# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 30cb27c5-b61f-5af9-a64a-f18c64776a3f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-06-06
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 06.06.2003 14.2003.12
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2003-12_2003-06-06.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2003.12

  	
  Lugano

  6 giugno 2003

  CJ/fc/dp

   

  	
   

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta, presidente,

  Pellegrini e Chiesa

  

 

	
  segretaria:

  	
  Jaques,
  vicecancelliere

  

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
(__________) promossa con istanza 16 dicembre 1998 da

 

	
   

  	
  __________ 

  patrocinata dall’avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  __________ 

  patrocinato dall’avv. __________ 

   

  

 

tendente ad ottenere il rigetto definitivo
dell’opposizione interposta da __________ all’esecuzione n. __________ dell’UEF
di Vallemaggia promossa da __________ per l’importo di fr. 13'750,05 oltre
interessi e spese;

 

 

vista
la sentenza 22 gennaio 2003 del Segretario assessore della Pretura del Distretto
di Vallemaggia che accoglie parzialmente la suddetta istanza e respinge
pertanto in via definitiva l’opposizione al summenzionato precetto esecutivo
limitatamente all’importo di fr. 8'916,65 oltre interessi;

 

 

preso
atto dell’appello 3 febbraio 2003 di __________ nonché delle osservazioni 24
febbraio 2003 della controparte;

 

ritenuto in fatto
e considerando in diritto:

 

                                          che
l’appellante ripropone in questa sede l’eccezione di perenzione della procedura
ai sensi sia dell’art. 88 cpv. 2 LEF che dell’art. 351 CPC, sostenendo che la
sospensione facoltativa ex art. 107 CPC non è in linea di massima applicabile
nella fattispecie, ostandovi il principio di celerità del diritto applicabile;

 

                                          che
tale eccezione è ricevibile in sede di rigetto quando la perenzione è evidente
(cfr. Daniel Staehelin,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 13 ad art.
84, con rif.; Pierre-Robert Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 80 ad art. 82 e n. 48 i.f. ad
art. 88; Peter Stücheli, Die Rechtsöffnung,
tesi Zurigo 2000, p. 94 s. ad c);

 

                                          che
il primo giudice ha correttamente rilevato come il termine di perenzione
dell’art. 88 cpv. 2 LEF di un anno dalla notificazione del precetto esecutivo –
avvenuta in casu l’11 dicembre 1998 –, nell’ipotesi in cui è stata interposta
opposizione, rimane sospeso tra il giorno in cui è stata promossa l’azione
giudiziaria e la sua definizione (cfr. art. 88 cpv. 2, 2. periodo LEF);

 

                                          che,
nella misura in cui il diritto federale non prescrive alcunché in
merito, la procedura di rigetto dell’opposizione è retta dal
diritto cantonale (art. 25 n. 2 lett. a LEF; Staehelin, op. cit., n. 5 ad art. 84), anche per la
determinazione dell’inizio e della fine della procedura (cfr. André E. Lebrecht, Basler Kommentar zum SchKG,
vol. II, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 26 ad art. 88);

 

                                          che
ex art. 107 CPC, “il giudice può sospendere il processo quando tra le parti
siano pendenti trattative per una transazione, oppure quando la decisione di
un’altra causa o di un altro procedimento può influire sulla decisione della
lite”;

 

                                          che
per il principio di celerità che informa il diritto esecutivo federale,
è di regola esclusa una sospensione della procedura di rigetto (cfr. CEF 11 febbraio 2002 [14.2001.109-112]; Staehelin, op. cit., n. 48 ad art. 84, con rif.);

 

                                          che
questa Camera ha tuttavia ammesso due eccezioni all’inapplicabilità dell’art.
107 CPC in materia di rigetto dell’opposizione (cfr. CEF 4 dicembre 1996 [14.1996.28]
– citata in Cocchi/Trezzini, CPC
commentato, Lugano 2000, n. 3 ad art. 107 – con rif. a Flavio Cometta, Il giudice del diritto
esecutivo e il principio della buona fede, in: SJZ 1991 p. 298 sub II e p. 299
sub III.2.c);

                                          che
in concreto, siccome sono trascorsi quasi quattro anni dall’ordinanza di
sospensione della procedura emanata il 21 dicembre 1998 fino a quella 13
novembre 2002 di riattivazione, la prima eccezione riferita alla durata
brevissima della sospensione non è ovviamente realizzata;

 

                                          che
neppure la seconda eccezione si verifica in casu, in quanto l’escusso non si è
abusivamente opposto alla sospensione, alla quale egli ha al contrario aderito;

 

                                          che
la parte appellata ravvede tuttavia nel comportamento dell’appellante un abuso
di diritto, nella forma di un “venire contra factum proprium”, poiché egli non
è insorto contro l’ordinanza di sospensione 21 dicembre 1998 né contro quella
di riattivazione del 13 novembre 2002;

 

                                          che
l’escusso non aveva motivi d’impugnare l’ordinanza di sospensione, che
condivideva, e che secondo la giurisprudenza di questa Camera poteva anche
essere giustificata qualora la sospensione fosse stata di brevissima durata;

 

                                          che
ovviamente non spettava all’escusso chiedere la riattivazione della procedura
bensì all’istante, sul quale del resto grava l’onere di dimostrare che il
termine ex art. 88 cpv. 2 LEF non è scaduto (cfr. DTF 106 III 50; Amonn/Gasser, Grundriss des
Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 11 ad § 22; Gilliéron, op. cit., n. 48 ad art. 88);

 

                                          che
quest’ultima non ha provato di essere stata indotta dal comportamento
dell’escusso a prolungare più del necessario la sospensione;

 

                                          che
in particolare non ha prodotto scritti dell’escusso con i quali questi avrebbe
chiesto la proroga della sospensione né appare verosimile che effettive
trattative bonali si siano svolte in modo ininterrotto durante quasi quattro
anni;

 

                                          che
visto il tempo trascorso l’escusso poteva in buona fede ritenere che
l’escutente aveva rinunciato a continuare la causa;

 

                                          che
l’appellante non era obbligato ad impugnare l’ordinanza di riattivazione, in
quanto aveva interesse a sollevare all’udienza di discussione – come ha poi
fatto – l’eccezione di perenzione ex art. 88 cpv. 2 LEF, per mettere un punto
finale alla vicenda;

 

                                          che
d’altronde l’art. 88 cpv. 2 LEF è una norma d’interesse pubblico e per ciò la
sua violazione costituisce un caso di nullità ex art. 22 LEF (cfr. DTF 96 III
118, cons. 4a i.f., con rif.; Lebrecht,
op. cit., n. 21 ad art. 88), che va rilevata anche d’ufficio (cfr. DTF 96 III
118 s., cons. 4b; Gilliéron, op.
cit., n. 80 ad art. 82 e n. 48 ad art. 88; Stücheli,
op. cit., p. 94 s. ad c; contra, senza motivazione particolare: Staehelin, op. cit., n. 13 ad art. 84);

 

                                          che
in particolare escutente ed escusso non possono modificare convenzionalmente la
durata dell’art. 88 cpv. 2 LEF (art. 33 cpv. 1 LEF) né il debitore può
rinunciare ad avvalersene (art. 33 cpv. 3 LEF; Gilliéron, op. cit., n. 46 ad art. 88; Stücheli, op. cit., p. 94) e una
sospensione convenzionale non è idonea a prolungarne il decorso (cfr. DTF 77
III 58 ss; Amonn/Gasser, op.
cit., n. 12 ad § 22; Lebrecht,
op. cit., n. 22 ad art. 88);

 

                                          che
il termine di perenzione dell’art. 88 cpv. 2 LEF non può essere prolungato né
restituito (cfr. FF 1991 III 33, ad n. 201.21 sub art. 33; Amonn/Gasser, op. cit., n. 27 ad § 11; Gilliéron, op. cit., n. 13 ad art. 33;
contra, ma probabilmente per inavvertenza: n. 46 ad art. 88), gli art. 33 cpv.
2 e 4 LEF trovando applicazione solo ai termini brevi (cfr. Francis Nordmann, Basler Kommentar zum SchKG,
Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol. I, n. 1 e 9 ad art.
33);

 

                                          che
la perenzione evidente dell’esecuzione in esame implica la reiezione
dell’istanza di rigetto dell’opposizione;

 

                                          che
l’appello va quindi accolto;

 

                                          che
le spese e le indennità seguono la soccombenza (art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62
cpv. 1 OTLEF).

 

 

 

Richiamato
l’art. 22, 82, 88 LEF; 107 CPC; 48, 49, 61 e 62 OTLEF;

 

 

 

pronuncia:               

 

                                1.      L’appello 3 febbraio 2003 __________, è accolto.

 

                             1.1.      Di
conseguenza, i dispositivi n. 1 e 2 della sentenza 22 gennaio 2003 (inc.
__________) del Segretario Assessore della Pretura del Distretto di Vallemaggia
sono riformati come segue:

 

                                    “1.   L’istanza
è respinta.

 

                                     2.    La
tassa di giustizia in fr. 200.-- è posta a carico di __________, Ascona, che rifonderà
a __________, fr. 350.-- a titolo di indennità.”

 

 

                                2.      La
tassa di giustizia di fr. 300.--, già anticipata dall’appellante, è posta a
carico __________, a, che rifonderà a __________, fr. 300.-- a titolo di
indennità.

 

 

                                3.      Intimazione a:__________

                                          Comunicazione
alla Pretura del Distretto di __________

                                      

 

 

Per la Camera di
esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                                             
Il segretario