# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f908fb22-dcf5-59e9-8533-49745bf67c9a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-03-08
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 08.03.2005 38.2004.95
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_38-2004-95_2005-03-08.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  38.2004.95

   

  FS/DC/td

  	
  Lugano

  8 marzo 2005 

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca
  Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 dicembre 2004
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 16
  novembre 2004 emanata da

  
	
   

  	
  Sezione del lavoro Ufficio giuridico, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

   

  in materia di assicurazione contro la
  disoccupazione

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Il 20
ottobre 2004 la RI 1, ditta attiva nella fabbricazione in proprio o per conto
di terzi di articoli di abbigliamento e affini (cfr. doc. 6/G), ha
preannunciato, per 18 dipendenti e per una durata probabile dal 2 novembre 2004
al 1° febbraio 2005, un periodo di lavoro ridotto al 60% adducendo quale motivo
che "(…) Le ordinazioni attuali sono insufficienti per dar lavoro 5 giorni
alla settimana. I clienti ordinano molto poco adducendo il motivo al calo dei
consumi e al voler dar fondo prima alle scorte dei loro magazzini, rimandando
ai mesi a venire le nuove ordinazioni. (…)." (cfr. doc. 5 punto 11a).

                                         Con
decisione del 3 novembre 2004 la Sezione del lavoro si è opposta al pagamento
delle indennità per lavoro ridotto, motivando:

 

" 
(…)

L'indennità per lavoro ridotto può essere versata
unicamente qualora si riscontri un sensibile calo della cifra d’affari. Infatti
secondo la giurisprudenza del Tribunale cantonale delle assicurazioni, non
tutte le oscillazioni della cifra d'affari giustificano la concessione
dell'indennità per lavoro ridotto. Nondimeno nella misura in cui la diminuzione
della cifra d'affari raggiunge o supera il 25% rispetto alla media del
quadriennio precedente non può essere considerata una fluttuazione normale
dell'attività imprenditoriale, per cui non rientra più nel normale rischio
aziendale del datore di lavoro. Nel presente caso dai dati forniti dall'azienda
questo calo non è riscontrabile pertanto la perdita di lavoro annunciata
rientra nel normale rischio aziendale del datore di lavoro.

(…)." (cfr. doc. 6)

 

                               1.2.   A seguito
dell'opposizione interposta dalla ditta (cfr. doc. 7), la Sezione del lavoro,
il 16 novembre 2004, ha emanato una decisione su opposizione con la quale ha
confermato la sua decisione del 3 novembre 2004 e, tra l'altro, ha osservato
che:

 

" 
(…)

3. Nella presente fattispecie, sulla base dei dati forniti dalla
ditta in parola unitamente all’opposizione qui in esame, per quanto riguarda il
periodo gennaio-ottobre, emerge segnatamente quanto segue:

 

·        
totale cifra d'affari per il periodo
gennaio-ottobre 2004: fr. 1'865’181;

·        
totale cifra d'affari per il periodo gennaio-ottobre
2003: fr. 1'616’284;

·        
totale cifra d'affari per il periodo gennaio-ottobre
2002: fr. 2'216’637;

·        
totale cifra d'affari per il periodo gennaio-ottobre
2001: fr. 2'368’883;

·        
totale cifra d'affari per il periodo gennaio-ottobre
2000: fr. 2'110’380.

 

La media per quanto
riguarda il quadriennio 2000-2003 è la seguente: 8'312’184 : 4 = 2'078’046.

 

La percentuale della
cifra d'affari realizzata nel corso del periodo gennaio-ottobre del corrente
anno, in confronto alla media del quadriennio precedente, è pertanto la
seguente: 89.75%.

La riduzione della cifra
d'affari per quanto attiene al suddetto periodo è dunque del 10% circa.

 

In considerazione di
quanto precede e alla luce della citata giurisprudenza, essendo la suddetta
percentuale di riduzione inferiore al 25%, la perdita di lavoro annunciata
dall’opponente rientra ancora nel rischio aziendale del datore di lavoro.
Pertanto, essendo la concreta perdita di lavoro non computabile, viene meno una
delle condizioni cumulative di cui all'articolo 31 LADI per la concessione
delle richieste indennità.

 

4. Le motivazioni sollevate con l’opposizione in esame non
permettono di giungere a una conclusione diversa rispetto a quanto stabilito
con la decisione contestata.

(…)." (cfr. doc. A1)

 

                               1.3.   Contro
questa decisione la ditta ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA nel quale
ha rilevato che:

 

" 
(…)

1. Il lavoro ridotto è già stato introdotto dal 02.11.04 per motivi
gravi, dovuti alle pochissime commesse in arrivo che da oltre 2 mesi a questa
parte costringe la ditta a fare orario ridotto, lasciando a casa i dipendenti
2-3 volte la settimana.

    E questo non certo per colpa nostra ma a causa della grave crisi
economica generale che affligge anche la nostra clientela, costringendola al
risparmio, al preferire dar fondo ai magazzini e a posticipare i nuovi acquisti
ai mesi a venire.

 

2. Dalle cifre d’affari, aggiornate al 30.11.04, possono senz’altro
constatare quanto su descritto. Purtroppo anche in dicembre le commesse sono
calate. Ci permettiamo farvi presente che comunque la cifra d’affari conseguita
negli anni passati o anche solo nei mesi scorsi, non ci aiuta certo a superare
le difficoltà odierne, né tanto meno ad avere ora lavoro sufficiente per non
dover lasciare a casa il personale.

    Vorremmo inoltre che sapeste che la nostra cifra d’affari è
lorda, composta cioè, nella stragrande maggioranza, dalle materie prime quali:
cerniere, filo, bottoni, elastico, trasporti ma soprattutto dalle stoffe molto,
ma molto costose.

    E’ quindi sbagliato, almeno nel nostro caso, prendere le cifre
d’affari come metro di valutazione per accordare o meno il pagamento delle
indennità.

 

3. Le commesse torneranno ad arrivare, ce lo assicurano i nostri
clienti, ma nel frattempo bisogna salvaguardare i posti di lavoro pagando le
indennità al nostro personale, in caso contrario lo perderemmo e questo sarebbe
molto grave per la ditta la quale si ritroverebbe, al momento della ripresa, a
non poter soddisfare la domanda per mancanza di manodopera!

 

4. La ditta RI 1 merita di essere aiutata perché in 23 anni d’attività
ha dato prova di essere una ditta seria, che ha pagato sempre e puntualmente
tutti gli oneri sociali.

                                      Per la sola disoccupazione
abbiamo pagato, in tutti questi anni, la bella somma di ca. 230'000.00 fr. di
premi e ora che abbiamo bisogno chiediamo cortesemente, che ci venga
riconosciuto il diritto all’indennità per lavoro ridotto, per cui abbiamo
pagato tutti quei soldi.

(…)." (cfr. doc. I)

 

                               1.4.   Nella sua
risposta del 19 gennaio 2005 la Sezione del lavoro Ufficio giuridico si è confermata
nelle proprie allegazioni e, in particolare, ha puntualizzato che:

 

" 
(…)

Alla medesima conclusione si giunge del resto se
si prende in considerazione il dato relativo al mese di novembre 2004 (fr.
88'440.90) che l’azienda in parola ha fornito con l’atto ricorsuale.

 

·        
totale cifra d'affari per il periodo
gennaio-novembre 2004: fr. 1'953’621;

·        
totale cifra d'affari per il periodo
gennaio-novembre 2003: fr. 1'805’055;

·        
totale cifra d'affari per il periodo
gennaio-novembre 2002: fr. 2'405’188;

·        
totale cifra d'affari per il periodo
gennaio-novembre 2001: fr. 2'601’762;

·        
totale cifra d'affari per il periodo
gennaio-novembre 2000: fr. 2'347’093.

 

La media per quanto
riguarda il quadriennio 2000-2003 è la seguente: 9'159'098.45 : 4 = 2'289’774.

 

La percentuale della
cifra d'affari realizzata nel corso del periodo gennaio-novembre del corrente
anno, in confronto alla media del quadriennio precedente, è pertanto la
seguente: 85.31%.

La riduzione della
cifra d'affari per quanto attiene al suddetto periodo è dunque del 15% circa,
di nuovo inferiore rispetto alla percentuale fissata dalla giurisprudenza (25%)
e al raggiungimento della quale non è più possibile parlare di fluttuazione
normale dell’attività aziendale.

(…)." (cfr. doc. III)

 

                               1.5.   Con
ulteriore scritto del 29 gennaio 2005 al TCA la ditta ricorrente ha trasmesso
al TCA copia del suo ricorso, nel quale si è riconfermata, e la sua cifra
d’affari aggiornata fino al mese di dicembre 2004 (cfr. doc. V e allegati B1 e
B2).

 

                                         Il doc. V
unitamente agli allegati B1 e B2 sono stati trasmessi alla Sezione del lavoro
Ufficio giuridico per conoscenza (cfr. doc. VI).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Il 1° luglio
2003 è entrata in vigore la terza revisione della LADI, accettata dal popolo il
24 novembre 2002 (cfr. FF N. 14 del 9 aprile 2002 pag. 2502 segg.; RU N. 24 del
24 giugno 2003 pag. 1728 segg.).

                                         Poiché
nel diritto delle assicurazioni sociali è determinante il disciplinamento
legale in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie
giuridicamente rilevante (cfr. STFA del 16 febbraio 2004 nella causa S., C
154/03; DTF 129 V 1, consid. 1.2, pag. 4; DTF 128 V 315 = SVR 2003 ALV Nr. 3;
DTF 127 V 466, consid. 1, pag. 467; DTF 126 V 163, consid. 4b, pag. 166; DTF 125 V 42, consid. 2b, pag. 44; DTF 123 V 70,
consid. 2, pag. 71; DTF 122 V 34, consid. 1, pag. 36
con riferimenti; RAMI 1999 n. K 994 pag. 321 consid. 2; STFA del 20 gennaio
2003 nella causa V. e V.-A., K 133/01 e STFA del 23 gennaio 2002 nella causa
L., H 114/01), visto che la presente fattispecie si riferisce a un periodo
posteriore l'entrata in vigore delle nuove disposizioni (decisione impugnata
del 16 novembre 2004 con la quale è stata confermata l'opposizione sollevata
contro il pagamento delle indennità per lavoro ridotto fatto valere dalla ditta
ricorrente per il periodo dal 2 novembre 2004 al 1° febbraio 2005), si
applicano le norme valide dal 1° luglio 2003.

 

                               2.2.   I
presupposti del diritto all'indennità per lavoro ridotto sono regolati all'art.
31 LADI.

                                         Questa
disposizione prevede esaustivamente (cfr. DTF 119 V 36) quattro condizioni
materiali, espresse positivamente, e tre condizioni personali, espresse
negativamente, per potere beneficiare dell'indennità per lavoro ridotto.

 

                                         Le
condizioni positive sono enumerate al cpv. 1 dell'art. 31 LADI secondo cui i
lavoratori, il cui tempo normale di lavoro è ridotto o il cui lavoro è
integralmente sospeso, hanno diritto a una indennità per lavoro ridotto se:

 

"  a.   sono
soggetti all'obbligo di contribuzione all'assicurazione contro

      la disoccupazione e non hanno ancora raggiunto
l'età minima    per l'obbligo di contribuzione nell'AVS;

                                          

  b.   la perdita di
lavoro è computabile (art. 32);

 

  c.   il rapporto di
lavoro non è stato disdetto;

 

  d.   la perdita di
lavoro è probabilmente temporanea ed è presumibile           che con la diminuzione
del lavoro potranno essere conservati i   loro posti di lavoro."

 

                                         Secondo
il cpv. 1bis in vigore dal 1° luglio 2003 per verificare i
presupposti del diritto di cui al cpv. 1 lett. d, in casi eccezionali può
essere effettuata un'analisi aziendale a carico del fondo di compensazione.

 

                                         I
surriferiti requisiti devono essere adempiuti nella loro totalità.

                                         Le
condizioni negative sono stabilite all'art. 31 cpv. 3 LADI, secondo cui non
hanno diritto all'indennità per lavoro ridotto:

 

"  a.   i lavoratori, la cui perdita di lavoro non è determinabile o il
cui      tempo di lavoro non è sufficientemente controllabile;

 

  b.   il coniuge del
datore di lavoro occupato nell'azienda di     quest'ultimo;

 

  c.   le persone che,
come soci, compartecipi finanziari o membri di  un organo decisionale supremo
dell'azienda, determinano o       possono influenzare risolutamente le
decisioni del datore di                                        lavoro, come
anche i loro coniugi occupati nell'azienda."

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 33 cpv. 1 LADI non è computabile la perdita di lavoro dovuta a circostanze
rientranti nella sfera normale del rischio aziendale. Per "normale rischio
aziendale" si intende il pericolo di subire delle perdite per motivi
legati alla sfera interna dell'azienda (ad esempio: difetti nei macchinari,
problemi con il personale, errori di organizzazione) o per motivi esterni (ad
esempio la situazione del mercato), che ogni impresa ha e che è di conseguenza
in grado di calcolare o di prevenire o combattere con opportune contromisure
(cfr. G. Gerhards: "Kommentar zum Arbeitslosenversicherung (AVIG)",
Ed. Paul Haupt Berna e Stoccarda, 1987, Vol. I, pag. 426-428; STFA del 15 marzo
2004 nella causa F. SA, C 189/02; SVR 2003 ALV Nr. 9; DLA 2002 pag. 59, DLA
2000 pag. 53, consid. 4b, pag. 57 e 58; DLA 1999 pag. 48 e 204; DLA 1998 pag.
290; DLA 1996/1997 pag. 54, consid. 2b, pag. 58; DLA 1995 pag. 117, consid. 1b,
pag. 119 e 120).

                                         Infatti,
la giurisprudenza federale, ha stabilito che le perdite di lavoro che possono
colpire ogni datore di lavoro rientrano nei rischi normali dell’azienda e
devono di regola essere assunti da quest’ultima. Soltanto se esse presentano un
carattere eccezionale o straordinario conferiscono un diritto all’indennità per
lavoro ridotto (cfr. STFA del 15 marzo 2004 nella causa F. SA, C 189/02; SVR
2003 ALV Nr. 9; DLA 2000 pag. 53, consid. 4b, pag. 57 e 58; DLA 1999 pag. 204,
consid. 2a, pag. 206; DLA 1996/1997 pag. 54, consid. 2b aa), pag. 58; DLA 1995
pag. 117, consid. 1b, pag. 119 e 120).

 

                                         In
particolare, in una sentenza del 2 dicembre 2004 nella causa L. C. SA (C
264/03), l'Alta Corte ha confermato il precedente giudizio di questo Tribunale
e, definendo le perdite di lavoro rientranti nel normale rischio aziendale, ha,
tra l'altro, ribadito che:

 

" 
(…)

Per normale rischio aziendale la dottrina e la
giurisprudenza intendono il pericolo di subire delle perdite per motivi legati
alla sfera interna dell'azienda (p. es. difetti dei macchinari, problemi con il
personale, errori di organizzazione) o per ragioni esterne (p. es. la
situazione del mercato del lavoro o dei capitali). Trattasi segnatamente di
perdite di lavoro abituali che, secondo l'esperienza, sopravvengono
periodicamente e possono colpire ogni datore di lavoro. Ogni azienda deve
quindi affrontare tali evenienze ed essere in grado di prevederle, prevenirle o
combatterle con opportuni provvedimenti. Soltanto se le perdite denotano un
carattere eccezionale o straordinario possono dar diritto al versamento di
un'indennità per lavoro ridotto (DLA 1998 no. 50 pag. 291 consid. 1, 1996/1997
no. 11 pag. 58 consid. 2b/aa e riferimenti; cfr. anche
Gerhards, Kommentar zum Arbeitslosenversicherungsgesetz, vol. I, pag. 426 segg., note 64-70).

 

Il concetto di normalità deve essere definito con
riferimento all'attività specifica espletata dall'azienda e meglio deve tener
conto delle sue peculiarità. In tale contesto il criterio della prevedibilità
assume un significato determinante (DTF 119 V 500 consid. 1; DLA 1999 no. 10
pag. 48, 1998 no. 50 pag. 290, 1995 no. 20 pag. 117).

(…)." (cfr. STFA del 2 dicembre 2004 nella causa L.C. SA, C
264/03)

 

                                         In
quell’occasione, chiamata a pronunciarsi in un caso in cui i problemi accusati
dalla ditta (impresa di pulizia) che aveva preannunciato il lavoro ridotto
erano causati indirettamente dalla difficile situazione di mercato in cui si era
venuto a trovare il suo committente, attivo a livello internazionale nel
settore vendite, la nostra Massima Istanza ha sviluppato le seguenti
considerazioni:

 

" 
(…)

Controversa è pertanto la questione se le
riduzioni di lavoro di un committente, attivo a livello internazionale nel
settore delle vendite, possano essere considerate come facenti parte del
rischio aziendale normale di un'impresa di pulizia.

 

Al riguardo va rilevato che da un lato vero è,
come afferma la ricorrente, che difficilmente una ditta attiva nel settore
delle pulizie nel Cantone Ticino può essere ritenuta a conoscenza della
situazione del mercato in cui opera la propria mandante, attiva in un settore
del tutto differente e per di più a livello internazionale, e quindi prevederne
l'evoluzione e prendere i relativi provvedimenti (si veda in particolare la
giurisprudenza sviluppata per quanto riguarda il settore edilizio, in cui era
notoria negli anni novanta la difficoltà nel ramo di attività stesso; in tal
caso la crisi riguardava tuttavia direttamente quel campo: DLA 1999 no. 10 pag.
52 consid. 4b, 1998 no. 50 pag. 292 consid. 2).

 

D'altro lato è pur vero che ancora quando era
attiva quale R.________ SA, e meglio nel 2001, la società aveva subito dei
grossi disagi in seguito alla riduzione del lavoro da parte della ditta
A.________ SA ed inoltre la situazione non era migliorata nell'anno successivo.
In tali condizioni ci si può pertanto chiedere se la perdita di lavoro
annunciata nel 2003 non fosse in realtà prevedibile. Non va poi dimenticato che
il fatto di operare per la maggior parte a favore di un solo committente
senz'altro accresce il rischio di perdita.

 

La questione circa la normalità o meno del
rischio aziendale in concreto può tuttavia restare indecisa: come rettamente
evidenziato dalla Corte cantonale, non risulta dagli atti una perdita di lavoro
effettiva.

 

Malgrado infatti le previsioni pessimistiche di
fine 2002, secondo cui nei primi tre mesi dell'anno successivo la cifra
d'affari avrebbe dovuto essere pari all'incirca a fr. 35'000.- mensili e quindi
ridotta della metà, alla luce delle dichiarazioni dello stesso datore di lavoro
risalenti al mese di marzo 2003, risulta da gennaio a marzo 2003 un volume
d'affari medio di fr. 62'298.-. Nello stesso periodo dell'anno precedente esso
era invece pari a fr. 58'579.- e mediamente nel 2002 a fr. 60'426.-.

 

Ciò significa che la ditta interessata, tramite
provvedimenti adeguati e tempestivi, è stata in grado di scongiurare la
prevista - ingente - perdita di lavoro. Del resto è stata lei stessa ad
affermare di aver reperito diversi clienti, anche se in parte solo
temporaneamente, circostanza che è stata espressamente ammessa anche nel
ricorso di diritto amministrativo.

 

Al riguardo va ancora aggiunto che il fatto che i
nuovi mandati fossero di natura solo temporanea, come precisato nel ricorso di
diritto amministrativo, è irrilevante, determinante essendo il fatto che nel
periodo menzionato la ditta ha potuto trasferire il personale attribuito al
settore ditta A.________ SA ad un altro settore e quindi compensare le perdite.
Anzi probabilmente proprio il fatto di aver reperito mandati temporanei, ha
permesso alla ricorrente di mantenere intatto - malgrado la richiesta necessità
di personale - il rapporto contrattuale concluso con la ditta A.________ SA.

 

Correttamente quindi l'autorità cantonale ha
rilevato come la cifra d'affari fosse rimasta invariata nel 2003 rispetto
all'anno precedente, il che non indica certo una diminuzione del lavoro,
circostanza questa che esclude l'assegnazione delle chieste prestazioni (si
veda in proposito sentenza del 15 marzo 2004 in re F., C 189/02, consid. 4;
Gerhards, op. cit., pag. 413).

(…)." (cfr. STFA del 2 dicembre 2004 nella
causa L.C. SA, C 264/03)

 

                               2.4.   Secondo la
giurisprudenza federale, una flessione della domanda a cui può essere
confrontata una ditta comporta per quest’ultima una perdita di lavoro dovuta a
motivi economici (cfr. DLA 1987 N. 8, consid. 2b, pag. 83; DLA 1985 N. 17,
consid. 2b, pag. 108-109 e DLA 1985 N. 18, consid. 3a, pag. 112, tutte citate
in DLA 1990 N. 21, consid. 3, pag. 138 per negare l’esistenza dei motivi
economici).

 

                                         In una
decisione pubblicata in DLA 2000 N. 10 l'Alta Corte ha, in particolare,
osservato che:

 

" 
(…)

4.-a) Vorrangiges Ziel der
Kurzarbeitsentschädigung bildet die Verhütung von Arbeitslosigkeit durch die
Erhaltung von Arbeitsplätzen (Art. 31 Abs. 1 lit. d AVIG; BGE 120 V 526 Erw. 3b
mit Hinweisen). Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat im nicht
veröffentlichten Urteil M. vom 8. Januar 1997 (C 203/95) erkannt, dass weder
das Gesetz noch seine Entestehungsgeschichte Anhalktspunkte dafür enthalten,
wonach dieses legislatorische Ziel unter einem grundsätzlichen
strukturpolitischen Vorbehalt stünde. Namentlich darf die in Art. 32 Abs. 1
lit. a AVIG statuierte Anspruchsvoraussetzung der "wirtschaftlichen
Gründe" nicht als Ausschluss strukturell bedingter Arbeitsausfälle
verstanden werden. Vielmehr ist der Begriff der "wirtschaftlichen
Gründe" weit auszulegen (vgl ARV 1989 Nr. 12 S. 122 Erw. 2a, 1987 Nr. 8 S.
83 Erw. 2b mit Hinweisen; Gerhards, Kommentar zum
Arbeitslosenversicherungs-gesetz, Band I, Bern 1987, N 39 zu Art. 32-33). Er
erfasst sowohl konjunkturelle als auch strukturelle Gründe (Gerhards,
a.a.O., N 41 zu Art. 32-33; a.M. Stauffer, Die Kurzarbeitsentschädigung,
SJZ 1985 S. 177 f.). Abgesehen davon, dass die Organe der
Arbeitslosen-versicherung und Sozialversicherungsrichter mit der Abgrenzung von
konjunkturellen und strukturellen Ursachen eines Arbeitsausfalles im konkreten
Einzelfall, namentlich bei grösseren und international tätigen Betrieben,
überfordert wären (vgl BGE 104 V 112 f. Erw. 4a), erscheint der generelle
Ausschluss strukturell bedingter Arbeitsausfälle von der
Kurzarbeitsentschädigung auch sozialpolitisch fragwürdig (Gerhards,
a.a.O., N 41 zu Art. 32-33). (…)" 

(cfr. DLA 2000 N. 10, consid. 4a, pag. 56)

 

                                         Pertanto,
anche se ogni ditta deve mettere in preventivo che il proprio risultato possa
variare da un periodo con l’altro, ciò non significa ancora che un’azienda
debba essere pronta a sopportare qualsiasi riduzione del proprio preventivato
risultato d’esercizio a titolo di normale rischio aziendale.

 

                                         In tale
contesto va ricordato che, chiamata a decidere nel caso di una ditta attiva nel
campo dell'abbigliamento, in particolare circa la perdita computabile del
lavoro e il normale rischio aziendale, la nostra Massima Istanza ha sviluppato,
tra l'altro, le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

Le taux de 10 % de perte de travail selon l'art. 32
al. 1 let. b LACI ne constitue pas un critère d'ordre conjoncturel; pour être
prise en considération, la perte de travail subie par l'entreprise ne doit pas
avoir été provoquée - pour un pourcentage déterminé - par la conjoncture. Le
taux de 10 % représente uniquement la limite quantitative de la perte de
travail en deçà de laquelle l'entreprise doit assumer elle-même les
fluctuations de son activité économique au regard du marché (Nussbaumer,
Arbeitslosenversicherung in: Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR],
Soziale Sicherheit, ch. 388).

 

S'il est vrai que l'intimée s'est plus ou moins
adaptée au fil des ans à la chute importante de ses ventes, principalement en
ne repourvoyant pas les postes de travail laissés vacants par les départs
naturels, il n'en demeure pas moins que les efforts entrepris pour adapter la
capacité de production, surtout si leurs effets ne suffisent pas à enrayer la
perte de travail, ne peuvent justifier à eux seuls l'octroi des indemnités pour
réductions de l'horaire de travail. En outre, l'existence d'une situation
économique défavorable ou une perte de travail due à des motifs indépendants de
la volonté de l'entreprise ne suffisent pas pour que la perte de travail soit
indemnisable (DTA 1999 n° 35 p. 204, 1998 n° 50 p. 290; 1996/97 n°.40 p. 220).
Or, l'intimée justifie sa perte de travail par la surproduction dans le secteur
de l'habillement et l'essor des importations de textiles et de produits de
confection en provenance des pays de l'Europe de l'Est ou de l'Asie du Sud-Est.
Ces éléments, ainsi que les pertes dues à un taux de change défavorable pour
les ventes à l'étranger, ne constituent pas un phénomène nouveau; la
concurrence grandissante dans le secteur concerné, la pression extrême sur les
prix touchent toutes les entreprises de confection du pays, qui doivent inclure
dans leurs calculs prévisionnels la diminution des commandes en relation avec
les coûts plus élevés de production et les pertes dues au taux de change. Sous
cet angle la perte de travail n'apparaît ni passagère ni exceptionnelle et se
confond avec les risques normaux d'exploitation de l'entreprise. (…)" (cfr. STFA dell'8 ottobre 2003 nella causa X. SA, C
283/01)

 

                                         In una
sentenza pubblicata in SVR 2003 ALV Nr. 9 = DLA 2003 N. 20 p. 195 seg.,
pronunciandosi circa il normale rischio aziendale in un caso concernete
un'agenzia di collocamento, il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA) ha inoltre
deciso che un importante riduzione del numero dei collocamenti che deve essere
effettuato da una ditta che si occupa di lavoro temporaneo fa parte del rischio
impresa. Dunque, la sola consistenza della perdita di lavoro (anche se
rilevante, in quel caso si trattava del 40%) non permette ancora di concludere
automaticamente per l'esistenza di circostanze eccezionali o straordinarie che
esulano quindi dal normale rischio aziendale.

 

                               2.5.   Il TCA ha
stabilito che, dopo avere considerato tutte le circostanze del caso concreto
(in particolare la situazione del ramo e quella concorrenziale nonché
un'eventuale evoluzione strutturale), é solo a seconda della consistenza della
flessione della cifra d’affari che si può concludere se questa rientra o meno
nel normale rischio aziendale. Non a caso, per quanto attiene alla perdita di
lavoro, il legislatore federale ha stabilito che una perdita di lavoro é
computabile se é dovuta a motivi economici ed é inevitabile e per ogni periodo
di conteggio é di almeno il 10% delle ore di lavoro normalmente fornite dai
lavoratori dell’azienda (cfr. art. 32 cpv. 1 LADI, vedi inoltre, tra le tante,
STCA dell’11 maggio 2004 nella causa H. Sagl, 38.2004.19; STCA del 26 gennaio
2004 nella causa L. SA, 38.2003.50; STCA del 24 marzo 2003 nella causa A.P. SA,
38 2002.183; STCA del 20 febbraio 2002 nella causa E. D.-L., 38.2001.160; STCA
del 27 settembre 2001 nella causa C.C.L. SA, 38.2001.125; STCA del 31 luglio
2001 nella causa F.SA, 38.2000.310; STCA del 17 gennaio 2001 nella causa C.N.C.
2000 SA, 38.2000.169; STCA del 21 novembre 2000 nella B., 38.2000.26; STCA del
2 febbraio 2000 nella causa G.M. & Co. SA, 38.1999.177 e STCA del 7 gennaio
1999 nella causa V.-V. & A., 38.1998.149).

                                         Pertanto,
secondo la giurisprudenza del TCA, non tutte le oscillazioni della cifra
d'affari giustificano la concessione dell'indennità per lavoro ridotto.
Nondimeno nella misura in cui la diminuzione della cifra d'affari raggiunge o
supera il 25% rispetto alla media del quadriennio precedente non può più essere
considerata una fluttuazione normale dell'attività imprenditoriale, per cui non
rientra più nel normale rischio aziendale (cfr. STCA dell’11 maggio 2004 nella
causa H. Sagl, 38.2004.19; STCA del 26 gennaio 2004 nella causa L. SA,
38.2003.50; STCA del 24 marzo 2003 nella causa A.P. SA, 38 2002.183; STCA del
18 ottobre 2002 nella causa C.S.P. SA, 38.2002.95; STCA del 17 giugno 2002
nella causa F. SA, 38.2001.231; STCA del 27 settembre 2001 nella causa C.C.L.
SA, 38.2001.125; STCA del 31 luglio 2001 nella causa F.SA, 38.2000.310; STCA
del 24 luglio 2000 nella causa R.G. SA, 38.2000.22; STCA del 4 gennaio 2000
nella causa I. P. Sagl, 38.1999.178; STCA 17 marzo 1999 nella causa T.N. SA,
38.1998.319; STCA del 23 novembre 1998 nella causa A. C. SA, 38.1998.134; STCA
del 10 novembre 1998 nella causa M., 38.1998.172; STCA del 17 agosto 1998 nella
causa M. SA, 38.1997.327; STCA 9 marzo 1998 nella causa T. SA, 38.1997.139; STCA
2 settembre 1997 nella causa S., 38.1997.48; STCA 11 agosto 1997 nella causa
R., 38.1997.24; STCA 4 giugno 1997 nella causa P., 38.1996.282; STCA 10
settembre 1996 nella causa M.F. SA, 38.1996.53).

 

                               2.6.   Nel caso
concreto, come visto sopra, quale motivo che l'ha indotta ad introdurre il
lavoro ridotto la ditta ha indicato che: "(…) Le ordinazioni attuali sono
insufficienti per dar lavoro 5 giorni alla settimana. I clienti ordinano molto
poco adducendo il motivo al calo dei consumi e al voler dar fondo prima alle
scorte dei loro magazzini, rimandando ai mesi a venire le nuove ordinazioni.
(…)." (cfr. doc. 5 punto 11° e consid. 1.1).

 

                                         Il TCA
constata che già in passato la ricorrente ha inoltato delle richieste di
indennità per lavoro ridotto.

 

                                         Con
decisione del 10 aprile 2002 l’Ufficio del lavoro non ha sollevato opposizione
contro il preannuncio di lavoro ridotto per il periodo dal 18 marzo al 17
giugno 2002 (cfr. doc. 17).

 

                                         Con
decisione dell’11 giugno 2002 l’Ufficio del lavoro si è opposto al preannuncio
di lavoro ridotto inoltrato il 5 giugno 2002 in quanto la perdita di lavoro
rientrava nel normale rischio aziendale visto che la diminuzione della cifra
d’affari della ditta non aveva raggiunto il 25% rispetto alla media del
quadriennio precedente (cfr. doc. 16).

                                         Questa
decisione è stata impugnata davanti a questo Tribunale che, con sentenza del 20
febbraio 2003, l’ha confermata (cfr. STCA del 20 febbraio 2003 nella causa C.
SA; 38.2002.147).

                                         In
quell’occasione il TCA ha, tra l’altro, puntualizzato che: “(…) le cifre
d'affari conseguite dalla ditta dal 1998 in avanti possono essere comparate tra
di loro. Infatti, il cambiamento strutturale, meglio il passaggio da façonneur
a fabbricante in proprio, è avvenuto gradualmente durante la metà degli anni '90
e nel 1998 la ditta non lavorava più a façon (cfr. doc. VI, risposta 2). Dunque
dal 1998 le cifre d'affari conseguite tengono tutte già conto delle
implicazioni che il passaggio da façonneur a fabbricante in proprio ha
comportato. (…):” (cfr. STCA del 20 febbraio 2003 nella causa C. SA;
38.2002.147, consid. 2.6).

 

                                         Pertanto,
anche in questa occasione e nonostante le considerazioni della ditta in
proposito (cfr. doc. I, punto 2), a mente del TCA le cifre d’affari possono
essere comparate tra loro e utilizzate per valutare se i presupposti necessari
per l’ottenimento delle indennità per lavoro ridotto sono o meno adempiuti.

 

                                         Va peraltro
rilevato che già allora, quali motivi che l’avevano indotta ad introdurre il
lavoro ridotto, la ditta aveva indicato il sensibile e improvviso calo delle
ordinazioni e la mancanza improvvisa di rinnovi di contratti esistenti a causa
della concorrenza che produce all’estero a prezzi infinitamente più bassi (cfr.
STCA del 20 febbraio 2003 nella causa C. SA, consid. 1.1; 38.2002.147).

 

                                         Con
decisione del 4 marzo 2003 la Sezione del lavoro si è poi opposta al
preannuncio di lavoro ridotto inoltrato il 29 novembre 2002 e, in particolare,
ha sottolineato che: “ (…) Nel caso in esame la perdita di lavoro subita
dall’azienda è dovuta ad un calo delle ordinazioni, al mancato rinnovo di
contratti esistenti ed alla concorrenza estera. Circostanze queste che possono
toccare qualsiasi datore di lavoro e pertanto rientrano nel normale rischio
aziendale del datore di lavoro. (…).” (cfr. doc. 15).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta contro la decisione del 25 aprile 2003, nella quale
la ditta ha sostenuto che la sensibile perdita di lavoro subita era dovuta alla
grave crisi economica generale e al conseguente drastico calo dei consumi, la
Sezione del lavoro, con decisione su opposizione del 4 giugno 2003, ha
modificato la propria decisione e con decisione del 10 giugno 2003 non si è
opposta al preannuncio di lavoro ridotto per il periodo dal 22 aprile al 21
luglio 2003 (cfr. doc. 9, 10 e 13).

 

                                         La
Sezione del lavoro non si è neppure opposta al preannuncio di lavoro ridotto
per il periodo dal 1° settembre al 30 novembre 2003 (cfr. doc. 8).

 

                                         Nell’ultima
tabella aggiornata fino al mese di dicembre 2004 e contenente la cifra d’affari
mensile conseguita dalla ditta durante gli anni dal 2000 al 2004 risulta che,
dopo un lieve aumento della cifra d’affari annua nel 2001 rispetto all’anno
precedente, la ditta ha subito una flessione ridotta nel 2002 e una più marcata
nel 2003.

                                         In questi
anni la cifra d’affari annua è infatti stata la seguente:

 

2000                                                             
fr. 2'596'333.80

2001                                                             
fr. 2'726'912.20

2002                                                             
fr. 2'533'300.40

                                         2003                               fr.
1’956'492.60 (cfr. doc. V/B2)

 

                                         Dalla
medesima tabella emerge come le cifre d’affari varino sensibilmente da un mese
all’altro e questo anche rispetto agli stessi mesi nei diversi anni (ad esempio
nel mese di gennaio 2004 la cifra d’affari mensile è stata superiore a quella
del mese di gennaio 2001 anno in cui la ditta ha ottenuto il miglior risultato
annuo; nei mesi da aprile a luglio 2004 la cifra d’affari mensile è sempre
stata superiore ai medesimi mesi dell’anno 2002 e lo stesso è accaduto per i
mesi di giugno, luglio e settembre 2004 rispetto a quelli del 2000).

                                         In simili
circostanze, a mente di questo Tribunale, non è dunque possibile confrontare le
cifre d’affari dei singoli mesi e occorre invece valutare l’andamento globale
dell’azienda e considerare i risultati degli esercizi annui.

 

                                         Nel 2004
la cifra d’affari della ditta è stata di fr. 2'065'895.50 (cfr. doc. V/B2).

 

                                         Quanto appena
esposto può essere così sintetizzato. Innanzitutto, già negli anni 2002 e 2003
la ditta ha avuto delle difficoltà e ha preannunciato l’introduzione del lavoro
ridotto adducendo sempre i medesimi motivi (diminuzione degli ordini, calo dei
consumi, crisi generale e concorrenza estera). Inoltre la cifra d’affari annua
per il 2004 è superiore rispetto a quella del 2003 (il che non indica certo una
diminuzione del lavoro). In simili condizioni, conformemente alla
giurisprudenza federale citata (cfr. in particolare le sentenze del TFA dell'8
ottobre 2003 nella causa X. SA, C 283/01 e del 2 dicembre 2004 nella causa L.C.
SA, C 264/03 citate in esteso ai consid. 2.3. e 2.4.), questo Tribunale deve
concludere che a ragione la Sezione del lavoro Ufficio giuridico si è opposto
al preannuncio di lavoro ridotto inoltrato dalla ditta per il periodo dal 2
novembre 2004 al 1° febbraio 2005.

 

                                         In ogni
caso, anche tenendo conto della media della cifra d’affari annua conseguita
negli anni dal 2000 al 2003, nel 2004 la ditta ha subito una flessione del
risultato d’esercizio di quasi il 16% (fr. 2'453'259.75 media 2000-2003 contro
fr. 2'065'895.50 nel 2004).

                                         Ora,
tenuto conto di tutte le circostanze del caso concreto, questa ridotta
flessione della cifra d’affari annua non configura una circostanza eccezionale
o straordinaria e come tale, vista la giurisprudenza cantonale citata (cfr.
consid. 2.5) rientra nel normale rischio aziendale del datore di lavoro.

 

                                         Visto
tutto quanto precede, a mente del TCA la decisione su opposizione impugnata
deve dunque essere confermata.

 

 

Per questi motivi

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Gianluca
Menghetti