# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6f006724-c297-5fed-a0b3-a7be1c65bd47
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-02-03
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 03.02.2023 D-2806/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2806-2021_2023-02-03.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2806/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  3  f e b b r a i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Chiara Piras (presidente del collegio),  

Susanne Genner, Nina Spälti Giannakitsas,  

cancelliera Sebastiana Bosshardt. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

con i figli   

B._______, nato il (…), 

e   

C._______, nato il (…), 

Nigeria,   

tutti patrocinati dall'avv. Eliane Schmid,  

(…),  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento;  

decisione della SEM dell'8 giugno 2021 / N (…). 

 

 

D-2806/2021 

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Fatti: 

A.  

A.a A._______, asserita cittadina nigeriana, il 4 marzo 2021 ha depositato 

una domanda d'asilo in Svizzera unitamente ai suoi figli B._______ e 

C._______.  

A.b Le indagini svolte dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: 

SEM) hanno permesso di accertare, dopo consultazione dell'unità centrale 

del sistema europeo «EURODAC», che l'interessata aveva già depositato 

una domanda d'asilo in Italia in data 18 novembre 2016 e 3 marzo 2021, in 

Germania il 19 novembre 2017 e in Francia il 18 settembre 2020. 

A.c Il 17 marzo 2021 alla richiedente sono state rilevati i dati sull'identità, 

mentre il 23 marzo 2021 si è svolto il colloquio personale conformemente 

all'art. 5 del regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell'U-

nione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III). 

A.d Il 23 marzo 2021 la SEM ha presentato alle competenti autorità italiane 

una richiesta di informazioni conformemente all'art. 34 Regolamento Du-

blino III. Il 26 marzo 2021 le suddette hanno informato la SEM che le auto-

rità germaniche il 26 febbraio 2018 avevano ritirato la richiesta di ripresa in 

carico e si erano assunte la competenza del caso.  

A.e Alla luce delle dichiarazioni rilasciate nel colloquio Dublino, il 

1° aprile 2021, la SEM ha ritenuto opportuno sentire l'interessata in una 

cosiddetta "audizione TEU (tratta di esseri umani)". In tale sede la SEM ha 

identificato la richiedente quale potenziale vittima di tratta di esseri umani 

ai sensi dell'art. 4 lett. a della Convenzione sulla lotta contro la tratta di es-

seri umani del 16 maggio 2005 (Conv. tratta, RS 0.311.543). La SEM ha 

dunque accordato all'interessata un periodo di recupero e di riflessione di 

30 giorni – dal 1° aprile 2021 al 1° maggio 2021 – conformemente 

all'art. 13 Conv. tratta. Nel corso della medesima audizione alla richiedente 

è stato anche concesso il diritto di essere sentito in merito alla responsabi-

lità della Francia, della Germania o dell'Italia per lo svolgimento della pro-

cedura di asilo e di allontanamento in virtù del Regolamento Dublino III così 

come per quanto riguarda la decisione di non entrata nel merito in virtù 

dell'art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31).  

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A.f Con scritto dell'8 aprile 2021 la rappresentante legale ha richiesto alla 

SEM l'accesso al verbale dell'audizione TEU e l'attuazione di specifiche 

misure di assistenza e tutela per le potenziali vittime di tratta di esseri 

umani giusta gli artt. 12 e 13 Conv. tratta. 

A.g Con scritto del 13 aprile 2021 gli interessati hanno trasmesso alla SEM 

il rapporto di (…) del 1° aprile 2021 concernente la richiedente.  

A.h Il 15 aprile 2021 la SEM ha replicato agli scritti dei richiedenti negando 

l'accesso al verbale dell'audizione TEU non essendo ancora conclusa l'i-

struttoria (cfr. art. 27 cpv. 1 lett. c della legge federale sulla procedura am-

ministrativa del 20 dicembre 1968, [PA], RS 172.021) ed ha rilevato che 

l'accesso alle misure di assistenza previste dall'art. 12 della Conv. tratta 

sarebbe garantito in tutte le procedure di asilo.  

A.i Con scritto del 29 aprile 2021, la richiedente ha inoltrato il rapporto re-

lativo al Colloquio (…) del 27 aprile 2021 ed ha richiesto l'applicazione 

della clausola di sovranità del Regolamento Dublino III. 

A.j Il 30 aprile 2021 la SEM ha presentato alle competenti autorità tede-

sche una richiesta di ripresa in carico dei richiedenti fondata sull'art. 18 

par. 1 lett. d Regolamento Dublino III.  

A.k Parallelamente, il 4 maggio 2021 la Segreteria di Stato ha pure pre-

sentato alla Francia una richiesta di ripresa in carico dei richiedenti fondata 

sulla medesima disposizione. La stessa è stata respinta il 6 maggio 2021. 

A.l In data 3 maggio 2021 la SEM ha segnalato l'interessata quale poten-

ziale vittima di tratta di esseri umani all'Ufficio federale di polizia (fedpol). Il 

18 maggio 2021 fedpol ha confermato la ricezione della segnalazione ed 

ha informato che dalle informazioni ottenute non potrebbe essere rilevato 

alcun legame con la Svizzera e che quindi l'Ufficio federale non avrebbe 

effettuato ulteriori passi procedurali.  

A.m Il 5 maggio 2021 la Germania ha accolto la richiesta ripresa in carico 

in applicazione dell'art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III. 

A.n Nel corso della procedura di prima istanza i richiedenti sono stati sot-

toposti a varie visite mediche.  

B.  

Con decisione dell'8 giugno 2021, notificata il 9 giugno 2021, la SEM non 

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è entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b 

LAsi ed ha pronunciato il trasferimento dei richiedenti verso la Germania. 

C.  

Con ricorso del 15 giugno 2021 (cfr. timbro del plico raccomandato; data 

d'entrata: 16 giugno 2021), gli interessati sono insorti dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il Tribunale) contro la summenzionata 

decisione chiedendone l'annullamento e la constatazione della compe-

tenza della Svizzera per l'analisi materiale della loro domanda d'asilo; in 

subordine hanno domandato la restituzione degli atti all'istanza inferiore 

per nuova valutazione; in via ancor più subordinata, la necessità di richie-

dere delle garanzie alle autorità tedesche circa la presa in carico della ri-

corrente in un programma di protezione; il tutto con contestuale richiesta di 

sospensione, in via supercautelare, dell'esecuzione della decisione e la 

concessione dell'effetto sospensivo al ricorso e dell'assistenza giudiziaria.  

Al ricorso essi hanno allegato un certificato medico del 9 giugno 2021 e la 

copia della richiesta di esame atti indirizzata alla SEM il 10 giugno 2021. 

D.  

Con misura supercautelare del 17 giugno 2021 il Tribunale ha provvisoria-

mente sospeso l'esecuzione dell'allontanamento. 

E.  

Con scritto del 17 giugno 2021 i ricorrenti hanno trasmesso al Tribunale 

per informazione lo scritto della SEM del 15 giugno 2021 che negava l'ac-

cesso agli atti richiesti. 

F.  

Il Tribunale, con decisione incidentale del 18 giugno 2021, ha accolto le 

richieste di concessione dell'effetto sospensivo al ricorso – autorizzando 

nel contempo gli insorgenti a soggiornare in Svizzera fino a conclusione 

della procedura – e dell'assistenza giudiziaria ed ha trasmesso un esem-

plare del ricorso e una copia del rapporto medico del 9 giugno 2021 all'au-

torità inferiore invitandola ad inoltrare una risposta. 

G.  

La SEM ha presentato la sua risposta al ricorso con osservazioni del 

24 giugno 2021.   

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H.  

Con scritto del 19 luglio 2021, gli insorgenti hanno replicato alle osserva-

zioni dell'autorità inferiore.  

I.  

Il 21 luglio 2021 gli insorgenti sono stati ripartiti al Cantone D._______. Le 

autorità cantonali sono altresì state informate dell'identificazione della ri-

corrente quale potenziale vittima di tratta di esseri umani.   

J.  

Con duplica del 3 agosto 2021 la SEM si limita a rinviare alle sue conside-

razioni precedenti.  

K.  

Con scritto spontaneo del 4 febbraio 2022 i ricorrenti hanno inoltrato dei 

referti medici inerenti B._______ e domandato lo stato della procedura. 

L.  

Gli stessi sono stati trasmessi dal Tribunale all'autorità inferiore per infor-

mazione con ordinanza del 21 febbraio 2022. In medesima data, il Tribu-

nale ha risposto alla richiesta di stato della procedura dei ricorrenti.  

M.  

Il 29 luglio 2022 gli insorgenti hanno trasmesso degli ulteriori certificati me-

dici inerenti la ricorrente ed il figlio B._______ ed hanno richiesto informa-

zioni circa lo stato della procedura.  

N.  

Tali documenti sono stati trasmessi alla SEM con ordinanza del 17 ago-

sto 2022 con possibilità di esprimersi entro il 1° settembre 2022. In mede-

sima data, il Tribunale ha risposto alla richiesta di stato della procedura. 

O.  

La SEM ha inoltrato le proprie osservazioni con scritto del 23 agosto 2022. 

Le stesse sono state trasmesse agli insorgenti con ordinanza del 30 ago-

sto 2022.  

P.  

Con scritto dell'8 settembre 2022 i ricorrenti hanno replicato alle osserva-

zioni della SEM del 23 agosto 2022. 

 

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Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla legge sul Tri-

bunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32) e 

dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, RS 173.110), in 

quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

2.  

2.1 I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-

riore, sono particolarmente toccati dalla decisione impugnata e vantano un 

interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto sono legittimati ad aggravarsi contro di 

essa. 

2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre dun-

que entrare nel merito del ricorso. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

4.1 Nel corso del colloquio Dublino l'interessata, oltre ad aver spiegato 

come sarebbe avvenuto l'espatrio, in merito alle varie domande d'asilo de-

positate, ha dichiarato di non aver ricevuto nessuna decisione in Italia, di 

averne ricevuta una negativa in Germania, mentre in Francia sarebbe stata 

respinta verso la Germania nel quadro dell'accordo Dublino (cfr. atto SEM 

31/4). 

4.2 Nella propria decisione, l'autorità inferiore ha anzitutto ritenuto data la 

competenza della Germania per la trattazione della domanda d'asilo. In 

seguito, l'autorità ha negato l'esistenza di carenze sistemiche ai sensi 

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dell'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III nella procedura d'asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti l'asilo. La SEM ha poi negato l'e-

sistenza di motivi che giustificherebbero l'applicazione dell'art. 16 par. 1 e 

dell'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità) che obbli-

gherebbero la Svizzera a trattare la domanda d'asilo. Per ciò che è della 

clausola di sovranità, la SEM ha in particolare ritenuto che non vi sarebbe 

alcun elemento concreto a sostegno della dichiarazione della ricorrente se-

condo la quale le autorità tedesche sarebbero intenzionate a toglierle la 

custodia dei figli. La Germania sarebbe ad ogni modo uno stato di diritto, 

con un sistema giudiziario funzionante. Inoltre, tale Stato avrebbe accettato 

la richiesta di ripresa in circo, insieme ai figli, considerando i richiedenti 

come un unico nucleo famigliare. In seguito, per quanto concerne l'identifi-

cazione della richiedente quale potenziale vittima di tratta di esseri umani, 

la SEM ha rilevato che la Germania avrebbe ratificato la Conv. tratta e sa-

rebbe già stata informata, e lo sarà nuovamente al momento del trasferi-

mento, della condizione dell’interessata. Spetterà dunque alla richiedente 

riferire alle autorità tedesche i fatti di cui sostiene essere vittima ed ella 

avrà altresì la possibilità di rivolgersi a diverse organizzazioni di sostegno 

alle vittime presenti sul territorio tedesco. In aggiunta, non vi sarebbero 

elementi concreti che permetterebbero di considerare che ella potrebbe 

essere esposta in caso di trasferimento in Germania a danni seri o tratta-

menti contrari agli art. 3 e 4 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti 

dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 

0.101), né ad un rischio di rivittimizzazione (cosiddetto "re-traffiking"). In-

vero, il tentativo di sfruttamento non sarebbe avvenuto in Germania ed inol-

tre in tale Paese ella avrebbe vissuto per diversi anni. A ciò si aggiunge-

rebbe il fatto che dal 2017 ella non avrebbe avuto più alcun contatto con le 

persone che avrebbero voluto sfruttarla in Italia e gli stessi non avrebbero 

possibilità di contattarla. Di conseguenza, il rinvio in tale Stato sarebbe le-

cito. Attualmente non sarebbe neppure prevista l'apertura di un'inchiesta o 

procedura penale in Svizzera, per il che la presenza dell'interessata sul 

territorio elvetico non sarebbe necessaria. Infine, per quanto riguarda le 

condizioni di salute degli interessati, la SEM ha rilevato innanzitutto che 

alla richiedente sarebbero stati diagnosticati un problema (…) curato con 

successo con (…) e (…), una (…) – per la quale sarebbe consigliabile una 

terapia con (…) per 4 mesi – e sarebbe inoltre stata sottoposta ad una 

visita (…) dalla quale non sarebbe emerso alcun problema degno di nota. 

In seguito, il figlio B._______ avrebbe svolto una valutazione generale del 

suo stato di salute dalla quale risulterebbe un (…) da valutare nel tempo, 

delle (…) alla (…) (…) da pregresse (…), una curva di crescita nei (…) 

nonché nessun problema a cuore, torace e addome. Dalla visita (…) sa-

rebbe emerso che egli soffrirebbe di (…) e (…), corrette in modo idoneo 

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(…). Il figlio C._______ avrebbe anche svolto una valutazione generale del 

suo stato di salute in data 25 marzo 2021, dalla quale sarebbero risultate 

buone condizioni generali e di crescita ed un normale sviluppo neurologico. 

Egli avrebbe inoltre effettuato alcune vaccinazioni e, in seguito, i relativi 

richiami. Il medico avrebbe altresì consigliato un controllo di continuità dello 

sviluppo neurologico di 30 minuti a distanza di 4 settimane. A parere 

dell'autorità inferiore dunque, la situazione medica della richiedente e dei 

suoi figli risulterebbe chiara e non di gravità tale da costituire un ostacolo 

al rinvio in Germania. In particolare, una persona con (…) non sarebbe né 

contagiosa né ammalata. Ella potrebbe poi proseguire in Germania il trat-

tamento iniziato in Svizzera. La Germania sarebbe infatti tenuta a fornire 

le cure mediche adeguate. Soltanto la capacità di trasferimento sarebbe 

decisiva e la stessa verrebbe valutata poco prima del trasferimento con 

relativa informazione delle competenti autorità. Di conseguenza, non vi sa-

rebbe alcun motivo che giustificherebbe l'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 

dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 

1999 (OAsi 1, RS 142.311). 

4.3 In sede ricorsuale, gli insorgenti, pur non contestando di principio la 

competenza della Germania per il trattamento della loro domanda d'asilo, 

ritengono che in caso di ritorno in tale Paese rischierebbero di essere rin-

viati in Nigeria in violazione del principio di non-refoulement. In Germania 

invero la procedura d'asilo sarebbe già terminata con una decisione nega-

tiva e la ricorrente non sarebbe stata riconosciuta quale potenziale vittima 

di tratta di esseri umani avendo avuto molta paura a raccontare i fatti di cui 

sarebbe stata oggetto. Inoltre, in Germania l'insorgente sarebbe stata con-

tattata dallo sfruttatore il quale l'avrebbe minacciata ed intimata di ripagare 

i suoi debiti. Senza sostegno ella sarebbe esposta ad un rischio accre-

sciuto di rivittimizzazione. A questo proposito, le considerazioni della SEM 

– ovvero la possibilità per la ricorrente di rivolgersi alle autorità tedesche e 

riferire i fatti di cui sarebbe stata vittima così come la possibilità di rivolgersi 

a diverse organizzazioni di sostegno alle vittime presenti sul territorio tede-

sco – non sarebbero condivisibili. Come anche riconosciuto dalla giurispru-

denza, risulta particolarmente difficile per le vittime raccontare i fatti subiti 

ed identificarsi come potenziali vittime di tratta. Sarebbe inoltre necessario 

tenere conto del fatto che la ricorrente avrebbe raccontato i fatti subiti di-

nanzi alle autorità elvetiche, di conseguenza, la piena responsabilità per la 

comunicazione di tali eventi non potrebbe ricadere solamente su di lei. 

L'autorità inferiore sarebbe dunque tenuta a sollecitare la Germania a rico-

noscere la ricorrente quale potenziale vittima di tratta di esseri umani e 

riconoscerle le garanzie che le spettano giusta l'art. 12 Conv. tratta. Altresì, 

la SEM avrebbe omesso di accordare all'insorgente la protezione di cui 

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necessiterebbe. Ella sarebbe infatti in cattive condizioni di salute e partico-

larmente vulnerabile. Soltanto in Svizzera ella sarebbe riuscita ad acquisire 

la fiducia necessaria per raccontare alle autorità statali il suo vissuto e nel 

nostro Paese la sua situazione si sarebbe stabilizzata. I ricorrenti ritengono 

dunque che, alla luce anche del benessere superiore dei fanciulli sancito 

dall'art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 

(di seguito: Conv. diritti fanciullo, RS 0.107), la SEM dovrebbe entrare nel 

merito della loro domanda d'asilo. Se così non fosse, l'autorità inferiore do-

vrebbe trasmettere le informazioni alle autorità tedesche e richiedere delle 

garanzie che la ricorrente venga riconosciuta anche da tali autorità quale 

potenziale vittima di tratta di esseri umani e che le cure mediche necessarie 

le saranno concesse, essendoci un accresciuto rischio di violazione 

dell'art. 3 e 4 CEDU in caso di trasferimento.  

4.4 In sede di risposta al ricorso la SEM sottolinea che il fatto che la man-

cata identificazione da parte delle autorità tedesche quale potenziale vit-

tima di tratta di esseri umani non renderebbe inesigibile il trasferimento 

verso la Germania. Ad ogni modo le autorità sarebbero state informate con 

la richiesta di ripresa in carico e verrebbero informate nuovamente al mo-

mento del trasferimento. L'autorità inferiore aggiunge che potrà decidere la 

ricorrente stessa se denunciare il reato subito anche alle autorità tedesche. 

Per quanto concerne il rapporto citato dagli insorgenti in sede ricorsuale in 

merito alla necessità di ottenere delle garanzie formali ed individuali, la 

SEM ritiene che nell'ambito di trasferimenti Dublino queste non siano ne-

cessarie. Invero, la Germania, in quanto firmataria della Conv. tratta, appli-

cherebbe l'art. 16 Conv. tratta relativo alle precauzioni da prendere in rela-

zione al rimpatrio e al rientro di vittime di tratta al fine di evitare la rivittimiz-

zazione. In sede ricorsuale l'insorgente non avrebbe dimostrato l'esistenza 

di indizi concreti che permetterebbero di ritenere una violazione degli art. 3 

e 4 CEDU. La ricorrente avrebbe vissuto per diversi anni in Germania 

senza ritrovarsi nuovamente vittima del reato. Altresì, ella avrebbe dichia-

rato che il suo ultimo contatto telefonico con il suo persecutore risalirebbe 

all'inizio del 2017. Peraltro, la ricorrente non avrebbe mai avuto un contatto 

personale con lo stesso. Infine, il tentativo di sfruttamento non sarebbe av-

venuto in Germania e non sarebbe neppure verosimilmente possibile che 

il persecutore la possa rintracciare e/o contattare in tale Paese. Infine, le 

indagini svolte non avrebbero permesso di identificare i suoi sfruttatori. Su 

queste basi si potrebbe ragionevolmente relativizzare il rischio di re-traffi-

king. Tale rischio, non verrebbe peraltro descritto concretamente in sede 

ricorsuale. In seguito, l'autorità inferiore ritiene che l'insorgente non 

avrebbe presentato alcun elemento a sostegno del fatto che la sua proce-

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Pagina 10 

dura d'asilo non si sarebbe svolta in maniera regolare in Germania. Spet-

terebbe inoltre alla medesima menzionare i suoi motivi d'asilo ed eventuali 

ostacoli all'allontanamento. Non sarebbe dunque corretto affermare che un 

rimpatrio in Nigeria da parte delle autorità tedesche costituirebbe una vio-

lazione del principio di non-refoulement. Ella avrebbe infatti avuto accesso 

ad una procedura d'asilo conforme ad uno stato di diritto e le spetterebbe 

far valere i suoi diritti e se del caso rivolgersi alle istanze superiori. L'inte-

resse superiore dei bambini sarebbe poi quello di rimanere con la madre, 

e se del caso ricongiungersi anche col padre, per il quale la Germania sa-

rebbe pure competente per il trattamento della domanda d'asilo. Infine, la 

situazione medica della ricorrente risulterebbe immutata, la visita medica 

del 9 giugno 2021 sarebbe stata prevista per discutere e cominciare la te-

rapia profilattica per la (…) come già indicato nel documento medico del 

1 giugno 2021. 

4.5 Con replica del 19 luglio 2021, i ricorrenti ritengono che nel caso di spe-

cie la Germania non avrebbe adempiuto agli obblighi sanciti dalla Conv. 

tratta. Vi sarebbero infatti stati diversi indizi che avrebbero dovuto portare 

le autorità tedesche ad indentificare la ricorrente quale vittima di tratta di 

esseri umani. Per l'insorgente sarebbero necessarie le giuste circostanze 

per raccontare gli eventi occorsi. La Svizzera avrebbe un obbligo di prote-

zione nei suoi confronti e l'insorgente si sentirebbe sicura nel nostro paese. 

Qualora si prendesse in considerazione un trasferimento in Germania, bi-

sognerebbe assicurarsi che le autorità competenti vengano sufficiente-

mente informate, in modo tale da non imporre alla ricorrente la necessità 

di dover nuovamente raccontare gli avvenimenti. Le informazioni tra-

smesse alle autorità tedesche nell'ambito della richiesta di ripresa in carico 

non sarebbero nella fattispecie sufficienti per rispettare l'obbligo d’informa-

zione. Nel caso in questione le problematiche risiederebbero nel fatto che 

la ricorrente sia riuscita soltanto con molta difficoltà ad aprirsi e a raccon-

tare i fatti subiti. La protezione di cui necessiterebbe, potrebbe essere ga-

rantita soltanto con l'entrata nel merito della domanda d'asilo o tramite la 

richiesta di garanzie all'autorità tedesca. Per quanto concerne il rischio di 

rivittimizzazione, la ricorrente rileva che qualora dovesse essere trasferita 

in Germania senza sostegno, ella si ritroverebbe in un Paese nel quale già 

una volta non avrebbe avuto il coraggio di raccontare il suo vissuto. A ciò 

si aggiungerebbe poi il fatto che sarebbe notorio che i persecutori sareb-

bero organizzati in diversi paesi e sarebbero in grado di ritrovare l'insor-

gente. Altresì, la procedura d'asilo in Germania sarebbe già conclusa e la 

riapertura della procedura sarebbe oltremodo difficile.  

D-2806/2021 

Pagina 11 

4.6 Con scritto del 4 febbraio 2022 i ricorrenti informano il Tribunale in me-

rito al fatto che il figlio B._______ si troverebbe in trattamento medico e 

che soffrirebbe, tra le altre cose, di (…), altresì necessiterebbe di un am-

biente stabile. Di conseguenza, andrebbe tenuto conto della particolare 

vulnerabilità del bambino. Mentre con scritto del 29 luglio 2022 gli insor-

genti aggiornano la loro situazione medica. La ricorrente dovrebbe in par-

ticolare assumere dei medicamenti per la (…), mentre il figlio B._______ 

sarebbe tuttora seguito per il monitoraggio del suo (…). In caso di trasferi-

mento, dunque, egli rischierebbe di non potere proseguire il trattamento. 

Altresì, anche il figlio C._______ dovrebbe essere valuto dal punto di vista 

(…). Infine, essi rilevano come la durata della procedura d'asilo graverebbe 

ulteriormente la situazione.  

4.7 La SEM, con preavviso del 23 agosto 2022, rileva anzitutto che per 

quanto riguarda la durata della procedura d'asilo, fra il 2016 e il 2021 l'in-

teressata avrebbe depositato quattro domande d'asilo, una delle quali sa-

rebbe già stata esaminata nel merito in Germania. Ella sarebbe poi già 

stata informata dalle autorità francesi della competenza della Germania 

sulla base del Regolamento Dublino III. Di conseguenza, pur considerate 

le difficoltà che l'incertezza relativa alla propria procedura possano cau-

sare, tale situazione non sarebbe imputabile alle autorità svizzere. In se-

guito, la SEM prende atto della situazione medica di B._______ e della 

ricorrente e ritiene che non vi sarebbe alcun nuovo elemento medico che 

risulterebbe ostativo ad un trasferimento dei ricorrenti in Germania. Nel 

caso in disamina non vi sarebbero elementi che permetterebbero di rite-

nere che la Germania avrebbe privato i ricorrenti di cure mediche adeguate 

o che lo farebbe in futuro. Soltanto la capacità di trasferimento sarebbe 

decisiva per il seguito della procedura Dublino e quest'ultima verrà valutata 

in modo definitivo poco prima del trasferimento. In conformità agli art. 31 e 

32 Regolamento Dublino III la SEM informerà dipoi le autorità tedesche dei 

problemi medici degli insorgenti e dei trattamenti necessari, non essendoci 

dunque alcun rischio di interruzione della terapia. Pertanto, non vi sarebbe 

alcun obbligo per la Svizzera di applicazione della clausola di sovranità. 

4.8 Con osservazioni finali dell'8 settembre 2022 i ricorrenti ritengono che 

la SEM misconoscerebbe la loro situazione. Nel caso in disamina, il punto 

di questione sarebbe il fatto che nel quadro della procedura d'asilo in Ger-

mania non vi sarebbero state le condizioni adeguate affinché la ricorrente 

fosse riconosciuta quale vittima di tratta di esseri umani e le fosse garantita 

la necessaria protezione. Le osservazioni della SEM sarebbero poi prive di 

riferimento alla situazione personale della ricorrente e dei bambini. L'auto-

rità inferiore avrebbe dovuto piuttosto valutare in che misura l'insorgente 

D-2806/2021 

Pagina 12 

ed i suoi figli potrebbero accedere ad un tale trattamento, ritenuto lo stato 

del procedimento e l'assenza di conoscenze da parte delle autorità tede-

sche del fatto che ella sia stata identificata quale vittima di tratta di esseri 

umani. Altresì, un nuovo cambio di domicilio potrebbe all'interruzione al-

meno a medio, ma anche a lungo termine del trattamento di B._______, 

pregiudicando il rapporto di fiducia instaurato ed i risultati finora ottenuti. 

Ciò non sarebbe manifestamente compatibile con il suo interesse supe-

riore.  

5.  

5.1 Per quanto attiene la problematica della tratta di esseri umani, occorre 

rinviare a quanto sancito nella DTAF 2016/27. In tale contesto il Tribunale 

ha rilevato che, in presenza di indizi concreti di tratta di esseri umani, la 

quale deve essere considerata come una violazione dell'art. 4 CEDU, vi 

sono degli obblighi che si impongono alla Svizzera e che vanno presi in 

considerazione dalla SEM (cfr. DTAF 2016/27 consid. 5 e 6 con riferimenti 

menzionati). Tali obblighi derivano segnatamente dal Protocollo addizio-

nale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata 

transnazionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in 

particolare di donne e bambini del 15 novembre 2000 (Protocollo di Pa-

lermo, RS 0.311.542) e dalla Conv. tratta. Le vittime devono essere identi-

ficate, protette e sostenute. Inoltre nel caso in cui le autorità competenti 

abbiano ragionevoli motivi per credere che una persona sia stata vittima di 

sfruttamento, esse devono adoperarsi onde evitarne l'allontanamento fin-

tanto che la procedura d'identificazione sia completata (art. 10 cpv. 2 Conv. 

tratta). Le autorità elvetiche preposte devono inoltre assicurarsi che la per-

sona riceva l'assistenza di cui all'art. 12 (cpv. 1 e 2) Conv. tratta (art. 10 

cpv. 2 Conv. tratta), così come un periodo di recupero e di riflessione di 

almeno 30 giorni (cfr. art. 13 Conv. tratta).  

5.2 Ad identificazione avvenuta, delle misure devono essere prese per pro-

teggere efficacemente la vittima se il rischio di un nuovo reclutamento o di 

rappresaglie è reso verosimile. Gli obblighi in parola si impongono a tutte 

le autorità che possono avere dei contatti con le persone implicate e quindi, 

segnatamente, alle autorità incaricate dell'esame di una procedura d'asilo 

(cfr. DTAF 2016/27 consid. 5; tra le tante la sentenza del Tribunale D-3595/

2022 del 4 ottobre 2022 consid. 6.2 e relativi riferimenti; anche: NULA FREI, 

Menschenhandel und Asyl: Die Umsetzung der völkerrechtlichen Verpflich-

tungen zum Opferschutz im schweizerischen Asylverfahren, 2018, 

pag. 125-127, 161 segg., 176 segg.). 

D-2806/2021 

Pagina 13 

5.3 Nel caso in narrativa la SEM, dopo aver effettuato un'audizione davanti 

un team del suo stesso genere (cfr. atto SEM 49/21) ha identificato l'insor-

gente quale potenziale vittima di tratta di esseri umani e le ha concesso un 

periodo di recupero e di riflessione ai sensi dell'art. 13 Conv. tratta (cfr. atto 

SEM 47/2). Inoltre, la ricorrente è stata informata sul fatto che gli impiegati 

della SEM sono tenuti per legge a denunciare alle autorità di persegui-

mento penale i crimini e i delitti perseguibili d'ufficio che constatano o sono 

loro segnalati nell'esercizio della loro funzione (art. 22° della legge del 24 

marzo 2000 sul personale federale [LPers, RS 172.220.1)]. Fedpol, sulla 

base delle dichiarazioni della ricorrente, ha rilevato che la vittima potenziale 

non sarebbe presente nella banca dati a disposizione, non sarebbe stata 

in grado di fornire indicazioni precise sull'autore e sul luogo del reato e che 

dagli atti non sarebbe possibile stabilire alcun legame con la Svizzera. Di 

consguenza, fedpol non avrebbe effettuato ulteriori misure ed ha rilevato 

che l'interessata avrebbe diritto in ogni momento a costituirsi quale vittima 

di tratta di esseri umani presso la polizia cantonale competente. 

5.4 Pertanto, in assenza di ulteriori accertamenti da svolgere sul territorio 

elvetico, si deve dunque partire dall'assunto che gli obblighi che si impone-

vano all'autorità competente in materia d'asilo siano stati ossequiati. 

6.  

6.1 Giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura d'asilo e d'allontanamento. 

6.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l'esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di presa in carico del richiedente l'asilo da parte dello Stato in que-

stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

6.3 Ai sensi dell'art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di prote-

zione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni criterio per la de-

terminazione dello Stato membro competente – enumerato al capo III – è 

applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 par. 1 Rego-

lamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regolamento non trova 

D-2806/2021 

Pagina 14 

applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri). Inoltre, 

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato do-

manda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III). 

Contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back) – come è il caso di specie – di principio non viene effettuato un 

nuovo esame di determinazione dello Stato membro competente secondo 

il capo III Regolamento Dublino III (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 con 

riferimenti citati).  

6.4 Giusta l'art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell'Unione europea (di seguito: CartaUE), lo Stato membro che ha avviato 

la procedura di determinazione della competenza prosegue l'esame dei 

criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere 

designato come competente. Qualora non sia possibile eseguire il trasferi-

mento verso un altro Stato membro designato in base ai criteri del capo III 

o verso il primo Stato membro in cui la domanda è stata presentata, lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione diventa lo 

Stato membro competente. 

6.5 Lo Stato membro competente è tenuto a riprendere in carico – in osse-

quio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – un cittadino di un paese 

terzo o un apolide del quale è stata respinta la domanda e che ha presen-

tato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio di un 

altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. d Rego-

lamento Dublino III). 

6.6 Nel caso in disamina, i ricorrenti hanno presentato una domanda d'asilo 

in Italia in data 18 novembre 2016 e 3 marzo 2021, in Germania il 19 no-

vembre 2017 e in Francia il 18 settembre 2020 (cfr. atto SEM 18/1). Alla 

luce inoltre della risposta delle autorità italiane alla richiesta di informazioni 

della SEM (cfr. atto SEM 40/1), la SEM, il 30 aprile 2021 ha presentato una 

richiesta di ripresa in carico dei richiedenti alle autorità tedesche fondata 

sull'art. 18 par. 1 lett. d Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 61/7). Le 

suddette autorità hanno accettato la richiesta in data 5 maggio 2021, in ap-

plicazione della medesima disposizione (cfr. atto SEM 71/3). La compe-

tenza della Germania, risulta dunque di principio data. 

D-2806/2021 

Pagina 15 

7.  

7.1 Quo alla procedura di asilo e di accoglienza dei richiedenti in Germania, 

non vi sono fondati motivi di ritenere che sussistano carenze sistemiche 

che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante ai sensi 

dell'art. 4 della Carta UE (cfr. art. 3 par. 2 2ª frase Regolamento Dublino 

III).  

7.2 La Germania è legata alla CartaUE e firmatario della CEDU, della Con-

venzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti 

crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione 

del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), 

oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 

(RS 0.142.301) e ne applica, a tale titolo, le disposizioni. 

Di conseguenza, la Germania è presunta rispettare la sicurezza dei richie-

denti l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione della propria domanda 

secondo una procedura giusta ed equa e garantire una protezione con-

forme al diritto internazionale ed europeo (cfr. direttiva 2013/32/UE del Par-

lamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme 

relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]). 

7.3 Tale presunzione, non è tuttavia assoluta e può essere confutata in 

presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le autorità di tale Stato non 

rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 

consid. 7.4 e 7.5). La stessa va inoltre scartata d'ufficio in presenza di vio-

lazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall'Unione europea o 

di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 con-

sid. 6; sentenza della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gen-

naio 2011, 30696/09). 

7.4 Nel caso di specie, nulla permette di ritenere l'esistenza di una pratica 

attuale avverata di violazione sistematica delle norme comunitarie minime 

in materia. Conseguentemente, l'applicazione dell'art. 3 par. 2 2a frase Re-

golamento Dublino III non si giustifica nel caso di specie. 

D-2806/2021 

Pagina 16 

8.  

8.1 È ora necessario esaminare, se la SEM abbia a giusto titolo omesso di 

applicare le clausole discrezionali di cui all'agli art. 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III nonché 29a cpv. 3 OAsi 1. 

8.2 Giusta l'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III (clausola di sovranità), 

in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato membro 

può decidere di esaminare una domanda di protezione internazionale pre-

sentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale 

esame non gli compete.  

8.3 Ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se “motivi umanitari” lo giusti-

ficano, la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda. Nell'applicazione di tale articolo, l'autorità inferiore 

dispone di un reale potere di apprezzamento ed il Tribunale, a seguito 

dell'abrogazione dell'art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi (entrata in vigore il 1° feb-

braio 2014), dispone di un potere di esame ridotto (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare se la SEM ha esercitato 

il suo potere di apprezzamento in modo conforme alla legge, ossia se l'au-

torità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l'ha fatto secondo criteri og-

gettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Qualora la decisione sia 

sostenibile, tenuto conto dell'interpretazione della nozione di motivi umani-

tari, e sia conforme ai principi costituzionali – quali il diritto di essere sentito, 

il principio della parità di trattamento ed il principio della proporzionalità – il 

Tribunale non può sostituire il suo libero apprezzamento a quello della SEM 

(cfr. sentenza del Tribunale D-5666/2017 del 19 marzo 2018 consid. 4.4). 

8.4 Al contrario, se il trasferimento del richiedente nel paese di destina-

zione contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra 

cui quelle della CEDU, l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clau-

sola di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribu-

nale dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 con-

sid. 8.2.1). 

9.  

9.1 Con il ricorso gli insorgenti lamentano anzitutto il fatto che le autorità 

tedesche non siano a conoscenza dell'identificazione della ricorrente quale 

potenziale vittima di tratta di esseri umani ed il fatto che la procedura d'asilo 

in tale Paese sia già terminata con una decisione negativa e di allontana-

D-2806/2021 

Pagina 17 

mento verso la Nigeria. Ciò che comporterebbe un alto rischio di "re-traffi-

king". È dunque d'uopo esaminare la conformità del trasferimento verso la 

Germania dell'insorgente, riconosciuta quale vittima potenziale di tratta di 

esseri umani ai sensi dell'art. 4 lett. a Conv. tratta, con gli obblighi interna-

zionali contratti dalla Svizzera, ed in particolare con l'art. 3 CEDU.  

9.2  

9.2.1 Quo ai timori ed alle rimostranze eccepite dalla richiedente, giova 

rammentare che per valutare i rischi legati ad un trasferimento Dublino, è 

necessario determinare la volontà e la capacità dello Stato di destinazione 

nel predisporre le misure appropriate ad assicurare la protezione contro un 

rischio di subire un trattamento contrario al diritto internazionale (cfr. fra le 

tante, sentenza del Tribunale D-3595/2022 del 4 ottobre 2022 consid. 12.1 

e relativo riferimento). 

9.2.2 In primo luogo, va rilevato come all'occorrenza la Germania ha ratifi-

cato sia la Conv. tratta che il Protocollo di Palermo e ne applica le norma-

tive. Inoltre, il Paese in parola è membro dell'Unione europea ed è notoria-

mente uno Stato di diritto munito di autorità di polizia in grado di fornire una 

protezione adeguata, così come di un sistema giudiziario indipendente ca-

pace di far rispettare le disposizioni di legge.  

9.2.3 Su questi presupposti, ci si può quindi attendere dalla ricorrente, 

ch'ella tuteli i propri diritti adendo le adeguate vie di diritto dinanzi alle com-

petenti autorità tedesche, le quali avranno poi l'incombenza di esperire gli 

accertamenti del caso ed ordinare gli eventuali provvedimenti confacenti. 

Oltretutto – ponendo anche la mente al fatto che, contrariamente a quanto 

sostenuto in sede di replica, per sua stessa ammissione l'interessata non 

ha mai domandato protezione alle autorità tedesche (cfr. atto SEM 49/21, 

D72) − nulla permette di ritenere che la Germania abbia violato gli obblighi 

sanciti dalla Conv. tratta né che non terrà conto della condizione di poten-

ziale vittima di esseri umani dell'insorgente nel rispetto della suddetta con-

venzione. Allo stesso modo, appartiene alle autorità tedesche di verificare 

il rischio di rivittimizzazione nel caso di un eventuale allontanamento verso 

la Nigeria. In merito al fatto che le autorità tedesche non sarebbero a co-

noscenza dell'identificazione, il Tribunale rileva in primo luogo che la SEM 

ha già effettuato una prima comunicazione di tale fatto al momento della 

richiesta di ripresa in carico. In secondo luogo, vi è modo di rilevare che 

l'autorità inferiore, al momento dell'organizzazione del trasferimento reite-

rerà tale informazione – in maniera completa – in conformità all'art. 31 Re-

golamento Dublino III, così da permettere alle autorità di intraprendere 

delle eventuali misure di protezione nei confronti dell'interessata. Alla luce 

D-2806/2021 

Pagina 18 

di quanto sopra, non è dunque ravvisabile la necessità di ottenere delle 

garanzie individuali e concrete da parte delle autorità tedesche quanto alla 

presa in carico in un programma di protezione. 

9.3 Sicché, in casu, malgrado la condizione di potenziale vittima di tratta di 

esseri umani, un trasferimento in Germania non configura una violazione 

dell'art. 3 CEDU, così come neppure del diritto internazionale.  

9.4 A ciò si aggiunge il fatto che nella fattispecie non vi sono indizi per rite-

nere che la domanda sia stata trattata in modo lacunoso e che lo Stato di 

destinazione non abbia rispettato il principio del divieto di respingimento. 

In tutta evidenza, il trasferimento dei ricorrenti in Germania non li espone 

al rischio di respingimento a catena, quindi di rinvio in un paese dove la 

loro vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate.  

10.  

10.1 È ora necessario chiarire se i problemi medici dei quali sarebbero af-

fetti gli insorgenti siano atti a rendere il loro trasferimento verso la Germa-

nia non conforme all'art. 3 CEDU (infra consid. 10.2), rispettivamente se il 

trasferimento sia conforme all'interesse superiore dei fanciulli (art. 3 Conv. 

diritti fanciullo, infra consid. 10.3).  

10.2  

10.2.1 La Corte europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) ha stabilito che il 

respingimento forzato di persone che soffrono di problemi medici non è 

suscettibile di costituire una violazione dell'art. 3 CEDU, a meno che la ma-

lattia dell'interessato non si trovi ad uno stadio avanzato e terminale, al 

punto che la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sen-

tenza della Corte EDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1). A tal proposito, la Corte EDU ha suc-

cessivamente precisato, che una violazione dell'art. 3 CEDU può però an-

che sussistere qualora vi siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in 

assenza di trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà 

confrontata ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggio-

ramento delle condizioni di salute comportante delle intense sofferenze o 

una significativa riduzione della speranza di vita (cfr. sentenza della Corte 

EDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 41738/10, § 181 

segg.).  

10.2.2 Nel caso di specie, il quadro clinico dell'interessata – sufficiente-

mente acclarato al momento della decisione impugnata – non risultava 

D-2806/2021 

Pagina 19 

contraddistinto da affezioni tali da porre l'interessata gravemente ed irrime-

diabilmente a rischio con un trasferimento verso la Germania, luogo dove 

sono peraltro notoriamente disponibili infrastrutture mediche equiparabili a 

quelle Svizzere. L'insorgente è stata infatti in trattamento con (…) e (…) 

per le (…), mentre il 19 maggio 2021 è stata sottoposta ad una visita (…), 

la quale ha avuto esiti nella norma. Inoltre, per la diagnosticata (…), all'in-

teressata è stato prescritto un trattamento preventivo della durata di quattro 

mesi con (…), ad oggi terminato (cfr. F2 del 9 giugno 2021, allegato ricor-

suale n. 4).   

10.2.3 Per quanto riguarda invece B._______, il 25 marzo 2021 egli è stato 

visitato da un medico generalista il quale ha diagnosticato un (…) da os-

servare nel tempo, estese (…) alla (…) da pregresse (…), curva di crescita 

nei (…) da rivalutare nel tempo e seri problemi alla (…) che necessitano 

una visita (…) (cfr. atto SEM 77/3). Il 26 marzo 2021 è stato visitato da uno 

specialista in (…) il quale gli ha diagnosticato (…) e (…), già in (…). Inoltre, 

egli è stato sottoposto ad una valutazione precoce dello (…) e gli è stato 

diagnosticato un (…), un (…) e (…). Da metà marzo 2022 la famiglia è 

dunque sostenuta da una (…) per un'ora alla settimana.  

10.2.4 Per quanto riguarda C._______, nonostante con osservazioni del 

29 luglio 2022 i ricorrenti abbiano asserito che anch'egli avrebbe dovuto 

essere valutato dal punto di vista (…), ad oggi non sarebbero conosciute 

delle eventuali diagnosi e/o terapie.  

10.2.5 Pertanto, senza sminuire le problematiche in essere dei ricorrenti, 

non si può che constatare come le stesse non siano manifestamente tali 

da costituire un ostacolo al trasferimento. Ad ogni modo si evidenzia come 

la Germania in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, deve 

provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza sanita-

ria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il tratta-

mento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la neces-

saria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di acco-

glienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di assi-

stenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva). 

10.2.6 Inoltre, si osserva che la comunicazione dello stato di salute dell'in-

sorgente e dei suoi figli alle autorità tedesche, come pure delle cure e dei 

trattamenti di cui essi eventualmente necessiteranno in futuro, avverrà per 

il resto prima del loro trasferimento, come previsto dagli art. 31 e 32 del 

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Pagina 20 

Regolamento Dublino III. Altresì, essi potranno ovviare a possibili compli-

cazioni dell'ottenimento dei farmaci che sono stati loro prescritti venendo 

trasferiti con una riserva sufficiente. 

10.3  

10.3.1 Passando ora all'analisi dell'interesse superiore del fanciullo, i criteri 

applicabili per determinarlo comprendono valutazioni in merito alla sua età, 

al suo grado di maturità, ai suoi legami di dipendenza e alla natura delle 

relazioni con le persone di sostegno (prossimità, intensità, importanza per 

la sua crescita, impegno e capacità di presa a carico). Parimenti da 

analizzare sono lo stato e le prospettive di sviluppo e di formazione 

scolastica rispettivamente professionale nonché le possibilità e le difficoltà 

di reinserimento. Nell'analisi di tali criteri, la durata del soggiorno in 

Svizzera è un fattore di grande importanza, posto che i bambini in tenera 

età non devono essere sradicati senza validi motivi dall'ambiente nel quale 

sono cresciuti. Dal punto di vista psicologico, occorre prendere in 

considerazione non solo la famiglia in senso stretto quantopiù l'insieme 

delle relazioni sociali. Una forte integrazione in Svizzera, derivante in 

particolare da un lungo soggiorno e da una scolarizzazione in tale paese, 

può infatti avere quale conseguenza uno sradicamento dal paese d'origine, 

che può, secondo le circostanze, rendere inesigibile l'esecuzione 

dell'allontanamento (cfr. DTAF 2009/51 consid. 5.6; DTAF 2009/28 consid. 

9.3.2 e sentenza del Tribunale D-5/2019 del 21 febbraio 2022 con-

sid. 10.4). 

10.3.2 Nel caso in disamina, per ciò che attiene alla situazione specifica di 

B._______ e di C._______, il Tribunale rileva anzitutto che non sussistono 

elementi per concludere che il trasferimento in Germania equivarrebbe ad 

uno sradicamento completo tale da pregiudicare il loro sviluppo ed equili-

brio. Invero, essi risiedono in Svizzera da poco meno di due anni, un lasso 

di tempo troppo breve per considerarla una situazione di stabilità. Per 

B._______, inoltre, il soggiorno su suolo elvetico risulta di durata inferiore 

al soggiorno in Germania dove ha vissuto per due anni e mezzo. A ciò si 

aggiunge il fatto che i bambini, di quasi (…), rispettivamente di (…) anni 

(…), sono ancora in tenera età e non ancora scolarizzati. Per ciò che ri-

guarda poi la necessità di una continuità della terapia di B._______ intra-

presa, contrariamente a quanto rilevato dai ricorrenti in sede di scambio 

scritti, non risulta dagli atti medici che un trasferimento pregiudicherebbe 

tutti i risultati ottenuti, né che lo stesso implicherebbe un'interruzione della 

terapia a lungo termine, risultando così contrario all'interesse superiore del 

fanciullo. Infatti, come già rilevato in precedenza, in conformità all'art. 31 

Regolamento Dublino III la SEM è tenuta a comunicare alle competenti 

D-2806/2021 

Pagina 21 

autorità tedesche prima del trasferimento i problemi medici di cui soffrono 

i ricorrenti e le terapie e misure di sostegno di cui necessitano. Ciò permet-

terà la ripresa delle terapie e delle misure necessarie in tempi brevi e con 

i minor disagi possibili, ritenuto anche che la lingua parlata in Svizzera te-

desca, dove soggiornano i ricorrenti, ed in Germania è la stessa e non es-

sendovi indizi che permettano di ritenere che la Germania negherà l'ac-

cesso alle cure o alle misure di appoggio per favorire lo sviluppo di 

B._______.  

10.3.3 In conclusione dunque, il trasferimento dei ricorrenti in Germania 

non risulta essere contrario all'interesse superiore dei fanciulli sancito 

dall'art. 3 Conv. fanciulli.  

11.  

11.1 Infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere 

che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-

mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1. Alla luce 

degli atti all'inserto e delle circostanze del caso di specie, la decisione ri-

sulta essere sostenibile e conforme ai principi costituzionali, quali il diritto 

di essere sentito, il principio della parità di trattamento ed il principio della 

proporzionalità. Pertanto, il Tribunale non può sostituire il suo libero ap-

prezzamento a quello della SEM. 

11.2 Non si ravvisa pertanto alcun obbligo di applicare la clausola discre-

zionale di cui all'art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III.  

11.3 In mancanza dell'applicazione della succitata norma da parte della 

Svizzera, la Germania è competente per la ripresa in carico degli insorgenti 

in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 del Regolamento 

Dublino III. 

12.  

12.1 Ne discende che è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito 

della domanda d'asilo dei ricorrenti, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 

lett. b LAsi ed ha pronunciato il loro trasferimento conformemente all'art. 44 

LAsi. 

12.2 In siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della legge sugli 

stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, RS 142.20), dal 

momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel 

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Pagina 22 

merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 con-

sid. 5.2). 

13.  

Visto quanto precede, il ricorso deve essere respinto e la decisione della 

SEM, che rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il 

trasferimento dei ricorrenti dalla Svizzera verso la Germania, confermata. 

14.   

Da ultimo, visto l'esito della procedura, le spese processuali, che seguono 

la soccombenza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 

5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, avendo il Tribunale accolto, 

con decisione incidentale del 18 giugno 2021, la domanda di assistenza 

giudiziaria, non sono riscosse spese. 

15.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d'estradizione presentata nello Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Pagina 23 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Non si prelevano spese processuali. 

3.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

La presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Chiara Piras Sebastiana Bosshardt 

 

 

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