# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 51e261f6-750b-571c-8818-31d92ef0d632
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2014-07-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Corte di appello e di revisione penale 29.07.2014 17.2014.109
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CARP_001_17-2014-109_2014-07-29.html

## Full Text

Incarto n.

  17.2014.109

  	
  Locarno

  29 luglio 2014/cv

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Corte di
  appello e di revisione penale

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Giovanna Roggero-Will, presidente,

  Damiano Stefani e Giovanni Celio

  

 

	
  segretario:

  	
  Ugo Peer, vicecancelliere

  

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero
pubblico

 

ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello
avviata con annuncio del 17 aprile 2014 da

 

	
   

  	
  AP 1

   

  rappr. dall' DI 1  

  

 

	
   

  	
  contro la sentenza emanata nei suoi confronti il 10 aprile
  2014 dalla Corte delle assise criminali (motivazione scritta intimata il 5
  maggio 2014)

  

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 26 maggio 2014;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che                  con sentenza 10 aprile 2014 la Corte delle assise criminali ha dichiarato AP 1, sedicente, autore colpevole di:

 

-     infrazione
aggravata alla LStup per avere,

      nel periodo
compreso tra il mese di giugno 2013 e il 24 ottobre 2013, a __________, __________ e in altre imprecisate località, agendo in parziale correità con __________
detto “__________”, senza essere autorizzato, alienato 555 grammi di cocaina a consumatori locali;

 

      a __________,
il 24 ottobre 20013, detenuto 2,87 grammi di cocaina destinati alla vendita;

 

-     contravvenzione
alla LStup, per avere, senza essere autorizzato, a __________, __________ e
in altre imprecisate località, nel periodo giugno 2013- 24 ottobre 2013,
consumato 18 grammi di cocaina;

 

-     infrazione
alla LStr (entrata e soggiorno illegale),

                                               per
essere entrato in Svizzera, nel giugno 2013, e per avervi soggiornato fino al
24 ottobre 2013, privo di documenti di legittimazione.

 

                                         In applicazione della
pena, i primi giudici hanno condannato AP 1 alla pena detentiva di due anni e
tre mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto.

                                         La Corte ha, poi, ordinato la confisca di una serie di oggetti (cfr. dispositivo n. 4.), la
confisca e la distruzione dello stupefacente sequestrato e la restituzione al
condannato, previa cancellazione dei dati in memoria, di due cellulari
sequestrati (dispositivo 5).

 

 

Preso atto che             contro la sentenza della Corte
delle assise criminali AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler interporre
appello.

 

Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, con
dichiarazione di appello 26 maggio 2014, AP 1 ha precisato d’impugnare i
dispositivi n. 1.1. e 1.1.1. (ma limitatamente al quantitativo di cocaina
trafficato e al relativo guadagno), n. 2.1 (commisurazione della pena) e 2.2. (pagamento
della tassa di giustizia e dei disborsi).

Senza precisare il quantitativo di cocaina per cui chiede di
essere condannato, AP 1 postula che la pena a suo carico venga determinata in
14 mesi di pena detentiva.

 

                                         AP 1 non ha presentato
istanze probatorie. 

 

Non contestati, i dispositivi n. 1.1.2., 1.2., 1.3., 3., 4., 5. e
6. sono passati in giudicato.

 

 

Esperito                         il pubblico dibattimento il
29 luglio 2014, durante il quale:

                                         -     il
procuratore pubblico ha postulato l’integrale reiezione dell’appello presentato
da AP 1;

                                         -     il
patrocinatore di AP 1 ha chiesto:

•  che la condanna
per infrazione aggravata alla LStup sia limitata alla vendita di un
quantitativo di 330 grammi di cocaina, mentre non contesta di avere detenuto 2,87 grammi di cocaina;

•  che la
pena sia ridotta a 14 mesi di detenzione, sospesa condizionalmente con un
periodo di prova di 4 anni.

 

 

Ritenuto

                                    I.   Potere cognitivo della
Corte di appello e di revisione penale

 

                                   1.   Giusta l’art. 398
cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di
primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In
particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del
diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata
o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto
dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).

Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP -
secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso (“plein pouvoir
d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti
impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in fatto e
in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime cure.

Sulla questione della
cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo di precisare che
l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate
ed ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non può limitarsi ad
individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne il giudizio ma
deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione - che
sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero
convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle
prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012, consid.
2.1 che cita, fra gli altri, Luzius Eugster, in: Basler Kommentar,
Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642,
confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.1; cfr., inoltre,
Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP,
giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766). 

L'appellante può limitare il
suo appello ad alcuni punti del dispositivo del giudizio di prima istanza (art.
399 cpv. 4 CPP). In questi casi, giusta l’art. 404 cpv. 1 CPP, la giurisdizione
d’appello esaminerà soltanto i punti impugnati. Il principio soffre ad ogni
modo di un’importante eccezione, secondo cui, a favore dell’imputato, il potere
di esame della Corte di appello si estende anche ai punti non appellati (art.
404 cpv. 2 CPP; Mini, Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 398, n.
13, pag. 741).

Il TF ha precisato che,
nell’ambito dei singoli punti impugnati (enumerati esaustivamente alle lettere
a-g dell’art. 399 cpv. 4 CPP), il controllo della giurisdizione di appello è
nuovo e completo: l’appello parziale non permette, infatti, alle parti di
sottoporre al controllo del tribunale di secondo grado soltanto alcuni fatti, sottraendone
altri al suo esame. Secondo l’Alta Corte, un appello parziale formulato in tal
senso non va dichiarato irricevibile ma interpretato in maniera estensiva, in
modo da soddisfare le esigenze dell’art. 399 cpv. 4 CPP, conformemente alla
volontà del legislatore che ha voluto permettere alla giurisdizione di appello
di esercitare un ampio controllo sulla causa che gli viene sottoposta (STF
6B_404/2012 del 21 gennaio 2013, consid. 2.2).

 

                                   2.   Per quel che
riguarda il potere cognitivo in tema di commisurazione della pena, sotto
l’egida del previgente ordinamento processuale la Corte di cassazione e di revisione penale - come il Tribunale federale - interveniva con
estremo riserbo, unicamente laddove la sanzione si poneva al di fuori del
quadro edittale, si fondava su criteri estranei all’art. 47 CP, disattendeva
elementi di valutazione prescritti da quest’ultima norma oppure appariva
esageratamente severa o esageratamente mite, al punto da denotare eccesso o
abuso del potere di apprezzamento (DTF 135 IV 191 consid. 3.1; DTF 134 IV 17
consid. 2.1; DTF 129 IV 6 consid. 6.1 e riferimenti; DTF 128 IV 73 consid. 3b,
DTF 127 IV 10 consid. 2; STF 6B_78, 81, 90/2008 del 14 ottobre 2008 consid.
3.3; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.3).

Il nuovo CPP federale permette invece di censurare, mediante
l’appello, non solo l’eccesso o l’abuso del potere di apprezzamento (art. 398
cpv. 3 lett. a CPP), ma anche l’inadeguatezza (art. 398 cpv. 3 lett. c CPP; cfr
Schmid, Handbuch des Schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo 2009, § 91, n.
1512, pag. 695 con riferimento all’art. 393 cpv. 2 lett. c CPP; Schweizerische
Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo 2009, ad art. 398, n. 9, pag.
767). Esso conferisce, dunque, alla giurisdizione d’appello la facoltà di
rivedere liberamente anche le questioni suscettibili di apprezzamento,
verificando che la decisione adottata in primo grado sia effettivamente la
migliore possibile, senza che il controllo sia più limitato alla conformità
della stessa con l’ordinamento giuridico (cfr., in particolare, Schmid,
Praxiskommentar, ad art. 398, n. 9, pag. 767 e ad art. 393, n. 17, pag. 759;
Eugster, Basler Kommentar, StPO, ad art. 398, n. 1, pag. 2642: “Auch reine
Ermessensfragen […] unterliegen der freien Überprüfung”;
Stephenson/Thiriet, Basler Kommentar, StPO, ad art. 393, n. 17, pag. 2622-2623;
Mini, Commentario CPP, ad art. 393, n. 37, pag. 732). In materia di pena,
dunque, la giurisdizione d’appello deve procedere ad una commisurazione
autonoma (così come, in generale, ad una libera valutazione di tutte le altre
questioni sottoposte ad apprezzamento), senza limitarsi a controllare che il
giudizio di prima istanza rientri nei limiti di apprezzamento conferiti dal
legislatore (Schmid, Handbuch des Schweizerischen Strafprozessrechts, Zurigo
2009, § 91, n. 1512, pag. 695 con riferimento all’art. 393 cpv. 2 lett. c CPP;
cfr STF 6B_548/2011 del 14 maggio 2012, consid. 3 in cui il TF, commentando gli art. 399 e 404 cpv 1 CPP, ha sposato la tesi della dottrina
maggioritaria precisando che l’appello produce, di principio, un effetto
devolutivo completo e conferisce, perciò, alla giurisdizione d’appello un pieno
potere d’esame che le permette di rivedere la causa liberamente sia in fatto,
che in diritto, che in opportunità; cfr, pure, DTF 139 IV 84, consid. 1.2,
confermato in STF inc. 6B_54/2012 del 14 gennaio 2013, consid. 4; v. anche STF inc. 6B_54/2012
del 14 gennaio 2013, consid. 4).

 

 

                                   II.   Principi applicabili
all’accertamento dei fatti

 

                                   3.   Giusta l’art. 139
cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre
autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo
le conoscenze scientifiche e l’esperienza che, in applicazione dell’art . 10
cpv. 2 CPP, valuta liberamente (Bernasconi e altri, Commentario CPP, ad art.
139, n. 1, pag. 297; ad art. 10, n. 24, pag. 49 ad art. 10, n. 15 e 16, pag.
48; Bénédict/Treccani, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 139, n.
2, pag. 603; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler
Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 47, pag. 170 e segg.; Piquerez,
Traité de procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, § 100, n. 744,
pag. 472; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea
2005, § 39, n. 22, pag. 157 e § 62, n. 4, pag. 288; STF 6B_1028/2009 del 23
aprile 2010; 6B_10/2010 del 10 maggio 2010; 6B_936/2010 del 28 giugno 2011).

                                         Si ricorda che, in
mancanza di prove dirette, un giudizio può fondarsi anche su prove indirette,
cioè su indizi (STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid. 3.9; STF 1P.333/2002
del 12 febbraio 2003 consid. 1.4, pubblicata in Pra 2004 n. 51 pag. 253;
1P.20/2002 del 19 aprile 2002 consid. 3.2; Rep. 1990 pag. 353 con richiami,
Rep. 1980 pag. 405 consid. 4b), cioè su circostanze di fatto certe da cui si
può trarre, dopo un processo di induzione
condotto con un metodo rigorosamente logico e preciso, una conclusione circa la sussistenza o meno del fatto da
provarsi (Hauser/ Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht,
Basilea 2005, § 59, n. 12 a 15 con richiami, pag. 277; Manzini, Trattato di
diritto processuale penale italiano, Vol. terzo, 1956, pag. 416 e segg.; Hans
Walder, Der Indizienbeweis im Strafprozess, in RPS 108 (1991) pag. 309 cit. in
part. in STF 6P.72/2004 del 28 giugno 2004 consid. 1.2 ed in 6P.37/2003 del 7
maggio 2003 consid. 2.2; cfr. anche STF 6P.218/2006 del 30 marzo 2007 consid.
3.9; cfr. pure sentenze CARP 17.2011.55 del 26 ottobre 2011 consid. 11;
17.2011.42 del 2 settembre 2011 consid. 6.3; 17.2011.1 dell’8 aprile 2011
consid. 2.5; 17.2010.69 dell’8 aprile 2011 consid. 3.3.1 e sentenza CCRP
17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.b, confermata dal TF). 

 

 

                                  III.   L’imputato: vita e
precedenti penali

 

                                   4.   Sulla vita di AP 1 si
richiama, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, quanto indicato al consid. 1
della sentenza impugnata, ovvero le dichiarazioni rilasciate dall’imputato agli
inquirenti sulla sua persona:

 

“ 1. In merito alla sua vita, AP 1, sedicente cittadino
tunisino, ha dichiarato al PP:

 

Mi trovo in Italia dal mese di marzo 2011, sono
arrivato in nave a Lampedusa. Mi sono
poi trasferito in Svizzera dove ho chiesto
asilo e dove sono rimasto per tre mesi. Non ho atteso la conclusione
della procedura d'asilo ma sono rientrato in Italia.

ADR che sono rientrato in Italia perché mio fratello
__________ era stato coinvolto in una rissa con un connazionale e quindi io
sono andato per aiutarlo e vedere come stava.

Mi sono poi stabilito a __________ dove lavoro in un
negozio tunisino e faccio i panini per il Kebab. Non ho nessun permesso per
risiedere in Italia. L'avevo ricevuto ma siccome ho lasciato il paese mi é
stato revocato.

ADR che __________ vive con me a __________
e non ci sono altri membri della famiglia con noi. (...)

In Tunisia ho frequentato le scuole dell'obbligo e
ho lavorato nel turismo nei bazar a vendere
tappeti e altri oggetti. In Italia ho
lavorato anche come cameriere. Sono venuto in Europa per aiutare la mia famiglia che è povera. Mio fratello __________ ha 18 anni mentre in Tunisia ho due fratelli
di 30 e 21 anni e una sorella di 25
anni. I miei genitori vivono a __________. Mio padre è anziano e non lavora più.
(VI 24.10.2013 pag. 2).”

(sentenza impugnata, consid. 1, pag. 5)

 

                                   5.   AP 1 risulta
incensurato sia in Svizzera, che in Italia, che in Francia, che in Germania (cfr.
estratto casellario giudiziale, AI5, 13, 21, 27 e 40).

 

 

                                         IV. Circostanze
dell’arresto

 

                                   6.    Sul tema, si
richiama il consid. 3 della sentenza impugnata:

 

“ L'arresto dell'imputato é scaturito da un controllo dell'appartamento
intestato a __________, situato al 13.mo piano dello stabile sito in Via __________
a __________, eseguito dalla Polizia il 24 ottobre 2013.

In tale occasione la Polizia procedeva al fermo di AP 1 che risultava soggiornare in Svizzera illegalmente (…). Dalla
perquisizione dell'appartamento ed in particolare della camera da letto
occupata da AP 1, la polizia rinveniva, in una tasca dei suoi pantaloni, 5 grammi lordi di cocaina contenuti in 5 sacchettini di plastica e la somma di fr. 2'740.- e € 200.-.

Nel medesimo locale, sopra l'armadio, veniva
rinvenuto un sacchettino di plastica contenente piccoli sassolini apparentemente
di cocaina per complessivi 5 grammi lordi, poi risultati essere mannitolo,
polvere che secondo la polizia "con ogni probabilità veniva utilizzata
per tagliare la cocaina" (AI 42). Venivano inoltre
ritrovati diversi telefonini che AP 1 confermava essere in suo uso.

AP 1 veniva tradotto in Polizia ed interrogato. Dopo
un'iniziale reticenza, fin dal primo interrogatorio ammetteva il proprio
coinvolgimento nello spaccio di cocaina.

Al termine`del verbale, AP 1 veniva
arrestato.

L'istanza di carcerazione preventiva inoltrata il 25
ottobre 2013 dal Procuratore pubblico veniva accolta dal GPC con decisione di
pari data (AI 10).

AP 1 é rimasto in carcerazione preventiva fino al 14 gennaio 2014. Il 15 gennaio 2014 è stato
posto in esecuzione anticipata di
pena (AI 36).”

(sentenza impugnata, consid. 3, pag. 6)

 

 

                                         V. Risultanze
dell’inchiesta

 

                                   7.   Nel suo primo verbale,
dopo un’iniziale negazione, AP 1 ha ammesso di avere spacciato, nel periodo da
luglio a metà ottobre 2013, circa 630 gr di cocaina . Egli ha detto di
averlo fatto per conto di un connazionale, tale __________, che aveva lasciato la Svizzera una decina di giorni prima del suo arresto. Sullo spaccio, l’interrogato aveva
precisato quanto segue:

 

“ __________ veniva contattato dai suoi clienti e poi mi consegnava la
cocaina che io poi recapitavo a questi soggetti.

Posso dire che a partire dal mese di luglio 2013/metà
ottobre 2013, ho lavorato per __________, mediamente ogni giorno consegnavo
all'incirca 10/15 dosi di cocaina da 0.7 grammi incassando per ogni singola dose CHF 80.--.

Il mio guadagno per la
vendita di ogni singola dose di cocaina era di CHF 8.--.

Complessivamente nel periodo summenzionato ritengo
di aver spacciato per conto di __________
all'incirca grammi 630 di cocaina, dico ciò perché nel corso del mese di
agosto o settembre ho trascorso due settimane in Italia.

Le transazioni con i clienti di __________, che io
concludevo materialmente avvenivano quasi
sempre nei pressi del parco giochi posto all'altezza del ponte bianco
posto lungo via __________.”

(PS 24.10.2013 pag. 7)

 

                                         Anche in seguito, di
fronte al PP, AP 1 ha confermato le sue iniziali dichiarazioni. Al riguardo, si
cita quanto indicato dai primi giudici al consid. 6 della sentenza impugnata:

 

“ Anche dinanzi
al Procuratore pubblico (verbale PP 24.10.2013) l’imputato riferiva la stessa
versione dei fatti precisando che il suo amico “__________mi ha
chiamato e mi ha detto di raggiungerlo". Spiegava
che __________ "è un cittadino
tunisino" che aveva conosciuto quando era arrivato in Italia, a __________,
e che lo "aveva chiamato e mi
aveva detto di venire in Svizzera che mi avrebbe trovato lavoro. Mi aveva anche
detto che mi avrebbe anche procurato il posto dove stare"; ha aggiunto che
quando si trovava qua "__________ mi ha proposto di vendere cocaina. Lui
contattava le persone e io facevo le consegne di cocaina".

Ha spiegato che __________ lo contattava al telefono
e quando lo raggiungeva gli consegnava la cocaina da portare ai suoi clienti.
Durante gli spostamenti __________ lo seguiva con il telefono e gli indicava le
persone alle quali consegnare la cocaina che arrivavano a piedi o in auto. Ha
ribadito di ricevere il guadagno di "8.- franchi per ogni pallina che
consegnavo. Ne consegnavo 10/11 al
giorno, guadagnavo circa 90.- franchi al giorno". Confermava inoltre che i
 5 grammi lordi di cocaina trovati nella tasca dei suoi pantaloni erano suoi,
mentre dichiarava di non sapere di chi fossero gli altri 5 grammi di sostanza (poi risultata essere mannitolo) rinvenuti nella camera da letto da lui
occupata. Dichiarava che il quantitativo di 630 grammi di cocaina spacciato, indicato nel verbale di Polizia, era "grossomodo
corretto". Spiegava che erano giunti a detto quantitativo considerando
"un quantitativo di cocaina consegnata ogni giorno di circa 7 grammi fino a un massimo di 10 grammi. Per __________ ho lavorato circa tre mesi e quindi facendo
il calcolo si raggiunge questo importo. Considerato che ho lavorato per circa
90 giorni consegnando un minimo di 7 grammi di cocaina, il quantitativo di 630 grammi può essere corretto anche se non ho tenuto un calcolo preciso". AP
1 dichiarava di aver guadagnato circa fr. 6'000.-, che aveva spedito
direttamente in Tunisia tramite la Western Union oltre ai soldi spesi per vivere e per mangiare.
Precisava poi che "i soldi li ha fatti spedire __________ a un suo
cliente" italiano. Indicava di aver dato i soldi a __________ con il nome
e l'indirizzo di sua sorella in Tunisia. ________ gli faceva quindi sapere il
numero del codice che lui comunicava a sua sorella indicando di aver
"avuto conferma da mia sorella che tutti i soldi sono arrivati”.

Precisava che __________ era partito per l'Italia
10/11 giorni prima perché sapeva che la Polizia lo cercava e che il suo telefono era sotto controllo. Alla sua partenza __________ gli aveva lasciato i
telefoni ma non la cocaina per cui per continuare a spacciare ha comperato 5 grammi al __________ di __________ due giorni prima del fermo, precisando di aver fatto questo "perché avevo fame non avevo più soldi e non
volevo andare a rubare".

Ha dichiarato infine di aver venduto cocaina assieme
a __________ "perché avevo bisogno di soldi per aiutare la mia famiglia.
Non potevo lavorare perché senza documenti. In Italia lavoravo 12/13 ore al
giorno e guadagnavo 1'000.- euro. Riuscivo a spedire alla mia famiglia circa
500.- euro al mese".

In merito al denaro sequestrato e di cui era in
possesso al momento del fermo, fr. 2'740.- e € 200.-, dichiarava di averlo
guadagnato vendendo cocaina, aggiungendo che "credo di avere acquistato
circa 45/50 grammi al __________ e di averli venduti. In questo quantitativo
sono compresi anche i 5 grammi sequestrati oggi
(verbale PP 24.10.2013).”

(sentenza impugnata, consid. 6, pag 7, 8 e 9)

 

                                   8.   L’esame dei tabulati
retroattivi dei diversi cellulari in uso a AP 1 (alcuni di questi,
probabilmente in precedenza utilizzati da __________) ha permesso di
identificare alcuni acquirenti che, agli inquirenti, hanno confermato di avere
acquistato cocaina dal qui appellante. Gli interrogatori degli acquirenti hanno
supportato vendite per circa 100 grammi di stupefacente (cfr. sentenza
impugnata, consid. 7, pag. 9).

 

                                         Inoltre, durante
l’inchiesta:

 

“
l'imputato riconosceva inoltre __________ in
fotografia (VI PG 11.11.2013; VI PG 25.11.2013),
consentendone l'identificazione in __________, sedicente, nato l'11.12.1992.
Successivamente, l'imputato ammetteva anche - contrariamente a quanto
dichiarato in precedenza - che la ragazza di cui in polizia gli era stata
mostrata la foto con il nome di __________, era effettivamente l'amica di __________
che aveva conosciuto a __________ (VI PP 08.01.2014 pag. 3).

(sentenza impugnata, consid. 7, pag 9)

 

                                   9.   Nell’ultimo verbale,
AP 1, pur ribadendo di avere, nel periodo indicato, venduto cocaina sia per
conto di __________ che in proprio, ha ridimensionato il quantitativo
complessivo spacciato:

 

“ In merito al quantitativo di cocaina venduta, dichiarava che
"contrariamente a quanto dichiarato sia nel verbale dell'arresto che in
quelli successivi, non erano 630 grammi bensì al massimo 300 grammi. Giuro che al massimo ho venduto 300 grammi". Sulle dosi che recapitava ogni giorno
dichiarava che "consegnavo ogni giorno 5, 6, ma anche solo 4 dosi di
cocaina e non 10/15 come da me in precedenza dichiarato. Confermo però che per
ogni dose venduta guadagnavo fr. 8.-. __________ avrebbe dovuto darmi fr. 6`000 per le
vendite fatte, ma lui non ha mai consegnato il denaro nelle mie mani ma l'ha
fatto avere direttamente in Tunisia ai miei
familiari, convertendolo in euro. Da mia sorella ho avuto conferma di
aver ricevuto 4'500 euro circa".

Di fronte alla contestazione del Procuratore pubblico che sulla
base di un guadagno di fr. 8.- per ogni dose consegnata, tenuto conto della
somma spedita in Tunisia - come da lui stesso riferito - pari a circa fr.
6'000.-, avrebbe consegnato circa 750 dosi di cocaina, che moltiplicate per un
peso medio di 0,7 grammi corrispondevano a circa 525 grammi di cocaina e quindi ad un quantitativo ben superiore ai 300 grammi che lui ammetteva, l'accusato dichiarava che il quantitativo "di circa 525 grammi può essere giusto. Quello che avevo calcolato nel primo verbale di Polizia e confermato all'interrogante al momento dell'arresto di circa 630 grammi, mi sembra un po' eccessivo".

L'accusato ammetteva inoltre che al quantitativo di 525 grammi "vanno aggiunti circa 30 grammi che ho acquistato al __________ dopo la partenza di __________.
Ho comperato tre volte un ovulo da 10 grammi. Questo quantitativo l'ho venduto tutto, ad eccezione di tre o cinque grammi lordi che sono stati sequestrati
dalla Polizia il giorno del mio arresto. Gli ovuli li ho pagati tra i 450 e 550
franchi. Questi ovuli li ho suddivisi in palline. Da ogni ovulo ricavavo 12/13
pallina da circa 0,7/0,8 grammi l'una, che vendevo
a 80/100 franchi”.

Dichiarava quindi che i fr. 2'740.- ed Euro 300.-
erano il guadagno della vendita di questa cocaina. Allegava che __________
prima di partire gli aveva lasciato fr. 1'000.- per acquistare la cocaina e che
al ritorno di __________ - come si erano accordati - avrebbero diviso a metà il
guadagno.

Specificava di aver venduto la cocaina per __________
a volte anche a fr. 40.-/50.- la dose, ma in media tra i fr. 80.- e fr. 100.- e
a pochi clienti la vendeva anche a fr. 120.-.

La cocaina venduta personalmente, vale a dire i 30 grammi, li aveva venduti tra gli 80 e i 100 franchi.

In conclusione, l'accusato dichiarava che
"riassumendo le mie dichiarazioni,
ammetto di aver venduto complessivamente circa 555 grammi di cocaina. Per quanto riguarda il mio consumo, confermo che si trattava di circa 16/18
grammi complessivi”. Ripeteva che la cocaina trovata nelle tasche dei suoi
pantaloni e sequestrata dalla Polizia era sua al contrario della sostanza
trovata sopra l'armadio che non gli apparteneva. Ha ripetuto di non aver mai
tagliato la cocaina perché non era di buona qualità e quindi non si poteva
tagliare di più. Affermava di aver provato quella cocaina e che non gli
sembrava particolarmente buona.

Dichiarava che confezionava le dosi "ad occhio",
senza pesare la cocaina, aggiungendo che era stato __________ a
spiegargli come fare. Al termine del verbale, in merito ai fatti contestatigli,
dichiarava che "ammetto le mie responsabilità e mi scuso per quello che ho fatto.
So di aver sbagliato a
spacciare cocaina, ma l'ho fatto perché avevo bisogno di soldi".

(sentenza impugnata, consid. 8, pag. 9 -11)

 

 

                                         VI. Giudizio di primo
grado

 

                            10. a.   Al dibattimento di primo grado, AP 1 ha, ancora una volta, modificato la sua versione affermando
che:

-      
non era venuto in Svizzera perché __________ lo aveva chiamato (come
aveva detto in precedenza) ma per sua iniziativa;

-      
aveva incontrato __________ al __________ di __________ che gli aveva
offerto ospitalità in cambio del suo aiuto nello spaccio;

-      
i 555 grammi indicati nell’AA comprendevano anche la cocaina che __________
aveva venduto “da solo, per conto suo” (all. 1 al verb. dib. di primo
grado, pag. 2).

 

                                         Confrontato con le diverse
dichiarazioni rese in precedenza, AP 1 ha detto:

 

“ all’inizio
dell'inchiesta non ho detto la verità. Poi da solo ho deciso di dire la verità.
É giusto che io e __________ abbiamo
venduto 525 grammi di cocaina in totale, ma sono compresi anche i quantitativi che
__________ ha venduto da solo. lo ho
venduto al massimo 300 grammi di cocaina, più 30 grammi di cocaina che ho comperato al __________ e che ho venduto io da solo". 

(sentenza impugnata, consid. 9, pag. 11)

 

                                         Sul resto, AP 1 ha:

 

-      
confermato di avere lavorato per __________
e avere venduto cocaina per fr. 6’000.-, con la differenza, però, (rispetto
alle altre sue dichiarazioni) che __________ non gli avrebbe mai dato i fr. 6’000.-
dovuti: “__________non mi ha dato i soldi, non ho ricevuto nulla. Non mi ha
spedito i soldi in Tunisia (…) Non è vero quanto avevo dichiarato e cioè che
mia sorella mi aveva confermato che aveva ricevuto Euro 4.500.-” (all. 1 al
verb. dib. di primo grado, pag. 3);

-      
confermato di avere venduto circa
750 dosi di cocaina nell’arco dei 3 mesi indicati dall’AA; 

-      
precisato che ogni dose (pallina)
conteneva, in media, 0,7 gr. di cocaina;

-      
confermato che il guadagno per
ogni pallina (dose) venduta era di fr. 8.-;

-      
confermato che i 2,87 gr. da lui
detenuti al momento dell’arresto erano destinati alla vendita.

 

                                         Sulla scorta di queste
dichiarazioni, con l’accordo delle parti, il quantitativo di cui al punto 1.
dell’AA è stato indicato in “almeno 555 gr. netti” (all. 1 al verb dib di primo
grado, pag. 3).

 

                                  b.   Durante il
dibattimento di primo grado, si è, poi, parlato di minacce ricevute da AP 1 per
il tramite dei suoi familiari che erano stati contattati da __________.

                                         Il qui appellante, al
riguardo, ha detto:

 

“ di aver paura perché __________ mi ha fatto sapere che non è finita
qua, che me la farà pagare quando esco dal carcere. E’ vero che __________ ha insultato mio padre al telefono ed è vero che
gli ha detto che siccome non poteva raggiungere me, aveva chiamato mio padre,
che si trova in Tunisia".

(sentenza impugnata, consid. 9, pag. 11)

 

                                11.   Sul quantitativo
venduto, i primi giudici hanno considerato quanto segue:

 

“ La Corte - preso atto delle nuove dichiarazioni dell'accusato - ha
considerato che sul quantitativo di cocaina venduto, le dichiarazioni
dell'accusato non sono state costanti. Infatti, nel primo verbale di Polizia ha
indicato spontaneamente di aver spacciato 630 grammi di cocaina, quantitativo ottenuto sulla base di un calcolo preciso, segnatamente
moltiplicando il numero dei giorni in cui aveva spacciato - indicati in 90 - per
il quantitativo indicato di 7 grammi minimo (da 7 a 10 grammi) consegnati ogni giorno ai vari consumatori.

Detto quantitativo (630 grammi) l'accusato lo aveva poi confermato dinanzi al PP.

Successivamente aveva dichiarato di aver venduto
invece solo 300 grammi ma, di fronte alla contestazione del PP del calcolo del
quantitativo di cocaina eseguito sulla base dei dati da lui forniti relativi al
guadagno e alla consegna giornaliera delle dosi, che conduceva a ben altro
totale di cocaina spacciato, AP 1 aveva ammesso il quantitativo di 525 grammi oltre ai 30 grammi acquistati al __________ e venduti da solo per cui il totale dello
spaccio aumentava fino a 555 grammi indicati nell'atto d'accusa.

 

La Corte ha considerato che
anche a fronte delle nuove dichiarazioni dell'accusato, è indiscusso che AP 1
ha mantenuto sempre costante l'indicazione della somma totale da lui guadagnata
con lo spaccio, indicata in fr. 6'000.-, così come ha mantenuto costante il suo
guadagno di fr. 8.- per ogni pallina venduta contenente 0,7 grammi di cocaina, così come il numero delle dosi - 750 - di cocaina da lui vendute nel periodo

giugno 2013 - 24 ottobre 2013.

Pertanto, ha ritenuto la Corte,
il quantitativo di 525 grammi imputato nell'atto d'accusa discende da questo preciso calcolo eseguito sulla base delle
indicazioni lineari e costanti che l'accusato ha riferito spontaneamente agli
inquirenti e che non ha mai modificato prima ma che ha ribadito durante
l'inchiesta e anche in aula (guadagno per ogni pallina, cifra totale guadagnata,
numero di dosi consegnate, contenuto di cocaina di ciascuna pallina e periodo dello spaccio).

Di conseguenza, la Corte, sulla base dei dati costanti e fermi forniti dall'accusato stesso, ha confermato il quantitativo di 525 grammi, frutto del suddetto calcolo (fr. 6'000.- diviso il guadagno di fr. 8.- = 750 x 0,7 = 525 grammi), nei quali sono compresi i circa 100 grammi fondati sulle chiamate in correità degli
acquirenti ed ai quali vanno aggiunti i 30 grammi venduti in proprio da AP 1 e da lui previamente acquistati al __________.

La Corte ha considerato inoltre
indiziante di un importante traffico di cocaina, sia la disponibilità di denaro
dimostrata con l'acquisto di un tablet sia la somma - senz'altro importante -
che gli è stata sequestrata di fr. 2'985.50, quale utile netto che l'accusato
ha conseguito nei - soli - 10/11 giorni in cui, partito __________, si è
immediatamente e prontamente dato da fare con gli acquisti e le vendite in
proprio di cocaina, ciò che conduce ad uno spaccio pregresso altrettanto
importante non limitato a poche decine di grammi.

La Corte ha considerato ancora
ed infine che l'accusato e la sua difesa, sulla base dei quantitativi ammessi
dinanzi al PP (555 grammi di spaccio totale), ha postulato che si procedesse nei suoi confronti con il rito
abbreviato, ciò che ha evidentemente quale presupposto l'ammissione dei
quantitativi (555 grammi di spaccio totale) che AP 1 aveva riconosciuto. Tutte
queste risultanze insieme hanno condotto la Corte a confermare il quantitativo di 555 grammi netti di cocaina, indicato nell'atto d'accusa.

(sentenza impugnata, consid. 10, pag. 12 e 13)

 

 

Appello 

 

                                  A.   Infrazione
aggravata alla LStup

 

                                12.   Come visto in
ingresso, AP 1 ha appellato il giudizio di primo grado chiedendo, in primo
luogo, un diverso (ed, evidentemente, inferiore) accertamento del quantitativo
da lui venduto. Egli ha precisato, al dibattimento d’appello, la sua richiesta
chiedendo, così come al dibattimento di primo grado, che esso venga ridotto a 330 grammi complessivi. 

                                         Affermando, in sintesi,
che:

                                         -
    in base alle dichiarazioni degli acquirenti risultano comprovate vendite
per solo 110.8 grammi;

                                         -
    non vi sono riscontri oggettivi in relazione al profitto di fr. 6’000.-,

                                         egli conclude sostenendo
che non si può fare altro che stabilire il quantitativo venduto sulla scorta
delle dichiarazioni da lui rese al dibattimento di primo grado. 

 

                                13.   Non occorre spendere
molte parole per spiegare i motivi per cui questa Corte condivide integralmente
- e, quindi, fa proprie - le argomentazioni sulla scorta delle quali i primi
giudici hanno accertato che AP 1 ha venduto almeno 555 grammi di cocaina.

                                         Esse traggono, infatti,
spunto, da una corretta lettura del materiale probatorio in atti.

                                         Del resto, non si
comprende il motivo per cui non si dovrebbero ritenere fede facenti le costanti
dichiarazioni rese dall’appellante sul guadagno (avuto o solo dovuto dal
correo) così come sul contenuto di ogni “pallina” (0,7 grammi), sul numero di “dosi” (palline) vendute e sul guadagno che gli derivava da ogni vendita
(fr. 8.- a pallina). Ancor meno si comprende il motivo per cui, a queste
dichiarazioni (come detto, costanti), si dovrebbe preferire l’ultima (di tante)
resa sul quantitativo venduto. Questo a maggior ragione se si considera che, al
dibattimento d’appello, AP 1 ha modificato nuovamente la propria versione,
giocando ancora una volta al ribasso nell’evidente intento di ottenere uno
sconto di pena. 

 

                                         L’appello, su questo
punto, è, quindi, da respingere.

 

                                      

                                  B.   Commisurazione
della pena

 

                                14.   L’appellante ha
chiesto che la pena detentiva a suo carico venga ridotta a 14 mesi.

 

                                         Il
procuratore pubblico ha, invece, chiesto la conferma della pena inflitta in
primo grado.

 

                             14.1.   La prima Corte,
commisurando la pena a carico di AP 1, ha ritenuto quanto segue:

                                         

“ In concreto la colpa dell'accusato è oggettivamente grave avuto
riguardo al quantitativo di sostanza stupefacente - oltre mezzo chilo di
cocaina trattato in poco più di tre mesi. Pertanto ciò che aggrava la sua colpa
è l'aver agito in maniera intensa e reiterata dal momento che in poco più di
tre mesi ha rifornito numerosi acquirenti del considerevole quantitativo di
oltre mezzo kg. di cocaina.

L'attività illecita era condotta con grande
convinzione se appena si considera che quando __________ ha lasciato la Svizzera, l'accusato non ha pensato di lasciare il territorio e non ha smesso l'illecita
attività ma si è dato immediatamente da fare industriandosi in proprio con i
telefoni lasciatigli da __________ e quindi con i contatti nell'ambiente degli
stupefacenti. Ha così acquistato i 30 grammi di cocaina da spacciatori occasionali e li ha venduti a diversi consumatori, come dimostra il sequestro degli
oltre fr. 2'986.- che l'accusato stesso ha dichiarato essere provento dello
spaccio della sostanza.

L'attività di spaccio è stata interrotta solo grazie
all'avvio dell'inchiesta e all'intervento degli inquirenti, diversamente
l'accusato sarebbe andato avanti per chissà quanto tempo ancora alimentando il
consumo di decine di consumatori, come dimostra la cocaina trovata in suo
possesso e che è stata sequestrata al momento del fermo.

Ad aggravare la sua colpa vi è inoltre che ha agito
per fine di lucro, per l'illecito guadagno dal momento che è sì consumatore di
cocaina ma ha agito e lo dice lui stesso, per soldi e soprattutto soldi facili
come dimostra il denaro di cui era in possesso al momento del fermo.

Del resto l'accusato, contrariamente a quanto
allega, non era in mezzo alla strada dal momento che lui stesso ha dichiarato
che il lavoro che svolgeva in Italia gli consentiva un guadagno di € 1'000.-
che certamente gli avrebbe permesso di vivere decorosamente senza mettersi a
spacciare cocaina. Ne discende che, in sostanza, l'accusato ha liberamente
fatto quel che intendeva fare senza costrizioni circostanziali.

 

In merito al comportamento nei confronti
dell'inchiesta va detto che l'accusato anche se inizialmente ha fatto delle
ammissioni, ha poi giocato al ribasso se si tiene conto del quantitativo
inizialmente ammesso ma che ha poi ridimensionato. Anche in aula ha riproposto
la stessa versione al ribasso ritrattando i quantitativi ammessi dinanzi al PP.
Alla ritrattazione tuttavia, come visto, la Corte non ha creduto e non ha ritenuto comunque che la stessa inficiasse i quantitativi spacciati tratti dalla
somma (fr. 6'000.-) che avrebbe dovuto ricevere da __________ e stante il guadagno di fr. 8.- per ciascuna
pallina di cocaina venduta.

La Corte ha tenuto conto a suo
favore delle ammissioni seppur parziali che ha fatto, così come dell'avvenuto
riconoscimento del correo "__________" che ha consentito agli
inquirenti di procedere alla sua identificazione.

In merito alla sua condizione in Svizzera, la Corte ha considerato che AP 1, è la seconda volta che viene in Svizzera. La prima volta, nel 2011, ha presentato domanda d'asilo ma dopo l'audizione è sparito senza darsi neppure la pena di
attendere la conclusione della procedura, abbandonando il territorio svizzero a
comprova, secondo la Corte, che la richiesta d'asilo era solo un pretesto per
giustificare la sua presenza sul nostro territorio. A giugno 2013 varca per la
seconda volta il confine e giunge in Svizzera del tutto privo di documenti e si
è messo immediatamente a fare quello per cui è ritornato sul nostro territorio
e cioè spacciare cocaina soggiornando illegalmente a queste latitudini fino
alla data del suo arresto.

E' rimasto sedicente fino al dibattimento visto che
non ha fatto alcuno sforzo nonostante il tempo trascorso dal suo arresto - 5
mesi almeno - ampiamente sufficienti a far pervenire un valido documenta
d'identità ciò che conduce a ritenere che l'assenza di un documento è del tutto
intenzionale e voluta così da impedire alle Autorità svizzere l'accertamento
della sua vera identità, ciò che non depone certo a suo favore.

La Corte, considerato che l'accusato
è formalmente incensurato, tenuto conto della gravità dei fatti, del concorso
dei reati, del carcere preventivo sofferto, della sua precaria situazione
familiare e personale, ha ritenuto adeguata alla sua colpa una pena detentiva
di 2 anni e 3 mesi”

(sentenza impugnata, consid. 14, pag. 15 e 16).

 

                             14.2.   Giusta l’art. 19 cpv. 1 lett. c, d LStup, è punito con una
pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria chiunque, senza essere
autorizzato, acquista, detiene o aliena stupefacenti.
Nei casi gravi è prevista una pena detentiva non inferiore
a un anno, cui può essere cumulata una pena pecuniaria (cpv. 2).

                                         La contravvenzione alla
LStup è, invece, punita con la multa  (art. 19a cifra 1 LStup).

Ai sensi dell’art. 115 cpv. 1
lett. b LStr chiunque soggiorna illegalmente in Svizzera è punito con una pena
detentiva sino a un anno o con una pena pecuniaria.

 

Secondo l’art. 49 cpv. 1 CP, quando per uno o più reati risultano
adempiute le condizioni per l’inflizione di più pene dello stesso genere, il
giudice condanna l’autore alla pena prevista per il reato più grave
aumentandola in misura adeguata. Non può tuttavia aumentare di oltre la metà il
massimo della pena comminata ed è in ogni modo vincolato al massimo legale del
genere di pena (Ackermann, Basler Kommentar, Strafrecht I, 2. ed., Basilea
2007, ad art. 49, n. 8 e seg., pag. 908 seg.; Trechsel/Affolter-Eijsten,
Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Zurigo 2008, ad art. 49, n. 7
e seg., pag. 282 seg.; Stratenwerth/Wohlers, Schweizerisches
Strafgesetzbuch, Handkommentar, 2. ed., Berna 2009, ad art. 49, n. 1, pag. 114;
Stoll, Commentaire romand, Code pénal I, Basilea 2009, art. 49, n. 78, pag.
506).

 

                             14.3.   Per l’art. 47 cpv. 1
CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della vita
anteriore e delle condizioni personali dell’autore, nonché dell’effetto che la
pena avrà sulla sua vita.

Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata
secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso,
secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti
nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la
possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la
lesione.

                                      

                                   a.   In applicazione
dell’art. 47 cpv. 2 CP - che codifica la giurisprudenza anteriore
fornendo un elenco esemplificativo di criteri da considerare - la colpa va
determinata partendo dalle circostanze legate all’atto stesso. In questo
ambito, va considerato, dal profilo oggettivo, il grado di lesione o di
esposizione a pericolo del bene giuridico offeso e la reprensibilità
dell'offesa, elementi che la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del
precedente diritto designava con le espressioni “risultato dell'attività illecita”
e “modo di esecuzione” (DTF 136 IV 55 consid. 5.4 e 129 IV 6 consid. 6.1).

Vanno, poi, considerati, dal profilo soggettivo, i moventi e gli
obiettivi perseguiti - che corrispondono ai motivi a delinquere del vecchio
diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che l'autore aveva di evitare
l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la libertà dell'autore di decidersi
a favore della legalità e contro l'illegalità nonché l’intensità della volontà
delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2a; STF 22.06.2010 inc.
6B_1092/2009, 6B_67/2010 consid. 2.1). In relazione alla libertà dell’autore,
occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e meglio della situazione
concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio situazioni d’emergenza
o di tentazione che non siano così pronunciate da giustificare un'attenuazione
della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del 21 settembre 1998
concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice penale militare
nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1745; STF
12.03.2008 inc. 6B_370/2007 consid. 2.2).

 

                                  b.   Determinata, così, la
colpa globale dell’imputato il giudice deve indicarne la gravità su una scala
e, quindi, determinare, nei limiti del quadro edittale, la pena ipotetica
adeguata.

Così come indicato dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal
TF (in particolare, DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere
ad una ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati
all’autore, ovvero della sua vita anteriore (antecedenti giudiziari o meno),
della reputazione, della situazione personale (stato di salute, età, obblighi
familiari, situazione professionale, rischio di recidiva, ecc.), del
comportamento tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale così come
dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 129 IV
6 consid. 6.1; STF 22.06.2010 inc. 6B_1092/2009, 6B_67/2010 consid. 2.2.2; cfr.
anche STF 19.06.2009 inc. 6B_585/2008 consid. 3.5).

Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato
che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere
sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà
presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21
settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice
penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999,
pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF del 14 ottobre 2008, inc. 6B_78/2008,
inc. 6B_81/2008, inc. 6B_90/2008, consid. 3.2; STF del 12 marzo 2008, inc.
6B_370/2007, consid. 2.2). La legge ha, così, codificato la giurisprudenza
secondo cui occorre evitare di pronunciare sanzioni che ostacolino il
reinserimento del condannato (DTF 128 IV 73 consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3).
Questo criterio di prevenzione speciale permette tuttavia soltanto di eseguire
correzioni marginali, la pena dovendo in ogni caso essere proporzionata alla
colpa (STF del 14 ottobre 2008, inc. 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008,
consid. 3.2.; STF del 12 marzo 2008, inc. 6B_370/2007, consid. 2.2; STF del 17
aprile 2007, inc. 6B_14/2007, consid. 5.2 e riferimenti;
Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, Strafen und
Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).

 

 

                             14.4.

                                   a.   Dal profilo
oggettivo la colpa di AP 1 è qualificata, in primo luogo, dalla quantità di
droga trafficata che, pur non essendo ingente, è, comunque, un quantitativo di
tutto rispetto (almeno 555 grammi di cocaina). Se è vero che questo non è
l’unico elemento da considerare, è anche vero che esso non va dimenticato
ritenuto come, maggiore è il quantitativo di droga messa in circolazione,
maggiore è il numero di persone la cui salute è messa in pericolo (DTF 121 IV
202 consid. 2d/cc; DTF 119 IV 180; DTF 118 IV 342 consid. 2b; STF del 21
novembre 2011, inc. 6B_558/2011, consid. 3.4; STF del 13 agosto 2010, inc.
6B_265/2010, consid. 2.3). Anche la reiterazione e l’intensità nel delinquere
aggrava la colpa di AP 1 che, ripetutamente, ha fornito lo stupefacente a
numerosi clienti. Come già stabilito dal TF, l’aver venduto, come nel caso in
esame, a più riprese piccoli quantitativi di droga è indiziante di una volontà
delittuosa consolidata (STF del 13 agosto 2010, inc. 6B_265/2010, consid. 2.3;
STF del 17 aprile 2002, inc. 6S.21/2002, consid. 2c).

L’appellante è, inoltre, riuscito
a vendere il predetto quantitativo nell’arco di appena quattro mesi dimostrando
una buona capacità di muoversi nel mondo della droga. Parimenti, aggrava la sua
colpa il fatto che la partenza del correo non ha influito sul suo spaccio (cfr.
considerazioni dei primi giudici che qui si danno per riprodotte): ciò dimostra
una sua autonoma capacità imprenditoriale nel mondo dello spaccio che non può
non essere ritenuta quale aggravamento della sua colpa. 

Evidentemente minore della
colpa relativa all’infrazione alla LStup ma, comunque, relativamente al reato, di
non poco conto è, poi, la colpa di AP 1 per aver soggiornato per più di 4 mesi sul
territorio elvetico senza essere in possesso del richiesto permesso. Aggrava,
per questo reato, la sua colpa il fatto che - come è ragionevole ritenere -
egli è partito dall’Italia alla volta della Svizzera appositamente e unicamente
per vendere cocaina.

 

                                  b.   Dal profilo
soggettivo, va differenziato, secondo costante giurisprudenza del Tribunale
federale (DTF 122 IV 299 consid. 2b; STF del 2 luglio 2010, inc. 6.B_390/2010,
consid. 1.1; STF del 10 maggio 2010, inc. 6B_10/2010, consid. 2.1; STF del 17
aprile 2002, inc. 6S.21/2002, consid. 2c), il caso dell’autore tossicomane che
agisce per finanziare il proprio consumo da quello di colui che traffica
unicamente per motivi di lucro. AP 1 è un consumatore solo occasionale, non un
tossicodipendente, ed è evidente che egli spacciava per mero spirito di lucro, al
solo scopo di migliorare la propria situazione economica e, forse, quella dei
suoi familiari. Per il resto, in armonia con i primi giudici, va considerato
che egli ha scelto liberamente di delinquere ritenuto che, per sua stessa
ammissione, egli aveva in Italia un lavoro da cui traeva un reddito che gli
permetteva di vivere più che decorosamente, tenuto conto dei salari medi
italiani.

 

                                   c.   A fronte di simili
circostanze la colpa dell’imputato sia per la violazione alla LStup sia per la LStr è almeno mediamente grave e impone una pena detentiva certamente superiore ai due anni. 

 

                                  d.   Non si rilevano,
nell’ambito dei fattori legati all’autore, particolari elementi a favore di AP
1.

Ricordato come il Tribunale federale abbia stabilito che l’incensuratezza
ha, nell’ambito della commisurazione della pena, un effetto neutro (DTF 136 IV
1 consid. 2.6), questa Corte condivide l’opinione dei primi giudici secondo cui
il condannato non presenta, ad attenuazione della sua colpa, un buon
comportamento successivo ai fatti. Per quanto attiene al suo comportamento
nell’inchiesta, gli effetti attenuanti della tutto sommato buona collaborazione
fornita agli inquirenti nella prima fase sono stati, in sostanza, vanificati
dalle ritrattazioni fatte, in particolare, dinnanzi alle Corti di merito.

Nemmeno si trovano nella sua vita precedente comportamenti
particolarmente meritevoli.

                                         Quanto al criterio della
particolare sensibilità alla pena ─ dovuto alla distanza del luogo di
espiazione da quello in cui risiedono i suoi familiari ─ esso ha, in
concreto, un peso nullo, ritenuto che l’accusato ha deliberatamente scelto di
delinquere in un Paese straniero ed era, dunque, ben cosciente che, nel caso
fosse stato arrestato, avrebbe dovuto pagare le sue colpe in Svizzera. Del
resto, AP 1, celibe e senza figli, vive lontano dalla sua terra d’origine dal
2011 e il fratello __________, unico parente in Europa, vive a __________,
ovvero non lontano dal luogo di espiazione, e non avrebbe difficoltà a venire a
trovare l’imputato in carcere.

 

                                         Tutto ben considerato,
dunque, valutata anche la prassi delle Corti ticinesi, questa Corte ritiene che
la pena di 2 anni e 3 mesi inflitta dai primi giudici sia perfettamente
adeguata alla colpa di AP 1.

 

                                15.   Al dibattimento
d’appello, fondandosi sulla produzione dell’estratto dei registri dello stato
civile tunisino che attesta le generalità del suo patrocinato, il Difensore ha
chiesto per lui la concessione della sospensione condizionale della pena
rilevando come, in primo grado, questo beneficio sia stato negato proprio a
causa dell’assenza di un documento d’identità (cfr consid. 14 in fine, pag. 16  della  sentenza impugnata).

Nonostante nella dichiarazione d’appello non si sia fatto cenno
alla questione, questa Corte ritiene di dovervisi chinare in applicazione
dell’art. 404 cpv 2 CPP, ricordando come, vista l’entità della pena inflitta,
entri in linea di conto soltanto una sua sospensione parziale

 

                                   a.   L’art. 43 CP prevede
che il giudice può sospendere parzialmente l’esecuzione di una pena pecuniaria,
di un lavoro di pubblica utilità o di una pena detentiva di un anno a tre anni
se necessario per tenere sufficientemente conto della colpa dell’autore (cpv.
1). La parte da eseguire non può eccedere la metà della pena (cpv. 2). In caso
di sospensione parziale dell’esecuzione della pena detentiva, la parte sospesa
e la parte da eseguire devono essere di almeno sei mesi. 

Le condizioni soggettive che permettono di sospendere l’esecuzione
della pena secondo l’art. 42 CP valgono anche per la concessione parziale della
sospensione ai sensi dell’art. 43 CP. Prima di determinarsi sull’incidenza
della colpa nella determinazione della parte di pena da espiare, rispettivamente
da porre al beneficio della sospensione condizionale, il giudice deve
verificare che contro il reo non si possa formulare una prognosi sfavorevole (STF
1B.6/2007 del 20 febbraio 2007, consid. 2.5; Stratenwerth, op. cit., n. 50 ad § 5; Tag/Manhart, Straf-gesetzbuch: Ein
Überblick über die Neuerungen, in Plädoyer 1/07, n. 2.4 pag. 39; sentenza CCRP,
inc. 17.2007.34 del 3 luglio 2007, consid.6c). Se
la prognosi circa il comportamento futuro dell’autore non si rivela
sfavorevole, la legge impone che l’esecuzione della pena sia in parte sospesa
(DTF 134 IV 1 consid. 5.31 pag. 10 e riferimenti; STF 6B_435/2007 del 12
febbraio 2008, consid. 3.4).

 

                                  b.   Ricordata la
giurisprudenza costante secondo cui la prognosi va stabilita prendendo in
considerazione tutte le circostanze del caso concreto e come non sia lecito
attribuire a singole circostanze un significato prioritario e trascurarne altre
(DTF 134 IV 1 consid. 4.2.1; 128 IV 193 consid. 3.a), dopo attento esame del
caso e considerato, in particolare, che questa è la prima condanna che viene
inflitta ad AP 1 e che egli ha, comunque, almeno all’inizio dell’inchiesta,
collaborato con gli inquirenti riconoscendo le proprie responsabilità e facendo
il nome del correo, questa Corte ritiene di non poter formulare una prognosi
chiaramente negativa. 

Questo anche perché ha ritenuto di dover attribuire un certo ruolo
causale nel successivo negativo comportamento processuale al disorientamento
causato nel qui appellante dalle minacce ricevute da __________.

Ne segue che la pena inflitta deve essere parzialmente sospesa.

 

                                   c.   In applicazione dei
criteri stabiliti dalla giurisprudenza (DTF 134 IV; STF 6B_716/2012 del 21.2.2013; STF 6B_664/2007 del 18.1.2008),
per tener conto della colpa comunque grave di AP 1, la parte sospesa è stata
fissata in 12 mesi mentre quella da espiare in 15 mesi.

Il periodo prova é fissato, così come, peraltro, richiesto dal
patrocinatore dell’appellante, in 4 anni.

 

 

                                  C.   Confische e sequestri

 

                                16.   Passati in giudicato
sono, i dispositivi 3., 4., 5. e 6. relativi alle confische e ai dissequestri.                 .

 

 

                                  D.    Tassazione della nota
d’onorario

 

                            17. a.   La retribuzione per la procedura d’appello dell’avv. DI 1, difensore d’ufficio di AP 1, in applicazione dell’art. 4 cpv. 1
del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di
assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (in seguito:
Regolamento Tpu), è stabilita sulla base della tariffa di fr. 180.- l’ora (cfr.
DTF 132 I 201 consid. 8.7; STF 1P.161/2006 del 25.09.2006 consid. 3.2; STF
2P.17/2004 del 6 giugno 2006 consid. 8.5. seg.).

 

                                  b.   All’avv. DI 1, che ha
prodotto nota d’onorario datata 29.07.2014 ritenuta adeguata da questa Corte,
va retribuito il dispendio orario concernente il procedimento d’appello
comprensivo del dibattimento e della relativa trasferta per complessive ore 13
e minuti 50, pari a fr. 2’490.-.

                                         Al predetto importo vanno
aggiunti fr. 135.- quali spese di cancelleria e fr. 119.- per quelle di
trasferta.

                                         La spettanza totale, comprensiva
di IVA pari a 219.50, è quindi di fr. 2'963.50.

 

                                         Giusta l’art. 135 cpv. 4
CPP, AP 1 è tenuto a rimborsare al Cantone Ticino l’importo di fr. 2'963.50 non
appena le sue condizioni economiche glielo permetteranno (lett. a) ed a versare
al difensore la differenza tra la retribuzione ufficiale e l’onorario integrale
(lett. b).

                                  E.    Carcerazione di
sicurezza

 

                                18.   AP 1 è giunto al
dibattimento d’appello in anticipata esecuzione di pena. Non occorre, dunque,
chinarsi sulla questione della carcerazione di sicurezza.

 

 

                                  F.    Sulla tassa di giustizia
e sulle spese

 

                                19.   Visto l’esito
dell’appello, si conferma l’attribuzione degli oneri processuali a carico di AP
1 effettuata in prima sede.

 

                                         Gli oneri processuali del
presente giudizio seguono la soccombenza e vanno posti a carico di AP 1 - e,
per esso (al beneficio dell’assistenza giudiziaria), anticipate dallo Stato -
in ragione di ¾. Per il resto sono a carico dello Stato.

 

 

Per questi motivi,

 

 

visti gli art.                      6, 10, 77, 80, 81, 84, 139, 348
e segg., 379 e segg., 398 e segg. CPP,

                                         40, 47, 49, 51, 69,
70 CP

                                         19 cpv. 1 e cpv. 2,
19a LStup

                                         115 cpv. 1 LStr

                                         nonché, sulle spese e
sulle ripetibili, l’art. 428 CPP e la LTG rispettivamente il Regolamento sulla
tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la
fissazione delle ripetibili,

 

dichiara e pronuncia:                                        

 

                                   1.   L’appello di AP 1 è
parzialmente accolto.

                                         Di
conseguenza, ricordato che, in assenza di impugnazione, i punti n. 1.1.2.,
1.2., 1.3., 3., 4., 5., 6. del dispositivo della sentenza impugnata sono passati
in giudicato,

                               1.1.   AP
1, oltre che di contravvenzione alla LStup e di infrazione alla LStr, è
dichiarato autore colpevole di:

 

                                         infrazione
aggravata alla LStup per avere, tra giugno e il 24 ottobre  2013, a __________, __________ e in altre imprecisate località del Cantone Ticino, agendo in parziale
correità con __________, detto __________, senza essere autorizzato, alienato
almeno 555 grammi di cocaina a consumatori locali.

                               1.2.   AP 1 è condannato alla
pena detentiva di 2 (due) anni e 3 (tre) mesi, da dedursi il carcere preventivo
sofferto.

 

                               1.3.   L’esecuzione della
pena detentiva è sospesa in ragione di 12 (dodici) mesi, con un periodo di
prova di 4 (quattro) anni. Per il resto è da espiare.

 

                               1.4.   Gli oneri processuali
di primo grado, consistenti nella tassa di giustizia di fr. 1’000.- e nelle
spese procedurali di cui alla distinta spese della sentenza impugnata, sono
posti a carico dell’appellante, e per esso, al beneficio del gratuito
patrocinio, anticipati dallo Stato.

 

                                   2.   La retribuzione per la
procedura d’appello dell’avvocato DI 1 pari a:

 

                                         - onorario                                    fr.
2’490.-

                                         - spese                                        fr.   
254.-

                                         - IVA (8%)                                   fr.   
219.50

                                         Totale                                          fr.
2’963.50

 

                                         è posta a carico
dello Stato, fatto salvo l’art. 135 cpv. 4 CPP.

 

                               2.1.   La richiesta di
pagamento deve essere inviata, da parte del patrocinatore, all’Ufficio
dell’incasso e delle pene alternative della Divisione della giustizia, Via
Naravazz 1, 6808 Torricella-Taverne, allegando l’originale del presente
dispositivo e la nota d’onorario.

 

                               2.2.   Contro la presente
tassazione è dato reclamo entro 10 giorni dalla notificazione al Tribunale
penale federale, 6501 Bellinzona.

 

                               2.3.   AP 1 è tenuto a
rimborsare allo Stato del Cantone Ticino la suddetta retribuzione pari a fr.
2’963.50 non appena le sue condizioni economiche glielo permetteranno.

 

                                   3.   Gli oneri
processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr.        1’000.-    

-  altri disborsi                            fr.           200.-    

                                                     fr.        1'200.-    

 

sono posti a carico di AP 1 - e, per esso (al beneficio
dell’assistenza giudiziaria), anticipate dallo Stato - in ragione di ¾. Per il
resto sono a carico dello Stato.

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
   

  

 

                                   5.   Comunicazione a:

	
   

  	
  -   Corte
  delle assise criminali, 6901 Lugano

  -   Comando della
  Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

  -   Ministero
  pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

  -   Ufficio del
  Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano 

  -  Sezione della popolazione, Ufficio della
  migrazione, 

      6501 Bellinzona

  -   Dipartimento
  sanità e socialità, 6501 Bellinzona

  -   Ministero
  Pubblico della Confederazione, 3003 Berna

  -   Ufficio
  centrale svizzero di Polizia, Sezione stupefacenti, 

      3003 Berna

  -   Direzione
  del carcere penale La Stampa, 6901 Lugano

  

 

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        Il
segretario

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali, contro
decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione e
contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione
(art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000
Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non
sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine,
il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i
motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere
è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.