# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 5a64bb34-3fde-5cf5-8f8d-d404312601cd
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 1998-03-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 06.03.1998 52.1998.19
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-1998-19_1998-03-06.html

## Full Text

Incarto n.

  52.98.00019

   

  	
  Lugano

  6 marzo 1998

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo
  Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretaria

  	
  Giovanna
  Canepa, vicecancelliere

  

 

 

statuendo
sul ricorso  28 gennaio 1998 di

 

 

	
   

  	
  __________ 

  patrocinato
  da: avv. __________

   

  
	
   

  	
  Contro

  	 

 

	
   

  	
  la
  risoluzione 7 gennaio 1998 (n. 19) del Consiglio di Stato, che respinge
  l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 17 settembre
  1997 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli Stranieri, in materia
  di rifiuto di rilascio del permesso di dimora alle figlie __________ e
  __________ (ricongiungimento familiare);

  

 

 

viste le risposte:

-    11 febbraio 1998 del Consiglio di
Stato

-    17 febbraio 1998 della Sezione
degli Stranieri,

 

 

letti
ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) __________, cittadina
domenicana, è madre di quattro figlie, __________, __________,__________  e
__________.

E' entrata in Svizzera per la prima volta nel mese di agosto
1994, rientrandovi in seguito regolarmente, e ha lavorato in vari night club
del cantone Ticino sempre al beneficio di permessi di dimora temporanei L.

Il 9 novembre 1996 si è sposata davanti all'Ufficiale di stato
civile del comune di __________ con __________, 16 dicembre 1972, cittadino
italiano con permesso di domicilio C, acquisendo al contempo un permesso di
dimora annuale B avente quale ultima scadenza l'8 novembre 1998.

 

b) __________, la più piccola delle figlie di __________, ha
raggiunto la madre nella primavera 1997 per ricongiungimento familiare ed è
stata messa al beneficio di un permesso di dimora B con ultima scadenza l'8
novembre 1998.

 

c) Il 7 luglio 1997, __________ e __________, hanno inoltrato
istanza presso la Sezione degli Stranieri al fine di ottenere il permesso di
trasferirsi in Svizzera per ricongiungersi con la madre.

 

 

                                  B.   Con decisione 17 settembre
1997, la Sezione degli stranieri ha respinto la predetta istanza. L'Autorità ha
considerato, premettendo che l'istante aveva sottaciuto di avere quattro figli
e fatto credere di essere madre soltanto di __________, che non sussistevano le
premesse per ottenere i permessi richiesti, poiché non risultava che la madre
avesse mantenuto un rapporto stretto ed effettivo con le figlie a __________,
rispettivamente trattandosi soltanto di un ricongiungimento parziale.

 

 

                                  C.   Contro la predetta
risoluzione dipartimentale __________ si è aggravata presso il Consiglio di
Stato, che con decisione 7 gennaio 1998 ne ha respinto il ricorso.

Il Governo ha negato che fossero dati i presupposti per il
rilascio dell'autorizzazione ad entrare in Svizzera e ottenere il permesso di
dimora in virtù del principio del ricongiungimento familiare.

Secondo l'Esecutivo la ricorrente, che non aveva fornito a
tempo debito tutte le indicazioni circa il numero effettivo dei suoi figli, non
ha dimostrato di avere mantenuto con loro un legame solido e costante, tale da
giustificare la necessità di questi di ricongiungersi con lei. D'altra parte,
venendo in Svizzera già nel 1994 ella avrebbe scientemente causato e voluto la
loro separazione da lei. 

Essendo la richiesta limitata a due delle tre figlie ancora
residenti a Santo Domingo, verrebbe meno il principio stesso di ricongiungimento
familiare, che è quello di riunire l'intera famiglia.

 

 

                                  D.   Avverso la risoluzione
governativa __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando che a favore delle due
figlie venga rilasciato il permesso per risiedere in Svizzera.

Ribadisce, come già sostenuto presso l'istanza precedente,
che nel caso di specie i presupposti per il ricongiungimento famigliare giusta
l'art. 8 CEDU sarebbero adempiuti.

Contestando le argomentazioni delle autorità inferiori a fondamento
delle rispettive decisioni, l'insorgente ha spiegato come sussisterebbe
un'intensa ed integra relazione tra lei e le figlie, delle quali sarebbe
genitore affidatario e al cui sostentamento da sempre avrebbe provveduto.

Quanto al rimprovero di averle volontariamente lasciate a
Santo Domingo, risponde che il suo trasferimento in Svizzera per lavorare non
sarebbe stato una libera scelta, bensì una necessità per potere garantire loro
e a sua madre, rispettivamente nonna, di che vivere.

Afferma di non avere dichiarato di essere madre di quattro
figlie, ma soltanto dell'ultimogenita, nella domanda di rilascio di un permesso
di dimora 14 agosto 1997 per il fatto che a quel momento intendeva portare con
sè in Svizzera solo quest'ultima per motivi logistici finanziari, e in seguito,
nella dichiarazione rilasciata il 25 marzo 1997, perché le domande allora
postele avrebbero riguardato solo la piccola.

Nega che la riunione della famiglia debba ritenersi soltanto
parziale, per il fatto che nessuna domanda è stata presentata per la
primogenita __________. Quest'ultima, nata dall'unione extraconiugale con
__________, sarebbe stata presa in custodia dal nonno paterno, contro la
volontà della madre affidataria, ciò che sarebbe di ostacolo al ricongiungimento.

Chiede, al fine di dimostrare le sue allegazioni, di assumere
le testimonianze di sua madre rispettivamente del nonno paterno della
primogenita.

 

 

                                  E.   All'accoglimento del gravame
si oppone la Sezione degli stranieri adducendo delle argomentazioni di cui si
dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

Anche il Consiglio di Stato propone la reiezione del ricorso,
riconfermandosi nelle motivazioni poste a fondamento della decisione impugnata.

 

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In materia di diritto
degli stranieri il Tribunale cantonale amministrativo è competente a statuire
nel merito di gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato
soltanto nella misura in cui queste possono essere impugnate con ricorso di diritto
amministrativo al Tribunale Federale (art. 1 della Legge transitoria d'applicazione
dell'art. 98 a delle Legge federale sull'organizzazione giudiziaria in materia
di diritto degli stranieri del 12 marzo 1997).

 

1.2. Giusta l'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG, in materia di
polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento
la legislazione federale non conferisce un diritto.

L'art. 4 LDDS stabilisce che l'autorità competente decide
liberamente, nei limiti delle disposizioni di legge e dei trattati con
l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo
straniero ha perciò un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo
laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto
federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 122 II 388
consid. 1a con rinvii).

 

1.3. L'art.17 cpv. 2 LDDS dispone, tra l'altro, che se lo
straniero possiede il permesso domicilio, il coniuge ha diritto al rilascio e
alla proroga del permesso di dimora fintanto che i coniugi vivono insieme, i
figli celibi di età inferiore a 18 anni hanno diritto di essere inclusi nel
permesso di domicilio se vivono con i genitori.

                                         Perciò, __________ essendo
titolare di un permesso di dimora, non è dato alcun diritto per le sue figlie
__________ e __________ di raggiungerla in Svizzera in virtù dell'art.17 cpv. 2
LDDS.

Ne deriva che nel caso di specie il ricongiungimento
familiare è retto dagli art. 38 e seg. OLS che, tuttavia, non conferiscono alcun
diritto (DTF 115 Ib 3 consid. 1b).

 

1.4. Parimenti come non sussiste in virtù della legge
nazionale un diritto per le figlie della ricorrente ad ottenere il ricongiungimento
familiare, neppure esiste trattato tra Svizzera e Repubblica Domenicana che,
regolando specificatamente il soggiorno di cittadini domenicani in Svizzera,
preveda un diritto al rilascio di un permesso di dimora.

 

1.5. La ricorrente può però prevalersi dell'art. 8 CEDU, che
risulta applicabile nel caso in cui il membro della famiglia, con il quale lo
straniero che domanda un permesso di dimora afferma di intrattenere una
relazione stretta, intatta ed effettivamente vissuta, abbia il diritto di
risiedere in Svizzera. Questa evenienza è data quando tale membro è al
beneficio di un permesso di domicilio oppure possieda la cittadinanza svizzera
(DTF 118 Ib 157, cons. c). Ne discende che di regola lo straniero titolare del
solo permesso di dimora, come è la qui ricorrente, non può invocare l'applicazione
dell'art. 8 CEDU.

                                         Nondimeno, in deroga alla
regola, il diritto ad ottenere un permesso di dimora è esteso a quelle persone
che, in determinate circostanze, hanno la certezza di vedersi accordato un
permesso di dimora (DTF 111 Ib 163, consid. 1). Ciò è il caso per __________,
sposata con un cittadino italiano con permesso di domicilio in Svizzera, almeno
sintanto che vivrà in comunione coniugale con lui (art. 17 cpv. 2 LDDS).

Nell'ambito dell'art. 8 CEDU, se il legame di parentela è
intatto ed effettivamente vissuto, la libertà delle autorità cantonali di rifiutare
un permesso di soggiorno (art. 4 LDDS) è limitata e qualora questo venga
rifiutato, sussiste la facoltà di impugnare la relativa decisione mediante
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale Federale in applicazione
dell'art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG (DTF 122 II 5 consid. 1 e, 292 consid. 1e,
389 consid. 1b, 93 consid. 1c) e, di riflesso, anche nella presente sede in
virtù del rinvio di cui all'art. 1 della legge transitoria d'applicazione
dell'art. 98a OG in materia di diritto degli stranieri. Ciò vale altresì quando
il ricorso è presentato da un membro della famiglia, in specie la madre, avente
diritto di risiedere in Svizzera (DTF 119 Ib 84 consid. 1c).

 

1.6. Il ricorso è tempestivo (art. 46 PAmm) e la
legittimazione dell'insorgente data (art. 43 PAmm). Si può quindi procedere all'esame
del merito e ciò già sulla scorta degli atti, senza necessità di procedere ad
istruttoria (art. 18 PAmm).

Nel suo gravame la ricorrente sostiene di avere mantenuto costantemente
vivi e intensi contatti affettivi con le figlie, al cui sostentamento avrebbe
sempre provveduto anche risiedendo in Svizzera.

Ritenuto che, per le considerazioni che seguono, il presente
gravame deve essere respinto relativamente all'asserita violazione dell'art. 8
CEDU, non v'è necessità di approfondire la questione a sapere se la precedente
allegazione della ricorrente sia vera ed effettiva e di riflesso se tra lei e
le figlie si sia mantenuto un legame solido e costante. Ne discende che la
richiesta di assunzione testimoniale della madre formulata a dire
dell'insorgente con lo scopo di dimostrare tale circostanza, deve pertanto essere
disattesa, in quanto non indispensabile per l'evasione del gravame.

Per i motivi indicati in seguito sub. 2.6. neppure si impone
quella del nonno paterno della primogenita.

 

                                         Contrariamente a quanto
sostenuto da __________, pur essendo il procedimento amministrativo retto dal
principio inquisitorio, non incombe a questo Tribunale e neppure alle istanze
precedenti l'onere della prova delle sue allegazioni e di riflesso non sussiste
obbligo ad assumere le prove offerte.

In particolare, il significato del principio inquisitorio non
può essere stravolto nel senso di pretendere che all'autorità giudicante
incomba l'obbligo di sopperire alle negligenze processuali tra le parti,
esperendo d'ufficio complesse, incerte e costose indagini. Né tale principio
toglie al giudice o all'autorità amministrativa la possibilità di procedere al
cosiddetto apprezzamento anticipato delle prove e di rinunciare ad assumere
quelle il cui presumibile esito non porterebbe a nuovi chiarimenti (Borghi
Corti, Compendio di procedura amministrativa, ad art. 18 PAmm, pag. 89-90, nota
1b).

 

 

                                   2.   2.1. Per l'art. 8 n. 1 CEDU,
ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo
domicilio e della sua corrispondenza.

La pubblica autorità può limitare l'esercizio di tale diritto
soltanto laddove la legge lo preveda oppure quando tale ingerenza costituisce,
pur nel contesto di una società democratica, una necessità per salvaguardare la
sicurezza nazionale e per garantire l'ordine pubblico, il benessere economico
del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale,
o la protezione dei diritti e delle libertà altrui (art. 8 n. 2 CEDU).

 

2.2. Un'ingerenza nella vita familiare è giustificata ai
sensi dell'art. 8 n. 2 CEDU dalla politica restrittiva in materia di soggiorno
degli stranieri praticata dalla Svizzera, segnatamente per garantire un
rapporto equilibrato tra l'effettivo della popolazione svizzera e quello della
popolazione straniera residente, come anche per migliorare la struttura del
mercato del lavoro e assicurare così un equilibrio ottimale dell'impiego (art.
16 LDDS e art. 1 OLS).

Questi scopi, peraltro, sono già stati riconosciuti dal
Tribunale Federale come conformi all'art. 8 n. 2 CEDU (DTF 120 Ib 4 consid. 3b,
24 segg. consid. 4a con richiami)

 

L'art. 8 CEDU tutela anche la relazione familiare tra
genitori e figli. Non conferisce però alla persona residente in Svizzera un diritto
assoluto di fare venire nel nostro paese un suo familiare, segnatamente quando
essa stessa ha preso la decisione di vivere separata da quest'ultimo per venire
a risiedere in Svizzera. Tale principio vale a maggior ragione, laddove gli
interessati dimostrano con il loro comportamento che il permesso richiesto non
è volto in primo luogo a permettere una vita familiare comune, bensì al
raggiungimento di altri obiettivi (DTF 122 II392 consid. 4b con rinvii). Appare
perciò perfettamente legittimo rifiutare un permesso di entrata e di soggiorno
sul nostro territorio al figlio di uno straniero, quando la separazione della
famiglia risulta dalla libera scelta e volontà del genitore residente in
Svizzera, non sussistono interessi familiari preponderanti che impongano una
modifica delle relazioni esistenti ed infine quando la continuazione delle
relazioni familiari non è ostacolata dall'autorità (DTF citata ibidem).

 

                                         2.3. __________ è entrata
in Svizzera la prima volta il 1. agosto 1994 per lavorare in qualità di
artista-ballerina in vari night-club. Da allora, a parte un periodo di alcuni
mesi nel 1995, per i quali non le è stato possibile ottenere il postulato
permesso di dimora temporaneo per il fatto che il datore di lavoro che
intendeva assumerla non era in regola con la legge, e pertanto ha dovuto
rientrare in patria, essa è sempre rimasta in Svizzera. Il 14 agosto 1996 ha
richiesto il rilascio di un permesso di dimora senza attività lucrativa, in attesa
di contrarre matrimonio con __________. Dal momento del matrimonio, 9 novembre
1996, è beneficiaria di un permesso di dimora di tipo B.

Praticamente dal 1994 la ricorrente ha lasciato a Santo
Domingo le quattro figlie, che allora avevano rispettivamente 9 anni la
maggiore (non oggetto però della richiesta di permesso), 8, 7 e 1 anno.

 

 

La sua affermazione secondo cui dovette contro la sua volontà
lasciare la sua patria per trovare lavoro in Svizzera, al fine di potere
provvedere al mantenimento delle figlie, non trova riscontro concreto nella
documentazione agli atti e la dichiarazione della sorella a tal proposito non
basta di certo. In genere cittadine provenienti da Santo Domingo, raggiungono
la Svizzera, nazione con condizioni socio-economiche notevolmente migliori,
nella prospettiva di trovare miglior fortuna per sè e eventualmente per i
prossimi famigliari. Che però tale scelta è l'unica possibile per mantenere la
famiglia, con la conseguenza che la si deve lasciare forzatamente, non è ancora
stato dimostrato, e neppure la ricorrente lo dimostra. Si deve perciò
concludere che l'abbandono della famiglia, foss'anche per motivi
economici-finanziari, peraltro irrilevanti nel contesto del presente giudizio,
fu volontario.

Ciò posto non le spetta dunque per principio alcun diritto di
rivendicare la presenza delle due figlie in Svizzera in applicazione dell'art.
8 CEDU.

 

2.4. Ma già per il fatto che la ricorrente nel contesto della
sua personale domanda di rilascio di un permesso di residenza 14 agosto 1996,
non ha dichiarato, contrariamente ad un preciso obbligo assuntosi
sottoscrivendo il relativo formulario, di essere madre di quattro figlie
anziché di una soltanto, confermando ciò anche in una successiva dichiarazione
sottoscritta di suo pugno il 25 marzo 1997, non risultano adempiuti i
presupposti per concederle il sollecitato permesso in vista del ricongiungimento
famigliare (art. 8 cpv. 4 ODDS).

                                         __________ non può
accampare pretesti in questa sede per quello che scientemente ha omesso di
dichiarare precedentemente.

Né invero può giovarle la considerazione che nell'agosto 1996
dichiarò di avere una sola figlia, la minore, perché allora intendeva portare
in Svizzera soltanto questa. Conferma con ciò implicitamente di non avere avuto
in animo il ricongiungimento familiare nel senso inteso dall'art. 8 CEDU, volto
a riunire la famiglia tutta, e non soltanto singoli membri a dipendenza
dell'interesse del momento.

Che poi, in seguito, la necessità di portare in Svizzera le
altre due figlie __________ e __________, peraltro non ancora tutte, si sia
manifestata per l'intervenuta impossibilità della nonna, ancora da dimostrare,
di occuparsi di loro, non è di rilevanza.

Anzi dagli atti emerge che la ricorrente ha dapprima
postulato il rilascio di un permesso per la madre affinché potesse raggiungerla
in Svizzera. Non ha allora pensato che così facendo avrebbe privato le figlie
della vicinanza della nonna, fosse anche solo affettiva e morale.

 

2.5. Un ricongiungimento familiare "a tappe" come
sembra volere attuare la ricorrente, è contrario oltre che alla legge anche al
principio dell'unità della famiglia e al buon senso.

Dapprima si è portata in Svizzera la figlia minore di tre
anni, ricongiungendola sì a lei, ma stradicandola e quindi di fatto disgiungendola
dalle sorelle e dalla realtà dove aveva trascorso i primi anni di vita,
avendovela lasciata allorquando aveva soltanto un anno.

Ora vorrebbe che anche la secondogenita e la terzogenita, di
rispettivamente dodici e undici anni, la raggiungessero, mentre la primogenita,
della quale si dirà in seguito, rimarrebbe a Santo Domingo, anche se, a quanto
dice, per motivi non a lei direttamente imputabili.

L'età delle due ragazze, per le quali postula il rilascio del
permesso, è ormai prossima all'adolescenza. Di fatto non sembra che esse
abbiano un'impellente necessità di stare vicine alla madre che le ha lasciate a
Santo Domingo in tenera età e dove, con tutta verosimiglianza, hanno creato
indipendentemente da lei contatti affettivi, culturali ed sociali e hanno
frequentato le scuole.

Non sembra neppure oggettivamente che esse abbiano ora, che
si avviano a diventare grandi e ad intraprendere una professione, e soprattutto
più di prima, bisogno di essere accudite ed educate direttamente dalla madre. A
ciò possono già quasi bastare da sole con l'aiuto di quei parenti, fors'anche
il padre, a cui già precedentemente facevano capo.

Il loro inserimento in Svizzera, con la necessità di dovere apprendere
la lingua per frequentare la scuola e di doversi adattare a strutture sociali e
culturali diverse da quelle cui sono abituate, comporterebbe di certo disagi e
svantaggi non indifferenti, non sicuramente attenuati o compensati dal fatto di
avere finalmente raggiunto l'amore materno. 

Quanto al loro sostentamento economico, cui la madre ha dichiarato
di avere sempre e personalmente fatto fronte, nulla osta a che possa continuare
anche in futuro attraverso gli stessi canali e nella stessa misura, o forse
anche meglio, per il fatto che la madre ha un marito con un buon salario e ha
anche un lavoro.

Il mantenimento delle relazioni personali tra la ricorrente e
le figlie potrà senz'altro essere garantito anche in futuro, facendo capo a
regolari permessi di soggiorno per le figlie, che non sembra siano mai stati
richiesti fino ad ora, e al cui rilascio non dovrebbero sovrapporsi ostacoli di
sorta.

La madre da parte sua, per la raggiunta sicurezza personale
ed economica, potrà senza troppo sacrificio raggiungere con una certa
regolarità tutte, e non solo quelle per le quali postula il rilascio del
permesso, le figlie ancora a Santo Domingo.

 

2.6. Infine va rilevato che il ricongiungimento famigliare
che auspica la ricorrente è solo parziale. Ella ha quattro figlie, ma ne vuole
con sè solo tre, una di queste peraltro già giunta in Svizzera e già al
beneficio di un regolare permesso di dimora.

A nulla le giova di evocare i motivi per i quali per la
primogenita non avrebbe postulato il rilascio del permesso, come per le altre
due figlie. Questi, da ricondurre al fatto che il nonno paterno si sarebbe
arrogato il diritto di "rapirla", non sono di certo dimostrati da una
semplice e unica lettera di richiesta di intercessione fatta redigere da un
legale domenicano in data 15 gennaio 1998, quindi posteriormente alla richiesta
di ottenere i permessi auspicati e evidentemente nell'interesse di creare delle
prove in questa sede.

Intanto la ricorrente, se la figlia __________ le fosse stata
di fatto affidata, avrebbe dovuto formulare anche per lei la medesima domanda
avanzata per le altre due figlie, pena, come poi è stato il caso (invero anche
per altri motivi), il rischio di non vedersi rilasciati i permessi, in quanto
non intesi al ricongiungimento dell'intera famiglia. Quantomeno formalmente
questa era la via da seguire. Che poi, per il dispotismo del nonno paterno, il
ricongiungimento non avrebbe potuto avvenire di fatto è tutt'altra questione.
Forte di un permesso ottenuto in Svizzera per la figlia contesa, la ricorrente
avrebbe anzi avuto una ragione in più per opporsi a questo, nei confronti del
quale, già potrebbe prevalersi in virtù l'affidamento della figlia che pretende
le sia stato riconosciuto. Ma a tal proposito nel suo gravame sembra
dimenticarsi che in una dichiarazione da lei rilasciata e sottoscritta in data
27 agosto 1997 ebbe modo di sostenere che __________ era affidata al nonno
paterno.

Se ciò fosse effettivamente il caso, avrebbe dovuto diligentemente
documentare di quali e quante figlie era genitore affidatario, per le quali
sole era possibile la riunione famigliare, evitando di fare sorgere il dubbio
nell'autorità, più che giustificato, che si trattasse solo di ricongiungimento
parziale.

In questa sede avrebbe allora semplicemente sostenuto che il
ricongiungimento della figlia maggiore non le sarebbe possibile, perché la
stessa non può considerarsi come membro della sua comunione famigliare, in
quanto non affidatale.

Ma tutte queste sono soltanto ipotesi, che nulla mutano alle
circostanze di fatto, più che evidenti, per le quali già si giustifica di respingere
il gravame.

L'audizione del nonno paterno della primogenita non è quindi
indispensabile e nemmeno potrebbe avere una rilevanza per l'esito del presente
giudizio.

 

 

                                   3.   Sulla scorta di quanto
precede, il ricorso deve perciò essere respinto.

Il diniego del permesso di entrata per __________ e
__________ si fonda principalmente sulla necessità per il nostro Paese di
attuare una politica restrittiva in materia di stranieri, ciò che è stato sin
qui ritenuto conforme all'art. 8 n. 2 CEDU. Esaminata a fondo la fattispecie,
si matura la convinzione che la venuta in Svizzera di altre due delle figlie
della ricorrente risponderebbe anziché all'intenzione di riunire la famiglia,
piuttosto e semplicemente al soddisfacimento di altri obiettivi, non da ultimo
quello di garantire loro una formazione adeguata in vista di un futuro
professionale ed economico migliore di quello che potrebbero attendersi a Santo
Domingo.

 

La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza.

 

Per
questi motivi,

visti
gli art. 1, 4 LDDS, 8 ODDS, 8 CEDU, 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG, 1 della Legge
transitoria di applicazione all'art. 98a della legge federale
sull'organizzazione giudiziaria in materia di diritto degli stranieri del 12
marzo 1997; 3, 18, 28, 30, 43, 46, 47, 60, 61 PAmm, 

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   La tassa di giustizia e le
spese di fr. 800.-- sono a carico della ricorrente.

 

                                   3.   Contro la presente
decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato
ricorso di diritto amministrativo al Tribunale Federale a Losanna nel termine
di 30 giorni dall'intimazione.

	
   

   

                                      4.  Intimazione a:

  	
   

  

 

 

 

 

Per
il Tribunale cantonale amministrativo

Il
presidente                                                             La
segretaria