# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 250d5340-03fe-52df-b9ad-06fb6f401052
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-09-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 13.09.2000 INC.1999.84902
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1999-84902_2000-09-13.html

## Full Text

N. 849.99.2 M                                                             Lugano,
13 settembre 2000

N. 103.2000.1 M

 

                   

 

IL GIUDICE DELL'ISTRUZIONE E
DELL'ARRESTO

 

DELLA REPUBBLICA E CANTONE DEL TICINO

 

 

Luca Marazzi

 

 

sedente per statuire sul reclamo congiuntamente inoltrato
in data 22 febbraio 2000 da

____________________

(tutti patrocinati di
fiducia dall’avv. __________)

per ripetute
omissioni del Procuratore Pubblico avv. Claudia Solcà, Lugano,
nell’ambito del procedimento penale pendente contro il reclamante __________
per titolo di appropriazione indebita, amministrazione infedele, falsità in
documenti e riciclaggio, e contro __________ per i medesimi titoli di reato;

viste le
osservazioni 6 marzo 2000 del magistrato inquirente, postulanti la reiezione
del reclamo;

letti ed
esaminati gli atti formanti l’inc. MP __________;

ritenuto 

in fatto:

A.

Dall’autunno
1997 è condotto un procedimento penale nei confronti dell’accusato qui
reclamante __________, sospetto autore di malversazioni ai danni di __________.
L’inchiesta, condotta dall’inizio del 1998 dall’attuale Procuratore Pubblico
incaricato, dopo aver inizialmente permesso l’acquisizione di una prima serie
di documentazione bancaria e l’audizione di personaggi coinvolti in diversi
ruoli, sta vivendo un momento di stasi a seguito di reclami inoltrati dal reclamante
e da funzionario di banca, sospettato di avere aiutato il primo (v. incc. GIAR
849.99.1, 849.99.2 e 103.2000.1). Con decisione 2 marzo 2000, il magistrato
inquirente ha promosso formalmente l’accusa nei confronti di __________ e di __________,
dimostrando in tal modo di ritenere di disporre di elementi sufficienti a
suffragio dell’ipotesi accusatoria (un reclamo contro la promozione dell’accusa
è stato respinto in ordine da questo giudice, v. inc. GIAR 103.2000.2, doc. 3).

 

B.

Dopo essersi
opposti, con reclamo 22 dicembre 1999 evaso separatamente (inc. GIAR 849.99.1,
decisione 8 settembre 2000), all’acquisizione della documentazione bancaria
relativa alle loro relazioni presso la Banca __________ (__________ e/o __________),
__________ ed i figli __________ e __________ adiscono nuovamente questo
Ufficio rimproverando al magistrato inquirente svariate omissioni, segnatamente
di non aver congiunto i procedimenti penali riguardanti __________ ed il
funzionario di banca __________, sospettato di correità col primo (v. reclamo
22 febbraio 2000, inc. GIAR 849.99.2 doc. 1 pto. B p. 3-4); di non avere evaso
le istanze dei reclamanti volte ad evitare l’accesso agli atti da parte della
parte civile (loc. cit., pto. C p. 4-6) e la loro partecipazione agli atti istruttori
(loc. cit., pto. D p. 6-7); di non aver revocato il sequestro 29 ottobre 1999
relativo a relazioni bancarie in essere presso la__________ (loc. cit., pto. E
p. 7-9); di non aver ancora proceduto all’interrogatorio della parte civile
(loc. cit., pto. F p. 9), alla promozione dell’accusa nei confronti del
reclamante __________ (loc. cit., pto. G p. 10); di non aver tenuto conto di
proprie istanze di complemento probatorio nell’ambito di prevista rogatoria
alle __________ (loc. cit., pto. H p. 10-12); e di non avere, infine,
confermato ai reclamanti di avere vietato alla parte civile l’accesso agli atti
acquisiti dal dr.__________, estensore della perizia di parte (loc. cit., pto.
I p. 12-13). Il postulato effetto sospensivo (loc. cit., pto. L p. 13-14) è
stato negato da questo giudice con decisione incidentale 24 febbraio 2000 (inc.
GIAR 849.99.2 doc. 4).

 

C.

Il magistrato
inquirente postula la reiezione del reclamo. Osserva (v. inc. GIAR 849.99.2
doc. 6) che “i procedimenti penali contro __________ e __________ sono
connessi ai sensi dell’art. 36 CPPTI”, e che il mancato coinvolgimento
dell’accusato __________ alle audizioni del coaccusato __________, così come la
mancata consegna dei relativi verbali, è dovuta a preminenti necessità
d’inchiesta (loc. cit., ad B p. 1); che mai documentazione bancaria attinente
relazioni facenti capo ai reclamanti sarebbe stata messa a disposizione della
parte civile (loc. cit., ad C p. 1-2); che in considerazione dei fatti
inquisiti, “non esaminare questi conti [i
conti di __________ a __________ n.d.r.] e non parlarne a verbale
sarebbe semplicemente assurdo” (loc. cit., ad D p. 2); che il proprio
scritto 29 ottobre 1999 “non faceva che confermare [...] l’esistenza del
blocco integrale degli averi dei __________ presso la __________” (loc.
cit., ad E p. 2); che la parte civile è già stata sentita, e lo sarà semmai
ancora a confronto con l’accusato __________ (loc. cit., ad F p. 2), contro il
quale è stata nel frattempo promossa l’accusa (loc. cit., ad G p. 3); che non
esiste un diritto delle parti ad essere informate dell’intenzione del
magistrato inquirente di inoltrare una richiesta di assistenza giudiziaria
internazionale, allegando i termini di ricorso (loc. cit., ad H p. 3); ed
infine che la documentazione originariamente affidata al perito dr. __________
è stata posta sotto sequestro con decisione 15 gennaio 1999, rimasta
inoppugnata e cresciuta in giudicato (loc. cit., ad I p. 3).

Considerato

in diritto:

1.

In diritto è
dato un ingiustificato ritardo, e quindi ritardata o denegata giustizia,
quando, in violazione dell’art. 4 Cost. fed. (vecchia; v. art. 8 cpv. 1 della
nuova Cost. fed.), l’autorità cui compete l’emanazione di una decisione non vi
pone mano oppure, pur dimostrandosi pronta a statuire, non lo fa tempestivamente
e in modo adeguato alla natura delle cose e delle circostanze (v. decisione 18
marzo 1998 in re E., inc. GIAR 755.97.2, in: Rep. 131 [1998], nr. 108; v.
inoltre decisione 2 ottobre 1998 in re J.K., inc. GIAR 205.93.2 consid. 5;
decisione 27 luglio 1999 in re F.B. e G.C., inc. GIAR 489.99.1-2 p. 2).

 

2.

Non è chiaro
cosa i reclamanti vogliano criticare con le loro affermazioni al punto di
reclamo II.B (v. reclamo, cit., p. 3-4): è manifesto che, seppur con ruoli ed
interessi diversi, __________ e __________ siano sotto inchiesta penale per le
medesime fattispecie. La questione a sapere se si tratti di connessione ex
lege (art. 36 cpv. 1 CPP) oppure se la medesima debba essere espressamente
dichiarata (art. 36 cpv. 2 CPP) è comunque superata dall’esplicita ammissione
formulata dal Procuratore Pubblico (v. osservazioni, cit., ad B p. 1). In ogni
caso, anche un esplicito riconoscimento della connessione dei procedimenti
contro __________ e contro __________ garantisce al primo la facoltà di
partecipare agli atti istruttori relativi al secondo unicamente nei limiti
dell’art. 62 cpv. 1 CPP: è qui superfluo pronunciarsi sulle ragioni che adduce
il magistrato inquirente contro un coinvolgimento di __________ negli
interrogatori altrui, ritenuto che lo stesso __________ non eleva la questione
a tema del suo reclamo.

Su questo
punto, il reclamo deve essere dichiarato irricevibile.

 

3.

Notoriamente,
“il Procuratore pubblico dirige l’istruzione formale, raccogliendo le prove
nel rispetto dei diritti delle parti” (art. 193 CPP): segnatamente è lui a
decidere quando interrogare chi. L’accusato ha la facoltà, tramite il proprio
difensore, di proporre semmai prove proprie (art. 60 cpv. 1 CPP), sulla cui
assunzione il magistrato inquirente decide al più tardi in sede di deposito
degli atti (art. 196 cpv. 1 CPP; come qui, più in esteso, v. decisione 18
gennaio 2000 in re S.B., inc. GIAR 803.99.1 consid. 2c p. 5 [destinata a
pubblicazione]).

Nel caso di
specie, la questione a sapere quando interrogare la parte civile – e se,
eventualmente, ciò debba avvenire (anche) in contraddittorio con l’accusato – è
di esclusiva pertinenza del Procuratore Pubblico: egli è tenuto ad evadere la
corrispondente richiesta dei reclamanti, formulata in data 22 dicembre 1999, al
più tardi contestualmente al deposito degli atti. Di conseguenza, la
constatazione che ciò non è ancora avvenuto non può configurare diniego di
giustizia. Abbondanzialmente, si dà atto che __________ è nel frattempo già
stata interrogata (v. verbali 6 novembre 1997 [inc. MP, classatore verbali,
doc. A.3], 14 dicembre 1999 [inc. MP, classatore verbali, doc. A.5] e verbale
14 marzo 2000 [inc. MP, classatore verbali, doc. A.9]).

Su questo
punto, il reclamo va allora respinto in ordine.

 

4.

Dal testé
discusso principio della conduzione formale dell’inchiesta da parte del
Procuratore Pubblico deriva anche l’assoluta libertà del magistrato inquirente
in merito all’opportunità ed ai tempi di un’eventuale promozione dell’accusa:
essa non è altro che la manifestazione esteriore del maturato convincimento, da
parte del Procuratore Pubblico, che gli elementi raccolti giustificano un
preventivo esame delle accuse mosse contro una determinata persona (artt. 184
cpv. 1 e 189 CPP combinati; come qui, più in esteso, v. decisione 18 gennaio
2000 in re S.B., inc. GIAR 803.99.1 consid. 2b p. 4 [destinata a
pubblicazione]). Scaturendo, come detto, dal convincimento del solo magistrato
inquirente e non dell’accusato medesimo, quest’ultimo non ha facoltà alcuna di
esigere la promozione dell’accusa nei propri confronti, a maggior ragione se
egli è stato posto a beneficio (anticipato) dei diritti della difesa
formalmente riservati all’accusato (come è stato manifestamente il caso qui,
ciò che i reclamanti neppure pongono in dubbio).

Anche su
questo punto, il reclamo va allora respinto in ordine.

 

5.

a)        Per il resto, è manifestamente vero che il reclamante __________
ha ripetutamente inoltrato diverse richieste al Procuratore Pubblico. Egli ne
allega quattro al proprio reclamo: la prima, datata 26 novembre 1999 (all. 1 al
reclamo, cit. = inc. MP doc. 64) e intesa ad ottenere l’assicurazione che la
documentazione raccolta presso il perito dr. __________ non sarà messa a
disposizione della parte civile giusta l’art. 79 cpv. 2 CPP, è stata poi
ribadita con scritto 13 dicembre 1999 (all. 2 al reclamo, cit. = inc. MP doc.
73); vi è poi – ed è questo il documento più importante ed articolato –
l’istanza 22 dicembre 1999 (all. 3 al reclamo, cit. = inc. MP doc. 76), che
formalizza le già citate richieste antecedenti, e ne formula di nuove; e da
ultimo, vi è l’istanza 7 febbraio 2000 (all. 4 al reclamo, cit. = inc. MP doc.
84), con la quale viene sollecitata l’evasione delle istanze precedenti, la
conferma del divieto d’accesso per quanto riguarda la documentazione bancaria
alla parte civile, alla quale deve essere negata la partecipazione a tutti gli
interrogatori dove si discuta dei conti menzionati, infine l’intimazione al
legale dei reclamanti di “ogni istanza, corrispondenza o verbale effettuati
nei procedimenti suddetti dal 1. novembre 1999” (loc. cit., p. 2 pto. 4).

b)        Da parte sua, il magistrato inquirente ha indirizzato al
difensore di __________ un unico scritto, quello datato 24 novembre 1999 (inc.
MP doc. 61), nel quale comunica principalmente che non si opporrà ad un
differimento dell’audizione dell’accusato __________, aggiungendo in chiusura
che “la sua richiesta di contraddittorio tra denunciata [recte: denunciante]
e denunciato [...] verrà presa in considerazione dopo l’interrogatorio del suo
cliente”. Non emergono dagli atti altri scritti indirizzati ai reclamanti,
nei quali siano state affrontate le tematiche da loro sollevate. Sono stati
effettuati nel frattempo, invece, numerosi altri atti istruttori: sei verbali
del coaccusato __________, due della denunciante __________ ed un verbale di
teste (inc. MP, classatore “verbali” doc. A.5 a A.13), ed ancora l’ordine di
perquisizione e sequestro bancario (inc. MP, doc. 74) impugnato ed evaso con
parallelo reclamo.

c)         La puntuale ed esaustiva evasione di richieste di parte è
una condizione indispensabile per una corretta e serena gestione di ogni
incarto. Ogni risposta del Procuratore Pubblico è, oltre che questione di
forma, anche espressione della sua considerazione per le esigenze delle parti,
indipendentemente dal fatto che siano giustificate o meno. E per tutte le
parti, compreso il magistrato inquirente, richieste e relative risposte
permettono di fare il punto processuale sull’incarto, e di meglio indirizzarne
l’ulteriore gestione.

d)        Nel caso di specie, l’unica richiesta per la quale si
potrebbe anche ritenere che essa sia stata evasa dal Procuratore Pubblico è
quella relativa al contraddittorio fra denunciante ed accusato __________ (v.
richiesta 22 novembre 1999, inc. MP doc. 60, evasa con scritto 24 novembre
1999, inc. MP doc. 61). Ma, come già detto, la risposta appare laterale per
rapporto al nocciolo dello scritto. Ed in ogni caso, in almeno apparente
accordo con quanto scritto dal magistrato inquirente, l’accusato ha riproposto
la medesima richiesta in sede d’istanza 22 dicembre 1999 (cit., petitum
pto. 4), dopo che la denunciante era stata sentita il precedente 14 dicembre
1999 (inc. MP, classatore “verbali” doc. A.5). Per il resto, il Procuratore
Pubblico non si è assolutamente espresso, e non ha neppure ritenuto di
spiegare, in sede di osservazioni, l’assenza di formale presa di posizione
sulle richieste dei reclamanti, limitandosi a discuterne la fondatezza. Ad
esempio circa il postulato divieto alla parte civile di accedere alla documentazione
bancaria relativa ai conti __________, fornita dal dr. __________ a seguito
dell’ordine di sequestro 15 gennaio 1999, l’atteggiamento del magistrato
inquirente ha lasciato senza ragione nell’incertezza i reclamanti. Il fatto che
il Procuratore Pubblico non abbia nel frattempo dato accesso alla
documentazione in oggetto (v. osservazioni, cit., ad C p. 1) nulla cambia a
quanto constatato. Neppure l’implicita reiezione della richiesta di divieto di
integrale accesso agli atti, formulata dal Procuratore Pubblico in sede di
osservazioni (ibid.), è di pregio alcuno: per garantire ai reclamanti il
diritto di essere sentiti, l’istanza 22 dicembre 1999 dovrà essere formalmente
evasa. Per quanto qui di rilievo, dovrà essere spiegato perché la presa di
conoscenza della documentazione in questione da parte della denunciante “appaia
necessaria all’esercizio dei suoi diritti” (art. 79 cpv. 2 CPP), e se a
tale esigenza si oppongano “contrarie esigenze d’inchiesta” (ibid.)
oppure “contrari interessi preminenti dell’accusato o di terzi” (ibid.).

e)        Constatato, in conclusione, che numerose sono state le
istanze inoltrate dai reclamanti, che nessuna di queste (a parte quelle già
trattate ai considd. 2 a 4 supra) ha ricevuto adeguata risposta, infine
che il magistrato inquirente non ha ritenuto di spiegare – nemmeno in sede di
osservazioni al presente reclamo – la mancata evasione delle richieste dei
reclamanti, il reclamo non può che essere accolto ai sensi del presente
considerando.

 

6.

a)        In sede di osservazioni al reclamo, il magistrato inquirente
si limita ad affermare l’infondatezza delle richieste dei reclamanti.
Nell’ottica ristretta del gravame qui discusso, inoltrato contro asserite
omissioni del magistrato inquirente, fondatezza o infondatezza delle richieste
avanzate dalle parti non sono di interesse alcuno: unico criterio è determinare
se l’autorità cui compete l’emanazione di una decisione non vi pone mano
oppure, pur dimostrandosi pronta a statuire, non lo fa tempestivamente e in
modo adeguato alla natura delle cose e delle circostanze (supra, consid.
1). Qui, come detto, il Procuratore Pubblico ha portato avanti l’istruttoria
non solo senza evadere le istanze pendente, bensì contravvenendo di fatto a
talune delle richieste formulate (segnatamente quella di vietare alla
denunciante ogni e qualsiasi partecipazione ad audizioni degli accusati); in
assenza di giustificazione alcuna, ciò basta per accogliere il reclamo.

Per due
ragioni, tuttavia, è nondimeno utile sfiorare, quand’anche solo
superficialmente, l’argomento della fondatezza sostanziale delle richieste dei
reclamanti. Da un lato, ciò potrebbe evitare ulteriori reclami nel merito,
successivi ad una decisione formale del magistrato inquirente, come tale
impugnabile, con apprezzabile guadagno di tempo in un incarto che non è stato
gestito con particolare celerità. D’altro canto, l’accertamento di un’eventuale
infondatezza (o addirittura temerarietà) di alcune (o di tutte) le richieste
avanzate dai reclamanti potrebbe legittimamente far nascere il sospetto che esse
siano state proposte a fini dilatori, e comunque sminuire la gravità delle
omissioni qui accertate; perché, pur ribadendo il principio in virtù del quale
ogni richiesta di parte merita tempestiva ed esauriente risposta, ci si
potrebbe anche chiedere fino a quale punto una parte abbia il diritto di
rallentare un procedimento penale inondando gli inquirenti di richieste
infondate – o perlomeno, senza giungere a tali estremi atti a configurare
l’abuso di diritto, si potrebbe far dipendere se non l’accoglimento di
principio del reclamo, almeno il giudizio sulle spese dalla fondatezza delle
richieste non evase.

b)        Circa la richiesta di vietare alla parte civile ogni accesso
alla documentazione bancaria relativa ai conti __________, fornita dal dr. __________
a seguito dell’ordine di sequestro 15 gennaio 1999 (v. soprattutto istanza 22
dicembre 1999, allegato 4 al reclamo, cit., petitum pto. 6), questo
giudice rileva che mal si vede come, in una fattispecie sul genere di quella
qui discussa, possa essere vietata alla parte civile, integralmente ed a tempo
indeterminato, ogni e qualsiasi presa di conoscenza della documentazione
bancaria relativa a quei conti (di titolarità di terzi) sui quali sono
incontestatamente affluiti capitali di sua pertinenza; ma, nel rispetto della
libertà del Procuratore Pubblico di gestire l’incarto come meglio crede, starà
a lui definire la questione, semmai ponendo quei limiti e quelle condizioni che
riterrà opportune.

c)         Del pari, anche la richiesta di totale esclusione delle
medesime parti civili dagli interrogatori degli accusati (v. reclamo, cit.,
pto. II.D p. 6-7) non appare seriamente proponibile. In primo luogo, essa
appare di dubbia ricevibilità in ordine, nella misura in cui l’obiezione trae
spunto dall’avvenuta partecipazione della denunciante (e di un figlio di lei)
all’audizione non dell’accusato reclamante, bensì del coaccusato __________.
Abbondanzialmente, nel merito, la pretesa natura esclusivamente civilistica
della vertenza, affermata con veemenza dai reclamanti (v. reclamo, cit., pto.
II.A p. 3), non appare da essi suffragata con alcun argomento di pregio. Nel
caso di specie, un esame prima facie dei fatti porta piuttosto a
ritenere che l’accusato __________ abbia unilateralmente disposto di fondi di
altrui pertinenza, senza l’accordo o addirittura contro la volontà della
denunciante __________; inoltre, non solo l’accusato non ha ancora fornito le
benché minime spiegazioni sulle movimentazioni dei conti da lui operate, ma
neppure ha abbozzato delle spiegazioni appena sostenibili a suffragio delle
proprie pretese di titolarità dei beni. Fino a quando ciò non sarà avvenuto,
l’eccezione della presunta natura esclusivamente civilistica della vertenza
deve cedere il passo alla ben più solida ipotesi di reato sostenuta dalla pubblica
accusa e dalla parte civile.

Ciò premesso,
dovendosi pertanto dar credito all’ipotesi accusatoria almeno nella misura in
cui essa giustifica la conduzione di un’istruttoria formale contro __________,
appare assolutamente lapalissiano che non si possa vietare alla parte civile di
prender parte agli interrogatori degli accusati, essendo quella proprio la sede
nella quale circostanziare e semmai verificare le accuse espresse in sede di
denuncia. Altrettanto ovvio è che in tali circostanze vengano discusse le
transazioni finanziarie operate da __________ e figli: ma, trattandosi di
transazioni operate verosimilmente con denaro della denunciante, opporre alla
partecipazione di quest’ultima all’istruttoria preminenti interessi dei
reclamanti è obiezione a dir poco pretestuosa.

d)        In merito al sequestro delle relazioni bancarie intrattenute
da __________ con la __________ di__________, di cui i reclamanti postulano la
revoca (v. reclamo, cit., pto. II.E p. 7-9), va puntualizzato che i reclamanti
non sono senz’altro più abilitati a discuterne la fondatezza nel merito: sia il
decreto 11 settembre 1997 dell’allora Procuratore Pubblico dott. Eggenschwiler,
sia lo scritto 29 ottobre 1999 dell’attuale magistrato inquirente (nella misura
in cui lo si possa ritenere decreto impugnabile, ciò che il Procuratore
Pubblico, non senza ragioni, pone in dubbio nelle proprie osservazioni [cit.,
ad E p. 2]) sono ampiamente cresciuti in giudicato. L’istanza 22 dicembre 1999
dei reclamanti dovrà allora essere esaminata per quello che è, ossia una nuova
richiesta che può avere effetto solo dal momento in cui è stata inoltrata, e
semmai dovrà essere formalmente respinta. 

e)        Il Giudice dell’istruzione e dell’arresto ha ammesso la
ricevibilità in ordine di un reclamo contro una decisione del magistrato
inquirente di acquisire una prova, anche se tale acquisizione debba avvenire
per via rogatoriale: “nella misura in cui il PP, nella sua Commissione
rogatoria, decide formalmente, o comunque sostanzialmente, per l’acquisizione
di una determinata prova, tale decisione è presa nell’ambito del procedimento
penale in corso nel territorio ticinese e deve quindi poter essere impugnata
nelle forme previste dal CPP” (decisione 22 maggio 1998 in re K. et al.,
inc. GIAR 119.93.23, consid. 7 p. 11). Da ciò è tuttavia inammissibile
dedurre che al Procuratore Pubblico corra l’obbligo di informare
preventivamente le parti circa le prove che intende assumere (v. reclamo, cit.,
pto. II.H.21 p. 11): ritenuto che lo scopo primo del reclamo contro l’acquisizione
di una prova consiste nell’evitare, appunto, l’acquisizione agli atti del mezzo
di prova in discussione, appare più che sufficiente che il reclamo venga
inoltrato non appena saputo della commissione rogatoria, esattamente come fu il
caso discusso nella decisione 22 maggio 1998.Inoltre, è manifesto che
l’esecuzione di determinati passi istruttori quali perquisizioni e sequestri
non può essere preannunciata alle parti, pena l’elusione del loro scopo primo,
ovvero quello di rinvenire oggetti e fondi che l’accusato o indiziato ha
occultato.

f)          Da ultimo, va detto che la documentazione bancaria messa
dalle parti a suo tempo a disposizione del perito dr. __________ è stata
acquisita agli atti mediante decreto 15 gennaio 1999 del Procuratore Pubblico,
rimasto inoppugnato e cresciuto in giudicato. Vista la riluttanza del dr. __________,
la consegna della documentazione è stata nuovamente sollecitata con scritto 25
novembre 1999 (inc. MP doc. 62). Solo a questo momento i qui reclamanti hanno
reagito, e non chiedendo la messa sotto suggello di detta documentazione ai
sensi dell’art. 164 CPP, ma unicamente chiedendo che essa non venisse messa a
disposizione della denunciante (v. scritto 26 novembre 1999, inc. MP doc. 64).
Sicuramente non può essere considerata valida istanza di messa sotto suggello
il vago scritto 2 febbraio 1999 del patrocinatore dei qui reclamanti (inc. MP
doc. 44).

Va allora
opportunamente precisato che la documentazione già in mano al dr. __________
non è sotto suggello: non venne formulata richiesta in tal senso al momento del
sue sequestro, né la richiesta 26 novembre 1999 (comunque non basata su un
ordine di sequestro) venne tempestivamente accompagnata da un reclamo a
sostanziare l’opposizione al sequestro (v. decisione 24 settembre 1999 in re Banca
X, inc. GIAR 386.99.12, p. 2). Anche lo scritto 1° dicembre 1999, tramite il
quale il reclamante __________ “si oppone all’acquisizione della
documentazione prodotta da parte del dott. __________, salvo nel caso in cui
l’acquisizione avvenga all’esplicita condizione del divieto di accesso da parte
della denunciante” (inc. MP, doc. 68), è privo di qualsiasi valenza
giuridica, come lo è la contestuale reiterazione della richiesta 26 novembre
1999: detta documentazione è ormai definitivamente ed incondizionatamente
acquisita all’incarto. Al Procuratore Pubblico non resta che formalizzare tale
constatazione, respingendo (semmai in ordine siccome tardiva) la richiesta di
messa sotto suggello, oppure decretando un espresso divieto d’accesso a carico
della denunciante (ma v. qui supra, consid. 6b).

 

7.

In
conclusione, non resta che constatare che almeno alcune delle istanze inoltrate
dai reclamanti sono rimaste ingiustificatamente inevase. Il reclamo qui
discusso merita allora corrispondente, parziale accoglimento ai sensi del petitum
subordinato III.2 (le domande principali e la subordinata III.1 non essendo
ricevibili, poiché intese ad ottenere da questo giudice decisioni di prima
istanza che competono esclusivamente al Procuratore Pubblico), con pressante invito
al magistrato inquirente affinché abbia ad evadere celermente le istanze ancora
pendenti (supra, consid. 5). Respinto in ordine deve comunque essere il
reclamo, laddove chiede la censura di omissioni che tali, per legge, non sono (supra,
considd. 2-4).

Visto l’esito
del reclamo, non appare proponibile porre le spese e la tassa di giustizia a
carico dei reclamanti: l’art. 9 cpv. 5 CPP, che pure lo permetterebbe in caso
di dolo o negligenza grave del denunciante, del querelante o della parte
civile, deve essere applicato con cautela e limitato ai casi flagranti (v. come
qui decisione 29 dicembre 1998 in re C.B. e M.D.A., inc. GIAR 797.97.1bis
consid. 7 p. 14, con rinvio a Cocchi/Trezzini, CPC annotato, Lugano
1993, nota 1 all’analogo art. 148 CPC; Piquerez, Précis de procédure
pénale suisse, 2ème éd. Lausanne 1994, margin. 2135). Constatato tuttavia (per
quanto qui di rilievo ed impregiudicata ogni e qualsiasi valutazione da parte
del magistrato inquirente) come le istanze ancora pendenti appaiano tendenzialmente
infondate, e ricordata l’irricevibilità di alcune censure, delle domande
principali e della prima subordinata, ai reclamanti non vengono attribuite
ripetibili (art. 9 cpv. 6 CPP).

Per i quali motivi,

viste le
norme menzionate e gli artt. 280 ss., 284 cpv. 1 lit. a CPP e, per le spese,
dell’art. 9 CPP 

d e c i d e :

1.      In
quanto ricevibile, il reclamo 22 febbraio 2000 è accolto.

§   Di conseguenza, è
fatto obbligo al Procuratore Pubblico di evadere le istanze formulate dai
reclamanti a tutt’oggi pendenti.

2.      Non
si percepiscono né spese né tassa di giustizia.

3.      Non
si attribuiscono ripetibili.

4.      La
presente decisione è definitiva.

-       
Intimazione:

giudice Luca Marazzi