# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 061bc6ec-8215-5d4f-9acd-b3c774ad44d6
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-01-18
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 18.01.2006 32.2005.58
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-58_2006-01-18.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.58

   

  BS/ss

  	
  Lugano

  18 gennaio 2006

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 4 maggio 2005 di

 

	
   

  	
  RI 1 

  rappr. da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 21 aprile
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI 1, classe
1952, ausiliaria di pulizie e casalinga al 50%, nel marzo 2002 ha presentato
una domanda di prestazioni AI per adulti (doc. AI 1).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, con decisione 6 febbraio 2004
l’Ufficio assicurazione invalidità ha negato il diritto alla rendita.

                                         A
motivazione del provvedimento preso l’amministrazione ha rilevato quanto segue:

 

"  Dalla documentazione medica acquisita all'incarto
risulta che il danno alla salute di cui lei è portatrice comporta una totale
incapacità al lavoro e al guadagno nell'attività di ausiliaria servizio
pulizia.

 

Per contro, lei è
ritenuta abile al lavoro, in misura totale, in attività confacenti allo stato
di salute (attività che non necessitano movimenti ripetitivi delle braccia in
elevazione, che non impone di sollevare ripetutamente da terra pesi superiori a
10 kg).

 

Nel caso specifico dal
raffronto tra il reddito annuo nella professione di ausiliaria servizio pulizia
(Fr. 27'664.--) e quello conseguibile in un'attività adeguata allo stato di
salute (Fr. 12'865.--), ne risulta una perdita di guadagno del 53.5%.

 

Per le limitazioni che
incontra nello svolgimento delle abituali mansioni richiesta nella conduzione
dell'economia domestica, come descritto oggettivamente sul rapporto esposto
dalla nostra collaboratrice che ha effettuato l'inchiesta a domicilio,
l'inabilità è del 24.5%.

 

Lo specchietto
sottostante indica il calcolo misto effettuato per fissare il grado
d'invalidità complessivo:

 

Attività                            Quota
parte       Limitazione          Grado d'invalidità parziale

 

Casalinga                              50
%                24.5 %                                         12.25 %

Salariata                                 50
%                53.5 %                                         26.75 %

 

Grado d'invalidità                                                                                                      
39%

 

Essendo il grado
d'invalidità inferiore al 40%, il diritto alla rendita non esiste."

(Doc. AI 21)

 

                               1.2.   Avverso la
decisione amministrativa l’assicurata, per il tramite dell’avv. RA 1, ha
presentato tempestiva opposizione con la quale ha chiesto il riconoscimento di
una grado d’invalidità complessivo del 64% (grado d’invalidità parziale quale
casalinga del 14,25%, corrispondente ad una limitazione del 28,5%, e del 50% in
qualità di salariata, con un’inabilità lavorativa al 100%).

Sostanzialmente essa ha contestato la valutazione delle limitazioni sia per
l’attività di salariata che di casalinga, evidenziando inoltre il mancato
apprezzamento degli effetti e delle conseguenze sulla capacità lavorativa
dovute alla labirintite.

 

                               1.3.   In data 21
aprile 2005 l’amministrazione ha respinto l’opposizione e confermato il diniego
di prestazioni.

Dopo aver rilevato che gli accertamenti medici eseguiti hanno permesso di
evidenziare come la problematica legata alla labirintite fosse di “tipo
intermittente” (ogni 2 mesi), quindi senza ripercussioni durature sulla
capacità lavorativa residua, l’Ufficio AI ha ribadito la correttezza della
valutazione riguardante la limitazione bucato, confezione e riparazione di
indumenti (punto no. 5.5. dell’inchiesta per casalinga), nonché l’apprezzamento
in merito all’esistenza di attività lucrative adeguate.

 

                               1.4.   Contro la
decisione su opposizione l’assicurata, sempre rappresentato dall’avv. RA 1, è
tempestivamente insorta al TCA.

                                         Postulando
il riconoscimento di una rendita per un grado d’invalidità del 64% a decorrere
dal 27 marzo 2002, essa ha sostanzialmente ribadito le censure esposte in sede
di opposizione. Delle singole motivazioni verrà detto, per quanto necessario,
nel prosieguo.

 

                               1.5.   Mediante
risposta di causa 25 maggio 2005 l’amministrazione ha proposto di respingere il
gravame e confermato quanto esposto nella decisione contestata.

 

                               1.6.   Il 2 giugno
2005 la ricorrente ha presentato i mezzi di prova da espletare.

 

 

                                         in
diritto

 

                                         in
ordine

 

                               2.1.   La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I
707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H.,

H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29
gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella
causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del 22
dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C.,

I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Oggetto del
contendere è sapere se l’assicurata ha diritto ad una rendita.

 

                               2.3.   Il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali (LPGA) del

6 ottobre 2000, la quale ha portato alcune modifiche legislative anche in
ambito AI.

                                         Al
riguardo occorre rilevare che unicamente le norme di procedura, in via di
principio, entrano immediatamente in vigore (DTF 130 V 4 consid. 2.4; SVR 2003
IV Nr. 25, consid. 1.2.,

pag. 76; DTF 117 V 93 consid. 6b, 112 V 360 consid. 4°). Per quanto concerne
invece le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie,
nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore
al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF
129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

Nella DTF 130 V 445ss., il TFA ha precisato che per l'esame relativo
all'eventuale insorgenza di un diritto a una rendita dell'assicurazione
per l'invalidità già prima dell'entrata in vigore della LPGA, occorre rifarsi
ai principi generali sviluppati in materia di diritto intertemporale che
dichiarano applicabile l'ordinamento in vigore al momento della realizzazione
dello stato di fatto giuridicamente determinante. Di conseguenza, per il
periodo fino al 31 dicembre 2002, l'esame del diritto alla rendita avviene
sulla base del precedente ordinamento, mentre a partire da questa data esso
avviene secondo le nuove norme (DTF 130 V 446 consid. 1.2.2.).

 

                                         Tale
questione riveste una scarsa importanza visto che, come evidenziato dallo
stesso TFA, l’introduzione della LPGA non ha portato alcuna modifica
sostanziale per quel che concerne, in ambito dell’assicurazione per
l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro, d'incapacità al guadagno,
d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione (della rendita
d'invalidità e di altre prestazioni durevoli) e che per tale motivo le
succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono
tuttora valide (DTF 130 V 343).

 

                                         Le
disposizioni di legge citate in seguito, per motivi di più facile comprensione,
vengono riferite al tenore dell’ordinamento giuridico posteriore al 1° gennaio
2003, mentre in parentesi sono menzionate le rispettive norme valide sino al 31
dicembre 2002. 

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con l’art. 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. 

                                         Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi:

 

-  un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e

 

-  la conseguente
incapacità di guadagno.

 

                                         Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità

(G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, pag. 216ss).

 

                                         Va
precisato che, secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre
2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno
al 66 2/3%, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di
rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1°
gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto
ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita
se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al
50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

Va altresì rilevato che, ai sensi dell'art. 16 LPGA (cfr. art. 28

cpv. 2 vLAI) il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il
reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido).

                                         Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato
dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992, pag. 182 consid. 3; RCC 1990, pag. 543 consid. 2;
Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations,
Lausanne 1985, pagg. 200 e ss.). 

Si confronta perciò il reddito che l'assicurato
avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può
tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa
in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato
del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (art. 28
cpv. 2 LAI: metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1,
104 V 136

consid. 2a e 2b; VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989, pag. 325 consid. 2b; DTF 107 V 21 consid. 2c; G.
Scartazzini, op. cit, pag. 232; D. Cattaneo, Les mésures préventives et de
réadaptation de l'assurance-chômage, pagg. 316 e s. nn. 1158 e 1159 e la
giurisprudenza citata).

La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative.

                                         La
situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno.

                                         Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV

Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

                                         Al
proposito va infine rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1,

I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).

                                         

                               2.5.   Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

                                         Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal

1° gennaio al 31 dicembre 2003), precisa:

 

"  Per mansioni consuete di una persona senza attività
lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli
usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e
di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni
attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158

consid. 3c).

                                         Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les
assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.

                                         Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio,

op. cit. pag. 211).

 

                                         L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura famigliare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o
quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.6.   Nel caso in
cui invece l’interessato svolga solo parzialmente un'attività lucrativa torna
applicabile l’art. 28 cpv. 2ter LAI

(cfr. art. 27bis cpv. 1 OAI nelle versioni in vigore sino al

31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003) secondo
cui

 

"  Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente
nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa parte è determinata secondo
l’articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità
per questa attività è determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso,
occorre determinare la parte rispettiva dell’attività lucrativa o della
collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento
delle mansioni consuete e poi determinare il grado d’invalidità in funzione
della disabilità patita nei due ambiti."

 

                                         Giusta
l’art. 27bis OAI (cfr. art. 27bis cpv. 2 OAI nella versione in vigore sino al 31
dicembre 2003)

 

"  Quando si possa presumere che gli assicurati che
esercitano solo parzialmente un’attività lucrativa o lavorano gratuitamente
nell’azienda del coniuge, senza soffrire di un danno alla salute,
eserciterebbero al momento dell’esame del loro diritto alla rendita un’attività
lucrativa a tempo pieno, l’invalidità è valutata esclusivamente secondo i
principi validi per le persone esercitanti un’attività lucrativa."

 

                                         Questo
metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora
una volta dichiarato conforme alla legge del TFA in DTF 125 V 146.

 

                               2.7.   Nella
presente fattispecie, al fine di valutare l'invalidità dell'assicurata l’Ufficio
AI ha applicato il metodo misto

(cfr. consid. 2.6). 

 

                                         Appurato
che la ricorrente prima del danno alla salute svolgeva a metà tempo l’attività
di ausiliaria e che senza i problemi di salute essa avrebbe continuato lavorare
a tempo parziale (cfr. inchiesta economica per le persone che si occupano
dell’economia domestica 9 dicembre 2002, doc. AI 11), l’amministrazione ha
determinato in 50% la parte del tempo dedicata all’attività salariata ed in 50%
quella riservata alle mansioni domestiche.

                                         Sulla
base degli accertamenti eseguiti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver
fissato gli impedimenti di ogni singola mansione, con rapporto 18 dicembre 2002
l'assistente sociale ha stabilito una limitazione complessiva del 24,5% (doc.
AI 5).

                                         Per quel
che concerne invece la capacità lavorativa, sulla base dei rapporti 22 marzo
2002 del dr. __________ alla cassa malati __________ (sub doc. AI 24) e di quelli
datati 6 novembre 2003 (doc. AI 18) e 31 dicembre 2004 (doc. AI 31) del medico
curante, dr. __________, l’amministrazione ha concluso che l’assicurata,
affetta da periartropatia omero-scapolare bilaterale con lesione della cuffia
rotatoria bilateralmente, è da ritenere pienamente inabile nella sua originaria
professione ma abile al 100% in attività leggere dove non sia costretta ad
alzare le braccia oltre i 90/60 gradi. 

                                         Di
conseguenza, con rapporto 2 febbraio 2004 la consulente in integrazione
professionale, preso atto delle succitate risultanze mediche e dopo aver
proceduto al raffronto dei redditi (fr. 55’328 di reddito da valido; fr. 25'730
di reddito da invalido), ha determinato un grado d’invalidità del 53,5% (doc.
AI 20).

                                         Tenuto
conto della succitata ripartizione tra attività salariata e casalinga,
l’invalidità globale riconosciuta all’insorgente è stata fissata al 39% (cfr.
decisione formale 6 febbraio 2004, doc. AI 21).

 

                                         La
ricorrente contesta la valutazione medica effettuata dall’amministrazione laddove
essa la ritiene ancora abile in attività adeguate.

 

                               2.8.   Riguardo
alla quantificazione della residua capacità lavorativa, effettivamente nel
succitato rapporto finale 2 febbraio 2004 la consulente in integrazione ha concluso
come segue la propria valutazione economica:

"  In questo caso, considerando anche la bassa scolarità e
l’età dell’assicurata (che non le permetterebbe di acquisire un
"savoir-faire" basilare in una professione diversa da quella
esercitata fino ad ora), dei provvedimenti professionali non sono proponibili."

(doc. AI 20).

                                         Va qui
ricordato che, ai fini
dell'accertamento dell'invalidità, ci si deve quindi fondare su un mercato del
lavoro equilibrato e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio
tra domanda e offerta di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in
relazione con le capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta
pertanto di un concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer-Blaser, op
cit. pag. 212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità
congiunturale di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK
1984 pag. 347). 

                                         Ciò
non è il caso se l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente
limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se
il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica
di un datore di lavoro medio (cfr. ZAK 1989 pag. 322 consid. 4a; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, 3a edizione, Berna 2003, pag. 124).

 

                                         Ora, se da una parte i provvedimenti reintegrativi non sono
proponibili, ciò non vuol dire che la ricorrente non possiede la capacità di
svolgere altre attività.                                                     

                                         Nel
citato rapporto 22 marzo 2002 il dr. __________ ha giudicato l’assicurata abile
in attività confacenti il suo stato di salute, vale a dire in quei lavori che non
implicano movimenti ripetitivi delle braccia in elevazione, che non impongano il
ripetuto sollevamento da terra di pesi superiori i 10 chili. A titolo d’esempio
egli ha fatto riferimento ad attività di smistamento nel settore elettronico,
di controllo nel settore industriale come pure alla professione di venditrice
nel settore dell’abbigliamento o simile (sub doc. AI 5).

Determinante è che la consulente in integrazione abbia rilevato che "la
gamma di attività esigibili è piuttosto ampia" poiché " …
dalla banca dati SUVA DPL si possono evincere diversi profili esigibili (34)
che fanno quindi mercato" (doc. AI 20). 

Pertanto, nonostante la scarsa formazione dell’assicurata e l’età, non si può
dedurre che essa non possa essere teoricamente inserita in processo produttivo
non qualificato. 

                                         Dal
raffronto tra il reddito da valido di fr. 55’328 esposto dalla consulente nel rapporto
2 febbraio 2004 e quello da valido di fr. 25'730 (determinato in base ai noti
dati salariali statistici, inclusa una riduzione di rendimento del 20%) -
entrambi i dati sono rimasti incontestati –, il grado d’incapacità al guadagno
risulta essere del 53,50% (55’328 – 25'730 x 100 : 55’328).

                                                                                 

                               2.9.   Per quel che
concerne l'attività di casalinga, va ricordato che l'invalidità delle persone
che si occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica, come
si é visto

(cfr. consid. 2.5), è stabilita confrontando le singole attività nell'economia
domestica ancora accessibili alla richiedente la rendita AI, con i lavori che
può eseguire una persona sana.

Nella Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per
l'invalidità (CII), in vigore dal 1° gennaio 2000, l'UFAS, allo scopo di
garantire un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera (cfr. Cifra 3097),
ha previsto una nuova ripartizione delle singole attività domestiche sulla base
di un minimo ed un massimo - che nel caso concreto risultano essere stati
rispettati - attribuibile a ciascuna di esse.

 

                                         In
particolare la cifra 3095 prevede:

 

"  Di regola, si ammette che i lavori di una persona sana
occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti percentuali della
sua attività complessiva:

	
  Attività

  	
  Minimo %

  	
  Massimo %

  
	
  1.     Conduzione dell'economia domestica
  (pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

  	
              2

  	
              5

  
	
  2.     Alimentazione (preparare i pasti, cucinare,
  apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

  	
            10

  	
            50

  
	
  3.     Pulizia dell'abitazione (spolverare, passare
  l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i letti)

  	
              5

  	
            20

  
	
  4.     Acquisti e altre mansioni (posta,
  assicurazioni, uffici)

  	
              5

  	
            10

  
	
  5.     Bucato, manutenzione vestiti (lavare, stendere
  e raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe)

  	
              5

  	
            20

  
	
  6.     Accudire i figli o altri familiari

  	
              0

  	
            30

  
	
  7.     Altre attività (p.es. curare i malati, curare
  le piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire abiti, lavori di volontariato,
  corsi di perfezionamento, attività creative)*

  	
              0

  	
            50

  

 

* Va escluso l'impiego del tempo libero (N.
3090)."

 

Mentre alle cifre 3096 e ss. si legge ancora:

 

"  Il totale delle attività dev'essere sempre del 100%
(Pratique VSI 1997 p. 298).

 

Di norma, vanno applicate
la ripartizione dei lavori e la valutazione dei singoli compiti di cui al N.
3095. l valori minimi e massimi servono alla parità di trattamento a livello
svizzero ed offrono un margine per una valutazione realistica dei singoli casi.
Un'altra valutazione può essere applicata soltanto in caso di divergenze molto
forti dallo schema (RCC 1986 p. 244). All'occorrenza gli atti vanno sottoposti
all'UFAS con una proposta.

 

In virtù dell'obbligo di
ridurre il danno, una persona deve contribuire quanto ragionevolmente possibile
a migliorare la propria capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro
confacente, acquisizione di impianti e apparecchi domestici adeguati N. 1045 e
3045 segg.). Essa deve ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all'aiuto dei
membri della sua famiglia, nella misura abituale. Se non adotta questi
provvedimenti volti a ridurre la sua invalidità, non sarà tenuto conto, al
momento della valutazione dell'invalidità, della diminuzione della capacità di
lavoro nell'ambito domestico."

 

                                         Per
quanto riguarda la determinazione dell'invalidità di persone occupate
nell'economia domestica, il TFA ha inoltre già avuto modo di stabilire che - in
linea di massima e senza valide ragioni - non vi è motivo di mettere in dubbio
le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi
dispongono di collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel
procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 p. 291 consid. 4a; ZAK 1986 p. 235
consid. 2d; RCC 1984 p. 143, consid. 5; STFA 22 agosto 2001 nella causa C. G.,
consid. 4, I 102/00). Un intervento da parte dell'autorità giudiziaria
nell'apprezzamento della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica
unicamente nei casi in cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid.
4; STFA 11 agosto 2003 nella causa S. consid. 2,

I 681/02).

                                         Con
sentenza non pubblicata 22 agosto 2001 nella causa G. C., il TFA (I 102/00) ha
avuto modo di nuovamente confermare la legittimità di queste direttive, in
quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere effettuato
valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale delle singole
summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

                                         Se,
tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che
l’impedimento è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui
l’incapacità di lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa
risulta decisiva (Valterio, op. cit.,

p. 211; RCC 1989 p. 131 consid. 5b, 1984 p. 144 consid. 5).

 

Il TFA ha inoltre precisato che si deve far capo
ad un medico, affinché si esprima sull’ammissibilità delle diverse mansioni,
solo in casi eccezionali e meglio se le indicazioni dell’assicurata appaiono
inverosimili e in contrasto con gli accertamenti medici (AHI-Praxis 2001 p. 161
consid. 3c; STFA del 2 febbraio 1999 nella causa M. J. V. e del 17 luglio 1990
nella causa W.), ritenuto che una presa di posizione da parte di uno
specialista sull'esigibilità delle singole mansioni accertate in sede
d'inchiesta - strumento destinato soprattutto alla valutazione di impedimenti
dovuti ad un danno alla salute fisica -  è da considerarsi in ogni caso
necessaria quando si è in presenza di disturbi psichici (STFA 11 agosto 2003
nella causa S., I 681/02 e del 28 febbraio 2003 nella causa S., I 685/02).

 

                             2.10.   Come detto,
l'Ufficio AI ha incaricato l'assistente sociale di esperire un'inchiesta
economica per le persone che si occupano dell'economia domestica.

                                         Il
relativo rapporto è stato allestito il 18 dicembre 2003

(doc. AI 11). Sulla base degli accertamenti fatti presso il domicilio
dell’assicurata, dopo aver fissato gli impedimenti di ogni singola mansione
casalinga, l'assistente sociale ha quindi stabilito una limitazione complessiva
del 24,5%. 

 

                                         Nel ricorso
l’assicurata ha contestato l’inchiesta economica evidenziando: 

 

"  Dapprima l'assicurata contesta ancora la valutazione
del suo grado d'inabilità in ambito casalingo con riferimento al capitolo
"bucato, confezione e riparazioni di indumenti". Si tratta di
un'attività anche di tipo pesante e che mal si concilia con le limitazioni
delle quali soffre la qui ricorrente, in particolare per il movimento
ripetitivo richiesto dallo stirare. Ciò risulta ampiamente dal rapporto
dell'inchiesta economica nel quale si attesta come sia il marito a dover
trasportare la cesta in lavanderia, come ella abbia dovuto abbandonare lavori
all'uncinetto, in larghissima parte lo stirare e quindi come in sostanza le
attività casalinghe necessitino di assidua collaborazione da parte dei
famigliari.

 

Quindi se da una parte è
vero che la presenza attiva dei figli e del marito permette di sopperire alle
contingenze, è altrettanto vero che il loro impegno è provocato dalle forti
limitazioni che affliggono l'assicurata." (Doc. I)

                                         Riguardo
a tale punto, nell’inchiesta contestata si legge:

 

"  5.5 Bucato, confezione e riparazioni di indumenti

 

	
  Lavare,
  stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia, ecc.

  	
  Importanza
  assegnata

  	
  20

  	
  Percentuale
  degli impedimenti

  	
  20

  	
  Percentuale
  d'invalidità

  	
  4

  

 

È il marito che le
trasporta la cesta in lavanderia: potendo lavare più volte alla settimana,
anche il carico può essere meglio distribuito. L'assicurata provvede poi ad
inserire ed estrarre gli indumenti da lavatrice e asciugatrice, mentre stende
quelli delicati sullo stendino (si serve perlopiù dell'asciugatrice e in misura
minore dello stenditoio). La lavatrice in casa le sarebbe di grande utilità, ma
questo non è possibile.

Sono diversi anni, continua la signora, che ha abbandonato i lavori
all'uncinetto; del cucito a macchina, invece, si occupa ancora (in genere si
tratta di semplici riparazioni).

Stira pochissimo poiché __________ le è di molto aiuto; piega lei stessa buona
parte del bucato. Ci tiene a precisare quanto la situazione sia cambiata
rispetto a prima, dove era la sola che si occupava della casa; ora riceve più
collaborazione dai familiari. Riguardo allo stiro ammette infatti di potersene
occupare per un tempo limitato (mezz'ora) e di essere poi costretta ad
interrompere; per questo cerca di distribuire il carico di lavoro.

Accanto ai problemi, che la signora ha ben descritto, emergono anche le
soluzioni; nonostante la buona collaborazione dei familiari, vi è da parte
della signora __________ una discreta autonomia, che le consente di attendere
al bucato e, se meglio organizzata, anche allo stiro (distribuendo il lavoro
sull'arco della settimana). Va ricordato poi che una ragionevole collaborazione
da parte dei figli è dovuta.

Considerando nondimeno che lo stiro non è ritenuto dal medico un'attività
controindicata (vedi certificato), propongo una percentuale non superiore al
20%." (Doc. AI 11)

 

                                         Ora,
rettamente nella decisione impugnata l’Ufficio AI ha evidenziato come buona
parte di tali mansioni non sono medicalmente controindicate (va ricordato che
inesigibili sono state in particolare ritenute le attività sopra le spalle ed il
sollevamento di pesi oltre i dieci chili). Va poi fatto presente che la
limitazione nello stiro (da intendere mezz’ora alla settimana) è stata
debitamente tenuta in considerazione da parte dell’incaricata che ha valutato
per questo capitolo un grado d’impedimento del 20%.

Vero che a causa del danno alla salute l’assicurata riscontra delle limitazioni
per quel che concerne "la pulizia dell’appartamento" (capitolo no.
5.3), "la spese e acquisti diversi" (capitolo no. 5.4), ma è
altrettanto vero che il grado d’impedimento di ogni singola mansione (60
rispettivamente 40 per cento) è stato adeguatamente valutato nell’inchiesta.

Alla valutazione dell’assistente sociale va quindi prestata piena adesione,
ritenuto in particolare come essa abbia compiutamente valutato le difficoltà e
l’esigibilità di ogni singola mansione casalinga. 

                                         Va
inoltre rilevato che nell’inchiesta economica in questione è stata
correttamente stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel
rispetto dei parametri di cui alla cifra marginale 3095 CII, attribuendo un
valore complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali svolti
dall'assicurata nell'ambito dell'economia domestica. Conforme alla
giurisprudenza è del resto pure la presa in considerazione, per gli assicurati
coniugati, della ripartizione dei compiti e dei ruoli derivanti dall'obbligo di
reciproca assistenza e cooperazione alla prosperità dell'unione coniugale
sancito dal diritto matrimoniale in vigore (cfr. art. 159 cpv. 2 e 3 e art. 163
CCS; Pratique VSI 1996, pag. 208; 117

V 197, cfr. perizia p. 5, 6).

Alla luce delle considerazioni che precedono e tenuto conto di tutte le
circostante concrete, questo TCA non può che ritenere adeguato il grado
d'invalidità dell'assicurata quale casalinga stabilito dall’Ufficio AI sulla
base dell'accertamento domiciliare.

Il grado globale d’impedimento del 24,50% va
pertanto confermato.

 

Viste le quote parti tra attività salariata e
mansioni casalinghe stabilite dall’amministrazione nella querelata decisione,
rimaste incontestate, l’assicurata non raggiunge un grado d’invalidità
pensionabile.

 

                             2.11.   Da ultimo, con
scritto 2 giugno 2005 la ricorrente ha chiesto al TCA quanto segue:

"  richiamata la Sua ordinanza 30 maggio 2005, preso atto
della risposta dell'UAI, tempestivamente chiedo venga sentita come teste la
signora __________, consulente IP, affinché ella possa delucidare il suo
rapporto 2 febbraio 2005 in punto alla capacità di guadagno residua e alle
motivazioni della proposta formulatavi, nell'ambito della quale giudica
improponibili provvedimenti professionali a favore dell'assicurata.

 

Chiedo inoltre venga
sentita come teste la signora __________, per documentare le modalità di
esperimento dell'inchiesta a domicilio ed i suoi apprezzamenti per quanto
riguarda il capitolo 5.5 del suo rapporto (attività di bucato, confezione e
riparazione di indumenti), anche per rispetto all'importanza assegnata e alla
percentuale degli impedimenti in altre attività." (Doc. V)

 

                                         Al
proposito si osserva che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il
giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,
si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V
162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

 

                                         In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, motivo per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti, tantomeno alla chiesta audizione testimoniale.

                                         Sulla
scorta del considerandi precedenti, la decisione su opposizione merita conferma, mentre il ricorso dev’essere
respinto. 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti