# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a6946050-3eb6-5eda-aa44-b2c48a5c4783
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-04-04
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di espropriazione 04.04.2014 10.2009.2
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TE_001_10-2009-2_2014-04-04.html

## Full Text

Incarto n.

  10.2009.2

   

   

  	
  Lugano

  4 aprile 2014

  	
  Sentenza

  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  
	
  Il Tribunale di espropriazione

  
	
   

  
	
   

  
					

 

	
  Composto

  dalla Presidente

  	
  Margherita De Morpurgo

  
	
  e
  dai membri

  	
  ing.
  Argentino Jermini

  arch. Lucia Montorfani Giovanzana

  
	
  segretaria
  giurista

  	
  Annalisa
  Butti

  

 

statuendo
nella procedura di espropriazione materiale promossa da

 

	
   

  	
  ISES
  1 

  rappr.
  dall’ RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  
	
   

  	
  COEP
  1 

  RA
  2 

   

  

 

	
   

  	
  relativamente
  al mapp. no. 435 RT (ex mapp. no. 457 MAF) di __________,

   

  

 

 

letti
ed esaminati gli atti, udite le parti ed assunte le necessarie prove,

 

 

considerato,                    in
fatto ed in diritto

 

1.1.1.
ISES 1 è proprietario, nel Comune di __________ sezione __________, del mapp.
no. 435 RT (ex mapp. no. 457 MAF), fondo
situato ad ovest del nucleo di __________
in località __________, a valle della strada comunale denominata __________. 

Nel PR del passato Comune di __________, approvato
dal Consiglio di Stato il 25.11.1986, l’allora mapp. no. 457 MAF, edificato, era
assegnato in massima parte alla zona residenziale estensiva R2, salvo una
porzione nella parte meridionale che era invece attribuita al territorio fuori dalle
zone edificabili. 

1.2. Nell’ottobre del 2001 ha avuto luogo l’aggregazione dei Comuni di __________
nel nuovo Comune di __________. Una seconda aggregazione con i Comuni di __________
è avvenuta nel 2008.

1.3. Nel luglio del 2001, l’allora proprietaria del mapp. no. 457 MAF, __________
(madre dell’istante), ha inoltrato una domanda di costruzione per
l’edificazione di una seconda casa unifamiliare sulla parte nord-ovest del
fondo ancora libera. Con risoluzione del 19.11.2001 il Municipio ha sospeso la
domanda per un periodo di 2 anni giusta l’art. 65 LALPT poiché in contrasto con
la revisione in atto del PR. Scaduto il termine e sollecitato dalla
proprietaria a riattivare la procedura, il 5.4.2004 l’esecutivo comunale ha
rilasciato la licenza edilizia. Il mese successivo __________ ha ceduto il
fondo al figlio, ISES 1, mediante atto di donazione (cfr. d.g. no. 1115 del
19.5.2004). La suddetta licenza edilizia è poi decaduta per mancato utilizzo.

1.4. Nella seduta del 25.10.2004 il Consiglio Comunale del nuovo Comune di __________
ha adottato la revisione del PR della sezione di __________. Questo proponeva, nel
territorio situato a valle della Strada __________, una riduzione della fascia
edificabile a 20 m di larghezza, ed un aumento degli indici edificatori. Ciò ha
comportato l’attribuzione dell’intero mapp. no. 457 MAF alla zona agricola. Con
risoluzione no. 5230 del 14.10.2008 il Consiglio di Stato ha approvato il piano
e nel contempo ha respinto il ricorso interposto dal proprietario inteso ad
ottenere l’inserimento del fondo alla zona edificabile RE. 

Nel frattempo, il 4.8.2006, ISES 1 ha ottenuto una licenza edilizia per l’ampliamento
della casa esistente. 

1.5. Al suddetto processo pianificatorio di revisione si è sovrapposta la procedura
di raggruppamento terreni (RT). Con il nuovo progetto di riparto dei fondi, che
il Consiglio di Stato ha approvato il 21.12.2005 e pubblicato in via
preliminare (cfr. FU __________ del __________), il mapp. no. 457 MAF veniva
annesso alla confinate part. no. 456 MAF, andando a costituire il nuovo mapp.
no. 435 RT, con un aumento della sua superficie da 1’196 mq a 2’135 mq (cfr. piano
“situazione planimetrica prima e dopo RT” del geometra revisore del
5.5.2010). Tale riparto provvisorio non è stato contestato né da ISES 1 né dai
proprietari del mapp. no. 456.

Dopo l’evasione di tutti i ricorsi in prima istanza, in data 18.8.2009 il
Consiglio di Stato ha approvato il nuovo riparto ed ha ordinato la terminazione provvisoria dei fondi (cfr. FU __________ del __________). Il nuovo riparto
non è stato ancora dichiarato definitivo, essendo tuttora pendenti dinanzi al
Tribunale cantonale amministrativo i ricorsi contro le decisioni di prima
istanza. 

1.6. Con istanza 26.3.2009 ISES 1 ha convenuto in causa, dinanzi a questo
Tribunale, il COEP 1, lamentando il
dezonamento del fondo causato dal PR del 2008. Perciò ha notificato una pretesa
di indennizzo di fr. 222'200.- per titolo
di per espropriazione materiale. 

Con risposta del 30.6.2009, in ordine il
Comune ha eccepito l’irricevibilità dell’istanza siccome prematura, essendo
fondata su un PR che non può essere considerato un atto pianificatorio definitivo.
Nel merito esso ha contestato che siano
dati i requisiti di un’espropriazione materiale e postulato pertanto la
reiezione dell’istanza. 

L’udienza di conciliazione si è svolta il 12.3.2010 con esito negativo, seguita
da un sopralluogo esperito il 24.6.2010. Conclusa l’istruttoria, le parti hanno rinunciato a comparire al
dibattimento finale ed inoltrato ciascuna un memoriale conclusivo a conferma
delle rispettive tesi e domande. 

2.2.1.
Anzitutto dev’essere esaminata l’eccezione sollevata dal Comune. Questi afferma
che il PR del 2008 non può essere
considerato un atto pianificatorio definitivo, vuoi perché è in corso il
processo pianificatorio per i Comuni aggregati, vuoi perché in sede di
approvazione il Consiglio di Stato ha sospeso alcune scelte pianificatorie, in
riferimento agli studi nel nuovo Comune, proprio a dipendenza della fusione.
Perciò l’istanza sarebbe prematura e quindi
irricevibile.

2.2. L’espropriazione materiale ha
origine nella pianificazione (art. 5 cpv. 2 LPT), ovvero in un atto pianificatorio
restrittivo a carattere definitivo (Kommentar zum RPG, Riva, ad
art. 5, no. 106 ss). Lo strumento
pianificatorio per eccellenza è il PR in quanto disciplina le attività di incidenza territoriale, istituendo, tra
l‘altro, anche le restrizioni alla proprietà che fossero motivate da necessità
pubbliche; esso entra in vigore con l’approvazione del Consiglio di Stato che
ha effetto costitutivo e conferisce al piano forza vincolante (art. 24, 25, 39
cpv. 1 e 40 cpv. 1 vLALPT; norma transitoria di cui all’art. 107 Lst).

Il PR del 2008 di __________ – sul quale l’istante fonda la sua pretesa – è il
risultato di una procedura di revisione iniziata nel 1993. Nel 2001, all’epoca
dell’aggregazione comunale, tale procedura era a tal punto avanzata che un messaggio
municipale era già allo studio della Commissione pianificatoria e, dopo la
fusione, è stata nominata una commissione ad hoc incaricata di proseguire i
lavori e di aggiornare gli atti. Il piano che ne è scaturito è stato adottato
dal Consiglio Comunale nel 2004 ed ha ottenuto l’approvazione del Consiglio di
Stato in data 14.10.2008. E’ pur vero che quest’ultimo, su espressa richiesta
del Municipio, ha sospeso la sua decisione relativamente ad alcuni comparti
territoriali di __________ in considerazione degli studi pianificatori in atto
per il nuovo Comune di __________ (cfr. ris. cit. p. 16-17). Tuttavia ciò non
interessa in alcun modo la zona __________ ove è situata la proprietà
dell’istante ed il cui assetto è stato approvato con la risoluzione del 14.10.2008.
Pertanto il PR è un atto pianificatorio definitivo e vincolante a tutti gli
effetti.

Di conseguenza l’eccezione di irricevibilità dell’istanza è infondata e va
respinta. 

3.Come
già evidenziato, l’originario mapp. no. 457 MAF (mq 1'196) è stato annesso, nel
contesto della procedura di RT al confinante mapp. no. 456 MAF andando a
costituire la nuova part. no. 435 RT di 2’135 mq (cfr. piano “situazione planimetrica prima e dopo RT” del
geometra revisore del 5.5.2010). 

Il mapp. no. 435, confinante a nord con la Strada Nuova, è un terreno di forma
irregolare con una porzione abbastanza pianeggiante in parte coltivata a vigna
(3/4 filari) ed occupata da una casa unifamiliare con due piani fuori terra ed
una piscina; la parte rimanente è prativa, con piante ornamentali (palme) mentre
sul versante ovest è boschiva. A valle dell’abitazione il terreno è in forte
declivio verso sud. La particella non dispone di un accesso veicolare dalla
Strada __________ ma solo di un adito pedonale ancorché attualmente impraticabile
in quanto il fondo è delimitato da una palizzata in legno; la casa ha un
accesso pedonale (scale) attraverso il confinante mapp. no. 434 (cfr. verbale
di sopralluogo del 24.6.2010 e documentazione fotografica annessa). 

In esito al raggruppamento dei terreni, la
part. no. 435 risulta assegnata alla zona residenziale estensiva limitatamente
alla porzione nord confinante con la strada e per il resto alla zona agricola. 

4.4.1.
L’espropriazione materiale si avvera per
effetto di un divieto o di una restrizione particolarmente grave dell’uso
attuale o del prevedibile uso futuro di un fondo che comprometta le facoltà
essenziali derivanti dal diritto di proprietà, specie quella di edificare.
Anche una restrizione di importanza secondaria può assumere connotazione di
espropriazione materiale ove coinvolga una cerchia ristretta di proprietari, o
ne colpisca uno solo, in maniera tale che, fosse loro negato un indennizzo,
sarebbero costretti a sopportare un sacrificio eccessivo ed incompatibile con
il principio della parità di trattamento. Nell’una e nell’altra ipotesi occorre
che l’atto limitativo sia definitivo e che, con la sua istituzione, il
proprietario veda svanire una possibilità di miglior uso del fondo prevedibile
ed oltremodo probabile in un prossimo futuro (Riva, op. cit., no.
123-134; DTF 131 II 151 c. 2.1, 132 II 218 c. 2.2 e rinvii; RtiD II-2008
no. 55 c. 4.2).

4.2. Non ogni provvedimento
pianificatorio apparentemente limitativo genera un’espropriazione materiale e
quindi un obbligo di indennizzo. In effetti la garanzia della proprietà non
conferisce al titolare il diritto di vedersi assegnato il proprio fondo ad una
zona edificabile o mantenuto invariato uno specifico regime edilizio (Riva,
op. cit., no. 114; DTF 123 II 481 c. 6c). Perciò la giurisprudenza
sviluppatasi sul tema distingue due ipotesi: la cosiddetta non-attribuzione e
il dezonamento, di cui, di principio, solo il secondo è indennizzabile.
Equivale ad una non-attribuzione il rifiuto dell’autorità pianificatoria di
assegnare un terreno alla zona edificabile nel contesto dell’adozione di una
prima pianificazione conforme ai dettami costituzionali ed alla LPT; questa è
la regola sia nel caso della revisione di un piano adottato prima dell’entrata
in vigore della LPT, sia nel caso dell’adeguamento di un piano adottato in
vigenza della LPT ma materialmente irrispettoso dell’ordinamento federale (DTF
131 II 151 c. 2.6, 728 c. 2.1 e 2.3, 125 II 431 c. 3b). Un dezonamento si
verifica invece quando una particella già dichiarata costruibile da un piano
conforme alla LPT venga, nell’ambito di una successiva revisione, estromessa
dalla zona edificabile o subisca una limitazione delle sue possibilità
edificatorie (DTF 122 II 326 c. 4c, 131 II 728 c. 2.3; RtiD
II-2008 no. 55 c. 3.3).

La data determinante per appurare se un fondo sia stato oggetto di
espropriazione materiale è quella dell’entrata in vigore del provvedimento
limitativo (DTF 132 II 218 c. 2.4 p. 222; RtiD II-2008 no. 55 c.
3.2).

5.5.1.
L’istante sostiene che l’estromissione del suo fondo dalla zona edificabile,
intervenuta con la revisione del PR approvata nel 2008, equivarrebbe ad un
dezonamento.

5.2. La sussistenza di un dezonamento costitutivo di espropriazione materiale
presuppone, da un lato, che la particella interessata fosse precedentemente
inserita in una zona edificabile istituita nel contesto di un piano di
utilizzazione conforme alle esigenze materiali della LPT e, dall’altro lato,
che il proprietario avrebbe fatto uso con alta probabilità delle possibilità di
edificarla in un prossimo futuro (Riva, op. cit., no. 140, Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du
territoire, construction, expropriation, 2001, no. 1455; DTF 131
II 728 c. 2.3. e 2.5,; RtiD II-2008 no. 55 c. 3.3). 

Affinché un piano regolatore possa essere considerato
materialmente conforme alla LPT occorre in particolare che, nel rispetto degli
art. 1-3 e 15 LPT, esso operi un’adeguata ripartizione del territorio separando
le zone inedificabili da quelle edificabili ed assegnando a queste ultime
soltanto i terreni idonei all’edificazione, e cioè quelli già edificati in
larga misura o quelli che saranno prevedibilmente necessari all’edificazione ed
urbanizzati entro 15 anni (Riva, op. cit., no. 144; DTF 122 II 326 c. 5b).

Di conseguenza è da ritenere materialmente contrario al diritto federale il
piano regolatore che non opera una separazione chiara e vincolante delle
diverse zone e che presenta un sovradimensionamento importante delle zone
edificabili rispetto all’evoluzione demografia del Comune (TF
1C_573/2011 del 30.8.2013 e rinvii, TRAM 50.2007.9 del 17.3.2011 c.
3.4.2).

5.3. Il PR/86 di __________ è nato a cavallo della fine degli anni ’70 e della
prima metà degli anni ’80. Il primo progetto, esaminato in via preliminare dal
Dipartimento dell’ambiente nel 1979, è stato riformulato per poi essere
adottato dal Consiglio Comunale nel 1984 ed approvato dal Consiglio di Stato
nel 1986. Tale piano è stato essenzialmente allestito secondo i disposti della Legge edilizia del 19.2.1973 e non rispettava i
dettami di contenuto della LPT, specie per quanto riguarda la corretta delimitazione
delle zone edificabili. Ciò, segnatamente, in relazione al territorio ove è
ubicata la proprietà in esame. In effetti sulla fascia collinare tra il nucleo
di __________ e l’omonimo __________, una certa attività edilizia si era
sviluppata nell’area di __________ ubicata tra la strada che porta al __________
e la Strada __________; al contrario tutto il comprensorio a valle di
quest’ultima, quindi anche la zona __________, ad eccezione di qualche
costruzione isolata era prevalentemente inedificato (cfr. piano delle zone
1986). Perciò la particella non apparteneva al territorio largamente edificato
né era necessaria all’edificazione nei 15 anni successivi. Lo stesso Consiglio
di Stato ha del resto osservato, nella decisione di approvazione del piano, che
nel 1986 risultavano largamente insediati
solo i comparti direttamente circostanti i nuclei di __________ e di __________,
mentre sul resto del territorio gli insediamenti si erano diffusi a macchia
d’olio ed maniera alquanto sparsa e disordinata, complice anche il fatto che
non si era ancora proceduto ad un riordino fondiario. Situazione, questa, della
quale l’autorità comunale ha dovuto tener conto, anche per assicurarsi un certo
margine di sviluppo. Ne è scaturito tuttavia un piano chiaramente
sovradimensionato con una contenibilità teorica eccedente le prevedibili
necessità di crescita dei 10-15 anni a venire; ciò sulla base di previsioni di
sviluppo demografico, prospettate dal Comune, sostanzialmente ottimistiche
specie alla luce della difficile situazione fondiaria (cfr. ris. no. 7320 del
25.11.1986, p. 16-17). Tale sovradimensionamento è peraltro stato rimarcato
anche a posteriori, in sede di revisione del PR: come si evince infatti dai dati
contenuti nel relativo rapporto di pianificazione, la contenibilità del PR/1986
(stimata in 2'300 abitanti) superava di quasi il doppio l’effettivo sviluppo
demografico della popolazione, che al dicembre del 2004 contava ca. 1'200
abitanti (cfr. Rapporto di pianificazione, p. 20 pto 4.2 e relativo allegato di
p. 34; ris. del Consiglio di Stato no. 5230 del 14.10.2008, p. 19). 

In simili circostanze è evidente che il PR del 1986 di ___________non possa
essere considerato conforme (cfr. TF 1C_573/2011 del 30.8.2013 c. 3.2. e
rinvii, TRAM 50.2007.9 del 17.3.2011 c. 3.4.2).
Di riflesso, è escluso che il
fondo dell’istante possa aver subito un dezonamento al momento in cui è entrata in vigore la revisione del
PR.

6.6.1.
Il PR frutto della revisione, approvato il
14.10.2008, è il primo piano di utilizzo adottato
secondo i precetti della LPT. Di conseguenza l’esclusione del fondo
dell’istante dalla zona edificabile configura una non-attribuzione. 

Tale provvedimento non implica di principio un obbligo di indennizzo. Solo eccezionalmente esso può avere effetti
equivalenti ad un’espropriazione, segnatamente quando si possa ritenere
che, alla data determinante, il proprietario poteva oggettivamente contare sul
fatto che l’edificazione del suo fondo fosse attuabile con grande probabilità
in un prossimo avvenire. Secondo la giurisprudenza questo potrebbe essere il
caso qualora il fondo sia (cumulativamente) edificabile o quantomeno dotato
delle infrastrutture di urbanizzazione primaria, sia ubicato entro un perimetro
delle canalizzazioni (PGC o PGS) conforme alla legislazione sulla protezione
delle acque, ed il proprietario abbia già investito somme considerevoli in
vista della sua urbanizzazione e costruzione. Oppure qualora l’inclusione del
fondo nella zona edificabile si imponga in ragione della sua appartenenza al
territorio largamente edificato ai sensi dell’art. 15 let. a LPT. Oppure ancora
qualora tale esigenza debba essere riconosciuta in virtù del principio della
buona fede (DTF 132 II 218 c. 2.2, 125 II 431 c. 4a).

6.2. Nel 2008, quando è entrato in vigore il nuovo PR, la particella dell’istante
disponeva soltanto di un accesso pedonale grazie ad un diritto di passo sulla confinante
part. no. 458 (cfr. lettera del Consorzio TLR del 22.3.2004, doc. F); era inoltre
allacciata alle infrastrutture comunali ed inclusa
nel perimetro delle canalizzazioni stabilito dal PGS approvato il 24.4.1994, piano
tutt’ora in vigore, anche se riflette i limiti della zona edificabile disposta
dal PR del 1986 e non è mai stato adeguato al nuovo PR del 2008 (cfr. lettera
dell’Ufficio tecnico comunale del 26.11.2010). Ritenuto che a quell’epoca il
fondo era già edificato, bisogna tener presente che, secondo la giurisprudenza,
i provvedimenti pianificatori che limitano anche in maniera importante il tipo
di costruzioni ammissibili, non sono costitutivi di espropriazione materiale se
alla data determinante un’utilizzazione favorevole ed economicamente
ragionevole degli edifici esistenti rimane possibile (DTF 123 II 481 c.
6d e rinvii; RtiD II-2008 no. 55 c. 4.2, TRAM 50.2008.3 del
10.10.2008 c. 2.4). Ora, il nuovo assetto pianificatorio non ha impedito al
proprietario di continuare ad utilizzare la costruzione esistente, che peraltro
godeva della protezione della situazione acquisita, a fini abitativi come già
avveniva in passato, né di eventualmente vendere o locare a terzi la proprietà.
Inoltre il proprietario ha comunque la
possibilità di gestire in maniera conveniente la sostanza edificata, che,
previa autorizzazione, è suscettibile di interventi edilizi quali il rinnovo,
la trasformazione parziale, il moderato ampliamento o la ricostruzione
conformemente a quanto prescrive l'art. 24c LPT. Quindi la prosecuzione di uno sfruttamento razionale ed
economicamente ragionevole del fondo non è stata compromessa. 

6.3. Alle considerazioni che precedono si
aggiunge che, al momento dell’entrata in vigore del PR del 2008, non
sussistevano motivi oggettivi che imponessero l’attribuzione del fondo alla
zona edificabile. Anzitutto perché la particella non era, nemmeno a quell’epoca,
inclusa in un comprensorio edificato in larga misura ai sensi dell’art. 15 let.
a LPT, concetto che la prassi interpreta in modo restrittivo assimilandovi
soltanto il territorio edificato in senso stretto e gli spazi vuoti tra
costruzioni (Baulücken) a tal punto segnati dall’impronta edilizia dei fondi
circostanti da non poter essere
attribuiti ad altra destinazione (Riva, op. cit., no. 159; DTF 122 II c. 6a, 132 II
218 c. 4). In effetti il comparto a valle
della Strada __________ si compone tutt’ora di ampie superfici libere, prative
e boschive, con qualche costruzione isolata; netta è la separazione che si
intravvede rispetto alle zone insediate poste a monte della strada, la quale
delimita chiaramente la zona edificabile. La
particella (ed il comprensorio al quale appartiene) non erano neppure
necessarie all’edificazione nei prossimi 15 anni (art. 15 let. b LPT). Vero è
che nonostante lo sforzo compiuto dal Comune per ridurre l’estensione di alcune
zone edificabili, il Consiglio di Stato ha qualificato la contenibilità del
nuovo PR come sensibilmente eccedente il presumibile bisogno (cfr. ris. del
Consiglio di Stato no. 5230 del 14.10.2008, p. 19).

6.4. L’istante sostiene che il PR del 2008 ha frustrato le aspettative edilizie che aveva maturato in buona fede grazie alla procedura di RT
ed alla licenza edilizia rilasciata nel 2004. 

In tema di espropriazione materiale l’istituto della buona fede non ha contorni
ben definiti sebbene taluni aspetti ne siano eccezionalmente tutelati (Riva,
op. cit., no. 154-156; Riva Haupfragen der materiellen Enteignung, 1990,
p. 326 ss). La giurisprudenza formatasi in proposito ammette che taluni
antefatti pianificatori possano assumere un’importanza tale da risvegliare nel
proprietario un’aspettativa legittima di azzonamento favorevole del suo fondo.
In particolare, un programma di urbanizzazione o un’eseguita ricomposizione
particellare potrebbero indurlo a fare affidamento sulla futura attribuzione
del suo terreno alla zona edificabile. In tal caso, anche in assenza di
garanzie specifiche, l’esigenza di azzonare il fondo potrebbe essere dedotta
dal principio della buona fede. Gli antefatti pianificatori e la protezione
della buona fede non conferiscono tuttavia al proprietario un diritto incondizionato
a vedersi assegnato il suo fondo ad una zona edificabile conforme alla LPT. La
messa in atto dei principi pianificatori prevale infatti sulla stabilità di un
piano datato non conforme. Il riferimento alla buona fede presuppone inoltre che
non fosse riconoscibile alcun conflitto con la corretta concretizzazione del diritto
oggettivo (DTF 132 II 218 c. 6.1; 125 II 431 c. 6 e rinvii). 

Nella fattispecie la procedura di RT ha modificato la configurazione del mapp.
no. 457 nella misura in cui, con l’annessione del confinante mapp. no. 456, il
fondo ha acquisito un accesso diretto alla Strada Nuova (cfr. piano “situazione planimetrica prima e dopo RT”
del geometra revisore del 5.5.2010). Nel
2008 tale nuovo assetto non era tuttavia definitivo: a quell’epoca era stato approvato
e pubblicato unicamente il riparto provvisorio (cfr. FU __________ del __________). D’altra parte l’istante
non ha sfruttato la licenza edilizia rilasciata dal Municipio nel 2004 ed ha
rinunciato a chiederne il rinnovo; decisione che, a suo dire, è stata determinata
dal nuovo assetto particellare prospettato
dal Consorzio RT: in particolare, la possibilità di acquisire (in sede di RT) il
confinante mapp. no. 456, che gli avrebbe consentito di creare un accesso
veicolare diretto e di incrementare il potenziale edificatorio, lo ha indotto ad
attendere affinché i lavori previsti fossero
inseriti in un intervento unico reso possibile dal nuovo assetto fondiario. Sennonché
tali sue prospettive, specie quella di incrementare il potenziale edilizio, non
sono interessi degni di protezione sotto il profilo della buona fede già
soltanto perché la garanzia della proprietà tutela lo sfruttamento razionale
del terreno non invece quello ottimale per trarne il massimo vantaggio (Riva,
Kommentar, no. 165-166; DTF 114 Ib 121 c. 6b e rinvii). Ora, la licenza
edilizia del 2004 consentiva l’edificazione di una seconda abitazione sul mapp.
no. 457; al più tardi nel gennaio del 2005, con la pubblicazione del nuovo PR, il
proprietario è venuto a conoscenza del nuovo assetto del comparto __________ –
che in effetti ha contestato (cfr. ris. no. 5230 del 14.10.2008 p. 54-55) – e nel
dicembre del 2005 è stato pubblicato il riparto provvisorio. Di conseguenza, su
questa base, egli poteva contare sull’ottenimento di un accesso veicolare
diretto, ma non era in diritto di presumere (anche) che il futuro mapp. no. 435
RT sarebbe stato interamente assegnato alla zona edificabile. Un tale
azzonamento non era desumibile neppure dalle informazioni fornite dal geometra del Consorzio RT all’Ufficio tecnico
comunale nel contesto della procedura di rilascio della licenza edilizia (cfr.
lettera del 22.3.2004, doc. F), poiché riguardavano la progettata nuova assegnazione
dei fondi e le ipotesi di accesso al mapp. no. 457, non l’ampiezza della
superficie edificabile, che peraltro, come specificato nello scritto medesimo,
non era di competenza del Consorzio. In sostanza
la possibilità di edificare sancita con la licenza edilizia del 2004 è venuta
meno non per decisione dell’autorità bensì perché il proprietario ha
spontaneamente rinunciato al progetto lasciando decadere il permesso di
costruzione senza chiederne il rinnovo. In seguito, nonostante la situazione
contingente, specie l’avvenuta pubblicazione degli atti di PR che comportava
per legge il blocco edilizio (art. 66 vLALPT), egli ha ottenuto nel mese di
agosto del 2006 una nuova licenza edilizia per l’ampliamento dell’edificio
esistente (doc. E). In simili circostanze non è possibile ammettere
un’espropriazione materiale sulla base del principio della buona fede.

Considerato quanto sopra e ritenuto che la
riduzione della fascia edificabile ha interessato tutti i fondi siti nel
comprensorio a valle della Strada __________ per un fronte di ca. 400 m, è pure da escludere l’ipotesi di un sacrificio
particolare incompatibile con il principio della parità di trattamento (RtiD II 2008 no. 55 c. 4.4 e rinvii). 

6.5. In conclusione, l’assetto
pianificatorio disposto con il PR del 2008 non ha comportato un’espropriazione
materiale a danno della proprietà dell’istante, e di conseguenza l’istanza
dev’essere respinta. 

7.Nei
procedimenti contenziosi di espropriazione materiale le spese giudiziarie e le
ripetibili sono ripartite come in una normale procedura amministrativa, ovvero
a dipendenza dell’esito delle lite e del grado di soccombenza della parti (art.
47 e 49 nuova LPAmm; RDAT I-1994 no. 48; TRAM 50.2007.9 del
17.3.2011 c. 5.1). 

In concreto è equo ripartire la tassa di giustizia e le spese addebitandole per
2/3 all’istanti in quanto soccombente, e per 1/3 al Comune siccome a sua volta
soccombente in punto all’eccezione di irricevibilità dell’istanza. L’istante
dovrà inoltre rifondere al Comune, che si è avvalso della consulenza di un
legale, ripetibili parziali commisurate all’assistenza prestata. A tal fine va
tenuto conto dell’impegno profuso dal legale nello studio della pratica, nella
corrispondenza e in conferenze, rispettivamente nella stesura delle memorie
scritte (risposta, duplica e conclusioni), nonché della partecipazione ad un’udienza
e un sopralluogo. Perciò le ripetibili a favore del Comune sono fissate in fr.
1'700.-.

 

 

Per
i quali motivi

richiamata                       la
Legge di espropriazione dell’8 marzo 1971,

 

 

dichiara

e pronuncia           1.     L’eccezione di irricevibilità dell’istanza sollevata
dal COEP 1 è respinta. 

 

                                2.     L’istanza
di indennizzo per espropriazione materiale è respinta. 

                                        

                                3.     La tassa di giustizia e le spese in fr. 900.-
sono a carico del COEP 1 per 1/3 e dell’istante per 2/3, il quale rifonderà
inoltre al Comune fr. 1'700.- per ripetibili. 

                                        

                                4.     Contro la presente decisione è data facoltà di
ricorso al Tribunale cantonale amministrativo, Lugano, nel termine di trenta
giorni dall’intimazione.

                                        

                                5.     Intimazione a:

	
   

  	
  -
  

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per il Tribunale di
espropriazione

la
Presidente                                                                        la
segretaria giurista

 

 

Margherita
De Morpurgo                                                       Annalisa
Butti