# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** de0cae7b-85fa-593d-ac4c-d2415ae85247
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-07-11
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 5. Kammer 11.07.2013 R 2012 89
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_005_R-2012-89_2013-07-11.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

R 12 89

5a Camera

presieduta da

Priuli, vicepresidente, e composta dal presidente Meisser e dal 

giudice Audétat, attuario ad hoc Plozza

SENTENZA
dell’11 luglio 2013

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____ Sagl, 

rappresentata dall'Avvocato lic. iur. et oec. Cristina Keller, 

ricorrente
contro 

Comune B._____,

rappresentato dall'Avvocato lic. iur. Andrea Toschini, 

convenuto
e

C._____, 

convenuti

concernente opposizione edilizia

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1. In data 22 marzo 2012 C._____, comproprietari dell’unità condominiale 

PPP no. 50030 sita sulla particella no. 331 sul territorio del Comune 

B._____, hanno presentato alla competente autorità edilizia comunale 

una domanda di costruzione avente per oggetto la realizzazione di un 

giardino d’inverno sopra la terrazza esistente confinante con la strada 

comunale.

Durante l’esposizione del progetto, il 5 giugno 2012, la A._____ Sagl, 

proprietaria di due unità di proprietà per piani sulla confinante particella 

no. 804 ha presentato al Municipio opposizione contro il progetto edilizio 

esposto con l’argomento che il giardino d’inverno non avrebbe rispettato 

la distanza legale dalla strada con conseguente diminuzione di valore per 

le costruzioni vicine.

Dopo aver concesso alle parti coinvolte l’esercizio del diritto di essere 

sentite e in seguito a consultazione del consulente architettonico, tramite 

decisione del 31 luglio 2012 il Municipio ha respinto l’opposizione e 

contestualmente rilasciato la licenza edilizia a C._____. A titolo di 

motivazione l’autorità comunale ha rinviato all’applicazione dell’art. 1.7 

della Legge edilizia comunale (LE) secondo il quale, quando esistono 

condizioni straordinarie e l’osservanza delle disposizioni legali costituisce 

un rigore sproporzionato, l’autorità edilizia può concedere delle deroghe a 

singole norme, purché in tal modo non si ledano interessi pubblici. Nel 

caso in oggetto l’autorità edilizia ha considerato come, visti il preavviso 

favorevole del consulente architettonico e il carattere dell’intervento di 

sovraedificazione del terrazzo esistente, fossero adempite le premesse 

per la concessione di una deroga alle distanze dalla strada comunale.

2. Tramite ricorso del 13 settembre 2012 la A._____ Sagl ha impugnato 

davanti al Tribunale amministrativo la decisione su opposizione del 

Municipio postulando l’annullamento della stessa e il conseguente diniego 

della licenza edilizia. La ricorrente giustifica la propria legittimazione al 

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gravame con la sua qualità di proprietaria di due unità di proprietà per 

piani ubicate sulla particella no. 804 direttamente confinante con la 

particella no. 331 oggetto del progetto di sovraedificazione. In 

applicazione dell’art. 5.4 cifra 1 LE gli edifici dovrebbero rispettare una 

distanza minima di 3 metri dalle strade comunali. L’art. 77 della legge 

cantonale sulla pianificazione territoriale (LPTC) permetterebbe ai 

comuni, a determinate condizioni e in presenza di una convenzione tra gli 

interessati, di autorizzare distanze inferiori rispetto a quelle stabilite nella 

legge cantonale stessa o nelle normative edilizie comunali. Tale deroga 

non sarebbe però possibile per le distanze stabilite in altri decreti e per le 

distanze dalle strade stabilite dai comuni (art. 77 cpv. 3 LPTC). Nei 

confronti delle strade la normativa edilizia del comune convenuto 

imporrebbe una distanza minima di 3 metri non passibile di eccezioni. Di 

conseguenza, l’autorizzazione per edificare ad una distanza dalla strada 

inferiore ai 3 metri potrebbe essere rilasciata soltanto in via derogatoria in 

applicazione dell’art. 82 LPTC e dell’art. 1.7 LE nell’evenienza di 

condizioni straordinarie e qualora l’osservanza delle disposizioni legali 

costituisse un rigore sproporzionato. 

Il comune convenuto si sarebbe limitato a elencare le condizioni per la 

concessione della deroga senza però analizzare le stesse e quindi senza 

verificare concretamente gli estremi delle condizioni straordinarie, gli 

estremi del rigore sproporzionato e senza neppure vagliare la portata 

degli interessi pubblici e di quelli privati. Il comune avrebbe 

superficialmente deciso di permettere una costruzione che non 

rispetterebbe la distanza minima dalla strada. Nel caso concreto non 

sussisterebbero le premesse delle condizioni straordinarie e del caso di 

rigore in quanto i richiedenti avrebbero la possibilità di realizzare il 

giardino d’inverno in un altro settore della particella evitando così, fra 

l’altro, di togliere visibilità alla strada. Secondo la ricorrente la terrazza 

davanti all’edificio dei richiedenti, a diretto confine con la strada, sarebbe 

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già di per sé stessa stata realizzata in virtù di una deroga alle distanze 

legali. Concedere la possibilità di realizzare un altro manufatto su quello 

già esistente costituirebbe un ingiustificato ampliamento della precedente 

deroga e implicherebbe la diminuzione della visibilità lungo la strada e 

quindi il peggioramento della sicurezza viaria. 

La deroga concessa in applicazione dell’art. 82 cpv. 1 LPTC sarebbe 

inoltre arbitraria in quanto in palese collisione con gli interessi privati dei 

vicini i cui edifici, in caso di realizzazione del giardino d’inverno sul fronte 

stradale, subirebbero una diminuzione del valore. La privazione di 

visibilità che subirebbero gli utenti stradali colliderebbe, a sua volta, con 

gli interessi pubblici. 

3. Tramite presa di posizione del 19 ottobre 2012 il Comune propone, per 

quanto ricevibile, di respingere il ricorso. Secondo il convenuto la 

ricorrente, che sostiene di essere proprietaria di due unità di proprietà per 

piani del fondo no. 804, non sarebbe legittimata al ricorso. Premesso che 

il condominio sulla particella no. 804 è composto da tre unità di proprietà 

per piani, la legittimazione al ricorso, in applicazione dell’art. 712l CC, 

spetterebbe alla comunione dei comproprietari e non a singoli condomini 

(cfr. STA R 07 18).

Le distanze sarebbero prioritariamente fissate dalle norme materiali degli 

art. 75-78 LPTC. L’art. 77 cpv. 3 LPTC prevederebbe espressamente una 

riserva a favore delle prescrizioni sulle distanze dalle strade stabilite dai 

comuni.  Ai sensi dell’art. 5.4 cifra 1 LE, in mancanza di altre norme (linee 

delle strutture ecc.) la distanza minima dal margine delle strade e piazze 

comunali sarebbe di 3 metri. In applicazione dell’art. 4.4 cifra 3 LE per le 

riattazioni, le trasformazioni e le ricostruzioni le distanze da rispettare dai 

confini e dalle strade sarebbero quelle degli edifici preesistenti. L’art. 4.4 

cifra 4 LE prevederebbe l’applicazione dell’art. 4.4 cifra 3 LE pure per le 

nuove costruzioni. Di conseguenza, nella zona nucleo la distanza da 

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rispettare nei confronti della strada per qualsiasi trasformazione, 

ricostruzione o nuova costruzione non sarebbe di 3 metri bensì quella 

degli edifici preesistenti. La caratteristica principale di quasi tutti gli edifici 

nella zona nucleo in oggetto vedrebbe gli stessi confinare direttamente 

con la strada. Alla luce di tale situazione giuridica e di fatto nella zona 

nucleo non sussisterebbe l’obbligo del rispetto di una distanza minima 

dalle strade comunali. Pure l’edificio della ricorrente sarebbe ubicato a 

una distanza inferiore al metro dalla strada. 

4. Nella presa di posizione del 5 ottobre 2012 i convenuti comproprietari 

della particella no. 331 chiedono di respingere il ricorso. Il comune, quale 

proprietario del terreno confinante con la costruzione oggetto della 

domanda di licenza edilizia, avrebbe concesso il proprio consenso alla 

deroga della distanza legale da rispettare conformemente all’art. 5.3 LE 

per cui non sussisterebbero ostacoli alla possibilità di realizzare il giardino 

d’inverno così come previsto. Pure alla ricorrente sarebbe stata concessa 

la possibilità di costruire un edificio, adibito ad abitazione, di dimensioni 

maggiori alla vecchia stalla preesistente con deroga dell’obbligo di 

rispetto delle distanze legali dalla strada. Il principio della parità di 

trattamento sarebbe quindi un valido argomento a favore 

dell’approvazione del progetto dei convenuti stessi. Le conclusioni della 

ricorrente per le quali una costruzione che non rispetterebbe le distanze 

minime dalla strada sminuirebbe il valore delle costruzioni vicine 

sarebbero soggettive e infondate. Inoltre, il quartiere in questione sarebbe 

caratterizzato da molteplici edifici, compreso quello della ricorrente, 

realizzati sull’immediato confine della strada o, in ogni caso, ad una 

distanza inferiore ai 3 metri per cui, anche in tale contesto, sarebbe 

applicabile il principio della parità di trattamento. Il corpo costituito dal 

giardino d’inverno, ubicato sopra una terrazza preesistente, in virtù della 

sua posizione elevata non sminuirebbe affatto la visibilità stradale.

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5. Nella propria replica del 19 novembre 2012 la ricorrente ribadisce la 

propria legittimazione al ricorso quale proprietaria di singole unità 

condominiali. Legittimati al ricorso ai sensi dell’art. 50 della legge sulla 

giustizia amministrativa (LGA) sarebbero singolarmente i proprietari o 

comproprietari di fondi come pure i beneficiari di un diritto di superficie, 

premessa l’esistenza di un interesse tutelabile all’abrogazione o alla 

modifica della decisione stessa. La comunione dei comproprietari non 

sarebbe di per sé stessa titolare di diritti e oneri di mera pertinenza dei 

singoli membri ossia dei proprietari veri e propri. Soltanto in taluni casi la 

comunione dei comproprietari sarebbe legittimata, oltre ai proprietari 

stessi, all’impugnazione di decisioni implicanti ripercussioni sulle parti 

comuni di una proprietà per piani. Nel caso in giudizio la ricorrente, che 

possiede due unità di proprietà per piani sulla particella confinante no. 

804, sarebbe quindi legittimata al ricorso e godrebbe dell’interesse 

tutelabile in qualità di vicino volto a contestare il mancato rispetto delle 

distanze legali che garantirebbero un’equa ripartizione dello spazio tra gli 

edifici e perseguirebbero gli interessi di sicurezza di tutta la collettività.

Contrariamente a quanto addotto dal comune il corpo della costruzione 

esistente a confine con la strada non potrebbe essere considerato alla 

stregua di un piano in quanto non avrebbe un’altezza sufficiente per 

essere giudicato tale. Il comune, inoltre, non avrebbe presentato la citata 

relazione del consulente architettonico del 7 maggio 2012. 

La ricorrente ribadisce gli argomenti esposti nel proprio gravame 

sull’arbitrarietà della deroga al rispetto delle distanze legali concessa dal 

comune ai proprietari convenuti. In ogni caso, la terrazza sopra la quale 

verrebbe realizzato il giardino d’inverno non potrebbe essere considerata 

quale “edificio esistente” atto a giustificare un innalzamento ai sensi 

dell’art. 4.4 cifre 3 e 4 LE. Qualora il comune avesse considerato edificio il 

“blocco terrazza” non avrebbe avuto motivo di concedere una deroga per 

il mancato rispetto delle distanze minime legali dalla strada come 

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avvenuto tramite la decisione impugnata. Detta terrazza sarebbe stata 

realizzata, a propria volta, in virtù di una deroga alle distanze e 

costituirebbe un corpo separato dalla costruzione principale. Non sarebbe 

quindi ammissibile concedere una seconda deroga per il giardino 

d’inverno. La costruzione della ricorrente sulla particella no. 804 

rispetterebbe le distanze tenute dall’edificio precedente, tranne che lungo 

la strada cantonale dove una linea delle strutture non avrebbe più 

permesso la costruzione a ridosso della via. 

In relazione agli argomenti presentati dai proprietari convenuti la 

ricorrente considera come, nell’ambito della concessione di una deroga 

alle distanze fra proprietari vicini, il comune, proprietario della strada, non 

potrebbe essere considerato alla stregua di un vicino privato essendo la 

strada una struttura d’uso pubblico. Eccezioni alle norme edilizie non 

dovrebbero essere oggetto di accordi tra vicini ma potrebbero essere 

unicamente concesse tramite deroghe vincolate a parametri restrittivi. La 

ricorrente ritiene di aver dimostrato nel proprio scritto ricorsuale la 

mancanza delle premesse per la concessione della contestata deroga 

sulle distanze. La ricorrente ribadisce pure che il giardino d’inverno 

ubicato sulla terrazza esistente sul confine con la via comunale 

limiterebbe ulteriormente la visuale per gli utenti stradali, per cui 

l’interesse pubblico ad una viabilità sicura prevarrebbe sull’interesse 

privato alla realizzazione del manufatto. I proprietari convenuti, che 

godrebbero della possibilità di ubicare il giardino d’inverno in un settore 

più confacente della loro particella, avrebbero scelto la soluzione 

contrastata unicamente per motivi economici potendo già disporre della 

sottostruttura costituita dalla terrazza.

6. Nella duplica del 3 dicembre 2012 il comune convenuto adduce come gli 

argomenti di replica non scalfirebbero minimamente la tesi esposta nella 

presa di posizione, ribadendo la richiesta di presentazione da parte della 

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ricorrente dell’atto di costituzione della proprietà per piani e del 

regolamento d’uso del condominio sito sulla particella no. 804 al fine di 

verificare la legittimità formale del gravame. Il giardino d’inverno 

costituirebbe la semplice sopraelevazione di un edificio esistente. Il livello 

della strada, rispetto a quello del terreno di proprietà dei convenuti, 

sarebbe sopraelevato. Detta sopraelevazione si estenderebbe ca. da 1 a 

1,5 metri nel punto oggetto dell’intervento di costruzione. L’edificio 

esistente sporgerebbe, rispetto alla strada comunale, in misura di ca. 1,5-

2 metri. Tenuto conto della parte dell’edificio posta sotto il livello della 

strada comunale l’attuale struttura sarebbe alta ca. 3 metri e quindi da 

considerare quale edificio di un piano. La richiesta di intervento del 

consulente architettonico da parte dell’autorità edilizia comunale sarebbe 

avvenuta in applicazione dell’art. 4.4 cifra 6 LE che prescrive nella zona 

nucleo la consulenza architettonica obbligatoria. Detta relazione, del resto 

messa pure agli atti, non costituirebbe quindi un rapporto tecnico sulla 

conformità dell’intervento alla legge edilizia bensì una perizia in merito 

all’inserimento architettonico del progetto nel nucleo. Basandosi sulle 

conclusioni del consulente architettonico che, accertato l’inserimento della 

struttura nell’ambiente circostante, rinviava alla possibilità di concessione 

di una deroga per il mancato rispetto delle distanze minime legali, 

l’autorità edilizia sarebbe partita dall’errato presupposto della necessità di 

una deroga al rispetto della distanza dalla strada e avrebbe quindi  

motivato erroneamente in tal senso la decisione in giudizio. Nello stesso 

errore sarebbe pure incorsa la ricorrente basando la propria opposizione 

e il conseguente ricorso sulla mancanza delle premesse per la 

concessione di tale deroga. La motivazione addotta in prima istanza 

sarebbe irrilevante ai fini del giudizio del Tribunale amministrativo che 

godrebbe di piena cognizione d’esame e quindi applicherebbe il diritto 

d’ufficio senza essere limitato dagli argomenti e dalle motivazioni 

giuridiche presentate dalle parti. Nella zona nucleo interessata 

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praticamente tutti gli edifici sorgerebbero immediatamente a ridosso della 

strada per cui, in applicazione dell’art. 4.4 cifra 3 LE in unione all’art. 4.4 

cifra 4 LE, non sussisterebbe l’obbligo di rispetto della distanza minima 

dalla strada.

7. Nella duplica del 3 dicembre 2012 i proprietari convenuti evidenziano 

come il loro progetto di costruzione del giardino d’inverno sarebbe 

paragonabile all’intervento in precedenza effettuato dalla ricorrente sulla 

sua particella no. 804, dove sarebbe stata demolita una vecchia 

costruzione e quindi edificata una nuova struttura ben più alta di quella 

preesistente. In entrambi i casi ci si troverebbe confrontati con edifici più 

alti delle costruzioni originarie senza modifica delle distanze dalla strada 

cantonale. L’intervento di realizzazione di un edificio più alto sulla 

particella no. 804 avrebbe creato un precedente tale da legittimare la 

domanda di costruzione oggetto del gravame. Le conclusioni della 

ricorrente sulla privazione di vista e esposizione solare che subirebbe il 

suo edificio come pure quelle relative alla problematica della sicurezza 

stradale sarebbero pretestuose poiché, da un canto, nelle immediate 

vicinanze della terrazza oggetto dell’intervento non vi sarebbero 

costruzioni soggette a privazione di vista e luminosità e, d’altro canto, il 

traffico stradale non sarebbe intralciato dalla nuova struttura in quanto la 

visibilità non verrebbe assolutamente ridotta. Le affermazioni della 

ricorrente per la quale l’abitazione dei convenuti sarebbe stata realizzata 

grazie a una deroga alle distanze dalla strada non sarebbero pertinenti. 

Sulla particella in questione, acquistata nel 1968, già all’epoca sarebbero 

sorti un porcile e un pollaio i cui muri confinanti con la strada comunale 

non sarebbero mai stati demoliti. Quindi, nel 1969 sarebbe stata costruita 

la casa senza la necessità di chiedere una deroga al rispetto delle 

distanze dalla strada. Detta casa sarebbe stata ristrutturata nel 1991. 

Infine i convenuti ribadiscono che l’ubicazione scelta per il giardino 

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d’inverno non sarebbe da ricondurre a mere considerazioni di carattere 

finanziario bensì all’opportunità di collegare detta struttura 

all’appartamento sito al primo piano dell’abitazione. 

8. In data 22 marzo 2013 il Tribunale amministrativo ha esperito un 

sopralluogo nel cui ambito, oltre a prendere visione dello stato di fatto, ha 

concesso alle parti presenti la possibilità di esprimersi verbalmente nel 

merito del contenzioso. Per quanto rilevanti ai fini del giudizio, gli 

argomenti addotti in sede di sopralluogo saranno disquisiti nei 

considerandi in diritto.

9. Tramite decreto procedurale del 25 settembre 2012 il giudice 

dell’istruzione del Tribunale amministrativo, dopo aver concesso la 

possibilità di esprimersi nel merito alle parti in causa, ha conferito l’effetto 

sospensivo al ricorso.

Considerando in diritto:

1. a) Ai sensi dell’art. 50 LGA è legittimato al ricorso chiunque risulti colpito 

dalla decisione contestata e goda di un interesse tutelabile alla sua 

abrogazione o modifica. La legittimazione al ricorso, ai sensi dell’art. 50 

LGA, viene riconosciuta quando il cittadino, colpito da una decisione, 

comprova un interesse, anche se meramente di fatto, all’abrogazione o 

modifica della disposizione stessa. In ogni caso, l’interessato deve 

sempre ancora essere toccato dalla decisione in maniera tale da rendere 

concreto l’interesse al giudizio nel merito della pratica. Detto interesse 

deve rivestire intensità tale da poter essere giudicato quale personale e 

quindi superiore a quello della collettività. Colui che intende impugnare 

una decisione amministrativa deve quindi dimostrare che, nel caso della 

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mancata abrogazione o modifica della stessa, egli sarebbe soggetto a 

degli effettivi svantaggi. Di conseguenza, detto interesse, e contrario, 

implica la salvaguardia di una situazione di fatto a vantaggio del 

ricorrente, perseguibile tramite la contestazione ricorsuale di un 

cambiamento che comporterebbe degli svantaggi materiali o ideali (DTF 

122 II 369; 121 II 361, 120 Ib 487). Tale prassi permette di differenziare il 

ricorso di diritto amministrativo dal gravame popolare che continua ad 

essere inammissibile. Inoltre di regola l’interesse deve essere attuale, con 

la conseguenza che la decisione giudiziaria deve risultare atta ad incidere 

sulla situazione legale o di fatto del ricorrente, così da evitare delle 

pratiche dal mero carattere accademico volte unicamente a chiarire una 

situazione legale astratta (DTF 120 Ib 308). Secondo la costante prassi, 

spetta al ricorrente motivare al Tribunale la propria legittimazione 

illustrando, a mano della fattispecie concreta, i motivi per i quali egli 

sarebbe colpito in misura maggiore a quella della collettività nonché gli 

svantaggi, legali o di fatto, che comporta nei suoi confronti la decisione 

stessa. 

b) Tenor l’art. 712l cpv. 2 CC la comunione dei proprietari per piani può, in 

proprio nome, stare in giudizio come attrice o convenuta, escutere o 

essere escussa, nel luogo in cui si trova l’immobile. Indubbiamente quindi 

la comunione dei proprietari gode della legittimazione attiva e passiva nel 

contesto dei procedimenti amministrativi. Concretamente l’amministratore 

condominiale è legittimato a presentare opposizione e ricorso nell’ambito 

di un procedimento edilizio di diritto pubblico nel rispetto dei disposti e 

delle competenze attribuitegli dalle relative disposizioni del CC e dal 

regolamento condominiale.

Secondo la costante prassi d’applicazione dell’art. 50 LGA del Tribunale 

amministrativo, premesse l’esistenza dei presupposti precedentemente 

indicati, sono legittimati al ricorso pure il singolo proprietario fondiario, sia 

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in qualità di proprietario esclusivo che di comproprietario, il beneficiario di 

un diritto di superficie come pure l’affittuario di un immobile sito sul fondo 

confinante. A maggior ragione gode della legittimità al ricorso il 

proprietario di un’unità di proprietà per piani che può presentare il 

gravame anche singolarmente senza essere vincolato al consenso della 

comunione dei comproprietari per piani. Di conseguenza, la legittimazione 

al gravame della proprietaria di due unità condominiali site sul fondo 

vicino appare data in optima forma, indipendentemente dalle disposizioni 

dell’atto di costituzione di proprietà per piani e del regolamento 

condominiale che regolano il regime di comproprietà dell’immobile che 

quindi non servono. La legittimazione della ricorrente al gravame, viste le 

contestazioni materiali sollevate, appare quindi indubbiamente data pure 

nell’ottica delle citate premesse dell’art. 50 LGA.

2. a) Le disposizioni sulle distanze sono prioritariamente regolate dagli art. 75-

78 LPTC. Ai sensi dell’art. 77 cpv. 3 LPTC restano riservate le prescrizioni 

sulle distanze di altri decreti cantonali, quelle previste dalla legislazione in 

materia di protezione della natura nonché in modo esplicito pure le 

prescrizioni sulle distanze dalle strade stabilite dai comuni. Queste ultime 

risultano pertanto le sole determinanti nel presente contesto. 

Secondo l’art. 5.4 cifra 1 LE, dove non esistono altre norme (linee delle 

strutture, ecc.), la distanza minima dal margine delle strade e piazze 

comunali è di 3 metri. Da parte sua l’art. 4.4 cifra 3 LE ammette nella 

zona nucleo le riattazioni, trasformazioni e ricostruzioni purché 

l’inserimento tenga conto della struttura del nucleo. Le distanze dai confini 

e dalle strade sono quelle degli edifici preesistenti laddove non esistono 

linee di costruzione. Per quanto concerne eventuali nuove costruzioni 

valgono le stesse disposizioni (art. 4.4 cifra 4 LE). Nell’ottica 

dell’interpretazione letterale e teleologica delle disposizioni citate nella 

zona nucleo la distanza da rispettare nei confronti della strada nell’ambito 

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di riattazioni, trasformazioni, ricostruzioni e nuove costruzioni è quindi 

dettata dall’ubicazione degli edifici preesistenti. 

Nel caso in giudizio, come verificato dai piani agli atti e in occasione del 

sopralluogo, la maggior parte degli edifici siti in zona nucleo è ubicata 

immediatamente a ridosso della strada comunale. Di conseguenza, in 

applicazione dell’art. 4.4 cifre 3 e 4 LE, nella zona nucleo qui in 

discussione, premessi il buon inserimento nella struttura del nucleo e la 

mancanza di linee di costruzione, riattazioni, trasformazioni, ricostruzioni 

e nuove costruzioni possono essere realizzate immediatamente a confine 

con le strade comunali. Quindi, a prescindere dall’esistenza di un porcile 

e di un pollaio immediatamente a ridosso della strada al momento 

dell’acquisto del fondo in oggetto nel 1968, in seguito sostituiti, come è 

stato dimostrato con un quadro/foto in sede di sopralluogo persino da un 

locale abitativo completo con spiovente del tetto lungo la strada, e oggi da 

una cantina coperta dalla terrazza sulla quale ora si intende realizzare il 

giardino d’inverno, come pure a prescindere dal giudizio se l’intervento in 

oggetto sia costituito dalla semplice sopraelevazione di un edificio 

esistente, come sostenuto dai convenuti, oppure sia da considerare quale 

nuova costruzione come lamentato dalla ricorrente, il Tribunale 

amministrativo non può che constatare come, in applicazione delle citate 

disposizioni della LE, il giardino d’inverno possa essere realizzato senza 

osservare distanze legali dalla strada comunale rispettivamente 

osservando quelle previste nel concreto progetto approvato dal comune 

convenuto. 

Del resto la ricorrente stessa, come risulta dalle fotografie allegate agli atti 

e pure costatato in sede di sopralluogo, sulla sua particella adiacente no. 

804 con permesso comunale edilizio di cui essa già dispone, ha 

trasformato l’edificio esistente in appartamenti alzandolo sensibilmente 

proprio mantenendo la distanza esistente dalla stessa strada comunale di 

ca. solo 1.5 m e non di 3 m. Essa è quindi piuttosto malvenuta a 

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pretendere dai vicini che non valgano le stesse prescrizioni comunali e la 

stessa prassi, di cui essa ha già approfittato.

b) Che la costruzione prevista si inserisca architettonicamente nella zona 

nucleo adiacente è stato sia confermato esplicitamente dal consulente 

architettonico del comune convenuto nella sua presa di posizione del 7 

maggio 2012 agli atti che costatato al sopralluogo. In detta sede è pure 

risultato evidente che la costruzione prevista non possa, per ubicazione e 

distanza alquanto ampia, che minimamente togliere sia vista che 

esposizione solare allo stabile della ricorrente, che quindi non può subire 

grandi deprezzamenti, del resto per niente comprovati. Infine pure le 

obiezioni relative alla problematica della sicurezza stradale verificata al 

sopralluogo, visto che la costruzione prevista è leggermente arretrata per 

rispetto al muro già esistente al limite della strada comunale alto da 1 a 

1.5 m, che l’incrocio non si trova nelle immediate vicinanze della 

costruzione prevista e che la strada comunale presenta già come tale un 

traffico limitato ai retrostanti due quartieri limitati nella loro estensione, 

risultano infondate. Anche in merito a questi aspetti quindi l’istanza di 

ricorso risulta infondata. 

3. Il Tribunale amministrativo giudica le pratiche di diritto edilizio con piena 

cognizione di causa in applicazione della massima ufficiale senza essere 

quindi vincolato agli argomenti e alle conclusioni giuridiche esposti dalle 

parti in causa. Ciò significa che la Corte cantonale è tenuta a giudicare la 

conformità o meno della decisione impugnata applicando d’ufficio il diritto. 

Conseguentemente, quando, come nel caso in giudizio, il Tribunale 

amministrativo prende atto, da un canto, della motivazione errata della 

decisione in esame ma, d’altro canto, della conformità del progetto alle 

disposizioni del diritto edilizio, lo stesso non può che avvallare la licenza 

correttamente rilasciata dal comune, pur se sostenuta da una motivazione 

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legale errata. Il comune convenuto ha rilasciato la decisione di licenza 

edilizia concedendo una deroga al rispetto delle distanze legali dalla 

strada che, in effetti, non è necessaria in quanto, in applicazione degli art. 

4.4 cifre 3 e 4 LE, il giardino d’inverno può essere realizzato 

ordinariamente come concretamente progettato quasi sul confine della 

strada. Giova però rilevare che, già nell’ambito della presa di posizione in 

merito al ricorso, il comune ha ammesso il proprio errore di motivazione 

indicando in dettaglio le basi legali corrette a sostegno della decisione 

rilasciata. Nuove argomentazioni giuridiche possono, in linea di massima, 

essere presentate dalle parti anche nell’ambito della procedura di 

gravame in sede di Tribunale amministrativo che, come detto, non è 

vincolato né alle motivazioni della decisione impugnata né da quelle 

addotte nella procedura di gravame in quanto applica il diritto d’ufficio 

(STA R 12 183). Viste le conclusioni giudiziali esposte il ricorso in giudizio 

deve quindi essere respinto. 

4. In applicazione dell’art. 73 cpv. 1 LGA, nella procedura di ricorso e nella 

procedura d’azione la parte soccombente deve di regola assumersi le 

spese. Nel caso in giudizio, il comune, la cui decisione, nel dispositivo, è 

stata confermata dal Tribunale amministrativo, ha almeno in parte, 

provocato il ricorso munendola di una motivazione giuridica errata. D’altro 

canto, la ricorrente ha lei stessa provocato un secondo scambio di scritti e 

il sopralluogo, in quanto malgrado la nuova, corretta, motivazione addotta 

dal comune nella presa di posizione, non ha ritirato il ricorso ma ha 

persistito nel contestare la precedente motivazione errata della decisione. 

Appare quindi appropriato accollare le spese di giudizio in misura di 2/3 

alla ricorrente e di 1/3 al comune convenuto. 

La parte soccombente viene di regola obbligata a rimborsare alla parte 

vincente le spese necessarie causate dalla procedura. Alla 

Confederazione, al Cantone e ai comuni nonché alle organizzazioni cui 

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sono affidati compiti di diritto pubblico non vengono di regola assegnate 

ripetibili se vincono la causa nell’esercizio delle loro attribuzioni ufficiali 

(art. 78 LGA).

Nella stessa ottica di quanto appena esposto in merito alle spese 

giudiziarie il comune dovrà rifondere alla ricorrente, patrocinata da un 

avvocato, l’importo ridotto di fr. 1’400.- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto.

2. Vengono prelevate

- una tassa di Stato di fr. 3'000.--

- e le spese di cancelleria di fr. 352.--

totale fr. 3'352.--

il cui importo sarà versato in ragione di 2/3 dalla A._____ Sagl e in 

ragione di 1/3 dal Comune entro 30 giorni dalla notifica della presente 

sentenza all’Amministrazione delle finanze del Cantone dei Grigioni, 

Coira.

3. Il Comune è tenuto a versare la somma di fr. 1'400.- (IVA inclusa) alla 

A._____ Sagl a titolo di ripetibili.

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]