# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** cb0757af-50f0-5594-b876-7f9250284fea
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-03-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 22.03.2004 INC.2003.16507
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-16507_2004-03-22.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.16507

  	
  Lugano

  22 marzo 2004

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Franco Lardelli

  
	
   

  sedente per statuire sull’istanza presentata il 16/18
  marzo 2004 da

  
						

 

 

	
   

  	
  __________, __________, cittadina rumena,
  residente a __________ (Germania)

  patrocinata dall’avv. __________, Lugano

   

  
	
   

  	
  intesa ad ottenere il
  dissequestro parziale del conto bancario intestato a lei e al marito __________
  presso __________ SA, Lugano, sequestrato nell’ambito del procedimento penale
  aperto a suo carico per complicità in assassinio mancato e tentato di cui __________
  del Procuratore pubblico Arturo Garzoni;

  

 

 

viste le
osservazioni 22 marzo 2004 del magistrato inquirente;

 

 

letti ed esaminati
gli atti dell’inc. __________ messi a disposizione di questo giudice;

 

 

ritenuto e
considerato

 

 

 

 

 

in
fatto e in diritto:

 

 

 

che:

 

 

-         
nell’ambito del procedimento a carico di __________, per titolo di
complicità in assassinio mancato e tentato, il Procuratore pubblico Arturo
Garzoni ha ordinato il sequestro, tra le altre cose, della relazione bancaria
n. __________, intestata a __________ e/o __________ presso __________ SA,
Lugano, relativo ad un investimento azionario del valore di FRS. 71'462.- valuta
06.12.2002;

-         
con istanza 16/18 marzo 2004, __________ chiede nuovamente il
dissequestro della suddetta relazione bancaria nella misura di FRS. 1’500.-,
ciò per far fronte, in occasione del processo che verrà celebrato a suo carico
tra il 23 marzo 2004 e il 6 aprile 2004 davanti alla Corte delle Assise
Criminali di Lugano, alle spese “di custodia dei figli”, ritenuto che “la
suocera non vuole, nè può tenere” i suoi figlioletti;

 

-         
con osservazioni 22 marzo 2004, il Procuratore pubblico dichiara di non
opporsi di principio al dissequestro, ma chiede che vengano “preliminarmente
verificati i costi effettivi per i figli (a mano di pezze giustificative)”;

 

-         
l’art. 161 cpv. 1 CPP impone al magistrato penale di ordinare il
sequestro di tutti gli oggetti che possono avere importanza per l’istruzione
del processo, alternativamente o cumulativamente come mezzi di prova o in
quanto passibili di confisca o devoluzione allo Stato. Il sequestro, per la sua
qualità di provvedimento eminentemente cautelare, ha lo scopo di acquisire e
conservare gli oggetti di cui sopra al seguito della procedura e quindi per le
necessità dell’istruzione preliminare, per decisioni del magistrato requirente
e quelle del giudice del merito, come evidenziato nella duplice prospettiva -
alternativa o cumulativa - della produzione e valutazione delle prove
(sequestro probatorio) e delle decisioni di confisca, restituzione o
devoluzione (sequestro confiscatorio) (v. decisione 8 maggio 1998, inc. GIAR 516.97.3, in: Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p.
359);

 

-         
un ordine di perquisizione e sequestro bancario rappresenta un attentato
ai diritti personali: come ogni misura d’inchiesta, pertanto, deve poggiare
sull’esistenza di gravi indizi di colpevolezza, deve apparire necessario per il
giudizio di merito (nel senso che deve essere connesso con l’oggetto che
occorre salvaguardare agli incombenti processuali e di giudizio, v. decisione
17 agosto 1998 in re E.F., inc. GIAR 501.98.2 consid. 2), infine deve essere
rispettoso del principio di proporzionalità (v. Gérard Piquerez, Précis de
procédure pénale suisse, 2. éd. Lausanne 1994, margin. 1441, 1454 e 1469, con
rinvii; Rep. 131 [1998] nr. 117, consid. 1a p. 360; decisione 31 marzo 2000 in
re banche X e Y, inc. GIAR 386/387.99.15, consid. 2b p. 6);

 

-         
in materia di sequestro, nel lasso di tempo che intercorre tra
l’emanazione dell’atto di accusa e l’apertura del dibattimento, la CRP
(30.7.2002 in re B, inc. 60.2002.00174) ha constatato un “vuoto legislativo” e
l’ha colmato assegnando tale competenza al GIAR. Non v’è ragione perché quanto
detto dalla CRP nella sentenza citata non valga anche in tema di dissequestro.
Di conseguenza questo giudice ha riconosciuto la sua competenza per decidere (comunque
e sempre in via incidentale) istanze di dissequestro presentate dopo
l’emanazione dell’atto d’accusa e prima dell’apertura del dibattimento (un
chiarimento tra le varie autorità coinvolte ha confermato questa conclusione;
cfr. decisione 14 ottobre 2003, doc. 12, inc. GIAR 268.1997.2);

 

-         
questo giudice è dunque competente ad esaminare l’istanza 16/18 marzo
2004, trattandosi di istanza giunta dopo l’emanazione dell’atto d’accusa;

 

-         
gli averi sequestrati non sono provento di reato; entra dunque, in
questo caso in considerazione il sequestro risarcitorio. Il magistrato inquirente,
pur non opponendosi di principio al dissequestro chiede una verifica dei costi
di custodia dei figli, sulla base di pezze giustificative;

-         
non essendo state prodotte le suddette pezze giustificative e,
nell’imminenza del processo che inizia domani mattina, essendo impossibile la
verifica chiesta dal magistrato inquirente, l’istanza di dissequestro va 
respinta;

-         
va qui ribadito che, trattandosi di un importo destinato a coprire spese
connesse allo svolgimento del processo, impregiudicato in questa sede il
giudizio sull’indigenza dell’accusata, eventuali ulteriori dissequestri
potranno, se del caso, essere decisi dalla Corte delle Assise criminali in sede
di giudizio di merito.

 

 

 

Per questi motivi,

visti i citati articoli di legge,

 

 

 

decide:

 

 

1.      L’istanza
è respinta.

2.      Non
si prelevano nè tassa nè spese di giustizia.

3.      Contro
la presente decisione è dato ricorso alla Camera dei ricorsi penali entro dieci
giorni dall’intimazione.

4.      Intimazione
(anticipata via fax e per raccomandata):

 

 

 

 

 

 

 

                                                                           giudice
Franco Lardelli