# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 59324077-3155-5977-82c8-9d63049e6b56
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-06-20
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 20.06.2013 30.2013.9
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_30-2013-9_2013-06-20.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  30.2013.9

   

  cs

  	
  Lugano

  20 giugno
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 20 marzo 2013 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 27
  febbraio 2013 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di contributi AVS

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato
nel 1960, è affiliato presso la CO 1 quale indipendente dal 1° maggio 2000. Con
il 1° marzo 2007 l’assicurato ha costituito la __________ per l’operazione di
edificazione della __________ che porta il medesimo nome e nella quale detiene
una partecipazione qualificata con un capitale azionario superiore al 10%. 

 

                                         Nel 2010,
oltre al reddito derivante dalla sua attività indipendente (fr. 70'000), RI 1 ha
percepito un dividendo di 

                                         fr.
1'350'000 dalla __________.

                                         In
applicazione dell’art. 17b cpv. 1 LT e 18b LIFD nella tassazione 2010 è stato
imposto il 50% del dividendo (al netto delle spese di amministrazione del 5%),
ossia fr. 708’750.

                                                                                

                               1.2.   Con
decisione del 13 marzo 2012, confermata dalla decisione su opposizione del 14
maggio 2012 (doc. 39), la CO 1 ha fissato il contributo dovuto dall’interessato
quale indipendente nel 2010 sulla base di un reddito aziendale di fr. 778'750
(70'000 + 708'750).

 

                               1.3.   In seguito
al ricorso interposto da __________ al TCA (inc. 30.2012.21), la Cassa, dopo
aver interpellato l’UFAS, ha sostenuto che avrebbe dovuto prendere in
considerazione l’intero dividendo di fr. 1'350'000 nel calcolo del reddito
aziendale del 2010 e non solo il 50%. __________ è stato sentito nel corso di
un’udienza tenutasi il 25 settembre 2012 presso questo Tribunale, al termine
della quale gli è stato assegnato un termine di 20 giorni per determinarsi in
merito alla prospettata reformatio in peius e per eventualmente ritirare il
ricorso.

 

                               1.4.   Con decreto
del 7 novembre 2012 il giudice delegato del TCA ha stralciato il ricorso dai
ruoli in seguito al ritiro dell’impugnativa da parte dell’interessato (inc.
30.2012.21).

 

                               1.5.   Con
decisione formale del 22 gennaio 2013 (doc. 6c), confermata dalla decisione su
opposizione del 27 febbraio 2013 (doc. 4), la CO 1 ha fissato in 

                                         fr. 682’000
il reddito aziendale di RI 1 soggetto a contribuzione nel 2011.
L’amministrazione, dopo aver contattato l’autorità fiscale, ha preso in
considerazione fr. 142'000 corrispondenti al reddito da attività indipendente
conseguito quell’anno, cui ha aggiunto fr. 540'000 pari al dividendo della
partecipazione aziendale qualificata nella __________. 

 

                               1.6.   RI 1 è
insorto al TCA contro la predetta decisione su opposizione, chiedendo che il
contributo sia calcolato, come nel 2010, sul 50% del dividendo della
partecipazione nella __________ (doc. I). L’insorgente sostiene che le
motivazioni alla base della decisione della Cassa non sono chiare e che non vi
sono neppure direttive in materia. Egli ritiene che l’amministrazione debba
riprendere il dato comunicato dall’autorità fiscale e figurante nella
tassazione 2011, pari al 50% del dividendo percepito quell’anno e domanda di
vedere una documentazione chiara e precisa in merito e non solo supposizioni
della Cassa. Egli rileva che quando vi è stata la discussione in merito alla
votazione sull’imposizione delle imprese nel febbraio 2008 anche la classe
politica aveva messo in guardia contro la possibile perdita di introiti sia in
ambito fiscale che in ambito AVS.

 

                               1.7.   Con risposta
del 4 aprile 2013 l’amministrazione propone la reiezione del ricorso con
argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione
(doc. V).

 

                               1.8.   Con
osservazioni del 15 aprile 2013 l’insorgente sostiene che se la legge è chiara,
vi è stata una comunicazione errata da parte dell’autorità fiscale. La notifica
di tassazione 2011 gli è stata inviata nel maggio 2012 e, ricevendo un calcolo dell’imponibile
del dividendo ridotto del 50%, non si sarebbe aspettato una correzione dell’importo
da parte della Cassa di compensazione. Per cui non ha presentato osservazioni e
tanto meno la Cassa avrebbe dovuto effettuare accertamenti in merito.
L’interessato rileva inoltre che complessivamente deve pagare oltre il 64% di
imposte ed oneri sull’attività svolta e si chiede se la medesima prassi viene
applicata anche ad altri, ossia ad un banchiere, ad un falegname, ad ogni
indipendente. L’insorgente chiede di essere convocato per visionare gli accordi
tra fisco e AVS e ribadisce che i politici avevano messo in conto la
diminuzione degli introiti in ambito AVS (doc. VII).

 

                               1.9.   Il 13 giugno
2013 le parti sono state sentite nel corso di un’udienza da cui è emerso:

 

" 
In questa sede il Giudice ricapitola i fatti che
sono alla base della causa ed il sig. RI 1 precisa che non viene più contestata
la natura di provento da attività indipendente dei dividendi della SA
costituita a suo tempo per l'operazione di edificazione della ____________________.

 

La contestazione oggi, e così non vi è assoluta
contraddizione con il ritiro del gravame formante l'incarto 30.2012.21, è
limitata al fatto che la Cassa non può e non deve prelevare i suoi contributi
AVS/AI/IPG dall'intera somma costituita dai dividendi ma deve limitarsi
all'importo comunicatole dall'amministrazione fiscale ed oggetto di tassazione
che è pari al 50% del loro valore. La mia situazione giuridica verso l'autorità
fiscale, alla luce delle scelte eseguite, ossia di costituire una SA con altri
2 soci, è tale da permettere il conseguimento del beneficio fiscale di un
imposizione limitata al 50% dei benefici distribuiti per il tramite dei
dividendi. A mio avviso questo stesso importo deve essere ritenuto dalla Cassa CO
1 quale frutto da attività indipendente.

 

Il ricorrente indica di essere già in possesso
delle direttive in merito alla tassazione o meglio al percepimento dei
contributi sui dividendi di questa natura in lingua francese e di averle
ricevute dalla Cassa stessa. Agli atti la Cassa ha pure prodotto un foglio contenente
una serie di modalità operative prescritte dalla __________, si tratta di una regolamentazione
interna concernente le modalità di passaggio di dati dalla __________ alla __________.

 

A questo documento il ricorrente non è
interessato egli ribadisce il concetto secondo cui gli importi dei dividendi
debbano essere sottoposti al prelievo di contributi solo ed unicamente nella
misura in cui vengono tassati e non oltre, ossia la Cassa non deve prelevare i
contributi sull'insieme del valore dei contributi e questo nonostante il dire
delle direttive che in fondo non sono assolutamente chiare su questi aspetti. 

 

Il ricorrente evidenzia poi che se non avesse lui
stesso lo scorso anno inoltrato il gravame contro la decisione di fissazione
dei contributi con buona verosimiglianza la cassa non si sarebbe avveduta della
comunicazione parziale dei dati da parte della __________. 

 

A parte ciò il sig. RI 1 ricorda come a livello
di dibattito politico in vista dell'adozione delle nuove norme fiscali
concernenti l'imposizione dei dividendi in situazioni particolari aveva
evidenziato questa tematica dell'influsso sull'AVS. A suo modo di vedere il risparmio
non doveva essere unicamente di natura fiscale ma doveva riverberarsi sull'aspetto
dei contributi AVS. 

 

Dal canto suo il rappr. della Cassa evidenzia che
il discorso politico sull'AVS era riferito di principio ai piccoli imprenditori
con ditte individuali che potevano potenzialmente trasformare la loro ditta in
SA con la possibilità teorica di prelevare per intero sotto forma di dividendi
anni di accantonamenti, motivo per il quale sono stati fissati dei paletti tali
per cui all'imprenditore non era possibile operare in questo modo.

 

Il sig. __________ comunica che per quanto sia
noto alla sua amministrazione e a quella federale ossia UFAS non sono fino ad
oggi state emanate sentenze. La linea di comportamento della Cassa è dettata da
indicazioni provenienti dal servizio giuridico dell'UFAS e confermate nelle
direttive.

 

Il sig. RI 1 evidenzia poi che, per quanto gli è
noto da colleghi e conoscenti imprenditori, la Cassa ha ancora recentemente
emanato decisioni di fissazione di contributi in situazioni analoghe alla sua
ma limitando la percezione dei contributi al 50% del valore di dividendi
comunicato dall'autorità fiscale, ciò anche con riferimento all'anno oggetto della
presente causa ossia 2011” (doc.X)

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Sono
assicurate obbligatoriamente in conformità della legge federale
sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti le persone fisiche che
sono domiciliate in Svizzera (art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS).

A norma dell'art. 3 cpv. 1 LAVS, gli assicurati sono tenuti al pagamento
dei contributi fintanto che esercitano un'attività lucrativa.

 

In applicazione dell'art. 4 cpv. 1 LAVS, i contributi degli
assicurati che esercitano un'attività lucrativa sono calcolati in percento del
reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa dipendente e indipendente.

 

I contributi AVS degli assicurati esercitanti un'attività
lucrativa indipendente sono determinati tenendo conto di qualsiasi reddito che
non sia mercede per lavoro a dipendenza d'altri (art. 9 cpv. 1 LAVS). Il
reddito proveniente da un'attività lucrativa indipendente è stabilito deducendo
dal reddito lordo le spese generali necessarie per conseguire il reddito lordo
(art. 9 cpv. 2 lett. a LAVS).

 

                                         Per
l’art. 17 OAVS sono considerati reddito proveniente da un’attività
lucrativa indipendente ai sensi dell’articolo 9 capoverso 1 LAVS tutti i
redditi conseguiti in proprio da un’azienda commerciale, industriale,
artigianale, agricola o silvicola, dall’esercizio di una professione liberale o
da qualsiasi altra attività compresi gli utili in capitale e gli utili
realizzati con il trasferimento di elementi patrimoniali giusta l’articolo 18
capoverso 2 LIFD e gli utili conseguiti
con l’alienazione di fondi agricoli e silvicoli giusta l’articolo 18 capoverso
4 LIFD, eccetto i redditi da partecipazioni dichiarati quali sostanza
commerciale giusta l’articolo 18 capoverso 2 LIFD.

 

                               2.2.   I contributi
sono fissati per ciascun anno di contribuzione. Per anno di contribuzione si
intende l'anno civile (art. 22 cpv. 1 OAVS).

                                                      Per
il calcolo dei contributi sono determinanti il reddito secondo il risultato
dell’esercizio commerciale chiuso nell’anno di contribuzione e il capitale
proprio investito nell’azienda alla fine dell’esercizio commerciale (art. 22
cpv. 2 OAVS).

                                                      Se
l’esercizio commerciale non corrisponde all’anno di contribuzione, il reddito
non è ripartito sugli anni di contribuzione. È fatto salvo il capoverso 4 (art.
22 cpv. 3 OAVS)

Se in un anno di contribuzione non si è proceduto
alla chiusura dei conti, il reddito dell'esercizio commerciale va ripartito
sugli anni di contribuzione conformemente alla sua durata (art. 22 cpv. 4
OAVS).

Il reddito non è convertito in reddito annuo
(art. 22 cpv. 5 OAVS).

 

                               2.3.   Le autorità
fiscali cantonali stabiliscono il reddito determinante per il calcolo dei
contributi in base alla tassazione dell'imposta federale diretta, passata in
giudicato, e il capitale proprio investito nell'azienda in base alla
corrispondente tassazione dell'imposta cantonale, passata in giudicato e
adeguata ai valori di ripartizione intercantonali (art. 23 cpv. 1 OAVS).

In difetto di una tassazione dell'imposta
federale diretta passata in giudicato, gli elementi fiscali determinanti sono
desunti dalla tassazione dell'imposta cantonale sul reddito e, in mancanza di
essa, dalla dichiarazione controllata d'imposta federale diretta (art. 23 cpv.
2 OAVS).

                                         Nei casi di procedura per
sottrazione d’imposta, i capoversi 1 e 2 sono applicabili per analogia (art. 23
cpv. 3 OAVS).

Le indicazioni fornite dalle autorità fiscali
sono vincolanti per le casse di compensazione (art. 23 cpv. 4 OAVS).

Se le autorità fiscali cantonali non possono
comunicare il reddito, le casse di compensazione devono valutare il reddito
determinante per stabilire il contributo e il capitale proprio investito
nell'azienda fondandosi sui dati a loro disposizione. Gli assicurati devono
dare le indicazioni necessarie alle casse di compensazione e, se richiesto,
presentare i giustificativi (art. 23 cpv. 5 OAVS).

 

                                         Per
l’art. 27 cpv. 1 OAVS per le persone esercitanti un’attività lucrativa
indipendente a esse affiliate, le casse di compensazione domandano alle
competenti autorità fiscali cantonali le indicazioni necessarie al calcolo dei
contributi. L’Ufficio federale emana direttive in merito alle indicazioni
necessarie e alla procedura di notifica.

                                                      Le
autorità fiscali cantonali trasmettono man mano le indicazioni per ogni anno
fiscale alle casse di compensazione (art. 27 cpv. 2 OAVS).

                                         L’autorità fiscale
cantonale che non ha ricevuto nessuna domanda di comunicazione per una persona
esercitante un’attività lucrativa indipendente il cui reddito può essere
stabilito conformemente all’articolo 23 trasmette spontaneamente gli elementi
di calcolo alla cassa cantonale di compensazione. Questa li inoltra, ove
occorra, alla cassa di compensazione competente (art. 27 cpv. 3 OAVS).

 

                                         Per
l’art. 18b cpv. 1 LIFD i dividendi, le quote di utili, le eccedenze di
liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da
azioni, quote in società a garanzia limitata o in società cooperative e buoni
di partecipazione, nonché gli utili conseguiti con l’alienazione di tali
diritti di partecipazione sono imponibili in ragione del 50 per cento, dopo
deduzione degli oneri imputabili, se questi diritti di partecipazione
rappresentano almeno il 10 per cento del capitale azionario o sociale di una
società di capitali o di una società cooperativa.

                                         A norma dell’art. 18b cpv.
2 LIFD l’imposizione parziale degli utili conseguiti con l’alienazione è
concessa soltanto se i diritti di partecipazione alienati erano, per almeno un
anno, di proprietà del contribuente o dell’impresa di persone.

 

                                         Il
Consiglio federale nel Messaggio del 22 giugno 2005 concernente la legge
federale sul miglioramento delle condizioni quadro fiscali per le attività e
gli investimenti imprenditoriali (Legge sulla riforma II dell’imposizione delle
imprese), circa l’art. 18b LIFD, ha affermato (FF 2005, pag. 4241 e seguenti,
in particolare 4348):

 

"  Art. 18b (nuovo) Imposizione
parziale dei proventi da partecipazioni della sostanza commerciale 

 

Per quanto concerne la sostanza commerciale, tutti i proventi da
diritti di partecipazione (compresi le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti
del valore nominale ecc.) sono imponibili in ragione del 60 per cento, dopo
deduzione degli oneri imputabili (in particolare della parte proporzionale
degli interessi passivi). Gli utili conseguiti con l’alienazione di
partecipazioni (dopo deduzione degli oneri imputabili) sono imposti soltanto in
ragione del 60 per cento se le partecipazioni alienate adempiono
(cumulativamente) i due criteri seguenti: esse rappresentano almeno il 10 per
cento del capitale azionario o del capitale sociale di una società di capitali
o di una società cooperativa e, inoltre, erano per almeno un anno proprietà del
contribuente o dell’impresa di persone. In tutti gli altri casi, gli utili conseguiti
con l’alienazione di diritti di partecipazione sono interamente imponibili come
finora. I proventi che beneficiano dell’imposizione parziale devono dunque
essere determinati globalmente tanto per le  partecipazioni qualificate –
eccettuati gli utili da alienazione – quanto

per le partecipazioni non qualificate.”

 

                                         Da
rilevare che il progetto, nel corso dei dibattiti parlamentari, è stato
modificato nel senso che l’imposizione di cui all’art. 18b LIFD è stata fissata
al 50%.

 

                                         Circa
l’assoggettamento all’AVS, le direttive sui contributi dei lavoratori
indipendenti e delle persone senza attività lucrativa (DIN), al marg. 1089.3 prevedono che “les revenus produits par les participations
selon l’art. 18b LIFD sont intégralement soumis à cotisations. Les autorités
fiscales communiquent ces revenus sans corrections de calcul “.

 

                                         Da parte sua
il marg. 4021 DIN stabilisce che « le montant brut – c’est-à-dire sans
les corrections de calcul apportées par les autorités fiscales – des revenus
produits par les participations de la fortune commercial au sens de l’art. 18b
LIFD doit être communiqué».

 

                               2.4.   Per giurisprudenza costante del TFA (dal 1° gennaio 2007: TF)
ogni tassazione fiscale è presunta conforme alla realtà: le casse di
compensazione sono vincolate dalle comunicazioni delle autorità di tassazione e
il giudice delle assicurazioni sociali esamina di principio la decisione
fiscale unicamente dal profilo della legalità. L'autorità giudicante non può
scostarsi da una tassazione fiscale cresciuta in giudicato a meno che essa
contenga errori manifesti e debitamente comprovati, immediatamente emendabili,
oppure quando si debbano apprez­zare fatti irrilevanti dal profilo fiscale, ma
decisivi in tema di assicurazioni sociali. Semplici dubbi sull'esattezza di una
tassazione fiscale non bastano; infatti la determinazione del reddito spetta
alle autorità fiscali e il giudice delle assicurazioni sociali non deve
intervenire adottando particolari provvedimenti di tassazione.

                                         L'assicurato
esercitante un'attività indipendente deve anzitutto difendere i suoi diritti
nel procedimento fiscale anche per quanto concerne i contributi delle
assicurazioni sociali (Pratique VSI 1997 pag. 26 consid. 2b, 1993 pag. 232 consid. 4b, RCC 1992 pag. 35, RCC 1988 pag. 321
consid. 3, DTF 110 V 86 consid. 4 

                                         = RCC
1985 pag. 45 consid. 4, DTF 110 V 371 consid. 2a = RCC 1985 pag. 121 consid.
2a, DTF 106 V 130 consid. 1, DTF 102 V 30 consid. 3a = RCC 1976 pag. 275
consid. 3a). Il Tribunale federale delle assicurazioni
ha comunque precisato che la comunicazione fiscale è vincolante per l'amministrazione
e per il giudice delle assicurazioni sociali solo per quanto attiene alla
determinazione degli importi. Le questioni relative alla qualificazione
giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (Pratique VSI 1993,
p. 242ss).

 

Inoltre, con sentenza 9C_514/2008 del 19 maggio
2009, il Tribunale federale ha confermato tale principio (cfr. consid. 4.2):

 

"  (…)

Mentre le autorità fiscali possono qualificare come distribuzione
dissimulata di utile una prestazione - dichiarata come salario - che non
sarebbe stata dispensata a un dipendente non azionista, per converso le
autorità AVS possono qualificare quale salario determinante una prestazione
dichiarata come distribuzione di utile. Per decidere se una prestazione abbia
carattere di salario determinante o di reddito da capitale, le casse di
compensazione non sono vincolate alla qualifica dell'autorità fiscale.
Tuttavia, dall'ordinamento risultante dall'art. 23 OAVS si evince che le casse
di compensazione si attengono in linea di massima alla valutazione dell'amministrazione
fiscale. In considerazione del principio di unità e coerenza dell'ordinamento
giuridico vanno possibilmente evitate divergenti valutazioni dell'autorità fiscale
e dell'amministrazione AVS. Quest'ultima eviterà pertanto di distanziarsi,
nella misura del possibile, dalle decisioni adottate dall'autorità fiscale se
esse appaiono sostenibili. Al parallelismo tra qualifica fiscale e assicurativa
sociale non va possibilmente rinunciato. È quanto stabilisce del resto la
prassi giudiziaria che subordina all'esistenza di motivi decisivi la
possibilità di qualificare come salario determinante prestazioni che sono state
assoggettate all'imposizione dell'utile netto con decisione cresciuta in
giudicato. Il mancato rispetto del principio unitario dell'ordinamento
giuridico rischia altrimenti di mettere a repentaglio l'accettazione dello
stesso ordinamento da parte dei contribuenti. Chi, come la società qui
ricorrente, deve accettare dal profilo fiscale che determinate remunerazioni
versate a suoi collaboratori-azionisti (o comunque a collaboratori ad essi
vicini) non siano riconosciute come pagamenti commercialmente giustificati,
solo difficilmente comprenderà le ragioni di dover versare i contributi sociali
su questi elementi di reddito netto. (…)."

 

                               2.5.   In concreto con
e-mail del 18 luglio 2012 il commissario dell’UT di __________ ha affermato:

 

" 
(…)

Il caso in questione per quel che ci concerne è
stato trattato, nell’ambito della riforma II delle imprese, con l’art. 18b LIFD
(…)

 

Il Signor RI 1 “tecnico indipendente” ha una
partecipazione qualificata alla società immobiliare __________ (società avente
quale scopo l’acquisto la ristrutturazione la gestione la costituzione in PPP
la cessione di singole quote immobiliari).

(…)" (doc. 31)

 

                                         Il 20
agosto 2012 il medesimo funzionario ha precisato:

 

" 
La partecipazione della __________ è dichiarata
dal contribuente (a partire dalla tassazione 2010) come sostanza commerciale.

Al momento della sottoscrizione delle azioni
della SA (2007) il contribuente aveva dichiarato le azioni nell’elenco titoli
personale senza specificarne la natura (aziendale/privata).

Solo nell’ambito della tassazione 2010/2011
(tenuto conto della nuova riforma delle impresa II) il nostro ufficio è entrato
nel merito della natura delle azioni __________ definendole chiaramente
qualificate ed aziendali e quindi beneficiando dell’imposizione al 50% dei
dividenti (dividendi 2010 fr. 1'350'000; 2011 fr. 540'000)” (doc. 19)

 

                                         Interpellato
in merito dalla CO 1 per sapere se, in ambito AVS, va assoggettato l’intero
importo dei dividendi percepiti dal ricorrente o solo il 50%, come in ambito
fiscale, l’UFAS il 15 agosto 2012 ha affermato:

 

" 
(…)

Bezug auf das Geschäftsvermögen übernimmt die AHV grundsätzlich
die steuerrechtliche Regelung mit Ausnahme des sog. gewillkürten
Geschäftsvermögens (vgl. Rz 1120, 1222, 4013 WSN; Art. 18 Abs. 2 DBG: <<…
lo stesso dicasi delle partecipazioni di almeno il 20 per cento del capitale
azionario o al capitale sociale di una società di capitali o di una società
cooperativa, purché il proprietario le dichiari come sostanza commerciale al
momento del loro acquisto…>> sowie Art. 17 in fine AHVV: <<…eccetto i redditi da partecipazioni dichiarati quale sostanza commerciale
giusta l’articolo 18 capoverso 2 LIFD…>>, vgl. auch Rz 1090, 1121 WSN)
und der privilegierten Dividendenbesteuerung nach Art. 18b DBG.

 

Zur Verabgabung findet sich in der WSN/DIN
Folgendes: Einkünfte aus Beteiligungen des Geschäftsvermögens nach Art. 18b DBG
sind in vollem Umfang beitragspflichtig. Die Steuerbehörden melden diese
Einkünfte ohne steuerrechtliche Bemessungskorrekturen (Rz 1089.3 WSN). Die
Einkünfte aus Beteiligungen des Geschäftsvermögens nach Art. 18b DBG sind
brutto – d.h. vor den steuerrechtlichen Bemessungskorrekturen – zu melden (Rz
4021 WSN).

 

Fazit: Gehört die Beteiligung an der __________
zum Geschäfstvermögen sind die Dividenden vollumfänglich beitragspflichtig,
stellt sie indes gewillkürtes Geschäftsvermögen dar, sind die Dividenden gar
nicht beitragspflichtig. Bestehen Zweifel darüber, ob Geschäftsvermögen oder
aber gewillkürtes Geschäftsvermögen vorliegt, wollen Sie diese bitte mit einer
Rückfrage bei der Steuerbehörde beseitigen.“ (doc. 21)

 

                                         Infine,
con e-mail del 21 dicembre 2012, il commissario dell’UT di __________
ha rilevato:

 

" 
-     il reddito aziendale 2011 di fr. 425'500 è
composto da reddito 

                                                                         professionale
ordinario (fr. 142'000) e reddito da partecipazione qualificata aziendale
(dividendo 2011 __________ fr. 283'500)

-         
il reddito da partecipazione aziendale
qualificata __________ è stato a voi indicato (in modo errato) al 50% ed al
netto dei costi di amministrazione (dividendo totale lordo 2011 fr. 540'000);
in effetti secondo recenti disposizioni ricevute da una riunione della __________
con il vostro __________ (vedi allegato), detto reddito dovrebbe essere imposto
ai fini AVS al 100%.

-         
la sostanza aziendale al 31.12.2011 è confermata
in fr. 32'840 (2'840 istallazioni professionali; fr. 30'000 valore della
partecipazione __________)

 

                               2.6.   In concreto,
va in primo luogo evidenziato che l’interessato, giustamente, non contesta il
principio dell’assoggettamento, quale reddito da attività indipendente, al
pagamento dei contributi sociali, dei dividendi conseguiti dalla partecipazione
alla __________ (cfr. doc. X).

                                         

                                         In
effetti, l’autorità fiscale nell’ambito delle tassazioni 2010 e 2011, in seguito all’entrata in vigore, il 1° gennaio 2009, della riforma II delle imprese, ha
esaminato la natura delle azioni detenute dal ricorrente nella società __________
definendole chiaramente qualificate ed aziendali (doc. 19). L’insorgente,
che detiene un capitale azionario superiore al 10%, ha dei diritti di
partecipazione nella SA strettamente legati alla sua attività indipendente
(cfr. doc. 40).

                                         Non
trattandosi di partecipazioni dichiarate quali sostanza commerciale giusta
l’articolo 18 cpv. 2 LIFD, ossia “partecipazioni destinate volontariamente
al patrimonio commerciale” [cfr. marg. 1121 delle DIN:
“gewillkürtes Geschäftsvermögen”; “participations affectées
volontairemente à la fortune commerciale”], esse, in virtù dell’art. 17
OAVS (cfr. consid. 2.1), vanno pertanto assoggettate a contribuzione
quale reddito da attività indipendente.

                                         A proposito dell’art. 18
cpv. 2 LIFD va evidenziato che dal 1° gennaio 2001 l’assicurato che non
esercita un’attività indipendente può scegliere di dichiarare come elemento
della sostanza commerciale una partecipazione di almeno il 20% nel capitale
azionario o sociale di una società di capitali o di una società cooperativa
(cfr. Impôt fédéral direct, Commentaire Romand, Danielle Yersin, Yves Noel;
Helbling Lichtenhahn, 2008). 

                                         

                                         Ribadita la correttezza,
di principio, dell’assoggettamento ai contributi sociali del dividendo
percepito dall’insorgente, va ora esaminato se esso deve essere assoggettato
nella sua totalità o solo al 50%, come in ambito fiscale, in applicazione
dell’art. 18b LIFD.

 

                               2.7.   L’insorgente
rileva in primo luogo che nel 2010 l’assoggettamento è avvenuto solo sulla metà
del reddito percepito sotto forma di dividendo e non comprende per quale
motivo, non essendoci stata alcuna modifica legislativa, nel 2011 deve invece
pagare un contributo calcolato sull’integralità del dividendo percepito.

                                          

                                         Il TCA rammenta
che nell’ambito del ricorso contro la fissazione dei contributi del 2010 (inc.
30.2012.21), l’insorgente era stato reso attento circa una possibile reformatio
in peius della decisione impugnata nel senso di un assoggettamento integrale
dei dividendi percepiti quell’anno (cfr. doc. 16, verbale di udienza del 25
settembre 2012: “In questo momento il giudice consegna al ricorrente copia
del doc. XI e degli allegati da 1-7 ossia uno scritto 20/21.8.2012 relativo al
caso in discussione con cui la Cassa dopo aver interpellato l'UFAS e avere
acquisito informazioni presso l'ufficio di tassazioni di __________ segnala
come il reddito che dev'essere soggetto alla percezione dei contributi non
assomma a fr. 778'750.-- bensì fr. 1'350'000.-- ossia l'intero importo dei
dividendi percepiti. Se è vero che a livello fiscale solo la metà degli importi
percepiti quali dividendi è stata soggetta a percezione d'imposta per quanto
riferito dal responsabile del servizio in seno all'UFAS sig. __________
l'ufficio federale ritiene che la somma intera dei dividendi vada soggetta a percezione
dei contributi. Il Giudice segnala quindi la possibilità di una riforma
peggiorativa della decisione a scapito del ricorrente ed avverte il sig. __________
di potere ritirare il suo gravame e ciò conformemente alla giurisprudenza
federale vigente in materia che è stata dettagliatamente esposta. Al sig. __________
viene concesso un termine di 20 giorni per riflettere e per esprimersi
sull'ipotesi di reformatio in pejus rispettivamente per ritirare il ricorso
così come rammenta il Tribunale federale”).

 

                                         Lo stesso
ricorrente, sulla base delle spiegazioni fornite dal Tribunale, ha ritirato il
precedente ricorso (doc. 13a e 14) che verteva tuttavia sul contributo del 2010
(cfr. decisione del 6 luglio 2012, doc. 34 e 53).

 

                                         La
fattispecie in esame porta invece sui contributi dovuti nell’anno successivo,
ossia nel 2011, calcolati sulla base del reddito aziendale conseguito nel
medesimo anno (cfr. consid.2.2). 

 

                                         La Cassa
di compensazione poteva pertanto, come ha fatto, esaminare nuovamente nel
dettaglio il reddito da attività indipendente percepito dall’assicurato nel
corso di quell’anno e stabilire quale importo assoggettare al prelievo dei
contributi.

 

                                         Dalla
circostanza di essere stato reso attento di una possibile reformatio in peius
per il 2010 e di aver ritirato il ricorso contro la decisione di fissazione dei
contributi del 2010 dove il contributo era stato calcolato solo su metà dei
dividendi percepiti, l’insorgente non può far derivare un diritto di essere
assoggettato in maniera differente anche negli anni seguenti.

 

                               2.8.   In secondo
luogo l’interessato, a sostegno della sua tesi, evidenzia che a livello
politico si era dibattuto della possibile diminuzione delle entrate in ambito
AVS in caso di adozione della riforma II dell’imposizione delle imprese. 

                                      

                                         Dai
dibattiti parlamentari emerge che effettivamente la questione è stata discussa,
ma che non verteva sulla fattispecie in esame, ossia sul fatto che in caso di
assoggettamento del 50% dei dividendi, anche in ambito AVS l’importo
assoggettato avrebbe dovuto essere dimezzato, bensì su un altro caso di specie,
ossia sulla circostanza che in caso di adozione della riforma, invece di pagarsi
i salari soggetti a contribuzione AVS, i proprietari di aziende si sarebbero
versati dividendi non assoggettati a contribuzione (cfr., a proposito di questa
problematica, anche la sentenza pubblicata in DTF 134 V 297, dove il TF ha
stabilito che la cosiddetta “prassi nidvaldese” sviluppata per
qualificare il pagamento di un dividendo a membri del consiglio di
amministrazione [cfr. consid. 2.4] non tiene conto della valutazione fiscale e
i criteri previsti dalla stessa sono contrari alla legge nella misura in cui
l’adeguatezza del dividendo è apprezzata in rapporto al capitale azionario
[anziché al capitale proprio]. Anche per l’azionario l’adeguatezza del reddito
della sostanza [esente dall’obbligo di contribuzione] non deve essere valutata
in funzione del valore nominale, bensì del valore economico effettivo delle
azioni [consid. 2.8]).

 

                                         Nell’ambito
del dibattito sull’art. 18b LIFD al Consiglio degli Stati, il 13 giugno 2006, l'allora senatore Alain Berset aveva evidenziato, tra l’altro, che “les cotisations sociales
qui sont prélevées sur les salaires financent les assurances sociales – l’AVS,
l’AI et l’assurance-chômage notamment. Si on crée
une incitation, comme on le fait maintenant, à transférer les salaires vers les
dividendes, on aura naturellement aussi une perte assez importante du côté des
assurances sociales, ce qui pourrait poser des difficultés » (Bollettino ufficiale del Consiglio degli Stati del 13 giugno
2006, dossier 05.058). 

                                         In Consiglio
nazionale, sempre nell’ambito del dibattito sull’art. 18b LIFD, il 21 settembre
2006 Paul Rechsteiner aveva espresso motivazioni simili : « Jetzt
zum Kippeffekt von Lohn zu Dividende beim Anteilseigner ; das ist ein
Problem, das ich selbstverständlich auch ernst nehme. Gemeint ist der Punkt, wo man rein mathematisch sagen kann, von da
an lohne es sich, Dividenden statt Einkommen nicht mehr AHV-beitragspflichtig,
und dann gibt es Ausfälle in der AHV, wie das hier geschildert wurde“ (Bollettino ufficiale del Consiglio nazionale del 21 settembre
2006, dossier 05.058). 

                                         Anche
nel Messaggio del 22 giugno 2005 concernente la legge federale
sul miglioramento delle condizioni quadro fiscali per le attività e gli
investimenti imprenditoriali (Legge sulla riforma II dell’imposizione delle
imprese), il Consiglio federale (FF 2005, pag. 4304) aveva sostenuto che
occorre evitare che un imprenditore azionista sia disincentivato dall’aumentare
il proprio salario soggetto all’AVS per il fatto che la riscossione dei
dividendi gli procura un reddito liberamente disponibile più elevato (dopo la
deduzione delle imposte).

 

                                         Per cui la questione delle
perdite finanziarie per l’AVS non verteva sull’assoggettamento totale o
parziale dei dividendi quale reddito da attività indipendente, bensì sulla
circostanza che, invece di versare il salario, sarebbero stati versati
dividendi non soggetti a prelievo dei contributi.

                                         

                                         In concreto tuttavia, ribadito
che il ricorrente è un indipendente che non rientra nell’ipotesi dell’art. 18
cpv. 2 LIFD relativo alle partecipazioni destinate volontariamente al
patrimonio commerciale e che non è salariato della __________ (doc. 58) non
rientra nella casistica testé citata.

 

                                         Nel caso di specie si
tratta di stabilire l’ammontare del reddito soggetto a contribuzione, non la
sua qualifica.

                                         

                                         Ora, l’art. 18b LIFD, per
il quale, nelle ipotesi ivi regolate, i dividendi sono “imponibili in
ragione del 50 per cento, dopo deduzione degli oneri imputabili”, concerne
la modalità di prelievo (ossia il calcolo) dell’imposta federale
diretta, ma non regola l’ammontare del reddito da attività indipendente
soggetto a contribuzione. 

                                         L’importo da assoggettare ai
contributi sociali è stabilito dall’art. 9 LAVS. Per l’art. 9 cpv. 1 LAVS il
reddito proveniente da un’attività lucrativa indipendente comprende qualsiasi
reddito che non sia mercede per lavoro a dipendenza d’altri. L’art. 9 cpv. 2
LAVS prevede che il reddito proveniente da un’attività lucrativa indipendente è
stabilito deducendo dal reddito lordo le spese elencate alle lettere da a ad f.
Infine il cpv. 3 dell’art. 9 LAVS stabilisce che il reddito proveniente da
un’attività lucrativa indipendente e il capitale proprio impegnato nell’azienda
sono accertati dalle autorità fiscali cantonali e comunicati alle casse di
compensazione.

 

                                         Per cui la LAVS, a differenza
della LIFD, non prevede un’imposizione privilegiata per le fattispecie come
quella qui in discussione.

 

                                         Ne segue che, come
stabilito dalle DIN al marg. 1089.3 (cfr. consid. 2.3), i redditi prodotti
dalle partecipazioni ai sensi dell’art. 18b LIFD vanno integralmente assoggettati
a contribuzione e le autorità fiscali devono comunicare questi redditi senza
correzione di calcolo.

                                         In concreto il dividendo
del 2011 ammonta a fr. 540'000 (doc. 7). A questo importo va aggiunto il
reddito professionale ordinario da attività indipendente di fr. 142'000, per un
totale di fr. 682'000, che riportati al lordo dei contributi sociali
conformemente all’art. 9 cpv. 4 LAVS, danno un reddito da attività indipendente
di fr. 755'260, dal quale vanno dedotti fr. 660, pari alla percentuale del 2%
calcolata sul capitale investito nell’azienda di fr. 33'000, per un importo
soggetto a contribuzione di fr. 754'600, come calcolato dalla Cassa (doc. 6c).

 

                               2.9.   L’insorgente fa infine valere
una disparità di trattamento nella misura in cui altre persone sarebbero state
assoggettate sulla base della metà del reddito conseguito dai dividendi.
L’interessato fa inoltre valere che se non avesse inoltrato il ricorso contro i
contributi dovuti nel 2010, la cassa non si sarebbe accorta di nulla.

 

                                         A prescindere dalla
circostanza che l’insorgente non ha reso verosimile che altre persone sarebbero
state trattate in maniera diversa, la documentazione agli atti comprova semmai
che l’amministrazione intende trattare tutti allo stesso modo.

                                         Infatti, nel corso del
2012 la Cassa ha contattato il fisco ed ha tenuto una riunione con la __________
per regolare in maniera precisa i casi come quelli in discussione (cfr. anche doc.
7b). La volontà dell’amministrazione di applicare la legge in maniera uguale a
tutti gli assicurati è confermata dallo scambio di corrispondenza con l’UFAS.

 

                                         Va del resto evidenziato
che non può esserci uguaglianza di trattamento qualora vi sia un'applicazione
illegale di norme giuridiche.

                                        

                                         In
proposito si osserva che in una sentenza del 16 maggio 20008, 8C_48/2008 (cfr.
anche sentenza  4 giugno 2003, K 31/03), al consid. 5 l’Alta Corte ha
nuovamente ribadito la propria costante giurisprudenza:

 

«(…)

Le principe de l'égalité de traitement, consacré à
l'art. 8 al. 1 Cst., commande que le juge traite de la même manière des
situations semblables et de manière différente des situations dissemblables (ATF
131 V 107 consid. 3.4.2 p. 114 et les arrêts cités). Toutefois selon la
jurisprudence, le principe de la légalité de l'activité administrative prévaut
sur celui de l'égalité de traitement. Par conséquent, le justifiable ne peut
généralement pas invoquer une inégalité devant la loi, lorsque celle-ci est
correctement appliquée à son cas, alors qu'elle aurait été faussement, voire
pas appliquée du tout, dans d'autres cas (ATF 134 V 34 consid. 9 p. 44 et les
références). Cela suppose cependant, de la part de l'autorité dont la décision
est attaquée, la volonté d'appliquer correctement à l'avenir les dispositions
légales en cause. Autrement dit, le justiciable ne peut prétendre à l'égalité dans l'illégalité que s'il y a lieu de
prévoir que l'administration persévérera dans l'inobservation de la loi. Encore
faut-il que les situations à considérer soient identiques ou du moins
comparables (ATF 126 V 390 consid. 6a p. 392, 116 V 231 consid. 4b p. 238, 115
Ia 81 consid. 2 p. 82 s. et les références citées).» 

 

                                         In
concreto, dalla decisione impugnata e dall’agire della Cassa che ha contattato
sia il fisco, con il quale ha pure tenuto una riunione, sia l’UFAS, l’amministrazione
ha chiaramente manifestato l’intenzione di non voler seguire un’altra prassi,
non conforme alla legislazione federale.

                                          

                                         In queste condizioni la
decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
é respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti