# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 069af050-ad07-5f41-aba8-6d913d7adf3a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-07-31
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 31.07.2002 32.2002.17
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2002-17_2002-07-31.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2002.00017

   

  BS/cd

  	
  Lugano

  31 luglio 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice  Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 gennaio 2002
di

 

	
   

  	
  __________
  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 14 gennaio 2002 emanata
  da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1,  

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

 

                               1.1.   __________,
nata nel 1942, di professione ausiliaria di pulizia a tempo parziale, è affetta
da poliatrosi alle dita e da una sindrome cervicovertrebrale cronica,
recidivante (cfr. rapporto 22 agosto 1996 del dr. __________, doc. AI _). 

In data 2 agosto 1996 essa ha presentato una domanda tendente ad ottenere delle
prestazioni AI per adulti (doc. AI _). 

Con decisione 16 dicembre 1996, cresciuta in giudicato, l'Ufficio assicurazione
invalidità (in seguito UAI) ha respinto la domanda poiché:

(…)

Dalla documentazione medica ed economica acquisita dall'incarto e
dall'inchiesta per le persone che si occupano dell'economia domestica esperi­ta
a domicilio non risulta che l'assicurata presenti un'incapacità la­vorativa
tale da giustificare l'assegnazione di una rendita.

Si rileva pure che a tutt'oggi l'assicurata svolge regolare
attività lucrativa, come donna delle pulizie a tempo parziale, sua presso le __________
che la ditta __________." (Doc. AI _)

 

                               1.2.   Il 13
febbraio 1999 l’assicurata ha presentato un’altra richiesta di prestazioni AI
(doc. AI _). 

Esperiti gli accertamenti del caso, con proposta di decisione 10 dicembre 2001
l’amministrazione ha nuovamente negato delle prestazioni assicurative. A
motivazione del provvedimento preso l’UAI ha indicato quanto segue:

 

" 
(…)

Dalla documentazione medica specialistica acquisita all'incarto
risulta che il danno alla salute, di cui lei è portatrice, comporta un'incapacità
lavorativa del 30% nella professione abitualmente esercitata di donna delle
pulizie mentre dall'inchiesta per le persone che si occupano dell'economia
domestica esperita a domicilio si constata che tale incapacità viene valutata
nella misura massima del 41%.

Di conseguenza l'incapacità lavorativa globale (salariata +
casalinga) che ne deriva non è tale da giustificare il diritto alla rendita e
meglio come al seguente specchietto:

 

attività                                       per
cento             incapacità          grado d'invalidità

 

casalinga                                75.00%
               41.00%              30.75%

donna delle pulizie                25.00%                30.00%               
7.50%

grado d'invalidità                    
                                                          38.25%                                                      ======

 

Pertanto, la sua domanda di prestazioni è respinta." (Doc. AI
_)

 

                                         Con
osservazioni 18 dicembre 2001 l'assicurata ha contestato la valutazione fatta
dall’amministrazione, sostenendo un grado d’invalidità del 55-75% (doc. AI _).

Mediante provvedimento formale del 14 gennaio 2002 l’UAI ha confermato la
reiezione della domanda dell’assicurata. 

                                        

                               1.3.   Contro la
decisione amministrativa è tempestivamente insorta __________.

Postulando il riconoscimento di un’invalidità almeno del 55,75%, l’assicurata
ha in particolare rilevato:

" 
(…)

1.   Con la
decisione in oggetto l'Ufficio AI ha negato all'insorgente l'assegnazione della
rendita richiesta.

      

      Le
argomentazioni contenute nell'assunto dell'Ufficio AI non possono essere
accettate dall'insorgente.

      Infatti,
come risulta dalla documentazione medica prodotta nella fase probato­ria, le
patologie di cui la scrivente è portatrice impediscono in modo totale
l'attività nell'esercizio di " donna delle pulizie ".

      Ne
consegue che il grado di invalidità per l'attività dianzi menzionata deve
essere stabilita nella misura del 25%.

      Appare del
tutto evidente la contraddizione esistente tra gli accertamenti clinici
effettuati e le conclusioni riferite al grado di invalidità che ne hanno fatto
seguito.

 

 

3.   Se anche
per denegata ipotesi il grado di invalidità per quanto riguarda l'attività di
casalinga dovesse resistere alle censure della qui ricorrente occorre tenere
presente quanto segue.

      Nell'esercizio
delle sue faccende domestiche una persona può disporre di tutto il tempo
necessario per eseguirle.

      Può in
modo esemplificativo effettuare delle pause, astenersi dal farle nei giorni in
cui non sta bene, farsi aiutare dalla figlia per i lavori più pesanti, ecc.
ecc.

      Tutto
questo non è possibile farlo quando si deve lavorare per terzi." (Doc. _)

 

                               1.4.   Mediante
risposta del 7 febbraio 2002 l’amministrazione propone di respingere il
gravame, poiché:

" 
(…)

Per quanto attiene alla quantificazione della capacità riferita
all'attività lucrativa, si rammenta che il grado di inabilità ritenuto dallo
scrivente Ufficio si basa sugli esiti di una perizia reumatologica, eseguita
dal dottor __________ nel febbraio dello scorso anno (cfr. doc. n. _ inc. AI).

Questi, analizzate esaurientemente le patologie presentate
dall'assicurata, è infatti giunto alla seguente conclusione: "ritengo che
non vi siano i presupposti per un'incapacità lavorativa superiore al 25/30%,
per quarto riguarda l'attività svolta dalla paziente, cioè di donna delle
pulizie" (perizia, p. 6)." (Doc. _)

 

 

                               1.5.   Su richiesta
del TCA, in data 6 maggio 2002 il Servizio medico dell’amministrazione generale
della __________, della __________ e di __________ (Servizio medico della __________)
ha trasmesso l’incarto aperto a nome dell’assicurata (doc. _).

Gli atti sono stati intimati alle parti in causa, le quali hanno prodotto le
loro rispettive prese di posizione.

 

 

 

 

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

                                      

                               2.2.   Oggetto del contendere
è sapere se __________ ha diritto ad una rendita d’invalidità.

L'art. 4 cpv. 1 LAI definisce l'invalidità, nel senso della legge, come
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi:

 

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a  infermità congenita,
malattia o infortunio, e

 

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato 

                                         una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, p. 216ss).

 

                                         Va
inoltre precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50 % o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40 %.

 

                               2.3.   Qualora una
prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era
insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova
domanda è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di
invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Se non è il caso, l'amministrazione non entra nel
merito della richiesta (DTF 109 V 114 consid. 2a).

                                         Se
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la
modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è
effettivamente realizzata (DTF 199 V 115). In tal caso applicherà, per
analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso (art. 41 LAI,
art. 86ss. OAI; VSI 1999 p. 8; R. Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur
von Invalidenrentenrevisionen, in Schaffauer/Schlauri, Die Revision von
Dauerleistungen, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für
Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, p. 15; T. Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 1997, p. 315 N 5; DTF 117 V 198).

 

                               2.4.   Secondo
l'art. 28 cpv. 2 LAI l'invalidità è determinata stabilendo il rapporto fra il
reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido.

                                         Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992, p. 182 consid. 3; RCC 1990, p. 543 consid. 2; M. Valterio, Droit et
pratique de l'assurance-invalidité, Les prestations, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28
cpv. 2 LAI).            

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989, p. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G.
Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, p. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de réadaptation de
l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la giurisprudenza
citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                               2.5.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se
"non si può esigere da lui l'esercizio di una attività lucrativa".

                                         Per
questo motivo l'art. 5 LAI parifica "l'impossibilità di svolgere le
proprie mansioni consuete" all'incapacità al guadagno (metodo specifico di
calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 p. 221 consid. 1; RCC 1986 p. 246
consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op.cit., p. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 e 2 OAI, precisa:

 

"  L'invalidità
degli assicurati senza attività lucrativa nel senso dell'articolo 5 capoverso 1
LAI è calcolata in funzione dell'impedimento ad adempiere le loro mansioni
consuete.

Per mansioni consuete di un assicurato occupato
nell'economia domestica s'intendono gli usuali lavori domestici e, se è il
caso, l'attività svolta nell'azienda del coniuge e l'educazione dei figli; per
mansioni consuete dei religiosi s'intende ogni attività svolta dalla
comunità."

 

                                         Al
proposito va precisato che si paragona l'attività svolta dall'assicurato prima
della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 p.
139; J.L. Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, p. 458; A.
Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, p. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 p. 139;
Valterio, op. cit. p. 211).

 

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura famigliare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.6.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga solo parzialmente un'attività lucrativa torna
applicabile l’art. 27bis OAI secondo cui

 

"  Agli
assicurati che esercitano solo parzialmente un’attività lucrativa, l’invalidità
per questa parte è computata giusta l’articolo 28 capoverso 2 LAI. Ove si
consacrassero inoltre ai loro lavori abituali ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAI,
l’invalidità è fissata conformemente all’art. 27 per quest’altra attività. In
tal caso occorrerà determinare la parte rispettiva dell’attività lucrativa e
quella del compimento degli altri lavori abituali e calcolare il grado
d’invalidità secondo l’impedimento nelle due attività in questione.

Quando si possa presumere che l’assicurato, senza
soffrire di una danno alla salute, eserciterebbe al momento dell’esame del suo
diritto alla rendita un’attività a tempo pieno, l’invalidità sarà valutata
esclusivamente secondo  i principi validi  per le persone esercitanti attività
lucrativa.”

 

                                         Questo
metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla Legge del TFA in una sentenza
pubblicata in DTF 125 V 146.

 

                               2.7.   Nella presente
fattispecie, per valutare l'invalidità dell'assicurata l'UAI ha applicato il
metodo misto (cfr. consid. 2.5).

L'amministrazione ha dunque diviso il tempo dedicato dalla ricorrente nelle
attività salariate (25%) da quello impiegato nelle mansioni domestiche (75%).
Tale ripartizione non è stata contestata.

Sulla base della perizia 26 febbraio 2001 del dr. __________, specialista in
reumatologia, l’UAI ha tenuto conto di un’incapacità lavorativa del 30%
nell’attività di ausiliaria di pulizie (doc. AI _).

L’amministrazione ha poi preso in considerazione le risultanze dell’inchiesta
economica per persone che si occupano dell’economia domestica, svolta l’11
aprile 2000, in cui gli impedimenti nelle mansioni casalinghe sono stati
quantificati nella misura del 41% (doc. AI _).

Di conseguenza, l’invalidità globale riconosciuta all’insorgente è stata
fissata al 38,25%.

                               2.8.   Per quel che
concerne l’attività salariata, l’amministrazione, come visto, ha incaricato il
dr. __________, specialista in reumatologia, di allestire una perizia al fine
di accertare lo stato di salute dell’assicurata e di valutare le eventuali
ripercussioni sulla capacità lavorativa.

                                         Nel
referto 26 febbraio 2001 il perito, dopo aver proceduto all’anamnesi, alla
descrizione dei dati soggettivi dell’assicurata in merito al danno alla salute
ed all’esame oggettivo, ha posto la seguente diagnosi.

 

"  4.
DIAGNOSI

 

-     sindrome
cervicovertebrale su minime alterazioni di tipo degenerativo

-     sindrome
lombovertebrale su osteocondrosi a livello dei segmenti L2/L3 ed L3/L4 con
spondilosi e tendenza iprostotica a quest'ultimo livello

-     periartropatia delle spalle bilateralmente di tipo
tendinopatico.

-     poliartrosi
delle dita delle mani con interessamento delle articolazioni inter-falangee
distali.

-     dolori al
polso destro in stato dopo frattura consolidata senza alterazioni degenerative
rilevanti

-     gonalgie bilaterali con minime alterazioni degenerative
iniziali"

(Doc. AI _)

In merito alla capacità lavorativa, lo specialista ha valutato:

"  5.
GRADO DI CAPACITA' DI LAVORO IN % NELL'ESERCIZIO 

DELL'ATTIVITÀ' LUCRATIVA O DELL'ATTIVITÀ' ABITUALE SVOLTA PRIMA
DELL'INSORGENZA DEL DANNO ALLA SALUTE

 

La paziente presenta disturbi a livello della colonna vertebrale,
sia nella zona cervicale che lombare. Sono presenti delle sindromi
cervicovertebrali, in parte cervicocefali senza comunque sindromi
cervicobracchiali o irritazioni radicolari a livello delle estremità superiori.
C'è una certa discordanza fra i reperti clinici con una chiara limitazione
delle mobilità e le dolenzie particolarmente spiccate alla palpazione delle
zone d'irritazione della muscolatura in rapporto agli esami radiologici
eseguiti e più precisamente alla radiografia della colonna cervicale del Dr.
__________ del 16.01.2001 e della RM eseguita nel 1996. Dal punto di vista
radiologico infatti si apprezzano piuttosto delle problematiche di tipo
spondilartrosico comunque a carattere iniziale. Non sono evidenti importanti
discopatie. Per quanto riguarda i disturbi a livello della colonna lombare, ci troviamo
di fronte ad una sindrome lombovertebrale senza irradiazioni radicolari e senza
componenti di tipo spondilogeno su delle alterazioni degenerative ai segmenti
L2/L3, L3/L4 con osteocondrosi e spondilosi. Il più interessato dei due
segmenti è il segmento L3/L4 che presenta una spondilosi anteriore a tendenza
iperostotica. Per quanto riguarda la problematica delle mani la paziente
presenta una poliartrosi localizzata soprattutto a livello delle articolazioni
inter-falangee distali ed in particolar modo a livello della mano di sinistra.
Non vi sono segni per sinoviti. Non vi sono segni per artrosi importanti a
livello delle articolazioni radiocarpiche, soprattutto a destra dove la
paziente ha avuto una frattura del radio che sembra essere ben consolidata
senza dislocamento. Iniziali alterazioni degenerative comunque di minima entità
a livello delle articolazioni navicolare trapezio a destra e trapezio
metacarpale I bilateralmente. La paziente presenta inoltre delle gonalgie
bilaterali. I reperti radiologici sono piuttosto discordanti. Sono state
eseguite diverse RM nelle quali venivano descritte dei sospetti per lesioni di
tipo osteocondritico, dapprima al condilo laterale del ginocchio- di sinistra
ed in seguito al plateau tibiale pure del ginocchio di sinistra. Questi reperti
non hanno avuto nessun riscontro all'artroscopia eseguita dal Dr. __________
nel 1997. Attualmente all'esame clinico, non si apprezzano patologie di
rilievo. Nessun versamento. Nessun dolore alla palpazione se non nella zona del
pes-anserinus bilateralmente. Non vi sono segni per lesioni ligamentari o
meniscali dal punto di vista clinico. Nessuna sinovite.

Vi è in generale quindi una certa discordanza fra i reperti
obiettivabili sia dal punto vista clinico che radiologico ed i dolori
estremamente invalidizzanti della paziente. C'è quindi un certo sospetto di una
tendenza allo sviluppo di un reumatismo delle parti molli o almeno di una
riduzione della soglia del dolore. In questo senso potrebbero essere inquadrati
i disturbi a livello delle spalle, soprattutto a destra con comunque la
possibilità di una periartropatia omeroscapolare tendinopatica senza comunque
sintomatologie d'impingement o lesioni della cuffia dei rotatori.

Tenendo presente quindi queste considerazioni, ritengo che non vi
siano i presupposti per un'incapacità lavorativa superiore al 25-30% per quanto
riguarda l'attività svolta della paziente, cioè di donna di pulizie. Anche per
quanto riguarda l'attività di cucitrice o di operaia nell'ambito di una ditta
di confezioni, ritengo che l'incapacità lavorativa non raggiunga il 30%."
(Doc. AI _)

 

                                         Basandosi
su questa perizia, l’UAI ha dunque concluso che l’assicurata presenta
un’incapacità lavorativa nella sua professione di donna di pulizie del 30%.

L’assicurata ha contestato tale risultanza peritale.

                               2.9.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (cfr. Ulrich Meyer‑Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 p. 31; Pratique VSI 3/1997 p.
123).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, DTF 122 V 161, 104 V 212;
STFA del 14 aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re
G.F. inedita, STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS
1988 p. 329 e 332; ZAK 1986 p. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts,
Berna 1994, p. 332 ).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV10, p. 33ss.), la nostra Corte federale ha
ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAL
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

 

                                         Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3a)cc), cfr. U. Meyer‑Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997 p.
230).    

 

                             2.10.   Ritornando al
caso in esame, la ricorrente sostiene una piena incapacità lavorativa nella sua
professione di ausiliaria di pulizie.

Essa si riferisce al certificato 21 maggio 1999 del medico curante, dr.
__________, il quale ha attestato una piena inabilità lavorativa dal 4 dicembre
1998 (doc. _), poi ridotta al 50% (cfr. certificato 7 giugno 2000, doc. AI _). 

Orbene, le scarne e poco motivate certificazioni del medico curante non sono
idonee a mettere in dubbio le risultanze dell’approfondita e completa perizia
specialistica del dr. __________, cui deve essere dato valore probatorio pieno
(cfr. consid. 2.8).

 

                                         In sede
di procedura amministrativa la ricorrente ha trasmesso copia dello scritto 1
giugno 2001 della __________ (__________con
cui è stata posta al benefico di una rendita d’invalidità a seguito del
pensionamento medico al 50% (doc. AI _).

Dall’incarto del Servizio medico della __________, richiamato dal TCA, risulta
che la ricorrente è stata ritenuta dal dr. __________ inabile al 50%
nell’attività di addetta alle pulizie, il quale ha proposto un pensionamento
parziale anticipato per motivi medici ( doc. _).

 

                             2.11.   Nel referto 5
dicembre 2000 il dr. __________, incaricato dal Servizio medico della
__________ di peritare l’assicurata, pur partendo sostanzialmente dalla
medesima diagnosi posta dal dr. __________, in merito alla capacità lavorativa
ha sostenuto che:

 

" 
(…)

Capacità lavorativa?

In base agli atti a disposizione, alle dichiarazioni della
paziente ed ai reperti oggettivi, in accordo con il Dr. __________ ritengo che
la paziente non possa più svolgere la sua professione di addetta alle pulizie
per la __________ al 100%. Soprattutto a causa dei problemi alla schiena la
paziente deve evitare di svolgere lavori che comportino il sollevamento ed il
trasporto di pesi superiori ai 5 Kg e che necessitino di mantenere a lungo la
posizione seduta o eretta per cui ne risulta una capacità lavorativa residua
che si può valutare al 50%.

Pertanto

 

la paziente permane inabile al lavoro al 50%.

 

Vi sono i presupposti per un pensionamento anticipato per
motivi medici?

Considerate le valutazioni citate e l'età della paziente

 

propongo un pensionamento parziale anticipato per motivi medici
(annuncio all'AI già avvenuto)." (Doc. _)

Ora, a mente del TCA, la perizia ordinata dal Servizio medico della __________
non può essere presa come base di giudizio. Innanzitutto perché –
contrariamente a quelle fatta esperire dall’UAI - non è stata allestita da uno
specialista in reumatologia. Inoltre, il giudizio del perito incaricato
dall’amministrazione appare più dettagliato e completo.

Come rettamente rilevato dal dr. __________, medico dell’AI, il dr. __________
ha preso in esame più dettagliatamente le varie patologie, basandosi anche su
radiografie che il dr. __________ non ha
avuto a disposizione (cfr. doc. _). Infine, va sottolineato come il dr.
_________ abbia ammesso la possibilità di un pensionamento al 50% non solo per
motivi medici, ma anche tenendo in considerazione l’età dell’assicurata, mentre
il dr. __________ ha fornito il proprio giudizio, che è il più recente, tenendo
esclusivamente conto dell’aspetto clinico.                                                                                  

 

                                         Tuttavia,
nonostante l’affidabilità della perizia del dr. __________, a mente del TCA, la
fattispecie merita un ulteriore accertamento, di natura psichiatrica.

Infatti, nel rapporto 21 maggio 1999 il dr. __________ ha in particolare
rilevato che la sua paziente è affetta da depressione e che le viene
somministrato il medicamento Nefadar (doc. AI _).

 

Nella citata perizia il dr. __________ ha anche diagnosticato una “probabile
modica sindrome depressiva larvata” (cfr. doc. _, 5 p. 4). 

Da ultimo, nel referto 26 febbraio 2002 il dr. __________ ha accertato “una
certa discordanza fra i reperti obiettivabili sia dal punto di vista clinico
che radiologico ed i dolori estremamente invalidizzanti”, per concludere
che “ c’è quindi un certo sospetto di una tendenza allo sviluppo di un
reumatismo delle parti molli o almeno di una riduzione della soglia del dolore”
(doc. AI _).

In queste circostanze non è quindi da escludere che l’assicurata sia portatrice
(anche) di un danno alla salute psichico, per cui, secondo questo TCA, appare
necessario che l’amministrazione proceda ad un complemento istruttorio (perizia
psichiatrica), affinché venga accertato se ed in che misura l’eventuale
affezione psichica dell’assicurata influisce sulla capacità lavorativa nella
sua precedente attività o in un’altra attività confacente al suo stato di
salute.

 

                             2.12.   A proposito
dell'attività di casalinga dell’assicurata, va ricordato che l'invalidità delle
persone che si occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica
è stabilita confrontando le singole mansioni casalinghe ancora accessibili alla
richiedente la rendita AI, con i lavori che può eseguire una persona sana (cfr.
consid. 2.5).

Nella Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di
garantire un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. cifra 3097),
ha previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche sulla base
di un minimo ed un massimo attribuibile a ciascuna di esse.

                                         In
particolare la cifra 3095 prevede:

 

"Di regola,
si ammette che i lavori di una persona sana occupata nell’economia domestica
costituiscono le seguenti percentuali della sua attività complessiva:

  

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.   Conduzione
  dell'economia domestica (pianificazione, organizzazione, ripartizione del
  lavoro, controllo)

  	
           2

  	
           5

  
	
  2.   Alimentazione
  (preparare i pasti, cucinare, apparecchiare, pulire la cucina,
  approvvigionamento)

  	
         10

  	
         50

  
	
  3.   Pulizia
  dell'abitazione (spolverare, passare l'aspirapolvere, curare i pavimenti,
  pulire le finestre, fare i letti)

  	
           5

  	
         20

  
	
  4.   Acquisti
  e altre mansioni (posta, assicurazioni, uffici)

  	
           5

  	
         10

  
	
  5.   Bucato,
  manutenzione vestiti (lavare, stendere e raccogliere il bucato, stirare,
  rammendare, pulire le scarpe)

  	
           5

  	
         20

  
	
  6.   Accudire
  i figli o altri familiari

  	
           0

  	
         30

  
	
  7.   Altre
  attività (p.es. curare i malati, curare le piante e il giardino, tenere
  animali domestici, cucire abiti, lavori di volontariato, corsi di
  perfezionamento, attività creative)*

  	
           0

  	
         50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo libero (N.
3090)."

 

Mentre alle cifre 3096 e ss. si legge:

 

" 
Il totale delle attività dev'essere sempre del
100 % (Pratique

VSI 1997 p. 298).

 

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei
lavori e la valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi
e massimi servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un
margine per una valutazione realistica dei sin­goli casi. Un'altra valutazione
può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema
(RCC 1986 p. 244). All'occorrenza gli atti vanno sottoposti all'UFAS con una
proposta.

 

In virtù dell'obbligo di ridurre il danno, una
persona deve con­tribuire quanto ragionevolmente possibile a migliorare la pro­pria
capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente, acquisizione di
impianti e apparecchi domestici adeguati N. 1045 e 3045 segg.). Essa deve
ripartire meglio il suo la­voro e ricorrere all'aiuto dei membri della sua
famiglia, nella misura abituale. Se non adotta questi provvedimenti volti a
ridurre la sua invalidità, non sarà tenuto conto, al momento della valutazione
dell'invalidità, della diminuzione della capa­cità di lavoro nell'ambito
domestico."

 

                                         Infatti,
in una sentenza del 17 febbraio 1997 nella causa M.T. pubblicata in VSI 1997 p.
298 e seg. il TFA ha stabilito che il complesso delle occupazioni abituali
degli assicurati attivi in ambito domestico deve corrispondere, in ogni caso,
ad un valore pari al 100%. Una differenziazione che si orienta alle dimensioni
dell'economia domestica con la conseguenza che, in caso di economie domestica
di dimensioni ridotte si ammetterebbe un aggravio complessivo inferiore al
100%, è contrario alla legge e alle ordinanze.

                                         Con
sentenza non pubblicata 22 agosto 2000 nella causa G.C., 32.98.119, il TFA (I
102/00) ha avuto modo di nuovamente confermare la legittimità di queste
direttive, in quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere
effettuato valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale
delle singole summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.                  

                                         

                             2.13.   In concreto,
l'UAI ha incaricato l'assistente sociale di esperire un'inchiesta economica per
le persone che si occupano dell'economia domestica. Il relativo rapporto è
stato allestito il 15 giugno 1999 (doc. AI _).

In tale inchiesta è stata correttamente stabilita una ripartizione delle
singole attività domestiche nel rispetto dei parametri di cui alla cifra
marginale 3095 CII, attribuendo un valore complessivo del 100% all'insieme dei
lavori abituali svolti dall'assicurata nell'ambito dell'economia domestica.

Sulla base degli accertamenti fatti, riferendosi alle percentuali degli
impedimenti riscontrati nell’espletamento di ogni singola mansione,
l'assistente sociale ha quindi stabilito un impedimento complessivo del 41%
(cfr. doc. _).

 

                                         In merito
l’assicurata sostiene che occorre tenere presente che nell’esercizio delle
mansioni domestiche una persona non può disporre di tutto il tempo necessario
per eseguirle, per cui a volte si deve fare capo all’aiuto di terzi. 

Orbene, come visto, l’inchiesta si basa sull'osservazione degli eventuali
impedimenti dovuti ad un danno alla salute riscontrati al momento della visita
da parte dell'assistente sociale. Non determinante è quindi il tempo occorrente
per espletare ogni singola mansione.

Per quel che concerne l’aiuto di terzi, va rilevato che in virtù dell'obbligo
di ridurre il danno, pure le casalinghe devono fare tutto il possibile per
migliorare la capacità di svolgere le proprie mansioni consuete. In particolare
il lavoro va svolto in maniera adeguata allo stato di salute tramite ad esempio
l'acquisto degli elettrodomestici adatti al caso. Se l'assicurato, a causa del
proprio impedimento, può eseguire certi lavori domestici solo con fatica e con
un grosso dispendio di tempo, deve in primo luogo suddividere il lavoro e far
capo nella misura usuale agli altri membri della famiglia. Il maggior dispendio
di tempo è rilevante, ai fini del calcolo dell'invalidità, se durante un
normale tempo di lavoro, l'assicurata non può eseguire tutti i lavori domestici
e quindi deve far capo a terzi in misura rilevante (ZAK 1984 p. 135 consid. 5;
Meyer/Blaser, op. cit, p. 223). Una carenza condizionata all'invalidità deve
essere tuttavia  unicamente ammessa nell'ipotesi in cui i compiti che
l'assicurata non può eseguire vengono assunti da terze persone contro pagamento
o da parenti che subiscono una perdita di guadagno oppure il cui carico risulta
sproporzionato (Meyer/Blaser, op.cit. p. 223 e giurisprudenza citata). In tale
contesto va precisato che l'aiuto dei famigliari va oltre il contributo usuale
dei membri della famiglia nel caso in cui non vi sono problemi di salute (STFA non
pubbl. in re C. dell'8.11.1993).

Tuttavia, vista l’affezione psichica riscontrata dal dr. __________ (cfr.
consid. 2.10 in fine), è opportuno che le risultanze dell’inchiesta domiciliare
vengano vagliate da una specialista.

Determinante è infatti sapere in che misura la componente psichiatrica
dell’assicurata incide sull’espletamento delle singole mansioni casalinghe
riportate nell’inchiesta stessa. 

In conclusione, fatto riferimento al consid. 2.11, secondo questa Corte, appare
dunque necessario che l’amministrazione proceda ad un complemento istruttorio
(perizia psichiatrica), affinché venga accertato in che misura l’eventuale
affezione psichica di __________ influisce sia sulla capacità lavorativa nella
sua precedente attività di ausiliaria di pulizia o in un’altra attività
adeguata che in quella di casalinga.

                                         Sulla
base di queste risultanze l’UAI determinerà in seguito globalmente il grado
d’incapacità al guadagno dell’assicurata, tenendo conto della chiave di
ripartizione di cui al consid. 2.6. 

In tal senso, l’incarto deve essere retrocesso all’amministrazione affinché
proceda conformemente a quanto sopra indicato e renda un nuovo giudizio.

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é accolto ai sensi dei
considerandi.

                                         §    La
decisione impugnata è annullata.

                                         §§ L'incarto
viene retrocesso all'UAI per nuova decisione dopo l'esperimento degli
accertamenti come ai considerandi.

                                      

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti