# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 1cbbd810-a5e6-592b-b9e3-a79575e6fb41
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-05-25
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 25.05.2016 C-1409/2014
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_C-1409-2014_2016-05-25.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 
 Corte III 

C-1409/2014 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 5  m a g g i o  2 0 1 6  

Composizione 

 
Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Jenny de Coulon Scuntaro, Martin Kayser,  

cancelliere Reto Peterhans. 
 

 
 

Parti 

 
A._______,   

patrocinato dall'avv. Daniele Iuliucci, 

Via Giuseppe Bagutti 14,  

casella postale 4035, 6904 Lugano 4, 

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 

 
Segreteria di Stato della migrazione (SEM),  

Quellenweg 6, 3003 Berna,    

autorità inferiore. 

 
 

 
 

Oggetto 

 
Divieto d'entrata. 

 

 

 

C-1409/2014 

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Fatti: 

A.  

A._______, cittadino italiano, è nato il (…) a B._______. Il 25enne è per-

sona ben nota alla Giustizia ticinese. Tra i diversi antecedenti penali, di cui 

meglio si dirà nei considerandi che seguono, nel 2013 è stato condannato 

dalle Criminali di Lugano a 18 mesi di carcere in quanto riconosciuto autore 

della tentata rapina all'Ufficio postale di C._______ il 18 agosto 2012. Nel 

maggio 2010 era stato condannato, sempre per rapina, a 18 mesi sospesi 

per un periodo di prova di 3 anni e all'obbligo di sottoporsi ad assistenza 

riabilitativa, dalla Corte delle Correzionali di Lugano. 

In data 13 novembre 2013 la Sezione della popolazione del Cantone Ticino 

(SPOP) aveva revocato il permesso di domicilio con obbligo di lasciare la 

Svizzera al momento della scarcerazione. 

B.  

Con decisione del 12 febbraio 2014, l'Ufficio federale della migrazione 

(UFM; ora Segreteria di Stato della migrazione [SEM]) ha pronunciato nei 

suoi confronti un divieto d'entrata in Svizzera valido fino all’11 feb-

braio 2034 (20 anni), ritenuto che: «l'interessato, il cui delinquere è comin-

ciato prima di raggiungere la maggiore età ed è continuato nonostante le 

condanne subite (e la sospensione delle pene), costituisce secondo il pre-

sente ufficio una grave minaccia reale ed attuale della sicurezza e dell'or-

dine pubblici (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr). Non è infatti possibile, in virtù della 

situazione personale (affetto da disturbo di personalità antisociale medio-

grave e consumatore di sostanze stupefacenti) e professionale (senza for-

mazione, l'interessato ha effettuato unicamente lavori occasionali alternan-

doli a periodi di inattività), della gravità delle condanne e del loro ripetersi 

e aggravarsi, nonché dei continui tentativi di ridimensionamento delle pro-

prie colpe sostenuti dall'interessato un pronostico favorevole poiché il ri-

schio di recidiva – come peraltro sostenuto dalle perizie passate dall'inte-

ressato e attestato dal suo comportamento – è da considerarsi elevato. 

Circa il rispetto della vita famigliare, l'UFM constata che l'interessato mag-

giorenne e celibe non ha legami famigliari tali da potersi prevalere dell'art. 8 

cpv. 1 CEDU». 

C.  

Con atto del 17 marzo 2014, l'interessato, patrocinato, è insorto dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale (di seguito: Tribunale) postulando, in via 

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preliminare la dispensa dal pagamento delle spese di giudizio nonché l'am-

missione al gratuito patrocinio. Nel merito ha postulato, in accoglimento del 

ricorso, la riduzione del provvedimento ad un massimo di 5 anni. Il tutto 

con protesta di spese e ripetibili. A sostegno del suo gravame egli ha messo 

in evidenza di essere stato sinora sostanzialmente condannato per reati 

contro il patrimonio. Inoltre la commissione di tali reati, per di più di non 

eccezionale gravità nel caso concreto stante la condanna da parte di una 

Corte delle assise correzionali, non appare sufficiente a giustificare di una 

grave pericolosità per l'ordine e la sicurezza pubblici. Il ricorrente non ha 

negato il potenziale rischio di recidiva derivante da una personalità aso-

ciale, ma ha sottolineato che la sta affrontando sottoponendosi in partico-

lare a regolare trattamento psicoterapeutico ed astenendosi dal consumo 

di sostanze stupefacenti. In sostanza egli non ha contestato il principio del 

divieto d’entrata bensì la sua durata. A suo dire l'esigenza stessa di un pe-

ricolo attuale per l'ordine pubblico impedisce di pronunciare un divieto d’en-

trata di 20 anni nei confronti di un cittadino comunitario che ha commesso 

unicamente reati economici e che ha subito complessivamente delle con-

danne non superiori a 3 anni. Il ricorrente ha poi lamentato una mancata 

ponderazione degli interessi in gioco, misconoscendo in particolare la pre-

senza di famigliari in Svizzera, dove è peraltro cresciuto. 

D.  

Con decisione del 27 gennaio 2015, il Tribunale ha accolto la domanda di 

assistenza giudiziaria ex art. 65 cpv. 1 PA e respinto nel contempo la l'i-

stanza di gratuito patrocinio ai sensi dell’art. 65 cpv. 2 PA. 

E.  

Chiamata ad esprimersi sulle allegazioni ricorsuali, la SEM ha messo in 

evidenza le lagnanze a cui il comportamento del ricorrente hanno dato 

adito e le quali sono sfociate in pesanti condanne. Dopo attenta pondera-

zione degli elementi agli atti, la SEM ha ritenuto che l'interesse pubblico 

all'allontanamento dal territorio elvetico dell'interessato prevale su quello 

privato a rimanervi. La minaccia che egli rappresenta è effettiva, sanzio-

nata con condanne pesanti ed attuale non consentendo una prognosi po-

sitiva per il rischio di recidiva. Le relazioni famigliari di cui il ricorrente si è 

prevalso non sarebbero per finire tutelate dalla norma convenzionale inter-

nazionale invocata. Non consentendo le allegazioni ricorsuali di modificare 

le posizioni della SEM, essa si è riconfermata nelle sue conclusioni di re-

spingere il ricorso.  

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F.  

Con scritto di replica del 4 marzo 2015 il ricorrente si è riconfermato rin-

viando al contenuto dell'allegato ricorsuale. 

G.  

Con scritto del 1° dicembre 2015 il patrocinatore ha informato di non avere 

più da diversi mesi contatti con il suo assistito, informando altresì che da 

ricerche in rete dello stesso patrocinatore, egli ha appreso che l'interessato 

sarebbe sotto procedimento penale in Italia con l'accusa di omicidio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Riservate le eccezioni previste all'art. 32 LTAF, giusta l'art. 31 LTAF il 

Tribunale giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 PA prese 

dalle autorità menzionate agli art. 33 e 34 LTAF. 

1.2 In particolare, le decisioni in materia di divieto d'entrata in Svizzera rese 

dalla SEM – la quale costituisce un'unità dell'amministrazione federale 

come definita all'art. 33 lett. d LTAF – possono essere impugnate dinanzi 

al Tribunale che nella presente fattispecie giudica quale autorità di grado 

inferiore al Tribunale federale (art. 1 cpv. 2 LTAF in relazione con l'art. 11 

par. 1 e 3 ALC; cfr. sentenza del TF 2C_1092/2013 del 4 luglio 2014 con-

sid. 1.1 con rinvii). 

1.3 Salvo i casi in cui la LTAF non disponga altrimenti, la procedura davanti 

al Tribunale è retta dalla PA (art. 37 LTAF). 

1.4 A._______ ha diritto di ricorrere (art. 48 cpv. 1 PA) ed il suo ricorso, 

presentato nella forma e nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile 

(art. 50 e 52 PA). 

2.  

Ai sensi dell'art. 49 PA, i motivi di ricorso sono la violazione del diritto fede-

rale, compreso l'eccesso o l'abuso del potere di apprezzamento, l'accerta-

mento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rilevanti nonché l'inade-

guatezza, nella misura in cui un'autorità cantonale non abbia giudicato 

come autorità di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale nella 

procedura ricorsuale e non è vincolato in nessun caso dai motivi del ricorso 

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(art. 62 cpv. 4 PA). Rilevante è in primo luogo la situazione di fatto al mo-

mento del giudizio (DTAF 2014/1 consid. 2 e giurisprudenza ivi citata). 

3.  

3.1 A questo stadio non occorre dilungarsi oltre sulla questione se l'autorità 

intimata poteva emanare un divieto d’entrata dal momento che sul principio 

da parte del ricorrente la questione non è oggetto di contestazione. Lo è 

invece la questione della durata del provvedimento. 

3.2 Occorre non di meno ricordare in entrata che le nozioni d'ordine e di 

sicurezza pubblici costituiscono il concetto sovraordinato dei beni da pro-

teggere nel contesto della polizia. Il primo termine comprende l'insieme 

delle nozioni di ordine, la cui osservanza dal punto di vista sociale ed etico 

costituisce una condizione indispensabile, della coabitazione ordinata delle 

persone mentre il secondo termine, la sicurezza pubblica, significa l'invio-

labilità dell'ordine giuridico obiettivo, dei beni giuridici individuali (vita, sa-

lute, libertà, proprietà, ecc.) nonché delle istituzioni dello Stato. Vi è viola-

zione della sicurezza e dell'ordine pubblici segnatamente se sono com-

messe infrazioni gravi o ripetute di prescrizioni di legge o di decisioni delle 

autorità nonché in caso di mancato adempimento di doveri di diritto pub-

blico o privato (Messaggio del Consiglio federale relativo alla LStr, FF 2002 

3327, pag. 3424). 

3.3 Il ricorrente è in casu di nazionalità italiana, di conseguenza nella valu-

tazione della presente causa è necessario tenere conto delle disposizioni 

dell'ALC (RS 0.142.112.681). La LStr (RS 142.20) è applicabile solo se 

detto Accordo non contiene disposizioni derogatorie o se la legge precitata 

prevede disposizioni più favorevoli (art. 2 cpv. 2 LStr). 

3.4 L'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr permette alla SEM di pronunciare un divieto 

d'entrata per una durata maggiore a cinque anni, se l'interessato costitui-

sce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici. L'Alta Corte fede-

rale ha ritenuto che la graduazione delle esigenze prevista nella suddetta 

disposizione a seconda che l'autorità intenda pronunciare un divieto per 

una durata inferiore o superiore a cinque anni non si fonda sull'ALC e nem-

meno sulla giurisprudenza ad esso relativa, bensì sulla direttiva 

2008/115/CE e meglio sull'art. 11 cpv. 2 che indica che «la durata del divieto 

d'ingresso è determinata tenendo debitamente conto di tutte le circostanze 

pertinenti di ciascun caso e non supera di norma i cinque anni. Può comun-

que superare i cinque anni se il cittadino di un Paese terzo costituisce una 

grave minaccia per l'ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sicurezza 

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nazionale» (cfr. DTF 139 II 121 consid. 6.2).  

3.5 Poiché la LStr non opera alcuna distinzione tra cittadini di Stati ALC e 

Stati terzi (l'art. 67 cpv. 3 LStr riprende infatti il contenuto dell'art. 11 cpv. 2 

direttiva 2008/115/CE) e poiché l'ALC è silente sulle misure di divieto d'en-

trata ed a fortiori sulla possibile durata delle stesse, si deve intendere che 

il legislatore ha voluto regolare i provvedimenti di divieto d'entrata superiori 

a cinque anni allo stesso modo per le due categorie di cittadini di Stati terzi 

(membri ALC o meno). 

3.6 A tal proposito la recente giurisprudenza ha stabilito che la nozione di 

«pericolo grave» richiede un grado di gravità maggiore al «semplice» peri-

colo o minaccia all'ordine e la sicurezza pubblici (art. 67 cpv. 2 lett. a LStr), 

ma anche maggiore alla nozione di «pericolo di una certa gravità», neces-

saria per pronunciare un divieto d'entrata per un cittadino di uno Stato ALC. 

Operando un raffronto con la nozione di «pericolo di una certa gravità» 

dell'art. 5 allegato 1 ALC (cfr. per una casistica sentenze del TF 

2C_923/2012 del 26 gennaio 2013 consid. 4.3.2 e 2C_238/2012 del 30 lu-

glio 2012 consid. 3.1), il termine di «pericolo grave» dell'art. 67 cpv. 3 LStr 

presuppone l'esistenza di un «pericolo qualificato». Questo grado di gra-

vità, la cui applicazione resta l'eccezione (FF 2009 8043, pag. 8058), deve 

essere esaminato in concreto, sulla base degli atti di causa (cfr. MARC SPE-

SCHA ET AL., Migrationsrecht, 4a ed. 2015, ad art. 67 LStr, n. marg. 5, 

pag. 270; ANDREA BINDER OSER, in: Caroni et al., Bundesgesetz über die 

Ausländerinnen und Ausländer, 2010, ad art. 67 LStr, n. marg. 24, 

pag. 689). Essa può infatti fondarsi sulla natura del bene giuridico in peri-

colo (ad esempio: minaccia grave alla vita, l’integrità della persona, l’inte-

grità sessuale o la salute pubblica), sulla natura dell'infrazione commessa, 

segnatamente compresa in una criminalità particolarmente grave con di-

mensione transfrontaliera (art. 83 par. 1 Trattato del funzionamento dell'UE 

nella versione consolidata di Lisbona [C 2010/C 83/01], che menziona gli 

atti di terrorismo, la tratta di esseri umani, il traffico di droga e la criminalità 

organizzata), oppure sul numero delle infrazioni commesse (recidiva), con-

siderando al contempo una crescente gravità delle infrazioni o l'assenza di 

una prognosi favorevole (DTF 139 II 121 consid. 6). 

3.7 Dalle tavole processuali risulta che l'interessato ha avuto dei problemi 

con la giustizia durante la sua lunga permanenza sul territorio della Confe-

derazione. Egli, ancor minorenne, è stato condannato con decreto del 

22 febbraio 2008 del Magistrato dei minorenni, per appropriazione sem-

plice, ripetuto furto, ripetuto danneggiamento, perturbamento della circola-

zione, falsità in certificati, atti preparatori in rapina, ripetuta circolazione 

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senza licenza di condurre, circolazione senza licenza di circolazione, 

abuso della licenza e delle targhe, ad una pena di trenta giorni di carcera-

zione sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni. Di 

seguito, con decreto del 3 ottobre 2008 del Magistrato dei minorenni, rico-

nosciuto autore colpevole di contravvenzione alla legge federale sul tra-

sporto pubblico, è stato condannato ad una multa di fr. 70.–. A ciò fa seguito 

una condanna pecuniaria del 19 dicembre 2008 per lesioni semplici. Segue 

quindi una condanna pronunciata dal Presidente delle assise correzionali 

in data 25 maggio 2010 ad una pena detentiva di 18 mesi per essersi reso 

colpevole di rapina, ripetuto furto, danneggiamento e violazione di domici-

lio, ripetuto abuso della licenza e delle targhe, ripetuta circolazione senza 

licenza di condurre o nonostante la revoca e senza licenza di circolazione, 

furto d'uso, contravvenzione alla LStup (RS 812.121). In data 16 lu-

glio 2013 egli è oggetto di condanna dalla Corte delle assise criminali ad 

una ulteriore pena di 18 mesi di detenzione per essersi reso colpevole di 

rapina aggravata tentata; ripetuto furto, in parte tentato; danneggiamento; 

contravvenzione alla LStup. 

3.8 Va poi di transenna menzionata la decisione di revoca del permesso di 

domicilio del 15 novembre 2013 sulla base di motivi di ordine pubblico. 

3.9 Da quanto esposto ci si trova quindi di fronte ad una persona che ha 

occupato la giustizia penale già prima di raggiungere la maggiore età. Il 

perpetrarsi dell'attività delittuosa è poi continuata da maggiorenne, manife-

stando una escalation ed una certa regolarità, tanto da occupare dapprima 

le assise correzionali per poi comparire di seguito dinnanzi anche ad un'as-

sise criminale. Se alcuni dei reati commessi presi singolarmente possono 

apparire di minore importanza e sebbene le infrazioni commesse da 

A._______ non implicassero certamente la messa in pericolo di beni giuri-

dici quali la vita o l'integrità delle persone, bensì del patrimonio, per esem-

pio per quanto concerne il reato di furto aggravato o il danneggiamento, 

nonché della libertà personale (per quanto attiene alla violazione di domi-

cilio ai sensi dell'art. 186 CP), presi nel complesso, checché ne dica il pa-

trocinatore, tentando di sminuire la portata degli atti commessi, danno un 

quadro meno rassicurante della propensione recidivante del ricorrente a 

delinquere, avuto peraltro anche riguardo del fatto che, per esempio, furti 

con scasso in abitazioni private possono essere particolarmente pericolosi 

in quanto altamente lesivi della sfera personale delle vittime, le cui reazioni 

potrebbero essere di difficile previsione, dunque anche violente, in caso di 

incontro tra le stesse e gli autori del furto (cfr. DTAF 2014/20 consid. 5.3). 

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3.10 Ciò posto, il Tribunale non può che giungere alla conclusione che l'in-

teressato costituisce un grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici. 

Ne discende che i comportamenti elencati, sanzionati da specifiche norme 

del diritto penale, giustificano l'emanazione di un divieto d'entrata confor-

memente all'art. 67 cpv. 2 lett. a LStr per una durata superiore a 5 anni 

giusta l'art. 67 cpv. 3 2a frase LStr.  

4.  

4.1 A fronte di quanto esposto, resta ora da stabilire se la durata della mi-

sura di allontanamento adottata sia conforme al principio di proporzionalità 

e, procedendo ad un apprezzamento degli interessi privati e pubblici in 

gioco, valutare se sia adeguata alle circostanze del caso di specie. 

4.2 Detto principio esige che le misure adottate dallo Stato siano idonee a 

raggiungere lo scopo desiderato e che, di fronte a soluzioni diverse, si scel-

gano quelle meno pregiudizievoli per i diritti dei privati. In altre parole deve 

sussistere un rapporto ragionevole tra lo scopo perseguito ed i mezzi uti-

lizzati (DTF 140 I 168 consid. 4.2.1; 136 I 87 consid. 3.2; 136 IV 97 con-

sid. 5.2.2). 

4.3 Quo all'interesse pubblico all'allontanamento del ricorrente dal territorio 

elvetico, si è già detto ai considerandi precedenti. 

4.4 In merito agli interessi privati, il ricorrente si è richiamato principalmente 

all'art. 8 CEDU, il quale garantisce il diritto al rispetto della vita privata e 

familiare, sottolineando che la decisione dell'autorità inferiore comporte-

rebbe l'impossibilità di entrare in Svizzera a fare visita ai genitori e fami-

gliari. 

L'art. 8 CEDU tutela la vita privata e familiare delle persone. Questa dispo-

sizione non garantisce tuttavia il diritto ad entrare in un determinato Stato 

(cfr. in questo senso segnatamente DTF 140 I 145 consid. 3.1; 139 I 330 

consid. 2.1 e riferimenti ivi citati). 

Affinché uno straniero possa prevalersi di tale disposizione, deve intratte-

nere una relazione stretta, effettiva ed intatta con una persona della sua 

famiglia a beneficio di un diritto di presenza duraturo in Svizzera. Protetti 

dalla suddetta disposizione sono in particolare i rapporti tra i coniugi, non-

ché quelli tra genitori e figli minorenni che vivono in comunione. Eccezio-

nalmente sono presi in considerazione anche i rapporti tra genitori e figli 

maggiorenni se vi è un particolare rapporto di dipendenza fra loro (DTF 129 

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II 11 consid. 2). La protezione della vita familiare comprende sia le situa-

zioni in cui si pone la questione della regolamentazione di un diritto di pre-

senza, rispettivamente di un diritto all'ottenimento di un'autorizzazione di 

soggiorno per i membri della famiglia, sia le situazioni che non hanno alcun 

rapporto con un diritto di presenza propriamente detto (cfr. BERT-

SCHI/GÄCHTER, Der Anwesenheitsanspruch aufgrund der Garantie des Pri-

vat- und Familienlebens, in: ZBl 2003, pag. 241). La protezione della vita 

familiare si estende dunque a diversi aspetti della stessa. In altri termini, la 

concretizzazione dell'art. 8 CEDU nel diritto degli stranieri, non si limita alla 

riconoscenza di un diritto di presenza o alla protezione contro una misura 

di allontanamento, ma può anche implicare la garanzia di un diritto d'en-

trata e di presenza temporaneo nello Stato membro (PHILIP GRANT, La pro-

tection de la vie familiale et de la vie privée en droit des étrangers, 2000, 

pagg. 293 e 321). 

La protezione del diritto al rispetto della vita privata e familiare conferita 

dalla norma convenzionale non ha però valenza assoluta, poiché ai sensi 

dell'art. 8 cpv. 2 CEDU, un'ingerenza delle autorità rimane possibile quando 

è prevista dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una società 

democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, l'ordine pubblico, il 

benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione 

della salute, della morale, o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (cfr. 

DTF 140 I 77 consid. 5.2; 137 I 113 consid. 6.1). A questo titolo, incombe 

alle autorità procedere alla ponderazione dei differenti interessi in pre-

senza, vale a dire, da una parte l'interesse dello Stato all'allontanamento 

dello straniero e, dall'altra, l'interesse di quest'ultimo a mantenere le sue 

relazioni famigliari. 

4.5 In casu, l'interessato si è prevalso del rapporto con padre, madre, so-

rella e tutti gli amici. Il rapporto tra genitori e figli maggiorenni non è protetto 

dalla suddetta disposizione convenzionale e nemmeno è dato in casu a 

vedere che sussista un rapporto di dipendenza dell'interessato con i geni-

tori o con la sorella (DTF 129 II 11 consid. 2). Da quest'ottica la decisione 

impugnata non viola quindi l'art. 8 CEDU ed il ricorrente non può fondare 

alcun diritto sulla base di tale disposizione. 

4.6 Da un punto di vista della situazione personale anche i legami del ri-

corrente con la Svizzera devono essere relativizzati. Che egli sia figlio di 

genitori italiani emigrati in Svizzera, straniero quindi di seconda genera-

zione, non è messo in dubbio, ma in casu non ha dimostrato di avere un 

attaccamento particolare al paese che lo ospita né di essersi prodigato in 

modo particolare per integrarsi ed avere un comportamento irreprensibile. 

C-1409/2014 

Pagina 10 

Ha svolto diversi lavori più o meno saltuari senza dimostrare alcuna conti-

nuità nello svolgerli. Non solo. In data 13 novembre 2013 la SPOP aveva 

revocato il permesso di domicilio con obbligo di lasciare la Svizzera al mo-

mento della scarcerazione. Ciò posto, dalle considerazioni che precedono, 

ne deriva che l'interesse pubblico all'allontanamento di A._______ dalla 

Svizzera prevale su quello privato di quest'ultimo ad entrarvi.  

4.7 Per invalsa prassi, la durata, fissata dalla SEM fino al 11 febbraio 2034, 

dunque per un totale di 20 anni, va non di meno corretta. In applicazione 

dell’art. 121 cpv. 5 Cost. la giurisprudenza ha avuto modo di stabilire che 

in caso di grave pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblici tale da giustifi-

care il superamento della durata massima di cinque anni prevista all'art. 67 

cpv. 3 1a frase LStr, quest'ultima non può superare 15 anni (20 anni in caso 

di recidiva) (cfr. DTAF 2014/20 consid. 7). Il Tribunale ha altresì stabilito 

che i comportamenti delittuosi commessi dalla persona toccata dal provve-

dimento di allontanamento dal suolo elvetico devono aver denotato un'e-

nergia criminale particolarmente elevata. In altre parole, è giustificato com-

minare un divieto d'entrata della durata di 15 anni qualora l'interessato si 

sia prodigato in atti caratteristici di una criminalità particolarmente grave 

con dimensione transfrontaliera (atti di terrorismo, tratta di esseri umani, 

traffico di droga o criminalità organizzata), qualora abbia ripetutamente 

commesso infrazioni gravi contro beni giuridici sensibili – come ad esempio 

la vita o l'integrità fisica – oppure abbia agito in maniera che non sia possi-

bile emettere una prognosi favorevole (cfr. DTAF 2014/20 consid. 8.2). Non 

di meno, in casu, se le infrazioni di A._______, non rientrano nello specifico 

della casistica testé menzionata, la gravità dei comportamenti che si sono 

reiterati in più episodi ed a scadenze di una certa regolarità iniziata già in 

giovane età, non permettono di fissare la misura al di sotto di 15 anni. 

4.8 In esito alle considerazioni che precedono e conformemente alla citata 

giurisprudenza, si giustifica una riduzione della durata del divieto d'entrata 

emanato dalla SEM a 15 anni, di conseguenza i suoi effetti devono essere 

limitati all’11 febbraio 2029.  

5.  

Da quanto esposto, la decisione impugnata non è conforme al diritto fede-

rale (cfr. art. 49 PA) e deve essere riformata. Ne discende che il ricorso 

deve essere parzialmente accolto. 

6.  

Visto l'esito della procedura, le spese processuali ridotte (art. 63 cpv. 1 

C-1409/2014 

Pagina 11 

2a frase PA) devono essere poste a carico del ricorrente, in quanto parzial-

mente soccombente. Tuttavia alla luce della domanda di esonero delle 

stesse, accolta dal Tribunale con decisione incidentale del 27 gen-

naio 2015, il ricorrente è esentato dal pagamento di ogni importo. 

7.  

Ritenuto che l'insorgente è rappresentato in questa sede da un avvocato, 

si giustifica l'attribuzione di un'indennità a titolo di spese ripetibili (art. 64 

PA in combinato disposto con gli art. 7 e segg. del regolamento sulle tasse 

e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo fede-

rale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). La stessa, in assenza 

di una nota dettagliata, è fissata d'ufficio in fr. 600.– (disborsi e indennità 

supplementare in rapporto all’IVA compresi; art. 7-14 TS-TAF), tenuto 

conto del lavoro effettivo svolto dal patrocinatore del ricorrente. L'indennità 

per ripetibili è posta a carico della SEM. 

 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C-1409/2014 

Pagina 12 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è parzialmente accolto. 

2.  

La durata del divieto d’entrata emanato dalla SEM mediante decisione del 

12 febbraio 2014 è ridotta a 15 anni, ovvero fino all’11 febbraio 2029. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

L’autorità inferiore verserà al ricorrente un importo di fr. 600.– a titolo di 

spese ripetibili ridotte. 

5.  

Comunicazione a: 

– ricorrente (atto giudiziario)  

– autorità inferiore (n. di rif. […], incarto di ritorno; allegati:  

scritti del ricorrente del 4 marzo 2015 e del 1° dicembre 2015) 

– Sezione della popolazione, Bellinzona, per informazione 

 

 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Reto Peterhans 

 

 

 

 

 

C-1409/2014 

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Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Gli 

atti scritti devono essere redatti in una lingua ufficiale, contenere le 

conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi di prova ed essere firmati. La 

decisione impugnata e – se in possesso della parte ricorrente – i documenti 

indicati come mezzi di prova devono essere allegati (art. 42 LTF). 

 

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