# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c3a0018f-d415-5269-a1e0-2938d4253e85
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-03-16
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.03.2006 34.2006.3
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_34-2006-3_2006-03-16.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  34.2006.3

   

  rg

  	
  Lugano

  16 marzo 2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
						

 

statuendo nella causa deferitagli il 27
gennaio 2006 dal Pretore della Giurisdizione di __________ (art. 142 CC) e che
oppone

 

	
   

  	
  1. AT 1 

  1 rappr. da: RA
  1 

  2. AT 2 

   

  
	
   

  	
  a

  	 

 

	
   

  	
  CV 1 

   

   

  in materia di previdenza professionale

  

 

 

 

considerato                     
in fatto e in diritto 

 

che                              -     con
sentenza 28 dicembre 2005, cresciuta in giudicato il 24 gennaio 2006, il
Pretore della Giurisdizione di __________ ha pronunciato il divorzio tra i
coniugi CV 1 (d’ignota dimora) e AT 1 (nata __________), riconoscendo a ciascun
coniuge il diritto a metà della prestazione d’uscita accumulata dall’altro
coniuge durante il matrimonio;

 

                                     -   nella
sentenza di divorzio il Pretore - dopo aver rilevato che “dalla documentazione
prodotta dall’attrice non risultano i dati né della sua previdenza, né di
quella del marito”, che “dovendo questo giudice trasmettere questi dati
al Tribunale cantonale delle assicurazioni, si impone di fissare un termine per
fornire le indicazioni necessarie, suffragate dall’eventuale documentazione
circa gli istituti previdenziali presso i quali entrambi i coniugi
probabilmente detengono averi, con i relativi importi” e che “dal
gennaio 2002 il marito è stato espulso dal territorio svizzero” - ha
stabilito la ripartizione a metà delle prestazioni d’uscita acquisite dai coniugi
dal 22 settembre 1997 e fino al 28 gennaio 2002, assegnando inoltre alla ex
moglie un termine di 20 giorni per provvedere alla produzione di quanto sopra
indicato;

 

                                     -   passata
in giudicato la sentenza di divorzio, il Pretore ha trasmesso l'intero incarto
al TCA “per il calcolo del quantum delle prestazioni di libero passaggio da
trasferire”;

 

                                     -   il
TCA ha chiesto agli ex coniugi __________ (all’ex marito, d’ignota dimora, per
via edittale) nonché alla Cassa pensioni AT 2 - quale istituto previdenziale cui,
nel frattempo, è risultata essere affiliata AT 1 - di determinarsi sull’importo
da ripartire (art. 25a cpv. 2 LFLP);

 

                                     -   la
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26c cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA; 

 

                                     -   giusta
l'art. 22 LFLP

 

" 
In caso di divorzio, le
prestazioni d'uscita acquisite durante il matrimonio sono divise conformemente
agli articoli 122, 123, 141 e 142 del Codice civile, gli articoli 3-5 sono
applicabili per analogia all'importo da trasferire.

 

Per ciascun coniuge la prestazione d'uscita da dividere
corrisponde alla differenza fra la prestazione d'uscita aumentata degli averi
di libero passaggio esistenti al momento del divorzio e la prestazione d'uscita
aumentata degli averi di libero passaggio esistenti al momento della
celebrazione del matrimonio (cfr. art. 24). Per questo calcolo si aggiungono
alla prestazione d'uscita e all'avere di libero passaggio esistenti al momento
della celebrazione del matrimonio gli interessi dovuti al momento del divorzio.
I pagamenti in contanti effettuati durante il matrimonio non sono computati.

 

Le parti di un versamento unico finanziario durante il
matrimonio da uno dei coniugi con beni che nel regime matrimoniale della
partecipazione agli acquisti sarebbero beni propri per legge (art. 198 CC)
devono essere dedotte, compresi gli interessi, dalla prestazione d'uscita da
dividere."

 

-    l’art. 22a LFLP disciplina le modalità di
calcolo della prestazione d’uscita esistente al momento del matrimonio in caso
di matrimoni anteriori al 1° gennaio 1995;

 

-     il citato disposto di legge presuppone, tra l'altro,
l'esistenza di averi previdenziali al momento del matrimonio, in caso contrario
non vi è prestazione di uscita e tutto l'avere di vecchiaia va considerato
accumulato durante il matrimonio (Vetterli/Keel, Die Aufteilung der
beruflichen Vorsorge in der Scheidung, in: AJP 1999, p. 1623; STCA 12
marzo 2001 nella causa AV e CS, 34.00.27-28, cresciuta in giudicato);

 

                                     -   per
l'art. 142 CC

 

" 
1 In caso di mancata intesa, il giudice fissa
le proporzioni secondo le quali suddividere le prestazioni d’uscita.

 

2 Non appena la decisione sulle quote di ripartizione è
passata in giudicato, il giudice rimette d’ufficio la causa al giudice
competente secondo la legge del 17 dicembre 1993 sul libero passaggio.

 

3 Egli deve in particolare notificargli:

1. la decisione sulle quote di ripartizione;

2. la data del matrimonio e la data del divorzio;

3.  gli istituti di previdenza professionale
presso i quali i coniugi probabilmente detengono averi;

4. gli importi degli averi dei coniugi, dichiarati da
questi istituti."

 

 -   a norma dell'art. 25a LFLP 

 

" 
In caso di disaccordo
fra i coniugi sulla prestazione d'uscita da dividere in caso di divorzio (art.
122 e 123 CC), il giudice del luogo del divorzio competente ai sensi
dell'articolo 73 capoverso 1 della LPP deve procedere d'ufficio alla divisione
sulla base della chiave di ripartizione determinata dal giudice del divorzio,
non appena gli sia stata deferita la controversia (art. 142 CC).

 

I coniugi e gli istituti di previdenza professionale
hanno qualità di parte in questa procedura. Il giudice impartisce loro un
termine adeguato per inoltrare le rispettive conclusioni."

 

                                     -   in
concreto giusta l'art. 25a cpv. 1 LFLP competente ratione loci a
statuire nel merito della causa è lo scrivente TCA quale giudice del luogo del
divorzio competente ai sensi dell'art. 73 LPP, ritenuto che a norma dell'art.
25a cpv. 2 LFLP, oltre agli istituti di previdenza, possono essere parte nella
procedura anche gli istituti di libero passaggio (DTF 130 V 111; Schneider/Bruchez,
La prévoyance professionnelle et le divorce, in: Le nouveau droit du divorce,
CEDIDAC 41, 2000, p. 253; cfr. art. 73 cpv. 1 lett. a LPP in vigore dal 1.
gennaio 2005);

 

                                     -   a
norma dell’art. 25a cpv. 1 LFLP il giudice competente, ricevuta la comunicazione
dal giudice del divorzio, deve dirigere d’ufficio la procedura. Egli fissa un
termine ai coniugi ed agli istituti di previdenza per formulare le relative
conclusioni. In assenza di conclusioni il giudice decide in base agli atti (Messaggio
sulla revisione del Codice civile svizzero del 15 novembre 1995, FF 1996
I 122, 233.46);

 

                                     -   dalla
documentazione agli atti non risulta che CV 1 sia mai stato affiliato a qualsivoglia
istituto previdenziale e  abbia quindi accumulato averi previdenziali dalla
data del  matrimonio e sino al 28 gennaio 2002 (data ritenuta determinate dal
giudice del divorzio ai fini della divisione);

 

                                     -
  per quanto riguarda AT 1 dal fascicolo emerge che essa dispone attualmente di
una prestazione d’uscita presso la Cassa pensioni AT 2, accumulata però a far
tempo dall’8 marzo 2004, data della sua affiliazione avvenuta quindi posteriormente
al 28 gennaio 2002;

 

                                     -
  ne consegue che, in assenza - per entrambi gli ex coniugi - di comprovata
affiliazione ad istituto previdenziale ai sensi dell’art. 122 CC,
rispettivamente di accumulo di averi previdenziali nel periodo stabilito dal
giudice del divorzio, non può essere dato seguito ad alcuna divisione;

 

                                     -
  tale situazione avrebbe del resto potuto e dovuto essere accertata
nell’ambito della procedura di divorzio da parte del Pretore della
Giurisdizione di __________, il quale - ancora una volta  (cfr. STCA 16
dicembre 2004 nella causa M., inc. 34.2004.53 e STCA 13 dicembre 2005 nella
causa B., inc. 34.2005.70) - ha sbrigativamente ritenuto di poter stabilire la
quota di ripartizione in applicazione dell’art. 122 CC e trasmettere in seguito
la causa allo scrivente TCA, senza accertare l’effettiva affiliazione dei
coniugi ad un istituto di previdenza. Giova al riguardo ricordare che, come evidenziato
in entrambe le succitate sentenze, una divisione giusta l’art. 25a LFLP implica
come premessa l’acquisizione durante il matrimonio di una prestazione d’uscita
da dividersi a norma dell’art. 122 CC, la cui applicazione presuppone
l’affiliazione ad un istituto di previdenza professionale, rispettiva­mente
l’esistenza di un diritto del/i coniuge/i ad una presta­zione d’uscita nei
confronti di un tale istituto (la nozione di istituto di previdenza
professionale ai sensi dell’art. 122 CC comprende sia gli istituti di
previdenza in senso stretto che gli istituti di libero passaggio, cfr. Sutter/Freiburghaus,
Kommentar zum neuen Scheidungsrecht, 1999, art. 122/141-142, n. 3; Baumann/Lauterburg,
in: Fam/Pra/Kommentar, art. 122 n. 6ss), quest’ultima condi­zione non essendo
adempiuta nel caso in cui sia già sopraggiunto un caso di previdenza (DTF
128 V 41, 127 III 433; STF 18 dicembre 2003 nella causa A., in: SJ 2004
pp. 369ss; Baumann/Lauterburg, cit., art. 122 n. 1). Se è dato un caso
d’applicazione dell’art. 122 CC - nel caso in cui quindi sussistano prestazioni
d’uscita acquisite in costanza di matrimonio rispettivamente diritti verso
istituti di libero passaggio - e i coniugi non si sono accordati sulla divisione
della prestazione d’uscita o sulle modalità d’esecuzione della divisione, il
giudice del divorzio decide secondo l’art. 142 cpv. 1 CC sulle proporzioni
della divisione (STFA 29 gennaio 2002 nella causa P., B 1/00) e rimette
d’ufficio la causa al giudice competente ai sensi della LFLP a procedere alla
divisione (art. 142 cpv. 2 CC). Non compete al giudice
di cui all’art. 25a LFLP - chiamato in caso di mancata intesa tra i
coniugi ai sensi dell’art 142 cpv. 1 CC ad eseguire la
divisione (Walser, Basler Kommentar, ZGB I, 2002, art. 142 n. 1ss) - bensì al giudice del divorzio verificare se
siano effettivamente integrati gli estremi di cui all’art. 122 CC, che (al pari
dell’ipotesi normativa di cui all’art. 124 CC) trova come detto applicazione
solo se vi é affiliazione ad un istituto della previdenza professionale; l’art.
142 cpv. 1 e 2 CC (decisione da parte del giudice del divorzio sulla
percentuale di ripartizione e consecutiva trasmissione dell’incarto al giudice
competente ai sensi della LFLP) presuppone - è bene ripeterlo - un caso di applicazione
dell’art. 122 CC nonché la mancata intesa dei coniugi sulla divisione (DTF
128 V 41ss).

 

                                      

                                          

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Non
si fa luogo ad alcuna divisione delle prestazioni d’uscita tra gli ex coniugi AT
1 e CV 1.

 

                                 2.-   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

                                         Al 
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti