# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f162a016-aea5-5293-8ddb-cd1fceca0650
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-01-07
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale amministrativo 07.01.2002 52.2001.289
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCA_001_52-2001-289_2002-01-07.html

## Full Text

Incarto n.

  52.2001.00289

   

  	
  Lugano

  7 gennaio 2002

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale amministrativo

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Lorenzo Anastasi, presidente, 

  Raffaello Balerna e Stefano Bernasconi

  

 

	
  segretario:

  	
  Thierry Romanzini, vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso  16 agosto 2001 di

 

 

	
   

  	
  __________ patr. dall'avv. __________ 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  la risoluzione 26 giugno 2001 (n. 3053) del
  Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente
  avverso la decisione 15 maggio 2001 del Dipartimento delle istituzioni,
  Sezione dei permessi e dell'immigrazione, in materia di rinnovo di un permesso
  di dimora;

  

 

 

viste le risposte:

-    28 agosto 2001 del
Consiglio di Stato,

-    29 agosto 2001 del
Dipartimento delle istituzioni;

 

vista la replica 17 settembre 2001 e le dupliche:

-    24 settembre 2001 del
Dipartimento delle istituzioni,

-    25 settembre 2001 del
Consiglio di Stato;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                                  A.   a) Dal 7
luglio 1991 al 28 gennaio 1994 il cittadino __________ (__________) __________
ha soggiornato illegalmente in Svizzera, legittimandosi presso il centro per
richiedenti l'asilo di __________ con una tessera per studenti internazionale
che riportava false generalità. Il 3 febbraio 1994 il ricorrente si è sposato
nel suo Paese d'origine con __________ (1970), cittadina italiana nata a
__________ (prov. di __________) e cresciuta nei __________, dove ha ottenuto
un permesso di domicilio. Nel 1993, essa si è trasferita in __________. Il 20
febbraio 1994 __________ è stato autorizzato a entrare in __________ per ricongiungersi
con la moglie ed ha ottenuto un permesso di dimora annuale, regolarmente
rinnovato, l'ultima volta con scadenza 20 febbraio 2000. Dalla loro unione sono
nati __________ (2 dicembre 1994) e __________ (1° dicembre 1999), che possiedono
un permesso C. Dal 1° aprile 1994 al 31 agosto 1995 il ricorrente è stato alle
dipendenze della ditta __________ di __________ in qualità di operaio addetto
alla raccolta di rifiuti urbani. Il 25 settembre 1995 __________ ha iniziato a
lavorare come operaio turnista qualificato presso la __________ di __________,
attività che svolge tuttora con mansione di caposquadra.

 

b) __________ ha interessato a più riprese
le autorità le autorità giudiziarie e amministrative del nostro Paese. Con
decreto d'accusa 20 luglio 1994, egli è stato condannato dal Procuratore
pubblico a 20 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un periodo di
prova di 2 anni, per soggiorno illegale e conseguimento fraudolento di una
falsa attestazione per i motivi evocati in precedenza durante il periodo 7
luglio 1991-28 gennaio 1994. A seguito di tale condanna, il 14 dicembre 1994
l'interessato è stato ammonito dall'allora Sezione degli stranieri (ora:
permessi e immigrazione) del Dipartimento delle istituzioni, con l’avvertenza
che in caso di recidiva o di comportamento scorretto sarebbe stata presa in
esame la possibilità di adottare adeguate misure amministrative. Con decreto
d'accusa 1° dicembre 1997, il Procuratore pubblico ha condannato __________ a
15 giorni di detenzione e all'espulsione dal territorio elvetico durante 3
anni, pene sospese condizionalmente con un periodo di prova di 2 rispettivamente
3 anni, per aver violato tra l'inizio del 1997 e il 18 maggio 1997 la
legislazione in materia di domicilio e di dimora degli stranieri. Per tale
motivo, il 26 gennaio 1998 il dipartimento ha nuovamente ammonito il
ricorrente, minacciandolo di espulsione. Il 17 aprile 2000 l'insorgente è stato
tradotto in carcere preventivo, dove è rimasto fino al 4 agosto successivo. Con
sentenza 14 febbraio 2001, la Corte delle assise criminali ha condannato
__________ a 18 mesi di detenzione e all'espulsione dal territorio svizzero per
5 anni, pene entrambe sospese con un periodo di prova di 5 anni, per infrazione
parzialmente aggravata alla LFStup, complicità in infrazione aggravata alla
LFStup e riciclaggio di denaro. Nel contempo, il Tribunale penale ha prolungato
di un anno la sospensione condizionale della pena accessoria dell'espulsione di
3 anni inflittagli con decreto d'accusa del 1° dicembre 1997.

 

 

                                  B.   Il 15
maggio 2001 il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di non rinnovare il permesso
di dimora a __________ a causa della sua condanna penale del 14 febbraio precedente
e del fatto che egli era già stato minacciato a due riprese di espulsione.
L'autorità ha ritenuto che se i coniugi avessero voluto continuare a vivere
insieme avrebbero potuto farlo in Iugoslavia o in Italia. La risoluzione è
stata resa sulla base degli art. 4, 10, 11, 12, 16 e 17 LDDS; 8 e 16 ODDS; 8
CEDU.

 

 

                                  C.   Con
giudizio 26 giugno 2001, il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione,
respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da __________. Secondo
l'Esecutivo cantonale, l'interesse pubblico a non rinnovare il permesso di
dimora al ricorrente era prevalente su quello dello stesso di vivere con la moglie
e i figli in Svizzera. Il Governo ha dato rilievo alle due minacce di
espulsione pronunciate nei confronti dell'insorgente e alle condanne penali a
suo carico, non escludendo una recidiva. Ha pure rimproverato a __________ di
avere aperte diverse procedure esecutive, alcune delle quali terminate con un
pignoramento, e di essere stato a carico dell'assistenza pubblica. Ha inoltre
ritenuto esigibile il trasferimento in __________ o in __________ della moglie
__________ e dei suoi figli, qualora volessero continuare a vivere insieme al
ricorrente. La domanda di assistenza giudiziaria è stata respinta.

 

 

                                  D.   Contro la
predetta pronunzia, __________ si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo, chiedendone l'annullamento e postulando il rinnovo del suo
permesso di dimora, se del caso sotto la condizione di comportarsi bene. In
primo luogo, rimprovera all'Esecutivo cantonale di non averlo sentito e di non
aver proceduto nemmeno all'audizione di sua moglie e di alcuni vicini di casa
per dimostrare che non esiste il rischio che egli commetta nuovi reati.
Contesta in seguito di aver violato l'ordine pubblico e che il provvedimento
impugnato sia conforme al principio della proporzionalità. Sostiene che i suoi
reati non sono molto gravi, segnatamente perché la pena inflittagli dalla Corte
delle assise criminali è stata sospesa condizionalmente e non raggiunge nemmeno
il limite di due anni previsto in questi casi dalla giurisprudenza federale.
Pone in evidenza che la sua famiglia non è più a carico dell'assistenza
pubblica e promette di saldare i suoi debiti entro la fine dell'anno. Indica
che sta già versando all'UEF di Mendrisio fr. 430.– al mese e che sta rimborsando,
tramite acconti mensili, l'importo di fr. 3'324.45 che l'assistenza sociale
aveva anticipato alla sua famiglia durante il periodo 1° ottobre 1994-31 marzo
1995 e di cui egli ne sarebbe venuto a conoscenza soltanto durante la procedura
ricorsuale. Sottolinea di essere apprezzato dal datore di lavoro, il quale gli
ha conservato il posto durante la sua carcerazione preventiva, e di aver un
ottimo rapporto con i colleghi. Critica inoltre il Consiglio di Stato per non
aver tenuto sufficientemente conto dei suoi legami con il nostro cantone e
della relazione intensamente vissuta con sua moglie e i suoi due figli nati in
__________, dove sono ben integrati. Sostiene di non poter tornare nel suo
Paese d'origine, perché non troverebbe le condizioni lavorative tali da poter
mantenere la sua famiglia in Svizzera. Esclude in modo categorico che sua
moglie e i suoi figli possano andare a vivere in Iugoslavia, in quanto non
conoscono né la lingua né la realtà sociale di quel Paese. Contesta pure che
sia esigibile il trasferimento della sua famiglia in Italia: sua moglie non vi
ha praticamente mai vissuto ed è poco probabile che egli possa ottenervi un
permesso di soggiorno. Infine, chiede che venga concesso effetto sospensivo al gravame
e di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria.

 

 

                                  E.   All'accoglimento
del ricorso si oppongono sia il dipartimento sia il Consiglio di Stato con
argomenti di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.

 

 

                                  F.   In fase di
replica e di duplica, le parti si sono sostanzialmente riconfermate nelle rispettive,
contrapposte posizioni.

 

 

Considerato,                  in
diritto

 

                                   1.   1.1. In
materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr.
art. 10 lett. a LALPS).

 

1.2. In ambito di polizia degli stranieri,
il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile
contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione
federale non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente
decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati
con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio.
Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo
laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto
federale o di un trattato internazionale (DTF 123 II 145 consid. 1b).

 

1.3. Non esiste tra la Confederazione
Svizzera e la Repubblica federativa di Iugoslavia alcun trattato che regoli in
modo specifico il soggiorno in Svizzera dei cittadini iugoslavi, accordo dal
quale potrebbe scaturire un diritto al rilascio di un permesso di dimora.

 

1.4. Giusta l'art. 17 cpv. 2 prima frase
LDDS, lo straniero sposato con una persona in possesso del permesso di
domicilio ha diritto al rilascio e alla proroga del permesso di dimora,
fintanto che i coniugi vivono insieme. In linea di principio, __________ ha
diritto al permesso postulato. Difatti egli è sposato dal 1994 con __________,
la quale è al beneficio di un permesso di domicilio, ed è incontestato che i
coniugi vivono in comunione domestica. Assodato che per le ragioni dianzi esposte
la fattispecie potrebbe essere dedotta in giudizio innanzi al Tribunale federale
mediante un ricorso di diritto amministrativo, la competenza di questo Tribunale
è quindi data.

 

1.5. Lo straniero che ha uno stretto legame
di parentela con una persona che possiede un permesso di domicilio in Svizzera
può invocare a protezione della propria vita familiare l'art. 8 CEDU. In tal
caso, se il legame di parentela è intatto ed effettivamente vissuto, la libertà
delle autorità cantonali di rifiutare un permesso di soggiorno è limitata e
contro una decisione di rifiuto è ammissibile il ricorso di diritto
amministrativo dinanzi al Tribunale federale in applicazione dell'art. 100 cpv.
1 lett. b n. 3 OG (DTF 122 II 5 consid. 1e, 292 consid. 1e, 389 consid. 1b, 93
consid. 1c) e, di riflesso, nella presente sede attraverso il rinvio di cui
all'art. 10 lett. a LALPS. Per la soluzione della vertenza non è ad ogni buon
conto necessario esaminare più a fondo l'intensità del vincolo familiare che
lega l'insorgente alla moglie e ai suoi due figli, dal momento che il gravame è
ricevibile giusta l'art. 17 cpv. 2 LDDS.

 

1.6. Il gravame, tempestivo (art. 46 cpv. 1
PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43
PAmm), è pertanto ricevibile in ordine. Come si vedrà nel successivo
considerando, il giudizio può essere reso sulla base degli atti e senza
istruttoria, in quanto le testimonianze offerte non appaiono idonee a procurare
a questo Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi di rilievo per il giudizio
(art. 18 cpv. 1 PAmm).

 

 

 

 

 

                                   2.   Il
ricorrente si duole del fatto che non sono state assunte dal Consiglio di Stato
le prove che egli aveva notificato (audizione di se stesso, di sua moglie e dei
vicini di casa) al fine di dimostrare che ora si comporta bene e che non esiste
il rischio di una sua recidiva. In sostanza, egli lamenta una violazione del
diritto di essere sentito.

 

2.1. La natura ed i limiti del diritto di
essere sentito sono determinati innanzi tutto dalla normativa procedurale
cantonale. Se questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte
dagli art. 29 Cost. e 6 CEDU, norme che assicurano all'interessato il diritto
di esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che sia
emanata una decisione e che gli garantiscono anche il diritto di partecipare all'assunzione
delle prove, di conoscere i risultati delle stesse, di determinarsi a riguardo
e di avanzare offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118 Ia 17; STF 7 giugno 1996 in
re Moretti). La procedura amministrativa cantonale è retta dal principio inquisitorio
(cfr. art. 18 cpv. 1 PAmm), in virtù del quale l'autorità amministrativa deve
accertare d'ufficio gli elementi suscettibili di determinare la decisione ed
assumere di sua iniziativa le prove necessarie confrontando accuratamente i
contrapposti interessi (DTF 104 Ia 212), senza essere peraltro vincolata dalle
domande delle parti. In quest'ambito, all'autorità spetta la facoltà di
procedere al cosiddetto apprezzamento anticipato delle prove, rinunciando a
quelle offerte dalle parti la cui assunzione non condurrebbe verosimilmente ad
alcun nuovo chiarimento rilevante per il giudizio (DTF 109 II 398, 106 Ia 162,
104 V 210; Rep. 1980 p. 7; Borghi, GAT, N. 364). In base a tale valutazione,
l'autorità amministrativa può quindi rifiutarsi di assumere quelle considerate
ininfluenti, ma deve darne ragione nel proprio giudizio (RDAT II-1994 N. 50,
1990 N. 43).

 

2.2. In esito all'apprezzamento anticipato
delle prove offerte il Governo cantonale ha ritenuto (ad A, pag. 5) che le
postulate audizioni testimoniali non fossero "necessarie ad apportare
ulteriori elementi ai fini del giudizio. Quo alla richiesta ricorsuale di
essere sentito personalmente, si osserva che né la legislazione cantonale, né
quella federale garantiscono alla parte il diritto di essere udita oralmente,
essendo sufficiente che essa possa far valere le proprie ragioni per iscritto (…);
ciò che è avvenuto in casu. La documentazione all'incarto risulta peraltro
essere sufficiente per la congrua determinazione dei risvolti della controversa
discussione". Siffatta motivazione basta a giustificare la mancata
assunzione delle prove notificate, tanto più che le dichiarazioni dei diversi
testi erano già state versate agli atti (doc. G e H di __________; doc. U dei
coniugi __________). Il rifiuto del Consiglio di Stato è quindi immune da
rimproveri. Il Tribunale rinuncia a sentire le menzionate persone per gli
stessi motivi.

 

 

                                   3.   3.1.
Giusta l'art. 17 cpv. 2 ultimo periodo LDDS, il diritto dello straniero al
rilascio del permesso si estingue se questi viola l'ordine pubblico. Detto
rifiuto deve rispettare il principio della proporzionalità. I motivi di estinzione
di questo diritto sono tuttavia meno severi di quanto richiesto dall'art. 7
cpv. 1 in fine LDDS, il quale stabilisce che deve sussistere un motivo di
espulsione per negare al coniuge straniero di un cittadino svizzero il rilascio
o la proroga del permesso sollecitato. Difatti, una violazione dell'ordine
pubblico può risultare dalla commissione di un'infrazione oppure, in una
maniera più generale, da un comportamento reprensibile (Wurzburger, La jurisprudence
récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF
53/1997 320). Considerato che una violazione minore dell'ordine pubblico è una
ragione sufficiente per rifiutare la concessione del permesso, l'interesse
privato dello straniero e della sua famiglia a rimanere in Svizzera ha, nell'ambito
della ponderazione degli interessi pubblici e privati in presenza, meno
importanza che se si fosse trattato di un'espulsione (DTF 120 Ib 130 consid.
4a).

 

3.2. Il diritto al rispetto della vita
privata e famigliare di cui all'art. 8 CEDU non è assoluto. Un'ingerenza
nell'esercizio di tale diritto è ammissibile giusta l'art. 8 n. 2 CEDU "in
quanto tale ingerenza sia prevista dalla legge e in quanto costituisca una
misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale,
l'ordine pubblico, il benessere economico del paese, la prevenzione dei reati,
la protezione della salute o della morale, o la protezione dei diritti e delle
libertà altrui". In questo contesto, va effettuata una ponderazione di
tutti gli interessi pubblici e privati in gioco. In particolare, va esaminato
se si può esigere dai famigliari aventi il diritto di risiedere in Svizzera che
lascino il nostro paese per seguire lo straniero al quale è stato rifiutato un
permesso di dimora. La facoltà di esigere la partenza della famiglia di uno
straniero dev'essere ammessa tanto più facilmente che la presenza in Svizzera
di costui, a causa del suo comportamento, risulta indesiderabile. Inoltre il
solo fatto che non si possa pretendere dai membri della famiglia che lascino la
Svizzera non costituisce, di per sé, un motivo sufficiente per accogliere il
ricorso (DTF 122 II 5 consid. 2; 120 Ib 130 consid. 4a). La protezione
dell'art. 8 cpv. 1 CEDU non può in ogni caso essere invocata, se si può esigere
dal coniuge avente il diritto di risiedere in Svizzera che si trasferisca nel
Paese d'origine del consorte (DTF 111 Ib 5 consid. 2b con rinvii).

 

 

                                   4.   Nell'evenienza
concreta, il ricorrente, quando ha potuto (infortunio, carcerazione), ha
lavorato. Ciò non gli ha tuttavia impedito di contrarre diversi debiti e di
avere aperte diverse procedure esecutive per circa fr. 3'000.–, alcune delle
quali terminate con un pignoramento (doc. Q). Come se non bastasse, egli ha
interessato in diverse occasioni le autorità amministrative e giudiziarie
penali. Con decreto d'accusa 20 luglio 1994 __________ è stato condannato dal
Procuratore pubblico a 20 giorni di detenzione, sospesi condizionalmente con un
periodo di prova di 2 anni, per conseguimento fraudolento di una falsa
attestazione e soggiorno illegale. A seguito di tale condanna, il 14 dicembre
1994 la Sezione degli stranieri lo ha ammonito. Anche in seguito, durante il
suo soggiorno in Svizzera e nonostante fosse divenuto padre, il ricorrente ha
continuato a interessare le autorità giudiziarie e amministrative. Con decreto
d'accusa 1° dicembre 1997, il Procuratore pubblico ha condannato __________ a
15 giorni di detenzione e all'espulsione dal territorio elvetico durante 3
anni, sospesi condizionalmente con un periodo di prova di 2 rispettivamente 3 anni,
per aver violato la LDDS tra l'inizio del 1997 e il 18 maggio 1997. In correità
con tale N.B. e la moglie __________, egli aveva ripetutamente favorito
l'entrata illegale in Svizzera di connazionali, incaricando la consorte di
trasportare da __________ a __________, in due occasioni, e a __________ 9
clandestini giunti illegalmente nel nostro Paese su interessamento di N.B., il
quale incassava da ognuno DM 400 poi divisi a metà con __________ al domicilio
di quest'ultimo. Il reato per cui egli è stato condannato è di una certa
gravità in materia di polizia degli stranieri. Per questo motivo, il 26 gennaio
1998 il dipartimento ha ammonito il ricorrente, minacciandolo nuovamente di
espulsione. Come se non bastasse, __________ ha ancora interessato le autorità
giudiziarie penali. Con sentenza 14 febbraio 2001, la Corte delle assise
criminali lo ha condannato a 18 mesi di detenzione e all'espulsione dal
territorio svizzero per 5 anni, pene entrambe sospese con un periodo di prova
di 5 anni, per infrazione parzialmente aggravata alla LFStup (avendo, senza
autorizzazione e sapendo di poter mettere in pericolo la salute di parecchie
persone, fatto preparativi per l'acquisto di 500 g di eroina e 500 g di
sostanza da taglio e venduto 70 g di cocaina), complicità in infrazione
aggravata alla LFStup (partecipato all'acquisto di 

                                         2'000 g
di sostanza da taglio) e riciclaggio di denaro per un importo di fr. 6'000.–
(fatti avvenuti tra il febbraio e l'aprile 2000). Nel contempo, il Tribunale
penale ha prolungato di un anno la sospensione condizionale della pena
accessoria dell'espulsione di 3 anni inflittagli con decreto d'accusa 1°
dicembre 1997. La Corte ha segnatamente considerato che __________, nonostante
i suo precedenti, aveva dato buona prova di sé durante la sua liberazione
condizionale durante l'inchiesta, rilevando comunque che l'interessato era "arrivato
all'estremo limite di quanto ragionevolmente possibile in materia di
sospensione condizionale sia della pena detentiva, che di quella accessoria"
(consid. 29, pag. 56). Il fatto che la pena dell'espulsione sia stata
sospesa condizionalmente non è di rilievo ai fini del presente giudizio. In
effetti, l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri persegue
uno scopo differente. Nel determinare se pronunciare o meno l'espulsione di un
condannato straniero giusta l'art. 55 CP oppure di pronunciarla accordando la sospensione
condizionale, il giudice penale terrà conto, anzitutto, del reinserimento
sociale dell'interessato; per l'autorità amministrativa è invece determinante
il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblici. Ne deriva che
l'apprezzamento effettuato dall'autorità di polizia degli stranieri può avere,
nei confronti dello straniero, ripercussioni più rigorose di quello dell'autorità
penale (DTF 120 Ib 132 consid. 5b; 114 Ib 4 consid. 3a). Rilevante è quindi la
gravità dei reati per la sicurezza e l'ordine pubblico elvetico commessi nelle
diverse occasioni dall'insorgente. Orbene, la giurisprudenza federale è
estremamente rigorosa in materia di stupefacenti (cfr. Wurzburger, La
jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers,
in: RDAF 53/1997 308). L'insorgente non ha peraltro mai smesso di delinquere,
commettendo reati sempre più gravi. Il fatto che egli abbia un buon rapporto
con i vicini di casa è dunque irrilevante. Non va sottovalutato poi che
l'interessato era già stato minacciato di espulsione nel 1994 e 1998
dall'autorità competente in materia di stranieri e che egli ha commesso gli
ultimi reati durante il periodo di prova di 3 anni per la pena accessoria
dell'espulsione di cui egli aveva beneficiato nell'ambito della condanna del 1°
dicembre 1997 (cfr. sentenza 14 febbraio 2001, consid. 3 pag. 29). Che egli non
abbia subìto condanne per un totale di almeno due anni di detenzione,
considerato dalla prassi come soglia a partire dalla quale vi è generalmente
motivo per respingere la domanda di rilascio o proroga del permesso (DTF 120 Ib
6 consid. 4), non è decisivo. Tali requisiti sono puramente indicativi. Nemmeno
il fatto che egli avrebbe commesso gli ultimi reati a causa delle sue
difficoltà economiche, segnatamente per aver subìto un pignoramento di beni
mobili, permette di giungere a diversa conclusione (sentenza 14 luglio 2001,
consid. 3, pag. 28). Il motivo per cui egli ha gravemente violato la
legislazione penale non fa altro che dimostrare che egli ha una scarsa
considerazione per l'ordine giuridico del Paese che lo ospita.

Di conseguenza, vi sono le premesse per
ritenere che il ricorrente ha violato l'ordine pubblico segnatamente a seguito
delle sue condanne penali, ciò che fa di lui una persona indesiderata in
Svizzera. In questo senso risultano chiaramente dati gli estremi per l'applicazione
dell'art. 17 cpv. 2 LDDS.

 

 

                                   5.   Occorre
ora verificare se la decisione impugnata, tenuto conto della gravità della
colpa a carico dell'interessato, rispetta il principio della proporzionalità.
__________ è nato nel 1968 ed è stato autorizzato a entrare in Svizzera per
vivere insieme a sua moglie, quando aveva 25 anni. Egli risiede
ininterrottamente nel nostro Paese da 7 anni. Un suo rientro in Iugoslavia,
dove è nato ed è cresciuto prima di giungere in Svizzera, non pregiudica quindi
in maniera eccessiva la sua risocializzazione. Tanto più che egli stesso non
nega di poter rientrare nel suo Paese d'origine. Che egli non vi possa trovare
le medesime condizioni lavorative dal profilo economico è irrilevante (ricorso
ad 11, pag. 12). Meno scontata, nell'ottica dell'esame della proporzionalità
del provvedimento, appare invece la definizione del pregiudizio che egli e la
sua famiglia subirebbero con il suo allontanamento. La relazione tra i coniugi
__________ appare vissuta. Certo, essi non hanno fatto comunione domestica
durante un certo periodo. Tuttavia la loro separazione, di fatto, a cavallo tra
il 1996 e il 1997 è durata pochissimi mesi (dichiarazione 24 febbraio 1997 di
riconciliazione) e la successiva, dal 17 aprile al 4 agosto 2000, è
riconducibile alla carcerazione preventiva del ricorrente. Inoltre __________
ha più volte affermato di avere intensi legami affettivi con il marito (doc. G
e H: dichiarazioni 22 giugno 2000 rispettivamente 9 febbraio 2001, quest'ultima
autenticata da un notaio). La moglie dell'insorgente è cittadina italiana. Nata
a __________ (prov. di __________), essa ha sempre vissuto in __________, nel
cantone dei __________, dove ha frequentato le scuole dell'obbligo. Nel 1993,
dopo aver conosciuto il suo futuro marito (doc. N), si è trasferita in Ticino.
Ci si può invero chiedere se essa non possa seguire il ricorrente in __________
(__________), qualora volesse continuare a vivere insieme a suo marito.
Infatti, benché il sistema socioculturale di quel Paese sia assai differente
dal nostro, la ricorrente non solo vi ha trascorso delle vacanze, ma vi ha pure
celebrato le nozze. Ci si può pure domandare se __________ possa quanto meno
trasferirsi in Italia con sua moglie, in virtù della cittadinanza di
quest'ultima. Sia come sia, tali circostanze non necessitano di essere approfondite.
Non bisogna infatti dimenticare che, prima di sposarsi, __________ era al
corrente che suo marito aveva soggiornato illegalmente in Svizzera (v. consid.
4 ab initio). Orbene, quando il coniuge - anche svizzero - con diritto
di risiedere in Svizzera conosce o avrebbe dovuto conoscere, al momento del
matrimonio, l'esistenza di motivi che potrebbero indurre l'autorità di polizia
degli stranieri a rifiutare all'altro coniuge l'autorizzazione di risiedere sul
suolo elvetico, deve contare sull'eventualità che egli debba vivere la propria
vita di coppia all'estero (DTF 120 Ib 16 consid. 4d; 110 Ib 201). Tanto più
che, nel corso del matrimonio, __________ era stata condannata in correità con
suo marito per aver ripetutamente favorito l'entrata illegale di clandestini
sul suolo elvetico (v. decreto d'accusa 1° dicembre 1999). In questo modo, essa
era cosciente che il ricorrente correva il rischio di non vedersi rinnovare un
giorno o l'altro il permesso di soggiorno. Per quanto riguarda i figli
__________ (1994) e __________ (1999), essi sono ancora piccoli e dipendenti
dai genitori, per cui il problema di un loro eventuale sradicamento dalla
realtà elvetica non si pone. D'altro canto, la misura adottata permette comunque
al ricorrente di rientrare in Svizzera nell'ambito delle normative per i turisti.
In tal modo, le relazioni con sua moglie e i suoi figli rimangono in ogni caso
salvaguardate, qualora la moglie __________ non volesse trasferirsi nel Paese
d'origine dell'insorgente oppure se l'ottenimento di un permesso di soggiorno
in Italia in favore del ricorrente si rivelasse problematico. In conclusione,
un'attenta ponderazione di tutti gli interessi in gioco permette di ritenere
proporzionato il provvedimento adottato dall'autorità inferiore. L'interesse
pubblico a non rinnovare il permesso di dimora al ricorrente è infatti
preponderante rispetto ai motivi di ordine privato di rimanere nel nostro Paese
perché la sua consorte e i suoi figli non potrebbero vivere in Iugoslavia insieme
a lui.

Tenuto conto che il rifiuto di rinnovare il
permesso di dimora al ricorrente scaturisce da una corretta ponderazione tra
l'interesse dello straniero a che egli possa continuare a risiedere in Svizzera
e l'interesse pubblico contrario, ne consegue che, anche qualora egli fosse legittimato
ad invocare l'art. 8 CEDU, la censura andrebbe respinta.

 

 

                                   6.   Sulla
scorta di quanto precede il ricorso dev'essere pertanto respinto. Con l'emanazione
del presente giudizio, la domanda di concessione dell'effetto sospensivo al
gravame diviene priva di oggetto. La domanda di assistenza giudiziaria va
respinta, siccome l'impugnativa era infondata sin dall'inizio (art. 30 PAmm).
La tassa di giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).

 

 

 

Per questi motivi,

visti gli art. 100 cpv. 1 lett. b n. 3 OG; 8 CEDU; 4,
5, 17 LDDS; 8, 16 ODDS; 10 lett. a LALPS; 3, 18, 28, 30, 31, 43, 46, 47, 60,
61, 65 PAmm;

 

 

dichiara
e pronuncia:

 

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

§.  Di conseguenza __________ (22 giugno 1968),
cittadino __________ (__________), è tenuto a lasciare il territorio del
Cantone Ticino entro il 20 febbraio 2002 notificando la propria partenza
al competente ufficio regionale degli stranieri.

 

 

                                   2.   La domanda
di conferimento dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio è
respinta.

 

 

                                   3.   La tassa di
giustizia e le spese, per complessivi fr. 800.–, sono a carico del ricorrente.

 

 

                                   4.   Contro la
presente decisione, è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale
a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

 

	
   

                                      5.   Intimazione
  a:

  	
   

  	 

	
   

  	
   

  

 

 

 

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente                                                             Il
segretario