# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9b47c77a-ef63-5a3f-8098-bcf69e1cca25
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-11-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.11.2025 D-4487/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4487-2023_2025-11-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4487/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  6  n o v e m b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

William Waeber, Susanne Bolz-Reimann,  

cancelliera Sara Miljanovic. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Turchia,   

patrocinata da Elisabetta Luda, SOS Ticino Consultorio 

Giuridico, (…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 14 luglio 2023 / N (…). 

 

 

 

D-4487/2023 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadina turca, ha depositato in data (…) maggio 2022 una 

domanda d’asilo in Svizzera.  

B.  

In data (…) ottobre 2022 la Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: 

SEM o autorità inferiore) ha svolto un’audizione approfondita sui motivi 

d’asilo (cfr. atto della SEM n. [{…}]-31/13) nonché, successivamente all’as-

segnazione della procedura ampliata avvenuta il 10 ottobre 2022, un’audi-

zione integrativa il (…) maggio 2023 (cfr. atto della SEM n. 53/10).  

Nel corso delle summenzionate audizioni l’interessata ha dichiarato, in so-

stanza e per quanto qui di rilievo, di essere cittadina della Turchia, origina-

ria di B._______. L’interessata viveva ad C._______ con il marito e le (…) 

figlie. Successivamente al colpo di Stato del 2016, lei e il marito – entrambi 

(…) e membri del movimento (...) – sarebbero stati sospesi e, successiva-

mente, licenziati. Il marito, dopo essere stato tenuto in custodia cautelare, 

sarebbe stato processato per appartenenza all’organizzazione (...) e con-

dannato a (…) anni e (…) mesi; pena che lo avrebbe successivamente 

portato alla latitanza. In data (…) aprile 2019, la Polizia si sarebbe invece 

recata presso il domicilio dell’interessata, prelevandola e trattenendola in 

custodia cautelare per (…) giorni, durante i quali avrebbe subito diversi 

maltrattamenti. Una volta liberata, con sentenza del (…) gennaio 2020, l’in-

teressata sarebbe stata condannata per appartenenza ad un gruppo terro-

ristico. Tuttavia, la stessa è stata esentata da pena ed è stata sottoposta a 

libertà vigilata per un anno, avendo potuto beneficiare – grazie a una lettera 

– del riconoscimento del “sincero pentimento”. Poco prima dell’espatrio, 

avvenuto nel (…) 2022, l’interessata sarebbe stata avvicinata da un’auto 

(…) con a bordo alcune persone, che lei in seguito avrebbe identificato 

come poliziotti in borghese. Questi l’avrebbero prelevata e maltrattata, nel 

tentativo di estorcerle informazioni sul marito, allora latitante. In seguito a 

tale episodio, e con l’aiuto del padre, l’interessata sarebbe riuscita ad espa-

triare il (…) aprile 2022. Una volta giunta in Svizzera e presentata la do-

manda d’asilo, avrebbe pubblicato sui social media alcuni post critici nei 

confronti del Presidente e altri membri del Governo; contenuti che avreb-

bero portato all’apertura di un’indagine a suo carico e alla sua attivazione 

come persona ricercata da parte delle autorità. Nei suoi confronti sareb-

bero stati emessi da parte delle autorità competenti dei mandati di accom-

pagnamento coattivo. La ricorrente teme, qualora facesse ritorno nel 

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proprio Paese, potrebbe essere sottoposta a una condanna sproporzionata 

e teme per la propria incolumità fisica.  

A sostegno della propria domanda d’asilo, l’interessata ha consegnato 

all’autorità inferiore diversi documenti, tra cui i più significativi: l’originale 

della carta di identità (cfr. mezzo di prova della SEM [di seguito: MdP] 

n. 1/2); copia dell’estratto del casellario giudiziario (cfr. MdP n. 2/2); copia 

sentenza motivata (cfr. MdP n. 5/15); copia verbale di udienza 

(cfr. MdP n. 6/8); copia verbale dei funzionari della Sezione sicurezza 

(cfr. MdP n. 18/2); copia scritto della Prefettura di C._______ 

(cfr.  MdP n. 19/3); copia verbale (cfr. MdP n. 26/2); copia scritto Direzione 

generale della polizia (cfr. MdP n. 27/3); copia scritto Direzione provinciale 

della polizia (cfr. MdP n. 28/3); copia informativa valichi di frontiera 

(cfr. MdP n. 32/3).  

C.  

Con decisione 14 luglio 2023, notificata in data 19 luglio 2023 (cfr. atto della 

SEM n. 57/1), la SEM ha respinto la domanda d’asilo della richiedente – 

riconoscendole tuttavia la qualità di rifugiato per motivi soggettivi insorti 

dopo la fuga – e ha pronunciato contestualmente il suo allontanamento, 

ponendola tuttavia al beneficio dell’ammissione provvisoria in Svizzera per 

inammissibilità dell’esecuzione dell’allontanamento.  

D.  

Per il tramite del ricorso 17 agosto 2023 (inviato il giorno successivo, 

cfr. tracciamento dell’invio; data di entrata: 21 agosto 2023), l’interessata è 

insorta avverso la succitata decisione dinanzi al Tribunale amministrativo 

federale (di seguito: Tribunale o TAF), concludendo all’accoglimento del ri-

corso e alla concessione dell’asilo. Altresì, la ricorrente ha presentato una 

domanda di assistenza giudiziaria totale, nel senso dell’esenzione dal ver-

samento delle spese processuali e del relativo anticipo, nonché di gratuito 

patrocinio con nomina di Elisabetta Luda quale patrocinatrice d’ufficio, con 

protesta di spese e ripetibili.  

All’impugnativa, quale nuova documentazione, è stata annessa in copia 

l’elenco terroristi, nonché una dichiarazione entrate e uscite della Croce 

Rossa Svizzera del 18 agosto 2023. 

E.  

Ulteriori fatti, in particolare la nutrita documentazione giudiziaria agli atti, e 

argomenti addotti dalle parti verranno ripresi nei considerandi, qualora ri-

sultino decisivi per l’esito della vertenza.  

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Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 

173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 

173.110), in quanto la legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) 

non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA. 

1.3 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità infe-

riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un inte-

resse degno di protezione all’annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di 

essa. 

1.4 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 2 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. Occorre 

pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo stato riconosciuta la 

qualità di rifugiata alla ricorrente per motivi soggettivi insorti dopo la fuga 

ex art. 54 LAsi, e di conseguenza essendo la stessa stata posta al beneficio 

dell’ammissione provvisoria con decisione del 14 luglio 2023, non avendo 

altresì l’insorgente censurato la pronuncia dell’allontanamento in sede ri-

corsuale, oggetto del presente litigio risulta pertanto essere esclusiva-

mente la questione della concessione dell’asilo.  

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4.  

Nel provvedimento querelato l’autorità inferiore ha dapprima esaminato le 

circostanze relative alle presunte persecuzioni subite dalla ricorrente in 

Turchia a causa del marito, latitante dopo essere stato condannato a una 

pena detentiva, nonché quelle legate al suo espatrio illegale, giungendo 

alla conclusione che tali circostanze risultavano essere inverosimili. In par-

ticolare, le presunte persecuzioni subite dalla ricorrente in relazione alla 

latitanza del marito sarebbero contraddittorie rispetto ai documenti da lei 

presentati. La ricorrente avrebbe infatti riferito di essere stata prelevata e 

minacciata da agenti in borghese per ottenere informazioni sul marito; tut-

tavia, dalla documentazione agli atti, risulterebbe che egli non si trovi in 

uno stato di latitanza, ritenuto che in occasione di un sopralluogo della po-

lizia presso domicilio della ricorrente, egli sarebbe stato trovato presente e 

avrebbe egli stesso informato gli agenti che la moglie si trovava in Svizzera. 

Inoltre, sarebbe emerso che ad occuparsi della registrazione del cambio di 

domicilio della famiglia sarebbe stato proprio il marito, e ciò nonostante 

l’asserita latitanza. Per l’autorità inferiore, di fronte a queste incongruenze, 

la ricorrente avrebbe fornito spiegazioni giudicate inverosimili. Per quanto 

riguarda invece l’affermazione secondo cui l’interessata sarebbe espatriata 

illegalmente con l’aiuto di un passatore contattato dal padre, l’autorità infe-

riore ha evidenziato che, dai documenti presentati, risulterebbe invece un 

espatrio avvenuto legalmente. Le autorità competenti hanno infatti regi-

strato la sua partenza all’aeroporto di D._______ il (…) aprile 2022 alle ore 

(…). Neppure di fronte a tale incongruenza, l’interessata sarebbe stata in 

grado di fornire una spiegazione convincente, limitandosi a dichiarare di 

non sapere come sia stato ottenuto il passaporto e dichiarando di non com-

prendere come sia riuscita a lasciare il Paese, nonostante fosse soggetta 

a un divieto.  

Quanto alla condanna della ricorrente per appartenenza al movimento (...), 

l’autorità inferiore ha rilevato che, essendo la ricorrente stata esentata dalla 

pena e sottoposta unicamente a una misura di libertà vigilata della durata 

di un anno, scaduta poi in data (…) gennaio 2021, detta procedura poteva 

ritenersi conclusa. Di conseguenza, la persecuzione non sarebbe più at-

tuale e, pertanto, non sarebbe rilevante ai fini del riconoscimento della qua-

lità di rifugiato.  

L’autorità inferiore ha infine rilevato che l’interessata, indagata per aver 

condiviso sui social media contenuti critici verso il Presidente e altri membri 

del Governo, sarebbe esposta a una persecuzione legata all’espressione 

della propria opinione politica. Di conseguenza, le è stato riconosciuto lo 

status di rifugiata ai sensi dell’art. 3 LAsi, ritenendo sussistenti seri rischi in 

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caso di ritorno nel Paese d’origine. Tuttavia, non le è stato concesso l’asilo, 

in quanto la situazione persecutoria è sorta solo dopo il suo espatrio dalla 

Turchia. L’autorità ha infine stabilito che, essendole stato riconosciuto lo 

status di rifugiata e applicandosi di conseguenza il divieto di respingimento 

previsto dall’art. 5 LAsi, l’allontanamento verso il Paese d’origine, è inam-

missibile. L’interessata è stata ammessa provvisoriamente in Svizzera. 

4.1 Con il suo ricorso l’insorgente chiede l’annullamento della decisione 

dell’autorità inferiore e la concessione dell’asilo, senza tuttavia contestare 

l’ammissione provvisoria.  

Quanto alle allegazioni ritenute non verosimili dall’autorità inferiore, la ri-

corrente ritiene infondato tale giudizio. In merito alla latitanza del marito e 

alle incongruenze rilevate nei documenti da lei presentati, l’interessata so-

stiene che la Polizia, recatasi al domicilio con un mandato di accompagna-

mento a suo nome, non avrebbe potuto arrestare una persona diversa da 

quella indicata nei documenti. Inoltre per la ricorrente non vi sarebbe prova 

che gli agenti sapessero della latitanza del marito, considerato anche che 

C._______ è una delle città più popolose della Turchia. Per quanto riguarda 

l’espatrio illegale, la ricorrente ribadisce che questo sia stato organizzato 

dal padre, e che lei non disponeva di documenti personali; il passaporto 

sarebbe stato ottenuto per il tramite dell’organizzazione. Il fatto che la par-

tenza sia stata registrata non implicherebbe, per la ricorrente, che questa 

sia avvenuta legalmente, potendo il divieto di espatrio essere stato ignorato 

o anche essere stato sospeso. Infine, a fronte della mancata considera-

zione da parte dell’autorità inferiore dell’attualità delle persecuzioni, la ri-

corrente riferisce di essere stata aggredita poco prima del suo espatrio e 

di risultare oggi iscritta in un elenco di presunti terroristi. Considerato il con-

testo complessivo, le violenze subite durante la custodia cautelare e i 

mezzi di prova presentati, per la ricorrente sussisterebbe un fondato timore 

attuale di persecuzione, rilevante ai fini del riconoscimento dell’asilo. 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Sono rifugiati le persone che, 

nel Paese d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a 

causa della loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determi-

nato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato 

timore di essere esposte a tali pregiudizi (art. 3 cpv. 1 LAsi). Ai sensi dell’art. 

3 cpv. 2 LAsi, sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo 

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della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che compor-

tano una pressione psichica insopportabile. 

5.2 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). Per il resto, essendo la giurispru-

denza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare senz’altro alla stessa 

per ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1; 2013/11 consid. 5.1 e 

giurisprudenza ivi citata). 

5.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito 

all’art. 3 LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in 

rapporto con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi ri-

conosciuto come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconosci-

bili da terzi (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere 

esposto, in tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecu-

zione (cfr. DTAF 2011/51 consid. 6.2; 2010/57 consid. 2.5).  

5.4 Vi è luogo di riconoscere l'esistenza di una persecuzione riflessa 

quando dei famigliari di una persona perseguitata sono esposti a delle 

rappresaglie, siano esse finalizzate all'ottenimento di informazioni, 

espletate in ottica punitiva o, ancora, messe in atto con l'obbiettivo di 

imporre una cessazione delle attività svolte dalla persona presa di mira (cfr. 

sentenza del Tribunale D-7067/2017 del 19 novembre 2018 consid. 3.2). 

In tale ambito si necessita di apprezzare l'intensità del rischio di 

esposizione a persecuzioni in funzione delle circostanze del caso in esame 

(cfr. DTAF 2010/57 consid. 4.1.3; anche sentenza D-1665/2018 del 27 

gennaio 2021 consid. 6.2.1). Sarà rilevante ai sensi dell'asilo, allorché la 

persona che è toccata dalla persecuzione riflessa, è esposta a dei seri 

pregiudizi ai sensi dell'art. 3 cpv. 2 LAsi o deve temere che tali pregiudizi in 

un futuro prossimo e secondo un'elevata probabilità saranno causati (cfr. 

per la nozione di persecuzione riflessa la DTAF 2007/19 consid. 3.3 con 

riferimenti; cfr. anche fra le altre la sentenza del Tribunale D-2511/2021 

dell'8 febbraio 2022 consid. 8.2). 

6.  

6.1 Dapprima, in merito alla condizione di latitanza del marito della ricor-

rente e, di conseguenza, alle asserite persecuzioni riflesse nei suoi 

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confronti, il Tribunale giunge alla conclusione che, come correttamente ri-

levato dall’autorità inferiore (cfr. decisione, pag. 4), queste risultano essere 

inverosimili.  

6.2 Durante le audizioni, la ricorrente ha riferito che, poco prima del suo 

espatrio avvenuto nell’aprile 2022, sarebbe stata avvicinata da alcuni 

agenti in abiti civili a bordo di un’auto (…). Con il pretesto di chiederle delle 

informazioni, l’avrebbero fatta salire a bordo del veicolo; una volta all’in-

terno, l’avrebbero afferrata per i capelli e le avrebbero rivolto domande per 

scoprire dove si trovasse il marito, ritenuto come le autorità turche non fos-

sero a conoscenza del suo indirizzo e non lo trovassero al domicilio 

(cfr. atto della SEM n. 53/10, D32 pag. 5). Una volta risposto di non sapere 

dove si trovasse il marito, i poliziotti le avrebbero fatto sbattere la testa 

contro il sedile (cfr. atto della SEM n. 53/10, D46 pag. 10) e, successiva-

mente, lasciata andare. Dopo tale episodio, l’interessata avrebbe contat-

tato il padre e la sorella, decidendo poi di espatriare (cfr. atto della SEM 

n. 53/10, D46 pag. 10). Nel corso delle audizioni, la ricorrente ha riferito più 

volte che il marito, condannato a una pena detentiva di (…) anni e (…) 

mesi, si troverebbe attualmente in stato di latitanza (cfr. atto della SEM n. 

31/13, D18 pag. 3; cfr. atto della SEM n. 53/10, D20 pag. 4). In merito a 

tale circostanza, la ricorrente ha costantemente dichiarato di non cono-

scere il luogo in cui si trovasse il marito, affermando: “viene ogni tanto, ma 

non so dove si trova” (cfr. atto della SEM n. 31/13, D18 pag. 2). La ricor-

rente ha infatti confermato che il marito rientrava saltuariamente a casa per 

brevi periodi, per poi allontanarsi nuovamente: “magari arriva per quattro 

giorni, poi per dieci giorni non c’è” (cfr. atto della SEM n. 31/13, D20 pag. 

4). La ricorrente ha inoltre precisato che il marito sarebbe potuto essere 

arrestato in qualunque momento dalle forze dell’ordine ai fini dell’esecu-

zione della pena (cfr. atto della SEM n. 53/10, D20 pag. 4), e che, pertanto, 

“non sta dov’è il nostro domicilio ufficiale” (cfr. atto della SEM n. 53/10, D23 

pag. 4). Sennonché la Polizia, recatasi presso il domicilio della ricorrente 

nell’ambito della procedura avviata a suo carico a seguito delle condivisioni 

sui social media dopo il suo espatrio, avrebbe trovato, per ben due volte, il 

marito (cfr. MdP n. 18/2 e MdP n. 26/02). A fronte delle domande poste 

dalla Polizia in merito alla moglie, egli avrebbe dichiarato che quest’ultima 

si trovava in Svizzera. Interrogata successivamente in merito a tale diver-

genza, la ricorrente avrebbe spiegato che, in quel momento, la Polizia 

stava cercando lei e, ritenuto che il mandato di accompagnamento era a 

suo nome, sarebbe stato contro la legge procedere ad arrestare il marito. 

Aggiungendo poi che “i poliziotti, normalmente, non sanno niente degli altri. 

Prendono gli ordini soltanto nei confronti della persona in questione” 

(cfr. atto della SEM n. 53/10, D47 pag. 7).  

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6.3 Ora, partendo dall’ipotesi in cui la Polizia non avrebbe potuto, in quel 

momento, fermare il marito, il Tribunale rileva tuttavia che risulta difficile 

comprendere per quale ragione le autorità turche, una volta accertata 

l’identità del marito, non avrebbero potuto procedere al suo arresto in un 

momento successivo, così da consentire l’esecuzione della pena a suo ca-

rico. Ciò considerando come, a detta della ricorrente, le autorità turche 

avrebbero potuto arrestarlo in qualsiasi momento (cfr. atto della SEM 

n. 53/10, D20 pag. 4). Parimenti, non si comprende per quale motivo il ma-

rito, consapevole della propria asserita condizione di latitanza e del fatto di 

essere attivamente ricercato da parte delle autorità, non si sia allontanato 

dal proprio domicilio dopo che la polizia vi si era recata per cercare la mo-

glie. Al contrario, egli è rimasto nell’abitazione, disinteressandosi del rischio 

concreto che le forze di polizia potessero farvi ritorno in qualsiasi momento; 

rischio confermato peraltro anche dalla stessa ricorrente “siccome ci sono 

tanti procedimenti nei miei confronti, la polizia viene all’indirizzo ogni setti-

mana” (cfr. atto della SEM n. 53/10, D23 pag. 4). Ciò considerato, oltretutto, 

che “lui pensava che fossero venuti a prenderlo” (cfr. atto della SEM 

n. 53/10, D44 pag. 6). Tale circostanza lascia di conseguenza ragionevol-

mente dubitare che il marito sia effettivamente latitante.  

6.4 Ma a tale incongruenza si aggiunge, inoltre, un ulteriore elemento di 

perplessità e meglio il cambio di domicilio avvenuto nel settembre 2022. In 

effetti, di quest’ultimo si sarebbe proprio occupato il marito della ricorrente, 

il quale avrebbe fatto ritorno al domicilio con l’intento di gestire personal-

mente la situazione “poco tempo fa c’è stato il cambio indirizzo, quindi ri-

guardo agli abbonamenti del gas e dell’elettricità ha dovuto tornare a casa 

ed è rimasto qualche giorno” (cfr. atto della SEM n. 31/13, D18 pag. 3) e 

ancora “come ho detto prima, aveva dovuto venire mio marito per forza per 

il cambio d’indirizzo” (cfr. atto della SEM n. 31/13, D26 pag. 4). È stato 

dunque proprio il marito ad annunciare il cambio di domicilio alle autorità. 

Anche tale elemento induce a ritenere, in contrasto con quanto affermato 

dalla ricorrente, che il marito non si trovi concretamente in stato di latitanza.  

6.5 Si osservi, da ultimo, per mera sovrabbondanza, che il marito è stato 

rintracciato presso il proprio domicilio, senza che risultino comportamenti 

volti a occultare la propria presenza. Questo Tribunale ritiene che tale ele-

mento lasci presumere che le autorità competenti non abbiano effettiva-

mente attivato ricerche mirate, considerando che il domicilio avrebbe do-

vuto rappresentare, logicamente, il primo luogo da verificare. 

6.6 Alla luce di quanto sopra, risulta pertanto inverosimile che le autorità 

turche non sappiano dove si trovi il marito della ricorrente. Si deve dunque 

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concludere che la latitanza di questi appare inverosimile e che, di 

conseguenza, anche la circostanza secondo la quale quest’ultima abbia 

subito da parte di poliziotti i fatti da lei descritti in precedenza (cfr. supra 

consid. 6.2) e che possa subire, anche in futuro, una persecuzione riflessa 

risulta essere inverosimile.  

7.  

Per quanto attiene invece alla circostanza di essere espatriata illegal-

mente, nell’allegato ricorsuale non è stato fornito alcun nuovo elemento 

concreto da parte della ricorrente, la quale si è limitata a ribadire quanto 

già riferito durante la sua audizione (cfr. ricorso, pag. 4). Pertanto, si ri-

manda integralmente quanto già indicato correttamente dall’autorità infe-

riore nella propria decisione (cfr. decisione impugnata, pagg. 4-5).  

8.  

8.1 Infine, quanto alla persecuzione non ritenuta attuale dall’autorità infe-

riore (cfr. ricorso, pag. 5), il Tribunale ritiene che non vi sia motivo di sco-

starsi da tale conclusione.  

8.2 In casu risulta che la ricorrente sia stata processata in Turchia a causa 

della sua appartenenza al movimento (...); la stessa ha tuttavia potuto be-

neficiare del “sincero pentimento” secondo l’art. 221 del Codice penale 

turco (Türk Ceza Kanunu [di seguito: TCK]) (cfr. MdP n. 2/2; MdP 5/15).  

8.3 Il “sincero pentimento” è un istituto giuridico previsto dal diritto penale 

turco che consente, in determinati casi, la riduzione o l’esenzione dalla 

pena per chi si dissocia volontariamente da un’organizzazione criminale, 

in particolare terroristica, e collabora in modo concreto con le autorità. Tale 

collaborazione deve avvenire spontaneamente, e — per essere conside-

rata rilevante ai fini dell’esclusione della pena — deve precedere l’apertura 

del procedimento preliminare (cfr. Republic of Turkey, Türk Ceza Kanunu, 

ultimo aggiornamento il 5 marzo 2025, < https://avsaimincekas.com/de/ka-

nunlar/tck-turk-ceza-kanunu/#birinci-bolum-cezalar >, consultato il 24 lu-

glio 2025; Republic of Turkey, Penal Code of Turkey, 15.02.2015, 

<https://www.ecoi.net/en/file/local/1201150/1226_1480070563_turkey-cc-

2004-am2016-en.pdf>, consultato il 29 luglio 2025). 

8.4 Dagli atti risulta che, in considerazione dell’applicazione del “sincero 

pentimento”, la ricorrente è stata esentata dall’esecuzione della pena pre-

vista per il reato di appartenenza a un’organizzazione terroristica, con l’im-

posizione, in via alternativa, della misura della libertà vigilata per la durata 

di un anno. Parallelamente, l’autorità giudiziaria ha disposto la revoca del 

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controllo giudiziario e dell’obbligo di firma quindicinale, precedentemente 

imposti (cfr. MdP n. 5/15). La misura di libertà vigilata è scaduta, come 

rilevato dall’autorità inferiore (cfr. decisione impugnata, pag. 5), in data (…) 

gennaio 2021, determinando così la conclusione del procedimento giudi-

ziario a suo carico, circostanza confermata anche dalla stessa interessata 

(cfr. atto della SEM n. 53/10, D17, pag. 3). Considerato, poi, che la ricor-

rente ha lasciato il territorio turco in data (…) aprile 2022 (cfr. MdP n. 33/3), 

ovvero oltre un anno dopo il termine della misura restrittiva applicata in 

luogo della pena, e che la durata della condizionale, nonostante la possi-

bilità di proroga fino a tre anni prevista dall’art. 221/5 TCK (cfr. ÖNDIN HA-

SAN BURAK, Terör Örgütü Üyeliği Suçunda Etkin Pişmanlık [Pentimento at-

tivo in caso di appartenenza a un’associazione terroristica], in: Türkiye Ada-

let Akademisi Dergisi [Rivista dell’Accademia Turca di Giustizia], 

15.07.2020, < https://dergipark.org.tr/tr/download/article-file/1553481 >, 

consultato il 29 luglio 2025; Republic of Turkey, Penal Code of Turkey, ul-

timo aggiornamento il 5 marzo 2025, abgerufen auf < https://av-sai-

mincekas.com/de/kanunlar/tck-turk-ceza-kanunu/#birinci-bolum-cezalar >, 

consultato il 29 luglio 2025), non risulta dagli atti di causa essere stata or-

dinata, il Tribunale ritiene che l’eventuale persecuzione legata a tale vi-

cenda non possa più considerarsi attuale. Di conseguenza, essa non ap-

pare rilevante ai fini del riconoscimento della qualità di rifugiato.  

8.5 Quanto alla censura ricorsuale, secondo cui la ricorrente – nonostante 

abbia beneficiato del pentimento attivo e avendo la stessa terminato il pe-

riodo di libertà vigilata – dovrebbe essere ammessa al beneficio dell’asilo 

in ragione dell’aggressione subita poco prima del suo espatrio e del fatto 

di risultare nell’elenco dei soggetti considerati terroristi (cfr. ricorso, pag. 5), 

il Tribunale ritiene che tale censura non sia fondata e, pertanto, debba es-

sere respinta. Da un lato poiché, come già esposto in precedenza, la ricor-

rente non ha reso verosimile di aver subito un’aggressione poco prima del 

suo espatrio (cfr. supra consid. 6.2), dall’altro poiché la documentazione 

prodotta con il gravame, consistente in un foglio contenente una lista di 

nomi di persone e le relative generalità, non risulta in alcun modo idonea a 

corroborare quanto da lei asserito.  

8.6 A titolo completivo, in merito alle asserite “ristrutturazioni” processuali, 

ovvero delle ripetizioni di procedimenti, di cui la ricorrente avrebbe riferito 

durante le sue audizioni (cfr. atto della SEM n. 31/13, D45 pagg. 9-10), il 

Tribunale ritiene opportuno evidenziare che, qualora la ricorrente fosse 

stata effettivamente coinvolta in ulteriori procedimenti giudiziari, oltre a 

quelli già conosciuti, ne sarebbe con ogni probabilità venuta a conoscenza, 

disponendo la stessa dell’accesso alla piattaforma E-Devlet. In tal caso, 

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avrebbe potuto – e dovuto – fornire la relativa documentazione. Tuttavia, 

considerato anche il tempo trascorso, nulla è stato prodotto in tal senso. 

Ne consegue che le affermazioni della ricorrente circa presunte “ristruttu-

razioni” processuali a suo carico appaiono del tutto speculative e prive di 

qualsiasi riscontro probatorio agli atti. 

9.  

Visto quanto sopra, si deve concludere che le censure ricorsuali non sono 

in grado di sovvertire le conclusioni dell’autorità inferiore, le quali vengono 

integralmente confermate da parte del Tribunale.  

10.  

In esito, non essendo l’autorità inferiore incorsa in una violazione del diritto 

federale o in un accertamento inesatto o incompleto dei fatti giuridicamente 

rilevanti (art. 106 LAsi), il ricorso deve essere respinto e la decisione con-

fermata.  

11.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali andrebbero poste a ca-

rico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento 

sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, 

poiché le richieste di giudizio non risultavano d'acchito sprovviste di proba-

bilità di successo e potendo inoltre partire dal presupposto che l'insorgente 

è indigente, va accolta la domanda di assistenza giudiziaria formulata nel 

ricorso (art. 65 cpv. 1 PA). Le spese processuali non vengono quindi prele-

vate. 

12.  

12.1 Di riflesso, occorre porre il ricorrente al beneficio del gratuito 

patrocinio ai sensi dell'art. 102m LAsi. Il Tribunale nomina quindi Elisabetta 

Luda, SOS Ticino Consultorio Giuridico, quale patrocinatrice d'ufficio. 

12.2 Nei casi di nomina di una patrocinatrice d'ufficio, la tariffa oraria per i 

rappresentanti professionali che non sono avvocati oscilla tra un minimo di 

100 e un massimo di 300 franchi (art. 10 cpv. 2 TS-TAF) – in materia d'asilo 

il Tribunale applica una tariffa oraria tra i 100 e 150 franchi – essendo 

precisato che le spese non necessarie non sono indennizzate 

(art. 8 cpv. 2 TS-TAF). Nello specifico, la patrocinatrice non ha presentato 

una nota d'onorario relativa alle prestazioni da lei svolte. Tuttavia, chiamato 

a fissare l'indennità sulla base degli atti di causa (art. 14 cpv. 2 TS-TAF), il 

Tribunale ritiene opportuno accordarle un importo complessivo di 

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Pagina 13 

CHF 500.– in considerazione della ridotta complessità degli atti di causa 

(artt. 9 cpv. 1, 10 cpv. 1-2 e 12 TS-TAF). 

13.  

Questa sentenza è definitiva e non può essere impugnata con ricorso in 

materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 14 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è accolta.  

3.  

Non si prelevano spese processuali.  

4.  

La domanda di gratuito patrocinio è accolta. La signora Elisabetta Luda, 

SOS Ticino Consultorio Giuridico, è nominata quale patrocinatrice d’ufficio.  

5.  

Alla patrocinatrice d’ufficio è accordato un onorario di CHF 500.– a carico 

della cassa del Tribunale. La ricorrente sarà tenuta a rimborsare tale im-

porto al Tribunale qualora, in futuro, venisse meno il suo stato di bisogno.  

6.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sara Miljanovic 

 

 

Data di spedizione:   

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Comunicazione a: 

– rappresentante della ricorrente con in allegato il modulo "Indirizzo per 

il pagamento" (raccomandata)  

– SEM, per l'incarto N (…) (in copia) 

– Autorità cantonale competente (in copia)