# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 02f01800-8612-5ed3-9224-37e44cd2e138
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2011-10-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.10.2011 D-5571/2011
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-5571-2011_2011-10-17.pdf

## Full Text

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t

T r i buna l   adm in i s t r a t i f   f édé ra l

T r i buna l e   ammin i s t r a t i vo   f ede ra l e

T r i buna l   adm in i s t r a t i v   f ede ra l

   

Corte IV
D­5571/2011

Sen t e n z a   d e l   1 7   o t t o b r e   2 0 1 1

Composizione Giudice Pietro Angeli­Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Bruno Huber;
cancelliera Antonella Guarna. 

Parti A._______, nato il (…), Ghana, alias
B._______, nato il (…), Ghana, alias
C._______, nato il (…), Burkina Faso, 
ricorrente, 

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM), 
Quellenweg 6, 3003 Berna,   
autorità inferiore. 

Oggetto Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 7 ottobre 2011 / N […].

D­5571/2011

Pagina 2

Visto:

la  domanda  di  asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data  (…)  in 
Svizzera con le generalità di C.______, nato il (…), originario del Burkina 
Faso,

l'esame  delle  impronte  digitali  del  (…),  da  cui  emerge  che  l'interessato 
sarebbe stato registrato con il nome di A._______, nato il (…), originario 
del Ghana,  in  occasione dell'inoltro  di  una  richiesta  per  un  visto  presso 
l'Ambasciata di Svizzera ad D.______ (Ghana), 

i verbali di audizione del 17 agosto 2011 dell'audizione sommaria presso 
il Centro di registrazione e di procedura di E._______ (CRP) (di seguito: 
verbale  1),  nonché del  diritto  di  essere  sentito  in merito  all'applicazione 
dell'art. 32 cpv. 2  lett. b  della  legge  del  26 giugno  1998  sull'asilo  (LAsi, 
RS 142.31) sulla base del risultato dattiloscopico (di seguito: verbale 2), 

la  decisione  dell'UFM  del  7  ottobre  2011,  notificata  all'interessato  il 
medesimo giorno  (cfr. avviso di notifica e di  ricevuta; atto UFM A 13/1), 
mediante  la  quale  detto  Ufficio  non  è  entrato  nel  merito  della  suddetta 
domanda  ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi  ed  ha  ordinato 
l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera,  come  pure  l'esecuzione 
dell'allontanamento medesimo,

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 7 ottobre 2011,

la  copia  dell'incarto  dell'UFM  pervenuto  via  fax  al  Tribunale 
amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) in data 10 ottobre 2011,

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che  le  procedure  in materia  di  asilo  sono  rette  dalla  legge  federale  del 
20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla 
legge  del  17  giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF, 
RS 173.32) e dalla legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF, 
RS 173.110), in quanto LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

D­5571/2011

Pagina 3

che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di 
estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in 
cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105  LAsi e art. 83 lett. d 
cifra 1 LTF), 

che vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
di  ammissibilità  di  cui  all'art. 48  cpv. 1  e  all'art. 52  PA  nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi, 

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi e 
dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua 
della  decisione  impugnata;  che,  se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua,

che, al momento della sua entrata in Svizzera e nell'ambito dell'audizione 
sommaria,  l'interessato  ha  declinato  le  generalità  di  C._______,  nato  il 
(…), originario del Burkina Faso; che avrebbe vissuto a F._______ dalla 
sua  nascita,  rispettivamente  sul  confine  tra  il  Burkina  Faso  e  il  Ghana, 
nonché dal (…) a G._______, da dove sarebbe fuggito il (…), a causa dei 
conflitti  armati  scoppiati  il  (…)  per  destituire  il  Presidente  ed  a  seguito 
dell'uccisione  al  loro  domicilio  in  data  (…)  dei  suoi  genitori,  poiché  suo 
padre  sarebbe  stato  membro  di  un  partito  politico;  che  l'interessato  si 
sarebbe  rifugiato  su  un  albero  dietro  casa  sua  e  il  (…),  temendo  di 
rimanere  ucciso  nei  combattimenti,  sarebbe  espatriato;  che,  transitando 
per  il  H._______  e  il  I._______,  sarebbe  giunto  in  J._______,  a 
K._______, da dove – dopo quasi (…) mesi – sarebbe partito in barca per 
raggiungere  l'L._______  ed  avrebbe  poi  preso  un  treno,  giungendo  in 
Svizzera,

che,  nell'ambito  del  diritto  di  essere  sentito  sull'applicazione 
dell'art. 32 cpv. 2  lett. b  LAsi,  l'interessato  ha  confermato  e  ribadito  la 
veridicità  delle  generalità  dichiarate,  negando  in  ogni  modo  quanto 
contestatogli  dall'UFM  sulla  base  delle  risultanze  dell'esame 
dattiloscopico,  secondo  le  quali  le  sue  impronte  sarebbero  già  stata 
rilevate  in  occasione  dell'inoltro  di  una  richiesta  di  visto  per  entrare  in 
Svizzera, presentata dal medesimo con le generalità di A._______, nato il 
(…), originario del Ghana e con il corrispettivo passaporto,  

che,  nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  ritenuto  che  il  richiedente  ha 
ingannato  le autorità  svizzere  in materia di asilo sulla propria  identità ai 
sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi; che, infatti, egli si sarebbe presentato 

D­5571/2011

Pagina 4

presso  il  CRP  con  l'identità  di  C._______,  nato  il  (…),  Burkina  Faso, 
mentre che dalle risultanze dell'esame dattiloscopico sarebbe emerso che 
egli  avrebbe  già  depositato  le  sue  impronte  digitali  il  (…)  alla 
rappresentanza elvetica ad D._______, nel quadro di una richiesta per un 
visto,  in  occasione  della  quale  il  medesimo avrebbe  presentato  un 
passaporto  del  Ghana  con  l'identità  di  A._______,  nato  il  (…);  che, 
confrontato a tali fatti, le dichiarazioni del ricorrente secondo le quali non 
sarebbe  mai  stato  ad  D._______,  ribadendo  l'identità  presentata  nel 
corso della procedura di asilo, non potrebbero essere  ritenute plausibili, 
rispetto  all'affidabilità  dei  confronti  dattiloscopici;  che,  per  di  più,  non  si 
tratterebbe  solo  di  una  coincidenza  il  fatto  che  la  data  di  nascita 
dichiarata  sarebbe  identica  a  quella  indicata  nel  passaporto  presentato 
presso  la suddetta rappresentanza; che, avendo  il  richiedente  ingannato 
le  autorità  sulla  propria  identità,  l'UFM  ha  considerato  che  non 
esisterebbero  motivi  per  ammettere  l'esistenza  di  indizi  in  favore  della 
qualità di rifugiato del richiedente e che, peraltro, non risulterebbero dagli 
atti indizi secondo cui egli sarebbe esposto a trattamenti contrari all'art. 3 
della Convenzione per  la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle  libertà 
fondamentali  del  4 novembre 1950  (CEDU, RS 0.101);  che,  inoltre,  non 
sussisterebbero  nemmeno  motivi  individuali  relativi  al  richiedente  che 
potrebbero  opporsi  al  suo  rinvio  in  Ghana  –  tra  l'altro  designato  quale 
Stato  terzo sicuro dal Consiglio  federale – o dal punto di vista  tecnico e 
pratico,

che, di conseguenza, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda 
ai  sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi;  che  l'autorità  inferiore  ha  pure 
pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e 
l'esecuzione dell'allontanamento verso il Ghana siccome lecita, esigibile e 
possibile,

che, nel ricorso, l'insorgente ha confermato l'identità dichiarata in corso di 
procedura,  nonché  il  fatto  di  non  essere  mai  stato  ad  D._______, 
contestando  il  riscontro  dattiloscopico  su  cui  si  fonderebbe  la  decisione 
dell'UFM  e  chiedendo  al  Tribunale  di  verificarne  la  validità  e  di 
concedergli  la possibilità di visionare la pertinente documentazione in tal 
senso; che,  infatti, egli  fa valere che vi sarebbe stata una violazione dei 
suoi diritti, in quanto non avrebbe ricevuto, con la decisione impugnata, i 
rapporti  relativi  a  tali  raffronti  dattiloscopici,  come  pure  le  informazioni 
idonee e decisive per consentirgli di capire e di contestare la validità degli 
stessi;  che, del  resto, egli  sarebbe  fermamente convinto che vi  sarebbe 
stato  un  errore,  ritenuto  che non avrebbe mai  fatto  richiesta  di  un  visto 
per  la  Svizzera,  né  fornito  un'identità  falsa  alle  autorità;  che,  inoltre,  il 

D­5571/2011

Pagina 5

ricorrente contesta che l'UFM – nonostante fosse a conoscenza dei suoi 
gravi  problemi  medici  che,  secondo  la  documentazione  allegata, 
potrebbero essere  inconciliabili con  l'esecuzione del suo allontanamento 
e per i quali occorrerebbe procedere ad ulteriori analisi – non ne avrebbe 
tenuto  conto  e  non  avrebbe  motivato  un  siffatto  modo  di  procedere 
riguardo  all'esigibilità  del  suo  allontanamento,  affermando  che  egli 
avrebbe violato  il suo dovere di collaborare; che  il  ricorrente  ritiene che, 
pur  ammessa  tale  violazione,  i  suoi  problemi  medici  sarebbero  reali  e 
indipendenti  dall'identità  registrata;  che,  di  conseguenza,  la  decisione 
dell'UFM  andrebbe  annullata,  poiché  sarebbe  viziata  dal  punto  di  vista 
della  motivazione  e  si  fonderebbe  su  un  accertamento  inesatto  ed 
incompleto  dei  fatti;  che,  peraltro,  gli  dovrebbe  essere  accordata 
l'ammissione  provvisoria,  ritenuto  che  un  suo  rinvio  non  sarebbe  né 
ammissibile,  né  ragionevolmente  esigibile  e,  sussidiariamente,  l'UFM 
dovrebbe  provvedere  ad  una  nuova  audizione  per  chiarire  i  suoi  reali 
motivi di asilo, 

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale,  la  visione 
degli  atti  concernenti  l'esame  dattiloscopico,  l'annullamento  della 
decisione  impugnata  e  la  trasmissione  degli  atti  all'autorità  inferiore  per 
una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua  domanda  di  asilo  e,  in  via 
sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria;  che  ha,  altresì, 
presentato  una  domanda  di  esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  a 
copertura delle presumibili spese processuali,

che  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  b  LAsi,  non  si  entra  nel  merito  di  una 
domanda di asilo se il richiedente inganna le autorità sulla propria identità 
e tale fatto è stabilito dai risultati dell'esame dattiloscopico o da altri mezzi 
di prova,

che, giusta  l'art. 1a  lett. a dell'Ordinanza 1 dell'11 agosto 2009 sull'asilo 
relativa  a  questioni  procedurali  [OAsi  1,  RS  142.311]),  per  identità 
s'intende  cognome,  nome,  cittadinanza,  etnia,  data  di  nascita,  luogo  di 
nascita e sesso  (cfr. Giurisprudenza ed  informazioni della Commissione 
svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA]  2001  n. 27  consid. 5e/cc 
pag. 210),

che l'art. 32 al. 2 lett. b LAsi implica che incombe alle autorità svizzere in 
materia  di  asilo  di  apportare  la  prova  dell'inganno  nei  loro  confronti 
(cfr. GICRA 2003 n. 27 consid. 2 pag. 176, GICRA 1996 n. 32 consid. 3a 
pag. 303);  che  tale  prova,  come  dispone  espressamente  la  suddetta 
norma  legale,  può  essere  apportata,  segnatamente  in  base  all'esame 

D­5571/2011

Pagina 6

dattiloscopico che consiste nella presa di  impronte digitali e di  fotografie 
(cfr. GICRA 2004 n. 4 consid. 4d pag. 29),

che,  preliminarmente,  riguardo  alla  censura  ricorsuale  del  ricorrente 
tendente  all'accesso,  nonché  alla  visione  degli  atti  relativi  all'esame 
dattiloscopico, in assenza del quale non avrebbe potuto capire appieno la 
decisione  dell'UFM  e  contestare  la  validità  di  detto  esame  (cfr.  ricorso 
pag.  2),  il  Tribunale  rileva  che  l'insorgente  è  stato  informato  in maniera 
completa  delle  risultanze  dell'esame  dattiloscopico  e  confrontato  alle 
stesse sia  in occasione dell'audizione sommaria che del diritto di essere 
sentito in merito all'applicazione dell'art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi (cfr. verbale 
1 e 2); che, peraltro, al momento della notifica della decisione impugnata, 
sono  stati  altresì  trasmessi  al  ricorrente  gli  atti  liberi  in  consultazione, 
ovvero quelli che non costituiscono delle note interne dell'autorità inferiore 
e  che  non  sono  protetti  da  un  interesse  pubblico  a  rimanere  segreti,  ai 
sensi della legge (cfr. art. 27 PA; Decisione del Tribunale federale [DTF] 
115  V  303),  tra  questi  appunto  l'estratto  del  confronto  delle  impronte 
digitali  del  ricorrente  registrate  in  occasione della  sua domanda di  asilo 
con  tutti  i  sistemi di  dati  a disposizione, da cui  è  risultato  che  le  stesse 
erano già state rilevate e depositate nel sistema EVA (cfr. atti UFM A 4/2 
e A 13/1); che, in tali circostanze, vi è ragione di ritenere che al ricorrente 
sia  stato  messo  a  disposizione  in  maniera  sufficiente  quanto  a  lui 
necessario per conoscere ed esprimersi riguardo alle prove raccolte, per 
garantire  il  rispetto  del  diritto  di  essere  sentito  e  quindi  di  garantire  un 
corretto  esercizio  del  diritto  di  difesa;  che,  del  resto,  il  fatto  che  il 
ricorrente  non  possa  confutare  il  risultato  dell'esame  dattiloscopico  e  il 
confronto delle impronte digitali – ritenuto il carattere puramente tecnico e 
scientifico  di  tali  procedimenti  –  non  significa  che  può  essere  ravvisato 
l'esistenza  di  un  vizio  grave,  quale  la  violazione  del  diritto  di  essere 
sentito,  suscettibile  di  un  intervento  d'ufficio  da  parte  del  Tribunale 
medesimo, 

che,  inoltre,  quanto  al  fondo  delle  contestazioni  circa  l'esame 
dattiloscopico  e  le  sue  risultanze,  non  vi  è  alcun  motivo  di  dubitare  di 
detto  esame,  così  come  di  scostarsi  da  quanto  emerso  dal medesimo; 
che, infatti, costituisce una prova praticamente inconfutabile il fatto che le 
impronte  digitali  rilevate  al  ricorrente  al  momento  della  presentazione 
della domanda di asilo  in Svizzera coincidano con quelle rilevate in data 
(…)  presso  l'Ambasciata  di  Svizzera  ad D.________  e,  come  tali,  sono 
state registrate nell'apposito sistema, il cui confronto è risultato facilmente 
verificabile  e  positivo;  che,  parimenti,  può  essere  ritenuto  altrettanto 
inconfutabile  il  risultato  derivato  dal  raffronto  effettuato,  dal  quale  è 

D­5571/2011

Pagina 7

emerso che il ricorrente si è presentato alla predetta Ambasciata, in vista 
dell'ottenimento di un visto Schengen per la Svizzera, con un documento 
di  identità (passaporto)  indicante  le generalità di A._______, nato  il  (…), 
originario del Ghana  (cfr. Atto UFM A 9/49), mentre che –  in occasione 
del  deposito  della  sua  domanda  di  asilo  –  ha  dichiarato  di  chiamarsi 
C._______,  nato  il  (…) e di  essere originario del Burkina Faso  (cfr. Atti 
UFM A 1/1 e A 3/1, nonché verbale 1e verbale 2), 

che,  peraltro,  come  rettamente  rilevato  dall'autorità  inferiore,  costituisce 
un  ulteriore  prova  a  favore  dell'inganno  dell'identità  da  parte  del 
ricorrente, il fatto che la data di nascita da lui dichiarata, corrispondente al 
(…),  sia  esattamente  identica  a  quella  fornita  precedentemente  per 
l'inoltro della domanda di visto (cfr. verbale 1 e Atto UFM A 9/49); che in 
tale  constatazione  non  può  certo  essere  ravvisata  una  semplice 
coincidenza, 

che,  di  conseguenza,  è  incontestabile  che  il  ricorrente  ha mentito  sulla 
sua identità di  fronte alle autorità elvetiche, presentandosi – al momento 
del  deposito  della  domanda  di  asilo  in Svizzera  –  sotto  un'altra  identità 
(cfr. Atti UFM A 1/1 e A 3/1, verbale 1); che, sorprendentemente, davanti 
all'evidenza,  l'insorgente  ha  continuato  a  negare  l'inganno,  così 
palesemente  determinato  dall'UFM,  senza  apportare  alcun  elemento  o 
mezzo di prova suscettibile di comprovare  l'identità da lui dichiarata (cfr. 
verbale 2 e ricorso pag. 2) e confutare così le prove apportate dall'autorità 
inferiore a sostegno del suo inganno, 

che,  pertanto,  l'UFM ha  chiaramente  apportato  la  prova dell'inganno da 
parte del ricorrente,

che, di conseguenza, alla  luce dell'inganno costatato, non merita alcuna 
considerazione  il  racconto  esposto  dal  ricorrente  a  sostegno  dei  suoi 
motivi  di  asilo,  come  pure  la  richiesta  del  medesimo  tendente  ad 
un'ulteriore audizione al  fine di  chiarire  i  suoi motivi  di asilo  (cfr.  ricorso 
pag. 3), in conformità dell'art. 36 LAsi, 

che,  in  virtù  di  quanto  precede,  ne  discende  che  l’UFM  ha  rettamente 
considerato  siccome  adempiti  i  presupposti  per  la  pronuncia  di  una 
decisione di non entrata nel merito ai sensi dell’art. 32 cpv. 2 lett. b LAsi 
per inganno sull'identità giusta l'art. 1a lett. a OAsi 1,

D­5571/2011

Pagina 8

che,  di  conseguenza,  in  materia  di  non  entrata  nel  merito,  il  ricorso, 
destituito  di  ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita  tutela  e  la 
decisione impugnata va confermata,

che  l'insorgente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 
(art. 14 cpv. 1 e 2, art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; GICRA 2001 
n. 21),

che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art.  83  della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); che 
giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere 
possibile  (art.  83  cpv.  2  LStr),  ammissibile  (art.  83  cpv.  3  LStr)  e 
ragionevolmente  esigibile  (art.  83  cpv.  4  LStr);  che  la  questione  del 
carattere  possibile,  ammissibile  e  esigibile  deve  essere  esaminata 
d'ufficio;  che,  tuttavia,  questo  principio  è  limitato  dall'obbligo 
dell'interessato di collaborare all'accertamento dei fatti giusta l'art. 8 cpv. 
1 LAsi  (cfr. sentenza del Tribunale amministrativo  federale D­3975/2007 
del  15 giugno 2007,  consid.  3.4; GICRA 2005  n.  1  consid.  3.2; WALTER 
KÄLIN, Grundriss des Asylverfahrens, Basel und Frankfurt am Main, 1990, 
pag. 262),

che, nella misura  in cui codesto Tribunale ha confermato  la decisione di 
non  entrata  nel  merito  dell'UFM  relativa  alla  domanda  di  asilo  del 
ricorrente,  quest'ultimo  non  può  prevalersi  del  principio  del  divieto  di 
respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi), generalmente riconosciuto nell'ambito 
del diritto  internazionale pubblico ed espressamente enunciato all'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),

che,  inoltre,  il  ricorrente  ha  continuato,  anche  in  sede  di  ricorso,  ad 
affermare di non essere cittadino ghanese, bensì di essere originario del 
Burkina  Faso;  che,  per  tutti  i  motivi  sopraesposti,  avendo  il  ricorrente 
dissimulato  la  sua  identità  (in  particolare  il  suo  nome,  cognome  e 
cittadinanza),  egli  ha  violato  l'obbligo  di  collaborare,  di  modo  che  non 
spetta  alle  autorità  in  materia  di  asilo  determinare  eventuali  ostacoli 
all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  verso  il  suo  effettivo 
Paese di origine,

che,  pertanto,  come  rettamente  ritenuto  dall'autorità  inferiore,  non  vi  è 
motivo di considerare l'esistenza di un rischio personale, concreto e serio 
per  il  ricorrente  di  essere  esposto,  in  caso  di  allontanamento  nel  suo 

D­5571/2011

Pagina 9

Paese di origine, ad un trattamento proibito, in relazione all'art. 3 CEDU o 
all'art. 3 della  Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti 
crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura, 
RS 0.105),

che  lo  stesso  vale  in  relazione  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  ossia  –  avendo  il 
ricorrente  ingannato  le  autorità  circa  la  sua  identità  –  egli  ha  reso 
impossibile  la  ricerca di pericoli  concreti  e suscettibili,  dal punto di  vista 
personale,  di  minacciarlo  nel  suo  effettivo  Paese  di  origine, 
contrariamente a quanto pretende l'insorgente (cfr. ricorso pag. 3), 

che,  in tal senso,  i problemi medici – di natura (…) – di cui soffrirebbe il 
ricorrente,  risultati  in  corso  di  procedura  e  invocati  da  lui  medesimo  in 
sede di  ricorso, non possono essere presi  in considerazione nell'esame 
dell'esigibilità  dell'allontanamento;  che,  ad  ogni  qual  modo,  dagli  atti  di 
causa, risulta che detti problemi – che il ricorrente sta curando ad oggi in 
Svizzera – non sono di natura ad impedire il suo allontanamento, 

che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità 
dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr); che il ricorrente, 
usando  della  necessaria  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni  documento 
indispensabile  al  rimpatrio  (art.  8  cpv.  4  LAsi;  cfr.  DTAF 2008/34 
consid. 12  pagg.  513­515);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è 
dunque pure possibile,

che  ne  discende  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve  essere 
ritenuta ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile, 

che,  di  conseguenza,  anche  in  materia  di  allontanamento  e  relativa 
esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione dell'autorità 
inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata  (art.  111a LAsi)  dal giudice unico,  con  l'approvazione di un 
secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda  di 
esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  equivalente  alle  presumibili 
spese processuali è divenuta senza oggetto,

che, visto l'esito della procedura le spese processuali, di CHF 600.­, che 
seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art.  63 
cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle 

D­5571/2011

Pagina 10

spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale 
del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1. 
Il ricorso è respinto.

2. 
Le spese processuali,  di CHF 600.­,  sono poste a  carico del  ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione 
della presente sentenza.

3. 
Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità 
cantonale competente. 

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli­Busi Antonella Guarna

D­5571/2011

Pagina 11

Data di spedizione: