# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 082ec09c-2047-5519-9af2-37902520d5ac
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.02.2025 D-223/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-223-2025_2025-02-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-223/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  6  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Thomas Segessenmann;  

cancelliere Matteo Piatti. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Senegal,  

(…), 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo e allontanamento  

(art. 40 in relazione all'art. 6a cpv. 2 LAsi);  

decisione della SEM del 20 dicembre 2024. 

 

 

 

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Visto 

la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in Svizzera il 20 novem-

bre 2023,  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 3 settembre 2024, mediante la quale è stata annullata la precedente 

decisione di non entrata nel merito del 6 febbraio 2024 (pronunciata 

nell’ambito della procedura Dublino) e nel contempo ordinata la ripresa 

della procedura nazionale d’asilo unitamente all’attribuzione del richie-

dente al Canton B._______,  

il verbale dell’audizione approfondita sui motivi d’asilo del 10 ottobre 2024,  

l’assegnazione della domanda d’asilo alla procedura ampliata avvenuta il 

29 ottobre 2024,  

la decisione del 20 dicembre 2024, notificata il 23 dicembre successivo, 

mediante la quale la SEM non ha riconosciuto all’interessato la qualità di 

rifugiato, ha respinto la domanda d’asilo e pronunciato il suo allontana-

mento dalla Svizzera, incaricando il Cantone di B._______ dell’esecuzione 

di quest’ultima misura,  

il ricorso del 10 gennaio 2024, con cui l’interessato postula al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: Tribunale o TAF) l’annullamento della 

decisione succitata, il riconoscimento della qualità di rifugiato unitamente 

alla concessione dell’asilo nonché, in subordine, la concessione dell’am-

missione provvisoria in Svizzera; sul piano procedurale, egli chiede la con-

cessione dell’effetto sospensivo al ricorso e la concessione dell’assistenza 

giudiziaria – nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese di giudi-

zio e del relativo anticipo – nonché la nomina di un patrocinatore d'ufficio,  

 

e considerato 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi (RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

ricorso, presentato tempestivamente (cfr. art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una 

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒ 33 LTAF), 

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è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 lett. a-c e 52 

cpv. 1 PA; che occorre pertanto entrare nel merito del gravame, 

che in materia d’asilo, il potere di cognizione del Tribunale e le censure 

ammissibili sono disciplinati dall’art. 106 cpv. 1 LAsi (cfr. art. 62 cpv. 4 PA; 

2014/1 consid. 2; DTAF 2014/26 consid. 5 secondo cui, in materia di diritto 

degli stranieri, resta censurabile l’inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA), 

che i ricorsi manifestamenti infondati, come quello in esame, sono decisi 

da un giudice unico con l'approvazione di un secondo giudice e la sentenza 

è motivata soltanto sommariamente (artt. 111 lett. e cum 111a cpv. 2 LAsi); 

che, nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio degli scritti in 

virtù dell'art. 111a cpv. 1 LAsi,  

che il ricorso è presentato in lingua francese nonostante la decisione im-

pugnata sia stata redatta in italiano; che, tuttavia, non essendovi ragioni 

per scostarsi dalla regola sancita all’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per ri-

mando degli artt. 6 LAsi e 37 LTAF, il procedimento si svolgerà in italiano, 

posto inoltre che l’incarto della SEM presenta una consistente documenta-

zione in questa lingua, 

che, su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi; che l'asilo comprende la protezione e lo statuto accordati 

a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera (cfr. art. 2 LAsi),  

che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese 

d’origine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della 

loro razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo 

sociale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’es-

sere esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente 

l’esposizione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché 

le misure che comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 

cpv. 2 LAsi),  

che giusta l'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve inoltre provare, 

o per lo meno rendere verosimile, la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi),  

 

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che, in particolare, sono inverosimili le allegazioni che su punti importanti 

sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corrispondono ai fatti o si 

basano in modo determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 

cpv. 3 LAsi); che le indicazioni della persona interessata devono quindi es-

sere sufficientemente fondate, concludenti e plausibili; che la persona inte-

ressata dev’essere inoltre credibile; che il giudizio sulla verosimiglianza 

non deve altresì ridursi ad una mera verifica della plausibilità del contenuto 

di ogni singola allegazione, ma dev’essere il frutto di una ponderazione tra 

gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; che decisivo sarà dun-

que determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi risultino 

preponderanti nella fattispecie (DTAF 2013/11 consid. 5.1), 

che oltre agli Stati dell’Unione europea (UE) e dell’Associazione europea 

di libero scambio (AELS), il Consiglio federale designa come Stati sicuri 

quelli dove, secondo i suoi accertamenti, non vi è pericolo di persecuzioni 

(art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi),  

che nel caso in cui lo Stato d’origine sia stato designato come sicuro ai 

sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi, esiste una presunzione legale che non 

sussista una persecuzione statale rilevante in materia d’asilo e che, nel 

contempo, vi sia una protezione effettiva offerta contro i pregiudizi di terze 

entità; che tale presunzione può essere sovvertita soltanto in presenza di 

indizi concreti e sostanziati; che tale onere incombe tuttavia alla persona 

richiedente d’asilo (DTAF 2013/10 consid. 7.4.3; cfr. ex pluris sentenza del 

TAF D-4393/2024 del 22 luglio 2024 consid. 6.1),  

che a sostegno della sua domanda, il ricorrente ha sostanzialmente ad-

dotto di essersi trasferito nel sud del Senegal nel 1995; che tra il 2000 e il 

2001 la guerra della ribellione avrebbe distrutto il villaggio di C._______ nel 

quale risiedeva, causando la fuga di migliaia di abitanti; che a fronte di tale 

evento, si sarebbe trasferito con la nonna nel villaggio di D._______; che 

tra il 2015 e il 2018 avrebbe studiato commercio internazionale presso l’uni-

versità E._______ (nella regione di F._______), dove il rettore gli avrebbe 

impedito di concludere gli studi a causa di una manifestazione organizzata 

“con i membri del villaggio” (cfr. atto SEM n. […]-55/17 D5); che a seguito 

di un appello ai giovani da parte del capovillaggio, nel 2019 avrebbe fatto 

ritorno a C._______ e partecipato ad uno sciopero per richiedere una base 

militare che garantisse la sicurezza della zona; che tra il 2019 e il 2020 

sarebbe stato tuttavia minacciato dal capo della ribellione del sud del Se-

negal (G._______) e, ciò posto, si sarebbe rifugiato nel villaggio di 

H._______; che il 1° ottobre 2020, dopo essere ritornato a C._______, il 

capovillaggio gli avrebbe consegnato una lettera del Movimento delle forze 

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democratiche di Casamanca (MFDC) indirizzatagli per aver organizzato 

uno sciopero nel comune di I._______; che il 20 ottobre 2020 sarebbe stato 

poi sequestrato per sette giorni da G._______ e il sottocapo J._______, 

subendo violenze sessuali e fisiche; che, tuttavia, un talismano legato al 

suo braccio lo avrebbe protetto dalle “armi bianche” evitando così di essere 

sparato (idem D80 pag. 10); che, sapendo della protezione accordata dal 

suo talismano, i persecutori avrebbero però bruciato sul suo corpo un sac-

chetto di plastica; che al settimo giorno, i sequestratori lo avrebbero con-

dotto a K._______, dove gli abitanti lo avrebbero condotto in ospedale ri-

manendovi per cinque settimane; che ritornato nel suo villaggio d’origine, 

un giovane del posto gli avrebbe comunicato che i sequestratori sarebbero 

ritornati per catturare lui e sua moglie; che il 22 dicembre 2020, avrebbe 

quindi mandato sua moglie in Guinea Bissau dai suoi genitori, espatriando 

infine da solo il 24 dicembre successivo (per i dettagli, cfr. atto SEM n. 

55/17),  

che, nella propria decisione, la SEM rileva sostanzialmente che il Senegal 

rientra tra gli Stati in cui vige la presunzione di assenza di persecuzioni ai 

sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi; che tenuto conto del profilo personale 

dell’interessato, le allegazioni proposte non sarebbero inoltre verosimili ai 

sensi dell’art. 7 LAsi; che, in particolare, gli eventi narrati risulterebbero 

stereotipati, privi di criteri di realtà necessari per ammettere un vissuto per-

sonale e diretto, nonché sprovvisti di sufficienti dettagli – nonostante le rei-

terate richieste di approfondimento durante l’audizione; che l’interessato 

avrebbe quindi fornito delle spiegazioni molto evasive e di scarsa qualità di 

contenuto, soprattutto con riferimento alle dinamiche del suo asserito se-

questro, al presunto ruolo di organizzatore di scioperi nonché al suo attivi-

smo contro i ribelli; che a fronte della lacunosità delle allegazioni, risulte-

rebbe impossibile ricostruire validamente la sequenzialità degli eventi oc-

corsi al richiedente; che, infine, l’esecuzione dell’allontanamento sarebbe 

possibile, ammissibile e ragionevolmente esigibile, posta segnatamente la 

valida formazione del ricorrente nonché la possibilità di ricorrere alle strut-

ture sanitarie del suo Paese d’origine,  

che, nel suo ricorso, l’insorgente ribadisce che le principali ragioni del suo 

espatrio sarebbero la continua lotta per il suo gruppo sociale, la sua attività 

per combattere i ribelli presenti nella sua regione d’origine, nonché il con-

flitto armato che avrebbe generato la fuga di migliaia di persone dal suo 

villaggio d’origine (cfr. ricorso, pag. 2); ch’egli avrebbe personalmente com-

battuto contro l’MFDC, rimanendo vittima di persecuzioni anche a causa di 

infiltrati nel suo gruppo; che contrariamente a quanto rilevato dalla SEM, i 

suoi sequestratori non lo avrebbero rilasciato in una foresta, bensì in un 

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terreno minato nella speranza che venisse ucciso da una delle mine ivi 

presenti; che gli eventi occorsi in patria avrebbero messo in pericolo anche 

la sua famiglia (idem pag. 3); che la cronologia degli eventi sarebbe stata 

inoltre esposta in maniera chiara; che, in caso di rimpatrio, verrebbe arre-

stato ed ucciso in quanto sarebbe espatriato quando era ancora ricercato; 

che il conflitto nella regione di Casamanca non si sarebbe ancora risolto e 

che la situazione sociale sarebbe ancora fragile; che in ragione della sua 

comprovata implicazione politica contro i ribelli, andrebbe pertanto ricono-

sciuto il timore di subire persecuzioni rilevanti per l’asilo; che, infine, sussi-

sterebbe il rischio che le autorità governative lo sospettino di aver cambiato 

schieramento e di collaborare ora con i ribelli (idem pagg. 5-6),  

che le vaghe argomentazioni contenute nel gravame non possono tuttavia 

modificare le corrette conclusioni alle quali è giunta l’autorità inferiore,  

che il Consiglio federale ha infatti inserito il Senegal nel novero dei Paesi 

esenti da persecuzioni ai sensi dell’art. 6a cpv. 1 lett. a LAsi (cfr. allegato 2 

all’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 

1999 [OAsi 1, RS 142.311]), attenendosi a tale valutazione nell’ambito delle 

periodiche verifiche intraprese in virtù dell’art. 6a cpv. 3 LAsi, 

che sussiste dunque una presunzione legale di assenza di persecuzione 

da parte delle autorità senegalesi, così come di protezione da parte di 

quest’ultime in caso di una persecuzione ad opera di terzi, 

che a fronte di un’attenta valutazione degli atti di causa, il Tribunale giudica 

inoltre che la decisione avversata non presta fianco a critiche nella misura 

in cui conclude che gli eventi narrati non sono stati resi verosimili,  

che, invero, il ricorrente non ha dimostrato in modo convincente –  neppure 

in sede ricorsuale – di essere stato personalmente perseguitato nel suo 

Paese d’origine da parte dell’MFDC o di essere esposto a persecuzioni 

rilevanti per l’asilo; che, in particolare, malgrado le richieste della SEM di 

illustrare ogni dettaglio attinente alla pretesa situazione di pericolo in patria, 

egli si è limitato a rilasciare risposte brevi e superficiali, talvolta anche eva-

sive, senza essere in grado di offrire una quantità sufficiente di dettagli in 

merito ai fatti accaduti; che tali carenze si riscontrano segnatamente nelle 

prime dichiarazioni in merito alle attività ch’egli avrebbe organizzato per 

combattere i ribelli (cfr. atto SEM n. 55/17 D85-90), allo sciopero che 

avrebbe organizzato ad I._______ (idem D100), oppure alle circostanze 

nelle quali sarebbe stato catturato dai ribelli (idem D82-84); che gli ulteriori 

approfondimenti sono risultati inoltre fortemente stereotipati e lacunosi, 

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considerato peraltro l’alto grado di formazione del ricorrente e, quindi, la 

sua presunta capacità narrativa,  

che l’evento illustrato in sede di ricorso, per cui l’interessato sarebbe stato 

rilasciato in un terreno minato dopo essere stato sequestrato, appare al-

tresì pretestuoso e tardivo poiché mai sollevato in sede d’audizione (cfr. atti 

SEM n. 15/3 e 55/17); ch’egli non ha poi addotto validi motivi per cui le 

autorità senegalesi non sarebbero in grado di offrirgli una sufficiente prote-

zione da eventuali persecuzioni di terze entità,  

che, per il resto, si rinvia integralmente agli accertamenti e alle motivazioni 

contenute nella decisione della SEM, alla quale può essere prestata ade-

sione (art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio dell’art. 4 PA),   

che, ciò posto, il ricorrente non è riuscito a sovvertire la presunzione legale 

di cui all’art. 6a cpv. 2 LAsi, 

che per quanto concerne il riconoscimento della qualità di rifugiato e la 

concessione dell’asilo, la decisione impugnata va quindi confermata,  

che se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronun-

cia di principio l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione, 

tenendo però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi); che 

l'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l’autorità inferiore 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 OAsi 1; cfr. DTAF 

2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1); che il Tribunale è pertanto te-

nuto a confermare la pronuncia dell’allontanamento,  

che per rinvio dell'art. 44 LAsi, l'esecuzione dell'allontanamento è regola-

mentata dall'art. 83 della legge sugli stranieri e la loro integrazione del 16 

dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), il quale dispone che la stessa dev'es-

sere possibile (cpv. 2), ammissibile (cpv. 3) e ragionevolmente esigibile 

(cpv. 4); che qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM 

dispone l'ammissione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI), 

che a norma dell'art. 83 cpv. 3 LStrI, l'esecuzione dell'allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera; che il ricorrente non può, per i motivi 

già enucleati, prevalersi del principio del divieto di respingimento in quanto 

non dispone della qualità di rifugiato (art. 5 cpv. 1 LAsi); che, pertanto, non 

v’è motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e 

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serio di essere esposto ad un trattamento proibito in relazione all'art. 3 

CEDU o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o trat-

tamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, 

RS 0.105); che l'esecuzione dell'allontanamento risulta di riflesso ammis-

sibile,  

che giusta l'art. 83 cpv. 4 LStrI, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica,  

che tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”, 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-

giato poiché non personalmente perseguitati, bensì che fuggono da situa-

zioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata; ch’essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché non potrebbero più rice-

vere le cure necessarie o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate 

a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in stato di totale indigenza 

e, pertanto, esposte alla fame, a una degradazione grave del loro stato di 

salute, all'invalidità o persino alla morte (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 

e relativi riferimenti; DTAF 2011/50 consid. 8.1-8.3),  

che per le persone in trattamento in Svizzera, l’esecuzione dell’allontana-

mento diviene inoltre inesigibile se, nel caso di rientro nel loro Paese d’ori-

gine o di provenienza, potrebbero non ricevere le cure essenziali che ga-

rantiscano loro delle condizioni minime d’esistenza e, quindi, che il loro 

stato di salute si degraderebbe così rapidamente al punto da condurle in 

maniera certa alla messa in pericolo concreta della loro vita o ad un pre-

giudizio serio, durevole e notevolmente più grave della loro integrità fisica; 

che, pertanto, se le cure necessarie possono essere assicurate nel Paese 

d'origine, all'occorrenza con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in 

Svizzera, l'esecuzione dell'allontanamento sarà ragionevolmente esigibile 

(cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 con riferimenti; cfr. sentenza della Cor-

teEDU, Grande Camera, Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 

41738/10, §§ 180-193, confermata nella sentenza Savran contro Dani-

marca del 7 dicembre 2021, 57467/15, §§ 121 segg.), 

che, nel caso concreto, si ribadisce anzitutto che il Senegal è stato 

designato come Stato di origine sicuro ai sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi 

e non si trova in una situazione di guerra, guerra civile o violenza 

generalizzata (cfr. ex pluris sentenze del TAF D-4393/2024 consid. 7.4.2; 

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D-6261/2024 del 10 ottobre 2024 pag. 8; E-342/2022 del 6 luglio 2022 

consid. 8.3.1),  

 

che a fronte dei progressi verso la pace attuati negli ultimi anni, le 

insurrezioni di basso livello tra le forze governative di sicurezza e i 

separatisti armati nella regione meridionale di Casamanca non risultano 

inoltre ostative all’esecuzione dell’allontanamento (cfr. USDOS - US 

Department of State (USDOS), 2023 Country Report on Human Rights 

Practices: Senegal, 23 aprile 2024, pag. 2, https://www.state.gov/wp-

content/uploads/2024/02/528267_SENEGAL-2023-HUMAN-RIGHTS-

REPORT.pdf, consultato il 6 febbraio 2025; Freedom House, Freedom in 

the World 2024 – Senegal, 

https://freedomhouse.org/country/senegal/freedom-world/2024, 

consultato il 6 febbraio 2025),  

 

che il ricorrente gode altresì della libertà di domicilio all’interno del Senegal 

e, di riflesso, potrà se necessario trasferirsi in un’altra regione rispetto a 

quella d’origine; ch’egli è inoltre un uomo indipendente e dispone di una 

valida esperienza lavorativa nell’agricoltura e nella panetteria (cfr. atto 

SEM n. 55/17 D17-22),  

 

che da un esame accurato degli atti, l’affezione di cui soffre attualmente 

(epatite B cronica) non è inoltre suscettibile, dal profilo della sua gravità, di 

porre concretamente e seriamente in pericolo la sua vita o la sua salute a 

breve termine in caso di rimpatrio (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.3-7.10; 

2011/50 consid. 8.1-8.3); che in Senegal sono infatti presenti le strutture 

mediche e le cure necessarie per il trattamento della sua malattia (cfr. 

decisione avversata, pagg. 7-8); ch’egli potrà inoltre aderire alla Couverture 

maladie universelle (CMU) per una somma relativamente modesta, 

garantendo così la copertura di qualsiasi trattamento medico necessario 

(cfr. sentenza del TAF D-7524/2015 del 22 novembre 2017 consid. 8.3),  

che, se necessario, il ricorrente potrà altresì presentare una domanda di 

aiuto al ritorno (art. 93 cpv. 1 lett. d LAsi cum artt. 73 segg. dell’ordinanza 

2 sull’asilo relativa alle questioni finanziarie dell’11 agosto 1999 (OAsi 2, 

RS 142.312), al fine di finanziare le cure a lui necessarie e di costituirsi una 

riserva di medicamenti che gli permetterà di affrontare il periodo di transi-

zione sino al suo reinserimento effettivo in Senegal,  

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento si rivela ragionevolmente 

esigibile,  

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che, infine, non risultano impedimenti dal profilo della possibilità dell'ese-

cuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI) poiché, usando la neces-

saria diligenza, l’interessato potrà procurarsi ogni documento indispensa-

bile al suo rimpatrio (art. 8 cpv. 4 LAsi; cfr. DTAF 2008/34 consid. 12),  

che, visto quanto precede, la SEM non è incorsa in una violazione del diritto 

federale e neppure in un accertamento inesatto o incorretto dei fatti giuri-

dicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che la decisione avversata non 

risulta neppure inadeguata in punto all’esecuzione dell’allontanamento,  

che il ricorso va quindi respinto e la decisione avversata confermata,  

che avendo statuito nel merito del ricorso, la richiesta di esenzione dal ver-

samento di un anticipo relativo alle presumibili spese processuali, è dive-

nuta senza oggetto,  

che, per contro, la richiesta procedurale deputata alla concessione dell’ef-

fetto sospensivo al ricorso si rivela irricevibile, in quanto il ricorso ha per 

legge effetto sospensivo (art. 55 cpv. 1 PA) e quest’ultimo non è stato tolto 

dall’autorità inferiore nei dispositivi della decisione impugnata,  

che poiché le richieste di giudizio erano sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, le domande di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal versamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA), e di gratuito 

patrocinio (art. 102m LAsi) devono essere respinte,  

che le spese processuali di CHF 750.– sono dunque poste a carico del 

ricorrente soccombente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del rego-

lamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]),  

che questa sentenza è definitiva e non può essere impugnata mediante 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 

83 lett. d cifra 1 LTF), 

 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.  

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta.  

3.  

La domanda di gratuito patrocinio è respinta.  

 

4.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico del ricorrente. Tale 

ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sen-

tenza. 

5.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Matteo Piatti 

 

 

Data di spedizione: