# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 419c82e6-a640-54cb-99a1-da05f319d7e1
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2020-08-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 03.08.2020 17.2020.170
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2020-170_2020-08-03.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2020.170

  17.2020.238

  	
  Locarno

  3 agosto 2020/sm 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Rosa Item e Francesca Lepori Colombo

  

 

	
  segretario:

  	
  Gabriele Monopoli, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella procedura d’appello avviata con
annuncio del 17 aprile 2020 da 

 

	
   

  	
  IM1AP 1

   

  rappr. dall' DI1

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei
  suoi confronti il 14 aprile 2020 dalla Corte delle assise criminali
  (motivazione scritta intimata il 22 maggio 2020)

  

 

richiamata la dichiarazione di appello 27 maggio 2020;

 

 

esaminati gli atti;

 

ritenuto che

 

                                  A.   Confermando quasi integralmente
l’atto d’accusa n. 41/2020 del 20 febbraio 2020, a conclusione
del dibattimento esperito il 14 aprile 2020, la Corte delle assise
criminali ha dichiarato IM1 autore colpevole di:

 

                               “1.1.   infrazione
aggravata alla LF sugli stupefacenti

siccome
riferita a un quantitativo che sapeva o doveva presumere essere tale da mettere
in pericolo la salute di molte persone, per avere, senza essere autorizzato,
nel periodo primavera 2018 – 9 dicembre 2019, a Lugano, Melide, Maroggia
e Campione d’Italia (I), acquistato, trasportato, esportato, detenuto,
importato e alienato 914.67 grammi di cocaina, e meglio per avere, 

 

                              1.1.1.   nel
periodo primavera 2018 – 9 dicembre 2019, a Lugano, Melide e Maroggia,
alienato, in più occasioni, 882.50 grammi di cocaina;

 

                              1.1.2.   il
9 dicembre 2019, a Lugano, detenuto sulla sua persona 1.1 grammi netti di
cocaina con grado di purezza compreso tra il 58.3% e il 58.7%, e a (I)Campione
d’Italia, presso la propria abitazione, detenuto 31.07 grammi netti di cocaina
con un grado di purezza compreso tra il 72.2% e l’84.7%, stupefacente
interamente destinato all’alienazione;”,

 

prosciogliendolo limitatamente all’alienazione di 76 grammi di
cocaina (punto 1.1 AA).

 

La Corte ha, poi, condannato IM1 alla pena detentiva di 3 anni e 3
mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, nonché all’espulsione dalla
Svizzera per 6 anni. Non è stata revocata la sospensione condizionale di una
precedente pena di 60 aliquote giornaliere da fr. 60.- cadauna, stabilita con
DA del 14 ottobre 2013 dal Ministero pubblico del Canton Ticino per guida in
stato d’inattitudine e contravvenzione alla LStup, ma l’imputato è stato
ammonito. Dedotta la tassa di giustizia e le spese procedurali (poste a carico
dell’imputato), è stata ordinata la confisca del denaro sequestratogli, di un
Rolex, di un cellulare e di una SIM. Per lo stupefacente e la sostanza da
taglio sequestrati è stata ordinata la distruzione, mentre un secondo cellulare
e una SIM sono stati dissequestrati. 

 

                                 B.   IM1 ha
tempestivamente annunciato di voler interporre appello e, dopo avere
ricevuto la motivazione scritta della sentenza, con dichiarazione 17 aprile
2020, ha precisato di impugnare i dispositivi n. 1.1.1, 2 e 3 chiedendo che il
quantitativo alienato a Crespi sia ridotto di 50 grammi (richiesta ritirata al
dibattimento d’appello) e che la pena venga contenuta in 3 anni, di cui 2 e
mezzo sospesi condizionalmente.

 

                                  C.   Ne discende che,
incontestati, i dispositivi n. 1, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 10 e 10.1 della sentenza
impugnata sono passati in giudicato.

 

                                  D.   Non sono state
formulate istanze probatorie.

 

                                  E.   Il pubblico
dibattimento d’appello si è tenuto il 31 luglio 2020. A conclusione dei
loro interventi:

 

- il PP ha chiesto la conferma del primo giudizio;

 

- la difesa ha chiesto, con il riconoscimento dell’attenuante del
sincero pentimento, che la pena venga contenuta in 3 anni e che venga sospesa
condizionalmente in ragione di 2 anni e 4 mesi. In via subordinata, che la pena
venga sospesa per 18 mesi.

considerato

 

vita e precedenti penali 

 

                                   1.   

                                   a.   Sulla vita di Mario IM1
(cittadino italiano) si richiamano, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, i
consid. 1-3 della sentenza impugnata (pag. 6-7) nonché il verbale del
dibattimento d’appello dove, in particolare, l’appellante ha evidenziato come
la morte della madre (intervenuta quando lui era appena sedicenne) abbia
segnato il suo vissuto di adolescente, prima, e di giovane uomo, poi, poiché
con lei egli ha perso quello che era il suo unico punto di riferimento (il
padre avendo abbandonato la famiglia quando lui era piccolissimo). 

 

                                  b.   Nell’estratto del
casellario giudiziario svizzero (doc. dib. CARP 2) è annotata la seguente
condanna:

 

- DA 14 ottobre 2013 del Ministero pubblico del Cantone Ticino con
condanna alla pena pecuniaria di 60 aliquote da CHF 60.00 cadauna, sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di 4 anni, oltre a CHF 1'000.00 di
multa, per guida in stato di inattitudine e contravvenzione alla LF sugli
stupefacenti. 

 

                                         In Italia, egli è stato
condannato il 20 ottobre 2015 a 1 anno di reclusione, sospesa condizionalmente,
per violenza sessuale (AI 14; cfr. verb. dib. d’appello in cui IM1 spiega i
fatti soggiacenti a tale condanna e le ragioni del patteggiamento).

                                       

l’appello

 

                                   2.   Contestata è la
commisurazione della pena. 

                                         La prima Corte lo
ha condannato alla pena detentiva di 3 anni e           3 mesi. 

                                         Invocando, in
particolare, il suo sincero pentimento che si è                                          concretizzato
nell’ampia collaborazione prestata agli inquirenti e                                          rilevando,
inoltre, come il periodo di spaccio costituisca una      parentesi di cui si
pente amaramente e che trova la sua origine                               nello
sbandamento dovuto alla perdita del lavoro e      all’impossibilità di trovarne
un altro, IM1 chiede, che la pena      detentiva a suo carico sia ridotta ad un
massimo di 3 anni.

 

                                   a.   L’infrazione aggravata alla LStup è punita con una pena
detentiva minima di un anno e massima di venti, cui può essere cumulata una
pena pecuniaria (artt. 19 cpv. 2 LStup e 40 cpv. 2 CP). Questa è realizzata,
segnatamente, se l’autore sa o deve presumere che
l’infrazione può mettere direttamente o indirettamente in pericolo la salute di
molte persone (art. 19 cpv. 2 lett. a LStup), ciò che
è oggettivamente dato già per un quantitativo complessivo di 18 grammi di
cocaina pura (DTF 138 IV 100 c. 3.2; 111 IV 100 c. 2; 109 IV 143 c. 2b).

                                         La quantità di
stupefacente trattato da IM1 supera ampiamente la soglia di 18 grammi di
cocaina pura posta dalla giurisprudenza federale per ritenere il caso grave,
avendo egli:

-  alienato 882.50 grammi lordi di cocaina (purezza 10%);

-  detenuto, ai
fini dell’alienazione, 32.17 grammi lordi di cocaina (1.1 grammi puri al
58.3/58.7% e 31.07 grammi puri al 72.2/84.7%; cfr. consid. 28 della sentenza
impugnata, pag. 19). 

 

                                  b.   Sulla commisurazione
della pena si richiamano, oltre all’art. 47 CP e alla DTF 136 IV 55 consid.
5.4, i consid. 24-27 della sentenza impugnata (pag. 15-18). 

 

                                   c.   Dal profilo oggettivo,
a qualificare come almeno mediamente grave la colpa di IM1 sono la quantità e
la pericolosità della sostanza che trafficava. Si tratta di 914.67 grammi lordi
di cocaina, cioè di una quantità che - pur applicando un tasso di purezza del
10% alla parte non sequestrata - è notevolmente superiore al discrimine
dei 18 grammi di cocaina pura posto dalla giurisprudenza per determinare la
sussistenza di un’infrazione aggravata giusta l’art. 19 cpv. 2 lett. a LStup.
Se è vero che il quantitativo non è l’unico elemento da considerare,
è anche vero che ad esso va attribuita la giusta importanza ritenuto che,
maggiore è il quantitativo di droga messa in circolazione, maggiore
è il numero di persone la cui salute è posta in pericolo (DTF 121
IV 202 c. 2d/cc; 119 IV 180; 118 IV 342 c. 2b). È, tuttavia, anche vero – e
questo va considerato circostanza attenuante – che il quantitativo, in sé
importante, è stato venduto nel corso di un anno e mezzo, ciò che porta a
quantificare le vendite mensili in una cinquantina di grammi (lordi), ciò che,
a sua volta, è indicativo della (comunque) ridotta caratura delinquenziale del
condannato. D’altra parte, va, invece, considerato – e questa volta si tratta
di un’aggravante – il tempo relativamente lungo in cui IM1 ha delinquito
ritenuto che esso è indicativo di una certa stabilità della volontà di
delinquere. Per contro, non si trovano elementi qualificanti la colpa nel modo
d'esecuzione: IM1 ha, infatti, agito come qualsiasi altro piccolo spacciatore.
Negativamente, incide la costatazione - obbligata, visto il ritrovamento, nel
suo appartamento, di un ulteriore quantitativo destinato alla vendita - che
solo l'arresto ha impedito che egli proseguisse nel suo traffico illecito. 

Per quanto riguarda gli aspetti soggettivi legati a questo reato,
va, in primo luogo, evidenziato che IM1 non è né tossicodipendente né
consumatore della sostanza che distribuiva: egli non ha, dunque, agito per
finanziare il proprio consumo ma unicamente per motivi di lucro (DTF 122 IV 299
c. 2b/2c; STF 6B_390/2010 c. 1.1; 6B_10/2010 c. 2.1). Se questo aggrava la sua
colpa, va anche considerato che egli ha deciso di fare quel che ha fatto in un
periodo per lui difficile, in cui aveva perso il lavoro e, nonostante le
ricerche, non riusciva a trovarne altri. Si tratta di un’attenuante che non
gioca un peso rilevante. Tuttavia, la circostanza lo differenzia dal
trafficante che agisce per permettersi, con poca fatica, la bella vita, anche
se i proventi del traffico gli hanno permesso – oltre che di far fronte ai suoi
oneri di mantenimento (in particolare, della figlia) – di condurre una vita
piuttosto agiata.

 

Nell’ambito delle circostanze personali legate all’autore,
compensa ampiamente l’aggravante dei precedenti (peraltro, non specifici e
relativamente lontani nel tempo) la circostanza attenuante relativa al
comportamento processuale di IM1. Pur se non raggiunge gli estremi del sincero
pentimento (IM1 ha fatto il nome di uno solo dei due fornitori), la
collaborazione prestata è, infatti, più che buona. Prova ne è la velocità con
cui l’inchiesta ha potuto essere chiusa. Va, inoltre, tenuto conto, a suo
favore, dei reali disagi vissuti dalla prima adolescenza con la perdita della
madre.

Ne segue che, tutto ben considerato, a IM1 va inflitta la pena
detentiva di 3 anni. 

 

                                   3.   

                                   a.   IM1 chiede che
l’esecuzione della pena a suo carico sia sospesa condizionalmente. In via
principale, chiede che la parte di pena da eseguire non superi gli 8 mesi. In
via secondaria, che si tratti della metà della pena.

 

                                  b.   Sulla sospensione
condizionale della pena si richiamano, oltre che agli artt. 42 e 43 CP, le DTF 134 IV 1 c.
4.2.1-4.2.2 e 134 IV 53 (cfr., anche, STF 6B_103/2007 c. 4.2.2,
6B_393/2007 c. 4.5, CARP 17.2014.23 c. 11-12 e FF 1999 pag. 1729-1737).

 

                                   c.   Nel caso concreto,
vista l’entità della pena inflitta a IM1, solo la sospensione condizionale
parziale ai sensi degli artt. 43 cpv. 2 e 3 CP e 42 CP può entrare in linea di
conto (DTF 134 IV 1). Anche per la sospensione
parziale valgono i principi (e meglio, il requisito della prognosi non
negativa) di cui all’art. 42 CP.

 

                               c.1.   IM1 è stato condannato in Italia, il 20 ottobre
2015, alla pena detentiva di un anno (cfr., sul
tema della condanna estera, STF 4 giugno 2010, inc. 6B_244/2010, consid.
1; Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del Codice penale
svizzero, FF 1999 pag. 1735; Schneider/Garré, BK, ad art. 42 CP, n. 90): torna, pertanto, in concreto, applicabile
l’art. 42 cpv. 2 CP.

 

                               c.2.   L’art. 42 cpv. 2 CP esclude la concessione
della sospensione (integrale o parziale) della pena salvo nel caso in cui siano
presenti delle circostanze particolarmente favorevoli, ovvero situazioni tali
da ribaltare la presunzione di pronostico negativo legata all’esistenza del
precedente penale (DTF 134 IV 1, consid. 4.2.3; STF 4 giugno 2010, inc.
6B_244/2010, consid. 1; 19 maggio 2009, inc. 6B_492/2008, consid. 3.1.2). E questo
poiché, contrariamente a quanto è la regola in materia di sospensione
condizionale della pena, nel caso dell’art. 42 cpv. 2 CP non è più presunta
l’assenza di una prognosi negativa (DTF 134 IV 1, consid. 4.2.3; STF 19 maggio
2009, inc. 6B_492/2008, consid. 3.1.2).

 

Per “circostanze particolarmente favorevoli” si intendono quelle
che escludono o annullano il valore peggiorativo della prognosi insito nella
condanna precedente (STF 19 maggio 2009, inc. 6B_492/2008, consid. 3.1.2 [non
pubblicato in DTF 135 IV 152]) così che, in questi casi, la concessione della
sospensione può entrare in considerazione soltanto se vi sono elementi esterni
determinanti che, valutati nel loro complesso, fanno ragionevolmente supporre
che il condannato si emenderà (STF 18 febbraio 2010, inc. 6B_812/2009, consid.
2.1; 19 maggio 2009, inc. 6B_492/2008, consid. 3.1.2). Il giudice deve,
pertanto, esaminare se vi sono circostanze particolarmente favorevoli che
relativizzano la valenza negativa del precedente che è, di principio, indiziante
della possibilità della commissione di nuovi reati. In questa valutazione può
diventare determinante, ad esempio, il fatto che l’infrazione da giudicare non
ha alcun rapporto con l’infrazione anteriore o un importante e positivo
mutamento delle condizioni di vita del condannato (DTF 134 IV 1, consid. 4.2.3; STF 19 maggio 2009, inc. 6B_492/2008, consid. 3.1.2; cfr. anche
Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, AT II, 2. ed., Berna 2006, §5 n. 42).
In sintesi, il condannato deve presentare, malgrado il precedente,
solide garanzie di non reiterazione del reato nel caso in cui gli fosse
concessa la sospensione condizionale (STF 4 giugno 2010, inc. 6B_244/2010,
consid. 1). 

 

                               c.3.   Ritenuto come i
precedenti di IM1 non siano specifici e avuto riguardo ai fatti soggiacenti
alla condanna italiana (peraltro, limitata ad una pena detentiva di un anno
sospesa condizionalmente, ciò che, visto il sistema sanzionatorio italiano,
colloca il reato nella relativa fascia inferiore), ad essere in concreto
determinante è il comportamento tenuto con gli inquirenti. Egli ha collaborato
sin dal momento del suo fermo: benché trovato in possesso solo di una quantità
esigua di cocaina (1,3 gr lordi), ha subito ammesso di essere dedito allo
spaccio da un anno e mezzo. Ha poi fornito i nomi e i numeri di telefono dei
suoi acquirenti, ha dettagliato il rapporto con loro e i quantitativi
complessivamente alienati ed ha indicato il nome di uno dei suoi due fornitori.
I consumatori, in seguito interrogati, non solo hanno confermato le sue
dichiarazioni, ma alcuni hanno addirittura indicato quantitativi inferiori a
quelli da lui dichiarati. Tale atteggiamento permette di ritenere che egli
abbia compreso i suoi errori (ciò che si esprime anche nell’accettazione della
sua espulsione) e che egli nemmeno più ipotizzi di proseguire con l’attività di
spaccio (chi fa i nomi sa di non avere più “credibilità” nell’ambiente). Si
può, dunque, concludere che siano date le circostanze particolarmente favorevoli
di cui all’art. 42 cpv. 2 CP. Ciò comporta che la prognosi, per IM1, nonostante
i suoi precedenti, ancora non è sfavorevole: una parte della pena deve pertanto
essere sospesa (DTF 134 IV 1 c. 5.3.1). 

 

                               c.4.   La sua colpa non è
tuttavia da banalizzare, e i suoi precedenti incidono negativamente, per cui la
sospensione condizionale è concessa solo per 21 mesi mentre, per il resto, la
pena è da espiare.

 

                               c.5.   Ciò posto, per
sostenere il giudizio sulla prognosi, avuto riguardo ai suoi precedenti e ai
quantitativi di cui è chiamato a rispondere, e considerato inoltre l’effetto
particolarmente dissuasivo di una sospensione condizionale quando si ha già
vissuto, sulla propria pelle, la privazione della libertà, il periodo di prova
viene fissato in 5 anni (art. 44 cpv. 1 CP; DTF 95 IV 121 c. 1; STF 6B_529/2019
c. 3.1).

 

tasse, spese e indennità

 

                                   4.   Visto l’esito del
procedimento, gli oneri processuali di primo grado, per complessivi fr.
10'630.45, rimangono a carico di IM1 (art. 428 cpv. 3 CPP), che dovrà – non
appena le sue condizioni economiche glielo permetteranno – rimborsare allo
Stato quanto da questo anticipato per la sua difesa in primo grado.

 

                                   5.   Visto l’esito del
presente giudizio, gli oneri di appello, per complessivi fr. 1'200.-, sono
posti a carico dello Stato.

A IM1 – che non ne ha fatto richiesta – non viene assegnata alcuna
indennità (art. 436 cpv. 2 CPP).

 

Tassazione nota del precedente patrocinatore d’ufficio

 

                               6.1.   Per le sue prestazioni
in appello, all’avv. DI2, difensore d’ufficio di IM1 sino al 24 luglio 2020,
vengono riconosciuti fr. 853.-, di cui fr. 720.- di onorario (equivalenti a 4
ore di lavoro, ritenute sufficienti, nel caso concreto, per decidere se
presentare o meno l’appello e per preparare la dichiarazione), fr. 72.- di spese
e fr. 61.- di IVA al 7.7%.

 

                               6.2.   Visto l’esito del suo
appello, IM1 non sarà tenuto, nemmeno in caso di ritorno a miglior fortuna, a
rimborsare tale importo (art. 135 cpv. 4 CPP).

 

 

visti gli artt.

 

6, 10, 77, 80, 81, 84, 135, 139, 348 e segg., 379 e segg., 398 e
segg., 422, 433, 436 e 442 CPP, 10 e segg., 34, 40, 42 e segg. e 47 e segg. CP
e 19 LStup, nonché, sulle spese e sulle ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG,
rispettivamente, il Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio
d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   L’appello di IM1 è
accolto. 

 

Di conseguenza, ricordato che i dispositivi n. 1, 1.1, 1.1.1,
1.1.2, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 10 e 10.1 della sentenza impugnata sono passati
in giudicato, 

 

                                   2.   IM1, autore
colpevole di infrazione aggravata alla LStup per aver alienato 882.50 grammi
lordi di cocaina ed averne detenuti 32.17, è condannato:

 

                               2.1.   alla pena detentiva di
3 (tre) anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto e la pena
anticipatamente espiata;

 

                               2.2.   l’esecuzione della
pena è sospesa condizionalmente in ragione di 21 (ventuno) mesi, con un periodo
di prova di 5 (cinque) anni. Per il resto, è da espiare.

 

                                   3.   Gli oneri
processuali di primo grado, per complessivi fr. 10'630.45, rimangono a carico
di IM1. 

 

                                   4.   Non appena le sue
condizioni glielo permetteranno, IM1 sarà tenuto a rimborsare allo Stato quanto
da questi anticipato per la sua difesa in primo grado (art. 135 cpv. 4 e 5
CPP).

 

                                   5.   Gli oneri
processuali d’appello, consistenti in:

-  tassa di giustizia                    fr.        1'000.-

-  altri disborsi                            fr.           200.-

                                                     fr.        1'200.-

 

sono posti a carico dello Stato.

 

                               6.1.   Per le sue prestazioni
in appello, all’avv. DI2, difensore d’ufficio di IM1 sino al 24 luglio 2020,
vengono riconosciuti fr. 853.-, di cui fr. 720.- di onorario, fr. 72.- di spese
e fr. 61.- di IVA al 7.7%.

 

                               6.2.   La richiesta di
pagamento deve essere inviata dal difensore all’Ufficio dell’incasso e delle
pene alternative della Divisione della giustizia, Residenza governativa, 6501                             Bellinzona,
allegando l’originale del presente dispositivo e la nota d’onorario.

 

                               6.3.   Contro la presente
tassazione è dato reclamo, entro 10 giorni dalla notificazione, al
Tribunale penale federale, 6501 Bellinzona.

 

                               6.4.   Visto l’esito del suo
appello, IM1 non sarà tenuto, nemmeno in caso di ritorno a miglior fortuna, a
rimborsare tale importo (art. 135 cpv. 4 CPP).

 

                                   7.   Non si assegnano
indennità ex art. 429 CPP [recte 436 cpv. 2 CPP].

 

                                   8.   Intimazione a:

	
   

  	

 

                                   9.   Comunicazione a:

	
   

  

 

 

 

Per la Corte di appello
e di revisione penale

La presidente                                                    
Il segretario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici

Contro
decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e
incidentali sulla competenza e la ricusazione e contro altre decisioni
pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta
giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100
cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000 Losanna
14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso
termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale
per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a
ricorrere è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.