# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 775651c5-5787-5cae-addc-50a6007492fe
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-04-22
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Zivilkammer 22.04.2015 ZK1 2012 63
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_006_ZK1-2012-63_2015-04-22.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

Rif.: Coira, 22 aprile 2015 Comunicata per scritto il:
ZK1 12 63 03 luglio 2015

Decisione
Prima Camera civile

Presidenza Brunner
Giudici Michael Dürst e Schnyder
Attuario Rogantini

Nell'appello civile

di X._____, appellante, patrocinata dall'avv. Christian Clopath, Bahnhofstrasse 6, 
7250 Klosters, 

contro

la sentenza del Tribunale distrettuale Bernina del 7 marzo 2012, comunicata il 30 
agosto 2012, in re dell'appellante contro Y._____, appellato, inizialmente 
patrocinato dall'avv. fu Martino Luminati (deceduto l'8 novembre 2014), Via 
Sottosassa 71, 7742 Poschiavo,

concernente scioglimento di comproprietà,

è risultato:

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I. Fattispecie

A.a. A._____ era proprietario fra l'altro della parcella no. 61/5 del piano 15 del 
registro fondiario di Poschiavo. Questa vecchia parcella, la cui iscrizione originaria 
era di possesso vecchio, era sita sul monte di Torn, Comune di Poschiavo, sopra il 
Lago di Poschiavo (vedi prima gli act. B.2 e TD.II.20, poi l'act. TD.II.20). Essa 
comprendeva all'epoca le due costruzioni ni. d'ass. 3636 (casa d'abitazione) e 
3637 (stalla e fienile) e misurava circa 4'980 m2 di terreno sopraedificato e 
annesso. A._____ decedette.

A.b. La zona di Torn fu poi soggetta a una procedura di bonifica fondiaria. Per 
essa allora vigeva ancora il vecchio sistema del registro fondiario, basato sui 
protocolli sugli acquisti e sui pegni (anche noto come "protocollo delle 
compravendite"), all'epoca non essendo ancora stato introdotto il registro fondiario 
federale. Il Consorzio Bonifica Fondiaria del Comune di Poschiavo (in seguito: 
Consorzio), incaricato di raggruppare i fondi, operò una nuova assegnazione dei 
terreni per la zona di Torn. Nell'ambito di questa nuova assegnazione, pare che la 
parcella no. 61/5 fosse aggiunta ad altre parcelle o parti di parcelle limitrofe (ni. 
61/6, 61/7 e altre) di possesso vecchio per creare insieme la particella transitoria 
no. 19 del piano 15 di nuova assegnazione [ndr: per facilitare la lettura della 
presente decisione si userà il termine 'parcella' per le vecchie unità e il termine 
'particella' per le nuove unità]. Il terreno con la costruzione no. d'ass. 3636 andò 
invece a creare la particella transitoria no. 11 del piano 15 di nuova assegnazione 
(vedi per il tutto l'act. TD.III.37 che mostra le due ripartizioni dei fondi su un unico 
piano).

A.c. Pare che tra gli eredi di A._____ e B._____ poi si fosse aperta una lunga 
contesa sulla divisione ereditaria. In un primo atto di divisione e conguaglio dell'11 
ottobre 1990 (act. TD.III.11 segg.) si elencarono i terreni da dividere, i numeri 
riferendosi a quelli della nuova assegnazione. Fra questi terreni figuravano 
innanzitutto le particelle transitorie ni. 11, 13 e 19 del piano 15 a Torn qui in 
questione. Si previde un'attribuzione in comproprietà delle particelle ni. 13 e 19 in 
ragione di ⅔ a favore dell'erede C._____ e ⅓ a favore dell'erede D._____, mentre 
la particella no. 11 doveva andare in proprietà singola di D._____ (cfr. anche gli 
act. TD.III.18 segg. e TD.III.22 segg.).

A.d. Nell'aggiunta a tale contratto di divisione del 16 ottobre 1990 (act. TD.III.6 
segg.) figurava invece l'antica parcella di possesso vecchio no. 61/5, senza 
riferimento alcuno alla nuova assegnazione. Secondo questo documento detta 

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parcella sarebbe andata in comproprietà a C._____ e a D._____ in ragione di ½ 
ciascuna. Gli eredi dichiararono di sciogliere la comunione ereditaria con i valori di 
divisione e i conguagli stabiliti nello stesso documento. Il tutto fu così iscritto a 
registro fondiario (cfr. gli act. TD.III.21, TD.II.5 e TD.III.25).

A.e. Il 7 dicembre 1995 D._____ concluse un contratto di cessione a titolo di 
eredità futura con la figlia X._____ (act. TD.III.27), cedendole fra l'altro la sua parte 
(½) di comproprietà alla parcella no. 61/5 di possesso vecchio. Sotto il titolo di 
altre disposizioni contrattuali figurava anche la clausola seguente:

"[…]

6. La signora X._____ dichiara d'essere a conoscenza che tramite la 
nuova assegnazione diventerà proprietaria unica della casa 
d'abitazione no. d'ass. 3636, ma comproprietaria per un solo terzo alla 
stalla e fienile no. d'ass. 3637.

[…]"

Con scritto del 29 novembre 1995 il Consorzio aveva comunicato all'Ufficio del 
registro fondiario di concedere il permesso per l'iscrizione del trapasso di proprietà 
a registro fondiario (act. TD.III.26), purché le parti firmino le prescrizioni allegate, 
cosa che queste fecero il 7 dicembre 1995 (vedi l'act. F.2 in fine). In queste 
prescrizioni si precisò che al posto dei vecchi appezzamenti di terreno la nuova 
proprietaria avrebbe ricevuto le particelle secondo la nuova assegnazione, che 
sarebbe divenuta membro del Consorzio, che non avrebbe il diritto di pretendere 
cambiamenti della nuova assegnazione e di progetti di bonifica fondiaria e che 
l'acquisto della proprietà dei nuovi fondi non sarebbe ancora avvenuto (art. 36 
Legge sulle bonifiche fondiarie).

A.f. In data 31 luglio 2006 C._____ decedette. Nel dettagliato contratto di 
divisione (act. F.3) i suoi eredi convennero di aggiudicare a Y._____ tutta la 
sostanza immobiliare, fra cui anche la parte di comproprietà delle particelle 
transitorie ni. 13 e 19 secondo la nuova assegnazione. L'iscrizione a registro 
fondiario avvenne il 23 febbraio 2011 (act. TD.II.3), indicando però che Y._____ 
acquisito ½ di comproprietà alla parcella no. 61/5 di possesso vecchio, come 
peraltro figurava anche nella richiesta d'iscrizione del 17 febbraio 2011 (act. 
TD.II.7).

Anche in questo caso in data 18 febbraio 2011 il Consorzio comunicò all'Ufficio del 
registro fondiario di concedere il permesso per l'iscrizione del trapasso di proprietà 
(act. F.3 in fine), purché le parti firmino le prescrizioni allegate, cosa che queste 
fecero il 21 febbraio 2011. Le predette prescrizioni erano identiche a quelle del 

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1995 (act. F.2 in fine), indicavano tuttavia già le nuove particelle ni. 8933 e 8938 
(oltre a 8945) secondo il piano 90 della nuova misurazione (vedi C. infra).

B.a. Fra il 29 aprile e il 2 maggio 2011 (la data precisa d'inoltro [timbro postale] 
non è documentata agli atti), Y._____ fece inoltrare tramite il suo avv. Martino 
Luminati di allora una domanda di conciliazione presso la Giudicatura di pace del 
Distretto Bernina con i seguenti petiti (act. TD.II.1):

"1. Sia constatato che nulla osta allo scioglimento della comproprietà per 
le particelle ni. 8933 e 8938 (ex 19 e 13), site sul monte di Torn, 
Comune di Poschiavo.

2. Il giudice definisca ex art. 651 CCS e ex aequo et bono il modo più 
consono per lo scioglimento della comproprietà.

3. Spese e ripetibili a carico della controparte."

B.b. In sede d'udienza di conciliazione del 15 giugno 2011 egli fece cambiare i 
suoi petiti nel seguente modo:

"1. Sia constatato che nulla osta allo scioglimento della comproprietà per 
la parcella no. 61/5 (attuale iscrizione) e per le [particelle] ni. 8933 e 
8938 (futura iscrizione), site sul monte di Torn, Comune di Poschiavo.

2. Lo scioglimento della comproprietà per la parcella no. 61/5 (attuale 
iscrizione) e per le [particelle] ni. 8933 e 8938 (futura iscrizione) sia 
decretato dal giudice ex art. 651 CC e [ex] aequo et bono.

3. All'ufficiale del Registro fondiario o a chi di dovere sia ordinato di 
procedere alle relative modifiche delle iscrizioni a Registro fondiario o 
nei pubblici registri.

4. Spese e ripetibili a carico della controparte."

B.c. Contesa era innanzitutto l'assegnazione della particella no. 19 con 
l'immobile no. d'ass. 3637, mentre per la particella no. 11 con l'immobile no. d'ass. 
3636 e per la particella 13 era prevista l'attribuzione a X._____ senza che Y._____ 
vi si fosse opposto allora (vedi pure la bozza di transazione giudiziaria in act. 
TD.II.13 e corrispondenza in merito).

B.d. Rimasto infruttuoso il tentativo di conciliazione, con decreto del 15 luglio 
2011, comunicato il 27 luglio 2011, la Giudicatura di pace del Distretto Bernina 
rilasciò l'autorizzazione ad agire (act. TD.II.2), decretando quanto segue:

"1. Si constata la mancata intesa delle parti durante il periodo di 
sospensione della procedura di conciliazione.

2. Viste le circostanze e la richiesta della parte attrice del 13 luglio 2011, 
la Giudicatura di pace del Distretto Bernina non riconvoca le parti per 
una seconda seduta di conciliazione.

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3. La Giudicatura di pace del Distretto Bernina rilascia a Y._____, 
rappresentato dal suo avvocato lic. iur. Martino Luminati, 
l'autorizzazione ad agire contro X._____ (art. 209 cpv. 1 [lett.] b 
CPC)[.]

4. L'autorizzazione ad agire permette d'inoltrare la causa al [tribunale] 
entro tre mesi dalla notificazione (art. 209 cpv. 3 CPC).

5. Le spese processuali ammontano a un totale di CHF 450.00 e 
vengono suddivise in:

- CHF 300.00 per la procedura fino al 15 giugno 2011 (già menzionati 
nel decreto del 15 giugno 2011), i quali vanno ripartiti per metà tra le 
parti

- CHF 150.00 per l'autorizzazione ad agire, i quali vanno a carico della 
parte attrice (art. 207 cpv. 1 [lett.] c CPC).

Tenendo conto che Y._____ ha versato un anticipo di CHF 300.00 ai 
sensi dell'art. 98 CPC in relazione con l'art. 101 cpv. 1 CPC, le sue 
spese processuali sono considerate saldate.

Le spese di CHF 150.00 a carico di X._____ vanno pagate tramite 
cedola di versamento allegata entro 30 giorni dalla comunicazione di 
questo decreto.

(Comunicazione alle parti e indicazione del mezzo di impugnazione)"

C. Nel frattempo il 4 e l'11 agosto 2011 venne esposta pubblicamente nel 
Foglio ufficiale del Cantone dei Grigioni (pagg. 2773 seg. e 2852 seg.) l'opera di 
misurazione ufficiale del Comune di Poschiavo, lotto 9, fra i cui anche il piano per 
il registro fondiario no. 90 (Suasar Dafò, Farina, Torn). Questa misurazione 
ufficiale venne in seguito approvata dal Governo del Cantone dei Grigioni con 
decreto del 1° novembre 2011 (cfr. act. F.6), crescendo così in giudicato. La 
particella transitoria no. 19 di nuova assegnazione era ormai denominata particella 
no. 8933 (sempre includendo l'edificio no. d'ass. 3637), la particella no. 11 era 
divenuta la particella no. 8936 (sempre con l'edificio no. d'ass. 3636) e la particella 
no. 13 era diventata la particella no. 8938 (cfr. gli act. F.4.1, F.4.2 e F.4.4).

D. Y._____ fece adire il Tribunale distrettuale Bernina con istanza del 25 
ottobre 2011 (act. TD.I.2), formulando gli identici petiti come in udienza di 
conciliazione (vedi B.b. supra) e versando un anticipo delle spese processuali di 
CHF 1'500.00.

E. Con notifica del 3 maggio 2012 alle parti, il Tribunale distrettuale Bernina 
rimise la sentenza del 7 marzo 2012 senza motivazione ai sensi dell'art. 239 cpv. 
1 lett. b CPC con il dispositivo seguente (act. TD.I.8):

"1. L'azione è accolta.

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2. Si constata pertanto che nulla osta allo scioglimento della 
comproprietà per la [parcella] no. 61/5 (attuale iscrizione), 
rispettivamente per le particelle ni. 8933, 8934, 8936 e 8938 (futura 
iscrizione), site sul monte Torn, sul territorio del Comune di Poschiavo.

3. La comproprietà delle parti alla [parcella] 61/5 (attuale iscrizione), 
rispettivamente per le particelle ni. 8933, 8934, 8936 e 8938 (futura 
iscrizione), site sul monte Torn, sul territorio del Comune di Poschiavo, 
vengono sciolte mediante divisione in natura:

a) A parte attrice è attribuita una superficie di 1361 m2 nonché 
un'altra di 1200 m2, complessivamente 2561 [m2], come dai piani I 
e II, scala 1:1000 allegati e costituenti parte integrante della 
presente sentenza.

b) A parte convenuta è attribuita una superficie di 1362 m2 nonché 
un'altra di 87 m2, complessivamente 1449 m2, come dai piani I e 
II, scala 1:1000 allegati e costituenti parte integrante della 
presente sentenza.

4. Il conguaglio per eventuali maggiori o minori valori delle superfici e dei 
fabbricati ivi situati è ritenuto avvenuto.

5. All'Ufficiale del Registro fondiario del Comune di Poschiavo è dato 
l'ordine di procedere alle relative modifiche delle iscrizioni a Registro 
fondiario o nei pubblici registri.

6. (Ripartizione delle spese giudiziarie)

[7.] La motivazione scritta è fatta pervenire in un secondo tempo se una 
parte lo chiede entro dieci giorni dalla comunicazione della decisione. 
L'omessa richiesta di motivazione si ha per rinuncia all'impugnazione 
della decisione mediante appello o reclamo. (art. 239 cpv. 2 CPC).

[8.] (Comunicazioni)"

F. La convenuta avendo chiesto tempestivamente la motivazione scritta della 
decisione, il 30 agosto 2012 il Tribunale distrettuale Bernina trasmise la sentenza 
motivata (act. TD.I.9) con un dispositivo diverso da quello del 3 maggio 2012:

"1. L'azione è accolta.

2. È constatato che nulla osta allo scioglimento della comproprietà per la 
[parcella] no. 61/5 (attuale iscrizione) sita sul monte Torn, sul territorio 
del Comune di Poschiavo.

3. La comproprietà delle parti alla [parcella] 61/5 viene sciolta mediante 
divisione in natura, come segue:

a) A parte attrice è attribuita una superficie di 1361 m2 nonché 
un'altra di 1200 m2, complessivamente 2561 m2, come da piano I 
e II, scala 1:1000 allegati e costituenti parte integrante della 
presente sentenza.

b) A parte convenuta è attribuita una superficie di 1362 m2 nonché 
un'altra di 87 m2, complessivamente 1449 m2, come da piano I e 
II, scala 1:1000 allegati e costituenti parte integrante della 
presente sentenza.

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c) Le superfici rimanenti secondo l'attuale iscrizione rimangono in 
comproprietà, come finora, in ragione della metà per ciascuna 
parte.

4. Il conguaglio per eventuali maggiori o minori valori delle superfici e dei 
fabbricati ivi situati è ritenuto avvenuto.

5. All'Ufficiale del Registro fondiario del Comune di Poschiavo è dato 
l'ordine di procedere alle relative modifiche delle iscrizioni a Registro 
fondiario o nei pubblici registri.

a) Le spese giudiziarie di CHF 5'400.00 (tassa giudiziaria CHF 
5'000.00, spese mutazione ufficio tecnico CHF 400.00) sono a 
carico di parte convenuta e vengono parzialmente compensate 
con l'anticipo di CHF 1'500.00 versato da parte attrice, alla quale 
è dato il diritto di regresso, per questo importo, nei confronti di 
parte convenuta. Parte convenuta paga l'importo scoperto di CHF 
3'900.00 alla cassa del Tribunale entro 30 giorni, mediante il 
bollettino di versamento allegato.

b) Parte convenuta paga a parte attrice l'importo di CHF 7'500.00 
(spese vive IVA inclusa) a titolo di ripetibili.

6. Contro questo decreto è ammesso l'appello (art. 308 segg. CPC).

L'appello, scritto e motivato, dev'essere proposto al Tribunale 
cantonale dei Grigioni, Postgasse [recte: Poststrasse 14], 7000 Coira 
entro 30 giorni dalla notificazione della decisione impugnata motivata o 
dalla notificazione a posteriori della motivazione. Dev'essergli allegata 
la decisione impugnata (art. 311 CPC in unione all'art. 7 LACPC).

La decisione sulle spese può essere impugnata indipendentemente 
mediante reclamo (art. 110 in unione all'art. 319 segg. CPC). Esso 
deve essere proposto, in forma scritta e motivata, innanzi al Tribunale 
cantonale dei Grigioni, Postgasse [recte: Poststrasse 14], 7000 Coira, 
entro 30 giorni dalla notifica (art. 321 cpv. 1 und [recte: e] 3 in unione 
all'art. 7 LACPC).

7. (Comunicazioni)"

I primi giudici ritennero essenzialmente che non vi sarebbe nulla che ostacoli lo 
scioglimento della comproprietà. Non vi sarebbe alcun negozio giuridico che vieti 
la soppressione della comproprietà e non si sarebbe in presenza di un oggetto 
destinato a un fine durevole, quale ad esempio una strada d'accesso in 
comproprietà che serva più fondi. Di conseguenza i presupposti per lo 
scioglimento di cui all'art. 650 cpv. 1 CC risulterebbero adempiuti. Non si potrebbe 
nemmeno affermare che la richiesta di scioglimento della comproprietà sia stata 
inoltrata in un momento inopportuno ai sensi dell'art. 650 cpv. 3 CC. Difatti 
eventuali inconvenienti che potrebbero risultare alla convenuta dallo scioglimento 
della comproprietà non sarebbero un motivo sufficiente per escludere la 
soppressione della comproprietà. Inoltre, per quanto umanamente comprensibili, 
dei puri motivi soggettivi quali un legame affettivo con l'edificio in comproprietà o la 

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circostanza che si tratti di un bene di famiglia non basterebbero a giustificare il 
mantenimento della comproprietà. Nell'evenienza la divisione in natura sarebbe 
fattibile, essendovi due immobili e una proposta per la ripartizione del terreno sulla 
base della nuova misurazione catastale. Per questa divisione occorrerebbe 
orientarsi dapprima alla nuova assegnazione e in un secondo passo procedere 
alla creazione di una nuova particella per il fabbricato no. d'ass. 3637. In seguito le 
particelle andrebbero attribuite alle parti, fissando poi il conguaglio di eventuali 
divergenze, qualora il valore delle due nuove particelle non dovesse essere 
uguale. Dato che nell'occorrenza l'attore avrebbe rinunciato a far valere alcuna 
pretesa sotto questo titolo, la questione inerente il conguaglio sarebbe da ritenersi 
liquidata. La ripartizione del terreno circostante, considerato il valore esiguo a 
esso attribuibile rispetto a quello dei fabbricati, non inciderebbe sul calcolo. In 
conclusione le spese giudiziarie andrebbero a carico della convenuta.

In rettifica di quanto fissato nella prima versione del dispositivo, comunicato il 3 
maggio 2012, i primi giudici dichiararono che non s'imporrebbe l'inclusione nel 
dispositivo delle corrispondenti superfici secondo la nuova assegnazione, essendo 
queste da ritenersi virtuali e quindi non oggetto della presente vertenza. Andrebbe 
preferita, anzi, l'omissione di qualsiasi riferimento alla nuova assegnazione.

G. X._____ ha interposto appello al Tribunale cantonale contro questa 
decisione in data 28 settembre 2012 (act. A.1), chiedendo quanto segue:

"1. La sentenza impugnata è annullata.

2. L'istanza concernente lo scioglimento di comproprietà è respinta.

3. Spese, tasse e ripetibili per entrambe le procedure a carico della 
controparte."

Con comunicazione al Tribunale cantonale dei Grigioni del 17 ottobre 2012 l'avv. 
Christian Clopath ha informato di patrocinare d'ora in avanti l'appellante (act. D.3), 
allegando la procura (act. B.0).

H. Invitato a presentare osservazioni con ordinanza (recte: decreto) del 2 
ottobre 2012 (act. D.2), il 23 ottobre 2012 l'appellato Y._____ ha proposto la 
reiezione integrale dell'appello, con conferma della decisione di prima istanza, 
protestando spese e ripetibili per tutte le procedure (act. A.2).

I. Su invito del presidente della Prima Camera civile del 26 febbraio 2013 (act. 
D.6), l'ormai unificato Ufficio del registro fondiario Valposchiavo ha indicato in data 
8 marzo 2013 (act. A.3) lo stato attuale della procedura di raggruppamento 

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fondiario e concluso che la decisione del Tribunale distrettuale Bernina – dovesse 
essere confermata in via d'appello – non potrebbe essere eseguita nel registro 
fondiario. Il Consorzio ha fatto sapere lo stesso giorno che le richieste di 
correzione sarebbero al vaglio della commissione di stima competente (act. F.5).

L'appellante ha aderito alle considerazioni dell'Ufficio del registro fondiario 
Valposchiavo con lettera dell'8 aprile 2013 (act. A.4), mentre l'appellato invece ha 
presentato le sue osservazioni contrastanti lo stesso giorno (act. A.5).

J. Sollecitato a esprimersi con lettera del presidente della Prima Camera civile 
del 17 aprile 2013 (act. D.11), l'Ispettorato del registro fondiario e registro di 
commercio dei Grigioni ha risposto con scritto del 30 aprile 2013 (act. A.6) che la 
decisione impugnata non potrebbe essere eseguita nel registro fondiario 
nemmeno dopo il passaggio in giudicato. A suo dire – nonostante allora l'acquisto 
della proprietà ai sensi dell'art. 36 cpv. 1 della Legge sulle bonifiche fondiarie non 
fosse ancora avvenuto – la possibilità di disporre del possesso vecchio non 
sarebbe più data, dopo che la nuova assegnazione avrebbe acquistato effetto 
esecutivo. Difatti il possesso vecchio sarebbe decaduto. Intanto, di principio non 
sarebbe ancora possibile disporre del nuovo possesso quale conseguenza 
dell'acquisto della proprietà, ciò che giustamente non sarebbe d'altronde 
nemmeno previsto nel dispositivo della sentenza motivata. La suddivisione della 
parcella per quanto riguarda il possesso futuro violerebbe il divieto di 
frazionamento secondo l'art. 58 cpv. 2 LDFR e quello secondo l'art. 88 cpv. 3 
LICC.

Anche in questo caso l'appellante ha aderito pienamente alle considerazioni 
presentate dall'Ispettorato del registro fondiario e registro di commercio dei 
Grigioni con lettera del 13 maggio 2013 (act. A.7), mentre l'appellato invece ha 
presentato le sue osservazioni contrarie lo stesso giorno (act. A.8).

K. Il 25 marzo 2014 il patrocinatore dell'appellato ha esatto la comunicazione 
senza indugio della decisione in via d'appello (act. D.14). A tale scritto è stato 
risposto con lettera del 28 marzo 2014 (act. D.15) che si procederebbe alla notifica 
della decisione finale entro le ferie giudiziarie di giugno (recte: luglio).

L. Nel frattempo, tuttavia, il 22 aprile 2014 il Governo ha decretato l'acquisto 
della proprietà dei nuovi fondi del lotto 9 del raggruppamento terreni di Poschiavo, 
fra cui la zona Torn, per il 1° aprile 2014. Tale decisione è stata pubblicata nel 
Foglio ufficiale del Cantone dei Grigioni del 15 maggio 2014 (pag. 1543). 

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Considerato questo nuovo fatto importante, con scritto del 16 luglio 2014 (act. 
D.16) le parti sono state invitate a esprimersi in merito. L'appellante ha inoltrato le 
sue osservazioni il 1° settembre 2014 (act. A.10), precisando i suoi petiti nel 
seguente modo:

"1. La sentenza impugnata è annullata.

2. L'istanza concernente lo scioglimento della comproprietà per la 
particella no. 8936 del RF Valposchiavo è respinta.

3. L'istanza concernente attribuzione risp. divisione in natura delle 
particelle ni. 8938 e 8933 nel RF Valposchiavo è respinta.

4. Per le particelle ni. 8938 e 8933 RF Valposchiavo è ordinata la 
licitazione ai pubblici incanti.

5. Spese, tasse e ripetibili per entrambe le procedure a carico della 
controparte."

L'appellato ha presentato le sue osservazioni su proroga il 9 settembre 2014 (act. 
A.11).

M. Il presidente della Prima Camera civile, considerata la situazione di fatto e 
giuridica, ha convocato le parti a un'udienza di conciliazione. Questa ha avuto 
luogo il 14 aprile 2015 ma è rimasta senza esito positivo, cosicché la Prima 
Camera civile ha proceduto alla decisione in una seduta in camera di consiglio.

N. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà – per quanto utile ai fini 
del giudizio – nelle considerazioni di merito che seguono.

II. Considerandi

1. Contro le decisioni dei tribunali distrettuali quali giurisdizioni di prima istanza 
in materie civili può essere presentato appello (art. 308 cpv. 1 CPC), a condizione 
che il valore litigioso sia di almeno CHF 10'000.00 (art. 308 cpv. 2 CPC). Nella 
procedura di prima istanza il momento decisivo per il calcolo del valore litigioso è 
quello del primo inoltro dei petiti determinanti il valore litigioso, purché essi non 
vengano modificati successivamente (vedi MARTIN H. STERCHI, in Berner 
Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung, vol. I, Berna 2012, n. 3 
segg. delle osservazioni preliminari agli artt. 91-94 CPC). In sede d'appello il 
valore litigioso è invece calcolato secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella 
decisione impugnata (art. 308 cpv. 2 CPC). In cause di scioglimento di 
comproprietà, poi, nelle quali è chiesta la divisione ai sensi dell'art. 651 cpv. 2 o 3 
CC, il valore litigioso è determinato dal valore complessivo della cosa da dividere, 

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nell'occorrenza i fondi (MARTIN H. STERCHI, op. cit., n. 18b ad art. 91 CPC; cfr. 
anche PTC 1997 no. 5).

L'appello, scritto e motivato, deve essere proposto al Tribunale cantonale dei 
Grigioni quale autorità giudiziaria superiore ai sensi dell'art. 7 cpv. 1 della Legge 
d'applicazione del Codice di diritto processuale civile svizzero del 16 giugno 2010 
(LACPC; CSC 320.100) entro 30 giorni dalla notificazione della decisione motivata 
(art. 311 CPC). Competente è la prima Camera civile del Tribunale cantonale (art. 
6 lett. a dell'Ordinanza sull'organizzazione del Tribunale cantonale del 14 
dicembre 2010 [OOTC; CSC 173.100]).

Proposto il 28 settembre 2012, ossia nel termine di 30 giorni dalla notifica, 
avvenuta in data ignota (l'appellante non avendola indicata) ma al più presto il 30 
agosto 2012 (data indicata dal Tribunale distrettuale Bernina quale data di 
comunicazione), l'appello di X._____ è tempestivo e ricevibile in ordine. Il valore 
litigioso è di oltre CHF 30'000.00 (vedi già solo la stima dell'edificio no. d'ass. 3637 
del 2005 in act. TD.II.4 che indica un valore di CHF 30'600.00; cfr. anche la bozza 
di transazione in act. TD.II.13).

2. Innanzitutto va esaminata la censura sollevata dall'appellante secondo la 
quale la mutazione di azione fatta dall'attore in seguito alla domanda di 
conciliazione del 29 aprile o del 2 maggio 2011 (act. TD.II.1) sarebbe illecita ai 
sensi dell'art. 227 CPC (vedi la cifra 6 dell'appello, act. A.1). La liceità della 
mutazione dell'azione giusta l'art. 227 CPC costituisce un presupposto 
processuale ai sensi dell'art. 59 CPC e va esaminata d'ufficio (cfr. CHRISTOPH 
LEUENBERGER, in Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung, 2a ed., 
Zurigo/Basilea/Ginevra 2013, n. 12 ad art. 227 CPC).

2.1. Giusta l'art. 227 cpv. 1 CPC la mutazione dell'azione in corso di causa è 
ammissibile se la nuova o ulteriore pretesa deve essere giudicata secondo la 
stessa procedura e ha un nesso materiale con la pretesa precedente (lett. a) o la 
controparte vi acconsente (lett. b). Costituisce una mutazione dell'azione solo un 
cambiamento materiale dell'oggetto della controversia dopo l'inizio della pendenza 
della causa ai sensi dell'art. 62 CPC. Esso può risiedere nel cambiamento delle 
domande di petizione, ad esempio se è chiesto di più o altro di quanto preteso in 
precedenza, oppure un cambiamento dei fatti allegati, cioè del fondamento 
fattuale su cui poggiano le conclusioni dell'azione (vedi LAURENT KILLIAS, in Berner 
Kommentar zur Schweizerischen Zivilprozessordnung, vol. II, Berna 2012, n. 1 e 6 
segg. ad art. 227 CPC con rinvii; cfr. anche DTF 139 III 126).

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La soluzione legislativa attesta dell'ampia libertà di cui godono le parti nella fase 
pre-dibattimentale, dove non vige alcuna gerarchia tra gli scritti iniziali 
(petizione/risposta) e quelli successivi (replica/duplica), nel senso che queste 
ultime non sono limitate a quanto proposto con i primi due allegati ma possono 
contribuire a pieno titolo a definire l'allegazione e la natura dell'azione. La stessa 
assenza di gerarchia vale anche tra gli scritti iniziali e le udienze istruttorie (vedi 
per il tutto FRANCESCO TREZZINI, in Commentario al Codice di diritto processuale 
civile svizzero, Lugano 2011, pag. 1013 segg. ad art. 227 CPC). Giusta il rinvio 
generale di cui all'art. 219 CPC queste regole sono applicabili per analogia anche 
alla procedura di conciliazione. Siccome però la legge non esclude la mutazione 
dell'azione nell'ambito della procedura di conciliazione, la stessa dev'essere di 
principio ammissibile. Poiché inoltre le restrizioni di cui all'art. 227 CPC sono 
poche, si può desumere che nella procedura di conciliazione ne debbano valere 
ancor meno (LAURENT KILLIAS va addirittura oltre e ritiene che nella procedura di 
conciliazione le restrizioni di cui all'art. 227 CPC non siano applicabili per nulla; 
vedi op. cit., n. 19 ad art. 227 CPC). In tal senso le domande di petizione 
nell'istanza di conciliazione possono divergere da quelle riprese 
nell'autorizzazione ad agire di cui all'art. 209 CPC (vedi CHRISTOPH LEUENBERGER, 
op. cit., n. 24 ad art. 227 CPC).

2.2. Nell'occorrenza l'appellante fa valere che dalla richiesta di conciliazione del 
29 aprile 2011 si evincerebbe che l'oggetto dell'azione sarebbero state 
unicamente le nuove particelle ni. 8933 e 8938 e che la mutazione sarebbe stata 
effettuata in seguito, andando a estendersi solo dopo alle vecchie 
parcelle/particelle, il che sarebbe inammissibile. L'appellato ribatte tuttavia che 
avrebbe modificato i suoi petiti già in sede di udienza di conciliazione e che si 
tratterebbe meramente di una precisazione, non di una vera e propria mutazione 
dell'azione. Inoltre l'appellante non si sarebbe opposta a tale modifica, cosicché 
ora agirebbe in mala fede.

2.3. Si costata che nel presente caso, come risulta nettamente dagli atti, il 
cambiamento delle domande di petizione è stato fatto nel corso della procedura di 
conciliazione. Va puntualizzato innanzitutto che l'appellato aveva indicato fra 
parentesi addirittura già nell'istanza di conciliazione le vecchie denominazioni delle 
particelle, riferendovi con la formula "ex 19 e 13" (act. TD.II.1). Come sostiene 
giustamente l'appellato, poi, dal decreto del 15 luglio 2011 (act. TD.II.2) risulta 
innegabilmente che egli ha specificato i suoi petiti in sede di udienza di 
conciliazione, la Giudicatura di pace del Distretto Bernina avendoli ripresi 

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testualmente (cfr. B.b. supra). In quella sede egli ha indicato e distinto i numeri 
ufficiali secondo il possesso vecchio e la futura iscrizione, chiarendo così 
semplicemente ciò che voleva ottenere, ovvero per facilitare l'evasione della 
causa. È d'altronde comprensibile che lo abbia fatto, considerato che ci si trovava 
a cavallo fra diversi sistemi di registro fondiario e di misurazione. Non si tratta 
dunque di una mutazione dell'azione ai sensi dell'art. 227 CPC. Ma anche se ciò 
fosse stato il caso, la modifica dei petiti è comunque avvenuta tempestivamente e 
in modo del tutto lecito. Inoltre – nella misura in cui sono applicabili – gli altri 
presupposti sono anch'essi adempiuti. Le nuove pretese sono praticamente 
identiche; toccano entrambe la stessa materia ed essenzialmente gli stessi fondi 
(vedi i considerandi seguenti). Cambia solo il riferimento dato alle particelle in 
causa, cosicché resta senz'altro applicabile lo stesso tipo di procedura. Di 
conseguenza l'argomento dell'appellante in questo punto è infondato e i 
presupposti processuali erano (e sono) adempiuti.

3. Va chiarito ancora su cosa porti esattamente l'azione, poiché pare che alle 
parti e all'autorità precedente si siano poste certe difficoltà e vi siano state alcune 
confusioni a tale proposito, il che è comprensibile, vista la complessità della 
situazione effettiva e giuridica. 

Si costata, poi, già sin d'ora che, come risulta dal Foglio ufficiale del Cantone dei 
Grigioni del 15 maggio 2014, su proposta dell'ente responsabile e mediante 
decreto del Governo dei Grigioni è avvenuto l'acquisto della proprietà dei nuovi 
fondi, in chiusura della procedura di bonifica fondiaria che era in corso durante la 
procedura civile dinanzi ai giudici di prime cure (vedi fra l'altro L. supra e consid. 
5.4.2 infra). Ciò costituisce un nuovo fatto, perciò questa Corte ha invitato le parti 
a esprimersi in merito. Detta novità processuale e soprattutto anche le nuove 
richieste delle parti e i documenti da loro inoltrati possono essere considerati 
ammissibili, poiché i presupposti di cui all'art. 317 CPC sono riuniti. Ne sarà tenuto 
conto adeguatamente nel seguito.

3.1. L'azione porta essenzialmente sullo scioglimento della comproprietà di un 
terreno con due edifici (ni. d'ass. 3636 e 3637). All'epoca quel terreno era iscritto 
nel vecchio protocollo sugli acquisti e sui pegni (chiamato anche "protocollo delle 
compravendite") quale parcella no. 61/5. Nel frattempo è intervenuta una 
procedura di bonifica fondiaria, o meglio di raggruppamento di terreni. Nel corso di 
questa procedura, detta antica parcella fu divisa e la sua superficie fu assegnata a 
diverse particelle transitorie secondo la nuova assegnazione fra cui in particolare 

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le particelle ni. 11 e soprattutto 19 (vedi l'act. TD.III.37). Queste ultime due sono 
poi state sostituite a loro turno con l'entrata in vigore del nuovo registro fondiario 
federale e la chiusura della procedura di raggruppamento, intervenute pendente 
lite con effetto dal 1° aprile 2014. Le loro superfici corrispondono esattamente alle 
nuove particelle ni. 8936 e 8933 attuali di nuova misurazione ufficiale. In merito 
alla nuova particella no. 8938 più a sud-ovest dell'alpe (particella transitoria no. 13 
secondo la nuova assegnazione), composta quasi interamente da un bosco, dagli 
atti non è possibile ricostruire con certezza come sia stata creata, la sua superficie 
apparentemente non corrispondendo a quella dell'antica parcella no. 61/5. Pare 
tuttavia verosimile che anch'essa fosse aggiudicata ai comproprietari della vecchia 
parcella no. 61/5 nell'ambito della procedura di raggruppamento di terreni in 
compensazione per altri terreni persi.

3.2. Il fatto che l'attore oltre allo scioglimento della comproprietà in merito 
all'antica parcella no. 61/5 abbia chiesto anche quello delle nuove particelle ni. 
8933 e 8938 (cifre 1 e 2 dell'azione, act. TD.I.2) di principio non sarebbe stato 
ammissibile. Non è difatti possibile chiedere contemporaneamente due cose che 
si escludono a vicenda senza alternatività delle richieste. Secondo il diritto 
processuale civile (vedi l'art. 58 CPC), le richieste di causa devono essere 
formulate in modo tale che, in caso di accoglimento della domanda, sia 
pronunciata una decisione che possa essere eseguita (FRANCESCO TREZZINI, op. 
cit., pagg. 152 segg. ad art. 58 CPC). In casi come quello presente, tipicamente si 
formula le due richieste alternativamente, l'una in via principale, l'altra in via 
eventuale, così che il giudice può, se decide di accogliere l'azione, sceglierne una 
e promuoverla a sentenza. Nell'occorrenza dalla motivazione risultava tuttavia 
chiaramente cosa intendeva ottenere l'attore qui appellato con la sua azione. Di 
conseguenza il suo petitum inesatto non ha nociuto e, per evitare del formalismo 
eccessivo, esso viene convertito nel modo descritto, la richiesta principale 
essendo quella dello scioglimento della comproprietà in merito all'antica parcella 
no. 61/5 e quella in via eventuale quello in merito alle nuove particelle ni. 8933 e 
8938.

3.3. Ciononostante – come sarà dimostrato – al momento dell'inoltro dell'azione 
uno scioglimento delle nuove particelle mediante frazionamento non era possibile. 
Non era inoltre ancora consentito disporre liberamente del nuovo possesso, non 
essendo ancora avvenuto l'acquisto della proprietà. Dopo la comunicazione di un 
primo dispositivo errato (act. TD.I.8), il Tribunale distrettuale Bernina pare essersi 
reso conto anch'esso di questa impossibilità, senza tuttavia dichiarare 

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parzialmente inammissibile o respingere parzialmente la richiesta dell'attore. Esso 
si è limitato a precisare perlomeno nella sentenza motivata (act. TD.I.9) che le 
corrispondenti superfici secondo la nuova assegnazione (sottinteso: e quelle di cui 
al futuro registro fondiario federale) al momento sarebbero state "da ritenersi 
virtuali". In effetti, come sarà delucidato nel seguito, le particelle transitorie 
secondo la nuova assegnazione ni. 11, 13 e 19, come d'altronde anche quelle di 
cui al registro fondiario federale ormai in vigore ni. 8936, 8938 e 8933, non erano 
ancora determinanti per il vecchio sistema di registro fondiario, benché la 
misurazione ufficiale fosse già entrata in vigore. A registro fondiario allora era 
iscritta unicamente la vecchia parcella no. 61/5. In poche parole quindi per i primi 
giudici di massima era possibile sciogliere esclusivamente quella vecchia parcella 
e non (anche) già quelle nuove (vedi necessariamente le considerazioni seguenti).

3.4. Nel primo dispositivo della loro decisione alla cifra 2, poi, i primi giudici 
previdero lo scioglimento della comproprietà non solo dell'antica parcella no. 61/5 
e delle nuove particelle ni. 8933 e 8938, ma anche delle particelle ni. 8934 e 8936. 
Queste ultime due, strettamente parlando, non facevano oggetto dell'azione di 
Y._____, in altre parole questi non ne richiese lo scioglimento della comproprietà. 
Per ciò che attiene alla prima (no. 8934), addirittura, dagli atti non risulta 
chiaramente se facesse parte o meno dell'antica parcella no. 61/5, a chi 
appartenesse o a chi dovesse essere aggiudicata. Essa non va dunque toccata. 
Per quanto concerne invece la seconda (no. 8936), con l'edificio no. d'ass. 3636, 
nonostante essa pare esser stata parte integrante dell'antica parcella no. 61/5, la 
sua attribuzione futura era da sempre prevista per la proprietà singola di X._____ 
(cfr. A.e. supra). Il patrocinatore dell'appellato tra l'altro lo aveva accettato 
espressamente in entrambe le sedi (vedi act. TD.I.2 e act. A.2). Poco importa 
dunque che l'appellato stesso in sede di udienza di conciliazione del 14 aprile 
2015 dinanzi a questa Camera si è dimostrato convinto del contrario. Se egli non 
ha impugnato l'assegnazione né intrapreso altri passi legali e l'assegnazione è 
cresciuta in giudicato ormai da tempo (cfr. anche l'act. F.4.2), non si impone 
riesaminarla, non essendovi spazio per farlo.

Siccome i primi giudici hanno già corretto da soli queste due piccole sviste, 
considerato che perlomeno il dispositivo della sentenza motivata è coerente nel 
senso che non contiene riferimenti alle nuove particelle e che fa stato solo questo, 
non giova attardarsi oltre al riguardo. Fermo sta intanto che le particelle ni. 8934 e 
8936 non fanno oggetto della procedura d'appello, non essendo state nemmeno 
l'oggetto dell'azione. L'edificio no. d'ass. 3636 che si trovava sulla parte sud-est 

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dell'antica parcella no. 61/5 (e che è ormai assegnato alla particella no. 8936) non 
è quindi neanch'esso definitivamente più in questione. Finalmente, nella decisione 
motivata (act. TD.I.9) i giudici di prime cure hanno sostenuto che si trattasse di un 
errore di scrittura, in quanto invece di queste due particelle sarebbero dovute 
essere state inserite addirittura le particelle ni. 8941 e 8937. Orbene, pure queste 
particelle non sono coperte dai petiti dell'attore e anche in questo caso i rapporti di 
proprietà (previsti) non sono documentati, cosicché non vanno toccate nemmeno 
queste due particelle. Resta da decidere solo sul destino dell'antica parcella no. 
61/5 – senza dette parti (stabile no. d'ass. 3636 con il terreno poi convertito nella 
particella no. 8936 non più in questione) – e delle nuove particelle ni. 8933 e 8938.

3.5. Visto quanto precede conviene dividere la presente decisione in due parti, 
in particolare perché nel corso della procedura d'appello, cioè dopo l'emanazione 
della decisione impugnata, sono intervenute la chiusura della procedura di bonifica 
fondiaria e l'entrata in vigore del registro fondiario federale. Riassumendo resta 
quindi da giudicare, in un primo passo (consid. 4 e 5), la liceità dello scioglimento 
della comproprietà (con conseguente ripartizione dell'antica parcella no. 61/5) così 
com'è stato deciso dai primi giudici sotto l'egida del sistema vecchio di registro 
fondiario, in piena procedura di bonifica fondiaria, nonché, in un secondo passo 
(consid. 6), l'ammissibilità di uno scioglimento della comproprietà delle nuove 
particelle ni. 8933 e 8938 e di un'eventuale iscrizione dello stesso nel registro 
fondiario federale a procedura di bonifica fondiaria conclusa.

4. La decisione impugnata ordina lo scioglimento della comproprietà 
dell'antica parcella no. 61/5 che era soggetta alla procedura di bonifica fondiaria. 
Come spiegato, questa Corte deve innanzitutto verificare l'ammissibilità 
rispettivamente l'eseguibilità di questa decisione, indipendentemente dalla 
situazione venutasi a creare nel corso della procedura d'appello (decreto 
governativo sull'acquisto della proprietà dei nuovi fondi nel lotto 9 per il 1° aprile 
2014 con susseguente entrata in vigore del registro fondiario federale), poiché va 
giudicata la fondatezza delle censure della convenuta qui appellante. Per l'esame 
va dunque presa la situazione nella quale ci si trovava al momento della decisione 
dei primi giudici, ricapitolando le argomentazioni delle parti in sede d'appello.

4.1. Nella sua memoria d'appello del 28 settembre 2012 (act. A.1) la convenuta 
sostiene che, oltre ad aver descritto i rapporti di proprietà in maniera non corretta, 
il modo di procedere scelto dall'autorità inferiore non sarebbe possibile, sia dal 
punto di vista legale sia da quello pratico.

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4.1.1. A suo dire, sarebbe pur vero che nel vecchio registro fondiario sarebbero 
indicati ancora i numeri delle antiche parcelle secondo il possesso vecchio, ma 
verrebbe anche accennata esplicitamente la procedura di bonifica fondiaria. Al 
tempo della decisione qui impugnata, la nuova assegnazione dei fondi secondo 
l'art. 28 della Legge sulle bonifiche fondiarie del Cantone dei Grigioni del 5 aprile 
1981 (CSC 915.100; in seguito chiamata: Legge sulle bonifiche fondiarie) sarebbe 
già stata effettuata e cresciuta in giudicato. Per questo motivo non sarebbe (più) 
stato possibile attuare disposizioni sui fondi secondo il possesso vecchio. Questi 
non potrebbero essere l'oggetto di negozi giuridici in seguito alla nuova 
assegnazione. L'autorità precedente non avrebbe dunque potuto riferirsi all'antica 
parcella no. 61/5, bensì solo alle particelle transitorie secondo la nuova 
assegnazione, rispettivamente quelle previste per il registro fondiario federale 
(allora non ancora in vigore): i fondi ni. 8933 e 8938. La disposizione sulle nuove 
particelle presupporrebbe tuttavia l'acquisto della proprietà, il quale a sua volta 
richiederebbe un relativo decreto del Governo ai sensi dell'art. 36 Legge sulle 
bonifiche fondiarie. Questo sarebbe però intervenuto solo nel corso della 
procedura d'appello. Di conseguenza non sarebbe stato possibile nemmeno 
disporre del possesso nuovo. In altri termini l'azione sarebbe stata sollevata in 
tempo inopportuno ai sensi dell'art. 650 cpv. 3 CC e andrebbe integralmente 
respinta.

4.1.2. Del resto, anche se il Tribunale distrettuale Bernina potesse ordinare lo 
scioglimento della comproprietà in merito alle particelle 8933 e 8938, la decisione 
impugnata sarebbe illegittima. Ciò poiché d'un lato i primi giudici 
aggiudicherebbero la stalla alla controparte senza effettuare un conguaglio giusta 
l'art. 651 cpv. 3 CC. D'altro canto la stalla situata sulla particella 8933 non 
potrebbe essere aggiudicata all'attore, bensì andrebbe messa all'asta se non vi 
sarebbe accordo fra le parti. Inoltre la superficie restante e la particella 8938 
andrebbero divise in natura in base all'art. 651 cpv. 2 CC. Lasciare una parte in 
comproprietà non sarebbe previsto dalla legge.

4.1.3. A parte quello, poi, la decisione non sarebbe neanche eseguibile. 
L'iscrizione a registro fondiario non sarebbe più (stata) attuabile, poiché sarebbe 
stata ancora in pieno corso la procedura di bonifiche fondiarie, o meglio una 
procedura di raggruppamento terreni. Inoltre sia l'Ufficio del registro fondiario 
Valposchiavo sia l'Ispettorato del registro fondiario e registro di commercio 
riterrebbero che la decisione impugnata non si possa iscrivere a registro fondiario. 
Una relativa richiesta d'iscrizione sarebbe già stata respinta. Del resto la divisione 

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(e con questa la relativa valutazione) non potrebbe essere effettuata neanche per 
il fatto che le servitù con diritti e obblighi così come pure i diritti di pegno 
immobiliari non sarebbero ancora stati aggiornati. Infine un'eventuale esecuzione 
di un tale scioglimento richiederebbe il consenso del consorzio di 
raggruppamento, nell'occorrenza il Consorzio Bonifica Fondiaria del Comune di 
Poschiavo (art. 20 Legge sulle bonifiche fondiarie). La decisione impugnata non 
potrebbe sostituire il citato consenso. Difatti soltanto le autorità del 
raggruppamento sarebbero in grado di valutare se un negozio giuridico sarebbe 
compatibile con gli obiettivi della bonifica o meno. In sintesi l'azione di 
scioglimento della comproprietà sarebbe stata sollevata in tempi inopportuni ai 
sensi dell'art. 650 cpv. 3 CC. La decisione impugnata dunque andrebbe revocata.

4.2. Con la sua memoria di risposta all'appello (act. A.2) e con le ulteriori 
osservazioni presentate in questa sede (act. A.5, A.8 e A.11) l'attore qui appellato 
difende essenzialmente il ragionamento dei primi giudici che avevano accolto la 
sua azione, considerando pragmatica la soluzione da loro adottata.

4.2.1. Egli afferma che l'autorità inferiore avrebbe potuto riferirsi solamente alla 
vecchia parcella no. 61/5, poiché allora ai fini dei diritti reali la nuova assegnazione 
– sebbene cresciuta in giudicato – sarebbe stata priva d'effetto, i nuovi fondi 
esistendo soltanto virtualmente. Difatti in quel tempo la nuova assegnazione non 
sarebbe ancora stata in atto (recte: l'acquisto della proprietà non sarebbe ancora 
avvenuto), non essendo ancora stato proposto al Governo cantonale di decretarne 
l'entrata in vigore ai sensi dell'art. 36 Legge sulle bonifiche fondiarie. Di 
conseguenza non si sarebbe ancora potuto disporre dei nuovi fondi assegnati, che 
peraltro non sarebbero ancora stati iscritti a registro fondiario. Sarebbe dunque 
ancora valsa unicamente l'allora vigente iscrizione a registro fondiario concernente 
il possesso vecchio.

4.2.2. I fondi del possesso vecchio sarebbero comunque ancora potuti essere 
oggetto di modifiche e di negozi giuridici anche dopo l'entrata in vigore della nuova 
assegnazione. Siccome questi fondi sarebbero stati soggetti a una procedura di 
bonifica fondiaria, non avrebbero trovato applicazione le disposizioni riguardanti il 
frazionamento di fondi agricoli della Legge sul diritto fondiario rurale del 4 ottobre 
1991 (LDFR; RS 211.412.11), essendo data l'eccezione di cui all'art. 62 lett. e 
LDFR. Giusta l'art. 20 cpv. 3 Legge sulle bonifiche fondiarie, inoltre, i bandi di 
ricomposizione particellare dovrebbero necessariamente essere menzionati nel 
registro fondiario. Nella fattispecie invece l'estratto del vecchio registro fondiario 

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del 17 giugno 2011 (act. TD.II.3) non avrebbe indicato alcuna limitazione della 
facoltà di disporre e tantomeno un bando di ricomposizione particellare. 
Aggregandosi all'argomentazione dell'attore, i primi giudici sarebbero quindi partiti 
da questa circostanza – che non sarebbe mai stata contestata dall'appellante – e 
avrebbero deciso a giusto titolo che non vi sarebbe stato alcun ostacolo ai sensi 
dell'art. 650 cpv. 1 CC che impedisca lo scioglimento della comproprietà della 
parcella no. 61/5. Non vi sarebbe, infatti, alcun negozio giuridico che vieti la 
soppressione della comproprietà e nel caso del fondo in questione non si 
tratterebbe nemmeno di un oggetto destinato a un fine durevole. L'azione di 
scioglimento non sarebbe neanche stata inoltrata intempestivamente ai sensi 
dell'art. 650 cpv. 3 CC. Peraltro nemmeno l'appellante lo sosterrebbe. Del resto 
l'indicazione che allora non si avrebbe potuto ancora disporre dei fondi in base alla 
nuova assegnazione non basterebbe come motivo per giustificare l'intempestività 
dello scioglimento richiesto. Le obbiezioni sollevate dall'appellante, infine, 
sarebbero piuttosto di natura formale, risultanti dal diritto amministrativo, e non 
avrebbero nessun influsso sulla presente procedura.

4.2.3. La nuova assegnazione andrebbe tenuta in considerazione unicamente nel 
senso che lo scioglimento della comproprietà della parcella no. 61/5 dovrebbe 
risultare compatibile con le esigenze della nuova assegnazione. Nell'evenienza ciò 
sarebbe il caso. La pragmatica decisione impugnata permetterebbe una 
trasposizione perfetta del vecchio sistema di registro fondiario nella nuova 
assegnazione e sarebbe conciliabile con gli obiettivi perseguiti dall'opera di 
bonifica fondiaria. Anzi, farebbe di più, dando al Consorzio l'opportunità di 
sciogliere la comproprietà anche sulla particella no. 8933 per creare così rapporti 
più chiari e lasciare meno terreni in comproprietà. L'appellante otterrebbe due 
particelle riunificabili in proprietà singola della misura di complessivi 4'127 m2 (≈ 
37%), cioè qualcosa in più del ⅓ che le spetterebbe secondo la nuova 
assegnazione, e l'appellato parimenti due particelle di complessivi 7'075 m2 (≈ 
63%). Il Consorzio, poi, sarebbe sollecitato a tenere in considerazione 
l'aggiornamento deciso, adeguando la nuova assegnazione, poiché una modifica a 
registro fondiario sulla base del possesso vecchio potrebbe essere introdotta fino 
al giorno prima dell'emissione del decreto governativo per l'acquisto della proprietà 
giusta l'art. 36 Legge sulle bonifiche fondiarie. Nella fattispecie la modifica 
intervenuta non creerebbe nessun problema. Non sarebbe quindi vero che la 
decisione impugnata non sarebbe (stata) iscrivibile. Non corrisponderebbe 
nemmeno che vi sarebbe già stata una richiesta d'iscrizione che sarebbe stata 
respinta, poiché andrebbe attesa la crescita in giudicato della decisione prima di 

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inoltrare una simile richiesta. Non sarebbe nemmeno necessaria la presenza di 
una planimetria precisa, in quanto la stessa non farebbe oggetto d'iscrizione a 
registro fondiario, bensì solo nel registro delle compravendite. In sintesi perciò 
l'azione non sarebbe stata sollevata intempestivamente ai sensi dell'art. 650 cpv. 3 
CC e il suo accoglimento meriterebbe conferma in sede d'appello.

5. Esaminate le argomentazioni delle parti e visti gli atti, vanno fatte le 
seguenti considerazioni giuridiche, distinguendo le varie fasi delle procedure, 
poiché si presentano situazioni e realtà giuridiche diverse. Conviene richiamare 
però dapprima le condizioni legali per lo scioglimento della comproprietà fondiaria 
e le restrizioni di tale diritto.

5.1. Secondo l'art. 650 cpv. 1 CC ogni comproprietario ha il diritto di chiedere la 
cessazione della comproprietà, a meno che ciò non sia escluso dal negozio 
giuridico (vedi il cpv. 2), dalla suddivisione in proprietà per piani o dal fine a cui la 
cosa è durevolmente destinata. Il comproprietario che intende sciogliere la 
comproprietà può promuovere simultaneamente due azioni reali: l'una di 
accertamento, fondata sull'art. 650 cpv. 1 CC ("azione di divisione"), intesa a far 
costatare che nulla osta allo scioglimento della comproprietà sulla particella in 
domanda, e l'altra costitutiva, fondata sull'art. 651 cpv. 2 CC, volta a far definire il 
modo della divisione (cfr. la decisione della prima Camera civile del Tribunale 
d'appello ticinese 11.2004.48 del 3 febbraio 2009 consid. 6 con richiamo). Esse 
hanno pure le caratteristiche di un actio duplex, nel senso che la convenuta può 
anche lei presentare delle richieste. Lo scioglimento non deve necessariamente 
essere motivato. Tuttavia non può essere chiesto intempestivamente (art. 650 cpv. 
3 CC). La richiesta è intempestiva se comporta oneri eccessivi o svantaggi 
considerevoli per gli altri comproprietari o alcuni di essi. L'intempestività deve 
risultare da fatti e circostanze oggettivi in rapporto con il bene da dividere, non da 
aspetti soggettivi. Il giudice decide secondo libero apprezzamento, tenendo conto 
degli interessi dei comproprietari coinvolti. La questione dell'intempestività non 
può, in ogni caso, ostacolare durevolmente lo scioglimento di una comproprietà, 
poiché nessuno è tenuto a rimanere in comproprietà per sempre (vedi per il tutto 
la sentenza della prima Camera civile del Tribunale d'appello ticinese 11.2009.191 
del 6 aprile 2012 consid. 3 segg. con rinvii; per la prassi grigionese cfr. fra tante le 
PTC 1997 no. 5 e PTC 2000 no. 10; per la dottrina vedi innanzitutto ROBERT HAAB, 
in Zürcher Kommentar, vol. IV/1, 2a ed., Zurigo 1977, n. 1 seg. ad artt. 650 e 651 
CC; PETER LIVER, in Schweizerisches Privatrecht V/1, Basilea 1977, pagg. 80 
segg.; ARTHUR MEYER-HAYOZ, Berner Kommentar, vol. IV/1/1, 5a ed., Berna 1981, 

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n. 1 segg. e in particolare n. 36 segg. ad art. 650 CC; poi CHRISTOPH BRUN-
NER/JÜRG WICHTERMANN, in Basler Kommentar zum Zivilgesetzbuch II, 4a ed., Ba-
silea 2011, n. 6, 8 e 12 segg. ad art. 650 CC; PAUL-HENRI STEINAUER, Les droits 
réels, Tome I, 5a ed., Berna 2012, n. 1184 seg.).

5.2. Giova rammentare a titolo indicativo che un eventuale rifiuto rispettivamente 
annuncio di rifiuto da parte dell'ufficio del registro fondiario di iscrivere lo 
scioglimento ordinato dal giudice, come lo fa valere l'appellante nella fattispecie, 
non costituisce di per sé un motivo per respingere l'azione di scioglimento. L'art. 
656 cpv. 2 CC contiene un'enumerazione non esaustiva di fattispecie di acquisto 
della proprietà fondiaria, per le quali secondo il diritto fondiario non vige il principio 
assoluto dell'iscrizione, bensì quello relativo (vedi PAUL-HENRI STEINAUER, op. cit., 
n. 700). Fra queste fattispecie conta anche il giudizio sullo scioglimento di 
comproprietà ai sensi dell'art. 651 cpv. 2 CC. In quei casi l'iscrizione a registro 
fondiario ha meramente un effetto dichiarativo, il trapasso della proprietà essendo 
eseguito dal giudice. Chi ha acquisito la proprietà di un fondo extratabularmente 
può ottenere direttamente l'iscrizione nel registro fondiario in base all'art. 665 cpv. 
2 CC. Tuttavia, anche nel campo del principio relativo dell'iscrizione l'acquirente di 
un fondo può disporne soltanto dal momento che è stato iscritto quale proprietario 
nel registro fondiario (HERMANN LAIM, in Basler Kommentar zum Zivilgesetzbuch II, 
op. cit., n. 36 ad art. 656 CC). Ora, se la notificazione si basa su una decisione del 
giudice, cioè se la notificazione è presentata da una persona che ha acquisito la 
proprietà già prima dell'iscrizione, l'ufficiale del registro fondiario deve unicamente 
verificare se l'autorità giudiziaria era competente e se il richiedente e l'avente 
diritto coincidono (vedi gli artt. 84 e 85 dell'Ordinanza sul registro fondiario del 23 
settembre 2011 [ORF; RS 211.432.1]). Egli non deve invece rivedere la decisione 
(anche) sotto il profilo del diritto sostanziale (PAUL-HENRI STEINAUER, op. cit., n. 
849c; sia rinviato però ancora all'art. 65 cpv. 1 lett. c ORF). Dall'ottica puramente 
giuridica dunque non è strettamente indispensabile che la decisione qui impugnata 
possa essere eseguita anche a registro fondiario, mediante iscrizione. La non 
eseguibilità ha tuttavia come conseguenza che l'attore non può disporre della 
proprietà a lui aggiudicata dal tribunale di prime cure. Nel caso di un rifiuto 
dell'ufficio del registro fondiario di iscrivere quanto deciso dal giudice civile, poi, in 
base all'art. 956a CC l'attore ha la possibilità di inoltrare ricorso all'autorità di 
vigilanza cantonale. Se il rifiuto è giustificato o meno andrebbe stabilito semmai in 
una procedura di ricorso (vedi per il tutto anche ADRIAN MÜHLEMATTER/CHRISTOPH 
MERK, Das Zerstückelungsverbot des BGBB, in Jusletter 8 settembre 2014, 

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innanzitutto n. 25 e 44 segg.). Nel caso concreto comunque non si impone 
indugiare oltre a questo proposito, considerando le costatazioni seguenti.

5.3. Oltre alle restrizioni del diritto civile enunciate pocanzi, vi possono essere 
anche altre limitazioni del potere di disporre dei propri fondi, derivanti ad esempio 
dal diritto dei fondi agricoli, specie dalla LDFR, e dal diritto cantonale, in 
particolare dalla Legge sulle bonifiche fondiarie e dalla Legge d'introduzione al 
Codice civile svizzero del 12 giugno 1994 (CSC 210.100; in seguito abbreviata: 
LICC). L'art. 88 cpv. 1 LICC vieta ad esempio il frazionamento di fondi forestali in 
particelle di misura inferiore a 50 are e di altri fondi in parcelle/particelle di misura 
inferiore a 12 are, per quanto il diritto federale non preveda altre regolamentazioni. 
L'art. 88 cpv. 3 LICC, poi, prevede che i fondi assegnati nella procedura di 
raggruppamento dei terreni non possono essere nuovamente suddivisi in altre 
particelle. Nell'occorrenza le disposizioni della Legge sulle bonifiche fondiarie 
meritano comunque un'attenzione accresciuta, i terreni in questione essendosi 
trovati all'epoca nel comprensorio di una procedura di bonifica fondiaria ai sensi 
dell'art. 5 Legge sulle bonifiche fondiarie.

5.3.1. Innanzitutto si parte dal presupposto che di principio si applichi la LDFR, nel 
senso che i terreni in questione cadano generalmente nel campo d'applicazione di 
questa legge (art. 2 cpv. 1, art. 3 cpv. 1, art. 5 lett. b e art. 6 LDFR). D'altronde 
anche le parti sembrano essere d'accordo che i fondi sui quali porta la vertenza 
siano agricoli ai sensi della LDFR. L'art. 654a CC prevede che lo scioglimento 
della proprietà collettiva di aziende e fondi agricoli sia "inoltre" retto dalla LDFR. 
Secondo la giurisprudenza e la dottrina è chiaro che non si intenda che le due 
leggi siano applicabili parallelamente, bensì che la LDFR vada considerata quale 
lex specialis e prevalga nei confronti del CC, quest'ultimo essendo applicabile solo 
sussidiariamente (vedi fra tanti TANJA DOMEJ, in Kurzkommentar Schweizerisches 
Zivilgesetzbuch, Basilea 2012, n. 1 e 2 ad art. 654a CC). Anche per i fondi agricoli, 
però, la norma principale per esigere lo scioglimento della comproprietà è l'art. 650 
CC, mentre le modalità di divisione sono invece disciplinate precipuamente dagli 
artt. 36 segg. LDFR, l'art. 651 CC essendo sussidiario in quest'ambito (cfr. per il 
tutto la sentenza del Tribunale federale 5A_522/2013 del 23 aprile 2014 consid. 
1.1. e 1.3.).

5.3.2. La LDFR sta in conflitto pure con il diritto sulle bonifiche fondiarie. A tale 
proposito si precisa che, come ha rilevato imprecisamente – ma non interamente a 
torto – l'appellato, in certe fasi della procedura di bonifica fondiaria, le restrizioni 

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della LDFR (in particolare gli artt. 58 e 61 LDFR) non si applicano. L'art. 62 lett. e 
LDFR prevede effettivamente un'eccezione dall'obbligo di autorizzazione per 
l'acquisto di fondi agricoli ai sensi dell'art. 61 LDFR, anche se nella fattispecie è 
palesemente data pure quella di cui all'art. 62 lett. c LDFR. L'art. 59 lett. a LDFR, 
poi, prevede un'eccezione dal divieto di frazionamento di cui all'art. 58 LDFR. 
Queste eccezioni sono previste siccome si ritiene generalmente che qualora sia in 
corso una procedura di bonifica fondiaria, gli obiettivi perseguiti dalla LDFR 
sarebbero sufficientemente coperti dalle disposizioni sulle bonifiche fondiarie (cfr. 
fra tanti BEAT STALDER, in Das bäuerliche Bodenrecht, 2a ed., Brugg 2011 [in 
seguito: Commentario LDFR], n. 1 e 26 ad art. 62 LDFR). Le eccezioni sono 
dunque concepite in modo alternativo o sussidiario e paiono partire dal 
presupposto che debba per forza applicarsi o l'uno o l'altro sistema di limitazioni al 
diritto di disporre. In altre parole, si potrebbe considerare che se, per qualunque 
motivo, non dovessero applicarsi le restrizioni del diritto sulle bonifiche fondiarie, 
andrebbe derogata l'eccezione della LDFR e farebbero stato comunque le 
restrizioni di cui alla LDFR. Va perciò esaminato con precisione quali limitazioni 
vadano osservate. Ai fini del presente giudizio interessa soprattutto l'eccezione di 
cui all'art. 59 lett. a LDFR. La nozione di miglioramento [inteso: del suolo] ai sensi 
di questa disposizione normativa corrisponde a quella ancorata negli artt. 702 e 
703 CC (MARGRET HERRENSCHWAND/CHRISTOPH BANDLI, Commentario LDFR, n. 8 
ad art. 59 LDFR), comprendente le correzioni di corsi d'acqua, prosciugamenti, 
irrigazioni, rimboschimenti, strade, raggruppamenti di terreni e simili lavori. Per il 
caso in rassegna è rilevante innanzitutto quella di raggruppamento di terreni 
prevista dalla legislazione cantonale sulle bonifiche fondiarie.

5.3.3. La procedura di raggruppamento ai sensi dell'art. 2 lett. a e b Legge sulle 
bonifiche fondiarie si svolge nel modo descritto dall'art. 4 dell'Ordinanza 
d'esecuzione della legge sulle bonifiche fondiarie del Cantone dei Grigioni del 19 
novembre 1980 (CSC 915.110; in seguito: Ordinanza d'esecuzione), cominciando 
dalla determinazione del comprensorio ai sensi dell'art. 5 Legge sulle bonifiche 
fondiarie, passando dall'accertamento delle condizioni vigenti di proprietà e dalla 
stima, alla nuova assegnazione, per poi concludere con l'acquisto della proprietà, 
la ripartizione delle spese e lo scioglimento dell'operazione. Classicamente le 
tappe decisive sono innanzitutto la preparazione, il bando di ricomposizione, la 
nuova assegnazione e l'acquisto della proprietà. Secondo la prassi grigionese, la 
LDFR si applica fino al bando di ricomposizione e poi nuovamente dopo la nuova 
assegnazione. Nel periodo intermezzo invece si applica solo la legislazione sulle 
bonifiche fondiarie (cfr. act. F.8) e di massima è necessaria l'approvazione da 

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parte del Consorzio, ma non quella secondo la LDFR, mentre nel campo 
d'applicazione della LDFR occorre di principio un'approvazione secondo la LDFR, 
ma non quella del Consorzio. I due regimi quindi si intercambiano. Qualora non 
fosse deciso un bando di ricomposizione, la situazione si complica 
sostanzialmente, poiché diviene più difficile sapere quali restrizioni si applichino e 
anche perché non è più chiaro se o fino a quando sia ancora ammissibile 
effettuare delle disposizioni sul possesso vecchio. 

5.4. Nella presente vertenza ci si trovava a cavallo fra diverse fasi della 
procedura di raggruppamento e proprio in un caso relativamente delicato come 
descritto. Si impone tenerne conto adeguatamente nelle riflessioni seguenti, 
partendo dapprima dalla modalità di scioglimento di comproprietà mediante 
divisione materiale.

5.4.1. Esaminando il caso in rassegna dal lato temporale, è intanto chiaro che al 
momento dell'inoltro della domanda di conciliazione era in pieno corso una 
procedura di raggruppamento terreni e che non era ancora in vigore la nuova 
assegnazione (vedi B. e C. supra) ai sensi dell'art. 28 Legge sulle bonifiche 
fondiarie. Ben ha pensato l'attore qui appellante dunque a cambiare il suo petito in 
sede d'udienza di conciliazione, riferendosi (anche) all'antica parcella no. 61/5 
(consid. 3 supra). All'epoca, infatti, non esistevano ancora – rispettivamente non 
erano ancora determinanti – le particelle transitorie con nuova misurazione 
ufficiale della nuova assegnazione (ni. 11, 13 e 19) e tantomeno quelle attuali di 
cui al registro fondiario federale (ni. 8933 e 8938), entrato in vigore solo molto più 
tardi. Vi era unicamente l'antica parcella no. 61/5 con i terreni limitrofi, anch'essi di 
possesso vecchio. Allora non era dunque possibile ottenere un frazionamento 
materiale né in merito alle particelle transitorie né in merito a quelle nuove.

5.4.2. Dopo il rilascio dell'autorizzazione ad agire in data 15 luglio 2011, 
comunicata il 27 luglio 2011, – ma ancor prima dell'inoltro dell'azione al Tribunale 
distrettuale Bernina il 25 ottobre 2011 – venne esposta pubblicamente l'opera di 
misurazione ufficiale. Questa fu approvata il 1° novembre 2011 (vedi C. supra). 
Con essa furono create le particelle transitorie in vista dell'assegnazione futura 
delle nuove particelle, la loro validità rimanendo però ancora sospesa. Per meglio 
dire, la nuova assegnazione ai sensi dell'art. 28 Legge sulle bonifiche fondiarie 
non è altro che una regolazione ab initio dei (nuovi) rapporti di proprietà previsti 
sui terreni soggetti alla procedura di bonifica. Contrariamente a quanto si potrebbe 
pensare, tuttavia, essa non è sufficiente per permettere di disporre pienamente e 

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liberamente dei nuovi terreni come proprietario. In particolare non era ancora 
ammesso sciogliere senz'altro la comproprietà sulle nuove particelle. Al massimo 
sarebbe stata possibile un'immissione in possesso ai sensi dell'art. 35 Legge sulle 
bonifiche fondiarie (cfr. il Messaggio del Governo al Gran Consiglio del 30 giugno 
1980 relativo alla revisione totale della Legge sulle bonifiche fondiarie e 
dell'Ordinanza d'esecuzione pagg. 169 segg., segnatamente il commento all'art. 
35 alla pag. 199), disposta dall'ente responsabile, cioè nella fattispecie dal 
Consorzio. L'attore però non ha chiesto una tale immissione in possesso né 
tantomeno afferma di averne domandata una. Come fa valere giustamente 
l'appellante, per essere autorizzati a disporre pienamente delle nuove particelle 
nel senso di uno scioglimento della comproprietà, invece, occorreva ancora 
l'acquisto della proprietà giusta l'art. 36 Legge sulle bonifiche fondiarie, acquisto 
che è stato decretato solo in aprile 2014, ovvero largamente dopo la chiusura della 
procedura di primo grado. Questa disposizione prevede quanto segue:

"Art. 36 Acquisto della proprietà
1 L'acquisto della proprietà avviene, dopo l'entrata in vigore della nuova 
assegnazione, su proposta dell'ente responsabile mediante decreto del 
Governo.
2 Si può disporre dei nuovi fondi assegnati solo dopo l'acquisto della 
proprietà e dopo la loro iscrizione nel registro fondiario."

In altri termini senza detto decreto governativo e senza l'iscrizione nel registro 
fondiario non passa la proprietà né sulle particelle transitorie né sulle nuove 
particelle ma rimane ancora quella sulle vecchie parcelle, anch'essa limitata (vedi 
consid. 5.5. infra). Il testo chiaro della norma non permette altre conclusioni di 
quella esposta.

5.4.3. A questo proposito si rileva, poi, che l'appellato pare comportarsi in maniera 
contraddittoria: d'un lato ammette che allora i nuovi fondi esistevano soltanto 
virtualmente e che il Governo non aveva ancora decretato l'acquisto della 
proprietà ai sensi della citata disposizione, e d'altro lato invece con la sua azione 
chiede lo scioglimento della comproprietà proprio anche in merito alle particelle ni. 
8933 e 8938. Egli ha tuttavia dichiarato l'8 aprile 2013 in sede d'appello (act. A.5) 
di aver aggiunto quella richiesta a titolo meramente accessorio e prudenziale, per 
il caso in cui nel frattempo – cioè prima della crescita in giudicato della sentenza 
da lui provocata – fosse acquisita la proprietà sulle nuove particelle (vedi consid. 6 
infra).

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5.4.4. In ogni caso si costata che in questa prima fase di procedura – semmai 
(vedi però i considerandi seguenti) – era possibile disporre solo ed esclusivamente 
delle parcelle di possesso vecchio, fra cui la no. 61/5, e non (anche) delle nuove 
particelle. In tal senso, come si è già visto sopra, il primo dispositivo di cui alla 
decisione senza motivazione dell'autorità precedente si rivela errato, dimodoché i 
primi giudici l'hanno rettificato a giusto titolo con la comunicazione della 
motivazione scritta. Per motivi di coerenza, però, all'epoca il tribunale di prime 
cure – oltre a detta precisazione – nella motivazione scritta avrebbe dovuto pure 
dichiarare parzialmente inammissibile l'istanza nella misura in cui l'attore chiede lo 
scioglimento della comproprietà delle nuove particelle ni. 8933 e 8938, poiché ciò 
non era per nulla possibile. Il fatto che il Tribunale distrettuale Bernina abbia 
accolto (integralmente) l'azione posa vari problemi, come sarà spiegato nel 
seguito. Comunque sia, per le prossime considerazioni va ritenuto che fa stato il 
dispositivo di prima istanza rettificato di cui alla comunicazione del 30 agosto 2012 
(act. TD.I.9). Fermo sta intanto che le parti, quando si sono presentate davanti ai 
primi giudici, non potevano disporre né delle particelle transitorie né di quelle 
nuove.

5.5. Le opinioni delle parti divergono inoltre fortemente in merito alla possibilità 
di pronunciare e iscrivere allora lo scioglimento della comproprietà sull'antica 
parcella no. 61/5 nel cosiddetto protocollo delle compravendite (vecchio registro 
fondiario).

5.5.1. Va precisato innanzitutto che la mera circostanza che la vecchia parcella in 
questione si trovava nel comprensorio di una procedura di bonifica fondiaria e che 
era effettivamente in pieno corso una tale procedura non esclude di per sé lo 
scioglimento della comproprietà dell'antica parcella no. 61/5. Si è visto pocanzi 
che, malgrado fosse cresciuta in giudicato la nuova assegnazione basata sulla 
nuova misurazione ufficiale, non era ancora stato decretato l'acquisto della 
proprietà sulle nuove particelle ai sensi dell'art. 36 Legge sulle bonifiche fondiarie, 
perciò era determinante unicamente il possesso vecchio. È pur vero che giusta 
l'art. 20 cpv. 1 Legge sulle bonifiche fondiarie l'autorità incaricata dell'esecuzione, 
nell'occorrenza il Consorzio, può decidere per tutto il comprensorio o per parti di 
esso una limitazione della facoltà di disporre dei fondi di possesso vecchio. 
Corrisponde anche che in tal caso durante il cosiddetto bando di ricomposizione 
particellare per le modifiche di diritto e di fatto dei fondi è richiesta l'approvazione 
del Consorzio, se queste modifiche sono di natura tale da poter pregiudicare il 
raggruppamento di terreni (art. 20 cpv. 2 Legge sulle bonifiche fondiarie). Nella 

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fattispecie le modifiche decretate dai primi giudici, cioè lo scioglimento della 
parcella no. 61/5 mediante frazionamento materiale, toccano sostanzialmente 
quanto previsto nella nuova assegnazione e potrebbero quindi senz'altro rientrare 
in quella categoria. Non sembra, però, essere stato pubblicato nel Foglio ufficiale 
un simile bando di ricomposizione. L'art. 20 cpv. 3 Legge sulle bonifiche fondiarie 
pretende poi espressamente che un tale bando di ricomposizione debba essere 
menzionato nel registro fondiario. Come fa valere giustamente l'appellato, 
perlomeno dagli estratti del protocollo delle compravendite (vecchio registro 
fondiario) da lui presentati sulla parcella no. 61/5 non figurava una simile 
menzione. Non essendovi un bando di ricomposizione, deve di principio essere 
possibile sollevare un'azione di scioglimento della comproprietà sulle parcelle del 
possesso vecchio. OTMAR HERMANN BÄNZIGER ha sostenuto inoltre addirittura (ma 
prima che sia entrata in vigore la Legge sulle bonifiche fondiarie grigionese) che 
un bando di ricomposizione non avrebbe per effetto un blocco assoluto del registro 
fondiario, bensì escluderebbe fra l'altro dei trasferimenti di proprietà mediante 
negozi giuridici (OTMAR HERMANN BÄNZIGER, Bodenverbesserungen, rechtliche 
Probleme der landwirtschaftlichen Güterzusammenlegungen und der 
Gesamtumlegungen, diss. Basilea 1978, pag. 60). Ciò sottintende e contrario che 
per esempio dei trasferimenti di proprietà per via ereditaria, come sono intervenuti 
nella presente fattispecie (cfr. A. supra), oppure eventualmente anche quelli per 
via giudiziaria, decretati da un giudice (civile), resterebbero possibili nonostante un 
bando di ricomposizione. Ammettendo per ipotesi che nell'occorrenza vi sarebbe 
stato un tale bando di ricomposizione – il che non trova sostegno negli atti –, a suo 
dire un'azione di scioglimento di comproprietà non imporrebbe quindi a priori una 
reiezione dell'azione. Nel caso in giudizio però può rimanere aperta la questione, 
visto il ragionamento seguente. In particolare si lascia aperta la domanda a sapere 
se dei negozi giuridici (ad esempio una compravendita) sia possibile durante tale 
fase della procedura di bonifica fondiaria.

5.5.2.  Si è visto che allora non era possibile disporre (liberamente) del possesso 
nuovo. Non convincono invece interamente le ponderazioni dell'Ufficiale del 
registro fondiario Valposchiavo (act. A.3 dell'8 marzo 2013), dell'Ispettorato del 
registro fondiario e registro di commercio (act. A.6 del 30 giugno 2013) e dello 
stesso Ispettorato assieme all'Ufficio per l'agricoltura e la geoinformazione (act. 
F.9 del 4 aprile 2007) con rinvio all'art. 36 cpv. 2 Legge sulle bonifiche fondiarie e 
alla dottrina, laddove essi asseriscono che già dopo la conclusione della 
misurazione ufficiale, rispettivamente con l'entrata in vigore della nuova 
assegnazione, la procedura di raggruppamento debba essere considerata come 

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conclusa, dimodoché non sarebbe più ammissibile giudicare azioni di diritto civile 
concernenti il possesso vecchio ed effettuare le relative iscrizioni a registro 
fondiario. Non si intravvede tantomeno perché le mutazioni dovrebbero essere 
possibili solo mediante delle attestazioni interimistiche (cosiddetti 
"Interimszeugnisse"; vedi l'act. F.8) basate sulla nuova assegnazione, 
strettamente parlando queste attestazioni provvisorie non trovando alcun 
fondamento giuridico formale nella legislazione. Esse servono unicamente a far 
tener conto della nuova assegnazione prima della sua entrata in vigore. Non 
corrisponde inoltre neanche che OTMAR HERMANN BÄNZIGER abbia affermato che il 
trapasso di proprietà da parte del Governo abbia esclusivamente carattere 
formale, come viene sostenuto nella Circolare 3/2002 (act. F.8). Detto autore, 
innanzitutto, ha fatto le sue considerazioni giuridiche senza riferimento alla 
versione attuale della Legge sulle bonifiche fondiarie grigionese, il cui Messaggio 
governativo ai tempi non era nemmeno ancora stato redatto. In materia, poi, egli 
ha sostenuto piuttosto che l'iscrizione a registro fondiario in seguito al decreto 
governativo sull'acquisto della proprietà – e non il decreto stesso – sia di carattere 
meramente formale, poiché il decreto governativo farebbe passare la proprietà 
con effetto costitutivo (OTMAR HERMANN BÄNZIGER, op. cit., pag. 110). Uno sguardo 
nel Messaggio governativo (Messaggio del Governo al Gran Consiglio del 30 
giugno 1980 relativo alla revisione totale della Legge sulle bonifiche fondiarie e 
dell'Ordinanza d'esecuzione), segnatamente il commento all'art. 36 alla pag. 199, 
conferma che egli ha ragione anche in merito alla legge vigente.

5.5.3. Se non vi è un bando di ricomposizione, come si è visto, fino alla 
conclusione della procedura di bonifica fondiaria di principio deve dunque essere 
possibile inoltrare e giudicare azioni basate sul possesso vecchio, quest'ultimo 
essendo ancora determinante. Con la decisione di diritto civile tuttavia il nuovo 
proprietario di una parcella subentra, a tutti gli effetti, nella procedura di bonifica 
fondiaria al posto del suo predecessore giuridico (OTMAR HERMANN BÄNZIGER, op. 
cit., pagg. 61 seg.). La decisione porta quindi solo a un trapasso della proprietà sul 
possesso vecchio, il quale sarà poi sostituito dalla nuova assegnazione, ma non 
tange in alcun modo la nuova assegnazione stessa come risulta dalla procedura di 
raggruppamento di terreni. In tal senso al momento dell'inoltro dell'azione il 25 
ottobre 2011 (o meglio, pochissimo tempo dopo) secondo il diritto sulle bonifiche 
fondiarie al giudice civile era di principio possibile sciogliere la comproprietà 
sull'antica parcella no. 61/5 così come richiesto dall'attore, purché non vi siano 
state restrizioni al diritto di disporre (in particolare consid. 5.3. supra). Si rammenta 
però che la procedura di bonifica fondiaria non è toccata né alterata da questa 

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mutazione. Con la nuova assegnazione sono create le future particelle (dapprima 
quelle transitorie) e sono fissati i rapporti di proprietà su di esse in modo 
vincolante e definitivo. In altri termini, dal momento dell'acquisto della proprietà 
(art. 36 Legge sulle bonifiche fondiarie) fa stato solo ed esclusivamente quanto 
stabilito con la nuova assegnazione. Se, dunque, la nuova assegnazione di cui 
alla procedura di raggruppamento di terreni non prevede un frazionamento dei 
terreni facenti oggetto della procedura civile e di conseguenza tale frazionamento 
contrasta gli scopi della procedura di bonifica fondiaria in modo incompatibile con 
essa, il frazionamento decade e causa il decreto governativo sull'acquisto della 
proprietà l'attore – malgrado la decisione di diritto civile a lui favorevole – non 
diventa durevolmente proprietario dei fondi frazionati aggiudicatigli dal giudice 
civile. Occorre quindi a tale scopo per forza ancora che la decisione del giudice 
civile possa essere trasposta nella procedura di bonifica fondiaria, il che 
regolarmente non è dato nel caso di un frazionamento materiale. Diversa potrebbe 
essere la situazione invece per le altre modalità di scioglimento di comproprietà, 
ad esempio mediante licitazione ai pubblici incanti. Quest'ultima questione può 
però essere lasciata aperta.

5.5.4. Nella fattispecie la nuova assegnazione ha sciolto l'antica parcella no. 61/5, 
attribuendola alla particella transitoria no. 19 e a parti di altre particelle transitorie 
limitrofe. Siccome la decisione qui impugnata regola unicamente i rapporti di 
proprietà sul possesso vecchio (vedi consid. 3 supra) e non tange – siccome non 
lo poteva fare – la nuova assegnazione, essa rimane priva d'effetto dopo l'acquisto 
della proprietà decretata dal Governo. In tal senso le particelle restano nel 
comprensorio della procedura di bonifica fondiaria e anziché giungere allo 
scioglimento dell'antica parcella no. 61/5 mediante frazionamento, con l'acquisto 
della proprietà giusta l'art. 36 Legge sulle bonifiche fondiarie si approda a 
dissolvere le particelle transitorie di nuova assegnazione ni. 11, 13 e 19 e a 
introdurre e aggiudicare poi definitivamente le particelle attuali di cui al registro 
fondiario federale. Di conseguenza, nonostante abbia esercitato lecitamente il suo 
diritto allo scioglimento della comproprietà secondo il diritto civile, nella misura in 
cui ha richiesto (e gli è stato concesso) il frazionamento materiale, gli sforzi 
dall'attore sono stati intrapresi invano. Considerando ancora che già al momento 
dell'inoltro dell'azione era chiaro che mancava poco tempo al decreto governativo 
sull'acquisto della proprietà, intervenuto solo in sede d'appello con effetto dal 1° 
aprile 2014, e che quindi si avrebbe ragionevolmente potuto esigere dall'attore di 
attendere questo breve periodo, nella misura in cui voleva ottenere la divisione 
materiale si potrebbe pure plausibilmente categorizzare l'istanza quale azione 

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sollevata in tempi inopportuni ai sensi dell'art. 650 cpv. 3 CC (per la nozione legale 
di intempestività ai sensi di questa disposizione e per altri esempi cfr. anche 
BENNO SCHNEIDER, Das Schweizerische Miteigentumsrecht, diss. Berna 1973, 
pagg. 178 seg.; ROBERT HAAB, op. cit., n. 2 ad artt. 650 e 651 CC; PETER LIVER, 
op. cit., pag. 83; ARTHUR MEYER-HAYOZ, op. cit., n. 36 segg. ad art. 650 CC; 
CHRISTOPH BRUNNER/JÜRG WICHTERMANN, op. cit., n. 19 segg. ad art. 650 CC; 
PAUL-HENRI STEINAUER, op. cit., n. 1184 seg.).

5.5.5. La richiesta di frazionamento materiale sarebbe nondimeno stata priva di 
prospettive di successo anche se nella procedura di diritto civile si dovesse 
sciogliere la comproprietà tenendo conto della nuova assegnazione oppure invece 
se si concedesse allo scioglimento del possesso vecchio come discusso un effetto 
anche sulla nuova assegnazione. Difatti, se si volesse tener conto della nuova 
assegnazione, come acclarato, non sarebbe possibile sciogliere la comproprietà 
mediante frazionamento. Viceversa se si volesse accordare allo scioglimento del 
possesso vecchio un effetto (successivo) pure sulla nuova assegnazione che 
allora era già cresciuta in giudicato, andrebbe tenuto presente che nel giudicare 
un'azione di diritto civile sullo scioglimento di comproprietà il giudice 
indubbiamente non sarebbe autorizzato a creare rapporti di proprietà che stanno 
in contraddizione con la procedura di bonifica fondiaria che era ormai quasi 
conclusa, nella quale con la nuova assegnazione venne perseguito un 
miglioramento del suolo. In una procedura di bonifica fondiaria come lo è il 
raggruppamento di terreni, infatti, ogni proprietario – e così segnatamente anche 
l'attore nel caso in giudizio – ha la possibilità di esprimersi nel Consorzio e di 
proporre delle soluzioni (cfr. art. 16 cpv. 2 Legge sulle bonifiche fondiarie e artt. 9 
segg. Ordinanza d'esecuzione), ad esempio anche chiedere lo scioglimento della 
comproprietà mediante frazionamento o altro. Sulle proposte decide poi il 
Consorzio, di regola a maggioranza semplice dei proprietari. Se l'attore ha 
rinunciato a presentare simili richieste oppure se la nuova assegnazione è stata 
decisa senza tener conto delle eventuali proposte dell'attore nel senso descritto, 
ciò significa che devono esserci stati motivi sostanziali contrari a una tale 
soluzione, in particolare contro il frazionamento. Non può invece essere lo scopo 
legittimo di un'azione di diritto civile di correggere un risultato spiacevole di una 
procedura di bonifiche fondiarie. Se – come nella fattispecie – è richiesto lo 
scioglimento da decretare dal giudice civile secondo apprezzamento, il giudice 
deve effettuare lo scioglimento in modo tale che rimanga consono a quanto deciso 
con la nuova assegnazione secondo la procedura di bonifica fondiaria. Qualora ciò 
non fosse possibile, vi è una manifesta contraddizione fra gli obiettivi perseguiti 

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con la procedura di bonifica fondiaria e gli interessi dell'attore che ha chiesto lo 
scioglimento della comproprietà. In tal caso o deve essere esatto dall'attore di 
attendere che sia portata a termine la procedura di raggruppamento di terreni e di 
differire l'inoltro della sua azione fino a quel momento, nella misura in cui allora 
l'azione è ancora necessaria e possibile, o il giudice deve scegliere un modo di 
scioglimento di comproprietà consono agli scopi della procedura di bonifica 
fondiaria.

5.5.6. Oltre a tutto, come si è visto, vi sarebbero state da verificare pure le altre 
restrizioni alla libertà di disporre dei fondi. Come rileva giustamente l'Ufficio del 
registro fondiario Valposchiavo, siano richiamati in particolare i divieti di 
frazionamento di cui all'art. 58 LDFR e all'art. 88 LICC, purché essi si applichino, 
cioè nella misura in cui non sia data un'eccezione sufficiente. Già da sempre le 
parti, quali proprietari fondiari, non erano dunque completamente libere di disporre 
a piacimento dei loro fondi.

5.6. Infine, per mero scopo di completezza, sia fatto ancora un cenno 
all'affermazione dell'appellante che sostiene che i diritti reali limitati non sarebbero 
ancora stati epurati e che anche questo osterebbe allo scioglimento della 
comproprietà. Giusta l'art. 32 Legge sulle bonifiche fondiarie con la nuova 
assegnazione dovrebbero essere stati epurati anche i diritti reali limitati e i diritti 
personali annotati (vedi il Messaggio del Governo al Gran Consiglio del 30 giugno 
1980 relativo alla revisione totale della Legge sulle bonifiche fondiarie e 
dell'Ordinanza d'esecuzione pagg. 169 segg., segnatamente il commento all'art. 
32, pag. 198). L'Ufficio del registro fondiario Valposchiavo rinvia inoltre a OTMAR 
HERMANN BÄNZIGER (op. cit., pagg. 99 seg.), il quale considera in modo plausibile 
che con la nuova assegnazione il possesso vecchio e con esso i diritti reali limitati 
si estinguerebbero, il che sarebbe una parte essenziale della fase della nuova 
assegnazione. Non si intravvede quindi cosa o quale vantaggio debba poter trarre 
l'appellante dalle presenti circostanze, essendo chiaro che nell'occorrenza la 
nuova assegnazione era già cresciuta in giudicato quando si trattò di statuire 
sull'azione.

5.7. Riassumendo, dunque, la decisione dei primi giudici si rivela esser stata 
errata, poiché essi non avrebbero (più) potuto decretare lo scioglimento della 
comproprietà dell'antica parcella no. 61/5 mediante frazionamento, e di principio 
sarebbe stata da annullare rispettivamente riformare. Ne va tenuto conto 
adeguatamente nella liquidazione delle spese giudiziali di prima istanza. Tuttavia, 

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nel frattempo essendo stato decretato l'acquisto della proprietà ed essendo 
entrato in vigore il registro fondiario federale, oggi l'antica parcella no. 61/5 non 
esiste più. Essa è stata sostituita fra l'altro dalla nuova particella attuale no. 8933 e 
da altri terreni adiacenti. Perciò questa parte dell'azione diviene priva d'oggetto, 
cosicché essa va parzialmente stralciata dai ruoli. Resta da vedere se ciò 
concerne l'intera azione o meno.

5.8. A prescindere di quanto esposto finora, però, va precisato per finire ancora 
che il sollevamento in tempi inopportuni dell'azione ai sensi dell'art. 650 cpv. 3 CC 
si riferisce soltanto alla modalità di scioglimento mediante divisione materiale, 
poiché una simile divisione contrasta tipicamente in modo incompatibile gli scopi 
della procedura di bonifica fondiaria. Non è da escludere a priori invece che ai 
primi giudici, di massima, sarebbe stato possibile sciogliere la comproprietà sulla 
via delle altre modalità, segnatamente mediante vendita all'asta (vedi il 
ragionamento seguente al consid. 6 infra). L'attore aveva difatti espressamente 
lasciato al giudice la scelta del modo più consono per lo scioglimento della 
comproprietà.

6. Resta da statuire se sia possibile oggi accogliere (parzialmente) l'azione in 
causa e sciogliere la comproprietà, tenendo conto che si tratta ormai dei nuovi 
fondi (particelle ni. 8933 e 8938, vedi consid. 3 supra) e che ci si trova confrontati 
con una situazione giuridica in gran parte diversa, ora che è stato eseguito 
l'acquisto della proprietà con effetto dal 1° aprile 2014, cioè dopo la chiusura della 
procedura di bonifica fondiaria e l'introduzione del registro fondiario federale.

6.1. Nell'occorrenza il presidente della prima Camera civile ha invitato le parti a 
presentare osservazioni in merito alla nuova situazione (vedi L. supra).

6.1.1. A tale merito l'appellante fa valere con le osservazioni del 1° settembre 
2014 (act. A.10) che la particella no. 8936 non potrebbe costituire l'oggetto 
dell'azione, poiché essa sarebbe di proprietà esclusiva dell'appellante, dimodoché 
in questo punto l'azione andrebbe respinta. Resterebbe da giudicare solo lo 
scioglimento per i fondi agricoli ni. 8938 e 8933. Tenuto conto che nessuna delle 
parti ne richiederebbe l'assegnazione in base alla LDFR, la cessazione della 
comproprietà sarebbe da eseguire giusta gli artt. 650 seg. CC. L'appellato 
chiederebbe la divisione in natura, eventualmente l'attribuzione della particella no. 
8933 in suo favore e l'attribuzione del fondo no. 8938 all'appellante. Queste 
richieste contraddirebbero l'art. 651 cpv. 2 CC. La divisione in natura non potrebbe 
entrare in considerazione causa quanto previsto all'art. 88 cpv. 3 LICC, giacché 

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mancherebbe l'autorizzazione del Dipartimento dell'interno e dell'economia 
pubblica dei Grigioni [dal 1° gennaio 2007 denominato Dipartimento dell'economia 
pubblica e socialità]. Secondo giurisprudenza del Tribunale federale (già citata 
sentenza 5A_522/2013 consid. 4.3.3.), una decisione di un tribunale civile non 
potrebbe sostituire un simile permesso. Di conseguenza nella fattispecie questa 
Corte potrebbe solamente ordinare una licitazione ai sensi dell'art. 651 cpv. 2 in 
fine CC, anche se le parti non avrebbero sollevato una richiesta esplicita in tal 
senso. Dato che non sarebbero ravvisabili motivi per una licitazione tra i 
comproprietari, nel caso concreto potrebbe entrare in considerazione soltanto una 
licitazione ai pubblici incanti. Se l'appellato non fosse d'accordo con questo modo 
di procedere, egli sarebbe libero di ritirare le proprie pretese.

6.1.2. Con osservazioni del 9 settembre 2014 (act. A.11) l'appellato controbatte 
all'appellante che essa avrebbe ottenuto la proprietà della casa no. d'ass. 3636 e 
che per motivi di equità l'altro edificio (stalla con fienile) no. d'ass. 3637 andrebbe 
ora attribuito a lui, così come avrebbero correttamente deciso i primi giudici. Essi 
avrebbero inoltre ritenuto a ragione che non sarebbe dovuto alcun conguaglio per 
la ripartizione da loro decisa – perlomeno non per ciò che attiene a detto edificio – 
e l'appellante non avrebbe impugnato né formulato delle considerazioni in merito a 
questa conclusione dei giudici di prime cure. L'appellato dichiara poi all'indirizzo 
della Corte giudicante che al momento dell'inoltro della sua azione egli avrebbe 
già previsto questa nuova costellazione, chiedendo difatti ai primi giudici lo 
scioglimento non solo della parcella vecchia, bensì anche di quelle nuove (vedi 
consid. 3.2. e 5.4.3. supra). Egli ritiene inoltre che questa Corte dovrebbe essere 
in possesso di tutta la documentazione necessaria per decidere anche sulla base 
della mutata situazione. Nello statuire, essa avrebbe essenzialmente la scelta fra 
due possibilità: la prima sarebbe l'attribuzione dell'intera particella no. 8933 
integralmente a lui, con indennizzo della controparte per il ⅓ finora in proprietà 
dell'appellante (ma non per lo stabile); la seconda invece consisterebbe nella 
divisione in natura della particella no. 8933. L'indennizzo di cui alla prima variante 
potrebbe a sua volta esser fissato in due modi da lui proposti: (a.) in cambio 
l'appellante riceverebbe la proprietà singola sull'intera particella no. 8938 (finora ⅔ 
in proprietà dell'appellato), oltre a un conguaglio da definire dal giudice; oppure 
(b.) acquisirebbe dall'appellato per via di cessione la proprietà singola sulla 
particella inedificata no. 8945 (finora interamente in proprietà dell'appellato), 
misurante 8'806 m2 (di cui 3'539 m2 di bosco), senza ulteriore conguaglio. La 
divisione in natura ai sensi della seconda variante invece prevedrebbe di staccare 
un terreno con una superficie massima di 1'000 m2 con l'edificio no. d'ass. 3637, 

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quest'ultimo non servendo più a scopi agricoli. Tale nuova particella andrebbe 
all'appellato e sarebbe non agricola. I rimanenti 10'202 m2 sarebbero ritirati 
dall'appellante, la quale indennizzerebbe l'appellato per quei 6'468 m2 (⅔ di 11'202 
m2 – 1'000 m2) ancora di sua (di lui) pertinenza, senza conguaglio per lo stabile. 
Una tale divisione verrebbe peraltro approvata dal dipartimento competente, 
secondo informazioni orali da lui assunte.

6.2. Si ricorda nuovamente (cfr. consid. 3.4. supra) che nell'occorrenza non è 
(più) in questione l'edificio no. d'ass. 3636 situato sulla nuova particella no. 8936, 
quest'ultima essendo stata interamente aggiudicata all'appellante in proprietà 
singola (act. B.4.a). Non può quindi neanche essere dato seguito alla richiesta 
della convenuta (qui appellante) formulata alla cifra 2 delle domande nelle 
osservazioni del 1° settembre 2014 (act. A.10) di respingere l'azione in questo 
punto, poiché l'appellato giustamente non ha mai chiesto lo scioglimento della 
particella no. 8936, non essendo in comproprietà. In questa misura non può 
essere entrato nel merito dell'appello. Tuttavia si rammenta che è stata l'autorità 
precedente a suscitare questa confusione presso l'appellante, avendo 
erroneamente statuito nel primo dispositivo del 3 maggio 2012 (TD.I.8) lo 
scioglimento della comproprietà anche della particella no. 8936. Si tratta del resto 
solo di un punto subordinato, cosicché può rimanere interamente irrilevante per la 
liquidazione delle spese giudiziarie.

Rilevanti sono quindi esclusivamente ancora i fondi ni. 8933 e 8938. La particella 
no. 8933 con la stalla no. d'ass. 3637, oggetto principale del presente dissenso, è 
rimasta in comproprietà fra le parti ma oggi non più in ragione di metà ciascuno, 
bensì di ⅔ a favore dell'appellato e ⅓ a favore dell'appellante. Nel caso del terreno 
inedificato e prevalentemente forestale della particella no. 8938, i rapporti di 
proprietà attuali sono uguali a quelli dell'altra particella (⅔ in proprietà 
dell'appellato e ⅓ in proprietà dell'appellante). La particella no. 8938 misura 
complessivi 1'268 m2 (act. B.4.b), la particella no. 8933 ne comporta invece 11'202 
m2 (act. B.4.c).

6.3. È preso atto del fatto che entrambe le parti sembrano partire dal 
presupposto che sia possibile decidere, in questa sede, sulla richiesta di 
scioglimento della comproprietà sulle nuove particelle. Le parti paiono difatti 
perfino essere d'accordo sul principio dello scioglimento. Così la parte dell'azione 
reale doppia, costituita dall'azione di accertamento fondata sull'art. 650 cpv. 1 CC, 

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può ormai essere accolta, poiché si può costatare che di principio nulla osta ormai 
(più) allo scioglimento della comproprietà sulle particelle in causa.

6.4. Come si è dovuto costatare, si applica ormai di nuovo la LDFR con il suo 
sistema di restrizioni al diritto di disporre dei fondi agricoli (vedi anche la citata 
sentenza del Tribunale federale 5A_522/2013) – purché le particelle entrino nel 
campo d'applicazione della LDFR. Secondo l'art. 6 cpv. 1 LDFR è agricolo il fondo 
che si presta alla gestione agricola o orticola (per più dettagli vedi EDUARD HOFER, 
in Commentario LDFR, osservazioni preliminari agli artt. 6-10 LDFR e l'intero 
commento all'art. 6 LDFR). Quali fondi sono intesi quelli ai sensi dell'art. 655 CC 
(qui la variante di cui all'art. 655 cpv. 2 cifra 4 CC). Giusta l'art. 3 cpv. 1 LDFR le 
disposizioni della LDFR si applicano, salvo disposizione contraria, alle quote di 
comproprietà di fondi agricoli. L'art. 2 cpv. 3 LDFR esclude tuttavia l'applicabilità 
per i fondi di meno di 25 are non facenti parte di un'azienda agricola. Non essendo 
stato asserito da nessuna delle parti e non essendovi indizi per una tale tesi, si 
può pacificamente presumere che nel caso dei terreni in questione non si tratti di 
un'azienda agricola. Il nuovo capoverso 4 di detta disposizione, in vigore dal 1° 
gennaio 2014, non interessa nella fattispecie, i nuovi diritti di proprietà sulle 
particelle essendo già stati iscritti nel registro fondiario. Contrariamente alla 
particella no. 8933, la particella no. 8938 quindi non è soggetta alla LDFR, non 
raggiungendo la predetta soglia di superficie minima. Le seguenti considerazioni 
concernenti la LDFR toccano dunque unicamente la particella no. 8933, la 
particella no. 8938 essendo disciplinata semmai dalla LICC.

6.4.1. In merito all'autorizzazione per l'acquisto di fondi agricoli previsto dall'art. 61 
LDFR si costata che, malgrado decada l'eccezione di cui all'art. 62 lett. f LDFR 
inizialmente fatta valere dall'appellato, permane ancora quella giusta l'art. 62 lett. c 
LDFR, cosicché comunque sia per l'acquisto non è necessaria un'autorizzazione 
(BEAT STALDER, in Commentario LDFR, n. 13 segg. e 26 seg. ad art. 62 LDFR). La 
procedura di bonifica fondiaria essendo stata conclusa, non è inoltre più data 
nemmeno l'eccezione di cui all'art. 59 lett. a LDFR al divieto di frazionamento. In 
questo caso però non vi è nessun'altra eccezione, cosicché torna applicabile la 
regola principale di cui all'art. 58 LDFR. Nell'occorrenza entra in rassegna solo il 
caso del cpv. 2 di detta disposizione che vieta la suddivisione in particelle di meno 
di 25 are, lasciando ai Cantoni la possibilità di fissare superfici minime più estese 
(vedi le riflessioni seguenti sulla LICC).

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6.4.2. Come già spiegato (consid. 5.3. supra), l'art. 88 cpv. 1 LICC vieta il 
frazionamento di fondi forestali in particelle di misura inferiore a 50 are e di altri 
fondi in particelle di misura inferiore a 12 are, per quanto il diritto federale non 
preveda altre regolamentazioni. La seconda parte di questa disposizione legale 
contiene peculiarmente una riserva per il diritto federale, il che suscita dubbi 
quanto all'applicabilità in vista ad esempio delle disposizioni della LDFR. Si può 
però plausibilmente ritenere che tale riserva sia da intendere più che altro come 
rammento delle disposizioni vincolanti del diritto federale. In altre parole a mente 
di questa Corte nella fattispecie fanno stato le superfici minime definite dal diritto 
cantonale (art. 88 cpv. 1 LICC), in deroga a quelle della LDFR. Nel caso in 
giudizio, misurando poco più di 12 are (1'268 m2), alla particella no. 8938 non si 
applica comunque la LDFR e, causa quanto previsto dall'art. 88 cpv. 1 LICC, essa 
non può più essere nuovamente frazionata o, per usare la terminologia del CC, 
"divisa in natura", poiché è impossibile dividerla in due particelle da almeno 12 are 
l'una. Per questa particella dunque entrano in rassegna soltanto le altre modalità 
di scioglimento della comproprietà. Per ciò che attiene invece alla particella no. 
8933 le varianti proposte dall'appellato rispettano entrambi i limiti, sia quello della 
LDFR sia quello della LICC. Sotto quest'aspetto non violano quindi il divieto di 
frazionamento.

6.4.3. Oltre alle limitazioni di cui all'art. 88 cpv. 1 LICC, come afferma giustamente 
l'appellante, vi è però anche il capoverso 3 che vieta di suddividere nuovamente 
fondi assegnati in una procedura di raggruppamento di terreni. Al capoverso 4 poi 
è prevista la possibilità di autorizzare eccezioni per motivi importanti. Per 
l'autorizzazione al frazionamento è competente il Dipartimento dell'economia 
pubblica e socialità, per il frazionamento di particelle forestali invece il 
Dipartimento costruzioni, trasporti e foreste. Agli atti non figura 
nessun'autorizzazione simile. Nessuna delle parti poi fa valere di averne richiesta 
una. L'appellato afferma tuttavia nel senso che questa Corte potrebbe autorizzare 
lei stessa un'eccezione. L'appellante sostiene il contrario, basando la sua 
argomentazione sulla sentenza del Tribunale federale 5A_522/2013 del 23 aprile 
2014. Effettivamente la massima Corte elvetica ha ritenuto in questa decisione 
non pubblicata nella raccolta ufficiale che su eccezioni al divieto di divisione 
materiale (inteso: ai sensi dell'art. 58 cpv. 1 LDFR) e su autorizzazioni all'acquisto 
(inteso: ai sensi dell'art. 61 LDFR) decidono le autorità cantonali competenti e non 
i tribunali civili in contese di diritto all'attribuzione. Il caso alla base di quella 
decisione non è identico a quello presente, bensì vi ci si può rifare per la 
problematica in rassegna. Non s'intravvede difatti perché dovrebbe essere 

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possibile al giudice civile decidere su eccezioni al divieto di frazionamento di cui 
alla LICC – o per quello anche ai sensi della LDFR – se non lo è invece per le 
eccezioni al divieto di divisione materiale. Riassumendo quindi va seguito il 
ragionamento fatto dall'appellante in questo punto, concludendo infine che 
entrambe le particelle in questione, sia la no. 8933 sia la no. 8938, non possono 
essere divise in natura se non con un'autorizzazione del Dipartimento 
dell'economia pubblica e socialità. Quest'autorizzazione va presentata al giudice 
civile con l'istanza di scioglimento e non può essere presentata in seguito, il 
giudice non potendo pronunciare una decisione condizionale. In tal senso nella 
fattispecie la richiesta di divisione in natura va respinta e non va approfondita.

6.4.4. A mero titolo di completezza in materia della LDFR sia menzionato ancora 
che l'art. 36 cpv. 2 LDFR permette, se i rapporti di comproprietà su un fondo 
agricolo costituiti per contratto sono sciolti, a ognuno dei comproprietari di 
domandare l'attribuzione del fondo. Ciò tuttavia soltanto a condizione che 
l'interessato sia proprietario o disponga economicamente di un'azienda agricola e 
che il fondo sia ubicato nel raggio d'esercizio dell'azienda secondo l'uso locale. 
Entrambi i presupposti non sono adempiuti. Non occorre quindi indugiare oltre a