# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 34855924-6e95-5c6a-a5b5-9572bb64f723
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-01-23
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 23.01.2006 12.2004.226
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2004-226_2006-01-23.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2004.226

  	
  Lugano

  23 gennaio
  2006/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Epiney-Colombo e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2000.539
della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2 promossa con petizione 13
settembre 2000 da

 

	
   

  	
   AP 1  

  rappr. da  RA 2 
  

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1  

  rappr. dall’  RA
  1  

   

  

 

chiedente la condanna della convenuta al pagamento di
fr. 140'000.- oltre interessi quale risarcimento per inadempienza del contratto
di deposito, domanda alla quale la convenuta si è opposta e che il Pretore ha
respinto con sentenza 30 novembre 2004;

 

appellante l’attore, che con atto di appello del 24
dicembre 2004 chiede la riforma del querelato giudizio nel senso dell’accoglimento
integrale della petizione;

 

mentre la convenuta con le proprie osservazioni postula
la reiezione del gravame;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

 

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    1.   AP 1, iscritto a RC quale ditta individuale, è attivo nel campo
della meccanica di precisione. La AO 1 ha invece quale scopo l'esercizio di
un'azienda di trasporti, di magazzinaggio e di deposito.

                                         Nel corso del mese di aprile 1990 l’attore depositò presso la
convenuta alcune casse contenenti macchinari, in attesa di definirne la
destinazione. Egli incaricò poi __________ P__________ di trovare un acquirente
per i macchinari di cui trattasi, il quale si presentò nel corso del mese di
settembre del 1990 alla convenuta, chiedendo di esaminare il contenuto delle
casse. Stante il diniego della depositaria, che non lo ritenne legittimato ad
ottenere quanto chiesto, __________ P__________ si ripresentò successivamente presso
la convenuta, questa volta accompagnato dall’attore, il quale confermò che egli
agiva in sua rappresentanza. Dopo aver esaminato i macchinari a più riprese con
vari potenziali acquirenti, nel mese di marzo 1991 __________ P__________,
adducendo che le macchine erano state vendute, diede indicazioni alla convenuta
di consegnarle al trasportatore S__________ __________ il quale le recapitò
alla società M__________ __________ di __________, società alla quale __________
P__________ le aveva vendute concludendo per proprio conto il contratto, incassando
pure personalmente il prezzo di vendita. Quando alcune settimane più tardi AP 1
chiese alla convenuta la restituzione dei macchinari  depositati, essa gli
spiegò che i medesimi erano stati trasferiti a terzi su richiesta del P__________
al quale egli aveva conferito la facoltà di disporne.  

                                            

                                         Con
petizione 19 novembre 1992 AP 1 ha convenuto in causa la AO 1, chiedendone la
condanna al pagamento di fr. 250'000.- oltre interessi al 10% quale risarcimento
del danno per inadempienza del contratto di deposito. La causa è poi stata
stralciata dai ruoli per intervenuta perenzione processuale con decisione 29
settembre 1997. 

 

 

                                   2.   Con
petizione 13 settembre 2000 AP 1 ha riproposto la sua pretesa chiedendo la
condanna della AO 1 al pagamento dell’importo di fr. 140’000 oltre interessi al
7% (poi ridotti al 5% con le conclusioni) dal 6 maggio 1991. L’attore, premesso
che il contratto tra le parti è un contratto di deposito retto dagli art. 472 segg.
CO, sostiene che parte convenuta ha violato i suoi obblighi di depositario
disponendo della merce depositata a favore di terzi non autorizzati, egli non
avendo mai dato procura in tal senso a __________ P__________.

                                   3.   Con
risposta 20 novembre 2000 la convenuta ha chiesto la reiezione integrale della
petizione, contestando l’esistenza di una violazione del contratto di deposito.
Essa adduce di essersi validamente liberata seguendo le istruzioni impartitele
da __________ P__________, il quale agiva in virtù di una procura conferitagli
dall’attore stesso, in base alle quale aveva consegnato i macchinari depositati
alla ditta S__________ __________ di __________, che a sua volta li aveva consegnati
all’acquirente M__________ __________ di B__________. 

 

 

                                   4.   La
sentenza 30 novembre 2004 con la quale il Pretore ha respinto la petizione è
stata impugnata dall’attore che, con appello 24 dicembre 2004 avversato dalla
controparte, chiede di riformare la sentenza impugnata nel senso di accogliere integralmente la petizione.

                                         

 

Considerato

 

in diritto:                  5.   Giusta
l’art. 472 CO, col contratto di deposito il depositario si obbliga verso il
deponente a ricevere una cosa mobile che questi gli affida e a custodirla in un
luogo sicuro, ritenuto che il deponente può sempre chiedere la restituzione
della cosa depositata con gli eventuali accessori, quand’anche fosse stato
pattuito un termine per il deposito (art. 475 CO).

 

                                         Nel caso
concreto non vi sono contestazioni sulla validità del contratto di deposito. È
pure pacifico che la depositaria non è stata in grado di restituire al
deponente la merce depositata, avendone disposto a favore di terzi. Il Pretore
ha però ritenuto che essa si è validamente liberata del proprio obbligo perché si
era spossessata dei macchinari depositati seguendo le istruzioni di __________
P__________, che poteva in buona fede considerare rappresentante dell’attore. 

 

 

                                   6.   Giusta
l’art. 32 CO - norma che non si applica solo alla conclusione dei
contratti ma in genere a tutte le fattispecie del diritto civile (Zäch, Berner Kommentar, osservazioni
preliminari agli art. 32-40, n. 81) e consente l’agire giuridicamente rilevante
con effetti per terze persone - un ’obbligazione può
sorgere fra due persone per tramite di una terza la quale agisce in
rappresentanza dell’uno o dell’altro contraente. Il conferimento della procura
non presuppone alcuna forma particolare e può avvenire anche tacitamente (Zäch, op. cit., n. 34 ad art. 33 CO). La
validità della procura non presuppone che il conferente ne dia comunicazione al
terzo. Se però il rappresentato comunica la facoltà di
rappresentanza ad un terzo, la sua estensione in confronto a quest’ultimo è
giudicata a norma dell’avvenuta comunicazione (art. 33 cpv. 3 CO). In
quest’evenienza è possibile che la rappresentanza produca effetti anche in
mancanza di una procura, quale conseguenza della protezione della buona fede.
Ciò presuppone comunque che il rappresentato abbia comunicato la procura al
terzo - nei confronti del quale il procuratore senza procura agisce - il quale operi
in buona fede fondandosi sulla procura comunicatagli. In tal caso la buona fede
del terzo viene protetta nel senso che la mancanza della procura non gli può
essere opposta (DTF 120 II 202) perché colui  che  crea  un  rapporto  di 
rappresentanza, o lascia che si crei, deve poi sopportare  il fatto che  terzi
in buona  fede gli imputino  la totalità degli  effetti derivanti da questo
stesso rapporto ( Engel, Traité
des obligations  en droit suisse, II ed. 1997, pag. 383 con rif.).

                                         Secondo
il principio generale, riconosciuto da dottrina e giurisprudenza, la prova
dell'esistenza di un rapporto di rappresentanza incombe a colui che si prevale
degli effetti di quest'ultima (art. 8 CC; DTF 100 II 200 consid. 8a; Zäch, op. cit. n. 182 ad art. 32 CO).

 

 

                                   7.   Dall’istruttoria
risulta che __________ P__________ chiese alla convenuta di visionare i
macchinari depositati dall’appellante, ma ciò non gli fu consentito perché essa
non lo considerò legittimato a procedere in tal senso. A seguito di
quest’episodio, AP 1 contattò telefonicamente il signor B__________,
comunicandogli che __________ P__________ era autorizzato a ispezionare la
macchina e a mostrarla a eventuali interessati all’acquisto (teste E__________ ____________________,
verbale 5 novembre 2002, pag. 1). Successivamente AP 1 accompagnò poi personalmente
__________ P__________ ai magazzini della convenuta, dove, alla presenza dei
signori B__________ (padre e figlio) e di __________ A__________ e __________ C__________,
impiegati della convenuta, comunicò che __________ era incaricato di vendere le
macchine in deposito. In questa circostanza l’attore non si limitò tuttavia a tale
affermazione, precisando che P__________ poteva disporre delle casse come lui
stesso (testi __________ C__________ e __________ A__________, verbale 25
febbraio 2002, pag. 2, 4). Nel contesto in cui è stata fatta, tale affermazione
era indubbiamente atta far sorgere nelle persone alle quali era diretta la
convinzione che i poteri di P__________ non fossero limitati a mostrare i macchinari
a potenziali acquirenti, ma che invece egli ne poteva disporre senza
limitazione alcuna, come se ne fosse il depositante. Il fatto che l’attore non
abbia esplicitamente autorizzato la convenuta anche a consegnare i macchinari
al suo rappresentante non muta la situazione, perché l’estensione della procura
come da lui comunicata era invero ampia e senza alcuna limitazione, tanto che tale
facoltà poteva ragionevolmente esservi inclusa. Né risultano peraltro indizi
che avrebbero potuto indurre gli organi o gli ausiliari della convenuta a
ritenere che la facoltà di disporre di P__________ fosse in qualche modo
limitata. Ciò non è in particolare desumibile dal fatto che egli avesse
dapprima chiesto solo di visionare le macchine, né dalla comunicazione telefonica
dell’appellante alla convenuta nel senso che di P__________ era autorizzato a
ispezionare la macchina e mostrarla ad eventuali interessati all’acquisto
(teste E__________ ____________________, verbale 5 novembre 2002, pag. 1), proprio
perché questa situazione è poi stata superata in occasione dell’incontro di cui
si è testé detto. Non si può quindi rimproverare alla convenuta di essere stata
negligente per aver seguito le istruzioni di P__________ consegnando le casse
con i macchinari al vettore da lui incaricato di trasportarle a destinazione
senza prima chiedere conferma all’attore di precedere in tal senso, poiché essa
ben poteva ritenere che egli vi fosse abilitato. 

 

 

                                   8.   L’appellante
contesta la fedefacenza dei testimoni __________ A__________ e __________ C__________
perché, essendo essi all’epoca della prima deposizione testimoniale - resa
nell’ambito dell’istruttoria della causa poi stralciata per perenzione
processuale - ancora dipendenti della convenuta, non sarebbero stati disinteressati
alla lite, e rileva ancora che, prima della loro testimonianza nella presente
procedura, il legale di controparte ha sottoposto loro il verbale della
precedente audizione.

 

                                         Va
ricordato in proposito che qualora l’attendibilità di un testimone possa
apparire dubbia, sotto un profilo soggettivo, per l’esistenza di un rapporto
diretto di dipendenza con una delle parti o di un altro motivo che determini un
interesse a deporre a favore di una parte, la credibilità delle sue
dichiarazioni può essere intaccata unicamente se è accertata una grave
discordanza tra i fatti così come descritti dal teste e quelli desumibili da
altre prove (Cocchi/Trezzini,
CPC-TI App., ad art. 90 m. 75). Ciò non è il caso in concreto dove le
testimonianze di cui trattasi sono coerenti con i fatti come desumibili dall’incarto.
In particolare la testimonianza non è in contrasto con quella di __________ P__________,
il quale neppure si esprime sul contenuto della comunicazione tra attore e convenuta,
non ricordando che all’incontro era presente anche AP 1. Certo, P__________
afferma che AP 1 lo aveva incaricato solo di vendere il macchinario e ammette pure
di aver concluso personalmente le trattative con il cliente e venduto per conto
proprio incassando personalmente il prezzo di vendita, (verbale 5 novembre
2003, pag. 3) che poi non ha riversato all’attore. Tali limiti della procura
rilevano tuttavia dal rapporto interno tra rappresentante e rappresentato e nel
caso concreto non nuocciono alla convenuta, l’estensione della procura dovendo
essere determinata in base alla comunicazione a lei fatta dall’attore (art. 33
cpv. 3 CO).

 

 

                                   9.   L’appellante
sostiene che l’appellata avrebbe agito in modo negligente, non avendo essa
allestito alcun documento al momento della consegna dei macchinari al trasportatore
S__________ __________.

                                         In merito
a questo modo di procedere si rileva che, all’epoca dei fatti, l’appellata era
solita procedere in modo informale, senza l’allestimento di contratti scritti
neppure per il deposito (teste __________ C__________, verbale 25 febbraio
2002). All’appellante, cliente abituale della convenuta, questo modo di
procedere era ben noto, tant’è che neppure risulta abbia chiesto documenti di
sorta al momento in cui ha depositato i macchinari di cui trattasi, e neppure
sostiene di averlo fatto in precedenti occasioni. Cosciente di questo modo di
procedere, da lui stesso accettato e sul quale non risulta che abbia mai avuto
da ridire, egli è qui malvenuto a dolersene.

                                         Peraltro,
poiché, per le ragioni già esposte, l’appellata poteva ritenere che P__________
fosse abilitato a disporre dei macchinari, non si vede in quale modo, né
l’appellante lo spiega, l’allestimento di una ricevuta o altra documentazione
di scarico avrebbe mutato il risultato dell’operazione.

 

                                         Per i
motivi che precedono l’appello dev’essere respinto e la sentenza impugnata
confermata. Gli oneri processuali e le ripetibili seguono la soccombenza (art.
148 CPC).

 

 

Per
i quali motivi,

 

 

pronuncia:              1.    L'appello 24
dicembre 2004 di AP 1 è respinto. 

 

 

 

 

                                   2.    Le spese della procedura d’appello consistenti in:

 

      a) tassa di giustizia                             fr. 2’000.-

      b) spese                                               fr.    
  50.-

 totale                                                     fr. 
2’050.-  

 

                                         sono poste a carico dell’appellante, con
l’obbligo di rifondere alla controparte fr. 5'000.- per ripetibili di appello.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  -      

  -     

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 2

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario