# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** abbaa603-4829-5966-a74a-289040ab499d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-11-26
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile Il presidenta della Camera di protezione 26.11.2014 9.2014.142
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_007_9-2014-142_2014-11-26.html

## Full Text

Incarto n.

  9.2014.142

  	
  Lugano

  26 novembre 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di protezione del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Lardelli,
  presidente,

  Epiney-Colombo
  e Bozzini

  

 

	
  vicecancelliera

  	
  Dell'Oro

  

 

 

sedente
per statuire in merito all’istanza di ricusazione 1° settembre 2014 promossa da

 

	
   

  	
  RE
  1 

  patr.
  da: PR 1  

  
	
   

  	
   

  contro

  

 

	
   

  	
  CO
  1 Breganzona CO 2 Breganzona
  

  CO
  3 Breganzona

  

 

	
   

  	
  nell’ambito
  della causa riguardante la regolamentazione delle relazioni personali con la
  figlia PI 1, l’autorità parentale su di essa nonché la sostituzione del
  curatore educativo

  

 

esaminati gli atti,

 

ritenuto

 

in fatto

                                  A.   PI 1 è nata il 2000 dalla relazione tra RE 1 e __________ __________ (deceduto nel
2011). L’allora Commissione tutoria regionale __________ (in seguito Commissione
tutoria) ha iniziato ad occuparsi della situazione della minore in relazione
all’allestimento di una convenzione circa l’obbligo di mantenimento del padre e
la regolamentazione delle loro relazioni personali. 

                                  B.   Nel marzo 2004 è
stata istituita in favore della minore una curatela educativa, allo scopo di “aiutare
e sostenere la madre secondo le circostanze”, e di “rappresentare la
bambina per salvaguardare il suo diritto al mantenimento o diritti di altra natura”
nei confronti del padre.

 

                                  C.   Dal gennaio 2005, su
proposta dell’assistente sociale dell’allora Ufficio famiglie e minorenni
(UFaM), RE 1 ha posto la figlia in affidamento volontario presso la signora PI
2, domiciliata a __________. 

                                         In seguito, il curatore
educativo è stato sostituito e i suoi compiti estesi anche alla vigilanza sulle
relazioni personali, siccome i rapporti fra RE 1 ed PI 2 si sono dimostrati, da
subito, tesi. Le relazioni personali madre-figlia sono state esercitate in
maniera discontinua.

 

                                  D.   In considerazione
della paventata intenzione di RE 1 di trasferirsi all’estero portando la figlia
con sé, con decisione supercautelare del 28 ottobre 2008 (n. 1679) – poi
confermata con risoluzione del 23 dicembre seguente – la Commissione tutoria ha
provvisoriamente privato RE 1 della custodia parentale sulla figlia PI 1 e
confermato il collocamento della stessa presso PI 2. I diritti di visita
madre-figlia sono stati disciplinati in un secondo tempo. Essi non sono stati
esercitati regolarmente. 

 

                                  E.   A
seguito di numerose richieste in tal senso da parte di RE 1, con risoluzione n.
3405 del 4 ottobre 2011 la Commissione tutoria ha sostituito la
curatrice. Prendendo atto delle “crescenti difficoltà di
contatto e di comunicazione tra RE 1 e la famiglia affidataria PI 2”, “che
rischiano di seriamente compromettere la relazione madre-figlia che già risulta
sofferente”, la Commissione tutoria ha ritenuto di dover
nominare quale curatore una figura professionale qualificata, CURA 1, “alfine
di garantire il rispetto dei diritti reciproci, in particolare l’esercizio
delle relazioni personali” (pag. 1). Fra i compiti affidati al curatore è
stato previsto quello di “favorire la ripresa, lo sviluppo e il
consolidamento delle relazioni personali tra PI 1 e la madre RE 1” (pag.
2).

 

                                  F.   Alla luce di alcune
prese di posizione di RE 1 in relazione a delle cure dentarie necessarie per la
figlia, il 20 ottobre 2011 la Commissione tutoria ha proposto all’allora
Autorità di vigilanza sulle tutele di valutare “se non si renda necessaria
l’istituzione di una tutela a salvaguardia del bene della minore”. La
richiesta è stata ribadita il 10 novembre seguente (ris. 3675), ma è stata
successivamente respinta dall’Autorità di vigilanza sulle tutele con
decisione del 6 aprile 2012.

                                  G.   Nel corso di un
incontro tenutosi il 23 aprile 2013 presso l’Autorità regionale di protezione __________
(subentrata alla Commissione tutoria dal 1° gennaio 2013), RE 1 ha lamentato
l’assenza di contatti con la figlia a causa sia del comportamento del curatore
che dell’inattività dell’Autorità stessa. A domanda del patrocinatore della qui
insorgente, la presidente ha ammesso che “l’ARP non ha ancora deciso in
merito alle relazioni madre-figlia” (verbale, pag. 3). La presidente ha
informato RE 1 che “deciderà in merito alle questioni discusse oggi, segnatamente
in merito alle relazioni personali madre-figlia, alla privazione o meno
dell’autorità parentale e alla sostituzione del curatore educativo”
(verbale, pag. 4).

 

                                  H.   Con
reclamo del 7 febbraio 2014 RE 1 è insorta dinnanzi a questa Camera, postulando
l’accertamento della denegata/ritardata giustizia da parte dell’Autorità di
protezione e chiedendone la ricusa. Nelle sue osservazioni, l’Autorità di protezione
ha contestato integralmente gli addebiti dell’insorgente. 

 

                                    I.   Con sentenza del 4
giugno 2014 questa Camera ha ritenuto che il procedimento
relativo alle richieste di RE 1 – in particolare, concernenti le relazioni
personali – si stava protraendo da un lasso di tempo che non poteva più essere
definito “ragionevole” ai sensi della giurisprudenza. Ha quindi stabilito che
l’Autorità di protezione doveva determinarsi al più presto sulle questioni pendenti
“ovvero su quanto discusso durante l’ultima udienza del 23 aprile 2013:
relazioni personali madre-figlia (incontri, telefonate, corrispondenza),
privazione o meno dell’autorità parentale, sostituzione del curatore educativo”
(consid. 4, pag. 13). Ha quindi accolto il reclamo per ritardata giustizia e ha
fatto ordine all’Autorità di protezione “di emanare entro 30 giorni dalla
crescita in giudicato della presente, una decisione formale che definisca le
questioni ancora aperte” (consid. 4, pag. 14). Questa Camera ha invece
giudicato irricevibile l’istanza di ricusa poiché proposta genericamente nei
confronti dell’intera Autorità di protezione.

 

                                  L.   Con
decisione del 31 luglio 2014 (ris. n. 2588 del 16 giugno 2014), l’Autorità di
protezione ha statuito sulle relazioni personali fra madre e figlia,
sospendendole. 

 

                                  M.   Con
reclamo del 1° settembre 2014 RE 1 è nuovamente insorta dinnanzi a questa
Camera. Oltre ad impugnare la risoluzione concernente la sospensione delle
relazioni personali e a chiedere l’accertamento di una denegata giustizia – questioni
che verranno trattate separatamente vista la differente competenza decisionale
(cfr. art. 48 lett. f n. 1, 2 e 7 LOG) e le diverse parti coinvolte  – nel suo
memoriale l’insorgente postula la ricusa di tutti e tre i componenti
dell’Autorità di protezione, cui deve essere negato “ogni ulteriore intervento
personalmente o collegialmente (con gli altri membri) a riguardo dell’incarto PI
1” (reclamo, pag. 15). Chiede inoltre di essere ammessa al beneficio
dell’assistenza giudiziaria. 

 

                                  N.   Nelle
loro rispettive osservazioni, tutti i componenti dell’Autorità di protezione respingono
le accuse di parzialità e di inimicizia, sostenendo di avere sempre agito
nell’interesse della minore. Chiedono pertanto che l’istanza di ricusa venga respinta. 

                                         Del
successivo scambio di allegati si dirà, se del caso, nei considerandi di
diritto.

 

                                  O.   Con scritto del 30
ottobre 2014, RE 1 ha presentato una richiesta di estromissione della duplica
del 22 ottobre 2014 della presidente dell’Autorità di protezione, che non è
stata oggetto di intimazione.

 

considerato

 

in diritto

                                   1.   Giusta
l’art. 31 cpv. 1 della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di
protezione del minore e dell’adulto, per la ricusazione dei membri delle
Autorità regionali di protezione si applicano i motivi previsti dal CPC
federale. Ove sia ricusata l’intera autorità di protezione o la maggioranza di
essa, decide la Camera di protezione del Tribunale di appello (cpv. 3).

 

                                         L’art. 47
cpv. 1 CPC elenca i motivi di ricusazione, senza più distinguere – com’era il
caso nel vecchio CPC ticinese – tra esclusione e ricusazione (cfr. Messaggio
concernente la modifica della LTut del 7 marzo 2012, pag. 12). La norma
concretizza le garanzie dell’art. 30 cpv. 1 Cost, che da questo profilo ha la
stessa portata dell’art. 6 § 1 CEDU (DTF 134 I 20 consid. 4.2), di modo che la
giurisprudenza resa in applicazione di questa norma torna applicabile (STF
5A_722/2012 del 17 dicembre 2012; 5A_286/2013 del 12 giugno 2013, consid. 2). 

 

                                         Ai sensi
della norma (lett. f), chi opera in seno ad un’autorità giudiziaria si ricusa
se per altri motivi, segnatamente a causa di amicizia o inimicizia con una
parte o il suo rappresentante, potrebbe avere una prevenzione nella causa. 

 

                                         La garanzia
del giudice indipendente e imparziale permette di domandare la ricusazione di
un magistrato la cui situazione o il cui comportamento sono tali da suscitare
dei dubbi quanto alla sua imparzialità. Circostanze estrinseche alla causa non
devono infatti influire sul giudizio, né a favore né a detrimento di una parte.
La ricusazione non richiede la prova di una prevenzione effettiva, dato che una
disposizione d’animo non può essere dimostrata. Ai fini della ricusa è sufficiente
che fondate apparenze di prevenzione facciano temere un’attività non imparziale.
Deve trattarsi però di apparenze oggettive; impressioni puramente soggettive di
una parte al processo non sono determinanti (DTF 138 I 1 consid. 2.2; 136 III
608, consid. 3.2.1; DTF 134 I 21, consid. 4.2; STF 5A_286/2013 del 12 giugno
2013, consid. 2.1).

 

                                         Delle
decisioni o degli atti processuali viziati o arbitrari non bastano, di per sé,
a fondare un’apparenza oggettiva di prevenzione. A causa della sua attività, il
giudice è obbligato a pronunciarsi su questioni contestate e delicate: anche se
in seguito esse si rivelano errate, ciò non permette ancora di considerarlo
prevenuto. Il contrario significherebbe che ogni pronuncia inesatta o arbitraria
sarebbe il frutto di una parzialità del giudice, ciò che è inammissibile. Solo
degli errori particolarmente pesanti e ripetuti – costitutivi di violazioni
gravi dei doveri dei magistrati – possono giustificare un sospetto di
parzialità, sempre che le circostanze corroborino oggettivamente l’apparenza di
tale prevenzione (DTF 138 IV 142 consid. 2.3; DTF 125 I 119 consid. 3e e cit.;
STF 5A_286/2013 del 12 giugno 2013, consid. 2.1). E’ infatti compito delle
giurisdizioni superiori constatare e correggere gli eventuali errori commessi,
il giudice della ricusa non dovendo esaminare come è stato condotto il processo
con l’ottica di una istanza di ricorso (DTF 116 Ia 135 consid. 3a; STF
5A_286/2013 del 12 giugno 2013, consid. 2.1).

 

                                         Per prassi
costante, la domanda di ricusazione di un intero corpo giudicante è
inammissibile: i motivi di ricusa devono riferirsi al rapporto fra una determinata
persona facente parte di un'autorità ed una determinata parte, ed essi vanno pertanto
esposti individualmente con riferimento ad ogni singolo ricusando (STF del 28
novembre 2011, inc. 5A_707/2011, consid. 3.1.2 e riferimenti). Il Tribunale federale
aveva sancito l’applicabilità di tale prassi anche alla ricusa dei membri delle
Commissioni tutorie regionali precedentemente in essere in Ticino (STF del 28
novembre 2011, inc. 5A_707/2011, consid. 3.1.2).

 

                                   2.   Nel
suo memoriale RE 1 afferma che tutti e tre i membri dell’Autorità di protezione
debbano essere ricusati ai sensi dell’art. 47 cpv. 1 lett. f CPC.

 

                                         Per quanto
riguarda la ricusazione dell’avv. CO 1, secondo RE 1 la presidente
dell’Autorità di protezione “non si preoccupa in concreto della vicenda che
dev’essere istruita sotto la sua direzione”: quale esempio, l’insorgente
cita il fatto che la stessa abbia omesso di firmare personalmente la decisione
riguardante la sospensione delle relazioni personali, delegando tale incombenza
ad altri (reclamo, pag. 11). 

                                         Un altro
indizio di prevenzione emergerebbe anche dal fatto che la presidente ha
imputato ad RE 1 l’interruzione dei rapporti con la figlia PI 1, ciò che invece
è accaduto per “errori e decisioni di altri (curatore, madre affidataria e
ARP)” (reclamo, pag. 12). Inoltre, RE 1 accusa la presidente di aver
affermato il falso, in quanto il riavvicinamento tra PI 1 e la madre non è
stato disatteso per colpa sua, bensì per colpa del curatore e della madre affidataria
(reclamo, pag. 12; cfr. anche replica, pag. 5-6). L’insorgente ritiene che la
presidente non sia più imparziale, in quanto “travisa la realtà imputando
fatti non veritieri alla ricorrente e omettendo importanti questioni ai fini
del giudizio”, come dimostrato dalla questione dell’ascolto delle
registrazioni telefoniche delle telefonate con PI 1 (reclamo, pag. 12). 

                                         RE 1
sostiene poi che la presidente, nell’adottare la sua decisione, non abbia
esperito un esame attento, “avendo emanato la decisione impugnata senza
nemmeno essere in possesso dell’incarto” (reclamo, pag. 12). 

                                         Conclude
pertanto che la presidente debba essere ricusata “e non potrà più intervenire
ad ogni e ulteriore decisione che riguardi i rapporti tra la minore PI 1 e la
madre RE 1, in quanto parziale e prevenuta” (reclamo, pag. 12). 

 

                                         Per gli
altri due membri dell’Autorità di protezione, l’insorgente sostiene che “valgono
le medesime critiche mosse nei confronti della presidente” (reclamo, pag.
12). Essi hanno infatti “adottato i medesimi concetti, preconcetti, visioni
e comportamenti della presidente” e “hanno partecipato al
confezionamento della decisione impugnata” (ovvero, la sospensione delle
relazioni personali), imputando ad RE 1 errori altrui e senza nemmeno prendersi
la briga d’esaminare l’incarto (reclamo, pag. 12-13). Anch’essi devono dunque
essere ricusati “per parzialità, accanimento verso la ricorrente, totale
disinteresse dell’incarto, dei reali bisogni affettivi della minore e
sussidiariamente inimicizia verso la signora RE 1” (reclamo, pag. 13). 

                                         In
particolare, durante la procedura il membro permanente, CO 2, avrebbe avuto un
comportamento non consono, accanendosi “verbalmente e psicologicamente”
contro l’insorgente (replica, pag. 4). Oltre all’imparzialità, sostiene che sia
venuta meno anche la competenza, in quanto lo stesso ha dichiarato di non sapere
come procedere (replica, pag. 4). 

                                         L’insorgente
critica inoltre le assenze del delegato comunale, CO 3, ritenendo che
quest’ultimo abbia preso parte alle decisioni dell’Autorità di protezione senza
avere una conoscenza approfondita dell’incarto (replica, pag. 3). 

                                         Di
conseguenza, ricusa tutti e tre i membri dell’Autorità di protezione e postula
che l’incarto sia trasmesso all’Autorità più prossima (reclamo, pag. 13). 

 

                                   3.   I tre
membri dell’Autorità di protezione __________, contestano le accuse di parzialità
e di inimicizia e chiedono che l’istanza di ricusazione venga respinta.

 

                                         La
presidente avv. CO 1 nelle sue osservazioni respinge le critiche rivoltele, sostenendo
che la domanda di ricusazione si fonda su impressioni puramente soggettive e
non su circostanze oggettivamente constatate (pag. 1). Afferma di aver
personalmente istruito la vicenda, salvo poi far firmare la decisione dal suo
sostituto in sua assenza (osservazioni, pag. 1). Il fatto che il dossier
cartaceo originale non si trovasse presso l’Autorità di protezione ”non
significa che esso non fosse a disposizione dell’ARP in forma elettronica e/o
in copia cartacea” (osservazioni, pag. 2). Dopo aver rinunciato alla
presentazione della duplica, il 22 ottobre 2014 la presidente ha inviato un ulteriore
scritto nel quale ha precisato alcune circostanze riguardanti la trasmissione
delle citate registrazioni telefoniche. 

 

                                         Il membro
permanente, CO 2, contesta recisamente le critiche rivoltegli, affermando che “la
totalità delle decisioni emesse sono frutto di un sincero interesse per la
minore”, senza aver mai inteso “accanirsi contro la reclamante”
(osservazioni, pag. 1; v. anche duplica). 

 

                                         Anche il
delegato comunale, CO 3, contesta di avere una qualsivoglia prevenzione nei
confronti di RE 1, sostenendo peraltro di non conoscere la signora all’infuori
del contesto del procedimento riguardante PI 1 (osservazioni, pag. 1).

 

                                   4.   Nella
fattispecie, parte delle critiche espresse da RE 1 scaturiscono dalle motivazioni
della decisione riguardante la sospensione delle relazioni personali. Occorre
anzitutto sottolineare che la fondatezza dei motivi che hanno spinto l’Autorità
a sospendere le relazioni personali tra PI 1 e la madre dovrà essere esaminata
nell’ambito del reclamo contro la risoluzione stessa, non spettando alla
giurisdizione della ricusazione pronunciarsi come se fosse un’istanza di
secondo grado. Come visto, in assenza di altre circostanze che corroborino
oggettivamente l’apparenza di una prevenzione, il fatto di aver emanato una
decisione errata o finanche arbitraria non è sufficiente per fondare un motivo
di ricusazione.

                                         Ad ogni
modo, va detto che l’insorgente vede parzialità e prevenzione nel fatto che
l’Autorità di protezione le abbia imputato – a torto – la responsabilità
dell’interruzione dei contatti con la figlia, da attribuire invece all’agire
delle altre parti al procedimento e all’inattività dell’Autorità stessa. In
realtà, nella decisione in questione non vi è traccia di quanto evocato da RE 1.
Non corrisponde al vero, infatti, che nella decisione impugnata viene imputata
alla madre la colpa dell’interruzione delle relazioni personali: in essa ci si
limita invece a constatare che al momento della decisione le relazioni erano di
fatto interrotte e che un riavvicinamento avvenuto spontaneamente “purtroppo
è stato disatteso” (decisione, pag. 2), senza tuttavia attribuirne una
“colpa” né a PI 1, né alla madre, né a terzi. A mente di questa Camera, in tale
frase non può essere colta nessuna accusa né alcun sentimento di inimicizia o
parzialità dei tre membri dell’Autorità di protezione nei confronti di RE 1, ma
unicamente la constatazione che un ulteriore avvicinamento tra madre e figlia
non ha avuto buon esito.

                                         Che poi la
presidente, in sua assenza, abbia fatto firmare un atto da lei confezionato dal
suo sostituto, o che l’incarto originale al momento della decisione fosse
presso questa Camera, sono circostanze che non denotano alcuna apparenza
oggettiva di prevenzione. 

                                         In merito
alla registrazione di alcune telefonate intercorse tra la madre e PI 1,
all’insaputa di quest’ultima, la presidente ha a suo tempo affermato di
ritenerle illegali (cfr. verbale dell’incontro 23 aprile 2014, pag. 3-4). Non
si può sostenere che tale posizione processuale fondi una oggettiva apparenza
di prevenzione nei confronti di RE 1. Irrilevante dunque l’effettiva ricezione
o meno delle stesse da parte dell’Autorità, questione su cui si è diffusa la
presidente nella sua duplica del 22 ottobre 2014, ragion per cui non è stato dato
seguito all’istanza di estromissione del 30 ottobre 2014. 

 

                                         Per quanto
riguarda i motivi di ricusa sollevati nei confronti del membro permanente, le
critiche di accanimento e le accuse di non sapere come procedere sono del tutto
generiche e non circostanziate. Inoltre, esse appaiono pretestuose, nella
misura in cui si riferiscono ad avvenimenti accaduti durante delle udienze –
l’ultima delle quali, come visto, ha avuto luogo il 23 aprile 2013 – e mai
fatte valere in precedenza, nemmeno nella precedente istanza di ricusa (cfr.
reclamo del 7 febbraio 2014) ma solo a seguito della decisione negativa quanto
alle relazioni personali. Neanche nei confronti di CO 2 la domanda di ricusa
merita dunque accoglimento.

 

                                         Medesime
considerazioni possono essere formulate in relazione alle critiche rivolte al
delegato comunale. Il fatto che egli abbia presenziato a pochi incontri e di
conseguenza abbia una conoscenza limitata dell’incarto è circostanza che non è
mai stata censurata in precedenza, ma che viene addotta solo ora che una decisione
sfavorevole è stata emanata. Anche la domanda di ricusa formulata nei confronti
di CO 3 deve dunque essere respinta. 

 

                                   5.   RE 1
postula l’ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito
patrocinio. 

                                         Ai sensi
dell’art. 117 CPC, applicabile su rinvio dell’art. 13 LAG, ha diritto al gratuito
patrocinio chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari (lett. a), la cui domanda
non appaia priva di probabilità di successo (lett. b). 

                                         Nel caso
concreto, dalla documentazione prodotta emerge una situazione patrimoniale e
finanziaria che può sicuramente essere definita precaria. Tuttavia,
l’inconsistenza degli elementi addotti per sostanziare l’istanza di ricusazione
conduce a ritenere che la stessa fosse, sin dall’inizio, priva di possibilità
di esito favorevole. Il beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito
patrocinio deve dunque esserle negato.

 

                                   6.   Quanto
agli oneri processuali, in considerazione della particolarità del caso si
rinuncia eccezionalmente al loro prelievo.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia:

 

                                   1.   L’istanza
di ricusazione è respinta.

 

                                   2.   L’istanza
di ammissione all’assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio è respinta.

 

                                   3.   Non si
riscuotono tasse e spese di giustizia e non si assegnano ripetibili per la
procedura in oggetto.

 

                                   4.   Notificazione:

	
   

  	
  -  

  -  

  -  

  -  

   

  

 

                                         Comunicazione:

                                         -

 

 

Per la Camera di protezione del Tribunale d’appello

 

Il
presidente                                                          La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in
materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le
decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause
di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi;
quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile
se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale
(art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF.
Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo
stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale
federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La
legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.