# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e7af782d-12b8-53aa-ae8f-b1143f0b71d0
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-05-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.05.2021 D-2030/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2030-2021_2021-05-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2030/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 7  m a g g i o  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Jeannine Scherrer-Bänziger, Daniela Brüschweiler,  

cancelliere Lorenzo Rapelli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato il (…), alias 

A._______, nato il (…),  

Guinea,   

patrocinato da Ugo Di Nisio,  

Protezione giuridica della Regione  

Ticino e Svizzera centrale, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 1°aprile 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2030/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

L’interessato, cittadino guineano originario di Conakry, ha depositato una 

domanda d’asilo in Svizzera il 10 novembre 2020 indicando il 14 ottobre 

2001 quale data di nascita (cfr. atto SEM 1/2). 

B.  

Il 20 novembre 2020 la protezione giuridica ha trasmesso alla Segreteria 

di Stato della migrazione (di seguito: SEM), una procura in cui era segna-

lato il 14 ottobre 2003 come data di nascita (cfr. atto SEM 10/1). 

C.  

Il 2 dicembre 2020 l’interessato è così stato sentito in qualità di minore non 

accompagnato in presenza del rappresentante legale (cfr. atto SEM 15/14). 

D.  

Il 17 dicembre 2020 il richiedente l’asilo è stato sottoposto ad una perizia 

medica (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 6) che ha sancito un’età probabile tra i 

20 ed i 30 anni con un’età minima 19.12 anni. 

E.  

Il 12 gennaio 2021 egli ha quindi potuto esprimersi sulle risultanze della 

succitata perizia nonché in merito ad alcuni indicatori che secondo l’auto-

rità inferiore avrebbero lasciato presagire la sua maggiore età. Questi ne 

ha sostanzialmente contestato il tenore ventilando la trasmissione di dei 

documenti d’identità a riprova delle generalità allegate sub. lett. B (cfr. atto 

SEM 27/3). 

F.  

Con scritto del 5 marzo 2021, l’autorità inferiore ha comunicato al richie-

dente l’asilo la fine della procedura Dublino (cfr. atto SEM 38/1). 

G.  

Il 26 marzo 2021 l’interessato è stato sentito approfonditamente sui suoi 

motivi d’asilo (cfr. atto SEM 40/13). 

In tale contesto egli ha dichiarato, in sostanza e per quanto qui di rilievo, di 

aver interrotto gli studi nel dicembre del 2019 a causa del governo, che 

avrebbe abbattuto numerose abitazioni del quartiere di Koloma, tra cui la 

sua, in quanto situate in una zona riservata. L’interessato sarebbe così 

stato ospitato da un amico nel quartiere Kosa mentre che la madre si sa-

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rebbe rivolta ad una conoscente onde chiedere ospitalità. Durante la per-

manenza a Kosa si sarebbero svolte divere manifestazioni alle quali anche 

il richiedente l’asilo avrebbe saltuariamente partecipato e nel cui ambito un 

suo amico avrebbe trovato la morte. A causa della mancanza di fondi, l’in-

teressato avrebbe cercato di mantenersi svolgendo alcuni lavori. Nel feb-

braio del 2020 si sarebbe nondimeno deciso per l’espatrio (cfr. atto SEM 

40/13). 

H.   

Con scritto del 31 marzo 2021, la rappresentanza legale ha inoltrato il pa-

rere in merito al progetto di decisione negativo trasmessole dall’autorità di 

prima istanza 30 marzo 2021 (cfr. atti SEM 43/10 e 44/2). 

I.  

Con decisione del 1°aprile 2021 emessa in procedura celere e notificata lo 

stesso giorno (cfr. atto 47/1), la SEM non ha riconosciuto la qualità di rifu-

giato al richiedente ed ha respinto la sua domanda d’asilo, pronunciando 

nel contempo il suo allontanamento dalla Svizzera e l’esecuzione dello 

stesso, siccome ammissibile, ragionevolmente esigibile e possibile. 

J.  

J.a Il 30 aprile 2021, l’interessato è insorto dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale (di seguito: il Tribunale), chiedendo l’annullamento di tale 

provvedimento e la restituzione degli atti all’autorità inferiore per un nuovo 

esame delle allegazioni e per complemento istruttorio; in via subordinata 

la concessione dell’ammissione provvisoria; contestualmente e secondo il 

senso, di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria, intesa 

quale esenzione dal versamento delle spese processuali e del relativo 

anticipo, il tutto con protestate tasse e spese. 

J.b Oltre alla procura ed a copia della decisione impugnata egli ha prodotto 

una ricerca dell’Osar ed un articolo di stampa. 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza.  

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

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in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 

LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell’art. 5 PA. 

Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa. 

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 105 LAsi e art. 10 Ordinanza sui 

provvedimenti nel settore dell’asilo in relazione al coronavirus [Ordinanza 

COVID-19 asilo, RS 142.318]; sentenza del Tribunale D-4820/2020 del 10 

novembre 2020 consid. 7 [prevista per la pubblicazione come DTAF]), alla 

forma e al contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. 

Occorre pertanto entrare nel merito del gravame. 

2.  

Ai sensi dell’art. 111a LAsi si rinuncia allo scambio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’ina-

deguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribu-

nale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle con-

siderazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle argomentazioni 

delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

4.  

Il ricorrente censura il mancato smistamento del caso nella procedura am-

pliata. Pur ammettendo che i termini di cui all’art. 26 cpv. 1 LAsi abbiano 

carattere ordinatorio, egli sottolinea di essere stato sentito solo sommaria-

mente il 2 dicembre 2020 nell’audizione quale minore non accompagnato. 

Pertanto, egli sarebbe stato ascoltato sui suoi motivi d’asilo nei modi e nelle 

forme previste dall’art. 29 LAsi unicamente il 26 marzo 2021. La decisione 

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impugnata sarebbe peraltro stata emessa a 142 giorni di distanza dal de-

posito della domanda. Apparrebbe dunque manifesto che la SEM si sia 

scostata dallo spirito e dalle disposizioni reggenti la procedura celere, nel 

senso di quanto rilevato a più riprese dal Tribunale quo alla compatibilità 

dei casi complessi con tale procedura. La protezione giuridica fa inoltre 

presente che l’accompagnamento legale continuo e di prossimità sarebbe 

contrappeso imprescindibile alla velocizzazione della procedura, preroga-

tiva compromessa laddove, come nel caso di specie, il richiedente l’asilo si 

trovi alloggiato lontano dal CFA. 

5.  

5.1 L’obiettivo principale del riassetto del settore posto in essere con l’en-

trata in vigore, il 1° marzo 2019, della modifica della LAsi del 25 settembre 

2015, è quello di accelerare e di evadere in modo più efficiente le proce-

dure d’asilo (cfr. FF 2014 6917). Per quanto concerne i casi trattati mate-

rialmente in Svizzera, sono state previste due distinte tipologie: la proce-

dura celere e quella ampliata.  La finalità della procedura celere è quella di 

giungere ad una decisione definitiva nei casi non complessi entro 140 

giorni, compresa la durata dell’eventuale litispendenza ricorsuale (cfr. art. 

24 cpv. 4 LAsi; BRUNNER ARTHUR, Beschleunigung des Asylverfahrens in 

der Schweiz: Verfahrensökonomie im Dienste eines fairen Verfahrens ?, in: 

Zeitschrift für das gesamte Verfahrensrecht [GVRZ] 2020, pag. 8 e seg.). 

La procedura celere si svolge nei CFA, nei quali i richiedenti l’asilo soggior-

nano senza essere attribuiti ad un Cantone. Sia il termine per interporre 

ricorso al Tribunale (7 giorni lavorativi; art. 108 cpv. 1 LAsi) che quello per 

la sua liquidazione da parte dell’autorità ricorsuale sono brevi (20 giorni; 

art. 109 cpv. 1 LAsi). Per ovviare alle scadenze ravvicinate, il legislatore, 

quale misura accompagnatoria (art. 35 cpv. 1 Cost.), ha previsto che ogni 

richiedente l’asilo nella procedura celere abbia accesso alla consulenza e 

alla rappresentanza legale gratuita (cfr. art. 102f LAsi). Per rispettare il li-

mite di 140 giorni, la procedura di prima istanza è scandita in modo rigo-

roso. Dopo il deposito della domanda d’asilo inizia la cosiddetta fase pre-

paratoria (art. 26 LAsi). Essa consente di effettuare i chiarimenti preliminari 

necessari ed è innanzitutto finalizzata alla corretta preparazione dell’audi-

zione sui motivi (FF 2014 6917, 6938). In concreto la SEM rileva le gene-

ralità del richiedente e di norma allestisce schede dattiloscopiche e foto-

grafie. Può acquisire altri dati biometrici, disporre una perizia volta ad ac-

certare l’età, verificare mezzi di prova, documenti di viaggio e d’identità, 

nonché svolgere accertamenti specifici sulla provenienza e sull’identità del 

richiedente (art. 26 cpv. 2 LAsi). Può altresì interrogare l’interessato sulla 

sua identità, sull’itinerario seguito e, sommariamente, sui motivi che lo 

hanno indotto a lasciare il suo paese (art. 26 cpv. 3 LAsi). In tale contesto 

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si svolge anche l’accertamento medico ex art. 26a LAsi. La durata della 

fase preparatoria è di 21 giorni. Nel rispetto di questo limite massimo, il 

decorso effettivo dipende dalle esigenze del singolo caso; nei casi semplici 

può anche essere di solo qualche giorno (FF 2014 6917, 6938).  

5.2 Successivamente si entra nella fase cadenzata, nel corso della quale 

la domanda d’asilo è esaminata approfonditamente secondo la struttura 

prevista a livello legislativo (art. 20c dell’Ordinanza 1 sull’asilo relativa a 

questioni procedurali [OAsi 1; RS 142.311]). L’accertamento dei fatti giuri-

dicamente determinanti, la concessione dei diritti alle parti, nonché la pre-

parazione e la notificazione della decisione di prima istanza, seguono un 

preciso piano temporale predeterminato. In tale fase si svolge l’audizione 

sui motivi d’asilo (art. art. 20c lett. b OAsi). Se da quest’ultima risulta che 

non è possibile pronunciare una decisione nel quadro della procedura ce-

lere, segnatamente perché sono necessari accertamenti supplementari, la 

domanda d’asilo è smistata in ampliata e il richiedente attribuito ad un Can-

tone (art. 26d LAsi e art. 20c let. d OAsi 1). Il termine accertamenti supple-

mentari secondo le intenzioni del legislatore comprende le indagini che non 

possono essere effettuate in breve tempo. Vi rientrano per esempio gli ac-

certamenti presso rappresentanze svizzere all’estero, la richiesta di ulte-

riori documenti probatori nel paese di provenienza o, eventualmente, una 

nuova audizione (FF 2014 6917, 6997). Nel caso in cui non venga effet-

tuato un passaggio in ampliata, le decisioni emesse nella procedura celere 

devono invece essere notificate entro 8 giorni lavorativi dalla conclusione 

della fase preparatoria (art. 37 cpv. 2 LAsi). Si tratta di un termine ordina-

torio la cui inosservanza non pregiudica di principio e ad essa sola la vali-

dità della decisione di prima istanza ma che nemmeno può essere oltre-

passato a discrezione dell’autorità inferiore. Un superamento di qualche 

giorno può essere considerato ammissibile in presenza di valide ragioni e 

se è prevedibile che il provvedimento venga emesso durante il soggiorno 

al CFA. Al contrario, se dopo l’audizione sui motivi d’asilo v’è da partire 

dall’assunto che la decisione non potrà realisticamente essere presa entro 

8 giorni lavorativi, occorrerà smistare il caso in procedura ampliata (cfr. 

sentenza del Tribunale E-6713/2019 del 9 giugno 2020 [prevista per la pub-

blicazione come DTAF] consid. 8.6 e rif. citati). 

5.3 Nella precitata sentenza di principio E-6713/2019, questo Tribunale ha 

precisato che la cernita del tipo di procedura incombe alla SEM in forza ai 

criteri esposti sopra (consid. 7-8). Così, seppur non vi sia di principio alcun 

diritto a che la domanda d’asilo venga trattata secondo un determinato tipo 

di procedura, l’assenza di smistamento di un caso complesso nella proce-

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Pagina 7 

dura ampliata può comportare una violazione del diritto ad un ricorso effet-

tivo di cui agli art. 29a Cost. e 13 CEDU (in combinato disposto con l’art. 3 

CEDU) alla luce del breve temine di 7 giorni lavorativi per presentare un’im-

pugnativa previsto nella procedura celere (consid. 9). In una pari eventua-

lità, se il Tribunale constata una violazione del diritto per via dell’impossibi-

lità ad impugnare compiutamente la decisione, si giustifica l’annullamento 

della medesima e la retrocessione degli atti all’autorità inferiore per il trat-

tamento in procedura ampliata. Questo perché l’obbiettivo di accelerare il 

procedimento in un contesto equo e nel rispetto delle prerogative di uno 

stato di diritto posto dal legislatore può essere garantito solo se l’autorità di 

prima istanza svolge con attenzione la cernita delle procedure previste 

dalla legge (consid. 10). 

5.4 Nel caso che ci occupa la domanda d’asilo è stata depositata il 10 no-

vembre 2020 mentre che la decisione impugnata è stata emessa il 1° aprile 

2021, ossia a distanza di 142 giorni. Ciò ha quale conseguenza che la du-

rata massima di soggiorno al CFA, pari a 140 giorni, non ha potuto essere 

rispettata. A prescindere dall’estensione della procedura Dublino, il lasso 

di tempo totale previsto dal legislatore per lo svolgimento della procedura 

celere, composto dai ventuno giorni di procedura preliminare e dagli 8 

giorni lavorativi per l’emissione della decisione, è stato a sua volta sensi-

bilmente disatteso (cfr. sentenza E-6713/2019 consid. 10.1). Non di meno, 

nel caso in narrativa va constato che l’autorità di prima istanza si è trovata 

nella necessità di ordinare una perizia medica volta alla determinazione 

dell’età (cfr. DTAF 2019 I/6 consid. 5.5) dell’insorgente, che non ha depo-

sitato agli atti documenti d’identità autentici ed ha preteso di essere minore 

solo a seguito dell’intervento della protezione giuridica. Solo successiva-

mente si è potuto procedere con la procedura Dublino ed in seguito con 

l’esame di merito della domanda d’asilo. Il caso si apparenta così solo in 

parte alla giurisprudenza topica e, come lo si vedrà d’appresso, da un 

punto di vista materiale appare peraltro sufficientemente liquido per essere 

evaso nel contesto di una procedura celere. Ciò è in particolare confermato 

dal fatto che una sola audizione sui motivi d’asilo è stata sufficiente per 

chiarire il substrato fattuale in presenza e che la susseguente decisione di 

prima istanza è stata emessa a pochi giorni di distanza da tale atto istrut-

torio. Dipoi, non è privo di rilievo il fatto che in forza all’art. 10 dell’Ordinanza 

Covid-19 asilo, il termine di ricorso avverso le decisioni emesse nella pro-

cedura celere è stato provvisoriamente portato a 30 giorni (cfr. sentenza D-

4820/2020 del 10 novembre 2020 [prevista per la pubblicazione come 

DTAF] consid. 7) e risulta equivalente a quanto previsto nella procedura 

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ampliata. Il concreto il ricorrente non ha dunque avuto a subire alcun pre-

giudizio né tantomeno un vulnus del suo diritto ad un ricorso effettivo san-

cito agli art. 29a Cost. e 13 CEDU.  

La doglianza va così respinta. 

6.  

Nel ricorso non viene contestata la valutazione dell’autorità inferiore quo 

alla questione pregiudiziale dell’età del richiedente asilo. Conto tenuto che 

l’insorgente è regolarmente rappresentato e che nonostante l’applicabilità 

del principio inquisitorio il Tribunale non è tenuto ad effettuare un riesame 

completo della fattispecie né a ricercare tutti i possibili errori di diritto che 

non appaiono evidenti o che si deducano facilmente dalla contestazione o 

dagli atti di causa (cfr. DTF 119 V 349 consid. 1a; MOSER/BEU-

SCH/KNEUBÜHLER, Prozessieren vor dem Bundesverwaltungsgericht, 2a 

ed., 2013, n.marg. 1.55), ci si può in questa sede esimere dall’affrontare 

nel dettaglio la questione. Si rilevi non di meno come nel caso de quo il 

risultato della perizia medica per la determinazione dell’età risulti inequivo-

cabile (cfr. DTAF 2018 VI/3 consid. 4.2) e non siano state presentate prove 

contrarie concludenti (DTAF 2019 I/6 consid. 6.1, 6.3-6-5). Allo stato attuale 

degli atti non vi è dunque spazio per una valutazione diversa rispetto a 

quella di cui alla querelata decisione su tale punto di questione. 

7.  

7.1 L’insorgente censura una violazione dell’obbligo di motivazione da 

parte dell’autorità inferiore. La SEM, nonostante abbia concluso in tal 

senso, avrebbe invero omesso di motivare il suo giudizio negativo sulla 

verosimiglianza delle allegazioni rilasciate dal richiedente l’asilo. 

 

7.2 L’obbligo per l’autorità di motivare la sua decisione è corollario fonda-

mentale del diritto di essere sentito (art. 29 cpv. 2 Cost.; art. 26 – 35 PA). 

Detta prerogativa è finalizzata a permettere ai destinatari e a tutte le per-

sone interessate, di comprenderla, eventualmente di impugnarla, in modo 

da rendere possibile all’autorità di ricorso, se adita, di esercitare conve-

nientemente il suo controllo (DTF 139 V 496 consid. 5.1, 136 I 184 consid. 

2.2; sentenza del Tribunale F-5363/2019 del 20 maggio 2020 consid. 7.1). 

Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito 

ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle 

sole circostanze rilevanti per il giudizio (cfr. DTF 133 III 439 consid. 3.3). 

Per adempiere a queste esigenze è necessario che menzioni, almeno bre-

vemente, i motivi sui quali ha fondato la sua decisione, in modo da consen-

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tire agli interessati di apprezzarne la portata impugnandola in piena cono-

scenza di causa (DTF 136 I 229 consid. 5.2; 136 V 351; 129 I 232 consid. 

3.2; DTAF 2011/37 consid. 5.4.1; sentenza del Tribunale federale 

2C_1020/2019 del 31 marzo 2020 consid. 3.4.2). 

 

7.3 Poste queste premesse, nella presente fattispecie mal si comprende 

quali siano gli aspetti essenziali che l’autorità inferiore avrebbe tralasciato. 

In primo luogo, la lettura del contenuto del provvedimento data dall’insor-

gente appare pretestuosa. Si desume infatti senza particolari difficoltà che 

il giudizio di inverosimiglianza sancito dall’autorità resistente riguardasse 

la questione della minore età dell’insorgente (cfr. sul soggetto DTAF 2019 

I/6) e non i motivi d’asilo addotti, i quali sono stati integralmente affrontati 

sotto l’aspetto della loro pertinenza. Giova dipoi rammentare che rilevanza 

e verosimiglianza sono condizioni cumulative per il riconoscimento dello 

statuto di rifugiato e la concessione dell’asilo. Se i motivi addotti non danno 

titolo ad ottenere la protezione interazionale richiesta, non vi è necessità 

alcuna, ai fini dell’obbligo di motivazione, di esprimersi anche sulla loro ve-

rosimiglianza in materia d’asilo. Da un punto di vista generale, il provvedi-

mento sindacato ossequia peraltro pienamente i criteri giurisprudenziale 

esposti sopra. Dall’argomentazione del memoriale ricorsuale si evince al-

tresì il ricorrente si sia reso pienamente conto della portata della decisione 

impugnandola in piena conoscenza di causa (cfr. ricorso pag. 8 e seg.). 

 

La doglianza è pertanto infondata. 

 

8.  

Nel prosieguo dell’impugnativa l’insorgente avversa pure la valutazione 

dell’autorità inferiore quo al mancato riconoscimento dello statuto di rifu-

giato ed alla consequenziale non concessione dell’asilo. Richiamandosi ad 

una inizialmente non meglio precisata “incompletezza dell’istruzione in me-

rito alla pertinenza delle allegazioni del ricorrente” egli fa presente di aver 

dichiarato di essere espatriato a causa di una convergenza di fattori che 

avrebbero tratto origine nella peculiare situazione del quartiere Koloma, 

identificato daI Governo in carica quale rifugio di suoi oppositori politici e 

conseguentemente raso al suolo. Ciò non di meno, la SEM si sarebbe limi-

tata a ritenete che tali motivazioni non sarebbero riconducibili ad un motivo 

di cui all’art. 3 LAsi ed avrebbe escluso in modo non condivisibile il carat-

tere mirato degli atti pregiudizievoli. Le vicende occorse al ricorrente par-

rebbero invero inserirsi nel clima di violenza contro le persone di etnia peul, 

a cui egli, pur essendo membro dell’etnia malinké, sarebbe ritenuto appar-

tenente alla luce delle sue conoscenze linguistiche e della sua residenza 

in un quartiere di oppositori alla settaria politica del Presidente Alpha 

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Pagina 10 

Condé. Nel gravame vengono quindi citati diversi rapporti secondo i quali 

Condé avrebbe da sempre represso le etnie all’opposizione, tanto più negli 

ultimi mesi. Il ricorrente avrebbe d’altro canto fatto valere il timore di essere 

ucciso a margine delle manifestazioni qualora fosse stato identificato quale 

presunto oppositore del Governo in carica, e ciò a causa della sua (suppo-

sta) appartenenza all’etnia peul. Nella decisione avversata, l’autorità resi-

stente avrebbe pertanto apprezzato in modo inesatto il rischio di persecu-

zione in essere, in particolare tralasciando di considerare la precarietà delle 

condizioni abitative e di vita dell’interessato a seguito della demolizione 

della sua abitazione e la loro incidenza sul suo profilo di rischio, aggravato 

dalla sua sistemazione in un quartiere ancor più caratterizzato da instabilità 

sociale e violenze. Riguardo alla demolizione dell’abitazione, occorrerebbe 

anche rilevare che il ricorrente – all’epoca minore – sarebbe stato vittima 

di un’azione illecita eseguita dallo Stato guineano in contrasto con l’art. 25 

cpv. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, 

con dell’art 11 cpv. 1 del Patto internazionale relativo ai diritti economici, 

sociali e culturali (RS 0.103.1) e con l’art. 17 del Patto internazionale rela-

tivo ai diritti civili e politici (RS 0.103.2). Per tutti questi motivi, l’insorgente 

osteggia il ragionamento dell’autorità di prima istanza che parrebbe sotto-

stimare la gravità della situazione nel contesto d’origine del ricorrente e 

l’esposizione a pericolo in ragione delle sue caratteristiche personali. In 

particolare, la SEM non avrebbe indagato sufficientemente il legame tra 

l’etnia e le vicissitudini intercorse, circostanza che configurerebbe lasce-

rebbe trasparire un’insufficienza nell’attività istruttoria. 

9.  

9.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. 

9.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte a tali pregiudizi. 

Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo della vita, 

dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che comportano una 

pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi).  La definizione dello 

statuto di rifugiato, così come stabilita all’art. 3 cpv. 1 LAsi, è esaustiva, nel 

senso che esclude tutti gli altri motivi, suscettibili di condurre una persona 

a lasciare il proprio paese di origine o di residenza. 

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Pagina 11 

9.3 Il fondato timore di esposizione a seri pregiudizi, come stabilito all’art. 3 

LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto 

con la situazione reale, e un elemento soggettivo. Sarà quindi riconosciuto 

come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi 

(elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d’essere esposto, in 

tutta verosimiglianza e in un futuro prossimo, ad una persecuzione (cfr. 

DTAF 2011/51 consid. 6.2 e 2010/57 consid. 2.5). Sul piano soggettivo, 

deve essere tenuto conto degli antecedenti dell’interessato, segnatamente 

dell’esistenza di persecuzioni anteriori, nonché della sua appartenenza ad 

una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che lo espongono 

maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni. Infatti, colui che 

è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi di avere un timore 

(soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui che ne è l’oggetto 

per la prima volta (DTAF 2010/57 consid. 2.5 e relativi riferimenti). Sul 

piano oggettivo, tale timore deve essere fondato su indizi concreti e suffi-

cienti che facciano apparire, in un futuro prossimo e secondo un’alta pro-

babilità, l’avvento di seri pregiudizi ai sensi dell’art. 3 LAsi. Non sono suffi-

cienti, quindi, indizi che indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che 

potrebbero prodursi in un futuro più o meno lontano (cfr. DTAF 2010/57 

consid. 2.5 e relativi riferimenti). 

9.4  Nelle procedure d’asilo ‒ così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa ‒ si applica il principio inquisitorio. Ciò significa che l’autorità 

competente deve procedere d’ufficio all’accertamento esatto e completo 

dei fatti giuridicamente rilevanti (art. 6 LAsi; art. 12 PA). In concreto, essa 

deve procurarsi la documentazione necessaria alla trattazione del caso, 

chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal fine le opportune 

prove a riguardo. Il principio inquisitorio non dispensa comunque le parti 

dal dovere di collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare 

dall’onere di provare quanto sia in loro facoltà e quanto l’amministrazione 

o il giudice non siano in grado di delucidare con mezzi propri (art. 13 PA ed 

art. 8 LAsi; DTAF 2019 I/6 consid. 5.1). 

9.5 La determinazione dei fatti e l’applicazione della legge non sono aspetti 

disgiunti; senza considerare il diritto applicabile non vi è modo di delimitare 

quali fatti siano giuridicamente rilevanti (cfr. ISABELLE HÄNER, in: 

Häner/Waldmann, Das erstinstanzliche Verwaltungsverfahren, 2008, n. 

34). Significativo è innanzitutto il substrato fattuale per le condizioni di ap-

plicazione della norma giuridica (cfr. KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: 

Waldmann/Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 

17 ad art. 12 PA). Fatti che non sono rilevanti per la decisione; che l’autorità 

è convinta siano già stati provati o che si presumono veri a favore delle 

D-2030/2021 

Pagina 12 

parti interessate non impongono lo svolgimento di indagini supplementari 

(cfr. sentenza del Tribunale D-291/2021 del 9 marzo 2021 consid. 7.7.2; 

KRAUSKOPF/EMMENEGGER/BABEY in: op. cit., n. 29 ad art. 12 PA). Onde cir-

coscrivere l’ampiezza dell’accertamento d’ufficio nel corso del procedi-

mento occorre effettuare una ripetuta valutazione delle risultanze probato-

rie raccolte (cfr. DTF 140 I 285 consid. 6.3.1; DTAF 2008/24 consid. 7.2). 

Allorquando l’autorità reputa chiare le circostanze di fatto e che le prove 

assunte le abbiano permesso di formarsi una propria convinzione, essa 

emana la propria decisione (cfr. sentenza del Tribunale A-3056/2015 del 

22 dicembre 2016 consid. 3.1.4; MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op. cit., n. 

3.144).  

10.  

10.1 Nel caso de quo, la valutazione di cui alla decisione impugnata pare 

innanzitutto condivisibile nel suo esito. 

10.2 Indipendentemente dalla conformità delle azioni del governo gui-

neano con diritto cogente, le vicissitudini intercorse alla persona del ricor-

rente antecedentemente all’espatrio non configurano gli estremi di una per-

secuzione anteriore nel senso del diritto d’asilo. Perché di persecuzione si 

possa parlare, è necessario che gli atti pregiudizievoli siano riconducibili 

ad un motivo di cui all’art. 3 cpv. 1 LAsi e siano mirati specificamente verso 

la persona del richiedente asilo (cfr. sentenza del Tribunale E-994/2014 del 

25 febbraio 2015, consid. 3.4; MATTHIEU CORBAZ, Les mineurs non accom-

pagnés en droit d’asile, 2019, n.marg. 216). Tali condizioni non sono osse-

quiate allorquando una persona è esposta ai medesimi rischi e restrizioni 

dell’intera popolazione, essendo colpita collateralmente da eventi di ordine 

generale quali la guerra o la situazione securitaria, ma presuppongono in-

vece che colui che richiede protezione sia perseguito come individuo a 

causa delle sue opinioni politiche, della sua razza, della sua religione, della 

sua nazionalità o per le sue opinioni politiche (cfr. DTAF 2008/12 consid. 7; 

Giurisprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in 

materia d’asilo [GICRA] 1998 n. 17 consid. 4c, bb). Restano beninteso fatti 

salvi i casi di persecuzione collettiva (cfr. DTAF 2014/32 consid. 6.1; sen-

tenza del Tribunale D-5884/2015 [pubblicata come ref.] del 13 aprile 2017 

consid. 6.1).  

10.3 Con riferimento a ciò, v’è in primo luogo da constatare come la giuri-

sprudenza abbia già avuto modo di esprimersi sulle tensioni etniche in es-

sere nel paese escludendo l’esistenza di una persecuzione collettiva dei 

Fulani (Peuls) e riconducendo le stesse ad una lotta di potere tra i vari 

gruppi (cfr. sentenza del Tribunale D-6450/2017 del 5 luglio 2018 consid. 

D-2030/2021 

Pagina 13 

6.4.). Pur tenendo conto delle più recenti evoluzioni e dei mezzi di prova 

addotti, non vi è motivo di scostarsi da una siffatta analisi, tanto più che nel 

caso de quo nemmeno si può partire dall’assunto che il ricorrente appar-

tenga a tale etnia sulla sola base delle sue conoscenze linguistiche prima-

rie. Per il resto, è indubbio che l’intervento governativo nel quartiere Ko-

loma, quand’anche si voglia dare per assunto che abbia fatto seguito 

all’identificazione di esponenti dell’opposizione, non fosse finalizzato a per-

seguitare direttamente l’odierno insorgente. I seguiti di tali azioni toccano 

in modo indistinto l’integralità dei residenti e già solo per questo motivo non 

ossequiano suddetto presupposto. Allo stesso modo, anche la sorve-

glianza della zona di Kosa in cui il ricorrente si sarebbe trasferito in un se-

condo momento e la tensione ivi in essere si estende all’insieme delle per-

sone e rientra a sua volta nelle problematiche securitarie di ordine gene-

rale. Non privo di rilievo è peraltro il fatto che l’interessato ha espressa-

mente ricondotto la sua decisione di espatrio alla volontà di porre rimedio 

ad una situazione di sussistenza insoddisfacente (cfr. atto 15/14, pag. 11) 

e che in casi di ritorno in Guinea teme di non avere un posto dove stare 

(cfr. atto 40/13, pag. 10). Tale tipologia di circostanze non è infatti perti-

nente ai fini della concessione dell’asilo (cfr. sentenza del Tribunale D-

7066/2018 dell’8 luglio 2020 consid. 6).  

10.4 Risulta altresì d’acchito condivisibile la tesi dell’autorità inferiore circa 

il fatto che la puntuale partecipazione, da parte del ricorrente, ad alcune 

manifestazioni svoltesi a Kosa non siano tali da configurare, per quest’ul-

timo, un fondato timore di essere esposto a pregiudizi futuri. Non vi è infatti 

da temere che l’insorgente possa essere percepito quale minaccia dal go-

verno guineano o sia stato identificato in tal senso. Lui stesso ha peraltro 

dichiarato di non aver mai avuto problematiche di sorta con le autorità in 

patria (cfr. atto A15, pag. 12). 

10.5 Su questi presupposti la SEM ha a giusto titolo negato la qualità di 

rifugiato al ricorrente. Inoltre, le misure istruttorie poste in essere dall’auto-

rità inferiore risultavano sufficienti per giudicare gli aspetti di cui sopra, non 

essendo in particolare necessario indagare ulteriormente i motivi di fuga 

onde escluderne la pertinenza in materia d’asilo. Il principio inquisitorio non 

è così stato violato. 

Il ricorso, sul punto di questione dell’asilo e della qualità di rifugiato va con-

seguentemente respinto. 

11.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

D-2030/2021 

Pagina 14 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; tiene 

però conto del principio dell’unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

Il ricorrente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché art. 44 LAsi come pure art. 32 dell’ordinanza 1 sull’asilo 

relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]; 

DTAF 2013/37 consid. 4.4). 

Pertanto, anche la pronuncia dell’allontanamento va confermata.  

12.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-

missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). Secondo prassi costante del 

Tribunale, circa l’apprezzamento degli ostacoli all’allontanamento vale la 

stessa valutazione della prova consacrata al riconoscimento della qualità 

di rifugiato, ovvero il ricorrente deve provare o per lo meno rendere verosi-

mile l’esistenza di un ostacolo all’allontanamento (cfr. DTAF 2011/24 con-

sid. 10.2 e riferimento ivi citato).  

13.  

13.1 Nella propria decisione la SEM ha ritenuto che l’esecuzione dell’allon-

tanamento degli insorgenti sarebbe ammissibile, ragionevolmente esigibile 

e possibile.  

13.2 Dal canto suo, il ricorrente ritiene che l’esecuzione dell’allontana-

mento non possa essere considerata ragionevolmente esigibile. Alla luce 

dei drammatici eventi intercorsi in Guinea negli ultimi mesi e meglio, 

dell’aumento della violenza generalizzata sia per quanto concerne la re-

pressione etnico politica che per il clima di tensione vigente, segnatamente 

nel quartiere di Koloma, la giurisprudenza in essere andrebbe rivista. Nel 

caso concreto si dovrebbe del resto constatare che la rete famigliare dell’in-

sorgente sarebbe alquanto precaria e che la valutazione al riguardo di cui 

alla querelata decisione sarebbe contraddetta dalle allegazioni del ricor-

rente, il quale si sarebbe trovato in una condizione di indigenza a seguito 

dello sfratto forzato. I disordini sociali lo avrebbero peraltro impedito a svol-

gere un’attività che gli garantisse il minimo vitale già prima dell’espatrio. Il 

quadro negativo sarebbe vieppiù amplificato dalla pandemia in essere. 

D-2030/2021 

Pagina 15 

14.  

14.1 Ai sensi dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nella 

massima del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-

zionale possono essere ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene o 

trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tor-

tura, RS 0.105). Conformemente alla CorteEDU ed al Comitato dell’ONU 

contro la tortura, spetta all’interessato rendere plausibile l’esistenza di un 

reale rischio (“real risk”) di essere sottoposto a trattamenti contrari a detti 

articoli (cfr. sentenza della CorteEDU [Grande Camera] Saadi contro Italia 

del 28 febbraio 2008, 37201/06, §§ 125 e 129 e relativi riferimenti; 

DTAF 2013/27 consid. 8.2). 

14.2 Nel caso in disamina il ricorrente non può prevalersi del principio del 

divieto di respingimento (art. 5 cpv. 1 LAsi). In siffatte circostanze non v’è 

inoltre motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, concreto e 

serio per l’insorgente di essere esposto, nel suo Paese d’origine, ad un 

trattamento proibito ai sensi dell’art. 3 CEDU o dell’art. 1 Conv. tortura.  

14.3 Pertanto, l’esecuzione dell’allontanamento è ammissibile ai sensi 

delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della LAsi. 

15.  

15.1 Giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non può 

essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di prove-

nienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito 

a situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza 

medica. 

15.2 Tale disposizione si applica principalmente ai “réfugiés de la violence”, 

ovvero agli stranieri che non adempiono le condizioni della qualità di rifu-

giato, poiché non sono personalmente perseguiti, ma che fuggono da si-

tuazioni di guerra, di guerra civile o di violenza generalizzata. Essa vale 

anche nei confronti delle persone per le quali l’allontanamento comporte-

rebbe un pericolo concreto, in particolare perché esse non potrebbero più 

ricevere le cure delle quali esse hanno bisogno o che sarebbero, con ogni 

probabilità, condannate a dover vivere durevolmente e irrimediabilmente in 

stato di totale indigenza e pertanto esposte alla fame, ad una degradazione 

grave del loro stato di salute, all’invalidità o persino alla morte. Per contro, 

le difficoltà socio-economiche che costituiscono l’ordinaria quotidianità 

https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/a9c93e17-07c7-4ad9-ac08-f9da47f8f369/3572bcc7-d292-44fd-99ab-e2d1f3eca9a5?source=document-link&SP=5|zpixhk
https://www.swisslex.ch/DOC/ShowLawViewByGuid/eddc4ea5-1065-4aad-aa7b-5ff005425730/fc6cfec2-3fa0-431b-8b5f-c337b1753da9?source=document-link&SP=5|zpixhk

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Pagina 16 

d’una regione, in particolare la penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di 

mezzi di formazione, non sono sufficienti, in sé, a concretizzare una tale 

esposizione al pericolo. L’autorità alla quale incombe la decisione deve 

dunque, in ogni singolo caso, stabilire se gli aspetti umanitari legati alla 

situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo Paese 

sono tali da esporlo ad un pericolo concreto (cfr. DTAF 2014/26 consid. 7.6-

7.7 con rinvii). 

15.3 Nonostante la tesi dell’insorgente, la giurisprudenza non riconosce al 

momento una generale inesigibilità dell’allontanamento verso la Guinea. 

Malgrado degli episodi di violenza ricorrenti, non si può infatti partire 

dall’assunto che in tale paese viga attualmente una situazione di guerra, 

guerra civile o violenza generalizzata che coinvolga l’insieme della popola-

zione e la totalità del territorio nazionale. Non si può dunque presumere, a 

priori ed indipendentemente dalle circostanze del caso di specie, l’esi-

stenza di una messa in pericolo concreta ai sensi dell’art. 83 cpv. 4 LStrI 

(cfr. sentenze del Tribunale E-190/2019 del 7 aprile 2021 e E-73/2021 del 

26 gennaio 2021). Tale valutazione è da ritenersi valida nonostante la do-

cumentazione prodotta dal ricorrente. Inoltre, la censurata situazione pan-

demica ha carattere temporaneo e per costante prassi non è di ostacolo 

all’esecuzione del rinvio (cfr. sentenza del Tribunale D-3798/2020 del 15 

aprile 2021 consid. 10.2). 

15.3.1 Quanto alla situazione personale del ricorrente, essa non rientra a 

sua volta nei canoni che permettono di riconoscere una messa in pericolo 

concreta. Egli è invero giovane, in buona salute e può incontestabilmente 

fa capo ad una rete famigliare in patria. Per sua stessa ammissione, una 

volta trovatosi nella necessità egli ha inoltre saputo svolgere diverse attività 

sia prima dell’espatrio che nel corso del viaggio verso l’Europa (cfr. atto 

SEM 40/13, pag. 3 e seg.). Si deve così partire dal presupposto ch’egli sarà 

in grado di sodisfare i suoi bisogni essenziali anche in futuro senza trovarsi 

in una situazione di minaccia esistenziale che vada oltre le difficoltà socio-

economiche di ordine generale in essere nella regione. Anche su queste 

questioni, non si identificano carenze nell’istruzione del caso da parte 

dell’autorità inferiore. 

15.3.2 Il rientro dell’interessato nel Paese d’origine è pertanto da conside-

rarsi pure ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). 

D-2030/2021 

Pagina 17 

16.  

In ultima analisi, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possi-

bilità dell’esecuzione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione 

con l’art. 44 LAsi).  

17.  

Ne discende che la SEM, con la decisione impugnata, non ha violato il 

diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento ed inoltre non 

ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). Altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA). Il ricorso va dunque respinto. 

18.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali che seguono la soccom-

benza, sarebbero da porre a carico dei ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA non-

ché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, potendo il Tribunale partire dall’assunto 

che l’insorgente sia indigente e non essendo state le conclusioni ricorsuali 

al momento dell’inoltro del gravame d’acchito sprovviste di possibilità di 

esito favorevole, v’è luogo di accogliere la domanda di assistenza giudizia-

ria e non sono prelevate spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

19.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). 

La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

D-2030/2021 

Pagina 18 

 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all’autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Lorenzo Rapelli 

 

 

Data di spedizione: