# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 0c348b44-92b7-5039-af1c-18b837ad40bc
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-05-27
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 27.05.2019 32.2018.121
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2018-121_2019-05-27.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto
  n.

  32.2018.121

   

  cr

  	
  Lugano

  27 maggio 2019

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  
						

 

	
  redattrice:

  	
  Cinzia Raffa Somaini, vicecancelliera

  

 

	
  segretario:

  	
  Gianluca Menghetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 2 luglio 2018 di

 

	
   

  	
   RI 1   

  rappr. da: RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 30 maggio 2018 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 

   

   

  in materia di assicurazione federale per l'invalidità

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                          in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1961, agricoltrice
indipendente, in data 23 giugno 2016 ha presentato una richiesta di prestazioni
AI per adulti, giustificata da “intervento ernia del disco, operazione
ginocchio, ernie cervicali, scogliosi, artrosi, fibromialgia, dolori muscolari,
pressione alta, problemi al fegato” (doc. 2).

 

                                         Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare un esame peritale
psichiatrico da parte del __________ (doc. 31), seguito poi, a fronte
dell’asserito peggioramento delle condizioni di salute fatto valere
dall’interessata, da un’altra perizia psichiatrica di decorso a cura del __________
(doc. 53) e da una perizia reumatologica affidata al dr. __________ (doc. 56), con
progetto di decisione dell’8 febbraio 2018 (doc. 67), poi confermato con
decisione del 30 maggio 2018 (doc. 81), l’Ufficio AI ha rifiutato di assegnare
all’assicurata una rendita di invalidità.

 

                               1.2.   Contro questa decisione
l’assicurata, rappresentata dallo studio legale RA 1, ha inoltrato un
tempestivo ricorso al TCA, postulando l’annullamento della decisione impugnata
e, in via principale, il rinvio degli atti all’amministrazione affinché valuti
l’applicazione del metodo straordinario per esaminare se l’assicurata ha
diritto ad una rendita intera di invalidità vista la diminuzione del rendimento
nella sua attività del 100% o, in via subordinata, l’attribuzione di una
rendita intera di invalidità dal 19 marzo 2017 al 19 giugno 2017, poi ridotta a
tre quarti di rendita di invalidità a partire dal 19 giugno 2017 (doc. I).

 

                                         Sostanzialmente il
rappresentante legale della ricorrente - dopo avere espressamente indicato che
“per quanto concerne l’aspetto medico non vi sono contestazioni particolari,
considerato come le due perizie commissionate appaiono solide e concludenti” –
ha, per contro, criticato la valutazione economica posta alla base della
decisione impugnata.

 

                                         In particolare, il
patrocinatore dell’assicurata ha, innanzitutto, ritenuto lacunosa la decisione
impugnata, nella misura in cui non ha tenuto conto del periodo di tre mesi (da
marzo a giugno 2017) durante il quale l’interessata è stata totalmente inabile
al lavoro e per il quale avrebbe, dunque, diritto ad una rendita intera di
invalidità.

 

                                         L’avv. RA 1, poi, ha
criticato il metodo di calcolo utilizzato per definire il grado di invalidità
dell’assicurata, considerando che nel caso di specie occorresse rifarsi al
metodo straordinario, anziché a quello generale del raffronto dei redditi.

                                         A suo modo di vedere,
infatti, il calcolo del reddito da valido effettuato dall’Ufficio AI sulla base
dei dati fiscali degli anni 2013-2014 appare inaffidabile, ritenendo che due
soli anni siano insufficienti al fine di determinare in maniera precisa quanto
avrebbe potuto guadagnare l’interessata senza il sopraggiungere del danno alla
salute. Inoltre, gli anni presi in considerazione dall’amministrazione appaiono
pure inutilizzabili, secondo il legale, ritenuto che in quel periodo
l’assicurata era già parzialmente affetta da problemi di salute.

 

                                         Parimenti contestato il
reddito da invalido, calcolato sulla base dei dati statistici nazionali,
giungendo ad un reddito “neanche lontanamente raggiunto in precedenza, in
assenza del danno alla salute”, ciò che secondo il legale “non appare logico”.

 

                                         Fermo restando tali
contestazioni, il patrocinatore della ricorrente ha, comunque, chiesto che - nella
denegata ipotesi in cui il TCA dovesse, per contro, considerare corretto il
metodo generale del raffronto dei redditi - il calcolo venga corretto,
effettuando il cosiddetto parallelismo dei redditi, dato che nei 5-6 anni in
cui l’azienda è stata attiva l’assicurata ha sempre conseguito redditi
considerevolmente inferiori alla media a causa della sua carente formazione
scolastica e professionale.

 

                                         Per tali ragioni, secondo
il legale della ricorrente il reddito da valido andrebbe determinato facendo
capo ai dati salariali statistici indicati dall’Ufficio AI, per un ammontare di
fr. 54'355.65 per il 2016.

 

                                         Il legale ha, infine,
ritenuto che al reddito da invalido di fr. 24'460.05 utilizzato
dall’amministrazione (per una capacità lavorativa del 50% con ulteriore
riduzione del rendimento del 10%) vada applicata una riduzione del 15% per
tenere conto del continuo peggioramento dello stato di salute, per un ammontare
di fr. 20'791, da cui deriva un grado di invalidità del 62% giustificante il
diritto a tre quarti di rendita di invalidità (doc. I).

 

                               1.3.   Con
risposta di causa del 12 luglio 2018, l’Ufficio AI ha postulato l’integrale
reiezione del ricorso, con argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, nei
considerandi in diritto (doc. IV).

                                      

                               1.4.   Con scritto del 23 agosto
2018, il rappresentante della ricorrente ha informato il TCA di non avere
ulteriori mezzi di prova da produrre (doc. VI).

 

                                         Questa comunicazione è
stata trasmessa all’amministrazione (doc. VII), per conoscenza.

 

 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   Il TCA è chiamato a stabilire
se l’amministrazione ha correttamente o meno rifiutato di assegnare
all’assicurata una rendita di invalidità.

 

                                         Secondo l'art. 4 cpv. 1
LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.

Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.

Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno
1991, pag. 216 segg.).

 

Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).

L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure
d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.

 

La nozione d'invalidità di cui
all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

 

L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente
esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in
media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo
anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.

 

Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).

 

In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita
un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale
definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione
dell'invalidità.

 

Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

 

Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi
(metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104
V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).

 

Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non
tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione
professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC
1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini,
op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende,
d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità
di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale
dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al
guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

 

Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che
l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora
l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a
causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare
concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1°
gennaio 2007: TF] con sentenza U
156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).

 

                               2.2.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che esso può portare ad un’invalidità se è di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).
Al riguardo l'Alta Corte ha sottolineato che:

 

"
(…) Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF
127 V 298 consid. 4c in fine). (…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004,
consid. 3.2).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998,
consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

                                         

                                         In
una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il
riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I
621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio
2007).

                                        In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4)
provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le
perizie nelle assicurazioni sociali” in: Le perizie giudiziarie Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 p. 254-257).

                                         Con
una pronuncia del 16 dicembre 2004 (I 770/03), pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta
Corte, confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione
per l'invalidità.

                                         Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).

 

                                         Questa
giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre affezioni (cfr. la
DTF 137 V 64 sull’ipersonnia, nella quale l’Alta Corte si è così espressa:

 

" (…)

4.2 Diese im Bereich
der somatoformen Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden
rechtsprechungsgemäss bei der Würdigung des invalidisierenden Charakters von
Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4 S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und
Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr. 45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic
Fatigue Syndrome (CFS; chronisches Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie
(Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010 E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010
E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008 E. 5) sowie bei dissoziativen
Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30. April 2008 E. 3.4) analog
angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE 136 V 279, dass sich
ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten Rechtsprechung
beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)”

 

                                         In
una sentenza 9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata in DTF 141 V 281 il
Tribunale federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi
(cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di
lavoro deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono
stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare
e senza risultati predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui
questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di
volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

 

                                         Infine,
in due sentenze del 30 novembre 2017 (DTF 143 V 409 e 143 V 418), il Tribunale
federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura illustrata nella DTF
141 V 281 deve ora essere applicata all’esame di tutti i casi nei quali è
richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, in particolare anche
nell’eventualità di depressioni da lievi fino a medio-gravi (cfr.
comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch). 

                                         Alla
luce di questa nuova prassi, dunque, per tutte le malattie psichiche, comprese
le depressioni da lievi fino a medio-gravi, occorrerà applicare una procedura
probatoria fondata su indicatori. Ciò comporta, in particolare, la modifica
della precedente giurisprudenza del TF per la quale le depressioni da lievi
fino a medio-gravi erano ritenute invalidanti solo nel caso in cui fosse stata
dimostrata una “resistenza alle terapie”, ponendo ora quale questione decisiva,
per tutte le affezioni psichiche, quella di sapere se la persona interessata
riesca a presentare, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova
di un’inabilità lavorativa invalidante.

 

                               2.3.   Nel caso di specie, a seguito
della domanda di prestazioni dell’assicurata del 2016, sentito il parere del
Servizio Medico Regionale, l’Ufficio AI ha ritenuto necessario sottoporre l’interessata
dapprima ad una perizia psichiatrica affidata al __________, seguita poi da una
perizia psichiatrica di decorso ad opera del medesimo __________ e da una
perizia reumatologica, il cui mandato è stato assegnato al dr. __________.

 

Con referto peritale del 15 dicembre 2016 la dr.ssa __________ del
__________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, poste le diagnosi con ripercussioni
sulla capacità lavorativa di “sindrome affettiva persistente (ICD10-F34.1);
iperalimentazione associata ad altri disturbi psicologici (ICD10-F50.4)”, ha
considerato l’assicurata inabile al lavoro nella misura del 40% in ogni
attività lucrativa a partire dal mese di dicembre 2015 (doc. 31).

 

A seguito di un asserito peggioramento dello stato di salute fatto
valere dall’assicurata e comprovato dalla sua psichiatra curante (doc. 44+A), RI
1 è stata poi sottoposta ad una valutazione peritale di decorso, sempre
affidata alla dr.ssa __________ del __________.

Quest’ultima, con referto peritale del 6 novembre 2017, dopo avere
ripercorso gli avvenimenti degni di nota accaduti successivamente all’apprezzamento
peritale del dicembre 2016 (in particolare con riferimento all’infortunio subito
dall’interessata nel mese di marzo 2017 e alla dipartita della madre avvenuta
nel maggio 2017), ha constatato un leggero peggioramento del quadro
psicopatologico, valutando un’incapacità lavorativa del 50% (da intendere come
diminuzione del tempo) in qualsiasi attività, a decorrere da maggio-giugno 2017.

La psichiatra ha puntualizzato che eventuali incapacità lavorative
derivanti da patologie reumatologiche, quali la fibromialgia, siano da
integrare all’incapacità lavorativa stabilita dal profilo psichiatrico in virtù
di un’ampia area di sovrapposizione dei sintomi, mentre eventuali inabilità
lavorative derivanti da patologie osteo-articolari di tipo morfo-strutturale
siano invece da cumularsi all’inabilità lavorativa psichiatrica (doc. 53).

 

                                         Quanto agli aspetti
somatici, l’assicurata è stata sottoposta a perizia reumatologica a cura del
dr. __________, spec. FMH in reumatologia e medicina interna.

                                         Il perito, con referto del
14 dicembre 2017, ha posto le diagnosi con ripercussioni sulla capacità
lavorativa di “sindrome da attrito sottoacromiale spalla sx in esiti di
frattura omero prossimale nel marzo u.s., trattata conservativamente; tendinosi
della cuffia dei rotatori spalla dx; incipiente gonartrosi bilaterale con esiti
di meniscectomia laterale artroscopica a dx nel 2009; incipiente coxartrosi
bilaterale; sindrome lombovertebrale cronica, senza neurologia, su discopatia
L3-S1 e esiti di intervento per ernia discale L5-S1 dx 1993; cervicalgie
croniche, senza neurologia, su discopatie C3-C7”, mentre quali diagnosi senza
ripercussioni sulla capacità lavorativa quelle di “ipertensione arteriosa
trattata; obesità permagna in paziente con “iperalimentazione associata ad
altri disturbi psicologici e sindrome affettiva persistente” (diagnosi dr.ssa __________
e dr. __________) e sindrome funzionale del dolore” (pag. 448 inc. AI).

                                         Passando alla valutazione
della capacità lavorativa, il dr. __________ – dopo avere rilevato che “la
totale generalizzazione di tutti questi dolori supera dunque ampiamente il
concetto di una sindrome fibromialgica, per cui non è classificabile dal lato
reumatologico ed è dunque molto probabilmente associata (per esclusione) alla
problematica psichiatrica – ha ritenuto che l’interessata, per le sole
conseguenze delle patologie oggettive a carico dell’apparato locomotorio, sia “in
grado di assicurare un’attività lavorativa a tempo pieno, con una limitazione
del rendimento del 10% al massimo, intesa a permettere all’assicurata di
inserire delle piccole pause” (pag. 452 inc. AI).

                                         Il dr. __________ ha
puntualizzato che questa capacità lavorativa si riferisce “ad un’attività in
proprio che l’assicurata definisce come abbastanza leggera”, così come pure ad
attività adatte, di tipo leggero o medio, preferibilmente variate, rispettose
dei limiti funzionali dell’interessata (pag. 452 inc. AI).

                                         Lo specialista in
reumatologia ha precisato che tale “valutazione della capacità lavorativa può
essere applicata retroattivamente al dicembre 2015. Fa naturalmente eccezione
un periodo di 12 settimane a causa di infortunio, a partire dalla data della
frattura alla spalla” (pag. 452 inc. AI). 

 

                                         A seguito delle
contestazioni avanzate dal legale dell’assicurata in sede di osservazioni
contro il progetto di rifiuto di una rendita, comprovate da refertazione medica
del dr. __________, reumatologo e del dr. __________, medico curante, con presa
di posizione del 30 aprile 2018 il dr. __________ ha confermato la correttezza
del proprio apprezzamento peritale (doc. 77).

                                         In particolare, il perito
ha rilevato che la diagnosi principale posta dal dr. __________, ossia quella
di fibromialgia o sindrome fibromialgica, non è di pertinenza reumatologica,
come già chiarito nel proprio referto peritale, allorquando aveva sottolineato
che “il peggioramento riferito dall’assicurata è principalmente da mettere sul
conto di questa problematica, vale a dire la sindrome funzionale del dolore”
(pag. 495 inc. AI).

 

                               2.4.   Quanto alla valenza probante
di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano
stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami
completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia
stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid.
3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine con rinvii).

                                         Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di
Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF
132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di
rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione
conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore
probatorio delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità
del processo e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

                                         Nella DTF
137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter
emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i
SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle
procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla
Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima
Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello
amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle
tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità
e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2
al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso
di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il
Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una
perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;
consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

                                         Se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

                                         Va infine evidenziato che in
ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché
di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione
del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,
STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del
rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in
caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;
DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid.
3a)cc; Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung
des Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353)
e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione
contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia
ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF
9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010
consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

 

                                         Va poi rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del
disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II p.
628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze
federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). In quest’ultima
sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In
particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 p. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione
riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il perito deve anche
valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte
dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il
carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la
perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi
sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza
di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite
dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita
27 settembre 2001; STFA I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V
352). 

 

                               2.5.   Nel
caso concreto, dopo attento esame della documentazione agli atti, questo Tribunale,
chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato, non ha motivo per mettere in dubbio gli apprezzamenti
peritali del __________ del 15 dicembre 2016 e il relativo complemento peritale
del 6 novembre 2017, nonché quello reumatologico del dr. __________ del 14
dicembre 2017. 

                                         Tali valutazioni sono da
considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri
giurisprudenziali ricordati al considerando che precede. 

 

                                         Da notare,
del resto, che lo stesso patrocinatore dell’assicurata, in sede di ricorso, ha
rilevato che “per quanto concerne l’aspetto medico non vi sono contestazioni
particolari, considerato come le due perizie commissionate appaiono solide e
concludenti” (doc. I, corsivo della redattrice), motivo per il quale non è
necessario dilungarsi oltre sugli aspetti medici, rimasti incontestati.

 

                               2.6.   Per quanto concerne l’aspetto
economico, accertata quindi in sede peritale una capacità lavorativa
residua del 60% dal 1° dicembre 2015 e del 50% con ulteriore riduzione del
rendimento del 10% dal 19 giugno 2017, l'Ufficio AI ha utilizzato, per la
determinazione del grado di invalidità, il consueto metodo ordinario mettendo a
confronto il reddito che l'assicurata avrebbe conseguito senza il danno alla
salute nella professione precedente (fr. 29’150.-) calcolato sulla media dei
redditi assoggettati all’AVS negli anni 2013-2014 (fr. 35'100.- nel 2013 e fr. 23'200.-
nel 2014) antecedenti al danno alla salute (2015) (reddito da valido),
con quello risultante da un'attività leggera, non qualificata, desunto dai
salari statistici conseguibili nel 2016, in qualsiasi attività (fr. 54'355.67)
(reddito da invalido), ridotto dapprima della percentuale di inabilità
lavorativa accertata medicalmente (ossia del 40% da dicembre 2016, trascorso
l’anno di attesa; rispettivamente del 50% con ulteriore riduzione del
rendimento del 10% a contare da giugno 2017) e, poi, del 10% per motivi
personali. Paragonando i due redditi così determinati, l’Ufficio AI è giunto ad
un grado AI nullo da dicembre 2016 e del 24.48% nel periodo a contare dal mese
di giugno 2017.

 

Il patrocinatore della ricorrente ha, innanzitutto, contestato il
metodo di calcolo (raffronto dei redditi) utilizzato per determinare il grado
di invalidità dell’assicurata, ritenendo che nel caso di specie vada invece applicato
il metodo straordinario, non essendo possibile a suo parere stabilire in
maniera attendibile il reddito da valido tramite il metodo ordinario (doc. I).

 

A tale riguardo, l’Ufficio AI ha rilevato che il metodo
straordinario appare inapplicabile nel caso concreto già solo tenuto conto del
fatto che l’azienda dell’assicurata è nel frattempo stata chiusa e
l’interessata stralciata dal registro degli indipendenti a contare dal 31
dicembre 2015. Ciò rende quindi concretamente irrealizzabile un’inchiesta in
loco da parte del Servizio Ispettorato dell’AI al fine di valutare l’invalidità
secondo la riduzione del rendimento nella situazione concreta in cui si svolge
l’attività (doc. IV).

Il TCA concorda con tale scelta dell’amministrazione.

 

                                         Inoltre, l’Ufficio AI ha
sottolineato come il consulente IP incaricato, esprimendosi a proposito delle
critiche formulate già in sede amministrativa dal legale dell’assicurata circa
la rappresentatività del reddito da valido utilizzato, ne ha confermato la
correttezza, essendo stato determinato sulla base dei dati fiscali, ai quali
l’interessata non si è mai opposta. 

                                         Il consulente IP ha, poi,
aggiunto che l’assicurata stessa nel formulario del 23 giugno 2016 ha
dichiarato di essere stata attiva come indipendente nel settore agricolo dal 1°
gennaio 2010 al 31 dicembre 2015 al 100% con uno stipendio alquanto esiguo (tra
i 1'500 e i 2'000 fr. mensili). Ancora, il CIP ha rilevato come il reddito da
valido sia stato determinato tenendo conto dei due anni più favorevoli
all’assicurata, ciò che depone per la loro rappresentatività. Egli ha
motivatamente spiegato le ragioni per le quali non sono stati considerati i
dati afferenti al 2010 (anno di avvio dell’attività, con dati quindi inaffidabili),
né quelli relativi agli anni 2011-2012 (in quanto gli esigui importi avrebbero abbassato
la media, sfavorendo l’assicurata) e neppure quelli del 2015 (anno in cui è
insorto il danno alla salute) (cfr. pag. 340 inc. AI).

                                         Infine, il consulente ha
tenuto a sottolineare che l’assicurata nel suo passato lavorativo non ha mai
conseguito “redditi tali da differenziarsi in modo preponderante dai dati
considerati nella definizione del reddito senza invalidità anche se le attività
erano varie. L’assicurata ha una licenza elementare e nel suo passato
lavorativo ha svolto attività come operaia agricola e addetta alle pulizie; in
seguito ha quindi deciso di avviare un’attività imprenditoriale nell’ambito
dell’agricoltura assumendosi tutti i rischi del caso” (cfr. doc. 64, poi
ripreso per intero nel doc. IV).

                                         Questo Tribunale, per le
motivazioni correttamente indicate dall’Ufficio AI, condivide il modo di
procedere dell’amministrazione. 

                                         

                                         Il TCA non può, nemmeno,
concordare con il ragionamento seguito dal patrocinatore della ricorrente per
sconfessare la validità del reddito da valido calcolato dall’amministrazione, ritenendo
inutilizzabili i dati fiscali degli anni 2013-2014 nei quali l’assicurata era
già affetta da problemi di salute (cfr. doc. I).

                                         Al riguardo, questo
Tribunale rileva che le perizie psichiatrica e reumatologica svolte
dall’amministrazione hanno appurato in maniera chiara che i disturbi
dell’interessata hanno influito sulla sua capacità lavorativa a partire dal
mese di dicembre 2015 (cfr. pag. 336 inc. AI e pag. 452 inc. AI).

 

                                         Stante quanto sopra
esposto, il reddito da valido di fr. 29'150 va, quindi, confermato.

 

                               2.7.   Il legale dell’assicurata ha
poi criticato anche il reddito da invalido calcolato dall’amministrazione sulla
base dei dati statistici concernenti attività semplici e ripetitive, in quanto
così facendo si arriva al risultato, illogico, che l’interessata, nonostante il
danno alla salute, potrebbe ora conseguire un reddito superiore a quanto mai realizzato
in precedenza.

                                         Per tali ragioni, il
patrocinatore ha concluso che, stante gli esigui redditi conseguiti
dall’assicurata nella sua attività, l’amministrazione avrebbe dovuto applicare
il cosiddetto parallelismo dei redditi (doc. I).

Di avviso opposto l’Ufficio AI, il quale, in applicazione della
giurisprudenza che prevede che se vi sono indizi secondo cui l'assicurato si è
accontentato di un reddito più modesto non si adotta il principio del
parallelismo dei redditi (DTF 135 V 297; DTF 135 V 58; DTF 134 V 322; STF 9C_966/2010;
STF 9C_488/2008), ha ritenuto quale reddito da invalido quello medio statistico
nazionale, senza determinare quindi il gap salariale esistente fra il suo
reddito da valido ed il reddito statistico nel ramo specifico della sua
attività e quindi senza applicarlo poi al reddito statistico medio.

 

Questo Tribunale si allinea alla soluzione adottata dall'Ufficio
AI (STCA 32.2018.19 del 23 gennaio 2019; 36.2014.14 del 1° dicembre 2014), ritenuto
che il Tribunale federale ha stabilito che, di regola, il parallelismo dei
redditi per gli indipendenti non va attuato (DTF 135 V 58;
STF 8C_626/2011 del 29 marzo 2012 consid. 4.4). Si deve infatti porre
mente al fatto che se un assicurato, anche quando la sua capacità lavorativa
non era ancora ridotta, si è accontentato per diversi anni di un reddito
modesto proveniente da un'attività lucrativa indipendente, questo reddito è
determinante per la fissazione del reddito senza invalidità, anche se vi sarebbero
state possibilità di svolgere attività meglio retribuite (STF 8C_626/2011 del
29 marzo 2012 consid. 4.4; N. 3020.1 CIGI [Circolare sull'invalidità e la
grande invalidità]). Laddove un reddito da invalido di fascia
media è realisticamente conseguibile rispettivamente ragionevolmente esigibile,
un reddito da valido inferiore alla media per motivi economici non deve essere
adattato al livello medio di tale reddito effettuando il parallelismo dei redditi.
In ciò non è ravvisabile alcuna disparità di trattamento delle persone a basso
reddito (DTF 135 V 58 consid. 3.4.1-3.4.6 [segnatamente consid. 3.4.4]).

 

Di conseguenza, il reddito statistico da invalido per l'anno 2016
è stato correttamente stabilito dall’Ufficio AI in applicazione dei dati
statistici nazionali relativi ad attività semplici e ripetitive e
non va applicato il parallelismo dei redditi, né un gap salariale.

 

                                     Il
TCA concorda pure con l’amministrazione nel ritenere esigibile che l’assicurata
sfrutti la sua residua capacità lavorativa del 60% (dal dicembre 2015) e del
50% con un’ulteriore riduzione del rendimento del 10% (dal 19 giugno 2017) in
attività adeguate, rispettose delle sue limitazioni funzionali.

 

                                         A tale riguardo, questo
Tribunale rileva che in una STF 9C_36/2018 del 17 maggio 2018, pubblicata in
SVR 10/2018 IV nr. 61, il Tribunale federale ha stabilito che da una persona
assicurata che fino a quel momento ha svolto un’attività agricola indipendente
può essere preteso un cambiamento professionale verso un’attività lucrativa
dipendente.

 

                                         Analogamente a quanto deciso
dal TF nella sentenza citata, anche nel caso di specie il TCA ritiene che
all’assicurata, nata nel 1961 (quindi ancora lontana dall’età a partire dalla
quale la giurisprudenza considera irrealistiche le possibilità di mettere a
frutto la capacità lavorativa residua su un mercato equilibrato del lavoro,
cfr. DTF 143 V 431 consid. 4.5.2 e riferimenti) e che non presenta delle
limitazioni funzionali talmente stringenti da rendere vane le possibilità di
reperire delle attività adatte sul mercato equilibrato del lavoro (cfr. limiti
funzionali espressi dal dr. Pancaldi, pag. 451-452 inc. AI), possa essere
richiesto di sfruttare la sua residua capacità lavorativa in quei settori
d’attività accessibili a lavoratori non qualificati, con mansioni semplici e
ripetitive, che non richiedono una preparazione professionale specifica ma
possono essere esercitate dopo una semplice introduzione al posto di lavoro ed
un breve periodo di rodaggio. Specialmente nell’ambito industriale, ma anche
nel settore delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività
di mera sorveglianza, fisicamente assai leggere, che possono essere svolte sia
in posizione seduta che in piedi (per esempio attività d’incasso,
d’assemblaggio, di confezione prodotti, di controllo, ecc.) con la possibilità
anche di variare frequentemente la postura (cfr. sentenza 32.2013.75 del 28
gennaio 2014 e sentenza 32.2011.143 del 21 novembre 2011).

 

                                     Occorre
ricordare che il concetto d’invalidità è riferito ad un mercato del
lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica ed astratta implicante, da
una parte, un certo equilibrio tra offerta e domanda di manodopera e,
dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da offrire una gamma
di posti di lavoro diversificati. Secondo questi criteri si dovrà di caso in
caso stabilire se l'invalido possa mettere a profitto le sue residue capacità
di guadagno e conseguire un reddito tale da escludere il diritto ad una
rendita. In particolare, l'esistenza di una simile opportunità dovrà essere
negata qualora le attività esigibili dall'interessato lo siano in una forma
talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta lavorativa generale o
siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le possibilità occupazionali
appaiano sin dall'inizio escluse o perlomeno non realistiche (STF 8C_248/2014
del 29 agosto 2014 consid. 2; DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC 1991 pag. 332
consid. 3b e 1989 pag. 331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c).

                                                                            Va
altresì sottolineato che il consulente in integrazione professionale sulla
scorta delle indicazioni e limitazioni mediche, valuta quali attività
professionali siano concretamente ipotizzabili. Spetta essenzialmente al
consulente professionale, che meglio di chiunque altro è in grado di emettere
una valutazione a proposito delle attività economiche entranti in linea di
conto nonostante il danno alla salute e l'età (STF 9C_439/2011 del 29 marzo
2012 consid. 5; STF 9C_949/ 2010 del 5 luglio 2011; RtiD II-2008 pag. 274
consid. 4.3), e non al medico, avuto riguardo alle indicazioni e limitazioni
mediche, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili
(STF 9C_986/2010 dell'8 novembre 2011 consid. 3.5, 9C_13/2007 del 31 marzo
2008 consid. 3; vedi anche Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversicherung,
in: Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, 2010, ad art.
28a, pag. 348).

 

                                                                            Secondo
la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate possibilità di lavoro concrete,
all'amministrazione rispettivamente al giudice non vanno poste esigenze
esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti permettano di
fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito va rilevato
che il TF ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad attività nel
settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di montaggio,
compiti di controllo e sorveglianza (STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008; VSI 1998
pag. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003 consid. 4.7).

 

                                     Occorre inoltre ricordare
che le difficoltà del mercato del lavoro rappresentano un elemento estraneo
all’invalidità. In effetti, secondo dottrina e giurisprudenza, l’assicurato
deve compiere ogni sforzo per valorizzare al massimo le sue capacità di
guadagno (DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 pag. 96; SVR 1995 UV 35 pag.
106 consid. 5b e riferimenti). Se, malgrado tale impegno, un’occupazione confacente
all’interessato non è reperibile in concreto, questo è dovuto alla congiuntura
del momento, per la quale, considerata la nozione di mercato equilibrato del
lavoro, né l’assicurazione per l’invalidità né quella contro gli infortuni sono
tenute a rispondere (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 pag. 332 consid.
3b).

 

 

 

                                         Pertanto, utilizzando
i dati salariali risultanti dall'inchiesta
svizzera sulla struttura dei salari 2016, edita dall'Ufficio federale di
statistica, più precisamente dalla
tabella TA1 2016_tirage_skill_level - Rami economici (NOGA08) (denominata
Salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo economico, il livello
di competenze e il sesso – Settore privato; DTF 142 V 178), il salario lordo mediamente percepito in
quell'anno dalle donne per un'attività semplice di
tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di competenze; STF 9C_632/2015) per 40 ore settimanali corrisponde ad
un importo di fr. 52'356.- (fr. 4'363.- x 12 mesi).

                                         Riportando
tale dato su 41.7 ore di durata media lavorativa settimanale, il dato
statistico corrisponde a fr. 54’581.10 per un impiego a tempo pieno. 

                                         

                                         Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. 

                                         L’Alta
Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può, senza valido
motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi
dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

 

                                         In concreto, l’Ufficio AI
ha proceduto ad una riduzione del 10% per svantaggi salariali derivanti da
contingenze particolari.

                                         Il
legale dell’assicurata ha criticato l’entità di tale riduzione percentuale,
chiedendo che venga applicata quella del 15% per tenere conto del fatto che lo
stato di salute è in continuo peggioramento e la prognosi è infausta (cfr. doc.
I). 

 

                                         Questo
Tribunale, che, di massima, non può senza motivi pertinenti sostituire il
proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137 V 71, consid.
5.2) non ha alcun motivo per modificare la riduzione applicata dall’UAI. In
particolare il TCA, ritiene che, mediante la riduzione in questione, l’amministrazione
abbia tenuto debitamente conto degli effetti legati al danno alla salute
di cui è affetta l'assicurata.

 

                                         Ne segue che il reddito
statistico ipotetico da invalido di fr. 54'581.10, diminuito del 40% per
ragioni mediche (dicembre 2016) e di un ulteriore 10% per tenere conto delle circostanze personali, ammonta a fr. 29'473.80, che
raffrontato al reddito da valido di fr. 29'150 danno un grado di invalidità
nullo, come correttamente calcolato dall’amministrazione.

 

                                         Quanto invece al periodo a
partire dal mese di giugno 2017, il reddito statistico ipotetico da invalido di
fr. 54'581.10, diminuito del 50% per ragioni mediche e di una riduzione del
rendimento aggiuntiva del 10%, cui va aggiunto un ulteriore 10% per tenere conto delle circostanze personali, ammonta a fr. 22’105.35. 

                                         Il
grado di invalidità della ricorrente - stabilito confrontando i fr. 22’105.35 al reddito da valido nel
medesimo anno di fr. 29’150.-- - risulta essere del 24.20%, insufficiente per
potere beneficiare di una rendita di invalidità.

 

                                         L’Ufficio
AI ha di conseguenza rettamente negato all’assicurata l’attribuzione di una
rendita di invalidità.

 

                                         Infine, il patrocinatore
della ricorrente ha chiesto che all’interessata venga attribuita una rendita
intera di invalidità per il periodo compreso fra il 19 marzo 2017 e il 19
giugno 2019 (cfr. doc. I, punto 8.2.).

                                         L’Ufficio AI, in sede di
risposta di causa, ha evidenziato come tale richiesta non sia condivisibile,
ritenuto che l’interessata è stata inabile al lavoro al 100% per un periodo
inferiore a tre mesi, e meglio dal 19 marzo 2017 al 18 giugno 2017 come
indicato nel rapporto finale del SMR (doc. 55), o, ancora più precisamente, per
12 settimane come indicato dal perito reumatologo (doc. 56), ciò che determina
un’incapacità lavorativa di 84 giorni. 

                                         Per tali ragioni,
l’Ufficio AI ha concluso che “visto che l’inabilità lavorativa (totale) di cui
sopra non è durata 3 mesi, è a giusta ragione che l’amministrazione non ha
concesso all’assicurata il diritto ad una rendita intera di invalidità” (doc.
IV).

                                         Il TCA non ha motivo per
distanziarsi da queste motivate considerazioni espresse dall’amministrazione.

 

                                         La
decisione impugnata deve, dunque, essere confermata.

 

 

                               2.8.   Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.- e 1'000.- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

                                         Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-vanno poste a carico
dell’assicurata.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è respinto.

 

                                   2.   Le spese di procedura per
fr. 500.-- sono poste a carico dell’assicurata ricorrente.                      

 

                                   3.   Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. 

                                         L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni 

Il presidente                                                          Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                 Gianluca
Menghetti