# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 14a12278-c1fa-5472-b6da-d9d1c71e3f4e
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-10-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.10.2010 A-2842/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-2842-2008_2010-10-11.pdf

## Full Text

Corte I
A-2842/2008
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l l ' 1 1  o t t o b r e  2 0 1 0

Giudici Claudia Pasqualetto Péquignot (presidente del
collegio), Salome Zimmermann e Kathrin Dietrich, 
cancelliera Frida Andreotti;

A. _______,
ricorrente;

contro

Dipartimento federale delle finanze DFF,
Bundesgasse 3, 3003 Berna,
autorità inferiore;

decisione del 31 marzo 2008, responsabilità dello Stato, 
richiesta di indennizzi.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

A-2842/2008

Fatti:

A.
A.a Domiciliato  a  E.  _______,  A. _______ era  il  titolare  della  ditta 
individuale B. _______, oggi in procedura di fallimento, il cui scopo era 
il  commercio di metalli preziosi. Nel 1996, A.  _______ ha affittato da 
terzi la cosiddetta X._______ – collezione di pietre preziose di grande 
valore  composta  da  sei  zaffiri  – per  garantire  delle  operazioni 
finanziarie.

A.b Sempre nel corso del 1996, il Giudice istruttore di Bruxelles (GIB) 
ha inoltrato alle competenti autorità svizzere una domanda di assisten-
za  giudiziaria  nell'ambito  di  un  procedimento  penale  per  i  reati  di 
riciclaggio  di  denaro,  possesso  illecito  e  importazione  di  sostanze 
stupefacenti,  estorsione,  organizzazione  criminale  e  traffico  di  per -
sone. Nell'ambito di  tale domanda, il  GIB ha chiesto di procedere al  
sequestro  e  successivamente alla  consegna  della  X.  _______. 
Conformemente  alla  legislazione  federale  pertinente  in  materia  di 
assistenza internazionale in materia penale, l'allora Ufficio federale di  
polizia  (UFP),  ora  Ufficio  federale  di  giustizia  (UFG),  ha  delegato 
l'esecuzione della rogatoria al Procuratore pubblico del Cantone Ticino 
(PP),  che  ha  ordinato  il  sequestro  con  decisione  del  19 novembre 
1996. Parallelamente, il Ministero pubblico del Cantone Ticino (MP) ha 
aperto un procedimento penale a carico di A. _______ per riciclaggio.

A.c Il procedimento penale avviato dal MP a carico di A. _______ si è 
concluso con l'emanazione di un decreto di non luogo a procedere del  
13 ottobre 1998. I risultati dell'inchiesta svizzera sono stati trasmessi  
all'Autorità rogante. Il sequestro è stato confermato dalla Camera dei  
ricorsi  penali  del  Tribunale  d'appello  del  Cantone  Ticino  (CRP)  con 
sentenza del 18 agosto 1998. Con decisione del 4 maggio 1999, il PP 
ha ordinato la trasmissione al GIB della X. _______. La CRP, adita da 
A. _______ , ha respinto il ricorso il 17 dicembre 1999.

Mediante decisione del 3 gennaio 2001, il  Tribunale federale (TF) ha 
parzialmente  accolto  il  ricorso  di  A. _______  (cause  1A.14  e 
1A.15/2000)  annullando  il  giudizio  impugnato  nella  misura  in  cui 
ordinava  la  consegna  al  Belgio  della  collezione  di  pietre  preziose, 
ritenuto  che  una  consegna  immediata  non  si  imponeva;  l'ha 
confermato invece in quanto manteneva il sequestro conservativo della 
stessa. Il  TF ha tuttavia precisato che "qualora apparisse chiaro che 

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una consegna della collezione non potesse entrare in linea di conto o 
che ciò non potesse avvenire entro un termine ragionevole, avrebbe 
dovuto esserne ordinato il dissequestro".

Dopo  che  l'UFG  aveva  invitato  le  autorità  belghe  a  inoltrare  una 
formale istanza di confisca, con decisione del 15 ottobre 2001, il  PP 
ha disposto il mantenimento del sequestro.

A.d Nel frattempo, la  B. _______  di  A. _______  è fallita  ed è stata 
avviata  la  procedura  di  liquidazione  della  massa  del  fallimento. 
II 17 maggio  2005,  un  creditore  pignoratizio  ha  postulato  il  disse-
questro della X. _______ a favore dell'Ufficio fallimenti di D. _______. 
Il  PP, sempre in  attesa della  formale  richiesta  belga di  confisca,  ha 
respinto  l'istanza.  La  CRP,  successivamente  adita  dal  creditore 
pignoratizio, ha respinto il ricorso in quanto ricevibile.

Alla luce di quanto precede, il creditore di A. _______  ha adito il  TF 
concludendo in particolare all'annullamento della decisione della CRP 
e  alla  consegna  della  collezione  di  pietre  preziose  all'Ufficio  dei 
fallimenti di D. _______. Consultati dal TF nell'ambito del procedimento 
ricorsuale,  il  MP e l'UFG hanno proposto di  respingere  il  ricorso,  in 
quanto  non  vi  sarebbero  stati  motivi  per  ordinare  il  dissequestro .  
Con scritto  del  24  marzo  2006,  l'Ufficio  fallimenti  di  D. _______  ha 
comunicato  al  TF  di  reclamare  unicamente  il  trasferimento  della 
collezione nella disponibilità della massa del fallimento di A.  _______ 
per poter proseguire la procedura di liquidazione, altrimenti sospesa.

Con sentenza del 6 giugno 2006 (causa 1A.314/2005), il TF ha rilevato 
che "non sembra che le pretese dello Stato richiedente (Belgio), anche 
se  non  del  tutto  chiare,  siano  manifestamente  infondate;  la  misura 
coercitiva  richiesta  (sequestro  a  scopo  di  confisca)  appare  inoltre 
sufficientemente  connessa ai  fatti  esposti  nella  domanda. La misura 
contestata  rispetta  quindi  di  per  sé  il  principio  della  proporzionalità, 
essendo in relazione con i fatti perseguiti. Questo principio è tuttavia  
leso  dalla  durata  del  sequestro".  Il  TF  ha  aggiunto  che  il  termine 
ragionevole per la consegna della collezione al Belgio, imposto nella 
sua precedente sentenza del 3 gennaio 2001, era ormai chiaramente 
superato. L'Alta Corte ha quindi annullato la decisione della CRP e ha 
disposto che il MP ordinasse il dissequestro della collezione litigiosa, 
mettendola  nella  disponibilità  della  massa  fallimentare  della  B. 
_______ di A. _______ .

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B.
Il 7 giugno 2007, il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) 
ha ricevuto una domanda di risarcimento di A. _______, con la quale 
questi  lamenta  un presunto  danno provocato  dalla  lunga durata  del 
sequestro,  peraltro  a  suo  dire  ingiustificato,  della  X. _______ e  fa 
valere  delle  "spese vive"  per  un totale  di  fr. 25'398'947.--,  alle  quali  
vanno aggiunti fr. 10'000'000.-- di perdita di guadagno, fr. 3'000'000.-- 
per mancata produzione di metalli preziosi e fr. 1'000'000.-- per danni  
morali. A. _______ biasima il comportamento dell'UFG nella gestione 
della procedura rogatoriale sia nei confronti del Belgio a causa delle 
"lungaggini",  sia del  MP del Cantone Ticino che, a suo dire, non ha 
adempiuto l'obbligo di vigilanza.

Una richiesta del tutto analoga è stata inoltrata da A. _______ anche 
alla Repubblica e Cantone Ticino.

Il medesimo giorno, il DFGP ha trasmesso per competenza la suddetta 
domanda di risarcimento al Dipartimento federale delle finanze (DFF; 
autorità inferiore).

Il Cantone Ticino – con decisioni cresciute in giudicato del 21 giugno e 
del  28  agosto  2007  della  Camera  dei  ricorsi  penali  del  Tribunale 
d'appello  e  del  Consiglio  di  Stato  –  ha  dichiarato  irricevibile, 
rispettivamente ha respinto la domanda di risarcimento.

C.
Con decisione del 31 marzo 2008, il DFF ha respinto, nella misura in 
cui era ricevibile, la richiesta di risarcimento di A.  _______ adducendo 
dapprima  che  il  presunto  danno  non  era  stato  causato  dalla 
Confederazione. Il DFF ha inoltre emesso considerazioni di merito, in 
particolare  circa  l'adempimento  –  non  realizzato  nella  fattispecie  – 
delle condizioni legali per il risarcimento di un danno. 

D.
Contro questa decisione, A. _______  (qui di  seguito il  ricorrente) ha 
depositato, il  29 aprile 2008, un ricorso davanti  al  Tribunale ammini-
strativo federale (TAF), reiterando la richiesta di risarcimento e le argo-
mentazioni, come da documenti presentati all'autorità di prime cure.

E.
Invitato  ad  esprimersi  sul  ricorso,  il  DFF  (qui  di  seguito  autorità 
inferiore) si è limitato, nel suo scritto del 24 giugno 2008, a rinviare alle 

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considerazioni di cui alla decisione impugnata. La presa di posizione 
del DFF è stata trasmessa per conoscenza al ricorrente.

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, 
in diritto.

Diritto:

1.
1.1 Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 della Legge del 
17  giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF, 
RS 173.32), il TAF, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le 
decisioni ai sensi dell'art. 5 della Legge federale del 20 dicembre 1968 
sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità 
menzionate all'art. 33 LTAF.

1.2 L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, 
emessa dal DFF, che è un'autorità ai sensi dell'art. 33 lett. d LTAF.

1.3 In  quanto  destinatario  della  decisione  impugnata,  che  rigetta  la 
sua  domanda di  risarcimento,  il  ricorrente  è  toccato  dalla  decisione 
impugnata e vanta un interesse degno di protezione all'annullamento o 
alla modificazione della stessa (art. 48 PA). Egli è pertanto legittimato 
ad aggravarsi contro di essa.

1.4 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 50 PA), alla forma e al 
contenuto dell'atto di ricorso (art. 51 e 52 PA) sono soddisfatti. Occorre 
pertanto entrare nel merito del ricorso.

2.
Con ricorso al  TAF, possono essere  invocati  la  violazione del  diritto 
federale,  l'accertamento inesatto o incompleto  di  fatti  giuridicamente 
rilevanti e l'inadeguatezza (art. 49 PA). Il TAF non è vincolato né dai 
motivi  addotti  (art. 62  cpv. 4  PA),  né  dalle  considerazioni  giuridiche 
della decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (PIERRE 
MOOR,  Droit  administratif,  vol. II,  2a ed.,  Berna 2002,  no. 2.2.6.5.). 
I principi  della  massima  inquisitoria  e  dell'applicazione  d'ufficio  del 
diritto  sono  tuttavia  limitati.  L'autorità  competente  procede  infatti 
spontaneamente a constatazioni complementari o esamina altri  punti 
di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino indizi in tal 
senso (DTF 122 V 157, consid. 1a; DTF 121 V 204, consid. 6c; senten-

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za del TAF, del 29 settembre 2009, nella causa A-5881/2007, consid. 
1.2; ALFRED KÖLZ/ISABELLE HÄNER, Verwaltungsverfahren und Verwaltungs-
rechtspflege des Bundes, 2a ed., Zurigo 1998, no. 674 segg.).

3.
3.1 Il  litigio  concerne  un'azione  in  responsabilità  introdotta  dal 
ricorrente contro la Confederazione. Egli  rimprovera al  DFF di avere 
respinto,  nella  misura  in  cui  era  ricevibile,  la  sua  richiesta  di 
risarcimento. Il  presunto  danno subito dal  ricorrente  deriverebbe dal 
sequestro prolungato della X. _______ ordinato dalle autorità svizzere 
a favore del Belgio nell'ambito di una rogatoria internazionale. Come 
già menzionato qui sopra, il DFF ha dapprima considerato in breve che 
l'esecuzione  del  sequestro  non  competeva  ad  un'autorità  federale, 
dichiarando irricevibile la richiesta di risarcimento; abbondanzialmente, 
e nel merito, ha inoltre considerato che il dovere di vigilanza dell'UFG 
non  poteva fondare  una  qualunque  responsabilità  da  parte  di 
un'autorità federale. Il DFF ha infine osservato che il ricorrente non ha 
contribuito  a  ridurre  il  proprio  danno  –  ad  esempio  –  chiedendo 
ripetutamente il dissequestro delle pietre preziose.

3.2 Considerando che il  danno invocato sarebbe da riportare all'ese-
cuzione  di  una  commissione  rogatoria  internazionale  richiesta  dal 
Belgio alle autorità penali svizzere, occorre precisare quanto segue. 

3.2.1 In linea di massima, le richieste di risarcimento sottostanno alla 
Legge  federale  del  14  marzo  1958  sulla  responsabilità  della 
Confederazione,  dei  membri  delle  autorità  federali  e  dei  funzionari 
federali (LResp, RS 170.032).  L'art. 1 cpv. 1 LResp prescrive tuttavia 
che detta legge si applica a tutte le persone cui è conferita una carica 
pubblica  della  Confederazione,  quali  i  funzionari  e  le  altre  persone 
occupate  dalla  Confederazione  (let.  e)  e  tutte  le  altre  persone,  in 
quanto sia loro direttamente commesso un compito di diritto pubblico 
della Confederazione (let. f). 

L'art.  3  cpv. 1  LResp  sancisce  che  la  Confederazione  risponde  del  
danno cagionato illecitamente a terzi  da un funzionario nell'esercizio 
delle sue funzioni, senza riguardo alla colpa del funzionario. 

Il capoverso 2 di questa disposizione riserva tuttavia gli atti legislativi  
speciali  (qui  di  seguito  lex  specialis)  contemplanti la  responsabilità 
della Confederazione per dei fatti determinati.

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3.2.2 Circa la questione della competenza, di regola il DFF è l'autorità 
competente per decidere in merito a reclami contro la Confederazione 
fondati sulla LResp (art. 20 cpv. 2 LResp e art. 2 cpv. 1 dell'Ordinanza 
del  30  dicembre  1958  concernente  la  legge  sulla  responsabilità 
[OResp, RS 170.321]). Per contro, in caso di responsabilità basata su 
atti  legislativi speciali (art. 3 cpv. 2 LResp), l'autorità competente per  
l'applicazione  di  tale  legislazione  decide  anche  sulle  richieste  di 
risarcimento,  in  quanto  connesse alla  sua sfera di  attività  (sentenza 
del  Tribunale  penale  federale  del  6  maggio  2004  nella  causa 
BK_K013_04. consid. 1.2, pubblicata in Semaine judiciare [SJ] 2005 I, 
pag. 18).

Visto  quanto  precede,  o  la  LResp  si  applica  e  il  DFF  era  nella 
fattispecie  competente  per  trattare  la  richiesta  di  risarcimento 
formulata dal ricorrente, o detta legge non si applica e il DFF sarebbe 
quindi  stato  incompetente  e  il  presente  Tribunale  dovrebbe  ora 
constatare la nullità della decisione impugnata o perlomeno annullarla 
(DTF 132 II 21, consid. 3.1). La questione della nullità eventuale della 
decisione è esaminata d'ufficio  (sentenza del  Tribunale  federale,  del 
24 luglio 2008, nella causa 9C_333/2007, consid. 2.1)

Di  conseguenza,  occorre  nel  caso  concreto  esaminare  la  questione 
dell'applicabilità  della  LResp  sotto  due  aspetti:  da  una  parte  quello 
dell'art. 1 cpv. 1 lett e ed f LResp, secondo cui il  danno deve essere 
stato cagionato da un funzionario dalla Confederazione o da un'altra 
persona cui è stato affidato un compito di  diritto pubblico della Con-
federazione;  nell'ipotesi  contraria,  la  LResp  non  troverebbe  applica-
zione (v. sentenza della Commissione federale di ricorso in materia di 
responsabilità dello stato [HRK], del 17 aprile 2002, nella causa 2001-
003,  consid. 2a;  sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale,  del 
17 gennaio  2008,  nella  causa 1790/2006,  consid. 3.2.1).  Dall'altra  è 
necessario che non sia applicabile qualsiasi altra norma speciale sul la 
responsabilità giusta l'art. 3 cpv. 2 LResp. Qui di seguito verrà esami-
nata dapprima questa seconda problematica (consid. 3.2.3 a 3.2.6). 

3.2.3 Trattandosi  di  un  danno  invocato  nell'ambito  dell'applicazione 
delle  disposizioni  vigenti  in  materia  d'assistenza  giudiziaria  inter -
nazionale, è peraltro applicabile la Convenzione europea di assistenza 
giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959 (CEAG, RS 0.351.1), 
convenzione alla  quale il  Belgio  e la  Svizzera sono parti  contraenti.  

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Essa  non  contiene  tuttavia  nessuna  disposizione  regolante  casi  di 
responsabilità.

La Legge federale del 20 marzo 1981 sull'assistenza internazionale in 
materia  penale  (AIMP,  RS  351.1)  e  la  relativa  Ordinanza  (OAIMP, 
RS 351.11) sono applicabili  alle questioni  che la prevalente Conven-
zione internazionale non regola espressamente o implicitamente, così 
pure quando il diritto nazionale è più favorevole all'assistenza di quello 
convenzionale (art. 1  cpv. 1 AIMP; DTF 130 II  337,  consid. 1),  fatto 
salvo il rispetto dei diritti fondamentali (DTF 123 II 595, consid. 7c).

3.2.4 L'AIMP contiene varie  disposizioni  in  materia  di  responsabilità 
dello  Stato  circa  danni  sopravvenuti  nell'ambito  dell'assistenza 
giudiziaria internazionale in materia penale. 

L'art. 15 AIMP, che regola le indennità per ingiusta carcerazione e altri 
pregiudizi,  sancisce  che  le  disposizioni  federali  o  cantonali  sulla 
riparazione del carcere ingiustificatamente sofferto e di altri pregiudizi 
si  applicano  per  analogia  nel  procedimento  condotto  in  Svizzera 
conformemente  alla  presente  legge,  o  all’estero  a  domanda  di 
un’autorità svizzera. Essa rappresenta una  lex specialis in materia di 
responsabilità  della  Confederazione ai  sensi  dell'art. 3  cpv. 2 LResp 
(DTF 113 IV 93, consid. 1).

3.2.5 Anche se l'art. 15 AIMP rappresenta una lex specialis in materia 
di responsabilità della Confederazione ai sensi dell'art. 3 cpv. 2 LResp, 
si  deve  tuttavia  considerare  che  non  è  applicabile  nella  fattispecie.  
In effetti, questa disposizione mira chiaramente soltanto l'eventualità di 
danni  subiti  da  “un  imputato  prosciolto”  (in  tedesco:  "…gegen  den 
Verfolgten").  La  delimitazione  del  campo  d'applicazione  normativo 
risulta  pure  in  modo  inequivocabile  dalle  disposizioni  federali  o 
cantonali sulla riparazione del carcere ingiustificatamente sofferto e di 
altri pregiudizi, alle quali l'art. 15 AIMP rinvia (cfr. ad es. l'art. 99 cpv. 1 
della  Legge  federale  del  22  marzo  1974  sul  diritto  penale 
amministrativo  [DPA,  RS  313.0]:  "...all'imputato  che  ha  beneficiato 
dell'abbandono del procedimento").

Nel  caso in  esame,  come risulta  dagli  atti  di  prima istanza e  come 
evidenziato  dallo  stesso  ricorrente,  il  procedimento  rogatoriale  alla 
base del sequestro non riguardava il ricorrente quale imputato. Egli è 
quindi toccato, eventualmente, dalle conseguenze del sequestro come 
terzo, ma non quale accusato.

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Alla luce di quanto precede, l'art. 15 AIMP non costituisce una base 
legale speciale giusta l'art. 3 cpv. 2 LResp, propria a fondare un'even-
tuale  responsabilità  della  Confederazione  nella  presente  causa. 
Non essendo  quindi  applicabile  una  lex  specialis  ai  sensi  dell'art. 
3 cpv. 2 LResp, la richiesta di risarcimento in esame soggiace in linea 
di massima alla LResp. 

4.
Si deve quindi esaminare se la LResp si applica secondo l'art. 1 cpv. 1 
lett.  e  ed  f  (v. precedente  consid.  3.2.2).  Il  ricorrente  –  il  quale  ha 
peraltro  notificato  una  simile  domanda  di  risarcimento  anche  alla 
Repubblica e Cantone Ticino – rimprovera in modo del tutto generico, 
l'immobilismo  delle  “istituzioni  svizzere”  che  avrebbero  lasciato 
perdurare un sequestro per più di dieci anni, provocando il fallimento 
della  sua  ditta.  Tra  tali  "istituzioni  svizzere"  si  deve  intendere  il 
Ministero pubblico del Cantone Ticino, semmai assistito dalle autorità 
del Distretto di Bülach, e l'UFG. 

4.1 Visto quanto detto in precedenza (consid. 3.2.2),  occorre esami-
nare  se  la  LResp si  applica  conformemente all'art.  1  LResp. In altri 
termini, e per quanto riguarda il Ministero pubblico ticinese e semmai 
le autorità di Bülach, occorre esaminare se esse siano delle "persone 
cui è conferita una carica pubblica della Confederazione" e più preci -
samente  se  le  citate  autorità  siano  composte  da  "funzionari  e  altre 
persone occupate dalla Confederazione" (art. 1 cpv. 1 let. e LResp) o 
altre persone alle quali sia stato "direttamente commesso un compito 
di diritto pubblico della Confederazione" (art. 1 cpv. 1 let. f LResp). 

L'art.  3  cpv. 1  LResp,  il  quale  definisce  le  condizioni  materiali  che 
devono  essere  cumulativamente  realizzate  per  fondare  un  caso  di 
responsabilità dello Stato e prevede che la Confederazione risponda 
del danno cagionato illecitamente a terzi, pone la stessa condizione: il  
danno  deve  essere  stato  cagionato  da  un  funzionario.  Altrimenti 
esplicitato, chiunque pretenda dalla Confederazione il risarcimento di 
un  danno  deve  provare  che  ha  subito  un  danno,  che  esso  è  stato 
causato da un funzionario nell'esercizio delle sue funzioni, che esiste 
un  nesso  causale  adeguato  tra  comportamento  del  funzionario  e 
danno e che il comportamento del funzionario è illecito (sentenza del  
TAF, del  29  settembre  2009,  nella  causa  A-5881/2007,  consid.  2.1; 
JOST GROSS,  Staats-  und  Beamtenhaftung,  in:  PETER MÜNCH/THOMAS 
GEISER [ed.],  Schaden-Haftung-Versicherung,  Basilea  1999,  no.  3.39 

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segg.  e  3.75).  Spetta  alla  persona  che  si  ritiene  lesa  provare 
l'esistenza  di  queste  condizioni  (DTF  132  II  305,  consid.  4.1,  non 
pubblicata; DTF 106 Ib 357, consid. 2b, pag. 360 segg.) che devono 
essere  adempiute  cumulativamente  (sentenza del  TAF A-5881/2007, 
consid. 2.1 di cui sopra).

4.2 Quanto appena detto vale, come già menzionato, per le condizioni 
materiali  della  responsabilità  della  Confederazione.  Nella  presente 
fattispecie si  tratta invece di  esaminare dapprima se la  LResp trova 
applicazione. In effetti, nell'ipotesi negativa, l'art. 20 LResp (v. consid. 
3.2.2 qui sopra) non sarebbe a sua volta applicabile e di conseguenza 
il DFF non sarebbe stato competente per trattare nel merito la richie -
sta di risarcimento del danno in quanto basata sugli atti d'esecuzione 
della rogatoria da parte del Ministero pubblico ticinese o delle autorità 
del Distretto di Bülach.

4.3 L'autorità  inferiore  ha  rilevato  nella  decisione  impugnata  che 
l'UFG,  conformemente  a  quanto  stabilito  dall'AIMP,  ha  affidato  il  
sequestro della  X. _______ al Cantone Ticino, il quale lo ha eseguito 
come  un  compito  cantonale.  Pertanto,  dato  che  il  sequestro  non  è 
stato  eseguito  da  un  funzionario  della  Confederazione  nell'esercizio 
delle sue funzioni ai sensi dell'art. 3 cpv. 1 LResp, il DFF ha escluso la  
responsabilità  della  Confederazione  e  ha  respinto  la  richiesta  di 
risarcimento. L'autorità inferiore ha pure escluso che il ruolo concreto 
svolto dall'UFG come autorità di vigilanza giusta l'art.  16 cpv. 1 in fine 
AIMP, possa fondare un qualsiasi risarcimento. In effetti, il DFF ritiene 
che nella fattispecie l'UFG non abbia avuto alcuna possibilità di influire 
in modo determinante sul sequestro cantonale.

4.4 La misura di assistenza giudiziaria in esame – il sequestro di beni 
– costituisce un  "altro atto  di  assistenza" ai  sensi  dell'art. 16 cpv. 1 
AIMP. Ora,  l'esecuzione  di  tali  atti,  differentemente  dall'estradizione 
che  è  trattata  direttamente  dall'UFG,  incombe  ai  Cantoni  (artt.  16 
cpv. 1  e  17 cpv. 2  AIMP; Messaggio  dell'8  marzo 1976,  FF  1976  II 
462). L'UFG riceve (tutte) le domande dall'estero e provvede affinché 
le  domande  d'altra  assistenza siano  trasmesse  per  trattamento  alle 
autorità cantonali  competenti,  sempreché la loro esecuzione non sia 
manifestamente inammissibile (art. 17 cpv. 2 AIMP). L'autorità federale 
si  limita  a  esaminare  preliminarmente  e  sommariamente  se  la 
domanda  ricevuta  dall'estero  soddisfa  le  esigenze  formali  richieste 
(art. 78 cpv. 2 AIMP). Giusta l'art. 16 cpv. 1 in fine AIMP, i Cantoni nello 

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svolgimento  dei  loro  compiti  sottostanno  alla  vigilanza  della  Confe-
derazione. Siffatta vigilanza generale non trasforma però l'attività delle 
autorità  cantonali  in  un compito  della  Confederazione (sentenza del 
TF, del 13 novembre 2002, nella causa 2A.253/2002, consid. 3).

In sunto, giusta le disposizioni legali menzionate e sulla base di una 
giurisprudenza costante del Tribunale federale, alla quale lo scrivente 
Tribunale  si  attiene,  gli  altri  atti  di  assistenza  giudiziaria, quali  il 
sequestro  di  beni,  competono  all'autorità  cantonale,  che  li  assume 
come un compito di natura cantonale e non federale (DTF 113 IV 93, 
consid. 3c; succitata sentenza del TF 2A.253/2002, consid. 3).

4.5 Nel  caso  in  esame,  conformemente  alle  disposizioni  citate 
dell'AIMP,  il  sequestro  della  X. _______ è  stato  eseguito  dal 
Procuratore  pubblico  del  Cantone  Ticino  assistito  dalle  autorità  del 
Distretto  di  Bülach,  nello  svolgimento  di  un  compito  cantonale. 
Pertanto,  come  correttamente  rilevato  dal  DFF  nella  decisione 
impugnata, il presunto danno causato al ricorrente dal sequestro non 
deriva da un atto di un funzionario della Confederazione nell'esercizio 
delle  sue  funzioni,  ai  sensi  degli  art.  1  cpv.  1  lett.  e  ed  f  LResp 
(v. precedente  consid.  3.2.2  e  sentenza  ivi  citata  HRK  nella  causa 
2001-003,  consid.  2a  nonché  sentenza  del  Tribunale  amministrativo 
federale A-1790/2006, consid. 3.2.1).

Di conseguenza, il DFF ha rispettato la legge dichiarando irricevibile la  
richiesta  di  risarcimento  in  quanto  basata  sugli  atti  del  Procuratore 
pubblico  ticinese  o  delle  autorità  del  Distretto  di  Bülach;  su  questo 
punto il ricorso è quindi da respingere.

5.
Il  ricorrente  sembra  dedurre  un  fondamento  di  responsabilità  della 
Confederazione  dal  ruolo  di  vigilanza  attribuito  all'UFG  dall'art.  17a 
cpv. 2 AIMP. In sintesi, egli sembra sostenere che il ruolo di vigilanza 
attribuito  all'UFG  avrebbe  dovuto  condurre  tale  autorità  –  purché 
esercitato conformemente alla legge – a ordinare il dissequestro della 
collezione di pietre preziose. 

Il ricorrente si prevale quindi di un'omissione da parte dell'UFG.

Un'omissione  può  essere  considerata  come  la  causa  di  un  danno 
purché  vi  sia  stato  un  dovere  d'agire  corrispondente  (ATAF 2010/4, 
consid. 4.2.2) In tali circostanze, l'esame del giudice della richiesta di 

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risarcimento del danno concerne quindi il  nesso causale ipotetico: si 
deve  dapprima  esaminare  se  dalle  pertinenti  disposizioni  legali 
emerge un dovere di agire per evitare dei danni a terzi. Se tale dovere 
d'intervento si  può quindi evincere dalle disposizioni legali,  viene poi 
esaminata  la  questione  a  sapere  se  l'intervento  dell'autorità  (nella 
fattispecie l'UFG come autorità di vigilanza) avrebbe potuto impedire 
ogni  danno  al  terzo.  In  caso  di  risposta  affermativa  a  queste  due 
domande,  si  deve  ritenere  come  realizzato  il  nesso  causale  neces-
sario, e quindi che l'omissione è all'origine del danno invocato (cfr. al 
proposito ATAF summenzionato, consid. 4.2.2 e riferimenti ivi citati). 

5.1 Occorre  quindi  esaminare  se  il  dovere  di  vigilanza  sancito 
dall'art. 17a cpv. 2 AIMP a favore dell'UFG imponeva a tale autorità un 
qualsiasi dovere o potere d'intervento a seguito dell'inoltro da parte del  
Belgio della domanda di assistenza giudiziaria. 

5.2 A  tal proposito,  è  opportuno  ricordare,  nelle  grandi  linee,  le 
competenze  dell'autorità  federale  sollecitata  da  una  domanda  di 
assistenza internazionale in materia penale.

5.2.1 Giusta  l'art.  3  CEAG,  la  Parte  richiesta  –  nella  fattispecie  la 
Svizzera – fa eseguire, nelle forme previste dalla sua legislazione, le 
commissioni  rogatorie  relative  a  un  affare  penale  che  le  sono 
trasmesse  dalle  autorità  giudiziarie  della  Parte  richiedente  e  che 
hanno per oggetto di compiere atti istruttori o di comunicare mezzi di  
prova, inserti o documenti.

L'art. 17 cpv. 2 AIMP dispone che l'UFG riceve le domande dell'estero 
e  presenta  quelle  svizzere. Esso tratta  le  domande d'estradizione e 
provvede  affinché  le  domande  d'altra  assistenza,  di  perseguimento 
penale  in  via  sostitutiva  o  di  esecuzione  di  decisioni  penali  siano 
esaminate dalle autorità cantonali o federali competenti, sempreché la 
loro esecuzione non sia manifestamente inammissibile. L'UFG procede 
a  un  esame sommario  della  domanda,  che  consiste  principalmente 
nella  verifica  dei  requisiti  formali  previsti  dalla  CEAG  e  dall'AIMP. 
Secondo l'art. 16 cpv. 1 AIMP, i Cantoni cooperano all'esecuzione della 
procedura  d'estradizione;  salvo  diversa  disposizione  del  diritto 
federale,  incombe loro di  eseguire le  domande d'altra assistenza,  di 
assumere il  perseguimento penale in via sostitutiva e di  eseguire  le 
decisioni  penali  (cfr.  art.  78  AIMP;  succitata  sentenza  del  TF 
2A.253/2002, consid. 3.4). Essi sottostanno alla vigilanza della Confe-

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derazione  in  quanto  debba  essere  applicata  l'AIMP. L'art.  3  OAIMP 
precisa che l'Ufficio federale – UFG – vigila sull'applicazione dell'AIMP.

5.2.2 In  qualità  d'autorità  di  vigilanza,  l'UFG deve vegliare,  in  parti -
colare, al rispetto del principio della celerità ancorato all'art. 17a AIMP, 
giusta  il  quale  l'autorità  competente  deve  trattare  le  domande  con 
celerità  e  decidere  senza  indugio  (cpv. 1);  a  domanda  dell'UFG,  lo 
informa sullo stato del procedimento, sui motivi di un eventuale ritardo 
e sulle misure prospettate (cpv. 2) [ROBERT ZIMMERMANN, La coopération 
judiciaire  internationale  en  matière  pénale,  3a ed.,  Bruxelles/Berna 
2009, paragrafo 245]. L'UFG può decidere lui stesso sull'esecuzione, 
in  particolare,  se  l'autorità  cantonale  competente  non  è  in  grado  di 
decidere entro un termine ragionevole (art. 79a let. b AIMP). Si tratta di 
una  disposizione  legale  "potestativa",  che  lascia  un  ampio  potere 
d'apprezzamento  all'autorità  esecutiva  (ROBERT ZIMMERMANN,  op.  cit., 
paragrafo  131-1).  Inoltre,  spetta  all'UFG  intervenire,  sempre  quale 
autorità di  vigilanza, allo scopo di far rispettare i presupposti  formali 
della  procedura  e  sanare  le  eventuali  irregolarità:  qualora  accerti  
irregolarità  o  abusi,  l'UFG  deve  intervenire  presso  l'autorità  che 
esegue  la  rogatoria  (DTF  1A.90/2005,  consid.  3;  DTF  125  II  238, 
consid.  6c,  sentenza  del  TF,  dell'11  maggio  2005,  nella  causa 
1A.90/2005,  consid. 3). Infine,  l'UFG ha determinati  compiti  speciali, 
che concernono in particolar modo il contatto con lo Stato richiedente,  
segnatamente  nell'ottenere  dei  completamenti  della  domanda  di 
assistenza (cfr. le direttive dell'UFG sull'assistenza giudiziaria interna-
zionale in materia penale, 8a ed., versione 1998, no. 3.3.2).

5.2.3 Nella  fattispecie,  il  25  ottobre  1996,  il  Giudice  istruttore  di 
Bruxelles  ha  inoltrato  alla  Svizzera  una  domanda  di  assistenza 
giudiziaria,  nell'ambito  di  un  procedimento  penale,  chiedendo  di 
procedere  al  sequestro  e  successivamente  alla  consegna  della 
X. _______ affittata  dal  ricorrente.  L'UFG  ha  esaminato  in  modo 
sommario  la  domanda  belga,  ha  verificato  che  non  fosse 
manifestamente  inammissibile  e  l'ha  quindi  trasmessa  per  l'esame 
preliminare e l'esecuzione alle competenti autorità del Cantone Ticino. 
Il 19 novembre 1996, il PP del Cantone Ticino, eseguendo un compito 
cantonale, ha ordinato il sequestro della X. _______.

A questo stadio della procedura rogatoria, lo scrivente Tribunale non 
rileva  alcuna  omissione  dell'UFG  che  ha  agito  nel  pieno  rispetto 

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dell'AIMP  e  in  particolare  del  principio  di  celerità  (cfr.  artt.  78  e 
17a AIMP nonché consid. 4.5.1 precedenti).

5.2.4 Il  PP  del  Cantone  Ticino  ha  deciso  il  4  maggio  1999  la 
trasmissione  al  Belgio  dei  beni  sequestrati.  Tale  decisione  è  stata 
impugnata,  in  ultima  istanza,  davanti  al  TF,  il  quale  ha  accolto 
parzialmente il  ricorso in data 3 gennaio 2001 (sentenza del TF, del 
3 gennaio 2001 cause 1A.14/2000 e 1A.15/2000). Il TF ha confermato 
il  mantenimento  del  sequestro,  ritenendo  invece  che  la  consegna 
immediata dei beni non si imponesse, precisando tuttavia che "qualora 
apparisse  chiaro  che  una  consegna  della  collezione  [al  Belgio]  non 
potesse entrare in linea di conto o che ciò non potesse avvenire entro 
un  termine  ragionevole,  avrebbe  dovuto  esserne  ordinato  il  disse-
questro".  Alla  luce  di  quanto  disposto  dal  TF,  l'UFG  ha  invitato  le 
autorità  belghe  –  senza  successo  –  a  inoltrare  formale  istanza  di 
confisca dei beni sequestrati.

Anche in questo caso non si constata alcuna omissione (quale definita 
al  precedente  consid.  5.1)  nel  comportamento  dell'UFG.  In  effetti, 
questa  autorità  si  è  attivata  presso  lo  Stato  estero  chiedendo  il 
completamento  della  domanda  (art.  80o AIMP),  in  ossequio  al 
principio della celerità (art. 17a AIMP) e ai compiti speciali cui è tenuta 
(cfr. precedenti  consid.  5.2.1 e 5.2.2) e che concernono in particolar 
modo i  contatti  con lo Stato richiedente. D'altronde, tale conclusione 
risulta  anche  dalla  sentenza  citata  del  TF,  il  quale  non  ha  mosso 
alcuna critica all'autorità federale in merito al ruolo svolto nel quadro 
della procedura di rogatoria.

5.2.5 In  seguito,  non  avendo  il  Belgio  dato  seguito  alla  richiesta  di 
inoltrare formale istanza di confisca dei beni sequestrati,  il  9 maggio 
2005, l'UFG ha assegnato all'autorità richiedente un termine scadente 
il  30 giugno 2006 per trasmettere la decisione definitiva di  confisca. 
Rilevato lo scritto dell'UFG, in data 20 maggio 2005, il PP del Cantone 
Ticino  ha  mantenuto  il  sequestro  dei  beni  (art.  74a,  in  particolare 
cpv. 3 AIMP e art. 33a OAIMP). Con scritti del 27 giugno e del 18 luglio 
2005,  l'UFG  ha  nuovamente  insistito  sul  prosieguo  della  procedura 
estera. Dagli atti  di prima istanza risulta che la decisione di confisca 
doveva essere adottata il  15 ottobre 2004, ma che in  ragione di  un 
vizio di procedura il Tribunale correzionale belga si è dichiarato incom-
petente. La causa è quindi stata trasmessa alla Corte di appello e si è  
prospettata l'emanazione di una decisione finale di confisca per la fine 

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del 2006. Tuttavia, in data 11 ottobre 2005, l'incarto è ritornato dinanzi 
alla  "Chambre des mises en accusation" (ossia l'autorità competente 
in Belgio) affinché venisse aperta una nuova procedura tendente ad 
ottenere  la  decisione  di  confisca  della  X. _______. Con lettera  del 
7 novembre  2005,  il  Procuratore  estero  ha  confermato  all'UFG 
l'interesse  al  mantenimento  del  sequestro.  La decisione  del  PP  del 
Cantone Ticino di mantenere il sequestro è stata impugnata, in ultima 
istanza, davanti al TF, che ha accolto il ricorso in data 6 giugno 2006 e 
ha  ordinato  il  dissequestro  delle  pietre  preziose  (sentenza  del  TF, 
1A.314/2005, consid. 2.1). Il TF evidenzia che:

"non sembra che le pretese dello Stato richiedente [Belgio], anche se 
non  del  tutto  chiare,  siano  manifestamente  infondate;  la  misura 
coercitiva  richiesta  [sequestro  a  scopo  di  confisca]  appare  inoltre 
sufficientemente  connessa  ai  fatti  esposti  nella  domanda  [di 
assistenza giudiziaria]. La contestata misura rispetta quindi di per sé il  
principio  della  proporzionalità,  essendo  in  relazione  con  i  fatti 
perseguiti. Questo principio è tuttavia leso dalla durata del sequestro. 
In effetti,  già nella sentenza del 3 gennaio 2001, il  TF aveva rilevato 
che allo scopo di evitare un'eccessiva limitazione dei diritti di proprietà 
o di pegno sulla collezione litigiosa, tenuto conto anche delle elevate 
spese  della  sua  custodia  e  in  ossequio  al  principio  della  celerità 
(art. 29  cpv.  1  della  Costituzione  federale  della  Confederazione 
Svizzera  del  18 aprile  1999  [Cost.,  RS  101]  e  art.  17a AIMP),  le 
autorità di esecuzione non potevano mantenere a tempo indeterminato 
il contestato sequestro, ma dovevano vegliare, seguendo attentamente 
il  corso  del  procedimento  estero,  a  che  la  procedura  di  assistenza 
potesse essere chiusa entro un termine non eccessivo. Esse dovevano 
pertanto  invitare  lo  Stato  richiedente  a  produrre,  entro  un  termine 
ragionevole, una decisione di confisca e a indicare concretamente se 
gli  sviluppi  dell'inchiesta  estera  giustificassero  un  ulteriore  manteni-
mento del sequestro. Qualora apparisse chiaro che la consegna della 
collezione  non  potesse  entrare  in  linea  di  conto,  o  ciò  non potesse 
avvenire  entro  un  termine  ragionevole,  doveva  esserne  ordinato  il 
dissequestro".

Il  TF  conclude  che  "la  domanda di  assistenza  è  stata  presentata  il  
25 ottobre 1996 e il sequestro è stato ordinato il 19 novembre 1996: il  
termine  ragionevole  per  la  consegna  della  collezione,  imposto  nella 
sentenza del 3 gennaio 2001, è ormai chiaramente superato".

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Innanzitutto, come rilevato dal TF nella sentenza del 3 gennaio 2001, 
la competenza per ordinare il dissequestro apparteneva all'autorità di 
esecuzione  –  quindi  al  Cantone  Ticino  –  e  non  all'UFG.  L'art.  
74a AIMP prevede che gli  oggetti  o  i  beni  sequestrati  a  scopo con-
servativo  possono  essere  consegnati  su  richiesta  all'autorità  estera 
competente  a  scopo  di  confisca  dopo  la  chiusura  della  procedura 
d'assistenza giudiziaria (cpv.1). Il cpv. 3 del medesimo articolo di legge 
precisa che la consegna può avvenire in ogni stadio del procedimento 
estero, di regola su decisione passata in giudicato ed esecutiva dello 
Stato richiedente. Giusta  l'art. 33a OAIMP, gli  oggetti  e  i  beni  la  cui 
consegna allo Stato richiedente soggiace a una decisione definitiva ed 
esecutiva  di  quest'ultimo  (art.  74a cpv.  3  AIMP)  restano  sotto 
sequestro sino alla notifica di tale decisione o fintanto che lo Stato ri -
chiedente non abbia comunicato all'autorità esecutiva competente che 
la suddetta decisione non può più essere pronunciata secondo il diritto 
di  tale  Stato,  segnatamente  per  intervenuta  prescrizione.  A  questo 
proposito,  dagli  atti  di  prima istanza risulta  che l'UFG ha sollecitato 
con regolarità il Belgio a trasmettere la decisione definitiva di confisca 
e  che  quest'ultimo  ha  più  volte  rassicurato  le  autorità  svizzere  in 
merito all'emanazione di tale decisione (v. consid. 5.2.4 di cui sopra). 

Alla  luce  di  quanto  precede,  lo  scrivente  Tribunale  non  ravvisa  nel-
l'agire dell'UFG né la violazione di un dovere essenziale o primordiale 
connesso  all'esercizio  della  funzione  di  vigilanza,  né  l'eccesso 
qualificato  del  potere  di  apprezzamento  concessogli  dall'AIMP. 
In effetti, come rilevato anche dal TF, il caso di assistenza giudiziaria in 
esame presentava una notevole complessità; inoltre la misura coerciti-
va  richiesta  [sequestro  a  scopo  di  confisca]  era  sufficientemente 
connessa ai fatti esposti nella domanda di assistenza giudiziaria e le 
autorità  belghe  hanno  più  volte  confermato  l'interesse  al  manteni-
mento del sequestro.

Il  fatto  che  il  mantenimento  del  sequestro  sino  al  2006  sia  stato 
giudicato a posteriori sproporzionato – per la sua durata – dal TF, non 
inficia la conclusione del TAF.

Pertanto,  anche  supponendo  che  l'UFG  non  abbia  saputo  trarre  le 
dovute  conseguenze dalle  ripetute comunicazioni  interlocutorie  delle 
autorità  belghe,  che  abbia  pertanto  sottostimato  il  tempo  utile  alla 
conclusione della procedura rogatoriale e che abbia quindi contribuito, 
nei  limiti  delle  sue  competenze,  al  prolungamento  eccessivo  di  tale 

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procedura,  non  si  può  però  imputare  all'autorità  federale  una 
violazione dei  suoi doveri,  a tal  punto grave, da portare lo scrivente 
Tribunale  ad  ammettere  un  nesso  causale  nel  senso  della  LResp, 
segnatamente  quando,  come  nella  fattispecie,  il  dovere  dell'autorità 
federale consiste nell'esercizio della vigilanza.

Alla  luce  di  quanto  precede,  in  assenza  di  nesso  causale  anche 
ipotetico,  è  inutile  procedere  all'esame  delle  altre  condizioni  della 
responsabilità  della Confederazione (in particolare il  danno o il  torto 
morale).

5.3 Non  essendo  adempiute  le  condizioni  della  responsabilità  dello 
Stato,  come  correttamente  rilevato  dal  DFF  nella  decisione  del 
31 marzo 2008, il ricorso presentato contro tale decisione è infondato 
e va respinto.

6.
In considerazione dell'esito della lite, giusta l'art. 63 cpv. 1 PA, le spese 
processuali  vanno poste a carico del  ricorrente soccombente (art. 1 
segg. del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese 
ripetibili  nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-
TAF,  RS  173.320.2]).  Nella  fattispecie,  esse  vengono  stabilite  in 
fr. 5'000.--, importo che viene parzialmente compensato con l'anticipo 
spese  versato  dal  ricorrente;  il  corrispondente  saldo  di  fr.  3'500.-- 
dovrà essere versato ad avvenuta crescita in giudicato della presente 
sentenza.

7.
Visto l'esito del ricorso e con riferimento all'art. 64 cpv. 1 PA e 7 cpv. 1  
TS-TAF, al ricorrente non viene assegnata alcuna indennità a titolo di 
spese ripetibili.

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di fr. 5'000.--, sono poste a carico del ricorrente. 
Esse sono compensate parzialmente con l'anticipo spese di fr. 1'500.-- 
da lui versato. Il corrispondente saldo, pari a fr. 3'500.--, dovrà essere 
versato dal ricorrente ad avvenuta crescita in giudicato della presente 
sentenza.

3.
Non vengono assegnate ripetibili.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (atto giudiziario),
- autorità inferiore (atto giudiziario).

Il presidente del collegio: La cancelliera:

Claudia Pasqualetto Péquignot Frida Andreotti

Rimedi giuridici:

Le decisioni del Tribunale amministrativo federale in ambito di respon-
sabilità  dello  Stato  possono  essere  impugnate  al  Tribunale  federale 
entro trenta giorni  dalla loro notificazione, a condizione che il  valore 
litigioso sia pari  almeno a fr. 30'000.--, oppure, se ciò non è il  caso, 
che  si  ponga  una  questione  di  diritto  di  importanza  fondamentale 
(art. 85 cpv. 1 let. a e cpv. 2 della Legge federale del 17 giugno 2005 

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sul  Tribunale  federale  [LTF,  RS  173.110]).  Redatto  in  una  lingua 
ufficiale,  il  ricorso  deve  contenere  le  conclusioni,  i  motivi  e  l’indi-
cazione dei mezzi di prova ed essere firmato. La decisione impugnata 
e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti indicati come 
mezzi  di  prova  devono  essere  allegati  (art.  42  LTF).  Il  ricorso  deve 
essere consegnato al Tribunale federale oppure, all'indirizzo di questo, 
a  un  ufficio  postale  svizzero  o  a  una  rappresentanza  diplomatica  o 
consolare al più tardi il giorno della scadenza del termine (artt. 42, 48, 
54 e 100 LTF).

Data di spedizione:

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