# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** caac1dd5-07ba-550d-98cc-174358f3ab13
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-03-24
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 24.03.2005 12.2004.18
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2004-18_2005-03-24.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2004.18

  	
  Lugano

  24 marzo 2005/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Epiney-Colombo e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.1997.68
della Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Sud promossa con petizione 13
giugno 1997 da

 

	
   

  	
  AP 1
  

  rappr. dall’ RA
  1 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. da RA 2 

   

  

 

con cui l’attrice ha chiesto condanna della
convenuta al pagamento dell’importo di US$ 

197'507,50
oltre accessori, domanda avversata dalla convenuta e che il Pretore con
sentenza 9 dicembre 2003 ha respinto;

 

appellante l’attrice che, con appello 19 gennaio 2004
chiede la riforma della sentenza di primo grado nel senso di accogliere la
petizione;

 

mentre la convenuta, con osservazioni 23 febbraio
2004, postula la reiezione del gravame;

 

 

letti ed esaminati i documenti prodotti

 

 

 

ritenuto

 

 

in fatto:                    A.   AP
1) è una ditta individuale con sede a Ginevra - il cui titolare è M__________ -
attiva nel commercio di materiale elettronico. Nel 1995, essa instaurò un
rapporto commerciale con A__________, il quale acquistava per conto di varie
società merci che pagava utilizzando il conto Q__________”, aperto presso la
succursale di Chiasso della __________, di cui era contitolare unitamente a P____________________.
Allo scopo di evitare problemi con i pagamenti, AP 1 autorizzava la consegna
della merce, depositata in un punto franco, all’acquirente solo dopo aver
ricevuto la conferma dell’avvenuto pagamento. A tal fine il titolare del conto __________
chiedeva a G__________, funzionario della __________ che si occupava della sua gestione,
di trasmettere via fax copia dell’ordine di bonifico, regolarmente firmato, alla
venditrice AP 1, beneficiaria del pagamento. In seguito un funzionario della
Banca __________ di Ginevra, presso la quale la AP 1 aveva il proprio conto sul
quale dovevano confluire i pagamenti, telefonava a F__________ per ottenere
conferma dell’esecuzione del bonifico. Procedendo nel modo descritto, furono
portate a buon fine una decina di transazioni. 

                                         A seguito
dell’ordinazione di una partita di apparecchi telefonici portatili, la AP 1 ha
emesso in data 13 settembre 1995 una fattura a nome della società I__________ __________
– la quale nega peraltro il proprio coinvolgimento nella questione – per
l’importo di US$ 79'759,50. Il 29 settembre 1995 A__________ ha firmato un
ordine di bonifico di pari importo indicando quale beneficiaria la AP 1 e quale
relazione bancaria la __________ Bank di Ginevra. Il medesimo giorno, __________
ha inviato per fax all’attrice copia del documento.

                                         Un’ulteriore
ordinazione di apparecchi telefonici portatili ha portato all’emissione della
fattura 3 ottobre 2005 a nome della società T__________ di Lugano, – la quale
sostiene di nulla sapere dell’operazione – per la somma di US$ 117'748.-. Anche
per questo importo __________ ha firmato, in data 4 ottobre 1995, un ordine di
pagamento a favore della AP 1, presso la __________ Bank di Ginevra. Anche di
questo documento  ha inviato, il medesimo giorno, copia per fax all’attrice. AP
1, che sostiene di aver autorizzato lo sblocco della merce e la sua consegna
agli acquirenti, lamenta la mancata esecuzione degli ordini di pagamento, ai
quali __________ asserisce di non aver dato seguito per mancanza di sufficiente
provvista sul conto __________

                                         

                                  B.   Con
petizione 13 giugno 1997 AP 1 ha chiesto la condanna della convenuta AO 1 al
pagamento dell’importo di US$ 197'507,50 oltre accessori, pari alla somma delle
due menzionate fatture, sostenendo che, intervenuto tra le parti un rapporto di
assegno, l’assegnata AO 1 ha accettato gli assegni e di conseguenza essa è ora
obbligata ad onorarli.

 

                                         Con
risposta 12 dicembre 1997 la convenuta ha chiesto la reiezione integrale della
petizione, contestando di aver accettato gli assegni di cui trattasi.

 

 

.                                 C.   Con
la decisione impugnata il Pretore, rilevato avantutto che parte nel
procedimento è M__________, una ditta individuale non avendo capacità civile, ha
respinto la petizione, ritenendo che la convenuta non aveva accettato assegni e
che il suo comportamento neppure poteva essere considerato quale atto illecito.

 

 

                                  D.   Con appello 19 gennaio 2004 l’attrice chiede la riforma del
giudizio di prima istanza nel senso di accogliere integralmente la petizione.

 

                                         Con
osservazioni 23 febbraio 2004 l’appellata propone la reiezione del gravame,
sollevando l’eccezione di prescrizione, intervenuta in corso di causa, della
pretesa nella misura in cui è fondata sull’atto illecito. 

 

 

Considerato 

 

in diritto                   1.
  Mediante l’assegno, l’assegnato viene autorizzato a rimettere, per conto
dell’assegnante, denaro, cartevalori o altre cose fungibili all’assegnatario e
questi a ritirare la cosa a proprio nome (art. 466 CO). L’assegnato che ha
dichiarato senza riserva la sua accettazione all’assegnatario, è obbligato
verso quest’ultimo al pagamento e può opporgli soltanto le eccezioni derivanti
dai loro rapporti personali o dal contenuto dell’assegno, non quelle fondate
sui rapporti con l’assegnante (art. 468 cpv. 1 CO). 

                                         L’accettazione
ha per effetto di creare un nuovo debito, definito astratto e fondato sul
rapporto di assegno o di prestazione, direttamente tra l’assegnato e l’assegnatario.
In questo caso l’assegnato non può più opporre a quest’ultimo le eccezioni
derivanti dai rapporti di provvista o di valuta (DTF 124 III 253 cons. 3b, 122 III 237 cons. 1b;121 III 109 cons. 3a; Gautschi, Berner Kommentar, N. 3a ad art. 468 CO).

                                         L’accettazione dell’assegno è una manifestazione di volontà
dell’assegnato, indirizzata all’assegnatario, che non necessita di una forma
particolare e può avvenire per atti concludenti. È però necessario che
l’assegnatario, fondandosi sulla dichiarazione di volontà, possa in buona fede dedurre
dal comportamento dell’assegnato che questi intende impegnarsi nei suoi
confronti (DTF 127 III 553 cons. 2e; 122 III 237 cons. 3b). In caso di
contestazione, l’esistenza di una dichiarazione d’accettazione dell’assegnato incombe
all’assegnatario.

 

 

                                   2.   Il
Pretore ha negato l’accettazione dell’assegno da parte della convenuta,
rilevando che nella fattispecie concreta, stante il coinvolgimento di due
banche, si è in presenza di una sequenza di bonifici sicché l’accettazione dell’assegno
poteva avvenire solo dalla banca del beneficiario, vale a dire dalla__________
Bank, non invece da AO 1. Inoltre, l’invio delle fotocopie dell’ordine di
pagamento sarebbe da intendere quale informazione dell’assegnatario e non quale
volontà della banca di assumere un impegno specifico.

                                         L’appellante
adduce che, contrariamente a quanto ritenuto dal primo giudice, l’accettazione
poteva avvenire validamente mediante dichiarazione di AO 1 nei confronti dell’assegnatario.
Inoltre, in mancanza di accettazione attraverso il canale bancario, sarebbe intervenuta
l’accettazione per atti concludenti, mediante la trasmissione senza riserve
dell’ordine di bonifico, rafforzata da successive assicurazioni verbali.

 

                                         In merito
alle copie degli ordini di pagamento, si rileva innanzitutto che il loro invio
via fax all’appellante era stato concordato da AP 1 e P__________. Come già
illustrato sopra (consid. A), nei precedenti contratti di compravendita P__________
chiedeva a G__________, funzionario della AO 1 che si occupava della gestione
del suo conto, di trasmettere via fax copia dell’ordine di bonifico
regolarmente sottoscritto alla venditrice AP 1, beneficiaria del pagamento.
Successivamente, un funzionario della Banca __________ di Ginevra, presso la
quale i fondi dovevano essere accreditati a beneficio di AP 1, telefonava a F__________
per ottenere conferma dell’esecuzione del bonifico. Questo modo di procedere
era stato adottato per evitare di consegnare la merce prima di avere la
conferma che il pagamento fosse stato effettuato (“pas d’argent, pas de
marchandise”: rogatoria teste __________ risposta alla controdomanda 4). AP 1
non si accontentava quindi di ricevere copia dell’ordine di pagamento, ma,
ricevutala, ne inviava copia alla propria banca __________ affinché questa
potesse controllare l’arrivo dei fondi. Ricevuta conferma del loro arrivo, la
funzionaria preposta informava il titolare della AP 1 che liberava quindi la
merce a favore del cliente __________. Se, come sostiene l’appellante, l’invio
del fax fosse stato considerato quale accettazione dell’assegno, non vi sarebbe
stata necessità alcuna di procedere ad ulteriori verifiche. Tali verifiche
invece s’imponevano e sono effettivamente state fatte perché secondo gli usi
commerciali il semplice invio della copia di un documento s’intende fatto a
mero scopo informativo, mentre non si può dedurne la volontà del mittente di
assumersi un onere specifico (DTF 127 III 553, cons. 2e). Manca poi qualsiasi
indizio che permetta di ritenere che, apponendo il proprio visto sull’ordine di
pagamento, il F__________ avesse in qualche modo inteso vincolare la banca. 

                                         Non si
può quindi affermare che con l’invio del fax AO 1 abbia voluto assumersi
obblighi propri. 

 

 

3.Per quanto concerne ora i due assegni
di cui trattasi, AO 1 ha proceduto nel solco di quanto fatto in precedenti
occasioni, inviando a AP 1 copia degli ordini di bonifico via fax. AP 1 non ha invece
seguito il precedente schema, omettendo di far intervenire la __________ Bank
di Ginevra per le ulteriori verifiche. Fermo restando che, per i motivi esposti
al punto precedente, il solo invio di copia dell’ordine di pagamento non poteva
essere considerato quale accettazione dell’assegno, resta da esaminare se l’accettazione
sia intervenuta in altro modo. L’appellante sostiene che in occasione di una
richiesta d’informazione telefonica, F__________ avrebbe dato assicurazioni
verbali circa il fatto che gli ordini di cui trattasi sarebbero stati eseguiti,
creando così l’apparenza che la banca si fosse impegnata nel senso di accettare
l’assegno. G__________, impiegato della AP 1, sentito quale teste, ha affermato
di aver telefonato a F__________ il quale gli ha riferito che i pagamenti non
erano ancora stati fatti ma che era in procinto di farli (“qu’il était en train
de les faire”: verbale rogatoria 16 marzo 2001, ad 6). Due testimoni affermano
poi di aver seguito il colloquio tra L__________ e F__________ perché era
inserito l’altoparlante: P__________, a mente del quale F__________ aveva
indicato che il pagamento lo avrebbe fatto “subito”, e C__________ il quale asserisce
di aver udito che F__________ aveva garantito la data dello Swift (verbali
rogatoria 16 marzo 2001, ad 6). Se non che __________ F__________ afferma di
aver sempre parlato unicamente con il titolare della AP 1 ed esclude di aver
mai parlato con L__________. Per i due ordini di pagamento contestati rileva
poi di averne parlato con AP 1 il quale gli aveva chiesto spiegazioni in merito
al mancato arrivo dei pagamenti, al che egli aveva addotto la mancanza di
copertura (verbale 31 maggio 1999, pag. 2). Da queste testimonianze, di segno
opposto, non è possibile ricavare certezze sul contenuto delle informazioni tra
AP 1 e AO 1 Gioverà però rilevare che la data del colloquio telefonico di cui
riferiscono L__________, B__________ e K__________ – e di cui F__________ nega
l’esistenza - si situerebbe tra il 9 ed il 15 ottobre 1995 - essendo avvenuto
durante l’assenza del titolare della AP 1 -, verosimilmente il giorno 11, data
alla quale avrebbe dovuto essere eseguito il pagamento, oppure nei giorni
successivi, e ciò ritenuto che nelle proprie dichiarazioni scritte (doc. M, N)
- poi confermate in occasione del loro interrogatorio - i testi hanno fatto
riferimento ad entrambe le fatture impagate (I__________ e T__________). In
quei giorni però il conto __________ a carico del quale dovevano essere
eseguiti gli ordini di pagamento, era abbondantemente in rosso: a fronte di un
limite di credito di fr. 300'000.-, il 9 ottobre v’era un passivo di fr. 474'836,51.
Il giorno 11 ottobre, a dipendenza di un’entrata di fr. 104'600.- e di uscite
di fr. 83’5000.- lo stato del conto presentava un saldo negativo di fr.
453'736,51, diminuito a fr. 348'686,51 il giorno 13 ottobre. In siffatta
situazione, pur tenendo conto della possibilità di superare la linea di credito
qualora vi fossero altre coperture (teste __________ __________, verbale 31
maggio 1999 pag. 2), peraltro non note, è perlomeno dubbio che F__________
abbia promesso l’esecuzione immediata degli ordini di pagamento litigiosi. Di
conseguenza, stante l’incongruenza degli elementi probatori non si può ritenere
provata l’accettazione dell’assegno da parte della banca.

 

 

 4.   Il Pretore
ha negato l’esistenza di un atto illecito nel comportamento di AO 1 argomentando
che l’invio dei fax da parte del funzionario F__________, pur essendo inusuale
non era in contrasto con i regolamenti della banca. L’appellante sostiene per
contro che l’agire della convenuta costituisce un atto illecito, con la
trasmissione senza riserve degli ordini di bonifico via fax AO 1 avendo creato
la falsa apparenza che i bonifici previsti sarebbero stati effettivamente
eseguiti, inducendo l’attrice a spossessarsi della merce.

 

                                         La tesi
dell’atto illecito va disattesa già perché, come spiegato dalla stessa
appellante in petizione (pag. 3), l’invio a lei di copia degli ordini di
bonifico era stato espressamente concordato tra tutte le parti, sicché essa è
ora malvenuta a sostenere che ciò costituisce un illecito da parte della banca.
Inoltre, come già stabilito in precedenza, non vi sono elementi per ritenere
che, in applicazione del principio dell’affidamento, siffatto invio potesse
essere considerato quale manifestazione di volontà della banca di obbligarsi. Né
peraltro, come visto, AP 1 lo aveva interpretato in tal senso nell’ambito delle
precedenti transazioni. Se, per il fatto che in precedenza le operazioni erano
andate tutte a buon fine, l’appellante ha modificato il proprio modo di
procedere omettendo le ulteriori verifiche e prescindendo dall’informarsi
presso la propria banca circa l’effettiva esecuzione degli ordini di pagamento,
ciò non costituisce motivo che le permetta di mutare la valenza dell’agire di AO
1 la quale non si è scostata da quanto fatto per le precedenti transazioni.

 

                                         Anche su
questo punto l’appello va respinto, e di conseguenza l’eccezione di
prescrizione sollevata dall’appellata - ma contestata dall’attrice la quale
afferma di aver sollecitato l’emanazione della sentenza di primo grado il 4
agosto 2003, interrompendo così la prescrizione - può restare indecisa.

 

 

                                   5.   L’appellante
contesta l’ammontare della tassa di giustizia, fissata dal Pretore in fr.
10'000.-, sostenendo che la stessa andrebbe fissata in fr. 5'000.- al massimo.

                                         Nella
fissazione della tassa di giustizia la legge concede al giudice un ampio potere
d’apprezzamento, che può essere censurato unicamente in caso di eccesso o di
abuso. Qualora la tassa di giustizia rientri tra i minimi ed i massimi della
tariffa, non è data all’autorità di seconda istanza facoltà di modifica (Cocchi /Trezzini, CPC-TI ad art.
148 m. 51). 

                                         In concreto il valore di
causa è stato indicato dall’attrice in sede di petizione in fr. 290'000.- (US$
197'507,50 al cambio di fr. 1.44 per US$). Per cause di valore litigioso tra
fr. 200'001.- e fr. 500'000.- la LTG prevede una tassa di giustizia da fr.
2'000.- a fr. 10'000.-. È ben vero che, fissandola nel caso concreto in fr.
10'000.-, il Pretore ha applicato il massimo della tariffa, ma è comunque
rimasto nei limiti imposti dalla legge, mentre l’appellante medesima riconosce
che la causa è stata molto laboriosa. Non v’è quindi motivo per procedere ad
una riduzione come richiesto dall’appellante.

 

 

                                   6.   Ne
discende che l'appello, integralmente infondato, dev'essere respinto. Le spese
e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 148 CPC).

 

Per questi motivi 

 

 

pronuncia:              1.   L'appello
19 gennaio 2004 di AP 1 è respinto.

                                      

 

                                   2.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

                                         a)
tassa di giustizia          fr.    3’400.-

                                         b) spese                            fr.       100.-                  

                                                                                    fr.    3'500.-                  

                                         sono
posti a carico dell’appellante, il quale rifonderà a controparte fr. 7’000.- di
ripetibili.

 

 

                                   3.   Intimazione:

- 

- 

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud

 

 

 

	
  T

  erzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                          Il
segretario