# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 69015749-a755-5406-8c68-b55b4291f66c
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-02-22
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 22.02.2010 SK.2009.10
**Docket/Reference:** SK.2009.10
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_SK-2009-10_2010-02-22

## Full Text

Riciclaggio di denaro (art. 305bis CP).;;Riciclaggio di denaro (art. 305bis CP).;;Riciclaggio di denaro (art. 305bis CP).;;Riciclaggio di denaro (art. 305bis CP).

Sentenza del 22 febbraio 
e del 18 marzo 2010 
Corte penale 

Composizione  Giudici penali federali Giorgio Bomio, Presidente, 
Roy Garré e Giuseppe Muschietti, 
Cancelliera Susy Pedrinis Quadri 

Parti  
MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-
NE, rappresentato dal Procuratore federale Pierluigi 
Pasi e dalla Sostituta Procuratrice federale Rosa 
Cappa, 
e 

in qualità di parti civili: 

1. Enel Produzione S.p.A., rappresentata 
dall’Avv. Rossano Pinna 

2. Enel S.p.A., rappresentata dall’Avv. Rossano 
Pinna 

3. Enelpower S.p.A., rappresentata dall’Avv. 
Rossano Pinna  

 contro 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

Numero dell ’incar to:  SK.2009.10 
 

 

 

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 1. A., difeso d’ufficio dall'avv. Carlo Borradori 

2. B., difeso dall'avv. Michele Rusca 

3. C., difesa dall'avv. Manuele Bianchi 

4. D., difeso dall'avv. Diego Della Casa 

5. E., difeso dall'avv. Roberto Macconi 

6. F., difesa dall'avv. Luciano Giudici 

7. G., difeso dall'avv. Mario Postizzi  

Oggetto 
 

Riciclaggio di denaro (art. 305bis CP) 

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Fatti: 

A.  Nel gennaio 2003 la Procura della Repubblica Italiana presso il Tribunale ordina-
rio di Milano ha avviato un’inchiesta penale nei confronti di D., B., E., H. e I., tutte 
persone ricoprenti ruoli direttivi in seno ad alcune società del gruppo Enel, in 
quanto sospettati di corruzione aggravata, riciclaggio di denaro, partecipazione 
ad associazione per delinquere, appropriazione indebita aggravata ed altri delitti 
ai danni del suddetto gruppo. Prima di esporre gli accadimenti inerenti alla pre-
sente procedura, per ragioni di sintesi e di chiarezza espositiva occorre anzitutto 
illustrare i fatti essenziali riguardanti la procedura italiana che, come si vedrà, ha 
segnato anche l’inizio della procedura elvetica. 

B.  In generale, dalle risultanze dell’inchiesta italiana scaturiva che B. (Vice Presi-
dente di Enelpower S.p.A.), D. (Amministratore delegato di Enelpower S.p.A.), E. 
(Amministratore delegato di Enel Produzione S.p.A.), H. (Direttore commerciale 
di Enelpower S.p.A.), I. (Responsabile operativo di Enelpower S.p.A. in Sudame-
rica) ed altri dirigenti di Enelpower S.p.A. (in seguito: EPW), tra il 1999 ed il 2002, 
si sarebbero appropriati in modo illecito di parte del patrimonio sociale di EPW 
mediante la stipulazione di contratti di consulenza e di fornitura di manodopera 
specializzata con società di comodo da loro controllate e/o messe a disposizione 
da persone compiacenti, come sarebbe il caso di A., per attività in tutto o in parte 
inesistenti. I predetti avrebbero pure corrotto funzionari di Stato italiani e stranieri 
per l’aggiudicazione di appalti nel settore dell’impiantistica per energia elettrica e 
per opere di desalinizzazione, facendosi poi retrocedere parte delle somme illeci-
tamente pagate. Il denaro provento dell’attività illecita sarebbe poi stato trasferito 
su conti presso banche in Svizzera riferibili agli stessi o a loro familiari, come nel 
caso di C., J. (rispettivamente moglie e figlio di B.) e K. (moglie di H.), oppure su 
conti messi a disposizione da terze persone, come L. e M. Dall’indagine italiana 
risulta che nell’arco di un anno e mezzo i dirigenti di EPW e di Enel Produzione 
S.p.A. (di seguito: Enel Produzione) avrebbero lucrato più di USD 12 milioni. 

C. Più nel dettaglio l’inchiesta italiana avrebbe inoltre permesso di stabilire i seguen-
ti fatti: 

- A fine 1999/inizio 2000 B., nella sua qualità di dirigente di EPW, avrebbe chie-
sto a A., libero professionista che operava nel campo del management azien-
dale svolgendo consulenze esterne per conto di terzi, di continuare a offrire il 
servizio di prestazione d’opera per il tramite della N. Ltd., con sede a Balzan 
(Malta), società di consulenza e gestione di manodopera che A. aveva costi-

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tuito nel 1993/1994 per eseguire dei servizi di subappalto per la O. (società 
del gruppo P., che forniva alla Q. la manutenzione degli impianti petroliferi in 
Libia), prendendo in carico dei consulenti esterni (cl. 60 p. 18.1.37). 

 A. avrebbe dunque dovuto mettere a disposizione una società estera al fine di 
stipulare con EPW dei contratti di consulenza e gestione di manodopera in ou-
tsourcing per opere idroelettriche in Brasile, Emirati Arabi Uniti e Albania. Con 
la N. Ltd., EPW ha sottoscritto un accordo il 13 ottobre 2000, modificato il 10 
dicembre 2001, per un valore massimo di USD 619'000.--, pagabile in base a 
fatturazioni regolari della società off shore (cl. 63 p. 18.1.1761 e segg.). Da 
gennaio 2002, la N. Ltd. è stata sostituita dalla R. LLP, messa a disposizione 
di A. dalla S. SA di Lugano in forza di un mandato fiduciario (cl. 2 p. 4.1.47 e 
segg.). Con R. LLP, il 18 febbraio 2002 EPW ha sottoscritto un contratto del 
valore massimo di USD 600'000.--, pagabile anche in questo caso sulla base 
di una fatturazione mensile (cl. 63 p. 18.1.1756 e segg.). Nell’ambito di tali 
contratti, B. indicava a A. i tecnici che dette società dovevano assumere per 
EPW, i conti bancari esteri sui quali effettuare i pagamenti ai consulenti esterni 
e le somme da pagare mensilmente (cl. 60 p. 18.1.35 e segg.). 

 Per l’assistenza tecnica, la supervisione e il controllo di qualità, il 2 aprile 2001 
e il 3 ottobre 2001 EPW ha poi sottoscritto due contratti con la Società T., con 
sede a Opatija (Croazia), sempre riferibile a A., per l’importo forfetario di USD 
133'000.-- il primo e di EUR 31'000.-- il secondo (cl. 63 p. 18.1.1746 e segg. e 
18.1.1751 e segg.; cl. 60 p. 18.1.40). 

 Sotto il profilo finanziario, EPW ha effettuato bonifici a favore delle società N. 
Ltd., R. LLP e della Società T.; una parte del valore di questi contratti era in 
seguito riversato da A. a B., su indicazione di quest’ultimo, facendolo transita-
re dai conti della N. Ltd. e della R. LLP, relazioni dalle quali A. eseguiva i pa-
gamenti EPW verso il suo conto n. 1 presso la Banca AA. di Lugano e verso i 
suoi conti n. 2 e n. 3 presso la Banca BB. di Lugano; poi, dopo aver fatto vali-
care il confine al denaro, ne avrebbe consegnata parte in Italia a B., girandone 
parte sul conto di un terzo, il quale avrebbe poi messo a disposizione in Italia 
l’equivalente accreditatogli in Svizzera (operazioni di compensazione); per 
un’altra parte del denaro, A. ha effettuato dei bonifici dai conti delle società N. 
Ltd. e R. LLP al conto cifrato n. 4 presso la Banca CC. di Chiasso intestato a 
B. e a sua moglie C. Per il contratto stipulato da EPW con la Società T., A. ha 
veicolato le somme pagate da EPW sul conto n. 4 e sul conto n. 5 presso la 
Banca DD. di Chiasso di H. (allora direttore operativo di EPW), quale retribu-
zione supplementare.  

 A., per le sue prestazioni a mezzo di N. Ltd. e R. LLP, ha incassato il 4-5% 
sull’importo delle singole fatture (cl. 60 p. 18.1.42). 

- Nell’ottica dell’espansione dell’attività di EPW all’estero, D., nella sua veste di 
amministratore delegato, nell’ottobre 1999 ha stipulato per EPW un contratto 

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di sponsorship con la società EE. (contratto la cui estensione territoriale è sta-
ta estesa agli Emirati Arabi Uniti, all’Oman e al Qatar nel giugno 2000), socie-
tà riferibile al local agent M., figura richiesta dalla legislazione dei Paesi del 
Golfo per fare da tramite con le autorità governative per l’assegnazione delle 
commesse. Dal 1999 al 2002 EPW è quindi riuscita a stipulare diversi accordi 
– per valori nell’ordine di miliardi di franchi svizzeri – relativi all’appalto di 
grandi opere idroelettriche nei Paesi dell’Area mediorientale. Più precisamen-
te, ha sottoscritto nel luglio/novembre 2000 il contratto relativo alla commessa 
di Jebel Alì, negli Emirati Arabi Uniti (costruzione di una centrale a ciclo com-
binato) (cl. 93 p. 910.895 e segg.), successivamente il contratto per la com-
messa di Ras Laffan in Qatar (realizzazione di una centrale elettrica da 750 
MW) e l’accordo relativo alla commessa di Barka in Oman (costruzione di un 
impianto da 450 MW). Per quest’ultimo progetto, EPW ha dovuto stipulare un 
ulteriore contratto relativo all’attività di sponsorship, con la società FF. di GG., 
non potendo M. fungere a pieno titolo da local agent in Oman in quanto non 
residente di quel Paese; per regolare le commissioni già ricevute da M. e ver-
sate da EPW, ma che in realtà erano dovute a GG., è pure stato stipulato un 
accordo tra la società HH. LCC, Abu Dhabi, riferibile ad M., e FF. 

Per la commessa di Jebel Alì, EPW ha versato ad EE. il corrispondente di 
USD 7'076'649.--; EE. ha bonificato a D. USD 2'229'477.-- (di cui USD 
1'114'725.90 poi riversati a B., di modo che a D. sono rimasti USD 
1'114'751.10) e a B. USD 955'680.--. Per la commessa Barka, EPW ha pagato 
a EE. USD 4'858'650.--; quest’ultima ha bonificato USD 494'862.50 a D. e 
USD 179'951.-- a B. Per la commessa di Ras Laffan, EPW ha accreditato il 
conto della EE. di USD 6'737'500.--, società che ha versato USD 750’000.-- 
ciascuno a D. e a B. 

-  Le risultanze dell’inchiesta italiana avrebbero inoltre permesso di stabilire delle 
irregolarità perpetrate segnatamente da D. e da E. tra il 1999 e il 2001 
nell’attribuzione di commesse. Più in particolare si tratta delle commesse de-
nominate “La Casella” a Castel San Giovanni (fornitura di 7 turbine a gas) e 
“Repowering” (5 macchine turbogas) nonché “Sulcis power plant sez. 2” in 
Sardegna (in appresso: Sulcis), che concerneva la fornitura di un boiler del va-
lore di ITL 115'638'103'669.--. Le prime due commesse sarebbero state attri-
buite al gruppo Siemens previa ricompensa promessa da II., JJ. e OO., diri-
genti di Siemens AG, Offenbach (D) (in appresso: Siemens) e in seguito ver-
sata a D. e E. Per l’attribuzione di queste commesse D. e E. avrebbero ricevu-
to EUR 2'649’962.-- (EUR 1'324'981.-- ciascuno) nonché EUR 3'229’000.-- e 
USD 484'000.-- (EUR 1'614’500.-- e USD 242'000.-- ciascuno). Per la com-
messa del Sulcis, PP., uno dei dirigenti di Alstom Power Group, Vélizy (F) (in 
appresso: Alstom), avrebbe fatto versare EUR 436’740.-- a D. a titolo di ri-

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compensa per l’aggiudicazione della gara a Alstom. D. avrebbe in seguito re-
trocesso EUR 100'000.-- a E.  

Sempre secondo l’inchiesta italiana, gli importi versati da Siemens e da Al-
stom a D. e E. sarebbero transitati su conti delle società EE. e/o HH. LCC per 
poi giungere nelle disponibilità di D. - sul conto n. 8 presso la Banca DD. SA di 
Lugano - e di E. - sul conto n. 9 presso la Banca QQ. (Monaco) S.A., Monaco 
(MC), riconducibile a F., moglie di E. 

D.  Sul versante italiano della procedura vanno rilevati segnatamente i seguenti atti: 

D.1 Il 20 febbraio 2003, il nucleo provinciale di polizia tributaria della Guardia di Fi-
nanza di Milano, gruppo servizi di polizia giudiziaria, ha effettuato perquisizioni 
domiciliari presso il domicilio dei coniugi B.-C. e di D. (cl. 93 p. 910.1536 e segg., 
910.1550 e segg.), nonché presso la sede di EPW e di Enel S.p.A. (di seguito: 
Enel), mentre la perquisizione presso la sede di Enel Produzione avveniva qual-
che giorno più tardi. 

D.2 Dal 5/6 giugno al 31 luglio 2003 B. e D. sono stati sottoposti in Italia al regime 
della carcerazione preventiva a seguito dell’ordinanza del 5 giugno 2003 (cl. 62 
p. 18.1.892 e segg.) con l’accusa di appropriazione indebita e falso in bilancio 
nonché di corruzione nei confronti del solo D.  

D.3 Il 4 ottobre 2006 l’Ufficio del Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale 
di Milano (di seguito: GIP) ha pronunciato nei confronti di M. una sentenza di pat-
teggiamento per essersi associato con, tra gli altri, E., D., B. e A., al fine di ap-
propriarsi indebitamente di fondi di EPW, come pure per avere partecipato ad un 
disegno criminoso volto a favorire Siemens e Alstom nell’aggiudicazione di com-
messe ed avere di seguito concordato con i dirigenti di Siemens e di Alstom ero-
gazioni illecite. M. è stato condannato alla pena di 1 anno e 4 mesi sospesa con-
dizionalmente (cl. 65 p. 18.1.2460 e segg.). 

D.4 Il 27 luglio 2007 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha chie-
sto il rinvio a giudizio, tra gli altri, di A., D., B., E., H. e I. (cl. 69 p. 18.1.3577 e 
segg.). 

D.5 Il 27 aprile 2009 il GIP, all’esito dell’udienza preliminare, ha emesso il decreto 
che dispone il giudizio nei confronti, tra gli altri, di D., B. e E. (cl. 93 p. 910.232 e 
segg.), confermando in tal senso la relativa richiesta del 27 luglio 2007 presenta-
ta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano. 

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D.6 Con sentenza di patteggiamento del GIP del 27 aprile 2009, A. è stato condanna-
to per i fatti di cui ai capi d’accusa A e B del succitato decreto che dispone il giu-
dizio, alla pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione – pena interamente estinta – e ha 
deciso la confisca di EUR 5'000.--, oltre alla condanna al pagamento di spese ed 
onorari sostenuti dalla parte civile (cl. 93 p. 910.376 e segg.). 

D.7 Dinanzi al tribunale del merito, ossia il Tribunale di Milano, Sezione IV penale, il 
dibattimento è stato aperto il 9 febbraio 2010 (cl. 93 p. 910.918 e segg.). 

D.8  Per quanto concerne la fattispecie relativa alla commessa “La Casella”: 

-  il 28 aprile 2004 il GIP ha emesso l’ordinanza di applicazione di misura inter-
dittiva nei confronti di Siemens, imponendole il divieto di contrarre con la pub-
blica amministrazione per il periodo di un anno (cl. 93 p. 910.470 e segg.); 

-  il 5 maggio 2004 il GIP ha emesso l’ordinanza di integrazione di misura inter-
dittiva, con cui è stato specificato che il divieto di contrarre con la pubblica 
amministrazione per un periodo di un anno andava limitato alla sola attività di 
fornitura di turbine a gas (cl. 93 p. 910.531 e segg.). Il 24 ottobre 2004 il Tri-
bunale del riesame, adito tramite un appello di Siemens, ha confermato la 
sentenza del GIP del 28 aprile 2004, con l’integrazione del 5 maggio 2004 
(cl. 93 p. 910.535 e segg.); 

-  il 25 luglio 2006 il GIP ha condannato JJ. e OO. per il reato di corruzione alla 
pena della reclusione sospesa condizionalmente di 1 anno e 11 mesi, in rela-
zione ai pagamenti erogati, per il tramite di HH. LCC, a favore di E. e D.; con-
testualmente Siemens è stata condannata ad una sanzione pecuniaria di 500 
quote da EUR 1'000.-- cadauna, alla sanzione interdittiva del divieto di con-
trarre per un anno con la pubblica amministrazione italiana, sanzioni affianca-
te dalla confisca dell’importo corrispondente al profitto tratto dal reato per un 
importo pari a EUR 6'121'000.-- (cl. 93 p. 910.497 e segg.). A tal proposito, v’è 
inoltre da rilevare che il 14 maggio 2007 il Landsgericht di Darmstadt (cl. 72 
p. 18.9.8) ha condannato i dirigenti di Siemens KK. e II., il primo per infedeltà 
patrimoniale (Untreue) nei confronti di Siemens, con riferimento ai pagamenti 
effettuati per conto della medesima Siemens a favore di E. e D., e per attività 
corruttive (Bestechung im geschäftlichen Verkehr) nell’ambito delle vicende 
relative all’aggiudicazione degli appalti “La Casella” e “Repowering”, il secon-
do per complicità nell’attività corruttiva posta in essere dal primo; Siemens è 
stata condannata a pagare EUR 38 mio. Con sentenza del 29 agosto 2009, il 
Bundesgerichtshof tedesco ha parzialmente riformato la citata sentenza del 
Landsgericht (cl. 72 p. 18.9.82). 

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D.9 In merito all’aggiudicazione della commessa del Sulcis, il 28 marzo 2008 il GIP 
ha condannato, tra gli altri, i dirigenti di Alstom LL. alla pena di 11 mesi di reclu-
sione, PP., MM. e NN. ognuno alla pena di 9 mesi di reclusione, nonché Alstom 
Power Inc. e Alstom Prom Ltd. entrambe ad una sanzione pecuniaria di EUR 
240'000.-- (pene tutte sospese condizionalmente), per i pagamenti a favore di E. 
e D. È pure stata disposta la confisca di EUR 597'220.-- sia a carico di Alstom 
Power Inc. che di Alstom Prom Ltd. (cl. 93 p. 910.551 e segg.). 

E. Per quanto concerne il versante elvetico della procedura, venuta a conoscenza 
dell’avvio dell’inchiesta italiana tramite la stampa (“Il Giornale” del 21 febbraio 
2003), la S. SA di Lugano, sospettando un collegamento tra le operazioni da lei 
svolte per conto del suo cliente A. e le accuse mosse dalle autorità italiane contro 
quest’ultimo, ha inoltrato all'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di 
denaro (MROS), in data 7 marzo 2003, una segnalazione (cl. 2 p. 4.1.5 e segg.) 
conformemente all'art. 9 della Legge federale del 10 ottobre 1997 relativa alla lot-
ta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo nel settore fi-
nanziario (LRD; RS 955.0). 

F. Il 12 marzo 2003 il MROS ha dato comunicazione della segnalazione del 7 marzo 
2003 al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) conformemente all'art. 23 
cpv. 4 LRD (cl. 2 p. 4.1.1 e segg.). Allo stesso modo le segnalazioni di sospetto 
di riciclaggio di denaro da parte della Banca CC. di Lugano (cl. 2 p. 4.1.111 e 
segg.) e della Banca CC., Zurigo, succursale di Lugano (cl. 2 p. 4.1.194 e segg.), 
inerenti i clienti C., B., J., RR. Inc., Panama, e YY. Trust, Guernsey, sono sfociate 
nelle comunicazioni del MROS al MPC del 20 giugno, rispettivamente del 24 giu-
gno 2003 (cl. 2 p. 4.1.105 e segg. e 192 e segg.). 

G. Con decisione del 13 marzo 2003 il MPC ha aperto un'indagine preliminare di 
polizia giudiziaria nei confronti di A. e ignoti per titolo di riciclaggio di denaro ai 
sensi dell'art. 305bis CP (cl. 1 p. 1.1.1 e segg.). Il giorno seguente il MPC ha di-
sposto la perquisizione ed il sequestro presso la S. SA della documentazione re-
lativa alla società R. LLP, rispettivamente a A. nonché dei beni, valori patrimoniali 
e di qualsiasi relazione aperta presso la S. SA stessa o da essa gestita a qual-
siasi titolo, riconducibili a A. 

H.  Il 19 giugno 2003 il MPC ha ordinato la perquisizione e il sequestro del conto n. 8 
e della relazione cifrata n. 4, cointestato a B. e C., presso la Banca CC. di Chias-

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so (cl. 82 p. 3.1.1 e segg.), nonché della relazione RR. Inc. in data 24 giugno 
2003 (cl. 9 p. 7.2.1 e segg.). 

I. Il 24 giugno 2003, a seguito delle denunce del MROS del 20 e 24 giugno 2003 e 
di altre informazioni, il MPC ha aperto un’indagine preliminare di polizia giudizia-
ria per titolo di riciclaggio di denaro nei confronti di C., B., J. ed ignoti (cl. 1 p. 
1.1.3), indagine poi congiunta a quella relativa a A. 

J.  Il 10 giugno 2005 l'inchiesta svizzera è stata estesa, per la medesima ipotesi di 
reato, nei confronti di D., E., F., H., K., I., L. e ignoti (cl. 1 p. 1.1.5 e seg.), il 29 
novembre successivo nei confronti di SS. (cl. 1 p. 1.1.7 e seg.) e il 6 dicembre 
2005 nei confronti di G. per titolo di carente diligenza in operazioni finanziarie ai 
sensi dell’art. 305ter CP (cl. 1 p. 1.1.9 e seg.).  

K.  Il 23 dicembre 2005 il MPC ha sospeso le indagini preliminari nei confronti di J. 
(cl. 1 p. 1.1.11 e segg.) e di K. (cl. 1 p. 1.1.17 e segg.). 

L. Il 27 dicembre 2005 il MPC ha ordinato l’apertura dell’istruzione preparatoria nei 
confronti di A., B., C., D., E., F., H., I., L., SS. ed ignoti per titolo di riciclaggio di 
denaro ai sensi dell’art. 305bis CP e nei confronti di G. per titolo di carente dili-
genza in operazioni finanziarie ai sensi dell’art. 305ter CP (cl. 1 p. 1.1.17 e segg.). 
Il 28 marzo 2006 il Giudice istruttore federale ha aperto l’istruzione preparatoria 
(cl. 1 p. 1.1.47 e segg.).  

M. Il 1° maggio 2006 il Giudice istruttore federale ha richiesto alle autorità di Singa-
pore di sequestrare il conto n. 7 presso la Banca TT. Ltd. – allora Banca UU. 
(Singapore) Ltd. – (cl. 71 p. 18.3.11 e segg.), sequestro la cui esecuzione è stata 
confermata il 2 febbraio 2007 (cl. 71 p. 18.3.120 e seg.). 

N. Il 30 dicembre 2008 il Giudice istruttore federale ha rassegnato il rapporto finale 
(cl. 1 p. 1.1.76 e segg.). 

O. Con atto d'accusa inoltrato al Tribunale penale federale il 15 giugno 2009, il MPC 
ha chiesto il rinvio a giudizio di A., B., C., D., E. e F. per titolo di riciclaggio di de-
naro sia semplice che aggravato ai sensi degli art. 305bis e 305bis n. 2 lett. b e c 
CP, e di G. per riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305bis n. 1 CP. Secondo la 

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pubblica accusa, i predetti, agendo in banda e per mestiere (fatto salvo il caso di 
G.), avrebbero compiuto in Svizzera atti suscettibili di vanificare l’accertamento 
dell’origine, il ritrovamento e la confisca di valori patrimoniali provento dell’attività 
criminale che sarebbe stata commessa, anche in Italia, ai danni di società del 
gruppo Enel, e segnatamente a seguito di diversi contratti stipulati con la control-
lata EPW, per i quali era stata concordata con alcuni degli organi di EPW e di 
Enel Produzione – indagati in Italia – l’erogazione di tangenti da corrispondere 
perlopiù estero su estero. La pubblica accusa rimprovera pure la stipulazione di 
contratti fittizi di consulenza e di outsourcing. 

P. L’attività di riciclaggio si estende temporalmente, stando all’impianto accusatorio, 
dall’estate 2000 alla primavera 2003. In tale periodo, A. avrebbe tratto un guada-
gno pari ad un controvalore di CHF 234'297.62 ed avrebbe dissimulato somme 
per un controvalore di CHF 1'967'753.43; B. avrebbe tratto un guadagno pari ad 
un controvalore di CHF 6'336'787.58 ed avrebbe dissimulato somme per un con-
trovalore di CHF 6'548'722.40; C. avrebbe tratto un guadagno pari ad un contro-
valore di CHF 6'336'787.58 ed avrebbe dissimulato somme per un controvalore 
di CHF 6'548'722.40; D. avrebbe tratto un guadagno pari ad un controvalore di 
CHF 9'569'406.-- ed avrebbe dissimulato somme per un controvalore di CHF 
11'875'953.--; E. avrebbe tratto un guadagno pari ad un controvalore di CHF 
1'769'810.50 ed avrebbe dissimulato somme per egual controvalore; F. avrebbe 
tratto un guadagno pari ad un controvalore di CHF 1'769'810.50 ed avrebbe dis-
simulato somme per egual controvalore; G. avrebbe riciclato somme per un con-
trovalore di CHF 13’905’205.90. 

Q. Il dibattimento ha avuto luogo dal 22 febbraio al 10 marzo 2010. Gli accusati si 
sono regolarmente presentati in aula, ad eccezione di A. Preso atto di questa as-
senza, la Corte ha deciso di dare seguito al procedimento in applicazione dell'art. 
148 cpv. 1 PP in quanto gli atti di causa, comprese le pregresse dichiarazioni del-
l'accusato contumace, permettevano comunque di arrivare a un giudizio. La sen-
tenza, in capo all'accusato A., sarebbe pertanto stata pronunciata nelle forme e 
secondo le garanzie previste all'art. 148 PP (verbale principale, cl. 93 p. 910.5). 

R. In merito all’interpretazione dei fatti suscettibili di determinare il crimine a monte 
in capo a tutti gli accusati, il Presidente ha poi informato le parti che la Corte si ri-
servava di prendere in considerazione che tale crimine potesse essere stato 
commesso dai dipendenti di Siemens o di Alstom. L’avv. Macconi e l’avv. Della 
Casa hanno contestato la compatibilità di una simile estensione con i diritti della 
difesa (verbale principale, cl. 93 p. 910.7).  

- 11 - 

La Corte ha pure segnalato alle parti la sentenza della Corte di Cassazione ita-
liana, Sezioni Unite, depositata in cancelleria il 19 dicembre 2009 nella causa 
26806/09, reperibile in internet sul sito www.amcorteconti.it/giurisp/cassazione, 
decisione che ha accertato il difetto di giurisdizione della Corte dei Conti italiana 
ad esprimersi sulla quantificazione del danno patrimoniale subito dalle società e 
cagionato dai dirigenti del gruppo Enel qui accusati (cl. 93 p. 910.66 e segg.). 

S. Al fine di essere coadiuvato nella difesa di E., l’avv. Macconi ha chiesto 
l’ammissione ai pubblici dibattimenti del suo praticante lic. iur. Davide Pedrotti e 
dell’avv. Stefano Goldstein, quest’ultimo patrocinatore in Italia di E. e di F. ed abi-
litato all’esercizio della rappresentanza in giudizio (cl. 93 p. 910.52). L’avv. Pinna 
ha anch’egli auspicato di poter essere assistito per la rappresentanza delle parti 
civili dall’avvocato italiano Enrico De Castiglione. Il MPC ha per contro contestato 
la necessità della presenza in aula di ulteriori legali.  

Alla luce dell’art. 35 PP, che permette, in via eccezionale, ad un imputato di esse-
re assistito da due difensori (cpv. 2) e, sempre in via eccezionale, di essere pa-
trocinato da un avvocato straniero (cpv. 4), questa Corte ha ritenuto di accogliere 
l’istanza dell’avv. Macconi limitatamente alla presenza del praticante lic. iur. Pe-
drotti. La richiesta di accreditamento dell’avvocato italiano risultando invece tardi-
va ed insufficientemente motivata ai sensi della normativa summenzionata, è sta-
ta respinta. Per gli stessi motivi la Corte ha deciso di non ammettere l’analoga i-
stanza formulata dall’avv. Pinna.  

T. In sede di apertura del dibattimento, C. e B. hanno chiesto di poter essere di-
spensati durante tutto il corso del processo per motivi familiari. A norma dell’art. 
147 cpv. 2 PP, che permette alla Corte, in via eccezionale, di dispensare 
l’accusato dall’obbligo di comparire, la Corte ha dispensato C., previo consenso 
di tutte le parti e sua anticipata rinuncia formale al diritto all’ultima parola, da una 
parte del processo, e meglio i giorni 23 febbraio, 24 febbraio dalle ore 15.00, 8, 9 
e 10 marzo 2010. Per contro, considerato che B. occupa una posizione centrale 
nell’intera vicenda contemplata dall’atto d’accusa, la sua presenza durante 
l’intero processo è stata ritenuta necessaria, fatta eccezione per il pomeriggio del 
24 febbraio dalle 15.00. 

U. Le parti hanno presentato le seguenti conclusioni: 

U.1 Il MPC ha chiesto al Tribunale penale federale di dichiarare: 

http://www.amcorteconti.it/giurisp/cassazione

- 12 - 

1. colpevole l’accusato A. per ripetuto riciclaggio di denaro aggravato, e di con-
dannare A. a una pena di 3 mesi di detenzione e cumulativamente ad una pe-
na pecuniaria di CHF 6’000.--, a valere quale pena complementare alla pena 
di 2 anni e 3 mesi di reclusione inflitta mediante sentenza di applicazione della 
pena su richiesta delle parti pronunciata il 27.04.2003 dal Tribunale di Milano; 
l’accusa non si è opposta alla sospensione condizionale per il periodo di prova 
minimo prescritto dall’art. 42 CP. Inoltre, ha chiesto la condanna al pagamento 
equo delle spese del procedimento; 

2.  colpevole l’accusato B. per ripetuto riciclaggio di denaro aggravato, e di con-
dannare B. a una pena detentiva di 2 anni di detenzione e cumulativamente 
ad una pena pecuniaria di CHF 39’000.--, corrispondenti a 26 aliquote giorna-
liere di CHF 1'500.--; l’accusa non si è opposta alla sospensione condizionale 
per il periodo di prova minimo prescritto dall’art. 42 CP. Inoltre, ha chiesto la 
condanna al pagamento equo delle spese del procedimento;  

3.  colpevole l’accusata C. per ripetuto riciclaggio di denaro aggravato, e di con-
dannare C. a una pena detentiva di 1 anno e 3 mesi di detenzione e cumulati-
vamente ad una pena pecuniaria di CHF 21’500.--, corrispondenti a 14 aliquo-
te giornaliere di CHF 1'500.--; l’accusa non si è opposta alla sospensione con-
dizionale per il periodo di prova minimo prescritto dall’art. 42 CP. Inoltre, ha 
chiesto la condanna al pagamento equo delle spese del procedimento; 

4.  colpevole l’accusato D. per ripetuto riciclaggio di denaro aggravato, e di con-
dannare D. a una pena detentiva di 2 anni e 2 mesi di detenzione e cumulati-
vamente ad una pena pecuniaria di CHF 40'500.-- corrispondenti a 27 aliquote 
giornaliere di CHF 1'500.--. Inoltre, ha chiesto la condanna al pagamento equo 
delle spese del procedimento; 

5.  colpevole l’accusato E. per ripetuto riciclaggio di denaro aggravato, e di con-
dannare E. a una pena detentiva di 1 anno e 2 mesi di detenzione e cumulati-
vamente ad una pena pecuniaria di CHF 19'500.-- corrispondenti a 13 aliquote 
giornaliere di CHF 1'500.--; l’accusa non si è opposta alla sospensione condi-
zionale per il periodo di prova minimo prescritto dall’art. 42 CP. Inoltre, ha 
chiesto la condanna al pagamento equo delle spese del procedimento; 

6.  colpevole l’accusata F. per ripetuto riciclaggio di denaro aggravato, e di con-
dannare F. a una pena detentiva di 1 anno e 2 mesi di detenzione e cumulati-
vamente ad una pena pecuniaria di CHF 19'500.-- corrispondenti a 13 aliquote 
giornaliere di CHF 1'500.--; l’accusa non si è opposta alla sospensione condi-
zionale per il periodo di prova minimo prescritto dall’art. 42 CP. Inoltre, ha 
chiesto la condanna al pagamento equo delle spese del procedimento; 

7.  colpevole l’accusato G. per ripetuto riciclaggio di denaro, e di condannare G. a 
una pena detentiva di 1 anno e 2 mesi di detenzione; l’accusa non si è oppo-
sta alla sospensione condizionale per il periodo di prova minimo prescritto 
dall’art. 42 CP. Inoltre, ha chiesto la condanna al pagamento equo delle spese 
del procedimento. 

- 13 - 

U.2 Enel, EPW e Enel Produzione hanno postulato che gli accusati venissero con-
dannati a rifondere loro i seguenti importi: 

 
1. Nei confronti di A.  
 ha richiesto che venga accertata la responsabilità di A., sia per il risarcimento 

del vantaggio considerevole conseguito in proprio attraverso il singolo atto di 
riciclaggio, sia del risarcimento del vantaggio, il cui conseguimento, grazie al 
suo intervento, è stato consentito in particolare a B. Con riferimento ai singoli 
punti dell’atto d’accusa ne consegue che:  

 

atto 
d’accusa 

Causale  Per un controvalore 
in CHF pari a  

Data  in correità con 

1.1 USD 118’875 

Accredito su Banca 
AA.  

CHF  207'765.10  05.12.2000  

1.2 EUR 44'118.34 

USD 25'183.99 

Prelievo e trasporto 
in Italia per conse-

gna a B. 

CHF  111'220.03  26.03.2001  Solidalmente con 
B. 

1.3 EUR 25'822.84 

“Compensazione” – 
pagamento com-

missione a proprio 
favore 

CHF    39'108.70 21.11.2000  

1.4 EUR 36'151.98 

“Compensazione” – 
pagamento com-

missione a proprio 
favore 

CHF    54'815.80 07.12.2000  

1.5 Ricezione 18 bonifi-
ci – pagamento 
commissione a 
proprio favore 

CHF  242'076.75 19.02.2002  

1.6 23 prelievi destina-
ta a B. 

CHF  208'518.15 25.02.2002 Solidalmente con 
B. 

1.7 Commissione a 
proprio favore 

CHF    17'552.30 03.07.2001  

1.8 Commissione a 
proprio favore 

CHF    29'200.00 09.01.2003  

1.9 Commissione a 
proprio favore 

CHF      7'137.40 03.01.2003  

1.10 USD 13'715.50 

Commissione a 
proprio favore 

CHF    22'429.84 25.02.2002  

1.11  

Commissione a 
proprio favore 

CHF    92'038.12 09.01.2003  

1.12 USD   7'976.89 

Commissione a 
proprio favore  

CHF    13'316.42 19.03.2002  

- 14 - 

1.13 USD 56'216.26 

Commissione a 
proprio favore  

CHF    86'842.52  03.01.2003  

1.14 USD 18'816.15 

Commissione a 
proprio favore  

CHF   30'782.70 15.05.2002  

1.15 EUR 39'218.12 

USD 93'090.00 

Trasferimento a 
favore del conto n. 

4 

CHF 211'754.20 09.03.2001 B. e C.  

1.16 USD 448'839.00 

Trasferimento a 
favore del conto n. 

4  

CHF    762'343.10 19.02.2002   B. e C. 

1.17 USD 45'000.00 

Trasferimento a 
favore del conto n. 

4 

CHF      75'419.80 14.02.2002  B. e C.  

1.18 USD 180'892.11 

Trasferimento a 
favore del conto n. 

4 

CHF    282'753.90 16.09.2002 B. C. e G. 

1.19 USD 35'723.48 

Trasferimento a 
favore del conto n. 

4 

CHF    55'914.40 06.06.2002 B.  e C. 

 

 

2. Nei confronti di B.  
ha richiesto che venga accertata la responsabilità con riferimento agli episodi 
seguenti e quindi condannato al risarcimento degli importi seguenti:  
 
Danno/arricchimento originario da riciclaggio 

 

Atto 
d’accusa 

Causale  Per un controvalore 
in CHF pari a  

Data commissione 
atto 

In correità con 

2.1 USD 636'885.92 

Accredito sul 
conto n. 4 da 

parte di D. (Jebel 
Alì) 

CHF  1'146'904.00  20.11.2000 C. e  

D. 

2.2 EUR 39'218.12 

USD 93’090 

Accredito sul 
conto n. 4 da A. 

CHF    211'754.20  09.03.2001  A. e C. 

2.3 USD 35'723.48 

Accredito sul 
conto n. 4 da A. 

CHF      55'914.40 06.06.2002 A. e C.  

2.8 USD 448'839.00 
Accredito sul 

CHF    762'343.10 19.02.2002 A. e C. 

- 15 - 

conto n. 4 da A. 

2.9 USD 100'000.00 

Accredito sul 
conto n. 4 

CHF    170'384.00 21.04.2001 C.  

2.10 USD 477'840.00 

Accredito sul 
conto n. 4 da D. 

CHF    833'998.00 16.05.2001 C. e D. 

2.11 USD 45'000.00 

Accredito sul 
conto n. 4 da A. 

CHF      75'419.80 14.02.2002 A. e C. 

2.12 USD 1'135'631.00 

Accredito sul 
conto n. 4 da EE. 

CHF  1’897'526.00 13.11.2001 C. 

2.13 USD 330'014.95 

Dal conto n. 4 al 
conto n. 8 (D.) 

CHF     531'673.00 11.01.2002 C. e D. 

2.14 USD 180'892.11 

Accredito sul 
conto n. 4 da A. 

CHF    282'753.90 16.09.2002 A., C. e G. 

2.15 USD 750'000.00 

Accredito sul 
conto n. 4 da EE. 

CHF 1'111'725.00 09.07.2002 C. e G.  

  
Danno reiterato/arricchimento ulteriormente perseguito mediante la commis-
sione dei seguenti ulteriori atti di riciclaggio: 

 

2.4 EUR 12'095.73 

Dal conto n. 4 
all’assicurazione 

WW.  

CHF      17'662.20 17.01.2003 C. e G. 

2.5 EUR 507'550.00 

Dal conto n. 4 in 
Italia 

CHF    753'010.70 21.03.2003 C. e G. 

2.6 EUR 224'900.07 

Dal conto n. 4 
all’assicurazione 

WW. 

CHF    334'202.00 03.04.2003 C. e G. 

2.7 EUR 759'285.19 

USD 204'846.69 

Dal conto n. 4 a 
RR. Inc. 

CHF  1'425'284.32 05.05.2003 C. e G. 

2.16 EUR 961'886.11 

USD 2'068'865.86 

Dal conto n. 4 a 
RR. Inc. 

CHF 4'289'302.16 05.05.2003 C. e G. 

2.17 USD 2'273’380 

Dal conto n. 4 a 
RR. Inc. 

CHF 3'245'065.55  C. e G. 

 

 

- 16 - 

3. Nei confronti di C.  
 ha richiesto che venga accertata la responsabilità con riferimento agli episodi 

seguenti e quindi condannata al risarcimento degli importi seguenti:  
 
 Danno/arricchimento originario da riciclaggio 

 

atto 
d’accusa 

Causale  Per un controvalore 
in CHF pari a  

Data commissione 
atto 

In correità con 

3.1 USD 636'885.92 

Accredito sul conto 
n. 4 da parte di D. 

(Jebel Alì) 

CHF  1'146'904.00  20.11.2000 B. e  

D. 

3.2 EUR 39'218.12 

USD 93’090 

Accredito sul conto 
n. 4 da A. 

CHF    211'754.20  09.03.2001  A. e B. 

3.3 USD 35'723.48 

Accredito sul conto 
n. 4 da A. 

CHF      55'914.40 06.06.2002 A. e B.  

3.8 USD 448'839.00 
Accredito sul conto 

n. 4 da A. 

CHF    762'343.10 19.02.2002 A. e B. 

3.9 USD 100'000.00 

Accredito sul conto 
n. 4 

CHF    170'384.00 21.04.2001 B.  

3.10 USD 477'840.00 

Accredito sul conto 
n. 4 da D. 

CHF    833'998.00 16.05.2001 B. e D. 

3.11 USD 45'000.00 

Accredito sul conto 
n. 4 da A. 

CHF      75'419.80 14.02.2002 A. e B. 

3.12 USD 1'135'631.00 

Accredito sul conto 
n. 4 da EE. 

CHF  1’897'526.00 13.11.2001 B. 

3.13 USD 330'014.95 

Dal conto n. 4 al 
conto n. 8 (D.) 

CHF     531'673.00 11.01.2002 B. e D. 

3.14 USD 180'892.11 

Accredito sul conto 
n. 4 da A. 

CHF    282'753.90 16.09.2002 A., B. e G. 

3.15 USD 750'000.00 

Accredito sul conto 
n. 4 da EE. 

CHF 1'111'725.00 09.07.2002 B. e G.  

 

 

 Danno reiterato/arricchimento ulteriormente perseguito mediante la commis-
sione dei seguenti ulteriori atti di riciclaggio: 

 

3.4 EUR 12'095.73 CHF      17'662.20 17.01.2003 B. e G. 

- 17 - 

Dal conto n. 4 
all’assicurazione 

WW.  

3.5 EUR 507'550.00 

Dal conto n. 4 in 
Italia 

CHF    753'010.70 21.03.2003 B. e G. 

3.6 EUR 224'900.07 

Dal conto n. 4 
all’assicurazione 

WW. 

CHF    334'202.00 03.04.2003 B. e G. 

3.7 EUR 759'285.19 

USD 204'846.69 

Dal conto n. 4 a 
RR. Inc. 

CHF  1'425'284.32 05.05.2003 B. e G. 

3.16 EUR 961'886.11 

USD 2'068'865.86 

Dal conto n. 4 a 
RR. Inc. 

CHF 4'289'302.16 05.05.2003 B. e G. 

3.17 USD 2'273’380 

Dal conto n. 4 a 
RR. Inc.  

   

 

4. Nei confronti di D.  
 ha richiesto che venga accertata la responsabilità con riferimento agli episodi 

seguenti e quindi condannato al risarcimento degli importi seguenti: 
 

atto 
d’accusa 

Causale  Per un controvalore 
in CHF pari a  

Data commissione 
atto 

In correità con 

4.1 EUR 1'324'981.00 

Accredito su conto 
Banca DD. (da HH. 

LCC) 

CHF 2'059'829.00 27.07.2000  

4.2 EUR 1'330'161.63 

Prelievo da conto 
Banca DD. 

CHF 2'057'360.99 08.09.2000  

4.3 EUR 1'330'000.00 

Apertura e Accredi-
to del prelievo 4.2 

CHF 2'057'230.70 11.09.2000 

 

 

 

4.4 USD 1'273'797.00 

Accredito sul conto 
n. 8 da EE. (Jebel 

Alì) 

CHF 2'250'634.00 

 

 

18.10.2000  

4.5 EUR 242'000.00 

Accredito sul conto 
n. 8 da HH. LCC 

CHF   367'158.00   

4.6 EUR   125'808.90 

Prelievo a scopo 
trasferimento in 

Italia 

CHF   184'272.00 25.09.2001  

4.7 EUR 1'372'500.00 

Accredito sul conto 

CHF 2'012'429.00 25.04.2002  

- 18 - 

n. 8 (da Siemens) 

4.8 EUR 436'740.00 

Accredito sul conto 
n. 8 (da Alstom) 

CHF   639'678.00 06.05.2002  

4.9 EUR 100'000.00 

Prelievo ai fini di 
trasferimento in 

Italia 

CHF   147'490.00 07.03.2002  

4.13 USD   636'885.92 

Trasferimento a 
favore del conto n. 

4 

CHF 1'146'904.00  20.11.2000 B. e  

C. 

4.14 USD   955'680.00 

Accredito sul conto 
n. 8 (separato) 

Da EE. 

CHF 1'634'891.00 16.03.2001  

4.15 USD   477'840.00 

Trasferimento a 
favore del conto n. 

4  

CHF    833'998.00 16.05.2001  D. e C. 

4.16 USD   494'862.50 

Accredito sul conto 
n. 8 (separato) 

Da EE. 

CHF   841'104.00 11.09.2001  

4.17 USD   242'000.00 

Accredito sul conto 
n. 8 da HH. LCC 

CHF   386'982.00 24.09.2001  

4.18 USD   320'000.00 

Accredito sul conto 
n. 8 dal conto n. 4 

CHF   531'648.00 11.01.2002 B. e C. 

4.19 USD   750'000.00 

Accredito sul conto 
n. 8 (separato) 

Da EE. 

CHF 1'150'700.00 09.07.2002  

 
Danno reiterato/arricchimento ulteriormente perseguito mediante la commis-
sione dei seguenti ulteriori atti di riciclaggio: 

 

4.10 EUR 587'450.00 

Trasferimento in 
Italia 

CHF   886'744.00 08.05.2003  

4.11 EUR 3'098'872.79 

Trasferimento 
DDDD. SA 

CHF 4'692'933.00 12.05.2003  

4.12 Trasferimento 
DDDD. SA 

CHF   134'456.84 12.05.2003  

4.20 USD 3'126'478.49 

Trasferimento a 
DDDD. SA 

CHF 3'126'478.49 12.05.2003  

4.21 EUR 3'097'800.00 CHF 8’308’019.00 27.05.2003  

- 19 - 

USD 3'126'400.00 

CHF 134'400.00 

Trasferimento a 
DDDD. SA 

4.22 Apertura conto n. 7 
c/o Banca UU. 
Singapore (ora 

Banca TT.) 

   

 

5.  Per quanto riguarda E.  
 ha richiesto che venga accertata la responsabilità con riferimento agli episodi 

seguenti e quindi condannato al risarcimento degli importi seguenti 
 

5.1 EUR 60'033.57 

ITL 43'999’993 

CHF   93'440.30 

CHF   34'552.20 

11.02.2003 F. 

5.2 EUR 306'582.76 CHF  574'900.00 05.02.2003 F.  

5.3 EUR 131’000 CHF  198'751.00 10.09.2001 F. 

5.4 EUR   25’823 CHF   37'822.90 25.09.2001 F. 

5.5 EUR   52’150 CHF   76'420.60 16.11.2001 F. 

5.6 EUR 100’000 CHF 146'710.00 19.11.2002 F. 

5.7 EUR 114’000 CHF 166'759.20 16.01.2003 F. 

 

6.  Per quanto riguarda F.  
 ha richiesto che venga accertata la responsabilità con riferimento agli episodi 

seguenti e quindi condannata al risarcimento degli importi seguenti: 

 

6.1 EUR 60'033.57 

ITL 43'999’993 

CHF   93'440.30 

CHF   34'552.20 

11.01.2002 E. 

6.2 EUR 306'582.76 CHF  574'900.00 05.02.2003 E. 

6.3 EUR 131’000 CHF  198'751.00 10.09.2001 E. 

6.4 EUR   25’823 CHF   37'822.90 25.09.2001 E. 

6.5 EUR   52’150 CHF   76'420.60 16.11.2001 E. 

6.6 EUR 100’000 CHF 146'710.00 19.11.2002 E. 

6.7 EUR 114’000 CHF 166'759.20 16.01.2003 E. 

 

7. La posizione di G.  

- 20 - 

 in considerazione dell’assistenza fornita ai clienti in violazione degli obblighi di 
legge al cui rispetto era tenuto ha postulato la sua condanna al risarcimento di  

 

Atto 

d’accusa 

Causale  Per un controvalore 

in CHF pari a  

Data commissione 

atto 

In correità con 

7.1 
EUR 12'095.73 

Trasferimento 
all’assicurazione 

WW. 

CHF      17'662.20 17.01.2003 B. e C. 

7.2 
EUR 507'550.00 

Prelievi trasferiti in 
Italia 

CHF    753'010.70 14.04.2003 B. e C. 

7.3 
EUR 224'900.07 

Pagamento a 
favore 

dell’assicurazione 
WW. 

CHF    334'202.00 03.04.2003 B. e C. 

7.4 
EUR 759'285.19 

USD 204'846.69 

Prelievo a contanti 

CHF  1'425'284.32 05.05.2003 B. e C. 

7.7 
EUR 961'886.11 

USD 2'068'865.86 

Prelievi a contanti 
dal conto n. 4 

CHF 4'289'302.16 05.05.2003 B. e C. 

7.8 
USD 2'273'380.79 

EUR 1'720'990.45 

Trasferimento 
conto RR. Inc.  

CHF 3’245’066.55 

CHF 2’593’532.60 

05.05.2003 B. 

C. 

 

8. Richiesta di confisca  
 A concorrenza delle pretese fatte valere nei confronti dei singoli accusati ha 

postulato la contestuale confisca a favore delle parti civili delle somme poste 
sotto sequestro da parte delle autorità svizzere nell’ambito del presente pro-
cedimento penale degli averi seguenti: 

 
Istituto Intestatario 

 
a.d.e. N° di riferimento 

Banca TT., 
Singapore 

VV. D. conto n. 7 

Banca CC. RR. Inc. C. e J. quali beneficiari del 
YY. Trust 

conto n. 6 

Assicurazione 
WW.  

Polizza dell’assicurazione 
WW. 

Contestualmente al conto 
Banca CC., Chiasso 

conto n. 4 

Beneficiario J. n. 15 

- 21 - 

U.3 A. ha chiesto: 
I.  In via principale, di essere assolto dal reato di riciclaggio ai sensi dell’art. 

305bis CP, in quanto d’un lato non è stata dimostrata la commissione del reato 
a monte; non è stato inoltre dimostrato l’adempimento della condizione sog-
gettiva dell’intenzionalità, nemmeno dal punto di vista del dolo eventuale. 

II. In via subordinata, nel caso in cui questa Corte dovesse concludere per la 
commissione del reato a monte e per l’adempimento della condizione sogget-
tiva dell’intenzionalità, che venga constatata l’avvenuta prescrizione ai sensi 
dell’art. 97 CP, non essendo realizzata l’aggravante della banda e/o del me-
stiere ai sensi dell’art. 305bis cpv. 2 CP. 

U.4 B. ha chiesto:  
1. di essere assolto da tutti i capi d’accusa;  
2. che la richiesta di risarcimento delle parti civili venga respinta; 
3. per quanto a lui riferibili, che i suoi beni vengano dissequestrati; 
4. protestate spese e ripetibili (fino alla concessione del gratuito patrocinio, di cui 

chiede la conferma anche per il presente dibattimento). 

U.5 C. ha chiesto:  
I.  In via principale 
1. di essere assolta da tutti i capi di imputazione di cui all’atto di accusa; 
2.  di respingere la richiesta di risarcimento di parte civile; 
3.  di ordinare il dissequestro di tutti gli averi sequestrati ed in particolare degli 

averi della spettabile RR. Inc., Panama, presso la Banca XX. Ltd e la Banca 
CC. di Chiasso. Il dissequestro di tutti gli averi di pertinenza del YY. Trust 
presso la Banca XX. Ltd. e la Banca CC. di Chiasso. Il dissequestro e la mes-
sa a disposizione della polizza assicurativa dell’assicurazione WW., polizza 
n. 11. 

4.  Tasse e spese di giustizia a carico della Confederazione, ammissione al bene-
ficio del gratuito patrocinio e all’assistenza giudiziaria. 

II.  In via subordinata quo al punto 3: 
 Di ordinare il dissequestro degli averi della spettabile RR. Inc., Panama, pres-

so la Banca XX. Ltd. e la Banca CC. di Chiasso, di tutti gli averi di pertinenza 
del YY. Trust presso la Banca XX. Ltd. e la Banca CC. di Chiasso. Il disse-
questro e la messa a disposizione della polizza assicurativa dell’assicurazione 
WW., polizza n. 11, fino a concorrere alla cifra di CHF 3'187'650.--, in quanto 
averi estranei alle fattispecie penali qui in oggetto. 

III. In via ancor più subordinata quo al punto 3: 
 di ordinare il dissequestro degli averi della spettabile RR. Inc., Panama, pres-

so la Banca XX. Ltd. e la Banca CC. di Chiasso, di tutti gli averi di pertinenza 
del YY. Trust presso la Banca XX. Ltd. e la Banca CC. di Chiasso. Il disse-

- 22 - 

questro e la messa a disposizione della polizza assicurativa dell’assicurazione 
WW., polizza n. 11, fino a concorrere alla cifra di CHF 1'909'000.--, in quanto 
averi estranei alle fattispecie penali qui in oggetto. 

IV. In ultima analisi, quo al punto 3: 
 di ordinare lo sblocco del 7% di tutti gli averi in deposito sotto la condizione 

che il medesimo importo sia utilizzato per il pagamento dell’aliquota relativa al 
procedimento di rimpatrio dei capitali, cosiddetto scudo fiscale. 

U.6  D. ha chiesto di essere prosciolto da tutti i capi d’accusa. In particolare, in quan-
to: 
1. non si ritengono realizzate le ipotesi di crimini pregressi citati nell’atto 

d’accusa; 
2.  inoltre, e comunque, non si ritiene che ai momenti dei fatti imputati a D. fosse 

adempiuto il presupposto della doppia punibilità, ovvero della punibilità in 
Svizzera, del reato di corruzione di pubblico ufficiale straniero (art. 322septies 
CP); 

3.  inoltre, e comunque, non si ritiene che i fatti costituiscano altro reato secondo 
il diritto svizzero, difettando l’elemento oggettivo del pubblico ufficiale (D.) e 
del danno patito dalle società costituitesi parti civili o da altri; 

4.  inoltre, e comunque, non si ritengono adempiuti i presupposti del reato di rici-
claggio di denaro nella forma aggravata (art. 305bis cpv. 2 CP) e quindi gran 
parte dei fatti di cui all’atto d’accusa risultano prescritti; 

5.  inoltre, e comunque, non si ritengono adempiuti neppure i presupposti per una 
condanna relativa ai fatti del maggio 2003, per titolo di reato di riciclaggio di 
denaro nella forma aggravata (art. 305bis cpv. 2 CP). 

 
Di conseguenza ha chiesto: 
-  che non venga disposta alcuna confisca; 
- di non accogliere le richieste delle parti civili, rilevando, in ogni caso, 

l’incompetenza del Tribunale penale federale a seguito della litispendenza in 
Italia della stessa azione; 

- ai sensi dell’art. 175 cpv. 2 PP, la condanna delle parti civili al rimborso delle 
spese assunte da D., per un importo da determinarsi dalla Corte secondo il 
suo prudente giudizio; 

- infine, che ogni spesa sia assunta dallo Stato, con assegnazione di un risar-
cimento delle spese incorse da D. per la sua difesa (così come al conteggio 
degli onorari e delle spese presentato alla Corte). 

U.7 E. ha chiesto:  
1. di essere prosciolto da tutte le accuse; 
2. che gli venga assegnata un’indennità per le spese di patrocinio come alla nota 

8 marzo 2010 del difensore; 

- 23 - 

3. che le pretese di parte civile, in quanto rivolte nei confronti di E., vengano re-
spinte, con l’assegnazione di un’adeguata indennità. 

U.8 F. ha chiesto:  
1. di essere assolta dal reato imputato per non avere commesso riciclaggio ai 

sensi dell’art. 305bis CP; 
2. subordinatamente, non ammesse le aggravanti del mestiere e della banda, di 

essere prosciolta da ogni accusa per intervenuta prescrizione dell’azione pe-
nale; 

3. che le pretese di risarcimento della parte civile vengano respinte; 
4. che onorari e spese di patrocinio vengano assunti dallo Stato. 

U.9 G. ha chiesto:  
1. di essere prosciolto da ogni imputazione e rigetta pertanto la posizione e le 

conclusioni del Procuratore federale espresse nell’atto d’accusa 15 giugno 
2009 e nella requisitoria; 

2. che sia da un profilo fattuale, sia da un profilo giuridico, non venga ritenuta i-
potizzabile l’applicazione dell’art. 305bis CP, e nemmeno di altre norme penali, 
nei confronti della parte processuale G.; 

3. che ogni e qualsiasi spesa processuale o tassa di giustizia venga ascritta 
all’autorità penale, con integrale liberazione della parte processuale G.; 

4. che la nota professionale, emessa dall’avv. Mario Postizzi in data 5 marzo 
2010, venga pagata da parte dello Stato. 

V. Il dispositivo della presente sentenza è stato letto in udienza pubblica il 18 marzo 
2010. 

W. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate in quanto necessarie nei 
considerandi che seguono. 

 

- 24 - 

La Corte considera in diritto: 

Sulle questioni pregiudiziali ed incidentali 

1. Le parti non hanno evocato eccezioni che ostacolerebbero il giudizio nel merito 
della causa. Ciononostante, la Corte deve esaminare d'ufficio la propria compe-
tenza giurisdizionale (TPF 2005 142 consid. 2; 2007 165 consid. 1). Secondo 
l'art. 26 lett. a LTPF e 337 cpv. 1 lett. a CP, la Corte penale è competente per 
statuire sull'infrazione prevista e punita dall'art. 305bis CP, se gli atti punibili sono 
stati commessi prevalentemente all'estero (lett. a), oppure in più Cantoni e non 
abbiano riferimento prevalente in uno di essi (lett. b). In materia di riciclaggio di 
denaro, non sono i crimini pregressi, ma gli atti di riciclaggio medesimi che devo-
no essere stati commessi prevalentemente all'estero (sentenza del Tribunale fe-
derale 8G.5/2004 del 23 marzo 2004, consid. 2.4 non pubblicato in DTF 130 IV 
68 ma tradotto in SJ 2004 I pag. 381 e seg.; TPF 2007 165 consid. 1.1). Nella fat-
tispecie, le operazioni bancarie e le operazioni a contanti e di compensazione in-
criminate, susseguenti ai versamenti e alle elargizioni in parola, sarebbero state 
effettuate tra Italia, più Cantoni svizzeri (Ticino, Zurigo, Ginevra e Vallese), Sin-
gapore, Monte Carlo, Malta, Gran Bretagna, Slovenia, Liechtenstein e Emirati 
Arabi Uniti. In assenza di contestazione del foro, la questione di sapere se gli atti 
sono stati prevalentemente commessi all'estero non necessita di essere appro-
fondita, ritenuto che lo stato dell'incarto, unitamente ad esigenze d'efficacia e di 
celerità non permetterebbero comunque un eventuale rinvio ad un'autorità canto-
nale (DTF 133 IV 235 consid. 7.1). Non vi è comunque ragione di dubitare che, 
tenuto conto del fatto che secondo la giurisprudenza occorre esaminare la que-
stione in base a criteri qualitativi e non quantitativi, la componente estera, rispet-
tivamente intercantonale, degli atti in questione raggiunge una massa critica tale 
da giustificare l’attivazione delle autorità federali di perseguimento penale (v. DTF 
130 IV 68 consid. 2.2). La competenza del Tribunale penale federale è pertanto 
data. 

2. La questione della prescrizione dei capi di accusa 7.1, 7.5 e 7.6 a carico di G. è 
stata anch’essa trattata d’ufficio da questa Corte all’inizio del dibattimento. Per 
chiarezza espositiva si rinvia qui semplicemente ai considerandi sulle accuse a 
carico di G. in quanto tali (v. infra consid. 11.2). 

 

3.  

- 25 - 

3.1 Un’ulteriore questione esaminata d’ufficio dalla Corte riguarda l’utilizzabilità delle 
audizioni di ZZ. (responsabile dell'audit interno Enel), di AAA. (auditor interno), di 
BBB. (direttore delle risorse umane Enel fino al 2000), di CCC. (direttore delle ri-
sorse umane Enel dal 2000) e di DDD. (capo delle risorse umane della divisione 
ingegneria di Enel, poi divenuta EPW) (verbali cl. 79 p. 24.16.1.26 e segg.), pro-
ve assunte dal Giudice istruttore federale andando oltre a quanto sanzionato dal-
la I Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale nelle sentenze del 24 
settembre 2008 e del 12 dicembre 2008. Nel corso del procedimento, nessuna 
delle parti ha sollevato obiezioni in merito alla validità di questi elementi di prova 
acquisiti agli atti durante l’istruzione preparatoria del Giudice istruttore federale. 

 Questa Corte ha ritenuto che, nonostante quanto sopra, le testimonianze in que-
stione non erano comunque state assunte illegalmente. Pertanto, non ravvisando 
nell’acquisizione di queste prove né violazioni della legge svizzera né del diritto 
internazionale in materia di assistenza penale, questa Corte ha deciso che le 
medesime vanno considerate parte degli elementi probatori dell’incarto. 

3.2  L’avv. Rusca, per conto di B., ha presentato un’istanza probatoria basata sull’art. 
138 cpv. 2 PP, postulando – come già aveva fatto sia dinanzi al Giudice istruttore 
federale che nell’istanza dell’11 settembre 2009 rivolta al Presidente di questa 
Corte – l’audizione di alcuni ex dipendenti e funzionari del gruppo Enel, onde po-
ter dimostrare le prestazioni da essi effettuate ed il loro pagamento; l’avv. Rusca 
ha pure chiesto che venisse riconosciuto pieno valore probatorio ai verbali degli 
interrogatori degli ex dipendenti e funzionari del gruppo Enel che il Giudice istrut-
tore federale aveva iniziato ad effettuare. Il MPC si è opposto all’istanza, non in-
travvedendo novità di fatti rispetto al momento in cui era stata resa l’ordinanza 
presidenziale del 10 dicembre 2009, la quale aveva accolto unicamente 
l’audizione di alcuni dei testimoni offerti da B. Anche le parti civili si sono opposte 
all’istanza di B. riservandosi tuttavia, nell’eventualità in cui la medesima venisse 
comunque ammessa, di richiedere l’audizione di ZZ. Quest’ultima richiesta è sta-
ta condivisa anche dal MPC. 

Questa Corte ha reputato, per ragioni di economia processuale, di respingere 
l’istanza, considerato comunque che, non spettando alla difesa di assumere 
l’onere di produrre lei stessa prove a sua discolpa, eventuali lacune nell’impianto 
probatorio verrebbero comunque interpretate a favore dell’accusato. Conseguen-
temente, anche l’istanza presentata dalle parti civili, subordinata a quella di B., è 
stata respinta. 

- 26 - 

La medesima istanza delle parti civili, ripresentata nel corso del dibattimento, è 
pure stata reietta in quanto non sostanziava sufficientemente il motivo 
dell’amministrazione di questa prova. 

3.3 A seguito delle audizioni del 24 febbraio 2010, e meglio di EEE., FFF. e GGG., il 
MPC ha presentato due istanze di assunzione suppletoria di prove: la prima, vol-
ta a sentire in qualità di testimone LLL., persona che lavorava presso la MMM. 
SA, Chiasso, e che avrebbe partecipato ad una riunione per non meglio precisati 
problemi nella consegna del denaro oggetto dei capi di accusa 7.2, 2.5 e 3.5, 
consegna di cui non si ha la certezza che sia andata a buon fine; la seconda, in-
tesa ad ottenere l’edizione documentale del conto della MMM. SA presso la Ban-
ca CC. dal 1° marzo al 30 giugno 2003, onde verificare se la predetta società a-
veva effettuato tali consegne. 

 La Corte ha respinto le richieste del MPC sia in virtù del principio della celerità 
che in ragione delle ammissioni degli accusati, che avevano confermato la rice-
zione del denaro oggetto delle consegne summenzionate.  

3.4 In calce all’audizione del testimone NNN., le parti civili hanno chiesto di poter 
citare OOO. e PPP., persone che hanno lavorato per il gruppo Enel in Albania. 

Questa Corte ha rilevato che la testimonianza di OOO., assunto da EPW per 
contratti ad hoc di breve durata dopo il periodo oggetto della presente causa, non 
era rilevante; l’istanza probatoria è stata respinta anche in merito alla citazione di 
PPP., non essendo sufficientemente motivata in modo da permettere alla Corte 
di determinarne l’utilità potenziale, considerato pure che tale testimonianza non 
era stata richiesta né dal MPC, né dal Giudice istruttore federale e neppure dalla 
difesa nella fase predibattimentale.  

Sui reati contestati agli accusati 

4. 
4.1 Si rende colpevole di riciclaggio di denaro chiunque compie un atto suscettibile di 

vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patri-
moniali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine (art. 305bis 
n. 1 CP). Il reato di riciclaggio può configurarsi sia in forma semplice che in forma 
aggravata nelle situazioni descritte all’art. 305bis n. 2 CP (v. infra consid. 4.6). 
L'autore è punibile anche se l'atto principale è stato commesso all'estero, purché 
costituisca reato anche nel luogo in cui è stato compiuto (art. 305bis n. 3 CP).  

- 27 - 

4.2 Qualsiasi atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento 
o la confisca di valori patrimoniali provenienti da un crimine ai sensi dell’art. 10 
cpv. 2 CP (risp. art. 9 vCP) costituisce oggettivamente un atto di riciclaggio 
(DTF 119 IV 59 consid. 2, 242 consid. 1e). Si tratta di un'infrazione di esposizione 
a pericolo astratto, il comportamento è dunque punibile a questo titolo anche lad-
dove l'atto vanificatorio non abbia raggiunto il suo scopo (DTF 127 IV 20 con-
sid. 3; 119 IV 59 consid. 2e). Il riciclaggio di denaro non richiede operazioni fi-
nanziarie complicate: anche gli atti più semplici, come il fatto di nascondere il bot-
tino, possono essere adeguati (DTF 122 IV 211 consid. 3b/aa). Sono in particola-
re considerati atti di riciclaggio l'occultamento di valori patrimoniali (DTF 127 IV 
20 consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e), il loro investimento (DTF 119 IV 242 consid. 
1d), il versamento degli stessi su di un conto bancario aperto a proprio nome, 
senza menzionare l'identità del reale avente diritto economico (DTF 119 IV 242 
consid. 1d), il trasferimento di valori su conti all'estero di pertinenza di terzi (DTF 
128 IV 117 consid. 7b; 127 IV 24 consid. 2b/cc e 3b; URSULA CASSANI, Commen-
taire du droit pénal suisse, Code pénal suisse, Partie spéciale, vol. 9, Berna 
1996, pag. 75 n. 41; JÜRG-BEAT ACKERMANN, in Schmid (editore), Einziehung Or-
ganisiertes Verbrechen Geldwäscherei, vol. I, Zurigo 1998, n. 315 ad art. 305bis 
CP), le operazioni di cambio in contante (DTF 122 IV 211 consid. 2c; TPF 2009 
25 consid. 7.2.3 pag. 29), così come le attività di spallonaggio (TPF 2009 25 con-
sid. 7.2.4). Non è viceversa stato riconosciuto come tale il semplice versamento 
su un conto bancario personale (DTF 124 IV 274 consid. 4), la mera presa in 
consegna, il solo possesso o la custodia di valori (DTF 128 IV 117 consid. 7a; 
sentenza del Tribunale federale 6S.595/1999 del 24 gennaio 2000, consid. 
2d/aa). Analogo discorso va fatto, secondo parte della dottrina, per i meri trasfe-
rimenti di fondi da un conto svizzero ad un altro conto svizzero che lasciano una 
traccia documentale (MARIA GALLIANI/LUCA MARCELLINI, Il riciclaggio di denaro nel 
codice penale, in Compliance management, a cura di Tamara Erez e Flavia 
Giorgetti Nasciutti, Vezia/Basilea 2010, pag. 235; più differenziati MARK PIETH, 
Commentario basilese, 2a ediz., Basilea 2007, n. 35 ad art. 305bis CP e STEFAN 
TRECHSEL/HEIDI AFFOLTER-EIJSTEN, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Zurigo/San 
Gallo 2008, n. 18 ad art. 305bis CP).  

Secondo il Tribunale federale ed una parte della dottrina il reato di cui all'art. 
305bis CP può essere commesso anche da colui che ricicla valori patrimoniali pro-
venienti da un crimine da lui stesso perpetrato (DTF 126 IV 255 consid. 3a; 124 
IV 274 consid. 3; 120 IV 323 consid. 3; BERNARD CORBOZ, Les infractions en droit 
suisse, vol. II, Berna 2002, n. 19 ad art. 305bis CP; GÜNTER STRATENWERTH/FELIX 
BOMMER, Schweizerisches Strafrecht, BT II, 6a ediz., Berna 2008, § 55 n. 43; 
MARTIN SCHUBARTH, Geldwäscherei - Neuland für das traditionelle kontinentale 
Strafrechtsdenken, in Festschrift für Günter Bemmann, a cura di Joachim 
Schulz/Thomas Vormbaum, Baden-Baden 1997, pag. 432-435; d’altra opinione 

- 28 - 

invece una ragguardevole corrente dottrinale, segnatamente ACKERMANN, op. 
cit., n. 117 ad art. 305bis CP; GUNTHER ARZT, Geldwäscherei: komplexe Fragen, in 
recht 13 (1995), pag. 131; CASSANI, op. cit., n. 47 e segg. ad art. 305bis CP; 
CHRISTOPH GRABER, Der Vortäter als Geldwäscher, AJP/PJA 1995, pag. 517; 
MARK PIETH, op. cit., n. 2 e seg. ad art. 305bis CP; HANS SCHULTZ, Die strafrechtli-
che Rechtsprechung des Bundesgerichts im Jahre 1994, in ZBJV 131 (1995) 
pag. 846; per un riassunto della discussione v. anche DTF 122 IV 211 consid. 3a, 
nonché ANDREAS DONATSCH/ WOLFGANG WOHLERS, Strafrecht IV, 3a ediz., Zuri-
go 2004, pag. 396 e JÜRG-BEAT ACKERMANN, forumpoenale 2009, n. 31, pag. 160 
e seg.).  

Se il reato presupposto è commesso all’estero, la questione di sapere se l'infra-
zione all'origine dei valori riciclati costituisce un crimine deve essere valutata in 
applicazione del diritto svizzero (DTF 126 IV 255 consid. 3b/aa), mentre alla luce 
del diritto estero è sufficiente assodare che si tratti di un reato penale (v. art. 
305bis n. 3 CP). La sussistenza in quanto tale del crimine a monte può essere 
ammessa a fronte di una decisione di condanna passata in giudicato oppure, in 
assenza di una tale decisione, mediante accertamenti indipendenti del giudice 
svizzero del riciclaggio. In quest’ultimo caso è sufficiente che il giudice raggiunga 
la certezza dell’origine criminosa dei fondi, senza che sia necessario definire in 
maniera dettagliata le circostanze del crimine o identificarne l’autore (DTF 120 IV 
323 consid. 3d; GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., pag. 234 con altri riferimenti giuri-
sprudenziali). 

4.3 L'infrazione prevista e punita dall'art. 305bis CP è un'infrazione intenzionale. Il 
dolo eventuale è sufficiente (v. art. 12 CP). L’intenzione non deve riferirsi solo 
all’atto vanificatorio in sé, quindi al fatto che l’operazione in questione è idonea a 
rompere la traccia documentaria, ma anche all’origine criminale dei valori riciclati: 
l'autore sa o deve presumere che i valori che ricicla provengono da un crimine 
(DTF 122 IV 211 consid. 2e; sulla formulazione “sa o deve presumere” si veda 
già PAOLO BERNASCONI, Finanzunterwelt. Gegen Wirtschaftskriminalität und orga-
nisiertes Verbrechen, Zurigo 1988, pag. 52 e seg., così come la giurisprudenza 
relativa all’art. 160 CP e all’art. 19 n. 2 lett. a LStup, segnatamente DTF 105 IV 
303 consid. 3b; 104 IV 211 consid. 2; 69 IV 67 consid. 3). Non è necessario che 
l'autore conosca con precisione l'infrazione da cui provengono i valori: basta 
ch'egli sappia oppure, date le circostanze, non possa ragionevolmente ignorare 
che gli stessi sono il frutto di un comportamento illecito sanzionato da una pena 
severa, senza forzatamente sapere in cosa consista precisamente tale reato 
(DTF 119 IV 242 consid. 2b; sentenza del Tribunale penale federale SK.2007.24 
del 10 ottobre 2008, consid. 3.2.4; TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., n. 21 ad 
art. 305bis CP; CORBOZ, op. cit., n. 42 ad art. 305bis CP; DONATSCH/WOHLERS, op. 
cit., pag. 402; CASSANI, op. cit., n. 51 ad art. 305bis CP; PIETH, op. cit., n. 46 ad 

- 29 - 

art. 305bis CP; ACKERMANN, op. cit., n. 398 ad art. 305bis CP; STRATEN-
WERTH/BOMMER, op. cit., § 55 n. 32). Analogamente all’ambito della ricettazione, 
“deve presumere” l’origine criminale, ed è quindi in malafede, chi è consapevole 
degli elementi di sospetto esistenti e in questo senso ritiene possibile il nesso con 
un grave reato a monte, ma ciò nonostante decide di agire, accettando così il ri-
schio di riciclare valori di origine criminale; chi invece, seppur per imprevidenza 
colpevole, non si accorge degli elementi di sospetto esistenti, agisce per negli-
genza e non si rende quindi colpevole del reato di cui all’art. 305bis CP (v. già mu-
tatis mutandis DTF 69 IV 67 consid. 3, nonché ERNST HAFTER, Schweizerisches 
Strafrecht, BT I, Berlino 1937, pag. 326 e EMIL ZÜRCHER, Schweizerisches Straf-
gesetzbuch, Erläuterungen zum Vorentwurf vom April 1908, Berna 1914, pag. 
150). Esclusa è altresì la responsabilità penale di colui che, sempre per imprevi-
denza colpevole, agisce ritenendo che il risultato che considera come possibile 
non si realizzerà (negligenza cosciente; v. DTF 130 IV 58 consid. 8.2). La formu-
lazione “deve presumere” dell'art. 305bis n. 1 CP non va in ogni caso interpretata 
come alleggerimento del principio “in dubio pro reo”: in questo senso se sussi-
stono insopprimibili dubbi sul fatto che l’accusato sapesse o dovesse presumere 
che i valori provenivano da un reato di questo tipo, si impone il suo prosciogli-
mento (v. sentenza A 93/050 del 29 giugno 1993 del Tribunale superiore del 
Canton Basilea Campagna, consid. 5b, citato in Plädoyer 5/1993 pag. 60 e seg.).  

4.4 La delimitazione tra dolo eventuale e negligenza cosciente può spesso rivelarsi 
delicata (in generale sul piano teorico si veda JOCHEN BUNG, Wissen und Wollen 
im Strafrecht, Francoforte s.M. 2009, passim ed in part. pag. 265 e segg. e SAL-
VATORE PROSDOCIMI, Dolus eventualis. Il dolo eventuale nella struttura delle fatti-
specie penali, Milano 1993, pag. 19 e segg., 75 e segg.). Le due forme di fatti-
specie soggettiva presuppongono che l'autore conosca la possibilità o il rischio 
che l’evento si realizzi. In assenza di una confessione, il giudice può, di regola, 
dedurre la volontà interna dell'autore fondandosi unicamente su indizi esteriori e 
su regole d'esperienza. Secondo la giurisprudenza, si può dedurre l’esistenza 
della volontà partendo dalla sfera della conoscenza, se per il reo la realizzazione 
del rischio appariva talmente probabile da concludere che la disponibilità ad ac-
cettarlo come conseguenza del proprio agire non possa interpretarsi se non co-
me accettazione dell’evento (DTF 133 IV 222 consid. 5.3; 131 IV 1 consid. 2.2; 130 
IV 58 consid. 8.4 e rinvii). Tra le circostanze esteriori dalle quali è possibile de-
durre che l'autore ha accettato il risultato il Tribunale federale ritiene in particolare 
l'importanza del rischio conosciuto dall'autore e la gravità della violazione del do-
vere di diligenza. Si dovrà concludere più facilmente che l'autore ha accettato il 
risultato allorquando la realizzazione del rischio appare più probabile e la viola-
zione del dovere di diligenza è più grave (DTF 135 IV 12 consid. 2.3.2; 130 IV 58 
consid. 8.4 e rispettivi rinvii). È pure possibile tener conto dei moventi e della ma-
niera di procedere dell'autore. Tuttavia, la conclusione che l'autore abbia accetta-

- 30 - 

to il risultato non può in ogni caso essere dedotta dal solo fatto che abbia agito 
sebbene avesse conoscenza del rischio di realizzazione del risultato, in quanto 
tale circostanza costituisce un elemento comune con la negligenza cosciente 
(DTF 130 IV 58 consid. 8.4). Più concretamente, in materia di riciclaggio, la co-
noscenza del rischio che il proprio atto sia suscettibile di vanificare l'accertamen-
to dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali può essere di 
principio dedotta, quindi data, allorquando l'autore ritiene possibile l’origine crimi-
nale dei valori in questione e ciò nonostante per indifferenza si accomoda con 
questa eventualità (sentenza del Tribunale federale 6B_835/2008 del 20 aprile 
2009, consid. 3.1 con rinvii). È fatto salvo il caso in cui al momento di agire, o 
immediatamente dopo, un intermediario finanziario, ad esempio, ha preso delle 
misure atte ad evitare la realizzazione del rischio (ACKERMANN, op. cit., n. 421 ad 
art. 305bis CP).  

4.5 Secondo costante giurisprudenza, è correo di un'infrazione chi collabora con altri 
compartecipi intenzionalmente e in modo determinante alla decisione, pianifica-
zione o esecuzione di un reato, così da apparirne come uno dei protagonisti; in 
questo senso il suo contributo deve risultare essenziale, in base alle circostanze 
del caso, alla perpetrazione del reato (DTF 135 IV 152 consid. 2.3.1; 130 IV 58 
consid. 9.2.1; 120 IV 17 consid. 2d; 118 IV 397 consid. 2b; sentenza del Tribuna-
le federale 6B_911/2009 del 15 marzo 2010, consid. 2.3.3). Affinché sussista cor-
reità non occorre tuttavia che il reato sia eseguito materialmente da tutti i correi; 
basta invece che il singolo correo abbia prestato il proprio concorso alla decisio-
ne o alla pianificazione, in occasione della quale erano stati accettati consape-
volmente e volontariamente, perlomeno nel senso del dolo eventuale, anche gli 
elementi risultanti dagli ulteriori atti commessi (DTF 120 IV 17 consid. 2d; 115 IV 
161 consid. 2; sentenza del Tribunale federale 6B_890/2008 del 6 aprile 2009, 
consid. 3.1). Alla luce di ciò, dato che il reato appare come l’espressione di una 
volontà comune, ogni singolo correo è penalmente responsabile per il tutto (DTF 
109 IV 161 consid. 4b e rinvii). Non è comunque necessario che il correo parteci-
pi sin dall’inizio alla decisione di delinquere, ma è sufficiente che aderisca al pia-
no (anche già in corso di esecuzione), facendo così sua l’intenzionalità altrui (co-
siddetta correità successiva; v. DTF 125 IV 134 consid. 3a; 120 IV 265 2c/aa 
pag. 272; sentenze del Tribunale federale 6B_911/2009 del 15 marzo 2010, con-
sid. 2.3.3 e 6B_1091/2009 del 29 aprile 2010, consid. 3.3). 

4.6 Nei casi gravi di riciclaggio di denaro, di cui all’art. 305bis n. 2 CP, è comminata 
una pena detentiva sino a cinque anni o una pena pecuniaria. Con la pena de-
tentiva è cumulata una pena pecuniaria sino a 500 aliquote giornaliere. Vi è caso 
grave segnatamente se l'autore: agisce come membro di un'organizzazione cri-
minale (lett. a); agisce come membro di una banda costituitasi per esercitare si-

- 31 - 

stematicamente il riciclaggio (lett. b); realizza una grossa cifra d'affari o un gua-
dagno considerevole facendo mestiere del riciclaggio (lett. c). 

4.6.1 Per quanto attiene alla possibile ricorrenza di una o più aggravanti nei casi di 
cosiddetto autoriciclaggio, vale a dire nelle fattispecie per cui l’autore del crimine 
a monte è indicato quale autore di riciclaggio di denaro qualificato, è anzitutto 
d’uopo rilevare che il Tribunale federale ha già avuto modo di chinarsi su tale 
problematica, almeno per quanto riguarda l’aggravante del mestiere. Nelle sue 
pronunce 6S.225/2006 dell’8 agosto 2006 e 6S.387/2006 dell’8 novembre 2006, 
l’Alta Corte, prendendo posizione sulla puntuale censura sollevata dalla parte ri-
corrente, secondo cui la qualifica del mestiere sarebbe risultata inapplicabile per 
l’autore del riciclaggio di denaro interessante fondi originanti dal crimine a monte 
da lui stesso perpetrato, ha statuito che il fatto che i fondi ripetutamente riciclati 
provengano da un unico atto criminale, indipendentemente dal suo autore, non 
esclude a priori la qualifica del mestiere, che è data se ricorrono gli usuali requisi-
ti giurisprudenziali che contraddistinguono tale aggravante (sentenze del Tribu-
nale federale 6S.225/2006 dell’8 agosto 2006, consid. 4.2 e 6S.387/2006 dell’8 
novembre 2006, consid. 4.2). 

 Ciò posto, è d’uopo rilevare che le considerazioni espresse dall’Alta Corte per 
l’aggravante del mestiere ben si prestano ad un apprezzamento e ad una portata 
più ampi, che vanno oltre la specifica qualifica analizzata nelle suddette pronun-
ce. In altre parole, tali considerazioni possono essere estese anche alle restanti 
aggravanti, nella misura in cui siano beninteso ravvisabili i presupposti che la giu-
risprudenza ha sviluppato per le nozioni di appartenenza ad un’organizzazione 
criminale, rispettivamente ad una banda. Ne segue che, alla luce della citata giu-
risprudenza del Tribunale federale, l’autoriciclatore può rendersi colpevole di rici-
claggio di denaro aggravato. 

4.6.2 Nel contesto del reato di riciclaggio di denaro, la realizzazione della qualifica di 
banda presuppone che le condizioni sviluppate dalla giurisprudenza per la nozio-
ne di banda siano riunite (PIETH, op. cit., n. 49 ad art. 305bis CP; TRE-
CHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., n. 25 ad art. 305bis CP; GÜNTHER STRATEN-
WERTH/WOLFANG WOHLERS, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Handkommentar, 
2a ediz., Berna 2009, n. 8 ad art. 305bis CP). Secondo costante giurisprudenza, 
l’affiliazione ad una banda è realizzata allorquando due o più autori manifestano 
espressamente, o per atti concludenti, la volontà di associarsi in vista di commet-
tere insieme diverse (più di due) infrazioni indipendenti, anche se non dispongo-
no di alcun piano e se le infrazioni future non sono ancora determinate (sentenze 
del Tribunale federale 6B_861/2009 del 18 febbraio 2010, consid. 3.1 e 
6B_1047/2008 del 20 marzo 2009, consid. 4.1; DTF 135 IV 158 consid. 2 e 3; 
DTF 135 IV 158 parzialmente pubblicata in: forumpoenale 3/2010 con il commen-
to di JUANA SCHMIDT). L’associazione si caratterizza nell’opera di rinsaldare fisi-

- 32 - 

camente e psichicamente ciascun componente, circostanza che la rende partico-
larmente pericolosa e lascia intravvedere la commissione futura di altre infrazioni 
della medesima tipologia (DTF 124 IV 286 consid. 2a). Dal punto di vista sogget-
tivo, è sufficiente che l’autore conosca e voglia le circostanze di fatto che corri-
spondono alla definizione di banda (DTF 124 IV 286 consid. 2a). Tale qualifica-
zione presuppone nondimeno un minimo di organizzazione (per esempio una ri-
partizione delle mansioni o dei ruoli) e implica nel contempo che la cooperazione 
degli interessati sia sufficientemente intensa per intravvedervi un gruppo stabile 
quantunque effimero (DTF 132 IV 132 consid. 5.2). Il Tribunale federale ha avuto 
modo di precisare che allorché sussistono importanti indizi contrari, è arbitrario e 
contrario al principio “in dubio pro reo” ammettere l'intenzione di commettere in-
frazioni come membro di una banda in base alla mera circostanza che due autori 
hanno compiuto insieme più reati (DTF 124 IV 86 consid. 2c). Ovviamente, per 
ciò che attiene al riciclaggio di denaro, la nozione di banda deve interessare una 
banda di riciclatori (FF 1989 II 862). 

4.6.3 Nel quadro del riciclaggio di denaro, l’aggravante del mestiere è adempiuta allor-
quando l’autore realizza una cifra d’affari o un guadagno considerevoli esercitan-
do il mestiere del riciclatore. 

 La qualifica aggravante del mestiere presuppone anzitutto la ricorrenza di una 
grossa cifra d’affari oppure di un guadagno considerevole. L’esigenza della cifra 
d’affari o del guadagno importanti riveste carattere alternativo: è pertanto suffi-
ciente che uno dei due requisiti sia adempiuto. Al riguardo, la giurisprudenza ha 
avuto modo di indicare in fr. 100'000.-- la soglia inferiore affinché la cifra d’affari 
possa essere ritenuta importante ai sensi dell’art. 305bis n. 2 lett. c CP (DTF 129 
IV 188 consid. 3.1) nonché in fr. 10'000.-- il guadagno minimo affinché esso pos-
sa essere considerato considerevole (DTF 129 IV 253 consid. 2.2), precisando 
che la durata dell’attività delittuosa ingenerante la cifra d’affari o il guadagno non 
è decisiva (DTF 129 IV 188 consid. 3.2; 129 IV 253 consid. 2.2; PIETH, op. cit., n. 
50 ad art. 305bis CP; CASSANI, op. cit., pag. 81 e seg. n. 60 e seg.; ACKERMANN, 
op. cit., n. 435 e segg. ad art. 305bis CP; GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., pag. 238; 
TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., n. 28 ad art. 305bis CP; DO-
NATSCH/WOHLERS, op. cit., pag. 403 e seg.; CORBOZ, op. cit., n. 50 e segg. ad art. 
305bis CP; STRATENWERTH/BOMMER, op. cit., § 55 n. 38 e seg.; STRATEN-
WERTH/WOHLERS, op. cit., n. 8 ad art. 305bis CP). La giurisprudenza ha altresì a-
vuto modo di precisare che il requisito alternativo della grossa cifra d’affari è di 
per sé già adempiuto se si è in presenza di operazioni di riciclaggio portanti sul 
provento del crimine a monte nella misura in cui superi la soglia critica di fr. 
100'000.-- (sentenza del Tribunale federale 6S.225/2006 dell’8 agosto 2006, 
consid. 4.1). 

 La realizzazione della qualifica del mestiere presuppone inoltre che le restanti 
condizioni sviluppate dalla giurisprudenza per la nozione di mestiere siano pari-

- 33 - 

menti riunite (sentenza del Tribunale federale 6S.399/2005 del 23 gennaio 2006, 
consid. 12.2). L’autore agisce segnatamente per mestiere quando si evince dal 
tempo e dai mezzi che egli consacra al suo agire delittuoso, dalla frequenza degli 
atti in un determinato periodo, così come dal guadagno previsto o ottenuto, che 
esercita la sua attività criminale alla stregua di una professione, foss’anche ac-
cessoria. È necessario che l’autore aspiri ad ottenere dei guadagni relativamente 
regolari, che rappresentino un apporto notevole al finanziamento del suo tenore 
di vita, di maniera che egli si sia, in qualche modo, installato nella delinquenza 
(DTF 129 IV 253 consid. 2.1). L’autore deve aver agito a più riprese, aver avuto 
l’intenzione di ottenere un reddito ed essere pronto a reiterare il suo comporta-
mento delittuoso (DTF 119 IV 129 consid. 3). Non è per contro necessario che ta-
li comportamenti costituiscano per l’autore la sua principale attività professionale 
o che egli li abbia perpetrati nel quadro della sua professione o della sua attività 
commerciale lecita; è sufficiente al riguardo che l’attività illecita sia esercitata a ti-
tolo accessorio (DTF 116 IV 319 consid. 4b). La definizione astratta di mestiere 
abbisogna di una concretizzazione in ogni singolo caso, prendendo in considera-
zione l’insieme delle circostanze e il tipo d’infrazione, segnatamente l’importanza 
della pena edittale minima (DTF 116 IV 319 consid. 4a). Il fatto che i fondi riciclati 
attraverso atti ripetuti provengano da un solo atto criminale, indipendentemente 
da chi ne sia l’autore, non esclude il mestiere, che presuppone tuttavia degli atti 
di riciclaggio che procurino o dovrebbero comportare al loro autore un guadagno 
relativamente regolare (sentenza del Tribunale federale 6S.387/2006 dell’8 no-
vembre 2006, consid. 4.2). Giova altresì rilevare che la nozione di mestiere, così 
come apprezzata nell’ambito del riciclaggio di denaro, non presuppone destrezza 
o finezza particolari (sentenza del Tribunale federale 6S.293/2005 del 24 feb-
braio 2006, consid. 5). Come risulta dal tenore stesso dell’art. 305bis n. 2 lett. c 
CP, la qualifica in parola risulta applicabile unicamente a chi esercita il mestiere 
del riciclatore, e non è ovviamente influenzata da eventuali aggravanti adempiute 
in capo al crimine a monte (FF 1989 II 862).  

5.  
5.1  Poiché tutti gli accusati sono chiamati a rispondere di accuse di riciclaggio ai 

sensi dell’art. 305bis CP, e i reati pregressi si sarebbero svolti in Italia, la Corte si 
è dapprima chinata sulla questione della punibilità dei reati pregressi nel luogo di 
compimento. 

5.1.1 Risulta dagli atti acquisiti all’incarto mediante richieste di assistenza all’Italia che 
le autorità giudiziarie di questo Paese hanno avviato nel gennaio 2003 
un’inchiesta penale nei confronti di più imputati tra i quali A., D., B. e E. 
Nell’ambito di tale inchiesta, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Mi-
lano ha emesso la richiesta di rinvio a giudizio del 27 luglio 2007 (in appresso: ri-

- 34 - 

chiesta di rinvio a giudizio) nei confronti di vari imputati tra i quali figurano anche 
le persone precitate (cl. 69 p. 18.1.3577-3591). Ai fini della determinazione del 
crimine a monte l’atto d’accusa elvetico rinvia ai capi pertinenti della richiesta di 
rinvio a giudizio. Nel prosieguo dell’inchiesta italiana, in data 29 aprile 2009, il 
Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale ordinario di Milano ha  
emesso il decreto che dispone il giudizio (in appresso: decreto di rinvio a giudi-
zio) (cl. 93 p. 910.232-375) nei confronti di vari imputati già colpiti nella richiesta 
di rinvio a giudizio. Dal decreto di rinvio a giudizio, il quale conferma in ogni punto 
gli addebiti penali precedentemente mossi in capo a tutti gli imputati nella prece-
dente richiesta di rinvio, si desume segnatamente che D., approfittando della ca-
rica di amministratore delegato di EPW, B., abusando della sua carica di “vice 
president” di EPW, e A. sono rinviati a giudizio per appropriazione indebita 
(art. 646 del Codice penale italiano, in appresso: CPI). Essi avrebbero, a Milano 
sino al luglio 2002, in concorso tra di loro ed in esecuzione di un unico disegno 
criminoso, stipulato con le società N. Ltd., R. LLP e la Società T., riferibili a A., 
contratti per prestazioni inesistenti od in parte inesistenti e, in seguito, si sarebbe-
ro accordati per la retrocessione estero su estero ovvero con consegne in con-
tanti in Italia di una percentuale variabile dal 50% al 100% delle somme erogate 
da EPW. In tal modo si sarebbero appropriati indebitamente di circa USD 
1'000'000.-- che A. avrebbe consegnato a ragione di ITL 400 mio a B. a Milano 
bonificando la restante parte sulla relazione bancaria n. 4 riconducibile a B. 
(v. capo B del decreto di rinvio a giudizio, cl. 93 p. 910.242). D. e B., sempre nel-
le qualità di amministratore delegato rispettivamente di vice presidente di EPW, 
sono altresì rinviati a giudizio per appropriazione indebita in quanto avrebbero, a 
Milano, sino al 2002, in concorso tra di loro, stipulato con I. un contratto di consu-
lenza in tutto o in parte fittizio e concordato con il predetto la retrocessione di 
USD 100'000.-- sul conto n. 4 (v. capo D del decreto di rinvio a giudizio, cl. 93 p. 
910.243). B. e D. sono inoltre rinviati a giudizio sempre per appropriazione inde-
bita, per avere stipulato, approfittando delle loro cariche, in concorso tra di loro e 
con M., a Milano sino al luglio 2002, diversi contratti di sponsorship per un impor-
to complessivo di USD 22'119'431.-- con la società EE. di M., dopo aver pattuito 
con quest’ultimo la retrocessione delle seguenti percentuali in relazione ai se-
guenti contratti: commessa Jebel Alì, fee 2%, percentuale di retrocessione 0,9%; 
commessa Oman, fee 3%, di cui 0,5% retrocesso; commessa Barka, fee 2,5%, 
percentuale di retrocessione 0,5%. B. e D. si sarebbero appropriati la somma 
complessiva di USD 5'359'345.-- versata estero su estero sul conto n. 4 ricondu-
cibile a B. e sul conto n. 8 presso la Banca DD. SA, Lugano, riconducibile a D. 
(v. capo C del decreto di rinvio a giudizio, cl. 93 p. 910.243). E. e D. sono inoltre 
rinviati a giudizio per violazione degli articoli 110, 81 cpv. 319, 319-bis, 321 CPI 
per avere, in concorso tra loro e con JJ., direttore commerciale di Siemens, e M., 
favorito Siemens nell’aggiudicazione di una serie di turbine a gas per il program-
ma di riconversione delle centrali di Enel Produzione, e ciò a seguito di gare in-

- 35 - 

dette da EPW su commissione della stessa Enel Produzione. E. e D. avrebbero 
concordato, a Milano, sino al 2002, con i dirigenti di Siemens, II. e OO., illecite 
erogazioni, versate a partire da relazioni bancarie riconducibili a Siemens accese 
nel Liechtenstein su conti controllati o detenuti da E. e D., dopo essere transitate 
sui conti di HH. LCC, società di M. (v. capo F del decreto di rinvio a giudizio, cl. 
93 p. 910.244 e seg.). D. e E. sono da ultimo rinviati a giudizio per infrazione agli 
articoli 110, 321, 319, 319bis CPI per avere, il primo approfittando della sua cari-
ca di amministratore delegato di EPW, il secondo della carica di amministratore 
delegato di Enel Produzione, a Milano, nel maggio 2002, in concorso tra di loro e 
con M. quale intermediario, e con LL., quale successore di NN. e con PP., presi-
dente di Alstom, concordato erogazioni illecite a favore di D. e E. per favorire Al-
stom nell’aggiudicazione della fornitura di un boiler per la commessa “Sulcis”. La 
somma di EUR 545'926,10 sarebbe stata dapprima versata da Alstom sul conto 
della società HH. LCC ad Abu Dhabi a fronte di una consulenza fittizia concorda-
ta fra M. e NN., e successivamente bonificata dalla HH. LCC sul conto n. 8 pres-
so la Banca DD. SA, Lugano, riconducibile a D. (v. capo G del decreto di rinvio a 
giudizio, cl. 69 p. 910.246).  

5.1.2  Alla luce delle cariche ricoperte dagli accusati D. e B. in seno a EPW e da E. in 
seno a Enel Produzione, cariche del resto confermate dagli accusati stessi anche 
in sede dibattimentale (verbale D., cl. 93 p. 910.1710 e verbale principale, cl. 93 
p. 910.027; verbale B., cl. 93 p. 910.1661 e verbale principale cl. 93 p. 910.027; 
verbale E., cl. 93 p. 910.1741), è opportuno in primis determinare se agli accusati 
va riconosciuto lo statuto di pubblici funzionari nell’ambito della legislazione ita-
liana. La questione della determinazione di questo loro eventuale statuto è del 
resto opportuna, come si vedrà in seguito, anche nell’ottica della qualifica del 
crimine pregresso secondo l’ordinamento elvetico. Per quanto concerne il diritto 
italiano, la trattazione di questa problematica implica preliminarmente alcune 
considerazioni generali inerenti alla natura pubblicistica o privatistica di EPW e di 
Enel Produzione. 

Storicamente, l’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica (ENEL) è stato concepito 
come ente pubblico economico ossia come ente attraverso cui potesse esplicarsi 
l’attività imprenditoriale dello Stato. L’ENEL è stato costituito con la legge 6-12-
1963 n. 1463 nella quale si prevedeva in suo favore una riserva, in regime di 
monopolio, dell’attività di produzione e di fornitura di energia elettrica (EUGENIO 
GRIPPO/FILIPPO MONICA, Manuale breve di diritto dell’energia, Padova 2008, pag. 
33 e 71; v. anche cl. 62 p. 18.1.916). Con la legge 9-1-1991 n. 9, tale riserva è 
stata eliminata e l’attività di produzione e di fornitura di energia elettrica è stata 
trasferita allo Stato, con attribuzione all’ente di una concessione non esclusiva. 
Con successivo decreto legge (d.l. 11-7-1992 n. 333), nella stagione delle priva-
tizzazioni iniziata nella seconda metà degli anni ‘90 (cfr. EMILIO BAROC-

- 36 - 

CI/FEDERICO PIEROBON, Le privatizzazioni in Italia, Roma 2007, pag. 41 segg.; v. 
anche cl. 62 p. 18.1.916), ENEL, come del resto altri enti pubblici economici, è 
stato trasformato in società per azioni, attuando inizialmente un regime di “priva-
tizzazione formale”, derivante appunto dalla conversione dell’ente in società per 
azioni, in vista poi, di passare ad una “privatizzazione sostanziale”, attraverso 
l’entrata del capitale privato (per uno studio normativo e della graduale privatiz-
zazione degli enti pubblici italiani si rinvia a SERGIO DE NARDIS, Le privatizzazioni 
italiane, Bologna 2000). Da questo primo passo nacque il gruppo Enel (la 
holding, Enel S.p.A., e le operative: Enel Distribuzione S.p.A., Enel Produzione 
S.p.A.; cfr. EUGENIO GRIPPO/FILIPPO MONICA, op. cit., pag. 67 e seg.). Dopo una 
fase iniziale in cui il capitale sociale era interamente in mano pubblica, ha preso 
avvio con il d.l. 31 marzo 1997, n. 332 (convertito in l. 30 luglio 1994 n. 474) il 
graduale processo di privatizzazione diretto alla dismissione delle azioni detenute 
dallo Stato (cfr. EUGENIO GRIPPO/FILIPPO MONICA, op. cit., pag. 68; v. anche cl. 62 
p. 18.1.916.). Nella sua forma di società per azioni, Enel S.p.A. ha di seguito col-
locato sul mercato, con offerta pubblica di vendita, circa un terzo delle azioni. Il 
rimanente portafoglio azionario restava in mano allo Stato tramite il Ministero del 
Tesoro. Di fatto, a causa del lento e graduale processo di privatizzazione 
dell’ente, lo stesso ha praticamente conservato la posizione di monopolista (an-
cora pubblico) sino al 2003 (SERGIO DE NARDIS, op. cit., pag. 26). Anche dopo 
una prima cessione nell’ottobre 1999 del 32,4 % del capitale azionario al privato, 
il Ministero del Tesoro deteneva la maggioranza del capitale sociale con una 
quota del 67,6%. Tale situazione doveva perdurare all’indomani della seconda 
cessione del 6,6% del capitale sociale al privato, avvenuta nel novembre del 
2003, poiché il Ministero del Tesoro deteneva comunque la quota residua del 
61% del capitale sociale (EMILIO BAROCCI/FEDERICO PIEROBON, op. cit., pag. 31 e 
32, cl. 62 p. 18.1.916).  
Ne deriva che, nel periodo qui pertinente (sino al 2002), il Ministero del Tesoro 
controllava, quale azionista di maggioranza, Enel S.p.A., società che, come si è 
visto, a sua volta controllava le società del gruppo quali Enelpower S.p.A. e Enel 
Produzione S.p.A. 
La peculiarità di una simile organizzazione trovava la sua giustificazione nella 
sensibilità del settore con riferimento alla holding Enel S.p.A. e, di riflesso, alle 
società da essa controllate, focalizzata nella produzione e nella distribuzione di 
energia elettrica: settore determinante per la politica energetica del Paese (v. NI-
NO LONGOBARDI, La società “pubblica” tra diritto privato e diritto amministrativo, a 
cura di VITTORIO DOMENICHELLI, Padova 2008, pag. 182). 
Per quanto concerne l’indirizzo giusdottrinale riguardante la materia, dopo una 
fase di difficoltà iniziale marcata dal contrasto in seno alla giurisprudenza e alla 
dottrina italiane tra i sostenitori della tesi privatistica delle società per azioni a 
partecipazione pubblica (Cass., Sez. Unite, n. 4989/95) e quella della tesi pubbli-
cistica (Cons. Stato, VI, n. 498/95), la giurisprudenza e la dottrina si sono poi  

- 37 - 

orientate nel senso di escludere che la semplice veste formale di S.p.A. basti, di 
per sé, a trasformare la natura pubblicistica di soggetti che, in mano al controllo 
maggioritario dell’azionista pubblico, continuano ad essere affidatari di rilevanti 
interessi pubblici (sui diversi orientamenti e l’evoluzione della dottrina e della giu-
risprudenza verso la natura pubblicistica dell’ente pubblico economico in Italia, si 
rinvia a PAOLO PIZZA, Le società per azioni di diritto singolare tra partecipazioni 
pubbliche e nuovi modelli organizzativi, Milano 2007, specialmente pag. 376 e 
segg.). 
Analogo orientamento è stato peraltro confermato anche dalla giurisprudenza 
della Corte costituzionale italiana, la quale ha ricordato come la dicotomia tra en-
te pubblico e società di diritto privato sia andata recentemente - tanto in sede 
normativa che giurisprudenziale - sempre più stemperandosi, in relazione, da un 
lato, all’impegno crescente dello strumento della società per azioni per il perse-
guimento di finalità di interesse pubblico e, dall’altro lato, agli indirizzi emersi in 
sede di normativa comunitaria, favorevoli all’adozione di una nozione sostanziale 
di soggetto pubblico (cfr. Corte Cost., n. 466/93).  
La decisione della Corte costituzionale è stata pure condivisa dalla Corte supre-
ma di Cassazione, che ha, a sua volta, affermato che “in tema di qualificazione 
soggettiva degli addetti ai servizi postali, la trasformazione dell’amministrazione 
postale in ente pubblico economico, attuata con il d.l. 12-1993 n. 487 e la suc-
cessiva adozione della forma della società per azioni di cui alla legge 23-12-
1996, n. 662, non fanno venir meno la natura pubblicistica dei servizi postali” 
(Cass., 14-12-1999, Ferrara, CED 215589; Cass., 13-1-1999, Mascia, CED 
213910, anche citate in, cl. 62 p. 18.1.917). Questa giurisprudenza, in vigore al 
momento dei fatti è del resto stata consolidata posteriormente dalla Corte (cfr. 
Cass., 15-06-2004, Perrone, CED 606104). 
Particolarmente illuminanti al riguardo sono anche le considerazioni espresse dal 
già citato Consiglio di Stato italiano, nella sentenza del 4 giugno 2002 (n. 
2724/2002), che rileva come, pur assumendo la forma societaria, Enel S.p.A. ab-
bia continuato ad essere sottoposta ad una disciplina derogatoria a quella codici-
stica e sintomatica della strumentalità rispetto al conseguimento di finalità pubbli-
cistiche, non da ultimo alla luce del fatto che l’azionista di maggioranza, pubblico 
(Ministero del Tesoro), esercitasse i propri diritti non in modo autonomo, ma, in 
alcuni casi, secondo le direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri.  
ll Consiglio di Stato, in tale sua pronuncia, evidenziava di riflesso come il titolare 
della maggioranza sulle azioni di Enel S.p.A. fosse in parte condizionato 
nell’esercizio dei propri diritti di azionista da regole di funzionamento che costitui-
vano allora un’alterazione del modello societario tipico, rivelando la completa at-
trazione nell’orbita pubblicistica della S.p.A.  
La massima istanza giudiziaria amministrativa italiana completava il proprio ra-
gionamento osservando come alla capogruppo Enel incombesse l’assunzione 
delle funzioni di indirizzo strategico e di coordinamento dell’assetto industriale e 

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delle attività esercitate dalle società da essa controllate, il fine ultimo del gruppo 
permanendo il soddisfacimento - anche attraverso le controllate - di bisogni gene-
rali della collettività. 
In aggiunta a tali premesse di ordine generale, occorre rilevare come D. e E., 
benché formalmente amministratori delegati di due controllate appena costituite, 
abbiano anche in seguito mantenuto invariato il loro rapporto di lavoro con la ca-
pogruppo Enel S.p.A., rivestendo, dietro incarico di questa e non a seguito di e-
lezione da parte degli organi societari delle rispettive controllate, la carica di am-
ministratore delegato di EPW rispettivamente di Enel Produzione (verbale princi-
pale, cl. 93 p. 910.27 e seg.). Quanto a B., formalmente impiegato da EPW, la 
natura pubblicistica di quest’ultima si evince dalle considerazioni testé sviluppate, 
ma anche dal fatto che i proventi ingenerati in EPW a ridosso della sua creazione 
derivassero forzatamente, come è emerso nel corso dei pubblici dibattimenti, da 
commesse risalenti principalmente alla pregressa attività della capo gruppo, con 
un portafoglio di commesse in essere prima dello spinoff societario (verbale prin-
cipale, cl. 93 p. 910.28). 
 
Visto quanto precede, gli accusati D., B. e E., nel periodo in questione, sono da 
qualificarsi pubblici ufficiali, in quanto hanno agito nell’esercizio di una pubblica 
funzione. Questo vale in specie con riferimento agli atti inerenti all’aggiudicazione 
di appalti di lavori, forniture e servizi.  
Quanto detto vale altresì per gli atti commessi nell’esercizio di una pubblica fun-
zione in relazione alla gestione del patrimonio. La Corte costituzionale italiana 
ha, in effetti, stabilito che la Corte dei conti mantiene le proprie funzioni di control-
lo contabile su tutti gli enti economici, anche se trasformati in società per azioni, 
nella misura in cui lo Stato conservi nella propria disponibilità la gestione delle 
nuove società mediante una partecipazione esclusiva o prevalente al capitale a-
zionario delle stesse. Nella fattispecie, è indubbio che Enel, alla quale sono ri-
conducibili EPW e Enel Produzione quali membri della holding (Enel S.p.A.), era 
al momento dei fatti prevalentemente partecipata da capitale dello Stato (come si 
è visto, quasi il 68% del capitale azionario in mano al Ministero del Tesoro).  
La sentenza della Corte di Cassazione, Sezioni Unite, del 27 ottobre 2009, n. 
26806, acquisita agli atti nel corso del dibattimento (cl. 93 p. 910.66-95), non infi-
cia questa argomentazione. Dapprima occorre rilevare che tale pronuncia attiene 
alla questione di sapere se la Corte dei conti sia o meno competente per statuire 
in merito al danno erariale. La Corte di Cassazione ha sostanzialmente concluso 
che, nella fattispecie, per i danni subiti da investitori in società con partecipazione 
statale è competente il giudice ordinario e non quello contabile.  
In tal senso, essendo le società della holding Enel S.p.A. delle società partecipa-
te dallo Stato e da privati, lo Stato, come qualsiasi altro azionista, deve adire i tri-
bunali ordinari per far valere eventuali pretese civilistiche (risarcimenti).  

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Questa tematica è tuttavia ininfluente sulla qualifica penale di “pubblici ufficiali” 
dei dirigenti di EPW e di Enel Produzione né, tanto meno, inficia la natura pubbli-
cistica delle stesse, la quale deve peraltro essere valutata con mente alla situa-
zione in essere al momento dei fatti e non oggi. Quest’ultima natura è, al contra-
rio, confermata anche da questa sentenza nella misura in cui la stessa autorità 
afferma la competenza della Corte dei conti per il danno all’immagine. 
 
Ne consegue che D., B. e E. sono da considerarsi pubblici ufficiali ai sensi del di-
ritto italiano.  

5.1.3 Per quanto concerne il diritto svizzero, va rilevato che anche nel diritto nazionale 
gli organi di imprese controllate o sorvegliate dallo Stato sono inclusi nella cer-
chia delle persone che esercitano una funzione pubblica, fermo restando che la 
qualifica di “pubblico funzionario” non deve essere riconosciuta unicamente ai 
funzionari istituzionali (funzionari stictu senso) ma anche a persone che esercita-
no funzioni statali (FF 1999 p. 4763 e 4749). Nei casi di privatizzazioni di attività 
infrastrutturali statali (utilities), anche secondo la dottrina lo statuto di pubblico uf-
ficiale permane qualora la privatizzazione non è totale (BERTRAND PERRIN, La ré-
pression de la corruption d’agent public étrangers en droit pénal suisse, Basilea 
2008, specialmente pag. 138 e seg.), questo in special modo qualora la maggio-
ranza delle azioni della società resta in mano allo Stato (MARK PIETH, op. cit., n. 
11 ad art. 322septies). Un tale approccio è del resto conforme all’art. 1 cpv. 4 lett. a 
della Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri 
del 17 dicembre 1997 ratificata sia dall’Italia che dalla Svizzera. Ai sensi della 
Convenzione deve essere considerato pubblico ufficiale straniero qualsiasi per-
sona che esercita una funzione pubblica in un’impresa pubblica di un paese stra-
niero e, come sottolinea Ingeborg Zerbes del suo commentario alla Convenzione, 
“per quanto attiene alle utilities in mano a privati, fintanto che lo Stato non ha di-
smesso completamente la sua posizione dominante, gli impiegati di tali imprese 
mantengono il loro statuto di “pubblici ufficiali” (“If the state continues to exercise 
dominant control over an undertaking after privatisation, the status as public offi-
cial and as public enterprise is not lost”: INGEBORG ZERBES, The OECD 
Convention on Bribery, Cambridge 2007, pag. 65). 
In conclusione, anche sotto il profilo del diritto svizzero, gli accusati D., B. e E. 
adempiono la qualifica di pubblici funzionari (art. 110 n. 3 CP). 

 
 
5.1.4 Sulla base delle dichiarazioni di E. e di D. essenzialmente concordanti e, come si 

vedrà di seguito, suffragate da riscontri probatori inequivocabili, risulta che, dal 
1999, Enel aveva deciso di avviare un programma di riconversione dei cicli com-
binati per un investimento complessivo di EUR 1,2 miliardi (cl. 60 p. 18.1.171). La 
riconversione prevedeva l’acquisto di turbine a gas per diverse centrali termoelet-

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triche. La prima centrale per la quale venne bandita una gara fu quella di “La Ca-
sella” sita a Castel San Giovanni (I) per la fornitura di 7 macchine turbogas. In 
questo contesto E. ha svolto un ruolo preponderante nelle relazioni con il gruppo 
tedesco Siemens beneficiando della conoscenza ventennale di II., ex dirigente 
Siemens pensionato ma rimasto consulente della società tedesca. Sulla scorta di 
questa relazione, E. ha dichiarato di aver incontrato nel gennaio del 2000 in un 
ristorante di Milano, i rappresentanti della Siemens II. e JJ. (direttore commercia-
le di Siemens) (cl. 60 p. 18.1.171). Le dichiarazioni di E. in merito a questo incon-
tro sono confermate da D. il quale ha ammesso la sua presenza all’incontro 
(cl. 60 p. 18.1.146). La partecipazione di D. era necessaria poiché all’interno di 
EPW la gestione della gara era responsabilità di D. (verbale E., cl. 93 p. 
910.1742 e segg.). Più precisamente, dal punto di vista delle ripartizioni delle 
competenze tra EPW e Enel Produzione, nella presente fattispecie va rilevato 
che, da un lato, quest’ultima, rappresentata da E., era l’entità che stabiliva i fi-
nanziamenti, gli investimenti ed era la committente, mentre, dall’altro lato, EPW, 
rappresentata da D., si occupava del processo di gestione dell’offerta, sia negli 
atti formali che sostanziali (verbale E., cl. 93 p. 910.1743; verbale D., cl. 93 p. 
910.1743, p. 910.1712 e seg.). Nel corso della cena, i rappresentanti della Sie-
mens hanno riferito di essere disposti ad elargire a D. e a E. una somma di EUR 
2'600'000.-- per il buon esito della gara e nella speranza di condizionare le loro 
scelte anche per le gare successive (cl. 60 p. 18.1.172). Durante ulteriori incontri 
tra II. e JJ., da un lato, e D. e E., dall’altro lato, i rappresentanti della Siemens si 
sono impegnati al versamento a questi ultimi di ulteriori EUR 3'400'000.-- circa 
per la fornitura di altre 5 turbine a Enel Produzione nell’ambito del programma 
Repowering. Al fine di assicurarsi che l’attribuzione delle commesse andasse a 
buon fine, D. e E. hanno istaurato una collaborazione operativa in base alla quale 
D. definiva nel dettaglio, raccordandosi con i rappresentanti della Siemens, gli e-
lementi utili per l’esito positivo dell’assegnazione, mentre E. vegliava in via gene-
rale a che l’aggiudicazione finale non venisse compromessa (cl. 60 p. 18.1.183, 
verbale D., cl. 93 p. 910.1743, p. 910.1712).  
Le modalità mediante le quali le dazioni di denaro dovevano essere versate da 
Siemens a E. e a D. sono state discusse, secondo le dichiara