# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 7cc5a36f-76e2-5cd9-a908-e60f4cf9937c
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-10-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera dei ricorsi penali 21.10.2004 60.2003.240
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CRP_001_60-2003-240_2004-10-21.html

## Full Text

Incarto n.

  60.2003.240

   

  	
  Lugano

  21 ottobre
  2004

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera dei ricorsi penali del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici:

  	
  Mauro Mini, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  segretaria:

  	
  Daniela Rüegg, vicecancelliera

  

 

 

sedente per
statuire sull’istanza di promozione dell’accusa 22/23.7.2003 presentata da

 

 

	
   

  	
  IS 1 ,

  IS 2 ,

  entrambi patr. da:),

  
	
   

  	
   

  in relazione

  	 

	
   

  	
   

  	 

 

	
   

  	
  al decreto di
  non luogo a procedere 10.7.2003 emanato dal sostituto procuratore pubblico
  Marisa Alfier nell’ambito del procedimento penale dipendente dalla querela
  7/10.6.2002 nei confronti di __________ PI 1, __________, per titolo
  di diffamazione, calunnia, ingiuria e violazione del segreto professionale;

  

 

 

richiamate le
osservazioni 31.7/4.8.2003 del sostituto procuratore pubblico e 29.7/4.8.2003
di __________ PI 1, entrambe concludenti per la reiezione del gravame;

 

 

letti ed
esaminati gli atti;

 

 

considerato

 

 

in fatto

 

                                   a.   Con
esposto 7/10.6.2002 __________ IS 1 ha sporto querela penale nei confronti del
dr. med. __________ PI 1, medico-specialista FMH in __________ e __________,
per titolo di diffamazione, calunnia ed ingiuria, subordinatamente violazione
del segreto professionale, in relazione ad un colloquio tenutosi presso lo
studio medico il 7.3.2002 tra la querelante, il di lei allora compagno __________
IS 2 ed il querelato. La querelante ha in particolare asserito che quest’ultimo
“(…) con le gravi affermazioni fatte ha procurato un grave danno sia al
signor IS 2 che alla signora IS 1 in quanto ha ingenerato una totale sfiducia
nei due conviventi tale da provocarne la separazione immediata”, chiedendo
contestualmente che venga avviata “(…) l’indagine per stabilire la verità
dei fatti e immediatamente ordinato il sequestro del dossier del signor __________
IS 2 presso lo studio del dr. PI 1 per stabilirne la storia medica” e che
venga “(…) effettuato ogni ulteriore accertamento utile (presso la clinica
psichiatrica cantonale di __________ o altrove) volta a determinare se e per
quale motivo __________ IS 2 sia stato internato” (querela penale
7/10.6.2002, p. 2 e 3). 

 

 

                                   b.   Esperite le indagini preliminari, il sostituto procuratore
pubblico ha decretato il non luogo a procedere in ordine alla querela. 

                                         Circa
le ipotesi di reato di ingiuria, calunnia e diffamazione ha in particolare
rilevato che “nella fattispecie la stessa IS 1 __________ ammette che le
dichiarazioni del medico (sempre che esse configurino la violazione delle
ricordate norme legali; questione che può essere lasciata irrisolta nel caso
concreto) sono state rivolte a IS 2 __________ e non nei suoi confronti” e
che “se ne deve quindi concludere che, facendo difetto l’esistenza di una
querela inoltrata da IS 2 __________, deve essere decretato un non luogo a procedere
per (…)” questi titoli di reato (decreto di non luogo a procedere
10.7.2003, p. 1). 

                                         Per
quanto attiene all’ipotesi di reato di violazione del segreto professionale
osserva che nel caso in esame __________ IS 2 __________ abbia svincolato
dal segreto professionale il suo medico curante così da permettergli di “dire
tutta la verità alla IS 1 sul mio stato di salute” (…)", e pertanto
durante il colloquio tenutosi il 7.3.2002 il querelato non è incorso in alcuna
violazione (decreto di non luogo a procedere 10.7.2003, p. 2). 

                                         Delle
altre motivazioni si dirà, laddove necessario, in diritto.

 

 

                                   c.   Con
il presente tempestivo gravame __________ IS 1 e __________ IS 2 postulano la
promozione dell’accusa nei confronti del dr. med. __________ PI 1 per titolo di
diffamazione, calunnia ed ingiuria, nonché di violazione del segreto
professionale (cfr. istanza di promozione dell’accusa 22/23.7.2003, p. 5).

 

                                         Gli
istanti asseriscono che “in realtà l’istruttoria ha permesso di dimostrare
attraverso le due distinte deposizioni sia di IS 2 che di IS 1 che il dr. PI 1
ha agito con premeditazione intimorendo senza motivo la signora IS 1 in
presenza del signor IS 2: con quel suo atteggiamento il dr. PI 1 ha
intenzionalmente distrutto la relazione tra la signora IS 1, i suoi figli e il
signor IS 2, relazione che sino ad allora, a parte dei problemi di gelosia,
procedeva pacificamente” (istanza di promozione dell’accusa 22/23.7.2003,
p. 3). Asseverano altresì che il querelato “(…) era stato interpellato dal
signor IS 2 per poter risolvere il problema relazionale ed invece con il suo
sciagurato intervento ha evidentemente distrutto definitivamente la relazione ingenerando
quel seme di sfiducia e di paura che non ha più permesso a IS 2 e IS 1 di
convivere”, sostenendo che “il dr. PI 1 era (…) intervenuto in maniera
drastica screditando calunniosamente IS 2 dinanzi alla signora IS 1”
(istanza di promozione dell’accusa 22/23.7.2003, p. 3). A loro giudizio, “la
qualità di leso e quindi di persona legittimata a presentare la querela deve essere
riconosciuta alla signora IS 1, la quale, come è risultato dall’istruttoria,
aveva una relazione sentimentale con il signor IS 2, relazione che nemmeno il
dr. PI 1 ha negato”, ritenendo inoltre che essa sarebbe da considerarsi una
persona lesa ai sensi dell’art. 28 CP (istanza di promozione dell’accusa
22/23.7.2003, p. 4). 

                                         Circa
l’ipotesi di reato di violazione del segreto professionale, sostengono che “le
informazioni coperte dal segreto professionale possono essere usate solo dietro
svincolo del paziente, ma con parsimonia e giudizio da parte del medico
interessato e solo nell’interesse del paziente” e che il querelato “(…)
è andato oltre: egli ha stravolto la situazione e nelle informazioni date ha
pure inserito, oltre a false e calunniose affermazioni, anche circostanze
coperte da segreto e che sicuramente non servivano nell’incontro a tre”
(istanza di promozione dell’accusa 22/23.7.2003, p. 4). Delle altre
motivazioni, così come delle osservazioni del sostituto procuratore pubblico e
del dr. med. Wolfgang PI 1, si dirà, se indispensabile, in seguito.

 

in diritto

 

                                   1.   In
presenza di un non luogo a procedere, l'art. 186 cpv. 1 CPP concede alla parte
lesa, che si costituisce parte civile, la facoltà di presentare alla Camera dei
ricorsi penali, entro dieci giorni, un'istanza motivata di promozione
dell'accusa nei confronti del denunciato o querelato.

 

                                         Il
primo presupposto per l'accoglimento di un'istanza di promozione dell'accusa,
risultante da consolidata giurisprudenza (REP. 1994 n. 115, 1989 p. 598 e 1987
p. 262), è l'esistenza di seri indizi di colpevolezza emergenti dagli atti. Per
principio, infatti, l'azione penale è essenzialmente pubblica e, come tale,
esercitata dal procuratore pubblico (art. 2 CPP) per cui la sua promozione,
attraverso il preventivo esame dell'accusa contro una determinata persona (art.
189 CPP), non può essere lasciata all'arbitrio o al sentimento soggettivo della
parte lesa, ma deve fondarsi su oggettivi e concreti elementi indizianti.

                                         In
questo senso non è sufficiente una diversa interpretazione delle risultanze da
parte dell'istante, ma occorre la dimostrazione della verosimiglianza di alto
grado circa altra conclusione che merita approfondimento istruttorio.

 

                                         Seconda
condizione di ammissibilità (una volta data la prima) è la disponibilità di
nuove prove da assumere, rispettivamente la possibilità di approfondimento di
prove già acquisite, tale da consentire l'eventuale passo dall'indizio alla
certezza, come alle competenze del giudice di merito. 

 

 

                                   2.   Giusta
l'art. 186 cpv. 1 CPP la legittimazione a presentare istanza di promozione
dell'accusa compete unicamente alla parte civile, vale a dire alla persona
danneggiata moralmente o materialmente dal reato (art. 69 cpv. 1 CPP). Secondo
dottrina e giurisprudenza può tuttavia costituirsi parte civile solo la persona
fisica o giuridica attualmente, direttamente e personalmente lesa nel suo bene
giuridico (M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, Commento del Codice di procedura
penale ticinese, Lugano 1997, n. 1 ad art. 69 CPP e riferimenti ivi citati).

 

Se il
bene giuridico tutelato dalla legge è di natura individuale (vita e integrità
personale, patrimonio, onore e libertà personale), il leso legittimato a
costituirsi parte civile è colui che subisce l'illecito; in caso di violazione
di norme penali che proteggono interessi collettivi, sono da considerare
danneggiati e legittimati a costituirsi parte civile coloro che sono stati
effettivamente lesi nei loro diritti da tali reati, sempre che il pregiudizio
patito sia conseguenza diretta dell'azione delittuosa (DTF 119 Ia 342 e 118 Ia
14; M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n. 3 e 5 ad art. 69 CPP). Se la
commissione di reati che proteggono beni pubblici lede solo indirettamente
interessi privati, il singolo cittadino non viene di principio considerato
parte lesa, poiché i suoi interessi sono rappresentati dalla magistratura
penale (N. SCHMID, Strafprozessrecht, Zurigo 2004, 4. ed., n. 509).

 

                                         Per
quanto riguarda la costituzione di parte civile, non è necessaria una forma
particolare oltre quella scritta, in particolare non occorre che la parte lesa
dichiari formalmente di costituirsi parte civile: basta che tale volontà emerga
con chiarezza, ad esempio attraverso un'istanza di promozione dell'accusa, una
richiesta di risarcimento del danno, una presa di posizione sulla colpevolezza
dell'accusato (REP. 1997 n. 96; M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n.
3 ad art. 70 CPP).

 

 

                                   3.   3.1.

                                         Giova innanzitutto rilevare che la querela 7/10.6.2002 è stata
inoltrata con la carta intestata dello studio legale dell’avv. __________ PA 1,
che sull’allegato figura quale patrocinatore di __________ IS 1, ma la stessa è
stata esclusivamente sottoscritta da quest’ultima. Di conseguenza, il decreto
di non luogo a procedere 10.7.2003 emanato nei confronti di __________ PI 1 a
seguito della predetta querela, può essere impugnato soltanto dalla querelante,
che - tra l’altro - si è costituita parte civile in quella sede (cfr. querela
7/10.6.2002, p. 3; decreto di non luogo a procedere 10.7.2003, p. 2; art. 186
cpv. 1 CPP). __________ IS 2 non può ora assumere la qualità di parte istante
con il presente gravame, ritenuto che nell’esposto 7/10.6.2003 egli non è
indicato come querelante e non ha nemmeno manifestato al Ministero pubblico la sua
intenzione di ottenere la punizione del querelato. Per il che, __________ IS 2
non possiede alcuna legittimazione a presentare l’istanza di promozione
dell’accusa in relazione al decreto impugnato e tantomeno è legittimato a
costituirsi parte civile in questa sede (cfr. istanza di promozione dell’accusa
22/23.7.2003, p. 2), essendo comunque i termini di querela abbondantemente
scaduti al momento della presentazione dell’istanza qui in esame.

 

                                         Occorre,
a titolo abbondanziale, evidenziare che appare sorprendente la volontà di __________
IS 2 di promuovere l’accusa nei confronti del querelato - dal quale è stato,
tra l’altro, in cura per svariati anni (cfr. AI 2, verbale d’interrogatorio
18.6.2002 di __________ IS 2, p. 1; cartella clinica di __________ IS 2) -,
siccome egli, dinanzi al magistrato inquirente, ha dichiarato di aver “(…)
rinunciato a presentare una denuncia contro di lui, in quanto essendo suo
paziente avevo paura di non essere creduto” e che “inoltre il mio
pensiero principale in quel momento era la relazione con la signora IS 1 che
purtroppo nel frattempo è finita” (AI 5, verbale d’interrogatorio
16.7.2002, p. 4).

 

                                         3.2.

Le ipotesi di reato di cui alla
querela concernono i titoli di diffamazione, calunnia, ingiuria e violazione
del segreto professionale. I reati contro l’onore di cui agli art. 173 ss. CP
sono disposizioni penali che proteggono interessi privati: di conseguenza, come
esposto, legittimato a costituirsi parte civile è soltanto colui che subisce
l’illecito. La violazione del segreto professionale è, per contro, considerato
un reato contro lo Stato, segnatamente contro i doveri d’ufficio e
professionali.

 

3.2.1.

__________ IS 1 in sede di querela
ha in particolare esposto che “(…) si rende indispensabile effettuare
un’indagine volta a dimostrare che il dr. PI 1 ha calunniato e diffamato il
signor IS 2 davanti alla (…)” sua presenza, affermando cose false e
danneggiando la loro bella e stabile relazione” (querela penale
7/10.6.2002, p. 3). Essa, in questa sede, ha, tra l’altro, asserito che il
querelato “(…) era (…) intervenuto in maniera drastica screditando
calunniosamente IS 2 dinanzi alla signora IS 1” (istanza di promozione
dell’accusa 22/23.7.2003, p. 3).

Da queste affermazioni emerge incontrovertibilmente
che circa le ipotesi di reato contro l’onore, l’unica persona che può essere
stata direttamente e personalmente lesa nel suo bene giuridico è __________ IS
2. Egli, sentendosi nell'evenienza leso nel suo onore, avrebbe potuto
personalmente presentare una querela nei confronti del medico e costituirsi
parte civile, al più tardi, in questa sede. __________ IS 1, non avendo subito
alcun illecito - siccome essa asserisce che il medico, in sua presenza, avrebbe
diffamato e calunniato __________ IS 2, avendo, a suo giudizio, esposto fatti
falsi in relazione allo stato di salute del suo allora compagno nel corso del
colloquio tenutosi il 7.3.2002 (cfr. querela penale 7/10.6.2002, p. 2 e 3) -,
non è legittimata a costituirsi parte civile e tantomeno ha il diritto di
presentare una querela, rispettivamente un’istanza di promozione dell’accusa in
relazione alle suindicate ipotesi di reato. 

 

L’asserzione dell’istante secondo
cui il sostituto procuratore pubblico avrebbe erroneamente negato la qualità di
persona a __________ IS 1, ritenuto che nella decisione DTF 92 IV 115 ss. “(…)
è stata riconosciuta al marito la qualità di leso, giusta l’art. 28 CP da parte
di un terzo che aveva trattato da “puttana” la di lui moglie”, che “la
qualità di leso e quindi di persona legittimata a presentare la querela deve
essere riconosciuta alla signora IS 1, la quale, come è risultato
dall’istruttoria, aveva una relazione sentimentale con il signor IS 2,
relazione che nemmeno il dr. PI 1 ha negato. Tant’è che egli l’ha descritta, contrariamente
alla querelante, quale relazione difficile dovuta ad una conflittualità di
caratteri da IS 2 e IS 1” e che “il dr. PI 1, nel proprio verbale, ha
pure dichiarato che con le proprie affermazioni aveva cercato di convincere la
signora IS 1 a lasciare il signor IS 2 ed in tal senso aveva quindi dato un
segnale forte alla signora IS 1 per lasciarlo” (istanza di promozione
dell’accusa 22/23.7.2003, p. 3 e 4), appare manifestamente infondata. 

A prescindere dal fatto che, come
rettamente rilevato dal sostituto procuratore pubblico, “la giurisprudenza
federale richiamata dall’istante non trova applicazione nel caso concreto
trattandosi di una fattispecie completamente diversa dalla presente poiché non
ci si trova confrontati ad una persona che (per un banale litigio) intende ferirne
un’altra diffamandone il coniuge che quasi nemmeno conosce” (osservazioni
SPP 31.7/4.8.2003, p. 2; cfr., al proposito, DTF 92 IV 115 ss.), occorre
osservare che questa Camera ha negato la veste di parte lesa ai sensi della
disposizione di cui all’art. 64 vCPP, al convivente di una persona lesa da un
reato (decisione CRP 17.3.1989 in re R. B.; M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA,
op. cit., n. 5 ad art. 69 CPP). Per il che, già per questi motivi il decreto
impugnato va confermato in relazione alle ipotesi di reato contro l’onore. La
questione non merita pertanto ulteriore approfondimento.

 

3.2.2.

Per quanto attiene all’ipotesi di reato di violazione del segreto
professionale giusta l’art. 321 CP - secondo cui sono, tra l’altro, puniti a querela
di parte con la detenzione o con la multa i medici che rivelano segreti a loro
confidati per ragione della loro professione o di cui hanno avuto notizia
nell’esercizio della medesima -, va evidenziato che il detentore del segreto,
ossia il mandante, è colui che ha il diritto di sporgere querela (cfr. BSK StGB
II - N. OBERHOLZER, Basilea 2003, n. 26 ad art. 321 CP; G. STRATENWERTH, Schweizerisches
Strafrecht BT II: Straftaten gegen Gemeininteressen, Berna 2000, § 59 n. 22).
Nell’ipotesi in cui colui che è tenuto al mantenimento del segreto lo confida a
terzi, questi non hanno un diritto di presentare autonomamente una querela,
salvo nella misura in cui ciò li concerne (anche) personalmente ed essi
assumono il ruolo di detentore del segreto (cfr. BSK StGB II - N. OBERHOLZER,
op. cit., n. 26 ad art. 321 CP; G. STRATENWERTH, op. cit., § 59 n. 27; DTF 87
IV 109 e 110).

                                          

__________ IS 2 nel corso del suo interrogatorio tenutosi presso la
polizia il 18.6.2002 ha dichiarato di aver riferito al dr. med. __________ PI 1
che era “(…) geloso della mia convivente perché salutava tutti gli uomini e
se lui poteva fare qualcosa e se poteva parlare alla signora IS 1. La mia
richiesta era quella che il medico doveva trovare una soluzione per me e la mia
convivente. Parlandoci doveva capire cosa che non andava e doveva darci dei
consigli con una terapia per farci andare d’accordo”, affermando inoltre
che il querelato “(…) inizialmente non era disposto a ricevere la sig.ra IS
1 e solo su mie insistenze ha accettato. Mi diceva che non poteva dar seguito
alla mia richiesta anche se lo svincolavo dal segreto professionale perché aveva
già avuto una spiacevole storia in un’altra occasione” e che “da parte
mia insistentemente lo pregavo di accettare la mia richiesta e mi dava un
appuntamento per il 07.03.2002” e ancora: “unitamente alla sig.ra IS 1,
in data 07.03.2002 verso le ore 1700 ci siamo recati nello studio del dott. PI
1. Sono entrato nello studio da solo mentre la mia amica attendeva nella sala
d’aspetto. Ripetevo al dottore di dire tutta la verità alla IS 1 sul mio stato
di salute e che lo svincolavo dal segreto professionale. So che il medico non
poteva essere svincolato da detto segreto perché me l’aveva detto lui ma io ho
insistito che parlasse con la mia convivente. Ho pure chiesto al medico che non
volevo essere presente al colloquio con la citata signora ma lui mi diceva che
io dovevo essere presente e non dovevo dire nulla ma dovevo solo ascoltare”
(AI 2, verbale d’interrogatorio 18.6.2002, p. 2 e 3). Egli, dinanzi al
segretario giudiziario __________ ha confermato integralmente il contenuto
delle sue dichiarazioni rese in sede di polizia, ribadendo che “è vero che
proposi personalmente a voce al dottor PI 1 questo incontro a tre. Lui mi
rispose negativamente sostenendo che lui aveva nei miei confronti il segreto
professionale e mi accennava ad una precedente sua esperienza professionale
dove l’incontro con una coppia aveva portato del malessere”, dichiarando
inoltre che “nell’arco di diversi mesi, durante i colloqui che avevo con il
dottor PI 1, chiedevo nuovamente questo incontro a tre. Dopo diverse richieste
il medico acconsentì” e che “il dottore dapprima chiamò me e da solo mi
recai nel suo studio. Questo incontro a due aveva come scopo lo svincolo dal
segreto professionale da parte mia. Cosa che feci verbalmente” (AI 5,
verbale d’interrogatorio 16.7.2002, p. 1 e 2).

Ne discende che __________ IS 2 ha chiesto ripetutamente al querelato
di effettuare un colloquio a tre, svincolandolo contestualmente dal segreto
professionale in relazione al suo stato di salute. Egli, in qualità di detentore
del segreto sarebbe, semmai, stato legittimato a sporgere querela penale nei confronti
del medico. 

__________ IS 1, per contro, non ha alcun diritto di inoltrare una
querela autonoma non avendo assunto il ruolo di detentrice del segreto in relazione
allo stato di salute del suo allora compagno. Essa, del resto, nemmeno lo
sostiene. La legittimazione di __________ IS 1 difetta pure per quest’ipotesi
di reato.

 

3.3.

                                         L’istanza
di promozione dell’accusa deve infine essere dichiarata irricevibile poiché,
come esposto, secondo prassi di questa Camera, essa presuppone, tra l’altro,
l’esistenza di seri indizi della commissione di un reato emergenti dagli atti.
Nel caso di specie gli istanti si limitano a contestare le conclusioni cui è
giunto il sostituto procuratore pubblico, fornendo una loro versione dei fatti
e senza nemmeno confrontarsi con i presupposti oggettivi e soggettivi dei reati
ipotizzati. Essi, inoltre, hanno omesso di trattare il secondo requisito posto
ad un’istanza di promozione dell’accusa, segnatamente la disponibilità di nuove
prove da assumere, rispettivamente la possibilità di approfondire le prove già
acquisite.

 

 

                                   4.   Alla
luce di quanto sopra esposto, l’istanza in esame deve pertanto essere
dichiarata irricevibile, senza esame del merito. 

 

                                         Tassa
di giustizia e spese sono poste, in solido, a carico di __________ IS 1 e di __________
IS 2, soccombenti.

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli
art. 186 CPP, 173, 174, 177 e 321 CP, 1 ss. e 39 lit. f LTG e ogni altra norma
applicabile,

 

 

pronuncia

 

                                   1.   L’istanza
è irricevibile.

 

 

                                   2.   La
tassa di giustizia di fr. 450.-- e le spese di fr. 50.--, per complessivi fr.
500.-- (cinquecento), sono poste, in solido, a carico di __________ IS 1, __________,
e di __________ IS 2, __________.

 

 

                                   3.   Intimazione:

                                         -  

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
  PI 1 

   

  

Per la Camera
dei ricorsi penali

 

Il presidente                                                             La
segretaria