# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4bf53bc5-81a3-57bf-815e-8a2988bcda6e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-10-02
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 02.10.2017 32.2017.29
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2017-29_2017-10-02.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2017.29

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  2 ottobre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 27 febbraio 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 31 gennaio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe 1979 e da ultimo
professionalmente attiva quale infermiera, nel dicembre 2010 ha inoltrato una
richiesta di prestazioni AI per adulti a seguito di un infortunio professionale
(doc. AI 1). 

                                      

                               1.2.   Raccolta la documentazione
medica, ordinata una perizia neurologica (doc. 16 incarto AI) ed una
reumatologica (doc. AI 43 incarto AI), eseguita un’inchiesta per le persone che
si occupano dell’economia domestica datata 8 luglio 2013 (doc. 71 incarto AI), con
decisione 27 febbraio 2015 (preavvisata il 14 ottobre 2014) l’Ufficio AI,
considerata l’assicurata quale persona con attività lucrativa svolta a tempo
parziale (70% quale salariata e 30% quale casalinga), in applicazione del
metodo misto le ha riconosciuto il diritto a una rendita intera dal 1° aprile
2011 al 30 settembre 2011 (con versamento dal 1° giugno 2011), non presentando
l’interessata dopo il 1° ottobre 2011 un grado d’invalidità pensionabile.

                                      

                                         A seguito del ricorso,
datato 8 aprile 2015, inoltrato dall’assicurata per il tramite dell’avv. RA 1
contro la succitata decisione, con sentenza del 25 giugno 2016 questo TCA,
stralciando la causa per intervenuta transazione delle parti  ha rinviato gli
atti all’Ufficio AI per l’espletamento di ulteriori accertamenti medici (inc.
32.2015.52).

 

                               1.3.   L’Ufficio AI ha pertanto
predisposto una perizia multidisciplinare a cura del SAM (Servizio di
accertamento medico), il quale, con rapporto datato 18 luglio 2016, ha
sostanzialmente ritenuto come la situazione valetudinaria presente nel 2012 fosse
rimasta invariata (doc. 159 incarto AI).

                                         Confermata la quota di
riparto tra parte salariata e attività domestica come pure l’inchiesta
economica svolta precedentemente, con decisione 31 gennaio 2017, preavvisata il
13 settembre 2016, l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto ad
una rendita intera limitatamente al periodo 1° aprile 2011 – 30 settembre 2011,
così come stabilito nella precedente decisione del 27 febbraio 2015.

 

                               1.4.   Contro la succitata decisione
l’assicurata, sempre rappresentata dall’avv. RA 1, ha interposto il presente
tempestivo ricorso, postulandone l’annullamento ed il riconoscimento di una
rendita intera dal 1° aprile 2011 sino al 30 settembre 2011 ed di una mezza
rendita dal 1° ottobre 2011. Con riferimento al ricorso 8 aprile 2015, ribadisce
di essere considerata ai fini assicurativi quale salariata a tempo pieno.
Contestualmente chiede di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio.

 

                               1.5.   Con la risposta di causa
l’Ufficio AI, ribadendo di ritenere l’assicurata quale persona con attività
lucrativa svolta a titolo parziale, ha proposto la reiezione del ricorso.

 

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è
sapere se a ragione l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurata il diritto ad
una rendita intera limitatamente al periodo 1° aprile 2011 - 30 settembre 2011.

 

                               2.2.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in:
Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit,
2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).

                                         Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita
se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40%.

                                         Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).

                               2.3.   Se, però, un assicurato
maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido,
l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non
è possibile poiché – in simili condizioni – l'invalidità non può cagionare una
vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere
da questi l'esercizio di un’attività lucrativa.

 

                                         Per questo motivo l'art. 8
cpv. 3 LPGA parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete
all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR
1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V
136). In questo senso l’art. 28a cpv. 2 LAI prevede che l'invalidità dell’assicurato
che non esercita un’attività lucrativa ma svolge le mansioni consuete e dal
quale non si può ragionevolmente esigere che intraprenda un’attività lucrativa
è valutata, in deroga all’articolo 16 LPGA, in funzione dell’incapacità di
svolgere le mansioni consuete.

                                         A sua volta, l'art. 27
cpv. 1 OAI precisa che per mansioni consuete di una persona senza attività
lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli
usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e
di pubblica utilità e che per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni
attività svolta dalla comunità.

                                         L’invalidità viene così
valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare
mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158
consid. 3c). Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della
sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere
posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag.
139; Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145). Di regola si presume che non
vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella
sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo
concernono. Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito
che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa
eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire
personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della persona che
si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla
situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono
quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri
membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora
nell'impresa dell'altro.

                               2.4.   Nel caso in cui, invece,
l'interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna applicabile l’art.
28a cpv. 3 LAI, secondo cui se l'assicurato esercita un'attività
lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell'azienda del coniuge,
l'invalidità per questa attività è valutata secondo l'articolo 16 LPGA. Se
svolge anche le mansioni consuete, l'invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte
dell'attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell'azienda del
coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il
grado d'invalidità nei due ambiti.

 

                                         Questo metodo di
graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato
ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

                                         Anche in altre occasioni
l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che
svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il
resto del loro tempo all'attività casalinga, è conforme alla legge e alla
volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell'art. 8
CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in
Plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata
in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa giurisprudenza è
stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137 V 334, 133 V 504 e 133 V 477.

 

                                         In una sentenza pubblicata
in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza e ha
ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi
dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto. Una eventuale ridotta capacità nell'ambito
professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo
l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore
d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         Ricordato che il metodo
misto è previsto per le persone che esercitano un’attività lucrativa e che
oltre a questa conducono un’economia domestica o svolgono altre mansioni ai
sensi dell’art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5 cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al
31 dicembre 2002), secondo giurisprudenza la riduzione del tasso di occupazione
esigibile in un’attività lucrativa senza che questo tempo libero venga
consacrato allo svolgimento delle mansioni consuete è irrilevante ai fini del
metodo di valutazione dell’invalidità. In quest’ultima fattispecie è
applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V 51).

                                         Chiamata a pronunciarsi in
un caso in cui si trattava di valutare l'invalidità per gli
assicurati che esercitano un'attività lucrativa a tempo parziale senza
consacrare il loro tempo libero allo svolgimento delle mansioni consuete,
l’Alta Corte, nella DTF 142 V 290, ha stabilito che “(…)
la giurisprudenza secondo DTF 131 V 51, che concerne il metodo di confronto dei
redditi applicabile alle persone che esercitano un'attività lucrativa a tempo
parziale senza consacrare il loro tempo libero allo svolgimento delle mansioni
consuete, deve essere precisata nel senso che la limitazione nell'ambito
lucrativo - in funzione dell'estensione del tasso ipotetico d'attività
lucrativa parziale - deve essere considerata in modo proporzionale (consid. 7.
(…)” (regesto della DTV 142 V 290).

 

                                         Ancorché non applicabile
alla presente fattispecie va ricordata la giurisprudenza sviluppata dal TF dopo
la sentenza 7186_09 del 2 febbraio 2016 nella causa Di Trizio contro Svizzera –
divenuta definitiva a seguito del rifiuto, in data 4 luglio 2016, da parte
della Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo, della richiesta
avanzata dalla Svizzera di un riesame della stessa –, nella quale la
seconda sezione della Corte europea dei diritti dell’uomo, chiamata a
pronunciarsi in una fattispecie in cui il TF aveva confermato la soppressione
del diritto alla rendita nel caso di un’assicurata che, dopo la nascita di due
gemelli, con l’applicazione del metodo misto non raggiungeva più un grado d’invalidità
pensionabile (STF 9C_49/2008 del 28 luglio 2008), ha tuttavia dichiarato (per 4
voti contro 3) che vi è stata una violazione dell’art. 14 combinato con l’art.
8 CEDU, che non va esaminata separatamente la violazione dell’art. 14 combinato
con l’art. 6 CEDU e che non va esaminata separatamente neppure la violazione
dell’art. 8 CEDU preso da solo.

                                         Nella STF 9F_8/2016 del 20
dicembre 2016, pubblicata in DTF 143 I 50 (pronunciandosi sulla domanda
di revisione della STF 9C_49/2008 del 20 luglio 2008 a seguito della succitata
sentenza 7186_09 del 2 febbraio 2016 della Corte europea dei diritti dell’uomo),
la nostra Massima istanza ha concluso che vi è una violazione dell’art. 14
combinato con l’art. 8 CEDU allorquando le scelte (rientranti nella sfera di
protezione dell’art. 8 CEDU) prese dalla persona assicurata costituiscono la sola
causa del cambiamento di status e a seguito dell’applicazione del nuovo metodo
di calcolo del grado d’invalidità (metodo misto) risulta la soppressione della
rendita in via di revisione rispettivamente la limitazione temporale del
diritto alla rendita riconosciuta con effetto retroattivo. In una tale
costellazione, allorquando questa è riconducibile unicamente ad un cambiamento
di status e meglio al passaggio da assicurato con un’occupazione a tempo pieno
a quella di assicurato attivo parzialmente con mansioni consuete, per
ristabilire uno stato conforme alla CEDU bisogna rinunciare alla soppressione
della rendita ai sensi dell’art. 17 LPGA. Il TF ha pertanto concluso che in questo
caso la soppressione del diritto ad una rendita non è conforme alla CEDU.
L’Alta corte – rilevato che le precedenti considerazioni portavano
all’accoglimento della domanda di revisione della STF 9C_49/2008 del 28 luglio
2008 e rinviando alla Lettera circolare n. 355 del 31 ottobre 2016 dell’UFAS –
ha infine specificato che il giudizio del 2 febbraio 2016 della Grande Camera
della Corte europea dei diritti dell’uomo, all’infuori della costellazione
descritta al considerando 4.1, nulla mutava all’applicabilità del metodo misto.

                                         Nella STF 9C_604/2016 del
1. febbraio 2017, pubblicata in DTF 143 I 60, il TF si è confermato nella
giurisprudenza di cui alla DTF 143 I 50 estendendola anche al caso di riduzione
della prestazione in caso di revisione.

                                         Nella STF 9C_525/2016 del
15 marzo 2017 il TF ha sottolineato come l'UFAS medesimo nella direttiva n. 355
del 31 ottobre 2016 ha segnalato che il Consiglio federale sta cercando di
trovare una soluzione adeguata al problema (in argomento vedi la STCA
32.2016.86 del 15 maggio 2017).

                                         Ancora nella STF
9C_297/2016 del 7 aprile 2017, pubblicata in DTF 143 V 77, il TF ha stabilito
che “(…) nell'ambito dell'esame del diritto secondo le
disposizioni finali della 6a revisione dell'AI, primo pacchetto, non
è rilevante un cambiamento dello statuto della persona assicurata solo per
motivi di natura familiare, anche se non costituisce la causa per la quale la
procedura di revisione della rendita ha avuto inizio, di modo che lo statuto
che la persona assicurata aveva fino al momento della valutazione
dell'invalidità deve essere mantenuto (consid. 3.2.3) (…)” (regesto della DTF 143 V 77).

 

                               2.5.   Nella presente fattispecie occorre
in primo luogo verificare se a ragione l’Ufficio AI ha applicato il metodo
misto per determinare il grado d’invalidità (cfr. consid. 2.4). 

                                         La ricorrente sostiene
che, senza il danno alla salute, avrebbe lavorato a tempo pieno e non a tempo
parziale, come stabilito dall’amministrazione, motivo per cui il grado
d’invalidità dovrebbe essere stabilito mediante il raffronto ordinario dei
redditi (cfr. consid. 2.2).

                                         Va qui ricordato che al
fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità,
si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa
immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito
verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente,
in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato
un'attività lavorativa. Ad esempio se l'assicurato esercitava o meno
un'attività lucrativa immediatamente prima dell'insorgere dell’invalidità e se
l'assicurato che non esercita un’attività lucrativa ne avrebbe esercitata una
in futuro se non fosse subentrato il danno alla salute. Grande importanza deve
essere attribuita all’attività che veniva svolta al momento dell’intervento del
danno alla salute invalidante, specie nel caso in cui le altre circostanze non
hanno subito modifiche rilevanti sino alla nascita del diritto alla rendita. Da
considerare sono tutte le circostanze del caso concreto, segnatamente le
condizioni finanziarie, famigliari, l’età dell’assicurato, la sua situazione professionale,
le affinità e la personalità dell’assicurato. A nessuno di questi elementi va
tuttavia attribuita un’importanza decisiva, per esempio nemmeno al mancato
raggiungimento del minimo d’esistenza nel caso del mancato esercizio di
un’attività lucrativa rispettivamente alla necessità economica di una simile
attività (DTF 130 V 393 consid. 3.3; SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117
V 195; in argomento cfr. anche la STF 9C_150/2012 del 30 agosto 2012 consid 3 e
la giurisprudenza ivi citata; vedi inoltre Meyer, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung, in: Rechtssprechung des Bundesgericht zum
Sozialversicherugsrecht, 2010, ad art. 5, p. 47-50 e 53 e Blanc, La procédure
administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, p. 190 segg.).

                                         Questa
valutazione deve ugualmente prendere in considerazione la volontà ipotetica
dell’assicurata, che, in quanto fatto interno, deve essere in regola generale
dedotta da indizi esterni (STF 9C_64/2012 dell’11 luglio 2012
consid. 5.2; STFA I 693/06 del 20 dicembre 2006, consid. 4.1.).

                                         Da ultimo va rilevato che
il metodo di calcolo non resta immutato. Ad ogni revisione si deve infatti accertare
quale sarebbe stata l’attività esercitata dall’assicurato se non fosse stato invalido
(SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 p. 784 segg.; STFA del 24
marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150; Meyer, op. cit., p. 288; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, 1999,
p. 190-191).

 

                               2.6.   Ritornando al caso in esame, al
momento dell’insorgenza del danno alla salute, dovuto all’infortunio del 21
aprile 2010, l’assicurata lavorava quale infermiera al 70% presso la Clinica __________.

 

                                         Dal rapporto relativo all’inchiesta
economica svolta l’8 luglio 2013 si evince che l’assicurata  - “ … ribadendo
la volontà, in assenza del danno alla salute (dovuto all’infortunio del 21
aprile 2010 n.d.r.), di lavorare a tempo pieno (come da contratto lavorativo
stipulato con la Clinica __________)” – è madre di due figli nati nel 2001
e 2003, e dal maggio 2005 ha iniziato a lavorare a tempo pieno in quanto
guadagnava di più del marito, tassista con lavoro discontinuo, il quale si
occupava dei bambini anche dopo la separazione avvenuta nel 2007. Tuttavia, come
si continua a leggere nel rapporto datato 22 luglio 2013:

 

" (…)

I problemi con il marito, il quale non si occupava adeguatamente
dei figli, erano presenti da diversi anni ma a maggio 2008 l’A.ta ha deciso di
chiedere al datore di lavoro di diminuire la percentuale lavorativa, a titolo
eccezionale, e prolungare di conseguenza i due anni di lavoro obbligatorio a
seguito della formazione (v. lettera in GED – 17.7.2013). Al contrario,
dichiara la Signora RI 1, se il compagno fosse stato in grado di badare
adeguatamente ai bambini, avrebbe sicuramente continuato a lavorare a tempo
pieno. Nel frattempo, il datore di lavoro ha accettato la richiesta e
l’A.ta da gennaio 2009 ha diminuito il suo impiego al 70%: lavorava ad esempio
15 giorni di fila per averne 10 libero. Tuttavia, nei suoi giorni lavorativi,
il marito si occupava ancora dei figli, fino al giorno del suo infortunio. La
Signora RI 1 era però intenzionata a trovare una soluzione per sgravare il
marito da tale incombenza. L’A.ta avrebbe voluto ospitare per tre mesi,
alternanza, una cugina dal suo paese e la madre, le quali avrebbero potuto
occuparsi dei figli in sua assenza.

Successivamente all’intervento subito dal piccolo Ivan a causa di
un tumore al femore, ha pure inoltrato una richiesta di ricongiungimento per la
madre al Servizio degli Stranieri (3.2010, v. GED 19.7.2013) la quale avrebbe
potuto occuparsi in modo continuo dei bambini e favorire il suo rientro lavorativo
a tempo pieno. La richiesta si è protratta per diversi mesi e la risposta,
negativa, è arrivata dopo l’infortunio subito in dal 21.4.2010.” (sottolineatura
del redattore, incarto AI pag. 187-188)

 

                                         L’intento dell’assicurata era
comunque di tornare a lavorare al 100%, tant’è che nella richiesta del 25
maggio 2008 di riduzione del tempo lavorativo al suo datore di lavoro essa
aveva precisato che si trattava di una misura temporanea “… affinché non
troverò una soluzione adeguata la quale mi permetterà di rientrare di nuovo al
100% “ (pag. 196 incarto AI), riduzione accettata, visto l’impegno
contrattuale di due anni assunto dalla stessa, in via eccezionale dalla Clinica
a partire dal 1° gennaio 2009 (pag. 197 incarto AI).

                                         Sempre in occasione
dell’inchiesta economica, l’assicurata ha poi fatto presente:

 

" (…)

Nel frattempo al marito è stata assegnata una rendita AI per
motivi fisici e di depressione e da marzo 2011 gli è stato sospeso il diritto
di visita nei confronti dei figli.

Dovendosi quindi confrontare con l’impossibilità di far capo sia
al marito che alla madre nella cura dei figli, l’A.ta dichiara che oggi,
se dovesse lavorare a tempo pieno, farebbe capo al servizio di mensa scolastica
(__________) oppure avrebbe chiesto a due persone nel suo palazzo, i cui figli
vanno a scuola con i suoi, di poterli accogliere al momento dei pranzi.
Un’ulteriore alternativa sarebbe quella di ospitare, in alternanza, la madre e
la cugina (tre mesi ciascuna, per un massimo di 6 mesi all’anno), oppure
assumere delle persone dei paesi dell’Est (__________ad esempio). Infatti,
spiega che con il suo stipendio avrebbe potuto permettersi tali costi.

Inoltre, sottolinea come i ragazzi sono già grandicelli e sappiano
gestirsi meglio rispetto a qualche anno fa.” (sottolineatura del redattore; incarto
AI pag. 189)

 

                                         A tal riguardo, in sede di
risposta di causa l’amministrazione ha sostenuto che “… tali possibilità
sussistevano anche periodo dal gennaio 2009 all’aprile 2010 e malgrado ciò – e
malgrado l’ex-marito contribuisse ancora alla cura dei figli – ella ha
ugualmente deciso di ridurre la percentuale lavorativa”.

                                         Ora, va ricordato che sono
stati i problemi con il marito (“…  il 

                                         quale non si occupava
adeguatamente dei figli”) a motivare la scelta di ridurre il tempo lavorativo,
richiesta fatta – come detto – nel maggio 2008. Inoltre, l’assicurata ha dichiarato
“… che oggi, se dovesse lavorare a tempo pieno”, quindi nel luglio 2013,
avrebbe fatto fronte agli indicati aiuti. Ha poi sottolineato come “… i
ragazzi sono già grandicelli e sappiano gestirsi meglio rispetto a qualche anno
fa”.

 

                                         Certo, quanto rilevato
sopra può essere contraddetto con quanto evidenziato dall’Ufficio AI in sede di
risposta di causa. L’amministrazione ha infatti fatto presente che
l’assicurata, recuperata una capacità lavorativa del 50%, si era annunciata
all’assicurazione disoccupazione facendo presente “ … di non essere in grado
di accettare un impiego a metà tempo e in nessun altra percentuale, in quanto
deve custodire i figli a tempo pieno” (cfr. verbale 12 luglio 2011 presso
l’URC di __________ la ricorrente; pag. 5 incarto disoccupazione). A tal
riguardo, con scritto 3 ottobre 2012 l’assicurata, per il tramite del suo rappresentante,
aveva spiegato perché aveva rilasciato tale dichiarazione:

 

" (…)

Questa situazione ha avuto due conseguenze dirette per quanto
attiene alla capacità di lavoro della mia mandante: in primo luogo ha impedito
alla signora RI 1 di far capo al marito per la custodia dei figli quando doveva
assentarsi da casa per lavoro; in secondo luogo ha pure imposto alla madre di
privilegiare la cura dei figli, fortemente turbati per quanto stava succedendo,
per rispetto al suo desiderio di reinserirsi nel mondo del lavoro.

L’unica soluzione praticabile in un simile contesto era l’arrivo
in Svizzera della nonna; fallito il tentativo posto in atto per ottenere
un’autorizzazione in tal senso, la signora RI 1 si è vista costretta a
rilasciare la dichiarazione sopra menzionata.” 

(incarto AI pag. 167)

                                      

                                         Determinante è che per i
succitati motivi risulta l’intenzione dell’assicurata di riprendere l’attività
al 100%, progetto che è stato in primis interrotto dall’insorgenza del danno
alla salute.

 

                                         In queste circostanze,
l’assicurata deve essere considerata, ai fini della definizione del metodo di
calcolo dell’invalidità, quale salariata a tempo pieno.

 

                               2.7.   Per quanto concerne la
situazione medico-teorica, rimasta incontestata, dopo il ritorno degli atti l’Ufficio
AI ha ordinato una perizia multidisciplinare a cura del SAM. Con rapporto 18 luglio
2016, sulla base di valutazioni specialistiche di natura reumatologica,
neurologica e psichiatrica, in sintesi i periti hanno valutato un’incapacità
lavorativa del 50% sia nell’originaria professione che in attività adeguate,
dal giugno 2011 (cfr. doc. 159 incarto AI).

 

                                         Ora, se la
persona interessata non sfrutta in maniera completa e ragionevolmente esigibile
la capacità lavorativa residua, il reddito da invalido va di principio
determinato alla luce dei dati forniti dalle statistiche salariali come risultano
segnatamente dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari edita
dall'Ufficio federale di statistica (ISS; DTF
126 V 75 consid. 3b pag. 76 con riferimenti). Tuttavia, è possibile derogare
a questo principio e fissare la perdita di guadagno direttamente in base
all'incapacità di lavoro operando un confronto percentuale (“Prozentvegleich”).
Questo metodo costituisce una variante ammissibile del raffronto dei redditi
basato su dati statistici: il reddito da valido è preso in considerazione nella
misura del 100%, mentre il reddito da invalido è preso in considerazione
tenendo conto dell'incapacità lavorativa, la differenza percentuale corrisponde
in tal modo al grado d'invalidità (sentenze 8C_628/2015 del 6 aprile 2016
consid. 5.3.5 e 8C_211/2013 del 3 ottobre 2013 consid. 4.1 con i riferimenti
pubblicata in SVR 2014 UV n. 1 pag. 1; Meyer/Reichmuth, Bundesgesetz über die
Invalidenversicherung [IVG], 3 aed. 2014, n. 35 e seg. ad art. 28 a
LAI). L'applicazione di questo metodo si giustifica quando il salario da
valido e quello da invalido sono fissati in base agli stessi dati statistici,
oppure quando il lavoro precedentemente svolto è ancora possibile (perché il
contratto di lavoro per esempio non è stato sciolto), oppure quando questo
lavoro offre le migliori possibilità di reintegrazione professionale (perché
per esempio il salario prima dell'invalidità è superiore a quello da invalido)
(sentenze 9C_310/2009 del 14 aprile 2010 consid. 3.2 e 8C_294/2008 del 2
dicembre 2008 consid. 6.4.1).”

 

                                         In concreto, dal momento
che l’assicurata, vista la sua formazione professionale, riesce a mettere a
maggior frutto la sua residua capacità lavorativa (50%) nella sua precedente
attività lucrativa, è applicabile il raffronto dei redditi percentuale. Risultando
un grado d’invalidità del 50%, con conseguente diritto alla mezza rendita, la
soppressione della prestazione assicurativa con effetto dal 1° ottobre 2011 non
è giustificata. 

 

                                         Visto quanto sopra, in
annullamento della decisione contestata, l’assicurata ha diritto ad una rendita
intera dal 1° aprile 2011, ridotta a metà rendita dal 1° ottobre 2011 in avanti.

 

                               2.8.   Vincente in causa, la
ricorrente, patrocinata da un avvocato, ha diritto ad un’indennità per
ripetibili (art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA).

 

                                         La domanda di assistenza
giudiziaria per la procedura ricorsuale diventa pertanto priva di oggetto (DTF
124 V 309, consid. 6 e, tra le tante, STF 9C_335/2011 del 14 marzo 2012 consid.
5, STF 9C_206/2011 del 16 agosto 2011 consid. 5, STF 9C_352/2010 del 30 agosto
2010 consid. 3).

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale
cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L’entità delle spese è
determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura
e senza riguardo al valore litigioso. 

 

                                         Visto l’esito della
vertenza, le spese per complessivi fr. 500.--vanno poste a carico dell’Ufficio
AI.

 

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto
.

                                         §    La decisione del 31
gennaio 2017 è annullata.

                                         §§ RI
1 ha diritto ad una rendita intera dal 1° aprile 2011, ridotta a metà rendita
dal 1° ottobre 2011 in avanti.

 

                                   2.   Le spese di fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI,
il quale verserà alla ricorrente fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili (IVA
inclusa), ciò che rende priva d'oggetto la domanda di assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio.

                                      

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti