# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d98679cd-f4c5-54ad-875e-1f56a6206b56
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-03-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.03.2014 D-5106/2013
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5106-2013_2014-03-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-5106/2013 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  1 3  m a r z o  2 0 1 4    

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Bendicht Tellenbach, Gérald Bovier,  

cancelliera Sebastiana Stähli. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), 

Siria,   

patrocinato dall'avv. Walter Zandrini,  

(…), 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore 

 

Oggetto 

 
Visto per ragioni umanitarie (asilo);  

decisione dell'UFM del 25 luglio 2013 / (…). 

 

 

D-5106/2013 

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Fatti: 

A.  

A._______ – cittadino siriano, attualmente residente in Libano – ha inol-

trato il 13 giugno 2013 all'Ambasciata svizzera a Beirut, Libano (di segui-

to: l'Ambasciata) una richiesta volta al rilascio di un visto per motivi uma-

nitari. Alla base della richiesta ha addotto che a seguito dell'intensificarsi 

e dell'aggravarsi della situazione in Siria, anche il Libano, dove ora si tro-

va, essendo questo paese confinante e politicamente legato alla Siria, la 

sua sicurezza, nonché quella della sua famiglia, sarebbe seriamente ve-

nuta a mancare. Egli ha fatto altresì valere che l'inserimento del suo no-

me nell'allegato 7 all'ordinanza che istituisce provvedimenti nei confronti 

della Siria (anche lista Seco) lo metterebbe in una situazione di aggravato 

pericolo. Alla domanda per l'ottenimento del visto ha allegato degli estratti 

bancari che proverebbero l'esistenza di mezzi necessari al soggiorno in 

Svizzera e una copia di una copertura sanitaria. A._______ ha inoltre in-

dicato di aver scelto la Svizzera in quanto due (figli) vi risiedono con un 

permesso di soggiorno.   

B.  

Con decisione del 5 luglio 2013 l'Ambasciata ha rifiutato il rilascio del vi-

sto per motivi umanitari. 

C.  

Con scritto dell'8 luglio 2013, l'interessato, per tramite del suo avvocato, 

ha formulato opposizione contro la decisione dell'Ambasciata, poiché, a 

suo dire, la fattispecie non sarebbe stata evasa in modo esaustivo, in par-

ticolare non sarebbero stati assunti in modo esauriente i motivi giustifi-

canti la richiesta di rilascio di un visto per motivi umanitari e l'interessato 

non sarebbe stato esaustivamente interrogato. A sostegno della sua op-

posizione, il medesimo ha inoltre reiterato il fatto che, a seguito dell'inse-

rimento del suo nome nella lista Seco, si troverebbe in una situazione di 

grave pericolo, in quanto sarebbe preso di mira da alcune fazioni dell'op-

posizione venute a conoscenza di detto inserimento.  

D.  

Con decisione del 25 luglio 2013 l'UFM ha respinto l'opposizione, con-

fermando la decisione dell'Ambasciata di rifiuto dell'autorizzazione d'en-

trata nello spazio Schengen per ragioni umanitarie. L'autorità inferiore ha 

ritenuto che non sarebbero date né le condizioni per il rilascio di un visto 

Schengen, in quanto almeno uno Stato membro di Schengen aveva e-

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messo un preavviso negativo, né le condizioni per il rilascio di un visto 

con validità territoriale limitata per motivi umanitari, l'interessato non a-

vrebbe infatti dimostrato che la sua vita o la sua integrità fisica sarebbero 

minacciate. L'UFM ha inoltre considerato che, sebbene il nome dell'inte-

ressato figurasse nella lista della Seco circa i provvedimenti nei confronti 

della Siria, non sarebbe stato dimostrato che questo fatto metterebbe se-

riamente, direttamente e concretamente in pericolo la sua vita o l'integrità 

fisica. L'UFM ha ritenuto che il richiedente non si troverebbe in una situa-

zione di particolare rigore che renderebbe indispensabile l'intervento delle 

autorità. Non sarebbe pertanto stata dimostrata la necessità di concedere 

un visto.  

E.  

In data 12 settembre 2013 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 13 settembre 2013), il richiedente è insorto contro detta decisione 

con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tri-

bunale). Egli fa valere che la sua sicurezza in Libano sarebbe venuta a 

mancare. Sarebbe stato infatti oggetto di minacce e alcuni membri della 

sua famiglia in Siria sarebbero imprigionati o non sarebbero più raggiun-

gibili. Egli aggiunge inoltre che il fatto che il suo nome si trovi su una lista 

che prevede sanzioni contro la Siria, lo porrebbe gravemente in pericolo 

perché soggetto a rappresaglie e minacce sia da parte dei ribelli sia da 

parte del regime. Il fatto inoltre di trovarsi in Libano, paese confinante e 

legato politicamente alla Siria, lo porrebbe parimenti in uno stato di peri-

colo concreto. Il ricorrente allega al ricorso uno scritto in cui evoca l'epi-

sodio di minacce di cui sarebbe stato vittima sotto la sua residenza men-

tre rincasava. Egli ritiene che con tale documento il pericolo concreto in 

cui si troverebbe, dopo gli attentati di Beirut, le concrete minacce subite e 

l'imminente attacco degli Stati Uniti alla Siria, sarebbe ampiamente dimo-

strato. Ritiene infine che andrebbero pure considerate le direttive del 

Consiglio federale del 4 settembre 2013 relative alle agevolazioni nel rila-

scio di visti a cittadini siriani con vincoli con la Svizzera. 

F.  

Con decisione incidentale del 26 novembre 2013 il Tribunale ha invitato 

l'UFM ad inoltrare una risposta al ricorso. 

G.  

Con scritto del 6 dicembre 2013 l'UFM ha confermato la decisione impu-

gnata considerando che in sede di ricorso non siano state addotte argo-

mentazioni che permetterebbero di modificare il suo apprezzamento. 

L'UFM ha osservato che al ricorrente, essendo stato inserito lista Seco, 

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sono vietati il transito e l'entrata in Svizzera. Inoltre, non avendo dimostra-

to a sufficienza di trovarsi in una situazione di particolare emergenza, 

l'autorità inferiore non avrebbe potuto concedere una deroga per motivi 

umanitari. L'Ufficio ritiene infine non applicabili le direttive del Consiglio 

federale del 4 settembre 2013, perché presente nell'allegato 7 della citata 

ordinanza. 

H.  

Con decisione incidentale del 13 gennaio 2013, il Tribunale ha trasmesso 

al ricorrente la risposta al ricorso del 6 dicembre 2013 dell'UFM imparten-

do un termine per esprimersi. 

I.  

Con scritto del 21 gennaio 2014 il ricorrente si è espresso ribadendo che 

le condizioni per il rilascio di un visto per motivi umanitari sarebbero date. 

Egli sostiene che la situazione in Libano avrebbe subito di recente un net-

to peggioramento, essendoci stati ben tre attentati nella città di Beirut, di 

cui uno avvenuto a pochissimi metri della sua residenza provvisoria. Egli 

ha ribadito che il fatto di trovarsi in Libano lo porrebbe in uno stato di pe-

ricolo concreto fondato anche sulle minacce subite. Ha inoltre considerato 

data la pericolosità dell'attuale stato delle cose ed ha ritenuto comprovata 

la situazione di emergenza. A sostegno delle sue allegazioni ha allegato 

una documentazione fotografica del luogo in cui è avvenuto uno dei tre 

attentati menzionati. La documentazione fotografica starebbe a dimostra-

re i danni all'abitazione del ricorrente provocati dalla deflagrazione. 

J.  

Con decisione incidentale del 28 gennaio 2014 il Tribunale ha trasmesso 

la replica del ricorrente all'UFM per conoscenza e gli ha concesso la pos-

sibilità di esprimersi in merito.  

K.  

Con scritto del 5 febbraio 2014 l'UFM ha osservato che la replica del ri-

corrente attesterebbe unicamente la situazione generale in Libano, ma 

non dimostrerebbe la situazione di particolare emergenza dell'interessato. 

Pertanto, gli argomenti sollevati e i mezzi di prova addotti non avrebbero 

permesso all'autorità inferiore di modificare il suo apprezzamento della 

fattispecie. 

 

 

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Diritto: 

1.  

Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 della legge sul Tribuna-

le amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32), il Tribu-

nale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 della legge federale sulla procedura amministrativa del 

20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate 

all'art. 33 LTAF. In particolare, le decisioni di rifiuto dell'autorizzazione 

d'entrata nello spazio Schengen rese dall'UFM (cfr. art. 33 lett. d LTAF) 

possono essere impugnate dinanzi al Tribunale, che statuisce in via defi-

nitiva (cfr. art. 83 lett. c cifra 1 della legge sul Tribunale federale del 

17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]). 

Riservati i casi in cui la LTAF non dispone altrimenti, la procedura dinanzi 

al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF). 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 50 cpv. 1 PA), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti.  

Occorre dunque entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'ac-

certamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti e l'inade-

guatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudicato 

come autorità di ricorso (cfr. art. 49 PA).  

3.  

La legislazione svizzera sugli stranieri non garantisce né il diritto d'entrata 

in Svizzera né il rilascio di un visto. La Svizzera, come tutti gli altri Stati 

non è tenuta ad autorizzare di principio l'entrata di stranieri nel suo territo-

rio. Tale decisione viene presa dalla Svizzera autonomamente in accordo 

con il diritto internazionale pubblico (cfr. Messaggio del Consiglio federale 

relativo alla legge sugli stranieri dell'8 marzo 2002, in FF 2002 3327; non-

ché DTF 133 I 185 consid. 2.3). 

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Con la modifica urgente della legge sull’asilo, del 28 settembre 2012, il 

Parlamento ha deciso di sopprimere la possibilità di depositare domande 

di asilo presso le ambasciate svizzere all’estero. I cittadini stranieri che 

per motivi cogenti intendono lasciare il proprio paese d’origine possono 

sollecitare un visto presso una rappresentanza svizzera all’estero, la qua-

le esamina se la situazione personale del richiedente giustifica il rilascio 

di un visto d’entrata. È possibile rilasciare un visto per motivi umanitari se, 

in un caso concreto, è evidente che la vita o l’integrità fisica di una perso-

na è direttamente, seriamente e concretamente minacciata. Se l’inte-

ressato si trova già in uno Stato terzo, di norma si può considerare che 

non è più minacciato. 

La rappresentanza svizzera all’estero, cui è sottoposta una domanda di 

visto, esamina se sono soddisfatte le condizioni per il rilascio di un visto 

per motivi umanitari. Se nutre dubbi al proposito, sottopone la domanda 

all’Ufficio federale della migrazione a Berna. Se in base alle informazioni 

disponibili non è ragionevole esigere che l’interessato permanga nel suo 

paese d’origine, le autorità svizzere gli rilasciano un visto d’entrata. 

4.  

Le disposizioni sulla procedura in materia di visto nonché sull'entrata in 

Svizzera e sulla partenza dalla Svizzera si applicano soltanto in quanto gli 

Accordi di associazione alla normativa di Schengen, elencati nell'allega-

to 1 numero 1 della legge federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 

(LStr, RS 142.20), non contemplino disposizioni divergenti (cfr. art. 2 

cpv. 4 e 5 LStr). 

Per quanto riguarda le condizioni d'entrata in Svizzera per un soggiorno 

non superiore a 90 giorni, l'art. 2 cpv. 1 dell'ordinanza del 22 ottobre 2008 

concernente l'entrata e il rilascio del visto (OEV, RS 142.204) rinvia al 

Regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio 

del 15 marzo 2006 che istituisce un codice comunitario relativo al regime 

di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere 

Schengen [GU L 105 del 13.4.2006 pag. 1-32]) il cui art. 5 è stato modifi-

cato dal Regolamento (UE) n. 265/2010 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 25 marzo 2010 che modifica la convenzione di applicazione 

dell’accordo di Schengen e il regolamento (CE) n. 562/2006 per quanto 

riguarda la circolazione dei titolari di visto per soggiorni di lunga durata 

(GU L 85 del 31.3.2010). Le condizioni d'entrata così previste corrispon-

dono, sostanzialmente, alle condizioni poste dall'art. 5 LStr (cfr. DTAF 

2009/27, consid. 5.1 e 5.2).  

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Giusta l'art.12 cpv. 2 lett. e OEV il rilascio di un visto Schengen è rifiutato 

se nell'ambito della procedura di consultazione prevista all'art. 22 del Re-

golamento CE n. 810/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

13 luglio 2009 che istituisce un codice comunitario dei visti (codice dei vi-

sti [GU L 243 del 15.09.2009]) uno o più Stati Schengen si oppongono al 

rilascio del visto. Se le condizioni di rilascio di un visto uniforme per lo 

spazio Schengen non sono adempiute uno Stato membro può rilasciare 

un visto di validità territoriale limitata per motivi umanitari o di interesse 

nazionale oppure in virtù di obblighi internazionali (cfr. art. 2 cpv. 4 e 

art. 12 cpv. 4 OEV, art. 25 par. 1 lett. a del codice dei visti e art. 5 par. 4 

lett. c del codice frontiere Schengen). 

Giusta l'art. 17 cpv. 1 dell'ordinanza che istituisce provvedimenti nei con-

fronti della Siria dell'8 giugno 2012 (RS 946.231.172.7; di seguito: ordi-

nanza Seco) l'entrata in Svizzera o il transito attraverso la Svizzera sono 

vietati alle persone fisiche di cui all'allegato 7. Conformemente all'art. 17 

cpv. 2 lett. a dell'ordinanza Seco, l'UFM può concedere deroghe per moti-

vi umanitari comprovati. 

Nella fattispecie la domanda di visto dell'interessato ha fatto l'oggetto di 

una consultazione automatizzata delle autorità centrali degli Stati membri 

di Schengen, dalla quale è risultato che almeno uno Stato membro di 

Schengen aveva emesso un preavviso negativo. D'altra parte il nome 

dell'interessato è stato inserito nell'allegato 7 dell'ordinanza Seco, al me-

desimo sono pertanto vietati il transito e l'entrata in Svizzera.  

Non potendo in casu essere concesso al ricorrente un visto Schengen u-

niforme ed essendogli vietata l'entrata ed il transito in Svizzera, non può 

essere oggetto d'esame nel presente caso che la sussistenza o meno di 

motivi umanitari, quand'anche l'autorità inferiore abbia esaminato le con-

dizioni per il rilascio di un visto Schengen. 

5.  

Come menzionato in precedenza, l'abrogazione della disposizione 

(art. 20 LAsi), che autorizzava la deposizione di una domanda d'asilo 

presso una rappresentanza svizzera all'estero, ha reso necessario la 

possibilità di accordare la protezione della Svizzera alle persone diretta-

mente e gravemente minacciate che si trovano all'estero. In virtù 

dell'art. 2 cpv. 4 OEV, entrato in vigore il 1° ottobre 2012, e conformemen-

te alla normativa Schengen, l'UFM può, in determinati casi, accordare un 

visto d'entrata in Svizzera per motivi umanitari, derogando alle condizioni 

generali previste dalla normativa Schengen concernenti il rilascio dei visti.  

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La persona che entra in Svizzera in virtù di un visto umanitario deve de-

positare una domanda d'asilo in Svizzera. Se non deposita tale domanda 

dovrà lasciare la Svizzera dopo un soggiorno di tre mesi. 

Un visto umanitario può essere rilasciato se, nel caso concreto, si può ri-

tenere che la vita o l'integrità fisica di una persona sono direttamente, se-

riamente e concretamente minacciate nel suo paese d'origine o di prove-

nienza. La persona interessata deve trovarsi in una situazione di partico-

lare emergenza che renda indispensabile l'intervento delle autorità, di qui 

la necessità di concederle un visto d'entrata in Svizzera. Ciò può essere il 

caso per esempio in situazioni di conflitto armato particolarmente gravi, 

situazioni di guerra particolarmente cruente o per sfuggire a una minaccia 

personale reale e imminente. È imperativo esaminare attentamente le 

specificità della domanda di visto. Se l'interessato si trova già in uno Stato 

terzo, di norma si può considerare che non è più minacciato. Le condizio-

ni d'entrata nel quadro della procedura di rilascio del visto sono pertanto 

più restrittive di quelle vigenti nel quadro delle domande dall'estero (cfr. 

Messaggio del Consiglio federale del 26 maggio 2010 concernente la 

modifica della legge sull'asilo, FF 2010 3889, spec. 3923 e 3924; cfr. an-

che l'istruzione dell'UFM del 28 settembre 2012, presente sul sito internet 

dell'UFM, concernente le domande di visto per motivi umanitari).  

6.  

Questo Tribunale ritiene che, come rettamente rilevato dall'autorità infe-

riore nel querelato provvedimento, le allegazioni del ricorrente non hanno 

permesso di dedurre che egli si trovi in una situazione di particolare e-

mergenza in cui, per ovviare ad una minaccia personale concreta, sia re-

so necessario l'intervento delle autorità svizzere.  

Avantutto, a mente di questo Tribunale, il ricorrente non ha conseguito ad 

esporre fatti o comprovare una situazione di pericolo concreto, avendo 

fatto riferimento, se non in maniera generalizzata, ad una situazione di 

pericolo locale e non avendo sostanziato in modo circostanziato in che 

cosa consistesse in concreto il pericolo in cui si troverebbe a causa 

dell'inserimento del suo nome nella lista Seco. In questo contesto il peri-

colo di rappresaglie e le minacce da parte di alcune fazioni di ribelli oppo-

sitori e da parte di sostenitori del regime, di cui sarebbe, a suo dire, og-

getto in Libano, sono rimaste allegazioni molto generali e poco concrete. 

Anche alla dichiarazione in cui evoca la minaccia di cui è stato vittima 

mentre rincasava nei pressi della sua residenza in Libano non può essere 

attribuito alcun valore probatorio, per essere mera allegazione di parte e 

di contenuto che potrebbe peraltro esprimere chiunque. 

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Pagina 9 

Quo alla situazione in Libano, il ricorrente non ha apportato elementi di ri-

lievo che dimostrerebbero che gli attentati, se tali, avvenuti in Libano nel 

momento descritto, siano stati direttamente e personalmente rivolti contro 

di lui. La documentazione fotografica allegata dal ricorrente alla replica 

del 21 gennaio 2014, se può dimostrare qualcosa, permette semmai uni-

camente di attestare dei danneggiamenti materiali, anche possibile con-

seguenza di un attentato avvenuto a Beirut, come egli dice, o come av-

venimento che può succedere in Libano, ma che non dimostra, o che in 

ogni caso non è possibile dedurre senz'altro, che il bersaglio di tale pre-

sunto attentato sia stato il ricorrente stesso. Non è quindi in alcuno modo 

evincibile per questo Tribunale che egli sia il bersaglio di operazioni vio-

lente se non, come potrebbe essere il caso specifico, frutto di una situa-

zione incidentale. In maniera più generale, il Tribunale non ha gli elementi 

per ammettere che la situazione attuale prevalente in Libano costituisca 

un pericolo concreto e diretto per l'interessato. Non si possono escludere 

in Libano episodi di violenza e attentati, ma dal monitoraggio della situa-

zione da parte di questo Tribunale, non vi si riconosce né una situazione 

di guerra o guerra civile particolarmente cruenta né una situazione di vio-

lenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella totali-

tà del territorio nazionale.  

È poi legittimo chiedersi che se il ricorrente si trovasse, come asserito, in 

una situazione di pericolo concreta ed insostenibile, come avrebbe conti-

nuato a vivere nella stessa residenza per così tanti mesi senza prendere 

alcun tipo di provvedimento, disponendo peraltro egli di risorse sufficienti, 

per eventualmente spostarsi con la sua famiglia in una regione del Libano 

meno pericolosa e meno vicina alla frontiera con la Siria, o adottando per-

lomeno delle misure di sicurezza accresciute. 

Per quanto riguarda la presenza del ricorrente sulla lista Seco, non è dato 

comprendere il motivo per cui sarebbe preso o dovrebbe essere preso di 

mira dal regime se si parte dal presupposto che egli non risulti tra i ribelli 

a questo regime. 

Infine nemmeno dall'istruzione erogata dell'UFM destinata alla rappresen-

tanza svizzera a Beirut sul rilascio agevolato di visti per visita a familiari 

siriani non può dedurre alcun diritto, avendo questa in primo luogo lo 

scopo di velocizzare il rilascio del visto a determinati gruppi di persone e 

non quello di derogare alle norme in relazione al rilascio dei visti umanita-

ri. 

D-5106/2013 

Pagina 10 

Sulla base di queste considerazioni questo Tribunale giunge quindi alla 

conclusione che la situazione del ricorrente, che si trova ora fuori dal suo 

paese di origine, non sia tale da dovere riconoscere nel caso specifico 

una situazione di pericolo concreto per il ricorrente e la sua famiglia. 

7.  

Pertanto, visto quanto precede, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto 

che l'interessato non si trovava in una situazione di pericolo concreta giu-

stificante il rilascio di un visto per motivi umanitari.  

8.  

Ne discende che la decisione dell'UFM del 25 luglio 2013 è conforme al 

diritto (cfr. art. 49 PA). Per il che il ricorso va respinto.  

9.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-5106/2013 

Pagina 11 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 600.– sono poste a carico del ricorrente. Ta-

le ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrati-

vo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, all'Ambasciata svizzera a 

Beirut e all'UFM.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Stähli 

 

 

Data di spedizione: