# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 28b2bfeb-5625-5ae5-8160-a52d0dbd7fe0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-26
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 26.02.2025 F-755/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-755-2025_2025-02-26.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-755/2025 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 6  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 

 
Giudice Claudia Cotting-Schalch, giudice unica,  

con l'approvazione del giudice Basil Cupa,  

cancelliere Matthew Pydar. 
 

 
 

Parti 

 
A._______, nato il (...), 

Tunisia, 

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

  
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi); decisione della SEM 

del 29 gennaio 2025 / N (…). 

 

 

 

F-755/2025 

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Fatti: 

A.  

Il ricorrente ha presentato una domanda d’asilo in Svizzera il 21 gennaio 

2025. Da ricerche intraprese dalla Segreteria di Stato della migrazione 

SEM nella banca dati europea “Eurodac”, è risultato che egli aveva depo-

sitato una domanda d’asilo pregressa in Austria il 4 ottobre 2022 ed una in 

Germania in data 12 luglio 2023.  

B.  

Il 24 gennaio 2025 il ricorrente ha sostenuto un colloquio Dublino. In tale 

sede gli è stato concesso il diritto di essere sentito in merito ad un’even-

tuale responsabilità delle autorità germaniche per lo svolgimento della pro-

cedura di asilo e di allontanamento così come di un’eventuale competenza 

dell’Austria. 

C.  

Sempre il 24 gennaio 2025 la SEM ha inoltrato alle autorità germaniche 

una richiesta di ripresa in carico secondo l’art. 18 par. 1 lett. d del regola-

mento (UE) n° 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del  

26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell’Unione euro-

pea [GU] L 180/31 del 29.06.2013; di seguito: RD III). Nella richiesta for-

mulata dalla SEM è stato menzionato solamente che il ricorrente aveva 

depositato ulteriori domande in altri Stati membri. 

D.  

Il 28 gennaio 2025 le autorità tedesche hanno rifiutato la richiesta di ripresa 

in carico, adducendo che il ricorrente avrebbe lasciato il territorio degli Stati 

membri per un lasso di tempo di oltre tre mesi. Il giorno stesso ha fatto 

seguito una richiesta di riesame della SEM presso le autorità tedesche, a 

cui quest’ultime hanno ribattuto il 28 gennaio 2025, accettando la ripresa 

in carico giusta l’art. 18 par. 1 lett. b RD III. 

E.  

Il 29 gennaio 2025 la SEM ha deciso di non entrare nel merito della do-

manda d’asilo del ricorrente e di rinviarlo in Germania, intimandolo a la-

sciare la Svizzera al più tardi il giorno seguente la scadenza del termine di 

ricorso. 

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F.  

Il 30 gennaio 2025 il rappresentante legale del ricorrente ha comunicato la 

cessazione del mandato. 

G.  

Contro la decisione della SEM il ricorrente ha interposto ricorso con gra-

vame del 4 febbraio 2025 presso il Tribunale amministrativo federale (in 

seguito: il Tribunale) domandando l’annullamento della decisione precitata. 

H.  

Il 6 febbraio 2025 la giudice istruttrice ha ordinato la misura supercautelare 

della sospensione dell’esecuzione dell’allontanamento. Con ordinanza del 

7 febbraio 2025 la stessa giudice istruttrice ha intimato alla SEM di pren-

dere posizione sul ricorso, a cui è stato fatto seguito l’11 febbraio 2025. Dal 

canto suo il ricorrente non ha inoltrato nessuna nuova osservazione. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le decisioni prese dalla SEM in materia d’asilo possono essere impu-

gnate davanti al Tribunale, che decide in via definitiva, a meno che non si 

tratti di un’eccezione, non applicabile nel presente caso (art. 1 cpv. 2 ed 

art. 33 lett. d LTAF [RS 173.32], applicabili con riferimento all'art. 105 LAsi, 

in combinato disposto con l'art. 83 lett. d cifra 1 LTF [RS 173.110]).  

1.2 Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) è di princi-

pio ammissibile sotto il profilo degli art. 48 cpv. 1 e art. 52 cpv. 1 PA  

(RS 172. 021), applicabili in riferimento all'art. 37 LTAF. 

2.  

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2017 VI/5  

consid. 3.1). 

3.  

3.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento. 

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3.2 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazionale 

è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III. La procedura di determinazione dello Stato com-

petente viene avviata non appena una domanda di asilo viene presentata 

per la prima volta in uno Stato membro (art. 20 par. 1 RD III). 

3.3 Nel caso di una domanda di ripresa in carico (inglese: take back), come 

è il caso di specie, di principio non viene effettuato un nuovo esame di 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1). Inoltre, la determinazione dello Stato 

membro competente avviene sulla base della situazione esistente al mo-

mento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione internazio-

nale (art. 7 par. 2 RD III). 

3.4 Giusta l’art. 18 par. 1 lett. b RD III, lo Stato membro competente in forza 

del presente regolamento è tenuto a riprendere in carico – in ossequio alle 

condizioni poste agli art. 23, 24, 25 e 29 – il richiedente la cui domanda è 

in corso d’esame e che ha presentato domanda in un altro Stato membro 

oppure si trova nel territorio di un altro Stato membro senza un titolo di 

soggiorno. 

3.5 Nella presente disamina, le investigazioni della SEM hanno rivelato che 

il ricorrente aveva depositato due domande d’asilo precedenti a quella in 

Svizzera, ovvero una in Austria del 4 ottobre 2022 ed una in Germania del 

12 luglio 2023 (SEM-atti 10/1). La Germania ha tuttavia omesso di richie-

dere una ripresa a carico nei confronti dell’Austria basata sui rilevamenti 

“Eurodac” giusta l’art. 18 par. 1 lett. b RD III. Infatti, neanche nella sua prima 

risposta del 28 gennaio 2025, la Germania ha contestato la propria com-

petenza per via della precedente domanda d’asilo in Austria (cfr. SEM-atti 

19/2), ma adducendo ad una non comprovata cessione di competenza giu-

sta l’art. 19 RD III. Pertanto, trascorsi i termini previsti dall’art. 23 par. 2 RD 

III, la competenza è passata alla Germania (cfr. anche sentenza del Tribu-

nale F-7613/2024 del 3 febbraio 2025 consid. 5.5). In tali condizioni sola-

mente i motivi previsti dall’art. 19 RD III renderebbero possibile una cessa-

zione della competenza germanica. Tuttavia, in contrasto a quanto men-

zionato dalle autorità germaniche nel loro comunicato del 28 gennaio 2025, 

non è mai stato dimostrato che il ricorrente abbia lasciato il territorio degli 

Stati membri per un lasso di tempo di almeno tre mesi in seguito alla do-

manda depositata in Germania. La competenza resta dunque attribuita a 

questo Paese. 

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Pagina 5 

3.6 Resta da stabilire se la SEM nella sua formulazione della richiesta di 

ripresa in carico non abbia compiuto alcuna violazione del RD III che possa 

giustificare un trasferimento di competenza a carico della Svizzera.  

3.6.1 Giusta l’art. 23 par. 1 RD III uno Stato membro presso il quale una 

persona di cui all’articolo 18, par. 1 lett. b, c o d, abbia presentato una 

nuova domanda di protezione internazionale che ritenga che un altro Stato 

membro sia competente ai sensi dell’art. 18 par. 1 lett. b, c o d, può chie-

dere all’altro Stato membro di riprendere in carico tale persona. Una richie-

sta di ripresa in carico è presentata quanto prima e in ogni caso entro due 

mesi dal ricevimento della risposta pertinente “Eurodac” (Art. 23 par. 2 RD 

III). Se la richiesta di ripresa in carico è basata su prove diverse dai dati 

ottenuti dalla banca dati “Eurodac”, essa è inviata allo Stato membro richie-

sto entro il termine di tre mesi dalla data di presentazione della domanda 

(Art. 23 par. 2 cpv. 2 RD III). Solo se la richiesta di ripresa in carico non è 

presentata entro questi termini spetta la competenza per l’esame della do-

manda d’asilo allo Stato membro in cui la nuova domanda è stata presen-

tata (Art. 23 par. 3 RD III). Il Tribunale si è pronunciato più volte sul dovere 

di informazione e trasparenza nei confronti dello Stato Dublino interpellato 

per una richiesta di ripresa in carico. Pertanto la SEM è tenuta a fornire 

informazioni complete e veritiere in merito al richiedente asilo coinvolto e 

la violazione di questi obblighi può portare alla cassazione della decisione 

impugnata (cfr. sentenze del Tribunale F-1872/2023 del 17 aprile 2023 con-

sid. 4.2; mutatis mutandis F-4063/2021 del 28 settembre 2021 pp. 10 e 11). 

3.6.2 Secondo l’art. 25 par. 1 RD III è compito dello Stato membro richiesto 

procedere alle verifiche necessarie e decidere in merito alla ripresa in ca-

rico dell’interessato quanto prima e in ogni caso entro il termine di un mese 

dalla data in cui perviene la richiesta. Quando la richiesta è basata su dati 

ottenuti dal sistema “Eurodac”, tale termine si riduce a due settimane. L’as-

senza di risposta entro la scadenza dei termini previsti dall’art. 25 par. 1 

RD III equivale all’accettazione della richiesta e comporta l’obbligo di ri-

prendere in carico l’interessato, così come l’obbligo di adottare disposizioni 

approvate all’arrivo dello stesso. 

3.6.3 Nel caso presente la SEM ha menzionato che il ricorrente aveva de-

positato altre domande in ulteriori Stati membri, inclusa la Germania, alle-

gandone il risultato “Eurodac”, senza però esplicitamente menzionare che 

la prima domanda d’asilo fosse stata fatta in Austria (cfr. SEM-atti 15/5). 

Benché tale formulazione potesse risultare fuorviante, suggerendo persino 

che vi potessero essere più di due domande in altri Stati membri, l’estratto 

allegato della banca dati “Eurodac” confermava indubbiamente che la 

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prima domanda d’asilo fosse stata depositata presso le autorità austriache 

(cfr. SEM-atti 15/5, p. 3 e seg.). Pertanto la Germania è stata resa in grado 

di potere valutare la propria competenza giusta il RD III, per cui non sussi-

stono ragioni concrete per sostenere che la SEM abbia violato i propri ob-

blighi di trasparenza e informazione.  

3.7 Avendo dato seguito alla richiesta di ripresa in carico del 24 gennaio 

2025 con un’accettazione del 28 gennaio 2025 (cfr. SEM-atti 23/3) è data 

la competenza della Germania giusta l’art. 18 par. 1 lett. b RD III. 

4.  

4.1 Secondo costante giurisprudenza di codesto Tribunale non sussistono 

fondati motivi per ritenere che in Germania siano presenti carenze sistemi-

che ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione euro-

pea (CGU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito CartaUE; cfr. ex pluris sen-

tenze del Tribunale E-5320/2024 del 2 settembre 2024; E-4566/2024 del 

22 luglio 2024 consid. 4.2; F-411/2024 del 29 gennaio 2024 consid. 4.2). 

4.2 In proposito va osservato che la Germania è vincolata alla CartaUE, è 

firmataria della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la 

tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tor-

tura, RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifu-

giati (CR, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo del 31 

gennaio 1967 (PA/CR, RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni. 

4.3 Pertanto, vale la presunzione che questo Stato garantisca la tutela dei 

diritti dei richiedenti asilo, in particolare quello di trattare le loro domande 

secondo una procedura giusta ed equa, nonché una protezione conforme 

al diritto internazionale ed europeo (cfr. le direttive 2013/32/UE [direttiva 

procedura]; 2013/33/UE [direttiva accoglienza] e la sentenza della Corte di 

giustizia dell’Unione europea (CGUE) C-228/21 del 30 novembre 2023 cifr. 

129, 138s., 141, pt. 2).  

4.4 Perciò l’applicazione dell’art. 3 par. 2 cpv. 2 RD III non si giustifica nel 

caso di specie.  

5.  

Occorre ancora esaminare se nella fattispecie risulta applicabile la clausola 

discrezionale prevista all’art. 17 par. 1 RD III (“clausola di sovranità”), di-

sposizione concretizzata in diritto interno svizzero dall’art. 29a cpv. 3 

dell’ordinanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 

1999 (OAsi 1, RS 142.311), che prevede che se “motivi umanitari” lo 

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giustificano la SEM può entrare nel merito della domanda anche qualora 

giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il trattamento della 

domanda. Se il trasferimento del richiedente nel Paese di destinazione 

contravviene ad una norma imperativa del diritto internazionale, tra cui 

quelle della CEDU, l'autorità inferiore è obbligata ad applicare la clausola 

di sovranità e ad entrare nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale 

dispone di potere di controllo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1). 

5.1 Nella sua memoria di ricorso il ricorrente menziona presunti maltratta-

menti in Germania, denunciando inoltre apparenti compromissioni della 

propria saluta fisica. Tuttavia tali dichiarazioni divergono da quanto dichia-

rato durante il colloquio Dublino del 24 gennaio 2025, in quanto tali pro-

blemi non sono stati menzionati in tale sede (SEM-atti 13/2). Inoltre non 

risulta agli atti alcuna preesistente patologia del ricorrente (SEM-atti 27/3). 

Pertanto quest’ultimo non ha fornito indizi seri e concreti, suscettibili di 

comprovare che un suo ritorno in Germania lo esporrebbe al rischio di es-

sere privato del sostentamento minimo e di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva accoglienza. Dunque quanto asserito 

dal ricorrente, che suggerirebbe un trattamento in contrasto con l’art. 3 

CEDU non risulta chiaramente sostanziato e nemmeno dimostrato con 

mezzi di prova sufficienti. 

5.2 Visto quanto sopra, la SEM non ha quindi violato gli obblighi interna-

zionali della Svizzera pronunciando il trasferimento del ricorrente verso la 

Germania, in particolare dal profilo delle disposizioni pertinenti di diritto in-

ternazionale pubblico. Non vi è quindi alcun motivo di applicare le clausole 

discrezionali previste all’art. 17 par. 1 RD III, rispettivamente all’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1. 

6.  

Ne discende che a giusto titolo la SEM non è entrata nel merito della do-

manda d’asilo del ricorrente, in applicazione dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, 

ed ha pronunciato il trasferimento verso la Germania conformemente 

all’art. 44 LAsi, poiché non esistono eccezioni alla regola generale del rin-

vio (art. 32 OAsi 1). Il ricorso deve quindi essere respinto. 

7.  

Il ricorso, manifestamente infondato, è deciso dalla giudice unica, con l’ap-

provazione di uno secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi). Inoltre, giusta l’art. 

111a cpv. 2 LAsi la decisione è motivata soltanto sommariamente. 

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8.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di Fr. 750.– sono poste 

a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA; nonché art. 3 lett. a del rego-

lamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali, di fr. 750.–, sono poste a carico del ricorrente. Tale 

importo deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo fede-

rale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM ed all’autorità can-

tonale competente. 

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Claudia Cotting-Schalch Matthew Pydar 

 

 

 

Data di spedizione: