# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7c28146f-591a-5ef6-b681-d5a75fedb660
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2017-08-29
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 29.08.2017 D-1551/2015
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1551-2015_2017-08-29.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-1551/2015 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 9  a g o s t o  2 0 1 7  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Yanick Felley, Gérald Bovier,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Gibuti, alias  

B._______, nata il (…), alias 

C._______, nata il (…), 

Somalia, 

e sua figlia 

D._______, nata il (…), alias 

E._______, nata il (…), 

Gibuti, 

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 4 febbraio 2015 / N (…). 

D-1551/2015 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A._______ è giunta in Svizzera in data 27 luglio 2014 depositandovi il me-

desimo giorno domanda d'asilo. La richiedente ha dichiarato di essere di 

etnia e cittadinanza somala e di essere nata a Mogadiscio. All'età di sei 

anni sarebbe espatriata con la famiglia in Etiopia dove avrebbe vissuto fino 

al 2004 quando si sarebbe trasferita in Gibuti. In tale Paese avrebbe lavo-

rato quale domestica per dieci anni. In seguito avrebbe raggiunto l'Egitto e 

la Libia da dove si sarebbe imbarcata per l'Italia (cfr. verbale d'audizione 

del 29 luglio 2014 [di seguito: verbale 1], pag. 2 seg.; verbale d'audizione 

del 27 gennaio 2015 [di seguito: verbale 2], D32). 

B.  

Il 29 luglio 2014, in occasione dell'esercizio del diritto di essere sentito in 

merito all'applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo (LAsi, 

RS 142.31), l'interessata è stata inoltre confrontata al riscontro dattilosco-

pico CS-VIS dal quale risulterebbe che ella avrebbe richiesto un visto fran-

cese presso l'Ambasciata francese di Gibuti presentando un passaporto 

gibutiano con la sua identità. Ella ha dapprima negato di aver richiesto ed 

ottenuto un passaporto salvo poi dichiarare di averlo comprato tramite delle 

persone che la volevano aiutare. 

C.  

Con decisione del 4 febbraio 2015, notificata alla richiedente in data 6 feb-

braio 2015 (cfr. atto A25/1), la Segreteria di Stato della migrazione (SEM, 

già Ufficio federale della migrazione, UFM) ha respinto la succitata do-

manda d'asilo, pronunciato contestualmente l'allontanamento dell'interes-

sata dalla Svizzera e ritenuto l'esecuzione dell'allontanamento ammissi-

bile, ragionevolmente esigibile e possibile.  

D.  

Il 9 marzo 2015 (cfr. timbro del plico raccomandato; data d'entrata: 

11 marzo 2015), A._______ è insorta con ricorso dinanzi al Tribunale am-

ministrativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando l'annullamento 

della decisione impugnata e la concessione dell'asilo in Svizzera ed in su-

bordine la concessione dell'ammissione provvisoria. Altresì, ha presentato 

una domanda di esenzione dal pagamento anticipato delle spese di giusti-

zia.  

D-1551/2015 

Pagina 3 

E.  

Con scritto spontaneo del 24 marzo 2015 la ricorrente ha inoltrato al Tribu-

nale i seguenti mezzi di prova: 

– Tre ecografie in originale accompagnate da un certificato medico della 

Dr.ssa med. F._______ del 18 marzo 2015 il quale attesta lo stato di 

gravidanza della ricorrente e rileva che si tratta di una gravidanza a ri-

schio a causa della presenza di un fibroma. 

– Un rapporto di degenza dell'Ospedale di Giorno dell'Ospedale 

G._______ del 26 novembre 2014 il quale attesta l'intervento di de-infi-

bulazione. 

F.  

Con ordinanza del 31 marzo 2015, il Tribunale ha trasmesso alla SEM una 

copia del ricorso e dello scritto del 24 marzo 2015 come pure i documenti 

allegati, invitandola ad inoltrare una risposta. 

G.  

La SEM con risposta del 10 aprile 2015 ha rilevato che l'atto ricorsuale non 

conterebbe fatti o mezzi di prova nuovi che potrebbero giustificare una mo-

difica della sua posizione ed ha proposto la reiezione del gravame. L'auto-

rità inferiore ha comunque colto l'occasione per presentare alcune osser-

vazioni. 

H.  

Con scritto del 13 maggio 2015, trasmesso dalla SEM al Tribunale, la ricor-

rente ha allegato un certificato medico della Dr.ssa med. F._______ 

dell'8 maggio 2015 attestante l'impossibilità di intraprendere un viaggio a 

causa della gravidanza a rischio ed ha informato le autorità dell'imminente 

matrimonio con il signor H._______ (N […]), residente nel cantone 

I._______ e padre di sua figlia.  

I.  

Il (…) è nata la figlia della ricorrente D._______. 

J.  

Con ordinanza del 10 agosto 2016 l'insorgente è stata invitata a fornire un 

aggiornamento sulla sua situazione famigliare producendo: il certificato di 

nascita della figlia, l'atto di riconoscimento da parte del padre; ad indicare 

il/i titolare/i dell'autorità parentale e la residenza famigliare ed infine ad in-

formare il Tribunale sulla sua situazione finanziaria.  

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Pagina 4 

K.  

Con scritto del 22 agosto 2016 l'insorgente ha ottemperato alla richiesta 

del Tribunale fornendo le informazioni necessarie ed allegando una copia 

del suo permesso N e del certificato di nascita della figlia. 

L.  

Con osservazioni del 16 settembre 2016 la SEM ha preso posizione in me-

rito al summenzionato scritto della ricorrente e reiterato la proposta di re-

spingimento del ricorso.  

M.  

In data 5 ottobre 2016 all'insorgente è stata data facoltà di esprimersi in 

merito alle osservazioni della SEM. Il termine è tuttavia trascorso infrut-

tuoso.   

N.  

Il 12 gennaio 2017 la ricorrente si è unita in matrimonio con H._______ 

(N […]), presso lo stato civile di J._______ e la SEM ha susseguentemente 

accolto la domanda dei ricorrenti di cambiamento di cantone in data 

11 maggio 2017. 

O.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi). Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tri-

bunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi 

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rien-

tra tra dette autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una deci-

sione ai sensi dell'art. 5 PA. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di essa. 

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Pagina 5 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

1.2 La figlia D._______, nata dopo l'inoltro del ricorso, viene inclusa nella 

presente procedura.  

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l'ina-

deguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

3.1 Nella decisione impugnata la SEM ha considerato che l'interessata 

avrebbe palesemente tentato di ingannare le autorità in merito alla sua 

identità e, di riflesso, ai suoi motivi d'asilo. Durante la prima audizione 

avrebbe infatti indicato di essere cittadina somala e di aver lasciato il Paese 

d'origine all'età di 6 anni a causa della guerra e di aver vissuto in Etiopia 

dal 1990 al 2013 e dappoi in Sudan e Libia. In tale audizione non avrebbe 

mai menzionato il fatto di aver soggiornato per qualche tempo in Gibuti. Nel 

corso della seconda audizione tuttavia, ella avrebbe addotto di aver vissuto 

per sei anni in Somalia e poi aver soggiornato in Etiopia fino al 2004, do-

podiché in Gibuti laddove avrebbe abitato per dieci anni fino all'espatrio. 

Sennonché si sarebbe poi smentita affermando di aver fatto ritorno in Etio-

pia per dieci giorni nel mese di marzo del 2013. Invitata ad esprimersi in 

merito all'inganno sull'identità la ricorrente avrebbe semplicemente addotto 

di essere stata stanca durante la prima audizione e di non sapere perché 

non avrebbe detto tutto. In seguito, le allegazioni in merito ai motivi di fuga 

dal Gibuti sarebbero pure contraddittorie e dunque inverosimili. Durante il 

racconto libero ella avrebbe indicato di essere stata picchiata diverse volte 

dai famigliari del suo ragazzo, allorché in seguito avrebbe evocato unica-

mente una sola aggressione. Esortata a dettagliare tale episodio, ella 

avrebbe eluso la domanda e raccontato unicamente dell'avvertimento pro-

ferito nei suoi confronti. Dipoi, la SEM ha pure considerato inverosimile, 

poiché incompatibile con l'esperienza generale di vita o la logica dell'agire, 

il comportamento adottato dall'interessata a seguito delle minacce ricevute. 

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Pagina 6 

Se l'interessata avesse effettivamente temuto la messa in atto di tali mi-

nacce non sarebbe rimasta a vivere per diversi anni presso la sua datrice 

di lavoro dove sarebbe stata facilmente reperibile. Pertanto all'interessata 

non potrebbe essere riconosciuta la qualità di rifugiato. L'autorità di prime 

cure, ha dunque pronunciato il suo allontanamento dalla Svizzera e ritenuto 

che non vi sarebbero ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento. In parti-

colare, non vi sarebbero elementi per ritenere che ella rischierebbe di es-

sere esposta concretamente e seriamente ad una pena o ad un trattamento 

vietati dall'art. 3 CEDU ed inoltre, né la situazione politica vigente nel suo 

paese d'origine, né altri motivi si opporrebbero al suo ritorno. La richiedente 

sarebbe giovane, in buona salute e disporrebbe di esperienza lavorativa 

consolidata come domestica ed alla luce delle inverosimiglianze delle alle-

gazioni, non potrebbe essere esclusa la presenza di una solida e densa 

rete famigliare in Patria.  

3.2 Con ricorso, richiamati i fatti esposti in corso di procedura, l'insorgente 

contesta l'inganno sull'identità e ritiene verosimili i suoi motivi d'asilo. Ella 

sarebbe infatti cittadina somala e la SEM non sembrerebbe per altro aver 

messo in dubbio la sua origine somala. Per quanto concerne il passaporto 

del Gibuti, malgrado riportasse l'identità della ricorrente, non sarebbe stato 

un vero passaporto e non corrisponderebbe alla realtà dei fatti. Circa i mo-

tivi d'asilo, l'insorgente ritiene che le piccole contraddizioni non andrebbero 

interpretate come tali poiché non verterebbero su aspetti essenziali della 

domanda d'asilo, ma bensì si tratterebbe di semplici precisazioni che 

avrebbe menzionato nel corso della seconda audizione. Per quanto ri-

guarda l'esecuzione dell'allontanamento, la SEM non avrebbe espresso al-

cuna considerazione in merito alla situazione in Somalia. Data la situazione 

attuale in tale Paese, un suo eventuale allontanamento sarebbe contrario 

alle disposizioni internazionali dal momento che rischierebbe di essere sot-

toposta a trattamenti inumani e degradanti. Pertanto, alla ricorrente an-

drebbe concessa l'ammissione provvisoria. Infine, l'autorità inferiore non 

avrebbe tenuto in considerazione la presenza in Svizzera del marito. L'al-

lontanamento dell'insorgente violerebbe dunque il principio dell'unità della 

famiglia.  

3.3 Con risposta al ricorso la SEM rileva che l'infibulazione subita in pas-

sato dalla richiedente non costituirebbe un motivo atto a riconoscerle l'asilo 

o un ostacolo al suo allontanamento giacché, essendosi tale pratica già 

prodotta, non sussisterebbe più alcun timore oggettivo. Per quanto ri-

guarda invece lo stato di salute della ricorrente, l'autorità inferiore consi-

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Pagina 7 

dera che la richiedente potrebbe attivarsi per preparare il suo ritorno in Gi-

buti laddove vi sarebbero le strutture e le cure sanitarie adeguate per far 

fronte alla personale situazione medica. 

3.4 In sede di replica l'insorgente osserva che, come confermato dal certi-

ficato medico allegato, non potrebbe intraprendere alcun viaggio. A ciò l'in-

teressata aggiunge che a breve, ella fornirebbe i documenti relativi al ma-

trimonio con H._______, padre di sua figlia.  

3.5 Su richiesta del Tribunale, la ricorrente indica che la figlia non sarebbe 

stata riconosciuta dal padre e l'autorità parentale sarebbe esclusivamente 

sua. D._______ vivrebbe inoltre con l'insorgente presso la K._______ di 

L._______, la quale coprirebbe tute le spese necessarie.  

3.6 Con osservazioni successive alle informazioni fornite dalle ricorrenti, la 

SEM ritiene che la nascita in Svizzera di D._______, figlia della ricorrente, 

non costituirebbe un ostacolo all'allontanamento giacché l'autorità paren-

tale sarebbe esclusivamente della madre. Per di più l'interessata potrebbe 

attivarsi al fine di procurarsi e/o ottenere i documenti di viaggio per sé e per 

la figlia dato che avrebbe già posseduto un passaporto. La bambina sa-

rebbe inoltre in età per poter viaggiare e non sarebbe stato sollevato alcun 

problema di natura medica che impedirebbe il loro ritorno in Patria. Dipoi, 

la SEM ritiene che non sussisterebbero nemmeno ostacoli maggiori che 

impedirebbero l'allontanamento. Data l'inverosimiglianza delle dichiara-

zioni della ricorrente, in particolar modo sulla sua identità, sarebbe palese 

che la stessa abbia deliberatamente tentato di fuorviare l'autorità per aggi-

rare un eventuale rimpatrio. Le interessate avrebbero una valida rete so-

ciale che potrà sostenerle durante il periodo di ricerca di un'attività lavora-

tiva nonché di inserimento in Gibuti.  

4.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizioni 

della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto accor-

dati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Esso 

include il diritto di risiedere in Svizzera.  

Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine 

o d'ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere 

esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione 

a pericolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

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comportano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Oc-

corre altresì tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione fem-

minile (art. 3 cpv. 2 2ª frase LAsi). 

A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o per 

lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di rifugiato 

è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità preponde-

rante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le allegazioni che 

su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, non corri-

spondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di prova falsi 

o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l'asilo siano suffi-

cientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro; in questo senso di-

chiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, contrad-

dittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, incongrue ai fatti 

o all'esperienza generale di vita, non possono essere considerate verosi-

mili ai sensi dell'art. 7 LAsi. È altresì necessario che il richiedente stesso 

appaia come una persona attendibile, ossia degna di essere creduta. Que-

sta qualità non è data, in particolare, quando egli fonda le sue allegazioni 

su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), omette fatti importanti 

o li espone consapevolmente in maniera falsata, in corso di procedura ri-

tratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza motivo, ne introduce 

tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse nella procedura oppure 

nega la necessaria collaborazione. Infine, non è indispensabile che le alle-

gazioni del richiedente l'asilo siano sostenute da prove rigorose; al contra-

rio, è sufficiente che l'autorità giudicante, pur nutrendo degli eventuali dubbi 

circa alcune affermazioni, sia persuasa che, complessivamente, tale ver-

sione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il giudizio sulla verosimi-

glianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica della plausibilità del 

contenuto di ogni singola allegazione, bensì dev'essere il frutto di una pon-

derazione tra gli elementi essenziali a favore e contrari ad essa; decisivo 

sarà dunque determinare, da un punto di vista oggettivo, quali fra questi 

risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. DTAF 2013/11 consid. 5.1 e re-

lativi riferimenti). 

5.  

Nel caso di specie le allegazioni della ricorrente risultano anzitutto manife-

stamente inverosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi. Per il resto, i suoi motivi d'a-

silo non risultano rilevanti ai sensi dell'art. 3 LAsi.  

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5.1 Innanzitutto il Tribunale ritiene che l'insorgente abbia deliberatamente 

tentato di ingannare le autorità dissimulando la sua vera origine. Segnata-

mente, ella ha asserito di essere di etnia e cittadinanza somala (cfr. ver-

bale 1, pag. 3; verbale 2, D4-D6). Tale affermazione è tuttavia risultata in 

evidente contrasto con i riscontri dattiloscopici CS-VIS nonché con i docu-

menti consegnati allo Stato civile di J._______ e trasmessi alla SEM. Dai 

riscontri dattiloscopici è infatti risultato che la ricorrente aveva richiesto con 

un passaporto del Gibuti con la sua identità il rilascio di un visto all'Amba-

sciata francese (cfr. atto A5/1). Confrontata a tale fatto nell'ambito del diritto 

di essere sentito, l'interessata ha acconsentito ad essere registrata quale 

cittadina del Gibuti (cfr. atto A9/3). Mentre per quanto riguarda i documenti 

presentati innanzi allo Stato civile, la ricorrente ha consegnato una carta 

d'identità del Gibuti in originale e l'atto di nascita dal quale risulta che ella 

è nata in Gibuti ed è cittadina di questo Paese. A ciò si aggiungono inoltre 

delle dichiarazioni fortemente incongruenti in merito alla socializzazione 

della ricorrente ed ai diversi luoghi in cui ha vissuto. L'interessata ha difatti 

inizialmente allegato di aver vissuto in Somalia fino all'età di sei anni, di 

essersi poi trasferita in Etiopia dal 1990 al 2003, dipoi in Sudan per alcuni 

mesi ed infine, sempre nel 2003, in Libia (cfr. verbale 1, pag. 5). La stessa 

ha tuttavia immediatamente rettificato le sue allegazioni, asserendo di aver 

vissuto in Etiopia dal 1990 al 2013 ed infine, dopo aver transito dal Sudan, 

in Libia fino a maggio 2014 (cfr. verbale 1, pag. 5). Nel corso della prima 

audizione ella non ha tuttavia mai menzionato un soggiorno in Gibuti. Il 

racconto risulta quindi in evidente contraddizione con quanto allegato in 

sede di audizione federale, giacché l'interessata ha dichiarato di aver vis-

suto i primi sei anni della sua infanzia in Somalia, per poi risiedere in Etiopia 

fino al 2004 ed in seguito in Gibuti fino all'espatrio (cfr. verbale 2, D32). Alla 

luce del riscontro dattiloscopico e dei documenti d'identità presentati allo 

Stato civile, nonché delle dichiarazioni contraddittorie, il Tribunale consi-

dera che è a giusto titolo che l'autorità inferiore ha ritenuto la ricorrente 

cittadina del Gibuti.  

5.2 Proseguendo ora nell'analisi dei motivi d'asilo, le allegazioni della ricor-

rente risultano anzitutto tardive e contraddittorie e pertanto inverosimili. In 

particolare, nel corso della prima audizione l'insorgente ha dichiarato di es-

sere espatriata dalla Somalia, suo asserito paese d'origine, in ragione della 

guerra (cfr. verbale 1, pag. 9). Per contro, nel corso della seconda audi-

zione, ella ha allegato una versione divergente dei fatti, ovvero di aver la-

sciato il Gibuti a causa delle violenze e dei maltrattamenti subiti dai fami-

gliari del fidanzato M._______ i quali non approvavano la loro relazione 

(cfr. verbale 2, D29, D81, D85). Interrogata in merito, la ricorrente non è 

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Pagina 10 

stata in grado di giustificare in maniera convincente questa iniziale omis-

sione, limitandosi ad asserire di essere stata un po' stanca, ma di aver detto 

sicuramente qualcosa (cfr. verbale 2, D103-D104). Ora, pur considerando 

il carattere sommario dell'audizione sulle generalità, la contraddizione ri-

sulta su un punto talmente essenziale dei motivi d'asilo che la stessa può 

essere ritenuta determinante (cfr. Giurisprudenza ed informazioni della 

Commissione svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1993 n. 3). 

Per quanto riguarda le vessazioni subite, le dichiarazioni dell'insorgente 

rilasciate in sede d'audizione sui motivi d'asilo non risultano meno incon-

gruenti. Ella ha dapprima asserito di essere stata più volte vittima di per-

cosse da parte dei famigliari del fidanzato (cfr. verbale 2, D29), salvo poi 

allegare a domanda specifica una sola aggressione (cfr. verbale 2, D76, 

D85).  

In seguito, risultano pure incoerenti le dichiarazioni inerenti alle visite del 

fratello di M._______ La ricorrente ha infatti inizialmente asserito di essere 

venuta a conoscenza dei problemi psichici del fidanzato e di essere stata 

picchiata dal fratello nella medesima occasione nel 2011 (cfr. verbale 2, 

D76), salvo poi indicare che il fratello aveva dapprima informato l'insor-

gente e la sua datrice di lavoro della malattia di M._______ e di averla 

aggredita con un sasso ed un bastone solo due o tre giorni dopo tale visita 

(cfr. verbale 2, D79-D83) ed infine contraddirsi nuovamente indicando di 

non essere venuta direttamente a conoscenza della malattia del fidanzato 

ma bensì di essere stata informata alla sua datrice di lavoro (cfr. verbale 2, 

D96).  

Infine, non collimanti risultano le dichiarazioni dell'insorgente in merito all'e-

spatrio. Ella ha in un primo tempo allegato di aver deciso di espatriare dopo 

l'aggressione (cfr. verbale 2, D79), salvo poi allegare che la decisione di 

espatriare è stata presa dalla sua datrice di lavoro la quale le ha preparato 

i documenti dopo che la madre di M._______ le aveva chiesto di mandare 

via la ricorrente (cfr. verbale 2, D87).  

5.3 Proseguendo nell'analisi dei motivi dell'insorgente, per ciò che con-

cerne il rischio di subire un'infibulazione (D._______ per la prima volta e 

nuovamente per la ricorrente), il Tribunale rileva anzitutto che delle perse-

cuzioni ad opera di terze persone non sono in principio rilevanti in materia 

d'asilo. Esse lo sono unicamente qualora lo Stato non adempia il suo ob-

bligo di protezione oppure qualora non sia in grado di garantire protezione. 

In casu, va innanzitutto osservato che tale pratica è proibita in Gibuti. In-

vero, il codice penale prevede una pena privativa di libertà fino ad un anno 

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Pagina 11 

ed una multa di 100'000 franchi gibutiani (DJF) (cfr. United States [US], 23 

May 2016, Central Intelligence Agency [CIA], "Djibouti", The World 

Factbook, < https://www.cia.gov/library/publications/the-world-

factbook/geos/dj.html >, citato in: IRB – Immigration and Refugee Board of 

Canada: Djibouti: The practice of female genital mutilation [FGM], including 

the legislation prohibiting the practice, state intervention and the preva-

lence among the general population, the Midgan [Gaboye] and other ethnic 

groups or clans [2013-May 2016] [DJI105514.FE], < http://www.ecoi.net/lo-

cal_link/326371/452967_en.html > consultato il 20.07.2017). Lo Stato è 

inoltre impegnato a combattere le mutilazioni genitali femminili in partico-

lare con una campagna pubblicitaria nazionale (cfr. Department of State, 

13 April 2016, "Djibouti", Country Reports on Human Rights Practices for 

2015, < http://www.state.gov/documents/organization/252887.pdf >, con-

sultato il 20.07.2017). A ciò si aggiungono inoltre la campagna di promo-

zione e di protezione dei diritti dell'uomo dell'UNICEF in collaborazione con 

l'UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione; cfr. Fédération 

GAMS [Groupe pour l'abolition des mutilations sexuelles, des mariages for-

cés et autres pratiques traditionnelles néfastes à la santé des femmes et 

des enfants], 30 May 2016, citato nel rapporto dell'IRB; La Nation. 12 Ja-

nuary 2016. "Déclaration publique d'abandon de toutes formes d'excision : 

Synergie et prise de décision collective des communautés parties-pre-

nantes.", < http://www.lanationdj.com/declaration-publique-dabandon-de-

toutes-formes-dexcision-synergie-et-prise-de-decision-collective-des-

communautes-parties-prenantes/# >, consultato il 20.07.2017). Alla luce di 

ciò, si può ritenere che lo Stato gibutiano abbia la volontà e la capacità di 

garantire loro una protezione. Di conseguenza, tali pratiche non risultano 

nel caso di specie rilevanti in materia d'asilo.  

5.4 Visto tutto quanto precede, il ricorso in materia di concessione dell'asilo 

e di riconoscimento della qualità di rifugiato non merita tutela e la decisione 

impugnata va confermata. 

6.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Le insorgenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali la SEM 

avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera 

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1  

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]); cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4 e 2011/24 consid. 10.1). 

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Pagina 12 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamento, 

il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

7.  

Per quanto concerne l'esecuzione dell'allontanamento, l'art. 83 LStr pre-

vede che la stessa sia ammissibile (cpv. 3), ragionevolmente esigibile 

(cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d'una di queste 

condizioni, la SEM dispone l'ammissione provvisoria (art. 44 LAsi ed art. 83 

cpv. 1 e 7 LStr). 

Le condizioni previste ai cpv. 2-4 dell'art. 83 LStr sono di natura alternativa. 

Qualora una delle suddette condizioni non fosse adempiuta, l'autorità giu-

dicante si esime dall'analisi delle restanti condizioni (cfr. DTAF 2009/51 

consid. 5.4). 

Secondo prassi costante del Tribunale, circa l'apprezzamento degli ostacoli 

all'allontanamento, vale lo stesso apprezzamento della prova consacrato 

al riconoscimento della qualità di rifugiato, ovvero il ricorrente deve provare 

o per lo meno rendere verosimile l'esistenza di un ostacolo all'allontana-

mento (cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.2 e relativo riferimento). 

8.  

Giusta l'art. 12 PA, l'autorità accerta d'ufficio i fatti. Quest'ultima deve pro-

cedere all'accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti. 

D'un lato, v'è un accertamento inesatto dei fatti quando la decisione si 

fonda su fatti incorretti e non conformi agli atti, e dall'altro lato, v'è un ac-

certamento incompleto dei fatti quando non è tenuto conto di tutte le circo-

stanze di fatto giuridicamente rilevanti (cfr. DTAF 2012/21 consid. 5.1; 

KÖLZ/HÄNER/BERTSCHI, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-

pflege des Bundes, 3a ed. 2013, n. 1043, pagg. 369 seg.). Tuttavia, il prin-

cipio inquisitorio è limitato dall'obbligo di collaborare delle parti (art. 13 PA 

ed art. 8 LAsi; cfr. CHRISTOPH AUER, in: Auer/Müller/Schindler [ed.], Kom-

mentar zum Bundesgesetz über das Verwaltungsverfahren VwVG, 2008, 

ad art. 12 PA, n. 8, pagg. 192 seg.). 

9.  

9.1 Giusta l'art. 83 cpv. 4 LStr, l'esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 

D-1551/2015 

Pagina 13 

Tale disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de la violence", 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di 

rifugiato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da 

situazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l'allontanamento 

comporterebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non 

potrebbero più ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che 

sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere durevolmente 

e irrimediabilmente in stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, 

ad una degradazione grave del loro stato di salute, all'invalidità o persino 

la morte. Per contro, le difficoltà socio-economiche che costituiscono 

l'ordinaria quotidianità d'una regione, in particolare la penuria di cure, di 

alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a 

concretizzare una tale esposizione al pericolo. L'autorità alla quale 

incombe la decisione deve dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli 

aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero 

in questione nel suo Paese sono tali da esporlo ad un pericolo concreto 

(cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-7.7 con rinvii). 

9.2 Nella fattispecie, preso atto delle considerazioni della decisione 

impugnata e dei successivi scambi di scritti, la SEM non ha in concreto 

effettuato un esame dell'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento 

delle interessate. L'assenza di violenza generalizzata non costituisce infatti 

l'unica condizione per ritenere l'esecuzione dell'allontanamento 

ragionevolmente esigibile. L'autorità di prime cure non ha segnatamente 

tenuto conto della situazione generale del Gibuti dal punto di vista socio-

economico né la situazione delle donne sole con figli. In particolare, non 

ha determinato la possibilità concreta per le donne sole con figli di trovare 

un lavoro, un alloggio, o di ottenere sostegno dallo Stato. Tali condizioni 

sono fondamentali per poter effettuare l'analisi dell'esecuzione 

dell'allontanamento. Il fatto che l'interessata abbia infatti mentito sulla 

propria identità non impedisce all'autorità inferiore di effettuare un esame 

concreto, ritenuta in più la presenza di una bambina di appena due anni. 

L'interesse superiore del fanciullo risulta invero di importanza primordiale 

e nella fattispecie non è stato preso in conto. Invero, l'argomentazione della 

SEM secondo cui la madre detiene l'autorità parentale della bambina non 

è in alcun modo rilevante e non ha nulla a che vedere con l'esigibilità 

dell'esecuzione dell'allontanamento. 

Di conseguenza, difettando questo esame, la SEM ha accertato in modo 

incompleto i fatti giuridicamente rilevanti. Per il che il Tribunale ritiene giu-

dizioso rinviare la presente causa alla SEM con istruzioni vincolanti per 

D-1551/2015 

Pagina 14 

l'emanazione di una nuova decisione, giacché non può nella fattispecie ed 

in questa sede essere compito del Tribunale accertare fatti giuridicamente 

rilevanti precludendo di conseguenza ai ricorrenti un'eventuale istanza di 

ricorso. 

10.  

Alla luce di quanto precede, il ricorso è accolto limitatamente all'esecuzione 

dell'allontanamento e per il resto è respinto. Gli atti di causa sono trasmessi 

alla SEM (art. 61 cpv. 1 PA), la quale si pronuncerà nuovamente 

sull'esecuzione dell'allontanamento delle ricorrenti verso il Gibuti, 

analizzando dapprima la situazione generale delle donne sole con figli in 

tale Paese per poi esaminare concretamente la situazione delle insorgenti 

tenendo in debita considrerazione anche l'intersse superiore della 

bambina. L'autorità inferiore non mancherà neppure di determinare 

l'esistenza di una vita famigliare ai sensi dell'art. 8 CEDU tra le ricorrenti 

ed il loro marito, rispettivamente padre.  

11.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

12.  

12.1 Visto l'esito della procedura che vede le ricorrenti soccombere sulla 

questione del riconoscimento della qualità di rifugiato e della concessione 

dell'asilo, le spese processuali ridotte di CHF 375.– sono da porre a loro 

carico (art. 63 PA cpv. 1 e 5 nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse 

e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).  

12.2 Alle ricorrenti, non patrocinate in questa sede e che non hanno sop-

portato spese indispensabili relativamente elevate, non viene assegnata 

alcuna indennità di spese ripetibili (art. 64 cpv. 1 PA in relazione all'art. 7 

cpv. 1 TS-TAF). 

 

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è dunque definitiva. 

  

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Pagina 15 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è accolto limitatamente all'esecuzione dell'allontanamento. I 

punti 4 e 5 della decisione della SEM del 4 febbraio 2015 sono annullati e 

gli atti di causa sono trasmessi all'autorità inferiore per la pronuncia di una 

nuova decisione ai sensi dei considerandi. Per il resto il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali ridotte di CHF 375.– sono poste a carico delle ricor-

renti. Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale ammi-

nistrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione 

della presente sentenza. 

3.  

Non si attribuiscono spese ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Sebastiana Bosshardt 

 

 

Data di spedizione: