# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0fd1bb9e-d674-5ef0-b61c-07b9ebd43ca2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-05-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto 07.05.2004 INC.1997.63704
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_GIAR_001_INC-1997-63704_2004-05-07.html

## Full Text

Incarto n.

  INC.1997.63704

  INC.1997.63904

  	
  Lugano

  7 maggio 2004

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Giudice
  dell'istruzione e dell'arresto

  
	
  Franco Lardelli

  
	
   

  sedente per statuire sul reclamo presentato il 15 marzo
  2004 da

  
						

 

 

	
   

  	
  __________

  e

   

  __________(entrambi patrocinati dall’avv. __________)

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  la decisione 3 marzo 2004 del Procuratore pubblico Mario
  Branda, che ha respinto complementi d’inchiesta;

  

 

 

viste le osservazioni 23 marzo
2004 del magistrato inquirente e 29 marzo 2004 delle parti civili rappresentate
dall’avv. __________, che postulano la reiezione del reclamo;

 

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto e considerato

 

 

 

 

in fatto:

 

 

 

A.

 

La fattispecie ora in esame è già stata oggetto della
decisione 20 febbraio 2004 di questo giudice, che così riassumeva i fatti che
l’hanno preceduta:

 

“Il 1 ottobre 1997 contro __________ e __________ è
stata promossa accusa per titolo di truffa per mestiere, subordinatamente
truffa, falsità in documenti e infrazioni alla LADI, ciò a seguito della
denuncia 25 settembre 1997 dell’__________, che addebitava loro di avere, nel
periodo dal settembre 1993 al settembre 1997, indebitamente lucrato
personalmente di prestazioni sociali dell’ordine di fr. 1,6 mio. e per terzi di
circa fr. 300’000.- producendo a cinque __________ falsi contratti di lavoro e
relative disdette e false notifiche di riduzione del lavoro (AI 5 e AI 6). Con
decisione 2 settembre 2003, l’accusa è stata estesa ad altri titoli di reato
per ulteriori procedimenti nel frattempo aperti nei confronti dei due accusati
e congiunti, con decisione di medesima data, a quello soprammenzionato (AI
166).

 

In data 23 settembre 2003 il Procuratore pubblico ha
disposto il deposito degli atti a norma dell’art. 196 CPP (AI 168). Con
allegato 25 settembre 2003, entro i termini fissati per il deposito atti, la
difesa di __________ e __________ ha postulato una richiesta di complemento
dell’istruzione formale “sostanzialmente fondata su un chiarimento
(rispettivamente completazione) della perizia effettuata dalla DDC” (AI 169).
Sotto il titolo “oggetto del complemento peritale”, la difesa ha esplicitato la
sua richiesta in sette punti e meglio ha chiesto accertamenti in relazione ad
ognuna delle cinque __________ (punti 1-5), “per tutti i casi” l’audizione
testimoniale dei funzionari e degli impiegati preposti ai controlli e alle
verifiche “onde precisare le risultanze della completazione peritale e
stabilire le verifiche concretamente effettuate” (punto 6), come pure la
“completazione della perizia”, con richiesta ai periti di elencare “la
procedura di controllo delle domande di indennità prevista nella prassi usuale
e corretta”, “gli elementi che avrebbero dovuto condurre al rigetto delle
domande” e “i controlli e le verifiche omessi in sede di esame delle domande”
(punto 7).

 

Il 17 novembre 2003 il magistrato inquirente ha scritto
al __________ (__________, già __________), parte lesa, chiedendo se da parte
sua, nel periodo 1992-1997, erano “state impartite istruzioni o direttive agli __________
o alle __________ erogatrici delle prestazioni, in merito ai controlli che
avrebbero dovuto eseguire a fronte della presentazione di domande di indennità
per lavoro ridotto” e, nell’affermativa, la trasmissione di copia di dette
istruzioni o direttive e degli eventuali aggiornamenti (AI 170).

Con lettera 24 novembre 2003 il __________ ha trasmesso
al Procuratore pubblico la “Circolare ILR del 1992 (in originale), completata a
seguito della modifica della legge al 1 gennaio 1996 con quattro direttive
pubblicate nei fascicoli Prassi AD del 1996 (in copia)”. Questa documentazione
è stata acquisita agli atti quale AI 171.

 

In data 27 novembre 2003 il magistrato inquirente ha
scritto alla difesa di __________ e __________ (AI 172) e, con riferimento agli
accertamenti richiesti ai punti da 1 a 5 dell’istanza di complemento, ha
fornito sue spiegazioni, facendo anche rimandi ai documenti e agli
interrogatori già in atti. In relazione alla richiesta di audizione
testimoniale di funzionari e impiegati preposti alle __________ (punto 6
dell’istanza di complemento), il Procuratore pubblico ha rilevato trattarsi di
atto istruttorio già eseguito, rinviando la difesa ai verbali già in atti. Per
quanto concerne la richiesta completazione di perizia (punto 7 dell’istanza di
complemento), il magistrato inquirente ha rilevato che “non era compito dei
periti stabilire le procedure di controllo applicabili”, in quanto “ad essi è
stato unicamente dato incarico di verificare i flussi finanziari e la loro
pertinenza con il procedimento in oggetto”; ha fatto poi rimando alle
deposizioni in atti e alle norme di legge applicabili alla materia (LADI e
OADI). Il Procuratore pubblico, in merito a quest’ultimo punto dell’istanza di
complemento, ha inoltre informato la difesa di avere “preso contatto con il __________,
chiedendo di voler trasmettere loro eventuali direttive in merito alla
concessione di prestazioni ILR e alle corrette prassi di controllo” ed ha
allegato alla sua risposta la documentazione ricevuta dal __________, rinviando
“in particolare alla circolare ILR del 1992 pagg. 22 e 25)”. In conclusione il
magistrato inquirente ha fissato alla difesa un termine di 15 giorni per
comunicare se manteneva le richieste
di complemento istruttorio o se le riteneva evase con lo scritto in oggetto.

 

 

Con lettera 8 gennaio 2004 (AI 175) la difesa (entro il
termine prorogato fino al 15 gennaio 2004) ha formulato al Procuratore pubblico
una sua interpretazione dello scritto del 27 novembre 2003 e meglio di “poter
considerare acquisito che i funzionari dell__________ e delle __________ non
hanno eseguito alcuna verifica a seguito delle domande, in aperto contrasto con
le disposizioni e le direttive vigenti”. La difesa ha tuttavia rilevato che,
qualora il magistrato inquirente divergesse da tale interpretazione, si sarebbe
comunque reso necessario “estendere le verifiche peritali all’accertamento
della prassi esistente al momento dei fatti in materia di controllo e
all’analisi delle procedure concretamente adottate” e quindi “completare le
audizioni testimoniali dei funzionari e degli impiegati, nonchè la perizia,
come richiesto ai punti 6 e 7 dell’istanza di complemento”.

 

Con lettera 12 gennaio 2004 (AI 176) il magistrato
inquirente ha chiesto alla __________ in __________, parte lesa, se istruzioni
o direttive analoghe a quelle già trasmesse dal __________ erano state emanate
anche a livello cantonale, “per esempio dall’__________ per i propri
collaboratori o all’intenzione delle __________ preposte all’erogazione delle
indennità”. La risposta 14 gennaio 2004 della __________ (attestante la non
esistenza a livello cantonale di “istruzioni o direttive ulteriori o diverse
rispetto a quelle federali”) è stata acquisita agli atti quale AI 178.

 

Con lettera 16 gennaio 2004 (AI 179) il Procuratore
pubblico ha trasmesso alla difesa la suddetta richiesta 12 gennaio 2004 alla __________
e la risposta 14 gennaio 2004 di quest’ultima. Dichiarando “richiamate per
intero le motivazioni” di cui alla sua precedente lettera del 27 novembre 2003,
il magistrato inquirente ha inoltre comunicato alla difesa la propria decisione
di considerare “completata l’istruttoria formale” e di ritenere “in tal senso
... respinte le ulteriori richieste di perizia e assunzione testi” formulate
con l’istanza di complemento d’inchiesta.”

 

 

B.

 

Con decisione 20 febbraio 2004,
questo giudice, a seguito del reclamo 28 gennaio 2004 presentato da __________
e __________, ha annullato la suddetta decisione 16 gennaio 2004 del
Procuratore pubblico, con invito al medesimo a determinarsi nuovamente sulle
richieste di complemento istuttorio ancora pendenti, previa estromissione
dall’incarto degli atti acquisiti spontaneamente dopo il deposito degli atti,
senza il consenso delle parti.

Ottenuto il consenso delle parti
all’assunzione agli atti di quanto acquisito spontaneamente (AI 185 e 186), il
magistrato inquirente, con decisione 3 marzo 2004 (AI 187), ha respinto
nuovamente sia la completazione della perizia, sia l’interrogatorio di
testimoni. Con riferimento alla perizia, il Procuratore pubblico ha rilevato
che “il lavoro presentato dai funzionari della __________ __________ e __________
va tecnicamente qualificato quale rapporto contabile e non come perizia, non
essendo in origine stato conferito un incarico formale specifico in questo
senso”; nella misura in cui la difesa chiede ora l’allestimento di “una vera e
propria perizia giusta gli art. 142 segg. CPP”, la richiesta va, secondo il
magistrato inquirente, respinta “poichè non è atta ad apportare nuovi,
rilevanti elementi di conoscenza”. Il Procuratore pubblico sostiene inoltre che
l’interrogatorio dei testimoni è “un atto istruttorio già eseguito” e che
“eventualmente si potrà procedere ad una nuova audizione delle medesime persone
in sede dibattimentale”.

 

 

C.

 

Contro la decisione
sopramenzionata si aggravano ora nuovamente __________ e __________ con il
reclamo in esame. La rilevanza giuridica degli accertamenti richiesti
(completazione della perizia e interrogatorio di testimoni) sarebbe a loro dire
data, come pure la novità dei mezzi di prova offerti e la necessità di
“assumere informazioni precise circa la normativa e la prassi vigente , nonchè
circa le concrete verifiche effettuate nei singoli casi”.

Il lavoro degli ispettori della __________
rappresenterebbe “materialmente, (anche se non formalmente) una vera e propria
perizia” con “esplicite valutazioni circa la conformità dei controlli rispetto
alle disposizioni e alla prassi” e sarebbe “quindi contradditorio (e ai limiti
della buona fede) dapprima ordinare l’esecuzione di un rapporto di natura
sostanzialmente peritale e, in seguito, rifiutarne la completazione con
l’espediente che il rapporto non rispettava le norme processuali”. I ricorrenti
chiedono dunque che in accoglimento del reclamo la decisione 15 marzo 2004 del
Procuratore pubblico sia annullata con conseguente accoglimento delle “istanze
di complemento 25 settembre 2003 e successive”.

 

Il magistrato inquirente e le
parti civili, nelle rispettive osservazioni, chiedono la reiezione del reclamo.
Delle opposte argomentazioni si dirà, se necessario, nei considerandi che
seguono e ciò per evitare inutili ripetizioni.

 

Considerato

 

 

in diritto:

 

 

1.

 

I principi in base ai quali si
deve determinare se la prova debba essere assunta (identici sia che la
decisione avvenga in corso d'istruttoria, sia che avvenga alla conclusione
della stessa e nel termine del deposito degli atti), seppur noti al magistrato
inquirente ed ai patrocinatori delle parti, possono essere così riassunti:

 

"Per meritare di essere assunte, le prove proposte
dalle parti contestualmente al deposito atti (art. 196 CPP), o in altro momento
dell’istruttoria (artt. 60 cpv. 1 e 79 cpv. 1 CPP), devono rispettare tre
concorrenti ordini di considerazione: esse devono essere motivate per quanto
attiene al loro oggetto ed al loro scopo in diretta connessione con la
fattispecie inquisita; tali mezzi di prova devono avere i requisiti della
novità, della rilevanza e della pertinenza alle successive conclusioni di
competenza del Procuratore Pubblico, dapprima per decidere se promuovere l’accusa
oppure non far luogo al procedimento e poi (dopo conclusione dell’istruzione
formale) se decretare messa in stato d'accusa o abbandono, sino se del caso a
quelle del giudice di merito; per quest’ultima evenienza, le stesse prove
devono essere di difficile produzione al dibattimento, avute presenti le
finalità dell’art. 189 CPP, inteso appunto tra l’altro ad assicurarne la non
interrotta assunzione (v. sentenza 24 gennaio 1990, inc. CRP 337/89; v.
decisioni 17 febbraio 1993 in re L.P., inc. GIAR 135.93.1; 3 novembre 1993 in
re G.G., inc. GIAR 862.93.1, e 14 giugno 1995 in re F.M., inc. GIAR 1093.93.5).
Se, in particolare per l’accusato (ma anche per la parte civile), la facoltà di
proporre mezzi di prova è espressione del diritto di essere sentito ai sensi
dell’art. 4 Cost. fed. (ora, art. 8 cpv. 1 della nuova Cost. fed.; v., da
ultimo, DTF 124 I 49, consid. 3a p. 51; DTF 121 I 306, consid. 1b p. 308) e del
“fair trial” ai sensi dell’art. 6 CEDU (v. Frowein/Peukert, EMRK-Kommentar, 2.
Aufl. Kehl/Strassburg/ Arlington 1996, nota 99 ad art. 6 CEDU), il giudice del
merito (ed il magistrato inquirente) è tenuto, in applicazione delle norme
procedurali corrispondenti, a considerare rispettivamente ammettere soltanto
quei mezzi di prova che “nach
seinem richterlichen Ermessen entscheidungserheblich sind” (Frowein/Peukert,
loc. cit. p. 231). Con riferimento specifico all’audizione di testi, il
magistrato può rifiutare la prova proposta “wenn er die zu erwartende Antwort
bzw. Aussage nach seiner freien Ermessensentscheidung für die Wahrheitsfindung
nicht für beachtlich hält” (Frowein/Peukert, loc. cit., nota 202 ad art. 6
CEDU, con rinvii), nelle parole di Niklaus Schmid (Strafprozessrecht, 3. Aufl. Zürich 1997, margin. 270, con rinvii a
DTF 103 Ia 491 et al. in nota 321) “wenn sie den rechtlich relevanten
Sachverhalt als genügend geklärt erachten”. Di conseguenza, non è data violazione dell’art. 6 CEDU
se il giudice del merito rifiuta un mezzo di prova dopo averne esaminato la
pertinenza (v. Frowein/Peukert, loc. cit., nota 203 ad art. 6 CEDU, con rinvio
al noto caso Vidal; come qui, v. decisione 17 giugno 1998 in re F.F., inc. GIAR
55.98.1 consid. 1). Non va, inoltre, dimenticato che la fase in cui si colloca
la presente discussione del complemento probatorio in questione è quella
predibattimentale, finalizzata in primo luogo a permettere alla pubblica accusa
di determinarsi sulle questioni se promuovere l’accusa o meno, indi se deferire
l’accusato alla Corte competente oppure se pronunciare l’abbandono del procedimento
(art. 184 cpv. 1 CPP, rispettivamente artt. 196 cpv. 1 e 198 cpv. 1 CPP
combinati). Per costante dottrina e giurisprudenza, invece, l’eventuale utilità
o opportunità della prova proposta nell’ottica del giudice del merito è
elemento a favore della sua assunzione già nella fase predibattimentale
unicamente qualora l’amministrazione di tale prova in sede dibattimentale sia
impossibile, o vi sia concreto rischio che lo diventi."

       (GIAR 21 giugno 2001 in re C.)

 

 

2.

 

Questo giudice aveva già avuto modo
di esprimersi sul documento acquisito agli atti sub. AI 153 e di rilevare che:

 

“il termine di “perizia” o “rapporto peritale”
utilizzato dagli ispettori fiscali della __________ (v. AI 153, in particolare
l’etichetta di identificazione del classatore), dal magistrato inquirente (v.
AI 147 e lettera 27.11.2003 all’avv.__________, AI 172, ad 7 p.4) e dalla
difesa (v. istanza di complemento 25.9.2003, AI 169 p.1 e punto 7 p.3; reclamo
punto 9 p. 4), per definire il lavoro dei signori __________ e __________
appare errato e fuorviante. Agli atti non è infatti presente né l’atto di
nomina delle suddette persone quali periti ex. art. 142 CPP, né la designazione
dell’oggetto della perizia e dei quesiti peritali ex. art. 146 CPP (non è dato
sapere da dove ricavi il Procuratore pubblico la definizione dei compiti ai
quali fa riferimento nella lettera 27 novembre 2003, AI 172 ad 7 p. 4), né la
procedura di giuramento o di promessa ex. art. 145 CPP, né tantomeno un loro
interrogatorio in veste di periti.”

 

Va qui ribadido che l’AI 153 non
è una perizia ai sensi degli art 142 e segg. CPP, non essendovi stato un
formale atto di nomina di periti e di designazione dell’oggetto peritale, con
contemporanea formulazione dei quesiti peritali. Il documento in oggetto è comunque
un allegato di parte, fatto allestire dai due magistrati inquirenti che si sono
susseguiti nell’inchiesta, sulla base di un mandato non formalizzato per
iscritto; il Procuratore pubblico, nelle osservazioni 23 marzo 2004 al reclamo,
sostiene ora che “il mandato conferito ai due funzionari della __________ era
palesemente inteso – anche se non è stato scritto expressis verbis – a
fotografare o, meglio, ricostruire i flussi finanziari sulla scorta della
documentazione agli atti (v. oss. menzionate p. 2)”. Questa affermazione del
magistrato inquirente non trova conferma in un’attenta lettura dell’AI 153. Gli
estensori del rapporto in oggetto non si sono infatti limitati ad una
ricostruzione dei flussi finanziari o ad allestire un “rapporto contabile”, ma hanno
anche formulato valutazioni in merito ad “accertamenti supplementari” che
avrebbero dovuto essere eseguiti dagli uffici preposti prima della concessione
e del versamento delle indennità per lavoro ridotto; per esempio, al capitolo __________
(pag. 6), in merito alle indennità versate alla __________, hanno affermato che
“dall’esame della documentazione prodotta dalla __________ è possibile rilevare
come le indennità ... concesse e versate a partire dal novembre 1992 al
settembre 1993 non avrebbero dovuto ottenere una decisione favorevole da parte
dell’__________; infatti ... la società, dal 1990, non avrebbe più avuto
un’attività tale da beneficiare di indennità per lavoro ridotto, situazione che
avrebbe potuto essere verificata mediante un sopralluogo in ditta”. Il rapporto
dei signori __________ e __________ si sofferma poi ripetutamente sulla mancata
attività di società beneficiarie di indennità per lavoro ridotto, evidenziando
che quanto da loro descritto “avrebbe potuto essere accertato sia presso il
servizio tassazioni delle persone giuridiche, sia attraverso un sopralluogo
diretto presso gli uffici delle società” (v. capitolo C__________, pag.1 e 4;
capitolo __________ pag. 4; capitolo __________, pag.1 e 3; capitolo __________,
pag.1, 3 e 4).

Le suddette valutazioni (o
“indicazioni”, che dir si voglia; v. osservazioni 23 marzo 2004 pag. 2 del
magistrato inquirente) degli estensori dell’AI 153, non sono state oggetto di
stralcio da parte del Procuratore pubblico, il che lascia intendere che non esorbitano
dal mandato che, con procedura decisamente anomala (manca un mandato scritto!),
è stato conferito ai signori __________ e __________; sono in ogni caso
presenti in un allegato di parte acquisito agli atti del procedimento e sono
atte a suscitare interrogativi sulla ricevibilità stessa di alcune domande di
indennità e quindi, per quei casi, sulla qualifica giuridica del reato, se non
addirittura sulla perseguibilità degli accusati. A giusta ragione, la difesa,
con istanza di complemento dell’istruzione formale del 25 settembre 2003 (pag.
1), ha dunque chiesto “un chiarimento (rispettivamente completazione)” dell’AI
153, segnatamente in merito alla “procedura di controllo delle domande di
indennità prevista dalla prassi usuale e corretta” e alle omissioni di
controlli e verifiche in sede di esame delle domande. Del resto, la necessità
di procedere ad un simile chiarimento è stata ammessa per atti concludenti
dallo stesso magistrato inquirente, quando, rivolgendosi per iscritto in data
17 novembre 2003 (v. AI 170) al __________ (parte lesa) e in data 12 gennaio
2004 (v. AI 176) alla __________ (parte lesa), ha chiesto informazioni ai due
suddetti enti sulle istruzioni e direttive vigenti negli anni 1992-1997 in
merito ai controlli che si sarebbero “dovuti eseguire a fronte della
presentazione di domande di indennità per lavoro ridotto”, ciò con esplicito
riferimento alla richiesta formulata dalla difesa quale complemento istruttorio
di “fornire indicazioni in merito alla corretta procedura di controllo”. Le risposte
fornite dal __________ (che ha trasmesso la circolare ILR del 1992 e quattro
direttive AD del 1996: v. AI 171) e dalla __________ (che si è limitata a dire
che “non risulta che l’allora ufficio __________, durante il periodo 1992-1997,
abbia emanato istruzioni o direttive ulteriori o diverse rispetto a quelle
federali”: v. AI 178), non permettono però di dare immediata e chiara risposta
agli interrogativi sollevati, in casi concreti, dalle valutazioni dagli
estensori dell’AI 153. Appare dunque necessario che i signori __________ e __________,
con riferimento al loro rapporto 30 aprile 2002 (AI 153), chiariscano, nella
forma di resoconto a verbale, se e in quali casi da loro esaminati hanno
riscontrato che le indennità sono state pagate pure in presenza di domande
irricevibili e senza effettuare i controlli previsti dalle normative e
direttive in vigore nel periodo 1992-1997. Entro questi limiti, la richiesta di
cui al punto 7 dell’istanza di complemento istruttorio del 25 settembre 2003,
merita dunque di essere accolta.

 

 

3.

 

La richiesta di “audizione
testimoniale dei funzionari e impiegati preposti ai controlli e alle verifiche,
onde precisare le risultanze della completazione peritale e stabilire le
verifiche concretamente effettuate” (punto 6 dell’istanza di complemento
istruttorio del 25 settembre 2003), appare per contro irricevibile per carenza
di motivazione; manca infatti la definizione dell’oggetto e meglio il
nominativo dei testimoni di cui è chiesta l’audizione. Non compete del resto al
magistrato inquirente, nè tantomeno a questo giudice individuare il nominativo
dei testimoni che la difesa intende assumere per precisare le risultanze di una
“completazione peritale” non ancora assunta.

 

 

4.

 

Il reclamo è conseguentemente
parzialmente accolto, come ai considerandi, con la presente decisione
definitiva (art. 284 cpv. 1 lett. a CPP e contrario). Visto l’esito del
gravame, parzialmente ammesso, si giustifica di non caricare tasse e spese di
giustizia al reclamante e di non attribuire ripetibili.

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli articoli di legge
menzionati,

 

 

decide:

 

 

1.      Il
reclamo è parzialmente accolto come ai considerandi.

 

1.1. Di
conseguenza si procederà all’audizione dei signori __________ e __________,
come indicato al considerando 3.

 

1.2. Gli
altri complementi di prova sono respinti.

2.      Non
si percepiscono nè tasse nè spese di giustizia, nè si attribuiscono ripetibili.

 

3.      La
presente decisione è definitiva.

 

Intimazione a:                                                                                  giudice
Franco Lardelli