# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** acaec5c0-dbef-5907-8f59-a95968ba6476
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-09-09
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht II. Strafkammer 09.09.2009 SK2 2009 31
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_005_SK2-2009-31_2009-09-09.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 09 settembre 2009 Comunicata/o per iscritto il:
SK2 09 31 12 ottobre 2009

Decisione 
II. Camera penale

Presidenza Bochsler
Giudici Hubert e Schlenker 
Attuario Crameri

Visto il ricorso penale

di X., querelante e ricorrente, rappresentato dall’avv. Rossano Guggiari, Via Lugano 
18, WTC, 6982 Agno, 

contro

il decreto di abbandono della Procura pubblica dei Grigioni del 9 giugno 2009, 
comunicato il 10 giugno 2009, in re del querelante e ricorrente contro Y., querelato 
e resistente, rappresentato dall’avv. Franco Janner, Via S. Gottardo 78, 6501 
Bellinzona,

concernente delitti contro l'onore di pubblici funzionari o autorità

è risultato:

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I. Fattispecie

A. Scoperti sul blog www.ticinolibero.ch sotto i nicknames Fiore e Sergio dei 
commenti molto pesanti sulla sua persona, il 18 marzo 2008, X. ha sporto querela 
penale contro ignoti per calunnia (art. 174 CP) e subordinatamente diffamazione 
(art. 173 CP). Richiesto poi presso il quotidiano online Ticinolibero.ch chi erano gli 
autori coi suddetti pseudonimi, il redattore del quotidiano A., per il tramite della sua 
rappresentante legale, ha comunicato alla Procura pubblica dei Grigioni che la 
persona registrata sotto il nickname Fiore era “il signor Sergio del B. a C.”. Il 
querelante ha quindi dichiarato che si trattava di Y., che aveva usato anche lo 
pseudonimo Sergio.

B. Aperto il 4 maggio 2009 un procedimento penale nei confronti di Y. per delitti 
contro l’onore di pubblici funzionari (art. 173 CP/169 LGP), in data 19 maggio 2009, 
in sede del fallito tentativo di conciliazione, il querelato ha dichiarato che non era 
stato lui a scrivere i commenti, che un’altra persona aveva usato il suo computer nel 
bar a C. e che lui personalmente non aveva mai scritto niente nel summenzionato 
blog. Sollecitato dal querelante a nominare quest’altra persona, per procedere 
scontro la stessa, il querelato ha affermato che l’autore era D., che purtroppo era 
morto circa due mesi fa.

Con decreto del 9 giugno 2009, comunicato il 10 giugno 2009, la Procura pubblica 
ha abbandonato il procedimento penale per delitti contro l’onore nei confronti del 
querelato.

C. Il 3 luglio 2009 X. è insorto con ricorso al Tribunale cantonale dei Grigioni 
contro questo decreto ed ha chiesto, con protesta di tasse, spese e ripetibili, che sia 
annullato e che gli atti siano rinviati all’autorità inquirente per una nuova pronuncia.

La Procura pubblica ed il querelato (in sintesi) hanno proposto la reiezione del 
ricorso.

Dei motivi posti a fondamento dell’impugnato decreto e delle memorie si dirà nei 
considerandi.

II. Considerandi

1. Ai sensi dell'art. 138 LGP il ricorso alla Camera ricorsi del Tribunale cantonale 
dei Grigioni può esser proposto contro ordinanze e decisioni di ricorso del 
Procuratore pubblico nonché contro operazioni degli organi inquirenti da lui 

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approvati. Legittimato ad inoltrarlo è chiunque è colpito dalle stesse e fa valere un 
interesse tutelabile alla sua abrogazione o modifica, vale a dire chi è pregiudicato 
nel suo reale o presunto stato giuridico (art. 139 cpv. 1 LGP; Padrutt, Kommentar 
zur Strafprozessordnung des Kantons Graubünden, 2. Aufl., Chur 1996, art. 139 n. 
2.2). Il ricorso va presentato per iscritto entro 20 giorni da quando l’interessato ha 
avuto conoscenza della decisione impugnata (art. 139 cpv. 2 LGP). Esso deve 
contenere una richiesta ed una motivazione; mezzi di prova disponibili sono da 
allegare (art. 33 cpv. 1 e 2 LGA). Presunta vittima di delitti contro l’onore di pubblici 
funzionari, X. deve essere reputato pregiudicato conformemente all’art. 139 cpv. 1 
LGP e di conseguenza legittimato ad impugnare il decreto con cui è stata 
abbandonata l’inchiesta. Da lui il ricorso è poi stato proposto nella dovuta forma e 
tempestivamente. Esso è perciò ricevibile in ordine.

2. Contro il decreto d’abbandono può esser proposto ricorso per illegalità o 
inadeguatezza (art. 138 LGP). Con questo rimedio il ricorrente può far valere non 
solo la violazione di diritto ma anche la disattenzione del potere d'apprezzamento; 
tuttavia soltanto l'eccesso o l'abuso di codesto potere è sindacabile da parte della 
II. Camera penale. Un decreto d'abbandono è adeguato e resiste al controllo del 
potere discrezionale se sulla scorta del risultato dell'istruttoria è da concludere che 
un reato oggettivamente e soggettivamente non è sufficientemente dimostrato e di 
conseguenza ci si dovrebbe aspettare il proscioglimento dell'imputato e se non sono 
più ravvisabili mezzi di prova, che potrebbero influenzare questo risultato (PTC 1995 
no. 45). Le premesse per l'abbandono dell'inchiesta sono quindi di massima sempre 
date, se vi sono dei motivi di fatto o di diritto materiale o formale, che escludono 
un'ulteriore attività processuale o che sono poco promettenti per la probabilità di 
una condanna, vale a dire se all'indiziato non può esser messo a carico un atto 
punibile. Il giudice istruttore deve quindi occuparsi del risultato dell'istruttoria sotto 
due aspetti. Da una parte devono essere raccolti e valutati i mezzi di prova. 
L'abbandono della procedura si rivela giustificato se una valutazione complessiva 
degli stessi porta alla sostenibile conclusione che una condanna sarà improbabile, 
che quindi l'imputato sarà assolto. Dall'altra parte l'abbandono forzatamente deve 
essere fondato su un risultato probatorio definitivo; oggettivamente non devono più 
esserci dei mezzi probatori, che possono influenzarlo in senso contrario (Padrutt, 
op. cit., art. 82 LGP cifra 3.3). 

3. La Procura pubblica ha considerato le deposizioni di X. e di Y. ed 
abbandonato il procedimento per delitti contro l’onore di pubblici funzionari. A motivo 
ha addotto che pur valutando con una certa riservatezza la deposizione del 
querelato circa la paternità dei commenti pubblicati, essa non si lasciava confutare. 

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A dire dell’autorità inquirente, per omessa registrazione dei nicknames e per 
impossibile identificazione retroattiva dei dati da parte del provider, non poteva 
essere documentato chi era l’autore e quale collegamento Internet era stato 
utilizzato per la pubblicazione dei commenti. Ciononostante era stato accertato che 
sopra il bar del querelato, in un locale adibito ad ufficio, c’era un computer con 
collegamento Internet. Con ciò era però solo dimostrato che il querelato disponeva 
dei requisiti tecnici per poter scrivere i commenti. Che effettivamente era stato usato 
il suo collegamento per fare ciò non poteva esser provato. Sempre secondo 
l’autorità d’inchiesta, pure la questione di sapere se D. disponeva delle conoscenze 
per usare un computer, ciò il querelante negava, indicando una lettera di E. - il 
genero di D. - poteva essere lasciata aperta. Anche se fossero interrogati i coniugi 
E., le loro testimonianze altro non sarebbero che un indizio, che la deposizione del 
querelato quanto alla paternità dei commenti non corrispondeva. Non era però 
fornita la prova che l’unico possibile autore era il querelato. Di conseguenza era da 
aspettarsi il proscioglimento dello stesso.

4. Il ricorrente fa valere che l’impugnato decreto d’abbandono è arbitrario. A suo 
dire vi sono tanti indizi, che valutati nel loro insieme, sono convergenti e permettono 
quindi di concludere che Y. abbia pubblicato i commenti contro di lui. Innanzitutto 
tra lui e il querelato esistono molteplici dissidi. I commenti poi sono stati inviati dal 
computer del querelato, che trovandosi nell’ufficio al primo piano dell’esercizio, al 
pubblico non è accessibile. Sempre a dire del ricorrente, il querelato stesso non ha 
poi indicato una serie di persone, che avevano accesso al suo computer, ma ha 
additato D., che non conosceva il querelante e, defunto, non poteva più difendersi. 
In simili circostanze l’autorità inquirente doveva avere dei dubbi quanto alla pretesa 
paternità dei commenti e quindi proseguire con l’istruttoria. Omettendo ciò, a modo 
di vedere del ricorrente, l’impugnato decreto è anche inadeguato. 

4.1 L’assunto della Procura pubblica, secondo cui è unicamente dimostrato che 
Y. disponeva dei requisiti tecnici per poter scrivere i commenti contro X., ma che 
non può esser provato che per questo scopo è stato usato il suo computer, è 
infondato. In sede del tentativo di conciliazione il querelato ha dapprima confessato 
di non essere stato lui a scrivere i commenti. A suo dire era stata un’altra persona, 
che aveva usato il suo computer nel B.. Dopo avergli chiesto un’altra volta, il 
querelato ha dichiarato che era stato D. a scriverli sul suo (di Y.) computer (atto 6.1). 
Stando alle deposizioni del querelato è perciò documentato che i commenti sono 
stati scritti sul suo computer. Dagli accertamenti della polizia è poi risultato che 
sopra il bar, al secondo piano dello stabile, dal bar direttamente accessibile tramite 
una scala, si trovava un locale adibito ad ufficio e nello stesso v’era un computer 

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regolarmente collegato ad Internet e funzionante (atto 4.14). Ne viene che 
contrariamente all’opinione dell’autorità inquirente, è quindi pure provato che i 
commenti sono stati pubblicati col collegamento Internet del querelato. A questo 
riguardo ulteriori mezzi di prova non devono perciò essere forniti. La circostanza, 
che a posteriori non è più possibile documentare, tramite identificazione dei dati, 
che collegamento Internet sia stato utilizzato, è quindi irrilevante.

4.2 Assodato dunque che la pubblicazione dei commenti è stata fatta tramite il 
collegamento Internet di Y., l’autorità d’inchiesta è del parere che non può essere 
provato che il querelato è l’unico possibile autore degli stessi, poiché oltre a lui e D. 
devono essere presi in considerazione anche altri autori. Sennonché, allo stato degli 
atti, la sua opinione non può essere condivisa. Infatti, il querelato stesso ha 
menzionato un solo autore dei commenti, vale a dire D., e non ha affermato che 
v’erano altri autori, che avevano usato il suo computer. A ciò s’aggiunge che il 
computer non si trovava nel bar aperto al pubblico, ma in un ufficio al secondo piano 
dell’edificio, dunque non accessibile ai frequentatori dell’esercizio pubblico. Stando 
agli atti, non è quindi evidente come sconosciuti terzi abbiano avuto accesso al 
locale e al computer. Di conseguenza la questione di sapere se entrano in 
considerazione autori clandestini può essere risolta unicamente con un 
approfondimento dell’istruttoria. L’autorità inquirente deve perciò indagare a fondo 
se l’ufficio ed il computer erano senz’altro accessibili ai frequentatori del bar, in altri 
termini accertare se il locale, se non costantemente occupato, era tenuto aperto o 
chiuso e se il computer era o non era bloccato. Solo quest’indagine permette di 
confermare o d’invalidare il parere dell’istanza precedente. 

4.3 Ha il querelato preteso che l’autore è esclusivamente D., che a dire di E. non 
aveva le conoscenze per poter usare un computer (atto 4.17), contrariamente 
all’opinione dell’autorità d’inchiesta, l’interrogatorio dei coniugi E. è di rilevante 
importanza, almeno nella misura in cui deve essere risolta la questione di sapere, 
se la causa è d’abbandonare o se il querelato è da mettere in stato d’accusa. Anche 
se le testimonianze dei coniugi, a causa del rapporto di parentela, devono essere 
valutate con riserbo - è d’ammettere che essi confermeranno la suddetta 
dichiarazione - deve essere considerato che esse sono fatte colla comminazione di 
pena. Il genero ha poi anche rimarcato che il suo suocero da quattro anni non 
risiedeva più in F. e non aveva un’autovettura (atto 4.17). Infine, i coniugi E., a dire 
del ricorrente, sono indignati, poiché il loro suocero nemmeno conosceva il 
querelante e quindi non aveva motivi per diffamarlo. Dirimpetto a queste pretese 
contingenze di fatto, i coniugi devono essere sentiti pure sul rapporto, che esisteva 
tra D. e Y. ed a questo proposito è da interrogare nuovamente anche il querelato. 

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In particolare è da accertare se il preteso autore dei commenti è stato autorizzato 
dal querelato a servirsi del suo computer oppure se l’ha usato clandestinamente. 
Infine dev’essere chiarito anche il rapporto tra Y. e X.. Infatti, il ricorrente afferma 
che tra lui e il querelato esistono accertati molteplici dissidi. 

4.4 Tenuto conto della non convincente deposizione del querelato nonché 
dell’omesso approfondimento dell’indagine e di conseguenza degl’insormontabili 
dubbi sulla reità del denunciato autore dei commenti, l’abbandono del procedimento 
contro il querelato si rivela insostenibile. In contrasto coll’autorità inquirente, allo 
stato degli atti non può esser concluso che il querelato, se fosse accusato, sarebbe 
probabilmente prosciolto e che non sono ravvisabili ulteriori mezzi di prova, che 
possono influenzare il risultato probatorio. Come è esposto la fattispecie non è stata 
esaminata a fondo. Di conseguenza il ricorso dev’essere accolto, l’impu-gnato 
decreto d’abbandono annullato e la causa rinviata all’istanza precedente per nuovo 
esame nel senso dei considerandi.

5. Ai sensi dell’art. 160 cpv. 3 LGP se il ricorso è accolto, il tribunale decide sulla 
ripartizione delle spese fra la parte vincente, lo stato, la prima istanza e la parte 
soccombente. L’istanza di ricorso può aggiudicare ripetibili alla parte vincente a 
carico della parte soccombente, dell’istanza precedente o dello stato (art. 160 cpv. 
4 LGP). Nel concreto caso si rivela equo mettere le spese della procedura di ricorso 
e le ripetibili alla parte vincente a carico del Cantone dei Grigioni.

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III. La II. Camera penale giudica

1. Il ricorso è accolto, l’impugnato decreto d’abbandono è annullato e la causa 
è rinviata alla Procura pubblica dei Grigioni per nuovo esame nel senso dei 
considerandi.

2. I costi della procedura di ricorso di fr. 1'000.-- vanno a carico del Cantone dei 
Grigioni, che inoltre rifonde al ricorrente un’indennità a titolo di ripetibili di fr. 
1'500.--.

3. Contro questa decisione può essere interposto ricorso in materia penale ai 
sensi dell’art. 78 della Legge sul Tribunale federale (LTF) al Tribunale 
federale, 1000 Losanna 14. Questo è da inoltrare al Tribunale federale per 
iscritto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione col testo integrale 
nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per l’ammissibilità, il diritto, gli 
ulteriori presupposti e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 29 segg., 78 
segg. e 90 segg. LTF.

4. Comunicazione a: