# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 09a95f12-ec0a-58bc-a627-3ea411507cf4
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-12-28
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 28.12.2004 12.2004.99
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2004-99_2004-12-28.html

## Full Text

Incarto n.:

  12.2004.99

  	
  Lugano

  28 dicembre
  2004/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cocchi, presidente,

  Epiney-Colombo e Chiesa (quest’ultimo in
  sostituzione del giudice Walser, assente)

  

 

	
  segretario:

  	
  Bettelini, vicecancelliere

  

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. DI.2004.58
(mercedi e salari) della Pretura del Distretto di Bellinzona promossa con istanze
4 marzo 2004 e 18 marzo 2004 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. daRA 2 

  AO 2 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  rappr. da RA 1 

   

  

 

con cui
l'istante __________ ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di fr.
14'247.- oltre interessi e l’istante CAD del SEI ha chiesto la sua condanna al
pagamento di fr. 2'961,35 oltre interessi, domande avversate dalla convenuta e
che il segretario assessore, con sentenza 11 maggio 2004, ha accolto
limitatamente a fr. 14'207,15 per quanto riguarda l’istante __________ e
integralmente per quanto riguarda l’istante CAD del SEI;

 

appellante
la convenuta, la quale con atto di appello del 27 maggio 2004 chiede in riforma
del giudizio impugnato la riduzione a fr. 2'961.35 dell’importo dovuto
all’istante __________, con protesta di ripetibili;

 

mentre
l’istante __________ con le osservazioni 2 giugno 2004 propone di respingere
l’appello e di confermare il giudizio di prima sede;

letti ed esaminati gli atti e i documenti di causa

 

 

considerato

 

 

in fatto:                    A.   AO
1 lavorava alle dipendenze di AP 1 come gessatore dal 1° settembre 2002, con
uno stipendio di base di fr. 4'384.- mensili lordi. Il lavoratore è stato
inabile al lavoro per malattia dal 25 settembre 2003 al 30 novembre 2003. La
cassa malati __________ ha comunicato il 12 novembre 2003 a AO 1, con copia ad AP
1, che il suo medico fiduciario lo riteneva abile al lavoro nella misura del
100% dal 1° dicembre 2003 (doc. B). AO 1 non si è presentato al lavoro il 1°
dicembre 2003 e ha ricevuto prestazioni ambulatoriali il 4 dicembre 2003
dall’Ospedale ______________. __________ ha confermato l’11 dicembre 2003 a AO
1 che lo riteneva abile al lavoro nella misura del 100% dal 1° dicembre 2003
(doc. E). AP 1 ha licenziato AO 1 il 12 dicembre 2003, con effetto dal 30
novembre 2003, per colpa grave (doc. A). 

 

                                  B.   Con
istanza 4 marzo 2004 AO 1 si è rivolto alla Pretura del Distretto di Bellinzona
per ottenere la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 14'247.- oltre interessi
per licenziamento ingiustificato. Il 18 marzo 2004 la Cassa Disoccupazione RA 2ha
chiesto la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 2'961.35 oltre interessi,
avendo versato a AO 1 prestazioni di disoccupazione dal 22 gennaio al 29
febbraio 2004. All'udienza del 19 aprile 2004 __________ ha confermato le
proprie domande, aumentando a fr. 17'168.50 l’importo preteso, per tenere conto
del mancato versamento della tredicesima mensilità, da cui dedurre la somma di
fr. 2'961.35 oggetto dell’istanza presentata dalla Cassa disoccupazione, alle
quali si è opposta la convenuta, che ha posto in compensazione ¼ del salario a
titolo di indennità per abbandono ingiustificato del posto di lavoro ai sensi
dell’art. 337d CO. Le cause promosse con le istanze 4 e 18 marzo 2004 sono
state congiunte per il giudizio. Non essendovi prove da assumere in aggiunta ai
documenti prodotti dalle parti, queste ultime hanno proceduto seduta stante al
dibattimento finale, confermandosi nelle rispettive domande di giudizio.

 

                                  C.   Statuendo
il 4 maggio 2004, il segretario assessore ha accolto l’istanza di AO 1 nella
misura di fr. 14'207.15 oltre interessi al 5% dal 1° dicembre 2003 e ha accolto
l’istanza della Cassa disoccupazione AO 2 in misura integrale, condannando la
convenuta a versare a quest’ultima fr. 2'961.35 oltre interessi al 5% dal 1°
marzo 2004. La tassa di giustizia e le spese sono state poste a carico dello
Stato, con l’obbligo per AP 1 di rifondere in solido agli istanti fr. 300.- per
ripetibili. 

 

                                  D.   AP 1
è insorta con un appello del 27 maggio 2004 contro la sentenza del segretario
assessore, chiedendo in riforma del giudizio impugnato la riduzione a fr.
2'961.35 oltre interessi al 5% dal 1° dicembre 2003 dell’importo dovuto a AO 1,
quale tredicesima mensilità per il 2003. 

 

e ritenuto

 

in diritto:                  1.   L'art.
337 CO dispone che il datore di lavoro e il lavoratore possono disdire con
effetto immediato il rapporto di lavoro per cause gravi, segnatamente quando la
continuazione del contratto, in buona fede, non può più essere pretesa. Ciò è
il caso quando il rapporto di fiducia tra le parti è così compromesso da non
permettere una collaborazione costruttiva, di modo che la disdetta immediata
sembra essere l'unica soluzione praticabile. Il licenziamento con effetto
immediato è un provvedimento eccezionale, che deve essere ammesso in modo
restrittivo (DTF 130 III 28 consid. 4.1, 213 consid. 3.1; 127 III 351
consid. 4a). Manchevolezze minori possono giustificare una disdetta immediata
solo se si verificano ripetutamente malgrado espliciti avvertimenti
sull'eventualità della disdetta (DTF 129 III 351 consid. 2.1). Il
giudice valuta secondo libero apprezzamento se la violazione dei doveri
contrattuali raggiunge la necessaria gravità, considerando le circostanze
concrete, in applicazione dei principi di diritto e di equità (DTF 127
III 313, cons. 3). La parte che disdice il contratto, ritenendo dati i presupposti
dell'insostenibile continuazione del medesimo, deve portarne la prova. E'
invece la controparte a dover provare che, nonostante la presenza di motivi
gravi, il partner contrattuale avrebbe dovuto soggettivamente tollerare la
continuazione del rapporto di lavoro (Brühwiler, Komm. zum
Einzelarbeitsvertrag, ed. 2, art. 337 CO, N. 7 c).

 

                                         Per
quanto più da vicino concerne la mancata presenza sul posto di lavoro,
rispettivamente la mancata prestazione lavorativa pattuita, dottrina e
giurisprudenza sono unanimi nel ritenere che la gravità ipotizzata dall'art.
337 CO è data di regola solo in presenza di un atteggiamento di resistenza ai
propri obblighi e malgrado solleciti della controparte, laddove la portata di
tali sollecitazioni dev'essere giudicata anzitutto in funzione dell'oggettiva
chiarezza della situazione obbligatoria del lavoratore (Brühwiler, op.
cit., ibidem, N. 2 a; Rehbinder, in Comm. di Berna, 1992, art. 337 CO,
N. 6). Inoltre dev'essere considerata la posizione soggettiva di questi, così
che se il lavoratore, malgrado solleciti, ritiene in buona fede di avere un
motivo legittimo per astenersi dal lavoro, non può essere licenziato in tronco
(Rehbinder, op. cit., ibidem).

 

                                   2.   Nella
fattispecie il segretario assessore ha accertato che la cassa malati __________
aveva informato il 12 novembre 2003 sia il datore di lavoro sia il lavoratore
che quest’ultimo era considerato abile al lavoro nella misura del 100% dal 1°
dicembre 2003 (doc. B). Il dipendente non si era però presentato al lavoro il
1° dicembre 2003, non aveva giustificato la sua assenza e solo in corso di
causa ha prodotto un certificato 9 febbraio 2004 dell’Ospedale
____________ attestanti prestazioni ambulatoriali il 4 dicembre 2003 (doc.
C) e un certificato 16 febbraio 2004 del dr. med. __________, menzionante
un’incapacità lavorativa dal 1° al 4 dicembre 2003 (doc. D). Ciò nonostante,
prosegue il segretario assessore, il datore di lavoro non ha formalmente
diffidato il dipendente dal riprendere il lavoro prima di licenziarlo il 12
dicembre 2003 con effetto dal 30 novembre 2003, di modo che il licenziamento
immediato non era giustificato e che il lavoratore ha pertanto diritto allo
stipendio durante il periodo ordinario di disdetta di due mesi, fino al 28
febbraio 2004, oltre alla tredicesima pacificamente non versata dalla datrice
di lavoro. Infine, il segretario assessore ha respinto la pretesa posta in
compensazione dalla convenuta, da un lato perché non quantificata e dall’altra
perché sprovvista di ogni prova sull’effettivo danno subito per la mancata
comparsa del dipendente sul posto di lavoro. In conclusione, il primo giudice
ha riconosciuto al dipendente l’importo di fr. 14'247.- per lo stipendio dovuto
nel termine ordinario di disdetta fino al 28 febbraio 2004, oltre alla tredicesima
di fr. 2'921,50, da cui ha dedotto l’importo anticipato dalla Cassa
disoccupazione, in fr. 2'961.35, per un totale di fr. 14'207.15.

 

                                   3.   L'appellante
non contesta le cifre considerate dal segretario assessore, ma sostiene che il
licenziamento con effetto immediato era giustificato, poiché il lavoratore
l’aveva indotta in inganno sottacendo di essere stato dichiarato abile al
lavoro al 100% dal 1° dicembre 2003 e non si era presentato sul posto di
lavoro, compromettendo così in modo irreparabile il rapporto di fiducia con il
datore di lavoro. Inoltre l’istante non aveva dato notizie sulla propria
assenza e non aveva fornito certificati medici per il periodo dal 1° al 4
dicembre 2003 in cui sarebbe stato in malattia. La convenuta riconosce di dover
pagare la tredicesima mensilità e pretende, nell’ipotesi in cui fosse
confermata la sentenza di prima sede, una riduzione dell’importo stabilito dal
segretario assessore per tenere conto della mancata prestazione lavorativa
durante 8 giorni. 

 

                                   4.   Le
parti ammettono che il dipendente non si è presentato al lavoro il 1° dicembre
2003, nonostante il medico fiduciario della cassa malati __________ l’avesse
ritenuto abile al lavoro al 100% da tale data, come risulta dalla comunicazione
inviata il 12 novembre 2003 al lavoratore per raccomandata e alla datrice di
lavoro in copia (doc. B). Per quanto emerge dagli atti l’istante non ha
avvertito la convenuta della sua inabilità per malattia dal 1° al 4 dicembre
2003 (certificato medico del 16 febbraio 2004, doc. D) e quest’ultima non ha
preso contatto con lui prima del 12 dicembre 2003, quando gli ha comunicato il
suo licenziamento con effetto retroattivo al 30 novembre 2003 (doc. A). La
fattispecie è di conseguenza ben diversa da quella oggetto della giurisprudenza
citata dall’appellante, dove il lavoratore aveva presentato un falso
certificato medico e aveva tenuto all’oscuro il datore di lavoro della sua
ritrovata capacità lavorativa (Rémy Wyler, Droit du travail, Berne 2002,
pag. 372, nota 1279). La convenuta sapeva infatti che il dipendente avrebbe
dovuto riprendere il lavoro il 1° dicembre 2003, poiché aveva ricevuto dalla
cassa malati copia della comunicazione 12 novembre 2003 (doc. B). Essa avrebbe
quindi dovuto sollecitare il dipendente a riprendere il lavoro o a provare la
continuazione dello stato di malattia, con la comminatoria del licenziamento
immediato. La mancanza del lavoratore, consistente nella violazione del suo
obbligo di fornire attività lavorativa (Brühwiler, op. cit., ibidem, n.
2 a) assume la gravità presupposta dall’art. 337 CO solo se egli non ottempera
al sollecito del datore di lavoro (II CCA sentenza del 30 ottobre 2002,
inc. 12.2002.92). Nella fattispecie la convenuta non ha reagito all’assenza del
lavoratore fino al 12 dicembre 2003, quando gli ha notificato il licenziamento
immediato, senza nessun preavviso e nessuna messa in mora di prestare la
propria attività. 

 

                                   5.   Afferma
la convenuta che dall’importo di fr. 14'207.15 riconosciuto dal segretario
assessore al dipendente deve essere dedotto l’importo corrispondente allo
stipendio per gli 8 giorni di assenza ingiustificata dal posto di lavoro. A
prescindere dalla circostanza che l’appellante neppure indica quale sia la
cifra da dedurre, la pretesa non è stata fatta valere in prima sede ed è
pertanto irricevibile in appello (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC). L’appello, del
tutto infondato, deve di conseguenza essere respinto. 

 

                                   6.   Non
si prelevano tasse di giustizia né spese, trattandosi di una procedura per
mercedi e salari (art. 343 cpv. 3 CO). L’appellante rifonderà alla controparte
un’equa indennità per ripetibili di appello.

 

 

Per questi motivi,

richiamato l’art. 148
cpv. 1 CPC

 

 

 

pronuncia:              1.   L’appello
27 maggio 2004 di AP 1 è respinto.

 

                                   2.   Non
si prelevano tasse né spese. AP 1 verserà a AO 1 fr. 400.- per ripetibili di
appello. 

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
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  - 

   

  
	
   

  	
   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Bellinzona

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il
segretario