# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 69fb2826-1e9a-5662-bd0a-0551d227cc11
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-09-12
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 12.09.2017 12.2016.206
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2016-206_2017-09-12.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2016.206

  	
  Lugano

  12 settembre 2017/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Balerna

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Federspiel
  Peer

  

 

 

sedente
per statuire nella causa - inc. n. SE.2015.35 della
Pretura della giurisdizione di Locarno-Città - promossa con petizione 20 luglio
2015 da

 

	
   

  	
  AO
  1 

  rappr. dall’ RA 2 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP
  1 

  rappr. dall’ RA 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

in materia di contratto di
lavoro con cui l’attrice ha chiesto la condanna della controparte al pagamento
di complessivi fr. 19'078.15, a titolo di salari arretrati non pagati, di ferie
maturate ma non godute e di ore straordinarie lavorate ma non retribuite, oltre
interessi e spese,  nonché il rigetto definitivo dell’opposizione interposta
dalla convenuta al PE n. __________ dell’UE di Locarno,

 

richieste avversate dalla
convenuta che ne ha postulato la reiezione, e che il Pretore con sentenza del 9
novembre 2016 ha parzialmente accolto, condannando la convenuta al pagamento di
fr. 14'276.67 lordi, oltre interessi, e rigettando in via definitiva l’opposizione
al PE n. __________ per detto importo al netto degli oneri sociali,

 

appellante la convenuta
con atto di appello del 12 dicembre 2016 con cui chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione limitatamente
all’importo di fr. 11'639.98 lordi, protestate tasse, spese e ripetibili.

 

mentre l’attrice con
osservazioni (corretto: risposta) del 26 gennaio 2017 postula la reiezione del
gravame, pure con protesta di tasse, spese e ripetibili,

 

letti ed esaminati gli atti
e i documenti prodotti,

 

 

in fatto:

 

A.     In
data 1° luglio 2011 AO
1 è stata assunta da AP 1 in qualità di “Istruttrice fitness” con un
grado occupazionale del 100%. Il contratto, di durata indeterminata, prevedeva un
salario di fr. 3'800.- mensili lordi per 40 ore settimanali (doc. B pag. 2 inc.
CM.2015.42).

In data 19 settembre 2014 le parti hanno sottoscritto
un nuovo contratto di durata indeterminata, il quale prevedeva  l’assunzione di
AO 1 quale  “Tecnico VIP” e un salario lordo mensile di fr. 3'325.45,
sempre per 40 ore settimanali al 100% (cfr. doc. 1 e doc. C inc. CM.2015.42).

 

                               B.       In
data 22 settembre 2014  AO 1 si è messa in malattia e ha trasmesso alla datrice
di lavoro un primo certificato medico del dott. E__________ il quale ha
attestato una “sindrome depressiva reattiva”. Nei mesi successivi essa
ha inviato alla datrice di lavoro ulteriori quattro certificati medici attestanti
sostanzialmente il perdurare dello stato di malattia, sino, per quanto qui
interessa, a fine febbraio 2015 (v. plico doc. E, inc. CM.2015.42, nonché doc.
O e doc. Q). La lavoratrice non si è più presentata sul posto di lavoro.

 

                               C.       In
data 29 settembre 2014 un medico di fiducia di V__________ SA, assicuratrice
collettiva d’indennità giornaliera per malattia della datrice di lavoro, ha
effettuato una visita medica di AO 1 (v. doc. F).

                                          In
data 8 ottobre 2014 Visana Services SA ha comunicato alla lavoratrice, con
copia a AP 1, che le avrebbe riconosciuto un’inabilità lavorativa del 100% per
malattia solo sino al 19 ottobre successivo e che in seguito “A partire dal
20.10.2014 lei sarebbe in grado di svolgere la sua attività abituale come
Istruttore fitness, ma presso un altro datore di lavoro, oppure in un’altra
attività lavorativa nella misura completa (= abilità al collocamento al 100%) (…).”
(doc. G).

 

                               D.       In
data 13 ottobre 2014, AP 1, ha trasmesso a AO 1 uno scritto intitolato “Fine
rapporto di lavoro vista la perizia medica”, col quale, facendo riferimento
alla presa di posizione della V__________ SA, ha comunicato alla lavoratrice
che avrebbe dovuto ritenersi “libera da ogni impegno verso la CSM SA con
decorrenza al 19.10.2014” (cfr. doc. I), giorno in cui terminava
l’inabilità lavorativa riconosciuta dall’assicuratore.

                                          Il 9 novembre 2014 AP 1 ha quindi allestito il
conteggio di salario per il mese di ottobre 2014, riconoscendo alla dipendente
un importo lordo di fr. 1'661.82 (pari a fr. 1'440.52 netti) a titolo di
indennità per malattia sino al 19 ottobre 2014 (v. doc. L, foglio 10).

 

                               E.       In
data 23 dicembre 2014, AP 1 ha disdetto il contratto di lavoro con AO 1 “ex
art. 335c cpv. 1 CO con effetto a decorrere dal 28 febbraio 2015” (doc. D
inc. CM.2015.42). Il 5 marzo 2015 la datrice di lavoro ha allestito il
conteggio salariale di chiusura, ed ha riconosciuto alla lavoratrice un importo
di fr. 655.98 a titolo di “conguaglio vacanze” (pari a 6 giorni di
vacanze maturate, v. plico doc. L penultimo e ultimo foglio). Importo
contestato da AO 1.

                                          Ne
sono seguiti dei contatti tra le parti che non hanno però permesso di trovare
un accordo. In data 31 marzo 2014 la lavoratrice ha quindi fatto spiccare nei
confronti della datrice di lavoro un precetto esecutivo per l’importo di fr.
9'742.96, oltre interessi, per pretese lavorative non pagate (doc. F inc. CM.2015.42).

 

F.      Previo tentativo di conciliazione (CM.2015.42), in data 20 luglio
2015 AO 1 ha inoltrato una petizione alla Pretura di Locarno-città con cui ha
chiesto la condanna della controparte al pagamento di complessivi fr.
19'078.15, a titolo di salari arretrati non pagati per i mesi di ottobre,
novembre e dicembre 2014 nonché gennaio e febbraio 2015, di ferie maturate ma
non godute come pure di ore straordinarie lavorate ma non retribuite per gli
anni dal 2011 al 2014, oltre interessi e spese, nonché il rigetto definitivo
dell’opposizione interposta dalla convenuta al PE n. __________ dell’UE di
Locarno. In breve, in sede di prime arringhe, l’attrice dopo aver esposto le
circostanze che sarebbero state all’origine della conclusione del nuovo
contratto di lavoro di data 19 settembre 2014, ha spiegato di aver accettato la
disdetta inviatale in data 23 dicembre 2014 ma ha sostenuto di vantare ancora
delle pretese salariali nei confronti della datrice di lavoro per complessivi
fr. 19'078.15. Di cui fr. 11'639.98 a titolo di salario per i mesi da ottobre
2014 a febbraio 2015, fr. 2'451.93 quali ferie non godute e non pagate e fr.
4'987.50 quali ore straordinarie non retribuite, oltre a interessi e spese.  

 

          Con
risposta orale la convenuta ha integralmente contestato le pretese avanzate
dall’attrice con la sola eccezione dei 6 giorni di vacanza riconosciuti nel
conteggio salariale di chiusura. Essa ha altresì sostenuto l’incongruenza tra
l’importo di cui al precetto esecutivo e quello oggetto della presente causa.

          In
sede di replica scritta l’attrice ha ribadito la propria posizione
approfondendone alcuni aspetti.

          In
duplica la convenuta ha sostanzialmente confermato quanto esposto in risposta
ed ha sostenuto la tesi secondo cui nulla sarebbe ancora dovuto all’attrice a
titolo di salario, di ferie o di straordinari.

                                          Esperita
l’istruttoria le parti hanno rinunciato a comparire al dibattimento finale. Nei
rispettivi allegati conclusivi esse hanno riconfermato le proprie antitetiche
posizioni. 

 

G.      Con
sentenza del 9 novembre 2016 il Pretore ha parzialmente accolto la petizione e
condannato la convenuta al pagamento di complessivi fr. 14'276.67 lordi (di cui
fr. 11'639.98 a titolo di salario, fr. 2'339.79 per vacanze non godute e fr.
296.90 quale indennizzo per le ore straordinarie prestate), oltre interessi. Il
Pretore ha altresì concesso il rigetto in via definitiva dell’opposizione al PE
n. __________ per predetto importo, al netto degli oneri sociali.

 

                               H.       Con
atto di appello del 12 dicembre 2016  AP 1 chiede la riforma del
querelato giudizio nel senso di accogliere la petizione limitatamente
all’importo di fr. 11'639.98, protestate tasse, spese e ripetibili. Con
osservazioni (corretto: risposta) del 26 gennaio 2017 AO 1 postula la reiezione
del gravame, pure con protesta di tasse, spese e ripetibili.  

 

 

e considerato,

 

in diritto:                  1.    Il 1°
gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto processuale civile
svizzero, che trova applicazione in entrambe le sedi siccome la procedura
innanzi al Pretore è stata avviata dopo tale data (art. 404 e 405 CPC).
L’appello, presentato nel termine di 30 giorni dalla notifica della decisione
di prima istanza, è tempestivo, così come lo è la risposta inoltrata nel termine di 30 giorni impartito da questa
Camera il 15 dicembre 2016. Ciò posto, nulla osta alla trattazione del gravame. 

 

                                   2.   Per quanto ancora
dibattuto in appello, il Pretore, in relazione alle pretese per ferie, ha
ritenuto che, da un canto, AP 1 non avesse fornito la prova dei giorni di
vacanza effettivamente svolti da AO 1 mentre che, dall’altro, quest’ultima
avesse  prodotto delle indicazioni precise sui giorni di ferie non goduti. Il magistrato
ha altresì giudicato che AO 1, impiegata a tempo pieno, avesse diritto a 20
giorni di ferie annuali e non solo a 16 giorni come invece sostenuto dalla
convenuta e questo benché le ore lavorative dell’attrice fossero state ripartite
di comune accordo su 4 giornate lavorative anziché su 5 giorni. Adattando sensibilmente
la richiesta della lavoratrice il Pretore ha riconosciuto alla stessa l’importo
di fr. 2'339.70 lordi per 19,88 giorni di ferie non svolte.

                                         In relazione alle ore
straordinarie, il giudice di prime cure ha accertato che le parti si erano
accordate per compensare le ore effettuate durante il fine settimana con i
giorni festivi infrasettimanali. Partendo da questo assunto e constatato che vi
era concordanza tra le parti sui fine settimana nei quali AO 1 aveva lavorato,
il magistrato ha quindi calcolato la differenza tra i giorni di riposo e quelli
di lavoro giungendo alla conclusione che AO 1 avesse diritto al pagamento di 10
ore di lavoro supplementare, pari a fr. 296.80 lordi.

 

                                   3.    La
validità della disdetta inoltrata in data 23 dicembre 2014 è stata accertata
dal Pretore e non è mai stata oggetto di contestazione da parte delle parti in
causa (cfr. anche osservazioni alla petizione pagg. 4 e 8, replica pagg. 5 e 6).

La pretesa salariale
ammessa dal Pretore di fr. 11'639.98, pari alla remunerazione di AO 1 per il
periodo dal 20 ottobre 2014 al 28 febbraio 2015, non è stata contestata in
appello.  

                                          Oggetto
di appello sono di contro le pretese riconosciute dal Pretore a titolo di
vacanze non godute e non pagate e quelle a titolo di ore straordinarie effettuate
dall’appellata.  

 

                                   4.   Per
sua natura l’atto di appello deve contenere i motivi di fatto e di diritto sui
quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e 311 cpv. 1 CPC). L‘appellante
deve pertanto confrontarsi criticamente con la decisione impugnata spiegando
per quali motivi di fatto e di diritto la stessa sarebbe errata e con ciò da
riformare (v. Reetz/Theiler in:
Sutter-Somm/Hasenböhler/ Leuenberger, ZPO Kommentar, 2a ed., n. 36
ad art. 311; ZPO-Rechtsmittel, Kunz,
n. 92 ad art. 311; sentenza TF del 7 dicembre 2011, inc. n. 4A_659/2011,
consid. 4; sentenza II CCA del 18 aprile 2013, inc. n. 12.2011.119 e
riferimenti). L’appello qui in esame in vari punti non contiene una critica puntuale
al giudizio di prima istanza ma ripropone le motivazioni addotte in prima sede
limitandosi nel contempo a fornire una propria tesi e una propria lettura dei
fatti. L’appello in esame viene quindi esaminato nella misura in cui
rispetta i principi sopraindicati e espone critiche circostanziate al giudizio
pretorile, mentre non verranno analizzati e sono irricevibili quei passaggi che
non contengono alcuna critica al giudizio impugnato.

 

                                   5.   Con l’appello AP 1
contesta l’accertamento dei fatti operato dal Pretore e rimprovera allo stesso
di aver ritenuto che i giorni di vacanza riconosciuti alla dipendente fossero
solo 16 in luogo dei 20 previsti contrattualmente. A detta della datrice di
lavoro, invece, poiché il venerdì  AO 1, per sua richiesta, non lavorava, la
sua settimana lavorativa andava considerata di soli 4 giorni, ragion per cui 4
giorni venivano dedotti per ogni settimana intera di vacanza. Inoltre, essa
sostiene, in maniera piuttosto confusa e per la prima volta, che gli eventuali
giorni di ferie per il 2015 andrebbero ridotti di 5/12 in ragione dell’assenza
per malattia.     

 

 5.1.   Il Pretore ha già
ampiamente esposto la dottrina e la giurisprudenza applicabile alla
fattispecie. Per quanto qui interessa, basta pertanto ricordare che l’onere della
prova in merito all’effettuazione da parte del lavoratore delle vacanze
spettantigli, grava sul datore di lavoro. È invece compito del lavoratore di
sostanziare nel processo la propria pretesa per ferie, in particolare esponendo
a quanti giorni, riferiti a quale(i) anno(i), avrebbe ancora diritto (cfr. per
tutti Streiff/von
Känel/Rudolph, Arbeitsvertrag, ad
art. 329c CO, n. 7 a pag. 670, con riferimenti). D’altro canto, a chi si trova
in malattia non può essere imposto il godimento di giorni di vacanza (Streiff/von Känel/Rudolph, op. cit., ad art. 329c CO, n. 12). Dopo la
cessazione del rapporto di lavoro, le vacanze non godute possono,
rispettivamente debbono essere compensate con un’indennità in denaro (DTF 131
III 451; Streiff/von Känel/Rudolph , op. cit., ad art. 329d CO, n. 8; Wyler, Droit du travail, pag. 360, n. 5.7).

 

                               5.2.   In relazione alle
ferie il contratto di lavoro concluso tra AP 1 e AO 1 non prevedeva pattuizioni
particolari ma si limitava, di fatto, a rinviare alle disposizioni del CO che prevedono
per il lavoratore il diritto a 20 giorni di vacanza annuali (cfr. art. 329a CO).
Contrariamente a quanto sembra credere l’appellante, la circostanza che, nello
specifico, le parti avessero convenuto di ripartire le 40 ore lavorative
settimanali di AO 1 previste da contratto per un’attività a tempo pieno su 4
giorni in luogo dei 5 abituali non ha influsso sui giorni di vacanza spettanti
alla stessa che restano 20 per anno. Tale pattuizione, infatti, incide
unicamente sui giorni liberi consecutivi di cui poteva beneficiare la
lavoratrice ma non va a ridurre i giorni di vacanze a lei spettanti.  Al
riguardo è utile ricordare che anche un lavoratore a tempo parziale ha diritto
a 20 giorni di ferie all’anno e questo a prescindere da come siano ripartire le
ore lavorative sull’arco della settimana. Ne consegue che la tesi sostenuta da AP
1 è priva di buon fondamento.

                                         

                                         Come correttamente
rilevato dal Pretore, in fase istruttoria  AP 1 non ha fornito la prova chiara
dei giorni di vacanza goduti dalla lavoratrice, mentre quest’ultima ha
presentato un conteggio dettagliato delle vacanze asseritamente effettuate, che
ha trovato sostanziale conferma nella documentazione agli atti (cfr. su questo
punto anche sentenza pretorile, paragrafo 6.2). 

 

                                         Sulla base delle
risultanze istruttorie, il conteggio effettuato dal Pretore ed esposto nel
dettaglio nella sentenza impugnata (pag. 9 seg.), risulta che ha riconosciuto
all’attrice a titolo di vacanze non godute 0.88 giorni per il 2011, 4 giorni
per il 2012, 4 giorni per il 2013, 10 giorni per il 2014, risulta corretto e va
confermato. Per quanto attiene all’anno 2015, a giusta ragione il magistrato, applicando
il principio di cui all’art. 58 cpv. 1 CPC, ha riconosciuto ad AO 1
l’indennizzo per un solo giorno di ferie non goduto, come da lei postulato, e
questo malgrado il calcolo pro rata avrebbe giustificato il versamento di un
indennizzo pari a 3.33 giorni.

                                         Non può trovare
accoglimento l’argomentazione, sollevata per la prima volta e pertanto
irritualmente in appello, di AP 1 secondo cui il diritto alle ferie per il 2015
andrebbe ridotto di 5/12. Anche volendo prescindere dall’irricevibilità di
detta contestazione, la stessa non porterebbe alcun beneficio pratico
all’appellante in quanto i giorni di ferie a cui AO 1 avrebbe diritto secondo
il ragionamento proposto dall’appellante (20 giorni – 5/12 di 20 = 11.70;
11.70:12x 2  mesi = 1.94 giorni) sarebbero comunque superiori a quelli
richiesti dalla stessa per il 2015 (come visto sopra, 1 giorno).

 

                                         Ne discende che  AO 1 ha
diritto all’indennizzo di complessivi 19.88 giorni di vacanza non goduti per il
periodo da aprile 2011 a fine febbraio 2015, corrispondenti a fr. 2'339.79,
lordi, importo calcolato sulla base dei dati salariali forniti dall’attrice e
non contestati dalla controparte. 

                                         Su questo punto la
sentenza pretorile va pertanto confermata.

 

 

                                   6.   AP 1 prosegue
contestando gli accertamenti pretorili nella misura in cui il magistrato ha riconosciuto
alla lavoratrice un indennizzo per 10 ore straordinarie non pagate. Al riguardo
l’appellante nega che AO 1 abbia effettuato ore lavorative supplementari non
pagate ed anzi sostiene, in maniera invero un po’ confusa, che essa avrebbe
prestato ore lavorative durante il fine settimana onde coprire le 40 ore
lavorative previste contrattualmente e non solo quale compensazione dei giorni
di riposo ufficiali. La datrice di lavoro rimprovera inoltre alla dipendente di
non aver portato la prova delle ore supplementari asseritamente effettuate.  

 

                              6.1.   Il giudice di prima sede ha già ampiamente
esposto la dottrina e la giurisprudenza applicabili alla problematica in esame.
Per quanto qui interessa, basta pertanto ricordare che con il consenso del lavoratore, il datore di lavoro può
compensare il lavoro straordinario, entro un periodo adeguato, mediante un
congedo di durata almeno corrispondente (art. 321c cpv. 2 CO). Se il lavoro
straordinario non è compensato mediante congedo e se mediante accordo scritto,
contratto normale o contratto collettivo, non è stato convenuto o disposto
altrimenti, il datore di lavoro deve pagare per il lavoro straordinario il
salario normale più un supplemento del 25% (art. 321c cpv. 3 CO).

                                        Di
regola, spetta al lavoratore fornire la prova circa le ore supplementari svolte
(v. Schönenberger/Stähelin, Zürcher Kommentar, ad art. 321c CO, n. 16). Inoltre,
nel caso di ore straordinarie ordinate dal datore di lavoro o da questi
successivamente ratificate (in modo esplicito o tacitamente), l’attesa nel
farle valere non comporta di regola la perenzione della pretesa (Streiff/von Känel/Rudolph, op. cit., ad art. 321c CO, n. 10, pag. 230).

                                        La
compensazione di ore straordinarie con tempo libero corrispondente presuppone
un accordo fra datore di lavoro e lavoratore. Il consenso ad una tale
compensazione da parte del lavoratore va provato dal datore di lavoro, ritenuto
comunque che un consenso tacito è sufficiente (Streiff/von Känel/Rudolph, op. cit., ad art. 321c CO, n. 11, pag. 232; decisione del
TF del 2 maggio 2005, inc. 4C.32/2005, consid. 2.3). 

 

                               6.2.   A questo stadio della
lite non è più contestato che le parti avessero tacitamente concordato la
compensazione fra i fine settimana lavorativi e i giorni di riposo ufficiali
secondo le prescrizioni cantonali.      

                                      

                               6.3.   L’argomentazione,
sollevata per la prima volta in questa sede e pertanto irritualmente da AP 1,
secondo cui le ore supplementari prestate nel fine settimana da AO 1 sarebbero
servite non solo a compensare i predetti giorni di riposo festivi ma anche a coprire
le 40 ore previste contrattualmente è manifestamente irricevibile. 

                                         Priva di buon fondamento
si rivela pure la contestazione secondo cui la lavoratrice non avrebbe fornito
alcuna prova delle ore straordinarie svolte. Come correttamente rilevato dal
Pretore, infatti, vi è concordanza tra le indicazioni fornite dall’attrice sui
fine settimana in cui essa avrebbe lavorato (cfr. conclusioni, pag. 7 seg.) e
quelli desumibili dal calendario prodotto dalla convenuta (doc. 15). 

                                         Partendo da questi dati è
pertanto a giusta ragione che, per ogni anno di attività di AO 1 alle
dipendenze di AP 1, il primo giudice ha comparato le ore lavorative prestate
durante il fine settimana dalla lavoratrice con i giorni di riposo ufficiali
secondo le prescrizioni cantonali. Al riguardo è utile ricordare che un giorno
di lavoro della dipendente corrispondeva, in concreto, a 10 ore lavorative (come
da accordi, infatti, le 40 ore lavorative erano ripartite su 4 giorni e non su
5), circostanza non contestata dalle parti. 

                                         Il calcolo effettuato dal
magistrato di prima sede, che accerta per l’anno 2011 un saldo a favore della
lavoratrice di 10 ore lavorative, per l’anno 2012 di 0 ore, per l’anno 2013 di
10 ore mentre che per l’anno 2014 un saldo negativo di 14 ore, è corretto e va
qui confermato (cfr. anche sentenza cit., pag. 15 seg.). Ne consegue pertanto
che AO 1 ha diritto al pagamento di 10 ore supplementari; l’importo a lei spettante
assomma pertanto a fr. 296.80. (fr. 29.69 all’ora per 10 ore, in considerazione
del supplemento del 25% previsto dall’art. 321c cpv. 3 CO).  

 

                                         Anche sui questo punto la
sentenza pretorile va pertanto confermata.

 

                                   7.   La contestazione
dell’appellante relativa alla mancanza di identità tra il credito posto in
esecuzione e quello vantato con la petizione è priva di buon fondamento. Ciò premesso,
il rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta da AP 1 al PE n. __________
dell’UE di Locarno può essere ammesso unicamente sino all’importo di fr. 9'742.96, oltre interessi, come indicato in predetto documento
(doc. F in inc. CM.2015.42): su questo specifico aspetto
la sentenza pretorile va pertanto riformata. 

 

8.In
definitiva, l’appello 12 dicembre 2016 è parzialmente accolto, ossia unicamente
per quanto attiene all’importo per cui è concesso il rigetto definitivo
dell’opposizione, mentre per il resto è respinto, così come indicato nei
considerandi che precedono. 

                                         Non si prelevano né tasse
né spese. Nell’assegnazione delle ripetibili si terrà conto del fatto che l’appello
è stato sostanzialmente respinto con la solo eccezione della questione del
rigetto dell’opposizione parzialmente accolta con motivazioni che divergono
però da quelle sollevate. 

 

 

Per questi motivi,

richiamati  gli art. 96 e 106 CPC, la
LTG e il Rtar,

 

decide:

 

                                    I.   L’appello del 12 dicembre 2016 di AP 1 è parzialmente accolto. Di conseguenza
la decisione 9 novembre 2016 inc. SE.2015.35 della Pretura della Giurisdizione
di Locarno-Città è così riformata:

 

1.  
Invariato

1.1.     
Invariato

1.2.     
invariato

2.  
Limitatamente all’importo
di fr. 9'742.96, oltre interessi,
è rigettata in via definitiva
l’opposizione di AP 1 contro il precetto esecutivo n. __________ dell’UE di
Locarno.   

3.  
Invariato

4.  
Invariato

 

                             II.   Non
si prelevano né tasse né spese. L’appellante rifonderà alla controparte fr. 2’000.-
per ripetibili di appello.

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
della Giurisdizione di Locarno-Città

 

 

Per
 la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          La
vicecancelliera

 

 

 

Rimedi giuridici: pagina
seguente

Contro
la presente sentenza è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della
decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle cause a carattere pecuniario il ricorso
è ammissibile se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in
materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi.
Per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale o se una legge federale
prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato
il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso
sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che
intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso
in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e
medesima istanza (art. 119 LTF).