# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 161a4525-0917-58df-9c64-ac30ff1a3635
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-09-14
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 14.09.2020 D-4134/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4134-2020_2020-09-14.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4134/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 4  s e t t e m b r e  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Barbara Balmelli, Daniela Brüschweiler,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), alias 

B._______, nata il (…), con la figlia 

C._______, nata il (…), 

Nigeria,   

entrambe rappresentate dalla signora Roberta Condemi,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (termine del ricorso accorciato);  

decisione della SEM del 20 luglio 2020 / N (…). 

 

 

 

D-4134/2020 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A._______, e per suo tramite anche la figlia C._______ – nata in Svizzera 

il (…) (cfr. atti della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: SEM] 

n. […]-48/3 e n. 53/12) – entrambe asserite di nazionalità nigeriana, hanno 

presentato una domanda d’asilo in Svizzera il (…) settembre 2019 (cfr. atto 

SEM n. […]-1/2). 

B.  

Nel corso dell’audizione sul rilevamento dei dati personali, tenutasi il  

(…) settembre 2019, A._______ ha segnatamente dichiarato di essere di 

etnia (…), sposata consuetudinariamente dal (…) con D._______  

(N […]), ma di non ricordare la data esatta del matrimonio e di aver vissuto 

quale ultimo domicilio nel Paese d’origine, a E._______. Ella avrebbe la-

sciato la Nigeria nel (…) del 2016, espatriando verso la F._______ e poi 

proseguendo per l’G._______ nell’(…) del 2016 (cfr. atto SEM n. […]-13/7, 

pag. 3 segg.).  

C.  

Il (…) ottobre 2019 si è svolto con l’interessata il colloquio personale ai 

sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo 

e del Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una do-

manda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta uffi-

ciale dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: Rego-

lamento Dublino III) (cfr. atto SEM n. […]-16/2). In data (…) ottobre 2019, 

durante un colloquio a complemento del precitato, l’interessata è stata in 

particolare questionata circa la sua relazione con D._______ (cfr. atto SEM 

n. […]-26/5), rispettivamente, è stata sentita in merito alla tratta di esseri 

umani di cui poteva essere stata potenziale vittima (cfr. atto SEM n. […]-

19/12). 

Nell’ambito delle predette audizioni, la richiedente asilo ha, in sostanza e 

per quanto qui di rilievo, dichiarato che avrebbe conosciuto il partner 

D._______ ad inizio del (…), mentre che si sarebbero sposati con rito tra-

dizionale attorno al mese di (…) dello stesso anno, allorché ella aveva (…) 

anni. Dopo il matrimonio avrebbero convissuto fino al (…) del (…) a 

E._______, allorché un giorno il marito non avrebbe più fatto rientro a casa, 

mentre che lei il medesimo giorno sarebbe stata picchiata e ricoverata in 

ospedale. Durante la sua degenza all’ospedale avrebbe fatto conoscenza 

D-4134/2020 

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di “H._______”, un uomo che si sarebbe interessato a quanto a lei acca-

duto e le avrebbe riferito di volerla aiutare, proponendole di farla arrivare in 

G._______, ove avrebbe avuto una sorella presso la quale avrebbe potuto 

vivere e lavorare come (…). Una volta dimessa dall’ospedale, ella avrebbe 

pertanto preso contatto con H._______ e lo avrebbe incontrato presso un 

albergo indicatogli da quest’ultimo, dove le avrebbe riferito che in cambio 

del suo aiuto lei avrebbe dovuto pagare (…), nonché che necessitava di 

una persona quale garante. In tal senso, malgrado le prime reticenze, la 

madre dell’interessata avrebbe acconsentito alla sua partenza ed a farle 

da garante, accompagnandola prima della sua partenza per l’G._______ a 

compiere un rito sciamanico per suggellare il suo giuramento del debito 

contratto. Alla fine del rito, la madre avrebbe fatto ritorno a casa, mentre 

ella sarebbe dapprima rimasta con H._______ per (…) giorni in albergo, 

dopodiché sarebbe salita senza accompagnatore su di un bus con altre 

persone verso I._______ (Nigeria), e transitando per la F._______, 

avrebbe raggiunto l’G._______ tra la fine di (…) e l’inizio di (…) del 2016.  

Quivi avrebbe depositato una domanda d’asilo il (…), ed in primo luogo 

avrebbe vissuto in un centro per richiedenti asilo a J._______ per (…) mesi, 

dopo i quali si sarebbe trasferita nel centro di K._______ per ulteriori (…) 

mesi. Nel frattempo, dopo un mese dal suo arrivo in G._______, avrebbe 

telefonato ad H._______ ed in tale evenienza avrebbe appreso che non vi 

era alcuna sorella, ed H._______ le avrebbe detto di guardarsi “intorno e 

fare quello che facevano gli altri” (cfr. atto SEM n. 19/12, D79, pag. 10) per 

rimborsare il suo debito. A seguito delle insistenze di H._______ presso i 

suoi famigliari in Nigeria, ella si sarebbe vista costretta a lasciare il centro 

di K._______ e prostituirsi per poter versare quanto pattuito ad H._______, 

nonché a trasferirsi con un’altra ragazza nigeriana, pure lei prostituta, in un 

appartamento. I soldi guadagnati con l’esercizio del meretricio, sarebbero 

stati versati quasi tutti mensilmente a H._______, l’unico con il quale ella 

avrebbe avuto contatti telefonici e che poteva rivendicare il suo debito, non-

ché le sarebbero serviti in particolare per pagare l’affitto ed il pezzo di mar-

ciapiede. Quest’ultimo sarebbe stato versato alla coinquilina, che in seguito 

avrebbe girato i soldi alla “Madame” che gestiva la zona dove esercitavano 

la prostituzione. Ella però non avrebbe mai incontrato quest’ultima, lavo-

rava in modo indipendente e senza controllo, gestendo i suoi guadagni. Nel 

(…) del 2018 l’interessata ha narrato che sarebbe stata ricontattata telefo-

nicamente dal marito, pure lui giunto in G.______ nel frattempo, ed 

avrebbe deciso di raggiungerlo a L.______. Ivi, prima avrebbe vissuto da 

sola presso un amico del marito, vedendo quest’ultimo soltanto nei fine 

settimana. Soltanto una volta che il centro richiedenti l’asilo dove si trovava 

il compagno sarebbe stato chiuso, il marito l’avrebbe raggiunta (ad […]). 

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Dal momento in cui sarebbe stata ricontattata dal coniuge, avrebbe smesso 

di versare soldi ad H._______, al quale era riuscita a corrispondere in totale 

(…). Tramite la madre avrebbe appreso nel (…) 2018 che quest’ultimo era 

nel frattempo deceduto. Da allora nessuno l’avrebbe più ricontattata od in-

fastidito la sua famiglia circa il debito contratto con H._______. A seguito 

della partenza dell’amico del marito all’estero nel (…) del 2019, essi non 

avrebbero più potuto affrontare le spese dell’affitto, e con i soldi ricevuti dal 

primo e di elemosina, avrebbero dapprima vissuto alla stazione di 

L._______ per (…) giorni ed in seguito raggiunto la Svizzera insieme.  

Questionata in merito ai motivi che si opporrebbero ad un suo ritorno in 

G._______, l’interessata ha riferito che, si ritroverebbe senza alcun sosten-

tamento ed alloggio come in passato, nonché sarebbe incinta (cfr. atto 

SEM n. 19/12, D86 segg., pag. 10 seg.). Il padre del nascituro sarebbe il 

compagno D._______ (cfr. atto SEM n. 26/5, pag. 5). 

Al termine dell’audizione complementare dell’(…) ottobre 2019, la funzio-

naria incaricata ha informato la richiedente che nel suo caso vi erano indizi 

che lei fosse una potenziale vittima di tratta di esseri umani, e che in tal 

senso l’autorità era tenuta, ex art. 22a della Legge sul personale federale 

del 24 marzo 2000 (LPers, RS 172.220.1), ad annunciare la sua fattispecie 

all’organo di polizia competente, ma che la stessa non equivaleva ad una 

denuncia, né che ella avrebbe dovuto partecipare ad un’eventuale proce-

dura penale aperta senza il suo consenso (cfr. atti SEM n. 19/12, D85, 

pag. 10; n. 42/3). Inoltre, l’interessata è stata resa edotta del fatto che il 

matrimonio tradizionale da loro contratto non era un matrimonio ricono-

sciuto in Svizzera e, tenuto conto anche del breve periodo in cui ella 

avrebbe vissuto con il presunto marito, le è stata prospettata la possibilità 

che le domande d’asilo sua e del compagno sarebbero state trattate sepa-

ratamente, scindendo pure i loro dossier, nonché di registrarli soltanto 

come amici. Anche in tale contesto, è stata data la possibilità all’interessata 

di esprimersi (cfr. atto SEM n. 26/5, pag. 5). Gli incarti sono stati effettiva-

mente trattati in seguito separatamente dalla SEM (cfr. atto SEM n. […]-

27/1). 

D.  

D.a Il (…), la SEM ha presentato alle competenti autorità (…), una richiesta 

di ripresa in carico della richiedente, fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b Rego-

lamento Dublino III (cfr. atti SEM n. […]-28/4, n. 29/1 e n. 30/1), che è stata 

rifiutata dall’G._______ in data (…) (cfr. atti SEM n. 31/1 e n. 32/1). 

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D.b Con missiva del (…), l’autorità elvetica preposta ha chiesto all’omologa 

(…) un riesame del loro rifiuto di ripresa in carico, entro il (…) (cfr. atti SEM 

n. […]-33/2, n. 34/1 e n. 35/1). A seguito di solleciti (cfr. atto SEM n. […]-

38/2), l’G._______ ha risposto affermativamente alla richiesta di ripresa in 

carico della richiedente, ma soltanto in data (…) (cfr. atto SEM n. […]-40/1), 

allorché era già scaduto il termine prescritto dall’art. 5 par. 2 del regola-

mento (CE) n. 1560/2003 della Commissione delle comunità europee del  

2 settembre 2003 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) 

n. 343/2003 del Consiglio che stabilisce i criteri e i meccanismi di determi-

nazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese 

terzo ([GU] L 222/3 del 05.09.2003; modificato parzialmente dal regola-

mento di esecuzione [UE] n. 118/2014 della Commissione del  

30 gennaio 2014 [GU L 39/1 del 08.02.2014]). Per questa ragione, nel frat-

tempo la SEM aveva già pronunciato il (…) la fine della procedura Dublino 

dell’interessata, e l’aveva informata che la sua domanda d’asilo sarebbe 

stata esaminata in Svizzera (cfr. atto SEM n. […]-39/1).  

E.  

In data (…), l’M._______ (N._______), ha risposto alla segnalazione del 

caso di potenziale tratta di esseri umani dell’interessata presentata dall’au-

torità inferiore il (…), riferendo che visti gli elementi della fattispecie forniti, 

non sarebbe stata aperta alcuna inchiesta (cfr. atto SEM n. 42/3). 

F.  

Con scritto del 23 dicembre 2019, la rappresentante legale dell’interessata 

ha allegato tre rapporti del (…) rispettivamente del (…), (…) e (…) inerenti 

la situazione di quest’ultima ed il presunto compagno e padre del nascituro,  

nonché copie di due dichiarazioni di paternità, entrambe datate  

(…), sottoscritte l’una da A._______ e l’altra da D._______ (cfr. atto SEM 

n. 46/13). Di tale documentazione si dirà, per quanto necessario, ai consi-

derandi che seguono. 

G.  

Con decisione del 2 marzo 2020, la richiedente con la figlia sono state at-

tribuite al O._______ (cfr. atto SEM n. 56/1). 

H.  

Il (…) luglio 2020, si è svolta con l’interessata un’audizione sui suoi motivi 

d’asilo (cfr. atto SEM n. 60/15). Durante la stessa ella ha in particolare nar-

rato di avere frequentato sei anni di scuola, nel corso dei quali avrebbe 

anche iniziato ad apprendere la professione di (…), interrotta a causa di 

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motivi finanziari. In seguito sarebbe stata sostentata dalla madre, (…), non-

ché dai proventi della sua attività saltuaria di (…). Nel (…) del (…), allorché 

ella avrebbe vissuto con il marito D._______, quest’ultimo sarebbe uscito 

una mattina dicendole che sarebbe rientrato di lì a poco, portandosi però 

via alcuni abiti. Di fatto ella, da quella mattina, non lo avrebbe però più visto 

né sentito sino al 2018 in G._______. Durante la medesima giornata si 

sarebbero presentate delle persone a casa sua facenti parte del gruppo 

(…) che cercavano il marito, in quanto le avrebbero riferito che egli era il 

colpevole dell’(…), (…), avvenuta durante un (…) di un altro gruppo deno-

minato (…), del quale il suo compagno ne avrebbe fatto pure parte a sua 

insaputa. Non trovando il marito, l’avrebbero minacciata di ucciderla ed in 

seguito iniziato a picchiarla, sino a quando ella avrebbe perso i sensi. Si 

sarebbe risvegliata all’ospedale, ove le sarebbe stato riferito dal medico 

che a causa delle percosse avrebbe subito un aborto (sarebbe stata invero 

incinta di […]), nonché avrebbe riportato delle lesioni ad un piede, alla 

schiena e ad un dente. Il giorno seguente tali fatti, una vicina le avrebbe 

reso visita in ospedale, portandole da mangiare, e riferendole che gli autori 

della sua aggressione sarebbero ritornati ed in seguito si sarebbe presen-

tata a casa sua anche la polizia. Ella non avrebbe però sporto denuncia in 

merito a tali eventi, in quanto avrebbe avuto timore di essere arrestata a 

causa dell’appartenenza del marito al gruppo (…), ed al fatto che egli fosse 

fuggito. Nel mese di (…) del 2016 ella sarebbe espatriata grazie all’aiuto 

prestatole da H._______. Altresì, non avrebbe più avuto alcuna notizia in 

merito ai suoi aggressori una volta partita dalla Nigeria, ma nel (…) del 

2020 la (…), (…), sarebbe stata uccisa durante una sparatoria. Nel caso di 

un suo ritorno nel Paese d’origine ha asserito di temere di essere uccisa 

dai membri del culto (…). 

A supporto delle sue allegazioni, l’interessata non ha presentato alcun do-

cumento (cfr. atto SEM n. 60/15, D36 seg., pag. 4). 

I.  

Tramite lo scritto del 17 luglio 2020, le richiedenti hanno inoltrato il loro pa-

rere in merito al progetto di decisione della SEM emesso il 16 luglio 2020 

(cfr. atti SEM n. […]-63/8 e n. 64/4). 

J.  

Con decisione del 20 luglio 2020, notificata lo stesso giorno (cfr. atto SEM 

n. […]-67/1), l’autorità inferiore non ha riconosciuto la qualità di rifugiato 

alle richiedenti ed ha respinto la loro domanda d’asilo, pronunciando nel 

contempo il loro allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione della preci-

tata misura, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

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Pagina 7 

K.  

Il 19 agosto 2020 (cfr. risultanze processuali), le insorgenti hanno inoltrato 

il loro ricorso avverso la succitata decisione dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo in via principale l’an-

nullamento della decisione avversata e la restituzione degli atti alla SEM 

per il completamento dell’istruzione ed un nuovo esame delle allegazioni; 

ed in via subordinata la concessione dell’ammissione provvisoria, per 

inammissibilità e/o inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento. Conte-

stualmente, le ricorrenti hanno interposto istanza di concessione dell’assi-

stenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versamento delle spese 

processuali e del relativo anticipo. 

Al ricorso, quale nuovo documento, è stata allegata copia della procura  

di rappresentanza legale per la bambina C._______ del  

(…). 

L.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti  

(art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Le ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all’autorità infe-

riore, sono particolarmente toccate dalla decisione impugnata e vantano 

un interesse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione 

della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto sono legittimate ad ag-

gravarsi contro di essa.  

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi e art. 10 dell’Or-

dinanza sui provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus 

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del 1° aprile 2020 [Ordinanza Covid-19 asilo, RS 142.318]) alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2).  

3.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.  

4.  

4.1 Nella sua decisione, l’autorità resistente ha ritenuto innanzitutto che al-

cune dichiarazioni rese da A._______ nel corso delle diverse audizioni so-

stenute non soddisferebbero le condizioni di verosimiglianza ex art. 7 LAsi. 

Segnatamente, in merito agli eventi che l’avrebbero condotta ad espatriare 

ella avrebbe rilasciato delle asserzioni vaghe e prive di dettagli. Invero, non 

avrebbe fornito delle informazioni precise né in merito all’episodio in cui 

sarebbe stata picchiata, circa il rito d’iniziazione ed il numero di persone 

che si sarebbe presentato a casa sua, né avrebbe saputo spiegare come 

il compagno sarebbe stato coinvolto in tali questioni. Generiche sarebbero 

state pure le sue allegazioni in merito alle violente percosse che avrebbe 

subito e che l’avrebbero indotta a perdere conoscenza, tanto da dare l’im-

pressione che non si tratti di un evento realmente vissuto. Di non minore 

approssimazione sarebbero anche le sue dichiarazioni in merito alla suc-

cessiva ospedalizzazione, in quanto non avrebbe saputo determinarsi con 

precisione né in punto alla durata della stessa, né tantomeno circa le cure 

prodigatele ed i medicamenti che le sarebbero stati prescritti. Da ultimo, 

non avrebbe spiegato in maniera convincente, perché non avrebbe pre-

sentato una denuncia a seguito di tali fatti. Proseguendo nell’analisi, la 

SEM ha analizzato le altre asserzioni dell’interessata sotto l’aspetto della 

pertinenza ai sensi dell’art. 3 LAsi, escludendo la stessa. In primo luogo, in 

relazione al debito contratto con H._______, dato il decesso di quest’ul-

timo, ella non sarebbe esposta con grande probabilità ad un timore fondato 

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in un prossimo futuro. In tale contesto, inoltre, nell’ipotesi in cui ella do-

vesse trovarsi in una situazione di pericolo in quanto vittima di tratta, lo 

Stato nigeriano sarebbe comunque in grado e disposto ad offrirle una pro-

tezione adeguata in loco, in quanto esisterebbe un’agenzia statale deno-

minata “(…)” ([…]) costituita alfine di combattere il fenomeno della tratta, e 

dimostratasi efficace sia nel perseguimento dei responsabili che nella pro-

tezione adeguata e di reinserimento delle vittime, in particolare provenienti 

da P._______, come l’interessata. Siccome ella avrebbe accesso ad una 

protezione efficace in patria, i suoi eventuali timori in relazione al passato 

trascorso, non sarebbero rilevanti in materia d’asilo. 

In seguito la SEM ha considerato che il suo caso non dovesse essere as-

segnato alla procedura ampliata di cui al disposto 26d LAsi, poiché non vi 

sarebbero né elementi all’inserto che giustificherebbero ulteriori misure 

istruttorie, né altri motivi che impedirebbero il trattamento del suo caso nella 

procedura celere. Invero, la sua attribuzione al Cantone, sarebbe avvenuta 

prima dell’audizione sui motivi d’asilo a causa della situazione particolare 

dovuta alla pandemia di Coronavirus ed alla presenza della figlia, nata il 

(…). Per di più, neppure le osservazioni espresse dalla rappresentante nel 

parere del 17 luglio 2020, condurrebbero l’autorità inferiore ad altre conclu-

sioni rispetto a quelle espresse nella decisione impugnata.  

4.2 Nel loro gravame, le ricorrenti, dopo aver rammentato e precisato al-

cuni fatti, avversano le conclusioni esposte dalla SEM nella decisione que-

relata.  

In premessa ritengono che, vista la complessità del caso di specie, anche 

in relazione alla durata della procedura, alle garanzie procedurali nonché 

al trasferimento della ricorrente in un Cantone, l’emanazione della deci-

sione impugnata in procedura celere, apparirebbe ingiustificata e non con-

forme né con la giurisprudenza attuale menzionata del Tribunale né con il 

diritto previgente. Osservano invero che la trattazione della loro domanda 

d’asilo secondo la procedura celere, avrebbe concorso all’accertamento 

inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente determinanti, violando inol-

tre il loro diritto alla difesa a causa dei termini stretti che caratterizzerebbero 

tale procedura. In riferimento a quest’ultimo asserto, per quanto infatti 

l’art. 10 dell’Ordinanza Covid-19 asilo abbia previsto l’estensione provviso-

ria a trenta giorni del termine ricorsuale nella procedura celere, permar-

rebbe tuttavia il termine di ventiquattro ore per la presentazione di un pa-

rere al progetto di decisione. Poiché per la preparazione dello stesso, si 

necessiterebbe di un colloquio con il richiedente asilo, nello specifico, tro-

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vandosi la ricorrente a risiedere a considerevole distanza dalla rappresen-

tante legale, avrebbe implicato importanti complessità dal profilo organiz-

zativo, come già brevemente descritto nel loro parere.  

Nel merito, esse ritengono in primo luogo che le allegazioni della ricorrente 

circa i fatti che l’avrebbero condotta ad espatriare sarebbero complessiva-

mente coerenti e plausibili, anche rispetto alla situazione previgente in Ni-

geria riguardo alle confraternite presenti ed al loro modus operandi. Non 

sarebbe in tale contesto imputabile alla ricorrente la mancanza di dettagli 

riguardo alla vicenda della confraternita che avrebbe riguardato il compa-

gno e per la quale l’insorgente avrebbe subito e rischierebbe concreta-

mente di subire in futuro delle persecuzioni. In relazione alla verosimi-

glianza delle dichiarazioni dell’interessata, occorrerebbe inoltre conside-

rare il profilo particolare della ricorrente, quale vittima di tratta di esseri 

umani. Il suo vissuto drammatico influirebbe difatti non soltanto sulla sua 

capacità di rievocare dei ricordi precisi circa la tratta di cui sarebbe stata 

vittima, ma pure riguardo ai motivi del suo espatrio, in particolare legati 

all’episodio della violenza subita e della successiva ospedalizzazione. Gli 

eventuali elementi d’inverosimiglianza, andrebbero pertanto relativizzati, 

sia riguardo a tale condizione peculiare, che tenendo in considerazione 

dello stato di shock in cui ella si sarebbe trovata dopo aver subito le per-

cosse, perso il bambino che attendeva, nonché avuto conoscenza del fatto 

che il compagno, scomparso, avrebbe fatto parte di una confraternita e sa-

rebbe stato il presunto colpevole della morte di una ragazza. Infine, 

avrebbe pure reso una motivazione convincente circa il fatto di non aver 

sporto querela in polizia, anche ritenuta l’azione e l’opinione di quest’ultimo 

organo statale nel contesto nigeriano. In secondo luogo, visto l’ammontare 

del debito, le circostanze del patto, come pure il carattere organizzato della 

tratta, apparirebbe essere molto probabile che il debito contratto dalla ri-

corrente non soltanto sia tutt’ora attuale, ma che possa essere con ogni 

probabilità pure l’oggetto di pressione, pretese e sfruttamento futuri da 

parte di altri membri dell’organizzazione o di famigliari di H._______, per 

quanto non necessariamente conosciuti o riconosciuti in quanto tali dalla 

ricorrente medesima. In questo senso, il rischio di ri-vittimizzazione della 

ricorrente, non solo non parrebbe poter essere escluso, ma piuttosto sem-

brerebbe ancora concreto ed attuale, ciò che sarebbe pure dimostrato dalle 

allegazioni della richiedente, in punto all’uccisione recente della (…) in pa-

tria. Sulla questione dell’asilo, a mente delle insorgenti occorrerebbe quindi 

esaminare la pertinenza di tale condizione di rischio, valutando pure se 

l’appartenenza ad una “categoria specifica” – quella delle donne nigeriane 

provenienti da uno specifico contesto territoriale e giunte in Europa per es-

sere l’oggetto di sfruttamento sessuale – possa rientrare nella nozione di 

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gruppo sociale determinato, permettendo quindi il riconoscimento della 

qualità di rifugiato all’interessata. 

5.  

Nel loro memoriale ricorsuale, le insorgenti si prevalgono dapprima, in re-

lazione alla scelta della procedura celere da parte dell’autorità inferiore, di 

un accertamento inesatto ed incompleto dei fatti giuridicamente determinati 

della causa da parte della SEM, come pure della violazione del loro diritto 

di difesa, per il che risulta d’uopo esaminare in primo luogo il fondamento 

o meno di tali censure d’ordine formale. 

5.1 Nelle procedure di natura amministrativa si applica il principio inquisi-

torio. Ciò significa che l’autorità competente deve procedere d’ufficio all’ac-

certamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi 

in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5). Per accertare i fatti, l’auto-

rità si serve, se necessario, di documenti, di informazioni delle parti, di in-

formazioni e testimonianze di terzi, di sopralluoghi e di perizie (art. 12 

lett. a-e PA). D’un lato, v’è un accertamento inesatto dei fatti quando la 

decisione si fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e dall’altro, v’è 

un accertamento incompleto dei fatti quando non è tenuto conto di tutte le 

circostanze di fatto giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2 

e relativi riferimenti; KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und 

Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pag. 369 seg.). 

Il principio inquisitorio non è tuttavia illimitato, in particolare visto il nesso 

con l’obbligo di collaborare delle parti (art. 13 PA ed art. 8 LAsi; cfr. anche 

CHRISTOPH AUER/ANJA MARTINA BINDER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], 

Kommentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren VwVG, 2a 

ed. 2019, ad art. 12 PA, n. 9). L’obbligo di collaborare della parte tocca in 

particolare i fatti in relazione alla sua situazione personale, quelli che co-

nosce meglio delle autorità o ancora quelli che, senza la sua collabora-

zione, non possono essere raccolti con uno sforzo ragionevole (cfr. 

DTAF 2011/54 consid. 5; 2008/24 consid. 7.2).  

5.2 Per quanto attiene la cernita tra la procedura celere ai sensi 

dell’art. 26c LAsi e la procedura ampliata di cui all’art. 26d LAsi, il Tribunale 

si è espresso in merito nella sua sentenza di principio E-6713/2019 del  

9 giugno 2020 (prevista per la pubblicazione quale DTAF). Nella stessa il 

Tribunale ha in particolare rilevato come la procedura celere abbia come 

obiettivo di rendere entro il termine di 140 giorni, in casi non complessi, una 

D-4134/2020 

Pagina 12 

decisione entrata in forza di cosa giudicata (a seguito del termine di una 

procedura ricorsuale) e di eseguirla. Per riuscire nell’intento temporale, la 

procedura dal profilo dell’autorità inferiore deve risultare rigorosamente nel 

tempo massimale di 21 giorni per la fase preparatoria seguita da una fase 

conclusiva di otto giorni per la presa di decisione. L’accertamento dei fatti 

giuridicamente determinanti, la concessione dei diritti alle parti, nonché la 

preparazione e la notificazione della decisione di prima istanza, seguono 

inoltre un preciso piano temporale predeterminato legalmente. La proce-

dura celere è trattata nei Centri federali della Confederazione, mentre i ri-

chiedenti asilo interessati rimangono negli stessi durante la procedura, es-

sendo che un’attribuzione al Cantone non avviene. Sia i termini ricorsuali 

come pure d’evasione dei ricorsi da parte del Tribunale amministrativo fe-

derale risultano accorciati. Ovvero – a differenza di quanto previsto di re-

gola nelle procedure amministrative dall’art. 50 cpv. 1 PA, di 30 giorni per 

depositare un ricorso – nella procedura celere vi è un termine di sette giorni 

lavorativi dalla notificazione della decisione (art. 108 cpv. 1 LAsi). Il Tribu-

nale, dovrà invece decidere entro il termine di venti giorni sul ricorso 

(art. 109 cpv. 1 LAsi) (cfr. consid. 7.2 della sentenza citata). Al contrario, 

un’attribuzione alla procedura ampliata, è invece effettuata per le domande 

d’asilo nelle quali, durante lo smistamento iniziale, risultino necessari  

accertamenti supplementari o atti processuali. Lo smistamento, avviene a 

seguito dell’audizione sui motivi d’asilo del richiedente l’asilo  

(art. 20c lett. d dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali  

dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]). Se risulta applicabile la proce-

dura ampliata, i richiedenti l’asilo sono ripartiti ad un Cantone per la durata 

del seguito della procedura d’asilo e dell’esecuzione dell’allontanamento 

(art. 26d LAsi in fine in combinato disposto con l’art. 27 LAsi). Entro il ter-

mine di un anno, occorre che la procedura ampliata sia conclusa ed 

un’eventuale esecuzione dell’allontanamento sia completata. Il termine di 

ricorso nella procedura ampliata è di 30 giorni (art. 108 cpv. 2 LAsi), come 

pure di uguale durata è il termine d’evasione del ricorso per il Tribunale 

amministrativo federale (art. 109 cpv. 2 LAsi; cfr. consid. 7.3 della sentenza 

succitata). Il Tribunale, nella stessa sentenza E-6713/2019 succitata ha an-

che osservato come non vi sia alcun diritto rivendicabile per la trattazione 

di una domanda d’asilo nella procedura celere o in quella ampliata (cfr. 

consid. 9.2). Tuttavia, la trattazione di un caso nella procedura celere in-

vece che in quella ampliata, può comportare, in alcuni casi, in connessione 

con il termine ricorsuale di sette giorni lavorativi, la violazione della garan-

zia della via giudiziaria ai sensi dell’art. 29a Cost. (RS 101), nonché nello 

stesso tempo la violazione dell’art. 13 CEDU in combinato disposto con 

l’art. 3 CEDU (cfr. consid. 9 e 10 della sentenza di principio citata).  

D-4134/2020 

Pagina 13 

5.3 Ora, nel caso in disamina, la SEM per la fase preparatoria – terminata 

con la richiesta di ripresa in carico della ricorrente all’G._______, nonché 

di richiesta di accertamenti alla N._______ del (…) – ha superato di pochi 

giorni il termine di 21 giorni disposto legalmente. Tuttavia, ciò non si può 

dire lo stesso della fase decisionale successiva, in quanto l’audizione sui 

motivi d’asilo è avvenuta soltanto il (…) luglio 2020, mentre che la deci-

sione è stata emanata il 20 luglio 2020, superando quindi pacificamente gli 

otto giorni lavorativi legalmente previsti per tale fase decisionale. La SEM, 

a fronte della relativa complessità della fattispecie, in relazione in partico-

lare agli elementi di tratta di esseri umani (di seguito: TEU) emersi nel ver-

bale sui dati personali nonché durante il colloquio Dublino, oltreché del fatto 

che fosse prevedibile che i tempi d’evasione in procedura celere potevano 

essere difficilmente rispettati segnatamente a causa della gravidanza 

avanzata della ricorrente, avrebbe dovuto trattare la presente nel quadro 

della procedura ampliata. Difatti, in casu, il termine d’evasione è stato am-

piamente superato, essendo la decisione stata emessa segnatamente ben 

oltre i 140 giorni complessivi previsti per il termine della procedura celere 

– attribuendo invero pure le ricorrenti al O._______ già con decisione del 

(…) (cfr. atto SEM n. 56/1). Ciò posto, il Tribunale ritiene che nella fattispe-

cie, non sia tuttavia da annullare la decisione dell’autorità inferiore, in 

quanto la scelta della procedura celere non ha comportato per le ricorrenti, 

a differenza di quanto da loro sostenuto nel ricorso, alcuna violazione della 

via giudiziaria ai sensi dell’art. 29a Cost. Invero le insorgenti sono state 

rappresentate legalmente durante il corso dell’intera procedura, anche din-

nanzi alla SEM. Inoltre le stesse – anche se in applicazione dell’art. 10 

dell’Ordinanza Covid-19 asilo – hanno potuto presentare un ricorso entro il 

termine di 30 giorni, come previsto per la procedura ampliata. Lo stesso 

risulta essere sufficientemente motivato e corposo e le insorgenti non spie-

gano né quali argomenti non avrebbero potuto presentare nel parere – al-

dilà di difficoltà organizzative per poter effettuare un colloquio con la richie-

dente – o eventualmente nel ricorso; né quali elementi non sarebbero stati 

erroneamente considerati rispettivamente accertati dalla SEM in violazione 

del principio inquisitorio. In tale contesto si osserva come l’autorità inferiore 

ha segnatamente effettuato con la richiedente sia un’audizione TEU artico-

lata, onde interrogare ed individuare se la ricorrente fosse una potenziale 

vittima di tratta (cfr. atto SEM n. 19/12), nonché un complemento al collo-

quio Dublino, per stabilire l’effettiva relazione tra la richiedente ed il pre-

sunto marito rispettivamente padre della bambina (cfr. atto SEM n. 26/5). 

La SEM ha inoltre puntualmente informato N._______, del fatto che la ri-

chiedente potesse essere una vittima potenziale di tratta, autorità compe-

tente che dopo ulteriori accertamenti ha deciso di non aprire alcuna inchie-

sta (cfr. atto SEM n. 42/3).  

D-4134/2020 

Pagina 14 

5.4 Alla luce di quanto sopra enucleato, il Tribunale ritiene che l’autorità 

resistente, abbia istruito correttamente la causa, in particolare adempiendo 

ai suoi obblighi di cui alla giurisprudenza inerente la tratta di esseri umani, 

esposta nella DTAF 2016/27 (cfr. in particolare consid. 5) alla quale si può 

per il resto rinviare, nonché che nel caso di specie non sia ravvisabile al-

cuna violazione delle disposizioni convenzionali, così come previste dalla 

giurisprudenza succitata, in relazione all’attribuzione delle ricorrenti alla 

procedura celere piuttosto che a quella ampliata (cfr. supra consid. 5.2). 

Ne consegue che, né la censura relativa all’accertamento inesatto ed in-

completo dei fatti determinanti da parte dell’autorità inferiore – e di con-

vesso quindi alla violazione del principio inquisitorio – né quella inerente la 

violazione del suo diritto di difesa, non sono destinate ad esito favorevole. 

6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

6.2 Giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione 

a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile. Occorre tenere conto 

dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

7.  

7.1 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare, 

o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

7.2 È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

D-4134/2020 

Pagina 15 

o all’esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev’essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

7.3 Nel caso di specie, le allegazioni della ricorrente circa l’evento in cui 

ella avrebbe subito delle minacce e delle percosse da parte di appartenenti 

al gruppo (…), a causa dell’(…) durante un (…) che avrebbero coinvolto il 

presunto coniuge, nonché la sua ospedalizzazione seguente derivante da 

tali circostanze non convincono il Tribunale. 

7.3.1 In primo luogo, non stupisce che l’autorità inferiore abbia considerato 

insufficientemente sostanziate le dichiarazioni della richiedente l’asilo circa 

tali evenienze. Si rammenta infatti che le informazioni in merito ai “culti stu-

denteschi” detti anche “confraternite” presenti in Nigeria, ed in particolare 

proprio riguardo due delle bande maggiormente note e menzionate dall’in-

sorgente ovvero “(…)” (anche noto come “[…]”, il quale motto sarebbe 

“[…]”) e “(…)”, risultano ben notorie nel paese d’origine dell’insorgente, in 

particolare che sarebbero riconoscibili dal loro abbigliamento (cfr. BBC 

News, Nigeria’s campus cults: Buccaneers, Black Axe, and other feared 

groups, 2 giugno 2020, < https://www.bbc.com/news/world-africa-

52488922 >; Home Office, Country Background Note: Nigeria, gennaio 

2020, < https://www.ecoi.net/ en/file/local/2022814/Nigeria_-_Back-

ground_-_CPIN _-_v2.0__January_ 2020__gov.uk.pdf >, p.to 9.1.1, 

pag. 22 seg.; SEM, Focus Nigeria, Profil de l’Etat d’Edo, 22 marzo 2019, < 

https://coi.easo.europa.eu/administration/switzerland/ PLib/Focus_Nigeria 

_20190322.pdf >, pag. 28 seg.;  

D-4134/2020 

Pagina 16 

European Asylum Support Office (EASO), Orientamenti per Paese: Nige-

ria, febbraio 2019, pag. 47 seg. e 65 seg.; […], < […] >, tutti consultati il 

27.08.2020). Pertanto, ci si può attendere, da colui o colei che entra in 

contatto con tali culti, una caratterizzazione degli eventi che vada aldilà 

della generica descrizione di come si vestirebbero, nozione di facilmente 

fruizione per chiunque. Ciò posto, è indubbio che nella presente disamina 

la ricorrente si sia limitata ad un mero esercizio di reiterazione di quanto 

noto senza saper avanzare dettagli individualizzati. Ha invero unicamente 

riferito che gli appartenenti al gruppo (…) porterebbero un (…), mentre che 

la confraternita (…), avrebbe indossato un (…) (cfr. atto SEM n. 60/15, 

D43, pag. 6), e che si distinguerebbero dalla loro parlata (cfr. n. 60/15, D53 

segg., pag. 7), senza tuttavia saper aggiungere altro né riguardo al gruppo 

(…) di cui il presunto marito ne avrebbe fatto parte (cfr. atto SEM n. 60/15, 

D43 seg., pag. 6), né circa il numero di persone che si sarebbe presentato 

a casa sua (cfr. n. 60/15, D69, pag. 9). Non ha inoltre fornito alcun dettaglio 

particolare riguardo alle percosse che avrebbe subito – a parte riferire che 

a causa delle stesse avrebbe abortito ed avrebbe riportato delle ferite su 

un piede, alla schiena e sul dente (cfr. atto n. 60/15, D39, pag. 5) – né 

spiega chi e come l’avrebbe trasportata in ospedale (cfr. atto n. 60/15, D39 

segg., pag. 5 segg.). Inoltre, non maggiormente sostanziate, appaiono le 

sue asserzioni riguardo al fatto che il compagno avrebbe fatto parte del 

gruppo (…) e preso parte al (…) di una (…). Invero, a parte quanto le avreb-

bero riferito i suoi aggressori in merito al coinvolgimento del presunto ma-

rito nel (…) (cfr. atto SEM n. 60/15, D46 segg., pag. 6 segg.), non ha tutta-

via saputo contestualizzare meglio né le persone coinvolte durante il (…) 

(cfr. atto SEM n. 60/15, D88 seg., pag. 10), né se il suo compagno sia an-

cora membro dello stesso gruppo (cfr. atto SEM n. 60/15, D111, pag. 12). 

Non ha inoltre saputo spiegare come mai, visto che tutti i membri portereb-

bero un (…) distintivo d’appartenenza alla confraternita (…) (cfr. atto 

n. 60/15, D56, pag. 7), ella non lo avrebbe mai visto addosso al supposto 

marito (cfr. atto n. 60/15, D57 segg., pag. 8). Tale mancanza di dettagli, 

appare ancora maggiormente inspiegabile, dato che la stessa ricorrente ha 

dichiarato di avere parlato della vicenda anche con il compagno (cfr. atto 

n. 60/15, D50, pag. 7 e D65, pag. 8). 

7.3.2 Anche dal profilo della plausibilità, vi sono degli elementi nella narra-

zione dell’insorgente che risultano poco credibili per una persona che 

avrebbe realmente vissuto tali eventi. Dapprima, come a giusta ragione 

ritenuto dall’autorità inferiore nella decisione avversata – ed a differenza di 

quanto sostenuto nel gravame dalle interessate – la spiegazione da ella 

fornita per non aver depositato una denuncia, ovvero che temesse di es-

sere arrestata, non appare essere convincente (cfr. atto n. 60/15, D81 

D-4134/2020 

Pagina 17 

segg., pag. 9 seg.). Invero, tale timore risulta essere incoerente ed infon-

dato con il fatto che la polizia sarebbe intervenuta al suo domicilio (cfr. atto 

n. 60/15, D39, pag. 5 e D86, pag. 10), e quindi, di convesso, che se l’aves-

sero voluta arrestare avrebbero saputo chi ricercare, tra l’altro essendo 

stata pure degente per un lungo periodo all’ospedale. Ulteriore elemento 

illogico, appare il fatto che l’insorgente, malgrado adduca che il motivo per 

il quale ella sarebbe partita dal Paese d’origine, fosse quello legato al 

gruppo di (…) e che temerebbe di essere uccisa da loro nel caso di un suo 

ritorno in Nigeria (cfr. atto n. 60/15, D111 seg., pag. 12), di fatto non si sia 

più interessata di ricevere delle notizie in merito ai medesimi autori una 

volta partita (cfr. atto n. 60/15, D119, pag. 13). Questo, anche considerato 

che ella ha asserito di non essere più rientrata a casa dopo la dimissione 

dall’ospedale, e che avrebbe abbandonato tutti i suoi effetti personali nella 

stessa abitazione (cfr. atto n. 60/15, D126, pag. 13). Tale comportamento 

disinteressato, non risulta spiegabile con il fatto che ella affermi in tale fran-

gente di non avere avuto più contatti con la Nigeria, avendo dovuto vendere 

il suo telefono una volta arrivata in F._______ (cfr. atto n. 60/15, D119, 

pag. 13), in quanto perlomeno da quando era giunta in G._______, ella ha 

potuto avere dei contatti telefonici con i suoi famigliari, con il suo compagno 

(cfr. atto SEM n. 19/12, D45 segg., pag. 6; n. 26/5, pag. 3; n. 60/15, D27, 

pag. 4 e D107, pag. 12), nonché regolari con H._______ (cfr. atto n. 19/12, 

D49 seg., pag. 7). 

7.3.3 Gli elementi vaghi ed illogici nelle dichiarazioni dell’insorgente sopra 

rilevati, appaiono nel loro complesso di un’importanza tale e decisiva – poi-

ché riguardanti il motivo per il quale la ricorrente sarebbe espatriata dal 

Paese d’origine – che non possono essere relativizzabili e spiegabili come 

proposto dalle ricorrenti nel loro gravame, ovvero tenendo in considera-

zione la condizione di vittima di TEU della richiedente nonché dello shock 

che ella avrebbe riportato a causa delle circostanze che avrebbe vissuto in 

Nigeria prima dell’espatrio. Inoltre, visti i suesposti indicatori d’inverosimi-

glianza a riguardo delle circostanze che avrebbero indotto la ricorrente 

all’espatrio, quand’anche quanto riferito dall’insorgente circa l’uccisione 

della (…) fosse ritenuto corrispondere alla realtà (cfr. atto n. 60/15, D40, 

pag. 6), tuttavia ciò non è in grado di inficiare la valutazione esposta a mar-

gine.  

7.3.4 In definitiva, le dichiarazioni della ricorrente non possono essere qua-

lificate come verosimili. Non si può pertanto ritenere che quest’ultima sia 

espatriata a causa delle problematiche che avrebbe avuto in relazione al 

gruppo (…). 

D-4134/2020 

Pagina 18 

8.  

Occorre ora esaminare se gli elementi di potenziale vittima di TEU emersi 

per la ricorrente A._______ dalle dichiarazioni da ella rilasciate – che al 

pari dell’autorità resistente il Tribunale non intende rimetterne in discus-

sione la loro verosimiglianza, vista la coerenza, i dettagli forniti e la plausi-

bilità dell’intero narrato desumibili dagli atti all’inserto – siano pertinenti o 

meno ai sensi dell’art. 3 LAsi. 

8.1 In tale contesto si rileva innanzitutto che, il fondato timore di esposi-

zione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 LAsi, comprende nella sua 

definizione un elemento oggettivo, in rapporto con la situazione reale, e un 

elemento soggettivo. Sarà riconosciuto come rifugiato colui che ha dei mo-

tivi oggettivamente riconoscibili da terzi (elemento oggettivo) di temere 

(elemento soggettivo) di essere esposto, in tutta verosimiglianza e in un 

futuro prossimo, a una persecuzione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 

DTAF 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, deve essere tenuto conto 

degli antecedenti dell’interessato, segnatamente dell’esistenza di persecu-

zioni anteriori, nonché della sua appartenenza a una razza, a un gruppo 

religioso, sociale o politico, che lo espongono maggiormente a un fondato 

timore di future persecuzioni. Infatti, colui che è già stato vittima di perse-

cuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove per-

secuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. 

DTAF 2010/57 consid. 2.5 con giurisprudenza ivi citata). Sul piano ogget-

tivo, tale timore dev’essere fondato su indizi concreti e sufficienti che fac-

ciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta probabilità, l’av-

vento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi, 

indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero pro-

dursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e re-

lativi riferimenti). 

8.2 Per quanto attiene la problematica della tratta di esseri umani di donne 

nigeriane, in modo particolare provenienti da P._______ come la ricorrente, 

si rinvia a quanto già chiarito dal Tribunale nella DTAF 2016/27 (in partico-

lare consid. 8 segg.), che risulta in merito tutt’ora attuale. 

8.3 Nel caso di specie, il Tribunale rileva come la ricorrente, prima della 

sua partenza dalla Nigeria abbia dovuto compiere un rito sciamanico con 

la presenza di un garante – in casu la madre dell’insorgente – per suggel-

lare il patto di restituzione dei soldi che H._______ avrebbe speso per farla 

giungere in G._______ con la promessa di un lavoro. Ella avrebbe dipoi 

viaggiato con altre persone dalla Nigeria, nonché ci sarebbero state delle 

persone di collegamento che l’avrebbero aspettata e presa in consegna 

D-4134/2020 

Pagina 19 

per la prosecuzione del viaggio. Tali elementi potrebbero essere riconduci-

bili effettivamente ad una TEU. Tuttavia, sulla base delle allegazioni della 

ricorrente, il Tribunale osserva come ella è partita su base volontaria verso 

l’G._______, con l’accordo della madre, poiché temeva le ripercussioni 

della confraternita (…). Sarebbe stata attratta dalla promessa di un’attività 

lavorativa come (…) da una persona, H._______, conosciuta durante la 

sua degenza in ospedale. Soltanto una volta giunta in G._______, e dopo 

aver soggiornato in un centro per richiedenti l’asilo a J._______ per (…) 

mesi, nonché in seguito in un centro di K._______ per ulteriori (…) mesi, 

depositando anche una domanda d’asilo in G._______ il (…), avrebbe sa-

puto che quanto riferitole da H._______ non fosse reale, contattando lo 

stesso. Visto che il medesimo avrebbe iniziato a disturbare i suoi famigliari 

in Nigeria, ciò l’avrebbe decisa a prostituirsi per restituirgli il debito con lui 

contratto, nonché a lasciare il centro per richiedenti l’asilo in cui si trovava 

e ad andare a vivere assieme ad un’altra prostituta. Ella avrebbe tuttavia 

continuato a gestire autonomamente i suoi guadagni e non avrebbe dipeso 

da alcuno per l’esercizio del meretricio, né avrebbe subito alcun controllo, 

versando unicamente l’affitto dell’appartamento, nonché il prezzo del mar-

ciapiede ove esercitava ad un’altra prostituta, oltreché inviare i soldi ad 

H._______. Sarebbe stata inoltre una sua scelta personale di abbandonare 

la prostituzione nel mese di (…) 2018, allorché l’avrebbe ricontattata il pre-

sunto marito. Dal momento in cui ella avrebbe appreso del decesso di 

H._______, ovvero dal mese di (…) 2018, non avrebbe più continuato a 

versare soldi ad alcuno al suo posto. Infine, né lei né i suoi famigliari, sa-

rebbero stati più ricontattati per saldare il debito ancora aperto con 

H._______.  

Alla luce di tali allegazioni, non appare quindi che l’insorgente sarebbe 

stata trasportata con la forza dal suo paese d’origine in F._______ e poi in 

G._______, con lo scopo di essere sfruttata sessualmente. Non vi sono 

quindi degli elementi concreti che permettano di concludere, aldilà di mere 

supposizioni ed ipotesi, che l’interessata sia stata presa all’interno di una 

rete di tratta di esseri umani al momento della sua partenza dal paese d’ori-

gine, o che ella rischierebbe seriamente di esserne vittima in caso di un 

suo ritorno. Pur non volendo in alcun modo minimizzare né il percorso mi-

gratorio né il difficile vissuto della ricorrente in G._______, tuttavia lo sfrut-

tamento esercitato su di lei da H._______, appare rilevare da atti commessi 

da un individuo isolato per sfruttare la ricorrente, senza tuttavia legami con 

una rete di tratta di esseri umani od una struttura organizzata per lo sfrut-

tamento sessuale.  

D-4134/2020 

Pagina 20 

8.4 Visto quanto precede, in assenza di elementi all’incarto, nulla lascia 

presagire che la ricorrente sia stata presa in una rete di prostituzione in 

Nigeria o avente delle ramificazioni in tale Paese e che ella avrebbe per-

tanto un timore fondato, dal profilo oggettivo, di subire delle persecuzioni 

in caso di un suo ritorno in patria. Non vi è quindi neppure, agli occhi del 

Tribunale, un rischio per la ricorrente di essere esposta ad una nuova vitti-

mizzazione a causa dello sfruttamento su di lei compiuto da H._______ in 

caso di un suo ritorno in Nigeria. A tali condizioni, non v’è più luogo di de-

terminare se l’interessata possa ottenere o meno nel suo paese d’origine 

una protezione adeguata da parte delle autorità nigeriane. Per gli stessi 

motivi, neppure risulta necessario procedere oltre come proposto nel gra-

vame dalle ricorrenti, ovvero nell’esaminare se la ricorrente appartenga ad 

un gruppo sociale determinato – in quanto donna nigeriana proveniente da 

un contesto territoriale specifico e giunta in Europa per essere oggetto di 

sfruttamento sessuale – per il riconoscimento della qualità di rifugiato.  

8.5  

Nel complesso è dunque a giusto titolo che la SEM non ha riconosciuto lo 

statuto di rifugiato ed ha negato l’asilo alle interessate.  

9.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Le ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 

sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata. 

10.  

10.1 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio  

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI, giusta il quale l’esecuzione dell’allonta-

namento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile (art. 83 

cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). In caso di 

non adempimento d’una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammis-

sione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI). 

D-4134/2020 

Pagina 21 

10.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare, o per lo meno rendere verosimile, l’esistenza  

di un ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24  

consid. 10.2 e relativo riferimento).  

11.  

11.1 Nella decisione avversata, l’autorità inferiore ha ritenuto l’esecuzione 

dell’allontanamento delle interessate come ammissibile, ragionevolmente 

esigibile e possibile. In particolare, attinente l’esigibilità della misura, non vi 

sarebbero degli ostacoli personali riguardo le insorgenti ed inoltre 

A._______ potrebbe contare su di una solida rete familiare in patria, sia 

per reintegrarsi nell’ambiente in cui sarebbe nata e cresciuta, sia per l’ac-

cudimento della figlia. 

11.2 Nel loro gravame, le ricorrenti avversano anche le precitate conclu-

sioni esposte nella decisione impugnata. In primo luogo, l’esecuzione 

dell’allontanamento delle medesime in Nigeria sarebbe illecito. Questo in 

quanto – citando segnatamente una sentenza della Corte europea dei diritti 

dell’uomo (di seguito: CorteEDU), nonché un caso britannico (HD – Traf-

ficked Women Nigeria CG [2-16] UKUT 00454 IAC) – un rischio di ri-vitti-

mizzazione della ricorrente nella TEU parrebbe essere altamente proba-

bile, considerata anche la carenza delle misure di protezione eventual-

mente disponibili in Nigeria. La valutazione effettuata dalla SEM nella de-

cisione avversata, sembrerebbe infatti riferirsi ad informazioni risalenti al 

2008, datate e verosimilmente non attuali. Esse ritengono inoltre come l’al-

lontanamento dalla Svizzera per C._______, che si troverebbe separata 

dal padre biologico, risultando lo stesso stato rinviato in Q._______ tramite 

la procedura Dublino a seguito della sentenza del Tribunale D-6630/2019 

del 23 dicembre 2019, come pure per la madre A._______, senza il com-

pagno, inciderebbe in misura considerevole e duratura sulla loro possibilità 

di vita famigliare. Il quadro che si configurerebbe con il loro allontanamento, 

sarebbe per di più molto diverso da quello valutato nella sentenza D-

6630/2019 succitata dallo scrivente Tribunale, con la ricorrente e la figlia 

soggiornanti in Svizzera. La lontananza dal padre, priverebbe inoltre la 

bambina C._______ della relazione affettiva ed educativa con il padre, le-

dendo sia l’art. 9 cifra 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo (RS 0.107, 

di seguito: CDF) che l’interesse superiore del bambino. Infine, quanto ipo-

tizzato dal Tribunale nella sua sentenza D-6630/2019 al consid. 7.6.6.1, 

ovvero che la relazione parentale poteva essere mantenuta, oltreché con 

contatti via telefono (o Skype) pure con soggiorni di breve durata di 

D-4134/2020 

Pagina 22 

D._______, questi ultimi sarebbero impossibili da eseguire in Nigeria. Pro-

seguendo, le ricorrenti ritengono pure l’esecuzione dell’allontanamento 

come inesigibile, in quanto A._______ si ritroverebbe in Nigeria quale 

donna sola, senza un compagno e senza attività lavorativa. In tale conte-

sto, la ricorrente disporrebbe difatti di una formazione precaria ed avrebbe 

svolto in patria soltanto saltuariamente l’attività di (…), essendo il partner 

D._______ che avrebbe provveduto al loro sostentamento. La madre della 

ricorrente, non sarebbe dipoi da considerarsi quale sostegno economico 

solido, essendo vedova e mantenendo già altri quattro figli con la sua atti-

vità di (…). 

12.  

12.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-

zione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La CorteEDU ha più volte 

ribadito che la sola possibilità di subire dei maltrattamenti dovuti a una si-

tuazione di insicurezza generale o di violenza generalizzata nel Paese di 

destinazione non è sufficiente per ritenere una violazione dell’art. 3 CEDU. 

Spetta infatti all’interessato provare o rendere verosimile l’esistenza di seri 

motivi che permettano di ritenere che egli correrà un reale rischio («real 

risk») di essere sottoposto, nel Paese verso il quale sarà allontanato, a 

trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi 

riferimenti). 

12.2 Nella presente disamina, stante il fatto che le insorgenti non sono riu-

scite a rendere verosimili le loro dichiarazioni ex art. 7 LAsi, né a dimostrare 

l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposte a tali pre-

giudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento non 

trova applicazione nella fattispecie e l’ammissibilità del rinvio delle ricorrenti 

verso la Nigeria sotto l’aspetto dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, risulta quindi pacifico.  

12.3 Concernente il rischio di nuova vittimizzazione fatto valere dalle ricor-

renti nel gravame, il Tribunale rileva dapprima come le decisioni delle au-

torità d’asilo straniere non risultino vincolanti per le autorità svizzere 

nell’apprezzamento di una domanda di protezione internazionale. In tal 

senso, e visto quanto già sopra esposto al consid. 8, il «Country guidance 

case» britannico citato nel gravame dalle ricorrenti (cfr. p.to IV, pag. 13 del 

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Pagina 23 

ricorso), non appare essere rilevante per la fattispecie. In seguito, sulla 

base di quanto già sopra osservato (consid. 5.4 e 8), il Tribunale ritiene che 

la Svizzera abbia adempiuto in casu agli obblighi derivanti dal diritto inter-

nazionale e da quanto ricordato più volte anche dalla giurisprudenza della 

CorteEDU e da questo Tribunale (cfr. in particolare L.E. contro Grecia del 

21 gennaio 2016, n. 71545/12, §§64-68 con riferimenti citati; 

DTAF 2016/27), in materia di lotta contro la tratta di esseri umani e di pro-

tezione della vittima reale o potenziale di tratta. Non è ravvisabile inoltre 

nella presente disamina, a differenza di quanto sostenuto nel ricorso dalle 

interessate, un pericolo reale ed immediato per la ricorrente di essere sot-

toposta alla tratta o allo sfruttamento ai sensi dell’art. 3 a) del Protocollo 

addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità or-

ganizzata transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di per-

sone, in particolare di donne e bambini del 15 novembre 2000 

(RS 0.311.542, Protocollo di Palermo) o dell’art. 4 a) della Convenzione del 

Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani del  

16 maggio 2005 (RS 0.311.543), così da comportare una violazione 

dell’art. 4 CEDU, se ella venisse rinviata in Nigeria, ma soltanto un’even-

tuale ed ipotetica possibilità che ella subisca un pregiudizio in tal senso (cfr. 

sentenza della CorteEDU L.E. contro Grecia succitata, §§66-67). Pertanto, 

non risulta in specie alcuna violazione dell’art. 4 CEDU o di altre norme 

internazionali applicabili in materia di TEU, se la ricorrente venisse rinviata 

nel suo Paese d’origine. 

12.4 Ne consegue che, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, 

l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di di-

ritto pubblico internazionale nonché della LAsi. 

13.  

13.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.  

13.2 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-

lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità 

di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

D-4134/2020 

Pagina 24 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le 

difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità di una 

regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi 

di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-

zione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, 

in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situa-

zione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26  

consid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti).  

Il Tribunale ha tuttavia già avuto modo di precisare come le esigenze al 

riguardo siano meno restrittive allorché vi sia da prendere in considera-

zione l’interesse superiore dei bambini in tenera età conformemente 

all’art. 3 cpv. 1 CDF. L’interesse del fanciullo può infatti essere ritenuto mi-

nacciato anche allorquando questi non si trovi in una situazione critica sul 

piano esistenziale. In altri termini, le difficoltà di reinserimento (o di inseri-

mento in caso di nascita in Svizzera) nel paese d’origine dovute ad un’in-

tegrazione avanzata in Svizzera possono condurre a reputare inesigibile 

l’esecuzione dell’allontanamento per l’insieme della famiglia anche in as-

senza di una messa in pericolo concreta (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; 

DTAF 2009/28 consid. 9.3.2; tra le tante anche la sentenza del Tribunale  

D-2239/2016 del 6 giugno 2018 consid. 11.3). 

13.3 In specie, la situazione personale delle interessate non risulta essere 

d’impedimento all’esecuzione dell’allontanamento. A differenza di quanto 

sostenuto nel gravame dalle ricorrenti, A._______ è giovane, in buona sa-

lute – essendo le uniche problematiche di salute inerente un dente trattate 

e terminate in Svizzera (cfr. atti SEM n. 22/2, n. 24/2, n. 60/15, D4, pag. 2 

e D34, pag. 4) – e dispone sia di una certa istruzione, che può avvalersi di 

conoscenze e di una certa esperienza quale (…). Peraltro, al contrario di 

quanto sostenuto nel ricorso, appare dal rapporto (…) del (…), come la 

ricorrente avrebbe esercitato tale attività anche durante la convivenza con 

il partner (cfr. atto SEM n. […]-25/5). Esse dispongono inoltre in patria, non 

soltanto della madre (rispettivamente nonna) sulla quale poter contare, 

come affermato nel ricorso, ma anche di tre fratelli ed una sorella che vi-

vono con la madre a E._______, di cui perlomeno uno risulta essere mag-

giorenne, e viventi tutti allo stesso domicilio della madre (cfr. atti SEM 

n. 26/5, pag. 2 e n. 60/15, D15 seg., pag. 3). Inoltre esse dispongono in 

patria di svariati zie e zii paterni e materni (cfr. atto SEM n. 26/5, pag. 3 

seg.). Tale rete sociale risulta essere sufficiente per permettere alle ricor-

renti di sopperire alle loro necessità essenziali. Infine, sarà pure possibile 

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Pagina 25 

sollecitare dalla SEM, in caso di necessità, un aiuto al ritorno secondo gli 

art. 73 segg. dell’ordinanza 2 sull’asilo relativa alle questioni finanziarie 

dell’11 agosto 1999 (OAsi 2, RS 142.312), che permetteranno a 

A._______, in particolare per il tempo della sua reinstallazione, di affron-

tare i suoi bisogni primari e quelli della figlia minorenne.  

13.4 Per quanto attiene la figlia della ricorrente, ovvero C._______, non è 

ravvisabile dagli atti all’incarto alcun elemento sfavorevole dal quale si 

possa desumere che l’esecuzione del suo allontanamento implicherebbe 

una sua messa in pericolo concreta. Al riguardo, il Tribunale rileva che la 

bambina è giovane ed in buona salute (cfr. atto SEM n. 60/15, D5, pag. 2), 

in quanto le sole problematiche valetudinarie riscontrate subito dopo la na-

scita della bambina risultano essere state trattate in Svizzera e non aver 

avuto alcun seguito di nota (cfr. atto SEM n. 53/12). Infine, agli atti non vi 

sono indizi che inducano a ritenere che l’esecuzione del suo allontana-

mento possa essere contraria all’art. 3 cpv. 1 CDF ai sensi della giurispru-

denza succitata (cfr. supra consid. 13.2). Invero la stessa ha soltanto poco 

più di (…) di vita, ha soggiornato in Svizzera per un periodo di uguale du-

rata, e per la sua età risulta fortemente dipendente per il suo sviluppo e 

l’educazione dalle cure della madre, e pertanto in tal senso, risulta pure 

influenzata dalla cultura d’origine di quest’ultima. Pertanto, a fronte di tali 

elementi, non è data nella presente disamina una forte integrazione in Sviz-

zera da parte dell’interessata, derivante in particolare da un lungo sog-

giorno e da una scolarizzazione in tale paese, ed un rientro nel suo Paese 

d’origine non rappresenta quindi uno sradicamento, che renda inesigibile 

l’esecuzione dell’allontanamento ai sensi dell’art. 3 CDF (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.6; 2009/28 consid. 9.3.2). Infine, allo stato degli 

atti, risulta che il presunto padre della bambina si trova in procedura d’asilo 

in Q._______, ciò che però non comporta un’inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento della ricorrente. Invero, se d’un canto un rinvio nel 

paese d’origine potrebbe rendere più difficoltose le possibilità di contatto 

tra la bambina ed il supposto padre, d’altro canto le stesse non risultano 

però essere impossibili. 

13.5 Il rientro delle interessate in Nigeria è pertanto da considerarsi pure 

ragionevolmente esigibile. 

14.  

In ultima analisi, nemmeno risultano impedimenti sotto l’aspetto della pos-

sibilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI a contrario). 

Questo, in quanto la ricorrente è in misura d’intraprendere ogni passo ne-

cessario presso la competente rappresentanza del suo paese d’origine in 

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Pagina 26 

vista dell’ottenimento dei documenti necessari al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 

LAsi nonché DTAF 2008/34 consid. 12). Infine, a causa del contesto at-

tuale in relazione alla propagazione nel Mondo del Coronavirus (detto an-

che Covid-19), visto il suo carattere temporaneo, non è di natura tale da 

rimettere in causa la conclusione che precede. Invero, se dovesse, nel 

caso di specie, ritardare momentaneamente l’esecuzione tecnica dell’al-

lontanamento, la stessa interverrebbe necessariamente più tardi, in tempi 

appropriati (cfr. tra le altre le sentenze del Tribunale D-3873/2020 del  

12 agosto 2020, D-6884/2019 dell’11 agosto 2020 consid. 9.5 con ulteriori rife-

rimenti ivi citati, E-6856/2017 del 6 aprile 2020 consid. 9). 

15.  

Ne consegue che, anche in materia di esecuzione dell’allontanamento, la deci-

sione dell’autorità inferiore va confermata ed il ricorso respinto. 

16.  

Alla luce di tutto quanto sopra, con la decisione impugnata, la SEM non ha vio-

lato il diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è inade-

guata (art. 49 PA). Il ricorso va pertanto respinto e la decisione impugnata con-

fermata. 

17.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali è divenuta senza oggetto. 

18.  

Infine, visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono la 

soccombenza, sarebbero da porre a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del  

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le 

conclusioni ricorsuali al momento dell'inoltro del gravame sprovviste di pos-

sibilità di esito favorevole e potendo partire dal presupposto che le insor-

genti sono indigenti, v'è luogo di accogliere la domanda di assistenza giu-

diziaria nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia 

(art. 65 cpv. 1 PA).  

19.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

D-4134/2020 

Pagina 27 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-4134/2020 

Pagina 28 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta.  

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: