# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f869c309-c542-5c12-b0f2-533483aacf5f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2013-01-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.01.2013 32.2012.182
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2012-182_2013-01-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2012.182

   

  cs 

  	
  Lugano

  21 gennaio
  2013

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il giudice delegato 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Ivano Ranzanici

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Christian Steffen, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 25 giugno 2012 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:  RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 30 maggio 2012 emanata
  da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   RI
1, nato nel 1962, ha inoltrato, il 25 maggio 2011, una richiesta di prestazioni
AI per adulti, precisando di aver svolto un apprendistato quale giardiniere dal
1977 al 1979 e di aver da ultimo esercitato la propria attività di “utilità
pubblica” presso la Fondazione __________ a __________. Quale diagnosi ha
indicato una “sieropositività con epatite B, asma e 3 dischi schiacciati”
(doc. AI 2-4).

 

                                  B.   Esperiti
gli accertamenti medici ritenuti necessari ed in particolare fatta allestire
una perizia pluridisciplinare (gastroenterologica [dr. med. __________], psichiatrica
[dr. med. __________], pneumologica [dr. med. __________], reumatologica [dr.
med. __________] e neurologica [dr. med. __________]), ad opera del SAM (doc.
AI 26-1), con decisione del 30 maggio 2012 (doc. AI 32-1), preavvisata dal
progetto del 20 marzo 2012 (doc. AI 30-1), l’UAI ha respinto la domanda, essendo
il grado d’invalidità pensionabile del 32%.

 

                                  C.   Contro
la predetta decisione RI 1 è insorto al TCA, chiedendo contestualmente di
essere esonerato dal pagamento di tasse e spese (doc. I). L'insorgente contesta
il calcolo del grado d'invalidità evidenziando che l'UAI è partito dal reddito
da valido conseguito da un orto floricultore, allorché nel corso della sua vita
ha svolto numerose attività in diversi ambiti. Egli chiede di conseguenza che
venga preso in considerazione il salario statistico per un'attività semplice e
ripetitiva.

                                         Il
ricorrente evidenzia di essere al beneficio di prestazioni assistenziali (in
precedenza di disoccupazione) e di aver potuto svolgere programmi di
reinserimento professionale (presso la Fondazione __________ e la Fondazione __________
nella struttura __________) e dei programmi di occupazione temporanea (presso
la Clinica __________ come manutentore del parco). L'insorgente osserva che gli
sono state proposte attività nel capo dell'ortofloricultura poiché è stato
ritenuto che al livello mentale fossero le più appropriate per reinserirsi nel
mondo lavorativo. Ciò non significa che non avrebbe potuto svolgerne altre,
ritenuto che prima del 2004 oltre al giardiniere (senza qualifica poiché non ha
mai concluso l'apprendistato), si era occupato del lavaggio del camion, di
montare tende, finestre, di fare il ferraiolo, l'operatore di nettezza urbana,
il pulitore di canali, il montatore di ponteggi e di climatizzatori. Egli
inoltre evidenzia di essere stato in carcere per 9 anni e di essere stato in
terapia per due anni e mezzo circa al fine di risolvere il problema di
tossicodipendenza e sostiene che, se non avesse problemi di salute, svolgerebbe
qualsiasi attività non qualificata e ripetitiva e non si limiterebbe al campo
dell'attività del giardinaggio.

                                         Oltre
a domandare che venga preso in considerazione il reddito da valido per le
attività semplici e ripetitive, l'interessato chiede che venga considerata una
riduzione, sul dato statistico del reddito ipotetico da invalido, di almeno il
15% in considerazione del tempo di lavoro parziale, della lunga assenza dal
mondo del lavoro non protetto e del fatto che potrebbe svolgere unicamente un
lavoro leggero.

 

                                  D.   Con
risposta del 24 agosto 2012 l'UAI propone la reiezione del ricorso con
argomenti che, laddove necessario, saranno ripresi in corso di motivazione
(doc. V).

 

                                  E.   Il
4 settembre 2012 l'insorgente ha informato il TCA di aver dato mandato
all'assistente sociale, RA 1, di occuparsi della sua pratica, chiedendo una
proroga (doc. VIII), concessa fino al 28 settembre 2012 per produrre ulteriori
mezzi di prova (doc. VII).

 

                                  F.   Con
scritto del 26 settembre 2012 il ricorrente ha prodotto un certificato del dr.
med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, nonché l'estratto del suo
conto individuale 8doc. IX).

 

                                  G.   L'11
ottobre 2012 l'UAI ha ribadito la sua richiesta di reiezione del ricorso (doc.
XI).

RI 1                 in
diritto

 

                                         In ordine

 

                                   1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un
Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione
giudiziaria (cfr. STF  9C_211/2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7
novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del
21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4
febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre
2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre
2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                                   2.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L'art.
28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera
se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno
al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido)
e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse
diventato invalido (reddito da valido).

                                         Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI
2000 p. 84 consid. 1b). 

                                         Nella
DTF 107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che
l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora
l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a
causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare
concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dal TFA con una
sentenza del 14 luglio
2006 nella causa U 156/05, consid. 5).

                                         La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di
applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è
essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno.

 

                                         Secondo
il Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007 Tribunale
federale) i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità
di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).

                                         L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.

                                         Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003, consid. 4.2, I
475/01).

 

                                   3.   Nel
caso di specie l’insorgente è stato sottoposto ad una perizia pluridisciplinare
(gastroenterologica [dr. med. __________], psichiatrica [dr. med. __________], pneumologica
[dr. med. __________, reumatologi-ca [dr. med. __________] e neurologica [dr.
med. __________), ad opera del SAM, nel corso del mese di novembre e dicembre
2011 (doc. AI 26-1).

 

                                         Dal
referto del 14 febbraio 2012 emerge che l’interessato ha appreso la professione
di giardiniere (non ha ottenuto il diploma) e successivamente ha svolto vari
lavori nella Svizzera tedesca: “Eisenleger”, costruzione di impalcature,
montatore di finestre, boscaiolo, giardiniere, montatore di impianti di
ventilazione, ecc. Trasferitosi in Ticino 12-13 anni fa, ha lavorato dapprima
nel lavaggio di autocarri per circa 6 mesi, poi dal gennaio 2000 sino al
gennaio 2004 ha lavorato come giardiniere presso una ditta di __________,
quando è stato licenziato. In seguito ha svolto programmi occupazionali come
giardiniere presso la __________ __________ per un anno, poi dal gennaio 2007
al gennaio 2009 ha lavorato come giardiniere presso la Fondazione __________
(dove è stato ingaggiato anche per altri lavori) e dopo essere stato inabile al
lavoro per tre mesi a causa di una patologia alla schiena, è stato licenziato.
Infine, dopo aver beneficiato di prestazioni dell’assicurazione contro la
disoccupazione, è stato assunto dalla Fondazione __________ dove ha svolto
varie attività di giardiniere e boscaiolo; in certi periodi è stato ingaggiato
nell’essicatoio per la produzione di erbe per le caramelle __________ ma ha poi
avuto problemi respiratori che lo hanno fatto smettere.

 

                                         I
periti hanno posto la diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa di
co-infezione HIV/HCV con/su infezione HCV genotipo 3, abuso etilico, importante
citolisi, pregresso tentativo di trattamento con interferone peghilato e
ribavirina, giugno 2011 (sospeso precocemente per effetti collaterali),
astenia, stadio HIV CDC A 1 e la diagnosi senza influenza sulla capacità
lavorativa di sindrome di dipendenza a sostanze psicoattive multiple (ICD-10
F19.2), modica sindrome femoro-patellare a sinistra, disfunzione
acromio-clavicolare della spalla sinistra con/su pregressa lussazione
acromio-clavicolare circa 10 anni or sono, sindrome lombo-spondilogena cronica
con/su minima discopatia L5-S1 (fisiologica per l’età), dolori di origine
incerta al polso destro con/su pregressa contusione alcuni mesi or sono, MRI e
radiografie convenzionali nella norma, pregressa meniscectomia mediale al
ginocchio sinistro con/su successive varie artroscopie, pregressa artroscopia
al ginocchio destro, parecchi anni or sono, probabile asma bronchiale leggera,
tabagismo attivo. 

 

                                         Per
quanto concerne la patologia psichiatrica i periti evidenziano che:

 

"  (…)

Sulla base
dell’attuale valutazione psichiatrica, in considerazione della documentazione
medica, dei dati anamnestici, dell’esame psichico non si rilevano elementi
clinici per un attuale uso dannoso o per un disturbo di dipendenza a sostanze
psicoattive, né tantomeno risulta evidente una patologia psichiatrica a carattere
invalidante inquadrabile nell’ambito di un disturbo dell’umore, da ansia o di
personalità secondo i criteri nosografici dell’ICD-10 o DSM-IV.” (doc. AI
26-16)

 

                                         Anche
dal punto di vista reumatologico e neurologico i periti evidenziano che
l’interessato è totalmente abile al lavoro (doc. AI 26-17).

 

                                         Circa
la patologia pneumologica, l’assicurato è totalmente abile al lavoro per lavori
fisici sedentari, leggeri e moderati. I periti hanno affermato che “è
ipotizzabile una capacità lavorativa completa anche per lavori fisici pesanti e
medio-pesanti qualora venga messa in atto un’adeguata terapia con Seretide. A
medio-lungo termine è ipotizzabile anche la possibile apparizione di una forma
mista  di broncopatia cronico-ostruttiva e asma bronchiale con prognosi più
severa che un’asma bronchiale leggera. Si consiglia un’attività senza
esposizione ad agenti irritativi delle vie respiratorie” (doc. AI 26-17).

 

                                         Infine,
circa la patologia gastroenterologica, i periti hanno affermato:

 

" 
(…)

La co-infezione
HIV/HCV ha un’influenza sulla capacità lavorativa in quanto provoca un’astenia
e facile affaticabilità soprattutto per lavori pesanti. Come giardiniere valuta
l’A. abile al lavoro nella misura del 50%. Il nostro consulente fa riferimento
alla valutazione del Dr. med. __________ del 16.9.2010. Da allora la malattia
non ha avuto un miglioramento, ma tendenzialmente rischia un peggioramento con
il passare del tempo se non è trattata adeguatamente.

Il nostro consulente
ribadisce che l’A. è inabile al lavoro nella misura del 50% a causa
dell’epatite C e dalla possibilità di poterla sradicare. In caso di
progressione dell’infezione è da prevedere in poco tempo una trasformazione
verso una cirrosi con complicanze quali ipertensione portale, encefalopatia e
carcinoma epatocellulare (l’unica soluzione sarebbe un trapianto epatico).

Con un trattamento
antivirale si potrebbe limitare la malattia allo status quo che probabilmente è
una fibrosi di media entità e quindi la prognosi sarebbe nettamente migliore.

 

(…)

 

L’A. potrebbe essere
trattato con Interferone e Ribavirina che attualmente è lo standard di cura per
l’epatite virale C genotipo 3 in una co-infezione HIV/HCV. Con questo
trattamento combinato per sei mesi l’A. ha la possibilità di eliminare il virus
dell’epatite virale C completamente attorno al 60/70%. Il problema è che l’A.
ha già avuto un tentativo terapeutico che è stato interrotto precocemente per
effetti collaterali psichiatrici notevoli insorti rapidamente quali
irritabilità ed aggressività verso terzi.

L’A. può svolgere
altre attività leggere e semplici nella misura del 50%. (…)” (doc. AI 26-18/19)

 

                                         I
periti hanno quindi stabilito che l’interessato è capace al lavoro al 50% come
giardiniere ed hanno inoltre affermato:

 

"  (…)

Dal punto di vista
psichiatrico, reumatologico, neurologico l’A. è abile al lavoro nella misura
del 100% in qualsiasi attività.

 

Dal punto di vista
reumatologico l’A. è abile al lavoro nella misura del 100% come giardiniere e
in attività sedentaria o con sforzi fisici leggeri e moderati. Con una terapia
adeguata (Seretide) l’A. sarebbe abile al lavoro anche in attività pesanti e
medio-pesanti. Si consigliano attività senza esposizione ad agenti irritativi
delle vie respiratorie.

 

Dal punto di vista
gastroenterologico l’A. presenta un’astenia dovuta alla co-infezione HIV/HCV. A
causa di quest’ultima l’A. presenta una capacità lavorativa del 50% come
giardiniere. Dal lato prognostico in caso di progressione dell’infezione è da
prevedere in poco tempo una trasformazione verso una cirrosi con complicazioni
quali ipertensione portale, encefalopatia e carcinoma epatocellulare. Si
consiglia vivamente un trattamento con Interferone e Ribavirina.

 

Globalmente, tenendo
conto della sopraccitata co-infezione HIV/HCV l’A. presenta una capacità
lavorativa del 50% dall’ottobre 2011 (cessazione dell’attività lavorativa).

 

La prognosi
valetudinaria e di conseguenza lavorativa dipenderà dal trattamento antivirale
con Interferone e Ribavirina. Sotto questo trattamento sono possibili periodi
di incapacità lavorativa dovuti agli effetti collaterali dei farmaci” (doc. AI
26-20/21)

 

                                         Circa
le conseguenze sulla capacità d’integrazione, i periti hanno affermato:

 

"  Dal
punto di vista psichiatrico, reumatologico e neurologico l’A. è totalmente
abile al lavoro.

 

Dal punto di vista
pneumologico l’A. è totalmente abile al lavoro in attività sedentarie e in
attività con sforzi fisici leggeri e moderati. Con un trattamento farmacologico
con Seritide l’A. è abile al lavoro al 100% anche in attività con sforzi fisici
pesanti e medio-pesanti.

 

Come già discusso
precedentemente l’A. è abile al lavoro nella misura del 50% in qualsiasi
attività dal punto di vista gastroenterologico (si tiene conto della
co-infezione HIV/HCV).

 

Globalmente l’A.
presenta una capacità lavorativa del 50% (presenza durante tutto il giorno ma
con rendimento ridotto) in qualsiasi tipo di attività non pesante.

 

(…)

 

Secondo il Dr. med. __________
dell’ambulatorio delle malattie infettive dell’__________ __________ l’A.
presenta una capacità lavorativa del 50% (si veda il rapporto del 14.6.2011).
Il Dr. med. ____________________ ha visitato l’A. fino al 16.11.2010.

Ricordiamo che nel
corso del 2011 l’A. ha lavorato come giardiniere fino al mese di ottobre 2011.
E’ possibile che l’A., sebbene abbia lavorato al 100%, abbia presentato un
rendimento del 50% (non abbiamo atti in merito). Si potrebbe dunque ipotizzare
una capacità lavorativa del 50% (presenza durante tutto il giorno ma con
rendimento ridotto) già a partire dal novembre 2010.” (doc. AI 26-20)

 

                                         A
questo proposito il dr. med. __________, FMH medicina interna, consulente __________,
il 14 giugno 2011 aveva affermato:

 

"  (…)

Complessivamente per
quanto riguarda l’infezione HIV la prognosi è estremamente favorevole visto che
il paziente è HIV pos. da quasi 30 anni senza che vi sia evidenza di deficit
immunitario o patologie opportunistiche associate.

Per quanto riguarda
l’infezione HIV non vi è inabilità lavorativa ad essa correlata.

Diverso il discorso
per quanto riguarda l’epatite C che si manifesta con un’epatopatia importante
che può senz’altro spiegare i sintomi sistemici (astenia, nausea, episodi di
vomito) lamentati dal paziente e per i quali non si ha altra spiegazione.

Il fatto che una
terapia specifica contro l’epatite c abbia dovuto essere interrotta precocemente
per effetti collaterali neuropsicologici dovuti all’interferone depone per una
prognosi poco favorevole.

 

(…)

 

1.6 Non ho
personalmente mai giustificato inabilità lavorative. A mio modo di vedere il
paziente risulta (soprattutto per quanto riguarda l’epatite C) inabile al
lavoro nella misura del 50%.

 

1.7

Il paziente è limitato
nell’attività professionale da importante sintomatologia sistemica (astenia,
inappetenza) e da sintomatologia gastrointestinale quale nausea e episodi di
vomito mattutino.

Dal punto di vista
psichico egli appare piuttosto scoraggiato e depresso rifiutando però una
consultazione psichiatrica. Questa sintomatologia si ripercuote sul lavoro con
una diminuzione del rendimento quantificabile in almeno il 50%. A mio modo di
vedere egli non può proseguire l’attività svolta finora se non nella misura del
50%. A mio modo di vedere il paziente è inabile al lavoro nella misura del 50%.
Mi rimetto comunque ad eventuale valutazione di uno psichiatra per quanto
attiene la presenza di una possibile sindrome depressiva.” (doc. 9-3/4)

 

                                         Il
21 febbraio 2012 la dr.ssa med. __________ ha confermato le valutazioni
peritali (doc. 27/1-4).

 

                                         Pendente
causa l’insorgente ha prodotto un rapporto del dr. med. __________, FMH
psichiatria e psicoterapia di __________, il quale ha affermato:

 

"  (…)

Conosco il Signor RI 1
dal 27.07.2012.

 

Certifico un’inabilità
lavorativa al 100% per il paziente sopra citato da quella data.

 

Il Signor RI 1, soffre
infatti di un disturbo di personalità Borderline, ed è seguito con terapia
medicamentosa.

 

Si tratta di terapie
medicamentose importanti per il trattamento di malattie infettive gravi, e
stabilizzanti per i disturbi di personalità e dell’umore.

 

Alfine di monitorare
la sua situazione clinica ed evitare variazioni dell’umore, o dell’aggressività
a seguito delle terapie antiinfettive, la presa a carico psichiatrica integrata
(di tipo biopsicosociale) si impone.

Una ripresa lavorativa
attualmente è illusoria, come illusorie sarebbero attualmente misure
riabilitative o di reinserimento.

 

Questi progetti
saranno da rivalutare dopo la fine del trattamento per le malattie infettive.”
(doc. A1/3)

 

                                   4.   Per
costante giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

 

                                         Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

                                         Determinante
quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine
del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto
(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

                                         Per
quel che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione
invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia,
devono essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA
(consid. 6 e 7).

                                         In
merito al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi
medici di accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF 136 V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la
qualità formale di parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per
l'invalidità nella procedura giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione
a presentare ricorso in materia di diritto pubblico, non consentono di
considerare come atti di parte le prove assunte dall'amministrazione nella precedente
fase non contenziosa. 

                                         In
una sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il Tribunale federale
ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al
valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art.
72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione,
formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg
Paul Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

                                         L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle
basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da
istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure
il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla
Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale
federale ha riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo
in modo latente le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi
dell’attività dei SAM nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò
anche della  loro dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza
ha perciò ritenuto necessario adottare dei correttivi:

                                         (a
livello amministrativo)

                                         -
assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

                                         -
differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

                                         -
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid.
3.3),

                                         -
rafforzamento dei diritti di partecipazione :

                                         --
in caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una
decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento
della giurisprudenza secondo DTF 132 V 93);

                                         --
alla persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione
alla procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.
3.4.2.9; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446); 

                                         (a
livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

                                         In
caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o
il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare
una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza
secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H
355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico
dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

                                         Infine,
il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio
standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto
si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue
specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto
di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la
decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema
cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

 

                                         Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

"  (…)

La valeur probante des
rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard
des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il
n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui
préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service
médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen
clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne
relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un
doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs
rien valoir de tel." (…)

 

Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).

L’Alta
Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le
divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati
dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:

 

"  (…)

On ajoutera qu'en cas de
divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de
manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a
p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard,
il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la
jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références
[arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise
ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles
investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une
opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants
font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre
de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les
conclusions de l'expert.(…)

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori,
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I
462/05 del 25 aprile 2007).

 

                                   5.   Questo
Tribunale chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la perizia del SAM del
14 febbraio 2012 (doc. AI 26-1).

                                         Tale
valutazione è da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i
parametri giurisprudenziali ricordati al considerando che precede.

                                         

                                         I
periti, dopo aver riassunto gli atti a disposizione ed aver descritto
l’anamnesi famigliare, personale-sociale, professionale, patologica, le
affezioni attuali, l’anamnesi sistemica e le costatazioni obiettive hanno posto
la diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa di co-infezione HIV/HCV
con/su infezione HCV genotipo 3, abuso etilico, importante citolisi, pregresso
tentativo di trattamento con interferone peghilato e ribavirina, giugno 2011
(sospeso precocemente per effetti collaterali), astenia, stadio HIV CDC A 1 e
la diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa di sindrome di dipendenza
a sostanze psicoattive multiple (ICD-10 F19.2), modica sindrome
femoro-patellare a sinistra, disfunzione acromio-clavicolare della spalla
sinistra con/su pregressa lussazione acromio-clavicolare circa 10 anni or sono,
sindrome lombo-spondilogena cronica con/su minima discopatia L5-S1 (fisiologica
per l’età), dolori di origine incerta al polso destro con/su pregressa
contusione alcuni mesi or sono, MRI e radiografie convenzionali nella norma,
pregressa meniscectomia mediale al ginocchio sinistro con/su successive varie
artroscopie, pregressa artroscopia al ginocchio destro, parecchi anni or sono,
probabile asma bronchiale leggera, tabagismo attivo. 

 

                                         Il
ricorrente non ha del resto prodotto referti medici atti a confutare le
valutazioni reumatologiche, neurologiche, pneumo-logiche e gastroenterologiche.

 

                                         Circa
l’aspetto psichiatrico l’insorgente ha invece trasmesso al TCA un certificato
del dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, datato 24 settembre
2012, il quale ha evidenziato di conoscere l’assicurato dal 27 luglio 2012 ed
ha attestato, a partire dalla medesima data, un’inabilità lavorativa del 100% a
causa di un “disturbo di personalità Borderline”, seguita con terapia
medicamentosa.

 

                                         Questo
rapporto medico non è tuttavia atto a sovvertire la perizia amministrativa.

 

                                         Innanzitutto
lo stesso medico curante ha attestato l’inabilità lavorativa completa, a causa
di una problematica psichiatrica, dal 27 luglio 2012, ossia da un periodo
successivo all’emissione della decisione impugnata. 

                                         Ora,
secondo costante giurisprudenza, l'autorità giudicante deve
limitare l'esame del caso alla situazione effettiva che si presenta all'epoca
in cui è stata resa la decisione impugnata, in concreto il 30 maggio 2012,
ritenuto che fatti verificatisi
ulteriormente possono influire quali elementi di accertamento retrospettivo
della situazione anteriore alla decisione stessa. I fatti accaduti
posteriormente e che hanno modificato questa situazione devono di regola
formare oggetto di un nuovo provvedimento (fra le tante cfr. DTF 121 V 366
consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a).

                                         Per
cui, eventuali inabilità lavorative insorte dopo la resa della decisione
impugnata non possono essere prese in considerazione. L’insorgente è tuttavia
reso attento che, se ritiene che il suo stato di salute sia nel frattempo
peggiorato, può inoltrare una nuova richiesta che sarà oggetto di altro
procedimento.

 

                                         Inoltre,
il referto del 24 settembre 2012 non può comunque essere d’aiuto
all’interessato, non figurandovi elementi oggettivi atti a sovvertire le
conclusioni peritali.

 

                                         La
consulente del SAM, dr.ssa med. __________, nella sua perizia, alla quale deve
essere riconosciuta piena forza probatoria, ha motivato approfonditamente la
sua valutazione, ha valutato ed esaminato in maniera completa i punti
litigiosi, si è fondata su esami approfonditi, ha preso in conto tutti i mali
di cui si è lamentato l’insorgente, ha redatto il referto in piena conoscenza
dell’anamnesi dell’interessato ed è stata chiara nell’esposizione delle
correlazioni mediche e nell’apprezzamento della situazione medica. Questa
valutazione è poi stata confermata sia dai periti del SAM, che dal medico SMR
dr.ssa med. __________.

 

                                         Il
dr. med. __________, che non pone, contrariamente a quanto richiede la
giurisprudenza, una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta (ICD-10 o
DSM-IV), non si confronta minimamente con il contenuto della perizia e non
spiega per quale motivo le conclusioni della dr.ssa med. __________ non
sarebbero da tutelare. Il curante (cfr. a proposito del valore probatorio delle
attestazioni dei curanti: DTF 125 V 353), neppure descrive quali medicamenti e
con quale quantità sono somministrati al ricorrente.

 

                                         Va
qui rammentato che il TF ha più volte avuto l’occasione di ribadire che la differente valutazione medica tra il medico che prende in cura
l’assicurato e il perito è spiegabile con la diversità degli incarichi assunti
(a scopo di trattamento piuttosto che di perizia: cfr. sentenza 9C_151/2011 del
27 gennaio 2012, cfr. anche sentenza 9C_949/2010 del 5 luglio 2011, nonché
sentenza 9C_9/2010 del 29 settembre 2010). 

 

                                         Non
va poi dimenticato che la valutazione complessiva è stata confermata, oltre che
dai periti del SAM, anche dal medico SMR, dr.ssa med. __________ (cfr. a
proposito dei compiti e del valore probatorio attribuiti ai rapporti interni
dell’SMR la SVR 2009 IV n. 56 pag. 174 [9C_323/2009]; cfr. anche la sentenza
9C_15/2011 del 27 gennaio 2012, consid. 5.2; cfr. pure la sentenza 8C_814/2011
del 12 gennaio 2012, dove, in ambito LAINF, al consid. 2.4). 

 

                                         Va
qui ricordato che per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici regionali
sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche del
diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell'assicurato -
determinante per l'AI secondo l'articolo 6 LPGA - di esercitare un'attività
lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente
esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico
nei singoli casi.

                                         Scopo
e senso del nuovo disposto come pure del nuovo art. 49 OAI risiedono nella
possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione
degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle
loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare
la capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata
una chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione
sociale. Sulla base delle indicazioni del SMR, l'UAI deve così decidere cosa si
può ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. sentenza
9C_9/2010 del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in
SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).

 

                                         Visto
quanto sopra questo Tribunale condivide le affidabili e concludenti valutazioni
dei periti del SAM, avvallate dal medico SMR (cfr. più in generale sul valore
probatorio dei rapporti interni del SMR la sentenza I 143/07 del 14 settembre
2007, consid. 3.3; cfr. pure la sentenza 9C_949/2010 del 5 luglio 2011 con
rinvii e 9C_376/2007 del 13 giugno 2008), che hanno valutato compiutamente
tutta la documentazione medica agli atti giungendo ad una conclusione logica e
priva di contraddizioni in merito all’incapacità lavorativa del ricorrente.

 

                                         Ne
segue che l’interessato è capace al lavoro al 50% nell’attività di giardiniere e
in un’attività leggera e confacente al suo stato di salute (presenza durante
tutto il giorno ma con rendimento ridotto).

 

                                   6.   Occorre
ora esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

                                         

                                         Per
determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il
danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel
momento determinante (corri-spondente all'inizio dell'eventuale diritto alla
rendita), guadagne-rebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante,
quale persona sana tenuto conto delle sue capacità professionali e delle
circostanze personali. Tale reddito dev'essere determinato il più concretamente
possibile. Di regola ci si fonderà sull'ultimo reddito che la persona
assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguandolo
all'evoluzione dei salari. Soltanto in presenza di circostanze particolari ci
si potrà scostare da questo valore e ricorrere ai dati statistici risultanti
dall'ISS (v. DTF 134 V 322 consid. 4.1 pag. 325; 129 V 222 consid. 4.3.1 pag.
224 con riferimenti). Questo sarà in particolare il caso qualora dovessero
mancare indicazioni riguardanti l'ultima attività professionale dell'assicurato
o se l'ultimo salario da lui percepito non corrisponde manifestamente a quello
che sarebbe stato in grado di conseguire con ogni verosimiglianza in qualità di
persona valida; per esempio se l'assicurato, prima di essere riconosciuto
definitivamente incapace al lavoro, si trovava in disoccupazione (sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni B 80/01 del 17 ottobre 2003 consid.
5.2.2, riassunta in REAS 2004 pag. 239; cfr. pure le sentenze I 201/06 del 14
luglio 2006 consid. 5.2.3, e I 774/01 del 4 settembre 2002 consid. 3b, in
Plädoyer 2002/6 pag. 64).

 

                                         Considerato
come di regola bisogna presumere che senza il danno alla salute l’assicurato
avrebbe continuato la precedente attività, decisivo risulta di regola l’ultimo guadagno
conseguito, adeguato al rincaro ed eventualmente all’usuale crescita dei salari
(RKUV 2000 n. U 400 pag. 381 e riferimenti; DTF 129 V 222 consid. 4.3.1
pag. 224) o comunque il salario che potrebbe essere
conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un'azienda
simile (cfr. ad esempio la Circolare edita dall'UFAS, sull'invalidità e la
grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità, cifra marg. 3025).

 

                                         Il
Tribunale federale, in una sentenza 8C_290/2007 del 7 luglio 2008 consid. 5.1,
ha ribadito che:

 

"  (…) occorre tenere conto del principio secondo cui - in assenza di indizi concreti
che impongano una diversa valutazione - la persona assicurata avrebbe di regola,
e conformemente all'esperienza generale, continuato l'attività precedentemente
svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a). In tale
contesto la normale evoluzione professionale va senz'altro considerata.
Tuttavia gli indizi che l'assicurato avrebbe intrapreso una carriera e
percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29 pag. 30; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera
dichiarazione d'intenti non è pertanto sufficiente; necessario è infatti che
tale intenzione sia suffragata da passi concreti, quale ad esempio la
partecipazione a corsi ecc. (VSI
2002 pag. 161 consid. 3b [I 357/01] e dottrina citata). (…)"

Con sentenza 9C_520/2011 del 16 febbraio 2012, il TF ha affermato:

 

" 
4.1 Nella sua decisione del 29 settembre 2010, ritenuto che l'assicurato
al momento dell'insorgenza del danno alla salute era iscritto alla
disoccupazione alla ricerca di un'occupazione nel settore della ristorazione,
l'UAI per determinare il reddito senza invalidità si è riferito ai dati
salariali riportati nell'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS)
edita dall'Ufficio federale di statistica (Tabella TA1, categoria professionale
55 [alberghi e ristoranti], livello di qualifica 3 [conoscenze professionali
specialistiche]) accertando un reddito di fr. 54'004.--. Secondo
l'amministrazione, in un'attività sostitutiva adeguata l'assicurato, nonostante
il danno alla salute, avrebbe potuto ancora conseguire un reddito (da invalido)
di fr. 35'987.--, ottenuto anch'esso in applicazione dell'ISS (TA1, livello di
qualifica 4 [attività semplici e ripetitive], valore mediano) e dopo deduzione
di una quota del 40% per tenere conto del grado di inabilità lavorativa
residua. Poiché questo valore era superiore a quello (di fr. 32'402.--)
realizzabile nell'attività di cuoco esercitabile al 60% e gli andava pertanto
preferito per l'obbligo incombente all'assicurato di ridurre il danno,
l'amministrazione, nel contrapporlo al reddito senza invalidità, ha accertato
un grado di incapacità al guadagno del 33%, insufficiente a conferire il
diritto a una rendita ancorché parziale dell'AI.

 

4.2 Distanziandosi dalla valutazione
dell'UAI e interpretando la giurisprudenza federale in materia, i giudici
cantonali hanno anzitutto osservato che il solo fatto che l'assicurato fosse
alla ricerca di una occupazione e fosse iscritto alla disoccupazione, non
imponeva aprioristicamente di utilizzare i dati statistici per l'accertamento
del reddito da valido. Considerato inoltre l'iter professionale e formativo
dell'assicurato, la Corte cantonale ha ritenuto che il salario rilevante da cui
partire per stabilire il reddito da valido doveva essere quello da lui
percepito per l'attività svolta presso il ristorante X.________, che non poteva
essere qualificato straordinario e che, aggiornato al 2010, poteva essere
quantificato in fr. 66'826.90. Quanto al reddito da invalido, i giudici di
prime cure hanno rilevato che il guadagno ipotetico realizzabile nonostante il
danno alla salute nell'attività di cuoco nel 2010 (fr. 40'096.14, ossia 60% di
66'826.90) sarebbe stato superiore a quello (di fr. 37'126.03) conseguibile -
sempre in applicazione dei dati statistici salariali dell'ISS - in una attività
semplice e ripetitiva, sicché, potendo l'assicurato sfruttare al meglio la
capacità lavorativa residua nella sua professione appresa, essi hanno operato
un raffronto percentuale dei redditi ottenendo un grado d'invalidità del 40%
giustificante l'erogazione di un quarto di rendita.

 

4.3 Per parte sua, l'Ufficio ricorrente
contesta questa valutazione e rimprovera alla Corte cantonale un accertamento
manifestamente inesatto dei fatti pertinenti. In particolare, viste la natura
del contratto di lavoro (per personale ausiliario) e la sua durata
(determinata, inizialmente limitata dal 3 aprile al 31 agosto 2006, poi
rinnovata tre volte, rispettivamente, per tre, quattro e cinque mesi), l'UAI
sostiene che il reddito percepito dall'opponente per l'attività svolta presso
il ristorante X.________ e conclusasi il 31 agosto 2007 era straordinario e non
poteva essere preso in considerazione per la definizione del reddito da valido
per il 2010. A sostegno della sua tesi, l'UAI fa inoltre valere che il danno
rilevante alla salute è subentrato (il 1° maggio 2009) verso la fine del
termine quadro di riscossione delle prestazioni dell'assicurazione
disoccupazione, che durante questo termine l'assicurato ha svolto per brevi
periodi due lavori in qualità di cuoco percependo "redditi riconosciuti
sul mercato libero del lavoro" i quali però erano inferiori a quanto
percepito nell'attività esercitata alle dipendenze del Cantone Ticino e infine
che all'insorgere del danno alla salute rilevante l'assicurato era senza
attività lucrativa.

 

5.

 

(…)

 

5.3 Alla luce di questa prassi occorre
esaminare se l'autorità giudiziaria cantonale aveva valido motivo per scostarsi
dall'operato dell'UAI. Come osserva giustamente l'istanza precedente, nel
concretare i suddetti principi, il Tribunale federale delle assicurazioni con
la sentenza citata I 774/01 ha lasciato indecisa - poiché reputata irrilevante
ai fini del risultato in quella vertenza - la questione di sapere se il reddito
da valido di un assicurato disoccupato per un periodo relativamente lungo (due
anni) prima di cadere in incapacità lavorativa totale, andava stabilito sulla
base dei salari statistici oppure del salario, debitamente adeguato, che egli
aveva conseguito prima della sua iscrizione alla disoccupazione. In una
successiva sentenza I 173/06 del 27 dicembre 2006, sempre per determinare il
guadagno senza invalidità, la stessa Corte si è per contro fondata sul reddito
realizzato da un (altro) assicurato presso l'ultimo datore di lavoro prima che
egli cadesse in disoccupazione e, dopo un anno, si ammalasse gravemente. In
quest'ultima occasione, poiché l'assicurato, prima di diventare (una seconda
volta) disoccupato, aveva lavorato, a tempo indeterminato, per periodi più o
meno lunghi - intervallati da un primo periodo di disoccupazione - per tre
differenti datori di lavoro e senza subire particolari oscillazioni salariali,
la Corte federale ha ritenuto che l'evoluzione salariale negli anni di attività
lucrativa esprimesse in maniera attendibile il reddito medio realizzabile senza
danno alla salute. Ritenendo pertanto la fase di disoccupazione come
semplicemente temporanea, i giudici federali si sono basati sul salario
realizzato in precedenza (sentenza citata consid. 5.3).

 

5.4 Ora, nella misura in cui -
richiamandosi a questa più recente giurisprudenza oltre che al (decennale)
percorso formativo e lavorativo che ha preceduto l'attività (qualitativamente
comparabile) presso il ristorante X._______ - ha stabilito il reddito senza
invalidità sulla base dell'ultimo reddito, debitamente adeguato, realizzato
dall'opponente prima di diventare disoccupato, la Corte cantonale non ha violato
una regola giurisprudenziale e nemmeno il diritto federale. Del resto neppure
l'UAI lo pretende.

 

5.5 Non impone di concludere
diversamente nemmeno il fatto - peraltro sollevato solo in seguito alla
pronuncia impugnata - che il contratto con il Cantone Ticino fosse di durata
determinata, come doveva per sua natura essere il rapporto di lavoro per il
personale ausiliario (cfr. art. 20 legge sull'ordinamento degli impiegati dello
Stato e dei docenti del 15 marzo 1995 [RL/TI 2.5.4.1]). Contrariamente a quanto
avuto modo di giudicare ad esempio nella sentenza I 559/04 del 16 febbraio 2005, in cui il rapporto di lavoro (a tempo determinato) era durato nemmeno cinque mesi, nel caso che
ci occupa il contratto era stato rinnovato per ben tre volte per una durata
complessiva non irrilevante di 16 mesi e con un salario che non ha subito
variazioni di rilievo. Senza arbitrio la Corte cantonale poteva pertanto
ritenere che il salario realizzato dall'opponente in quest'ultima attività -
anziché straordinario come definito per la prima volta in questa sede dal
ricorrente - fosse indicativo del reddito medio conseguibile senza il danno
alla salute. Pacifico - e neppure invocato dal ricorrente - è per il resto che
il guadagno intermedio realizzato durante la disoccupazione - fase, questa,
straordinaria e passeggera ai fini dell'AI - non potesse servire da riferimento
ai fini di questa valutazione (cfr. sentenza citata I 774/01 consid. 3c).

 

5.6 In esito a quanto precede, la pronuncia impugnata merita di essere confermata. In effetti, gli ulteriori
accertamenti dei primi giudici in merito all'importo, rivalutato al 2010, del
salario percepito nel 2007 e al reddito da invalido conseguibile nell'attività
pregressa come pure in attività sostitutiva adeguata (v. sopra, consid. 4.2)
non sono stati contestati né è tanto meno lampante una loro (eventuale)
inesattezza (cfr. sopra consid. 1.1).”

 

                                   7.   In
concreto il ricorrente contesta la decisione dell’UAI di prendere in
considerazione, quale reddito da valido, il reddito ipotetico evinto dalla
tabelle ISS che potrebbe conseguire come giardiniere.

L’insorgente sostiene
infatti che, senza il danno alla salute, avrebbe esercitato qualsiasi attività
leggera e non solo quella di giardiniere per la quale, oltretutto, non ha
neppure conseguito un diploma.

 

                                         Innanzitutto
va ribadito che l’incapacità lavorativa al 50% (riduzione del rendimento), è
stata certificata nella perizia SAM, al più presto dal novembre 2010. Ciò anche
sulla base delle affermazioni del dr. med. __________, FMH medicina interna e
consulente __________, che ha avuto in cura l’interessato, e che il 14 giugno 2011 ha affermato che per l’infezione HIV, contratta nel 1982, non vi è inabilità lavorativa ad essa
correlata, mentre la sintomatologia sistemica (astenia, inappetenza) e
gastrointesti-nale (nausea e episodi di vomito mattutino) lo rendono incapace
al 50% (riduzione del rendimento; cfr. doc. AI 9-4).

 

                                         Nella
perizia del SAM, circa l’anamnesi professionale, figura che l’assicurato ha
affermato di aver svolto vari lavori nella Svizzera tedesca: “Eisenleger”,
costruzione di impalcature, montatore di finestre, boscaiolo, giardiniere,
montatore di impianti di ventilazione, ecc. Trasferitosi in Ticino 12-13 anni
fa, ha lavorato dapprima nel lavaggio di autocarri per circa 6 mesi, poi dal
gennaio 2000 sino al gennaio 2004 come giardiniere presso una ditta di __________,
quando è stato licenziato. In seguito ha svolto programmi occupazionali come
giardiniere presso la __________ __________ per un anno, poi dal gennaio 2007
al gennaio 2009 ha lavorato come giardiniere presso la Fondazione __________dove
è stato ingaggiato anche per altri lavori) e dopo essere stato inabile al
lavoro per tre mesi a causa di una patologia alla schiena, è stato licenziato.
Infine, dopo aver beneficiato di prestazioni dell’assicurazione contro la
disoccupazione, è stato assunto dalla Fondazione __________ dove ha svolto
varie attività di giardiniere e boscaiolo; in certi periodi è stato ingaggiato
nell’essicatoio per la produzione di erbe per le caramelle __________, ma ha
poi avuto problemi respiratori che lo hanno fatto smettere (doc. AI 26-5/6).

                                         Successivamente
ha beneficiato di prestazioni assistenziali ed ha svolto un’attività di
pubblica utilità come giardiniere presso la Fondazione __________ (doc. AI
29-2).

 

                                         Dall’estratto
del conto individuale prodotto dall’insorgente risulta che nel corso degli anni,
fino al 2000, ha conseguito redditi assai esigui (cfr. doc. A3: con l’eccezione
del 1987 e del 1992 l’interessato non ha mai raggiunto i fr. 20'000 all’anno).
Nel 2001, quando ha iniziato a svolgere l’attività di giardiniere in Ticino, ha
percepito fr. 12'781 per 7 mesi, nel 2002, sempre quale giardiniere, fr.
34'198, nel 2003 e nel 2004 ha percepito indennità di disoccupazione (fr.
28'019, rispettivamente fr. 23'172), nel 2006 e nel 2007 ha lavorato per la Fondazione __________ conseguendo fr 14'756 (per 7 mesi), rispettivamente fr.
27’443, nel 2008 e nel 2009 ha nuovamente percepito prestazioni
dell’assicurazione contro la disoccupazione (doc. A2-A3).

 

                                         Alla
luce di quanto sopra, rammentato che per determinare il reddito
ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute
(reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento
determinante (corrispondente all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita: in
concreto novembre 2011, ossia un anno dal novembre 2010), guadagnerebbe,
secondo il grado di verosimiglianza preponderante, quale persona sana tenuto
conto delle sue capacità professionali e delle circostanze personali, rilevato
che dal suo arrivo in Ticino nel 2001 l’insorgente ha sempre
svolto attività lavorative strettamente connesse con il giardinaggio, ramo nel
quale ha pure svolto un apprendistato, pur senza ottenere alcun diploma, questo
Tribunale deve tutelare l’agire dell’UAI che, in assenza di un lavoro regolare,
visti i continui cambiamenti di datore di lavoro, ritenuto inoltre che sovente,
negli ultimi anni, ha partecipato a corsi di perfezionamento o attività di
pubblica utilità, ha utilizzato i dati statistici ISS relativi alla divisione
economica 1 con livello di qualifica 4 per attività semplici e ripetitive.

                                         L’interessato,
da ultimo, e meglio da oltre 10 anni, ha infatti prevalentemente svolto
attività collegate strettamente con il giardinaggio, pur cambiando sovente
datore di lavoro. 

 

                                         Del
resto, il reddito ipotetico di giardiniere calcolato dall’UAI sulla base delle
citate tabelle, ossia fr. 45'120, è comunque maggiore rispetto ai salari
conseguiti dal ricorrente nel corso degli anni e meglio si concilia con quanto l’interessato
potrebbe concretamente conseguire senza il danno alla salute rispetto al
salario statistico per attività semplici e ripetitive che l’interessato
vorrebbe applicare. In particolare negli ultimi 10 anni, gli unici 2 anni in
cui risulta una registrazione di un reddito annuo completo, ossia nel 2002
(giardiniere presso __________ di __________) e nel 2007 (presso la Fondazione __________),
il salario conseguito era di fr. 34'198 (nel 2002), rispettivamente di fr.
27'443 (nel 2007). Ora, anche volendo aggiornare il salario conseguito nel 2002
(fr. 34'198), ossia il più elevato percepito dal ricorrente, al 2011 (anno di
eventuale inizio del diritto alla rendita), si otterrebbe comunque un reddito
di fr. 38'525 (2003: + 1,4%; 2004: + 0.9%; 2005: + 1%; 2006: + 1,2%; 2007: +
1.6%; 2008: +2%; 2009: + 2,1%; 2010: + 0.8%; 2011: + 1%), inferiore a quello
preso in considerazione dall’UAI.

 

                                         Partendo
da un salario ipotetico di fr. 3'429 al mese nel 2008 (Tabella 2008 TA1: 01:
ortofloricoltura), corrispondente a fr. 3'564 nel 2011 (+ 2,1% nel 2009, + 0,8%
nel 2010 e + 1% nel 2011), si ottiene un salario annuo di fr. 45'869 (fr.
3'564 : 40 X 42.9 [cfr. la vie économique 12/2012, B9.2, pag. 90] X 12).

 

                                   8.   Per quel che concerne il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa
residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia
adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126
V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

                                         Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

                                         

                                         L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04). 

                                         Con
pronunzia del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

 

A questo proposito con
sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 il TF ha affermato che:

 

"  (…)

3.3 In una recente sentenza 8C_652/2008
dell'8 maggio 2009, non ancora pubblicata nella Raccolta ufficiale, il
Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che
quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto
al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso
deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della
DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti -
giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo
parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale
eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella
stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si
dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali."

 

                                         In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2010 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'901.--.

 

                                         Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 12-2012, p. 90), esso ammonta a fr.
5'097.04 mensili oppure a fr. 61'164.48 (cfr. sentenza 32.2011.224 del 9
febbraio 2012) per l'intero anno (fr. 5'097.04 x 12, ritenuto che la quota di
tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U
274/98, p. 5 consid. 3a). Nel 2011, riportando il dato su 41,7 ore (cfr.
tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique,
12-2012, p. 90) e tenendo conto dell’aumento dell’1%, si raggiungono fr.
61'925. 

 

                                         Secondo la giurisprudenza federale, per gli
assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale
(affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. 

                                         L’Alta Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale
massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie
particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre,
chiamato a pronunciarsi sulla deduzio-ne globale, la quale procede da una stima
che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza
valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

                                         

                                         Nella
presente evenienza l’UAI ha applicato una riduzione dello 0%, spiegando che si
tratta di un cittadino svizzero, relativamente giovane (nato nel 1962), che la
riduzione del rendimento è valutata sull’arco dell’intera giornata e che vige
un’abilità al lavoro dal lato medico anche in attività pesanti e medio-pesanti
se viene attuata una terapia adeguata.

 

                                         L’interessato
chiede una riduzione del 15% in considerazione del tempo di lavoro parziale,
della lunga assenza del mondo del lavoro non protetto e del fatto di poter
svolgere unicamente un lavoro leggero.

 

                                         Questo
Tribunale evidenzia innanzitutto che a giusta ragione l’UAI non ha concesso
alcuna riduzione per il tempo di lavoro parziale.

 

                                         Infatti
l’abilità al 50% è intesa come rendimento ridotto sull’arco di un’intera
giornata lavorativa (cfr. perizia, doc. AI 26-20). 

                                         A
questo proposito in una sentenza dell’11 marzo 2009 (inc. 32.2008.8), questo
Tribunale ha già avuto modo di affermare:

 

"  2.16.
In concreto, l’UAI ha applicato al reddito da invalido una riduzione
percentuale del 10% per “attività leggera e le difficoltà di adattamento
causate dal cambio di attività e dalla prolungata inattività lavorativa” (doc.
53-2).

 

L’assicurato ha
contestato questa percentuale di riduzione, a suo avviso troppo bassa, che
avrebbe invece dovuto essere pari al 20%, conformemente alla giurisprudenza
federale in materia, vista la sua incapacità lavorativa completa nella
precedente attività e la ridotta capacità lavorativa in attività adeguate (I).

 

Rispondendo ad
un’esplicita richiesta del TCA volta a chiarire i motivi per i quali,
contrariamente alla giurisprudenza federale in materia, l’UAI non ha ritenuto
opportuno applicare una percentuale di riduzione per tenere conto del fatto che
l’assicurato può esercitare un’attività lavorativa adeguata solo a tempo
parziale, l’ammini-strazione, con scritto del 10 febbraio 2009, ha confermato la correttezza della riduzione percentuale del 10% stabilita nel rapporto della
consulente IP del 27 settembre 2007. L’UAI ha fondato la sua risposta sul
rapporto di valutazione del 6 febbraio 2009 redatto dalla consulente IP, del
seguente tenore:

 

Su richiesta del TCA
(vedi missiva del lodevole Tribunale ricevuta in data 28 gennaio 2009), il
giurista Signor X – nell’ambito del suo mandato – mi chiede di giustificare ed
eventualmente modificare le riduzioni per svantaggi salariali applicate nel
calcolo della CGR a favore dell’A. ed esplicitate nel rapporto stilato dalla
sottoscritta in data 27 settembre 2007.

 

Anzitutto bisogna
specificare che l’assicurato possiede una capacità lavorativa piena con
rendimento ridotto (aspetto più volte specificato nella perizia SAM ricevuta in
data 10 aprile 2007 in particolare a pag. 6) e non una capacità lavorativa del
60% come erroneamente riportato sia dalla vicecancelliera del TCA Sig.ra Y
(nello scritto citato sopra) che dal rappresentante legale dell’assicurato
nello scritto pervenuto al TCA in data 11 gennaio 2009.

Questa distinzione è
necessaria perché dà adito a fraintendimenti. La sottoscritta, prediligendo la
brevità/sintesi di scrittura ad una corretta espressione della capacità
lavorativa reale che ripeto essere del 100% con rendimento ridotto del 40%, ha
erroneamente indicato – nella parte conclusiva del rapporto stilato in data 27
settembre 2007 – una CL del 60%.

 

Una capacità
lavorativa completa con riduzione di rendimento, nel caso specifico, vuol dire
che l’assicurato può essere presente sul posto di lavoro in misura completa
(100%) ma il suo rendimento economico corrisponderà solamente al 60% (del
100%). Questa diminuzione di rendimento è difficilmente quantificabile a
livello salariale, infatti vi saranno delle volte in cui l’assicurato starà
fisicamente meglio e quindi renderà economicamente di più e a volte il suo
danno alla salute influenzerà maggiormente il suo rendimento lavorativo
portandolo ad un prodotto minore del 60%, risulta quindi chiaro che un DL
difficilmente riuscirà a quantificare a livello salariale il rendimento
dell’assicurato, a meno che l’assicurato non lavori a cottimo.

Per tale motivo
durante l’elaborazione dell’incarto, in base alle indicazioni del SMR, viene
applicata una media salariale corrispondente al diminuito rendimento
medico-teorico, senza ulteriore riduzione salariale.

Il TFA rileva che i
dipendenti a tempo parziale non guadagnano necessariamente meno,
proporzionalmente parlando, dei lavoratori a tempo pieno, notoriamente negli
ambiti in cui esistono delle nicchie da colmare con dei lavori a tempo
parziale, molto ricercati dai datori di lavoro e remunerati di conseguenza.
Questo fattore di riduzione può essere considerato se l’attività esigibile
esaminata è un’occupazione essenzialmente femminile, inteso come posto di
lavoro femminile occupato da un uomo. Ciò non è il caso del nostro assicurato
che, nonostante il danno alla salute, possiede ancora un ampio ventaglio di
possibilità di impiego direttamente accessibili e confacenti al problema di
salute.

 

La riduzione richiesta
dal rappresentante legale può essere giustificata solamente nel caso che, in
una determinata categoria di attività a tempo parziale, quest’ultima è meno
remunerata in rapporto al tempo pieno.

 

Per concludere,
un’ulteriore riduzione per svantaggi salariali legati all’attività a tempo
parziale non viene applicata innanzitutto perché l’assicurato possiede una
capacità lavorativa del 100% con rendimento ridotto che non può essere
comparata ad un’attività a tempo parziale (es.: occupazione lavorativa pari al
rendimento economico) per i motivi summenzionati e, secondariamente, il
ventaglio di attività lavorative accessibili all’assicurato non presentano una
perdita di guadagno rispetto ad un impiego al 100% con rendimento al 100%.

 

Su tale base si
ritiene conclusa la lavorazione della pratica.” 

(Doc. X/bis)

 

Al riguardo, il
patrocinatore dell’interessato, nello scritto del 19 febbraio 2009, ha ritenuto non condivisibile la tesi espressa dalla consulente IP (doc. XII).

 

Nel caso di specie, questo
Tribunale non ha motivo per scostarsi dalla riduzione percentuale del 10% (per
tener conto dell’attività leggera e delle difficoltà di adattamento causate dal
cambio di attività e dalla prolungata inattività lavorativa) stabilita dalla
consulente IP nel rapporto del 27 settembre 2007 (doc. 53-2).

Questa soluzione si
giustifica tanto più se si considera che, per costante giurisprudenza il
giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione senza fondati
motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).

 

Non può, in
particolare, essere condivisa da questo Tribunale la richiesta del
rappresentante dell’assicurato di applicare al reddito da invalido una
ulteriore riduzione percentuale per tener conto del fatto che l’interessato è
in grado di svolgere un’attività adeguata unicamente a tempo parziale.

 

 

Va infatti
sottolineato che, come giustamente rilevato dalla consulente IP nel suo
rapporto di valutazione del 6 febbraio 2009 (cfr. doc. X/bis), il Tribunale
federale, in una sentenza I 69/07 del 2 novembre 2007, ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

(…)

 

4.

Die Verwaltung hat im
Einspracheentscheid vom 17. August 2005 einen leidensbedingten Abzug vom
statistischen Durchschnittslohn mit der Begründung ausgeschlossen, der
leidensbedingten Einschränkung sei mit der Annahme einer auf 70% reduzierten
Arbeitsfähigkeit in leichten bis mittelschweren Tätigkeiten bereits Rechnung
getragen. Sodann sei ein Teilzeitabzug nicht gerechtfertigt, weil der
Versicherte ganztags mit eingeschränkter Leistung arbeiten könne.

Das kantonale Gericht
führt im angefochtenen Entscheid aus, die Verwaltung habe die statistischen
Angaben über die Entstehung eines überproportionalen Lohnnachteils bei
Teilzeitbeschäftigung falsch interpretiert, handle es sich doch auch bei einer
vollzeitlichen Tätigkeit mit reduzierter Leistung um eine
"Teilzeittätigkeit". Im vorliegenden Fall sei dafür ein Abzug von 10%
vom statistischen Durchschnittslohn angemessen.

Weiter hat die
Vorinstanz erwogen, der Versicherte habe als an einer psychischen Erkrankung
leidender Hilfsarbeiter einen zusätzlichen Lohnnachteil in Kauf zu nehmen. Dem
sei mit einem zusätzlichen Abzug im Umfang von 5% vom Tabellenlohn Rechnung zu
tragen.

 

5.

Die Vorinstanz
begründet den erstgenannten Abzug damit, der sog. Teilzeitabzug vom
Tabellenlohn umfasse auch eine reduzierte Leistungsfähigkeit in
Vollzeittätigkeiten, da sich diese - namentlich durch höhere Kosten des
Arbeitsplatzes im Verhältnis zum Wert des Arbeitsprodukts und durch die das
Angebot übersteigende Nachfrage nach solchen Arbeitsplätzen - in gleicher Weise
auf den erzielbaren Lohn auswirke wie eine Teilzeittätigkeit. Ob dies zutrifft,
ist als Rechtsfrage durch das Bundesgericht frei überprüfbar (BGE 132 V 393 E. 3.2 S. 398 f. und E. 3.3 S. 399, daselbst auch Ausführungen zur Kognition betreffend Höhe des im konkreten
Fall grundsätzlich angezeigten Abzuges).

 

5.1 Indem das
Eidgenössische Versicherungsgericht (seit 1. Januar 2007: Bundesgericht) unter
dem Titel des Beschäftigungsgrades bei Teilzeittätigkeit einen Leidensabzug
anerkannte, wollte es dem Umstand Rechnung tragen, dass Teilzeitbeschäftigte in
der Regel überproportional weniger verdienen als Vollzeitangestellte (BGE 124 V 321 E. 3b/aa S. 322 f.; vgl. überdies BGE 126 V 75 E. 5a/cc S. 78 und S. 79 in fine; AHI 1998 S. 175 E. 4b). Erfasst werden sollte mit diesem Abzug nur die eigentliche
Teilzeitarbeit, nicht aber eine vollzeitliche Tätigkeit mit eingeschränkter
Leistungsfähigkeit (vgl. Urteile I 292/05 vom 19. Oktober 2005, E. 5.3, und I
2/01 vom 24. Januar 2002, E. 2b/ee). Das Gericht stützte sich bei der
Begründung des Abzuges denn auch auf die zwischen Vollzeittätigkeiten (Pensen
über 90%) und prozentual abgestuften Teilzeittätigkeiten (Pensen von 25% und
weniger bis maximal 90%) differenzierende Tabelle 13* der LSE 1994 (BGE 124 V 321 E. 3b/aa S. 323). In den Erläuterungen
zu dieser Tabelle in LSE 1994 S. 30 wird sodann auf sich bei einzelnen
Kategorien von Arbeitnehmenden mit Teilzeitarbeit ergebende Besonderheiten
hingewiesen. Der Vorinstanz kann mithin darin nicht gefolgt werden, dass der
höchstrichterlich unter dem Titel Beschäftigungsgrad vorgesehene sog.
Teilzeitabzug auch Vollzeittätigkeiten mit eingeschränktem Rendement umfasse.

 

5.2 Die Ursachen,
weshalb Teilzeittätigkeiten in der Regel überproportional niedriger entlöhnt
werden als Vollzeittätigkeiten, sind höchstens teilweise bekannt. Daher kann
eine Gleichbehandlung der beiden Tätigkeitsarten beim Leidensabzug auch nicht
damit begründet werden, bei Vollzeittätigkeiten mit eingeschränkter Leistungsfähigkeit
wirkten sich regelmässig die selben ökonomischen Gesichtspunkte aus wie bei
Teilzeittätigkeiten. Zwar mag in Einzelfällen eine solche Vollzeittätigkeit
tatsächlich mit einem überproportionalen Minderverdienst verbunden sein. Dass
dies in gleicher Weise wie bei den Teilzeittätigkeiten den Regelfall darstellt,
lässt sich aber nicht zuverlässig sagen, zumal auch Faktoren angeführt werden
könnten, welche eine Vollzeittätigkeit mit eingeschränktem Leistungsvermögen
für einen Arbeitgeber attraktiver erscheinen lassen als eine Teilzeittätigkeit.
Zu erwähnen ist hier etwa, dass eine vollzeitliche Anwesenheit grössere
Flexibilität bei der Einsatzplanung bietet.

 

5.3 Zusammenfassend
besteht keine rechtsgenügliche Grundlage, um bei vollzeitlich mit reduzierter
Leistungsfähigkeit tätigen Versicherten regelmässig eine über die Einschränkung
der Leistungsfähigkeit hinaus gehende, überproportionale Lohneinbusse
anzunehmen und - in Analogie zum bisherigen Abzugsfaktor Beschäftigungsgrad
oder als eigenständiges neues Merkmal - beim leidensbedingten Abzug zu
berücksichtigen. Was Beschwerdegegner und kantonales Gericht hiezu
vernehmlassungsweise vortragen, führt zu keiner anderen Betrachtungsweise.

 

5.4 Fällt demnach der
von der Vorinstanz mit dieser Begründung vorgenommene Abzug im Umfang von 10%
weg, muss nicht näher auf die zusätzlich mit 5% bemessene Abzugsposition
betreffend die lohnbeeinflussenden Auswirkungen der psychischen Erkrankung
eingegangen werden. Denn es resultiert unabhängig von der allfälligen Rechtmässigkeit
dieses Abzuges ein Invaliditätsgrad unterhalb der für eine Invalidenrente
mindestens erforderlichen 40%.”

 

Nel caso di specie,
analogamente a quanto stabilito nella sentenza appena riprodotta, essendo
l’assicurato, dal profilo medico, ancora abile a tempo pieno, ma con una
riduzione del rendimento del 40%, in un’attività adeguata, non è dunque
possibile applicare una riduzione del reddito da invalido per tenere conto del
fatto che l’assicurato può effettuare un’attività adatta solo a tempo parziale,
come preteso dal rappresentante dell’interessato.”

 

                                         L’UAI
ritiene inoltre che non debba neppure essere concessa una riduzione per il
fatto che l’insorgente debba esercitare solo attività leggere poiché in caso di
terapia adeguata potrebbe svolgere anche attività pesanti e medio-pesanti. In
realtà, al punto 8 della citata perizia, cui fa riferimento l’amministrazione,
risulta che ciò vale unicamente per quanto concerne la patologia pneumologica,
mentre non concerne la problematica gastroenterologica che determina la
riduzione del rendimento del 50% e vale nell’ambito della precedente attività: 

 

"  Dal
punto di vista pneumologico l’A. è abile al lavoro nella misura del 100% come
giardiniere e in attività sedentaria o con sforzi fisici leggeri e moderati.
Con una terapia adeguata (Seretide) l’A. sarebbe abile al lavoro anche in
attività pesanti e medio-pesanti. Si consigliano attività senza esposizione ad
agenti irritativi delle vie respiratorie.

 

Dal punto di vista
gastroenterologico l’A. presenta un’astenia dovuta alla co-infezione HIV/HCV. A
causa di quest’ultima l’A. presenta una capacità lavorativa del 50% come
giardiniere. Dal lato prognostico in caso di progressione dell’infezione è da
prevedere in poco tempo una trasformazione verso una cirrosi con complicazioni
quali ipertensione portale, encefalopatia e carcinoma epatocellulare. Si
consiglia vivamente un trattamento con Interferone e Ribavirina.

 

Globalmente, tenendo
conto della sopraccitata co-infezione HIV/HCV l’A. presenta una capacità lavorativa
del 50% dall’ottobre 2011 (cessazione dell’attività lavorativa).

 

La prognosi
valetudinaria e di conseguenza lavorativa dipenderà dal trattamento antivirale
con Interferone e Ribavirina. Sotto questo trattamento sono possibili periodi
di incapacità lavorativa dovuti agli effetti collaterali dei farmaci.” (doc. AI
26-20)

 

                                         Per
quanto concerne la capacità di reintegrazione, al punto 9 della perizia gli
specialisti hanno espresso valutazioni analoghe:

 

"  Dal
punto di vista psichiatrico, reumatologico e neurologico l’A. è totalmente
abile al lavoro.

 

Dal punto di vista
pneumologico l’A. è totalmente abile al lavoro in attività sedentarie e in
attività con sforzi fisici leggeri e moderati. Con un trattamento farmacologico
con Seritide l’A. è abile al lavoro al 100% anche in attività con sforzi fisici
pesanti e medio-pesanti.

 

Come già discusso
precedentemente l’A. è abile al lavoro nella misura del 50% in qualsiasi
attività dal punto di vista gastroenterologico (si tiene conto della
co-infezione HIV/HCV).

 

Globalmente l’A.
presenta una capacità lavorativa del 50% (presenza durante tutto il giorno ma
con rendimento ridotto) in qualsiasi tipo di attività non pesante.” (doc.
26-20)

 

                                         Questo
Tribunale ritiene pertanto che l’UAI avrebbe dovuto accordare una riduzione del
5% per la necessità di svolgere attività leggere.

 

                                         Per
contro il TCA non ritiene che debba essere accordata un’ulteriore riduzione del
5% per il fatto che l’interessato abbia svolto da ultimo (dal 2006), ma in
maniera saltuaria, attività in ambito protetto, avendo comunque esercitato per
numerosi anni attività in ambito privato. Va comunque evidenziato, come si
vedrà in seguito, che anche se si volesse prendere in considerazione una
riduzione ulteriore del 5% e dunque, complessivamente, del 10%, l’interessato
non avrebbe comunque diritto ad una rendita.

 

                                         In
concreto, raffrontando il reddito da valido di fr. 45’869 con quello da
invalido di fr. 61’925, ridotto del 50% (rendimento) a fr. 30’963 e del 5% (deduzione
sociale) a fr. 29’415, si ottiene un grado d’invalidità del 36% (arrotondato
secondo la DTF 130 V 121), che non da diritto ad alcuna rendita.

 

                                         Volendo
prendere in considerazione una riduzione del 10% il ricorrente non avrebbe
comunque diritto ad alcuna prestazione. Infatti raffrontando il reddito da
valido di fr. 45’869 con quello da invalido di fr. 61’925, ridotto del 50%
(rendimento) a fr. 30’963 e del 10% (deduzione sociale) a fr. 27’867, si
ottiene un grado d’invalidità del 39,2%, arrotondato al 39% (DTF 130 V 121).

 

                                         In
queste condizioni il ricorso va respinto, mentre la decisione impugnata merita
conferma.

 

                                   9.   Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

 

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.--sono poste a carico del
ricorrente.

 

                                         L’assicurato
chiede tuttavia di essere esentato dal pagamento delle spese, beneficiando
dell’assistenza pubblica.

 

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in
principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato
è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid.
5b e riferimenti). Va da sé che nel caso in esame non
occorre esaminare il presupposto della necessità dell’intervento dell’avvocato,
l’insorgente non essendo patrocinato in causa da un legale.

 

                                         In
concreto il TCA ritiene adempiute le condizioni per poter ottenere l’esonero
dal pagamento delle spese.

                                         Il
ricorrente si trova nel bisogno e la causa non era sin dall’inizio sprovvista
di esito favorevole.

 

                                         In
simili condizioni il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle
spese processuali (cfr. STF I 885/06 del 20 giugno 2007), riservato l'eventuale
obbligo di rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse
più tardi migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA).

 

 

 

                                      

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Le
spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente. A seguito
della concessione dell’esonero dal pagamento delle spese di giustizia, esse
sono per il momento assunte dallo Stato.                    

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il giudice
delegato                                                 Il segretario

 

Ivano Ranzanici                                                     Fabio
Zocchetti