# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 40ce9d7c-1878-5dfd-af38-12e42edf0486
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-10-11
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 11.10.2010 32.2010.117
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-117_2010-10-11.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.117

   

  LG/sc

  	
  Lugano

  11 ottobre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Luca Giudici, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 maggio 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 24 marzo 2010 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1955, da ultimo attivo in qualità di usciere/ricezionista presso l’__________
di __________, in data 16 ottobre 2008 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti a seguito di infarto (doc. AI 6-1/7).

 

                               1.2.   Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione del 24 marzo
2010 (doc. AI 34-1), preavvisata con progetto del 25 agosto 2009 (doc. AI
27-1), ha attribuito all’assicurato una mezza rendita d’invalidità a far tempo
dal 1° giugno 2009 (grado 50%).

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato da RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e il
rinvio degli atti all’UAI per l’allestimento di una perizia pluridisciplinare
(doc. I).

 

                                         Secondo
l’insorgente le condizioni di salute di RI 1 non sarebbero “compatibili con
un’attività lavorativa a tempo pieno e che mai il ricorrente sarebbe in grado
di trarre un reddito da attività lucrativa di Fr. 38'930.-- annui. A maggior
ragione, in considerazione dell’intervenuto peggioramento delle condizioni di
salute del ricorrente”. (doc. I).

 

                                         In sede
ricorsuale viene quindi prodotto il referto dell’8 aprile 2010 del Dr. __________
(doc. C) e contestato il mancato approfondimento della patologia psichiatrica
(doc. I).

 

                               1.4.   Nella
risposta del 25 maggio 2010 l’UAI ha postulato la reiezione del ricorso con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc.
IV).

 

                               1.5.   In data 2
giugno 2010 il rappresentante di RI 1 si è riconfermato nelle proprie
argomentazioni (doc. VII) producendo il referto del 28 maggio 2010 del Dr. __________
(doc. E1) e quello del 1° giugno 2010 del Dr. __________ (doc. E2).

 

                               1.6.   Con le
osservazioni del 21 giugno 2010 l’UAI ha riconfermato il proprio allegato
responsivo e rilevato come il certificato del Dr. __________ indichi
un’evoluzione positiva dello stato valetudinario dell’assicurato, mentre quello
del Dr. __________ ribadisca gli elementi generici già indicati nel referto
dell’8 aprile 2010 (doc. VIII).

 

                                         I doc.
VII e VIII sono stati inviati all’UAI per conoscenza (doc. IX).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il TCA è
chiamato a statuire se l’UAI ha correttamente o meno attribuito all’assicurato
una mezza rendita d’invalidità a far tempo dal 1° giugno 2009.

 

                                         Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. 

                                         

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Nella
presente fattispecie l’UAI ha attribuito all’assicurato una
mezza rendita d’invalidità a partire dal 1° giugno 2009  fondandosi sulla documentazione
medica agli atti, in particolare sul referto del 13 febbraio 2009 del Dr. Mauro
Capoferri, Capo del __________ e del Responsabile del __________ (doc. AI 16-1)
e del rapporto 19 febbraio 2009 del medico SMR Dr. __________ (doc. AI 18-1).

 

                               2.4.   Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000
UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)"

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert. (…)"

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629,
nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
 la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali”
in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea
2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).

 

                               2.5.   Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute dell’assicurato è stato
accuratamente vagliato prima dell'emissione della decisione impugnata, dopo
attenta analisi della documentazione medica agli atti, deve concludere che non
vi è motivo per distanziarsi dalla valutazione del __________, ripresa dal
Servizio medico regionale (SMR), che soddisfa i requisiti posti dalla
giurisprudenza affinché un rapporto medico abbia pieno valore probatorio (cfr.
consid. 2.4) e può quindi validamente servire da base al presente giudizio
senza che si riveli necessario procedere ad ulteriori accertamenti medici.

 

                                         Il Dr. __________,
__________ e il __________, nel referto del 13 febbraio 2009 hanno posto la
seguente diagnosi cardiologica:

 

" 
(…)

Cardiomiopatia ischemica con:

IMA subacuto il 23.06.2008; FE iniziale 29% su
occlusione RIVA medio e RCA medio (collaterizzata) e R. Intermedio; stenosi 50%
RCX (CORO 24.06.2008); PTCA/Stent RIVA e R. intermedio Luglio 2008 per
positività scintigrafica.

Eco: 09.2008 con FE 39%, PAPs 69 mmHg, non
dissincronia." 

(doc. AI 16-1)

                                      

 

                                         Gli
specialisti hanno quindi valutato al 50% la capacità lavorativa del paziente
come usciere comunale fino al prossimo controllo previsto a metà marzo 2009 e
indicato come fosse importante “evitare sforzi fisici da moderati a intensi”
(doc. AI 16-2). 

 

                                         Il
referto si conclude con le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

Il sig. RI 1 ha sostenuto con beneficio soggettivo ed oggettivo le sedute di riabilitazione, migliorando sensibilmente la sua
tolleranza allo sforzo che resta comunque ancora modesta. 

Non ha mai lamentato sintomi pectanginosi,
aritmie o disturbi dispnoici durante le terapie fisiche nè altri sintomi o
segni clinici da scompenso cardiaco. Non abbiamo ricevuto i risultati del
profilo lipidico e del valore di HbA1c previsti in questi giorni. Ricordiamo il
valore target di LDL <2.6
mmol/l. I valori pressori sono rimasti piuttosto bassi (media 105/65 mmHg) ma
non sintomatici, non hanno comunque permesso un significativo potenziamento
della terapia con ACE inibitore o betabloccante. Peso e circonferenza
addominale sono adeguati in chiave prognostica.

Importante titrare verso l’alto la terapia con
betabloccante e ACE inibitore, ricontrollo previsto fra 1 mese con ecografia.
L’ipertensione polmonare giustifica una anticoagulazione che tuttavia, vista la
doppia antiaggregazione, deve essere gestita con un INR massimo di 2.5. Rivaluteremo
alla luce del previsto eco l’indicazione a proseguire con essa.” (doc. AI
16-2).

 

                                         I medici
hanno quindi confermato quanto era già stato indicato nel certificato medico
del 13 ottobre 2008: “Egli è pertanto inabile al lavoro al 100% per i primi
2 mesi di riabilitazione, in seguito in caso di decorso privo di complicazioni,
sarà probabilmente possibile una ripresa dell’attività lavorativa al massimo al
50% e comunque premessa l’astensione da sforzi fisici moderato-intensi”
(cfr. doc. AI 8-4).

 

                                         Nel
rapporto del 19 febbraio 2009 il Dr. __________ del SMR ha ripreso la diagnosi
del __________ e indicato quali limiti funzionali: la funzione cardiaca ridotta
(migliorata dopo la riabilitazione), la tolleranza allo sforzo ridotta, la
possibilità di eseguire attività leggere per 4 ore al giorno (1/2 giornata), il
limite nel sollevare/trasportare pesi (possibile normalmente fino 10 kg, non continua, 10-15 kg ridotta), evitando gli spostamenti veloci e prolungati (doc. AI 18-2).

 

                                         Il Dr. __________
ha quindi indicato, dopo aver contattato il medico curante Dr. __________,
che l’insorgente è da ritenere abile nella sua attività al 50% (mezza giornata)
dal 13 febbraio 2009 (doc. AI 18-2).

 

                                         Nel
rapporto del 27 maggio 2009 il medico curante Dr. __________, spec. FMH in
medicina generale, ha confermato la capacità lavorativa dell’assicurato del 50%
dal 2 marzo 2009 (doc. AI 23-2).

 

                                         Il Dr. __________
del SMR, in data 24 agosto 2009, ha indicato che il rapporto medico del 27
maggio 2009 del medico curante non modifica le conclusioni del rapporto del 19
febbraio 2009 del SMR, essendo le valutazioni sovrapponibili (cfr. doc. AI 18-1;
23-1; 26-1).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi dalle
valutazioni del __________ e del SMR che non sono del resto state smentite da
certificati medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente
invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua
dell’interessato.

 

                                         Tale non
può essere il referto del medico curante Dr. __________, il quale in data 8
aprile 2010 ha certificato che “lo stato attuale del paziente sussiste a
peggioramento per quanto concerne lo stato fisico, ma anche quello psichico. Il
paziente presenta una EF ridotta in seguito ad infarto subacuto del 6/2008 e
susseguente intervento coronarico per stenosi multiple. Da allora il grado di
capacità lavoro teorico è al massimo del 30% per lavori leggeri. Questo
paziente improvvisamente privato delle sue relazioni lavorative per i problemi
organici descritti ha sviluppato uno stato depressivo reattivo persistente.

                                         La
capacità lavorativa deve essere riveduta alla luce di questi elementi nuovi. È
pure previsto un bilancio cardiologico il 22.4.2010 presso il Dr. __________” (doc. C).

 

                                         Il medico
curante nella propria breve valutazione non apporta nuovi elementi oggettivi
ignorati dai medici del __________ e dal SMR e si limita in sostanza ad
indicare in maniera del tutto generica un peggioramento del quadro fisico e
psichico del paziente e valutando la capacità lavorativa al massimo del 30% dal
giugno 2008. Tuttavia, nel rapporto medico del 27 maggio 2009 il Dr. __________
aveva indicato una capacità lavorativa residua del 50% dal 2 marzo 2009 (cfr. doc.
AI 23-2, C).

 

                                         Nel successivo
certificato medico del 2 giugno 2010, posteriore dunque alla decisione
impugnata, il Dr. __________ ha ribadito la preoccupazione per lo stato
psichico del paziente e indicato una riduzione della capacità lavorativa del
50%. Il medico si è quindi soffermato su considerazioni di carattere generale, sociale
e famigliare: la necessità di un regime con limitazioni della qualità di vita, le
difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro, i problemi familiari e
esistenziali (doc. E2).

 

                                         Per
quanto concerne la patologia psichiatrica, a mente del TCA il certificato del
Dr. __________, steso peraltro da un medico non specialista in psichiatria,
generico, privo di diagnosi secondo una classificazione riconosciuta, senza
una valutazione delle patologie dell’interessato e del loro influsso sulla
capacità lavorativa, senza esporre il decorso della patologia, indicare una
prognosi e fornire una descrizione dei trattamenti intrapresi, non adempie
quindi i requisiti richiesti dalla giurisprudenza per ritenere che un rapporto
medico abbia valore probatorio (cfr. consid. 2.4.) e non è atto
a mettere in dubbio le conclusioni alle quali è giunta l’amministrazione circa
l’assenza di patologie psichiatriche invalidanti. 

 

                                         Al
riguardo, cfr. STF 9C 376/2007 del 13 giugno 2008, nella quale l’Alta Corte ha
considerato ininfluente un certificato medico stilato dallo psichiatra curante,
il quale riferisce unicamente dell’inizio di un trattamento specialistico per
un episodio depressivo di media gravità, senza tuttavia esprimersi minimamente
su un’eventuale incidenza (presente e/o passata) invalidante dei disturbi
psichici.

 

                                         Il TCA
sottolinea a tal proposito che in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il
Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla
salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno
specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di
classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.
pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05
del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                                         Giova
inoltre ricordare al riguardo in tale contesto un principio ripetutamente
riconosciuto dalla nostra Massima Istanza, quello secondo il quale le
certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA U 202/01
del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in
ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF
125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R.
Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en
l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

                                         Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).

                                         Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

 

"  (...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause
les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas donnée
dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

                                         Anche il
referto del 28 maggio 2010 del Dr. __________, spec. FMH in cardiologia, non
permette a questa Corte una diversa valutazione della fattispecie.

 

                                         Lo
specialista, nel rapporto del 2 giugno 2010, ha diagnosticato una cardiopatia ischemica in stato da infarto en PTCA, attualmente senza sintomatologia anginosa e
con insufficienza cardiaca di stadio NYHA II (doc. E1).

 

                                         Il
Dr. __________ ha quindi indicato quanto segue:

 

" 
(…)

All’esame clinico rilevo un lieve sovrappeso, un
polso regolare normocardico e una pressione arteriosa nei valori bersaglio per
un paziente diabetico; non vi sono segni di arteriopatia periferica rilevante,
né segni di scompenso cardiaco.

L’ECG di base mostra un ritmo sinusale e i segni
del remoto infarto inferiore; non si rilevano segni dell’infarto anteriore.

Alla cicloergometria effettuata con la terapia
abituale, il paziente ha raggiunto il 100% della capacità teorica e un doppio
prodotto >23'000, senza presentare sintomi anginosi né modifiche patologiche
dell’ECG, ciò permette praticamente di scartare un’ischemia miocardica con la
terapia in corso.

Sul piano della terapia cardiovascolare,
rimangono indicati l’aspirina, la statina, l’ACE-inibitore e il α-β-bloccante. In assenza di stasi polmomare, lascio a lei
rivalutare la necessità del diuretico sulla base della PA (in particolare
durante la stagione calda). A 2 anni dopo l’infarto anteriore, con una FE
>0,35 e in assenza di trombo ventricolare (ecocardiografia del 3 aprile
’09), sul piano cardiologico l’anticoagulazione non è più indicata.

Non propongo altri esami cardiologici per ora e
in assenza di nuovi elementi clinici, suggerisco un prossimo controllo fra un
anno." 

(doc. E1)

 

                                         Come
rettamente rilevato dall’UAI il referto del Dr. __________ mette in evidenza
un’evoluzione positiva del quadro valetudinario dell’assicurato, senza segni di
arteriopatia periferica rilevante, né di scompenso cardiaco. Il paziente non
presenta sintomi anginosi, né modifiche patologiche dell’ECG. E sul piano cardiologico l’anticoagulazione non è più indicata (doc. E1).

 

                                         Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

                                         Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

 

                                         Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

                                         In
conclusione, rispecchiando le valutazioni del __________ e del SMR i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.4.), alle
stesse può essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurato è abile al lavoro al 50% in ogni attività.

 

                               2.6.   Appurato che
il ricorrente conserva una capacità lavorativa residua del 50% in ogni
attività, nelle quali è in grado di conseguire, mettendo a frutto la sua
capacità lavorativa residua, un reddito corrispondente al 50% del reddito
realizzabile senza il danno alla salute (100%), ritiene che l’incapacità
lucrativa del ricorrente ammonta al 50% (cfr. al riguardo DTF 114 V 310 consid.
3a pag. 313 con riferimenti; STF 9C_776/2007 del 14 agosto 2008).

 

                                         Va qui
rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al
massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in altre attività,
presenta un grado di invalidità del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è
arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato
inabile al lavoro al 50% nella sua professione.

 

                                         Alla luce
di quanto appena esposto occorre dunque ribadire che,  nel caso concreto, il
ricorrente presenta un grado d’invalidità del 50% che giustifica l’erogazione
di una mezza rendita d’invalidità a far tempo dal 1° giugno 2009.

 

                                         La
decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso respinto.

 

                               2.7.   Il
rappresentante dell’assicurato, in via ricorsuale, ha chiesto al TCA
l’allestimento di una visita pluridisciplinare (doc. I).

 

                                         Al
proposito va nuovamente ribadito che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il
giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,
si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.

 

 

                               2.8.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico del
ricorrente.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le spese
di procedura per CHF 200.-- sono poste a carico dell’assicurato ricorrente.

                                         

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti