# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2c8845b8-ed9c-551e-b381-7ecfbf8960c6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-07-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 31.07.2006 INC.2006.5004
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2006-5004_2006-07-31.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2006.5004

  	
  Lugano

  31 luglio 2006

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Claudia
  Solcà

  
	
   

   

   

   

   

   

  sedente per statuire
  sull'istanza di proroga del carcere preventivo presentata il 17 luglio 2006
  dal

  
						

 

	
   

  	
  Procuratore pubblico
  Rosa Item, MP Lugano

   

  
	
   

  	
  nei confronti di 

  

 

	
   

  	
  __________

  

 

 

accusato di truffa per mestiere (art. 146 cpv. 2 CP)
sub. truffa,

 

 

visto che la difesa non ha presentato osservazioni;

 

 

visto l'incarto MP __________;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

che:

 

 

-       
__________ è stato arrestato il 3
febbraio 2006 dalla Polizia cantonale su ordine d’arresto di stessa data del PP
per titolo di ripetuta truffa, subordinatamente ricettazione; con la richiesta
di conferma dell’arresto 4 febbraio 2006 il magistrato inquirente ha promosso a
__________ l’accusa per titolo di truffa, “per avere, a __________, __________
ed altre imprecisate località, nel corso della seconda metà del 2005, agendo in
correità con __________ e __________ e terzi non ancora identificati, ingannato
con astuzia diversi commercianti affermando cose false e dissimulando cose
vere, inducendoli in tal modo ad atti pregiudizievoli al loro patrimonio e
meglio, per avere, nelle indicate circostanze di tempo e di luogo, acquistato a
nome della __________ diversa merce presso diversi commercianti per almeno
complessivi € 75'000.- sottacendo l’assenza di una volontà di ottemperare
all’esecuzione dei contratti ed inducendo in tal modo i commercianti a
consegnare merce per almeno complessivi € 75'000.-“ (Inc. GIAR 50.2006.1, doc.
1);

 

-       
il 4 febbraio 2006 questo giudice
ha confermato l’arresto dell’accusato considerata la presenza di gravi e
concreti indizi di colpevolezza e per i bisogni dell’istruzione – per
identificare i correi e l’ampiezza della truffa e per pericolo di collusione
con essi – e per il pericolo di fuga, essendo cittadino straniero senza legami
con la __________ e per pericolo di recidiva visti i precedenti penali (Inc.
GIAR 50.2006.1, doc. 3);

 

-       
in data 26 giugno 2006, constatata
l’esistenza di gravi indizi di reato – l’inchiesta ha permesso di stabilire
seri e concreti indizi di colpevolezza a carico dell’accusato, relativi ad un
suo coinvolgimento nelle ripetute truffe commesse dallo stesso e correi tra
settembre 2005 e febbraio 2006 in danno di vittime in __________ ed all’estero,
con un indebito profitto stimato in oltre CHF 300'000.- – , concreto pericolo
di fuga, nonché rispetto del principio di proporzionalità, è stata respinta
un’istanza di libertà provvisoria presentata direttamente dall’accusato il
18/21 giugno 2006 (Inc. GIAR 50.2006.3, doc. 4);

 

-       
approssimandosi il termine di
scadenza della detenzione ex art. 102 cpv. 2 CPP, il magistrato inquirente ha
inoltrato richiesta per una proroga di 2 (due) mesi (Istanza 17 luglio 2006);

 

-       
a mente del PP, soltanto il 13
luglio 2006, dopo avere esaminato l’estratto aggiornato dell’__________
concernente le esecuzioni in corso a carico della __________ (dichiarata
fallita il 21 giugno 2006), è stato possibile accertare l’esistenza di
ulteriori creditori, verosimilmente vittime delle truffe messe in atto da __________
e correi, e con le stampe concernenti ogni singola esecuzione è stato possibile
risalire all’identità di altri creditori che hanno a volte agito in via
esecutiva attraverso società di incasso; a mente del PP alcune di queste
esecuzioni, non figuranti sull’estratto __________ precedentemente agli atti
(allegato al rapporto di Polizia del 14 giugno 2006), corrispondono a
fattispecie già contestate dagli inquirenti ed ammesse dagli accusati, mentre
altre non sarebbero mai state considerate poiché non note agli inquirenti;

 

-       
per il PP vi sarebbero concrete
necessità istruttorie consistenti nell’identificazione dei creditori sinora non
noti e nel reperire la documentazione attestante la fattispecie truffaldina che
ha generato tali crediti, nella necessità di contestare i nuovi fatti
all’accusato e correi, per poi procedere con il deposito degli atti, chiusura
dell’istruttoria e rinvio a giudizio;

 

-       
a mente del magistrato inquirente,
la proroga richiesta è rispettosa del principio della proporzionalità –
considerata “l’oggettiva gravità dei reati” ipotizzati, “l’agire
reiterato dell’accusato, l’ampiezza e la complessità della fattispecie, la
scarsa o nulla collaborazione di __________ e del correo che hanno ammesso le
proprie responsabilità solo a fronte delle contestazioni che gli venivano mosse
e della documentazione che gli veniva sottoposta” (istanza, p. 4), nonché
la “presumibile pena detentiva di lunga durata comunque da espiare” – e
si fonda sull'esistenza di gravi indizi di reato e sul pericolo di recidiva “considerati
i precedenti e i fatti imputati a __________ nel presente procedimento” e
pericolo di fuga “perché l’accusato, cittadino __________, non ha legami
particolari né professionali, né affettivi, con il nostro territorio, scelto
esclusivamente quale teatro per compiere l’attività delittuosa concretamente
messa in atto” (Istanza, p. 3 e 4);

 

-       
la difesa non ha presentato
osservazioni;

 

-       
l'istanza, presentata
dall'autorità competente ed entro un termine ragionevole, per rapporto alla
scadenza di cui all'art. 102 cpv. 2 CPP, è ricevibile;

 

-       
i principi che reggono la materia,
pur se noti al magistrato inquirente ed al difensore, vengono qui brevemente
richiamati:

 

"L'art. 95 CPP - corrispondente
all’art. 33 scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio
1993 - dopo evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di
regola in libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere
preventivo a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso
accusato gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e
nel contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al
pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare
ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si
aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di
interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag.
32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine
pubblico (REP 1998 n. 105).

L'eccezione della cautelare privazione
della libertà personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale
(di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a
superamento di quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi
penali - nel solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il
rispetto della proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413;
DTF 102 Ia 381).

I menzionati presupposti vanno
approfonditi con maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è
protratta la restrizione della libertà e quanto più si avvicina la conclusione
delle indagini (REP 1988 pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la
Camera dei ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP
1980 pag. 128)."

(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in
re G., inc. 520.2001.5)

 

-       
l'assenza di opposizione, alla
richiesta di proroga, da parte della difesa non esenta questo giudice da una
verifica dell'esistenza dei presupposti per il mantenimento (se si preferisce:
la proroga) della carcerazione preventiva;

 

-       
nel caso in esame non occorre
dilungarsi più di tanto per confermare l'esistenza di gravi indizi di reato in
capo all'accusato per i fatti che gli sono imputati, basti qui ricordare quanto
riportato nella decisione 26 giugno 2006 con la quale questo giudice ha
respinto l’istanza di libertà provvisoria presentata dall’accusato (Inc. GIAR
50.2006.3, doc. 4, n° 3):

 

 

              “L’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza
deve essere verificata d’ufficio nei limiti di competenza di questo giudice
derivanti dalla sua funzione che è quella di esaminare l’esistenza dei
presupposti per il mantenimento della misura restrittiva della libertà personale
e non di valutare nella sostanza l’esistenza di un reato.

Con verosimiglianza sufficiente, a questo stadio del
procedimento ed in questa sede, si può concludere per la presenza di seri e di
concreti indizi di colpevolezza a carico di __________ relativi ad un suo
coinvolgimento nelle ripetute truffe commesse dall’istante e correi tra
settembre 2005 e febbraio 2006 a __________ ed in altre località della __________
con vittime anche all’estero e con un indebito profitto di oltre CHF 300'000.-,
oggetto del procedimento penale.

A questo proposito basti ricordare le dichiarazioni
dell’accusato rese al magistrato inquirente, in presenza del proprio
patrocinatore, in data 15 marzo 2006 (AI 14, p. 1 e 2): “Dopo aver parlato con
il mio avvocato ammetto la truffa da me perpetrata insieme a __________
Effettivamente il nome di __________ e di __________ è stato da me usato per
coprire la nostra attività truffaldina, mia e di Lusenti e quindi per comodo.
Avevo già dichiarato di aver usato il nome di __________ in quanto non ero
sicuro che la __________ pagasse la fornitura della merce che ordinava. In
realtà io sapevo perfettamente che all’ordinazione ed alla fornitura non
sarebbe seguito alcun pagamento mentre che la merce fornita sarebbe stata
venduta e l’incasso diviso tra me e __________ in ragione di metà ciascuno.
...Le ordinazioni della merce venivano timbrate con il timbro della __________
e quelle fatte da me venivano da me firmate con il falso nome di __________ Non
mi ricordo se ho firmato ordinazioni di merce anche a nome di __________. Per
la merce da me venduta in __________ ero io stesso che provvedevo a fare delle
false fatture a nome della __________ con l’indicazione di un costo inferiore
per diminuire le spese di sdoganamento. Ero io che le preparavo e firmavo.
...Confermo di aver dato la fotocopia della carte d’identità a nome di __________
a __________ per far passare questa persona quale titolare della __________.
Preciso che __________ è una persona esistente ma che non ha niente a che fare
con la __________. La fotocopia della carta d’identità mi era stata data da __________
per motivi commerciali non inerenti alla __________ non c’entra nulla con
l’agire truffaldino della __________”; e ancora che “L’accordo tra me e __________
era che quanto incassato dalle vendite della merce, sarebbe stato suddiviso
nella misura del 50% tra me e lui indipendentemente da chi aveva proceduto alle
trattative per l’acquisto o per la vendita della merce” (Verbale PP del 12
aprile 2006, AI 18, p. 1).

Per quanto riguarda la mancata volontà di pagare i
fornitori fanno inoltre stato una totale mancanza di contabilità (le
perquisizioni presso gli uffici della ditta hanno riscontrato questa
“anomalia”) e la rivendita sottocosto della merce ordinata il più celermente possibile.”

 

-       
in merito ai bisogni istruttori
atti a giustificare la detenzione preventiva ed il suo perdurare, vi é
consolidata giurisprudenza (e dottrina):

 

" 

In relazione ai bisogni istruttori,
atti a giustificare la misura restrittiva della libertà personale, occorre
ricordare che questi non s'identificano semplicemente con gli atti istruttori
in quanto tali, o con gli accertamenti (ancora) da effettuare, bensì con il
pericolo di collusione o d'inquinamento delle prove che (eventualmente) espone
a rischio la corretta raccolta (o conservazione) di tali atti (G. Piquerez,
Procédure pénale suisse, ZH 2000, nos. 2344 ss.; N. Schmid, Strafprozessrecht,
ZH 1997, nos. 697 ss.; RDAT 1988 no. 24). In quest'ottica il fatto che l'inchiesta sia tuttora in
corso non è, di per sé, decisivo, in quanto "Die Tatsache allein, dass
noch nicht alle Beweise erhoben bzw. die Mitverdächtigen dingfest gemacht
werden konnten oder dass der Angeschuldigte die Aussage verweigert, genügt
nicht" (N. Schmid, op. cit., no. 701a). Occorre che l'indagato, se posto in libertà, possa
pregiudicarne (o comprometterne) il corretto svolgimento e, conseguentemente,
l'esito.

   

E', inoltre, necessario che
questa possibilità di pregiudicare la raccolta di elementi di prova si fondi su
elementi concreti: "Jedoch genügt nach der Rechtsprechung des
Bundesgerichtes die theoretische Möglichhkeit, dass der Angeschuldigte in Freheit
kolludieren könnte, nicht, um die Fortsetzung der Haft oder die Nichtgewährung
von Urlauben unter diesem Titel zu rechtfertigen. Es mussen vielmehr konktrete
Indizien für eine solche Gefahr sprechen." (DTF 117 Ia 257, cons. 4 c.).

 

Gli elementi di concretezza del
pericolo vanno individuati, di volta in volta, quantomeno nella specifica prova
da assumere e nel rapporto (oggettivo e soggettivo) dell'accusato con il mezzo
di prova. Ad esempio, trattandosi di audizione testimoniale, il pericolo di
collusione non può essere invocato in modo astratto a giustificazione del
mantenimento della misura cautelare, occorre che un'influenza (dell'accusato
nei confronti del teste) sia possibile, rispettivamente che vi sia una
possibile convergenza d'interessi (tra i due) in relazione al contenuto della
deposizione (SJ 1990 p. 438; DTF 117 Ia 257; ZR 72 no. 77 p.19). Il semplice
atteggiamento di diniego dell’accusato, in sé, non costituisce indice in tal
senso (DTF 90 IV 66; Hauser/Schweri, Schweizerisches Strafprozessrecht, BS
1999, § 68 no 13).”

(GIAR 23 settembre 2002 in re Y.)

 

Nello stesso senso,
la CRP:

              

"I rischi di collusione e di
inquinamento delle prove sono legati soprattutto ai bisogni dell'istruttoria.
Da un lato si tratta generalmente di evitare o prevenire accordi tra l'imputato
e i testimoni - già sentito o ancora da sentire - o i correi e complici non
arrestati, messi in atto per nascondere al giudice la verità, dall'altro di
impedire interventi fraudolenti del prevenuto in libertà sui mezzi di prova non
ancora in possesso della giustizia, allo scopo di distruggerli o di alterarli a
suo vantaggio. la possibilità di ostacolare in tal modo l'azione dell'autorità
giudiziaria da parte del prevenuto deve essere valutata sulla base di elementi
concreti, la realtà di questo rischio non potendo essere ammessa
aprioristicamente ed in maniera astratta (DTF 117 Ia 257; Decisione TF 2.3.2000
in re A. e rif.; R. Hauser/E. Schweri, op. cit. § 68 n. 13; G. Piquerez, op.
cit. n. 2344 ss.)"

(sentenza 16 settembre 2004 in re B.,
CRP 60.2004.297)

 

-       
a mente del magistrato inquirente
sussisterebbero oggettivi bisogni istruttori avendo scoperto soltanto il 13
luglio 2006, con l’acquisizione dell’estratto aggiornato dell’__________
concernente le esecuzioni in corso contro la __________, ulteriori creditori –
la __________, per CHF 5'326,15, e la __________, per CHF 8'304,40 –
corrispondenti verosimilmente ad altrettante parti lese della truffa contestata
all’accusato e correi, con la conseguenza di dovere istruire ora tali
fattispecie con successiva contestazione delle stesse agli accusati;

 

-       
effettivamente l’esistenza di tali
creditori della __________ (e verosimili parti lese delle truffe contestate a __________
e correi) è nota agli inquirenti soltanto dal 13 luglio 2006, data in cui è
stato acquisito agli atti un estratto __________ aggiornato relativo alla __________
e appare pacifico che dette risultanze debbano essere istruite e contestate
all’accusato; è comunque evidente il fatto che l’inchiesta è comunque nelle
fasi conclusive, è che non emergono dagli atti elementi in merito all’esistenza
di pericolo di collusione e/o di inquinamento delle prove, pericolo di
collusione che peraltro deve essere sostanziato per ogni caso specifico
(atteggiamento processuale dell’accusato, ammissioni e non, accertamenti e
prove non ancora consolidate, prove ancora proponibili, tipologia delle stesse
e possibilità concreta di influenza da parte dell’accusato, ecc.), tenuto conto
che:

 

"E' compito del magistrato inquirente (anche nel
rispetto dell'obbligo di motivazione e della garanzia del contraddittorio - si
veda, inoltre, la nota alla sentenza 25 marzo 1998, in REP 1998 p.329), se ne
afferma l'esistenza, sostanziare la presenza di concreti elementi indicanti
pericolo di collusione o inquinamento delle prove ("non spetta infatti a
questo giudice approfondire o addirittura ipotizzare quanto sta dietro … scarna
affermazione del preavviso negativo" - sentenza GIAR 4 aprile 2002 in re
C.);"

(GIAR 23 settembre 2002 in re Y.);

 

-       
nel caso in esame il PP,
giustamente, non si appella al pericolo di collusione, con riferimento agli
unici atti istruttori ancora da compiere, e cioè alla necessità di contattare i
due creditori summenzionati, recentemente scoperti, nonché l’__________ per un
credito vantano dal mandatario __________ di CHF 2'274.65 e di istruire la
fattispecie per quanto li riguarda, acquisendo la documentazione a supporto dei
crediti e atta a comprovare il reato di truffa, eventualmente verbalizzando le
parti lese e contestando in seguito tali risultanze all’accusato, ci si chiede
infatti come potrebbe l’accusato, in caso si trovasse in libertà provvisoria,
interferire con l’istruzione di tali mezzi di prova o addirittura impedirne
l’acquisizione;

 

-       
è invece dato, e sufficientemente
concreto, il pericolo di fuga e, a questo proposito, basti qui ricordare le
conclusioni riportate nella decisione 26 giugno 2006 con la quale questo
giudice ha respinto l’istanza di libertà provvisoria 18/21 giugno 2006
dell’accusato (inc. GIAR 50.2006.3, doc. 4, p. 6, n° 5), a cui si può fare
integrale riferimento:

 

“Il pericolo di fuga, per giustificare carcerazione
preventiva, deve essere concreto e rivestire di una certa probabilità: in altri
termini lo si ammette quando l’accusato, se posto in libertà, si sottrarrebbe
con una certa verosimiglianza al perseguimento penale ed alla (eventuale)
esecuzione della pena. La gravità della pena presumibile non basta, da sola, a
motivare la carcerazione; occorre valutare l’insieme delle circostanze, tra cui
il carattere dell’accusato, la sua morale, i legami famigliari, il domicilio,
la professione, la situazione economica e tutti quegli elementi che rendono la
fuga non solo possibile ma probabile (DTF 19 gennaio 1999 in re G.S.; DTF 117
Ia 69; SJ 1980 186; SJ 1981 135; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no.
701).

Ritenuto che a poco valgono, per quest'analisi, le
semplici dichiarazioni d'intenti dell'accusato stesso (per tutte: sentenza GIAR
27 maggio 2002 in re P.) e che la concretezza del pericolo di fuga può essere
accertata "Auch wenn keine konkrete Flüchtpläne u.ä. gefordet sind,
…" (Schmid, ibidem).

L'accusato è cittadino __________, egli non ha nessun
legame con la __________, né famigliare né lavorativo e non ha neppure un
recapito nel nostro paese. Egli è attualmente senza lavoro e apparentemente
senza reddito alcuno: si dichiara rappresentate ma sembra che la sua unica
ultima attività lavorativa (almeno durante gli ultimi mesi) sia stata quella
che ha portato al suo arresto. Appare quindi incontestabile che il suo unico
legame con la __________ siano i reati oggetto dell’inchiesta.

A questo punto potrebbe facilmente, se posto in libertà
provvisoria, decidere di disertare definitivamente la __________, non più
interessante dal profilo “professionale”, per ritornare in Italia e non più
presentarsi per gli incombenti processuali.

Se le accuse dovessero essere confermate – egli è
confrontato con imputazioni di una certa gravità, per una refurtiva di rilievo
ed un’attività criminale reiterata nel tempo – il rischio di una pena non lieve
esiste (i reati per i quali è stata promossa l’accusa prevedono anche la
reclusione) e dovranno pure essere considerate, a dipendenza delle condanne
subite in __________, anche le conseguenze di un’eventuale recidiva specifica;
appare perciò verosimile che l’accusato possa preferire rendersi irreperibile
alle autorità inquirenti, per ulteriori necessità istruttorie, o a quelle
giudicanti se posto in libertà provvisoria.

Tale pericolo appare quindi concreto e non può essere
evitato neppure con misure meno incisive, quali il deposito di una cauzione o
del passaporto con obbligo di firma, non avendo per di più l’accusato alcuna
residenza in __________ e non proponendo concretamente il deposito di una
cauzione atta, semmai, a scongiurare il pericolo di fuga.”

 

-       
vista la sussistenza di uno dei
motivi, alternativi, di interesse pubblico per il mantenimento della
carcerazione preventiva, non occorre esaminare l’esistenza del pericolo di
recidiva;

 

-       
la proporzionalità di una
carcerazione (preventiva) deve essere analizzata da angolature diverse. Da un
lato occorre mettere in relazione la durata del carcere preventivo con la
gravità e complessità della fattispecie e con la pena presumibile e dall’altro
occorre anche verificare il rispetto del principio di celerità (SJ 1981 p. 383
e citazioni; art. 102 CPP); la proporzionalità della carcerazione sin qui
sofferta, alla luce della gravità delle accuse, della presenza di concreti
indizi di colpevolezza, con un accertato pericolo di fuga, e con praticamente
soltanto pochissimi atti istruttori ancora da compiere per poi procedere con il
deposito atti e la chiusura, con la successiva emanazione del rinvio a
giudizio, è ancora data e pure va ammessa nella sua eccezione più generale di
rapporto tra la durata della carcerazione preventiva ed il rischio di pena se
considerate le comminatorie di pena per i singoli reati imputati; l’accusato è
stato arrestato il 3 febbraio 2006 e ad oggi è in detenzione preventiva da
praticamente 6 mesi e in questo lasso di tempo l’inchiesta è quasi conclusa e i
ritardi nella scoperta delle ulteriori fattispecie emerse (i due nuovi crediti
scoperti il 13 luglio 2006 erano noti all’__________ già in data 17 e 19 maggio
2006, a seguito delle esecuzioni presentate in tali date), con la successiva
necessità di istruire tali novità (istruzione che comunque non dovrebbe
necessitare di troppo tempo), non possono essere addebitati completamente agli
inquirenti ma anche ad un atteggiamento non propriamente collaborativo
dell’accusato (che si è sempre limitato a rispondere alle contestazioni degli
inquirenti senza fornire informazioni spontaneamente), all’ampiezza delle
indagini e alla, in generale, difficoltosa ricerca di riscontri oggettivi per
quanto riguarda questa tipologia di reati (ad es. la Polizia cantonale ha
dovuto constatare che presso gli uffici della __________ non vi era contabilità
e neppure una raccolta sistematica dei documenti cartacei, cfr. rapporto
d’inchiesta di Polizia giudiziaria del 14 giugno 2006, p. 13);

 

-       
la durata della proroga richiesta,
visto quanto detto sopra, non è quindi del tutto rispettosa del principio di
proporzionalità: i due mesi richiesti appaiono eccessivi, tenuto conto degli
atti istruttori ancora da compiere – considerato che si tratta di procedere
sostanzialmente con l’acquisizione di documentazione presso un __________ di __________
(che dire della PP dovrebbe già essere stata chiesta il 17 luglio scorso),
presso una ditta di trasporti a __________ e presso la __________ (anche in
questi due casi il PP avrà nel frattempo, dal 13 luglio ad oggi, sicuramente
già provveduto, perlomeno, alla richiesta della documentazione a sostegno dei
crediti vantati nei confronti della __________), all’eventuale interrogatorio
di rappresentati di questi creditori ed alla contestazione di queste risultanze
all’accusato e correi – e del tempo necessario per procedere con il deposito
atti (a cui peraltro l’accusato e correi pare abbiano già rinunciato, anche se
nulla si sa delle eventuali parti civili), per cui un mese di proroga appare
più che sufficiente per terminare l’inchiesta come suesposto, ciò considerata
l’oggettiva gravità dei reati imputati all’accusato e la presumibile pena
detentiva che gli verrebbe inflitta in caso di condanna, considerato il carcere
preventivo già sofferto ed ancora da soffrire prima del pubblico dibattimento
con il formale invito all’attenzione dei precetti di celerità (art. 102 cpv. 1
e 176 cpv. 3 CPPT) che vuole contenimento della possibile carcerazione
preventiva, quale richiamo e quale necessità di controllo d’ufficio del
trascorrere del tempo (ulteriori ritardi nell’istruzione formale potrebbero non
più permettere una tale valutazione di rispetto dei principi di proporzionalità
e celerità, con le conseguenze che si possono ben immaginare);

 

-       
in conclusione, constatata
l'esistenza di gravi indizi di reato e pericolo di fuga, nonché rispetto dei
principi di proporzionalità della carcerazione (sofferta e da soffrire) nei
termini suesposti, l'istanza è parzialmente accolta ed è concessa una proroga
del carcere preventivo a cui è astretto __________ di un mese, cioè sino al 3
settembre 2006 compreso, con la presente
decisione, esente da tassa e spese giudiziarie (art. 39 let. f TG e contrario)
e impugnabile entro dieci giorni alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale
d’appello (art. 284 cpv. 1 let. a CPP).

 

 

 

P.Q.M

 

 

 

viste le norme applicabili, in particolare gli artt.
146 CP, 95 ss., 102, 103, 280ss e 284 CPP,

 

 

 

decide

 

 

 

1.  L'istanza
è parzialmente accolta.

§.    Di
conseguenza, il carcere preventivo cui è astretto __________ è prorogato di un
mese e verrà a scadere il 3 settembre 2006 (compreso).

 

 

2.  Non si
prelevano tasse e spese.

 

 

3.  Contro la presente decisione è dato reclamo alla
Camera dei ricorsi penali, Lugano, entro 10 (dieci) giorni dall'intimazione.

 

 

4.  Intimazione:

 

 

 

 

                                                                                giudice
Claudia Solcà