# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** daf24a26-51c3-5e62-b328-625573a69436
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2022-03-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 07.03.2022 42.2021.74
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_42-2021-74_2022-03-07.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  42.2021.74

   

  cs

  	
  Lugano

  7 marzo 2022               

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 dicembre 2021 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 3 novembre 2021 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di indennità perdita di guadagno (Corona)

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   Con decisione del 20 luglio
2021, cresciuta incontestata in giudicato, la Cassa CO 1 (di seguito: Cassa) ha
chiesto aRI 1, nato nel 1968, la restituzione dell’importo di fr. 23'006.80,
pari alle indennità giornaliere per il coronavirus percepite dal 17 marzo 2020
al 16 settembre 2020, poiché il 19 maggio 2021 l’affiliazione quale
indipendente è stata stralciata retroattivamente al 31 dicembre 2019 (doc. 6).

 

                               1.2.   Il 27 luglio 2021
l’assicurato ha scritto alla Cassa di compensazione, chiedendo il condono
dell’importo di fr. 23'006.80:

 

"
(…) con la presente chiedo il condono per la restituzione dell’indennità
per perdita di guadagno corona.

Il motivo della mia richiesta consiste che per l’anno
2020, compresa l’indennità ho un reddito di 50'643.--.

Togliendo l’indennità si dimezza il reddito.

I soldi percepiti in buona fede gli ho utilizzati per
vivere, tenete presente che ho una moglie, 3 figli e una nipotina nata a
novembre 2019 che vivono tutti nella mia economia domestica.

La restituzione provoca un grosso disagio economico.”
(allegato doc. 5) 

 

                               1.3.   Con decisione del 1°
settembre 2021 (doc. 5), confermata dalla decisione su opposizione del 3
novembre 2021, la Cassa CO 1 ha respinto la richiesta a causa del mancato
adempimento del presupposto della buona fede (doc. A2). L’amministrazione nel
respingere l’opposizione ha affermato:

 

"
(…) Nella fattispecie, ripercorrendo gli atti reperiti agli incarti
dell’UAI nonché __________ si constata:

 

·  che dal 7 ottobre 2019, data di compilazione della
“Richiesta per adulti: integrazione/Rendita”, l’opponente fosse perlomeno
cosciente che l’attività indipendente avesse subito un’interruzione a seguito
dei periodi di incapacità lavorativa che impedivano qualsivoglia attività dal
14 febbraio 2019;

 

·  che questa incapacità lavorativa avesse comportato
da parte della __________ il versamento delle relative indennità di malattia a
decorrere dal 14 febbraio 2019.

 

5. In concreto, il verificarsi delle
circostanze citate avrebbero dovuto perlomeno indurre il signor RI 1, al
momento del deposito della domanda di IPG Corona, ad eseguire degli
accertamenti presso l’amministrazione. Non avendolo fatto, questo comportamento
pregiudica il diritto a chiedere il condono; come indicato esso avrebbe dovuto,
facendo uso dell’attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui,
perlomeno far sorgere il dubbio dell’illegittimità – fatto abbastanza notorio –
a riscuotere allo stesso tempo una delle due indennità (malattia e corona) e,
aggiuntivamente, se il suo statuto di persona con attività indipendente potesse
ancora essere riconosciuto dalla Cassa.

Quindi anche tralasciando la questione legata allo
statuto di indipendente, oggetto della richiesta di restituzione, il diritto
all’IPG Corona non avrebbe in ogni modo potuto sorgere, e quindi modificare il
provvedimento amministrativo della restituzione, poiché come ricordato questa
indennità è sussidiaria rispetto a tutte le prestazioni di assicurazioni
sociali e di assicurazioni secondo la LCA, quali ad esempio l’assicurazione di
indennità giornaliera in caso di malattia (cfr. art. 2 cpv. 4 dell’Ordinanza
COVID-19 perdita di guadagno).

Da quanto precede discende una grave negligenza di
informare da parte del signor RI 1 e la sua buona fede non può quindi essere
ammessa.” (doc. A2)

 

                               1.4.   RI 1, unitamente alla moglie,
__________, è insorto al TCA sia contro la predetta decisione su opposizione,
sia contro la decisione su opposizione del 3 novembre 2021 con cui la medesima
Cassa ha rifiutato il diritto a prestazioni della moglie, sia contro la
decisione del 10 novembre 2021 dell’UAI che ha compensato l’importo di fr.
23'006.80 con la rendita d’invalidità intera riconosciutagli dal 1° febbraio
2020 (dopo un anno d’attesa [art. 28 cpv. 1 lett. b LAI]), con diritto al
versamento della prestazione dal 1° aprile 2020 (6 mesi dopo l’inoltro della
richiesta [art. 29 cpv. 1 LAI]).

 

                                         Il ricorrente, dopo aver
ripercorso l’intera fattispecie, comprendente le gravi patologie che hanno
afflitto sua moglie (carcinoma al seno) e lui stesso, fino a renderlo da ultimo
inabile al lavoro all’85% (dapprima colpito dalla febbre Q delle capre, in
seguito da un batterio nel sangue con conseguente operazione al cuore di
riparazione della valvola mitrale, endocardite; successiva depressione con
inoltro della domanda AI il 7 ottobre 2019 su richiesta dell’assicuratore
malattie che copriva la perdita di guadagno in caso di malattia) ed aver rilevato
di avere tre figli (nati nel 2000 [madre di una figlia nata nel 2019], 2002 e
2007) a carico, chiede l’annullamento della decisione riguardante l’ordine di
restituzione (recte: di condono) dell’indennità al __________ e il
riconoscimento della buona fede e dell’onere troppo gravoso.

 

                                         L’interessato evidenzia
che a causa della malattia di lunga durata nel 2020, su suggerimento dei
funzionari __________, sua moglie è stata affiliata quale indipendente al suo
posto e che quest’ultima avrebbe diritto alle indennità in quanto l’ha
sostituito nella conduzione dell’azienda. La domanda di indennità era stata
inoltrata in buona fede il 16 marzo 2020 quando era appena stato decretato il
lockdown generale per tutto il Cantone. L’onere troppo gravoso può essere
verificato tramite la tassazione 2020.

 

                               1.5.   Con risposta del 4 gennaio
2022 la Cassa CO 1 ha evidenziato che per costante giurisprudenza la decisione
sul condono può essere emessa unicamente quando la decisione di restituzione è
cresciuta incontestata in giudicato. In concreto l’amministrazione afferma di
aver emanato la decisione di condono del 1° settembre 2021 senza tenere conto
della sospensione dei termini durante le ferie giudiziarie dal 15 luglio al 15
agosto. La decisione su condono non avrebbe potuto essere emessa prima del 14
settembre 2021. La Cassa afferma di essere incorsa in un errore procedurale ed
ha pertanto proceduto ad emettere una nuova decisione in merito al condono in
sostituzione di quella del 1° settembre 2021. L’amministrazione ha proposto lo
stralcio della causa (doc. III). 

 

                               1.6.   Il 5 gennaio 2022
l’insorgente è stato invitato ad esprimersi in merito alla nuova decisione
formale emessa dalla Cassa (doc. IV). Lo stesso giorno l’interessato ha scritto
all’amministrazione, con copia al Tribunale, affermando di non comprendere la
procedura seguita ed il motivo dell’emissione della nuova decisione, uguale
alla precedente (doc. V). 

 

                               1.7.   Con scritto 14 gennaio 2022
(doc. VII), trasmesso alla Cassa per osservazioni (doc. VIII), il ricorrente ha
affermato che a causa delle gravi patologie che hanno colpito lui e sua moglie
fin dal 2016, la famiglia si trova in gravi difficoltà economiche e nel marzo
2020 ha chiesto di poter beneficiare delle IPG Corona. Dal settembre 2020 la
moglie ha cercato una nuova occupazione e dal 19 ottobre ha iniziato una nuova
attività presso l’__________. Ella, malgrado si occupasse della gestione
dell’azienda agricola e dei trasporti, non si è iscritta quale indipendente,
essendo fiduciosa che suo marito avrebbe potuto nuovamente lavorare.

                                         Il ricorrente all’epoca
percepiva IPG malattia al 50% per favorire la ripresa dell’attività, anche se
poi non è più riuscito ad esercitare il suo lavoro a causa del deperimento
psichico. Il ricorrente afferma che in seguito la moglie è stata invitata dalla
Cassa ad iscriversi quale indipendente ed a stralciare l’affiliazione del
marito a titolo retroattivo “è più giusto che prosegua lei con
l’affiliazione e i contributi”. L’insorgente sostiene che nel luglio 2021,
dopo aver ricevuto la decisione di restituzione, la moglie ha contattato
l’amministrazione per capire la situazione ed è stata invitata ad inoltrare la
richiesta delle prestazioni a suo nome. La decisione è però stata respinta in
quanto la domanda era tardiva. Il ricorrente evidenzia che da parte della Cassa
c’è stato un errore procedurale per mancanza dei termini ed il ricorso va di
conseguenza accolto.

 

                               1.8.   Con scritto del 25 gennaio
2022 la Cassa ha rilevato di non avere particolari osservazioni (doc. IX). 

 

                               1.9.   Il 27 gennaio 2022 il
Tribunale ha interpellato __________ CO 1, chiedendo quanto segue:

 

"
(…) Nell’ambito degli scambi di allegati __________ ha rilevato di
essersi affiliata presso la vostra Cassa di compensazione a titolo retroattivo
quale indipendente dal 1° gennaio 2020, mentre suo marito, RI 1, è stato
stralciato quale indipendente, sempre a titolo retroattivo, con effetto dal 31
dicembre 2019.

Le modifiche sono avvenute nel corso del 2021.

Nel ricorso figura che “in seguito a malattia di lunga
durata nel 2020 su suggerimento dei funzionari __________ mia moglie è stata
affiliata al mio posto quale indipendente”.

In successive osservazioni __________ ha inoltre
affermato di essere “stata invitata dalla cassa AVS a stralciare
l’affiliazione di mio marito e di procedere con la mia affiliazione
retroattiva. “è più giusto che prosegua le con l’affiliazione e i contributi”.

Ai fini del giudizio le chiediamo di voler precisare
quanto segue:

 

1.   Lo stralcio con effetto retroattivo
al 31 dicembre 2019 di RI 1 è avvenuto su richiesta dell’amministrazione o
spontaneamente ad opera dell’assicurato (nell’incarto prodotto relativo a RI 1
è stato allegato uno scritto, a mano, del 12 maggio 2021 dell’assicurato,
intitolato “stralcio attività indipendente”, in cui l’interessato
afferma di aver cessato l’attività da fine 2019. Inoltre è presente agli atti
la notifica di mutazione di medesima data dell’Agenzia comunale AVS di __________).

2.   L’affiliazione dal 1° gennaio 2020
quale indipendente di __________ è avvenuta su richiesta della Cassa CO 1 o
spontaneamente ad opera dell’assicurata?

3.   a. nel caso in cui le modifiche di
statuto fossero avvenute in seguito ad una richiesta della Cassa CO 1, per
quale motivo i coniugi __________ sono stati invitati a modificare la propria
affiliazione retroattivamente (quali sono gli elementi che hanno fatto
intervenire la Cassa)? 

 b. In particolare è stato oggetto di discussione
anche il diritto o meno a indennità giornaliere per coronavirus già versate al
marito? In caso di risposta positiva le chiediamo di voler indicare cosa
eventualmente è stato discusso. A questo proposito rileviamo che nell’incarto
relativo alla causa del marito è stata prodotta un’email del 28 maggio 2021,
che Lei ha inviato a __________, del seguente tenore: “ti segnalo che la
pratica INDIP del signor RI 1 è stata stralciata retroattivamente al 31.12.2019
in quanto dal 01.01.2020 è subentrata la moglie (__________) nell’azienda
agricola” e “al signor RI 1 avete riconosciuto IPG Covid quindi ti
segnalo il caso per i dovuti accertamenti per un eventuale compensazione”.”
(doc. X)

 

                             1.10.   Con scritto del 3 febbraio
2022 __________ CO 1 ha affermato:

 

" (…)

1.   Lo stralcio con effetto retroattivo
al 31.12.2019 del signor RI 1 è avvenuto spontaneamente ad opera
dell’assicurato, per il tramite dell’Agenzia comunale AVS di __________.
Quest’ultima a seguito della citata lettera del 12.05.2021 scritta a mano dal
sig. RI 1, ha compilato il formulario “Notifica di mutazione” inviandocelo
assieme alla lettera dell’assicurato, avvisandoci della mutazione da eseguire.

A tal riguardo rileviamo che precedentemente,
l’assicurato in data 15.03.2021 aveva inviato una mail alla nostra Cassa
informando che “… Preciso che sono inabile al lavoro e in attesa di una
decisione AI. Mi chiedo in questo caso si pagano i contributi. …”. Il nostro
__________ con mail del 23.03.2021 risponde all’assicurato che “… Nel caso
in cui non dovesse più svolgere nessuna attività lucrativa dovrebbe recarsi al
proprio comune di domicilio per richiedere di essere iscritto per il pagamento
dei contributi AVS/AI/IPG quale persona senza attività lucrativa e non più
quale indipendente. …” Non sappiamo con certezza se sia a seguito della
nostra mail del 23.03.2021 che il sig. RI 1 ha scritto la lettera citata in
precedenza consegnandola all’Agenzia AVS di __________ (cfr. doc. 1).

2.   La richiesta di affiliazione a
partire dal 01.01.2020 quale indipendente della signora __________, è stata
inoltrata spontaneamente ad opera dell’assicurata.

3.a  Il nostro __________ __________
dell’__________ __________, all’infuori della mail del 23.03.2021 suindicata e
inviata al sig. RI 1 nella quale abbiamo illustrato eventuali passi da
intraprendere, non ha mai richiesto ai coniugi __________ di modificare il loro
statuto contributivo, men che meno alla moglie del sig. RI 1.

3.b L’indennità giornaliera per
coronavirus non è mai stata motivo di discussione o di interesse per noi in
quanto non di nostra competenza. Ma visto quel particolare periodo dell’anno
(primavera 2021 in piena emergenza COVID), eravamo consapevoli dell’importante
mole di lavoro dei nostri colleghi __________. Era pertanto uso da parte nostra
fornir loro eventuali informazioni rilevanti per la determinazione del
diritto/restituzione delle indennità giornaliere per coronavirus, ma solo a
titolo informativo affinché ne potessero prendere atto ed avviare gli eventuali
e necessari accertamenti.” (doc. XI)

 

                             1.11.   Il 16 febbraio 2022 l’__________
__________ __________ CO 1 ha affermato:

 

"
(…) con riferimento alla causa in oggetto ed in particolare
all’ordinanza del 7 febbraio 2022, la Cassa si limita semplicemente, non avendo
ulteriori osservazioni da formulare, a evidenziare in ordine cronologico i
seguenti punti:

-      
con decisione del 20 luglio 2021,
cresciuta incontestata in giudicato, è stata chiesta al signor RI 1 la
restituzione della somma di CHF 23'006.80 per le indennità di perdita di
guadagno per il coronavirus (in seguito: IPG Corona) versate dal 17.03.2020 al
16.09.2020. A fondamento della propria decisione la Cassa ha posto le
risultanze di un accertamento/comunicazione da parte del __________ che ha
ridefinito la posizione assicurativa del signor RI 1 stralciandolo dalla
categoria di persona indipendente retroattivamente al 31.12.2019 (cfr. lettera __________
al TCA del 3.02.2022);

-       con scritto del 27 luglio 2021 l’interessato ha
inoltrato alla Cassa la domanda per essere liberato dall’obbligo della
restituzione mediante condono;

-       con decisione del 1° settembre 2021 la Cassa ha
respinto il condono per mancanza della condizione della “buona fede”. Tuttavia
la decisione di rigetto è risultata intempestiva; infatti la richiesta di
restituzione non era a quel momento ancora divenuta definitiva (cfr. risposta
di causa al TCA del 4.01.2022).

-       la questione inerente il condono è stata, una volta
cresciuta in giudicato la richiesta di restituzione (15 settembre 2021), perciò
sanata con una nuova decisione di data 23 dicembre 2021. Sulla scorta di
quest’ultimo atto amministrativo la Cassa ha poi proposto con la risposta di
causa del 4.01.2022 lo stralcio del ricorso;

-       la decisione negativa del 23 dicembre 2021 è nel
frattempo cresciuta in giudicato, contro la stessa non è stata infatti
interposta opposizione;

-      
a titolo abbondanziale si aggiunge
che il credito di CHF 23'006.80 è stato integralmente già recuperato dalla
Cassa operando una compensazione sugli arretrati dovuti a titolo di rendita AI.
La compensazione è attualmente oggetto di ricorso (incarto n. 32.2021.131)
pendente presso il lodevole Tribunale cantonale delle assicurazioni.” (doc. XIV)

 

                             1.12.   La presa di posizione della
Cassa è stata trasmessa all’insorgente, che si è nuovamente espresso il 22
febbraio 2022, ribadendo le sue considerazioni (doc. XVI).

 

                                         in
diritto

 

                                         in ordine

 

                               2.1.   In concreto, con un unico
ricorso l’insorgente e sua moglie hanno contestato tre distinte decisioni:

 

-      
decisione su opposizione del 3 novembre 2021 con cui la Cassa CO 1 ha
rifiutato il versamento delle indennità giornaliere Corona alla moglie dal 17
marzo 2020 al 16 settembre 2020 poiché la domanda è tardiva;

-      
decisione su opposizione del 3 novembre 2021 con cui la Cassa CO 1 ha
respinto la domanda di condono della restituzione dell’importo di fr. 23'006.85
per le indennità giornaliere Corona per il periodo 17 marzo 2020 - 16 settembre
2020 versate al ricorrente;

-       decisione
del 10 novembre 2021 dell’UAI, preavvisata dal progetto dell’8 giugno 2021, con
cui, oltre a riconoscere al ricorrente una rendita intera dal 1° febbraio 2020
(con diritto al versamento delle prestazioni dal 1° aprile 2020), è stata
effettuata una compensazione con l’importo di fr. 23'006.85 chiesto in
restituzione. 

 

                                         I ricorrenti chiedono la
congiunzione delle cause (incarti 42.2021.73; 42.2021.74 e 32.2021.131).

 

                                         Secondo
l’art. 76 della Legge sulla procedura amministrativa (LPAmm), disposizione
applicabile in virtù del rinvio di cui all’art. 31 Lptca, quando siano proposti
davanti alla stessa autorità più ricorsi il cui fondamento di fatto sia il
medesimo, l’autorità può ordinare la congiunzione delle istruttorie, decidere i
ricorsi con una sola decisione o sospendere una o più procedure in attesa
dell’istruzione o della decisione delle altre. 

 

                                         In
concreto, la richiesta non può trovare accoglimento. 

 

                                         Infatti,
la domanda di prestazioni della moglie, respinta in quanto tardiva, è indipendente
rispetto alla richiesta di condono del ricorrente ed alla compensazione
effettuata dall’UAI tra le indennità giornaliere Corona che gli sono state
versate e la rendita retroattiva riconosciutagli.

 

                                         Ne
segue che il ricorso inoltrato contro la decisione su opposizione qui impugnata
viene trattato separatamente rispetto alle altre procedure.

 

                               2.2.   In
data 23 dicembre 2021 la Cassa ha emanato una nuova decisione formale che
annulla e sostituisce la decisione formale del 1° settembre 2021 contro cui il ricorrente
aveva inoltrato opposizione, poi sfociata nella decisione su opposizione qui
impugnata.

 

                                         L’amministrazione,
in seguito all’emissione della nuova decisione formale, chiede lo stralcio
della procedura ed afferma che non essendo stata interposta opposizione essa è
nel frattempo cresciuta in giudicato.

 

                                         Per l’art. 53 cpv. 3 LPGA
l’assicuratore può riconsiderare una decisione o una decisione su opposizione,
contro le quali è stato inoltrato ricorso, fino all’invio del suo preavviso
all’autorità di ricorso.

                                         Ai sensi dell’art. 6 della
legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni (Lptca, RL 178.100), l’autorità amministrativa può, fino
all’invio della sua risposta, riesaminare il provvedimento impugnato (cpv. 1). Essa
notifica immediatamente una nuova decisione alle parti e la comunica al
Tribunale (cpv. 2). Quest’ultimo continua la trattazione del ricorso in quanto
non sia divenuto senza oggetto per effetto della nuova decisione; se la stessa
si fonda su elementi di fatto o di diritto notevolmente differenti, il Giudice
delegato assegna al ricorrente un termine di 10 giorni per prendere posizione
(cpv. 3).

 

La riconsiderazione pendente lite permette all'amministrazione di
riesaminare un proprio provvedimento dopo che l'insorgente ha espresso il suo
punto di vista nell'atto di ricorso ed eventualmente di modificarlo
corrispondentemente alle richieste della parte ricorrente (R. Hischier, Die Wiedererwägung pendente
lite im Sozialversicherungsrecht oder die Möglichkeit der späten Einsicht, in
SZS 1997 pag. 452).

L'amministrazione non può, invece, rivedere la decisione impugnata
dopo aver presentato la risposta di causa ai giudici di primo grado. Una
decisione resa dopo questo termine assume anch’essa unicamente il carattere di
una proposta indirizzata al giudice, affinché egli decida nei sensi
della nuova decisione (STF 8C_1/2011 del 5 settembre 2011 consid. 1; DTF 133 V
530 consid. 2 e 5; 130 V 138 consid. 4.2). 

 

In concreto, la Cassa, prima dell’inoltro della risposta di causa
ha annullato e sostituito la decisione formale del 1° settembre 2021,
riprendendo la medesima motivazione e lo stesso esito.

 

Il ricorso non può essere stralciato
dai ruoli.

 

Infatti, da una parte l’amministrazione ha annullato e sostituito
la decisione formale del 1° settembre 2021 (e non la decisione su opposizione) che
tuttavia, in seguito all’emanazione della decisione su opposizione del 3
novembre 2021 qui impugnata, non poteva più essere riesaminata essendo già
stata sostituita da quest’ultima. 

 

Inoltre, la Cassa non ha modificato la decisione conformemente
alle richieste dell’assicurato, ma si è limitata a modificare la data
d’emissione lasciando invariati le motivazioni e l’esito. Essa pertanto può
tutt’al più essere considerata una proposta di giudizio per il Tribunale.

 

Ne segue che il TCA deve esaminare il ricorso.

 

                               2.3.   In
sede di risposta la Cassa ha affermato di aver commesso un errore procedurale
poiché ha emanato la decisione formale di condono in data 1° settembre 2021,
ossia prima della crescita in giudicato della decisione di restituzione del 20
luglio 2021.

 

                                         Va a questo proposito
rammentato che è possibile pronunciare una decisione di condono solo al momento
della crescita in giudicato formale della decisione di restituzione, ritenuto,
da un lato, che unicamente in quel caso tale obbligo è stabilito
definitivamente, dall’altro che il condono deve essere oggetto di una procedura
distinta (cfr. STF 8C_405/2020 del 3 febbraio 2021 consid. 5.2.; STF
8C_589/2016 del 26 aprile 2017 consid. 3.1.; STF 9C_211/2009 del 26 febbraio
2010; STF 8C_130/2008 dell'11 luglio 2008; STF 8C_617/2009 del 5 novembre 2009).

 

                                         In concreto pur non avendo
applicato correttamente la procedura, nel preciso caso di specie il Tribunale, per
motivi di economia processuale, rinuncia all’annullamento della decisione su
opposizione. 

 

                                         Infatti, la decisione di
restituzione non è comunque stata impugnata ed è cresciuta in giudicato prima
dell’emanazione della decisione su opposizione qui impugnata. Inoltre un rinvio
della causa all’autorità inferiore per esaminare nuovamente le censure del
ricorrente sulle quali si è già espressa in più occasioni ed emettere una nuova
decisione su opposizione, prolungherebbe inutilmente la procedura.

 

Va qui rammentato che, nell’ambito della violazione del diritto di
essere sentito, una violazione non particolarmente grave può essere
eccezionalmente sanata, quando la persona interessata ha la possibilità di
esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che valuta liberamente la censura
presentata dal ricorrente, ossia nel caso specifico un tribunale, che può
esaminare liberamente sia l'accertamento (e l'apprezzamento) dei fatti sia l'applicazione
del diritto (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa pag. 437). Si può prescindere da un
rinvio della causa all'autorità precedente persino in caso di grave violazione
del diritto di essere sentito: una tale eventualità si realizza se l’annullamento
della decisione viziata comporterebbe un inutile formalismo e in definitiva una
tale soluzione condurrebbe a ritardi superflui, i quali non sarebbero
compatibili con l'(equivalente) interesse della parte di essere sentita nell'ambito
di una celere trattazione della procedura di merito (DTF 142 II 218 consid.
2.8.1; DTF 133 I 201 consid. 2.2; STF 8C_842/2016 del 18 maggio 2017 consid.
3.1 con riferimenti).

 

In concreto questo Tribunale, che può liberamente accertare ed
applicare fatti e diritto, può pertanto entrare nel merito del ricorso.

 

   nel merito

 

                               2.4.   Ai
sensi dell’art. 25 cpv. 1 LPGA le prestazioni indebitamente riscosse devono
essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era
in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà (cfr. anche art. 4
OPGA).

 

                                         La
giurisprudenza, relativamente al concetto di buona fede, distingue la mancanza
di coscienza dell'irregolarità commessa dalla questione a sapere se, nelle
circostanze concrete l'interessato poteva invocare la buona fede o avrebbe
dovuto, facendo prova dell'attenzione da lui esigibile, riconoscere l'errore di
diritto commesso. Il Tribunale federale ha stabilito che la problematica
relativa alla coscienza dell'irregolarità commessa è una questione di fatto,
per contro quella concernente l'attenzione esigibile è di diritto (sentenza
9C_267/2021 del 1° febbraio 2022, consid. 5.1 e 5.2; sentenza 9C_413/2016 del
26 settembre 2016, consid. 3.1; DTF 122 V 221 consid. 3; cfr. anche sentenza C
292/02 del 15 marzo 2004 consid. 2.3.; SVR 2003 IV Nr. 4 p. 10;
SVR 200 EL Nr. 9 p. 21-22; Pratique VSI 1994 p. 126; DTF 122 V 221 = Pratique
VSI 1996 p. 269). 

 

                                         Secondo l'art. 3
cpv. 2 CC, che è applicabile per analogia:

 

" Nessuno
può invocare la propria buona fede quando questa non sia compatibile con
l'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui." 

 

                                         Compete
al giudice inoltre, sulla base di un criterio oggettivo, cioè indipendentemente
dalle conoscenze e dalle attitudini particolari della parte, determinare il
grado dell'attenzione richiesta (DTF 79 II 59). 

                                         La
buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata
indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può prevalere se la stessa è
stata determinata da sua negligenza.

                                         Per
quel che concerne la buona fede, la giurisprudenza ha precisato che la stessa,
intesa come presupposto del condono, deve essere esclusa qualora i fatti che
hanno determinato l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di
annunciare o di informare) siano imputabili a comportamento doloso o negligenza
grave. Viceversa, l'assicurato può prevalersi della buona fede quando l'atto o
l'omissione colpevole siano costitutivi solo di una violazione lieve dell'obbligo
di annunciare o di informare (cfr. STF 8C_865/2008 del 27 gennaio 2009 consid.
4; STFA del 16 giugno 2003 nella causa C., C 130/02, consid. 2.3; DLA 2003 N.
29, consid. 1.2, pag. 260; DLA 2002 N. 38, consid. 2a, pag. 258; DLA 2001 N.
18, consid. 3a, pag. 161-162; DLA 1998 N. 14, consid. 4a, pag. 73; DLA 1992 N.
7, consid. 2b, pag. 103; DTF 112 V 97, consid. 2c, pag. 103, DTF 110 V 176,
consid. 3c, pag. 180).      

 

                                         Infatti, la buona
fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è versata
indebitamente. Come in altri ambiti, la misura della necessaria diligenza si
apprezza secondo una scala oggettiva, in cui però non deve essere trascurato
quanto è soggettivamente possibile ed esigibile (capacità di intendere,
stato di salute, grado di istruzione ecc.) dall'interessato (STF 9C_19/ 2018
del 28 febbraio 2018 consid. 1; 8C_243/2016 del 7 luglio 2016 consid. 4.1; I
622/05 del 14 agosto 2006 consid. 3.1=SVR 3/2007 Nr. 13; DTF 138 V 218 consid.
4).

 

                                         Le prestazioni
sono percepite in buona fede quando la persona assicurata ignorava o non poteva
sapere che le prestazioni erano versate a torto nel momento in cui le ha
percepite, ossia quando manca la consapevolezza di aver percepito indebitamente
delle prestazioni (Pétremand, in Commentaire romand, Loi sur la partie générale
des assurances sociales, 2018, art. 25 n. 64; Kieser, ATSG-Kommentar, 2020,
art. 25 n. 65, Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2015, §
43 n. 16). 

 

                                         L’esclusione della
buona fede non deve necessariamente ricadere in una violazione dell’obbligo di
informare o di notifica. Anche un’omissione nel farsi parte attiva verso
l’amministrazione potrebbe entrare in considerazione (sentenza
9C_267/2021 del 1° febbraio 2022, consid. 5.1 e 5.2 con rinvio alla sentenza
9C_318/2021 del 21 settembre 2021, consid. 3.1). Nell’ambito di un conteggio
delle prestazioni complementari errato, di principio la persona interessata non
può richiamarsi alla buona fede se non controlla per niente o se verifica in
maniera poco accurata il foglio di calcolo delle prestazioni complementari e
conseguentemente non comunica all’amministrazione un errore per lei facilmente
riconoscibile (sentenza 9C_267/2021 del 1° febbraio 2022, consid. 5.1 con
rinvio alla sentenza 9C_318/2021 del 21 settembre 2021, consid. 3.1). In tale
contesto, non è quindi decisivo il fatto che la ricorrente abbia sempre
collaborato con l’amministrazione e che non abbia sottaciuto informazioni,
bensì sapere se avesse potuto nelle circostanze concrete accorgersi dell’errore
contenuto nei provvedimenti della Cassa e avesse dovuto segnalare tale
incongruenza all’amministrazione (sentenza 9C_267/2021 del 1° febbraio 2022,
consid. 6.1).

 

                               2.5.   In concreto dalla
documentazione agli atti emerge che l’insorgente, nato nel 1968, affiliato
quale indipendente, il 23 marzo 2020 ha chiesto le indennità giornaliere per
coronavirus a causa del lockdown generale imposto dalle autorità cantonali.

 

                                         La Cassa, ritenuti dati i
presupposti dell’Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno per erogare le
prestazioni, ha versato indennità per complessivi fr. 23'006.80 per il periodo
dal 17 marzo 2020 al 16 settembre 2020.

 

                                         In data 15 marzo 2021
l’assicurato ha scritto alla Cassa rilevando di aver ricevuto, il 1° marzo
2021, la fattura d’acconto dei contributi personali, affermando di essere “inabile
al lavoro e in attesa di una decisione AI” e “mi chiedo in questo caso
si pagano i contributi” (doc. 1). 

 

                                         Il 23 marzo 2021 l’addetto
__________, __________, ha risposto, affermando che “nel caso in cui non
dovesse più svolgere nessuna attività lucrativa dovrebbe recarsi al proprio
comune di domicilio per richiedere di essere iscritto per il pagamento dei
contributi AVS/AI/IPG quale persona senza attività lucrativa e non più quale
indipendente. In questo caso i contributi saranno calcolati in base alla
sostanza posseduta a livello fiscale ed alle eventuali rendite percepite
(rendita federali AI esclusa). In allegato per sua informazione le trasmettiamo
un opuscolo informativo relativo ai contributi per le persone senza attività
lucrativa” (doc. XI).

 

                                         Il 12 maggio 2021
l’insorgente ha dichiarato di aver cessato l’attività quale indipendente da
fine 2019 (allegato doc. 9).

 

                                         Dopo aver appreso, in data
28 maggio 2021, che il ricorrente era stato stralciato quale indipendente con
effetto dal 31 dicembre 2019, il __________ CO 1 con decisione del 20 luglio
2021, cresciuta incontestata in giudicato, ha chiesto all’assicurato la
restituzione dell’intero importo perché non aveva (più) la qualità di
indipendente nel periodo di erogazione delle indennità giornaliere per il
coronavirus (doc. 6). 

 

                                         La domanda di condono è
stata respinta a causa dell’assenza del presupposto della buona fede, poiché
l’assicurato non era indipendente al momento del versamento delle prestazioni e
perché nel medesimo periodo ha percepito indennità giornaliere per perdita di
guadagno a causa di malattia. 

                               2.6.   Questo Tribunale, per i
motivi che seguono, deve confermare la decisione dell’amministrazione.

 

                                         Dagli
accertamenti effettuati pendente causa (cfr. consid. 1.9 e seguenti) emerge che
lo stralcio dall’affiliazione quale indipendente con effetto retroattivo al 31
dicembre 2019 non è avvenuto su domanda dell’amministrazione, ma è stato
richiesto dal medesimo insorgente dopo aver ricevuto dalla Cassa la fattura degli
acconti dei contributi sociali per l’anno 2021 (doc. 1). Il ricorrente, ottenute
le informazioni relative all’affiliazione quale persona senza attività
lucrativa (doc. XI/2), il 12 maggio 2021 si è recato presso il proprio Comune
di domicilio ed ha dichiarato di aver cessato la propria attività da fine 2019
(doc. XI/4).

                                      

                                         Dalle
tavole processuali non risulta neppure che la Cassa abbia promesso
all’insorgente una compensazione tra le indennità giornaliere per il coronavirus
a lui versate ed eventuali indennità giornaliere coronavirus in favore di sua
moglie (cfr. doc. XI). Del resto __________ della Cassa rileva che l’indennità
giornaliera per il coronavirus non è mai stata oggetto di discussione o di
interesse, non essendo di sua competenza (cfr. doc. XI). 

 

                                         Dagli
accertamenti e dalla documentazione agli atti non risulta pertanto alcun ruolo
attivo della Cassa nella modifica dell’affiliazione nella categoria degli
indipendenti dei coniugi __________.

                                         Le
condizioni per riconoscere la buona fede del ricorrente non sono di conseguenza
adempiute.

 

                                         Del
resto l’assicurato, nel periodo durante il quale ha chiesto e percepito le
indennità giornaliere per il coronavirus, era incapace al lavoro al 50% ed
aveva ottenuto, nella misura del 50%, anche indennità giornaliere a causa della
perdita di guadagno dovuta a malattia da parte dell’assicuratore __________ (doc.
4).

 

                                         L’insorgente
avrebbe dovuto accorgersi che non poteva percepire l’integralità delle
prestazioni ed avrebbe dovuto segnalare tale incongruenza alla Cassa (sentenza
9C_267/2021 del 1° febbraio 2022, consid. 6.1 e seguenti). 

 

                                         Infatti,
per l’art. 2 cpv. 4 dell’Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno nel tenore in
vigore fino al 16 settembre 2020, l’indennità è sussidiaria rispetto a tutte le
prestazioni di assicurazioni sociali e assicurazioni secondo la legge del 2
aprile 1908 sul contratto d’assicurazione nonché ai pagamenti effettuati dai
datori di lavoro in virtù dell’obbligo di continuare a versare il salario.

 

                                         In queste condizioni non
vi è spazio per riconoscere la buona fede dell’insorgente.

 

         La decisione su opposizione
impugnata merita di conseguenza conferma.

 

                               2.7.   L’art. 61 lett. a LPGA, nel tenore in vigore fino al 31
dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere semplice, rapida, di
regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa di giudizio e le spese
di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un comportamento
temerario o sconsiderato.

 

In
data 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61
lett. a LPGA prevede ora unicamente che la procedura deve essere semplice,
rapida e, di regola pubblica. 

Dalla
medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo
cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a
spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo
prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un
comportamento temerario o sconsiderato. 

 

Secondo
l’art. 82a LPGA (disposizione transitoria), ai ricorsi pendenti dinanzi al
tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del
21 giugno 2019 si applica il diritto anteriore.

 

                                         In
concreto, il ricorso è del 2 dicembre 2021, per cui si applica la nuova
disposizione legale. 

 

                                         Trattandosi
di prestazioni IPG Corona non è stato previsto di prelevare le spese (cfr. art.
1 Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno del 17 marzo 2020 [RU 2020 871; RS
830.31]; U. Kieser, Covid-19 – Erlasse und Sozialversicherungsrecht in
COVID-19. Ein Panorama der Rechtsfragen zur Corona-Krise,
Helbing Lichtenhahn Verlag, Basilea 2020 pag. 741 n. 30).
 

 

                                         Sul tema cfr. anche la STF
9C_394/2021 del 3 gennaio 2022, consid. 5., con rinvio alla STF 8C_265/2021 del
21 luglio 2021 consid. 4.4.3.. 

                                         Ne discende che nel
presente caso non si riscuotono spese giudiziarie.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti