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**Case Identifier:** 600f0829-29f4-5efe-aeeb-b01d6f7f6caf
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-08-19
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 19.08.2021 D-3622/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-3622-2021_2021-08-19.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-3622/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  1 9  a g o s t o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Gregor Chatton;  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Iraq,   

patrocinato dalla signora Cristina Tosone, SOS Ticino 

Protezione giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale 

- Caritas Svizzera,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed allonta-

namento; 

decisione della SEM del 4 agosto 2021 / N (…). 

 

 

 

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Visto 

la domanda d’asilo che l’interessato ha presentato in Svizzera il (…) 2021, 

i verbali relativi al rilevamento delle generalità del 6 luglio 2021 (cfr. atto 

SEM […]-12/10) ed al colloquio personale Dublino, tenutosi il 12 luglio 2021 

(cfr. atto SEM 15/3), 

la documentazione medica agli atti (cfr. atti SEM 27/2, 29/2, 30/1, 31/2, 

36/2, 37/3 e 42/2),  

la decisione della Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) 

del 4 agosto 2021, notificata il 5 agosto 2021 (cfr. atto SEM 41/1), mediante 

la quale l’autorità inferiore non è entrata nel merito della domanda d’asilo 

ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi (RS 142.31) ed ha pronunciato il 

trasferimento dell’interessato verso la Romania, 

il ricorso inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: il 

Tribunale) il 12 agosto 2021 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 13 

agosto 2021), con il quale il ricorrente ha concluso preliminarmente alla 

sospensione in via supercautelare dell’esecuzione della decisione e alla 

restituzione dell’effetto sospensivo; nel merito egli ha postulato l’annulla-

mento della precitata decisione e la restituzione degli atti all’autorità infe-

riore per il completamento dell’istruttoria; l’ulteriore conclusione ricorsuale 

per mezzo della quale egli ha domandato la concessione dell’assistenza 

giudiziaria nel senso della dispensa dal versamento delle spese di giudizio 

e del relativo anticipo, il tutto con protesta di tasse e spese,  

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei considerandi 

che seguono, 

 

e considerato 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

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ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a‒

c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la 

violazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi), 

che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né 

dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argo-

mentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l’approvazione di un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è 

motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di 

scritti, 

che durante il colloquio Dublino l’insorgente, posto di fronte alla possibile 

competenza della Romania ha asseverato di non volervi fare ritorno; ch’egli 

non avrebbe difatti depositato una domanda d’asilo in tale Paese, né gli 

sarebbero state rilevate le impronte digitali; che nel corso del viaggio 

d’espatrio egli sarebbe stato interpellato in un’unica occasione, dalle auto-

rità di un non meglio precisato Paese; che ad ogni modo, siffatti funzionari 

l’avrebbero trattato male giacché gli avrebbero negato aiuto e cibo, limitan-

dosi a domandargli se avesse del denaro; che a mente dell’interessato, egli 

non sarebbe quindi stato protetto,   

che nella querelata decisione, la SEM − dopo aver constatato l’ammissione 

della competenza da parte delle autorità rumene − ha in primo luogo rile-

vato che le ragioni d’ordine personale evocate dal richiedente nel corso del 

colloquio Dublino non farebbero parte dei criteri prescritti dal regolamento 

(UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 

2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato 

membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazio-

nale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo 

o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 

180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III) atti a stabilire il 

Paese membro competente, ragion per cui non potrebbero essere prese in 

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considerazione; che oltretutto, nel caso in esame non si ravviserebbero 

elementi a sostegno del fatto che la Romania non rispetti i suoi obblighi 

internazionali esimendosi dallo svolgere correttamente la procedura d’asilo 

e di eventuale rinvio, 

che nel prosieguo della sua disamina, l’autorità inferiore ha escluso che 

nello Stato di destinazione – il quale, oltre ad essere firmatario della Con-

venzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 

0.142.30) e della CEDU, applicherebbe la direttiva 2013/32/UE del Parla-

mento europeo e del  Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure co-

muni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale (di seguito: direttiva procedura); la direttiva 2011/95/UE del 

Parlamento e del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attri-

buzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di 

protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le per-

sone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul 

contenuto della protezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 

20.12.2011; di seguito: direttiva qualificazione); nonché la direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale (di seguito: direttiva accoglienza) – sussistano carenze sistemiche ai 

sensi dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, un rischio di trattamenti 

contrari all’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea 

(GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE) e all’art. 3 CEDU o an-

cora, di violazione del principio del divieto di respingimento; che l’autorità 

in parola ha dipoi negato l’esistenza di motivi che impongano l’applicazione 

delle clausole discrezionali di cui agli art. 16 par. 1 e 17 par. 1 Regolamento 

Dublino III,  

che infine, nel caso in esame non si ravviserebbero nemmeno motivi uma-

nitari atti a giustificare l’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1; che dopo 

aver doviziosamente riassunto l’esito dei diversi consulti medici e le pro-

blematiche cliniche lamentate dal richiedente, la SEM ha osservato che lo 

stato di salute di quest’ultimo sarebbe chiaro e non necessiterebbe di ulte-

riori approfondimenti; che nel prosieguo della sua disamina l’autorità infe-

riore ha poi aggiunto che la Romania disporrebbe di un’infrastruttura me-

dica sufficiente alla quale l’interessato avrebbe accesso in base al diritto 

comunitario; che oltretutto, in specie non sarebbero ravvisabili elementi 

suggerenti che lo Stato in parola priverebbe l’interessato dell’assistenza 

medica necessaria; che ad ogni modo, nella procedura Dublino sarebbe 

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unicamente decisiva la capacità al trasferimento, valutata in modo defini-

tivo poco prima dello svolgimento dello stesso; che in definitiva, il richie-

dente sarebbe quindi tenuto a lasciare la Svizzera,  

che nel proprio gravame, il ricorrente avversa su vari aspetti l’argomenta-

zione di cui al sindacato provvedimento,  

che innanzitutto, ribadendo quanto già esposto durante il colloquio Dublino 

(cfr. supra) egli non avrebbe mai depositato una domanda d’asilo in Roma-

nia, né le autorità di tale Paese gli avrebbero mai rilevato le impronte digi-

tali,  

che vieppiù, nel ritenere poco sostanziato e inverosimile il narrato relativo 

ai torti subiti dal ricorrente in Romania, l’autorità inferiore avrebbe violato il 

diritto di essere sentito dell’interessato; che in effetti, dal racconto esposto 

nel corso dell’audizione indetta il 12 luglio 2021, emergerebbero chiari in-

dizi di push-backs, prassi a suo dire nota nel Paese in rassegna, come 

d’altro canto comproverebbero i numerosi rapporti richiamati nel gravame; 

che su tali presupposti, ed in assenza di domande volte ad approfondire le 

allegazioni del richiedente, non v’era modo per la SEM di imputare all’inte-

ressato la natura poco dettagliata di quanto riferito; che d’altra parte, la 

stessa natura succinta del colloquio Dublino risulterebbe incompatibile con 

un simile rimprovero, 

che alla luce di quanto sopra, non sarebbe possibile concludere al rispetto, 

da parte della Romania, dei suoi obblighi internazionali; che in particolare, 

non sarebbe certo che quest’ultima ossequi il principio di non-refoulement 

qualora il richiedente vi fosse trasferito (cfr. memoriale ricorsuale, pag. 4, 

punto 1), 

che inoltre, a mente dell’insorgente il sistema sanitario rumeno sarebbe 

contraddistinto da numerose lacune, tanto più accentuate dalla pressione 

ingenerata dalla corrente pandemia di coronavirus (cfr. memoriale ricor-

suale, pag. 5, punto 2); che conseguentemente, prima di predisporre il tra-

sferimento, la SEM avrebbe dovuto ottenere dagli omologhi rumeni rassi-

curazioni in merito alla disponibilità e all’accessibilità del trattamento richie-

sto dal suo stato valetudinario; che da ultimo, l’insorgente eccepisce la ne-

cessità di procedere ad ulteriori accertamenti medici onde determinare l’im-

patto del trasferimento sul suo stato di salute,  

che, giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

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terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale 

dell’Unione europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013; di seguito: Regolamento 

Dublino III), 

che, se in base a questo esame è individuato un altro Stato quale respon-

sabile per l’esame della domanda di asilo, la SEM pronuncia la non entrata 

nel merito previa accettazione, espressa o tacita, di ripresa a carico del 

richiedente l’asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

che, ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

che nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge) ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente – enumerato 

al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all’art. 7 

par. 1 Regolamento Dublino III, quello precedente previsto dal Regola-

mento non trova applicazione nella fattispecie (principio della gerarchia dei 

criteri), 

che la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base 

della situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino 

III), 

che, contrariamente, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: 

take back), di principio non viene effettuato un nuovo esame di determina-

zione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. DTAF 

2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

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come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stono delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000, di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente, 

che lo Stato membro competente in forza del presente regolamento è te-

nuto a riprendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 23, 

24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è in corso d’esame e che ha 

presentato domanda in un altro Stato membro oppure si trova nel territorio 

di un altro Stato membro senza un titolo di soggiorno (art. 18 par. 1 lett. b 

Regolamento Dublino III), 

che, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di sovra-

nità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete, 

che le investigazioni effettuate dalla SEM hanno rivelato, dopo consulta-

zione dell’unità centrale del sistema europeo «EURODAC», che l’interes-

sato aveva già depositato una domanda d’asilo in Romania il 17 giugno 

2021 (cfr. atti SEM 8/1 e 14/1),  

che su tali presupposti, il 12 luglio 2021 la SEM ha presentato alle autorità 

rumene competenti, nei termini fissati all’art. 23 par. 2 Regolamento Du-

blino III, una richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. d 

Regolamento Dublino III (cfr. atto SEM 19/5),  

che con scritto del 26 luglio 2021, la Romania ha espressamente accettato 

di riprendere in carico il ricorrente in applicazione della medesima disposi-

zione di legge (cfr. atto SEM 33/1),  

che conseguentemente, la competenza della Romania risulta di principio 

essere data,  

che sul punto, ancorché tale aspetto non sia stato esplicitamente censurato 

dall’interessato, non appare inopportuno rammentare che la questione 

dell’effettiva volontà quanto al deposito di una domanda d’asilo è del tutto 

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ininfluente, atteso che il meccanismo del Regolamento Dublino III non offre 

il diritto di scegliere autonomamente lo Stato nel quale la domanda debba 

essere esaminata (cfr. DTAF 2010/45 consid. 8.3),  

che proseguendo nella disamina, il Tribunale rimarca che la Romania è 

legata alla CartaUE e firmataria, della CEDU, della Convenzione del 10 di-

cembre 1984 contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 

1951 sullo statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del 

relativo Protocollo aggiuntivo del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne ap-

plica le disposizioni, 

che pertanto il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il 

diritto alla trattazione della propria domanda secondo una procedura giusta 

ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale ed europeo, 

è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 2013/32/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure 

comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione 

internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 2013/33/UE del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme re-

lative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale [di seguito: 

direttiva accoglienza]; cfr. fra le tante, sentenza del Tribunale D-2895/2021 

del 28 giugno 2021 consid. 8.1 con riferimenti ivi citati), 

che tale presunzione non è tuttavia assoluta e può essere confutata in pre-

senza di violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione 

europea o dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza 

della CorteEDU M.S.S. contro Belgio e Grecia [Grande Camera] del 21 

gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso 

concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale 

(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che nondimeno, né il Tribunale, né la Corte europea dei diritti dell’uomo 

(CorteEDU), così come neppure la Corte di giustizia dell’Unione europea 

(CGUE), hanno ad oggi ammesso l’esistenza di carenze sistemiche in Ro-

mania (cfr. recentemente, sentenza del Tribunale F-1506/2021 del 9 aprile 

2021 con riferimenti ivi citati),  

che oltretutto, con riferimento al caso concreto e come a giusto titolo rile-

vato dall’autorità inferiore nella decisione impugnata, le dichiarazioni del 

ricorrente circa presunti torti subiti per mano delle autorità rumene si ridu-

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cono in mere affermazioni di parte, non suffragate da alcun elemento con-

creto e pertanto inadeguate a sovvertire la giurisprudenza testé enucleata; 

che comunque, essendo la Romania uno Stato di diritto, apparterrebbe al 

ricorrente di adire le competenti autorità giudiziarie rumene onde tutelare i 

propri diritti,  

che parimenti, il richiamo a numerosi rapporti di Organizzazioni non gover-

native (ONG) che testimonierebbero dell’esistenza in Romania della cosid-

detta problematica dei “push-backs”, non permette in specie di confutare 

la summenzionata presunzione; che la tematica in parola tratta dei respin-

gimenti delle persone che entrano illegalmente in Romania, venendo poi 

fermate e rinviate alla frontiera impedendo loro di depositare una domanda 

d’asilo; che orbene, viene da sé che il ricorrente non rientri in siffatta cate-

goria avendo potuto avviare un procedimento volto all’ottenimento 

dell’asilo in Romania, come del resto esplicitamente confermato dalle au-

torità rumene (cfr. atto SEM 33/1),  

che d’altra parte, il richiedente non è neppure sicuro che i fatti da lui de-

nunciati siano effettivamente avvenuti in Romania (cfr. atto SEM 15/3),  

che all’occorrenza non vi sono quindi fondati motivi di ritenere che in Ro-

mania sussistano carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle con-

dizioni di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un tratta-

mento inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della CartaUE (cfr. art. 3 

par. 2 2a frase Regolamento Dublino III), 

che, conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase Regola-

mento Dublino III non si giustifica nel caso di specie, cosicché una richiesta 

di garanzie supplementari in merito all’accoglienza in Romania non risulta 

in alcun modo necessaria (cfr. nello stesso senso, sentenza del Tribunale 

D-2895/2021 del 28 giugno 2021 consid. 8.5),  

che ai sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità, se "motivi umanitari" lo giusti-

ficano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora giusta 

il Regolamento Dublino III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della domanda, 

che la SEM, nell’applicazione dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che al contrario, qua-

lora invece il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione con-

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travvenga all’art. 4 Carta UE, all’art. 3 CEDU o all’art. 3 Conv. tortura, l’au-

torità inferiore è invece obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad 

entrare nel merito della domanda d’asilo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che nel caso in disamina, il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di 

destinazione non sia intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a ter-

mine la procedura relativa alla sua domanda di protezione in violazione 

della direttiva procedura, 

che il ricorrente non ha neppure apportato qualsivoglia indizio serio e con-

creto suscettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispette-

rebbe il principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno 

nell’ossequio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un Paese dove 

la sua vita, integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o 

da dove rischierebbe di essere respinto in un tale Paese, 

che per il resto, va rammentato che il respingimento forzato di persone che 

soffrono di problematiche valetudinarie costituisce una violazione dell’art. 3 

CEDU unicamente in circostanze eccezionali; che ciò risulta essere il caso 

segnatamente laddove la malattia dell’interessato si trovi in uno stadio a tal 

punto avanzato o terminale da lasciar presupporre che, a seguito del tra-

sferimento, la sua morte appaia come una prospettiva prossima (cfr. sen-

tenza della CorteEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 

26565/05; DTAF 2011/9 consid. 7.1),  

che una violazione dell’art. 3 CEDU può però anche sussistere qualora vi 

siano dei seri motivi di ritenere che la persona, in assenza di trattamenti 

medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata ad un reale 

rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle condizioni 

di salute comportante delle intense sofferenze o una significativa riduzione 

della speranza di vita (cfr. sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Bel-

gio [Grande Camera] del 13 dicembre 2016, 41738/10, §181 segg.), 

che essendo decisivo, occorre a questo punto chiedersi, da una parte se 

l’accertamento dei fatti operato dall’autorità inferiore quanto alle affezioni 

di cui soffre l’insorgente sia stato o meno esaustivo e corretto, e dall’altra 

se quest’ultimo rientri o meno nelle casistiche testé enucleate, 

che alla luce dell’applicazione del principio inquisitorio l’autorità compe-

tente deve infatti procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo dei 

fatti giuridicamente rilevanti (DTAF 2019 I/6 consid. 5.1), 

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che nel caso in narrativa non appare però che la SEM sia venuta meno agli 

obblighi che le si impongono in virtù di tale massima,  

che sulla base della documentazione medica agli atti al momento dell’emis-

sione della decisione sindacata, risultava infatti chiaro che la situazione 

medica dell’insorgente non si iscrivesse nella restrittiva giurisprudenza 

convenzionale né tantomeno che rientrasse nelle casistiche per cui, a 

causa di un peggioramento serio ed immediato delle affezioni occorreva 

richiedere garanzie individualizzate alle autorità rumene,  

che nell’ambito del corrente procedimento, il richiedente ha beneficiato di 

svariati consulti medici; che in tal senso, con il certificato medico confezio-

nato in data 4 agosto 2021 (cfr. atto SEM 42/2) gli è stato diagnosticato un 

disturbo psicotico transitorio acuto non specificato (F23.9 secondo ICD-10) 

e un disturbo del sonno, patologie per le quali i medici curanti gli hanno 

prescritto – oltre alla raccomandazione di un ritmo sonno-veglia regolare 

con concomitante integrazione di attività domestiche o manuali presso il 

Centro di alloggio − un trattamento farmacologico a base di Temesta Expi-

det e Sequase Xr,  

che orbene, nulla permette in specie di partire dall’assunto che il trasferi-

mento dell’insorgente comporti delle gravi sofferenze dal profilo medico, a 

tal punto che dopo l’arrivo in Romania, risulti necessaria una presa in carico 

medica immediata ed ininterrotta secondo la giurisprudenza succitata,  

che per il resto, v’è da rimarcare che la Romania dispone di infrastrutture 

mediche sufficienti ed in quanto Stato firmatario della direttiva accoglienza, 

deve provvedere affinché i richiedenti ricevano la necessaria assistenza 

sanitaria comprendente quanto meno le prestazioni di pronto soccorso e il 

trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali e fornire la ne-

cessaria assistenza medica o di altro tipo, ai richiedenti con esigenze di 

accoglienza particolari, comprese, se necessarie, appropriate misure di as-

sistenza psichica (cfr. art. 19 par. 1 e 2 della citata direttiva; [cfr. fra le tante, 

sentenza del Tribunale E-1195/2021 del 30 marzo 2021 consid. 5.4]); che 

per sovrabbondanza, appare giudizioso evidenziare che l’interessato potrà 

ovviare ad eventuali difficoltà nell’ottenimento dei farmaci prescrittigli ve-

nendo trasferito con una riserva sufficiente,  

che agli atti non figurano vieppiù elementi tali da indurre a concludere che 

un trasferimento nello Stato in questione esporrebbe il ricorrente al rischio 

di essere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di 

vita indegna in violazione della direttiva accoglienza, 

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che in ogni caso, se dopo il suo trasferimento in Romania egli dovesse 

essere costretto dalle circostanze a condurre un’esistenza non conforme 

alla dignità umana, o se dovesse ritenere che il Paese in questione violi i 

suoi obblighi di assistenza nei suoi confronti o in ogni altro modo leda i suoi 

diritti fondamentali, apparterrà al medesimo sollevare l’eventuale viola-

zione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle auto-

rità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza), 

che infine, nella fattispecie, dagli atti neppure appaiono elementi per rite-

nere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera arbitraria il suo po-

tere di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) Regolamento Dublino III, 

che, di conseguenza, la Romania rimane competente dell’esame della do-

manda di asilo del ricorrente ed è tenuta a prenderlo in carico in ossequio 

alle condizioni poste nel Regolamento Dublino III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Romania conformemente 

all’art. 44 LAsi, posto che il ricorrente non possiede un’autorizzazione di 

soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1), 

che, visto quanto precede, ne discende che la SEM con il provvedimento 

impugnato non ha violato il diritto federale né abusato del suo potere d’ap-

prezzamento ed inoltre non ha accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferi-

mento dalla Svizzera verso la Romania, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del gravame, la domanda di 

concessione dell’effetto sospensivo è senza oggetto; che altresì, per lo 

stesso motivo la domanda di esenzione dal versamento di un anticipo equi-

valente alle presumibili spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta (art. 65 cpv. 1 PA), 

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che, visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che la decisione è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

Data di spedizione: