# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 22f10a89-3288-541d-95bb-1197eeafb5fb
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-10-10
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 10.10.2014 12.2014.92
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2014-92_2014-10-10.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2014.92

  	
  Lugano

  10 ottobre 2014/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo,
  presidente,

  Bozzini
  e Fiscalini

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  

 

 

sedente
per statuire nella causa a procedura semplificata in materia di locazione, inc.
n. SE.2013.382 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4,
promossa con petizione 4 ottobre 2013 da

 

	
   

  	
  AP
  1 

  rappr. dall' RA 1 

   

  
	
   

  	
   

  contro

  	 

 

	
   

  	
  AO 1 

  AO 2 

  tutte
  rappr. dall' RA 2 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

chiedente una protrazione
di 4 anni del contratto di locazione avente per oggetto un appartamento in via
a L;

domanda avversata dalle
convenute, che hanno postulato la reiezione della petizione chiedendo altresì di
confermare la scadenza del contratto per il 31 agosto 2013, e che il Pretore
con decisione 19 maggio 2014 ha parzialmente accolto, accordando all’attore una
protrazione unica e definitiva fino al 31 agosto 2014;

 

appellante l'attore con
atto di appello 18 giugno 2014, con cui chiede la riforma del querelato
giudizio nel senso di concedere una prima protrazione fino al 31 agosto 2017,
protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre le convenute, con
risposta 31 luglio 2014, postulano la reiezione del gravame pure con protesta
di spese e ripetibili;

 

richiamata la decisione 3
settembre 2014 con cui la presidente di questa Camera ha dichiarato
irricevibile la domanda di autorizzazione all'esecuzione anticipata della
sentenza formulata dalle appellate il 31 luglio 2014;

letti ed
esaminati gli atti ed i documenti prodotti

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

1.     Con
contratto 10 gennaio 2011 AO 1 e AO 2 hanno concesso in locazione a AP 1, a
valere dal 1° aprile 2011 e per una durata determinata fino al 31 agosto 2013,
una un appartamento di quattro locali oltre cucina e servizi in via C a L. Nel
medesimo stabile AP 1 conduceva in locazione dal 1° marzo 2009 (fino alla
cessione del contratto a suo figlio P R a far tempo da 1° gennaio 2011) pure i
locali commerciali destinati all’esercizio pubblico denominato Ristorante
Pizzeria F (doc. B, C e D inc. SO.2013.3883).

2.     Con
petizione 4 ottobre 2013, preceduta dal tempestivo tentativo di conciliazione di
fronte al competente Ufficio che ha rilasciato la relativa autorizzazione ad
agire, AP 1 ha convenuto in giudizio AO 1 e AO 2 innanzi alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 4, al fine di ottenere una protrazione del
contratto di locazione di 4 anni, ovvero fino al 31 agosto 2017. A sostegno della sua richiesta l'attore ha in sostanza evidenziato l'irreprensibile uso
dell'ente locato e la seria difficoltà nel reperire una soluzione alternativa, tenuto
conto dell'attività che lui e gli altri familiari occupanti l'alloggio svolgono
nel ristorante situato nel medesimo immobile e della conseguente incertezza
professionale sommata alle difficoltà finanziarie familiari. A suo parere, la
scelta delle proprietarie di procedere a lavori di ristrutturazione è da
considerarsi privata e personale, gli era sconosciuta al momento della
stipulazione del contratto e non può prevalere al diritto alla proroga
spettante al conduttore quale parte debole tenuta a subire gli effetti gravosi
di un trasferimento.

3.     Con
osservazioni (correttamente: risposta) 4 novembre 2013 le convenute si sono
opposte alla petizione, chiedendo al giudice di confermare la scadenza del
contratto per il 31 agosto 2013. Evidenziato come il contratto sia stato
stipulato per una durata determinata proprio in vista dei lavori di completa
ristrutturazione dell'immobile, le locatrici hanno rilevato come una
protrazione sarebbe di conseguenza esclusa ai sensi dell'art. 272a cpv. 1 lett.
d CO e come questa comporterebbe inoltre effetti gravosi sul piano finanziario.

4.     Esperita
l’istruttoria di causa e confermatesi le parti nelle rispettive allegazioni e
domande in occasione delle arringhe finali, con decisione 19 maggio 2014 il
Pretore ha parzialmente accolto la petizione. Accertato come le parti abbiano
stipulato un contratto di locazione che prevedeva espressamente una durata
determinata fino al 31 agosto 2013 e come il conduttore fosse già allora a
conoscenza delle intenzioni edificatorie delle locatrici, il primo giudice ha
innanzitutto escluso l'applicabilità dell'art. 272a cpv. 1 lett. d CO invocato
dalle convenute, siccome nessuna condizione relativa ai lavori è stata
espressamente inserita nel contratto. Tenuto conto della reale necessità della
parte locatrice di tornare in possesso dei locali per iniziare i lavori al
beneficio della licenza edilizia e ponderata la circostanza che ha visto il
conduttore sottoscrivere un contratto nel gennaio 2011 ben sapendo che la
permanenza nei locali era garantita solo per breve tempo, il Pretore ha rilevato
come l'invocazione degli effetti gravosi della fine della locazione ai sensi
dell'art. 272 CO rasentasse addirittura l'abuso di diritto e concluso ritenendo
equa, soppesati i rispettivi interessi, una protrazione di un anno fino al 31
agosto 2014.

5.     Con
appello 18 giugno 2014 l'attore chiede di riformare il querelato giudizio nel
senso di ottenere una prima protrazione fino al 31 agosto 2017, protestate
spese e ripetibili di entrambe le sedi. Della risposta 31 luglio 2014 con cui
le convenute postulano la reiezione del gravame si dirà, se necessario, nei
prossimi considerandi.

Con decisione 3 settembre 2014 la presidente di questa Camera ha dichiarato
irricevibile la domanda 31 luglio 2014 delle appellate che postulavano
l'autorizzazione all'esecuzione anticipata della sentenza (atto VIII).

6.     Secondo
gli art. 272 cpv. 1 e 272b cpv. 1 CO il conduttore di abitazioni può esigere la
protrazione della locazione per una durata massima di 4 anni se la fine della
medesima produce per lui o per la sua famiglia effetti gravosi che nemmeno si
giustificano tenendo conto degli interessi del locatore.

Sono considerati effetti gravosi ai sensi della disposizione le condizioni
particolari che rendono impossibile o difficile trovare locali sostitutivi
entro il termine fissato nella disdetta; non così, invece, i disagi
inevitabilmente legati alla disdetta, che mediante una protrazione non vengono
attenuati bensì solamente procrastinati (Lachat,
Le bail à loyer, p. 771; SVIT, Das schweizerische Mietrecht, 3ª ed., n. 11 e 14
ad art. 272 CO).

Ai fini della decisione sulla protrazione il giudice pondera gli interessi
delle parti tenendo conto, in particolare, dei fattori elencati dall’art. 272
cpv. 2 lett. a-e CO - le circostanze che hanno determinato la conclusione del
contratto e del contenuto dello stesso, la durata della locazione, la
situazione personale, familiare ed economica delle parti come pure il loro
comportamento, l’eventuale fabbisogno del locatore o dei suoi stretti parenti
od affini come pure la sua urgenza, la situazione sul mercato locale degli
alloggi e dei locali commerciali - e dello scopo della protrazione, che risiede
in sostanza nel concedere al conduttore un termine più ampio e sufficiente per
cercare un’adeguata soluzione alternativa o, perlomeno, ad attenuare i disagi
che la disdetta gli cagiona (DTF 136 III 190 consid. 6; TF 26 gennaio 2009
4A_143/2008 consid. 7.1, 7.1.1 e 7.1.2), senza tuttavia poterne esigere tutti i
vantaggi (SVIT, op. cit., n. 11 segg. ad art. 272 CO; Higi, Zürcher
Kommentar, n. 86 ad art. 272 CO; Giger, Die Erstreckung des
Mietverhältnisses (Art. 272-272d OR), p. 80 seg.; DTF 105 II 197; 22 dicembre
2004 4C.343/2004 consid. 4.1, 26 giugno 2006 4C.29/2006 consid. 3.1; II CCA 23 dicembre 2008 inc. n. 12.2008.103, 20 febbraio 2009 inc. n. 12.2008.57, 15
settembre 2009 inc. n. 12.2008.235, 11 febbraio 2013 inc. n. 12.2012.95 RtiD
I-2014 20c pag. 774, 2 ottobre 2013 inc. n. 12.2013.12).

7.     Con l'appello
l'attore riepiloga anzitutto le circostanze che hanno portato alla stipulazione
del contratto di locazione, sottolineando come questo fosse in relazione con
l'altro rapporto di locazione relativo agli spazi commerciali dello stesso
immobile per il ristorante gestito dal figlio, mettendo altresì in risalto il
fatto che entrambi vivono nell'appartamento e sono nel contempo dipendenti
dell'esercizio pubblico.

Ammesso di essere stato a conoscenza dei progetti edilizi delle locatrici già
al momento della stipulazione del contratto, l'appellante rileva come nessuna
clausola sia stata inserita a questo proposito e come questa sarebbe in ogni
caso irrilevante.

Tali considerazioni dell'appellante non costituiscono a ben vedere neppure una
censura poiché si limitano a ribadire circostanze che lo stesso Pretore ha
rilevato, compresa l'assenza di una pattuizione ai sensi dell'art. 272a cpv. 1
lett. d CO atta ad escludere a priori ogni ipotesi di protrazione.

8.     L'appellante
rimprovera quindi al primo giudice una scorretta "ponderazione della
durata della proroga" (appello pag. 3 n. 3.2), siccome le intenzioni
edificatorie delle convenute sarebbero state vaghe e imprecise.

La censura risulta irricevibile già per carente motivazione (art. 311 CPC),
poiché si limita a esporre una soggettiva valutazione delle circostanze senza
confrontarsi compiutamente con le tesi del Pretore. Anche nel merito la
contestazione è comunque da respingere, come si vedrà ai considerandi
successivi, qualunque sia il significato che si voglia attribuirle, ovvero sia
nel caso che la si consideri come censura rivolta alla ponderazione dei
contrapposti interessi delle parti, sia che la si ritenga piuttosto una critica
alla definizione della durata del periodo di protrazione.

9.     L'appellante
prosegue rimproverando alle convenute di aver valutato male la situazione,
dovendosi esse attendere che venisse concessa una protrazione, e contestando la
rilevanza dell'ottenimento di una licenza edilizia per un'operazione
immobiliare riconducibile ad "una scelta intimamente privata e
personale volta ad un'operazione o ad una speculazione edilizia"
(appello pag. 4 n. 4.2).

La censura è nuovamente irricevibile poiché non si confronta con il giudizio
impugnato, limitandosi ad un generico rimprovero al giudice per non aver fatto
accenno a tali circostanze, la cui rilevanza peraltro l'appellante non è stato
in grado di allegare e dimostrare neppure in questa sede. Stessa sorte tocca pure
al blando rimprovero di non aver evidenziato a sufficienza nella sentenza altri
fatti, pretesi come oggettivamente rilevanti, quali l'assenza della licenza
edilizia al momento della firma del contratto, la stipulazione del contratto
senza clausola specifica da parte di una comunione ereditaria "notoriamente
e comunemente complicata da gestire e che raramente si decide in modo unanime
con una certa celerità" (appello pag. 5 n. 5.3) o le condizioni di
grave crisi del settore della ristorazione con difficoltà a reperire vani
sostitutivi, o ancora gli scenari di dover far capo all'assicurazione
disoccupazione o all'aiuto assistenziale per i dipendenti dell'esercizio e per
i membri della famiglia del ricorrente. 

Parimenti irricevibili, non potendo essere qualificate come censure d'appello,
sono le parti dell'allegato ricorsuale con le quali vengono semplicemente riproposti
ampi stralci della sentenza, accompagnandole con laconiche espressioni di
dissenso ("quindi riteniamo sbagliato", "ed ancor più
sbagliato" (appello pag. 5 n. 5.1.e 5.2).

10. L'appellante conclude
ribadendo gli effetti gravosi a suo dire insopportabili e ingiustificati di uno
sfratto per fine locazione invocando una protrazione sulla base di una
ponderazione degli interessi che "non può che propendere a favore della
parte contrattuale più debole" (appello pag. 6), la continuazione del
rapporto locativo potendo senz'altro essere imposta alle locatrici.

Se anche si volesse considerare tale argomentazione ricevibile, malgrado
l'evidente carenza argomentativa, e procedere ad un esame quale censura all'errato
apprezzamento da parte del Pretore dei fatti di causa e delle prove assunte, la
critica risulta comunque priva di fondamento.

In merito alla durata della protrazione, che in caso di locali abitativi può
essere al massimo di 4 anni, il giudice di prime cure gode infatti di un ampio
potere di apprezzamento, ritenuto che egli deve in particolare tener conto
dello scopo della protrazione che è quello di concedere al conduttore del tempo
per trovare una soluzione sostitutiva, soppesando i rispettivi interessi delle
parti. Esercitando il suo potere di apprezzamento, egli viola il diritto
federale solo se non rispetta i limiti fissati dalla legge, se si lascia
guidare da considerazioni estranee alla disposizione legale, se non prende in
considerazione gli elementi di apprezzamento pertinenti o se giunge a
conclusioni a tal punto ingiustificabili da doversi ammettere un abuso del suo
potere d’apprezzamento (DTF 125 III 226 consid. 4b, 135 III 121 consid. 2; TF
26 giugno 2006 4C.28/2006 consid. 3.2).

Nel caso concreto, il Pretore ha rispettato i limiti fissati dall’art. 272b
cpv. 1 CO, non si è lasciato guidare da considerazioni estranee alla
disposizione di legge ed ha considerato gli elementi di apprezzamento
pertinenti.

Alla luce delle circostanze accertate e apprezzate nel querelato giudizio e
tenuto conto del fatto che l’attore era a conoscenza con largo anticipo (dal
gennaio 2011, ovvero da circa 2 anni e sette mesi) del fatto che il contratto
non sarebbe stato rinnovato alla sua scadenza contrattuale (circostanza questa
che giustifica di ridurre la durata della protrazione, cfr. DTF 125 III 226
consid. 4c; TF 25 febbraio 201 4A_621/2009 consid. 2.4.1), neppure si può
ritenere che la decisione del Pretore di concedere all’attore una protrazione
unica e definitiva di un anno sia nel suo esito manifestamente ingiusta o di
un’iniquità scioccante. A questo proposito è circostanza sicuramente rilevante atta
a giustificare una protrazione il fatto che l'attore e la sua famiglia siano
attivi professionalmente nell'esercizio pubblico situato nello stesso immobile e
che il primo possa essere confrontato con una certa difficoltà nella ricerca di
locali sostitutivi. D'altro canto va però considerato il fatto che le convenute
abbiano a loro volta un legittimo interesse proprio (sia pure non talmente
urgente da escludere una protrazione) a ristrutturare l’intero immobile di cui
fa parte l’ente locato, stabile peraltro da loro stesse in precedenza
parzialmente occupato e liberato in vista dei lavori di ristrutturazione. E'
parimenti rilevante, e quindi già tale da ridurre massicciamente la durata
della protrazione, la circostanza che l’attore non è stato in grado di
dimostrare una ricerca con la necessaria serietà, intensità e sistematicità dei
locali sostitutivi, e ciò malgrado sia stato consapevole con largo anticipo che
il contratto non sarebbe stato rinnovato alla scadenza. Se a questo si aggiunge
il fatto che in presenza di un contratto a tempo determinato, com’è
pacificamente quello vigente tra le parti, una protrazione dovrebbe essere
concessa solo con estremo riserbo, dato che le stesse parti contraenti avevano
a suo tempo stabilito di comune accordo il momento in cui il contratto si
sarebbe dovuto concludere (Lachat,
Le bail à loyer, p. 774; Giger,
op. cit., p. 80; SVIT, op. cit.,
n. 13 ad art. 272 CO; Weber, op.
cit., n. 14 ad art. 272 CO; Higi,
op. cit., n. 213 ad art. 272 CO; TF 1 febbraio 2010 4A_552/2009 consid. 5.2.1 e
2.5.2; II CCA 28 luglio 1997 inc. n. 12.97.123, 18 novembre 1999 inc. n.
12.1999.138, 14 settembre 2005 inc. n. 12.2005.52), non si può ritenere che la
concessione nella fattispecie di una protrazione pari ad un quarto di quella
massima legale, possa essere considerata decisamente insufficiente. In tali
circostanze è in definitiva escluso che il giudizio di primo grado su tale
questione possa essere riformato a favore dell’attore.

 

                           11.  Ne discende che l’appello
dell’attore deve essere respinto, nella misura in cui è ricevibile, con conseguente
conferma della decisione pretorile.

Le spese processuali seguono la soccombenza (art. 106 CPC) e sono fissate in
conformità all'art. 8 cpv. 1 LTG. Il valore litigioso della procedura di
appello, importo determinante anche ai fini di un eventuale ricorso al
Tribunale federale, ammonta a fr. 46'800.-, corrispondente alla pigione e alle
spese accessorie dovute per gli ulteriori 3 anni di protrazione rivendicati in
questa sede dall’attore.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 106 CPC e la LTG e il Rtar,

 

 

decide: 

 

                              I.  Nella misura in cui è
ricevibile l’appello 18 giugno 2014 di AP 1 è respinto e di conseguenza la
decisione 19 maggio 2014 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 4, è
confermata.

 

                             II.  Gli oneri processuali di complessivi
fr. 500.-, da anticiparsi dall’appellante, restano a suo carico con l’obbligo
di rifondere alla parte appellata fr. 2’000.- per ripetibili.

 

                            III.  Notificazione:

	
   

  	
  - 

  - 

   

  

                                  Comunicazione alla Pretura del
Distretto di Lugano, sezione 4

 

 

 

Per
la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La
presidente                                        Il vicecancelliere                       

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario in materia di locazione con un valore litigioso
superiore a fr. 15'000.- è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della
decisione (art. 74 cpv. 1 e 100 cpv. 1 LTF).