# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 01418787-8020-5c64-a292-f30a19dbfb05
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2020-05-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.05.2020 D-2497/2020
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2497-2020_2020-05-22.pdf

## Full Text

1 B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2497/2020 

 

 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 2  m a g g i o  2 0 2 0  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione del giudice Hans Schürch;  

cancelliera Alissa Vallenari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Iran, 

rappresentata dall’avv. MLaw Eliane Schmid, 

Rechtsanwältin,  

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito / procedura Dublino) ed  

allontanamento;  

decisione della SEM del 6 maggio 2020. 

 

 

 

                                                
1  

D-2497/2020 

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Fatti: 

A.  

L’interessata, di nazionalità iraniana, ha presentato una domanda d’asilo 

in Svizzera il (…) febbraio 2020 (cfr. atto della Segreteria di Stato della mi-

grazione [di seguito: SEM] n. […]-1/2), dopo essere entrata ed essere stata 

arrestata su territorio elvetico dalla (…) dell’(…) il (…), poiché trovata in 

possesso di un documento contraffatto, nonché per entrata e soggiorno 

illegali (cfr. atto SEM n. […]-12/35, e atto d’accusa del […] del […], cfr. atti 

SEM n. [...]-23/5 e n. […]-30/15). 

B.  

Le seguenti indagini svolte dall’autorità inferiore, hanno permesso di accer-

tare che, secondo la banca dati del Sistema centrale d’informazione sui 

visti («CS-VIS»), alla richiedente asilo era stato rilasciato, in data  

(…), dalle autorità italiane competenti, un visto (categoria C) valido dal (…) 

sino al (…), con durata di sette giorni e per motivo turistico (cfr. atti SEM 

n. […]-6/2 e n. […]-11/2). 

C.  

Il (…) febbraio 2020, l’interessata è stata sentita dalla SEM in particolare 

in merito alle sue generalità, alle relazioni familiari e personali, al viaggio 

d’espatrio e riguardo ad eventuali documenti d’identità (cfr. atto SEM 

n. […]-10/8; di seguito: verbale 1).  

D.  

In data (…) febbraio 2020, l’autorità inferiore ha svolto con la richiedente 

un colloquio personale ai sensi dell’art. 5 del regolamento (UE) 

n. 604/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 

che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro 

competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale pre-

sentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo o da un 

apolide (rifusione) (Gazzetta ufficiale dell’Unione europea [GU] L 180/31 

del 29.6.2013; di seguito: Regolamento Dublino III). Durante il medesimo, 

le è stato in particolare concesso il diritto di essere sentita in merito 

all’eventuale competenza dell’Italia e riguardo al suo stato di salute. Con-

cernente quest’ultimo ella ha dichiarato di soffrire di problemi psicologici, 

per i quali sarebbe già stata in cura nel suo Paese d’origine e che assu-

meva un farmaco denominato “Felaxitin”, nonché di disturbi al cuore 

dall’età di (…) anni, per i quali assumerebbe una terapia a base di “Plavix” 

e Propanolo (cfr. atto SEM n. […]-16/2; di seguito: verbale 2).  

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Nel corso della stessa audizione, la richiedente asilo ha consegnato copie 

della sua carta d’identità (cfr. carta “melli” e traduzione; atto SEM n. […]-

22/3) e del suo “shenasnameh” (cfr. atto di nascita e traduzione; atto SEM 

n. […]-21/3), nonché il foglio di trasmissione di informazioni mediche (F2) 

del (…) (cfr. atto SEM n. […]-17/3).  

E.  

Il (…), la SEM ha chiesto all’autorità italiana competente, la presa in carico 

della richiedente sulla base dell’art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III (cfr. 

atti SEM dal n. […]-18/7 al n. […]-20/3). Non avendo ricevuto una risposta 

in merito entro i termini legali posti dal precitato Regolamento, l’autorità 

svizzera preposta ha ritenuto che l’Italia sia divenuta responsabile per 

l’esame della domanda della richiedente a partire dal (…) (cfr. atti SEM 

n. […]-36/1 e n. […]-37/3). 

F.  

Dal profilo medico, dopo essere stata visitata una prima volta il  

(…) (cfr. atto SEM n. […]-17/3), l’interessata ha beneficiato di un consulto 

per segnalato sospetto di gravidanza all’entrata nel (…), in data (…), test 

che è risultato positivo e per questo il medicamento “Clopidogrel” (denomi-

nato anche “Plavix”) è stato sospeso, mentre la cura con il “Propranolol” 

proseguito (cfr. atto SEM n. […]-24/2). A causa di tale motivo, il (…) la ri-

chiedente è stata sottoposta ad una visita medico-ginecologica (cfr. atto 

SEM n. […]-25/3), ed il giorno successivo ad una visita generica, concer-

nente la medicazione da assumere nonché il suo stato di salute generale 

(cfr. atto SEM n. […]-26/2). Il (…), l’interessata ha beneficiato di un consulto 

cardiologico specialistico presso l’(…), ove in particolare il medico che l’ha 

visitata, ha escluso che le dispnee che lei ha dichiarato avere, fossero le-

gate a problemi cardiaci, essendo che dall’ecocardiogramma non sareb-

bero stati rilevati problemi particolari, ma che sarebbero piuttosto da ricon-

durre ad un’asma bronchiale. Circa invece la paresi facciale che la richie-

dente avrebbe dichiarato aver avuto all’età di (…) anni in Iran, il cardiologo 

ha concluso per un’ostruzione del setto atriale (arterial septal defect, ASD), 

che spiegherebbe l’assunzione di Plavix a suo tempo, ma che un disposi-

tivo di occlusione non sarebbe visualizzabile in modo ecocardiografico (cfr. 

atto SEM n. […]-27/4). Successivamente, il (…), la richiedente è dovuta 

essere trasportata all’(…), dove le è stata posta una diagnosi di sincope 

vasovagale con dolori al basso ventre e paura per il bambino in gestazione. 

I medici hanno inoltre consigliato alla paziente di continuare a diminuire il 

medicamento “Propanolol”, in quanto una certa richiesta tachicardica è pro-

babilmente necessaria durante la gravidanza. Quest’ultima è risultata per 

il resto con decorso normale, ed il termine di gestazione è stato posto al 

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(…) (cfr. atto SEM n. […]-33/5). Nel seguente F2 del (…), viene segnalato 

un controllo ginecologico di continuità, nonché che a causa della nausea e 

vomito che la richiedente lamentava, avrebbero adattato la sua dieta nel 

Centro federale dove ella è alloggiata (cfr. atto SEM n. […]-34/4). 

G.  

Con messaggio elettronico del (…) aprile 2020, la SEM ha richiesto al  

(…) del (…) alcune precisazioni circa lo stato di valetudinario attuale della 

richiedente, in riferimento alle allegate problematiche psichiche e cardia-

che, nonché riguardo alle effettive constatazioni mediche sul suo stato di 

salute ed alle cure necessarie. Infine è stato chiesto se fossero previsti 

ulteriori appuntamenti medici per l’interessata (cfr. atto SEM n. […]-38/3). 

Il (…) questionato, ha risposto in data (…) aprile 2020 (cfr. atto SEM n. […]-

38/3), segnalando in particolare che la richiedente non avrebbe esposto 

alcuna problematica psichica, a parte un’insicurezza iniziale all’inizio della 

gravidanza. La stessa sarebbe infatti attualmente stabile sia dal profilo psi-

chico che cardiaco. Dal lato ginecologico, la gravidanza starebbe proce-

dendo senza problematiche, e sarebbe stato programmato un consulto di 

continuità il (…) (cfr. anche atto SEM n. […]-42/2).  

H.  

Il (…), l’autorità svizzera competente, ha informato l’Italia che l’interessata 

risultava essere incinta alla diciottesima settimana (cfr. atti SEM n. […]-

40/1 e n. […]-41/3). 

I.  

Con decisione del 6 maggio 2020, notificata il 7 maggio 2020 (cfr. atto 

SEM n. […]-45/1), la SEM non è entrata nel merito della domanda d’asilo 

della richiedente ai sensi dell’art. 31a cpv. 1 lett. b della legge sull’asilo 

(LAsi, RS 142.31), pronunciando parimenti il suo allontanamento (recte: 

trasferimento) dalla Svizzera verso l’Italia, come pure incaricando il (…) 

dell’esecuzione della decisione di trasferimento, nonché togliendo l’effetto 

sospensivo ad un eventuale ricorso contro la decisione. 

J.  

Il 14 maggio 2020 (cfr. risultanze processuali), l’interessata è insorta con 

ricorso contro la summenzionata decisione dinanzi al Tribunale ammini-

strativo federale (di seguito: il Tribunale), postulando la concessione dell’ef-

fetto sospensivo al ricorso e sino a decisione in merito allo stesso che 

venga comunicato alle autorità d’esecuzione dell’allontanamento che in via 

supercautelare l’esecuzione dell’allontanamento è da sospendere, nonché 

in via principale che la decisione impugnata sia annullata e gli atti rinviati 

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all’autorità inferiore per nuova valutazione. A titolo eventuale, l’insorgente 

ha concluso che venga riconosciuta la competenza della Svizzera nella 

trattazione della procedura e che la domanda d’asilo sia pertanto material-

mente esaminata in Svizzera. Contestualmente, la ricorrente ha proposto 

istanza di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione 

dal versamento delle spese processuali e dal relativo anticipo, il tutto con 

protesta di spese e ripetibili. 

K.  

Sempre il (…), la richiedente ha beneficiato del consulto ginecologico di 

decorso programmato, dove si è segnalata una gravidanza regolare e da 

prevedere un prossimo controllo di continuità tra circa quattro settimane 

(cfr. atto SEM n. […]-47/2).  

L.  

In data 15 maggio 2020, il Tribunale ha ordinato la sospensione dell’ese-

cuzione dell’allontanamento dell’insorgente in via supercautelare (cfr. risul-

tanze processuali).  

M.  

Il (…) maggio 2020, la richiedente ha allegato dei dolori lombari lievi alla 

schiena, i quali sono stati messi in relazione dal medico consultato verosi-

milmente con la gravidanza, e prescritta l’assunzione di un analgesico (Pa-

racetamolo) al bisogno, da assumere al massimo tre-quattro volte al giorno 

(cfr. F2 del […] maggio 2020 agli atti SEM). 

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla LTF, 

in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

Il ricorso, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 3 LAsi) contro una  

decisione in materia di asilo della SEM (art. 6 e 105 LAsi; art. 31–33 LTAF), 

è di principio ammissibile sotto il profilo degli art. 5, 48 cpv. 1 lett. a–c e 

art. 52 PA. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 

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2.  

Giusta l’art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell’art. 6 LAsi e 

dell’art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua della 

decisione impugnata. Se le parti utilizzano un’altra lingua, il procedimento 

può svolgersi in tale lingua.  

Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano, il ricorso 

è stato invece inoltrato in lingua tedesca. La presente sentenza può per-

tanto essere redatta in italiano. 

3.  

Il ricorso, manifestamente infondato ai sensi dei motivi che seguono, è de-

ciso dal giudice in qualità di giudice unico, con l’approvazione di un se-

condo giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto  

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). Altresì, ai sensi dell’art. 111a  

cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti.  

4.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

Inoltre si rileva che il Tribunale, adito con un ricorso contro una decisione 

di non entrata nel merito di una domanda d’asilo, si limita ad esaminare la 

fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 2009/54 

consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). 

5.  

5.1 Nella propria decisione, l’autorità di prime cure ha in primo luogo rite-

nuto che l’Italia è competente per la trattazione della domanda d’asilo della 

richiedente, visto che ella era titolare di un visto valido rilasciato dal succi-

tato Stato membro e malgrado le autorità italiane non abbiano risposto alla 

richiesta della SEM entro il termine legalmente prescritto. L’obiezione sol-

levata dall’interessata in merito alla competenza, non sarebbe inoltre in 

grado di confutarne la fondatezza. In secondo luogo, poiché ella si trove-

rebbe in una fase precoce di gravidanza, e partendo dal presupposto che 

il suo trasferimento nella vicina Penisola avverrà prima della nascita del 

suo bambino, la giurisprudenza del Tribunale di cui alla sentenza di riferi-

mento E-962/2019 del 17 dicembre 2019 (prevista per la pubblicazione 

quale DTAF) non si applicherebbe e non sarebbe quindi necessario otte-

nere delle garanzie specifiche da parte delle autorità italiane prima del suo 

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trasferimento. L’autorità inferiore ha tuttavia osservato che, se il bambino 

dovesse nascere prima del trasferimento della richiedente verso l’Italia, in-

formerà le autorità italiane e provvederà a sospendere l’esecuzione dell’al-

lontanamento fintanto che non verranno fornite da queste ultime le specifi-

che garanzie in merito all’accoglienza dell’interessata e del figlio su suolo 

italiano, come previsto dalla sentenza del Tribunale summenzionata.  

Proseguendo nell’analisi, la SEM ha considerato che l’Italia – Stato che 

applicherebbe la direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del  

Consiglio del 26 giugno 2013 recante procedure comuni ai fini del ricono-

scimento e della revoca dello status di protezione internazionale (di se-

guito: direttiva procedura); la direttiva 2011/95/UE del Parlamento e del 

Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a cittadini 

di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione interna-

zionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo 

a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della pro-

tezione riconosciuta (rifusione; GU L 337/9 del 20.12.2011; di seguito: di-

rettiva qualificazione); nonché la direttiva 2013/33/UE del Parlamento eu-

ropeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’acco-

glienza dei richiedenti protezione internazionale (di seguito: direttiva acco-

glienza), così come sarebbe firmataria della Convenzione sullo statuto dei 

rifugiati del 28 luglio 1951 e della CEDU – non sussisterebbero delle ca-

renze sistemiche nel suo sistema di accoglienza e di asilo dei richiedenti. 

Pertanto, si potrebbe partire dal presupposto che la ricorrente non sarà 

esposta a delle serie violazioni dei diritti dell’uomo ex art. 3 par. 2 Regola-

mento Dublino III e art. 3 CEDU, che non verrà a trovarsi in una situazione 

esistenziale difficile, o ancora che non verrà rinviata nel suo Paese d’ori-

gine o di provenienza, senza che la sua domanda d’asilo venga esaminata 

ed in violazione del principio di non-respingimento. Non esisterebbero in-

fine motivi ai sensi dell’art. 16 par. 1 Regolamento Dublino III, per i quali la 

sua domanda d’asilo sarebbe da esaminare in Svizzera. 

Circa la mancata applicazione della clausola di sovranità dell’art. 17 par. 1 

Regolamento Dublino III e dell’art. 29a cpv. 3 dell’Ordinanza 1 sull’asilo re-

lativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 (OAsi 1, RS 142.311), 

l’autorità inferiore ha essenzialmente rilevato che, basandosi sia sulle varie 

visite ed esami esperiti, che sulle informazioni raccolte presso il servizio 

Medic-Help, emergerebbe un quadro clinico chiaro ed una situazione me-

dica stabile, sia dal profilo cardiologico che psicologico dello stato di salute 

della ricorrente, come pure della sua gravidanza. Pertanto, un ulteriore ap-

profondimento medico-sanitario non sarebbe necessario per la valutazione 

dell’applicazione della clausola di sovranità. Non vi sarebbero inoltre agli 

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occhi della SEM ulteriori patologie rispetto a quelle già riscontrate ed in 

trattamento con una terapia adeguata, tra l’altro già a sua conoscenza ed 

in cura in patria, e le stesse non sarebbero neppure di una gravità tale da 

essere costitutive di una violazione dell’art. 3 CEDU e pertanto da rappre-

sentare un ostacolo al suo trasferimento in Italia. Neppure l’entrata in vi-

gore del decreto-legge 113/2018 (detto anche “decreto Salvini”) in merito 

al sistema di accoglienza in Italia, non rimetterebbe in questione l’accesso 

alle cure medico-sanitarie per i richiedenti l’asilo, e non modificherebbe la 

loro situazione rispetto all’assetto precedente. Si potrebbe pertanto presu-

mere che l’Italia fornirebbe le cure mediche adeguate e garantirebbe l’ac-

cesso necessario alle stesse. Il suo stato di salute, non sarebbe peraltro 

equiparabile a dei gravi problemi di salute così come previsto nella sen-

tenza di riferimento del Tribunale E-962/2019 summenzionata. Da ultimo, 

neppure il Coronavirus, non pregiudicherebbe all’ammissibilità, all’esigibi-

lità ed alla praticabilità dell’esecuzione del suo trasferimento, in quanto si 

tratterebbe di una situazione temporanea. Essendo che soltanto la capa-

cità al trasferimento sarebbe decisiva per il seguito della procedura Du-

blino, quest’ultima verrebbe valutata in modo definitivo soltanto poco prima 

del suo trasferimento, informando di conseguenza ed anticipatamente le 

autorità italiane preposte circa il suo stato di salute come pure in merito ad 

i trattamenti di cui necessita.  

5.2 Nel suo ricorso, richiamati e precisati dapprima alcuni fatti, l’insorgente 

avversa le conclusioni dell’autorità resistente. Ella ritiene in primo luogo 

che l’autorità inferiore abbia accertato in modo incompleto il suo stato di 

salute, violando il principio inquisitorio ed il diritto di essere sentito. Invero, 

malgrado la SEM abbia ritenuto necessario richiedere delle precisazioni ed 

una valutazione sulle problematiche valetudinarie della ricorrente al (…), 

tuttavia sarebbe poco comprensibile perché tale accertamento sia stato 

fatto via scambio di messaggi elettronici. Questo poiché, a fronte della si-

tuazione iniziale e della complessità medica dovuta alle diverse problema-

tiche – psicologiche, cardiologiche e di assunzione dei medicamenti in 

combinazione con la gravidanza – sarebbe stato più opportuno, richiedere 

al personale medico un rapporto riassuntivo circa lo stato di salute della 

stessa. Per di più un messaggio elettronico non avrebbe lo stesso valore 

probatorio e non sarebbe valutabile chi avrebbe riassunto lo stato di salute 

dell’insorgente e secondo quali documenti, e non sarebbe neppure stata 

data la possibilità alla ricorrente di esprimersi prima della presa di decisione 

sul contenuto dello stesso messaggio elettronico, sul quale si sarebbe ba-

sata, a titolo primario, la valutazione della SEM contenuta nella decisione 

avversata. Nella comunicazione elettronica di (…), sarebbe inoltre stato ri-

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portato, a torto, che la richiedente non avrebbe mai annunciato dei pro-

blemi psicologici, essendo agli atti ravvisabile il contrario. Sarebbe stato 

indicato anche in questo caso, richiedere l’avviso dei medici specialisti che 

l’hanno avuta in cura, invece di basarsi su una mail.  

In seguito, riportando alcuni eventi e citando alcune sentenze sia della 

Corte europea dei diritti dell’uomo (di seguito: CorteEDU) che dello scri-

vente Tribunale, circa la situazione di accoglienza e di procedura dei richie-

denti l’asilo in Italia nell’ambito della procedura Dublino, l’insorgente ha ri-

tenuto che la situazione predetta sarebbe recentemente peggiorata. Tale 

situazione già difficile, si sarebbe ulteriormente aggravata con l’insorgenza 

dell’attuale pandemia di Coronavirus (detto anche Covid-19), che secondo 

diverse fonti avrebbe comportato la chiusura di diverse “Questure”, presso 

le quali dovrebbe essere fatta la registrazione per poter beneficiare di cure 

mediche su suolo italiano, come pure la vita pubblica sarebbe seriamente 

limitata e l’infrastruttura medica sarebbe fortemente gravata. Alla luce di 

tali elementi, la richiedente in stato di gravidanza con gli allegati problemi 

di salute – che a parte per il passaggio nel viaggio d’espatrio, non si sa-

rebbe trattenuta oltre in Italia, e dovrebbe inoltre ancora presentarvi una 

domanda d’asilo – sarebbe confrontata con delle condizioni d’accoglienza 

maggiormente difficili, in particolare dal profilo amministrativo, e bisogne-

rebbe quindi dedurre dalle stesse, che ella rimarrà senza cure mediche ed 

alloggio se dovesse essere rinviata in Italia.  

Proseguendo nell’analisi, la ricorrente ritiene che l’autorità inferiore nel 

provvedimento impugnato, abbia pure misconosciuto che il suo stato di sa-

lute – e le conseguenti problematiche psicologiche e cardiologiche – sa-

rebbe in relazione con la sua gravidanza. In tal senso, ella assumerebbe 

ancora dei medicamenti come in precedenza che, in ordine alla sua gesta-

zione, necessitano di una presa a carico medica. Inoltre, come risulterebbe 

dall’evento del (…), dove ella sarebbe dovuta essere trasportata d’urgenza 

all’ospedale, come pure dalla successiva valutazione medica, che le pro-

blematiche cardiologiche, psichiche e la gravidanza – per la quale non si 

potrebbe peraltro escludere che possano insorgere nel futuro eventuali 

complicanze – abbiano un’interazione reciproca. Pertanto ella dovrebbe 

essere seguita medicalmente, altrimenti la sua salute o quella del suo bam-

bino non ancora nato, potrebbero venire seriamente compromesse. Anche 

ritenuto come l’autorità inferiore non potrebbe valutare da quando i trasfe-

rimenti verso l’Italia potranno essere ripresi ed in quale stato di salute e di 

gravidanza si troverà la richiedente in tale momento, come pure la situa-

zione generale in Italia. Riguardo quest’ultima evenienza la SEM avrebbe 

pure dovuto concretamente pronunciarsi circa l’applicazione nel caso di 

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specie della clausola di sovranità per motivi umanitari. Il fatto che l’autorità 

inferiore si sia espressa in merito con una formulazione generica invece 

che esaminare la situazione concreta dell’insorgente, rappresenterebbe di-

poi una violazione del suo obbligo di motivare sufficientemente la sua de-

cisione come pure esatto dal Tribunale nella DTAF 2015/9. In sunto quindi, 

l’attuale situazione in Italia, così come l’assenza di accertamenti medici ne-

cessari, comporterebbe in caso di un trasferimento della ricorrente un trat-

tamento inumano e degradante ai sensi dell’art. 3 CEDU. 

Da ultimo, la ricorrente ritiene che visto il suo statuto di giovane donna sola, 

in combinazione con il suo stato di salute e la sua gravidanza, sarebbe da 

qualificare come persona particolarmente vulnerabile. Pertanto la SEM, nel 

caso in cui avesse ritenuto una non entrata nel merito, avrebbe dovuto ri-

chiedere le garanzie specifiche, e pregresse al suo trasferimento,  

all’Italia. Questo anche in quanto la sua gravidanza, sempre che il suo al-

lontanamento sia effettivamente possibile prima della nascita del figlio, si 

troverà in uno stadio avanzato. Inoltre, ella necessiterebbe di un seguito 

medico sia per quanto concerne le sue problematiche al cuore che riguardo 

ai medicamenti che assume, ed inoltre dei consulti ginecologici di decorso 

risulterebbero essere indispensabili. Se invece il bambino dovesse na-

scere in Svizzera, nella decisione della SEM non sarebbe sufficientemente 

chiaro quando le stesse verrebbero richieste, e non adempirebbe le condi-

zioni poste nella sua giurisprudenza dal Tribunale, come neppure gli obbli-

ghi internazionali della Svizzera, poiché le stesse verrebbero prese al di 

fuori di qualsiasi decisione, e quindi non sarebbero soggette ad un controllo 

giurisdizionale. 

6.  

In limine, appare necessario esaminare dapprima le censure formali solle-

vate dalla ricorrente nel gravame, ovvero un accertamento incompleto ed 

inesatto dei fatti rilevanti per quanto attiene il suo stato di salute (art. 6 LAsi 

in relazione con l’art. 12 PA, art. 106 cpv. 1 lett. b LAsi), come pure la vio-

lazione del suo diritto di essere sentita (disciplinato dall’art. 29 cpv. 2 della 

Costituzione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 

[Cost., RS 101], e per la procedura amministrativa federale regolamentato 

agli art. 26 e seg. PA) sia riguardo un mezzo di prova utilizzato dalla SEM 

nella sua decisione, che circa la carente motivazione dell’applicazione 

della clausola di sovranità al suo caso specifico nella decisione impugnata 

(art. 35 PA). 

6.1 Nella presente disamina, le censure formali non sono atte a condurre 

alla cassazione della decisione avversata (per la violazione del principio 

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inquisitorio si veda la sentenza D-6598/2019 del 4 febbraio 2020 [prevista 

per la pubblicazione come DTAF] consid. 5.1 con ulteriori riferimenti citati; 

e per la violazione del diritto di essere sentito cfr. DTF 129 I 323  

consid. 3.2; DTF 126 I 15 consid. 2a; GICRA 2006 n°4 consid. 5; cfr. anche 

sull’argomento tra le tante le sentenze del Tribunale D-1079/2018 del  

17 dicembre 2019 consid. 5 e D-2645/2019 del 20 giugno 2019 consid. 7.2 

e 7.3 con ulteriori riferimenti ivi citati).  

6.2 Invero, a differenza delle allegazioni della ricorrente inerente un accer-

tamento inesatto ed incompleto del suo stato di salute da parte dell’autorità 

inferiore, v’è innanzitutto da rimarcare che ella è stata visitata dal (…) di 

B._______ in data (…), dove il medico consultato aveva segnatamente 

proposto di segnalarla al (…) per le riferite problematiche psichiatriche (cfr. 

atto SEM n. […]-17/3). Tuttavia, gli asseriti problemi psicologici e psichia-

trici, non sono emersi in alcun modo, né stati più segnalati dalla stessa nei 

successivi controlli medici, avvenuti dopo l’arrivo della richiedente al (…) 

(generici: cfr. atti SEM n. […]-24/2, n. […]-26/2, n. […]-31/2 e F2 del 

[…] maggio 2020; ginecologici: cfr. atti SEM n. […]-25/3, n. […]-33/5, 

n. […]-34/4 e n. […]-47/2 e cardiologici: cfr. atti SEM n. […]-27/4 e n. […]-

33/5). Invero, a parte un’iniziale insicurezza legata alla sua gravidanza (cfr. 

atto SEM n. […]-25/3), come pure sempre per il suo stato interessante do-

vuta ad un timore per il figlio che porta in grembo (cfr. atto SEM n. […]-

33/5), nonché da ultimo per le paure notturne e le difficoltà di sonno (cfr. 

atto SEM n. […]-26/2), i medici – anche specialisti consultati – non hanno 

osservato alcuna problematica dal profilo psicologico o psichiatrico, descri-

vendo il suo stato generale come buono (cfr. in particolare atti SEM n. […]-

26/2 e n. […]-27/4). Pertanto, ed a differenza di quanto sostenuto nel gra-

vame dall’insorgente, non si ravvisa alcun errore nel riassunto proposto 

con il messaggio elettronico del (…) aprile 2020 da parte del (…) del (…), 

dove si segnala che la ricorrente non avrebbe mai asserito di soffrire di 

problemi psichiatrici. Altresì, al contrario di quanto affermato nel ricorso, 

nella decisione impugnata la SEM ha descritto in modo dettagliato tutti gli 

elementi e la documentazione medica che ha preso in esame per giungere 

alla sua valutazione, e non si è basata soltanto o primariamente sul mes-

saggio elettronico del (…) aprile 2020. Non vi era inoltre necessità di con-

cedere d’ufficio già in corso di procedura tale scambio di messaggi elettro-

nici in compulsazione, perché l’interessata potesse pronunciarsi anticipa-

tamente sullo stesso. Invero, quand’anche non sia decisivo sapere se detto 

mezzo di prova fosse o meno rilevante per il giudizio, dovendosi dare la 

possibilità al diretto interessato di valutarne la portata (cfr. sentenza del 

Tribunale A-7021/2007 del 21 aprile 2008,  

consid. 6.6; WALDMANN/OESCHGER in: Waldmann/Weissenberger (ed.), 

D-2497/2020 

Pagina 12 

Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, n. 60 ad art. 26), resta il fatto che 

non risulta dagli atti che l’insorgente ne abbia fatto richiesta in corso di pro-

cedura. Comunque sia, godendo questo Tribunale di pieno potere di co-

gnizione sulla questione, ed avendo la ricorrente potuto prendere visione 

anche di questo mezzo di prova e censurarlo nel gravame con piena co-

gnizione di causa, un’eventuale violazione del diritto di essere sentito sa-

rebbe ad ogni modo da considerarsi sanata. Nella decisione avversata, 

l’autorità inferiore ha altresì dettagliato la sua analisi in modo pertinente, 

nonché spiegato in particolare gli elementi che avrebbe utilizzato per giun-

gere ad un giudizio conclusivo riguardo allo stato di salute dell’insorgente. 

Dalle considerazioni esposte, il Tribunale giunge quindi alla conclusione 

che dal profilo medico i fatti sono stati sufficientemente acclarati e non si 

ravvisa pertanto nel procedere della SEM alcuna violazione del principio 

inquisitorio o del diritto di essere sentito della ricorrente.  

6.3 Per il resto, non si individua nel provvedimento impugnato, alcuna ca-

rente motivazione dal profilo della clausola di sovranità a differenza di 

quanto censurato dalla ricorrente nel gravame. Invero, ai sensi dell’art. 29a 

cpv. 3 OAsi 1 – disposizione che concretizza in diritto interno svizzero la 

clausola di sovranità di cui all’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III – se 

“motivi umanitari” lo giustificano, la SEM può entrare nel merito della do-

manda anche qualora giusta il Regolamento Dublino III un altro Stato sa-

rebbe competente per il trattamento della domanda. Nell’applicazione di 

tale articolo, l’autorità inferiore dispone di un reale potere di apprezzamento 

ed il Tribunale, a seguito dell’abrogazione dell’art. 106 cpv. 1 lett. c LAsi 

(entrata in vigore il 1° febbraio 2014), dispone di un potere di esame ridotto 

(cfr. DTAF 2015/9 consid. 7 seg.). Esso può infatti unicamente esaminare 

se la SEM ha esercitato il suo potere di apprezzamento in modo conforme 

alla legge, ossia se l’autorità inferiore ha fatto uso di tale potere e se l’ha 

fatto secondo criteri oggettivi e trasparenti (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). 

Qualora la decisione sia sostenibile, tenuto conto dell’interpretazione della 

nozione di motivi umanitari e sia conforme ai principi costituzionali – quali 

il diritto di essere sentito, il principio della parità di trattamento ed il principio 

della proporzionalità – il Tribunale non può sostituire il suo libero apprez-

zamento a quello della SEM (cfr. DTAF 2015/9 consid. 8). Nel caso di spe-

cie l’autorità di prime cure ha tenuto conto nelle sue considerazioni dei fatti 

allegati dall’interessata suscettibili di costituire dei “motivi umanitari” ai 

sensi dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1 – in particolare per quanto attiene il suo 

stato di salute –, e pertanto, a prescindere dalla formulazione generica 

delle norme legali che prevedono la clausola di sovranità presente nella 

decisione impugnata, l’autorità inferiore si è chinata concretamente sulla 

situazione della ricorrente anche per verificare l’applicazione o meno della 

D-2497/2020 

Pagina 13 

predetta clausola al caso specifico. Se tuttavia la SEM – conoscendo ed 

avendo pure motivato in tal senso la decisione avversata in ordine alla vi-

gente situazione in Italia ed alla recente giurisprudenza del Tribunale in 

relazione ai nuclei familiari nonché ai richiedenti l’asilo che soffrono di gravi 

problematiche di salute nel caso di un loro trasferimento in Italia (cfr. sen-

tenza del Tribunale E-962/2019 del 17 dicembre 2019) – è giunta ad una 

valutazione giuridica differente sulla vulnerabilità della ricorrente rispetto a 

quest’ultima (cfr. decisione impugnata, p.to II, pag. 3 segg.), ciò non è co-

stitutivo di una violazione dell’obbligo di motivazione da parte dell’autorità 

inferiore (art. 35 PA), derivante dal diritto di essere sentito. 

7.  

Chiariti tali aspetti, dal profilo materiale, occorre ora chiedersi se l’autorità 

inferiore, che nella decisione del 6 maggio 2020 ha ritenuto data la compe-

tenza dell’Italia e non ha riscontrato degli ostacoli al trasferimento dell’in-

sorgente verso tale Paese, abbia rettamente omesso di entrare nel merito 

della domanda d’asilo presentata da quest’ultima. 

7.1 Giusta l’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi, di norma non si entra nel merito di 

una domanda di asilo se il richiedente può partire alla volta di uno Stato 

terzo cui compete, in virtù di un trattato internazionale, l’esecuzione della 

procedura d’asilo e d’allontanamento. 

7.2 Prima di applicare la precitata disposizione, la SEM esamina la com-

petenza relativa al trattamento di una domanda di asilo secondo i criteri 

previsti dal Regolamento Dublino III. Se in base a questo esame è indivi-

duato un altro Stato quale responsabile per l’esame della domanda di asilo, 

la SEM pronuncia la non entrata nel merito previa accettazione, espressa 

o tacita, di presa in carico del richiedente l’asilo da parte dello Stato in que-

stione (cfr. DTAF 2017 VI/5 consid. 6.2). 

7.3 Ai sensi dell’art. 3 par. 1 Regolamento Dublino III, la domanda di pro-

tezione internazionale è esaminata da un solo Stato membro, ossia quello 

individuato in base ai criteri enunciati al capo III (art. 7–15). Nel caso di una 

procedura di presa in carico (inglese: take charge) – come risulta essere il 

caso di specie – ogni criterio per la determinazione dello Stato membro 

competente – enumerato al capo III – è applicabile solo se, nella gerarchia 

dei criteri elencati all’art. 7 par. 1 Regolamento Dublino III, quello prece-

dente previsto dal Regolamento non trova applicazione nella fattispecie 

(principio della gerarchia dei criteri). Inoltre, la determinazione dello Stato 

D-2497/2020 

Pagina 14 

membro competente avviene sulla base della situazione esistente al mo-

mento in cui il richiedente ha presentato domanda di protezione internazio-

nale (art. 7 par. 2 Regolamento Dublino III). 

7.4 Giusta l’art. 3 par. 2 Regolamento Dublino III, qualora sia impossibile 

trasferire un richiedente verso lo Stato membro inizialmente designato 

come competente in quanto si hanno fondati motivi di ritenere che sussi-

stano delle carenze sistemiche nella procedura di asilo e nelle condizioni 

di accoglienza dei richiedenti, che implichino il rischio di un trattamento 

inumano o degradante ai sensi dell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali 

dell’Unione europea (GU C 364/1 del 18.12.2000; di seguito: CartaUE), lo 

Stato membro che ha avviato la procedura di determinazione dello Stato 

membro competente prosegue l’esame dei criteri di cui al capo III per veri-

ficare se un altro Stato membro possa essere designato come competente. 

Qualora non sia possibile eseguire il trasferimento verso un altro Stato 

membro designato in base ai criteri del capo III o verso il primo Stato mem-

bro in cui la domanda è stata presentata, lo Stato membro che ha avviato 

la procedura di determinazione diventa lo Stato membro competente. 

7.5 Lo Stato membro competente in forza del succitato Regolamento è te-

nuto a prendere in carico – in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 22 

e 29 – il richiedente che è titolare di uno o più visti scaduti da meno di sei 

mesi che gli avevano effettivamente permesso l’ingresso nel territorio di 

uno Stato membro, fino a che il richiedente non abbia lasciato i territori 

degli Stati membri (cfr. art. 12 par. 4 Regolamento Dublino III, che rinvia ai 

par. 1, 2 e 3 della medesima disposizione). 

7.6 Altresì, giusta l’art. 17 par. 1 Regolamento Dublino III («clausola di so-

vranità»), in deroga ai criteri di competenza sopra definiti, ciascuno Stato 

membro può decidere di esaminare una domanda di protezione internazio-

nale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide, anche 

se tale esame non gli compete. 

8.  

Nel caso di specie, sia dai riscontri «CS-VIS», che dalle dichiarazioni della 

stessa interessata (cfr. verbale 1, p.to 5.02, pag. 5; verbale 2, pag. 1), ri-

sulta che la predetta è entrata in Italia – e questo anche se soltanto facendo 

scalo nella vicina Penisola nel suo viaggio d’espatrio – con un visto rego-

larmente rilasciato dal precitato Stato membro il (…) presso il consolato 

italiano di C._______, e con una validità dello stesso dal  

(…) al (…). Su tali presupposti, il  

D-2497/2020 

Pagina 15 

(…), l’autorità svizzera preposta ha presentato all’ autorità omologa ita-

liana, entro i termini fissati sia per l’applicazione dell’art. 12 par. 4 Regola-

mento Dublino III che dell’art. 21 par. 1 secondo comma  

Regolamento Dublino III, una domanda di presa in carico ai sensi 

dell’art. 12 par. 4 del precitato Regolamento. Non avendo risposto entro il 

termine di due mesi previsto dall’art. 22 par. 1 Regolamento Dublino III, 

l’autorità inferiore poteva legittimamente partire dal presupposto che l’Italia 

abbia tacitamente accettato la richiesta di presa in carico della richiedente 

e che sia divenuta responsabile per la trattazione dell’eventuale procedura 

d’asilo della ricorrente a partire dal (…) (cfr. atto SEM n. […]-36/1). Ciò 

comporta l’obbligo di presa in carico dell’interessata nonché di prendere 

disposizioni appropriate all’arrivo della stessa da parte italiana, così come 

disposto dall’art. 22 par. 7 Regolamento Dublino III. 

Ne deriva quindi che, la competenza dell’Italia risulta di principio data nella 

presente disamina. L’allegazione generica e per nulla resa verosimile o 

provata dalla ricorrente in corso di procedura, che ella venga rinviata nel 

suo Paese d’origine da parte dell’Italia, poiché le avrebbe concesso un vi-

sto d’entrata (cfr. verbale 2, pag. 2), non è atta a confutare tale conclu-

sione. Invero, nel caso in disamina, la ricorrente non ha dimostrato che lo 

Stato di destinazione non sia intenzionato a prenderla in carico ed a portare 

a termine la procedura relativa alla sua domanda di protezione – che potrà 

essere depositata dall’insorgente una volta giunta in tale Paese – in viola-

zione della direttiva procedura, di cui è firmataria anche l’Italia. Ella non ha 

neppure apportato qualsivoglia indizio serio e concreto suscettibile di di-

mostrare che lo Stato di destinazione non rispetterebbe il principio del di-

vieto di respingimento e, dunque, verrebbe meno nell'ossequio dei suoi 

obblighi internazionali, rinviandola in un paese dove la sua vita, integrità 

corporale o libertà sarebbero seriamente minacciate o da dove rischie-

rebbe di essere respinta in un tale paese.  

9.  

9.1 Per quanto attiene la situazione d’accoglienza per i richiedenti asilo 

nella vicina Penisola, il Tribunale ha analizzato recentemente i cambia-

menti intervenuti dal profilo fattuale e legislativo nel predetto Paese nella 

sentenza di riferimento E-962/2019 del 17 dicembre 2019 (cfr. consid. 6.2 

segg.), ed è giunto alla conclusione che anche se il sistema d’asilo italiano 

presenta un certo numero di ostacoli suscettibili di impedire l’accesso im-

mediato dei richiedenti alla procedura d’asilo ed al sistema di accoglienza 

(cfr. consid. 6.2; ed in particolare consid. 6.2.4, 6.2.7 e 6.2.8), tuttavia non 

possono essere ritenute delle carenze sistemiche nella procedura d’asilo e 

D-2497/2020 

Pagina 16 

nel sistema d’accoglienza in Italia, malgrado le importanti modifiche intro-

dotte dal "decreto Salvini" (cfr. ibidem, consid. 6.3). Pertanto, il rispetto 

della sicurezza dei richiedenti l’asilo, in particolare il diritto alla trattazione 

della propria domanda secondo una procedura giusta ed equa ed una pro-

tezione conforme al diritto internazionale ed europeo, rimane presunto da 

parte dell’Italia (cfr. ibidem, consid. 6.4; cfr. anche sull’argomento tra le al-

tre la sentenza del Tribunale D-1979/2020 del 21 aprile 2020 consid. 10). 

9.2 Conseguentemente, l’applicazione dell’art. 3 par. 2 del Regolamento 

Dublino III, è rettamente stata esclusa dall’autorità resistente nella presente 

disamina. 

10.  

10.1 Tuttavia, la presunzione di sicurezza sopra esposta (cfr. consid. 9.1) 

può essere confutata in presenza di indizi seri che, nel caso concreto, le 

autorità italiane non rispetterebbero il diritto internazionale (cfr. 

DTAF 2011/9 consid. 6; 2010/45 consid. 7.4 e 7.5; sentenza di riferimento 

E-962/2019 consid. 5). La stessa va inoltre scartata d’ufficio in presenza di 

violazioni sistematiche delle garanzie minime previste dall’Unione europea 

o di indizi seri di violazioni del diritto internazionale (cfr. DTAF 2011/9  

consid. 6; sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo [di seguito: 

CorteEDU] M.S.S. contro Belgio e Grecia del 21 gennaio 2011, 30696/09). 

10.2 Sempre nella sentenza di riferimento del Tribunale E-962/2019 preci-

tata, la scrivente autorità ha stabilito che, tenuto conto della situazione at-

tuale del sistema di accoglienza in Italia e dei cambiamenti intervenuti dopo 

l’entrata in vigore del “decreto Salvini”, sia nel caso di trasferimenti Dublino 

di famiglie con bambini (in applicazione sia della giurisprudenza della  

CorteEDU esposta nella sentenza Tarakhel contro Svizzera del  

4 novembre 2014, 29217/12, che concretizzata nella giurisprudenza dello 

scrivente Tribunale nella DTAF 2015/4 in particolare consid. 4.3 e per le 

garanzie fornite dall’Italia cfr. DTAF 2016/2 consid. 5 ) che di richiedenti 

l’asilo affetti da malattie (somatiche o psichiche) gravi o croniche – ovvero 

persone il cui stato di salute peggiorerebbe seriamente in caso d’interru-

zione, anche breve, del loro trattamento – le autorità svizzere devono ri-

chiedere delle garanzie scritte individuali e preliminari da parte delle auto-

rità italiane, in particolare per quanto concerne l’accesso immediato (già 

all’arrivo in Italia) ad una presa in carico medica e ad un alloggio adatti (cfr. 

sentenza del Tribunale E-962/2019 consid. 8.3.4 per le famiglie;  

consid. 7.4.3 per le persone con malattie gravi o croniche). In assenza di 

D-2497/2020 

Pagina 17 

tali garanzie il trasferimento è da considerarsi illecito (cfr. sentenza di rife-

rimento E-962/2019 consid. 7.4, ed in particolare per le persone con pato-

logie gravi o croniche consid. 7.4.3). 

10.3 Nella presente disamina tuttavia, al contrario delle argomentazioni 

proposte con il gravame dalla ricorrente, ella non rientra nelle succitate ca-

tegorie. La ricorrente risulta essere una giovane donna gravida, che se-

condo la documentazione medica si trova ad uno stadio iniziale della sua 

gravidanza (il termine per la nascita del bambino è stato posto al  

[…]; cfr. atto SEM n. […]-34/4), e fino ad ora con decorso senza problema-

tiche particolari, in quanto anche l’evento di sincope vasovagale del (…) 

non ha comportato alcun effetto negativo sul seguito della sua gravidanza. 

Dal profilo cardiaco, le allegate dispnee che l’interessata accuserebbe e 

per le quali assumerebbe il Propanolol già da diversi anni, non sarebbero 

inoltre da ricondurre a dei problemi cardiaci, ma piuttosto secondo il car-

diologo consultato ad un’asma bronchiale. Circa invece la paresi facciale 

che la richiedente avrebbe dichiarato aver avuto all’età di (…) anni in Iran, 

il cardiologo ha concluso per un’ostruzione del setto atriale, che spieghe-

rebbe l’assunzione del medicamento Plavix a suo tempo, che secondo il 

medico specialista potrebbe anche essere abbandonato quale medica-

mento durante la gravidanza (cfr. anche supra lett. F). Da tale quadro, ri-

sulta quindi pacificamente che le problematiche di salute della ricorrente 

non sono a tal punto gravi da rappresentare un ostacolo all’esecuzione del 

trasferimento della ricorrente, in quanto le dispnee che la medesima ac-

cusa sono state già da tempo trattate con dei medicamenti. Neppure i lievi 

dolori lombari alla schiena, lamentati dall’insorgente il (…) maggio 2020, e 

la prescrizione di un analgesico al bisogno (cfr. anche supra lett. M), sono 

atti a mutare tale conclusione. Inoltre non ci si trova in una delle costella-

zioni previste dalla giurisprudenza della CorteEDU (cfr. sentenza della Cor-

teEDU N. contro Regno Unito del 27 maggio 2008, 26565/05; cfr. anche 

DTAF 2011/9 consid. 7.1, giurisprudenza precisata successivamente nella 

sentenza della CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016, 

41738/10, §181 segg.). Invero, nel caso della ricorrente non ci troviamo 

dinanzi ad uno stato di salute di particolare gravità. Seppur risulta corretto 

che l’insorgente, essendo in stato di gravidanza, necessiterà secondo an-

che l’ultima visita del (…), di controlli ginecologici regolari (a circa quattro 

settimane il prossimo), tuttavia una gravidanza che come quella della ricor-

rente ha un decorso sino ad oggi normale e che si trova ad uno stadio 

iniziale, non comporterà delle gravi sofferenze dal profilo medico, a tal 

punto che, dopo l’arrivo in Italia, risulti necessaria una presa in carico me-

dica immediata ed ininterrotta secondo la giurisprudenza succitata (cfr. an-

che nello stesso senso la sentenza del Tribunale E-1026/2020 del 

D-2497/2020 

Pagina 18 

4 marzo 2020 consid. 5.4). Anche in combinazione con le problematiche di 

dispnee ed i medicamenti che la stessa starebbe ancora assumendo, come 

pure con le asserite problematiche psicologiche, non ne risulta uno stato 

valetudinario che sarebbe contrario all’art. 3 CEDU secondo la giurispru-

denza della CorteEDU precitata, nel caso di un suo trasferimento in Italia. 

Lo stato di salute della ricorrente verrà inoltre preso in considerazione al 

momento del trasferimento, e sarà premura delle autorità competenti per 

l’esecuzione dell’allontanamento informare in maniera precisa, dettagliata 

e completa le autorità italiane dell’arrivo, degli eventuali problemi di salute 

dell’insorgente e dei farmaci che la stessa assume (cfr. art. 31 e 32 Rego-

lamento Dublino III), come peraltro già comunicato per la sua gravidanza 

(cfr. atto SEM n. […]-40/1).  

10.4 Sia quel che sia, non è inopportuno ricordare che l’Italia, dispone di 

una sufficiente infrastruttura sanitaria (tra le tante: sentenze del Tribunale 

E-1026/2020 consid. 5.5; E-6298/2019 del 5 dicembre 2019 e  

F-4617/2019 del 14 ottobre 2019 consid. 5.3). Inoltre, in qualità di Stato fir-

matario della direttiva accoglienza, deve provvedere affinché i richiedenti 

ricevano la necessaria assistenza sanitaria comprendente quanto meno le 

prestazioni di pronto soccorso e il trattamento essenziale di malattie e di 

gravi disturbi mentali e fornire la necessaria assistenza medica o di altro 

tipo, ai richiedenti con esigenze di accoglienza particolari, comprese, se 

necessarie, appropriate misure di assistenza psichica (art. 19 par. 1 e 2 

direttiva accoglienza). Anche se nella prassi l’accesso al sistema di salute 

italiano può subire attualmente dei ritardi, tuttavia le prestazioni di pronto 

soccorso risultano sostanzialmente essere garantite (cfr. sentenze del Tri-

bunale E-1026/2020 consid. 5.5, E-962/2019 consid. 6.2.7). Anche le pro-

blematiche legate alla pandemia di Coronavirus sollevate dalla ricorrente 

nel gravame, non permettono di giungere ad una diversa conclusione ri-

spetto a quella di cui nell’impugnata decisione. La situazione attuale risulta 

invero solamente una circostanza transitoria che, sebbene giustifichi una 

temporanea sospensione del trasferimento, non impedisce che questo sia 

effettivamente posto in essere in un ulteriore e più appropriato momento 

(cfr. sentenze del Tribunale F-1827/2020 del 9 aprile 2020, F-1622/2020 

del 26 marzo 2020 consid. 2.2 e D-1282/2020 del 25 marzo 2020  

consid. 5.5). Dipoi, il bambino della ricorrente dovrebbe venire alla luce 

nell’(…) del (…), e quindi, a differenza di quanto sostenuto dalla ricorrente 

nel suo gravame, l’autorità di prime cure ha stabilito a giusto titolo che se 

ella dovesse partorire prima del suo trasferimento verso l’Italia, richiede-

rebbe le garanzie sufficienti alla stessa, perché in particolare venga assi-

curato un appropriato alloggio al nucleo familiare secondo la giurispru-

denza summenzionata. Ma, poiché al momento (ovvero prima della nascita 

D-2497/2020 

Pagina 19 

del bambino della ricorrente) non ci si trova in una situazione simile ad un 

nucleo familiare così come predisposto dalla giurisprudenza succitata, la 

richiedente non rientra nella predetta categoria, e la giurisprudenza ine-

rente la famiglia non può esserle applicata a titolo eventuale ed anticipata-

mente (cfr. nello stesso senso la sentenza del Tribunale F-440/2019 del 

12 febbraio 2019 con ulteriori riferimenti ivi citati). 

10.5 Per il resto, la ricorrente, come da ella stessa ricordato nel gravame, 

non ha presentato in Italia alcuna domanda d’asilo, e risulta di conse-

guenza suo obbligo chiedere protezione alle autorità italiane. Altresì, se, 

dopo il suo trasferimento in Italia, ella dovesse essere costretta dalle circo-

stanze a condurre un’esistenza non conforme alla dignità umana, o se do-

vesse ritenere che il paese in questione viola i suoi obblighi di assistenza 

nei suoi confronti, così come la direttiva precitata, o in ogni altro modo leda 

i suoi diritti fondamentali, apparterrà alla medesima sollevare l’eventuale 

violazione dei suoi diritti, utilizzando le adeguate vie di diritto, dinanzi alle 

autorità dello Stato in questione (cfr. art. 26 della direttiva accoglienza). 

Nella fattispecie non figurano inoltre – a parte delle generiche allegazioni – 

indizi oggettivi, concreti e seri, che permettano di concludere che in caso 

di un suo trasferimento in Italia la ricorrente sarebbe durevolmente privata 

del sostentamento minimo e rischierebbe di subire delle condizioni di vita 

indegna in violazione della direttiva accoglienza, di cui anche l’Italia è Stato 

firmatario. Inoltre, il Paese in questione è legato alla CartaUE, e firmatario 

della CEDU, della Convenzione del 10 dicembre 1984 contro la tortura ed 

altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti (Conv. tortura, RS 

0.105), della Convenzione del 28 luglio 1951 sullo statuto dei rifugiati 

(Conv. rifugiati, RS 0.142.30), oltre che del relativo Protocollo aggiuntivo 

del 31 gennaio 1967 (RS 0.142.301) e ne applica le disposizioni.  

10.6 Ne discende quindi che la ricorrente non ha fornito indizi seri suscet-

tibili di comprovare che le sue condizioni di vita o la sua situazione perso-

nale sarebbero tali da contravvenire all’art. 4 della CartaUE, all’art. 3 CEDU 

o all’art. 3 Conv. tortura in caso di esecuzione del trasferimento in Italia, e 

questo in particolare senza la richiesta di speciali garanzie individuali pre-

gresse allo Stato membro competente. 

11.  

11.1 Da ultimo, la ricorrente con le sue censure circa la situazione attuale 

in Italia e la sua particolare vulnerabilità quale donna sola, in attesa di un 

figlio, e con problematiche di salute, postula l’applicazione della clausola 

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Pagina 20 

discrezionale prevista all’art. 17 par. 1 («clausola di sovranità») Regola-

mento Dublino III, rispettivamente della clausola per motivi umanitari pre-

vista all’art. 29a cpv. 3 OAsi 1. 

11.2 Come già sopra considerato (cfr. consid. 6.3), la SEM ha stabilito in 

maniera corretta e completa i fatti giuridicamente rilevanti, anche sotto il 

profilo delle succitate clausole. Circa l’esistenza di motivi umanitari ai sensi 

dell’art. 29a cpv. 3 OAsi 1, nel caso in disamina non sussistono del resto 

elementi per ritenere che l’autorità inferiore abbia esercitato in maniera ar-

bitraria il suo potere di apprezzamento. Pertanto, non vi è motivo di appli-

care la clausola discrezionale di cui all’art. 17 par. 1 (clausola di sovranità) 

Regolamento Dublino III. 

12.  

Di conseguenza, in mancanza dell’applicazione della precitata norma da 

parte della Svizzera, l’Italia permane competente per l’esame della do-

manda di asilo della ricorrente ai sensi del Regolamento Dublino III ed è 

tenuta a prenderla in carico in ossequio alle condizioni poste agli art. 21, 

22 e 29 del predetto. 

13.  

Alla luce di quanto precede, è quindi a giusto titolo che la SEM non è en-

trata nel merito della domanda di asilo dell’insorgente, in applicazione 

dell’art. 31a cpv. 1 lett. b LAsi ed ha pronunciato il suo trasferimento verso 

l’Italia conformemente all’art. 44 LAsi, posto che la ricorrente non possiede 

un’autorizzazione di soggiorno in Svizzera (cfr. art. 32 lett. a OAsi 1). In 

siffatte circostanze, non vi è più luogo di esaminare in maniera distinta le 

questioni relative all’esistenza di un impedimento all’esecuzione del trasfe-

rimento per i motivi giusta i cpv. 3 e 4 dell’art. 83 della legge federale sugli 

stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20), dal momento che detti 

motivi sono indissociabili dal giudizio di non entrata nel merito nel quadro 

di una procedura Dublino (cfr. DTAF 2015/18 consid. 5.2). 

14.  

Visto tutto quanto sopra, il ricorso deve pertanto essere respinto e la deci-

sione della SEM, che rifiuta l’entrata nel merito della domanda di asilo e 

pronuncia il trasferimento dalla Svizzera verso l’Italia della ricorrente,  

confermata, previa revoca delle misure cautelari pronunciate il  

15 maggio 2020. 

15.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

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Pagina 21 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto. 

16.  

Da ultimo, ritenute le allegazioni ricorsuali sprovviste di probabilità di esito 

favorevole, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa 

dal pagamento delle spese processuali è respinta (art. 65 cpv. 1 PA). 

17.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, di CHF 750.–, sono po-

ste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. b del 

regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al  

Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, 

RS 173.320.2]). 

18.  

La presente decisione non concerne una persona contro la quale è pen-

dente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abban-

donato in cerca di protezione, e pertanto non può essere impugnata con 

ricorso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

D-2497/2020 

Pagina 22 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le misure supercautelari pronunciate il 15 maggio 2020 sono revocate. 

3.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal  

pagamento delle spese processuali, è respinta. 

4.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare dev’essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla data di spedizione della 

presente sentenza. 

5.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Daniele Cattaneo Alissa Vallenari 

 

 

Data di spedizione: