# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1ea2b868-7b8a-53c8-8c88-99ca8bc35cf8
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2015-03-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.03.2015 D-3637/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3637-2014_2015-03-04.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-3637/2014 

 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  4  m a r z o  2 0 1 5  

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice William Waeber;  

cancelliere Gilles Fasola. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (…), 

Turchia,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione 

(SEM; già Ufficio federale della migrazione, UFM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo ed allontanamento;  

decisione dell'UFM del 30 maggio 2014 / N […] 

 

 

D-3637/2014 

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Visto 

la domanda di asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera in  

data 20 marzo 2014; 

i verbali di audizione dell'8 aprile 2014 (di seguito: verbale 1) e del  

7 maggio 2014 (di seguito: verbale 2); 

la decisione dell'UFM (ora Segreteria di Stato della migrazione, SEM) di 

data 30 maggio 2014, notificata all'interessato in data 3 giugno 2014  

(cfr. Atto B27/1); 

il ricorso del 30 giugno 2014 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'en-

trata: 1 luglio 2014); 

la decisione incidentale del Tribunale del 7 luglio 2014 con la quale ha re-

spinto la domanda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali e del relativo anticipo, ed ha invitato il 

ricorrente a versare, entro il 22 luglio 2014, un anticipo di  

CHF 600.- a copertura delle presunte spese processuali, indicando che, in 

caso d'inosservanza, il ricorso sarebbe stato dichiarato inammissibile; 

lo scritto del ricorrente del 21 luglio 2014, con cui quest'ultimo ha trasmesso 

al Tribunale un documento redatto in lingua straniera con la relativa tradu-

zione in italiano e, nel contempo, ha chiesto nuovamente l'esenzione dal 

pagamento di un anticipo delle presunte spese processuali o, sussidiaria-

mente, la concessione di un termine di grazia per il pagamento; 

la decisione incidentale del Tribunale del 22 luglio 2014, con cui ha respinto 

le succitate richieste; 

il tempestivo pagamento dell'anticipo spese effettuato dall'insorgente in 

data 22 luglio 2014; 

ulteriori fatti ed argomenti adotti dalle parti negli scritti che verranno ripresi 

nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; 

 

 

e considerato 

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che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 1 LAsi [RS 142.31]) contro 

una decisione in materia d'asilo dell'UFM (art. 6 e 105 LAsi, art. 31-

33 LTAF), il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 

48 cpv.1 lett. a-c e 52 PA; 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi dal giudice in qualità di giudice unico, con l'approvazione di un 

secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); 

che, ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, si rinuncia allo scambio degli scritti; 

che, con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del 

diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2); 

che nel corso dell'audizione sulle generalità il richiedente ha dichiarato di 

essere cittadino turco di etnia curda, nato e cresciuto a Bingöl (Turchia) 

(cfr. verbale 1, pagg. 3-5); 

che egli, dopo i molti anni passati in Svizzera, non sarebbe più in grado di 

ricominciare una vita altrove; che, oltretutto, egli vorrebbe restare in 

Svizzera in quanto vi è la tomba del figlio a cui avrebbe pure promesso di 

occuparsi dei nipoti in caso di morte prematura; che l'insorgente non 

potrebbe tornare in Turchia ritenuto che la famiglia della prima moglie lo 

avrebbe minacciato di morte; che, infine, nel paese d'origine penderebbe 

una pena nei suoi confronti per l'asserito legame con il partito PKK;  

che nella decisione impugnata l'UFM ha innanzitutto rilevato che sarebbe 

curioso il fatto che il ricorrente ha inoltrato la sua domanda d'asilo dopo 

anni di soggiorno in Svizzera e dopo che le autorità elvetiche avevano già 

pronunciato nei suoi confronti l'allontanamento verso il paese d'origine oltre 

ad un divieto di entrata in territorio elvetico sino al 3 marzo 2016; che, in 

particolare, egli avrebbe inoltrato tale domanda unicamente su consiglio 

del suo avvocato dopo il fermo di polizia subito in data  

17 marzo 2014; che, pertanto, l'inoltro di tale domanda d'asilo non sarebbe 

nient'altro che un ulteriore tentativo di prolungare il suo soggiorno in 

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Svizzera in maniera abusiva; che, per ciò che concerne le minacce che 

avrebbe subito in patria dalla famiglia della prima moglie, l'UFM osserva da 

un lato che il ricorrente non avrebbe mai fatto riferimento a tali minacce nel 

corso della prima procedura d'asilo e che, oltretutto, avrebbe preso il rischio 

di recarsi in Turchia nel 2000; che, dall'altro lato, le dichiarazioni circa tali 

minacce sarebbero vaghe ed imprecise; che, per ciò che concerne i motivi 

politici relativi all'asserita appartenenza al PKK, l'autorità inferiore rileva 

che tali problematiche sarebbero già state ritenute inverosimili nel corso 

del primo procedimento d'asilo cresciuto in giudicato il 18 luglio 1989; che 

anche le sue origini curde non sarebbero sufficienti per considerare un 

pericolo concreto in caso di rientro in patria; che, d'altronde, egli ha 

affermato di non avere mai avuto alcun problema con le autorità turche né 

con terze persone in Turchia, eccetto i precitati problemi a sfondo politico; 

che, nonostante la lunga permanenza in Svizzera, il ricorrente è nato e 

cresciuto in Turchia dove, tra l'altro, vi sarebbe ritornato sovente sino al 

2000; che, pertanto, egli avrebbe ampia possibilità di reinserimento nel 

paese d'origine; che, circa i suoi legami affettivi in Svizzera, egli potrebbe 

beneficiare di soggiorni turistici per rendere visita ai suoi cari; che, infine, 

non vi sarebbero problemi medici tali da necessitare la sua permanenza in 

Svizzera; 

che, pertanto, l'UFM ha respinto la domanda d'asilo ed ha pronunciato l'al-

lontanamento dell'interessato dalla Svizzera e l'esecuzione dello stesso 

verso il  paese d'origine siccome lecita, esigibile e possibile; 

che, nel ricorso, l'insorgente ribadisce di avere seri problemi con l'ex moglie 

ed i suoi famigliari; che, inoltre, nel paese di origine non avrebbe più nes-

suno ritenuto che la sua vita si sarebbe interamente svolta in Svizzera; che, 

anche se in passato non sarebbe stato creduto, i problemi politici in patria 

sarebbero reali; che, infatti, il padre sarebbe stato ucciso tre mesi dopo 

l'inoltro della sua prima domanda d'asilo; che, circa le minacce, egli non ne 

avrebbe mai parlato in quanto avrebbe pensato che nella procedura can-

tonale di revoca del permesso tali elementi non sarebbero stati pertinenti; 

che egli sarebbe rientrato in Turchia nel 2000 ma nessuno sarebbe stato a 

conoscenza della sua presenza e quindi non avrebbe corso alcun rischio; 

che, infine, avrebbe da poco saputo che sarebbe stato processato e con-

dannato in Turchia per i suoi legami con il PKK; 

che, in concreto, l'insorgente ha chiesto l'annullamento della decisione im-

pugnata, il riconoscimento dello statuto di rifugiato e la concessione dell'a-

silo; che egli ha altresì presentato una domanda di assistenza giudiziaria 

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nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giustizia e del rela-

tivo anticipo; 

che, giusta l'art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai 

rifugiati; che l'asilo comprende la protezione e lo statuto accordati a per-

sone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che esso include 

il diritto di risiedere in Svizzera;  

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d'o-

rigine o di ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore di es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'e-

sposizione a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le 

misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 

LAsi); 

che, a tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda l'asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che sono inverosimili in particolare le 

allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); 

che, in altre parole, per poter ammettere la verosimiglianza, ai sensi dei 

summenzionati disposti, delle dichiarazioni determinanti rese da un 

richiedente l'asilo, occorre che le stesse abbiano insito un grado di 

convinzione logica tale da prevalere in modo preponderante sulla 

possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti secondaria; che le 

dichiarazioni devono essere attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, 

precise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione 

(altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non in contrasto fra 

loro e nemmeno con altri dati o elementi certi; che, peraltro, il giudizio sulla 

verosimiglianza dev'essere il frutto d'una valutazione complessiva, e non 

esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni decisive, in modo da 

consentire di limitare al minimo il rischio dell'approssimazione, ovvero il 

pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili postulati di 

civiltà giuridica, semplici impressioni dell'autorità giudicante (cfr. DTAF 

2013/11 consid. 5.1 e riferimenti ivi citati); 

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che, innanzitutto, si osserva che i motivi adotti dal ricorrente nella presente 

procedura risultano essere in parte già giudicati nel corso della prima 

procedura d'asilo e in parte motivi sorti molti anni prima dell'inoltro della 

domanda d'asilo oggetto della presente procedura; che, già per questi 

motivi, vi sono seri dubbi circa la rilevanza delle allegazioni d'asilo del 

ricorrente, a maggior ragione ritenuto che il medesimo ha esplicitamente 

affermato di avere inoltrato tale domanda con l'intento di guadagnare 

tempo in vista del proprio allontanamento (cfr. verbale 2, D34, pag. 5); che, 

nello specifico, il Tribunale osserva che i motivi relativi agli asseriti legami 

con il PKK sono già stati giudicati come inverosimili nel corso della prima 

procedura d'asilo; che tale procedura è cresciuta in giudicato con la 

decisione del Dipartimento federale di giustizia e polizia del 18 luglio 1989; 

che il documento trasmesso al Tribunale dal ricorrente il 21 luglio 2014, il 

quale rappresenterebbe l'estratto del casellario giudiziale turco relativo 

all'insorgente, presenta numerosi indizi di falsificazione; che, a titolo 

d'esempio, il medesimo risulta confezionato su carta priva alcun simbolo di 

identificazione; che, inoltre, la firma sembra essere stata eseguita 

posteriormente al timbro; che, infine, non vi è nemmeno la data di quando 

sarebbe stata emanata la condanna; che, pertanto, tale documento non è 

in grado di modificare il giudizio di inverosimiglianza espresso nel corso 

della prima procedura d'asilo; che, per ciò che concerne le minacce che 

avrebbe subito in patria dalla moglie e dai famigliari di quest'ultima, si 

osserva innanzitutto che le minacce sarebbero iniziate negli anni '90 e che 

il ricorrente ha inoltrato la presente domanda d'asilo nel marzo del 2014 

unicamente a seguito del fermo di polizia subito in Svizzera; che la 

tempistica appena citata permette già di evincere la reale portata di tali 

motivi d'asilo; che, oltracciò, il ricorrente si è contraddetto circa l'inizio di 

tali minacce affermando nel corso della prima audizione che le stesse 

sarebbero iniziate nel 1994-1995  

(cfr. verbale 1, pag. 10) e, nel corso della seconda audizione, che 

sarebbero invece iniziate nel 1991, ovvero dopo la nascita del figlio 

Mohamed (cfr. verbale 2, D49, pag. 7); che, in particolare, la nascita di 

Mohamed sarebbe proprio stata uno dei motivi di tali minacce  

(cfr. verbale 2, D50 e 54, pag. 7); che, essendo tali minacce legate, tra 

l'altro, ad un evento particolare come la nascita del figlio, non convincono 

le giustificazioni ricorsuali secondo cui avrebbe sbagliato le date in ragione 

del lungo tempo trascorso; che, visto quanto precede, le dichiarazioni del 

ricorrente sono inverosimili anche al riguardo di tale aspetto; che, in 

aggiunta, si fa notare che tali motivi sarebbero pure irrilevanti ai sensi della 

LAsi, ritenuto che il ricorrente potrebbe senz'altro chiedere adeguata 

protezione alle autorità turche; che, infine, l'esistenza della tomba del figlio 

in Svizzera, così come la presenza delle nipoti, non risultano essere motivi 

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d'asilo rilevanti; che, infatti, le nipoti vivono con la madre ed il ricorrente 

potrà rendere visita a queste ultime, così come alla tomba del figlio, tramite 

regolari permessi turistici;  

che, in considerazione di quanto precede, il ricorso in materia di riconosci-

mento della qualità di rifugiato e di concessione dell'asilo, destituito di fon-

damento, non merita tutela e la decisione impugnata va confermata; 

che se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'UFM pronun-

cia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; che 

tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi); 

che l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 seg., art. 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 2013/37 

consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1); 

che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell'al-

lontanamento; 

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr 

(RS 142.20), giusta il quale l'esecuzione dell'allontanamento dev'essere 

possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragione-

volmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); 

che, nella misura in cui codesto Tribunale ha confermato la decisione 

dell'UFM relativa alla domanda d'asilo dell'insorgente, quest'ultimo non può 

prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), ge-

neralmente riconosciuto nell'ambito del diritto internazionale pubblico ed 

espressamente enunciato all'art. 33 della Convenzione sullo statuto dei ri-

fugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30); 

che, in siffatte circostanze, non v'è motivo di considerare l'esistenza di un 

rischio personale, concreto e serio per il ricorrente di essere esposto, in 

caso di allontanamento nel suo Paese d'origine ad un trattamento proibito, 

in relazione all'art. 3 CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura 

ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicem-

bre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105); che, pertanto, l'esecuzione dell'allon-

tanamento è ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr in relazione all'art. 44 LAsi); 

che in Turchia non vige attualmente una situazione di guerra, guerra civile 

o violenza generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nella 

totalità del territorio nazionale; 

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che il ricorrente ha una buona formazione scolastica avendo concluso il 

liceo e svolto due anni di Università ad Izmir presso la facoltà di medicina 

(pur non ottenendo la laurea); che egli vanta numerose esperienze profes-

sionali, tra le quali operaio, gestore di un ristorante e fattorino  

(cfr. verbale 1, pagg. 4 e 5); che l'insorgente ha quindi già mostrato in pas-

sato notevole capacità di adattamento; che, oltretutto, egli nel 2000 è rien-

trato ad Istanbul proprio per motivi di lavoro (cfr. verbale 1, pag. 6 e verbale 

2, D39, pag. 6); che, di conseguenza, vi è motivo di credere che il mede-

simo abbia ancora contatti in patria che possano permettergli un reinseri-

mento professionale;  che, per ciò che concerne la propria rete sociale in 

patria, malgrado il lungo periodo trascorso in Svizzera, il ricorrente ha in 

patria la madre, due fratelli e numerosi zii (cfr. verbale 1,  

pag. 7); che, pertanto, anche sotto questo aspetto, non vi sono particolari; 

che egli non ha preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute 

che possano giustificare un'ammissione provvisoria senza che da un 

esame d'ufficio degli atti emerga la necessità di una permanenza in Sviz-

zera per motivi medici (cfr. DTAF 2009/2 consid. 9.3.2);  

che, per le ragioni sopraindicate, l'autorità inferiore ha rettamente ritenuto 

ragionevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento; 

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione 

all'art. 44 LAsi); che l'insorgente, usando della necessaria diligenza, potrà 

procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi; 

cfr. DTAF 2008/34 consid. 12); 

che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile; 

che di conseguenza anche in materia di allontanamento e relativa esecu-

zione la querelata decisione va confermata; 

che, in virtù di quanto precedentemente enunciato, le conclusioni ricorsuali 

tendenti all'annullamento della decisione impugnata ed alla trasmissione 

degli atti all'autorità inferiore per nuova decisione vanno respinte; 

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali, di CHF 600.-, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico della ricorrente  

(art. 63 cpv. 1 e 5 PA, nonché l'art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e 

sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

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rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]); che le spese proces-

suali sono compensate con l'anticipo tempestivamente versato in data  

22 luglio 2014; 

che la presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); 

che la decisione non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); 

che la pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente e 

sono prelevate sull'anticipo versato in data 22 luglio 2014. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Gilles Fasola 

 

 

Data di spedizione: