# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 69009d41-8282-55a4-851f-8c21af0ceeeb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-10-19
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 19.10.2010 32.2010.99
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-99_2010-10-19.html

## Full Text

-Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.99

   

  FC/sc

  	
  Lugano

  19 ottobre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesca
  Cassina-Barzaghini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 13 aprile 2010 di

 

	
   

  	
  RI 1

  rappr. da: RA 1

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 8 marzo 2010 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione su opposizione 13 ottobre 2005, l’Ufficio AI, stabilito un tasso
d’invalidità del 37%, ha respinto la domanda di prestazioni AI per adulti
presentata nel gennaio 2002 da RI 1, nata nel 1968, già attiva quale
parrucchiera, venditrice e ausiliaria di pulizie. Un ricorso presentato
dall’assicura-ta avverso tale decisione è stato respinto  mediante pronuncia
del 25 settembre 2006 del TCA (STCA 32.2005.212).    

                                      

                               1.2.   Nel
maggio 2008 MRI 1 ha presentato una nuova richiesta di prestazioni per adulti
lamentando un peggioramento delle sue condizioni di salute. 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione 8 marzo 2010, l’Ufficio
AI ha nuovamente respinto la domanda avendo stabilito una capacità lavorativa
completa in attività adeguate con un conseguente tasso d’invalidità dell’8% e motivando
tra l’altro quanto segue:

 

" 
(…)

Esito degli accertamenti

 

Esaminati gli atti acquisiti in sede d'istruttoria,
segnatamente sotto il profilo medico-teorico, risulta giustificato riconoscere
che il danno alla salute ha comportato alla vostra rappresentata un'incapacità
al lavoro sia nella sua attività di venditrice che in quella di parrucchiera ed
in tutte le attività in misura diversa dall'ottobre 2007, e più precisamente:

in attività abituale di venditrice

capacità lavorativa del 50% (diminuzione del rendimento
sull'arco dell'intera giornata) dall'ottobre 2007

in attività abituale di parrucchiera

capacità lavorativa del 30% (diminuzione del rendimento
sull'arco dell'intera giornata) dall'ottobre 2007

in attività adeguata rispettosa dei limiti
funzionali

capacità lavorativa del 100% con rendimento del 100%
dall'ottobre 2007

 

Su tali presupposti medici abbiamo richiesto il parere
della nostra consulente in integrazione professionale, la quale indica che in
considerazione delle limitazioni funzionali definite in ambito medico, si
ritiene che la vostra rappresentata potrebbe essere integrata sul mercato del
lavoro supposto in equilibrio, in attività leggere, poco qualificate e
confacenti con il danno alla salute, in particolare nel mercato occupazionale
riservato a personale femminile non qualificato o semi qualificato (RCC 1989 p.
331) in cui vi è una sufficiente offerta di posti di lavoro. 

(…)

 

Riassumendo, considerando un reddito di partenza di Fr.
52'130.-, si applica una riduzione dell'8% per i motivi indicati sopra. Si
determina pertanto un salario da invalido di Fr. 47'960.-.

 

Grado di invalidità

(52'130 - 47'960) x 100 = 8% 

        52'130

 

La signora RI 1 presenta una capacità di guadagno
residua del 92% ed un grado d'invalidità dell'8%.

Essendo il grado d'invalidità inferiore al 40%, il
diritto alla rendita non esiste. (…)" (Doc. A)

                                      

                               1.3.   Contro
la decisione l’assicurata, rappresentata dal  RA 1 si aggrava dinanzi al TCA
postulando l’assegnazione di una mezza rendita dall’ottobre 2008. In data 22 aprile 2010 l’assicurata ha prodotto ulteriori certificazioni mediche.

 

                               1.4.   Nella
risposta di causa del 20 maggio 2010 l’Ufficio AI, confermando il contenuto
della decisione impugnata, ha ribadito la completezza e la coerenza della
perizia esperita dal dr. __________, per il quale l’assicurata presenta, dal mese di ottobre 2007, una inabilità lavorativa del 50%
nell’attività abituale di venditrice, del 30% quale parrucchiera, e nulla in
attività adeguate allo stato di salute e rispettose dei limiti funzionali
indicati. Riferendosi alle allegate Annotazioni del 17 maggio 2010 del medico
SMR, ha inoltre osservato come la documentazione medica prodotta dalla
ricorrente non documentava una modifica dello stato di salute dell'assicurata rispetto
al momento della perizia dr. __________ (VII).

 

                                       

considerato                    in diritto

                                         

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e
non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o
della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione
di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione
giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06
del 21 dicembre 2007).

 

                               2.2.   Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la modifica del 6 ottobre
2006 della legge federale sull’assicurazione invalidità (LAI), di altre leggi
federali nonché della legge federale sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (5a revisione dell’AI; RU 2007 5129 e segg.). Per la
disanima del diritto a una rendita di invalidità eventualmente già insorto in
precedenza occorre rifarsi alle regole generali del diritto intertemporale,
secondo cui sono applicabili le disposizioni in vigore al momento della
realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o
che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 445 consid. 1 pag. 446 seg. con
riferimento a DTF V 329). Ne discende che nel caso in esame si applicano le
norme sostanziali in vigore fino al 31 dicembre 2007 per quanto attiene allo
stato di fatto realizzatosi fino a tale data, mentre per il periodo dal 1°
gennaio 2008 al 8 marzo 2010, data della decisione impugnata, che delimita temporalmente
il potere cognitivo del giudice delle assicurazioni sociali (DTF 132 V 215
consid. 3.1.1 p. 220 con riferimenti), trovano applicazione le nuove norme
(sentenza 9C_443/2009 del 19 agosto 2009). Va qui comunque rilevato che la 5a revisione
dell’AI non ha modificato in maniera sostanziale le disposizioni legali sulla
valutazione del grado d’invalidità. La giurisprudenza fondata sulle norme
precedenti mantiene pertanto la sua validità (cfr. sentenza 8C_76/2009 del 19
maggio 2009, consid. 2).

 

                                         Nel
merito

                                      

                               2.3.   Oggetto
del contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita d'invalidità.

                                         Secondo
la ricorrente, rispetto alla decisione del 13 ottobre 2005 che ha statuito il
diniego di prestazioni, ella presenterebbe un rilevante peggioramento delle
condizioni di salute. L’Ufficio AI, sulla base degli atti medici acquisiti, nega
invece l’intervento di un peggioramento.

                                         

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc,
L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n.
46). Secondo l'art. 28 cpv. 2 LAI gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita
se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art.
16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il
reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

                                         Il
grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto
del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con
quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è
portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla
nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli
può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità
lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali
del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi
(metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136
consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 p. 84 consid. 1b).

                                         Al
proposito va precisato che, secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto
dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento
dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da
invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la
valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute
fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione
su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V
222; STFA I 600/01 del 26 giugno 2003, consid. 3.1).

 

                               2.5.   Qualora
una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità
era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova
richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado
di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni
(art. 87 cpv. 2 e 3 OAI). Se tale condizione non è soddisfatta
l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando una decisione in
tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica suscettibile
di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è obbligata a entrare
nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid. 3; DTF 117 V 198 consid. 4b;
DTF 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, 2003, p. 84-86;
Valterio, Droit et pratique de l’assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, p. 270).

                                         Se
l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la
fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la modifica
del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente
realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni
sulla revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, 41 vLAI, art. 87ss. OAI; VSI 1999 p. 8; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur
von Invalidenrenten-revisionen, in Schaffauser/ Schlauri, Die Revision von Dauerleistungen,
Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der
Uni St. Gallen, 1999, p. 15; DTF 117 V 198). 

 

                               2.6.   Nella
fattispecie in esame, in occasione della prima domanda di
prestazioni inoltrata nel gennaio 2002, in base agli accertamenti medici esperiti, l’amministrazione aveva concluso che l’assicurata era da considerare
totalmente incapace al lavoro in qualità di venditrice o parrucchiera, mentre
che in attività leggere adeguate e rispettose delle limitazioni fisiche dettate
dal danno alla salute, risultava abile nella misura del 70%. 

                                         L’Ufficio
AI si era basato sulla documentazione medica agli atti e in particolare
sulle valutazioni del dr.__________, specialista in reumatologia, per il quale
l’assicurata era affetta da “Sindrome lombospondilogena cronica con
sciatalgie intermittenti di topografia S1 a destra, stenosi del recesso L4/L5 a
destra su ernia discale L5/S1 e possibile prolasso laterale, sindrome delle gambe
irrequiete e crampi agli arti inferiori, sindrome toracospondilogena cronica,
obesità”  oltre a “Sindrome del tunnel carpale a destra e stato dopo
lussazione del gomito destro nell’estate 2003” e, di conseguenza, dal settembre 2001 inabile totalmente nell’attività di parrucchiera e di commessa e
attività analoghe, mentre che restava in grado di svolgere nella misura del 70%
un’attività leggera e adatta, prevalentemente sedentaria cioè “un’attività
che permetta il rispetto delle regole di ergonomia della schiena, che eviti posizioni
statiche prolungate in piedi, che eviti la posizione da seduta oltre un’ora
senza pause adeguate per sgranchirsi, che eviti movimenti ripetitivi di flessione/estensione
o rotazione del tronco” (rapporto del 2 febbraio 2003, doc. AI 19; rapporto
del 3 dicembre 2004, doc. AI 42). 

                                         La
consulente in integrazione professionale, in data 15 aprile 2005, aveva quindi concluso per un grado di invalidità del 37% (doc. AI 44-3). Il TCA,
nella sua sentenza del 25 settembre 2006, ha sostanzialmente confermato la decisione dell’AI, pur correggendo i redditi annui da porre a confronto  [(fr. 48'100.-- quale reddito da valida nel
2005 e fr. 29'428.90 quale reddito da invalida sempre nel 2005 (70% di
49'048.20 e dedotto il 10%)] ottenendo un'incapacità
al guadagno del 38.82% (48'100
-29'428.90 x 100 : 48'100) da arrotondare al 39% (inc. 32.2005.212).

                                         

                                         A
seguito della nuova domanda di prestazioni presentata dall’assicurata nel
maggio 2008, segnalato un peggioramento a livello lombare da parte del medico
curante dr.ssa __________, l’Ufficio AI ha dato mandato di esperire una valutazione
al dr. __________, specialista in reumatologia, il quale, nella perizia del 23
dicembre 2008, ha concluso:

 

" 
(…)

4.     Diagnosi

 

Sindrome lombospondilogena cronica bilaterale con
componente radicolare irritativa S1 a destra in

-    Alterazioni degenerative del rachide
lombare (spondilartrosi L3/4, discopatia L4/5 con bulging discale asimmetrico
prevalente verso destra con possibile contatto con la radice L4 e L5 a destra,
discopatia L5/S 1 con protrusioni discali mediana e paramediana verso destra
con possibile conflitto radicolare S1 a destra, spondilartrosi soprattutto a
destra)

-    Disturbi statici del rachide
(appiattimento della dorsale e della lombare con minima scoliosi destroconvessa
dorsale, sinistroconvessa lombare)

-    Decondizionamento muscolare

-    Obesità (peso 108 kg / statura 168,5 cm)

Sindrome cervicovertebrale parzialmente spondilogena
intermittente in

-    Componente miofasciale al muscolo trapezio (parte
trasversa) a sinistra 

-    Disturbi statici del rachide

Sindrome femoropatellare bilaterale prevalente a destra

-    Obesità (peso 108 kg / statura 168,5 cm)

 

 

B.    Conseguenze sulla capacità di lavoro

C.    Conseguenze sulla capacità
d'integrazione

 

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute
attuale, un'attività che tiene pienamente conto della capacità funzionale e di
carico residua, descritta nell'allegato. In un lavoro adatto allo stato di
salute, giudico l'assicurata abile al lavoro nella misura del 100% con un
rendimento massimo del 100 %, a decorrere dal mese di ottobre 2007, allorché
veniva riferito un peggioramento dello stato di salute.

Nella sua ultima attività principale come venditrice
presso la Coop, a seguito dei limiti funzionali e di carico citati
nell'allegato, giudico l'assicurata inabile al lavoro nella misura del 50 %
dall'ottobre 2007, da intendere come diminuzione del rendimento sull'arco di
una giornata lavorativa normale.

Come parrucchiera, attività primaria esercitata fino
nel 1990, giudico l'assicurata, a seguito dei limiti funzionali e di carico
menzionati nell'allegato, inabile al lavoro nella misura del 70 %, sempre da intendere
come diminuzione del rendimento in un'attività svolta sull'arco di una giornata
lavorativa normale, a decorrere dall'ottobre 2007. Come casalinga, giudico
l'assicurata, sempre a decorrere dall'ottobre 2007, abile al lavoro sull'arco
di una giornata lavorativa normale, ma con una diminuzione del rendimento del
30 %." (Doc. AI 82/10-11)

 

                                         Il
medico SMR ha osservato in data 19 gennaio 2009:

 

" 
(…)

Valutazione

Sulla base degli atti, dell'anamnesi richiesta,
dell'esame clinico sono state ritenute le diagnosi sopra elencate.

È sicuramente auspicabile, dapprima ridurre il carico
indotto sul passaggio lombosacrale rispettivamente sulle articolazioni delle
estremità inferiori, dal sovrappeso di 40 kg; questa misura permetterà di diminuire i dolori lombari rispettivamente faciliterà il ricondizionamento muscolare
progressivo auspicabile alla cerniera addominale, permetterà inoltre di lenire
i dolori attualmente presenti alle ginocchia dove è proponibile una ginnastica
specifica per il quadricipite.

 

In un lavoro adatto allo
stato di salute, che prenda in considerazione i limiti funzionali descritti
nell'allegato della perizia del dr. __________ l’assicurata è abile al lavoro
nella misura del 100 % con un rendimento massimo del 100 %, a decorrere dal
mese di ottobre 2007, allorché veniva riferito un peggioramento dello stato di
salute.

Nella sua ultima attività principale come venditrice
presso la __________, a seguito dei limiti funzionali e di carico citati
nell'allegato, I'A è inabile al lavoro nella misura del 50% dall'ottobre 2007,
da intendere come diminuzione del rendimento in 

un'attività sull'arco di una giornata lavorativa
normale.

Come parrucchiera, attività primaria esercitata fino al
 1990, a seguito dei limiti funzionali e di carico menzionati nell'allegato,
l'A è inabile nella misura del 70 %, sempre da intendere come diminuzione del
rendimento in un'attività svolta sull'arco di una giornata lavorativa normale,
a decorrere da ottobre 2007.

Come casalinga, l'A è abile al 100 % sull'arco di una
giornata lavorativa normale, ma con diminuzione
del rendimento del 30 %, a decorrere da ottobre
2007." 

(Doc. AI 83/3)

 

                                         Interpellato
il consulente IP, il quale ha concluso per un grado di invalidità dell’8%, mediante
la decisione contestata l’amministrazione ha negato la concessione della
rendita e di provvedimenti professionali (doc. AI 88 e sopra consid. 1.2).

In sede di ricorso
l’assicurata ha prodotto nuova documentazione medica, segnatamente certificati
della dr.ssa __________ e del Servizio di neurochirurgia dell’Ospedale __________
(V).  

 

                               2.7.   Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 p. 31;
Pratique VSI 3/1997 p. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa,
il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici
specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi,
fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle  inaffidabili (DTF 123 V
176, 122 V 161, 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 pp. 329 e 332; ZAK
1986 p. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, p.
453).

                                         In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI
2001 pp. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero
apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di
determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le
perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta
senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è
quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e
di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che
possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza
di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti
contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 p. 108 consid. 3b)aa e
riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01
del 25 febbraio 2003).

                                         Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 p. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si
rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di
contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano
dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si
trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette già
di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere
delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente
fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

                                         Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 p. 95).

                                         Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 p. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007
del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

                                                                               

                                         Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 p. 109 consid.
3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundes-gericht im
Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, p. 230).

 

                                         Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori,
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

                                         In
una sentenza del 14 luglio 2009, (9C_323/2009), pubblicata in SVR 2009 IV Nr.
56, p. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici regionali e l’art. 49 OAI che
stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un rapporto del SMR può essere
riconosciuta la qualità di perizia, anche se è stato redatto senza aver
visitato personalmente l’assicurato.

 

                               2.8.   Nella
fattispecie, per quanto concerne le patologie principali di cui è affetta la ricorrente,
vale a dire “Sindrome lombospondilogena cronica bilaterale con componente
radicolare irritativa S1 a destra, Sindrome cervicovertebrale parzialmente
spondilogena intermittente, Sindrome femoro patellare bilaterale prevalente a
destra”, questo TCA, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di
valore probatorio di rapporti medici, non intravede ragioni che gli impediscano
di far proprie le conclusioni cui è giunto il dr. __________, specialista nella
materia che qui interessa, che ha compiutamente valutato il danno alla salute
lamentato dall’assicurata. Accertate le suesposte diagnosi, lo specialista ha
concluso che era possibile esigere dall’assicurata  l’esecuzione di lavori
leggeri, sull’arco di tutta la giornata, rispettosi dei limiti funzionali descritti
nell’allegato, mentre che l’attività di venditrice era ritenuta esigibile
“solo” nella misura del 50%, quella di parrucchiera del 30% e quella di
casalinga del 70% (cfr. consid. 2.6). 

 __________il dr. __________
ha sottoposto la richiedente ad una valutazione approfondita ed accurata,
stilando un dettagliato rapporto medico reumatologico in cui è stato accertato
che la ricorrente, affetta dalle citate diagnosi lombo-radicolari, era da considerare
limitata, da ottobre 2007 (allorquando aveva lamentato un peggioramento delle
sue condizioni), nel sollevamento di pesi medio-pesanti o di attrezzi pesanti, in
attività a braccia elevate, in posizione eretta, nei movimenti di rotazione, in
attività implicanti l’effettuazione di lunghi tragitti a piedi o il salire e
scendere scale o ponteggi. In lavori leggeri, rispettosi di tali limiti,
l’assicurata poteva essere attiva in misura completa, con rendimento completo,
mentre che quale venditrice era da ritenere limitata nella misura del 50% e come
parrucchiera del 70%. Nelle sue conclusioni il perito ha sottolineato la necessità
per l’assicurata di ridurre il peso corporeo, riduzione che permetterebbe di
diminuire i dolori lombari facilitando il ricondizionamento muscolare
progressivo auspicabile alla cerniera addominale e lenire i dolori alle
ginocchia (doc. AI 82 e consid. 2.6). A tale perizia, ben motivata, che non
evidenzia contraddizioni e non si può affermare essere fondata su accertamenti
di fatto errati, può senz’altro essere attribuita forza probatoria piena
conformemente ai succitati criteri stabiliti dalla giurisprudenza (consid.
2.7). 

 

                                         Va
detto che gli specialisti interpellati in occasione della prima domanda di prestazioni
erano giunti ad analoghe conclusioni in merito alle diagnosi e alle limitazioni
da rispettare dall’assicurata nell’espletamento di un’attività lavorativa, pur
concludendo per un’abilità lavorativa residua inferiore. Secondo il dr. __________
infatti l’assicurata era da considerare totalmente incapace al
lavoro in qualità di venditrice o parrucchiera, mentre che in attività leggere
adeguate e rispettose delle limitazioni fisiche dettate dal danno alla salute,
la stessa risultava abile nella misura del 70%. L’attività idonea era un’
attività prettamente sedentaria “che
permetta il rispetto delle regole di ergonomia della schiena, che eviti
posizioni statiche prolungate in piedi, che eviti la posizione da seduta oltre
un’ora senza pause adeguate per sgranchirsi, che eviti movimenti ripetitivi di
flessione/estensione o rotazione del tronco” (rapporto del 2 febbraio 2003,
doc. AI 19; rapporto del 3 dicembre 2004, doc. AI 42).

 

                                         La
dettagliata ed approfondita valutazione del dr. __________ non è del resto stata
smentita da altri certificati da parte di medici specialisti attestanti una diversa
valenza invalidante delle medesime patologie o  un peggioramento delle stesse. 

Quanto
prodotto dalla ricorrente al fine di dimostrare, a suo modo di vedere, la sua
inabilità al lavoro a causa delle patologie che la affliggono, difatti, non è
in grado di sovvertire le conclusioni dei periti o attestare un peggioramento
rispetto a quanto valutato in sede peritale. 

                                         

                                         In
effetti le certificazioni del 15 dicembre 2009 e del 7 aprile 2010 del medico
curante dr.ssa __________, generalista, per la quale in sostanza la sua
paziente sarebbe inabile nella misura del 50% in qualsiasi attività, non fanno
in sostanza altro che confermare gli accertamenti esperiti e in definitiva
anche le conclusioni tratte dal dr.__________, con particolare riferimento alle
diagnosi poste, giungendo tuttavia alla conclusione di un’abilità lavorativa residua
maggiore (doc. AI 93 e doc. V/1). 

Ora, a ragione l’Ufficio AI, dopo aver interpellato il medico SMR, ha
rilevato come le certificazioni della dr.ssa ______________________________,
che peraltro è medico generalista e non è quindi - contrariamente allo specialista
interpellato dall’AI - specialista nella materia che qui interessa, non apportino
elementi o diagnosi nuovi rispetto a quelli esaurientemente indagati dal
perito. 

In realtà, si tratta in definitiva di una descrizione solo parzialmente
diversa del quadro clinico reumatologico/ neurochirurgico e, quindi, in
sostanza di una valutazione differente delle conseguenti ripercussioni sulla
capacità lavorativa dell’assicu-rata. La dr.ssa __________ dichiara infatti di
non condividere le conclusioni del dr.__________, ma tralascia di esprimersi sulle
concrete ripercussioni delle diagnosticate patologie sulla capacità lavorativa,
limitandosi a riferire della sintomatologia algica cronica di cui soffre la sua
paziente (doc. AI 93). Ribadite l’affidabilità e la completezza della perizia del
dr. __________, e ricordate peraltro le suesposte considerazioni che si impongono
sul tema dell’attendibilità delle attestazioni dei medici curanti degli
assicurati (anche se specialisti: cfr. STFA U 2002/01 del 7 dicembre 2001; cfr.
consid. 2.7), sulla base di dette generiche attestazioni non si può in questa sede
dipartirsi dalle conclusioni peritali. Del resto, tali referti non
portano alcun elemento nuovo di valutazione nè permettono di stabilire con
chiarezza un peggioramento dello stato di salute intervenuto successivamente al
provvedimento di diniego dell’ot-tobre 2005 e prima della resa della decisione
impugnata, la quale, sia ribadito, delimita il potere cognitivo del giudice (il giudice delle assicurazioni sociali
valuta la legalità della decisione impugnata in base alla situazione di fatto e
di diritto esistente al momento in cui essa è state resa; DTF 130 V 140, 
129 V 4, 121 V 366 consid. 1b,
116 V 248).

 

                                         Né
del resto le certificazioni del dr. __________i, neurochirurgo, del 30 marzo
2010 e del suo capoclinica, dr. __________, del 15 marzo 2010, permettono di
concludere diversamente. Tali scritti riferiscono infatti dei reperti radiologici
di controllo effettuati nel marzo 2010 e documentano una situazione
“perfettamente sovrapponibile” a quella valutata nel 2007 con conferma delle
diagnosi poste dal dr. __________ nella perizia del 23 dicembre 2008 e una
stabilità del quadro radiologico con assenza di compressione radicolare S1. 

                                         Anche
il dr. __________ del SMR, esaminata la documentazione prodotta dal ricorrente,
nelle sue osservazioni del 17 maggio 2010, ha osservato come  “l’attuale documentazione presentata in sede di ricorso non mostra una modifica dello stato di
salute dell’assicurata rispetto al momento della perizia dr. __________. Da
notare che l’attuale RM conferma una situazione invariata rispetto a quella
presente nel 2007” (doc. VII/bis). 

                                         Anche a tale valutazione del medico SMR, eseguita dopo approfondito
esame degli atti e supportata da valutazioni specialistiche, può essere fatto
affidamento, ove peraltro si ricordi che il TFA, in una decisione del 24 agosto
2006 (I 938/05), ha nuovamente evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante e
il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. 

 

                                         Né
del resto il ricorrente ha prodotto ulteriore documentazione medica rilevante o
fatto valere elementi oggettivi che possano in qualche modo mettere in dubbio tali
conclusioni o attestare un peggioramento dello stato di salute
intervenuto tra la valutazione del dr. __________ del 23 dicembre 2008 (doc. AI
82) e la decisione dell’8 marzo 2010. 

In sostanza
si deve dunque ritenere che le ripercussioni sulla capacità lavorativa delle
patologie lombo-radicolari non abbiano subito un peggioramento (ma semmai un
miglioramento) rispetto al momento in cui l’Ufficio AI ha negato il diritto alla
rendita con provvedimento 13 ottobre 2005.

                                                                                  

D’altra parte, va ricordato all’assicurata che se da una parte la procedura davanti al TCA è retta dal principio
inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati
d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non è però
assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di
collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210
consid. 6c). Il dovere processuale di collaborazione
comprende in particolare l'obbligo delle parti di apportare ‑ ove ciò
fosse ragionevolmente esigibile ‑ le prove necessarie, avuto riguardo
alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti
rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V
264 consid. 3b con riferimenti).

                                         Ora,
questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi
chiari e sufficienti per valutare l'inabilità lavorativa dell'assicurata sino all'emanazione
del querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento
di ulteriori accertamenti. 

 

                                         In
conclusione, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
specialistiche, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurata di
intraprendere tutto quanto
sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico
cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati;
Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pp. 57,
551 e 572), è da ritenere dimostrato con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360,125
V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati), che sino
al momento dell’emanazione del querelato provvedimento l'assicurata presentava
una capacità lavorativa medico-teorica completa in attività leggere adeguate e rispettose
dei limiti funzionali descritti dal perito, mentre che l’attività di venditrice
era esigibile nella misura del 50%, quella di parrucchiera del 30% e quella di
casalinga del 70%.

 

                               2.9.   Per
quanto riguarda la determinazione del grado di invalidità, richiamato l’art. 16
LPGA e quanto già esposto al consid. 2.4 che precede, va ricordato che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a). I dati economici
risultano pertanto determinanti. 

Al medico compete la valutazione dello stato di salute
del peritando, della misura e del tipo di attività in cui l’interessato è
incapace al lavoro. Il medico stabilisce, quindi, in che misura il danno alla
salute limita l’interessato nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si
limita in particolare alle funzioni importanti nelle attività lavorative che
secondo la sua esperienza di vita entrano in linea di conto nel caso concreto
(DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 143 consid. 2, 114 V 314 consid. 3c).

                                         D’altro
canto compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base
alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le
attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido
(Meyer-Blaser, op. cit., p. 228, Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, p. 201).

                                         In
ogni modo, ai fini
dell'accertamento dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro
equilibrato e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra
domanda e offerta di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in
relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta
pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser,
op cit. p. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità
congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984
p. 347). 

                                      

                                         Nel
caso in esame meritano sostanziale conferma gli accertamenti eseguiti
dall’amministrazione al fine di determinare il grado di invalidità
dell’assicurata.

                                         In
particolare, il consulente in integrazione professionale, in merito al raffronto
dei redditi, nel suo rapporto del 17 novembre 2009 ha concluso quanto segue:

 

" 
(…)

Calcolo CGR - senza (ri)formazione specifica

 

Salario da valido:

Come indicato nella sentenza del TCA del 25 settembre
2006, non avendo dei dati precisi, per determinare il reddito da valido si fa'
riferimento ai dati statistici delle tabelle RSS per un'attività non
qualificata. Per l'anno 2008 si determina pertanto un reddito da valido di Fr.
52130.­-.

 

Salario da invalido:

A seguito della sentenza del TCA del 12 giugno 2006 e
delle indicazioni della Corte plenaria del Tribunale federale delle
assicurazioni è stata stabilita l'inapplicabilità dei valori regionali (tabella
TA13) che erano stati utilizzati finora. La nuova giurisprudenza impone quindi
che il reddito da invalido vada d'ora in poi determinato in applicazione dei
valori nazionali (tabella TA1). Utilizzando i dati forniti dalla citata tabella
elaborata dall'Ufficio federale di statistica l'assicurato nel 2008 potrebbe
realizzare un salario mensile di Fr. 4'167.- (categoria 4.2: attività semplici
e ripetitive, valore mediano). Riportando questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella
B 9.2 pubblicata in La Vie Economique, 1/2-2006, p. 94) esso ammonta a Fr.
4'344.- mensili oppure a Fr. 52'130.- per l'intero anno.

 

Per gli assicurati che a causa della particolare
situazione personale o professionale non possono mettere completamente a frutto
la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri, e che pertanto non riescono
di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata
una riduzione percentuale sul salario teorico statistico che, a seconda delle
circostanze, può arrivare sino ad un massimo del 25% (DTF 126 V 76).

La questione a sapere se e in qual misura, nel singolo
caso, i salari fondati sui dati statistici debbano essere ridotti dipende
dall'insieme delle circostanze concrete (limitazione addebitabile al danno alla
salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
di occupazione), criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare
globalmente (STF I 870105).

Riduzione per attività leggera:

Le tabelle RSS di riferimento tengono conto delle
attività semplici e ripetitive senza distinguere attività pesanti o leggere.
Ora, in regola generale, le attività leggere sono meno remunerate da quelle pesanti.
Per cui una riduzione massimo del 10% può essere applicata (sentenza TFA in re
0. 27.3.1996, I 38196), nei casi in cui l'assicurato non è più in grado, a
causa del danno alla salute, di effettuare lavori pesanti. Nel caso concreto si
ritiene opportuno applicare una riduzione dell'8%.

Riduzione per limitazioni funzionali -
riduzione della redditività

Le limitazioni funzionali indicate dalla valutazione
medico - teorica sono pienamente compatibili con le attività adeguate determinate
nella presente valutazione. 

Riduzione per età e anni di servizio:

Il discapito economico dovuto al limitato numero di
anni di servizio è ininfluente in quanto il tempo necessario al raggiungimento
dei redditi mediani si riduce a pochi anni. Quindi dal mio punto di vista una
riduzione del reddito ipotetico da invalido nel caso concreto non è giustificata.

Riduzione per nazionalità e permesso di
soggiorno:

Non è esatto affermare che la totalità degli stranieri
guadagna meno rispetto alla totalità degli svizzeri e stranieri (valori mediani
delle tabelle RSS). In effetti unicamente i lavoratori con permesso di dimora
temporanea (Cat. L) e i lavoratori con permesso di dimora (Cat. B) percepiscono
salari inferiori. Anche il                                    discapito
economico patito dai lavoratori con permesso per frontalieri (Cat. G) è ininfluente
(in media - 

2%) e addirittura, in buona parte del settore
terziario, i frontalieri percepiscono fino al 18% in più rispetto alla totalità
di svizzeri e frontalieri. Nel caso concreto non reputo necessaria una
riduzione per questo fattore.

Riduzione per tasso d'occupazione:

Una riduzione per attività a tempo parziale per le
donne non è applicabile. In effetti le lavoratrici a tempo parziale non
presentano nessun discapito economico riferendosi al rapporto tra tempo di lavoro
e salario mediamente percepito dalle lavoratrici a tempo parziale. Al
contrario, vi sono molte divisioni economiche dove le lavoratrici a tempo
parziale sono maggiormente remunerate rispetto al rapporto tra tempo di lavoro
e salario mediamente percepito dalle lavoratrici a tempo pieno.

Riduzione per GAP salariale:

Non siamo in presenza del gap salariale in quanto il
salario da valido è stato determinato su base statistica.

Riassumendo, considerando un reddito di partenza di Fr.
52'130.-, si applica una riduzione dell'8% per i motivi indicati sopra. Si
determina pertanto un salario da invalido di Fr. 47'960.­-.

 

 

Grado d'invalidità:

52'130 - 47'960 x 100 = 8% 

        52'130

 

La signora RI 1 presenta una capacità di guadagno
residua del 92% ed un grado d'invalidità dell'8%. (…)" (Doc. AI 88/3-4)

 

                                         L’Ufficio
AI ha quindi negato un grado di invalidità sufficiente per l’erogazione di una
prestazione (doc. AI 90-93). 

 

                                         Tali
accertamenti e conclusioni, che sono peraltro rimasti incontestati dalla ricorrente,
meritano conferma, anche avuto riguardo alla corretta applicazione, nella
determinazione del reddito da invalida, dei dati salariali nazionali risultanti
dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari
edita dall’Ufficio federale di statistica e delle indicazioni fornite dal TCA
nella STCA del 25 settembre 2006 (cfr. STFA I 222/04 del 5 settembre 2006; I
424/05 del 22 agosto 2006).

 

                             2.10.   Visto
quanto precede, la conclusione dell’amministrazione di rifiutare la concessione
di una rendita in assenza di un grado di invalidità sufficiente (art. 28 cpv. 1
LAI), essendo basata su sufficienti approfondimenti, non può che essere confermata.

                                         Ciononostante
va fatto presente all’assicurata che in caso di peggioramento rilevante delle
condizioni di salute, comprovato da pertinente documentazione medica, essa potrà
in futuro presentare una nuova domanda di prestazioni.

 

                             2.11.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.--  vanno poste a carico
dell’assicurata.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia. Le spese per complessivi  fr. 200.-- sono
poste a carico a carico della ricorrente. 

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti