# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d9b5ef05-b975-5f32-940f-c62275a0c2c5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-05-25
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 25.05.2020 32.2019.138
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2019-138_2020-05-25.html

## Full Text

Incarto
  n.

  32.2019.138

   

  cs

  	
  Lugano

   25 maggio 2020

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 26 luglio 2019 di

 

	
   

  	
  RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni del 2 luglio 2019 e del 17 luglio 2019
  emanate da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1963,
impiegato di commercio presso il settore __________ del __________ e, dopo il
suo licenziamento, dal 1° febbraio 2018 impiegato presso la __________ di __________
(cfr. pag. 136 incarto AI), il 10 ottobre 2017 ha inoltrato una domanda di
prestazioni dell’AI (pag. 40 incarto AI). 

 

                               1.2.   Acquisiti gli atti ritenuti
necessari, tra i quali una perizia psichiatrica ad opera del dr. med. __________
del __________ del 1° febbraio 2019, con due decisioni del 2 luglio 2019 (doc.
A: per il periodo dal 1° luglio 2019) e del 17 luglio 2019 (doc. B: per il
periodo dal 1° maggio 2018 al 30 giugno 2019), preavvisate dal progetto del 26
aprile 2019 (pag. 258 incarto AI), l’UAI ha riconosciuto il diritto ad ¼ di
rendita AI (grado d’invalidità del 48%) con effetto dal 1° maggio 2018. 

 

                               1.3.   RI 1, rappresentato dall’avv.
RA 1, è insorto al TCA contro le predette decisioni, chiedendo che gli venga
riconosciuta ¾ di rendita AI per un importo mensile di almeno fr. 1'551 (doc.
I). Il ricorrente contesta sia l’aspetto medico, evidenziando che il suo
curante, dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, attesta
un’incapacità lavorativa del 50%, sia il raffronto dei redditi, sostenendo
segnatamente che l’UAI non avrebbe preso in considerazione una parte del suo
reddito da valido e chiedendo un aumento della riduzione sociale del reddito da
invalido (dal 15% riconosciuto dall’UAI ad almeno il 20% in considerazione
della sua età). 

 

                               1.4.   Con risposta del 20 agosto
2019, cui ha allegato l’intero incarto AI, l’UAI ha proposto il parziale
accoglimento del ricorso, nel senso che, effettuato un nuovo raffronto dei
redditi che tiene conto di parte delle censure sollevate in sede di ricorso,
l’insorgente ha diritto a ½ rendita AI (grado d’invalidità del 51%) dal 1°
maggio 2018 (doc. IV). 

 

                               1.5.   Con osservazioni del 2
settembre 2019 l’insorgente ha confermato le sue contestazioni e la richiesta
di essere posto al beneficio di ¾ di rendita AI (doc. VI). 

 

                               1.6.   L’UAI non si è più espresso
in merito (doc. VII).

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.),
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed.,
2007, p. 1411, n. 46). 

Per
incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale,
derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un
lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività
abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese
in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo
d'attività (art. 6 LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

 

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità
dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che
egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe
potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,
p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).                                        

                                         Secondo la
giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di
incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

 

                               2.2.   In
concreto, dopo aver acquisito gli atti medici ritenuti necessari, l’UAI ha
fatto allestire una perizia psichiatrica ad opera del dr. med. __________, FMH
psichiatria e psicoterapia, del __________ (pag. 208 e seguenti incarto AI). 

 

                                         Lo
specialista, nel referto del 1° febbraio 2019, rilevato di aver visitato
l’insorgente il 28 gennaio 2019 ed il 1° febbraio 2019, dopo aver riassunto gli
atti, l’anamnesi familiare, socio-relazionale, lavorativa, somatica,
psicopatologica pregressa, aver descritto i reperti e gli approfondimenti
testali, ha posto la diagnosi con ripercussioni sulla capacità di lavoro di
disturbo della personalità non specificato (F60.9) e pregresso disturbo
dell’adattamento con disturbo prevalente degli aspetti emozionali (F43.23) e
senza ripercussioni sulla capacità di lavoro di probabile disturbo da accumulo
(F42). 

                                         Il
dr. med. __________ ha affermato: “il fatto che egli abbia in qualche modo
metabolizzato il licenziamento, anche grazie all’aver trovato un nuovo ruolo
lavorativo, decisamente meno richiesto in termini di performance, in cui si
rende evidentemente anche disponibile (pensum al 100% nel novembre e dicembre
2018), non ha comunque eliminato il difetto di caricabilità cognitiva e di
flessibilità e competenza che, a mio avviso, permangono presenti e che limitano
il suo rendimento nella misura di un 30% anche in questa attività che ha
intrapreso dal febbraio 2018. Ovviamente in un luogo di lavoro con maggior
carico cognitivo, con picchi di lavoro, bassa tolleranza, ampia conflittualità
e necessità di lavoro in squadra e in tempi piuttosto rapidi, la sua CL
risulterebbe deficitaria ancora nella misura di almeno il 50%” (pag. 18
perizia; pag. 225 incarto AI).

                                         Il
perito ha evidenziato che “se prendiamo quindi in considerazione l’attività
di impiegato di commercio ultima svolta alla __________ nonostante le
formazioni specialistiche acquisite negli anni e la grande esperienza
accumulata pare difficile che per la richiesta di precisione ed adesione ai
protocolli (che comunque sono sempre in evoluzione), di volumi, di reggere la
pressione di un ambiente che è diventato maggiormente richiestivo in termini di
autonomia, l’assicurato possa essere in grado di aver un rendimento superiore
al 50% per il deficit di organizzazione, flessibilità competenze ed
assertività, oltre che di integrazione con il gruppo. Nella mansione che sta
svolgendo e che, ripeto, dalla descrizione fornita appare essere decisamente
meno impegnativa della precedente e dove svolge per lo più mansioni di
segreteria e di receptionist in una __________ (e dunque non in un hotel),
certamente i limiti, pur presenti sono molto meno evidenti e il carico totale
per l’assicurato è minore per cui si” ritiene “che sia in grado di svolgere
un tempo lavoro anche del 70%. La recente esperienza di due mesi (novembre e
dicembre 2017 [recte: 2018]) al 100%, pur avendolo lasciato provato e avendo
fatto si che riducesse le mansioni domestiche, dimostrano una sua tenuta anche
se probabilmente nel tempo si potrebbero manifesta segnali di minor tenuta”
(pag. 20 perizia; pag. 227 incarto AI).

 

                                         Lo
specialista ha precisato che nell’attività ultima svolta di impiegato di
commercio presso __________ come addetto __________, l’assicurato ha presentato
da giugno 2017 a dicembre 2017 un’incapacità lavorativa piena e dal 1° gennaio
2018 una capacità lavorativa del 50% (diminuzione del rendimento; pag. 20
perizia; pag. 227 incarto AI). 

 

                                         Il
perito ha inoltre affermato che “un’attività adatta è quella attualmente
svolta presso la __________ dove di fatto le responsabilità amministrative non
sono precisamente a suo carico se non come aiuto è in un ambiente tranquillo,
senza scadenze impellenti e stressanti o picchi di richiesta, in cui il
contatto con le persone è comunque sempre potenzialmente mediato da altri, in
cui la sollecitazione cognitiva non è elevata. In questo ambiente l’assicurato presenta
ancora a mio avviso una limitazione del tempo del 30% (CL 70%)”
(pag. 20 perizia; pag. 227 incarto AI). 

 

                                         Il
19 febbraio 2019 il medico SMR, dr. med. __________, ha confermato il contenuto
della perizia ed ha attestato un’incapacità lavorativa totale dal 1° giugno
2017 al 31 dicembre 2017 ed una capacità lavorativa del 50% nell’attività
abituale e del 70% in attività adatta dal 1° gennaio 2018 (pag. 246 e seguenti
incarto AI). 

 

                                         In
una nota interna dell’UAI del 25 aprile 2019 figura che “l’inizio della
malattia di lunga durata è da far risalire al 29.05.2017 (data a partire dalla
quale è iniziata l’assenza ininterrotta del lavoro e vi è stato l’annuncio
all’assicuratore IPG)” (pag. 253 incarto AI). 

 

                                         Il
3 aprile 2019 la consulente IP ha affermato che “sulla base delle
limitazioni date, vi sono attività esigibili, riconducibili alla categoria
delle statistiche RSS svizzere in riferimento ad attività semplici e non
qualificate” (pag. 251 incarto AI). A titolo esemplificativo, e non
esaustivo, la consulente ha citato attività che non necessitano di alcuna
formazione e per le quali l’assicurato sarebbe reintegrabile in un mercato del
lavoro in equilibrio: addetto qualità/imballaggio/confezione/etichettatura;
lavori di controllo e sorveglianza; fattorino addetto alla distribuzione e
consegna a domicilio di merce non troppo pesante (es. fiori, prodotti
farmaceutici), addetto alla biglietteria, operaio generico nel settore della
componentistica industriale, cassiere, venditore non qualificato, personale
ausiliario addetto ad attività collaterali semplici, per lo più di tipo manuale
(archivio, servizi meccanografici, di duplicazione, economato e similari).

 

                                         Con
il ricorso l’insorgente ha prodotto i certificati del medico curante, dr. med. __________
__________, FMH psichiatria e psicoterapia __________, che dal mese di giugno
2017 al 31 dicembre 2017 ha attestato, a scadenza regolare, un’inabilità
lavorativa del ricorrente del 100% (fino al 31 dicembre 2017 [doc. L7]) ed in
seguito del 50% (doc. da L a L13 e da L16 a L24) e del dr. med. __________, FMH
medicina generale, che ha attestato un’incapacità lavorativa del 100% dal 29
maggio 2017 e una settimana nel marzo 2017 (doc. L14 e L15).

 

                               2.3.   Per
costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di
poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di
ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal
medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo
nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in
quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un
importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora
ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo
contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). 

                                         Nella
DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid.
4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         Se
vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si
fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile
2008).

                                         Va
poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc) e che il solo fatto che uno o
più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a
rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Va
ancora evidenziato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono
citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la
 DTF 127 V 294).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto
(STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004
pubblicata in DTF 130 V 352). 

 

                               2.4.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007:
Tribunale federale: TF) ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno
sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di
valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK
1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b;
Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2014, pag. 98).

                                         

                                         Nella
DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un
disturbo da dolore somatoforme (ICD-10; F45.4) provoca un’incapacità di
guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 254-257).

                                         Nella
STF I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte,
dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da
dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base
dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli
elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto
(Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         Nel
2015 il Tribunale federale ha quindi modificato la sua prassi per
l’accertamento del diritto a una rendita AI in presenza di disturbi somatoformi
senza cause organiche oggettivabili (dolori somatoformi) e analoghe affezioni
psicosomatiche (DTF 141 V 281; comunicato stampa del Tribunale federale del 17
giugno 2015). In questi casi la decisione sul diritto a una rendita AI deve
avvenire attraverso una procedura probatoria strutturata. In tale ambito,
occorre valutare l'effettivo potenziale di rendimento raggiungibile dalla
persona interessata, considerando da un lato i fattori di carico esterno di
diminuzione del potenziale da un altro lato i fattori positivi di compensazione
(risorse) in una valutazione complessiva commisurata al caso singolo.
Determinanti come indicatori sono tra l'altro l'intensità della diagnosi e dei
sintomi, l'assunzione effettiva di una terapia, il decorso e l'esito di terapie
come anche gli sforzi per il reinserimento professionale, le patologie
associate, sviluppo e la struttura della personalità, il contesto sociale della
persona interessata e l'insorgenza delle limitazioni fatte valere nei diversi
ambiti della vita (lavoro e tempo libero). Come in precedenza la persona
assicurata sopporta l'onere della prova (cfr. comunicato stampa del TF del 14
dicembre 2017).

                                         Inoltre,
in due sentenze del 30 novembre 2017 (inc. 8C_841/2016 e 8C_130/2017),
pubblicate in DTF 143 V 409 e 143 V 418, il Tribunale federale ha stabilito che
la giurisprudenza sviluppata per i dolori somatoformi persistenti secondo cui
la reale capacità lavorativa e di rendimento della persona interessata siano da
accertare alla luce di indicatori, deve trovare applicazione per tutte le
malattie psichiche. Ciò significa, in particolare per depressioni lievi fino a
medio-gravi, che il precedente criterio della “resistenza alle terapie”
come condizione necessaria per la concessione di una rendita AI non vale più in maniera assoluta (cfr. comunicato
stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017). In tali due sentenze il TF
è giunto alla conclusione che la descritta procedura deve essere applicata
all'esame di tutti i casi ove è richiesta una rendita AI in presenza di
disturbi psichici, ossia in particolare anche nell'eventualità di depressione
lieve fino a medio-grave. Le malattie psichiche possono essere individuate e
dimostrate in linea di principio soltanto in maniera limitata con criteri
oggettivi. Anche se una classificazione medica è necessaria e secondo la
scienza è presupposta una diagnosi, dal profilo giuridico non è possibile
accontentarsi solo di questo. Piuttosto è decisiva la questione delle
ripercussioni funzionali di un disturbo. Per la valutazione delle conseguenze
di un’affezione psichica la diagnosi non è più centrale.

                                         Soltanto
da tale elemento non emerge alcuna attestazione sulle prestazioni lavorative
della persona toccata. È proprio per questa ragione che per tutte le malattie
psichiche deve essere applicata una procedura probatoria fondata su indicatori,
soprattutto in presenza di simili disturbi che in sostanza si accomunano per
problemi probatori. Eventualmente si dovrà secondo la specifica sindrome nella
valutazione dei singoli indicatori provvedere ad alcuni adattamenti. Per motivi
scaturenti dal principio di proporzionalità, si potrà prescindere da un
procedimento probatorio strutturato, laddove si dimostrasse inutile o
addirittura inadatto. La realizzazione di questa evenienza deve essere valutata
secondo la necessità probatoria concreta. La prova di un'invalidità
pensionabile può in genere essere ritenuta apportata, se nell'ambito di un esame complessivo risulta un quadro coerente di limitazione
della capacità lavorativa in tutti gli ambiti della vita. La mancanza di tale
indicazione fa comportare conseguentemente l'assenza di prova atta a dimostrare
una limitazione della capacità lavorativa, aspetto che si ripercuote
conseguentemente a sfavore della persona toccata.

                                         Secondo la giurisprudenza precedente del TF riguardante le
depressioni da lievi a medio gravi, le malattie corrispondenti potevano essere
considerate invalidanti, solo se era stata dimostrata una "resistenza alle
terapie". Con il cambiamento di prassi adottato questo concetto non vale
più in maniera assoluta.

                                         Ora invece, come
nelle altre malattie psichiche, la questione decisiva è se la persona
interessata riesca a presentare sulla base di un metro di valutazione oggettivo
la prova di un'incapacità lavorativa e al guadagno invalidante. La possibilità
di terapia, in genere ammessa, in presenza di depressioni lievi fino a
medio-gravi deve ad ogni modo ancora essere considerata complessivamente
nell'apprezzamento delle prove, tuttavia considerando esigibile una terapia
conseguente e adeguata (cfr. comunicato stampa del TF del 14 dicembre
2017).

 

                                         Con
sentenza 9C_845/2016 del 27 dicembre 2017 il TF, con riferimento alle pronunzie
8C_841/2016 e 8C_130/2017 del 30 novembre 2017, al consid. 3.5.1., ha
ribadito che le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non
perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel
contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche
caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi
esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione
impugnata è o no conforme al diritto federale (STCA 32.2017.116 del 22 febbraio
2018, consid. 2.3 e 32.2017.137 del 26 febbraio 2018, consid. 2.3). 

                                         Questa
giurisprudenza è stata confermata in una sentenza 8C_409/2017 del 21 marzo
2018, pubblicata in DTF 144 V 50

(STCA 32.2017.176 del 14 agosto 2018, consid. 2.6).

Il Tribunale federale ha confermato la giurisprudenza di cui alle DTF 143 V 409
e 143 V 418 anche nelle STF 9C_672/2017 dell'11 luglio 2018 (consid. 3.3.1 e
3.3.2), STF 8C_6/2018 del 2 agosto 2018 (consid. 4.1-4.3), STF 8C_309/2018 del
2 agosto 2018 (consid. 3.2) e STF 9C_77/2018 dell'8 agosto 2018 (consid. 2.2). 

 

                                         Infine,
in DTF 145 V 215 il TF ha stabilito che le sindromi da dipendenza primaria,
come tutte le malattie psichiche, devono essere sottoposte, in linea di
principio, a una procedura probatoria strutturata secondo la DTF 141 V 281. 

 

                               2.5.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emanazione della
decisione impugnata, dopo attento esame della documentazione medica agli atti
deve confermare le conclusioni della perizia psichiatrica del 1° febbraio 2019
del dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia (pag. 366 e seguenti
incarto AI).

 

                                         Il referto è da
considerare dettagliato, approfondito e quindi rispecchiante i parametri
giurisprudenziali ricordati ai considerandi precedenti. Il perito si è espresso
su tutte le patologie lamentate dall’assicurato, ha esaminato accuratamente
tutta la documentazione messa a sua disposizione ed ha valutato la capacità
lavorativa del ricorrente sulla base delle visite effettuate presso di lui.

                                         Al
referto va attribuita piena forza probante. 

                                         Il
ricorrente contesta la valutazione peritale, sostenendo che essa non
corrisponde al suo reale stato di salute, poiché il curante, dr. med. __________
__________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha regolarmente attestato
un’incapacità lavorativa del 50%. 

                                         A
questo proposito il ricorrente evidenzia come il perito, al punto 6 del
referto, ha affermato che “la sua caricabilità dev’essere considerata
ridotta, anche se questo avviene in misura maggiore quando sottoposto a
pressioni o a richieste incalzanti, o che necessitino di rapidità di esecuzione”
e che “ovviamente in un luogo di lavoro con maggior carico cognitivo, con
picchi di lavoro, bassa tolleranza, ampia conflittualità e necessità di lavoro
in squadra e in tempi piuttosto rapidi, la sua CL risulterebbe deficitaria
ancora nella misura di almeno il 50%”. 

                                         L’insorgente
evidenzia di lavorare presso la __________ di __________, che si compone di tre
entità, ossia l’__________ di __________, la __________ e la __________ di __________.
Tutti e tre gli istituti fanno capo ad un’unica amministrazione, pertanto,
oltre a svolgere le altre mansioni citate dal perito, deve gestire i centralini
telefonici di tre __________ (con richieste diverse, ospiti, fornitori, ecc.).
Il ricorrente ricopre una posizione di centrale importanza, ciò che
provocherebbe un’elevata caricabilità. 

                                         Secondo
l’assicurato una diversa valutazione dell’incidenza del danno alla salute sulla
capacità di guadagno deve essere considerata in misura maggiore sulla base dei
certificati medici prodotti, poiché non si sarebbe tenuto conto della mole di
lavoro a cui è sottoposto quotidianamente. L’interessato aggiunge che “la
situazione lavorativa (…) è infatti cambiata rispetto a quando è stata svolta
la perizia. Egli non lavora più presso la __________ __________, bensì è
impiegato unicamente presso la __________ di __________. Il ricorrente ricopre
una posizione di centrale importanza che gli provoca un’elevata caricabilità.
Egli riveste attualmente un ruolo contraddistinto da un maggiore carico
cognitivo, ciò di cui non è stato tenuto conto nella perizia e che giustifica
il riconoscimento di un’invalidità pari almeno al 50%” (doc. VI). 

 

                               2.6.   Le
censure del ricorrente vanno respinte.

 

                                         Il
referto del dr. med. __________ tiene conto della circostanza che l’insorgente
non lavora più come impiegato di commercio nell’ambito __________ presso un __________,
ma che svolge la propria attività presso una __________ (cfr. anamnesi
lavorativa, pag. 9-12 della perizia). La perizia è del resto stata allestita il
1° febbraio 2019, ossia ad un anno esatto dall’inizio della nuova attività
professionale (cfr. pag. 136 incarto AI) che lo specialista ha attentamente esaminato
nell’ambito della valutazione dello stato di salute del ricorrente. Il dr. med.
__________ ha spiegato che “se prendiamo quindi in considerazione l’attività
di impiegato di commercio ultima svolta alla __________ nonostante le
formazioni specialistiche acquisite negli anni e la grande esperienza
accumulata pare difficile che per la richiesta di precisione ed adesione ai
protocolli (che comunque sono sempre in evoluzione), di volumi, di reggere la
pressione di un ambiente che è diventato maggiormente richiestivo in termini di
autonomia, l’assicurato possa essere in grado di aver un rendimento superiore
al 50% per il deficit di organizzazione, flessibilità competenze ed
assertività, oltre che di integrazione con il gruppo. Nella mansione che sta
svolgendo e che, ripeto, dalla descrizione fornita appare essere decisamente
meno impegnativa della precedente e dove svolge per lo più mansioni di
segreteria e di receptionist in __________ (e dunque non in un hotel),
certamente i limiti, pur presenti sono molto meno evidenti e il carico totale
per l’assicurato è minore per cui si” ritiene “che sia in grado di
svolgere un tempo lavoro anche del 70%. La recente esperienza di due mesi
(novembre e dicembre 2017 [recte: 2018]) al 100%, pur avendolo lasciato provato
e avendo fatto si che riducesse le mansioni domestiche, dimostrano una sua
tenuta anche se probabilmente nel tempo si potrebbero manifesta segnali di
minor tenuta”. 

 

                                         I
certificati del curante, dr. med. __________, prodotti dall’insorgente
unitamente al ricorso, non sono atti a sovvertire le conclusioni peritali,
poiché si limitano ad attestare un’incapacità lavorativa dapprima al 100%
(confermata dal perito) ed in seguito al 50% senza tuttavia confrontarsi con le
convincenti e motivate valutazioni del dr. med. __________.

                                         La
documentazione medica prodotta in sede di ricorso, peraltro già agli atti, si
esaurisce nella conferma, da parte del curante, in una frase, di un’incapacità
lavorativa del 50%, ma non contiene alcuna indicazione circa la possibilità,
per l’insorgente, di svolgere un’attività confacente ed adatta al suo stato di
salute.

                                         Il
perito, del resto, non ha omesso di valutare le attestazioni prodotte dal dr.
med. __________. Egli ha citato le prese di posizione maggiormente motivate del
curante tra gli estratti degli atti considerati ai fini della valutazione
psichiatrica (cfr. pag. 5 e 6 perizia) ed ha avuto un colloquio con lo
psichiatra curante il 1° febbraio 2019 (pag. 2 della perizia). Nell’ambito
della valutazione psichiatrica e medico-assicurativa ha poi spiegato i motivi
per i quali è giunto, per quanto concerne la capacità lavorativa in attività adatte,
ad un’incapacità lavorativa del 30% (pag. 17- 20 perizia).

                                         I
certificati del curante si esauriscono pertanto in una diversa valutazione
dell’incapacità lavorativa fondata sullo stesso stato valetudinario e non
riescono a scalfire le conclusioni del referto del dr. med. __________ del 1°
febbraio 2019. 

 

                                         Va del resto qui
rammentato che il TF ha più volte avuto
l’occasione di ribadire che la differente valutazione medica tra il medico
che prende in cura l’assicurato e il perito è spiegabile con la diversità degli
incarichi assunti (a scopo di trattamento piuttosto che di perizia: cfr.
sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.2, sentenza 9C_151/2011 del
27 gennaio 2012, cfr. anche sentenza 9C_949/2010 del 5 luglio 2011, nonché
sentenza 9C_9/2010 del 29 settembre 2010).

Al ricorrente va ugualmente
ricordato che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano
un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una
perizia ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre nuovi
accertamenti (cfr. ad esempio sentenza citata 9C_721/2012 consid. 4.4 con
riferimento; sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013, consid. 3.2).

 

                                    Con
sentenza 9C_757/2016 del 10 febbraio 2017 il TF ha inoltre ricordato, al
consid. 4.2, che “il fatto che il medico curante la segua da più tempo non è
un criterio ritenuto dalla giurisprudenza per apprezzare il valore probatorio
di un rapporto valetudinario (cfr. DTF 125 V 351 consid. 3b/aa pag. 352 con
riferimenti)” e che “al contrario, la prassi prevede che, di principio,
deve essere considerato con la necessaria prudenza l’avviso dei medici curanti
a causa dei particolari legami che essi hanno con il paziente (cfr. DTF 125 V
351 consid. 3b/cc pag. 353), per cui, secondo esperienza comune, il medico
curante tende generalmente, in caso di dubbio, a pronunciarsi in favore del
proprio paziente in ragione del rapporto di fiducia che lo unisce a
quest’ultimo”. 

 

                                         Quanto
alla circostanza che tutti e tre __________ per i quali lavora fanno capo ad
un’unica amministrazione e pertanto, oltre a svolgere le altre mansioni citate
dal perito, deve gestire i centralini telefonici di tre __________ (con
richieste diverse, ospiti, fornitori, ecc.) e dunque ricopre una posizione di
centrale importanza, ciò che provocherebbe un’elevata caricabilità, va
rammentato che il dr. med. __________ ha rilevato che l’attività svolta
attualmente consiste per lo più in mansioni di segreteria e “receptionist” in
una __________ e non in un albergo. 

                                         Per
cui, anche se egli deve far fronte a telefonate che concernono tre strutture
diverse, i limiti, pur presenti, sono meno evidenti ed il carico totale è
minore rispetto alla precedente attività dove la capacità lavorativa era del
50%. Il perito ha del resto evidenziato che per due mesi (novembre e dicembre
2018), a causa di un infortunio di una collega di lavoro, ha lavorato al 100%
(pag. 11 della perizia), dimostrando una qual certa tenuta, anche se a scapito
delle attività domestiche che sono state tralasciate. 

 

                                         Non
va poi dimenticato che l’attività attualmente esercitata al 50% e che secondo
il perito lo può essere nella misura del 70%, non è l’unica attività adatta
allo stato di salute del ricorrente. Il perito ha infatti evidenziato che “un’attività
adatta è quella attualmente svolta (…)” (pag. 20 perizia,
sottolineature del redattore). Egli può di conseguenza svolgere altre attività
lavorative confacenti al suo stato valetudinario, con le limitazioni (di
caricabilità) contenute nella perizia. 

 

                                         A
questo proposito va ribadito che il compito del medico consiste nel porre un
giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

 

                                         In
concreto la consulente in integrazione ha elencato un ampio ventaglio di
professioni che l’insorgente potrebbe ancora svolgere nella misura del 70%:
addetto qualità/imballaggio/confezione/etichettatura; lavori di controllo e
sorveglianza; fattorino addetto alla distribuzione e consegna a domicilio di
merce non troppo pesante (es. fiori, prodotti farmaceutici), addetto alla
biglietteria, operaio generico nel settore della componentistica industriale,
cassiere, venditore non qualificato, personale ausiliario addetto ad attività
collaterali semplici, per lo più di tipo manuale (archivio, servizi
meccanografici, di duplicazione, economato e similari; pag. 251 incarto AI).

                                         Alla
luce di quanto sopra esposto questo TCA non ha pertanto alcun motivo per
scostarsi dalla valutazione peritale del dr. med. __________ del 1° febbraio
2019, le cui conclusioni sono pure state confermate dal medico SMR, dr. med. __________.

                                         A
proposito del medico SMR non va dimenticato che per l’art. 59
cpv. 2bis LAI i servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI
per valutare le condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono
la capacità funzionale dell'assicurato - determinante per l'AI secondo
l'articolo 6 LPGA - di esercitare un'attività lucrativa o di svolgere le
mansioni consuete in una misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti
per quanto concerne le decisioni in ambito medico nei singoli casi.

                                         Scopo e senso del disposto
come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di
fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto
alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze
medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale
della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione
di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle
indicazioni dell’SMR l'UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente
pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza 9C_9/2010 del 29
settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009 IV n.
56 pag. 174, con riferimenti). 

 

                                         In conclusione va confermato
che l’insorgente completamente inabile al lavoro da fine maggio 2017 in
qualsiasi attività, dal 1° gennaio 2018 è abile al lavoro al 50% nella sua
precedente attività di impiegato di commercio nell’ambito delle indennità
giornaliere ed al 70% in attività adatte, tra le quali quella attualmente
esercitata.

                                         

                               2.7.   Va ora esaminato se il calcolo
del grado d’invalidità è corretto.

 

                                         Per
determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il
danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel
momento determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla
rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante,
quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224 con riferimento). Tale
reddito dev'essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si
fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del
danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all'evoluzione reale dei
salari (cfr. ancora DTF 129 V 222 consid. 4.3.1 pag. 224), o comunque sul
salario che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella
stessa azienda o in un'azienda simile. Nel caso in cui non fosse possibile
quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire senza l'invalidità, si farà riferimento a valori
empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre
tenere conto del principio secondo cui - in assenza di indizi concreti che
impongano una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe di regola, e
conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività precedentemente
svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). In tale
contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro considerata.
Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una carriera e percepito
un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993
no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione d'intenti non è pertanto
sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione sia suffragata da passi
concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi ecc. (VSI 2002 pag. 161
consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata).

                                         Un salario di punta può
essere ammesso solo se vi sono circostanze particolari che lo giustificano (RCC
1980 pag. 560 pag. 560 con riferimenti). I salari medi pagati nel settore hanno
in ogni caso la precedenza sui salari fissati in base a contratti collettivi di
lavoro (RCC 1986 pag. 434 consid. 3b).

Siccome di norma una simile valutazione professionale parte dal presupposto
che, senza il danno alla salute, l’assicurato avrebbe continuato ad esercitare
la precedente attività lucrativa, devono essere considerati eventuali
adeguamenti ed aumenti salariali (RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b,
ZAK 1990 pag. 519 consid. 3c).

 

                                         In
concreto l’UAI, con la decisione impugnata, ha preso in considerazione un
importo di fr. 76'614.20, pari alla media del reddito, comprendente le gratifiche
straordinarie variabili, degli ultimi cinque anni (2012-2016) precedenti il
danno alla salute.

                                         Con
la risposta di causa, come chiesto dal ricorrente, l’amministrazione ha
proposto di aggiungere, all’ammontare di fr. 76'614.20, l’importo relativo ai
premi dell’assicurazione malattie che il datore di lavoro ha pagato per lui,
figuranti nei certificati di salario degli anni in esame e che sono parte
integrante dei salari percepiti (cfr. doc. H), per una media di fr. 81'072.60. 

                                         L’amministrazione
evidenzia che si tratta di un importo versato regolarmente, facente parte del
salario quale reddito in natura fiscalmente imponibile.

                                         Infatti,
con e-mail dell’8 maggio 2019 il precedente datore di lavoro ha affermato che
si tratta “d’un revenu en nature, fiscalement imposable conformément au
règlement de frais approuvé par le fisc __________ du __________, __________ __________
__________ __________” (pag. 269 incarto AI). 

 

                                         A
ragione.

 

                                         Per
l’art. 25 cpv. 1 OAI sono considerati redditi del lavoro secondo l’articolo 16
LPGA i redditi annui presumibili sui quali sarebbero riscossi i contributi
disposti dalla LAVS, esclusi quelli elencati alle lettere da a a c. 

 

                                         Ai
sensi della cifra marginale 3014 della Circolare sull’invalidità e la grande
invalidità nell’assicurazione per l’invalidità (CIGI), sono considerati reddito
senza invalidità e d’invalido determinanti i redditi da lavoro presumibili sui
quali sarebbero riscossi contributi AVS (art. 25 cpv. 1 OAI; RCC 1986 pag. 432;
STF 9C_699/2008). Non sono prese in considerazione altre fonti di reddito,
quali i proventi del patrimonio, le rendite, le pensioni, le prestazioni
d’assistenza, gli assegni familiari e gli assegni per figli e i diritti nei
confronti di altre assicurazioni. 

 

                                         In
concreto il contributo per il pagamento dei premi dell’assicurazione malattie
fa manifestamente parte del reddito salariale soggetto a contribuzione AVS in
quanto vantaggio salariale dell’assicurato (cfr. art. 6 cpv. 1 OAVS) ed è
dunque a ragione che l’UAI ne propone la presa in considerazione (cfr. anche
STCA 30.2019.30 del 10 febbraio 2020).

 

                                         Ne
segue che quale reddito da valido va utilizzato l’importo di fr. 81'072.60,
aggiornato al 2018, anno d’inizio del diritto alla rendita, a fr. 81'803.88 (+
0.4% nel 2017; + 0.5% nel 2018 [cfr. stima trimestrale dell’evoluzione dei
salari nominali in: bfs.admin.ch]).

                                      

                               2.8.   Circa
il reddito da invalido, lo stesso è
determinato sulla base della situazione professionale concreta
dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera
completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e
riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

 

                                         In
concreto, l’insorgente svolge un’attività al 50% presso la __________ di __________
(cfr. pag. 136 incarto AI), per la quale consegue un reddito mensile di fr.
2'116.70 da luglio 2018, ossia fr. 25'400.40 all’anno (fr. 2'116.70 X 12 [fr.
27'517.10 in caso di tredicesima {fr. 2'116.70 x 13}]), pari a fr. 50'800.80 (fr.
55'034.20 in caso di tredicesima) se lavorasse al 100%. Questo reddito, come si
vedrà di seguito, è inferiore rispetto a quanto potrebbe conseguire in
un’attività semplice e ripetitiva, secondo quanto evinto dai dati salariali
risultanti dalla tabella TA1. In virtù del principio dell’obbligo di ridurre il
danno, occorre pertanto prendere in considerazione questi ultimi dati. Ciò che de resto non viene contestato. Egli
deve infatti mettere a frutto la sua capacità lavorativa residua nei lavori
dove può conseguire un reddito maggiore.

 

                                         Dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2016 (cfr., a proposito del 2012, la
sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178, in
particolare consid. 2.5.7), edita dall'Ufficio federale di statistica, più precisamente dalla tabella TA1 2016
tirage_skill_level (NOGA08, RSS 2016; salario mensile lordo [valore centrale]
secondo il ramo economico, il livello di competenze e il sesso; cfr., per il
2012, la sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V
178), emerge che il salario lordo
mediamente percepito in quell'anno dagli uomini per un'attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di
competenze; cfr. sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in
DTF 142 V 178, consid. 2.5.7) di 40
ore settimanali nel settore privato (circa la rilevanza delle
condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439 pag. 347
segg. e SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.), corrisponde ad un importo di Fr. 64’080.- (Fr. 5’340.- x 12 mesi).

 

                                         Questi dati si
riferiscono, però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana. Riportando
queste cifre su un orario medio di lavoro settimanale nelle aziende di 41,7 ore
computabili nel 2016 (cfr. per questo aspetto, STFA I 203/03 del 21 luglio
2003, consid. 4.4; vedi anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008 e la
tabella: “Durée normale du travail dans les entreprises selon la division
économique”), il salario lordo medio ipotetico nazionale da invalido per un
uomo ammonta a fr. 66'803.40 (fr. 64’080: 40 x 41,7), ritenuto che la
quota di tredicesima è già compresa (STFA U 274/98 del 18 febbraio 1999,
consid. 3a).

 

                                         Aggiornando
questo dato al 2017, costante l’orario di lavoro settimanale (41.7), il reddito
ammonta a fr. 67’123 (66'803 : 104.1 X 104.6).

 

                                         Nel
2018, con orario di lavoro sempre di 41.7 ore a settimana, si ottiene un
reddito di fr. 67'443 (67'123 : 104.6 X 105.1).

 

                               2.9.   Secondo la giurisprudenza federale, per
gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o
professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto
la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono
di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata
una riduzione percentuale sul salario teorico statistico. 

                                         L’Alta
Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può, senza valido
motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

Con sentenza 9C_179/2013
del 26 agosto 2013, a proposito della riduzione del salario statistico tramite
l’utilizzo di multipli di 5, il Tribunale federale ha affermato che nella sua
prassi applica abitualmente alle deduzioni a titolo di circostanze particolari
dei multipli di 5. L’applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe invece
problematica, poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente concretizzabili
e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria.

Il 17 gennaio 2014 l’Alta
Corte ha rammentato nella sentenza 8C_80/2013 che non è necessario procedere
con deduzioni distinte per ogni fattore entrante in considerazione come le
limitazioni legate all’età, gli anni di servizio, la nazionalità, la categoria
del permesso di soggiorno o il tasso d’occupazione.

Occorre piuttosto procedere
ad una valutazione globale, nei limiti del potere di apprezzamento,
degli effetti di questi fattori sul reddito da invalido, tenuto conto
dell’insieme delle circostanze concrete. Non è dunque possibile procedere
separatamente, in maniera schematica, sommando i singoli fattori di deduzione,
ma la riduzione va fatta complessivamente tenendo conto di tutte le circostanze
del singolo caso, ma non può superare il 25% (STF 9C_211/2016 del 18 ottobre
2016 consid. 6.2.1).

 

                                         In
concreto l’UAI ha riconosciuto una riduzione del 15% per “altri fattori di
riduzione”, contestata dal ricorrente che domanda una deduzione di almeno
il 20%, tenuto conto, oltre che della sua parziale incapacità lavorativa, della
sua età, essendo nato nel 1963. 

 

                                         La
richiesta va respinta. Il fattore età statisticamente, non solo non si
ripercuote negativamente sul reddito ipotetico da invalido, ma addirittura
incide favorevolmente su di esso (sentenza 9C_524/2010 del 27 ottobre 2010,
consid. 4.3; sentenza 9C_1013/2008 del 23 dicembre 2009, consid. 6.2: “Non entrano invece realisticamente in
linea di considerazione altri motivi di riduzione. In particolare,
contrariamente a quanto invoca il ricorrente, l'età (56 anni al momento della
decisione amministrativa) non solo non si ripercuote negativamente sul reddito
ipotetico da invalido, ma addirittura incide favorevolmente su di esso (cfr.
ISS 2004, pag. 65, TA9)”).

 

                                         Tenuto
conto del riserbo di cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni sociali
nel sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF
137 V 71, 132 V 393 consid. 3.3), questa Corte ritiene che, operando una
decurtazione del 15%, l’UAI non abbia abusato del proprio potere di
apprezzamento.

 

In particolare il TCA, ritiene
che, mediante la riduzione in questione, l'UAI abbia debitamente tenuto conto
degli effetti legati al danno alla salute di cui è affetto l'assicurato.

 

                                         Del
resto se, per pura ipotesi di lavoro, si volesse prendere in considerazione una
riduzione del 20% o addirittura del 25%, il diritto a mezza rendita AI non
cambierebbe.

 

                                         Raffrontando
il reddito da valido di fr. 81'803.88, con quello da invalido di fr. 67’443, ridotto del 30% (incapacità lavorativa) a fr. 47’210.1 e del 15%
(riduzione sociale) a fr. 40'128.585, si ottiene un grado d’invalidità del 50.9%,
arrotondato, conformemente alla giurisprudenza (DTF 130 V 121), al 51% che dà diritto a mezza rendita AI (art. 28 cpv. 2 LAI).

 

                                         Raffrontando
il reddito da valido di fr. 81'803.88, con quello da invalido di fr. 67’443, ridotto del 30% (incapacità lavorativa) a fr. 47’210.1 e, per
pura ipotesi di lavoro, del 20% (riduzione sociale) a fr. 37'768.08, si
ottiene un grado d’invalidità del 53.8%, arrotondato, conformemente alla
giurisprudenza (DTF 130 V 121), al 54% che dà sempre diritto a mezza
rendita AI (art. 28 cpv. 2 LAI).

 

                                         Infine,
raffrontando il reddito da valido di fr. 81'803.88, con quello da invalido di
fr. 67’443, ridotto del 30% (incapacità lavorativa) a fr. 47’210.1
e, per pura ipotesi di lavoro, del 25% (riduzione sociale) a fr.
35'407.575, si ottiene un grado d’invalidità del 56.7%, arrotondato,
conformemente alla giurisprudenza (DTF
130 V 121), al 57% che dà
sempre diritto a mezza rendita AI (art. 28 cpv. 2 LAI).

 

                                         In
queste condizioni, come proposto dall’UAI in sede di risposta, il ricorso va
parzialmente accolto e le decisioni impugnate vanno modificate nel senso che
l’insorgente, dal 1° maggio 2018, è posto al beneficio di mezza rendita AI.

 

                                         L’importo
della rendita mensile dovrà essere ricalcolato dalla Cassa di compensazione
competente.

 

                             2.10.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA
e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L'entità
delle spese è determinata fra fr. 200.- e fr. 1'000.- in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF
9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

Visto l'esito della vertenza,
le spese per complessivi fr. 500.-vanno poste nella misura di fr. 200.-- a
carico dell'insorgente e di fr. 300.-- a carico dell’UAI che verserà le
ripetibili all’assicurato rappresentato in causa (art. 61 lett. g LPGA).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto.

                                         § Le decisioni impugnati sono
modificate nel senso che RI 1 è posto al beneficio di ½ rendita AI dal 1°
maggio 2018.

 

                                   2.   Le spese, per complessivi
fr. 500.--, sono poste a carico del ricorrente nella misura di fr. 200.-- e
dell’UAI nella misura di fr. 300.--. L’UAI verserà al ricorrente, a titolo di ripetibili,
fr. 1'600.-- (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti