# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e856bb5e-6818-5fc1-a9c2-59484daa26aa
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-11-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 29.11.2010 32.2010.112
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-112_2010-11-29.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.112

   

  cr/DC/sc

  	
  Lugano

  29 novembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 24 giugno 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 6 aprile 2010 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata
nel 1964, in precedenza attiva in qualità di operaia agricola e
aiuto-domestica, in data 19 febbraio 2008 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti, in quanto affetta da “mal di schiena, operazione alle
vertebre lombari prevista il 7 marzo 2008” (doc. 1/1-8).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti del caso, tra cui l’esecuzione di una perizia reumatologica a
cura del dr. __________, con progetto di decisione del 7 dicembre 2009 (doc.
35/1-4), poi confermato con decisione del 6 aprile 2010 (doc. A), l’UAI ha
attribuito all’assicurata una rendita intera di invalidità (grado AI 100%)
limitatamente al periodo compreso fra il 1° marzo 2008 e il 31 luglio 2009, poi
soppressa a partire dal 1° agosto 2009 a seguito del miglioramento delle condizioni di salute.

                                      

                               1.2.   Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurata ha presentato un tempestivo ricorso
al TCA, chiedendo che la decisione impugnata venga modificata alla luce delle
sue precarie condizioni di salute.

                                         Sostanzialmente
ella ha contestato la perizia reumatologica del dr. __________, facendo valere
di presentare delle patologie tali da non consentirle di proseguire la sua
precedente attività lavorativa, come del resto attestato dal dr. __________
(doc. I).

 

                               1.3.   In data 18
maggio 2010 l’avv. RA 1 e l’avv. dr. __________ hanno comunicato al TCA di
avere assunto il patrocinio dell’assicurata, trasmettendo la relativa procura
(doc. IV + bis).

 

                               1.4.   Con la
risposta di causa l’Ufficio AI - dopo avere ribadito, alla luce delle
osservazioni presentate dal SMR riguardo al certificato medico prodotto dalla
ricorrente, la correttezza dell’accertamento peritale effettuato - ha
confermato la propria decisione, postulando la reiezione del ricorso (doc. VI +
1). 

 

                               1.5.   Con la
replica del 24 giugno 2010, l’avv. RA 1, rappresentante dell’assicurata, ha
chiesto che RI 1 venga posta al beneficio di una rendita intera di invalidità,
per un grado AI del 72.96%, a partire dal 20 aprile 2009.

                                         Il
patrocinatore ha inoltre postulato la concessione a favore dell’assicurata
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale
(doc. X).

                                         Sostanzialmente
il patrocinatore dell’assicurata ha contestato la valutazione peritale del dr. __________,
in quanto in contrasto con quanto attestato sia dal dr. __________, sia dal dr.
__________. 

                                         L’avv. RA
 1 ha quindi chiesto al TCA, alla luce di questi certificati medici, che
l’interessata venga considerata inabile al lavoro nella misura del 60% nella
sua precedente attività. In caso contrario, il patrocinatore ha chiesto che il
TCA disponga l’esecuzione di una perizia giudiziaria, al fine di determinare
con esattezza il grado di capacità lavorativa residua dell’assicurata.

                                         Il
patrocinatore ha poi contestato la presunta presenza di un “mercato del lavoro
apprezzabilmente esteso” per l’assicurata, affermazione a suo parere del tutto
teorica e “in diniego completo della realtà del mondo del lavoro del Canton
Ticino”.

                                         Il legale
ha rilevato che “non vi è chi non debba ammettere che una donna di 46 anni,
senza alcuna formazione e con scarse conoscenze di italiano e con le molteplici
limitazioni funzionali indicate all’inizio del rapporto finale della resistente
datato 20 ottobre 2009 abbia in generale pessime chance di trovare un lavoro a
tempo pieno o all’80%”.

                                         Il
patrocinatore ha poi criticato le attività citate dal consulente incaricato
quali esigibili per l’interessata – e meglio l’operaia generica, la cassiera
non qualificata o la collaboratrice tuttofare in un negozio di alimentari – poiché
si tratterebbe, a suo parere, di attività che non tengono assolutamente conto
delle limitazioni funzionali dell’assicurata.

                                         L’avv. RA
 1 ha pure contestato il reddito da invalida calcolato dall’amministrazione -
più elevato di quello da valida – così come pure la percentuale di riduzione
dello stesso – troppo esigua - chiedendo che venga applicata la riduzione
massima consentita del 25% (doc. X). 

                                         

                               1.6.   Con
osservazioni del 13 luglio 2010, l’UAI, dopo avere ribadito la correttezza sia
della valutazione medica, sia di quella economica operate dall’amministrazione,
ha nuovamente chiesto la reiezione del ricorso (doc. XIV).

 

                               1.7.   In data 15
luglio 2010, il patrocinatore ha trasmesso al TCA il certificato municipale per
l’ammissione all’assistenza giudiziaria e la relativa documentazione (XVI +
bis).

 

                               1.8.   In corso di
causa, il TCA ha interpellato il dr. __________ in merito al certificato medico
redatto dal dr. __________doc. XVII).

 

                               1.9.   In data 11
ottobre 2010 l’UAI ha trasmesso al TCA la risposta, datata 5 ottobre 2010, del
dr. __________ (doc. XVIII + bis).

 

                                         I doc.
XVII e XVIII + bis sono stati trasmessi alle parti per osservazioni (doc. XIX).

 

                             1.10.   In data 28
ottobre 2010 il patrocinatore dell’assicurata ha ribadito che l’opinione del
dr. __________, chirurgo che ha operato due volte l’interessata e che la segue
in qualità di curante dall’aprile 2007, dovrebbe essere adeguatamente considerata
(doc. XX), mentre l’UAI, con scritto dell’11 novembre 2010, ha nuovamente chiesto la reiezione del ricorso (doc. XXII).

 

                                         I doc. XX
e XXII sono stati trasmessi alle parti (doc. XXIII e XXIV), per conoscenza.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e
non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o
della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione
di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge
sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF
H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;
STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00
del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT
I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26
ottobre 1999).

                                      

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                         Questa graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore
dal 1° gennaio 2008.

 

                                         Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313). 

                                         

                                         Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

 

                               2.3.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                                         Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.

 

                               2.4.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

 

I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).

 

                               2.5.   In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:

 

" 
(...)

2. 2.1  En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).

 

2.2  Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables
(syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante
en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux
traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont
divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à
la santé sur la capacité de travail. Les experts du CO­MAI avaient estimé que
le syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble
de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale
importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans perspective de
reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la
fixation somatique.

Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique
susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent
s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble
somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue
pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.

 

2.3  Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais
remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de
fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont
cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils
insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il
s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
 la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du
droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).

 

3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration
peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision
selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à
constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut
confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

 

3.2  Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe
de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier
2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne sau­rait être
admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la
situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).

 

3.3  En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une
rente entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un
tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de
ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail
implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait
être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans
les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne
l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà
cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la
mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères
jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En
tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les
médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions
sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence
d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence
des autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à
une personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de
travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager. 

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au
recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de
l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des
données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise. 

On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en
méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise
du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne
laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé
qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation
professionnelle."

 

Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

 

                               2.6.   Nella
decisione del 6 aprile 2010, l’UAI ha attribuito
all’assicurata una rendita intera di invalidità dal 1° marzo 2008 al 31 luglio
2009, sopprimendola poi a partire dal 1° agosto 2009, ritenuto che dal mese di
aprile 2009 l’interessata presenta, secondo quanto stabilito dalla perizia del
dr. __________, una capacità lavorativa del 50% nella sua precedente attività e
dell’80% in attività adatte.

                                         Il TCA è,
quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi
2.3., 2.4. e 2.5., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita
spettante a RI 1 a fare tempo dal 1° agosto 2009.

 

                               2.7.   Nel caso di
specie, l’UAI ha fondato, dal profilo medico, la propria decisione di
attribuire all’assicurata una rendita intera di invalidità dal 1° marzo 2008 al
31 luglio 2009, sopprimendola poi a partire dal 1° agosto 2009, sulla perizia
svolta su incarico dell’amministrazione dal dr. __________ del SMR, medico
internista-reumatologo.

Nel suo referto peritale del 20 aprile 2009, il
dr. __________ ha posto le diagnosi principali di “sindrome lombovertebrale
cronica su discopatia L4-L5 e L5-S1, spondilolisi e spondilolistesi; stato dopo
spinotomia L5-S1, laminectomia bilaterale e artrotomia bilaterale con
posizionamento di PLIF L5-S1 e fissazione posteriore L4-S1 (7.3.2008); stato
dopo revisione chirurgica (19.12.2008)”, mentre quale diagnosi senza influsso
sulla capacità lavorativa quelle di “trombofilia in stato dopo sindrome di
Hellp; ipertensione arteriosa in trattamento farmacologico; stato dopo
intervento per epicondilite radiale sinistra (2004); stato dopo colica renale
sinistra (2001); stato dopo pielonefrite sinistra; esiti di intervento
chirurgico spalla sinistra non meglio precisato, non documentazione a
disposizione, senza limitazioni funzionali residue (agosto 2008)” (doc. 26-1).

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________
ha considerato “giustificate tutte le incapacità lavorative fino ad oggi
descritte e certificate”. A partire dal giorno dell’esame peritale, lo
specialista ha invece ritenuto l’assicurata abile al lavoro al 100%, con una
riduzione del rendimento del 50%, nella sua precedente attività (doc. 26-5).

Il dr. __________ ha per contro considerato
l’assicurata pienamente abile al lavoro, con rendimento ridotto del 20%, in
attività adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. 26-5). 

 

A tale riguardo, il dr. __________ ha elencato i
seguenti limiti funzionali:

 

" 
Deve evitare i movimenti ripetitivi di
flessione, estensione e rotazione della schiena; solleva sia da terra che da
piano orizzontale abitualmente massimo 10 kg e saltuariamente massimo 12 kg; deve limitare il salire e scendere le scale; deve limitare la deambulazione su
terreni sconnessi; deve evitare situazioni di instabilità; mantiene la
posizione statica seduta massimo 30 minuti; mantiene la posizione statica in
piedi massimo 30 minuti.” (Doc. 26/4-5)

 

Nelle sue annotazioni del 21 aprile 2009, il dr. __________
del SMR, medico chirurgo, specialista in medicina preventiva dei lavoratori e
psicotecnica (sul diritto per gli assicurati di
conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha affermato
di concordare con le conclusioni peritali (cfr. Doc. 30/1-2).

 

Con progetto di decisione del 7 dicembre 2009, dunque, l’UAI ha
attribuito all’assicurata una rendita intera di invalidità dal
1° marzo 2008 al 31 luglio 2009, sopprimendola poi a partire dal 1° agosto 2009,
ossia tre mesi dopo il miglioramento constatato nella perizia del dr. __________
del mese di aprile 2009 (cfr. doc. 35/1-4).

 

                                         Con scritto del 20 gennaio
2010, il curante dell’assicurata, dr. __________, specialista FMH in medicina
generale, ha contestato il progetto di decisione dell’UAI, ritenendo
l’interessata totalmente inabile al lavoro nella sua precedente attività. Egli
ha infatti rilevato quanto segue:

 

"  In
allegato una copia della visita presso il dr. med. __________, riabilitazione e
fisiatria FMH presso la clinica di riabilitazione di __________.

 

Paziente limitata nello svolgere attività nella vita quotidiana
come casalinga.

 

Anche secondo il parere medico da parte del dr. med. __________,
non si può proporre una ripresa lavorativa come aiuto nella masseria __________,
attività svolta finora.

 

La signora RI 1, dalla primavera fino a tuttora, non ha più
lavorato. Non è stato richiesto alcun certificato di inabilità visto che la
paziente non è più dipendente della __________ dal 01.07.2009.

 

Ritengo che la signora nella sua vecchia attività è inabile nella
misura del 100%.” (Doc. 42-1)

 

Nel citato rapporto medico del 19 maggio 2009, indirizzato al dr. __________,
il dr. __________, specialista FMH in medicina interna, reumatologia e in
fisiatria e riabilitazione, posta la diagnosi di “lombo sciatalgia cronica
mista in esiti da stato dopo PLIF L5-S1 e fissazione dinamica L4-L5 in marzo
2008; AMO del fissatore in L5, controllo della radice in sede retro-articolare.
Neurolisi e controllo del recesso. Rifissazione posteriore da L4 a S1 dinamica
in L4-L5”, ha osservato:

 

"  (…)

La descrizione dei sintomi è credibile. Si tratta di una
sintomatologia complessa e, clinicamente, non riesco a individuare un unico
generatore del dolore.

Trovo, attualmente, tre problematiche:

-         
un dolore neuropatico L5-S1 a sn su possibile memoria del dolore di tipo
centrale

-         
un dolore faccettario della colonna lombare bassa con blocco lombare e
coinvolgimento dell’articolazione ilio-sacrale a sn

-         
un dolore mio fasciale nei glutei e nella gamba sn con tendenza a
un’emisindrome miofasciale a sn

 

In riassunto ci troviamo davanti alla manifestazione di dolore
cronico con una componente neuropatica associato a fenomeni secondari.

 

Dal punto di vista terapeutico ho motivato la paziente a rimanere
il più possibile attiva, a sdraiarsi quando si verifica l’esacerbazione dei
dolori, a prendere del Dafalgan, che sembra avere un buon effetto sulla
sintomatologia dolorosa e di continuare con il Lyrica 2x75 mg/die.

Propongo una pausa dalla fisioterapia ma di continuare
l’allenamento di stabilizzazione del tronco in palestra.

 

Dal punto di vista diagnostico-terapeutico, ho accennato alla
paziente la possibilità di cercare il generatore del dolore tramite
infiltrazioni mirate dal dr. __________ dell’Ospedale __________.

 

Concordo con lei che è piuttosto difficile proporre, attualmente,
una ripresa lavorativa come aiuto nella __________.

 

Su desiderio della paziente invio una copia di questo referto al
collega dr. __________.” (Doc. 42/2-3)

 

                                         Nelle sue annotazioni del 9
febbraio 2010, il dr. __________ del SMR ha osservato:

 

RI 1

 

Alla luce di queste considerazioni, con decisione
del 6 aprile 2010 (cfr. doc. A), l’UAI ha confermato il contenuto del progetto
di decisione del 7 dicembre 2009.

 

                               2.8.   In sede
ricorsuale l’assicurata ha contestato la decisione del 7 dicembre 2010 dell’UAI,
producendo, a comprova delle sue allegazioni, un referto medico, datato 26
aprile 2010, del dr. __________, specialista FMH in neurochirurgia, del
seguente tenore:

 

" 
La soprannominata paziente è affetta dal 2007 da
dolori lombari recidivanti con irradiazione alla gamba sx. A quell’epoca gli
accertamenti neuroradiologici avevano confermato un’importante discopatia L5/S1
in presenza di una lisi e listesi grado 1-2 e discopatia reattiva L4/5. In
considerazione della situazione clinica e neuroradiologica in marzo del 2008 ha avuto luogo un intervento di fissazione intersomatica del segmento L5/S1 con una fissazione
dinamica a livello L4/5.

 

Il decorso post-operatorio iniziale era
abbastanza favorevole con disturbi residuali lombari ed alla gamba sx come già
prima dell’intervento. A causa della persistenza soprattutto dei fastidi alla
gamba ha avuto luogo una TAC lombare che ha suggerito un eventuale contatto
della radice L5 a sx in presenza di una vite peduncolare a sx leggermente
medializzata. In seguito a questo referto si è provveduto in dicembre del 2008
ad una revisione con spostamento della vite.

 

Malgrado quest’intervento la situazione non è
sostanzialmente cambiata per cui la paziente ha continuato ad accusare dolori
lombari importanti con fastidi alla gamba sx in maniera diffusa ma accentuata
nella fascia laterale. Gli esami neurologici non hanno mai confermato deficit
motori L5, ma piuttosto una disestesia nel dermatoma L5. Un esame neurologico
ha confermato disturbi radicolari cronici ma senza attuale compressione od
irritazione acuta.

 

Purtroppo la situazione è rimasta invariata dal
2008 con dolori tuttora persistenti in zona lombare ed alla gamba sx. La
situazione clinica suggerisce una problematica muscolare. La paziente accusa
comunque dolori di carattere invalidante per cui non è in grado di riprendere
il lavoro.

In considerazione della situazione clinica e
neuroradiologica attuale penso che in effetti un’attività lavorativa a tempo
pieno sia senza dubbio da escludere. Ci sarà senz’altro una capacità lavorativa
residuale molto limitata. Non c’è dubbio che la paziente anche in attività
ergonomicamente a lei confacenti non sarà in grado di svolgere un’attività
lavorativa superiore al 40%. Date le circostanze suppongo che la situazione sia
da considerarsi definitiva.” (Doc. B) 

 

                                         Con
annotazioni del 5 ottobre 2010, il dr. __________ del SMR, chiamato dal TCA ad
esprimersi in merito al referto del 26 aprile 2010 del dr. __________, ha
osservato:

 

" 
Prendo visione del rapporto medico del dr. med. __________
con data 26.04.2010.

Il certificato medico del neurochirurgo descrive
diagnosi già note e documentate nel mio rapporto medico SMR con data
20.04.2009.

Il dr. med. __________ nel suo rapporto medico non
descrive alcuna obiettività clinica, non mi è quindi possibile esprimermi
oggettivamente sull’evoluzione dello stato di salute inoltre, sono
impossibilitato nel confronto di tutti i dati oggettivi riscontrati durante la
mia valutazione clinica non avendo a disposizione alcun dato obiettivo
confrontabile.

Il rapporto medico neurochirurgico non mi
permette quindi di giustificare variazioni alle mie conclusioni descritte nel
rapporto SMR del 20.04.2009.” (Doc. XVIII/bis)

 

                               2.9.   Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse
dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto
(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni
del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto
concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice
non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui
compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze
specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie.
Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio
la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia,
altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108
consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli organi
dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a
medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le
proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati
concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano
indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag.
109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

" 
(…)

3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation
médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et
l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF
123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne
signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et
médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre
une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).

 

                                         Ad
esempio, nella sentenza 9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale
ha sottolineato che:

 

"  (...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge
et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha ancora precisato
quanto segue:

 

" 
(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4
p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I
514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée
par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du
seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire.
Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert.(…)”

 

Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

                             2.10.   Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, il TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale
effettuata dal dr. __________, da considerare dettagliata, approfondita e
quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

 

                                         Nel
proprio referto peritale del 20 aprile 2009, il dr. __________ ha diagnosticato
una “sindrome lombovertebrale cronica su discopatia L4-L5 e L5-S1, spondilolisi
e spondilolistesi; stato dopo spinotomia L5-S1, laminectomia bilaterale e
artrotomia bilaterale con posizionamento di Pliff L5-S1 e fissazione psoteriore
L4-S1 (07.03.2008); stato dopo revisione chirurgica (19.12.2008)”, che causano,
su un tempo di lavoro di 8 ore e 40 al giorno, una riduzione del rendimento del
50% nella precedente attività di aiuto domestico, mentre provocano, sempre su
un tempo di lavoro di 8 ore e 40 al giorno, una riduzione del rendimento del 20%
in qualunque attività adeguata, rispettosa dei limiti funzionali
dell’interessata (doc. 26-5).

 

Il referto del dr. __________ del 26 aprile 2010,
prodotto dall’assicurata in sede ricorsuale non è atto a mettere in discussione
le conclusioni del perito.

                                         In tale referto, il dr. __________
pone infatti un parere divergente per quanto concerne la residua capacità
lavorativa dell’interessata in attività adatte - che è da considerare del 40%
secondo il curante e dell’80% secondo il perito - senza tuttavia precisare i
motivi di tale conclusione. Il dr. __________ riprende infatti le diagnosi già
poste dal dr. __________, senza tuttavia indicare dei limiti funzionali
maggiori in grado di poter giustificare una diversa valutazione della
percentuale di capacità lavorativa residua in attività adatte.

 

L’amministrazione, a fronte di questi pareri contrastanti, ha peraltro
sottoposto il referto del 26 aprile 2010 del dr. __________ al
dr. __________ del SMR, il quale, nelle annotazioni del 20 maggio 2010, ha rilevato che quanto descritto dal dr. __________ non evidenzia una modifica dello stato di
salute dell’assicurata rispetto alla valutazione peritale del dr. __________
dell’aprile 2009 (cfr. doc. VI/1).

Inoltre, va evidenziato che su esplicita richiesta
del TCA, il dr. __________ ha confermato la correttezza della sua conclusione peritale,
sottolineando come il dr. __________i ha descritto diagnosi già note e
documentate nel referto peritale del 20 aprile 2009, non permettendo quindi di
giustificare una diversa valutazione (doc. XVIII/bis).

Il TCA non può che fare proprie queste
precisazioni del dr. __________, che hanno permesso di chiarire la questione
controversa (cfr. STF 9C_203/2008 del 26 marzo 2009).

 

                                         Questa Corte ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurata sia stato
dettagliatamente e approfonditamente vagliato dal dr. __________ e non vi sono
motivi per distanziarsi da tali conclusioni, ritenuto che il referto del 26
aprile 2010 del dr. __________ pone solo una diversa valutazione della capacità
lavorativa residua dell’interessata, senza tuttavia apportare nuovi elementi,
non apprezzati dal medico del SMR, in grado di influire sulla sua valutazione
specialistica approfondita e ben motivata (cfr. STF 9C_683/2008 del 25 febbraio
2009).

 

                                         Infine è utile ricordare che la nostra Massima Istanza ha ripetutamente deciso che
le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA del 7
dicembre 2001 nella causa M., U 202/01, consid. 2b/bb) - hanno un valore di
prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo
paziente (cfr. RAMI 2001
U 422, p. 113ss. [= AJP 1/2002, p. 83]; DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.
4; DTF 122 V 161; STFA
del 10 ottobre 2003 nella causa C., U 278/02, consid. 2.2; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).

 

                                         Si ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140 e 129 V 4).

 

                                         In
conclusione, rispecchiando la perizia del dr. __________ i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.9.), alla
stessa può essere fatto riferimento. 

                                         Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato,
secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che,
a partire dalla fine del mese di aprile 2009, l’assicurata è abile al lavoro in
misura completa, ma con una riduzione del rendimento del 50%, nell’attività
precedentemente svolta di aiuto domestico, ma è da ritenere abile al lavoro in
misura completa, ma con una riduzione del rendimento del 20%, in attività
adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali.

                                      

                             2.11.   La questione
relativa alle attività professionali concretamente realizzabili è di competenza
del consulente in integrazione professionale (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo
2008 citata al consid. 2.9.).

                                         Ora, nel
caso concreto, i consulenti IP incaricati, nel rapporto del 20 ottobre 2009,
riguardo alle attività esigibili hanno indicato quanto segue:

 

" 
(…)

	
  Attività esigibili –
  senza (ri)formazione specifica

  
	
   

  Le possibilità di
  reintegrazione sono date in primo luogo dalla gamma delle attività esigibili
  dal profilo medico. Per definire queste ultime si confronta il profilo delle
  residue abilità del soggetto (esame di funzionalità fisica) con il profilo
  dei requisiti (=esigenze) che caratterizzano i posti di lavoro presenti sul
  mercato nei vari settori economici.

   

  Si tratta quindi di
  identificare delle attività semplici, leggere e non qualificate adatte alle
  residue abilità del soggetto. In concreto non si ritiene che l'A. disponga di
  un sufficiente bagaglio attitudinale e cognitivo per accedere in tempi
  ragionevoli ad una categoria di attività avanzata o qualificata.

  Partendo dalle
  limitazioni medico-teoriche e tenendo conto della configurazione della realtà
  economica del Canton Ticino, si può ritenere che (pur tenendo conto delle
  componenti riduttive), in situazione di equilibrio, il mercato del lavoro
  accessibile sia ancora apprezzabilmente esteso.

   

  I limiti invalidanti
  espressi in sede medica permettono di individuare una vasta gamma di attività
  sia nel settore secondario (operaio generico nell’industria farmaceutica,
  alimentare, meccanica con mansioni di assemblaggio, produzione, stampa,
  rifinitura, controllo / sorveglianza del funzionamento e della qualità, …)
  che nel settore terziario (aiuto-venditore / cassiere non qualificato, quale
  collaboratore tuttofare presso negozi alimentari, …).

   

  In tutte le attività
  lucrative rispettose dei limiti funzionali sopra elencati l'A. presenta una
  piena capacità lavorativa su intera giornata con riduzione del rendimento del
  20%.

  Capacità lavorativa
  sull’intera giornata con rendimento del 50% nell’ultima attività lucrativa
  svolta come aiuto domestica (mansioni medio leggere compatibili con i limiti
  funzionali descritti).

  

(Doc. 34-2)

 

Il patrocinatore ha contestato l’esistenza di attività
lavorative esigibili dall’assicurata, ritenendo che “una donna di 46 anni,
senza alcuna formazione e con scarse conoscenze di italiano e con le molteplici
limitazioni funzionali indicate all’inizio del rapporto finale della resistente
datato 20 ottobre 2009 abbia in generale pessime chance di trovare un lavoro a
tempo pieno o all’80%” (doc. X).

 

                                         Chiamato
a pronunciarsi, il TCA ritiene che, come indicato dall’amministrazione,
all’assicurata può essere ragionevolmente chiesto di sfruttare la sua residua
capacità lavorativa in quei settori d’attività
accessibili a lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e ripetitive, che
non richiedono una preparazione professionale specifica ma possono essere
esercitate dopo una semplice introduzione al posto di lavoro ed un breve
periodo di rodaggio.

                                         Va qui rilevato che
specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel settore delle prestazioni di
servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera sorveglianza – fisicamente
assai leggere – che non presuppongono particolari attitudini intellettuali e
che possono essere svolte sia in posizione seduta che in piedi
(per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo
ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente la postura.

                                         A ciò si
aggiunge che, tramite la riduzione del reddito ammessa dalla giurisprudenza
(DTF 126 V 75) si tien conto delle limitazioni riconducibili al danno alla
salute, come ad esempio dell'impossibilità di portare pesi superiori ad una
certa misura e quindi anche del fatto che la persona può, in realtà svolgere,
solo lavori leggeri ("leidensbedingte Einschränkung", DTF 129 V 472
consid. 4.2.3 pag. 481 con riferimenti, sentenza I 418/06 del 24 settembre
2007, consid. 4.3).

Alla luce di queste considerazioni, non possono
quindi essere accolte le critiche formulate dal patrocinatore dell’assicurata e
le attività indicate dai consulenti IP devono quindi essere considerate
esigibili, in quanto rispettose dei limiti funzionali dell’interessata,
ritenuto inoltre che all'assicurato incombe l’obbligo di intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute.

 

                                         È poi
utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate
possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice
non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti
esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità.
In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il
rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. DTF 119 V 347;
VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).

 

                                         Il
Tribunale federale ha nuovamente avuto occasione di ribadire la sua
giurisprudenza nella STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, con la quale ha
confermato la STCA 35.2007.42 del 21 giugno 2007, osservando:

 

" 
8.2 Come rettamente rilevato dal Presidente del
Tribunale cantonale, tuttavia, la questione se la capacità lavorativa in
posizione prevalentemente eretta risulta effettivamente ridotta non va risolta
in questa sede. In effetti in considerazione dell'ampio ventaglio di attività
semplici e ripetitive contemplate dai settori della produzione e dei servizi
(cfr. ISS, livello di esigenze 4, tabella TA1) - un numero significativo di
queste attività sono infatti di natura leggera, permettono di alternare la
posizione e sono pertanto adatte al danno alla salute presentato
dall'assicurato (v. per analogia la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 324/00 del 5 giugno 2001, consid. 2b) - la Corte ha già
ripetutamente statuito, in casi con limitazioni funzionali analoghe, che esiste
un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità
lavorativa residua (consid. 2b non pubblicato della sentenza
DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda anche la sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c).
Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per personale non qualificato
o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente
offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui possono venir
eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi
fisici e che consentono il cambiamento frequente di posizione (RCC 1980 pag.
482 consid. 2; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).”

 

                                         Inoltre, il TCA rileva che
in una sentenza 32.2009.91 del 10 settembre 2009, cresciuta
incontestata in giudicato, il TCA, confermando la correttezza della perizia reumatologica
eseguita dal dr. __________, ha ritenuto un assicurato - affetto da “stato dopo
spinectomia L5-S1, artrotomia e recessotomia bilaterale, decompressione in
particolare a destra; Pliff con gabbie in composit L5-S1 e fissaggio da L4 a S1
dinamica in L4-L5; lombalgia cronica residua” – totalmente inabile al lavoro
nella precedente attività di giardiniere manutentore, ma inabile al lavoro al 20%
in qualunque attività adeguata, rispettosa dei limiti funzionali
dell’interessato.

                                         

                             2.12.   Occorre ora
esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dalla ricorrente dal profilo
economico.

                                      

                                         Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2009 (visto che è in
quell’anno che è avvenuta la soppressione della rendita).

 

L’UAI ha effettuato il confronto dei redditi con
riferimento al 2008, per cui il reddito da valido e quello da invalido vanno
aggiornati al 2009.

 

                          2.12.1.   Per quel che
concerne il reddito da valido, il cui importo non è del resto
stato contestato in sede di ricorso (doc. I), l’UAI ha quantificato, conformemente
a quanto indicato dal precedente datore di lavoro, il reddito che l’assicurata
avrebbe potuto percepire da sana nel 2008 in fr. 40’305.-- (cfr. doc. 34-4).

                                         Il TCA
non ha motivo per discostarsi da tale importo.

Aggiornando tale ammontare al 2009, si ottiene,
così, un reddito da valido pari a fr. 41'151.40.

 

                          2.12.2.   Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, va ricordato che, conformemente
alla giurisprudenza federale, ribadita in una sentenza 8C_290/2007 del 7 luglio
2008, esso è determinato sulla base
della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che
quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa
residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia
adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126
V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

 

                                         Qualora
difettino indicazioni economiche effettive, possono essere ritenuti i dati
forniti dalle statistiche salariali, come risultano dall’inchiesta svizzera sulla
struttura dei salari (ISS; DTF 126 V 75 consid. 3b pag. 76 con riferimenti).
Nel caso di un invalido che, dopo l’insorgenza del danno alla salute, può
compiere solo lavori leggeri e non impegnativi dal punto di vista
intellettuale, il relativo reddito è di principio determinato in base alla
media del salario lordo (valore totale) conseguibile per attività semplici e
ripetitive (livello di esigenza 4 sul posto di lavoro) nel settore privato in
conformità alle tabelle A dell’ISS (sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 240/99 del 7 agosto 2001, consid. 3c/cc, parzialmente
pubblicata in RAMI 2001 pag. 347; cfr. pure DTF 129 V 472 consid. 4.2.1. pag.
476 con riferimento). A questo riguardo giova rilevare che la più recente
giurisprudenza non ammette più la possibilità di fare capo ai dati statistici
regionali desumibili dalla tabella TA13, il reddito ipotetico da invalido
dovendo invece essere stabilito sulla base della tabella TA1 dell’ISS (cfr. SVR
2007 UV no. 17 pag. 56 (U 75/03)).

 

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

 

                                         Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

                                         In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45 consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

 

                                         La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

 

"  3.3 In una
recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: cfr. DTF 135 V 297), il
Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che
quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto
al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso
deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della
DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti -
giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo
parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale
eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella
stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si
dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali." 

 

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2008 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2008 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'116.--.

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 7/8-2009, p. 90), esso ammonta a fr.
4'280.64 mensili oppure a fr. 51'367.68 per l'intero anno (fr. 4'280.64 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a). 

 

                                         Dopo adeguamento
all’indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2009 (cfr. tab. relativa all’evoluzione dei salari
nominali pubblicata sul sito dell’Ufficio federale di statistica), un
reddito annuo di fr. 52'446.40.

 

L’assicurata, quale aiuto domestica avrebbe
guadagnato nel 2009 fr. 41'151.40 / anno per un’occupazione a tempo pieno (cfr.
consid. 2.12.1.). 

                                         Tale
reddito si situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media
dei salari svizzeri per un’attività equivalente (cioè fr. 46’560.20, cfr.
Tabella TA1 p.to 55 “alberghi e ristoranti”, livello di qualifica 4, fr.
3’647.-- X 12 mesi = 43’764.-- riportato su 42 ore = 45'595.20 e aggiornato al
2009).

                                      

                                         Ora,
qualora, già prima dell'insorgenza del danno alla salute, il reddito di una
persona assicurata si situi sotto la media dei salari per un'attività
paragonabile nel settore interessato – a causa ad esempio di una formazione e
di conoscenze linguistiche insufficienti - e che non si possa sostenere che
essa si sia volontariamente accontentata di una retribuzione modesta, si deve
ammettere che gli stessi fattori che hanno inciso negativamente sul reddito da
valido potrebbero anche influenzare il reddito da invalido. Accertato che
l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla media per dei motivi
estranei all'invalidità, anche il reddito medio realizzabile sul mercato
equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va ridotto in proporzione (cfr.
STF U 529/06 del 28 gennaio 2008).

 

                                         In
casu, posto che dall’incarto non emergono indizi a favore del fatto che
fosse intenzione dell’assicurata accontentarsi di un guadagno modesto, il
reddito statistico da invalido (fr. 52'446.40) va
dunque ridotto - in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF
8C_44/2009 del 3 giugno 2009 pubblicata in DTF 135 V 297 - del 6.9% -
percentuale corrispondente al gap salariale dell’11.9% (fr. 46’560.20
vs. fr. 41’151.40), meno il 5% (cfr. STF 8C_652/2008 dell’8 maggio 2009) - e si
attesta pertanto a fr. 48'827.60.

 

Ritenuto che, come visto in
precedenza da un punto di vista medico, l’assicurata può esercitare un’attività
adeguata alle sue condizioni di salute all’80%, il reddito statistico citato va
ridotto del 20% e ammonta a fr. 39'062.10 (fr. 48'827.60
ridotti del 20%).

 

                          2.12.3.   In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

                                         La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):

 

" 
2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind
keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug
abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht
bestritten.

 

2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer
Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.

2.6 Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

 

2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen
an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata) 

 

                                         In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”). 

 

                                         In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:

 

"  Su
quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze
federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo. 

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de
l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore). 

 

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione. 

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b). 

 

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

 

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%. 

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute). 

La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3). 

 

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

 

                          2.12.4.   In concreto,
nel rapporto del 20 ottobre 2009, i consulenti IP hanno applicato una riduzione
del 5% per tener conto del fatto che l’assicurata può svolgere solo attività
leggere (cfr. doc. 34-3).

 

                                         Il
patrocinatore dell’assicurata ha contestato tale percentuale di riduzione,
ritenendo che nel caso di specie debba essere accordata la riduzione massima
consentita del 25% (doc. X).

 

                                         Sulla
base della giurisprudenza citata in precedenza (cfr. consid. 2.12.3.), una
riduzione percentuale del salario statistico medio è stabilita dopo un esame
delle circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al
danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado d'occupazione).

 

                                         Ai fini
della riduzione del reddito statistico nella presente fattispecie, va
innanzitutto osservato che, a dipendenza del danno alla salute, l'assicurata è
stata giudicata in grado di esercitare un'attività adeguata all’80%, precisando
che si tratta della presenza durante tutto il giorno, ma con una riduzione del
rendimento del 20% (cfr. doc. 26-5).

Alla luce di questa precisazione, non può,
quindi, essere condivisa da questo Tribunale la richiesta del rappresentante
dell’assicurata di applicare al reddito da invalido una ulteriore riduzione
percentuale per tener conto del fatto che l’interessata è in grado di svolgere
un’attività adeguata unicamente a tempo parziale.

Va infatti sottolineato che il Tribunale
federale, in una sentenza I 69/07 del 2 novembre 2007, ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

4.

Die Verwaltung hat im Einspracheentscheid vom 17.
August 2005 einen leidensbedingten Abzug vom statistischen Durchschnittslohn
mit der Begründung ausgeschlossen, der leidensbedingten Einschränkung sei mit
der Annahme einer auf 70% reduzierten Arbeitsfähigkeit in leichten bis
mittelschweren Tätigkeiten bereits Rechnung getragen. Sodann sei ein
Teilzeitabzug nicht gerechtfertigt, weil der Versicherte ganztags mit
eingeschränkter Leistung arbeiten könne.

Das kantonale Gericht führt im angefochtenen
Entscheid aus, die Verwaltung habe die statistischen Angaben über die
Entstehung eines überproportionalen Lohnnachteils bei Teilzeitbeschäftigung
falsch interpretiert, handle es sich doch auch bei einer vollzeitlichen
Tätigkeit mit reduzierter Leistung um eine "Teilzeittätigkeit". Im
vorliegenden Fall sei dafür ein Abzug von 10% vom statistischen
Durchschnittslohn angemessen.

Weiter hat die Vorinstanz erwogen, der
Versicherte habe als an einer psychischen Erkrankung leidender Hilfsarbeiter
einen zusätzlichen Lohnnachteil in Kauf zu nehmen. Dem sei mit einem zusätzlichen
Abzug im Umfang von 5% vom Tabellenlohn Rechnung zu tragen.

 

5.

Die Vorinstanz begründet den erstgenannten Abzug
damit, der sog. Teilzeitabzug vom Tabellenlohn umfasse auch eine reduzierte
Leistungsfähigkeit in Vollzeittätigkeiten, da sich diese - namentlich durch
höhere Kosten des Arbeitsplatzes im Verhältnis zum Wert des Arbeitsprodukts und
durch die das Angebot übersteigende Nachfrage nach solchen Arbeitsplätzen - in
gleicher Weise auf den erzielbaren Lohn auswirke wie eine Teilzeittätigkeit. Ob
dies zutrifft, ist als Rechtsfrage durch das Bundesgericht frei überprüfbar (BGE 132 V 393 E. 3.2 S. 398 f. und E. 3.3 S. 399, daselbst auch Ausführungen zur Kognition betreffend Höhe des im konkreten
Fall grundsätzlich angezeigten Abzuges).

 

5.1 Indem das Eidgenössische Versicherungsgericht
(seit 1. Januar 2007: Bundesgericht) unter dem Titel des Beschäftigungsgrades
bei Teilzeittätigkeit einen Leidensabzug anerkannte, wollte es dem Umstand
Rechnung tragen, dass Teilzeitbeschäftigte in der Regel überproportional
weniger verdienen als Vollzeitangestellte (BGE 124 V
321 E. 3b/aa S. 322 f.; vgl. überdies BGE 126 V
75 E. 5a/cc S. 78 und S. 79 in fine; AHI 1998 S. 175 E. 4b). Erfasst
werden sollte mit diesem Abzug nur die eigentliche Teilzeitarbeit, nicht aber
eine vollzeitliche Tätigkeit mit eingeschränkter Leistungsfähigkeit (vgl.
Urteile I 292/05 vom 19. Oktober 2005, E. 5.3, und I 2/01 vom 24. Januar 2002,
E. 2b/ee). Das Gericht stützte sich bei der Begründung des Abzuges denn auch
auf die zwischen Vollzeittätigkeiten (Pensen über 90%) und prozentual
abgestuften Teilzeittätigkeiten (Pensen von 25% und weniger bis maximal 90%)
differenzierende Tabelle 13* der LSE 1994 (BGE 124 V
321 E. 3b/aa S. 323). In den Erläuterungen zu dieser Tabelle in LSE 1994
S. 30 wird sodann auf sich bei einzelnen Kategorien von Arbeitnehmenden mit
Teilzeitarbeit ergebende Besonderheiten hingewiesen. Der Vorinstanz kann mithin
darin nicht gefolgt werden, dass der höchstrichterlich unter dem Titel Beschäftigungsgrad
vorgesehene sog. Teilzeitabzug auch Vollzeittätigkeiten mit eingeschränktem
Rendement umfasse.

 

5.2 Die Ursachen, weshalb Teilzeittätigkeiten in
der Regel überproportional niedriger entlöhnt werden als Vollzeittätigkeiten,
sind höchstens teilweise bekannt. Daher kann eine Gleichbehandlung der beiden
Tätigkeitsarten beim Leidensabzug auch nicht damit begründet werden, bei
Vollzeittätigkeiten mit eingeschränkter Leistungsfähigkeit wirkten sich
regelmässig die selben ökonomischen Gesichtspunkte aus wie bei
Teilzeittätigkeiten. Zwar mag in Einzelfällen eine solche Vollzeittätigkeit
tatsächlich mit einem überproportionalen Minderverdienst verbunden sein. Dass
dies in gleicher Weise wie bei den Teilzeittätigkeiten den Regelfall darstellt,
lässt sich aber nicht zuverlässig sagen, zumal auch Faktoren angeführt werden
könnten, welche eine Vollzeittätigkeit mit eingeschränktem Leistungsvermögen
für einen Arbeitgeber attraktiver erscheinen lassen als eine Teilzeittätigkeit.
Zu erwähnen ist hier etwa, dass eine vollzeitliche Anwesenheit grössere
Flexibilität bei der Einsatzplanung bietet.

 

5.3 Zusammenfassend besteht keine
rechtsgenügliche Grundlage, um bei vollzeitlich mit reduzierter
Leistungsfähigkeit tätigen Versicherten regelmässig eine über die Einschränkung
der Leistungsfähigkeit hinaus gehende, überproportionale Lohneinbusse
anzunehmen und - in Analogie zum bisherigen Abzugsfaktor Beschäftigungsgrad
oder als eigenständiges neues Merkmal - beim leidensbedingten Abzug zu
berücksichtigen. Was Beschwerdegegner und kantonales Gericht hiezu
vernehmlassungsweise vortragen, führt zu keiner anderen Betrachtungsweise.

 

5.4 Fällt demnach der von der Vorinstanz mit
dieser Begründung vorgenommene Abzug im Umfang von 10% weg, muss nicht näher
auf die zusätzlich mit 5% bemessene Abzugsposition betreffend die
lohnbeeinflussenden Auswirkungen der psychischen Erkrankung eingegangen werden.
Denn es resultiert unabhängig von der allfälligen Rechtmässigkeit dieses
Abzuges ein Invaliditätsgrad unterhalb der für eine Invalidenrente mindestens
erforderlichen 40%.”

 

Nel caso di specie, analogamente a quanto
stabilito nella sentenza appena riprodotta, essendo l’assicurata, dal profilo
medico, ancora abile a tempo pieno, ma con una riduzione del rendimento del
20%, in un’attività adeguata, non è dunque possibile applicare una riduzione
del reddito da invalido per tenere conto del fatto che l’assicurata può
effettuare un’attività adatta solo a tempo parziale.

 

La percentuale di riduzione per gli impedimenti alla salute deve
invece essere aumentata. Al riguardo il TCA segnala che in una sentenza
8C_604/2007 del 7 aprile 2008, il Tribunale federale, contrariamente ai primi
giudici, ha ritenuto corretta la riduzione percentuale del 10% del reddito
statistico stabilita dall’amministrazione, per tener conto unicamente delle
limitazioni funzionali derivanti dal danno alla salute di un assicurato, che da
un punto di vista medico era risultato pienamente abile al lavoro in attività
adatte al suo stato di salute. L’Alta Corte ha sottolineato che nella
fattispecie in esame, l’attribuzione di una riduzione del 15%, stabilita dai
primi giudici, senza motivazione, anziché del 10%, come operato
dall’amministrazione, non era giustificata, dato che l’età, la nazionalità, gli
anni di servizio presso il precedente datore di lavoro e il tasso di
occupazione esigibile (del 100%) dall’assicurato non costituivano degli
elementi capaci di influire sul reddito da invalido dell’interessato sul
mercato del lavoro.

 

                                         Il TCA
rileva poi che in una sentenza 9C_963/2008 del 27 maggio 2009, il Tribunale
federale ha considerato corretta la riduzione percentuale del 10% stabilita
dall’amministrazione e confermata dai primi giudici, nel caso di un assicurato,
nato nel 1964, ritenuto ancora abile al lavoro all’85% in attività adatte.

                                         Parimenti,
in una sentenza 8C_334/2008 del 26 novembre 2008, il TF ha confermato la
riduzione percentuale del 10% stabilita dall’amministrazione e confermata dal
TCA con sentenza 35.2007.108 del 5 marzo 2008, nel caso di un assicurato, nato
nel 1962, ritenuto ancora abile al lavoro al 100% in attività adatte.

                                         

                                         Anche
nella presente fattispecie, il TCA ritiene corretto applicare una riduzione del
10% per tenere conto degli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla
salute dell’interessata.

 

                                         Altre
circostanze personali che potrebbero giustificare una decurtazione sul reddito
statistico da invalido, non ve ne sono (in particolare, non l’età
dell’assicurata, nato nel 1964).

 

                                         Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2009, partendo da un
salario da invalido di fr. 48'827.60, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico dell’80% e
ammettendo la riduzione del 10%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta,
quindi, a fr. 35'155.90.

                                         Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 41'151.40
(consid. 2.12.1.) emerge un tasso d’invalidità del 14.6% arrotondato al 15% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V
121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale
che non dà diritto ad una rendita d’invalidità, come stabilito
dall’amministrazione nella decisione impugnata.

 

                                         Anche se
si volesse applicare, per pura ipotesi di lavoro, la riduzione massima
consentita dalla giurisprudenza federale, non sarebbe possibile assegnare alla
ricorrente una rendita di invalidità, poiché il tasso di invalidità
risulterebbe comunque inferiore alla soglia minima del 40% (cfr. art. 28 cpv. 1
LAI; consid. 2.2.; STCA 32.2007.165 del 7 aprile 2008).

                                         In
effetti, decurtato del 25% e ritenuta un’esigibilità dal profilo medico
dell’80%, il reddito statistico da invalido ammonterebbe a fr. 29'296.60 (fr.
39'062.10 ridotti del 25%) che
confrontato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr.
41'151.40 conduce ad un tasso d’invalidità del 28,81%. 

 

                                         Ora,
visto il grado di invalidità inferiore al 40% nello svolgimento di altre
attività adeguate, l’Ufficio AI ha di conseguenza rettamente negato
l’attribuzione di una rendita a partire dal 1° agosto 2009. 

                                         Al
riguardo va evidenziato che dopo l’attribuzione di una rendita intera dal 1° marzo
2008 al 31 luglio 2009, l’UAI ha soppresso il diritto alla rendita a partire
dal 1° agosto 2009, in quanto, giusta l’art. 88a OAI, se la capacità al
guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni consuete
migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta all’invalidità si
riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime,
all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si
può supporre che il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è
durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente
continuerà a durare. 

                                         In concreto, dalla perizia del dr. __________ emerge che l'assicurata, inabile
al lavoro nella sua professione da marzo 2007, è da considerare abile al lavoro
all'80% a partire dalla fine del mese di aprile 2009 (cfr. doc. 26/1-5). Di
conseguenza, i tre mesi dopo il subentrare della capacità lavorativa dell’80%
dell’assicurata, ex art. 88a OAI, vengono a scadere il 31 luglio 2009, come
correttamente ritenuto dall’UAI (cfr. SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 632/05 del 25
ottobre 2006).

                                         Nella
misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita di invalidità
dopo il 31 luglio 2009, la decisione del 6 aprile 2010 deve,
perciò, essere confermata.

 

                             2.13.   L’assicurata
ha chiesto l’esecuzione di una perizia giudiziaria (cfr. doc. X).

 

                                         Al
proposito va ribadito che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).

 

                                         Nel caso
in esame, secondo questo Tribunale, la documentazione agli atti è sufficiente
per statuire nel merito della vertenza senza che si rivelino necessari
ulteriori provvedimenti probatori.

                                         Non è
pertanto necessario procedere alla valutazione peritale richiesta.

 

                             2.14.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- andrebbero poste a
carico dell’assicurata, la quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria
(cfr. consid. 2.15.).

 

                                         Al
riguardo il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della
legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione
della procedura) del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così
espresso:

 

" 
(...)

Quando sono adempite le condizioni del gratuito
patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere
gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati
interessati, come negli altri settori del diritto amministrativo.

Si intende così garantire che saranno prese in
considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le
persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.

(...)

Le stesse considerazioni valgono a proposito
delle procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni
e, per le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso
AVS/AI. In altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio
in seguito a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le
controversie concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti
di spesa inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.

Al fine di tener conto della componente di
politica sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore
litigioso, ma in funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di
spesa (dai 200 ai 1000 franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione
totale dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento
espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.
(...)"

 

                             2.15.   La ricorrente
ha infine chiesto di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con
gratuito patrocinio (doc. X).

 

                                         Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,
rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità
di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.
88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche
art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato
(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito
positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).

 

                                         Per
valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la
giurisprudenza, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra
del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR 1998 IV
Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid. 7c).

                                         Al
minimo esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al           massimo del
15-25% (cfr. STFA U 102/04 del 20 settembre      2004).

 

                                         Nel caso
di specie l’assicurata è sposata e madre di un figlio (__________, nato nel
1986), studente (cfr. doc. XVI/bis e allegati). 

                                         Il
reddito dell’insorgente è costituito dallo stipendio netto del marito di fr.
3'324.65 al mese (cfr. doc. XVI/bis e allegati) e dall’assegno familiare di fr.
250.-- al mese (cfr. doc. XVI/bis e allegati), per un totale di fr. 3'574.65.

                                         L’assicurata
ha dichiarato una sostanza di fr. 14'134.-- ed un’autovettura __________ (cfr.
doc. XVI/bis e allegati).

 

                                         Con un
reddito di fr. 3'574.65.-- la ricorrente deve far fronte a fr. 2’300.-- quale
importo base mensile per sé e la sua famiglia, stabilito per il calcolo del
minimo esistenziale LEF. 

                                         Tale
importo comprende già le spese di sostentamento, abbigliamento, biancheria,
igiene, cultura, salute, oneri domestici, quali elettricità, illuminazione, gas
(cfr. Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto
esecutivo del 1° gennaio 2001).

                                         Bisogna,
poi, computare il canone di locazione (di favore) di fr. 250.-- al mese (cfr.
doc. XVI/bis e allegati).

                                         Va,
altresì, aggiunto il premio afferente all’assicurazione obbligatoria contro la
malattie che per il 2009, ammonta a fr. 379.50 per l’assicurata e a fr. 283.40
per il marito (cfr. doc. XVI/bis e allegati).

                                         Si
ottiene, quindi, un onere globale di fr. 2’812.90.

                                      

                                         In una
sentenza U 102/04 del 20 settembre 2004, il TFA ha ribadito che il limite per
valutare lo stato di bisogno ai fini della concessione o meno dell'assistenza
giudiziaria, è superiore al minimo esistenziale agli effetti del diritto
esecutivo. 

                                         All'importo
base LEF va applicato un supplemento variante fra il 15% e il 25%.

                                         In casu,
aggiungendo all'importo di base determinato sulla base della Tabella per il
calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo un
supplemento del 15-25% risulterebbe, nel primo caso, un’eccedenza mensile di
fr. 16.75 al mese e, nel secondo, un ammanco di fr. 213.25 al mese.

                                      

                                         L’assicurata
dispone di una sostanza di fr. 14'134 (cfr. doc. XVI/bis e allegati).

                                         In una sentenza
H 41/01 del 26 aprile 2001, il TFA si è pronunciato sulla questione a sapere a
quali condizioni ed in quale misura è possibile tenere conto della sostanza per
determinare se il ricorrente è indigente, rilevando quanto segue:

 

" 
Pour déterminer si le recourant est indigent, il
faut tenir compte de sa fortune, pour
autant qu'elle soit disponible (ATF 119 Ia 12 consid. 5, 118 Ia 370 consid. 4).
En particulier, lorsqu'il dispose d'une fortune mobilière, il convient qu'il l'affecte à la défense de ses intérêts
(Zen-Ruffinen, Assistance judiciaire et administrative : Les règles minima
imposées par l'article 4 de la Constitution fédérale, JT 1989 I p. 38). La jurisprudence
a toutefois admis que la fortune
mobilière pouvait présenter le caractère d'une réserve de secours destinée à
couvrir les besoins futurs de la personne indigente (arrê