# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7f611aba-f73e-5a66-ae8f-9ffc7d5488d9
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2005-06-01
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale della pianificazione 01.06.2005 90.2002.130
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRPI_001_90-2002-130_2005-06-01.html

## Full Text

Incarto n.

  90.2002.130

   

  	
  Lugano

  1 giugno 2005

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale della pianificazione del
  territorio

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, vicepresidente,

  Matteo Cassina e Stefano Bernasconi, quest'ultimo in
  sostituzione del giudice Raffaello Balerna, astenutosi

  

 

	
  segretario:

  	
  Leopoldo Crivelli

  

 

 

statuendo sul ricorso 27 agosto 2002 di

 

 

	
   

  	
  RI 1 

  RI 2 

  patr. da: PR 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la decisione 25 giugno 2002 (n. 3098) con cui il Consiglio
  di Stato ha deciso alcune parti sospese del piano regolatore del comune di __________;

  

 

 

viste le risposte:

-      7 ottobre 2002 del PI
1;

-    22 ottobre 2002 della
divisione della pianificazione territoriale del Dipartimento del territorio;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

A.      a) Il 19 giugno 2002 RI 2 ha acquistato da RI 1 la part. n. __________
RFD di __________, situata in località __________. Il fondo, di complessivi mq 2016,
di cui mq 1636 censiti quale prato campo (sub. a) e mq 380 censiti quale
bosco (sub. b), confina a nord est con alcuni fondi edificati (part. n. __________,
__________ e __________) e a sud-ovest con la part. n. __________ di proprietà
di __________ e __________. Anche quest'ultimo terreno, di complessivi mq 3414,
è occupato per la maggior parte da un prato (mq 2806) e per il resto da bosco (mq
608).

In corrispondenza del lato sud-est delle part__________ __________ esiste attualmente
una stradina sterrata, gravata da un onere di passo pubblico a favore del PI 1.

Dall'altro lato di detta strada, alla medesima altezza delle part. __________ e
__________ si trovano, disposti in sequenza l'uno accanto all'altro, i mappali n.
__________, __________ e __________, sui quali insistono attualmente tre distinte
case d'abitazione unifamiliari.

b) Mediante risoluzione n. 4189 dell'11 luglio 1980 il Consiglio di Stato ha
approvato il piano regolatore di __________ (PR 1980), allestito secondo le
disposizioni dell'allora LE 1973. In seguito questo piano è stato integrato con
delle varianti approvate dal Governo con risoluzioni del 20 dicembre 1983 e 9
novembre 1993.

Il piano regolatore del 1980 attribuiva le part. n. __________ e __________
alla zona non edificabile. Per contro le attuali part. n. __________, __________
e __________ erano poste a cavallo tra la zona edificabile R2 e la zona non edificabile,
mentre che le part. __________ __________ e __________ erano inserite
completamente in zona edificabile R2.

B.      Con messaggio n. 8/98 del 6 maggio 1999 il municipio di __________
ha sottoposto al legislativo comunale l'adozione degli atti costituenti la
revisione, avviata all'inizio degli anni '90, del piano regolatore. Nella
seduta del 1° luglio 1999 il consiglio comunale di __________ ha proceduto all'adozione
del nuovo piano, prevedendo, tra le altre cose, una correzione dei limiti del
comparto edificabile in località __________. Esso ha quindi collocato le part.
n. __________, __________ e __________ interamente in zona edificabile semi-intesiva,
ove lo sfruttamento edilizio è disciplinato dall'art. 37 NAPR, in modo tale da
far coincidere il limite di questa zona d'utilizzazione con il confine nord-ovest
di detti fondi. Il legislativo comunale ha quindi deciso di trasformare l'attuale
stradina sterrata in una strada di servizio (SS5) creando al termine della
medesima una piazza di giro. Esso ha quindi previsto l'inserimento del mappale
n. __________ e di parte del mappale n. __________ in zona edificabile
semi-intensiva, così da allineare il limite della zona edificabile a quello fissato
per il comparto situato sull'altro lato della strada SS5.

C.     a) Con decisione 28 agosto 2001 (n. 3974) il Consiglio di Stato ha approvato
il nuovo piano regolatore di __________.

Il Governo, reputando eccessivo il dimensionamento delle zone edificabili contemplate
dal nuovo piano regolatore, si è tra le altre cose rifiutato di approvare completamente
l'ampliamento, rispetto al previgente piano regolatore, della zona residenziale
semi-intensiva in località __________, limitatamente alle part. n. __________ e
__________ RFD. L'Esecutivo cantonale ha motivato questa sua decisione adducendo
in particolare che questa estensione segue una delimitazione poco razionale dal
profilo pianificatorio, interessa due fondi caratterizzati da una struttura fondiaria
inadeguata all'edificazione e necessita di importanti opere di urbanizzazione.

Nel contempo il Consiglio di Stato ha sospeso il ricorso delle proprietarie dei
fondi n. __________ e __________ RFD di __________ contro la creazione della
nuova strada SS5, ritenendo che la medesima avesse manifeste funzioni di
servizio per i fondi n. __________ e __________ RFD, interessati dall'ampliamento
della zona edificabile verso sud-ovest.

Al fine di salvaguardare il diritto di essere sentito delle parti, il Consiglio
di Stato ha quindi comunicato al comune e ai proprietari dei mappali n. __________
e __________ le suddette intenzioni e ha dato loro la facoltà di esprimersi in
proposito.

b) Preso atto di ciò, RI 1 e RI 2 hanno inoltrato al Governo le loro
osservazioni, sottolineando le caratteristiche dei due fondi interessati e la
loro struttura fondiaria, perfettamente identica a quella dei fondi di tutto il
comparto edificabile dai due lati della strada. Essi hanno pure rilevato come
la superficie toccata dall'ampliamento litigioso fosse minima, ragione per la
quale la medesima non influirebbe in maniera rilevante sulla contenibilità del piano
regolatore, contribuendo per contro ad una definizione lineare ed uniforme
della zona edificabile su entrambi i lati della strada.

D.     Con decisione del 25 giugno 2002 (n. 3098), il Consiglio di Stato ha
evaso tutte le questioni legate alle parti sospese del piano regolatore di __________.
Per quanto qui più interessa, il Governo ha risolto di non approvare l'ampliamento
della zona residenziale semi-intensiva in località __________ limitatamente ai
fondi n. __________ e __________ RFD ed ha ordinato al comune di elaborare ed
adottare una variante di piano regolatore per l'assegnazione di queste aree
alla zona non edificabile limitrofa ad essa più affine, segnatamente alla zona
agricola. Esso ha motivato questa sua decisione riprendendo integralmente gli
argomenti posti alla base della risoluzione con cui aveva sospeso l'approvazione
del piano regolatore. Con medesima pronuncia il Consiglio di Stato ha accolto
il ricorso delle proprietarie delle part. n. __________ e __________ e non ha
approvato la strada di servizio SS5 e la relativa piazza di giro in località __________,
ordinando al comune di elaborare e adottare una variante di piano regolatore
relativa al piano del traffico in conformità della definizione pianificatoria
del comparto.

 

 

E.      Avverso questa decisione governativa RI 1 e RI 2 sono insorti
davanti al Tribunale della pianificazione del territorio, chiedendo che la
stessa sia annullata e riformata nel senso che le part. n. __________ e __________
(parzialmente) RFD di __________ siano inserite nella zona residenziale
semi-intensiva, secondo quanto previsto dal comune.

Affermano che i fondi in questione presentano lo stesso livello e conformazione
della zona edificabile confinante così da costituire il naturale spazio di
sfogo delle proprietà confinanti. Inoltre essi hanno una destinazione naturale
identica a quella del comparto sito dall'altro lato del passo pubblico. Per
quanto attiene all'urbanizzazione, rilevano come la limitrofa zona edificabile
sia già servita da tutte le infrastrutture che servono le abitazioni a ridosso
della zona soggetta ad ampliamento (part. n. __________, __________ e __________).
Per quanto riguarda la strada SS5, l'accesso attuale è stato creato mediante
cessione da parte dei proprietari confinanti di una striscia di terreno. La
larghezza della strada è omogenea sino all'altezza dei mappali n. __________ e __________.
La sua realizzazione non sarebbe dunque funzionale all'edificazione di questi
fondi, ma unicamente dettata dalla volontà di migliorare la struttura stessa
della strada. Detta via non pregiudicherebbe, né faciliterebbe l'accesso alle part.
n. __________ e __________, le quali risultano già sufficientemente urbanizzate
a prescindere dalla sistemazione della strada e della relativa piazza di giro.
Affermano quindi che la delimitazione della zona edificabile scelta dal comune
segue una linea armoniosa e continua. Contestano inoltre l'argomento del
sovradimensionamento della zona edificabile a fronte di un ampliamento tanto
contenuto come quello qui litigioso. 

 

 

                                  F.   All'accoglimento
del gravame si oppone la divisione della pianificazione del territorio,
adducendo una serie di argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

Dal canto suo il PI 1 postula invece che il ricorso sia accolto, rilevando in
particolare come l'aumento della superficie fabbricabile sia minimo e come lo
stesso sia giustificato dalla necessità di dare un limite geometricamente lineare
alla zona edificabile.

                                  G.   In data 26
aprile 2004 si è tenuta un'udienza con i ricorrenti, i quali si sono riconfermati
nelle loro argomentazioni e domande di giudizio. In seguito è stato esperito un
sopralluogo in contraddittorio, durante il quale sono state scattate alcune
fotografie, poi acquisite agli atti.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   La
competenza del tribunale è data, il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 LALPT)
e la legittimazione dei ricorrenti certa (art. 38 cpv. 4 lett. c LALPT). Il ricorso
è dunque ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base degli atti,
integrati dalle risultanze dell'istruttoria.

 

 

                                   2.   In campo
pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però,
assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve
garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza
di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37
cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere
cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma anche dell'opportunità
delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti
pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il
margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3
LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio
apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di
scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole
od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui
la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia
manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di
quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori
fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione,
rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di
livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art.
26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata
in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3
OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b; II-1999 n. 27 consid. 3).

 

                                         Il potere
cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece
circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT cit.,
ibidem; inoltre II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare l'art.
33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano
regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

 

 

3.I piani regolatori hanno lo scopo di garantire un'appropriata e
parsimoniosa utilizzazione del suolo e un ordinato insediamento del territorio
(cfr. art. 75 cpv. 1 Cost.). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone
edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le zone edificabili
comprendono, secondo l'art. 15 LPT, i terreni idonei all'edificazione che sono
già stati edificati in larga misura (lett. a) e quelli prevedibilmente
necessari ed urbanizzati entro 15 anni (lett. b). Di massima un terreno che
adempie queste esigenze va attributo alla zona edificabile a meno che, dopo una
ponderazione globale degli interessi che la legislazione sulla pianificazione
del territorio tende a salvaguardare (cfr. in particolare art. 1 e 3 LPT),
debba venir incluso, parzialmente o totalmente, nel territorio fuori della zona
edificabile (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3a). I criteri posti dall'art. 15 LPT
per l'assegnazione di un terreno alla zona edificabile non hanno pertanto un
valore assoluto, ma una portata relativa. Essi rappresentano piuttosto dei
principi generali della pianificazione del territorio, dei punti di riferimento,
che - ancorché soddisfatti - non conducono necessariamente all'attribuzione del
terreno interessato alla zona fabbricabile (cfr. la giurisprudenza appena
citata; inoltre Flückiger, Commentario LPT, ad art. 15 n. da 25 a 29;
Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction,
expropriation, Berna 2001, n. 314).

                                         La
differenziazione delle zone edificabili spetta al diritto cantonale e agli enti
pianificanti (art. 28 cpv. 2 lett. a LALPT). Tutte le zone edificabili devono
ad ogni modo rispettare i criteri dell'art. 15 LPT; devono in particolare
soddisfare, anche prese singolarmente, il criterio della probabile necessità
entro 15 anni.

 

 

4.4.1. Il Consiglio di Stato non ha approvato - in termini generali -
l'estensione delle zone edificabili rispetto al precedente piano, avuto
riguardo, in primo luogo, alla contenibilità del nuovo piano regolatore (art 15
lett. b LPT). Nell'ambito dell'esame del suo dimensionamento, il Governo ha
infatti rilevato che il piano delle zone edificabili sottopostogli per
approvazione era stato esteso in alcuni settori rispetto al previgente piano
regolatore (PR 80), tramite ampliamenti o adattamenti puntuali. Dal rapporto di
pianificazione (pag. 32 e seg.) esso ha desunto che la contenibilità teorica a
pieno sfruttamento del nuovo piano regolatore in relazione alle zone edificabili
corrispondeva a circa 1'715 unità insediative, di cui 1'395 abitanti, 300 posti
lavoro e 20 posti turismo, allorquando nel 1990 (anno del censimento federale)
le unità insediative corrispondevano a circa 1'165, di cui 749 residenti e 416
posti lavoro. Questo risultato veniva conseguito applicando un grado di
attuazione del piano estremamente basso (40 – 50%) e, inversamente, un rapporto
superficie utile lorda/unità insediative molto alto (sino a 65 mq per la zona semi-intensiva)
rispetto agli usuali valori (35-45 mq per abitante). L'Esecutivo cantonale ha
quindi considerato che, adottando un parametro - comunque ancora piuttosto
basso - del 60% per il grado di attuazione, rispettivamente di 45 mq (valore
medio-alto) di superficie abitativa per residente, la contenibilità teorica del
nuovo piano si attestava, in realtà, a 2'684 abitanti residenti, il che
consentiva un potenziale di sviluppo - rispetto alla situazione di effettivi 872
abitanti registrata nel 1999 - assai importante e, soprattutto, di gran lunga
superiore alla previsione, formulata dal comune in modo del tutto realistico, di
un aumento della popolazione del 3% per i prossimi 10 anni. Considerando quindi
che la contenibilità del piano regolatore eccedeva manifestamente il
presumibile bisogno per lo sviluppo demografico nei prossimi 10-15 anni, il
Governo ha concluso che a tale situazione occorreva porre rimedio escludendo a
priori gli ampliamenti della zona edificabile e promuovendo dei dezonamenti
laddove consentito dalla situazione insediativa, infrastrutturale e
territoriale (cfr. risoluzione governativa 28 agosto 2001, pag. 17 e segg.;
risoluzione impugnata pag. 2 e segg.).

4.2. La valutazione operata dall'esecutivo cantonale merita di essere integralmente
condivisa. In effetti, anche volendo ritenere le ipotesi di sviluppo formulate
dal comune e considerare i (quantomai parziali) parametri dallo stesso adottati,
il nuovo piano regolatore permetterebbe, comunque sia, di insediare nei
prossimi 15 anni almeno ulteriori 523 abitanti sul territorio comunale, pari ad
un aumento della popolazione del 60%. Per contro, l'evoluzione demografica del
comune ha evidenziato una tendenza della crescita in costante e consolidato
rallentamento in questi ultimi trent'anni. Dal grafico riprodotto nel rapporto
di pianificazione (pag. 6), si evince certamente un aumento della popolazione residente,
tuttavia con tassi di crescita che nel corso degli anni hanno subito una
notevole e progressiva flessione: se nei decenni 1960/1970 e 1970/1980 si è
assistito ad un incremento sensibile degli abitanti, a partire dalla metà degli
anni '80 il loro numero si è sostanzialmente stabilizzato con una leggera tendenza
al rialzo, consentendo alla popolazione di passare da 814 unità nel 1992 a 872 unità
nel 1999. Avuto pertanto riguardo dell'aumento oggettivamente pronosticabile
della popolazione, la contenibilità teorica del nuovo piano regolatore appare manifestamente
eccessiva. A giusta ragione il Consiglio di Stato ha quindi ritenuto che si giustificava
un particolare rigore nella valutazione di alcuni ampliamenti della zona
edificabile rispetto al perimetro del piano regolatore precedente (PR 80),
visto oltretutto che il nuovo piano prevede un incremento dell'indice di sfruttamento
all'interno di detta zona edificabile. Sussiste infatti un interesse generale
ad impedire, rispettivamente a ridurre, la formazione di zone edificabili
troppo estese (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3c). 

Il giudizio operato dal Consiglio di Stato appare, in concreto, ulteriormente
giustificato dai dati contenuti nel rapporto di pianificazione, che testimoniano
dell'esistenza a tutt'oggi di un'ampia disponibilità di fondi non edificati all'interno
della zona edificabile definita dal PR 80, pari al 17,5% nel nucleo, del 31%
nelle altre aree a scopo residenziale (R2, R3, R4), del 48,5% nella zona residenziale
artigianale (Rar3) e del 13% in quella per le attività produttive (AI),
ritenuto comunque che tali percentuali non tengono conto del potenziale
edificatorio generato dalle riserve all'interno di quei fondi parzialmente
edificati, ma facilmente frazionabili ed edificabili in modo indipendente, che sono
stati considerati dal comune alla stregua di "terreni edificati in
ampia misura" e che quindi non sono stati computati nelle superfici
ancora disponibili. 

5.     
Per quanto attiene più specificatamente al caso
concreto, va detto che, come rettamente rilevato dal Consiglio di Stato, l'ampliamento
della zona edificabile (residenziale) semi-intensiva ai mappali n. __________
(parzialmente) e __________ RFD, non risulta supportato da valide ragioni d'ordine
pianificatorio.

5.1. Innanzitutto, le considerazioni sopra esposte in merito al sovradimensionamento
della zona edificabile sono valide anche per rapporto alla presente
fattispecie. Nulla muta a questo proposito che l'estensione della zona
edificabile qui in discussione riguardi una superficie di terreno tutto sommato
contenuta (in totale circa mq 3000), non potendosi ancora affermare, come fanno
i ricorrenti, che la stessa non influisca sulla contenibilità teorica del
piano.

L'attribuzione dei mappali n. __________ e __________ (parzialmente) alla zona
edificabile non risponde dunque ad una prevedibile necessità di terreni
fabbricabili urbanizzati entro 15 anni giusta l'art. 15 lett. b LPT.

5.2. Inoltre, nel caso in esame non risulta nemmeno adempiuto il presupposto dell'art.
15 lett. a LPT. Con il termine "terreni già edificati in larga
misura" si intende essenzialmente il territorio costruito in maniera
compatta, oltre eventualmente singole particelle inedificate al suo interno,
direttamente confinanti con la zona edificabile, in genere già edificate e di
superficie relativamente ridotta (RDAT I-2001 n. 49 consid. 3b; Flückiger, op. cit., ad art. 15 n. 60; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert,
op. cit., n. 319). La part. n. __________, ubicata a confine
con la zona residenziale R2 prevista dal PR 80 in località __________, fa
invece parte - alla stessa stregua del contiguo mappale n. __________ - di un
comprensorio pianeggiante completamente inedificato, caratterizzato dalla
presenza di

un'ampia area di terreni agricoli e in parte boschivi che, sviluppandosi lungo
l'asse nord-ovest/sud-est, attraversa l'intero territorio comunale e separa il
limite sudoccidentale dell'abitato di __________ dalla vicina zona
artigianale-industriale, creando così un corridoio verde tra questi due spazi
fabbricabili. Si tratta dunque di un'area che non può assolutamente essere
considerata come edificata in larga misura nel senso restrittivo inteso dalla
dottrina e dalla giurisprudenza appena menzionate.

5.3. Già per l'assenza dei requisiti di cui all'art. 15 LPT, i mapp. __________
e __________ non possono dunque essere attribuiti alla zona edificabile. Il
quesito circa la loro urbanizzazione e l'effettiva funzione della strada di
servizio SS5, prevista dal comune ma non approvata dal Governo, può di
conseguenza rimanere aperto in questa sede, anche se, come correttamente rilevato
dai ricorrenti, la circostanza secondo cui un fondo sia urbanizzato o meno non
è in ogni caso decisiva nel contesto in esame e non conferisce un diritto all'attribuzione
del fondo alla zona edificabile (DTF 122 II 326 consid. 6a; 117 Ia 434 consid.
3g).

                                   6.   La domanda
dei ricorrenti di includere le part. n. __________ (parzialmente) e __________
RFD in zona edificabile dev'essere inoltre respinta in considerazione delle
norme relative alla tutela degli spazi agricoli. 

                                         6.1.
Giusta l'art. 16 cpv. 1 LPT (testo modificato il 20 marzo 1998, in vigore dal 1
settembre 2000), le zone agricole servono a garantire a lungo termine la base
dell'approvvigionamento alimentare, a salvaguardare il paesaggio e lo spazio
per lo svago o ad assicurare la compensazione ecologica; esse devono essere tenute,
per quanto possibile, libere da costruzioni, in sintonia con le loro differenti
funzioni e comprendere: a) i terreni idonei alla coltivazione agricola o all'orticoltura
produttiva necessari all'adempimento dei vari compiti dell'agricoltura; b) i
terreni che, nell'interesse generale, devono essere coltivati dall'agricoltura
(cfr. nello stesso senso l'art. 68 cpv. 1 LALPT, testo modificato il 25
febbraio 2003, in vigore dal 1 giugno 2003; BU 2003, 180). Per quanto possibile
devono essere delimitate ampie superfici contigue (art. 16 cpv. 2 LPT).      

 

                                         6.2. Le
superfici per l'avvicendamento delle colture (SAC) sono parte dei territori idonei
all'agricoltura; esse sono costituite dalle superfici coltive idonee
comprendenti soprattutto i campi, i prati artificiali in rotazione, come pure i
prati naturali confacenti alla campicoltura (art. 26 cpv. 1 OPT; inoltre l'art.
68 cpv. 1 lett. a LALPT). Esse sono designate in funzione delle condizioni climatiche
(durata della vegetazione, precipitazioni), delle caratteristiche del suolo (coltivabilità,
fertilità, equilibrio idrico) e della forma del terreno (pendenza, attitudine a
una lavorazione con mezzi meccanici), come pure nel rispetto delle necessità
dell'equilibrio ecologico (art. 26 cpv. 2 OPT). Un'estensione totale minima
delle SAC è necessaria onde assicurare, in periodi perturbati, una base
sufficiente per l'approvvigionamento del paese secondo il piano di alimentazione
(art. 26 cpv. 3 OPT). L'estensione totale minima delle SAC e la relativa
ripartizione tra Cantoni è operata dall'autorità federale (art. 27 cpv. 1 OPT;
decreto del Consiglio federale dell'8 aprile 1992, che stabilisce per il
Cantone Ticino un'estensione minima di 3'500 ettari; FF 1992 II 1396). Nell'ambito
della pianificazione direttrice (art. da 6 a 12 LPT) i Cantoni designano le SAC
insieme agli altri territori idonei all'agricoltura, fornendo per ogni comune i
dati cartografici e numerici sull'ubicazione, l'estensione e la qualità delle
stesse (art. 28 OPT). I Cantoni badano quindi che le SAC siano attribuite alle
zone agricole; devono inoltre garantire che la quota dell'estensione totale
minima delle SAC loro attribuita sia assicurata costantemente (art. 30 cpv. 1 e
2 OPT).

 

                                         6.3. In
Ticino le SAC e gli altri terreni idonei all'agricoltura sono delimitati dall'autorità
cantonale attraverso le rappresentazioni grafiche in scala 1:25000 del piano
direttore (art. 2 seg. LTAgr). I comuni istituiscono la zona agricola,
precisando nei piani regolatori almeno il territorio agricolo cantonale
rappresentato graficamente nel piano direttore (art. 4 cpv. 1 LTAgr). La zona
agricola di piano regolatore deve comprendere le SAC, gli ulteriori terreni
idonei alla campicoltura e alla foraggicoltura di prima e seconda priorità,
come pure i terreni agricoli sussidiari che nell'interesse generale devono
essere utilizzati dall'agricoltura (art. 28 cpv. 2 lett. e art. 68 LALPT). I
comuni possono infine introdurre nel piano regolatore una zona agricola
intensiva, che dev'essere delimitata in base a criteri vincolanti fissati nel
piano direttore (art. 68 cpv. 2 LALPT; 16a cpv. 3 LPT).

 

                                         6.4. Nel caso
concreto, è assodato che i mapp. __________ e __________ RFD di __________ appartengono,
perlomeno per quanto riguarda le parti censite quali prato campo, al
comprensorio SAC definito dal piano direttore cantonale. L'idoneità all'uso
agricolo dei fondi, facenti parte dell'azienda agricola __________ con sede
nelle immediate vicinanze (mappale n. 93), è inoltre stata visivamente accertata
in occasione del sopralluogo e risulta confermata dall'estratto della
rappresentazione grafica della carta dell'idoneità agricola dei suoli (e
relativi allegati), dal quale emerge che gli stessi sono stati classificati
quali terreni molto idonei alla campicoltura.

Ora, tutte queste circostanze confermano oltre ogni ragionevole dubbio la
correttezza della decisione impugnata, con la quale il Governo ha risolto di
non approvare l'estensione della zona edificabile litigiosa, ordinando nel
contempo al comune di attribuire alla zona agricola i suddetti mappali.

Tale soluzione è infine giustificata dal fatto che sia la part. n. __________
che la part. n. __________ si presentano come due bei prati pianeggianti a
ridosso di una zona agricola abbastanza vasta. I fondi in questione appartengono
inoltre ad uno spazio inedificabile coerente, che comprende diversi altri
terreni. Essi sono dunque parti integranti di un comprensorio agricolo conforme
al precetto sancito dall'art. 16 cpv. 2 LPT.

                                   7.   I
ricorrenti lamentano una discriminazione in relazione al trattamento riservato
ad alcuni fondi situati nelle immediate vicinanze, i quali sono stati assegnati
alla zona edificabile.

                                         7.1. Il
principio dell'uguaglianza giuridica ancorato all'art. 8 Cost. esige che la
legge e le decisioni d'esecuzione trattino in modo uguale situazioni uguali e
in modo diverso situazioni diverse.

Nell'ambito di provvedimenti pianificatori esso ha una portata necessariamente
limitata. Siccome occorre formare zone, è necessario poterle delimitare, talora
prescindendo da situazioni esistenti. Non è quindi insostenibile trattare
differentemente dal profilo pianificatorio ed edilizio anche terreni analoghi
per conformità e posizione. L'invocato principio si identifica in sostanza con
il divieto dell'arbitrio: per non essere arbitrario, il provvedimento deve
fondarsi pertanto su criteri pianificatori oggettivi e ragionevoli (RDAT I-2001
n. 49 consid. 5a).

7.2. Nel caso di specie la non approvazione della superficie fabbricabile dei
mappali n. __________ (in parte) e __________ RFD appare conforme ai principi
che reggono la pianificazione del territorio e merita pertanto tutela. È vero
che, come affermato nel ricorso, il Consiglio di Stato ha accettato alcuni
ampliamenti della zona edificabile in località __________; è però altresì vero
che gli stessi concernono terreni già edificati. Per quanto riguarda in
particolare i vicini mappali n. __________, __________ e __________, ai quali
gli insorgenti fanno riferimento nel loro gravame, il completo inserimento di
questi fondi in zona edificabile semi-intensiva risulta dettato da ragioni di
ordine urbanistico e pianificatorio degne di tutela. Tale scelta permette
infatti di far coincidere il confine tra la zona edificabile e quella
inedificabile con il confine dei citati mappali, contribuendo così a stabilire
una chiara e precisa delimitazione tra queste due zone, nonché di includere
nell'area fabbricabile anche i giardini delle abitazioni esistenti su tali
fondi. L'ampliamento in questione riguarda dunque dei sedimi di fatto già oggi
sottratti all'agricoltura e, nella misura in cui si riferisce a dei mappali in
larga misura edificati, non influisce praticamente sulla contenibilità teorica
del piano regolatore. La situazione delle part. n. __________, __________ e __________
RFD di __________ differisce dunque su più punti essenziali da quella dei due
mappali qui in discussione, i quali, contrariamente a quanto tentano di
dimostrare i ricorrenti, non presentano oggettivamente alcun legame funzionale
con le abitazioni esistenti sulle contigue part. n. __________, __________, __________.
Tale circostanza permette di escludere che il diverso trattamento riservato dal
Consiglio di Stato ai mappali situati dall'altro lato del passo pubblico sia
costitutivo di una violazione del principio di uguaglianza nei confronti dei ricorrenti.

Occorre poi ancora rilevare che se da un lato la pianificazione adottata dal
comune ha il pregio di delimitare in maniera lineare il confine della zona
edificabile del comparto in esame, dall'altro essa conduce, soprattutto per
quanto attiene al mappale n. __________, ad un risultato poco razionale, in
quanto il nuovo limite della zona taglierebbe su tutta la sua lunghezza quest'ultimo
fondo rendendo in questo modo fabbricabile unicamente una fascia di terreno che,
a causa della sua forma, non si presta ad un utilizzo ragionevole dal profilo
edilizio.

                                   8.   Stante
tutto quanto precede, si deve dunque concludere che la risoluzione impugnata
non viola il diritto applicabile, ma anzi pone semmai in consonanza con l'ordinamento
pianificatorio sancito a livello federale le proposte delle autorità comunali.

Essa non è per finire nemmeno lesiva dell'autonomia che pertocca in questo
settore del diritto agli enti locali.

Di conseguenza, il ricorso dev'essere respinto e la risoluzione del Consiglio
di Stato confermata.

                                   9.   La tassa
di giustizia e le spese seguono la soccombenza degli insorgenti (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla
fattispecie;

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

 

                                   2.   RI 1 e RI 2
sono condannati al pagamento in solido della tassa di giustizia e delle spese
per complessivi fr. 1'200.- (milleduecento).

 

	
   

                                      3.   Intimazione
  a:

  	
   

   

   

   

  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  PI 1 

  rappr. da: RA 2 

   

  

Per il Tribunale della pianificazione del territorio

Il vicepresidente                                                      Il
segretario