# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 03711c7f-74fc-50c8-a4f6-eddee72a23c9
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-10-13
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 13.10.2022 F-3815/2022
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_F-3815-2022_2022-10-13.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte VI 

F-3815/2022 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  1 3  o t t o b r e  2 0 2 2   

Composizione 

 
Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Yannick Antoniazza-Hafner;  

cancelliere Dario Quirici. 
 

 
 

Parti 

 
A.______,  

CFA Chiasso,   

rappresentato da SOS Ticino - Caritas Svizzera, 

Via 1° Agosto, casella postale 1328,  

6830 Chiasso,  

ricorrente,   
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione SEM,  

Quellenweg 6,  

3003 Berna,    

autorità inferiore.   
 

 
 

Oggetto 

 
Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento  

(procedura Dublino - art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi);  

decisione della SEM del 23 agosto 2022 / N ... 

 

 

 

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Visto che: 

l’11 marzo 2022, il ricorrente, cittadino della Repubblica islamica dell’Iran 

nato il … 1986, ha presentato una domanda d’asilo in Bulgaria dopo essere 

entrato senza documento di viaggio e senza visto, via la Turchia, 

nell’Unione europea,  

il 29 maggio 2022, giunto in Svizzera privo di documento di viaggio e di 

visto, il ricorrente ha depositato una seconda domanda d’asilo,  

il 23 agosto 2022, una volta istruito il caso e concluso che la Bulgaria fosse 

competente in materia, la SEM non è entrata nel merito della domanda 

d’asilo del ricorrente (cfr. art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo [LAsi, 

RS 142.31]), pronunciando il suo trasferimento in Bulgaria,  

il 25 agosto 2022, il ricorrente, rappresentato da SOS Ticino – Caritas 

Svizzera, ha ricevuto la decisione, 

il 1° settembre 2022, tramite il suo rappresentante, il ricorrente ha adito il 

Tribunale amministrativo federale (TAF), chiedendo, previa esenzione dal 

versamento delle spese processuali e del corrispondente anticipo, che 

l’esecuzione della decisione sia sospesa in via supercautelare e che sia 

concesso l’effetto sospensivo al ricorso; sul piano sostanziale, il ricorrente 

chiede che la decisione impugnata sia annullata, che la competenza della 

Svizzera sia constatata con il rinvio degli atti alla SEM per l’esame della 

domanda d’asilo oppure, in via subordinata, che la causa sia rinviata alla 

SEM per completare l’istruttoria ed emanare una nuova decisione,  

il 2 settembre 2022, questo Tribunale ha ottenuto l’incarto della SEM e 

ordinato la sospensione provvisoria dell’esecuzione dell’allontanamento 

del ricorrente, 

gli ulteriori fatti rilevanti per il trattamento del ricorso saranno esposti in 

prosieguo,  

 

e considerato che: 

le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa (PA, RS 172.021), dalla legge sul Tribunale 

amministrativo federale (LTAF, RS 173.110) e dalla legge sul Tribunale 

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federale (LTF, RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi),  

presentato tempestivamente contro una decisione in materia d’asilo della 

SEM (artt. 6, 105 e 108 cpv. 3 LAsi nonché gli artt. 31 a 33 LTAF), il ricorso 

è ammissibile (artt. 5, 48 cpv. 1 e 52 PA); 

i ricorsi manifestamente infondati, come in concreto per i motivi esposti di 

seguito, sono decisi in procedura semplificata dal giudice unico, con 

l'approvazione di un secondo giudice, e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (artt. 111 lett. e nonché 111a LAsi),  

la SEM non entra nel merito di una domanda d’asilo, di norma, se il 

richiedente può partire alla volta di uno Stato terzo a cui compete, in virtù 

di un trattato internazionale, l'esecuzione della procedura d’asilo e 

dell’allontanamento (art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi), 

in questo senso, la SEM esamina la competenza relativa al trattamento di 

una domanda d’asilo secondo il regolamento (UE) n. 604/2013 del 

Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (Regolamento 

Dublino/RD III), che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione 

dello Stato membro competente per l'esame di una domanda di protezione 

internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un 

paese terzo o da un apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell'Unione 

europea [GU] L 180/31 del 29.6.2013),  

se, in base a questa analisi, è individuato un altro Stato responsabile per 

l'esame della domanda d’asilo, la SEM pronuncia la non entrata nel merito 

previa accettazione, espressa o tacita, di presa o ripresa in carico del 

richiedente l'asilo da parte dello Stato in questione (cfr. DTAF 2017 VI/5 

consid. 6.2), 

l'art. 3 par. 1 RD III prevede che la domanda di protezione internazionale è 

esaminata da un solo Stato membro, ossia quello individuato in base ai 

criteri enunciati al capo III (artt. 7 a 15 RD III), 

la determinazione dello Stato membro competente avviene sulla base della 

situazione esistente al momento in cui il richiedente ha presentato la 

domanda di protezione internazionale (art. 7 par. 2 RD III), 

nel caso di una procedura di presa in carico (inglese: take charge), ogni 

criterio per la determinazione dello Stato membro competente, enumerato 

al capo III, è applicabile solo se, nella gerarchia dei criteri elencati all'art. 7 

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par. 1 RD III, quello precedente previsto dal RD III non trova applicazione 

nella fattispecie (principio della gerarchia dei criteri),  

nel caso di una procedura di ripresa in carico (inglese: take back), non 

viene invece effettuato, in linea di massima, un nuovo esame relativo alla 

determinazione dello Stato membro competente secondo il capo III (cfr. 

DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2 e 8.2.1),  

ciascuno Stato membro può decidere, in deroga all’art. 3 par. 1 RD III, di 

esaminare una domanda di protezione internazionale presentata da un 

cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche se tale esame non gli 

compete (“clausola di sovranità” – art. 17 par. 1 RD III), 

quando è accertato, sulla base degli elementi di prova e delle circostanze 

indiziarie di cui ai due elenchi menzionati all’art. 22 par. 3 RD III, inclusi i 

dati di cui al regolamento (UE) n. 603/2013, che il richiedente ha varcato 

illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea, in provenienza da un 

paese terzo, la frontiera di uno Stato membro, lo Stato membro in 

questione è competente per l’esame della domanda di protezione 

internazionale; detta responsabilità cessa dodici mesi dopo la data di 

attraversamento clandestino della frontiera (art. 13 par. 1 RD III), 

in concreto, dall’incarto emerge che il ricorrente, proveniente dalla Turchia, 

ha depositato una prima domanda d’asilo in Bulgaria l’11 marzo 2022, 

dopodiché si è recato in Svizzera, dove ha presentato una seconda 

domanda d’asilo il 29 maggio 2022 (cfr. incarto SEM, in particolare il doc. 

9/1),  

il 31 maggio 2022, la SEM ha quindi inviato alle autorità competenti bulgare 

la richiesta di riprendere in carico il ricorrente, le quali ne hanno accusato 

ricevimento lo stesso giorno (cfr. incarto SEM, doc. 10/5, 11/1 e 12/1),   

il 15 giugno 2022, senza risposta alla sua richiesta, la SEM ha comunicato 

alle autorità bulgare di considerarle competenti a trattare la domanda di 

protezione internazionale del ricorrente, e ciò in conformità all’art. 23 RD 

III (cfr. incarto SEM, doc. 16.1);  

in relazione al trasferimento del ricorrente in Bulgaria, si tratta ora di 

esaminare se possono esserci fondati motivi di credere che esistano, in 

questo paese, carenze sistemiche nella procedura d’asilo e nelle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti l’asilo, implicanti il rischio di un 

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trattamento inumano o degradante ai sensi dell'art. 4 della Carta dei diritti 

fondamentali dell’Unione europea/CartaUE (art. 3 par. 2 2a frase RD III),  

a questo proposito va ricordato che la Bulgaria, in quanto membro 

dell’Unione europea, è vincolata innanzitutto dalla CartaUE, ma anche 

dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU, RS 0.101), dalla 

Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani 

o degradanti (Conv. tortura, RS 0.105), come pure dalla Convenzione sullo 

statuto dei rifugiati (Conv. rifugiati, RS 0.142.30) con il relativo Protocollo 

aggiuntivo (RS 0.142.301),   

pertanto, si deve presumere che la Bulgaria rispetti la sicurezza dei 

richiedenti l'asilo, in particolare il diritto alla trattazione delle loro domande 

secondo una procedura giusta ed equa, e che garantisca una protezione 

conforme al diritto internazionale ed europeo (cfr. la direttiva 2013/32/UE 

del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante 

procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di 

protezione internazionale [direttiva procedura], nonché la direttiva 

2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

recante norme relative all'accoglienza dei richiedenti protezione 

internazionale [direttiva accoglienza]; cfr. anche la sentenza TAF F-

3914/2022 del 22 settembre 2022 consid. 5); così, la Bulgaria è tenuta, tra 

l’altro, a provvedere affinché i richiedenti l’asilo ricevano la necessaria 

assistenza sanitaria che comprende quanto meno le prestazioni di pronto 

soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di gravi disturbi mentali 

(art. 19 par. 1 direttiva accoglienza),    

nondimeno, questa presunzione non è irrefragabile e non va ammessa se, 

nello Stato del trasferimento, è prassi comune violare sistematicamente le 

norme minime dell’Unione europea, o se vi sono seri indizi che, nel caso 

concreto, le autorità dello Stato in questione non rispetterebbero il diritto 

internazionale (cfr. le DTAF 2011/19 consid. 6 e 2010/45 consid. 7.4 e 7.5),   

in particolare, secondo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti 

dell’uomo (CorteEDU), il trasferimento forzato di una persona con problemi 

di salute può contravvenire all'art. 3 CEDU, dal contenuto identico all’art. 4 

CartaUE, se esistono seri motivi di credere che la medesima, in assenza 

di trattamenti medici adeguati nello Stato di destinazione, sarà confrontata 

ad un reale rischio di un grave, rapido ed irreversibile peggioramento delle 

sue condizioni di salute, comportante delle intense sofferenze o una 

riduzione importante della speranza di vita (cfr. la sentenza CorteEDU 

Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, n. 41738/10, §§ 180 a 193; 

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cfr. anche, a questo proposito, la sentenza di principio TAF D-4235/2021 

del 19 aprile 2022 con gli innumerevoli riferimenti),     

in concreto, per opporsi al suo trasferimento in Bulgaria, il ricorrente fa 

valere di essere stato maltrattato dalla polizia locale, in particolare di 

essere stato “picchiato brutalmente”, con la conseguenza che “ha tuttora 

dolori alla schiena e alle ginocchia”, e di avere dovuto vivere, nel centro 

per migranti irregolari di …, “in una stanza con altre quaranta persone”, 

dove avvenivano “pestaggi” e dove “spesso, quando si metteva in fila per 

mangiare non gli veniva consegnato nessun pasto”, per cui, “dopo 

venticinque giorni”, quando ha avuto l’occasione, “ha subito lasciato il 

paese” (ricorso, pagg. 2 e 3); egli si riferisce pure alle “carenze del sistema 

di accoglienza bulgaro, fortemente messo alla prova dall’arrivo di 

richiedenti protezione ucraini tanto da costringere le autorità bulgare a 

bloccare i trasferimenti Dublino”, come pure alla sua “fragile condizione 

psichica” (ricorso, pag. 4); a proposito delle sue allegazioni sul suo stato di 

salute fisica e psichica, egli rimprovera alla SEM di non averne tenuto 

conto, nonostante siano “pienamente confermate dalla documentazione 

medica agli atti” (ricorso, pag. 5 e anche, passim, le pagg. 7 e 8); riguardo 

al sistema di accoglienza bulgaro, egli cita più rapporti di diverse fonti ed 

organizzazioni, tra cui “Asylum Information Database” (AIDA), il Comitato 

per la prevenzione della tortura (CPT), “Global Detention Project” (GDP) e 

l’Ufficio dell’alto commissario per i diritti umani (OHCHR), come pure la 

sentenza TAF D-1128/2022 dell’8 aprile 2022 (rinvio della causa alla SEM 

per complemento istruttorio), nella quale si parla, con riferimento 

all’afflusso in Bulgaria di rifugiati dall’Ucraina, di “Überlastung des ohnehin 

schon strapazierten Asylsystems in Bulgarien” e di “Überlastung des 

dortigen Gesundheitssystems” (ricorso, pagg. 5 e 6); per finire, egli esprime 

il parere che, ad ogni modo, “sia necessario rinunciare al trasferimento per 

motivi umanitari ai sensi dell’art. 17 [RD III]” (ricorso, pag. 9),    

rispetto alla situazione del sistema di accoglienza bulgaro va notato che, 

benché dai rapporti indipendenti disponibili, in particolare quelli appena 

citati, sia effettivamente desumibile che il sistema d’asilo bulgaro presenta 

carenze sia sotto l’aspetto procedurale in senso stretto, sia riguardo alle 

condizioni di accoglienza dei richiedenti, la situazione non risulta così grave 

da poter essere equiparata, per intensità ed ampiezza, a quella accertata 

in Grecia a suo tempo nella sentenza CorteEDU M.S.S. c. Belgio e Grecia 

del 21 gennaio 2011, n. 30696/09 (cfr., con riferimento agli anni 2018 e 

2019, la sentenza TAF F-7195/2018 dell’11 febbraio 2020 consid. 6.5, 6.6 

e 6.6.7, corredata da numerosi rimandi anche alla giurisprudenza, non 

sempre univoca, francese, italiana, tedesca nonché austriaca); pertanto, 

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questo Tribunale non considera che le dette carenze abbiano, nonostante 

la loro indubbia gravità, un carattere sistemico, ossia che siano 

“generalizzate” o che colpiscano “determinati gruppi di persone” (cfr. Corte 

di giustizia dell’Unione europea, Comunicato stampa n. 33/19 del 19 marzo 

2019, relativo alle sentenze nella causa C-163/17 Jawo e nelle cause 

riunite C-297/17, C-318/17 Ibrahim, C-319/17 Sharqawi e a. e C-438/17 

Magamadov); questo non significa però che, in casi specifici, come ad 

esempio quello giudicato nella sentenza TAF D-1128/2022 invocata dal 

ricorrente, le gravi carenze del sistema d’asilo bulgaro non possano indurre 

ad accogliere un ricorso per ordinare un complemento istruttorio, 

nel caso del ricorrente non si può non tener conto delle conseguenze del 

conflitto tra l’Ucraina e la Russia, in corso da fine febbraio 2022, sul sistema 

d’accoglienza bulgaro; in proposito, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i 

rifugiati (UNHCR) ha osservato, nel luglio 2022, “an increase in the number 

of Ukrainians arriving (mostly via Romania), averaging between 3-4,000 

daily. It should be noted that on a daily basis the number of Ukrainians that 

arrive from Romania nearly equals the number that are recorded leaving 

Bulgaria for other countries” (UNHCR, Ukraine Refugee Situation – 

Operational Update – Bulgaria, del 5 agosto 2022); questo significa che il 

numero di cittadini ucraini entrati in Bulgaria, sovrapponibile a quello che 

l’hanno lasciata su base giornaliera, non ha condotto ad un aumento, ad 

ogni modo non significativo, del numero di persone che cercano protezione 

internazionale sul suolo di questo paese, per cui non si può assumere, 

come tende a fare il ricorrente, che il conflitto tra l’Ucraina e la Russia abbia 

ancora peggiorato le carenze del sistema d’accoglienza bulgaro; così, 

sebbene non privi di valenza, gli argomenti del ricorrente non riescono a 

convincere, nemmeno nel contesto attuale, che la procedura d’asilo in 

Bulgaria sia caratterizzata da carenze strutturali tali da dover concludere 

che le domande d’asilo non vengano trattate seriamente dalle autorità 

preposte, che non vi siano effettive vie di ricorso e che i richiedenti non 

siano protetti contro rinvii abusivi verso i loro paesi d'origine,  

ne deriva che, sotto questo profilo, l'art. 3 par. 2 2a frase RD III non è 

applicabile alla fattispecie;   

riguardo alla situazione valetudinaria del ricorrente si deve rimarcare che 

egli è stato visitato da un medico generalista il 14 giugno 2022, il quale ha 

constatato una “escursione articolare normale [della schiena e del 

ginocchio destro] con viva dolenzia” ma senza fratture, ed ha consigliato 

l’assunzione di Brufen, Voltaren e Zaldiar (cfr. il relativo Foglio di 

trasmissione di informazioni mediche [F2], incarto SEM, doc. 23/2); il 

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ricorrente è stato degente presso la Clinica psichiatrica cantonale (CPC) di 

Mendrisio dal 24 giugno al 21 luglio 2022, e ciò per “disturbi 

dell’adattamento”, ed è stato dimesso “in migliorate condizioni psichiche” 

(cfr. la relativa relazione della CPC, incarto SEM, doc. 25/3); il ricorrente è 

stato di nuovo esaminato da un medico psichiatra il 3 agosto 2022, il quale 

ha qualificato la diagnosi e la terapia come invariate rispetto a quelle 

formulate dalla CPC, ed ha rilevato un “buon compenso psicopatologico, 

migliorata l’insonnia” (cfr. il relativo F2, incarto SEM, doc. 26/2),    

ora, sulla base di questa configurazione diagnostica, questo Tribunale non 

intravede motivi sufficienti per credere che lo stato di salute del ricorrente, 

sotto il profilo sia somatico che psicologico, possa costituire un ostacolo al 

suo trasferimento in Bulgaria, tenuto conto che il ricorrente potrà esigere, 

se del caso, prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale dei 

suoi disturbi in funzione della loro gravità (cfr. art. 19 par. 1 direttiva 

accoglienza, già menzionato; cfr., mutatis mutandis, la sentenza TAF F-

3389/2022 del 15 agosto 2022 consid. 7.3.4, che si riferisce anche alla 

sentenza TAF D-1128/2022); questo vale anche se il sistema sanitario 

bulgaro, ancora in transizione, presenta insufficienze che intaccano la 

qualità dei servizi e delle prestazioni a disposizione dei fruitori indigeni e 

stranieri indistintamente (“the health system continuously suffers from 

substantial weaknesses, which contribute to unsatisfactory population 

health”: “European Observatory on Health Systems and Policies”, Health 

Systems in Transition – Bulgaria: Health System Review, vol. 20, no 4, 

2018, in particolare le pagg. 182 a 2014),    

si deve ancora notare che la SEM valuterà in modo definitivo se il ricorrente 

è suscettibile di essere trasferito in Bulgaria in funzione del suo stato di 

salute poco prima del trasferimento (cfr. decisione impugnata, pag. 5), 

alla luce dell’insieme delle considerazioni che precedono, non si può quindi 

rimproverare alla SEM di aver accertato in modo inesatto o incompleto i 

fatti per fondare la competenza della Bulgaria oppure di aver ecceduto il 

proprio potere d’apprezzamento o di averne abusato nel qualificarli 

giuridicamente (cfr. artt. 106 cpv. 1 LAsi e 22 RD III), dimodoché anche la 

richiesta sussidiaria di procedere ad un complemento istruttorio finalizzato, 

in definitiva, a rinunciare al trasferimento in Bulgaria per motivi inerenti al 

funzionamento del sistema d’asilo di questo paese, per motivi medici o per 

motivi umanitari ai sensi dell’art. 17 RD III, si palesa infondata e va perciò 

respinta (cfr., in quest’ottica, l’art. 29a cpv. 3 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

[OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2015/9 consid. 7),    

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in conclusione, è a ragion veduta che la SEM non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo del ricorrente, pronunciando il suo trasferimento in 

Bulgaria (cfr. artt. 31a cpv. 1 lett. b e 44 LAsi), da cui il respingimento del 

ricorso e la conferma della decisione impugnata, 

nondimeno, questo Tribunale non può esimersi dall’invitare la SEM ad 

assicurarsi presso le autorità bulgare competenti, prima di allontanare il 

ricorrente in conformità alle norme e alla giurisprudenza applicabili, se la 

Bulgaria continui effettivamente ad accettare i trasferimenti dei richiedenti 

l’asilo nell’ambito del RD III, come la SEM suppone, diversamente da 

quanto asserisce il ricorrente (cfr. ricorso, pag. 4), senza tuttavia averne la 

certezza (cfr. decisione impugnata, pag. 3),     

essendo manifestamente infondato, il ricorso è privo di probabilità di esito 

favorevole, dimodoché la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese processuali, va respinta, 

visto l'esito della procedura, le spese processuali di fr. 750.–, che seguono 

la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (artt. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché l’art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 

173.320.2]), 

la decisione è definitiva e non può essere impugnata con ricorso in materia 

di diritto pubblico davanti al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

   

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto.   

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal 

versamento delle spese processuali, è respinta. 

3.  

Le spese processuali, di fr. 750.– sono poste a carico del ricorrente. 

L’importo deve essere versato alla cassa del Tribunale amministrativo 

federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza.  

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’Ufficio della 

migrazione del Canton Lucerna.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Dario Quirici 

 

 

 

Data di spedizione: 

 

  

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Comunicazione: 

– al ricorrente (raccomandata);  

– alla SEM, Divisione Dublino, con l’incarto n. di rif. N … (in copia); 

– all’Ufficio della migrazione (Amt für Migration), Fruttstrasse 15, 6002 

Lucerna (in copia).