# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 12d02b56-865f-5c6f-b345-a79b39ceb48f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-04-10
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 10.04.2000 14.1999.00080
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-1999-00080_2000-04-10.html

## Full Text

Incarto n.

  14.1999.00080

  	
  Lugano

  10 aprile
  2000/CJ/fc/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di esecuzione e fallimenti

  del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta,
  presidente 

  Pellegrini e Zali

  

 

	
  segretaria:

  	
  Baur Martinelli,
  vicecancelliera

  

 

 

statuendo
nella causa a procedura sommaria di cui all’inc.__________ della Pretura di
Lugano a dipendenza dell'istanza di sequestro del 13 aprile 1999

 

                                         __________

                                          

 

                                         __________,

                                         patr.
dallo studio legale __________ 

 nonché
contro le società __________ quali debitori solidali,

 

 

e dell'opposizione formulata il 3 maggio 1999 da

 

               __________ 

al decreto di
sequestro 14 aprile 1999 emanato dal Pretore di Lugano,

 

opposizione
accolta dallo stesso Pretore, che con decisione 6 agosto 1999 ha cosi statuito:

 

                                 “1.   L’opposizione
3/4 maggio 1999 di __________ è ammessa:

                                         § di
conseguenza il sequestro no __________ di cui al decreto di sequestro 14 aprile
1999 di questa Pretura è annullato.

                                      

                                   2.   La
tassa di giustizia in fr. 1’000.--, da anticipare dalla parte
istante/opponente, è posta a carico della controparte, la quale rifonderà
all'opponente fr. 9'000.-- a titolo di indennità.

 

                                   3.   omissis.”

 

decisione
impugnata da __________, che con appello 20 agosto 1999 chiede venga giudicato:

 

                                 “1.   Il
ricorso è accolto.

                                         §    La decisione della
Pretura del Distretto di Lugano sezione 5 (inc__________) è annullata.

                                       

                                   2.   È
confermato il sequestro no. __________

 

                                   3.   Protestate
spese e ripetibili.

 

Viste le osservazioni 27 settembre 1999 di
__________,

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con
istanza del 13 aprile 1999, __________, domiciliata in __________, ha richiesto
nei confronti di __________, domiciliato a __________, nonché contro le società
__________ __________ quali condebitrici solidali, il sequestro ex art. 271
cpv.1 n. 4 LEF presso le banche __________ __________ tutte a __________, di
tutti gli averi patrimoniali di qualsivoglia natura e sotto qualsivoglia forma
di cui i pretesi condebitori fossero titolari, contitolari, procuratori o aventi
diritto economico, fino a concorrenza di un credito di Fr. 2'728'620.-- oltre
interessi al 5% dal 10 aprile 1997.

                                         L'istante
allega essere beneficiaria esclusiva del __________ __________, progettato e
costituito dalla __________ __________ e per essa dall'ing. __________
__________, su mandato dell'istante, la quale diede pure mandato all'__________
di fungere quale "settlor", ossia in qualità di conferente dei beni
messi a disposizione del trust dall'istante stessa, tra i quali in particolare
il capitale sociale della società __________ con sede alle __________. Quale
"trustee", ossia amministratore del trust e proprietario ‑
fiduciario a detta dell'istante ‑ dei beni messi a disposizione, fu
designato la __________. Al termine di un'operazione di "sicurizzazione",
organizzata dalla __________, consistendo nella creazione di diverse società
con sede in __________ finanziate direttamente o indirettamente dall'istante e
nella vendita successiva di parte delle azioni di queste società __________, il
valore complessivo dei beni del trust ammontava, secondo l'istante, a Lit. 27,7
Mia. Il 16 luglio 1997 (recte 14 luglio 1997, v. doc. U__________ __________
società a detta dell'istante pure controllata dalla __________, firmarono un
contratto di pegno ("pledge") destinato a garantire un mutuo ("loan")
concesso dalla __________, che ammontava originariamente a Lit. 2'336'888'000 (recte
2'336'880.000, v. doc. U). La garanzia consisteva in particolare in titoli
della __________ e beni controllati attraverso le società partecipate da
quest'ultima (complessivamente stimati, "prudenzialmente", in almeno
Lit. 27,7 Mia), in diverse cambiali (pagherò e assegni), nonché in un impegno
da parte dell'istante a farsi carico personalmente del debito. Le clausole del
contratto di pegno stabilivano inoltre che le pretese garantite dal pegno si
estendevano, fra l'altro, a tutti gli indebitamenti, le passività o le
obbligazioni dovute dalla mutuataria ad altri, che la mutuante potesse aver
ottenuto tramite acquisto, negoziazione, sconto, assegnazione o altrimenti.
Fondandosi sulla cessione alla __________ di crediti della __________ contro la
__________ che avrebbe fatto lievitare i crediti garantiti dal pegno a Sfr. 3,6
mio, l'ing. __________ avrebbe ottenuto dall'istante la sottoscrizione, in
particolare, di tutta una serie di dichiarazioni di manleva e cambiali (promissory
notes) per un importo di Sfr. 3,63 mio.

                                         Oltre che
far valere, senza però sostanziarle giuridicamente, pretese risarcitorie per
illecito ai sensi degli art. 41 ss. CO contro i tre pretesi condebitori,
l'istante afferma di aver subito un danno contrattuale derivante, quanto
all'ing. __________, dalla cattiva esecuzione del suo mandato di fatto di
consulente, e quanto le altre due convenute, dalla violazione del rapporto
fiduciario che le legavano all'istante. Quanto all’ing. __________ in
particolare, l'istante dice che il diritto bahamense le permette, "di
fronte all'evenienza, nella circostanza più che concreta, di dover assistere
impotente alla dispersione dei beni destinati a garantire le prestazioni
destinate ai beneficiari", di agire giudizialmente quale parte attrice non
solo nei confronti dei trustees responsabili, ma anche dei terzi coinvolti nei
maneggi di questi ultimi.

                                         L'istante
stima il suo danno pari al controvalore dei titoli conferiti al trust al
momento della sua costituzione, ossia $US 1'860'000, pari a fr. 2'728'620.--,
al cambio di 1,4670 del 10 aprile 1997.

 

                                  B.   Il 14 aprile 1999, il Pretore di Lugano ha ordinato il sequestro
come richiesto dalla signora __________ e ordinato a quest'ultima di prestare
una garanzia bancaria, o un altro titolo equivalente, di fr. 200'000.--, ciò
che è stato fatto in data 11 maggio 1999.

 

                                  C.   Con
atto 3 maggio 1999, l'ing. __________ ha formulato opposizione al sequestro,
con protesta di tasse, spese e indennità, contestando sia la verosimiglianza
della causa del credito, il suo ammontare (inesistenza di un danno) e la sua
esigibilità (prescrizione di un eventuale pretesa risarcitoria ex art. 41 CO),
che pure l'esistenza di un legame sufficiente della pretesa con la Svizzera ai
sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF L'ing. __________ ha altresì contestato
essere proprietario dei beni sequestrati nei suoi confronti presso la
__________                     L'ing. __________ nega l'esistenza di un credito
di __________ nei suoi confronti, sia contrattuale che da atto illecito,
perché, dal punto di vista contrattuale:

                                         · non esiste
nessun mandato o altro negozio giuridico tra l'opponente e la sequestrante;

                                         · l'istante non
ha dimostrato essere beneficiaria esclusiva del trust al momento dell'inoltro
dell'istanza, né è proprietaria dei titoli dati in pegno;

                                         · il __________ è
di tipo "irrevocabile e discrezionale" e esclude pertanto la
restituzione dei beni al "settlor" economico;

                                         · sia secondo lo
statuto del __________ che secondo la legge bahamense, il patrimonio dei trustees
non è disponibile per chi agisce contro il trust;

                                         · __________,
assistita da diversi avvocati, ha sottoscritto tutta la documentazione intesa a
far ottenere alla __________ un credito dalla __________

                                         · l'opponente non
è parte al contratto di pegno;

                                         D'altronde,
nemmeno un credito da atto illecito sarebbe ipotizzabile, visto il decreto di
non luogo a procedere emanato il 27 novembre 1998 dal Procuratore Pubblico
__________ e confermato definitivamente dal Tribunale federale in una sentenza
del 26 marzo 1999; del resto, un'eventuale azione di risarcimento danni sarebbe
prescritta, il contratto di pegno ("pledge agreement") essendo stato
sottoscritto e ratificato dall'istante il 14 luglio 1997.

                                         L'opponente
osserva inoltre che il __________ si compone ancora attualmente di tutti i
propri attivi, di modo che non vi è un danno.

                                         Egli
contesta altresì l'esistenza di un legame sufficiente con il territorio
svizzero, l'amministrazione del __________ essendo stata fatta fuori dalla
Svizzera e tutta la redazione della documentazione non essendo avvenuta in
Svizzera.

                                         Infine,
l'opponente pretende non essere titolare né essere mai stato avente diritto
economico delle relazioni bancarie designate nel decreto di sequestro.

 

                                  D.   All’udienza
di discussione 17 giugno 1999, l'ing. __________ ha confermato la sua
opposizione al sequestro. __________ ha prodotto diversi documenti (da BG a BQ)
nonché un allegato di risposta, nel quale ha esposto, in particolare, che la
__________ era l'unico trustee del __________, il rapporto con la ditta
__________ __________ altro trustee previsto dallo statuto del __________, non
essendo mai divenuto operante a causa di una mancanza da parte dell'opponente,
e che l'autorità penale non si era pronunciato sulle pretese civili della
sequestrante ma aveva solo rinviato le parti alla sede civile. __________ ha
pure contestato la prescrizione dell'azione per atto illecito nonché
l'inesistenza del legame sufficiente con la Svizzera, facendo valere che tutti
i contratti in questione erano stati sottoscritti a Lugano. Da parte sua,
l'opponente ha contestato la risposta e prodotto un memoriale scritto di
replica che riassume le sue tesi, mentre in duplica l'istante si è riconfermata
nei suoi allegati precedenti e precisato che i fatti determinanti non
risalirebbero a luglio 1997 bensì a luglio 1998.

 

                                  E.   Con
decisione 6 agosto 1999 il Pretore ha accolto l’opposizione dell'ing.
__________ e annullato il sequestro 14 aprile 1999, caricando la tassa di
giustizia in fr. 1'000.-- alla sequestrante, con l'obbligo per quest'ultima di
rifondere alla controparte fr. 9’000.-- a titolo di indennità. In sostanza il
Pretore ha ritenuto che il credito non fosse stato sufficientemente reso
verosimile, non risultando dalla copiosa documentazione prodotta l'esistenza di
un qualsiasi rapporto contrattuale tra l'istante e l'opponente, il quale
avrebbe sempre agito in qualità di rappresentante di terzi. Egli ha inoltre
osservato che nessun bene conferito al __________ dall'istante è pervenuto
sotto il controllo dell'opponente, essendo tutti i beni rimasti nel __________,
e ha rilevato che tutti gli atti giuridici di costituzione del trust, di
realizzazione del progetto di "sicurizzazione" e pure la conclusione
del mutuo sarebbero stati discussi, progettati e dunque approvati da
__________. Il giudice di prima cure si è pure fondato sulle risultanze della
procedura penale per prosciogliere l'opponente.

                                         Il
Pretore non ha pertanto ritenuto la tesi della sequestrante plausibile, l'esame
approfondito e puntuale della documentazione prodotta inducendola piuttosto a
credere che l'istante facesse capo alla procedura di sequestro per rientrare in
possesso di beni volontariamente e irrevocabilmente conferiti al __________,
per mezzo di una costruzione giuridica il cui principale scopo sarebbe quello
di sottrarre ad eventuali creditori i beni del debitore.

 

                                         Quanto
alla causa di sequestro invocata, il Pretore ha giudicato che la sottoscrizione
dei contratti in Svizzera non costituisse un legame sufficiente con il nostro
paese, non risultando per altro dagli atti che parte dell'amministrazione del
__________ fosse avvenuta a __________.

 

                                  F.   Con
appello 20 agosto 1999 __________ postula l’annullamento del giudizio di prima
istanza e la conferma del sequestro, con protesta di spese e ripetibili.
L’appellante rimprovera al giudice di prime cure di non aver applicato il
diritto bahamense, che secondo i documenti da lei prodotti, riconoscerebbe ai
beneficiari di un trust, di fronte all'evenienza di dover assistere alla
dispersione dei beni in realtà destinati ad assicurare le prestazioni a loro
destinate, la prerogativa di agire giudizialmente non solo contro i trustees ma
pure contro i terzi, che come l'ing. __________, sono stati attivi nei maneggi
compiuti a danno dei beneficiari. Osserva inoltre come pure dal punto di visto
del diritto svizzero la valutazione espressa nella decisione appellata non può
essere condivisa sulla scorta della sentenza "__________" del TF.
L'ing. __________ risulterebbe in effetti essere stato l'unico interlocutore
della sequestrante, sottoscrivendo tutti i documenti topici nella vertenza,
segnatamente il contratto di pegno, di modo da apparire quale organo di fatto
delle società che rappresentava e dover rispondere del proprio operato svolto
in una situazione di palese conflitto di interesse . L'appellante insorge poi
contro l'affermazione che ella avrebbe sottoscritto tutti i contratti in piena
conoscenza di causa, facendo notare che il progetto di "sicurizzazione"
non prevedeva i contratti di mutuo (loan) e di pegno (pledge). Infine,
__________ riafferma l'esistenza di un legame sufficiente con la Svizzera,
allestendo una lista di cinque circostanze legate al territorio nazionale.

 

                                  G.   Con osservazioni 27 settembre 1999, l'ing. __________ postula la
reiezione del gravame, confermando quanto già espresso in prima sede, rilevando
in particolare ‑ in merito all'applicazione del diritto __________ ‑
che il parere del legale bahamense prodotto dall'appellante si basa
sull'ipotesi di frode, che è poi stata respinta in sede penale, che le ipotesi
sulle quali si fonda detto parere non si sono verificate e che comunque secondo
il __________, non è più possibile intentare un'azione visto che sono trascorsi
più di due anni dalla data di costituzione ed iniziale "patrimonializzazione"
del __________. Ribadisce la sua estraneità alla presente causa, sia dal punto
di visto delittuale (è stato scagionato dalla magistratura penale) che
contrattuale (dice aver sempre agito per procura), nonché il fatto che il pegno
è limitato a Sfr. 3'660'000.-- e che comunque il valore dei titoli messi in
pegno indicato dalla sequestrante non trova riscontro nella realtà dei fatti.
L'appellato afferma inoltre non aver mai ricevuto né acquistato cespiti
appartenenti al patrimonio del __________, nemmeno di aver fatto parte di
qualsiasi consiglio di amministrazione di una società controllata dal
__________. Quanto ai contratti di mutuo e di pegno, egli osserva che l'intera
operazione è stata approvata preventivamente dall'appellante con lettera 16
luglio 1997 ai trustees. Infine, la __________ ribadisce l'assenza di legame
sufficiente con la Svizzera, i contratti firmati a __________ essendo stati,
prima della firma, letti e controllati all'estero, poi, dopo la firma, inviati
e registrati all'estero.

 

Considerando

 

in diritto:                     

 

                                   1.   Questioni
procedurali

                               1.1.   Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il
sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr.
art. 271 cpv. 1 n.1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr.
2’000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in
cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e
16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25
n.2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il
contraddittorio. 

 

                               1.2.   Prima
di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi
addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza
del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore
(art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per
valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni
appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro
fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del
creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e
della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di
convincersi ‑ sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola
fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o
da suoi organi o persone ausiliarie ‑ che in concreto le circostanze di
fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il
contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: Iynedjian/Rieben (éd.), La LP révisée,
Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron,
Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite,
in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss
des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, §51 n.2, p. 414; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR
1996/I, p. 253, n. 32).

 

                               1.3.   Concesso
il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti può fare opposizione al giudice
del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278
cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli
art. 20ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati
la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv.2 LEF) rispettivamente di
addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice
che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e
verificare ‑ pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in
precedenza (cfr. Reeb, op. cit.,
p.478; Gilliéron, op. cit.,
p.135) ‑ se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le
condizioni del sequestro ‑ contestate dall’opponente ‑ risultano
ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora
soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione
(cfr. Amonn/Gasser, op. cit., §51
n.71, p. 420), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al
giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans
Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art. 278 LEF).

 

                               1.4.   La nuova decisione
(sull’opposizione) ‑ sia essa di annullamento o di conferma del sequestro
(cfr. Reiser, op. cit., n. 44-45
ad art. 278) ‑ può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni
davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF) ‑
nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio
dell’appello (art. 22 LALEF e art. 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in
caso di valore inferiore agli 8’000.-- franchi, la Camera di cassazione civile
con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF e art. 5, 13 e 22 lett. b LOG).
L’autorità superiore deve verificare ‑ sulla base delle allegazioni e dei
documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le
stesse si possono avvalere (art. 278 cpv.3 secondo periodo LEF) ‑ se nel
caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro
addotte dal creditore ‑ e contestate dalle controparti ‑ è
raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del
provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione
del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente
confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie
(cfr. Amonn/ Gasser, op. cit.,
§51 n. 74, p. 421; Reeb, op.
cit., p. 482).

 

                               1.5.   

                                  a)   Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze,
vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 cifra 2, let. a LEF). Le norme
cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime
dispositiva ("Disposizionsmaxi-me"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"),
nonché le massime di celerità e di concentrazione (Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des
tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pp. 213 ss ed i
rif.). Vale a dire che il giudice non agisce d'ufficio, che egli esamina solo
ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle
parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono
essere assunte seduta stante ("Beweismittelbeschränk-kung"), salvo
che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte
(Oscar Vogel, Grundriss des Zivilprozessrechts,
4a ed., Berna 1995, n. 24 ad cap. 6). In particolare, non vanno ammessi in
procedura sommaria i richiami di incarti né le richieste di edizione (in
materia di rigetto dell'opposizione: CEF 3.1.2000 C. S. c/ S. M.). Rimane alle
parti la possibilità di produrre fotocopie degli atti che necessitano loro.

                                         Il
giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung")
ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"),
nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures
rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron,
op. cit., p. 138, B; Piégai, op.
cit., p. 212). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

 

                                  b)   I
principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti
alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il
giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli
che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte.
Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive ‑ sia
fattuali che in diritto ‑ ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e
d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le
allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del
gravame.

                                         Le suddette massime impongono altresì che i documenti non redatti in
una delle lingue nazionale siano prodotti unitamente ad una traduzione
affidabile in una delle lingue nazionali, pena la mancata presa in
considerazione (art. 21 cpv. 2 LALEF).

 

                                  c)   Quando
una parte allega l'applicazione del diritto straniero, essa dovrà
spontaneamente, in deroga parziale all'art. 16 cpv. 1 LDIP, che, in procedura
sommaria, si applica solo per analogia (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP,
Losanna 1999, n. 67 ad art. 84), stabilirne il contenuto, in base ad elementi
affidabili, non bastando dichiarazioni di liberi professionisti, ma dovendo far
capo, se del caso, a pareri oggettivi di istituti ‑ ad esempio l'Istituto
svizzero di diritto comparato di Losanna ‑ o autori neutri. In caso di
omissione, il giudice applicherà il diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).

 

                                  d)   Si
parla di verosimiglianza quando vi è una certa probabilità che i fatti allegati
corrispondano al vero (Piégai,
op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di
apprezzamenti divergenti. Vi è chi richiede un'alta verosimiglianza (Amonn/ Gasser, op. cit., §51 n. 40),
chi si limita ad una verosimiglianza semplice (Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Stoffel, op. cit., p. 281; Hohl,
op. cit., nota 222 ad n. 459: almeno 51% di probabilità che la tesi del
sequestrante sia vera; pure in questo senso: Ottomann,
op. cit., n. 32 p. 253: "wahrscheinlicher" e Urs Engler, Basler Kommentar, Vol. I,
Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 ad art. 25: "lediglich als überwiegend
wahr halten") e chi si accontenta di una verosimiglianza molto bassa che
sarebbe sempre data a meno che il preteso debitore non rechi una prova completa
dell'inesistenza della circostanza resa verosimile dal sequestrante (Piégai, op. cit., p. 174-175). Le tesi
estreme vanno respinte in considerazione, da un lato, del carattere
provvisionale e urgente della misura del sequestro, dall'altro, della
giurisprudenza del TF e del Messagio del Consiglio federale relativo alla
revisione della LEF (FF 1991 III 119 s., n. 208.2 con rif.) che si riferiscono
alla nozione di verosimiglianza in materia di rigetto provvisorio
dell'opposizione. Viste le difficoltà particolari in materia di sequestro
legate alla necessità di agire velocemente, una probabilità del 33% (1/3) deve
essere la soglia minima da raggiungere dal sequestrante per ottenere il
sequestro. Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia
esigere dal sequestrante ‑ dandosene gli ulteriori presupposti,
ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e
dello stadio processuale raggiunto ‑ una garanzia ai sensi dell'art. 273
cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza
della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132), nei
limiti del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso
di sequestro ingiustificato.

 

                                   2.   Eccezione relativa alla legittimazione attiva dell'appellante

                                         L'appellato contesta pure la legittimazione attiva dell'appellante,
a motivo che ella non avrebbe provato essere beneficiaria esclusiva del trust
al momento dell'inoltro dell'istanza di sequestro. Tale eccezione concerne
evidentemente solo le pretese contrattuali dell'appellante e non quelle fondate
su un'asserito atto illecito. Dalla "letter of
wishes" 16 luglio 1997 del trust protector ai trustees (doc. AA) e dal suo annesso A, risulta in effetti che il trust protector
ha proposto la nomina di __________ quale unica beneficiaria del trust, il
patrocinatore dell'ing. __________, avv. __________, avendo d'altronde lui
stesso apposto il proprio sigillo di notaio su tale annesso. Anche se si può
avere qualche dubbio sul carattere vincolante del desiderio emesso
dall'appellante ("wish"; v. doc. 4, art. 2 i.f.), va ammesso che i trustees
l'hanno attuato per atto concludente, non rifiutando di conformarvisi né
nominando un (altro) beneficiario. L'assenza di un'altra nomina posteriore,
quale fatto negativo, non può in effetti essere provata dalla sequestrante, ma
spettava invece al sequestrato di rendere verosimile la designazione di un
altro beneficiario. Lo scopo dell'intera costruzione giuridica (che doveva
permettere alla sequestrante di conservare l'effettiva disposizione dei beni
investiti nel trust anche dopo la finalizzazione di quest'ultimo, doc. A, pp.
18-19) induce per di più a confermare la qualità di beneficiaria di __________.

 

                                   3.   Sull'esistenza
e l'esigibilità dell'asserito credito

                                         In concreto controversa è innanzitutto la questione della
verosimiglianza dell’esistenza e dell’esigibilità del credito per il quale è
stato chiesto il sequestro (art. 272 cpv. 1 n.1 LEF).

 

                               3.1.   Allegazioni
della sequestrante

                                         La
sequestrante allega di aver subito un danno di fr. 2'728'620.-, pari al
controvalore dei titoli da lei conferiti al trust al momento della sua
costituzione. Dall'esposizione giuridica poco sistematica e ancora meno chiara
di __________, sembra risultare che ella identifica la causa del suo asserito
credito nella partecipazione dell'opponente ai "maneggi" del trustee
__________ volti a condurre ad una dispersione dei beni destinati a garantire
le prestazioni ai beneficiari (istanza di sequestro, p. 13, n. 6, appello, p.
6-7, n. 9), partecipazione di cui __________ risponderebbe, in diritto
svizzero, sia dal punto di vista degli art. 41 ss. CO che sotto il profilo
contrattuale (regole del mandato) e, in diritto __________, in virtù dei principi
elaborati dalla giurisprudenza illustrati nei documenti AQ e AR. In
particolare, rimprovera al sequestrato (appello, pp. 7-9, n. 11 e 12):

                                    ·   di aver
indotto la sequestrante a spogliarsi dei suoi beni facendole credere che la
struttura messa a punto con il progetto di "sicurizzazione" offrisse
garanzie di sicurezza, mentre ostacolava nel contempo un controllo efficace da
parte della __________ non realizzando le condizioni necessarie perché essa
accettasse di assumere l'incarico di (co)trustee previsto dallo statuto del
trust; 

                                    ·   di aver
operato in una situazione di palese conflitto di interessi, essendo da
considerare non come rappresentante delle società per le quali ha firmato tutti
i documenti (B, C, D, E, L, M, N, U, AB) di cui risulta composta la vertenza,
bensì come organo di fatto di queste società e consulente della sequestrante
nei confronti della quale godeva di una chiara superiorità determinata dalla
sua conoscenza più profonda sia della materia in generale che delle
implicazioni del progetto di "sicurizzazione" e degli ulteriori
contratti conclusi;

                                    ·   di aver in
particolare firmato il contratto di pegno che ha permesso alla __________ di
assumere il controllo assoluto su di un patrimonio stimato in Lit. 27.7 Mia in
palese disparità con il preteso credito vantato dalla stessa (cfr. appello, p.
9-10, n. 13).

                                      

                               3.2.   Esistenza
ed ammontare dell'asserito danno

                                         L'appellante
pretende che il suo danno sia pari al controvalore dei titoli conferiti a
__________ al momento della costituzione del trust, ossia Sfr. 2'728'620.--.
Non indica come giunge a tale cifra (cfr. istanza di sequestro, n. 7 p. 13,
nonché p. 3, in cui sono citate solo cifre in lire). Si potrebbe dunque già
respingere l'appello su questo punto. Ma vi è di più. La sequestrante potrebbe
ascrivere all’ing. __________ tale preteso danno solo se fosse in grado di
rescindere il contratto di trust, ciò che non sembra essere il caso (cfr. infra
consid. 3.6 b), o di rendere verosimile che è stata illegalmente privata della
proprietà di questi titoli. Orbene, non è contestato che essi esistono tuttora
e che __________ li detiene solo in possesso in base al contratto di pegno.

 

                                  b)   La
sequestrante fonda inoltre il suo credito verso l’ing. __________ sul fatto che
il contratto di pegno sarebbe stato concluso in violazione del divieto di
contrarre negozi giuridici relativi a beni del trust con sé stessi o con entità
a sé riconducibili. In tale ipotesi, il danno ammonterebbe, al massimo, alla
differenza tra il credito vantato da __________ (Sfr. 3,66 mio., cfr.
osservazioni dell'appellato, p. 9, n. 11.3) e l'importo del prestito (Lit.
2'336'888'000, ossia al corso medio di 0,00083 valido nel 1998 [secondo
l'Ufficio federale della statistica, www.statistik.admin.ch/stat_ch/ber12/fu1204.htm],
Sfr. 1'939617.--), non contestato dalla sequestrante (cfr. istanza di
sequestro, p. 8), cioè a circa Sfr. 1,7 mio (e non Sfr. 2,73 mio. come
richiesto). 

 

                                  c)   Infine,
la sequestrante stessa (cfr. appello, n. __________ p. 9-10) sembra pure
considerare che il suo danno consiste nella sproporzione tra il credito
garantito (secondo __________ Sfr. 3,66 mio.) ed il valore dei beni dati in
pegno (asseritamente Lit. 27,7 Mia., ossia al tasso di 0,00083 Sfr. 22,99 mio),
al quale andrebbero aggiunti i redditi provenienti da questi beni (art. 1 lett.
d del contratto di pegno, doc. U). Va osservato tuttavia che l'importo di Lit.
27,7 Mia non è controllabile, i documenti dell'incarto penale ai quali rinvia
l'appellante nella sua istanza di sequestro (pp. 5-7) non essendo stati
prodotti né ‑ giustamente (cfr. supra consid. 1.5 a) ‑ acquisiti
agli atti della procedura di sequestro. Inoltre, __________ pretende
(opposizione, p. 10), in base ai documenti 6-9 che apparentemente hanno
convinto il procuratore pubblico a decretare il non luogo a procedere, che gli
apporti della sequestrante sono serviti a pagare le spese del progetto di
"sicurizzazione" (v. doc. A, pp. 27-21, allegato al doc. B) ed il
finanziamento di __________ (doc. 9), di modo che le liquidità del __________
sarebbero esaurite. Appare pertanto verosimile che l'importo di Lit. 27,7 Mia
sia sopravalutato.

 

                                  d)   L'esame
delle altre condizioni necessarie a rendere verosimile l'asserito credito
(esistenza di un rapporto contrattuale o di un atto illecito, colpa
dell’appellato e nesso di causalità) va quindi fatto solo per l’ipotesi di cui
alla lettera b.

 

                               3.3.   Diritto
applicabile

                                         Entrambe
le parti affermano che i rapporti giuridici derivanti dal __________ sono
regolati dal diritto bahamense, in conformità della clausola n. 16 dello
statuto (doc. D e 4), la cui traduzione figura solo nel secondo documento
citato. In ogni caso, non esistendo controversie tra le parti su tale
questione, va ammessa l'applicabilità del diritto __________.

                                         È pure il
diritto bahamense a reggere la questione dal profilo della responsabilità per
atto illecito (art. 133 cpv. 3 LDIP). 

                                         L'asserita
responsabilità dell'opponente quale organo (di fatto) di diverse società va
invece esaminata secondo il diritto svizzero (art. 159 LDIP).

                                         Infine,
l'esistenza di un eventuale mandato di consulenza assunto dall'opponente a
favore della sequestrante va giudicato secondo il diritto dello stato di
residenza dell'ing. __________, ossia apparentemente __________, dato che
questi avrebbe dovuto, secondo la sequestrante, fornire la prestazione
caratteristica ai sensi dell'art. 117 cpv. 3 lett. c LDIP.

 

                               3.4.   Accertamento
del diritto straniero

                                         A
sostegno delle sue tesi fondate sul diritto bahamense, __________ __________
produce i documenti AN, AO, AQ e AR. Il doc. AO, redatto in inglese e non
tradotto, va ignorato (cfr. sopra consid. 1.5 b, 2. §). Il doc. AN si riferisce
al trust nel sistema giuridico inglese (v. p. 58) e non è stato dimostrato che
le considerazioni che vi sono sviluppate si applicano al sistema giuridico bahamense.
I documenti AQ e AR provengono da uno studio legale di __________ probabilmente
corrispondente dello studio legale che rappresenta la sequestrante nella
presente causa. Tali documenti sono insufficienti (v. sopra consid. 1.5 c). Il
pretore ha quindi a giusto titolo applicato il diritto svizzero.

                                         In merito
all'applicazione del diritto di __________, va constatato che non è nemmeno
stata allegata. La questione del mandato di consulenza va quindi pure esaminata
secondo il diritto svizzero.

 

                               3.5.   Sotto
l'aspetto dell'atto illecito

                                         L’organo
di una società risponde direttamente – e non sussidiariamente – del danno
causato illecitamente nell’esercizio delle sue competenze (art. 55 cpv. 3 CC e
DTF 106 II 257). 

                                         Per far
accertare un suo credito in base all'art. 41 CO, la sequestrante avrebbe però
dovuto rendere verosimili la violazione da parte dell’appellato di una norma
giuridica svizzera, l'esistenza e l'entità di un danno, un nesso di causalità
adeguata tra le due prime circostanze ed una colpa di controparte. L'appellante
non ha minimamente discusso queste quattro condizioni, in particolare non ha
citato le norme giuridiche a garanzia dei propri interessi che sarebbero state
violate dall’ing. __________ (d’altronde tutti gli addebiti penali sono stati
negati con il decreto di non luogo a procedere 27 novembre 1998 confermato in
ultima istanza dal TF, cfr. doc. AL). Non si può chiedere al giudice, in una
procedura sommaria, di andare alla ricerca, tra decine di pagine di documenti,
degli elementi di fatto idonei a confortare una tesi giuridica non esposta (v.
sopra consid. 1.5 b).

 

                               3.6.   Sotto
l'aspetto contrattuale

                                  a)   Ruolo
personale dell'opponente

                                         __________ __________ ha firmato per conto della __________ __________ c. la
lettera poi controfirmata dalla sequestrante per accettazione del progetto di
"sicurizzazione" (doc. B) nonché il doc. AZ, per conto di __________
l'accordo di trust tra __________ __________ e __________ (doc. C), lo statuto
del __________ (doc. D) e l'accordo di apporto (doc. E), per conto della
__________ Internationale il contratto di conferimento di azienda con accollo
di debiti tra __________ __________ (doc. L), per conto di __________ __________.
i contratti di conferimento tra __________ (doc. M e N), e per conto della
__________ il contratto di pegno (doc. U). Egli ha inoltre provveduto
all'apertura dei conti necessari (conto di __________ presso la __________
[doc. BC]; conto di __________ presso la __________ [doc. BD]) per il trapasso
dei beni dalla sequestrante al trustee __________ (cfr. doc. AT, AU, AV, AY).
Infine, l’appellato sembra “disporre” liberamente delle società per le quali
firma: avente diritto economico del conto di __________ presso la __________
risulta essere la __________ "nella persona di __________ " (doc.
BC); la corrispondenza relativa alle relazioni bancarie __________e
__________aperte da quest’ultimo presso la __________ a nome di __________a,
risp. di __________, va indirizzata a __________ (doc. BF e BG), pure come la
corrispondenza relativa al conto __________ presso la __________ aperto a nome
di __________ (doc. BE).

                                         Appare
quindi che l'ingegnere abbia svolto un ruolo molto più articolato che quello di
semplice procuratore delle società implicate nella fattispecie: sembra infatti
essere la vera “anima” del progetto di sicurizzazione e del contratto di pegno
(v. pure i doc. Z e AZ). Non è quindi esclusa l’esistenza di un mandato diretto
di consulenza non scritto tra __________ e l’ing. __________ relativo alla “sicurizzazione”.

 

                                  b)   Rescissione
del contratto di trust

                                         Al di là
delle questioni formali (né l’appellante né l’appellato sono direttamente parte
al contratto di trust), sembra inverosimile che la sequestrante possa ottenere
la rescissione del trust. Ella ha in effetti firmato il progetto di “sicurizzazione”
(cfr. doc. B), di cui condivideva evidentemente gli scopi. Non si vede per
altro di quale dolo sarebbe stata vittima nella fase di costituzione del trust.
L’agire dell’ing. __________ pare essere diventato sospetto solo a partire
dalla conclusione del contratto di pegno.

 

 

                                  c)   Annullamento
del contratto di pegno

                                         Nell'ambito
della conclusione del contratto di pegno, sembra ovvio che l’ing. __________
abbia anteposto i propri interessi (o in ogni caso quelli di __________) a
quelli di __________ ‑ e per estensione a quelli della beneficiaria del
trust ‑, in forza di un evidente potere di fatto su __________ (che gli
permette di aprire conti bancari a nome di quest'ultima, cfr. doc. BD e BF),
proprietaria di __________, con l’ausilio, consapevole o no, dell'avv.
__________, il quale ha firmato la maggior parte degli atti stesi a nome di
__________ e di __________ (cfr. doc. D, E, U, AB), legalizzato diversi atti
quale notaio (cfr. doc. L, M, annesso A del doc. AA che designa la sequestrante
quale unica beneficiaria del __________) e patrocinato l'ing. __________ nella
causa connessa introdotta dalla sequestrante contro quest’ultimo.

                                         Si rileva
inoltre come alcune delle clausole leonine del contratto di pegno potrebbero
risultare nulle: è indubbiamente il caso della clausola n. 6, che viola la
norma imperativa dell'art. 894 CC ‑ proibizione del patto commissorio ‑,
ma forse pure delle clausole 1 d e 2 c che prevedono in sostanza che tutti i
debiti di __________ presenti e futuri vengano garantiti da una grande parte ‑
se non tutti ‑ dei di lei beni, compresi i dividendi e ricavi.

                                         Vero è
che l'appellante ha controfirmato il contratto di pegno quale direttrice del
trust protector e beneficiaria unica del trust (doc. U), ma non è escluso che
l'abbia fatto fidandosi delle proposte dei mandatari da lei appunto incaricati
della realizzazione della "sicurizzazione" e della gestione del
trust. Prima dell'inizio delle cause penale, civile ed esecutive, ella non
risulta in effetti mai esser stata assistita, tranne, apparentemente, dalla
__________, firmando tutti i documenti di proprio pugno (cfr. doc. B, C, L, M,
N, U, V, AB); ); l'affermazione contraria dell’opponente secondo la quale il
Tribunale federale, nella sua sentenza 26 marzo 1999 (doc. AL), avrebbe
ribadito a più riprese che la sequestrante era assistita da diversi avvocati
non trova alcun riscontro, se non che è stato rilevato che l’appellante era
stata patrocinata nell’ambito dei ricorsi contro la decisione di non luogo a
procedere (cfr. doc. AL, p. 9).

                                         Va
d’altronde osservato che __________ non poteva pensare che il pegno si sarebbe
esteso anche a pretesi crediti di __________ nei suoi confronti, già dal fatto
che l’ing. __________, per farle controfirmare il contratto di pegno, le aveva
lasciato intendere che questa società era stata tacitata per mezzo del prestito
concesso dalla __________ (doc. Z, n. 3 e ultimo capoverso). 

 

                               3.7.   In
conclusione, si constata che, a questo stadio della procedura in sede
sommaria, la verosimiglianza dell’esistenza di un credito risarcitorio di
__________ contro l’ing. __________ per un importo massimo di fr. 1,7 milioni
raggiunge pur sempre la soglia minima legittimante la concessione del sequestro
(33%, cfr. consid. 1.5 d).

 

                                   4.   Esistenza di un legame sufficiente con la Svizzera

                                         In
concreto, il sequestro è stato chiesto sulla base dell’art. 271 cpv.1 n.4 LEF,
che - a differenza delle altre cause di sequestro - esige che il credito del
sequestro (cosiddetta “Arrestforderung”) abbia un “legame sufficiente con la
Svizzera” rispettivamente si fondi su una sentenza esecutiva o su un
riconoscimento di debito ex art. 82 cpv.1 LEF. La pretesa di __________ non si
fonda tuttavia né su una sentenza né su un riconoscimento di debito nel senso
della norma citata, di modo che un sequestro può essere concesso soltanto nella
misura in cui la medesima pretesa abbia un legame sufficiente con la Svizzera
nel senso della norma citata, ciò che il giudice di prime cure non ha
riconosciuto.

                                         A mente
dell’appellante il legame con la Svizzera del suo credito nei confronti
dell’ing. __________ deriverebbe dal fatto che i contratti di costituzione del
trust nonché di pegno (doc. D e U) sono stati sottoscritti a Lugano, pure come
i trasferimenti di fondi al trust (doc. AT, AU, AV e AY), i contatti tesi a
riottenere il controllo del trust (doc. AS) e il sequestro penale della
documentazione relativa al trust in mano dell’ing. __________. 

                                         In linea
di principio la nozione di “legame sufficiente con la Svizzera”
ex art. 271 cpv.1 n.4 LEF non dev’essere interpretata in modo restrittivo (cfr.
DTF 123 III 494; Reeb, op. cit.,
p.440 s.; Lucien Gani, Le “lien suffisant
avec la Suisse” et autres conditions du séquestre lorsque le domicile du débiteur
est à l’étranger (art. 271 al. 1er ch. 4 nLP), in: SJZ 92 (1996), p. 229 s.);
nell’applicazione della nuova norma occorre nondimeno tenere conto della
volontà del legislatore di rendere più restrittive le condizioni per ottenere
un sequestro motivato dalla sola circostanza che il debitore non dimora in
Svizzera (cosiddetto “Ausländerarrest”), volontà che si è espressa appunto
anche con l’introduzione dell’esigenza di un legame sufficiente con la Svizzera
del credito del sequestro. Secondo la dottrina, va ritenuta l’esistenza di un
tale legame quando la causa presenta punti di collegamento che ai sensi del
diritto internazionale privato svizzero aprono un foro in Svizzera o permettono
l’applicazione del diritto svizzero (Stoffel,
op. cit., p. 274), segnatamente:

                                         ·    luogo di
conclusione del contratto in Svizzera (art. 124 al. 1 LDIP; cfr. pure Gani, op. cit., p. 230; Louis Gaillard, Le séquestre des biens du débiteur
domicilié à l'étranger, in Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurich 1997, n°
41, anche se critico);

                                         ·    luogo di
esecuzione, anche parziale, del contratto in Svizzera, p. es. luogo di
pagamento o di rimborso in Svizzera (art. 113 LDIP; DTF 123 III 496), in ogni
caso se le parti ne hanno così deciso (Gani,
op. cit., p. 230).

                                         In casu,
il legame con la Svizzera va ammesso, in considerazione del fatto che i
contratti di cui ai doc. C, D, E, AA e soprattutto U prodotti con l’istanza
sono stati sottoscritti e legalizzati a Lugano e che l’esecuzione del contratto
di mutuo e di pegno è probabilmente avvenuta almeno parzialmente a Lugano (cfr.
doc. AE e AI che elencano i documenti sequestrati penalmente presso la
__________, segnatamente i certificati azionari di __________ dati in pegno a
__________ ‑, i pagherò e le copie del contratto di pegno; doc. AZ,
redatto dall’appellato a Lugano; doc. 8 e 11, che dimostrano che __________ fa
uso di una relazione bancaria presso __________ 

                                   5.   Proprietà
dei beni sequestrati

                                         L’appartenenza
al sequestrato dei beni designati costituisce il (terzo) presupposto per la
concessione del sequestro (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF), il quale può infatti
colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente crediti di cui
egli è titolare (DTF 105 III 112), atteso che secondo la costante
giurisprudenza del Tribunale federale determinante è in linea di principio la
realtà giuridica, e non quella economica (DTF 107 III 104 cons. 1; Amonn/Gasser, op. cit., n. 7 ad §51):
sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti
quelli che secondo le regole del diritto civile appartengono a una persona
fisica o giuridica differente dal debitore sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III
112). Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’identità economica
fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112-113, 102 III 165 ss.).
Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino
in possesso di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore
sequestrante deve rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al
debitore sequestrato (cfr. art. 272 cpv.1 n.3 LEF; Messaggio concernente la revisione della LEF dell’8 maggio
1991, in: FF 1991 III p.1 19; Walter
Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 61 ss. ad art. 271 LEF, n. 25 e 26 ad art. 272 LEF).

                                         Il
sequestrante deve rendere verosimile l’esistenza dei beni che intende far
sequestrare con elementi concreti (cfr. supra consid. 1.5 b), non bastando una
semplice descrizione generica né un rinvio all’obbligo dei terzi d’informare
l’ufficio esecuzioni sui beni del debitore, tale obbligo esistendo solo al
momento dell’esecuzione del sequestro dopo la procedura di opposizione (si
confrontino gli art. 272 cpv. 1 n. 3 e 275 LEF; Stoffel, op. cit. [Le
séquestre], p. 298). Trattandosi
più specificamente di un conto bancario, il sequestrante deve produrre
documenti da cui risulta l’esistenza di almeno una relazione del debitore
presso la banca indicata. A questa condizione, il sequestrante può anche
chiedere il sequestro di altri conti o cassette di sicurezza presso la medesima
banca, indicandoli solo per il loro genere (cosiddetto “Gattungsarrest”, cfr. Stoffel, op. cit. [BAKO], n. 29-32 ad
art. 272).

                                         In
concreto __________ ha chiesto il sequestro presso le __________ tutte a
Lugano, di tutti gli averi patrimoniali “di qualsivoglia natura e sotto
qualsivoglia forma, in particolare conti correnti, conti di investimento, conti
deposito nonché presso cassette di sicurezza” di cui __________ e gli altri due
pretesi condebitori fossero “titolari, contitolari, procuratori o aventi
diritto economico (secondo la definizione dell’art. 305 ter CPS e dell’art. 4
LRD)”, fino a concorrenza di un credito di Fr. 2'728'620.-- oltre interessi al
5% dal 10 aprile 1997. La sequestrante ha poi indicato il numero di alcune
relazioni bancarie. Il decreto di sequestro 13 luglio 1998 ha ripreso alla
lettera la formulazione dell’istanza.

                                         Tale
formulazione non è compatibile con i principi testé richiamati. Per quello che
concerne l’ing. __________, il sequestro può portare solo sui “conti correnti,
conti di investimento, conti deposito e cassette di sicurezza” a lui intestati
o formalmente intestati ad __________ __________. In effetti, l’appellato
risulta essere avente diritto economico della relazione __________ (doc. BE
annesso all’istanza). Certo, non si può in principio sequestrare beni di cui il
debitore è solo avente diritto economico. Vi è però un’eccezione quando
l’identità economica tra aventi diritto economico e giuridico non è, di primo
acchito, né contestabile né seriamente contestata e che, manifestamente, il
debitore si ripari dietro la dualità giuridica per sottrarsi all’esecuzione,
commettendo in ciò un abuso di diritto (DTF 105 III 113). In casu, l’appellato
non ha seriamente contestato che la relazione bancaria formalmente intestata ad
__________ __________. potesse essere sequestrata in garanzia del credito fatto
valere nei di lui confronti dalla sequestrante (cfr. opposizione, p. 9-10, in
cui egli contesta esser mai stato avente diritto economico di relazioni
bancarie di terzi presso le banche menzionate nel decreto di sequestro, mentre
il doc. BE lo menziona espressamente in questa qualità; osservazioni
all’appello, p. 16, in cui egli si accontenta di scrivere che “il sequestro è
stato infruttuoso”). Risulta del resto da quest’ultimo documento che il conto è
stato aperto dallo stesso __________ quale “procuratore generale” e che la
relativa corrispondenza va indirizzata a __________. È pertanto manifesto che
egli può disporre liberamente del conto a proprio profitto, di modo che
l’indicazione di __________. come titolare del conto appare essere solo un
artificio formale destinato ad ingannare i propri creditori.

                                         Invece, i
doc. BA e BB relativi al dissequestro penale degli oggetti sequestrati presso
la __________, risp. presso la __________, non sono sufficienti per rendere
verosimile l’esistenza presso questi istituti di averi di spettanza di
__________, non essendo nota la distinta degli oggetti sequestrati.

                                         Lo stesso
dicasi del doc. AS: la dichiarazione del direttore della __________, oltre ad
essere una dichiarazione di parte, lo stesso designandosi espressamente quale
mandatario della sequestrante, non permette di determinare in quale qualità
(titolare, contitolare, procuratore o avente diritto economico) l’ing.
__________ ha utilizzato relazioni di affari con le banche menzionate.

 

                                   6.   Garanzia

                                         __________ ha prestato una garanzia bancaria di fr.200'000.--. La questione
della garanzia non è stata sollevata in sede di appello. Il decreto di
sequestro va dunque confermato su questo punto 

 

                                   7.   L’appello
20 agosto 1999 di __________ va quindi accolto parzialmente, limitatamente
all’importo di fr. 1'700'000.—, con interessi al 5% dal 14 luglio 1997 (data di
conclusione del contratto di pegno), ed ai conti correnti, conti di
investimento, conti deposito e cassette di sicurezza dei quali l’ing.
__________ o la società __________. sono titolari o contitolari presso la
__________ .

                                         L’appellante
soccombe parzialmente in seconda sede sulle questioni dell’importo del credito
da garantire (in ragione di circa 1/3) e dei beni da sequestrare (in ragione di
4/5), di modo che si giustifica che la tassa di giustizia venga messa a carico
di ciascuna parte per metà, compensate le indennità.

Richiamati gli art. 271 ss. LEF e, per le spese,
la vigente OTLEF,

 

 

pronuncia:              1.   L’appello
del 20 agosto di __________, è parzialmente accolto.

 

                                1.1   Di
conseguenza, la decisione 6 agosto del Pretore del Distretto di Lugano è riformata
come segue:

 

                                         “1.      L’opposizione
3/4 maggio 1999 di __________ è parzialmente ammessa:

 

                                         1.1     Di
conseguenza, il decreto di sequestro n. __________del 14 aprile 1999 della
Pretura del Distretto di Lugano è modificato come segue:

 

                                                   Credito
fr.: 1'700'000.— con interesse al 5% dal 14 luglio 1997

                                                   Oggetti
da sequestrare: presso la __________ ______________, tutti
gli averi patrimoniali di qualsivoglia natura e sotto qualsivoglia forma, in
particolare conti correnti, conti di investimento, conti deposito nonché
cassette di sicurezza di cui __________ o la società __________. fosse titolare
o contitolare, in particolare la relazione __________.

 

                                         1.2     Per
il resto, il decreto di sequestro resta invariato.

 

                                         2.       La
tassa di giustizia in fr. 1’000.--, da anticipare dalla parte istante è posta a
carico metà per parte, compensate le indennità.”

 

                                   2.   La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 1’500.--, già anticipata
dall’appellante, resta a suo carico per una metà, l’altra essendo posta a
carico di __________. Le indennità di appello sono compensate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                   3.   Intimazione
a:

                                         

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                                             La
segretaria