# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** da7fca0f-1ed3-592c-bfaf-9b771496b5b5
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-01-16
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 16.01.2023 F-5526/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-5526-2022_2023-01-16.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-5526/2022 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 6  g e n n a i o  2 0 2 3   

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Yannick Felley;  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,  

Afghanistan,   

rappresentato da SOS Ticino - Caritas Svizzera,  

Via 1° Agosto, casella postale 1328,  

6830 Chiasso,  

ricorrente,   
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.   
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM 

del 22 novembre 2022 / N ... 

 

 

 

F-5526/2022 

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Visto che: 

il 20 maggio 2022, A.______ (il ricorrente), cittadino afghano che asserisce 

di essere nato il … 2005, ha presentato una domanda d’asilo in Bulgaria, 

dove è stata ritenuta la data di nascita del … 2004, dopo essere entrato 

senza documento di viaggio e senza visto nell’Unione europea (UE), 

il 20 giugno 2022, il ricorrente ha presentato una seconda domanda d’asilo 

in Austria, 

il 25 giugno 2022, giunto in Svizzera privo di documento di viaggio e di 

visto, il ricorrente ha depositato una terza domanda d’asilo,  

il 22 novembre 2022, una volta istruito il caso e concluso, da un lato, che il 

ricorrente fosse maggiorenne, attribuendogli la data di nascita dell’8 aprile 

2004, e, dall’altro lato, che la Bulgaria fosse competente in materia di 

protezione internazionale, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) 

non è entrata nel merito della domanda d’asilo (cfr. l'art. 31a cpv. 1 lett. b 

della legge sull’asilo [LAsi, RS 142.31]), pronunciando il trasferimento del 

ricorrente in Bulgaria, 

il 23 novembre 2022, il ricorrente, rappresentato da SOS Ticino – Caritas 

Svizzera, ha ricevuto la decisione, 

il 30 novembre 2022, tramite il suo rappresentante, il ricorrente ha adito il 

Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, previa esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del corrispondente anticipo, che 

l’esecuzione della decisione sia sospesa in via supercautelare e che sia 

concesso l’effetto sospensivo al ricorso; sul piano sostanziale, il ricorrente 

chiede che la decisione impugnata sia annullata e che gli atti siano restituiti 

alla SEM per l’esame nazionale della domanda d’asilo oppure per 

completare l’istruzione; il ricorrente ha allegato all’impugnativa un rapporto  

dell’Organizzazione svizzera d’aiuto ai rifugiati (OSAR), del 13 settembre 

2022, sulle conseguenze della violenza della polizia in Bulgaria per i 

trasferimenti Dublino,    

il 1° dicembre 2022, questo Tribunale ha ottenuto l’incarto della SEM e 

ordinato la sospensione provvisoria dell’esecuzione del trasferimento del 

ricorrente verso la Bulgaria,  

gli ulteriori fatti rilevanti per il trattamento del ricorso saranno esposti in 

prosieguo,  

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e considerato che: 

le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla legge sul Tribunale 

amministrativo federale (LTAF, RS 173.110) e dalla legge sul Tribunale 

federale (LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi),  

presentato tempestivamente contro una decisione in materia d’asilo della 

SEM (artt. 6, 105 e 108 cpv. 3 LAsi nonché gli artt. 31 a 33 LTAF), il ricorso 

è ammissibile (artt. 5, 48 cpv. 1 e 52 PA);  

i ricorsi manifestamente infondati, come in concreto per i motivi esposti di 

seguito, sono decisi in procedura semplificata dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice, e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (artt. 111 lett. e nonché 111a LAsi);  

la SEM non entra nel merito di una domanda d’asilo, di norma, se il 

richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo a cui compete, in virtù 

di un trattato internazionale, l'esecuzione della procedura d’asilo e 

dell’allontanamento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

in questo senso, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di 

una domanda d’asilo secondo i criteri previsti dal regolamento (UE) n. 

604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

(Regolamento Dublino/RD III), che stabilisce i criteri e i meccanismi di 

determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una 

domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri 

da un cittadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta 

ufficiale dell'Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013),  

se, in base a questa analisi, è individuato un altro Stato responsabile per 

l'esame della domanda d’asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa in carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

l'art. 3 par. 1 RD III prevede che la domanda di protezione internazionale è 

esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III (artt. 7 a 15 RD III), 

nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente, enumerato 

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al capo III, è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

par. 1, quello precedente previsto dal RD non trova applicazione nella 

fattispecie (principio della gerarchia dei criteri),  

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato la 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III), 

nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), non 

viene invece effettuato, in linea di massima, un nuovo esame relativo alla 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

in presenza di un minorenne non accompagnato senza parenti in uno degli 

Stati membri, è competente lo Stato membro in cui egli ha presentato la 

domanda di protezione internazionale, purché ciò sia nel suo interesse 

superiore (art. 8 par. 4 RD III),   

se la questione della minore età del richiedente l’asilo è controversa, 

occorre chiarire preliminarmente questo aspetto determinante sia per 

identificare lo Stato competente ad esaminare la domanda d’asilo, sia per 

la procedura applicabile; la valutazione della SEM riguardo all’età può 

essere contestata con il ricorso contro la decisione finale di non entrata nel 

merito e, se essa si rivela errata, bisognerà retrocedere gli atti alla SEM 

affinché riprenda e conduca la procedura idoneamente, tenendo conto 

della minore età del richiedente l’asilo (“dans des circonstances idoines”: 

cfr., tra le tante, le sentenze TAF F-6783/2018 del 10 dicembre 2018 e E-

6725/2015 del 4 giungo 2018 consid. 3.1),  

in generale, nelle procedure d’asilo, si applica il principio inquisitorio, ossia 

la SEM deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei fatti 

giuridicamente rilevanti, fermo restando l’obbligo di collaborare delle parti 

(artt. 6 e 8 LAsi nonché 12 e 13 PA); se una circostanza rimane non 

comprovata malgrado un accertamento completo della fattispecie, occorre 

riferirsi, di norma, alle regole sulla ripartizione dell’onere della prova, ciò 

che implica che incombe al richiedente l’asilo provare la sua minore età 

(cfr. la DTAF 2019 I/6 consid. 5.1, 5.5 e 5.4 [sentenza TAF D-6598/2019 

del 4 febbraio 2020]),    

per pronunciarsi pregiudizialmente sulla questione dell’età del richiedente 

l’asilo, la SEM si basa sui documenti d’identità autentici depositati agli atti 

e sui risultati delle audizioni relative al quadro personale dell’interessato 

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nel suo paese d’origine, alla sua cerchia familiare e al suo curriculum 

scolastico; se necessario, la SEM ordina una perizia medica volta a 

determinare l’età, in particolare se sussistono indizi che un richiedente 

l’asilo, che si dichiara minorenne, abbia già raggiunto la maggiore età (cfr. 

l’art. 17 cpv. 3bis LAsi e DTAF 2019 I/6, già citata, consid. 5.5 con i 

numerosi riferimenti),  

la determinazione medica dell’età avviene, in generale, tramite un esame 

clinico (EX), una radiografia (RX) della mano, una tomografia assiale 

computerizzata (TAC) dello sterno clavicolare e un’ortopantomografia 

(OPT) delle arcate dentarie; l’EX e la RX non permettono di determinare in 

modo attendibile se una persona ha raggiunto o meno la maggiore età; la 

RX viene però tutt’ora regolarmente utilizzata per stabilire se è necessario 

procedere con la TAC e con l’OPT; la TAC e l’OPT possono invece, a 

seconda del risultato, condurre ad indizi più o meno concreti sulla maggiore 

età del richiedente l’asilo; quanto più gli accertamenti medici costituiscono 

un indizio a favore della maggiore età, tanto meno sarà necessario 

procedere ad un apprezzamento globale delle prove (cfr., per più dettagli, 

la DTAF 2019 I/6, già citata, consid. 5.5, 5.6 e 5.7 con gli innumerevoli 

riferimenti giurisprudenziali),  

in concreto, il 3 ottobre 2022, la SEM ha proceduto all’audizione del 

ricorrente, durante la quale quest’ultimo ha asserito in particolare, a 

proposito della sua età, di avere dichiarato alle autorità bulgare e austriche 

di essere un diciassettenne, ribandendo di avere “17 anni e tre mesi circa, 

non sono molto sicuro dei mesi […]” (cfr. incarto SEM, doc. 24/13),    

il 7 ottobre 2022, nutrendo dei dubbi sulla data di nascita del ricorrente, la 

SEM ha incaricato il “Centre universitaire romand de médecine légale” 

(CURML) di eseguire gli esami medici necessari per delucidare questa 

questione; l’11 ottobre 2022, il CURML ha eseguito un EX del ricorrente, 

una RX della sua mano destra, una TAC del suo sterno clavicolare e 

un’OPT delle sue arcate dentarie; il 20 ottobre 2022, il CURML ha 

comunicato alla SEM i risultati degli esami, dai quali risulta che l’età media 

del ricorrente è situata tra i 18 e i 24 anni, che la sua età minima è di 17.6 

anni, che non è dunque possibile che egli abbia meno di 18 anni, e che la 

data di nascita del 6 maggio 2005, dichiarata dal ricorrente, la quale 

presuppone che egli avesse “al momento della visita 17 anni 5 mesi e 5 

giorni, può essere esclusa” (cfr. incarto SEM, doc. 29/12 e 30/12),  

ora, alla luce di queste risultanze peritali pluridisciplinari univoche, non è 

possibile equivocare sul fatto che il ricorrente, diversamente da quanto egli 

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pretende, non è minorenne, ossia di età inferiore ai diciotto anni (art. 2 lett. 

i RD III), ma che è maggiorenne, per cui non può godere delle garanzie 

speciali formulate all’art. 6 RD III e non può richiamarsi ai criteri speciali 

per determinare lo Stato membro competente ai sensi dell’art. 8 RD III; 

peraltro, i dati peritali pluridisciplinari in questione permettono pure di 

affermare che il ricorrente era già maggiorenne quando ha depositato la 

sua prima domanda d’asilo, il 20 maggio 2022, in Bulgaria (art. 7 par. 2 RD 

III);  

in accordo con l’art. 18 par. 1 lett. b RD III, lo Stato membro competente è 

tenuto a riprendere in carico, in ossequio alle condizioni poste agli artt. 23, 

24, 25 e 29, il richiedente la cui domanda è in corso di esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova sul territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno,     

in concreto, dall’incarto si evince che il ricorrente, come egli stesso ha 

confermato (cfr. ricorso, pag. 2), ha depositato una prima domanda d’asilo 

in Bulgaria il 20 maggio 2022, e una seconda domanda d’asilo in Austria il 

20 giugno 2022, 

il 24 agosto 2022, in conformità all’art. 18 par. 1 lett. b RD III, la SEM ha 

presentato alle autorità competenti austriache, rispettivamente bulgare, 

richieste di ripresa in carico del ricorrente (cfr. incarto SEM, doc. 12/5 e 

13/5),  

il 24 agosto 2022, le autorità austriache hanno respinto la richiesta della 

SEM per mancanza di competenza da parte loro (cfr. incarto SEM, doc. 

18/5), 

il 1° settembre 2022, le autorità bulgare hanno espressamente accettato il 

trasferimento del ricorrente verso la Bulgaria (cfr. incarto SEM, doc. 19/1),   

di conseguenza, la competenza della Bulgaria a riprendere in carico il 

ricorrente è accertata;     

in relazione al trasferimento del ricorrente in Bulgaria, si tratta ora di 

esaminare se possono esserci fondati motivi di credere che esistano, in 

questo paese, carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo, implicanti il rischio di un 

trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’Unione europea/CartaUE, le quali renderebbero pertanto 

impossibile il trasferimento (art. 3 par. 2 2a frase RD III),   

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a questo proposito va ricordato che la Bulgaria, in quanto membro dell’UE, 

è vincolata innanzitutto dalla CartaUE, ma anche dalla Convenzione 

europea dei diritti dell’uomo (CEDU, RS 0.101), dalla Convenzione contro 

la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. 

tortura, RS 0.105), come pure dalla Convenzione sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il relativo Protocollo aggiuntivo (RS 

0.142.301),   

pertanto, si deve presumere che la Bulgaria rispetti la sicurezza dei 

richiedenti l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione delle loro domande 

secondo una procedura giusta ed equa, e che garantisca una protezione 

conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. la direttiva 2013/32/UE 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante 

procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di 

protezione internazionale [direttiva procedura], nonché la direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione 

internazionale [direttiva accoglienza]; cfr. anche la sentenza TAF F-

3914/2022 del 22 settembre 2022 consid. 5); così, la Bulgaria è tenuta, tra 

l’altro, a provvedere affinché i richiedenti l’asilo ricevano la necessaria 

assistenza sanitaria che comprende quanto meno le prestazioni di pronto 

soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali 

(art. 19 par. 1 direttiva accoglienza),    

nondimeno, questa presunzione non è irrefragabile e non va ammessa se, 

nello Stato del trasferimento, è prassi comune violare sistematicamente le 

norme minime dell’UE, o se vi sono seri indizi che, nel caso concreto, le 

autorità dello Stato in questione non rispetterebbero il diritto internazionale 

(cfr. le DTAF 2011/19 consid. 6 e 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),   

in particolare, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti 

dell’uomo (CorteEDU), il trasferimento forzato di una persona con problemi 

di salute può contravvenire all'art. 3 CEDU, dal contenuto identico all’art. 4 

CartaUE, se esistono seri motivi di credere che la medesima, in assenza 

di trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata 

ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle 

sue condizioni di salute, comportante delle intense sofferenze o una 

riduzione importante della speranza di vita (cfr. la sentenza CorteEDU 

Paposhvili c. Belgio del 13 dicembre 2016, n. 41738/10, §§ 180 a 193; cfr. 

anche, a questo proposito, la sentenza di principio TAF D-4235/2021 del 

19 aprile 2022 con gli innumerevoli riferimenti),     

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in concreto, per opporsi al suo trasferimento in Bulgaria, il ricorrente invoca 

le “violenze subite da parte delle autorità bulgare” e le “violazioni dei suoi 

diritti fondamentali”, asserendo di essere stato vittima di “maltrattamenti” e 

di essere stato “picchiato” dalla polizia bulgara, e denuncia nel contempo 

“l’impatto del flusso di rifugiati dall’Ucraina sul sistema d’accoglienza 

bulgaro” (ricorso, § 5, pagg. 9 e 12),  

rispetto alla situazione del sistema di accoglienza bulgaro va notato che, 

benché dai rapporti indipendenti disponibili, in particolare quello dell’OSAR 

allegato al ricorso, sia effettivamente desumibile che il sistema d’asilo 

bulgaro presenta carenze sia sotto l’aspetto procedurale in senso stretto, 

sia riguardo alle condizioni di accoglienza dei richiedenti protezione, la 

situazione non risulta così grave da poter essere equiparata, per intensità 

ed ampiezza, a quella accertata in Grecia a suo tempo nella sentenza 

CorteEDU M.S.S. c. Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, n. 30696/09 (cfr., 

con riferimento agli anni 2018 e 2019, la sentenza TAF F-7195/2018 dell’11 

febbraio 2020 consid. 6.5, 6.6 e 6.6.7, corredata da numerosi rimandi 

anche alla giurisprudenza, non sempre univoca, francese, italiana, tedesca 

nonché austriaca); pertanto, questo Tribunale non considera che le dette 

carenze abbiano, nonostante la loro indubbia gravità, un carattere 

sistemico, ossia che siano “generalizzate” o che colpiscano “determinati 

gruppi di persone” (cfr. Corte di giustizia dell’UE [CGUE], Comunicato 

stampa n. 33/19 del 19 marzo 2019, relativo alle sentenze nella causa C-

163/17 Jawo e nelle cause riunite C-297/17, C-318/17 Ibrahim, C-319/17 

Sharqawi e a. e C-438/17 Magamadov); questo non significa però che, in 

casi specifici, come ad esempio quello giudicato nella sentenza TAF D-

1128/2022 dell’8 aprile 2022, le gravi carenze del sistema d’asilo bulgaro 

non possano indurre ad accogliere un ricorso per ordinare un complemento 

istruttorio,  

in questo contesto non si può non tener conto delle conseguenze del 

conflitto tra la Russia e l’Ucraina, in corso da fine febbraio 2022, sul sistema 

d’accoglienza bulgaro; in proposito, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i 

rifugiati (UNHCR) ha osservato, nel luglio 2022, “an increase in the number 

of Ukrainians arriving (mostly via Romania), averaging between 3-4,000 

daily. It should be noted that on a daily basis the number of Ukrainians that 

arrive from Romania nearly equals the number that are recorded leaving 

Bulgaria for other countries” (UNHCR, Ukraine Refugee Situation – 

Operational Update – Bulgaria, del 5 agosto 2022); questo significa che il 

numero di cittadini ucraini entrati in Bulgaria, sovrapponibile a quello che 

l’hanno lasciata su base giornaliera, non ha condotto ad un aumento, ad 

ogni modo non significativo, del numero di persone che cercano protezione 

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internazionale sul suolo di questo paese, per cui non si può assumere, 

come tende a fare il ricorrente, che il conflitto tra la Russia e l’Ucraina abbia 

ancora peggiorato le carenze del sistema d’accoglienza bulgaro; così, 

sebbene non privi di valenza, gli argomenti del ricorrente non riescono a 

convincere, nemmeno nel contesto attuale, che la procedura d’asilo in 

Bulgaria sia caratterizzata da carenze strutturali tali da dover concludere 

che le domande d’asilo non vengano trattate seriamente dalle autorità 

preposte, che non vi siano effettive vie di ricorso e che i richiedenti non 

siano protetti contro rinvii abusivi verso i loro paesi d'origine,  

ne deriva che, sotto questo profilo (condizioni del sistema d’accoglienza 

bulgaro), l'art. 3 par. 2 2a frase RD III non è applicabile alla fattispecie;   

per contestare l’esigibilità del suo trasferimento in Bulgaria, il ricorrente si 

riferisce inoltre, sul piano medico, ai suoi “problemi di salute sia fisici che 

psichici – causati in parte proprio dal vissuto in Bulgaria – oltre che di 

scabbia” (ricorso, § 5, pag. 8); in proposito, dalla documentazione medica 

disponibile risulta che il medico generalista del “Medic Help” di Chiasso ha 

diagnosticato al ricorrente, il 1° e il 15 settembre 2022, una sospetta 

deviazione del setto nasale, una cefalea, una sospetta scabbia e lesioni 

cutanee diffuse (cfr. i corrispondenti Fogli di trasmissione di informazioni 

mediche [F2], incarto SEM, doc. 20/2 e 21/2); il 27 ottobre nonché il 10 e 

18 novembre 2022, il medesimo medico ha inoltre posto al ricorrente la 

diagnosi di sindrome ansioso depressiva con insonnia, disadattamento ed 

incubi curata tramite Stilnox “da circa 3 settimane con poco beneficio”, 

richiedendo di effettuare una valutazione psichiatrica a causa di uno “stato 

umorale molto basso”, come pure di sinusite cronica (cfr. i relativi F2, 

incarto SEM 37/2, 38/3 e 39/2);   

ora, benché il medico generalista non sia uno psichiatra, egli ha posto la 

relativa diagnosi in modo chiaro e senza esitazioni, e non vi sono elementi 

nell’incarto per credere che la medesima sia incerta, imprecisa oppure non 

esaustiva; quanto alla terapia basata sullo Stilnox, poco efficace, prescritta 

dal medesimo medico generalista, è opportuno evidenziare che il farmaco 

in questione “è un sonnifero indicato per il trattamento a breve termine di 

diverse forme d'insonnia grave, in particolare in caso di assopimento 

difficoltoso, interruzione del sonno, come pure nei risvegli prematuri nei 

pazienti con più di 18 anni di età” (https://www.swissmedicinfo.ch, sotto la 

voce “Stilnox”); partendo da queste constatazioni relative alla diagnosi e 

alla terapia, questo Tribunale reputa che non sia necessario attendere 

l’esito della ventilata visita psichiatrica, di cui non si conosce la data, visto 

che lo stato di salute mentale del ricorrente risulta essere sufficientemente 

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intelligibile per poter valutare la sola esigibilità del suo trasferimento in 

Bulgaria; del resto, anche un eventuale futuro adattamento della terapia da 

parte di uno psichiatra prima del trasferimento, con la prescrizione al posto 

dello Stilnox di un antidepressivo, ossia di un medicamento più potente, 

non permetterebbe di concludere in modo plausibile che, nel caso in cui il 

medesimo farmaco non fosse accessibile al ricorrente in Bulgaria per un 

motivo o un altro, egli sarebbe confrontato ad un reale rischio di grave, 

rapido ed irreversibile peggioramento della sindrome ansioso depressiva 

da cui è affetto, comportante delle intense sofferenze o una riduzione 

importante della sua speranza di vita (cfr. la sentenza CorteEDU Paposhvili 

c. Belgio, sopracitata),      

con riguardo alla configurazione diagnostica generale, questo Tribunale 

non intravede dunque motivi sufficienti per credere che lo stato di salute 

del ricorrente, sotto il profilo sia somatico che psicologico, possa costituire 

un ostacolo al suo trasferimento in Bulgaria, tenuto conto che egli potrà 

esigere, se del caso, prestazioni di pronto soccorso e il trattamento 

essenziale dei suoi disturbi in funzione della loro gravità (cfr. art. 19 par. 1 

direttiva accoglienza, già menzionato; cfr., mutatis mutandis, la sentenza 

TAF F-3389/2022 del 15 agosto 2022 consid. 7.3.4, che si riferisce anche 

alla sentenza TAF D-1128/2022); questo vale anche se il sistema sanitario 

bulgaro, ancora in transizione, presenta insufficienze che intaccano la 

qualità dei servizi e delle prestazioni a disposizione dei fruitori indigeni e 

stranieri indistintamente (“the health system continuously suffers from 

substantial weaknesses, which contribute to unsatisfactory population 

health”: “European Observatory on Health Systems and Policies”, Health 

Systems in Transition – Bulgaria: Health System Review, vol. 20, no 4, 

2018, in particolare le pagg. 182 a 214),  

ne discende che, anche da questa angolazione (condizioni di salute del 

ricorrente), l'art. 3 par. 2 2a frase RD III non è applicabile alla fattispecie;  

si deve ancora notare che la SEM valuterà in modo definitivo se il ricorrente 

è suscettibile di essere trasferito in Bulgaria in funzione del suo stato di 

salute poco prima del trasferimento (cfr. decisione impugnata, pag. 11), 

è peraltro utile ricordare che il RD III non conferisce ai richiedenti l’asilo il 

diritto di scegliere lo Stato membro che offre, ai loro occhi, le migliori 

condizioni d’accoglienza per l’esame della loro domanda d’asilo (cfr., per 

analogia, la sentenza della CGUE del 10 dicembre 2013 C-394/12 Shamso 

Abdullahi c. Austria, §§ 59 e 62; cfr. anche la DTAF 2010/45 consid. 8.3),      

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alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, non si può quindi 

rimproverare alla SEM di aver accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti per fondare la competenza della Bulgaria oppure di aver ecceduto il 

proprio potere d’apprezzamento o di averne abusato nel qualificarli 

giuridicamente (cfr. artt. 106 cpv. 1 LAsi e 22 RD III), dimodoché anche la 

richiesta sussidiaria di procedere ad un complemento istruttorio finalizzato, 

in definitiva, a rinunciare al trasferimento in Bulgaria per motivi inerenti al 

funzionamento del sistema d’asilo di questo paese, per motivi medici o per 

motivi umanitari ai sensi dell’art. 17 RD III, si palesa infondata e va perciò 

respinta (cfr., in quest’ottica, l’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

[OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2015/9 consid. 7),     

in conclusione, è a ragion veduta che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo del ricorrente, pronunciando il suo trasferimento in 

Bulgaria (cfr. artt. 31a cpv. 1 lett. b e 44 LAsi), da cui il respingimento del 

ricorso e la conferma della decisione impugnata, 

essendo manifestamente infondato, il ricorso è privo di probabilità di esito 

favorevole, dimodoché la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese processuali, va respinta, 

visto l'esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.–, che seguono 

la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché l’art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]), 

la decisione è definitiva e non può essere impugnata con ricorso in materia 

di diritto pubblico davanti al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

 

 

 

 

 

 

 

F-5526/2022 

Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.   

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. 

L’importo deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’Ufficio della 

migrazione del Canton Lucerna.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

 

 

Data di spedizione: 

  

F-5526/2022 

Pagina 13 

Comunicazione: 

– al ricorrente (raccomandata);  

– alla SEM, CFA Chiasso, ad N …; 

– all’Ufficio della migrazione (Amt für Migration), Fruttstrasse 15, 6002 

Lucerna (in copia).