# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 13475ee5-b579-5884-a329-f1fa010e989d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-11-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.11.2017 35.2017.68
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-68_2017-11-27.html

## Full Text

ccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2017.68

   

  mm

  	
  Lugano

  27 novembre 2017

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

   

   

  composto dei giudici:

  	
   

   

   

  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 12 giugno 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 9 maggio 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1 

  rappr. da: RA 2  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 30 dicembre 2014, RI
1, dipendente della ditta __________ di __________ in qualità di manovale edile
e, perciò, assicurato d’obbligo contro gli infortuni presso l’CO 1, è rimasto
vittima di un infortunio nel tagliare un albero, riportando un politrauma
ortopedico (fratture a livello del femore destro, del soma di D12, della lamina
di D11, del processo trasverso di L1 e di L2, nonché della XI costa a sinistra
– cfr. doc. 19). 

 

                                         L’istituto assicuratore ha
assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di legge.

 

                               1.2.   Alla chiusura del caso, con
decisione formale del 1° marzo 2017, l’amministrazione ha negato il diritto a
una rendita d’invalidità e attribuito all’assicurato un’indennità per
menomazione dell’integrità (IMI) del 20% (cfr. doc. 244).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (cfr. doc. 258), in data 9
maggio 2017, l’CO 1 ha confermato il contenuto della sua prima decisione (cfr.
doc. 268).

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 12
giugno 2017, RI 1, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, ha chiesto, in via
principale, il ripristino delle prestazioni a far tempo dal 1° gennaio 2017
e il rinvio degli atti all’assicuratore convenuto per complemento istruttorio, in
via subordinata, la retrocessione degli atti per complemento istruttorio e,
in via ancor più subordinata, l’esecuzione di una perizia giudiziaria
pluridisciplinare. 

                                         A sostegno delle proprie
pretese, l’insorgente contesta innanzitutto che al momento in cui l’CO 1 ha
posto fine alle prestazioni di corta durata (dicembre 2016), il suo stato di
salute infortunistico sarebbe stato stabilizzato (cfr. doc. I, p. 9 e 10: “Già
la sola persistenza di dolori costanti (che finora possono essere in un qualche
modo contenuti con dei cicli di fisioterapia, degli antidolorifici e altri
trattamenti), così come le limitazioni funzionali dell’assicurato impediscono
di considerare il caso di specie stabilizzato; motivo per cui devono essere
ripristinate, con effetto immediato, le erogazioni di prestazioni da parte
della CO 1, sospese arbitrariamente dall’1.1.2017. (…). Inoltre, non sfugge che
la CO 1 era a conoscenza della TAC nel reparto di neurochirurgia dell’Ospedale __________
prevista per il mese di giugno 2017 (ora posticipata al mese di settembre
2017); TAC necessaria per seguire l’evoluzione dello stato di salute
dell’assicurato. Ciò è dunque in contrasto con il ritenere la situazione del
ricorrente stabilizzata e senza possibilità di miglioramento, rispettivamente
di peggioramento.”).

                                         D’altro canto, trattandosi
dell’esigibilità lavorativa, l’insorgente fa valere che alla valutazione
espressa in proposito dal medico di __________  non può essere attribuito
sufficiente valore probatorio, ritenendo di non essere “… nemmeno in grado di
svolgere con rendimento normale attività lavorative leggere; questo a causa dei
forti dolori anche a seguito di movimenti leggeri ma magari ripetuti nell’arco
del tempo. Di conseguenza, pure il calcolo del reddito da invalido effettuato
dalla CO 1 è qui contestato. All’amministrazione si rimprovera inoltre di aver
omesso di considerare “… il contesto personale e professionale del ricorrente.
Egli è cittadino portoghese, con permesso B, con difficoltà a livello della
lingua italiana e che svolgeva la professione di manovale edile (egli era la
forza lavoro della famiglia). L’assicurato segue regolarmente due volte alla
settimana sedute di fisioterapia. I dolori sono ancora oggi molto importanti.”
(doc. I, p. 8 s.).

                                         Per quanto concerne infine
l’entità della menomazione dell’integrità riconosciuta dall’CO 1, il ricorrente
la contesta nella misura in cui le sue condizioni di salute non possono ancora
essere definite stabilizzate (doc. I, p. 10). 

 

                               1.4.   L’CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III). 

 

                               1.5.   Nel corso del mese di ottobre
2017, la patrocinatrice dell’insorgente ha prodotto ulteriore documentazione
medica e si è in sostanza riconfermata nelle proprie allegazioni e conclusioni
(cfr. doc. IX + allegati). 

 

                                         L’istituto resistente si è
pronunciato al riguardo in data 3 novembre 2017 (doc. XI). 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Litigiosa è innanzitutto la
questione di sapere se l’istituto assicuratore era legittimato a porre fine
alle prestazioni di corta durata (cura medica + indennità giornaliera) a
decorrere dal 1° gennaio 2017, oppure no. 

                                         Nell’affermativa, questa
Corte sarà poi chiamata a esaminare il diritto a una rendita d’invalidità, come
pure l’entità della menomazione dell’integrità di cui è portatore l’assicurato.

 

                                         Preliminarmente, occorre
però valutare se è o meno corretto che l’CO 1 abbia negato l’eziologia
infortunistica alla coxartrosi e all’impingement femoro-acetabolare a destra. 

 

                               2.2.   Coxartrosi e
impingement femoro-acetabolare a destra: conseguenze naturali dell’infortunio
del 30 dicembre 2014?

 

                            2.2.1.   Secondo l’art. 6 cpv. 1 LAINF,
per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni assicurative
sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non
professionali e di malattie professionali.

                            2.2.2.   Presupposto essenziale per
l'erogazione di prestazioni da parte dell'assicurazione contro gli infortuni è
l'esistenza di un nesso di causalità naturale fra l'evento e le sue
conseguenze (danno alla salute, invalidità, morte). 

 

                                         Questo presupposto è da
considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza l'evento
infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare o non si
sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che l'infortunio sia
stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è sufficiente che
l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia comunque provocato un
danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato, vale a dire che
l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È questione di fatto lo
stabilire se tra evento infortunistico e danno alla salute esista un nesso di
causalità naturale; su detta questione amministrazione e giudice si determinano
secondo il principio della probabilità preponderante - insufficiente essendo
l'esistenza di pura possibilità - applicabile generalmente nell'ambito
dell'apprezzamento delle prove in materia di assicurazioni sociali (cfr. RDAT
II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p. 145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF
125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella causa M., U 133/02; STFA del 29 gennaio
2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre 2000 nella
causa P. S., H 407/99; STFA del 22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00;
STFA del 23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA 6
aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC
1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b, RCC 1983 p. 250 consid. 2b;
DTF 115 V 142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c,
DTF 111 V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p.
31-32; G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono,
di regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne discende che ove
l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia possibile ma non
possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni derivato
dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid. 3.1 e 406
consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore contro gli
infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che le sequele
dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione delle
prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

 

-  quando lo stato
di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva immediatamente prima
dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine)

 

                                         (cfr. RAMI 1992 U 142, p.
75 s. consid. 4b; A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die Zusammenarbeit von
Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in Bollettino dei medici
svizzeri 71/1990, p. 1093).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia
dimostrato con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è
liberato dal proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non
costituisce più la causa naturale ed adeguata del danno alla salute.
Analogamente alla determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il
diritto alle prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio
deve essere provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante.
La semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non
è sufficiente. 

                                         Trattandosi della
soppressione del diritto alle prestazioni, l'onere della prova incombe, non già
all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr. RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e
riferimenti ivi citati). 

 

                            2.2.3.   Occorre inoltre rilevare che
il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento è da ritenere
causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso ordinario
delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a provocare
un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi appaia in
linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 129 V 181 consid. 3.2 e
405 consid. 2.2, 125 V 461 consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid.
4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque, qualora sia
carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di erogare
le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità adeguata
(cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure:
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La giurisprudenza ha
inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore restrittivo della
responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni allorché esiste un
rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza di disturbi
fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che l'assicurazione risponde
anche per le complicazioni più singolari e gravi che solitamente non si presentano
secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 127 V 102 consid. 5
b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser,
Kausalitätsfragen aus dem Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS
2/1994, p. 104s. e M. Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in
Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                            2.2.4.   Dalla
decisione su opposizione impugnata si evince che l’istituto assicuratore ha
fondato la decisione di negare l’esistenza di un nesso causale naturale tra i
disturbi in discussione e l’evento traumatico del 30 dicembre 2014, facendo
capo alla valutazione espressa in proposito dal proprio medico di __________ (cfr.
doc. 268, p. 5 s.).

 

                                         In effetti, a margine
della visita di chiusura del 24 novembre 2016, il dott. __________, spec. FMH
in chirurgia ortopedica e traumatologia, ha dichiarato che la coxalgia con
coxa-vara e la sindrome da impingement secondo Camp sono patologie che
non riguardano l’CO 1 (cfr. doc. 222, p. 5). 

                                         Invitato
dall’amministrazione a motivare il proprio parere, con apprezzamento del 3
maggio 2017, lo stesso medico fiduciario ha espresso le considerazioni
seguenti:

 

" (…) Dalle
radiografie del bacino del 30.12.2014 si nota la presenza di una coxa vara
bilateralmente. Le radiografie del femore dimostrano una frattura trasversa a
due livelli del femore nella zona metafisaria e nella zona metafisaria
prossimale.

Le fratture non hanno minimamente interessato l’articolazione
coxo-femorale.

La risonanza magnetica del 26.09.2016 con mezzo di contrasto ha
evidenziato un dubbio diagnostico di un impingement coxofemorale con segni di
incipiente artrosi. Nelle conclusioni si legge che l’anatomia può predisporre
ad un impingement femoro-acetabolare a destra.

Ricordo che nelle radiografie del bacino del 30.12.2014 era già
evidente una coxa vara e ricordo che gli interventi a livello del femore hanno
permesso una perfetta consolidazione del femore destro senza particolari
deviazioni dell’asse e della rotazione. La coxa vara quindi risulta sicuramente
preesistente all’infortunio e le fratture femorali non hanno compromesso l’asse
stesso del femore non compromettendo quindi ulteriormente la mal posizione
della testa femorale e non influenzando assolutamente la patologia morbosa
preesistente. Ritengo quindi che sia la coxa vara che la sindrome da
impingement con conseguente stato pre-artrosico non sia assolutamente in
relazione causale con l’infortunio del 30.12.2014 ma con una situazione anatomica
preesistente all’infortunio.” (doc. 267 – il corsivo è del redattore)

 

                                         Con la propria
impugnativa, l’insorgente ha contestato in termini generici la valutazione del
dott. __________, sostenendo che anche l’aspetto in questione “… avrebbe dovuto
essere oggetto di discussione, rispettivamente di una valutazione complessiva
dell’assicurato da effettuare nel contesto di un ricovero.” (doc. I, p. 6). 

 

                                         Tutto ben considerato -
vista anche l’assenza agli atti di pareri specialisti divergenti - questa Corte
ritiene di non avere validi motivi per discostarsi dal parere - puntualmente
motivato - del medico di __________, senza che si riveli necessario procedere a
ulteriori atti istruttori. 

 

                                         In esito a quanto precede,
secondo il TCA, è dimostrato, perlomeno con il criterio della verosimiglianza
preponderante, caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125
V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure,
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
2003, p. 343), che la coxalgia con coxa-vara e la sindrome da impingement
secondo Camp non costituiscono delle conseguenze naturali dell’infortunio
occorso al ricorrente in data 30 dicembre 2014, di modo che l’istituto
resistente era legittimato a negare la propria responsabilità al riguardo. 

 

                               2.3.   Stato di salute
infortunistico stabilizzato al 1° gennaio 2017?

 

                            2.3.1.   Giusta l'art. 10 LAINF,
l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi d'infortunio (cfr.
DTF 109 V 43 consid. 2a; art. 54 LAINF) e, in applicazione dell'art. 16 LAINF,
l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare (art. 6 LPGA) a
seguito d'infortunio, ha diritto all'indennità giornaliera.

 

                                         Il
diritto all'indennità giornaliera nasce il terzo giorno successivo a quello
dell'infortunio. Esso si estingue con il ripristino della piena capacità
lavorativa, con l'assegnazione di una rendita o con la morte dell'assicurato.

 

                                         Parimenti,
il diritto alle cure cessa qualora dalla loro continuazione non sia da
attendersi un sensibile miglioramento della salute dell'assicurato: nemmeno
persistenti dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del
trattamento se da questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello
stato di salute (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 41 ss.).

 

                                         L’Alta Corte ha inoltre
precisato che la questione del “sensibile miglioramento” di cui all’art. 19
cpv. 1 LAINF va valutata in funzione dell’entità del previsto aumento oppure
del ripristino della capacità lavorativa, nella misura in cui quest’ultima è
pregiudicata dalle sequele infortunistiche (DTF 134 V 109 consid. 4.3 e
riferimenti).

 

                            2.3.2.   Nel caso di specie, dalle
carte processuali risulta che l’assicuratore LAINF convenuto ha ritenuto
stabilizzate le condizioni di salute infortunistiche a partire dal 1° gennaio
2017, dichiarando pertanto estinto il diritto alle prestazioni di corta durata
da quella medesima data.

 

                                         Al riguardo, il TCA
osserva che, in occasione della visita fiduciaria di chiusura del 24 novembre
2016, il dott. Frick, fondandosi sui referti dei medici curanti specialisti e
sulle risultanze dell’esame clinico da lui eseguito, ha rilevato quanto segue:

 

" (…) L’assicurato
verrà controllato con TAC nel reparto di neurochirurgia all’Ospedale __________
a __________ nel giugno del 2017. Verrà visitato dal dott. med. __________
all’Ospedale __________ in data 07.12.2016 e avrà un controllo fisiatrico
all’Ospedale __________ dalla dott.ssa __________ in data 20.12.2016.

Da ulteriori provvedimenti medici non vi è da attendersi un netto
e sostanziale miglioramento, il caso va quindi chiuso e valutato dal punto di
vista amministrativo.” (doc. 222, p. 5)

 

                                         Da parte sua, l’assicurato
fa valere che, al momento in cui l’CO 1 ha proceduto alla definizione del caso,
il suo stato di salute era lungi dall’essere stabilizzato, lamentando ancora
importanti disturbi, controllabili soltanto mediante l’esecuzione di misure
fisioterapiche e l’assunzione di antidolorifici (cfr. doc. I). 

 

                                         In corso di causa,
l’insorgente ha prodotto ulteriore documentazione medica, segnatamente il
referto 22 settembre 2017 del dott. __________, Caposervizio presso il Servizio
di neurochirurgia dell’Ospedale __________ di __________ e l’apprezzamento 19
ottobre 2017 del dott. __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e
traumatologia.

                                         Secondo il neurochirurgo
appena citato, in occasione della visita di controllo del 22 settembre 2017,
“dal punto di vista strettamente osseo la situazione è completamente guarita.
Il paziente presenta tuttavia dei dolori diffusi, a livello dorsale cervicale.
Non ho una chiara spiegazione per questi sintomi. Al momento, dal mio punto di
vista, il paziente sarebbe abile a una qualsiasi attività lavorativa che non
comporti eccessivi movimenti di flessione ed estensione, e nemmeno di rotazione
del tronco. Ritengo che non vi siano limiti dal punto di vista del sollevamento
dei carichi sulla base della CT. Riterrei utile una presa a carico
riabilitativa presso la Clinica di __________ per tentare di migliorare
ulteriormente i dolori attuali.” (doc. A 12). 

 

                                         Con referto del 19 ottobre
2017, per quanto qui d’interesse, il dott. __________, ha innanzitutto
affermato che “… per le sole conseguenze infortunistiche a livello del femore
destro ulteriori misure diagnostiche e terapeutiche non sono più indicate. Non
è da aspettarsi peggioramento della situazione in futuro e la situazione a
livello del femore destro è da ritenere stabilizzata.”. Trattandosi invece della
situazione a livello del rachide, secondo lo specialista privatamente
consultato dall’assicurato, “considerando la persistente e rispetto alla fase
iniziale postoperatoria peggiorata sintomatologia algica a livello
dorsolombare, la visita medica specialistica di controllo a un anno
postoperatorio non ancora effettuata e la fusione ossea di D11-L1
radiologicamente non confermata, non si può ammettere il raggiungimento di una
situazione stabilizzata in occasione della vista __________ del 24.11.2016 e ritengo
la chiusura del caso d’infortunio prematura già a distanza di soli 5 mesi dopo
il maggior intervento alla colonna vertebrale. (…). Attualmente persiste
clinicamente ancora un deficit di riabilitazione. Evidentemente la
riabilitazione specifica postoperatoria dopo l’intervento del 24.06.2016 con la
chiusura del caso a distanza di soli 5 mesi è stata sospesa precocemente.”
(doc. A 13, p. 4). 

 

                            2.3.3.   Chiamato a pronunciarsi in
merito alla stabilizzazione dello stato di salute infortunistico, il TCA constata
che, successivamente all’intervento operatorio del 24 giugno 2016 (corpectomia
di Th12), l’insorgente ha soggiornato presso la Clinica di __________ di __________
per circa un mese (2-30 luglio 2016). Dal relativo rapporto di uscita si
apprende che i sanitari avevano consigliato all’assicurato di proseguire il
trattamento fisioterapico riabilitativo a livello ambulatoriale allo
scopo di ottimizzare i risultati raggiunti (cfr. doc. 188, p. 3). 

                                         A margine della
consultazione del 1° settembre 2016, gli specialisti del Servizio di
neurochirurgia hanno previsto una TAC di controllo a distanza di un anno, senza
proporre ulteriori misure terapeutiche. Essi hanno peraltro precisato che “…,
dal punto di vista medico, non sussiste una controindicazione assoluta alla
ripresa lavorativa, tuttavia, in considerazione dell’entità dei due interventi
e del tempo trascorso dall’infortunio, la possibilità di mantenere la mansione
lavorativa usuale è altamente improbabile.” (doc. 199, p. 1). 

                                         In occasione della visita
di controllo del 12 ottobre 2016, il dott. __________, Capoclinica presso
l’Unità di traumatologia ed ortopedia dell’Ospedale __________ di __________,
diagnosticato un impingement coxo-femorale a destra (affezione non
a carico dell’CO 1, cfr. supra, consid. 2.2.4.), ha
affermato che “per questo tipo di patologia all’anca di destra siamo purtroppo
al di là di ogni presidio chirurgico se non quello della posa di una protesi
totale dell’anca. Comunque non siamo ancora a questo stadio e per cercare di
alleviare i dolori verrà organizzata un’infiltrazione coxo-femorale e gli ho
prescritto della fisioterapia per il mantenimento della mobilità all’arto
inferiore di destra. Rivedo il paziente a 6 settimane dopo l’infiltrazione per
valutare l’evoluzione clinica. L’inabilità lavorativa è prolungata sino al
31.12.2016.” (doc. 204, p. 2). 

                                         Con referto del 9 novembre
2016, la dott.ssa __________, Capo del Servizio di reumatologia dell’Ospedale __________
di __________, ha riferito di aver visitato il ricorrente, l’ultima volta, nel
corso del mese di ottobre 2016 dopo il periodo riabilitativo a Novaggio e di
aver riscontrato un miglioramento della sintomatologia algica, consigliando pertanto
di continuare con una fisioterapia attiva e mirata (doc. 214, p. 2 s.). 

                                         Con rapporto datato 7
dicembre 2016, il dott. __________ ha fatto stato di un netto miglioramento
della situazione a livello dell’anca destra, negando la necessità di procedere
a ulteriori visite di controllo (doc. 229, p. 2).

                                         La reumatologa dott.ssa __________
ha rilevato che, in occasione del consulto del 21 dicembre 2016, il ricorrente
le aveva riferito “… un netto miglioramento sia a livello del controllo algico
sia a livello funzionale. Permane una leggera dolenzia soprattutto quando deve
portare pesi (per esempio un pacco di 6 bottiglie d’acqua minerale di 1.5 L
ciascuna). Altrimenti non assume più in maniera regolare il Tilur. Abbiamo
concordato d’effettuare una piccola pausa dalla fisioterapia e di ricominciare
a inizio anno prossimo con un training medicalizzato sperando di migliorare ancora
la stabilità a livello Th12-L2.” (doc. 236). 

 

                                         Tutto ben considerato,
precisato che, secondo la giurisprudenza federale, occorre procedere a una
valutazione prospettica della questione della stabilizzazione,
ponendosi al momento in cui le prestazioni sono state interrotte (dunque, in
casu, nel mese di gennaio 2017; cfr. RAMI 2005 U 557 p. 388; STF
8C_651/2016 del 15 dicembre 2016 consid. 4.1, 8C_184/2017 del 13 luglio 2017
consid. 2.2, 8C_303/2017 del 5 settembre 2017 consid. 6.3.1), il TCA ritiene di
poter condividere il parere del medico di __________, distanziandosi nel
contempo dalle obiezioni sollevate in proposito dal dott. __________ (e dalla
patrocinatrice dell’insorgente). In effetti, dalla documentazione medica
precedentemente esposta non emerge che, all’epoca in cui l’assicuratore ha
dichiarato estinto il diritto alle prestazioni di corta durata, entrassero
ancora in linea di conto dei provvedimenti terapeutici suscettibili di
migliorare notevolmente le condizioni di salute infortunistiche ai sensi della
succitata DTF 134 V 109, tenuto conto che già a quel momento RI 1 era
definitivamente inabile all’esercizio della sua abituale professione di
manovale edile, mentre presentava una piena capacità lavorativa in attività
sostitutive adeguate (aspetto quest’ultimo che verrà meglio definito nei
considerandi che seguono). 

 

                                         Alla luce di quanto
precede, all’amministrazione non può dunque essere rimproverato di aver
prematuramente proceduto alla definizione delle prestazioni di lunga durata
(rendita d’invalidità + IMI), con conseguente estinzione del diritto alla cura
medica e all’indennità giornaliera. 

 

                               2.4.   Diritto alla rendita
d’invalidità. 

 

                            2.4.1.   Giusta l'art. 18 cpv. 1 LAINF,
l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per cento a seguito
d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo l'art. 8 cpv. 1
LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

Il TFA, in una sentenza U 192/03 del 22 giugno 2004,
pubblicata in RAMI 2004 U 529, p. 572ss., ha rilevato che l'art. 18 LAINF
rinvia direttamente all'art. 8 LPGA; l'art. 8 cpv. 1 LPGA, a sua volta,
corrisponde al previgente art. 18 cpv. 2 prima frase LAINF, motivo per il quale
occorre concludere che non vi sono stati cambiamenti di rilievo in seguito
all'introduzione della LPGA.

                                         Da parte sua, l'art. 16
LPGA prevede, che per valutare il grado d’invalidità, il reddito che
l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

L'Alta Corte, nella sentenza U 192/03 del 22 giugno
2004, citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha
modificato la valutazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai
previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronuncia la nostra Massima Istanza ha
quindi concluso che in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di
inabilità lavorativa, inabilità al guadagno e invalidità continua a mantenere la
sua validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

Su questi aspetti si veda pure la DTF 130 V 343.

                                         Due sono, dunque, di norma
gli elementi costitutivi dell'in­va­lidità:

 

                                         1.   il danno alla salute
fisica o psichica (fattore medico)

 

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico).

 

                                         Tra il danno alla salute e
l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso causale adeguato
(fattore causale). 

                                         Nell'assicurazione
obbligatoria contro gli infortuni deve esserci inoltre un nesso causale,
naturale ed adeguato, tra il danno alla salute e l'infortunio.

 

                            2.4.2.   L'invalidità, concetto
essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della capacità di
guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di salute.

                                         D'altro canto, poiché
l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui dipende da un
danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone preliminarmente
adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in questione.

 

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e di tracciare un
esatto quadro degli impedimenti che egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per
prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando
quali sono le controindicazioni in quell'attività e in altre analoghe.

                                         Egli valuterà finalmente
il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti provocano sia nella
professione attuale sia nelle altre relativamente confacenti (cfr., su questi
aspetti, la STFA I
871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità, proprio
perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido, sfruttando
la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili, in
un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

 

                                         I due redditi da porre a
raffronto sono necessariamente ipotetici. L'ipotesi deve però poggiare su
solide basi, avere un fondamento oggettivo.

 

                                         La giurisprudenza federale
ha, più volte, confermato il principio che, nella determinazione
dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una valutazione
medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che occorre,
sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

 

                                         Il TFA ha avuto modo di
confermare che alla perdita di guadagno effettiva in un rapporto di lavoro
stabile si può far capo solo eccezionalmente, se l'assicurato può esaurire
pienamente presso la ditta in cui da lungo tempo lavora tutta la sua residua
capacità lavorativa (STFA U 25/94 del 30 giugno 1994).

                                         La perdita di guadagno
effettiva può corrispondere alla perdita di guadagno computabile soltanto se -
le condizioni sono cumulative - ogni riferimento al mercato del lavoro in
generale, tenuto conto dei rapporti di lavoro particolarmente stabili, si
avvera praticamente inutile, se l'assicurato esercita un'attività
ragionevolmente esigibile nella quale si deve considerare che sfrutti al
massimo la sua capacità di lavoro residua e se il reddito corrisponde ad una
prestazione di lavoro e non a un salario sociale (RAMI 1991 U 130, p. 270ss.
consid. 4a; conferma di giurisprudenza).

                                         Le ragioni, inerenti
l'azienda, che rendono impossibile l'utilizzazione ottimale della rimanente
capacità di produzione, devono essere considerate soltanto se, sul mercato del
lavoro generale, non esiste una possibilità d'impiego, esigibile
dall'assicurato, che gli permetterebbe di valorizzare meglio la propria residua
capacità di lavoro (RAMI 1991 succitata, consid. 4d).

 

                                         I. Termine: reddito da
invalido

 

                                         La misura dell'attività
che si può ragionevolmente esigere dall'invalido va valutata in funzione del
danno alla salute, avuto riguardo alle circostanze personali come l'e­tà, le
attitudini psico-fisiche, l'istruzione, la formazione professionale.

                                         Secondo la giurisprudenza,
per la fissazione dei redditi ipotetici, non vanno considerate circostanze che
non riguardano l'invalidità vera e propria. Particolarità quali formazione
professionale o conoscenza linguistiche carenti hanno, in quest'ambito,
rilevanza se sono causa di un reddito inferiore alla media. In tal caso, esse
vanno o considerate nella determinazione dei due redditi da porre a confronto o
non considerati affatto (RAMI 1993 U 168, p. 97ss., consid. 5a, b).

 

                                         Nel valutare la
possibilità di sfruttare la residua capacità lavorativa e tradurla in capacità
di guadagno non si terrà conto di difficoltà contingenti del mercato del lavoro
ma ci si collocherà nell'ipotesi di un mercato equilibrato, nella situazione,
cioè, in cui offerta e domanda sostanzialmente si controbilancino (cfr. RAMI
1994 U 187, p. 90 consid. 2b; DTF 115 V 133; STFA del 30 giugno 1994
succitata).

 

                                         Specifica
dell'assicurazione obbligatoria contro gli infor­tuni è la norma di cui
all'art. 28 cpv. 4 OAINF:

 

" Se a causa
della sua età l'assicurato non riprende più un'attività lucrativa dopo l'infortunio
o se la diminuzione della capacità di guadagno è essenzialmente dovuta alla sua
età avanzata, sono determinanti per valutare il grado d'in­validità i redditi
che potrebbe eseguire un assicurato di mezza età vittima di un danno alla
salute della stessa gravità."

 

                                         II. Termine: reddito
conseguibile senza invalidità:

 

                                         Nel determinare il reddito
conseguibile senza invalidità ci si baserà per quanto possibile sulla situazione
antecedente l'infortunio. Se ne ipotizzerà l'evoluzione futura partendo
dall'assunto che senza di esso la situazio­ne si sarebbe mantenuta
sostanzialmente stabile (cfr. STFA del 15 dicembre 1992 nella causa G.I.M.). Ci
si discosterà da questa proiezione solo se le premesse per modifiche di qualche
rilievo sono già date al momento dell'infortunio o se particolari circostanze
ne rendono il verificarsi altamente probabile (cfr. RAMI 1993 U 168, p. 97ss.,
consid. 5b; 4a, b).

 

                                         Il grado di invalidità
corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il reddito ipotetico
conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico, conseguibile da
invalido.

 

                            2.4.3.   Nel caso di specie,
l’assicuratore LAINF convenuto ha negato all’assicurato il diritto a una
rendita d’invalidità, facendo essenzialmente capo, per quanto riguarda
l’esigibilità lavorativa, alla relativa valutazione espressa dal medico __________
a margine della visita di chiusura del 24 novembre 2016 (cfr. doc. 268, p. 6).

 

                                         In quell’occasione, il
dott. __________ ha così descritto l’esigibilità lavorativa dell’insorgente:

 

" (…) L’esigibilità
è stata redatta in presenza dell’assicurato e della moglie con pieno accordo
dello stesso.

 

Esigibilità del lavoro

L’assicurato può sollevare molto spesso pesi fino a 5 kg. Spesso
pesi fino a 10 kg, di rado fino a 25 kg ma mai superiori ai 25 kg.

Molto spesso può sollevare pesi anche oltre i 5 kg oltre l’altezza
del petto.

Molto spesso può effettuare lavori leggeri e di precisione così
come lavori medi. Di rado lavori pesanti ma mai più lavori molto pesanti.

Molto spesso può effettuare lavori che comportano la rotazione
della mano.

Molto spesso può fare lavori sopra la testa. Di rado lavori che
comportano la rotazione del busto.

Talvolta può mantenere la posizione seduta inclinata in avanti, di
rado la posizione in piedi e inclinata in avanti. 

Talvolta può mantenere la posizione inginocchiata ma mai la
posizione con ginocchia in flessione.

Spesso può mantenere la posizione seduta e talvolta la posizione
in piedi.

Molto spesso può sportarsi per tragitti anche superiori ai 50 m.
Talvolta per tragitti lunghi. Di rado per tragitti su terreno sconnesso.
Talvolta salire e scendere le scale e di rado salire e scendere le scale a
pioli.

L’uso delle due mani è possibile. Non vi sono disturbi
dell’equilibrio.” (doc. 222, p. 5 s.)

 

                                         La
rappresentante del ricorrente contesta la valutazione del medico fiduciario nei
seguenti termini:

 

" (…) Si
osserva che nessun esame sulla capacità funzionale del ricorrente è mai stato
eseguito da parte della CO 1 e, di conseguenza, agli atti non vi è alcun test
funzionale. (…).

Nei fatti, la CO 1 ha ripreso unicamente il classico “catalogo”
descritto dal medico di __________ (pto. 7 pag. 6 della decisione impugnata)
dell’esigibilità del lavoro; “catalogo” questo del tutto astratto poiché, come
detto, il ricorrente non è mai stato sottoposto a una valutazione delle
capacità funzionali (EFL), per conto della CO 1. (…).

Nel caso in esame, il medico di __________ non ha indicato cosa concretamente
(e se) l’assicurato può svolgere come professione, precisando pure quali
sono/sarebbero le eventuali controindicazioni in quell’attività specifica e in
altre analoghe. Quel che è certo è che il ricorrente non è più in grado di
esercitare la sua professione di manovale edile.

Il medico di __________ non si è espresso concretamente sul grado
dell’incapacità lavorativa del ricorrente, tenendo conto dei reali impedimenti
sia nella professione attuale sia in altre confacenti.” (doc. I, p. 7 s.)

 

                                         Agli atti figura inoltre
il rapporto 19 ottobre 2017 del chirurgo ortopedico dott. __________, il quale,
pronunciandosi sull’esigibilità lavorativa, ha in particolare osservato che “…,
in caso di dubbi concernenti la rimanente capacità lavorativa, si consiglia una
valutazione del rendimento collegato all’attività lavorativa tramite una
valutazione della capacità funzionale EFL (Evaluation der funktionellen
Leistungsfähigkeit) in un centro specializzato.” (doc. A 13, p. 4). 

 

                            2.4.4.   Attentamente
vagliato l’insieme della documentazione medica, il TCA ritiene di poter
validamente far capo alla valutazione dell’esigibilità lavorativa espressa dal
medico di __________ (cfr. doc. 222), ragione per la quale, tenuto conto
del solo danno infortunistico, il ricorrente va ritenuto totalmente abile in
attività leggere dal profilo del sollevamento/trasporto di pesi e della
manipolazione di attrezzi, da svolgere in posizione prevalentemente seduta.

 

                                         Questa Corte non ignora il
tenore delle obiezioni sollevate dalla rappresentante dell’assicurato (cfr. supra,
consid. 2.4.3.), tuttavia le medesime non appaiono suscettibili di generare dei
dubbi - nemmeno lievi - circa la fondatezza dell’apprezzamento enunciato dal
medico di __________.

 

                                         In primo luogo, occorre
sottolineare che l’esistenza di una piena capacità lavorativa in attività
sostitutive adeguate, è stata ammessa anche dal medico curante specialista
dell’assicurato, il neurochirurgo dott. __________, a margine della
consultazione del settembre 2017, il quale ha infatti dichiarato che “… dal mio
punto di vista il paziente sarebbe abile a una qualsiasi attività lavorativa
che non comporti movimenti di flessione ed estensione, e nemmeno di rotazione
del tronco. Ritengo che non vi siano limiti dal punto di vista del sollevamento
dei carichi sulla base della CT.” (cfr. doc. A 12, p. 2; dello stesso autore si
veda pure il referto del 20 settembre 2016, in cui il dott. __________ aveva
già affermato non sussistere “una controindicazione assoluta alla ripresa
lavorativa” in attività adeguate – cfr. doc. 199). 

                                         D’altro canto, per quanto
riguarda il rapporto del dott. __________, egli non ha affatto sostenuto che
l’apprezzamento dell’esigibilità lavorativa enunciato dal medico di __________ sarebbe
errato ma soltanto che, in caso di dubbio (che, in concreto, non sussiste soprattutto
alla luce dei concordanti pareri espressi, rispettivamente, dal medico di __________
e dal medico curante specialista), andrebbe eseguita una valutazione delle
capacità funzionali presso un centro specializzato. Del resto, secondo il TCA,
non vi è ragione di dubitare che il dott. __________, specialista proprio nella
materia che qui interessa che vanta una lunga esperienza nel campo della
medicina infortunistica e assicurativa, sia stato in grado di definire in
maniera corretta (direttamente, senza far capo a una valutazione EFL) l’esigibilità
lavorativa di un assicurato con le patologie che presenta RI 1. 

                                         In queste condizioni, il
fatto che l’amministrazione abbia rinunciato a disporre la valutazione in
questione (circa i limiti insiti nelle valutazioni EFL, si veda comunque Gilles
Rivier/Monika Seewer, Evaluation de la capacité fonctionnelle, Informations
medicales SUVA, n° 73, primavera 2002, p. 32 ss.), non presta il fianco a
critiche di sorta. 

 

                                         In esito alle
considerazioni che precedono, occorre dunque ritenere accertato, perlomeno con
il grado di verosimiglianza richiesto dalla giurisprudenza federale, che
l’insorgente, sarebbe in grado di svolgere, a tempo pieno e con un rendimento
completo, un’attività lavorativa confacente al suo stato di salute
infortunistico. 

 

                            2.4.5.   Si tratta ora di
valutare le conseguenze economiche del danno alla salute infortunistico.

 

                                         Per
quanto concerne il reddito da valido, secondo l’CO 1,
l'insorgente guadagnerebbe nel 2017, qualora non fosse rimasto vittima dell’infortunio
assicurato, un importo annuo di fr. 58'572.80 (cfr. doc. 247, p. 1).

 

                                         Questo dato – desunto da
informazioni fornite direttamente dal datore di lavoro (cfr. doc. 228, p. 1) e,
peraltro, non contestato dal ricorrente - può senz’altro essere fatto proprio
dal TCA. 

 

                            2.4.6.   Per quanto riguarda il reddito
da invalido, la giurisprudenza federale si fonda sui criteri fissati
nelle sentenze pubblicate in DTF 126 V 75 seg. e in DTF 129 V 472 seg.

 

                                         Nella prima sentenza di
principio la Corte ha stabilito che ai fini della determinazione del reddito da
invalido fa stato in primo luogo la situazione professionale e salariale
concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera
completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito
derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un
salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e
riferimenti). Qualora difettino indicazioni economiche effettive, possono,
conformemente alla giurisprudenza, essere ritenuti i dati forniti dalle
statistiche salariali. La questione a sapere se, e in quale misura al caso, i
salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti, dipende dall'insieme
delle circostanze personali e professionali del caso concreto (limitazione
addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di
permesso di dimora, grado di occupazione), criteri questi che l'amministrazione
è tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato, al riguardo, come una
deduzione massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto
delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha poi ancora rilevato, nella medesima
sentenza, che, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale
procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il
giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello
degli organi dell'assicurazione.

 

                                         Nella seconda sentenza di
principio il TFA ha fissato i criteri da adempiere affinché il reddito da
invalido possa essere validamente determinato sulla base dei salari DPL
(“Descrizione dei posti di lavoro”). 

                                         In quella sede, la nostra
Corte federale ha rilevato che, oltre a produrre almeno cinque DPL,
l’assicuratore infortuni è tenuto a fornire indicazioni sul numero totale dei
posti di lavoro entranti in linea di considerazione a dipendenza
dell’impedimento concreto, come pure sul salario più elevato, su quello più
basso, nonché su quello medio del gruppo cui è fatto riferimento. 

 

                                         L’Alta Corte,
relativamente ai dati statistici, ha stabilito che sono esclusivamente
applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali
nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla
struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori
desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle
grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I
222/04).

 

                                         In una sentenza
32.2007.165 del 7 aprile 2008 questa Corte, fondandosi sulla sentenza U 8/7 del
20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido
conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al salario
medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da invalido va
ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. Grisanti, Nuove regole per la
valutazione dell’invalidità., in: RtiD II-2006, p. 311 seg., in particolare p.
326-327) (…)”. 

 

                                         Con sentenza 8C_399/2007
del 23 aprile 2008 al consid. 6.2, il Tribunale federale ha lasciato aperta la
questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore
fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è di
regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 p. 45 consid.
6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007; nella sentenza
pubblicata in SVR 2008 IV Nr. 49 consid. 2.3. l’Alta Corte non ha ritenuto
rilevante un gap salariale del 4%).

                                         La questione è stata
definitivamente risolta con la DTF 135 V 297, sentenza in cui la nostra Massima
Istanza ha stabilito che se il guadagno effettivamente conseguito diverge di
almeno il 5% dal salario statistico usuale nel settore, esso è
considerevolmente inferiore alla media ai sensi della DTF 134 V 322 consid. 4
p. 325 e può giustificare - soddisfatte le ulteriori condizioni -, un
parallelismo dei redditi da raffrontare. Questo parallelismo si effettua però
soltanto per la parte percentuale eccedente la soglia del 5%. Inoltre, le
condizioni per una deduzione a titolo di parallelismo e per circostanze
personali e professionali sono interdipendenti, nel senso che i medesimi
fattori che incidono sul reddito non possono giustificare contemporaneamente
una deduzione a titolo di parallelismo e una deduzione per circostanze
personali e professionali.

 

                                         Questa
giurisprudenza è stata confermata ancora di recente dal TF, segnatamente nella
DTF 141 V 1 consid. 5.

 

                            2.4.7.   Nel caso
concreto, dal rapporto di cui al doc. 247 risulta che l’amministrazione ha
quantificato in fr. 57'393 il reddito da invalido, applicando la tabella RSS
2014 TA 1, livello di qualifica 1 (fr. 67'521.95), e operando successivamente
una decurtazione del 15% a titolo di deduzione sociale. 

 

                                         Il
TCA rileva innanzitutto che l’assicuratore convenuto era
legittimato a rinunciare a quantificare il reddito da invalido in base alle
DPL, in quanto il numero di schede entranti in linea di conto alla luce
dell’esigibilità lavorativa tracciata dal medico __________ (9 – cfr.
estratto di cui al doc. 247, p. 3) va considerato insufficiente per
rappresentare adeguatamente il mercato equilibrato del lavoro (sul tema, si veda
la STCA 35.2014.20 del 28 luglio
2014 consid. 2.7 e la STCA 35.2016.57 del 9 gennaio 2017 consid. 2.7.3,
cresciute incontestate in giudicato).

 

                                         Utilizzando quindi i dati
forniti dalla tabella RSS 2014 TA 1, l’assicurato,
svolgendo nel 2014 una professione che presuppone qualifiche inferiori (livello
di qualifica 1) nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle
condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR
2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile
lordo pari a fr. 5'312. 

                                         Riportando questo dato su
41.7 ore, esso ammonta a fr. 5'537.76 mensili oppure a fr.
66'453.12 per l'intero anno (fr. 5'537.76 x 12).

                                         Dopo adeguamento
all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2017, un reddito annuo di fr.
67'319.

 

                                         Per quanto riguarda la
questione del gap salariale, va rilevato che, in una sentenza
8C_141/2016 e 8C_142/2016 del 17 maggio 2016 consid. 5.2.2.3, il TF ha
stabilito che non erano dati i presupposti per aumentare il reddito da valido,
allorquando quest’ultimo è superiore al salario usuale del settore (in quella
fattispecie, quello dell’edilizia), determinato in base al salario minimo
d’assunzione previsto da un contratto collettivo di lavoro (in questo senso, si
vedano pure la STF 8C_537/2016 dell’11 aprile 2017 consid. 6, in cui la Corte
federale ha precisato che questa giurisprudenza è applicabile, mutatis
mutandis, ad altri settori nei quali è stato concluso un contratto
nazionale o un contratto collettivo di lavoro, e la STF 8C_643/2016 del 25
aprile 2017 consid. 4.3). 

 

                                         Nel caso concreto, così
come indicato dall’CO 1, il salario minimo secondo il contratto collettivo di
lavoro per l’edilizia principale ammonta nel 2017 a fr. 58'229.60, dunque
inferiore a quello che l’insorgente avrebbe realizzato, sempre nel 2017, quale manovale
edile (fr. 58'572.80 – cfr. supra, consid. 2.4.5.)
(cfr. doc. 247, p. 1). 

                                         In queste condizioni, non entra in linea di conto una decurtazione del reddito statistico da
invalido a tale titolo.

 

                            2.4.8.   In ossequio alla
giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         Nella concreta evenienza,
l’istituto assicuratore ha operato una decurtazione del 15% sul reddito
statistico da invalido, per tener conto del danno alla salute post-infortunistico
(doc. 268, p. 7).

 

                                         Considerato il riserbo di
cui deve dare prova il giudice delle assicurazioni sociali nel sostituire il
proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, 132 V
393 consid. 3.3), questo Tribunale ritiene che, operando una decurtazione del
15%, l’CO 1 non abbia abusato del proprio potere di apprezzamento. Mediante la
riduzione in questione, l’istituto convenuto ha infatti debitamente tenuto
conto degli effetti legati alla menomazione infortunistica (unico fattore
entrante in linea di conto). 

 

                                         A titolo di raffronto, il
TCA osserva di aver confermato un’analoga riduzione globale del 15% operata
dall'assicuratore ad esempio nella sentenza 35.2005.73 del 20 aprile 2006,
concernente un assicurato, di professione manovale, frontaliere (nel caso di
specie, l’assicurato dimora in Svizzera), il quale, a causa delle sequele
infortunistiche interessanti sia il polso destro che quello sinistro, era stato
giudicato in grado di esercitare soltanto delle attività sostitutive leggere,
in una sentenza 35.2015.91 del 15 febbraio 2016 riguardante un assicurato, frontaliere,
di professione operaio addetto alla produzione, il quale, a causa delle sequele
infortunistiche interessanti l'omero prossimale destro, era stato giudicato in
grado di esercitare (a tempo pieno e con un rendimento completo) soltanto delle
attività sostitutive leggere e in una sentenza 35.2016.34 del 29 agosto 2016,
concernente un’assicurata, frontaliera, in precedenza attiva in qualità di
ausiliaria nell’ambito della ristorazione/aiuto cucina, la quale, a causa del
danno alla salute interessante l’arto superiore dominante destro, conservava
una capacità lavorativa residua del 90%-100% nello svolgimento di attività
leggere adeguate.

 

                                         Il reddito da invalido,
tenuto conto di una decurtazione del 15%, ammonta dunque a fr. 57'221.15.

 

                                         Il grado di invalidità del
ricorrente - stabilito confrontando i fr. 57'221.15 al reddito che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse intervenuto l’infortunio, e cioè fr. 58'572.80
– risulta essere del 2.30%, arrotondato al 2% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2,
insufficiente per fondare il diritto alla rendita (cfr. art. 18 cpv. 1 LAINF).

 

                                         Visto che l’istituto
assicuratore ha negato all’assicurato il diritto alla rendita d’invalidità, la
decisione su opposizione impugnata deve essere confermata.

 

                               2.5.   Entità della
menomazione dell’integrità.

 

                            2.5.1.   Secondo l'art. 24 cpv. 1
LAINF, l'assicurato ha diritto a un'equa indennità se, in seguito all'infortunio,
accusa una menomazione importante e durevole all'integrità fisica o mentale.

                                         Tale indennità è assegnata
in forma di prestazione in capitale.

                                         Essa non deve superare
l'ammontare massimo del guadagno annuo assicurato all'epoca dell'infortunio ed
è scalata secondo la gravità delle menomazioni.

                                         Il Consiglio federale
emana disposizioni particolareggiate sul calcolo dell'indennità (art. 25 cpv. 1
e 2 LAINF).

 

                            2.5.2.   L'art. 36 cpv. 1 OAINF
definisce i presupposti per la concessione dell'indennità giusta l'art. 24
LAINF: una menomazione dell'integrità è considerata durevole se verosimilmente
sussisterà tutta la vita almeno con identica gravità e importante se
l'integrità fisica o mentale è alterata in modo evidente o grave.

                                         In questa valutazione
dovrà essere fatta astrazione dalla capacità di guadagno ed anche dalle
circostanze personali dell'assicurato: secondo la giurisprudenza, infatti, la
gravità della menomazione si stima soltanto in funzione di accertamenti medici
senza ritenere, all'opposto delle indennità per torto morale secondo il diritto
privato, le eventuali particolarità dell'assicurato (cfr. RAMI 2000 U 362, p.
42-43; DTF 113 V 218 consid. 4; RAMI 1987 U 31, p. 438).

                                         La parte della riparazione
del torto morale contemplata dagli

artt. 24ss. LAINF è, dunque, soltanto parziale: gli aspetti soggettivi del
danno (segnatamente il pretium doloris e il pregiudizio estetico) ne
sono esclusi (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire da la loi sur
l'assurance-accidents, Losanna 1992, p. 121).

 

                            2.5.3.   Giusta l'art. 36 cpv. 2 OAINF,
l'indennità è calcolata in base alle direttive contenute nell'Allegato 3
dell'OAINF. 

                                         Una tabella elenca una
serie di lesioni indicando per ciascuna il tasso normale di indennizzo,
corrispondente ad una percentuale dell'ammontare massimo del guadagno assicurato.

 

                                         Questa tabella -
riconosciuta conforme alla legge - non costituisce un elenco esaustivo (cfr.
RAMI 2000 U 362, p. 43; DTF 124 V 32; DTF 113 V 219 consid. 2a; RAMI 1988 U 48

p. 235 consid. 2a e sentenze ivi citate). Deve essere intesa come una norma
valida "nel caso normale" (cifra 1 cpv. 1 dell'allegato).

                                         Le menomazioni
extra-tabellari sono indennizzate secondo i tassi previsti tabellarmente per
menomazioni di analoga gravità (cifra 1 cpv. 2 dell'allegato).

                                         La perdita totale dell'uso
di un organo è equiparata alla perdita dell'organo stesso. In caso di perdita
parziale l'indennità sarà corrispondentemente ridotta; tuttavia nessuna
indennità verrà versata se la menomazione dell'integrità risulta inferiore al 5%
(cifra 2 dell'allegato).

                                         Se più menomazioni
all'integrità fisica o mentale, causate da uno o più infortuni sono
concomitanti, l'indennità va calcolata in base al pregiudizio complessivo (art.
36 cpv. 3 1a frase OAINF).

                                         Si prende in
considerazione in modo adeguato un peggioramento prevedibile della menomazione
dell'integrità. E' possibile effettuare revisioni solo in casi eccezionali,
ovvero se il peggioramento è importante e non era prevedibile (art. 36 cpv. 4
OAINF).

                                         Peggioramenti non
prevedibili non possono, naturalmente, essere anticipatamente considerati.

                                         Nel caso in cui un
pregiudizio alla salute si sviluppi nel quadro della prognosi originaria, la
revisione dell'indennità per 

                                         menomazione è, di
principio, esclusa. Per contro, l'indennità dev'essere di nuovo valutata,
quando il danno è peggiorato in una misura maggiore rispetto a quanto
pronosticato (cfr. RAMI 1991 U 132, p. 308ss. consid. 4b e dottrina ivi
menzionata).

 

                            2.5.4.   L’INSAI ha allestito una serie
di tabelle, dalla griglia molto più serrata, che integrano quella
dell'ordinanza.

                                         Semplici direttive di
natura amministrativa, esse non hanno valore di legge e non vincolano il
giudice (cfr. STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377 consid. 1c; STFA
del 7 dicembre 1988 nella causa P.; RAMI 1989 U 71, p. 221ss.).

                                         Tuttavia, nella misura in
cui esprimono unicamente valori indicativi, miranti a garantire la parità di
trattamento di tutti gli assicurati, esse sono compatibili con l'annesso 3
all'OAINF (RAMI 1987 U 21, p. 329; DTF 113 V 219, consid. 2b; DTF 116 V 157,
consid. 3a).

 

                            2.5.5.   Nella presente fattispecie, dalle
tavole processuali si evince che la valutazione della menomazione all’integrità
di cui è portatore RI 1, è stata eseguita dal dott. __________.

                                         Questo il tenore del suo apprezzamento
espresso a margine della visita medica di chiusura del 24 novembre 2016:

 

" (…).

1    Reperti

L’assicurato è portatore di postumi infortunistici importanti e
durevoli in stato dopo frattura Th12 instabile. Stato dopo fissazione per una
via d’accesso transtoracale. Stato dopo corpectomia e applicazione di un cage.

Stato dopo frattura a due livelli femore destro.

Stato dopo fissazione con fissatore esterno successivamente con
chiodo endomidollare.

Stato dopo pseudo-artrosi. Asportazione del chiodo endomidollare,
rialesaggio e nuovo inchiodamento.

Stato dopo infetto da stafilococco trattato con debridement
chirurgico.

Persiste importante dolore a livello della colonna toraco-lombare
con limitazione funzionale. Leggera ipotrofia della muscolatura dell’arto
inferiore destro con raccorciamento di 1 cm della gamba destra.

Per quanto concerne la colonna viene misurata una ipercifosi di
21°. Iperlordosi. Dolori di carattere medio continuativi, presenti anche
durante la notte e che si accentuano al minimo sforzo.

 

2    Valutazione del danno all’integrità

20%

 

3    Motivazione

Secondo la tabella 7.2 uno stato dopo frattura con una deviazione ipercifotica
e con dolori continui presenti anche di notte dà diritto ad un indennizzo tra
il 15 e il 20%. In questo caso, considerati i vari interventi che l’assicurato
ha subito anche a livello del femore ritengo giustificato un indennizzo del
20%.” (doc. 221, p. 1)

 

                                         Interpellato
dall’amministrazione nell’ambito della procedura di opposizione, con
apprezzamento del 3 maggio 2017, il medesimo medico fiduciario ha ulteriormente
precisato la propria valutazione dell’IMI:

 

" (…) Per
quanto riguarda la IMI la frattura del femore risulta perfettamente consolidata
senza mal posizioni con ottimo callo osseo. All’esame clinico in occasione
della mia visita di chiusura del 24.11.2016 non avevo reperito nessuna
patologia a livello delle ginocchia. La circonferenza era praticamente
simmetrica. Avevo solo constatato un raccorciamento dell’arto inferiore destro
di 1 cm rispetto alla sinistra. Lo stato clinico dell’arto inferiore destro
quindi non dà diritto ad un indennizzo IMI.

La valutazione quindi della IMI riguarda solo ed esclusivamente la
problematica della schiena con una ipercifosi di 21°. Iperlordosi. Dolori di
carattere medio continuativi presenti anche durante la notte e che si
accentuano al minimo sforzo che, secondo la tabella 7.2, dà diritto ad un
indennizzo del 20%.” (doc. 267)

 

                                         Con il proprio ricorso,
l’assicurato contesta l’entità dell’IMI riconosciutagli dall’amministrazione,
per il motivo che, da una parte, le sue condizioni di salute infortunistiche
non sarebbero ancora stabilizzate e, dall’altra, la menomazione all’integrità
non sarebbe stata valutata da un medico (cfr. doc. I, p. 10 e doc. 258, p. 4 s.).

 

                                         Chiamata a statuire su una
questione di natura squisitamente medica, questa Corte ritiene di poter
validamente fondare il proprio giudizio sull’apprezzamento enunciato dal
chirurgo ortopedico dott. __________, anche in considerazione del fatto che
agli atti non figurano certificazioni specialistiche divergenti.

 

                                         Le obiezioni sollevate in
merito dalla rappresentante del ricorrente risultano già a prima vista
infondate. 

                                         Da un canto, così come
dimostrato in precedenza, l’indennità riconosciuta dall’istituto assicuratore è
il frutto di un’approfondita valutazione espressa proprio dal medico di __________.

                                         Dall’altro, al
considerando 2.3.3. della presente pronunzia, il TCA è pervenuto alla
conclusione che nel gennaio 2017, vista la stabilizzazione dello stato di salute
infortunistico, l’CO 1 era ben legittimato a porre fine al versamento delle
prestazioni di corta durata e a valutare il diritto a quelle di lunga durata,
segnatamente all’IMI. 

 

                                         Sulla scorta di quanto
precede, la decisione su opposizione impugnata deve essere confermata, anche
nella misura in cui all’assicurato è stata assegnata un’indennità del 20%. 

 

                               2.6.   Deve ancora essere esaminato
se l'assicurato può essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del
gratuito patrocinio, come da lui richiesto (cfr. doc. I, p. 11). 

 

                                         I presupposti (cumulativi)
per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in principio dati se
l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato è necessario o
perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di esito positivo
(DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

 

                                         Il requisito della
probabilità di esito favorevole difetta quando le possibilità di vincere la
causa sono così esigue che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole
riflessione, rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese cui si
esporrebbe (cfr. STFA U 220/99 del 26 settembre 2000; RAMI 1994 p. 78; DTF 125
II 275 consid. 4b; DTF 119 Ia 251).

                                         A tal proposito, si
osserva che per valutare la probabilità di esito favorevole non si deve
adottare un criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente che, di
primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di essere
accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un
ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA K
75/05 del 9 agosto 2005; STFA I 173/04 del 10 agosto 2005; STFA I 422/04 del 29
agosto 2005; STFA non pubbl. del 29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF
124 I 304 consid. 2c). 

                                         Inoltre, quando le
prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si eguagliano o le
prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande non
possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125 II 275; DTF 124
I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b).

 

                                         Nel caso concreto, tenuto
conto degli elementi di valutazione emersi dalla documentazione a disposizione
e alla luce della giurisprudenza federale e cantonale consultabile sui
rispettivi siti web (www.bger.ch e www.sentenze.ti.ch), doveva apparire chiaro
che il rischio di perdere il processo era palesemente maggiore rispetto alle
prospettive di un successo, ragione per la quale il requisito della probabilità
di esito favorevole va giudicato inadempiuto. 

 

                                         In queste condizioni, non
essendo adempiuto uno dei tre presupposti cumulativi, la domanda di assistenza
giudiziaria deve essere respinta.

 

                                         Questa Corte non è
legittimata a pronunciarsi in merito alla questione di sapere se l’assicurato
avesse o meno diritto al gratuito patrocinio nell’ambito della procedura
amministrativa, posto che tale aspetto non è oggetto della decisione su
opposizione impugnata (cfr. doc. 268, p. 9). 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza tendente alla
concessione dell'assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                   3.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

 

                                   4.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti