# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** aa760574-0c0f-5feb-bf34-77f074754336
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-11-12
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 12.11.2010 32.2010.115
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2010-115_2010-11-12.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2010.115

   

  FS/sc

  	
  Lugano

  12 novembre
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Francesco Storni, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 30 aprile 2010 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 30 marzo 2010 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione 13 agosto 2009 (doc. AI 49/1-2), preavvisata con progetto 14 maggio
2009 (doc. AI 38/1-3) – sulla base della perizia 19 febbraio 2009 del dr. __________ e del
dr. __________, direttore e medico assistente del __________ (doc. AI 24/2-7),
del rapporto medico 23 marzo 2009 del dr. __________, medico SMR (doc. AI
31/1-4) e delle risultanze dell’inchiesta per le persone che si occupano dell’economia
domestica (doc. AI 37/1-11) – l’Ufficio AI ha riconosciuto a RI 1 il diritto ad una mezza rendita
con effetto dal 1. maggio 2008.

                                         Contro
questa decisione l’assicurata ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA.

                                         Con
decreto 2 dicembre 2009 – visto lo scritto 30 novembre 2009 con il quale (dopo che con
lettera 23 novembre 2009 il vicepresidente del TCA l’aveva invitata a
presentare le proprie osservazioni in merito alla possibile modifica della decisione
impugnata a suo sfavore indicandole la possibilità di ritirare il ricorso; doc.
AI 68/5-6) l’assicurata ha comunicato al TCA di ritirare il ricorso interposto
contro la decisione del 13 agosto 2009 (doc. AI 68/4) che è pertanto cresciuta
in giudicato – il TCA ha stralciato la causa dai ruoli (doc. AI 66/1-2).

 

                               1.2.   Con
decisione 30 marzo 2010 (doc. AI 79/1-3), preavvisata con progetto 21 gennaio
2010 (doc. AI 69/1-4), l’Ufficio AI ha ridotto, in via di riconsiderazione, la
mezza rendita ad un quarto di rendita con effetto dalla fine del mese che segue
l’intimazione della decisione e tolto l’effetto sospensivo ad un eventuale
ricorso.

 

                               1.3.   Contro
questa decisione l’assicurata, tramite l’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA con il quale – contestate le condizioni per una revisione e/o riconsiderazione, la
valutazione medica, l’inchiesta per le persone che si occupano dell’economia
domestica e una violazione del diritto di essere sentita – ha chiesto,
in via principale, il riconoscimento del diritto a una rendita di tre quarti
senza specificare da quando, e, in via subordinata, l’annullamento della decisione
impugnata. Contestualmente l’assicurata ha chiesto di essere posta al beneficio
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio.

                                         Con
lettera 18 giugno 2010 (IX) l’avv. RA 1 ha precisato che la sua assistita, previo
annullamento della decisione impugnata, postula dal 1. maggio 2010, in via principale, il diritto ad una rendita di tre quarti, e, in via subordinata, il diritto
ad una mezza rendita.

 

                               1.4.   Con
lettera 6 maggio 2010 l’insorgente ha trasmesso al TCA il certificato per
l’ammissione all’assistenza giudiziaria corredato dalla relativa
documentazione.

 

                               1.5.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI – rilevato che il certificato medico prodotto
con il ricorso “(…) non propone elementi medici atti a modificare la
valutazione dello stato di salute (…)” (V) – ha chiesto di respingere il
ricorso.

 

                               1.6.   Con
lettere 18 giugno, 3, 24 e 27 agosto 2010, ribadita l’assenza dei presupposti
sia per una revisione che per una riconsiderazione, l’assicurata ha trasmesso
al TCA ulteriore documentazione medica (IX, XV, XIX e XXI con allegati i doc. E,
F, G/1-3 e H).

 

                               1.7.   Con
osservazioni 20 luglio, 19 agosto e 7 settembre 2010 (XIII, XVII e XXIV con
allegate le annotazioni del medico 7 luglio e 17 agosto 2010) l’Ufficio AI ha
confermato la domanda di reiezione del ricorso.

 

 

considerato                    in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H
180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto
del contendere è sapere se la decisione 30 marzo 2010 (doc. AI 79/1-3) – con la quale
l’Ufficio AI ha ridotto, in via di riconsiderazione, la mezza rendita a un quarto
con effetto dal 1. maggio 2010 – è conforme o meno alla legislazione
federale.

 

                                         Detto
altrimenti occorre esaminare se la decisione 13 agosto 2009 (doc. AI 49/1-2),
decisione con la quale è stato riconosciuto il diritto ad una mezza rendita dal
1. maggio 2008, è da considerarsi manifestamente errata e se la sua rettifica
riveste una rilevante importanza.

 

                                         Pacifico
è che la riduzione della rendita non è giustificata sulla base dell’art. 17
LPGA (in merito alla revisione ex art. 17 LPGA cfr.: DTF 130 V 349 consid. 3.5,
113 V 275 consid. 1a; vedi pure DTF 112 V 372 consid. 2b e 390 consid. 1b), poiché
dall’emanazione della decisione del 13 agosto 2009 a quella del 30 marzo 2010, qui impugnata, lo stato di salute dell’assicurata non é sicuramente
migliorato.

                                         Al
proposito va qui rilevato che tutta la documentazione medica prodotta in sede
ricorsuale vuole piuttosto documentare e comprovare un peggioramento della situazione
medico-valetudinaria.

 

                                         Nella
decisione impugnata, l’Ufficio AI ha così motivato la riduzione della rendita:

 

" 
(…)

5 – Nel caso specifico occorre ricordare che il diritto
alla mezza rendita le era stato concesso con decisione formale del 13.08.2009.

 

A quel momento l'amministrazione aveva definito il
grado di invalidità conformemente allo specchietto sottostante:

 

	
  Attività

  	
  Limitazione

  	
  Grado d'invalidità parziale

  
	
  Salariata   20%

  	
  impedimento 50%

  	
  grado AI 10%

  
	
  Casalinga 80%

  	
  Impedimento 52%

  	
  grado AI 41,5% grado ponderato AI 52%

  

 

Dopo riesame degli atti, tenuto conto dei principi
fondati sulle procedure di riconsiderazione, rispettivamente di revisione,
occorre in concreto ed indiscutibilmente diminuire l’attuale prestazione da
mezza rendita a un quarto di rendita.

 

Questo in quanto nella perizia psichiatrica del
19.02.2009 il Dr. __________ e il Dr. __________ hanno concluso che:
"l'inabilità medico teorica per qualsiasi altra attività lucrativa si
attesta sempre al 50%. Queste indicazioni sono valide dal mese di maggio 2007 in maniera continuativa" e il Dr. __________, nel rapporto medico 23 marzo 2009, ha attestato che "le certificazioni mediche presenti nel dossier non documentano
incapacità lavorativa".

 

Dall'inchiesta economica per le persone che si occupano
dell'economia domestica del 9 aprile 2009 è inoltre emerso che lei dal 1980 ha esercitato nell'azienda del marito (senza percepire un salario) in misura pari al 20% e che
ha ridotto il suo impegno dall'estate del 2006 per motivi di salute.

 

Considerato che dal punto di vista medico lei è stata
ritenuta abile al lavoro nella misura del 50% in qualsiasi attività, e quindi
anche in quella a suo tempo esercitata presso la ditta di suo marito, vi è da
concludere che nell'ambito dell'attività salariata non subisce alcuna perdita
di guadagno e che pertanto sotto questo aspetto il grado d'invalidità è nullo.

 

E' dunque a torto che il nostro ufficio ha considerato
un grado d'invalidità del 10% per la parte di attività salariata allorquando
per questa attività, come sopra esposto, lei non subisce alcuna perdita di
guadagno, potendo lavorare in una percentuale del 50% superiore a quella in cui
è stata a suo tempo impiegata del 20%.

 

Di conseguenza, in applicazione del metodo misto e
conformemente a quanto disposto dall'art. 28a cpv. 2 e 3 LAI, ritenuto che
nell'ambito dell'attività di salariata non subisce alcuna perdita di guadagno,
il grado d'invalidità complessivo è dato unicamente dal grado d'invalidità
riscontrato nell'ambito dell'attività di casalinga e quantificato dall'assistente
sociale in un 41,5%.

 

Decidiamo pertanto:

 

La mezza rendita versata finora viene ridotta a un
quarto di rendita.

 

La riduzione della prestazione decorre dal primo giorno
del secondo mese che segue la notifica della decisione (art. 88bis cpv. 2,
lett. a dell'Ordinanza sull'Assicurazione Invalidità (OAI)).

 

A fronte delle osservazioni ricevute il 02 marzo 2010 in sede di audizione, nonostante le stesse fossero palesemente intempestive, abbiamo riesaminato
la fattispecie ed in merito possiamo esprimere le seguenti considerazioni.

Intanto, per quanto attiene allo stato di salute,
occorre dire che le indicazioni relative ad un presunto peggioramento dello stato
di salute non risulta oggettivato, mancando ogni e qualsiasi certificazione
medica in proposito.

Per quanto riguarda invece l'applicazione del metodo
misto, tale modo di procedere è stato dettato dagli atti economici acquisiti in
sede di istruttoria, in particolare dall'analisi della carriera professionale,
come pure dal resoconto dell'inchiesta esperita al domicilio dell'assicurata.
D'altro canto, non possiamo neppure   astenerci dal contenuto della relazione
23.11.2009 intimata dal Giudice del Tribunale cantonale delle assicurazioni,
laddove è stata fatta luce sulla dinamica del caso assicurativo.

In conclusione, ribadito come la procedura di
riconsiderazione trovi conferma sul piano giurisprudenziale, non sussistono
elementi di importanza tale da inficiare il nostro progetto di decisione, il
quale è pertanto riconfermato

(…)" (doc. AI 78/2-3)

 

                               2.3.   L'art.
53 LPGA prevede che:

 

" 
1Le decisioni e le decisioni su
opposizione formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a
revisione se l’assicurato o l’assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti
rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in
precedenza.

 

2L’assicuratore può tornare sulle
decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se
è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una
notevole importanza.

 

3L’assicuratore può riconsiderare
una decisione o una decisione su opposizione, contro le quali è stato inoltrato
ricorso, fino all’invio del suo preavviso all’autorità di ricorso."

 

                                         I
principi relativi alla riconsiderazione e alla revisione processuale sviluppati
dalla giurisprudenza precedentemente alla LPGA, sono stati concretizzati
all'art. 53 LPGA (DTF 133 V 50, consid. 4.1, pag. 52; STFA K
147/03 del 12 marzo 2004, consid. 5.3 in fine; STFA U 149/03 del 22 marzo 2004, consid. 1.2.; STFA I 133/04 dell’8 febbraio 2005, consid. 1.2).

                                         Conformemente
a un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali,
l'amministrazione può in ogni tempo riconsiderare una decisione cresciuta in
giudicato formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso
in cui è senza dubbio errata e la correzione ha un'importanza rilevante (STFA I
512/05 del 3 maggio 2006, consid. 3 e riferimenti confermata nella STF I 832/05
del 25 aprile 2007).

                                         Per
giudicare se è ammissibile riconsiderare una decisione per il motivo che essa è
manifestamente errata, ci si deve fondare sulla situazione giuridica esistente
al momento in cui questa decisione è stata emanata, tenuto conto della prassi
in vigore a quel momento (DTF 125 V 383 consid. 3 pag. 389 con riferimenti).

                                         Mediante
la riconsiderazione, si corregge un’errata applicazione iniziale del diritto,
rispettivamente, un’errata constatazione derivante dall’apprezzamento dei fatti.
Un cambiamento di prassi oppure di giurisprudenza non giustifica di principio
una riconsiderazione (DTF 117 V 8 consid. 2c pag. 17; 115 V 308 consid. 4a/cc
pag. 314).

                                         Una
decisione è manifestamente errata, non soltanto quando è stata presa sulla base
di norme giuridiche sbagliate o inappropriate, ma anche quando delle disposizioni
fondamentali non sono state applicate oppure lo sono state in modo inappropriato
(STF 9C_181/2010 del 12 agosto 2010, consid. 3 con riferimenti).

                                         Per motivi legati alla sicurezza giuridica e per evitare che la
riconsiderazione diventi uno strumento che consenta di riesaminare liberamente
le condizioni poste a fondamento delle prestazioni di lunga durata,
l'irregolarità deve essere manifesta. In particolare, non si può parlare di
un'inesattezza manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende dall'adempimento
di condizioni materiali il cui esame presuppone un certo margine di
apprezzamento riguardo a certi loro aspetti o elementi, e se la decisione iniziale
appare ammissibile alla luce della situazione di fatto e di diritto. Se
persistono ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione iniziale, le
condizioni per procedere a una riconsiderazione non sono date (STF 9C_ 457/2008
del 3 febbraio 2009, consid. 4.2.1 con riferimento alla STF 9C_439/2007 del 28
febbraio 2008, consid. 3.1).

 

                                         Nella
STF 8C_107/2010 del 18 gennaio 2010 l’Alta Corte – chiamata a pronunciarsi
in un caso in cui l’autorità giudiziaria cantonale aveva ritenuto manifestamente
errata la conclusione con cui l’amministrazione, ritenuta la capacità lavorativa
residua corrispondente alla capacità lavorativa nell’attività svolta prima del
danno alla salute, aveva concluso per un tasso d’invalidità nullo per la parte
di salariata, e, pertanto, riconosciuto il diritto ad un quarto di rendita – ha sviluppato
le seguenti considerazioni:

 

" 
(…)

Lorsqu'une personne dispose d'une capacité de travail
résiduelle, pour l'exercice d'une activité lucrative, identique à celle qu'elle
aurait effectivement mise en valeur sans atteinte à la santé dans la même
activité, elle ne subit pas d'incapacité de gain. Son taux d'invalidité pour la
part consacrée à l'exercice d'une activité lucrative est nul. Il est toutefois
possible, pour autant que la personne assurée mette effectivement en valeur sa
capacité résiduelle à exercer une activité lucrative, de prendre en considération
le fait que les efforts fournis dans ce champ d'activité influencent sa
capacité résiduelle de travail dans l'autre champ d'activité (tâches ménagères
et éducatives). La diminution de l'aptitude à exercer les travaux habituels,
résultant des efforts accomplis lors de l'exercice de l'activité lucrative, ne
saurait dépasser 15 %. A l'inverse, la jurisprudence admet aussi de prendre en
considération, lors de l'évaluation de la capacité résiduelle de gain, la
fatigue résultant de l'exercice des travaux habituels lorsque la personne concernée
y aurait consacré, sans invalidité, plus de temps qu'à celui d'une activité lucrative.
Si la répartition des champs d'activité est équilibrée, les efforts supplémentaires
résultant du cumul d'activités lucrative et non lucrative est pris en considération
dans le champ d'activité où ces efforts se font le plus sentir (cf. ATF 134 V 9; arrêts I 156/04 du 13 décembre 2005 consid.
6.2 [SVR 2006 IV no 42 p. 151]; 9C_713/2007 du 8 août 2008 consid. 4).

 

(…)

 

Les premiers juges ont notamment reproché à l'Office AI
d'avoir commis une erreur manifeste, dans la mesure où le calcul de
l'invalidité effectué par cet office pour la période courant dès le 1er août
2006 prend en considération une invalidité nulle pour la part correspondant à
l'exercice d'une activité lucrative. Ils ont considéré qu' « adapté de moitié
en raison des parts égales déterminées, cela représente un taux d'invalidité de
25 % » pour la part consacrée à l'exercice d'une activité lucrative.

 

Ce point de vue ne peut être suivi. Dès lors que la
capacité résiduelle de travail retenue par l'Office AI dans l'activité de femme
de ménage (50 %) correspondait au taux d'activité auquel l'assurée aurait
exercé cette même activité sans atteinte à la santé (50 %), toujours selon les
constatations de l'Office AI, ce dernier a conclu à juste titre à l'absence de
diminution de la capacité de gain de l'assurée et à un taux d'invalidité nul
pour la part correspondant à l'exercice d'une activité lucrative. L'adaptation
« de moitié en raison des parts égales déterminées » à laquelle les premiers
juges ont procédé résulte soit d'une constatation manifestement inexacte de la
capacité résiduelle de travail de l'assurée, soit plus vraisemblablement d'une
mauvaise application de la méthode mixte d'évaluation de l'invalidité.

(…)" (STF 8C_107/2009 del 18 gennaio 2010, consid.
4.3 e 6)

 

                                         Nella
menzionata DTF 134 V 9, circa le condizioni necessarie per poter prendere in
considerazione una eventuale ridotta capacità nell’ambito professionale o
nell’ambito dell’adempi-mento delle mansioni consuete in seguito a maggiori
sforzi compiuti nell’altro settore, il TF ha osservato:

 

" 
(…)

7.3 Anlässlich
ihrer Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss Art. 23 Abs. 2 und 3 BGG haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen im
vorliegend zu beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von
Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des Art. 27 IVV [in der seit 1. Januar 2004 geltenden Fassung]) wie
folgt präzisiert:

 

7.3.1 Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden
Tätigkeitsbereichen vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen
(können), ist namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu
tragen. Die versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht
gehalten, im Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden
angepasste erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl. Art. 28 Abs. 2ter IVG [eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit Art. 16 ATSG; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit Hinweisen), d.h. es ist
ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der sich die gesundheitliche Beschränkung
minimal auswirkt. Die erwerbliche Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren
jeweiligen Anforderungen, grundsätzlich allein ausgeführt werden. Bezogen auf
die häuslichen Verrichtungen ist eine Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber
nur beschränkt möglich, da die mit der Haushaltführung einhergehenden Aufgaben
als solche anfallen und erledigt werden müssen. Es besteht in diesem Bereich
dafür eine grössere Freiheit in der zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist
den Familienangehörigen eine gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor),
womit allenfalls vorhandene Einschränkungen abgefedert werden können.
Schliesslich erscheint die Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung
geringer, je komplementärer die Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete
ausgestaltet sind (beispielsweise Haushalt eher körperlich belastend,
Erwerbstätigkeit eher intellektuell).

Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit der
beiden Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung
berücksichtigt werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein
(beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder
psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner,
behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung ist demgegenüber
nach dem Gesagten auszugehen, wenn sie durch die - auf Grund
der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit ausgeschlossen
werden kann.

 

7.3.2 Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich zu berücksichtigen,
wenn aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-) Abklärungsberichte
nicht bereits in Kenntnis der im jeweils anderen Aufgabenbereich vorhandenen
Belastungssituation erstellt worden sind, und konkrete Anhaltspunkte bestehen,
dass eine wechselseitige Verminderung der Leistungsfähigkeit im Sinne des in E.
7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in den vorhandenen Berichten nicht hinreichend
gewürdigt worden ist.

 

7.3.3 Im hier massgeblichen Kontext beachtliche
gesundheitliche Auswirkungen vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur
angenommen werden, wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen
Tätigkeitsgebiet voll ausgenützt wird, d.h. der - für den Gesundheitsfall
geltende - Erwerbsanteil die Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder
mit dieser identisch ist.

 

7.3.4 Ein allfälliges reduziertes Leistungsvermögen im
erwerblichen Bereich infolge der Beanspruchung im Haushalt kann ferner
lediglich für den Fall berücksichtigt werden, dass Betreuungspflichten (gegenüber
Kindern, pflegebedürftigen Angehörigen etc.) vorhanden sind. Dies ergibt sich
u.a. daraus, dass die Reduktion des zumutbaren erwerblichen Arbeitspensums,
ohne dass die dadurch frei werdende Zeit für die Tätigkeit in einem
Aufgabenbereich nach Art. 27
IVV (in der seit 1. Januar 2004 in Kraft stehenden Fassung) verwendet wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für
die Statusfrage, ohne Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person
gesundheitlich in der Lage, voll erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das
Arbeitspensum aus freien Stücken, insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys
etc.) zu haben, hat dafür nicht die Invalidenversicherung einzustehen. Allein
stehende Personen werden bei einer freiwilligen Herabsetzung des
Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch zu Teilerwerbstätigen mit
einem Aufgabenbereich Haushalt neben der Berufsausübung (BGE 131 V 51 E. 5.1.2 und 5.2 S. 53 f., je mit Hinweisen). Ist demnach eine Haushaltführung ohne weiter gehende häusliche
Obliegenheiten wie Betreuungsaufgaben etc. nicht in jedem Fall statusrelevant,
kann auch nicht von einer dadurch verursachten, IV-rechtlich abzugeltenden
erheblichen Belastung im erwerblichen Bereich ausgegangen werden. 

 

7.3.5 Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom
anteilsmässig bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu
berücksichtigen. Sind beide Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort
beachtlich, wo sie sich stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu
beurteilenden Zusammenhang ist demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in
beide Richtungen ihren Niederschlag im Sinne einer verminderten
Leistungsfähigkeit im je anderen Tätigkeitsbereich finden, führte dies doch zu
einer doppelten Gewichtung.

 

7.3.6 Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen
Aufgabenbereich infolge der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld
reduzierte Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es
offenkundig ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung
hat stets auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In
Anlehnung an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei
der Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens
keine Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (BGE 129 V 472 E. 4.2.1 S. 475 mit Hinweisen), welcher
unter Einbezug aller jeweils in Betracht fallenden Merkmale auf insgesamt
höchstens 25 % begrenzt ist (BGE 126 V 75 E. 5b/cc S. 80; AHI 2002 S. 69 ff., E.
4b/cc, I 82/01), erscheint vorliegend eine Limitierung der als erheblich anzusehenden
Wechselwirkungen ebenfalls sachgerecht. Da invaliditätsfremde Aspekte, anders
als beim erwähnten Leidensabzug, keine Rolle spielen, rechtfertigt sich jedoch
ein niedrigerer, auf 15 ungewichtete Prozentpunkte festgesetzter Maximalansatz.

 

7.3.7 Eine Rückweisung an die Verwaltung zur näheren
Abklärung ist schliesslich nur für den Fall angezeigt, dass das Endergebnis
selbst bei Annahme einer entsprechend verringerten Leistungsfähigkeit im einen
Tätigkeitsgebiet durch die Beanspruchung im anderen überhaupt beeinflusst
würde.

(…)" (DTF 134 V 9, consid. 7, pag. 12-14)

 

                                         Al
riguardo la giudice federale Leuzinger-Naef nello studio "Die
familienbezogene Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des
Bundesgerichts im Jahre 2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha, in
particolare, ritenuto:

 

" 
(…)

     4.    Invaliditätsbemessung

 

    Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur
sogenannten gemischten Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung
findet auf Personen mit familiären Betreuungspflichten, die ohne gesundheitliche
Beeinträchtigung teilzeitlich erwerbstätig und im Übrigen im Aufgabenbereich,
insbesondere im Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich wird das
Erwerbseinkommen im Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für den
Aufgabenbereich ist der Umfang der Behinderung im Aufgabenbereich massgeblich.
Anschliessend werden die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im Verhältnis
der beiden Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war offengelassen
worden, ob eine allfällige verminderte Leistungsfähigkeit im erwerblichen
Bereich oder im Aufgabenbereich infolge der Beanspruchung im jeweils anderen
Tätigkeitsfeld zu berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04 vom 13. Dezember
2005 sind die Arbeitsunfähigkeit sowie die noch zumutbaren Tätigkeiten in
beiden Bereichen grundsätzlich gleichzeitig, unter Berücksichtigung allfälliger
Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9 wurden die Grundsätze der
Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich
präzisiert. So muss die sich aus der schlechten Vereinbarkeit der beiden
Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung offenkundig
und unvermeidbar sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann gesondert
zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in den Arzt- und
Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die
verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Bereich voll ausgenützt wird und
wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich
vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich stärker
auswirken, und die Berücksichtigung ist auf (ungewichtet) 15 % beschränkt. Im
Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als Telefonistin tätig
gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre Erwerbstätigkeit auf 40%
reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirklichen konnte, da sie wegen
ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelastung über keine Kapazitäten
für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten diese Präzisierungen zu
einer Verneinung des Rentenanspruchs.

(…)" (FamPra.CH 1/2009, pag. 115-116)

 

                                         Giusta
l’art. 88bis cpv. 2 OAI, la riduzione o la soppressione della rendita è messa
in atto, al più presto, il primo giorno del secondo mese che segue la notifica
della decisione (lett. a).

                                         Essa
può però intervenire anche retroattivamente dalla data in cui avvenne la
modificazione determinante, se l’erogazione illecita è causa dell’ottenimento indebito
di una prestazione per l’assicurato oppure se quest’ultimo ha violato l’obbligo
di informare, impostogli ragionevolmente dall’articolo 77 (lett. b).

                                         L’art. 88bis OAI è applicabile non solo in caso di revisione ma anche
in caso di modifica del diritto alla rendita stabilito in via di riesame
(riconsiderazione) (Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art. 30/31 (17 ATSG),
pag. 395; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der Rentenrevision in der
Invalidenversicherung, 2003, pag. 95).

                                         Condizione
necessaria per l’applicazione dell’art. 88bis OAI è che l'errore giustificante
una riconsiderazione concerna un argomento specifico dell’AI. La riduzione
o soppressione della rendita a seguito di riconsiderazione avviene quindi di
principio, giusta l’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI, con effetto pro futuro, eccezion fatta per i casi in cui
l’assicurato ha violato il suo obbligo di informare, nel qual caso una modifica
ha effetto ex tunc (art. 88bis cpv. 2 lett. b OAI; DTF 110 V 297 e 330,
119 V 432; Müller, op. cit., pag. 95ss). Il TFA ha pure stabilito che l’inizio
della soppressione con effetto ex nunc della rendita va stabilito in
applicazione analogica dell’art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI (DTF 111 V 197).

 

                               2.4.   Ai
sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il
rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo
l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti
d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente
esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da
invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non
fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

                                         Nel
caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei
fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile
l’art. 28a cpv. 3 LAI (cfr. art. 28 cpv. 2ter LAI in vigore fino al 31 dicembre
2007) secondo cui:

 

" 
Se l’assicurato esercita
un’attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell’azienda
del coniuge, l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16
LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte
dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del
coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il
grado d’invalidità nei due ambiti."

 

                                         Giusta
l’art. 27bis OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione in
vigore sino al 31 dicembre 2003):

 

" 
Quando si possa
presumere che gli assicurati che esercitano solo parzialmente un’attività
lucrativa o lavorano gratuitamente nell’azienda del coniuge, senza soffrire di
un danno alla salute, eserciterebbero al momento dell’esame del loro diritto
alla rendita un’attività lucrativa a tempo pieno, l’invalidità è valutata
esclusivamente secondo i principi validi per le persone esercitanti un’attività
lucrativa."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo
misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in
DTF 125 V 146.

 

                                         Anche
in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga, è conforme alla
legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg. e STFA I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.).

                                         Questa
giurisprudenza è stata ribadita in DTF 133 V 504 e nella STF 9C_15/2007 del 25
luglio 2007.

 

                               2.5.   Nell’evenienza
concreta, ritenuto che con il ritiro del ricorso la decisione del 13 agosto
2009 è cresciuta in giudicato (cfr. consid. 1.1), questo Tribunale deve
considerare come acquisito fino a quel momento quanto segue:

 

                                         -  vista la situazione
medico-valetudinaria – e meglio le risultanze della perizia 19 febbraio 2009 del dr. __________
e del dr. __________, direttore e medico assistente del __________ (doc. AI
24/2-7), del rapporto medico 23 marzo 2009 del dr. __________, medico SMR (doc.
AI 31/1-4) e dell’inchiesta per le persone che si occupano dell’economia
domestica (doc. AI 37/1-11) – l’assicurata va ritenuta abile al lavoro nella misura del 50%, per
qualsiasi attività che rispetti i limiti funzionali posti dal dr. __________,
dal maggio 2007;

 

                                         -  dall’inchiesta per le
persone che si occupano dell’economia domestica del 9 aprile 2009 (doc. AI
37/1-11) risulta che l’assicurata va considerata quale casalinga all’80% e salariata
al 20%, che l’attività lavorativa svolta nella ditta del marito rispettava i
limiti funzionali posti dal dr. __________ e che per la parte di casalinga la
percentuale d’invalidità ammonta al 52%.

 

                                         In
questo senso, sicuramente fino al 13 agosto 2009, le censure, peraltro del tutto
generiche, circa la valutazione medica e le risultanze dell’inchiesta per le
persone che si occupano dell’economia domestica, vanno quindi respinte.

 

                                         Del
resto va qui rilevato che, come risulta dalle annotazioni della dr.ssa __________,
medico SMR, del 19 novembre 2008 – “(…) l’assicurata dichiara disturbi
quali depressione (per la quale si reca dallo psichiatra regolarmente) e
disturbi del sistema muscolare scheletrico (“dolori dappertutto” per i quali si
reca da un reumatologo). Il pemfigo in sè non pone in realtà limiti funzionali
con impatto sulla CL (non viene attestata una IL dal dermatologo curante). (…)”
(doc. AI 19/1) –, del 21 gennaio 2009 – “(…) per ciò che concerne i “dolori dappertutto”
non vengono presentate diagnosi di carattere ortopedico o reumatologico ma
unicamente un’osteopenia (non ancora un’osteoporosi) per la quale l’assicurata
beneficia di cure farmacologiche. Tale disturbo trattato adeguatamente non pone
limiti funzionali. Sul piano psichiatrico, invece, la situazione è meno chiara
e la “sindrome depressiva” sembra essere la patologia che più incide sulla CL.
La documentazione è però insufficiente per esprimersi in merito (…)” (doc.
AI 22/1) – e del 4 marzo 2009 – “(…) dr. __________ invia una lettera
nella quale indica che l’assicurata ha presentato in passato una distorsione
alla caviglia sinistra, una periartropatia e una listesis L5-S1. Tali patologie
non erano chiaramente indicate in passato e la lettera non presenta
obiettività. Non rimane che prevedere anche una visita reumatologica per integrare
anche questi elementi nella valutazione medica SMR (…)” (doc. AI 26/1) –, è proprio per
queste ragioni che l’Ufficio AI ha predisposto una perizia psichiatrica a cura
del Centro peritale delle assicurazioni sociali e una visita medica a cura del
dr. __________ (doc. AI 23/1-2 e 27/1). Tanto il dr. __________ e il dr. __________,
quanto il dr. __________, nei loro referti 19 febbraio 2009 (doc. AI 24/2-7) e
23 marzo 2009 (doc. AI 31/1-4), hanno potuto pertanto esprimere le loro
valutazioni – a cui va conferita piena forza probatoria poiché, oltre a non essere
state validamente contestate, risultano essere complete, concludenti, motivate
e prive di contraddizioni e di elementi che portano a dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 351) – in conoscenza di tutti i danni alla salute lamentati
dall’assicurata e dai suoi medici curanti.

 

                                         Va
qui pure ricordato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di
regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008). Inoltre, il solo fatto che uno o più medici
curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in
discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministra-zione e a
imporre nuovi accertamenti (STF 9C_9/2010 del 29 settembre 2010, consid. 3.4 e
i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Viste
le risultanze appena esposte – osservato come l’assicu-rata non abbia sfruttato la sua capacità
lavorativa residua e ribadito che va ritenuta abile al lavoro nella misura del
50% in qualsiasi attività rispettosa dei limiti funzionali posti dal dr. __________
e che l’occupazione al 20% svolta prima del danno alla salute presso la ditta
del marito rispettava questi limiti –, conformemente alla
giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.3), questo Tribunale deve dunque
concludere che la decisione 13 agosto 2009 (doc. AI 49/1-2 e le motivazioni sub
doc. AI 46/1-3) – con la quale l’Ufficio AI aveva ritenuto un grado d’invali-dità del
10% per la parte di salariata – era manifestamente errata.

 

                                         Quanto
all’ulteriore presupposto necessario per poter sopprimere la rendita finora
erogata in via di riconsiderazione, ovvero quello dell’importanza rilevante
della correzione, lo stesso è nella specie realizzato considerato che, ritenuto
correttamente solo il grado d’invalidità per la parte di casalinga del 42% (80
x 52% = 41.6% arrotondato al 42% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130
V 21 consid. 3.2), all’assicurata andava riconosciuto il diritto ad un quarto
di rendita e non alla mezza rendita (art. 28 cpv. 2 LAI).

 

                               2.6.   Riguardo
alla nuova documentazione medica prodotta, viste le annotazioni 7 luglio 2010
nelle quali il dr. __________ e la dr.ssa __________, entrambi medici SMR, si
sono così espressi:

 

" 
(…)

prescrizione di cura balneo-termale da parte del dr. __________
del 21.4.2010

rapporto dr. __________, psichiatra, del 16.6.2010:

diagnosi:    stato depressivo ricorrente F 33.2
cronicizzato

                     sindrome dolorosa somatoforme
persistente

 

rapporto dr. __________, immunologo, del 9.6.2010:

                    -      presenza di pemfigo volgare
da 14 anni

                    -      a partire
dall’11.2009 nuova recrudescenza della malattia con indicazione a riprendere il
trattamento con Mabthera

 

Il rapporto medico del Dr. __________ conferma la
presenza di un disturbo depressivo cronicizzato, già identificato durante la
perizia al Centro peritale del febbraio 2009 in cui l’episodio depressivo presente era rappresentato da una forma di grado medio grave e definito ormai come
cronico. Il Dr. __________ riporta che i dolori che si accompagnano con lo
stato depressivo sono compatibili con la diagnosi di una sindrome dolorosa
somatoforme persistente. Tale diagnosi non era mai stata espressa nei
certificati precedenti da parte dello psichiatra curante.

A livello medico non vengono descritti quali siano i
limiti legati alla patologia psichiatrica che portano lo psichiatra curante a
definire una CL ridotta in maniera completa come salariata e all’80% come
casalinga.

 

Conclusioni:

l’attuale documentazione conferma una situazione
cronica nota, non risulta dagli attuali rapporti una sostanziale modifica dello
stato di salute rispetto alle valutazioni precedenti. (…)" (XIII/bis)

 

                                         l’Ufficio
AI ha escluso un peggioramento dello stato medico-valetudinario.

 

                                         Questo
Tribunale non ravvede alcuna ragione per non fare proprie le conclusioni a cui
sono giunti i medici SMR.

 

                                         Infatti,
il dr. __________, FMH in medicina interna e malattie reumatiche, nel certificato
medico 21 aprile 2010 non pone delle nuove diagnosi rispetto a quelle
considerate dal dr. __________ nel rapporto medico 23 marzo 2009 (doc. AI
31/1-4) e un peggioramento della situazione valetudinaria non può essere dedotto
per la sola prescrizione di cure balneo-termali.

                                         D’altra
parte il dr. __________, caposervizio del Servizio di immunologia clinica e
allergologia, dell’Ospedale Regionale di __________, dopo che già nel rapporto
17 settembre 2009 – osservato che la terapia con Mabthera dal 2008 aveva portato ad un
miglioramento clinico, ma non a una remissione completa – non aveva
attestato alcuna incapacità lavorativa concludendo che il quadro clinico autoimmune
“(…) configura una problematica cronica, recidivante, spesso complicata da
infetti locali che impediscono quindi una normale quotidianità e che hanno
sicuramente giocato un ruolo non trascurabile nelle problematiche ansioso
depressive (…)”(doc. AI 60/2-3), anche nel certificato medico 9 giugno 2010
non si è espresso chiaramente sulla capacità lavorativa e, attestata una nuova
recrudescenza della malattia dal novembre 2009, si è limitato a ribadire che “(…)
il quadro clinico autoimmune presentato dalla Signora RI 1 è cronico,
recidivante, spesso complicato pure da infezioni locali (attualmente non in
corso) che impediscono quindi una normale quotidianità e che hanno sicuramente
giocato un ruolo non trascurabile nelle problematiche ansioso-depressive (…)”
(doc. F, la sottolineatura è del redattore).

                                         Infine,
il dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel rapporto medico 16
giugno 2010 (doc. C) ha posto per la prima volta la diagnosi di sindrome dolorosa
somatoforme persistente senza tuttavia specificare quando questa sarebbe insorta
rispettivamente le ragioni che escludono che la stessa possa essere superata
con uno sforzo di volontà (secondo la giurisprudenza federale un disturbo
somatoforme da dolore persistente non è di regola atto, in quanto tale, a determinare
una limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare
un’invalidità ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 LAI; cfr. la STF 9C_662/2009 del 17
agosto 2010, consid. 2.2 e i riferimenti ivi menzionati).

 

                                         Giova
qui inoltre ricordare che secondo l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici regionali
sono a disposizione dell’Ufficio AI per valutare le condizioni mediche del
diritto alle prestazioni. Essi stabiliscono la capacità funzionale
dell’assicurato, determinante per l’AI secondo l’art. 6 LPGA, di esercitare
un’attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolemente
esigibile. Sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico
nei singoli casi. In questo senso scopo e senso dell’art. 49 OAI risiedono
nella possibilità, per gli Uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione
degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro
specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la
capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una
chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale.
Sulla base delle indicazioni dell’SMR, l’UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (cfr. la STF
9C_9/2010 del 29 settembre 2010, consid. 2 e i rinvii giurisprudenziali ivi
menzionati).

 

                                         Quanto
all’ulteriore documentazione medica prodotta in corso di causa (rapporto 19
agosto 2010 del dr. __________ sub doc. H; rapporto 28 luglio 2010 del dr. __________,
medico aggiunto ortopedia, presso l’Ospedale Regionale di __________ __________,
sub doc. G/1; Risonanza magnetica dell’arti-colazione sacro-iliaca del 29
luglio 2010, sub doc. G/2 e MR ginocchio sn nativo del 4 giugno 2010, sub. doc.
G/3) la stessa è ininfluente in quanto si riferisce ad un periodo posteriore
alla decisione impugnata.

 

                                         All’assicurata
va comunque fatto presente che in caso di peggioramento rilevante delle
condizioni di salute, debitamente comprovato da pertinente documentazione
medica, ella potrà in futuro presentare una domanda di revisione. Il presente
giudizio non pregiudica infatti eventuali suoi diritti nei confronti
dell’assicurazione federale per l’invalidità insorti in epoca successiva alla
data decisiva del provvedimento impugnato, il quale delimita il potere
cognitivo del giudice (DTF 130 V 140 e 129 V 4).

 

                               2.7.   Visto
tutto quanto precede e ritenuto che dal 13 agosto 2009 fino al 30 marzo 2010
(data della decisione impugnata) non è subentrato un peggioramento della
situazione medico-valetu-dinaria – che pertanto il grado d’invalidità del
42%, considerate le quote parti di salariata (20%) e casalinga (80%), non è mutato
(cfr. consid. 2.5) – è dunque a ragione che l’Ufficio AI ha ridotto in via di riconsiderazione
la mezza rendita a un quarto di rendita, con effetto dal 1. maggio 2010.

 

                                         Il
ricorso va pertanto respinto.

 

                               2.8.   Quanto
alle censure secondo le quali vi sarebbe stata una lesione del diritto di
essere sentito – “(…) l’UAI non ha mai preannunciato l’intenzione di procedere
con una riconsiderazione, né si è riservata tale facoltà al momento in cui si è
posta la questione della reformatio in pejus, ciò che ha comportato
un’inammissibile violazione del diritto di essere sentita della signora RI 1, indotta
a ritirare il ricorso senza debita informazione e sufficiente cognizione di
causa (…)” (doc. AI 80/10) – e la riconsiderazione sarebbe tardiva – “(…)
l’attuale procedura di riconsiderazione avviata per i medesimi motivi che avevano
giustificato l’ipotesi di reformatio in pejus in sede giudiziaria è improponibile
e comunque tardiva (…)” (doc. AI 80/10) – il TCA rileva quanto
segue.

 

                                         Innanzitutto
l’assicurata non è stata indotta a ritirare il ricorso interposto contro la
decisione del 13 agosto 2009, ma proprio avuto riguardo al suo diritto di
essere sentita (cfr. al riguardo la STF 8C_1027/2009 del 17 agosto 2010 e i
riferimenti giurisprudenziali ivi indicati), è stata invitata dal
vicepresidente del TCA ad esprimersi in merito ad una possibile decisione a suo
sfavore e, conformemente alla giurisprudenza federale (DTF 125 V 417 consid.
2c, 122 V 166, cfr. anche STFA I 565/03 del 24 febbraio 2004 e STFA I 677/02
del 3 febbraio 2003), resa attenta circa la possibilità di ritirare il gravame.

                                         D’altra
parte, con il progetto di decisione 21 gennaio 2010 (doc. AI 69/1-4),
l’amministrazione ha preavvisato la sua intenzione di ridurre la mezza rendita
a un quarto e l’assicurata, tramite l’avv. RA 1, si è espressa in merito con
osservazioni del 23 febbraio 2010 (doc. AI 75/1-2).

                                         Quanto
alla tempestività della riconsiderazione va qui ribadito che, conformemente a
un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali,
l'amministrazione può in ogni tempo riconsiderare una decisione cresciuta in
giudicato formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel
caso in cui è senza dubbio errata e la correzione ha un'importanza rilevante
(STFA I 512/05 del 3 maggio 2006, consid. 3 e riferimenti confermata nella STF
I 832/05 del 25 aprile 2007).

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

                                         L’entità
delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese di complessivi fr. 200.-- vanno a carico della
ricorrente.

 

                             2.10.   L’assicurata
ha chiesto l'assistenza giudiziaria.

 

                                         Ai
sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale
deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2
lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva
che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se
del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA mantiene il
principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria
si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della
relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser,
ATSG-Kommentar, 2. Auflage, Schulthess 2009, ad art. 61, n. 102, pag. 788).

                                         I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.
dal 104 al 108, pag. 788-789) – sono in principio dati se l’istante si trova
nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario
o perlomeno indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è
palesemente privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V
202 e 372 con riferimenti).

 

                                         Per
valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la giurisprudenza
federale, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del
minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13 pag.
48 consid. 7b, pag. 48 consid. 7c).

                                         Al
minimo esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (STFA
U 102/04 del 20 settembre 2004 consid. 4.1.2).

 

                                         Per
quanto riguarda il calcolo del fabbisogno, all’assicurata deve essere applicato
l’importo base mensile per coniugi pari a fr. 1'700.--, stabilito per il
calcolo del minimo esistenziale LEF dalla Camera di esecuzione e fallimento,
quale Autorità di vigilanza cantonale e in vigore dal 1° settembre 2009, tuttora
in uso.

                                         Questi
importi comprendono già le spese di sostentamento, abbigliamento, biancheria,
igiene, cultura, salute, oneri dome-stici, quali elettricità, illuminazione,
gas (cfr. Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del
diritto esecutivo).

                                         Al
minimo esecutivo va aggiunto un supplemento al massimo del 15-25%, secondo la
giurisprudenza citata.

 

                                         In
casu la ricorrente si trova nel bisogno.

                                         L’assicurata
ha infatti dichiarato di percepire con il marito complessivamente una rendita
mensile AI di fr. 2'717.-- (fr. 507.-- lei e fr. 2'210.-- il marito; doc. A
allegato a IV/bis). Ella non ha inoltre dichiarato di possedere della sostanza,
eccezion fatta per un’automobile VW Golf del 1999, e a carico di suo marito,
fino al 20 ottobre 2009, risultano degli attestati di carenza beni per
complessivi fr. 90'981.75 (doc. 15 allegato a IV/bis).

                                         Ritenuto
che le voci riguardanti i figli vanno escluse – la figlia __________,
nata nel 1981, è indipendente (doc. AI 37/7) e per il figlio __________, nato
nel 1985, studente universitario, va rilevato che nella STCA dell’11 novembre
2009 (35.2009.79) questo Tribunale ha sviluppato la seguente considerazione: “(…)
dal profilo esecutivo invece, non appare equo porre a carico dei creditori del
genitore escusso i costi di una formazione di tipo superiore. Spetta al figlio
far capo autonomamente ai prestiti di studio (cfr. sentenza 15.2005.20 del 9 giugno
2005 della Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, consid.
5.2 e dottrina e giurisprudenza ivi citate; si veda pure il punto II/6 della
Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto
esecutivo, sotto il titolo “Spese per l’istruzione dei figli”) (…)” (STCA
dell’11 novembre 2009, consid. 2.5.2) – il reddito della
famiglia dell’assicurata ammonta dunque a fr. 2'717.--.

 

                                         Aggiungendo
all’importo di base di fr. 1'700.-- il supplemento del 15% e la pigione
dell’appartamento a __________ di fr. 1'150.-- (doc. 1 allegato a IV/bis), si ottiene
già un importo superiore alle entrate mensili.

                                         L’assicurata
non possiede inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento
di un legale appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva
essere manifestamente privo di fondamento.

                                         L'assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio va quindi concessa,
riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione  economica dell'assicurata
dovesse in futuro migliorare (art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA; Kieser, op. cit., ad
art. 61, n. 93; cfr. art. 9 Lag).

                                         Ne
consegue che la ricorrente è per il momento esonerata dal pagamento delle spese
processuali (STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   Il
ricorso è respinto.

 

                                   2.   L'istanza
tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio è
accolta.

 

                                   3.   Le
spese, per fr. 200.--, sono a carico dell’assicurata. A seguito della concessione
dell’esonero dal pagamento delle spese di giustizia, esse sono per il momento
assunte dallo Stato.

 

                                   4.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.

                                         Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti