# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d6135632-889a-546f-8449-9cb2c3620ec2
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-04-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.04.2014 33.2013.8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_33-2013-8_2014-04-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  33.2013.8

  33.2013.9

   

  TB

  	
  Lugano

  9 aprile 2014

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sui ricorso dell'11 settembre 2013 di

 

	
   

  	
  1. RI
  1  

  2. RI
  2  

  tutti rappr. da: RA 1  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 9 agosto 2013 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di compensazione - Ufficio delle prestazioni,
  6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di prestazioni complementari

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nato nel 1917 e RI 2,
sua coetanea, nel febbraio 2013 (doc. 1) hanno chiesto di essere posti al
beneficio delle prestazioni complementari, date le difficoltà economiche emerse
con il ricovero definitivo, nel 2009, in casa anziani.

                               1.2.   Con due distinte decisioni
del 1° marzo 2013 (doc. 25) la Cassa cantonale di compensazione ha rifiutato loro
la concessione di prestazioni complementari, essendo i redditi superiori alle
spese.

 

                               1.3.   Il 9 agosto 2013 (doc. A2) la
Cassa cantonale di compensazione ha emesso una decisione su opposizione con cui
ha respinto l'opposizione degli assicurati del 28 marzo 2013 (doc. A3),
completata l'8 maggio 2013 (doc. A4). L'amministrazione, dopo avere nuovamente
interpellato l'Ufficio stima sulle contestazioni mosse dagli assicurati in
merito alla valutazione commerciale di Fr. 534'065.- dei loro immobili data in
un primo tempo, ha eseguito un nuovo calcolo delle PC considerando una sostanza
immobiliare di Fr. 433'965.-, ciò che non ha portato comunque alla concessione di
prestazioni complementari.

 

                               1.4.   Con ricorso dell'11 settembre
2013 (doc. I) RI 1 e RI 2, entrambi patrocinati dall'avv. dr. RA 1, hanno
chiesto il riconoscimento delle prestazioni complementari. In primo luogo, essi
contestano la valutazione immobiliare eseguita dall'Ufficio stima, definendola esagerata
visto lo stato precario e vetusto dei fabbricati, peraltro inseriti in zona di
pericoli naturali e quindi non più ristrutturabili. Anche i terreni agricoli
non portano alcun reddito, non essendo stato possibile né affittarli né
venderli, così pure le stalle ed i fienili.

I ricorrenti hanno poi formulato puntuali osservazioni per ogni
fondo ed in particolare in merito alla loro precedente abitazione.

Inoltre, secondo gli insorgenti, la Cassa di compensazione non ha
considerato il debito di Fr. 225'172,40 (doc. A12) che essi hanno nei confronti
delle figlie, che si sono assunte i costi non coperti della casa anziani, visto
che la rendita AVS e l'assegno per grandi invalidi non sono sufficienti per
fare fronte alla retta.

Anche il calcolo del diritto alle PC sarebbe sbagliato secondo gli
assicurati, i quali hanno ritenuto insufficienti tutti gli importi presi in
considerazione dall'amministrazione, siccome non realistici.

Come la sostanza computabile, così anche il valore locativo della
proprietà fondiaria secondaria è stato ritenuto eccessivo, in particolare quello
della loro precedente abitazione primaria, non locabile per gravi difetti
all'impianto elettrico, al riscaldamento, per la mancata isolazione del tetto e
per l'inadeguatezza dei servizi igienici.

I ricorrenti hanno quindi contestato che i loro redditi ammontino
a Fr. 56'802.- e le loro spese a Fr. 51'921.-, quantificando queste ultime in
Fr. 60'190.-.

Infine, gli assicurati hanno sollevato la violazione di diversi
articoli costituzionali e della CEDU, di cui si dirà in seguito.

                               1.5.   Con risposta del 23 ottobre
2013 (doc. V) la Cassa, dopo avere chiesto all'Ufficio stima di pronunciarsi
nuovamente sulle censure dei ricorrenti (doc. V/1), ha proposto un nuovo
calcolo delle PC che lascia immutate in Fr. 38'197.- le spese riconosciute, ma che
tiene conto dei debiti privati di Fr. 225'173.- dei ricorrenti e che, partendo
da una sostanza di Fr. 534'065.-, giunge a dei redditi computabili a ciascun
coniuge di Fr. 44'295.-, con un'eccedenza di entrate di Fr. 6'078.- e quindi il
rifiuto delle prestazioni chieste.

 

                               1.6.   Il 13 novembre 2013 (doc. IX)
i ricorrenti hanno evidenziato che la Cassa di compensazione ha erroneamente computato
la proprietà fondiaria secondaria in Fr. 534'065.-, mentre con la decisione su
opposizione l'aveva fissata in Fr. 433'965.- e quindi, tenuto conto dei debiti
verso i figli ammontanti al 30 giugno 2013 a Fr. 225'173.- (mentre al 31 dicembre 2013 sarebbero pari a  Fr. 256'800.-), si avrebbe una sostanza di Fr.
148'793.- e di Fr. 117'110.-, da suddividere fra i coniugi. A loro dire,
comunque, la nuova stima totale dei fondi è comunque eccessiva. Infatti, non sarebbero
stati tenuti in considerazione gli indispensabili interventi di manutenzione
straordinaria per potere rendere agibile e quindi vendibile l'abitazione
edificata sulla part. n. 226 RFD __________. Anche gli altri fondi sono stati
valutati in modo errato dall'Ufficio stima, perciò è stata chiesta una
rivalutazione. Lo stesso vale per il reddito immobiliare ritenuto dalla Cassa.

Infine, i ricorrenti hanno riproposto le loro lamentele sulle
spese riconosciute ed i redditi computabili, concludendo per l'assenza di
un'eccedenza di entrate e quindi al diritto alle prestazioni.

 

                               1.7.   La Cassa di compensazione ha
riconosciuto il mancato computo dei valori immobiliari già corretti
dall'Ufficio stima e ha quindi proposto un nuovo calcolo (doc. XI/1), che
permette ai coniugi di beneficiare delle prestazioni complementari, ma
limitatamente al pagamento del premio dell'assicurazione malattia LAMal.

 

                               1.8.   Gli assicurati hanno
rimproverato alla Cassa di non aver corretto il valore commerciale dello
stabile destinato in precedenza ad abitazione primaria e dei terreni discosti
dalle strade di accesso, che sono in pessimo stato di conservazione (doc. XIII).

Quanto al foglio di calcolo allegato dall'amministrazione, i
ricorrenti hanno rilevato che esso si riferisce soltanto al periodo fino al 30
giugno 2013, mentre bisognerebbe tenere conto delle spese effettive sopportate
fino al 31 dicembre 2013 (doc. A19).

Infine, gli insorgenti hanno sostanzialmente riproposto le stesse
lamentele in merito alle loro entrate ed uscite, giungendo ad una differenza
negativa di Fr. 2'347.-, che darebbe diritto alle PC.

                               1.9.   Il 20 gennaio 2014 (doc. XV)
l'amministrazione si è rimessa al giudizio del TCA in merito all'eventuale computo
dei "debiti" che diminuisce la sostanza dei ricorrenti, dato che in
tale evenienza vi sarebbe un illecito riconoscimento di maggiori spese per la
permanenza in istituto. La Cassa ha inoltre rilevato che oggetto del contendere
è la situazione effettiva che si presenta al momento dell'emanazione della
decisione impugnata e quindi, semmai, andrebbero ritenuti i "debiti"
al 30 giugno 2013. Qualora il Tribunale confermasse il computo di detti "debiti",
non sarebbe comunque possibile effettuare un altro calcolo, al 31 dicembre 2013,
maggiorando tale importo (art. 25 cpv. 3 OPC-AVS/AI).

Per il resto, la Cassa si è riconfermata nella risposta di causa.

 

                             1.10.   Nelle conclusioni del 31
gennaio 2014 (doc. XVII) gli insorgenti hanno osservato che le figlie non sono
in grado di continuare a versare mensilmente Fr. 5'000.- per il loro
mantenimento in casa anziani. Inoltre, essi hanno ribadito le medesime
argomentazioni sulla sostanza e sulle loro entrate ed uscite, che danno luogo
ad un disavanzo annuo di Fr. 3'912.-. A loro dire, si dovrebbe tenere conto dei
principi applicabili in ambito LEF, che ammette il riconoscimento dell'intera
retta pagata per la casa anziani ed il reddito che realisticamente si può ottenere
da un immobile, visto che le PC non devono essere più sfavorevoli del calcolo
LEF. Anche il momento determinante per il calcolo delle PC sarebbe quello in
cui tutte le condizioni sono realizzate e quindi può anche trattarsi del
momento successivo all'inoltro della richiesta di prestazioni complementari,
per cui non vi sarebbe una violazione dell'art. 25 cpv. 3 OPC-AVS/AI. Infine,
gli insorgenti hanno nuovamente sollevato la violazione di diversi articoli
costituzionali e della CEDU.

 

La Cassa non ha formulato ulteriori osservazioni (doc. XIX).

 

 

considerato                    in diritto

 

in ordine

 

                               2.1.   I ricorrenti hanno chiesto
che la decisione impugnata sia ritenuta nulla dal TCA, giacché essa indica
altre persone quali opponenti e non i nomi degli assicurati RI 1 e RI 2,
sebbene la decisione sia stata loro indirizzata correttamente.

A tale riguardo, la Cassa di compensazione ha rilevato che si
tratta semplicemente di un'inversione di nomi apparsa nella decisione, che però
è stata regolarmente intestata ai ricorrenti.

In effetti, la decisione su opposizione del 9 agosto 2013 (doc.
A2) è indirizzata ad RI 1 ed a RI 2, ma è stata spedita alla figlia __________,
siccome quest'ultima ha interposto le opposizioni del 28 marzo 2013 (doc. A3) e
dell'8 maggio 2013 (doc. A4).

La decisione della Cassa si riferisce "all'opposizione
presentata in data 28 marzo 2013 dai signori __________ e __________, __________
- rappresentati dalla signora __________ - __________ ". Inoltre, essa
indica "in ordine" che la Cassa ha emanato la decisione di rifiuto
delle prestazioni complementari "ai signori RI 1 e moglie __________."

 

È vero, l'amministrazione ha commesso un errore nell'indicare i
nomi degli assicurati che si sono opposti alla decisione formale del 1° marzo
2013, ma tale svista, di lieve importanza visto che il cognome ed il nome
utilizzati per i ricorrenti sono quelli della figlia che rappresentava gli
assicurati e non di terze persone estranee alla procedura, è del tutto
insignificante. Questo banale errore di confusione dei nomi delle parti non
deve certo inficiare la validità della decisione stessa, che peraltro, come
visto, è stata giustamente inviata agli assicurati RI 1 e RI 2, che l'hanno regolarmente
ricevuta ed impugnata.

 

Il TCA rileva che la stessa rappresentante dei ricorrenti ha
indicato, per confusione, in maniera errata i nomi dei suoi clienti nel ricorso
11 settembre 2013 (doc. I), visto che il nome degli insorgenti è diventato in
due occasioni quello di "RI 1 e __________ " (doc. I pag. 2 punto 1
nel merito) in luogo di RI 1 e RI 2. Tale svista non ha avuto influenza sulla
ricevibilità del gravame.

 

Il Tribunale può quindi entrare nel merito della causa.

 

nel merito

 

                               2.2.   Fondandosi sull'art. 112 cpv. 2 lett. b Cost. fed. e sulla Disp. Trans. all'art. 112 Cost. fed., l'Assemblea federale ha adottato il nuovo art.
112a Cost. fed. specifico per le prestazioni complementari ed il nuovo
art. 112c Cost. fed. relativo all'aiuto agli anziani ed ai disabili,
fissandone l'entrata in vigore il 1° gennaio 2008.

 

Giusta l'art. 112a Cost. fed., la Confederazione ed i
Cantoni versano prestazioni complementari a persone il cui fabbisogno vitale
non è coperto dall'assicurazione vecchiaia, superstiti e invalidità (cpv. 1) e
la legge stabilisce l'entità delle prestazioni complementari nonché i compiti e
le competenze di Confederazione e Cantoni (cpv. 2).

In virtù dell'art. 112c Cost. fed., i Cantoni provvedono
all'aiuto e alle cure a domicilio per gli anziani e i disabili (cpv. 1) e la Confederazione
sostiene sforzi a livello nazionale a favore degli anziani e dei disabili. A
questo scopo può utilizzare fondi dell'assicurazione vecchiaia, superstiti e
invalidità (cpv. 2).

 

In effetti, la Legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS/AI
(LPC) – tanto quella del 19 marzo 1965 entrata in vigore il 1° gennaio 1966,
quanto quella del 6 ottobre 2006 in vigore dal 1° gennaio 2008 - persegue lo
scopo di garantire un "reddito minimo" per far fronte ai
"fabbisogni vitali" di cui al citato art. 112 cpv. 2
lett. b Cost. fed. e Disp. Trans. all'art. 112 Cost. fed. (RCC 1992 pag.
346).

 

Questa nozione è più ampia rispetto al "minimo vitale"
disciplinato dal diritto esecutivo (art. 93 LEF). La LPC contiene dunque la
garanzia di un reddito minimo per le persone anziane e invalide (su queste questioni:
cfr. DTF 113 V 280 (285), RCC 1991 pag. 143 (145), RCC 1989 pag. 606, RCC 1986
pag. 143; Cattaneo, "Reddito
minimo garantito: prossimo obiettivo della sicurezza sociale" in: RDAT
1991-II pagg. 447 segg., spec. pag. 448 nota 12 e pag. 460 nota 83). I limiti
di reddito rivestono pertanto una doppia funzione e meglio quella di limite dei
bisogni e di reddito minimo garantito (DTF 121 V 204; Pratique VSI 1995 pagg.
52 e 176; Pratique VSI 1994 pag. 225; RCC 1992 pag. 225; cfr. anche Messaggio
concernente la terza revisione della Legge federale sulle prestazioni
complementari all'AVS/AI, pagg. 3, 8 e 9).

 

                               2.3.   In virtù dell'art. 4 cpv. 1
lett. a LPC, hanno diritto alle prestazioni complementari le persone
domiciliate e dimoranti abitualmente in Svizzera che ricevono una rendita di
vecchiaia dell'AVS.

 

L'importo della prestazione complementare annua è pari alla quota
delle spese riconosciute che eccede i redditi computabili (art. 9 cpv. 1 LPC).

Se uno o entrambi i coniugi vivono in un istituto o in un ospedale,
la prestazione complementare annua è calcolata separatamente per ogni
coniuge. La sostanza è attribuita per metà a ognuno dei coniugi. Di norma, le
spese riconosciute e i redditi computabili sono divisi a metà. Il Consiglio
federale stabilisce le eccezioni (art. 9 cpv. 3 LPC).

Per l'art. 9 cpv. 5 lett. a LPC, il Consiglio federale disciplina
la somma delle spese riconosciute e dei redditi computabili dei membri della
stessa famiglia; può prevedere eccezioni al cumulo, in particolare per i figli
che danno diritto ad una rendita per figli dell'AVS o dell'AI.

 

Giusta l'art. 1a cpv. 1 OPC-AVS/AI, nel caso di coppie di cui almeno
un coniuge vive in permanenza o per un lungo periodo in un ospizio o in un
ospedale, la prestazione complementare annua per ciascuno dei coniugi è
calcolata separatamente secondo gli art. 1b-1d.

 

Per l'art. 1b cpv. 1 OPC-AVS/AI, i redditi determinanti (inclusa
l'erosione della sostanza secondo l'art. 11 cpv. 1 lett. c LPC) dei due coniugi
sono sommati. L'ammontare totale è ripartito per metà tra
ciascuno di essi.

Le franchigie applicabili sono quelle previste per le coppie (art.
1b cpv. 2 OPC-AVS/AI).

L'art. 11 cpv. 2 LPC non è applicabile all'erosione della
sostanza se soltanto uno dei coniugi vive in un istituto o in un ospedale (art.
1b cpv. 3 OPC-AVS/AI).

Secondo l'art. 1b cpv. 4 OPC-AVS/AI, sono esclusi dalla somma e
dalla ripartizione per metà:

a. le prestazioni dell'assicurazione malattie e dell'assicurazione
contro gli infortuni per il soggiorno in un ospizio o in un ospedale;

b. gli assegni per grandi invalidi, se possono essere computati in
virtù dell'art. 15b;

c.   il
valore locativo dell'immobile abitato da uno dei coniugi.

Per l'art. 1b cpv. 5 OPC-AVS/AI, i
redditi di cui al capoverso 4 sono imputati al coniuge al quale si riferiscono.

 

Per quanto concerne le spese riconosciute, l'art. 1c cpv. 1
OPC-AVS/AI prevede che esse sono imputate al coniuge al quale si riferiscono.
Se una spesa concerne entrambi i coniugi, essa è computata per metà per
ciascuno di essi.

Giusta l'art. 1c cpv. 2 OPC-AVS/AI, il coniuge che non vive
in un ospizio o in un ospedale è ritenuto persona sola riguardo al computo
delle spese di pigione.

 

Per quanto riguarda le spese riconosciute, l'art. 10 cpv. 2 LPC
prevede che:

 

" Per le
persone che vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o in un
ospedale (persone che vivono in un istituto o in un ospedale), le spese
riconosciute sono le seguenti:

 

a. la tassa
giornaliera; i Cantoni possono limitare le spese prese in considerazione a
causa del soggiorno in un istituto o in un ospedale;

 

b. un importo per
le spese personali, stabilito dal Cantone.".

 

Inoltre, giusta l'art. 10 cpv. 3 LPC, sia per le persone che vivono
che per quelle che non vivono durevolmente o per un lungo periodo in un
istituto o in un ospedale, sono riconosciute le spese seguenti:

 

"
a.   spese per il conseguimento del reddito, fino a concorrenza del 

      reddito lordo dell'attività lucrativa;

b.   spese di
manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari, fino a concorrenza del ricavo
lordo dell'immobile;

c.   premi
versati alle assicurazioni sociali della Confederazione, eccettuata
l'assicurazione malattie;

d.   importo
forfettario annuo per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie;
l'importo forfettario deve corrispondere al premio medio cantonale o regionale
per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie (compresa la
copertura infortuni);

e.   pensioni
alimentari versate in virtù del diritto di famiglia.".

 

L'art. 11 cpv. 1 LPC enumera esaustivamente i redditi computabili,
fra i quali vi sono:

 

" b.   i
proventi della sostanza mobile e immobile;

c.   un
quindicesimo della sostanza netta, oppure un decimo per i beneficiari di
rendite di vecchiaia, per quanto superi 37 500 franchi per le persone sole, 60
000 franchi per i coniugi e 15 000 franchi per gli orfani che hanno diritto a
una rendita e i figli che danno diritto a una rendita per figli dell'AVS o
dell'AI; se l'immobile appartiene al beneficiario delle prestazioni
complementari o a un'altra persona compresa nel calcolo della prestazione
complementare e serve quale abitazione ad almeno una di queste persone,
soltanto il valore dell'immobile eccedente 112 500 franchi è preso in
considerazione quale sostanza;

d.   le rendite,
le pensioni e le altre prestazioni periodiche, comprese le rendite dell'AVS e
dell'AI;".

 

Quali redditi non computabili l'art. 11 cpv. 3 LPC enumera:

 

" a.   le
prestazioni dei parenti giusta gli articoli 328-330 del Codice 

      civile;

b.   le
prestazioni dell'aiuto pubblico sociale;

c.   le
prestazioni pubbliche o private di natura manifestamente assistenziale;

d.   gli assegni
per grandi invalidi delle assicurazioni sociali;

e.   le borse di
studio e altri aiuti all'istruzione;

f.    i contributi per l'assistenza versati dall'AVS o dall'AI.".

 

                               2.4.   Oggetto del contendere è il
diritto di RI 1 e della moglie RI 2 di percepire delle prestazioni
complementari dal 1° febbraio 2013.

Gli insorgenti si sono lamentati che sia stata loro conteggiata della
sostanza immobile valutata in modo eccessivo dall'Ufficio stima, visto che la
casa di abitazione non è abitabile e necessita di diversi lavori di messa in
sicurezza, i terreni sono improduttivi e le stalle ed i fienili sono diroccati
o non affittabili né vendibili. Pertanto, il valore commerciale di Fr.
534'065.- inizialmente stabilito dall'Ufficio stima, poi ridotto a Fr. 433'965.-
a seguito del ricorso, non è affatto realistico e deve essere azzerato, con
conseguente attribuzione delle prestazioni complementari.

 

                               2.5.   Occorre dunque esaminare la sostanza
dei ricorrenti e le altre voci ad essa legate, quali il consumo di sostanza che
va inserito, nella misura di 1/5, nei loro redditi (art. 11 cpv. 1 lett. c LPC
in connessione con l'art. 11 cpv. 2 LPC e con l'art. 3a cpv. 1 lett. a LALPC).

Anche il provento della sostanza immobile (art. 11 cpv. 1 lett. b
LPC), quale il valore locativo - da cui dipendono le spese di manutenzione dei
fabbricati (art. 10 cpv. 3 lett. b LPC) -, va conteggiato nei redditi
computabili degli assicurati.

 

Dagli atti risulta che nell'ambito della domanda di prestazioni
complementari formulata nel febbraio 2013, la Cassa cantonale di compensazione
ha disposto la perizia tecnica dei beni immobili detenuti dai ricorrenti. Il 10
maggio 2013 (doc. 32) l'amministrazione ha infatti invitato l'Ufficio cantonale
di stima a rivedere, alla luce delle contestazioni tecniche sollevate dagli
assicurati, la sua precedente perizia del settembre 2011 allestita in occasione
della precedente domanda di PC.

Il 30 luglio 2013 (doc. 78) il perito ing. __________ dell'Ufficio
cantonale di stima, in virtù dell'art. 17 cpv. 4 OPC-AVS/AI, ha rivalutato le
31 particelle di proprietà dei ricorrenti (docc. 33-77).

 

Partendo da questi dati l'amministrazione, ritenute le cifre
stabilite dall'Ufficio stima, con le decisioni formali del 1° marzo 2013 ha considerato che i 31 fondi appartenenti ai ricorrenti abbiano un valore venale peritato di
Fr. 534'065.-.

 

                               2.6.   Per quanto attiene
innanzitutto la modalità di calcolo della sostanza si rileva che, ai sensi dell'art.
9 cpv. 5 lett. b LPC, il Consiglio federale disciplina la valutazione dei
redditi computabili, delle spese riconosciute nonché della sostanza.

Per l'art. 17 cpv. 1 OPC-AVS/AI, la valutazione della sostanza
computabile deve essere effettuata secondo le regole stabilite dalla legislazione
sull'imposta cantonale diretta del Cantone di domicilio.

Per il Cantone Ticino si applica l'art. 42 cpv. 1 LT che prevede
che gli immobili e i loro accessori sono imposti per il valore di stima
ufficiale.

Secondo l'art. 17 cpv. 4 OPC-AVS/AI, la sostanza immobiliare che
non serve da abitazione al richiedente o a una persona compresa nel calcolo
delle PC deve essere computata al valore corrente.

 

Dagli atti risulta che dal 20 marzo 2009 (doc. 1) entrambi gli assicurati
sono degenti in maniera definitiva presso la Casa di riposo __________ di __________,
perciò è a giusta ragione che l'Ufficio stima ha valutato al valore venale, in
virtù dell'art. 17 cpv. 4 OPC-AVS/AI, le proprietà immobiliari degli assicurati.

 

                               2.7.   Già in occasione della
precedente richiesta (2011) di prestazioni complementari, la Cassa di
compensazione ha interpellato l'Ufficio stima per valutare tutti i fondi di
proprietà dei ricorrenti.

Con la domanda del 2013, la Cassa ha nuovamente consultato l'Ufficio
stima che, per mezzo dell'ing. __________, ha eseguito una nuova valutazione
delle particelle degli assicurati.

 

Il 18 luglio 2013 il perito dell'Ufficio stima si è incontrato con
le figlie degli insorgenti, procedendo al sopralluogo dei fondi.

In quell'occasione le parti si sono confrontate con
le valutazioni espresse nelle precedenti perizie e con le contestazioni
sollevate dagli interessati sia con l'opposizione sia durante il sopralluogo.

L'esperto ha spiegato la
differenza tra le valutazioni al valore di stima e quelle al valore venale,
fornendo le necessarie informazioni agli interessati.

Nel suo referto del 30 luglio 2013 (doc. 76) il
perito ha precisato quanto segue:

 

" Il valore
venale è stato determinato tenendo in considerazione vari fattori che
influiscono sull'oggetto da valutare e in particolare:

 

a)   l'importanza
della località in cui giace la proprietà da valutare, in rapporto con la
situazione geografica, con lo sviluppo residenziale, industriale e commerciale
della regione e d'ogni singola parte o quartiere o frazione o zona dove si
trovano i fondi;

b)   i prezzi
pagati nelle contrattazioni di compravendita, pubbliche e private,
avvenute nella località negli ultimi anni;

c)   il valore
di reddito accertato, sulla scorta dei contratti di locazione esistenti in
quanto corrispondenti alle pigioni in uso nelle località o nel quartiere per
oggetti paragonabili;

d)   il valore
dei fabbricati in rapporto con le dimensioni, con il genere di costruzione e
sua maggiore o minore solidità e ricercatezza, con i comodi e con gli incomodi
d'abitabilità o d'utilizzazione, con lo stato di conservazione;

e)   le norme
pianificatorie dettate dal Piano Regolatore, la posizione, le dimensioni, le
caratteristiche fisiche, la configurazione, la topografia, l'esposizione, lo
sfruttamento, il grado d'urbanizzazione, gli accesi, le servitù, nonché quei
fattori positivi o negativi che incidano sul valore commerciale.".

 

Nel merito, lo specialista ha concluso che era giusto modificare
alcuni parametri per adattarli alla situazione reale.

 

Per le part. n. 226, n. 485, n. 489, n. 491, n. 493 e n. 1005 RFD
di __________, l'esperto ha modificato il valore cubico unitario affermando essere
risultato troppo elevato in considerazione dello stato attuale della
costruzione, della sua ubicazione ed in confronto con casi similari. Inoltre,
per questi fondi il valore del terreno è risultato troppo elevato in confronto
con terreni aventi le medesime caratteristiche.

 

Per la casa di abitazione sita sulla part. n. 226 RFD di __________,
l'ingegnere ha rettificato pure il valore di reddito, risultato troppo elevato
in considerazione delle caratteristiche dell'immobile, del genere della
costruzione ed in confronto con casi similari. Ha pure modificato il fattore di
ponderazione, che era troppo moderato in considerazione della volumetria e
delle caratteristiche dell'immobile, del genere della costruzione, della
disposizione dei locali, della situazione della costruzione e della richiesta.

 

Una verifica della cubatura dell'edificio è stata eseguita per il
fondo n. 246 RFD di __________, constatando degli errori di calcolo che sono
stati quindi rettificati.

 

Per i fondi nn. 10, 105, 106, 107, 148, 160, 161, 164, 221, 227,
228, 247, 274, 284, 374, 399, 246, 474, 476, 488, 506, 516, 518 e 779, tutti
RFD di __________, le osservazioni formulate dai ricorrenti sia per iscritto
sia al sopralluogo non presentavano nuovi elementi che non fossero già stati
considerati dal perito incaricato di allestire le valutazioni.

 

I dettagli delle modifiche apportate alle valutazioni dei mappali
nn. 226, 246, 485, 489, 491, 493 e 1005 RFD di __________ sono stati prodotti
per esteso dal perito (docc. 33-73) e si riferiscono alle valutazioni eseguite
in precedenza, nel 2011, aggiornate al 2013 per ciò che egli ha ritenuto
opportuno.

In particolare, il fondo n. 226 (doc. 73), appartenente a RI 2, è costituito
dalla precedente abitazione dei ricorrenti (121 mq) e dal terreno annesso (4 mq).
Esso si trova nel nucleo vecchio, è accessibile dal vicolo comunale, confina
con altre proprietà private e con vicoli comunali, si trova in zona tranquilla
ed è dotato di tutte le infrastrutture (acqua potabile, corrente elettrica,
telefono e rete canalizzazione comunale sul posto). L'abitazione, bifamiliare,
è di antica data e ha subìto riattazioni parziali negli anni. La struttura
portante è in muratura di pietra, le solette in legno, il tetto a falde ha una
struttura di legno ricoperto con piode e la lattoneria è in lameria. I
serramenti, in legno, hanno vetri semplici, protetti da gelosie di legno. I
pavimenti sono sterrati, in betoncino, beole, piastrelle e assiti di legno.
L'abitazione è fornita di boiler per l'acqua calda ed il riscaldamento avviene
per mezzo di stufe a nafta e camini. Una doccia, un bagno con vasca ed un wc,
così pure una cucina per ogni piano arredano la casa. Lo stato di manutenzione
generale è normale e le rifiniture sono semplici. Il fondo è iscritto nel
catalogo dei terreni a pericoli naturali.

La cubatura dell'edificio è di 1'059 mc che, moltiplicata per il
prezzo al mc di Fr. 220.-, dà un valore reale di Fr. 232'980.-. I costi
secondari e la sistemazione esterna sono stati stabiliti in Fr. 20'000.-. Il
prezzo del terreno, calcolato con il criterio del confronto delle
compravendite, è stato fissato, dopo che il perito ha esaminato attentamente la
situazione del terreno durante il sopralluogo, in Fr. 150.-/mq, perciò 125 mq
valgono Fr. 18'750.-, per un valore totale di Fr. 271'730.-.

Per calcolare il reddito l'esperto ha optato per il confronto dei
contratti di affitto esistenti per oggetti paragonabili, ritenendo un prezzo di
Fr. 900.- al mese (Fr. 10'800.- annui) che, moltiplicato per il tasso di
capitalizzazione del 5%, dà un valore di reddito di Fr. 216'000.-.

Tenuto conto del valore reale e del valore di reddito, il valore
venale dell'immobile è stato dunque determinato in Fr. 240'000.-.

 

Il mappale n. 246 RFD di __________ (doc. 62), di proprietà di RI
2, consiste nella stalla (29 mq) e nel terreno annesso (14 mq), ubicato nel
nucleo vecchio ed iscritto nel catalogo dei terreni a pericoli naturali. Confina
con altre proprietà, si trova in zona tranquilla ed è dotato di tutte le
infrastrutture. Si tratta di una stalla fienile di antica data riattata
parzialmente negli anni. La struttura portante è di muratura di pietra
intonacata, quella delle solette in legno e assito. Il tetto a falde ha
struttura di legno ed è ricoperto di tegole piane di eternit, lattoneria in
lamiera.

I pavimenti sono in sterrato e assiti di legno ed i serramenti di
legno. Lo stato di manutenzione dell'edificio è normale e viene utilizzato come
ripostiglio.

La sua valutazione cubimetrica è stata calcolata in Fr. 17'400.-
(145 mc x Fr. 120.-/mc), mentre il valore del terreno, tenuto in considerazione
tutti i fattori influenti ed in particolare il superamento dell'indice di
sfruttamento così pure le conoscenze personali e l'esperienza dell'esperto, è
stato fissato in Fr. 3'440.- (43 mq x Fr. 80.-/mq). Sommato al valore della
stalla, il perito ha ottenuto un valore totale, arrotondato, di Fr. 20'000.-.

 

RI 2 detiene in ragione di un mezzo il fondo n. 485 RFD di __________
(doc. 56), consistente in una stalla fienile (31 mq) e nel terreno annesso (24 mq),
ubicato fuori zona edificabile in un piccolo nucleo di stalle e terreni prativi
e boschivi in pendenza. L'accesso avviene dopo 1 ora 30 min. di cammino da un
sentiero di montagna, è situato in zona tranquilla e non è dotato di alcuna
infrastruttura. La stalla, di antica data, è in disuso. La struttura portante è
in muratura di pietra a vista in cattivo stato, le solette sono in travatura di
legno, il tetto, con struttura di legno, è a falde ed è ricoperto con piode, in
cattivo stato. I serramenti sono di legno, così pure i pavimenti.

Misurati 125 mc, il valore della stalla è di Fr. 2'500.- (Fr.
20.-/mc) ed è stato calcolato considerando tutti i fattori influenti e
determinanti per la valutazione oltre alle conoscenze personali ed
all'esperienza dello specialista, che ha tenuto conto del valore cubimetrico a
nuovo e la vetustà.

Per la determinazione del valore del terreno (55mq x Fr. 10.-/mq) è
stato in particolare considerato il superamento dell'indice di sfruttamento. Il
valore totale del fondo è di Fr. 3'000.-.

 

Il fondo n. 489 RFD di __________, ubicato nella stessa zona della
particella precedente e simile anche nella descrizione del fondo, nella
descrizione della stalla (quasi interamente crollata), negli elementi
costruttivi (la struttura secondaria ed il tetto sono infatti crollati), nelle
installazioni ed arredamenti (seppure il grado di manutenzione sia scadente) e
nella suddivisione interna, è costituito da una stalla di 26 mq, da una cantina
di 5 mq e dal terreno annesso di 45 mq, per un totale di 76 mq.

Gli 80 mc sono stati valutati Fr. 20.-/mc (Fr. 1'600.-) tenendo
conto di tutti i fattori influenti e determinanti per la valutazione ed in base
all'esperienza e conoscenze del perito, il quale, sulla base degli stessi criteri,
ha valutato i 76 mq di terreno a Fr. 760.- (Fr. 10.-/mq), per giungere quindi
ad un valore complessivo del fondo di Fr. 2'000.-.

Anche il mappale n. 491 RFD di __________ (doc. 50) è costituito
da una stalla (24 mq) e dal terreno annesso (61 mq) e si trova fuori zona
edificabile, raggiungibile a piedi in un'ora e 30 minuti di cammino su sentiero
di montagna. Di antica data, questa stalla è in muratura di pietra a vista, le
solette sono in travatura di legno, così come i serramenti. Il tetto è
crollato, mentre i pavimenti sono in sterrato ed in assito. Non v'è alcuna
installazione e lo stato di manutenzione è semplice.

Il valore cubimetrico di Fr. 40.-/mc x 85 mc (Fr. 3'400.-) è stato
determinato dall'ingegnere in base alle proprie conoscenze ed esperienza. Gli
85 mq di terreno sono stati valutati Fr. 10.-/mq (Fr. 850.-) tenendo in
considerazione tutti i fattori influenti, in particolare il superamento
dell'indice di sfruttamento. Il valore totale del fondo, arrotondato, ammonta a
Fr. 4'000.-.

 

RI 2 possiede una stalla fienile di 40 mq con terreno annesso di
205 mq pure sul fondo n. 493 RFD di __________ (doc. 44). Visto che detta
particella si trova nella medesima zona delle altre, la valutazione è stata
eseguita sulla base dei parametri usati dall'esperto anche per gli altri fondi.
Gli elementi costruttivi sono anch'essi i medesimi, così pure le installazioni.

I 140 mc della stalla, valutati Fr. 60.-/mc, danno un valore di
Fr. 8'400.-. Il terreno, ritenuto un valore medio di Fr. 6.-/mq, vale Fr.
1'470.- (Fr. 6.-/mq x 245 mq). Complessivamente, questo fondo ha un valore
venale, per arrotondamento, di Fr. 10'000.-.

 

L'ultima modifica apportata dall'Ufficio stima riguarda il mappale
n. 1005 RFD di __________ (doc. 38), costituito da un edificio di 27 mq ubicato
fuori zona edificabile raggiungibile dopo 3 ore di cammino su sentiero di
montagna. Questa piccola cascina, di antica data, in muratura con tetto a falde
in legno ricoperto di piode, non ha alcuna infrastruttura ed il grado di
manutenzione è normale.

Gli 80 mc della stalla sono stati valutati Fr. 15.-/mc in base
alle conoscenze ed all'esperienza del perito (Fr. 1'200.-), così pure i 27 mq di
terreno su cui è edificata, il cui valore, tenuto conto in particolare del
superamento dell'indice di sfruttamento, è stato fissato in Fr. 5.-/mq e quindi
in Fr. 135.-. Complessivamente, il valore di questo fondo assomma dunque a Fr.
1'300.-.

 

Gli altri fondi sono stati valutati il 20 settembre
2011 dall'Ufficio stima e, in assenza di nuovi elementi che non siano già stati
presi in considerazione dal perito, i valori venali allora stabiliti non sono
stati attualizzati, siccome tuttora giustificati.

                               2.8.   Con il ricorso gli assicurati
hanno contestato queste valutazioni, ritenendo che anche i nuovi valori
calcolati dall'Ufficio stima fossero ancora eccessivi. In particolare, essi
hanno rilevato che poiché questi immobili sono inagibili, la rettifica operata
dal perito sarebbe troppo modesta.

 

Nel dettaglio, essi evidenziano che il valore della casa già di
abitazione familiare (part. 226) sarebbe praticamente nullo, anche senza tenere
conto della situazione catastale, che la vede inserita come fondo soggetto a
pericoli naturali (doc. I pag. 5 punto 9 lett. b). Per questo motivo, nella
zona non viene più rilasciato alcun permesso di costruzione, ma di queste
caratteristiche l'esperto non ne ha tratte le debite conseguenze.

La casa è molto vecchia e sarebbe da ristrutturare totalmente. Il
tetto in piode sarebbe in pessimo stato con regolari infiltrazioni di acqua in
caso di precipitazioni. Il rifacimento del tetto, necessario a breve termine,
costerebbe Fr. 80'000.-/Fr. 100'000.-. L'impianto elettrico sarebbe da rifare
totalmente per un costo di Fr. 20'000.-. L'immobile non sarebbe isolato e le
finestre hanno i vetri semplici. Anche il sistema di riscaldamento a legno
sarebbe inadeguato. Come tutti i locali, anche la cucina ed il gabinetto
sarebbero da rifare.

È dunque impossibile, allo stato attuale, locare a terzi la casa e
ricavarne un reddito (doc. I pagg. 7 e 8 punto 12 lett. d).

 

Secondo gli assicurati, in generale i terreni agricoli non danno
reddito, poiché è impossibile affittarli e tanto meno venderli. Per le stalle,
i fienili e l'alpe (part. n. 493), nonostante le ricerche fatte, essi non hanno
trovato nessuno interessato all'acquisto.

 

Inoltre, i ricorrenti affermano che si debba tenere conto anche
delle conseguenze dell'iniziativa Weber, che limita la possibilità di vendere questi
immobili come residenze secondarie.

 

Quanto alla stalla edificata sul mappale n. 493 (doc. I pag. 6
punto 9 lett. c), per i ricorrenti la cubatura reale sarebbe di 94,50 mc
(contro i 140 mc stabiliti dal perito), perciò il valore sarebbe di Fr. 5'670.-
(94,50 mc x Fr. 60.-/mc) e non di Fr. 8'400.-.

Ritenuti 245 mq di terreno circostante a Fr. 6.-/mq, secondo gli
insorgenti il valore corrente dell'immobile sarebbe di Fr. 7'140.- e non di Fr.
10'000.- stabiliti dall'ingegnere, il quale ha ammesso che per valore del
terreno non poteva essere utilizzato il metodo della parità del prezzo di
acquisto e quindi ha proceduto con il confronto delle compravendite.

Tuttavia, non vi sono state compravendite recenti nella zona e
questo fondo si trova in alta montagna e l'alpe non è più utilizzato dal 1970.

Gli assicurati hanno inoltre rilevato che il perito ha indicato di
avere considerato il metodo delle classi di situazione con il calcolo alla
rovescia a partire dal valore di reddito, senza però precisare esattamente
come. In concreto non è invece possibile conseguire alcun reddito di tutti gli
immobili di loro proprietà.

Anche il valore della stalla è errato, dovendo essere nullo.

 

Per i fondi n. 105, n. 107, n. 227 e n. 228 RFD di __________, la
valutazione del terreno sarebbe esagerata, trovandosi in notevole pendenza e
non servendo a niente. V'è solo l'obbligo di tenerli puliti.

 

Gli stabili edificati sui mappali n. 106 e n. 399 sarebbero in
pessimo stato, con un tetto pericolante e quindi non più utilizzabili.

 

Esagerata, siccome servirebbe come deposito, è la valutazione delle
stalle che sorgono sui mappali n. 246 e n. 247.

 

I diroccati edificati sulle part. nn. 485, 489 e 491, in quanto tali, non avrebbero alcun valore. Inoltre, per il fondo n. 485 andrebbe ritenuto
soltanto la metà del suo valore, poiché la ricorrente lo detiene in
comproprietà in ragione di un mezzo.

 

Le part. n. 493 e n. 516 sarebbero state valutate in modo
esagerato, visto lo stato di conservazione ed il luogo molto discosto. Per il
fondo n. 493, la superficie reale dello stabile sarebbe di soli 27 mq, il tetto
in piode sarebbe in pessimo stato con infiltrazioni d'acqua. Così com'è,
sarebbe inutilizzabile.

Il rustico eretto sulla part. n. 516, di cui RI 2 detiene una
quota di comproprietà di 1/4, sarebbe stato sistemato a spese dell'altro
comproprietario.

 

Nemmeno il fondo n. 1005 RFD di __________ avrebbe valore, visto
che lo stabile è diroccato, è situato in alta montagna e non sarebbe utilizzato
da almeno 60 anni.

 

                               2.9.   Su queste critiche ha preso
posizione l'Ufficio stima il 3 ottobre 2013 (doc. V/1), interpellato dalla
Cassa di compensazione, affermando che esse non presentano nuovi elementi che
non siano già stati considerati dal perito incaricato di allestire le
osservazioni all'opposizione.

Inoltre, già durante l'incontro del 18 luglio 2013 erano stati
analizzati i vari aspetti riguardanti le valutazioni espresse nelle perizie del
20 settembre 2011 redatte dall'arch. __________, le successive contestazioni
contenute nell'opposizione dell'8 maggio 2013 e le osservazioni presentate
durante il sopralluogo. In base alle verifiche effettuate, l'ing. __________
aveva provveduto a modificare alcune valutazioni, come alcuni parametri che era
giusto correggere per meglio adattarli alla situazione reale. Queste modifiche
toccavano le part. nn. 226, 246, 485, 489, 491, 493 e 1005 RFD di __________,
mentre per tutti gli altri fondi, ossia i nn. 6, 10, 105, 106, 107, 148, 160,
161, 164, 221, 227, 228, 247, 274, 284, 374, 399, 474, 476, 488, 506, 516, 518
e 779 sempre RFD di __________, sono state confermate le valutazioni effettuate
nel 2011.

Rispondendo nel dettaglio il 3 ottobre 2013 alle censure sollevate,
il perito ha affermato che per quanto riguarda la cubatura della stalla sita
sulla part. n. 493 (doc. I punto 9 lett. c), la stessa è stata determinata considerando
la situazione catastale riportata nell'estratto RFD del Comune stesso, che è
stato oggetto di pubblicazione e di intimazione ai proprietari fondiari. Dallo
stesso l'ingegnere ha estrapolato la superficie della stalla che è di 40 mq;
considerando un'altezza di 3,5 ml la cubatura è stata definita in 140 mc.

Quanto all'obiezione che non vi sono state compravendite recenti
nella zona, se per zona si intende un luogo geografico ben definito (qui:
"__________"), essa è corretta. Tuttavia, l'esperto ha spiegato che
la zona non è intesa unicamente come luogo geografico ben definito, ma può
essere definita in vari modi. Le analisi dell'Ufficio stima delle compravendite
possono spaziare dall'analisi di un luogo geografico ben definito (comune,
quartiere, località, ecc.) al contesto dove si trova un oggetto (regione, zona
di montagna, zona di pianura, in riva ai laghi, ecc.). Nel caso concreto, le
analisi delle compravendite si sono concentrate sulla regione, subordinatamente
sulle zone di montagna, ecc.

 

Il perito si è poi chinato sulla valutazione della casa di
abitazione (part. n. 226, doc. I punto 12 lett. d), osservando che durante il
sopralluogo si era constatato lo stato di conservazione dell'edificio,
riscontrando che v'erano lavori di manutenzione da effettuare che, tuttavia,
non precludono l'uso della stessa. In effetti, un appartamento è abitato tutto
l'anno da una figlia dei ricorrenti, mentre l'altro viene utilizzato nei mesi
estivi da altri familiari o viene affittato, come constatato durante la visita
della casa.

Alla luce di queste considerazioni, l'Ufficio stima ha confermato
i valori venali fissati in precedenza.

 

                             2.10.   Nella "replica" del
13 novembre 2013 (doc. IX) i ricorrenti hanno rilevato che il perito non ha
considerato come siano necessari, se non addirittura indispensabili, degli
interventi di manutenzione straordinaria per potere permettere l'abitabilità o
la vendita della casa sita sulla part. n. 226 RFD di __________. Peraltro, tali
interventi sarebbero di difficile realizzo, perché comportano elevate spese. A
tale riguardo, gli assicurati hanno chiesto che sia sentito quale teste una
persona che ha lavorato per una ditta di costruzioni e che darebbe un parere
tecnico oggettivo.

Quanto alla catalogazione come fondo soggetto a pericoli naturali,
gli insorgenti hanno osservato che l'Ufficio stima ha sì evidenziato questa
circostanza, ma non ne ha specificato le caratteristiche né ne ha tratto le
debite conseguenze. A loro dire, il TCA deve invece considerare questa casa
come ubicata in una posizione di pericolo, tanto che per tale motivo non
vengono più rilasciati permessi di costruzione.

 

In merito agli altri fondi, poiché i ricorrenti hanno rilevato
come il perito non si sia espresso sulle eccezioni sollevate con il ricorso, se
non globalmente e genericamente, a loro dire le stesse mantengono la loro
validità.

L'Ufficio stima si è infatti pronunciato soltanto sulla part. n.
493 facendo riferimento ai dati risultanti dal Registro fondiario per
determinarne la superficie, mentre non ha verificato lo stato di fatto e del
valore per metro cubo.

 

Per il fondo n. 516, gli assicurati hanno ribadito che la
valutazione data sarebbe palesemente esagerata, visto lo stato di conservazione
ed il luogo molto discosto. Inoltre, il rustico sarebbe stato ristrutturato
interamente a spese dell'altro comproprietario e, tenuto conto che l'assicurata
è proprietaria solo di un quarto prima della riattazione, a suo carico vanno
computati Fr. 2'000.- anziché Fr. 18'000.-.

 

Quanto all'affermazione del perito secondo cui le analisi delle
compravendite si sono concentrate nella regione, tuttavia egli non ha
specificato di quali zone si tratti, perciò i ricorrenti non sono in grado di
verificare la sua valutazione, che è arbitraria.

 

Secondo gli insorgenti, dunque, per i loro immobili sarebbe stato
considerato quale valore commerciale corrente un valore fittizio, che quindi
viola la Costituzione federale, la CEDU e la LPC.

Di conseguenza, la rettifica del valore commerciale dei fondi da
Fr. 534'065.- a Fr. 433'965.- non è sufficiente.

 

Inoltre, lo specialista nemmeno ha messo in dubbio le esistenti
limitazioni dovute alla recente iniziativa Weber e quindi alla difficoltà a
vendere la casa di abitazione, definita secondaria.

 

Infine, non va dimenticato che i terreni agricoli non danno
reddito sia poiché è impossibile affittarli sia venderli. Alcuni prati sono
stati dati in comodato d'uso, ma per le stalle, i fienili e l'alpe, malgrado le
ricerche fatte, non si è trovato nessuno interessato all'acquisto né tanto meno
all'utilizzo.

 

                             2.11.   Secondo la prassi dell'allora
TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale), per determinare il valore
commerciale l'amministrazione deve far esperire una perizia da un ufficio competente.
Il TCA ha infatti dichiarato illegale la precedente prassi della Cassa, che
consisteva nell'aumentare sistematicamente del 30% il valore di stima
ufficiale. Applicando questo metodo, nel caso di nuove stime poteva risultare
un valore superiore a quello corrente (RDAT II-1995 pagg. 203 segg.).

 

L'Alta Corte ritiene che per la determinazione del valore corrente
degli immobili, l'ufficio cantonale deve sempre far capo allo stesso servizio
(STFA P 9/04 del 7 aprile 2004; SVR 1998 EL Nr. 5). Secondo la Massima Istanza,
sarebbe infatti inammissibile calcolare l'importo delle prestazioni
complementari in base a stime elaborate da autorità differenti (Pratique VSI
1993 pag. 137).

 

Nel Cantone Ticino, la Cassa cantonale di compensazione affida
detto compito all'Ufficio cantonale di stima.

In merito a ciò si osserva ancora che in casi riguardanti il
nostro Cantone, in cui il ricorrente aveva contestato la valutazione
immobiliare operata dall'Ufficio cantonale di stima, il TF(A) ha confermato
l'operato dei periti (STFA P 10/06 del 13 aprile 2007; STFA P 38/96 del 27
febbraio 1998).

 

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. 

Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore
di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio
quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del
25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

A proposito delle perizie
mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha già
avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da
medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozial-versicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito
che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli
esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le
loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01, U 330/01 del 25
febbraio 2003).

 

Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate
dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007).

 

La citata giurisprudenza del TFA deve valere per tutte le perizie
(cfr. ad esempio per la previdenza professionale: SVR 1998 LPP n. 16), e quindi
deve essere applicata anche a quelle esperite in ambito immobiliare (STCA 33.2011.6
del 19 ottobre 2011; STCA 33.2011.2 del 6 giugno 2011; STCA 33.2010.6 del 3
marzo 2011; STCA 33.2010.18 del 21 febbraio 2011; STCA 33.2010.16 del 7
febbraio 2011; STCA 33.2008.6 del 4 marzo 2009; STCA 33.1996.75 del 24 febbraio
1997).

 

                             2.12.   A mente della scrivente Corte,
chiamata ora a pronunciarsi, i summenzionati referti peritali del 20 settembre
2011, del 30 luglio 2013 e del 3 ottobre 2013 dell'Ufficio cantonale di stima
hanno tenuto in considerazione tutti i fattori, le caratteristiche e le peculiarità
della concreta fattispecie, quali l'importanza della località in cui giace la
proprietà, la situazione geografica e morfologica, i prezzi pagati nelle
contrattazioni di compravendita come pure il valore del fabbricato e le norme
pianificatorie dettate dal piano regolatore.

 

L'ing. __________, che ha rivalutato alcune delle 31 particelle
dei ricorrenti, ha esposto per la particella n. 226 RFD di __________,
consistente in una casa di abitazione, i criteri di valutazione generali e
particolari, la situazione catastale, le servitù e oneri fondiari, le menzioni,
il piano regolatore comunale, la descrizione del fondo, le caratteristiche dei
fabbricati descrivendoli indicando gli elementi costruttivi, le installazioni e
gli arredamenti nonché la suddivisione interna.

Tenuto conto di queste caratteristiche, l'ingegnere ha poi calcolato
il valore reale dei fabbricati e dei terreni, i costi secondari e di
sistemazione esterna, il reddito annuale ed il valore di reddito, tutti
elementi che hanno contribuito a definire il valore venale dei fabbricati e dei
terreni, quindi il valore venale totale della particella edificata.

 

Per gli altri mappali (nn. 246, 485, 489, 491, 493 e 1005),
consistenti in stalle fienili con terreni annessi, non sono stati calcolati il reddito
annuale ed il valore di reddito, ma il valore venale è stato determinato sulla
base della superficie e della volumetria.

Più dettagliatamente, come visto, per valutare il valore venale
l'ingegnere dell'Ufficio stima ha applicato il metodo tradizionale, che consiste
nel ponderare il valore reale (che si compone del valore dei fabbricati
principali e accessori, dei costi secondari, della sistemazione esterna e del
valore del terreno) con il valore di reddito.

 

La cubatura degli edifici è stata determinata sulla base del piano
catastale e del rilievo eseguito in loco. I valori cubimetrici unitari tengono
conto delle caratteristiche dell'immobile, della qualità delle opere
strutturali e delle finiture, degli impianti, del carattere architettonico e
della funzionalità dello stesso.

 

Il valore del terreno su cui sono edificati i subalterni è stato
determinato adottando il criterio del confronto delle compravendite, poiché il
criterio della parità del prezzo di acquisto non ha potuto essere applicato.

Esaminando le compravendite nelle zone limitrofe, tenendo in
considerazione tutti i fattori influenti e basandosi sulle proprie conoscenze
ed esperienze, il perito ha fissato per ciascuna proprietà il valore del
terreno.

 

Per la casa di abitazione eretta sulla part. n. 226, sono stati
inoltre aggiunti i costi secondari e di sistemazione esterna, ossia tutti quei
costi che non sono compresi nei fabbricati tra i quali i lavori preparatori, i
permessi, le tasse, i costi di finanziamento, le opere esterne (allacciamenti,
muri di sostegno, accessi, piazzali, giardino).

 

Il reddito è di regola determinato sulla parità del reddito
percepito e sulla scorta dei contratti di locazione esistenti, siccome corrispondenti
alle pigioni in uso nelle località o nel quartiere per oggetti paragonabili. Il
perito ha esaminato la situazione e dei tre criteri adottabili ha optato per il
criterio del confronto dei contratti d'affitto esistenti per oggetti
paragonabili (Fr. 900.- x 12 mesi).

Ritenuto un tasso di capitalizzazione del 5% (tasso ipotecario
aumentato dei tassi aggiuntivi a seconda del genere di costruzione), lo
specialista ha determinato il valore di reddito (come detto, solo per la part.
n. 226).

 

Tenuto quindi conto del valore reale e del valore di reddito, l'Ufficio
stima ha ottenuto il valore venale dell'intera particella n. 226, arrotondandolo
in Fr. 240'000.-.

 

Queste perizie, ed in particolare la seconda e la terza dell'ing. __________,
appaiono chiare, complete ed esaurienti, sia nell'esame generale dei fondi sia
nella descrizione dei fabbricati, come pure nella calcolazione aritmetica dei
valori determinanti.

 

A questo proposito, il Tribunale rileva che le argomentazioni sollevate
dagli assicurati non sono in grado di contrastare i dati esibiti dall'Ufficio
stima né con la seconda perizia, né tanto meno con la terza, in cui l'esperto
ha fornito minuziose spiegazioni. Soprattutto, non va dimenticato che il
contenuto del referto del 20 settembre 2011 è stato in parte modificato il 30
luglio 2013 dall'Ufficio stima medesimo, nuovamente interpellato dalla Cassa di
compensazione sulla valutazione delle particelle in questione.

 

Inoltre, va evidenziato che l'Ufficio stima si è comunque pronunciato
sulle censure dei ricorrenti spiegando loro - ed anche personalmente alle
figlie, in loco - nel dettaglio i calcoli e le metodologie adottate per
valutare le loro proprietà.

 

D'avviso del TCA, quindi, le motivazioni addotte dagli insorgenti
non sono atte a contrastare con certezza le chiare, dettagliate e soprattutto
concrete spiegazioni fornite dall'ingegnere che, va ricordato, si è pure
personalmente recato sul posto per valutare gli immobili sia esternamente che
internamente. Il suo apprezzamento si è pertanto basato su circostanze reali.

 

Ritenuto, inoltre, come nelle sue valutazioni il perito abbia considerato
tutte le peculiarità rilevanti (in parte anche sollevate dai ricorrenti) quali
gli accessi ai fondi, l'insolazione, la vista e l'orientamento, la
sistemazione, le condizioni di manutenzione, gli elementi costruttivi, le
diverse installazioni e gli arredamenti, e l'inserimento in zona di pericoli
naturali, occorre concludere che le perizie dell'Ufficio stima (in particolare
del 2013) sono corrette.

 

Oltre a ciò, dagli atti formanti l'incarto non si evincono
elementi tali da mettere in discussione la correttezza delle predette perizie,
che si basano su accertamenti approfonditi, esperiti da specialisti nel ramo, i
quali si sono fondati su criteri generalmente applicabili in questo ambito,
ponderando tutti gli usuali parametri. I referti peritali giungono inoltre a
conclusioni logiche, conformemente a quanto stabilito dai succitati criteri
giurisprudenziali e si sono confrontati con le osservazioni fatte dai
ricorrenti che, però, si sono limitati a semplici allegazioni verbali e fotografiche
(doc. A16), che attestano lo stato degli immobili che il perito ha comunque già
preso in considerazione durante il sopralluogo del 18 luglio 2013, non
corroborando invece le proprie affermazioni da prove documentali tecniche redatte
da specialisti in materia che si confrontino con le perizie.

 

Per esempio, affermare che un terreno "si trova in
notevole pendenza e non serve a niente, vi è solo l'onere di tenerlo pulito."
(doc. I pag. 8 lett. e), non basta per considerare il suo valore venale come nullo
come preteso dagli assicurati.

 

Per altri fondi, gli insorgenti hanno dichiarato che la
valutazione data dall'Ufficio stima è esagerata, visto che gli edifici servono
soltanto come deposito (doc. I pag. 8 lett. f e g) oppure sono dei diroccati
(doc. I pag. 8 lett. i, lett. j, lett. k). Tuttavia, non va dimenticato che
ogni fondo è costituito da un terreno annesso e da un edificio a cui il perito,
considerati tutti gli elementi del caso, ha comunque attribuito un valore venale,
seppure minimo.

 

Anche la dichiarazione secondo cui l'iniziativa Weber porterebbe
delle limitazioni alla vendita degli immobili dei ricorrenti è troppo vaga,
visto che non è data a sapere la situazione concreta in quel Comune e quindi se
la quota massima del 20% di abitazioni secondarie accettata l'11 marzo 2012 da popolo
e Cantoni sia superata. Inoltre, trattandosi di un'abitazione (primaria) già
esistente (part. n. 226), una sua ristrutturazione non dovrebbe essere impedita
dal nuovo articolo costituzionale inteso a limitare la costruzione di nuove abitazioni
secondarie. Ad ogni modo, le disposizioni transitorie del nuovo
art. 75b Cost. fed. (art. 197 n. 9 cpv. 1 Cost. fed.) prevedono un termine di
due anni per l'emanazione delle necessarie disposizioni d'esecuzione - che sono
state concretizzate dal disegno di legge federale sulle abitazioni secondarie del
19 febbraio 2014 (FF 2014 2065) -, perciò è ancora
prematuro pronunciarsi sulle conseguenze di tale iniziativa costituzionale sui
fondi dei ricorrenti.

 

Eccessive sono poi le contestazioni mosse dagli assicurati alle puntuali
precisazioni fatte dall'ing. __________ sul metodo di valutazione che egli ha adottato
paragonando i loro fondi con le compravendite recenti nella zona, quando essi affermano
che l'Ufficio stima "non precisa quali zone e dunque non permette di
controllare la sua valutazione che risulta dunque arbitraria" (doc. IX
pag. 4 punto 2.1).

 

Non è neppure vero che l'impianto elettrico dell'abitazione ha dei
gravi difetti che ne impediscono la locazione (doc. XIII pag. 6).

In effetti, la verifica esperita in data 5 aprile 2013 dalla __________
di __________ (doc. A9) ha sì riscontrato numerosi difetti, ma tutti sono di
poco conto, tanto che il grado di pericolo indicato per quasi tutte queste
lacune era pari a 2, ovvero "non conforme alle norme, da sistemare entro
il termine assegnato", mentre per solo quattro difetti è stato assegnato
il grado 3 "consigliato per aumentarne la sicurezza". Nessun difetto rilevato
rientra invece nel grado 1 "pericolo per le persone, eliminare
immediatamente.".

 

Va rilevato che lo stato di manutenzione degli arredamenti dei
bagni e della cucina della casa d'abitazione sita sul mappale n. 226 è stato
definito dal perito come normale ed il grado delle rifiniture della casa come
semplice, ma ciò non vuole ancora dire che i servizi siano inadeguati (doc.
XIII pag. 6) o che si debbano eseguire interventi straordinari per rendere
abitabile la casa (doc. I pag. 8 lett. c).

 

Tanto è vero che da un lato gli assicurati hanno per esempio
affermato che la casa di abitazione necessita di interventi di manutenzione
straordinaria per poterla vendere o affittare, ma d'altro lato hanno indicato
che tanto l'appartamento al piano terra quanto quello al piano superiore sono,
rispettivamente, l'uno abitato tutto l'anno da una figlia e l'altro utilizzato
d'estate da un'altra figlia (doc. IX punto 6).

 

Infine, trattandosi di una questione puramente interna fra i
comproprietari sapere che sia stato l'altro comproprietario del fondo n. 516 (quota
di 6/8) a procedere, a sue spese, alla riattazione di tutto l'edificio, per il
diritto alle prestazioni complementari questa circostanza è totalmente
ininfluente, visto che di tale miglioria beneficia pure RI 2, comproprietaria
dei restanti 2/8. È quindi corretto che si tenga conto del valore venale
dell'intero fondo, stato nel 2013 e quindi dopo l'avvenuto riammodernamento, e
non prima che tale intervento avvenisse.

 

Anche la circostanza che alcune stalle e fienili sono diroccate e
con tetto crollato è stata debitamente tenuta in considerazione dall'esperto
nella sua valutazione, così come chiaramente indicato nelle descrizioni delle
singole perizie agli atti.

 

Per tutte le suesposte ragioni, il TCA non ha motivo per scostarsi
da queste conclusioni peritali, che risultano pienamente affidabili dato che,
va qui ancora ribadito, la Cassa cantonale di compensazione assegna detto
compito all'Ufficio cantonale di stima e quindi a persone competenti ed il
Tribunale federale (delle assicurazioni) ha confermato l'operato dei periti dell'Ufficio
cantonale di stima e la loro indipendenza (STFA P 10/06 del 13 aprile 2007;
STFA P 38/96 del 27 febbraio 1998).

 

A mente del Tribunale, la Cassa di compensazione, e per essa
l'Ufficio stima, ha quindi agito correttamente nella valutazione della sostanza
dei ricorrenti. Pertanto, il perito arch. __________ dapprima e l'ing. __________
poi, hanno attentamente valutato gli immobili degli assicurati - peraltro alla
presenza delle loro figlie, spiegando la metodologia adottata ed i principi
applicabili in ambito di prestazioni complementari (che divergono dai principi
adottati dall'autorità fiscale) - e dunque nessun valore fittizio è stato
ritenuto dall'amministrazione.

 

Questo Tribunale può pertanto considerare affidabili le perizie
del 30 luglio 2013 allestite dall'ing. __________ dell'Ufficio stima il quale, dopo
sopralluogo, ha modificato i referti approntati dal collega arch. __________ il
20 settembre 2011 per quanto concerne le particelle n. 226 (da Fr. 330'000.- a Fr.
240'000.-), n. 246 (da Fr. 17'000.- a Fr. 20'000.-), n. 485 (da Fr. 6'000.- a Fr.
3'000.-), n. 489 (da Fr. 4'000.- a Fr. 2'000.-), n. 491 (da Fr. 6'000.- a Fr.
4'000.-), n. 493 (da Fr. 16'000.- a Fr. 10'000.-) e n. 1005 (da Fr. 3'400.- a Fr.
1'300.-) di __________, per un totale di Fr. 280'300.-.

 

Gli altri fondi, quasi tutti di proprietà di RI 2, già valutati
nel 2011 (n. 6: Fr. 1'500.-, n. 10: Fr. 5'600.-, n. 105: Fr. 4'400.-, n. 106:
Fr. 35'000.-, n. 107: Fr. 5'000.-, n. 148: Fr. 2'200.-, n. 160: Fr. 2'700.-, n.
161: Fr. 3'400.-, n. 164: Fr. 2'000.-, n. 221: Fr. 3'300.-, n. 227: Fr.
30'000.-, n. 228: Fr. 12'000.-, n. 247: Fr. 8'600.-, n. 274: Fr. 3'800.-, n. 284:
Fr. 2'300.-, n. 374: Fr. 235.-, n. 399: Fr. 27'000.-, n. 474: Fr. 400.-, n. 476:
Fr. 500.-, n. 488: Fr. 70.-, n. 506: Fr. 40.-, n. 516: Fr. 18'000.-, n. 518:
Fr. 70.- e n. 779: Fr. 50.-, tutti RFD di __________), non sono invece stati
modificati nel 2013, perciò vanno confermati i valori venali a suo tempo
determinati, per un totale di Fr. 168'165.-.

 

Ne discende che le lamentele degli insorgenti sull'eccessiva valutazione
di questi trentuno immobili, peraltro corretta dal perito da Fr. 534'065.- a Fr.
448'465.-, devono essere respinte.

 

Visto quanto precede, il valore venale della sostanza immobiliare
detenuta in (com)proprietà dai ricorrenti deve essere fissato nell'importo di Fr.
433'465.- (part. n. 485: Fr. 3'000.- x 1/2 e part. n. 516: Fr. 18'000.- x
2/8).

                             2.13.   Occorre
ora determinare la sostanza netta computabile ai ricorrenti in virtù dell'art.
11 cpv. 1 lett. c LPC.

 

Le prestazioni complementari hanno per scopo la
copertura dei bisogni vitali. Di conseguenza, per il calcolo del diritto a
prestazioni si considerano di massima - eccezion fatta per l'ipotesi di
rinuncia (art. 11 cpv. 1 lett. g LPC) - soltanto i redditi effettivi e i beni
patrimoniali esistenti di cui il richiedente può liberamente disporre (Urs Müller, Rechtsprechung des
Bundesgericht zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über
Ergänzungsleistungen zur Alters-, Hinterlassenen- und Invalidenversicherung, 2a
ed., 2006, pag. 113 n. 357).

 

Secondo il TF (9C_806/2010 del 31 maggio 2011
consid. 4.2), analogo discorso deve di riflesso valere per il riconoscimento
delle spese e quindi anche dei debiti. L'art. 11 cpv. 1 lett. c LPC ordina che
sia computata come reddito una parte della sostanza netta. Dalla sostanza lorda
vanno dunque dedotti i debiti. Soltanto i debiti comprovati con certezza sono
però deducibili (SVR 2011 EL n. 2 pag. 5 consid. 3.3; cfr. pure le direttive
dell'UFAS sulle prestazioni complementari all'AVS e all'AI [DPC]; Erwin Carigiet/Uwe Koch,
Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, 1995, pag. 139). Debiti incerti o il cui
importo non è ancora accertato non possono per contro essere presi in
considerazione. Sarebbe difatti inconciliabile con il senso e lo scopo del
disposto ammettere che la sola possibilità che un debito esista, diminuisca la
sostanza consumabile. Un debito incerto o il cui importo non è ancora definito
non ha ancora sufficientemente consistenza per giustificare il privilegio della
copertura debitoria sulla consumabilità della sostanza. La priorità della
funzione compensatrice della sostanza deve limitarsi ai casi in cui l'esistenza
e/o l'entità del debito sono accertati (Ralph
Jöhl, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, in Soziale Sicherheit SBVR, vol.
XIV, 2007, pag. 1793 seg.).

 

In concreto, i ricorrenti hanno fatto valere che al
30 giugno 2013 avevano un debito di Fr. 225'173.- nei confronti delle figlie e
che al 31 dicembre 2013 questo debito era lievitato a Fr. 255'961,10, debito
che, a loro dire, deve andare a diminuire la sostanza lorda degli immobili.

Detto importo è costituito dalle differenza fra i
costi di soggiorno alla casa di riposo __________ e le spese mediche da una
parte e le entrate costituite dalla rendita AVS e dall'assegno per grandi
invalidi dall'altra parte (doc. A12).

Questo scoperto, calcolato tra il 1° gennaio 2009 ed
il 30 giugno 2013 rispettivamente il 31 dicembre 2013 e valido per entrambi gli
assicurati, sarebbe stato assunto dalle loro figlie.

 

Di questa circostanza, tuttavia, non v'è alcuna
prova agli atti e, come visto, soltanto i debiti comprovati con certezza sono
deducibili (SVR 2011 EL Nr. 2 consid. 3.3). Di conseguenza, poiché
l'onere della prova spetta a chi intende far valere un diritto (art. 8 CC),
ritenuto che i ricorrenti non hanno saputo apportare una semplice dichiarazione
che attesti questo debito nei confronti delle figlie e che nemmeno
la notifica di tassazione IC 2011 (doc. A13) contempla dei debiti (personali) a
carico degli assicurati, non è possibile ritenere l'esistenza del preteso
debito di oltre Fr. 200'000.- a loro carico.

 

I ricorrenti si avvalgono pure dell'art. 328 cpv. 1 CC (doc. I
pag. 12), secondo cui i parenti in linea ascendente e discendente e i fratelli
e le sorelle sono tenuti vicendevolmente a soccorrersi quando senza di ciò
fossero per cadere nel bisogno.

 

A proposito dell'obbligo di assistenza tra parenti, nella sentenza
P 76/01 del 9 gennaio 2003 consid. 3.1 il Tribunale federale delle
assicurazioni ha già avuto modo di statuire che un eventuale obbligo
d'assistenza di un figlio da parte dei genitori ai sensi dell'art. 328 segg. CC
non può costringere quest'ultimi all'indigenza, essendo il suddetto onere a
norma dell'art. 329 cpv. 1 CC esigibile solo compatibilmente con le condizioni
economiche degli obbligati. Provvedere oltre i limiti prescritti da questa
norma al sostegno di un parente prossimo, rappresenta un obbligo morale che non
costituisce donazione, ma se è tale da comportare uno stato d'indigenza in
colui che se ne fa carico è configurabile quale rinuncia, senza idoneo motivo,
a sostanza o a parte di essa (RDAT 1994 I 77 188).

L'assistenza tra parenti in linea ascendente e discendente vale dunque
soltanto per chi vive in condizioni agiate (Basler Kommentar, 2002, ad art. 328
ZGB n. 15).

In proposito va rilevato che siccome il concetto del dovere di
assistenza tra parenti è in sé problematico e non si adatta più ai tempi
attuali, la nozione di "condizioni agiate" deve essere interpretata
in senso stretto (STCA 33.2010.2 del 19 agosto 2010 consid. 2.9).

La Conferenza svizzera per l'aiuto sociale 2000, nelle sue direttive
in vigore dal 1° gennaio 2001, ha proposto agli organi dell'aiuto sociale di
considerare che le persone sono in grado di contribuire al mantenimento dei loro
parenti a partire da un reddito imponibile di Fr. 60'000.- per le persone sole
e di Fr. 80'000.- per le coppie, a cui si deve aggiungere l'ammontare di Fr.
10'000.- per ogni figlio minorenne o in formazione (Basler Kommentar, ad art.
328 ZGB n. 15b e 17).

Nella fattispecie in esame, tuttavia, i ricorrenti si trovano
nella situazione opposta, ovvero sono loro che sono assistiti dai propri
parenti e non il contrario, ovvero gli assicurati non provvedono al
mantenimento di parenti in linea ascendente o discendente.

 

Senza che occorra qui esaminare se le figlie che, a loro dire,
sopperiscono agli scoperti cagionati dalla degenza dei genitori in casa
anziani, siano in grado di contribuire al loro mantenimento secondo le
summenzionate direttive del COSAS, il TCA rileva che, in virtù dell'art. 11
cpv. 3 lett. a LPC, fra i redditi non sono computate le prestazioni dei parenti
giusta gli art. 328-330 CC.

Ciò significa che quanto gli assicurati ricevono dai parenti a
titolo di mantenimento non deve essere computato nei loro redditi.

Analogamente, dunque, d'avviso di questo Tribunale, non è
possibile considerare le prestazioni dei parenti giusta gli artt. 328-330 CC quale
debito e quindi imputarle nella sostanza lorda dei ricorrenti.

 

D'altronde, come ha osservato la Cassa di compensazione (doc. XV),
se si ammettesse l'esistenza del debito segnalato dagli assicurati si
riconoscerebbero loro indirettamente maggiori spese rispetto a quelle previste
dall'art. 10 LPC e dal Decreto esecutivo cantonale del 19 dicembre 2012 sulla
LPC, in vigore dal 1° gennaio 2013, che concretizza le norme federali.

 

In effetti, se si riconoscesse la differenza della tassa
giornaliera di degenza fra l'importo applicato dalla Casa di riposo __________
ai coniugi RI 1 (Fr. 100.-) e l'ammontare che il Cantone Ticino riconosce agli assicurati
ospiti di case per anziani o case di cura (Fr. 84.-), si svuoterebbe il
principio che prevede che soltanto le spese espressamente elencate all'art. 10
LPC possono essere riconosciute agli assicurati per il calcolo del loro diritto
alle prestazioni complementari, essendo la lista dei costi computabili (spese
riconosciute) ai fini del calcolo della PC, elencati all'art. 10 LPC, esaustiva
(STF 9C_945/2011 dell'11 luglio 2012 consid. 5.1; SVR 2011 EL Nr. 2). Inoltre,
questa disposizione è di diritto federale imperativo (Carigiet, Ergänzungsleistungen
zur AHV/IV, Zurigo 1995, pag. 135; Carigiet/Koch, Ergänzungsleistungen
zur AHV/IV, Supplemento, Zurigo 2000, pag. 83; N. 3001 DPC), perciò non è
possibile derogarvi.

Di conseguenza, tutte le spese che non risultano nell'elenco di
cui al citato art. 10 LPC non possono essere ammesse in deduzione a
favore degli assicurati.

 

Con il fabbisogno vitale (limite di reddito) per le persone non collocate
in istituti (Fr. 19'210.- nel 2013 e nel 2014) si deve dunque sopperire a tutto
quanto non è possibile far fronte tramite i costi speciali previsti dalla legge
(quali il vitto, i vestiti, il mobilio, il telefono, il canone radio-TV, la
responsabilità civile, l'acqua, la luce, i rifiuti, l'automobile, ecc.; cfr. Carigiet,
Ergänzungs-leistungen zur AHV/IV, pag. 23 N. 74, in: Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Soziale Sicherheit, Basilea 1998), essendo un
importo che è appositamente destinato a coprire il fabbisogno minimo degli
assicurati.

 

Per coloro che sono degenti in ospedale o in istituto, invece,
vanno utilizzate le spese personali. L'importo della tassa giornaliera (Fr. 84.-
in casa anziani o case di cura o Fr. 100.- se l'assicurato è ospite in un
istituto per invalidi, art. 2 del citato DE del 19 dicembre 2012) è infatti
destinato al pagamento della pura retta giornaliera degli istituti o ospedali,
corrispondendo nella maggior parte dei casi proprio al costo effettivo della
degenza e quindi non lasciando margine per far fronte ad altre spese supplementari
(STCA 33.2012.14 del 9 gennaio 2013; STCA 33.2011.8 del 20 settembre 2011).

 

Nel caso concreto, questo ammontare
assomma a Fr. 2'280.- (Fr. 190.- x 12) per ciascun ricorrente e rappresenta l'importo
massimo annuo a cui gli assicurati hanno diritto per fare fronte alle altre
spese personali menzionate nei loro scritti ricorsuali.

Ciò significa che, oltre alla retta per degenti in istituto, alle
spese personali, all'importo forfetario annuo per l'assicurazione obbligatoria
delle cure medico-sanitarie (ma non anche per l'assicurazione malattia
complementare) e alle spese di manutenzione e, semmai, al fabbisogno vitale, alla
pigione e agli interessi ipotecari, non è possibile riconoscere
espressamente agli assicurati altre spese che esulino dalla lista
contemplata dall'art. 10 LPC. La legge ha infatti dovuto fissare un tetto
massimo di copertura delle spese riconosciute, al fine di evitare di creare
disuguaglianze di trattamento fra i beneficiari, per esempio con assicurati che
potrebbero pretendere il riconoscimento ed il rimborso di ogni tipo di spesa di
carattere personale con la conseguenza di magari andare oltre all'obiettivo
delle PC, che è quello di garantire un reddito minimo per far fronte ai propri
fabbisogni vitali.

Alla stessa stregua, non è possibile riconoscere ai ricorrenti una
somma maggiore di quella stabilita dal Decreto esecutivo sulla LPC in essere
dal 1° gennaio 2013, secondo cui, come visto, agli ospiti delle case per anziani
o case di cura è riconosciuta una retta giornaliera massima computabile di Fr.
84.-, e ciò indipendentemente dal costo effettivo fatturato agli assicurati dall'istituto
(docc. A17 e A18).

La richiesta degli insorgenti di tenere conto di una tassa annua
di Fr. 51'757.- contro i Fr. 30'660.- ritenuti dalla Cassa cantonale di
compensazione deve dunque essere respinta.

 

Medesima sorte va applicata alla censura relativa alle spese
personali di Fr. 2'280.- riconosciute ai coniugi, che sono state ritenute
insufficienti per fronteggiare i loro bisogni. A suffragio della propria tesi,
gli assicurati hanno invocato l'applicazione dell'art. 5 cpv. 2 lett. b OPGA,
che prevede un importo per spese personali di Fr. 4'800.- all'anno (doc. I pag.
11).

 

Tuttavia, questa norma si riferisce al calcolo da effettuare nel caso
di una domanda di condono e meglio quando si deve verificare la grave
difficoltà ai sensi dell'art. 25 cpv. 1 LPGA di restituire le prestazioni
indebitamente percepite dall'assicurato. Seppure l'art. 5 OPGA rinvii proprio
alla LPC, questo disposto non ha comunque nulla a che vedere con le spese
personali riconosciute in ambito di prestazioni complementari alle persone che
sono degenti in case per anziani o di cura (Fr. 190.- al mese) rispettivamente
in istituti per invalidi (Fr. 300.- al mese).

 

Nemmeno pertinente è il riferimento all'art. 17 OPC-AVS/AI citato
dagli insorgenti, che non ha alcuna attinenza con le spese personali per gli
assicurati ospiti di case di cura o istituti.

 

Dagli importi correttamente determinati dall'amministrazione non è
dunque possibile scostarsi, indipendentemente dal fatto che essi non coprano
interamente le spese effettive sopportate dai ricorrenti.

 

                             2.14.   Per principio, l'importo
applicabile per il fabbisogno vitale non è determinato secondo il tipo di rendita
dell'AVS o dell'AI del richiedente le prestazioni, ma in base alle sue
condizioni personali.

 

Nel caso di specie, i ricorrenti vivono dal 20 marzo 2009 (doc. 1)
in una casa anziani.

Va quindi applicato l'art. 9 cpv. 3 LPC, secondo cui se uno o
entrambi i coniugi vivono in un istituto o in un ospedale, la prestazione complementare
annua è calcolata separatamente per ogni coniuge. Pertanto, la sostanza
è attribuita per metà ad ognuno dei coniugi e, di norma, le spese
riconosciute ed i redditi computabili sono divisi a metà.

Gli artt. 1a, 1b e 1c OPC-AVS/AI
specificano questi principi.

Come già esposto, infatti, i redditi dei coniugi vanno sommati
ed il totale va ripartito per metà tra ciascuno di essi (art. 1b cpv. 1
OPC-AVS/AI), mentre le spese riconosciute vanno imputate al coniuge al
quale si riferiscono, a meno che una spesa concerni entrambi i coniugi e quindi
essa è computata per metà per ciascuno (art. 1c cpv. 1 OPC-AVS/AI).

 

I NN. 3142.01-3142.10 DPC (Direttive sulle prestazioni complementari
all'AVS/AI, edite dall'UFAS, valide dal 1° aprile 2011, stato 1° gennaio 2014),
riprendono e precisano le norme legali esposte e l'Allegato 5.2 a pag. 200 riporta un esempio di calcolo PC per una coppia degente in istituto (per un esempio di
calcolo nel caso in cui un coniuge viva al domicilio e l'altro in un istituto,
cfr. Allegato 5.3: STCA 33.2012.14 del 9 gennaio 2013).

 

Nel dettaglio, questo esempio separa i calcoli, procedendo con la
determinazione della base di calcolo comune e poi con la base di calcolo individuale
per stabilire il diritto alle PC.

 

Per la base di calcolo comune, da un lato va determinato il
consumo di sostanza da inserire nei redditi, dall'altro i redditi.

 

Il consumo di sostanza va stabilito partendo dalla sostanza
di entrambi i coniugi, sia essa mobile o immobile, a cui dedurre gli eventuali
debiti (ipotecari), per giungere alla sostanza netta.

Per stabilire la sostanza computabile occorre poi dedurre la
franchigia per coniugi di Fr. 60'000.- (art. 1b cpv. 2 OPC-AVS/AI). Il consumo
di sostanza da inserire nei redditi corrisponde, in specie, ad 1/5 della
sostanza computabile, trattandosi di persone al beneficio della rendita AVS che
vivono in un istituto o in un ospedale (conformemente alla possibilità offerta
ai Cantoni di derogare all'art. 11 cpv. 1 lett. c LPC, il Cantone Ticino ha
emanato l'art. 3a lett. a LALPC (RL 6.4.5.3), che prevede una ripartizione di
1/5 della sostanza netta per i beneficiari di rendite AVS che vivono in un
istituto, norma che ha ripreso all'art. 6 DE sulla LPC del 19 dicembre 2012).

Concretamente, partendo dai dati suesposti, la sostanza lorda deve
essere fissata in Fr. 433'465.- e, accertata l'assenza di debiti comprovati,
anche la sostanza netta è di pari importo.

Deducendo poi la franchigia per coniugi di Fr. 60'000.-, si
ottiene una sostanza computabile di Fr. 373'465.-. Il consumo di sostanza
conteggiabile nei redditi (Fr. 373'465.- x 1/5) ammonta pertanto a Fr. 74'693.-.

 

Quanto ai redditi, vanno ritenute le rendite AVS di
entrambi i coniugi pari a Fr. 16'956.- per ciascuno, il valore di reddito delle
proprietà fondiarie stabilito in Fr. 10'800.- dall'Ufficio stima per la part.
n. 226 RFD di __________ (doc. 64) (tuttavia, in tale evenienza il TCA
peggiorerebbe la situazione degli assicurati determinata con la decisione su
opposizione perciò, visto che tale procedere è solo una facoltà del Tribunale, essendo
più favorevole agli interessati va qui mantenuto il valore locativo di Fr.
4'900.- fissato in sede fiscale dalla notifica di tassazione IC 2012 (doc. A13)
e ritenuto dalla Cassa in virtù dell'art. 12 cpv. 1 OPC-AVS/AI, ciò che porta comunque
a respingere la censura dei ricorrenti secondo cui questo valore sarebbe nullo
a causa dell'impossibilità di locare la casa edificata sulla part. n. 226, di
cui già si è detto nei considerandi che precedono) ed il consumo di sostanza di
Fr. 74'693.-, per un totale dei redditi della coppia di Fr. 113'505.-.

 

Nella base di calcolo individuale, vanno conteggiate le
spese riconosciute ed i redditi computabili di ciascun coniuge.

 

Nelle spese, oltre alla retta giornaliera ed alle spese
personali di cui si è già detto, vanno inserite le spese di manutenzione che,
in virtù dell'art. 16 OPC-AVS/AI, vanno determinate in base al tasso
forfettario dell'imposta cantonale diretta fissato dal Cantone di domicilio o,
qualora la legislazione cantonale non preveda alcuna deduzione forfettaria, fa
stato quella dell'imposta federale diretta.

Nel Cantone Ticino, l'art. 31 cpv. 4 LT prevede la possibilità di avvalersi
di una deduzione complessiva nei limiti fissati dal Consiglio di Stato invece
della somma effettiva delle spese e dei premi concernenti i beni immobili
privati. L'art. 2 RLT fissa questa deduzione complessiva nel 15% (10% dal 1°
gennaio 2014) del reddito lordo dell'immobile (pigioni o valore locativo) se,
alla fine del periodo fiscale, l'immobile risale al massimo a 10 anni prima
rispettivamente nel 25% (20% dal 1° gennaio 2014) se l'immobile ha più di 10
anni.

Nel caso di specie va dunque considerato il 25% del valore
locativo degli immobili dei ricorrenti, mentre non è possibile dedurre le spese
effettive di manutenzione (N. 3260.02 DPC) di oltre Fr. 7'000.- che essi hanno sostenuto
nel 2011 (doc. I pagg. 11 e 13, doc. A13: IC 2011). Peraltro, detto periodo
esula dal diritto alle PC qui analizzato, decorrente dal 1° febbraio 2013 in virtù dell'art. 12 cpv. 1 LPC, ovvero dal primo giorno del mese in cui è stata depositata la domanda
(doc. 1).

 

Inoltre, quale base di calcolo va ritenuto il valore locativo fiscale
di Fr. 4'900.- determinato giusta l'art. 12 cpv. 1 OPC-AVS/AI.

Questo valore si riferisce alla sola abitazione eretta sul mappale
n. 226 RFD di __________, per la quale l'Ufficio stima ha stabilito un valore
di reddito di mercato di Fr. 10'800.- all'anno (di cui già si è detto in
precedenza e che confuta la tesi ricorsuale di totale assenza di valore
locativo di questo immobile per non essere locabile per gravi difetti
dell'impianto elettrico, del riscaldamento, per l'inadeguatezza dei servizi e la
mancata isolazione del tetto dal quale penetra acqua, doc. I pag. 12), mentre
gli altri edifici - alcuni diroccati, altri in cattivo stato di conservazione (doc.
I pag. 11) - ed i terreni, come evidenziato nelle perizie immobiliari agli
atti, non danno luogo ad alcun reddito della sostanza.

 

Nei redditi va inserita, per ciascun assicurato, la metà
del reddito dei coniugi determinato in precedenza, oltre alla partecipazione
dei costi della degenza in casa anziani da parte della Cassa malati. In
concreto, però, non è dato a sapere se la Cassa malati versi effettivamente ai
ricorrenti un importo giornaliero a causa della degenza in istituto. Visto
l'esito del ricorso, il TCA non ritiene opportuno chinarsi sul tema della
verifica di tale importo.

 

 

                                                               moglie                  marito

                                                               (casa
anziani)      (casa anziani)

Spese

Retta
giornaliera: Fr. 84 x 365               Fr.    30'660.-       Fr.    30'660.-

Spese
personali: Fr. 190 x 12               Fr.      2'280.-       Fr.      2'280.-

Contributo
assicurazione malattia         Fr.      4'644.-       Fr.      4'644.-

Spese di
manutenzione di fabbricati

(25%
x Fr. 4'900.-)                                 Fr.        613.-       Fr.         613.-

Totale
spese                                        Fr.   38'197.-       Fr.   38'197.-

 

Redditi

Metà dei
redditi dei coniugi: 113'505     Fr.    56'752.-       Fr.    56'752.-

Totale
redditi                                       Fr.   56'752.-       Fr.   56'752.-

PC
annua

Spese -                                                  Fr.    38'197.-       Fr.    38'197.-

Redditi                                                   Fr.    56'752.-       Fr.    56'752.-

PC di diritto all'anno                        Fr.            0.-       Fr.            0.-

Eccedenza di entrate                         Fr.  18'555.-       Fr.  18'555.-

 

La Cassa ha agito correttamente eseguendo il calcolo separato del
diritto alle PC dei coniugi RI 1, sommando i loro redditi e, come per la sostanza,
suddividendoli su ciascun assicurato.

La conclusione a cui l'amministrazione è giunta con la decisione
su opposizione impugnata, sostanzialmente identica a quella a cui è giunto qui
il Tribunale, va dunque confermata.

 

Da quanto precede discende che non v'è spazio per concedere agli
assicurati una prestazione complementare, dato che i loro redditi computabili
superano le spese riconosciute (art. 9 LPC).

 

                             2.15.   A sostegno delle proprie tesi
secondo le quali avrebbero diritto alle prestazioni complementari, gli
insorgenti hanno sollevato inoltre la circostanza che sarebbe stato violato
l'art. 34quater vCost. fed.,
secondo cui le rendite devono compensare adeguatamente il fabbisogno vitale.
Questi principi, a loro dire, non sarebbero però stati abrogati (doc. I punto 6
pag. 15).

 

Infatti, con l'entrata in vigore, il 1° gennaio 2000, della nuova
Costituzione federale del 18 aprile 1999, che ha abrogato la precedente del 29
maggio 1874, il citato art. 112 Cost. fed. (cfr. consid. 2.1) ha ripreso il
testo dell'art. 34quater vCost.
fed. esposto dalla patrocinatrice degli assicurati e costituisce la base legale
per l'assicurazione vecchiaia e superstiti (LAVS).

 

Parallelamente, questo disposto è accompagnato dall'art. 112a
Cost. fed., introdotto il 1° gennaio 2008 - come alcune modifiche apportate
all'art. 112 Cost. fed. -, e concerne specificatamente le prestazioni
complementari. Esso prevede che la Confederazione ed i Cantoni versino
prestazioni complementari alle persone il cui fabbisogno vitale
non sia coperto dall'assicurazione vecchiaia, superstiti e invalidità (cpv. 1).
La legge stabilisce poi l'entità delle prestazioni complementari nonché i
compiti e le competenze di Confederazione e Cantoni (cpv. 2).

La LPC ha concretizzato questo mandato
costituzionale ed il TCA, così come la Cassa di compensazione, ha debitamente
applicato questi disposti al caso di specie, senza tuttavia dare luogo, come dettagliatamente
analizzato, ad un diritto alle PC.

D'avviso dei ricorrenti, però, il mancato
riconoscimento delle prestazioni complementari violerebbe diverse specifiche norme
costituzionali ed internazionali (doc. I punto 7 pagg. 15 e 16).

 

In primo luogo, va qui subito esclusa una violazione
del principio della buona fede sollevata dagli insorgenti, sia perché non
risulta dagli atti che la Cassa di compensazione abbia fornito loro una
informazione erronea, sia perché questi ultimi nemmeno la indicano, ma si sono
limitati ad un generico rinvio a tale principio.

 

Secondo la giurisprudenza, di regola un'informazione erronea fornita
da un'amministrazione è vincolante quando l'autorità, intervenendo in una
situazione concreta nei confronti di persone determinate, era competente a
rilasciarla, il cittadino non poteva riconoscerne l'inesattezza e, sempre che
l'ordinamento legale non sia mutato nel frattempo, fidente nell'informazione
ricevuta egli abbia preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio
(DTF 131 II 636 consid. 6.1, 129 I 170 consid. 4.1, 126 II 387 consid. 3a, 122
II 123 consid. 3b/cc, 121 V 66 consid. 2a; RAMI 2000 no. KV 126 pag. 223).

 

Gli assicurati citano pure l'art. 5 cpv. 2 Cost. fed.,
secondo cui l'attività dello Stato deve rispondere al pubblico interesse ed
essere proporzionata allo scopo. Tuttavia, anche in questa evenienza essi non
indicano in quale modo la Cassa avrebbe violato detta norma.

 

Nemmeno si vede in quale modo gli insorgenti sarebbero stati
discriminati, in particolare a causa dell'origine, della razza, del sesso,
dell'età, della lingua, della posizione sociale, del modo di vita, delle
convinzioni religiose, filosofiche o politiche, e di menomazioni fisiche,
mentali o psichiche (art. 8 cpv. 2 Cost. fed.). Infatti, come visto, la Cassa cantonale
di compensazione ha correttamente applicato la legislazione in materia di
prestazioni complementari, perciò in alcuna maniera essa avrebbe discriminato i
ricorrenti rispetto ad altri assicurati.

 

È proprio sulla scorta dell'art. 12 Cost. fed., secondo cui chi è
nel bisogno e non è in grado di provvedere a sé stesso ha diritto d'essere
aiutato e assistito e di ricevere i mezzi indispensabili per un'esistenza
dignitosa, che l'amministrazione, basandosi sulla LPC e l'OPC-AVS/AI, ha
esaminato la domanda di prestazioni complementari degli assicurati, giungendo
però, dopo un accurato esame della situazione economica degli stessi, ad un
rifiuto della concessione di prestazioni complementari.

Nella loro impugnativa gli assicurati invocano l'art. 41 Cost.fed.
che fissa gli obiettivi sociali che Confederazione e Cantoni debbano perseguire
al di la della responsabilità e dell'iniziativa private. Va subito detto che,
come riconosciuto della dottrina (Auer/Malinverni/Hottelier: Droit
Constitutionnel Suisse, vol. II  Les Droits Fondamentaux 3a Ed. 2013
n° 1528 p. 680) i diritti sociali non sono "self-executing" e
quindi non possono essere invocati dai cittadini per una loro applicazione
diretta. In altri termini l'art. 41 Cost.Fed. non conferisce ai cittadini, ed
in casu agli assicurati qui ricorrenti, dei diritti soggettivi di diritto pubblico
che possano essere fatti valere direttamente in giustizia (nel medesimo senso
la giurisprudenza del TF in DTF 130 I 113).

I signori RI 1 non possono così dedurre diritti dalla norma
costituzionale invocata.

 

Quanto all'accenno all'art. 41 cpv. 2 Cost. fed., che prevede che
la Confederazione ed i Cantoni si adoperano affinché ognuno sia assicurato
contro le conseguenze economiche della vecchiaia, il TCA rileva come, tale
precetto, sia stato recepito dalla Confederazione nelle già citate LAVS e LPC,
sulle quali la Cassa di compensazione si è basata per l'emanazione della
decisione su opposizione che è stata qui confermata siccome corretta. La
lamentela dei ricorrenti è generica e non contestualizza a dovere.

 

Gli insorgenti citano poi essi stessi l'art. 41 cpv. 4 Cost. fed.,
secondo cui dagli obiettivi sociali non si possono desumere pretese volte a
ottenere direttamente prestazioni dello Stato e sono quindi consapevoli dei
limiti della norma costituzionale.

 

Nel gravame è fatto riferimento all'art. 46 cpv. 1 Cost. fed. che
fissa il principio generale della delega dell'attuazione del diritto federale
da parte dei Cantoni. In concreto tale delega si è tradotta, per ciò che
concerne il Ticino e la materia delle  prestazioni complementari, nella LALPC
del 23 ottobre 2007 ed in particolare nell'art. 3a relativo al computo di 1/5
della sostanza netta per i beneficiari di rendite di vecchiaia che vivono in un
istituto o in un ospedale conformemente alla delega prevista dall'art. 11. cpv.
2 LPC.

La norma della Cost.fed., peraltro non conferente diritti
soggettivi ai cittadini, non può essere invocata in concreto.

 

L'art. 46 cpv. 3 Cost. fed., nel tenore indicato dalla
patrocinatrice dei ricorrenti, è stato abrogato e sostituito dal 1° gennaio
2008, dopo essere stato accettato nella votazione popolare del 28 novembre 2004
concernente la Nuova perequazione finanziaria. Il nuovo testo, ora art. 46 cpv.
2 Cost. fed., prevede che per l'attuazione del diritto federale la
Confederazione e i Cantoni possono concordare determinati obiettivi, nonché
programmi cantonali sostenuti finanziariamente dalla Confederazione.

 

Nuovamente va rammentato che tale norma crea obblighi solo alla
Confederazione nei suoi rapporti con i Cantoni e non conferisce diritti
soggettivi agli assicurati qui ricorrenti.

 

Neppure si vede come la Cassa di compensazione avrebbe violato
l'art. 49 Cost. fed. relativo alla preminenza e rispetto del diritto federale
su quello cantonale contrario. I ricorrente non indicano e non rendono
assolutamente verosimile che il legislatore cantonale abbia violato una
competenza federale in materia di prestazioni complementari mediante l'adozione
di proprie norme autonome ed attuative.

 

Già si è detto che la Confederazione ha preso i provvedimenti per
una previdenza sufficiente in materia di vecchiaia, superstiti ed invalidità
(art. 111 cpv. 1 Cost. fed.) promulgando la Legge federale sull'assicurazione
per la vecchiaia e per i superstiti, che dovrebbe fare in modo che le rendite
coprano adeguatamente il fabbisogno vitale (art. 112 cpv. 2 lett. b Cost.
fed.). Tuttavia, a dipendenza del vissuto professionale ed economico dei
singoli assicurati, è possibile che ciò non avvenga per ciascuno. Pertanto, nel
caso in cui la previdenza costituita dai tre pilastri (l'assicurazione federale
vecchiaia, superstiti e invalidità, la previdenza professionale e la previdenza
individuale, art. 111 Cost. fed.) non sia sufficiente per coprire il fabbisogno
vitale delle persone, la Confederazione ed i Cantoni intervengono versando
prestazioni complementari (art. 112a Cost. fed.).

 

Nel caso di specie, in effetti, non essendo sufficienti le rendite
di vecchiaia percepite, gli insorgenti hanno chiesto l'aiuto dello Stato
postulando la concessione di prestazioni complementari che, tuttavia, non
possono essere versate non essendo date, come visto, le premesse economiche stabilite
dalla LPC. Questo rifiuto è comunque giunto nel pieno rispetto delle citate
norme costituzionali, motivo per cui, contrariamente a quanto sostenuto dagli
assicurati, le stesse non sono state affatto violate.

 

Non si vede neppure in quale modo, e nemmeno gli interessati hanno
indicato come, la Cassa di compensazione avrebbe violato il principio di
legalità che sarebbe insito nell'art. 1 CEDU, il quale prevede che le Alte
Parti Contraenti riconoscono ad ogni persona soggetta alla loro giurisdizione i
diritti e le libertà definiti al titolo primo della presente Convenzione.

 

A ben vedere, poi, non è neanche possibile riconoscere una
violazione del diritto di essere sentiti degli assicurati (art. 6 CEDU), che
essi peraltro non specificano ulteriormente neppure indicando in quale modo
tale diritto sarebbe stato violato, ma si limitano a citarlo genericamente.

 

A questo proposito va rammentato che un'audizione può essere rifiutata senza per questo
ledere il diritto d'essere sentito, sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. fed. e
dall'art. 6 n. 1 CEDU.

 

Infatti, secondo la giurisprudenza federale,
l'obbligo di organizzare un dibattimento pubblico ai sensi dell'art. 6 n. 1
CEDU presuppone una richiesta chiara e inequivocabile di una parte; semplici
domande di assunzione di prove, come ad esempio istanze di audizione personale
- nella misura in cui si traducono in una richiesta di interrogatorio nel senso
di una assunzione di prove, ma non invece se tendono a esporre il proprio punto
di vista personale sulle risultanze probatorie davanti a un tribunale
indipendente (STF 2C_100/2011 del 10 giugno 2011 consid. 2) - o di
interrogatorio di parti o di testimoni, oppure richieste di sopralluogo, non
bastano per creare un simile obbligo (STF 9C_903/2011 del 25 gennaio 2013,
consid. 6.3; STF 9C_578/2008 del 29 maggio 2009; STF I 472/06 del 21
agosto 2007; nonché DTF 125 V 37 consid. 2; DTF 122 V 47 consid.
3a; cfr. pure DTF 124 V 90, consid. 6).

 

In concreto, i ricorrenti non hanno presentato al Tribunale una
domanda chiara ed inequivocabile tendente all'organizzazione di un'udienza
pubblica (STF 9C_903/2011 del 25 gennaio 2013, consid. 6.4).

 

Infatti, durante la procedura di opposizione gli assicurati hanno affermato
il 28 marzo 2013 (doc. A3) che "Gradiremmo anche ottenere un incontro
con il vostro ufficio per discutere la situazione ed esaminare le possibili
opzioni.". Si tratta di una richiesta generica ed insufficiente (STF
9C_903/2011 del 25 gennaio 2013 consid. 6.4).

 

Ad ogni buon conto, gli assicurati dimenticano forse che, a
seguito di questo loro scritto, la Cassa di compensazione ha dato mandato
all'Ufficio cantonale di stima di rivedere le perizie del 2011.

Infatti, come noto, il 30 luglio 2013 l'ing. __________ ha rivalutato le 31 perizie immobiliari allestite dal collega e ne ha
modificate 7, dopo essersi incontrato, il 18 luglio precedente, con le figlie
degli assicurati in occasione di un sopralluogo dei fondi in questione. Durante
quell'incontro sono stati analizzati i vari aspetti relativi alle valutazioni
peritali del 2011, così pure le contestazioni sollevate nel complemento dell'8
maggio 2013 e le osservazioni esposte in loco.

Alla luce di ciò, non è possibile fare valere una violazione del
diritto d'essere sentiti, nella misura in cui la Cassa cantonale di
compensazione ha dato seguito alla richiesta di incontro fra le parti prima
dell'emanazione della decisione su opposizione, in cui gli assicurati hanno potuto
esporre le proprie tesi ed addurre le prove ritenute necessarie per la
procedura in esame.

 

Qualora ritenessero che i propri diritti e le proprie libertà
riconosciuti nella CEDU siano stati violati, contro la presente
sentenza gli assicurati hanno diritto di rivolgersi all'istanza
nazionale, ossia di inoltrare ricorso al Tribunale federale entro 30 giorni. Il
diritto ad un effettivo ricorso previsto dall'art. 13 CEDU è pertanto garantito.

 

Infine, i ricorrenti, a loro dire, hanno sollevato il divieto
dell'abuso di diritto contemplato dall'art. 17 CEDU, il cui tenore ("Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere interpretata
come implicante il diritto per uno Stato, gruppo o individuo di esercitare una
attività o compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti o delle
libertà riconosciuti nella presente Convenzione o porre a questi diritti e a
queste libertà limitazioni maggiori di quelle previste in detta Convenzione.") non può certo dare luogo all'annullabilità della decisione su
opposizione della Cassa.

 

Da ultimo per gli stessi motivi esposti a proposito
dell'art. 8 cpv. 2 Cost. fed., non v'è stata alcuna discriminazione degli
assicurati da parte della Cassa ai sensi dell'art. 14 CEDU ("Il
godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione
deve essere assicurato, senza distinzione di alcuna specie, come di sesso, di
razza, di colore, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro
genere, di origine nazionale o sociale, di appartenenza a una minoranza
nazionale di ricchezza, di nascita o di altra condizione."). La
pretesa di una tale violazione è solo invocata e non adeguatamente argomentata.
Non compete al Giudice reperire possibili argomenti e discuterli ma gli stessi
debbono essere sufficientemente addotti da chi li invoca.

 

                             2.16.   I ricorrenti hanno chiesto
l'audizione del teste __________, che ha lavorato per una ditta di costruzioni
e che sarebbe in grado di esprimere un parere tecnico oggettivo sullo stato
degli immobili (doc. IX).

 

In concreto, questo TCA rinuncia all'audizione del teste proposto,
poiché superflua ai fini dell'esito della vertenza (cfr. sentenza del 21 agosto
2007, I 472/06, consid. 2; cfr. sentenza 9C_578/2008 del 29 maggio 2009, dove
la generica richiesta di “vegliare alla parità delle armi […] e all'applicazione
dell'art. 6 CEDU” non è stata giudicata sufficiente per far sorgere l'obbligo
di organizzare un dibattimento