# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** edc67bcd-001e-5070-bdfb-8a0715a0ea6b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-04-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 29.04.2015 17.2014.172
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2014-172_2015-04-29.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2014.172-173

  	
  Locarno

  29 aprile 2015/cv 

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretaria:

  	
  Barbara Maspoli, vicecancelliera 

  

 

 

preso atto della sentenza 5 agosto 2014 con cui il
Tribunale federale ha annullato, con rinvio degli atti per
un nuovo giudizio, la sentenza 24 febbraio 2014 di questa Corte
(inc. 17.2013.127 e 128) relativa alla causa avviata con appelli presentati 

 

	
   

  	
  il 24 aprile 2013 da

   

  RI 1,

  rappr. dall'avv. DI 2

   

  e

   

  il 25 aprile 2013 da

   

  AP 1,

  rappr. dall'avv. DI 1 

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei loro confronti il 24 aprile
  2013 dalla Pretura penale di Bellinzona

  	 

 

 

 

ritenuto che              -   con sentenza della Corte di
appello e revisione penale del 24 febbraio 2014, i due appelli sono stati
accolti e i due imputati prosciolti dall’accusa di ripetuto abuso di autorità
per i fatti avvenuti la notte tra il 21 ed il 22 maggio 2011, mentre RI 1 era
stato condannato per lo stesso reato in relazione a fatti svoltisi il 13 giugno
2011, condanna che non era stata fatta oggetto di impugnazione.

Di conseguenza, se da un lato AP
1 è stato integralmente prosciolto, RI 1 è stato condannato alla pena pecuniaria
di 40 aliquote giornaliere da fr. 140.-, sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di due anni, ed alla multa di fr. 1'100.-;

 

                                     -   il procuratore generale ha
impugnato tale decisione con un ricorso in materia penale al Tribunale
federale, chiedendo in via principale l’annullamento della sentenza e la
conferma del giudizio di primo grado, mentre in via subordinata la trasmissione
degli atti alla CARP per un nuovo giudizio;

 

                                     -   con sentenza 5 agosto 2014
(STF 6B_285/2014) il ricorso è stato accolto e la sentenza 24 febbraio 2014
della CARP annullata e rinviata al tribunale cantonale per un nuovo giudizio,
poiché, nella decisione annullata, non era stato esaminato l’adempimento
dell’elemento soggettivo del reato, considerato che lo stesso veniva a cadere
già per la mancata realizzazione degli aspetti oggettivi. Con la sua sentenza,
l’Alta Corte federale ha per contro accertato che quanto fatto dagli accusati
il 21/22 maggio 2011 realizza i presupposti oggettivi del reato. Pertanto, per
la completezza dell’esame, è divenuto nuovamente d’attualità valutarne gli
estremi soggettivi;

 

                                     -   consenzienti alla
procedura scritta, le parti hanno prodotto gli allegati con le rispettive
osservazioni postulando:

 

                                         -     il PP la
conferma della sentenza di primo grado;

                                         -
    gli appellanti il loro integrale proscioglimento senza formulazione di
richieste subordinate;

 

Ritenuto

                                    I.   Accertamento
dei fatti e del diritto effettuato dal TF

 

                                   1.   Nella sua sentenza
del 5 agosto 2014, il Tribunale federale, accogliendo il ricorso del procuratore
generale contro la sentenza assolutoria di questa Corte del 24 febbraio 2014, ha sostanzialmente ritenuto adempiti, dal punto di vista oggettivo, i presupposti del reato di
abuso di autorità per entrambe le fattispecie in discussione.

                                         In
effetti, in sintesi, pur condividendo l’accertamento secondo il quale, la notte
tra il 21 e il 22 maggio 2011, i prevenuti si sono trovati a dover gestire una
manifestazione di grossa portata quale la Notte Bianca con un effettivo di
agenti palesemente sottodimensionato ed in condizioni lavorative stressanti, i
giudici federali hanno accertato innanzitutto che il luogo ove PC 1 è stato
abbandonato, pur non essendo isolato, deve essere considerato discosto.

                                         In
seguito, dopo esame degli atti, essi hanno concluso che non sussistevano motivi
per adottare delle misure di polizia nei confronti dei due richiedenti l’asilo
coinvolti nel litigio presso la __________, poiché si era trattato di un
diverbio circoscritto a quel contesto e non ha potuto essere accertato alcun
loro comportamento violento in relazione con la manifestazione. Di conseguenza,
non giustificandosi né un arresto, né un fermo temporaneo preventivo ai sensi
della LPol, rispettivamente del Concordato intercantonale del 15 novembre 2007
concernente la lotta contro la violenza in occasione di manifestazioni
sportive, essi hanno ritenuto che la misura adottata nei confronti di PC 1 era
ingiustificata ed abusiva ai sensi dell’art. 312 CP. Essendo il reato già per
ciò solo oggettivamente realizzato, l’esame della proporzionalità non è nemmeno
stato effettuato, in quanto superfluo:

                                         

“ (…) Ora, come visto, nella
fattispecie è stato accertato solo un litigio circoscritto all'episodio presso la __________, in cui PC 1 risulta peraltro essere stato vittima di vie di fatto da parte del gerente dell'esercizio
pubblico. Un comportamento violento commesso dall'asilante
in occasione di determinate manifestazioni non è per contro provato, né
era noto agli imputati quando sono intervenuti presso l'esercizio
pubblico. Il suo allontanamento dall'intero perimetro della città di
Locarno, motivato con riferimento alla manifestazione della Notte
Bianca, non si giustificava quindi, né tantomeno si legittimava un fermo
preventivo, che costituiva una misura ancora più severa (cfr. sentenza
1C_94/2009 del 16 novembre 2010, citata, consid. 7.7). In queste
circostanze, il trasporto coattivo e l'abbandono del richiedente l'asilo
a Ponte Brolla, nelle condizioni esposte al precedente consid. 2.2, rappresenta pertanto una
misura ingiustificata ed abusiva, suscettibile
di adempiere gli estremi dell'art. 312 CP” (STF 6B_285/2014
del 5 agosto 2014 consid. 4.4).

 

                                         In relazione agli atti commessi ai danni diPC 2, l’Alta Corte federale
è giunta alla stessa conclusione ma con un ragionamento differente. In effetti,
in questo caso, è stato riconosciuto che un allontanamento della vittima dalla
zona calda del Bar __________ poteva essere giustificato, ma l’intervento
effettuato è stato reputato sproporzionato:

 

“
(…) Certo, la
situazione in esame è diversa rispetto a quella dell'abuso commesso nei confronti del richiedente l'asilo, giacché PC
2 era conosciuto per avere già dato prova di comportamenti problematici.

(…) Ad ogni modo, pur ammettendo che per garantire la
sicurezza pubblica
era ragionevole evitare che PC 2 rimanesse quella notte presso il bar __________, siccome esisteva il rischio concreto della provocazione di
una rissa, la misura adottata dagli imputati è stata sproporzionata. E’ infatti accertato
che l'interessato si trovava in uno stato chiaramente alterato e ch’essi Io hanno depositato alla foce del fiume Maggia, dove gli è stato chiesto di rientrare al
suo domicilio a piedi. Sempre secondo gli accertamenti della precedente
istanza, (…) il luogo in cui PC 2
è stato lasciato è situato a circa due chilometri da quello in cui è stato
caricato in auto e dal suo domicilio. Se ritenevano che non si giustificava di condurlo al posto di polizia, era
quindi senz'altro possibile che gli
imputati lo accompagnassero direttamente a casa sua, dove potevano eventualmente essere presenti dei
familiari. 

(…) nelle intenzioni degli agenti l'interessato
avrebbe dovuto rientrare a casa a piedi seguendo
l'argine del fiume. Ora, ricordato il suo stato di significativa alterazione
e di agitazione, la misura di abbandonarlo alla 01.00 di notte in una zona periferica della città, nelle
vicinanze del lago e del fiume, poteva
comportare rischi per la sua incolumità, connessi appunto a tale stato. In queste circostanze, il provvedimento
concretamente adottato dagli imputati, indipendentemente dall'efficacia,
non era quindi necessario e non stava in un
rapporto ragionevole con la tutela della sicurezza pubblica. Ricorrendo a un mezzo manifestamente sproporzionato
nell'ottica del mantenimento dell'ordine pubblico, essi hanno quindi abusato
dei poteri della loro carica” (STF 6B_285/2014 del 5 agosto 2014 consid. 5.3).

 

                                   2.   Tratte queste
conclusioni, il Tribunale federale ha annullato la sentenza
impugnata e rinviato a questa Corte l’incarto per nuovo giudizio affinché venga
esaminato l’elemento soggettivo del reato. 

 

3.Dal
profilo soggettivo, il reato di cui all’art. 312 CP presuppone un comportamento
intenzionale - laddove il dolo eventuale è sufficiente - come pure un fine speciale,
consistente nel procurare a sé o a un terzo un indebito profitto oppure nel
recare danno ad altri (STF 6B_831/2011 del 14 febbraio 2012 consid. 1.2, in:
Pra 2012, n. 96, pag. 630 segg.).

Il reo deve quindi innanzitutto
avere coscienza d’essere un’autorità. In seguito egli deve per lo meno prendere
in considerazione il fatto che con il suo agire sta presumibilmente abusando
della propria autorità.

Non è data intenzionalità se
l’autore crede di agire in conformità con i propri doveri (ZBJV 85, 1946, 139),
come ad esempio avviene nel caso in cui un poliziotto crede di essere attaccato
mentre in realtà si tratta di una situazione di legittima difesa putativa (STF
6S.885/2000 del 26 febbraio 2002). 

L’indebito profitto,
rispettivamente il danno a terzi, non devono forzatamente essere di natura patrimoniale
(Corboz, Les infractions en droit suisse, vol. I, Berna 2010, ad art. 312, n.
10), ma possono essere anche di altro tipo, ivi compresi quelli immateriali
(Heimgartner, in Basler Kommentar, Strafrecht II, 3. ed., Basilea 2013, ad art.
312, n. 23). Ciò è ad esempio il caso qualora l’autore intenda rovinare
l’immagine della vittima, oppure far arrabbiare la persona presa di mira.

                                         Il danno può consistere
anche nell’azione coatta stessa, poiché in caso contrario, abusi di natura
fisica, che non comportano altre conseguenze, non sarebbero punibili (DTF 99 IV
13; Heimgartner, op. cit., ad art. 312, n. 23).

Compreso nella casistica è pure
un atto volto a dare una lezione alla vittima (Heimgartner, op. cit., ad art.
312, n. 23).

 

                                   4.   AP 1 sostiene, nel suo
allegato ricorsuale, che i presupposti soggettivi del reato non sono stati
fatti oggetto di alcun accertamento specifico volto a dimostrare che egli abbia
agito con dolo o dolo eventuale e, ancor meno, con lo scopo di procurare a sé o
ad altri un indebito profitto o di recare danno ad altri. A suo modo di vedere
non sussistono indicazioni di fatto che permettano di desumere che egli abbia
agito accettando di abusare dei propri poteri. Dall’istruttoria emerge in
effetti solo la sua profonda convinzione di aver operato reputando
l’allontanamento decisivo per evitare il ripetersi di baruffe che avrebbero
potuto sfuggire di mano in una sera come quella della Notte Bianca. Nella
valutazione degli aspetti soggettivi, sostiene, va tenuto conto anche del
particolare contesto di emergenza e di elevato stress, suscettibile di
giustificare al più un errore nella valutazione della situazione e della
proporzionalità della misura, ma non di fondare un dolo, anche solo eventuale.

                                         Oltre
a ciò, deve pure essere esclusa qualsiasi intenzione di procurare a sé o ad
altri un indebito profitto o di recar danno a terzi, poiché l’unica motivazione
che ha spinto il prevenuto ad agire in quel modo è stata quella di garantire
l’incolumità delle persone implicate nell’alterco alla __________ e la
sicurezza dei partecipanti alla Notte Bianca.

 

                                         Sulla stessa linea, le
argomentazioni di RI 1 che, nel suo allegato del 22 settembre 2014, ha avantutto premesso che per l’esame degli estremi soggettivi si deve tenere conto delle
inusuali condizioni nelle quali gli agenti incriminati si sono trovati ad
agire. D’altronde lo stesso Tribunale federale ha riconosciuto che l’effettivo
impiegato dalla Polizia quella sera era palesemente sottodimensionato e che gli
agenti si sono trovati ad agire in condizioni stressanti.

                                         L’accusa
non ha effettuato alcun accertamento per dimostrare che egli ha agito con dolo,
né che si sia mosso per procurare indebito profitto a qualcuno o per
danneggiare terzi. Egli, come il collega, era quella sera legittimamente convinto
che il modo di agire adottato fosse l’unica ragionevole soluzione per evitare
il ripetersi di episodi di violenza dalle conseguenze difficilmente
controllabili a causa dell’elevato numero di persone presenti a fronte di pochi
agenti sul campo.

                                         Oltre
a ciò, non si può dimenticare che il contesto operativo era tale da
giustificare un errore nella valutazione della situazione e della
proporzionalità della misura nonché da escludere un dolo eventuale, così come
l’intenzione di ottenere un indebito profitto, rispettivamente di arrecare
danno ad altri. 

                                         Il
proposito dei prevenuti era esclusivamente quello di assicurare l’incolumità
delle persone implicate nell’alterco in Città Vecchia e di coloro che
partecipavano all’evento della Notte Bianca.

                                         Al
ricorrente può al massimo essere imputato un errore nella valutazione della
sussistenza di un abuso di potere, errore comunque sia giustificato dalla
situazione di stress e dalla necessità di tutelare l’ordine pubblico.

 

                                         Il
procuratore generale, nelle sue osservazioni, ha ribadito le proprie posizioni
sostenendo che gli imputati hanno:

                                         -  volontariamente
attuato l’allontanamento di PC 1 senza deliberatamente chiedere
l’autorizzazione (pur avendo telefonicamente contattato la centrale di Polizia
per il controllo dei nominativi) e pur sapendo che essa non era stata concessa;

                                         -  volontariamente
eseguito l’allontanamento in maniera oggettivamente sproporzionata;

                                         -  volontariamente
occultato le modalità dell’allontanamento nei rapporti ai superiori (nel jour è
stato omesso il trasporto coatto a Ponte Brolla, così come nei rapporti 21
giugno 2011, ove hanno scritto “i due tunisini venivano allontanati”, e
22 giugno 2011, ove hanno affermato falsamente “ci siamo diretti verso
Solduno”).

                                         Questo
loro comportamento dimostra che essi sapevano che l’allontanamento poteva
essere ordinato esclusivamente da parte di un ufficiale in base alla LPol e che
avevano quindi l’intenzione di adottare un comportamento illecito. 

                                         Lo
stesso ragionamento vale, a mente del procuratore generale, per
l’allontanamento di PC 2, il cui stato alterato era perfettamente noto ai
prevenuti.

 

                                   5.   L'art.
12 cpv. 2 CP definisce le nozioni di intenzionalità e di negligenza. 

Commette con intenzione un
crimine o un delitto chi lo compie consapevolmente e volontariamente. A tal
fine, basta che l'autore ritenga possibile il realizzarsi dell'atto e se ne
accolli il rischio (art. 12 cpv. 2 CP).

La seconda frase dell'art. 12
cpv. 2 CP definisce la nozione di dolo eventuale (STF 6B_621/2010 del 20 maggio
2011 consid. 5.2; DTF 133 IV 9 consid. 4), che sussiste laddove l'agente
ritiene possibile che l'evento o il reato si produca e, cionondimeno, agisce,
poiché prende in considerazione l'evento nel caso in cui si realizzi e lo
accetta pur non desiderandolo (STF 6B_621/2010 del 20 maggio 2011 consid. 5.2
che conferma la sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3; STF
6B_458/2009 del 9 dicembre 2010 consid. 5.1.1; 6B_996/2009 del 15 marzo 2010
consid. 1.1; 6B_656/2009 dell’11 marzo 2010 consid. 5.2; DTF 135 IV 152 consid.
2.3.2 pag. 156; 134 IV 26 consid. 3.2.2 pag. 28; 133 IV 9 consid. 4.1 pag. 16;
131 IV 1 consid. 2.2 e rinvii; 125 IV 242 consid. 3c pag. 251 con riferimenti;
121 IV 249 consid. 3a pag. 253; sentenza CCRP 17.2010.1 del 21 aprile 2010 consid.
2.6). 

Commette, invece, un crimine o
un delitto per negligenza colui che, per un’imprevidenza colpevole, non ha
scorto le conseguenze del suo comportamento o non ne ha tenuto conto.
L’imprevidenza è colpevole se l’autore non ha usato le precauzioni alle quali
era tenuto secondo le circostanze e le sue condizioni personali (art. 12 cpv. 3
CP).

 

                                   6.   Il
discrimine tra dolo eventuale e negligenza cosciente può rivelarsi delicato,
poiché in entrambi i casi l'autore ritiene possibile che l'evento dannoso o il reato
si produca (STF 6B_621/2010 del 20 maggio 2011 consid. 5.2). 

La conclusione per cui l’autore
ha accettato il risultato non può, quindi, essere dedotta dal semplice fatto
che egli ha agito sebbene fosse consapevole del rischio della sopravvenienza del
risultato, in quanto si tratta di un elemento comune al dolo eventuale e alla
negligenza cosciente (STF 6B_1004/2008 del 9 aprile 2009 consid. 3.1; DTF 130
IV 58 consid. 8.4 pag. 62). 

La differenza si opera quindi
al livello della volontà e non della coscienza (STF 6B_621/2010 del 20 maggio
2011 consid. 5.2 che conferma la sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010
consid. 4.3.c; DTF 133 IV 1 consid. 4.1 pag. 3; 9 consid. 4.1 pag. 16). 

Vi è negligenza, e non dolo,
qualora l'autore, per un'imprevidenza colpevole, agisce presumendo che
l'evento, che ritiene possibile, non si realizzi. 

Come si è visto, vi è per
contro dolo eventuale quando l'autore ritiene possibile che tale evento si
produca e, ciononostante, agisce, poiché lo prende in considerazione nel caso
in cui si realizzi, accettandolo pur non desiderandolo (STF 6B_621/2010 del 20
maggio 2011 consid. 5.2 che conferma la sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno
2010 consid. 4.3.c; 6B_458/2009 del 9 dicembre 2010 consid. 5.1.1; 6B_656/2009
dell’11 marzo 2010 consid. 5.2; DTF 133 IV 1 consid. 4.1, 9 consid. 4.1; 130 IV
58 consid. 8.3; sentenza CCRP 17.2010.1 del 21 aprile 2010 consid. 2.6).

 

                                   7.   Di regola, la
volontà dell’interessato può essere dedotta, in mancanza di confessioni, da
indizi esteriori e regole di esperienza. Il giudice può desumere la volontà
dell'autore da ciò che questi sapeva, laddove la possibilità che l'evento si
produca era tale da imporsi all'autore, di modo che si possa ragionevolmente
ammettere che lo abbia accettato (DTF 133 IV 222 consid. 5.3; 130 IV 58 consid.
8.4; sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c, confermata dal
TF). Tra gli elementi esteriori, da cui è possibile dedurre che l'agente ha
accettato l'evento illecito nel caso in cui si produca, figurano in particolare
la gravità della violazione del dovere di diligenza e la probabilità, nota
all'autore, della realizzazione del rischio (DTF 135 IV 12 consid. 2.3.2 e
2.3.3). Quanto più grave è tale violazione e quanto più alta è la probabilità
che tale rischio si realizzi - alla luce delle circostanze concrete e
dell’esperienza della vita - tanto più fondata risulterà la conclusione che
l’agente, malgrado i suoi dinieghi, aveva accettato l’ipotesi che l’evento
dannoso si realizzasse (STF 6B_996/2009 del 15 marzo 2010 consid. 1.2; DTF 135
IV 12 consid. 2.3.3; 134 IV 26 consid. 3.2.2 e rinvii; 133 IV 1 consid. 4.1;
sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c, confermata dal TF). 

La probabilità deve essere di
un grado elevato poiché il dolo eventuale non può essere ammesso con leggerezza
(STF 6B_519/2007 del 29 gennaio 2008 consid. 3.1 e citazioni; DTF 133 IV 9
consid. 4.2.5; sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c,
confermata dal TF). 

Altri elementi esteriori
rivelatori possono essere il movente dell'autore e il modo nel quale egli ha
agito (STF 6B_996/2009 del 15 marzo 2010 consid. 1.2; 6B_656/2009 dell’11 marzo
2010 consid. 5.2; DTF 135 IV 12 consid. 2.3.3.; 133 IV 1 consid. 4.6; 130 IV 58
consid. 8.4; 125 IV 242 consid. 3c; sentenza CCRP 17.2010.1 del 21 aprile 2010
consid. 2.6; sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c,
confermata dal TF).

 

                                   8.   E’
assodato ed inconfutabile che gli appellanti erano pienamente coscienti del
fatto che i due trasporti incriminati erano destinati ad allontanare
coattivamente dalla zona della Notte Bianca, quindi dal centro di Locarno, le
persone implicate.

                                         Pure
indiscutibile è che essi conoscessero già prima i luoghi dove sono stati
portati i due uomini e, almeno nelle grandi linee, che tipo di percorso li
avrebbe aspettati per il rientro a piedi.

                                         

                                         Oltre
a ciò si deve dare per acquisito che, avendo seguito la formazione specifica
per agenti e professando da anni, i due imputati fossero cogniti delle
disposizioni di legge in merito ai loro doveri, nonché dei presupposti e delle
modalità per effettuare gli interventi su persone problematiche e per procedere
ai fermi temporanei.

 

9.Resta
quindi innanzitutto da appurare se i due prevenuti erano coscienti, anche solo
nella forma del dolo eventuale, di stare abusando dei loro poteri. 

 

Prima di procedere ad esaminare
cosa effettivamente intendessero fare gli agenti quella sera, si deve definire
il contesto nel quale i prevenuti si sono trovati ad operare la notte del 21/22
maggio 2011, partendo dalla considerazione fatta propria dal Tribunale
federale, per la quale quella sera l’effettivo delle forze di sicurezza
pubbliche impiegate era palesemente sottodimensionato per una manifestazione
che ha visto scendere per le strade della città oltre 20'000 persone e che le
condizioni in cui essi hanno dovuto operare erano sicuramente stressanti (STF 6B_285/2014 del 5 agosto 2014 consid.
4.3).

La questione non è di poco conto poiché le valutazioni che si fanno in
situazioni di relativa tranquillità non possono sempre essere replicate in
momenti di pressione psicologica - specialmente se dovuta al sovraccarico di
lavoro e alla necessità di agire in tempi ristretti - nei quali è più facile
commettere degli errori.

 

                                        Nella fattispecie, gli agenti
dovevano quella sera occuparsi, oltre che delle normali mansioni di servizio
sul territorio di loro pertinenza, di garantire la sicurezza della
manifestazione, così che si sono ritrovati sin da subito ad essere sollecitati
contemporaneamente da più parti. Questo sovraccarico di lavoro ha implicato una
notevole riduzione del tempo a disposizione per ogni singolo intervento e la
necessità di dover forzatamente prendere decisioni veloci, sulla scorta di
valutazioni altrettanto rapide. In modo particolare, era loro stato segnalato
il rischio che nella zona del Bar __________ scoppiasse una rissa tra due
gruppi di giovani di etnie diverse che erano già venuti alle mani in maniera
pesante qualche settimana prima.

Essi avevano quindi il timore che scoppiassero focolai di violenza, non
solo con riferimento al menzionato punto caldo, con la possibilità che le
baruffe si estendessero sino a divenire incontrollabili o potessero coinvolgere
ignari partecipanti alla Notte Bianca.

 

                                10.   E’
accertato che i prevenuti hanno allontanato PC 1 e PC 2 per evitare che vi
fossero dei tafferugli o che essi creassero altri problemi.

 

                                         Per
contro, ad eccezione dell’ammanettamento e dell’allontanamento forzato, non vi
è prova che i due appellanti abbiano commesso violenze ai danni di PC 1, come
ammesso da lui stesso (PG 24 giugno 2011, pag. 3 seg., ove per contro parla di
percosse da parte dei componenti dell’altra pattuglia nei confronti del
compaesano __________), né ai danni di PC 2.

 

                                         Pure
da escludere, in base agli atti, è che gli imputati abbiano avuto un qualsiasi
tipo di livore nei confronti delle persone oggetto degli interventi qui in
disamina o che si siano voluti accanire nei loro confronti con lo scopo di
sanzionarli per i loro comportamenti. L’unico intento emerso è, come detto,
quello di evitare che queste persone potessero creare problemi in un momento in
cui, visti gli effettivi di polizia ridotti all’osso, sarebbe stato per loro
impossibile gestire convenientemente la situazione e mantenere la prontezza di
intervento in caso di eventi più gravi.

 

                                11.   Il
Tribunale federale, premesso che non è stato accertato un comportamento
violento degli asilanti nei confronti di terze persone partecipanti alla
manifestazione della Notte Bianca e che il litigio cui hanno preso parte era
circoscritto all’episodio della __________, ha concluso che oggettivamente un
allontanamento di PC 1 da Locarno, motivato con la tutela dell’ordine pubblico
alla Notte Bianca, non si giustificava, così come non si legittimava un fermo
preventivo (STF 6B_285/2014 del 5 agosto
2014 consid. 4.4). 

                                         Come detto, per il caso di PC 2 la
valutazione dei giudici di Losanna è stata più sfumata, avendo essi concluso
che, per garantire la sicurezza pubblica, era ragionevole evitare che egli
rimanesse quella notte presso il Bar __________, siccome esisteva il rischio
concreto della provocazione di una rissa. L’illiceità del trasporto sino alla
foce del fiume Maggia consiste nel fatto di essere stata una misura
sproporzionata, poiché il provvedimento così come adottato non era necessario -
essendo sufficiente condurlo al suo domicilio - e non stava in un rapporto
ragionevole con la tutela della sicurezza pubblica (STF 6B_285/2014 del 5
agosto 2014 consid. 5.2).

 

                                         Il trasporto di PC
1

 

                                12.   Come
scritto al considerando n. 4, il procuratore generale sostiene che il reato è
intenzionale, per dolo eventuale, perché i due prevenuti hanno agito senza
chiedere l’autorizzazione al superiore, non hanno rispettato il principio della
proporzionalità ed hanno volutamente omesso di indicare nei rapporti interni le
modalità dell’allontanamento (doc. CARP XII, pag. 2).

 

                                13.   Per
quanto concerne gli eventi presso la __________, in base alle considerazioni
del Tribunale federale, questi spunti forniti dal procuratore generale non
necessitano nemmeno di essere approfonditi. In effetti, è sufficiente prendere
atto che il TF ha stabilito che la situazione non lasciava spazio alcuno ad
interpretazioni ritenuto come fosse evidente che non sussisteva alcun estremo
per procedere ad un intervento coattivo nei confronti di PC 1 e dell’amico, non
essendo stato accertato un loro comportamento violento in relazione alla
manifestazione della Notte Bianca (STF
6B_285/2014 del 5 agosto 2014 consid. 4.4) e non avendo essi commesso alcun
reato.

 

                                         Pertanto,
il trasporto di PC 1 a Ponte Brolla da parte di AP 1 e RI 1 è avvenuto sapendo
essi, almeno per dolo eventuale, che stavano adottando una misura esorbitante i
doveri ed i poteri conferiti loro dalla funzione che ricoprivano.

 

Anche il fine speciale che esige l’art. 312 CP deve essere ammesso
nella misura in cui il danno ad altri cui l’autore deve mirare secondo tale
norma può consistere anche nell’azione coatta stessa (DTF 99 IV 13).

                                         Data
l’intenzionalità dell’atto e il fine speciale perseguito dagli autori, la
relativa condanna per abuso di autorità deve essere confermata.

 

                                         Il trasporto di PC
2

 

                                14.   Il
procuratore generale sostiene che i due prevenuti hanno agito anche in questo
caso consapevolmente poiché hanno condotto alla foce della Maggia una persona
visibilmente in stato alterato, invece di accompagnarla al domicilio, con
conseguente presenza di rischi per la sua incolumità. Trattandosi per questo
motivo di un intervento evidentemente sproporzionato, la loro intenzionalità
(almeno per dolo eventuale) non sarebbe in discussione.

 

                                15.   A
mente di questa Corte, l’esito della valutazione di questa fattispecie non può
essere analogo a quello del caso di Ponte Brolla.

 

                                         In
primo luogo, contrariamente al caso precedente, anche a detta del Tribunale
federale, l’adozione di una misura quale l’allontanamento della vittima dalla
zona adiacente al Bar __________ era giustificata e addirittura “ragionevole”,
essendovi il rischio concreto della provocazione di una rissa. Ciò che ha reso
illecita la misura è il fatto che essa è stata sproporzionata poiché, viste le
condizioni in cui si trovava il ragazzo, essa avrebbe dovuto venire sostituita
dal suo accompagnamento al domicilio (STF
6B_285/2014 del 5 agosto 2014 consid. 5.3). 

                                         Di
riflesso, se ne deve dedurre che la mancata richiesta dell’autorizzazione
all’ufficiale di picchetto non ha avuto alcun influsso sulla valutazione degli
aspetti penali dell’operazione, trattandosi di un’infrazione di mera natura
amministrativa che da sola non rende penalmente punibile l’atto. 

 

                                         Da
valutare resta, quindi, unicamente la questione a sapere se i prevenuti
potevano o dovevano avere coscienza del fatto che lasciare l’accusatore privato
alla foce della Maggia costituiva un provvedimento sproporzionato e, pertanto,
illecito.

 

                                         Ciò
che ha indotto l’Alta Corte federale a ritenere spropositato l’atto concreto
commesso ai danni di PC 2 è il fatto che averlo abbandonato in una zona
periferica della città, alla 01:00 di notte, intimandogli di tornare a casa
seguendo l’argine del fiume, vista la vicinanza al lago ed al corso d'acqua,
poteva comportare rischi per la sua incolumità dato il suo stato alterato (STF 6B_285/2014 del 5 agosto 2014 consid.
5.2).

                                         Sulla
questione della consapevolezza dei due agenti di quali fossero esattamente le
basi oggettive sulle quali hanno fondato i loro atti, l’esame dell’incarto
lascia pochi margini di valutazione. In effetti, durante l’istruttoria, AP 1 ha
dichiarato che il giovane era “veramente ubriaco ed alterato” (MP 22
luglio 2011 di AP 1, AI 12, inc. 2011.4258, pag. 3), mentre RI 1 ha
inizialmente sostenuto che era “alterato” già prima, al Mc Donald’s, per
poi precisare che non gli era parso fosse ubriaco o altro (MP 22 luglio 2011 di
RI 1, AI 11, inc. 2011.4258, pag. 3). 

                                         Al
dibattimento d’appello, AP 1 ha nuovamente precisato, senza essere smentito dal
coimputato, che PC 2 era “ubriachissimo o fumatissimo” e che era, in
sostanza, in “stato evidentemente alterato” (verb. dib. d’appello, pag.
5).

 

                                         A fronte di simili dichiarazioni, con riferimento
alle considerazioni formulate dai giudici federali sulla fattispecie, non si
può che dare per accertata la consapevolezza dei prevenuti in merito alla
sproporzione della misura adottata.

 

                                         Inconfutabile è poi che gli
imputati sapessero che la foce della Maggia si trova in prossimità del lago e
del fiume, così come che il sentiero da loro indicato alla vittima per il
rientro a casa, anche se non direttamente a contatto con il corso d’acqua,
costeggia l’argine del fiume.

 

                                         Per tutto quanto precede, anche la condanna per
l’intervento ai danni di PC 2 deve essere confermata.

 

                                         Commisurazione
della pena

 

                                16.   L’art.
312 CP sanziona il reato di abuso d’autorità con una pena detentiva sino a
cinque anni o con una pena pecuniaria.

 

                                         L’art.
47 cpv. 1 CP stabilisce che la pena deve essere commisurata essenzialmente in
funzione della colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).

I criteri per la
determinazione della colpa - con l’esame delle circostanze legate all’atto
stesso (Tatkomponenten), da suddividersi in componenti oggettive
(objektive Tatkomponenten: grado di lesione o di esposizione a pericolo
del bene giuridico offeso e la reprensibilità dell'offesa) e in componenti
soggettive (subjektive Tatkomponenten: moventi, obiettivi perseguiti,
possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la
lesione), e l’esame dei fattori legati all’autore (Täterkomponenten) -
sono stati esaurientemente illustrati nelle precedenti sentenze di questa Corte,
alle quali genericamente si fa riferimento (ad es.: sentenza CARP 17.2013.183/198
del 10 aprile 2014 consid. 34). 

 

                                17.   Nel commisurare le
pene dei due prevenuti - 25 aliquote giornaliere da fr. 130.- ciascuna, oltre
alla multa di fr. 700.-, per AP 1 e 65 aliquote giornaliere da fr. 140.-
ciascuna, oltre alla multa di fr. 1'900.-, per RI 1, entrambe sospese
condizionalmente - il presidente della Pretura penale ha considerato che i
luoghi in cui sono state abbandonate le vittime non erano isolati, che PC 2 è
nato e cresciuto a Locarno e conosce bene la città, come pure che le condizioni
in cui sono stati chiamati ad operare gli imputati erano quella notte
difficili. Per il reato commesso il 13 giugno 2011 da RI 1, il giudice di prime
cure ha pure tenuto presente che si è trattato di un atto grave, non
giustificabile con la provocazione subita, e che il prevenuto ha dimostrato,
banalizzando gli eventi al dibattimento in Pretura penale, di non aver compreso
la gravità del suo gesto (sentenza
impugnata, consid. 17.3, pag. 19 seg.).

 

                                18.   Se
le argomentazioni svolte dal pretore (argomentazioni alle quali, onde evitare
inutili ripetizioni, si rimanda ai sensi dell’art. 82 cpv. 4 CPP) sono sostanzialmente
condivise da questa Corte, diverso è per la commisurazione della pena che
appare troppo severa nella misura in cui alle aliquote giornaliere associa una
multa. Questa sanzione accessoria, infatti, appare sproporzionata ritenuto che,
infliggendola, il primo giudice non ha tenuto conto del fatto che, così come
risulta dagli atti, i due condannati hanno pagato i loro errori anche a livello
professionale. Del resto, tutto ben considerato, in concreto non appare
necessario accrescere il potenziale coercitivo della pena pecuniaria (DTF 135
IV 188 consid. 3.3; STF 6B_152/2007 del 13 maggio 2008).

 

                                         Tassa
di giustizia e spese procedurali

 

                                19.   Visto l’esito degli
appelli dei due imputati, in applicazione dell’art. 428 cpv. 3 CPP, gli oneri
processuali del procedimento di prima sede rimangono interamente a carico dei
condannati. 

 

                                         Gli oneri processuali
degli appelli sono pure posti a carico dei prevenuti (art. 428 cpv. 1 CPP).

 

 

Per questi
motivi,

 

visti gli
art.                      10, 80, 82 cpv. 4, 84, 348 e segg., 379 e segg. e 398
e segg. CPP;

                                         42,
44, 47 e segg., 110 cpv. 3 e 312 CP;

nonché, sulle spese, l’art. 428
CPP e la LTG e, sulle ripetibili, gli art. 428 cpv. 3, 429 e 436 CPP
rispettivamente il Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio
e di assistenza giudiziaria per la fissazione delle ripetibili,

 

dichiara
e pronuncia:                                        

 

                                   1.   L’appello
di RI 1 è respinto.

 

      Di
conseguenza:

      ritenuto
che, in assenza di impugnazione, il punto n. 1.3. della sentenza 24 aprile 2013
della Pretura penale è passato in giudicato,

 

                             1.1.
    RI 1 è ritenuto autore colpevole di 

                                         

                                         ripetuto
abuso di autorità, per avere

 

                                         -  a
Locarno e Ponte Brolla, nella notte tra il 21 ed il 22 maggio 2011, in veste di agente della Polizia cantonale, in correità con l’agente AP 1, caricato PC 1 sulla
vettura di servizio ed averlo in seguito trasportato e depositato nei pressi di
Ponte Brolla;

 

                                         -  a
Locarno, nella notte tra il 21 ed il 22 maggio 2011, in veste di agente della Polizia cantonale, in correità con l’agente AP 1, caricato PC 2 sulla
vettura di servizio ed averlo in seguito trasportato e depositato nei pressi
della foce del fiume Maggia;

 

                                         -  a
Locarno, in data 13 giugno 2011, in veste di agente della Polizia cantonale,
colpito due volte al volto ed aver inferto due colpi con il ginocchio allo
sterno diPC 3, che era stato ammanettato e fermato dagli agenti della Polizia
comunale di Locarno, ed avere colpito con un calcio e calpestato lo stesso
quando si trovava ammanettato e steso con il ventre a terra.

 

                               1.2.   RI 1 è condannato:

 

                            1.2.1.   alla pena pecuniaria di
65 (sessantacinque) aliquote giornaliere da fr. 140.- cadauna, corrispondenti a
complessivi fr. 9’100.-.

 

                         1.2.1.1.   L’esecuzione della pena
viene sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 (due) anni;

 

                            1.2.2.   al pagamento della
tassa di giustizia e delle spese giudiziarie di per il procedimento di primo
grado. 

 

                            1.2.3.   Gli oneri processuali
d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr.        1’000.-

-  altri disborsi                            fr.           200.-

                                                     fr.        1’200.-

 

                                         sono posti a carico di RI
1.

 

 

                                   2.   L’appello
di AP 1 è respinto.

      

Di conseguenza:

 

                               2.1.   AP 1 è ritenuto autore
colpevole di 

                                         

                                         abuso
di autorità, per avere

 

                                         -  a
Locarno e Ponte Brolla, nella notte tra il 21 ed il 22 maggio 2011, in veste di agente della Polizia cantonale, in correità con l’agente RI 1, caricato PC 1 sulla
vettura di servizio ed averlo in seguito trasportato e depositato nei pressi di
Ponte Brolla;

 

                                         -  a
Locarno, nella notte tra il 21 ed il 22 maggio 2011, in veste di agente della Polizia cantonale, in correità con l’agente RI 1, caricato PC 2 sulla
vettura di servizio ed averlo in seguito trasportato e depositato nei pressi
della foce del fiume Maggia;

 

                               2.2.   AP 1 è condannato:

 

                            2.2.1.   alla pena pecuniaria di
25 (venticinque) aliquote giornaliere da fr. 130.- cadauna, corrispondenti a
complessivi fr. 3’250.-.

 

                         2.2.1.1.   L’esecuzione della pena
viene sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 (due) anni;

                            2.2.2.   al pagamento della
tassa di giustizia e delle spese giudiziarie per il procedimento di primo grado.

 

                            2.2.3.   Gli oneri processuali
d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr.        1’000.-

-  altri disborsi                            fr.           200.-

                                                     fr.        1’200.-

 

                                         sono posti a carico di AP
1.

 

                                   3.   Intimazione a: 

	
   

  	
   

  

                                   4.   Comunicazione
a:

	
   

  	
  -  Pretura
  penale, Via Gaggini 1, 6501 Bellinzona

  -   Comando
  della Polizia cantonale, SG/SC (Servizi centrali), 

      Via S.
  Franscini 3, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  Pubblico, SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio
  del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  
	
   

  	
  P_GLOSS_TERZI

  	 

				

                                            

 

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali,
contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione
e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.