# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 2ae8b4e4-aa1f-51be-a030-3fe76a5c9cc2
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2010-03-04
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 04.03.2010 D-1114/2010
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-1114-2010_2010-03-04.pdf

## Full Text

Corte IV
D-1114/2010/
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  4  m a r z o  2 0 1 0

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice François Badoud;
cancelliera Antonella Guarna.

A._______, nato il (...),
Pakistan,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 12 febbraio 2010 / N (...).

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-1114/2010

Visto: 

la  domanda  d'asilo  che  l'interessato  ha  presentato  in  data 
8 novembre 2009 in Svizzera,

il documento che l'UFM ha rimesso al richiedente il medesimo giorno 
e mediante il quale l'ha reso attento circa la necessità di consegnare, 
entro le 48 ore successive all'inoltro della sua istanza, un documento 
d'identità  o  di  viaggio,  con  comminatoria  che,  in  caso  di  mancata 
consegna e in assenza di motivi scusabili, non si entra nel merito della 
sua domanda d'asilo,

i verbali d'audizione del 19 novembre 2009 (di seguito: verbale 1) e del 
7 dicembre 2009 (di seguito: verbale 2),

la  decisione  dell'UFM  del  12  febbraio  2010,  in  annullamento  e 
sostituzione della decisione dell'UFM del 19 gennaio 2010, notificata 
all'interessato il 16 febbraio 2010 (cfr. risultanze processuali),

il  ricorso  inoltrato  dall'insorgente  il  23  febbraio  2010 (cfr. timbro  del 
plico raccomandato),

l'incarto  originale  dell'UFM,  pervenuto  a  codesto  Tribunale  in  data 
24 febbraio 2010,

i fatti del caso di specie che, se necessari, verranno ripresi nei consi-
derandi che seguono,

e considerato:

che le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 
procedura  amministrativa  del  20  dicembre  1968  (PA,  RS  172.021), 
dalla legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 
(LTAF,  RS  173.32)  e  dalla  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005  (LTF, RS  173.110),  in  quanto  la  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi),

che il Tribunale amministrativo federale (TAF) giudica definitivamente i 
ricorsi contro le decisioni dell'UFM in materia d'asilo (art. 31 e art. 33 
lett. d LTAF, nonché art. 105 LAsi e art. 83 lett. d LTF),

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che v'è  motivo  d'entrare  nel  merito  del  ricorso  che  adempie  le 
condizioni d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 PA nonché 
all'art. 108 cpv. 2 LAsi,

che, giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e  dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la 
lingua  della  decisione  impugnata;  che  se  le  parti  utilizzano  un'altra 
lingua, il procedimento può svolgersi in tale lingua,

che, nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza può essere redatta in italiano,

che,  nell'ambito  delle  audizioni  sui  motivi  della  domanda  d'asilo, 
l'interessato  ha  dichiarato  di  essere  originario  di  B._______  nella 
provincia di C._______ (Pakistan), dove ha vissuto dalla nascita sino 
al suo espatrio, nonché di essere simpatizzante da circa 20 anni del 
partito della "D._______" detto "E._______", per il quale avrebbe fatto 
propaganda durante le elezioni rispettivamente avrebbe organizzato le 
manifestazioni, 

che  l'interessato  sarebbe  espatriato  dal  suo  Paese  d'origine,  per  il 
timore  di  essere  scoperto  e  ucciso  da  alcune  persone,  le  quali  un 
giorno nel suo quartiere gli avrebbero sparato, ferendolo, e l'avrebbero 
in seguito più volte minacciato di morte, se li  avesse denunciati  alla 
Polizia;  che,  stando  alle  sue  dichiarazioni,  l'interessato  avrebbe 
denunciato  la  sparatoria  alla  Polizia,  dichiarando  di  non  sapere  chi 
fossero  le  persone  che  gli  avrebbero  sparato;  che,  dopo  essere 
rientrato  a  casa  dall'ospedale,  l'interessato  avrebbe  ricevuto  tre 
telefonate da una persona, che l'avrebbe accusato di aver fatto i nomi 
dei suoi aggressori alla Polizia e, in occasione della terza telefonata, 
avrebbe  minacciato  di  uccidere  l'interessato  e  i  suoi  familiari;  che, 
spaventato e temendo per la sua vita, l'interessato avrebbe lasciato la 
sua casa e sarebbe andato, per qualche tempo, unitamente alla sua 
famiglia, da parenti nel villaggio di F._______ (Pakistan), dove avrebbe 
in  seguito  appreso  che,  in  sua  assenza,  quelle  persone  avrebbero 
sparato contro la sua casa; che, per paura di essere scoperto e non 
avendo  più  un  lavoro,  su  consiglio  anche  dei  suoi  familiari,  nel  (...) 
2008, l'interessato avrebbe deciso di  espatriare dal Pakistan, mentre 
che avrebbe lasciato la sua famiglia in un posto sicuro, 

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che, da F._______, l'interessato avrebbe raggiunto in bus G._______ 
(Pakistan), da dove sarebbe partito in aereo con il passatore, il quale 
avrebbe  tenuto  il  suo  passaporto,  su  cui  vi  sarebbe  stato  un  visto, 
mostrandolo alle autorità doganali; che l'interesato sarebbe atterrato in 
un luogo a lui  sconosciuto; che,  dall'aeroporto, avrebbe raggiunto in 
taxi  la  stazione  e  avrebbe preso un treno  fino  a  H._______ (Italia); 
che, in questa città, il  passatore avrebbe accompagnato l'interessato 
in una casa, dove dei pakistani l'avrebbero ospitato per sei mesi; che, 
in seguito, il passatore l'avrebbe portato in un'altra città, dove sarebbe 
rimasto  per  qualche  giorno  in  un'altra  casa  e  gli  avrebbe  poi  fatto 
prendere diversi treni fino ad arrivare in Svizzera, vicino a Zurigo, dove 
sarebbe  stato  fermato  dalla  Polizia,  la  quale  l'avrebbe  infine 
accompagnato al Centro di registrazione e di procedura di I._______ 
(Svizzera), 

che  l'interessato  non  ha  esibito  sino  ad  oggi  alcun  documento 
d'identità, oltre a quelli esibiti in corso di procedura presentati come la 
fotocopia della carta d'identità e del passaporto (cfr. agli atti), 

che, nella decisione del 12 febbraio 2010, l'UFM ha considerato, da un 
lato, che il richiedente non ha consegnato alle autorità competenti in 
materia  d'asilo  nessun documento  d'identità  o  di  viaggio  valevole  ai 
sensi dell'art. 1 lett. b e c dell'ordinanza 1 sull'asilo relativa a questioni 
pregiudiziali  dell'11 agosto 1999 [OAsi  1,  RS 142.311]; che,  dall'altro 
lato,  detto  Ufficio  ha  ritenuto  che  nessuna  delle  eccezioni  previste 
all'art. 32 cpv. 3 LAsi è realizzata nel caso di specie,

che,  di  conseguenza,  l'UFM  non  è  entrato  nel  merito  della  citata 
domanda ai sensi dell'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi; che l'autorità inferiore 
ha pure pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera e 
l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  il  Pakistan  siccome  lecita, 
esigibile e possibile,

che,  nel  ricorso, l'insorgente  contesta  la  decisione  dell'UFM, 
sostenendo che vi sarebbero nel suo caso dei motivi che giustificano 
la  mancata  presentazione  dei  documenti  d'identità,  nonché  ulteriori 
approfondimenti in relazione al suo statuto di rifugiato e all'esecuzione 
del suo allontanamento, in considerazione dei quali, l'autorità inferiore 
avrebbe  dovuto  entrare  nel  merito  della  sua  domanda  d'asilo;  che, 
innanzitutto,  egli  ribadisce  di  aver  viaggiato  secondo  le  modalità 
descritte  e  sottolinea  che  corrisponderebbe  al  vero  che  il  suo 
passaporto  gli  sarebbe  stato  ritirato  dal  passatore,  come  farebbero 

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sempre  i  passatori  per  eventualmente  riutilizzare  tali  documenti; 
che, in merito alla carta d'identità, egli sostiene di aver affermato che 
l'originale della stessa sarebbe andato smarrito, mentre che la copia si 
troverebbe  presso  la  sua  famiglia;  che,  seppur  si  tratterebbe  di 
documenti  non  in  originale,  egli  sottolinea  gli  sforzi  intrapresi  per 
procurarseli  e  fa  valere  che  essi  rappresenterebbero  comunque  un 
indizio su cui l'autorità potrebbe stabilire se egli dice il vero o il falso; 
che,  inoltre,  richiamati  i  verbali  d'audizione,  l'insorgente  ritiene  che 
essi  illustrino  bene  la  sua  vicenda,  considerate  le  dichiarazioni 
verosimili e precise che avrebbe reso; che, infine, l'insorgente postula 
che  –  in  caso  di  rientro  in  Pakistan  –  egli  rischierebbe  di  subire 
trattamenti disumani e degradanti ai sensi dell'art. 3 della Convenzione 
per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 
4 novembre  1950  (CEDU, RS 0.101)  da  parte  delle  persone  che  lo 
minacciano,  senza  poter  avere  un'adeguata  protezione  da  parte 
dell'autorità;  che,  d'altronde,  il  suo  rinvio  in  Pakistan  non  sarebbe 
possibile in dignità e sicurezza, ovvero non sarebbe ragionevolmente 
esigibile, ritenuta la situazione altamente instabile in questo Paese, 

che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto  l'annullamento  della 
decisione  impugnata  e  la  trasmissione  degli  atti  all'autorità  inferiore 
per una nuova decisione nel merito della sua domanda d'asilo, nonché 
la concessione dell'ammissione provvisoria; che ha, altresì, presentato 
una domanda d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso della  dispensa  dal 
versamento delle spese processuali e del relativo anticipo,

che, giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi, non si entra nel merito di una 
domanda  d'asilo  se  il  richiedente  non  consegna  alle  autorità  alcun 
documento  di  viaggio  o  d'identità  entro  48  ore  dalla  presentazione 
della domanda; che giusta l'art. 32 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 lett. a non si 
applica se il richiedente può rendere verosimile di non essere in grado, 
per motivi  scusabili,  di  consegnare  documenti  di  viaggio o d'identità 
entro 48 ore dalla presentazione della domanda (lett. a), se la qualità 
di rifugiato del ricorrente è accertata in base all'audizione, nonché in 
base all'art. 3 e all'art. 7 LAsi (lett. b), o se l'audizione rileva che sono 
necessari  ulteriori  chiarimenti  per  accertare  la  qualità  di  rifugiato  o 
l'esistenza  di  un  impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento 
(lett. c),

che  sono  documenti  di  viaggio  e  d'identità  ai  sensi  di  legge  quelli 
ufficiali, segnatamente il passaporto e la carta d'identità, che permet-

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tono un'identificazione certa del richiedente l'asilo (in particolare della 
sua cittadinanza) e che ne assicurano il rimpatrio senza necessità di 
particolari  formalità  amministrative; che,  per  contro,  non  sono  docu-
menti  validi  giusta  l'art.  32  cpv. 2  lett. a  LAsi  quelli  emessi  per  altri 
scopi, come la licenza di condurre, la carta professionale, il certificato 
di nascita, la carta scolastica o l'attestato di fine degli studi (Decisioni 
del  Tribunale amministrativo federale svizzero [DTAF] 2007/7 consid. 
6),

che, nel  caso concreto, l'insorgente non ha esibito alcun documento 
che adempia i citati criteri,

che, infatti, come rettamente rilevato dall'UFM, la fotocopia della carta 
d'identità, nonché quella del passaporto (cfr. agli atti) che il ricorrente 
ha presentato in occasione della seconda audizione (cfr. verbale 2 D4 
pag. 2)  non  costituiscono  un  documento  valido  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 2 lett. a LAsi,  tanto  più  che  non  permetto  di  viaggiare;  che, 
d'altronde, dalla fotocopia presentata non è nemmeno riconoscibile la 
foto del ricorrente, di modo che è possibile che si tratti  di documenti 
contraffatti o che semplicemente non sono del ricorrente, ciò che non 
può  certamente  costituire  un  indizio  a  favore  del  ricorrente, 
contrariamente a quanto egli pretende (cfr. ricorso pag. 2), 

che,  circa la  carta  d'identità  dell'insorgente,  sono inverosimili  le  sue 
allegazioni in merito allo smarrimento della stessa in originale, nonché 
alla presenza di una copia presso i suoi familiari (cfr. verbale 2 D6 pag. 
2; ricorso pag. 2); che, infatti,  da un lato, il  ricorrente non ha saputo 
indicare né le circostanze di luogo né di tempo in cui avrebbe smarrito 
la sua carta d'identità in originale (cfr. verbale 1 pag. 5)  e, dall'altro, 
non ha fornito alcun motivo per giustificare che la copia della sua carta 
d'identità si troverebbe presso i suoi familiari (cfr. verbale 2 D6 pag. 2; 
ricorso  pag.  2);  che,  d'altronde,  in  contrapposizione  con  quanto 
appena evocato, il  ricorrente ha lasciato trasparire che esisterebbero 
degli originali e che avrebbe potuto farseli inviare se avesse avuto un 
indirizzo  postale  e  non  solo  un  numero  di  fax  (cfr.  verbale  2  D7-8 
pag.2), 

che,  inoltre,  in  relazione  a  quanto  già  rettamente  rilevato  dall'UFM 
nella  decisione  impugnata  circa  il  passaporto  del  ricorrente,  non 
soccorre al medesimo allegazione secondo cui questo documento gli 
sarebbe stato  ritirato  dal  passatore  una volta  terminato  il  viaggio  di 
espatrio  (cfr.  ricorso  pag.  2);  che,  infatti,  oltre  a  quanto  evidenziato 

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dall'autorità inferiore, non v'è alcun motivo di credere che il passatore 
potesse  avere  un  interesse  a  impadronirsi  del  passaporto  del 
ricorrente,  laddove  esso  è  autentico  (cfr.  verbale  1  pag.  4)  e  non 
costituisce,  per  contro,  un  passaporto  falso  come  quelli  che 
generalmente i passatori mettono a disposizione e poi ritirano, 

che,  in  aggiunta,  non  può  corrispondere  alla  realtà  dei  fatti  che 
l'interessato abbia viaggiato in aereo munito del suo passaporto che 
deteneva  per  lui  il  suo  accompagnatore  e  che  quest'ultimo  avrebbe 
mostrato  alle  autorità  doganali  (cfr. verbale  1  pag. 8);  che,  infatti,  è 
assolutamente  impossibile  che  il  ricorrente  abbia  potuto  affrontare  i 
severi controlli aeroportuali, senza tenere in mano il suo passaporto, 
allorquando tali controlli sono eseguiti singolarmente per ogni persona 
sul  relativo documento  d'identità; che,  per  di  più,  il  ricorrente  non è 
stato in grado di indicare con quale compagnia avrebbe viaggiato, in 
quale Paese o addiruttura in quale nazione sarebbe atterrato, nonché 
quante ore sarebbe durato il volo (cfr. verbale 1 pagg. 8-9), 

che,  pertanto,  l'insorgente  non  può  aver  viaggiato  nelle  circostanze 
descritte,  se  non  in  possesso  dei  suoi  documenti  d'identità,  in 
particolare del suo passaporto di cui ha dichiarato essersi munito per il 
viaggio d'espatrio, 

che,  vista l'inverosimiglianza delle  circostanze del  viaggio d'espatrio, 
nonché  l'inconsistenza  e  l'inattendibilità  delle  suddette  dichiarazioni 
del ricorrente circa il possesso dei documenti d'identità, v'è ragione di 
concludere che l'insorgente dissimuli i suoi documenti d'identità per i 
bisogni della causa,

che, infine, non soccorrono l'insorgente gli asseriti sforzi che avrebbe 
intrapreso  per  procurarsi  i  suoi  documenti  d'identità  in  originale 
(cfr. ricorso pag. 2),  allorquando – sebbene abbia  lasciato  trasparire 
che  avrebbe  potuto  farlo  –  non  v'è  alcun  indizio  che  egli  si  sia 
adoperato  a  tale  scopo;  che,  egli,  non  ha  quindi  effettuato  seri  e 
concreti sforzi che avrebbero potuto avere esito favorevole per l'invio 
dei  suoi  documenti,  ciò  che  costituisce  un'ulteriore  conferma  della 
dissimulazione dei documenti, considerato che, di regola, chi è già in 
possesso  di  un  documento  d'identità  e  si  limita  a  dissimularlo,  non 
intraprende alcunché per procurarsene di nuovi o di complementari, 

che il ricorrente deve quindi sopportare le conseguenze della mancata 
consegna dei documenti d'identità, 

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che, in conclusione, non avendo né esibito alcun documento d'identità, 
né fornito una valida giustificazione per la mancata produzione degli 
stessi, l'eccezione prevista all'art. 32 cpv. 3 lett. a LAsi a favore dell'in-
sorgente non è applicabile,

che, in assenza di documenti d'identità, occorre inoltre esaminare se, 
in applicazione della seconda eccezione dell'art. 32 cpv. 3 lett. b LAsi, 
in base agli art. 3 e 7 LAsi nonché all'audizione, è accertata la qualità 
di rifugiato del richiedente,

che, inoltre, con la modifica della LAsi del 16 dicembre 2005, il legisla-
tore ha pure introdotto una procedura d'esame materiale, accelerata e 
sommaria,  delle  domande  che  si  fondano  su  allegazioni  manifesta-
mente  inconsistenti  o  manifestamente  irrilevanti;  che  la  manifesta 
irrilevanza  può  risultare,  fra  l'altro,  dalla  palese  assenza  di  una 
sufficiente intensità  dei  pregiudizi,  dall'inattualità  degli  stessi  nonché 
dall'evidente  esistenza  di  un'alternativa  di  rifugio  interna  dalle 
persecuzioni statali oppure di un'appropriata protezione statale contro 
l'agire illegittimo di terzi (DTAF 2007/8 consid. 5.6.4 e 5.6.5),

che l'insorgente ha dichiarato sostanzialmente di essere espatriato dal 
Pakistan per il timore di essere scoperto e ucciso da alcune persone 
sconosciute,  le  quali,  in  un'occasione,  gli  avrebbero  sparato  e,  in 
seguito,  l'avrebbero  minacciato  di  morte  e avrebbero  sparato  contro 
casa sua, 

che  il  ricorrente  non  ha  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure, 
argomenti  o prove suscettibili  di  giustificare una diversa valutazione, 
rispetto  a  quella  di  cui  all'impugnata  decisione  (di  non  entrata  nel 
merito della domanda d'asilo giusta l'art. 32 cpv. 2 lett. a LAsi),

che, infatti,  le allegazioni decisive in materia d'asilo s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato,

che,  segnatamente,  non  solo  le  dichiarazioni  del  ricorrente  sono 
contraddittorie,  illogiche  e  vaghe  circa  i  suoi  motivi  d'asilo  –  come 
rilevato  rettamente  dall'UFM  –  ma  esse  addirittura  hanno  come 
oggetto proprio i punti essenziali del suo racconto, ragion per cui v'è 
assolutamente motivo di  concludere e confermare l'inverosimiglianza 
delle sue dichiarazioni a fondamento della sua domanda d'asilo; che, a 

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titolo  d'esempio,  il  ricorrente  non  è  nemmeno  stato  in  grado  di 
collocare nel tempo la sparatoria in cui  sarebbe rimasto ferito e che 
corrisponderebbe  all'evento  a  partire  del  quale  sarebbero  iniziate  le 
asserite  persecuzioni  nei  suoi  confronti;  che,  infatti,  il  ricorrente  ha 
affermato in maniera generale che tale avvenimento sarebbe avvenuto 
"un giorno" (cfr. verbale 1 pag. 6 e verbale 2 D22 pag. 3), addirittura tre 
o  quattro  anni  prima  del  suo  espatrio,  senza  tuttavia  saper  fornire 
nemmeno l'anno esatto (cfr. verbale 2 D31-33 pagg. 4-5); che, in tale 
contesto,  pertanto  non  risulta  esservi  nessun  legame  temporale  tra 
tale  evento  e  le  susseguenti  minacce  e  il  successivo  espatrio  del 
ricorrente a distanza di ben tre o quattro anni; che, inoltre, il ricorrente 
ha reso versioni contrastanti sulle circostanze in cui sarebbe avvenuta 
la  sparatoria  sopraccitata;  che,  dapprima,  ha  dichiarato  che  in  tale 
occasione  era  "seduto  in  un  posto  all'aperto  del  mio  quartiere",  e 
meglio "ero seduto su una panchina con altri  ragazzi" (cfr. verbale 1 
pag. 6), senza tuttavia accennare a qualsivoglia raduno politico; che, 
solo nel corso della seconda audizione, dopo aver ripetuto la versione 
appena evocata (cfr. verbale 2 D22 pag. 3), il ricorrente ha affermato 
che si sarebbe trattato di un raduno politico (cfr. ibiedm D34 pag. 5); 
che, ciò considerato, non risulta assolutamente esservi nemmeno un 
legame  causale  tra  la  sparatoria  e  l'asserita  collaborazione  del 
ricorrente con il partito politico della "D._______" detto "E._______", di 
cui tra l'altro – in maniera del tutto contraddittoria – egli ha dichiarato 
di  essere solo simpatizzante, attivo durante il  periodo delle elezioni, 
ma non membro (cfr. verbale 1 pag. 6), rispettivamente di appartenervi 
in  maniera  attiva,  organizzando  delle  manifestazioni  (cfr. verbale  2 
D25-26 pag. 4), 

che,  a  fronte  delle  sopraevocate  dichiarazioni  del  ricorrente  che 
conducono alla palese inverosimiglianza dei fatti esposti, i documenti 
prodotti dal medesimo a sostegno di quanto addotto e presentati (cfr. 
verbale  2  D4  pag. 2)  come la  fotocopia  della  denuncia  in  Polizia  in 
inglese  tradotta  e  autenticata  dal  notaio  (documento  1)  e  in  urdu 
(documento  2),  nonché  la  fotocopia  della  dichiarazione  del  capo 
politico  del  partito  per  cui  avrebbe  lavorato  (documento  3)  e  la 
fotocopia  dell'articolo  di  giornale  che  riporterebbe  la  notizia  della 
sparatoria,  in  cui  sorgerebbe  il  nome  del  ricorrente  (documento  4) 
sono irrilevanti nella fattispecie e altresì inadeguati, ritenuto che come 
evidenziato  dall'UFM  costituiscono  delle  semplici  fotocopie;  che,  in 
particolare, il  documento 4 non è in una delle lingue ufficiali,  è stato 
grossolanamente e solo in parte tradotto senza alcuna certificazione; 

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che,  pertanto,  l'asserita  indicazione  del  nome  del  ricorrente  e  le 
addotte  informazioni  ivi  contenute  costituiscono  delle  semplici 
allegazioni  di  parte,  che  peraltro  non  corrispondono  nemmeno  a 
quanto  dichiarato  dal  ricorrente,  ritenuto  che  lo  stesso  non  ha  mai 
riferito  di  essere stato circondato  (cfr. documento  4  a confronto  con 
verbale 1 e verbale 2 D49 pag. 6); che, in merito al documento 3, esso 
riporta in basso alla pagina l'intestazione relativa al "General Hospital" 
a  B._______,  peraltro  con  un  evidente  errore  ortografico  ("Genral", 
invece di "General"); che, inoltre, il testo centrale non è posto in linea 
parallela con l'intestazione, ciò che pone seri dubbi circa l'autenticità di 
tale  documento,  che  appare  costruito  ad  hoc  con  l'aggiunta 
dell'asserita  certificazione  del  capo  del  partito  politico,  di  cui 
pretenderebbe far parte; che, infine, il documento 2 relativo all'asserita 
denuncia in Polizia risulta essere altresì un semplice scritto, senza né 
timbri  o  firme  né  un'intestazione da parte  della  Polizia;  che,  inoltre, 
anche  nella  denegata  ipotesi  in  cui  tale  documento  dovesse 
effettivamente riferirsi alla vicenda resa dal ricorrente, dalla traduzione 
del citato documento risulta che i responsabili dell'asserita sparatoria 
sarebbero stati arrestati (cfr. documento 1), 

che,  da  ultimo,  il  ricorrente  non  è  assolutamente  stato  in  grado  di 
abbozzare l'identità o il minimo dettaglio sulle persone che sarebbero 
responsabili  dell'asserita  sparatoria  nei  suoi  confronti,  nonché  delle 
susseguenti  minaccie subite  e dai  quali  temerebbe di  essere ucciso 
(cfr. verbale 1 pagg. 6-7 e verbale 2 D41-43 pag. 5., D107 pag. 10); 
che, in siffatte circostanze, le asserite persecuzioni subite e il timore 
circa l'eventualità di subire persecuzioni future in quanto tali persone lo 
vorrebbero uccidere, è manifestamente infondato,  

che,  di  conseguenza,  alla  luce  delle  suesposte  considerazioni  che 
toccano proprio i punti essenziali del racconto del ricorrente, v'è ragion 
di concludere alla manifesta inverosimiglianza dei motivi d'asilo addotti 
dal  medesimo,  senza  che  sia  necessario  evocare  ulteriori  elementi 
contraddittori  e vaghi del suo racconto, altresì rilevati dall'UFM, a cui 
può essere rimandato, 

che,  per  conseguenza,  l'UFM  ha  rettamente  considerato  come, 
inverosimili,  con  riferimento  all'art.  32  cpv. 3  lett.  b  LAsi,  le  dichia-
razioni rese dal ricorrente,

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che, pertanto, non risultano elementi ai sensi dell'art. 32 cpv. 3 lett. c 
LAsi  da cui  dedurre la  necessità  d'ulteriori  accertamenti  ai  fini  della 
determinazione della qualità di rifugiato dell'insorgente medesimo,

che,  inoltre,  non  si  giustificano  neppure  delle  misure  di  istruzione 
complementari  ai  fini  di  accertare  l'esistenza  di  un  eventuale 
impedimento  all'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  dal 
punto  di  vista  dell'ammissibilità  (cfr.  Sentenza  del  Tribunale 
amministrativo  federale  E-423-2009  dell'8  dicembre  2009  consid.  8, 
destinata alla pubblicazione), 

che non emergono dalle carte processuali elementi da cui desumere 
che l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Pakistan possa 
violare l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione 
Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della 
Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20)  o esporre il  ricorrente  in  Patria  al  rischio reale  ed 
immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  CEDU  o  all'art.  3  della 
Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli, 
inumani o degradanti del 10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105), 
contrariamente  a quanto  il  ricorrente  pretende i  sede  di  ricorso con 
mere e generali affermazioni di parte (cfr. ricorso pag. 3), 

che,  da  quanto  esposto,  ne  discende  che  l'UFM  rettamente  non  è 
entrato  nel  merito  della  domanda  d'asilo  ai  sensi  dell'art. 
32 cpv. 2 lett. a LAsi,

che, di conseguenza,  in materia di  non entrata nel merito, il  ricorso, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata,

che l'insorgente non adempie le condizioni  in virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  cpv.  2,  art.  44  cpv.  1  LAsi  nonché 
art. 32 OAsi 1; GICRA 2001 n.21),

che l'esecuzione dell'allontanamento è regolamentata all'art. 83 della 
legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri (LStr, RS 142.20); 
che,  giusta  suddetta  norma,  l'esecuzione  dell'allontanamento  deve 

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essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e 
ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  in  considerazione  di  quanto  indicato  poc'anzi,  l'esecuzione 
dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e  art. 
83 cpv. 3 LStr),

che,  inoltre,  la  situazione  vigente  in  Pakistan  non  è,  notoriamente, 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 
coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nell'integralità  del  territorio 
nazionale,

che,  quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  egli  è  ancora 
giovane e, sebbene ha soltanto una formazione scolastica minima, egli 
vanta tanti anni di esperienza lavorativa nella compravendita del cuoio 
e  nella  sartoria  (cfr.  verbale  1  pag.  3);  che,  inoltre,  egli  dispone  in 
patria di un'importante rete familiare e sociale, dato che vivono ancora 
in loco sua madre, numerosi suoi fratelli e sorelle, nonché sua moglie 
e i suoi ben quattro figli, oltre ad altri parenti (cfr. ibidem pagg. 3-4 e 7, 
nonché verbale 2 D22 pag. 4 e D106 pag. 10); che, inoltre, l'insorgente 
è in buona salute; che, infatti, non ha preteso nel gravame di soffrire di 
gravi  problemi  di  salute che possano giustificare la  sua ammissione 
provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24), senza che ad un esame d'ufficio 
degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza in Svizzera 
per motivi medici,

che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente nel suo 
Paese  d'origine  è  ragionevolmente  esigibile  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv. 4 LStr),

che,  infine,  non risultano impedimenti  neppure  dal  profilo  della  pos-
sibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  44  cpv.  2  LAsi  e 
art. 83 cpv.  2  LStr);  che  il  ricorrente,  usando  della  necessaria 
diligenza, potrà procurarsi ogni documento indispensabile al rimpatrio 
(art. 8 cpv. 4  LAsi);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque 
pure possibile,

che ne discende che l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile, 
ragionevolmente esigibile e possibile; che, per conseguenza, anche in 
materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione,  il  gravame  va 
disatteso e la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata,

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che  il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi),

che,  visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.-, 
che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente 
(art. 63 cpv. 1 e cpv. 5 PA nonché art. 3 lett. a del regolamento sulle 
tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale 
amministrativo federale del 21 febbraio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di CHF 600.-, sono poste a carico del ricorrente. 
Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale 
amministrativo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione 
della presenta sentenza. 

3.
Comunicazione a:

- ricorrente (Raccomandata; allegato: bollettino di versamento)
- UFM, Divisione soggiorno, con allegato l'incarto N (...) (per corriere 

interno; in copia)
- J._______ (in copia)

Il giudice unico: La cancelliera:

Pietro Angeli-Busi Antonella Guarna

Data di spedizione: 

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