# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 01ac677c-cc77-5372-88a9-312c0a2d9979
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-01-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 22.01.2018 52.2017.357
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2017-357_2018-01-22.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2017.357

   

  	
  Lugano

  22 gennaio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Matteo
  Cassina, vicepresidente,

  Matea Pessina, Sarah Socchi

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Thierry
  Romanzini

  

 

 

statuendo
sul ricorso 29 giugno 2017 di

 

 

	
   

  	
  RI
  1  

  patrocinato
  da PA 1  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 31 maggio 2017 (n. 2464) del Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 21
  giugno 2016 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione della
  popolazione, in materia di rifiuto di
  rilascio di un'autorizzazione di domicilio UE/AELS e di revoca (recte:
  mancato rinnovo) di un permesso di dimora
  UE/AELS;

  

 

 

ritenuto,                          in
fatto

 

                                  A.   Il cittadino italiano RI 1 (1962)
è giunto in Svizzera il 5 aprile 2004 ottenendo, dapprima, un permesso di
dimora temporaneo L UE/AELS, e, dal 15 marzo 2005, un permesso di dimora B
UE/AELS valido fino al 14 marzo 2010 e in seguito rinnovato fino al 14 marzo
2015, per svolgere un'attività lucrativa dipendente nel nostro Paese.

 

 

                                  B.   a. Il 25 febbraio 2015, RI 1
ha chiesto il rilascio di un permesso di domicilio.

Interrogato il 25 marzo 2015 dalla Polizia cantonale in
merito a tale richiesta, l'interessato ha dichiarato tra le altre cose di risiedere
a S__________ in una stanza degli alloggi per il personale del villaggio __________,
messa a disposizione dal datore di lavoro e di raggiungere regolarmente ogni
fine settimana sua moglie e suo figlio a T__________, in Italia, in provincia
di __________.

 

b. Fondandosi su tali riscontri, il 23 maggio 2016 la Sezione
della popolazione del Dipartimento delle
istituzioni ha comunicato ad RI 1 di
voler rivalutare la continuazione del suo soggiorno nel nostro Paese e, dopo
avergli dato la possibilità di
esprimersi in merito, il 21 giugno
2016 gli ha negato il rilascio del permesso
di domicilio richiesto, revocandogli (recte: non rinnovandogli) nel contempo
quello di dimora UE/AELS.

In sostanza, l'autorità ha ritenuto che il centro della vita
e degli interessi di RI 1 fosse all'estero. Gli ha quindi fissato un termine con
scadenza il 15 settembre successivo per
lasciare il territorio elvetico. Il provvedimento è stato reso sulla base
dell'Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea
nonché i suoi Stati membri sulla libera circolazione delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.
112.681), come pure degli art. 23 dell'ordinanza sull'introduzione della libera
circolazione delle persone del 22 maggio 2002 (OLCP; RS 142.203), 34 e 96 della legge federale sugli stranieri del 16
dicembre 2005 (LStr; RS 142.20), 60 dell'ordinanza sull'ammissione, il
soggiorno e l'attività lucrativa del 24 ottobre 2007 (OASA; RS
142.201).

 

 

                                  C.   Con
giudizio 31 maggio 2017 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta
risoluzione, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

Il Governo ha ritenuto che
vi fossero gli estremi per non rilasciargli l'autorizzazione di domicilio UE/AELS e non rinnovargli il permesso
di dimora UE/AELS in virtù dei motivi addotti dal Dipartimento.

                                  D.   Contro la predetta pronunzia
governativa, il soccombente si aggrava ora
davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone - previa
concessione dell'effetto sospensivo al gravame - l'annullamento e postulando, in via principale, il rilascio di un permesso
di domicilio UE/AELS. In via del tutto subordinata chiede che gli venga rinnovato
il permesso di dimora UE/AELS.

Considera la decisione impugnata arbitraria nonché lesiva
della parità di trattamento e della sicurezza
del diritto. Sostiene di adempiere tutti i requisiti per ottenere il
permesso richiesto, asserendo di essere in procinto di prendere in locazione un
appartamento in cui vi alloggerà pure sua moglie.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
dell'impugnativa si oppongono sia il
Dipartimento che il Consiglio di Stato, senza formulare particolari osservazioni
al riguardo.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire
nel merito della presente vertenza è data dall'art. 9 cpv. 2 della legge di
applicazione alla legislazione federale in materia di persone straniere dell'8
giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame in oggetto, tempestivo giusta l'art.
68 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre 2013 (LPAmm; RL 3.3.1.1) e presentato da una persona
senz'altro legittimata a ricorrere (art.  65
cpv. 1 LPAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla
base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Permesso di domicilio
UE/AELS

 

2.1.1. L'autorizzazione di domicilio UE/AELS è
un permesso che non è in quanto tale previsto dall'ALC, di
principio applicabile alla fattispecie in
forza della nazionalità italiana dell'insorgente. Giusta l'art. 5 OLCP, esso
viene rilasciato ai cittadini dell'UE e dell'AELS in virtù dell'art. 34 LStr e degli art. 60-63 OASA,
nonché in conformità degli accordi di domicilio conclusi dalla Svizzera
(DTF 130 II 49 consid. 4).

Dal profilo del diritto interno, l'art. 34 LStr dispone - tra
l'altro - che il permesso di domicilio può essere rilasciato allo
straniero che ha soggiornato in Svizzera per almeno dieci anni in totale, sulla
scorta di un permesso di breve durata o di un permesso di dimora e che negli
ultimi cinque anni è stato ininterrottamente titolare di un permesso di dimora
(cpv. 2 lett. a), sempre che non sussistono motivi di revoca secondo l'art. 62 (cpv.
2 lett. b), oppure dopo un soggiorno
ininterrotto negli ultimi cinque anni sulla scorta di un permesso di dimora se egli
è ben integrato, segnatamente se conosce bene una lingua nazionale (cpv. 4). 

L'art. 60 OASA precisa che prima di rilasciare il
permesso di domicilio, occorre verificare
il comportamento tenuto fino a quel momento dal richiedente nonché il suo grado
d'integrazione. Secondo l'art. 62 cpv. 1 OASA, il permesso di domicilio può essere rilasciato in
caso di integrazione riuscita, segnatamente se lo straniero rispetta i principi
dello Stato di diritto e i valori della Costituzione federale (lett. a), ha raggiunto nella lingua nazionale parlata
nel luogo di residenza almeno il livello di riferimento A2 del Quadro di
Riferimento Europeo Comune per le lingue del Consiglio d'Europa (lett. b), manifesta
la volontà di partecipare alla vita economica e di acquisire una formazione
(lett. c).

 

2.1.2. A livello
internazionale, sono da esaminare il Trattato di domicilio e consolare
sottoscritto tra la Svizzera e l'Italia il 22 luglio 1868 (RS 0.142.114.541), la Dichiarazione 5 maggio 1934 concernente l'applicazione del suddetto trattato (RS 0.142.114.541.3)
e l'Accordo tra la Svizzera e l'Italia relativo all'emigrazione dei lavoratori
italiani in Svizzera del 10 agosto 1964 (RS 0.142.114.548). Ora, l'art. 10 cpv. 2 di quest'ultimo accordo
prevede che i lavoratori italiani in Svizzera sono sottoposti al regime
previsto dall'art. 2 par. 2° della
Dichiarazione del 5 maggio 1934, secondo cui ottengono un permesso di domicilio
dopo una dimora regolare ed ininterrotta di dieci anni ai sensi dell'art. 1 par.
1° di tale Dichiarazione. Tuttavia, a seguito della Dichiarazione del
Consiglio federale 23 aprile 1983 è stata adottata la prassi secondo la quale i
lavoratori italiani hanno diritto ad
ottenere il permesso di domicilio in Svizzera dopo 5 anni di soggiorno regolare
e ininterrotto (cfr. anche Istruzioni LStr, emanate dalla Segreteria di Stato della migrazione SEM, ad 3.4.3.3 nella
sua versione del 25.10.13, stato al 03.07.17).

 

2.1.3. Come
accennato in narrativa, RI 1 ha ottenuto il 15 marzo 2005 un permesso di dimora B
UE/AELS per svolgere un'attività lucrativa dipendente nel nostro Paese.

Ne discende che, sulla base della normativa testé menzionata,
è data in linea di principio la possibilità al ricorrente di ottenere il rilascio
di un permesso di domicilio UE/AELS.

 

2.2. Permesso di dimora UE/AELS

 

2.2.1. L'ALC si rivolge ai cittadini elvetici e a quelli
degli Stati facenti parte della Comunità (ora: Unione) europea e disciplina il
loro diritto di entrare, soggiornare, accedere
ad attività economiche e offrire la prestazione di servizi negli Stati contraenti
(art. 1 ALC), stabilendo norme che, in linea di principio, derogano alle disposizioni
di diritto interno. Giusta l'art. 6 cpv. 1 Allegato I ALC, il lavoratore
dipendente cittadino di una parte contraente che occupa un impiego di durata
uguale o superiore a un anno al servizio di un datore di lavoro dello Stato ospitante
riceve una carta di soggiorno della durata di almeno 5 anni a decorrere dalla
data del rilascio, automaticamente rinnovabile per almeno 5 anni.

 

2.2.2. Giusta
l'art. 23 OLCP, i permessi di soggiorno di breve durata UE/AELS, i
permessi di dimora UE/AELS e i permessi per frontalieri UE/AELS possono essere
revocati o non essere prorogati se non sono più adempite le condizioni per il
loro rilascio.

 

2.2.3. In relazione alla
decadenza del permesso di dimora UE/AELS, l'ALC prevede espressamente che le
interruzioni del soggiorno che non superino sei mesi consecutivi e le
assenze motivate dall'assolvimento di obblighi militari non infirmano la validità
della carta di soggiorno (cfr. art. 6 cpv. 5, nonché 12 cpv. 5 e
24 cpv. 6 Allegato I ALC). Quanto previsto dal menzionato Accordo è peraltro
equivalente a ciò che prescrive l'art. 61 cpv. 2 LStr, che riprende il tenore
dell'art. 9 cpv. 3 lett. c dell'abrogata legge federale sul domicilio e la
dimora degli stranieri (LDDS) del 26 marzo
1931 (Messaggio relativo alla legge federale sugli stranieri, FF 2002
3327 segg. n. 2.9.2).

In modo analogo al menzionato disposto
dell'ALC, anche la norma citata prevede infatti che in mancanza di un annuncio
esplicito o di una richiesta di mantenimento, un permesso di domicilio o di
dimora decade dopo sei mesi dalla partenza dalla Svizzera. In questo caso
non vi è spazio per una ponderazione degli interessi: determinante è soltanto
la questione di sapere se lo straniero abbia effettivamente dimorato all'estero
per più di sei mesi oppure oltre il periodo accordatogli con il permesso di assenza.

Secondo la
giurisprudenza del Tribunale federale, sviluppata quando
ancora era in vigore la LDDS e oggi almeno in parte codificata nell'art. 79
cpv. 1 OASA, tale fattispecie è però realizzata anche se lo straniero si
assenta regolarmente dalla Svizzera durante un lasso di tempo lungo,
ritornandovi ogni volta prima del trascorrere dei sei mesi previsti dalla
legge, per motivi di visita, turismo o affari. Al pari di un'assenza
continuata, questi rientri non interrompono infatti le assenze all'estero, neppure
quando lo straniero dispone di un alloggio in Svizzera ed è animato dal desiderio
di mantenere intensi rapporti con il nostro Paese (DTF 120 Ib 369 consid. 2c
pag. 372; STF 2C_147/2010 del 22 giugno 2010 consid. 5.1 e 2C_581/2008 del 6 novembre 2008 consid. 4.1). In
tali circostanze (ripetuti soggiorni nel Paese d'origine durante un
lasso di tempo di svariati anni, interrotti da più o meno lunghi periodi di
presenza in Svizzera), la questione del decadimento di un permesso dipende allora
da un altro aspetto, ovvero dalla determinazione del luogo che costituisce per
lo straniero il centro dei propri interessi (da ultima STF 2C_ 924/2017 del 2
novembre 2017, consid. 4.1. con rinvii e concernente un caso ticinese; Andreas Zünd/Ladina Arquint Hill, Beendigung der Anwesenheit,
Entfernung und Fernhaltung, in Ausländerrecht, 2a ed. Basilea 2009, n. 8.8
segg.).

 

 

                                   3.   3.1. In concreto, interrogato
dalla Polizia cantonale il 25 marzo 2015 in merito alla sua richiesta di porlo
al beneficio di un permesso di domicilio, RI 1 ha - tra l'altro - dichiarato:

"Dal 05.04.2004 sono in
Svizzera con lo statuto di dimorante e, all'inizio e sino al 2012, sono stato
alle dipendenze della __________, quale carpentiere. Dal 2012 sono passato alle
dipendenze della __________, per tre mesi e sempre come carpentiere e minatore,
venendo impiegato presso il Cantiere __________ in __________. In seguito, ancora
nel 2012, sono passato alle dipendenze della __________, lavorando comunque
ancora per la __________. Sono minatore/carpentiere con un grado di occupazione
del 100% e uno stipendio mensile netto pari a ca. CHF 5'000.-. Le spese di
vitto sono ripartite in questo modo: la colazione e un pasto sono a carico del
datore di lavoro, mentre l'altro pasto è a carico nostro in ragione di CHF
14.-, che è dedotto dalla paga. Per l'alloggio, viene dedotto dallo stipendio
l'importo di ca. CHF 300.-. Vivo nella stanza nr. __________ del blocco __________,
presso gli alloggi per il personale del villaggio __________ in territorio di S__________.
La stanza è a mio esclusivo utilizzo.
(...). Non ho sostanza in Svizzera mentre all'estero, più precisamente a T__________,
ho un'abitazione unifamiliare, che ho acquistato e ristrutturato, nella quale
vive mia moglie, nostro figlio ed io quando rientro in Italia.

D 2: dove vive quando ha i
giorni di libero dal lavoro? R 2: Da quest'anno, nei fine settimana rientro a T__________
per passare i giorni di libero con la mia famiglia. Con il sistema vecchio, rientravo
quando avevo libero. D3: per quale motivo ha richiesto il permesso di
domicilio? R 3: mi era già stato chiesto se lo avessi voluto quando ancora
lavoravo nel cantiere di F__________; allora avevo detto che non ritenevo di
doverlo avere. Ora, però, mi è stato detto che il permesso di domicilio mi può
agevolare anche in campo professionale e per questo motivo ho deciso di richiederlo,
anche perché, con gli anni nei quali ho lavorato in Svizzera, ne ho maturato il
diritto.(...) D 5: nel momento in
cui raggiungerà l'età pensionabile, la sua intenzione è quella di rimanere in
Svizzera o di fare rientro in Italia? R 5: una volta raggiunta l'età pensionabile,
la mia intenzione sarebbe quella di rientrare in Italia, dove, come detto,
vivono i miei familiari".

 

Alla luce di queste inequivocabili affermazioni rilasciate
alla Polizia cantonale - che il ricorrente ha confermato sottoscrivendo il
relativo verbale dopo averlo riletto - si può senz'altro ritenere che da
parecchi anni ormai, malgrado i rientri in Svizzera per lavorare, il centro dei
suoi interessi non si trova nel nostro Paese bensì in Italia, in provincia di __________,
dove è proprietario di un'abitazione unifamiliare e vivono sua moglie e suo figlio.

A ben guardare, RI 1 si comporta alla stregua di un
lavoratore frontaliere ovvero, come definisce l'art. 28 primo periodo par. 1°
Allegato I ALC, un cittadino di una parte contraente che ha il suo domicilio
regolare principale nelle zone frontaliere della Svizzera o degli Stati
limitrofi, che esercita un'attività retribuita nelle zone frontaliere
dell'altra parte contraente e ritorna alla propria residenza principale di
norma ogni giorno o almeno una volta alla settimana. In effetti, il 25 marzo
2015 egli ha ammesso dinnanzi alla Polizia che da anni, durante il tempo libero
o nei fine settimana, raggiunge regolarmente i propri famigliari a T__________,
con i quali mantiene dei legami molto intensi. Del resto, il ricorrente non ha
nemmeno reso verosimile di avere in Svizzera altri interessi personali al di là
di quelli dettati dai suoi impegni professionali. Lo dimostra pure il fatto che
alloggia nel villaggio __________ a S__________, in una semplice stanza messa a
disposizione dal datore di lavoro per il personale occupato nel cantiere.

Con il suo modo di agire, l'insorgente ha disatteso quindi le
condizioni per le quali gli era stato rilasciato un permesso di dimora UE/AELS,
ovvero quelle di risiedere stabilmente nel nostro Paese (cfr. art. 23 OLCP). Visto
che quando è stato interrogato il suo permesso di dimora UE/AELS aveva già
perso inesorabilmente di validità, non permette certo di sovvertire quanto
precede l'argomento - peraltro sollevato soltanto dinnanzi al Tribunale e non documentato
da alcun supporto probatorio - secondo cui nel frattempo avrebbe preso in
locazione un appartamento in cui vi alloggerà
anche sua moglie, la quale sarebbe in procinto di raggiungerlo in Svizzera.

 

3.2. Certo, come ha già avuto modo di considerare questo Tribunale
(STA 52.2016.237 del 3 maggio 2017, consid. 4.2), visto che il diritto di
soggiorno e di accesso a un'attività economica nel nostro Paese di un cittadino
membro di uno Stato facente parte dell'ALC è in linea di principio garantito, il
fatto che egli abbia il coniuge e i figli che continuino a vivere all'estero
non comporta necessariamente la decadenza o la revoca del suo permesso di
dimora UE/AELS (cfr. art. 1 e 4 ALC,
2 par. 1° Allegato I ALC; STF 131 II 339, consid. 2). In tale ambito va senz'altro incluso anche il caso del lavoratore
dipendente sottoposto all'ALC obbligato contrattualmente a brevi viaggi
all'estero nell'interesse del datore di lavoro residente in Svizzera.

La presente fattispecie è però diversa in quanto, come detto,
RI 1 si è comportato alla stregua di un lavoratore frontaliere. Sotto questo
profilo bisogna tenere conto che l'art. 9 cpv. 4 OLCP, riferendosi all'art. 2
par. 4° Allegato I ALC, secondo cui le parti contraenti possono imporre ai
cittadini delle altre parti contraenti l'obbligo di segnalare la loro presenza
sul territorio, sancisce che i frontalieri che durante la settimana dimorano in Svizzera sono tenuti a notificarsi
presso l'autorità competente nel luogo di dimora e a richiedere, in
applicazione per analogia dell'art. 9 cpv. 1 OLCP, un permesso per frontalieri
sulla base dell'art. 11 LStr.

3.3. Va da sé che non soggiornando regolarmente e ininterrottamente in Svizzera ed avendo il
centro degli interessi personali e famigliari in Italia, RI 1 non può pretendere
neppure il rilascio di un permesso di domicilio UE/AELS per stabilirsi
definitivamente nel nostro Paese.

 

 

                                   4.   Si deve pertanto concludere
che il provvedimento litigioso è stato adottato in esito ad una corretta
applicazione delle disposizioni legali determinanti.

Contrariamente a quanto assume il ricorrente, la decisione impugnata
non risulta pertanto né arbitraria né lesiva della parità di trattamento e
della sicurezza del diritto. Essa è pure rispettosa del principio di
proporzionalità. In effetti, l'insorgente ha sempre la possibilità di
richiedere il rilascio di un permesso di lavoro per confinanti G UE/AELS per
continuare a svolgere la propria attività nel nostro Paese (cfr. art. 7 par. 1°
e 28 Allegato I ALC) oppure di presentare una nuova domanda di rilascio di un
permesso di dimora B UE/AELS, in quest'ultima
ipotesi dimostrando però di soggiornare effettivamente e stabilmente in
Svizzera.

 

 

                                   5.   In esito alle
considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere integralmente respinto. Con
l'emanazione del presente giudizio, la domanda di conferimento dell'effetto
sospensivo all'impugnativa diviene priva di oggetto.

La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza e
sono quindi poste a carico del ricorrente,
conformemente all'art. 47 cpv. 1 LPAmm.

 

 

 

Per
questi motivi,

 

 

dichiara e pronuncia:

 

1.   Il ricorso è
respinto.

 

 

                                   2.   La tassa di giustizia e le
spese, per complessivi fr. 1'500.–, già anticipate dal ricorrente, rimangono a
suo carico.

 

 

3.   Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82 segg. legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

 

 

	
  4.   Intimazione
  a:

  	
   

  

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
vicepresidente                                                     Il vicecancelliere