# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ddc9f6c2-fa61-59da-9157-8f8feda8949a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-11-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 07.11.2000 52.2000.146
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2000-146_2000-11-07.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2000.00146

   

  	
  Lugano

  7 novembre
  2000

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 29 maggio 2000 di

 

 

	
   

  	
  __________

  patr. dal dr. jur. __________, st. leg. avv.
  __________,  

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 9 maggio 2000 (n. 1859) del Consiglio
  di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la
  decisione 8 ottobre 1999 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei permessi
  e dell'immigrazione, in materia di decadenza del permesso di domicilio;

  

 

 

viste le risposte:

-    14 giugno 2000 del
Dipartimento delle istituzioni,

-    21 giugno 2000 del
Consiglio di Stato;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a)
__________, cittadina italiana, si è sposata il __________ a __________ (prov.
di __________) con il connazionale __________. Dalla loro unione sono nati
__________ e __________. Il 14 gennaio 1980, __________ è giunto nel canton Uri
dove ha ottenuto un permesso di dimora. Il 24 gennaio 1981 la ricorrente è entrata
a sua volta in Svizzera ed è stata posta al beneficio di un permesso di
soggiorno per vivere insieme al marito. Il 30 aprile 1982, i coniugi __________
si sono trasferiti in Ticino. Il 3 aprile 1989, l'allora Ufficio cantonale
degli stranieri ha radiato __________ dal permesso di domicilio ottenuto dal
marito, dal quale viveva separata dal 13 giugno 1988, rilasciandole un analogo
permesso personale nel quale erano inclusi i figli. Il 30 novembre 1989 il
Pretore del Distretto di Lugano ha sciolto per divorzio il matrimonio dei
coniugi __________. Il __________ la ricorrente ha dato alla luce __________,
nato da una relazione con il cittadino germanico __________.

 

b) A partire dal suo arrivo in Ticino,
__________ ha lavorato quale impiegata presso diversi datori di lavoro. Nel
1991, essa ha iniziato a percepire le indennità di disoccupazione. A partire
dal 1993, è dovuta ricorrere all'assistenza sociale. Nel 1997 e 1998 ha
lavorato quale tirocinante in diverse società del Luganese, senza tuttavia
terminare l'apprendistato. Il 10 novembre 1998 la Sezione permessi e
immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha avvertito __________ che
stava esaminando la possibilità di emettere nei suoi confronti un'espulsione
amministrativa o una decisione di rimpatrio in quanto era, a quel momento, a
carico dell'assistenza unitamente ai figli per fr. 203'244.80. Invitata a
prendere posizione per iscritto circa eventuali impedimenti per un rientro
definitivo in patria, essa aveva affermato che a partire dal gennaio 1999 le
sue entrate le avrebbero permesso di rendersi autosufficiente e di uscire
definitivamente dall'assistenza. A seguito di tali dichiarazioni, il 9 dicembre
1998 il dipartimento si è limitato ad ammonirla con l'avvertenza che se tale situazione
fosse perdurata anche dopo il marzo 1999 sarebbe stata presa in esame la possibilità
di adottare adeguate misure amministrative. L'interessata ha tuttavia continuato
a chiedere sussidi assistenziali fino alla fine del mese di maggio 1999. Il 18
maggio 1999, essa ha trovato lavoro a tempo parziale. L'attività è cessata dopo
tre mesi.

 

 

                                  B.   L'8 ottobre
1999 la Sezione permessi e immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha
dichiarato decaduto il permesso di domicilio di __________ fissandole il 31
dicembre 1999 quale ultimo termine per lasciare il territorio cantonale. La decisione
è stata resa in applicazione degli art. 9 cpv. 3, 10, 11 cpv. 3, 12 LDDS, 16
ODDS e 3 RLALPS. L'autorità ha tuttavia rinunciato ad adottare un provvedimento
di espulsione a seguito del suo lungo soggiorno in Ticino, limitandosi a
decretarne il rimpatrio. Il dipartimento ha dato rilievo al fatto che
nonostante l'ammonimento, __________ era sempre a carico dell'assistenza
pubblica, presso la quale aveva contratto un debito complessivo, a quel momento,
di fr. 203'244.80, senza aver mai effettuato rimborsi. Ha inoltre ritenuto che
la stessa potesse risiedere senza difficoltà in un Paese dell'Unione europea,
dove il tenore di vita è analogo a quello ticinese, e rientrare in Svizzera in
qualità di turista a condizione di tenere un comportamento ineccepibile.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 9 maggio 2000 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da __________. In sostanza,
il Governo ha confermato i motivi posti a fondamento della risoluzione adottata
dal dipartimento. Ha precisato che il debito assistenziale contratto
dall'interessata, escludendo quanto percepito dai figli, ammontava a fr.
151'820.60 – e che non erano mai stati effettuati rimborsi. Ha quindi ritenuto
che la stessa fosse caduta a carico dell'assistenza pubblica in maniera
continua e rilevante. L'Esecutivo cantonale ha in seguito considerato esigibile
il rimpatrio della ricorrente in Italia con il figlio __________.

 

 

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia, __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone - previa concessione dell'effetto sospensivo al gravame
- l'annullamento. Sottolinea le difficoltà di conciliare l'attività
professionale con quella di madre e critica l'autorità inferiore per non aver
tenuto conto che essa aveva dovuto ricorrere all'assistenza pubblica per
garantire la sopravvivenza della famiglia. Pone in rilievo il fatto di non
essere ora più a carico dell'assistenza e afferma di non dover più far capo a
simili prestazioni nemmeno in futuro, segnatamente perché nel frattempo svolge
le pulizie presso diversi privati ed è aiutata finanziariamente da un cittadino
svedese domiciliato in Svizzera col quale convive. La prognosi sarebbe dunque
favorevole, dal momento che a partire dall'inoltro del ricorso ha iniziato a
rimborsare regolarmente fr. 200.– al mese. Chiede di ratificare il programma di
rimborso che propone in 5 fasi, affinché al 21 maggio 2004 il suo debito
assistenziale sia diminuito di fr. 60'000.–. Asserisce di aver soggiornato nel
nostro Paese, precisamente nel canton Uri, a partire dall'età di 11 anni
unitamente ai propri genitori, di avervi ottenuto il domicilio nel 1985 e di
essersi in seguito trasferita in Ticino con il marito nel 1986. Sottolinea di
essere ben integrata socialmente in Svizzera con __________ e di avervi sempre
tenuto un comportamento ineccepibile. La decisione impugnata sarebbe
sproporzionata, non solo a seguito del suo lungo soggiorno in Svizzera, ma anche
perché la separerebbe dai suoi figli di primo letto, che studiano o lavorano in
Svizzera. Chiede di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria e che
le venga concesso il gratuito patrocinio.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del ricorso si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di
essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
(cfr. art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. Il ricorso di diritto amministrativo al
Tribunale federale è, di principio, ammissibile contro le decisioni
d'espulsione fondate sull'art. 10 cpv. 1 LDDS (art. 97 cpv. 1 e 98 OG), non
sussistendo nessuna delle eccezioni previste dagli art. 99a-102 OG. In
particolare, non trovano applicazione i motivi di esclusione previsti dall'art.
100 cpv. 1 lett. b OG (DTF 114 Ib 1 consid. 1b). Ne discende che la
ricevibilità del gravame deve essere ammessa anche nei casi in cui, in
applicazione dei combinati art. 10 cpv. 1 lett. d e 11 cpv. 3 ultima frase
LDDS, è stata pronunciata una semplice misura di rimpatrio in luogo
dell'espulsione. Anche l'ordine di rimpatrio, alla stessa stregua
dell'espulsione, comporta infatti la decadenza del permesso di domicilio (art.
9 cpv. 3 lett. b LDDS).

 

1.3. Il gravame in oggetto, tempestivo (art.
10 LALPS e 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a
ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere evaso
sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

                                   2.   2.1. Il
permesso di domicilio, di durata illimitata (art. 6 cpv. 1 prima frase LDDS),
perde ogni validità in seguito ad espulsione o rimpatrio (art. 9 cpv. 3 lett. b
LDDS). Giusta l'art. 10 cpv. 1 LDDS, uno straniero può essere espulso quando la
sua condotta in generale e i suoi atti permettono di concludere che non vuole o
non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita
(lett. b) oppure quando egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cade
in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica (lett. d).
L'art. 11 cpv. 3 prima frase LDDS precisa tuttavia che una simile misura può
essere pronunciata soltanto se dall'insieme delle circostanze essa sembra
adeguata. Per valutare se tale presupposto sia adempiuto, occorre tenere conto,
segnatamente, della gravità della colpa a carico dell'interessato, della durata
del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia
subirebbero in caso di espulsione (art. 16 cpv. 3 ODDS). L'espulsione fondata
su uno dei motivi previsti dall'art. 10 cpv. 1 lett. c o d LDDS può essere
pronunciata soltanto se il ritorno dell'espulso nel proprio Paese d'origine è
possibile e può essere ragionevolmente richiesto (art. 10 cpv. 2 LDDS). Sono
inoltre da evitare dei rigori inutili nelle espulsioni decise secondo l'art. 10
cpv. 1 lett. d LDDS. In questi casi lo straniero può eventualmente essere anche
solo rimpatriato (art. 11 cpv. 3 seconda e terza frase LDDS).

 

2.2. Per rimpatrio s'intende il
trasferimento di uno straniero dal sistema assistenziale del paese ospitante a
quello d'origine. Tale provvedimento presuppone, di principio, che quest'ultimo
Stato acconsenta alla presa a carico della persona interessata e che venga
conchiuso un accordo per via diplomatica tra i Paesi interessati, al fine di
stabilire le modalità del trasferimento (DTF 119 Ib 4 consid. 2b). In assenza
di una simile intesa, la misura di rimpatrio è ampiamente comparabile ad una
decisione di espulsione fondata sull'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS, tranne per il
fatto che essa non comporta il divieto di entrata in Svizzera. In simili casi,
il rimpatrio di uno straniero può essere ordinato soltanto se si rivelano
realizzate le condizioni poste dalla suddetta disposizione, e dagli art. 10
cpv. 2 e 11 cpv. 3 LDDS, nonché dall'art. 16 cpv. 3 ODDS (DTF 119 Ib 4 segg.
consid. 2b e c). Allorquando più motivi di espulsione sono dati senza che
nessuno di essi giustifichi, di per sé, l'adozione di questo provvedimento per
ragioni di proporzionalità, la situazione dello straniero va valutata nel suo
insieme, per cui, a seconda delle circostanze, il suo allontanamento può comunque
apparire giustificato (cfr. Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal
fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997 308).

 

 

                                   3.   In
concreto, l'insorgente ha iniziato a percepire le prestazioni dell'assistenza
pubblica nel 1993. Nonostante il chiaro ammonimento del 9 dicembre 1998, essa
ha continuato a chiedere i sussidi, percepiti ininterrottamente, fino al 31
maggio 1999 (v. lettera 2 novembre 1998 dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento
all'allora Sezione degli stranieri; doc. Q prodotto dinnanzi al Consiglio di
Stato: scritto 21 maggio 1999 dell'Ufficio del sostegno sociale e
dell'inserimento alla cassa malati __________). A quel momento, la somma
complessiva del debito contratto dalla ricorrente ammontava a fr. 151'820.60,
senza che quest'ultima avesse effettuato rimborsi (v. scritto 4 maggio 2000
dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento al Servizio dei ricorsi
del Consiglio di Stato). Da quanto precede, risulta che __________, fino a poco
prima della decisione dell'autorità di prime cure, era caduta a carico
dell'assistenza pubblica durante 6 anni in maniera continua e rilevante. Va
osservato pure che l'insorgente ha chiuso la pratica appena 10 giorni dopo la
nuova richiesta di prestazioni. Contrariamente a quanto sostiene la ricorrente,
che ha incominciato a rimborsare il debito solo con l'inoltro del presente
ricorso  e nella misura di soli fr. 200.– mensili (doc. B), un sensibile
miglioramento della sua situazione non appare realmente pronosticabile. Le
diverse occupazioni che l'insorgente svolgerebbe attualmente quale donna delle
pulizie presso privati, nonché l'asserito aiuto finanziario del suo attuale
convivente (doc. S prodotto dinnanzi al Consiglio di Stato) non permettono un
sollecito rimborso del debito accumulato, tanto più che queste entrate sono
modeste e senza garanzia per il lungo termine. Va rilevato inoltre che
l'interessata non ha mai provveduto in precedenza a versare all'ente assistenziale
parte di quanto finora anticipatole (doc. B), nonostante abbia affermato di
svolgere questo lavoro già da qualche tempo e regolarmente (ricorso ad 7, pag.
5). Non porta a diversa conclusione la riduzione di fr. 27'731.70 del debito
contratto. Come ha correttamente indicato il Consiglio di Stato (ad D.4., pag.
11-12), le entrate registrate non concernono rimborsi effettuati direttamente
dall'insorgente, ma si riferiscono alla partecipazione che la Cassa malati
__________ ha riconosciuto in relazione a prestazioni mediche o medicine
anticipate dall'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento (fr. 4'564.70),
a una borsa di studio concessale dal competente ufficio cantonale e ceduta
all'assistenza (fr. 19'000.–), nonché ad assegni famigliari versati dalla CCC
AVS (fr. 4'167.–). D'altra parte la ricorrente stessa riconosce in tutti i casi
che anche prendendo in considerazione l'asserita cessione di un credito di fr.
30'000.– per gli alimenti dovuti dal padre di __________ che lo Stato starebbe
attualmente tentando di recuperare da __________, nonché la prossima fine degli
studi della figlia __________, le occorreranno comunque almeno 4 anni per poter
rimborsare solo una parte del debito assistenziale che del resto risulterà
ancora di quasi fr. 100'000.– (ricorso 7, pagg. 5-7). In questo senso risultano
chiaramente dati gli estremi per l'applicazione dell'art. 10 cpv. 1 lett. d
LDDS.

 

 

                                   4.   Il
provvedimento deve rispettare il principio di proporzionalità. Occorre pertanto
tenere conto della durata del soggiorno in Svizzera della ricorrente, del
pregiudizio che essa e la sua famiglia subirebbero in caso di espulsione,
nonché della gravità della colpa dell'interessata. Innanzitutto la ricorrente
sostiene di essere entrata in Svizzera unitamente ai propri genitori, precisamente
nel canton Uri, nel 1971 quando aveva 11 anni. Sia il Consiglio di Stato, sia
il dipartimento affermano per contro che l'interessata è giunta nel nostro
Paese la prima volta nel 1981 per vivere con il marito. Dall'inserto di causa
risulta che __________ ha iniziato a soggiornare sul territorio elvetico a
partire dal 24 gennaio 1981, proveniente dall'estero (v. autorizzazioni di
soggiorno 15 gennaio 1981 e 21 gennaio 1982 rilasciate dalla Polizia degli
stranieri urana a __________, allora marito dell'insorgente). Ora, non è dato
di vedere come si possa mettere in dubbio tali risultanze, tanto più che
l'interessata non ha versato agli atti alcun documento che dimostri un suo
precedente soggiorno sul territorio elvetico. E' comunque certo che la ricorrente
risiede nel nostro Paese da lungo tempo. Orbene, per prassi, il soggiorno in
Svizzera durante almeno una decina d'anni costituisce un elemento di sicuro
peso nell'ambito della ponderazione degli interessi, che entrano in gioco per
valutare la proporzionalità di una misura d'allontanamento adottata per ragioni
d'indigenza (DTF 119 Ib 1 consid. 4c). D'altra parte, come ha già avuto modo di
rilevare il Tribunale federale confermando il rimpatrio di un cittadino
africano residente in Svizzera da 23 anni e ivi domiciliato da 19 (STF inedita
30 settembre 1998 in re F. consid. 5b), va anche preso in considerazione il
comportamento generale della ricorrente. In Ticino, __________ ha lavorato
quale impiegata presso diversi datori di lavoro (v. rilascio permesso di
domicilio personale 3 aprile 1989; ricorso al Consiglio di Stato ad 4, pag. 4).
Nel febbraio 1991, essa è rimasta senza attività lucrativa ed ha beneficiato
delle indennità di disoccupazione. A partire dal 1993 e fino al 1999, essa ha
dovuto ricorrere alle prestazioni dell'assistenza sociale, che in sei anni
hanno raggiunto l'ingente somma di fr. 151'820.60. E' solo il 1° agosto 1997
che l'interessata ha ripreso a lavorare iniziando un apprendistato di commercio
e continuando comunque a rimanere a carico dell'assistenza. Il contratto di
tirocinio è stato tuttavia rescisso poco tempo dopo, come pure i due
successivi. Analoga sorte ha avuto l'attività professionale iniziata nel maggio
1999, cessata dopo tre mesi (doc. D-H; L prodotti in seconda istanza). L'insorgente
sostiene di aver dovuto far capo all'assistenza a seguito della nascita di
__________ e che con i figli a carico non poteva più conciliare attività
lavorativa e vita famigliare, anche a causa della mancanza di assegni
integrativi e di prima infanzia. La tesi non può essere condivisa. La nascita
del terzogenito nel marzo 1992 è di un anno e due mesi successiva all'ultimo
impiego esercitato dall'insorgente, la quale ha precisato che la cessazione
dell'attività lucrativa nel febbraio 1991 era dovuta a motivi congiunturali
legati al mondo del lavoro (ricorso ad 3, pag. 2; ricorso al Consiglio di Stato
ad 4, pag. 4). Del resto non solo essa ha affermato che in precedenza, la
tenera età dei suoi due figli di primo letto non le aveva impedito di lavorare,
ma nel formulario di proroga del termine di controllo del suo permesso di
domicilio sottoscritto il 27 marzo 1992, ossia un mese prima della nascita di
__________, essa aveva chiaramente indicato di essere in attesa di un posto di
lavoro. Inoltre, la ricorrente aveva rinunciato ai contributi alimentari dopo
lo scioglimento del vincolo matrimoniale (v. pto n. 4 della convenzione 21/27
novembre 1989 sulle conseguenze accessorie al divorzio sottoscritta dalle parti
ed omologata dal Pretore del Distretto di Lugano con sentenza 30 novembre
1989). Tenuto conto di tale rinuncia, il fatto di essere una famiglia
monoparentale con i relativi problemi che tale situazione pone, non le impediva
comunque di procacciarsi un lavoro, anche a tempo parziale. Essa ha invero ripreso
un'attività nel 1997, quando __________ aveva __________ anni, ma non è stata
in grado di portare a termine i diversi apprendistati iniziati. Essa non è
riuscita nemmeno a conservare il lavoro a tempo parziale che aveva iniziato nel
maggio 1999 dopo diverse ricerche (cfr. alcuni scritti di cui al citato doc. I)
e che ha lasciato dopo tre mesi (doc. L). E' d'altronde soltanto dopo aver
ricevuto la decisione di rimpatrio che essa sostiene di avere finalmente
incominciato a lavorare regolarmente come donna delle pulizie presso diversi
privati. Da quanto precede si può ben concludere che la ricorrente, titolare di
diversi certificati e anche di un diploma di sarta da donna (ricorso al
Consiglio di Stato, ad 5, pag. 6), non ha reso verosimile di aver fatto tutto
quanto si poteva ragionevolmente esigere da lei per evitare di trovarsi
costantemente a carico dell'assistenza pubblica durante tutti questi anni.
Manifestando una certa propensione a ricorrere a tali sussidi, essa denota pure
una certa incapacità di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che la
ospita (art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS). A maggior ragione si giustifica questa
conclusione se si considera che il 10 novembre 1998 la Sezione permessi e
immigrazione l'aveva avvertita che stava esaminando la possibilità di emettere
nei suoi confronti un'espulsione amministrativa o una decisione di rimpatrio a
seguito dell'ingente debito assistenziale contratto. Invitata a prendere
posizione per iscritto circa eventuali impedimenti per un rientro definitivo in
patria, l'interessata aveva affermato che a partire dal gennaio 1999 le sue
entrate le avrebbero permesso di rendersi autosufficiente e di uscire
definitivamente dall'assistenza. A seguito di tali dichiarazioni, il
dipartimento si era limitato ad ammonirla con l'avvertenza che se tale
situazione fosse perdurata anche dopo il marzo 1999 sarebbe stata presa in
esame la possibilità di adottare adeguate misure amministrative. Nonostante
l'avvertimento, la ricorrente ha continuato a percepire sussidi fino al maggio
1999. Il 30 giugno 1999 il dipartimento delle istituzioni ha invitato
__________ a prendere posizione in merito a un suo eventuale rientro in Italia
e a produrre le ricevute di quanto essa aveva rimborsato fino a quel momento
all'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento. L'insorgente non ha
nemmeno dato seguito alla missiva. __________ ha invero trascorso buona parte
della propria vita in Svizzera, segnatamente in Ticino. Il suo lungo soggiorno
nel nostro Paese non impedisce tuttavia il suo rimpatrio in un Paese
dell'Unione Europea, segnatamente in Italia, dove è nata ed è cresciuta prima
di giungere in Svizzera. La decisione avversata non pregiudica quindi in
maniera eccessiva la sua risocializzazione, ritenuto pure nella vicina Penisola
stile di vita, lingua e cultura sono simili a quelli ticinesi. In questo senso
si può dunque affermare che, in caso di ritorno nel proprio Paese d'origine,
essa non si troverà confrontata con insuperabili difficoltà d'adattamento. Per
quanto riguarda il figlio __________ di __________ anni, il quale attualmente
frequenta la scuola elementare, egli è ancora piccolo e dipendente dalla madre,
ragione per cui problemi linguistici o di sradicamento dalla realtà elvetica
non si pongono. Va sottolineato inoltre che la questione del rispetto della
vita famigliare con i figli __________ e __________ domiciliate in Svizzera,
non sussiste. La prima è maggiorenne, mentre il secondo - diciassettenne - vive
con il padre (ricorso dinnanzi al Consiglio di Stato, ad 7, pag. 8). Il
provvedimento di rimpatrio permette in tutti i casi alla ricorrente di
rientrare in Svizzera in qualità di turista e mantenere intatte le relazioni
con questi ultimi, anche se non volesse stabilirsi nella fascia di confine.

 

 

                                   5.   La
decisione impugnata è dunque legittima, adeguata alle circostanze e rispettosa
del principio della proporzionalità. Le autorità inferiori, limitandosi al
rimpatrio della ricorrente, non hanno pertanto disatteso le disposizioni legali
invocate. Difatti, la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo
del potere di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli
stranieri in ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura adottata. La
decisione appare pertanto corretta, anche sotto il profilo dell'art. 8 CEDU.

 

 

                                   6.   Con
l'emanazione del presente giudizio, la domanda di effetto sospensivo diviene
priva di oggetto. L'istanza di conferimento dell'assistenza giudiziaria e del
gratuito patrocinio va respinta siccome il ricorso era infondato sin dall'inizio
(art. 30 PAmm). Tassa e spese di giustizia seguono la soccombenza (art. 28
PAmm). Non si può quindi prescindere dall’applicazione di una tassa di
giudizio, che tenga conto della situazione finanziaria dell'insorgente.

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 8 CEDU; 1, 4, 6, 9 cpv. 3, 10 cpv. 1
lett. b/d, 11 cpv. 3 LDDS; 16 ODDS; 100 cpv. 1 lett. b OG; 10 lett. a LALPS; 3,
18, 28, 30, 43, 46, 47, 60, 61 PAmm;

 

 

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

§.  Di conseguenza __________, cittadina italiana,
è tenuta a lasciare il territorio del Cantone Ticino unitamente al figlio
__________ entro il 15 gennaio 2001 notificando la propria partenza al
competente ufficio regionale degli stranieri.

 

 

                                   2.   La domanda
di conferimento dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio è
respinta.

 

 

                                   3.   La tassa di
giustizia e le spese, per complessivi fr. 300.–, sono a carico dell'insorgente.

 

 

                                   4.   Contro la
presente decisione è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      5.   Intimazione
  a:

  	
   

  __________

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario