# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f9da2c7d-c450-580d-89a7-2357e9edb1a6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-07-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.07.2023 D-4107/2023
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4107-2023_2023-07-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4107/2023 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 7  l u g l i o  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Barbara Balmelli;  

cancelliera Francesca Bertini-Tramèr. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), 

Afghanistan,   

patrocinato da Viviana Lino,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (procedura 

Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 17 luglio 2023 / N (…). 

 

 

 

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Visto: 

la domanda d’asilo che A._______ ha presentato in Svizzera il 7 giugno 

2023,  

l'estratto dalla banca dati dattiloscopica EURODAC del 9 giugno 2023, da 

cui si evince che il richiedente aveva già depositato due domande d'asilo 

pregresse in Bulgaria il (…) maggio 2023 ed in Croazia il 1° giugno 2023, 

la procura conferita dall’interessato in data 13 giugno 2023 alla rappresen-

tanza legale assegnatagli, 

il verbale del 26 giugno 2023 del colloquio personale conformemente 

all'art. 5 Regolamento (UE) n. 604/2013 del Parlamento europeo e del 

Consiglio del 26 giugno 2013 che stabilisce i criteri e i meccanismi di de-

terminazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda 

di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cit-

tadino di un paese terzo o da un apolide (rifusione; Gazzetta ufficiale dell'U-

nione europea [GU] L 180/31 del 29 giugno 2013; di seguito: RD III),  

la richiesta di ripresa in carico fondata sull’art. 18 par. 1 lett. b RD III pre-

sentata dalla Segreteria di Stato della migrazione (di seguito: SEM) alle 

competenti autorità bulgare del 28 giugno 2023,  

l'accettazione del 3 luglio 2023 delle autorità bulgare della richiesta di ri-

presa in carico,  

la decisione della SEM del 17 luglio 2023, notificata il giorno seguente, 

mediante la quale detta autorità non è entrata nel merito della domanda 

d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo del 26 giugno 

1998 (LAsi, RS 142.31) ed ha pronunciato il trasferimento dell’interessato 

verso la Bulgaria, 

il ricorso del 25 luglio 2023 (cfr. tracciamento degli invii; data d’entrata: 

26 luglio 2023) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di se-

guito: il Tribunale o TAF) contro la menzionata decisione della SEM con il 

quale il ricorrente ha concluso, preliminarmente alla sospensione in via su-

percautelare dell’esecuzione della decisione e alla concessione dell’effetto 

sospensivo; in via principale egli ha invece chiesto l’accoglimento dell’im-

pugnativa, all’annullamento della precitata decisione e la restituzione deli 

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atti alla SEM per l’esame nazionale della domanda d’asilo o per procedere 

con i necessari complementi istruttori, 

altresì l’insorgente ha presentato una domanda di assistenza giudiziaria, 

nel senso della dispensa dal pagamento delle spese di giudizio e del rela-

tivo anticipo, con protestate tasse e spese,  

la sospensione, in via supercautelare, dell'esecuzione dell'allontanamento 

del 26 luglio 2023, 

 

e considerato: 

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),  

che presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), il 

ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 PA, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che i ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei motivi che seguono, 

sono decisi in procedura semplificata (art. 111a LAsi) dal giudice unico, con 

l'approvazione di una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione 

è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che giusta l'art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti, 

che nel colloquio Dublino il ricorrente, posto di fronte alla possibile compe-

tenza della Bulgaria per l’analisi della sua domanda d’asilo, non l’ha espli-

citamente contestata, asserendo di non volervi fare ritorno poiché l’avreb-

bero trattato “male”, e meglio lo l’avrebbero preso a calci e pugni e lasciato 

a digiuno, oltre che non offrigli alcun tipo di servizio; che inoltre, gli sarebbe 

stato riferito che avrebbe ricevuto la lettera di via (cfr. atto SEM 12/3),  

che nella querelata decisione l'autorità inferiore, ha innanzitutto constatato 

la competenza della Bulgaria per il prosieguo della procedura; che a tal 

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proposito la SEM ha preso posizione in merito all’obiezione del ricorrente 

relativa alla precitata lettera di via, asserendo che non vi sarebbero dubbi 

in merito al fatto che egli sarebbe stato registrato in Bulgaria quale richie-

dente asilo e che tale Paese avrebbe accettato la sua ripresa in carico a 

prescindere dal rilascio o meno del foglio di via; che in seguito, è stata 

esclusa la sussistenza nello Stato di destinazione di carenze sistemiche ai 

sensi dell'art. 3 par. 2 RD III o di un rischio di trattamenti contrari all'art. 3 

della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà 

fondamentali del 5 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o di violazione del 

principio del divieto di respingimento; che inoltre, non sussisterebbero mo-

tivi che obbligherebbero la Svizzera ad esaminare la domanda d'asilo giu-

sta l'art. 16 par. 1 RD III né che giustificherebbero l'applicazione della clau-

sola di sovranità ai sensi dell'art. 17 par. 1 RD III e dell'art. 29a cpv. 3 

dell'Ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni procedurali dell'11 ago-

sto 1999 (OAsi 1, RS 142.311); che in particolare, in riferimento agli asseriti 

maltrattamenti vissuti in Bulgaria, l’autorità di prima istanza ha osservato 

come il comportamento scorretto di alcuni membri delle forze di sicurezza 

bulgare non significa un uso sistematico della violenza contro i migranti,  

che in sede ricorsuale, l’insorgente contesta la competenza bulgara al trat-

tamento della domanda d’asilo; che a suo dire, l’autorità di prima istanza 

avrebbe emesso un giudizio stereotipato in merito alle condizioni degli al-

loggi e della situazione generale in cui versano i richiedenti l’asilo in Bulga-

ria; che in riguardo a ciò, il ricorrente cita diversi rapporti e la sentenza di 

questo Tribunale F-4984/2022 del 30 novembre 2022; che pertanto, la 

SEM avrebbe dovuto verificare le effettive condizioni di accoglienza del 

Paese in questione; che inoltre, l’autorità inferiore avrebbe completamente 

ignorato la sua provenienza; che sarebbe noto che le autorità bulgare re-

spingono molte domande d’asilo di cittadini afghani; che pertanto, egli ri-

tiene che l’autorità di prima istanza avrebbe dovuto entrare nel merito della 

sua domanda d’asilo, in quanto vi sarebbero fondati motivi per ritenere che 

in caso di trasferimento in Bulgaria egli possa nuovamente essere vittima 

di trattamenti inumani e degradanti ed essere espulso verso l’Afghanistan,  

che, giusta l'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l'esecuzione della 

procedura di asilo e allontanamento, 

che, ai sensi dell'art. 3 par. 1 RD III, la domanda di protezione internazio-

nale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base 

ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15), 

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che, nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), 

come nel caso di specie, di principio non viene effettuato un nuovo esame 

di determinazione dello stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2019 VI/7 consid. 4 a 6, 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1), 

che, nella presente disamina, le ricerche effettuate dalla SEM hanno rive-

lato, che il ricorrente ha depositato due domande d'asilo pregresse in Bul-

garia e in Croazia, il (…) maggio 2023 rispettivamente il (…) giugno 2023 

(cfr. atto SEM 8/1), riscontro fra l’altro da lui confermato durante il colloquio 

Dublino (cfr. atto SEM 12/3), 

che il 3 luglio 2023, le autorità bulgare hanno espressamente accettato il 

trasferimento del ricorrente verso la Bulgaria (cfr. atto SEM 17/1), 

che l'insorgente non ha contestato né di aver depositato una domanda di 

asilo in Bulgaria – pur affermando di non averla depositata volontariamente 

– né che questo Stato sia competente per trattare la sua domanda, 

che pertanto la competenza della Bulgaria risulta di principio data,  

che, giusta l'art. 3 par. 2 RD III, qualora sia impossibile trasferire un richie-

dente verso lo Stato membro inizialmente designato come competente in 

quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussistono delle carenze si-

stemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni di accoglienza dei ri-

chiedenti, che implichino il rischio di un trattamento inumano o degradante 

ai sensi dell'art. 4 CartaUE, lo Stato membro che ha avviato la procedura 

di determinazione dello Stato membro competente prosegue l'esame dei 

criteri di cui al capo III per verificare se un altro Stato membro possa essere 

designato come competente, 

che per il resto, il Paese in questione è legato alla CartaUE e firmatario 

della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, 

RS 0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo 

del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni,  

che, di conseguenza, il rispetto della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in par-

ticolare il diritto alla trattazione della propria domanda secondo una proce-

dura giusta ed equa ed una protezione conforme al diritto internazionale 

ed europeo, è presunto da parte dello Stato in questione (cfr. direttiva 

2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

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recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello 

status di protezione internazionale [di seguito: direttiva procedura]; direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazio-

nale [di seguito: direttiva accoglienza]), 

che tale presunzione non è assoluta e può essere confutata in presenza di 

violazioni sistemiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea o 

dal diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9 consid. 6; sentenza della Corte 

europea dei diritti dell'uomo [Corte EDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 

21 gennaio 2011, 30696/09) oppure in presenza di indizi seri che, nel caso 

concreto, le autorità di tale Stato non rispetterebbero il diritto internazionale 

(cfr. DTAF 2010/45 consid. 7.4 e 7.5), 

che nel caso in disamina, il ricorrente si oppone al suo trasferimento verso 

la Bulgaria invocando principalmente di aver subito maltrattamenti e se-

condariamente sollevando il problema dell’attuale condizione di sovracca-

rico del sistema d’asilo bulgaro dovuto anche al massiccio afflusso di mi-

granti provenienti dall’Ucraina; che nonostante la loro valenza, né la prima 

né la seconda doglianza, presa distintamente o insieme, sono sufficienti, 

di per sé, a far supporre che la procedura d’asilo in Bulgaria sia caratteriz-

zata da carenze strutturali tali da concludere che le domande d’asilo non 

vengano trattate seriamente dalle autorità preposte, che non vi siano effet-

tive vie di ricorso e che i richiedenti non siano protetti contro rinvii abusivi 

verso i paesi d'origine; che più concretamente, va precisato che le violenze 

e i maltrattamenti che il ricorrente asserisce di avere subito, presumibil-

mente da parte di alcuni membri delle forze di polizia, costituiscono un’al-

legazione di parte non suffragata da alcun indizio; che altresì, i problemi 

venuti alla luce in Bulgaria con la crisi dei rifugiati ucraini sembrano essere 

riconducibili alla gravità e alla tragicità della congiuntura bellica attuale, ma 

non ad insufficienze strutturali (cfr. sentenza di riferimento del Tribunale 

F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020 consid. 6.6.1. e 6.6.7; cfr. anche fra le 

altre le sentenze del Tribunale D-2432/2023 del 10 maggio 2023 consid. 

7.2, E-2068/2023 del 26 aprile 2023 consid. 5.2, D-2011/2023 del 

24 aprile 2023 consid. 8.2); che infine, la fattispecie della sentenza del Tri-

bunale F-4984/2022 non è paragonabile in quanto quest’ultima concerneva 

un richiedente con problemi medici, 

che inoltre il Tribunale ha anche già avuto modo di sancire che malgrado il 

sistema del diritto d’asilo esistente in Bulgaria presenti delle problematiche 

importanti sia sotto l’aspetto procedurale in senso stretto che relativamente 

alle condizioni di accoglienza, le condizioni di sussistenza, pur non 

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essendo comparabili a quelle elvetiche, non configurano un trattamento 

inumano o degradante giustificante un’applicazione generalizzata 

dell’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III (cfr. sentenza di riferimento del 

Tribunale F-7195/2018 consid. 6.6.7; cfr. fra le altre, la sentenza del Tribu-

nale D-2806/2023 del 27 giugno 2023 consid. 6.3),  

che conseguentemente, le allegazioni ricorsuali non permettono di sovver-

tire la suesposta presunzione,  

che di conseguenza, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 2a frase RD III non si 

giustifica nel caso di specie, 

che ai sensi dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, disposizione che concretizza in di-

ritto interno svizzero la clausola di sovranità (art. 17 par. 1 RD III), se motivi 

umanitari lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della domanda an-

che qualora giusta il RD III un altro Stato sarebbe competente per il tratta-

mento della stessa, 

che la SEM, nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1, dispone di potere 

di apprezzamento (cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.); che tuttavia, se il tra-

sferimento del richiedente nel paese di destinazione contravviene ad una 

norma imperativa del diritto internazionale, tra cui quelle della CEDU, l'au-

torità inferiore è obbligata ad applicare la clausola di sovranità e ad entrare 

nel merito della domanda d'asilo ed il Tribunale dispone di potere di con-

trollo al riguardo (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8.2.1), 

che il ricorrente non ha dimostrato che lo Stato di destinazione non sia 

intenzionato a riprenderlo in carico ed a portare a termine la procedura 

relativa alla sua domanda di protezione in violazione della direttiva proce-

dura, 

che il ricorrente non ha apportato qualsivoglia indizio serio e concreto su-

scettibile di dimostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il 

principio del divieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'osse-

quio dei suoi obblighi internazionali, riviandolo in un paese dove la sua vita, 

integrità corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove 

rischierebbe di essere respinto in un tale paese, 

che come già rilevato in precedenza, agli atti non figurano elementi tali da 

indurre a concludere che un trasferimento nello Stato in questione espor-

rebbe il ricorrente al rischio di essere privato del sostentamento minimo e 

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di subire delle condizioni di vita indegna in violazione della direttiva acco-

glienza,  

che altresì l'insorgente non soffre di alcun problema medico,  

che, pertanto, l’insorgente non ha fornito indizi seri suscettibili di compro-

vare che le sue condizioni di vita o la sua situazione personale sarebbero 

tali da contravvenire all'art. 4 della CartaUE, all'art. 3 CEDU o all'art. 3 

Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Bulgaria, 

che, ad ogni modo, appartiene al ricorrente sollevare l'eventuale violazione 

dei suoi diritti fondamentali, utilizzando le adeguate vie di diritto dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione,  

che infine, non risultano neppure esserci indizi che permettano di ritenere 

che la SEM abbia esercitato in maniera arbitraria il potere di apprezza-

mento di cui dispone nell'applicazione dell'art. 29a cpv. 3 OAsi 1 (cfr. DTAF 

2015/9 consid. 7 seg.), 

che, pertanto, non vi è motivo di applicare la clausola discrezionale di cui 

all'art. 17 par. 1 RD III (clausola di sovranità), 

che, di conseguenza, in mancanza dell'applicazione di tale norma da parte 

della Svizzera, la Bulgaria è competente dell'esame della domanda di asilo 

del ricorrente ai sensi RD III ed è tenuta a riprenderlo in carico in ossequio 

alle condizioni poste agli art. 23, 24, 25, 29 RD III, 

che, quindi, è a giusto titolo che la SEM non è entrata nel merito della do-

manda di asilo del ricorrente, in applicazione dell'art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi 

ed ha pronunciato il suo trasferimento verso la Bulgaria conformemente 

all'art. 44 LAsi,  

che, in siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera di-

stinta le questioni relative all'esistenza di un impedimento all'esecuzione 

del trasferimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell'art. 83 della Legge fe-

derale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 dicembre 2005 (LStrI, 

RS 142.20), dal momento che detti motivi sono indissociabili dal giudizio di 

non entrata nel merito nel quadro di una procedura Dublino (cfr. DTAF 

2015/18 consid. 5.2), 

che con il provvedimento impugnato l’autorità di prima istanza non ha vio-

lato il diritto federale né abusato del suo potere di apprezzamento ed inoltre 

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non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi),  

che pertanto, il ricorso deve essere respinto e la decisione della SEM, che 

rifiuta l'entrata nel merito della domanda di asilo e pronuncia il trasferimento 

dalla Svizzera verso la Bulgaria, confermata, 

che, avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di con-

cessione dell'effetto sospensivo è senza oggetto, 

che per il medesimo motivo, anche la domanda di esenzione dal versa-

mento di un anticipo equivalente alle presumibili spese processuali è dive-

nuta senza oggetto, 

che ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito favo-

revole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta,  

che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– che 

seguono la soccombenza sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]), 

che le misure supercautelari ordinate dal Tribunale il 26 luglio 2023 deca-

dono con la presente sentenza (cfr. SEILER HANSJÖRG, in: Waldmann/Krau-

skopf [ed.], Praxiskommentar VwVG, 3a ed. 2023, n. 54-56 PA), 

che la sentenza è definitiva e non può, in principio, essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale, entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Francesca Bertini-Tramèr 

 

 

Data di spedizione: