# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3234a905-f6bb-538d-a713-5b0dab7644d0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-04-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.04.2021 D-1898/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1898-2021_2021-04-30.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1898/2021 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  3 0  a p r i l e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico, 

con l’approvazione del giudice Simon Thurnheer;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

B._______, nato il (…), alias 

C._______, nato il (…), alias 

D._______, nato il (…), 

Congo (Kinshasa),   

rappresentato dal signor Ange Sankieme Lusanga,  

Juristes et théologiens Mobiles,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 19 aprile 2021 / N (…). 

 

 

 

D-1898/2021 

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Visto: 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il 

(…) marzo 2021 (cfr. atto SEM n. […]-4/2), 

i riscontri nella banca dati europea «EURODAC», dai quali risulta che l’in-

sorgente aveva già depositato una domanda d’asilo in Francia il  

(…) (cfr. atti SEM n. 11/2 e n. 12/1), 

i verbali di rilevamento dei dati personali del (…) marzo 2021 (cfr. atto SEM 

n. 14/9) rispettivamente inerente il colloquio personale Dublino del 

26 marzo 2021 dell’interessato (cfr. atto SEM n. 19/4), 

i documenti presentati dal richiedente, ovvero: la fotocopia di due pagine 

di un passaporto congolese a nome di B._______ emesso il (…), n. (…) e 

portante un timbro d’entrata della Repubblica democratica del Congo del 

(…); nonché l’attestazione di un risultato negativo di un test SARS-COV-2 

datato (…) (cfr. atti SEM n. 17/3, n. 21/1 e n. 22/8), 

la richiesta di ripresa in carico da parte dell’autorità svizzera preposta 

all’omologa francese in data (…) in virtù dell’art. 18 par. 1 lett. d del rego-

lamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione eu-

ropea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) 

(cfr. atti SEM n. 22/8 e n. 23/1), 

l’accordo di ripresa in carico delle autorità francesi del (…) fondato sulla 

disposizione precitata (cfr. atto SEM n. 28/1), 

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 19 aprile 2021, notificata il giorno seguente (cfr. atto SEM n. 32/1), me-

diante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda d’asilo 

del richiedente ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha 

pronunciato il trasferimento dell’interessato verso la Francia, 

il ricorso del 24 aprile 2021 (cfr. risultanze processuali), inoltrato dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) in lingua fran-

cese contro la summenzionata decisione della SEM, per il tramite del quale 

il ricorrente ha concluso a titolo cautelare alla sospensione dell’esecuzione 

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del trasferimento; e nel merito a titolo principale all’annullamento della de-

cisione impugnata ed al riconoscimento della competenza della Svizzera 

per la trattazione della sua domanda d’asilo; nonché a titolo subordinato al 

rinvio degli atti alla SEM ai sensi dei considerandi; altresì ha presentato 

una domanda di assistenza giudiziaria totale, nel senso dell’esenzione dal 

versamento delle spese di giudizio e del relativo anticipo, nonché della con-

cessione del gratuito patrocinio, 

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

e considerato: 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che il ricorso è stato inoltrato in francese, allorché la decisione impugnata 

è stata redatta in italiano; che non essendovi ragioni per scostarsi dalla 

regola sancita all’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi 

e dell’art. 37 LTAF, la sentenza segue la lingua della decisione impugnata, 

che il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è 

deciso dal giudice unico, con l’approvazione di un secondo giudice 

(art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto sommariamente 

(art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del di-

ritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione di non entrata 

nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la fondatezza di 

una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 

2007/8 consid. 5), 

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che ciò posto, occorre determinare se la SEM poteva fare applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, disposizione in virtù della quale la predetta 

autorità non entra nel merito di una domanda di asilo se il richiedente può 

partire alla volta di uno Stato terzo cui compete, in virtù di un trattato inter-

nazionale, l’esecuzione della procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III, 

che se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa in carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che la procedura di determinazione dello Stato membro competente è av-

viata non appena una domanda di protezione internazionale è presentata 

per la prima volta in uno Stato membro (cfr. art. 20 par. 1 Regolamento 

Dublino III),  

che nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back) – 

come nella presente disamina – di principio non viene effettuato un nuovo 

esame di determinazione dello Stato membro competente secondo il capo 

III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che, giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

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che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – un cittadino di un paese terzo o un apolide del quale è stata 

respinta la domanda e che ha presentato domanda in un altro Stato mem-

bro oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di 

soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III), 

che nella presente disamina, gli accertamenti effettuati dalla SEM hanno 

rivelato, dopo consultazione dell’unità centrale del sistema europeo  

«EURODAC», che l’interessato ha depositato una domanda d’asilo in 

Francia il (…) (cfr. atti SEM n. 11/2 e n. 12/1), 

che l’autorità pregressa ha presentato alle autorità francesi competenti, nei 

termini fissati all’art. 23 par. 2 una richiesta di ripresa in carico fondata 

sull’art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM n. 22/8), 

che l’assenza di una risposta da parte francese entro i termini di cui 

all’art. 25 par. 1 Regolamento Dublino III, equivale ad un’accettazione della 

richiesta e comporta per la Francia l’obbligo di riprendere in carico l’inte-

ressato, compreso l’obbligo di adottare disposizioni appropriate all’arrivo 

dello stesso, come comunicato dalle autorità svizzere in data (…) (cfr. atto 

SEM n. 26/1), 

che tuttavia, il (…), le autorità francesi hanno espressamente accettato la 

ripresa in carico del ricorrente, in applicazione dell’art. 18 par. 1 lett. d Re-

golamento Dublino III (cfr. atto SEM n. 28/1) 

che la Francia ha così riconosciuto la sua competenza per trattare la do-

manda d’asilo dell’interessato, 

che in sede ricorsuale, l’insorgente ritiene che la SEM abbia accertato in 

modo arbitrario, incompleto ed inesatto i fatti giuridicamente rilevanti per la 

causa, rigettando senza un’analisi approfondita i mezzi di prova ed i docu-

menti da lui presentati, malgrado egli sia stato interrogato circa l’origine e 

l’autenticità dei medesimi, 

che, contrariamente a quello che afferma il ricorrente, l’autorità inferiore ha 

preso in conto e discusso tali elementi nella sua decisione in modo suffi-

cientemente circostanziato e dettagliato (cfr. p.to II, pag. 4 seg.), 

che il ricorrente, con tale censura, contesta in realtà l’apprezzamento che 

la SEM ha adempiuto di tali documenti,  

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che invero prova ne è che poco più avanti nel suo gravame, egli lamenta 

che l’autorità di prime cure non si sia ritenuta competente per l’esame della 

domanda d’asilo dell’insorgente malgrado, a mente sua, la responsabilità 

della Francia sarebbe cessata ai sensi dell’art. 19 par. 2 Regolamento Du-

blino III, essendo che – sia grazie ai mezzi di prova presentati dall’insor-

gente che alle dichiarazioni da lui rilasciate – sarebbe provato che l’inte-

ressato ha lasciato il territorio degli Stati membri da almeno tre mesi, 

che gli argomenti dell’insorgente devono quindi essere esaminati nel me-

rito, e la sua censura formale, del resto infondata come si vedrà anche 

dappresso, respinta,  

che secondo l’art. 19 par. 2 Regolamento Dublino III, gli obblighi di cui 

all’art. 18 par. 1, vengono meno se lo Stato membro competente può sta-

bilire, quando gli viene chiesto di prendere o riprendere in carico un richie-

dente o un’altra persona ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. c o d, che l’interes-

sato si è allontanato dal territorio degli Stati membri per almeno tre mesi, 

sempre che l’interessato non sia titolare di un titolo di soggiorno in corso di 

validità rilasciato dallo Stato membro competente, 

che dapprima, a differenza di quanto sostenuto dall’insorgente nel gra-

vame, si osserva come la SEM, nella sua richiesta di ripresa in carico 

dell’insorgente del (…) indirizzata alle autorità francesi, le ha informate 

adeguatamente ed in maniera completa e corretta riguardo sia le dichiara-

zioni rese dall’insorgente che la documentazione da lui presentata a sup-

porto, fornendo tutte le precisioni utili del caso, nonché trasmettendo la 

stessa alle autorità francesi (cfr. atto SEM n. 22/8),  

che pertanto, è in completa conoscenza di causa che la Francia inizial-

mente non ha risposto alla richiesta di ripresa in carico della SEM entro i 

termini previsti, divenendo lo Stato membro competente, ed in seguito però 

ammettendo espressamente la sua competenza ed accettando la ripresa 

in carico del ricorrente in data (…) (cfr. atto SEM n. 28/1), non prevalendosi 

dell’art. 19 Regolamento Dublino III, 

che resta tuttavia da determinare se, come sostiene il ricorrente nel suo 

gravame, la responsabilità della Francia è cessata per il fatto che egli 

avrebbe lasciato il territorio dello Stato membro tra il (…) ed il (…), periodo 

nel quale egli sarebbe rientrato nel suo Paese d’origine, come da egli di-

chiarato nel corso del colloquio Dublino (cfr. atto SEM n. 19/4), 

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che tali asserzioni non sono atte a rimettere in discussione la competenza 

della Francia per la trattazione del suo caso, 

che dapprima, a differenza di quanto sostenuto dal medesimo nel ricorso 

in merito alla documentazione presentata, anche il Tribunale ritiene non 

essere probante del suo effettivo rientro in Congo nel periodo tra il  

(…) ed il (…) , per gli stessi motivi indicati rettamente dall’autorità inferiore 

nella decisione avversata, i quali risultano essere sufficientemente chiari e 

dettagliati, e per evitare inutili ridondanze, si ritiene pertanto potervi senz’al-

tro rinviare integralmente (cfr. p.to II, pag. 4), 

che in particolare, a parte le dichiarazioni dell’insorgente di essere partito 

il (…) dalla Francia, e di essere atterrato lo stesso giorno in Congo, nulla 

prova che tali circostanze siano realmente avvenute, in quanto la mera fo-

tocopia di un passaporto – peraltro presentante soltanto due pagine – fa-

cilmente manipolabile e falsificabile per i bisogni della causa, non può es-

sere un elemento sufficiente, per quanto già indicato dalla SEM nella deci-

sione avversata, attestante che egli abbia lasciato lo spazio Schengen 

esattamente in tale data e sia rientrato soltanto il (…) in Svizzera, 

che inoltre, non convince in alcun modo la spiegazione apportata nel gra-

vame che la differenza del numero di passaporto tra il test Covid-19 con-

segnato e quello invece presente nella fotocopia del passaporto con la 

quale egli avrebbe viaggiato dal Congo sino in Svizzera e che avrebbe pre-

sentato anche per effettuare il test, sia dovuto ad un errore o ad un’incom-

petenza delle autorità congolesi, 

che in effetti i numeri in esso riportati divergono in modo rimarchevole, e 

non può quindi essersi trattata di una mera svista da parte delle autorità 

congolesi, 

che da ultimo, l’insorgente ha indicato nel colloquio Dublino di non voler 

rientrare in Francia, in quanto la sua domanda d’asilo sarebbe stata riget-

tata ed avrebbe ricevuto un ordine di lasciare il territorio francese (cfr. atto 

SEM n. 19/4), 

che in relazione a ciò, giova rammentare che l’evenienza secondo la quale 

la domanda d’asilo sia stata respinta in Francia, non mette in dubbio la 

competenza delle autorità di tale Paese per l’eventuale esecuzione del suo 

trasferimento, rispettivamente per un eventuale regolamento delle condi-

zioni di soggiorno se un rinvio non fosse eseguibile nel suo Paese d’origine 

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(cfr. in tal senso anche: sentenza del Tribunale D-1801/2021 del 

22 aprile 2021), 

che egli non ha segnatamente invocato alcuna lacuna nella trattazione 

della sua domanda d’asilo in Francia, né tantomeno ha apportato indizi og-

gettivi, concreti e circostanziati che permettano di ammettere che tale Stato 

membro non abbia proceduto ad un esame corretto della sua domanda 

d’asilo, ciò che egli d’altronde non allega, 

che visto quanto precede, la responsabilità della Francia per il trattamento 

della domanda d’asilo introdotta in Svizzera dal ricorrente è data, 

che, altresì, nel caso in disamina non vi sono fondati motivi di ritenere che 

sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 par. 2 2a 

frase Regolamento Dublino III), 

che, peraltro, il paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario, della 

CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre 

pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), 

della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifu-

giati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del  

31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni, 

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]; cfr. fra le tante, sentenza del Tribu-

nale D-1801/2021 succitata, E-1376/2021 del 30 marzo 2021), 

che tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 

2010/45 consid. 7.4 e 7.5); che la stessa va inoltre scartata d’ufficio in pre-

senza di violazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione 

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europea o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. 

DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e 

Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09), 

che come a giusto titolo ritenuto dall’autorità inferiore nella decisione impu-

gnata, il Tribunale rileva anzitutto che all’occorrenza non risultano esservi 

degli elementi all’inserto che indichino che un rientro dell’interessato in 

Francia lo esporrebbe a dei trattamenti proibiti o sarebbe contrario segna-

tamente all’art. 3 CEDU,  

che del resto nel suo gravame l’interessato non si prevale a ragione di al-

cun rischio di violazione da parte della Francia in ordine a quanto sopra 

descritto,  

che per il resto, nulla permette di ritenere l’esistenza di una pratica attuale 

avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie minime in ma-

teria da parte delle autorità francesi, 

che in tal senso, dagli atti all’inserto non è possibile desumere indizi ogget-

tivi, seri e concreti atti a comprovare che il trasferimento in Francia espor-

rebbe effettivamente l’insorgente al rischio di vedere insoddisfatti i suoi bi-

sogni esistenziali minimi secondo la direttiva accoglienza, 

che, conseguentemente, visto tutto quanto precede, l’applicazione 

dell’art. 3 par. 2 2a frase Regolamento Dublino III non si giustifica nel caso 

di specie, 

che giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovranità»), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-

sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete; che tale disposizione è concretizzata in diritto in-

terno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a que-

stioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), 

che qualora il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

travvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, le 

autorità svizzere sono obbligate ad applicare la clausola di sovranità e ad 

entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine la procedura 

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Pagina 10 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva proce-

dura, 

che per di più, egli non ha fornito qualsivoglia indizio serio e concreto su-

scettibile di dimostrare che la Francia non rispetterebbe il principio del di-

vieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell’ossequio dei suoi 

obblighi internazionali, rinviandolo in un paese dove la sua vita, integrità 

corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischie-

rebbe di essere respinto in un tale paese, 

che in proposito, occorre ancora rilevare come una decisione definitiva di 

rifiuto dell’asilo e di allontanamento verso il Paese d’origine, non costitui-

sce, di per sé, una violazione del principio di non-respingimento, e che ap-

parterrà pertanto all’interessato, se del caso, di prevalersi delle vie di diritto 

previste dalla legislazione francese in vista di una riconsiderazione della 

sua domanda d’asilo, segnatamente se egli stima che esista attualmente 

un rischio di violazione del principio di non-respingimento (cfr. tra le altre la 

sentenza del Tribunale D-1654/2021 del 19 aprile 2021), 

che del resto agli atti non figurano elementi tali da indurre a concludere che 

un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio 

di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

che altresì l’insorgente non soffre di problemi medici tali da risultare ostativi 

al trasferimento nel contesto di una procedura Dublino, avendo asserito di 

godere di buona salute (cfr. atto SEM n. 19/4), 

che, in altre parole, egli non ha fornito indizi seri suscettibili di comprovare 

che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero tali da 

contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tor-

tura in caso di esecuzione del trasferimento in Francia, 

che infine, non risultano neppure esserci elementi che permettano di rite-

nere che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprez-

zamento di cui dispone nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. 

DTAF 2015/9 consid. 7 seg.; art. 106 cpv. 1 lett. a LAsi); che in tali eve-

nienze il Tribunale non può sostituire il suo apprezzamento a quello dell’au-

torità inferiore, 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino, 

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Pagina 11 

che, di conseguenza, in mancanza dell’applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Francia è competente dell’esame della domanda di asilo 

del ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è tenuto a riprenderlo 

in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 Regola-

mento Dublino III, 

che, è quindi a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Francia conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione 

della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronun-

cia il trasferimento dell’insorgente dalla Svizzera verso la Francia, confer-

mata, 

che avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esen-

zione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili spese pro-

cessuali è divenuta senza oggetto, 

che, infine, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria totale dell’insorgente è re-

spinta (art. 65 cpv. 1 PA, art. 102m cpv. 1 lett. a LAsi), 

che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del  

21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 12 

il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali e di gratuito patrocinio, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

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