# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 22baa944-2bbd-54c4-9360-8d658a2e33bd
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-07-16
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht Einzelrichter 16.07.2010 ERZ 2010 136
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_002_ERZ-2010-136_2010-07-16.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 16 luglio 2010 Comunicata per iscritto il:
ERZ 10 136

Ordinanza
Giudice unico in materia civile

Presidenza Brunner
Attuario Crameri

Visto il ricorso civile

di X., istante e ricorrente, 

contro

il decreto del Presidente del Circolo della Bregaglia del 25 maggio 2010, 
comunicato lo stesso giorno, in re dell’istante e ricorrente nonché A. contro Y. 
rappresentata da C., B., e C. tutti opponenti e resistenti, 

concernente nomina di un rappresentante degli eredi,

è risultato:

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I. Fattispecie

A. La vedova Y., classe _, la figlia A., _, e i figli X., _, B., _, nonchè C., _, 
formano la comunione ereditaria del fu D., decesso il _. La sostanza successoria è 
composta essenzialmente dall’azienda agricola del defunto padre. 

B. Per il tramite dell’avv. lic. iur. Ilario Bondolfi, Coira, con domanda del 2/9 
ottobre 2009 X. ha chiesto al Presidente del Circolo della Bregaglia di nominare 
l’avv. Fabrizio Visinoni, St.Moritz, quale rappresentante della comunione 
ereditaria. A motivo ha addotto che il rapporto fra i singoli eredi, in modo 
particolare quello fra B. e gli altri eredi era particolarmente difficoltoso. Questo 
erede disponeva da tempo dei beni - o perlomeno di parte degli stessi - della 
massa ereditaria. I termini e le condizioni di utilizzo non erano però mai stati 
chiariti e davano regolarmente adito a diverbi fra i singoli coeredi. Dopo il decesso 
del de cuius singoli coeredi avevano intrapreso dei tentativi per chiarire la 
situazione dell’eredità, proponendo anche di incaricare di comune accordo un 
legale. Purtroppo, a seguito delle divergenze d’opinione fra i singoli coeredi, nulla 
a tutt’oggi era avvenuto. A seguito di queste animosità, col passare degli anni era 
venuta a crearsi una situazione di stallo, che non poteva essere sbloccata se non 
con un rappresentante della comunione ereditaria, che potesse agire con una 
certa autonomia a favore della stessa e anche gettare le basi per la divisione della 
stessa (atto 3 dell’istanza precedente [IP]) 

Con presa di posizione del 17 ottobre 2009 la coerede A. ha ritenuto giustificata la 
nomina di un rappresentante della comunione ereditaria, mentre che al 
provvedimento richiesto si sono opposti i coeredi Y., B. e C. (risposte del 25 e 26 
ottobre 2009). A. ha affermato che alla fine di agosto 2008 aveva tentato di trovare 
una soluzione tramite mediazione. Le divergenze d’opinione fra i coeredi erano 
però profonde e nonostante tutta la sua buona volontà non era stata in grado di 
trovare un denominatore comune. La documentazione era lacunosa e non 
permetteva la chiarificazione dei fatti. Il suo desiderio di visionare la contabilità 
della comunione ereditaria non era stato adempito. Era perciò dell’avviso che la 
situazione senza via d’uscita poteva essere risolta unicamente da una persona 
neutrale. Sempre a suo dire la chiarificazione della situazione era necessaria onde 
evitare di deteriorare ulteriormente le relazioni tra gli eredi (atto 5 IP). Y. ha 
dichiarato che lei e suo coniuge avevano nominato come segretario e persona di 
fiducia C., che questi compiva la sua mansione a sua piena soddisfazione e che 
ciò doveva essere rispettato anche in futuro. Non voleva essere coinvolta in litigi 
familiari e in spese di avvocati nonché dell’Ufficio del Circolo della Bregaglia (atto 

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8 IP). B. ha esposto che la comunione ereditaria non dava adito a problemi tali da 
dover procedere alla nomina di un rappresentante. Per amministrare i beni della 
comunione ereditaria a disposizione della madre, anche con il suo consenso, era 
stata data procura al fratello C.. Per gli immobili agricoli da lui gestiti corrispondeva 
alla comunione ereditaria il canone d’affitto secondo la legge sugli affitti agricoli 
(atto 6 IP). C. ha confermato che su richiesta dei suoi genitori da oltre dieci anni 
evadeva la contabilità dell’azienda agricola. Durante tutti questi anni suo fratello X. 
s’era espresso più volte in modo sconcertante quanto agli affitti ed ai contratti 
agricoli stipulati dal fratello B. con suo padre. Ha inoltre detto che B. gli aveva dato 
la sua parola che per i beni appartenenti alla famiglia, eccezion fatta per quelli 
cedutigli a titolo di futura eredità, accreditava fr. 1'500.-- annui sul conto bancario 
intestato alla madre (atto 7 IP).

C. Udite le parti, tranne la vedova madre, anche oralmente il 13 marzo 2010, 
con decreto del 25 maggio 2010 il Presidente del Circolo della Bregaglia ha 
respinto la richiesta di X. e gli ha accollato le spese di procedura di fr. 600.--.

D. Contro questo decreto l’istante è insorto con ricorso del 7 giugno 2010 al 
Tribunale cantonale dei Grigioni, ne ha chiesto l’annullamento ed ha riproposto la 
nomina di un rappresentante della comunione ereditaria. 

A. ha proposto l’accoglimento del ricorso, mentre che gli altri eredi hanno 
postulato la reiezione dello stesso.

L’istanza precedente ha rinunciato a prendere posizione.

II. Considerandi

1. Presentato tempestivamente ed in dovuta forma (art. 9 cifra 10 e art. 12 
cpv. 1 e 3 LICC in unione coll’art. 233 cpv. 2 CPC), il ricorso è ricevibile in ordine.

2. Ai sensi dell’art. 602 cpv. 1 e 2 CC i membri di una comunione ereditaria 
formano una comunione a mani riunite e dispongono in comune dei diritti inerenti 
alla successione, sotto riserva delle facoltà di rappresentanza o d’amministrazione 
conferite per contratto o per legge. Questo principio dell’unanimità può facilmente 
avere per conseguenza l’incapacità di agire della comunione ereditaria, 
segnatamente se i membri della stessa non possono accordarsi o se sussistono 
delle difficoltà ad incontrare il favore di un erede. Giusta l’art. 602 cpv. 3 CC a 
richiesta di un coerede l’autorità competente può quindi nominare alla comunione 
ereditaria un rappresentante fino alla divisione dell’eredità.

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2.1 Sotto l’aspetto formale presupposti per ordinare una rappresentanza degli 
eredi è innanzitutto - ciò che risulta già dal tenore della citata disposizione - che 
devono esserci una comunione ereditaria e la richiesta di almeno uno degli eredi 
di nominare un rappresentante degli stessi. Un’ulteriore premessa formale per 
designare una rappresentanza è che la successione non deve già essere 
sottoposta ad un’amministrazione omogenea. Colla nomina di un rappresentante 
devono essere eliminate le manchevolezze, che risultano dall’amministrazione 
della successione per il tramite di eredi non unanimi. Questo scopo è già raggiunto 
se l’amministrazione dell’eredità è stata affidata ad un esecutore testamentario o 
se è stata ordinata un’amministrazione ufficiale. Esiste quindi già un potere 
amministrativo legale, non v’è più spazio per la nomina di un’(ulteriore) 
rappresentante degli eredi, poiché le sue competenze spettano già all’esecutore 
testamentario rispettivamente all’amministratore dell’eredità (Schaufelberger, 
Basler Kommentar ZGB II, 3. Aufl. 2007, Art. 602 N. 45; Rivista ticinese di diritto 
[RtiD] II-2008, no. 27c).

2.2 Dal profilo materiale dal tenore dell’art. 602 cpv. 3 CC, che è una 
disposizione facoltativa, si deduce che non v’è in ogni caso il diritto alla nomina di 
una rappresentanza della comunione ereditaria. L’autorità, godendo di un certo 
potere discrezionale, deve esaminare se sono adempite le rispettive premesse, 
dalla legge esplicitamente non indicate. Per dottrina e giurisprudenza la domanda 
di nominare un rappresentante degli eredi è di regola accolta, se una razionale 
conservazione ed amministrazione dell’eredità è impossibile o notevolmente 
ostacolata, p. es. in caso d’assenza di eredi, d’incapacità degli stessi 
d’amministrare la successione o di prendere una decisione unanime, di dissidi tra 
gli eredi come pure in generale d’incapacità d’agire della comunione ereditaria. 
L’autorità deve valutare gli interessi dell’eredità nell’insieme, non gli interessi di 
singoli eredi ed esaminare oggettivamente se il provvedimento è necessario. 
Anche se vi sono motivi della suddetta specie, ad una richiesta di nominare un 
rappresentante non deve essere dato corso in ogni caso. È giusto che questo 
provvedimento è indicato, se sussistono litigi tra gli eredi. Affinché la designazione 
di un rappresentante si lasci giustificare, un simile stato deve però avere per 
conseguenza che la comunione ereditaria non è capace di tutelare i diritti verso 
l’esterno; non è compito del rappresentante degli eredi di intervenire nei loro 
dissidi interni, p. es. divergenze d’opinioni sulla strategia di coltivazione o 
sull’amministrazione della successione da adottare. Il dissenso tra gli eredi 
dev’essere in modo tale da rendere impossibile una razionale amministrazione 
dell’eredità; le differenze devono quindi impedire la conservazione e 

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l’amministrazione della successione di modo che la sostanza o i redditi ordinari 
dell’eredità sono messi in pericolo (Schaufelberger, op. cit., art. 602 n. 46; 
Tuor/Picenoni, Berner Kommentar, Das Erbrecht, 2. Abt., Der Erbgang, Art. 537-
640 ZGB, 1964, Art. 602 N. 52/54; PTC 1988 no. 58 cons. 2; RtiD II-2008, no. 
27c). 

2.3 Nella specie i motivi addotti dal ricorrente non giustificano il provvedimento 
richiesto.

Due premesse formali per la nomina di un rappresentante degli eredi, vale a dire 
l’esistenza di una comunione ereditaria e la richiesta di nominare un 
rappresentante della stessa, sono sì adempite. Ciò non vale però per l’ulteriore 
presupposto formale, ossia quello che per la successione non può già esserci 
un’amministrazione omogenea. Certo, nel concreto caso non è stato designato né 
un esecutore testamentario, né un amministratore ufficiale. Tuttavia l’eredità non è 
senza amministrazione, poiché i fondi agricoli sono coltivati da B. e C. sbriga la 
contabilità dell’azienda agricola. Questi due eredi esercitano quindi il potere 
amministrativo legale sulla successione. Essi possono, rispettivamente devono 
decidere da soli i provvedimenti necessari per la conservazione, gestione e 
amministrazione della successione. Contrariamente all’assunto del ricorrente le 
decisioni a tal riguardo non devono essere prese all’unanimità. In simili 
circostanze la comunione ereditaria non è impedita dal principio dell’unanimità ai 
sensi dell’art. 602 cpv. 2 CC nella sua capacità di agire, specialmente nei rapporti 
con terzi. Per questo motivo la nomina di un rappresentante degli eredi non 
s’impone.

A. ha addotto che la documentazione dell’eredità era lacunosa e non permetteva 
la chiarificazione dei fatti. Il suo desiderio di visionare la contabilità della 
comunione ereditaria non era stato adempito. La chiarificazione della situazione 
era però necessaria onde evitare di deteriorare ulteriormente le relazioni tra gli 
eredi (atto 5 IP). Il ricorrente ha esposto che tra le parti v’erano dissidi quanto ai 
contratti di cessione a titolo di futura eredità, all’usufrutto ed alla conservazione dei 
fondi nonché ai quadri di E.. È quindi lecito inferire che questi coeredi sono 
preoccupati per una giusta divisione della successione. Ma la designazione di un 
rappresentante degli eredi non è atta a comporre divergenze interne: compito del 
rappresentante è unicamente quello di curare gli interessi della comunione 
ereditaria, tutelando i suoi diritti verso l’esterno al posto dei suoi membri non 
unanimi, senza il potere di intervenire nelle liti che oppongono gli eredi o nelle 
controversie che insorgono tra loro. Se certi eredi intendono dividere i beni 

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ereditari - in caso di dissenso - devono proporre al giudice azione di divisione 
dell’eredità conformemente all’art. 604 CC.

Ne viene che l’impugnato decreto del Presidente di circolo, che non ha dato corso 
alla richiesta di nominare un rappresentante degli eredi, si rivela corretto. Il ricorso 
va pertanto respinto. 

3. L’esito della procedura di ricorso comporta l’addossamento dei costi alla 
parte soccombente (art. 122 cpv. 1 CPC). 

Considerato che i resistenti per le risposte al ricorso non abbiano avuto dispendi 
degni di nota, si rinuncia ad assegnare loro delle indennità a titolo di ripetibili.

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III. Il Giudice unico decide

1. Il ricorso è respinto.

2. I costi della procedura di ricorso di fr. 1'200.-- (tassa di scritturazione 
inclusa) vanno a carico del ricorrente.

3. Contro questa decisione con un valore litigioso di almeno fr. 30'000.-- può 
essere interposto ricorso in materia civile ai sensi degli artt. 72, 74 cpv. 1 
lett. b della Legge sul Tribunale federale (LTF) al Tribunale federale, 1000 
Losanna 14. Il ricorso è da inoltrare al Tribunale federale per iscritto entro 
30 giorni dalla notificazione della decisione col testo integrale nel modo 
prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per l’ammissibilità, il diritto, gli ulteriori 
presupposti e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 72 segg. 
e 90 segg. LTF.

4. Comunicazione a: