# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3e11579b-a356-519b-b661-db7997f9d2e8
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2000-02-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 16.02.2000 15.2000.21
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2000-21_2000-02-16.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2000.00021

  	
  Lugano

  16 febbraio
  2000

  FP/fc/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera
  di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta, presidente 

  Pellegrini e Zali

  

 

	
  segretario:

  	
  Baur Martinelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sul ricorso
27 ottobre 1999 di

 

                                         __________

 

                                         contro

 

l’operato dell’UE di
Lugano e meglio contro il pignoramento 21 ottobre
1999

nelle diverse
esecuzioni promosse nei confronti del ricorrente da

 

                                         __________

                                         rappr.
dalla __________

 

viste le osservazioni
19 novembre 1999 dell’UE di Lugano                     

 

esaminati atti e
documenti;

 

ritenuto 

 

in fatto:                    A.   Il __________ procede nei confronti
di __________ per l’incasso dei propri crediti. L’UE di Lugano ha stabilito il
minimo di esistenza del debitore come segue :

 

                                         Introiti:                  debitore                   fr.
2'670.-- 45.50%

                                                                      coniuge                   fr.
3'200.-- 54,50%

 

 

                                         Minimo
di esistenza:

 

                                         importo
base                 fr. 1’370.--

                                         figli
minorenni                fr.    220.--

                                         locazione                       fr.
2’380.--

                                         cassa
malati                  fr.    705.50

                                         trasferte                          fr.   
171.50

                                         pasti                               fr.   
180.--

                                         

                                         totale
deduzioni             fr. 5'027.-- 45.50%    fr. 2'287

 

                                         eccedenza
pignorabile                  fr. 383.--

 

                                  B.   Con
ricorso 27 ottobre 1999 __________ insorge contro tale provvedimento sostenendo
che dal reddito esposto nel calcolo del minimo d’esistenza andrebbero dedotte
le spese, in maniera tale da ottenere il reddito effettivo dell'escusso.
Inoltre il ricorrente sostiene che l'UEF, alla voce introiti, avrebbe
erroneamente considerato il reddito della moglie. __________ sostiene inoltre
di avere diversi debiti nei confronti di enti pubblici, segnatamente Cantone e
Comune.

 

                                  C.   Con
osservazioni 7 novembre 1997 l’UE di Lugano chiede la reiezione del gravame,
ribadendo la correttezza del proprio operato.

 

 

Considerando 

 

 

in diritto:                  1.   Nel procedere al sequestro o al pignoramento del reddito le
autorità di esecuzione sono tenute ad accertare d’ufficio le circostanze
determinanti al momento dell’esecuzione del sequestro o del pignoramento, ossia
il reddito del debitore e il fabbisogno suo o della sua famiglia (DTF 112 III
21; 108 III 12; 106 III 13), ritenuto che delle successive modifiche della
situazione potrà essere tenuto conto soltanto mediante revisione del
pignoramento (DTF 108 III 13).

 

                                   2.   Nel
caso in cui sia il debitore che il suo coniuge dispongono di un reddito,
occorre tenere conto dell’art. 163 CC, secondo il quale i coniugi provvedono in
comune, ciascuno nella misura delle sue forze, al mantenimento della famiglia.
La Camera delle esecuzioni e dei fallimenti del Tribunale federale nelle DTF
116 III 78 e 114 III 15 ha stabilito che per calcolare la quota di reddito
pignorabile occorre, in primo luogo, determinare il reddito di ambedue i
coniugi e il loro minimo vitale comune; poi, ripartire tra di essi il minimo
vitale ottenuto in relazione con il reddito netto. La quota pignorabile del
reddito del coniuge escusso risulta sottraendo la sua parte del minimo vitale
dal suo reddito determinante (Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs - und
Konkursrechts, Berna 1997, § 23 n.66, p. 178/179). Ne consegue che la richiesta
dell’escusso di non considerare il reddito della moglie nel calcolo degli
introiti non può essere accolta.

 

                                   3.   Il
ricorrente sostiene che il reddito stabilito dall'UE di Lugano non terrebbe
conto delle spese per conseguirlo. Orbene tale reddito, comprese le spese, è
stato comunicato dall'escusso stesso, il quale in data 19 ottobre 1999 ha
firmato il verbale interno per le operazioni di pignoramento. Di conseguenza la
censura si rivela priva di fondamento. 

 

                                   4.   __________
pretende che venga tenuto conto degli oneri per debiti nei confronti del
Cantone e del Comune.

                                         Perché
si diano privilegi in diritto di determinati creditori occorre un’espressa
norma di legge in tal senso. La giurisprudenza del Tribunale federale ha
attenuato il rigore di questo principio stabilendo che determinati creditori
sono privilegiati di fatto nel senso che, in caso di pignoramento di salario e
di redditi, il debitore è autorizzato ad eseguire interamente le proprie
obbligazioni nei loro confronti: è questo il caso in particolare per il
venditore di generi alimentari, per il fornitore di beni indispensabili alla
sopravvivenza o all’esercizio del lavoro del debitore e per il locatore di locali
indispensabili per l’esercizio dell’attività lucrativa dell’escusso (DTF 112
III 18).

                                         Siffatto
indirizzo giurisprudenziale concretizza l’intento del legislatore di lasciare
all’escusso e alla sua famiglia quanto è assolutamente indispensabile ex art.
92 e 93 LEF per soddisfare i bisogni più elementari.

                                         E’
di tutta evidenza che le deduzioni prospettate dal ricorrente per il pagamento
dei debiti contratti con il Cantone ed il Comune non possono entrare in linea
di conto per il calcolo del minimo vitale: alla luce dei principi
giurisprudenziali richiamati, nulla giustifica il privilegio che il debitore
pretende sia concesso a tali creditori. Abbondanzialmente si rileva altresì che
non vi sarebbe alcuna garanzia che gli importi di cui si chiede la deduzione
vengano effettivamente versati agli enti pubblici creditori ( cfr. in senso
convergente Georges Vonder Mühll, Basler Kommentar zum SchKG,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 33 all'art. 93 LEF).

 

                                   5.   Dal
certificato della cassa malati __________ prodotto dal ricorrente si evince che
l’importo di fr. 705.50.-- riconosciuto dall’UEF è da considerare più che
generoso, non essendo limitato alle prestazioni obbligatorie secondo la LAMal.
Considerato che quale assicurazione malattia può essere riconosciuta unicamente
l’assicurazione obbligatoria, nel calcolo del minimo di esistenza del debitore
andrebbe riconosciuto unicamente l'importo mensile di fr. 481.40, pari alla
copertura assicurativa LAMal. Tale decurtazione non viene tuttavia operata,
ostandovi il divieto della reformatio in peius sancito dall'art. 22 LPR.

 

                                   6.   Nel
determinare il minimo vitale va considerato il canone locatizio conforme
all’uso locale per un alloggio del quale si possa pretendere che l’escusso si
accontenti nelle circostanze concrete, ritenuto l’imperativo categorico di
ridurre al minimo le spese per un’abitazione adeguata alle sue necessità e
possibilità (DTF 104 III 38-41, 87 III 102 e 57 III 207; CEF 8 aprile 1991 su
reclamo C.R: cons. 1, 30 agosto 1988 su reclamo B. cons. 4c, 4 agosto 1988 su
reclamo S e 12 giugno 1970 in Rep. 1971 p. 117). L’importo del canone va messo
in relazione con il reddito dell’escusso (CEF 16 febbraio 1989 su reclamo S.
cons. 5b).

                                         Il
debitore non può essere costretto dalle autorità di esecuzione ad occupare un
alloggio corrispondente ai suoi mezzi finanziari: tuttavia il canone deve
essere ridotto ad una misura normale se l’escusso utilizza un’abitazione
costosa solo per sua eccessiva comodità (DTF 114 III 12-18 cons. 2 e 4; CEF 16
febbraio 1989 su reclamo S. cons. 5b). La decurtazione del quantum può però, di
regola, essere operante solo nel rispetto dei termini contrattuali (DTF 119 III
73; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs-und Konkursrechts, Berna
1997, § 23 n. 64 p. 178).

                                         Nel
caso in esame il ricorrente ha preteso e ottenuto che nel calcolo del minimo di
esistenza venisse calcolato a titolo di canone di locazione l'importo di fr.
2'380.-- per un alloggio che l'escusso occupa a __________ unitamente alla
moglie e al figlio. 

                                         E’
di tutta evidenza che l’alloggio occupato dall’escusso, ed il relativo canone
locatizio, sono manifestamente sproporzionati alle sue effettive esigenze. Di
conseguenza questa Camera ha già stabilito in data 4 giugno 1998 (inc.
15.98.17) che il canone locatizio di fr. 2380.-- non può essere riconosciuto
come tale in sede di determinazione del minimo di esistenza dopo il primo
termine utile di disdetta. Pertanto al debitore è stato riconosciuto quale
canone locatizio  a partire dal 1° aprile 2000 un importo mensile di fr. 1'000.--
al massimo, spese di riscaldamento comprese, per un appartamento di 3 locali a
__________ o in un comune viciniore.

                                   7.   Ne
consegue la reiezione del gravame.

                                         Sulle
spese occorre ricordare a futura memoria che - benché la gratuità della
procedura sia contraria al sistema di diritto amministrativo in cui si muove il
ricorso secondo l'art. 17 LEF (Jean - François Poudret/Suzette Sandoz - Monod, Commentaire
de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990,n.2.10 all'art.
81, p.804) - siffatto principio è stato codificato per espressa volontà del
legislatore (art.20a cpv.1 primo periodo LEF e 61 cpv. 2 lett. a OTLEF; DTF 125
III 383 cons.2a) Per lo stesso motivo non si assegnano indennità (art. 62 cpv.
2 OLEF).

 

Richiamati gli art. 17
e 93 LEF

 

pronuncia:              1.   Il ricorso 27 ottobre 1999 __________, è respinto.

 

                                   2.   Non
si prelevano spese, né si assegnano indennità.

 

                                   3.   Contro
questa decisione è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni
e dei fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della
scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in
conformità dell’art. 19 LEF.

 

                                   4.   Intimazione
a:

                                         -
__________

                                         Comunicazione
all'UE di Lugano

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

quale autorità di vigilanza

Il presidente                                                                           La
segretaria