# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2b3ddd79-6eb0-5e2b-9d3a-e0a94c979664
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht Praxis des Kantonsgerichts 00.00.0000 PKG 2013 15
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_001_PKG-2013-15_0000-00-00.pdf

## Full Text

315 PKG 2013

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d) Strafrechtliche Berufungen

15 – Coazione sessuale. Ammissibilità dell’appello dell’accu- 
satore privato qualora l’azione sia stata rinviata al foro ci- vile 
(consid. 1.2).

– Il risarcimento delle spese sostenute per il patrocinio nel- la 
procedura penale va richiesto nel procedimento stesso, 
altrimenti la pretesa decade (consid. 15).

– Pretese a titolo di ripetibili vanno esaminate unicamente 
sotto l’ottica degli artt. 429 segg. CPP e non possono co- 
stituire (anche) un danno materiale (consid. 16).

– L’art. 126 cpv. 2 CPP ha introdotto una novità rispetto al 
vecchio art. 38 LAV abrogato: l’obbligo, a certe condizio- ni, 
di rinviare l’azione dell’accusatore privato al foro civi- le. Per 
una decisione di principio ai sensi dell’art. 126 cpv. 3 CPP 
occorre una motivazione sufficiente dell’azione civi- le ai 
sensi dell’art. 123 CPP (consid. 17).

– Sexuelle Nötigung. Zulässigkeit der Berufung des Privat- 
klägers, dessen Zivilklage auf den Zivilweg verwiesen 
wurde (Erw. 1.2).

– Die Entschädigung der im Strafverfahren entstandenen 
Anwaltskosten muss in demselben verlangt werden, an- 
sonsten der Anspruch verwirkt (Erw. 15).

– Ansprüche auf Parteientschädigung sind einzig unter den 
Voraussetzungen von Art. 429 ff. StPO zu prüfen und kön- nen 
nicht (zusätzlich) einen Schaden darstellen (Erw. 16).

– Art. 126 Abs. 2 StPO führt gegenüber dem alten aufgeho- 
benen Art. 38 OHG eine Neuerung ein: Das Gericht muss 
unter gewissen Voraussetzungen die Zivilklage auf den 
Zivilweg verweisen. Für einen Grundsatzentscheid im 
Sinne von Art. 126 Abs. 3 StPO muss die Zivilklage im Sin- ne 
von Art. 123 StPO genügend begründet und beziffert sein 
(Erw. 17).

Dai considerandi:
1.2 Mentre nel Messaggio del Consiglio federale del 21 dicembre 

2005 fu ancora sostenuto che l’appello sarebbe possibile soltanto se il tribu- 
nale di primo grado avrebbe statuito almeno sul principio delle pretese civili 
(art. 126 CPP) e che qualora queste ultime fossero state rinviate al foro civile,

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l’appello non sarebbe ammesso (FF 2006 989 pag. 1216 all’ultimo capoverso 
ad art. 406 del disegno; cfr. Niklaus Ruckstuhl/ Volker Dittmann/ Jörg Ar- 
nold, Strafprozessrecht, Zurigo/ Basilea/ Ginevra 2011, n. 418), con la dott- 
rina maggioritaria va invece seguito l’avviso contrario (vedi ad esempio Ma- 
ria Galliani Godenzi/ Luca Marcellini, in Codice svizzero di procedura 
penale [CPP] – Commentario [in seguito: Commentario CPP], Zurigo/ 
San Gallo 2010, n. 13 ad art. 126 CPP; Niklaus Schmid, Schweizerische Straf- 
prozessordnung [StPO] – Praxiskommentar, Zurigo/ San Gallo 2009 [in se- 
guito: Praxiskommentar], n. 11 ad art. 126 CPP; Annette Dolge, in Basler 
Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung, Basilea 2011 [in se- 
guito: Basler Kommentar], n. 63 ad art. 126 CPP; Viktor Lieber, in Kommen- 
tar zur Schweizerischen Strafprozessordnung [StPO], Zurigo/ Basilea/ Gine- 
vra 2010, n. 13 ad art. 126 CPP). In effetti, come precisa a ragione Niklaus 
Schmid, volendo seguire la soluzione descritta nel Messaggio, ad esempio in 
caso di proscioglimento l’accusatore privato sarebbe costretto a presentare 
un appello contro la decisione di merito (proscioglimento) e oltre a questo 
un reclamo contro la decisione di rinvio al foro civile. Vi sarebbe così una bi- 
forcazione delle vie di ricorso poco sensata, il che non può essere la solu- 
zione voluta dal legislatore. Inoltre va precisato che la decisione di rinvio 
dell’azione civile al foro civile va resa dal giudice nella forma della senten- 
za, come ricordano giustamente Maria Galliani Godenzi e Luca Marcellini 
nel Commentario CPP. L’ammissibilità dell’appello corrisponde inoltre pu- 
re alla soluzione prevista in precedenza dalla LGP (vedi art. 133 cpv. 1 e 2 
LGP). Anche contro una semplice decisione di rinvio dell’azione civile al 
foro civile deve dunque essere proponibile l’appello ai sensi degli artt. 398 
segg. CPP risp. nella fattispecie l’appello incidentale ai sensi dell’art. 401 
CPP. Per l’esame dello stesso però va osservato l’art. 398 cpv. 5 CPP (vedi il 
consid. 2.2 segg. infra).

15. Nella misura in cui Y. – tramite la sua patrocinatrice, l’avv. Chia- 
rella Rei-Ferrari – chiede il risarcimento delle spese sostenute per il patroci- 
nio nel procedimento retto dal CPP va precisato innanzitutto che la dottrina 
maggioritaria ritiene che le disposizioni del titolo decimo del CPP sulle spese 
procedurali, le indennità e la riparazione del torto morale (artt. 416– 436 
CPP) disciplinino di principio gli obblighi di pagamento delle spese e delle 
ripetibili in modo esaustivo, sia per lo stato che per i partecipanti privati al 
procedimento (Niklaus Schmid, Handbuch des schweizerischen Strafpro- 
zessrechts, Zurigo/ San Gallo 2009 [in seguito: Handbuch], n. 1760; Thomas 
Domeisen, in Basler Kommentar, n. 8 segg. delle osservazioni preliminari 
agli artt. 416– 436 CPP). L’art. 487 cpv. 4 AP-CPP (Avamprogetto di Codice 
di procedura penale svizzero, Ufficio federale di giustizia, Berna 2001) lo 
prevedeva ancora espressamente, recitando: «le pretese di indennizzo e di ri- 
parazione morale delle parti nei confronti della Confederazione, dei Cantoni

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e delle controparti sono riconosciute soltanto conformemente alle disposi- 
zioni seguenti». Il fatto che questa disposizione – come diversi altri articoli 
enuncianti principi generali – non sia stata ripresa nel CPP non significa che 
il legislatore abbia deciso diversamente; anzi, la regola resta applicabile an- 
che se la legge tace a suo proposito (Niklaus Schmid, loc. cit., con rinvii e ca- 
suistica; vedi anche il Messaggio, FF 2006 989 pag. 1227 con degli indizi nel 
senso descritto). In altre parole l’indennità a titolo di ripetibili deve essere 
richiesta nel procedimento penale, altrimenti la pretesa decade (perenzione 
del credito). Ciò significa che l’accusatrice privata può chiedere un’indennità 
a titolo di ripetibili nell’ambito del procedimento, ma non può né fare valere 
la stessa pretesa quale danno materiale, né tantomeno proporla sotto en- 
trambi i titoli come pare aver fatto la patrocinatrice di Y. Questo equivar- 
rebbe nel risultato ad un duplice esercizio del suo diritto, il che è manifesta- 
mente inammissibile.

A titolo meramente indicativo sia menzionato ancora che il Tribu- 
nale federale aveva già stabilito prima dell’entrata in vigore del nuovo 
CPP – tenendosi in grandi linee alla dottrina maggioritaria (vedi per i det- 
tagli innanzitutto l’articolo di Peter Gauch, Der Deliktsanspruch des Ge- 
schädigten auf Ersatz seiner Anwaltskosten, in Recht 1994 pagg. 189 segg.) – 
sotto quali titoli giuridici un danneggiato può far valere delle spese sostenute 
per il patrocinio. Tenor la costante giurisprudenza della massima Corte, in- 
fatti, le spese connesse all’intervento di un avvocato prima dell’apertura di 
un processo costituiscono un elemento del danno soltanto nella misura in cui 
non sono comprese nelle ripetibili secondo la procedura cantonale, ormai 
sostituita da quella federale (DTF 117 II 394 consid. 3 con rinvio  alla 
DTF 117 II 101 [vedi in particolare i consid. 3 e 5 con numerosi rinvii] che a 
sua volta rimanda alla DTF 97 II 259 consid. III. 5 che costituisce la base di 
tale giurisprudenza). Questo principio deve valere, secondo le citate sen- 
tenze, a maggior ragione per le spese sorte in altro procedimento, ad esem- 
pio quello penale. Se in quest’ultimo vi è la possibilità di ottenere il risarci- 
mento delle spese, esse non possono più essere fatte valere nell’ambito di 
una successiva azione per responsabilità civile. Da questa giurisprudenza si 
può senz’altro desumere che le spese relative all’intervento di un avvocato 
avvenuto nell’ambito e nel corso del processo vanno semmai rimborsate – a 
fortiori – a titolo di ripetibili secondo il diritto processuale applicabile, 
ovvero nell’occorrenza gli artt. 429 segg. CPP. Considerato infine che nell’oc- 
correnza l’appellante incidentale non fa valere delle spese connesse all’in- 
tervento della patrocinatrice avv. Chiarella Rei-Ferrari in precedenza all’a- 
pertura del procedimento o che comunque non sarebbero coperte dal 
risarcimento a titolo di ripetibili giusta gli artt. 429 segg. CPP, va confermato 
ancor più decisamente che la pretesa di CHF 10 000.– non può essere inter- 
pretata quale pretesa di danno materiale ai sensi del diritto civile.

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16. Visto quanto precede nel caso in giudizio le pretese a titolo di ri- 
petibili di Y. nei confronti dell’imputato vanno esaminate unicamente sotto 
l’ottica degli artt. 429 segg. CPP (vedi il consid. 23 infra) e non possono co- 
stituire (anche) un danno materiale. Di conseguenza, se l’accusatrice privata 
dovesse aver fatto valere le spese di patrocinio sotto forma di danno, chie- 
dendo allo stesso tempo una congrua indennità a titolo di ripetibili, l’azione 
civile sarebbe apparsa infondata e andrebbe respinta. Qualora dovesse es- 
serci una procedura in foro civile, il giudice civile dovrà tener conto di que- 
sta circostanza.

Nella presente sentenza invece nel merito resta da giudicare ormai 
soltanto la richiesta di una decisione di principio sul risarcimento del danno 
riguardo ai fatti per cui l’imputato è condannato (vedi il cpv. 2 del petito 
principale dell’appello incidentale, act. 07). Dovrebbe intanto essere preso 
nota del fatto che l’appellante incidentale ha accettato il rinvio al foro civile
«per ogni ulteriore pretesa» (cpv. 3 del petito principale), benché non sia per 
niente chiaro di che pretesa si tratti, l’appellante incidentale non precisan- 
dolo in nessun modo, il che rende detta frase completamente superflua.

17. Con l’entrata in vigore del nuovo CPP sono stati abrogati diversi 
articoli della LAV, fra cui segnatamente l’art. 38 LAV citato dall’appellante 
incidentale. Al loro posto sono stati adottati gli artt. 122 segg. CPP, specie 
l’art. 126 CPP (cfr. Niklaus Schmid, Handbuch, n. 714 e 716).

17.1 La legge vigente, all’art. 126 CPP, parte innanzitutto dal princi- 
pio tenor il quale di regola e nel limite del possibile il giudice penale debba 
sempre pronunciarsi sull’azione civile promossa in via adesiva (cpv. 1), sia 
che la accolga o che la respinga. Qualora ciò non dovesse essere possibile, 
con i cpv. 2, 3 e 4 il legislatore ha messo a disposizione diversi strumenti al- 
ternativi al giudice penale. Sotto certe condizioni egli può – e deve, come sarà 
dimostrato nel seguito – rinviare l’azione civile al foro civile (cpv. 2), può li- 
mitarsi a pronunciare una decisione di principio sulle pretese civili (cpv. 3) 
oppure, qualora fra i partecipanti al procedimento vi siano vittime ai sensi 
dell’art. 116 CPP, può giudicare dapprima soltanto la colpevolezza e gli 
aspetti penali e delegare a chi dirige il procedimento di decidere in seguito 
sull’azione civile quale giudice unico (cpv. 4). In merito all’eccezione del rin- 
vio al foro civile giusta il cpv. 2, la soluzione prevista dall’art. 126 CPP corri- 
sponde dunque in grandi linee a quella della LAV (art. 9 vLAV del 1991, 
identico all’art. 38 LAV del 2007 abrogato; vedi per il tutto Annette Dolge, 
op. cit., n. 1 seg. ad art. 126 CPP; per un esempio di giurisprudenza basata sul 
vecchio diritto e l’interpretazione dello stesso vedi la sentenza SB 05 8 del 
22 giugno 2005 della Commissione del Tribunale cantonale dei Grigioni, con- 
sid. 7 segg.).

17.2 L’art. 126 cpv. 2 CPP prevede ormai espressamente il rinvio ob-
bligatorio al foro civile fra l’altro nei casi in cui, tenor la lett. b di detta dispo-

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sizione, l’azione civile promossa in via adesiva non è sufficientemente quan- 
tificata o motivata. Con questo il CPP impedisce – a favore dell’accusatore 
privato – che in caso di motivazione inaccurata dell’azione civile quest’ul- 
tima venga respinta analogamente ai principi del diritto processuale civile e 
che da questa circostanza per la persona lesa risulti una perdita di diritti (cfr. 
Niklaus Schmid, Praxiskommentar, n. 10 ad art. 126 CPP; Annette Dolge, op. 
cit., n. 13 ad art. 123 CPP e n. 16 ad art. 126 CPP). In caso di motivazione in- 
sufficiente quindi il giudice deve imperativamente rinviare l’azione adesiva 
al foro civile, senza dover verificare ancora se ai sensi dell’art. 126 cpv. 3 CPP 
andrebbe pronunciata una decisione di principio sull’azione civile. Viceversa 
inoltre sempre quando le condizioni di cui ai cpv. 1, 3 e 4 non sono riunite il 
giudice penale deve rinviare la causa al foro civile (Annette Dolge, op. cit.,
n. 32 ad art. 126 CPP).

In questo senso l’art. 126 cpv. 2 CPP ha introdotto una novità rispetto 
all’art. 38 LAV abrogato, vale a dire l’obbligo, a certe condizioni, di rinviare 
l’azione dell’accusatore privato al foro civile. Nella sentenza citata dall’ap- 
pellante incidentale (DTF 122 IV 37, vedi in primo luogo il consid. 2.c) il Tri- 
bunale federale non ha dunque né dovuto né potuto esprimersi su un simile 
rinvio obbligatorio e sui suoi presupposti, non essendo prevista una tale so- 
luzione nel vecchio diritto. Nel caso in giudizio quindi l’accusatrice privata 
non può dedurre nulla a suo favore dalla citata sentenza  della  massima 
Corte.

17.3 Una decisione di principio ai sensi dell’art. 126 cpv. 3 CPP pre- 
suppone quindi necessariamente una motivazione sufficiente dell’azione ci- 
vile ai sensi dell’art. 123 CPP, laddove questa è possibile. Una tale decisione 
può inoltre avvenire soltanto se il giudizio completo delle pretese civili com- 
porterebbe un onere sproporzionato, altrimenti va presa una decisione nel 
merito. Ciò è innanzitutto il caso qualora siano necessari degli accertamenti 
complessi della fattispecie, ad esempio delle elaborate perizie mediche (cfr. 
Viktor Lieber, op. cit., n. 15 ad art. 126 CPP). Il giudizio sulle pretese civili in- 
fatti non può intralciare eccessivamente il proseguimento del procedimento 
penale. Un altro caso classico che porta ad una decisione di principio sul ri- 
sarcimento del danno è quando la lesione, al corpo o alla salute, non è ancora 
stata guarita integralmente e quindi non è ancora possibile quantificare con 
precisione l’intero danno. Ciò perché in un tal caso vi sono tutti gli elementi 
necessari per confermare di principio il sussistere di un danno e il rispettivo 
obbligo di risarcirlo, ma non è ancora possibile stabilirne l’importo esatto. 
Per la vittima basterà dunque presentare azione civile e, quando le sarà pos- 
sibile, quantificare la sua pretesa già confermata di principio dal giudice pe- 
nale.
SK1 11 25 Sentenza del 30 novembre 2012

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(Con sentenza 6B_41/2013 del 25 luglio 2013 il Tribunale federale ha 
respinto il ricorso contro questa sentenza.