# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d3c9abbd-b4cb-59bc-b555-10c622f1a148
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-04-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.04.2010 A-3120/2009
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-3120-2009_2010-04-27.pdf

## Full Text

Corte I
A-3120/2009
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 7  a p r i l e  2 0 1 0

Giudici Michael Beusch (presidente del collegio), 
Markus Metz, Pascal Mollard,
cancelliere Manuel Borla

X._______ SA, ...
patrocinata ...,
ricorrente,

contro

Direzione generale delle dogane,
Divisione principale diritto e tributi, Monbijoustrasse 40, 
3003 Berna,
autorità inferiore.

Sdoganamento preferenziale, certificati d'origine delle 
merci, esazione posticipata dei contributi.

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

A-3120/2009

Fatti:

A.
In  data  26  ottobre  2007  la  ditta  Y.______  SA,  per  conto  della 
X._______  SA,  ha  dichiarato  presso  l'Ufficio  doganale  di  Chiasso 
Ferrovia, nella procedura modello 90 con aliquota preferenziale (dietro 
presentazione del certificato di origine Form A), merce in provenienza 
dalla  Cina,  segnatamente  televisori  a  colori  con  DVD  incorporato, 
ottenendo un'esenzione da tributi doganali.

B.
In  data  16  novembre  2007,  la  Direzione  generale  delle  dogane  (in 
seguito DGD) ha chiesto alla competente autorità doganale cinese di 
verificare posticipatamente l'autenticità e l'esattezza del certificato di 
origine Form A.

C.
Con scritto del 15 aprile 2008 l'autorità cinese, ha confermato che il 
certificato è stato da essa rilasciato. Tuttavia essa, comunicando che 
l'esportatore non aveva fornito la documentazione sufficiente nel corso 
del  controllo  a posteriori,  ha proposto di  ritirare il  certificato in  que-
stione.

D.
Con scritto del  23 ottobre 2008 la Direzione di  circondario delle do-
gane  di  Lugano (DCD)  ha  comunicato  alla  X._______  SA che,  non 
potendo considerare valido il  certificato, la merce non poteva essere 
considerata  originaria  della  Cina.  Col  medesimo  scritto  la  DCD  ha 
informato la X._______ SA di dover procedere nei suoi confronti con 
un'esazione posticipata di tributi doganali per un importo totale di fr.  
2'884.85, suddiviso in fr. 2681.10 quale dazio doganale e in fr.  203.75 
quali imposta sull'importazione.

E.
Con scritto del 4 novembre 2008, la X._______ SA ha chiesto la so-
spensione della pratica nonché una copia del protocollo delle dogane 
cinesi.

F.
Il  16  dicembre  2008  la  DCD  ha  emanato  la  decisione  di  esazione 
posticipata.

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G.
Con scritto del 23 gennaio 2009 la X._______ SA ha interposto ricorso 
contro la decisione di esazione posticipata della DCD per un importo 
di fr. 2'884.85. Con decisione del 6 aprile 2009, la DGD ha statuito sul  
ricorso respingendolo.

H.
Con atto del 14 maggio 2009, la X._______ SA (in seguito ricorrente) 
ha  impugnato  detta  decisione  davanti  al  Tribunale  amministrativo 
federale chiedendone l'annullamento e protestando indennità di spese 
ripetibili.
Con  risposta  del  11  agosto  2009  la  DGD,  prendendo  posizione  in 
merito  alle  censure  sollevate  dalla  ricorrente,  ha  proposto  allo 
scrivente tribunale di respingere il ricorso inoltrato.

Diritto:

1.
1.1 Il Tribunale amministrativo federale è competente per statuire sul 
presente gravame in virtù degli artt. 1 e 31 segg. della Legge federale 
del  17  giugno  2005 sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF; RS 
173.32).
Fatta eccezione per  quanto  prescritto  direttamente dalla  LTAF come 
pure  da  normative  speciali,  la  procedura  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale è retta dalla Legge federale del 20 dicembre 
1968 sulla procedura amministrativa (PA; RS 172.021).

1.2 Il ricorso è stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., art. 50 
PA), nel rispetto delle esigenze di forma e di contenuto previste dalla 
legge (art. 52 PA).

1.3 L'atto  impugnato  è  una  decisione  della  DGD,  che  condanna  la 
ricorrente  al  pagamento  a  posteriori  di  dazi  doganali. Dato  è  quindi 
anche l'interesse a ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA).
Per  quanto  precede,  il  ricorso  è  ricevibile  in  ordine  e  dev'essere 
esaminato nel merito.

1.4 Concernendo  il  caso  in  esame  un'importazione  avvenuta  il  26 
ottobre 2007 ovvero sia dopo l'entrata in vigore il 1° maggio 2007 della 
Legge federale del 18 marzo 2005 sulle dogane (LD; RS 631.0), torna 
d'applicazione il nuovo diritto.

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2.
Con  ricorso  al  Tribunale  amministrativo  federale  possono  essere 
invocati  la  violazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o 
incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti  e  l'inadeguatezza  (art.  49 
PA). Da parte sua, il Tribunale amministrativo federale non è vincolato 
né  dai  motivi  adotti  (art.  62  cpv.  4  PA),  né  dalle  considerazioni 
giuridiche  della  decisione  impugnata,  né  dalle  argomentazioni  delle 
parti (DTAF 2007/41 consid. 2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 
2.  ed.,  Berna  2002,  no. 2.2.6.5,  pag. 264). I  principi  della  massima 
inquisitoria e dell'applicazione d'ufficio del diritto sono tuttavia limitati.

Nella  fattispecie  in  esame la  ricorrente  postula  l'annullamento  della 
decisione  della  DGD,  sostenendo  che  la  stessa  sia  incostituzionale 
perché  resa  in  violazione  del  diritto  di  essere  sentita  (art.  29  della 
Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile 
1999 [Cost.; RS 101]) e del principio della buona fede (art. 9 Cost.).

3.
3.1 Giusta  l'art.  7  LD le  merci  introdotte  nel  territorio  doganale  o 
asportate da esso sono soggette all'obbligo doganale e devono essere 
tassate secondo la LD e la Legge federale del  9 ottobre 1986 sulla 
tariffa delle dogane (LTD; RS 632.10).

3.2 La Svizzera ha concluso numerosi accordi internazionali  concer-
nenti regole d'origine da cui può essere dedotto un trattamento pre fe-
renziale di determinate merci al momento del loro passaggio alla do-
gana (cfr. al riguardo le decisioni del Tribunale amministrativo federale 
A-344/2008 del 30 marzo 2010, consid. 3; A-4923/2007 del 28 luglio 
2008,  consid.  3.1;  A-1482/2007  del  2  aprile  2008,  consid.  4.5;  A-
1715/2006 del 9 novembre 2007, consid. 2.2; A-1883/2007 del 4 set-
tembre 2007, consid. 3.2;  REMO ARPAGAUS,  Das schweizerische Zollre-
cht, in: Heinrich Koller/Georg Müller/Thierry Tanquerel/Ulrich Zimmerli  
[ed.],  Schweizerisches  Bundesverwaltungsrecht  [SBVR]  XII,  Basilea 
2007,  no. 561;  MARCO VILLA,  La  réglementation  de  l'origine  des  mar-
chandises, Étude de droit suisse et de droit communautaire, Losanna 
1998, pag. 117 segg.).

Giusta la Legge federale del 9 ottobre 1981 sulla concessione di pre -
ferenze  tariffali  a  favore  dei  Paesi  in  via  di  sviluppo  (Legge  sulle 
preferenze tariffali; RS 632.91), nonché l'Ordinanza del 16 marzo 2007 
concernente  le  aliquote  di  dazio  preferenziali  a  favore  dei  Paesi  in 

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sviluppo (Ordinanza sulle preferenze tariffali; RS 632.911),  i  prodotti 
originari  di  detti  Paesi,  tra cui la Cina, beneficiano di un trattamento 
preferenziale all'importazione in base alle disposizioni dell'Ordinanza 
del 17 aprile 1996 concernente le regole d'origine per la concessione 
di  preferenze tariffali  ai  Paesi  in  sviluppo (OROPT; RS 946.39). Ciò 
avviene  dietro  presentazione  di  un  certificato  di  origine  modulo  A 
rilasciato dalle autorità doganali o da altri organi governativi del Paese 
beneficiario (artt. 20 e 23 OROPT).

L'art. 1 cpv. 1 let. d OROPT indica che i Paesi interessati forniscono 
assistenza  per  il  controllo  delle  prove  dell'origine  e  soddisfano  le 
condizioni della collaborazione amministrativa. Il controllo a posteriori 
di prove dell’origine avviene per campionatura; è effettuato inoltre ogni 
qual  volta  le  autorità  doganali  svizzere  nutrono  dubbi  fondati  circa 
l’autenticità del documento o l’esattezza dei dati concernenti l’origine 
dei prodotti in questione (art. 38 cpv. 1 OROPT). Le autorità doganali 
svizzere  comunicano  all’organo  governativo  competente  del  Paese 
beneficiario oppure alle autorità doganali del Paese di transito tutte le  
circostanze  che  inducono  a  supporre  l’inesattezza  dei  dati  figuranti 
nella prova dell’origine in questione (art. 38 cpv. 4 OROPT). La rispo-
sta dell’organo governativo competente  deve permettere  di  decidere 
se la prova dell’origine la cui regolarità è stata messa in dubbio con-
cerne  i  prodotti  effettivamente  esportati  e  se  questi  possono  bene-
ficiare delle preferenze tariffali (art. 38 cpv. 5 OROPT).

4.
Nel  suo  gravame,  la  ricorrente  ha  fatto  valere  eccezioni  di  natura 
formale,  segnatamente  la  violazione del  diritto  di  essere  sentito  nel 
quadro della procedura di verifica e controllo delle prove dell'origine.

4.1 Il  diritto di  essere sentito, la  cui garanzia è ancorata nell'art. 29 
cpv.  2  Cost.  e,  per  quanto  concerne  la  procedura  amministrativa 
federale,  negli  art.  29  segg.  PA,  comprende  diverse  garanzie 
costituzionali di procedura (MICHELE ALBERTINI, Der verfassungsmässige 
Anspruch  auf  rechtliches  Gehör  im  Verwaltungsverfahren  des  mo-
dernen Staates, Berna 2000, pag. 202 segg.; ANDREAS AUER/GIORGIO MA-
LINVERNI/MICHEL HOTTELIER,  Droit constitutionnel suisse Vol. II. Les droits 
fondamentaux,  2a ed.,  Berna  2006,  pag.  606  segg.;  BENOÎT BOVAY, 
Procédure  administrative,  Berna  2000,  pag.  207  segg.;  ULRICH HÄ-
FELIN/GEORG MÜLLER/FELIX UHLMANN, Allgemeines Verwaltungsrecht, 5a ed., 
Zurigo/Basilea/Ginevra/San  Gallo  2006,  pag.  360  segg.;  ALFRED 

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KÖLZ/ISABELLE HÄNER,  Verwaltungsverfahren  und  Verwaltungs-rechts-
pflege des Bundes, 2a ed.,  Zurigo 1998, pag. 46, 107 segg.;  MARKUS 
SCHEFER, Grundrechte in der Schweiz, Berna 2005, pag. 285 segg.), in 
particolare il diritto per la persona interessata di prendere conoscenza 
dell'incarto (DTF 132 II 485 consid. 3, DTF 126 I 7 consid. 2b; DTAF 
2008/14  consid.  6.2.1;  DTAF 2009/36  consid.  7.1),  di  esprimersi  in 
merito agli elementi pertinenti prima che una decisione sia presa nei 
suoi confronti, di produrre delle prove rilevanti, d'ottenere che sia dato 
seguito alle sue offerte di prove, di partecipare all'amministrazione dei 
mezzi  di  prova  essenziali  o  almeno  di  poter  esprimersi  sul  loro 
risultato, allorquando questo è proprio ad influenzare la decisione da 
emanare (DTF 124 II 132 consid. 2b e giurisprudenza ivi citata).

4.1.1 La giurisprudenza ha indicato che l'esportatore  è obbligato,  al 
momento  dell'ottenimento  del  certificato  di  origine,  di  essere  in 
possesso di tutti i giustificativi supportanti l'origine della merce e atti a 
giustificare il rilascio del certifcato di origine Form A (art. 23 OROPT;  
decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale  A-1750/2006  del  14 
dicembre  2007  consid.  5.1  in  fine).  Nella  misura  in  cui  la  prova  di 
origine non potesse essere portata  nel  quadro delle  delucidazioni  è 
possibile che l'importatore ne supporti le conseguenze (decisione del 
Tribunale amministrativo federale A-1750/2006 del 14 dicembre 2007 
consid. 5.1 in fine).

Inoltre, nel quadro delle procedure di assistenza giusta l'OROPT, il tri -
bunale federale ha avuto modo di  indicare che i  risultati  di  controllo  
effettuati  a  posteriori  dallo  Stato  di  esportazione  rispettivamente  la 
decisione inerente l'origine delle merci, vincolino le autorità dello Stato 
di  importazione,  le  quali  non  possono  sostituirsi  nell'apprezzamento 
della fattispecie (DTF 114 Ib 168 consid. 1c, DTF 111 Ib 323 consid. 3; 
decisione del Tribunale federale 2C_355/2007 del 19 novembre 2007 
consid. 2.2). In questo contesto queste ultime non devono esse stesse 
esaminare  i  documenti  giustificativi  comprovanti  l'origine  (decisione 
del  Tribunale  amministrativo  federale  A-1750/2006  del  14  dicembre 
2007 consid. 3.5).

4.1.2 La  giurisprudenza  ha  già  avuto  modo  di  indicare  che  per  la 
salvaguardia del diritto di essere sentito, giusta l'art. 29 cpv. 2 Cost., le 
autorità  svizzere  devono  far  capo  una  seconda  volta  all'assistenza 
dello Stato d'esportazione se le circostanze lo esigono.
Questa seconda richiesta di informazioni può essere presentata, allor -

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quando sussistono dubbi  circa i  risultati  del  controllo  a posteriori,  a 
patto che sussistano nuovi mezzi di prova che permettano di pensare 
che le prime informazioni trasmesse sono incomplete o inesatte (de-
cisione del  Tribunale amministrativo federale  A-1750/2006 del  14 di-
cembre 2007 consid. 3.4). Tale domanda é inoltre giustificata unica-
mente se esistano delle ragioni per pensare che le autorità doganali  
dello Stato di esportazione potrebbero riconsiderare la loro decisione 
(decisioni  del  Tribunale  amministrativo  federale  A-4923/2007  del  28 
luglio  2008  consid.  3.5;  A-1750/2006  del  14  dicembre  2007  consid. 
3.4).

A seconda delle circostanze, le autorità svizzere non potranno dunque 
evitare di domandare l'assistenza ufficiale dello Stato di esportazione, 
al  fine  di  poter  salvaguardare  le  garanzie  procedurali  che  il  diritto 
pubblico  federale  accorda  all'importatore  (decisione  del  Tribunale 
amministrativo federale A-1750/2006 del 14 dicembre 2007 consid. 4).

4.2 La ricorrente  lamenta  che il  solo  riferimento  alla  comunicazione 
del  15 aprile  2008 dell'autorità  doganale  cinese non costituisca una 
motivazione  sufficiente  per  fondare  la  decisione  di  riscossione 
posticipata. In questo contesto lamenta l'assenza di documentazione 
che attesti l'attività istruttoria dell'autorità cinese, che le avrebbe per -
messo, a suo dire, di potersi pronunciare sulla correttezza della comu-
nicazione di dette autorità.

4.2.1 Alla  luce  della  giurisprudenza  sopra  menzionata  spettava 
all'esportatore  cinese  comprovare  il  carattere  originario  della  merce 
nel quadro della procedura di verifica da parte delle autorità cinesi.

In questo contesto il  fatto che la ricorrente non abbia partecipato al 
controllo  effettuato,  segnatamente  non  aver  preso  conoscenza  del-
l'istruttoria compiuta da tali autorità non caratterizza la violazione del  
principio  costituzionale  di  essere  sentito  non  essendo  suo  compito 
comprovare il carattere originario della merce importata.

In concreto le autorità cinesi, con comunicazione estremamente chiara 
del 15 aprile 2008, hanno indicato che l'esportatore non ha fornito la  
documentazione atta a comprovare l'origine delle merci, e suggerito di 
ritirare il certificato d'origine: "The applicant of the certificate failed to  
provide  sufficient  material  in  the  course  of  our  investigation.  We  
suggest  that  the  above-mentined  certificate  in  question  should  be  

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withdrawn".  Essa  non  dà  adito  ad  interpretazioni  e,  come  sopra 
menzionato, vincola le autorità svizzere.

Alla  luce  di  tale  scritto  il  presente  tribunale  constata  che  è  dunque 
venuto  meno  l'obbligo  dell'esportatore  di  disporre  al  momento  della 
concessione del certificato d'origine Form A degli atti comprovanti tale 
origine,  e sottolinea che a giusta  ragione le  autorità  svizzere hanno 
dunque provveduto alla decisione di esazione posticipata nei confronti 
della ricorrente.

4.2.2 Abbondazialmente  si  osserva  che  dagli  atti  di  causa  non  si 
evincono  i  presupposti  che  imponevano  all'autorità  svizzera  di  pro-
cedere ad una seconda richiesta di  informazioni; infatti  la comunica-
zione dell'autorità cinese era chiara e la ricorrente non ha presentato 
nuovi  documenti  o  mezzi  di  prova  atti  a  comprovare  un  eventuale 
errore da parte delle autorità doganali cinesi.

5.
Tenuto  conto  delle  censure  sollevate  occorre  ora  soffermarsi 
sull'asserita violazione del  principio  della  buona fede da parte  della 
DCD.

5.1 Ancorato  all'art.  9  Cost.  e  valido  per  l'insieme  dell'attività  dello 
Stato, il principio della buona fede conferisce all'amministrato, a certe 
condizioni,  il  diritto  di  esigere  dalle  autorità  che  si  conformino  alle 
promesse o alle assicurazioni fattegli  e che non tradiscano la fiducia 
posta in esse (DTF 131 II 627 consid. 6.1, DTF 130 I 26 consid. 8.1, 
DTF 129 I 161 consid. 4).
Il principio della buona fede contraddistingue pure i rapporti tra le au-
torità  fiscali  e il  contribuente; il  diritto fiscale è tuttavia dominato dal 
principio della legalità, di modo che il principio della buona fede risulta 
avere in questo ambito un'influenza più limitata, soprattutto nei casi vi 
entri  in  collisione  (art.  5  Cost.;  cfr.  inoltre  sempre  DTF  131  II  627 
consid. 6.1, DTF 118 Ib 312 consid. 3b;  JEAN-MARC RIVIER, Droit fiscal 
suisse,  2.  ed.,  Losanna  1998,  pag.  132;  ERNST BLUMENSTEIN/PETER 
LOCHER,  System  des  schweizerischen  Steuerrechts,  6.  ed.,  Zurigo 
2002, pag. 28).

Secondo la giurisprudenza, un'indicazione o una decisione dell'ammi-
nistrazione possono obbligare quest'ultima ad acconsentire ad un am-
ministrato di appellarvisi, quand'anche esse risultassero errate, a con-

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dizione che (a) l'autorità sia intervenuta in una situazione concreta nei 
confronti di una persona determinata, (b) che abbia agito nei limiti del-
le  sue competenze o presunte  tali,  (c)  che l'amministrato non abbia 
potuto  rendersi  conto  immediatamente  dell'erroneità  dell'indicazione 
ricevuta, (d) che in base a tale indicazione quest'ultimo abbia preso 
disposizioni  concrete  alle  quali  egli  non  potrebbe  rinunciare  senza 
subire  un  pregiudizio,  infine  (e)  che  la  regolamentazione  in  materia 
non sia cambiata posteriormente al momento in cui l'autorità ha formu-
lato il suo avviso (fra le tante DTF 131 II 627 consid. 6.1 e le referenze 
ivi citate; decisione del Tribunale amministrativo federale A-1391/2006 
del 16 gennaio 2008 consid. 2.3;  BEATRICE WEBER-DÜRLER, Neuere Ent-
wicklungen des Vertrauensschutzes,  Schweizerisches Zentralblatt  für 
Staats-  und  Verwaltungsrecht  [ZBl]  103/2002,  pag.  281  segg.,  con 
ulteriori rimandi a dottrina e giurisprudenza).

5.2 Nel  caso  in  esame,  la  ricorrente  adduce  la  propria  buona  fede 
sostenendo di  essersi  fidata  circa  la  fedefacenza dei  documenti  do-
ganali verificati dalle autorità cinesi al momento dell'esportazione e di  
conseguenza era in diritto di ritenere che l'importazione fosse soggetta 
a dazio privilegiato.

5.3 Sennonché,  alla  luce  della  giurisprudenza  sopra  menzionata,  le 
allegazioni  della  qui  ricorrente non possono trovare conferma. Infatti 
dagli  atti  di  causa  non  si  evince  alcuna  promessa  o  rassicurazione 
operata da parte dell'autorità svizzera sulla quale la ricorrente potesse 
fare  affidamento.  A  questo  proposito  si  ricorda  inoltre  come  i 
documenti  relativi  alle merci  importate, segnatamente il  certificato di 
origine, cui essa fa riferimento, siano stati redatti dall'autorità cinese.

Ne  discende  che  la  censura  proposta  dalla  ricorrente  circa  la  vio-
lazione del principio della buona fede da parte delle autorità svizzere 
non può essere condivisa dal presente tribunale.

6.
6.1
6.1.1 Giusta l'art. 7 cpv. 1 LD le merci introdotte nel territorio doganale 
o  asportate  da  esso  sono  soggette  all’obbligo  doganale  e  devono 
essere tassate secondo la medesima LD e la LTD. Chiunque introduce 
o  fa  introdurre  merci  nel  territorio  doganale  o  le prende  succes-
sivamente  in  consegna  deve  presentarle o  farle  presentare  senza 
indugio e intatte all’ufficio doganale più vicino (art. 21 cpv. 1 LD).  La 

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persona  per  conto  della  quale  la  merce  è  importata,  è  debitore 
doganale e deve corrispondere l'importo dell'obbligazione doganale o, 
se l'Amministrazione delle dogane lo esige, garantirlo (art. 70 cpv. 1 e 
2 let. LD).
Giusta i combinati disposti degli articoli 117, 119 cpv. 1 e 128 cpv. 1 
LD, chiunque mette in pericolo il tributo doganale dichiarando inesatta-
mente  la  merce  commette  un'infrazione  doganale,  la  quale  è  per-
seguita e giudicata secondo la LD e la Legge federale del 22 marzo 
1974 sul diritto penale amministrativo (DPA; RS 313.0).

6.1.2 Giusta l'art. 12 cpv. 1 DPA, quando, a seguito  di  un'infrazione 
alla legislazione amministrativa federale, una tassa non è stata a torto 
riscossa,  la  contribuzione  non  reclamata,  così  come  gli  interessi, 
vanno pagati  successivamente,  indipendentemente dalla  punibilità  di 
una  determinata  persona  (decisione  del  Tribunale  federale 
2C_355/2007 del 19 novembre 2007). L'art. 12 al. 2 DPA precisa che 
obbligato al pagamento o alla restituzione è la persona che ha fruito 
dell'indebito  profitto,  segnatamente  quella  obbligata  al  pagamento 
della  tassa  (decisione  del  Tribunale  federale  2C_355/2007  del  19 
novembre 2007).

6.2 Nella fattispecie la ricorrente, in data 26 ottobre 2007 ha importato  
televisori  a  colori  con DVD in  provenienza dalla  Cina,  sdoganandoli 
all'aliquota  preferenziale  nell'ambito  del  Sistema  generale  delle 
preferenze a favore dei Paesi in sviluppo. Nel quadro di un controllo a 
posteriori  circa  l'autenticità  e  l'esattezza  del  certificato  d'origine, 
l'autorità cinese ha comunicato che l'esportatore non aveva fornito la 
documentazione  sufficiente  nel  corso  della  ricerca,  proponendo  di 
ritirare il certificato in questione.
Da quanto sopra menzionato come pure dagli atti  di causa si evince 
che  la  ricorrente  in  qualità  di  importatore  rientra  nella  cerchia  delle  
persone soggette all’obbligo di  presentare la merce in dogana, ed è 
considerata pure quale debitore dei tributi doganali.
Alla luce delle risultanze istruttorie segnatamente alla correttezza del 
ritiro del certificato di origine la qui ricorrente beneficiando dell'aliquota 
preferenziale  per  merci  in  provenienza  dalla  Cina  ha  commesso 
un'infrazione doganale e ha beneficiato di un indebito profitto. A giusta 
ragione  la  DCD  ha  dunque  emanato  la  decisione  di  esazione 
posticipata per l'importo di fr. 2'884.85.

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7.
Riassumendo,  in  base  alla  dottrina  e  alla  giurisprudenza  citate,  la 
decisione di esazione posticipata in merito alla merce fornita alla ricor-
rente dall'esportatore risulta corretta. In mancanza della possibilità per 
l'autorità  cinese  di  decidere  sull'origine  effettiva  dei  prodotti,  non 
avendo  l'esportatore  fornito  le  informazioni  necessarie,  le  merci  in 
oggetto hanno a torto beneficiato di uno sdoganamento preferenziale. 
Di  qui  l'infrazione alla  legislazione amministrativa federale di  cui  agli 
articoli  117 e 119 cpv. 1 LD. Facendo la ricorrente chiaramente parte 
della  cerchia  delle  persone  assoggettate  giusta  i  combinati  disposti 
degli  articoli  21  cpv. 1  e  70  cpv. 1  e  2  let.  LD,  dev'essere  neces-
sariamente concluso che essa ha fruito di  un vantaggio illecito ed è 
pertanto tenuta, sulla base dell'art. 12 cpv. 2 DPA, quand'anche non le 
si  possa rimproverare nessuna colpa, al  pagamento dei dazi che ne 
derivano (decisione del Tribunale amministrativo federale A-344/2008 
del 30 marzo 2010, consid. 6 e seguente). lnoltre le censure sollevate 
dalla  ricorrente  si  sono  tutte  rilevate  inconsistenti.  Il  ricorso  deve 
pertanto essere respinto.

8.
In  considerazione  dell'esito  della  lite,  giusta  l'art.  63  PA,  le  spese 
processuali vanno poste a carico della ricorrente soccombente (art. 1 
segg. del Regolamento del 21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese 
ripetibili  nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-
TAF;  RS  173.320.2]).  Nella  fattispecie,  esse  vengono  stabilite  in 
fr. 750.- (art. 4 TS-TAF), importo che verrà integralmente compensato 
con l'anticipo da lei versato pari a fr. 750.-.

9.
Alla ricorrente non vengono assegnate ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA).

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali di fr. 750.-, sono poste a carico della ricorrente. 
Esse sono computate con l'anticipo spese di fr. 750.-.

3.
Non vengono assegnate ripetibili.

4.
Comunicazione a:

- ricorrente (atto giudiziario)
- autorità inferiore (n. di rif. ...; atto giudiziario)

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Michael Beusch Manuel Borla

Rimedi giuridici:

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia 
di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  1000  Losanna  14 entro  un 
termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. 
e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 
173.110]). Gli  atti  scritti  devono  essere redatti  in una lingua ufficiale, 
contenere le conclusioni, i motivi e l’indicazione dei mezzi di prova ed 
essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  – se  in  possesso  della 
parte ricorrente  –  i  documenti  indicati  come  mezzi  di  prova  devono 
essere allegati (art. 42 LTF).

Data di spedizione: 

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