# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 55572a28-c9fe-5642-8bef-290017bbcb52
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-05
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 05.09.2011 17.2011.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2011-35_2011-09-05.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2011.35 - 36

  	
  Locarno

  5 settembre 2011/nh

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di appello e di revisione penale

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai
  giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Franco Lardelli e Damiano Stefani

  

 

	
  segretaria:

  	
  Barbara Maspoli, vicecancelliera

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale
condotto dal Ministero pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura
d’appello avviata con annuncio del 5 aprile 2011 dal

 

	
   

  	
    AP 1  

   

  

e con annuncio dell’8 aprile 2011 dall’

	
   

  	
   

  ACPR 1,
  (AP)

  rappr. dall’avv. RA 1

   

  
	
   

  	
  contro la sentenza emanata il 5 aprile
  2011 dalla Pretura penale di Bellinzona nei confronti di

  	 

	
   

  	
   

   AP 2

           

   

  e 

   

   AP 3

             

  rappresentati dall'  DI 1   

   

  	 

	
   

  	
   

  	 

					

 

richiamate le dichiarazioni di appello del
5 e del 10 maggio 2011;

 

esaminati gli atti;

 

esperito il pubblico dibattimento il 25 agosto
2011 durante il quale:

 

-     il procuratore pubblico AP 1 ha postulato l’accoglimento del suo appello e la conseguente condanna degli imputati per il reato
di infrazione alla Legge federale sull’assicurazione per l’invalidità ad una
pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere, da fr. 50.- cadauna per AP 3 e da
fr. 130.- cadauna per AP 2, sospesa condizionalmente con un periodo di prova di
due anni; 

 

-     l’avv. RA 1, patrocinatore dell’accusatore privato, ha chiesto
l’accoglimento del suo appello, la condanna degli imputati per il reato loro
ascritto e - contestata la litispendenza delle pretese civili - la loro
condanna, in solido, al pagamento dell’importo di fr. 36’004.50 a titolo di risarcimento del danno; 

 

-     l’avv. DI 1, patrocinatore degli imputati, ha chiesto che
l’appello dell’ACPR 1 sia dichiarato irricevibile e che l’appello del
procuratore pubblico sia respinto; 

 

 

ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con decreti di accusa 14 dicembre 2010, il procuratore pubblico ha
riconosciuto i coniugi AP 2 e AP 3 autori colpevoli di infrazione alla Legge
federale sull’assicurazione per l’invalidità per avere, tra il 1. settembre
2004 ed il 31 dicembre 2007, in correità tra loro, ottenuto dall’ACPR 1 (in
seguito ACPR 1) prestazioni indebite per un importo complessivo di almeno fr.
36'004.50, in particolare per avere chiesto e ottenuto il rimborso delle spese
per il trasporto in taxi (tragitto casa-scuola, quattro volte al giorno) del
figlio, affetto da distrofia muscolare, allegando ogni anno alla richiesta le
offerte che essi si erano fatti allestire dalla Z e sottacendo che, in realtà,
era la madre ad accompagnare personalmente il figlio a scuola in auto.

Il procuratore pubblico ha, pertanto, proposto la
condanna di AP 2 alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da fr. 130.-
cadauna (corrispondenti a complessivi fr. 11'700.-) e di AP 3 alla pena
pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da fr. 50.- cadauna (pari a complessivi
fr. 4'500.-), proponendo nei due casi la sospensione condizionale della pena
con un periodo di prova di due anni e l’ulteriore condanna alla multa di fr.
500.-, al risarcimento dell’importo di fr. 36'004.50 alla parte civile nonché
al pagamento di tasse e spese. 

 

 

                                  B.   Con sentenza 5 aprile 2011, statuendo sulle opposizioni da loro
tempestivamente interposte, il giudice della Pretura penale ha prosciolto gli
imputati dal reato loro addebitato, caricando tasse e spese allo Stato che è
stato astretto a rifondere ai coniugi AP 2 AP 3 l’importo di fr. 5'841.90 a titolo di ripetibili. 

 

                                  C.   I fatti alla base del giudizio di primo grado sono, in sintesi, i
seguenti. 

 

                                   1.   Il 30 agosto 2002 l’organizzazione __________ ha presentato all’ACPR
1 la richiesta di copertura dei costi per il trasporto di X (nato nel 1995),
affetto da distrofia muscolare tipo Duchenne, da casa a scuola quattro volte al
giorno mediante un servizio di taxi, ritenuto che il ragazzo non era in grado
di effettuare grandi spostamenti a piedi, che egli non poteva usufruire (per
ragioni pratiche) del bus di linea riservato agli scolari, che non era stato
possibile creare un trasporto più personalizzato con il mini bus della scuola e
che i genitori, svolgendo entrambi un’attività lavorativa, non potevano assumersi
l’onere di accompagnare il figlio quattro volte al giorno (sentenza impugnata,
consid. 2, pag. 4).

 

Con decisione 5 dicembre 2002, ritenuta
l’impossibilità dell’assicurato di utilizzare i mezzi pubblici, l’ACPR 1 ha riconosciuto ai coniugi AP 2AP 3 l’importo giornaliero di fr. 40.- (stabilito sulla scorta dei
preventivi di tre società di taxi trasmessi all’ACPR 1 dalla __________) a
copertura delle spese di trasporto del ragazzo da casa a scuola (e viceversa)
in taxi nel periodo compreso tra il 2 settembre 2002 ed il 30 giugno 2003
(sentenza impugnata, consid. 2, pag. 4-5).

 

                                   2.   Negli anni successivi, con scritti 4 ottobre 2003, 24 settembre
2004, 7 settembre 2005, 14 settembre 2006 e 15 ottobre 2007, i coniugi AP 2AP 3
hanno regolarmente rinnovato la domanda di prestazioni, aggiornando di volta in
volta gli importi richiesti (allegando sempre l’offerta allestita dalla Z), ma
rinviando (almeno fino al 2004) allo scritto della __________ (sentenza
impugnata, consid. 3, pag. 5).

 

Le richieste di prestazioni sono state
regolarmente accolte dal competente Ufficio che, in calce a tutte le relative
decisioni (datate 8 ottobre 2003, 12 ottobre 2004, 8 settembre 2005, 8 novembre
2006 e 29 ottobre 2007, con effetto fino al 31 dicembre 2007), ha sempre
informato i destinatari del loro obbligo di comunicare “ogni modifica delle
condizioni personali che può influenzare l’esecuzione del provvedimento
reintegrativo e il diritto alla prestazione” (sentenza impugnata, consid.
3, pag. 6). 

 

3.Avuta conoscenza del fatto che la Z
non aveva mai effettuato il trasporto di X ed accertato che era stata sempre -
cioè, sin dal settembre 2002 - la madre ad accompagnare il figlio con la
propria vettura da casa a scuola e viceversa, l’ACPR 1 ha avviato nei confronti dei coniugi AP 2AP 3 una procedura di recupero delle prestazioni erogate. 

La decisione 10 giugno 2009 con cui l’ACPR 1 ha stabilito l’obbligo di rimborsare l’importo complessivo di fr. 36'004.50 - cioè, l’importo
corrispondente alla differenza tra quanto da loro percepito effettivamente e
quanto sarebbe spettato loro per l’uso del veicolo privato per il trasporto del
figlio nel periodo tra il 1. settembre 2004 ed il 31 dicembre 2007 (ossia,
secondo la Circolare sul rimborso delle spese di viaggio, fr. 0.45 al km) - è
stata impugnata dai coniugi AP 2AP 3 (sentenza impugnata, consid. 4, pag. 6).

Con sentenza 6 dicembre 2010 (inc. 32.2009.144),
il Tribunale cantonale delle assicurazioni ha accolto il gravame ed ha
annullato la decisione dell’ACPR 1 per perenzione del diritto dell’ente
assicurativo di esigere la restituzione di quanto versato.

La sentenza del TCA è stata impugnata dall’ACPR 1
e la procedura è attualmente pendente davanti al Tribunale federale delle
assicurazioni (sentenza impugnata, consid. 5, pag. 7 e osservazioni 17 giugno
2011 dell’ACPR 1, pag. 2). 

 

                                   4.   Per i medesimi fatti, il 10 febbraio 2010 l’ACPR 1 ha sporto denuncia penale contro i coniugi AP 2AP 3 per il reato previsto dagli art. 70 LAI e 87
LAVS (sentenza impugnata, consid. 5, pag. 7).

 

                                  D.   Il procuratore pubblico e l’ACPR 1 (in veste di accusatore privato)
hanno tempestivamente annunciato di voler interporre appello contro la sentenza
di prima sede.

Dopo aver ricevuto la motivazione scritta della
sentenza, con dichiarazione di appello 5 maggio 2011, il procuratore pubblico
ha precisato di impugnare l’intera sentenza di prime cure, postulando la
condanna degli accusati per il reato ed alla pena proposti nel decreto di
accusa.

Anche l’accusatore privato, con dichiarazione di
appello 10 maggio 2011, ha comunicato di impugnare l’intera sentenza del
giudice della Pretura penale, chiedendo che gli accusati vengano dichiarati
autori colpevoli del reato contemplato nel decreto di accusa e vengano
condannati, in solido, al risarcimento a suo favore dell’importo di fr.
36'004.50. 

 

                                  E.   Con osservazioni 30 maggio 2011, i coniugi AP 2AP 3 hanno preso
posizione sia sulla dichiarazione di appello presentata dal procuratore
pubblico che su quella inoltrata dall’accusatore privato. 

In relazione alla prima, essi hanno ribadito la
loro buona fede, chiedendo la reiezione dell’appello. 

Quanto alla seconda, essi hanno chiesto, in via
principale, che questa Corte non entri nel merito dell’appello, ritenendo la
richiesta di risarcimento irricevibile. Subordinatamente, essi hanno postulato
la reiezione del gravame.

 

Infine, i coniugi AP 2AP 3 hanno presentato
un’istanza di indennizzo ex art. 429 CPP che verrà decisa con separata
sentenza.  

 

                                  F.   L’ACPR 1, invitato a prendere posizione sulla richiesta di non entrata
nel merito del suo appello, con osservazioni 17 giugno 2011, ha contestato l’esistenza di impedimenti a procedere e ha chiesto che questa Corte entri nel
merito. 

Il procuratore pubblico non ha presentato
osservazioni al riguardo.

 

                                  G.   Le parti non hanno presentato istanze probatorie. 

 

                                  H.   Il 25 agosto 2011 si è proceduto al pubblico dibattimento alla
presenza di tutte le parti. 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.
  Il 1. gennaio 2011 è entrato in vigore il Codice di diritto processuale
penale svizzero del 5 ottobre 2007 (Codice di procedura penale, CPP). Giusta l’art.
454 cpv. 1 CPP, il nuovo diritto va applicato ai ricorsi contro le decisioni di
primo grado emanate dopo l’entrata in vigore del CPP federale. 

La procedura di ricorso contro la sentenza del 5
aprile 2011 del giudice della Pretura penale è, pertanto, retta dai disposti
degli art. 398 e segg. CPP concernenti l’appello. 

 

                                    I.   Sull’appello
del procuratore pubblico

 

                                   2.   Il procuratore pubblico si aggrava contro la sentenza di prime cure
rimproverando al giudice della Pretura penale di non avere, a torto,
riconosciuto intenzionalità nell’agire degli accusati. 

                               2.1.   Nella sentenza impugnata, il giudice della Pretura penale, dopo
avere considerato manifestamente adempiuti i presupposti oggettivi del reato di
cui all’art. 87 LAVS, non ha considerato dato l’aspetto soggettivo - per una
serie di considerazioni compiutamente elencate nella sentenza alla cui lettura
si rinvia - ed ha, perciò, assolto i coniugi AP 3AP 2 dalle imputazioni loro
rivolte.

 

                               2.2.   Il procuratore pubblico contesta l’accertamento relativo all’assenza
dell’elemento soggettivo del reato sostenendo che gli imputati “hanno agito
con intenzionalità, perlomeno nella forma del dolo eventuale”. Per le
argomentazioni su cui è fondato l’appello del PP, si rinvia alla lettura della
dichiarazione d’appello 5 maggio 2011.

 

                            2.3.a)   Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro
le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte,
al procedimento. 

In particolare, mediante l’appello è ora
possibile censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del
potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett.
a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett.
c).

Contrariamente al ricorso per cassazione previsto
dal previgente ordinamento cantonale - rimedio di mero diritto, con la
possibilità di censurare l’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove
unicamente per arbitrio (art. 288 e 295 CPP TI) - la Corte di appello può ora
esaminare per estenso (“plein pouvoir d’examen”, “umfassende
Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti impugnati (art. 398 cpv. 2 CPP).

L’art. 398 cpv. 2 CPP conferisce, dunque, a
questa Corte una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti i punti
impugnati della sentenza di prime cure. Giusta l’art. 404 cpv. 2 CPP, a favore
dell’imputato, il potere di cognizione si estende anche ai punti non impugnati (Mini,
Commentario CPP, n. 13 ad art. 398 CPP). 

In questa sede, possono pure essere addotti
argomenti nuovi e nuove prove, ciò che costituisce una caratteristica tipica
del rimedio giuridico dell’appello (Rapporto esplicativo concernente il Codice
di procedura penale svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, StPO,
Praxiskommentar, n. 7 ad art. 398 CPP).   

 

                                  b)   Per l’art. 382 cpv. 1 CPP - disposizione generale applicabile a
tutti i mezzi di ricorso - sono legittimate a ricorrere contro una decisione le
parti (ivi compreso l’accusatore privato, art. 104 cpv. 1 lett. b CPP) che
hanno un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica
della stessa. L’interesse giuridicamente protetto presuppone che il ricorrente
sia personalmente, direttamente e (di principio) attualmente leso dalla decisione
che intende impugnare (Schmid, op. cit., n. 2 ad art. 382 CPP; Mini, op. cit., n.
5 e segg. ad art. 382 CPP). 

 

                               2.4.   Giusta l’art. 87 LAVS, applicabile su rinvio dell’art. 70 LAI, chiunque,
mediante indicazioni inesatte o incomplete o in qualsiasi altro modo, ottiene
per sé o per altri una prestazione prevista dalla stessa legge che non gli
spetta, rispettivamente chiunque non ottempera
all’obbligo di comunicazione che gli incombe (art. 31 cpv. 1 LPGA), è punito -
sempreché non si tratti di un crimine o di un delitto cui è comminata una pena
più grave - con una pena pecuniaria sino a 180 aliquote giornaliere. 

Secondo l’art. 31 cpv. 1 LPGA, l’avente diritto,
i suoi congiunti o i terzi ai quali è versata la prestazione sono tenuti a
notificare all’assicuratore o, secondo i casi, al competente organo esecutivo
qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle condizioni determinanti per
l’erogazione di una prestazione. 

 

Dal profilo soggettivo il reato punito dall’art.
70 LAI in combinazione con l’art. 87 LAVS presuppone l’intenzionalità, anche
soltanto nella forma del dolo eventuale, riferita a tutti gli elementi
oggettivi del reato (STF 6P.152/2004 del 6 dicembre 2004 consid. 7.2).

 

                               2.5.   In concreto, ancor prima di esaminarne il presupposto soggettivo su
cui si sono concentrati gli appellanti, va verificato l’adempimento dei
presupposti oggettivi del reato di cui all’art. 87 LAVS, applicabile per il
rinvio dell’art. 70 LAI. 

 

                                  a)   In primo luogo, va rilevato che - contrariamente a quanto sembra
avere ritenuto il giudice di prime cure (sentenza impugnata, consid. 9.2, pag.
12) - la questione che si pone nella presente fattispecie non è tanto quella di
sapere se gli accusati abbiano o meno violato il loro obbligo di comunicare
tutte le modifiche rilevanti intervenute dopo la concessione delle prestazioni (art.
31 cpv. 1 LPGA) quanto piuttosto quella di sapere se essi abbiano o meno fornito
all’ACPR 1 delle informazioni inesatte o incomplete, ottenendo
così per il figlio prestazioni che non gli spettavano (cfr., in tal senso, la
menzione del capoverso 1 dell’art. 87 LAVS a pagina 15 della sentenza
impugnata). 

Il decreto di accusa rimprovera, infatti, ai
coniugi AP 2AP 3 di avere “chiesto ed ottenuto” dall’ACPR 1 “il
rimborso delle spese per il trasporto in taxi del figlio X” da casa a
scuola e ritorno, “allegando ogni anno alla richiesta che presentavano al
suddetto Ufficio le offerte che essi si erano fatti allestire da parte della
ditta Z per il trasporto del figlio sulla tratta casa-scuola quattro volte al
giorno, sottacendo che in realtà era la signora AP 3 personalmente ad
accompagnare il figlio a scuola in auto senza che la Z abbia mai effettuato un
solo trasporto”. 

In altri termini, secondo la tesi accusatoria, i
coniugi AP 2AP 3 avrebbero fornito all’ACPR 1 delle informazioni incomplete,
nel senso che avrebbero chiesto il rimborso delle spese per il trasporto in
taxi omettendo di comunicare che, in realtà, il figlio non usufruiva di un tale
servizio.

Si tratta, quindi, di stabilire se i coniugi AP
2AP 3 abbiano effettivamente fornito all’ACPR 1 delle indicazioni incomplete
oppure se essi abbiano, invece, comunicato all’ACPR 1 di occuparsi
personalmente del trasporto del figlio a scuola.

 

                                  b)   In
concreto, va, prima di tutto, osservato che, per orientarsi nel non facile
mondo delle assicurazioni sociali (e, sicuramente, anche perché le loro forze
erano impegnate nell’assistenza del figlio), i coniugi AP 2AP 3 si erano
affidati a diversi professionisti del settore che, di volta in volta,
indicavano loro quali richieste avrebbero potuto formulare all’attenzione dei
diversi enti assicuratori.

In questo senso, nelle osservazioni agli appelli,
i coniugi AP 2AP 3 hanno sottolineato di non essersi mai interessati “personalmente
ai diritti che spettavano loro” e di non avere mai “avuto contatti con
l’ACPR 1 dopo la scoperta della malattia” del figlio:

 

“ 
i genitori di X proprio per meglio concentrare
le energie a sostegno della delicata situazione venutasi a creare all’interno
della famiglia e con il crescente bisogno di assistenza, sia umana che tecnica,
si sono sempre appoggiati a dei professionisti ed organizzazioni attivi
nell’aiuto alle persone colpite con un handicap (dott. __________, dott. __________,
ergoterapista __________, __________, ecc.)”

(osservazioni 30.5.2011 pag. 6). 

 

                                  c)   Così
come risulta dagli atti e come è stato indicato al dibattimento d’appello,
nella primavera del 2002 i coniugi AP 2AP 3 erano confrontati con un problema
impellente e serio: la chiusura della scuola - vicina a casa - in cui il figlio
aveva frequentato la prima elementare ed il conseguente suo spostamento in una
sede più lontana.

Dunque, intravedendo la necessità di accompagnare
tutti i giorni il figlio a scuola - in una sede non ancora definita ma,
comunque, più lontana - i coniugi AP 2AP 3, il 15 aprile 2002, chiesero alla __________
un contributo finanziario per l’acquisto di un’autovettura grande a sufficienza
per potervi caricare i mezzi ausiliari necessari al figlio (passeggino e
scooter).

 

                                  d)   La richiesta inoltrata alla __________ venne trattata dall’allora
giovane assistente sociale.

Così come risulta dalla documentazione prodotta
al dibattimento d’appello, la trattazione non fu sollecita come i coniugi AP
2AP 3 si aspettavano e, perciò, essi ebbero, in quel periodo - cioè da aprile a
fine agosto 2002 - diversi contatti con Y (cfr. verb. dib. pag 2).

Mai - così come dichiarato dai coniugi AP 2AP 3 -
in questi contatti Y menzionò la questione del trasporto casa-scuola in taxi e
mai loro lo chiesero a Y (verb dib. pag 3).

 

                                  e)   A fine agosto 2002, la __________ - e, per
essa, l’assistente sociale Y - ritenne che il piccolo X avesse diritto, fra le
altre, alle prestazioni di trasporto in taxi per recarsi a scuola e, senza
preavvisare i coniugi AP 2AP 3, allestì la prima domanda in tal senso
(richiesta 30 agosto 2002).

La richiesta mirava al rimborso delle spese per “l’intervento
di un servizio di trasporti o di un taxi” e veniva motivata, da un lato,
con il fatto che - a causa della sua infermità congenita - l’assicurato non poteva
usufruire dei mezzi di trasporto pubblici e, dall’altro, con il fatto che i
genitori non potevano occuparsi personalmente del trasporto del figlio sulla
tratta casa-scuola (e viceversa) poiché entrambi erano attivi professionalmente
(“I genitori di X svolgono entrambi un’attività lavorativa e non possono
permettersi di assentarsi quattro volte al giorno per portare il figlio a
scuola”; cfr. scritto 30.8.2002 __________ a ACPR 1). 

Quest’ultima informazione non corrispondeva al
vero: AP 3 aveva, infatti, smesso di lavorare già nel 1993, quando era in
attesa della sua primogenita (“Io sono casalinga dal 1993, in effetti ho smesso di lavorare quando sono rimasta incinta della prima figlia .”; cfr.
verbale di interrogatorio 14 aprile 2010, AI 11, pag. 1). 

 

È, comunque, accertato che non furono i coniugi AP
2AP 3 a dare l’informazione sbagliata a Y. Essi lo hanno dichiarato durante il
dibattimento d’appello e le loro dichiarazioni sono confermate dal fatto che,
allegata alla loro richiesta 15 aprile 2002 alla __________, vi era la notifica
di tassazione al completo (indicata come “situazione finanziaria”) da cui risultava
evidente che la signora AP 3 non svolgeva attività lavorativa fuori casa (verb.
dib. pag. 3).

 

Della richiesta 30 agosto 2002 la __________ non
inviò copia ai coniugi AP 2AP 3 (cfr., fra gli altri, verbale di audizione di W
del 5.4.2011, AI 15, pag. 1). 

 

                                   f)   Accertato che non vi erano enti sociali che potevano assicurare il
trasporto del piccolo X, il 17 ottobre 2002 l’ACPR 1 invitò la __________ - che
raccolse l’invito il 26 novembre successivo - a produrre “almeno tre offerte
di paragone” relative al trasporto in taxi sulla tratta in questione. 

Quindi, con decisione 5 dicembre 2002, ricordato
che, a causa della sua infermità congenita, X non poteva usufruire dei mezzi
pubblici, l’ACPR 1 accolse la domanda di rimborso delle spese per il trasporto
con il taxi. 

 

                                  g)   Ricevuta la decisione di concessione delle prestazioni, con scritto
12 dicembre 2002, gli accusati - sorpresi (va ricordato che essi nulla sapevano
della questione) - chiesero all’ACPR 1 di ricevere copia della domanda e delle
relative offerte: quale motivo della richiesta, i coniugi indicarono di
necessitarne la visione “per poter essere d’accordo con il contenuto della
decisione in questione”.

A tale richiesta l’ACPR 1 diede immediato seguito
(cfr. scritto 13.12.2002 ACPR 1 a AP 2). 

 

Risulta, dunque, che i coniugi AP 2AP 3 vennero a
conoscenza dei termini della richiesta presentata dalla __________ soltanto
verso la metà del mese di dicembre 2002. 

 

h)    
Gli appellanti hanno molto insistito sulla mancata
rettifica dell’informazione inveritiera contenuta nella richiesta della __________
(relativa all’attività lavorativa fuori casa della signora AP 3).

A torto.

Che gli imputati non abbiano segnalato all’ACPR 1
che, diversamente da quanto emergeva dallo scritto della __________, AP 3 ormai
dal 1993 più non esercitava alcuna attività lavorativa è, qui, irrilevante.

Da un lato, il decreto di accusa non imputa loro
alcunché al riguardo. 

D’altro lato, anche volendo, per ipotesi,
prescindere da tale (imprescindibile) lacuna formale, nulla può essere
rimproverato ai coniugi AP 2AP 3 per non avere segnalato all’ACPR 1 l’inesattezza
dell’indicazione sull’attività professionale della signora. 

Niente, infatti, lasciava supporre che la
circostanza che entrambi i genitori lavorassero fosse una condizione
determinante per il riconoscimento del rimborso spese. In effetti, la decisione
con cui l’ACPR 1 ha accordato ai coniugi AP 2AP 3 il rimborso delle spese di
viaggio con il taxi indicava, quale unica motivazione della decisione, il fatto
che X non poteva usufruire dei mezzi di trasporto pubblici (“assumiamo le
spese di viaggio con il taxi, in relazione alla sua infermità congenita, in
quanto l’assicurato non può usufruire i mezzi pubblici”; cfr. decisione
5.12.2002). 

La decisione era del tutto silente sulla
questione dell’occupazione professionale dei genitori dell’assicurato. 

Di conseguenza, i coniugi AP 2AP 3 potevano
legittimamente ritenere che tale circostanza fosse ininfluente per il diritto
alla prestazione.

 

                                    i)   Agli atti vi è la registrazione di un servizio televisivo nel quale
i coniugi AP 2AP 3 hanno parlato della malattia del figlio e della situazione
della famiglia.

Il servizio è andato in onda ne “Il Quotidiano” del 6 dicembre 2002, nell’ambito delle trasmissioni organizzate per “Telethon”.

Dal servizio si trae l’immagine di una famiglia
che affronta dignitosamente e senza indulgere in autocommiserazione una
situazione oggettivamente ed emotivamente estremamente difficile, non da ultimo
a causa del carattere degenerativo della malattia del figlio. 

Nel raccontare la loro vita, i coniugi AP 2AP 3
hanno dato, peraltro, un’immagine di trasparenza e sincerità.

 

Va, qui, aggiunto che, durante l’intervista (al
minuto 4.40 della registrazione), AP 3 ha detto che era lei ad occuparsi del trasporto del figlio a scuola:

 

“ 
devo comunque quattro volte al giorno prendere
la macchina per portarlo su e giù e questo in famiglia crea un pochettino di
problemi”.

 

Nella misura in cui il servizio televisivo viene
inteso da questa Corte unicamente come elemento indiziante un generale
atteggiamento di trasparenza dei coniugi AP 2AP 3, al riguardo, poco importa
determinare con esattezza il momento in cui esso è stato registrato.
Altrettanto poco importa il fatto che esso sia stato registrato certamente
quando ancora i coniugi AP 2AP 3 non sapevano che la __________ aveva chiesto,
per il loro figlio X, le prestazioni per il trasporto in taxi.

 

                                    l)   Ricevuta la decisione dell’ACPR 1 e compresone il tenore dopo la
ricezione di copia della richiesta formulata dalla __________, i coniugi AP 2AP
3 si attivarono per trovare un’agenzia di taxi che fosse effettivamente in
grado di prendersi a carico il trasporto di X (che implicava, di fatto, anche il
suo accompagnamento fin dentro l’aula dove avrebbe pure necessitato di aiuto
per indossare o togliere la giacca rispettivamente il trasporto del piccolo
scooter con il quale questi avrebbe potuto eventualmente raggiungere l’aula da
solo; cfr. verbale di interrogatorio AP 2 14.4.2010, AI 12, pag. 3). 

AP 2 ha, infatti, spiegato che, a quel punto, la
moglie contattò 

 

“ 
tutte e tre le ditte di taxi che avevano
allestito un’offerta su richiesta della __________. Trattasi della Z e di altre
due ditte di cui al momento non so fornire ulteriori dettagli.” 

(verbale di interrogatorio AP 2 14 aprile 2010,
AI 12, pag. 2).

 

Le ricerche della signora AP 3 non ebbero, però,
un buon esito: 

 

“ 
nessuna delle tre ditte di taxi era in grado di
garantire il trasporto di X quattro volte al giorno da casa a scuola e
viceversa. (…) Ricordo che tramite la __________ io e mia moglie ci eravamo
anche informati per sapere se eventualmente altre associazioni avrebbero potuto
garantirci il trasporto di nostro figlio nel tragitto casa-scuola. Le risposte
sono state tutte negative.” 

(verbale di interrogatorio AP 2 14 aprile 2010,
AI 12, pag. 2).

 

L’impossibilità di usufruire concretamente di un
servizio taxi è stata confermata anche da AP 3, la quale ha dichiarato che 

 

“ 
non c’è un taxi in tutto il Locarnese che può
portare mio figlio a scuola. Dico che con mio marito abbiamo cercato tramite la
__________ un taxi che portasse nostro figlio a scuola ma non l’abbiamo
trovato.” 

(verbale di interrogatorio AP 3 14 aprile 2010,
AI 11, pag. 2).

 

Durante il dibattimento d’appello, i coniugi AP
2AP 3 hanno precisato che, parlando con le diverse ditte di taxi, dovettero
constatare con sorpresa che la __________ non aveva spiegato a nessuna di loro
l’esatta situazione di X. In particolare, non aveva spiegato che, oltre al
bambino, bisognava caricare in macchina i mezzi ausiliari e che, di regola,
giunti a scuola, occorreva, poi, accompagnare X in classe ed aiutarlo anche a
togliersi la giacca (verb. dib. pag. 3)

 

 

Le difficoltà oggettive incontrate dai coniugi AP
2AP 3 (dettagliatamente illustrate al considerando 9.2, pag. 11-12, della
sentenza impugnata e ribadite in questa sede, cfr. verb. dib. pag. 3) sono
incontestate (cfr. dichiarazione di appello 5.5.2011, punto 3.1, pag. 3).

 

                                 m)   L’impossibilità di trovare una ditta di taxi in grado di assicurare
il trasporto a scuola del figlio turbò molto i coniugi AP 2AP 3 che la vissero
come l’impossibilità di usufruire di un diritto che spettava loro. In aula,
infatti, essi hanno dichiarato che 

 

“ 
era nostro diritto avere un taxi che garantisse
il trasporto invece non riuscivamo a trovare nessuno in grado di farlo. (…)

eravamo molto amareggiati e arrabbiati per la
situazione in cui non riuscivamo ad avere quello che, secondo la decisione
dell’ACPR 1, ci spettava di diritto” 

(verb. dib. pag. 3; cfr., anche, verbale udienza
TCA 22.3.2010, pag. 3 in cui si legge che “la signora AP 3 precisa di avere
segnalato tutto quanto alla __________ in quanto tutto voleva fare meno che la
taxista”).

 

                                  n)   Risulta dalle loro dichiarazioni - rimaste incontestate - che gli
imputati informarono la __________ della situazione venutasi a creare (verbale
di interrogatorio  AP 2 14 aprile 2010, AI 12, pag. 3; verbale udienza TCA
22.3.2010, pag. 2 e 3; cfr., inoltre, osservazioni 30.5.2011 avv. DI 1, pag.
4).

 

Al dibattimento d’appello, i coniugi AP 2AP 3 hanno
precisato di avere contattato Y per informarlo dell’impossibilità di trovare
una ditta di taxi in grado di garantire subito, già nel gennaio 2003, il trasporto
di X a scuola. E meglio, hanno precisato che vi fu un incontro con Y - cui
partecipò anche l’allora direttore di __________, W - in cui loro spiegarono la
situazione venutasi a creare e in cui venne loro risposto di continuare a fare
di necessità virtù continuando ad assicurare personalmente il trasporto a
scuola del figlio.

Inoltre, sempre in quell’occasione, Y disse loro
di mandare subito all’ACPR 1 la fattura per i trasporti effettuati da settembre
a dicembre 2002 e di continuare nello stesso modo anche in futuro.

Infine, Y disse loro che avrebbe provveduto lui
ad informare l’ACPR 1 e che, in caso di problemi, sarebbe stato l’ACPR 1 a contattarli (verb. dib. pag. 3 e 4).

 

Nulla agli atti smentisce le dichiarazioni dei
coniugi AP 2AP 3.

Esse sono, inoltre, ritenute del tutto credibili
da questa Corte poiché del tutto congruenti con la situazione concreta.

In particolare, è del tutto credibile che Y disse
che avrebbe provveduto lui ad informare l’ACPR 1 visto che, sulla questione, i
contatti con l’ACPR 1 erano stati tenuti soltanto da lui e che era a lui che l’ACPR
1 si era rivolto, segnatamente per richiedere la documentazione a sostegno
della richiesta. 

Infine, non stupisce che Y abbia consigliato ai
coniugi AP 2AP 3 di inviare le fatture all’ACPR 1 nonostante non venisse
utilizzato alcun taxi. Da un lato, l’inoltro della richiesta di prestazioni per
taxi senza alcuna preventiva verifica su chi effettivamente provvedesse al
trasporto prova, infatti, che il funzionario della __________ riteneva la cosa irrilevante.
D’altro lato, la decisione 5 dicembre 2002 con cui l’ACPR 1 ha accolto la richiesta con effetto retroattivo al 2 settembre 2002 senza alcuna verifica volta ad
accertare se, davvero, il trasporto di X per il periodo antecedente la
decisione era avvenuto con il taxi era atto a rinfrancare e rinforzare il
convincimento dell’assistente sociale.

 

                                  o)   A fronte dell’impossibilità di fare capo concretamente ad un
servizio taxi, la signora AP 3 continuò, quindi, a portare il figlio a scuola
con l’autovettura di famiglia (cfr. verbale di interrogatorio  AP 3 14.4.2010,
AI 11, pag. 2; verbale di interrogatorio  AP 2 14.4.2010, AI 12, pag. 3), senza
mai fare capo né alla Z (“ADR che la Z non ha mai effettuato nessun
trasporto di X”; cfr. verbale di interrogatorio Stefano Perdicaro
16.3.2010, AI 7, pag. 2) né a nessun’altra ditta di taxi.

 

                                  p)   Che i coniugi AP 2AP 3 fossero convinti che Y avesse informato l’ACPR
1 e che egli li abbia effettivamente rassicurati circa il modo di procedere
risulta in modo chiaro dal fatto che il 2 maggio 2003, a pochi mesi dalla ricezione della decisione di concessione delle prestazioni per il trasporto,
essi chiesero all’ACPR 1 le prestazioni per la modifica della loro autovettura
(quella acquistata con l’aiuto finanziario di __________; cfr. verb. dib. pag.
4) e che nella richiesta - formalmente presentata dall’ergoterapista Beatrice
Gilardi, ma sottoscritta anche da  AP 2 - fu indicato a chiare lettere che i
genitori avevano modificato la loro vettura “per il trasporto di questi
mezzi (n.d.r.: il passeggino e lo scooter), per il tragitto casa scuola
e per permettere a X di avere una vita sociale con i suoi coetanei” (cfr.
scritto 2.5.2003 allegato all’incarto AI). 

 

Al proposito, davanti al procuratore pubblico,  AP
 2 ha dichiarato: 

 

“ 
Vorrei aggiungere in conclusione che nel corso
del mese di maggio 2003 io e mia moglie, in occasione dell’acquisto del nuovo
veicolo, avevamo richiesto all’ACPR 1 il rimborso delle spese per l’applicazione della rampa d’accesso
che ci avrebbe permesso di caricare il piccolo scooter di cui ho parlato prima
sull’automobile, al fine di trasportare personalmente X a scuola. Preciso che
nella richiesta era stato indicato espressamente che la stessa veniva inoltrata
al fine di garantire il trasporto di X sul tragitto casa-scuola. Questo doveva
lasciar intendere all’ACPR 1 che eravamo io e mia moglie personalmente ad
occuparci del trasporto di X anche sul tragitto casa-scuola.”

(cfr. verbale di interrogatorio  AP 2 14 aprile
2010, AI 12, pag. 5).

 

In effetti, non vi è chi non veda che, scrivendo
che l’adattamento della vettura si imponeva prioritariamente “per il
tragitto casa scuola” (e, poi, ma solo poi, anche per permettere al piccolo
X una vita sociale) gli imputati hanno, di fatto, espressamente scritto che
erano loro - personalmente e con il loro veicolo privato - ad accompagnare il
figlio da casa a scuola e viceversa. 

 

Al dibattimento
d’appello, il rappresentante dell’ACPR 1 ha sostenuto che l’indicazione contenuta nella citata richiesta non può essere considerata poiché è stata data, non
nell’ambito della richiesta di prestazioni per il trasporto con il taxi, ma
nell’ambito della richiesta di un’altra prestazione, e meglio di quella del
contributo per la modifica dell’autovettura.

L’osservazione - sorprendente - costringe questa
Corte a sottolineare che la richiesta di prestazioni per l’adattamento del
veicolo è stata presentata non ad un ufficio diverso, ma all’ACPR 1, cioè
all’Ufficio competente anche ad erogare le prestazioni per il trasporto scolastico.

Ma non solo!

La richiesta è stata trattata dagli stessi
funzionari che avevano, pochi mesi prima, trattato e deciso la richiesta di
prestazioni per il trasporto.

E lo scritto di richiesta (2 maggio 2003) - in
cui veniva di fatto detto che il trasporto di X a scuola veniva effettuato con
l’auto di proprietà dei genitori - non è stato buttato in un cestino ma è andato
a rimpolpare l’incarto nel cui ambito sono, poi, state prese le successive
decisioni riguardo alle richieste di prestazioni per il trasporto. 

 

Difficile è, in queste circostanze, sostenere che
i coniugi AP 2AP 3 abbiano nascosto all’ACPR 1 che erano loro - e non una ditta
di taxi - ad accompagnare il figlio a scuola.

Risulta, quindi, smentita la tesi accusatoria
secondo cui essi avrebbero fornito all’ACPR 1 indicazioni incomplete, omettendo
di segnalare che era la madre ad occuparsi del trasporto scolastico di X. 

Al contrario, lo scritto 2 maggio 2003 dimostra
come essi abbiano, invece, compiutamente informato l’ACPR 1 che erano loro a
provvedere all’accompagnamento del figlio a scuola. 

Pertanto, in ogni caso nel 2002 e nel 2003, i
coniugi AP 2AP 3 hanno agito con totale trasparenza nei confronti della __________,
prima, e dell’ACPR 1, poi.

 

                                  q)   Ciò nonostante - cioè, nonostante fosse stato informato che erano i
genitori a portare X a scuola - l’ACPR 1 non solo non ha richiesto, dopo il
maggio 2003, la restituzione delle prestazioni per taxi sin lì versate ma ha
continuato a versare tali prestazioni anche per il periodo successivo.

 

                                   r)   In seguito, furono i coniugi AP 2AP 3 personalmente a presentare
all’ACPR 1 le richieste di prestazioni per il trasporto.

La prima richiesta redatta da loro personalmente
è del 4 ottobre 2003 e copre il periodo dal 1. settembre 2003 al 18 giugno 2004.

La seconda è del 24 settembre 2004 e si riferisce
all’anno scolastico 2004/2005.

La terza è del 7 settembre 2005 per l’anno
scolastico 2005/2006.

Vi è, poi, quella del 14 settembre 2006 per
l’anno scolastico 2006/2007.

L’ultima è del 15 ottobre 2007 e si riferisce
all’anno scolastico 2007/2008.

In tutte, AP 2 e  AP 3 hanno indicato di chiedere
l’“assunzione delle spese di viaggio con il taxi”, nonostante non
ricorressero ad un tale servizio.

Ad ogni richiesta, essi allegavano un’offerta
della ditta Z, aggiornata di anno in anno su loro sollecitazione (cfr. scritti
4.10.2003, 24.9.2004, 7.9.2005, 14.9.2006 e 15.10.2007 dei coniugi AP 2AP 3
all’ACPR 1 con le allegate offerte della Z). 

 

Al riguardo, i coniugi AP 2AP 3 hanno dichiarato
in aula che fu la __________ (o meglio, Y e W), nell’incontro del gennaio 2003, a dire loro di procedere in tal modo:

 

“ 
a quel punto, ormai i nostri rapporti con la __________,
o meglio con Y, erano rovinati. Così, sempre in quell’occasione, Y e W ci
dissero che per le richieste per gli anni successivi avremmo dovuto procedere
così come Y aveva fatto, cioè scrivere all’ACPR 1 e allegare alla richiesta dei
preventivi di ditte di taxi come paragone di prezzo. (…)

I coniugi AP 2AP 3 precisano che, quando fecero
la domanda all’ACPR 1 nell’ottobre 2003, era la prima volta che si
indirizzavano direttamente ad un assicuratore sociale. Non sapevamo bene come
fare. Abbiamo perciò agito come ci aveva detto di fare la __________.
Addirittura ricordo che, proprio perché non sapevamo bene come comportarci,
abbiamo allegato alla nostra domanda la precedente decisione dell’AI come pure
la richiesta precedente di __________.” 

(verb. dib. pag. 4).

 

Si tratta di dichiarazioni del tutto credibili. 

Da un lato, perché esse sono, nella loro
sostanza, confermate da quelle rese dal già direttore W davanti al giudice di
primo grado (cfr. verb. dib. 5 aprile 2011). 

D’altro lato, perché è del tutto verosimile che
la __________ consigliò ai coniugi AP 2AP 3 di allegare alle future richieste
dei preventivi visto che fu proprio l’ACPR 1 a chiedere che la prima richiesta di prestazioni venisse supportata da preventivi di ditte di taxi.

D’altro lato ancora, non vi sono atti istruttori
che offrano anche minimi spunti in senso contrario.

 

                                  s)   Ad eccezione delle fatture emesse sempre a loro nome - che possono
essere interpretate come un’informazione indiretta sull’esecutore del trasporto
- dagli atti non risulta uno scritto dei coniugi AP 2AP 3 in cui venga rinnovata, negli anni dal 2004 al 2007, l’informazione all’ACPR 1 secondo cui erano
loro personalmente ad effettuare il trasporto.

 

A dire il vero, essi non ne avevano nemmeno
l’obbligo ritenuto che l’art. 31 cpv. 1 LPGA pone un
obbligo di informazione soltanto per i casi in cui vi sia un cambiamento
importante nelle condizioni determinanti per l’erogazione della prestazione
(Kieser, ATSG-Kommentar, Kommentar zum Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil
des Sozialversicherungsrechts vom 6. Oktober 2000,
Zürich 2009, n. 6 e segg. ad art. 31 LPGA; DTF 122 V 19 consid. 3d pag. 23) mentre, in concreto, non si ravvede nessun cambiamento, essendo
X sempre (sia prima che dopo la concessione del rimborso spese) stato
accompagnato a scuola dai genitori.

 

I coniugi AP 2AP 3 hanno, però, dichiarato di
avere, negli anni, in più occasioni, rinnovato verbalmente tale informazione.

Lo hanno dichiarato nel corso dell’udienza
tenutasi il 22 marzo 2010 di fronte al TCA, dove hanno detto di avere
informato, nel corso delle procedure di revisione che si sono susseguite, le
signore __________ del fatto che “erano i genitori ad occuparsi di
trasportare il figlio a scuola” (cfr. verbale citato, pag. 5). 

 AP 2 lo ha, poi, ancora dichiarato al PP:

 

“ 
nel 2004 e anche nel 2007 io e mia moglie, in
occasione della revisione dell’assegno grandi invalidi, alle assistenti sociali
(collaboratrici dell’ACPR 1) che erano venute a casa nostra, avevamo
espressamente detto che eravamo noi ad occuparci personalmente del trasporto di
X. Le assistenti sociali, in questa occasione, ci dissero che il tempo che noi
dedicavamo ad accompagnare X in aula, vestirlo e svestirlo, rientrava
nell’assegno grandi invalidi” 

(verbale di interrogatorio  AP 2 14.4.2010, AI 12,
pag 5).

 

La scrivente Corte ha creduto a queste
dichiarazioni: al proposito, ha contato - oltre alla generale credibilità dei
coniugi AP 2AP 3 che emerge dalla storia degli eventi così come ricostruita nei
punti precedenti - anche l’intrinseca coerenza e logica del racconto. 

È, da un lato, del tutto credibile che i genitori
di X abbiano evocato la circostanza nel contesto della procedura di revisione,
ritenuto come il tempo dedicato al trasporto e agli atti ad esso connessi possa
legittimamente essere percepito, da chi vive simili situazioni (e non è
necessariamente cognito dei non sempre facili distinguo messi in atto dalle
diverse leggi), come una circostanza rilevante per la valutazione del diritto
alle prestazioni AI. 

D’altro lato, la correttezza della riportata
risposta delle assistenti sociali è un ulteriore elemento che depone per la
credibilità delle dichiarazioni dei coniugi AP 2AP 3 (cfr. scritto 25.3.2010 ACPR
 1 a TCA, pag. 2). 

Tale credibilità non è inficiata dal fatto che le
due collaboratrici dell’ACPR 1 non hanno potuto ricordare di avere ricevuto
tale informazione ritenuto, comunque, che esse non hanno escluso che ciò sia
avvenuto (cfr. verbale di udienza TCA 10 novembre 2010, pag. 3 e 7). 

 

Del resto, non può essere dimenticato che, in
ogni caso e soprattutto, l’informazione - chiara - sulla persona che effettuava
il trasporto di X nel tragitto casa-scuola era già stata data ed era contenuta
nell’incarto dell’ACPR 1.

A dimostrazione del fatto che l’informazione era
chiara e che era sufficiente una lettura mediamente attenta dell’incarto per
reperirla (anche dopo il 2004) vale il fatto che l’Ufficio della refezione e
dei trasporti scolastici - subentrato a partire dall’anno scolastico 2008/2009
all’ACPR 1 per il finanziamento del trasporto scolastico degli allievi disabili
- ha dato atto, nel suo scritto 22 dicembre 2008, che il trasporto
veniva effettuato dai genitori (“il trasporto da voi effettuato”). Come
correttamente rilevato dalla difesa nelle sue osservazioni 30 maggio 2011 (pag.
11), tale Ufficio non poteva giungere ad una simile conclusione che sulla base
della lettura dell’incarto trasmessogli dall’ACPR 1.

 

Non si può, poi, omettere di rilevare che anche
il TCA, nella sua sentenza 6 dicembre 2010 aveva sottolineato come, ricevuto lo
scritto 2 maggio 2003, l’ACPR 1 “avrebbe dovuto e potuto accorgersi” che
erano i genitori ad assicurare i trasporti a scuola del figlio (STCA cit., pag.
37).

 

                                   t)   Quindi, nemmeno nel periodo contemplato nel DA si può sostenere che
i coniugi AP 2AP 3 abbiano nascosto all’ACPR 1 la circostanza che erano loro
stessi ad accompagnare il figlio a scuola. 

Non è, a questo riguardo, determinante il fatto
che l’informazione non sia stata rinnovata al funzionario che aveva trattato
direttamente il caso. È evidente che, per il comune cittadino (cioè, per il
semplice assicurato), ogni funzionario dell’ACPR 1 è un rappresentante dell’Ufficio
stesso.

Non va, poi, in concreto dimenticata la
situazione familiare oggettivamente difficile e delicata dei coniugi AP 2AP 3, costretti
a provvedere costantemente ai bisogni sempre crescenti del figlio affetto da
grave malattia. 

In un simile contesto di vita familiare -
caratterizzato da preoccupazioni e occupazioni ben maggiori di quelle che
toccano le famiglie più fortunate - non si può, certo, rimproverare ai coniugi AP
2AP 3 di non essere stati più puntigliosi e precisi nell’informare l’ACPR 1. 

È, al contrario, a quest’Ufficio che andavano e
vanno richieste maggiori attenzioni.

 

                               2.6.   In ogni caso, anche volendo ammettere, per denegata ipotesi, che
all’ACPR 1 sia stata nascosta una circostanza rilevante, i coniugi AP 2AP 3
andrebbero assolti per mancata realizzazione del presupposto soggettivo,
ritenuto come emerga con evidenza dagli atti che essi erano convinti di avere
diritto alle prestazioni per taxi e che tale loro convinzione era, avuto
riguardo alle circostanze del caso concreto, del tutto legittima.

 

                                  a)   È già stato accertato che i coniugi AP 2AP 3 seguirono, per le
richiese fatte personalmente, le indicazioni date loro dalla __________ (cfr.
consid. 2.5.r). 

 

                                  b)   A
fronte del carattere quasi istituzionale della __________ - associazione
riconosciuta come interlocutore sia dalle persone disabili che dalle autorità, cui,
fra l’altro, la Confederazione riconosce il diritto di ricorrere ai sensi
dell’art. 9 LIPIn (art. 1 Ordinanza sulle organizzazioni legittimate a
ricorrere nell’ambito delle istituzioni che promuovono l’integrazione degli
invalidi e relativo allegato) e cui versa sussidi che vengono prelevati dalle
risorse finanziarie dell’AI (art. 17 cpv. 1 lett. b e cpv. 4 LPC) - nulla si
può rimproverare ai coniugi AP 2AP 3 per avere fatto affidamento sulle
informazioni e istruzioni ricevute. 

 

                                  c)   I coniugi AP 2AP 3 hanno, più volte, detto che l’invio dei
preventivi serviva all’ACPR 1 come base per il calcolo delle prestazioni
o “come paragone di prezzo” (verb. dib. pag. 4).

Che i coniugi AP 2AP 3 fossero convinti che,
davvero, l’invio del preventivo della ditta di taxi serviva all’ACPR 1 solo quale
criterio per stabilire l’entità della prestazione è provato dal fatto che in
nessuna delle fatture da loro successivamente presentate (e sulla cui base l’ACPR
1 versava le prestazioni) veniva fatto alcun riferimento ad agenzie di taxi: in
nessuna di esse è mai stato scritto che il trasporto di X a scuola veniva
effettuato con il taxi. 

Tutte le fatture sono state redatte su carta
intestata a nome dei coniugi AP 2AP 3 e da loro sottoscritte (cfr. fatture
21.6.2005, 30.12.2005, 16.6.2006, 2.1.2007, 22.6.2007, 3.1.2008, 23.6.2008). 

Si tratta di una circostanza particolarmente
significativa della sostanziale correttezza dei coniugi AP 2AP 3.

Del resto, nulla può essere loro rimproverato per
avere maturato tale convinzione. 

La cosa era stata loro detta dalla __________
della cui autorevolezza già s’è scritto. E, ancora, la cosa poteva essere
legittimamente dedotta dall’atteggiamento dell’ACPR 1 che, nella lettera 17
ottobre 2002, aveva chiesto che la domanda venisse corredata da offerte “di
paragone” e che, in seguito, pagò le prestazioni per servizi già resi (i
pagamenti avvenivano retroattivamente) senza mai esigere le fatture delle ditte
di taxi.

 

                                  d)   Inoltre, i coniugi AP 2AP 3 hanno detto e ribadito di essere stati,
all’epoca, convinti di avere diritto alle prestazioni
per il trasporto in taxi in quanto si sostituivano ad un servizio che non era
reperibile: 

 

“ 
lui (n.d.r.: X) ha il diritto a che gli vengano
pagate le spese di viaggio tramite taxi. Questo mi fu detto dalla __________.” 

(verbale di interrogatorio  AP 3 14 aprile 2010,
AI 11, pag. 2); 

 

 

 

“ 
vedo che i ragazzi che frequentano la scuola
speciale vengono accompagnati dal taxi. Mi amareggia che io abbia dovuto fare
personalmente questo servizio a favore di mio figlio solo perché non esiste
un’alternativa” 

(verbale di interrogatorio  AP 3 14 aprile 2010,
AI 11, pag. 3);

 

“ 
abbiamo diritto a questi importi essendoci
sostituiti al servizio che le ditte di taxi non potevano garantirci” 

(verbale di interrogatorio  AP 2 14.4.2010, AI
12, pag 5).

 

                                  e)   Non
vi è motivo di dubitare della veridicità di queste dichiarazioni. 

Da un lato, non vi è motivo di non credere che,
davvero, la __________ disse ai coniugi AP 2AP 3 che le prestazioni per taxi
erano un loro diritto. La questione è già stata vagliata quando si è parlato di
quel che avvenne nell’incontro che i coniugi ebbero, nel gennaio 2003, con i
rappresentanti di __________. 

D’altro lato, non vi è motivo di dubitare della
soggettiva convinzione dei coniugi AP 2AP 3 sul loro buon diritto. La cosa era
stata loro assicurata dalla __________, della cui credibilità quale ente
operante in modo professionale nell’ambito sociale già s’è detto.

Inoltre, il fatto che l’ACPR 1 ha accordato e versato ai coniugi AP 2AP 3 le prestazioni per taxi nonostante fosse stato informato,
in ogni caso a partire da maggio 2003, che erano loro, privatamente - e non una
ditta di taxi - ad assicurare il trasporto del figlio non poteva che
rinfrancare i coniugi AP 2AP 3, dapprima, sulla bontà delle indicazioni della __________
e, poi, sul loro convincimento secondo cui il diritto alle prestazioni per taxi
era, comunque, dato, indipendentemente dal fatto che fossero loro ad effettuare
il trasporto (cfr. dichiarazioni rese da  AP 2 al PP).

Di analogo valore rassicurante sulla questione
del loro buon diritto (e indiziante della credibilità della loro versione) è,
poi, il fatto che l’ACPR 1 non ha mai chiesto loro, prima di versare le
prestazioni (che pagavano servizi già resi), l’invio delle fatture della ditta
di taxi ma si è sempre accontentato dei preventivi: in questo contesto,
l’atteggiamento dell’assicuratore era tale da rinfrancare i coniugi AP 2AP 3
nel convincimento secondo cui il preventivo serviva unicamente da base di
calcolo per stabilire le indennità di trasferta.

 

                                   f)   È in questo contesto di - non colpevole - convincimento del loro
diritto di ricevere le prestazioni per trasporto in taxi poiché, per ragioni di
forza maggiore, essi si sostituivano ad un servizio non reperibile che va
inserita e letta l’indicazione, nelle richieste presentate all’ACPR 1, della
dicitura “assunzione delle spese di viaggio con il taxi” (cfr. verb.
dib. pag. 4). 

Ritenuto come, per i coniugi AP 2AP 3, fosse
pacifico che l’ACPR 1 sapeva che erano loro a portare il figlio a scuola,
l’indicazione citata non può certo essere intesa come la dimostrazione di un
intento “quasi truffaldino”.

Essa è, invece, ancora una volta la prova della
convinzione dei coniugi AP 2AP 3 secondo cui il diritto a tali prestazioni era
dato, indipendentemente dal fatto che fossero loro a portare il figlio a
scuola.

 

                                  g)   In queste circostanze è irrilevante la questione a sapere se,
davvero, l’ACPR 1 abbia inviato documentazione informativa ai coniugi AP 2AP 3.
Il valore delle informazioni di carattere generale eventualmente contenute in
tale documentazione è, infatti, come sostenuto dalla difesa, certamente
superato dalle decisioni effettivamente rese dall’ACPR 1 - per quanto risultava
ai coniugi - in piena conoscenza delle cose. Decidere per il contrario significherebbe
attribuire agli assicurati un compito generale di verifica delle decisioni rese
dall’ACPR 1.

 

                               2.7.   Ne discende che, non avendo i coniugi AP 2AP 3 sottaciuto all’ACPR 1
che erano loro ad accompagnare il figlio a scuola ed essendo loro, senza colpa,
convinti di avere diritto alle prestazioni per il trasporto in taxi nonostante questo
venisse effettuato da loro personalmente, non sono adempiuti gli elementi
costitutivi oggettivi e soggettivi del reato di cui all’art. 87 LAVS
(applicabile per il rinvio dell’art. 70 LAI).

 

Di conseguenza, l’appello del procuratore
pubblico deve essere respinto.

 

                                   II.   Sull’appello
dell’accusatore privato

 

                                   3.   Analogamente al procuratore pubblico, anche l’accusatore privato
contesta la sentenza di prima sede sostenendo che il giudice della Pretura
penale ha sbagliato a non riconoscere il dolo nell’agire degli accusati.

 

                               3.1.   Giusta l’art. 382 cpv. 2 CPP, l’accusatore privato non può impugnare
una decisione riguardo alla sanzione inflitta. A contrario, egli è, dunque,
legittimato a ricorrere - nei limiti della sua dichiarazione (cfr. art. 119
cpv. 2 CPP) - contro i punti della decisione relativi alla colpevolezza e contro
quelli riguardanti gli aspetti civili, purché possa vantare un interesse
giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della stessa
(Messaggio del 21 dicembre 2005 concernente l’unificazione del diritto
processuale penale, pag. 1210; Schmid, op. cit., n. 5 ad art. 382 CPP; Mini, op.
cit., n. 10 ad art. 382 CPP). 

 

                               3.2.   In concreto, già nella denuncia presentata il 10 febbraio 2010, l’ACPR
1 si è costituito parte civile chiedendo che i coniugi AP 2AP 3 fossero
riconosciuti colpevoli del reato di cui all’art. 87 LAVS (cui rinvia l’art. 70
LAI) nonché condannati al risarcimento in suo favore dell’importo di fr. 36'004.50
(denuncia 10.2.2010, punti 5 e 6).

Il 1. aprile 2011 l’ACPR 1 ha, poi, presentato una formale istanza di risarcimento per il medesimo importo (AI 14). 

Di principio, l’accusatore privato - costituitosi
parte civile sotto l’egida del previgente diritto procedurale ticinese e
chiedente sia la condanna degli imputati che il risarcimento del danno patito -
è, dunque, legittimato ad interporre appello contro una sentenza di primo grado
sia in relazione all’aspetto della colpevolezza sia in relazione a quello del
risarcimento.

 

                               3.3.   Nella misura in cui concerne l’aspetto della colpevolezza dei
coniugi AP 2AP 3, poiché l’accusatore privato - esattamente come il procuratore
pubblico - sostiene che gli accusati abbiano agito con dolo e che essi abbiano,
quindi, realizzato i presupposti del reato di cui agli art. 70 LAI e 87 LAVS e
siccome egli non avanza tesi diverse da quelle dell’accusa, si rinvia, per
economia di giudizio, alle considerazioni espresse relativamente all’appello
del procuratore pubblico (cfr. sopra, consid. 2.5 e 2.6).

Su questo punto, l’appello deve, pertanto, essere
respinto per le stesse motivazioni.

 

                                   4.   La richiesta di risarcimento - ricevibile in quanto fondata
unicamente, così come precisato dall’accusatore privato, sull’art. 41 CO - è da
respingere: essendo i coniugi AP 2AP 3 stati assolti dal reato loro imputato,
non vi è alcun atto illecito su cui fondare la pretesa risarcitoria. 

 

                                  III.   Sulle
spese 

 

                                   5.   Gli oneri processuali dei gravami seguono la soccombenza (art. 428
cpv. 1 CPP) e vanno, pertanto, posti a carico dello Stato per quel che concerne
l’appello del procuratore pubblico e a carico dell’accusatore privato per
quanto riguarda l’appello da lui interposto. 

Visto l’esito degli appelli, in applicazione
dell’art. 428 cpv. 3 CPP, questa Corte conferma l’attribuzione delle spese e
l’assegnazione delle ripetibili sancita nel giudizio di prima sede.

Ai coniugi AP 2AP 3, che hanno presentato
osservazioni tramite un legale e che dallo stesso sono state assistite al
dibattimento davanti a questa Corte, lo Stato rifonderà fr. 2’000.- a titolo di
ripetibili (cfr. art. 12 Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio
e di assistenza giudiziari e per la fissazione delle ripetibili). 

Altrettanto dovrà fare l’ACPR 1 (cfr. art. 11 del
medesimo regolamento).

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      11, 77,
80, 84, 119, 122 e segg., 348 e segg., 379 e segg., 398 e segg. e 454 cpv. 1
CPP; 12 CP; 70 LAI; 87 LAVS; 25 e 31 LPGA; 41 CO; 

                                         8 cpv. 1 Cost;

                                         14
paragrafo 7 Patto ONU II;

                                         4 cpv. 1
Protocollo addizionale n. 7 alla CEDU;

                                         nonché,
sulle spese e sulle ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG rispettivamente il
Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza
giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili, 

 

pronuncia:                 

 

                                    I.   sull’appello
del procuratore pubblico 

 

                                   1.   L’appello è respinto. 

Di conseguenza,

 

                               1.1.   AP 3
e AP 2 sono prosciolti dall’imputazione di infrazione alla Legge federale
sull’assicurazione per l’invalidità. 

 

                               1.2.   È confermata l’attribuzione a carico dello Stato della tassa di
giustizia di fr. 700.- e delle spese giudiziarie di fr. 300.- per il
procedimento di primo grado e la condanna al pagamento di fr 5'841.90 per
ripetibili. 

 

                                   2.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

 

a) tassa di
giustizia                    fr.         1'000.-

b) altri disborsi                           fr.            200.-

                                                     fr.         1'200.-           

sono posti a carico dello Stato che rifonderà a AP
2 e AP 3 fr. 2’000.- a titolo di ripetibili. 

 

                                   II.   sull’appello
dell’assicuratore privato 

 

                                   1.   L’appello è respinto. 

Di conseguenza,

 

                               1.1.   AP 3 e AP 2 sono prosciolti dall’imputazione di infrazione alla
Legge federale sull’assicurazione per l’invalidità.

 

                               1.2.   La pretesa di risarcimento dell’accusatore privato è respinta.

 

 

                                   2.   Gli
oneri processuali, consistenti in:

 

-  tassa di
giustizia                     fr.         1'000.-

-  altri disborsi                             fr.            200.-

                                                     fr.         1'200.-           

 

sono posti a carico dell’ACPR 1, che rifonderà a AP 2 e AP 3 

fr. 2’000.- a titolo di ripetibili.

 

                                  III.   Intimazione
a: 

	
   

  	
   

  

 

                                 IV.   Comunicazione
a:

	
   

  	
   

  

 

                                               

Per la Corte di appello e di revisione
penale

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni
parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la
ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.