# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2a20fb16-b368-5d49-bc6c-16669566263b
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-10-17
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 17.10.2025 D-7683/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7683-2025_2025-10-17.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7683/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 7  o t t o b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Daniele Cattaneo;  

cancelliera Ambra Antognoli. 
 

 
 

Parti 
 A.________, nato il (…), 

Somalia,   

patrocinato da Pietro Gerundino,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (paese 

terzo sicuro – art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi);  

decisione della SEM del 29 settembre 2025. 

 

 

 

D-7683/2025 

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Fatti: 

A.  

A.a Il 13 marzo 2025, l’interessato ha presentato una domanda d’asilo in 

Svizzera.  

A.b Il 25 marzo successivo, egli ha sostenuto dinanzi alla Segreteria di 

Stato della migrazione (di seguito: SEM) un colloquio Dublino, nell’ambito 

del quale ha indicato di aver depositato diverse domande d’asilo in Europa 

e di aver ottenuto la protezione sussidiaria in Italia, unitamente ad un per-

messo di soggiorno scaduto nel 2024. Il richiedente si è poi espresso sulla 

responsabilità di tale Paese per lo svolgimento della procedura d’asilo e di 

allontanamento in virtù del Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento 

europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (rifusione; Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III), non-

ché sulla prospettata decisione di non entrata nel merito ai sensi 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31).  

A.c Dalle informazioni contenute nella banca dati europea di rilevamento 

delle impronte digitali (Eurodac) è risultato che, il 24 novembre 2015 e il 18 

febbraio 2020, egli aveva depositato una domanda d’asilo in B._______, 

poi in C._______ il 28 dicembre 2021, nei E._______ il 14 maggio 2023 e 

in F._______ in data 9 ottobre 2023. Il 25 marzo 2025, la SEM ha quindi 

inoltrato alle autorità (…) una domanda di ripresa a carico dell’interessato 

in virtù dell’art. 18 par. 1 lett. b RD III, la quale è stata respinta con l’indica-

zione che le autorità italiane avrebbero già accordato al richiedente la pro-

tezione sussidiaria e un permesso di soggiorno valido fino all’(…) 2024.  

A.d Lo stesso giorno l’autorità inferiore ha poi concesso all’interessato il 

diritto di essere sentito in merito all’intenzione di non entrare nel merito 

della sua domanda d’asilo ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, unita-

mente alla pronuncia del suo allontanamento verso l’Italia.  

A.e In risposta, con scritto del 28 marzo 2025, la rappresentanza legale ha 

riferito il profondo timore del ricorrente per un eventuale allontanamento in 

Italia, ritenendo che vi rivivrebbe condizioni di precarietà e indigenza già 

sperimentate in passato. Dopo il riconoscimento della protezione sussidia-

ria nel 2014, sarebbe stato costretto a lasciare il centro di accoglienza 

senza alcuna indicazione su strutture di supporto, restando per sei mesi 

senza alloggio, assistenza medica, accesso a corsi di lingua e formazione. 

Anche durante i brevi soggiorni successivi nel 2017 (di due mesi) e nel 

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2024 (di 15-20 giorni), le condizioni sarebbero state analogamente degra-

danti. Inoltre, i documenti rilasciati dallo Stato italiano sarebbero scaduti 

nel 2024 e, nonostante i ripetuti tentativi, non sarebbe stato possibile rin-

novarli. L’interessato ha quindi chiesto alla SEM di entrare nel merito della 

sua domanda d’asilo, concedendogli segnatamente l’ammissione provvi-

soria in Svizzera. In subordine, ha chiesto di acquisire delle garanzie indi-

vidualizzate dalle autorità italiane, in particolare riguardo all’accesso imme-

diato ad un alloggio (cfr. atto SEM n.[…]-25/2). 

A.f Il 26 marzo 2025, la SEM ha trasmesso alle autorità italiane una richie-

sta di informazioni ai sensi dell’art. 34 RD III, al fine di verificare l’effettivo 

rilascio di un permesso di soggiorno al richiedente e conoscere l’esito della 

domanda d’asilo presentata in Italia nel 2014. Con comunicazione del 28 

aprile 2025, l’Unità Dublino della Direzione Centrale dei Servizi Civili per 

l’Immigrazione e l’Asilo (di seguito: Unità Dublino) ha confermato che il ri-

chiedente aveva ottenuto la protezione sussidiaria nonché un permesso di 

soggiorno scaduto l’(…) 2024 (cfr. atto SEM n. 27/1).  

A.g Il 16 giugno 2025, la rappresentanza legale ha infine espresso le pro-

prie osservazioni in merito al progetto di decisione della SEM. Ha rilevato, 

in sostanza, che una decisione di non entrata nel merito della domanda 

d’asilo accompagnata da un ordine di allontanamento verso l’Italia, in as-

senza di un’esplicita accettazione da parte di quest’ultima, costituirebbe un 

vizio formale in grado di invalidare l’intero dispositivo. Le autorità italiane 

non avrebbero in alcun modo acconsentito alla riammissione del richie-

dente sul proprio territorio, né risulterebbe che la SEM avesse presentato 

una formale richiesta in tal senso, avendo unicamente trasmesso una do-

manda di informazioni ai sensi dell’art. 34 RD III (cfr. atto SEM n. 29/3). 

B.  

Con decisione del 12 giugno 2025, notificata il 17 giugno successivo, la 

SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo e ha pronunciato l’al-

lontanamento dell’interessato dalla Svizzera, disponendo la consegna de-

gli atti procedurali non soggetti a diniego d’esame e indicando al richie-

dente l’obbligo di lasciare la Svizzera il giorno successivo alla crescita in 

giudicato della decisione.  

 

C.  

Con ricorso del 24 giugno 2025, l’interessato ha avversato la decisione 

succitata dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribu-

nale o TAF) concludendo, per quanto più interessa, all’annullamento della 

stessa nonché alla trattazione nel merito della sua domanda d’asilo. In 

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subordine, ha postulato l’ammissione provvisoria in Svizzera e, in ulteriore 

subordine, la restituzione degli atti alla SEM per il completamento 

dell’istruttoria. 

D.  

Con sentenza del 29 agosto 2025 (D-4579/2025), questo Tribunale ha an-

nullato la soprammenzionata decisione, ritrasmettendo alla SEM gli atti di 

causa per nuova istruttoria e nuova decisione ai sensi dei considerandi. 

E.  

Il 9 settembre 2025, l’autorità inferiore ha presentato alle competenti auto-

rità italiane una richiesta di riammissione del richiedente conformemente 

alla Direttiva 2008/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio recante 

le norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di 

cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare (GU L 348/98 del 24 di-

cembre 2008; di seguito: direttiva ritorno) ed all’Accordo bilaterale tra la 

Confederazione Svizzera e la Repubblica italiana sulla riammissione delle 

persone in situazione irregolare (RS 0.142.114.549; di seguito: Accordo) 

(cfr. atto SEM n. 38/2). Richiesta accettata con scritto del 17 settembre 

2025, con contestuale conferma del beneficio della protezione sussidiaria 

(cfr. atto SEM n. 40/1). 

F.  

Il 29 settembre 2025, la rappresentanza legale ha trasmesso le proprie os-

servazioni in merito al progetto di decisione della SEM (cfr. atto SEM 

n. 43/3), ribadendo nuovamente il profondo timore del ricorrente per un 

eventuale trasferimento in Italia. In tale Paese, egli teme 1) di non poter 

rinnovare il permesso di soggiorno, poiché sprovvisto di un indirizzo di do-

micilio, 2) di non poter reperire un alloggio e 3) di non riuscire a trovare 

un’occupazione né a condurre una vita dignitosa in assenza del menzio-

nato permesso di soggiorno. 

G.  

Con decisione del 29 settembre 2025, notificata il giorno successivo (cfr. 

atto SEM n. 48/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d'asilo 

e ha pronunciato l’allontanamento dell’interessato dalla Svizzera, dispo-

nendo la consegna degli atti procedurali non soggetti a diniego d’esame, 

indicando al richiedente l’obbligo di lasciare la Svizzera il giorno successivo 

alla crescita in giudicato della decisione e incaricando il cantone F._______ 

dell’esecuzione della misura (cfr. atto SEM n. 47/14). 

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H.  

Con ricorso del 7 ottobre 2025, l’interessato ha avversato la decisione suc-

citata dinanzi al TAF concludendo all’annullamento della stessa nonché 

alla trattazione nel merito della sua domanda d’asilo. In subordine, ha po-

stulato l’ammissione provvisoria in Svizzera e, in ulteriore subordine, la re-

stituzione degli atti alla SEM per il completamento dell’istruttoria. Sul piano 

procedurale, ha chiesto la concessione dell’assistenza giudiziaria, nel 

senso dell’esenzione dal versamento delle spese processuali, con protesta 

di tasse e spese. Al gravame non sono stati acclusi nuovi mezzi di prova. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Il ricorso è tempestivo (art. 108 cpv. 3 LAsi) e ricevibile sotto il profilo 

degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c nonché 52 cpv. 1 PA. 

1.3 I ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei considerandi che se-

guono, sono decisi dal giudice unico (art. 111a LAsi), con l’approvazione di 

un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi si 

rinuncia allo scambio degli scritti. 

2.  

In materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure ammis-

sibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (art. 62 cpv. 4 PA; cfr. DTAF 

2014/1 consid. 2; 2014/26 consid. 5 secondo cui, in materia di diritto degli 

stranieri, resta censurabile l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA). Adito 

su ricorso contro una decisione di non entrata nel merito di una domanda 

d’asilo, il Tribunale si limita ad esaminare la fondatezza di tale decisione 

(cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

3.  

3.1 Nella decisione impugnata, la SEM rileva anzitutto che il Consiglio fe-

derale avrebbe designato l’Italia come Stato terzo sicuro ai sensi 

dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi. Tali circostanze imporrebbero quindi di non 

entrare nel merito della domanda d’asilo in oggetto in virtù dell’art. 31a 

cpv. 1 lett. a LAsi. Infine, considerate le dichiarazioni relative allo stato va-

letudinario nonché alle vicende occorse durante il precedente soggiorno in 

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Italia, la SEM ritiene che il ricorrente potrebbe rientrarvi senza temere trat-

tamenti contrari agli impegni di diritto internazionale della Svizzera o un 

allontanamento in violazione del divieto di respingimento. Egli potrebbe ri-

volgersi alle competenti autorità italiane per far valere i diritti derivanti dalla 

sua protezione sussidiaria, segnatamente per cercare un lavoro e un allog-

gio, nonché per ottenere la necessaria assistenza medica. In questo senso, 

l’esecuzione del suo allontanamento sarebbe ammissibile, possibile e ra-

gionevolmente esigibile. Il fatto che il permesso di soggiorno sia nel frat-

tempo scaduto non modificherebbe la situazione giuridica poiché, in base 

all’art. 16 della Direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del Consiglio del 13 

dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o 

apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno 

status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare 

della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione ricono-

sciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20.12.2011 [di seguito: direttiva qualifica-

zione]), la protezione sussidiaria permarrebbe fino ad una formale revoca 

da parte delle autorità competenti. Non risultando quest’ultima, la prote-

zione resterebbe quindi valida. 

3.2 L’insorgente contesta tuttavia la decisione della SEM, censurando la 

violazione del diritto federale e un accertamento inesatto ed incompleto dei 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). In particolare, la SEM 

avrebbe svolto un’istruzione lacunosa e incompleta, poiché l’esecuzione 

dell’allontanamento verso l’Italia sarebbe inammissibile in quanto contraria 

a disposizioni imperative del diritto internazionale, oltre che inesigibile in 

considerazione delle condizioni esistenziali in cui si troverebbe a vivere. 

Inoltre, non sarebbe certa l’esistenza di un effettivo accordo per una sua 

riammissione in Italia, posto che egli sarebbe entrato illegalmente in Sviz-

zera da più di sei mesi (cfr. art. 4 lett. c Accordo). 

4.  

4.1 La censura formale relativa al preteso accertamento inesatto ed incom-

pleto dei fatti giuridicamente rilevanti va analizzata preliminarmente poiché 

suscettibile di condurre all’annullamento della decisione avversata (cfr. 

DTF 144 I 11 consid. 5.3; DTAF 2019 VI/6 consid. 4.1; 2016/2 consid. 4.2). 

Al riguardo, va osservato che nelle procedure d’asilo, così come nelle altre 

procedure di natura amministrativa, si applica il principio inquisitorio. Ciò 

significa che l’autorità competente accerta d’ufficio i fatti (art. 6 LAsi cum 

art. 12 PA). Essa deve quindi procurarsi la documentazione necessaria alla 

trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche e amministrare a tal 

fine le opportune prove (cfr. DTAF 2015/10 consid. 3.2). Tale principio non 

dispensa comunque le parti dal dovere di collaborare all’accertamento dei 

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fatti e, in modo particolare, dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà 

e quanto l’amministrazione o il giudice non siano in grado di delucidare con 

mezzi propri (artt. 13 PA e 8 LAsi; cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

4.2 L’accertamento dei fatti è incompleto quando tutte le circostanze fat-

tuali e i mezzi di prova determinanti per la decisione non sono stati presi in 

considerazione dall'autorità inferiore. L’accertamento è invece inesatto al-

lorquando quest’ultima ha segnatamente omesso di amministrare la prova 

di un fatto rilevante, ha apprezzato in maniera erronea il risultato dell'am-

ministrazione di un mezzo di prova, oppure ha fondato la propria decisione 

su fatti erronei, in contraddizione con gli atti dell'incarto (cfr. DTAF 2014/2 

consid. 5.1; 2012/21 consid. 5.1; 2007/37 consid. 2.3). Se in sede di ricorso 

vengono identificate delle carenze nell'accertamento dei fatti, il caso va di 

principio retrocesso all'autorità di prima istanza, di modo che questa possa 

procedere ad una nuova e completa istruttoria (cfr. MOSER/BEUSCH/ 

KNEUBÜHLER/KAYSER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 

3a ed. 2022, n. 2.191; DTAF 2019 I/6 consid. 5.2; 2012/21 consid. 5.1). 

4.3 Nel caso concreto, il Tribunale osserva che le allegazioni sollevate circa 

una valutazione parziale dell’esecuzione dell’allontanamento si confon-

dano in realtà con il merito della sentenza. Tali censure verranno pertanto 

esaminate in seguito. 

5.  

5.1 In virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, non si entra nel merito della do-

manda d’asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro se-

condo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato precedente-

mente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene che vi sia un 

effettivo rispetto del principio di “non-refoulement” ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 

LAsi, tra i quali figura anche l’Italia (cfr. art. 2 cpv. 2 e allegato 2 dell’ordi-

nanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 

1, RS 142.311]). Tale principio presuppone imperativamente la ratifica ed il 

rispetto della CEDU, della Conv. Rifugiati o di norme giuridiche equivalenti 

(cfr. DTAF 2010/56 consid. 3.2). È inoltre necessario che tale Stato abbia 

garantito la riammissione del richiedente nei confronti delle autorità sviz-

zere preposte all’asilo. Senza tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato 

terzo non può infatti essere eseguito (cfr. DTAF 2010/56 consid. 5.2.2; 

FF 2002 6087, 6125). 

5.2 La giurisprudenza ha inoltre precisato come non occorra entrare nel 

merito della domanda d’asilo se la persona interessata, che avrebbe ma-

nifestamente la qualità di rifugiato (art. 31a cpv. 4 LAsi), abbia già ottenuto 

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l’asilo o una protezione effettiva comparabile in uno Stato terzo designato 

come sicuro dal Consiglio federale (cfr. DTAF 2010/56 consid. 5 e 5.4, che 

si basa sull’analisi del vecchio art. 34 LAsi). 

5.3 Nello specifico, le autorità italiane hanno riconosciuto al ricorrente la 

protezione sussidiaria e il 17 settembre 2025 ne hanno esplicitamente ac-

cettato la riammissione sul proprio territorio (cfr. atto SEM n. 40/1). Ciò 

detto, il fatto che il permesso di soggiorno sia scaduto l’(…) 2024 non com-

porta, contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, l’impossibilità per 

l’insorgente di ottenerne il rinnovo in Italia. Inoltre, la sua riammissione in 

tale Paese non è vincolata al possesso di tale titolo (cfr. le sentenze del 

TAF D-5206/2021 del 27 marzo 2024 consid. 4.2.1, E-1012/2022 del 1° 

aprile 2022 consid. 4.2.2, E-5614/2021 del 26 gennaio 2022 consid. 7). 

Peraltro egli non ha neppure fornito elementi concreti che fanno ritenere 

che l’Italia intenderebbe allontanarlo verso il suo Paese d’origine, contrav-

venendo così al principio di non respingimento. 

Si osserva, infine, che l’eventuale assenza di un obbligo di riammissione 

dell’interessato da parte dell’Italia, ai sensi dell’art. 4 lett. c Accordo, 

avrebbe dovuto, se del caso, essere fatta valere dalle competenti autorità 

italiane, le quali hanno invece esplicitamente accettato la riammissione 

dell’insorgente sul proprio territorio. Ne consegue che, contrariamente a 

quanto sostenuto nel ricorso, risulta esservi un valido accordo di riammis-

sione con l’Italia. 

5.4 Conseguentemente, il Tribunale giudica che le condizioni dell’art. 31a 

cpv. 1 lett. a LAsi risultano ottemperate. La SEM non è quindi incorsa in 

una violazione del diritto federale nella misura in cui non è entrata nel me-

rito della domanda d’asilo. 

6.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia 

generalmente, come nel caso che qui ci riguarda, l’allontanamento dalla 

Svizzera, ordinandone l’esecuzione. Il Tribunale ritiene che ciò è avvenuto 

nel rispetto della legge poiché l’insorgente non adempie alle condizioni po-

ste per un’astensione dalla citata pronuncia (art. 14 cpv. 1 e 2 ed art. 44 

LAsi nonché art. 32 OAsi; DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9). 

7.  

7.1 Occorre ora verificare se la SEM sia incorsa in una violazione del diritto 

federale o in un accertamento inesatto o incompleto dei fatti, nella misura 

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in cui ha ritenuto adempiuti i presupposti per l’esecuzione dell’allontana-

mento del ricorrente dalla Svizzera (verso l’Italia). 

7.2 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 della LStrI (RS 142.20). L’esecuzione dell’al-

lontanamento deve pertanto essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammis-

sibile (art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

Qualora una di queste condizioni non risulti adempiuta, la SEM dispone 

l’ammissione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI; 

cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.4). 

7.3  

7.3.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto in-

ternazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nel prin-

cipio del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto internazio-

nale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Conv. tortura. La Corte europea dei diritti dell’uomo 

(Corte EDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei mal-

trattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza 

generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una 

violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere 

verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli cor-

rerà un reale rischio (“real risk”) di essere sottoposto, nel Paese verso il 

quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 

2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

7.3.2 Nel caso concreto, si osserva anzitutto che il ricorrente è rinviato in 

uno Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale 

(art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi), ossia uno Stato nel quale vi è una presunzione 

di rispetto degli impegni di diritto internazionale pubblico, tra cui il rispetto 

del principio di non respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, così come 

del principio del divieto della tortura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 

della Conv. tortura. Appartiene quindi all’interessato sovvertire tale presun-

zione, presentando seri indizi che le autorità dello Stato in questione violino 

il diritto internazionale nel caso specifico, non gli concedano la necessaria 

protezione o lo espongano a condizioni di vita disumane, oppure che si 

venga a trovare in una situazione di emergenza esistenziale a causa di 

circostanze individuali di natura sociale, economica o sanitaria (cfr. tra le 

tante le sentenze del TAF E-3790/2023 del 6 settembre 2023 consid. 7.4; 

D-5217/2022 del 21 novembre 2022 consid. 7.3; E-4040/2021 del 7 ottobre 

2021 consid. 9.3). 

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Pagina 10 

7.3.3 Nella fattispecie, al ricorrente è stata riconosciuta la protezione sus-

sidiaria in Italia. L’Italia è firmataria della CEDU e della Conv. tortura e non 

vi sono indizi che permettano di ritenere un mancato rispetto degli obblighi 

di diritto internazionale derivanti da queste convenzioni. Oltracciò, l’Italia è 

vincolata dalla direttiva qualificazione, i cui obblighi derivanti dal diritto eu-

ropeo, nei confronti dei beneficiari di protezione, costituiscono la non di-

scriminazione nell’accesso all’occupazione, all’istruzione, all’assistenza 

sociale, all’assistenza sanitaria, all’accesso all’alloggio e agli strumenti di 

integrazione (cfr. capo VII [contenuto della protezione internazionale] della 

direttiva qualificazione). Infine, in caso di violazione dei diritti sanciti dalla 

CEDU, l’interessato potrà adire i tribunali italiani e, in ultima istanza, la 

Corte EDU (art. 34 CEDU). Non si ravvisa dunque un “real risk” nel senso 

di un rifiuto concreto da parte dell’Italia di concedere al ricorrente le garan-

zie minime ai sensi della suddetta direttiva UE. 

7.3.4 Nel caso in disamina, pur lasciando aperta la questione della credibi-

lità delle condizioni di vita invocate dal ricorrente, occorre rilevare che egli 

non ha mai risieduto in modo stabile sul territorio italiano. Inoltre, non risul-

tano agli atti riscontri documentali pertinenti attestanti che egli abbia intra-

preso sforzi concreti rivolgendosi direttamente alle autorità italiane al fine 

di chiedere aiuto per ottenere un alloggio, un lavoro e altre prestazioni es-

senziali oppure abbia adito le vie legali al fine di far valere i propri diritti 

rispettivamente un’eventuale violazione degli stessi. In caso di necessità, 

appartiene infatti al ricorrente rivolgersi alle autorità competenti per far va-

lere i propri diritti. Egli potrà altresì rivolgersi ad altri enti caritatevoli presenti 

sul territorio italiano (cfr. nel medesimo senso la sentenza del TAF E-

3370/2024 del 5 giugno 2024 consid. 7.5.4). Di conseguenza, non appare 

che l’insorgente, in caso di ritorno in Italia, si troverebbe ad affrontare una 

situazione di emergenza esistenziale o trattamenti contrari al diritto inter-

nazionale. Aggiungasi infine che i rapporti – a carattere generale – citati 

nel ricorso non sono atti a modificare tali conclusioni.  

7.3.5 Da ultimo, né dal gravame né dagli atti risultano validi elementi per 

ritenere che lo stato di salute dell’insorgente, di cui si dirà in seguito (cfr. 

infra consid. 7.4.3), risulti ostativo all’ammissibilità dell’esecuzione dell’al-

lontanamento (cfr. sentenze della Corte EDU, Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, Grande Camera, 41738/10, §§ 180-193, confermata 

nella sentenza Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, Grande Ca-

mera, 57467/15, §§ 121 segg.; DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2). 

D-7683/2025 

Pagina 11 

7.3.6 In conclusione, l’esecuzione dell’allontanamento in Italia risulta am-

missibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della 

LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

7.4  

7.4.1 Secondo l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di 

provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a 

seguito di situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o 

emergenza medica. Inoltre, ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione 

dell’allontanamento verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigi-

bile e tale presunzione legale può essere sovvertita solo se l’interessato 

rende verosimile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può es-

sere ritenuto ragionevolmente esigibile (cfr. sentenza del TAF D-559/2020 

del 13 febbraio 2020 consid. 9 [sentenza di riferimento]). 

7.4.2 Nel caso in disamina, le difficili condizioni di vita, alloggio e lavoro che 

sarebbero state riscontrate dall’insorgente in Italia – già trattate sotto 

l’aspetto dell’ammissibilità – non sono sufficienti per ritenere inesigibile 

l’esecuzione del suo allontanamento. L’Italia è infatti vincolata alla direttiva 

qualificazione ed è quindi responsabilità dell’insorgente rivolgersi alle au-

torità italiane per fare valere i diritti che gli spettano.  

7.4.3 Infine, il ricorrente ha dichiarato, in occasione del colloquio Dublino, 

di versare in buone condizioni di salute. Successivamente, in data (…), gli 

è stata diagnosticata un’insonnia, per la quale gli è stato prescritto il far-

maco Trittico 50 mg, terapia poi interrotta su sua richiesta il (…) (cfr. atti 

SEM n. 12/3 e 26/2). Ad ogni modo, qualora se ne presentasse la neces-

sità, egli potrà accedere alle cure mediche alle stesse condizioni valide per 

i cittadini italiani (artt. 2 lett. b e g cum 30 par. 1 della direttiva qualificazione; 

cfr. sentenza del TAF D-7144/2024 del 16 dicembre 2024 consid. 8.4.3.3). 

7.4.4 Per queste ragioni, l’esecuzione dell’allontanamento si rivela pure ra-

gionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

7.5 Non risultano infine impedimenti dal profilo della possibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento (artt. 44 LAsi e 83 cpv. 2 LStr), ritenuto peraltro 

che le autorità italiane hanno accettato la riammissione dell’insorgente sul 

proprio territorio. 

7.6 Di conseguenza, in materia di allontanamento e relativa esecuzione, il 

gravame va disatteso e la querelata decisione confermata. Per i dettagli, 

D-7683/2025 

Pagina 12 

conviene rinviare alle motivazioni contenute nella decisione impugnata, 

alla quale può essere prestata adesione (art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio 

dell’art. 6 LAsi). 

8.  

Visto quanto precede, la SEM non ha violato il diritto federale e neppure 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). La decisione non è inoltre inadeguata per quanto 

attiene alla valutazione dell’esecuzione dell’allontanamento pronunciato 

(cfr. art. 49 PA). Il ricorso va pertanto respinto e la decisione avversata 

confermata. 

9.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del gravame, la domanda procedu-

rale tendente all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle 

presunte spese processuali è divenuta senza oggetto. 

10.  

Posto che le richieste di giudizio contenute nel ricorso erano sprovviste di 

probabilità di successo, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA), 

è respinta. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 1’000.– sono per-

tanto poste a carico del ricorrente in quanto soccombente (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

12.  

Il presente giudizio non concerne una persona contro la quale è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abbandonato in 

cerca di protezione e, pertanto, non può essere impugnata con ricorso in 

materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 1’000.– sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Ambra Antognoli 

 

 

Data di spedizione: