# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e99ae0ee-2740-54cb-81f7-46d156c0f091
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-07-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.07.2020 D-5707/2018
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5707-2018_2020-07-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-5707/2018 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 7  l u g l i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Constance Leisinger, Daniela Brüschweiler,  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), con i figli 

B._______, nato il (…), 

C._______, nato il (…), 

Eritrea, 

tutti rappresentati dal signor Rosario Mastrosimone,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 4 settembre 2018 / N (…). 

 

 

 

D-5707/2018 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

Il (…) febbraio 2017 A._______, e per suo tramite anche i figli B._______ 

e C._______, tutti di nazionalità eritrea ed etnia tigrina, con ultimo domicilio 

a D._______, E._______, F._______, hanno presentato una domanda 

d’asilo in Svizzera (cfr. atto A1/9 e verbale d’audizione sulle generalità del 

(…) febbraio 2017 [di seguito: verbale 1], pag. 3 seg.), a seguito di una 

procedura di ricollocazione dall’G._______ (cfr. atti SEM nel dossier N […] 

“Relocation”; verbale 1, p.to 5.04, pag. 6 e p.to 7.01, pag. 7). 

B.  

Nell’ambito dell’audizione sulle generalità del (…) febbraio 2017, l’interes-

sata ha segnatamente dichiarato di essersi sposata religiosamente dal (…) 

con il marito, che starebbe adempiendo il servizio militare in Eritrea, dove 

vivrebbero pure con la suocera altri tre suoi figli minorenni, nonché due 

nipoti – H._______ e I._______ – che avrebbe allevato lei. Sarebbe espa-

triata verso il J._______ con i due figli presenti con lei in  

Svizzera, il (…) 2016, poiché ha allegato che nel suo Paese non avrebbe 

diritti e che il marito sarebbe stato incarcerato per tre anni (dal […] al […]) 

per aver tentato di espatriare illegalmente. Durante l’arresto del marito, lei 

sarebbe caduta e si sarebbe fatta male ad una gamba. Non avrebbe però 

riscontrato alcuna problematica personale con le autorità eritree, né 

avrebbe effettuato il servizio militare. Infine ha asserito che starebbe bene 

di salute così come i suoi figli (cfr. verbale 1, p.to 1.14 segg., pag. 3 segg.). 

C.  

La richiedente è stata sentita nuovamente il (…) luglio 2018 nell’ambito 

dell’audizione ai sensi dell’art. 29 cpv. 1 LAsi (cfr. atto A18/14, di seguito: 

verbale 2), durante la quale ha dichiarato sostanzialmente e per quanto qui 

di rilievo, di essere partita dal suo Paese d’origine in quanto il marito sa-

rebbe stato imprigionato dalle autorità eritree dal (…) fino al (…), nonché 

alla fine del (…), come pure nel (…) quando lei stava per partorire l’ultimo 

figlio, poiché avrebbe lasciato il servizio di leva senza permesso. In tutte le 

occasioni che egli si assentava dal servizio militare senza autorizzazione, 

sarebbe stato ricercato dalle autorità eritree presso il suo domicilio, e la 

richiedente ha pertanto asserito che si sarebbe nascosta dalle stesse, che 

però l’avrebbero trovata in casa in tre occasioni. Invero, nel (…), quando 

lei era incinta di K._______, i soldati venuti a ricercare il marito, l’avrebbero 

voluta portare via, ma gli anziani del villaggio ed il L._______ sarebbero 

accorsi in suo aiuto, riferendo di non aver visto il marito della richiedente e 

che lei non avrebbe pertanto avuto alcuna colpa. A causa di tale episodio, 

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ella si sarebbe spaventata molto ed avrebbe iniziato ad accusare dei dolori 

in tutto il corpo, oltreché il timore sarebbe perdurato nel tempo. Inoltre sa-

rebbe stata presente agli arresti del marito avvenuti il primo alla fine 

dell’anno (…), dopo che le autorità avrebbero comunicato alla sua famiglia 

che il fratello della richiedente era deceduto, nonché da ultimo nell’anno 

(…), mentre ella aspettava il figlio C._______. Ogni qualvolta il marito ve-

niva incarcerato, le autorità avrebbero sequestrato il terreno che lei lavo-

rava, riconsegnandoglielo soltanto dopo il rilascio del medesimo. La comu-

nicazione del decesso del fratello sarebbe dipoi avvenuta in ritardo da parte 

delle autorità, rispetto invece a quanto sarebbe occorso ad un’altra persona 

che avrebbe saputo della morte del suo congiunto – che sarebbe deceduto 

durante lo stesso conflitto armato del fratello – molto prima (cfr. verbale 2, 

D53 seg., pag. 7). A causa di tali eventi e poiché non avrebbe visto alcun 

mutamento, l’interessata sarebbe espatriata nel corso del 2016. Ella non 

vorrebbe infine ritornare nel suo Paese d’origine, in quanto verrebbe messa 

in carcere a causa del suo espatrio illegale. In rapporto allo stesso, ella ha 

riferito che ai figli presenti in Eritrea avrebbero portato via il terreno, per il 

fatto che lei non si troverebbe più al domicilio.  

A supporto delle sue allegazioni, l’interessata ha presentato la sua carta 

d’identità eritrea, il suo certificato di matrimonio, i certificati di battesimo dei 

figli, copie ed originali delle carte sullo stato di salute e di crescita dei figli 

C._______, B._______, K._______, M._______ e N._______, diversa do-

cumentazione medica italiana relativa la richiedente ed i figli C._______ e 

B._______ per la loro capacità a viaggiare ed un certificato del servizio 

militare del marito datato  

(…) (cfr. anche verbale 2, D4 seg., pag. 2 e busta nel dossier N […] conte-

nente i documenti di altri membri della famiglia non  

presenti in Svizzera). 

D.  

Con decisione del 4 settembre 2018, notificata il 5 settembre 2018 (cfr. atto 

A22/1), la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) non ha 

riconosciuto la qualità di rifugiato ai richiedenti ed ha respinto la loro do-

manda d’asilo. L’autorità precitata ha altresì pronunciato l’allontanamento 

degli interessati dalla Svizzera e l’esecuzione dello stesso provvedimento, 

siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

Nella medesima decisione, l’autorità inferiore ha essenzialmente ritenuto 

che i tre episodi nei quali l’insorgente avrebbe avuto dei contatti con le au-

torità eritree, venute alla ricerca del marito prima della sua partenza 

dall’Eritrea, si sarebbero conclusi senza particolari conseguenze per la sua 

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esistenza. Segnatamente, per l’episodio del (…), le stesse autorità del suo 

villaggio sarebbero venute in suo soccorso per evitare che venisse portata 

via dai militari, non trovando il marito a casa. Inoltre, non vi sarebbe alcun 

legame tra l’insorgenza delle problematiche di salute da lei allegate e la 

visita dei militari al suo domicilio, essendo la stessa terminata senza parti-

colari conseguenze, se non per la sensazione di timore che le avrebbero 

incusso. Anche a seguito degli altri due avvenimenti e malgrado la paura 

che ella ha asserito avere delle autorità, avrebbe tuttavia continuato a vi-

vere a lungo nel suo villaggio senza la presenza del marito, ma supportata 

dalla sua famiglia e dedicandosi al lavoro (…). A mente della SEM le diffi-

coltà allegate dalla ricorrente, non sarebbero da mettere in relazione con il 

comportamento che avrebbero tenuto le autorità nei suoi confronti, bensì 

alla sua situazione economica, al fatto di essere sola, di trovarsi a crescere 

tanti figli e di non godere in quel tempo di buona salute. Pertanto, secondo 

l’autorità inferiore, i motivi da lei invocati a sostegno della sua fuga non 

sarebbero rilevanti ai sensi dell’asilo. Per quanto poi attiene all’apprendi-

mento della notizia della scomparsa di suo fratello da parte delle autorità 

del suo Paese, oltreché non rappresentare in modo oggettivo una situa-

zione forzata, non sarebbe neppure contemplato in uno dei motivi previsti 

all’art. 3 LAsi, per il che risulta pure quale argomento come privo di perti-

nenza in materia d’asilo. La ricorrente non avrebbe neppure, secondo l’au-

torità di prime cure, dimostrato di avere un timore fondato né prima della 

partenza dall’Eritrea né attuale di subire delle persecuzioni rilevanti a causa 

del comportamento reprensibile del marito. Invero, ella concretamente non 

avrebbe più riscontrato alcun problema diretto con le autorità eritree a par-

tire dal (…), e visto che il marito si troverebbe attualmente al militare, la 

sua paura odierna non sussisterebbe.  

Proseguendo nell’analisi, la SEM ha rilevato come, in assenza di ulteriori 

elementi che rendano l’interessata quale persona invisa agli occhi delle 

autorità eritree – segnatamente non essendo mai stata convocata al servi-

zio militare, visto il suo matrimonio in giovane età, nonché che disponeva 

di una carta d’identità che le permetteva di spostarsi liberamente in patria 

– il solo espatrio illegale non sarebbe sufficiente per giustificare la presenza 

di un timore fondato di essere sottoposta in futuro a misure persecutorie ex 

art. 3 LAsi. 

E.  

Il 5 ottobre 2018 (cfr. risultanze processuali), gli insorgenti hanno interpo-

sto ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale), contro la summenzionata decisione della SEM. I ricorrenti hanno po-

stulato, a titolo principale, la restituzione degli atti all’autorità inferiore per 

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una nuova valutazione sulla questione del riconoscimento della qualità di 

rifugiato; in primo subordine, che la ricorrente sia riconosciuta quale rifu-

giata per motivi soggettivi insorti dopo la fuga ed in secondo subordine, che 

le sia concessa l’ammissione provvisoria, per inesigibilità dell’esecuzione 

dell’allontanamento. Altresì, hanno presentato un’istanza di assistenza giu-

diziaria, nel senso di esonerarli dal versamento delle spese processuali e 

dal relativo anticipo. 

Nel loro gravame, i ricorrenti hanno segnatamente rilevato come le vicende 

personali e familiari addotte dall’interessata quali motivi d’asilo, andrebbero 

esaminati e valutati in modo unitario, per la determinazione in punto alla 

qualità di rifugiato della stessa. Invero, se gli episodi descritti dall’insor-

gente venissero considerati in modo globale, apparirebbe difficile non rite-

nere come probabile che la famiglia della ricorrente sia oggetto di sospetto 

da parte delle autorità eritree a seguito del tentativo di espatrio illegale del 

marito nel (…) ed agli eventi ad esso successivi, e raggiungerebbero un 

livello d’intensità sufficiente ai sensi dell’art. 3 LAsi. Inoltre, risulterebbe 

probabile come le circostanze esposte ed inerenti l’anno (…), con il tenta-

tivo delle autorità eritree di prelevare l’interessata dal suo domicilio, pos-

sano avere avuto un’incidenza causale determinante in relazione ai pro-

blemi di salute di cui la ricorrente soffrirebbe. La sua vita sarebbe stata 

gravemente ed ineluttabilmente condizionata dalle restrizioni conseguenti 

alla condizione del marito rispetto ai suoi obblighi militari. La ricorrente sa-

rebbe dipoi probabile vittima di persecuzioni riflesse, quali quelle già sof-

ferte, a causa della già manifesta tendenza di suo marito ad infrangere le 

regole imposte dalle autorità del suo Paese d’origine in ordine ai suoi ob-

blighi militari. D’altra parte il suo timore di subire delle persecuzioni future 

sarebbe confermato dalla storia personale trascorsa in patria in relazione 

con le autorità eritree. In subordine, ritengono che alla ricorrente andrebbe 

riconosciuta la qualità di rifugiato per motivi soggettivi insorti dopo l’espa-

trio. Invero, l’espatrio illegale dell’insorgente, posto in relazione con le sue 

vicende personali e familiari, in particolare poiché sarebbe noto alle auto-

rità eritree il comportamento non rispettoso delle regole del marito nei con-

fronti della sua coscrizione, vi sarebbe un aggravamento sostanziale ed 

importante del profilo di rischio personale dell’insorgente agli occhi delle 

autorità eritree. Inoltre, in caso di un suo rientro in patria, ella sarebbe ob-

bligata ad atterrare all’aeroporto di O._______, con consequenziale espo-

sizione sia a controlli delle autorità sia al rischio di subire delle persecuzioni 

a causa della sua partenza illegale dall’Eritrea in relazione a quanto prece-

dentemente accaduto a causa del marito.  

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Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, essi ritengono la 

stessa come inesigibile, sia in ragione della fragilità della famiglia nucleare, 

ovvero la ricorrente con tre figli piccoli ed un marito assoggettato al servizio 

militare, sia per le precarie condizioni valetudinarie dell’insorgente. Queste 

ultime sarebbero pure state aggravate dal profilo psicologico dall’impatto 

che avrebbe avuto la decisione di respingimento della sua domanda 

d’asilo, conseguenze per le quali si sarebbe dovuto attivare un apposito 

percorso psicoterapeutico. Tali condizioni di salute parrebbero pure com-

promettere la capacità lavorativa della ricorrente nell’ambito dell’(…) e ren-

derebbero pure molto problematico il conseguimento del minimo vitale da 

parte della medesima. 

I ricorrenti hanno presentato con il ricorso quali nuovi documenti in copia: 

la lettera d’uscita del (…) dell’(…) 

per il ricovero svolto dall’interessata dal (…) al  

(…) (di seguito: doc. 1), nonché il certificato del  

(…) della psicoterapeuta P._______ (di seguito: doc. 2). Degli stessi si dirà, 

per quanto necessario, nei considerandi seguenti. 

F.  

Con decisione incidentale del 19 ottobre 2018, il Tribunale ha autorizzato i 

ricorrenti a soggiornare in Svizzera fino a conclusione della procedura 

d’asilo ed ha respinto la loro domanda d’assistenza giudiziaria, invitandoli 

nel contempo a versare, entro il 5 novembre 2018, un anticipo di 

CHF 750.– a copertura delle presumibili spese processuali, con commina-

toria d’inammissibilità del ricorso in caso d’inosservanza. Gli interessati 

hanno provveduto al versamento tempestivo dell’anticipo richiesto in data 

5 novembre 2018 (cfr. risultanze processuali). 

G.  

Il 21 novembre 2018, la SEM ha presentato la sua risposta al ricorso, pro-

ponendo il respingimento dello stesso. In modo particolare, l’autorità infe-

riore ha osservato come non sarebbe provato, neppure dalla documenta-

zione medica presentata con il gravame, che le problematiche di salute 

della ricorrente, siano effettivamente da ricondurre all’episodio violento che 

la richiedente avrebbe vissuto a causa dei militari nel (…). I problemi medici 

dell’interessata, non sarebbero comunque rilevanti per quanto concerne la 

valutazione inerente la qualità di rifugiato. 

H.  

Con replica del 13 dicembre 2018, la ricorrente ha essenzialmente allegato 

che la sua situazione familiare sarebbe mutata notevolmente, in quanto la 

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famiglia nucleare, il marito ed i figli che ancora erano presenti in Eritrea, 

sarebbero espatriati in Q._______, dove si troverebbero tutt’ora come sa-

rebbe dimostrato dalla fotografia in copia dell’attestato dell’(...) annesso 

allo scritto (di seguito: doc. 3). A quest’ultimo è stata inoltre allegata una 

copia a colori di una fotografia che ritrarrebbe il marito della ricorrente in 

abiti militari (di seguito: doc. 4). Essi non potrebbero pertanto più contare 

sulla rete familiare di supporto a cui l’autorità inferiore si riferisce nella de-

cisione impugnata. A mente dei ricorrenti inoltre, tale evoluzione incide-

rebbe in maniera determinante sul profilo di rischio dell’insorgente, in 

quanto il marito della stessa avrebbe disertato e sarebbe fuggito dal suo 

Paese d’origine, essendo fra l’altro verosimile che proprio a causa di questi 

motivi sia stato registrato quale rifugiato dall’(...). Per il resto, gli interessati 

si sono riconfermati nelle precedenti conclusioni, aggiungendo in ordine 

all’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento, che parrebbe alta-

mente probabile come la ricorrente, a causa della diserzione del marito dal 

servizio militare, come in passato, non potrà disporre di terreni agricoli con-

cessi dal governo eritreo.  

I.  

Il 21 dicembre 2018 l’autorità di prime cure ha trasmesso la sua duplica. In 

particolare nella medesima, la SEM ha indicato come dubiterebbe dell’au-

tenticità dei mezzi di prova presentati dalla ricorrente sub doc. 3 e doc. 4, 

e per quanto concerne il primo, non avvalorerebbe neppure l’espatrio del 

marito della stessa. In merito a quest’ultimo documento infatti, le fotografie 

presenti non permetterebbero d’identificare le persone ritratte, ed inoltre in 

quanto prodotto in copia sarebbe facilmente falsificabile. Permarrebbero 

inoltre dei dubbi riguardo alla tempistica in cui la ricorrente ha comunicato 

l’espatrio del marito e dei figli alla SEM, malgrado i contatti regolari che la 

stessa aveva dichiarato di avere con i famigliari del marito che si occupa-

vano dei suoi figli. Anche il fatto che il coniuge della richiedente abbia po-

tuto organizzarsi per espatriare con i tre figli, trovandosi il medesimo in una 

zona di confine con l’Q._______ per eseguire il servizio militare, ove vi sa-

rebbe pure una scarsa copertura telefonica, apparirebbe improbabile. Per 

il resto, l’autorità inferiore si è riconfermata nelle sue conclusioni precedenti 

ed ha prodotto a sostegno dei suoi asserti, copie di due mappe tratte dalla 

cartina “(…)”.  

J.  

Con la loro triplica del 28 gennaio 2019, i ricorrenti hanno contestato le al-

legazioni della SEM, in punto al sospetto d’autenticità dei documenti da 

loro presentati con la replica. Invero, lo stampato dell’(...) indicherebbe 

delle generalità corrispondenti con quanto già precedentemente asserito 

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dalla richiedente e da quanto già versato agli atti. In ogni caso, la SEM 

potrebbe, con le indicazioni presenti nel documento in oggetto, verificare 

direttamente presso l’organismo succitato la veridicità dei suoi contenuti. 

Anche in merito ai dubbi sollevati dall’autorità inferiore circa i tempi d’ap-

prendimento della fuga dei congiunti dall’Eritrea da parte della ricorrente, 

gli stessi non sarebbero fondati. Invero, se d’un canto non sarebbe stato 

appurato in sede d’audizione con quale frequenza essa intrattenesse dei 

contatti con i familiari in patria, i quali sarebbero invero stati piuttosto rari, 

ed in particolare nei mesi d’autunno sarebbe stata impossibilitata a sentire 

direttamente i figli ed il marito, non escludendo che i parenti del marito ab-

biano omesso intenzionalmente di raccontarle tale evento, per non farla 

preoccupare ulteriormente. D’altro canto la richiedente avrebbe appreso 

della fuga del marito e dei figli soltanto dopo aver interposto ricorso, non 

vedendo peraltro le ragioni di tacere di tale evento se ne fosse già stata al 

corrente. Per quanto poi attiene all’organizzazione del viaggio da parte del 

marito, a mente della ricorrente egli avrebbe probabilmente approfittato 

delle sue conoscenze del terreno e della sua esperienza militare. Inoltre, 

rammenta come molte persone, anche con bambini piccoli e nonostante le 

insidie di un tale viaggio, siano espatriate illegalmente dall’Eritrea. 

Con il loro scritto, i ricorrenti hanno nuovamente trasmesso copia a colori 

del documento di cui al doc. 3, come pure copia di una fotografia che rap-

presenterebbe il marito e gli altri tre figli dell’interessata (di seguito: doc. 5). 

K.  

Nella sua quadruplica del 13 febbraio 2018 (recte: 11 febbraio 2019; cfr. ri-

sultanze processuali), la SEM si è essenzialmente riconfermata nelle sue 

precedenti motivazioni e conclusioni, proponendo nuovamente di respin-

gere il gravame. In aggiunta a quanto già considerato in precedenza, l’au-

torità inferiore ha denotato come il fatto per la ricorrente di non aver citato 

la fuga dei suoi parenti dall’Eritrea nella prima fase ricorsuale, potrebbe 

invero avere avuto quale scopo quello di tentare di modificare le sorti del 

gravame. Tuttavia, ed indipendentemente dalla verosimiglianza delle alle-

gazioni della ricorrente, non sarebbe stato presentato in sede ricorsuale 

alcun nuovo elemento che possa far temere alla ricorrente di essere espo-

sta a delle persecuzioni rilevanti in patria, in particolare visto che già 

nell’episodio che l’aveva direttamente coinvolta a seguito della diserzione 

del marito, ella non avrebbe subito delle conseguenze rilevanti da parte 

delle autorità. Peraltro, sarebbero pure trascorsi diversi mesi dal presunto 

arrivo del marito in Q._______ e nessun intervento delle autorità eritree a 

causa della diserzione del marito sarebbe stato segnalato alla SEM. 

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L.  

Gli insorgenti si sono nuovamente espressi in merito con osservazioni del 

23 febbraio 2019, dove si sono essenzialmente riconfermati nelle loro alle-

gazioni e conclusioni espresse precedentemente. 

M.  

M.a Il 20 agosto 2019, i ricorrenti, malgrado risultassero ancora rappresen-

tati in giudizio, hanno inviato alla SEM uno scritto spontaneo – che in se-

guito è stato trasmesso da quest’ultima al Tribunale (cfr. risultanze proces-

suali) – allegando nuovamente lo stampato di cui al doc. 3. Nella medesima 

missiva, i ricorrenti disquisiscono in particolare in merito agli ostacoli indi-

viduali che si opporrebbero al loro allontanamento, ovvero circa la salute 

che sarebbe peggiorata della ricorrente, la sua formazione scolastica, non-

ché le difficoltà che riscontrerebbe per provvedere al loro sostentamento. 

Inoltre, a mente dell’insorgente, se venisse rinviata in Eritrea, la Svizzera 

rischierebbe di infrangere l’art. 8 CEDU. 

M.b A causa di quest’ultimo scritto, con decisione incidentale del  

3 settembre 2019, il Tribunale ha invitato il rappresentante legale degli  

interessati, a voler informare il Tribunale se sussistesse ancora la rappre-

sentanza legale entro il termine del 18 settembre 2019, come pure impar-

tendo il medesimo termine ai ricorrenti per indicare per quali motivi ed in 

che misura il documento presentato con lo scritto del 20 agosto 2019 sia 

rilevante per il gravame.  

M.c Il 17 settembre 2019 gli insorgenti hanno risposto alle richieste formu-

late dal Tribunale, segnatamente confermando le loro precedenti asser-

zioni e conclusioni, la volontà della ricorrente di continuare ad essere rap-

presentata, nonché allegando copia di una nuova procura a favore  

del suo rappresentante legale, sottoscritta dalla medesima il  

(…). 

M.d Con ordinanza del 25 settembre 2019, il Tribunale ha trasmesso per 

conoscenza all’autorità inferiore i succitati elaborati con i rispettivi allegati, 

riconfermando la chiusura dello scambio di scritti già pronunciata con ordi-

nanza del 5 marzo 2019. 

N.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti, verranno ripresi 

nei considerandi seguenti, qualora risultino decisivi per l’esito della ver-

tenza. 

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti  

(art. 6 LAsi). 

La presente procedura è retta dal diritto anteriore (cfr. Disposizioni transi-

torie della modifica del 25 settembre 2015 cpv. 1 nLAsi, in vigore dal 

1° marzo 2019). Inoltre, il 1° gennaio 2019, la legge federale sugli stranieri 

del 16 dicembre 2005 (LStr, RS 142.20) è stata in parte modificata e rino-

minata quale legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI). 

Tuttavia, posto che i disposti della legge precitata che verranno menzionati 

nella presente sentenza (art. 83 cpv. 1–4) sono rimasti invariati dalla LStr 

alla LStrI, il Tribunale utilizzerà di seguito la nuova denominazione. 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 PA. 

La ricorrente, agendo per lei ed i figli, ha partecipato al procedimento di-

nanzi all’autorità inferiore, è particolarmente toccata dalla decisione impu-

gnata e vanta un interesse degno di protezione all’annullamento o alla mo-

dificazione della stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimata 

ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 vLAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2). Inoltre il Tribunale tiene conto della situazione nel Paese d’ori-

gine dell’insorgente e degli elementi che si presentano al momento della 

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sentenza, prendendo quindi in considerazione l’evoluzione della situazione 

avvenuta dopo il deposito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2010/44  

consid. 3.6).  

3.  

3.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.  

3.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  

3.3 La definizione di rifugiato, così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è 

esaustiva, nel senso che esclude tutti gli altri motivi, suscettibili di condurre 

una persona a lasciare il proprio paese di origine o di residenza, quali per 

esempio le difficoltà derivanti da una situazione di crisi socio-economica 

(povertà, condizioni di vita precarie, difficoltà a trovare un impiego o un 

alloggio, redditi insufficienti) o dalla disorganizzazione, o dalla mancanza 

di infrastrutture o da problemi analoghi, ai quali ogni persona, nel paese in 

questione, può essere confrontata.  

4.  

Innanzitutto è d’uopo determinare se gli eventi narrati dalla ricorrente ed 

antecedenti il suo espatrio con i figli – a prescindere dalla loro verosimi-

glianza – siano rilevanti in materia d’asilo. 

4.1 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito  

all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in 

rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi ri-

conosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconosci-

bili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-

zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2 e DTAF 2010/57 consid. 2.5). Sul 

piano soggettivo, deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interes-

sato, segnatamente dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della 

sua appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, 

D-5707/2018 

Pagina 12 

che lo espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecu-

zioni. Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi og-

gettivi di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di 

colui che ne è l’oggetto per la prima volta (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e 

relativi riferimenti). Sul piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su 

indizi concreti e sufficienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e 

secondo un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 

LAsi. Non sono sufficienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecu-

zioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano 

(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

4.2 Il timore di essere perseguitato presuppone inoltre l’esistenza di mi-

nacce attuali e concrete. In tal senso, tra i pregiudizi e la fuga deve inter-

correre un nesso causale temporale. Quest’ultimo è da considerarsi deca-

duto, in regola generale, allorquando tra l’ultima persecuzione subita e 

l’espatrio è trascorso un lasso di tempo relativamente lungo. A norma della 

giurisprudenza, la qualità di rifugiato non può quindi più essere riconosciuta 

quando la fuga interviene da sei a dodici mesi dopo la fine delle persecu-

zioni. Vanno tuttavia riservati i casi nei quali vi sono motivi oggettivamente 

plausibili o valide ragioni di natura personale atti a giustificare una partenza 

differita dal paese d’origine (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.1; 2009/51 

consid. 4.2.5). Oltre al nesso causale temporale, l’attualità e la concretezza 

delle minacce implica altresì la persistenza di un legame di causalità ma-

teriale entro queste ultime ed il bisogno di protezione. Lo stesso si ritiene 

interrotto allorquando, al momento della pronuncia della decisione, nel 

paese d’origine sia già intervenuto un cambiamento oggettivo delle circo-

stanze tale da non potersi più presupporre l’esistenza di un rischio concreto 

di ripetizione delle persecuzioni (cfr. DTAF 2011/50 consid. 3.1.2.2 e riferi-

menti citati, in particolare quanto all’esistenza di ragioni imperiose che per-

mettano di derogare alla condizione dell’attualità del bisogno di protezione; 

DTAF 2010/57 consid. 4.1). Il nesso di causalità materiale fa parimenti di-

fetto se, al momento dell’espatrio, il fondato timore di essere perseguitato 

sia originato da cause che non siano riconducibili alle persecuzioni subite 

sino ad allora (cfr. WALTER KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, pag. 129 

e, a titolo esemplificativo, sentenza del Tribunale D-2243/2015 del  

15 dicembre 2017 consid. 8.4.1). 

4.3 Altresì, secondo la giurisprudenza del Tribunale, perché vi sia luogo di 

riconoscere l’esistenza di una persecuzione riflessa, occorre che i famigliari 

di una persona perseguitata siano esposti a delle rappresaglie, siano esse 

D-5707/2018 

Pagina 13 

finalizzate all’ottenimento di informazioni, espletate in ottica punitiva o, an-

cora, messe in atto con l’obbiettivo di imporre una cessazione delle attività 

svolte dalla persona presa di mira (cfr. DTAF 2010/57 consid. 4.1.3). 

4.4 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi).  

4.5 Nel caso in disamina, occorre dapprima rilevare che, si può prescindere 

dall’esame della verosimiglianza delle dichiarazioni dell’insorgente circa i 

fatti che l’avrebbero coinvolta a causa del tentativo d’espatrio del marito nel 

(…) e delle successive visite dei militari presso il suo domicilio, a causa 

dell’infrangimento delle regole militari sempre da parte del coniuge; in 

quanto a giusta ragione la SEM le ha ritenute irrilevanti in materia d’asilo. 

Invero le stesse non raggiungono, anche se esaminate congiuntamente 

come richiesto nel gravame dalla ricorrente, un’intensità sufficiente ai sensi 

della giurisprudenza precitata. La stessa interessata ha infatti dichiarato 

durante la prima audizione federale che lei non avrebbe riscontrato alcuna 

problematica personale con le autorità del suo Paese d’origine, a causa 

dell’arresto e dell’incarcerazione del marito nel (…), a parte essere caduta 

ed essersi fatta male ad una gamba durante tale evento (cfr. verbale 1, p.to 

7.01, pag. 7). Successivamente ha poi aggiunto che i militari, prima di rin-

tracciare suo marito, avrebbero voluto condurla via con loro, ma che sia le 

persone del villaggio, che l’autorità dello stesso, sarebbero venuti in suo 

soccorso, facendoli desistere (cfr. verbale 2, D52, pag. 6; D58, pag. 7; D81 

segg., pag. 9). Pertanto, per quanto possa apparire plausibile che la richie-

dente si sia spaventata a seguito di tale episodio e che possa esserle ri-

masto il timore delle autorità (cfr. verbale 2, D76, pag. 9), tuttavia ella a 

causa del tentativo d’espatrio del marito non ha subito di fatto alcun pre-

giudizio significativo da parte di queste ultime, da ritenere come oggettiva-

mente fondato il suo timore. Le allegazioni poi che lei si sia fatta male du-

rante tale episodio, come pure che da quel momento avrebbe iniziato ad 

accusare delle problematiche di salute (cfr. verbale 2, D76 segg., pag. 9), 

oltreché essere vaghe e per nulla sostanziate (cfr. verbale 2, D78 segg., 

pag. 9), non sono neppure supportate da elementi concreti che ne provino 

la connessione con gli eventi accaduti nel (…), ed imputabili per questo ad 

un’azione da parte dei militari per uno dei motivi esposti all’art. 3 LAsi. In-

vero il certificato medico prodotto sub doc. 1, malgrado indichi in particolare 

D-5707/2018 

Pagina 14 

che la sintomatologia riferita dalla paziente sarebbe ascrivibile ad un’ori-

gine funzionale e cronica, associata ad una reazione post-traumatica, tale 

situazione valetudinaria può essere derivata dalle più disparate cause, in 

quanto agli atti nulla risulta di specifico in merito, se non dalle stesse as-

serzioni della richiedente. Per quanto poi concerne gli eventi successi nel 

(…) e nel (…), ella non ha subito alcuna conseguenza di sorta, essendo 

desumibile dalle sue stesse dichiarazioni che i militari abbiano trovato il 

marito in casa e portato via quest’ultimo (cfr. verbale 2, D52, pag. 6; D56 

segg., pag. 7 e D71 seg., pag. 8). L’evenienza che lei per timore di essere 

questionata in merito al marito non si facesse trovare al domicilio, risulta 

inoltre una circostanza ininfluente, in quanto di fatto le autorità non hanno 

dimostrato alcun interesse od intenzione di volerla arrestare o ricercare, 

ciò che sarebbe stato semplice, essendo la stessa risultata in casa durante 

gli episodi in cui i militari sarebbero venuti a riprendere il marito (cfr. verbale 

2, D72, pag. 8), e riparando la stessa presso la cognata, che risultava vi-

cina di casa dell’insorgente (cfr. verbale 2, D12, pag. 3), o ancora nel (…) 

essendosi recata ad R._______ perché si sentiva male (cfr. verbale 2, D59, 

pag. 7), e nel (…) in ospedale per partorire (cfr. verbale 2, D72, pag. 8), o 

ancora mentre si trovava a lavorare (…). È la stessa richiedente che con-

ferma tale mancanza d’interesse da parte delle autorità nei suoi confronti, 

allorché afferma che lei si nascondeva soltanto se il marito arrivava a casa 

senza permesso (cfr. verbale 2, D68, pag. 8), ma mentre egli era al militare, 

o negli episodi in cui il coniuge sarebbe stato ricondotto alla sua unità ella 

– malgrado l’asserita paura delle autorità (cfr. verbale 2, D100, pag. 11) – 

non ha di fatto con il suo comportamento dimostrato alcun timore per la 

sua persona, continuando a condurre la sua quotidianità, segnatamente 

dedicandosi ai lavori (…) ed ad allevare i figli (cfr. verbale 2, D90 segg., 

pag. 10). Peraltro, come da ella stessa affermato non avrebbe avuto degli 

obblighi militari da compiere in quanto si sarebbe sposata giovane (cfr. ver-

bale 1, p.to 7.01, pag. 7; verbale 2, D89, pag. 10), e quindi neppure sussi-

stono dei timori oggettivi ascrivibili a tale causa  

(cfr. in proposito anche la sentenza del Tribunale D-2311/2016 del  

17 agosto 2017 consid.12.5 [pubblicata quale sentenza di riferimento]).  

4.6 Neppure le asserzioni generiche della ricorrente di essere espatriata 

anche a causa del fatto che non avrebbe avuto alcun diritto, o ancora che 

le autorità le avrebbero confiscato il terreno ed i soldi nel periodo in cui il 

marito era in carcere (cfr. verbale 2, D91 segg., pag. 10), anche risultas-

sero delle circostanze plausibili in ottica punitiva, non costituiscono delle 

misure d’intensità sufficiente da rappresentare un serio pregiudizio ai sensi 

dell’art. 3 LAsi. Ciò è pure suffragato dal comportamento tenuto dalla ricor-

rente che, come già sopra esposto, è rimasta nel suo villaggio nonostante 

D-5707/2018 

Pagina 15 

tali circostanze, ed ha continuato a vivere normalmente, aiutata anche dai 

suoi parenti e da persone del villaggio per sopperire ai suoi bisogni ed a 

quelli dei figli e nipoti (cfr. verbale 2, D90 segg., pag. 10), perlomeno ancora 

per più di un anno dopo l’ultima confisca del terreno, che in ogni caso le 

veniva riconsegnato non appena il marito usciva di prigione (cfr. verbale 2, 

D92 seg., pag. 10). 

4.7 Parimenti irrilevante risulta essere la circostanza della comunicazione 

del decesso del fratello della ricorrente da parte delle autorità nel (…) (cfr. 

verbale 2, D52 segg., pag. 6 seg.), in quanto risulta incontestabilmente 

estranea ad uno dei motivi esposti esaustivamente all’art. 3 LAsi  

(cfr. anche supra consid. 3.3).  

4.8 Non da ultimo, pure il nesso di causalità temporale e materiale tra i 

presunti atti persecutori e la partenza dal paese d’origine della ricorrente 

appare essere interrotto in specie. Invero, l’ultimo contatto avuto dall’inte-

ressata con le autorità eritree a causa della diserzione al servizio militare 

da parte del marito, daterebbe al (…) poco prima della nascita dell’ultimo 

figlio (cfr. verbale 2, D69 segg., pag. 8), ovvero nel (…) del medesimo 

anno, allorché ella sarebbe invece espatriata con i figli soltanto nel (…) del 

2016, ben più di un anno dopo la fine degli eventi narrati dall’insorgente. 

Malgrado possano esserci state delle circostanze che abbiano trattenuto 

la richiedente dall’intraprendere un viaggio d’espatrio rischioso e difficol-

toso, quali il suo stato di salute o l’avere bambini piccoli, tali ragioni non 

risultano però oggettivamente compatibili con il timore che ella ha allegato 

avere nei confronti delle autorità eritree e la mancanza costante di tranquil-

lità (cfr. verbale 2, D100 seg., pag. 11). Altresì, dalle sue asserzioni tra-

spare che quello che l’avrebbe in definitiva condotta alla partenza dal suo 

paese d’origine non era tanto il timore di subire personalmente delle per-

secuzioni da parte delle autorità, quanto piuttosto il suo sentimento di man-

canza di cambiamento nella sua situazione familiare ed economica, (cfr. 

verbale 2, D52, pag. 6; D77, pag. 8; D87 seg., pag. 10 e D101, pag. 11). 

Pertanto, il nesso materiale tra l’espatrio dei ricorrenti e le persecuzioni 

allegate, in specie difetta (cfr. anche supra consid. 4.2).  

4.9 Ne discende quindi che le dichiarazioni della ricorrente circa gli eventi 

che sarebbero successi antecedentemente il suo espatrio non sono perti-

nenti in materia d’asilo ai sensi dell’art. 3 LAsi. Pertanto, sulla questione 

della concessione dell’asilo, il ricorso va conseguentemente respinto e la 

decisione impugnata confermata.  

D-5707/2018 

Pagina 16 

5.  

Occorre tuttavia ancora esaminare se alla ricorrente, e per suo tramite an-

che ai suoi due figli presenti in Svizzera, possa essere riconosciuta la qua-

lità di rifugiato ad esclusione dell’asilo per dei motivi oggettivi e/o soggettivi 

insorti dopo la fuga (cfr. art. 54 LAsi), in ragione dell’allegato espatrio 

dall’Eritrea del marito e dei figli alla volta dell’Q._______ (cfr. infra con-

sid. 5.2), come pure della partenza dei ricorrenti dal paese d’origine (cfr. 

infra consid. 5.3).  

5.1 A tal proposito, risulta dapprima necessario rilevare come i motivi 

d’asilo posteriori alla fuga (“Nachfluchtgründe”), siano quelli relativi ad una 

minaccia di persecuzione che è sopraggiunta al momento in cui il richie-

dente ha lasciato il suo Paese, o ulteriormente al momento del suo sog-

giorno in un altro Stato. Essi non risultano quindi la causa della partenza 

dell’interessato. In tale contesto occorre distinguere i motivi soggettivi dai 

motivi oggettivi. I primi sono dovuti al comportamento stesso del richie-

dente asilo, per esempio a causa della sua partenza (“Republikflucht”), dal 

deposito della sua domanda d’asilo o dalle sue attività politiche in esilio, 

allorché invece le seconde sono legate a delle circostanze fattuali interve-

nute nel paese d’origine, indipendentemente dalla persona del richiedente 

o dalla sua volontà (cfr. DTAF 2010/44 consid. 3.5 e riferimenti citati; tra le 

altre anche la sentenza del Tribunale D-4062/2018 del 14 settembre 2018  

consid. 4.3.1). 

5.2 Per quanto attiene al presunto espatrio del marito e degli altri tre figli 

della ricorrente dall’Eritrea alla volta dell’Q._______, si può prescindere in 

specie dall’esame della verosimiglianza di tale evenienza, in quanto lo 

stesso non appare atto a fondare un timore rilevante dei ricorrenti. Invero, 

né dagli atti e dalla documentazione presentata a partire dalla replica dagli 

insorgenti (cfr. sub da doc. 3 a doc. 5), risulta vi siano sufficienti elementi 

concreti che avvalorino la tesi sostenuta dai medesimi in ordine alla diser-

zione del marito, rispettivamente padre. Dal documento prodotto in copia 

sub doc. 3, risulta soltanto che i congiunti siano stati registrati quali rifugiati 

il (…) nel campo di S._______ dall’(...), ma non vi è alcuna indicazione in 

particolare in merito ai motivi addotti a supporto. Dalle dichiarazioni dell’in-

sorgente vi sono al contrario diversi elementi che fanno invece dubitare 

seriamente della diserzione del marito. In primo luogo, appare per lo meno 

sorprendente come il coniuge, dopo la sua supposta diserzione al servizio 

di leva, si sia recato al suo domicilio per prelevare i figli ed abbia organiz-

zato il viaggio d’espatrio, posto ove – se realmente avesse disertato – sa-

rebbe stato ricercato per prima dalle autorità militari. Peraltro, come a giu-

sta ragione denotato dalla SEM nella sua duplica del  

D-5707/2018 

Pagina 17 

21 dicembre 2018, tale luogo risulta essere distante dal posto in cui egli 

avrebbe esercitato da ultimo il suo servizio militare (cfr. verbale 2, D33 seg., 

pag. 5), e quindi, se realmente avesse disertato, le autorità avrebbero 

avuto tutto il tempo per organizzare il suo arresto presso il domicilio. A ciò 

si aggiunga che la ricorrente, malgrado i contatti con i famigliari in Eritrea 

nonché con il marito – di quest’ultima ne è prova l’invio presunto dei docu-

menti di cui sub da doc. 3 a doc. 5, anche a più riprese, da parte del co-

niuge alla ricorrente – non è riuscita a spiegare, a parte formulando delle 

ipotesi prive di qualsivoglia elemento concreto a supporto (cfr. in particolare 

in merito le osservazioni della ricorrente del 28 gennaio 2019), come effet-

tivamente il marito avrebbe lasciato la sua unità e si sarebbe riuscito ad 

organizzare per l’espatrio, conducendo con lui i loro tre figli. Tale compor-

tamento disinteressato da parte dell’insorgente risulta difficilmente compa-

tibile con quello di una persona preoccupata per le sorti dei suoi famigliari 

nonché per la sua in caso di un rientro in Eritrea. Non da ultimo, i ricorrenti 

non hanno mai allegato, né vi sono agli atti degli indizi concreti in tal senso, 

né che loro, né che i parenti espatriati in Q._______, siano stati ricercati 

presso il loro domicilio dalle autorità eritree. Questo malgrado il tempo tra-

scorso dal loro espatrio come pure di quello dalla presunta partenza dei 

famigliari alla volta dell’Q._______, nonché i contatti intercorsi tra la ricor-

rente ed i parenti in Eritrea (cfr. verbale 2, D8 segg., pag. 3 seg.; D29 segg., 

pag. 4 seg.). Tale evenienza, risulta essere un indizio che, visto anche 

quanto precedentemente considerato, rafforza la conclusione del Tribunale 

in punto all’inverosimiglianza della diserzione del marito (rispettivamente 

padre) dei ricorrenti, come pure circa l’infondatezza del loro timore dal pro-

filo sia soggettivo che oggettivo, di subire, in un futuro prossimo e secondo 

un’alta probabilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi a 

causa della supposta partenza dall’Eritrea dei famigliari. 

5.3  

5.3.1 Proseguendo nell’analisi, secondo la sentenza di riferimento del  

Tribunale D-7898/2015 del 30 gennaio 2017, l’espatrio illegale dall’Eritrea 

– anche allorché la stessa è resa verosimile – non risulta essere sufficiente, 

di per sé, per giustificare il riconoscimento della qualità di rifugiato. Invero, 

l’espatrio illegale dall’Eritrea è da considerarsi rilevante in materia d’asilo, 

solo in presenza di elementi supplementari che lascino presupporre che la 

persona sia malvista dalle autorità eritree (cfr. sentenza citata consid. 5.1).  

5.3.2 Nel caso di specie, anche quandanche l’espatrio illegale dei ricorrenti 

venisse ritenuto verosimile, esso non risulta essere rilevante nella fattispe-

cie. Invero, a differenza di quanto asserito dalla ricorrente nel gravame e 

nelle ulteriori memorie, non vi sono elementi supplementari che lascino 

D-5707/2018 

Pagina 18 

presupporre che l’insorgente sia malvista dalle autorità eritree e che giusti-

fichino per questo il riconoscimento della qualità di rifugiato alla stessa ed 

ai suoi due figli. In particolare la stessa interessata ha dichiarato di non 

essere mai stata politicamente o religiosamente attiva (cfr. verbale 1, p.to 

7.01, pag. 7), né di aver mai subito altre problematiche da parte delle au-

torità eritree (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7; verbale 2, D52 segg., pag. 6 

segg.) o di essere stata incarcerata (cfr. verbale 2, D58, pag. 7), a parte 

quanto già sopra ritenuto irrilevante ed inverosimile. Inoltre, ella non ha mai 

mancato ai suoi doveri concernenti il servizio nazionale eritreo, visto che 

ella non è mai stata chiamata a servire (cfr. verbale 1, p.to 7.01, pag. 7 ; 

verbale 2, D89, pag. 10). Infine, neppure le allegazioni della ricorrente ine-

renti il fatto che avrebbero tolto il terreno ai figli rimasti in Eritrea a causa 

della sua partenza e per questo lei temerebbe al suo rientro in patria di 

essere interrogata ed incarcerata (cfr. verbale 2, D106 segg., pag. 12), ol-

treché essere delle asserzioni generiche, non supportate dal benché mi-

nimo indizio a supporto, non risultano in alcun modo rilevanti per l’esame 

della sua qualità di rifugiato. Questo, in mancanza di elementi pertinenti e 

verosimili atti a fondare il suo timore di subire delle persecuzioni in caso di 

un suo ritorno in Eritrea, come già sopra considerato. I ricorrenti non pos-

sono pertanto prevalersi del solo espatrio illegale, per fondare un loro ti-

more ai sensi dell’art. 3 LAsi di subire dei seri pregiudizi in caso di un rientro 

nel Paese d’origine.  

5.4 Ne consegue che, anche in merito al riconoscimento della qualità di 

rifugiato per dei motivi oggettivi e soggettivi posteriori alla fuga, il ricorso 

sia destituito di fondamento e non merita tutela e la decisione impugnata 

va confermata. 

6.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi).  

I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4).  

Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata.  

 

D-5707/2018 

Pagina 19 

7.  

7.1 Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI prevede che la stessa sia ammissibile 

(cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento 

di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione provvisoria 

(art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI).  

7.2 Secondo prassi costante del Tribunale, circa l’apprezzamento degli 

ostacoli all’esecuzione dell’allontanamento, vale lo stesso apprezzamento 

della prova consacrato al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il 

ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosimile l’esistenza di un 

ostacolo all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-

sid. 10.2). Inoltre, lo stato di fatto determinante in materia di esecuzione 

dell’allontanamento, è quello che esiste al momento in cui si statuisce (cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.4)  

8.  

8.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. La portata di detta norma non si 

esaurisce nella massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni 

di diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all’esecu-

zione del rimpatrio, in particolare l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione 

contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti 

del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105). La Corte europea dei diritti 

dell’uomo (CorteEDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire 

dei maltrattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di vio-

lenza generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere 

una violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o ren-

dere verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli 

correrà un reale rischio («real risk») di essere sottoposto, nel Paese verso 

il quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. 

DTAF 2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti).  

8.2 Nel caso in esame, visto che gli insorgenti non sono riusciti a dimo-

strare l’esistenza di seri pregiudizi o il fondato timore di essere esposti a 

tali pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi, il principio del divieto di respingimento 

non trova applicazione nella fattispecie ed il loro rinvio verso l’Eritrea è dun-

que ammissibile ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi e dell’art. 33 della Conven-

zione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1952 (Conv. rifugiati, 

RS 0.142.30). 

D-5707/2018 

Pagina 20 

8.3 Anche nell’evenienza in cui la ricorrente dovesse essere arruolata nel 

servizio nazionale eritreo – stante il fatto che ella risulta essere stata eso-

nerata dallo stesso come già sopra considerato – la stessa non risulta osta-

tiva all’esecuzione del suo allontanamento, nel caso di un rientro volontario 

in Eritrea (cfr. per il resto la sentenza di riferimento E-5022/2017 del  

10 luglio 2018 pubblicata parzialmente nella DTAF 2018 VI/4 consid. 6.1 e 

segnatamente consid. 6.1.5.2).  

8.4 Infine, risulta necessario determinare se, come ritenuto dall’insorgente 

in sede ricorsuale, l’esecuzione del suo allontanamento sia compatibile con 

l’art. 8 CEDU, visto che il marito ed i figli si troverebbero al momento in 

Q._______ (cfr. scritto del 20 agosto 2019 della ricorrente).  

8.4.1 Seppure l’art. 8 CEDU, rispettivamente l’art. 13 Cost., non garanti-

scano il diritto a soggiornare in un determinato Stato, il diritto al rispetto 

della vita famigliare e privata può essere violato qualora ad uno straniero, 

la cui famiglia risiede in Svizzera, viene vietata la presenza in tale Paese e 

con ciò viene impedita la vita famigliare (cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1). 

Non vi è tuttavia violazione del diritto al rispetto della vita famigliare qualora 

si possa ragionevolmente esigere dai membri della famiglia che realizzino 

la vita famigliare all’estero. Se la persona a beneficio di un diritto di pre-

senza assicurato in Svizzera può lasciare questo paese senza difficoltà e 

con la persona che richiede un permesso di soggiorno in Svizzera,  

l’art. 8 CEDU non è in principio violato. Al contrario, se la partenza del 

membro che può restare in Svizzera non è possibile senza difficoltà è ne-

cessario procedere ad una ponderazione degli interessi prevista  

dall’art. 8 par. 2 CEDU (cfr. DTF 140 I 145 consid. 3.1 e relativi riferimenti; 

DTAF 2011/48 consid 6.3.1).  

Per poter invocare il diritto al rispetto della vita famigliare ex art. 8 CEDU, 

lo straniero non soltanto deve provare la presenza di una relazione stretta 

ed effettiva con una persona della sua famiglia, ma pure che quest’ultima 

abbia un diritto di presenza assicurato o duraturo in Svizzera  

(cfr. DTF 135 I 143 consid. 1.3.1 e giurisprudenza ivi citata). In virtù del 

diritto di soggiorno di cui godono de facto, i rifugiati ammessi provvisoria-

mente possono di principio prevalersi dell’art. 8 CEDU, purché la revoca 

del loro statuto non sia prevedibile a breve termine (cfr. DTAF 2017 VII/4 

consid. 6.2-6.4).  

8.4.2 Ora nel caso presente, le condizioni per l’applicazione dell’art. 8 

CEDU non sono pacificamente adempiute, in quanto i membri della fami-

glia della ricorrente si troverebbero tutt’ora in Q._______, e non risultano 

D-5707/2018 

Pagina 21 

avere richiesto un’autorizzazione d’entrata in tal senso alla Svizzera, come 

neppure ex ante, i ricorrenti dispongono di un diritto di presenza assicurato 

o duraturo ai sensi della giurisprudenza succitata.  

8.5 Ne consegue che, come rettamente ritenuto nel giudizio litigioso, l’ese-

cuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto 

pubblico internazionale nonché della LAsi. 

9.  

9.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica.  

9.2 La disposizione citata si applica principalmente ai «réfugiés de la vio-

lence», ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità 

di rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, a una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Tuttavia, le 

difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità di una 

regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi 

di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale esposi-

zione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve dunque, 

in ogni singolo caso, confrontare se gli aspetti umanitari legati alla situa-

zione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

siano tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 con-

sid. 7.6-7.7 e relativi riferimenti).  

Nella sentenza D-2311/2016 del 17 agosto 2017 (pubblicata quale sen-

tenza di riferimento), il Tribunale ha pure avuto modo di esprimersi anche 

a proposito dell’esigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento verso l’Eri-

trea. Un’analisi della situazione del paese ha permesso di constatare un 

documentato miglioramento nell’approvvigionamento di generi alimentari e 

di acqua potabile, nonché significativi passi avanti in ambito sanitario e nel 

campo dell’istruzione. L’esecuzione dell’allontanamento verso l’Eritrea è 

pertanto attualmente da considerarsi generalmente esigibile (cfr. sentenza 

del Tribunale D-2311/2016 consid. 17.2). Inoltre, il rischio di arruolamento 

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Pagina 22 

nel servizio nazionale, non risulta influire su questo giudizio, dal momento 

che non vi è modo di considerare che tale evenienza ponga la persona 

interessata in una situazione di minaccia esistenziale (cfr. DTAF 2018 VI/4 

consid. 6.2.3). Dal canto suo, l’obbligo di adempiere il servizio militare non 

costituisce neppure un motivo d’inesigibilità dell’esecuzione dell’allontana-

mento (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.2 e segnatamente consid. 6.2.5). Ad 

ogni modo, in considerazione della generale difficile situazione in cui versa 

il Paese, permane necessario verificare la questione dell’esigibilità 

dell’esecuzione dell’allontanamento con riguardo alla singola fattispecie. In 

presenza di particolari circostanze negative – quindi non risulta più neces-

saria l’esistenza di circostanze personali favorevoli come invece era previ-

sto dalla giurisprudenza pubblicata nella Giurisprudenza ed informazioni 

della Commissione svizzera di ricorso in materia d’asilo (GICRA) 2005 

n. 12 (consid. 10.5 – 10.8) – vi sarà infatti luogo di ammettere, ora come 

prima, una situazione di minaccia esistenziale (cfr. sentenza del Tribunale 

D-2311/2016 consid. 17.2 che modifica su tale questione la giurisprudenza 

pubblicata nella GICRA 2005 n. 12). 

Il Tribunale ha tuttavia già avuto modo di precisare come le esigenze al 

riguardo siano meno restrittive allorché vi sia da prendere in considera-

zione l’interesse superiore dei bambini in tenera età conformemente 

all’art. 3 cpv. 1 della Convenzione sui diritti del fanciullo (CDF; RS 0.107). 

L’interesse del fanciullo può infatti essere ritenuto minacciato anche allor-

quando questi non si trovi in una situazione critica sul piano esistenziale. 

In altri termini, le difficoltà di reinserimento (o di inserimento in caso di na-

scita in Svizzera) nel paese d’origine dovute ad un’integrazione avanzata 

in Svizzera possono condurre a reputare inesigibile l’esecuzione dell’allon-

tanamento per l’insieme della famiglia anche in assenza di una messa in 

pericolo concreta (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; DTAF 2009/28 con-

sid. 9.3.2; tra le tante anche sentenza del Tribunale D-2239/2016 del  

6 giugno 2018 consid. 11.3). 

9.3 In specie, la situazione personale degli interessati non risulta d’impedi-

mento all’esecuzione dell’allontanamento. La ricorrente è invero giovane e 

dispone di una certa istruzione, nonché può avvalersi di conoscenze nel 

settore (…), avendo lavorato quale (…) (cfr. verbale 1, p.to 1.17.04, pag. 4; 

verbale 2, D90, pag. 10). A differenza di quanto addotto dalla ricorrente in 

sede ricorsuale, malgrado la presunta partenza del marito e degli altri tre 

figli dall’Eritrea, in patria ella dispone di una buona rete famigliare. In parti-

colare i suoceri, diversi cugini paterni, e due sorelle – con i quali risulta in 

contatto – vivrebbero tutti nel suo villaggio di provenienza, nonché si man-

terrebbero con il lavoro nei loro campi o lavorando quale (…) per quanto 

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Pagina 23 

attiene la sorella T._______ (cfr. verbale 1, p.to 3.01, pag. 5; D8 segg., 

pag. 3). Tale rete famigliare, potrà sostenere lei ed i suoi due figli in caso 

di bisogno, e come tra l’altro già fatto in passato (cfr. verbale 2, D90 e D94, 

pag. 10) per sopperire alle loro necessità essenziali. Inoltre la sua famiglia 

disporrebbe di terreni agricoli in proprietà. A fronte di tali elementi, il fatto 

che il marito non potrebbe più sostenerla finanziariamente – peraltro in 

modo molto ridotto come da lei stessa asserito (cfr. verbale 2, D35, pag. 5), 

essendo per il resto la sua presenza, visto il servizio militare che prestava, 

molto rara – come pure che ella potrebbe non disporre più di terreni da 

parte dello Stato eritreo come sostenuto in fase ricorsuale dagli insorgenti, 

non risultano elementi atti a scalfire la conclusione pregressa. Infine, le 

sarà pure possibile sollecitare dalla SEM, in caso di necessità un aiuto al 

ritorno secondo gli art. 73 segg. dell’ordinanza 2 sull’asilo relativa alle que-

stioni finanziarie dell’11 agosto 1999 (OAsi 2, RS 142.312), che le permet-

teranno, in particolare per il tempo della sua reinstallazione, di affrontare i 

suoi bisogni primari e quelli dei suoi due figli minori. 

9.4 Tenuto conto delle problematiche valetudinarie addotte da A._______, 

anche con supporto dei documenti prodotti agli atti (cfr. sub doc. 1 e doc. 2) 

nell’ottobre del 2018, occorre esaminare se il suo stato di salute possa es-

sere d’ostacolo all’esigibilità dell’esecuzione del suo rinvio, essendo preci-

sato che la ricorrente non ha, d’allora in poi, trasmesso al Tribunale delle 

informazioni che abbiano attualizzato la sua situazione dal profilo medico. 

9.4.1 Per quanto concerne le persone in trattamento medico in Svizzera, 

l’esecuzione dell’allontanamento diviene inesigibile nella misura in cui, nel 

caso di rientro nel loro paese d’origine o di provenienza, potrebbero non 

ricevere le cure essenziali che garantiscano loro delle condizioni minime 

d’esistenza. Per cure essenziali, si intende le cure di medicina generale e 

d’urgenza assolutamente necessarie alla garanzia della dignità umana. 

L’art. 83 cpv. 4 LStrI, non può invece essere interpretato quale norma che 

comprenderebbe un diritto di soggiorno lui stesso indotto da un diritto ge-

nerale di accesso in Svizzera a delle misure mediche tendenti al recupero 

della salute o a mantenerla, per il semplice motivo che l’infrastruttura ospe-

daliera o le regole dell’arte medica nel paese d’origine o di destinazione 

dell’interessato, non raggiungono lo standard elevato elvetico (cfr. 

DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti citati). In tal senso, se le cure ne-

cessarie possono essere assicurate nel paese d’origine del richiedente, 

all’occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in Svizzera, 

l’esecuzione dell’allontanamento in tale Paese sarà ragionevolmente esi-

gibile. Invece non lo sarà più, ai sensi della disposizione precitata se, in 

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Pagina 24 

ragione dell’assenza di possibilità di trattamento adeguato, lo stato di sa-

lute dell’interessato si degraderebbe così rapidamente al punto da con-

durlo in maniera certa alla messa in pericolo concreta della sua vita o ad 

un pregiudizio serio, durevole e notevolmente più grave della sua integrità 

fisica (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti citati).  

9.4.2 Dalle asserzioni della ricorrente come pure dalla documentazione 

medica agli atti (cfr. atto A8/6; sub doc. 1 e doc. 2), non si evince la neces-

sità per la stessa di dover rimanere in Svizzera, poiché altrimenti il suo 

stato di salute sarebbe seriamente messo in pericolo secondo la giurispru-

denza succitata (cfr. consid. 9.4.1). In particolare, il fatto che alla richie-

dente siano stati diagnosticati dei dolori osteo-articolari di origine funzio-

nale, essendo una malattia autoimmune soggiacente poco probabile, non-

ché una (…), (…), nella lettera d’uscita del (…) dell’(…) (cfr. sub doc. 1), 

oltreché l’aver iniziato un percorso psicoterapeutico in Svizzera, a causa 

dei suoi disagi emotivi (cfr. sub doc. 2), non conduce ad un diverso apprez-

zamento. Ad ella invero per la sintomatologia di dolori osteo-articolari le era 

stata prescritta unicamente una terapia anti-infiammatoria, e per la (…) non 

sono stati segnalati ulteriori problematiche dopo la dimissione dall’ospe-

dale del (…) (cfr. sub doc. 1). Segnatamente, non appare desumibile alcun 

elemento a favore del fatto che la ricorrente attualmente sarebbe compro-

messa nella sua capacità lavorativa a causa del suo stato di salute, come 

asserito nel gravame (cfr. p.to 5, pag. 6 del ricorso). Inoltre, per quanto 

concerne più particolarmente lo stato di salute psichica delle persone la 

quale domanda di protezione è stata respinta, un peggioramento dello 

stesso è una reazione che viene spesso osservata, senza che per questo 

sia ravvisabile un ostacolo serio all’esecuzione del rinvio (cfr. tra le tante la 

sentenza del Tribunale E-1923/2018 e E-1927/2018 del 24 aprile 2020 

consid. 9.3.2.2). V’è infine da denotare come i problemi dentali avuti dall’in-

sorgente, siano stati curati in Svizzera e risultano essersi completamente 

risolti (cfr. atto A8/6). 

9.4.3 Pertanto, il rinvio della ricorrente, che potrà eventualmente pure be-

neficiare di un aiuto al ritorno ai sensi dell’art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi, per 

permetterle di acquistare, rispettivamente di disporre di medicamenti – in 

particolare degli anti-infiammatori – che risultassero necessari per curarsi 

nei primi tempi successivi al suo ritorno nel paese d’origine, appare essere 

esigibile anche dal profilo medico.  

9.4.4 Per quanto attiene i figli della ricorrente, ovvero B._______ e  

C._______, non è ravvisabile dagli atti all’incarto alcun elemento sfavore-

vole dal quale si possa desumere che l’esecuzione del loro allontanamento 

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Pagina 25 

implicherebbe una loro messa in pericolo concreta. Al riguardo, il Tribunale 

rileva che i due bambini sono giovani e godono di buona salute, in quanto 

le problematiche valetudinarie riscontrate da C._______, risultano essere 

state trattate in Svizzera (cfr. atti A7/2 e A8/6).  

Infine, agli atti non vi sono indizi che inducano a ritenere che l’esecuzione 

del loro allontanamento possa essere contraria all’art. 3 cpv. 1 CDF ai 

sensi della giurisprudenza succitata (cfr. supra consid. 9.2). Invero gli 

stessi hanno rispettivamente (…) e (…) anni, ed hanno lasciato il loro 

Paese d’origine con la madre poco più di quattro anni fa, soggiornando in 

Svizzera da poco più di tre anni. Per quanto attiene il più grande, la maggior 

parte della sua esistenza l’ha quindi trascorsa all’esterno della Svizzera. Il 

più piccolo invece, è ancora fortemente dipendente per il suo sviluppo dalle 

cure della madre, e pertanto in tal senso, risulta pure influenzato dalla cul-

tura d’origine di quest’ultima. Pertanto, a fronte di tali elementi, non è data 

nella presente disamina una forte integrazione in Svizzera da parte degli 

interessati, derivante in particolare da un lungo soggiorno e da una scola-

rizzazione in tale paese, ed un rientro nel loro Paese d’origine non rappre-

senta quindi uno sradicamento, che renda inesigibile l’esecuzione dell’al-

lontanamento ai sensi dell’art. 3 CDF (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; 

DTAF 2009/28 consid. 9.3.2).  

9.5 Il rientro degli interessati in Eritrea è pertanto da considerarsi pure ra-

gionevolmente esigibile.  

10.  

10.1 In ultima analisi, se un rimpatrio coatto in Eritrea di un richiedente la 

cui domanda d’asilo è stata respinta, non risulta al momento in generale 

possibile (cfr. DTAF 2018 VI/4 consid. 6.3 e sentenza di riferimento del Tri-

bunale D-2311/2016 consid. 19), tuttavia, la possibilità di un ritorno volon-

tario impedisce di concludere ad un’impossibilità dell’esecuzione dell’allon-

tanamento ai sensi dell’art. 83 cpv. 2 LStrI. Inoltre, a causa della pandemia 

di Coronavirus attuale, non risulta che, a parte un’eventuale maggiore dif-

ficoltà tecnica ed amministrativa di organizzazione del viaggio di rimpatrio, 

lo stesso sia impossibile. In tale contesto si rileva come, soltanto una po-

sticipazione momentanea dell’esecuzione dell’allontanamento, non con-

duce all’impossibilità della stessa (cfr. nello stesso senso le sentenze del 

Tribunale D-1556/2020 del 3 aprile 2020 consid. 10.5 e D-1282/2020 del 

25 marzo 2020 consid. 5.5). Per il resto spetta alla ricorrente richiedere alla 

competente rappresentanza del suo paese d’origine i documenti necessari 

al rimpatrio (cfr. art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12). 

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Pagina 26 

10.2 Ne discende quindi che l’esecuzione dell’allontanamento risulta an-

che essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI). 

11.  

Riassumendo, la SEM ha a ragione ritenuto l’esecuzione dell’allontana-

mento degli insorgenti come ammissibile, esigibile e possibile. La conces-

sione dell’ammissione provvisoria, come postulato in subordine dai ricor-

renti nel gravame, non entra pertanto in considerazione (art. 83 cpv. 1-4 

LStrI).  

12.  

Ne discende che con la decisione impugnata la SEM non ha violato il diritto 

federale, né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non ha 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi) e per quanto censurabile non è inopportuna  

(art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto.  

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese  

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del  

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), e sono prelevate sull’anticipo 

spese versato il 5 novembre 2018. 

14.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva.  

D-5707/2018 

Pagina 27 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico dei ricorrenti. Tale 

ammontare è prelevato sull’anticipo spese versato il 5 novembre 2018.  

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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