# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eb4aaaac-85c7-54ef-a229-157e9f9d684c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di cassazione civile 09.03.2010 (pubblicato) 16.2000.00041
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_005_16-2000-00041_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  16.2000.00041

  Rinvio TF

  	
  Lugano

  19 maggio
  2000/kc

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di cassazione civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente, 

  Cocchi e Giani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Petralli Zeni, vicecancelliera

  

 

 

 

sedente
per giudicare il ricorso per cassazione 4 ottobre 1999 presentato da

 

 

	
   

  	
  __________ 

  (patr. dall'avv. __________)

   

  
	
   

  	
   

  Contro

  	 

 

 

la sentenza 20 settembre 1999 del Giudice di pace del circolo del
Ticino nella causa a procedura inappellabile promossa con istanza 22 febbraio
1999 nei confronti di

 

 

	
   

  	
  __________ 

  (patr. dall'avv. __________)

   

  

 

 

con la quale gli istanti hanno chiesto venisse fatto obbligo alla
convenuta di attenersi agli impegni assunti il 13 dicembre 1993 e di eliminare
delle piante situate sul suo fondo a confine con la loro proprietà, domande
respinte dal primo giudice, considerato che questa Camera ha emesso un primo
giudizio il 7 dicembre 1999, respingendo il ricorso;

 

 

preso atto della sentenza 29 febbraio 2000 della Seconda Corte
civile del Tribunale federale che ha parzialmente accolto il ricorso di diritto
pubblico presentato da __________ e __________, annullando la sentenza di
questa Camera, onde si impone una nuova decisione del ricorso per cassazione,

 

 

considerato

 

 

in fatto e in diritto:       che
__________ e __________ sono proprietari della particella n. __________ RFD
__________ mentre __________ è proprietaria della contigua particella n.
__________;

 

 

                                          che
al fine di definire le loro divergenze in materia di rapporti di vicinato, le
parti hanno sottoscritto il 13 dicembre 1993 una transazione a tenore della
quale entrambe si erano impegnate a eliminare dalle loro rispettive proprietà
determinate fonti di turbativa;

                                    

 

                                          che
con istanza 22 febbraio 1999 __________ e __________ hanno convenuto in
giudizio __________ chiedendo che fosse fatto obbligo a quest'ultima: di
rispettare gli impegni a suo tempo assunti e oggetto della transazione 13
dicembre 1993 (punti a/b/d), di eliminare dal suo fondo il pino d'alto fusto
situato a distanza non regolamentare dalla loro proprietà nonché di assumersi i
costi da loro sostenuti per la rimozione di piante dal loro sedime;

 

 

                                          che
all'udienza del 26 maggio 1999 gli istanti hanno esteso la loro domanda chiedendo
anche la rimozione di altri tre pini, di una "pianta da definire" di
un'edera e di un gelsomino, piante che a loro dire non rispettano le distanze
legali;

 

 

                                          che
la convenuta, contestando la presenza sul suo fondo di piante a distanza non
regolamentare, si è opposta alla richiesta avversaria sollevando l'eccezione di
cosa giudicata con riferimento alla sentenza 14 aprile 1999 della Pretura del
distretto di Bellinzona che darebbe atto dell’ossequio da parte sua degli impegni
assunti il 13 dicembre 1993;

 

                                          che
con il querelato giudizio il primo giudice, basandosi sulle risultanze
istruttorie dalle quali è emerso che la convenuta ha fatto fronte agli impegni
assunti il 13 dicembre 1993 e che tutte le piante e siepi situate sul suo fondo
si trovano a distanza regolamentare, ha respinto l'istanza;

 

 

                                          che
con il presente tempestivo gravame, dal quale deve essere estromessa la documentazione
fotografica siccome prodotta per la prima volta in questa sede (art. 321 cpv. 1
lett. b CPC),  __________ e __________ sono insorti contro il predetto giudizio
postulandone l’annullamento sulla base del titolo di cassazione di cui all'art.
327 lett. g CPC: i ricorrenti rimproverano al primo giudice di aver
arbitrariamente valutato le prove, in particolare per non aver considerato
quanto emerso dal verbale di sopralluogo del 22 giugno 1999 dal quale si
dovrebbe dedurre che, contrariamente a quanto concluso dal primo giudice, la convenuta
non ha fatto fronte agli impegni della nota transazione e che le piante situate
sul suo fondo non rispettano le distanze legali minime previste dalla LAC;

                                          

 

                                          che
con osservazioni 5 novembre 1999 la controparte postula la reiezione del gravame;

 

 

                                          che
giusta l’art. 327 lett. g CPC una sentenza del Pretore o del Giudice di pace
può essere annullata quando è stata manifestamente violata una norma di diritto
materiale o formale oppure in caso di valutazione manifestamente errata di atti
di causa o di prove;

 

 

                                          che
per quanto attiene al preteso mancato ossequio da parte della convenuta degli
impegni assunti nella transazione, in particolare dei punti b (rimozione due
tubi di gomma), c (allontanamento rete metallica) e d (allontanamento di un
pino nano), come correttamente concluso dal primo giudice gli stessi non possono
essere riproposti per nuovo giudizio ritenuto che con sentenza 14 aprile 1999 (inc.n.
DI.99.55) il Segretario assessore della Pretura del Distretto di Bellinzona,
chiamato a pronunciarsi proprio sull’adempimento da parte della convenuta di
questi stessi impegni, ha accertato che la stessa vi ha fatto fronte, decisione
questa che non è stata impugnata dalle parti e che ha quindi acquisito forza di
cosa giudicata;

 

 

                                          che
comunque, pacifica la questione di cui al punto a) dell'accordo 13 dicembre
1993, risulta dal verbale di sopralluogo 22 giugno 1999 che l'oggetto del punto
b) non è più contestato dagli istanti;

 

 

                                          che
in merito alle ulteriori richieste formulate dagli istanti e tendenti alla
rimozione di svariate piante e rampicanti situate sul fondo della convenuta,
spettava agli istanti provare che queste piante non rispettano le distanze
legali (art. 8 CC), ciò che presupponeva la corretta qualifica delle stesse, in
particolare per poter collocare le piante litigiose fra quelle di alto fusto
(art. 155 LAC) o fra quelle di basso fusto (art. 157 LAC);

 

 

                                          che
per quanto attiene ai tre "pini giapponesi nani" alti ca m 1,73 e
piantati rispettivamente a cm 58, m 1,79 e m 3,15 dal confine degli istanti, in
difetto di una migliore e più precisa qualifica di queste piante, non può
essere considerata arbitraria la conclusione del primo giudice che ha ritenuto
applicabile la distanza di mezzo metro dal confine prevista per le piante di
basso fusto e gli arbusti (art. 157 LAC);

 

 

                                          che
tale soluzione è andata esente da critiche da parte del giudice federale;

 

 

                                          che
l'accertamento di questa Camera secondo il quale il gelsomino e l'edera
–piantate rispettivamente a cm 12,5 e 20 dal muro di proprietà degli istanti–
non erano in contrasto con la distanza legale minima di cui all'art. 157 LAC, è
stato censurato  dalla Corte federale che ha qualificato le piante e arbusti in
questione quali piante di basso fusto;

 

 

                                          che
secondo l'art. 157 LAC le piante di basso fusto e gli arbusti ornamentali possono
essere piantati fino a mezzo metro dal confine;

 

 

                                          che
su questo punto il ricorso dev'essere accolto così che questa Camera, in applicazione
dell'art. 332 cpv. 2 CPC, ossia decidendo il merito della controversia, deve
disporre la rimozione delle due piante collocate a una distanza dal confine del
fondo, inferiore a quella consentita;

 

 

                                          che
la censura ricorsuale relativa alla mancata condanna della convenuta al pagamento
delle spese di trapianto che gli istanti dovrebbero affrontare nel caso in cui
dovesse essere loro ordinato di collocare proprie piante a distanza legale dal
confine, non può essere accolta;

 

 

                                          che
infatti, né la domanda è stata quantificata (dall'istanza risulta trattarsi di
una spesa futura ed eventuale), né vi è titolo di legge per l'auspicata
decisione;

 

 

                                          che
è peraltro indifferente nella lite il comportamento tenuto al riguardo dagli
istanti, in particolare che essi abbiano trapiantato i propri alberi a distanza
regolamentare e, in un secondo tempo – costatate determinate resistenze della
convenuta – se abbiano ricollocate più vicino al confine fra i fondi (cfr.
istanza, consid. 9);

 

 

                                          che
per quanto attiene alla pretesa carente motivazione della sentenza, la censura
è infondata poiché dalla lettura della decisione impugnata emergono con
sufficiente chiarezza i motivi sui quali il primo giudice ha fondato il proprio
convincimento (Cocchi/Trezzini, CPC–TI, ad art. 285, m. 2);

 

 

                                          che
alla luce di quanto sopra esposto il ricorso, che ha evidenziato il titolo di
cassazione invocato limitatamente al mancato accertamento da parte del primo
giudice di una situazione di illegalità con riferimento alla distanza del
gelsomino e dell'edera, deve essere parzialmente accolto;

 

 

                                          che
le spese di giustizia seguono la soccombenza, che per entrambe le sedi giudiziarie
può essere suddivisa in ragione di un mezzo a carico di ciascuna delle parti,
compensate le ripetibili.

 

 

Per
questi motivi,

richiamati
gli art. 327 segg. CPC, per le spese l’art. 148 CPC e la vigente LTG

 

 

 

pronuncia:             I.      Il
ricorso per cassazione 4 ottobre 1999 di __________ e __________ è parzialmente
accolto.

                                          Di conseguenza la sentenza 20 settembre 1999 del Giudice di pace del
Ticino è annullata e sostituita dal seguente giudicato:

 

                                                  "1.      L'istanza
è parzialmente accolta.

                                                           Di
conseguenza __________ è condannata a rimuovere il gelsomino e l'edera che si
trovano rispettivamente a cm 12,5 e 20 dal muro di proprietà degli istanti.

                                                   2.      La
tassa di giustizia di fr. 115.– e le spese di fr. 35.– sono poste a carico
delle parti in ragione di un mezzo ciascuna, compensate le ripetibili."

 

 

                                 II.      La
tassa di giustizia e le spese del presente giudizio, per complessivi fr. 150.–,
già anticipate dai ricorrenti rimangono a loro carico in ragione di un mezzo,
mentre la differenza è posta a carico della convenuta. Compensate le
ripetibili.

                                    

 

                                III.      Intimazione
a:

                                          –
__________

                                          __________

 

 

 

 Per la Camera di cassazione civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                                 La
segretaria