# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a69da6ab-4f2d-57b3-8170-eafdf5cc62e8
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-04-28
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 28.04.2020 RR.2019.328
**Docket/Reference:** RR.2019.328
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RR-2019-328_2020-04-28

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Brasile. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Brasile. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Brasile. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al Brasile. Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP).

Sentenza del 28 aprile 2020 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali 
Roy Garré, Presidente, 
Cornelia Cova e Patrick Robert-Nicoud,  
Cancelliere Giampiero Vacalli  

   
Parti   

A. INC., rappresentata dall'avv. Ivan Paparelli,  
 

Ricorrente 
 

   
  contro 
   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  
 

Controparte 
 

   
Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale al 

Brasile 
 
Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RR.2019.328 
 

 

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 Fatti: 

A. Il 14 maggio 2018 il Ministero pubblico federale brasiliano (Procuradoria da Re-
pública no Estado do Paranà) ha presentato alla Svizzera una domanda di as-
sistenza giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti 
di B. e C. per i reati di corruzione attiva (art. 333 CP/BR), riciclaggio di denaro 
(art. 1 della legge n. 9.613/1998) e organizzazione criminale (art. 2 della legge 
n. 12.850/2013). In sostanza, le indagini brasiliane hanno permesso di appurare 
l’esistenza di una presunta organizzazione criminale dedita alla corruzione at-
tiva nell’ambito dell’aggiudicazione di appalti pubblici da parte della società Pe-
trobras a imprese attive in diversi settori, quali le costruzioni di opere pubbliche, 
cantieri navali e servizi. Queste imprese avrebbero formato un cartello e pagato 
tangenti a funzionari pubblici, operatori finanziari e terzi con successivi atti di 
riciclaggio di denaro. Nel cartello figurerebbe anche il gruppo D., il quale si sa-
rebbe servito all’uopo di società offshore che avrebbero funto da casse nere 
con relazioni bancarie anche in Svizzera (v. atto 02-00-0015 e segg. incarto del 
Ministero pubblico della Confederazione, in seguito: MPC). 
 
Con la sua domanda l’autorità rogante ha chiesto, tra l’altro, l’acquisizione della 
documentazione concernente la relazione n. 1 presso la banca E., Lugano, in-
testata ad A. Inc. e di cui B. è stato avente diritto economico con diritto di firma 
(v. atto 02-00-0025 incarto MPC). 

 
 
B. Con decisione del 18 giugno 2018, il MPC, cui l'Ufficio federale di giustizia (in 

seguito: UFG) ha delegato l'esecuzione della domanda (v. act. 1, allegato 2, 
pag. 4), è entrato nel merito della stessa, precisando che le misure di esecu-
zione sarebbero state ordinate con decisioni separate (v. act. 1, allegato 4). 
 

 
C. Con decisione incidentale di medesima data, il MPC ha ordinato l'acquisizione 

presso la banca E. della documentazione bancaria richiesta dall’autorità ro-
gante, già in possesso della stessa autorità nell’ambito del parallelo procedi-
mento interno SV.17.0220-REZ (v. act. 1, allegato 4). 

 
 
D. Con decisione di chiusura del 5 novembre 2019, il MPC ha ordinato la trasmis-

sione alle autorità brasiliane della documentazione bancaria concernente la re-
lazione di A Inc. (v. act. 1, allegato 2). 

 
 

E. Il 28 novembre 2019 A. Inc. ha interposto ricorso avverso la suddetta decisione 
di chiusura dinanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, 
chiedendo, in via principale: l’annullamento della decisione di chiusura del MPC, 

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con la reiezione definitiva della commissione rogatoria del 14 maggio 2018 (di-
spositivo n. 1) e la conseguente revoca della disposizione con cui il MPC ha 
disposto la trasmissione all’autorità rogante (ev. per il tramite dell’UFG) della 
documentazione descritta (dispositivo n. 2); l’accertamento del carattere abu-
sivo della trasmissione spontanea d’informazioni del 14 novembre 2017 inol-
trata al Brasile, nonché dell’utilizzo da parte del Ministero pubblico federale bra-
siliano (in seguito: MPF) in contrasto con le riserve formulate dal MPC, con l’or-
dine fatto al MPC o all’UFG di comunicare il divieto alla destinataria della stessa 
di utilizzare le informazioni ricevute ovvero di chiederne la restituzione. In via 
subordinata, essa chiede l’annullamento della decisione di chiusura, con la con-
seguente revoca della disposizione con cui il MPC ha disposto la trasmissione 
all’autorità rogante (ev. per il tramite dell’UFG) della documentazione descritta 
(dispositivo n. 2), e quindi il rinvio della causa al MPC perché: sospenda la pro-
cedura; previamente a una sua eventuale nuova decisione di chiusura, richieda 
e ottenga dall’autorità rogante i documenti richiesti nonché le dovute garanzie; 
accerti il carattere abusivo della trasmissione spontanea d’informazioni del 
14 novembre 2017 inoltrata al Brasile, nonché dell’utilizzo da parte del MPF in 
contrasto con le riserve formulate dal MPC, con l’ordine fatto al MPC o all’UFG 
di comunicare il divieto alla destinataria della stessa di utilizzare le informazioni 
contenute ovvero di chiederne la restituzione (v. act. 1, pag. 2 e seg.). 

 
 
F. Con scritti del 14 e 16 gennaio 2020, l’UFG risp. il MPC postulano la reiezione 

del gravame, nella misura della sua ammissibilità (v. act. 9 e 10).  
 

 
G. Con replica del 24 febbraio 2020, trasmessa all’UFG e al MPC per conoscenza 

(v. act. 15), la ricorrente ha confermato le proprie conclusioni ricorsuali (v. 
act. 14).  
 
 

H. Con scritti del 2 e 4 marzo 2020, il MPC risp. l’UFG hanno informato questa 
Corte della loro intenzione di presentare una duplica, chiedendo un termine 
all’uopo (v. act. 16 e 18). 
 
 

I. Con duplica del 18 marzo 2020, il MPC ha ribadito le proprie conclusioni (v. 
act. 20). Con lettera del 30 marzo 2020, l’UFG ha proposto la reiezione del gra-
vame (v. act. 21). Entrambi gli scritti sono stati trasmessi alla ricorrente per co-
noscenza (v. act. 22). 
 
 

J. Con triplica spontanea del 14 aprile 2020, trasmessa all’UFG e al MPC per co-
noscenza (v. act. 26), la ricorrente ha ribadito le sue conclusioni ricorsuali 
(v. act. 25). 

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Le argomentazioni delle parti verranno riprese, nella misura del necessario, nei 
successivi considerandi in diritto. 
 
 
 
Diritto: 

1.  
1.1 In virtù dell'art. 37 cpv. 2 lett. a della legge federale sull'organizzazione delle 

autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71) e dell'art. 25 cpv. 1 
della legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale (AIMP; 
RS 351.1), la Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i 
gravami in materia di assistenza giudiziaria internazionale. 

 
1.2 I rapporti di assistenza giudiziaria in materia penale fra il Brasile e la Confede-

razione Svizzera sono retti dal Trattato di assistenza giudiziaria in materia pe-
nale del 12 maggio 2004, entrato in vigore il 27 luglio 2009 (RS 0.351.919.81; 
in seguito: Trattato svizzero-brasiliano). Alle questioni che il prevalente diritto 
internazionale contenuto in tale trattato non regola espressamente o implicita-
mente, come pure quando il diritto nazionale sia più favorevole all'assistenza 
rispetto a quello pattizio (cosiddetto principio di favore), si applicano la legge 
federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 
(AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11; 
v. art. 1 cpv. 1 AIMP, art. 32 Trattato svizzero-brasiliano; DTF 142 IV 250 con-
sid. 3; 140 IV 123 consid. 2; 137 IV 33 consid. 2.2.2). È fatto salvo il rispetto dei 
diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c). 

 
1.3 La procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministra-

tiva del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021) e dalle disposizioni dei pertinenti 
atti normativi in materia di assistenza giudiziaria (art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 
12 cpv. 1 AIMP; v. DANGUBIC/KESHELAVA, Commentario basilese, Internationa-
les Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP), di cui al precedente consi-
derando. 

 
1.4 Interposto tempestivamente contro la decisione di chiusura del 28 ottobre 2019, 

il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. 
Titolare della relazione bancaria oggetto della decisione impugnata, la ricor-
rente è legittimata a ricorrere (v. art. 9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 
consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 con-
sid. 1.6 pag. 82). 

 
 

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2. La ricorrente sostiene innanzitutto che le relazioni di assistenza tra Svizzera e 
Brasile sarebbero da considerare interrotte a causa dell’assenza di reciprocità 
dovuta alla violazione da parte del Brasile del suo impegno internazionale. Più 
precisamente, l’autorità richiedente, dando seguito ad una rogatoria del MPC, 
avrebbe subordinato la concessione dell’assistenza alla condizione che le in-
formazioni fornite non fossero utilizzate contro C. o contro una società del 
gruppo D. o del gruppo F. 

 
 Questa Corte rileva che in data 18 giugno 2019 il MPC ha presentato al Brasile 

una domanda di assistenza nell’ambito del procedimento interno SV.17.0220 
(v. atto 18-02-1284 e segg. incarto MPC). Con scritto del 31 luglio 2019 le au-
torità brasiliane hanno effettivamente chiesto al MPC, tramite l’UFG, di firmare 
una dichiarazione secondo la quale lo stesso si impegnava a non utilizzare né 
contro C., che ha concluso un accordo di collaborazione con le autorità giudi-
ziarie brasiliane, né contro qualsiasi società del gruppo D. né contro il gruppo 
F. le informazioni che sarebbero state trasmesse dal Brasile (v. atto 18-02-1313 
e segg. incarto MPC). In data 30 agosto 2019 l’UFG ha risposto alle autorità 
brasiliane dichiarando che la Svizzera non accettava le condizioni in questione. 
Tutt’al più, essa avrebbe potuto firmare eccezionalmente la seguente dichiara-
zione, intitolata “Undertaking of Specialty”: “The ____ (authorities) undertakes 
that the information requested in the request of mutual legal assistance in crim-
inal matters ____ will not be used, without the prior consent from the Brasilian 
authorities, for a matter against the following collaborators: ___”. L’UFG ha ag-
giunto che il MPC avrebbe potuto firmare tale dichiarazione unicamente per C., 
ma non per società del gruppo D. o del gruppo F. (v. atto 18-02-1308 e seg. 
incarto MPC). Ora, nella misura in cui il MPC afferma di non aver firmato nessun 
accordo con le autorità brasiliane e che quest’ultime non hanno reiterato la loro 
richiesta (v. act. 10, pag. 7; act. 20, pag. 2), la censura in questo ambito va 
respinta. In queste circostanze, il parere giuridico del 21 novembre 2019 pre-
sentato dalla ricorrente in sede di replica, che parte dal presupposto (errato) 
che la Svizzera abbia accettato le condizioni poste dalle autorità brasiliane, 
nulla toglie a questa conclusione (v. act. 14, pag. 17 e segg., e act. 14.11). Pure 
da disattendere è la censura legata all’asserita interruzione della collaborazione 
tra Brasile e Svizzera. A tal proposito, il MPC ha dichiarato che la circostanza 
che non vi sia più stata corrispondenza tra i due Stati nell’ambito della presente 
procedura rogatoriale è unicamente dovuta al fatto che le autorità brasiliane 
sono in attesa dell’esecuzione della domanda di assistenza giudiziaria da parte 
dell’autorità rogata (v. act. 20, pag. 3). L’UFG, dal canto suo, ha affermato che 
le relazioni e la cooperazione giudiziaria condotte dalle autorità svizzere con le 
autorità brasiliane sono regolari, efficaci e vertono su un numero considerevole 
di procedure e non vi sono ragioni per porvi fine (v. act. 21, pag. 2). Per quanto 
concerne invece il ritiro della rogatoria da parte del MPC (v. act. 20.1), ciò è la 
conseguenza logica dell’abbandono del procedimento svizzero nei confronti di 
B., decisione intervenuta il 6 dicembre 2019 sulla base degli art. 319 cpv. 1 

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lett. a ed e CPP in combinazione con l’art. 8 cpv. 3 CPP (v. act. 20, pag. 2). Il 
fatto che tra il 30 agosto e il 6 dicembre 2019 le autorità brasiliane non abbiano 
più contattato quelle svizzere non permette di certo di concludere, come soste-
nuto dalla ricorrente (v. act. 25, pag. 2 e seg.), che vi sia un’interruzione delle 
relazioni tra i due Paesi. 

 
 
3. La ricorrente sostiene che la rogatoria violerebbe l’ordine pubblico e gli interessi 

essenziali della Svizzera, beni giuridici protetti dagli art. 3 n. 1 lett. d Trattato 
svizzero-brasiliano e art. 1a AIMP. Da una parte, l’autorità brasiliana avrebbe 
chiesto l’edizione e il sequestro di documentazione nonché il blocco dei saldi 
attivi di svariate relazioni bancarie senza disporre della necessaria autorizza-
zione di un giudice brasiliano. D’altra parte, essa avrebbe pubblicato su internet 
il contenuto della trasmissione spontanea d’informazioni del MPC del 14 no-
vembre 2017.  

 
3.1 L’art. 3 n.1 lett. d Trattato svizzero-brasiliano prevede che l’assistenza giudizia-

ria può essere rifiutata se lo Stato richiesto ritiene che l’esecuzione della do-
manda possa compromettere la sovranità, la sicurezza, l’ordine pubblico o altri 
interessi essenziali del proprio Paese, così come determinati dalla sua autorità 
competente. Di contenuto simile l’art. 1a AIMP, secondo il quale tale legge si 
applica tenendo conto dei diritti di sovranità, della sicurezza, dell’ordine pubblico 
e d’altri interessi essenziali della Svizzera (v. ZIMMERMANN, La coopération ju-
diciaire internationale en matière pénale, 5a ediz. 2019, n. 710). Quest’ultima 
disposizione può essere invocata unicamente da cittadini svizzeri e da stranieri 
domiciliati in Svizzera, come pure da società aventi sede o una stabile organiz-
zazione in Svizzera (v. GAAC 2009.8 consid. 7). Secondo l’art. 17 cpv. 1 AIMP, 
il Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dipartimento) decide nel caso 
dell’art. 1a AIMP. Nei trenta giorni che seguono la comunicazione scritta della 
decisione finale può essere chiesta una decisione del Dipartimento.  

 
3.2 In concreto, nella misura in cui la società ricorrente ha invocato la violazione 

dell’art. 1a AIMP dinanzi a questa Corte e non al Dipartimento federale di giu-
stizia e polizia, come previsto dall’art. 17 cpv. 1 AIMP, le censure sono inam-
missibili. Si rileva del resto, a titolo abbondanziale, che, avendo l’insorgente la 
sua sede all’estero, senza nessuna stabile organizzazione in Svizzera, le cen-
sure presentate sarebbero da disattendere anche per tale motivo. Visto quanto 
precede, la richiesta di sospensione nonché di acquisizione dei documenti che, 
a mente della ricorrente, avrebbero indotto il giudice brasiliano a negare l’auto-
rizzazione al sequestro (v. act. 1, pag. 68), vanno parimenti disattese.  

 
 
4. L’insorgente afferma che le autorità giudiziarie brasiliane non sarebbero com-

petenti per perseguire i fatti oggetto della rogatoria. Essa sostiene che B. non 

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avrebbe mai vissuto in Brasile, Paese in cui non avrebbe mai svolto attività pro-
fessionali. Nulla permetterebbe di chiarire i motivi per i quali le autorità brasi-
liane rivendicano la loro competenza repressiva per i fatti indicati in rogatoria. 

 
4.1 La concessione di assistenza in materia penale presuppone la competenza re-

pressiva dello Stato richiedente; la decisione sulla propria competenza spetta 
di principio allo Stato rogante e può essere respinta soltanto nei casi in cui le 
autorità giudiziarie di quest'ultimo risultino manifestamente incompetenti a pro-
cedere, ovvero se la loro competenza viene fondata in maniera arbitraria 
(DTF 126 II 212 consid. 6; TPF 2013 97 consid. 5.2).  

 
4.2 Nella fattispecie l'autorità inquirente brasiliana ha avviato un'inchiesta denomi-

nata “Lava Jato” per far luce su reati che sarebbero stati commessi sul territorio 
brasiliano, Paese in cui hanno sede le società D. e Petrobras (v. supra Fatti 
lett. A). B. è sospettato di aver funto da intermediario per il gruppo D. nell’ambito 
dell’attività corruttiva e di riciclaggio attualmente oggetto di indagini all’estero. 
La giurisdizione brasiliana è da ritenersi quindi data alla luce dei criteri ricono-
sciuti dal diritto penale internazionale, e più precisamente alla luce del principio 
di territorialità (v. AMBOS, Internationales Strafrecht, 5a ediz. 2018, pag. 29 e 
segg.; GLESS, Internationales Strafrecht, 2a ediz. 2015, n. 130 e segg.; 
MARAUHN/SIMON, Die völkerrechtlichen Voraussetzungen der Strafgewalt in 
transnationalen Fallgestaltungen, in Jurisdiktionskonflikte bei grenzüberschrei-
tender Kriminalität, 2012, pag. 21 e segg.). Essa non appare in ogni caso arbi-
traria, per cui le relative censure della ricorrente non meritano ulteriore disa-
mina. 

 
 
5. La ricorrente sostiene che l’autorità rogante ha formulato la sua domanda di 

assistenza esclusivamente sulla base del contenuto della trasmissione sponta-
nea d’informazioni del MPC del 14 novembre 2017, senza aver svolto nessun 
atto d’indagine indipendente. Inoltre, i dati di svariate relazioni bancarie inviati 
alle autorità brasiliane non costituirebbero solo informazioni bensì mezzi di 
prova, di cui l’autorità estera avrebbe già fatto uso per domandare al giudice 
brasiliano l’autorizzazione a violare la privacy che protegge le informazioni ban-
carie.  

 
5.1 Giusta l’art. 29 n. 1 Trattato svizzero-brasiliano, per il tramite delle Autorità cen-

trali, e nei limiti del loro diritto interno, le autorità competenti di ciascuno Stato 
contraente possono, senza previa richiesta, scambiarsi informazioni e mezzi di 
prova concernenti fatti penalmente perseguibili se ritengono che tale trasmis-
sione possa consentire all’altro Stato contraente di presentare una domanda di 
assistenza giudiziaria ai sensi del presente Trattato (lett. a); promuovere un pro-
cedimento penale (lett. b); o facilitare lo svolgimento di un’istruzione penale in 

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corso (lett. c). Il n. 2 della medesima disposizione prevede che l’autorità com-
petente che fornisce l’informazione può, conformemente al proprio diritto in-
terno, porre determinate condizioni per l’impiego di tale informazione. Tali con-
dizioni devono essere rispettate. Nel diritto interno, una normativa simile è pre-
vista all’art. 67a AIMP. Tali norme non specificano le nozioni di mezzo di prova 
e di informazione. Da un punto di vista sistematico, essendo la nozione di 
mezzo di prova di natura procedurale, si giustifica di riprendere la definizione 
che ne danno i codici di procedura (v. ZIMMERMANN, op. cit., n. 415, pag. 446 e 
seg.). In questo senso, possono fare l’oggetto di una trasmissione spontanea ai 
sensi dell’art. 67a cpv. 1, 3 e 4 AIMP: i verbali degli imputati, dei testimoni e 
delle persone chiamate a testimoniare; le registrazioni di videoconferenze e di 
conferenze telefoniche, i rapporti scritti che rimpiazzano e completano le audi-
zioni; i rapporti peritali e di ispezioni; le copie di prove, di incarti di altre proce-
dure nonché delle informazioni di cui all’art. 195 CPP. Per quanto concerne le 
informazioni previste all’art. 67a cpv. 5, trattasi di tutti i dati di cui dispone l’au-
torità di perseguimento penale non assimilabili a un mezzo di prova. Tale no-
zione deve essere presa nel suo senso astratto e non concretamente in rela-
zione alla procedura in corso. I mezzi di prova riguardanti la sfera segreta non 
possono essere trasmessi spontaneamente, contrariamente alle informazioni 
inerenti tale sfera, le quali devono però permettere allo Stato destinatario di 
presentare una domanda di assistenza alla Svizzera (v. ibidem). In questo 
senso, il pubblico ministero non può trasmettere documentazione bancaria, la 
quale costituisce un mezzo di prova protetto dall’art. 47 della legge sulle banche 
e le casse di risparmio (LBCR; RS 952.0). Esso può invece avvertire l’autorità 
estera dell’esistenza di un conto bancario, indicando le referenze, il titolare, 
l’avente diritto economico e il contenuto, informazioni utili per presentare una 
domanda di assistenza (v. ZIMMERMANN, op. cit., n. 415 pag. 448 con rinvii giu-
risprudenziali). 

 
5.2 In concreto, con la sua trasmissione spontanea d’informazioni del 14 novembre 

2017, il MPC ha fornito alle autorità brasiliane una lista delle relazioni bancarie 
in Svizzera riconducibili a persone fisiche (tra cui B. e C.) e giuridiche (tra cui la 
società ricorrente) coinvolte nelle indagini estere (v. atto 18-02-0001 e segg. 
incarto MPC). Per ogni relazione vengono fornite queste informazioni: il nome 
della banca, il numero della relazione, il titolare, l’avente diritto economico, 
l’avente diritto di firma e il saldo. Oltre a ciò, il MPC ha messo in evidenza, in 
maniera generale e riassuntiva, flussi di denaro intervenuti sui conti ritenuti rile-
vanti per le indagini estere, come ad esempio gli accrediti effettuati sui conti di 
B. provenienti da società del gruppo D. o gli addebiti sui conti di B. a favore di 
C. Trattasi di informazioni che sono state utili alle autorità brasiliane per presen-
tare la loro domanda di assistenza e non di mezzi di prova. Le informazioni sui 
flussi di denaro sono servite all’autorità rogante per identificare i conti toccati da 
operazioni sospette e di cui sono stati chiesti l’edizione della documentazione e 

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il blocco dei saldi. Il MPC ha reso attente le autorità brasiliane che le informa-
zioni trasmesse “non possono essere utilizzate quale mezzo di prova in Brasile 
e che, precisamente, esse possono solo essere utilizzate dall’autorità di perse-
guimento penale destinataria al fine di permettere a questa di svolgere indagini 
così da consentirle di indirizzare all’autorità mittente una domanda di assistenza 
giudiziaria internazionale” (v. atto 18-02-0006 incarto MPC). La presentazione 
da parte dell’autorità rogante di tali informazioni al giudice brasiliano al fine di 
ottenere un’autorizzazione al sequestro dei conti in Svizzera rientra appunto in 
tale attività d’indagine, modo di procedere che ha poi permesso di inoltrare la 
domanda di assistenza. La giurisprudenza del Tribunale federale indicata dalla 
ricorrente in sede di replica (v. DTF 129 II 544 consid. 3.4) nulla muta a quanto 
precede, nella misura in cui in quel caso la tabella con le informazioni bancarie, 
che per l’autorità rogante costituiva un mezzo di prova, era stata allestita dall’au-
torità rogata in esecuzione di una domanda di assistenza e per questo avrebbe 
dovuto essere oggetto di una decisione di chiusura. In definitiva, essendo la 
contestata trasmissione spontanea d’informazioni avvenuta nel rispetto delle 
condizioni legali, la richiesta di accertarne il suo carattere abusivo va respinta. 

 
Occorre inoltre rilevare che, nella misura in cui la trasmissione è intervenuta nel 
rispetto dell’art. 29 Trattato svizzero-brasiliano, non si vede per quale motivo 
l’autorità estera non possa presentare la sua rogatoria basandosi (anche) su 
informazioni ricevute dalle autorità svizzere che indagano su paralleli fatti. Lo 
scopo di tali trasmissioni spontanee è proprio questo. Del resto, a parte la ri-
presa d’informazioni specifiche relative ai conti in Svizzera riconducibili agli in-
dagati e alle società coinvolte, la rogatoria brasiliana contiene altre informazioni 
derivanti dall’inchiesta “Lava Jato”, come quelle raccolte sulla base delle dichia-
razioni fornite da C., il quale ha deciso di collaborare con la giustizia brasiliana 
(v. atto 02-00-0015 e segg. incarto MPC). In definitiva, gli elementi raccolti nei 
due Paesi hanno permesso alle autorità brasiliane di presentare legittimamente 
la loro rogatoria del 14 maggio 2018. Le censure in questo ambito vanno dun-
que respinte. 

 
 
6. Secondo la ricorrente, essendo stato abbandonato il procedimento in Svizzera 

contro B., ciò che corrisponderebbe ad un’assoluzione del predetto, l’assistenza 
giudiziaria al Brasile violerebbe il principio ne bis in idem.  

 
6.1 L’art. 4 n. 1 Trattato svizzero-brasiliano prevede che l’assistenza giudiziaria è 

negata se la domanda si riferisce a fatti in base ai quali la persona perseguita è 
stata definitivamente assolta nel merito o condannata nello Stato richiesto per 
un reato sostanzialmente simile, a condizione che la sanzione penale eventual-
mente pronunciata sia in corso di esecuzione o sia già stata eseguita. Giusta il 
n. 2 della medesima disposizione, l’assistenza giudiziaria può tuttavia essere 
accordata se i fatti oggetto della condanna sono stati commessi nel territorio 

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dello Stato richiedente in tutto o in parte, salvo che, in quest’ultimo caso, gli 
stessi siano stati commessi in parte anche nel territorio dello Stato richiesto 
(lett. a); i fatti oggetto della condanna costituiscono un reato contro la sicurezza 
o contro altri interessi essenziali dello Stato richiedente (lett. b); i fatti oggetto 
della condanna sono stati commessi da un pubblico ufficiale dello Stato richie-
dente in violazione dei suoi doveri d’ufficio (lett. c). Secondo il n. 3 della norma, 
in ogni caso, il paragrafo 1 non è applicabile se il procedimento avviato nello 
Stato richiedente non è diretto unicamente contro la persona di cui al paragrafo 
1 (lett. a) o l’esecuzione della domanda è tale da discolparla (lett. b). Giusta 
l’art. 5 cpv. 1 lett. a n. 1 AIMP, la domanda è irricevibile se in Svizzera o nello 
Stato in cui il reato è stato commesso, il giudice ha pronunciato nel merito l’as-
soluzione o l’abbandono. 

 
6.2 Nella fattispecie, il MPC, con decreto del 6 dicembre 2019 ha effettivamente 

abbandonato il procedimento penale per titolo di riciclaggio di denaro nei con-
fronti di B. sulla base degli art. 319 cpv. 1 lett. a ed e CPP in combinazione con 
l’art. 8 cpv. 3 CPP. A sostegno di tale decisione, l’autorità inquirente ha affer-
mato che “non è stato possibile individuare degli elementi probatori atti e idonei 
a confutare le argomentazioni espresse da B. in ordine al retroscena economico 
delle transazioni avvenute sulle relazioni bancarie a lui riconducibili e non si 
sono pertanto rafforzati e corroborati indizi di reato tali da giustificare la promo-
zione dell’accusa nei confronti dell’imputato. Questo è in gran parte dovuto alla 
situazione politica in Venezuela e alla conseguente impossibilità oggettiva di 
procedere all’acquisizione in via rogatoriale presso lo Stato venezuelano di ul-
teriori riscontri probatori” (v. act. 10, pag. 11 e seg., e act. 14.10). Il MPC ha 
aggiunto che “ai sensi dell’art. 319 cpv. 1 lett. e CPP, il pubblico ministero di-
spone l’abbandono del procedimento se una disposizione legale prevede la 
possibilità di rinunciare all’azione penale. Nel caso concreto, tale disposizione 
trova il suo fondamento in quanto sancito dall’art. 8 cpv. 3 CPP, sulla base del 
quale, salvo che vi si oppongano interessi preponderanti dell’accusatore pri-
vato, il pubblico ministero può prescindere dal procedimento penale se il reato 
in questione è già perseguito da un’autorità estera. Nel caso concreto non vi 
sono accusatori privati e le autorità di perseguimento penale brasiliane e statu-
nitensi conducono un procedimento penale per gli stessi fatti oggetto in indagine 
in Svizzera” (v. ibidem).  

 
 Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che l’abbandono di un pro-

cedimento per motivi di opportunità o per mancanza di prove, o in attesa di 
nuove prove, non corrisponde a un giudizio di assoluzione o di non luogo a 
procedere che esclude l’assistenza (v. DTF 110 Ib 385 consid. 2b; sentenza del 
Tribunale federale 1A.282/2005 del 30 aprile 2007; ZIMMERMANN, op. cit., n. 663 
con rinvii giurisprudenziali di cui alla nota 1055). Ciò vale a maggior ragione nel 
caso concreto visto che l’abbandono è stato pronunciato anche per il fatto che 
vi è un’indagine in corso proprio in Brasile, quindi è chiaro che la decisione del 

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MPC non può avere nessuna ripercussione a livello di ne bis in idem. La relativa 
censura va quindi respinta.  

 
 
7. L’insorgente censura la violazione da parte delle autorità brasiliane delle garan-

zie previste dagli strumenti internazionali di protezione dei diritti dell’uomo. Le 
violazioni sarebbero legate alla richiesta brasiliana di acquisizione di documen-
tazione bancaria e di sequestro di valori patrimoniali in Svizzera senza la pre-
ventiva autorizzazione del giudice, alla pubblicazione in internet di dati concer-
nenti relazioni riconducibili a B. nonché al rifiuto d’accesso agli atti nei confronti 
di quest’ultimo da parte delle autorità brasiliane.  

 
7.1 L’ art. 3 n. 1 lett. f Trattato svizzero-brasiliano prevede che l’assistenza giudi-

ziaria può essere rifiutata se vi è fondato motivo di ritenere che il procedimento 
penale contro la persona perseguita non rispetti le garanzie previste dagli stru-
menti internazionali di protezione dei diritti dell’uomo, in particolare il Patto in-
ternazionale del 16 dicembre 1966 relativo ai diritti civili e politici. I medesimi 
principi sono contenuti nell'art. 2 AIMP, il quale ha quale scopo di evitare che la 
Svizzera presti assistenza a procedure che non garantirebbero alla persona 
perseguita uno standard di protezione minimo corrispondente a quello con-
cesso dal diritto degli Stati democratici, definito in particolare dalla CEDU e dal 
Patto ONU II, o che sarebbero in contrasto con norme riconosciute come ap-
partenenti all'ordine pubblico internazionale (DTF 123 II 161 consid. 6a; 122 II 
140 consid. 5a). Secondo l'art. 2 lett. a AIMP la domanda di cooperazione in 
materia penale è irricevibile se vi è motivo di credere che il procedimento all'e-
stero non corrisponda ai principi procedurali della CEDU o del Patto ONU II. 
L'esame delle condizioni poste dalla disposizione in questione implica un giudi-
zio di valore sugli affari interni dello Stato richiedente, in particolare sul suo re-
gime politico, sulle sue istituzioni, sulla sua concezione dei diritti fondamentali 
e il loro rispetto effettivo, nonché sull'indipendenza e l'imparzialità del potere 
giudiziario. Il giudice dell'assistenza deve dar prova a tal proposito di una pru-
denza particolare (DTF 130 II 217 consid. 8.1). Il rispetto delle garanzie proce-
durali vale per tutti gli aspetti legati ad un processo equo, segnatamente la pa-
rità delle armi, il diritto di essere sentito nonché la presunzione d'innocenza. Su 
tali punti, tuttavia, solo delle circostanze chiare e appurate costituiscono motivo 
di rifiuto della cooperazione (v. sentenza del Tribunale federale 1A.54/1994 del 
27 aprile 1994 consid. 2a; ZIMMERMANN, op. cit., n. 683 e rinvii). 

 
 Il Tribunale federale ha già avuto modo di affermare che l'art. 2 AIMP non può 

essere invocato da persone giuridiche che non sono oggetto della procedura 
estera e che pertanto non possono prevalersi di una norma destinata anzitutto 
a proteggere l'imputato all'estero (v. DTF 133 IV 40 consid. 7.2; 130 II 217 con-
sid. 8.2; 126 II 258 consid. 2d/aa; sentenze del Tribunale federale 1C_376/2016 

http://links.weblaw.ch/DTF-133-IV-40
http://links.weblaw.ch/DTF-126-II-258
http://links.weblaw.ch/1C_376/2016

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del 5 ottobre 2016 consid. 2.2; 1C_79/2014 del 14 febbraio 2014 consid. 2.3; 
ZIMMERMANN, op. cit., n. 681).  

 
7.2 Essendo la ricorrente una persona giuridica con sede nelle Isole Vergini Britan-

niche e non essendo essa stessa oggetto della procedura penale in Brasile, la 
relativa censura non va esaminata oltre.  

 
 
8. Infine, la ricorrente sostiene che la decisione impugnata violerebbe il principio 

della proporzionalità, nella misura in cui il MPC avrebbe ordinato la trasmissione 
di documentazione bancaria riguardante il periodo susseguente il 2015, quando 
l’autorità rogante avrebbe affermato che il procedimento estero concerne il pe-
riodo 2006-2015. 

 
8.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu-

mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 130 II 193 consid. 4.3; 139 II 
404 consid. 7.2.2; 136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 367 
consid. 2c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2016.257 del 26 maggio 
2017 consid. 4.3.1), precisato comunque che la questione di sapere se le infor-
mazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano necessarie o 
utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'apprezza-
mento delle autorità richiedenti (sentenza del Tribunale penale federale 
RR.2017.146 del 4 agosto 2017 consid. 2.1), visto che lo Stato richiesto non 
dispone dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate 
prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità estera che conduce le 
indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove 
può essere rifiutata solo se il principio della proporzionalità è manifestamente 
disatteso (DTF 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale 
RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare 
abusiva, le informazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le 
indagini (DTF 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sentenza del Tribu-
nale penale federale RR.2017.21 dell’8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii). Inol-
tre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni per 
ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di re-
gola dell’integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire quali 
siano le persone o entità giuridiche coinvolte (v. DTF 129 II 462 consid. 5.5; 
124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale 
federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 del 
22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sen-
tenza del Tribunale penale federale RR.2016.250 del 17 febbraio 2017 con-
sid. 2.1). La trasmissione dell'intera documentazione potrà evitare altresì l'inol-
tro di eventuali domande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 
consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 
consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 

http://links.weblaw.ch/1C_79/2014

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2011 consid. 4.2). In base alla giurisprudenza l'esame da parte delle autorità di 
esecuzione e del giudice dell’assistenza va limitato alla cosiddetta utilità poten-
ziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei 
mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero 
(DTF 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; 
TPF 2010 73 consid. 7.1). 

 
 Il principio della proporzionalità impedisce all’autorità rogata di agire ultra petita, 

ovvero di andare oltre i provvedimenti postulati dall'autorità richiedente, conce-
dendo allo Stato rogante un’assistenza maggiore di quella richiesta (cosiddetto 
"Übermassverbot", DTF 116 Ib 96 consid. 5b; 115 Ib 186 consid. 4; 115 Ib 373 
consid. 7). Secondo la giurisprudenza questo non impedisce tuttavia di inter-
pretare la commissione rogatoria nel senso che ragionevolmente le si può attri-
buire, se del caso in maniera ampia, a condizione che tutti i requisiti per conce-
dere l'assistenza siano comunque adempiuti (DTF 121 II 241 consid. 3; sen-
tenza del Tribunale federale 1A.258/2006 del 16 febbraio 2007 consid. 2.3). Alle 
predette condizioni possono quindi essere trasmessi delle informazioni e dei 
documenti non espressamente menzionati nella domanda di assistenza 
(TPF 2009 161 consid. 5.2; sentenze del Tribunale penale federale RR.2010.39 
del 28 aprile 2010 consid. 5.1, e RR.2010.8 del 16 aprile 2010 consid. 2.2) ed 
incombe alla persona toccata dalla misura dimostrare in maniera chiara e pre-
cisa perché i documenti e le informazioni in questione vanno oltre il senso che 
si può ragionevolmente attribuire alla domanda rogatoriale, rispettivamente non 
presentano nessun interesse per la procedura estera. 

 
8.2 In concreto, l’utilità potenziale della documentazione litigiosa è certamente data, 

già solo per il fatto che B., avente diritto economico del conto, è indagato nel 
procedimento estero per i reati di corruzione attiva, riciclaggio di denaro e orga-
nizzazione criminale. Data la natura finanziaria dei reati contestatigli, tutta la 
documentazione bancaria litigiosa deve essere messa a disposizione dell’auto-
rità rogante. Il MPC ha inoltre messo in evidenza numerose operazioni, accrediti 
e addebiti di somme molto importanti, avvenute sul conto litigioso della ricor-
rente che tracciano dei legami con società riconducibili al gruppo D. e altre en-
tità coinvolte nelle indagini estere (v. act. 1, allegato 2, pag. 8 e segg.).  

 
 Spetterà comunque al giudice estero del merito valutare se dalla documenta-

zione inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i 
fatti oggetto della procedura penale in Brasile e detta documentazione. Alla luce 
della domanda rogatoriale risulta che tutta la documentazione litigiosa è poten-
zialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il prin-
cipio della proporzionalità. 

 
 

- 14 - 
 
 

9. In definitiva, la decisione impugnata va confermata e il gravame integralmente 
respinto, nella misura della sua ammissibilità. 
 
 

10. Le spese seguono la soccombenza (v. art. 63 cpv. 1 PA). La tassa di giustizia 
è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 
del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le 
indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è com-
plessivamente fissata nella fattispecie a fr. 5’000.–, a carico della ricorrente; 
essa è coperta dall'anticipo delle spese del medesimo importo già versato. 

 
 
 

- 15 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. La richiesta di sospensione della presente procedura è respinta. 

2. La richiesta di ottenere i documenti di cui ai considerandi è respinta. 

3. La richiesta di accertare il carattere abusivo della trasmissione spontanea d’in-
formazioni del 14 novembre 2017 è respinta. 

4. Il ricorso è respinto nella misura della sua ammissibilità. 

5. La tassa di giustizia di fr. 5'000.– è messa a carico della ricorrente. Essa è 
coperta dall’anticipo delle spese già versato. 

 
 
Bellinzona, 29 aprile 2020  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Ivan Paparelli 
- Ministero pubblico della Confederazione 
- Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria 

 
 
Informazione sui rimedi giuridici 
Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve 
essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della 
decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un 
sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta 
e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente 
importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi 
procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).