# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 68717c23-08de-5af1-9698-a664de6454b3
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-11-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.11.2009 35.2009.46
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2009-46_2009-11-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2009.46

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  18 novembre
  2009

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il presidente del Tribunale cantonale
  delle assicurazioni

  
	
  Giudice Daniele Cattaneo

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa
  Somaini, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 8 aprile 2009 di

 

	
   

  	
   RI 1  

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 9 marzo
  2009 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1   

  rappr. da:   RA 2   

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 8
marzo 2006, RI 1– carpentiere e assicurato contro gli infortuni presso l’CO 1 -
è rimasto vittima di un infortunio sul lavoro (caduta da un ponteggio) (doc. 1/inc.
8), a seguito del quale ha riportato un trauma pluricontusionale alla colonna
lombare e un trauma contusivo al tallone destro (doc. 16/fasc. 8).

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha assunto il caso ed ha corrisposto regolarmente le prestazioni
di legge. 

                                         In data
19 febbraio 2008, l’assicuratore LAINF ha comunicato all’assicurato che “per
quanto riguarda il caso riguardante l’arto inferiore destro e la schiena
secondo il parere del nostro medico __________, per le sole conseguenze
infortunistiche, non sono ritenute necessarie ulteriori cure mediche o
inabilità lavorativa. A partire dal 1° febbraio 2008 sospendiamo pertanto le
nostre prestazioni legali e la riteniamo abile al lavoro in misura completa”
(cfr. doc. 66/fasc. 8).

 

                               1.2.   Ad inizio
luglio 2007, allorquando era ancora inabile al lavoro per gli esiti
dell’infortunio dell’8 marzo 2006, a RI 1 è occorso un secondo evento
infortunistico: mentre stava uscendo dalla doccia, egli è scivolato ed è caduto
sul pavimento, picchiando il ginocchio sinistro piegato a 90° (doc. 3/fasc. 11).

                                         Secondo
il rapporto del 14 luglio 2007 del Servizio di PS dell’Ospedale __________ di __________,
l’assicurato presentava un trauma contusivo al ginocchio sinistro con
contusione rotulea (doc. 4/fasc. 11).

                                         Il caso è
stato annunciato all’assicuratore LAINF in data 11 ottobre 2007 (doc. 1/fasc.
11).

 

                                         Anche in
questo caso l’Istituto assicuratore ha ammesso la propria responsabilità.

                                         Nello
scritto del 19 febbraio 2008, con il quale comunicava all’assicurato la
chiusura del caso con riferimento al primo infortunio del marzo 2006,
l’assicuratore LAINF ha infatti indicato che “per quanto riguarda invece le
conseguenze dell’infortunio dei primi di ottobre 2007 interessante il ginocchio
sinistro l’inabilità lavorativa risulta ancora essere giustificata. Dal 1°
febbraio 2008 verseremo pertanto la relativa indennità giornaliera a carico del
secondo infortunio” (doc. 66/fasc. 8).

 

                               1.3.   Alla
chiusura del caso, con decisione formale del 18 luglio 2008, l’assicuratore
LAINF ha dichiarato l’assicurato, per le sole sequele infortunistiche,
completamente abile al lavoro a contare dal 21 luglio 2008, aggiungendo che
“eventuali ulteriori cure e inabilità dopo tale data sono da annunciare al
competente assicuratore malattia” (doc. 69/fasc. 8).

 

                                         Inoltre,
con decisione del 17 ottobre 2008, l’assicuratore LAINF ha rifiutato
all’interessato il diritto ad un’indennità per menomazione all’integrità, dato
che egli non presentava, secondo il parere del dr. __________, una importante
menomazione dell’integrità fisica (doc. 73/fasc. 8). Quest’ultima decisione è
cresciuta, incontestata, in giudicato.

 

                                         A seguito
dell’opposizione, interposta dall’RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 17 e
21/fasc. 11), contro la decisione del 18 luglio 2008, l’CO 1, in data 9 marzo 2009, ha confermato l’estinzione del diritto all’indennità giornaliera (e, di fatto, ha negato quello
alla rendita di invalidità) a far tempo dal 21 luglio 2008 (doc. A1). Nella
stessa decisione l’assicuratore infortuni ha ribadito che l’interessato, “nel
caso necessitasse di ulteriori cure e per l’eventuale incapacità lavorativa,
fermo restando che dagli atti risulta che l’assicurato presenta una serie di
affezioni chiaramente di natura morbosa, è pregato di rivolgersi
all’assicuratore malattia del datore di lavoro” (doc. A1).

 

                                         Contro
tale decisione l’assicuratore malattia ha inoltrato, in data 30 luglio 2008,
un’“opposizione cautelativa” (cfr. doc. 18/fasc. 11), poi ritirata tramite
comunicazione e-mail del 7 ottobre 2008 indirizzata all’assicuratore LAINF (cfr.
doc. 22/fasc. 11).

 

                               1.4.   Con ricorso
pervenuto al TCA in data 8 aprile 2009, RI 1, sempre rappresentato dall’RA 1, ha
chiesto che l’assicuratore LAINF sia tenuto a ripristinare il diritto ad
un’indennità giornaliera a partire dal 21 luglio 2008 e che venga “rivisto”
l’eventuale diritto ad una rendita (doc. I, p. 2). 

 

                                         A
sostegno della propria pretesa, l’insorgente ha ribadito quanto già esposto in
sede di opposizione, vale a dire che egli va considerato inabile al lavoro al 70%,
come attestato nei certificati medici prodotti unitamente al ricorso.

                                         Il
rappresentante dell’assicurato ha inoltre chiesto, “vista la complessità del
caso”, che venga espresso “un giudizio fondato su un parere neutro” (doc. I, p.
2).

 

                               1.5.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H
212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98
del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA H 304/99 del
22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   L’oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se l’Istituto assicuratore
convenuto era legittimato a dichiarare RI 1 abile al lavoro in misura completa
a far tempo dal 21 luglio 2008 e perciò a porre termine al versamento
dell’indennità giornaliera (e, di fatto, a negare il diritto a una rendita di
invalidità).

 

                                         Non è per
contro contestata la circostanza che - tenuto conto unicamente delle sequele
residuali del pregresso sinistro del marzo 2006, interessante l’arto inferiore
destro e la colonna lombare – RI 1 ha ritrovato una piena capacità lavorativa e
non ha più abbisognato di cure mediche, a decorrere dal 1° febbraio 2008. 

                                         Parimenti
incontestato il rifiuto dell’assicuratore infortuni di corrispondere
all’assicurato un’IMI in relazione all’infortunio dell’8 marzo 2006. 

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare a
seguito d'infortunio o di malattia professionale ha diritto all'indennità
giornaliera.

 

                                         Giusta l’art. 6 LPGA, è considerata incapacità al lavoro qualsiasi incapacità, totale o
parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica, di
compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo
d’attività abituale. In caso d’incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese
in considerazione anche le mansioni esigibili in un’altra professione o campo
d’attività.

 

                                         Nella RAMI 2004 U 529, p.
572ss., consid. 1.4., il TFA ha precisato che la definizione di incapacità al
lavoro, così come quelle d’incapacità al guadagno e d’invalidità contenute
nella LPGA, corrispondono alle definizioni e ai principi dell’assicurazione
contro gli infortuni elaborati finora dalla giurisprudenza. 

                                         La questione di sapere se
l'assicurato sia o meno incapace di lavorare in misura giustificante il
riconoscimento del diritto a prestazioni deve essere valutata sulla base dei
fatti forniti dal medico.

                                         Spetta al medico fornire
una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e tracciare un
esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare determinate
funzioni.

                                         Il medico indicherà per prima
cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua professione, precisando quali
sono le controindicazioni in quell'attività.

                                         Determinante ai fini della
graduazione dell'incapacità lavorativa non è comunque l'apprezzamento
medico-teorico, bensì la diminuzione della capacità di lavoro che effettivamente
risulta dall'impedimento (RAMI 1987 K 720 p. 106 consid. 2, U 27

p. 394 consid. 2b e giurisprudenza ivi citata; RJAM 1982 n. 482 p. 79 consid.
2).

                                         L'assicurato che rinuncia
a utilizzare la sua residua capacità oppure che non mette in atto i provvedimenti
da lui ragionevolmente esigibili per sfruttare al meglio la propria capacità
lavorativa è, ciò nonostante, giudicato per l'attività che egli potrebbe
esercitare dimostrando buona volontà. 

                                         Carenze di volontà
risultanti da un'anomalia caratteriale non sono prese in considerazione
nell'ambito dell'assicurazione infortuni: possono essere, tutt'al più,
considerate nell'ambito dell'assicurazione malattia se la loro causa é da
ricercare in un'affezione patologica (DTF 101 V 145 consid. 2b; 111 V 239
consid. 1b e 2a; RAMI 1986 p. 56; 1987 p. 105 consid. 2; 1987 p. 393 consid.
2b; 1989 p. 106 consid. 1d; Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur
l'assurance-accidents (LAA), Losanna 1992, p. 91).

 

                               2.4.   Secondo
l'art. 18 cpv. 1 LAINF, l'assicurato invalido (art. 8 LPGA) almeno al 10 per
cento a seguito d'infortunio ha diritto alla rendita di invalidità.

 

                                         Secondo
l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale
o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

                                         Da parte
sua, l'art. 16 LPGA prevede che, per valutare il grado d’invalidità, il reddito
che l’assicurato invalido potrebbe conseguire esercitando l’attività
ragionevolmente esigibile da lui dopo la cura medica e l’eventuale esecuzione
di provvedimenti d’integrazione, tenuto conto di una situazione equilibrata del
mercato del lavoro, è confrontato con il reddito che egli avrebbe potuto
ottenere se non fosse diventato invalido.

 

L'Alta Corte, nella RAMI 2004 U 529,
citata in precedenza, ha rilevato che anche l'art. 16 LPGA non ha modificato le
modalità per la fissazione del grado di invalidità dell'assicurato previsto dai
previgenti art. 28 cpv. 2 LAI e art. 18 cpv. 2 seconda frase LAINF.

Nella stessa pronunzia la nostra Corte federale ha quindi concluso che anche in ambito LAINF la giurisprudenza relativa ai concetti di incapacità
lavorativa, incapacità al guadagno e invalidità continua a mantenere la sua
validità anche in seguito all'introduzione della LPGA.

 

                                         Due sono,
dunque, di norma gli elementi costitutivi dell'invalidità:

 

                                         1.   il
danno alla salute fisica o psichica (fattore medico);

                                         2.   la
diminuzione della capacità di guadagno (fattore economico). 

 

                                         Tra il
danno alla salute e l'incapacità di guadagno deve inoltre intercorrere un nesso
causale (fattore causale). Nell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni
deve esserci per giunta un nesso causale, naturale ed adeguato, tra il danno
alla salute e l'infortunio.

 

                                         L'invalidità,
concetto essenzialmente economico, si misura in base alla riduzione della
capacità di guadagno e non secondo il grado di menomazione dello stato di
salute.

                                         D'altro
canto, poiché l'incapacità di guadagno importa unicamente nella misura in cui
dipende da un danno alla salute, la determinazione dell'invalidità presuppone
preliminarmente adeguati accertamenti medici che rilevino il danno in
questione.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
di tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determinate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.

                                         Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA I 871/02 del 20 aprile 2004 e la STFA I 162/01 del 18 marzo 2002). 

                                         L'invalidità,
proprio perché concetto essenzialmente economico, si misura raffrontando il
reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto
invalido con quello ch'egli può tuttora o potrebbe realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili, in un mercato del lavoro equilibrato, dopo l'adozione di eventuali
provvedimenti integrativi (cfr. art. 16 LPGA).

                                         Il grado
di invalidità corrisponde alla differenza, espressa in percentuale, tra il
reddito ipotetico conseguibile senza invalidità e quello, non meno ipotetico,
conseguibile da invalido.

 

                                         La
giurisprudenza federale ha, più volte, confermato il principio che, nella
determinazione dell'invalidità, non c'è la possibilità di fondarsi su una
valutazione medico-teorica del danno alla salute dovuto all'infortunio e che
occorre, sempre, basarsi sulle conseguenze economiche di tale danno. 

                                         Ciò
nondimeno, se il danno alla salute non é tale da imporre un cambiamento di
professione, il giudizio sull’incapacità lavorativa non esprimerà valori
superiori all’incapacità lavorativa indicata dal medico. Questo perché si
suppone che esplicando tutto l’impegno professionale che la restante capacità
lavorativa medico-teorica ancora permette di sviluppare, l’assicurato esprima
una capacità di guadagno della medesima proporzione (cfr. RAMI 1993 U 168, p.
100; DTF 114 V 313, consid. 3b; STCA del 21 marzo 1995 nella causa S. F., 31
maggio 1995 nella causa E. D., 7 giugno 1995 nella causa M. Z., 26 febbraio
1996 nella causa G. P.).

 

                               2.5.   Dalle tavole
processuali emerge che la decisione dell’CO 1 di considerare l’assicurato, in
relazione alle sole patologie post-infortunistiche, completamente abile al
lavoro, è stata presa sulla base delle risultanze delle visite mediche __________
esperite dal dott. __________, spec. FMH in reumatologia.

 

                                         In
occasione della visita del 24 ottobre 2007, il dott. __________ ha posto le
diagnosi di “pregresso traumatismo con caduta in piedi sui talloni. Successiva
contusione al ginocchio sinistro consistente in caduta accidentale con
possibile traumatizzazione di condromalacia femoro-rotulea; per quanto riguarda
il riscontro della lesione meniscale questa non è in maniera probabile da
attribuire all’infortunio e neppure a questa lesione è attribuibile il dolore e
l’impotenza funzionale in maniera probabile” (doc. 7 p. 6/fasc. 11).

                                         Il dr. __________
ha aggiunto che, citiamo: “per quanto riguarda l’incidente successivo in cui è
stato coinvolto il ginocchio, con le osservazioni precedenti da tenere in
considerazione circa la non sicura origine dei dolori determinanti da una
riscontrata lesione meniscale esterna clinicamente non di troppa importanza in
un quadro di pluripatologie e status di fondo condizionante problemi
posturologici deambulatori stabilometrici, si chiede all’amministrazione di
provvedere in ogni caso ad inviare il paziente al dottor __________ per una sua
valutazione delle ginocchia ed anche impostazione di procedere medico
riabilitativo” (doc. 7 p. 6/fasc. 11).

 

                                         L’assicurato
è stato quindi visitato dal dott. __________, spec. FMH in medicina interna /
malattie reumatiche, il quale, nel suo referto del 17 marzo 2008, poste, tra le
altre, le diagnosi di “gonalgia sinistra su stato dopo trauma diretto ad inizio
luglio 2007 e fissurazione completa del corno posteriore del menisco interno
(vedi referto MRI del 23.07.2007)”, ha osservato che, citiamo: “per quanto
concerne i dolori al ginocchio sinistro, apparentemente scatenati dal
citato infortunio del luglio 2007, ho potuto riscontrare una spiccata dolenzia
alla palpazione del compartimento anteriore del ginocchio, lungo il legamento
rotuleo, dove egli dice di avere contuso l’articolazione; vi sono pure discreti
dolori al compartimento interno, senza comunque chiari segni per una
meniscopatia. Risulta perciò essere molto difficile poter valutare in
questo assicurato l’esatta origine dei dolori al ginocchio. A mio parere
comunque il problema non è tanto dovuto alla descritta meniscopatia mediale,
quanto piuttosto ad una tendinopatia rotulea. Ho così la forte impressione
che un intervento di meniscectomia non porterebbe ad alcun miglioramento dei
suoi attuali disturbi al ginocchio” (doc. 9 p. 2/fasc. 11, sottolineature della
redattrice).

                                         Il dott. __________
ha quindi prescritto all’assicurato, per cercare di alleviare i dolori e per
migliorare la tonicità muscolare, un ciclo di fisioterapia, segnalando che
avrebbe proceduto ad un controllo clinico una volta esaurito il ciclo di
fisioterapia (doc. 9 p. 3/fasc. 11).

 

                                         In
occasione del successivo rapporto del 25 aprile 2008, il dott. __________ ha
indicato che “come ci si poteva attendere, non vi è stato alcun significativo
miglioramento con la terapia recentemente eseguita”, ritenendo indicata una
valutazione infortunistica per poter chiudere il caso (doc. 13/fasc. 11).

 

                                         Con
apprezzamento del 26 giugno 2008, il medico __________, dott. __________, ha
indicato che l’esame obiettivo dell’interessato era sovrapponibile a quello
precedente e a quello del dott. __________, concludendo, quanto alla capacità lavorativa,
che “il paziente per le sole conseguenze infortunistiche ha raggiunto una
capacità lavorativa completa che peraltro non può essere garantita per la
sovrapposta patologia extra-infortunistica” (doc. 15 p. 8/fasc. 11).

                                         A
motivazione di tale conclusione, il medico __________ in questione ha osservato
che, citiamo: “attualmente non si riscontrano esiti riferibili in maniera
probabile agli infortuni annunciati dal paziente da trattare. Viceversa
coesiste una situazione di fondo particolare che necessita si opportuno
inquadramento e di idonea terapia sotto regime di Cassa malati o del sistema
sanitario nazionale. Si ricorda la valutazione richiesta dal neurologo per il
riscontro di una possibile emisindrome piramidale. Per quanto riguarda la
lesione meniscale, non ci sono i segni clinici per un’indicazione chirurgica in
un paziente con evidente sovraccarico e con limitazioni e sintomi al ginocchio
derivanti da altri livelli e non dalla lesione del corno posteriore del menisco
riscontrata a mio avviso occasionalmente durante l’esecuzione di un esame RMN”
(doc. 15 p. 8/fasc. 11).

 

                                         Nel corso
del mese di giugno 2008, l’assicurato ha privatamente consultato il dott. __________,
medico chirurgo di __________, al quale ha domandato di valutare la sua capacità
lavorativa. 

                                         Queste le
conclusioni, contenute nel suo rapporto datato 3 giugno 2008:

 

" 
(...)

VALUTAZIONE
MEDICOLEGALE

 

Come si evince dalla documentazione medica
esaminata, in considerazione dei dati storico-clinici ed anamnestici, tenuto
conto dei rilievi obiettivi, possiamo affermare che il Sig. RI 1 risulta
affetto da fascite plantare bilaterale, sindrome paravertebrale cronica con
spondiloartrosi, protrusioni discali C4-C5 e C6-C7, insufficienza muscolare,
obesità, ipotrofia dell'arto inferiore sinistro, ipertensione arteriosa,
diabete mellito tipo 2, esiti di frattura del massiccio facciale e frattura
della gamba sinistra, sindrome piramidale sinistra con radicolopatia L5 a
destra, sindrome del canale tarsale bilaterale, lesione del menisco mediale sinistro.

L'evento traumatico dell'8.03.2006 ebbe
certamente una valenza causale o quantomeno concausale nel determinare la
comparsa delle protrusioni discali cervicali C4-C5 e C6-C7, della radicolopatia
L5 a destra e della sindrome del canale tarsale bilaterale. Successivi
accertamenti clinici e strumentali evidenziarono un peggioramento di tale
quadro patologico con riscontro di focalità erniarie delle radici di C7 e C5 a
sinistra e substenosi del canale a livello C6-C7 in seguito ad ernia centrale a
base larga e discopatia T6-T7. Fu, inoltre, evidenziata una lombalgia cronica
post-traumatica con sofferenza del nervo sciatico-popliteo interno.

Il complesso quadro clinico sopraindicato risulta
certamente correlato all'evento traumatico dell'8.03.2006 in considerazione
della precedente assenza di sintomatologia dolorosa e disfunzionale al rachide
cervicale e lombare.

In considerazione, quindi, di tale corteo
sintomatologico e disfunzionale, tenuto, altresì, in conto anche le patologie
spontanee di cui è portatore il Sig. RI 1 ed in particolare l'obesità e
l'ipertensione arteriosa, riteniamo che il paziente non sia attualmente in
condizioni di riprendere la propria attività lavorativa.

Più in particolare il Sig. RI 1 presenta
rilevanti difficoltà ai piegamenti del tronco, al sollevamento di oggetti di
peso anche non estremamente rilevante, all'accosciamento, al sollevamento delle
braccia al di sopra dei 90°, alla prolungata deambulazione e alla stazione
eretta, nel salire le scale e nell'affrontare cammino in salita.

Tali limitazioni, inoltre, rendono il soggetto
inabile ad attività lavorative pesanti, mentre per quanto riguarda lo
svolgimento di attività lavorative medio-leggere esigibili dal soggetto esse
risultano limitate nella misura del 70% (settanta per cento)." (Doc. 17,
fascicolo 11)

 

L’assicurato ha poi trasmesso all’assicuratore
LAINF altri referti medici e, in particolare, per quanto riguarda la patologia
al ginocchio, un referto del 20 novembre 2008, redatto dal dott. __________,
responsabile dell’Unità operativa di ortopedia e traumatologia dell’Istituto
Clinico __________ di __________, nel quale il medico ha indicato la presenza,
tra l’altro, di gonalgie bilaterali su gonartrosi e meniscopatia mediale (cfr.
doc. 17a/fasc. 11).

 

                                         Ricevuta
questa documentazione medica, l’assicuratore infortuni ha ritenuto opportuno
chiedere alla Divisione medica un parere aggiuntivo.

                                         Nella
valutazione medica del 3 marzo 2009, il dott. __________, spec. FMH in
chirurgia ortopedica, è giunto alle seguenti conclusioni:

 

" 
(...)

Die CO 1 ist auf die Folgen des Ereignisses vom
14.7.2007 am linken Knie eingetreten um rund ein Jahr später am 21.7.2008 ihre
Leistungen einzustellen. Die in der Einsprache beigebrachte Dokumentation
(Zeugnis von Dr. __________) vermag in keiner Weise nachzuweisen oder
wahrscheinlich zu machen, dass nach wie vor Folgen des Ereignisses vom
14.7.2007 vorhanden sind.

Auch in der zur Verfügung gestellten bildgebenden
Dokumentation, namentlich im Kernspintomogramm vom 19.1.2009 sind keine
Veränderungen zu sehen, welche auf dieses Ereignis zurückgeführt werden
könnten. Die Läsion am medialen Meniskushinterhorn ist wahrscheinlich klinisch
nicht von Bedeutung und mit grosser Wahrscheinlichkeit nicht auf einmal, das
heisst durch ein Trauma entstanden. Somit liegen nach wie vor keine Folgen des
Unfalles vom 14.7.2007 mehr vor." (Doc. 79, fascicolo 11)

 

A seguito anche di questo rapporto medico, l’assicuratore infortuni, nella decisione su opposizione del 9 marzo 2009, ha ribadito che al momento in cui la CO 1 ha sospeso il versamento delle prestazioni non erano
presenti delle affezioni post-infortunistiche (doc. A1).

 

                               2.6.   Secondo la
giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale, l'amministrazione è
parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece
nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato
di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282;
DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8 luglio 2003, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, in
BJM 1989, p. 30ss.).

 

                                         Nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p. 33ss. e RAMI 1999
U 356, p. 572), la nostra Corte federale ha confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

 

                                         Infine,
va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria da
effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV
Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio
2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D. SA, H
299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.
P.; STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren
in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., p. 39 e p.
117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere sentito
sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid.
1d e sentenza ivi citata).

 

                               2.7.   Chiamato a
pronunciarsi, nel caso concreto, il TCA ritiene che l’apprezzamento enunciato
dal dott. __________, specialista che vanta una vasta esperienza nel campo
della medicina infortunistica e assicurativa, secondo cui l’assicurato, con
riferimento alle sole affezioni post-infortunistiche, ha ritrovato una piena
capacità lavorativa - che purtroppo tuttavia non può essere garantita a causa
della “sovrapposta patologia extra-infortunistica” (cfr. doc. 15/fasc. 11) - possa
validamente costituire da supporto probatorio al presente giudizio, senza che
si riveli necessario procedere ad ulteriori atti istruttori (in particolare,
alla perizia “neutra” richiesta in sede ricorsuale). 

 

                                         Va a
questo proposito innanzitutto sottolineato che, come esposto al consid. 2.6.,
secondo la giurisprudenza, in un procedimento assicurativo sociale, l'amministrazione
è parte solo dopo l'instaurazione della controversia giudiziale mentre invece
nella fase che precede la decisione essa è un organo amministrativo incaricato
di attuare il diritto oggettivo.

                                         Il TCA non vede quindi
motivo per doversi distanziare dalle valutazioni espresse dai medici
dell’assicuratore infortuni.

 

                                         Occorre poi rilevare che la conclusione del dr. __________ è stata confermata anche dal dott. __________,
specialista della materia in discussione, il quale, nel suo rapporto del 3
marzo 2009, ha rilevato che i rapporti prodotti con l’opposizione
dall’assicurato non sono in grado di documentare l’esistenza di affezioni
post-infortunistiche. Lo stesso dott. __________ ha pure confermato che, come
già indicato sia dal dott. __________, sia dal dott. __________, la lesione
meniscale dell’interessato con grande verosimiglianza non è da ricondurre
all’infortunio (cfr. doc. 79/fasc. 11).

 

                                         Del
resto, deve essere sottolineato che l’assicurato ha contestato le conclusioni
dell’assicuratore infortuni, senza tuttavia produrre dei referti
medico-specialistici attestanti l’esistenza di lesioni al ginocchio sinistro, di
natura post-infortunistica, con influsso sulla capacità lavorativa
dell’interessato. 

                                         In tale
ottica, il TCA rileva che sia il referto del dott. __________, sia quello del
dott. __________, non sono in grado di modificare le conclusioni del dott. __________
e del dott. __________.

                                         Il dott. __________,
infatti, ha attestato una incapacità lavorativa del 70% a causa di problemi
legati non all’infortunio al ginocchio sinistro, bensì al complesso quadro
clinico subentrato dopo l’infortunio del marzo 2006, con problemi a livello
dell’arto inferiore destro e della colonna cervicale e lombare (doc. 17a). Va
qui ribadito che a proposito dell’infortunio del marzo 2006, con scritto del 19
febbraio 2008, l’assicuratore LAINF aveva già comunicato all’assicurato che
“per le sole conseguenze infortunistiche, non sono ritenute necessarie
ulteriori cure mediche o inabilità lavorativa. A partire dal 1° febbraio 2008
sospendiamo pertanto le nostre prestazioni legali e la riteniamo abile al lavoro
in misura completa” (cfr. doc. 66/fasc. 8).

Il dott. __________, dal canto suo, ha indicato
la presenza, tra l’altro, di gonalgie bilaterali su gonartrosi e meniscopatia
mediale (cfr. doc. 17a/fasc. 11), patologie che, come visto, sono state
ritenute di origine morbosa e non post-infortunistica.

 

                                         In esito
a tutto quanto precede, il TCA ritiene quindi dimostrato, perlomeno secondo il criterio della verosimiglianza preponderante,
caratteristico del settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2
e riferimenti; cfr., pure,
Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
2003, p. 343), che RI 1, al più tardi a decorrere dal 21 luglio 2008,
aveva ritrovato, per le sole affezioni di origine infortunistica, una piena
abilità lavorativa, di modo che l’Istituto assicuratore resistente era
legittimato a porre fine al versamento dell’indennità giornaliera (così come -
in assenza di una qualsiasi perdita di guadagno - a negare il diritto alla
rendita di invalidità). 

 

                               2.8.   Nel proprio
ricorso l’insorgente ha chiesto l’esperimento di una perizia “neutra” (doc. I).

 

                                         Questo
TCA, alla luce dei convincenti rapporti medici del dott. __________ e del dott.
__________, ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita e rinuncia
all’allestimento di una perizia (cfr. a questo proposito la STF del 24 gennaio
2007, U 397/05, consid. 3.3).

                                         Conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare d’ufficio
conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320;
Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223
consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale
modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di essere sentito
desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF
124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

 

                                         In queste
condizioni il TCA rinuncia all’assunzione di ulteriori prove.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti