# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f12543cf-64b1-507b-bc99-5b1146935a62
**Source:** Bundesgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2012-01-13
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 13.01.2012 SK.2011.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG/CH_BSTG_001_SK-2011-8_2012-01-13.pdf

## Full Text

Sentenza del 13 gennaio 2012  
e ordinanza del 19 dicembre 2011 
Corte penale 

Composizione  Giudici penali federali Giuseppe Muschietti, Presiden-

te, Miriam Forni e Giorgio Bomio, 

Cancelliere Giampiero Vacalli  

Parti  

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIO-

NE, 

 

 contro 

 

 

 

1. A.,  difeso dall'avvocato d'ufficio Rocco Taminelli 

 

2. B.,  difeso dall'avvocato d'ufficio Walter Zandrini 

 

3. C., difeso dall'avvocato d'ufficio Alexander He-

nauer 

 

4. D.,  difeso dall'avvocato d'ufficio Matteo Quadranti  

 

Oggetto 

 

Truffa, complicità in truffa, istigazione ad incendio 

intenzionale, riciclaggio di denaro, istigazione a rici-

claggio di denaro, denuncia mendace, infrazione alla 

legge federale sugli stupefacenti 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t   

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l  

 

 

Numero dell ’ incarto :  SK.2011.8 

 

2 

 

Fatti: 

A. Con rapporto del 6 dicembre 2004 e rispettivo complemento del 7 gennaio 2005 

la Polizia giudiziaria federale (in seguito: Fedpol) segnalava al Ministero pubblico 

della Confederazione (in seguito: MPC) di essere stata informata "dell'esistenza 

di un importante traffico internazionale di stupefacenti – presumibilmente cocai-

na – posto in essere, tra la Spagna, la Svizzera e l'Italia, da latitanti calabresi re-

sidenti nella Penisola iberica" e richiedeva pertanto l'apertura di un'indagine di 

polizia giudiziaria nei confronti di B. per appartenenza, subordinatamente soste-

gno, a un'organizzazione criminale (art. 260
ter

 CP), infrazione alla legge federale 

sugli stupefacenti (art. 19 cpv. 1 e 2 LStup) e riciclaggio di denaro (art. 305
bis

 CP) 

(cl. 2 p. 5.1.2 e 5.1.47). 

B. Il 19 gennaio 2005, il MPC apriva un'indagine preliminare di polizia giudiziaria a 

carico di B. per titolo di organizzazione criminale, riciclaggio di denaro e infrazio-

ne alla legge federale sugli stupefacenti (cl. 1 p. 1.1.1). 

C. Mediante rapporto di complemento del 5 aprile 2005 la Fedpol segnalava al MPC 

che, secondo fonte confidenziale, B. e D. "si sarebbero recati almeno due volte a 

Malaga, in Spagna, per discutere con alcuni latitanti calabresi facenti parte della 

N'drangheta al fine di inviare in Calabria, via mare, un ingente quantitativo di co-

caina. Il ruolo di B e D. sarebbe stato quello di trasportatori. Sarebbero stati loro 

a procurare l'imbarcazione. Il comandante della medesima sarebbe stato un co-

noscente dell'imputato. All'ultimo momento, quando ormai i calabresi erano pronti 

all'invio dello stupefacente, il comandante avrebbe avuto paura e si sarebbe rifiu-

tato di effettuare il trasporto. Quale misura di ritorsione, i calabresi avrebbero 

bruciato l'imbarcazione che si trovava ancorata nel porto di Estepona […]. Correo 

e capo di B. e D. sarebbe tale E.", identificato come C. (cl. 2 p. 5.1.104). 

D. Il 12 aprile 2005, il MPC ha esteso le proprie indagini nei confronti di D. e E. per i 

reati di organizzazione criminale e infrazione alla legge federale sugli stupefacen-

ti (cl. 1 p. 1.1.2). 

3 

 

E. Il medesimo giorno, la Fedpol riceveva un fax informativo da parte delle autorità 

spagnole riguardante l'incendio di un'imbarcazione svizzera denominata F., di 

proprietà di A., avvenuto il 24 novembre 2004 nel porto di Estepona (Spagna), il 

quale ha provocato danni al porto medesimo e a due barche ormeggiate nelle vi-

cinanze, battenti bandiera britannica risp. tedesca (cl. 2 p. 5.1.245 e segg.). 

F. Il 3 maggio 2005 l'inchiesta veniva estesa contro ignoti per titolo di truffa (cl. 1 p. 

1.1.3-4). Un'ulteriore decisione d'estensione veniva emanata il 15 novembre 

2005 a carico di A. e della sua compagna G. per truffa e riciclaggio di denaro (cl. 

1 p. 1.1.5-6). 

G. Due giorni dopo, a A. veniva formalmente contestato anche il reato di falsità in 

documenti (cl. 1 p. 1.1.7-8). Il 21 novembre 2005 l'autorità inquirente estendeva 

le indagini per riciclaggio di denaro anche nei confronti di C. e D. (cl. 1 p. 1.1.9-

10). Il 9 gennaio 2006 l'inchiesta veniva estesa nei confronti di B. per truffa e de-

nuncia mendace (cl. 1 p. 1.1.13-14). 

H. Con decisioni del 14 e 21 febbraio 2006 il MPC contestava formalmente a H. 

(compagna di B. nel novembre del 2004,) i reati di riciclaggio di denaro e ricetta-

zione (cl. 1 p. 1.1.15-17 e 18-20). 

I. Nel corso della procedura l'autorità inquirente ha ordinato il blocco di tutta una 

serie di relazioni bancarie di pertinenza di una parte delle persone coinvolte 

nell'inchiesta, segnatamente, il 17 novembre 2005, i conti n. 1 e 2 presso la ban-

ca I. di Glattbrugg intestate a A. (cl. 10 p. 7.2.5-9) e, il 3 novembre 2005, il conto 

n. 3 presso la banca J. a Lugano intestato a B. (cl. 17 p. 7.14.2-5). Essa proce-

deva inoltre al sequestro della cassetta di sicurezza n. 4 presso la banca K. inte-

stata alla società L. SA sino all'8 settembre 2005 ed in seguito a H. (cl. 19 p. 

7.18.3-6). 

J. B. e C. sono stati arrestati il 10 ottobre 2005 (cl. 6 p. 6.1.1-2 e 6.3.1-2), misura 

adottata anche nei confronti di D. e A. il 19 ottobre (cl. 8 p. 6.5.1-3) risp. 15 no-

vembre (cl. 8 p. 6.7.1-2) seguenti. La detenzione preventiva è stata mantenuta 

per D. sino al 28 novembre 2005 e per A. sino al 23 dicembre 2005 (cl. 8 p. 

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6.5.96 e 6.7.194-197). C. e B. sono stati invece liberati il 27 aprile, rispettivamen-

te il 21 luglio 2006 (cl. 7 p. 6.3.428-429 e cl. 6 p. 6.1.297-300). Nei confronti di A., 

B. e C. sono state adottate misure sostitutive della detenzione. Essi hanno dovu-

to, tra l'altro, versare una cauzione: il primo di fr. 1'000'000.--, il secondo di fr. 

500.-- ed il terzo di fr. 15'000.-- (cl. 8 p. 6.7.187, cl. 6 p. 6.1.298 e cl. 7 p. 

6.3.433). 

K. Preso atto dell'inchiesta in corso su territorio elvetico, il 24 febbraio 2006 la Pro-

cura del Tribunale provinciale di cassazione di Malaga, per il tramite del Ministe-

ro di giustizia spagnolo, ha presentato all'Ufficio federale di giustizia (in seguito: 

UFG) una denuncia volta al perseguimento giusta l'art. 21 CEAG relativamente 

all'incendio della F. a Estepona (cl. 35 p. 18.1.307 e segg.). Il 26 aprile seguente 

il MPC ha contattato l'UFG sollecitando una sua decisione formale circa l'assun-

zione da parte del MPC del procedimento relativo ai fatti di Estepona (cl. 35 p. 

18.1.311). Con scritto del 2 maggio 2006 l'UFG ha informato il MPC che le auto-

rità svizzere, vista la nazionalità elvetica del presunto autore, erano competenti 

per perseguire i suddetti fatti, senza dover quindi procedere secondo l'art. 85 e 

segg. AIMP (cl. 35 p. 18.1.312). Il 12 maggio seguente il MPC ha comunicato 

all'UFG che, potendo il reato d'incendio intenzionale essere contestato anche a 

cittadini stranieri residenti all'estero, la competenza svizzera in questo caso sa-

rebbe derivata dalla denuncia spagnola, ciò che avrebbe necessitato un'accetta-

zione dell'assunzione del procedimento da parte dell'UFG (cl. 35 p. 18.1.313). Il 

29 maggio 2006 l'UFG ha trasmesso al MPC la denuncia spagnola del 24 feb-

braio 2006 unitamente all'incarto penale aperto in Spagna, precisando che non 

essendo gli art. 85 e segg. AIMP applicabili nella fattispecie, una sua decisione 

non era necessaria (cl. 35 p. 18.1.316). 

L. Il 28 dicembre 2006 il MPC ha richiesto all'allora Ufficio dei giudici istruttori fede-

rali (in seguito: UGI) l'apertura dell'istruzione preparatoria nei confronti di: 1) B., 

2) C., 3) D., 4) A., 5) G., 6) H. e 7) ignoti per titolo di organizzazione criminale 

(art. 260
ter

 CP) - (imputati 1, 2 e 3); infrazione alla legge federale sugli stupefa-

centi (art. 19 cpv 1 e 2 LStup) - (imputati 1, 2 e 3); riciclaggio di denaro (art. 

305
bis

 CP) - (imputati 1, 2, 3, 4, 5 e 6); truffa (art. 146 CP) - (imputati 1, 4, 5 e 7); 

falsità in documenti (art. 251 CP) - (imputato 4); denuncia mendace (art. 303 CP) 

- (imputato 1) e ricettazione (art. 160 CP) - (imputata 6) (cl. 1 p. 1.1.22-23). L'i-

struzione è stata aperta il 13 marzo 2007 e conclusa il 15 luglio 2010. In questo 

5 

 

periodo l'UGI ha esteso l'inchiesta nei confronti di altre persone coinvolte nella 

vicenda. Il 23 agosto 2007 esso estendeva le indagini nei confronti di D. e A. per 

esplosione, subordinatamente per incendio intenzionale (cl. 1 p. 1.1.145 e 

1.1.147). Con decisioni del 1°, 2 ottobre 2007 e 3 marzo 2009 la procedura veni-

va estesa nei confronti di C., risp. B., risp. M. e N. per esplosione, subordinata-

mente per incendio intenzionale e ancora più subordinatamente per atti prepara-

tori ad incendio intenzionale (cl. 1 p. 1.1.141-142, 143-144, 150-151). Contro gli 

ultimi due l'UGI ha spiccato un ordine di arresto il 13 maggio 2009, rimasto tutta-

via senza esito. 

M. Con otto decreti del 16 maggio 2011, il MPC ha deciso di abbandonare il proce-

dimento penale nei confronti di B. per titolo di organizzazione criminale, infrazio-

ne alla legge federale sugli stupefacenti, esplosione ed atti preparatori ad incen-

dio intenzionale; nei confronti di D. per titolo di organizzazione criminale, esplo-

sione, incendio intenzionale ed atti preparatori ad incendio intenzionale; nei con-

fronti di C. per titolo di organizzazione criminale, esplosione ed atti preparatori ad 

incendio intenzionale; nei confronti di A. per titolo di falsità in documenti e atti 

preparatori ad incendio intenzionale, nei confronti di G. per titolo di riciclaggio di 

denaro; nei confronti di H. per titolo di ricettazione; nei confronti di M. e N. per ti-

tolo di esplosione, sub. incendio intenzionale, sub. atti preparatori ad incendio in-

tenzionale (cl. 41 p. 22.1.1 e segg.). 

N. Il 6 giugno 2011 il MPC ha emesso un decreto d'accusa nei confronti di G. per il 

reato di complicità in truffa (cl. 41 p. 22.2.1 e segg.). Il 21 giugno seguente l'auto-

rità precitata ha emanato un decreto d'accusa nei confronti di H. per titolo di rici-

claggio di denaro (cl. 41 p. 22.2.9 e segg.), contro il quale l'interessata ha formu-

lato opposizione in data 1° luglio 2011, ritirata tuttavia il 25 luglio seguente. 

 Con atto d'accusa del 28 giugno 2011 inoltrato il medesimo giorno al Tribunale 

penale federale, il MPC chiede che A. sia riconosciuto colpevole di truffa, istiga-

zione ad incendio intenzionale e riciclaggio di denaro; che B. sia riconosciuto 

colpevole di complicità in truffa, istigazione ad incendio intenzionale, denuncia 

mendace, riciclaggio di denaro nonché istigazione a tale reato; che C. sia ricono-

sciuto colpevole di complicità in truffa, istigazione ad incendio intenzionale, rici-

claggio di denaro e infrazione alla legge federale sugli stupefacenti; che D. sia ri-

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conosciuto colpevole di complicità in truffa, riciclaggio di denaro e infrazione alla 

legge federale sugli stupefacenti. 

O. Il dibattimento ha avuto luogo dal 19 al 21 dicembre 2011. Tutti gli accusati si 

sono regolarmente presentati in aula. 

P. Le parti hanno formulato le seguenti conclusioni. 

P.1 Il MPC chiede: 

- che A. venga condannato ad una pena detentiva di due anni con sospensione 

condizionale per un periodo di prova di 2 anni, alla quale va computato il carcere 

preventivo sofferto, e a cui va cumulata giusta l'art. 42 cpv. 4 CP una pena pecu-

niaria senza condizionale di 144 aliquote giornaliere da fr. 1'500.-- al giorno. Egli 

deve pure essere condannato al pagamento di parte delle spese procedurali. Per 

la fissazione dell'importo ci si rimette al giudizio della Corte; 

- che C. sia condannato ad una pena detentiva di 2 anni e 8 mesi di detenzione, 

dedotto il carcere preventivo sofferto, sospesa condizionalmente. Egli chiede i-

noltre il dissequestro del fucile a pompa marca Remington (n. di matricola 

T494702V) a favore della Polizia cantonale del Cantone Ticino, Servizio autoriz-

zazioni, nonché la confisca giusta l'art. 69 CP della confezione vuota di silicone 

"Falcosil" risultata positiva all'analisi di tracce di cocaina. Infine, C. deve essere 

condannato al pagamento di parte delle spese procedurali; 

- che B. sia condannato alla pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione non sospesa, 

dalla quale vanno dedotti 9 mesi di carcere preventivo sofferto, dovendo quindi il 

predetto scontare i residui 15 mesi di reclusione. Egli chiede inoltre la confisca 

giusta l'art. 70 cpv. 1 CP dei fr. 20'000.-- sequestrati a seguito della perquisizione 

del contenuto della cassetta di sicurezza n. 4 presso la banca K. a Lugano, de-

positati per ordine del MPC sul conto n. 5 presso la banca O. Egli postula inoltre 

il risarcimento in favore dello Stato giusta l'art. 71 cpv. 1 CP con riferimento alla 

somma di fr. 9'143.-- sequestrata sulla relazione n. 3. intestata a B. presso la 

banca J., Lugano. Il MPC chiede infine che il predetto sia condannato al paga-

mento di parte delle spese procedurali nella misura che sarà ritenuta opportuna 

dal tribunale; 

- che D. sia condannato ad una pena detentiva di 8 mesi con concessione della 

sospensione condizionale per un periodo di prova di 2 anni, alla quale va dedotto 

il carcere preventivo sofferto dal 19 ottobre al 28 novembre 2005. Il MPC chiede 

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inoltre che il predetto sia condannato al pagamento di parte delle spese procedu-

rali nella misura che la Corte riterrà opportuna. 

P.2 La difesa di A. chiede: 

- in via principale, che A.sia prosciolto da tutte le imputazioni di cui nell'atto d'ac-

cusa; 

- in via subordinata, che la pena proposta dalla pubblica accusa sia ridotta per 

applicazione di tutti i fattori di riduzione evidenziati in sede di arringa; 

- in applicazione dell'art. 429 CPP, che A. sia risarcito delle spese di patrocinio 

per un importo di fr. xxx, e che allo stesso sia concessa un'indennità per ingiusto 

procedimento ed ingiusta carcerazione per un importo di fr. xxx (importi non 

quantificati dalla difesa). 

P.3 La difesa di B. chiede: 

 - in via principale: (1) il proscioglimento dal reato di complicità in truffa (capo 

d'accusa 2.1), visto che l'elemento oggettivo dell'astuzia, costitutivo del reato di 

truffa (reato principale), verrebbe a cadere poiché la vittima (assicurazione) è cor-

responsabile del danno per non avere osservato le elementari misure di pruden-

za; (2) il proscioglimento dal reato di riciclaggio di denaro (capo d'accusa 2.4) e 

dal reato di istigazione a riciclaggio di denaro (capo d'accusa 2.5) qualora il reato 

di complicità in truffa venga a cadere; (3) il proscioglimento dal reato di istigazio-

ne ad incendio intenzionale (capo d'accusa 2.2) per pervenuta prescrizione del 

reato di incendio intenzionale secondo il diritto spagnolo, con conseguente asso-

luzione dell'imputato per i suddetti reati e la condanna ad una pena pecuniaria 

per il reato di denuncia mendace (capo d'accusa 2.3) sospesa con la concessio-

ne della sospensione condizionale; 

 - in via subordinata: (1) il proscioglimento dal reato di complicità in truffa (capo 

d'accusa 2.1), visto che l'elemento oggettivo dell'astuzia, costitutivo del reato di 

truffa (reato principale), verrebbe a cadere poiché la vittima (assicurazione) è cor-

responsabile del danno per non avere osservato le elementari misure di pruden-

za; (2) il proscioglimento dal reato di riciclaggio di denaro (capo d'accusa 2.4) e 

dal reato di istigazione a riciclaggio di denaro (capo d'accusa 2.5) qualora il reato 

di complicità in truffa venga a cadere, con conseguente assoluzione dell'imputato 

per i suddetti reati e una massiccia riduzione della pena proposta dal MPC sulla 

base della attenuante specifica ex art. 48 lett. e e delle attenuanti generiche della 

lunga carcerazione sofferta e dell'incensuratezza con la concessione della so-

spensione condizionale; 

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 - in via ulteriormente subordinata: una massiccia riduzione della pena proposta 

dal MPC non superiore ai 24 mesi e la concessione della sospensione condizio-

nale ex art. 42 CP o qualora sia inflitta una pena superiore ai 24 mesi la conces-

sione della sospensione condizionale parziale ex art. 43 CP. 

P.4 La difesa di C. chiede: 

 - in primo luogo e in via principale, in applicazione dell'art. 19 cpv. 1 CP, che C. 

venga considerato non punibile per tutti i reati ascrittigli; 

 - in seconda analisi, per quanto attiene ai singoli reati si rinvia alle richieste for-

mulate in arringa, sia in via principale sia in via subordinata; 

 - in via subordinata, in applicazione degli art. 47, 48, 48a e 54 CP e per i motivi 

addotti, la riduzione massiccia della pena proposta, col beneficio della sospen-

sione condizionale in virtù dell'art. 42 cpv. 1 e 2 CP, dedotto inoltre il carcere pre-

ventivo sofferto giusta l'art. 51 CP; 

 - la liberazione integrale della cauzione a suo tempo depositata; 

 - il dissequestro del fucile a pompa Remington. 

P.5 La difesa di D. chiede: 

 - una riduzione importante della pena, a maggior ragione se non fosse conferma-

to il reato di truffa per A., risp. per gli altri; 

 - la sospensione condizionale della pena per due anni (art. 42 cpv. 1 e 4, 43 e 44 

CP); 

 - la partecipazione alle spese procedurali secondo l'esito del giudizio. 

 In sede di duplica la difesa ha affermato che se si dovesse ritenere unicamente 

un tentativo di truffa già compiuto al momento dell'incendio, allora il suo cliente 

potrebbe essere accusato di complicità in tentativo di truffa, ciò che dovrebbe 

comportare un'ulteriore riduzione di pena. 

Q. Il dispositivo della sentenza è stato letto in udienza pubblica il 13 gennaio 2012. 

R. Ulteriori precisazioni relative ai fatti saranno riportate in quanto necessarie nei 

considerandi che seguono. 

 

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La Corte considera in diritto: 

Sulle questioni pregiudiziali ed incidentali 

1. Gli art. 3 a 8 CP delimitano il campo d'applicazione del Codice penale svizzero e, 

nel contempo, la competenza giurisdizionale elvetica, che è per l'appunto data al-

lorquando ricorrono le condizioni di luogo di cui agli art. 3 e segg. CP (v. DU-

PUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, Code pénal, Petit 

Commentaire, Basilea 2012, n. 1 e segg. alla parte introduttiva agli art. 3 a 8 CP). 

Mentre l'art. 3 CP si china sulla giurisdizione svizzera in ragione di reati perpetrati 

in Svizzera, gli art. 4 e 5 CP trattano la competenza giurisdizionale per infrazioni 

commesse all'estero contro lo Stato rispettivamente su minorenni, l'art. 6 CP ap-

plicandosi per reati parimenti commessi all'estero e perseguibili in conformità di 

un obbligo internazionale. Per ciò che attiene all'art. 7 CP, esso tratta di altri reati 

commessi all'estero e costituisce un ricettacolo di competenza extraterritoriale 

residuale (v. DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., 

n. 1 ad art. 7 CP). L'art. 8 CP rappresenta un complemento indispensabile per 

meglio tracciare il confine fra competenza territoriale, di cui all'art. 3 CP, e le dif-

ferenti forme di competenza giurisdizionale extraterritoriale, di cui agli art. 4 a 7 

CP, fornendo l'art. 8 CP criteri sulla scorta dei quali è reputata commessa in 

Svizzera un'infrazione con connessioni all'estero (v. DUPUIS/GELLER/MONNIER/ 

MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., n. 1 e segg. ad art. 8 CP). 

 Con particolare riferimento alla normativa che sancisce la competenza extraterri-

toriale residuale, va rilevato come l'art. 7 cpv. 1 CP si applica allorquando, cumu-

lativamente, a) l'autore è cittadino svizzero oppure nel caso in cui la vittima sia 

svizzera, fermo restando che, b) l'atto sia punibile anche sulla scorta dell'ordina-

mento estero (doppia incriminazione), o questo luogo non soggiaccia ad alcuna 

giurisdizione penale, c) l'autore si trovi in Svizzera, o sia, per tale suo atto, stato 

estradato alla Confederazione, e d) si tratti di un atto per cui il diritto svizzero 

contempla l'estradizione, poco importando il fatto che, nel caso concreto, l'autore 

sia oggetto di estradizione, la Svizzera esercitando facoltà repressive indipen-

dentemente da una richiesta formale proveniente dall'estero, fatta eccezione per 

l'ipotesi, contemplata nell'art. 7 cpv. 2 CP, in cui né l'autore né la vittima siano cit-

tadini svizzeri (v. DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. 

cit., n. 2 e segg. ad art. 7 CP; POPP/LEVANTE, Commentario basilese, Basilea 

2007, n. 2 e segg. ad art. 7 CP). L'art. 7 cpv. 3 CP consacra il principio della lex 

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mitior, rendendo applicabile il diritto estero allorquando esso risulti più favorevole 

all'autore. Va di transenna rilevato che l'attuale art. 7 CP, che riunisce in un'unica 

normativa il principio della personalità attiva e quello della personalità passiva, 

non si differenzia nella sostanza – con particolare riferimento ai presupposti fon-

danti tale competenza giurisdizionale residuale – dai previgenti art. 6 rispettiva-

mente art. 5 vCP, in vigore sino al 31 dicembre 2006 (POPP/LEVANTE, op. cit., n. 

3 e seg. ad art. 7 CP). Ne segue che le considerazioni espresse in punto alla 

competenza giurisdizionale sulla scorta della personalità attiva rispettivamente 

passiva, di cui all'attuale art. 7 CP, trovano parimenti applicazione con mente al 

diritto previgente, segnatamente all'art. 6 vCP. 

 Nel caso concreto, il problema della competenza giurisdizionale svizzera si pone 

per l'ipotesi di reato di istigazione a incendio intenzionale (capi d'accusa 1.2, 2.2, 

3.2). Al riguardo, è anzitutto d'uopo premettere che le autorità spagnole hanno 

inoltrato a quelle elvetiche una denuncia ai fini di perseguimenti ai sensi dell'art. 

21 CEAG (cl. 35 p. 18.1.307 e segg.), tale atto distinguendosi in modo chiaro da 

una richiesta finalizzata al perseguimento penale in via sostitutiva di cui agli 

art. 85 e segg. AIMP, tant'è che in casu l'UFG non ha mai proceduto all'emana-

zione di una decisione ex art. 91 AIMP (cl. 35 p. 18.1.316; v. ROBERT ZIMMER-

MANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 2009, 

n. 738 e segg.). Il procedimento spagnolo non è pertanto stato oggetto di delega 

al nostro Paese e le autorità spagnole sono di riflesso sempre rimaste competenti 

per il perseguimento penale in parola. Non sussistendo in casu alcuna compe-

tenza giurisdizionale elvetica instauratasi a seguito di perseguimento penale in 

via sostitutiva, forza è di constatare che il campo di applicazione del Codice pe-

nale svizzero non può che eventualmente ancorarsi alle condizioni di luogo già 

descritte sopra, e di cui agli art. 3 a 8 CP (v. ZIMMERMANN, op. cit., n. 741). 

Ciò posto, con mente al capo d'accusa 1.2 concernente A., va rilevato come egli 

disponga della cittadinanza svizzera e risieda all'estero, in Spagna (cl. 55 p. 231 

e segg. nonché p. 521 e segg.). La Corte ha nondimeno ritenuto che potesse ri-

manere indeciso il quesito di sapere se egli fosse da considerare presente nel 

nostro Paese ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 lett. b CP. In effetti, in forza dell'art. 7 cpv. 

3 CP deve trovare in casu comunque applicazione la legislazione spagnola quale 

lex mitior. Come evincibile dai pareri versati agli atti dalla pubblica accusa (cl. 55 

p. 510.15 e segg. nonché p. 510.26 e segg.), il diritto spagnolo prevede per il rea-

to in questione l'estinzione dell'azione penale a seguito di prescrizione allorquan-

11 

 

do non vi siano più stati atti d'inchiesta per almeno cinque anni. In casu, l'ultimo 

atto d'inchiesta delle autorità spagnole, rimaste sempre competenti, suscettibile 

di interrompere la prescrizione secondo il diritto spagnolo è da intravvedere nella 

denuncia ai fini di perseguimenti ai sensi dell'art. 21 CEAG del 24 febbraio 2006 

(cl. 35 p. 18.1.307 e segg.). Con riferimento al requisito della doppia punibilità, e 

al suo corollario della lex mitior, forza è di constatare che l'azione penale spagno-

la si è nel frattempo estinta per intervenuta prescrizione, con il che non viene da-

to seguito alle imputazioni di cui al capo d'accusa 1.2, il procedimento elvetico 

dovendo essere oggetto di abbandono. 

Con riferimento ai capi d'accusa 2.2 e 3.2, concernenti B. rispettivamente C., ri-

sulta dallo stesso atto d'accusa e dagli atti che entrambi sono cittadini italiani (cl. 

55 p. 252.4 e 253.6) e che l'incendio è occorso in Spagna, così come all'estero si 

sarebbe verificata l'istigazione loro rimproverata dai capi d'accusa testé menzio-

nati. L'incendio in questione non ha cagionato danni a vittime svizzere (cl. 35 p. 

18.1.307 e segg.). La Corte non intravvede di riflesso la presenza dei requisiti 

che possano concorrere a fondare la competenza giurisdizionale svizzera ai sen-

si dell'art. 7 cpv. 1 oppure cpv. 2 CP, rispettivamente del diritto previgente. Indi-

pendentemente dalle considerazioni che precedono, per le medesime ragioni già 

esposte sopra con mente al capo d'accusa 1.2, con riferimento al requisito della 

doppia punibilità, e al suo corollario della lex mitior, l'azione penale spagnola si 

sarebbe comunque nel frattempo estinta per intervenuta prescrizione. Con il che 

non viene dato seguito alle imputazioni di cui ai capi d'accusa 2.2 e 3.2, il proce-

dimento elvetico dovendo essere oggetto di abbandono. 

2. Il riciclaggio nella forma semplice ex art. 305
bis

 n. 1 CP è punito con una pena de-

tentiva massima di 3 anni. Tuttavia, in virtù dell’art. 97 cpv. 1 lett. c CP (rispetti-

vamente art. 70 cpv. 1 lett. c vCP in vigore dal 1° ottobre 2002, RU 2002 pag. 

2993 e 2996), applicabile anche per i fatti commessi prima della sua entrata in 

vigore, in quanto concretamente costituisce diritto più favorevole all’accusato (v. 

art. 389 cpv. 1 CP), l’azione penale per questo tipo di reato si prescrive in sette 

anni. Difatti la prescrizione decorre nei termini previsti all’art. 98 lett. a CP e non 

dal giorno in cui è stata compiuta l’ultima operazione di riciclaggio. Ogni atto di ri-

ciclaggio va considerato singolarmente, nella misura in cui la singola operazione 

di riciclaggio atta di per sé a interrompere la “traccia documentaria” costituisce un 

reato autonomo, in sé conchiuso nei suoi elementi oggettivi e soggettivi (cfr. infra 

consid. 4). Non sussiste altresì un reato permanente (sulla nozione v. DTF 135 IV 

12 

 

6 consid. 3.2 e rinvii), come ad esempio nel caso della trascuranza degli obblighi 

di mantenimento ai sensi dell’art. 217 CP (DTF 132 IV 49 consid. 3.1) o della ca-

rente diligenza in operazioni finanziarie ai sensi dell’art. 305
ter

 CP nell’ambito di 

una duratura relazione d’affari (DTF 134 IV 307 consid. 2.4), né la fattispecie è 

qualificata in termini di unità giuridica dell’azione come per esempio nel caso, se 

contemplato dall’atto di accusa, di riciclaggio per mestiere (v. JOSÉ HURTADO PO-

ZO, Droit pénal. Partie générale, Ginevra/Zurigo/Basilea 2008, n. 1450 pag. 464). 

Non sono neppure dedotte in accusa condotte omissive. Per gli atti di riciclaggio 

che sarebbero stati commessi prima del 13 gennaio 2005 l'azione penale è dun-

que prescritta, considerazione alla base dell'ordinanza resa da questa Corte il 19 

dicembre 2011 nel quadro della disamina delle questioni pregiudiziali, sulla scor-

ta della quale il procedimento è stato abbandonato per i capi d'accusa 2.4.1, 

2.4.2, 3.3.1, 3.3.2, 3.3.3, 4.2.1, 4.2.2. 

Sulla truffa 

3. Secondo l'art. 146 CP, si rende colpevole di truffa chiunque, per procacciare a sé 

o ad altri un indebito profitto, inganna con astuzia una persona affermando cose 

false o dissimulando cose vere, oppure ne conferma subdolamente l'errore indu-

cendola in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui. 

3.1 La truffa presuppone un inganno, che può manifestarsi sotto forma di affermazio-

ni menzognere o di dissimulazione di fatti veri ma può anche consistere nel con-

tribuire a mantenere in errore la persona ingannata. La legge penale non proteg-

ge tuttavia chi avrebbe potuto evitare di venire ingannato semplicemente facendo 

uso di un minimo di attenzione. Per questo motivo viene richiesta la presenza di 

un inganno astuto. L'astuzia è data se l'autore ricorre ad un edificio di menzogne, 

a manovre fraudolente o a una messa in scena. Essa è pure realizzata allor-

quando l'autore fornisce informazioni false, se la verifica delle stesse risulta im-

possibile, è difficile o non può essere ragionevolmente pretesa, o ancora se l'au-

tore dissuade la persona ingannata dal verificare oppure se egli prevede che, in 

funzione delle circostanze, la medesima rinuncerà a tale verifica. Ciò è segnata-

mente il caso laddove esiste un rapporto di fiducia che dissuade la persona in-

gannata dal procedere ad una verifica (DTF 135 IV 76 consid. 5; 133 IV 256 con-

sid. 4.4.3; 122 II 422 consid. 3a; sentenze del Tribunale federale 6B_83/2011 

dell'11 agosto 2011, consid. 2.2.2, 6B_705/2008 del 13 dicembre 2008, consid. 

13 

 

2.3, 6B_94/2007 del 15 febbraio 2008, consid. 3 e 6B_360/2008 del 12 novem-

bre 2008, consid. 5.2; TPF 2007 45 consid. 5.2.2; BERNARD CORBOZ, Les infrac-

tions en droit suisse, vol. I, Berna 2010, n. 21 ad art. 146 CP). Per la realizzazio-

ne della truffa non è necessario che la persona ingannata abbia dato prova della 

più grande diligenza adottando tutte le misure di prudenza possibili; la questione 

non è dunque di sapere se ella ha fatto tutto ciò che poteva per evitare di essere 

ingannata (DTF 128 IV 18 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 

6S.740/1997 del 18 febbraio 1998, riprodotta in SJ 1998 pag. 457 consid. 2). L'a-

stuzia è unicamente esclusa quando la persona ingannata è corresponsabile del 

danno per non aver adottato le misure di prudenza elementari che s'imponevano 

(DTF 126 IV 165 consid. 2a; 119 IV 28 consid. 3f). Il principio della corresponsa-

bilità deve condurre le potenziali vittime a dare prova di un minimo di prudenza, 

ma non deve essere utilizzato per negare troppo facilmente il carattere astuto 

dell'inganno (sentenza del Tribunale federale 6S.438/1999 del 24 febbraio 2000, 

consid. 3). Una corresponsabilità della persona ingannata esclude l'astuzia solo 

in casi eccezionali (DTF 135 IV 76 consid. 5.2; sentenza 6B_83/2011 consid. 

2.2.2). Per determinare se l'autore ha agito con astuzia e se la vittima ha omesso 

di adottare elementari misure di prudenza, non ci si deve domandare come una 

persona ragionevole ed esperta avrebbe reagito all'inganno, bensì occorre pren-

dere in considerazione la situazione concreta della vittima, così come l'autore la 

conosce e la sfrutta (DTF 128 IV 18 consid. 3a e rinvii; sentenza del Tribunale 

federale 6B_94/2007 del 15 febbraio 2008, consid. 3). 

 L'autore deve agire nell'intento di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto. 

In generale, l'arricchimento dell'autore (o di altri) corrisponde all'impoverimento 

della vittima (DTF 134 IV 210 consid. 5.3; 119 IV 214 consid. 4b). La persona in-

gannata deve essere stata indotta a disporre del proprio patrimonio conseguen-

temente all'errore. Un nesso di causalità deve dunque essere stabilito tra l'errore 

e l'atto di disposizione del patrimonio. L'atto di disposizione è costituito da ogni 

atto od omissione che implica "direttamente" un pregiudizio del patrimonio. L'esi-

genza di una tale immediatezza risulta dalla definizione stessa di truffa, la quale 

presuppone che il danno sia causato da un atto di disposizione da parte della 

persona danneggiata (DTF 126 IV 113 consid. 3a).  

3.2 La truffa è un reato intenzionale; l'intenzione deve rapportarsi a tutti gli elementi 

costitutivi dell'infrazione; il dolo eventuale risulta sufficiente (CORBOZ, op. cit., 

n. 39 ad art. 146 CP, con rinvii). Il reo deve inoltre agire con lo scopo (dolo speci-

14 

 

fico) di procacciare a sé e ad altri un indebito profitto (sentenza del Tribunale fe-

derale 6B_360/2008 del 12 novembre 2008, consid. 5.2 in fine). 

3.3 Secondo costante giurisprudenza, è complice di un'infrazione colui che aiuta in-

tenzionalmente altri a commettere un crimine o un delitto (art. 25 CP il cui tenore 

non ha subito modifiche di rilievo rispetto al diritto in vigore sino al 31 dicembre 

2006). Sotto il profilo oggettivo, il complice deve fornire all'autore principale un 

contributo causale alla realizzazione dell'infrazione, di modo che senza il suo con-

tributo gli eventi non si sarebbero svolti nello stesso modo. Il contributo del com-

plice tuttavia non deve necessariamente costituire una condizione sine qua non 

alla realizzazione del reato, ma è sufficiente che aumenti la probabilità di riuscita 

dell'atto principale (DTF 119 IV 289 consid. 2c). Sotto il profilo soggettivo, è ne-

cessario che il complice sappia o si renda conto che apporta il suo concorso a un 

atto delittuoso determinato e che lo voglia o quanto meno lo accetti; a questo ri-

guardo, è sufficiente che conosca a grandi linee l'attività delittuosa dell'autore che 

deve aver preso la decisione dell'atto (DTF 121 IV 109 consid. 3a; 117 IV 186 

consid. 3). Il dolo eventuale è sufficiente (DTF 132 IV 49 consid. 1.1; 128 IV 53 

consid. 5f/cc pag. 69; 121 IV 109 consid. 3a; 118 IV 309 consid. 1a). Egli non de-

ve necessariamente conoscere l'autore principale del reato (v. MARC FORSTER, 

Commentario basilese, 2a ediz., Basilea 2007, n. 19 ad art. 25 CP). 

3.4 A. 

3.4.1 In sostanza, al punto 1.1 dell'atto d'accusa A. è accusato di truffa per avere, nel 

periodo giugno 2004 - giugno 2005, ad Antibes (Francia), ad Estepona (Spagna), 

a Berna e a Zurigo, per procacciare a sé un indebito profitto, annunciando quale 

sinistro l'incendio della propria imbarcazione F. in Spagna, che egli stesso aveva 

commissionato a B. dietro compenso di fr. 650'000.-- in contanti (cifra corrispon-

dente al 10% del valore assicurativo della barca), ingannato con astuzia, affer-

mando cose false e dissimulando cose vere, il broker assicurativo P. AG con se-

de a Berna (nelle persone della sua presidente Q. e del perito R. della S. incari-

cata dalla P. AG), inducendolo in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio 

delle assicurazioni che esso rappresentava nei suoi confronti in qualità di assicu-

rato, le quali coprivano i danni all'imbarcazione F. in base alla polizza n. 6. (nella 

misura del 25% la T. AG, del 20% la AA. AG, del 20% la BB., del 15% la CC. AG, 

del 10% la DD. SA e del 10% la EE. AG), per un ammontare complessivo di fr. 

6'537'179.70, di cui fr. 90'683.70 quali spese (spese per i periti, ecc.) e fr. 

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15 

 

6'446'496.-- quale risarcimento per il danno totale della F., pagati dalle predette 

assicurazioni per il tramite della P. AG, di cui fr. 50'000.-- in data 12 gennaio 

2005 sul suo conto n. 1 presso la banca I. a Glattbrugg e fr. 6'396'496.-- in data 2 

giugno 2005, previo accredito sul conto dello studio legale FF. di Zurigo che lo 

patrocinava, sul suo conto n. 2 presso la medesima banca (fr. 4 milioni pervenuti 

sul conto in provenienza da FF. il 9 giugno 2005 e fr. 2'396'496.-- il 21 giugno 

2005). 

3.4.2 Va innanzitutto rilevato che A. ha riconosciuto sommariamente i fatti che gli sono 

contestati (cl. 55 p. 920.6). Le sue ammissioni trovano riscontro nelle risultanze 

delle indagini, in particolare nelle intercettazioni telefoniche (cl. 25 rubrica 9.1 e 

cl. 26 rubrica 9.2), negli accertamenti presso la ditta GG. (agenzia di Lugano) ri-

guardanti i tragitti effettuati da veicoli noleggiati da B. e H. (cl. 2 p. 5.1.85-88), 

nella documentazione bancaria, in particolare quella concernente i prelevamenti 

effettuati da A. (cl. 20 rubrica 7.23, cl. 13-14 rubrica 7.5), nella documentazione 

relativa al sinistro acquisita presso la P. AG (cl. 21 rubrica 7.33), nelle accertate 

relazioni personali o commerciali (locazione di appartamenti, attività lavorative 

svolte) tra i protagonisti della vicenda, come pure nelle deposizioni dei coimputati 

e di terze persone interrogati (v. in particolare Q., HH., H., II. e G. [cl. 28 rubriche 

12.21; cl. 27 rubrica 12.2 e cl. 31 rubrica 13.12; cl. 31 rubriche 13.7-13.8; cl. 55 

rubrica 930]).  

Sulla base degli atti dell'incartamento e delle risultanze dibattimentali, la Corte ha 

potuto accertare che nel giugno del 2004 A., scontento della sua barca F. e dopo 

aver tentato invano di venderla, è riuscito ad ottenere la disponibilità da parte di 

B. di organizzargli, dietro compenso, la distruzione del natante (v. cl. 31 p. 

13.9.13, 62, 63, 140; cl. 31 p. 13.10.19-20; cl. 31 p. 13.7.2; cl. 55 p. 930.17). As-

sicurato quest'ultimo mediante la società P. AG (v. cl. 10 p. 7.1.136 e segg.), 

scopo dell'operazione era quello di intascare il premio dell'assicurazione (v. cl. 31 

p. 13.9.13, 141, 144; cl. 31 p. 13.10.20-21; cl. 31 p. 13.7.8). L'importo pattuito 

con B. per l'esecuzione del "lavoro" corrispondeva al 10% del valore dell'imbar-

cazione, ossia fr. 650'000.--, anche se, a dire di A., in seguito la richiesta del pre-

detto sarebbe lievitata ad un milione di franchi (v. cl. 31 p. 13.9.14, 143; cl. 31 p. 

13.10.21-23; cl. 55 p. 930.8). Susseguentemente all'accordo con B., A., per ren-

dere più credibile la sua estraneità alla progettata distruzione della F., ha allestito 

in maniera fittizia i piani di navigazione di quest'ultima (cl. 31 p. 13.9.64). Il 16 e 

17 settembre 2004 A. ha prelevato fr. 300'000.-- dal suo conto n. 7 presso la 

16 

 

banca JJ. a Basilea, risp. fr. 250'000.-- dal conto n. 2 presso banca I. a Glat-

tbrugg, e consegnato a B., lo stesso 17 settembre, il primo acconto per l'organiz-

zazione dell'incendio, più precisamente fr. 400'000.-- (v. cl. 31 p. 13.9.80 e 89; cl. 

31 p. 13.9.95; v. cl. 29 p. 13.1.120). Ad inizio novembre 2004, A. ha incontrato B. 

ad Estepona per fornirgli informazioni riguardanti lo svernamento della barca, 

precisando che il capitano di quest'ultima sarebbe partito in vacanza il 14 no-

vembre seguente (v. cl. 31 p. 13.9.82, 142; cl. 31 p. 13.10.29-30; cl. 55 p. 930.4).  

L'incendio dell'imbarcazione è avvenuto il 24 novembre 2004 a Estepona, in 

Spagna. Sempre il 24 novembre 2004, dopo alcuni giorni trascorsi in Germania, 

A. si è recato nella sua villa ad Antibes (Francia), luogo in cui è stato contattato 

telefonicamente da KK., responsabile del porto di Estepona (cl. 31 p. 13.9.143, 

240). Dopo essere stato informato da quest'ultimo che la F. stava bruciando, A. 

ha immediatamente inviato un fax alla P. AG per annunciare l'accaduto (v. cl. 21 

p. 7.33.10; cl. 31 p. 13.9.60, 143, 148; cl. 28 p. 12.21.6), recandosi il giorno dopo 

ad Estepona per constatare di persona quanto successo e per recitare la sua 

parte fino in fondo (cl. 31 p. 13.9.143; cl. 55 p. 930.5). Lo stesso 25 novembre 

2011 A. ha telefonato alla signora Q., responsabile della P. AG, fingendo di esse-

re molto triste e scosso per l'incendio della F. e di non comprenderne la causa 

(cl. 28 p. 12.21.6). Con messaggio elettronico del 29 novembre seguente alla 

stessa P. AG, A., fingendosi affranto per quanto accaduto e allegando il rapporto 

redatto da KK., ha dichiarato che nessuno conosceva le ragioni dell'incendio (v. 

cl. 21 p. 7.33.8-9; cl. 31 p. 13.9.240). Il formale annuncio di sinistro all'assicura-

zione, concretizzatosi mediante la compilazione dei moduli destinati all'uopo, è 

avvenuta una decina di giorni dopo l'incendio, più precisamente il 2 dicembre, 

sottacendo A. di essere il mandante della distruzione della barca (v. cl. 31 p. 

13.9.60, 149-150; cl. 21 p. 7.33.6-7, 90; cl. 55 p. 930.5). L'8 dicembre 2004 A. ha 

incontrato ad Antibes R., perito della S. incaricato dalla P. AG per indagare sul 

caso, al fine di discutere dell'accaduto e fornire informazioni sulla barca (v. cl. 31 

p. 13.9.144; cl. 21 p. 7.33.39-42), discussione sfociata in un rapporto del 9 di-

cembre 2004 (cl. 21 p. 7.33.53-57). Confrontato con la volontà di R. di approfon-

dire le indagini, A. decideva, per tutto il seguito della procedura di risarcimento, di 

farsi patrocinare dal suo avvocato LL., il quale era in quel momento all'oscuro del 

ruolo effettivo del suo cliente nella vicenda (v. cl. 31 p. 13.9.144-145, 241; cl. 55 

p. 930.6). Il 16 dicembre 2004 A. ha ricontattato la P. AG informandola che la po-

lizia spagnola metteva il relitto della F. a disposizione degli esperti da lei incaricati 

e chiedendo istruzioni sul seguito (v. cl. 21 p. 7.33.22), trasmettendole inoltre un 

17 

 

documento redatto da KK. intitolato "MM." (cl. 31 p. 7.33.18 e segg.). Appreso la 

P. AG dell'origine dolosa dell'incendio e cominciando R. e la stessa P. AG ad a-

vere un brutto presentimento nei confronti di A., gli stessi hanno cercato ed otte-

nuto un colloquio con A. che si è tenuto il 3 marzo 2005, al quale hanno parteci-

pato Q., R., A. e l'avv. LL. (cl. 28 p. 12.21.10). In occasione di tale incontro A. ed 

il suo legale hanno discusso con Q. e R. della lista delle domande inviata il 16 

febbraio precedente dalla P. AG a A. (v. cl. 21 p. 7.33.24-25), il quale ha risposto 

e presentato la documentazione necessaria a supporto, i libri di bordo "Yacht log" 

relativi al 2004 nonché la lista dei passeggeri della F. a partire dal giugno 2004, 

documentazione poi spedita a R. (cl. 28 p. 12.21.10; cl. 21 p. 7.33.33). Assodato 

che l'incendio era di natura dolosa, la discussione in questione, unitamente alla 

documentazione fornita, non hanno permesso di incolpare A., conclusione conte-

nuta nel rapporto finale di R. (cl. 28 p. 12.21.11; cl. 21 p. 7.33.58-69, 92). 

 In data 3 marzo 2005, durante un viaggio Ginevra-Lugano fatto assieme, A. ha 

consegnato a B. fr. 100'000.-- quale seconda parte di denaro destinata a remu-

nerare la distruzione della F., denaro che il suddetto ha prelevato il medesimo 

giorno dal suo conto n. 2. presso la banca I. di Glattbrugg (v. cl. 31 p. 13.9.81-82 

e 89; cl. 31 p. 13.9.96; cl. 31 p. 13.10.25; cl. 55 p. 930.19). 

 Il 13 maggio 2005 A., per il tramite del suo legale, ha sollecitato presso la P. AG il 

pagamento, entro dieci giorni, del premio assicurativo legato alla barca distrutta, 

ossia fr. 6'396'496.-- – importo dal quale è stato dedotto l'anticipo di fr. 50'000.-- 

già versato il 12 gennaio 2005 sul conto n. 1. presso la banca I. a Glattbrugg (v. 

cl. 31 p. 13.9.92 e 102) –, somma alla quale andavano aggiunte le spese da lui 

sostenute per un importo di EUR 122'367.15 (cl. 21 p. 7.33.30-32). Essendo ri-

masta senza esito, la medesima richiesta è stata reiterata per iscritto dieci giorni 

dopo, ossia il 23 maggio 2005, e telefonicamente il 30 maggio seguente (cl. 21 p. 

7.33.36). In data 2 giugno 2006 la P. AG ha dato ordine alla sua banca di versare 

fr. 6'396'496.-- su un conto dello Studio legale FF. che lo patrocinava (cl. 21 p. 

7.33.37), denaro versato poi in due fasi, il 9 risp. 21 giugno 2005, sul conto n. 2 di 

pertinenza di A. (cl. 31 p. 13.9.89-90, 97). 

 L'11 luglio 2005 A. ha prelevato dal conto n. 2 presso la banca I. e consegnato a 

B. fr. 150'000.-- quale terza ed ultima parte di denaro per aver organizzato l'in-

cendio della F. (v. cl. 31 p. 13.9.83-84, 91, 99, 155-156; v. cl. 29 p. 13.1.121-

122). 

18 

 

3.4.3 I fatti accertati permettono senz'altro di confermare l'esistenza di una truffa inten-

zionale ai danni della P. AG. A. ha ingannato quest'ultima, la quale rappresenta-

va diverse assicurazioni, annunciando un sinistro da lui stesso commissionato a 

B.. Dopo la distruzione della F. e la comunicazione dell'evento alla P. AG, egli ha 

iniziato, come lui stesso ha dichiarato, a "recitare" la sua parte, comportamento 

finalizzato all'ottenimento del rimborso del valore del natante, questo indipenden-

temente dalla possibile concomitante volontà di togliersi una preoccupazione, 

come sostenuto durante i dibattimenti (v. cl. 55 p. 930.4 e 12). Da respingere na-

turalmente la tesi formulata dall'imputato secondo la quale non vi era possibilità 

di disfarsi onestamente della barca (v. cl. 55 p. 930.12); in realtà, egli non voleva 

perdere del denaro (v. cl. 8 p. 6.7.103; cl. 55 p. 930.4). Accortosi che i difetti tec-

nici della F. avrebbero non solo potuto far scendere di molto il prezzo di vendita 

ma addirittura reso il natante invendibile – significative, oltre alle frustrazioni e-

spresse in merito dallo stesso A. (v. cl. 31 p. 13.9.13, 59), le dichiarazioni di B. 

sui difetti tecnici dell'imbarcazione (v. cl. 55 p. 930.18) –, la soluzione perfetta era 

quella del rimborso del suo valore totale da parte dell'assicurazione. Nei suoi 

rapporti con la P. AG A. ha costruito un castello di menzogne, fatto di simulazioni 

e dissimulazioni, con lo scopo di farsi risarcire il danno. Egli, che al momento 

dell'incendio si trovava lontano da Estepona, si è adoperato per far credere alla 

P. AG di essere una vittima – e non il mandante – di un danno che era eventual-

mente riconducibile a terzi ignoti, ingannandola. Per quanto attiene al carattere 

astuto di tale inganno, si rileva dapprima come A. abbia sin dall'inizio interpretato 

in modo convincente il ruolo di vittima ignara di un incendio a suo dire inspiegabi-

le, collaborando senza riserve o reticenze con tutti gli inquirenti, in particolare con 

quelli incaricati dalle compagnie assicurative. Egli si è inoltre costruito un alibi, 

badando a non essere in Spagna al momento dell'incendio. Aggiungasi inoltre il 

rapporto di fiducia sviluppatosi su più lustri tra lui e la P. AG, ritenuto come il pri-

mo avesse sempre assicurato i suoi natanti presso la seconda, di cui era peraltro 

stato ad un certo momento il cliente più importante, col quale sino ad allora non 

aveva mai avuto problemi. La Corte si è confrontata con l'argomentazione solle-

vata dalla difesa di A., secondo cui l'astuzia sia da escludersi a seguito di con-

colpa della vittima. Al riguardo, va osservato che la P. AG ha conferito diversi 

mandati a più esperti al fine di meglio delucidare le circostanze e l'origine dell'in-

cendio, adottando in tal modo quelle misure di diligenza che il caso comportava, 

sia alla luce delle modalità d'insorgenza del danno sia dell'importanza dello stes-

so (v. cl. 2 p. 5.1.323-326; cl. 21 p. 7.33.50, 53-57, 58-69, 71-81, 82-88). La P. 

AG ha anche dato mandato ad un legale spagnolo per meglio chiarire i risvolti e 

19 

 

le risultanze dell'inchiesta penale (v. cl. 21 p. 7.33.96). Le compagnie assicurati-

ve hanno in seguito atteso le risultanze e i complementi degli organi investigativi, 

specie quelli da loro incaricati, che non davano atto di alcun coinvolgimento 

dell'assicurato. La P. AG ha in definitiva atteso ben sei mesi prima di risarcire il 

danno. Le deposizioni di G. e la confessione di A. relative alla truffa sono del re-

sto intervenute solo nel mese di novembre 2005, ossia cinque mesi dopo l'aper-

tura della procedura contro ignoti per truffa. A mente della Corte, l'ordine di per-

quisizione del 3 maggio 2005 non era idoneo a stabilire la falsità delle dichiara-

zioni sino ad allora proferite da A.. Va qui rilevato che il Tribunale federale ha 

chiaramente affermato che l'assicuratore che non è in grado di stabilire il caratte-

re menzognero di un avviso di sinistro è contrattualmente tenuto a coprire il dan-

no e questo anche in caso di sospetto di frode. Il fatto che l'ispettore dei sinistri 

possa esprimere dei dubbi circa la credibilità delle affermazioni dell'assicurato 

non permette all'assicurazione di rifiutare le proprie prestazioni (v. sentenza del 

Tribunale federale 6B_705/2008 del 13 dicembre 2008, consid. 2.4.1). È d'altron-

de risaputo che per l'assicuratore è sempre molto difficile stabilire la falsità delle 

dichiarazioni formulate dal suo assicurato (DTF 128 IV consid. 3c). Inoltre, pre-

messo il carattere puramente civile delle condizioni generali d'assicurazione 

(CGA), l'invocato art. 9 lett. e CGA (v. cl. 10 p. 7.1.140), secondo il quale l'assicu-

ratore è autorizzato a sospendere il pagamento del danno allorquando una pro-

cedura penale è pendente contro l'assicurato, non troverebbe neppure applica-

zione, dato che l'ordine in questione verteva su di una procedura contro ignoti e 

non contro l'assicurato. Ne segue che le compagnie assicurative e la P. AG non 

sono venute meno ai loro doveri di diligenza più elementari. L'inganno è stato 

pertanto astuto ai sensi dell'art. 146 CP. Pure presente il presupposto dell'errore, 

in cui le compagnie assicurative sono incorse nel ritenere il caso un sinistro da ri-

sarcire conformemente alla polizza assicurativa. Gli atti di disposizione patrimo-

niale sono i bonifici operati dalla P. AG sul conto di A. rispettivamente del suo le-

gale. Incontestabile il nesso di causalità esistente tra i predetti presupposti. Per 

quanto concerne le condizioni soggettive della truffa, il dolo è stato ammesso da 

A. ed era del resto pacifico alla luce delle risultanze probatorie (v. cl. 55 p. 930.4). 

Pure presente il disegno di indebito arricchimento perseguito dall'imputato. La 

Corte ha concluso che, nel caso di A., i presupposti oggettivi e soggettivi del rea-

to di truffa sono adempiuti. 

3.5 B. 

20 

 

3.5.1 Al punto 2.1 dell'atto d'accusa B. è in sostanza accusato di avere, in complicità 

con C. e D., nel periodo giugno 2004 – novembre 2004, in più luoghi in Svizzera 

e all'estero, dietro promessa da parte di A. di un compenso complessivo di fr. 

650'000.-- (pari al 10% del valore assicurativo della barca), compenso ricevuto in 

tre distinte occasioni (il 17 settembre 2004 fr. 400'000.--, il 3 marzo 2005 fr. 

100'000.-- e l'11 luglio 2005 fr. 150'000.--), aiutato intenzionalmente A., parteci-

pando all'organizzazione dell'incendio della F., a commettere una truffa ai danni 

delle assicurazioni che coprivano i danni della predetta imbarcazione. 

3.5.2 Va innanzitutto rilevato che B. ha riconosciuto sommariamente i fatti che gli sono 

contestati (cl. 55 p. 920.6), ammissioni che trovano riscontro nelle risultanze delle 

indagini (v. consid. 3.4.2 supra). Per quanto attiene alle informazioni da lui fornite 

relativamente ai flussi di denaro (cl. 55 p. 920.6), occorre rilevare che egli è stato 

interrogato complessivamente più di trenta volte durante l'inchiesta, cambiando 

sovente versione in merito ai soldi intascati per l'organizzazione dell'incendio 

nonché al contante da lui depositato nella cassetta di sicurezza di H. (v. cl. 29 ru-

briche 13.1-13.2 e cl. 31 rubrica 13.10). Le sue deposizioni in questo ambito non 

sono perciò affidabili (nel dettaglio v. infra consid. 4). 

La Corte ha potuto accertare che nel giugno del 2004, ad Antibes, B. ha dato la 

propria disponibilità a A. per organizzare la distruzione della F. in cambio di dena-

ro (cl. 31 p. 13.10.20; cl. 55 p. 930.17). Per la ricerca degli esecutori materiali 

dell'atto egli si è rivolto a C., promettendogli un compenso (v. cl. 30 p. 13.6.45; cl. 

13.5.74; cl. 55 p. 930.17). Nell'agosto del 2004 B. si è recato a Cannes (Francia), 

dove ha incontrato, unitamente a C., NN., per mostrare a quest'ultimo la barca da 

incendiare, natante che si trovava allora in acque francesi (cl. 29 p. 13.2.95; cl. 

30 p. 13.6.47; cl. 55 p. 930.17). Egli ha poi consegnato, nel mese di settembre 

seguente, fr. 20'000.-- in contanti a C. da destinare agli esecutori materiali dell'in-

cendio (cl. 29 p. 13.2.96; cl. 30 p. 13.6.48, 103 e 163; cl. 55 p. 930.17), denaro 

che C. ha poi tenuto per sé (cl. 55 p. 930.28). Sempre in quel periodo B. ha chie-

sto a C., consegnandogli fr. 1'500.-- all'uopo, di acquistare due telefoni cellulari, i 

quali avrebbero permesso a B. e A. di restare in contatto (v. cl. 30 p. 13.6.48). 

Nel mese di novembre 2004 B., accompagnato da C., si è recato a Giussano (Ita-

lia), dapprima al bar OO., dove ha incontrato N., e poi, accompagnato da 

quest'ultimo, al domicilio di M. Ai medesimi B. ha quindi chiesto se erano dispo-

nibili, dietro compenso, a far saltare in aria la F. (v. cl. 30 p. 13.5.14-15). Sempre 

in novembre B. si è recato con C. al bar PP. a Ponte Chiasso (Italia) dove ha in-

21 

 

contrato N., con il quale è stato concordato il viaggio ad Estepona e al quale ha 

consegnato EUR 20'000.-- quale primo acconto per il lavoro (v. cl. 30 p. 13.5.17). 

Tra il 19 ed il 21 novembre 2004, B. e D. sono partiti alla volta di Estepona con 

un auto noleggiata dal secondo, seguiti da un'altra auto con a bordo N. ed un'al-

tra persona rimasta sconosciuta, al fine di mostrare a quest'ultimi l'imbarcazione 

da incendiare (v. cl. 30 p. 13.6.51-52; cl. 55 p. 930.18). Tra il 20 ed il 21 novem-

bre seguenti B. ha consegnato ad Estepona EUR 10'000.-- in contanti a N. (v. cl. 

30 p. 13.5.17; cl. 55 p. 930.18). Il 24 novembre 2004 la F., ormeggiata a Estepo-

na, è stata incendiata. Il 25 novembre, o i giorni seguenti, B. ha consegnato a C. 

il resto dei soldi destinati a N., C. ha consegnato EUR 30'000.-- a D., il quale si è 

recato al bar PP. di Ponte Chiasso e ha a sua volta consegnato il denaro a N. 

quale saldo dell'incendio della F. (cl. 30 p. 13.6.52; cl. 29 p. 13.3.34-35, p. 

13.4.25, 65 e 85). Nel medesimo periodo, B. ha consegnato a C. fr. 40'000.-- per 

la sua partecipazione all'organizzazione della distruzione della barca (cl. 30 p. 

13.6.52, 103, p. 13.5. 19-20). 

3.5.3 Gli atti appena descritti sono certamente costitutivi di complicità in truffa, i cui 

presupposti oggettivi testé esposti per A. valgono anche per B. L'aiuto concreto 

fornito da quest'ultimo al primo per la concretizzazione della truffa da questi per-

petrata consiste nell'essersi prestato ad atti d'organizzazione dell'incendio della 

F., sapendo peraltro che il fine ultimo era quello di una truffa all'assicurazione (v. 

cl. 31 p. 13.10.20-21, cl. 29 p. 13.1.45, 149, 151). F. ha contribuito in modo cau-

sale alla perpetrazione della truffa, provvedendo anzitutto alla ricerca di potenziali 

autori materiali dell'incendio e procedendo in seguito a stabilire i contatti con gli 

stessi. Egli ha altresì esperito atti di ricognizione con gli autori materiali dell'in-

cendio. Sul fronte soggettivo, B. sapeva quale era il fine ultimo del disegno di A. 

Gli atti di supporto alla truffa sono stati effettuati intenzionalmente. Parimenti pa-

cifico il disegno di indebito arricchimento dell'imputato. Visto il suo ruolo, B. si è 

reso complice della truffa perpetrata da A. 

3.6 C. 

3.6.1 Al punto 3.1 dell'atto d'accusa è rimproverato, in maniera riassuntiva, a C. di ave-

re, in complicità con B. e D., nel periodo giugno 2004 – novembre 2004, in più 

luoghi in Svizzera e all'estero, dietro promessa da parte di B. di un compenso 

complessivo di fr. 280'000.-- (pari alla metà di fr. 650'000.-- percepiti da B. dedot-

to il compenso per gli esecutori materiali di EUR 60'000.--), di cui ne ha ricevuto 

22 

 

fr. 63'000.--, aiutato intenzionalmente A., partecipando all'organizzazione dell'in-

cendio della F., a commettere una truffa ai danni delle assicurazioni che copriva-

no i danni della predetta imbarcazione. 

3.6.2 Occorre avantutto evidenziare che C. ha riconosciuto sommariamente i fatti, con 

una precisazione riguardante la data menzionata al punto 3.3.4 dell'atto d'accu-

sa. Egli ha affermato di aver ricevuto e speso la somma di fr. 40'000.-- entro fine 

novembre 2004 (cl. 55 p. 920.7). Le sue ammissioni trovano riscontro nelle risul-

tanze delle indagini (v. consid. 3.4.2 supra). 

Questa Corte ha potuto appurare che nel giugno 2004 C. ha espresso la propria 

disponibilità a B. a partecipare, dietro compenso, all'organizzazione dell'incendio 

della F., in particolare a trovare gli esecutori materiali dell'atto (v. cl. 30 p. 

13.5.141, p. 13.6.46; cl. 55 p. 930.28). Nell'agosto seguente, egli si è recato a 

Viggiù (Italia), dove ha incontrato NN., chiedendogli la sua disponibilità ad incen-

diare la F. e fissando un incontro a Cannes per mostrargli l'imbarcazione, natante 

che si trovava allora in acque francesi (v. cl. 30 p. 13.5.83, p. 13.6.46 e 108; cl. 

55 p. 930.28). Tale incontro è effettivamente avvenuto con la partecipazione di 

B., il quale ha consegnato a C. fr. 3'000.-- per le spese legate alla trasferta, sfo-

ciando tuttavia nel disinteressamento da parte di NN. (v. cl. 30 p. 13.5.83, 142; p. 

13.6.47, 53; p. 13.6.108; cl. 55 p. 930.28). Nel settembre 2004 C., su richiesta di 

B. che gli aveva consegnato denaro all'uopo, ha acquistato due cellulari che sa-

rebbero serviti a B. per restare in contatto con A. al fine di organizzare l'incendio 

della barca, telefonini poi consegnati a B. (cl. 30 p. 13.5.10, p. 13.6.109). Più tar-

di, nel mese di novembre (verosimilmente il 15 novembre 2004), egli ha preso 

contatto con QQ., chiedendo a quest'ultimo se conosceva qualcuno disposto ad 

eseguire il lavoro rifiutato da NN. (cl. 30 p. 13.5.142, p. 13.6.50). Su indicazione 

del predetto, egli si è recato una prima volta al bar OO. di Giussano (verosimil-

mente il 16 novembre 2004), incontrandovi N. e M., al fine di chiedere loro se e-

rano interessati ad incendiare la F. (cl. 30 p. 13.5.14, 142, p. 13.6.50, 60; cl. 55 p. 

930.28). Egli si è recato una seconda volta dai medesimi (verosimilmente il 17 

novembre 2004), ma questa volta in compagnia di B., affinché quest'ultimo po-

tesse domandare di persona ai predetti la loro disponibilità ad effettuare il lavoro 

(cl. 30 p. 13.5.14-15, 142, p. 13.6.50, 63; cl. 55 p. 930.28). C. si è poi recato una 

terza volta, da solo, da N. e M. (verosimilmente il 18 novembre 2004), i quali gli 

hanno comunicato il loro accordo a far esplodere la barca, facendosi promettere 

una somma di EUR 20'000.-- quale anticipo per il lavoro (cl. 30 p. 13.5.15-16, p. 

23 

 

13.6.51). Verosimilmente lo stesso giorno, egli si è recato con B. al bar PP. a 

Ponte Chiasso, dove ha incontrato N., con il quale è stato concordato il viaggio 

ad Estepona per il giorno dopo ed al quale B. ha consegnato EUR 20'000.-- in 

contanti, denaro che C. aveva precedentemente cambiato in euro dopo aver ri-

cevuto il corrispettivo in franchi da B. (v. cl. 30 p. 13.5.17, 80, 142, p. 13.6.51). Il 

18 novembre 2004 C. ha consegnato fr. 2'000.-- in contanti a D. quale compenso 

per accompagnare B. ad Estepona il giorno successivo (v. cl. 29 p. 13.3.8). Pri-

ma che B. e D. partissero per Estepona, C. ha consegnato al primo EUR 10'000.-

- previo cambio del corrispettivo in franchi ricevuto precedentemente da B., affin-

ché questi li consegnasse a N. (v. cl. 30 p. 13.5.17-18 e 142). Dopo l'incendio 

della barca avvenuto il 24 novembre 2004, l'indomani stesso C. ha consegnato a 

D., previo cambio in euro del corrispettivo in franchi ricevuto precedentemente da 

B., una busta contenente EUR 30'000.-- in contanti con l'incarico di consegnarla 

a N. quale saldo per l'incendio della F. (v. cl. 30 p. 13.5.19 e 142). 

3.6.3 I presupposti oggettivi del reato di truffa esposti per A. valgono e sono parimenti 

adempiuti anche per C. L'aiuto concreto fornito da quest'ultimo a A. consiste 

nell'aver instaurato i contatti con gli autori materiali dell'incendio della F., vale a 

dire con M. e N.. Sul fronte soggettivo, anche C. sapeva quale era il fine ultimo 

del disegno di A. (v. cl. 30 13.5.8, 48, 79 e 141). Gli atti di supporto alla truffa so-

no stati commessi intenzionalmente, risultando anche per lui pacifico il disegno di 

indebito profitto (v. cl. 31 p. 13.10.50-51; cl. 30 p. 13.6.190). Visto il suo ruolo, C. 

si è reso complice della truffa perpetrata da A. 

3.7 D. 

3.7.1 Al punto 4.1 dell'atto d'accusa è in sostanza contestato a D. di avere, in complici-

tà con C. e B., nel mese di novembre 2004, in più luoghi in Svizzera e all'estero, 

dietro compenso di fr. 2'000.-- ricevuto da C., aiutato intenzionalmente A., parte-

cipando all'organizzazione dell'incendio della F., a commettere una truffa ai danni 

delle assicurazioni che coprivano i danni della predetta imbarcazione. 

3.7.2 Va premesso che anche D. ha riconosciuto sommariamente i fatti (cl. 55 p. 

920.7), ammissioni che trovano riscontro nelle risultanze dell'inchiesta (v. consid. 

3.4.2 supra). 

24 

 

Gli atti dell'incartamento ed il dibattimento hanno permesso di appurare che nel 

novembre 2004 D., assieme a B., ha accompagnato N. ed un'altra persona ad 

Estepona al fine di mostrare a quest'ultimi l'imbarcazione da incendiare (v. cl. 29 

p. 13.3.7-8, 33, p. 13.4.23, 64-65 e 86). In occasione del medesimo viaggio egli 

ha trasportato sulla sua persona una busta contenente EUR 5'000.-- ricevuti da 

B., al fine di consegnarli a N. ad Estepona quale acconto per l'incendio (v. cl. 29 

p. 13.4.24-25, 39 e 65). Infine, il 25 novembre seguente (o giorni seguenti), su in-

carico di C., egli ha consegnato a N., presso il bar PP. a Ponte Chiasso, una bu-

sta contenente EUR 30'000.-- quale saldo per la distruzione della F. (v. cl. 29 p. 

13.3.34-35, p. 13.4.25, 65, 85). 

3.7.3 I presupposti oggettivi del reato di truffa esposti per A. valgono e sono parimenti 

adempiuti anche per D. L'aiuto concreto fornito da D. al disegno truffaldino di A. 

consiste nell'aver accompagnato N. ad Estepona, fungendo da autista e conse-

gnando a quest'ultimo complessivi EUR 35'000.--. Sul fronte soggettivo, quanto 

al fine ultimo del disegno di A., è perlomeno dato il dolo eventuale, anche se le 

dichiarazioni di D. potrebbero far pensare anche al dolo diretto (v. cl. 29 p. 

13.3.26-27, 32, p. 13.4.26, 58 e 74; cl. 55 p. 930.39; v. anche le dichiarazioni di 

RR., moglie di D., cl. 27 p. 12.6.4). Pure ammessi sono l'intenzionalità circa gli at-

ti di supporto alla truffa (v. cl. 29 p. 13.3.34) ed il disegno di indebito profitto (v. cl. 

29 p. 13.4.23). Visto il suo ruolo, D. si è reso complice della truffa perpetrata da 

A.  

Sul riciclaggio di denaro 

4. Si rende colpevole di riciclaggio di denaro chiunque compie un atto suscettibile di 

vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patri-

moniali sapendo o dovendo presumere che provengono da un crimine (art. 305
bis

 

n. 1 CP). Il reato di riciclaggio può configurarsi sia in forma semplice che in forma 

aggravata. Vi è caso grave, ai sensi dell’art. 305
bis

 n. 2 CP, segnatamente se l'au-

tore: agisce come membro di un'organizzazione criminale (lett. a); agisce come 

membro di una banda costituitasi per esercitare sistematicamente il riciclaggio 

(lett. b); realizza una grossa cifra d'affari o un guadagno considerevole facendo 

mestiere del riciclaggio (lett. c). L'autore è punibile anche se l'atto principale è 

stato commesso all'estero, purché costituisca reato anche nel luogo in cui è stato 

compiuto (art. 305
bis

 n. 3 CP). 

25 

 

4.1 Qualsiasi atto suscettibile di vanificare l'accertamento dell'origine, il ritrovamento 

o la confisca di valori patrimoniali provenienti da un crimine ai sensi dell’art. 10 

cpv. 2 CP (risp. art. 9 vCP) costituisce oggettivamente un atto di riciclaggio 

(DTF 119 IV 59 consid. 2, 242 consid. 1e). Si tratta di un'infrazione di esposizione 

a pericolo astratta, il comportamento essendo dunque punibile a questo titolo an-

che laddove l'atto vanificatorio non abbia raggiunto il suo scopo (DTF 127 IV 20 

consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e). Il riciclaggio di denaro non richiede operazioni 

finanziarie complicate: anche gli atti più semplici, come l'occultamento del botti-

no, possono essere adeguati (DTF 122 IV 211 consid. 3b/aa). Sono in particolare 

considerati atti di riciclaggio l'occultamento di valori patrimoniali (DTF 127 IV 20 

consid. 3; 119 IV 59 consid. 2e), il loro investimento (DTF 119 IV 242 consid. 1d), 

il versamento degli stessi su di un conto bancario aperto a proprio nome, senza 

menzionare l'identità del reale avente diritto economico (DTF 119 IV 242 con-

sid. 1d), il trasferimento di valori su conti all'estero di pertinenza di terzi (DTF 128 

IV 117 consid. 7b; 127 IV 24 consid. 2b/cc e 3b; URSULA CASSANI, Commentaire 

du droit pénal suisse, Code pénal suisse, Partie spéciale, vol. 9, Berna 1996, 

pag. 75 n. 41; JÜRG-BEAT ACKERMANN, in Schmid (editore), Einziehung Organi-

siertes Verbrechen Geldwäscherei, vol. I, Zurigo 1998, n. 315 ad art. 305
bis

 CP). 

Non è viceversa stato riconosciuto come tale il semplice versamento su un conto 

bancario personale (DTF 124 IV 274 consid. 4) o il solo possesso, rispettivamen-

te la custodia, di valori (sentenza del Tribunale federale 6S.595/1999 del 24 gen-

naio 2000, consid. 2d/aa), mentre lo è il prelievo di denaro per cassa, ritenuto 

come la restituzione all’autore dell’antefatto dell’integralità o di parte del credito di 

un conto a lui intestato interrompa in realtà il paper trail (DTF 136 IV 179, consid. 

4.3. non pubblicato). Secondo il Tribunale federale ed una parte importante della 

dottrina il reato di cui all'art. 305
bis

 CP può essere commesso anche da colui che 

ricicla valori patrimoniali provenienti da un crimine da lui stesso perpetrato 

(DTF 126 IV 255 consid. 3a; 124 IV 274 consid. 3; 120 IV 323 consid. 3; BERNARD 

CORBOZ, Les infractions en droit suisse, vol. II, Berna 2010, n. 19 ad art. 305
bis

 

CP; GÜNTER STRATENWERTH/FELIX BOMMER, Schweizerisches Strafrecht, BT II, 

6a ediz., Berna 2008, § 55 n. 43; MARTIN SCHUBARTH, Geldwäscherei - Neuland 

für das traditionelle kontinentale Strafrechtsdenken, in Festschrift für Günter 

Bemmann, a cura di Joachim Schulz/Thomas Vormbaum, Baden-Baden 1997, 

pag. 432-435; d’altra opinione invece una ragguardevole corrente dottrinale, se-

gnatamente ACKERMANN, op. cit., n. 117 ad art. 305
bis

 CP; GUNTHER ARZT, Geld-

wäscherei: komplexe Fragen, in recht 13 (1995), pag. 131; CASSANI, op. cit., n. 47 

e segg. ad art. 305
bis

 CP; CHRISTOPH GRABER, Der Vortäter als Geldwäscher, 

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26 

 

AJP/PJA 1995, pag. 517; MARK PIETH, Commentario basilese, 2a ediz., Basilea 

2007, n. 2 e seg. ad art. 305
bis

 CP; HANS SCHULTZ, Die strafrechtliche Rechtspre-

chung des Bundesgerichts im Jahre 1994, in ZBJV 131 (1995) pag. 846; per un 

riassunto della discussione v. anche DTF 122 IV 211 consid. 3a, nonché AN-

DREAS DONATSCH/ WOLFGANG WOHLERS, Strafrecht IV, 3a ediz., Zurigo 2011, 

pag. 476 e JÜRG-BEAT ACKERMANN, forumpoenale 2009, n. 31, pag. 160 e seg.). 

L’Alta Corte ha avuto modo di precisare che nell’ottica dell’art. 305
bis

 CP è deter-

minante valutare se l’atto in questione è teso a – ed è suscettibile di – vanificare il 

blocco da parte delle autorità di perseguimento penale dei valori patrimoniali ori-

ginanti da un crimine: tal è il caso in presenza di distruzione rispettivamente im-

piego di valori patrimoniali (sentenza del Tribunale federale 6B_209/2010 del 2 

dicembre 2010, consid. 6.4). Il riciclaggio di denaro può altresì essere commesso 

per omissione (DTF 136 IV 188 consid. 6). La questione di sapere se l'infrazione 

all'origine dei valori riciclati costituisce un crimine deve essere valutata in appli-

cazione del diritto svizzero (DTF 126 IV 255 consid. 3b/aa). Nell’ambito dell’art. 

305
bis

 n. 3 CP trova applicazione il principio della doppia punibilità astratta (DTF 

136 IV 179, consid. 2.3). 

4.2 L'infrazione prevista e punita dall'art. 305
bis

 CP è un'infrazione intenzionale. Il 

dolo eventuale è sufficiente (v. art. 12 CP). L’intenzione non deve riferirsi solo 

all’atto vanificatorio in sé, quindi al fatto che l’operazione in questione sia idonea 

a rompere la traccia documentaria, ma anche all’origine criminale dei valori rici-

clati: l'autore sa o deve presumere che i valori che ricicla provengono da un cri-

mine (DTF 122 IV 211 consid. 2e; sulla formulazione “sa o deve presumere” si 

veda già PAOLO BERNASCONI, Finanzunterwelt. Gegen Wirtschaftskriminalität und 

organisiertes Verbrechen, Zurigo 1988, pag. 52 e seg., così come la giurispru-

denza relativa all’art. 160 CP e all’art. 19 n. 2 lett. a LStup, segnatamente DTF 

105 IV 303 consid. 3b; 104 IV 211 consid. 2; 69 IV 67 consid. 3). Non è necessa-

rio che l'autore conosca con precisione l'infrazione da cui provengono i valori: 

basta ch'egli sappia oppure, date le circostanze, non possa ragionevolmente i-

gnorare che gli stessi sono il frutto di un comportamento illecito sanzionato da 

una pena severa, senza forzatamente sapere in cosa consista precisamente tale 

reato (DTF 119 IV 242 consid. 2b; STEFAN TRECHSEL/HEIDI AFFOLTER-EIJSTEN, 

Schweizerisches Strafgesetzbuch, Zurigo/San Gallo 2008, n. 21 ad art. 305
bis

 CP; 

CORBOZ, op. cit., n. 42 ad art. 305
bis

 CP; DONATSCH/WOHLERS, op. cit., pag. 482 

e seg.; CASSANI, op. cit., n. 51 ad art. 305
bis

 CP; PIETH, op. cit., n. 46 ad art. 305
bis

 

27 

 

CP; ACKERMANN, op. cit., n. 398 ad art. 305
bis

 CP; STRATENWERTH/BOMMER, op. 

cit., § 55 n. 32). 

4.3 Giusta l'art. 24 cpv. 1 CP, è istigatore chiunque intenzionalmente determina altri 

a commettere un crimine o un delitto. L'istigazione consiste nel suscitare in una 

persona la decisione di commettere un determinato atto (DTF 128 IV 11 consid. 

2a). L'istigazione non costituisce un reato indipendente, bensì una forma di par-

tecipazione al reato commesso da un'altra persona. Gli elementi costitutivi ogget-

tivi corrispondono a quelli dell'infrazione commessa dalla persona istigata (DTF 

128 IV 11 consid. 2a), in casu quelli dell'art. 305
bis

 CP. Sotto il profilo soggettivo, 

l'istigazione richiede l'intenzionalità; il dolo eventuale è sufficiente (DTF 116 IV 1 

consid. 3d). È dunque necessario che l'istigatore abbia saputo e voluto o, quan-

tomeno, preso in considerazione e accettato che il suo intervento fosse idoneo a 

decidere l'istigato a commettere l'infrazione (DTF 128 IV 11 consid. 2a; sentenza 

del Tribunale federale 6B_621/2010 del 20 maggio 2011, consid. 5.1). 

4.4 A. 

4.4.1 A. ha scientemente orchestrato l’impianto truffaldino ai danni del consorzio di 

compagnie d’assicurazioni, come risulta supra (consid. 3.4.3). Egli era pertanto 

perfettamente consapevole che i seguenti valori patrimoniali, giunti su conti di 

sua spettanza, originavano da un crimine: 

 I bonifico: di fr. 50'000.--, valuta 12.01.2005, sul conto n. 1 presso la banca I. 

SA (cl. 12 p. 7.2.1008); 

 II bonifico: di fr. 4'000'000.--, valuta 09.06.2005, sul conto n. 2 presso la ban-

ca I. SA (cl. 14 p. 7.5.602 e seg.); 

 III bonifico: di fr. 2'396’496.--, valuta 21.06.2005, sul conto n. 2  presso la 

banca I. SA (cl. 14 p. 7.5.602, 604). 

 

4.4.2 Nel capo d’accusa 1.3.1 viene rimproverato a A. di avere, il 3 marzo 2005, con-

segnato, a contanti, a B. fr. 100'000.-- quale secondo acconto per aver organiz-

zato l’incendio della F. A. riconosce di aver corrisposto detto importo a B., in con-

tanti, precisando di aver ritirato per cassa, lo stesso giorno, l’importo equivalente 

presso la banca I. SA, a Glattbrugg, a debito del suo conto n. 2 (cl. 31 p. 13.9.89; 

cl. 14 p. 7.5.593). 

 Determinante al riguardo non è il fatto che l’importo in questione possa qualificar-

si quale pretium sceleris, ritenuto che, nell’ottica della pubblica accusa, si tratte-

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28 

 

rebbe di parte del compenso che l’istigatore A. avrebbe corrisposto all’istigato B., 

vale a dire nel quadro di una condotta – l’istigazione ad incendio intenzionale – 

che potrebbe entrare in linea di conto quale reato a monte per successivi atti di 

impiego susseguenti alla ricezione del pretium scerelis da parte di B. In altre pa-

role, la Corte è giunta alla conclusione che la natura della dazione in questione 

rende sì tali valori patrimoniali senz'altro confiscabili ex art. 70 cpv. 1 CP in quan-

to pretium sceleris – poiché destinati a determinare l'autore di un reato – ma non 

li rende ancora, attraverso la mera dazione, già riciclabili ad opera del disponen-

te, l'origine criminale ex art. 305
bis

 CP, e pertanto la riciclabilità, essendo per con-

tro assodata allorquando il pretium sceleris perviene effettivamente nella disponi-

bilità del destinatario, nel nostro caso dell'istigato, il quale, se dovesse in seguito 

impiegare tali valori, potrebbe a quel punto sì compiere un atto vanificatorio di va-

lori patrimoniali sgorganti da un crimine (v. ACKERMANN, op. cit., n. 157 in fine ad 

art. 305
bis

 CP). 

 Determinante per l'apprezzamento dell'origine criminale dei fondi impiegati è di 

riflesso unicamente il quesito di sapere se l’importo di fr. 100'000.-- consegnati il 

3 marzo 2005 a B. originassero da un crimine oppure se si trattava di disponibilità 

lecite di A.. La possibile origine criminosa deve in casu essere vagliata alla luce 

del primo bonifico, da parte di P. AG, di fr. 50'000.--, valuta 12.01.2005, sul conto 

n. 1 presso la banca I. SA (cl. 12 p. 7.2.1008). L’analisi della documentazione 

bancaria mostra nondimeno che i valori patrimoniali in questione, giunti sul conto 

n. 1, non sono stati impiegati per corrispondere a B. l’importo di fr. 100'000.-- di 

cui al capo d’accusa 1.3.1. Durante l’intervallo temporale che va dalla ricezione 

del denaro da P. AG – il 12 gennaio 2005 – al prelievo dei fr. 100'000.-- in que-

stione da parte di A. – il 3 marzo 2005 – non sono in particolare evincibili travasi 

dal conto n. 1 al conto n. 2, a debito del quale il prelievo del 3 marzo 2005 è stato 

operato (cl. 12 p. 7.2.1003-1034; cl. 14 p. 7.5.583-593). 

 Ne segue che l’imputato deve essere prosciolto da questo capo di accusa, i valori 

patrimoniali in questione non essendo di origine criminale. 

 

4.4.3 Nel capo d’accusa 1.3.2.1 viene rimproverato a A. di avere, il 17 gennaio 2005, 

addebitato fr. 9'602.36 sul suo conto n. 1 presso la banca I. SA a seguito 

dell’emissione, l’8 gennaio 2005, dell’assegno n. 8. L’importo in questione è il ri-

sultato dell’ammontare dell’assegno, fr. 15'736.50, dedotto il saldo esistente sul 

conto prima di tale accredito, ossia fr. 6'134.14, prima che il primo versamento di 

P. AG, pari a fr. 50'000.--, venisse bonificato sul conto (cl. 12 p. 7.2.1003, 1010 e 

segg.). 

29 

 

Così come risulta dal consid. 4.1, ogni impiego di valori patrimoniali originanti da 

un crimine costituisce un atto suscettibile di vanificare la loro confisca, ritenuto 

che i valori in questione vengono reintrodotti nel circuito legale e impiegati alla 

stregua di denaro di origine lecita. Come risulta anche dall’interrogatorio dibatti-

mentale di A. (cl. 55 p. 930.4 e segg.), l’imputato sapeva o doveva perlomeno 

presumere che, in seguito alla notifica di sinistro del dicembre 2004 (cl. 21 p. 

7.33.6 e seg.), l’assicuratore avrebbe versato di lì a poco il primo acconto, desti-

nato alle spese, quali quelle portuali, direttamente riconducibili all'incendio, sulla 

relazione bancaria che egli stesso aveva provveduto a individualizzare. Ne segue 

che, emettendo l’8 gennaio 2005 l’assegno in parola, A. sapeva, o aveva comun-

que preso in debito conto, che l’assegno avrebbe potuto almeno in parte essere 

onorato con denaro di provenienza criminosa, circostanza che si è del resto pro-

dotta. I presupposti oggettivi e soggettivi del reato di riciclaggio di denaro sono 

pertanto adempiuti. 

 

4.4.4 Nel capo d’accusa 1.3.2.2 viene rimproverato a A. di avere, il 17 giugno 2005, 

trasferito fr. 397'852.25 dal suo conto banca I. n. 2 sul suo conto n. 7 presso la 

banca JJ. L’importo in questione è il risultato dell’ammontare del bonifico, fr. 

770'000.--, dedotto il saldo esistente sul conto – pari a fr. 372'095.70 – prima 

dell’entrata del secondo versamento delle compagnie assicurative – di fr. 

4'000'000.-- –, dedotto altresì il dividendo di fr. 52.05, valuta 10.06.2005 (cl. 14 p. 

7.5.602). Il conto n. 7 presso la banca JJ. è stato saldato il 24 giugno 2005 (cl. 20 

p. 7.23.3, 30) dopo che il bonifico in questione ha provveduto a riportare in attivo 

la relazione bancaria di destinazione, interessante un mutuo annuale concesso 

all’accusato (cl. 20 p. 7.23.29, 37). 

Come risulta dal consid. 4.1, ogni impiego di valori patrimoniali originanti da un 

crimine costituisce un atto suscettibile di vanificare la loro confisca, ritenuto che i 

valori in questione vengono reintrodotti nel circuito legale e impiegati alla stregua 

di denaro di origine lecita. 

Così come risulta dal saldo esistente prima del citato versamento delle compa-

gnie assicurative, pari a fr. 4'000'000.--, il conto banca I. n. 2 non disponeva di 

sufficiente liquidità per operare il bonifico incriminato, che è stato disposto solo 

una volta giunto il risarcimento assicurativo. In altre parole, l’imputato era a cono-

scenza dell’imminente bonifico in entrata, in provenienza da un conto dello studio 

legale che lo assisteva nella pratica assicurativa, legali che avevano del resto già 

provveduto a sollecitare con successo il pool di compagnie assicurative affinché il 

risarcimento avvenisse senza ulteriori indugi (cl. 21 p. 7.33.30 e segg.). 

30 

 

L’imputato sapeva dunque che, in seguito alla notifica di sinistro del dicembre 

2004 (cl. 21 p. 7.33.6 e seg.), ai solleciti dei propri avvocati nonché alla relativa 

conferma da parte di P. AG (cl. 21 p. 7.33.36 e seg.), l’assicuratore avrebbe 

provveduto a versare entro breve la seconda tranche di risarcimento per la perdi-

ta della F. 

I presupposti oggettivi e soggettivi del reato di riciclaggio di denaro sono pertanto 

adempiuti anche in questo caso. 

 

4.4.5 Nel capo d’accusa 1.3.2.3 viene rimproverato a A. di avere, il 27 giugno 2005, 

operato un addebito di EUR 97'037.15 (facenti parti di un importo di EUR 

100'000.-- per l’emissione dell’assegno n. 9 a favore di SS. e TT.) sul suo conto 

banca I. n. 1.1 (cl. 11 p. 7.2.519; cl. 12 p. 7.2.1202 e segg.). Tale relazione era 

stata oggetto, il medesimo giorno, di un bonifico di EUR 200'000.--, in provenien-

za dall’acquisto di divise n. 11 a debito di una rubrica fr. (conto 1) del medesimo 

conto (cl. 11 p. 7.2.519; cl. 12 p. 7.2.1084). Il citato addebito di EUR 200'000.-- 

operato sul conto n. 1 origina da un bonifico, sempre della medesima valuta 

(27.06.2005), in provenienza dal conto della banca I. n. 2 (cl. 12 p. 7.12.1084, 

1093; cl. 13 p. 7.5.117). Relazione, quest’ultima, che era appena stata oggetto di 

alimentazione con il provento della truffa assicurativa, così come descritto al con-

sid. 4.4.1. 

Come evincibile dal consid. 4.1, ogni impiego di valori patrimoniali originanti da 

un crimine costituisce un atto suscettibile di vanificare la loro confisca, ritenuto 

che i valori in questione vengono reintrodotti nel circuito legale e impiegati alla 

stregua di denaro di origine lecita. 

Il conto banca I. n. 2 è stato addebitato con il bonifico, di cui sopra, sulla relazio-

ne n. 1, solo in seguito al bonifico da parte del pool d’assicurazioni. I valori patri-

moniali sono stati, sempre il medesimo giorno di valuta, tramutati da fr. in EUR 

per essere accreditati sul conto di appoggio (n. 1.1) dell’assegno di EUR 

100'000.--. Come risulta dall’operatività sul conto banca I. n. 2, sono i bonifici in 

entrata, provento della truffa assicurativa, ad aver apportato sufficiente liquidità 

per operare, fra le diverse operazioni, pure l’addebito del 27 giugno 2005 che, lo 

stesso giorno, attraverso diversi conti e divise, si è concretizzato nell’assegno in-

criminato, per l’importo dedotto nel relativo capo di accusa 1.3.2.3. 

Come già evidenziato, l’imputato era a conoscenza degli imminenti bonifici in en-

trata sulla relazione banca I. n. 2, in provenienza da un conto dello studio legale 

che lo assisteva nella pratica assicurativa, legali che avevano del resto già prov-

31 

 

veduto a sollecitare con successo il pool di compagnie assicurative affinché il ri-

sarcimento avvenisse senza ulteriori indugi (cl. 21 p. 7.33.30 e segg.). 

L’imputato sapeva dunque che, in seguito alla notifica di sinistro del dicembre 

2004 (cl. 21 p. 7.33.6 seg.), ai solleciti dei propri avvocati nonché alla relativa 

conferma da parte di P. AG (cl. 21 p. 7.33.36 e seg.), l’assicuratore avrebbe 

provveduto a versare entro breve la seconda tranche di risarcimento per la perdi-

ta della F. 

I presupposti oggettivi e soggettivi del reato di riciclaggio di denaro sono pertanto 

adempiuti pure in questo caso. 

 

4.4.6 Nel capo d’accusa 1.3.2.4 viene rimproverato a A. di avere, sempre il 27 giugno 

2005, operato un addebito, anch’esso di EUR 97'037.15 (facenti parti di un im-

porto di EUR 100'000.-- bonificato sulla relazione n. 12 intestato alla AAA. SA 

presso la banca BBB. a F-Antibes), sul suo conto banca I. n. 1.1 (cl. 11 p. 

7.2.520; cl. 12 p. 7.2.1206; cl. 20 p. 7.21.32). Tale relazione era stata oggetto, il 

medesimo giorno, di un bonifico di EUR 200'000.-- a debito del suo conto banca 

I. n. 1, rubrica CHF (cl. 11 p. 7.2.519; cl. 12 p. 7.2.1084). Il citato addebito, pari a 

fr. 309'160.--, operato sul conto n. 1, è da correlare con un bonifico di fr. 

300'000.--, sempre della medesima valuta (27.06.2005), in provenienza dal conto 

banca I. n. 2 (cl. 12 p. 7.12.1084, 1093; cl. 13 p. 7.5.117). Relazione, 

quest’ultima, che era appena stata oggetto di alimentazione con il provento della 

truffa assicurativa, così come descritto al consid. 4.4.1. 

Come evincibile dal consid. 4.1, un bonifico bancario transfrontaliero come quello 

dedotto in accusa, originante dalla Svizzera, costituisce di per sé un atto suscet-

tibile di vanificare la loro confisca, ritenuto che viene con ciò reso più difficoltosa 

la confisca, frapponendosi alla stessa un confine di Stato. 

Il conto della banca I. n. 2 è stato addebitato con il bonifico, di cui sopra, sulla re-

lazione n. 1, solo in seguito al bonifico da parte del pool d’assicurazioni. I valori 

patrimoniali sono stati, sempre il medesimo giorno di valuta, tramutati da fr. in 

EUR per essere accreditati sul conto di appoggio (n. 1.1) del bonifico sul conto 

francese. Come risulta dall’operatività sul conto banca I. n. 2, sono i bonifici in 

entrata, provento della truffa assicurativa, ad aver apportato sufficiente liquidità 

per operare, fra le diverse operazioni, pure l’addebito del 27 giugno 2005 che, lo 

stesso giorno, attraverso diversi conti e divise, si è concretizzato nel bonifico in-

criminato, per l’importo dedotto nel relativo capo di accusa 1.3.2.4. 

Come già evidenziato, l’imputato era a conoscenza degli imminenti bonifici in en-

trata sulla relazione della banca I. n. 2, in provenienza da un conto dello studio 

32 

 

legale che lo assisteva nella pratica assicurativa, legali che avevano del resto già 

provveduto a sollecitare con successo il pool di compagnie assicurative affinché il 

risarcimento avvenisse senza ulteriori indugi (cl. 21 p. 7.33.30 e segg.). 

L’imputato sapeva dunque che, in seguito alla notifica di sinistro del dicembre 

2004 (cl. 21 p. 7.33.6 e seg.), ai solleciti dei propri avvocati nonché alla relativa 

conferma da parte di P. AG (cl. 21 p. 7.33.36 e seg.), l’assicuratore avrebbe 

provveduto a versare entro breve la seconda tranche di risarcimento per la perdi-

ta della F. 

I presupposti oggettivi e soggettivi del reato di riciclaggio di denaro sono pertanto 

adempiuti pure in questo caso. 

 

4.4.7 Nel capo d’accusa 1.3.2.5 viene rimproverato a A. di avere, il 6 luglio 2005, ope-

rato un addebito di EUR 250'000.-- (facenti parti di un importo di EUR 255'000.-- 

per l’emissione dell’assegno n. 13 a favore di SS. e TT.) sul suo conto banca I. n. 

10 (cl. 11 p. 7.2.521; cl. 12 p. 7.2.1208 e segg.). Tale relazione era stata oggetto, 

il giorno precedente, di un bonifico di EUR 250'000.--, in provenienza dal conto n. 

2.1 (cl. 14 p. 7.5.570). Il citato addebito di EUR 250'000.-- operato sul conto n. 

2.1 origina dall’acquisto di valuta n. 15 (EUR), allibrato anch’esso il 5 luglio 2005, 

a favore di detta relazione e a debito di un'altra rubrica (in fr.) del medesimo con-

to banca I., la n. 2 (cl. 13 p. 7.5.118). Relazione, quest’ultima, che era stata, il 9 

rispettivamente il 21 giugno 2005, oggetto di alimentazione con il provento della 

truffa assicurativa, così come descritto al consid. 4.4.1. La Corte rileva altresì che 

l’acquisto di valuta n. 15 è stato reso possibile dal disinvestimento, valuta 

05.07.2005, del fiduciario di nominali fr. 3.3 mio, acceso il 16 giugno 2005, vale a 

dire subito dopo il versamento di P. AG di fr. 4 mio (cl. 13 p. 7.5.118; cl. 14 p. 

7.5.602). 

Come evincibile dal consid. 4.1, ogni impiego di valori patrimoniali originanti da 

un crimine costituisce un atto suscettibile di vanificare la loro confisca, ritenuto 

che i valori in questione vengono reintrodotti nel circuito legale e impiegati alla 

stregua di denaro di origine lecita. 

Il conto banca I. n. 2 è stato addebitato, nelle modalità sopra descritte, solo in 

seguito ai bonifici da parte del pool d’assicurazioni. I valori patrimoniali sono stati 

tramutati da fr. in EUR per essere accreditati sulla relativa rubrica EUR del me-

desimo conto (n. 2.1). In seguito, sempre il medesimo giorno, vi è stato il bonifico 

sulla relazione di appoggio (n. 1.1) dell’assegno di EUR 255'000.--.  

Come risulta dall’operatività sul conto banca I. n. 2, sono i bonifici in entrata, pro-

vento della truffa assicurativa, ad aver apportato sufficiente liquidità per operare, 

33 

 

fra le diverse operazioni, pure l’addebito del 5 luglio 2005 che, lo stesso giorno o 

l’indomani, attraverso diversi conti e divise, si è concretizzato nell’assegno incri-

minato, per l’importo dedotto nel relativo capo di accusa 1.3.2.5. 

Come già evidenziato, l’imputato era a conoscenza degli imminenti bonifici in en-

trata sulla relazione banca I. n. 2, in provenienza da un conto dello studio legale 

che lo assisteva nella pratica assicurativa, legali che avevano del resto già prov-

veduto a sollecitare con successo il pool di compagnie assicurative affinché il ri-

sarcimento avvenisse senza ulteriori indugi (cl. 21 p. 7.33.30 e segg.). 

L’imputato sapeva dunque che, in seguito alla notifica di sinistro del dicembre 

2004 (cl. 21 p. 7.33.6 e seg.), ai solleciti dei propri avvocati nonché alla relativa 

conferma da parte di P. AG (cl. 21 p. 7.33.36 e seg.), l’assicuratore avrebbe 

provveduto a versare entro breve la seconda tranche di risarcimento per la perdi-

ta della F. 

I presupposti oggettivi e soggettivi del reato di riciclaggio di denaro sono pertanto 

adempiuti pure in questo caso. 

 

4.4.8 Nel capo d’accusa 1.3.2.6 viene rimproverato a A. di avere, a Lugano, l’11 luglio 

2005, prelevato a contanti fr. 150'500.--, a debito del suo conto banca I. n. 2. Re-

lazione, quest’ultima, che era stata, il 9 rispettivamente il 21 giugno 2005, oggetto 

di alimentazione con il provento della truffa assicurativa, così come descritto al 

consid. 4.4.1. 

 Come esposto al consid. 4.1, qualsiasi atto suscettibile di vanificare l'accerta-

mento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali provenienti 

da un crimine costituisce oggettivamente un atto di riciclaggio. Il riciclaggio di de-

naro non richiede operazioni finanziarie complicate: anche gli atti più semplici, 

come l'occultamento del bottino, possono essere adeguati. È pure considerato 

atto di riciclaggio il prelievo di denaro per cassa alla luce del fatto che la restitu-

zione all’autore dell’antefatto dell’integralità o di parte del credito di un conto a lui 

intestato interrompe il paper trail. 

 L’accusato riconosce il prelievo, finalizzato a consegnare a B. un’ulteriore parte 

del pretium sceleris in relazione all’organizzazione dell’incendio del natante (cl. 

31 p. 13.9.83 e seg.). Come già evidenziato, l’imputato era a conoscenza degli 

imminenti bonifici in entrata sulla relazione banca I. n. 2, in provenienza da un 

conto dello studio legale che lo assisteva nella pratica assicurativa, legali che a-

vevano del resto già provveduto a sollecitare con successo il pool di compagnie 

assicurative affinché il risarcimento avvenisse senza ulteriori indugi (cl. 21 p. 

7.33.30 e segg.). L’imputato sapeva dunque che, in seguito alla notifica di sinistro 

34 

 

del dicembre 2004 (cl. 21 p. 7.33.6 e seg.), ai solleciti dei propri avvocati nonché 

alla relativa conferma da parte di P. AG (cl. 21 p. 7.33.36 e seg.), l’assicuratore 

avrebbe provveduto a versare entro breve la seconda tranche di risarcimento per 

la perdita della F. 

I presupposti oggettivi e soggettivi del reato di riciclaggio di denaro sono pertanto 

adempiuti pure in questo caso. 

 

4.4.9 Nel capo d’accusa 1.3.2.7 viene rimproverato a A. di avere, a Lugano, l’11 luglio 

2005, consegnato a contanti fr. 150'000.-- a B., precedentemente prelevati a con-

tanti a debito del suo conto banca I. n. 2 (consid. 4.4.8). Relazione, quest’ultima, 

che era stata, il 9 rispettivamente il 21 giugno 2005, oggetto di alimentazione con 

il provento della truffa assicurativa, così come descritto al consid. 4.4.1. 

 Come risulta dal consid. 4.1, ogni impiego di valori patrimoniali originanti da un 

crimine costituisce un atto suscettibile di vanificare la loro confisca, ritenuto che i 

valori in questione vengono reintrodotti nel circuito legale e impiegati alla stregua 

di denaro di origine lecita. L’accusato riconosce la consegna a B. di valori patri-

moniali poco prima prelevati per cassa a debito del suo conto banca I. n. 2, a va-

lere quale ulteriore parte del pretium sceleris in relazione all’organizzazione 

dell’incendio del natante (cl. 31 p. 13.9.83 e seg.). Come già evidenziato, 

l’imputato era a conoscenza degli imminenti bonifici in entrata sulla relazione 

banca I. n. 2, in provenienza da un conto dello studio legale che lo assisteva nel-

la pratica assicurativa, legali che avevano del resto già provveduto a sollecitare 

con successo il pool di compagnie assicurative affinché il risarcimento avvenisse 

senza ulteriori indugi (cl. 21 p. 7.33.30 e segg.). L’imputato sapeva dunque che, 

in seguito alla notifica di sinistro del dicembre 2004 (cl. 21 p. 7.33.6 e seg.), ai 

solleciti dei propri avvocati nonché alla relativa conferma da parte di P. AG (cl. 21 

p. 7.33.36 e seg.), l’assicuratore avrebbe provveduto a versare entro breve la se-

conda tranche di risarcimento per la perdita della F. 

I presupposti oggettivi e soggettivi del reato di riciclaggio di denaro sono pertanto 

adempiuti pure in questo caso. 

 

4.4.10 Nel capo d’accusa 1.3.2.8 viene rimproverato a A. di avere, il 2 settembre 2005, 

trasferito fr. 94'097.25 (controvalore EUR 60'782.90) dal suo conto banca I. n. 2 

sul suo conto banca I. n. 2.1 con la finalità di colmare il passivo presente sulla 

rubrica di destinazione. 

 Il 2 settembre 2005 il conto n. 2 viene addebitato di fr. 220'978.80 per l’acquisto 

di divise n. 15 (cl. 13 p. 7.5.121). L’accredito, in ragione del controvalore di EUR 

35 

 

142'200.--, occorre sulla rubrica EUR della medesima relazione, la n. 2.1, la qua-

le presentava un saldo negativo pari a EUR 72'194.80 che l’accredito ha provve-

duto a colmare (cl. 13 p. 7.5.201). 

 Come risulta dal consid. 4.1, ogni impiego di valori patrimoniali originanti da un 

crimine costituisce un atto suscettibile di vanificare la loro confisca, ritenuto che i 

valori in questione vengono reintrodotti nel circuito legale e impiegati alla stregua 

di denaro di origine lecita. È ben vero che, in questo caso, trattasi di una mera 

traslazione all’interno di diverse rubriche (CHF e EUR) della stessa e unica rela-

zione bancaria personale, circostanza che, alla luce di quanto esposto al consid. 

4.1, potrebbe non essere suscettibile di effetti vanificatori. Sennonché, lo spo-

stamento di averi patrimoniali fra rubriche, previo cambio di divisa, aveva la pre-

cisa finalità di onorare un’esposizione che nel mentre si era creata sul conto di 

destinazione: in altre parole, gli averi patrimoniali sono stati impiegati per pagare 

un debito e, di riflesso, essi sono stati reintrodotti nel circuito legale e impiegati 

alla stregua di denaro di origine lecita. L’effetto vanificatorio è pertanto presente 

in casu. Va parimenti evidenziato come la relazione in oggetto fosse stata, il 9 ri-

spettivamente il 21 giugno 2005, oggetto di alimentazione con il provento della 

truffa assicurativa, così come descritto al consid. 4.4.1. 

Alla luce di quanto evidenziato sopra (consid. 4.4.9), l’imputato era a conoscenza 

dell’imminente bonifico in entrata su detto conto, in provenienza da un conto dello 

studio legale che lo assisteva nella pratica assicurativa. 

I presupposti oggettivi e soggettivi del reato di riciclaggio di denaro sono pertanto 

adempiuti pure in questo caso. 

 

4.4.11 Nel capo d’accusa 1.3.2.9 viene rimproverato a A. di avere, a Zurigo, il 5 ottobre 

2005, prelevato a contanti fr. 21'000.--, a debito del suo conto banca I. n. 2. Re-

lazione, quest’ultima, che era stata, il 9 rispettivamente il 21 giugno 2005, oggetto 

di alimentazione con il provento della truffa assicurativa, così come descritto al 

consid. 4.4.1. 

 Come esposto al consid. 4.1, qualsiasi atto suscettibile di vanificare l'accerta-

mento dell'origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali provenienti 

da un crimine costituisce oggettivamente un atto di riciclaggio. Il riciclaggio di de-

naro non richiede operazioni finanziarie complicate: anche gli atti più semplici, 

come l'occultamento del bottino, possono essere adeguati.