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**Case Identifier:** de8f9a71-64d6-54d5-990c-7391b07b22d3
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-10-05
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 05.10.2010 D-7009/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7009-2010_2010-10-05.pdf

## Full Text

Corte IV
D-7009/2010/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  5  o t t o b r e  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Hans Schürch;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Iraq,

ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 23 settembre 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-7009/2010

Visto: 

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data  (...)  in 
Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al richiedente il medesimo giorno 
e mediante il quale l'ha reso attento circa la necessità di consegnare, 
entro le 48 ore successive all'inoltro della sua istanza, un documento 
d'identità  o  di  viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancata 
consegna e in assenza di motivi scusabili, non si entra nel merito della 
sua domanda d'asilo,

i  verbali  d'audizione  del  23 agosto  2010 (di  seguito: verbale  1),  del  
15 settembre 2010  (di  seguito:  verbale  2),  nonché  del 
16 settembre 2010 (di seguito: verbale 3), 

la decisione dell'UFM del 23 settembre 2010, notificata all'interessato 
lo stesso giorno (cfr. atto A15/1, Avviso di notifica e di ricevuta), 

il ricorso inoltrato dall'insorgente il 27 settembre 2010 (cfr. timbro del  
plico tramite invio semplice), 

la  copia  dell'incarto  dell'UFM  pervenuta  via  fax  al  Tribunale 
amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  in  data 
28 settembre 2010, 

i  fatti  del  caso  di  specie  che,  se  necessari,  verranno  ripresi  nei 
considerandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale del 
20 dicembre 1968 sulla  procedura amministrativa (PA, RS 172.021), 
dalla legge del 17 giugno 2005 sul  Tribunale amministrativo federale 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale 
federale  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998 
sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

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che  il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni 
dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d LTAF, nonché art. 
105 LAsi e art. 83 lett. d cpv. 1 LTF),

che, nell'ambito di ricorsi contro decisioni di non entrata nel merito ai  
sensi  dell'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi,  l'oggetto  suscettibile  d'essere 
impugnato  non  può  essere  esteso  alla  questione  della  concessione 
dell'asilo,  che  presuppone  una  decisione  nel  merito  della  domanda 
stessa, 

che,  per  conseguenza,  la  conclusione  ricorsuale  tendente  alla 
concessione dell'asilo è inammissibile,

che,  nei  citati  limiti,  v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che 
adempie  le  condizioni  d'ammissibilità  di  cui  all'art.  48  cpv.  1  e 
all'art. 52 PA nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  della  domanda  d'asilo, 
l'interessato ha dichiarato di essere cittadino iracheno, d'etnia curda, 
originario di Dohuk (Iraq), dove avrebbe vissuto dalla nascita sino al 
suo espatrio nel (...) 2010, 

che  l'interessato  ha  affermato  di  essere  espatriato  per  il  timore  di 
essere  ucciso  da  suo  padre  e  dalla  sua  famiglia,  nonché  di  subire 
un'eventuale  condanna  per  presumibili  atti  illeciti,  dopo  che  un  suo 
collega di studi l'avrebbe colto in flagrante durante un rapporto intimo 
con  un  compagno  di  classe,  B._______  (N [...]),  ed  avrebbe  riferito 
tutto a suo fratello, il quale avrebbe a sua volta informato il resto della  
famiglia;  che,  l'interessato  sarebbe  stato  rinchiuso  in  casa  per  due 
giorni, durante i quali suo padre e i suoi fratelli lo avrebbero picchiato;  
che egli  sarebbe riuscito  a fuggire  e  avrebbe incontrato  B._______, 
con il quale sarebbe espatriato, 

che l'interessato ha dichiarato di aver lasciato Duhok il (...) e di aver  
raggiunto C._______ (Iraq) in taxi con suo fratello D._______, da dove 
–  a  piedi  clandestinamente –  avrebbe  attraversato  il  valico  di 
E._______;  che,  un'auto  che  lo  attendeva  dall'altra  parte  l'avrebbe 
condotto a F._______ (Turchia); che si sarebbe recato in autobus ad 
G._______ (Turchia), dove il suo passatore gli avrebbe procurato una 
carta  d'identità,  rispettivamente un passaporto  falso; che,  dopo aver 
soggiornato in questa città fino al (...), egli avrebbe proseguito il suo 
viaggio con due TIR fino ad arrivare in una località a lui sconosciuta, 

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da  dove  avrebbe  preso  un  treno  con  il  quale  avrebbe  raggiunto  la 
Svizzera in data (...), senza documenti e senza subire controlli durante 
il suo viaggio, 

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità, fatto salvo un documento presentato come la fotocopia della 
sua carta d'identità, inviatagli via fax da suo fratello D.________ dopo 
la prima audizione (cfr. atto A9/4 e verbale 2 D4-7), 

che nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato, da un lato, che il 
richiedente  non  ha  consegnato  alle  autorità  competenti  in  materia 
d'asilo alcun documento d'identità o di viaggio valido ai sensi dell'art.  
1a lett. b e c dell'ordinanza 1 dell'11 agosto 1999 sull'asilo relativa a 
questioni pregiudiziali (OAsi 1, RS 142.311); che, dall'altro lato, detto 
Ufficio  ha  ritenuto  che  nessuna  delle  eccezioni  previste  all'art.  
32 cpv. 3 LAsi è realizzata nel caso di specie, 

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione dell'allontanamento verso l'Iraq, siccome lecita,  esigibile 
e possibile, ritenuto che egli proviene da una delle provincie di  Dohuk, 
Arbil e Suleymaniya,

che,  nel  ricorso, l'insorgente  contesta  la  decisione  dell'UFM, 
sostenendo che vi sarebbero nel suo caso delle ragioni scusabili che 
giustificano  la  mancata  presentazione  dei  documenti  d'identità;  che, 
pertanto,  l'autorità  inferiore  sarebbe  dovuta  entrare  nel  merito  della 
sua domanda d'asilo  e la  decisione qui  impugnata  dovrebbe essere 
annullata; che,  in  particolare,  per  quanto  attiene al  suo  passaporto, 
egli  avrebbe  spiegato  che  non  avrebbe  più  valore  e  non  saprebbe 
dove si trova; che, inoltre, la sua carta d'identità in originale sarebbe 
rimasta  presso  i  suoi  familiari,  dai  quali  gli  sarebbe  impossibile 
ottenere  la  minima  collaborazione  per  farselo  inviare  a  causa  dei 
motivi  d'asilo  per  cui  sarebbe  dovuto  espatriare;  che,  grazie  a  suo 
fratello minore, il quale avrebbe posseduto da tempo una copia della 
sua carta d'identità, sarebbe riuscito a farsene inviare uno stampato 
via  fax;  che  egli  fa  valere  di  essere  giunto  in  Svizzera  con  un 
passaporto falso che si sarebbe procurato a G._______; che, tuttavia, 
non nega di essersi procurato siffatto documento in Grecia, come gli è 
stato rimproverato dall'UFM, ma sottolinea di  averlo fatto per  paura; 
che avrebbe detto sempre la verità e le sue dichiarazioni alle guardie 

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di confine su una questione così marginale non avrebbero un nesso 
con la sua procedura d'asilo, di modo che su tale punto la motivazione 
dell'UFM sarebbe carente; che, in aggiunta, contesta la vaghezza delle 
sue allegazioni sul viaggio, rilevando che l'UFM non avrebbe indicato 
nella  decisione  impugnata  perché  ed  in  quali  punti  le  suddette 
dichiarazioni sarebbero lacunose e vaghe; che, inoltre, l'UFM sarebbe 
dovuto  entrare  nel  merito  della  sua  domanda  d'asilo,  in  quanto 
sarebbero  necessari  ulteriori  approfondimenti  in  relazione  al  suo 
statuto  di  rifugiato  e  all'esecuzione  del  suo  allontanamento,  avuto 
riguardo della complessità del suo caso, degli elementi persecutori da 
lui  esposti  a  causa  degli  usi,  della  tradizione  e  dei  dettami  della 
religione,  nonché  della  situazione  di  insicurezza  che  regnerebbe  in 
Iraq; che, innanzitutto, invoca una carente motivazione della decisione 
dell'UFM, la quale sarebbe soggettiva, arbitraria e superficiale nonché 
illogica,  redatta  sbrigativamente  e  fondata  non  sulle  sue  presunte 
incongruenze,  ma  soltanto  su  quelle  di  una  seconda  persona, 
B._______ (N [...]) – che avrebbe avuto evidenti problemi a ricordare 
con precisione alcuni  fatti  di  rilievo – rispetto al  quale gli  sarebbero 
state contestate alcune contraddizioni, considerato altresì che le loro 
domande  d'asilo  sarebbero  state  trattate  separatamente;  che 
sottolinea  che  non  sarebbe  stato  imputato  a  lui  personalmente 
neppure  un  elemento  di  inverosimiglianza,  ragion  per  cui  le  sue 
affermazioni  sui  suoi  motivi  d'asilo  sarebbero  state  considerate 
verosimili;  che tale modo di  procedere dell'UFM sarebbe scorretto e 
assurdo, allorquando ciò implicherebbe che una minima divergenza tra 
le  ricostruzioni  dei  fatti  dei  soggetti  coinvolti,  renderebbe  le  loro 
dichiarazioni  inverosimili  e  non  credibili;  che,  inoltre,  il  ricorrente 
ribadisce, da un lato, che la scoperta delle sue tendenze sessuali lo 
esporrebbe  al  pericolo  concreto  di  essere  ucciso  dai  suoi  familiari, 
segnatamente  dal  padre  che  sarebbe  un  fervente  musulmano  e, 
dall'altro lato, che l'omosessualità, che verrebbe considerata come un 
grave crimine dalle  sue parti,  lo  esporrebbe  al  rischio  di  una  lunga 
prigionia in condizioni disumane; che, quindi, l'insorgente fa valere che 
l'esecuzione  del  suo  allontanamento  dovrebbe  essere  considerata 
inesigibile, 

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale, 
l'annullamento della  decisione impugnata e la trasmissione degli  atti 
all'autorità  inferiore  per  una  nuova  decisione  nel  merito  della  sua 
domanda  d'asilo  e,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'asilo  o 
dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato una domanda 

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d'esenzione dal pagamento di un anticipo a copertura delle presumibili  
spese processuali, 

che l'obbligo della motivazione (art. 35 PA) è una formalità essenziale; 
che,  da  un  lato,  rappresenta  un  limite  intrinseco  alla  libertà  di 
convincimento,  costringendo  l'autorità  giudicante  a  rendere  ragione 
della  razionalità  del  percorso  seguito  per  giungere  alla  decisione, 
dall'altro  si  configura  quale  premessa  logica  imprescindibile  per 
l'esercizio  del  successivo  controllo  sulle  linee  di  formazione  di  quel 
convincimento;  che,  per  conseguenza,  attraverso  doverosi  passaggi 
argomentativi  imperniati  sull'indicazione  delle  risultanze  probatorie 
legittimamente  acquisite,  nonché  sull'indicazione  dei  criteri  di 
valutazione  impiegati,  l'autorità  giudicante  dovrà  in  concreto 
ricostruire, anzitutto per la propria consapevolezza, il percorso logico-
conoscitivo che l'ha condotta ad apprezzare in un certo modo le prove 
disponibili e a trarne determinate conclusioni; che, essa ha, pertanto, 
l'obbligo  d'esplicitare,  nel  modo  più  rigoroso  e  completo  nonché 
necessario,  la  motivazione  posta  a  fondamento  della  decisione 
adottata,  ancorando  così  il  principio  del  libero  convincimento 
all'esigenza  d'indicazione  specifica  dei  risultati  acquisiti  e  dei  criteri  
adottati, allo scopo d'evitare che detto principio venga attuato per un 
uso arbitrario; che, invero, nella motivazione della decisione, l'autorità 
non è tenuta a compiere un'analisi  approfondita di  tutte le deduzioni 
delle parti ed a prendere in esame dettagliatamente tutte le risultanze 
processuali, essendo sufficiente che, anche attraverso una valutazione 
globale  di  quelle  deduzioni  e  risultanze,  spieghi,  in  modo logico  ed 
adeguato,  le  ragioni  che  hanno  determinato  il  suo  convincimento, 
dimostrando  d'avere  tenuto  presente  ogni  fatto  decisivo 
(cfr. DTF 129 I 232  consid.  3.2;  sentenze  del  Tribunale  D-1267/2008 
del  5 maggio 2008  consid.  6.1  e  D-3322/2006  del  3  aprile  2008 
consid. 6.1),  

che,  nel  caso  di  specie,  i  fatti  ed  i  motivi  che  hanno  influito  sulla  
valutazione  dell'autorità  inferiore  sono  stati  esposti  in  modo 
sufficientemente esaustivo per consentire al ricorrente di comprendere 
la portata della decisione impugnata e dunque di ricorrere con criteri  
adeguati; che, infatti, le argomentazioni dell'UFM – indipendentemente 
dal  fatto che esse possano essere nel  merito  condivise o meno dal 
Tribunale  –  sono  da  considerarsi  complete  e  rispettose  dell'obbligo 
della motivazione ai sensi della legge, in quanto indicano gli elementi  
essenziali  sulla base dei quali detto Ufficio ha ritenuto le allegazioni 

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del ricorrente inverosimili, avuto riguardo ai suoi motivi d'asilo, nonché 
alla mancata presentazione dei documenti d'identità e alle circostanze 
del viaggio d'espatrio, determinando quindi il suo convincimento circa 
l'inverosimiglianza delle stesse; che, in particolare, in merito al viaggio 
d'espatrio, l'argomentazione dell'UFM secondo cui  il  ricorrente abbia 
fornito indicazioni  vaghe sul  medesimo, si  riferisce palesemente alle 
domande a cui il ricorrente non ha saputo rispondere o non ha saputo 
rispondere  in  maniera  precisa;  che,  di  conseguenza,  la  censura 
ricorsuale (cfr. ricorso pagg. 2-3) circa la carenza di motivazione della  
decisione impugnata è infondata e va respinta, 

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono  
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c),

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali,  segnatamente  il  passaporto  e  la  carta  d'identità,  che 
permettono  un'identificazione  certa  del  richiedente  l'asilo  (in 
particolare  della  sua  cittadinanza)  e  che  ne  assicurano  il  rimpatrio 
senza necessità di particolari formalità amministrative; che, per contro, 
non  sono  documenti  validi  giusta  l'art.  32  cpv.  2  lett.  a  LAsi  quelli 
emessi  per  altri  scopi,  come  la  licenza  di  condurre,  la  carta 
professionale, il certificato di nascita, la carta scolastica o l'attestato di 
fine  degli  studi  (Decisioni  del  Tribunale  amministrativo  federale 
svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 6),

che, nel caso concreto, l'insorgente non ha esibito alcun documento 
che adempia i citati criteri,

che,  innanzitutto,  il  documento  presentato  come  la  fotocopia  della 
della sua carta d'identità, inviatagli  via fax da suo fratello D._______ 
dopo  la  prima  audizione  (cfr.  atto  A9/4  e  verbale  2  D4-7)  non 
costituisce un documento valido ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, 

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che, in aggiunta, non soccorre l'insorgente l'allegazione secondo cui la 
sua carta d'identità in originale non potrebbe procurarsela, in quanto 
sarebbe  presso  i  suoi  familiari  i  quali,  a  causa  dei  motivi  per  cui  
sarebbe espatriato, non collaborerebbero (cfr. verbale 2 D10 e ricorso 
pag.  2),  considerato  che  egli  inizialmente  aveva  reso  una  versione 
diversa, promettendo che avrebbe fatto pervenire l'originale della sua 
carta d'identità, senza menzionare alcun problema di sorta con i suoi 
familiari (cfr. verbale 1 pagg. 5-6); che, d'altronde, la mera asserzione 
secondo cui non saprebbe dove si trova il suo passaporto, perché non 
avrebbe  più  validità  (cfr.  verbale  1  pag.  5  e  ricorso  pag.  2) non 
costituisce una ragione valida per giustificare la mancata esibizione di 
documenti ai sensi della legge, 

che,  inoltre,  in  relazione  a  quanto  già  rettamente  rilevato  dall'UFM 
nella decisione impugnata circa la contraddizione resa dal ricorrente 
riguardo al luogo in cui si sarebbe procurato il passaporto falso, non 
soccorre il ricorrente l'asserzione secondo cui si sarebbe contraddetto 
solo per paura, dicendo di essersi procurato il passaporto in "Grecia" 
(cfr. ricorso pag. 2 e verbale 2 D15-16), allorquando l'asserita paura è 
manifestamente  ingiustificata;  che,  per  di  più,  non  soccorre 
l'insorgente  nemmeno  l'allegazione  ricorsuale  secondo  cui  tale 
contraddizione  sarebbe  marginale  (cfr. ricorso  pag. 2);  che,  infatti, 
l'essersi contraddetto su dove si sarebbe procurato il passaporto falso, 
ovvero  a  G._______  (Turchia)  o  ad  H._______  (Grecia),  rende 
totalmente  incredibile  anche  l'intero  percorso  del  viaggio  d'espatrio 
intrapreso dal  ricorrente,  secondo cui  avrebbe viaggiato in TIR dalla 
Turchia (cfr. verbale 1 pagg. 2 e 8), 

che,  peraltro,  a  proposito  delle  circostanze  del  viaggio  d'espatrio,  il 
ricorrente non ha saputo fornire alcun dettaglio, segnatamente, non ha 
saputo indicare da quali località sarebbe transitato in TIR dalla Turchia, 
dove avrebbe  preso  il  secondo  TIR,  nonché il  luogo  in  cui  sarebbe 
arrivato con tale mezzo, né la città da dove avrebbe successivamente 
preso  il  treno  (cfr. verbale  1  pagg.  3  e  8);  che,  peraltro,  varcare  il 
confine  Shengen senza subire  alcun controllo,  come l'insorgente  ha 
dichiarato  (cfr. ibidem),  risulta  oggi  perlomeno  estremamente 
difficoltoso, 

che,  pertanto,  l'insorgente  non  può  aver  viaggiato  nelle  circostanze 
descritte, 

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che, vista l'inverosimiglianza delle  circostanze del  viaggio d'espatrio, 
nonché  l'inconsistenza  e  l'inattendibilità  delle  suddette  dichiarazioni 
del ricorrente circa la mancata presentazione dei documenti d'identità,  
v'è ragione di  concludere che l'insorgente dissimuli  i  suoi  documenti 
d'identità per i bisogni della causa,

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità, 

che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi,  l'eccezione  prevista  all'art.  32  cpv.  3  lett.  a  LAsi  a  favore 
dell'insorgente non è applicabile,

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi,  
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità  
di rifugiato del richiedente,

che,  inoltre,  con  la  modifica  della  LAsi  del  16  dicembre  2005,  il 
legislatore  ha  pure  introdotto  una  procedura  d'esame  materiale, 
accelerata e sommaria, delle domande che si fondano su allegazioni 
manifestamente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la 
manifesta irrilevanza può risultare, fra l'altro, dalla palese assenza di 
una  sufficiente  intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi 
nonché dall'evidente esistenza di un'alternativa di rifugio interna dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5),

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi),

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che,  innanzitutto,  non  può  essere  assolutamente  condivisa  dal 
Tribunale la censura ricorsuale dell'insorgente secondo cui il modo di 
procedere dell'UFM sarebbe scorretto e la motivazione della decisione 

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impugnata  sarebbe  arbitraria,  in  quanto  non  si  fonderebbe  su  un 
elemento  di  inverosimiglianza  a  lui  imputabile  o  sulle  sue  presunte 
incongruenze, bensì su quelle di una seconda persona, ovvero del suo 
compagno B._______ (cfr. ricorso pagg. 3-4); che, infatti,  sebbene la 
presente procedura riguarda solo il ricorrente, è manifesto che egli e il 
suo  suddetto  compagno,  sono  uniti  dalla  medesima  vicenda,  dai  i 
medesimi  motivi  d'asilo, nonché dalle  medesime circostanze di  fatto, 
per cui sarebbero espatriati insieme (cfr. incarto relativo a B._______); 
che, per di più, i fatti  messi a confronto così come sono stati addotti  
dal  ricorrente e dal  suo compagno riguardano punti  essenziali  della 
vicenda e rivelano non minime divergenze, come pretende il ricorrente 
(cfr.  ricorso  pag.  4),  bensì  grossolane  incongruenze;  che,  di 
conseguenza, v'è ragione di ritenere che le argomentazioni su cui si 
fonda la decisione impugnata sono corrette, così come è stato ritenuto 
dal Tribunale in occasione della sentenza relativa a B._______, ove le 
allegazioni  del  ricorrente  e  del  suo  compagno  sono  state  messe  a 
confronto  e  le  loro  incongruenze  confermate  (cfr.  Sentenza  del 
27 settembre 2010  D-6736/2010);  che,  pertanto,  non  v'è  motivo  di 
scostarsi  dalle  argomentazioni  espresse  dal  Tribunale  nella  citata 
sentenza, le quali sono manifestamente applicabili nella fattispecie e a 
cui pertanto si rimanda, 

che, inoltre, a titolo d'esempio, il ricorrente ha dichiarato di aver avuto 
cinque o sei rapporti sessuali con B._______, mentre che quest'ultimo 
ha  riferito  inizialmente  che  avrebbero  avuto  dei  rapporti  con 
l'insorgente  una  volta  alla  settimana,  per  poi  cambiare  versione  e 
affermare che si sarebbe trattato solo di tre volte (cfr. verbale 2 D56-57 
e  verbale  3  D6);  che,  peraltro,  il  ricorrente  ha  reso  una  versione 
contraddittoria,  rispetto al  suo compagno, anche sul momento in cui 
suo  fratello  sarebbe  stato  informato  dei  fatti  da  parte  di  I._______, 
colui  che  li  avrebbe  scoperti;  che  l'insorgente  ha  affermato  che 
I._______  avrebbe  informato  suo  fratello  il  giorno  seguente  la 
scoperta, mentre che  B._______ ha dichiarato che tale informazione 
sarebbe stata data da I._______ solo mesi dopo (cfr. verbale 2 D83 e 
verbale 3 D11), 

che,  in  aggiunta,  relativamente  alle  sole  dichiarazioni  del  ricorrente, 
quest'ultimo  non  ha  saputo  collocare  nel  tempo  in  maniera  precisa 
quando egli  e il  suo compagno sarebbero stati  scoperti,  allorquando 
tale  evento  sarebbe all'origine della  sua  segregazione forzata  e  del 
suo espatrio pochi giorni dopo (cfr. verbale 2 D80, D111 e D117); che,  

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infine, il ricorrente non ha reso in alcun modo credibile la sua pretesa 
omosessualità, invocata in sede di ricorso (cfr. ricorso pag. 3); che, a 
tal  proposito,  infatti,  egli  ha  reso  diverse  versioni  contrastanti;  che, 
inizialmente,  ha  dichiarato  che  lui  e  il  suo  compagno  erano  molto 
innamorati  (cfr. verbale 1 pag. 7),  per poi  affermare che egli  non ha 
tendenze   omosessuali  e  che  non  erano  coscienti  di  quello  che 
facevano perché ubriachi (cfr. verbale 2 D45-46) e, infine, dichiarare 
che preferisce le donne e si ritiene eterosessuale (cfr. ibidem D125) ; 
che  alla  luce  dell'evocate  allegazioni  del  ricorrente,  il  Tribunale  non 
può che concludere alla manifesta inverosimiglianza di tutta la vicenda 
resa dal ricorrente, 

che, per conseguenza, le dichiarazioni rese dal ricorrente sono state 
rettamente  considerate  inverosimili  dall'UFM  con  riferimento  all'art. 
32 cpv. 3 lett. b LAsi,  

che,  pertanto,  non  risultano  elementi  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 3 lett. c LAsi  da  cui  dedurre  la  necessità  d'ulteriori 
accertamenti  ai  fini  della  determinazione  della  qualità  di  rifugiato 
dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  DTAF  2009/50  consid.  5-8 
pagg. 725-733 e DTAF 2007/8 consid. 5,6, 5-5.7 pag. 90 e segg.), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel nord dell'Iraq, 
nella  provincia  di  Dohuk,  possa  violare  l'art. 25 cpv. 2  della 
Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18  aprile 
1999 (Cost.,  RS 101),  l'art. 33 della  convenzione del  28 luglio  1951 
sullo  statuto dei  rifugiati  (Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi (divieto di 
respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  della  legge  federale  del 
16 dicembre 2005  sugli  stranieri  (LStr, RS 142.20)  o  esporre  il 
ricorrente in Patria al rischio reale ed immediato di trattamenti contrari  
all'art. 3 della  convenzione del  4 novembre 1950 per la  salvaguardia 
dei diritti  dell’uomo e delle libertà fondamentali  (CEDU, RS 0.101) o 
all'art. 3 della convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed 
altre pene o trattamenti  crudeli,  inumani o degradanti  (Conv. tortura, 
RS 0.105), 

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che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi  dell'art.  
32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza, in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la  
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1;  Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione 
svizzera di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 2001 n. 21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 LStr; 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 
essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e  
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 3 LStr),

che, inoltre, la situazione  nel nord dell'Iraq (nelle provincie di Dohuk, 
Arbil e Suleymaniya) non vige, al momento, una situazione di violenza 
generalizzata  e  la  situazione  politica  non  è  talmente  tesa  da 
considerare  un  rimpatrio  come  generalmente  inesigibile;  che 
segnatamente,  lo  stato  della  sicurezza  è  più  stabile  ed  equilibrato 
rispetto  al  resto  del  Paese;  che,  inoltre,  la  situazione  dei  diritti  
dell'uomo è migliore rispetto alle zone nel sud e nel centro dell'Iraq; 
che,  in  particolare,  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  le  tre 
province  curde  è  esigibile,  di  principio,  per  gli  uomini  curdi,  non 
sposati,  in  buona  salute  e  giovani,  a  condizione  che  la  persona 
interessata  sia  originaria  della  regione  o  vi  abbia  vissuto  un  lungo 
periodo e disponga di una rete sociale, segnatamente famiglia, parenti  
o conoscenti, oppure di relazioni con i partiti al potere (DTAF 2008/5 
consid. 7.5, in particolare 7.5.1 e 7.5.8), 

che, quanto alla situazione personale dell'insorgente, egli è giovane e 
celibe  senza  alcuna  persona  a  carico  e  vanta  una  formazione 
scolastica;  che,  inoltre,  alla  luce  della  palese  inverosimiglianza  del 
racconto reso dal ricorrente, v'è ragione di ritenere che egli disponga 

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di un'importante rete sociale in patria; che, infine, l'insorgente non ha 
preteso nel gravame di soffrire di gravi problemi di salute che possano 
giustificare  la  sua  ammissione  provvisoria  (cfr. GICRA 2003  n. 24), 
senza  che  ad  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la 
necessità di una permanenza in Svizzera per motivi medici, 

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv. 2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi;  DTAF  2008/34  consid.  12  pagg.  513-515);  che 
l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  avendo  il  Tribunale  statuito  nel  merito  del  ricorso,  la  domanda 
d'esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili  
spese processuali è divenuta senza oggetto, 

che,  visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Nella misura in cui ammissibile, il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presente sentenza.

3.
Comunicazione a:

- ricorrente,  tramite  il  Centro  di  registrazione  e  di  procedura  di 
J._______ (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)

- UFM, Centro di registrazione e di procedura di J._______ (via fax, 
per  l'incarto  N  [...],  con  preghiera  di  notificare  la  sentenza  al 
ricorrente e di ritornare l'avviso di ricevimento allegato al Tribunale 
amministrativo federale)

- K._______ (in copia) 

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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