# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8c19298c-b031-5d70-899c-9073ce174228
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-08-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.08.2015 D-4678/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4678-2015_2015-08-05.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-4678/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  5  a g o s t o  2 0 1 5  

Composizione 
 Giudice Fulvio Haefeli, giudice unico, 

con l'approvazione del giudice Hans Schürch; 

cancelliera Zoe Cometti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Sri Lanka, 

ricorrente, 

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione 

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (Dublino); 

decisione della SEM del 16 luglio 2015 / N […]. 

 

 

 

D-4678/2015 

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Visto: 

la domanda di asilo che il richiedente ha presentato in Svizzera il 

9 aprile 2015, 

l'audizione sulle generalità del 15 aprile 2015 (di seguito: verbale) nella 

quale, tra le altre cose, è stato concesso il diritto di essere sentito circa 

un'eventuale evasione della sua domanda d'asilo tramite una decisione di 

non entrata nel merito ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) 

con il relativo trasferimento verso l'Italia, 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (SEM; già Ufficio 

federale della migrazione, UFM) del 16 luglio 2015 (notificata il 

27 luglio 2015 [cfr. risultanze processuali]), mediante la quale la SEM non 

è entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il trasferimento dell'interessato verso l'Italia ed 

ordinato lo stesso al più tardi il giorno seguente la scadenza del termine di 

ricorso, indicando che un eventuale ricorso non ha effetto sospensivo, 

il ricorso del 31 luglio 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 3 agosto 2015) con il quale l'insorgente ha concluso 

all'annullamento della decisione impugnata, e secondo il senso, alla 

restituzione degli atti all'autorità inferiore per una nuova decisione con 

protestate spese e ripetibili, 

l'incarto originale della SEM pervenuto al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale) il 4 agosto 2015, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato: 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi ed art. 31-33 

LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 

cpv. 1 lett. a-c ed art. 52 PA, 

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che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, in applicazione dell'art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio di 

scritti, 

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la 

competenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: 

Regolamento Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale 

responsabile per l'esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non 

entrata nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico 

del richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione, 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di 

protezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia 

quello individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7-15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal 

Regolamento non trova applicazione nella fattispecie (principio della 

gerarchia dei criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento 

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Dublino III; DTAF 2012/4 consid. 3.2; FILZWIESER/ SPRUNG, Dublin II-

Verordnung, Das Europäische Asylzuständigkeitssystem, stato al 

1° febbraio 2014, Vienna 2014, pt. 4 ad art. 7), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III  

(cfr. DTAF 2012/4 consid. 3.2.1 e giurisprudenza ivi citata), 

che, giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che 

sussistono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell'Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: 

CartaUE), lo Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione 

dello Stato membro competente prosegue l'esame dei criteri di cui al 

capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere designato 

come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del Regolamento Dublino III è 

tenuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 

22 e 29 – il richiedente che ha presentato la domanda in un altro Stato 

membro (art. 18 par. 1 lett. a Regolamento Dublino III), 

che giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale 

presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete, 

che, nel caso di specie, dagli atti risulta che l'insorgente, prima di entrare 

in Svizzera si trovava in Italia; che vi è entrato illegalmente provvisto di un 

passaporto falso ed un visto d'entrata falso nel territorio italiano  

(cfr. verbale, pag. 6), 

che il 12 maggio 2015, la SEM ha presentato alle autorità italiane 

competenti, nei termini fissati all'art. 21 par. 1 Regolamento Dublino III una 

richiesta, fondata sull'art. 13 Regolamento Dublino III, di presa in carico, 

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che anche a livello ricorsuale il ricorrente conferma d'essere entrato in Italia 

illegalmente (cfr. ricorso, pag. 2), 

che pertanto a giusto titolo la SEM ha fondato la sua richiesta di presa in 

carico del ricorrente ai sensi dell'art. 13 Regolamento Dublino III, 

che non avendo risposto alla domanda di presa in carico entro il termine 

previsto all'art. 22 par. 1 Regolamento Dublino III, l'Italia ha tacitamente 

riconosciuto la propria competenza nella trattazione della domanda di asilo 

in questione (art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III), 

che, di conseguenza, la competenza dell'Italia è data, 

che non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze 

sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei 

richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 della CartaUE cfr. art. 3 par. 2 secondo comma 

Regolamento Dublino III), 

che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario della 

CEDU della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, 

RS 0.105), della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 28 luglio 1951 

(Conv., RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 

31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che la CorteEDU nella sentenza Tarakhel contro Svizzera del 

4 novembre 2014, 29217/12 § 114 ha peraltro espressamente indicato che 

la situazione attuale dell'Italia non è comparabile alla situazione della 

Grecia constatata nella sentenza M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l'asilo, in 

particolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una 

procedura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto 

internazionale ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. 

direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della 

revoca dello status di protezione internazionale [rifusione] [GU L 180/60 del 

29.6.2013, di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

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relative all'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [rifusione] 

[GU L 180/96, di seguito: direttiva accoglienza]), 

che tali direttive abrogano e sostituiscono le vecchie direttive 2005/85/CE 

(art. 53 direttiva procedura) e 2003/9/CE (art. 32 direttiva accoglienza) con 

effetto dal 21 luglio 2015; le stesse possono essere invocate a partire da 

tale data dai singoli dinanzi ai giudici nazionali nei confronti dello Stato, ove 

quest'ultimo non abbia recepito nei termini tale direttiva nel diritto interno o 

non l'abbia recepita correttamente (cfr. sentenza della CGUE del 

24 novembre 2011 C-468/10 e C-469/10, ASNEF e 

FECEMD/Administración del Estado punto 51), 

che a livello ricorsuale l'insorgente ha contestato unicamente l'accettazione 

tacita dell'Italia; che a suo dire ciò implicherebbe la competenza della 

Svizzera nella trattazione della sua domanda d'asilo; che non si può 

dedurre da un'accettazione tacita che l'Italia non sia in grado di trattare 

seriamente la sua domanda d'asilo, essendo, tra l'altro, questo tipo di 

accettazione previsto dal Regolamento Dublino III (art. 22 par. 1 

Regolamento Dublino III), 

che, conseguentemente, visto tutto quanto precede l'applicazione 

dell'art. 3 par. 2 secondo comma Regolamento Dublino III non si giustifica 

nel caso di specie, 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a prenderlo in carico ed a portare a termine la procedura 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva 

procedura, 

che, inoltre, il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e 

concreto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non 

rispetterebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe 

meno nell'ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese 

dove la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente 

minacciate o da dove rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che un 

trasferimento nello Stato in questione esponga il ricorrente al rischio di 

essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

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che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 Conv. 

tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 («clausola di sovranità») Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, l'Italia è competente dell'esame della domanda di asilo del 

ricorrente ai sensi Regolamento Dublino III ed è tenuto a prenderlo in carico 

in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22, 29 Regolamento 

Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata in materia della 

domanda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso l'Italia conformemente 

all'art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un'autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera 

distinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 LStr (RS 142.20), 

dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata 

nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2010/45 

consid. 10), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l'entrata in materia della domanda di asilo e 

pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso l'Italia, confermata, 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

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che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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Il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto 

2.  

Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale 

amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della 

presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità 

cantonale. 

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Fulvio Haefeli Zoe Cometti 

 

 

Data di spedizione: