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**Case Identifier:** b87c01a9-b41b-5ddf-9b2a-fb9b22444ef3
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-04-12
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 12.04.2016 BB.2016.1
**Docket/Reference:** BB.2016.1
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2016-1_2016-04-12

## Full Text

Esame degli atti (art. 101 e segg. in relazione con l'art. 107 cpv. 1 lett. a CPP). Sequestro (art. 263 e segg. CPP).;;Esame degli atti (art. 101 e segg. in relazione con l'art. 107 cpv. 1 lett. a CPP). Sequestro (art. 263 e segg. CPP).;;Esame degli atti (art. 101 e segg. in relazione con l'art. 107 cpv. 1 lett. a CPP). Sequestro (art. 263 e segg. CPP).;;Esame degli atti (art. 101 e segg. in relazione con l'art. 107 cpv. 1 lett. a CPP). Sequestro (art. 263 e segg. CPP).

Decisione del 12 aprile 2016 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Giorgio Bomio,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

1. A.,  

rappresentato dall'avv. Luca Marcellini,  

2. B., e 

3. C. SpA,  

rappresentati entrambi dall'avv. Emanuele Stauffer,  

 

Reclamanti 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Esame degli atti (art. 101 e seg. in relazione con l'art. 

107 cpv. 1 lett. a CPP) 

Sequestro (art. 263 e segg. CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2016.1-3 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. In data 6 febbraio 2015, a seguito di una segnalazione dell'Ufficio comunica-

zione in materia di riciclaggio di Berna (in seguito: MROS), il Ministero pubblico 

della Confederazione (in seguito: MPC) ha avviato un procedimento penale nei 

confronti di ignoti per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305bis CP 

(v. act. 5.1), poi esteso il 15 giugno 2015 nei confronti di B. per il medesimo 

reato (v. act. 5.2). L'inchiesta elvetica si fonda sul sospetto che valori patrimo-

niali pervenuti su conti bancari in Svizzera provengano da crimini commessi 

all'estero, segnatamente dalla svendita, e di riflesso dalla svalutazione, del pa-

trimonio immobiliare dell'Istituto per le Opere di Religione (in seguito: IOR) a 

società riconducibili agli indagati, per poi essere nuovamente venduto a terzi ai 

reali prezzi di mercato, conseguendo illeciti profitti. 

  

 

B. Nell'ambito delle indagini il MPC ha disposto la perquisizione e il sequestro, con 

blocco dei saldi attivi, di tre relazioni, tra cui le relazioni n. 1 intestata a A. e n. 2 

intestata a C. SpA, entrambe presso la banca D. 

 

 

C. L'11 novembre 2015 B., A. e C. SpA hanno presentato un'istanza volta ad otte-

nere il dissequestro delle suddette relazioni bancarie e l'accesso agli atti del 

procedimento, istanza rigettata dal MPC il 18 dicembre 2015 (v. act. 1.4).  

 

 

D. Dissentendo da tale decisione, il 30 dicembre 2015 i predetti sono insorti dinanzi 

alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulandone l'an-

nullamento. Essi chiedono in via principale il dissequestro delle relazioni n. 1 

intestata a A. e n. 2 intestata a C. SpA, sussidiariamente solo il dissequestro 

della prima. In via subordinata essi chiedono l'annullamento della decisione e 

la fissazione di un termine da parte del MPC all'autorità estera per pronunciarsi 

in merito al mantenimento del sequestro di entrambe le relazioni. Al decorso 

infruttuoso di questo termine il MPC dovrà disporre il dissequestro delle rela-

zioni. Infine i reclamanti chiedono l'annullamento della decisione e il rinvio al 

MPC per motivarla in considerazione delle censure qui sollevate (v. act. 1).  

 

 

E. Con osservazioni del 18 gennaio 2016, il MPC ha proposto la reiezione integrale 

del gravame nella misura della sua ammissibilità (v. act. 5). 

 

 

F. Con memoriale di replica del 1° febbraio 2016 i reclamanti si sono riconfermati 

nelle conclusioni esposte in sede di reclamo (v. act. 7). 

- 3 - 
 
 

 

 

G. Con scritto del 24 febbraio 2016, l'avv. Luca Marcellini ha comunicato a questa 

Corte di essere subentrato all'avv. Emanuele Stauffer nel patrocinio di A. (v. act. 

9). 

 

Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, 

nei considerandi seguenti. 

 

 

 

 Diritto: 

 

1.  

1.1 In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. a del Codice di diritto processuale penale sviz-

zero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e 37 cpv. 1 della legge federale del 

19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione 

(LOAP; RS 173.71) in relazione con l’art. 19 cpv. 1 del regolamento del 31 ago-

sto 2010 sull’organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; RS 

173.713.161), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro le decisioni e 

gli atti procedurali del pubblico ministero. Il Tribunale penale federale esamina 

d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei reclami che gli sono sottopo-

sti senza essere vincolato, in tale ambito, dagli argomenti delle parti o dalle loro 

conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 CPP nonché P. GUIDON, Die Beschwerde gemäss 

schweizerischer Strafprozessordnung, tesi di laurea bernese, Zurigo/San Gallo 

2011, pag. 265 con la giurisprudenza citata). 

 

1.2 Il reclamo contro decisioni comunicate per iscritto o oralmente va presentato e 

motivato entro dieci giorni (art. 396 CPP). Nella fattispecie la decisione impu-

gnata, datata 18 dicembre 2015, è stata ritirata dal legale dei reclamanti il 21 di-

cembre 2015 (v. act. 1.4). Il reclamo, interposto il 30 dicembre 2015, è pertanto 

tempestivo. 

 

1.3  

1.3.1 Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che hanno 

un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della 

stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). Trattandosi di una misura di sequestro di un conto 

bancario, di principio solo il titolare del conto adempie questa condizione 

(v. sentenza del Tribunale penale federale BB.2011.10/11 del 18 maggio 2011, 

consid. 1.5 e riferimenti ivi citati). Il semplice avente diritto economico di un 

conto non possiede invece la legittimazione ad interporre reclamo, essendo toc-

cato dalla misura di sequestro solo in maniera indiretta; allo stesso modo il 

terzo, che ha solo diritti personali sull’oggetto sequestrato, non ha un interesse 

giuridicamente protetto a contestare la decisione di sequestro (v. sentenza del 

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Tribunale federale 6S.365/2005 dell’8 febbraio 2006, consid. 4.2.1). Lo statuto 

di indagato dell’avente diritto economico non muta questa constatazione, in 

quanto la condizione dell’esistenza di un interesse giuridicamente protetto di cui 

all’art. 382 cpv. 1 CPP si applica indistintamente a tutte le parti alla procedura 

(v. sentenza del Tribunale penale federale BB.2012.1 del 12 gennaio 2012, con-

fermata dal Tribunale federale con sentenza 1B_94/2012 del 2 aprile 2012, con-

sid. 2.2).  

 

 Le parti hanno il diritto di essere sentite e di esaminare gli atti (art. 107 cpv. 1 

lett. a in relazione con l'art. 104 cpv. 1 CPP). I terzi toccati da atti procedurali 

sono chiamati, secondo la terminologia della legge, "altri partecipanti al proce-

dimento", i quali fruiscono, nel caso in cui i loro diritti vengano direttamente lesi, 

dei diritti procedurali spettanti alle parti, nella misura necessaria per tutelare i 

propri interessi (art. 105 cpv. 1 lett. f e cpv. 2 CPP; DTF 137 IV 280 consid. 

2.2.1; sentenza del Tribunale federale 1B_593/2012 del 14 dicembre 2012, con-

sid. 2.2; D. BRÜSCHWEILER, Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessord-

nung [StPO], 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 9 e seg. ad art. 101 

CPP). Secondo la dottrina i diritti sono direttamente lesi, tra gli altri, quando 

sono toccati i diritti e le libertà fondamentali o quando sono ordinati dei provve-

dimenti coercitivi (sentenze del Tribunale federale 6B_80/2013 del 4 aprile 

2013, consid. 1.2 con riferimento a V. LIEBER, Kommentar zur Schweizerischen 

Strafprozessordnung [StPO], 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 13 e 

segg. ad art. 105 CPP; 1B_588/2012 del 10 gennaio 2013, consid. 2.1; H. 

KÜFFER, Commentario basilese, 2a ediz., Basilea 2014, n. 28 e seg. ad art. 105 

CPP).  

 

1.3.2 A., quale titolare del conto n. 1, e C. SpA, in quanto titolare del conto n. 2, sono 

legittimati ad impugnare il sequestro nella misura in cui il gravame concerne il 

conto a loro intestato. Lesi direttamente nei loro diritti giusta l'art. 105 cpv. 1 lett. 

f e cpv. 2 CPP, essi sono anche legittimati ad impugnare il decreto in merito 

all'accesso agli atti (cfr. sentenza del Tribunale penale federale BB.2013.108-

114 del 15 agosto 2013, consid. 1.4 e 2.2).  

 

 Per quanto concerne B., si osserva che egli, in quanto avente diritto economico 

dei due conti summenzionati ed imputato, non è legittimato ad impugnare il de-

creto in merito al sequestro. Al contrario, in quanto parte ai sensi dell'art. 104 

cpv. 1 lett. a CPP, egli è legittimato ad impugnare il summenzionato decreto per 

quanto concerne l'accesso agli atti. Ne consegue che il reclamo presentato da 

B. è ricevibile solo in merito a quest'ultimo aspetto. 

 

1.4 Giusta l'art. 393 cpv. 2 CPP, mediante il reclamo si possono censurare le viola-

zioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la 

denegata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei 

fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c). 

- 5 - 
 
 

 

 

2. I reclamanti lamentano innanzitutto di non aver potuto avere accesso agli atti. 

 

2.1 La facoltà delle parti - e degli altri partecipanti al procedimento (art. 105 cpv. 2 

CPP, v. supra consid. 1.3.1) - di avere accesso agli atti è garantita in modo 

generico dall'art. 107 cpv. 1 lett. a CPP. L'art. 101 cpv. 1 CPP precisa tuttavia 

che le parti possono esaminare gli atti del procedimento penale pendente al più 

tardi dopo il primo interrogatorio dell'imputato e dopo l'assunzione delle altre 

prove principali da parte del pubblico ministero, con riserva delle limitazioni pre-

viste dall'art. 108 CPP. L'accesso agli atti può pertanto essere limitato prima del 

primo interrogatorio dell'imputato, fatta salva l'ipotesi di cui all'art. 225 cpv. 2 

CPP relativa all'esame degli atti in possesso del giudice dei provvedimenti coer-

citivi in caso di carcerazione preventiva. Ciò corrisponde alla specifica volontà 

del legislatore federale, che ha rifiutato di riconoscere in maniera generale 

all'imputato un diritto di consultare l'incarto fin dall'inizio del procedimento. Il 

Consiglio Nazionale ha respinto una proposta di minoranza che andava in tale 

direzione - ossia di concedere l'accesso agli atti prima dell'audizione al fine di 

permettere all'imputato di organizzare efficacemente la sua difesa tramite la co-

noscenza degli elementi essenziali rimproveratigli e di partecipare così in ma-

niera adeguata all'accertamento dei fatti pertinenti della causa - in quanto un 

accesso completo ed assoluto agli atti fin dall'inizio del procedimento avrebbe 

potuto ostacolare la ricerca della verità. L'esame degli atti da parte dell'imputato 

prima del suo primo interrogatorio non è dunque garantito dal Codice di proce-

dura penale, anche se nulla impedisce il pubblico ministero di concedere tale 

facoltà, anche solo parzialmente, già a quel momento. Ad ogni modo, né il diritto 

costituzionale né le convenzioni garantiscono all'imputato o al suo difensore il 

diritto incondizionato di esaminare gli atti del procedimento a questo stadio della 

procedura (DTF 137 IV 172 consid 2.3 con rinvii; sentenza del Tribunale fede-

rale 1B_316/2011 del 27 luglio 2011, consid. 2.4; M. GALLIANI GODENZI/L. 

MARCELLINI, Codice svizzero di procedura penale [CPP] - Commentario, Zu-

rigo/San Gallo 2010, n. 5 e segg. ad art. 101 CPP; D. BRÜSCHWEILER, op. cit., 

n. 2 e segg. ad art. 101 CPP; N. SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung, 

Praxiskommentar, 2a ediz., Zurigo/ San Gallo 2013, n. 2 e segg. ad art. 101 

CPP; F. BOMMER, Parteirechte der beschuldigten Person bei Beweiserhebun-

gen in der Untersuchung, Recht 2010 pag. 206). La condizione del primo inter-

rogatorio deve considerarsi adempiuta anche se l'imputato si è rifiutato di de-

porre (D. BRÜSCHWEILER, op. cit., n. 4 ad art. 101 CPP; N. SCHMID, op. cit., n. 3 

ad art. 101 CPP). Per quanto attiene al concetto di "prove principali", va rilevato 

che l'interpretazione di quali siano dette prove comporta un margine interpreta-

tivo dell'autorità inquirente; tuttavia, ritenuto che le parti ed i loro patrocinatori 

hanno la facoltà di partecipare fin dal primo momento all'assunzione delle prove, 

una limitazione dell'accesso agli atti per tale motivo dovrebbe rimanere assai 

limitata, anzi si imporrà di anticipare la possibilità di esame per consentire un 

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adeguato esercizio del contraddittorio (M. GALLIANI GODENZI/L. MARCELLINI, op. 

cit., n. 6 ad art. 101 CPP). 

 

2.2 Ribadito come tutti i reclamanti, al contrario di quanto asserito dal MPC, siano 

legittimati a richiedere l'accesso agli atti (v. supra consid. 1.3.2), nella fattispecie 

è d'uopo rilevare che l'imputato B. non è ancora stato interrogato dal MPC (v. 

act. 5.6, 5.7 e 5.8), per cui la prima condizione dell'art. 101 cpv. 1 CPP ("primo 

interrogatorio dell'imputato") non è adempiuta. In aggiunta il MPC afferma di 

non aver ancora assunto le "prove principali" ai sensi della predetta norma, in 

particolare sarebbero ancora da svolgere svariati interrogatori, anche mediante 

commissioni rogatorie. Orbene, premesso che gli interrogatori dei coimputati 

nel procedimento estero sono da considerarsi effettivamente prove principali 

per l'inchiesta, entrambe le condizioni poste dall'art. 101 cpv. 1 CPP non sono 

adempiute, per cui il diniego d'accesso agli atti va tutelato.  

 

 In questa fase dell'istruzione vi è in effetti ancora un interesse a mantenere il 

segreto istruttorio per assicurare l'efficacia degli atti d'indagine da svolgere 

prossimamente, al fine di contrastare il pericolo di collusione e di inquinamento 

delle prove. Esiste pertanto un interesse a restringere momentaneamente il di-

ritto di accedere agli atti. L'esigenza di segretezza va tutelata sino all'espleta-

mento delle misure necessarie ad assicurare le prove. In particolare, in consi-

derazione dello stadio attuale delle indagini e delle necessità istruttorie - gli atti 

d'inchiesta non dovranno tuttavia tardare ulteriormente - non può quindi ritenersi 

che le decisioni del MPC di negare l’accesso agli atti siano lesive del diritto di 

essere sentito o del principio di proporzionalità. Di conseguenza la censura non 

può trovare accoglimento.  

 

 

3. I reclamanti adducono inoltre che la motivazione del decreto impugnato è ca-

rente. In particolare non direbbe nulla riguardo alla tempistica dei fatti oggetto 

del procedimento estero; questi risalirebbero agli anni 2001-2008 mentre il 

conto di A. sarebbe stato aperto nel 2012. 

 

3.1 Il diritto di ottenere una decisione motivata è parte integrante del diritto di essere 

sentito e deriva a sua volta dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (sentenza del Tribunale 

federale 1P.57/2005 del 12 agosto 2005, consid. 2.3). La motivazione può es-

sere considerata sufficiente allorquando l'interessato è in misura di potersi ren-

dere conto della decisione e di contestarla con cognizione di causa presso l'au-

torità di ricorso (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa; 125 II 369 consid. 2c; 124 II 146 

consid. 2a; 124 V 180 consid. 1a). 

 

 L’art. 263 cpv. 2 CPP prescrive che il sequestro è disposto con un ordine scritto 

succintamente motivato. L’obbligo di motivazione discende dal diritto di essere 

sentito e dalla garanzia di un processo equo (art. 29 Cost. e art. 6 CEDU) e 

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costituisce un presupposto essenziale per la verifica della fondatezza della de-

cisione sia per le parti che per l’autorità di ricorso. Decisioni sommariamente 

motivate sono ammesse da dottrina e giurisprudenza, in particolare in materia 

incidentale, a condizione tuttavia che si esprimano sugli elementi essenziali per 

il controllo della legalità. Segnatamente, la motivazione di una decisione di se-

questro include il nominativo della persona indagata, gli indizi di reato, la con-

nessione tra questo e l’oggetto del sequestro in relazione alle necessità proba-

torie e/o di confisca (DTF 126 I 97 consid. 2b; sentenza del Tribunale federale 

1A.95/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3.3; M. GALLIANI GODENZI/L. MARCELLINI, 

op. cit., n. 6 e 7 ad art. 263 CPP; S. LEMBO/A. V. J. BERTHOD, Commentaire 

romand, Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, n. 35 ad art. 263 

CPP). Il diritto di essere sentito è una garanzia di natura formale, la cui viola-

zione implica, di principio, l'annullamento della decisione impugnata, a prescin-

dere dalle possibilità di successo nel merito. Secondo la prassi del Tribunale 

federale, tuttavia, una violazione del diritto di essere sentito può essere sanata 

nell'ambito di una procedura di ricorso qualora l'autorità di ricorso disponga 

dello stesso potere di esame dell'autorità decidente. La riparazione del vizio 

deve tuttavia, segnatamente in presenza di violazioni particolarmente gravi, ri-

manere l'eccezione, non fosse altro perché la concessione successiva del diritto 

di essere sentito costituisce sovente solo un surrogato imperfetto dell'omessa 

audizione preventiva. Una riparazione entra inoltre in linea di considerazione 

solo se la persona interessata non abbia a subire pregiudizio dalla concessione 

successiva del diritto di essere sentito, rispettivamente dalla sanatoria. In nes-

sun caso, comunque, può essere ammesso che l'autorità pervenga attraverso 

una violazione del diritto di essere sentito ad un risultato che non avrebbe mai 

ottenuto procedendo in modo corretto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1; 130 II 530 

consid. 7.3; 129 I 129 consid. 2.2.3; 126 V 130 consid. 2b; 124 V 180 consid. 

4a; 124 II 132 consid. 2d; sentenze del Tribunale federale 1C_525/2008 e 

1C_526/2008 del 28 novembre 2008, consid. 1.3 nonché 1A.54/2004 del 

30 aprile 2004; TPF 2008 172 consid. 2.3; R. ZIMMERMANN, La coopération ju-

diciaire internationale en matière pénale, 4a ediz., Berna 2014, n. 472). 

 

3.2 Nella fattispecie il MPC, nel suo decreto del 18 dicembre 2015, respinge l'i-

stanza di dissequestro "visto lo stadio attuale dell'istruzione e che, in particolare, 

ancora devono essere assunte delle prove principali, tra le quali, l'interrogatorio 

di B., nonché l'esecuzione dell'attività istruttoria richiesta con la domanda di as-

sistenza giudiziaria inoltrata alle competenti autorità vaticane". Ora, quanto pre-

cede non è sufficiente per permettere agli insorgenti di comprendere la portata 

del decreto. In particolare non è possibile dedurre compiutamente i fatti su cui 

esso si fonda e le ragioni per cui è stato pronunciato. Ad ogni modo, avendo 

potuto i reclamanti conoscere le motivazioni del mancato dissequestro dei loro 

conti (v. act. 5) e prendere posizione al riguardo nell'ambito dello scambio di 

allegati avvenuto dinanzi alla Corte dei reclami penali, la violazione del diritto di 

essere sentito, non particolarmente grave, è da considerarsi qui sanata (v. in 

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proposito la sentenza del Tribunale federale 1B_136/2009 dell'11 agosto 2009, 

consid. 4.1; decisione del Tribunale penale federale BV.2005.16 del 24 ottobre 

2005, consid. 4.2 con rinvii).  

 

 Di tale violazione si terrà comunque conto nella fissazione della tassa di giusti-

zia relativa alla presente procedura. 

 

 

4. Gli insorgenti reputano infine che il sequestro dei loro conti contrasterebbe con 

i principi di celerità e proporzionalità, in quanto, nonostante il fatto che sia già 

trascorso un certo lasso di tempo, dalle indagini non sarebbe ancora emerso 

nulla di concreto. Questo in particolare alla luce della passività dimostrata dalle 

autorità estere riguardo ai beni siti in Svizzera.  

 

4.1 Il sequestro, così come il blocco del registro fondiario per i fondi, costituiscono 

misure processuali provvisionali volte ad assicurare i mezzi di prova nel corso 

dell'inchiesta e/o la restituzione ai danneggiati, nonché a garantire le spese pro-

cedurali, le pene pecuniarie, le multe e le indennità (v. art. 263 cpv. 1 lett. a-c 

CPP); parimenti si possono sequestrare oggetti e beni patrimoniali sottostanti 

presumibilmente a confisca a norma degli art. 69 e segg. CP (v. art. 263 cpv. 1 

lett. d CPP; sentenza del Tribunale federale 1S.2/2004 del 6 agosto 2004, con-

sid. 2.2 e rinvii); fintanto che sussiste una possibilità di confisca, l'interesse pub-

blico impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 IV 222 consid. 2 non 

pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4; sentenza del Tribunale federale 

1B_157/2007 del 25 ottobre 2007, consid. 2.2; SJ 1994 pag. 97, 102). 

 

 Per sua natura, il provvedimento di sequestro va preso rapidamente, ritenuto 

che, di regola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definitive e 

determinare i diritti dei terzi sui beni in questione. Il sequestro è legittimo unica-

mente in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra 

questo e l'oggetto che occorre salvaguardare agli incombenti dell'autorità inqui-

rente; la misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della pro-

porzionalità (S. HEIMGARTNER, Kommentar zur Schweizerischen Strafprozes-

sordnung [StPO], 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2014, n. 4 ad art. 263 CPP; 

R. HAUSER/E. SCHWERI/K. HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6a 

ediz., Basilea 2005, n. 3 pag. 341; G. PIQUEREZ/A. MACALUSO, Traité de pro-

cédure pénale suisse, 3a ediz., Ginevra/Zurigo/Basilea 2011, n. 1361 e segg.). 

I sufficienti indizi di reato necessari per l'adozione di provvedimenti coercitivi 

devono essere seri e concreti (sentenza del Tribunale federale 1B_235/2015 

dell'11 dicembre 2015, consid. 4.1; DTF 141 IV 87 consid. 1.3.1 e 1.4.1). Nelle 

fasi iniziali dell'inchiesta penale non ci si dovrà mostrare troppo esigenti quanto 

al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere illecito dei fatti 

rimproverati appaia verosimile. L'indizio di reato deve però concretizzarsi e raf-

forzarsi nel corso del procedimento in modo che "la prospettiva di una condanna 

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deve sembrare vieppiù fortemente verosimile" (cfr. sentenze del Tribunale fe-

derale 1B_157/2007 del 25 ottobre 2007, consid. 2.2 e 1S.3/2005 del 7 febbraio 

2005, consid. 2.3; sentenza del Tribunale penale federale BB.2006.16 del 24 lu-

glio 2006, consid. 2.1 e rinvii; S. HEIMGARTNER, op. cit., n. 13 ad art. 263 CPP); 

le esigenze poste all'intensificazione dell'indizio di reato man mano che au-

menta la durata del provvedimento coercitivo non devono tuttavia essere ec-

cessive (TPF 2006 269 consid. 2.2). Adita con un reclamo, la Corte dei reclami 

penali non può statuire sul merito del procedimento penale, ma deve limitarsi 

ad esaminare l'ammissibilità del sequestro in quanto tale (v. DTF 119 IV 326 

consid. 7c e 7d). 

 

4.2 Nella fattispecie il procedimento penale a carico di B. trae origine, secondo 

quanto asserito dal MPC, da una comunicazione MROS del 29 gennaio 2015 

riguardante relazioni bancarie riconducibili a quest'ultimo, il quale, con altri, ri-

sulta essere indagato dalle autorità vaticane nell'ambito di un procedimento pe-

nale condotto dal Promotore di Giustizia del Tribunale del Vaticano per titolo di 

peculato. Segnatamente B. sarebbe sospettato di avere concorso alla svendita 

del patrimonio immobiliare dello IOR a società riconducibili agli indagati, e alla 

conseguente svalutazione di questo patrimonio, il quale sarebbe poi stato riven-

duto a terzi ai reali prezzi di mercato, conseguendo illeciti profitti per circa 

EUR 50/60 milioni. Parte di questi illeciti profitti sarebbero poi confluiti sulle re-

lazioni bancarie oggetto dei sequestri in questione. Il MPC ipotizza il reato di 

riciclaggio di denaro ex art. 305bis CP a carico di B. Di conseguenza occorre 

innanzitutto verificare se vi sono sufficienti indizi di un reato in tal senso (cfr. 

sentenza del Tribunale penale federale BB.2013.115 del 20 dicembre 2013, 

consid. 2.4). 

 

4.2.1 Il 1° gennaio 2016 è entrata in vigore la revisione dell'art. 305bis n. 1 CP (RU 

2015 1389). Il diritto penale materiale si applica alle infrazioni commesse prima 

della data della sua entrata in vigore se l’autore è giudicato posteriormente e se 

il nuovo diritto gli è più favorevole della legge in vigore al momento dell’infra-

zione (principio della lex mitior, art. 2 cpv. 2 CP). Il nuovo art. 305bis CP è stato 

modificato unicamente con l'aggiunta della punibilità dei delitti fiscali qualificati 

(v. più ampiamente, N. FERRARA MICOCCI /E. SALMINA, Il riciclaggio del provento 

di delitti fiscali qualificati secondo il nuovo diritto penale svizzero, in: F. 

Sgubbi/L. Mazzanti/N. Ferrara Micocci/E. Salmina, La voluntary disclosure, pro-

fili penalistici, Piacenza 2015, pag. 241 e segg.). Il nuovo articolo, estendendo 

il proprio campo di applicazione, è dunque meno favorevole e pertanto non ap-

plicabile. Sia come sia, visto quanto segue la questione non riveste particolare 

importanza. 

 

Si rende colpevole di riciclaggio di denaro chiunque compie un atto suscettibile 

di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori 

patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine o da 

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un delitto fiscale qualificato (art. 305bis n. 1 CP). Qualsiasi atto suscettibile di 

vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patri-

moniali provenienti da un crimine ai sensi dell'art. 10 cpv. 2 CP costituisce og-

gettivamente un atto di riciclaggio (DTF 119 IV 59 consid. 2, 242 consid. 1e). A 

causa del suo carattere accessorio, oltre al riciclaggio, deve anche essere pro-

vata l'esistenza di un antefatto criminoso così come che la provenienza da que-

sto crimine dei valori patrimoniali riciclati (cfr. DTF 138 IV 1). Si tratta di un'in-

frazione di esposizione a pericolo astratto: il comportamento è dunque punibile 

a questo titolo anche laddove l'atto vanificatorio non abbia raggiunto il suo 

scopo (DTF 127 IV 20 consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e; sentenza del Tribunale 

federale 6B_879/2013 del 19 novembre 2013, consid. 1.1). Il riciclaggio di de-

naro non richiede operazioni finanziarie complicate: anche gli atti più semplici, 

come il semplice fatto di nascondere il bottino, possono essere adeguati (DTF 

122 IV 211 consid. 3b/aa). L’Alta Corte ha avuto modo di precisare che nell’ot-

tica dell'art. 305bis CP è determinante valutare se l’atto in questione è teso a – 

ed è suscettibile di – vanificare il blocco da parte delle autorità di perseguimento 

penale dei valori patrimoniali originanti da un crimine: tal è il caso in presenza 

di distruzione rispettivamente impiego di valori patrimoniali (sentenza del Tribu-

nale federale 6B_209/2010 del 2 dicembre 2010, consid. 6.4). L'infrazione pre-

vista e punita dall'art. 305bis CP è un'infrazione intenzionale. Il dolo eventuale è 

sufficiente (cfr. art. 12 CP). L’intenzione non deve riferirsi solo all’atto vanifica-

torio in sé, quindi al fatto che l’operazione in questione sia idonea a interrom-

pere la traccia documentaria, ma anche all’origine criminale dei valori riciclati: 

l'autore sa o deve presumere che i valori che ricicla provengono da un crimine 

(DTF 122 IV 211 consid. 2e; sulla formulazione “sa o deve presumere” si veda 

già P. BERNASCONI, Finanzunterwelt. Gegen Wirtschaftskriminalität und organi-

siertes Verbrechen, Zurigo 1988, pag. 52 e seg., così come la giurisprudenza 

relativa all’art. 160 CP e all’art. 19 cpv. 2 lett. a LStup, segnatamente DTF 105 

IV 303 consid. 3b; 104 IV 211 consid. 2; 69 IV 67 consid. 3). Se il reato presup-

posto è commesso all’estero, la questione di sapere se l'infrazione all'origine 

dei valori riciclati costituisce un crimine deve essere valutata in applicazione del 

diritto svizzero (DTF 126 IV 255 consid. 3b/aa), mentre alla luce del diritto estero 

è sufficiente assodare che si tratti di un reato penale (v. art. 305bis n. 3 CP). 

 

4.2.2 Il reato di riciclaggio presuppone dunque due elementi distinti, il crimine a monte 

e l'atto vanificatorio. In una prima fase dell'inchiesta, basta che vi siano suffi-

cienti indizi di reato anche solo per uno di questi due elementi. Per l'altro, è 

sufficiente l'esistenza di un "sospetto iniziale". Di regola all'inizio dell'inchiesta 

l'autorità inquirente dispone di indizi concreti solo riguardo all'atto vanificatorio 

(v. sentenza del Tribunale penale federale BB.2013.115 del 20 dicembre 2013, 

consid. 2.9). 

 

4.2.3 Nella fattispecie quale crimine a monte del riciclaggio di denaro vi sarebbe la 

svendita e svalutazione del patrimonio immobiliare dello IOR (v. supra consid. 

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4.2). Il MPC asserisce che gli indizi di reato sarebbero parzialmente contenuti 

nelle segnalazioni MROS. Queste segnalazioni non sono però agli atti, ciò che 

rende impossibile a questa Corte verificare quanto affermato dal MPC. Nelle 

sue osservazioni al reclamo, il MPC ha rinunciato, per motivi di riservatezza, ad 

inoltrare a questa Corte gli atti a sostegno delle sue affermazioni, dichiarando 

nel contempo che gli stessi sarebbero stati comunque sempre a disposizione 

della presente autorità in caso essa avesse voluto prenderne conoscenza 

(v. act. 5 pag. 2). Orbene, premesso che gli atti alla base della decisione di 

questa Corte devono essere, in virtù del diritto di essere sentito, accessibili a 

tutte le parti alla procedura, non sta all'autorità giudicante qualificare e richia-

mare gli atti motivanti i sequestri contestati. Ciò detto, dal fascicolo processuale 

emergono poche informazioni riguardo alle indagini delle autorità estere sul cri-

mine a monte. Il 26 giugno 2015 il MPC ha presentato alle autorità vaticane una 

domanda di assistenza giudiziaria (v. act. 5.3) volta, stando a quanto affermato 

dall'autorità inquirente elvetica, all'acquisizione degli atti del procedimento 

estero così come alla richiesta di interrogare B. in quanto imputato. Le autorità 

estere non hanno tuttavia ancora dato seguito alla richiesta di assistenza, no-

nostante la sollecitazione nel dicembre 2015 da parte del MPC per il tramite 

dell'Ufficio federale di giustizia (v. act. 5.4 e 5.5). Il MPC ha peraltro fornito a 

questo Tribunale unicamente la prima pagina della summenzionata domanda 

di assistenza, per cui da questa non è possibile ricavare informazioni utili. Al 

riguardo i reclamanti adducono che le autorità estere avrebbero dimostrato un 

"manifesto disinteresse" in merito ai sequestri dei conti elvetici. Il MPC, dal 

canto suo, afferma che le autorità vaticane avrebbero confermato di aver rice-

vuto la comunicazione del 6 febbraio 2015 solo in data 28 dicembre 2015, di-

chiarando di voler richiedere assistenza giudiziaria alla Svizzera. Ad oggi non 

risulta tuttavia che l'autorità estera abbia dato seguito alla domanda rogatoriale 

svizzera o abbia richiesto a sua volta assistenza internazionale alle autorità el-

vetiche.  

 

Per quanto concerne gli atti vanificatori, si osserva che il versamento di valori 

su conti esteri intestati a terzi potrebbe costituire un atto di riciclaggio. In parti-

colare sono ritenute sospette transazioni finanziarie con cui vengono trasferiti 

grandi importi senza un apparente motivo economico e su conti di diverse so-

cietà in diversi paesi (cfr. DTF 129 II 97 consid. 3.3 pag. 100; decisioni del Tri-

bunale federale 1A.280/2005 del 7 marzo 2006, consid. 2.2.2. e 1A.189/2006 

del 7 febbraio 2007, consid. 2.5). A mente del MPC, dalla documentazione ban-

caria dei conti oggetto del sequestro in questione risulterebbero diversi flussi di 

denaro connessi con i fatti oggetto dell'indagine estera. Esso asserisce inoltre 

che la relazione bancaria n. 1 intestata a A., di cui B. è l'avente diritto econo-

mico, sarebbe stata alimentata esclusivamente con accrediti in contanti avve-

nuti tra il 23 marzo 2012 ed il 19 aprile 2012, per un importo di EUR 1'850'000.- 

Ora, pur essendo stato auspicabile per questa Corte, ai fini del giudizio, disporre 

degli estratti bancari attestanti tali operazioni, si rileva che il reclamante non ha 

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minimamente contestato l'esistenza degli accrediti in questione, i quali neces-

sitano approfondimenti. 

 

In definitiva, al fine di chiarire la posizione dell'autorità estera e, soprattutto, di 

verificare l'esistenza di indizi relativi al crimine a monte, questa Corte, anche 

alla luce delle operazioni sospette sui conti litigiosi evidenziati dal MPC, ritiene 

necessario che il MPC, da una parte, si attivi per chiedere alle competenti au-

torità vaticane l'esecuzione della rogatoria svizzera e, dall'altra, che fissi alle 

autorità estere un termine di due mesi dalla crescita in giudicato della presente 

sentenza per far sapere se, alla luce della comunicazione spontanea ex art. 67a 

AIMP del 6 febbraio 2015 (v. act. 5 pag. 3), esse intendono richiedere il seque-

stro rogatoriale dei fondi oggetto della decisione qui impugnata. In assenza di 

riscontro da parte delle autorità estere e di ulteriori elementi concreti sostan-

zianti i sospetti di reato, i valori dei reclamanti oggetto dalla decisione impugnata 

potrebbero essere dissequestrati alla scadenza del termine. Va qui ricordato 

che le indagini in Svizzera e il sequestro si protraggono dal 6 febbraio 2015, 

data di apertura dell'istruzione penale (v. act. 5.1 e act. 5 pag. 2). Essendo tra-

scorso oltre un anno, le indagini non si trovano più in una fase iniziale, per cui 

le esigenze poste per quanto riguarda gli indizi di reato devono essere di una 

certa consistenza, essendo necessario più di un "sospetto iniziale" per sostan-

ziare un indizio sufficiente (cfr. sentenza del Tribunale penale federale 

BB.2013.115, consid. 2.10). 

 

4.3 Riassumendo, le censure in questo ambito vanno respinte ed i sequestri per il 

momento confermati. 

 

 

5. Visto tutto quanto precede, il reclamo è respinto. 

 

 

6. Giusta l'art. 428 cpv. 1, prima frase, CPP le parti sostengono le spese della 

procedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella causa. 

La tassa di giustizia ridotta (v. consid. 3.2 supra) è calcolata giusta gli art. 73 

cpv. 2 LOAP nonché 5 e 8  cpv. 3 RSPPF, ed è fissata nella fattispecie a 

fr. 1'000.--. 

  

- 13 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

 

1. Il reclamo è respinto.  

2. La tassa di giustizia ridotta di fr. 1'000.-- è posta a carico dei reclamanti in solido. 

 
Bellinzona, 13 aprile 2016  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Emanuele Stauffer 

- Avv. Luca Marcellini 

- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 giugno 
2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).