# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 06576378-8346-5774-a6ea-abeb3ad75af5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2019-07-12
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 12.07.2019 12.2017.128
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2017-128_2019-07-12.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2017.128

  	
  Lugano

  12 luglio 2019/fb

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Fiscalini,
  presidente,

  Bozzini
  e Stefani

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Bettelini

  	
   

  	
   

  

 

sedente
per statuire nella causa a procedura semplificata inc. n. SE.2015.143 della
Pretura del Distretto di Lugano, sezione 3, promossa con petizione 23 aprile
2015 da

 

	
   

  	
  AO
  1  

  rappr. dall’   RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
   AP
  1  

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

con cui l’attrice ha
chiesto di condannare il convenuto al pagamento di fr. 14’644.91, oltre
interessi e spese dal 19 dicembre 2013; 

 

domande avversate dal
convenuto, che ha postulato la reiezione della petizione, e che il Pretore con
decisione 26 giugno 2017 ha parzialmente accolto per fr. 13'944.91 oltre
interessi al 5% dal 19 dicembre 2013, caricando la tassa di giustizia di fr.
2'000.- e le spese, nonché le spese di perizia e di conciliazione, all’attrice
per 1/20 e al convenuto per 19/20, altresì condannato a corrispondere
all’attrice fr. 4'000.- a titolo di ripetibili;

 

appellante il convenuto
con appello 28/29 agosto 2017, con cui ha chiesto la riforma del querelato
giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili
di entrambe le sedi;

 

mentre l'attrice con
risposta 9 ottobre 2017 ha postulato la reiezione del gravame pure con protesta
di spese e ripetibili;

 

ricordato che con scritto
20 settembre 2017 l’avv. __________ ha comunicato allo scrivente Tribunale di
non più rappresentare AP 1;

 

letti ed
esaminati gli atti ed i documenti prodotti;

 

 

ritenuto

 

 

in fatto e in
diritto:

 

 

1.    Il 20 marzo
2006 AP 1, in veste di committente, unitamente allo studio tecnico W__________,
in veste di DL, hanno concluso con la ditta AO 1, in veste di appaltatrice, un
contratto d’appalto SIA avente per oggetto un impianto di riscaldamento e
sanitario della villa situata sulla part. n. __________ RFD del Comune di __________,
di proprietà del committente (doc. E nonché doc. C e D). 

La mercede, a corpo, è
stata fissata in fr. 140'000.-, IVA inclusa.

 

In seguito, il 16
giugno 2007, l’8 febbraio 2008 e il 5 maggio 2009, le parti hanno stipulato
altri tre contratti concernenti, rispettivamente, l’impianto della piscina, per
fr. 32'741.60 IVA inclusa (doc. F), l’impianto di ventilazione e
climatizzazione, per fr. 39'000.- IVA inclusa (doc. G), e quello di
ventilazione dei locali cantina sud, per fr. 5'000.- (doc. H).

 

                                         Oltre a queste
prestazioni, la parte attrice ha effettuato ulteriori interventi che a suo
avviso non erano previsti dagli accordi contrattuali. Di queste, che come
vedremo sono controverse e oggetto del contendere, si trova solo parzialmente
traccia documentale: agli atti sono stati versati due bollettini datati 27
marzo 2008, per fr. 354.50, e 29 luglio 2010, per fr. 280.- (doc. I e J), cui
si aggiungono cinque rapporti di cantiere relativi all’esecuzione di ulteriori
lavori, allestiti tra il 17 settembre 2010 e il 31 gennaio 2011, per un importo
complessivo di fr. 2'991.90 (doc. K-O).

 

                                         Il 1. giugno 2013 la AO 1
ha inviato al convenuto e alla moglie, per il tramite dello studio tecnico W__________
che ne ha preavvisato favorevolmente il pagamento (doc. Q), il conteggio finale
per le opere realizzate, per un saldo conclusivo al netto degli acconti già
corrisposti, di fr. 29'644.91, comprendente anche fr. 7'903.31 per lavori
supplementari (doc. P).

 

2.    Il convenuto
ha contestato di essere ancora debitore nei confronti dell’appaltatrice di tale
importo. Non avendo versato alcunché, in data 13 agosto 2014, egli si è visto
intimare un precetto esecutivo fatto spiccare dalla controparte per l’intero
ammontare ancora scoperto.

Il 16 dicembre 2014 AO
1 ha formulato istanza di conciliazione nei confronti di AP 1 per il pagamento
di fr. 29'644.91 oltre accessori (CM.2014.766), sfociata nell’autorizzazione ad
agire ai sensi dell’art. 209 CPC del 23 gennaio 2015.

 

A seguito delle
discussioni che le parti hanno avviato dopo tale decisione, invano volte a
trovare una soluzione extragiudiziale, il committente ha pagato spontaneamente,
denominandolo “Ausgleich”, un importo di fr. 15'000.- (doc. GG), sicché la
differenza ancora litigiosa è scesa a fr. 14'644.91.

 

Conha convenuto in
giudizio AP 1 innanzi alla Pretura del Distretto di Lugano chiedendo di
condannarlo al pagamento di quest’ultima somma oltre interessi e spese.

                                         Il convenuto si è
integralmente opposto alla petizione.

 

                                   3.   Esperita
l’istruttoria - nell’ambito della quale è stata in particolare assunta una
perizia giudiziaria - e ricevuti gli allegati conclusivi delle parti, il
Pretore, con decisione 26 giugno 2017, ha parzialmente accolto la petizione,
condannando il convenuto al pagamento di fr. 13'944.91 oltre interessi al 5%
dal 19 dicembre 2013; le spese giudiziarie sono state caricate alle parti in base
alla loro soccombenza, quindi per 1/20 all’attrice e per 19/20 al convenuto.

                                         Il giudice di prime cure
ha in sostanza ritenuto di poter confermare la pretesa attorea compresi i fr.
7'903.31 a suo dire relativi alle prestazioni supplementari risultanti dai
bollettini di cui ai doc. da I a O, non avendo il convenuto comprovato i suoi
argomenti destinati a confutare tali richieste, in particolare che i lavori
descritti in questi bollettini fossero relativi a lavori in garanzia o lavori
già inclusi nel contratto e non avendo egli neppure fornito concrete
motivazioni a sostegno della contestazione degli importi fatturati, essendosi
limitato a indicare che essi non erano provati.

 

                                         Ciò posto, il giudice ha
affrontato la questione dei lamentati difetti dell’opera, avanzata dal
committente, giungendo alla conclusione che delle prestazioni sottoposte alla
Norma SIA 118, potevano essere considerati essere stati correttamente segnalati
solo i difetti relativi ai rumori provenienti dal bagno WC al piano superiore e
al distacco dell’isolazione anticondensa nel locale termopompa, mentre gli
altri difetti segnalati dal committente non sono stati presi in considerazione
poiché non tempestivamente notificati. 

                                         Tenuto conto tuttavia che
per la questione della condensa dei canali della termopompa il committente non
ha adempito i presupposti di cui all’art. 169 cpv. 1 Norma SIA 118 e all’art.
368 CO, non avendo dato all’appaltatrice la possibilità di eliminare i difetti,
il Pretore ha posto in compensazione con il credito vantato dall’attrice solo
le spese relative al difetto del WC, che ha quantificato in fr. 700.-, IVA
inclusa, sulla scorta della soluzione più a buon mercato tra quelle proposte
dalla perizia giudiziaria. 

                                         Per quanto concerne invece
i difetti per le opere sottoposte al CO, non essendo stato dimostrato quando il
manufatto in questione è stato consegnato né quando il difetto sarebbe divenuto
riconoscibile, il Pretore ha respinto qualsiasi rivendicazione in merito.

 

4.    Con
l’appello 28 agosto 2017, che qui ci occupa, il convenuto ha chiesto la riforma
del querelato giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese
e ripetibili di entrambe le sedi. 

Egli ha innanzitutto
contestato l’accertamento del primo giudice con il quale ha stabilito che i
cinque rapporti di cantiere allestiti da AO 1 comprovano l’esecuzione da parte
di quest’ultima di opere, non previste dagli accordi già conclusi tra le parti,
per complessivi fr. 7'903.31, negando il Pretore sussistere la prova delle
argomentazioni contrapposte dal convenuto, per le quali tali interventi
sarebbero invece costituiti in lavori in garanzia o già inclusi negli accordi
contrattuali. 

A suo avviso, inoltre,
il collaudo delle opere non è mai stato fatto, contrariamente a quanto scritto
nella sentenza impugnata, così come non è mai avvenuta alcuna consegna delle
stesse. I lavori, infatti, erano ancora in corso dopo il 2009. 

Inoltre per i lavori a
regia, nessuno dei bollettini è stato approvato dal teste __________ G__________,
e nessuna delle relative prestazioni è stata dimostrata, né per quanto concerne
l’esecuzione, né per i costi e prezzi unitari esposti.

Pure a torto il
Pretore avrebbe asserito che l’appellante non sarebbe riuscito a dimostrare che
i lavori fossero già inclusi negli accordi contrattuali, né avrebbe fornito
concrete motivazioni a sostegno della contestazione degli importi fatturati,
essendosi limitato a sostenere genericamente che essi non erano provati. In
realtà, a suo dire, l’onere della prova incombeva all’attrice, che avrebbe dovuto
dimostrare che le opere non erano comprese nell’importo forfettario del
contratto.

In merito
all’indennizzo dei difetti al WC, l’appellante contesta la scelta dell’opzione
meno costosa, di fr. 700.- IVA inclusa. In effetti, a prescindere dal fatto che
il perito giudiziario ha indicato fr. 700.- IVA esclusa, delle tre proposte dal
perito giudiziario, questa sarebbe proprio quella che non risolve il problema
insorto, sicché non avrebbe potuto essere tenuta in considerazione. Il Pretore
avrebbe dunque preso una decisione, non solo errata, ma addirittura arbitraria.
Il primo giudice avrebbe dovuto invece concludere che, per eliminare i difetti,
sarebbero stati necessari interventi per almeno fr. 26'956.80, IVA inclusa.

A questo, continua
l’appellante, va pure aggiunto che vi è stato un errore da parte del Pretore
anche nell’escludere i costi per la coibentazione dei canali esterni della
termopompa, valutati in fr. 2'400.- IVA inclusa. L’eliminazione del difetto,
infatti, era stata già chiesta dal legale del convenuto il 4 dicembre 2013 e
poi il 18 novembre 2014.

Nel complesso, la
sentenza va dunque riformata nel senso di riconoscere una compensazione di fr.
29'548.80, derivante dalla pretesa di ripristino dei difetti e la petizione
respinta.

 

L’appellata, con
risposta del 9 ottobre 2017, si è integralmente opposta alle richieste del
ricorrente, postulando la reiezione in toto dell’appello. In sostanza, contesta
che vi sia stata una tempestiva notifica dei difetti, ricordando come con
lettera del suo patrocinatore del 4 dicembre 2013 egli aveva riconosciuto
l’esecuzione dei lavori supplementari, contestandone unicamente la mercede per
il fatto che si trattava di lavori in garanzia o a regia, che avrebbero dovuto
essere fatturati mensilmente e quindi non essere pretesi. Inoltre, la Norma SIA
118 non può trovare applicazione per le opere a regia, come rettamente deciso
dal Pretore. A suo dire, poi, ritenuto che sul cantiere si sono avvicendate ben
4 direzioni lavori, __________ R__________ non poteva sapere se il collaudo era
stato fatto nel 2009, poiché se ne era andato prima, mentre __________ G__________
non poteva esserne a conoscenza perché ha seguito i lavori di finitura solo
dalla primavera 2010, quando la casa era già abitata dal committente, che vi è
entrato proprio in quel periodo. Pertanto la testimonianza di __________ W__________
non è contraddetta dalle loro deposizioni, sicché l’accertamento che il
collaudo è stato effettuato nel 2009 è corretto.

Tutte le lavorazioni
supplementari sono state effettivamente eseguite. I bollettini a regia non sono
stati compilati ad arte, ma sono stati addirittura sottoscritti, alcuni, dal
convenuto, e, altri, dalle rispettive DL. Nella sua valutazione di questi
elementi, il Pretore non ha invertito l’onere della prova. La circostanza che
le prestazioni fatturate fossero comprese nei prezzi forfettari o concernessero
lavori in garanzia non è dunque effettivamente stata provata; del resto,
illustra l’appellata, è stata pure avanzata in forma generica, non essendo
stato argomentato in quale dei contratti d’appalto la singola opera dovesse
essere compresa e/o a quale difetto in garanzia dovesse essere riferita.

In merito alla pretesa
rumorosità dell’impianto WC, l’appellata rileva come il perito abbia
sottolineato che oltre al risciacquo vero e proprio, i rumori erano provocati
dall’utente stesso (urinando o facendo cadere il coperchio) e che l’efficacia
della soluzione scelta dal Pretore era stata provata su impianti con problemi
analoghi con ottimi risultati.

Oltre a ciò, l’attrice
contesta nuovamente l’esistenza del difetto stesso, evidenziando come la
perizia, nell’ammetterlo, si sia fondata sull’errato presupposto che nella
fattispecie si tratti di una casa bifamiliare, laddove invece è una casa unifamiliare.

Nel caso che occupa,
le esigenze minime di rumore aereo interno per case singole risultano
rispettate, non essendo stati superati i limiti imposti dalle Norme SIA 181,
art. 3.2, paragrafo 3 21 3.

In merito al mancato
ricorso ai manicotti elettrici per ridurre i rumori, l’appellata precisa come
nulla impedisca, come nel caso di specie, che in sede di progettazione
l’architetto concordi con il proprietario di una casa singola di accontentarsi
di un confort acustico minimo.

Il presunto difetto di
acqua di condensa sui canali di pompa calore è, poi, da imputare al committente
e/o a una scelta errata di progettazione. Inoltre, il committente non ha dato
la possibilità all’appaltatrice di eliminare i difetti lamentati ai sensi
dell’art. 368 CO.

 

5.    Con
l’appello possono essere censurati l’errata applicazione del diritto e l’errato
accertamento dei fatti (art. 310 CPC). L’atto di appello deve contenere i
motivi di fatto e di diritto sui quali si fonda ed essere motivato (art. 310 e
311 cpv. 1 CPC). L’appellante deve spiegare non perché le sue argomentazioni
siano fondate, ma perché sarebbero erronee o censurabili le motivazioni del
Pretore (DTF 4A_252/2012 del 27 settembre 2012, consid. 9.2.1). 

 

Nella fattispecie,
parte dell’allegato d’appello contiene delle argomentazioni di parte che non si
confrontano puntualmente con quelle della sentenza impugnata e sono pertanto
irricevibili. La scrivente Camera si limiterà pertanto a esaminare quelle
eccezioni che adempiono i presupposti formali e contenutistici previsti dal
CPC.

 

                                   6.   La prima censura,
procedendo nell’ordine in cui sono state poste dall’appellante, concerne
l’errato accertamento in base al quale il Pretore ha stabilito che i bollettini
agli atti (doc. K-O) attestano l’esecuzione di lavori per fr. 7'903.31, mentre
in realtà gli importi in essi indicati assommano a soli fr. 2'991.90.

 

                                         Al considerando n. 4 della
sentenza impugnata, si legge effettivamente che nel periodo compreso tra il 17
settembre 2010 e il 31 gennaio 2011 la AO 1 ha allestito cinque rapporti di
cantiere attestanti l’esecuzione di ulteriori opere per complessivi fr.
7'903.31 e si trova il riferimento ai doc. K-O. 

 

                                         In realtà, come obiettato
in appello, la somma di tutte le prestazioni indicate nei documenti in
questione, da K ad O, si ferma a fr. 2'991.90, sicché effettivamente, l’errore
evidenziato risulta essere tale.

                                         

                                         Al considerando n. 17
tuttavia, il primo giudice, analizzando il credito contestato di fr. 7'903.31,
pur ribadendo l’errore di calcolo, ha stabilito che il teste __________ G__________
ha confermato l’esecuzione dei lavori di cui al doc. J, e che il teste __________
W__________ ha dichiarato di aver controllato la liquidazione di cui al doc. P
e di aver allestito il preavviso favorevole di cui al doc. Q dopo aver
proceduto a tutte le verifiche, discutendo con la DL __________ G__________. In
base ai documenti e alle deposizioni, non quindi solo ai doc. K-O, il credito
per i lavori supplementari è così stato considerato provato nella sua
integralità.

 

                                        L’errore di calcolo a sé
stante, quindi, non consente di accogliere la relativa censura, poiché non è
risultato essere decisivo, avendo il Pretore fondato i suoi accertamenti anche
su quanto riportato ai doc. P e Q, nonché sulle deposizioni testimoniali di __________
G__________ e __________ W__________.

 

 

7.    Proprio in
merito alla tematica delle opere extra contratto, l’appellante ha sostenuto,
come visto, che il teste __________ W__________ non è credibile, cosa che
emergerebbe a suo dire in maniera palese quando egli ha sostenuto di aver
controllato personalmente i contenuti della liquidazione finale di cui al doc.
P.

 

                                         Il teste non sarebbe per
nulla attendibile poiché vi è un contenzioso in corso tra lui e il convenuto e
poiché la sua affermazione che il collaudo dell’opera sarebbe stato effettuato
è palesemente contraddetta dalla dichiarazione del teste __________ R__________
- che ha curato la DL per un certo periodo prima di lui - con cui ha sostenuto
che “Non c’era stato il collaudo delle opere”. Inoltre, pure il teste __________
G__________ avrebbe confermato che nessuna consegna e nessun collaudo erano
stati effettuati. Da ultimo, contraddice la deposizione di __________ W__________
anche il fatto che non è mai stato prodotto un verbale di collaudo.

 

                                         La deposizione di __________
W__________ è risultata essere di rilevanza capitale, poiché egli ha dichiarato
di aver personalmente esaminato e controllato la fattura finale del 1. giugno
2013 che riportava, tra le altre voci, un importo di fr. 7'903.31 con la
dicitura “Lavori supplementari vedi rapporti allegati” (doc. P) e ha in
questo modo confermato i contenuti dello scritto da lui allestito
all’attenzione del committente di data 20 giugno 2013, nel quale si legge “Die
Pauschalpreise entsprechen den vertraglichen Abmachungen und die zusätzlichen
Arbeiten sind mit Regierapporten nachgewiesen” (doc. Q).

 

                               7.1.   Preliminarmente va
osservato che le considerazioni esposte dall’appellante in questa sede a
sostegno della sua tesi sono perlopiù irricevibili, poiché non contengono una
critica sufficientemente puntuale al giudizio di prima sede (art. 311 cpv. 1
CPC; DTF 138 III 374), limitandosi l’appellante a fornire una propria
valutazione delle prove a sostegno della propria versione dei fatti,
rispettivamente a riprendere le motivazioni già proposte nelle sue conclusioni.

 

                                         A prescindere da ciò, le
contestazioni sollevate risultano infondate anche nel merito.

 

                               7.2.   Nel suo allegato
d’appello, il convenuto parla di “asseriti lavori” per poi non mettere
mai in discussione concretamente la loro esecuzione ma semplicemente la loro
qualifica come lavori supplementari a regia, sostenendo che essi erano compresi
nei contratti iniziali. In tal modo egli assume una posizione quantomeno
contraddittoria, senza portare elementi alla sua argomentazione principale, che
ne risulta indebolita.

                                         

                                         La testimonianza è un
mezzo di prova ai sensi dell’art. 168 CPC e, come tale, è soggetta al libero
apprezzamento del giudice.

                                         Nella sua valutazione,
quest’ultimo deve tener conto dell’eventuale vicinanza del testimone a una
parte, se questi è interessato all’esito della vertenza o se è direttamente
coinvolto nella fattispecie da provare. Oltre a ciò, le dichiarazioni rese dai
testi vanno apprezzate alla luce delle altre risultanze istruttorie nonché
dell’impressione personale che il magistrato ha potuto formarsi sul testimone
in occasione della sua audizione (Trezzini, Commentario pratico al Codice di
diritto processuale civile svizzero, IIa ed., Vol. 1, n. 91 seg. ad
art. 157 CPC).

 

                                         __________ W__________,
sentito il 28 agosto 2015, ha dichiarato di non avere un contenzioso con la
parte convenuta, ma di avere ricevuto un precetto esecutivo per l’importo di
fr. 45'000.- da questa, asseritamente con lo scopo di interrompere la
prescrizione, al quale ha interposto opposizione, di aver scritto poi a AP 1 e
di non aver più sentito nulla. In seguito, per quanto qui poi di rilievo, ha
affermato che i collaudi delle opere in oggetto erano stati eseguiti nel 2009
(VI del 28 agosto 2015, pag. 3 seg.) e ha confermato che i doc. P e Q
concernono la liquidazione finale della ditta attrice e il loro preavviso
favorevole alla stessa, fondato su una verifica puntuale da parte sua dei
lavori fatturati, in base ai bollettini a regia, a sopralluoghi e a discussioni
con l’architetto __________ G__________ (VI del 28 agosto 2015, pag. 5 seg.).

 

                                         Il teste __________ G__________,
attivo sul cantiere come DL dalla primavera 2010 alla primavera 2012, ha
confermato che la casa, al momento in cui egli ha iniziato a lavorarvi era già
abitata e che egli si è occupato di lavori di finitura nonché della procedura
per l’ottenimento dell’abitabilità, mentre i lavori principali erano già stati
eseguiti. In altri termini, ha precisato, l’attrice in quel lasso di tempo si è
occupata più che altro di posa di apparecchi secondari, di messa in esercizio
della piscina e dell’esecuzione dell’impianto di irrigazione, mentre che, per
quanto concerne la ventilazione e la climatizzazione, gli impianti erano già
stati realizzati (VI 1. dicembre 2015, pag. 3). Egli ha poi precisato che nel
periodo in cui è stato presente sul cantiere non è mai stato fatto un collaudo
delle opere demandate all’attrice e che la casa era abitata ma non terminata,
laddove per non terminata ha inteso che la piscina non funzionava, che c’era un
problema di temperatura in cucina e che vi erano delle finiture da eseguire (VI
1. dicembre 2015, pag. 4).

                                         Da queste affermazioni non
si può desumere che il collaudo non sia stato fatto quando lo ha sostenuto __________
W__________, così come non si possono individuare elementi in contrasto con le
sue deposizioni.

 

                                         Il teste __________ C__________,
che si è occupato della DL nel 2009 e 2010, ha confermato che quando è
intervenuto la casa era già abitata, l’impianto sanitario e di riscaldamento
era stato terminato ed era già in funzione, mentre che restavano da eseguire
unicamente lavori di dettaglio (VI 1. dicembre 2015, pag. 2). Egli ha pure
ammesso di aver personalmente deliberato i lavori di cui al doc. H.

 

                                         Il fatto che gli impianti
fossero già in funzione sorregge l’assunto che il collaudo fosse già avvenuto.
Di certo non lo sconfessa.

 

                                         __________ __________, che
ha curato per un anno e tre mesi la DL prima che gli subentrasse __________ W__________,
ha affermato che a parte un problema di scarico di un wc, le opere gli sembrava
fossero state eseguite come da contratto e che non c’era ancora stato, quando
lui era sul cantiere, il loro collaudo (VI 28 agosto 2015, pag. 2). La frase -
che è diversa da quella riportata come una citazione nell’allegato d’appello, a
pag. 6, “Non c’era stato il collaudo delle opere” , mancando in
quest’ultima il termine “ancora” - non toglie valenza alcuna alle
dichiarazioni di __________ W__________, anzi. In effetti, __________ ____________________,
pur non ricordando esattamente quando è stato attivo sul cantiere, non ha fatto
cenno alcuno al fatto che la casa fosse già abitata a quel tempo, fatto che
conferma che egli se ne era andato molto tempo prima del 2009. In questo modo
egli nulla poteva dire in merito a quanto avvenuto in seguito, collaudo
incluso.

 

                                         In definitiva, dunque, non
bastando la mera affermazione, nemmeno comprovata, che tra il convenuto e il
teste __________ W__________, al momento della sua audizione, vi fosse un
contenzioso per minarne la credibilità, e non avendo l’istruttoria di causa
permesso di raccogliere elementi in grado di sconfessare le sue dichiarazioni,
le valutazioni in merito effettuate dal Pretore risultano essere corrette.
L’appello deve quindi, su questo punto, essere respinto anche nel merito.

 

                                   8.   AP 1, con
riferimento ai lavori a regia, sostiene che nulla può essere riconosciuto
all’attrice poiché nessuno dei bollettini relativi è stato approvato dalla DL,
in particolare da __________ G__________. In questo modo non è stato rispettato
quanto prescritto dall’art. 47 Norma SIA 118, così che AO 1 ha perso il
beneficio della presunzione dell’esecuzione dei lavori che nel contempo non è
riuscita a dimostrare. 

                                         Non dimostrate sarebbero
secondo lui anche le altre prestazioni fatturate dall’attrice e qui contestate,
sia nella loro esecuzione che nella loro entità, non essendo credibile che __________
W__________ abbia potuto correttamente esaminarle nel giugno 2013, quando
disponeva solo di una ricapitolazione e non era per sua stessa ammissione stato
più attivo sul cantiere dal 2009. Egli, a suo dire, non ha in realtà mai
controllato nulla, tant’è che vi erano dei difetti.

                                         Il Pretore, continua
l’appellante, ha quindi accertato in maniera errata i fatti perché se i lavori
controversi risalivano al 2009 ed erano ancora stati seguiti da __________ W__________,
non potevano essere quelli dei bollettini doc. J-O che risalgono al 2010. In
effetti tali bollettini sono del 2010-2011, quando il teste chiave non era più
incaricato della DL ma era stato sostituito da __________ G__________. 

 

                                         Il convenuto riprende qui
sostanzialmente delle argomentazioni già avanzate con le sue conclusioni di
causa, senza di nuovo confrontarsi puntualmente con le argomentazioni della
sentenza impugnata e soprattutto con la motivazione secondo cui il fatto che __________
W__________ fosse o meno autorizzato a verificare e approvare le eventuali
liquidazioni in nome e per conto del committente sia stato considerato dal
primo giudice di marginale importanza e non in grado di destituire di valenza
la prova. 

                                         Le censure risultano
dunque essere in gran parte irricevibili per carenza di motivazione (art. 311
cpv. 1 CPC). 

 

                                         Ciò detto, nemmeno
un’analisi nel merito porta a un risultato più favorevole all’appellante. 

                                         In effetti, l’esecuzione
dei lavori e gli importi fatturati possono essere considerati dimostrati, oltre
che grazie alla testimonianza, come detto affidabile, di __________ W__________,
anche per altri motivi. 

                                         Per le prestazioni per le
quali sono stati prodotti dei bollettini, si può rilevare come: il doc. I,
relativo alla tubazione per il futuro stagno, sia stato siglato da __________ R__________,
allora responsabile della DL e rappresentante del committente; il doc. J è
relativo a lavori confermati da __________ G__________, pure lui a quel momento
responsabile della DL (VI 1. dicembre 2015, pag. 3); il doc. K concerne lavori
confermati dall’appellante con il suo allegato ricorsuale, pag. 5; i doc. L e M
concernono lavori per la posa dell’impianto d’irrigazione del giardino, che il
teste __________ G__________ ha attestato essere stata demandata alla ditta
attrice (VI 1. dicembre 2015, pag. 3); i doc. N e O riportano la firma del
committente.

                                         Il fatto che tutte le
fatture prodotte concernono lavori realmente eseguiti e riportano nel dettaglio
la relativa mercede, associato al fatto che __________ W__________ abbia
sostenuto di aver verificato tutti i lavori supplementari fatturati in base ai
bollettini sottopostigli, tra i quali sono compresi anche questi, e
discutendone con __________ G__________, rende l’accertamento pretorile della
reale esecuzione di tutte le opere e del loro valore del tutto corretto.

                                         L’appello è dunque pure su
questo punto, nei limiti della sua ricevibilità, da respingere.

 

                                   9.   L’appellante
eccepisce poi che il Pretore, a torto, ha affermato che egli non ha comprovato
che i lavori fossero già inclusi negli accordi contrattuali, né tantomeno ha
fornito concrete motivazioni a supporto della contestazione degli importi
fatturati, limitandosi a sostenere che non erano comprovati.

                                         A suo parere, incombeva
all’attrice l’onere di dimostrare che le opere non erano comprese nell’importo
forfettario del contratto (doc. E), non a lui, così che il Pretore ha stravolto
l’onere della prova. 

                                         Ciò detto, egli ha
ribadito il concetto dell’inaffidabilità del teste __________ W__________ e
dunque della mancata dimostrazione, oltre che della loro esecuzione, anche del
fatto che esulassero da quelle previste a contratto.

 

                               9.1.   Come esposto in
precedenza, il Pretore, sulla scorta della testimonianza di __________ W__________,
dei bollettini di cui ai docc. I-O e della deposizione di __________ G__________,
ha ritenuto provato che l’importo di fr. 7'903.31 fatturato dall’attrice fosse
relativo ad opere extra contrattuali effettivamente realizzate (sentenza
impugnata, consid. 17, pag. 9). In assenza della dimostrazione delle eccezioni
sollevate in merito dal committente, egli ha quindi riconosciuto la relativa
pretesa.

 

                                9.2.   Tenuto
conto della valenza della testimonianza di __________ W__________, qui
confermata, le conclusioni cui è giunto il giudice di prime cure non possono
che essere confermate.

 

                                          In
effetti il teste, ribadendo di aver verificato tutte le prestazioni fatturate
dall’appaltatrice e di averne discusso con __________ G__________ prima di
formulare il suo preavviso favorevole al pagamento della nota di cui al doc. P
(doc. Q), ne ha attestato l’esecuzione, la conformità e la natura extra
contrattuale.

                                          

                                          AP
1 sostiene che il Pretore abbia commesso un errore manifesto perché,
trattandosi di lavori del 2009, ancora seguiti da __________ W__________, essi
non potevano riferirsi ai bollettini doc. J-O, risalenti al 2010-2011, quando
il teste non era più attivo sul cantiere. Egli tuttavia, con quest’argomentazione
poco pertinente, non si confronta assolutamente con la sentenza impugnata che
ha considerato ininfluente per il giudizio la questione della facoltà del teste
di verificare ed approvare eventuali liquidazioni in nome e per contro della committenza.

 

                                          Inoltre,
l’appellante, mai, nemmeno in appello, è andato oltre la generica contestazione
della posta in questione; egli non ha spiegato in alcun modo perché le opere
contestate sarebbero lavori già inclusi nel contratto, rispettivamente di riparazione
dei difetti imputabili alla ditta attrice.

 

                                         L’appello è anche su
questo punto, laddove ricevibile, da respingere.

                                         

                                10.   Nel suo allegato
ricorsuale, l’appellante prosegue sostenendo che il Pretore, dopo aver
riconosciuto correttamente la tempestività della notifica dei difetti del
bagno/WC, in special modo quelli concernenti la sua eccessiva rumorosità, e
rilevato che la relativa responsabilità incombe all’appaltatore, ha sbagliato
reputando equivalenti tra loro le tre proposte formulate dal perito per
rimediarvi e scegliendo quindi tra esse la terza e meno costosa, per fr. 700.-.

                                         A suo dire, quest’ultima
costituisce una soluzione minima che non ovvia al problema dello scroscio
attraverso le condotte di scarico, come asserito dal perito stesso a pag. 17
del suo referto, e che non poteva quindi essere presa in considerazione.

 

                                         A suo dire, in effetti, la
cosiddetta soluzione n. 3 del perito sarebbe un intervento da effettuarsi per
ridurre i rumori dell’uso del WC, ma non risolverebbe quelli dello scroscio
attraverso le condotte di scarico. La membrana prevista a muro in questo caso
smorzerebbe i rumori cagionati dall’utente durante l’atto di urinare o quelli
della caduta del coperchio, per altro nemmeno rilevati durante le misurazioni
foniche fatte esperire.

 

                                         Inoltre, il Pretore non
può nemmeno essere seguito ove sostiene che le altre soluzioni proposte con la
perizia sarebbero più costose e comporterebbero dei lavori e delle modifiche
che potrebbero risultare poco gradevoli dal profilo estetico. In effetti, per
il committente, dalla perizia giudiziaria emerge come la causa dell’errore
principale sia evidentemente nelle modalità esecutive delle condotte sotto il
pavimento e sotto il muro, per cui le uniche soluzioni atte a eliminare il difetto,
tra quelle proposte dal perito, sono la prima e la seconda. Che esse comportino
interventi invasivi e costi elevati è irrilevante, poiché lo scopo della
garanzia è eliminare il difetto e non invece trovare una cura palliativa che
non ovvia al problema. Il costo e la difficoltà d’attuazione non sono motivi
sufficienti per scartare delle proposte di intervento. Non avendo l’attrice
provveduto a eliminare il difetto ed essendole regolarmente stato notificato
che i lavori sarebbero stati effettuati da terzi a sue spese, il primo giudice
avrebbe quindi dovuto ammettere a favore del committente almeno un costo di fr.
24'960.-, IVA esclusa (pari a fr. 26'956.80) e non solo fr. 700.- come fatto nella
sentenza.

 

                             10.1.   Il Pretore ha ammesso
una deduzione di fr. 700.- dalla mercede dovuta all’attrice, scegliendo, dopo
aver esposto le tre possibili soluzioni avanzate dal perito giudiziario, quella
limitata alla posa di un nuovo fissaggio fonoassorbente al preventivato costo
di fr. 700.-, IVA inclusa, poiché l’esperto incaricato dal tribunale ha
precisato che le soluzioni 1 e 2, oltre ad essere più costose, comporterebbero
lavori e modifiche che potrebbero risultare poco gradevoli dal profilo estetico
ed ha dato priorità alla soluzione 3 (sentenza impugnata, consid. 20.6, pag. 14
seg.).

 

                             10.2.   La perizia giudiziaria
dell’ing. __________ P__________, resa il 29 luglio 2016, accerta che:

 

                                         “Dal locale bagno
provengono rumori causati dall’impianto WC. Il rumore è provocato da quattro
elementi: 1. Dall’ampiezza dell’atrio e del salone che favorisce il riverbero.
2. Dalla tipologia di vaso WC. 3. Dalle condotte di scarico che allacciano il
vaso WC. 4. Dal fissaggio del vaso WC alla parete.

                                         (…)

                                         L’artigiano ha lavorato
secondo le indicazioni del progettista per quanto riguarda la disposizione
delle condotte non ha però impiegato condotte fonoassorbenti (Geberit Silent) e
non ha seguito le regole di posa richieste dal fornitore in quanto non ha
provveduto alla posa dell’isolazione disaccoppiante o fonoassorbente. Quest’ultima
è solo stata posata parzialmente in un secondo momento quando il problema si
era presentato.

 

                                         Come intervento
primario si consiglia la posa dei fissaggi fonoassorbenti (soluzione 3). Le
soluzioni 1 e 2 si distinguono per l’elevato costo e per la difficoltà
realizzativa. Infatti la parete dove è montato il vaso WC è arcuata e ciò
potrebbe implicare che i dettagli esecutivi e le finiture potrebbero non
soddisfare appieno le esigenze estetiche del committente.

                                         Le soluzioni 1 e 2
correggono sia la parte del fissaggio quanto quella dell’allacciamento delle
condotte di scarico, la soluzione 3 interviene solo sul fissaggio del vaso WC
alla parete.” (perizia giudiziaria 29 luglio 2016, pag. 18).

 

                             10.3.   Non essendo contestato
l’accertamento del primo giudice secondo il quale la perizia ha evidenziato il
mancato rispetto delle prescrizioni inerenti le tolleranze foniche degli
impianti tecnici previste dalla Norma SIA 118 e dalla EN ISO 160032,
addebitando le cause ai quattro punti indicati nel considerando precedente, non
occorre dilungarsi sulla questione.

                                         Così come si può dare per appurato
che in base alla perizia, come indicato dal primo giudice (sentenza impugnata,
consid. 20.3., pag. 13), il vaso posato, più corto degli standard e non
reperibile in Svizzera, a causa delle ridotte dimensioni favorisce il
diffondersi di vibrazioni durante la fase di risciacquo, che vengono poi
trasmesse alla struttura portante e diffuse nei locali adiacenti, provocando un
rumore eccedente i limiti di tolleranza acustica consentiti. Inoltre l’ing. __________
P__________ ha appurato che le condotte di scarico non sarebbero state
correttamente saldate e che quelle posate non sarebbero fonoisolate, ciò che
contribuirebbe alla creazione dei rumori eccessivi, ed ha giudicato inidoneo il
materiale di fissaggio utilizzato (sentenza impugnata, consid. 20.3, pag. 12
seg.).

                                         Pure incontestato è che di
tali difetti sia responsabile l’appaltatore e che gli stessi siano stati
tempestivamente notificati, rispettivamente che siano state adempite le
condizioni dell’art. 368 CO, avendo il committente dato all’appaltatore la
possibilità di eliminare i difetti, pena la decadenza dei suoi diritti
(sentenza impugnata, consid. 20.3 e consid. 20.5, pag. 13).

 

                             10.4.   Il diritto alla
riparazione dell’opera, o a farla riparare da terzi, ai sensi dell’art. 368 CO,
si concretizza nel diritto di poter disporre di un’opera conforme agli accordi
contrattuali, e quindi priva di ogni difetto. In altri termini, qualora il
committente propenda per questa via, non deve accontentarsi di una riparazione
parziale ma può pretendere che i difetti vengano eliminati in maniera completa.
Ne è attestazione il fatto che, qualora l'appaltatore abbia effettuato una
riparazione in modo difettoso, il committente può valersi nuovamente
dell'opzione stabilita a suo favore dall'art. 368 CO (DTF 109 II 40 consid. 6).

 

                                         Nel caso che ci occupa,
come detto, le problematiche all’origine dei rumori eccessivi sono varie, e la
soluzione prescelta dal perito e dal Pretore, la terza, è in grado di sanare
solo la problematica dei rumori causati dall’utente, mentre non risolve quella
dei rumori dovuti allo scroscio attraverso le condotte di scarico (referto
peritale 29 luglio 2016, pag. 15). La soluzione numero 2, per contro, consente
a detta del perito di soddisfare i requisiti imposti dalla Norma SIA 118
(referto peritale 29 luglio 2016, pag. 14).

 

                                         Certo, la differenza di
costi tra l’opzione n. 3 e la n. 2 è molto importante. Tuttavia, non
consentendo la via scelta dal Pretore di ovviare ai difetti riscontrati in
maniera completa, si impone qui rivedere la sua decisione e fondarsi sulla
soluzione n. 2, meno costosa della n. 1 ma pure in grado di risolvere il
problema e comunque sia con un costo elevato ma non spropositato (DTF 111 II
173). 

                                         D’altronde, l’appaltatore
non ha dimostrato in alcun modo che i costi sarebbero esorbitati (sull’onere
della prova in merito: STF 4C.265/2003 consid. 3.2.).

 

                                         Pertanto su questo punto
l’appello deve essere accolto, la sentenza impugnata riformata, e all’attrice
devono essere computati i fr. 24'960.- IVA esclusa della soluzione n. 2,
corrispondenti a fr. 26'956.80 (IVA 8%).

 

                                11.   L’appellante contesta
poi il mancato riconoscimento da parte del Pretore di fr. 2'400.- IVA esclusa
per i costi di coibentazione dei canali esterni della termopompa. A sostegno
della sua tesi egli si rifà innanzitutto ancora una volta all’inaffidabilità
del __________ W__________ e al fatto che il 4 dicembre 2013 il suo legale
aveva chiesto anche l’eliminazione di quel difetto (doc. 1) e il 18 novembre
2014 aveva precisato che in caso di mancata sistemazione ed eliminazione dei
difetti avrebbe proceduto personalmente a farli eliminare a spese dell’attrice
(doc. 3). Di conseguenza chiede che con la decisione di secondo grado venga riconosciuta
in compensazione anche la pretesa di fr. 2'592.- (pari a fr. 2'400.- + IVA
all’8%).

 

                             11.1.   Nella sentenza il
Pretore ha accertato, sulla scorta della perizia giudiziaria, che in effetti è
imputabile all’appaltatrice anche il difetto della presenza di acqua di
condensa sui canali della pompa di calore (perizia giudiziaria 29 luglio 2016,
pag. 21 e sentenza impugnata, consid. 20.5, pag. 13), ha considerato tempestiva
la sua notifica ai sensi della Norma SIA 118 ed ha stimato che i costi per la sua
eliminazione ammontano a fr. 2'400.- IVA inclusa.

 

                                         Senza necessità di
soffermarsi a lungo sulla questione, è evidente l’errore del Pretore nella
ripresa dei costi di intervento, poiché il perito ha esplicitamente indicato
che la cifra di fr. 2'400.- non comprende l’IVA, sicché, tenuto conto anche
dell’imposta sul valore aggiunto, il prezzo ammonta a fr. 2'592.- (perizia
giudiziaria 29 luglio 2016, pag. 21 seg.).

 

                                         Ciò posto, ritenendo che
il committente non abbia offerto all’attrice la possibilità di eliminare
personalmente il difetto in questione ai sensi dell’art. 169 cpv. 1 Norma SIA
118, così che il ricorso alle opzioni di cui all’art. 368 CO non risulta
percorribile (sentenza impugnata, consid. 20.5, pag. 14), il primo giudice ha
respinto la relativa pretesa di compensazione.

 

                             11.2.   L’art. 169 cpv. 1 Norma
SIA 118 prescrive che per ogni difetto il committente debba dapprima far valere
il diritto alla sua eliminazione da parte dell’imprenditore entro un termine
conveniente, ritenuto che se entro tale scadenza egli non rimedia al difetto,
il committente ha diritto di esigere le migliorie dell’opera, una riduzione del
prezzo corrispondente al minor valore della stessa (art. 368 cpv. 2 CO) oppure,
a precise condizioni, di recedere dal contratto. 

                                         In concreto, per quanto
qui d’interesse, il committente, prima di poter far riparare i difetti
lamentati da una ditta terza a spese dell’impresa, deve aver dato la
possibilità a quest’ultima di sanarli (DTF 116 II 453; 116 II 305 consid. 3).

                                         Le opzioni previste
dall’art. 368 CO possono essere fatte valere direttamente solo quando
l’appaltatore si rifiuta espressamente di procedere alla riparazione o risulti
chiaramente incapace di farlo (art. 169 cpv. 2 Norma SIA 118).

 

                             11.3.   Dalla corrispondenza in
atti emerge come effettivamente, con scritto 4 dicembre 2013 (doc. 1) dell’avv.
__________ C__________ al legale della AO 1 il difetto in questione era stato
segnalato ed era stato chiesto all’attrice di intervenire per porvi rimedio. A
tale missiva ha fatto seguito quella del 18 novembre 2014, sempre a firma del
patrocinatore del committente e all’indirizzo della controparte e, questa
volta, anche dello Studio Tecnico W__________ (doc. 3), con la richiesta ai
destinatari di intervenire per eliminare i difetti, con l’indicazione che in
caso di mancato intervento AP 1 avrebbe proceduto a far eliminare i difetti da
terzi, a spese della convenuta e dello studio tecnico.

 

                                         Sull’altro fronte vi sono
due scritti dell’avv. RA 1 al committente, datati 6 febbraio 2014 e 7 agosto
2014 (doc. Z e doc. AA) con i quali egli ha sollecitato la comunicazione alla
sua cliente di indicazioni circa quando avrebbe potuto passare presso la sua
abitazione per verificare e ripristinare lo stato dei canali di ventilazione
della termopompa e la relativa isolazione, con la precisazione che se ciò non
fosse avvenuto la AO 1AO 1 si sarebbe ritenuta esonerata da qualsiasi
responsabilità in merito.

                                         Il 15 dicembre 2014, poi,
l’avv. RA 1 ha risposto a due lettere della controparte, tra cui quella del 18
novembre 2014, respingendo ogni contestazione e definendole tardive,
tendenziose e pretestuose (doc. BB).

 

                                         Il 10 dicembre 2014 anche
lo Studio W__________ ha scritto all’avv. __________ C__________ per rispondere
alla sua missiva del 18 novembre precedente. Sul tema della condensa sui canali
d’aria della termopompa, egli ha puntualizzato: “La sistemazione
dell’isolazione anticondensa è un normale lavoro di garanzia e verrà eseguita
dalla ditta AO 1 appena i sigri WAP 1 gli daranno la possibilità” (doc. DD,
pag. 2).

 

                                         In occasione della sua
deposizione, __________ W__________ (VI del 28 agosto 2015, pag. 4), ha
dichiarato, come già illustrato nella 

                                         sentenza impugnata, di
ricordare che erano stati rilevati due o tre piccoli difetti, che erano stati
discussi con l’attrice e che avrebbero potuto essere sistemati con poco lavoro,
ma che i proprietari non le avevano mai dato la possibilità di intervenire per
porvi rimedio.

 

                                         Sulla scorta di queste
prove, può considerarsi dimostrato che i committenti non sono mai andati oltre
le parole del loro legale, non avendo mai offerto concretamente alla ditta
attrice la possibilità di intervenire per sanare i difetti lamentati, tra i
quali, per quanto qui ora di rilievo, quello della condensa sui tubi della termopompa.

 

                                         In tal modo risulta
ineccepibile la conclusione del primo giudice, che ha negato al convenuto la
possibilità di far valere un credito in compensazione nei confronti
dell’attrice per i costi di eliminazione del difetto in questione, pari a fr.
2'592.-, non avendo egli concesso all’appaltatrice la possibilità di
eliminarlo, così come previsto dall’art. 169 cpv. 1 Norma SIA 118.

 

                                         Su questo punto, l’appello
è pertanto da respingere, nei limiti della sua ricevibilità.

 

                                12.   Ricapitolando, dalla
pretesa attorea riconosciuta dal primo giudice per fr. 13'944.91, devono essere
dedotti fr. 26'956.80 relativi all’opzione n. 2 di intervento per riparazione
dei difetti al WC, posti in compensazione dal convenuto.

                                         Pertanto, la sentenza
impugnata va riformata in tal senso, con conseguente reiezione della petizione.

 

                                13.   Le spese giudiziarie
di entrambe le sedi seguono la soccombenza (art. 106 cpv. 1 CPC), ritenuto che
per il giudizio di secondo grado esse sono state calcolate sulla base del
valore qui ancora litigioso di fr. 13'944.91. 

 

 

Per questi motivi,

richiamati l’art. 106 CPC, la LTG e il RTar

 

 

 

decide: 

 

 

                                    I.   L’appello 28 agosto 2017 di AP 1 è, nei
limiti della sua ricevibilità, parzialmente accolto. Di conseguenza la
decisione 26 giugno 2017 del Pretore del Distretto di Lugano, sezione 3, è così
riformata:

 

                                         1.     La petizione è respinta.

                                         2.     La
tassa di giustizia di fr. 2'000.- (duemila) e le spese, da anticipare come di
rito, nonché le spese di perizia e quelle della conciliazione inc. CM.2014.766
(di fr. 300.-), restano a carico dell’attrice. Quest’ultima rifonderà al
convenuto fr. 4'000.- a titolo di ripetibili. 

                                                 

 

                                   II.   Le
spese processuali della procedura di appello di fr. 2’000.- sono a carico
dell’appellata, che rifonderà all’appellante fr. 1'500.- per ripetibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                  III.   Notificazione:

	
   

  	
  - 

      

   

  

                                         Comunicazione alla Pretura
del Distretto di Lugano, sezione 3

 

 

 

Per
 la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

Il
presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici 

Nelle
cause a carattere pecuniario con un valore litigioso inferiore a fr. 30'000.- è
dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,  1000 Losanna 14, entro
30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100
cpv. 1 LTF), se la controversia concerne una questione di diritto di importanza
fondamentale (art. 74 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è
possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia
costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una
decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia
costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima
istanza (art. 119 LTF).