# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** db6ba59f-7178-5064-88fc-2b13ca835ae0
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-08-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 31.08.2017 35.2017.49
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-49_2017-08-31.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2017.49

   

  dc/gm

  	
  Lugano

  31 agosto 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 maggio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 14 aprile 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 15 febbraio 2010, RI
1, dipendente della CO 1, è rimasta vittima di un infortunio così descritto “…
mentre si apprestava a scendere le scale della __________ è scivolata alla fine
dello scalino battendo la testa e il ginocchio sinistro contro il muro e la
schiena contro lo scalino” (doc. A1 pag. 2)

 

                                         L’Istituto assicuratore ha
riconosciuto la propria responsabilità e ha corrisposto regolarmente le
prestazioni di legge sino al 25 agosto 2011.

 

                               1.2.   Nel mese di ottobre 2016
all’assicuratore LAINF è stata annunciata una ricaduta, essendo subentrati il
15 settembre 2016 dei disturbi al braccio destro con parestesie. Sulla base di
un rapporto del Prof. __________ del 29 novembre 2016, con decisione formale del
20 gennaio 2017 CO 1 ha rifiutato di ritenere il caso annunciato una ricaduta
dell’infortunio del 15 febbraio 2010.

 

                               1.3.   A seguito dell’opposizione
interposta dall’ assicurata, l’istituto assicuratore, in data 15 maggio 2017,
ha confermato il contenuto della sua prima decisione, rilevando:

 

" (…)

La critica dell’opponente si fonda sulla motivazione che
l’intervento chirurgico subito (decompressione C7 destra con approccio
posteriore secondo Scoville) per ovviare ad un’ernia discale intraforaminale
destra sia da attribuire al trauma subito il 15 febbraio 2010 poiché tale ernia
non era presente su una RM effettuata nel 2003.

 

9.2.

Di parere opposto il consulente LAINF incaricato da CO 1 che
ritiene come dalla MRI di data 31 marzo 2010 si possa affermare che si tratti
di “eine Diskushernie (Protrusionen) auf dem Niveau
C5/C6 und C6/C7. Im aktuellen MRI der Halswirbelsäule
come gleichen Institut, am 05.10.2016 angefertigt, wird erneut die Hernie auf
dem Niveau C6/C7 beschrieben, wie sie bereits 2010 befundet wure. Leichte
Strukturveränderungen bzw. Veränderungen der Grösse der Hernie entsprechen
dabei dem natürlichen Verlauf eines Hernienleidens. …“ (cfr. Rapporto 29 novembre 2016 – prof. __________).

 

10.

A mente di quest’Istanza, tutto lascia concludere che, tenuto pure
conto del tempo trascorso, la problematica qui in narrativa sia di carattere
prettamente degenerativa, piuttosto che infortunistica e che dunque le
considerazioni oggettive elaborate nel rapporto 29 novembre 2016 dal prof. __________
possano essere seguite.

Dunque, sulla base di quanto sopra, a mente di quest’istanza la
decisione impugnata merita d’essere integralmente confermata. (…)” (Doc. AI
pag. 4)

 

                               1.4.   Con tempestivo ricorso del 15
maggio 2017 l’assicurata chiede che le cure effettuate da settembre 2016 in
avanti per la diagnosi di ernia cervicale vengano assunte da CO 1. Ella rileva
che il medico neurochirurgo che ha eseguito l’operazione ha sostenuto che si
tratta di un’ernia cervicale con origini post-traumatiche. Inoltre, secondo la
ricorrente, l’assicuratore LAINF deve rispondere anche quando i postumi di un
infortunio sono aggravati da uno stato patologico latente (cfr. doc. I).

 

                               1.5.   CO 1, nella sua risposta del
7 giugno 2017, ha postulato la reiezione del gravame, rilevando in particolare:

 

" (…)

CO 1 dissente dalla tesi della ricorrente poiché non si può
affermare, nemmeno facendo leva sul principio della verosimiglianza
preponderante, che ci si trovi di fronte a postumi di un infortunio aggravati
da uno stato patologico preesistente. Di fatto, ed in questo senso gli atti
medici lo confermano, si è confrontati attualmente con una situazione fisica da
imputare, esclusivamente, a problematiche di natura degenerativa e ciò, in modo
particolare, tenuto conto dell’importante lasso di tempo trascorso tra
infortunio e problematiche annunciate (assenza nesso di causa). In questo
senso, le considerazioni oggettive elaborate nel rapporto 29 novembre 2016 dal
prof. __________ (doc. 9) sono da condividere.” (Doc. V)

 

                               1.6.   In data 9 giugno 2017 il TCA
ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri
mezzi di prova (cfr. doc. VI). Le parti sono rimaste silenti.

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Oggetto della lite è la
questione di sapere se CO 1 era legittimata oppure no a negare le proprie
prestazioni in relazione ai disturbi lamentati dall’assicurata a decorrere dal
mese di settembre 2016.

 

                                         Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (cfr. art. 6 LPGA)
a seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

                                         Il diritto all'indennità
giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello dell'infortunio. Esso si
estingue con il ripristino della piena capacità lavorativa, con l'assegnazione
di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                               2.2.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è,
tuttavia, l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e
le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento
delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p.
378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA
del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio 2001 nella
causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella causa P. S., H
407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del 23
dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6 aprile 1994 nella
causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986 p. 202
consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V
142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi:

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche senza l'infortunio (status
quo sine) 

 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p. 75
s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici svizzeri
71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente
alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle
prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere
provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La
semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è
sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni,
l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr.
RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati). 

                                         Questi concetti sono stati
ribaditi dal TFA in una sentenza del 12 gennaio 2006 nella causa D., U 187/04.

 

                               2.3.   Il diritto a prestazioni assicurative
presuppone pure l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli
elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA),
Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994,
p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.4.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF è
tenuto a riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute
o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e
A. Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungs-recht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la LAINF né l’OAINF
prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la pretesa potrà essere
fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze tardive appaiono, per
la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio assicurato, e ciò
indipendentemente dal fatto che, a quel momento, l’interessato sia o meno
ancora assicurato. Rilevante è soltanto l’esistenza di un nesso di causalità
(cfr. STFA del 31 luglio 2001 nella causa H., U 122/00).

 

                               2.5.   Conformemente all'esperienza
acquisita in materia di medicina infortunistica, praticamente tutte le ernie
discali sono causate da preesistenti alterazioni degenerative che
interessano i dischi intervertebrali. Pertanto, solo eccezionalmente - qualora
siano soddisfatti determinati presupposti - un evento infortunistico può essere
ritenuto come la causa propriamente detta di un’ernia del disco (cfr. STF
8C_819/2016 del 4 agosto 2017; STF 8C_17/2017 del 4 aprile 2017; STF
8C_1003/2010 del 22 novembre 2011 consid. 1.3; STFA U 194/05 del 25 ottobre
2006; RAMI 2000 U 378, p. 190, U 379, p. 192).

 

                                         Un'ernia discale va
considerata di natura traumatica in senso stretto unicamente - e le condizioni
sono cumulative - se l'evento infortunistico presenta una particolare gravità,
se è di per sé idoneo a danneggiare il disco intervertebrale e se i sintomi
dell'ernia discale, così come la relativa incapacità lavorativa, sono insorti
immediatamente (cfr. SVR 2009 UV 1 p. 1 consid. 2.3; RAMI 2000 U 378 p. 190
consid. 3, U 379 p. 192 consid. 2a). 

 

                                         I
criteri appena esposti valgono anche in caso di peggioramento duraturo (direzionale)
di uno stato morboso preesistente, se e nella misura in cui, a causa di un
infortunio, lo sviluppo di un’ernia discale sia stato anticipato oppure accelerato
(cfr. STFA U 218/04 del 3 marzo 2005, consid. 6.1).

                                         In particolare, è
necessario che vi siano "… attendibili reperti radioscopici suscettibili
di fare ritenere un aggravamento significativo e duraturo dell'affezione
degenerativa preesistente alla colonna vertebrale (RAMI 2000 No. U 363, pag.
46, cfr. pure sentenza inedita del 4 giugno 1999 in re S., U 193/98, consid. 3c)." (STFA U 194/05 del 25 ottobre 2006, già citata).

 

                                         Qualora un’ernia del disco
preesistente sia stata solo resa manifesta dall’infortunio, i disturbi
scatenati in tal modo devono apparire entro un breve lasso di tempo,
affinché possano essere ancora considerati conseguenza naturale dell’evento in
questione, la giurisprudenza tollerando a tal riguardo un periodo di latenza
massimo di 8-10 giorni dall'infortunio (STFA U 218/04 del 3 marzo 2005 consid.
6.1).

 

                                         Occorre precisare che,
secondo il Tribunale federale, la durata tollerata della latenza varia a
seconda del segmento interessato dall’ernia del disco (rachide lombare/toracale
oppure cervicale):

 

" Wird eine vorbestandene Diskushernie durch den Unfall lediglich
manifest, müssen die dadurch ausgelösten Beschwerden innerhalb einer kurzen
Zeitspanne auftreten, um als natürlich kausale Folgen des fraglichen
Ereignisses zu gelten. Für den Brust- und Lendenwirbelbereich wird eine
Latenzzeit von höchstens acht bis zehn Tagen angegeben (Alfred M.
Debrunner/Erich W. Ramseier, Die Begutachtung von Rückenschäden, Bern 1990, S.
55). Bei einer vorbestehenden Diskushernie der Halswirbelsäule beträgt das
beschwerdefreie Intervall in der Regel lediglich wenige Stunden (Krämer, a.a.O.
S. 355; nicht veröffentlichtes Urteil S. vom 4. Juni 1999 [U 193/98]).“ (STFA U 218/04 del 3 marzo 2005, consid. 6.1)

 

                                         In
tale ipotesi (ossia quella in cui l’infortunio ha giocato un ruolo
semplicemente scatenante), l'assicurazione assume la sindrome dolorosa legata
all'evento traumatico. Fintanto che non è stato raggiunto lo status quo sine
vel ante, l’assicuratore è tenuto in tal caso ad assumere, in base all’art.
36 cpv. 1 LAINF, le indennità giornaliere, come pure i rimborsi delle spese e
le prestazioni sanitarie, sotto cui ricadono anche i costi di cura medica ex
art. 10 LAINF. La persona assicurata ha pertanto diritto a una cura appropriata
(cfr. STF 8C_412/2008 del 3 novembre 2008 consid. 5.1.2 e riferimento ivi
citato). 

 

                                         Le conseguenze di una
eventuale ricaduta devono essere assunte soltanto se esistono dei chiari
sintomi che attestano una relazione di continuità tra l'evento infortunistico e
la ricaduta (cfr. STFA del 29 dicembre 2000 nella causa S., U 170/00 e la
dottrina medica e la giurisprudenza ivi citate; STFA del 7 febbraio 2000 nella
causa N., U 149/99, parzialmente pubblicata in RAMI 2000 U 378, p. 190).

 

                                         Da notare che, a proposito
delle alterazioni degenerative, il dottor B. Zumstein, spec. FMH in
neurochirurgia, già Primario presso il Reparto di neurochirurgia dell'Ospedale
cantonale di Winterthur, in una perizia del 23 maggio 2001, prodotta nella
causa C. L., inc. n. 35.2002.40, concernente un'assicurata trentaduenne che
aveva riportato un trauma al rachide cervicale a seguito di un incidente della
circolazione stradale, si era così espresso: 

 

" (…).

Degenerative Veränderungen an der Wirbelsäule
beginnen sich beim Menschen recht häufig schon frühzeitig,
im zweiten und dritten Lebensjahrzehnt, zu entwickeln,
und zwar auf Grund der täglichen Be- und Überlastungen, auch wenn sie
radiologisch noch nicht in Erscheinung treten. Der Zeitpunkt, da sie zu
Beschwerden führen, ist sehr unterschiedlich. Es ist
jedoch eine allgemeine Erfahrung, dass solche Veränderungen
lange stumm (=symptomlos) bleiben können, und dann meistens durch ein
Bagatellereignis in einen schmerzhaften Zustand überführt
werden. Der Unfall ist als schmerzauslösender Faktor anzusehen und dadurch
zeitlich begrenzt kausal für das Beschwerdebild, also für die Dauer, die normalerweise nötig ist zur Abheilung einer
einfachen HWS-Kontusion, das heisst maximal ca. 6 Monate. Somit ist es auch
nicht unerwartet, dass die Patientin vor dem Unfall beschwerdefrei war." (perizia
23.5.2001 del dott. B. Zumstein, p. 8s. - il corsivo è del redattore)

 

                               2.6.   Nella presente fattispecie
fra gli atti dell’incarto figura in particolare un esame RM-Colonna cervicale
del 31 marzo 2010 che giunge alle seguenti conclusioni:

 

" (…)

·        
Discopatia degenerativa tra C4 e C7, più significativa a livello
C5-C6 sotto forma di una fissura nell’anello fibroso e una focalità erniaria
nel neuroforame di C6 sinistro, non presente sull’esame precedente di 2003
(basandosi sul referto precedente).

·        
A livello C6-C7 ernia o modica protrusione a base larga senza
marcata focalità postero-laterale.” (Doc. 5)

 

                                         Una RM della colonna cervicale
del 5 ottobre 2016 ha invece evidenziato:

 

 

 

" (…)

Protrusione erniaria dorso-laterale destra a livello C6-C7 con
contatto sulla radice C7 di destra e lievi segni di incipiente mielopatia.

Rispetto al 2010 questo referto è di nuova insorgenza.

Per il resto le alterazioni degenerative risultano progredienti in
modo lieve.” (Doc. 2)

 

                                         Nel “Questionario per ricadute”
del 12 novembre 2016 l’assicurata ha risposto “apparentemente no” alla domanda
se alla conclusione del trattamento dovuto all’infortunio aveva avuto disturbi
residui (cfr. doc. 7).

 

                                         Nel suo Rapporto del 29
novembre 2016 il Prof. __________, specialista FMH in chirurgia ortopedica e
traumatologia dell’apparato locomotore, medico fiduciario di CO 1, ha negato
che i disturbi del settembre 2016 annunciati dall’assicurata nel settembre 2016
costituiscano una ricaduta dell’evento del 15 febbraio 2010, in quanto l’ernia
a livello C6/C7 viene nuovamente descritta nella RM del 2016 ed esisteva già
nel 2010. Leggere modifiche della struttura rispettivamente modifiche
dell’entità dell’ernia costituiscono un normale sviluppo delle alterazioni
degenerative (“… Im aktuellen MRI der Halswirbelsäule vom
gleichen Institut, am 05.10.2016 angefertigt, wird erneut die Hernie auf dem
Niveau C6/C7 beschrieben, wie sie bereits 2010 befundet wurde. Leichte
Strukturveränderungen bzw. Veränderungen der Grösse der Hernie entsprechen dabei
dem natürlichen Verlauf eines Hernienleidens.”, doc. 9).

 

                                         Nel
suo Rapporto del 31 gennaio 2017 il dr. __________, specialista FMH in
neurochirurgia e medico caposervizio presso l’Ospedale __________ di __________,
che ha operato l’assicurata, ha sostenuto che “… si tratta di una ernia discale
intraforaminale destra di natura post-traumatica, dato che tale ernia non era
presente su una RM effettuata nel 2003”. (doc. 11).

 

                               2.7.   Secondo la giurisprudenza, il
giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare oggettivamente tutti i
mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, ed a decidere se la
documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio corretto
sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero contradditori fra
loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza valutare l'insieme delle
prove e senza indicare le ragioni per le quali si fonda su un parere piuttosto
che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è, del resto, che il rapporto sia
completo sui temi sollevati, che sia fondato su esami approfonditi, che tenga
conto delle censure sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in
piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del contesto
medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate (cfr. DTF 125 V 352;
RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p. 191ss.; DTF 122 V 160ss,
consid. 1c e riferimenti). 

                                         L'elemento rilevante per
decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo di prova né la
sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma semplicemente il suo
contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).

__________                                                          Agli
atti figurano la certificazioni del dr. __________, medico curante
dell’assicurata, e quella del Prof. __________, medico di fiducia di CO 1.

                                         Di principio, le loro
certificazioni possono essere prese in considerazione nell'ambito di una
valutazione globale delle prove. In effetti, come visto, secondo la
giurisprudenza federale, per decidere a proposito del valore probante di un
mezzo di prova, determinante è il suo contenuto, piuttosto che la sua
provenienza.

 

                                         Tutto ben considerato,
questa Corte ritiene che
la valutazione espressa dal Prof. __________ del 29 novembre 2003 risulta
essere più convincente rispetto a quella sostenuta dal sanitario consultato da RI
1, tanto più che non esistono dei chiari sintomi “a ponte” tra l’evento
infortunistico del febbraio 2010 (per il quale le prestazioni sono state
versate sino al mese di agosto 2011) e la ricaduta del settembre 2016.

 

                                         La decisione su
opposizione del 14 aprile 2017 deve pertanto essere confermata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3 esemplari,
deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere
una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante.

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti