# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 279ae462-a53e-55a2-9736-69df465d7d94
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2003-02-03
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.02.2003 39.2002.61
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_39-2002-61_2003-02-03.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  39.2002.61

   

  rs/cd

  	
  Lugano

  3 febbraio 2003

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il presidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Raffaella Sartoris, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

statuendo sul ricorso del 3 luglio 2002 di

 

	
   

  	
  __________
  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione dell'11 giugno 2002 emanata
  da 

  
	
   

  	
  Cassa cantonale assegni familiari, 6501 Bellinzona 1 

   

   

  in materia di assegni di famiglia

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione del 14 marzo 2000 la Cassa cantonale per gli assegni familiari (di
seguito la Cassa) ha attribuito a __________, a favore del figlio __________,
un assegno integrativo di fr. 653.-- mensili dal 1° agosto 1999 al 31 dicembre
1999 (cfr. doc. _ agli atti dell'amministrazione).

                                         L'ammontare
dell'assegno è stato ridotto a fr. 470.-- mensili a partire dal 1° gennaio 2000
(cfr. doc. _ agli atti dell'amministrazione).

 

                                         La richiesta
di un assegno di prima infanzia è invece stata respinta con decisione del 14
marzo 2000, in quanto il convivente dell'assicurata, padre di __________, non
risiedeva nel canton Ticino da 3 anni (cfr. doc. _ agli atti
dell'amministrazione).

 

                                         Dopo che
l'interessata e il padre di suo figlio si sono separati, con decisioni 28
giugno 2000, oltre a un assegno integrativo di fr. 470.-- mensili (cfr. doc. _
agli atti dell'amministrazione), è stato erogato all'assicurata un assegno di
prima infanzia di fr. 2'105.-- mensili a decorrere dal 1° giugno 2000 (cfr.
doc. _ agli atti dell'amministrazione).

 

                                         Gli
importi mensili degli assegni sono stati adeguati con effetto dal 1° gennaio
2001 a fr. 488.-- per l'assegno integrativo e a fr. 2'139.-- per l'assegno di prima
infanzia (cfr. doc. _ agli atti dell'amministrazione).

 

                                         Con
decisione 31 ottobre 2001 la Cassa ha rifiutato l'erogazione dell'assegno
integrativo a decorrere dal 1° maggio 2001, poiché il reddito determinante
superava le spese riconosciute (cfr. doc. _ agli atti dell'amministrazione).

                                         Con un
ulteriore provvedimento, emanato in medesima data, l'amministrazione ha
respinto la domanda di un assegno di prima infanzia a far tempo dal 1° maggio
2001, in quanto l'assicurata, frequentando dal mese di ottobre 2000 la
__________, Sezione Conservazione Restauro, a tempo pieno (cfr. doc. _ agli
atti dell'amministrazione), non si occupava della cura di __________ almeno al
50%.

 

                                         La
ricorrente, il 30 agosto 2001, ha inviato al TCA uno scritto con il quale intendeva
ricorrere contro la sospensione del versamento degli assegni a partire dal 19
aprile 2001, avvenuta tuttavia senza l'emissione di una decisione formale.

                                         Questa
Corte, con decreto 3 dicembre 2001, ha stralciato le cause inerenti alla
soppressione dell'assegno integrativo e di prima infanzia, mancando la volontà
di ricorrere contro una determinata decisione formale. L'assicurata ha infatti
comunicato di non impugnare i due provvedimenti emanati il 31 ottobre 2001
dalla Cassa e di ritirare il gravame del 30 agosto 2001 (cfr. inc.
39.2001.00055-56).

 

                               1.2.   Con
decisione 10 aprile 2002 la Cassa ha ordinato all'assicurata di restituire
l'importo di fr. 14'871.-- percepiti  indebitamente nel periodo  dal 1° ottobre
2000 al 30 aprile 2001. A motivazione della richiesta l'amministrazione ha
precisato:

 

"  con
decisione del 14 marzo 2000 la nostra Cassa le ha accordato un

assegno integrativo mensile di fr. 653.-- a
decorrere dal 1. agosto 1999, in seguito fr. 488.-- quale assegno integrativo e
fr. 2'139.-- quale assegno di prima infanzia.

 

Secondo l'art. 31 lett. b) LAF il genitore
domiciliato nel Cantone ha diritto all'assegno di prima infanzia, per il
figlio, se si occupa della cura del figlio e non esercita nessuna attività
lucrativa oppure ne esercita una in misura non superiore al 50%. Le facciamo
osservare che la frequenza di una scuola a tempo pieno è paragonabile
all'esercizio di un'attività lucrativa.

 

Sulla richiesta per assegni di famiglia del 3 agosto 1999 ci
comunica di essere persona senza attività lucrativa e di non beneficiare di
alcuna prestazione.

 

In data 26 marzo 2001 le trasmettiamo il formulario per la
"Revisione degli assegni familiari (AFI/API) anno 2001" che ci viene
ritornato nel corso del mese di aprile 2001. Da un colloquio intercorso presso
i nostri uffici in data 10 aprile 2001 rileviamo che dal 01.10.2000 è al
beneficio di una rendita completiva Al, dal 01.11.2000 di una rendita per
orfano di madre e dal 16.10.2000 è iscritta alla __________ Dipartimento di
arte applicata, sezione Conservazione Restauro.

 

L'articolo 41 LAF dispone che il titolare del diritto o il
beneficiario sono tenuti ad informare tempestivamente la Cassa competente su
ogni cambiamento rilevante per il diritto all'assegno.

 

Ne consegue che per il periodo dal 01.10.2000 al 30.04.2001
l'assegno di prima infanzia non doveva essere erogato in quanto segue dei corsi
c/o __________; ha quindi percepito a torto l'importo di fr. 14'871.--
come da seguente conteggio:

 

Assegno di prima infanzia
percepito:               

dal 01.10.2000 al 31.12.2000   3
mesi a fr. 2'105.--      fr. 6'315.­--

dal 01.01.2001 al 30.04.2001   4
mesi a fr. 2'139.--      fr. 8'556.­--

                                      

Assegno di prima infanzia di
diritto:                 

dal 01.10.2000 al 30.04.2001   
7 mesi a fr.      0.--       fr.       
0.­--

                                      

Totale assegno di prima infanzia
a nostro favore  fr.14'871.­--."

(cfr. doc. _)

 

                               1.3.   In data 30
aprile 2002 l'assicurata ha inoltrato una domanda di condono alla Cassa,
sostenendo la sua buona fede e una situazione economica problematica (cfr. doc.
_ agli atti dell'amministrazione).

 

                                         Con
decisione 11 giugno 2002 la Cassa ha respinto la domanda di condono e, in
particolare, ha argomentato:

 

" 
(…)

Gli assegni familiari riscossi a torto devono essere restituiti:
il rimborso non può essere chiesto se l'interessato era in buona fede e se la
restituzione costituisse un onere troppo grave (cfr. art. 44 cpv. 3 LAF).

 

Le condizioni legali citate devono pertanto essere ambedue
soddisfatte.

 

La "buona fede" non è riconosciuta dalla legge quando il
versamento a torto della presta­zione è dovuto a negligenza della persona
tenuta alla restituzione. Agisce con negligenza chi, al momento della
richiesta, non ha prestato quel minimo di accuratezza che si poteva pretendere
da lui, tenendo conto delle sue capacità e del suo grado d'istruzione, nell'adempimento
dell'obbligo d'informare o accettando gli assegni familiari versatigli a torto.

 

La condizione legale dell'onere troppo grave deve essere assolta
dalla persona obbligata alla restituzione e viene accertata in base alle
condizioni di esistenza di questa persona: di norma si ammette questa
condizione quando il reddito determinante non supera i limiti massimi stabiliti
dall'articolo 2 cpv. 1 e 3 LPC.

 

Sulle nostre decisioni per assegni di famiglia citiamo:

 

"Obbligo di annunciare ogni cambiamento della situazione
personale o economica; ogni cambiamento delle condizioni personali ed
economiche dei beneficiari indicati nella deci­sione deve essere
annunciato immediatamente all'Istituto delle assicurazioni
sociali, Via Ghiringhelli 15 a, 6500 Bellinzona (anche l'inizio o la fine di un
termine quadro della disoccupazione o di un'attività lucrativa).

In caso di inosservanza di questo obbligo, l'assicurato dovrà
restituire le prestazioni inde­bitamente percepite".

 

 

Nel presente caso la buona fede non è riconosciuta poiché non ci
ha comunicato che dal 01.10.2000 è al beneficio di una rendita completiva AI,
dal 01.11.2000 di una rendita per orfano di madre e dal 16.10.2000 è iscritta
alla __________ Dipartimento di arte applicata, se­zione Conservazione Restauro.

 

 

Secondo l'art. 41 LAF, il titolare del
diritto o il beneficiario sono tenuti ad informare tempe­stivamente la Cassa
competente, su ogni cambiamento rilevante per il diritto all'assegno. Le
facciamo pertanto osservare che l'obbligo di annunciare i cambiamenti alla
nostra Cassa era di sua spettanza e non del Servizio sociale di ________.

 

 

Mancando la prima condizione cumulativa per ottenere il condono,
non è necessario esaminare l'altra, quella dell'onere troppo grave."

(cfr. doc. _)

 

                               1.4.   Contro questo
provvedimento l'assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale
si è così espressa:

 

"  L'Istituto
delle Assicurazioni sociali, in data 11 giugno 2002 ha

respinto la mia richiesta di condono degli assegni familiari,
ritenendo che io non sia stata in buona fede.

L'assistente sociale che ha seguito il mio caso ha scritto, in
data 17 maggio 2002, una lettera all'Assicurazione sociale dichiarando di
avermi dato delle informazioni sbagliate in merito alla possibilità di
incassare gli assegni sopraccitati.

Essendo in buona fede e ritenendo l'onere troppo elevato chiedo
quindi a questo Tribunale, che già è a conoscenza della mia situazione, di
rivalutare la decisione dell'Istituto delle Assicurazioni sociali e di proporre
un condono per essere liberata dall'obbligo di restituzione. " (cfr. doc.
_)

 

                               1.5.   Con risposta
31 luglio 2002 la Cassa ha proposto di respingere il gravame e ha osservato:

 

" 
(…)

In data 03.08.1999 la ricorrente inoltrava
richiesta per poter essere posta al beneficio dell'assegno integrativo e di
prima infanzia. L'assegno integrativo le fu accordato, con 2 distinte decisioni
del 14/15.03.2000, per il periodo 01.08.1999 / 31.12.1999 e dal 01.01.2000.
L'assegno di prima infanzia venne invece respinto con decisione del 14.03.2000
in quanto il ricorrente, padre del loro unico figlio Jsmael, non adempiva la
condizione posta dell'art. 32, cpv. 1, lett. a LAF.

 

 

Con successive decisioni del 28.06.2000 ed effetto dal 01.06.2000,
a seguito della separazione dal convivente, la ricorrente fu posta al beneficio
di entrambi gli assegni per un importo complessivo di 

fr. 2'575.-- (fr. 470.-
di AFI e fr. 2'105.-- di API).

 

 

Queste 2 prestazioni si giustificavano per il fatto che la
famiglia da biparentale era diventata monoparentale, che
non vi erano redditi d'attività lucrativa e che la ricorrente soddisfava al
requisito posto dell'art. 32, cpv. 1, lett. a LAF.

 

 

In sede di revisione periodica del diritto agli assegni, la Cassa
venne a conoscenza nell'aprile del 2001 che la signora __________ aveva iniziato
a studiare alla ________, dipartimento di arte applicata, a tempo pieno. Questa
circostanza, oltre a non consentirle più di adempiere alle condizioni dell'art.
31, cpv. 1, lett. b, le permise di ottenere un rendita completiva AI quale
figlia d'invalido ed una rendita per orfano di madre per complessivi fr. 1'205.-- mensili.

 

 

II mancato annuncio di questi importanti cambiamenti della
situazione personale, da persona senza attività lucrativa a studentessa, ed
economica con l'incasso delle 2 citate rendite, ha provocato l'indebito.

 

 

La Cassa ritiene tale comportamento incompatibile con il
riconoscimento della buona fede. Tale convincimento non può modificarsi per il
fatto d'essersi rivolta ad un'assistente sociale che le avrebbe dato
informazioni sbagliate. Agli atti non risulta che l'assistente sociale avesse
una procura per rappresentare la ricorrente, la quale ha sempre trattato
direttamente con la Cassa. Era compito della ricorrente sincerarsi sulla sua
situazione assicurativa e sulla legittimità delle prestazioni." (cfr. doc.
_)

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni  giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per  la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle  prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice
unico ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria
civile e penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti
al Tribunale delle assicurazioni (cfr. STFA del 18 febbraio 2002 nella causa
H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è il condono della restituzione di 

                                         fr.
14'871.-- che a mente della Cassa sono stati percepiti a torto da __________ a
titolo di assegni di prima infanzia per il periodo dal 1° ottobre 2000 al 30
aprile 2001.

 

                                         Preliminarmente
va segnalato che la Legge sugli assegni di famiglia dell'11 giugno 1996 (LAF) è
stata oggetto di modifiche che sono state adottate dal Parlamento il 26 giugno
2002 (cfr. 53/2002 del 2 luglio 2002 pag. 4752 segg.) e sono entrate in vigore,
per quanto riguarda gli assegni di base e di formazione, il 1° gennaio 2003. I
nuovi disposti concernenti gli assegni integrativi e di prima infanzia sono
invece entrati in vigore il 1° febbraio 2003 (cfr. BU 55/2002 del 24 dicembre
2002 pag. 489 segg.).

 

                                         Nel
diritto delle assicurazioni sociali è determinante il disciplinamento legale in
vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie giuridicamente
rilevante, non tornando applicabile il principio della lex mitior imperante nel
diritto penale (cfr. STFA del 23 gennaio 2002 nella causa L., H 114/01; DTF 122
V 35 consid. 1; DTF 118 V 110 consid. 3; RAMI 1999 n. K 994 pag. 321 consid.
2).

                                         Il caso
in esame si riferisce a un periodo (1° ottobre 2000 - 30 aprile 2001)
precedente all'entrata in vigore della modifica della LAF, per cui vanno
applicate le disposizioni valide fino al 31 dicembre 2002 e, relativamente agli
assegni integrativi e di prima infanzia, le norme in vigore fino al 31 gennaio
2003.

 

                                         L’assegno
di prima infanzia è regolato agli art. 31ss LAF attualmente in vigore.

                                         L'art. 31
LAF prevede per le famiglie monoparentali in particolare che

 

"  1 Il genitore domiciliato nel Cantone
ha diritto all'assegno, per il figlio, se cumulativamente:

 

  a)   ha il domicilio
nel Cantone da almeno tre anni;

 
b)   si occupa della cura del figlio e non esercita nessuna attività lucrativa
oppure ne esercita una in misura non superiore al 50%;

  c)   il reddito
disponibile del genitore, inclusi gli eventuali assegni di   cui il nucleo
familiare beneficia in virtù della legge, nonché gli 

        eventuali
obblighi alimentari, è inferiore ai limiti posti dall'art. 24 

        cpv. 1 lett.
c)."

 

                                         Da quanto
esposto all’art. 31 lett. c LAF, che richiama l’art. 24 cpv. 1 lett. c LAF in
vigore fino al 31 gennaio 2003, emerge che il calcolo per stabilire il diritto
all’assegno di prima infanzia corrisponde a quello relativo all’assegno
integrativo.

 

                                         L'art. 24
cpv. 1 lett. c LAF stabilisce: 

 

"  (…)

  c) il reddito
disponibile del o dei genitori, con l'aggiunta  

      dell'eventuale
assegno di base nonché degli eventuali obblighi 

      alimentari, è
inferiore ai limiti minimi previsti dalla legislazione sulle 

      prestazioni
complementari all'AVS/AI."

 

                                         Secondo
l’art. 36 cpv. 1 a 3 LAF 

 

"  Per
l’accertamento ed il calcolo sono applicabili per analogia le disposizioni
della legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI.

  Il reddito del
lavoro è computato per intero; la sostanza computabile è considerata quale
reddito nella misura di 1/15. 

  Il premio per
l’assicurazione sociale ed obbligatoria contro le malattie a carico della
famiglia è preso in considerazione nel calcolo. Le spese di cura e di malattia
non sono prese in considerazioni nel calcolo.”

                                         

                                         Per la
determinazione dell’importo dell’assegno vengono considerati anche i figli:

                                         a) se non
sono in formazione, fino ai 18 anni;

                                         b)  se
sono in formazione, fino al termine della stessa ma al più   tardi fino ai 25
anni (art. 56 Reg.LAF).

 

 

                               2.3.   Per l’art.
37 LAF

 

" 
1 L'assegno
di prima infanzia deve essere aumentato, ridotto o

  soppresso in caso di cambiamento del reddito
disponibile dei

  genitori o della composizione della famiglia.

 

  2 Il regolamento disciplina i particolari.

 

  3 L'aumento avviene con il primo giorno del mese in cui la domanda di

    revisione è stata
inoltrata.

 

  4 La riduzione o la soppressione interviene:

a)   se il cambiamento è stato annunciato tempestivamente, il primo
giorno del mese successivo la notifica della decisione;

b)   se l'interessato ha ottenuto le prestazioni indebitamente,
retroattivamente dalla data in cui avvenne la modifica determinante."

 

                                         L'art. 59
Reg.LAF prevede:

 

" 
In caso di modifica dell'assegno integrativo ai
sensi degli art. 29 LAF e art. 35 e 36 Reg. LAF, l'assegno di prima infanzia è
conseguentemente aumentato, ridotto o soppresso.

 

                                         In
proposito l’art. 35 RegLAF precisa che

 

" 
1 Per
cambiamento della composizione della famiglia si intende ogni

  variazione nella comunione di persone che è
alla base del calcolo

  della prestazione.

 

  2 L'assegno integrativo è aumentato o ridotto in caso di cambiamento

    importante del
reddito disponibile dei genitori.

 

  3 Il cambiamento del reddito disponibile è importante quando esso

    provoca una
modifica di almeno fr. 500.- all'anno dell'assegno

    erogato."

 

                                         Le
disposizioni appena menzionate non sono state modificate dalla prima revisione
della LAF (cfr. BU 55/2002 del 24 dicembre 2002 pag. 489 segg.).

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 41 LAF concernente le disposizioni comuni

 

"  Il
titolare del diritto o il beneficiario sono tenuti ad informare tempestivamente
il datore di lavoro, rispettivamente la Cassa competente, su ogni cambiamento
rilevante per il diritto all'assegno."

 

                                         In
proposito l'art. 70 del RegLAF precisa che

 

"  Il
titolare del diritto o il beneficiario informano immediatamente la Cassa
cantonale per gli assegni familiari di ogni cambiamento rilevante per il
diritto all'assegno, in particolare:

a)   ogni mutamento delle condizioni personali o familiari del titolare
del diritto o del beneficiario;

b)   ogni variazione della situazione economica del titolare del diritto
o del beneficiario, rispettivamente dei loro familiari."

 

                                         Anche
secondo l'art. 42 LAF

 

"  Il
titolare del diritto il beneficiario e i loro familiari, i datori di lavoro, le
Autorità amministrative cantonali e comunali, le Autorità giudiziarie, le
Assicurazioni sociali e private sono tenuti a fornire tutte le informazioni
utili all'accertamento del diritto agli assegni ed al pagamento dei
contributi."

 

                                         Per quanto
riguarda l'obbligo di restituzione e del condono l’art. 44 LAF delle
disposizioni comuni prevede che

 

" 
1
L'assegno indebitamente percepito deve essere restituito.

 

  2 Il diritto di esigere la restituzione è perento dopo un anno dal

    momento in cui la Cassa
ha avuto conoscenza dell'indebito ma, in

    ogni caso, dopo
cinque anni dal pagamento dell'assegno.

 

  3 La restituzione è condonata da parte della Cassa competente, in

    tutto od in parte,
se il richiedente ha percepito la prestazione

    indebita in buona
fede e se, tenuto conto delle sue condizioni

    economiche al
momento della restituzione, il provvedimento

    costituirebbe per
lui un onere troppo grave."

 

                                         Dal
tenore del Messaggio alla LAF emerge che la norma è stata formulata
analogamente all’art. 27 OPC, applicabile in materia di prestazioni
complementari (Messaggio p. 54).

 

                                         Per
l’art. 76 Reg.LAF

 

"  1  In caso di violazione dell'obbligo
di informare, la Cassa cantonale

   per gli assegni familiari emette un ordine di
restituzione nei

   confronti del titolare del diritto o del
beneficiario dell'assegno.

 

 2   La richiesta di condono è presentata dalla persona tenuta alla

     restituzione alla
Cassa cantonale per gli assegni familiari.

 

 3  La richiesta è presentata, debitamente motivata, nel termine di 30

    giorni dalla
notifica della decisione di ordine di restituzione della

    Cassa."

 

                                         Secondo
l’art. 47 LAF, infine,

 

" 
Per quanto non previsto dalla legge, sono
applicabili le disposizioni

della legge federale sull'assicurazione per la
vecchiaia ed i superstiti e la legislazione sulle prestazioni complementari
all'AVS/AI."

                                      

                                         A tale
proposito va osservato che il tenore degli art. 38-44; 46; 47 LAF e degli art.
63-71; 73-76 Reg.LAF non ha subito alcuna modifica in occasione della prima revisione
della LAF (cfr. BU 55/2002 del 24 dicembre 2002 pag. 489 segg.).

 

                               2.5.   Secondo la
giurisprudenza in vigore in materia di restituzione in ambito LAVS, applicabile
anche alla LPC e quindi in materia LAF, in base al rinvio di cui all’art. 47
LAF, la richiesta di restituzione è subordinata ai presupposti della revisione
processuale o del riesame. In effetti l’amministrazione può riesaminare una
decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata oggetto di un
controllo giudiziario, nel caso in cui è senza dubbio errata e la correzione ha
un’importanza rilevante oppure deve procedervi se si manifestano nuovi elementi
o nuovi mezzi di prova atti a indurre ad una conclusione giuridica differente.
Solo in tali casi può richiedere una restituzione (cfr. STFA del 20 ottobre
2000 nella causa C., C 25/00; DTF 122 V 21; RCC 1989 p. 547; RCC 1985 p. 63;
Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1994, ad art. 3 p. 68).

                                         Per quel
che concerne l’importanza della correzione non è possibile fissare un ammontare
limite generalmente valido. E’ infatti determinante l’insieme delle circostanze
del singolo caso (RCC 1989 p. 547).

 

                                         E' tenuto
alla restituzione ogni assicurato che ha beneficiato di una prestazione, alla
quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto. La prestazione è
quindi stata erogata in contrasto con la legge. A questo stadio non è determinante
sapere se l'assicurato era in buona fede oppure no quando ha ricevuto
l'indebita prestazione. Il problema della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (Widmer, Die Rückerstattung
unrechtmässig bezogener Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea
1984, pag. 125 a 127; FF 1946 II p. 527-528, edizione francese; STFA del 20
ottobre 2000 nella causa C., C 25/00).

                                         Il
principio della restituzione sancito all'art. 47 cpv. 1 LAVS, analogo alle
regole del diritto civile (miranti ad evitare l'arricchimento indebito, cfr.
art. 62ss CO), ha beneficiato di un complemento importante nell'ambito dell'AVS
e delle leggi ad essa correlate (art. 49 LAI e art. 27 LPC), nel senso che, se
il principio della restituzione è stato stabilito (da un profilo oggettivo), la
persona tenuta a restituire ha la possibilità di domandare, in una procedura
distinta, il condono della restituzione, se egli era in buona fede e se la
restituzione costituirebbe un onere troppo grave (art. 47 cpv. 1, 2a frase LAVS
e art. 79 OAVS; Valterio, Commentaire de la loi sur l'assurance-vieillesse et
survivants, pag. 226; STCA 14 maggio 1993 in re P.).

                                         Questo
concetto è stato pure ripreso dall'art. 44 cpv. 3 LAF (cfr. consid. 2.6.).

 

                               2.6.   Nel caso in
esame, a giusto titolo, __________ non ha contestato l'obbligo di restituzione
fatto valere dalla Cassa.

 

                                         Dagli
atti di causa risulta infatti che l'assicurata, nel mese di ottobre 2000, ha
iniziato a frequentare la _________ Dipartimento di arte applicata, sezione
Conservazione Restauro, a tempo pieno (cfr. doc. _ agli atti
dell'amministrazione).

 

                                         Il TCA in
una sentenza del 23 settembre 1998 nella causa A. (inc. 38.1998.30) ha
stabilito che una stedentessa-madre che durante i semestri universitari non
provvedeva direttamente alla cura del figlio, ma affidava regolarmente il
bambino ad un "Tagesheim", non aveva diritto agli assegni di prima
infanzia. Essa, infatti, non accudendo il figlio, non ossequiava la condizione
voluta dal legislatore per potere beneficiare di tali prestazioni di cui
all'art. 31 cpv. 1 lett. b LAF in vigore fino al 31 gennaio 2003, ovvero di
curare direttamente il figlio almeno in misura del 50%, senza doversi occupare
di altro, per vivere, nei primi tre anni di vita del figlio.

 

                                         Nella
fattispecie l'assicurata, a partire dal mese di ottobre 2000, seguendo i corsi
della _________, non poteva più accudire di persona suo figlio _________
nemmeno in misura del 50%.

                                         Di
conseguenza, a far tempo da quella data, l'insorgente non adempiva più uno dei
presupposti cumulativi per poter avere diritto all'assegno di prima infanzia
(cfr. art. 31 cpv. 1 lett. b LAF attualmente valido; consid. 2.1.).

 

                                         E'
pacifico quindi che dal mese di ottobre 2000, essendo intervenuto un
cambiamento importante nella situazione della ricorrente, che da casalinga è
diventata studentessa, l'erogazione dell'assegno di prima infanzia doveva
essere soppressa.

 

                                         In simili
condizioni, dunque, l'assicurata ha effettivamente percepito indebitamente gli
assegni di prima infanzia che le sono stati erogati a favore del figlio
________. Essi vanno così restituiti.

 

                                         A titolo
abbondanziale giova comunque segnalare che la prima revisione della legge sugli
assegni di famiglia, che per quanto concerne gli assegni integrativi e di prima
infanzia è entrata in vigore il 1° febbraio 2003 (cfr. consid. 2.2.), ha
abolito il presupposto della cura del figlio (cfr. nuovi art. 31 e 32 LAF; BU
55/2002 del 24 dicembre 2002 pag. 493). L'assegno di prima infanzia può quindi
ora essere accordato, a condizione che vi sia nel nucleo familiare almeno un
figlio al di sotto dei 3 anni di età, che il genitore sia domiciliato nel
Cantone al momento della richiesta da almeno tre anni e che la situazione
economica della famiglia lo permetta, anche se è una terza persona
(mamma-diurna, baby-sitter, ragazza alla pari, asilo-nido o altro) ad occuparsi
del bambino durante la giornata (cfr. p.ti 4.3.1.2.2.; 4.3.6.2. del Messaggio
relativo alla prima revisione della legge sugli assegni di famiglia del 18
dicembre 2001 e nuovi art. 31 e 32 LAF). La legge ha tuttavia introdotto la
nozione di coabitazione con il figlio per poter accedere al diritto all'assegno
integrativo e di prima infanzia, invece della custodia. Pertanto il nuovo
assetto legislativo implica sì che la cura diretta del figlio non sia più
necessaria durante la giornata, ma anche che ogni sera, salvo le occasionali
eccezioni di rito (ad esempio pernottare di quando in quando presso i nonni o
altri parenti, ecc), il figlio debba rientrare presso i suoi genitori (cfr.
p.ti 4.3.1.1.; 4.3.1.2.2 del Messaggio).

 

                               2.7.   Riguardo ai
presupposti del condono va innanzitutto ricordato che la giurisprudenza,
relativamente al concetto di buona fede, distingue la mancanza di coscienza
dell’irregolarità commessa, dalla questione a sapere se, nelle circostanze
concrete, l’interessato poteva invocare la buona fede o avrebbe dovuto, facendo
prova dell’attenzione da lui esigibile, riconoscere l’errore di diritto
commesso. La problematica relativa alla coscienza dell'irregolarità commessa è
una questione di fatto, per contro quella concernente l'attenzione esigibile è
di diritto (cfr. Pratique VSI 1994 p. 126; DTF 122 V 221 = Pratique VSI 1996
pag. 269).

                                         La buona
fede non è infatti compatibile con un comportamento di grave negligenza da
parte dell'assicurato (U. Meyer-Blaser, "Die Rückerstattung von
Sozialversicherungsleistungen, in RSJB 1995, pag. 481).

 

                                         Secondo
l'art. 3 cpv. 2 CCS, che è applicabile analogicamente, 

 

"  nessuno
può invocare la propria buona fede quando questa non sia compatibile con
l'attenzione che le circostanze permettevano di esigere da lui." 

 

                                         Compete al
Giudice inoltre, sulla base di un criterio oggettivo, cioè indipendentemente
dalle conoscenze e dalle attitudini particolari della parte, determinare il
grado dell’attenzione richiesta (DTF 79 II 59).

                                         La buona
fede deve essere quindi esclusa, qualora i fatti che hanno determinato
l'obbligo di restituire (violazione dell'obbligo di annunciare o di informare)
sono imputabili a comportamento doloso o negligenza grave dell'interessato.

 

                                         Viceversa,
l'assicurato può prevalersene quando l'atto o l'omissione colpevole siano
costitutivi unicamente di una violazione lieve dell'obbligo di annunciare o di
informare (Pratique VSI 1994, pag. 125ss; DTF 118 V 218, 112 V 105, 110 V 180
consid. 3 c, 102 V 245 consid. a) oppure se non ha violato tale obbligo (U.
Meyer-Blaser, op. cit., 481/482). 

                                         Infatti,
la buona fede presuppone che l'assicurato ignori che una prestazione gli è
versata indebitamente. Di detta ignoranza egli non si può avvalere se la stessa
è stata determinata da sua negligenza (STFA non pubbl. del 31 agosto 1993 in re
I. R p. 3).

 

                               2.8.   Il requisito
dell'onere gravoso è intimamente legato alla situazione economica della persona
tenuta a restituire l'indebito e deve essere valutato in base alle sue capacità
finanziarie.

                                         Dovrà
pertanto essere stabilito concretamente, tenendo conto della particolare
situazione patrimoniale dell'obbligato al momento di restituire.

 

                               2.9.   Nel caso in
esame la Cassa rimprovera all'assicurata, oltre al fatto di non aver notificato
tempestivamente di essere al beneficio di una rendita completiva per figlia di
un assicurato invalido dal 1° ottobre 2000 e di una rendita per orfana di madre
dal 1° novembre 2000, soprattutto di non aver avvertito di essersi iscritta dal
16 ottobre 2000 alla _________ Dipartimento arte applicata, per frequentare, a
tempo pieno, il curriculum Conservazione Restauro (cfr. consid.1.2.; 1.3.).

 

                                         La
ricorrente, dal canto suo, sostiene di aver percepito gli assegni di prima
infanzia in buona fede, visto che avrebbe agito secondo le informazioni
ricevute dalla sua assistente sociale in merito alla possibilità di incassare
comunque gli assegni in questione. La funzionaria del Servizio sociale di
_________ le avrebbe infatti comunicato che la frequenza di una scuola a tempo
pieno era compatibile con l'erogazione degli assegni di prima infanzia, poiché
non essendo salariata non poteva essere assimilata a chi esercita un'attività
lavorativa (cfr. consid. 1.4.; doc. _ agli atti dell'amministrazione).

 

                             2.10.   Come
menzionato sopra (cfr. consid. 2.3.), l'art. 41 LAF prevede espressamente che
ogni cambiamento rilevante per il diritto agli assegni familiari deve essere
comunicato tempestivamente alla Cassa competente.

 

                                         Inoltre
l'art. 70 Reg. LAF enuncia, in relazione all'assegno di prima infanzia, che è
proprio la Cassa cantonale per gli assegni familiari che deve essere informata
direttamente.

 

                                         Nell'evenienza
concreta va rilevato che, dapprima con la decisione 14 marzo 2000 trasmessa
alla ricorrente, che le ha accordato l'assegno integrativo a favore del figlio
_________ a decorrere dal 1° agosto 1999, e in seguito con i provvedimenti del
28 giugno 2000, che le hanno confermato l'erogazione dell'assegno integrativo e
attribuito l'assegno di prima infanzia a partire dal 1° giugno 2000, la Cassa
cantonale per gli assegni familiari ha avvertito espressamente di quanto segue:

 

" 
Obbligo di annunciare ogni cambiamento della
situazione personale o economica

 

Ogni cambiamento delle
condizioni personali ed economiche dei beneficiari indicati nella decisione
deve essere annunciato immediatamente alla:

 

                         Istituto
delle assicurazioni sociali

                         Cassa
cantonale per gli assegni familiari

                         Servizio
prestazioni complementari

                         e
assegni familiari

                         Casella
postale 2121

                         6501
Bellinzona

 

In particolare quanto
segue:

- il cambiamento di indirizzo;

- il cambiamento di
domicilio;

- la separazione, il
divorzio o il nuovo matrimonio;

- il decesso del coniuge o
di un figlio che è considerato nel calcolo;

- l'inizio, la fine o
l'interruzione dell'apprendistato, oppure la fine o 

 
l'interruzione della formazione scolastica;

- l'inizio o la fine di
una attività lucrativa;

- l'aumento o la
diminuzione del reddito o della sostanza (per 

  esempio: eredità,
donazioni, rendite, pensioni, ecc.);

- la vendita di beni
immobiliari;

- l'inizio o la fine delle
prestazioni concesse da una cassa malattia o 

  da un'assicurazione
privata.

 

In caso di inosservanza di
questo obbligo, l'assicurato dovrà restituire le prestazioni indebitamente
percepite. Sono inoltre riservate le sanzioni penali." (cfr. doc. _ agli
atti dell'amministrazione)

 

                                         Pertanto
l'assicurata, dopo aver ricevuto le decisioni relative da un lato all'assegno
integrativo a favore del figlio e dall'altro all'assegno di prima infanzia,
avrebbe dovuto leggerle accuratamente e constatare che la Cassa, in quanto
autorità competente, deve essere informata di ogni modifica rilevante ai fini
del diritto all'assegno. 

                                         Sul
formulario è peraltro chiaramente indicato che deve essere annunciato ogni
cambiamento delle condizioni personali ed economiche, in particolare l'aumento
del reddito e l'inizio, la fine o l'interruzione dell'apprendistato oppure la
fine o l'interruzione della formazione scolastica.

                                         L'insorgente
avrebbe dovuto dunque comunicare al più presto alla Cassa, oltre al fatto che
percepiva la rendita completiva AI e la rendita per orfana di madre, che si era
iscritta alla _________ per frequentare a tempo pieno il curriculum di studi
Conservazione Restauro e che quindi non poteva più accudire direttamente
__________.

 

                             2.11.   Circa quanto
sostenuto dalla ricorrente relativamente al fatto che essa ha percepito gli
assegni di prima infanzia in buona fede, poiché la sua assistente sociale le
avrebbe indicato che anche frequentando la __________ avrebbe potuto percepire
tali prestazioni sociali (cfr. consid. 1.4.; 2.9.), va osservato che __________
del Servizio sociale di ________, il 17 maggio 2002, ha trasmesso alla Cassa
uno scritto del seguente tenore:

 

" 
(…)

La signora si è rivolta al Servizio Sociale nell'aprile 2000 in
seguito alla decisione di separarsi dal suo convivente.

Si è consigliato quindi di inoltrare domanda per ottenere gli
assegni (prima infanzia ed integrativo), sostenendo nello stesso tempo la
signora nel suo proposito di riprendere gli studi e terminare la sua formazione
(interrotta alla nascita del figlio); infatti data la giovane età della stessa
e le capacità dimostrate, appariva opportuno e pienamente giustificato
"lavorare" con l'obiettivo di migliorare la sua situazione
socioeconomica, garantendole un futuro di "autosufficienza".

 

Nel mese di aprile 2001 si è avuto un colloquio con la signora
poiché erano arrivati (dalla vostra Cassa) i formulari per la revisione degli
assegni; in quel frangente, compilando i moduli assieme alla signora, è sorto
il dubbio che la scuola frequentata dalla stessa (dall'ottobre 2000), potesse
essere "equiparata" ad un impiego a tempo pieno. Ho quindi
immediatamente preso contatto con la signora Blank per
fissare un incontro, concordato per il 10 aprile successivo (alle ore 15.00)
presso il vostro ufficio. In quella sede ho spiegato la situazione chiedendo
informazioni rispetto alla frequenza scolastica e facendo presente di non aver
pensato che la signora _________ non potesse avere più diritto agli assegni per
il figlio. D'altro canto la stessa signora ________ ci
comunicava che avrebbe dovuto chiedere delucidazioni al suo capoufficio, poiché
anche lei non era sicura della posizione dell'ufficio rispetto alla scuola
frequentata dall'assicurata.

Ribadisco che in quell'incontro mi sono ripetutamente scusata per
la mia "ignoranza" e ho fatto altresì presente che la signora
_________ era assolutamente in buona fede, in quanto si era avvalsa della mia
consulenza, confidando di fare le cose in modo corretto.

Si era infine concordato che acquisite le necessarie informazioni
e fatti i relativi "conteggi", la signora Blank (dimostratasi
collaborante e comprensiva), avrebbe comunicato all'interessata la sua
situazione debitoria.

 

In seguito la signora __________, non mi ha più contattata,
evidentemente amareggiata da quanto successo, avendo inoltre probabilmente
perso fiducia nel ruolo dell'assistente sociale.

 

Non conosco perciò la situazione attuale della signora, ma presumo
e mi auguro che stia continuando la sua riqualifica professionale, nel qual
caso è ovvio che non possa restituire l'importo percepito, date le sue
condizioni economiche." (cfr. doc. _)

 

                                         Di
regola un'informazione erronea è vincolante quando l'autorità, intervenendo in
una situazione concreta nei confronti di persone determinate, era competente a
rilasciarla, il cittadino non poteva riconoscerne l'inesattezza e, sempre che
l'ordinamento legale non sia mutato nel frattempo, fidente nell'informazione
ricevuta egli abbia preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio
(cfr. SVR 2002 KV Nr. 14 pag. 53; DLA 2002 pag. 113 (115); STFA del 22 agosto
2000 nella causa K.B., C 116/00; DTF 121 V 66 consid. 2a e sentenze ivi
citate).

 

                                         Nel caso
di specie è vero che l'assicurata, proprio seguendo i consigli erronei della
sua assistente sociale, oltre a comunicare alla Cassa nel mese di maggio 2000
la cessazione della convivenza con il padre di __________ e a richiedere,
tramite il Servizio sociale di _________, l'aggiornamento del calcolo degli
assegni integrativi già erogati e l'attribuzione degli assegni di prima
infanzia (cfr. allegati a doc. _ agli atti dell'amministrazione), il 16 ottobre
2000 si è iscritta alla ________ (cfr. doc. _ agli atti dell'amministrazione).

                                         Tuttavia
il Servizio sociale non è l'autorità competente in materia di assegni di
famiglia. Infatti secondo l'art. 54 cpv. 1 lett. a LAF è alla Cassa che compete
il calcolo e il pagamento degli assegni integrativi e di prima infanzia.
Solamente una comunicazione di questo organo sarebbe quindi stata vincolante. 

                                         Per di
più l'assicurata era, o perlomeno avrebbe dovuto essere al corrente che era la
Cassa l'autorità competente in tale ambito, visto che essa le aveva inoltrato
la richiesta di assegni familiari già nel mese di agosto 1999 e che dalla Cassa
medesima aveva ricevuto le decisioni con le quali sono stati erogati dal mese
di marzo 2000 l'assegno integrativo con effetto retroattivo al mese di agosto
1999 e dal mese di giugno 2000 l'assegno di prima infanzia (cfr. consid. 1.1.;
2.11; atti dell'amministrazione). 

 

                                         In simili
condizioni, carente una delle condizioni cumulativamente richieste per tutelare
la buona fede dell'insorgente, ossia quella secondo cui l'autorità doveva
essere competente per il rilascio di una determinata informazione o perlomeno
l'assicurato poteva sulla base di motivi sufficienti ritenerla competente (cfr.
SVR 2001 KV Nr. 3 pag. 5), anche la censura di una violazione di tale
principio, garantito dall'art. 9 Cost. fed., dev'essere disattesa (cfr. STFA
dell'8 agosto 2001 nella causa M., K 123/00).

 

                                         Di transenna
va rilevato che l'assistente sociale ha asserito che nel corso del mese di
aprile 2001, mentre unitamente alla ricorrente compilava il modulo relativo
alla "Revisione degli assegni familiari anno 2001", le è sorto il
dubbio che la frequentazione della __________ da parte dell'assicurata potesse
essere equiparata a un impiego a tempo pieno (cfr. doc. _).

                                         Pertanto
____________ non poteva essere certa di quanto comunicato all'insorgente nella
primavera 2000. Prima di invitare l'assicurata a richiedere gli assegni di
prima infanzia e di sostenerla nel suo intento di riprendere a studiare, essa
avrebbe dovuto di conseguenza informarsi presso l'amministrazione sulle
relative conseguenze.

 

                                         Per
quanto concerne un eventuale errore commesso dall'assistente sociale, va
osservato che essa non rappresentava l'assicurata nel disbrigo delle sue
pratiche amministrative.

                                         Al
riguardo va in ogni caso segnalato che, anche nell'ipotesi in cui nel caso
concreto la ricorrente avesse conferito procura a __________ per rappresentarla
e quest'ultima avesse commesso degli errori, l'assicurata non sarebbe comunque
liberata da ogni responsabilità.

                                         Gli
assicurati portano infatti le conseguenze delle azioni o omissioni delle
persone alle quali hanno affidato il compito di fare valere i propri diritti
(cfr. SVR 2001 KV nr. 3; DTF 111 Ib 222; STCA del 16 luglio 2002 nella causa
L., 39.2002.6).

 

                             2.12.   La
ricorrente, contrariamente a quanto previsto all'art. 41 LAF e all'art. 70
Reg.LAF, non ha comunicato tempestivamente né il percepimento della rendita
completiva AI a partire dal mese di ottobre 2000 e di una rendita per orfana di
madre dal mese di novembre 2000, né l'inizio della frequentazione a tempo pieno
della ___________.

 

                                         A mente
di questa Corte la violazione commessa dall'assicurata, avendo la Cassa
avvisato in modo chiaro ed esplicito quest'ultima circa il suo obbligo di
informare l'organo competente (cfr. consid. 2.10.), configura inoltre una
negligenza grave, per cui l'invocata buona fede non deve essere ammessa.

 

                                         Non potendo riconoscere la
buona fede della ricorrente, primo presupposto per ottenere un eventuale
condono, questo Tribunale deve, di conseguenza, confermare la decisione dell'11
giugno 2002 della Cassa cantonale per gli assegni familiari e respingere il ricorso.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Intimazione
alle parti.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti