# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** df6d0d86-8e3b-549e-97b3-d78aedf863f6
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-06-30
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 30.06.2008 D-7103/2006
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-7103-2006_2008-06-30.pdf

## Full Text

Corte IV
D-7103/2006
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  3 0  g i u g n o  2 0 0 8

Giudici Vito Valenti (presidente del collegio), 
Kurt Gysi e Walter Lang, 
cancelliere Carlo Monti.

A._______, Cossovo,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo ed allontanamento; decisione dell'UFM 
dell' 11 giugno 2002 / N .

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-7103/2006

Fatti:

A.
L'interessato – d'etnia serba del Cossovo – ha inoltrato una domanda 
d'asilo  in  Svizzera  il  2  settembre  2001.  Successivamente,  è  stato 
attribuito al Cantone Ticino. Ha  dichiarato, per quanto è qui di rilievo, 
d'essere  espatriato  segnatamente  per  il  timore  di  persecuzioni  da 
parte  degli  albanesi  dell'UCK,  un  suo  fratello  essendo  già  stato 
sequestrato e picchiato da membri di detto movimento ed un suo zio 
addirittura  ucciso  ([...])  e  per  il  timore  di  dovere  prestare  il  servizio 
militare in Serbia ([...]).

B.
L'11 giugno 2002, l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR, attualmente, e di 
seguito, UFM) ha respinto la succitata domanda d'asilo. Nello stesso 
tempo, ha pronunciato l'allontanamento dell'interessato dalla Svizzera, 
nonché l'esecuzione dell'allontanamento medesimo in Serbia.

C.
Il  15  luglio  2002,  l'interessato  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  alla 
Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  (CRA)  contro  la 
citata  decisione  dell'UFM.  Ha  chiesto  l'annullamento  del 
provvedimento impugnato e, in via principale, la concessione dell'asilo 
nonché,  in  via  sussidiaria,  l'ammissione  provvisoria.  Ha  altresì 
presentato  una domanda d'esenzione dal  versamento  dell'anticipo  a 
copertura delle presumibili spese processuali.

D.
Il  24 luglio 2002,  la CRA ha rinunciato, per eccezione, a chiedere il 
versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali.

E.
Il 4 settembre 2002 e il 4 luglio 2005, chiamato ad esprimersi, l'UFM 
ha proposto la reiezione del gravame.

F.
Il  16  febbraio  2006,  l'UFM  ha  ritenuto  –  nonostante  la  proposta 
favorevole  della  competente  autorità  del  Cantone  Ticino  del 
23 novembre  2005  –  che  non  erano  dati  i  presupposti  per 
l'ammissione di un caso di rigore personale grave (secondo l'abrogato 
art. 44 cpv. 3 della legge sull'asilo).

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G.
Il 16 marzo 2006, l'insorgente ha replicato all'UFM sulla questione dei 
requisti per l'adempimento di un caso di rigore personale grave.

Diritto:

1.

1.1 Il  Tribunale  amministrativo  federale  (TAF)  pronuncia 
definitivamente  sui  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM  in  materia 
d'asilo (art. 31 e art. 33 lett. d della legge sul Tribunale amministrativo 
federale  del  17 giugno  2005  [LTAF, RS 173.32],  art. 105  della  legge 
sull'asilo  del 26 giugno 1998 [LAsi,  RS 142.31]  e art. 83 lett. d  della 
legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

1.2 Il TAF osserva, altresì, che dal 1° gennaio 2007 giudica, in quanto 
sia  competente,  i  ricorsi  pendenti  al  31  dicembre  2006  presso  le 
commissioni federali di ricorso o d'arbitrato o presso i servizi dei ricorsi 
dei  dipartimenti.  Il  giudizio  si  svolge  secondo  il  nuovo  diritto 
processuale (art. 53 cpv. 2 LTAF).

1.3 Giusta il  capoverso 1 delle disposizioni  transitorie della modifica 
della LAsi del 16 dicembre 2005, ai procedimenti pendenti al momento 
dell'entrata in vigore della citata modifica è applicabile il nuovo diritto.

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità  di  cui  all'art. 48 cpv. 1 nonché all'art. 50 e all'art. 52 
della  legge  federale  sulla  procedura  amministrativa  del 
20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021).

3.

3.1 Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 6 LAsi 
e dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza è redatta in italiano.

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4.
Il TAF esamina liberamente il diritto federale, l'accertamento dei fatti e 
l'inadeguatezza senza essere vincolato dai motivi  invocati  dalle parti 
(v. art.  62  cpv. 4  PA) o  dai  considerandi  della  decisione  impugnata 
(v. sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  D-4917/2006  del 
12 luglio 2007 consid. 3).

5.

5.1 Nella  decisione  impugnata,  l'autorità  inferiore  ha  rilevato,  da  un 
lato,  che  il  ricorrente  può  ottenere  in  Cossovo  un'appropriata 
protezione contro l'agire di terzi da parte della UNMIK e della KFOR. 
Ha osservato, d'altro lato, che per l'insorgente, d'etnia serba, sussiste 
comunque  in  Serbia  un'alternativa  di  rifugio  interna.  Ha  segnalato, 
altresì,  che  la  mancanza  di  lavoro  e  il  rifiuto  di  prestare  il  servizio 
militare  in  Serbia  non  sono  motivi  rilevanti  in  materia  d'asilo, 
considerato  segnatamente  che  la  Serbia  non  è  coinvolta  in  alcun 
conflitto  armato.  Ha  considerato,  infine,  che  l'esecuzione 
dell'allontanamento  dell'insorgente  in  Serbia  è  ragionevolmente 
esigibile.

5.2 Nel  gravame,  il  ricorrente  sostiene  che  la  KFOR,  pur  essendo 
presente in Cossovo, non riesce a garantire un'appropriata protezione 
alle minorenze, compresa quella serba. In caso di rientro in Cossovo 
rischia pertanto l'esposizione a persecuzioni da parte degli  albanesi, 
esattamente  come  allorquando  ha  deciso  d'espatriare.  Peraltro, 
l'esecuzione  dell'allontanamento  è  da  considerare  illecita,  ai  sensi 
dell'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e 
delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101), ed 
inesigibile  sia  verso  il  Cossovo  sia  verso  qualsiasi  altra  zona  della 
Serbia.

6.
Nelle  successive  osservazioni,  l'UFM  ha,  in  un  primo  momento, 
rilevato che l'atto ricorsuale non contiene fatti o mezzi di prova nuovi 
che potrebbero giustificare una modificazione della suddetta decisione 
ed  ha proposto  la  reiezione  del  gravame. In  un secondo tempo,  ha 
osservato  che  –  pur  non  potendo  essere  totalmente  escluso  in 
Cossovo un pericolo concreto per i membri della minoranza serba che 
non provengono  dal  nord  del  Cossovo stesso –  sussiste  comunque 
un'alternativa di rifugio interna in Serbia contro le persecuzioni ed ha 
pure  considerato  che  il  ricorrente,  benché  non  possa  rientrare  in 

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Cossovo, può recarsi  in un'altra parte del  suo Paese,  segnatamente 
nel sud della Serbia. Ha quindi nuovamente proposto la reiezione del 
gravame.  L'autorità  inferiore  ha  pure  rilevato  che  l'integrazione  del 
ricorrente  in  Svizzera  è normale,  e  non particolarmente  pronunciata 
come  richiesto  dalla  giurisprudenza  del  Tribunale  federale  per 
l'ammissione di un caso di rigore personale grave.

7.
Nella  replica,  il  ricorrente  ha  allegato  che  si  trova  in  Svizzera  da 
quattro  anni  e  mezzo,  che  si  è  integrato  e  che  si  è  creato  una 
situazione d'indipendenza economica. Ha aggiunto una dichiarazione 
del suo datore di lavoro che gli garantisce l'impiego anche per il futuro. 
Ha, inoltre, fatto valere che nel suo caso si può parlare di un caso di 
rigore  personale  grave,  ritenuto  che  in  caso  di  rientro  in  patria  si 
troverebbe in una situazione peggiore rispetto ad un suo connazionale 
che non ha mai lasciato il Paese. Andrebbe tenuto conto anche della 
sua situazione sentimentale (sarebbe fidanzato da diverso tempo).

8.
Questo  Tribunale  osserva,  innanzitutto,  che  la  verosimiglianza  delle 
dichiarazioni decisive rese dal ricorrente in corso di procedura non è 
mai  stata  contestata  dall'UFM,  segnatamente  l'appartenenza  alla 
minoranza serba del Cossovo e le minacce nei suoi confronti da parte 
dell'UCK al momento dell'espatrio. Nella decisione impugnata, l'UFM 
ha poi genericamente rilevato che in Cossovo sussiste una protezione 
appropriata contro le persecuzioni di terzi, ma ha poi abbandonato tale 
tesi  nelle  osservazioni  al  ricorso del 4 luglio 2005. Ha poi affermato 
che  sussisteva  comunque  in  Serbia  un'alternativa  di  rifugio  interna 
contro  le  persecuzioni,  ma  contrariamente  alla  costante 
giurisprudenza  in  materia  (v.  fra  le  tante,  Giurisprudenza  ed 
informazioni della Commissione svizzera di  ricorso in materia d'asilo 
[GICRA]  1996  n.  1),  ha  omesso  di  motivare  adeguatamente  la  sua 
decisione sull'esistenza nel  luogo di  rifugio  di  un'efficace protezione 
contro le persecuzioni statali dirette ed indirette, fermo restando che le 
condizioni  per  ritenere  effettivamente  ottenibile  una reale  protezione 
sono  severe  (v.  ibidem  consid.  5c).  In  siffatte  circostanze,  il 
provvedimento litigioso – che si fonda su un accertamento inesatto ed 
incompleto dei fatti giuridicamente rilevanti – incorre nell'annullamento. 
Per sovrabbondanza, può ancora essere rilevato che secondo la prassi 
della  CRA  e  dell'UFM  vigenti  al  momento  della  pronuncia  della 
decisione impugnata, l'esistenza di un'alternativa di soggiorno (da non 

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confondere  con  l'alternativa  di  rifugio)  per  un  serbo  del  Cossovo in 
un'altra  regione  della  Serbia  poteva  essere  ammessa  solo  a 
determinate  condizioni  restrittive  ed  esclusivamente  per  i  serbi 
provenienti dal nord del Cossovo, ma non per quelli, come l'insorgente, 
provenienti dal sud-est (nel caso di specie da B._______). Certo, nella 
replica del 4 luglio 2005 l'UFM ha, infine, riconosciuto il problema, ma 
genericamente  asserito  –  senza  che ciò  possa costituire  una valida 
sanatoria dell'assenza di motivazione nella decisione impugnata – che 
conto  tenuto  della  formazione  del  ricorrente  un'esecuzione 
dell'allontanamento  fuori  dal  Cossovo,  segnatamente  nel  sud  della 
Serbia,  era  ragionevolmente  esigibile  nonostante  che  l'insorgente 
stesso non vi avesse mai vissuto e non vi avesse una sufficiente rete 
sociale.

9.
Quando il  TAF annulla una decisione, esso può sostituirsi all'autorità 
inferiore e giudicare direttamente nel merito o rinviare la causa, con 
istruzioni  vincolanti,  all'autorità  inferiore  per  nuovo  giudizio 
(art. 61 cpv. 1  PA;  ULRICH HÄFELIN /  GEORG MÜLLER /  FELIX UHLMANN, 
Allgemeines Verwaltungsrecht, 5a ed., Zurigo 2006, n. 1977 pag. 418). 
Questo Tribunale si  sostituisce all'autorità  inferiore  segnatamente se 
gli atti sono completi e comunque sufficienti a statuire sull'applicazione 
del  diritto  federale (v. sentenza del  Tribunale amministrativo federale 
del 25 luglio 2007 D-6735/2006 consid. 11 e relativo riferimento). Tale 
non è il caso nella presente fattispecie. In effetti, la situazione fattuale 
è,  nel  frattempo,  mutata  in  modo  decisivo.  Il  17  febbraio  2008,  il 
Cossovo  ha  autoproclamato  la  propria  indipendenza  e  alcune 
componenti rappresentative della comunità internazionale – finora una 
quarantina di Stati, fra cui la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, 
l'Italia,  gli  Stati  Uniti  e,  per  ciò  che  qui  maggiormente  interessa,  la 
Svizzera  (quest'ultima  il  27  febbraio  2008)  –  hanno  riconosciuto  il 
nuovo Stato. Dal profilo dei presupposti giuridici, uno Stato può essere 
riconosciuto  come  tale  soltanto  se  ne  presenta  le  caratteristiche 
secondo il diritto internazionale pubblico. Giusta la dottrina dominante, 
gli elementi costitutivi che occorrono a tale scopo sono tre: territorio, 
popolo  e  potestà  pubblica.  In  altri  termini,  occorre  che  un  governo 
risulti  capace in fatto  d'esercitare in via  esclusiva il  potere d'imperio 
sulla comunità territoriale  distaccatasi,  nell'ambito di  un ordinamento 
giuridico  non  derivato,  cioè  indipendente  da  altri  Stati  (con,  per 
esempio, una Costituzione propria). Per l'attribuzione della qualifica di 
Stato sono determinanti unicamente le circostante effettive (principio 

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dell'effettività). Peraltro, e secondo la prassi attuale, il riconoscimento 
di  uno  Stato  è  un  atto  meramente  politico,  dotato  d'efficacia 
dichiarativa della personalità giuridica internazionale e non costitutiva 
(cfr. PATRICK DAILLIER /  ALAIN PELLET,  Droit  International  Public,  7a  ed., 
Parigi 2002, n. 365 a 367 pag. 557 e segg.; WALTER KÄLIN / ASTRID EPINEY, 
Völkerrecht,  Bern  2003,  pag.  118  e  segg.).  Come  tale  è  un  atto 
discrezionale che gli Stati emettono in base a proprie valutazioni circa 
l'effettività e l'indipendenza del nuovo Stato, ma anche in virtù d'altri 
elementi  decisionali  (di  natura politica formulate in  vista d'instaurare 
rapporti  diplomatici),  tra  cui  in  particolare  l'atteggiamento  della 
comunità internazionale o di un gruppo di Stati di particolare rilievo per 
lo Stato riconoscente, l'osservanza dello Statuto delle Nazioni Unite, il 
rispetto dello Stato di diritto, della democrazia e dei diritti umani. Sotto 
un  altro  profilo,  quello  del  diritto  internazionale  generale 
consuetudinario, la nascita di uno Stato è una situazione di fatto, che 
assume  rilievo  per  l'ordinamento  internazionale  solo  in  quanto  si 
produce nei fatti. In altri  termini, si produce un fatto storico; si forma 
uno Stato; il  diritto ne prende atto. Non è né favorevole né contrario 
(cfr. EDOARDO GREPPI, La proclamazione dell'indipendenza del Kosovo e 
il  diritto internazionale, Istituto per gli  studi  di  politica internazionale, 
ISPI-Policy  Brief  n.  80  –  aprile  2008).  Ad  ogni  buon  conto  e  visto 
quanto  precede,  l'UFM  dovrà  esaminare  le  conseguenze  del 
riconoscimento  del  Cossovo  da  parte  della  Svizzera  sull'esame  del 
caso  di  specie,  non  potendosi  senz'altro  argomentare  un'eventuale 
rigetto facendo un generico riferimento all'esistenza di un'alternativa di 
rifugio interna (argomento utilizzabile in presenza di un solo Stato), di 
un'appropriata  protezione  (in  Cossovo,  quale  Stato  autonomo,  o  in 
Serbia) o ancora di  un'alternativa di soggiorno interna ad un Paese. 
Andrà pure accertata la questione della cittadinanza – o della doppia 
cittadinanza – del ricorrente e dovrà essere distinta la questione del 
possesso della cittadinanza (de iure) da quella dell'effettivo godimento 
dei diritti derivanti da detta cittadinanza (sussistendo altrimenti, e per 
esempio, il rischio per un serbo del Cossovo d'essere certo de iure in 
possesso della cittadinanza serba, ma d'essere nondimeno costretto a 
rientrare  in  Cossovo,  dove  se  del  caso  potrebbe  temere  delle 
persecuzioni,  perché  in  Serbia  non  gli  sono  garantiti  nei  fatti  tutti  i 
diritti  derivanti  dalla  citata  cittadinanza,  fors'anche a  causa del  fatto 
che si era a suo tempo sottratto agli obblighi militari). Gli atti di causa 
sono pertanto rinviati  all'autorità inferiore affinché la stessa proceda, 
in  termini  ragionevoli  (art. 29 cpv. 1  Cost.),  a  completare 
l'accertamento  dei  fatti  determinanti  e  a  pronunciare  una  nuova 

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decisione  rispettosa  dei  considerandi  della  presente  sentenza  di 
cassazione.

10.
Visto  l’esito  del  gravame,  non  si  riscuotono  spese  processuali 
(art. 63 cpv.  1  PA).  Considerato  altresì  che  l'insorgente  non  è 
rappresentato in questa sede e che non risulta, comunque, che abbia 
dovuto sopportare delle spese indispensabili e relativamente elevate in 
relazione  alla  procedura  di  ricorso  in  esame,  non  si  giustifica 
l'attribuzione  di  spese  ripetibili  (art.  64  PA  ed  art.  7  e  segg.  del 
regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 
Tribunale  amministrativo  federale  del  21  febbraio  2008  [TS-TAF, 
RS 173.320.2]).

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata.

2.
Gli atti  di causa sono rinviati  all'autorità inferiore affinché proceda al 
completamento  dell'istruttoria  ed  alla  pronuncia  di  una  nuova 
decisione ai sensi dei considerandi.

3.
Non si prelevano spese processuali né si attribuiscono ripetibili.

4.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato)
- UFM, Divisione Dimora e aiuto al ritorno 

(in copia; n. di rif. N ; allegato: incarto UFM)
- C._______ (in copia)

Il presidente del collegio: Il cancelliere:

Vito Valenti Carlo Monti

Data di spedizione:

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