# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 51f628da-427c-5b99-9ed9-15862a20b5a1
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-05-19
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 2. Kammer 19.05.2015 S 2014 107
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_002_S-2014-107_2015-05-19.pdf

## Full Text

VERWALTUNGSGERICHT DES KANTONS GRAUBÜNDEN
DRETGIRA ADMINISTRATIVA DAL CHANTUN GRISCHUN
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 14 107

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presidenza Racioppi
giudici Moser, Meisser 
attuaria Krättli-Keller

SENTENZA
del 19 maggio 2015

nella vertenza di diritto delle assicurazioni sociali 

A._____,

rappresentato dall'Avvocato Paolo Luisoni, 

ricorrente

contro 

B._____ SA,

rappresentata dall'Avvocato Luca Rossi, 

convenuta

concernente prestazioni assicurative LAINF

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1. A._____, impiegato presso il Consorzio del Distretto X._____, era vittima 

il 30 settembre 2009 di un incidente della circolazione nel quale riportava 

un trauma da accelerazione cranio-cervicale. Il lavoro poteva essere 

normalmente ripreso il giorno successivo. In seguito si instauravano delle 

parestesie alle mani e l'esame di risonanza magnetica eseguito il 9 

dicembre successivo evidenziava la compressione del midollo a livello C4 

e del nervo C4 a sinistra. Tale patologia veniva ad instaurarsi su di una 

preesistente cervicartrosi multisegmentale e comportava una completa 

inabilità al lavoro per i mesi da settembre a novembre 2010. La mielopatia 

cervicale veniva messa in relazione con il sinistro occorso il 30 settembre 

2009 e la B._____ SA (qui di seguito semplicemente assicuratore 

infortuni) versava le dovute prestazioni assicurative. Seguivano numerosi 

consulti specialistici e in data 6 febbraio 2013 l'assicurato veniva 

sottoposto ad un intervento di discectomia anteriore con fusione dei 

segmenti C3-C4, in esito al quale la stenosi a tali livelli era considerata 

sanata. Poiché dopo tale intervento la residua patologia ancora accusata 

dal paziente veniva essenzialmente attribuita a fattori degenerativi, per 

l'assicuratore infortuni si poneva la questione dell'ulteriore nesso di 

causalità tra infortunio e patologia ancora risentita dall'assicurato. 

2. In base ai successivi accertamenti condotti, con decisione 10 settembre 

2013, l'assicuratore infortuni sospendeva l'erogazione di prestazioni 

assicurative dal 15 luglio 2013, non essendo più dato un legame causale 

naturale tra disturbi lamentati e il trauma assicurato subito. La tempestiva 

opposizione interposta dall'assicurato e mediante la quale venivano 

presentate nuove valutazioni mediche, veniva respinta in data 18 luglio 

2014. In data 10 marzo 2014, l'assicurato veniva sottoposto ad un 

intervento di laminoplastica "open door" C3-C7, presso l'Ospedale 

Regionale. 

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3. Nel tempestivo ricorso proposto al Tribunale amministrativo in data 2 

settembre 2014, l'assicurato postulava l'annullamento del provvedimento 

impugnato e il riconoscimento di un nesso di casualità tra i disturbi attuali 

e l'infortunio del 2009 o che eventualmente per accertare o escludere il 

controverso nesso di causalità venisse fatta allestire una perizia 

giudiziaria. Per il ricorrente, le divergenti valutazioni mediche agli atti non 

permetterebbero di concludere nel senso fatto dall'assicuratore infortuni, 

poiché vi sarebbero motivi validi, debitamente documentati anche dal 

profilo medico, per dubitare dell'attendibilità delle perizie su cui si 

baserebbe il giudizio dell'assicuratore convenuto. Contrariamente a 

quanto preteso dai periti incaricati dall'assicuratore infortuni, la 

problematica del caso in oggetto non potrebbe essere limitata al 

segmento C3-C4, come sarebbe stato fatto, e per una sua valutazione 

complessiva e definitiva andrebbero attesi a detta di uno specialista 

ancora sei mesi.

4. Nella risposta di causa del 23 settembre 2014, l'assicuratore infortuni 

chiedeva la reiezione del ricorso, giacché in base agli accertamenti medici 

condotti sarebbe - con il dovuto grado della probabilità preponderante - 

comprovato l'esaurimento del nesso casuale tra disturbi e trauma da 

accelerazione. Del resto anche le valutazioni mediche dalle quali il 

ricorrente pretenderebbe trarre conclusioni a suo favore si 

esprimerebbero a favore di un possibile, ma non di un nesso causale 

probabile tra disturbi e infortunio. Dopo l'aggiuntivo parere del medico 

incaricato dall'assicuratore di esprimere una seconda opinione, il quale 

avrebbe confermato l'esaurimento del necessario nesso causale naturale, 

anche il postulato periodo d'attesa di sei mesi non troverebbe più alcuna 

giustificazione.

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5. Replicando e duplicando, le parti si riconfermavano essenzialmente nelle 

loro precedenti allegazioni e proposte, che verranno riprese, per quanto 

utili ai fini del giudizio, nelle considerazioni di merito che seguono.  

Considerando in diritto:

1. a) La controversia verte sulla legittimità della sospensione delle prestazioni 

da parte dell'assicuratore infortuni dal 15 luglio 2013. Conformemente 

all'art. 6 cpv. 1 della legge federale sull'assicurazione contro gli infortuni 

(LAINF; RS 832.20), per quanto non previsto altrimenti dalla legge, le 

prestazioni assicurative sono effettuate in caso d'infortuni professionali, 

d'infortuni non professionali e di malattie professionali. La nozione 

d'infortunio è definita all'art. 4 della legge federale sulla parte generale del 

diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1). L'assicurazione 

infortuni è di carattere causale. Il diritto a prestazioni assicurative sussiste 

dal momento in cui il danno alla salute sia in relazione causale naturale 

ed adeguata con l'infortunio. Cause, nel senso della causalità naturale, 

sono tutte le circostanze senza le quali un determinato evento non si 

sarebbe potuto verificare o si sarebbe verificato in altro modo o in altro 

tempo. Affinché si ammetta l'esistenza di un nesso di causalità naturale, 

non occorre che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno 

alla salute. È sufficiente che l'evento, unitamente ad altri fattori, abbia 

comunque pro-vocato un danno all'integrità corporale o psichica 

dell'assicurato (DTF 129 V 181 cons. 3.1; 126 V 361 cons. 5c, 119 V 337 

cons. 1 e 118 V 289 cons. 1b, con i rispettivi riferimenti). È questione di 

fatto lo stabilire se tra l'evento infortunistico e il danno alla salute esista un 

nesso di causalità naturale. Su questa questione assicurazione e giudice 

si determinano secondo il principio della probabilità preponderante, 

essendo la sola possibilità di una relazione causale insufficiente a fondare 

un diritto a prestazioni assicurative (DTF 129 V 181 cons. 3.1 e 402 cons. 

4.3.1; 119 V 339 cons. 1 e 118 V 289 cons. 1b con i rispettivi riferimenti). 

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Per l'apprezzamento delle prove, assicurazione e giudice si attengono, di 

regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a 

giustificarne la loro disattenzione (DTF 113 V 311 ss. e sentenza del 

Tribunale federale 8C_814/2011 del 12 gennaio 2012 cons. 2.2). Il diritto 

a prestazioni assicurative da parte dell'assicurazione infortuni presuppone 

ancora l'esistenza di un nesso causale adeguato. Per la giurisprudenza, 

esiste un rapporto di causalità adeguata se, secondo il corso normale 

delle cose e l'esperienza generale della vita, il fatto è di per sé idoneo a 

provocare un risultato del genere di quello che si è verificato, in modo tale 

che questo risultato appaia come favorito dall'evento (DTF 129 V 177 

cons. 3.2 2 402 cons. 2.2, 125 V 456 cons. 5a). Il nesso causale 

adeguato non deve essere provato con rigore scientifico; basta invece 

che il grado della probabilità preponderante deponga per una determinata 

evoluzione causale.

b) Se manca il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può rifiutare di 

erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della causalità 

adeguata (cfr. DTF 117 V 361 cons. 5a e 382 cons. 4a). La 

giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore 

restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni, 

allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in 

presenza di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che 

l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi 

che solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 

127 V 102 cons. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V 365 in fine).

c) Giusta l'art. 36 cpv. 1 LAINF, che costituisce un'espressa rinuncia da 

parte del legislatore al principio della causalità adeguata, le prestazioni 

sanitarie, i rimborsi delle spese, le indennità giornaliere e gli assegni per 

grandi invalidi non sono ridotti se il danno alla salute è solo in parte 

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conseguenza dell'infortunio. Ne consegue che l'assicuratore LAINF può 

sopprimere tali prestazioni soltanto quando l'infortunio non gioca più un 

ruolo causale. Se uno stato patologico preesistente è aggravato oppure 

era silente e si manifesta in seguito ad un infortunio, l'obbligo 

dell'assicurazione contro gli infortuni di corrispondere le prestazioni 

decade se l'evento non costituisce più la causa naturale (e adeguata) del 

danno, ossia se quest'ultimo è da ricondurre soltanto ed esclusivamente a 

fattori extra-infortunistici. Ciò si verifica in particolare con il ripristino dello 

stato di salute esistente immediatamente prima dell'infortunio (status quo 

ante) oppure con il raggiungimento di quello stato che, prima o poi, 

secondo l'evoluzione ordinaria, sarebbe intervenuto anche senza 

l'infortunio (status quo sine; cfr. la sentenza del Tribunale federale 

8C_790/2010 del 15 febbraio 2011 ed i riferimenti). Anche in questo caso 

l'assenza di qualsiasi relazione causale tra l'infortunio ed il danno alla 

salute deve essere comprovata con il grado della probabilità 

preponderante. Poiché trattasi di uno stato di fatto a conclusione di un 

diritto a prestazioni, all'assicuratore incombe pure un onere probatorio, nel 

senso che, in caso d'assenza di prove, la decisione sarà sfavorevole alla 

parte che intende derivare un diritto da una circostanza rimasta 

indimostrata (DTF 129 V 181 cons. 3.1, 402 cons. 4.3.1; 119 V 337 cons. 

1, 118 V 289 cons. 1b).

2. a) In principio, ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di 

un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a 

condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente 

motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere 

degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il 

medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, 

non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. 

Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di 

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ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità 

dell'apprezzamento. Per quel che concerne il valore probante di un 

rapporto medico, determinante è che esso sia completo sui temi sollevati, 

che sia fondato su esami approfonditi, che tenga conto delle censure 

sollevate dalla persona esaminata, che sia stato redatto in piena 

conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella presentazione del 

contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano motivate. 

L'elemento rilevante per decidere circa il valore probante, non è né 

l'origine del mezzo di prova né la sua designazione quale rapporto oppure 

quale perizia, ma semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 

cons. 3a e riferimenti).

b) Nel proprio ricorso, l'istante considera che nell'evenienza andasse 

ordinata una perizia specialistica in ossequio a quanto stabilito dalla 

giurisprudenza in DTF 134 V 109 cons. 9.5. La citata prassi non si applica 

però alla presente fattispecie, non trattandosi di conseguenze psichiche di 

un trauma da accelerazione cervicale senza sostrato organico, ma 

essendo controversa la causalità naturale di disturbi somatici oggettivabili 

(deficit neurologici, alterazioni riprodotte sulle radiografie ecc.) e quindi 

riconducibili ad un chiaro quadro clinico (mielopatia cervicale). 

3. a) In esito all'esame di risonanza magnetica del 9 dicembre 2009, il dott. 

med. G._____ poneva la diagnosi di "stenosi degenerativa del canale 

spinale tra C4 e C6, una piccola compressione discale in C4 a sinistra, 

ma soprattutto un ipersegnale intramidollare a livello C3-C4 (relazione del 

21 dicembre 2009). Successivamente la diagnosi era quella di mielopatia 

cervicale da compressione estrinseca in paziente con cervicalgie, 

disestesie ai quattro arti, ipostenie transitorie all'arto inferiore sinistro in 

stato dopo incidente della circolazione e in presenza di discopatie 

significative al livello C5-C6, C6-C7 con irregolarità degli spazi 

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intersomatici, lieve riduzione in ampiezza del diametro canalare al tratto 

C4-C6, discopatie multiple dai livelli C3-C4 fino a C5-C6 associate a 

restringimento del canale vertebrale ed effetto compressivo sul midollo 

spinale e alterazione focale del segnale midollare all'altezza del disco C3-

C4 (vedi relazione 2 settembre 2013 del dott. med. C._____). Il 6 febbraio 

2013 veniva eseguita una discectomia anteriore con fusione dei segmenti 

C3-C4. Permaneva però, anche dopo l'intervento, una sindrome dolorosa 

cervico-spondilogenea più pronunciata a destra che la neurologa 

attribuiva alle alterazioni degenerative riscontrate a detto livello della 

colonna cervicale. Per la dott. med. D._____ (vedi relazione del 3 luglio 

2013), la patologia era sicuramente da ricondurre alla spondilartrosi, per 

cui venivano consigliate delle infiltrazioni faccettali a sinistra a livello C5-

C6 a destra per il livello C6–C7 nonché alla radice destra di C6. Il 

precedente 2 luglio 2013, anche il dott. med. E._____, primario di 

neurochirurgia e chirurgia vertebrale, non esitava a ritenere che i disturbi 

ancora lamentati dall'assicurato fossero sicuramente da ricondurre a 

malattia e non più ad infortunio. 

b) Poiché i neurologi del nosocomio presso il quale era stata eseguita 

l'artrodesi cervicale C3-C4 escludevano l'ulteriore esistenza di una 

relazione tra i disturbi lamentati dall'assicurato dopo l'intervento e 

l'infortunio, l'assicuratore incaricava il dott. med. C._____, presso il Cento 

di accertamenti medico assicurativi, di chiarire la questione della causalità 

naturale. Nella perizia 2 settembre 2013, lo specialista in chirurgia e 

esperto in medicina del lavoro, riteneva che l'incidente della circolazione 

subito dal ricorrente avesse reso evidente il problema a livello C3-C4, 

scatenando una sintomatologia acuta. La prima risonanza magnetica del 

9 dicembre 2009 e i suoi radiogrammi avrebbero evidenziato discopatie 

plurime da C3 a C6 e, di minore entità, a livello C6-C7 accanto a 

numerose e voluminose ossificazioni (spondilofiti) sui vari livelli e in modo 

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preponderante a livello C3-C4. Gli ulteriori esami radiologici (risonanza 

magnetica e TAC) avrebbero negli anni successivi dimostrato l'evolversi 

della malattia degenerativa, come di regola avverrebbe in questi casi. Per 

detto chirurgo, la sintomatologia apparsa subito dopo l'infortunio con 

riscontro solo inizialmente di stenosi a livello C3-C4 e compressione 

midollare sarebbe stata sanata con l'intervento del 6 febbraio 2013, 

mentre l'attuale sintomatologia con evoluzione degenerativa nei segmenti 

inferiori C4-C5 e C5-C6 sarebbe chiaramente riconducibile alla malattia 

degenerativa preesistente che andrà ulteriormente peggiorando. Per 

questo, il legame di causalità naturale tra infortunio e situazione in corso 

era reputato scemato dal 15 luglio 2013, con il ripristino dal punto di vista 

infortunistico di un'abilità lavorativa completa di mero carattere teorico, 

come attestato a livello specialistico dai medici della struttura ospedaliera 

che avevano operato (per primi) il paziente. 

c) Da quanto emerge dalla valutazione del dott. med. C._____, esso 
considera che solo la parte più acuta dell'intera sintomatologia presentata 

dal paziente a livello cervicale potesse andare a carico dell'assicuratore 

infortuni, ovvero solo il danno nel senso di stenosi e compromissione 

midollare lungo il segmento C3-C4. Il semplice fatto che i medici avessero 

tre anni dopo preso in considerazione la possibilità di intervenire su 

molteplici segmenti cervicali e non solo sul tratto C3-C4 come veniva poi 

fatto, non mette sostanzialmente in discussione tale conclusione come 

invece pretende l'istante. Infatti, la situazione vertebrale del paziente 

appariva in zona cervicale in parte compromessa fin dal primo esame di 

risonanza magnetica del dicembre 2009, a seguito di numerose affezioni 

di tipo degenerativo. Per questo, nella ricerca di una soluzione chirurgica 

veniva evidentemente anche considerata la possibilità di intervenire non 

solo sul segmento C3-C4, ma (eventualmente in un secondo tempo) 

anche sull'insieme delle vertebre cervicali affette da discopatie varie. 

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Queste considerazioni non permettono però di concludere, come 

pretende l'istante, all'indubbia origine infortunistica di tutte le patologie del 

tratto cervicale o almeno di quelle per le quali entrava in considerazione 

un (eventuale successivo) intervento chirurgico. Per l'istante, l'esperto 

non sarebbe poi un neurologo e quindi non particolarmente qualificato per 

dirimere la qui controversa questione. In effetti, il dott. med. C._____ è 

specializzato in chirurgia, prima e dopo di lui però ben quattro specialisti 

in neurologia confermavano l'esaurimento del legame causale qui in 

discussione (come verrà ancora esposto in seguito), motivo per cui la 

critica va relativizzata, tanto più che la successiva valutazione ordinata 

dall'assicuratore infortuni era affidata ad un neurologo.

d) L'assicuratore infortuni sottoponeva, infatti, la questione al proprio 

consulente medico e specialista in neurologia, dott. med. F._____, il quale 

accanto ai reperti medici direttamente relazionati con l'infortunio aveva a 

disposizione anche l'esame pluridisciplinare fatto allestire per conto 

dell'assicurazione per l'invalidità presso il servizio di accertamento medico 

di Bellinzona. Nella propria relazione dell'11 giugno 2014 il neurologo 

concludeva all'indubbia presenza di affezioni degenerative preesistenti 

all'infortunio, essendo impossibile l'instaurarsi di alterazioni di tale natura 

sull'arco di 70 giorni (tempo intercorso tra l'infortunio e il primo esame di 

risonanza magnetica). Il fatto che la patologia riguarderebbe poi ben 

cinque vertebre cervicali, di cui quattro sarebbero contigue, non 

permetterebbe di attribuirla ad un avvenimento traumatico. La ripresa 

completa dell'attività lavorativa, dopo il trauma, almeno nella percentuale 

fino ad allora esercitata, e il successivo manifestarsi della sintomatica a 

nove mesi dall'infortunio deporrebbero poi indubbiamente per una 

evoluzione degenerativa e non traumatica della patologia. Per il dott. 

med. F._____, già l'intervento del febbraio 2013 non sarebbe più 

riconducibile all'evento assicurato. Allo stesso modo, sarebbe esclusa la 

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componente traumatica per l'intervento operatorio dell'aprile 2014, dopo 

un lungo periodo di regressione dei disturbi. Detto neurologo escludeva, 

dopo un periodo da sei a nove mesi dalla collisione, una qualsivoglia 

relazione causale con i sintomi lamentati dal paziente e il trauma subito. 

Nell'evenienza concreta, l'evoluzione dalla patologia corrisponderebbe poi 

al tipico andamento dell'affezione di carattere degenerativo progressivo 

con discreta degenerazione del segmento C2-C3, alterazioni marcate a 

livello C3-C4 e C5-C6, mentre a livello del segmento C4-C5 sarebbe 

ravvisabile una leggera alterazione del disco. Tutti i tratti maggiormente 

interessati dalla patologia mostrerebbero ossificazioni lungo i bordi che 

nei segmenti vertebrali vicini tra di loro non sarebbero spiegabili in tale 

molteplicità a seguito dell'infortunio. Inoltre, il quadro radiologico 

mostrerebbe ancora una degenerazione della vertebra C7. Questo 

quadro spiegherebbe non solo il manifestarsi dei disturbi lamentati dal 

paziente ma anche il decorso della patologia, mediante il succedersi di 

peggioramenti sintomatici parallelamente all'evolversi delle alterazioni 

degenerative. Il quadro dei disturbi sarebbe per il neurologo tipico della 

mielopatia cervicale, ma senza che fosse reperibile sul lungo tempo una 

qualsivoglia componente infortunistica. 

e) Relativamente alla questione della causalità, va infine ricordato che il 21 

dicembre 2009, il dott. med. G._____, primario di neurochirurgia, non 

esitava a ritenere la correlazione tra la mielopatia cervicale e l'evento 

traumatico come molto probabile. Dello stesso parere era anche il dott. 

med. H._____ (vedi relazione del 26 febbraio 2010). In occasione della 

consultazione avvenuta il 7 novembre 2011 (vedi certificato stilato il 5 

maggio 2012), il dott. med. G._____, pur senza addurre motivazioni, non 

metteva però più i disturbi lamentati dal paziente in relazione con 

l'infortunio subito. 

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4. a) Per il ricorrente, il persistere di un nesso di causalità naturale sarebbe 

invece sostenuto dal dott. med. I._____, il neurochirurgo che lo avrebbe 

operato la seconda volta e dalla dott. med. K._____. Nella relazione del 4 

novembre 2013, la dott. med. K._____ considerava che "per quanto 

riguarda la relazione con l'infortunio, il caso è già stato ampiamente 

descritto dal Dr. C._____ e dai colleghi neurochirurghi e non sembrano 

esserci dubbi per quanto riguarda la relazione causale tra i sintomi 

mielopatici insorti progressivamente dopo l'infortunio e il trauma cervicale. 

Per quanto riguarda invece l'attuale sintomatologia di tipo algico a livello 

del rachide, essa sembra in relazione alla nota patologia di tipo 

degenerativo, che è sicuramente da considerarsi preesistente al trauma 

(….) anche se il paziente non presentava anamnesticamente disturbi 

cervicali prima dell'infortunio stesso. Il trauma e successivo trattamento 

chirurgico possono aver comunque in qualche modo anticipato 

l'insorgenza dei sintomi dolorosi al rachide, ma non possono essere 

considerati interamente responsabili dei dolori attuali." 

b) Il 3 febbraio 2014, il dott. med. I._____ riteneva dal canto suo impossibile 

affermare con certezza quale parte dei sintomi derivasse dalla 

progressione della stenosi di indubbio carattere degenerativo e quale 

parte invece derivasse dal trauma subito dal paziente. Nella relazione 

dell'11 aprile 2014, lo stesso medico specificava come il quadro clinico 

per il quale il paziente era stato operato fosse evidentemente correlato ad 

una malattia degenerativa e che l'intervento effettuato fosse da vedersi 

come una possibilità di rallentamento della progressione dei sintomi. Per 

lo specialista era però anche ovviamente possibile che la sintomatologia 

presente prima dell'intervento potesse correlarsi ad un danno midollare 

residuo relazionato al precedente trauma. Per rispondere alla domanda, 

lo specialista reputava necessario attendere almeno da tre a sei mesi per 

valutare l'eventuale miglioramento dei sintomi, e comunque sei mesi per 

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eseguire una nuova perizia con accurata rivalutazione neurologica e 

elettrofisiologica per accertare il danno midollare. 

5. a) Per l'istante, di fronte a pareri medici tanto contrari in merito 

all'esaurimento della relazione causale, l'assicuratore avrebbe dovuto 

aspettare i sei mesi richiesti dal dott. med. I._____ e poi procedere ad una 

nuova perizia o comunque incaricare un esperto della questione. 

Contrariamente però a quanto preteso nel ricorso, i dott. med. I._____ e 

K._____ non confermano l'esistenza di una relazione causale tra i disturbi 

lamentati dal paziente dopo il luglio 2013 con il necessario grado della 

probabilità preponderante, ma si limitano ambedue a ritenere possibile 

una certa incidenza dell'evento assicurato nel senso che "il trauma e 

successivo trattamento chirurgico possono aver comunque in qualche 

modo anticipato l'insorgenza dei sintomi" (per la dott. med. K._____) o 

che "sarebbe impossibile affermare con certezza" quale parte dei sintomi 

derivi dalla progressione della stenosi e quale dal trauma subito dal 

paziente" o che "non sarebbe possibile stabilire con certezza 

l'esaurimento della relazione causale" (dott. med. I._____). Per il 

ricorrente anche se gli esperti non si fossero espressi in modo tecnico 

sulla probabilità preponderante, il senso di quanto allegato andrebbe 

chiaramente inteso come un'affermazione della causalità. Questa tesi non 

è però corretta. Quanto affermato da questi due medici ha semplice 

valore di una mera possibilità, né più né meno probabile rispetto ad altre 

ipotesi (sentenza del Tribunale federale U 165/05 del 22 settembre 2006 

cons. 3.2.1) e quindi essi non possono essere considerati come degli 

aperti sostenitori del nesso di causalità qui controverso. È comunque utile 

precisare che nell'evenienza non è contestata una certa incidenza del 

trauma assicurato sull'insorgenza dei disturbi su di uno stato degenerativo 

fino ad allora silente. Tenuto conto di quanto precede, si può ritenere che 

l'infortunio del 30 settembre 2009 abbia contribuito a rendere manifesto e 

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a scatenare, temporaneamente, un fattore patologico preesistente. Prova 

ne è l'erogazione di prestazioni assicurative fino al luglio 2013, ovvero 

ancora quasi quattro anni dopo il sinistro. 

b) La dott. med. K._____, pur prendendo atto delle motivazioni addotte dal 

dott. med. C._____ per negare il persistere di una relazione causale dopo 

il luglio 2013, nella sua relazione del 4 novembre 2013 non adduce 

alcuna valida spiegazione medica atta a contrastare dette conclusioni, ma 

si limita a ipotizzare semplicemente anche la possibilità contraria. Essa 

non prende in particolare posizione sulla qui controversa questione di 

sapere se dopo il luglio 2013 lo status quo sine, ciò il raggiungimento di 
quello stato che, prima o poi, secondo l'evoluzione ordinaria della patologia, 

sarebbe intervenuto anche senza l'infortunio si fosse o meno realizzato. 

Inoltre, per il solo fatto di essere apparso in seguito all'infortunio, un 

disturbo alla salute non può già essere automaticamente considerato una 

sua conseguenza secondo l'equazione "post hoc, ergo propter hoc", per 

cui di nessun soccorso è il fatto che l'insorgente non avrebbe mai sofferto 

di dolori cervicali prima dell'infortunio (cfr. DTF 119 V 341 cons. 2b/bb 3b, 

DAS 2010 AINF no. 10 e sentenza del Tribunale federale 

8C_948/2011del 28 febbraio 2012 cons. 3.2).

c) Anche quanto preteso dal dott. med. I._____ non è proprio ad invalidare 

la tesi di controparte. Come è stato giustamente evidenziato il fatto che il 

neurologo ritenga anche possibile una diversa evoluzione causale o che 

ritenga non sia possibile accertare con sicurezza l'esaurimento del 

legame causale non è decisivo ai fini del giudizio. Come è già stato 

esposto in precedenza, in materia di prove nell'ambito del diritto delle 

assicurazioni sociali basta che l'esaurimento della relazione causale 

naturale venga comprovato con il grado della probabilità preponderante e 

non che possa essere considerato certo. Da quanto risulta dal 

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questionario sull'anamnesi dei disturbi del 13 luglio 2011 e come pure 

evidenziato dal dott. med. F._____, l'assicurato ha lavorato normalmente 

dopo l'infortunio del 30 settembre 2009 fino al settembre 2010, pur 

svolgendo un lavoro poco consono al tipo di patologia degenerativa di cui 

era portatore (lavori pesanti e vibrazioni) e non vi erano periodi di inabilità 

durante il 2011, elementi questi che sembrano accertare una regressione 

dei disturbi e che non depongono a favore del persistere di una relazione 

con l'infortunio. A questo riguardo il dott. med. I._____ non prende 

posizione sulla valenza del lungo periodo di abilità lavorativa, sulla 

temporanea regressione dei disturbi e sul loro riacutizzarsi tempo dopo. 

Non è del resto contestato che la cessazione del rapporto di lavoro per 

novembre 2010 non fosse in relazione con l'infortunio, bensì imputabile a 

motivi di ristrutturazione aziendale. 

6. a) Dopo l'emanazione della decisione su opposizione, il 29 agosto 2014, il 

Prof. dott. med. M. L._____ e il dott. med. I._____ prendevano posizione 

sulla controversa questione, rispondendo ad una sollecitazione 

dell'istante, e attestavano l'esistenza di una relazione casuale tra il primo 

e il secondo intervento alle cervicali. Per detti medici, "in caso di frattura 

instabile, l'indicazione chirurgica comporta una stabilizzazione con placca. 

Noto dallo studio della letteratura, che dopo un intervento di 

stabilizzazione con placca, vi è un rischio maggiore di scompenso su 

segmenti adiacenti a livello sottoposto ad artrodesi. Nel caso del paziente, 

lo scompenso si è verificato in un lasso di tempo di cinque anni, che è 

compatibile con ciò che in letteratura viene riportato. Senza intervento di 

artrodesi su due livelli, e quindi senza trauma, lo scompenso sarebbe 

stato probabilmente meno rapido. Dato il peggioramento della discopatia 

e lo scompenso del segmento adiacente a quello sottoposto ad artrodesi, 

si è reso necessario l'intervento chirurgico. Dal punto di vista 

neurochirurgico, è del tutto chiaro che vi è nesso di causalità tra lo 

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scompenso discale C4-C5 e C5-C6 e l'infortunio. Lo scompenso discale si 

è verificato a livelli adiacenti alla zona sottoposta ad artrodesi in seguito al 

trauma".

b) Da un punto di vista probatorio, anche se la valutazione fatta è di parte, il 

giudice deve valutare se questi referti medici siano atti a mettere in 

discussione la perizia ordinata dall'amministrazione (DTF 125 V 351 cons. 

3b). In relazione alla perizia allestita dal dott. med. F._____, le conclusioni 

contenute nella relazione del 29 agosto 2014 alle quali giungono i medici 

del nosocomio presso il quale l'istante era stato operato per la seconda 

volta, in breve che un intervento fosse la conseguenza dell'altro, non 

apportano nulla di sostanziale in quanto per il medico di fiducia della 

convenuta anche il primo intervento di artrodesi non sarebbe più stato 

riconducibile al trauma subito. In questo senso, l'eventuale erroneo 

riconoscimento di responsabilità da parte dell'assicuratore infortuni per il 

primo intervento a cui l'assicurato sarebbe stato sottoposto nel febbraio 

2013 non giustificherebbe a tale titolo l'ulteriore assunzione delle 

prestazioni richieste dalla seconda artrodesi, anche se questa fosse una 

conseguenza della prima fissazione con placca. A prescindere comunque 

da tale considerazione, la valutazione proposta in sede di ricorso lascia 

qualche perplessità. Se, come effettivamente preteso dai dott. med. M. 

L._____ e I._____, il secondo intervento fosse la conseguenza di un più 

rapido scompenso instauratosi a seguito della prima fissazione con 

placca, è difficile comprendere come mai tale diagnosi non sia stata posta 

in precedenza. La grave compromissione del tratto toccato dal secondo 

intervento di artrodesi, nel senso di presenze degenerative e stenosi, era 

stata evidenziata dalle risonanze magnetiche del 9 dicembre 2009 e 9 

maggio 2011 nonché dalla TAC della colonna cervicale del 26 aprile 2013 

(vedi anche relazione dei dott. med. M._____ e E._____ dell'8 gennaio 

2013) e l'indicazione per l'intervento era data dalla stenosi del canale 

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spinale e non da instabilità dei segmenti vertebrali (vedi rapporto del 3 

febbraio 2014 del dott. med. I._____). Nella relazione del 14 gennaio 

2014, era lo stesso neurochirurgo che riferiva "Ai livelli sottostanti (a C3-

C4 ndr) è evidente su tale radiografia la presenza di vecchia osteofitosi 

posteriore". Anche la pretesa adiacenza del segmento interessato può 

valere per il segmento C4-C5, meno per il tratto C5-6 e C6-C7. Infine, i 

dott. med. L._____ e I._____ traggono le loro conclusioni da esempi 

riportati in letteratura e riferiti a interventi operatori a seguito di fratture 

instabili che renderebbero necessaria una fissazione delle stesse 

mediante placca. In questo senso, essi operano semplicemente 

un'analogia in base al tipo di intervento operatorio qui in discussione 

(stabilizzazione mediante placca), senza però meglio giustificare la bontà 

dell'analogia anche in base alla patologia lamentata dall'istante. 

c) La procedura di assunzione delle prove può essere chiusa, qualora 

l’autorità a cui spetta potere decisionale raggiunge il convincimento, sulla 

base della documentazione agli atti, o possa ammettere senza cadere in 

un’arbitraria valutazione delle prove, che le conclusioni alle quali è giunta 

non potrebbero comunque essere influenzate dall’ulteriore assunzione di 

prove (DTF 124 I 211 cons. 4a e 115 Ia 101 cons. 5b). Nell'evenienza, 

anche l'attestazione medica prodotta in sede di ricorso non è atta a 

confutare le conclusioni alle quali sono giunti i dott. med. D._____, 

E._____, C._____ e F._____, pur tralasciando il dott. med. G._____. 

Essa pone semplicemente una diversa interpretazione di una situazione 

medica documentata da anni senza renderla del tutto plausibile. In base a 

quanto prodotto in sede di ricorso non è allora dato dubitare 

dell'attendibilità della documentazione a fondamento dell'esaurimento di 

una relazione causale per i motivi esposti in precedenza. Ne consegue 

che non si impongono ulteriori accertamenti. 

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7. In esito a quanto precede, l'assicuratore infortuni ha saputo dimostrare 

con il necessario grado della probabilità preponderante l'estinzione di una 

relazione causale naturale tra danno alla salute e infortunio subito nel 

2009 oltre il 15 luglio 2013 per cui l'esame dell'eventuale adeguatezza dei 

disturbi presentati dall'istante non si rivela necessario giusta quanto 

esposto al considerando 2b. La procedura è gratuita (l’art. 61 lett. a 

LPGA) e la parte convenuta non ha diritto a ripetibili (l’art. 61 lett. f LPGA 

e contrario). 

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è respinto. 

2. La procedura è gratuita.

3. [Vie di diritto]

4. [Comunicazioni]

L’interposto ricorso al Tribunale federale è stato respinto in data 6 gennaio 2016 

(8C_428/2015).