# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5fcefb14-fb68-5ed5-8860-e01f4c22ea2d
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-09-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.09.2006 32.2005.195
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-195_2006-09-06.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.195

   

  BS/td

  	
  Lugano

  6 settembre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 ottobre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 22
  settembre 2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

considerato in fatto e in diritto che:

 

                                     -   RI
1, nata nel 1960, di professione aiuto medico ma da ultimo attiva quale venditrice
di accessori per telefonini, nel mese di ottobre 2004 ha presentato una richiesta
di prestazioni AI per adulti a causa di una discopatia, di cervicalgie e di una
gonartrosi alle ginocchia (doc. AI 11). Una precedente domanda di rendita era
stata respinta con decisione 17 settembre 1998 (doc. AI 10);

 

                                     -   esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione 17 marzo 2005
l’Ufficio AI ha nuovamente respinto la richiesta di prestazioni non presentando
l’assicurata un’invalidità (doc. AI 21-1);

 

                                     -   con
decisione 22 settembre 2005 l’amministrazione ha respinto l’opposizione,
mediante la quale l’assicurata sosteneva che le affezioni di cui essa è affetta
rendono difficile l’esercizio della professione di aiuto medico, e confermato il
diniego di erogare delle prestazioni AI. L’Ufficio AI ha rimarcato quanto segue:

 

"  Le osservazioni presentate in fase di opposizione,
corredate dal rapporto medico stilato dal Dr. __________ il 1. aprile 2005,
sono state sottoposte per competenza al vaglio del Servizio Medico Regionale AI
(SMR).

IL Dr. __________ dell'SMR, con annotazione del 17
maggio 2005 ha potuto confermare che il rapporto presentato non presenta nuove
motivazioni o nuove patologie non prese in considerazione in precedenza. Per
l'ultima attività esercitata di venditrice di accessori per telefonini non è
mai stata attestata un'incapacità lavorativa.

Si ricorda inoltre che l'assicurata da almeno 10 anni
non esercita più l'attività di aiuto medico.

Per contro, malgrado il danno alla salute, sono state
esercitate attività di pari, se non superiore, impegno fisico quali la gerente
di ristorante o la cameriera. Anche per queste attività non sono mai stati attestati
periodi di incapacità lavorativa duraturi." (Doc. AI 27)

 

                                     -   con
il ricorso in oggetto l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha chiesto
l’annullamento della succitata decisione e, fondandosi sul certificato 1°
aprile 2005 del medico curante, l’espletamento di una perizia giudiziaria. In
via subordinata essa ha chiesto il riconoscimento di una mezza rendita; 

 

                                     -   il
28 ottobre 2005 la ricorrente ha trasmesso la documentazione necessaria per la
richiesta di gratuito patrocino presentata il 20 ottobre 2005; 

 

                                     -
  con la risposta di causa l’Ufficio AI ha invece postulato la reiezione del
ricorso;

 

                                     -   la
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 della LPTCA;

 

                                     -   oggetto
del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita d’invalidità;

 

                                     -   secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino
al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con
gli artt. 7 e 8 cpv. 1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno
presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute
fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione,
sono quindi: un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità. Secondo l'art. 28 cpv. 1
LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una
rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI
prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%;

 

                                     -   ai
sensi dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione
di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC
1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pp. 200ss). Si confronta perciò il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido
con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136;
Pratique VSI 2000 p. 84). La valutazione dell'invalidità non è stabilita unicamente
in base a fattori puramente medico-teorici (DTF 110 V 275, 105 V 207; RAMI  1996,
p. 34, 36; STFA inedita 23 marzo 1992 nella causa F.A.). La documentazione
medica costituisce un importante elemento di giudizio per determinare quali
lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato, ma non spetta al
medico graduare l'invalidità dell'assicurato (DTF 114 V 314, 105 V 158; SVR
1996 IV Nr. 74 p. 124; RCC 1982 p. 35;

 

                                     -   Ai sensi dell'art. 29 cpv. 1 LAI:

 

"  il diritto alla rendita secondo l'articolo 28 nasce il
più presto nel momento in cui l'assicurato:

a) presenta un'incapacità permanente di guadagno pari
almeno al 40 per cento, oppure

b) è stato, per un anno e senza notevoli interruzioni,
incapace al lavoro per almeno il 40 per cento in media."

 

                                         Secondo
l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, il diritto alla rendita secondo l'art. 28 LAI
nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato è stato, per un anno e
senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40 per cento in media.

                                         Di
regola il periodo di carenza incomincia non appena l'assicurato subisce una
diminuzione sensibile del suo rendimento nella professione esercitata sino a
quel momento ed il termine può cominciare a decorrere anche quando l'assicurato
non subisce alcuna perdita di guadagno o non esercita alcuna attività lucrativa
(DTF 105 V 159; RCC 1979 p. 281, 1970 p. 402). Una diminuzione della capacità
di lavoro del 20% soddisfa già la nozione legale (Pratique VSI 1998 p. 126).

                                         Alla
scadenza del termine di 360 giorni l'assicurato deve presentare un'incapacità -
questa volta - di guadagno del 40% almeno, che verrà definita secondo i
disposti dell'art. 28 LAI.

                                         L'ammontare
della rendita che verrà versata dipende dal grado d'incapacità di lavoro
durante il periodo di carenza e di quello dell'incapacità di guadagno residua
dopo i 360 giorni. Di conseguenza una rendita intera potrà essere riconosciuta
solo se l'incapacità media di lavoro durante l'anno di carenza è stata di due
terzi almeno e se in seguito sussiste un'incapacità di guadagno di perlomeno
pari grado (RCC 1980 p. 263). Pertanto se l'incapacità media di lavoro è stata
del 60% durante 360 giorni, l'assicurato non avrà diritto per cominciare che ad
una mezza rendita anche se allo scadere del termine la sua incapacità di
guadagno supera i due terzi. Inversamente, se dopo 360 giorni di incapacità
media di lavoro di oltre due terzi l'incapacità di guadagno è scesa al 60%, l'assicurato
avrà diritto unicamente ad una mezza rendita d'invalidità (Valterio, op. cit.
pag. 222s, Pratique VSI 1998 pag. 126-127).

                                         Se
l'assicurato esercita un'attività a tempo pieno durante almeno 30 giorni consecutivi,
il termine di 360 giorni viene interrotto (art. 29ter OAI);

                                         

                                     -   nel
caso in esame, dagli atti di causa non si evince che l’insorgente
- affetta da sindrome panvertebrale cronica dopo morbo di Scheuermann (motivo
della prima domanda di prestazioni), piccola ernia discale lombare L5/S1 con
lombaggine cronica e fasi acute di lombosciatalgia, attacchi di claustrofobia -
presenti un periodo d’incapacità lavorativa di lunga durata;

 

                                     -   con
rapporto 19 dicembre 2004 il medico curante, dr. __________, riportata la
succitata diagnosi, ha attestato diversi brevi periodi d’inabilità lavorativa; l’ultimo
periodo di inabilità al 100%, durato meno di un mese, risale al 2003 (doc. AI
17-1);

 

                                     -   in
data 29 ottobre 2004 l’ex datrice di lavoro ha certificato che il rapporto professionale
con l’assicurata, durato dal 1° giugno 2002 al 28 febbraio 2004, è stato disdetto
per motivi economici (mancanza di lavoro) e non di salute. A parte il periodo
di malattia al 100% già attestato dal medico curante, non risultano altre assenze
dal lavoro (doc. AI 16-1);

 

                                     -   il
breve certificato 1° aprile 2004 del medico curante non apporta nuovi elementi,
avendo questi unicamente elencato la già nota diagnosi senza essersi espresso
in merito ad un’eventuale incapacità lavorativa (doc. AI 22-2);

 

                                     -   l’asserita
inabilità al lavoro di lunga durata non trova quindi conferma dalla documentazione
presente nell’inserto;

 

                                     -   va
qui ricordato che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo
cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal
giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso
che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare
all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con
riferimenti). Il dovere processuale di collaborazione comprende in particolare
l'obbligo delle parti di apportare ‑ ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile ‑ le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa
e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti);

 

                                     -   se
da una parte, come rettamente evidenziato dall’amministrazione, l’assicurata
non svolge almeno da dieci anni l’attività di aiuto medico, dall’altra, negli
anni 1996/98 essa ha anche esercitato attività di pari, se non superiore
impegno fisico, quali gerente di ristorante e/o cameriera senza presentare una
periodo di incapacità lavorativa duraturo (cfr. atti disoccupazione in doc. AI
2-1 fino a 2-40); 

 

                                     -   in
queste circostanze, non sussistendo un periodo di inabilità di almeno un anno e
in assenza di una conseguente invalidità, la decisione di rifiuto merita
conferma, mentre il ricorso dev’essere respinto;

 

                                     -   questo
Tribunale ritiene inoltre la refertazione medica agli atti sufficiente per valutare
l'eventuale incapacità al guadagno dell'assicurata sino all'emanazione del
querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di
ulteriori accertamenti richiesti dalla ricorrente.

                                         Al riguardo, va fatto presente che se
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungs-rechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 pag. 28
consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94
consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                     -   relativamente
alla richiesta dell’istanza d'assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio
presentata dall’assicurata ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA, va innanzitutto
ricordato che, conformemente alla giurisprudenza, se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2
lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva
che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se
del caso, l’assistenza giudiziaria. 

                                         L’art.
61 lett. 1 LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione
dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre
la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110
V 362 consid. 1b; Kieser, ATSG-Kommentar, Basilea 2003, Art. 61 N. 86).

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria -
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., Art. 61 N.
88s) - sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche
art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato
(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 consid. 4a e 372
consid. 5a con riferimenti).

 

                                     -   nel
caso di specie, a prescindere dal questione a sapere se la ricorrente si trovi
effettivamente nel bisogno, la domanda d'assistenza giudiziaria da lei presentata
deve essere respinta, il ricorso risultando infatti già sin dall'inizio siccome
privo di esito favorevole ai sensi della citata giurisprudenza. 

 

 

Per questi
motivi

 

dichiara e
pronuncia

 

 

                                 1.-   Il
ricorso é respinto.

 

 

                                 2.-   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                              

 

 

                                 3.-   L'istanza
della ricorrente tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria e del
gratuito patrocinio è respinta.

 

 

                                 4.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.

                                         Al 
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti