# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2d7ec4b6-6204-51b7-a7a1-794be476730d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-05-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 15.05.2003 INC.2003.12201
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-12201_2003-05-15.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.12201

  	
  Lugano

  15 maggio 2003

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Franco Lardelli

  
	
   

  sedente per statuire sul reclamo presentato
  il 28 febbraio 2003 dal

  
						

 

	
   

  	
  __________ __________ 

  (patrocinato dall’avv. __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 26
  febbraio 2003 del Procuratore pubblico Mario Branda , che ha respinto i
  complementi di prova proposti dal reclamante nel procedimento contro di lui
  pendente per titolo di atti sessuali con persone inette a resistere, coazione
  sessuale e molestia sessuale;

  

 

viste le
osservazioni 10 marzo 2003 del Procuratore pubblico e 18 aprile 2003 dell’avv. __________
(patrocinatore della parte civile), concludenti per la reiezione del reclamo;

 

 

letti ed esaminati
gli atti;

 

 

ritenuto e
considerato

 

 

in
fatto:

 

 

 

A.

 

 

Nei confronti del __________,
__________, è pendente un procedimento penale per titolo di atti sessuali con
persone inette a resistere, coazione sessuale e molestia sessuale ai danni
della paziente minorenne __________, __________.

Le ipotesi di reato
si riferiscono ad un episodio avvenuto sabato 20 ottobre 2001, a __________,
nello studio del __________, durante una visita medica; per i fatti si rinvia
agli atti e segnatamente ai verbali di interrogatorio della minorenne __________
(in particolare quello dell’8 gennaio 2001 davanti al magistrato dei minorenni)
e ai verbali di interrogatorio dell’accusato.

 

 

B.

 

 

Il 4 febbraio 2003
il Procuratore pubblico ha disposto il deposito degli atti a norma dell’art.
196 CPP. Con allegato 21 febbraio 2003, il __________ ha postulato l’assunzione
di alcune prove .

Con decisione 26
febbraio 2003 il magistrato inquirente ha respinto l’audizione di sei testimoni
e il richiamo dal magistrato dei minorenni della registrazione video dell’interrogatorio
della minorenne, chiesti dall’accusato. Ha fatto seguito il reclamo in oggetto,
che ripropone queste prove.

Ricordato che il
magistrato inquirente e la parte civile con le loro osservazioni chiedono la
reiezione integrale del reclamo, si osserva che delle contrapposte
argomentazioni delle parti si terrà conto più innanzi ed in quanto necessario
per evitare inutili ripetizioni.

 

 

 

in
diritto:

 

 

 

1.

 

 

Il __________ - in
quanto formalmente accusato - é indubitabilmente legittimato ad impugnare il
rifiuto del Procuratore pubblico di assumere complementi di prova, non solo per
la disposizione di massima dell’art. 280 CPP, ma specificatamente per quella relativa
alla completazione dell’istruttoria di cui all’art. 196 cpv. 5 CPP.

Il reclamo,
tempestivo a norma di legge (art. 281 cpv. 5 CPP), é allora ricevibile in
ordine.

 

 

2.

 

 

Per meritare di
venire assunte, le prove proposte dalle parti contestualmente al deposito atti
(art. 196 CPP), o anche in altro momento dell’istruttoria (art. 60 cpv. 1 e 79
cpv. 1 CPP), devono rispettare tre concorrenti ordini di considerazioni e
presupposti: esse devono essere motivate per quanto attiene al loro oggetto ed
al loro scopo in diretta connessione con la fattispecie inquisita; tali mezzi di
prova devono quindi avere i requisiti della novità, della rilevanza e della
pertinenza alle successive conclusioni di competenza del Procuratore pubblico,
dapprima per decidere se promuovere l’accusa oppure non far luogo al
procedimento e poi eventualmente - dopo definitiva conclusione dell’istruzione
formale - se decretare messa in stato d’accusa o abbandono, sino a, se del
caso, quelle del giudice di merito; le stesse prove devono essere di difficile
produzione al dibattimento, avute presenti le finalità dell’art. 189 CPP,
inteso appunto tra l’altro ad assicurarne la non interrotta assunzione (v. REP
1998 nr. 122; già in sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v. decisioni 17
febbraio 1993 in re L.P., inc. GIAR 135.93.1; 3 novembre 1993 in re G.G., inc.
GIAR 862.93.1, e 14 giugno 1995 in re F.M., inc. GIAR 1093.93.5).

Se, in particolare
per l’accusato, la facoltà di proporre mezzi di prova è espressione del diritto
di essere sentito (v., da ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I
306, consid. 1b p. 308) e del “fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v.
Frowein/Peukert, EMRK-Kommentar, 2. Aufl. Kehl/Strassburg/Arlington
1996, nota 99 ad art. 6 CEDU), il giudice del merito (ed il magistrato
inquirente) è tenuto, in applicazione delle norme procedurali corrispondenti, a
considerare rispettivamente ammettere soltanto quei mezzi di prova che “nach
seinem richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il magistrato
può rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende Antwort bzw.
Aussage nach seiner freien Ermessensentscheidung für die Wahrheitsfindung nicht
für beachtlich hält” (Frowein/Peukert, loc. cit., nota 202 ad art. 6
CEDU, con rinvii), nelle parole di Niklaus Schmid (Strafprozessrecht, 3.
Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a DTF 103 Ia
491 et al. in nota 321) “wenn sie den rechtlich relevanten Sachverhalt als
genügend geklärt erachten”. Di conseguenza, non è data
violazione dell’art. 6 CEDU se il giudice del merito rifiuta un mezzo di prova
dopo averne esaminato la pertinenza (v. Frowein/Peukert, loc. cit., nota
203 ad art. 6 CEDU, con rinvio al noto caso Vidal; come qui, v. decisione 17
giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR 55.98.1 consid. 1).

 

 

3.

 

 

Il reclamante
chiede in primo luogo “l’assunzione quali testi di sei sue pazienti, ora tutte
maggiorenni” e delle quali egli ha indicato – nell’istanza di complemento –
nome, cognome, età e indirizzo, “che a suo tempo hanno avuto un esame della vulva
analogo a quello della denunciante”.

L’accusato sostiene
che è importante “sapere se quelle pazienti hanno risentito conseguenze dopo le
visite, rispettivamente com’era stato dato nel loro caso l’accordo
all’ispezione della vulva, come pure . . . se fosse stato presente qualcuno,
oppure se il medico portava il camice, i guanti, ecc.”.

Queste audizioni, a
questo stadio del procedimento, non appaiono di rilievo né di pertinenza, vuoi
per insufficiente motivazione, vuoi per carenza di novità nel contesto di
quanto acquisito: segnatamente non servono a determinare il giudizio nelle
competenze del Procuratore pubblico, che chiaramente persegue la via
accusatoria, e neppure sono oggettivamente tali da consentire ipotesi di
stravolgimento di questo indirizzo.

Del resto le
pazienti indicate dall’accusato potrebbero unicamente riferire di situazioni da
loro vissute, che per altro non sono oggetto di inchiesta; nulla sanno per
contro in merito ai fatti che vedono coinvolta in qualità di vittima la
minorenne __________ .

La salvaguardia
della sfera privata (tutelata dal segreto professionale al quale il medico è
tenuto) di pazienti, che nulla possono riferire in merito ai fatti addebitati
all’accusato, impone allora di evitare inutili audizioni di giovani donne, su
questioni molto intime quali le visite mediche effettuate ai loro organi
genitali.

 

 

4.

 

 

Pure da respingere,
in quanto priva di oggetto, è la richiesta del reclamante di richiamare dal
magistrato dei minorenni la registrazione video dell’interrogatorio della
minorenne __________ .

Dalla dichiarazione
7 marzo 2003 del magistrato dei minorenni (cfr. AI 1 / 4) emerge infatti che
non esiste alcuna videoregistrazione dell’audizione effettuata in data 8
gennaio 2003 dalla suddetta magistrata.

 

 

5.

 

 

In ragione di quanto
precede, il reclamo va dunque respinto, con la presente decisione definitiva
(art. 284 cpv. 1 lett. a CPP e contrario) e con carico della tassa di giustizia
e delle spese al reclamante (art. 39 lett. f TG), correlate con la soccombenza,
che del pari pagherà ripetibili alla parte civile che ha presentato
osservazioni.

 

 

 

Richiamati i citati
articoli di legge,

 

 

 

decide:

 

 

1.     
Il reclamo è respinto.

 

 

2.     
La tassa di giustizia di FRS. 350.00 e le spese di
FRS. 50.00 sono a carico del reclamante, che verserà FRS. 250.00 alla parte
civile __________ a titolo di ripetibili.

 

 

3.     
La presente decisione è definitiva.

 

 

Intimazione a: 

 

 

                                                                                 giudice
Franco Lardelli