# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7b7d27c9-4bfe-5131-bda3-15c56166e023
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2014-11-18
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 18.11.2014 A-3558/2013
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-3558-2013_2014-11-18.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte I 

A-3558/2013 

 

 

  S e n t e n z a  d e l  1 8  n o v e m b r e  2 0 1 4  

Composizione 

 
Giudici Michael Beusch (presidente del collegio),  

Pascal Mollard, Salome Zimmermann,  

cancelliera Sara Friedli. 

 

 
 

Parti 

 
A._______,  

rappresentata da …,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Amministrazione federale delle contribuzioni AFC, 

Divisione principale dell'imposta sul valore aggiunto, 

Schwarztorstrasse 50, 3003 Berna,    

autorità inferiore.  

 

Oggetto 

 
Periodi fiscali dal 1° trimestre 2006 al 4° trimestre 2009 

(ottenimento di prestazioni di servizi di imprese con sede 

all'estero; aliquota saldo). 

 

 

A-3558/2013 

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Fatti: 

A.  

La A._______, in X._______, è la succursale straniera della società 

madre B._______ con sede a Y._______ (…). Essa ha per scopo ogni 

attività finanziaria e fiduciaria, in particolare la consulenza, assistenza, 

gestione ed amministrazione di patrimoni e di investimenti per conto di 

terzi, la negoziazione di investimenti in valute e in altri strumenti 

finanziari, operazioni di cambio anche sul mercato internazionale delle 

valute (cfr. relativo estratto del Registro di commercio). Detta succursale 

è iscritta quale contribuente IVA presso l'Amministrazione federale delle 

contribuzioni (AFC) dal 1° aprile 2004. 

B.  

Il 4 maggio 2004 la Divisione delle Contribuzioni del Cantone Ticino, 

Ufficio tassazione delle persone giuridiche (di seguito: autorità cantonale), 

ha indicato alla contribuente che la stessa sarebbe stata imposta quale 

società ausiliaria con il trattamento fiscale da lei indicato con scritto 

25 marzo 2004, segnatamente con l'abbattimento forfettario dell'utile 

lordo nella misura del 70% ai sensi dell'art. 93 della legge tributaria del 

Cantone Ticino del 21 giugno 1994 (LT, RL 10.2.1.1). 

C.  

Il 22 settembre 2004, la contribuente ha ottenuto dall'AFC l'autorizzazione 

di applicare l'aliquota saldo del 6 % con effetto a far tempo dal 1° aprile 

2004, così come da lei postulato nella dichiarazione d'adesione del 

15 marzo 2004. Sottoscrivendo la predetta dichiarazione, essa si è 

impegnata ad attenersi a quanto previsto dalla legislazione in materia di 

IVA nonché dall'opuscolo « Aliquote saldo » e ha preso atto di poter 

passare al metodo effettivo al più presto dopo 5 anni civili completi. 

D.  

In data 5, 6 e 15 dicembre 2011, l'AFC ha esperito un controllo presso la 

contribuente dal quale sono emerse alcune irregolarità per i periodi fiscali 

dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2010. Le irregolarità contestate per i 

periodi fiscali dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2010 sono oggetto 

della procedura parallela A-3574/2013, di modo che la presente causa 

porta soltanto sulle irregolarità constatate per i periodi fiscali dal 

1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2009. 

E.  

Con scritto 19 dicembre 2011, la contribuente ha chiesto all'AFC di 

modificare a partire dal 1° gennaio 2011 l'allestimento del rendiconto IVA 

A-3558/2013 

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e di passare al metodo ordinario trimestrale. Prendendo atto della 

predetta richiesta, con scritto 23 dicembre 2011, l'AFC le ha indicato che 

a partire dal 1° gennaio 2012 essa sarebbe stata tenuta a dichiarare 

l'imposta secondo il metodo effettivo con deduzione dell'imposta prece-

dente per la durata di almeno 3 anni. 

F.  

A seguito del predetto controllo, l'AFC ha provveduto, per i periodi fiscali 

dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2009, ad una ripresa fiscale dell'im-

porto complessivo di 333'167 franchi oltre accessori per il tramite dell'av-

viso di tassazione n. […] del 9 febbraio 2012, da lei designato quale 

decisione. Nell'Allegato principale al predetto avviso di tassazione essa 

ha precisato che l'importo di 333'167 franchi corrisponde alla somma (1) 

tra l'importo di 2'178 franchi relativo alla cifra d'affari imponibile non 

dichiarata o dichiarata erroneamente e (2) l'importo di 330'989.40 franchi 

relativo all'ottenimento di prestazioni di servizi dall'estero qui imponibili, 

così come dettagliato nell'Allegato A. L'AFC ha peraltro indicato alla con-

tribuente la possibilità di presentare reclamo contro il predetto atto entro 

30 giorni dalla sua notificazione. 

G.  

Con scritto 9 marzo 2012, la contribuente – per il tramite della sua 

rappresentante – ha presentato reclamo contro l'avviso di tassazione 

n. […] del 9 febbraio 2012. In sunto essa ha contestato (a) la differenza 

IVA a favore dell'AFC pari a 330'989.40 franchi, relativa all'ottenimento di 

prestazioni di servizi dall'estero, nonché (b) la comunicazione dell'AFC 

del 23 dicembre 2011 – malgrado non sia oggetto della decisione 

impugnata – che le impedirebbe il passaggio al metodo effettivo a partire 

dal 1° gennaio 2011. Essa ha pertanto postulato che (a) venga annullata 

la differenza IVA a favore dell'AFC pari a 330'989.40 franchi, che (b) 

venga di conseguenza modificato il predetto avviso di tassazione, che (c) 

venga stabilito il passaggio al metodo di rendiconto effettivo a partire dal 

1° gennaio 2011; in subordine che venga accettato il passaggio al metodo 

di rendiconto effettivo a partire dal 31 dicembre 2011, qualora il reclamo 

relativo al punto (a) estenda il trattamento fiscale (il non assoggettamento 

dell'ottenimento di prestazioni di servizi dall'estero) anche al periodo 

fiscale 2011; che (d) essa venga sentita qualora il reclamo non venga 

integralmente accolto. 

H.  

Con decisione 17 maggio 2013 designata quale "decisione su reclamo", 

l'AFC ha respinto il reclamo 9 marzo 2012, confermando in particolare la 

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ripresa d'imposta dell'importo di 330'989 franchi oltre accessori. In sunto, 

essa ha ritenuto che, in applicazione della Circolare n. 9 del 19 dicembre 

2001 della Divisione principale imposta federale diretta, imposta preven-

tiva, tasse di bollo (di seguito: Divisione principale DPB), nonché della 

propria Comunicazione della prassi del 18 aprile 2002, aggiornata al 

20 novembre 2002 (la cosiddetta « prassi fifty-fifty »), il costo estero per 

apprezzamento riconosciuto forfetariamente – ovvero, nel caso concreto i 

pagamenti forfettari del 70% dell'utile lordo a favore della propria sede, 

nel quadro dell'accordo 70/30 stipulato dalla contribuente quale società 

ausiliaria con le autorità cantonali – varrebbe in ambito IVA quale 

prestazione di servizi di imprese con sede all'estero ai sensi dell'art. 14 

cpv. 3 della legge federale del 2 settembre 1999 concernente l'imposta 

sul valore aggiunto [vLIVA, RU 2000 1300] e andrebbe pertanto imposto 

all'IVA. La stessa non è tuttavia entrata nel merito delle censure 

concernenti l'aliquota saldo (quali la richiesta di poter allestire i rendiconti 

secondo il metodo effettivo, con effetto retroattivo) in quanto non oggetto 

dell'avviso di tassazione impugnato. 

I.  

Avverso la predetta decisione, la A._______, in X._______ (di seguito: 

ricorrente) – sempre per il tramite della sua rappresentante – si aggrava 

ora dinanzi al Tribunale amministrativo federale con ricorso 20 giugno 

2013. La ricorrente postula l'accoglimento del ricorso, e meglio: che (1) i 

disposti no. 2-5 della decisione impugnata vengano annullati, che (2) 

eventualmente l'imposta ancora dovuta venga ridotta da 330'989.40 fran-

chi a 236'425.70 franchi, che (3) subeventualmente la pratica venga 

rinviata all'AFC per stabilire in dettaglio l'aliquota saldo effettivamente 

applicabile e definire l'imposta dovuta e che (4) tutte le tasse, spese e 

ripetibili vengano messe a carico dello Stato. In sunto, essa contesta la 

sua imponibilità all'IVA, l'ottenimento di prestazioni di servizi da parte 

della sua sede estera, come pure l'applicabilità della « prassi fifty-fifty », 

censurando la violazione del principio della legalità, poiché difetterebbe la 

base fattuale e legale giustificante una siffatta ripresa fiscale da parte 

dell'AFC. Essa contesta inoltre l'applicazione del metodo dell'aliquota 

saldo al suo caso. 

J.  

Con scritto 8 agosto 2013, l'AFC ha rinunciato a presentare delle 

osservazioni rimandando lo scrivente Tribunale a quanto già indicato 

nella propria decisione. Protestando tasse, spese e ripetibili, essa ha poi 

postulato il rigetto integrale del ricorso. 

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K.  

Con decisione incidentale 27 novembre 2013, lo scrivente Tribunale ha 

invitato l'autorità inferiore a produrre la Circolare n. 9 del 19 dicembre 

2001 della Divisione principale DPB, nonché della propria Comunicazione 

della prassi del 18 aprile 2002, aggiornata al 20 novembre 2002, su cui 

essa si è fondata per applicare al caso in esame la « prassi fifty-fifty ». 

L.  

Una volta ricevuti i predetti documenti, con scritto 30 gennaio 2014, la 

ricorrente ha poi avuto l'occasione di esprimersi in proposito. Dal canto 

suo, con scritto 5 marzo 2014 l'autorità inferiore ha rinunciato a presen-

tare ulteriori osservazioni. 

M.  

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessari, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale amministrativo federale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell'art. 5 della PA, emanate dalle autorità menzionate all'art. 33 

LTAF, riservate le eccezioni di cui all'art. 32 LTAF (cfr. art. 31 LTAF). In 

particolare, le decisioni finali rese dall'AFC in materia d'IVA possono 

essere contestate dinanzi ad esso conformemente all'art. 33 lett. d LTAF. 

La procedura dinanzi al Tribunale amministrativo federale è retta dalla PA, 

in quanto la LTAF non disponga altrimenti (cfr. art. 37 LTAF). 

1.2 Ciò indicato, in merito alla competenza funzionale dello scrivente 

Tribunale nella presente vertenza, è doveroso precisare quanto segue. 

1.2.1 Giusta l'art. 83 cpv. 1 della legge federale del 12 giugno 2009 

concernente l'imposta sul valore aggiunto (LIVA, RS 641.20), il cui diritto 

procedurale è applicabile ai casi già pendenti al momento della sua 

entrata in vigore (cfr. al riguardo, consid. 3 che segue), le decisioni 

dell'AFC sono impugnabili con reclamo entro 30 giorni dalla notificazione. 

Ne discende che il contribuente – nella misura in cui inoltra un reclamo – 

dispone di norma del diritto a che l'AFC esamini due volte il suo caso e 

emani due decisioni successive al riguardo (la seconda con esigenze di 

forma più elevate; cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-2534/2012 del 

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30 ottobre 2013 consid. 1.2.1 con rinvii; A-2276/2012 del 29 ottobre 2013 

consid. 1.2.1 con rinvii). 

1.2.2 In concreto, l'AFC ha notificato alla ricorrente l'avviso di tassazione 

del 9 febbraio 2012. Essa ha qualificato detto atto di "decisione" e ha 

dunque indicato alla ricorrente ch'essa disponeva di un termine di 

30 giorni per presentare un reclamo. Quest'ultima ha dunque contestato 

la predetta decisione con scritto 9 marzo 2012. Su detta base, la 

decisione qui impugnata è stata emanata il 17 maggio 2013 dall'AFC, la 

quale l'ha qualificata di « decisione su reclamo ». 

Sennonché, in base alla giurisprudenza del Tribunale amministrativo 

federale, un avviso di tassazione in quanto tale non costituisce una 

decisione. In circostanze normali, siffatto modo di procedere dell'AFC non 

è conforme alla LIVA (cfr. sentenza del TAF A-707/2013 del 25 luglio 2013 

consid. 4, confermata dal TF con DTF 140 II 202). Lo scritto 9 marzo 

2012 non costituisce pertanto un reclamo ai sensi dell'art. 83 LIVA, bensì 

una richiesta di emanazione di una prima decisione di merito (cfr. art. 82 

cpv. 1 lett. c LIVA) e, conseguentemente, la decisione 17 maggio 2013 

dell'AFC non può essere qualificata di decisione su reclamo. 

Cionondimeno, l'atto qui impugnato, che rappresentanza senza ombra di 

dubbio una decisione ai sensi dell'art. 5 PA, è motivato in dettaglio. Dal 

momento che la ricorrente l'ha deferita direttamente e senza riserve al 

Tribunale amministrativo federale, si deve presumere ch'essa abbia 

accettato, perlomeno implicitamente, di essere stata privata della proce-

dura di reclamo in quanto tale, consentendo a che il suo ricorso venga 

trattato quale ricorso « omisso medio », in applicazione per analogia 

dell'art. 83 cpv. 4 LIVA (cfr. [tra le tante] sentenze del TAF A-2534/2012 

del 30 ottobre 2013 consid. 1.2.2 con rinvii; A-2276/2012 del 29 ottobre 

2013 consid. 1.2.2 con rinvii; A-707/2013 del 25 luglio 2013 consid. 1.2.3, 

confermata dal TF con DTF 140 II 202). Lo scrivente Tribunale è dunque 

competente per statuire nella presente vertenza. 

1.3 Per quanto attiene alla legittimazione ricorsuale della ricorrente – 

destinataria della decisione qui impugnata e avente dunque di principio 

un interesse a che la stessa venga annullata ai sensi dell'art. 48 cpv. 1 PA 

– occorre precisare quanto segue.  

1.3.1 Per costante giurisprudenza, la succursale – nonostante la certa 

autonomia di cui dispone e la sua iscrizione nel registro di commercio 

svizzero – è priva di esistenza giuridica propria e non ha pertanto la 

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Pagina 7 

capacità di essere parte (cfr. sentenze del TF 4A_473 del 22 dicembre 

2011 consid. 2.2; 4P.146/2005 del 10 ottobre 2005 consid. 5.2.2; DTF 120 

III 11 consid. 1a; sentenze del TAF A-6381/2012 del 3 giugno 2014 

consid. 1.2 con rinvii; A-2015/2009 del 16 febbraio 2012 consid. 1.3; A-

1521/2006 del 5 giugno 2007 consid. 2.1; JAEGGI/MOLINO, L'imposta sul 

valore aggiunto nelle prestazioni di servizi transfrontaliere tra la casa 

madre e succursale, in: Rivista di diritto amministrativo e tributario 

ticinese [RDAT] 2005 II pag. 641 segg., pag. 644; LOMBARDINI/CLE-

METSON, in: Commentaire romand, Code des obligations II, 2008, n. 7 ad 

art. 641 CC con rinvii). La succursale costituisce solo parte di un'impresa 

e per questo motivo non ha un'esistenza giuridica autonoma dalla stessa: 

in altri termini, ne è parte integrante. Di fatto, i suoi attivi e i suoi debiti 

appartengono alla sua sede (cfr. LOMBARDINI/CLEMETSON, op. cit., n. 7 

seg. ad art. 641 CO con rinvii; JAEGGI/MOLINO, op. cit., pag. 644). Ne 

discende che la stessa non dispone di principio della legittimazione ricor-

suale. Nondimeno, la giurisprudenza le concede la possibilità di interve-

nire in una procedura giudiziaria in nome della società principale, in virtù 

di un potere di rappresentanza speciale (cfr. sentenza del TF 4P.146/2005 

del 10 ottobre 2005 consid. 5.2.2 con rinvio). Ciò è segnatamente il caso, 

allorquando il potere di rappresentanza traspare dalle circostanze con-

crete del caso (cfr. sentenze del TAF A-2015/2009 del 16 febbraio 2012 

consid. 1.3; A-1521/2006 del 5 giugno 2007 consid. 2.1 con rinvii). 

1.3.2 In concreto, dall'estratto del registro di commercio svizzero della 

società ricorrente risulta che la stessa è la succursale straniera della 

società madre B._______, con sede principale a Y._______ (…). Di 

principio, la stessa non dispone pertanto della legittimazione ricorsuale 

(cfr. consid. 1.3.1 del presente giudizio).  

Orbene, in casu, viste le circostanze particolari in cui ci si trova, si può 

partire dal presupposto che la succursale straniera in territorio svizzero – 

che in ambito IVA, a determinate condizioni, va considerata come un'en-

tità distinta dalla sua sede estera e dunque un soggetto fiscale indipen-

dente (cfr. consid. 5 del presente giudizio) – contestando la sussistenza di 

prestazioni di servizi di imprese con sede all'estero, e meglio da parte 

della sua società madre B._______, con sede principale a Y._______ 

(…), abbia di fatto agito in nome e per conto di quest'ultima, di modo che 

risulta legittimata a presentare il presente gravame (cfr. sentenza del TAF 

A-6381/2012 del 3 giugno 2014 consid. 1.2 con rinvii). Per motivi 

meramente di ordine pratico, nel presente giudizio la predetta succursale 

continuerà ad essere designata dallo scrivente Tribunale con il termine di 

« ricorrente ». 

A-3558/2013 

Pagina 8 

1.4 Il ricorso è poi stato interposto tempestivamente (art. 20 segg., 

art. 50 PA), nel rispetto delle esigenze di forma e di contenuto previste 

dalla legge (art. 52 PA). Visto quanto precede, il ricorso è ricevibile in 

ordine e deve essere esaminato nel merito. 

2.  

2.1 Con ricorso al Tribunale amministrativo federale possono essere 

invocati la violazione del diritto federale, compreso l'eccesso o l'abuso del 

potere di apprezzamento (art. 49 lett. a PA), l'accertamento inesatto o 

incompleto di fatti giuridicamente rilevanti (art. 49 lett. b PA) e l'inadegua-

tezza (art. 49 lett. c PA; cfr. ANDRÉ MOSER ET AL., Prozessieren vor dem 

Bundesverwaltungsgericht, 2
a
 ed. 2013, n. 2.149; ULRICH HÄFELIN ET AL., 

Allgemeines Verwaltungsrecht, 6
a
 ed. 2010, n. 1758 segg.).  

2.2 Il Tribunale amministrativo federale non è vincolato né dai motivi 

addotti (cfr. art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 

2007/41 consid. 2; MOOR/POLTIER, Droit administratif, vol. II, 3
a
 ed. 2011, 

no. 2.2.6.5, pag. 300). I principi della massima inquisitoria e dell'applica-

zione d'ufficio del diritto sono tuttavia limitati: l'autorità competente 

procede difatti spontaneamente a constatazioni complementari o esamina 

altri punti di diritto solo se dalle censure sollevate o dagli atti risultino 

indizi in tal senso (cfr. DTF 122 V 157 consid. 1a; 121 V 204 consid. 6c; 

DTAF 2007/27 consid. 3.3). Secondo il principio di articolazione delle 

censure ("Rügeprinzip") l'autorità di ricorso non è tenuta a esaminare le 

censure che non appaiono evidenti o non possono dedursi facilmente 

dalla constatazione e presentazione dei fatti, non essendo a sufficienza 

sostanziate (cfr. MOSER ET AL., op. cit., n. 1.55). Il principio inquisitorio non 

è quindi assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle 

parti di collaborare all'istruzione della causa (cfr. DTF 128 II 139 

consid. 2b). Il dovere processuale di collaborazione concernente in 

particolare il ricorrente che interpone un ricorso al Tribunale nel proprio 

interesse, comprende, in particolare, l'obbligo di portare le prove 

necessarie, d'informare il giudice sulla fattispecie e di motivare la propria 

richiesta, ritenuto che in caso contrario arrischierebbe di dover sopportare 

le conseguenze della carenza di prove (cfr. art. 52 PA; cfr. DTF 119 III 70 

consid. 1; MOOR/POLTIER, op. cit., no. 2.2.6.3, pag. 293 e segg.). 

2.3 Stante l'art. 61 cpv. 1 PA, l'autorità di ricorso decide la causa o 

eccezionalmente la rinvia, con istruzioni vincolanti all'autorità inferiore. 

Anche se la procedura di ricorso è retta in maniera generale dal principio 

della massima inquisitoria, non spetta tuttavia alle autorità di ricorso 

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Pagina 9 

ricostruire la fattispecie determinante per la decisione (cfr. sentenza del 

TAF A-3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 2.2 con rinvii; decisione 

della Commissione federale di ricorso in materia di contribuzioni del 

21 giugno 2004 in: Giurisprudenza delle autorità amministrative della 

Confederazione [GAAC] 68.156 consid. 3bb). Nel contesto della proce-

dura di ricorso si tratta piuttosto di esaminare la fattispecie così come è 

stata stabilita dall’autorità inferiore e, nel caso particolare, di confermarla 

o di completarla. In principio, allorquando l'autorità ammette interamente 

o in parte il ricorso, essa statuisce sul medesimo affare (decisione di 

natura riformatoria; art. 61 cpv. 1 PA ab initio). Eccezionalmente, sussiste 

anche la possibilità di rinviare la causa all'autorità inferiore con istruzioni 

imperative, affinché renda una nuova decisione (decisione di natura 

cassatoria; art. 61 cpv. 1 PA in fine). Siffatto rinvio si giustifica segnata-

mente nel caso in cui altri elementi relativi alla fattispecie devono essere 

constatati e che la procedura di amministrazione delle prove risulta 

essere troppo gravosa (cfr. sentenze del TAF A-3624/2012 del 7 maggio 

2013 consid. 2.2 con rinvii; A-1362/2006 del 30 maggio 2007 consid. 1.3). 

In una simile evenienza si intende salvaguardare il principio della doppia 

istanza di giudizio, poiché il ricorrente potrà nuovamente contestare 

questi punti, i quali, per definizione, saranno nuovi, ciò che sarebbe 

escluso se lo scrivente Tribunale statuirebbe (cfr. al riguardo, la già citata 

GAAC 68.156 consid. 3bb con rinvii). Anche se lo scrivente Tribunale è 

competente per procedere a ulteriori atti istruttori volti ad acclarare la 

fattispecie, è preferibile infine che sia l'autorità inferiore, peraltro la più 

prossima in materia, a pronunciarsi sulla causa. Il rinvio è invece 

indispensabile allorquando appare che la fattispecie determinante è stata 

manifestamente constatata in maniera inesatta o incompleta e che 

conseguentemente, ciò configura una grave violazione dell'art. 49 

lett. b PA. In simili casi, una decisione di natura riformatoria emanata dallo 

scrivente Tribunale non entra più in linea di conto (cfr. sentenza del TAF 

A-3624/2012 del 7 maggio 2013 consid. 2.2 con rinvii; MOSER ET AL., op. 

cit., n. 2.191, n. 3.197 e segg.). 

3.  

La LIVA è entrata in vigore il 1° gennaio 2010. Fatto salvo l'art. 113 LIVA, 

le disposizioni del diritto anteriore e le loro prescrizioni d'esecuzione 

rimangono ancora applicabili a tutti i fatti e i rapporti di diritto sorti durante 

la loro validità (art. 112 cpv. 1 LIVA). Nella misura in cui la fattispecie in 

esame concerne i periodi fiscali dal 1° trimestre 2006 al 4° trimestre 2009 

– ossia dal 1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2009 – alla stessa risulta 

dunque applicabile materialmente la vLIVA entrata in vigore il 1° gennaio 

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Pagina 10 

2001 (cfr. art. 94 cpv. 1 vLIVA; decreto del Consiglio federale [DCF] del 

29 marzo 2000, RU 2000 1344). 

Riguardo invece alla procedura, il nuovo diritto procedurale è applicabile 

a tutti i procedimenti pendenti al momento dell'entrata in vigore della LIVA 

(cfr. art. 113 cpv. 3 LIVA; per quel che concerne lo scopo restrittivo di 

detta disposizione, cfr. sentenze del TAF A-6986/2008 del 3 giugno 2010 

consid. 1.2; A-1113/2009 del 24 febbraio 2010 consid. 1.3). In merito 

all'apprezzamento delle prove, l'art. 81 cpv. 3 LIVA non entra in 

considerazione qualora il diritto materiale anteriore rimanga applicabile 

(cfr. sentenze del TAF A-3603/2009 del 16 marzo 2011 consid. 1.2 con 

rinvii; A-2387/2007 del 29 luglio 2010 consid. 1.2). Infine, la possibilità 

d'apprezzare anticipatamente le prove rimane ammissibile anche nel 

nuovo diritto e, a fortiori, per i casi pendenti (cfr. sentenze del TAF A-

3603/2009 del 16 marzo 2011 consid. 1.2 con rinvii; A-2387/2007 del 

29 luglio 2010 consid. 1.2; A-4785/2007 del 23 febbraio 2010 consid. 5.5; 

Messaggio del Consiglio federale del 25 giugno 2008 concernente la 

semplificazione dell'imposta sul valore aggiunto [FF 2008 6151]; PASCAL 

MOLLARD ET AL., Traité TVA, 2009, pag. 1126 n. 157). 

4.  

Nel caso in disamina, in sunto e come già anticipato sub lett. I, la 

ricorrente contesta (i) la sua imponibilità all'IVA, indicando di non essere 

un soggetto fiscale distinto dalla società estera (principio dell'unità 

d'impresa). La stessa nega poi (ii) la sussistenza di prestazioni di servizi 

dall'estero, opponendosi alla conseguente ripresa d'imposta in applica-

zione dei principi elaborati nella cosiddetta « prassi fifty-fifty », 

censurando l'assenza di base legale e fattuale (violazione del principio 

della legalità). In fine, essa ritiene che (iii) l'applicazione del metodo 

dell'aliquota saldo avrebbe degli effetti non adeguati alla sua situazione 

particolare di cui non si sarebbe tenuto conto, di modo che il calcolo 

effettivo del carico fiscale andrebbe rivisto. In alternativa, essa postula la 

rinuncia con effetto al 1° gennaio 2004 all'applicazione del metodo saldo. 

5.  

Visti i quesiti posti dalla ricorrente, occorre innanzitutto chiarire se una 

succursale possa essere qualificata di soggetto fiscale distinto dalla sede 

della società estera e dunque essere imposta all'IVA.  

5.1 Se – come visto in ingresso (cfr. consid. 1.3 del presente giudizio) –

dal punto di vista meramente processuale una succursale non dispone 

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Pagina 11 

della personalità giuridica e dunque della legittimazione ricorsuale neces-

saria per stare in giudizio, altra è invece la sua situazione in ambito IVA.  

5.2 Per l'IVA la qualità di soggetto passivo d'imposta non dipende dalla 

forma giuridica dell'impresa, potendo essere assoggettate persino impre-

se senza personalità giuridica. Decisivo è piuttosto il genere di attività 

svolta e la capacità di compiere in maniera indipendente un'attività com-

merciale o professionale (cfr. JAEGGI/MOLINO, op. cit., pag. 655 segg.; 

RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, Droit fiscal suisse, la taxe sur la valeur 

ajoutée, 2000, pag. 103).  

5.3 Secondo il principio dell'entità distinta (« Trennungsprinzip »), in 

materia IVA, una collettività di persone (di diritto civile, commerciale o 

pubblico) o un stabilimento d'impresa costituisce un'entità distinta dai suoi 

membri (o dai suoi soci) o dalla società di cui fa parte dal momento in cui 

la collaborazione si manifesta verso l'esterno e che fornisce delle presta-

zioni in proprio nome (cfr. JAEGGI/MOLINO, op. cit., pag. 653; RIVIER/RO-

CHAT PAUCHARD, op. cit., pag. 104 seg.). Nel caso contrario, essa è 

assoggettata all'IVA quale soggetto unico, ancorché sia organizzata in 

settori d'attività indipendenti e differenti. In base al principio dell'unità 

d'impresa, pertanto, gli uffici, le officine, le succursali, ecc. di un unico 

soggetto economico formano un'unità aziendale e costituiscono un solo 

soggetto d'imposta. Le cifre d'affari realizzate tra le varie componenti 

aziendali costituiscono pertanto delle operazioni interne non imponibili 

all'IVA (cfr. JAEGGI/MOLINO, op. cit., pag. 655 segg.; MOLLARD ET AL., op. 

cit., pag. 431 n. 51 segg.) 

5.4 Per quanto attiene in particolare alle prestazioni transfrontaliere, la 

prassi dell'AFC ha sancito che uno ho più stabilimenti d'impresa non 

vengono considerati come un'unità aziendale, bensì ciascuno come 

soggetto fiscale indipendente. Di conseguenza, lo scambio transfronta-

liero di prestazioni fra uno stabilimento d'impresa e la sede della società 

deve essere trattato come una cifra d'affari realizzata con terzi (cfr. Pro-

memoria n. 6, Prestazioni di servizi transfrontaliere: delimitazione tra 

fornitura e prestazione di servizi, versione valevole dal 1° gennaio 2001 al 

31 dicembre 2007, nonché versione valevole dal 1° gennaio 2008 al 

31 dicembre 2009, cifra 1.5 lett. b). In presenza di una prestazione di 

servizi transfrontaliera tra uno stabilimento d'impresa svizzero e la sua 

sede estera (o tra la sede svizzera e lo stabilimento d'impresa estero) 

occorre pertanto esaminare caso per caso se si tratta di un'operazione 

imponibile e se è data la territorialità in Svizzera (cfr. JAEGGI/MOLINO, op. 

cit., pag. 652). Tale prassi fiscale è stata annoverata dallo scrivente 

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Pagina 12 

Tribunale a più riprese, di modo che non vi è ragione di scostarsene 

(cfr. [tra le tante] DTAF 2008/39 consid. 4.1.1 seg. con i numerosi rinvii). 

5.5 Per stabilimento d'impresa s'intende una sede fissa di affari o di 

lavoro dove si svolge, in tutto o in parte, l'attività di un'impresa o di una 

libera professione. Sono considerati stabilimenti d'impresa segnatamente 

le succursali, le officine e i laboratori, gli uffici d'acquisto o di vendita, le 

rappresentanze permanenti, le miniere e ogni altro luogo di estrazione di 

risorse naturali nonché i cantieri di costruzione o di montaggio la cui dura-

ta è di almeno dodici mesi. Non sono considerate stabilimenti d'impresa 

le sedi fisse di affari o di lavoro, nelle quali si svolgono esclusivamente 

attività per l'impresa estera, che sono semplicemente preparatorie o 

ausiliarie (cfr. sopracitati Promemoria n. 6, cifra 1.4; RIVIER/ROCHAT PAU-

CHARD, op. cit., pag. 106). Se un'impresa estera possiede in Svizzera uno 

stabilimento d'impresa rientrante in detta definizione, la stessa sarà as-

soggettata all'IVA in ragione di detto stabilimento, che verrà iscritto come 

contribuente distinto (cfr. RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, op. cit., pag. 106). 

5.6 Da quanto precede discende che, di principio, la succursale in 

oggetto va qualificata quale stabilimento d'impresa, che nelle operazioni 

transfrontaliere va considerata come un soggetto fiscale distinto dalla 

sede estera ed è pertanto una contribuente IVA distinta da quest'ultima. In 

concreto, il principio dell'unità aziendale non risulta pertanto applicabile, 

di modo che la censura corrispondente della ricorrente va qui respinta. 

6.  

Ciò appurato, vanno ora esaminate le censure concernenti le prestazioni 

di servizi da imprese con sede all'estero e la loro imponibilità all'IVA, in 

rapporto alla cosiddetta « prassi fifty-fifty » (cfr. consid. 6.5 che segue), 

nonché quelle riguardanti l'applicazione del metodo dell'aliquota saldo 

(cfr. consid. 6.6 che segue). A tal fine, verranno dapprima richiamati i 

principi ivi applicabili (cfr. considd. 6.1 – 6.4 che seguono). 

6.1  

6.1.1 Giusta l'art. 5 lett. d vLIVA, l'ottenimento a titolo oneroso di 

prestazioni di servizi da imprese con sede all'estero soggiace all'IVA. Tali 

prestazioni sono tuttavia soggette all'IVA soltanto nella misura in cui 

risultano adempiute le condizioni poste dall'art. 10 vLIVA (cfr. MOLLARD ET 

AL., op. cit., pag. 531 n. 391).  

Orbene, in virtù dell'art. 10 vLIVA, il contribuente ex art. 24 vLIVA – 

ovvero, che ottiene delle prestazioni di servizi da imprese con sede 

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Pagina 13 

all'estero per oltre 10'000 franchi per anno civile – deve assoggettare 

all'IVA l'ottenimento di una prestazione di servizi (i) purché si tratti di una 

prestazione di servizi secondo l'art. 14 cpv. 3 vLIVA che un'impresa non 

contribuente sul territorio svizzero e con sede all'estero fornisce sul 

territorio svizzero, sempreché detta impresa non opti per l'imposizione ai 

sensi dell'art. 27 vLIVA (cfr. art. 10 lett. a vLIVA), oppure (ii) si tratti di 

un'altra prestazione di servizi imponibile ai sensi dell'art. 14 cpv. 1 vLIVA 

che il destinatario con sede sul territorio svizzero riceve dall'estero e 

impiega o utilizza sul territorio svizzero (cfr. art. 10 lett. b vLIVA). 

6.1.2 Secondo la prassi fiscale sviluppata dall'AFC, nella definizione di 

prestazione di servizi da imprese con sede all'estero ai sensi dell'art. 14 

cpv. 3 vLIVA, rientrano altresì i costi per apprezzamento riconosciuti 

forfetariamente (50% dell'utile lordo) nella cosiddetta « prassi fifty-fifty » 

(o « prassi 50:50 »), così come risultante dalla Circolare n. 9 del 

19 dicembre 2001 (« Prassi in materia d'imposta preventiva e d'imposta 

federale diretta ») della Divisione principale DPB, poi ripresa dalla 

Divisione principale dell'imposta sul valore aggiunto con la comunicazione 

della prassi del 18 aprile 2002 (« Impatto sull'IVA della prassi fifty-fifty, o 

prassi 50:50 ») e l'aggiornamento del 20 novembre 2002.  

6.1.3 La « prassi fifty-fifty » essendo stata abrogata dalla Divisione 

principale DPB con Circolare n. 9 del 22 giugno 2005 (« Prova della 

giustificazione economica dei costi nell'ambito di affari conclusi estero su 

estero »), al riguardo occorre apportare i seguenti chiarimenti. 

6.1.3.1 Stando alla Circolare n. 9 del 19 dicembre 2001 della Divisione 

principale DPB, la « prassi fifty-fifty » è stata concepita nell'ottica di 

permettere alle società e agli stabilimenti d'impresa di società straniere, 

che soggiacciono all'imposta federale e/o all'imposta preventiva, di far 

valere, a certe condizioni, una copertura forfettaria dei costi sugli affari 

conclusi estero su estero. Tenendo in debito conto il fatto che i giustificati-

vi presentati a supporto di costi sostenuti per affari conclusi all'estero non 

sempre possono essere verificati, detta prassi fiscale veniva applicata nei 

casi in cui la giustificazione economica dei costi sostenuti presentava dei 

punti di incertezza, richiedendo pertanto che i costi ammessi venissero 

definiti per apprezzamento. Essa era una soluzione di compromesso, 

permettente un trattamento giuridicamente uguale dei contribuenti. La 

regola consisteva nel riconoscere, forfetariamente, il 50% dell'utile lordo 

quale costo economicamente giustificato (cfr. DTF 119 Ib 431 consid. 4). 

Nessun altro onere, oltre al menzionato 50%, poteva essere fatto valere, 

ad eccezione di un adeguato importo per i costi d'amministrazione 

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Pagina 14 

d'origine svizzera e per le imposte dirette svizzere pagate dalla società 

(cfr. MICHAEL BUCHSER, Steueraspekte geldwerter Leistungen, Unter 

Einbezug der Fifty-Fifty-Praxis, 2004, pag. 237 segg.; PASCAL MOLLARD 

ET AL., op. cit., pag. 535 n. 413 segg.; ALOIS CAMENZIND ET AL., Handbuch 

zum Mehrwertsteuergesetz [MWSTG], 2
a
 ed. 2003, n. 302).  

Abrogata con Circolare n. 9 del 22 giugno 2005 (« Prova della giustifica-

zione economica dei costi nell'ambito di affari conclusi estero su 

estero »), detta prassi risulta nondimeno ancora applicabile per gli accordi 

conclusi prima della sua entrata in vigore, ma limitatamente agli esercizi 

commerciali che terminano prima del 1° gennaio 2009 (cfr. sentenza del 

TAF A-1596/2006 del 2 aprile 2009 consid. 5.3.1). Ne discende che a 

partire dal 1° gennaio 2009, tale prassi è definitivamente inapplicabile. 

6.1.3.2 Applicata all'IVA – come anticipato in ingresso (cfr. consid. 6.1.2 

del presente giudizio) – essa ha per effetto che il costo estero per apprez-

zamento riconosciuto forfetariamente nella « prassi fifty-fifty » (50% 

dell'utile lordo) vale come prestazione di servizi in conformità dell'art. 14 

cpv. 3 vLIVA. Quando il costo riconosciuto forfetariamente supera i 

10'000 franchi per anno civile, la società viene assoggettata come contri-

buente ai sensi dell'art. 24 vLIVA. L'importo dei costi esteri contabilizzati 

che supera il 50 % dell'utile lordo è irrilevante in materia d'imposta sul 

valore aggiunto. Secondo la « prassi fifty-fifty » questa parte eccedente è 

considerata come un costo non giustificato e, di conseguenza, vale come 

ripartizione d'utile (prestazione valutabile in denaro; cfr. CAMENZIND ET AL., 

op. cit., n. 302).  

In merito alla sua applicabilità temporale, lo scrivente Tribunale ha già 

avuto modo di precisare che, alla stregua dell'imposta diretta e dell'impo-

sta preventiva, anche in materia di IVA con l'entrata in vigore della sopra-

citata Circolare n. 9 del 22 giugno 2005 la « prassi fifty-fifty » non risulta 

più applicabile, salvo per gli accordi stipulati prima della sua entrata in 

vigore, ma solo fino al 31 dicembre 2008 e nella misura in cui i relativi 

esercizi commerciali terminano prima del 1° gennaio 2009 (cfr. sentenza 

del TAF A-1596/2006 del 2 aprile 2009 consid. 5.3.1; MOLLARD ET AL., op. 

cit., pag. 537 n. 417). Ne discende che a partire dal 1° gennaio 2009 la 

« prassi fifty-fifty » non esplica più alcun effetto in ambito IVA. 

6.1.4 La « prassi fifty-fifty » rientrando tra le facilitazioni in materia di IVA 

che l'AFC è autorizzata ad istituire sulla scorta dell'art. 58 cpv. 3 vLIVA, lo 

scrivente Tribunale ha poi già avuto modo di precisare che il fatto di farne 

dipendere l'applicazione in ambito IVA, da quanto applicato in ambito di 

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Pagina 15 

imposta diretta e imposta preventiva, non è censurabile (cfr. sentenza del 

TAF A-1596/2006 del 2 aprile 2009 consid. 5.3.1 con rinvii). 

6.2  

6.2.1 Giusta l'art. 59 vLIVA, il contribuente che realizza una cifra d'affari 

imponibile annua pari o inferiore a 3 milioni di franchi e che deve pagare 

nel medesimo periodo un'imposta pari o inferiore a 60'000 franchi – 

calcolata in base all'aliquota saldo determinante nei suoi confronti – può 

allestire il rendiconto con il metodo dell'aliquota saldo (cpv. 1). In caso di 

applicazione del metodo dell'aliquota saldo, l'imposta dovuta deve essere 

stabilita moltiplicando la cifra d'affari imponibile complessiva realizzata in 

un periodo di rendiconto (compresa l'imposta) con l'aliquota saldo accor-

data dall'AFC; l'aliquota saldo tiene conto forfetariamente dell'imposta 

precedente (cpv. 2). Il contribuente che allestisce il rendiconto con 

l'aliquota saldo deve mantenere questo metodo di rendiconto durante 

cinque anni (cpv. 3). 

6.2.2 Il sistema di rendiconto secondo il metodo dell'aliquota saldo ha 

unicamente per scopo quello di facilitare dal profilo amministrativo – e 

non finanziario – l'allestimento dei rendiconti d'imposta alle piccole e 

medie imprese: secondo la volontà del legislatore federale tale metodo 

non deve quindi procurare vantaggi o svantaggi fiscali al contribuente ma 

serve soltanto ad alleggerire gli oneri burocratici a carico dei contribuenti 

(cfr. sentenza del TF 2A.518/2002 del 7 agosto 2003 consid. 3.2 con 

rinvii; sentenza del TAF A-1591/2006 del 10 settembre 2008 consid. 5.3 

con rinvii). Secondo la giurisprudenza dell'Alta Corte, per evitare il 

verificarsi di abusi che rischierebbero di trasformare il metodo di calcolo 

in parola da strumento di facilitazione del carico amministrativo in 

strumento di ottimizzazione dell'imposta, appare giustificato impedire che 

al termine di ogni periodo fiscale i contribuenti possano scegliere se 

essere tassati per il passato secondo il metodo di conteggio ordinario 

dell'imposta o in base al sistema delle aliquote saldo, a dipendenza di ciò 

che per loro risulta a conti fatti più vantaggioso. Tale circostanza giustifica 

di escludere in linea di principio che questi ultimi possano chiedere una 

revoca con effetto retroattivo del metodo di rendiconto forfettario al quale 

hanno deliberatamente aderito (cfr. sentenza del TF 2A.518/2002 del 

7 agosto 2003 consid. 3.2; DTF 126 II 443 consid. 9; NICOLAS SCHALLER 

ET AL., TVA annotée, 2005, pag. 265 con rinvii). 

6.2.3 Detto sistema di rendiconto ha altresì un impatto per quanto attiene 

l'ottenimento di prestazioni di servizi da imprese con sede all'estero. In 

effetti, secondo la prassi fiscale dell'AFC, il destinatario contribuente che 

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Pagina 16 

applica l'aliquota saldo deve di principio imporre all'aliquota normale gli 

ottenimenti di prestazioni di servizi da imprese con sede all'estero. Se tali 

ottenimenti sono complessivamente inferiori ai 10'000 franchi per anno 

civile, gli stessi non vanno né dichiarati né imposti (cfr. Istruzioni 2001 

sull'IVA, pag. 109 n. 518; Istruzioni 2008 sull'IVA, pag. 127 n. 518; 

Opuscolo speciale n. 03, Aliquote saldo, valevole dal 1° luglio 2004, 

pag. 16 cifra 3.3; Opuscolo speciale n. 03, Aliquote saldo, valevole dal 

1° gennaio 2008, pag. 18 cifra 3.3). 

6.3 Per costante giurisprudenza – nell'esame di una potenziale operazio-

ne IVA – la registrazione contabile di una prestazione può essere un 

indizio per una qualificazione ai sensi dell'IVA, ma non è tuttavia in grado 

di cambiare la realtà economica dei fatti. Decisivo non è il punto di vista 

contabile, bensì quello economico (cfr. sentenza del TAF A-6182/2012 del 

27 agosto 2013 consid. 3.5 con rinvii, confermata dal TF con sentenza 

2C_896/2013 del 17 marzo 2014). Ciò indicato, in assenza di lacune 

sostanziali o d'irregolarità formali atte a mettere in dubbio la credibilità 

della contabilità del contribuente, come pure in assenza di una divergen-

za manifesta ed importante tra i risultati allibrati e lo stato reale di fatto, le 

autorità fiscali devono attenersi alla presunzione d'esattezza di cui fruisce 

tale contabilità (cfr. DTF 134 II 207 consid. 3.3 riguardante le imposte 

dirette; DTF 106 Ib 311 considd. 3c e 3d; la già citata sentenza del TAF A-

6182/2012 consid. 3.5; MOLLARD ET AL., op. cit., pag. 819 n. 60). In 

definitiva, è una lettura complessiva delle prove (dati contabili e altri 

documenti) a dover portare, dal punto di vista economico, all'ammissione 

di uno scambio di prestazioni a titolo oneroso ai sensi dell'art. 5 vLIVA 

(cfr. sentenza del TF 2C_896/2013 del 17 marzo 2014 consid. 5.3.3). 

6.4 In ambito IVA, la dichiarazione e il pagamento dell'imposta avvengono 

secondo il principio dell'autotassazione (cfr. art. 46 vLIVA), il quale implica 

che il contribuente è tenuto a dichiarare spontaneamente l'imposta e 

l'imposta precedente all'AFC. In virtù di detto principio, spetta altresì al 

contribuente constatare il proprio assoggettamento, determinare la base 

dell'imposizione, calcolare e versare in seguito l'imposta dovuta per un 

determinato periodo di rendiconto nel termine prescritto dalla legge 

(cfr. art. 47 cpv. 1 vLIVA). Egli stabilisce l'importo del credito fiscale ed è 

quindi il solo responsabile del completo ed esatto assoggettamento delle 

sue operazioni imponibili e del calcolo corretto dell'imposta precedente. 

La tassazione è considerata conclusa, quando il contribuente consegna 

all'AFC il rendiconto IVA debitamente compilato (cfr. RIVIER/ROCHAT PAU-

CHARD, op. cit., pag. 167; MOLLARD ET AL., op. cit., pag. 650 n. 203; [tra le 

tante] sentenza del TAF A-5615/2012 del 29 agosto 2013 consid. 4.1.6 

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Pagina 17 

con rinvii). In virtù del suo obbligo d'informare il contribuente, l'AFC ha 

redatto delle istruzioni all'attenzione di quest'ultimo ai sensi dell'art. 52 

vLIVA, nella forma di direttive, di circolari e opuscoli informativi. In virtù 

del principio dell'autotassazione, le conseguenze delle scelte operate da 

un contribuente in ambito IVA sono reputate come a lui note. Egli non può 

appellarsi all'ignoranza delle istruzioni emanate dall'AFC o del fatto che 

quest'ultima non ha attirato la sua attenzione su un punto preciso ivi 

figurante (cfr. RIVIER/ROCHAT PAUCHARD, op. cit., pag. 11 e pag. 167). 

6.5 Ciò sancito, per quanto attiene alle censure relative alle prestazioni di 

servizi da imprese estere, lo scrivente Tribunale rileva quanto segue. 

6.5.1  

6.5.1.1 Nella decisione impugnata e dopo avere esposto le basi legali 

applicabili, l'autorità inferiore ha precisato quanto segue: « […] In confor-

mità della Circolare n. 9 del 19 dicembre 2001 della Divisione principale 

imposta federale diretta, imposta preventiva, tasse di bollo, l'AFC ha 

pubblicato la Comunicazione della prassi del 18 aprile 2002, aggiornata il 

20 novembre 2002, nella quale ha stabilito che il costo estero per 

apprezzamento riconosciuto forfetariamente vale, in ambito IVA, quale 

prestazione di servizi ai sensi dell'art. 14 cpv. 3 vLIVA, cioè che questo 

tipo di costo, riconosciuto forfetariamente, deve perciò essere imposto a 

titolo di ottenimento di prestazioni di servizi di imprese con sede all'estero 

(art. 10 vLIVA). Pertanto, qualora il costo riconosciuto forfetariamente 

superi i 10'000 franchi per anno civile, la società deve essere assogget-

tata quale contribuente IVA giusta l'art. 24 vLIVA  […] ». 

Applicato al caso concreto, l'autorità inferiore è partita dal presupposto 

che, poiché a livello cantonale la ricorrente beneficia di una tassazione 

quale di società ausiliaria, in cui il costo estero per apprezzamento le è 

stato riconosciuto forfetariamente nella misura del 70% dell'utile lordo 

(« prassi 70/30 »), la stessa sapeva di dover assoggettare tali pagamenti 

per l'ottenimento di prestazioni di servizi di imprese con sede all'estero 

beneficiando nel contempo del conseguente diritto alla deduzione dell'im-

posta precedente. In simili circostanze, essa ha sancito che ai pagamenti 

forfetari va riconosciuta la qualità di costi. Inoltre, a prescindere dello 

statuto ottenuto dall'autorità cantonale, essa ritiene che ciò troverebbe 

conferma nella contabilità della ricorrente, ove gli importi da lei versati alla 

propria sede sarebbero stati contabilizzati quali costi nel « Conto 300000 

COMMISSIONI ». La forza probante della sua contabilità la vincolerebbe 

in virtù della presunzione di correttezza della contabilità. In assenza di 

giustificazioni, le commissioni versate alla propria sede così come risulta-

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Pagina 18 

no dalla sua contabilità e riconosciute forfetariamente dall'autorità canto-

nale quale copertura dei costi, dovrebbero dunque essere imposte quali 

ottenimenti di prestazioni di servizi di imprese estere. 

6.5.1.2 In completo disaccordo con quanto precede, la ricorrente indica 

che le riprese effettuate dall'autorità inferiore riguarderebbero delle parti 

di utili attribuite come « precipuum » alla sua sede all'estero e non sede 

degli oneri (controprestazioni) per delle prestazioni di servizi ricevute da 

quest'ultima imponibili all'IVA. In proposito, essa ritiene che l'AFC non 

avrebbe fornito nessuna prova che potrebbe confermare il contrario. 

Operando le riprese qui contestate, senza fornire la relativa base fattuale 

e legale, essa avrebbe violato in modo palese il principio della legalità. 

A sostegno della sua posizione, essa spiega di aver chiesto ed ottenuto 

dall'autorità cantonale di essere trattata come società ausiliaria ai sensi 

dell'art. 28 cpv. 3 della legge federale del 14 dicembre 1990 sull'armoniz-

zazione delle imposte dirette dei Cantoni e dei Comuni (LAID, RS 

642.14), con la conseguenza che il 70% dell'utile (dopo deduzione dei 

costi amministrativi intercorsi in Svizzera) viene attributo alla sede 

all'estero, mentre il 30% dell'utile rimanente viene imposto in Svizzera. 

Con questa formula, essa ritiene che sarebbe stato semplicemente stabi-

lito il calcolo di ripartizione internazionale dell'utile tra la sede principale e 

la succursale della B._______. Per mostrare nel rendiconto della 

succursale l'utile effettivamente soggetto a tassazione, la quota dell'utile 

del 70% attribuita alla sede sarebbe stata trattata come un costo. Non 

essendoci voci appropriate nel programma contabile utilizzato, essa 

avrebbe dunque provveduto a registrare le attribuzioni alla sede nel conto 

« 300000 Commissioni ». Si tratterebbe dunque di un trattamento formale 

volto soltanto alla messa in evidenza della quota di utile tassabile in 

Svizzera, tant'è che per queste operazioni non vi sarebbe alcuna pezza 

giustificativa.  

Essa ritiene altresì la « prassi fifty-fifty » come inapplicabile al suo caso. 

Peraltro, l'autorità cantonale le avrebbe concesso una quota di utile 

tassati fuori Svizzera del 70% e non il riconoscimento di spese forfettarie 

pari al 50% come nella predetta prassi. Anche questo mostrerebbe che 

l'autorità cantonale non avrebbe qualificato la fattispecie come un caso 

soggetto alla « prassi fifty-fifty ». In ogni caso essa indica di non essere 

mai stata dell'avviso che detta prassi trovasse applicazione alla sua 

situazione, rispettivamente non era cosciente del fatto che questa prassi 

avrebbe potuto essere applicata al suo caso di ripartizione internazionale. 

Per finire, se si ammettesse il contrario, a suo avviso allora la ripresa 

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Pagina 19 

d'imposta andrebbe fatta sul 50% dell'utile attribuito alla sede e non sul 

70%, in quanto detta prassi indica che è soltanto il 50% dell'utile lordo a 

valere come prestazione di servizi ai sensi dell'art. 14 cpv. 3 vLIVA. Ne 

discende che le riprese andrebbero allora ridotte al 50% come definito 

nella prassi dell'AFC. 

6.5.2 Viste le argomentazioni contrastanti delle parti, di fatto si tratta di 

stabilire se il caso della ricorrente ricada sotto l'applicazione della cosid-

detta « prassi fifty-fifty » e – conseguentemente – se le prestazioni 

ricevute dalla sede estera costituiscono delle prestazioni di servizi a im-

prese con sede all'estero ai sensi dell'art. 14 cpv. 3 vLIVA soggette all'IVA. 

6.5.2.1 In proposito, lo scrivente Tribunale rileva innanzitutto che dagli atti 

dell'incarto risulta che la qui ricorrente beneficia a livello cantonale di un 

trattamento fiscale particolare quale società ausiliaria giusta l'art. 93 LT e 

l'art. 28 cpv. 3 LAID, così come accordatole dall'autorità cantonale, con 

scritto 4 maggio 2004, facente riferimento per quanto attiene all'entità del 

trattamento fiscale a quanto indicato nello scritto 25 marzo 2004 della 

ricorrente (cfr. doc. 7 prodotto da quest'ultima). Secondo i termini pattuiti, 

il 70% dell'utile conseguito viene attribuito alla sede all'estero (« […] il 

70% deve essere pagato all'estero […] »), mentre il 30% dell'utile 

rimanente viene invece imposto in Svizzera (« […] per il calcolo dell'impo-

nibile dalla cifra d'affari andranno dedotte le spese amministrative 

svizzere e tale risultato sarà poi imponibile al 30% […] »). Nel caso in 

esame, si è dunque in presenza di un accordo « 70/30 ». 

6.5.2.2 Visto quanto precede, poiché la Circolare n. 9 del 19 dicembre 

2001 della Divisione principale DPB prevede espressamente l'appli-

cazione della « prassi fifty-fifty » al caso della società ausiliaria, nulla si 

oppone di per sé ad una sua applicazione anche alla ricorrente, 

succursale di una società estera, avente concluso un accordo fiscale con 

analogo contenuto a quanto previsto dalla predetta prassi. Come visto 

(cfr. consid. 6.1.3.2 del presente giudizio), secondo la prassi fiscale 

dell'AFC, il costo estero per apprezzamento riconosciuto forfettariamente 

nella « prassi fifty-fifty », ovvero il 50% dell'utile lordo, vale come presta-

zione di servizi ai sensi dell'art. 14 cpv. 3 vLIVA. Nel caso in disamina è 

proprio una parte dell'utile lordo conseguito dalla succursale ad essere 

attribuito alla sua sede estera, di modo che allo stesso va – di principio – 

riconosciuta la qualità di prestazioni di servizi ex art. 14 cpv. 3 vLIVA.  

6.5.2.3 Ciò indicato, non va tuttavia dimenticato che l'accordo concluso 

con le autorità cantonali ticinesi prevede che è il 70% (percentuale più 

A-3558/2013 

Pagina 20 

alta) dell'utile lordo – e non soltanto il 50% come nella « prassi fifty-fifty » 

– ad essere attribuito alla sede estera.  

Orbene – come visto (cfr. consid. 6.5.1.1 del presente giudizio) – l'autorità 

inferiore è partita dal presupposto che il 70% dell'utile lordo attribuito dalla 

succursale alla sua sede all'estero, quale costo per apprezzamento, costi-

tuisca una prestazione di servizi di imprese con sede all'estero ai sensi 

dell'art. 14 cpv. 3 vLIVA. Sennonché, così facendo, essa ha chiaramente 

disatteso quanto precisato nella propria prassi, e meglio, che il costo 

estero per apprezzamento riconosciuto forfetariamente vale sì quale pre-

stazione di servizi di imprese con sede all'estero in conformità dell'art. 14 

cpv. 3 vLIVA, ma soltanto nella misura del 50% dell'utile lordo attribuito 

alla sede estera. Testualmente, la prassi fiscale in disamina precisa infatti 

che « […] Il costo estero per apprezzamento riconosciuto forfetariamente 

nella prassi fifty-fifty (50% dell'utile lordo) vale come prestazione di servizi 

in conformità dell'art. 14 cpv. 3 della legge federale concernente l'imposta 

sul valore aggiunto (LIVA). […] L'importo dei costi esteri contabilizzati che 

supera il 50 % dell'utile lordo è irrilevante in materia d'imposta sul valore 

aggiunto. Secondo le regole della prassi fifty-fifty questa parte eccedente 

è considerata come un costo non giustificato e, di conseguenza, vale 

come ripartizione d'utile (prestazione valutabile in denaro) […] ».  

Ne discende, che di fatto soltanto al 50% – e non la totalità (70%) – 

dell'utile lordo conseguito dalla succursale e da lei attribuito e versato alla 

sua sede estera, può essere riconosciuta la qualità prestazioni di servizi 

ai sensi dell'art. 14 cpv. 3 vLIVA, conformemente alla « prassi fifty-fifty ». 

Già per questi motivi, il calcolo dell'IVA dovuta dalla ricorrente va rivisto 

completamente, tenendo conto delle predette precisazioni. 

6.5.2.4 Per quanto attiene all'applicazione temporale della « prassi fifty-

fifty » al caso concreto, va altresì ricordato che la stessa – abrogata 

formalmente con Circolare n. 9 del 22 giugno 2005 della Divisione princi-

pale DPB – risulta tuttora applicabile solamente agli accordi conclusi 

allorquando era in vigore detta prassi, limitatamente per le operazioni IVA 

concluse sino al 31 dicembre 2008 (cfr. consid. 6.1.4 del presente 

giudizio). Ne discende che, se di principio la « prassi fifty-fifty » risulta 

applicabile all'accordo fiscale concluso il 4 maggio 2004 dalla ricorrente 

con le autorità cantonali ticinesi (ovvero durante il suo periodo di validità), 

tuttavia è a torto che l'autorità inferiore ha esteso la sua applicazione 

anche ai periodi fiscali dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2009. Di fatto 

soltanto le operazioni concluse tra il 1° gennaio 2006 e il 31 dicembre 

A-3558/2013 

Pagina 21 

2008 sottostanno alla predetta prassi. Il calcolo dell'IVA, va corretto 

tenendo conto anche di detta circostanza. 

6.5.2.5 Che dal punto di vista contabile la ricorrente non abbia poi 

emesso alcuna fattura o pezza giustificativa è qui ininfluente, dal 

momento che è l'insieme della documentazione a dover far trasparire la 

sussistenza di prestazioni di servizi imponibili all'IVA (cfr. consid. 6.3 del 

presente giudizio). Dagli atti dell'incarto risulta chiaramente che gli importi 

da lei attribuiti e versati (70% dell'utile lordo) alla sede estera, in virtù 

dell'accordo concluso con le autorità cantonali (cfr. doc. 7 prodotto dalla 

ricorrente), sono stati contabilizzati quali costi nel conto denominato 

« Conto 300000 COMMISSIONI » (cfr. atti di cui al doc. 3 dell'incarto 

prodotto dall'AFC [di seguito: inc. AFC]), così come giustamente rilevato 

dall'autorità inferiore. Poiché la ricorrente non ha prodotto alcuna prova 

inficiante la validità della propria contabilità, si deve partire dal 

presupposto che gli importi ivi indicati sono corretti. 

6.5.2.6 Vana è poi la censura della ricorrente, secondo cui né lei, né 

l'autorità inferiore avrebbero inteso concludere un accordo fiscale ai sensi 

della « prassi fifty-fifty », come pure l'affermazione secondo cui essa non 

sarebbe stata cosciente di una possibile applicazione di detta prassi al 

suo caso, specialmente se esaminata alla luce degli atti dell'incarto. In 

effetti nel proprio reclamo, la ricorrente ha affermato l'esatto opposto, e 

meglio: « […] Ciò che è sicuramente determinante è che la contribuente 

ha chiesto immediatamente l'assoggettamento IVA al momento della sua 

iscrizione a RC, proprio in conformità alla LIVA e soprattutto alla prassi in 

vigore ("comunicazione della prassi, "impatto sull'IVA della prassi 50:50" 

del 18 aprile 2002 e aggiornamento del 20 novembre 2002") […] » 

(cfr. doc. 4 dell'inc. AFC, pag. 2). In tali circostanze, le sue osservazioni 

risultano contraddittorie e, pertanto, poco credibili. Peraltro, come giusta-

mente rilevato dall'autorità inferiore, in virtù del principio di autotassazione 

la ricorrente non può appellarsi all'ignoranza di detta prassi e alle conse-

guenze della loro applicazione al suo caso particolare, per sottrarsi alla 

stessa (cfr. consid. 6.4 del presente giudizio).  

6.5.3 In definitiva, visto quanto precede, si deve concludere che soltanto il 

50% dell'utile lordo conseguito dalla succursale e da lei attribuito alla 

sede estera durante i periodi fiscali tra il 1° gennaio 2006 e il 31 dicembre 

2008 – secondo l'accordo stipulato con le autorità cantonali ticinesi – può 

essere riconosciuta la qualifica di prestazioni di servizi a imprese con 

sede all'estero ai sensi dell'art. 14 cpv. 3 vLIVA, in applicazione della 

presunzione derivante dalla « prassi fifty-fifty ». Sussistendo una base 

A-3558/2013 

Pagina 22 

legale e fattuale per l'imposizione all'IVA delle prestazioni di servizi in 

oggetto, la causa deve essere rinviata all'autorità inferiore, affinché essa 

ricalcoli l'IVA dovuta dalla ricorrente per i predetti periodi fiscali, tenuto 

conto delle precisazioni apportate dallo scrivente Tribunale (cfr. art. 61 

cpv. 1 PA; parimenti, consid. 2.2 del presente giudizio).  

Per quanto attiene invece ai periodi fiscali dal 1° gennaio 2009 al 

31 dicembre 2009, si deve invece concludere che l'autorità inferiore, 

considerando applicabile la « prassi fifty-fifty » alla ricorrente e rinuncian-

do – di conseguenza – ad un esame più approfondito della sussistenza 

dei presupposti per l'ammissione di uno scambio di prestazioni di servizi 

ai sensi dell'art. 14 cpv. 3 vLIVA, è partita da un falso presupposto. In tali 

circostanze, anche su questo punto la causa deve essere rinviata 

all'autorità inferiore affinché la stessa provveda alla sua istruzione, tenuto 

conto dell'inapplicabilità della « prassi fifty-fifty » ai suddetti periodi fiscali 

– segnatamente all'accertamento dell'esistenza di un tale scambio di 

prestazioni – ed emani successivamente una nuova decisione (cfr. art. 61 

cpv. 1 PA; parimenti, consid. 2.2 del presente giudizio).  

In definitiva, alla luce di quanto precede, su questo punto il ricorso va 

pertanto accolto e la decisione annullata. 

6.6 Riguardo invece alle censure sull'allestimento dei rendiconti secondo 

il metodo dell'aliquota saldo, lo scrivente Tribunale osserva quanto segue. 

6.6.1  

6.6.1.1 Nella decisione impugnata, l'autorità inferiore non è entrata nel 

merito delle censure sollevate avverso la comunicazione della Divisione 

Riscossione dell'AFC del 23 maggio 2011 negante alla ricorrente il diritto 

all'allestimento dei rendiconti secondo il metodo effettivo con effetto 

retroattivo dal 1° gennaio 2011, in quanto non oggetto della decisione da 

lei esaminata su reclamo. Per quanto attiene alle regole per l'applicazione 

dell'aliquota saldo esposte in maniera esaustiva negli opuscoli informativi, 

essa ritiene che in virtù del principio dell'autotassazione le stesse devono 

essere note alla ricorrente. Essa ha pertanto considerata quest'ultima 

quale unica responsabile di ciò che definisce « una clamorosa svista » e 

che deve perciò sopportare le conseguenze derivanti da una situazione 

che lei stessa avrebbe creato postulando l'allestimento dei rendiconti 

secondo il metodo dell'aliquota saldo. 

6.6.1.2 Dal canto suo, la ricorrente contesta nuovamente in sede ricor-

suale l'applicazione del metodo dell'aliquota saldo, invocando di un errore 

A-3558/2013 

Pagina 23 

di valutazione in quanto inconsapevole che l'AFC potesse applicarle le 

regole della prassi « fifty-fifty » al suo caso particolare. La scelta di questo 

metodo si rivelerebbe come un errore di grande portata e una clamorosa 

svista con conseguenze sproporzionate. A suo avviso, partendo dal pre-

supposto che il 70% attribuiti alla sede corrispondono a delle prestazioni 

ottenute dall'estero, allora ci si dovrebbe domandare se l'aliquota saldo a 

lei applicata è adeguata. Essa ritiene infatti che le verrebbe applicata 

l'aliquota massima che partirebbe dall'ipotesi di un plusvalore molto alto, 

allorquando essa raggiungerebbe costantemente un plusvalore molto più 

basso rispetto a quello di imprese di consulenza finanziaria esclusiva-

mente indigene, circostanza di cui l'AFC non avrebbe tenuto conto. A suo 

avviso, visto che il plusvalore da lei raggiungibile ammonterebbe al 30% 

di quello ipotizzabile sulla base della cifra d'affari, l'aliquota dovrebbe 

essere così ridotta del 70% e ammontare all'1.8% (invece del 6%) rispetti-

vamente al l'1.9% (invece del 6.4%). Per quanto attiene il calcolo effettivo 

del carico fiscale, la questione sarebbe da rimandare all'autorità inferiore 

per stabilire in dettaglio l'aliquota applicabile e definire l'imposta dovuta. 

In alternativa, essa postula che gli venga concesso di rinunciare con 

effetto retroattivo al 1° gennaio 2004 all'applicazione del metodo saldo. 

6.6.2  

6.6.2.1 In proposito, come giustamente sancito dall'autorità inferiore, lo 

scrivente Tribunale non può che rilevare come la decisione impugnata 

non porti sul rifiuto da parte dell'autorità competente del ritorno all'aliquota 

effettiva con effetto retroattivo – lui oggetto dello scritto 23 dicembre 2011 

dell'AFC (cfr. doc. A allegato al doc. 4 dell'inc. AFC) – bensì unicamente 

sulla ripresa fiscale in rapporto alle prestazioni di servizi a società con 

sede all'estero. La richiesta di applicazione retroattiva del metodo 

dell'aliquota effettiva – peraltro non attuabile secondo la legislazione IVA 

(cfr. consid. 6.2.2 del presente giudizio) – è pertanto qui irricevibile. 

Analogo discorso vale per quanto attiene la contestazione dell'ammontare 

dell'aliquota saldo applicabile al suo caso, dal momento che la ricorrente 

solleva tale censura per la prima volta soltanto in sede ricorsuale. 

6.6.2.2 Ad ogni modo, lo scrivente Tribunale non può fare a meno di 

rilevare come sia la succursale stessa ad aver accettato di essere 

imposta ad un'aliquota saldo pari al 6% nell'apposito formulario da lei 

sottoscritto il 15 marzo 2004 (cfr. doc. 2 dell'inc. AFC). Contestarne ora 

l'adeguatezza a motivo che avrebbe ignorato l'applicabilità della prassi 

« fifty-fifty » alla propria situazione e le relative conseguenze, allorquando 

nel proprio reclamo – come visto poc'anzi (cfr. consid. 6.5.2.6 del presen-

te giudizio) – ha indicato l'esatto opposto, risulta piuttosto contraddittorio 

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Pagina 24 

e, partendo, poco credibile. Ad ogni modo, in virtù del principio di autotas-

sazione, la stessa è sensata conoscere le istruzioni emanate dall'AFC e 

qui applicabili (cfr. consid. 6.4 del presente giudizio). Poiché lo scopo del 

metodo dell'aliquota saldo non è quello di alleggerire l'onere fiscale del 

contribuente, bensì unicamente di semplificare la gestione della contabili-

tà (cfr. consid. 6.2.2 del presente giudizio), le considerazioni di ordine 

economico avanzate dalla ricorrente per potersi liberare dall'applicazione 

dell'aliquota saldo del 6% non entrano qui in linea di conto. 

7.  

Visto quanto precede, nella misura in cui è ricevibile (cfr. consid. 6.6.2 del 

presente giudizio), il ricorso è parzialmente accolto conformemente al 

consid. 6.5, ai sensi del quale la causa è rinviata all'autorità inferiore 

affinché emani una nuova decisione provvedendo ad un nuovo calcolo 

dell'IVA dovuta dalla ricorrente per i periodi fiscali dal 1° gennaio 2006 al 

31 dicembre 2008, nonché all'istruzione della causa e all'esame della 

sussistenza di uno scambio di prestazioni per i periodi fiscali dal 1° gen-

naio 2009 al 31 dicembre 2009 (cfr. art. 61 cpv. 1 PA). Per il resto il 

ricorso deve invece essere respinto. 

8.  

8.1 Visto l'esito della lite che vede la ricorrente in parte soccombente, 

giusta l'art. 63 cpv. 1 PA, le spese di procedura – ridotte di conseguenza 

– sono poste a carico di quest'ultima (cfr. art. 1 segg. del regolamento del 

21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]). Nella fattispe-

cie esse sono stabilite in 4'000 franchi (cfr. art. 4 TS-TAF), importo che 

verrà detratto dall'anticipo spese di 8'500 franchi versato dalla ricorrente 

l'8 luglio 2013. L'importo rimanente di 4'500 franchi le verrà restituito, ad 

avvenuta crescita in giudicato del presente giudizio, previa indicazione 

delle coordinate bancarie o postali ove effettuare il versamento.  

8.2 L'autorità di ricorso, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può 

d'ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente una indennità per le spese 

indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato (cfr. art. 64 

cpv. 1 PA). Giusta l'art. 7 cpv. 2 TS-TAF, se la parte vince solo parzial-

mente, le spese ripetibili sono ridotte in proporzione. Ciò indicato, vista la 

complessità della causa e degli allegati di merito, si giustifica altresì 

l'assegnazione alla ricorrente di un importo pari 5'000 franchi a titolo di 

indennità di ripetibili, importo posto a carico dell'autorità inferiore. 
 
 

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Pagina 25 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Nella misura in cui è ricevibile, il ricorso è parzialmente accolto 

conformemente al consid. 6.5, ai sensi del quale la causa è rinviata 

all'autorità inferiore affinché emani una nuova decisione provvedendo ad 

un nuovo calcolo dell'IVA dovuta dalla ricorrente per i periodi fiscali dal 

1° gennaio 2006 al 31 dicembre 2008 in applicazione della « prassi fifty-

fifty », nonché all'istruzione della causa e all'esame della sussistenza di 

uno scambio di prestazioni per i periodi fiscali dal 1° gennaio 2009 al 

31 dicembre 2009. Per il resto il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di 4'000 franchi sono poste a carico della ricorrente 

e detratte dall'anticipo spese di 8'500 franchi da lei versato a suo tempo. 

L'importo rimanente di 4'500 franchi le verrà restituito, alla crescita in 

giudicato del presente giudizio, previa indicazione delle coordinate 

bancarie o postali ove effettuare il versamento. 

3.  

L'autorità inferiore corrisponderà alla ricorrente l'importo di 5'000 franchi a 

titolo di indennità di ripetibili. 

4.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. ***/Rim; atto giudiziario) 

 

(i rimedi giuridici sono indicati alla pagina seguente) 

 

 

 

Il presidente del collegio: La cancelliera: 

  

Michael Beusch Sara Friedli 

 

 

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Pagina 26 

Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine 

di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg., 90 segg. e 100 LTF). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. 

La decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i docu-

menti indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

Data di spedizione: