# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9de771d6-2f8c-53e8-b121-73dbbc4d3d18
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2016-09-06
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 06.09.2016 14.2016.51
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2016-51_2016-09-06.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2016.51

  	
  Lugano

  6 settembre 2016

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti 

  del Tribunale d’appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Jaques,
  presidente

  Walser
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliera:

  	
  Fiscalini

  

 

 

statuendo nella causa SO.2015.4449 (rigetto
provvisorio dell’opposizione) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5,
promossa con istanza 12 ottobre 2015 da

 

	
   

  	
  RE 1 ()

  (patrocinato dall’avv. dott. PA 1,)

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  CO 1 

  (patrocinato dall’avv. PA 2,)

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

giudicando sul reclamo dell’8 marzo 2016 presentato da RE 1 contro la
decisione emessa il 26 febbraio 2016 dal Pretore;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                A.  Il 20 ottobre 2011 RE 1 ed
CO 1 hanno firmato una convenzione in cui essi hanno stabilito che: “1. Le parti convengono di collaborare per la
realizzazione dell’operazione immobiliare per l’edificazione della part. __________
RFD di __________ […]”, pattuendo – tra l’altro – che:
“2.5 a) RE 1, per sé o per
conto di società da lui designata, si occuperà a titolo esclusivo delle
pratiche inerenti la vendita e/o l’assegnazione di tutte le unità abitative del
complesso residenziale, assumendone mandato di vendita. Per il lavoro da lui
svolta sarà corrisposta una mercede complessiva per un importo fermo e fisso di
fr. 591'500.– (cinquecentonovantunmilacinquecento) oltre IVA” e che “3.2 […] – RE 1
si impegna a reperire un finanziamento complessivo, in contanti, di fr. 2'200'000.–
(duemilioniduecentomila), oltre all’importo di fr. 50'000.– (cinquantamila)
già versato […]” “3.3 […] con un tasso di interesse creditore pari al
15% (quindici percento) annuo”. Relativamente al rimborso
del “finanziamento” le parti hanno invece previsto quanto segue: “3.4 Gli interessi sul
finanziamento saranno dovuti, in ogni caso, per una durata minima di due anni,
per un importo complessivo di almeno fr. 660'000.– (seicentosessantamila)
e dovranno essere pagati entro 24 (ventiquattro) mesi dal versamento dell’importo
di fr. 2'100'000.– (duemilionicentomila) sul conto intestato a CO 1 presso
__________ […] Il debito in capitale potrà essere rimborsato in ogni tempo, ma
al più tardi entro 24 (ventiquattro) mesi dalla sua concessione”.

 

                            B.  Con
precetto esecutivo n. __________ emesso il 14 luglio 2015 dal­l’Ufficio di
esecuzione di Lugano, RE 1 ha escusso CO 1 per l’incasso (1) di fr. 2'250'000.–
oltre agli interessi del 15% dal 25 novembre 2011, (2) di fr. 300'000.–
oltre agli interessi del 15% dal 15 dicembre 2011 e (3) di fr. 591'500.–
oltre agli interessi del 5% dal 1° gennaio 2013, indicando quali titoli di
credito: “1. Convenzione del
20.10.2011; 2. Vedi sopra; 3. Vedi sopra”.

 

                            C.  Avendo CO 1 interposto opposizione al
precetto ese­cutivo, con istanza 12 ottobre 2015 RE 1 ne
ha chiesto il rigetto provvisorio alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione
5, limitatamente a fr. 2'250'000.– oltre agli interessi del 15% dal 25
novembre 2011 e a fr. 591'000.– oltre agli interessi del 5% dal 1° gennaio
2013, subordinatamente dal 17 giugno 2015. Nel termine impartito, la parte convenuta si è opposta all’istanza con
osservazioni scritte del 30 ottobre 2015. Con replica 9
novembre 2015 l’istante ha confermato la sua domanda, mentre la parte convenuta,
con duplica 27 novembre 2015, vi si è nuovamente opposta.

 

                            D.  Statuendo con decisione 26 febbraio 2016, il Pretore ha respinto l’istanza,
ponendo a carico dell’escutente le spese processuali di fr. 1'500.– e un’indennità di fr. 5'000.– a favore della parte convenuta.

 

                            E.  Contro
la sentenza appena citata RE 1 è insorto a questa Camera con un reclamo dell’8 marzo 2016 per ottenerne l’annullamento
e l’accoglimento dell’istanza. Nelle sue osservazioni del 15 aprile 2016, CO 1 ha concluso per la reiezione del reclamo.

Considerando

 

in diritto:              1.  La sentenza impugnata – emanata in materia di rigetto dell’op­­posizione
– è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n.
3 CPC), contro cui è dato il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art.
48 lett. e n. 1 LOG) senza riguardo al valore litigioso.

 

                           1.1  Pronunciata
in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile con
reclamo entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC).
Presentato l’8 marzo 2016 contro la sentenza notificata al patrocinatore di RE
1 il 29 febbraio 2016 (estratto EasyTrack n. __________), in concreto il
reclamo è tempestivo.

 

                           1.2  Il
reclamo dev’essere “motivato” (art. 321 cpv. 1 CPC), ciò che la
Camera verifica d’ufficio. Il reclamante è così tenuto a formulare delle
conclusioni chiare, a designare dettagliatamente sia i punti contestati della
sentenza impugnata sia i documenti sui quali fonda la sua critica e a spiegare
perché la motivazione della decisione sarebbe erronea, e non (solo) perché le
sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1 e sentenza del Tribunale federale
5A_247/2013 del 15 ottobre 2013, consid. 3.3). Doglianze
generiche e recriminazioni di carattere generale non sono sufficienti, come non
basta ripetere nel reclamo le argomentazioni esposte in prima sede. Solo a tali
condizioni è possibile entrare nel merito del ricorso, poiché giudicare un
reclamo non significa rifare il processo di primo grado, ma verificare se la
sentenza impugnata resista alla critica. La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della
giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC). Secondo
l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione
errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti, fermo restando
che sono inammissibili conclusioni, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi
(art. 326 cpv. 1 CPC).

 

                             2.  In
virtù dell’art. 82 LEF, il giudice pronuncia il rigetto provvisorio dell’opposizione
ove il credito posto in esecuzione sia fondato su un riconoscimento di debito
constatato mediante atto pubblico o scrittura privata (cpv. 1), a meno che l’escusso
sollevi e giustifichi immediatamente eccezioni tali da infirmare il
riconoscimento di debito (cpv. 2). La procedura di rigetto è una procedura documentale
(Aktenprozess), il cui scopo non è di accertare l’esisten­­za del
credito posto in esecuzione bensì l’esistenza di un titolo esecutivo. Il
giudice verifica solo la forza probante del titolo prodotto dal creditore – la
sua natura formale – e vi conferisce forza esecutiva ove l’escusso non renda
immediatamente verosimili eccezioni liberatorie (DTF 132 III 142 consid. 4.1.1).
La decisione di rigetto provvisorio dispiega solo effetti di diritto esecutivo,
senza regiudicata quanto all’esistenza del credito (DTF 136 III 587 consid.
2.3). Il pronunciato, quindi, non priva le parti del diritto di sottoporre
nuovamente il litigio al giudice ordinario (art. 79 o 83 cpv. 2 LEF; DTF 136
III 530 consid. 3.2).

 

                             3.  Nella
decisione impugnata, il Pretore ha ritenuto “più plausibile” la tesi del
convenuto secondo cui la convenzione 20 ottobre 2011 non sarebbe da considerare
come mutuo, ma come semplice finanziamento o apporto in capitali facente parte
di un accordo più ampio finalizzato alla realizzazione di
un progetto immobiliare a __________. Al riguardo, il primo giudice ha spiegato
che “in nessun caso si parla
di mutuo ma bensì sempre di finanziamento” e che lo stesso discorso
varrebbe anche per il rimborso, in quanto si fa riferimento a un debito in
capitale. A mente sua, benché sia stata prevista una data di scadenza per il
rimborso (24 mesi dalla concessione), non è menzionata la persona cui il
finanziamento de­v’essere rimborsato. Sostenendo che il documento in questione non
appare “sufficientemente
chiaro e univoco” e ciò nemmeno alla luce degli
estratti conto e avviso di accredito prodotti dall’istante, che provano sì i
versamenti da lui fatti al convenuto ma non a quale titolo essi siano stati
eseguiti, il
Pretore ha concluso per la reiezione dell’istanza, precisando che l’interpretazione
della volontà delle parti espressa nella convenzione esula
dal potere cognitivo del giudice del rigetto provvisorio dell’opposizione.

 

                             4.  Nel
reclamo RE 1 rileva anzitutto che dagli atti, e segnatamente dalla convenzione
20 ottobre 2011, risultano comprovati i seguenti fatti: l’impegno del
reclamante di concedere al convenuto un mutuo di complessivi fr. 2'250'000.–,
l’effettivo versamento di tale somma, l’obbligo del debitore di rimborsarla entro
24 mesi dalla concessione del “finanziamento”, la pattuizione di un interesse del
15% e l’obbligo del convenuto – non adempiuto – di corrispondergli fr. 591'000.–
più IVA a titolo di esecuzione del mandato di vendita. Il reclamante sottolinea
quindi che entrambi i crediti sono esigibili, tenuto conto del fatto che CO 1, nel
firmare ogni singola pagina della convenzione, ha riconosciuto di dovergli
rimborsare fr. 2'250'000.– entro il 25 novembre 2013 (l’ultima parte del
finanziamento essendo stata erogata il 25 novembre 2011) e di versare fr. 591'000.–
più IVA per mercede. Focalizzando la propria attenzione sul contesto dell’operazione
immobiliare senza prestare attenzione alla natura bilaterale del rapporto
giuridico sorto tra le parti, il Pretore avrebbe erroneamente perso
di vista l’esistenza di un titolo di rigetto provvisorio, e più precisamente di
un riconoscimento incondizionato da parte del debitore di rimborsare il
capitale e gli interessi. Nulla cambierebbero al riguardo i termini “prestito” e “finanziamento”, usati
quali sinonimi nel contesto di un mutuo. Poiché – sostiene il reclamante – la
convenzione è stata conclusa tra lui e il convenuto, è evidente che il “finanziamento”
dev’esse­re rimborsato a lui, e ciò anche senza un’indicazione chiara al riguardo,
tanto più che la documentazione bancaria agli atti dimostra il versamento dei fr. 2'250'000.–
al convenuto. Concludendo, RE 1 ribadisce che la convenzione rappresenta un “contratto di mutuo autonomo e non
condizionato da ulteriori adempimenti”, fatto tra l’altro
riconosciuto implicitamente dal Pretore.

 

                             5.  Nelle
sue osservazioni al reclamo, CO 1 afferma che non si è in presenza di un mutuo
autonomo e indipendente dagli altri obblighi e diritti delle parti, poiché la
reale volontà delle parti con la firma della convenzione è stata quella di procedere
insieme, con forze e mezzi comuni, all’acquisto e all’edificazione del complesso
in questione. Relativamente alla remunerazione di fr. 591'000.–, il
convenuto afferma che il reclamante non ha comprovato di aver intrapreso alcun atto inteso alla vendita o all’assegnazione di tutte le unità
abitative, tant’è che le stesse sono tuttora proprietà del convenuto. 

 

                             6.  In ogni stadio di causa (quindi anche in sede di reclamo),
il giudice esamina d’ufficio, a prescindere dalle allegazioni delle parti, se
la documentazione prodotta costituisce valido titolo di rigetto dell’opposizione
(DTF 139 III 447 consid. 4.1.1).

 

                           6.1  Costituisce un riconoscimento di debito nel senso
dell’art. 82 cpv. 1 LEF l’atto pubblico o la scrittura privata, firmata dall’escusso
o dal suo rappresentante, da cui si evince la sua volontà di pagare (o
perlomeno di riconoscere) all’escutente, senza riserve né condizioni, una somma
di denaro determinata, o facilmente determinabile, ed esigibile (DTF 139 III
301 consid. 2.3.1 con rimandi). 

 

                             a)  L’opposizione può essere rigettata in via provvisoria solo se l’e­scutente
prova (e non solo rende verosimile: sentenza del Tribunale federale
5A_741/2013 del 3 aprile 2014, consid. 3.1.3 con rimandi) che l’escusso ha
riconosciuto senza riserve né condizioni il debito posto in esecuzione. Il
riconoscimento deve risultare indiscutibilmente dal documento o dai documenti
prodotti dall’escutente (Staehelin in: Basler Kommentar, SchKG I, 2a ed.
2010, n. 21 ad art. 82 LEF). Una sua eventuale
interpretazione può fondarsi solo sul titolo stesso (sentenza 5A_741/2013 già citata,
consid. 3.1.1 e 4.2), fermo restando che in caso di dubbio la questione litigiosa
andrà, se occorre, sottoposta al giudice ordinario (sentenza della CEF
14.2015.23 del 28 maggio 2015, consid. 7.1).

 

                            b)  Occorre
quindi sfumare quanto espone il Pretore: se è vero che la
determinazione del reale significato della dichiarazione di volontà del
debitore (che può eventualmente differire da quello espresso) non rientra nel
limitato potere di cognizione del giudice del rigetto, questi è nondimeno
tenuto a determinare, interpretandolo, se il documento (o i documenti)
prodotto dall’escutente come titolo contiene un riconoscimento di debito nel
senso del­l’art. 82 cpv. 1 LEF. Qualora l’esito dell’interpretazione non sia
indiscutibile l’istanza dev’essere respinta (v. Staehelin, op. cit., n. 21 ad art. 82).

 

                           6.2  Giusta
l’art. 18 cpv. 1 CO un contratto va interpretato, sia per la forma che per il
contenuto, indagando sulla vera e concorde volontà dei contraenti. In base a
questi principi, il giudice è innanzitutto tenuto ad esaminare se l’istruttoria
abbia permesso di accertare l’esistenza di una concorde e comune volontà dei contraenti
(interpretazione soggettiva) e in tal caso ad indicarne il contenuto. Solo
quando non vi sono accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà
delle parti o se la volontà intima delle parti è divergente, il giudice deve
interpretare le dichiarazioni e i comportamenti delle parti secondo il
principio dell’affi­­damento, ossia secondo il senso che ogni parte poteva e
doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell’altra
nella situazione concreta (DTF 133 III 675 consid. 3.3; 132 III 268 consid.
2.3.2; 131 III 606 consid. 4.1; sentenza della II CCA 12.2013.141 del 9 aprile 2015, consid. 8 con rinvii). Riassuntivamente,
per l’interpretazione di dichiarazioni scritte occorre innanzitutto riferirsi
al testo delle stesse. Anche se il tenore di una clausola contrattuale appare
chiaro, dalle altre condizioni menzionate nel contratto, dallo scopo perseguito
dalle parti o da altre circostanze può risultare che esso non restituisce con
esattezza il senso dell’accordo, che dev’essere quindi dedotto per interpretazione
(v. DTF 127 III 444 consid. 1/b; sentenza della CEF 14.2016.66 del 20 maggio
2016, consid. 6.1).

 

                           6.3  Le
parti discutono la questione di sapere se la convenzione del 20
ottobre 2011 verte su un mutuo, per principio rimborsabile, oppure su un
finanziamento (o investimento o apporto in capitali), che invece non è
rimborsabile. Secondo l’art. 18 cpv. 1 CO la denominazione utilizzata dalle
parti non è vincolante, ciò che conta è la volontà concorde espressa dalle
parti o il senso che ogni parte poteva e doveva ragionevolmente
attribuire alle dichiarazioni di volontà dell’altra. Nel caso specifico è
pacifico che il “finanziamento” complessivo di fr. 2'250'000.– che RE 1 si
è impegnato a reperire (doc. D ad 3.2) è rimborsabile, al più tardi 24 mesi
dopo la sua concessione, come risulta espressamente dalla cifra 3.4 cpv. 2 del
contratto. A prescindere dalla terminologia usata dalle parti, il finanziamento
in questione costituisce in realtà chiaramente un mutuo. La conclusione
contraria del Pretore è manifestamente errata poiché non tiene conto dello
stesso testo della convenzione.

 

                           6.4  Ove
sia sottoscritto dal mutuatario, il contratto di mutuo di una somma determinata
costituisce in via di principio un titolo di rigetto per il credito di rimborso
del mutuo, a patto che il mutuante ne abbia dimostrato, con documenti, l’esigibilità
prima dell’inoltro dell’esecuzione (sentenza del Tribunale federale 5A_303/2013
del 24 settembre 2013 consid. 4.1, con rimandi; sentenza della CEF
14.2002.40/41 del 14 agosto 2002, consid. 5.3; Staehelin,
in: Basler Kommentar zum SchKG, vol. I, 2a ed. 2010, n. 79 ad art.
82 LEF, con rinvii), ove essa non risulti già dal titolo di rigetto (sentenza
della CEF 14.2015.65 dell’11 agosto 2015, consid. 5), e che il debitore non
abbia contestato di avere ricevuto il capitale pattuito (sentenza della CEF
14.2015.173 del 5 gennaio 2016, consid. 7).

 

                             a)  Nella
fattispecie l’escusso non ha mai preteso di non avere ricevuto la somma posta
in esecuzione, ma si è limitato a eccepire l’inesigibilità del suo rimborso (v.
in particolare punto n. 4 delle osservazioni all’istanza). Si può quindi
ritenere che CO 1 abbia effettivamente ricevuto l’importo di fr. 2'250'000.–
che RE 1 si è impegnato a mutuare. Ad ogni modo tale circostanza si evince per fr. 2'100'000.–
dagli estratti conto della __________ bank prodotti dal reclamante (doc. E e F,
addebiti del 27 ottobre e del 25 novembre 2011 evidenziati in giallo), di cui
egli è titolare (doc. L), che menzionano chiaramente la causale (“acconto […]” e “saldo finanziamento __________ (part. __________ RFD __________ […]”,
“RFD __________ __________ quota spese RE 1”)
e il destinatario (CO 1 per i bonifici del 25 novembre, l’avv. __________ per
quello del 27 ottobre, che è stato riversato sul conto dell’escusso il 31 ottobre
(doc. G secondo foglio). Per i rimanenti fr. 150'000.– la prova del
versamento deriva dalla stessa convenzione del 20 ottobre 2011
(doc. D, ad 3.1 e 3.2 terzo trattino).

 

                            b)  Le uniche parti della convenzione sono RE 1 ed CO 1, che hanno
convenuto che il “finanziamento” stabilito al punto 3.2 sarebbe stato fornito
dal primo, come effettivamente è poi avvenuto (sopra consid. 6.4/a), motivo per
cui non sussiste alcun dubbio sull’identità della persona
tenuta al rimborso. Non può ch’essere il
convenuto. La conclusione contraria del Pretore è manifestamente insostenibile
alla luce degli atti.

 

                             c)  Checché
ne dica il convenuto, la restituzione del finanziamento non risulta vincolata
alla vendita delle unità abitative menzionate nelle premesse e al punto 2 della
convenzione, né alla realizzazione di altre condizioni. Il fatto che si tratta
di un progetto di acquisto e edificazione di un immobile “con forze e mezzi comuni” non cambia nulla
al riguardo. La frase “Il debito in capitale
potrà essere rimborsato in ogni tempo, ma al più tardi entro 24 (ventiquattro)
mesi dalla sua concessione” (doc. D n. 3.4), pur considerando lo
scopo della convenzione volto all’edificazione comune sulla particella a __________,
non lascia alcuno spazio all’interpretazione proposta dal convenuto attenendosi
ai documenti agli atti.

 

                            d)  Il
credito in questione risulta infine essere esigibile
dal 25 novembre 2013, il creditore avendo dimostrato che le ultime “tranches”
del finanziamento sono state da lui erogate il 25 novembre 2011, ossia 24 mesi
prima (doc. F e reclamo, pag. 5 n. 16). La convenzione costituisce dunque in
principio un valido titolo di rigetto provvisorio dell’opposizione per fr. 2'250'000.–
(art. 82 cpv. 1 LEF). Su questo punto il reclamo merita accoglimento.

 

                           6.5  Per
quel che concerne l’importo “fermo
e fisso” di fr. 591'000.– oltre alI’IVA
preteso da RE 1 a titolo di remunerazione per le pratiche di vendita e di
assegnazione delle unità abitative da lui svolte (doc. D n. 2.5/a), il Pretore
non si è espresso.

 

                             a)  Nel
reclamo il creditore afferma unicamente che il convenuto “si è incondizionatamente impegnato a
pagare anche il detto importo a favore del reclamante” (reclamo, pag. 5 n. 18). Argomentando così, egli si
dimentica però che in questo caso si tratta di un contratto di mandato
(art. 394 segg. CO), che in linea di massima implica da parte dell’escutente la
prova documentale del corretto adempimento del mandato stesso (cfr. art.
82 CO), sempreché l’escusso lo contesti. Sapere se tale contestazione debba
essere resa verosimile o debba semplicemente essere formulata in modo non
palesemente insostenibile è questione che la Camera, come il Tribunale
federale, hanno lasciato aperta nell’ultimo stato della loro giurisprudenza
(sentenze della CEF 14.2015.246 del 28 aprile 2016 consid. 5.3 e 14.2015.138
del 5 gennaio 2016 consid. 7.1 con rinvii). Fatto sta che il mancato o
incorretto adempimento delle prestazioni che l’escutente si è impegnato a
eseguire in un contratto sinallagmatico è una circostanza negativa, che può essere
resa verosimile soltanto con la sua cooperazione, nel senso ch’egli deve
spontaneamente proporre indizi contrari idonei a rendere verosimile il corretto
adempimento dei propri obblighi. Ove egli sia venuto meno a tale incombenza, il
giudice del rigetto, nel quadro della valutazione delle prove, può senza
arbitrio ritenere verosimile l’eccezione d’inadempimento sollevata dall’escusso
(sentenza della CEF 14.2015.246 già citata, consid. 6.2).

 

                            b)  Nel
caso in esame, da un lato il convenuto ha sempre contestato l’esecuzione del
mandato (act. II n. 4, act. IV, pag. 2 in basso e 3 in alto e osservazioni al
reclamo, pag. 6 in basso) e dall’altro l’istante non ha fornito elementi che
indizino la vendita né l’asse­gnazione di tutte le
unità abitative del complesso residenziale. Di conseguenza non sono dati
i presupposti per il rigetto dell’oppo­sizione per quanto riguarda la
remunerazione di fr. 591'000.–. Su questo
secondo punto il reclamo si rivela infondato.

 

                             7.
 In entrambe le sedi la tassa,
stabilita in applicazione degli art. 48 e 61 cpv. 1 OTLEF (RS 281.35), come le
ripetibili, determinate in virtù dell’art. 11 cpv. 1-2 RTar (RL 3.1.1.7.1) per il rinvio dell’art. 96 CPC, seguono la soccombenza parziale
reciproca (art. 106 cpv. 2 CPC).

 

                                  Circa i rimedi esperibili sul piano
federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 2'841'500.–,
raggiunge ampiamente la soglia di fr. 30'000.– ai
fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è parzialmente accolto e di
conseguenza i dispositivi n. 1 e 2 della decisione impugnata sono così riformati:

                                  1.   L’istanza è parzialmente accolta
e di conseguenza l’opposizione al precetto esecutivo n. __________ dell’Ufficio
di esecuzione di Lugano è rigettata in via provvisoria limitatamente a fr. 2'250'000.– oltre agli interessi del 15% dal 25 novembre 2013.

                                         2.   Le spese e la tassa di giustizia per complessivi fr. 1'500.–
sono poste a carico della parte istante per fr. 300.– e per la rimanenza
di fr. 1'200.– a carico del convenuto, che rifonderà all’istante fr. 3'000.–
per ripetibili ridotte.

                             2.  Le
spese processuali di complessivi fr. 2'300.– relative al presente
giudizio, già anticipate dal reclamante, sono poste a suo carico in ragione di 1/5
e per i restanti 4/5 a carico di CO 1, che rifonderà a RE 1 fr. 4'800.– per ripetibili ridotte.

 

                             3.  Notificazione a:

	
   

  	
  –;

  –.

   

  

                                  Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del
Tribunale d’appello

Il presidente                                                 La
vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare
ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale,
1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il
termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).