# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3144eb53-aac5-54ea-94a2-47fd929e8a20
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2018-01-22
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 22.01.2018 35.2017.105
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2017-105_2018-01-22.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  35.2017.105

   

  PC/sc

  	
  Lugano

  22 gennaio 2018

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Paola Carcano, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  	
   

  

 

 

statuendo sul ricorso del 14 settembre 2017 di

 

	
   

  	
  RI 1  

  rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 14 agosto 2017 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   In data 24 giugno 2016, la
Clinica __________ di __________ ha comunicato alla CO 1 (in seguito: CO 1) che
il proprio dipendente RI 1 - nato il __________ 1986 e tecnico di radiologia
medica a tempo pieno presso l'Istituto dal 1° marzo 2011 - il __________ 2016
alle ore 12.00 "sorreggeva un paziente con le braccia sotto le sue
ascelle per farlo camminare verso di lui. All'improvviso il paziente è svenuto
e gli è crollato addosso. Per non farlo cadere ha dovuto sorreggerlo
procurandosi un trauma distorsivo lombare" (doc. 1 e 2).

A causa del persistere dei dolori, l'assicurato si è sottoposto a svariati
esami radiologici che hanno evidenziato la rottura del labbro acetabolare (doc.
8, 11, 12 e 13)

Il 3 aprile 2017 l'assicurato si è sottoposto ad un intervento di artroscopia
dell'anca destra con ricostruzione del labbro acetabolare, acetabuloplastica,
cerviplastica, condroplastica, microfratture e svuotamento delle cisti della
cervicale (cfr. rapporto operatorio del 3 aprile 2017 e lettera d'uscita
provvisoria, allegati al doc. 12).  

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti
medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 7 aprile 2017,
l’istituto assicuratore ha negato il proprio obbligo a prestazioni ritenendo
che l’evento in questione non configuri né un infortunio ai sensi dell’art. 4
LPGA, né una lesione corporale parificabile ai postumi di un infortunio a norma
dell’art. 9 cpv. 2 OAINF (doc. 20).

 

                                         A seguito dell’opposizione
interposta dall'assicurato, rappresentato dall'RA 1, in data 27 aprile 2017
(doc. 21) e completata il 14 aprile 2017 (doc. 23), nella quale egli ha
precisato più dettagliatamente i fatti, l’amministrazione ha confermato, con
decisione su opposizione del 14 agosto 2017, il contenuto della sua prima
decisione (doc. 25).

 

                               1.3.   Con tempestivo ricorso del 14
settembre 2017, RI 1, sempre rappresentato dall’RA 1, ha chiesto l'annullamento
della decisione impugnata e la condanna della CO 1 ad assumere il sinistro in
questione e, di conseguenza, ad erogare tutte le prestazioni del caso ai sensi
della LAINF. A sostegno delle proprie pretese, l’insorgente ha specificato
meglio la dinamica dell'accaduto. Egli ribadisce che la fattispecie va
considerata a tutti gli effetti come infortunio professionale, avendo subito
una sollecitazione fisica decisamente superiore alla misura media abituale per
un operatore sanitario addetto al reparto di radiologia, a causa della sincope
del paziente, ovvero di un disturbo che si manifesta in maniera improvvisa e
imprevedibile, la cui straordinarietà ha avuto un influsso diretto sul suo
stato di salute, causando le lesioni da lui riportate e trattate in seguito
chirurgicamente (lesione traumatica del labbro acetabolare all'anca destra). Il
ricorrente ritiene pertanto che la dinamica dell'evento e le precedenti
argomentazioni, dimostrano che l'evento infortunistico di cui è stato vittima
va considerato quale fattore esterno straordinario, dannoso e improvviso,
ritenuto che i presupposti in tal senso, dati all'involontarietà, della
repentinità e dell'influsso dannoso al corpo umano sono senz'altro adempiuti.

                                         A suffragio delle proprie
argomentazioni richiama la STF 8C_50/2016 del 28 novembre 2016, consid. 4.3,
ribadendo che quanto accadutogli è proprio la condizione anomala (paziente che
subisce una sincope e perde i sensi improvvisamente) che ha fatto si che la
consueta e quotidiana operazione di far accomodare il paziente sul lettino non
si è svolta in condizioni di normalità ed evidenziando che la fattispecie non è
ascrivibile agli atti ordinari della vita o consueti della professione di un
tecnico di radiologia. A suo avviso la straordinarietà dell'evento
infortunistico è data, visto che un paziente vittima di una sincope nel corso
della preparazione di un esame diagnostico radiologico costituisce un
accadimento anomalo ed imprevedibile, ben lontano e diverso dalla quotidianità
a cui è abituato un tecnico di radiologia. Specifica inoltre che la lesione da
lui patita è scaturita da un movimento di fatto scoordinato dovuto ad uno
sforzo eccessivo ed imprevisto. Puntualizza pure che la giurisprudenza
richiamata dalla CO 1 (DTF 116 V 136) non è sovrapponibile al suo caso, dato
che la mansione di spostare un paziente rientra nell'annovero delle attività
quotidiane svolte da un'infermiera, mentre quanto occorso non costituisce di
certo la normale quotidianità di un tecnico di radiologia, visto che di regola
un intervento diretto su un paziente in caso di malore è molto raro e non è la
consuetudine nella sua attività. A suffragio delle proprie argomentazioni
produce la scheda tecnica della descrizione del posto di lavoro, giusta la
quale per l'80% dell'attività lavorativa sta seduto, per un 10% prepara la sala
e accoglie i pazienti e per un altro 10% prepara i pazienti al rientro in
reparto (doc. E). Nell’ipotesi in cui non venisse ammessa l’insorgenza di un
infortunio, il ricorrente fa valere di essere stato portatore di una lesione
parificata a infortunio ai sensi dell’art. 9 cpv. 2 OAINF.

 

                               1.4.   La CO 1, in risposta, ha
postulato che l’impugnativa venga respinta con argomenti di cui si dirà, per
quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).

 

                               1.5.   In data 9 settembre 2017 il
ricorrente, sempre rappresentato dall'RA 1, si è riconfermato, soffermandosi su
alcuni punti, nelle proprie tesi e domande (in particolare, ribadendo, per un
verso, l'imprevedibilità della sincope del paziente, che si era recato in bagno
in maniera autonoma in attesa di essere chiamato per l'esame delle TAC e che
aveva aiutato in maniera cortese e professionale solo in quanto anziano, e, per
altro verso, che la condizione anomala - paziente che subisce una sincope e perde
i sensi improvvisamente - ha fatto sì che la normale e quotidiana operazione di
far accomodare il paziente sul lettino non si sia svolta in condizioni di
normalità, ciò che non può essere ascritto agli atti ordinari della vita e
consueti della professione di tecnico di radiologia e, da ultimo, che la sua
struttura fisica è assolutamente irrilevante, in quanto dover sorreggere in
maniera improvvisa un uomo privo di sensi dal peso corporeo di circa 100 kg costituisce
uno sforzo gravoso ed eccessivo, e quindi straordinario, per chiunque, proprio
in relazione alla repentinità e all'imprevedibilità dell'evento), con argomenti
di cui si dirà, per quanto occorra, nei
considerandi di diritto (doc. V). A suffragio delle proprie
argomentazioni ha prodotto l'estratto della cartella clinica del paziente
anonimizzata, le fotografie della sala TAC, un certificato medico del 5 ottobre
2017 e una definizione medica del labbro acetabolare (doc. H-N).  

                               1.6.   In data 20 ottobre 2017 la CO
1 si è riconfermata nelle proprie tesi e domande, già esposte in sede di
risposta, puntualizzando di non avere altre osservazioni da fare (doc. VII).

Il doc. VII è stato inviato all'RA 1 per conoscenza (doc. VIII).

 

 

                                         in diritto

                                         

                               2.1.   L’oggetto della lite è
circoscritto alla questione di sapere se la CO 1 era legittimata a negare la
propria responsabilità relativamente all’evento occorso a RI 1 in data 20
giugno 2016, oppure no. 

 

                                         Dalla decisione su
opposizione impugnata risulta che l’Istituto assicuratore resistente ha negato
il proprio obbligo a prestazioni poiché, da una parte, l’evento del 20 giugno
2016 non sarebbe costitutivo di un infortunio ai sensi di legge e, dall’altra,
l’assicurato non avrebbe presentato una delle diagnosi esaustivamente enumerate
all’art. 9 cpv. 2 OAINF (doc. 25). 

                                         

                               2.2.   Secondo l’art. 6 cpv. 1
LAINF, per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le prestazioni
assicurative sono effettuate in caso d’infortuni professionali, d’infortuni non
professionali e di malattie professionali. 

                                         Il Consiglio federale può
includere nell’assicurazione le lesioni corporali parificabili ai postumi
d’infortunio (cpv. 2). 

 

                               2.3.   L'art. 4 LPGA così definisce
l'infortunio:

 

" È
considerato infortunio qualsiasi influsso dannoso, improvviso e involontario,
apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la
salute fisica o psichica o che provochi la morte."

 

                                         Questa definizione
riprende, nella sostanza, quella che era prevista all'art. 9 cpv. 1 vOAINF -
disposizione abrogata dall'ordinanza sull'assicurazione contro gli infortuni
dell'11 settembre 2002 (RU 2002 3914), in vigore dal 1° gennaio 2003 -, di modo
che la relativa giurisprudenza continua ad essere applicabile. 

 

                                         Cinque sono dunque gli
elementi costitutivi essenziali dell'infortunio:

 

" - l'involontarietà

  - la repentinità

  - il danno alla salute (fisica o psichica)

  - un fattore causale esterno

  - la straordinarietà di tale fattore"

 

                                         (cfr.
Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents (LAA),
Losanna 1992, p. 44-51)

 

                                         Scopo
della definizione è di tracciare un chiaro confine tra infortunio e malattia.

 

                               2.4.   Si evince dalla nozione
stessa di infortunio che il carattere straordinario non concerne gli effetti
del fattore esterno ma unicamente il fattore esterno in quanto tale
(cfr. RAMI 2000 U 374, p. 176).

                                         Pertanto, è irrilevante il
fatto che il fattore esterno abbia causato delle affezioni gravi o inabituali.

                                         Il fattore esterno è
considerato come straordinario quando eccede, nel caso concreto, il quadro
degli avvenimenti e delle situazioni che si possono, obiettivamente, definire
quotidiane o abituali (DTF 122 V 233 consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61
consid. 2b, 118 V 283 consid. 2a; RAMI 1993 p. 157ss, consid. 2a).

 

                                         Vi è infortunio unicamente
se un fattore esterno ha agito sul corpo. L'evento
deve accadere nel mondo esterno. 

                                         Quando il processo lesivo
si svolge all'interno del corpo umano, senza l'intervento di agenti esterni,
l'ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in caso di sforzo
eccessivo o di movimenti scoordinati. 

                                         La giurisprudenza esige,
perché si possa ammettere il fattore causale di sforzi eccessivi, che essi
superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima è normalmente
esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o addestramento, essa è
abitualmente in grado di resistere. 

                                         Da un altro lato, per
poter ritenere che lesioni corporali siano state causate da movimenti
scombinati o incongrui, gli stessi devono essersi prodotti in circostanze
esterne manifestamente insolite, impreviste e fuori programma. Carente è altrimenti
la straordinarietà del fattore esterno causale, con la conseguenza che non
tutte le caratteristiche di un infortunio sono realizzate (DTF 122 V 232
consid. 1, 121 V 38 consid. 1a, 118 V 61 consid. 2b, 283 consid. 2, 116 V 138
consid. 3a e b, 147 consid. 2a; RAMI 1993 U 165, p. 59 consid. 3b).

 

                               2.5.   Gli assicuratori contro gli
infortuni devono corrispondere le proprie prestazioni anche per le
lesioni corporali esaustivamente enumerate all'art. 9 cpv. 2 lett. a-h OAINF
(nella versione introdotta con la modifica del 15 dicembre 1997), a condizione
che esse non siano attribuibili indubbiamente a una malattia o a fenomeni
degenerativi.

 

                                         Le lesioni corporali di
cui all'art. 9 cpv. 2 OAINF sono paragonate a infortunio solo se presentano
tutti gli elementi caratteristici dell'infortunio, eccezion fatta per il
fattore esterno straordinario (cfr. DTF 116 V 148 consid. 2b; RAMI 1988 U 57,
p. 372). Il fattore scatenante può quindi essere quotidiano e discreto. Basta
un gesto brusco: non è necessario che esso sia stato scomposto o anomalo (cfr. E. Beretta, Il requisito della repentinità
in materia di lesioni parificabili ad infortunio e temi connessi, in RDAT
II-1991, p. 477ss.). 

 

                                         A proposito dell'esigenza
di un fattore esterno, nella DTF 129 V 466, il TFA ha precisato quest'ultimo
concetto, definibile quale evento assimilabile a infortunio, oggettivamente
constatabile e percettibile, che prende origine esternamente al corpo.

                                         Così, dopo avere fatto
notare che l'esistenza di un evento assimilabile ad infortunio non può essere
ritenuta in tutti quei casi in cui la persona assicurata riesce solo ad
indicare in termini temporali la (prima) comparsa dei dolori oppure laddove la
(prima) comparsa di dolori si accompagna semplicemente al compimento di un atto
ordinario della vita che la persona assicurata è peraltro in grado di
descrivere (DTF 129 V 46s. consid. 4.2.1 e 4.2.2), la Corte federale ha
subordinato, in via di principio, il riconoscimento di un fattore esterno
suscettibile di agire in maniera pregiudizievole sul corpo umano all'esistenza
di un evento presentante un certo potenziale di pericolo accresciuto e quindi
alla presenza di un'attività intrapresa nell'ambito di una tale situazione
oppure di uno specifico atto ordinario della vita implicante una sollecitazione
del corpo che eccede il quadro di quanto fisiologicamente normale e
psicologicamente controllabile (DTF 129 V 470 consid. 2.2.2). 

                                         Per il resto,
conformemente a quanto già statuito in precedenza, ha rammentato che
l'intervento di un fattore esterno può anche essere ammesso in caso di
cambiamenti di posizione che, secondo l'esperienza medico-infortunistica, sono
sovente suscettibili di originare dei traumi sviluppanti all'interno del corpo
("körpereigene Trauma", come ad es. il rialzarsi improvvisamente da
posizione accovacciata, il movimento brusco e/o aggravato, oppure il
cambiamento di posizione dovuto a influssi esterni incontrollabili, DTF 129 V
470, consid. 4.2.3). 

 

                                         Il TFA ha pure specificato
che gli eventi che si verificano durante lo svolgimento di un'attività
professionale abituale non danno luogo a delle lesioni corporali parificabili
ai postumi di un infortunio, i processi motori consueti nell'ambito
dell'attività professionale essendo da considerare degli atti ordinari ai quali
fa di principio difetto l'elemento costitutivo della situazione di pericolo
accresciuto (cfr. DTF 129 V 471 consid. 4.3; cfr., pure, STFA U 76/03 del 15
aprile 2004). 

 

                                         Necessario è che si sia
inoltre trattato di un evento improvviso (ad esempio, un movimento violento
oppure il rialzarsi dalla posizione inginocchiata, che provoca una delle
lesioni enumerate all'art. 9 cpv. 2 OAINF, cfr. RAMI 2000 U 385, p. 268). Il
presupposto della repentinità non va però inteso nel senso che l'azione sul
corpo umano debba avere luogo fulmineamente, ossia nell'arco di secondi o,
addirittura, di una frazione di secondo. A questo requisito va piuttosto
attribuito un significato relativo, nel senso che deve trattarsi di un singolo
avvenimento. Pertanto, deve essere escluso dall'assicurazione contro gli
infortuni quel danno alla salute che dipende da azioni ripetute o continue.
Decisiva non è dunque la durata di un'azione lesiva, ma piuttosto la sua
unicità (cfr. A. Bühler, Die unfallähnliche Körperschädigung, in SZS
1996, p. 88 e Meniskusläsionen und soziale Unfallversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri, 2001; 84: n. 44, p. 2341).

 

                                         Uno stato degenerativo o
patologico preesistente non esclude l'applicabilità dell'art. 9 cpv. 2 OAINF, a
condizione che un evento a carattere infortunistico abbia, perlomeno, scatenato
i sintomi di cui soffre l’assicurato (cfr. DTF 139 V 327 consid. 3.1 e
riferimenti ivi indicati). 

                                         In questo contesto, deve
ancora essere precisato che non è consentito ritenere che una lesione
assimilata, nonostante la sua origine in gran parte degenerativa, abbia fatto
spazio a quello stato di salute che l’assicurato avrebbe acquisito anche senza
l’infortunio (status quo sine), fintantoché la natura esclusivamente
morbosa o degenerativa non sia stata chiaramente dimostrata (cfr. STF 8C_358/2015 del 14 marzo 2016 consid. 6.2.1).

 

                               2.6.   Il 1° gennaio 2017 è entrata
in vigore la prima revisione della Legge federale sull’assicurazione contro gli
infortuni approvata dal Parlamento il 25 settembre 2015 (cfr. FF 2015 5583).

                                         A proposito delle lesioni
corporali parificabili ai postumi d’infortunio, il legislatore federale ha
rinunciato al criterio del fattore esterno.

                                         Il nuovo art. 6 cpv. 2
LAINF ha il seguente tenore:

 

" L’assicurazione
effettua le prestazioni anche per le lesioni corporali seguenti, sempre che non
siano dovute prevalentemente all’usura o a una malattia:

 

a. fratture;

b. lussazioni di articolazioni;

c. lacerazioni del menisco;

d. lacerazioni muscolari;

e. stiramenti muscolari;

f.  lacerazioni dei tendini;

g. lesioni dei legamenti;

h. lesioni del timpano.”

 

                                         Nel Messaggio aggiuntivo
concernente la modifica della legge federale sull’assicurazione contro gli
infortuni del 19 settembre 2014, il Consiglio federale si è così espresso al
riguardo: 

 

" Nella
propria giurisprudenza il Tribunale federale sostiene invece che, per essere
riconosciuta, una lesione corporale analoga ai postumi di un infortunio deve
essere riconducibile a un influsso esterno ovvero a un’attività o a un
movimento associati a un rischio elevato di danneggiare la salute. L’influsso
esterno non deve invece necessariamente essere straordinario. Questa
giurisprudenza, tuttavia, è fonte di incertezze fra gli assicurati e crea a
volte difficoltà agli assicuratori. Per tale motivo, proponiamo, così come già
auspicato dal legislatore nel 1976 (cfr. il relativo messaggio sulla LAINF),
una nuova normativa che rinuncia al criterio del fattore esterno. Le lesioni
corporali figuranti nell’elenco sono considerate lesioni corporali parificabili
ai postumi di un infortunio e devono essere assunte dall’assicuratore
infortuni. Quest’ultimo è tuttavia esonerato dall’obbligo di erogare
prestazioni se è in grado di provare che la lesione corporale è riconducibile
prevalentemente a una malattia o a usura (cfr. art. 6 cpv. 2 D-LAINF).” (FF
2014 6846-6847)

 

Sul tema, si
veda pure M. Hüsler, “Erste UVG-Revision: wichtigste Änderungen und mögliche
Probleme bei der Umsetzung”, in STS/RSAS 2017, p. 26 ss. (in particolare
p. 32-36).

 

                                         In concreto, trattandosi
di un sinistro avvenuto in data 20 giugno 2016, le modifiche concernenti la
revisione sopra citata non si applicano.

 

                               2.7.   Conformemente alla
giurisprudenza, tocca all'assicurato rendere verosimile l'esistenza, in
concreto, di tutti gli elementi costitutivi d'infortunio.

                                         Quando l'istruttoria non
permette di ritenere accertati, perlomeno secondo il grado della
verosimiglianza preponderante - la semplice possibilità non basta - tali
elementi, il giudice constata l'assenza di prove o di indizi e, quindi,
l'inesistenza giuridica dell'infortunio (cfr. DTF 114 V 305ss. consid. 5b, 116 V 136ss. consid. 4b, 111 V 201 consid. 6b; RAMI 1990 U 86,
p. 50; A. Bühler, Der Unfallbegriff, in A. Koller (Hrsg.), Haftpflicht-
und Versicherungsrechtstagung 1995, S. Gallo 1995, p. 267).

                                         Gli
stessi principi sono applicabili alla prova dell'esistenza di una lesione
parificata ad infortunio (DTF 114 V 306 consid. 5b; 116 V 141 consid. 4b; STCA
35.2014.72 del 9 marzo 2015, consid. 2.4).

 

                               2.8.   Nella concreta evenienza, con
decisione del 7 aprile 2017 (doc. 20), l’assicuratore convenuto ha negato il
proprio obbligo a prestazioni a proposito della rottura del labbro acetabolare
dell'anca destra dell'assicurato per il motivo che quanto accaduto in quella
data ("In data 20 giugno 2016, sul luogo
di lavoro, stava accompagnando un paziente per effettuare un esame radiologico.
Durante la marcia il paziente ha avuto di essere sorretto a causa di uno
svenimento, e lei l'ha trattenuto per non farlo cadere ed adagiarlo sul
lettino. In quel momento ha sentito dolore alla schiena e all'anca destra")
non configura né un infortunio ai sensi dell’art. 4 LPGA ("Nell'evento annunciato, non si configura un infortunio
ai sensi di legge, in quanto non ci troviamo in presenza di un influsso dannoso
al corpo umano direttamente dovuto ad un fattore esterno straordinario"),
né una lesione corporale parificabile ai postumi di un infortunio a norma
dell’art. 9 cpv. 2 OAINF ("D'altro lato,
nella lesione associata all'evento in parola non si configura neppure una
lesione parificabile ai postumi dell'infortunio, in quanto essa non fa parte
della lista esaustiva di cui all'art. 9 cpv. 2 OAINF").

                                         Questa Corte constata che
quella ritenuta dall'istituto convenuto è in effetti la dinamica dell'accaduto
indicata sia nell'annuncio d'infortunio del 24 giugno 2016 (doc. 1), compilato
dal datore di lavoro, sia nel formulario "Visitatore ammalati-Rapporto <<Infortunio>>"
del 20 marzo 2017 (doc. 14), redatto dal __________ della CO 1 e letto ed
approvato dall'assicurato, ove è riportata la seguente descrizione dettagliata
degli avvenimenti:

"Stavo aiutando un paziente a camminare
dal bagno al lettino per la TAC (paziente da sorreggere alla marcia), questi
era davanti a me e lo sorreggevo camminando all'indietro. Improvvisamente il
paziente è svenuto e mi è caduto in braccio, per evitare che cadesse, l'ho
afferrato sotto le ascelle e ho fatto una torsione su me stesso per adagiarlo
sul lettino. Nel fare questo movimento ho sentito un dolore alla schiena e uno
all'anca destra. Peso e altezza paziente: ca. 100 kg x 170-175 cm. Peso e
altezza assicurato: ca. 90 kg x 170 cm. Sportivo, gioca a calcio 2-3 volte a
settimana". Dal medesimo documento emerge che non vi sono
testimoni oculari rispettivamente che: "l'Assicurato
è tecnico di radiologia, professione che svolge dal 2011 e che è stata la sua
scelta professionale. Ha sempre lavorato presso la Clinica __________.
Difficile stabilire la routine professionale relativa al sollevare e spostare
pazienti, di regola queste mansioni (che sono parte integrante del lavoro) sono
dettate dalle condizioni dei pazienti, anche per chi è autonomo, un intervento
per posizionare in modo corretto sul lettino va in ogni modo fatto. A volte vi
sono interventi totali, dove i pazienti vanno sollevati di peso e posizionati a
forca sul lettino. Di solito, con pazienti autonomi e collaboranti si agisce da
soli, in due solo con pazienti non collaboranti".”

 

                                         In sede di opposizione l'RA
1, per conto dell'assicurato, ha così descritto la dinamica di quanto avvenuto
il 20 giugno 2016:

"Il signor RI 1 era intento a preparare
un paziente per un esame diagnostico. Improvvisamente, quest'ultimo è stato
vittima di una sincope che gli ha fatto perdere i sensi. Prontamente, il nostro
assistito si è trovato, da solo, a dover sorreggere il suddetto paziente (il
cui peso corporeo supera i 90 kg), compiendo un movimento innaturale,
trasportandolo in seguito, "a peso morto", con estremo sforzo, sul
lettino presente in sala” (doc. 21, pag. 2).

Completando l'opposizione l'RA 1 ha così descritto la dinamica di quanto
avvenuto il 20 giugno 2016:

"L'assicurato, mentre era intento a
preparare un paziente per un esame diagnostico, è intervenuto con prontezza a
sorreggere il suddetto paziente, in quanto, quest'ultimo, in maniera del tutto
imprevedibile, senza avvisaglia alcuna, è stato vittima di una sincope che gli
ha fatto perdere i sensi. Di fatto, improvvisamente, il signor RI 1 si è
trovato a sorreggere con le sue sole forze, a peso morto, un paziente di circa
100 kg che non era più in grado di reggersi in piedi. (…) il paziente è
letteralmente crollato addosso al signor RI 1, il quale, probabilmente per
evitare di cadere a sua volta, compiendo un movimento innaturale, ha
trasportato il paziente, con estremo sforzo, sul lettino presente in sala.
(doc. 23, pag. 1).”

Nella decisione su opposizione del 14 agosto 2017 (doc. 25), la CO 1 ha
confermato la prima decisione (doc. 20), sulla base delle seguenti
considerazioni:

"(…) Il Tribunale federale ha ad esempio
negato l'esistenza di un fattore esterno straordinario nel caso di un aiuto
infermiere - 36enne, di buona costituzione fisica - che aveva riportato una
sindrome vertebrale dorsale in seguito allo spostamento, dal tavolo operatorio
al letto, di un paziente del peso di 100-120 kg. Esso respinse la richiesta
dell'interessato soprattutto in considerazione del fatto che l'azione
incriminata rientrava nelle mansioni quotidiane della sua professione e che
comunque il paziente non era stato propriamente sollevato (DTF 116 V 136
consid. 3e pag. 139). Anche in un altro caso (DTF U 421/01 del 15 gennaio 2003)
il Tribunale federale ha negato la presenza di un fattore esterno straordinario.
In quella circostanza un'infermiera di 39 anni, con un peso corporeo di 62 kg,
si era trovata di colpo e quindi in maniera inaspettata a sorreggere una
paziente avente un peso di 66 kg. Il Tribunale federale, proprio in virtù della
professione svolta e del peso corporeo dell'infermiera negò la straordinarietà
del fattore esterno. (…). Infatti, nella sentenza pubblicata in RAMI 1994 no. U
180 pag. 37 (U 109/92), il Tribunale federale (delle assicurazioni) ebbe modo
di precisare che, per accertare se si è in presenza di un infortunio
conseguente ad uno sforzo straordinario, occorre tenere conto di tutti gli
aspetti del processo lavorativo concreto sicché anche il sollevamento di un
peso, rientrante, in quanto tale, nell'attività abituale dell'assicurato, può
risultare straordinario se lo stesso peso si rivela essere inaspettatamente
superiore al solito e se il lavoro dev'essere ad es. eseguito in posizione
piegata e affrettata. (…). Per
quanto riguarda i requisiti affinché si possa parlare di infortunio ai sensi
dell'art. 4 LPGA, ci si accorge che in virtù di quanto descritto dallo stesso
assicurato, difficilmente si può parlare di infortunio. Infatti, il caso
descritto è molto simile al caso deciso dal Tribunale federale alcuni anni or
sono, in cui un aiuto infermiere 36enne, di buona costituzione fisica, aveva
riportato una sindrome vertebrale dorsale in seguito allo spostamento, dal
tavolo operatorio al letto, di un paziente del peso di 100-120 kg. In
quell'occasione il Tribunale federale respinse la richiesta dell'interessato
soprattutto in considerazione del fatto che l'azione incriminata rientrava
nelle mansioni quotidiane della sua professione (DTF 116 V 136 consid. 3c pag.
139). Oltretutto, il caso che ci occupa, è anche molto simile al caso
dell'infermiera di 39 anni che di colpo si è trovata a sorreggere una paziente
più pesante di lei. Nel caso in oggetto vale lo stesso discorso dei casi
summenzionati e già giudicati dal Tribunale federale. Infatti, al pari
dell'aiuto infermiere, l'azione incriminata - in questo caso lo spostamento di
un paziente - rientra nelle mansioni quotidiane della professione
dell'assicurato. Inoltre, nel presente caso il paziente in questione è di
stazza simile a quella dell'assicurato. Ci sono solo pochi centimetri di
differenza e anche il peso non è che sia di tanto superiore a quello
dell'assicurato. Da notare poi che quest'ultimo non solo è un giovane 30enne,
ma è anche di corporatura sana e robusta, abituato anche ad attività sportive.
Oltretutto, il caso in questione è anche simile a quello dell'infermiera di 39
anni che si è trovata di colpo a sorreggere una paziente di peso superiore. Anche
in quest'ultimo caso, il Tribunale federale ha negato la presenza di un fattore
esterno straordinario. Vi è da dire poi, che nel caso che ci occupa,
l'assicurato stava già sorreggendo il paziente, è quindi evidente e dato per
certo che il paziente in questione necessitava di un aiuto particolare, visto
che doveva essere sorretto. Pertanto, l'assicurato doveva aspettarsi che il
paziente potesse non farcela da solo e che potesse cedere. Quindi, è da negare
l'esistenza di un movimento fuori programma eccedente ciò che oggettivamente
può essere qualificato come usuale e normale. Nemmeno si può sostenere che il
peso si sia rivelato essere inaspettatamente superiore al solito e che il
sollevamento sia stato eseguito in posizione piegata e/o affrettata. In conclusione,
alla luce di quanto esposto qui sopra, si può affermare che non sono adempiuti
i requisiti necessari affinché si possa parlare di infortunio ai sensi
dell'art. 4 LPGA.

C'è ora da verificare se si possa parlare di lesioni corporali parificabili ai
postumi d'infortunio ai sensi dell'art. 9 cpv. 2 OAINF. Bisogna innanzitutto
verificare se quanto riscontrato nell'assicurato rientri nell'elenco esaustivo
dell'art. 9 cpv. 2 OAINF. In quanto solo nel caso in cui fosse accertato che
quanto riscontrato nell'assicurato rientri nell'elenco esaustivo dell'art. 9
cpv. 2 OAINF, si potrebbe procedere con l'esame dei requisiti richiesti dal
succitato articolo. 

Dal referto medico del dr. __________ del 21 febbraio 2017 risulta che
l'assicurato ha subito una rottura del labbro acetabolare. Dunque, andando a
confrontare quanto riscontrato dal dr. __________ con l'elenco esaustivo
dell'art. 9 cpv. 2 OAINF, ci si accorge ben presto che quanto diagnosticato
nell'assicurato non rientra nell'elenco summenzionato. Pertanto, nel caso
concreto non si è nemmeno di fronte a lesioni corporali parificabili ai postumi
d'infortunio. (…)" (doc.
25).

 

                                         In sede ricorsuale l'RA 1
ha così descritto la dinamica di quanto avvenuto il 20 giugno 2016:

                                         "Il signor RI 1 era intento a preparare un paziente per
un esame diagnostico (TAC). Mentre lo accompagnava al lettino presente in sala,
inaspettatamente ed in maniera repentina, quest'ultimo è stato vittima di una
sincope che gli ha fatto perdere i sensi. All'improvviso, il nostro assistito si
è trovato, da solo, a dover sorreggere il suddetto paziente (il cui peso
corporeo supera i 90 kg), compiendo un movimento innaturale, trasportandolo in
seguito, "a peso morto", dopo aver eseguito una torsione su se stesso
con estremo sforzo, sul lettino presente in sala. (…) in maniera del tutto
improvvisa, il paziente è letteralmente crollato addosso al signor RI 1” (doc.
I, pag. 3).

 

                               2.9.   Chiamato a definire la
dinamica del sinistro occorso il 20 giugno 2016, questo giudice rileva che,
secondo la giurisprudenza, in presenza di due versioni differenti, la
preferenza deve essere accordata alle dichiarazioni che l’assicurato ha dato
nella prima ora, quando ne ignorava le conseguenze giuridiche (STF 8C_186/2017
del 1° settembre 2017, consid. 5.2 e rinvii giurisprudenziali ivi citati). Le
spiegazioni fornite in un secondo tempo non possono integrare le prime
constatazioni dettagliate, soprattutto se esse le contraddicono (cfr. SVR 2008
UV Nr. 12; RAMI 2004 U 524, p. 546; DTF 121 V 47 consid. 2a, 115 V 143 consid.
3c; RAMI 1988 U 55, p. 363 consid. 3b/aa; STFA del 27 agosto 1992 nella causa
M., non pubbl.; RDAT II-1994 p. 189; per una critica, cfr. U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 217, n. 546). 

 

                                         Una "dichiarazione della
prima ora", a cui attribuire un particolare valore probante, non è data
qualora la prima descrizione in forma scritta della dinamica dell'infortunio,
ha avuto luogo lungo tempo dopo l'evento in questione. Al proposito, occorre
osservare che la capacità di ricordarsi soprattutto delle particolarità di un
determinato avvenimento, si smorza relativamente presto. Una descrizione
dell'infortunio fornita per, la prima volta, dopo mesi, non può perciò essere a
priori considerata più affidabile rispetto a versioni dei fatti presentate
ancora più tardi (cfr. STFA U 6/02 del 18 dicembre 2002, consid. 2.2.). Tale
principio non è, inoltre, applicabile se dall'istruttoria della causa siano da
attendersi nuovi elementi cognitivi (cfr. RAMI 2004 U 524, p. 546 consid.
3.3.4; STFA U 236/98 del 3 gennaio 2000 e U 430/00 del 18 luglio 2001). Nulla
impedisce pertanto di attenersi a una mutata versione dei fatti se essa risulta
maggiormente convincente e corroborata da altri elementi probatori che il
richiedente è riuscito a dimostrare con l'alto grado di verosimiglianza
richiesto dalla giurisprudenza (DTF 121 V 47 consid. 2a, 208 consid. 6b).

 

                                         Occorre, poi, fondarsi
sulla seconda versione quando questa si limita a completare e non contraddice
la prima versione (cfr. STF U 33/07 del 20 marzo 2007).

 

                                         In questo contesto, va
sottolineato che decisiva per valutare il diritto alle prestazioni è
generalmente la descrizione fatta dall'assicurato medesimo, rispetto a quanto
figura nell’annuncio d'infortunio compilato dal datore di lavoro (cfr., in
questo senso, STCA 35.2010.1 del 1° settembre 2010 consid. 2.9.). Il TCA ha in
effetti già avuto modo di constatare, in più occasioni, l’esistenza di
discrepanze tra quanto dichiarato dall’assicurato al proprio datore di lavoro e
quanto invece da quest’ultimo finalmente notificato all’assicuratore,
discrepanze di cui l’assicurato viene però a conoscenza soltanto in un secondo
tempo (cfr., in questo senso, STCA 35.2014.17 del 4 marzo 2015 consid. 2.4.).
Per quanto concerne quando riportato inoltre dall’assicurato nei “Formulario
risposta”, nei quali è richiesta “una descrizione esatta e dettagliata
dell’evento”, si tratta di affermazioni che devono essere relativizzate, posto
che per gli assicurati è talvolta difficile capire quando un dettaglio è
rilevante e quindi meritevole di essere dichiarato e quando invece non lo è
(cfr. STCA 35.2015.45 del 29 settembre 2016; STCA 35.2016.70 del 30 gennaio
2017, consid. 2.10). 

 

                                         Nel caso concreto, questa
Corte osserva che non vi sono motivi per dubitare della dinamica dell'evento
verificatosi nel giugno 2016 così come esposto dall'assicurato, e meglio che stava
aiutando un paziente anziano a camminare verso il lettino per la TAC (il
paziente era davanti a lui e lo sorreggeva camminando all'indietro) quando
improvvisamente il paziente è svenuto e per evitare che cadesse, l'ha afferrato
sotto le ascelle e ha fatto una torsione su se stesso per adagiarlo sul
lettino, nel fare questo movimento ha sentito un dolore alla schiena e uno
all'anca destra (cfr. formulario "Visitatore ammalati-Rapporto
Infortunio" del 20 marzo 2017 di cui al doc. 14, redatto dal __________
della CO 1 e letto ed approvato dall'assicurato). In effetti quanto allegato
dal datore di lavoro di RI 1 il 24 giugno 2016, ossia che il proprio dipendente
"sorreggeva un paziente con le braccia sotto le sue ascelle per farlo
camminare verso di lui. All'improvviso il paziente è svenuto e gli è crollato
addosso. Per non farlo cadere ha dovuto sorreggerlo procurandosi un trauma
distorsivo lombare"  (doc. 1 e 2) non è in contraddizione con la
dichiarazione dell'assicurato medesimo, secondo cui stava aiutando un paziente
anziano a camminare verso il lettino per la TAC (il paziente era davanti a lui
e lo sorreggeva camminando all'indietro) quando improvvisamente il paziente è
svenuto e per evitare che cadesse, l'ha afferrato sotto le ascelle e ha fatto
una torsione su se stesso per adagiarlo sul lettino, nel fare questo movimento
ha sentito un dolore alla schiena e uno all'anca destra (cfr. formulario
"Visitatore ammalati-Rapporto Infortunio" del 20 marzo 2017 di cui al
doc. 14, redatto dal __________ della CO 1 e letto ed approvato
dall'assicurato). L'assicurato ha difatti precisato e completato (con
l'elemento della torsione su se stesso per adagiare il paziente, colpito da
sincope, sul lettino) quanto indicato concisamente dal proprio datore di
lavoro.  

                             2.10.   In una sentenza U 166/04 del 18
aprile 2005, massimata in RtiD II-2005 N. 56 pag. 265, il TFA ha ammesso il
carattere infortunistico nel caso di un'assicurata di 35 anni e del peso di 57
kg, attiva come fisioterapista presso una Casa per anziani, che si è procurata
un danno alla salute nel tentativo di sostenere un paziente, del peso di 84 kg,
che stava improvvisamente per cadere.

                                         L'Alta Corte al proposito
ha sviluppato le seguenti considerazioni, illustrando in particolare la
giurisprudenza federale relativa alla nozione di "sforzo eccessivo":

 

" (...)

4.

4.1Sulla scorta delle dichiarazioni in atti appare pacifico che
nel caso di specie si sia registrato l'intervento di un fattore esterno (in
concreto: l'interazione tra il corpo in caduta di J.________ e quello della
ricorrente; cfr. ad es. anche la sentenza del 15 gennaio 2003 in re S., U
421/01, consid. 3).

 

4.2 Quanto alla straordinarietà del fattore esterno, unico
elemento

controverso nella presente vertenza, la casistica sviluppata da
questa Corte in vicende paragonabili a quella qui in esame permette di
effettuare un esame comparativo.

 

4.2.1 In una sentenza pubblicata in DTF 116 V 136, il Tribunale
federale delle assicurazioni ebbe modo di negare l'esistenza di uno sforzo
eccessivo in relazione alle dorsalgie immediatamente lamentate da un assicurato
- infermiere 36enne di buona costituzione fisica - dopo che lo stesso aveva, da
solo, trasferito, da un tavolo operatorio a un letto, un paziente del peso di
100-120 kg. Il Tribunale respinse la richiesta dell'interessato soprattutto in
considerazione del fatto che l'azione incriminata rientrava nelle mansioni
quotidiane della sua professione e che comunque il paziente non era stato
propriamente sollevato (DTF 116 V 139 consid. 3c). Allo stesso modo è stato
giudicato il caso di un'assicurata, anch'essa infermiera (53enne all'epoca dei
fatti), la quale, intenta a sistemare una degente del peso di circa 80 kg che
giaceva a letto in posizione anomala, accusò un blocco lombare in quanto la
collega, impegnata con lei nell'operazione, non coordinò l'azione e fece
gravare su di lei tutto il peso della paziente. Anche in quell'occasione, il
Tribunale federale delle assicurazioni, oltre a evidenziare che in realtà non
si trattava di dovere sollevare l'ammalata, ma solo di farla scivolare nel
letto, osservò che lo spostamento di una persona ricoverata in un letto

d'ospedale fa parte del lavoro quotidiano di un aiuto infermiere
(sentenza inedita del 17 dicembre 1993 in re M., U 123/93).

 

4.2.2 In una successiva vertenza, pubblicata in RAMI 1994 no. U
185 pag. 79, questa Corte ammise per contro l'esistenza di un fattore esterno
straordinario nel caso di un'altra infermiera 32enne, la quale, impegnata a
trasferire dal letto alla sedia a rotelle un degente molto pesante, si procurò
un trauma da sollevamento ("Verhebetrauma") nel tentativo - riuscito
grazie a uno sforzo eccessivo e repentino - di evitare l'improvvisa caduta del
paziente che si era inaspettatamente afflosciato. In quell'occasione, il
Tribunale federale delle assicurazioni rilevò che con l'imminente e inaspettato
pericolo di caduta del pesante paziente si era manifestamente verificato un
evento esternamente percettibile che aveva costretto l'assicurata a uno sforzo
fulmineo ed eccessivo (RAMI 1994 no. U 185 pag. 80 consid. 2b). In una sentenza
pubblicata in RAMI 1994 no. U 180 pag. 37, il

Tribunale federale delle assicurazioni ebbe quindi modo di precisare
che, per accertare se si è in presenza di un infortunio conseguente a uno
sforzo straordinario, occorre tenere conto di tutti gli aspetti del processo
lavorativo concreto sicché anche il sollevamento di un peso, rientrante, in
quanto tale, nell'attività abituale dell'assicurato, può risultare
straordinario se lo stesso peso si rivela essere inaspettatamente superiore al
solito e se il lavoro dev'essere ad es. eseguito in posizione piegata e
affrettata.

 

4.2.3 Nella sentenza pubblicata in SJ 2000 II pag. 439 - alla
quale si è tra l'altro richiamata anche l'autorità giudiziaria di prime cure
per motivare il proprio giudizio - il Tribunale federale delle assicurazioni ha
quindi dovuto statuire sul caso di un infermiere 40enne, in buona forma fisica
e con un'esperienza professionale ventennale, il quale, nel tentativo di
applicare una manovra di Heimlich per ottenere l'espulsione di un pezzo di
pesca sciroppata andato di traverso a una pensionata in fase di soffocamento e
in perdita di conoscenza, accusò una fitta dorsale irradiante fino alla spalla
destra poiché, in questa operazione, ebbe a sopportare il peso (55-60 kg) della
paziente su di lui. In tale occasione, questa Corte rilevò che nessun

fattore straordinario aveva caratterizzato quell'incidente, non
eccedente il quadro degli avvenimenti e delle situazioni oggettivamente
quotidiane o comunque usuali per un infermiere sperimentato e attivo in una
clinica di psichiatria geriatrica.

 

4.2.4 In un'ulteriore vertenza, anch'essa menzionata dalla pronuncia

cantonale, l'esistenza di un fattore straordinario è ugualmente
stata negata in relazione al danno alla salute accusato sempre da un'infermiera
(39enne) intenta, insieme a una collega, a trasferire una paziente dal letto
alla poltroncina. In quell'occasione, la collega avendo perso la presa sulla
degente, l'assicurata si ritrovò a doverne sostenere tutto il peso da sola onde
evitarne la caduta. In considerazione dell'abitudine professionale come pure
del rapporto di peso tra l'assicurata (62 kg) e la paziente (66 kg), il
Tribunale federale delle assicurazioni ha escluso l'esistenza di uno sforzo

straordinario (sentenza citata del 15 gennaio 2003 in re S.).

 

4.2.5 Infine, in un caso analogo a quest'ultimo appena esposto,
questa Corte ha per contro recentemente ammesso il carattere straordinario di
uno sforzo compiuto da un'infermiera (49enne) che, occupata a spostare insieme
a una collega una pensionata andicappata dal letto a una sedia, si era
ritrovata, come nel caso appena esposto al consid. 4.2.4, a doverne
improvvisamente

sostenere il peso in quanto la collega aveva mancato la presa. Il
Tribunale federale delle assicurazioni ha osservato in quest'ultima vicenda che
per evitare una caduta della paziente, l'assicurata non aveva avuto altra
scelta se non quella di intervenire con uno sforzo violento e repentino
(sentenza del 15 ottobre 2004 in re R., U 9/04). Inoltre, la stessa autorità ha
precisato che pur configurando lo spostamento di una paziente da un letto a una
sedia un'azione quotidiana nella professione di aiuto infermiera, questa
operazione veniva sempre effettuata da due persone in considerazione dello

stato invalidante della persona ricoverata sicché, a seguito della
defezione da parte della collega, l'interessata si era ritrovata a dovere fare
fronte in maniera relativamente repentina a un peso inatteso (sentenza citata,
consid. 5).

 

4.2.6 L'evento in esame costituisce un caso limite. La ricorrente,
all'epoca dei fatti 35enne, apparentemente in buona costituzione fisica e con
alle spalle una formazione riconosciuta dalla Croce Rossa Svizzera, stava
svolgendo da circa quattro mesi l'attività di stagista fisioterapista
allorquando l'episodio del 21 ottobre 2002 si verificò. Ora, alla luce dei
principi giurisprudenziali suesposti, questa Corte ritiene di potere
riconoscere all'evento in esame la qualifica di infortunio ai sensi di legge.

 

È vero che nei compiti quotidiani di una stagista fisioterapista
all'interno di una casa per anziani rientra, fra gli altri, anche il controllo
e la vigilanza su pazienti che non sono più in grado, per motivi di età e per
ragioni di salute, di "garantire" l'equilibrio e la stabilità che per
contro ci si potrebbe attendere da pazienti più giovani. È quindi pure
altrettanto vero che l'interessata, al momento del fatto, non stava sollevando
il paziente, bensì lo ha "unicamente" trattenuto da una caduta. Ciò
non toglie tuttavia che l'insorgente, di sesso femminile e trovantesi ad agire
da sola come nel caso sottoposto a questa Corte in RAMI 1994 no. U 185 pag. 80
consid. 2b, al pari di quanto valutato nella più recente sentenza del 15
ottobre 2004 in re R., per evitare la caduta improvvisa di J.________ (cfr. la
comunicazione 27 novembre 2002 alla Generali Assicurazioni, resa certamente in
epoca non sospetta: "nel sostenere un paziente che stava eseguendo
esercizi si è lasciato completamente andare ..."), non aveva altra scelta
se non quella di intervenire con uno sforzo violento e repentino. A ciò si
aggiunge che - a differenza di quanto verificatosi nei casi esaminati in SJ
2000 II pag. 439 e nella sentenza del 15 gennaio 2003 in re S. - il peso del
degente in questione, attestato dalla Casa per anziani in 84 kg - indicazione
riconosciuta dall'istituto assicuratore come pure dal primo giudice -, anche se
di per sé non necessariamente straordinario, eccedeva di gran lunga quello
dell'interessata. Infine, nemmeno può passare inosservato il fatto che un tale
peso, comunque di entità non indifferente, associato alla componente di
accelerazione naturalmente innescata dalla perdita di equilibrio dell'ospite
che "si è lasciato completamente andare", ha sicuramente richiesto
uno sforzo superiore rispetto a quello che avrebbe determinato la sua massa non
in movimento. L'insieme di questi elementi permette di aderire alle conclusioni
ricorsuali e di considerare lo sforzo profuso da S.________il 21 ottobre 2002
come eccedente il quadro abituale della sua attività. (...)" (STCA
35.2007.99 del 23 gennaio 2008, consid. 2.4)

 

                                         In una sentenza 35.2005.98
dell'8 marzo 2006, riassunta in RtiD II-2006 pag. 181, il TCA ha stabilito che:

 

" Nella
fattispecie relativa a un'assicurata di 56 anni, alta 160 cm, che mentre stava
asciugando da sola un paziente molto anziano, alto circa 170 cm e pesante tra
gli 80 e 85 kg, l'ha dovuto trattenere sotto le ascelle, con uno sforzo
violento, poiché stava scivolando e ha accusato un forte dolore alla schiena
(esami medici hanno riscontrato uno frattura del corpo vertebrale di L5) va
ammessa la straordinarietà dell'evento e quindi l'esistenza di un infortunio.

Tra l'evento traumatico e la lesione patita dall'assicurata
sussiste, inoltre, una relazione di causalità naturale e adeguata.

La grave forma di osteoporosi di cui soffre la medesima non è atta
a interrompere il nesso causale. In effetti, per quanto concerne la causalità
naturale, è sufficiente che l'infortunio sia una delle cause del danno alla
salute, mentre il nesso di causalità adeguato non gioca nessun ruolo in
presenza di disturbi fisici consecutivi a un sinistro.

L'assicuratore LAINF è di conseguenza tenuto a versare all'assicurata le
prestazioni assicurative."

 

                                         In una sentenza 35.2006.78
del 24 gennaio 2007, il TCA ha stabilito che:

 

" In
concreto l’assicurata, di 24 anni, alta 153 cm e pesante 45 kg, la mattina del
18 maggio 2006 mentre stava alzando un paziente, del peso di circa 70 kg,
presso la Clinica ___________, ha dovuto reagire per trattenere quest’ultimo
che aveva perso l’equilibrio ed evitarne così la caduta (cfr. doc. 4, 1).

Alla luce della sentenza federale qui sopra riprodotta, questa Corte
deve concludere che anche nella presente fattispecie, pur trattandosi di un
caso limite, il carattere straordinario dell’evento deve essere riconosciuto
(al riguardo cfr. anche STCA del 8 marzo 2006 nella causa G., 35.2005.98).

Questa soluzione si giustifica in particolare poiché, da un lato, (…)
ha dovuto da sola impedire che il paziente di cui si stava occupando cadesse,
dall’altro, il peso di 70 kg del paziente, benché non fosse straordinario, era
comunque di gran lunga superiore a quello dell’assicurata (45 kg). La
differenza di peso, corrispondente a 25 kg, era analoga a quella di 27 kg
relativa alla fattispecie giudicata dall’Alta Corte con giudizio del 18 aprile
2005 precedentemente citato. In quel caso, infatti, come già rilevato,
l’assicurata pesava 57 kg, mentre il paziente 84 kg. In casu va ritenuto che
anche gli altri elementi costitutivi di un infortunio, ossia la repentinità,
nonché l’azione involontaria e lesiva che colpisce il corpo umano (cfr. consid.
2.3.) sono senz’altro soddisfatti. (…). In simili condizioni, va ammesso
l’obbligo contributivo di principio dell’assicuratore LAINF resistente."

 

                                         In una sentenza 8C_403/2010
del 6 dicembre 2010 consid. 4.1, il TF ha sviluppato le seguenti
considerazioni:

 

" (…)

Il Tribunale federale (delle assicurazioni) ha ad esempio negato
l'esistenza di un fattore esterno straordinario nel caso di un aiuto infermiere
- 36enne, di buona costituzione fisica - che aveva riportato una sindrome
vertebrale dorsale in seguito allo spostamento, dal tavolo operatorio al letto,
di un paziente del peso di 100-120 kg. Esso respinse la richiesta
dell'interessato soprattutto in considerazione del fatto che l'azione
incriminata rientrava nelle mansioni quotidiane della sua professione e che
comunque il paziente non era stato propriamente sollevato (DTF 116 V 136
consid. 3c pag. 139).

 

Per contro, in una sentenza successiva pubblicata in RAMI 1994 no.
U 185 pag. 79 (U 67/93), la Corte ha riconosciuto - per l'intervento di un
evento fuori programma - il carattere infortunistico all'infermiera che, per
evitare una caduta imprevista di un paziente corpulento durante il suo
trasferimento dal letto alla carrozzella, era riuscita ad adagiarlo nella
carrozzella adiacente solo grazie ad uno sforzo violento riportando un trauma da
lussazione. Nello stesso senso la Corte ha deciso anche nella sentenza U 166/04
del 18 aprile 2005, pubblicata in RtiD 2005 II no. 56 pag. 265 e concernente il
caso di una stagista fisioterapista (57 kg) attiva in una casa per anziani che, per evitare l'improvvisa caduta di un paziente (84 kg), non aveva avuto scelta se non quella di intervenire con uno sforzo violento e repentino.
Quest'ultima sentenza rinvia ad altre sentenze giudicate nello stesso modo. Per
esempio alla sentenza pubblicata in RAMI 1994 no. U 180 pag. 37 (U 109/92),
nella quale il Tribunale federale (delle assicurazioni) ebbe modo di precisare
che, per accertare se si è in presenza di un infortunio conseguente ad uno
sforzo straordinario, occorre tenere conto di tutti gli aspetti del processo
lavorativo concreto sicché anche il sollevamento di un peso, rientrante, in
quanto tale, nell'attività abituale dell'assicurato, può risultare
straordinario se lo stesso peso si rivela essere inaspettatamente superiore al
solito e se il lavoro dev'essere ad es. eseguito in posizione piegata e
affrettata. (...)" (STCA 35.2011.1 del 23 marzo 2011, consid. 2.7).”

 

                             2.11.   Tornando al caso di specie, dalla
cartella clinica agli atti di cui al doc. H emerge che il paziente in
questione, ricoverato all'__________ dal 14 giugno 2016, è stato aiutato dal
personale curante il 19 giugno 2016 ad eseguire le attività di vita quotidiana
al lavandino ed il 20 giugno 2016 ad eseguire la doccia e che per camminare gli
erano state messe a disposizione delle stampelle, sostituite il 21 giugno 2016 da
un girello. Dal medesimo documento si evince altresì che il paziente, il 20
giugno 2016, mentre attendeva di essere chiamato per sottoporsi alla TAC, si è
recato in toilette (senza stampelle) in autonomia e senza avvertire il personale,
presentando al ritorno un episodio di perdita di coscienza. Dalle tavole
processuali si deduce pertanto che il paziente presentava dei problemi di
deambulazione e che l'assicurato lo stava aiutando a camminare dal bagno al
lettino per la TAC, dove si era recato sprovvisto delle stampelle (che aveva in
dotazione) senza avvisare il personale, sorreggendolo alla marcia, segnatamente
il paziente era davanti all'assicurato che lo sorreggeva camminando
all'indietro, quando ha perso conoscenza per una decina di secondi (cfr. doc.
H). Per evitare che cadesse l'assicurato ha afferrato il paziente sotto le
ascelle e ha fatto una torsione su se stesso per adagiarlo sul lettino,
sentendo un dolore alla schiena e uno all'anca destra.

 

                                         Il TCA osserva innanzitutto
che nella sentenza 8C_50/2016 del 28 novembre 2016 - richiamata nel gravame -
la nostra Massima Istanza ha confermato quanto già deciso da questa Corte (STCA
35.2015.84 del 3 dicembre 2015), ovvero che, in quel particolare caso (in cui
un tecnico di radiologia, mentre sollevava una paziente dalla carrozzina per
posizionarla in un lettino d’esame, aveva avuto una reazione di paura perché la
stessa si era divincolata improvvisamente), sebbene lo spostamento di un
paziente per un operatore sanitario può essere ricondotto fra le attività
abituali della professione, la fattispecie presentava condizioni anomale,
essendosi la paziente divincolata improvvisamente. Di conseguenza, la
lacerazione tendinea (cfr. art. 9 cpv. 2 lett. f OAINF) andava assunta a titolo
di lesione parificata.

 

                                         La fattispecie oggetto de
presente giudizio è differente da quella esaminata dal TCA nella precitata
sentenza. Il TF ha infatti già statuito in STF 8C_118/ 2011 del 9 novembre 2011
che la lesione traumatica del labbro acetabolare all'anca non costituisce una
lesione parificabile ai postumi di un infortunio ai sensi dell'art. 9 cpv. 2
OAINF (in particolare, lacerazioni del menisco di cui alla lett. c; cfr.
altresì STF 8C_835/2013 del 28 gennaio 2014, consid. 4.3). Motivo per il quale,
nel caso di specie, non può essere imposto all'assicuratore LAINF convenuto un
obbligo a prestazioni a titolo di lesione parificata ai postumi d'infortunio.

 

                                         Il TCA deve
quindi valutare se sono soddisfatte le severe condizioni poste dalla
giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.4) per poter riconoscere il carattere
infortunistico all'evento nel quale è incorso l'assicurato.

 

                                         Alla luce di quanto
dichiarato dall'assicurato (ovvero che il paziente era davanti all'assicurato
che lo sorreggeva camminando all'indietro, quando ha perso conoscenza, ed ha
fatto una torsione su se stesso per adagiarlo sul lettino, sentendo un dolore
alla schiena e uno all'anca destra), è da ritenere accertato che non vi è stato
l'intervento di un fattore causale esterno: il danno alla salute si è infatti
manifestato senza che vi sia stato impatto con altre persone o oggetti.

 

                                         Quando il processo lesivo
si svolge all'interno del corpo umano, senza l'intervento di agenti esterni,
l'ipotesi di un evento infortunistico è data essenzialmente in caso di sforzo
eccessivo o di movimenti scoordinati. La giurisprudenza esige,
perché si possa ammettere il fattore causale di sforzi eccessivi, che essi
superino in modo evidente le sollecitazioni cui la vittima è normalmente
esposta e alle quali, per costituzione, consuetudine o addestramento, essa è
abitualmente in grado di resistere. Da un altro lato, per poter ritenere che
lesioni corporali siano state causate da movimenti scombinati o incongrui, gli
stessi devono essersi prodotti in circostanze esterne manifestamente insolite,
impreviste e fuori programma. Carente è altrimenti la straordinarietà del
fattore esterno causale, con la conseguenza che non tutte le caratteristiche di
un infortunio sono realizzate (cfr. consid. 2.4 e 2.5 e rinvii ivi
citati).

 

                                         Secondo
questa Corte, nella concreta evenienza, l'ipotesi che il danno alla salute sia
imputabile a un movimento scoordinato o incongruo del corpo, va scartata. Come
già indicato, affinché una lesione corporale dovuta ad un movimento
scombinato sia attribuibile a infortunio ai sensi della LAINF, è necessario che
tale movimento si sia prodotto in circostanze esterne manifestamente
insolite, impreviste, fuori programma (cfr. consid. 2.4 e
rinvii ivi citati).

                                         Per il ricorrente, la
lesione da lui patita è scaturita da un movimento di fatto scoordinato dovuto
ad uno sforzo eccessivo ed imprevisto riconducibile alla sincope di cui è stato
vittima il paziente nel corso della preparazione di un esame diagnostico
radiologico e che costituisce un accadimento anomalo ed imprevedibile, ben
lontano e diverso dalla quotidianità a cui è abituato un tecnico di radiologia
(cfr. doc. I).

Questa considerazione non può essere condivisa. In effetti, questa
Corte ritiene che l'essere chiamato a sorreggere un paziente nel contesto di
uno spostamento, con tutto ciò che ne consegue (in particolare, il fatto di
dover effettuare anche dei movimenti repentini ed energici con le braccia per
sostenerlo come pure dover fare una torsione su se stesso per adagiarlo su
un lettino o su una sedia), rientri nel quadro degli avvenimenti
a cui è confrontato con una certa frequenza un operatore sanitario (e, quindi,
anche un tecnico di radiologia). Il TCA non intravvede neppure circostanze esterne
manifestamente insolite, impreviste, fuori programma nel fatto che un operatore
sanitario (segnatamente un radiologo come il ricorrente, la cui
descrizione del posto di lavoro del ricorrente di cui al doc. E prevede
una percentuale del 10% per la "gestione del paziente e la sistemazione in
sala" e un ulteriore 10% per la "preparazione al rientro in
reparto", oltre ad "alzare e portare" spesso - ovvero 34-66% o
ca. 3-6 ore - "molto pesante >45kg fino altezza reni",
segnatamente pazienti) sia stato chiamato a sorreggere completamente
un paziente - che presentava evidenti problemi di deambulazione (tanto da
avere in dotazione delle stampelle) e che già sorreggeva parzialmente,
in quanto sprovvisto di stampelle - nel contesto di uno spostamento, con tutto
ciò che ne consegue (in particolare, il fatto di dover effettuare anche dei
movimenti repentini ed energici con le braccia per sostenerlo come pure dover
fare una torsione su se stesso per adagiarlo su un lettino).
In siffatte circostanze la circostanza che il dover sostenere il "peso
morto" di un paziente che presenta evidenti problemi di deambulazione
(tanto da avere in dotazione delle stampelle) sia riconducibile
ad uno svenimento piuttosto che al cedimento degli arti inferiori risulta
ininfluente.

 

                                         Tutto ben considerato,
secondo il TCA, non si può nemmeno ritenere che l’insorgente - un giovane
adulto (nato nel 1986), di corporatura robusta (90 kg x 170 cm; cfr. formulario
"Visitatore ammalati-Rapporto <<Infortunio>>" del 20
marzo 2017: doc. 14) e sportivo (gioca a calcio 2-3 volte a settimana; cfr. formulario
"Visitatore ammalati-Rapporto <<Infortunio>>" del 20
marzo 2017: doc. 14) e che, in quanto operatore sanitario (in particolare,
quale tecnico di radiologia in servizio da oltre 5 anni, a tempo pieno, presso
la Clinica __________), è preparato a gestire simili contingenze -, avendo
dovuto sopportare, per un breve lasso di tempo, un peso di ca. 100 kg (x
170-175 cm; cfr. formulario "Visitatore ammalati-Rapporto
<<Infortunio>>" del 20 marzo 2017: doc. 14), torcendosi su se
stesso per adagiarlo sul lettino, abbia compiuto uno sforzo manifestamente
eccessivo ai sensi della giurisprudenza federale. Va difatti ricordato che il
sollevare, trasportare o spostare pesi inferiori ai 100 kg - trattandosi di
assicurati esercitanti attività manuali - non viene considerato sforzo
eccessivo (cfr., STCA 35.2003.34 del 21 luglio 2003, consid. 2.9 e rinvii ivi
citati).

 

                                         In esito a tutto quanto
precede, si deve concludere che nella presente fattispecie non sono soddisfatte
le severe condizioni poste dalla giurisprudenza per poter riconoscere il
carattere infortunistico nel quale è incorso l'assicurato.

                             2.12.   In esito alle considerazioni
che precedono non può pertanto essere imposto all'assicuratore LAINF convenuto
un obbligo a prestazioni.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti