# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 6f282744-bd29-5b4f-8294-a02530093302
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2023-11-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.11.2023 33.2023.21
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_33-2023-21_2023-11-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	 
	
  Incarto
  n.

  33.2023.21

   

  TB

  	
  Lugano

  27 novembre 2023      

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	 
	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	 
	
   

  
	 
	
   

  
	
  composto
  dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  	 

									

 

	
  redattrice:

  	
  Tanja Balmelli, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 3 luglio 2023 di

 

	
   

  	
  RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 6 giugno 2023 emanata da

  
	
   

  	
  Cassa cantonale di compensazione - Servizio prestazioni
  complementari, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di prestazioni complementari

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto                       in fatto

 

                          1.1.  Beneficiaria di prestazioni
complementari dal 2008 (doc. 9) RI 1, 1935, è stata oggetto il 2 agosto 2019
(doc. 61) di una revisione periodica e nel relativo formulario, sottoscritto il
27 agosto 2019 (doc. 62-1/8), ha dichiarato di beneficiare di una rendita
pensionistica estera di € 4,35 annui.

Sulla base della documentazione allegata (doc. 65), l'11 ottobre
2019 (doc. 66) la Cassa di compensazione ha emesso una decisione "in seguito al computo dell'importo aggiornato della
rendita __________" ammontante a Fr. 69.- all'anno.

                          1.2.  Con scritto intitolato
"Revisione 2021", il 6 aprile 2021 (doc. 72) l'amministrazione ha
chiesto all'assicurata di produrre gli estratti bancari dei suoi conti in
Svizzera e all'estero, il certificato di pensione estera per gli anni 2020 e
2021 nonché la ricevuta di pagamento della pigione, se ancora attuale, di Fr.
869.- mensili.

 

A complemento della documentazione che ha ricevuto (doc. 73), il 9
giugno 2021 (doc. 74) la Cassa ha invitato l'assicurata a produrre copia degli
accrediti bancari mensili della rendita estera per il 2019, del certificato
della pensione estera per gli anni 2020 e 2021 e una conferma dell'importo
della pigione.

 

Con email del 25 giugno 2021 (doc. 75) l'interessata ha indicato
alla Cassa di averle appena consegnato allo sportello la documentazione
richiesta precisando, in particolare che, come risultava dagli estratti conto
bancari di quegli anni, nel 2019 non le era stata pagata la pensione di reversibilità,
ma nel 2020.

 

Il 22 settembre 2021 (doc. 76) l'amministrazione ha richiamato
l'assicurata per non avere dato seguito al suo scritto del 9 giugno 2021 e
quest'ultima ha ribadito, il 30 settembre 2021 (do. 77), di avere consegnato a
mano il 25 giugno 2021 gli atti richiesti.

 

                          1.3.  Con decisione del 28 ottobre 2021
(doc. 87) la Cassa cantonale di compensazione, dopo il corretto computo delle
rendite e della pigione, ha ricalcolato dal 1° agosto 2019 al 31 ottobre 2021
il diritto alle prestazioni complementari all'AVS dell'assicurata e le ha chiesto
in restituzione Fr. 13'726.-.

 

                          1.4.  Il 23 novembre 2021 (doc. 98) RI 1
ha fatto presente alla Cassa di non essere economicamente in grado di
restituire la somma pretesa e ha chiesto una proroga del termine per "stilare il ricorso", che il 25 maggio
2022 (doc. A7) le è stata concessa nella misura di 20 giorni.

 

Il suo scritto di spiegazioni del 9 giugno 2022 (doc. A6) è stato
ritenuto quale istanza di condono e con decisione del 17 novembre 2022 (doc.
106) la Cassa di compensazione l'ha respinta, rilevando che dall'esame del
formulario della revisione non era stata indicata alcuna rendita estera. Per
contro, dalla documentazione trasmessa il 13 ottobre 2021 è emerso che essa
percepiva due rendite estere (una con decorrenza dal 1990, di cui era a conoscenza
e l'altra dall'agosto 2019, di cui non era stata informata) e che fino al 30
giugno 2021 la pigione ammontava a Fr. 869.- al mese e dal 1° luglio 2021 a Fr.
1'153.-.

L'amministrazione ha rilevato che nonostante il 16 dicembre 2019 e
il 18 dicembre 2020 le abbia inviato delle comunicazioni sul suo diritto alle
PC, essa non è stata informata del diritto alla rendita estera benché fosse
evidente che nel calcolo delle PC era computata solo una delle due rendite
percepite.

Malgrado fosse tenuta ad informarla immediatamente dopo il
verificarsi di un cambiamento dei presupposti del diritto, e non avendola
tempestivamente informata degli evidenti errori nei fogli di calcolo notificatile,
la buona fede non poteva perciò essere riconosciuta e quindi la Cassa non ha
esaminato se era data la seconda condizione cumulativa della grave difficoltà.

 

                          1.5.  L'opposizione del 15 dicembre 2022
(doc. 113) dell'assicurata è stata respinta dalla decisione su opposizione del 6
giugno 2023 (doc. A1) con cui la Cassa di compensazione, ricordati i
presupposti della buona fede (art. 25 cpv. 1 LPGA e art. 4 OPGA) e dell'obbligo
di informare tempestivamente su ogni cambiamento (art. 31 LPGA e art. 24
OPC-AVS/AI), ha ribadito di essere venuta a conoscenza soltanto in sede di revisione
periodica per l'anno 2019 che essa percepiva due rendite pensionistiche
italiane; questo aumento di reddito non le era mai stato comunicato prima.
L'amministrazione ha osservato che indipendentemente dal fatto di averla o meno
tempestivamente informata, l'11 ottobre 2019, il 16 dicembre 2019 e il 18
dicembre 2020 le ha trasmesso delle comunicazioni di PC nelle quali i calcoli
computavano una rendita estera inferiore a quanto da essa effettivamente
percepito. Ciò avrebbe dovuto far sorgere un dubbio all'assicurata, la quale
avrebbe dovuto interpellarla per comunicarle l'avvenuto aumento dei redditi. Secondo
la Cassa, l'opponente era al corrente del suo obbligo di informare, visto che
il 2 settembre 2019 le aveva comunicato la variazione della rendita
pensionistica di vecchiaia italiana, ma non l'ha avvisata che aveva richiesto
la rendita pensionistica di reversibilità. Questa circostanza la qualifica come
gravemente negligente, per cui l'invocata buona fede non può essere ammessa.

Quanto alla contestazione di averle consegnato la pertinente
documentazione nel giugno 2021, l'amministrazione ha osservato che la decisione
di rendita di reversibilità le era giunta, ma che l'importo percepito della
rendita netta era stato in parte cancellato e quindi non era possibile risalire
all'importo in maniera chiara e precisa. La Cassa ha perciò dovuto richiederle dei
documenti, che le sono pervenuti nel mese di ottobre 2021.

 

                          1.6.  Il 3 luglio 2023 (doc. I) RI 1 si è
rivolta al Tribunale contestando il rifiuto di concederle il condono.

La ricorrente ha rilevato che la Cassa non ha considerato tutta la
sua situazione, il suo stato d'animo dopo il decesso del marito, i suoi gravi
problemi di salute, il morale e la situazione finanziaria e che nemmeno è stata
trattata con rispetto per la sua età, ciò che l'ha molto demoralizzata e
offesa. Inoltre, a suo dire ci sarebbero stati diversi malintesi fra gli uffici
che sono intervenuti, non essendo passata al loro interno la comunicazione sulla
sua situazione. Tutta questa questione le ha causato gravi problemi di salute
che l'hanno portata ad essere ricoverata per un tempo totale di circa sei mesi
e "se non troviamo un accordo sarò
costretta a lasciare la Svizzera, le mie figlie ed i miei nipoti - non potendo
fare fronte a tutte le spese che ho. Mi è stato detto che non sono stata
danneggiata - ma sarei ridotta sul lastrico.".

 

                          1.7.  Nella risposta del 16 agosto 2023
(doc. III) la Cassa cantonale di compensazione, rilevando come la ricorrente
abbia riproposto sostanzialmente le medesime argomentazioni sollevate con
l'opposizione, ha rinviato alle spiegazioni fornite con la decisione su
opposizione e ha chiesto al TCA di respingere il ricorso.

Essa ha comunque rilevato che l'art. 24 OPC-AVS/AI, che fa obbligo
agli assicurati di informare la Cassa senza ritardo di ogni mutamento delle
condizioni personali e materiali, vale anche per le modifiche che riguardano i
membri della famiglia dell'avente diritto alle PC.

 

                          1.8.  Il 25 agosto 2023 (doc. V) la
ricorrente ha ricordato di essere rimasta vedova nel luglio 2019 e di avere
ottenuto nel mese seguente il diritto alla pensione di reversibilità italiana,
diritto che le è stato comunicato nel dicembre 2019 e il cui primo versamento
le è pervenuto a febbraio 2020. Ciò dimostra che il primo momento utile per
segnalare alla Cassa la nuova rendita non poteva essere antecedente al mese di
dicembre 2019 (docc. B5-B8). Da quel mese ad aprile 2020 l'assicurata ha avuto
gravi problemi di salute legati ai denti che l'hanno portata a cure odontoiatriche
che l'hanno molto debilitata (docc. C11-C16).

Inoltre, ha fatto presente che in quel periodo difficile per le
conseguenze emotive ed economiche della morte del marito e per i disturbi di
salute, l'assicurata ha informato alcuni uffici del decesso del coniuge (doc.
B2) inviando il relativo certificato di morte e credendo che poi questa
informazione sarebbe stata trasmessa in automatico ad altre autorità.

La ricorrente ha altresì rilevato che quando nel 2020 ha ricevuto
la notifica di tassazione per il 2019 in cui risultava vedova (doc. B3), ne ha
trasmesso copia al Servizio prestazioni complementari.

A maggio 2021, dopo avere capito che la sola segnalazione di nuove
entrate all'Ufficio di tassazione non era sufficiente, ha inviato al Servizio
PC un dossier con alcuni documenti, tra cui la decisione di rendita italiana.
In giugno 2021 le sono stati richiesti altri documenti, che ha prontamente
inviato e la cui ricezione le è stata confermata. Tuttavia, dopo cinque mesi di
attesa, a ottobre 2021 la Cassa le ha nuovamente chiesto i documenti già
inviati a giugno che, dopo una richiesta di spiegazioni sulla loro sorte,
sarebbero stati ritrovati (docc. B9-B12). Solo a novembre 2021 è stata poi
emanata la decisione di restituzione.

L'assicurata ha evidenziato che dopo la morte del marito era
devastata dalla sua perdita e non aveva perciò la lucidità per comprendere i
passi corretti da intraprendere dal profilo burocratico e vivendo da anni in
Svizzera non era al corrente dei diritti italiani, fra cui la rendita di
vedovanza. Quasi 90enne, sola, malata e debilitata, ha dovuto chiedere un
sostegno alla parrocchia a causa delle enormi difficoltà a livello economico,
in particolare per le spese attinenti all'immobile in Italia che, se potesse,
venderebbe, ma il suo stato lo rende invendibile.

La richiesta di restituzione l'ha posta in gravi difficoltà tanto
che ha pensato di lasciare la Svizzera non essendo più in grado di sostenersi.
L'assicurata ha perciò chiesto di condonarle l'intero importo da restituire o
comunque di considerare che la restituzione porti da dicembre 2019 a giugno
2021, perché non poteva conoscere prima di allora il suo diritto alla rendita
di vedovanza italiana e inoltre non è dipeso da lei lo smarrimento dei
documenti prodotti in giugno 2021.

 

                          1.9.  La Cassa di compensazione ha indicato
il 7 settembre 2023 (doc. VII) di non avere nulla da osservare al riguardo.

 

 

considerato                 in diritto

 

                          2.1.  Oggetto del contendere è stabilire
se, a ragione, la Cassa cantonale di compensazione ha respinto la domanda di
condono formulata dall'assicurata il 23 novembre 2021, completata il 9 giugno
2022, relativa alla richiesta di restituire le prestazioni complementari di cui
ha indebitamente beneficiato dal 1° agosto 2019 al 31 ottobre 2021, per un
importo totale di Fr. 13'726.-.

 

                          2.2.  L'art. 25 cpv.
1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere
restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in
buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

Per l'art. 4 cpv. 1 OPGA, se il beneficiario era in buona fede e
si trova in gravi difficoltà, l'assicuratore rinuncia completamente o in parte
alla restituzione delle prestazioni indebitamente concesse.

Determinante per il riconoscimento di una grave difficoltà è il
momento in cui la decisione di restituzione passa in giudicato (art. 4 cpv. 2
OPGA).

Il condono è concesso su domanda scritta. La domanda, motivata e
corredata dei necessari giustificativi, deve essere inoltrata entro 30 giorni
dal momento in cui la decisione (di restituzione) è passata in giudicato (art.
4 cpv. 4 OPGA).

Giusta l'art. 4 cpv. 5 OPGA, sul condono è pronunciata una decisione.

 

Affinché sia concesso il condono, è dunque necessario che siano
cumulativamente adempiuti i seguenti presupposti (SVR 1996 AHV Nr. 102; SVR
1995 AHV Nr. 61 consid. 4; Kieser,
ATSG-Kommentar, 4a ed. 2020, pag. 523 n. 59 ad art. 25):

 

-  l'interessato o
il suo rappresentante legale ha percepito la prestazione indebita in buona
fede, e

                                  -  la
restituzione lo metterebbe in gravi difficoltà economiche, nel senso che
costituirebbe un onere troppo grave (DTF 122 V 140 consid. 3b).

 

Quindi, se una sola di queste
due condizioni non è adempiuta, il condono non può essere concesso.

 

                          2.3.  Per quanto concerne
la nozione di buona fede (STF 8C_617/ 2009 del 5 novembre 2009; STF
8C_865/2008 del 27 gennaio 2009; STF 8C_383/2007 del 15 luglio 2008), giova
ricordare che la giurisprudenza sviluppata a proposito del vecchio art. 47 cpv.
1 LAVS (abrogato con l'entrata in vigore il 1° gennaio 2003 della LPGA) vale
per analogia anche in materia di prestazioni complementari (DTF 133 V 579 consid.
4.1). Di conseguenza, il solo fatto che l'assicurato ignorasse di non avere
diritto alle prestazioni versate non basta per ammettere l'esistenza della
buona fede. La buona fede, in quanto condizione necessaria per il condono, è
infatti esclusa a priori se i fatti che danno luogo all'obbligo di restituzione
(per esempio la violazione dell'obbligo di annunciare o di informare) sono
imputabili a un comportamento doloso oppure a una grave negligenza.

Per contro, l'assicurato può invocare la propria
buona fede se l'azione o l'omissione in questione costituiscono una lieve
negligenza (per esempio una lieve violazione dell'obbligo di annunciare o di
informare; cfr. DLA 1998 n. 14 pag. 73 consid. 4a; 1992 n. 7 pag. 103 consid.
2b; v. pure DTF 112 V 97 consid. 2c pag. 103; 110 V 176 consid. 3c pag. 180).

 

In questo ordine di idee, occorre differenziare tra
la buona fede intesa come mancata consapevolezza dell'illiceità ("Unrechtsbewusstsein")
e la questione di sapere se l'interessato poteva invocare la buona fede in
determinate circostanze o, facendo uso dell'attenzione che le circostanze
permettevano ragionevolmente di esigere da lui, avrebbe potuto riconoscere il
vizio giuridico esistente (DTF 122 V 221 consid. 3; SVR 2007 EL Nr. 8
consid. 2.2; STF 8C_391/2008 del 14 luglio 2008).

La condizione della buona fede deve essere realizzata nel periodo
in cui l'assicurato ha ricevuto le prestazioni indebite di cui è chiesta la
restituzione (STF P 64/06 del 30 ottobre 2007).

 

Giusta l'art. 5 cpv. 1 OPGA, la grave difficoltà ai sensi dell'art.
25 cpv. 1 LPGA è data quando le spese riconosciute in virtù della LPC e le
spese supplementari dell'art. 5 cpv. 4 OPGA superano i redditi determinanti
secondo la LPC.

Il capoverso 2 dell'art. 5 OPGA specifica quali fattori debbano
essere computati per il calcolo delle spese riconosciute: il fabbisogno vitale,
la pigione di un appartamento, le spese personali e l'assicurazione
obbligatoria delle cure medico-sanitarie e dà le indicazioni sulla
determinazione dell'importo massimo ascrivibile ad ognuna di queste voci.

L'art. 5
cpv. 3 OPGA definisce i criteri di computo della sostanza.

L'art. 5 cpv. 4 OPGA quantifica
le spese supplementari da computare in virtù del capoverso 1, indicando Fr. 8'000 per le persone sole, Fr. 12'000 per i coniugi e Fr. 4'000 per gli orfani e i figli che danno diritto ad una rendita per figli
dell'AVS o dell'AI.

 

Nel caso in cui l'istanza di condono abbia fatto oggetto di
ricorso, il Tribunale delle assicurazioni può prendere in considerazione come
la situazione finanziaria della persona tenuta a restituzione si sia modificata
dopo l'emanazione della decisione su opposizione (Kieser, op. cit., pag. 528 n. 75 ad art. 25). Il giudice,
dunque, non è tenuto ad esaminare direttamente ed in modo definitivo se e in
quale misura la situazione economica del debitore si è modificata dopo la
notifica della decisione impugnata. Tuttavia, ciò non gli impedisce di fondare
il suo giudizio, per ragioni di economia procedurale, in ossequio del diritto
di essere sentito, sulla nuova situazione (DTF 116 V 293 consid. 2c; DTF 107 V 80 consid. 3b; Meyer-Blaser,
Die Rückerstattung von Sozialversicherungsleistungen, in: RSJB 1995, pag. 488).

                          2.4.  Giusta l'art. 31 cpv. 1 LPGA, l'avente diritto, i suoi congiunti o i
terzi ai quali è versata la prestazione sono tenuti a notificare all'assicuratore
o, secondo i casi, al competente organo esecutivo qualsiasi cambiamento
importante sopraggiunto nelle condizioni determinanti per l'erogazione di una
prestazione.

Per l'art. 31 cpv. 2 LPGA, qualsiasi persona o
servizio che partecipa all'esecuzione delle assicurazioni sociali ha l'obbligo
di informare l'assicuratore se apprende che le condizioni determinanti per l'erogazione
di prestazioni hanno subìto modifiche.

 

L'art. 24 OPC-AVS/AI, concernente l'obbligo di
informare nelle PC, prevede che la persona che ha diritto o il suo
rappresentante legale o, nel caso, il terzo o l'autorità a cui è versata la
prestazione complementare, deve comunicare senza ritardo all'organo
cantonale competente per le prestazioni complementari ogni mutamento delle condizioni
personali ed ogni variazione importante della situazione materiale del
beneficiario delle prestazioni. Questo obbligo di informare vale anche per le
modifiche che riguardano i membri della famiglia dell'avente diritto.

 

                          2.5.  In merito all'obbligo di comunicare
ogni cambiamento nelle assicurazioni sociali secondo la norma generale
dell'art. 31 LPGA, Ueli Kieser, Kommentar zum Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des
Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a ed. 2020, n. 21 pag. 633 ad art. 31,
ha affermato che di principio la comunicazione del cambiamento deve avvenire
quando se ne viene a conoscenza e comunque immediatamente dopo la sua
realizzazione e consiste in una dichiarazione una tantum dell'interessato all'assicuratore
(DTF 118 V 214 consid. 2b). Se, in un caso concreto, si può ipotizzare un
miglioramento dello stato di salute al più tardi a partire da un determinato momento
e, inoltre, è un miglioramento costante e stabile, non si deve attendere un
periodo di tre mesi, che è determinante nel caso di miglioramenti instabili
(STF 8C_232/2016 consid. 4.4).

 

Nella STFA P 27/05 del 14 marzo 2006, la Corte federale ha
ritenuto che l'avere annunciato alla Cassa di compensazione nel gennaio 2001
che il 7 novembre 1998 aveva ereditato della sostanza non rispettava la
condizione dell'art. 24 OPC-AVS/AI di comunicare senza ritardo le
modifiche personali o economiche. Infatti, la corrispondente notifica era stata
effettuata sette mesi dopo la divisione ereditaria e tre mesi dopo l'iscrizione
nel registro fondiario del trapasso della proprietà ereditata.

Nemmeno un ritardo di alcune settimane è stato considerato
giustificato dall'Alta Corte (STF P 64/06 del 30 ottobre 2007).

L'assicurata ha informato il 16 marzo 2006 la Cassa cantonale di
compensazione che il 23 gennaio 2006 l'istituto di previdenza presso cui era
affiliata le aveva riconosciuto il diritto a delle prestazioni d'invalidità. Le
era dunque stata versata una rendita mensile di Fr. 395.- dal mese di marzo
2006 e un importo di Fr. 14'931.- per le rendite retroattive per il periodo dal
6 gennaio 2003 al 28 febbraio 2006. Il Tribunale cantonale ha negato la buona
fede dell'assicurata avendo avvertito la Cassa del versamento retroattivo delle
prestazioni della previdenza professionale soltanto un mese e mezzo dopo avere
ricevuto e speso l'ammontare dell'istituto di previdenza (cfr. consid. 2).

Il Tribunale federale ha ammesso la buona fede della ricorrente
per il periodo dal 1° gennaio 2003 al 31 gennaio 2006. Durante questo periodo,
l'assicurata effettivamente riceveva solo la sua rendita AI e non aveva ancora
ricevuto nessun importo dalla previdenza professionale, cosicché era a buon
diritto che le erano state versate le prestazioni complementari (cfr. consid.
7.1).

La situazione era invece differente per le prestazioni
complementari concesse per i mesi di febbraio e marzo 2006, visto che
l'assicurata si è vista attribuire da allora un reddito supplementare di cui
poteva facilmente rendersi conto che era di natura tale da influenzare il suo
diritto alle prestazioni. Le incombeva, perciò, di comunicare immediatamente
questo cambiamento di situazione alla Cassa invece di attendere diverse
settimane prima di segnalarlo (art. 24 OPC-AVS/AI). Questo comportamento, ha
concluso l'Alta Corte, costituisce una colpa grave, che esclude la sua buona fede
e, quindi, anche il condono dell'obbligo di restituzione dei due importi per
febbraio (Fr. 188.-) e marzo (Fr. 188.-) (cfr. consid. 7.2).

 

                          2.6.  Nel determinare il
diritto alle prestazioni complementari per l'assicurata dal 1° gennaio 2019
(doc. 59), la Cassa cantonale di compensazione ha ritenuto quali redditi
computabili la rendita di vecchiaia dell'interessata dell'AVS ed estera dell'__________
(Fr. 67).

 

Con la revisione periodica avviata nell'estate 2019
(doc. 61), fra la documentazione che l'assicurata ha prodotto alla Cassa v'era
il certificato relativo alla pensione estera che percepiva da luglio 1990 e che
dal 1° gennaio 2019 ammontava a € 4,85 netti al mese per 13 mensilità (doc. 65)
- e non all'anno come dichiarato dall'interessata nel formulario di revisione
(doc. 62-1/8).

L'11 ottobre 2019 (doc. 66) la Cassa ha così emesso
una nuova decisione valida dal 1° novembre 2019, aggiornando in Fr. 69.- la
rendita estera computata.

 

Il 16 dicembre 2019 (doc. 68) l'amministrazione ha
comunicato all'assicurata che per l'anno seguente il suo diritto sarebbe stato
immutato in Fr. 527.- al mese (con la rendita estera invariata).

 

La Cassa ha poi informato l'interessata il 18
dicembre 2020 (doc. 70) che dal 1° gennaio 2021, in applicazione del nuovo
diritto LPC, le spettava una PC mensile di Fr. 526.- e fra i redditi era sempre
computata la rendita pensionistica estera di Fr. 69.-.

 

Il 6 aprile 2021 (doc. 72), analizzando il
formulario di revisione per l'anno 2019 ricevuto oltre un anno e mezzo prima -
benché detto scritto rechi erroneamente come titolo "Revisione 2021"
-, la Cassa ha chiesto all'assicurata di produrre gli estratti bancari relativi
ai saldi al 31 dicembre 2020 di tutti i conti posseduti in Svizzera e
all'estero e copia del certificato di pensione estera per l'anno 2020 e semmai
anche già del 2021.

Verosimilmente a fine maggio (su nessuno di questi
documenti è chiaramente leggibile la data in cui l'amministrazione li ha
recepiti e scansionati, ma sembra intuibile un "22.05.2021"), fra i
numerosi documenti prodotti v'è pure la "Comunicazione di Liquidazione"
di una pensione __________ spettante dal 1° agosto 2019 (doc. 73-24/24) all'assicurata
e l'estratto dell'ultimo trimestre del 2020 di un suo conto bancario italiano
in cui si leggono gli importi mensili di € 681,43 a titolo di "accredito
pensione lavoratori dipendenti superstiti" e per dicembre 2020 l'ammontare
doppio di € 1'362,86 (dicembre e tredicesima).

 

Il 9 giugno 2021 (doc. 74) la Cassa ha ringraziato
l'assicurata per i documenti trasmessi e le ha ulteriormente chiesto di
produrre gli accrediti bancari della rendita estera ricevuta per tutto il 2019
e il certificato della pensione estera per gli anni 2020 e 2021.

L'assicurata ha inviato il 25 giugno 2021 (doc. 75) una
email al Servizio PC, indirizzandola alla funzionaria che le aveva scritto, affermando
di avere appena consegnato allo sportello la documentazione che le ha richiesto
e ha al riguardo precisato:

 

" (…) 1° nel 2019 NN MI È STATA PAGATA NESSUNA PENSIONE DI REVERSIBILITA
come chiaramente dimostrato da Esratto Conto Bancario. ultimo trimestre 2019.
L'importo addietrato ed indennità mensile 2019/2020 risultano chiaramente sulla
lettera allegata del 23.12.2019 e da copie estratti conto bancari 2020/21. Da
quanto detto scaturisce anche che l'__________ ITALIA RILASCIA IL RED DI
PENSIONE OGNI 2 ANNI E LO' RICEVERÒ NEL 2022. QUESTO RISPONDE AL PUNTO N° 2
DELLA SUA RICHIESTA. (…) ECCO, QUESTI SONO I PROBLEMI CHE MI COINVOLGONO DA
QUANDO AL 27.07.2019 MIO MARITO X INFARTO FULMINANTE MI HA LASCIATO CON PICCOLE
PROPRIETÀ IMMOBILIARI ED UN CAMPO MA QUASI SENZA ALTRI MEZZI. (…) VOGLIA Usarmi
l'"ULTIMA CORTESIA DI RINVIARMI DOPO AVER FOTOCOPIATO CIÒ CHE POTREBBE
SERVIRLE. GLI ALLEGATI NN RICHIESTI.".

 

La Cassa di compensazione ha inviato il 22 settembre
2021 (doc. 76) un richiamo all'assicurata di dare seguito al suo scritto del 9
giugno 2021 e quest'ultima ha risposto il 30 settembre 2021 (doc. 77), sempre
per email, di avere già consegnato tutto il necessario il 25 giugno 2021.

La ricerca da parte della collaboratrice del
Servizio PC della documentazione indicata dall'interessata ha portato al suo
ritrovamento al più tardi l'8 ottobre 2021, data in cui è stata scansionata e
inserita nel suo incarto digitale PC.

 

Dall'esame di questi atti la Cassa di compensazione
ha scoperto la rendita di vedovanza a
cui l'assicurata ha diritto dal 1° agosto 2019, ciò che ha dato luogo alla
necessità di rivedere il suo diritto alle prestazioni complementari. Secondo i
nuovi fogli di calcolo allestiti il 28 ottobre 2021 (docc. 88-95), con
l'aumento dei redditi computabili è emerso che l'assicurata ha percepito indebitamente
delle prestazioni dal 1° agosto 2019 al 31 ottobre 2021 per Fr. 13'726.-,
importo che l'amministrazione le ha chiesto in restituzione con la decisione
del 28 ottobre 2021.

 

In queste circostanze, è palese che il mancato computo dei suoi
redditi reali ha avuto quale conseguenza, per l'interessata, una variazione
favorevole della sua situazione materiale. Ogni nuova entrata rappresenta un
cambiamento rilevante della situazione materiale (STF 8C_954/ 2008 del 29
maggio 2009, consid. 7.3) e quindi deve essere notificata alla Cassa di
compensazione (STF 9C_720/2013 del 9 aprile 2014, consid. 4.3; STF 9C_834/2010
del 2 ottobre 2010, consid. 2.2) senza ritardo (STF P 64/06 del 30 ottobre
2007; STFA P 27/05 del 14 marzo 2006).

 

                          2.7.  Nel proprio ricorso
l'assicurata ha contestato che le sia stato rifiutato il condono e che debba
restituire le prestazioni ricevute in più. Gli avvenimenti intercorsi in quel
periodo, ovvero l'improvvisa morte del marito, lo sgomento, il dolore e
l'instabilità emotiva e l'assenza di lucidità che ne sono seguiti, come pure il
suo precario stato di salute dato da importanti cure dentarie, non possono non
giustificare di riconoscerle la buona fede per non avere capito che doveva
avvisare l'amministrazione di ogni modifica delle sue condizioni personali ed
economiche.

Inoltre, è solo a fine dicembre 2019 che ha saputo di avere
diritto alla rendita di vedovanza rispettivamente ha consegnato alla Cassa già
nel giugno 2021 la relativa documentazione, perciò il periodo di restituzione
deve essere modificato in tal senso.

 

La Cassa ha invece negato la buona fede dell'assicurata, poiché
con le decisioni dell'11 ottobre 2019, del 16 dicembre 2019 e del 18 dicembre
2020 era stata computata una rendita pensionistica italiana inferiore a quanto da
essa effettivamente ricevuto, ma l'interessata non l'ha avvisata dell'avvenuto
aumento dei suoi redditi e nemmeno l'ha informata che aveva fatto richiesta all'estero
di una rendita pensionistica di vedovanza.

 

                          2.8.  Gli artt. 31 LPGA e
24 OPC-AVS/AI prevedono che l'assicurata è obbligata a comunicare
immediatamente alla Cassa cantonale di compensazione ogni cambiamento delle
condizioni personali e/o economiche della sua famiglia.

 

A questo suo obbligo la ricorrente non ha mai dato
seguito, visto che è solo con la revisione del 2019, esaminata nella primavera
2021, che la Cassa di compensazione è venuta casualmente a sapere che negli
anni precedenti i suoi redditi erano aumentati grazie alla percezione della
rendita straniera di vedovanza.

 

In effetti, se dal 1990 l'assicurata riceveva una rendita
pensionistica estera netta mensile di € 4,85 (nel 2019) per tredici mensilità
(doc. 65), con il decesso del marito, avvenuto il 27 luglio 2019, ha avuto
diritto a una rendita di vedovanza (in Italia denominata di reversibilità) di
cui ha fatto richiesta il 16 ottobre 2019 alle competenti autorità estere.
Questa domanda è stata accolta il 23 dicembre 2019 (doc. 78-3/39) e dalla
relativa decisione risulta che dal 1° agosto 2019 all'assicurata veniva attribuita
una rendita di vedovanza di un importo mensile netto di € 706,18, che la quota
parte di tredicesima era di € 294,24 e che dal 1° gennaio 2020 la rendita lorda
sarebbe stata di € 709.-.

 

Questa "Comunicazione di Liquidazione", inviata all'assicurata
il 23 dicembre 2019 __________ presso la sua abitazione in Italia, come pure
presso il patronato che la seguiva, indica altresì gli arretrati di sua
spettanza dal     1° agosto 2019 al 31 dicembre 2019, pari a € 3'825,20 lordi e
a  € 3'728,71 al netto delle trattenute. Inoltre, specifica che dal      1°
gennaio 2020 l'importo della pensione mensile di € 709,01, al netto delle
trattenute, ammontava a € 681,43.

 

Alla ricorrente non poteva perciò sfuggire che la sua richiesta di
rendita di vedovanza, andata a buon fine, ha portato la rendita estera conseguita
dai circa Fr. 70.- annui a quasi Fr. 10'000.-.

 

Pertanto, come prescrivono l'art. 31 LPGA e l'art.
24 OPC-AVS/AI, l'assicurata avrebbe dovuto, senza indugio, informare la
Cassa cantonale di compensazione di questa modifica dei suoi redditi (STFA P
64/06 del 30 ottobre 2007), poiché ciò avrebbe comportato già da subito un
ricalcolo del suo diritto alle PC conformemente all'art. 25 OPC-AVS/AI, con
conseguente diminuzione del suo diritto stante una riduzione dell'eccedenza
delle spese (STCA 33.2023.7 del 24 aprile 2023, consid. 2.8, STCA
33.2022.22 del 14 novembre 2022; STCA 33.2022.20 del 17 ottobre 2022; STCA
33.2022.7 del 20 giugno 2022; STCA 33.2021.1 del 1° aprile 2021; STCA
33.2020.15 del 15 ottobre 2020).

 

                          2.9.  Per costante
giurisprudenza federale, la buona fede come presupposto per il condono non è
già data con l'ignoranza del vizio giuridico. Piuttosto, il beneficiario delle
prestazioni non solo non deve essere colpevole di dolo, ma anche di grave
negligenza. Pertanto, da un lato, la buona fede decade sin dall'inizio quando
la prestazione che è stata concessa a torto può essere ricondotta a una
violazione dolosa o gravemente negligente dell'obbligo di segnalare o di
fornire informazioni. D'altro lato, la persona che è tenuta a rimborsare può
invocare la buona fede se il suo comportamento scorretto è stato solo
lievemente negligente. Il questo caso, il grado di diligenza richiesto viene
valutato secondo un parametro oggettivo, anche se non si deve ignorare ciò che
è soggettivamente possibile e ragionevole per la persona interessata (capacità
di giudizio, stato di salute, livello di istruzione,
ecc.) (DTF 138 V 218 consid. 4; STF 9C_267/2021 del 1° febbraio 2022, consid.
5.1; STF 9C_455/2021 del 1° dicembre 2021, consid. 4.2.2; STF 9C_318/2021 del 21 settembre 2021, consid. 3.1 in SVR
2022 EL Nr. 7; STF 8C_353/2018 del 26 luglio 2018, consid. 3.1 in SVR 2019 IV
Nr. 6; STF 8C_391/2008 del 14 luglio 2008, consid. 4.4.1). Il
comportamento che esclude la buona fede non deve necessariamente consistere in
una violazione dell'obbligo di segnalare o informare. Viene presa in
considerazione anche la mancata richiesta di informazioni all'amministrazione (STF 9C_318/2021 del 21 settembre 2021, consid. 3.1 in SVR
2022 EL Nr. 7; STF 8C_535/2018 del 29 ottobre 2018, consid. 5.1; STF
9C_184/2015 dell'8 maggio 2015, consid. 2).

Tuttavia, la buona fede è generalmente negata in caso di calcoli
errati delle PC se la persona assicurata non controlla il foglio di calcolo PC
o lo controlla solo poco accuratamente e quindi non segnala un errore grave in
esso contenuto, da lei facilmente riconoscibile (STF 9C_267/2021 del 1°
febbraio 2022, consid. 5.1; STF 9C_455/2021 del 1° dicembre 2021, consid. 4.2.1;
STF 9C_318/2021 del 21 settembre 2021, consid. 3.2 in
SVR 2022 EL Nr. 7; STFA P 62/04 del 6 luglio 2005, consid. 4.3).

 

                        2.10.  Le Direttive sulle prestazioni
complementari all'AVS e all'AI, edite dall'UFAS, valide dal 1° aprile 2011,
stato al 1° gennaio 2022, hanno concretizzato come segue la giurisprudenza
sulla nozione di buona fede.

Secondo il N. 4652.01 DPC, in caso di versamento indebito delle
PC, la buona fede del beneficiario di PC è ammessa, se questi non poteva
riconoscere l'illecito pur prestando l'attenzione ragionevolmente esigibile da
lui secondo le circostanze del caso.

Il N. 4652.02 DPC prevede che la condizione della buona fede non è
invece adempiuta se il pagamento indebito delle PC è dovuto a un comportamento
doloso o a una negligenza grave della persona tenuta alla restituzione. È il
caso se questa, dolosamente o per negligenza grave, ha taciuto determinati
fatti o fornito indicazioni inesatte al momento della richiesta o dell'accertamento
della sua situazione, ha violato o non ha adempiuto tempestivamente l'obbligo
d'informare oppure ha percepito le PC pur essendo consapevole che erano versate
indebitamente.

Per il N. 4652.03 DPC, agisce in modo gravemente negligente chi al
momento della richiesta, dell'accertamento della sua situazione o della
percezione delle PC indebitamente versate non agisce con la diligenza minima
esigibile da lui, considerate le sue capacità e il suo livello di istruzione. È
gravemente negligente, per esempio, chi non comunica un cambiamento dell'importo
della rendita o del reddito da lavoro oppure non controlla con la dovuta
diligenza il foglio di calcolo delle PC e per questa ragione non segnala un
errore di cui avrebbe potuto facilmente accorgersi.

 

                        2.11.  Va osservato come sui fogli di
calcolo per le prestazioni complementari all'AVS/AI allegati alle decisioni di
prestazione complementari, gli assicurati sono resi attenti che "Il calcolo è da verificare. Si prega di comunicarci
eventuali differenze o dati mancanti con i rispettivi giustificativi entro 30
giorni. "L'obbligo d'informare" e la "restituzione" sono
descritti sulla decisione allegata.".

Viene dunque fatto obbligo al beneficiario di avvertire
immediatamente l'amministrazione di ogni cambiamento che potrebbe modificare il
diritto alle prestazioni complementari.

 

Per quanto concerne questo obbligo, la Cassa cantonale
di compensazione ha più volte spiegato all'assicurata i suoi doveri. In
effetti, negli anni precedenti la revisione periodica ha emanato numerose
decisioni sul suo diritto alle prestazioni complementari e quindi la
beneficiaria di PC era stata debitamente informata sui suoi
obblighi.

Ciò ancora l'11 ottobre 2019 quando, nell'ambito
della revisione periodica, la Cassa ha ricevuto il certificato del 2 maggio
2019 attestante la rendita di pensione estera percepita mensilmente dall'assicurata
nel 2019 e ha conseguentemente aggiornato il suo diritto alle PC computando una
rendita estera annua di Fr. 69.- in luogo dei precedenti Fr. 67.-.

Anche le successive comunicazioni di fine anno 2019
e 2020 concernenti il nuovo diritto alle prestazioni complementari dell'assicurata
dal 1° gennaio seguente presentano chiaramente questi obblighi.

 

Tutte queste decisioni e comunicazioni che la
ricorrente ha ricevuto segnalano infatti, in grassetto, a
pagina 3, l'obbligo per gli assicurati di comunicare "immediatamente alla Cassa cantonale di compensazione
(…) ogni cambiamento delle condizioni personali e/o economiche"
e in particolare elencano una ventina di situazioni che danno luogo a
quest'obbligo (STF 8C_1032/2012 del 17 dicembre 2013, consid. 4.2).

Per quel che concerne la fattispecie in esame, in questa distinta
figura proprio la voce "Aumento o
diminuzione del reddito o della sostanza (per esempio pensioni, indennità
giornaliere, eredità, donazioni, ecc.)".

 

La ricorrente non poteva perciò non rendersi conto del suo obbligo
di comunicare alla Cassa che v'era stato un aumento delle rendite incassate, e
meglio che oltre alla sua rendita di vecchiaia percepiva pure una rendita di
vedovanza, trattandosi di una voce che senza dubbio ha incidenza sulla
determinazione del diritto alle prestazioni complementari (STF 8C_1032/2012 del
17 dicembre 2013, consid. 4.2).

 

Non va dimenticato che, per la natura stessa delle PC, l'aumento
rispettivamente la diminuzione di redditi o di sostanza, così come l'aumento o
la riduzione di spese riconosciute, è sicuramente rilevante per la
determinazione del diritto all'aiuto statale e come tale deve essere segnalato
alla Cassa di compensazione.

Non avendo ottemperato ai doveri previsti dall'art. 31 LPGA e
dall'art. 24 OPC-AVS/AI, la ricorrente ha quindi violato il suo obbligo di
informazione nei confronti della Cassa cantonale di compensazione e la sua
buona fede non può pertanto essere di principio tutelata (citata STF
8C_1032/2012, consid. 4.2).

 

                        2.12.  A torto la Cassa di compensazione ha
però imputato alla ricorrente di averle sottaciuto la percezione della rendita
di vedovanza già nell'ambito della revisione periodica per il 2019.

 

L'assicurata ha compilato il formulario di revisione per l'anno
2019 il 27 agosto 2019, ossia un mese dopo la morte di suo marito. Come risulta
dalla lettera del 23 dicembre 2019 con cui l__________ ha comunicato
l'ottenimento di un rendita di vedovanza, la relativa richiesta è stata
presentata soltanto il 16 ottobre 2019. Indubbiamente, quindi, né al 27 agosto
2019 né quando l'11 ottobre 2019 è stata emanata la decisione con cui la Cassa
ha aggiornato la sua rendita estera di vecchiaia, la ricorrente aveva ancora
richiesto la "pensione ai superstiti" conseguente al decesso
del coniuge avvenuto il 27 luglio 2019.

Non le si può quindi rimproverare, in questa fase,
di non avere dichiarato alla Cassa di compensazione di incassare un reddito
estero (STF 8C_954/2008 del 29 maggio 2009, consid. 7.1; STCA 33.2022.22 del 14
novembre 2022, consid. 2.10).

 

Neppure si può biasimare la ricorrente per non avere agito secondo
gli artt. 31 LPGA e 24 OPC-AVS/AI dopo avere ricevuto la comunicazione del 16
dicembre 2019 con cui la Cassa l'ha informata del suo diritto alle PC dal 1°
gennaio 2020, in cui era stata computata soltanto la sua pensione italiana di
Fr. 69.-.

La "__________" dell'__________, datata infatti del
successivo 23 dicembre 2019, non poteva già essere nelle mani della ricorrente.
Non è poi noto quando l'abbia ricevuta.

 

L'accoglimento della domanda di pensione per superstiti retroattivamente
dal 1° agosto 2019, come detto, è avvenuto il 23 dicembre 2019. Gli arretrati
dal 1° agosto 2019 al 31 gennaio 2020 sono stati accreditati sul conto bancario
italiano dell'assicurata il 20 gennaio 2020 (€ 3'728,71 [doc. 78-4/39: rendita
di vedovanza dal 1° agosto 2019 al 31 dicembre 2019 al netto delle trattenute]
+ € 681,43 [doc. 78-4/39: rendita di vedovanza per gennaio 2020] = € 4'410,14
[doc. 78-12/39]) e l'accredito della mensilità di febbraio 2020 di € 681,43 è
avvenuto il 3 febbraio 2020 (doc. 78-12/39).

L'incasso di tale rendita non è stato annunciato alla Cassa
cantonale di compensazione nonostante il citato obbligo e l'estrema facilità di
tale comunicazione, se del caso anche con l'aiuto del Patronato __________ che
già aveva supportato l'assicurata nel settembre 2019 con l'invio del certificato
della rendita __________.

Questa circostanza permette di ritenere, in favore della
ricorrente, la buona fede per il periodo corrente dal 1° agosto
2019 fino al 31 gennaio 2020, ovvero fino alla fine del mese in cui l'ente
italiano le ha versato per la prima volta la rendita di vedovanza (STF P 64/06
del 30 ottobre 2007, consid. 7.1; STCA 33.2022.22 del 14 novembre 2022, consid.
2.10). Fino a quel momento, l'assicurata riceveva effettivamente solo la sua
rendita AVS e __________, perciò aveva correttamente diritto alle prestazioni
complementari che le erano state riconosciute e versate dalla Cassa. Per
giurisprudenza costante, infatti, la condizione della buona fede deve essere
soddisfatta durante il periodo in cui la persona assicurata ha ricevuto le prestazioni
indebite di cui si chiede la restituzione (STF 8C_1032/2012 del 17
dicembre 2013, consid. 4.2; STF 8C_954/2008 del 29 maggio 2009,
consid. 7.1; STF P 64/06 del 30 ottobre 2007, consid. 6.1; STFA P 7/04
del 24 novembre 2005, consid. 4.2.1).

 

                        2.13.  Diverso è il discorso
per il periodo dal 1° febbraio in poi. A quel momento, con l'accredito sia degli
arretrati al 20 gennaio 2020 sia della rendita di febbraio avvenuto il 3
febbraio 2020, la ricorrente si è vista concedere da allora la
pensione italiana di vedovanza, per cui poteva facilmente rendersi conto che
questo reddito supplementare era di natura tale da influenzare il suo diritto
alle prestazioni complementari. Considerato che "le
rendite, le pensioni e le altre prestazioni periodiche, comprese le rendite
dell'AVS e dell'AI" sono computate come reddito ai sensi dell'art. 11
cpv. 1 lett. d LPC, l'avere incassato un'altra rendita ha indubbiamente
comportato per l'interessata una modifica delle sue condizioni materiali (STF
8C_1032/2012 del 17 dicembre 2013, consid. 4.2). Le incombeva quindi, come prevede l'art. 24 OPC-AVS/AI, di immediatamente
informare la Cassa di compensazione di questa nuova situazione, essendole fatto
obbligo di comunicare ogni cambiamento delle condizioni personali e/o economiche,
ciò che ha invece omesso di fare (STF P 64/06 del 30 ottobre 2007, consid. 7.2).

 

                        2.14.  La giustificazione
avanzata dalla ricorrente di avere debitamente avvisato l'autorità fiscale di essere
vedova, come risulterebbe dalle notifiche di tassazione agli atti (in realtà,
l'interessata ha prodotto la dichiarazione di imposta 2020 precompilata
dall'autorità fiscale in cui il suo stato civile è "vedova"
(doc. B3), ciò che non comprova però ancora che essa stessa abbia debitamente
informato l'Ufficio di tassazione della sua nuova condizione), non le è
comunque di alcun aiuto.

Nella STF 8C_954/2008 del 29 maggio 2009 il Tribunale federale ha
affermato quanto segue al considerando 7.3:

 

" (…) Le fait qu'il avait annoncé spontanément dans sa demande de PC
l'existence d'une demande de rentes de la prévoyance professionnelle et que,
par ailleurs, il avait informé l'autorité fiscale, en le libérait pas de son
devoir d'annoncer à la caisse, le moment venu, que les prestations demandées du
deuxième pilier lui avaient été accordées: il s'agissait d'un changement
important de sa situation matérielle et le recourant ne pouvait sans plus
partir de l'idée que la caisse le relancerait ni, comme il le prétend, que les
communications du fisc « suivraient ». Le comportement de l'assuré relève d'une
négligence grave, ce qui exclut sa bonne foi et, partant, également la remise
de l'obligation de restituer les montants en cause.".

 

Inoltre, secondo giurisprudenza (STF 9C_834/2010 del 2 dicembre
2010, considd. 2.2. e 3.2), il beneficiario non può sottrarsi all'obbligo
legale di notifica adducendo che altre autorità con cui ha avuto a che fare
(autorità fiscali o di assistenza sociale, ufficio AI, altri uffici) avrebbero
dovuto notificare alla Cassa di compensazione un cambiamento di reddito o di
sostanza a loro noto o che quest'ultima avrebbe dovuto ottenere le informazioni
di propria iniziativa. L'obbligo di informazione della persona assicurata secondo
l'art. 24 OPC-AVS/AI mira proprio a garantire, indipendentemente dallo scambio
di informazioni da parte delle autorità - scambio che non avviene
automaticamente e senza ritardi, in particolare tra gli organi PC e le persone rispettivamente
gli organi non incaricati dell'esecuzione delle assicurazioni sociali (comprese
le autorità fiscali) (art. 31 cpv. 2 a contrario e art. 32 LPGA) -, il
reperimento delle basi necessarie per un calcolo corretto delle prestazioni
complementari (anche in termini di tempo). Pertanto, la persona assicurata
commette una violazione dell'obbligo di informare, che non può essere definita
di lieve entità, se presume che la corretta notifica alle autorità fiscali
abbia adempiuto anche agli obblighi nei confronti dell'organo di esecuzione delle
PC.

 

In concreto, la ricorrente non si è peraltro informata e non ha
verificato se ciò fosse effettivamente il caso e se la Cassa cantonale di
compensazione fosse stata messa a conoscenza dell'esistenza della rendita di
vedovanza straniera (Valterio,
Commentaire de la loi fédérale sur les prestations complémentaires à l'AVS et à
l'AI, 2015, n. 120 pag. 294).

 

                        2.15.  Va rilevato che la ricorrente ha inoltre
fatto valere dei gravi motivi di salute e la confusione dovuta alla morte del
marito per giustificare la sua dimenticanza rispettivamente ignoranza per non
avere tempestivamente informato la Cassa cantonale di compensazione della nuova
entrata mensile.

 

Pur se comprensibile un periodo di smarrimento dovuto alla
scomparsa del coniuge, avvenuta a fine luglio 2019, dagli atti non è emerso, e
nemmeno la ricorrente lo sostiene, che nei suoi confronti fosse stata imposta
alcuna misura protettiva dalla competente Autorità Regionale di Protezione. È
quindi lecito ritenere che la stessa fosse in grado di gestirsi da sola e, al
bisogno, potesse fare capo a terzi, specie alle figlie rispettivamente al
Patronato __________ che aveva già coinvolto.

Quanto agli interventi ai denti, gli stessi sono avvenuti nei mesi
di novembre e sino al 19 dicembre 2019 hanno solo imposto l'assunzione di un
antibiotico a largo spettro (Augmentin). I certificati medici non attestano
un'incapacità assoluta o parziale della ricorrente o una sua impossibilità a
delegare a terzi. Queste cure sono comunque antecedenti alla decisione dell'__________
del 23 dicembre 2019 (docc. C12-C16) e quindi quando ancora l'assicurata non
era al corrente che le sarebbe stata riconosciuta una rendita italiana di
vedovanza.

Anche i referti medici relativi agli anni 2022 e 2023 (docc.
C1-C10 e C17-C22), siccome riferiti ad altro periodo da quello in esame, sono
totalmente ininfluenti e non comprovano nemmeno un'incapacità dell'assicurata.

 

                        2.16.  Nonostante il grave lutto per la
perdita del consorte, ciò non giustifica che la ricorrente abbia omesso di
segnalare alla Cassa di ricevere un'altra rendita da parte di uno Stato estero.

La Cassa è venuta a conoscenza della rendita di vedovanza italiana
perché il 6 aprile 2021 ha chiesto all'assicurata il certificato di pensione estera
per l'anno 2020, ma riferito, ovviamente, alla propria pensione italiana, visto
che l'amministrazione non poteva sapere che la ricorrente ne percepiva un'altra
a seguito del decesso del marito.

È solo a fine maggio 2021 che l'interessata ha prodotto alla Cassa
lo scritto del 23 dicembre 2019 dell'__________, con cui le è stata comunicata
la pensione lorda e netta di sua spettanza.

 

Tuttavia, questo scritto (doc. 73-24/24), così come presentato
all'amministrazione, non è chiaro, poiché è un collage della parte alta
della prima pagina con la parte bassa della seconda pagina.

Ciò è dimostrato dalla stessa lettera trasmessa successivamente
alla Cassa e presente agli atti dall'8 ottobre 2021 (doc. 78-3/39).

Per come giunta alla Cassa, monca delle informazioni principali, questa
lettera non permetteva, già a fine maggio 2021, senza verifiche, di capire che la
rendita in oggetto era attribuita all'assicurata dal 1° agosto 2019 e che in
realtà traeva la sua origine in quella del marito defunto.

L'assicurata ha però prodotto l'estratto di un suo conto bancario
al 31 dicembre 2020, da cui si poteva notare al 1° ottobre e al 1° novembre
2020 l'entrata di € 681,43 con la causale "Accredito
pensione (…) LAVORATORI DIPENDENTI SUPERSTITI rata 10 [11] di RI 1",
e al 1° dicembre 2020 di € 1'362,86 (corrispondente alla rendita di dicembre e alla
tredicesima).

La Cassa avrebbe perciò dovuto interpellare l'assicurata per
meglio capire la natura di questa entrata.

E ciò, a maggior ragione, visto che lo scritto del 23 dicembre
2019 recava delle righe a penna apportate alla voce "Pensione al netto
delle trattenute 681,43   681,43" figurante nella tabella indicante
l'importo mensile di gennaio 2020 e la tredicesima.

Un chiarimento con la diretta interessata sarebbe pertanto stato
d'obbligo, visto che per la ricorrente si trattava invece di una sottolineatura/evidenziatura,
e non di una cancellazione delle cifre ivi riportate in verde, come comprovato
producendo il documento originale (doc. B5).

A questo riguardo, invece, nella decisione su opposizione
l'amministrazione ha affermato che "l'importo
della rendita netta percepita è stato in parte cancellato e quindi non era
possibile risalire all'importo in maniera chiara e precisa. Motivo per cui la
Cassa ha dovuto richiedere nuovamente la documentazione ricevuta poi nel corso
del mese di ottobre 2021.".

 

                        2.17.  Quest'ultima affermazione della
Cassa di compensazione non è però interamente corretta.

In effetti, dopo avere ricevuto, a fine maggio 2021, una serie di
documenti da parte della beneficiaria di PC, il 9 giugno 2021 la Cassa gliene ha
richiesti altri e in parte anche gli stessi.

L'assicurata, nell'email del 25 giugno 2021 indirizzato alla
casella elettronica del Servizio prestazioni complementari, ha informato la
funzionaria che le aveva scritto il 9 giugno 2021 di avere appena consegnato
allo "sportello Uff. IAS quanto da Lei
richiesto con documentazione su 3 punti (…)".

Con sorpresa della beneficiaria di PC, però, la stessa __________ del
Servizio PC le ha riscritto il 22 settembre 2021 sollecitando una risposta alla
sua missiva del 9 giugno 2021.

Dopo uno scambio di email, in cui questa stessa funzionaria ha
affermato che "verificherò meglio se la
sua documentazione è stata trasmessa erroneamente ad un altro ufficio IAS. La
prego di rimanere in attesa di una mia risposta prima di rinviare nuovamente la
documentazione", questi atti sono apparsi l'8 ottobre 2021 nell'incarto
dell'assicurata, data in cui sono stati scansionati e sono entrati a fare parte
dell'incarto digitale della Cassa.

Dopodiché, come noto, il 28 ottobre 2021 è stato emesso l'ordine
di restituzione.

 

Sulla scorta di quanto precede, è a buon diritto, come ha
sostenuto la ricorrente, che le prestazioni da restituire vanno fatte decorrere
solo fino al 30 giugno 2021, e non anche oltre, poiché è al 25 giugno 2021 che
va fatto risalire il momento in cui la Cassa avrebbe potuto entrare in possesso
dei documenti richiesti.

Spettava infatti a quest'ultima, (addirittura) informata via email
il 25 giugno 2021 dall'assicurata di avere prodotto personalmente a mano i
documenti richiesti, contattarla per sapere dove e a chi aveva consegnato questi
atti, visto che al Servizio prestazioni complementari non era arrivato, apparentemente,
nulla.

Avendo l'assicurata perfino ben specificato sia il nome della
funzionaria incaricata sia che aveva consegnato di persona allo sportello
dell'Istituto delle assicurazioni sociali dei documenti proprio su richiesta di
questa collaboratrice, il funzionario del Servizio prestazioni complementari che
ha ricevuto questa sua email avrebbe dovuto informarne la collega responsabile
del caso, la quale avrebbe poi dovuto subito attivarsi nei confronti della
beneficiaria di PC per chiarire questa circostanza.

 

Così stando le cose, non si può pertanto imputare alla ricorrente
un errore commesso dai funzionari della Cassa nella trattazione della sua causa
né tanto meno addebitarle il tempo trascorso prima di ritenere necessario
richiamare l'interessata a produrre gli atti reclamati il 9 giugno 2021 (dal 25
giugno 2021 al 22 settembre 2021) rispettivamente prima di recuperare gli atti smarriti
(dal 25 giugno 2021 all'8 ottobre 2021).

 

Ne discende che avendo potuto avere conoscenza della rendita di
vedovanza già al 25 giugno 2021 - se non già a fine maggio 2021 - se solo la
Cassa avesse agito con più attenzione, la restituzione delle prestazioni
complementari indebitamente percepite dalla ricorrente può dunque essere
pretesa solo fino alla fine di quel mese.

 

Pertanto, il periodo durante il quale la ricorrente ha ricevuto
indebitamente delle prestazioni complementari, e che ora deve restituire, deve
essere modificato e decorrere dal 1° febbraio 2020 al 30 giugno 2021.

 

                        2.18.  Per quanto concerne
questo periodo, il TCA rileva inoltre che l'assenza della rendita di vedovanza
italiana fra i redditi nei fogli di calcolo PC, riconoscibile anche da una
persona senza conoscenze specifiche nella materia, spicca ancora di più se si
considera che, come ha osservato la stessa ricorrente, ella avrebbe dichiarato
all'autorità fiscale questa rendita. Questa circostanza avrebbe dovuto indurre l'insorgente
a rivolgersi alla Cassa cantonale di compensazione per chiedere dei chiarimenti
(STF 9C_318/2021 del 21 settembre 2021,
consid. 3.1; STF 9C_453/2011 del 15 settembre 2011, consid. 4.2;
STCA 33.2022.20 del 17 ottobre 2022, consid. 2.12) in merito al (non) computo
di questa seconda rendita estera.

 

Un esame del foglio di calcolo PC allegato alle
decisioni della Cassa, effettuato con l'attenzione e alla pari di ciò
che può essere ragionevolmente richiesto a una persona capace di discernimento
in una situazione identica e nelle medesime circostanze (STF 9C_455/2021 del 1°
dicembre 2021, consid. 4.2.2), avrebbe rilevato un'incongruenza
significativa con la realtà dei fatti, visto che nessuna rendita di vedovanza
di quasi Fr. 10'000.- annui è stata ritenuta dall'amministrazione.

Ciò non poteva passare inosservato all'assicurata.
Anche senza una particolare conoscenza dei calcoli delle PC, la ricorrente
avrebbe dovuto notare che la cifra riportata nelle sue entrate non
corrispondeva affatto a quanto effettivamente percepito, perché oltre alla
rendita di vecchiaia dell'assicurazione svizzera e italiana essa incassava la
rendita di vedovanza dall'__________ e perciò avrebbe dovuto segnalarlo alla
Cassa (STF 9C_453/2011 del 15 settembre 2011, consid. 4.1).

Di per sé, quindi, l'omissione della Cassa cantonale
di compensazione era facilmente riconoscibile per l'assicurata (STCA 33.2022.22
del 14 novembre 2022, consid. 2.14; STCA 33.2022.20 del 17 ottobre 2022,
consid. 2.12).

 

Per di più, l'insorgente non ha neppure reagito a
seguito della notifica dei fogli di calcolo allegati alla comunicazione del 18
dicembre 2020 (doc. 70) con cui le è stato riconosciuto il diritto alle PC dal
1° gennaio 2021. Questi calcoli si fondavano, manifestamente e in maniera
riconoscibile, su uno stato di fatto che, dal profilo economico della
ricorrente, non corrispondeva alla realtà.

In particolare, la beneficiaria di PC avrebbe dovuto
accorgersi a fine gennaio 2020/inizio febbraio 2020, quando ha ricevuto
l'accredito degli arretrati e della mensilità di febbraio 2020 della rendita di
vedovanza, del fatto che l'importo di questa nuova rendita proprio non figurava
nel calcolo per determinare il suo diritto alle prestazioni complementari. In
quel periodo, le sue condizioni di salute e mentali non dovevano essere tali,
in assenza di un certificato medico in senso contrario, dal non permetterle di
accorgersi del mancato computo di questa seconda rendita italiana. La negligenza
di cui ha fatto prova nel controllo dei fogli di calcolo, peraltro appena
ricevuti, non può essere perciò qualificata come lieve (STF 9C_455/2021 del 1°
dicembre 2021, consid. 4.2.2; STCA 33.2022.22 del 14 novembre 2022, consid.
2.14; STCA 33.2022.20 del 17 ottobre 2022, consid. 2.12).

 

                        2.19.  Sulla scorta delle
considerazioni esposte, si deve ritenere che l'omissione qui imputata
all'insorgente di informare la Cassa di compensazione della rendita di
reversibilità italiana costituisce dunque una palese e grave violazione dei
suoi obblighi previsti dall'art. 24 OPC-AVS/AI e dall'art. 31 LPGA.

 

Giova infine segnalare che per negare la buona fede non è
necessario un comportamento doloso, né fraudolento (STF 8C_617/2009 del 5
novembre 2009, consid. 6.1; STFA C 103/06 del 2 ottobre 2006; STCA 39.2019.3
del 17 ottobre 2019, consid. 2.9; STCA 38.2016.40 del 7 novembre 2016, il cui
ricorso al Tribunale federale è stato ritenuto inammissibile con STF
8C_824/2016 del 29 dicembre 2016, consid. 2.5; STCA 39.2014.11 del 28 gennaio
2015, consid. 2.13; STCA 39.2012.10 del 15 aprile 2013, consid. 2.15; STCA
39.2012.13 del 13 marzo 2013, consid. 2.14).

 

Il comportamento adottato dalla ricorrente costituisce
dunque una grave negligenza, che esclude la sua buona fede e, di conseguenza,
anche il condono dell'obbligo di restituire l'importo in questione, dato il
carattere cumulativo delle due condizioni di cui all'art. 25 cpv. 1 seconda frase
LPGA. Non avendo dunque la Cassa cantonale di compensazione violato l'art. 25
LPGA concludendo che le condizioni per riconoscere un condono non erano
realizzate dal 1° febbraio 2020 al 30 giugno 2021, la decisione impugnata può
essere confermata sotto questo aspetto (STFA P 64/06 del 30 ottobre 2007,
consid. 7.2).

 

                        2.20.  Per i due periodi durante
i quali si è detto essere data la buona fede della ricorrente, decorrenti dal
1° agosto 2019 al 31 gennaio 2020 e dal 1° luglio 2021 al 31 ottobre 2021, occorre
dunque ancora esaminare se è adempiuta la seconda condizione cumulativa delle
gravi difficoltà in cui verrebbe a trovarsi la beneficiaria di prestazioni
complementari se dovesse restituire l'importo delle prestazioni indebitamente
ricevute in quel lasso di tempo.

 

Poiché la Cassa di compensazione non si è
pronunciata al riguardo non analizzando anche la seconda condizione cumulativa,
e quindi non si è compiutamente pronunciata sull'istanza di condono, non
essendo in presenza di una decisione formale giusta l'art. 49 LPGA né di una
decisione su opposizione, la sola impugnabile davanti al TCA secondo l'art. 56
LPGA, non è ora possibile pronunciarsi in questa sede.

Gli atti vanno perciò rinviati alla Cassa affinché
essa proceda ai necessari accertamenti per chiarire la condizione dell'onere troppo
grave ed emettere una nuova decisione sul condono dell'obbligo di restituzione
dell'importo delle prestazioni complementari attribuite a torto all'assicurata
dal 1° agosto 2019 al 31 gennaio 2020 e dal 1° luglio 2021 al 31 ottobre 2021.

Su questo punto, pertanto, il ricorso è accolto (STFA
P 64/06 del 30 ottobre 2007, consid. 7.4).

 

                        2.21.  Stante quanto esposto,
il ricorso va accolto nel senso che la decisione su opposizione del 6 giugno
2023 della Cassa di compensazione è annullata per quanto attiene al rifiuto del
condono riferito al periodo dal 1° agosto 2019 al 31 gennaio 2020 e dal 1° luglio
2021 al 31 ottobre 2021.

Gli atti vanno rinviati alla Cassa cantonale di
compensazione per ulteriori accertamenti (onere troppo grave) e nuova decisione
sul condono dell'obbligo di restituire l'importo delle prestazioni
complementari attribuite a torto all'insorgente dal 1° agosto 2019 al 31
gennaio 2020 e dal 1° luglio 2021 al 31 ottobre 2021.

 

Per il periodo restante, ossia per le prestazioni
complementari versate alla ricorrente dal 1° febbraio 2020 sino al 30 giugno 2021,
mancando la condizione della buona fede il condono dell'obbligo di restituire è
invece negato.

 

Benché vincente in causa, non essendo patrocinata da un legale
alla ricorrente non vanno riconosciute delle ripetibili. Inoltre, portando il
ricorso sulla richiesta di prestazioni complementari e non avendo il
legislatore previsto di prelevare delle spese (art. 61 lett. fbis
LPGA), non vanno addebitate spese.

Sul tema cfr. anche STF 9C_369/2022 del 19 settembre 2022; STF
9C_368/2021 del 2 giugno 2022; SVR 2022 KV Nr. 18 (STF 9C_13/2022 del 16
febbraio 2022); STF 9C_394/2021 del 3 gennaio 2022; STF 8C_265/2021 del 21
luglio 2021 (al riguardo cfr. Ares
Bernasconi, Actualités du TF, 8C_265/2021 du 21 juillet 2021 - frais
judiciaires pour les tribunaux cantonaux des assurances selon la révision de la
LPGA du 21 juin 2019, in SZS/RSAS 2/2022 pag. 107).

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                             1.  Il ricorso è accolto.

 

                          1.1.  La decisione su opposizione è
annullata nella misura in cui il condono è negato per il periodo decorrente dal
1° agosto 2019 al 31 gennaio 2020 e dal 1° luglio 2021 al 31 ottobre 2021.

Di conseguenza, gli atti sono rinviati alla Cassa cantonale di
compensazione affinché, dopo avere effettuato ulteriori accertamenti a sapere
se la ricorrente verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà in caso di
restituzione, emani una nuova decisione sul condono dell'obbligo di restituire
l'importo delle prestazioni complementari versatele a torto durante il predetto
periodo.

 

                          1.2.  Il condono dell'obbligo di
restituire è negato per le prestazioni complementari versate a torto alla
ricorrente dal 1° febbraio 2020 al 30 giugno 2021.

 

                             2.  Non si percepisce tassa di giustizia,
mentre le spese sono poste a carico dello Stato. Non si attribuiscono
ripetibili.

 

                             3.  Comunicazione agli interessati i
quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale,
Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                 Il
segretario di Camera

 

Daniele Cattaneo                                         Gianluca
Menghetti