# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9c4e7714-4fff-540c-aaa4-cddc5c75d8e8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2012-03-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.03.2012 31.2011.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2011-9_2012-03-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  
	
  Incarto n.

  31.2011.9

   

  FS

  	
  Lugano

  20 marzo 2012

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
					

 

	
  redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 14 settembre 2011
di

 

	
   

  	
    RI 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 4 agosto
  2011 emanata da

  
	
   

   

   

   

   

   

  in relazione alla

   

   

  terzo chiamata
  in causa

  	
  CO 1  

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

   

   

  FA 1 (cancellata da RC il __________)

   

   

  PI 1

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   La
FA 1, con sede a __________ poi trasferita a __________ ora comune __________,
é stata iscritta a Registro di commercio il __________ __________. Lo scopo
sociale consisteva nel trasporto di passeggeri, nell’organizzazione di viaggi,
nel noleggio di torpedoni e nella gestione di agenzie di viaggi.

                                         RI
1 ha assunto la carica di amministratore unico, con diritto di firma
individuale, dal 4 giugno 2004 sino alla dichiarazione di fallimento (cfr.
estratto RC sub doc. 1/A).

 

                               1.2.   La
FA 1 è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito Cassa), in qualità di datore
di lavoro, dal 1. giugno 2004 al 31 marzo 2009.

 

                                         La società è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui
la Cassa ha dovuto sistematicamente diffidarla dall’agosto 2006 e precettarla
dal settembre 2006 (cfr. doc. 1/B-B4 specchietto dell’evoluzione degli oneri
sociali per gli anni dal 2006 al 2009).

 

                                         Con
decreto 9 marzo 2009 la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello del Cantone Ticino ha dichiarato lo scioglimento della società a far
tempo dal 12 marzo 2009 (pubblicazioni FUSC del __________ 2009) e successivamente
ha autorizzato la liquidazione del fallimento in procedura sommaria ai sensi
dell’art. 231 LEF (cfr. doc. 1/C che fa riferimento alla pubblicazione apparsa
sul FU n. __________ del __________.2009 riguardante l’apertura di fallimento
in via sommaria).

 

                                         La
Cassa ha insinuato, in via definitiva il 4 settembre 2009, all’UF di __________
il proprio credito di fr. 270'299.65 per contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD/AF
non soluti nel periodo giugno 2005 - marzo 2009, di cui fr. 23'639.10 per
contributi su rivendicazioni di credito per gli anni 2008 e 2009 e riprese salari
per gli anni 2005 e 2006 dopo controllo del datore di lavoro (doc. 1/C-C6).

 

                                         Il
7 febbraio 2011 l’UF di __________ ha rilasciato un attestato di carenza di
beni in seguito a fallimento per l’importo rimasto scoperto di fr. 221'518.65
(fr. 270'299.65 dedotto il dividendo pari a fr. 47'781.-- ; doc. 1/D).

 

                                         La
procedura di fallimento è stata definitivamente chiusa con decreto 1. marzo
2011 della Pretura del Distretto di __________ (pubblicazione FUSC del __________
2011).

 

                                         La
ragione sociale è stata cancellata da RC il __________ 2011 (pubblicazione FUSC
del __________ 2011).

 

                               1.3.   Costatato
di avere subito un danno, con decisione 31 marzo 2011 (doc. 3),
confermata con decisione su opposizione 4 agosto 2011 (doc. 1), la Cassa ha
chiesto a RI 1 il risarcimento ex art. 52 LAVS di fr.
221'518.65 per i contributi paritetici non soluti dalla FA 1 dal 2005 al 2009
(sino al mese di marzo), come risulta dagli estratti conto per i periodi 01.06.2004/31.12.2006,
01.01.2006/31.12.2006, 01.01.2007/31.12.2007, 01.01.2008/31.12.2008 e
01.01.2009/31.03.2009, nonché dai salari non percepiti ma insinuati all’UF di __________
per gli anni 2008 e 2009 e riprese salariali per gli anni 2005 e 2006, dedotta
l’indennità per insolvenza (doc. 1/C1-C6 e doc. 3/A-H).

 

                               1.4.   Con
il presente tempestivo ricorso RI 1 ha impugnato la succitata decisione su
opposizione e contestato una sua responsabilità ex art. 52 LAVS.

                                         Delle
singole motivazioni verrà detto, per quanto necessario, nei considerandi di
diritto.

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa la Cassa – osservato che il ricorrente in sostanza propone le medesime
argomentazioni già esposte nella propria opposizione del 13 maggio 2011 (doc.
2) e confermato che “(…) ha emanato una decisione di risarcimento danni ex
art. 52 LAVS anche nei confronti del signor __________ quale amministratore di
“fatto” (…)” (III) – ha confermato integralmente la decisione su opposizione e chiesto
di respingere il ricorso.

 

                               1.6.   Con
decreto 10 ottobre 2011 il Vicepresidente del TCA ha chiamato in causa PI 1 (V).

                                         Appurato
che la raccomandata 10 ottobre 2011 non è stata ritirata (XVI) e verificata la
residenza in __________ (XII), il decreto 10 ottobre 2011 è stato nuovamente
inviato per posta semplice il 18 gennaio 2012 (XIV). Questo invio è ritornato
al TCA il 7 febbraio 2012 con su la busta l’indicazione che il destinatario è
partito senza lasciare nuovo indirizzo (XX).

 

                               1.7.   Con
lettera 7 novembre 2011 l’assicurato si è confermato nelle proprie allegazioni
e ha chiesto la produzione della decisione di risarcimento emessa nei confronti
di PI 1 (VI).

 

                                         Con
scritto 21 novembre 2011 la Cassa ha comunicato al TCA di non avere
osservazioni da presentare e ha trasmesso la decisione risarcitoria emessa il 6
ottobre 2011 nei confronti di PI 1 che non ha potuto essere notificata in quanto
il destinatario irreperibile all’indirizzo indicato (VIII e allegati doc. 4 e
5).

 

                               1.8.   Con
lettera 29 dicembre 2011 il ricorrente – vista la lettera 21
novembre 2011 della Cassa e l’allegata decisione risarcitoria 6 ottobre 2011
emessa nei confronti di PI 1 – ha confermato la domanda di annullamento della decisione impugnata
e ha prodotto ulteriore documentazione (X e allegati doc. G/1-20).

 

                                         Con
scritto 27 gennaio la Cassa – osservato che la responsabilità del ricorrente ex
art. 52 LAVS non è modificata: “(…) avendo infatti accettato e assunto il
ruolo di organo formale della FA 1 dalla costituzione, egli deve assumersi gli
obblighi che derivano dalla carica e ciò indipendentemente dal ruolo che
avrebbe assunto il signor PI 1 all’interno della società. (…)” (XVII) – ha
chiesto di respingere il ricorso.

 

                               1.9.   Invitata
espressamente a prendere posizione in merito all’am-montare del danno fatto
valere, in particolare avuto riguardo allo stato di riparto nel fallimento n. 2090034
della FA 1 prodotto sub doc. G/10 (XIX), la Cassa, con lettera 13 febbraio 2012, ha riconfermato l’importo del danno fatto valere di fr. 221'518.25 (XXI e allegati doc. 6-8).

 

                                         La
lettera 13 febbraio 2012 unitamente alla documentazione allegata è stata
notificata al ricorrente (dapprima con lettera raccomandata 14 febbraio 2012 e
in seguito per posta semplice il 24 febbraio 2012; XXII con relativa busta) che
è rimasto silente.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                               2.1.   In
virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS il datore di lavoro deve risarcire il danno che
egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le
prescrizioni (dell’assicurazione). I presupposti
dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione
delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del
datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso di
causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni
legali.

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20; tale estensione è stata tra l'altro
motivata con il riferimento al principio generale della responsabilità degli
organi di una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta
in DTF 96 V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà
significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore
di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo
obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro.
In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni
definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer,
Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 p. 107;
Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in
RSA 1991, p. 163; RCC 1988 p. 137, 1991 p. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).

 

                                         Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una
società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato
assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114
V 214 e sentenze ivi citate).

 

                                         Il
Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007 Tribunale
federale, TF) ha riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli
organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52
LAVS deve essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1°
gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pp. 79
segg.).

 

                                         Nella
fattispecie concreta, a seguito del fallimento della FA 1 la Cassa ha
rettamente chiesto (in via sussidiaria) a RI 1, amministratore unico della
società, il risarcimento ex art. 52 LAVS per i contributi paritetici non versati.

 

                               2.2.   Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28
ottobre 2002 consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10;
Pratique VSI 1994 p. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01 del
4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art.
41bis OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995
pp. 369s. e in RDAT II 2002 pp. 519s.; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2 consid.
6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H 142/03
del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).

                                         Secondo
costante giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria
pretesa, mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 p. 396).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove
che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto
(RCC 1991 p. 133 consid. II/1b).

 

                                         Nel
caso in esame, oggetto del danno è il mancato pagamento dei contributi
AVS/AI/IPG/AD e AF dovuti dalla FA 1 negli anni 2005-2009 e determinati sulla
base delle relative distinte salariali e sul conteggio di revisione per le
riprese salari degli anni 2005 e 2006 (cfr. doc. 1/C e 3/A-E).

                                         Altra
posizione del danno sono i contributi paritetici determinati sui salari
rivendicati (periodo 2008-2009), per complessivi fr. 23'639.10, così come
risulta dal conteggio 3 settembre 2009 (doc. 1/C6 e dalle rispettive distinte
salari rivendicati sub. doc. 3/G e 3/H).

                                         Il
ricorrente, nello scritto 29 dicembre 2011, evidenzia, in particolare, che
dallo stato di riparto nel fallimento n. 2090034 della FA 1 si evince che “(…)
il Signor PI 1 ha beneficiato di un credito lordo di Fr. 66'000.00 e la Signora
__________ ha beneficiato di un credito lordo di fr. 44'500.00 quali stipendi
da settembre 2008 a marzo 2009, situazione che è certamente sfuggita alla Cassa
AVS. (…)” (X).

                                         Al
riguardo questo Tribunale ha appurato che gli importi di fr. 66'000.00 e fr.
44'500.00 corrispondono agli ammontari per salari rivendicati da PI 1 e __________,
per i periodi da settembre 2008 a marzo 2009 rispettivamente da settembre 2008 a gennaio 2009, e che l’UF di __________ ha collocato in I.a classe e per i quali, a procedura
fallimentare conclusa, ha versato alla Cassa l’importo di fr. 8'917.90 riferito
ai contributi AVS/AI/IPG e AD trattenuti (XIX e XXI). Inoltre questo Tribunale
non può che confermare quanto sostenuto dalla Cassa e, più precisamente, che “(…)
relativamente ai salari rivendicati al netto (dedotte le indennità per
insolvenza) negli anni 2008 e 2009, tra i quali anche i salari insinuati dai
signori PI 1 e __________ per un ammontare di CHF 147'600.00 e CHF 115'700.00
(cfr. distinte salari rivendicati 2008 e 2009 allegati al doc. 3), la Cassa ha
correttamente insinuato all’amministrazione del fallimento unicamente la
quota parte a carico del datore di lavoro riferita ai contributi AVS/AI/IPG,
AD, AF e AFI nonché le spese di amministrazione, pari a complessivi CHF
23'639.10 (cfr. allegato C6 sub doc. 1). Pertanto il versamento di
CHF 8'917.90 da parte dell’Ufficio fallimenti non incide sull’ammontare del
danno fatto valere dalla Cassa poiché riferito alla quota parte trattenuta sui
salari a favore dei signori PI 1 che la Cassa non ha insinuato nel fallimento
della società. (…)” (XXI).

 

                                         Quanto
poi alla censura secondo la quale l’ammontare di fr. 221'518.65 potrebbe essere
messo in discussione ritenuto che “(…) se la Cassa avesse dato seguito alle
mie richieste di considerare la responsabilità del Signor PI 1 quale “amministratore
di fatto” del 13.05.2001 e di conseguenza iniziando subito una procedura
esecutiva nei suoi confronti, la Cassa stessa avrebbe potuto incassare almeno
CHF 60'574.80, come si evince dalla pubblicazione su Foglio Ufficiale svizzero
del __________2011 dove è pubblicato il pignoramento eseguito da parte
dell’ufficio esecuzione per conto del creditore “Stato Cantone Ticino e
Confederazione svizzera” con l’incasso appunto di CHF 60'574.80. (…)” (X),
questo Tribunale deve fare proprie le conclusioni della Cassa secondo cui “(…)
nei confronti del signor PI 1, la Cassa ha provveduto all’emanazione della
decisione risarcitoria il 6 ottobre 2011, quando l’istruttoria ha permesso di
accertare la qualità di presunto organo di “fatto” da parte di quest’ultimo.
Infatti, solo dopo aver ricevuto la dichiarazione del 24 agosto 2011, la Cassa
ha avuto un elemento concreto sulla base del quale ha potuto provvedere ad
effettuare ulteriori accertamenti sulla posizione del signor PI 1 in seno alla
società e ad emanare la decisione risarcitoria anche nei suoi confronti. Si
rileva che tale provvedimento risarcitorio non ha ancora potuto essere
notificato poiché il signor PI 1 è tuttora irreperibile. (…)” (XVII).

                                         Del
resto va qui ricordato che secondo la giurisprudenza federale, nel caso di solidarietà
tra più debitori, la Cassa ha la facoltà di scegliere
contro quale dei debitori solidali procedere. Qualora
la Cassa omette di procedere contro uno di loro, nessun’altra autorità può
sostituirsi ad essa ed agire al suo posto (DTF 108 V 195 consid. 3).

 

                               2.3.   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 p. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art. 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 p. 607 consid. 5a). L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 p. 108 consid. 7a con riferimenti)
e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai
sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno
(Pratique VSI 1993 p. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid.
1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, p. 650 consid. 2). Inoltre –
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge – il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il
prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della
Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche
se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 p. 608
consid. 5b).

 

                               2.4.   La
cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non
osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo
di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente
degli artt. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei
contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni
intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di
lui. Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi
di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione
intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei
a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.
70 p. 213). È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi,
il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio
nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità. Affinché un simile comportamento
non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro,
nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli
sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V
188; Pratique VSI 1996 p. 307; RCC 1992 p. 261 consid. 4b, 1985 p. 604 consid.
3a). L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire
il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e
prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187
consid. 1b; Frésard, cit., in RSA 1987 p. 7).

 

                               2.5.   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta
nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo
il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di
gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui
appartiene l’interessato (RCC 1988 p. 634 consid. 5a;
DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, Die Schadenersatzpflicht des
Arbeitgebers in der AHV, 1989, p. 53). I fatti di cui
si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a tutti gli
organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi
fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto della
situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema
di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e
dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202
consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, cit., p.
52; Dieterle/Kieser, Das Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der
Schweizer Treuhänder, 1995, p. 658). La giurisprudenza
ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla
Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid.
1b).

 

                               2.6.   L’insorgente
– dopo aver premesso che “(…) il sottoscritto ritiene che la
responsabilità di fatto sia da attribuire ai Signori PI 1, in particolare al
Signor PI 1 che si occupava “in toto” di tutte le pratiche amministrative, ivi
comprese l’assunzione dei dipendenti, il calcolo ed il pagamento degli
stipendi, le comunicazioni alla Cassa AVS, la compilazione e la firma delle
distinte salari annuali. (…)” (I) – ha, in particolare,
sostenuto che dai bilanci chiusi al 31 dicembre 2006 e dai conti dell’anno 2007
non emergeva una situazione tale per cui gli oneri AVS potessero essere messi
in pericolo; che i problemi sarebbero nati a partire dal 2008; che il signor PI
1 lo avrebbe tenuto all’oscuro delle situazioni debitorie della società nei
confronti dell’AVS, non avrebbe dato seguito alle richieste d’informazioni e il
24 agosto 2011 ha sottoscritto una dichiarazione con la quale ha assunto
l’obbligo di pagamento dei contributi paritetici (vedi il doc. E).

                                         Tuttociò
non è tuttavia sufficiente per liberare l’insorgente da una responsabilità ex
art. 52 LAVS.

 

                                         Va
innanzitutto rilevato che accettando il mandato di amministratore
unico l’insorgente ha assunto tutti gli oneri che da
tale funzione derivano (STF 9C_788/2007 del 29 ottobre 2008; STFA H
171/02 del 2 dicembre 2003 e H 5/02 del 31 gennaio 2003). Giova infatti
ricordare come ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni amministratore
spetta l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare
per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e
delle istruzioni. L’amministratore deve, di principio, informarsi periodicamente
dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali,
richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di
chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte,
sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha
ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni
siano rispettate (STFA H 282/01 del 27 febbraio 2002 e del 25 luglio 1991 nella
causa V.E.; DTF 114 V 219 = RCC 1989 p. 116; cfr. anche STFA 29
agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché
i contributi vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari
dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS (STFA H 171/02 del 2 dicembre
2003, STFA H 310/02 dell’11 novembre 2003, STFA H 33/03 dell’8 ottobre 2003 e
STFA H 208/00 + H 209/00 del 28 aprile 2003; DTF 108 V 202; Frésard, cit., RSA
1991, p. 165). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura
"dell'uomo di paglia" (STFA 365/01 del 15 aprile 2002 consid. 5, H
234/00 del 27 aprile 2001 consid. 5d). In tale contesto, nella sentenza inedita
dell'8 novembre 1999 (H 160/99), il TFA ha rilevato in particolare che "scopo
della norma (art. 716a cpv. 1 CO, ndr) è di evidenziare che il mandato quale
consigliere d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale sinecura,
ossia quale incombenza scarsamente impegnativa e di poca responsabilità."
Secondo la nostra Massima istanza, i membri del CdA devono rassegnare le
proprie dimissioni se, nonostante le sollecitazioni, i contributi paritetici
rimangono impagati (STFA H 38/01 del 17 gennaio 2002, 21 dicembre 1993 nella
causa M.T.S. e 15 dicembre 1993 nella causa N., tutte citate nella STCA del 18
novembre 2009 [31.2009.1, consid. 2.8, pag. 14] confermata dal TF con la STF
9C_29/2010 del 28 ottobre 2010).

 

                                         In
questo contesto non è certamente esimente da colpa il fatto che il ricorrente
asserisca che è il “(…) Signor PI 1 che si occupava “in toto” di tutte le
pratiche amministrative, ivi comprese l’assunzione dei dipendenti, il calcolo
ed il pagamento degli stipendi, le comunicazioni alla Cassa AVS, la compilazione
e la firma delle distinte salari annuali. (…)” (I). Non soccorre
l’insorgente neppure la circostanza secondo la quale egli “(…) oltre che di
altri fatti, non veniva informato circa le assunzioni dei dipendenti che PI 1
gestiva personalmente, tant’è che il mio Ufficio e tanto meno il sottoscritto ricevevano
informazioni in merito al movimento di entrata e uscita dei dipendenti e le
comunicazioni e corrispondenza fatte in nome della Società con la Cassa AVS.
(…)” (I). Anche la dichiarazione 24 agosto 2011 (doc. E, che esplica
tutt’al più effetti interni nei rapporti tra gli organi societari che esulano
dalla procedura di risarcimento, vedi la STF 9C_195/2009 del 2 febbraio 2010
consid. 4.2 e la giurisprudenza ivi citata), con la quale PI 1 si è assunto
l’obbligo di pagamento dei contributi paritetici, non può assurgere a valido
motivo di discolpa. Un amministratore diligente non può estraniarsi dai
problemi della società evidenziando che altri si occupavano della gestione (RCC
1989 pp. 114s; STFA 17 ottobre 1996 nella causa M.G.;
STCA 31.1997.13-14 del 30 settembre 1998). Addirittura
è da ritenere quale negligenza grave anche la passività di amministratori di
fatto esclusi dalla gestione della società, i quali sono tenuti ad un costante
controllo della gestione. In tale contesto, anche il fatto che un amministratore
non abbia competenza alcuna per quanto riguarda i pagamenti (STFA H 210/99 del
5 ottobre 2000; cfr. anche STCA 28 gennaio 2004 nella causa A.F., inc.
31.2003.18, consid. 2.10.2 e ivi riferimenti) o che non benefici di alcun
diritto di firma (STFA 17 ottobre 1996 nella causa M.G.) non costituiscono in
sé motivi liberatori o di discolpa. Nella STFA H 13/03 del 21 maggio 2003
l’Alta Corte ha ribadito che un amministratore non può liberarsi dalla propria
responsabilità limitandosi a sostenere che non avrebbe mai partecipato alla gestione
dell’impresa, che la sua partecipazione alla costituzione non era che di natura
fiduciaria e che non avrebbe percepito alcuna remunerazione e rivestito un
ruolo subalterno, un tale agire configurando già di per sé una grave
negligenza. Del resto il fatto che altre persone abbiano esercitato il potere
effettivo nell'ambito della società quali organi di fatto non scarica
l'assicurato dalle sue responsabilità di amministratore formale (STFA H 195/92
del 30 marzo 1993 e STCA 31.94.4 del 7 agosto 1996, consid. 2.9).

 

                                         Dagli
atti risulta, inoltre, che la società dal 2006 non ha effettuato alcun
versamento per i contributi paritetici dovuti nonostante le diffide e i
precetti a lei indirizzati (vedi gli specchietti riferiti agli anni dal 2006 al
2009 sub. doc. 1/B-B3).

                                         Ritenuta
questa situazione – che denota una difficoltà della FA 1 a far fronte al proprio
obbligo contributivo sin dall’inizio della propria attività – l’insorgente doveva attivarsi
al fine di ottenere una chiara informazione sull’andamento della società.

                                         Questo
vale a maggiore ragione se si considera che già nella comunicazione telefax
urgente del 26 maggio 2006 l’insorgente comunicava a PI 1 che “(…) questa
mattina il Signor __________ ha telefonato al mio Studio cercandomi ed ha
lasciato detto alla mia collaboratrice che deve ricevere dalla FA 1. 94 giorni
di stipendio e la cifra di €. 800.00 anticipati per nafta; ha aggiunto pure di aver ricevuto una
lettera dall’AVS dalla quale risulta che i contributi non sono versati. Non
sono a conoscenza della problematica, ti chiedo quindi di mettermi al corrente
sui fatti, __________ attende una risposta. (…)”
(doc. F).

                                         Va
inoltre ribadito che l’insorgente non può, facendo leva sulla posizione
dell’amministratore di fatto, liberarsi dalle proprie responsabilità se il suo
comportamento costituisce ugualmente una grave violazione dei doveri che
incombono a un organo formale di una società anonima e non è giustificato da particolari
circostanze (STF 9C_195/2009 del 2 febbraio 2010 consid. 4.2 e la
giurisprudenza ivi citata).

                                         In
particolare, riguardo all’asserita impossibilità ad eseguire puntualmente i
propri compiti: “(…) a conferma del fatto che il Signor PI 1 non dava
seguito alle richieste del mio Ufficio impedendoci di poter eseguire
puntualmente i nostri compiti, allego alcune comunicazioni e richieste che le
mie collaboratrici hanno inviato direttamente alla FA 1, all’attenzione del
Signor PI 1 in relazione al fatto che la Cassa AVS, ad un certo punto, si era
rivolta al sottoscritto per la richiesta di documentazione arretrata. (…)”
(I), giova ricordare che, nell’ipotesi in cui un organo societario non sia in
grado di sottrarsi all’influsso di terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione
possibile ossia inoltrare immediatamente le sue dimissioni (STFA H/268/01 e
H/269/01 del 5 giugno 2003).

                                         In
concreto, nonostante l’asserita mancanza di informazioni, l’insorgente non ha
inoltrato le dimissioni dalla carica di amministratore unico della FA 1.

 

                                         Quanto
infine alla presunta ed esclusiva gestione della società da parte dei signori PI
1, in particolare di PI 1, va ricordato che, secondo la giurisprudenza
federale, l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nel presente ambito per giustificare
una riduzione del risarcimento in relazione alla gravità dell'errore commesso
dai presunti responsabili (STF 9C_675/2009 del 3 maggio 2010, consid. 6.5 e la
giurisprudenza e dottrina ivi ciata; STFA 13 novembre 2000 nella causa S, H 238/98,
consid. 4b; Pratique VSI 1996 p. 306). Determinante è che le circostanze
addotte dall’insorgente, come visto, non costituiscono motivi sufficienti per
esonerarlo dalla sua responsabilità e per escludere quindi l’esistenza di una
negligenza grave.

 

                                         Questo
Tribunale deve pertanto concludere che l’insorgente ha omesso di compiere
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevole nell'ambito
delle incombenze riconducibili alla funzione di amministratore di una società
anonima (STFA H 310/02 dell’11 novembre 2003 e H 268/01 e H 269/01 del 5 giugno
2003), ritenuto che per un amministratore unico il dovere di diligenza e
vigilanza risulta accresciuto, i suoi obblighi essendo quindi da connotare con
particolare rigore (DTF 112 V 3; STFA H 79/05 del 14 febbraio 2006).

 

                                         In
queste circostanze, non avendo adempiuto agli obblighi che la carica di
amministratore unico gli imponeva, RI 1 deve essere ritenuto responsabile ex
art. 52 LAVS del danno subito dalla Cassa.

 

                               2.7.   Occorre
tuttavia esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro,
rispettivamente il proprio organo esecutivo, a non versare i contributi o
potevano scusarlo dal provvedervi (DTF 121 V 244 consid. 4b, 108 V consid. 1b e
193 consid. 2b).

 

                                         Costituisce motivo di giustificazione il caso in cui un
datore di lavoro, omettendo il pagamento dei contributi per fare fronte a una
mancanza (passeggera) di liquidità, tenti in questo modo di salvare l'impresa
che versa in una delicata situazione finanziaria. Un simile comportamento
sfugge a una responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS unicamente se in questo
modo il datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli dei
lavoratori e dei fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e al
tempo stesso può oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno
soluti entro un termine ragionevole. La questione decisiva, in tale contesto,
non è tanto se il datore di lavoro all'epoca credeva realmente che l'azienda
potesse essere salvata e che i contributi sarebbero stati pagati in un futuro
prossimo, bensì piuttosto se un tale atteggiamento fosse allora oggettivamente
sostenibile agli occhi di un terzo responsabile (STF 9C_812/2007 del 12
dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung
des Arbeitgebers und seiner Organe nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668s pp. 156
segg.; vedi anche Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts
zur Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
2006, pp. 25 segg. e 35 segg.; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002 consid.
4c e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto,
l’Alta Corte ha precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e
fonda la sua esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche
e immediate (STFA H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H
336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito
che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in
cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi
finanziaria (STFA H 446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a).

                                         Quindi
l’illiquidità della società non giustifica il procrastinare del pagamento dei
contributi se non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla
citata giurisprudenza (STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009).

 

                                         Da
distinguere dal caso in cui il datore di lavoro non versa i contributi per
salvare l’azienda, la cui omissione può costituire motivo di giustificazione,
vi è quello in cui il mancato pagamento in occasione della cessazione
dell’attività può eventualmente rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi segnatamente con riferimento
a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e ineccepibilmente onorato,
dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri obblighi di datori di lavoro,
cadono in difficoltà economiche, devono essere sciolte (normalmente per causa
di fallimento) e rimangono debitrici dei contributi sociali per gli ultimi mesi
della loro esistenza. In questi casi, la giurisprudenza circoscrive a due o tre
mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3 con riferimenti;
cfr. in dettaglio Reichmuth, cit., n. 696 segg. pp. 163 segg.; cfr. anche Meyer,
cit., p. 36). Va poi ricordato
che per giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se
il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico e i
pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e
numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994 nella causa
M.).

 

                                         In
concreto, non sono stati invocati motivi di giustificazione,
rispettivamente di discolpa, nel senso della succitata giurisprudenza.

 

                                         Non
va in ogni caso dimenticato che la FA 1, nonostante le diffide e i precetti
esecutivi, non ha versato i contributi dovuti durante il periodo di
affiliazione alla Cassa dal 2006 al 2009 (ad eccezione di quelli relativi ai
primi tre trimestri del 2006 per complessivi CHF 905.--, cfr. doc. 1/B) e
nemmeno quelli di cui al conteggio di revisione 2005/2006 (cfr. doc. 1/B-B4).
In queste circostanze non risultano dati gli estremi, che l’insorgente, come
detto, nemmeno fa valere, per ammettere nella specie che il differimento dei
pagamenti fosse riconducibile ad una momentanea crisi finanziaria della società
o ad una passeggera situazione di illiquidità (in argomento DTF 123 V 244, 121
V 243; STFA H 134/02 del 30 gennaio 2003, H 297/03 del 4 novembre 2004,
H 277/01 del 29 agosto 2002; RCC 1992 p. 261).

 

                                         In
conclusione, non essendo ravvisabile alcun valido motivo di giustificazione,
rispettivamente di discolpa, il ricorrente deve risarcire alla Cassa la somma
di fr. 221'518.65 (vedi l’insinuazione definitiva del 4 settembre 2009 che rinvia ai rispettivi
conteggi da cui va dedotto il dividendo versato che risulta dall’attestato di
carenza di beni in seguito al fallimento 7 febbraio 2011 sub doc. 1/C e 1/D
[270'299.65 – 48'781.00 = 221'518.65]) corrispondente agli
oneri sociali non versati dalla FA 1 dal 2005 a marzo 2009.

 

                               2.8.   Visto
tutto quanto precede il ricorso va dunque respinto e la decisione su
opposizione impugnata confermata.

 

                               2.9.   Il
TF, nella DTF 137 V 51, chiamato a pronunciarsi in merito all’ammissibilità del
ricorso in materia di diritto pubblico in un caso concernente la responsabilità
del datore di lavoro per il danno risultante dalla violazione delle
prescrizioni in materia di AVS, ha stabilito che il ricorso in materia di
diritto pubblico interposto contro un giudizio sulla responsabilità del datore
di lavoro nei confronti di una cassa di compensazione fondata sull’art. 52 cpv.
1 LAVS è ammissibile solo qualora il valore litigioso raggiunga il limite di
fr. 30'000.-- o in presenza di una questione di diritto di importanza
fondamentale (circa l’interpretazione in un senso largo della nozione di “responsabilità
dello Stato” ai sensi dell’art. 85 cpv. 1 lett. a LTF vedi Margit Moser-Szless,
Le recours en matière de droit pubblic au Tribunal fédéral dans le domaine des
assurances sociales – aspects choisis, in HAVE 2010 pag. 342; Mélanie Fretz, La
responsabilité selon l’art. 52 LAVS: une comparaison avec les art. 78 LPGA e 52
LPP, in HAVE 2009 pag. 249; cfr. inoltre anche DTF 135 V 98 nella quale il TF
si è pronunciato circa l’ammissibilità del ricorso in un caso concernente la responsabilità
del titolare di una cassa di disoccupazione nei confronti della Confederazione
per il danno derivante dal pagamento di prestazioni indebite e DTF 134 V 138
nella quale l’Alta Corte si è pronunciata circa l’ammissibilità di un ricorso
in tema di responsabilità dell’Ufficio AI per i danni cagionati a un terzo
evidenziando, in particolare, che l’eventuale presupposto della “questione di diritto
di importanza fondamentale” – presupposto questo che, secondo l’art. 85 cpv. 2 LTF, renderebbe
ammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico anche se il valore
litigioso non raggiunge i fr. 30'000.-- – deve essere dimostrata
dal ricorrente).

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati.

 

                                         Contro
la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004
Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

 

                                         In
materia patrimoniale il ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo
della responsabilità dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr.
30'000.-- (art. 85 cpv. 1 lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i
fr. 30'000.-- il ricorso è nondimeno ammissibile se si pone una questione di
diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF). 

 

                                         Qualora
non sia dato il ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre
negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113
LTF) per i motivi previsti dall’art. 116 LTF.

 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti