# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 455ae760-e8b4-503a-b78a-da0a331b3faa
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-11-06
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 06.11.2025 D-7402/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7402-2025_2025-11-06.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-7402/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  6  n o v e m b r e  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Manuel Borla, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Jeannine Scherrer-Bänziger;  

cancelliera Ambra Antognoli. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), con le figlie 

B._______, nata il (…), 

C._______, nata il (…), 

Turchia,  

(…),   

ricorrenti,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento;  

decisione della SEM del 29 agosto 2025 / N (…). 

 

 

 

D-7402/2025 

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Visto 

le domande d’asilo che l’interessata, cittadina turca di etnia curda, e, per 

suo tramite, le due figlie minorenni, hanno presentato in Svizzera il 4 no-

vembre 2024 (cfr. atto della Segreteria di Stato della migrazione [di seguito: 

SEM o autorità inferiore] n. […]-2/2, 8/2 e 11/2), 

i verbali delle audizioni svolte con la richiedente principale il 12 e il 25 no-

vembre 2024, nonché il 26 agosto 2025 (cfr. atti SEM n. 21/9, 30/15 e 

45/11), 

la decisione del 29 agosto 2025, notificata il medesimo giorno (cfr. atto 

SEM n. 47/1), con cui la SEM non ha riconosciuto lo statuto di rifugiate alle 

interessate, ha respinto la loro domanda d’asilo e pronunciato il loro allon-

tanamento dalla Svizzera, nonché l’esecuzione di tale misura (cfr. atto SEM 

n. 46/9), 

il ricorso del 26 settembre 2025 (cfr. risultanze processuali; data d’entrata: 

29 settembre 2025) inoltrato dinanzi al Tribunale amministrativo federale 

(di seguito: il Tribunale o TAF), con cui le ricorrenti hanno postulato, in via 

principale, l’annullamento della decisione impugnata, il riconoscimento 

dello statuto di rifugiate e la concessione dell’asilo e, in via subordinata, 

l’ammissione provvisoria in Svizzera per inammissibilità e/o inesigibilità 
dell’esecuzione dell’allontanamento; infine esse hanno presentato istanza 

di concessione dell’assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal ver-

samento delle spese processuali e del relativo anticipo, il tutto con protesta 

di spese e ripetibili, 

la decisione incidentale del 30 settembre 2025, con cui il Tribunale ha re-

spinto la domanda di assistenza giudiziaria parziale citata e invitato le ri-

correnti a versare, entro il 15 ottobre 2025, un anticipo di CHF 750.– a 

copertura delle presumibili spese processuali, con la comminatoria d’inam-

missibilità del ricorso in caso di decorso infruttuoso del termine (cfr. atto 

TAF n. 3), 

il versamento di tale anticipo da parte delle ricorrenti in data 9 ottobre 2025 

(cfr. atto TAF n. 4), 

 

 

 

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e considerato 

che le procedure in materia d’asilo sono rette dalla PA, dalla LTAF e dalla 

LTF, in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi), 

che, in virtù dell’art. 31 LTAF, il Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni 

ai sensi dell’art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF, fatta 

eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, 

che, presentato tempestivamente (art. 108 cpv. 2 LAsi) contro una deci-

sione in materia di asilo della SEM (cfr. art. 6 e 105 LAsi; art. 31‒33 LTAF), 

il ricorso è di principio ammissibile sotto il profilo degli artt. 5, 48 cpv. 1 

lett. a-c e art. 52 cpv. 1 PA; che le ricorrenti hanno inoltre provveduto al 
versamento dell'anticipo a copertura delle presumibili spese processuali ri-

spettando il termine assegnato loro, 

che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso, 

che con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la 

violazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 
stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5); che l’esame della verosimiglianza e della rilevanza dei motivi 

d’asilo (artt. 3 e 7 LAsi), sono nozioni giuridiche che il Tribunale esamina 

liberamente (cfr. THOMAS SEGESSENMANN, Wegfall der Angemessen-

heitskontrolle im Asylbereich, in: Asyl 2/13, pag. 11-20); che il Tribunale non 

è inoltre vincolato dai motivi e dalle argomentazioni addotte dalle parti 

(art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impu-

gnata (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2), 

che il ricorso in oggetto, manifestamente infondato per i motivi di seguito 

esposti, è deciso da un giudice unico con l’approvazione di una seconda 

giudice (art. 111 lett. e LAsi); che, di riflesso, la sentenza è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi), 

che, nello specifico, il Tribunale rinuncia inoltre allo scambio di scritti in virtù 

dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, non avendo le ricorrenti addotto nuovi fatti o mezzi 

di prova dirimenti per il giudizio, 

che, su domanda, la Svizzera accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi); che l’asilo comprende la protezione e lo statuto 

accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato; che 

esso include il diritto di risiedere in Svizzera, 

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che, giusta l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’ori-

gine o d’ultima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro 

razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo so-

ciale o per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere 

esposte a tali pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l’esposi-

zione a pericolo della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le mi-

sure che comportano una pressione psichica insopportabile; che occorre 

inoltre tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile 

(art. 3 cpv. 2 LAsi), 

che, giusta l’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve inoltre provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la qualità 

di rifugiato è resa verosimile se l'autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi); che, in particolare, sono inverosimili le 

allegazioni che, su punti importanti, sono troppo poco fondate o contraddit-

torie, non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi 

di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); che, per il resto, essendo la 

giurisprudenza in materia invalsa, si ritiene di poter rinviare alla stessa per 

ulteriori dettagli (cfr. DTAF 2015/3 consid. 6.5.1, 2013/1 consid. 5.1 e giuri-

sprudenza ivi citata), 

che, nella propria richiesta, la richiedente ha sostanzialmente addotto di 

aver divorziato nel 2019 dal marito dal quale avrebbe avuto le proprie figlie; 

che, a seguito della separazione, essi non avrebbero più intrattenuto con-

tatti, se non per questioni strettamente connesse alla gestione delle figlie; 

che, tuttavia, all’inizio del 2024, l’ex coniuge si sarebbe presentato presso 

la sua abitazione, dove l’avrebbe aggredita e costretta, insieme alle minori, 

a salire sulla propria autovettura; che, durante tale episodio, la ricorrente 

sarebbe riuscita ad avvisare la propria sorella, la quale, a sua volta, 

avrebbe informato le autorità di polizia; che gli agenti si sarebbero quindi 

recati presso l’abitazione del padre dell’insorgente, dove avrebbero tratto 

in custodia l’ex marito; che ella avrebbe potuto in tale occasione sporgere 

denuncia, a seguito della quale sarebbe stata emessa nei confronti 

dell’uomo un’ordinanza restrittiva e la polizia avrebbe inoltre proceduto al 

sequestro delle armi in suo possesso; che a seguito dell’aggressione, la 

ricorrente si sarebbe trasferita presso l’abitazione del padre; che da quel 

momento, ella non avrebbe più avuto contatti diretti con l’ex coniuge, pur 

essendo venuta a sapere che egli si sarebbe aggirato nei pressi della casa 

del padre; che nell’agosto 2024, l’ex marito l’avrebbe nuovamente cercata, 

circostanza che avrebbe indotto la ricorrente a presentare una seconda 

denuncia; che, temendo per la propria incolumità e per quella delle figlie, 

l’interessata avrebbe infine deciso di espatriare il (…), 

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che, in estrema sintesi, la SEM ha ritenuto nella decisione avversata che 

le dichiarazioni della ricorrente relative alle persecuzioni messe in atto 

dall’ex marito non soddisfino le condizioni di verosimiglianza disposte 

all’art. 7 LAsi, in quanto caratterizzate da elementi vaghi e contradditori, 

che, censurando la violazione del diritto federale (artt. 3 e 7 LAsi), l’insor-

gente contesta la valutazione dell’autorità opponente, affermando essen-

zialmente che le persecuzioni subite da parte dell’ex coniuge sarebbero 

rilevanti e le sue dichiarazioni in merito sarebbero verosimili, 

che, ciò posto, il Tribunale giudica tuttavia che le argomentazioni ricorsuali 

non intaccano le corrette conclusioni alle quali è giunta l’autorità inferiore 

per i motivi che seguono, 

che, come correttamente rilevato dalla SEM, le dichiarazioni dell’insor-

gente in merito alle persecuzioni poste in essere dall’ex coniuge risultano 

essere inverosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, poiché vaghe, inconsistenti e, a 

tratti, contradditorie; che, in particolare, la ricorrente non è stata in grado di 

spiegare e concretizzare le ragioni per le quali l’ex marito, dopo circa cin-

que anni di rapporti pressoché inesistenti, limitati a questioni concernenti 

la gestione delle figlie, avrebbe improvvisamente deciso di aggredirla; che, 

pur avendone avuto la possibilità, ella si è limitata a ripetere in termini ge-

nerici che l’uomo avrebbe voluto ucciderla e farle del male, senza tuttavia 

fornire elementi circostanziati idonei a chiarire i motivi di tale comporta-

mento; che neppure i mezzi di prova versati agli atti permettono di avvalo-

rare la verosimiglianza dei suoi motivi d’asilo; che per i dettagli conviene 

rinviare alle corrette motivazioni contenute nella decisione avversata, a cui 

si presta adesione (cfr. art. 109 cpv. 3 LTF per rinvio dell’art. 6 LAsi), 

che, posto quanto sopra, le dichiarazioni dell’insorgente principale riguardo 

ai suoi motivi d’asilo non risultano essere verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi, 

come a ragione anche considerato dalla SEM nella decisione impugnata; 

che, di riflesso, si preclude ogni valutazione della pertinenza di tali aspetti 

per il riconoscimento della qualità di rifugiata, 

che, in esito, la decisione impugnata va pertanto confermata per quanto 

concerne il rifiuto della qualità di rifugiate e il respingimento delle domande 

d’asilo, 

che, di norma, se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la 

SEM pronuncia l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione; 

che l’autorità inferiore tiene però conto del principio dell’unità della famiglia 

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(art. 44 LAsi); che le ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle 

quali la SEM avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare il loro allontana-

mento dalla Svizzera (cfr. artt. 14 cpv. 1 e 44 LAsi nonché art. 32 dell’ordi-

nanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 

1, RS 142.311]; DTAF 2013/37 consid. 4.4; 2011/24 consid. 10.1),  

che il Tribunale è pertanto tenuto a confermare la pronuncia dell’allontana-

mento, 

che l’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrl, il quale dispone che l’esecuzione dell’al-

lontanamento dev’essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrl), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrl) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrl); che 

qualora non sia adempiuta una di queste condizioni, la SEM dispone l’am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 LStrI in relazione all’art. 44 

LAsi), 

che, nel caso concreto, contrariamente a quanto sembrano generalmente 

pretendere le ricorrenti, non sussistono elementi ostativi all’esecuzione del 

loro allontanamento verso la Turchia, 

che a norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento non 

è ammissibile quando comporterebbe una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera, 

che, a tale proposito, le ricorrenti non possono, per i motivi già enucleati, 

prevalersi del principio del divieto di respingimento in quanto non dispon-

gono della qualità di rifugiate (art. 5 cpv. 1 LAsi); che in siffatte circostanze, 

non v’è neppure motivo di considerare l’esistenza di un rischio personale, 

concreto e serio di essere esposte ad un trattamento proibito, in relazione 

all’art. 3 CEDU o all’art. 3 della Convenzione contro la tortura ed altre pene 

o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. 

tortura, RS 0.105); che anche la situazione generale dei diritti dell’uomo 

vigente in Turchia non risulta essere attualmente ostativa all’ammissibilità 

dell’esecuzione delle ricorrenti (cfr. ex multis le sentenze del TAF D-

1633/2024 del 22 novembre 2024 consid. 8.3, D-6584/2024 del 20 novem-

bre 2024 consid. 8.1.4), 

che l’esecuzione dell’allontanamento risulta pertanto ammissibile (art. 44 

LAsi in relazione all’art. 83 cpv. 3 LStrI), 

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Pagina 7 

che giusta l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione non può essere ragionevol-

mente esigibile qualora, nello stato di origine o di provenienza, lo straniero 

venisse a trovarsi concretamente in pericolo in seguito a situazioni quali 

guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza medica, 

che per invalsa giurisprudenza, nonostante la ripresa del conflitto curdo-

turco e degli scontri armati tra il PKK e le forze di sicurezza statali nel sud-

est del Paese dal luglio 2015, nonché gli sviluppi successivi al tentativo di 

colpo di Stato del luglio 2016, in Turchia non vige attualmente un contesto 

di guerra, guerra civile o violenza generalizzata riguardante l'integralità del 

territorio (cfr. sentenza E-4103/2024 dell’8 novembre 2024 consid. 13.2 e 
13.4.8 [sentenza di riferimento]),  

che, a conferma di tale valutazione, il PKK ha dichiarato un cessate il fuoco 

immediato con la Turchia in data 1° marzo 2025 (cfr. comunicato dpa del 

1° marzo 2025, citato secondo NZZ online, https://www.nzz.ch/internatio-

nal/pkk-verkuendet-waffenstillstand-mit-der-tuerkei-ld.1873453, consultato 

il 28 ottobre 2025), 

che, inoltre, il Tribunale, nella sua sentenza di riferimento E-1308/2023 del 

19 marzo 2024, è giunto alla conclusione che non vi sia da riconoscere una 

generale inesigibilità dell’esecuzione dell’allontanamento nelle undici re-

gioni della Turchia interessate dal terremoto del febbraio 2023, tra cui 

Adana; che la situazione di richiedenti l’asilo provenienti da tali regioni deve 

essere esaminata in ogni caso specifico (cfr. sentenza E-1308/2023 preci-

tata consid. 11.2 seg.), 

che, pur provenendo le interessate dalla provincia di Adana, né in sede di 

audizione né nel ricorso esse hanno evidenziato concrete criticità ricondu-

cibili agli eventi sismici che hanno interessato tale area; che ad D._______ 

risiedono tutt’ora il padre e le sorelle della ricorrente principale, con i quali 

quest’ultima intrattiene rapporti positivi; che ella ha da ultimo vissuto presso 

l’abitazione paterna per diversi anni, dove potrebbe eventualmente conti-

nuare a risiedere; che l’interessata principale è una donna giovane e agli 

atti non risultano validi elementi per ritenere che il suo stato valetudinario 

rientri nei casi straordinari e di estrema gravità contemplati dalla restrittiva 

giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (cfr. sentenza della 

CorteEDU Paposhvili contro Belgio del 13 dicembre 2016 [GC], 41738/10, 

§181 segg., confermata nella sentenza Savran contro Danimarca del 7 di-

cembre 2021 [GC], 57467/15, §§ 121 segg.; DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2); 

che i disturbi psichici da cui ella è affetta risultavano già essere oggetto di 

presa a carico nei cinque anni precedenti l’espatrio, considerato che la 

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Turchia dispone di un sistema sanitario in linea generale equiparabile agli 

standard europei (cfr. tra le altre le sentenze del TAF D-3442/2024 del 16 

luglio 2024 consid. 9.4.2.3, E-2474/2024 del 17 maggio 2024 con-

sid. 8.3.3); che ella dispone inoltre di una formazione quale (…); che, infine, 

l’interesse superiore delle ricorrenti minorenni, così come protetto dall’art. 

3 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989 (RS 

0.107), non risulta essere contrario all’esecuzione di un loro allontana-

mento dalla Svizzera (per l’apprezzamento da svolgere in tale contesto cfr. 

DTAF 2009/51 consid. 5.6; 2009/28 consid. 9.3.2 e rif. cit.); che, anche te-

nuto conto del tempo di permanenza in Svizzera, non sussistono elementi 

per concludere che un loro allontanamento equivarrebbe ad uno sradica-

mento dal territorio svizzero, tale da pregiudicare il loro sviluppo ed equili-

brio; che esse verranno infatti allontanate con la madre, la quale potrà con-

tinuare a occuparsi delle stesse sia dal profilo educativo che affettivo; che 

le generiche censure sollevate nel ricorso non permettono di sovvertire tali 

conclusioni, 

che l’esecuzione dell’allontanamento si rivela dunque anche ragionevol-

mente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi), 

che non risultano dipoi impedimenti dal profilo della possibilità dell’esecu-

zione dell’allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi),  

che, di riflesso, la querelata decisione va confermata anche in materia di 

esecuzione dell’allontanamento,  

che, visto quanto precede, la SEM non è pertanto incorsa in una violazione 

del diritto federale né abusato del suo potere d’apprezzamento e inoltre 

non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi); che, per quanto censurabile, la decisione non 

risulta inoltre inadeguata (art. 49 PA),  

che il ricorso, manifestamente infondato, va quindi respinto, 

che visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, ad-

dossate alla parte soccombente, sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 

cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle tasse e sulle spese 

ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]) e prelevate sull’anticipo spese versato 

il 9 ottobre 2025, 

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che la sentenza non può essere impugnata con ricorso in materia di diritto 

pubblico dinanzi al Tribunale federale (cfr. art. 83 lett. d cifra 1 LTF), 

che il presente giudizio è quindi definitivo, 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico delle ricorrenti. Tale 

ammontare è prelevato sull’anticipo spese, del medesimo importo, versato 

dalle ricorrenti il 9 ottobre 2025. 

3.  

Questa sentenza è comunicata alle ricorrenti, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: La cancelliera: 

  

Manuel Borla Ambra Antognoli 

 

 

Data di spedizione: