# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 123f899e-1c1a-5532-a950-6a56f10f0cbd
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2025-02-27
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 27.02.2025 D-980/2025
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-980-2025_2025-02-27.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-980/2025 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l  2 7  f e b b r a i o  2 0 2 5  

Composizione 
 Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  

con l'approvazione della giudice Giulia Marelli;  

cancelliere Adriano Alari. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), alias 

B._______, nata il (…), 

Somalia, 

patrocinata da Giuseppina Santoro, SOS Ticino Protezione 

giuridica della Regione Ticino e Svizzera centrale - Caritas 

Svizzera, (…),  

ricorrente,  

  
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento (paese 

terzo sicuro - art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi); decisione della 

SEM del 10 febbraio 2025 / N (…). 

 

 

 

D-980/2025 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A.a L’interessata, cittadina somala, ha presentato una domanda d'asilo in 

Svizzera in data 17 dicembre 2024. 

A.b Non sono risultate registrazioni dalle investigazioni dattilografiche ef-

fettuate dall’autorità inferiore nelle diverse banche dati europee. 

A.c In data 3 gennaio 2025 la Segreteria di Stato della migrazione (di se-

guito: SEM) ha effettuato con l'interessata un verbale ai sensi dell’art 26 

cpv. 3 della legge sull'asilo del 26 giugno 1998 (LAsi, RS 142.31). In tale 

sede è emerso che la persona audizionata ha ottenuto lo statuto di rifugiata 

e un permesso di soggiorno in Italia valido sino al 2027. 

A.d  Il 3 gennaio 2025 la SEM ha trasmesso una richiesta di informazioni 

alle autorità italiane, al fine di accertare lo statuto della persona interessata. 

Il successivo 20 gennaio 2025 le autorità italiane hanno comunicato che la 

richiedente è stata riconosciuta quale rifugiata e le è stato concesso un 

permesso di soggiorno valido sino al 20 maggio 2027. 

A.e Il 16 gennaio 2025 la richiedente ha trasmesso uno scritto per tramite 

della sua rappresentanza legale, con cui ha fornito ulteriori informazioni. 

A.f In data 20 gennaio 2025 la SEM ha concesso alla richiedente il diritto 

di essere sentito circa l’intenzione di non entrare nel merito della domanda 

d’asilo e di decretare l’allontanamento verso l’Italia, oltre che il diritto di 

essere sentito in merito al suo stato di salute. Il successivo 24 gennaio 

2025 la richiedente ha trasmesso la sua risposta a tale diritto di essere 

sentito.  

A.g Il 7 febbraio 2025 l’autorità di prime cure ha trasmesso all’interessata 

la bozza di decisione. Il successivo 10 febbraio 2025 l’interessata ha pre-

sentato un parere in tal senso.  

B.  

Con decisione del 10 febbraio 2025, notificata il giorno successivo, la SEM 

non è entrata nel merito della domanda d'asilo ai sensi dell'art. 31a cpv. 1 

lett. a LAsi e ha pronunciato l'allontanamento nonché l'esecuzione dell'al-

lontanamento della richiedente verso l’Italia. 

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C.  

Con ricorso del 14 febbraio 2025 (cfr. timbro del plico raccomandato), l'in-

teressata è insorta dinanzi al Tribunale amministrativo federale (di seguito: 

il Tribunale o TAF) contro la decisione menzionata e chiedendo l’annulla-

mento della decisione impugnata, in via principale la restituzione degli atti 

all’autorità inferiore per effettuare un esame nazionale della domanda 

d’asilo. In subordine, la concessione dell’ammissione provvisoria in Sviz-

zera, in ulteriore subordine la restituzione degli atti all’autorità inferiore per 

il necessario completamento dell’istruttoria. Altresì, ella ha domandato la 

concessione dell'assistenza giudiziaria, nel senso dell'esenzione dal paga-

mento delle spese di giudizio e del relativo anticipo, protestate tasse e 

spese. Al ricorso ella ha allegato la procura, la decisione impugnata, la ri-

cevuta della ricezione della stessa e un referto medico datato 10 febbraio 

2025.  

 

Diritto: 

1.  

1.1 Le procedure in materia d'asilo sono rette dalla legge federale sulla 

procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla 

legge sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 

1.2 Fatta eccezione per le decisioni previste all'art. 32 LTAF, il Tribunale, in 

virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell'art. 5 

PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi 

dell'art. 5 PA. 

2.  

2.1 La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità infe-

riore, è particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un inte-

resse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della 

stessa (art. 48 cpv. 1 PA). Pertanto è legittimata ad aggravarsi contro di 

essa. 

2.2 I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 3 LAsi), alla forma e 

al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre per-

tanto entrare nel merito del ricorso. 

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Pagina 4 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d'asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l'accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi) e, in materia di diritto degli 

stranieri, pure l'inadeguatezza ai sensi dell'art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 

consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 

PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata, né dalle 

argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). ¨ 

4.  

Inoltre si osserva come il Tribunale, adito con un ricorso contro una deci-

sione di non entrata nel merito di una domanda d'asilo, si limita ad esami-

nare la fondatezza di una tale decisione (cfr. DTAF 2012/4 consid. 2.2; 

2009/54 consid. 1.3.3; 2007/8 consid. 5). In merito alla pronuncia dell’al-

lontanamento e l’esecuzione dello stesso, l’autorità inferiore ha svolto un 

esame materiale, motivo per cui il Tribunale esamina tali punti con piena 

cognizione. 

5.  

5.1 I ricorsi manifestamente infondati, ai sensi dei considerandi che se-

guono, sono decisi dal giudice unico (art. 111a LAsi), con l'approvazione di 

una seconda giudice (art. 111 lett. e LAsi) e la decisione è motivata soltanto 

sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi). 

5.2 Ai sensi dell'art. 111a cpv. 1 LAsi si rinuncia allo scambio degli scritti. 

6.  

6.1 Nella decisione impugnata, l’autorità inferiore rileva anzitutto che la ri-

corrente ha ottenuto in Italia lo statuto di rifugiata e un permesso di sog-

giorno valido sino al 20 maggio 2027. Inoltre, il Consiglio federale ha desi-

gnato l’Italia come Stato terzo sicuro ai sensi dell’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi. 

In virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, tali circostanze le imporrebbero 

quindi di non entrare nel merito della domanda d’asilo in oggetto. Inoltre, 

l’autorità inferiore ha ritenuto ammissibile, ragionevolmente esigibile e pos-

sibile l’esecuzione dell’allontanamento. Gli obblighi dell’Italia derivanti dal 

diritto europeo, in particolare dalla Direttiva 2011/95/UE del Parlamento e 

del Consiglio del 13 dicembre 2011 recante norme sull’attribuzione, a citta-

dini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione inter-

nazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo 

a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della pro-

tezione riconosciuta [rifusione; GU L 337/9 del 20 dicembre 2011; di se-

guito: direttiva qualificazione]), sarebbero costituiti dalla non 

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discriminazione nell’accesso all’occupazione, all’istruzione, all’assistenza 

sociale, all’assistenza sanitaria, all’accesso all’alloggio e agli strumenti di 

integrazione. Al suo rientro su suolo italiano, spetterebbe dunque all’inte-

ressata far valere i propri diritti dinnanzi alle competenti autorità e, qualora 

necessario, potrebbe far capo al sostegno di organizzazioni caritatevoli. 

Per quanto riguarda lo stato di salute, la SEM ha constatato che le diagnosi 

siano state poste e le cure impostate e che non sarebbero in programma 

ulteriori visite mediche e che in Italia potrà accedere alle cure di cui neces-

sita. Per quanto concerne le asserite violenze subite dal marito, la SEM 

indica che l’Italia è uno stato di diritto con un’autorità di polizia funzionante, 

disposte e in grado di offrire una protezione adeguata. La ricorrente potrà 

rivolgersi alle stesse per proteggersi dal marito, fatto non avvenuto in pas-

sato. 

6.2 La ricorrente avversa la valutazione dell’autorità inferiore, asserendo 

che la Svizzera non avrebbe effettuato una domanda di riammissione nei 

confronti delle autorità italiane. Per quanto concerne l’esecuzione dell’al-

lontanamento la ricorrente sostiene che in Italia non avrebbe ricevuto le 

cure necessarie cosa che avverrà anche in futuro. Pertanto la SEM 

avrebbe dovuto richiedere garanzie individualizzate di presa a carico della 

ricorrente. L’allontanamento della ricorrente in Italia la sottoporrebbe a un 

rischio concreto di trattamenti contrari all’art. 3 CEDU. Il sistema di acco-

glienza italiano inoltre presenterebbe numerose lacune e pertanto ella 

avrebbe problemi ad accedere all’assistenza sociale ed ella si ritroverebbe 

in una condizione di degrado e assoluta indigenza come avvenuto in pas-

sato. Le autorità italiane non avrebbero già in passato protetto l’interessata, 

esponendola a condizioni disumane e a una situazione di emergenza esi-

stenziale di natura sociale, economica e sanitaria. 

7.  

7.1 Nel gravame, la ricorrente richiede in subordine la restituzione degli atti 

per un nuovo esame delle allegazioni e se del caso per un complemento 

istruttorio. Ella rimprovera alla SEM di essere incorsa in un accertamento 

erroneo o incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti (cfr. ricorso, pag. 5). 

7.2 Il Tribunale ritiene anzitutto che le censure formali succitate si confon-

dono in realtà con il merito, ovvero sono rivolte all’apprezzamento della 

SEM. Su questi punti, ella oppone infatti la propria argomentazione all’ap-

prezzamento di merito espresso dall’autorità inferiore. Tali questioni ver-

ranno pertanto trattate nei paragrafi seguenti. 

7.3 Tale conclusione viene di conseguenza respinta. 

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Pagina 6 

8.  

8.1 In virtù dell’art. 31a cpv. 1 lett. a LAsi, non si entra nel merito della do-

manda d’asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro se-

condo l’art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi nel quale aveva soggiornato precedente-

mente. Si tratta di Paesi nei quali il Consiglio federale ritiene che vi sia un 

effettivo rispetto del principio di “non-refoulement” ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 

LAsi, tra i quali figura anche l’Italia (cfr. art. 2 cpv. 2 e allegato 2 dell’ordi-

nanza 1 sull’asilo relativa a questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 

1, RS 142.311]). Tale principio presuppone imperativamente la ratifica ed il 

rispetto della CEDU, della Conv. rifugiati o di norme giuridiche equivalenti 

(cfr. DTAF 2010/56 consid. 3.2). È inoltre necessario che tale Stato abbia 

garantito la riammissione del richiedente nei confronti delle autorità sviz-

zere preposte all’asilo. Senza tale garanzia, l’allontanamento verso lo Stato 

terzo non può infatti essere eseguito (cfr. DTAF 2010/56 consid. 5.2.2; 

FF 2002 6087, 6125). 

8.2 La giurisprudenza ha poi precisato come non vi sia luogo di entrare nel 

merito della domanda d’asilo se la persona interessata, che avrebbe ma-

nifestamente la qualità di rifugiato (art. 31a cpv. 4 LAsi), ha già ottenuto 

l’asilo o una protezione effettiva comparabile in uno Stato terzo designato 

come sicuro dal Consiglio federale (cfr. DTAF 2010/56 consid. 5 e 5.4, che 

si basa sull’analisi del vecchio art. 34 LAsi). 

8.3 Nello specifico, va rilevato che l’Italia ha riconosciuto alla ricorrente la 

qualità di rifugiata e le ha concesso la protezione internazionale (cfr. atto 

SEM n. [{…}]-26/1) e le ha rilasciato un permesso di residenza valido sino 

al 20 maggio 2027. Inoltre la ricorrente vive in Italia ininterrottamente dal 

2014, vale a dire da dieci anni. Risulta pertanto acclarato che ella abbia 

ottenuto la protezione internazionale in Italia.  

8.4 Di riflesso, il Tribunale giudica che le condizioni dell’art. 31a cpv. 1 

lett. a LAsi risultano ottemperate. La SEM non è quindi incorsa in una vio-

lazione del diritto federale nella misura in cui non è entrata nel merito della 

domanda d’asilo. 

9.  

Se respinge la domanda d’asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia 

generalmente l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l’esecuzione. 

Essa tiene però conto del principio dell’unità della famiglia. Nella fattispe-

cie, l’insorgente non adempie alle condizioni in virtù delle quali l’autorità 

inferiore avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla 

Svizzera (art. 14 cpv. 1 e 2 ed art. 44 LAsi nonché art. 32 OAsi 1; DTAF 

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2013/37 consid. 4.4; 2009/50 consid. 9). Il Tribunale è pertanto tenuto a 

confermare la pronuncia dell’allontanamento. 

10.  

10.1 Occorre ora verificare se la SEM sia incorsa in una violazione del di-

ritto federale o in un accertamento inesatto o incompleto dei fatti, nella mi-

sura in cui ha ritenuto adempiuti i presupposti per l’esecuzione dell’allonta-

namento della ricorrente dalla Svizzera (verso l’Italia). 

10.2 L’esecuzione dell’allontanamento è regolamentata, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, dall’art. 83 LStrI (RS 142.20). L’esecuzione dell’allontana-

mento deve pertanto essere possibile (art. 83 cpv. 2 LStrI), ammissibile 

(art. 83 cpv. 3 LStrI) e ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI). Qua-

lora una di queste condizioni non risulti adempiuta, la SEM dispone l’am-

missione provvisoria in Svizzera (art. 83 cpv. 1 e 7 LStrI; cfr. DTAF 2009/51 

consid. 5.4). 

10.3  

10.3.1 A norma dell’art. 83 cpv. 3 LStrI l’esecuzione dell’allontanamento 

non è ammissibile quando comporta una violazione degli impegni di diritto 

internazionale pubblico della Svizzera. Detta norma non si esaurisce nel 

principio del divieto di respingimento. Anche altri impegni di diritto interna-

zionale possono risultare ostativi all’esecuzione del rimpatrio, in particolare 

l’art. 3 CEDU o l’art. 3 Conv. tortura. La Corte europea dei diritti dell’uomo 

(Corte EDU) ha più volte ribadito che la sola possibilità di subire dei mal-

trattamenti dovuti a una situazione di insicurezza generale o di violenza 

generalizzata nel Paese di destinazione non è sufficiente per ritenere una 

violazione dell’art. 3 CEDU. Spetta infatti all’interessato provare o rendere 

verosimile l’esistenza di seri motivi che permettano di ritenere che egli cor-

rerà un reale rischio (“real risk”) di essere sottoposto, nel Paese verso il 

quale sarà allontanato, a trattamenti contrari a detti articoli (cfr. DTAF 

2013/27 consid. 8.2 e relativi riferimenti). 

10.3.2 Nel caso concreto, si osserva anzitutto che la ricorrente è rinviata in 

uno Stato terzo designato come sicuro da parte del Consiglio federale 

(art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi), ossia uno Stato nel quale vi è una presunzione 

di rispetto degli impegni di diritto internazionale pubblico, tra cui il rispetto 

del principio di non respingimento ai sensi dell’art. 5 cpv. 1 LAsi, così come 

del principio del divieto della tortura sancito dall’art. 3 CEDU e dall’art. 3 

della Conv. tortura. Appartiene quindi all’interessata sovvertire tale presun-

zione. A tal fine, ella deve presentare seri indizi che le autorità dello Stato 

in questione vìolino il diritto internazionale nel caso specifico, non le 

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concedano la necessaria protezione o la espongano a condizioni di vita 

disumane, o che si trovi in una situazione di emergenza esistenziale nello 

Stato in questione a causa di circostanze individuali di natura sociale, eco-

nomica o sanitaria (cfr. tra le tante le sentenze del TAF E-3790/2023 del 6 

settembre 2023 consid. 7.4; D-5217/2022 del 21 novembre 2022 consid. 

7.3; E-4040/2021 del 7 ottobre 2021 consid. 9.3). 

10.3.3 Nella fattispecie, alla ricorrente è stata riconosciuta la protezione in-

ternazionale in Italia (cfr. atto SEM n. 26/1). L’Italia è firmataria della CEDU 

e della Conv. tortura e non vi sono indizi che permettano di ritenere che 

tale Paese non rispetterà gli obblighi di diritto internazionale derivanti da 

queste convenzioni. Oltracciò, l’Italia è vincolata dalla direttiva qualifica-

zione, i cui obblighi derivanti dal diritto europeo, nei confronti dei beneficiari 

di protezione, costituiscono la non discriminazione nell’accesso all’occupa-

zione, all’istruzione, all’assistenza sociale, all’assistenza sanitaria, all’ac-

cesso all’alloggio e agli strumenti di integrazione (cfr. capo VII [contenuto 

della protezione internazionale] della direttiva qualificazione). Infine, in 

caso di violazione dei diritti sanciti dalla CEDU, l’interessata potrà adire i 

tribunali italiani e, in ultima istanza, la Corte EDU (art. 34 CEDU). Non si 

ravvisa dunque un “real risk” nel senso di un rifiuto concreto da parte 

dell’Italia di concedere al ricorrente le garanzie minime ai sensi della sud-

detta direttiva UE. 

10.3.4 Nel caso in disamina, le dichiarazioni effettuate dalla rappresentante 

legale in sede di ricorso si scontrano con quanto indicato dalla ricorrente 

durante la propria audizione. Infatti, ella in data 3 gennaio 2025 ha dichia-

rato di aver vissuto in un’abitazione a C._______ e di non aver avuto ne-

cessità di chiedere assistenza allo Stato, in quanto il marito ha provveduto 

al sostentamento di entrambi (cfr. atto SEM n. 15/9, D43-D45, D50-D51). 

Inoltre, contrariamente a quanto addotto, la ricorrente era in cura in Italia 

per diverse patologie e dagli atti non emerge che il sistema sanitario ita-

liano si sia limitato a consegnarle degli antibiotici. Infatti, dai rapporti medici 

agli atti emerge che l’interessata fosse in terapia da due anni per le sue 

problematiche di asma e inoltre ha riferito di seguire in Svizzera una cura 

prescrittagli in Italia per le sue problematiche otalgiche (cfr. atto SEM n. 

23/2 e 29/2). Ciò non risulta nemmeno congruente con quanto asserito 

dalla rappresentante legale in sede di ricorso, secondo cui il marito della 

ricorrente avrebbe segregato quest’ultima impedendole qualsiasi contatto 

con la società (cfr. ricorso, pag. 4), infatti ella evidentemente era visitata da 

personale medico a causa delle sue problematiche mediche. Dipoi, sempre 

nell’allegato ricorsuale la rappresentante legale indica che il marito della 

ricorrente non le avrebbe neppure permesso di avere un telefono cellulare, 

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ciò è in contraddizione con quanto indicato dall’interessata stessa, che ha 

indicato di aver lasciato il suo telefono in Italia e che in un’occasione il ma-

rito le avrebbe rotto il cellulare (cfr. atto SEM n. 15/9, D48 e D67). Pertanto, 

le censure relative al mancato accesso al sistema sociale italiano o le as-

serite pessime condizioni in cui avrebbe versato la ricorrente durante la 

sua permanenza in Italia non possono essere seguite. Invece, per quanto 

concerne le violenze che avrebbe subito dal marito, non risulta che ella 

abbia intrapreso particolari sforzi concreti rivolgendosi alle forze di polizia 

italiane al fine di ottenere protezione (cfr. atto SEM n. 15/9, D67).  

10.3.5  

10.3.5.1 Posto che la ricorrente non ha mai rivendicato i suoi diritti e le 

prestazioni d’assistenza presso le autorità competenti (cfr. supra consid. 

9.3.4), va rilevato che i beneficiari della protezione internazionale possono 

contare sulle garanzie derivanti dalla direttiva qualificazione. In caso di ne-

cessità, appartiene alla ricorrente rivolgersi alle autorità competenti per far 

valere i propri diritti. Ella potrà altresì rivolgersi ad enti caritatevoli presenti 

sul territorio italiano (cfr. nel medesimo senso la sentenza del TAF E-

4041/2022 del 22 settembre 2022 consid. 7.1.2). Per le asserite violenze 

subite dal marito, non riconducibili ad organi statali, la vittima potrà altresì 

rivolgersi, se del caso, alle autorità di polizia e giudiziarie italiane per de-

nunciare i fatti ed ottenere protezione. Passo quest’ultimo mai effettuato 

dall’interessata durante i suoi dieci anni di residenza sul territorio italiano. 

10.3.6 Da ultimo, né dal gravame né dagli atti risultano validi elementi per 

ritenere che lo stato di salute dell’insorgente, di cui si dirà in seguito (cfr. 

infra consid. 9.4.3), risulti ostativo all’ammissibilità dell’esecuzione dell’al-

lontanamento (cfr. sentenze della Corte EDU, Paposhvili contro Belgio del 

13 dicembre 2016, Grande Camera, 41738/10, §§ 180-193, confermata 

nella sentenza Savran contro Danimarca del 7 dicembre 2021, Grande Ca-

mera, 57467/15, §§ 121 segg.; DTAF 2017 VI/7 consid. 6.2). 

10.3.7 In conclusione, l’esecuzione dell’allontanamento in Italia risulta am-

missibile ai sensi delle norme di diritto internazionale pubblico nonché della 

LAsi (art. 83 cpv. 3 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

10.4  

10.4.1 Secondo l’art. 83 cpv. 4 LStrI, l’esecuzione dell’allontanamento non 

può essere ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d’origine o di 

provenienza, lo straniero venisse a trovarsi concretamente in pericolo a 

seguito di situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o 

emergenza medica. Inoltre, ai sensi dell’art. 83 cpv. 5 LStrI, l’esecuzione 

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dell’allontanamento verso i paesi UE/AELS è da ritenersi di principio esigi-

bile e tale presunzione legale può essere sovvertita solo se l’interessato 

rende verosimile che, per delle ragioni personali, il suo rinvio non può es-

sere ritenuto ragionevolmente esigibile (cfr. sentenza del TAF D-559/2020 

del 13 febbraio 2020 consid. 9 [sentenza di riferimento]). 

10.4.2 Nel caso in disamina, come già indicato sopra, la ricorrente non si è 

ritrovata in una situazione di indigenza durante il suo soggiorno di dieci 

anni in Italia. Se ella non vorrà tornare a vivere dal marito spetterà all’inte-

ressata rivolgersi alle competenti autorità italiane al fine di far valere i diritti 

che le spettano ai sensi della direttiva qualificazione. 

10.4.3  

10.4.3.1 Da ultimo, va detto che per le persone in trattamento medico in 

Svizzera, l’esecuzione dell’allontanamento diviene inesigibile qualora in 

caso di rientro nel loro Paese d’origine o di provenienza, potrebbero non 

ricevere le cure essenziali che garantiscano loro delle condizioni minime 

d’esistenza. Sono considerate come essenziali le cure di medicina gene-

rale ed acuta assolutamente necessarie ad un’esistenza conforme alla di-

gnità umana. L’art. 83 cpv. 4 LStrI, non può invece essere la base legale 

per un diritto di soggiorno in Svizzera conseguente ad un diritto generale 

di accesso a delle misure mediche tendenti al recupero o al mantenimento 

della salute, per il solo motivo che l’infrastruttura ospedaliera o le regole 

dell’arte medica nel Paese d’origine o di destinazione dell’interessato, non 

raggiungono l’elevato standard elvetico (cfr. DTAF 2011/50 consid. 8.3 con 

riferimenti citati). In tal senso, se le cure necessarie possono essere assi-

curate nel Paese d’origine o di destinazione del richiedente, all’occorrenza 

con altri trattamenti rispetto a quelli prescritti in Svizzera, l’esecuzione 

dell’allontanamento in tale Paese sarà ragionevolmente esigibile. Invece 

non lo sarà più, ai sensi della disposizione precitata se, in ragione dell’as-

senza di trattamento adeguato, lo stato di salute dell’interessato si degra-

derebbe così rapidamente al punto da condurlo in maniera certa alla messa 

in pericolo concreta della sua vita o ad un pregiudizio serio, durevole e 

notevolmente grave per la sua integrità fisica (cfr. DTAF 2011/50 con-

sid. 8.3 con riferimenti citati). 

10.4.3.2 Il Tribunale constata che lo stato di salute fisico o psichico dell’in-

teressata non è compromesso in modo particolarmente grave. Dall’esame 

del suo incarto, si rileva che la ricorrente è stata visitata per la prima volta 

il 7 gennaio 2025, durante la quale le sono state diagnosticate le seguenti 

patologie: asma anamnestica, PTSD verosimile, mastodinia e otalgia de-

stra. Le è stata prescritta una terapia con Symbicort 200/6 Turbuhaler per 

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l’eventuale dispnea o tosse (cfr. atto SEM n. 23/2). In seguito, il 17 gennaio 

2025, ha effettuato un’ecografia mammaria ed ascellare bilaterale, dalla 

quale è emersa la presenza di noduli a sinistra, con le caratteristiche di 

fibroadenoma, per i quali è stato consigliato un controllo tra sei mesi (cfr. 

atto SEM n. 30/2). Il 21 gennaio 2025, un medico ha confermato le diagnosi 

precedenti, evidenziando un’otalgia destra e ipoacusia cronica, attual-

mente con otite esterna, prescrivendo Brufen retard 800 mg e Klacid 500 

mg (cfr. atto SEM n. 29/2). Il 29 gennaio 2025, durante un’altra visita, le 

sono state confermate le diagnosi precedenti, specificando che le sue con-

dizioni riguardano un’otalgia e ipoacusia destra su otiti recidivanti, trattata 

con terapia dal 21 al 26 gennaio. Durante tale visita, le è stato chiesto se 

necessitasse di un supporto farmacologico per il probabile PTSD, ma la 

ricorrente ha dichiarato di non ritenerlo necessario. Inoltre, è stato confer-

mato che una presa in carico psicologica (non psichiatrica) sarebbe suffi-

ciente (cfr. atto SEM n. 33/2). In data 4 febbraio il servizio MedicHelp ha 

indicato che non fossero programmate altre visite mediche (cfr. atto SEM 

n. 35/3). In data 10 febbraio 2025 l’interessata ha avuto un consulto psi-

chiatrico dal quale è emersa assenza aggressività auto-eterodiretta, con 

unica diagnosi di PTSD (cfr. atto SEM n. 40/4). Il seguente 13 febbraio 

2025 ella è stata vistata presso il servizio di otorinolaringoiatria dell’ospe-

dale di Mendrisio. Ivi è stato rilevato un deficit uditivo in recente otite destra, 

non complicata. In tale sede è stato prescritto un corticosteroide topico na-

sale per almeno due mesi (cfr. atto SEM n. 42/1).  

10.4.3.3 Tenuto conto di quanto precede, il Tribunale conclude quindi che 

le affezioni suindicate non sono suscettibili, dal profilo della loro gravità, di 

porre concretamente e seriamente in pericolo la sua vita o la sua salute a 

breve termine in caso di un suo ritorno in Italia, rispettivamente non si rileva 

dagli atti che il suo stato di salute necessiti imperativamente di trattamenti 

medici che possano essere proseguiti unicamente in Svizzera secondo la 

giurisprudenza federale restrittiva applicabile in materia (cfr. DTAF 2011/50 

consid. 8.3; 2009/2 consid. 9.3.2). Inoltre l’Italia dispone di un’infrastruttura 

medica sufficiente e atta a curare tutti i tipi di malattie, sia fisiche che psi-

chiche, essendo ancora una volta rammentato che l’interessata ha in prin-

cipio accesso alle cure mediche alle stesse condizioni valide per i cittadini 

italiani (art. 2 lett. b e g e art. 30 par. 1 della direttiva qualificazione). È 

pertanto responsabilità della ricorrente rivendicare i propri diritti presso le 

autorità italiane, come già fatto in passato. 

10.4.4 Per queste ragioni, l’esecuzione dell’allontanamento si rivela pure 

ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStrI in relazione all’art. 44 LAsi). 

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10.5 Non risultano infine impedimenti dal profilo della possibilità dell’ese-

cuzione dell’allontanamento. Invero, per l’esecuzione dell’allontanamento 

nello Stato terzo ai sensi della legge, è necessario che la persona potrà 

effettivamente recarsi di nuovo in tale Stato. Nella fattispecie, l’interessata 

ha dichiarato di aver vissuto (legalmente) in Italia per più di dieci anni prima 

di venire in Svizzera, e le autorità italiane hanno espressamente confer-

mato che la ricorrente è in possesso di un permesso di soggiorno per “sta-

tuto di rifugiata” valido sino al 20.05.2027 (cfr. atto SEM, n. 26/1). Dagli atti 

non è evincibile che il permesso sia nel frattempo stato revocato, e ciò non 

viene peraltro nemmeno fatto valere in sede ricorsuale. Alla luce di quanto 

precede nonché della contraddittorietà di alcune allegazioni centrali della 

ricorrente circa le sue circostanze di vita in Italia (cfr. supra consid. 10.3.4), 

si può nella fattispecie partire dal presupposto che ella è in possesso dei 

documenti richiesti e potrà tornare in Italia (cfr. in tal senso anche la sen-

tenza del TAF E-606/2020 del 10 marzo 2020 consid. 8.4 con rif. cit.). 

10.6 Di conseguenza, in materia di allontanamento e relativa esecuzione, 

il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata. 

11.  

Visto quanto precede, la SEM non ha violato il diritto federale e neppure 

accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi). La decisione non è inoltre inadeguata per quanto 

attiene alla valutazione dell’esecuzione dell’allontanamento pronunciato 

(cfr. art. 49 PA). Il ricorso va pertanto respinto e la decisione avversata 

confermata. 

12.  

Posto che le richieste di giudizio contenute nel ricorso erano sprovviste di 

probabilità di successo, la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso 

della dispensa dal versamento delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA), 

è respinta. 

13.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.– sono per-

tanto poste a carico della ricorrente in quanto soccombente (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA nonché art. 1-3 del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili 

nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 

2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

14.  

Il presente giudizio non concerne una persona contro la quale è pendente 

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una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che ha abbandonato in 

cerca di protezione e, pertanto, non può essere impugnata con ricorso in 

materia di diritto pubblico al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). 

 

(dispositivo alla pagina seguente) 

  

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta. 

3.  

Le spese processuali di CHF 750.– sono poste a carico della ricorrente. 

Tale ammontare deve essere versato alla cassa del Tribunale amministra-

tivo federale entro un termine di 30 giorni dalla spedizione della presente 

sentenza. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all'autorità can-

tonale competente.  

 

Il giudice unico: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Adriano Alari 

 

 

Data di spedizione: