# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7277fe9d-8604-59bb-b39f-63492048139a
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-09-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.09.2014 D-7317/2013
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7317-2013_2014-09-18.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte IV 

D-7317/2013 

 

 

 

 S e n t e n z a  d e l  1 8  s e t t e m b r e  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Bendicht Tellenbach, Claudia Cotting-Schalch,  

cancelliere Gilles Fasola. 

 

 
 

Parti 

 
A._______, nata il (…), 

Eritrea,   

rappresentata dal sig. Rosario Mastrosimone,  

SOS Antenna Profughi,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale della migrazione (UFM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Asilo (senza allontanamento);  

decisione dell'UFM dell'11 dicembre 2013 / N […]. 

 

 

D-7317/2013 

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Fatti: 

A.  

La richiedente, di nazionalità eritrea ed etnia tigrina, è nata in Eritrea da 

madre eritrea e padre etiope. La medesima, all'età di cinque anni, sareb-

be stata espulsa con la madre dalle autorità eritree verso l'Etiopia in ra-

gione della cittadinanza etiope del padre. Ella sarebbe pertanto cresciuta 

ad Addis Abeba (Etiopia), dove vi avrebbe vissuto sino al 2011, anno in 

cui si sarebbe trasferita in Sudan. In tale paese avrebbe conosciuto un 

cittadino eritreo con cui si sarebbe sposata ed incontrato uno zio mater-

no. I tre avrebbero vissuto assieme a Khartoum (Sudan) sino a fine gen-

naio 2012. In data 28 gennaio 2012 la richiedente è giunta in Svizzera 

accompagnata dal succitato zio ed ha depositato la domanda d'asilo in 

oggetto (verbale 1, pagg. 3-4 e 7-8).  

Sentita sui motivi d'asilo, la richiedente ha dichiarato in sostanza e per 

quanto è qui di rilievo, di non essere accettata dalle autorità eritree né da 

quelle etiopi in ragione delle sue origini miste. In particolare sarebbe stata 

espulsa da bambina dalle autorità eritree verso l'Etiopia e, in quest'ultimo 

paese, le sarebbero sempre stati negati i documenti ed i diritti più ele-

mentari. In particolare in Etiopia le sarebbe stato negato il diritto di prose-

guire gli studi e avrebbe sofferto il carcere per sei mesi in quanto sospet-

tata di avere svolto il servizio militare in Eritrea e, pertanto, di essere una 

persona pericolosa per lo Stato etiope (cfr. verbale 1, pp. 9-10 e verbale 

2, F63-88, pp. 7-9). 

B.  

Con decisione dell'11 dicembre 2013 l'UFM ha respinto la succitata do-

manda d'asilo pronunciando contestualmente l'allontanamento dell'inte-

ressata dalla Svizzera. D'altro canto, ha ritenuto attualmente non ragio-

nevolmente esigibile l'esecuzione dell'allontanamento della richiedente 

verso l'Etiopia o l'Eritrea concedendole pertanto l'ammissione provvisoria. 

C.  

In data 30 dicembre 2013, l'interessata è insorta contro la summenziona-

ta decisione con ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di 

seguito: il Tribunale) chiedendo l'annullamento della decisione ed il rico-

noscimento della qualità di rifugiato. In subordine la medesima ha chiesto 

la restituzione degli atti all'autorità di prime cure affinché proceda ad una 

nuova istruttoria. L'insorgente ha altresì presentato una domanda di assi-

stenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento di un anticipo 

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a copertura delle presunte spese giudiziarie con protestate spese e ripe-

tibili. 

D.  

Con scritto del 24 gennaio 2014 l'insorgente ha trasmesso al Tribunale 

nuovi mezzi di prova in originale, segnatamente: 

-  Carta d'identità relativa alla madre (doc. 1), 

-  Autorizzazione della madre a circolare in Etiopia in qualità di rifugiata  

  eritrea (doc. 2), 

- Carta per l'ottenimento di aiuti alimentari presso il campo profughi in 

  Etiopia (doc. 3), 

- Certificato scolastico del padre (doc. 4); 

- Certificato scolastico della madre (doc. 5) 

E.  

Con ordinanza del 9 aprile 2014 il Tribunale ha trasmesso all'UFM, per 

conoscenza e con facoltà di prendere posizione, copia del ricorso e dei 

summenzionati mezzi di prova. 

F.  

Con risposta del 22 aprile 2014, trasmessa alla ricorrente per conoscen-

za, l'UFM ha preso posizione in merito al ricorso e ai mezzi di prova tra-

smessi dalla ricorrente con il succitato scritto del 24 gennaio 2014. 

G.  

Con scritto del 12 maggio 2014, trasmesso all'UFM per conoscenza, la ri-

corrente ha preso posizione in merito alle summenzionate osservazioni 

dell'UFM. 

H.  

In data 19 maggio 2014 l'UFM ha trasmesso le proprie osservazioni, in-

viate alla ricorrente per conoscenza, in merito alla summenzionata presa 

di posizione dell'insorgente. 

I.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi 

nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. 

 

 

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Pagina 4 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la legge sull'asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti 

(art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF il Tribunale, in vir-

tù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi  

dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. 

L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). 

L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse 

degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della stessa 

(art. 48 cpv. 1 lett. a-c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di 

essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

2.  

Preliminarmente, il Tribunale rammenta che il 1° febbraio 2014 è entrata 

in vigore la modifica del 14 dicembre 2012 decretata dall'Assemblea fede-

rale della Confederazione Svizzera (RU 2013 4375) della legge sull'asilo 

del 26 giugno 1998. Giusta il cpv. 1 delle disposizioni transitorie della mo-

difica del 14 dicembre 2012 della LAsi, le procedure pendenti al momento 

dell'entrata in vigore della modifica del 14 dicembre 2012 della LAsi sono 

rette dal nuovo diritto, fatti salvi i cpv. 2-4 di tali disposizioni transitorie. 

In casu, non essendo applicabili alla fattispecie i cpv. 2-4 delle disposizio-

ni transitorie e la presente procedura d'asilo trovandosi pendente al mo-

mento dell'entrata in vigore della modifica della LAsi, codesto Tribunale 

applica il nuovo diritto. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente ri-

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levanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi ad-

dotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione 

impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2009/57 con-

sid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit administratif, vol. II, 3ª ed. 2011, n. 2.2.6.5, 

pag. 300 e seg.). 

4.  

Preliminarmente il Tribunale osserva che, essendo la ricorrente stata po-

sta al beneficio dell'ammissione provvisoria, oggetto del litigio in questa 

sede risulta essere unicamente la questione della mancato riconoscimen-

to della qualità di rifugiato ed il conseguente rifiuto della sua domanda di 

asilo, nonché la pronuncia dell'allontanamento. 

5.  

La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposizio-

ni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende la protezione e lo statuto ac-

cordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. Es-

so include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi, sono 

rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, sono 

esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, nazionalità, 

appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni poli-

tiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi. So-

no pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo della vita, dell'in-

tegrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una pres-

sione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

A tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o 

per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di ri-

fugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contradditto-

rie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). In altre parole, per potere 

ammettere la verosimiglianza, ai sensi dei summenzionati disposti, delle 

dichiarazioni determinanti rese da un richiedente l'asilo, occorre che le 

stesse abbiano insito un grado di convinzione logica tale da prevalere in 

modo preponderante sulla possibilità del contrario, così che quest'ultima 

risulti secondaria (cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.3 e GICRA 1993 n. 21). Le 

dichiarazioni devono essere attendibili, cioè resistenti alle obiezioni, pre-

cise, ovvero non generiche e non suscettibili di diversa interpretazione 

(altrettanto o più verosimile) e concordanti, o meglio non in contrasto fra 

loro e nemmeno con altri dati o elementi certi. Peraltro, il giudizio sulla ve-

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rosimiglianza dev'essere il frutto di una valutazione complessiva e non 

esclusivamente atomizzata delle singole allegazioni decisive, in modo da 

consentire di limitare al minimo il rischio dell'approssimazione, ovvero il 

pericolo di fondare il giudizio valorizzando, contro indiscutibili postulati di 

civiltà giuridica, semplici impressioni dell'autorità giudicante  

(cfr. DTAF 2010/57 consid. 2.3). 

6.  

6.1 Nella decisione contestata l'UFM ha considerato le allegazioni circa i 

motivi d'asilo dell'interessata come inverosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi. In 

particolare l'autorità inferiore rimprovera alla richiedente di essersi con-

traddetta in merito alla data dell'asserita espulsione dall'Eritrea e di avere 

reso dichiarazioni vaghe circa il viaggio che avrebbe intrapreso verso  

l'Eritrea e quello di ritorno in Etiopia. Oltretutto tale circostanza sarebbe 

stata omessa in occasione della prima audizione. La richiedente si sareb-

be contraddetta anche per quanto attiene ai motivi relativi all'asserito ar-

resto subito in Etiopia e, inoltre, non avrebbe saputo fornire alcun detta-

glio in merito al periodo d'incarcerazione di sei mesi che sostiene avere 

subito. L'UFM è anche dell'avviso che l'interessata, avendo il padre etio-

pe, potrebbe ottenere la cittadinanza etiope sulla base della legge relativa 

all'acquisizione della nazionalità etiope del dicembre 2003. 

 

6.2 Nel ricorso l'interessata sostiene che l'UFM avrebbe valutato le sue 

allegazioni con un metro di giudizio eccessivamente rigido e che non a-

vrebbe tenuto conto della sua scarsa scolarizzazione. In particolare, per 

quanto concerne la data dell'espulsione dall'Eritrea, contesta di avere mai 

menzionato l'anno 1989, il quale sarebbe una mera supposizione dell'au-

torità inferiore. In realtà la ricorrente afferma di non essere in grado di in-

dicare con esattezza tale data in ragione della giovane età all'epoca dei 

fatti e che avrebbe indicato il 1994 unicamente per paura e per scrupolo. 

Anche l'assenza di dettagli nel racconto relativo ai viaggi tra Eritrea ed E-

tiopia sarebbe del tutto giustificabile dal fatto che ella era molto giovane e 

che sono passati molti anni da tali avvenimenti. Per quanto concerne l'o-

missione al riguardo del ritorno in Eritrea, la ricorrente è dell'avviso che si 

tratterebbe di un'incongruenza dal valore marginale e spiegabile con la 

natura differente delle due audizioni. La medesima è inoltre dell'avviso 

che anche la contraddizione circa i motivi dell'arresto che avrebbe subito 

in Etiopia sarebbe in realtà solo apparente e, probabilmente, dovuta ad 

un errore di traduzione. Sempre al riguardo del medesimo episodio, l'as-

senza di dettagli nel racconto sarebbe anche in questo caso dovuta alla 

giovane età dell'insorgente all'epoca dei fatti. Per quanto concerne alla 

possibilità di acquisire la nazionalità etiope, contrariamente a quanto so-

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stenuto dall'UFM, la ricorrente è dell'avviso che ciò non sia possibile in 

ragione dell'art. 20 cpv. 2 della medesima legge citata dall'autorità di pri-

me cure. D'altronde, l'interessata non avrebbe mai conosciuto il padre e 

sarebbe cresciuta con la madre, alla quale le autorità etiopi avrebbero già 

negato la nazionalità etiope così come l'avrebbero già negata alla stessa 

ricorrente. L'insorgente, infine, contesta l'agire dell'UFM il quale, a suo di-

re, da un lato non avrebbe messo in dubbio la propria origine mista, la 

quale sarebbe alla base dei propri motivi d'asilo e, dall'altro lato, si sareb-

be limitato a giudicare come inverosimili le proprie allegazioni in ragione 

di semplici incongruenze temporali le quali, a mente dell'interessata, sa-

rebbero giustificabili dal tempo trascorso e dalla tenera età all'epoca dei 

fatti. 

6.3 Nelle successive prese di posizione l'UFM rileva che i documenti pro-

dotti dalla ricorrente sarebbero inadeguati in quanto non proverebbero la 

nazionalità della medesima. L'autorità inferiore fa inoltre notare che la si-

tuazione degli eritrei in Etiopia sarebbe notevolmente migliorata in seguito 

all'entrata in vigore di numerose disposizioni loro concernenti, tant'è che 

attualmente i rifugiati eritrei in Etiopia sarebbero ben percepiti dalle autori-

tà locali. 

6.4 La ricorrente nella sua replica ritiene che i documenti allegati avvalo-

rerebbero la proprie allegazioni confermando la storia relativa alla sua 

famiglia. La medesima contesta inoltre le informazioni generali dell'UFM 

in merito alla situazione degli eritrei in Etiopia in quanto le disposizioni le-

gali citate dall'autorità inferiore non sarebbero applicabili al caso di spe-

cie. 

7.  

Nel caso concreto occorre rilevare che le dichiarazioni della ricorrente cir-

ca il proprio vissuto ed i relativi motivi d'asilo risultano essere estrema-

mente lacunose e generiche. Ella si è infatti limitata a sostenere che non 

sarebbe accettata dalle autorità eritree né da quelle etiopi in ragione della 

propria origine mista senza tuttavia fornire alcun dettaglio o mezzo di pro-

va a sostegno delle proprie affermazioni. La medesima si è giustificata 

sostenendo che all'epoca dei fatti sarebbe stata troppo piccola per ricor-

dare oggi quanto accaduto. Tale argomentazione, tuttavia, non convince il 

Tribunale per i motivi che seguono. 

Innanzitutto, occorre rilevare come l'insorgente abbia fornito risposte del 

tutto generiche anche in merito a circostanze non propriamente legate al-

la sua infanzia. Ella infatti non ha saputo fornire alcun dettaglio circa il pe-

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riodo che avrebbe trascorso in Etiopia, e questo malgrado sostenga di 

averci trascorso la propria vita tra il 1994 ed il 2011. In particolare la ricor-

rente si è limitata a dichiarare di avere vissuto nel Kebele (…), di avere 

alloggiato in svariati luoghi e di avere frequentato la scuola B._______ 

(cfr. verbale 2, F44, p. 5). L'interessata non ha tuttavia saputo fornire al-

cun dettaglio circa la posizione della succitata scuola, il tragitto che  

avrebbe percorso per raggiungerla, l'indirizzo della propria abitazione e 

nemmeno ha saputo fornire una generica descrizione del quartiere in cui 

avrebbe vissuto per oltre 17 anni (cfr. verbale 2, F 45-56, pp. 5-6). Tali la-

cune, come palesemente riconoscibile, non possono essere giustificate 

dalla giovane età dell'insorgente e, di conseguenza, lasciano piuttosto in-

tendere ad una mirata volontà della ricorrente a non svelare i dettagli re-

lativi al proprio passato. Anche nello specifico dei motivi d'asilo, ovvero 

l'asserito rifiuto da parte delle autorità eritree ed etiopi a riconoscerle la 

cittadinanza, l'insorgente non ha reso verosimile il proprio racconto. Per 

ciò che concerne la propria situazione in Etiopia, la ricorrente ha riferito 

che avrebbe vissuto in tale paese per oltre diciassette anni priva di alcun 

documento e che, presa coscienza della totale assenza di diritti in Etiopia 

a seguito dell'impossibilità ad ottenere validi documenti, avrebbe deciso di 

lasciare il paese. Innanzitutto risulta poco verosimile che la medesima 

abbia potuto trascorrere gran parte della sua vita in Etiopia, oltretutto fre-

quentando la scuola primaria, nel supposto stato d'illegalità. In aggiunta, 

mal si comprende per quale motivo la ricorrente abbia atteso sino al 2011 

prima di lasciare un paese dove, a suo dire, le sarebbe stato negato ogni 

diritto. Occorre infatti precisare che uno dei principali elementi che avreb-

be fatto prendere coscienza all'interessata dell'evocata assenza di diritti 

sarebbe l'impedimento a frequentare le scuole superiori (cfr. verbale 2, 

F66-67, p. 7). Ella afferma tuttavia di avere terminato la scuola primaria 

nel 2003 (cfr. verbale 1, p. 5) e, pertanto, risulta poco logica l'attesa di ul-

teriori otto anni prima dell'espatrio. D'altronde, la ricorrente non ha citato 

alcuna ulteriore violazione specifica dei propri diritti che sarebbe avvenuta 

in questi ulteriori otto anni, limitandosi ad affermare di avere vissuto sola, 

priva d'aiuto e trascorrendo la maggior parte del tempo per le strade  

(cfr. verbale 2, F90, p. 9). Quest'ultima dichiarazione, oltre che generica e 

stereotipata, si contraddice con quella successiva in cui riconosce di ave-

re organizzato l'espatrio grazie all'aiuto di amici (cfr. verbale 2, F91, p. 9). 

Anche l'evocata incarcerazione che avrebbe subito in Etiopia, ammesso 

ma non concesso che sia effettivamente avvenuta, non appare determi-

nante ai fini del presente giudizio ritenuto che tale misura sarebbe stata 

rivolta verso la madre della ricorrente e non direttamente verso quest'ul-

tima la quale, all'epoca sarebbe stata una bambina (cfr. verbale 2, F80,  

p. 8). Per quanto attiene al proprio statuto in Eritrea, la ricorrente ha af-

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fermato che avrebbe lasciato tale paese da piccola in seguito all'espul-

sione che le autorità eritree avrebbero intimato alla madre (cfr. verbale 1, 

p. 9). L'insorgente, pertanto, non sembra mai essere stata soggetto diret-

to di una decisione di rifiuto o di espulsione da parte delle autorità eritree 

con le quali, tra l'altro, ha negato di avere mai avuto alcun problema  

(cfr. verbale 1, p.9), tant'è che a precisa domanda sul motivo per cui non 

fosse tornata in Eritrea la ricorrente non ha menzionato alcun rifiuto al ri-

conoscimento della propria cittadinanza eritrea, bensì ha semplicemente 

indicato di non volere tornare nel paese d'origine perché tutti gli eritrei 

fuggirebbero in quanto in Eritrea non vi sarebbe la pace (cfr. verbale 1,  

p. 10). Da quanto precede si evince che la ricorrente non ha mai chiesto 

alle autorità eritree di riconoscere la propria cittadinanza. In ragione di 

quanto sopra, le dichiarazioni dell'insorgente secondo cui l'Eritrea non la 

riconoscerebbe quale sua cittadina risultano essere inverosimili. Oltretutto 

occorre rilevare che la medesima ha in patria parenti con cui mantiene 

contatti regolari e che potrebbero aiutarla ad intraprendere tutte le forma-

lità necessarie per ottenere i documenti eritrei (cfr. verbale 2, F11-F15,  

p. 3).  

 

Per ciò che concerne i documenti agli atti, occorre dapprima rilevare che i 

medesimi non sono documenti di viaggio ai sensi della legge  

(cfr. DTAF 2007/7 consid. 6) e, pertanto, non sono tali da comprovare la 

cittadinanza della ricorrente. In ogni caso dai medesimi si evincerebbe  

unicamente che la madre sarebbe stata una rifugiata eritrea in Etiopia e 

che il padre avrebbe frequentato le scuole in Etiopia, circostanze queste 

che non sono necessariamente contestate. In relazione ai motivi d'asilo 

allegati, tuttavia, tali documenti non apportano elementi in grado di river-

sare le considerazioni di cui sopra. 

 

8.  

In conclusione, visto quanto precede, il Tribunale ritiene che l'UFM ha ret-

tamente ritenuto le dichiarazioni della ricorrente circa i motivi d'asilo come 

inverosimili ai sensi dell'art. 7 LAsi. Ne consegue che sul punto di que-

stione dell'asilo il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va 

confermata. 

9.  

Se respinge la domanda d'asilo o non entra nel merito, l'Ufficio federale 

pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecu-

zione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

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Pagina 10 

L'insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera  

(art. 14 cpv. 1 e 2 nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 

sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, 

RS 142.311]; cfr. DTAF 2011/24 consid. 10.1). 

Pertanto, anche sul punto di questione della pronuncia dell'allontanamen-

to, il ricorso non merita tutela e la decisione impugnata va confermata. 

10.  

Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento e non ha accertato 

in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti  

(art. 106 LAsi), per il che il ricorso va respinto. 

11.  

11.1 Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda d'e-

senzione dal versamento d'un anticipo equivalente alle presunte spese 

processuali è divenuta senza oggetto. 

11.2 Visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che 

seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente  

(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse 

e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo  

federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

12.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda di estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

D-7317/2013 

Pagina 11 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 600.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, all'UFM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Gilles Fasola 

 

 

Data di spedizione: