# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b042d551-445a-5620-939f-eb7d6e6bfeb5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-09-28
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 28.09.2001 INC.2001.36903
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2001-36903_2001-09-28.html

## Full Text

N. 369.2001.3 M                                                        Lugano,
28 settembre 2001

 

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

__________

 

 

sedente per
statuire sul reclamo inoltrato in data 21/22 agosto 2001 da

__________,            __________

(difeso d’ufficio dal lic. iur.
__________)

contro il
diniego di suo trasferimento al PCT La Stampa, Cadro;

lette le
osservazioni 3 settembre 2001 del magistrato inquirente;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP __________;

ritenuto

in fatto:

A.

__________
(sedicente) è detenuto dallo scorso 12 luglio 2001 in quanto coinvolto con
altri in un’inchiesta per traffico di cocaina (v. rapporto d’arresto 12 luglio
2001, inc. Giar __________ doc. _). È stato sentito il giorno successivo da
questo giudice, che ha confermato la misura restrittiva della libertà, con
contestuale intimazione della promozione del’accusa (inc. Giar cit., docc. _
risp. _).

 

B.

Sin
dall’inizio dell’istruttoria detenuto alle Carceri pretorili di __________,
l’accusato reclamante ha inoltrato richiesta di trasferimento al Penitenziario
cantonale in data 26 luglio 2001 (inc. MP doc. _). 

 

C.

Con il
reclamo in discussione (inc. Giar __________ doc. _), l’accusato lamenta la
mancata positiva evasione della sua richiesta (loc. cit., pto. 3 p. 3).
Introdotto da un dotto capitolo in diritto (loc. cit., pto. 4 p. 3-4), egli
elenca i motivi per i quali ritiene inadatto e dunque illegale il suo regime di
detenzione (giovane età, mancanza di movimento e di svago, ecc., loc. cit.,
pto. 4.1 p. 4-6). Nega la pertinenza dell’asserito pericolo di collusione,
poiché l’organizzazione interna di ogni struttura carceraria dovrebbe prevenire
tale problema (loc. cit., pto. 4.2 p. 7). Postula da ultimo la restituzione di
un orologio asseritamente sequestratogli (loc. cit., pto. 4.3 p. 7-8).

 

D.

In sede di
osservazioni (inc. Giar __________ doc. _), il Procuratore Pubblico evidenzia
la legittimità della detenzione preventiva del reclamante, in quanto supportata
dai requisiti di legge ai sensi dell’art. 95 cpv. 2 CPP – in specie gravi
indizi di colpevolezza, bisogni istruttori, pericolo di collusione e pericolo
di fuga (loc. cit., pto. 2 p. 2). Il suo atteggiamento negatorio e la
detenzione di presunti correi negli altri carceri del Cantone concorrono a
sostanziare in special modo il pericolo di collusione (ibid.), mentre motivi
organizzativi non permettono di detenere due correi nella medesima struttura,
non potendosi in tal modo garantire il buon esito dell’inchiesta (loc. cit.,
pto. 3 p. 2-3). Quanto all’orologio, il magistrato inquirente afferma che
nessun oggetto di quel genere sarebbe stato sequestrato dagli inquirenti (loc.
cit., pto. 4 p. 3).

Considerato

in diritto:

1.

Siccome
formalmente rivolto contro l’omissione di evasione formale della propria
richiesta 26 luglio 2001, e poiché l’omissione perdura attualmente, il reclamo
è tempestivo (art. 281 cpv. 1 CPP). Essendo poi pacificamente data la
legittimazione del reclamante, in punto alla questione del luogo di
carcerazione il rimedio è ricevibile in ordine.

Invece, la
richiesta di dissequestro dell’orologio è irricevibile in questa sede, mancando
precedente richiesta all’autorità competente a decidere per prima, ovvero il
Ministero Pubblico (art. 280 cpv. 1 CPP).

 

2.

a)        Il codice di procedura penale ticinese non definisce il luogo
di esecuzione della carcerazione preventiva dell’accusato. L’art. 104 CPP
(Esecuzione dell’arresto) precisa unicamente che l’arrestato è di regola
separato dai detenuti in espiazione di pena (cpv. 2), mentre l’art. 4 della
Legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure di sicurezza per gli
adulti (LEPMS) dispone segnatamente che i prevenuti “sono assegnati al
penitenziario: nella sezione denominata carcere giudiziario cantonale”. Le
carceri pretorili - che sono delle sezioni dell’istituto principale (art. 4
cpv. 1 lit. a LEPMS [Raccolta delle leggi n. 4.2.1.1]) - “accolgono [...] i
prevenuti nella misura dettata dalle esigenze dell’inchiesta e del procedimento
di istruzione” (art. 43 cpv. 1 REPMS [Raccolta delle leggi n. 4.2.1.1.1];
così, verbatim, sentenza della Camera dei ricorsi penali 15 febbraio
1999 in re A.J.W., inc. CRP 60.99.00017, consid. 2 p. 3; v. inoltre sentenza
CRP 1 settembre 1988 in re A.B., inc. CRP 196/88, consid. 2 p. 4). L’art. 104
cpv. 3 CPP precisa poi che il prevenuto è sottoposto unicamente alle
restrizioni della libertà che sono indispensabili per assicurare lo scopo
dell’arresto e per mantenere la disciplina nelle carceri, mentre l’art. 176
cpv. 2 CPP sancisce espressamente il principio della proporzionalità nell’esecuzione
del carcere preventivo (sentenza CRP, loc. cit.). Competente per ordinare le
condizioni di detenzione durante il carcere preventivo è il Procuratore
Pubblico (art. 40 cpv. 1 REPMS; sentenza CRP 15 febbraio 1999, cit., consid. 4
p. 5)(così, verbatim, decisione 22 marzo 1999 in re E., inc. Giar
582.98.7, in: Rep. 132 [1999] n. 129 consid. 4a p. 357 s.).

b)        Si deduce da quanto precede che in realtà, il magistrato
inquirente non ha la facoltà di decidere autonomamente dove debba essere
detenuta una persona in stato di arresto: visto che anche le carceri pretorili
non sono altro che sezioni dell’istituto principale (art. 4 cpv. 1 lit. a
LEPMS), ogni decisione in proposito spetta all’autorità amministrativa preposta
alla gestione delle carceri. Di regola, la detenzione preventiva ha luogo
presso le carceri pretorili, poiché solo queste strutture sono atte a garantire
l’effettiva ed assoluta segregazione del detenuto da persone con le quali era
ipotizzabile un pericolo di collusione. Quando il Procuratore Pubblico
autorizza il trasferimento di un detenuto da un carcere pretorile alla Stampa
decide, in verità, piuttosto sulle modalità d’esecuzione della detenzione
preventiva: di fatto, rinuncia consapevolmente alla totale separazione dei vari
correi, accettando un accresciuto rischio di possibili collusioni.

c)         Dunque, fino a quando sussiste pericolo di collusione il
rifiuto (esplicito o implicito) di trasferimento di un detenuto presso la
struttura della Stampa è di principio lecito.

d)        Non basta, tuttavia, accertare che una detenzione preventiva
sia lecita, in termini assoluti, poiché persegue gli scopi previsti dalla
legge. Come già accennato (supra consid. 2a in fine), la legittimità di
una detenzione preventiva dipende anche da un esame di proporzionalità (così
già nelle decisioni in re W. 21 dicembre 1993 [inc. Giar 977.93.2] e 24
febbraio 1994 [inc. Giar 977.93.3], riprese da ultimo in decisione 23 agosto
1999 in re B.A., inc. Giar 368.99.5-7 consid. 7.1 p. 9). La misura è
proporzionata se le restrizioni imposte al detenuto si giustificano con le
esigenze che la carcerazione deve soddisfare nel caso specifico: quanto più
gravose sono le condizioni di detenzione, tanto più marcate dovranno essere
queste esigenze. Ciò vale anche con riferimento al luogo di detenzione, e
significa che se le condizioni di detenzione sono inaccettabili, l’autorità
inquirente deve trovare un’alternativa compatibile con gli standard
internazionali oppure, al limite, rinunciare alla misura. L’esame va ovviamente
effettuato di caso in caso, con riferimento alle concrete esigenze, e non può
basarsi unicamente su opinioni dottrinali (per quanto di peso, come quella
riportata dal reclamante) o sulle generiche risultanze delle periodiche visite
del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o
trattamenti disumani o degradanti (CPT, v. reclamo, cit., pto. 4 p. 4; si
tratta dell’organo di monitoraggio istituito dalla Convenzione europea di
identica denominazione [art. 1], con funzione espressamente consultiva e non di
condanna, v. pagina web introduttiva, www.coe.int/en/about.htm).

 

3.

Nel caso di
specie va preliminarmente evidenziato che il reclamante non mette in dubbio che
siano soddisfatti i presupposti per una sua carcerazione preventiva: in altre
parole, non nega la liceità della propria carcerazione contestando l’esistenza
dei requisiti di legge quali i sufficienti indizi di colpevolezza o il concreto
pericolo di collusione o di fuga. A ragione: gli indizi di colpevolezza già si
deducono dalle chiamate in correità menzionate dal magistrato inquirente nel
proprio preavviso (cit., pto. 2 p. 2), il pericolo di fuga è ampiamente
indiziato dall’assenza di ogni e qualsiasi legame dell’accusato con la
Svizzera, mentre il pericolo di collusione sussiste in ragione del coinvolgimento
nei fatti di più correi e dell’atteggiamento più che reticente assunto da
__________ di fronte agli inquirenti.

La sua
critica riguarda unicamente le condizioni nelle quali si svolge la sua
detenzione preventiva – condizioni atte, secondo lui, a privare la stessa di
qualsiasi legittimità (v. reclamo, cit., pto. 4 p. 3-4). Ciò equivale a negare
la proporzionalità della misura ai sensi di quanto detto più sopra (consid.
2d).

 

4.

a)        Il problema delle condizioni di detenzione nelle carceri
pretorili è noto all’autorità politica ticinese, tanto che è stata deliberata
la costruzione di un nuovo carcere giudiziario che dovrebbe almeno parzialmente
ovviare alle restrizioni cui devono sottostare i detenuti delle odierne carceri
pretorili. Del pari sono note le critiche espresse a suo tempo dal Comitato
europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti disumani o
degradanti (CPT, v. reclamo, cit., pto. 4 p. 4). 

b)        Per quanto non ottimali, non si può tuttavia affermare che le
condizioni di detenzione presso le carceri pretorili di __________ siano tali
da assurgere a trattamento disumano o degradante, rispettivamente addirittura
attentare alla vita del reclamante: vi passano ogni anno centinaia di persone,
alcune poche ore, altre settimane o addirittura mesi, e le lamentele sono poche
e sommesse. A parte l’incontestata impossibilità di trascorrere del tempo
all’aria aperta, nulla impedisce al reclamante di praticare qualche esercizio
di ginnastica in cella. Né si capisce da dove egli pretenda dedurre un “diritto
di godere un po’ di svago” (reclamo, cit., pto. 4.1 p. 5), o in quale rapporto
con le modalità di detenzione stia il fatto che egli non abbia parenti o
conoscenti in loco (ibid.). L’apocalittica descrizione delle condizioni
di detenzione, oltretutto, non tiene in considerazione che il reclamante – come
d’altronde tutti i detenuti – è sotto costante controllo medico: se davvero il
regime di detenzione fosse (stato) di serio pregiudizio per la sua salute,
sarebbe stato disposto il suo trasferimento in struttura sanitaria debitamente
attrezzata – ciò che, tuttavia, non è avvenuto benché egli sia stato visitato
(v. reclamo, cit., pto. 2 p. 3; v. in tema anche la decisione 23 agosto 1999 in
re B.A., inc. Giar __________ consid. 7.2 p. 10 s.).

c)         Il lasso di tempo da lui trascorso presso la struttura
carceraria in discussione – più di due mesi – è, in termini assoluti, non del
tutto irrilevante (sebbene c’è chi vi è rimasto anche quasi un anno, con il
beneplacito di questo Ufficio, v. decisione 20 gennaio 1995 in re IB., inc.
Giar 1066.95.5); appare tuttavia ampiamente giustificato dal fatto che le altre
strutture carcerarie ospitano i suoi correi, nei confronti dei quali sussiste
il già discusso, grave pericolo di collusione (supra, consid. 3).
Inoltre, non va dimenticato che è proprio l’atteggiamento negatorio ad oltranza
del reclamante, anche a fronte di precise e circostanziate accuse, a motivare
il grave pericolo di collusione, a sua volta causa del mancato trasferimento
alla Stampa: è lui la vera causa del suo male. Il diritto di non rispondere ai
sensi dell’art. 118 cpv. 2 CPP (e, in esso incluso, il diritto di raccontare
menzogne), per quanto intoccabile, non esime chi intende avvalersene
dall’assumersi le conseguenze del caso. La mancata concessione di condizioni
detentive più favorevoli (quali il trasferimento alla Stampa) all’accusato il
cui comportamento indizia serio pericolo di collusione non deve essere vista
quale misura di ritorsione, ma è semplicemente conseguenza logica del suo atteggiamento,
inevitabile a tutela delle necessità d’inchiesta. Quanto al tentativo
dell’accusato di relativizzare la portata delle sue ammissioni facendole
derivare dalle pressioni subite ad opera del verbalizzante e dell’interprete
(loc. cit., p. 6), esso non va commentato in questa sede: si tratta di una
valutazione di merito sulla credibilità di una prova assunta – valutazione che
starà alla Corte di merito operare. Ci si limita qui a rendere attenta la
difesa che si tratta di un’accusa estremamente grave, poiché mette in
discussione l’integrità e la professionalità dell’agente verbalizzante e
dell’interprete, ed a ricordarle che potrà essere chiamata a rendere conto di
tali accuse.

d)        Ciò detto, va nondimeno rilevato che l’istruttoria che vede
coinvolto, fra altri, anche il qui reclamante riguarda un traffico di
stupefacenti di dimensioni non stratosferiche. Proprio nell’ottica della
proporzionalità, allora, l’ulteriore detenzione del reclamante a __________
potrà apparire giustificata unicamente nella misura in cui ciò fosse
assolutamente necessario per risolvere le ultime, gravi contraddizioni che
dovessero sussistere fra le dichiarazioni dei numerosi correi. Inoltre, proprio
in considerazione del lungo tempo trascorso a __________ da __________, in caso
di ulteriore sussistenza di pericolo di collusione il magistrato inquirente
prenderà in considerazione la possibilità di chiedere all’autorità
amministrativa (senza facoltà di imporre) una rotazione del reclamante con
persone detenute altrove.

 

5.

Nella misura
in cui sia ricevibile, il reclamo si appalesa infondato e deve essere respinto.
Anche se non scaturente direttamente da una domanda di libertà provvisoria,
questa decisione è in tema di libertà personale: contro di essa è dunque dato
il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale di appello,
da inoltrarsi entro dieci giorni dall’intimazione. Per la stessa ragione, non
si prelevano tassa né spese di giudizio (v. decisione 20 gennaio 1995 in re B.,
inc. Giar __________ consid. 10). 

Per i quali motivi

in
applicazione delle norme menzionate

d e c i d e : 

1.      In
quanto ammissibile, il reclamo è respinto.

2.      Non
si prelevano né tassa né spese di giudizio. 

3.      Contro
la presente decisione è dato il rimedio del ricorso alla Camera dei ricorsi penali
del Tribunale di appello entro 10 (dieci) giorni dall’intimazione. 

4.      Intimazione:

-    lic.
iur. __________, per sé e per il reclamante, con copia delle osservazioni del
magistrato inquirente;

-    Procuratore Pubblico avv. __________, con
l’inc. MP __________ di ritorno.

giudice __________