# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9235bec0-dd04-56c8-834f-a1c023957f83
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-11-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.11.2005 35.2005.40
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2005-40_2005-11-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2005.40

   

  mm/ss

  	
  Lugano

  9 novembre
  2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 15 giugno 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione dell’8 aprile
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 a 

  rappr. da: RA 1

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 21
aprile 2004, RI 1, aiuto copritetto al beneficio delle indennità di
disoccupazione, mentre scendeva dalla scale, è scivolato e, per evitare di
cadere, si è aggrappato alla ringhiera con la mano sinistra, riportando la
rottura del tendine lungo del bicipite del braccio. 

 

                                         L’CO 1 ha
riconosciuto la propria responsabilità e ha regolarmente corrisposto le
prestazioni di legge.

 

                                         Per
completezza, va segnalato che, nel mese di luglio 2003, l’assicurato era
rimasto coinvolto in un incidente della circolazione stradale, riportando un
trauma contusivo al rachide cervicale.

                                         L’assicuratore
LAINF aveva dichiarato chiuso il caso a far tempo dal 18 febbraio 2004, per
causalità naturale estinta (doc. 69,

p. 4s. – inc. INSAI 2: "il dott. __________, medico __________, con
rapporto 26.3.2004, ha indicato che i reperti messi in luce dal chiropratico
sono in netto contrasto con i referti successivi all’infortunio sia per quanto
concerne la colonna cervicale che la colonna lombare. Tale valutazione viene
condivisa dal

dott. __________, attivo presso la __________. Inoltre ev. affezioni non
sarebbero (più) da ricondurre all’infortunio. In particolare l’assicurato
presenta da anni una sindrome lombo vertebrale cronica su turbe statiche e
delle modiche alterazioni degenerative, riacutizzata solo a distanza di mesi
dall’infortuni"). 

                                         La
relativa decisione su opposizione è cresciuta in giudicato incontestata. 

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, con decisione formale del 13
gennaio 2005, l’Istituto assicuratore, tenuto conto delle sole sequele
infortunistiche, ha dichiarato l’assicurato totalmente abile al lavoro e non
più bisognoso di ulteriori cure mediche, a contare dal 1° febbraio 2005 (doc.
60). 

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato personalmente (doc. 62),
l’assicuratore LAINF, in data 8 aprile 2005, ha ribadito il contenuto della sua
prima decisione

(doc. 79).

 

                               1.3.   Con
tempestivo ricorso del 15 giugno 2005, RI 1 ha chiesto che l’CO 1 venga
condannato a riconoscergli prestazioni corrispondenti ad un’incapacità
lavorativa del 50%, argomentando:

 

"  In conclusione, chiedo al Tribunale cantonale delle assicurazioni di
accogliere il mio ricorso contro questa decisione. Ricordo che, in date
ulteriori, sia il dott. __________ che il dott. __________ hanno
riconfermato un'incapacità lavorativa al 50% per un periodo
"indeterminato" (allego copie dei certificati). La loro
posizione è stata confermata da una perizia eseguita dal dott. __________
dell'Ospedale __________ di __________ che mi ha visitato in data 21 febbraio
2005

(cf. rapporto).

 

Il mio bicipite sinistro ha subito una notevole diminuzione della
forza in seguito alla rottura del sovraspinato e alla lesione di un tendine. La
menomazione è visibile ad occhio nudo e non soltanto mi causa debolezza ma mi
provoca dolori che risalgono sino alla spalla e alla nuca. I dolori sono
relativamente frequenti e possono anche essere forti.

Contesto quindi la conclusione della CO 1 secondo la quale sono
abile al 100% a partire dal 1 febbraio scorso e ribadisco i pareri dei tre
medici sopraccitati che evocano un'incapacità al 50% permanente o perlomeno di
una durata indeterminata. Chiedo al lodevole Tribunale cantonale delle assicurazioni
di respingere le conclusioni della CO 1 e la sua decisione dell'8 aprile.

 

Il mio attuale stato fisico non è dovuto a problemi di salute
fisica o psichica ma bensì ad infortuni, il secondo - quello del 21 aprile 2004
-- essendo a mio parere (non comprovato dai medici ma neppure escluso) una
diretta conseguenza dell'incidente stradale del 18 luglio 2003. Allora fui
vittima di un violentissimo tamponamento causato da una macchina che si è
schiantata a grande velocità contro il mio veicolo, fermo ad un'intersezione.
L'impatto è stato tale che ha causato la morte della conduttrice responsabile
(è a disposizione il rapporto della polizia cantonale di __________ intervenuta
sul luogo dell'incidente). Ringrazio il Tribunale di tenerne conto." (Doc.
I) 

 

                               1.4.   L’assicuratore
infortuni convenuto, in risposta, ha postulato un’integrale reiezione
dell’impugnativa con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (III).

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale
delle assicurazioni (cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00;
STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002
nella causa B.,

H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R.,

H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT
I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA
del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la LPGA, la quale ha modificato numerose
disposizioni contenute nella LAINF.

                                         A
differenza delle norme di procedura che, in linea di principio, entrano
immediatamente in vigore (cfr. SVR 2004 AHV Nr. 3 consid. 3.2.; SVR 2003 IV Nr.
25, consid. 1.2., p. 76; STFA del 27 gennaio 2004 nella causa P., I 474/03;
STFA del 23 ottobre 2003 nella causa K., H 73/03; STFA del 23 ottobre 2003
nella causa J., K 55/03; STFA del 20 marzo 2003 nella causa E.,

I 238/02; DTF 117 V 93 consid. 6b, DTF112 V 360 consid. 4a, RAMI 1998 KV no 37
p. 316 consid. 3b), le norme di diritto materiale determinanti, nel diritto
delle assicurazioni sociali, sono quei disposti in vigore al momento in cui si
è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (cfr. DTF 129 V 1 consid.
1.2.; DTF 127 V 466 consid. 1; DTF 128 V 315=SVR 2003 ALV Nr. 3; SVR 2003 IV
Nr. 25 consid. 1.2.)

                                         Nella
concreta evenienza, visto che l’infortunio in discussione è accaduto in data 21
aprile 2004, tornano senz’altro applicabili le disposizioni di diritto
materiale della LPGA, in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2003.

 

                               2.3.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio.

 

                                         Il diritto alle cure cessa
qualora dalla loro continuazione non sia da attendersi un sensibile miglioramento
della salute dell'assicurato (cfr. art. 19 cpv. 1 LAINF): nemmeno persistenti
dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da
questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute
(cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, p. 41ss.).

 

                               2.4.   Secondo l'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare a seguito
d'infortunio o di malattia professionale ha diritto all'indennità giornaliera.

 

                                         Giusta l’art. 6 LPGA, è considerata incapacità al lavoro qualsiasi incapacità, totale o
parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica, di
compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo
d’attività abituale. In caso d’incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese
in considerazione anche le mansioni esigibili in un’altra professione o campo
d’attività.

 

                                         Nella RAMI 2004 U 529, p.
572ss., consid. 1.4., il TFA ha precisato che la definizione di incapacità al
lavoro, così come quelle d’incapacità al guadagno e d’invalidità contenute
nella LPGA, corrispondono alle definizioni e ai principi dell’assicurazione
contro gli infortuni elaborati finora dalla giurisprudenza. 

 

                                         La questione a sapere se
l'assicurato sia o meno incapace di lavorare in misura giustificante il
riconoscimento del diritto a prestazioni deve essere valutata sulla base dei
fatti forniti dal medico.

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e tracciare un
esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per prima
cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali
sono le controindicazioni in quell'attività.

                                         Determinante ai fini della
graduazione dell'incapacità lavorativa non è comunque l'apprezzamento
medico-teorico, bensì la diminuzione della capacità di lavoro che effettivamente
risulta dall'impedimento (RAMI 1987 K 720 p. 106 consid. 2, U 27

p. 394 consid. 2b e giurisprudenza ivi citata; RJAM 1982 n. 482 p. 79 consid.
2).

                                         L'assicurato che rinuncia
a utilizzare la sua residua capacità oppure che non mette in atto i
provvedimenti da lui ragionevolmente esigibili per sfruttare al meglio la propria
capacità lavorativa è, ciò nonostante, giudicato per l'attività che egli
potrebbe esercitare dimostrando buona volontà. 

                                         Carenze di volontà
risultanti da un'anomalia caratteriale non sono prese in considerazione
nell'ambito dell'assicurazione infortuni: possono essere, tutt'al più,
considerate nell'ambito dell'assicurazione malattia se la loro causa é da
ricercare in un'affezione patologica (DTF 101 V 145 consid. 2b; 111 V 239
consid. 1b e 2a; RAMI 1986 p. 56; 1987 p. 105 consid. 2; 1987
p. 393 consid. 2b; 1989 p. 106 consid. 1d; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit.,
p. 91).

 

                               2.5.   L'assicuratore
LAINF è, però, tenuto a fornire prestazioni soltanto se fra l'infortunio
assicurato ed il danno alla salute esiste un rapporto di causalità naturale ed
adeguato.

 

                            2.5.1.   In caso di infortunio, il legame
di causalità naturale è da considerarsi adempiuto qualora si possa
ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si
sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non
occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno
alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri
fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica
dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua
non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del

29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre
2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del

22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del

23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA

6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a;
RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b,

RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b,

DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF
111

V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G. Scartazzini, Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea
1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113

V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406

consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                            2.5.2.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione

(DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461

consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117

V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica

(cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in
fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des
Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M. Frésard,
L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.6.   Nella
concreta evenienza, l’oggetto della lite è circoscritto alla questione a sapere
se l’CO 1 era o meno legittimato a dichiarare RI 1 totalmente
abile al lavoro a partire dal 1° febbraio 2005.

                                         Non è invece contestata
l’estinzione del diritto alle prestazioni di cura medica, né, tantomeno, il
mancato riconoscimento di un’indennità per menomazione all’integrità. 

 

                               2.7.   Dalle tavole processuali
emerge che, in data 21 aprile 2003, l’insorgente, trattenendosi a una ringhiera
per evitare di cadere dalle scale, si è procurato la rottura del tendine lungo
del bicipite del braccio sinistro, diagnosticata grazie all’esame ecografico
dell’11 maggio 2004 (doc. 2). 

 

                                         Il 13 maggio 2004, l’assicurato
ha consultato il dott. __________, spec. FMH in
chirurgia ortopedica, il quale ha constatato, all’esame clinico, una completa
funzione della spalla sinistra senza segni per una lesione della cuffia
rotatoria, nonché una rottura completa del capoluogo del bicipite.

                                         A quest’ultimo riguardo,
egli ha escluso un approccio chirurgico (doc. 7). 

                                         In data 4 giugno 2004, ha
avuto luogo una visita fiduciaria di controllo presso il dott. __________,
spec. FMH in chirurgia della mano, secondo il quale un intervento di
reinserzione prossimale del bicipite nel capo lungo avrebbe un carattere
prettamente estetico.

                                         Egli ha inoltre affermato
che, citiamo: "sicuramente i disturbi di cui soffre il paziente con il
tempo passeranno e quale danno residuale rimarrà una certa qual diminuzione della
forza al braccio sinistro". (doc. 14).

                                         Il ricorrente ha ritrovato
una capacità lavorativa del 50% a decorrere dal 17 luglio 2004 (doc. 17).

 

                                         In data 28 luglio 2004, RI
1 ha interpellato il

dott. __________, spec. FMH in medicina interna e malattie reumatiche.

                                         Dal
relativo referto si evince che questo sanitario ha sottoposto l’assicurato a sonografia
funzionale del braccio sinistro, esame che ha evidenziato, oltre alla già nota rottura
totale del tendine lungo del bicipite, una rottura parziale intramurale del
tendine del muscolo sovraspinato (lesione non presente in occasione della
sonografia del gennaio 2004).

                                         Egli ha
infine attestato un’inabilità lavorativa del 50% (doc. 26). 

 

                                         Un nuovo
consulto presso il dott. __________ ha avuto luogo il 7 ottobre 2004. 

                                         In
quell’occasione, egli ha refertato un problema all’abduzione con Painfull-Arc,
e un test di Jobe dubbioso, nonché una mobilità della colonna cervicale ridotta
minimamente per la rotazione bilaterale. 

                                         Il dott. __________
ha inoltre sottolineato la difficoltà a distinguere l’incapacità lavorativa
dovuta alla malattia da quella invece risultante dall’infortunio (doc. 40). 

 

                                         L’artro-risonanza
magnetica 24 novembre 2004 della spalla sinistra, ordinata dall’CO 1, ha messo
in luce unicamente dei segni di tendinopatia del tendine del muscolo sovraspinato,
senza segni per una rottura interessante tutto lo spessore

(doc. 49). 

 

                                         Sempre
nel mese di novembre 2004, RI 1 si è sottoposto anche a un’artro-RMN della
spalla destra, resasi necessaria in ragione della presenza di forti
dolori, la quale ha evidenziato un’importante tendinite del tendine del muscolo
sovraspinato con fissura parziale versante inferiore e borsite sottodeltoidea,
una moderata tendinite del tendine del muscolo infraspinato e sottoscapolare,
nonché un’importante tendinite d’inserzione con edema osseo del tubercolo
maggiore (doc. 55).

 

                                         In data 3
gennaio 2005, ha avuto luogo una visita medica di controllo da parte del dott. __________,
spec. FMH in chirurgia.

                                         Il
fiduciario dell’CO 1 ha dichiarato l’insorgente totalmente abile a far tempo
dal 7 gennaio 2005 (data che, in sede amministrativa, è stata posticipata al 1°
febbraio 2005), sia nell’originaria attività di copritetto, sia in altre
attività presenti sul mercato generale del lavoro, nonché non più bisognoso di
cure mediche.

                                         All’assicurato
è inoltre stato negato il diritto ad un’indennità per menomazione all’integrità
fisica, posto che alla rottura prossimale del tendine del capo lungo del bicipite
corrisponde una menomazione nettamente inferiore al tasso del 5% previsto dalla
cifra 2 dell’Allegato 3 all’OAINF (doc. 59). 

 

                                         Nell’ambito
della procedura di opposizione, è stato versato agli atti un rapporto, datato
25 febbraio 2005, del dott. __________, Capo-Servizio di __________ presso
l’Ospedale regionale di __________, il quale, rispondendo a delle domande
postegli dall’assicurato, ha in particolare quantificato in un 50% la capacità
lavorativa di quest’ultimo, con la possibilità di un miglioramento futuro.

                                         D’altra
parte, il neurologo privatamente consultato da RI 1 ha indicato che una
stabilizzazione dei disturbi è possibile, non escludendo però la persistenza di
postumi permanenti (dolori agli arti superiori, cefalee e stato d’affaticamento
o di precoce esaurimento di fronte al lavoro) (allegato al doc. 71). 

 

                                         Prima di
procedere all’emanazione della decisione su opposizione impugnata, l’CO 1 ha ancora
interpellato il

dott. __________, spec. FHM in chirurgia ortopedica presso la __________, al
quale è stata sottoposta l’intera documentazione, clinica e radiologica.

                                         Il dott. __________,
facendo capo a studi specialistici pubblicati proprio in materia di rottura del
tendine del muscolo bicipite, ha sostenuto che tale patologia comporta una chiara
ma esigua riduzione della forza di flessione a livello del gomito (10% circa),
così come di quella di supinazione a livello dell’avambraccio (20% circa), che
può comunque essere compensata in modo adeguato in un’attività quale quella di
aiuto copritetto:

 

"  In mehreren Aufsätzen haben Klonz und Reilmann
ihre Erfahrungen mit Bicepssehnenrupturen wiedergegeben
(s. Beilagen). Die Autoren haben umfangreiche Daten gesichtet und die Verläufe
und Ergebnisse an 77 konservativ und 164 operativ behandelten Rupturen
zusammengetragen. Einen direkten Vergleich
zwischen operativ und konservativ konnten sie nur bedingt ziehen. Immerhin: Die operative Behandlung bringe einen
geringen aber nachweisbaren Kraftgewinn in der Grössenordnung von 5 bis 20 %.
Somit sei die operative Behandlung jungen Patienten zu empfehlen, bei
älteren Patienten müsse abgewogen werden zwischen Bedarf und Möglichkeiten.
Zudem sei zu bedenken, dass Schmerz und Bewegungseinschränkung unabhängig von
der gewählten Therapieform sei. Ursache dafür sei in der Regel zusätzliche
Pathologie des subacromialen Raumes. Die
Beweglichkeit unterscheide sich nicht durch die gewählte Therapieform
"operativ/konservativ". Das kosmetische Resultat lasse sich
indessen sehr gut durch eine Operation wieder
herstellen.

 

Anhand von mehreren
Studien wurde die Kraftminderung für die Ellbogenflexion ohne operative Behandlung in der Grössenordnung von

8 bis 16 %, diejenige der Vorderarmsupination auf 10 bis 21 % ermittelt (im Gegensatz/Vergleich dazu:
Kraftminderung bei nicht operierter Ruptur der distalen Bicepssehne (d.h. beider Bicepssehnen) für Flexion um einen Drittel
und für Supination um über 50 %). Insbesondere die
Ausdauerkraft werde durch die Operation verbessert, die Kraft für Schulterabduktion aber eher verschlechtert.

 

Diese Zahlen spiegeln
wider, was an Krafteinbusse nach einer Ruptur der proximalen langen Bicepssehne
erwartet werden muss. Diesem Aspekt ist bei der Einstufung der Gebrauchbarkeit
des Armes durchaus ausreichend und klar Rechnung getragen
worden, das heisst es wurde davon ausgegangen,
dass die Beugekraft im Ellbogen rund 10 und die Supinationskraft rund 20 % niedriger geworden sind.

 

Aus den bisherigen Ausführungen geht somit hervor,
dass Herr RI 1 seine lange Bicepssehne an typischer Stelle gerissen hat. Das
Ereignis, welchem die Ruptur der Sehne zugeschrieben wird hat zu keinen anderen
Schäden an der Schulter geführt und somit beschränkt sich die Zuständigkeit der
CO 1 ausschliesslich auf die
Bicepssehnenruptur. Wie aus den Ausführungen und den beiliegenden Publikationen
überdies deutlich hervorgeht, führt der Funktionsverlust der langen Bicepssehne
zu einer eindeutigen aber geringen Einschränkung der Beugekraft im Ellbogen und
der Supinationskraft im Vorderarm, zu einem Kraftverlust welcher aber noch in ausreichender
Weise für eine Tätigkeit wie Hilfsdachdecker oder anderen von Dr. __________
beschriebenen Beschäftigungen kompensiert
werden kann. Dies wird nicht zuletzt dadurch plausibel, dass man sich bei Herrn
RI 1 entschlossen hat, die Bicepssehne nicht wieder operativ zu
reinserieren; Ein invalidisierender Kraft- und Funktionsverlust würde selbstverständlich
angesichts der möglichen operativen Behandlungsmethoden
nicht akzeptiert." (doc.
77)

 

                               2.8.   Nella sua impugnativa, l’assicurato, con riferimento alle
certificazioni rilasciate dai suoi medici curanti, fa valere che i disturbi da
lui lamentati gli impedirebbero di svolgere la sua abituale professione (cfr.
consid. 1.3.).

 

                                         Chiamata
a pronunciarsi, questa Corte ritiene che la valutazione espressa dagli
specialisti interpellati dall’assicuratore LAINF convenuto, secondo cui RI 1 presenta
una totale capacità lavorativa nella sua attività di aiuto copritetto

(cfr. doc. 59 e 77), possa validamente costituire da supporto probatorio al
presente giudizio, senza che si riveli necessario procedere a degli ulteriori
atti istruttori (perizia medica giudiziaria).

                                         Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01;

SVR 2003 IV Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01;
STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C.,

H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D. SA,

H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R.,

U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno
2001 nella causa G., I 11/01; RCC 1986

p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B. P.; STFA del 13
febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.; STCA del 25
novembre 1991 nella causa M.;

F. Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274;

U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p.
212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,
2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di
essere sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122

V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

 

                                         Occorre
inoltre considerare che, per costante giurisprudenza, in un procedimento
assicurativo sociale l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della
controversia giudiziale mentre invece nella fase che precede la decisione essa
è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA dell'8 luglio 2003
nella causa B., U 259/02, consid. 2.1.1; U.
Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989,
p. 30ss.).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha
confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         In questo
contesto, il TFA ha peraltro precisato che i pareri redatti dai medici
dell'INSAI hanno pieno valore probatorio, anche quando essi si sono espressi unicamente
in base agli atti, dunque senza visitare personalmente l'assicurato (cfr.
STFA del 10 settembre 1998 nella causa R., U 143/98 e STFA del 2 luglio 1996
nella causa A., U 49/95).

 

                                         Questa Corte osserva che
la tesi secondo la quale la rottura prossimale del tendine del bicipite
brachiale non pregiudica la ripresa di un’attività lavorativa, è senz’altro plausibile
ed è avvalorata, oltre che dai risultati delle misurazioni eseguite dal medico __________
in occasione della visita di controllo del

3 gennaio 2005 (cfr. doc. 59, p. 3s.),
anche dalla certificazione

5 giugno 2004 del chirurgo della mano dott. __________ (doc. 14: "Dal
profilo funzionale concordo con quanto detto dal Dr. __________: non si può
fare nulla. Sicuramente i disturbi di cui soffre il paziente con il tempo
passeranno e quale danno residuale rimarrà una certa qual diminuzione della
forza al braccio sinistro" – la sottolineatura è del redattore),
rispettivamente, dalla letteratura medica allegata all’apprezzamento 31 marzo
2005 del dott. __________, dalla quale emerge che i postumi residuali
successivi alla rottura del capo lungo del bicipite sono di gravità modesta,
sia sul piano dei dolori che su quello della perdita di forza (doc. 74-76). 

 

                                         Considerazioni analoghe si
ritrovano pure sul sito internet www.laspalla.org del dott. F. Postacchini,
Professore ordinario di ortopedia e traumatologia presso l’Università di Roma
"La Sapienza", in cui si legge che, citiamo: "in pazienti con
rottura del tendine (del bicipite, n.d.r.), quelli non operati non hanno
dolori, recuperano una articolarità completa, ma talora non la piena forza
dell’avambraccio in supinazione (movimento che si esegue volgendo il palmo
della mano verso l’alto)". 

 

                                         Oltre a ciò, nella
concreta evenienza, occorre pure tenere in considerazione che interessato
dall’infortunio del mese di aprile 2004, è stato il braccio adominante (ossia
il braccio sinistro in un assicurato destrimane), aspetto che contribuisce a
mitigare gli effetti negativi del danno alla salute sull’esigibilità
lavorativa. 

 

                                         Il TCA non ignora che il
dott. __________, ancora nel mese di aprile 2005, ha attestato un’inabilità
lavorativa del 50%

(cfr. doc. A 2). 

                                         Tuttavia, alla sua
certificazione non può essere riconosciuto un valore probante sufficiente. 

                                         Il dott. __________,
specialista in medicina generale e, pertanto, non particolarmente qualificato a
pronunciarsi nella materia che qui interessa, si è infatti pronunciato a
proposito della capacità lavorativa di RI 1 in maniera del
tutto astratta, senza fornire la benché minima motivazione.

                                         Del
resto, la nostra Massima Istanza ha ripetutamente deciso che le certificazioni
del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella
causa M., U 202/01, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in
ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. [= AJP 1/2002, p. 83]; DTF
125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; STFA del 10 ottobre 2003 nella causa
C., U 278/02, consid. 2.2;

R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en
l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         L’insorgente ha pure fatto riferimento al referto 25 febbraio 2005
del dott. __________, neurologo, il quale ha valutato al 50% la sua capacità
lavorativa residua (allegato al doc. 71). 

                                         Secondo questo
Tribunale, l’assicurato non ha verosimilmente consultato il citato specialista
in neurologia in relazione alle sequele della rottura del tendine del
bicipite, visto che tale patologia non è di pertinenza di
questa branchia della medicina. 

                                         È per
contro probabile che il dott. __________ sia stato interpellato per i disturbi
connessi all’affezione del rachide cervicale, problematica che non riguarda
tuttavia più l’CO 1 (cfr. decisione su opposizione del 22 aprile 2004,
cresciuta in giudicato incontestata; doc. 69 - inc. CO 1 2). 

                                         In questo
contesto, è utile rimarcare che, con scritto del

25 gennaio 2005, RI 1 aveva informato l’assicuratore convenuto di lamentare
gravi problemi alla colonna cervicale con disturbi del sonno e della
concentrazione, secondo lui ancora riconducibili all’incidente stradale del 18
luglio 2003, all’origine di una completa inabilità lavorativa, attestata dal dott.
__________ (doc. 90 e allegato – inc. CO 1 2). 

                                         In esito a quanto precede,
la valutazione espressa dal

dott. __________ non appare suscettibile di scalfire il valore probante dei
rapporti dei dottori __________ e __________, nella misura in cui il neurologo
ha preso in considerazione dei disturbi estranei al sinistro del 21 aprile
2004. 

 

                                         La medesima conclusione si
impone anche per i referti del dott. __________. 

                                         È vero che, in data 28
luglio 2004, il sanitario aveva certificato un’inabilità lavorativa del 50%
(doc. A 3, già presente nell’incarto INSAI).

                                         Al riguardo, occorre
rilevare che, successivamente, in occasione della consultazione del 7 ottobre
2004, lo stesso

dott. __________ ha sì confermato un’incapacità del 50%, tuttavia egli ha pure osservato
che, citiamo: "diventa difficile capire quanto questo 50% dipenda dalla
malattia e quanto dall’infortunio, per cui consiglio una visita presso di
voi" (doc. 40). 

                                         Quando parla di "malattia",
il reumatologo si riferisce alla problematica cervicale, la quale, nel mese di
gennaio 2005, si trovava all’origine di un’incapacità lavorativa completa,
secondo quanto attestato dal dott. __________ (doc. 90 e allegato – inc. INSAI
2).

                                         Inoltre, il 18 gennaio
2005, il dott. __________ - dopo aver precisato che alla nozione di "rottura
transmurale parziale" corrisponde una minima riduzione del diametro del
tendine senza interruzione della continuità, ossia grosso modo lo stesso
reperto evidenziato dall’artro-RMN del 24 novembre 2004 - ha dichiarato di non essere
intenzionato a discutere le conclusioni del medico di circondario dell’CO 1
(doc. 63). 

 

                                         Sulla
scorta di quanto precede, questa Corte reputa dimostrato, secondo il criterio
della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della sicurezza
sociale (cfr. DTF 125

V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr.,
pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
2003, p. 343), che RI 1 ha ritrovato una piena capacità lavorativa nei modi e
nei tempi decisi dall’assicuratore infortuni convenuto.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso è
respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti