# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c0de2c6a-15b5-5ed3-bbad-cc0de5714472
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-01-23
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 23.01.2003 35.2002.75
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2002-75_2003-01-23.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2002.75

   

  mm

  	
  Lugano

  23 gennaio
  2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  presidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice 
  Daniele Cattaneo

  
	
   

  
						

 

	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 9 ottobre 2002 di

 

	
   

  	
  __________
  

  rappr. da: avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 5 luglio 2002 emanata da

  
	
   

  	
  __________
  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 1°
luglio 2000, __________ - dipendente dell'Ospedale regionale di __________ in
qualità di assistente tecnico di radiologia e, perciò, assicurato d'obbligo
contro gli infortuni presso la __________ - è rimasto coinvolto in un incidente
della circolazione stradale, avvenuto in territorio del Comune di __________.

                                         A causa
del suddetto sinistro, egli ha riportato, come risulta dal certificato del 21
luglio 2000 del dottor __________, un trauma distorsivo alla colonna cervicale
(cfr. doc. _).

 

 

 

                                         Il caso è
stato assunto dalla __________, la quale ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge.

                                         L'assicurato
ha ritrovato una completa abilità lavorativa già a far tempo dal 15 luglio 2000
(cfr. doc. _). 

                                         La cura
medica è stata dichiarata chiusura entro la fine del mese di luglio 2000 (cfr.
doc. _). 

 

 

                               1.2.   Nel corso
del mese di marzo 2002, all'assicuratore LAINF è stata annunciata una ricaduta
dell'evento infortunistico del luglio 2000 (cfr. doc. _).

                                         Il medico
curante di __________ ha fatto stato dell'esistenza di una sindrome cervico-brachiale
post-traumatica a destra ed ha prescritto l'esecuzione di un ciclo di
fisioterapia e l'assunzione di antinfiammatori (cfr. doc. _). 

 

 

                               1.3.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, la __________, con decisione
formale del 10 maggio 2002, ha negato la propria responsabilità relativamente
ai disturbi oggetto dell'annuncio di ricaduta del 4 marzo 2002 (cfr. doc. _).

 

                                         A seguito
dell'opposizione interposta dall'avv. __________ per conto dell'assicurato
(cfr. doc. _), l'assicuratore infortuni, in data 5 luglio 2002, ha
sostanzialmente ribadito il contenuto della sua prima decisione (cfr. doc. _).

 

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 9 ottobre 2002, __________, sempre patrocinato dall'avv.
__________, ha chiesto che la __________ venga
condannata a riconoscere il proprio obbligo contributivo riguardo alla ricaduta
del marzo 2002 (cfr. I, p. 8).

 

 

                                         Questi,
in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente a sostegno della
propria pretesa ricorsuale:

 

" 
(…)

La querelata decisione del 5 luglio 2002, che ha
confermato integralmente la decisione del 10 maggio 2002 di non concedere
alcuna prestazione in considerazione del fatto che la relazione di causalità
naturale tra gli attuali disturbi lamentati dal ricorrente e l'avvenimento
assicurato (infortunio del 1° luglio 2000) è solo possibile ma non probabile,
si fonda esclusivamente sulla conclusione generica evidenziata nel rapporto 19
aprile 2001 del Dr. __________, rilasciato a dipendenza di una visita medica
esperita sul ricorrente.

Il Dr. __________, prima di redigere il
menzionato rapporto, non ha tuttavia mai preso contatto con il medico curante
Dr. __________ per chiedere delucidazioni, spiegazioni od aggiornamenti circa
lo stato di salute del paziente. Ma vi è di più, il signor __________ non è
stato sottoposto ad alcuna indagine specialistica, che avrebbe permesso
all'Ente assicurativo di determinarsi quanto al nesso causale tra l'attuale
stato di salute precario e l'infortunio del 1° luglio 2000.

 

Appare pertanto evidente che le conclusioni cui
il Dr. __________ è giunto in detta relazione non possono essere considerate
complete e convincenti, così come sostenuto dall'Ente assicurativo, ma
rappresentano esclusivamente la sua opinione personale, senza alcun riscontro
specialistico sull'attuale stato di salute del signor __________.

 

La decisione querelata collide in particolare con
le inequivocabili risultanze del medico curante Dr. __________, attestanti per
contro un nesso di causalità tra i disturbi alla colonna vertebrale che il mio
mandante lamenta orami ininterrottamente dal 1° luglio 2000 e l'incidente
occorsogli, nonché con il referto medico 26 settembre 2002 del Dr. med.
__________ (doc. _).

 

Il Dr. med.__________ ha avuto fra l'altro modo
di constatare che le disfunzioni riscontrate subito dopo il noto incidente
sussistono tuttora ed influenzano l'attuale stato di salute dell'assicurato:
"il paziente soffre così di una sindrome cervico- e toracovertebrale in
stato dopo trauma distorsivo nel 2000. Le alterazioni degenerative alla RM non
gioca per me alcun ruolo nella sintomatologia dolorosa" (cfr. doc. _).

 

Il Dr. med. __________ fa poi ancora notare che
il paziente non presenta alterazioni tali da far pensare a dolori di origine
degenerativa: "… il paziente non presenta alterazioni tali da far pensare
a dei dolori di origine degenerativa" (cfr. doc. _), ciò che accredita la
tesi che la causa naturale di detti dolori tutt'oggi lamentati dal paziente è
l'incidente occorsogli il 1° luglio 2000.

 

Stante quanto sopra, il nesso di causalità fra
infortunio e danno sembra non soltanto possibile, ma altamente probabile. La
valutazione globale degli apprezzamenti medici testé esposti, contrariamente a
quanto sostenuto dall'Ente assicurativo, inducono inequivocabilmente a
concludere l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra lo stato attuale e
l'infortunio occorsogli nel luglio 2000.

 

(…)

 

… Mette conto inoltre di evidenziare il metodo
piuttosto singolare utilizzato dal Dr. __________ per determinare lo stato di
salute del ricorrente, le cui osservazioni finali sono comunque errate e
fuorvianti e pertanto perdurano integralmente contestate. 

 

Non è assolutamente vero, come si evince dal
citato rapporto 19 aprile 2002 del Dr. __________, che "… i disturbi
attuali si sono manifestati dopo un periodo considerevole senza sintomi".

 

Il signor __________, come d'altronde confermato
dal medico curante Dr. __________, non è mai stato completamente asintomatico
per quanto concerne i dolori cervicoscapolari a destra. Dopo i primi cicli di
fisioterapia, detti disturbi erano sì regrediti, senza tuttavia mai scomparire
del tutto (doc. _). Da qualche mese a questa parte, detti dolori, sempre uguali
di caratteristica e localizzazione, si sono accentuati, motivo per cui il
medico curante ha prescritto un nuovo ciclo di fisioterapia, che, come
precedentemente anticipato, non ha dato i riscontri positivi sperati, tanto è
vero che i lamentati disturbi non si sono affievoliti.

 

Le osservazioni del Dr. __________ sembrano
essere determinate da un'insufficiente conoscenza dell'evoluzione dello stato
di salute del mio mandante dal giorno dell'incidente ad oggi, evoluzione che
avrebbe dovuto rappresentare senz'altro un punto focale dell'indagine ad ora
eseguita, e da una banalizzazione delle conseguenze dell'infortunio occorso al
mio mandante.

 

(…)

 

… Perché vi sia un obbligo di erogazione di
prestazioni conformemente alla LAINF a carico della __________, è come detto in
precedenza indispensabile che sussista un rapporto di causalità anche adeguata
fra l'infortunio assicurato ed il danno alla salute.

 

(…) 

 

Nell'evenienza concreta è indubbio che il trauma
cervicale di tipo *colpo di frusta" di cui è stato vittima il ricorrente,
così come evidenziato da referto medico del Dr. __________, è certamente idoneo
a generare un effetto come quello che in concreto si è verificato. I dolori di
cui tuttora soffre il ricorrente sono pertanto delle dirette conseguenze dell'infortunio
che, secondo la dinamica dell'incidente ed i suoi effetti sul corpo, sono
chiaramente solite verificarsi. Ne consegue l'adeguatezza del nesso di
causalità tra evento infortunistico e danno alla salute.

 

 

(…).

 

 

… A comprova dell'attuale precario stato di
salute del ricorrente e dell'esistenza di un rapporto di causalità naturale ed
adeguata con l'incidente del 1° luglio 2000, s'impongono visite mediche
specialistiche neutrali mirate in connessione con i dolori cervico-scapolari di
cui egli attualmente soffre, così come del resto puntualmente confermato dallo
stesso Dr. med. __________ (doc. _). Una compiuta attendibile perizia sullo
stato di salute del paziente può infatti essere allestita solo in possesso di
concreti riscontri medici specialistici derivanti da accertamenti (cui il
ricorrente non é mai stato sottoposto, ma ai quali egli intende esserlo visto
il perdurare di siffatti disturbi) di natura neurologica, neuropsicologica e
chirurgica. (…)" (I).

 

 

                               1.5.   La
__________, in risposta, ha postulato che il gravame venga integralmente
respinto, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di
diritto (cfr. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

                                      

                               2.2.   L'oggetto
della lite è circoscritto alla questione a sapere se fra i disturbi lamentati
da __________, oggetto dell'annuncio di ricaduta del 4 marzo 2002, e l’evento
traumatico assicurato, esiste ancora una relazione di causalità naturale ed
adeguata.

 

                               2.3.   Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro
gli infortuni è, in effetti, l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra
l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

 

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46; cfr. pure sentenza inedita 17
ottobre 1989 in re F.).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                               2.4.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi
summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale
fattore restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli
infortuni allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un
ruolo in presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio,
dal momento che l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più
singolari e gravi che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica
(cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr.,
pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents
obligatoire, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.5.   In virtù
dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF é tenuto a riprendere l’erogazione
delle prestazioni assicurative in caso di ricadute o conseguenze
tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. 

                                         Rilevante
é soltanto l’esistenza di un nesso di causalità (cfr. STFA del 31 luglio 2001
nella causa H., U 122/00).

 

                               2.6.   Diversa
invece è la situazione per quel che riguarda le affezioni di carattere
psichico, dove la nozione di causa­lità adeguata assume un'importanza
fondamentale. 

                                         In merito
all’adeguatezza del rapporto causale fra infortunio e disturbi di natura psichica
manifestatisi dopo di esso, il TFA ha avuto modo di esprimersi ripetutamente e
la sua giurisprudenza è stata sottoposta a profonde trasformazioni. 

                                         Di questa
evoluzione significative sono le sentenze in DTF 112 V 37 (l'adeguatezza è
riconosciuta solo nei casi in cui l'infortunio riveste un'importanza rilevante
nell'insieme delle circostanze; l'idoneità del trauma a provocare turbe psicogene
non si misura più per rapporto alle reazioni di una persona
"normale"); in DTF 113 V 316 e 324 (l'adeguatezza difficilmente può
essere negata se alla luce della personalità pretraumatica dell'assicurato
l'infortunio non è, con le circostanze concomitanti, relegato all'irrilevanza);
in RAMI 1988 U 47 pag. 225 in cui il TFA ha ribaltato la precedente
formulazione negativa esigendo che l'infortunio rivesta "una certa
importanza" per rapporto a tutto il complesso delle circostanze; e infine
in DTF 115 V 133, in cui la somma istanza ha ritenuto utile procedere ad una
classificazione degli infortuni sulla base di criteri oggettivi anziché
fondarsi direttamente sul modo in cui la vittima ha vissuto ed elaborato il
trauma. 

                                    Il TFA conferisce
valore paradigmatico non all'esperienza dell'infortunio (Unfallerlebnis) ma
all'evento infortunistico come tale (Unfallereignis), valutato oggettivamente (objektivierte
Betrachtungsweise) in funzione del modo in cui é avvenuto l'infortunio
propriamente detto (cfr. DTF 115 V 408 consid. 5; RAMI 1992 U 154 p. 246ss).

 

"  A
seconda della dinamica dell'infortunio, esso è classificato in una delle tre
categorie seguenti: nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella degli eventi di grado medio"

 

                                         Di regola
l'adeguatezza del nesso causale viene ammessa nel caso di infortuni gravi
("secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita gli
infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla
salute psichica").

                                    Per contro,
nel caso di infortuni insignificanti ("l'assicurato per esempio ha
leggermente battuto la testa o si è slogato il piede") o leggeri (ad
esempio caduta o scivolata banale) l'adeguatezza può di regola essere negata a
priori (RAMI 1992 U 154, p. 246ss.). L'infortunio sarà tutt'al più ritenuto la
causa fortuita delle turbe nondimeno manifestatesi. La vera causa è da
ricercare in fattori extra-infortunistici, per esempio nella predisposizione
costituzionale. "E' noto per esperienza che gli infortuni della presente
categoria, data la loro minima importanza, non possono influire sulla salute
psichica dell'infortunato".

                                         Per
quanto attiene, invece, agli infortuni di grado medio - cioè a quegli
"eventi che non possono essere classificati nelle due predette
categorie" - l'adeguatezza non può essere stabilita facendo semplicemente
riferimento all'evento infortunistico.

 

"  Occorre
piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che
sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto
diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di
apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e
l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme
all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica."

 

                                         I criteri
di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

 

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

 

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

 

                                         -  i
disturbi somatici persistenti;

 

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

 

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

 

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Il TFA
opera all'interno della classe medio-grave un'ulteriore, doppia distinzione.

 

                                         Gli infortuni
medio-gravi si dividono in tre sottogruppi a seconda della loro relativa
gravità:

 

                                         -  infortuni
la cui gravità raggiunge il punto più alto della categoria e li avvicina
addirittura agli infortuni della categoria superiore;

 

                                         -  infortuni
di media gravità all'interno della categoria medio-        grave;

 

                                         -  infortuni
di poca rilevanza, al limite della categoria inferiore (infortuni
insignificanti o leggeri).

 

                                         Nel primo
caso basta la presenza di uno solo dei fattori sopra elencati.

                                         Nel
secondo bisogna nuovamente distinguere:

 

                                         -  se
un fattore è particolarmente incisivo (ad esempio durata particolarmente lunga
dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la cura),
l'adeguatezza è ammessa; 

 

                                         -  in
caso contrario occorre l'intervento di più fattori.

 

                                         Nel terzo
sottogruppo è richiesta alternativamente:

 

                                         -  la
presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati, o

                                         -  la
particolare intensità dei fattori effettivamente intervenuti.

 

                                         Solo a
queste condizioni si ammetterà l'adeguatezza del nesso causale.

                                         Se
però queste condizioni sono adempiute, non si dovrà più ricercare se vi siano
altre cause atte a spiegare le turbe psichiche, per esempio in relazione alla
predisposizione costituzionale della vittima.

                                         Può
essere infatti affermato che se l'infortunio e i fattori concomitanti sono
particolarmente importanti, al punto da poter causare le turbe psichiche anche
se la personalità della vittima non vi sia particolarmente predisposta,
l'infortunio avrà la valenza di "causa sopravveniente", che eclissa
gli altri fattori. Basta da solo a scompensare la psiche e relega
all'irrilevanza la sua eventuale particolare vulnerabilità. 

                                         Non
importa che qualsiasi altro choc avrebbe potuto scompensarla; l'infortunio è in
ipotesi idoneo in sé a produrre quel risultato ed è irrilevante che altri
traumi avrebbero potuto provocarlo in sua vece.

                                         In RAMI
1995 U 215, p. 90ss., il TFA ha ribadito che la qualifica degli infortuni va
effettuata secondo criteri puramente oggettivi senza far riferimento al vissuto
dell'infortunio elaborato dalla persona coinvolta.

 

                               2.7.   Anche in
materia d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale,
vige una particolare giurisprudenza relativa alla questione della causalità.

 

                            2.7.1.   Nella
giurisprudenza applicabile sino all’emanazione della sentenza di principio 4
febbraio 1991 in re S., pubblicata in DTF 117 V 359ss. e RAMI 1991 U 121, p.
95ss., il TFA considerava che in assenza di deficit neurologici e d’alterazioni
visibili attraverso radiografie, delle lesioni neuropsichiche non erano, in
generale, atte a provocare dei disturbi evolutivi di natura patologica, di modo
che - trattandosi d’infortuni del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale
- senza prova di deficit funzionale organico e senza alterazioni radiologicamente
oggettivabili, l’esistenza di una relazione di causalità adeguata era negata,
facendo difetto dei postumi durevoli derivanti da un infortunio di quel tipo
(DTF 117 V 359 consid. 5c). 

 

                                         Con la
DTF 117 V 359, il TFA ha definito il quadro clinico tipico di una lesione del
tipo “colpo di frusta”. In presenza di un tale quadro, si può, di regola,
ammettere l’esistenza di una relazione di causalità naturale fra l’infortunio e
la susseguente incapacità lavorativa, rispettivamente lucrativa. Questo quadro
clinico é caratterizzato da disturbi multipli, quali diffusi mal di testa,
vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e della memoria, facile stanchevolezza,
disturbi visivi, irritabilità, labilità affettiva, depressione, cambiamento
della personalità, ecc.. Tale giurisprudenza é stata ulteriormente confermata
(DTF 119 V 334; DTF 122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 123 V 98 = SVR
1997 UV 96, p. 349ss.; cfr., inoltre, gli estratti pubblicati in RAMI 1995 U
221, p. 109ss.).

 

                                         Nella
succitata pronunzia, la Corte federale ha ricordato che, secondo le ultime
pubblicazioni scientifiche, in caso di “colpo di frusta” alla colonna
cervicale, dei deficit funzionali molto diversi possono apparire a distanza di
anni, anche senza uno stato patologico oggettivabile. Il fatto che in molti
casi i disturbi tipici del “colpo di frusta” non siano oggettivabili con gli
attuali mezzi tecnici (RX, TAC, EEG) non deve indurre a qualificarli di puri
disturbi soggettivi e, pertanto, a negare ogni rilevanza nell’ambito
dell’assicurazione contro gli infortuni. 

                                         Il TFA ha
considerato - modificando così la sua giurisprudenza anteriore - che un
infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale é, secondo il
corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, suscettibile di provocare
un’incapacità lavorativa o di guadagno, anche se la natura organica dei deficit
funzionali non é stata dimostrata. Ne ha pure dedotto che, per decidere circa
l’adeguatezza della relazione di causalità, non é determinante sapere se, da un
profilo medico, i disturbi consecutivi al “colpo di frusta” devono essere
qualificati piuttosto di natura fisica che psichica, nella misura in cui una
tale distinzione, in certi casi, potrebbe essere la causa di notevoli difficoltà
d’apprezzamento, vista la complessità e la varietà del quadro clinico.

 

                                         L'Alta
Corte ha, peraltro, stabilito che la sua vecchia prassi non avrebbe più potuto
essere mantenuta, in quanto, per valutare il carattere adeguato del nesso
causale, essa si basava esclusivamente sulle lesioni riportate a seguito
dell’infortunio, quando, in ossequio alla giurisprudenza elaborata in materia
di turbe psichiche, la medesima questione dev’essere apprezzata riferendosi
all’evento infortunistico ed alle circostanze concomitanti ad esso. La
particolare natura delle lesioni subite costituisce, in questo ambito, soltanto
uno dei criteri che devono essere presi in considerazione. 

                                         Se ne
deduce che, trattandosi di un infortunio del tipo “colpo di frusta” alla
colonna cervicale, senza prova di un deficit funzionale oggettivo, la questione
della causalità adeguata deve essere valutata basandosi sull’evento
infortunistico nonché sull’insieme delle circostanze che, da un punto di vista
oggettivo, sono strettamente connesse con lo stesso o che risultano essere un
effetto diretto o indiretto dell'evento assicurato, di modo che, secondo il
corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita, sono atte a provocare o
aggravare, assieme all'infortunio, un'incapacità lavorativa o di guadagno. 

 

                                         Posto
che, tanto in caso di turbe psichiche consecutive ad infortunio quanto in caso
di disturbi provocati da un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, ci si
trova confrontati a deficit che non é possibile oggettivare da un profilo
organico, il TFA ha precisato che, per valutare l’adeguatezza del nesso di
causalità fra un infortunio ed un’incapacità al lavoro o lucrativa consecutiva
ad un “colpo di frusta” alla colonna cervicale, conviene applicare, per
analogia, il metodo elaborato per le turbe psichiche. La Corte federale ha, in
effetti, statuito che, dal momento in cui la causalità adeguata é stata ammessa
in caso d’incapacità al lavoro o di guadagno d’origine psichica anche in
assenza di lesione organica oggettivabile, sarebbe contrario al principio
dell’uguaglianza di trattamento fra gli assicurati esigere la prova di una tale
lesione in caso d’infortunio del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale
(DTF 117 V 359, consid. 5d/bb).

 

                            2.7.2.   Alla luce dei
principi evocati al precedente considerando - qualora ci si trovi confrontati a
dei sintomi sprovvisti di sostrato organico oggettivabile - é necessario,
dapprima, chiedersi se, tenuto conto della dinamica dell’infortunio e dei
disturbi diagnosticati, si é o meno in presenza di un infortunio del tipo
“colpo di frusta” alla colonna cervicale:

 

"  Das
Vorliegen eines Schleudertraumas wie seine Folgen müssen somit durch
zuverlässige ärztliche Angaben gesichert sein. Trifft dies zu und ist die
natürliche Kausalität - aufgrund fachärztlicher Feststellungen in einem
konkreten Fall - unbestritten, so kann der natürliche Kausalzusammenhang ebenso
aus rechtlicher Sicht als erstellt gelten, ohne dass ausführliche Darlegungen
zur Beweiswürdigung nötig wären (BGE 119 V 340 E. 2b/aa).”

(DTF
122 V 415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.)

 

                                         L’esistenza
di un infortunio del tipo “colpo di frusta” così come delle sue conseguenze,
presuppone, dunque, delle attendibili certificazioni medico-specialistiche
(cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.; DTF 122 V
415 = SVR 1997 UV 85, p. 309ss.; DTF 119 V 340 consid. 2b/aa; STFA 12.5.2000 in
re B. c/ INSAI, consid. 4b/bb [U 404/99].; cfr.,
pure, U. Meyer-Blaser, op. cit., p. 104). 

                                         Per
costante giurisprudenza, decisivo dev’essere ritenuto l’apprezzamento
diagnostico espresso da uno specialista in neurologia, oltre, beninteso, la
presenza del quadro tipico dei disturbi, contraddistinto da un’accumulazione di
disturbi (P. Gomm, Kausalität in der Unfallversicherung, Plädoyer 3/97, p. 29;
J. Senn, Das “Schleudertrauma” der Halswirbelsäule - Bemerkungen zum Stand der Diskussion,
SZS 4/1996, p. 322; cfr., pure, sentenza del 10 agosto 1998 del TA del Canton
Lucerna, pubblicata in Plädoyer 5/98, p. 80ss.).

 

                                         Se
l’esistenza del nesso di causalità naturale é stata ammessa, é ancora
necessario pronunciarsi sulla questione riguardante il rapporto di causalità
adeguata, questione che dev’essere valutata secondo il metodo elaborato per le
turbe psichiche (DTF 115 V 138 consid. 6):

 

"  Entgegen
der Auffassung des kantonalen Gerichts besteht kein Anlass, bei medizinisch
zwar angenommenem, jedoch nicht (hinreichend) organisch nachweisbarem
natürlichem Kausalzusammenhang zwischen einem Unfall mit Schleudertrauma der
HWS und andauernden Beschwerden, welche die Arbeits- und Erwerbsfähigkeit
einschränken, von einer Prüfung der Adequanz abzusehen, welche grundsätzlich
bei sämtlichen Gesundheitsschädigungen, die aus ärztlicher Sicht mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit als natürliche Unfallfolgen gelten können,
Platz zu greifen hat (BGE 121 V 49 E. 3a mit Hinweisen; MAURER, a.a.O., S. 460;
MEYER-BLASER, a.a..O., S. 82).”

(DTF
122 V 417 = SVR 1997 UV 85, p. 310) 

 

                            2.7.3.   Volendo
sintetizzare quanto esposto ai precedenti considerandi - si tratta, in primo
luogo, di valutare se l'interessato è rimasto vittima di un trauma
d'accelerazione alla colonna cervicale, di un trauma equivalente (cfr. SVR 1995
UV 23, p. 67 consid. 2) oppure di un trauma cerebrale
(cfr. DTF 117 V 382 consid. 4).

                                         Se ciò
dovesse essere il caso, per gli infortuni di grado medio, è necessario
applicare i criteri elencati dalla giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 366
consid. 6a e 382 consid. 4b. In caso contrario, la valutazione dell'adeguatezza
del nesso causale va operata, trattandosi sempre degli infortuni di grado
medio, secondo i fattori elaborati dal TFA nella DTF 115 V 140 consid. c/aa
(cfr. RAMI 2000 U 395, p. 316ss. consid. 3 = SVR 2001 UV 1, p. 1ss.). 

                                         A
differenza degli infortuni che hanno comportato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale, per l'apprezzamento della causalità adeguata, in caso di
disturbi psicogeni, bisogna differenziare le componenti psichiche da quelle
somatiche, giacché solo queste ultime vanno considerate. 

 

                               2.8.   Nella
presente fattispecie, __________, in data 1° luglio
2000, é rimasto coinvolto in un incidente della circolazione stradale avvenuto
in territorio del Comune di __________.

                                         Dalle
tavole processuali emerge che l'assicurato, al volante di una __________, si
trovava fermo ad un passaggio pedonale, quando è stato tamponato da una
autovettura che lo seguiva.

                                         Il 3
luglio 2000, il ricorrente ha consultato il dottor __________, spec. FMH in
medicina generale, il quale - constatata una colonna cervicale rigida e dolente
ed alla luce di un esame di risonanza magnetica del tratto cervicale nella
norma (cfr. doc. _) - ha diagnosticato una sindrome cervicale dopo trauma del
tipo "colpo di frusta" e gli ha prescritto una terapia antiflogistica
accompagnata da riposo (cfr. doc. _).

                                         Il 10
luglio 2000, l'insorgente è stato sottoposto ad una visita specialistica da
parte del dott. __________, spec. FMH in neurologia. 

                                         Questo
l'apprezzamento contenuto nel relativo rapporto:

 

" 
(…)

Il paziente 39enne è stato vittima di un trauma
cervicale di tipo "colpo di frusta" con sintomatologia in crescendo
per circa 2-3 giorni, accompagnati da lievi disturbi neurologici nel senso di
parestesie e senso di pesantezza, in prevalenza nei dermatomi C8 e S1. Oggi
ritrovo blocco cervicale, ma senza persistenti deficit neurologici all'esame
odierno, dove grossa parte dei sintomi sono già notevolmente regrediti.
Persiste una sintomatologia irritativa prevalente probabilmente sul dermatoma
C8. L'esame radiologico, benché mostri una protusione discale in C6 e C7, non
evidenzia alcun ipersegnale midollare, ciò che permette di escludere un
significativo danno midollare cervicale inferiore.

 

In considerazione della persistente sindrome
cervico-brachiale, anche se di lieve entità, ho prescritto per alcuni giorni
del Celebrex e raccomandato un'intensa fisioterapia e ginnastica a domicilio,
alfine di accelerare il processo di guarigione e di compensare la lieve
scogliosi sottogiacente.

Non vedo indicazioni per praticare ulteriori
esami e ritengo che i disturbi agli arti inferiori siano riferibili al
"colpo di frusta" cervicale e non meritano ulteriori indagini." (doc. _)

 

                                         In data
18 luglio 2000, ha avuto luogo un nuovo consulto presso il dott. __________,
determinato piuttosto dall'apparizione di disturbi in sede lombare, peraltro
già presenti nel passato. 

                                         Qui di
seguito, parte del contenuto del suo referto 20 luglio 2000:

 

" 
(…)

ANAMNESI INTERMEDIA

L'evoluzione per la sindrome cervicale dopo
trauma meccanismo "colpo di frusta" appare buona, mobilizzazione
migliorata, i dolori sono regrediti, persiste ancora del dolore irradiante al
margine superiore della scapola.

Per quanto concerne gli arti inferiori, ricordo
che il paziente avrebbe sofferto nel 1981, lavorando in un reparto di medicina
in Ospedale, di lombalgie, poi regredite con fisioterapia.

Nel 1994-1995 sarebbe stato esaminato dal Dr.
__________ e sarebbe stato sottoposto ad infiltrazione sulle sacroiliache per
recidiva di dolori lombari.

 

Il paziente attualmente lamenta una nuova
recidiva con dolori che sarebbero iniziati, a distanza di qualche giorno
dall'incidente, in sede lombare, poi divenuti molto importanti con un dolore a
tragitto postero-laterale irradiante all'alluce dove, per intermittenza,
avrebbe risentito delle parestesie. Importante intensificazione mercoledì
scorso e poi progressiva regressione con persistenza di qualche parestesia e
qualche lieve contrazione a livello del quadricipite.

 

(…)

 

All'esame neurologico non osservo alcun deficit a
carattere radicolare agli arti inferiori, la sintomatologia algica, il dolore a
fine corsa alla prova di Lasègue irradiano verso il dermatoma L5, ciò che
permette di ritenere un probabile scompenso lombare, con una sindrome
lombo-vertebrale, dolori prevalenti a carattere pseudo-radicolare in
corrispondenza del segmento L4/L5 a destra. In assenza di deficit radicolari,
praticherei una radiografia della colonna lombare, per escludere eventuali
problemi locali osteoarticolari quali per esempio una spondilolisi, frequente
fattore predisponente per sindrome una lombovertebrale recidivante.

 

In assenza di disturbi radicolari non praticherei
un esame neuroradiologico, ma inizierei rapidamente con una fisioterapia di
rinforzo muscolare e mobilizzazione." (doc. _) 

 

                                         Dalle
tavole processuali emerge che __________ ha ritrovato una piena capacità
lavorativa a contare dal 15 luglio 2000 (cfr. doc. _).

                                         La cura
medica è stata dichiarata chiusa entro la fine del mese di luglio 2000 (cfr.
doc. _).

 

                                         All'inizio
del mese di marzo 2002, alla __________ è stata annunciata una ricaduta
dell'evento traumatico assicurato (cfr. doc. _). 

                                         Il dott.
__________, con il proprio certificato dell'11 marzo 2002, ha dichiarato di
essere stato interpellato dall'assicurato il 28 febbraio 2002, a causa di
episodi recidivanti di dolori cervico-brachiali a destra. 

                                         All'esame
clinico, il curante ha osservato una "importante irritazione delle
inserzioni a livello della colonna cervicale distale a destra (massimo C5-C6).
Irradiazione dei dolori al braccio dx" ed ha prescritto una terapia
medicamentosa anti-infiammatoria nonché un ciclo di fisioterapia. 

                                         __________
non ha peraltro interrotto la sua attività lavorativa (cfr. doc. _).

 

                                         In data
19 aprile 2002, l'assicurato è stato visitato dal dott. __________, spec. FMH
in medicina interna, per conto dell'assicuratore LAINF. 

                                         In
sostanza, il medico fiduciario ha affermato che i disturbi di cui è portatore
__________ si trovavano in una relazione di causalità naturale tutt'al più
possibile con l'infortunio del 1° luglio 2000:

 

" 
(…)

Status:

 

Paziente 42-enne in stato generale buono, 64 kg,
176 cm, tugumenti e mucose s.p., torace simmetrico, reperto plessico ed
auscultatorio di cuore e polmoni nei limiti di norma, RR 120/75 mmHg, frequenza
56/min regolare, deambulazione non claudicante, possibile sulle punte dei piedi
e sui calcagni, atteggiamento scoliotico sinistro-convesso della colonna
lombare, mobilità cervicale diminuita per la rotazione destra di un terzo con
dolore telefasico, mobilità della colonna lombare conservata, riflessi
osteotendinei simmetrici, Lasègue negativo, sensibilità e forza muscolare s.p..

 

Diagnosi:

 

Trauma distorsivo della colonna cervicale (1°
luglio 2000);

Lieve scoliosi destro-convessa della colonna
cervicale e discreto bulging discale C6-C7;

Lombalgia aspecifica su disturbi statici ed
insufficienza muscolare.

 

Thalassaemia minor

 

Capacità lavorativa:

 

il paziente lavora al 100%.

 

Provvedimenti terapeutici:

 

Farmacoterapia antalgica secondo bisogno,
fisioterapia.

 

Osservazioni:

 

Il trauma del 1° luglio 2000 non ha provocato dei
danni strutturali apprezzabili, il paziente soffre di lievi turbe statiche
della colonna vertebrale e minime alterazioni degenerative a livello cervicale.
I disturbi attuali si sono manifestati dopo un periodo considerevole senza
sintomi. In considerazione di tutta la documentazione e dello stato attuale
propongo di rifiutare la ricaduta. Il nesso causale con l'infortunio appare al
massimo possibile, ma non probabile. Le prestazioni terapeutiche sono a carico
della Cassa malati."
(doc. _)

 

                                         Fra gli
atti di causa figura pure un certificato, datato 27 maggio 2002, del dott.
__________, il quale ha definito come "molto probabile" il nesso di
causalità naturale fra il danno alla salute e l'infortunio assicurato:

 

" 
(…)

La dinamica dell'incidente e i disturbi in
seguito lamentati dal paziente sono noti. Contrariamente a quanto descritto nel
rapporto del Dr. __________ il 19.4.2002, il signor __________ afferma di non
essere mai stato completamente asintomatico per quanto concerne i dolori
cervico-scapolari a destra. Egli afferma che i disturbi erano solo regrediti in
modo tale da non richiedere ulteriori trattamenti, ma che in modo leggero i
disturbi sono sempre esistiti. Quando il paziente il 28.2.2002 mi aveva
consultato per questi dolori, sempre uguali di caratteristica e localizzazione,
erano semplicemente diventati più intensi, motivo per cui è stato prescritto un
ciclo di fisioterapia.

 

In quanto esposto sopra un nesso causale tra i
disturbi e l'incidente mi sembra molto probabile." (doc. _)

 

                                         Unitamente
al ricorso, __________ ha prodotto il rapporto 26 settembre 2002 del dott.
__________, spec. FMH in medicina interna e reumatologia, da lui privatamente
consultato il 24 settembre 2002:

 

" 
(…)

All'esame clinico trovo un paziente in buone
condizioni generali, lieve scoliosi destro convessa. Mobilità della colonna
cervicale ridotta di 1/3 per la rotazione in posizione neutrale ed in
estensione verso destra, a livello toracale di 1/3 verso destra. Miogelosi
della piccola muscolatura cervicale con disfunzioni segmentali C1-C2 e C2-C3 a
sinistra, a livello della colonna toracale disfunzioni segmentali C3-C4, C4-C5,
C5-C6 e C6-C7 a destra con irradiazione dei dolori sino alla mano destra.
Accennata atrofia dei muscoli romboidei bilateralmente. Punto trigger  del
muscolo romboideo destro. A livello neurologico riflessi simmetrici e
normoreattivi, non deficit né di forza né di sensibilità.

Al momento della mia visita il paziente non
accusava dolori lombari, la mobilità della colonna lombare è nella norma.

Le radiografie della colonna lombare e la RM
cervicale del 03.07.00 mostrano una discreta scoliosi destro convessa ed un
discale C6-C7 senza restringimento importante del canale spinale, non stenosi
dei recessi bunding.

Il paziente soffre così di una sindrome cervico-
e toracovertebrale in stato dopo trauma distorsivo nel 2000. Le alterazioni
degenerative alla RM non giocano per me alcun ruolo nella sintomatologia
dolorosa. In effetti questo bending discale si trova presso più del 50% della
popolazione sana senza che questi ultimi abbiano un minimo dolore.

Qualche influsso in più sui dolori ce l'ha la
scoliosi toracocervicale destro convessa in particolare al momento attuale dove
persiste un'atrofia dei romboidei. Questi hanno poi creato delle disfunzioni
segmentali. Da parte mia ho provato per prima cosa con una serie di
manipolazioni con impulso per liberare la colonna toracale ottenendo alla fine
della visita una mobilità articolare nella norma.

Rivedrò il paziente tra ca. 4 settimane per
procedere ad ulteriori manipolazioni ed ad un'infiltrazione del punto trigger
dei romboidei.

Per quanto concerne la causalità con l'incidente
posso esprimermi nel seguente modo.

Quello che posso far notare è unicamente che il
paziente non presenta alterazioni tali da far pensare a dei dolori di origine
degenerativa. Il paziente non presenta inoltre alcun sintomo per un'eventuale
fibromialgia o sindrome depressiva che possano prolungare la dolenzia. Nel
rapporto del Dr. __________ è molto conciso e faccio fatica a trovare per quale
motivo egli ritiene che i disturbi accusati non siano in correlazione con
l'incidente. È chiaro che il paziente ha subito un trauma distorsivo di
moderata entità senza danni strutturali. Il problema in questi casi sta a
definire l'esatta durata dell'infortunio, durata che apparentemente non è mai
stata stabilita in precedenza. Personalmente sono dell'idea che se bisogna
prendere una decisione essa sia presa sulla base di una visita specialistica
neutrale, anche se trovare un nesso causale a più di due anni dall'incidente è
difficile." (doc. _)

 

                               2.9.   Una attenta
valutazione della documentazione medica agli atti - riassunta al precedente
considerando - permette di affermare che nessuno degli specialisti che hanno
avuto modo, man mano, di interessarsi al caso di __________, é riuscito ad
oggettivare delle lesioni strutturali di carattere post-traumatico,
suscettibili di spiegare la sintomatologia accusata dall’assicurato.

                                         In
particolare, il dott. __________, specialista in reumatologia privatamente
consultato dall'assicurato nel corso del mese di settembre 2002, ha
esplicitamente riconosciuto che l'infortunio del luglio 2000 non ha comportato
dei danni strutturali. Sempre secondo lo stesso dott. __________, i disturbi
accusati dall'assicurato non correlano a sufficienza con le lievi alterazioni
degenerative (una protusione discale in C6 e C7, cfr. doc. _, p. 2) presenti a
livello cervicale (cfr. doc. _: "Le alterazioni degenerative alla RM
non giocano per me alcun ruolo nella sintomatologia dolorosa. In effetti
questo bending discale si trova presso più del 50% della popolazione sana senza
che questi ultimi abbiano un minimo dolore", ed ancora: "Quello che
posso far notare è unicamente che il paziente non presenta alterazioni tali da
far pensare a dei dolori di origine degenerativa"). D'altro canto, la
scoliosi toracocervicale destro convessa, considerata responsabile di
influenzare la sintomatologia dolorosa (cfr. doc. _: "Qualche influsso in
più sui dolori che l'ha la scoliosi toracocervicale destro convessa …"), è
un disturbo di natura statica che, ovviamente, non può essere annoverato fra le
naturali conseguenze dell'evento traumatico assicurato. 

 

                                         Questa
Corte ritiene che degli ulteriori atti istruttori, specificatamente il
richiesto allestimento di una perizia medica giudiziaria, non apporterebbero
dei nuovi (e rilevanti) elementi di valutazione. 

 

                                         Il TCA si
trova, dunque, confrontato ad un caso in cui i disturbi avvertiti dal
ricorrente non hanno potuto trovare una sufficiente correlazione sul piano
oggettivo. In casi del genere, la decisione non può che essere sfavorevole
all’interessato, nella misura in cui, non essendo stata individuata, dal
profilo medico-scientifico, l’origine dei disturbi, il giudice delle
assicurazioni sociali - a maggior ragione - non può riconoscere l’esistenza di una
relazione di causalità naturale con l’evento infortunistico assicurato
(cfr., in questo senso, la STCA del 19 febbraio 1999 nella causa A., inc. n.
35.1998.10, del 22 febbraio 1999 nella causa D., 35.1998.61 e del 21 settembre
2000 nella causa P., inc. n. 35.1998.57, confermata dal TFA con sentenza del 13
marzo 2001, U 429/00; cfr. inoltre, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet
des Sozialversicherungsrechts, SZS 2/1994, p. 105s.: “Lässt sich der medizinisch-wissenschaftliche
Beweis für das Vorliegen organischer Befunde, ihrer Verantwortlichkeit für die vorhandenen
Beschwerden und die Ursächlichkeit der unfallmässigen Einwirkung zum Eintritt
des organischen Befundes, nach derzeitigem Wissensstand, in einem konkreten Fall,
trotz sorgfältigen Abklärungen, nicht mit überwiegender Wahrscheinlichkeit beweisen,
enfällt insofern die Leistungspflicht der Unfallversicherer ohne weiteres”
- la sottolineatura è del redattore).

                                         In
conclusione, lo scrivente Tribunale ritiene dimostrato, perlomeno secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della
sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p.
320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo 1995, p. 338), che __________,
in coincidenza con l'annuncio di ricaduta del marzo 2002, non presentava più
alcun postumo organico oggettivabile dell'infortunio
del 1° luglio 2000.

 

                                         Riguardo
al richiesto allestimento di una perizia medica giudiziaria, questa Corte
ritiene che tale atto istruttorio non apporterebbe dei nuovi (e rilevanti)
elementi di valutazione.

 

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da
effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella
causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D. SA, H 299/99; STFA
del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella
causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986 p.
202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.; STFA del 13 febbraio
1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25 novembre
1991 nella causa M.; F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274;
U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122
V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                             2.10.   Con il
proprio gravame, __________ sostiene di essere rimasto vittima di un trauma di
accelerazione al rachide cervicale (cfr. I) e postula, implicitamente,
l'applicazione della relativa giurisprudenza federale (cfr. DTF 117 V 359).

 

                                         Al proposito,
è utile ricordare che con la giurisprudenza inaugurata con la nota sentenza S.
(cfr. consid. 2.6.1.), il TFA si è scostato dal principio appena evocato
relativo ai disturbi senza correlazione sul piano oggettivo (cfr. consid.
2.8.), quando si é in presenza di un trauma d'accelerazione alla colonna
cervicale (idem per quel che riguarda i traumi equivalenti - cfr. SVR 1995 UV
23, p. 67 consid. 2). In effetti, il fatto che in molti casi i disturbi tipici
del “colpo di frusta” non siano oggettivabili mediante gli attuali mezzi
tecnici, non deve spingere a qualificarli di puri disturbi soggettivi e,
pertanto, a negare ogni loro rilevanza nell’ambito dell’assicurazione contro
gli infortuni.

 

                                         Da parte
sua, il TCA osserva che il fatto che __________ sia rimasto vittima di un
trauma del tipo “colpo di frusta” alla colonna cervicale, è stato pacificamente
riconosciuto da diversi specialisti, non da ultimo dal dott. __________, spec.
FMH in neurologia (cfr. doc. _, p. 1: "Il paziente 39enne è stato vittima
di un trauma cervicale di tipo "colpo di frusta" … - la
sottolineatura è del redattore). 

                                         Del
resto, l'assicurato ha subito un trauma che corrisponde allo svolgimento
classico di un infortunio del tipo "colpo di frusta", ossia un
tamponamento da tergo (cfr., ad esempio, STFA del 14 ottobre 2002 nella causa
M., U 83/02, consid. 3.1, nonché E. Murer, Distorsionstrauma-HWS ohne sichtbare
Folgen: konstruktive Ansätze statt Schleuderkurs, in SVG-Tagung 2002, Friborgo
2002, p. 2). 

                                         Nondimeno,
ciò non è ancora sufficiente per poter applicare i principi elaborati dalla
nostra Corte federale in questo specifico ambito.

 

                                         Infatti,
secondo l'Alta Corte la giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359ss. torna
applicabile qualora sia stato diagnosticato un trauma d'accelerazione al
rachide cervicale e l'interessato abbia presentato il quadro tipico dei
disturbi, contraddistinto da una loro accumulazione (cfr. DTF 117 V 360 consid.
4b: diffusi mal di testa, vomito, vertigini, disturbi della concentrazione e
della memoria, facile stanchevolezza, disturbi visivi, irritabilità, labilità
affettiva, depressione, cambiamento della personalità, ecc.).

                                         In questo
ordine di idee, in una sentenza del 19 ottobre 2001 nella causa D., U 142/00,
il TFA ha negato l'applicabilità della specifica giurisprudenza al caso di un
assicurato che, vittima di un incidente della circolazione stradale con
conseguente trauma d'accelerazione, aveva lamentato soltanto dei dolori al
collo con irradiazione in sede occipitale ed alle spalle (cfr., in questo stesso
senso, la sentenza del 30 settembre 1998 nella causa M., U 223/97).

 

                                         In
concreto, __________, dopo l'evento traumatico del luglio 2000, non ha mai
presentato il quadro clinico tipico di una lesione del tipo “colpo di frusta”,
caratterizzato da disturbi multipli (cfr. consid. 2.6.1.). 

                                         Dalle
certificazioni del dott. __________ emerge, in effetti, che, in un primo tempo,
l'assicurato accusava "… un blocco cervicale importante, dolori al margine
superiore della scapola destra, parestesie irradianti al dito 4 e 5 della mano
destra ed al piede dito 4 e 5 prevalente in sede palmare, come pure un lieve
fastidio alla coscia destra" (doc. _). 

                                         In
occasione del consulto del 10 luglio 2000 - dunque a distanza di 9 giorni
dall'infortunio - il neurologo aveva riscontrato una sintomatologia nettamente
regredita, con "lievi dolori al margine superiore della scapola, lieve
fastidio alla coscia destra, limitazione alla rotazione del capo verso
destra" (doc. _, p. 1). 

                                         Alla
visita di controllo del 18 luglio 2000, __________ presentava unicamente del
dolore irradiante al margine superiore della scapola (cfr. doc. _, p. 1).

                                         Anche in
occasione della ricaduta del mese di marzo 2002, il ricorrente lamentava
essenzialmente dei dolori cervico-brachiali a destra (cfr. doc. _).

 

                                         Alla luce
di quanto precede, in ossequio alla suevocata giurisprudenza federale, a
ragione, dunque, la questione della causalità andava risolta secondo le regole
ordinarie (cfr. consid. 2.8.), anziché in applicazione della giurisprudenza
specifica in materia di infortuni del tipo "colpo di frusta".

 

                                         D'altra
parte, occorre considerare che, in una prima fase, la cura medica ha potuto
essere chiusa, al più tardi, già a contare dalla fine del mese di luglio 2000
(cfr. doc. _). 

                                         Nel
prosieguo - nonostante, in sede di ricorso, sia stato sostenuto che i disturbi
non sarebbero mai completamente regrediti (cfr. I, p. 6) - __________ si è
comunque visto nuovamente costretto a fare capo ad un medico a causa della
problematica al rachide cervicale, soltanto nel corso del mese di febbraio 2002
(cfr. doc. _). 

                                         Ora,
proprio in ragione di questo lungo intervallo, l'esistenza di una relazione di
causalità naturale con l'infortunio del 1° luglio 2000 appare come poco
probabile (cfr., in questo senso, STFA del 6 novembre 2002 nella causa G., U
99/01, consid. 4.3). 

                                         In questo
ordine di idee, è utile ricordare che la giurisprudenza del TFA stabilisce che,
più il tempo trascorso fra
l'infortunio e la manifestazione dell'affezione é lungo, e più le esigenze
riguardanti la prova del nesso di causalità naturale devono essere severe (cfr.
RAMI 1997 U 275, p. 188ss.; RJJ 1994, p. 46 consid. 1b; STFA del 30 novembre
2000 nella causa M., U 298/99).

                                         Del
resto, anche il dott. __________, al termine del suo rapporto del 26 settembre
2002, ha sottolineato la difficoltà a dimostrare la presenza di un nesso
causale naturale, "… a più di due anni dall'incidente …" (cfr. doc.
_).

 

                                         

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Adligenswilerstrasse
24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti