# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** fad36753-3ddc-54b2-ba95-d58691ac880b
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-02-13
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 13.02.2004 INC.2003.23712
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-2003-23712_2004-02-13.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.2003.23712

  	
  Lugano

  13 febbraio 2004

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Edy
  Meli

  
	
  sedente
  per statuire sull'istanza di proroga del carcere preventivo presentata il 3
  febbraio 2004 dal

   

  
						

 

 

	
   

  	
  Procuratore pubblico
  __________, Lugano

   

   

  
	
   

  	
  nei confronti di 

  

 

	
   

  	
  ____________, attualmente detenuto c/o PCT, Cadro

  (patrocinato di fiducia
  dall'avv. __________)

  

 

accusato
dei reati di cui agli artt. 112, sub. 111, in relazione con 22 CP, nonché 140,
158 e 253 CP;

 

viste
le osservazioni della difesa (9 febbraio 2004);

 

visto
l'incarto MP 1474/2003;

 

 

ritenuto
e considerato

 

 

 

in fatto ed in diritto

 

 

 

1.

 

Per
i fatti essenziali, e per quanto qui necessario, si può rinviare (DTF 123 I 31)
a precedente decisione che negava la libertà provvisoria al qui accusato:

 

"A.

____________ è stato arrestato il 16 aprile 2003, con
contestuale promozione dell'accusa per le ipotesi di reato di appropriazione
indebita qualificata, subordinatamente semplice, amministrazione infedele
qualificata, subordinatamente semplice, mancato assassinio, subordinatamente
mancato omicidio (doc.1 inc. GIAR 237.2003.1).

L'arresto è stato confermato, da questo giudice lo
stesso giorno, ritenuta la presenza di gravi indizi di colpevolezza (in modo
evidente, date le ammissioni, per i reati finanziari) e necessità istruttorie
(doc. 6 inc. GIAR 237.2003.1).

B.

Due sono le fattispecie oggetto d'inchiesta. In
sintesi: da un lato ____________ è accusato di essersi appropriato,
rispettivamente di aver amministrato infedelmente, di denaro di proprietà di
____________ che era stato depositato su relazioni bancarie delle quali egli
(____________) era procuratore, e ciò per ca. 3 milioni di FRS. D'altro, ed in
relazione al ferimento al volto di ____________ avvenuto a ____________ il 24
febbraio 2003 in circostanze poco chiare, egli è accusato di aver agito
intenzionalmente e con l'intenzione di uccidere."

(sentenza 20 giugno 2003, GIAR 237.2003.2)

 

 

2.

 

Con
decisioni del 15 ottobre 2003 (GIAR 237.2003.5) e 12 dicembre 2003 (GIAR
237.2003.8), questo giudice aveva prorogato, ogni volta, di due mesi il carcere
preventivo cui era astretto ____________ (quindi fino al 16 febbraio 2004
compreso).

 

 

3.

 

Con
l'istanza qui in discussione il magistrato inquirente chiede che la detenzione
preventiva sia ulteriormente prorogata di 2 mesi, cioé sino al 16 aprile 2004.

Il
Procuratore pubblico precisa di aver già proceduto al secondo deposito degli
atti (acquisiti quale complemento d'inchiesta ordinato da questo giudice in
accoglimento, parziale, di un reclamo della difesa) e, alla scadenza dello
stesso, di aver ricevuto ulteriore richiesta di complemento da parte
dell'accusato; tali richieste sono già state respinte (AI 712, 733 e 744). La
relativa procedura non essendo ancora conclusa (per facoltà di reclamo ex art.
280 CPP), e non essendo possibile prevedere l'esito del reclamo, la proroga è
richiesta per permettere conclusione dell'istruttoria, ritenuta la presenza di
gravi indizi di reato, pericolo di inquinamento delle prove e pericolo di fuga,
nonché rispetto del principio di proporzionalità (Istanza 3 febbraio 2004, p. 2
e 3).

 

 

4.

 

La
difesa, con osservazioni del 9 febbraio 2004, si oppone alla proroga richiesta.

Non
contesta formalmente l'esistenza di gravi indizi di reato, ma segnala che
quella in oggetto è la terza richiesta in ordine di tempo presentata
dall'accusa. Segnala come il trascorrere del tempo imponga criteri sempre più
rigidi quo alla verifica del fondamento della carcerazione e, per quanto concerne
l'oggetto della presente e sottolinea (a valere quale contraddizione nella
logica dell'inquirente) come vengano invocate necessità istruttorie dopo aver
negato alla difesa dei complementi istruttori che costituivano "scarna
verifica" di quelli precedentemente accordati. Inoltre, afferma che la
richiesta di proroga é volta a permettere lo sviluppo eventuale di una
procedura ricorsuale relativa a complementi che già avrebbero dovuto essere
acquisiti (con riferimento alla decisione di questo giudice del 14 gennaio
2004) e, se non lo sono stati, ciò è imputabile unicamente all'inquirente, con
conseguente inammissibilità di aggravio della situazione dell'accusato (quindi
con implicita affermazione di violazione dell'art. 102 cpv. 1 CPP).

Rigetta
le argomentazioni del Procuratore pubblico circa l'attuale esistenza di bisogni
istruttori e pericolo di collusione, e contesta l'esistenza di un concreto
pericolo di fuga, a suo giudizio comunque limitabile mediante una serie di
misure già proposte con l'istanza di libertà provvisoria del 2/4 febbraio
(Osservazioni 9 febbraio 2004, 3 ss in particolare; doc. 1 inc. GIAR
237.2003.13).

 

 

5.

 

L'istanza,
presentata prima del termine di scadenza della detenzione preventiva (16
febbraio 2004, compreso) e con tempi che hanno permesso il rispetto del diritto
di essere sentito dell'accusato, è ricevibile.

 

 

6.

 

I principi che reggono la materia, pur se noti alle
parti, vengono qui brevemente richiamati:

 

"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33
scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo
evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in
libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo
a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato
gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel
contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al
pericolo di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare
ad esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si
aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di
interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag.
32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine
pubblico (REP 1998 n. 105).

L'eccezione della cautelare privazione della libertà
personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto
cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di quanto
già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel solco di
quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della
proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia
381).

I menzionati presupposti vanno approfonditi con
maggior rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione
della libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988
pag. 416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la Camera dei
ricorsi penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag.
128)."

(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc.
520.2001.5) 

 

 

7.

 

Con
decisione del 9 febbraio 2004, questo giudice ha respinto un'istanza di libertà
provvisoria presentata da ____________ (con richiesta di misure sostitutive tra
cui la cauzione). Per motivi legati ai termini di legge (l'istanza doveva
essere decisa entro il 9 febbraio 2004, essendo stata trasmessa a questo
ufficio, dal magistrato inquirente, nel pomeriggio del 6 febbraio e le
osservazioni, alla richiesta di proroga, essendo pervenute, sempre a questo
ufficio e via fax, il pomeriggio del 9 febbraio - cfr. incarti GIAR 237.
2003.12/13), non è stato possibile evadere la richiesta di proroga contemporaneamente
all'istanza di libertà provvisoria (come postulato dalla difesa nelle
Osservazioni del 9 febbraio 2004 - cfr. p. 2 in fondo).

 

 

8.

 

Quanto
detto nella menzionata (e recentissima decisione) quo all'esistenza di gravi
indizi di colpevolezza, pericolo d'inquinamento delle prove, pericolo di fuga,
proporzionalità e possibilità d'adozione di misure sostitutive all'arresto,
valgono anche oggi ai fini della presente decisione e vengono qui integralmente
ribadite (e riprodotte, pur nella possibilità di semplice rinvio -DTF 123 I 31-
a scanso di ogni e qualsiasi possibile equivoco):

 

"

-              
con l'istanza qui in discussione,
____________ chiede di essere posto in libertà provvisoria contro "prestazione
di un'offerta di cauzione pari a FRS 250'000.-", somma acquisibile
mediante mutuo ipotecario gravante un immobile di ____________ "di
proprietà dei 4 fratelli ____________" (Istanza, 2 febbraio 2004, p.
1); inoltre, produce tutta una serie di documenti, relativi a sue spese
passate, asserendo riduzione di quanto gli inquirenti hanno indicato come
"non documentato" (ca. FRS 450'000.- a fronte di ca. FRS 1,7 mio),
rispettivamente "non giustificato" (ca. FRS 160'000.- a fronte di ca.
FRS 455'000.-) nell'ambito della ricostruzione del destino delle somme
prelevate (da ____________) dai conti ____________; l'istante ritiene così di
aver ridotto, se non vanificato, il pericolo di inquinamento delle prove quo al
destino dei fondi nonché il pericolo di fuga (Istanza p. 2);

 

-              
il magistrato inquirente, nel suo
preavviso negativo del 6 febbraio, dopo aver ricordato i gravi indizi di
colpevolezza, segnala che l'immobile sul quale si indica di voler accendere il
mutuo ipotecario è gravato da una limitazione della facoltà di disporre
perlomeno per ¼ (AI 128); quanto alla documentazione prodotta sostiene che in
realtà le possibili riduzioni (a voler considerare probante senza ulteriore
analisi la documentazione) sarebbero di ben altra (e minore) entità: le spese
non documentate si ridurrebbero da 1,7 ad 1,5 mio, quelle non giustificate di
ca. 15'000.- FRS;

 

-              
con le osservazioni (9 febbraio
2004) ____________, prende posizione sui commenti del magistrato inquirente
alla documentazione da lui prodotte (riconoscendo la fondatezza di alcune
considerazioni e contestandola per altre), produce ulteriori "pezze
giustificative" di spesa, uno scritto della Banca Raiffeisen
_____________, contesta l'ipotesi di tesaurizzazione e ribadisce la
disponibilità a sottoporsi a determinate misure sostitutive dell'arresto in
carcere;

 

-              
preliminarmente, va detto che
l'istante sembra dimenticare che questo giudice non ha il compito di condurre
l'istruttoria e/o di effettuare accertamenti in prima persona (in sede di
decisione quo alla libertà provvisoria vi ostano pure ragioni di
"tempo"); non spetta a questo giudice determinare quale delle due
letture della documentazione prodotta sia quella corretta (rispettivamente
determinarsi su documentazione prodotta solo in sede di osservazioni senza
possibilità concreta per il magistrato inquirente di esprimersi sulla stessa);
questi accertamenti competono, se del caso, al giudice di merito; per la
presente decisione basta constatare che la documentazione in questione non
costituisce "prova liquida": é stata prodotta per la prima volta in
questa sede e non durante tutta la fase dell'istruttoria destinata alla
ricostruzione, parte della documentazione (recante date del 1999, 2000, 2001,
quindi relativamente recenti) non è accompagnata (come altra) da una lettera
che spieghi la recente acquisizione, tra queste lettere ve n'è una datata
"27 agosto 2002" che risponderebbe ad una richiesta del 21 dicembre
2003", i rilievi del Procuratore pubblico (che diminuiscono valenza
probatoria di determinate cifre perché già considerate o perché non tengono
conto di corrispondenti entrate - per es. da assicurazioni) sono, in alcuni
casi, ammessi (Preavviso PP, p. 2/3; Osservazioni difesa, p. 2);

 

-              
neppure spetta a questo giudice
(se non per questioni d'economia di giudizio) approfondire la questione dell'ipotecabilità
del fondo indicato nell'istanza (che effettivamente è, in parte, oggetto di una
limitazione della facoltà di disporre ed in parte già ipotecato - cfr. AI 128
ed allegati), ritenuto che anche singole quote di comproprietà possono essere
gravate da ipoteca (artt. 646 e 800 CCS); non ci si può comunque esimere dal
constatare che la banca (cfr. scritto 21 gennaio 2004 allegato alle
osservazioni dell'istante) non sembra essere a conoscenza di questo dettaglio
visto che menziona un finanziamento da erogarsi "agli intestatari della
lettera quali debitori solidali" (tra i quali ____________ non figura)
e garantito da un'ipoteca gravante la particella di "proprietà dei
signori ____________-___________, ____________, ___________, ___________ in
ragione di ¼ ciascuno";

 

-              
alla luce di quanto sopra, si deve
comunque concludere che la situazione (che interessa per la presente decisione)
è sostanzialmente immutata per rapporto a quanto determinato nella precedente
decisione relativa alla libertà provvisoria; se da un lato vi è una leggera
diminuzione delle cifre relative al destino dei fondi (nella misura ammessa dal
Procuratore pubblico e, quindi, non più soggetta ad accertamento), dall'altro
l'istruttoria predibattimentale è indiscutibilmente nella sua fase conclusiva; 

 

-              
valgono, allora e pienamente, le
considerazioni già dettagliatamente espresse nella precedente decisione del 15
dicembre 2003:

 

"I principi che reggono la materia,
pur se noti alle parti, vengono qui riproposti:

 

"L'art. 95 CPP - corrispondente all’art. 33
scaturito dalla revisione parziale 23 settembre 1992 / 1. gennaio 1993 - dopo
evidenza al cpv. 1 del principio secondo cui l'accusato si trova di regola in
libertà, consente al cpv. 2 arresto, perdurare e proroga del carcere preventivo
a' sensi dell'art. 103 CPP, quando esistono a carico dello stesso accusato
gravi e concreti indizi di colpabilità per un crimine o un delitto e nel
contempo sono presenti preminenti motivi di interesse pubblico, quali - per
quanto qui concerne - i bisogni dell’istruzione, con particolare riguardo al pericolo
di collusione che, - sia detto qui a futura memoria - può continuare ad
esistere sino al pubblico dibattimento (sentenza della I Corte di diritto
pubblico del Tribunale federale del 23 marzo 2000 in re S.B., consid. 4a). Si
aggiunge, sempre con riferimento al caso in esame, che l’elenco dei motivi di
interesse pubblico nell’art. 95 cpv. 2 CPP non è esaustivo (Messaggio
aggiuntivo del 20 marzo 1991 concernente la revisione del CPP, ad art. 27, pag.
32, nota 3), tra altri possibili, essendovi quello della tutela dell’ordine
pubblico (REP 1998 n. 105).

L'eccezione della cautelare privazione della libertà
personale ha così trovato codificazione in una chiara base legale (di diritto
cantonale: DTF 114 Ia 283 cons. 3), in corrispondenza ed a superamento di
quanto già dettato dalla giurisprudenza della Camera dei ricorsi penali - nel
solco di quella del Tribunale federale -, ritenuto implicito il rispetto della
proporzionalità (REP 1980 pag. 44; 1986 pag. 158; 1988 pag. 413; DTF 102 Ia
381).

I menzionati presupposti vanno approfonditi con maggior
rigore nella loro valutazione, quanto più si è protratta la restrizione della
libertà e quanto più si avvicina la conclusione delle indagini (REP 1988 pag.
416; 1989 pag. 287 ss).

Ed anche questo giudice, come già la Camera dei ricorsi
penali, non restringe la sua cognizione all'arbitrio (REP 1980 pag. 128)."

(per tutte: sentenza GIAR 21.12.2001 in re G., inc.
520.2001.5) 

 

 

-           i motivi che giustificano il
mantenimento della detenzione preventiva di ____________, sono già stati
analizzati nelle precedenti procedure e sono attuali anche oggi, in particolare
per quanto determinato nella recente decisione del 12 dicembre 2003 a cui si
rinvia integralmente (DTF 123 I 31); in questa sede ci si limita a riprodurre
le determinazioni più significative:

 

"

3.

Per quanto concerne l'esistenza di gravi indizi di
colpevolezza, tenuto conto dei limiti che deve porsi questo giudice, si può
senz'altro far capo (DTF 123 I 30, cons. 2 c.) a quanto detto nelle decisioni
del 20 giugno 2003 e del 15 ottobre 2003. …:

"3.

a)

Gravi e concreti indizi di reato sono presenti nel caso
in esame, sia per i reati di carattere patrimoniale, sia quelli contro la
persona.

b)

Non occorre qui spendere molte parole in relazione alle
ipotesi di reati patrimoniali. Gli elementi in tal senso, già emersi nei
contatti tra le due parti prima dell'avvio del procedimento penale, sono stati
ammessi dall'accusato fin dal suo primo verbale davanti al Procuratore
pubblico:

"Io voglio qui precisare che lunedì mattina, 14.4.2003,
ho avuto un incontro presso gli uffici della ____________ con il mio avvocato,
____________ e l'Avv. ____________. In tale incontro, l'avv. ____________ mi ha
rimproverato di aver effettuato dei prelevamenti sul conto di ____________ per
complessivi 3 milioni di frs. Io in quella sede ho detto, e lo riconfermo, che
ho indebitamente prelevato dei fondi dal conto ____________ di pertinenza di
____________. Per semplicità quando nel presente parlo del conto ____________
di pertinenza di ____________ mi riferisco alla relazione bancaria aperta a suo
tempo presso ____________ Altdorf, ricordo a memoria il numero di base cioé
87/1270." (Verbale PP 16 aprile 2003 p.3) 

La sostanza di queste ammissioni, peraltro conformi con
quanto risulta dalla documentazione già acquisita (cfr. Verbale PP ____________
14 aprile 2003 e relativi allegati), è stata recentemente ribadita
dall'accusato (Verbale PP 3 giugno 2003, p. 1). 

…

c)  

Per ciò che attiene le ipotesi di reato contro la
persona, numerosi sono gli aspetti non chiari (o non ancora chiariti) in merito
alla dinamica dei fatti, dinamica non priva d'importanza (per non dire
determinante) per l'accertamento dell'esistenza o meno dei reati indicati nella
promozione d'accusa.

Innanzitutto, non sono chiari i motivi per i quali
____________ è stato invitato ad entrare in casa ed in studio. L'accusato,
quando era ancora indiziato per lesioni colpose, fa riferimento al fatto che
____________ poteva mostrargli come si fa a smontare una "parabellum"
(Verbale PP ____________ 25 febbraio 2003 p. 3). ____________, che ha si
riferito della richiesta relativa allo smontaggio della "parabellum"
(Verbale PP 27 febbraio 2003, p. 2), ha poi precisato che il motivo principale
stava nel fatto che ____________ doveva mostrargli i conti (Verbali PP
____________ 14 aprile 2003, p. 8 e 22 aprile 2003, p. 5) ed ha parlato di un
disinteresse dell'accusato per l'operazione di smontaggio dell'arma (ibidem).

Pure non chiara è la situazione (localizzazione)
dell'arma, che ha ferito ____________, al momento in cui i due sono entrati in
casa, rispettivamente nello studio. Per ____________ si trovava sulla
scrivania, carica, disassicurata e con il cane alzato, e ciò da tre giorni
(Verbali PP ____________ 25 febbraio 2003, p. 4 e 9 maggio 2003 p. 10), mentre
____________, che alla scrivania si è seduto per smontare la
"parabellum", non l'ha vista (Verbale PP ____________ 27 febbraio
2003, p.2, 14 aprile 2003 p.8, 22 aprile p.5). Inoltre, ____________ si dice
sicuro che prima dello sparo ____________, che era uscito dallo studio per
orinare, è rientrato dirigendosi direttamente verso di lui (Verbale PP
____________ 22 aprile 2003, p. 5), quindi senza "passare" dalla
scrivania come afferma, invece, l'accusato (Verbale PP ____________ 10 maggio
2003, p. 5). Da qui l'incertezza sulla posizione dell'arma, con conseguenze sul
momento ed il motivo per cui l'accusato l'ha presa in mano. Ora, se è vero che
____________ non stava guardando ____________, al momento in cui questi
rientrava nello studio, è altrettanto vero che in un locale relativamente
piccolo lo spostamento di una persona, e la sua voce, possono fornire
indicazioni circa la sua posizione e/o il suo spostarsi.

D'altro canto l'accusato non ha spiegato come e perché
l'arma carica e pronta al tiro si trovasse da qualche giorno in quel locale
(praticamente incustodita), perché era stata preparata al tiro (con cane
alzato), quale fosse lo scopo di mostrarla a ____________ senza nulla
accennargli in merito prima che partisse il colpo (cfr. Verbali PP ____________
25 febbraio 2003, p. 4/5, 9 maggio 2003, p. 3 e 9, ____________ 22 aprile 2003,
p. 4). Soprattutto, l'accusato non fornisce spiegazione alcune sul perché egli,
collezionista ed appassionato d'armi, dopo aver preso in mano la SIG 210, per
avvicinarsi all'amico e mostrargliela, non si sia accorto dello stato dell'arma
e non abbia provveduto renderla inoffensiva (Verbale PP ____________ 25
febbraio 2003, p. 5, 9 maggio 2003 p. 3, 10 maggio 2003, p. 4/5).

Non da ultimo (eufemisticamente parlando), la posizione
delle due persone al momento in cui il proiettile è partito (entrambi si
trovavano in piedi, ____________ dietro ____________) e le modalità
d'impugnazione dell'arma da parte dell'accusato (all'altezza delle spalle e
puntata verso ____________ - Verbale ____________ 25 febbraio 2003, p. 5) con
____________ che viene colpito al volto, destano ulteriori perplessità (che si
aggiungono a quanto si è appena detto) sulla dinamica dei fatti così come
indicata dall'accusato. 

Quanto al movente, a prescindere dal fatto che ancora
recentemente lo svuotamento di un conto bancario è stato ritenuto quale movente
di un mancato omicidio (Assise criminali Lugano 17 maggio 2002), la sua
esistenza (così come indicato dal magistrato inquirente) non può essere esclusa
nel caso in esame (e non lo sarebbe neppure se fosse accertato che l'esistenza
del conto depauperato sarebbe comunque venuto a galla, anche solo per il fatto
che le eventuali spiegazioni che l'accusato poteva fornire non avrebbero potuto
essere contraddette da ____________).

Alla luce di tutto quanto esposto, anche per le ipotesi
di reato contro la persona sono dati (a questo stadio dell'inchiesta e senza
voler minimamente anticipare giudizi di merito che non sono nella competenza di
questo giudice) sufficienti indizi di reato."

(GIAR 237.2003.2)

e

"3.

a)

…

L'unico elemento nuovo, compiutamente indicato, è il
contenuto del rapporto della polizia scientifica del 13 settembre 2003 (AI 489)
che segnala il ritrovamento, sul mobiletto del bagno, di "tracce" che
indicherebbero il "deposito" di un'arma da fuoco compatibile con una
SIG 210. A prescindere da ogni considerazione sulla concretezza e sulla portata
del rilevamento (per la difesa inconsistente), è palese che volendolo
considerare sarebbe un indizio a carico (viste le dichiarazioni dell'accusato
in merito al luogo di situazione dell'arma la sera dei fatti), mentre il
considerarlo inconsistente non scalfirebbe più di tanto la valenza degli
(altri) indizi considerati nella precedente decisione. 

…"

 (GIAR 237.2003.5)

A scanso di equivoci, e senza in alcun modo
pregiudicare il merito, questo giudice ritiene che, sulla base di tutti gli
elementi sopra indicati (con l'aggiunta rilevante, vista la posizione delle due
persone al momento in cui il colpo è partito, della conferma della traiettoria
rettilinea del proiettile - cfr. AI 613), siano presenti gravi e concreti
indizi anche per le ipotesi di reato contro la persona, non esclusa, visto
l'ipotizzato motivo a delinquere ed i rapporti che legavano l'accusato a ____________,
quella di cui all'art. 112 CP (cfr. per analogia DTF 127 IV 14; DTF 120 IV
127).

4.

…

c)

Permane, invece, a giudizio di questo giudice, ed
indipendentemente dal fatto che il magistrato inquirente ne parli prima di
indicare i presupposti alternativi per la detenzione cautelare (cfr. Istanza p.
2), un pericolo d'inquinamento delle prove in relazione alla non determinazione
della destinazione dei fondi.

Nell'ambito della precedente decisione di proroga, così
ci si era espressi:

"d)

Da tutto quanto sopra risulta che, oggettivamente, una
parte non irrilevante dei fondi prelevati dai conti di ____________ non ha
ancora trovato conferma di utilizzo (e non si può escludere, quindi, tesaurizzazione).
Quanto detto in merito nella precedente decisione, rimane attuale e giustifica
il mantenimento della detenzione cautelare:

"L'accertamento del destino di queste ultime non è
importante solo per la qualifica giuridica del reato (appropriazione indebita o
amministrazione infedele, fine di lucro) e per la determinazione dell'eventuale
pena (ex art. 63, motivi a delinquere - cfr. DTF 116 IV  288) ma anche per
l'eventuale recupero delle stesse e la conseguente applicazione dell'art. 59
CP. Trattasi di uno specifico elemento probatorio (provento di reato).

Vi è pertanto la necessità di accertare se non vi siano
somme ancora nella disponibilità dell'accusato (non necessariamente solo in
Ticino o in Svizzera) prima che egli possa (se del caso ulteriormente)
sottrarle al (eventuale) recupero da parte degli inquirenti. Le versioni
diverse fornite dall'accusato costituiscono, di fatto, serio indizio di un
concreto pericolo di inquinamento (nella forma di un ulteriore spostamento
delle somme in questione, rispettivamente, laddove possibile, nella forma della
cancellazione di "tracce") delle prove (GIAR 9 agosto 2001 in re G.C.;
REP 1980 p.45) quo alla reale destinazione dei fondi. La necessità di portare a
termine la ricostruzione di tale destino, anche sulla base delle recenti
indicazioni fornite dall'accusato, senza che quest'ultimo possa in qualche modo
intervenire a modificare la situazione di fatto, è esigenza che deve essere
salvaguardata."

 (sentenza 15 ottobre 2003)

 

L'autorità inquirente, tramite la preposta équipe
finanziaria, ha cercato di ricostruire il destino delle somme sottratte ai
conti di ____________, su base documentale e in base alle dichiarazioni
dell'accusato. Il risultato della ricostruzione è contenuto nell'AI 614. Il
totale dei prelevamenti è confermato a poco meno di FRS 3,2 mio. Quanto al
destino/utilizzo delle somme in questione, la conclusione è che l'utilizzo di
FRS 1'769'000.-- non risulta documentato e, di questo importo, FRS 455'000.--
non risultano neppure giustificati (oltre l'assenza di documentazione
comprovante l'utilizzo). Vista l'entità delle somme in questione l'indizio di
una tesaurizzazione permane, indipendentemente dal fatto che il magistrato
inquirente ritenga conclusa la fase istruttoria predibattimentale (solo
l'accusato poteva portare prova dell'utilizzo di prelevamenti per contante).

Non va dimenticato che l'accertamento definitivo
compete al giudice del merito (che, in sede dibattimentale, ha facoltà di
assumere prove a sua volta - artt. 227 cpv. 5 e 228 cpv. 2 CPP) e che anche ai
fini di tale accertamento le prove raccolte e gli elementi di giudizio debbono
essere protetti dal pericolo d'inquinamento (che può avvenire sia mediante
recupero e migliore collocazione, sia mediante la predisposizione di elementi
suscettibili di dar corpo alla tesi del totale utilizzo - cfr. per analogia sia
per la durata del pericolo di inquinamento che per la tipologia dell'elemento a
rischio d'inquinamento: sentenza 17.12.2003 in re F., GIAR 88.1999.10).

Se questo (residuo) rischio d'inquinamento sia, da
solo, sufficientemente importante e fondato per giustificare perdurare della
carcerazione di ____________ è questione che può rimanere aperta alla luce di
quanto si dirà nel considerando successivo.

5.

a)

…

Il pericolo di fuga, per giustificare carcerazione
preventiva, deve essere concreto e rivestire di una certa probabilità: in altri
termini lo si ammette quando l’accusato, se posto in libertà, si sottrarrebbe
con una certa verosimiglianza al perseguimento penale ed alla (eventuale)
esecuzione della pena. La gravità della pena presumibile non basta, da sola, a
motivare la carcerazione; occorre valutare l’insieme delle circostanze, tra cui
il carattere dell’accusato, la sua morale, i legami famigliari, il domicilio,
la professione, la situazione economica e tutti quegli elementi che rendono la
fuga non solo possibile ma probabile (DTF 19 gennaio 1999 in re G.S.; DTF 117 Ia
69; SJ 1980 186; SJ 1981 135; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 701)).

Ritenuto che a poco valgono, per quest'analisi, le
semplici dichiarazioni d'intenti dell'accusato stesso (per tutte: sentenza GIAR
27 maggio 2002 in re P.) e che la concretezza del pericolo di fuga può essere
accertata "Auch wenn keine konkrete Flüchtpläne u.ä. gefordet sind,
…" (Schmid, ibidem).

…

c)

Come detto più sopra, la gravità della pena
presumibile, da sola, non basta a fondare concreto pericolo di fuga. Nondimeno,
si tratta di un elemento "indiziante" importante che va considerato
attentamente per la valutazione del pericolo di fuga, il quale, secondo la
prassi, aumenta più ci si avvicina al giudizio di merito, in presenza di una
comminatoria di pena della reclusione e/o in assenza (ovviamente e sempre in
caso di eventuale condanna) di prospettive per una sospensione condizionale e
può diventare vera e propria presunzione nei casi in cui il crimine ipotizzato
è passibile della reclusione a vita (M. Luvini, I presupposti materiali del
carcere preventivo, in REP 1989 p. 287 ss., p. 32; DTF 106 Ia 404; DTF 117 Ia
69; CEDU Vol. A IX p. 44; SJ 1981 p. 377, SJ 1980 186; N. Schmid, Strafprozessrecht,
ZH 1997, no. 701).

Nel caso in esame occorre quindi considerare che
all'accusato sono imputati reati patrimoniali di non poca entità (3,2 mio di
FRS), con fatti ammessi, per i quali è prevista la pena edittale della
reclusione (art. 138, sub 158 CP), e reati contro la persona passibili della
reclusione con minimo stabilito dalla legge, finanche con la reclusione a vita
(artt. 111 e 112 CP). 

Già l'entità dei reati patrimoniali ipotizzati permette
di ritenere non improbabile una pena senza il beneficio della sospensione
condizionale. Va, inoltre, considerato il rischio di una pena non inferiore ai
5, rispettivamente 10 anni di reclusione in caso di condanna anche per le
ipotesi di reato contro la persona, come detto gravemente indiziati. Tutto
questo in prossimità del dibattimento, ritenuto che per il magistrato
inquirente lo scopo dell'istruttoria predibattimentale è raggiunto.

L'accusato non indica possibilità concrete di
reinserimento professionale in Svizzera che, comunque ed oggettivamente,
appaiono fortemente compromesse. Emerge dagli atti che sin 1999 l'accusato ha
avuto "difficoltà di ricollocamento" in conseguenza (a suo dire)
della sua attività politica, difficoltà che hanno trovato soluzioni temporanee
e, sostanzialmente, precarie (cfr. PG Verbale ____________ 2 luglio 2003). È
manifesto che le conseguenze del procedimento penale, che ha avuto una certa
eco sia in Ticino che nel resto della Svizzera, quantomeno per ciò che concerne
i fatti ammessi ( indipendentemente dalla loro qualifica giuridica definitiva),
aggravano la situazione e permettono di concludere per l'assenza di concrete
possibilità di reinserimento professionale in ambito commerciale/finanziario
sia in Ticino che in Svizzera (cfr. per analogia: sentenza 7.10.2003 in re F., Giar
88.1999.8).

A ciò si aggiunge il fatto che per una parte (certo non
irrilevante anche se si vuole considerare il solo "non giustificato"
e non tutto il "non documentato") delle somme sottratte ai conti
____________, non è stato possibile accertare destinazione. Non é competenza di
questo giudice determinarsi definitivamente sul destino di tali somme. A questo
stadio solo si può constatare che quanto sottratto è sostanzialmente accertato
(non solo per le ammissioni dell'accusato) mentre la destinazione di
un'importante parte del sottratto non ha potuto esserlo. Ne consegue che
permane indizio concreto (SJ 1980 p. 583 ss., p. 585) di disponibilità
occultata (o tesaurizzazione che dir si voglia) che deve essere considerato
nell'analisi del pericolo di fuga (sentenze 7.12.1999 in re F. e 12 gennaio
2000 in P., GIAR 88.1999.10 e 43.1999.9; CRP 20 agosto 1999 in re P.; tutte
inerenti cittadini svizzeri, con legami famigliari in Svizzera, imputati di
reati patrimoniali di una certa gravità e con sospetto di disponibilità
all'estero).

d)

Considerati globalmente, gli elementi indicati sopra,
permettono di concludere, a giudizio di questo giudice, che la scelta di una
latitanza possa apparire all'imputato quale male minore per rapporto al rischio
derivante dalle conseguenze dell'esito (presumibile) di un processo. 

Non appaiono sufficienti a scongiurare tale rischio i
legami con i figli, neppure quello con la figlia maggiore Katiuscia. Non si
vuole qui certamente negare importanza e valenza di tali legami; tuttavia, da
un lato il naturale e progressivo "distacco" dovuto all'età per l'una
(ormai maggiorenne), dall'altro le inevitabili conseguenze della
separazione/divorzio per gli altri, così come la circostanza che in caso di
pena da espiare (come detto qui non esclusa) i contatti sarebbero limitati e
fondamentalmente non diversi da quelli possibili in caso di latitanza,
impongono di ritenere prioritari i motivi di ordine pubblico indicati più sopra
(sentenza 17 dicembre 1999 in re F., GIAR 88.1999.10).

e)

Da ultimo, foss'anche a titolo abbondanziale, non ci si
può non interrogare sulle finalità della richiesta di essere sentito dal perito
psichiatrico, formulata in data prossima alla presentazione del referto
peritale e del conseguente deposito degli atti, richiesta indirizzata
direttamente al perito (cfr. AI 610).

La perizia è stata ordinata il 21 maggio 2003 (AI
181a), nel corso del successivo mese di giugno l'accusato ha comunicato di
intendere "sottrarsi alla pretesa perizia" (AI 198), concetto
ribadito nel reclamo presentato il 17 luglio 2003 contro l'accesso integrale
agli atti a favore del perito: "il peritando qui reclamante si è per parte
sua dichiarato indisponibile a farsi analizzare" (Doc. 1 inc. GIAR 17
luglio 2003). A seguito di quanto sopra il perito ha proceduto ad espletare il
suo mandato sulla base dei soli atti, comunque senza sentire l'accusato, cosa
nota a tutti fin da quelle date.

Con lo scritto del 7 novembre 2003 l'accusato cambia
idea, lo riferisce direttamente al perito e dopo la decisione negativa del
magistrato inquirente (AI 626) presenta istanza di estromissione della perizia
dagli atti (AI 638).

Ora, alla luce di simile tempistica (la scadenza della
prima proroga al 16 dicembre imponeva, al magistrato che intendeva rispettarla,
deposito degli atti ancora nel corso del mese di novembre), anche persona poco
maliziosa ha difficoltà a non intravvedere anche una finalità dilatoria non
priva d'influsso sui termini di detenzione cautelare. Infatti, sia il
magistrato che il perito si vedono offrire un mezzo d'accertamento che in
precedenza era stato negato e ben si può pensare che, in particolare per il
secondo (a cui, non lo si dimentichi, lo scritto è stato indirizzato
direttamente), l'interesse (per maggior serietà e fondatezza delle sue
conclusioni) possa esser stato grande. Se la richiesta fosse stata accolta (e
lo si dice qui senza pregiudizio per la decisione che questo giudice dovrà
prendere sulla questione dell'estromissione) è abbastanza evidente che la
perizia non avrebbe verosimilmente potuto essere consegnata alla stessa, con le
relative conseguenze sul deposito degli atti e il rispetto dai termini fissati
con la prima decisione di proroga. Certo questo non avrebbe impedito il
magistrato di postulare ulteriore proroga (come è poi avvenuto per altri
motivi), ma in situazione diversa per rapporto alla tempistica dell'inchiesta. 

6.

In conclusione, alla luce di tutte le circostanze
indicate nei punti precedenti, nei confronti di ____________ sussistono un
concreto pericolo di inquinamento delle prove, ancorché in forma ridotta per
rapporto alle constatazioni di cui alle precedenti decisioni in materia di
libertà provvisoria, ed un concreto pericolo di fuga. Queste circostanze, in
uno con la presenza di gravi indizi di colpevolezza sia per i reati
patrimoniali che per i reati contro la persona giustificano il mantenimento, se
si preferisce il prolungamento, della detenzione preventiva mediante
concessione di una proroga della detenzione. Questa può essere concessa per la
durata richiesta considerato che ci si deve determinare su una richiesta di
complemento istruttorio, quindi è opportuno considerare i tempi di eventuale
evasione degli stessi (se accolti), e ritenuto che in caso di respingimento si
potrà/dovrà procedere senza indugio alla chiusura dell'istruttoria.

La proroga richiesta, tenuto conto della gravità dei
reati, della pena che ne deriverebbe in caso di condanna, della celerità della
conduzione dell'istruttoria e del carcere preventivo già sofferto, appare
certamente rispettosa del principio di proporzionalità."

(sentenza 12 dicembre 2003, GIAR 237.2003.8)

-           in questa sede occorre allora
determinare, vista la specifica richiesta in tal senso, se il pericolo di fuga
possa essere validamente limitato mediante versamento di una cauzione (e in
caso affermativo di quale entità), senza dimenticare che un pericolo di
inquinamento delle prove, ancorché "residuo", sussiste;

-           l’inchiesta é in fase
conclusiva (gli atti sono stati depositati) e, come detto, non è per nulla
certo che l’eventuale pena in caso di condanna (anche per i soli reati
patrimoniali) possa essere posta al beneficio della sospensione condizionale;

-           l’entità della cauzione deve
essere determinata soprattutto in relazione alla gravità del reato e
all’importanza del pericolo di fuga. Occorre pure (entro certi limiti)
considerare la situazione economica dell’accusato e/o delle persone
eventualmente chiamate a prestare cauzione (DTF 105 Ia 186; SJ 1981 p. 389 e
relative citazioni; N. Schmid, Strafprozessrecht, ZH 1997, no. 719; Donatsch/Schmid,
Kommentar StPO Zurich, nos. 21 a 23 ad art. 73), ritenuto che spetta
all’accusato, e a chi è disposto ad intervenire, fornire i necessari elementi
per una corretta e completa valutazione della situazione (SJ 1980 181 e 586);

-           nel caso in esame, la gravità
dei reati imputati, la concretezza e gravità degli indizi, il rischio di pena
in caso di condanna, in uno con gli altri elementi indicanti pericolo concreto
di fuga (ed elencati nel considerando 5 della decisione 12 dicembre 2003,
riprodotto più sopra), la possibile disponibilità nascosta (provento del
reato), impongono di concludere che, a questo stadio del procedimento
(imminenza della chiusura dell'istruttoria, con prospettiva di celere rinvio a
giudizio), neppure la prestazione di cauzione sia sufficiente a scongiurare
pericolo di fuga, a maggior ragione vista l'entità della cauzione proposta;

-           abbondanzialmente ed in
merito all'entità della cauzione proposta, sebbene sia sempre difficile fare
paragoni con altri casi, si ricorda che decisioni recenti, per casi di reati
patrimoniali di una certa entità, hanno fissato la cauzione in somme varianti
tra i 100'000.-- ed i 350'000.-- franchi (sentenze 26.10.2001 in re A.,
8.11.2001 in re G.C., 24.4.2002 in re G., 25.1.2002 in re A.); nel caso in
esame la somma proposta si situa al limite inferiore della casistica indicata,
è lontana dalla somma di almeno FRS 455'000.-- priva di qualsiasi
giustificazione d'utilizzo (a cui si possono aggiungere i dubbi circa il
destino di ulteriori FRS 1'769'000.-- per i quali è stata fornita una
spiegazione d'utilizzo senza alcun riscontro documentale e con solo recente
ricordo di pagamenti in nero - cfr. Verbale PP ____________ 28.10.2003 p.4) -
per correttezza si dirà che la prima cifra non è compresa nella seconda come
erroneamente indicato nel cons. 4. c. della decisione 5.12.2003, cfr. AI 614 p.
13), è stata presentata senza particolari indicazioni circa le potenzialità
economiche di chi la presta (tra l'altro passando da 70'000.-- a 100'000.--
franchi nel giro di qualche giorno, a seguito della decisione di proroga),
rendendo così difficile la valutazione concreta del reale effetto deterrente;

-           da ultimo permane, a
ulteriormente controindicare la messa in libertà su cauzione, il residuo
pericolo di inquinamento delle prove, come indicato più sopra;

-           alla luce di questa
conclusione, è pacifico che le altre misure sostitutive proposte appaiono
inadeguate a limitare sufficientemente il pericolo di fuga nel caso in esame."

 

-              
è evidente, in base alle
considerazioni contenute nella decisione menzionata, che la libertà provvisoria
è stata rifiutata da questo giudice perché si ritenevano presenti un concreto
pericolo di fuga ed un residuo (ma anch'esso concreto) pericolo d'inquinamento
delle prove; l'entità della cauzione è stata trattata solo a titolo abbondanziale
(e senza riferimento a casi con particolare analogia - ipotesi reato
finanziario sommata ad ipotesi di reato contro la persona- perché i pochi
precedenti cantonali - definibili come analoghi - non hanno dato luogo a
decisioni inerenti la cauzione : cfr. inc. GIAR 30.1994 e GIAR 461.2000);

 

-              
in conclusione, e ritenuto che
nulla di sostanziale è mutato per rapporto alla decisione sopra riportata, le
motivazioni alla base del precedente rifiuto di concessione della libertà
provvisoria valgono tutt'ora, e sono qui ribadite, anche tenuto conto della
nuova cifra di cauzione offerta (ancorché di non sicura effettiva disponibilità
nella forma menzionata);

 

-              
per quanto concerne la
proporzionalità della misura, si ribadisce che , tenuto conto della
gravità dei reati, della pena che ne deriverebbe in caso di condanna, del
carcere preventivo già sofferto e del fatto che l'istruttoria è ormai prossima
alla conclusione (come si è detto i "complementi sui complementi" (art.
196 cpv. 4 CPP) sono già stati evasi e si attende la scadenza formale del
termine di ricorso), appare certamente rispettosa del principio di
proporzionalità, anche alla luce della durata del carcere preventivo nei
menzionati casi analoghi (cfr. Assise criminali di Lugano, 1 aprile 1998 in re
C.; Assise criminali di Lugano, 17 maggio 2002 in re B.);

 

-              
inutile soffermarsi più di tanto
sulle altre misure sostitutive proposte, ritenuto che le stesse (qualora
concretamente applicabili, ciò che non è il caso per il "braccialetto
elettronico " previsto, a titolo sperimentale, per altre situazioni e,
allo stadio attuale, non gestibile dal Ministero pubblico) non appaiono
adeguate a limitare sufficientemente il pericolo di fuga nel caso in esame;"

(sentenza 9 febbraio 2004, GIAR
237.2003.13)

 

 

9.

 

Alla luce di quanto espresso nel
considerando che precede, occorre qui unicamente determinare se, in simile
situazione, la proroga si giustifica sotto il profilo della proporzionalità e
del rispetto del principio di celerità.

Di poca rilevanza, in quest'ottica, è il
fatto che quella sub judice sia la terza richiesta; ciò che conta è la durata
globale (inclusa ancora quella prevedibile) della carcerazione ed i motivi a
fondamento della stessa (questo anche perché questo ufficio, proprio per
evitare dilatazione dei tempi d'istruttoria, è solito concedere proroghe di
breve durata, a loro volta prorogabili in caso di concreta necessità).

 

 

10.

 

Come detto la proroga è stata richiesta
per permettere la chiusura dell'istruttoria, ritenuto che il termine per impugnare
l'ultima decisione sui complementi dovrebbe venire a scadenza oggi (13 febbraio
2004) e la decisione di chiusura non può essere emessa prima della scadenza di
tale termine (di nessuna rilevanza, in proposito, il fatto che sia comunque già
sub judice un reclamo relativo alla libera corrispondenza con l'esterno da
parte dell'accusato, trattandosi di questione non relativa a prove - cfr. GIAR
237.2003.14).

La difesa ritiene che la richiesta sia
da respingere proprio perché il motivo alla base della stessa é imputabile ai
ritardi ed alle inadempienze (per rapporto a decisione di questo ufficio sulla
prima richiesta di complementi istruttori) degli inquirenti.

L'argomento avanzato dalla difesa non è,
in sé, privo di pertinenza. Tuttavia, la sua fondatezza, nel caso concreto,
dipende (a sua volta, ancorché non necessariamente in modo esclusivo) dalla (ci
si passi la ripetizione) fondatezza delle critiche relative alla non completazione
dell'istruttoria (meglio degli atti istruttori) nel rispetto di precedenti
decisioni, tra cui anche quella di questo giudice datata 14 gennaio 2004.
Infatti, se le critiche della difesa risultassero fondate, il problema del
rispetto del principio di celerità potrebbe porsi. In caso contrario
l'eventuale reclamo (peraltro apparentemente annunciato - Osservazioni, p. 3,
primo paragrafo) potrebbe avere carattere (oggettivamente) defatigatorio, con
il solo risultato di impedire la chiusura dell'istruttoria e, contestualmente,
far decadere i termini di detenzione.

 

 

11.

 

Ora, ritenuto che il reclamo (come
detto, preannunciato dalla difesa) non è ancora pervenuto e che il relativo
termine dovrebbe scadere oggi (o comunque nel corso della prossima settimana),
questo giudice non può valutare l'effettiva consistenza delle affermazioni della
difesa di ____________ in merito alle pretese inadempienze del magistrato
inquirente. Farlo oggi sulla base dell'istanza (AI 733) e della relativa
decisione del Procuratore pubblico (AI 734) non è ammissibile in quanto, non
trattandosi di questione puramente formale (e rilevabile d'ufficio),
costituirebbe una sorta di esercizio di "sorveglianza d'ufficio
sull'istruttoria" che non compete a questo giudice, a maggior ragione se
l'accusato non ha ancora motivato la sua posizione/contestazione in relazione
alla decisione in questione.

 

12.

 

In conclusione, e per tutti i motivi
esposti nei considerandi che precedono, l'istanza può essere accolta, ancorché
parzialmente. Infatti, ci si può limitare al tempo strettamente necessario per
la ricezione del reclamo più volte menzionato (nel corso della prossima
settimana), il tempo per le osservazioni da parte del magistrato inquirente (10
giorni) e quello per la decisione di questo giudice. Tale tempo è stimato,
globalmente e con una certa prudenza, in circa sei (6) settimane, quindi sino a
venerdì 26 marzo 2004, ritenuto che in assenza di reclamo, rispettivamente in
caso di suo respingimento il magistrato inquirente dovrà procedere indilatamente
alla chiusura dell'istruttoria (art. 102 cpv. 1 CPP).

La proroga concessa, richiamato quanto
espresso al considerando 8 della presente, è ancora rispettosa del principio di
proporzionalità.

 

 

 

P.Q.M.

 

 

 

viste le norme applicabili, in particolare gli artt.
112, sub. 111, in relazione con 22 CP, nonché 140, 158, 254 CP, 95 ss., 102,
103, 280ss e 284 CPP,

 

 

 

decide

 

 

 

1.  L'istanza
è parzialmente accolta.

§.    Di
conseguenza, il carcere preventivo cui è astretto ____________ è prorogato di 6
(sei) settimane e verrà a scadere il 26 marzo 2004 (compreso).

 

2.  Non si
prelevano tasse e spese.

 

3.  Contro la presente decisione è dato reclamo alla
Camera dei ricorsi penali, Lugano, entro 10 (dieci) giorni dall'intimazione.

 

4.  Intimazione:

     -    avv.
__________ per sé e 

          per
l'accusato;

     -    Procuratore
pubblico __________, Via Pretorio 16, 6900 Lugano;

         (con copia delle osservazioni 9 febbraio 2004
della difesa);

    -    Direzione PCT, 6904 Lugano-Cadro.

 

 

 

 

                                                                                giudice
__________