# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** b4a43329-2225-58d2-a9a8-23bf5314afa5
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2001-11-06
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 06.11.2001 35.2001.16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2001-16_2001-11-06.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2001.00016

   

  mm

  	
  Lugano

  6 novembre 2001

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 marzo 2001 di

 

	
   

  	
  __________, 
  

  rappr. da: avv. __________,  

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 8 dicembre 2000 emanata
  da

  
	
   

  	
  __________, 
  

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 13
novembre 1992, __________, dipendente - oltre che della __________ - della
__________ in qualità di addetto alla distribuzione di materiale pubblicitario,
è stato tamponato da un'autovettura proveniente da tergo mentre si trovava in
sella al proprio ciclomotore. 

                                         Dal
certificato 26 novembre 1992 del PS dell'Ospedale
regionale di __________ (doc. _), si evince che l'assicurato ha riportato una
contusione alla gamba sinistra.

 

                                         Il caso è
stato assunto dall'assicuratore contro gli infortuni della __________, la
__________, la quale ha regolarmente corrisposto le proprie prestazioni. 

 

                               1.2.   Esperiti i
necessari accertamenti medico-amministrativi, l'assicuratore LAINF, con
decisione formale del 15 dicembre 1995, ha negato a __________ il diritto ad
una rendita d'invalidità a far tempo dal 1° giugno 1995, giacché i postumi
residuali dell'evento traumatico del novembre 1992 non pregiudicavano più la
sua capacità lavorativa. Per contro, all'assicurato
è stata assegnata un'indennità per menomazione dell'integrità del 15% (10% per
la periartropatia omero-scapolare residua e 5% per i disturbi all'arto
inferiore causati da una lieve instabilità della caviglia) (cfr. doc. _).

 

                               1.3.   In data 11
gennaio 1996, l'avv. __________ per conto di __________ ha interposto
opposizione avverso la summenzionata decisione formale (cfr. doc. _).

 

                                         Successivamente,
le parti hanno concordato di sospendere la procedura d'opposizione, nell'attesa
di conoscere l'esito del gravame presentato al TCA contro la decisione del 25
ottobre 1996 dell'_.

 

                                         Con
pronunzia 24 agosto 1998 (cfr. doc. _), questa Corte ha condannato l'__________
a riconoscere all'assicurato una rendita d'invalidità intera anche dopo il 31
maggio 1995.

 

                               1.4.   Con
decisione 18 dicembre 2000, l'__________ ha ribadito il proprio rifiuto di
concedere a __________ una rendita d'invalidità a fronte delle sole sequele
infortunistiche. 

                                         D'altro
canto, essa ha confermato il versamento di un'IMI del 15% (cfr. doc. _).

 

                               1.5.   Con
tempestivo ricorso 16 marzo 2001, __________, sempre patrocinato dall'avv.
__________, ha chiesto che la __________ venga condannata a versargli
prestazioni assicurative anche dopo il 1° giugno 1995 (cfr. I, p. 7).

 

                                         Questi,
in particolare, gli argomenti sviluppati dall'insorgente
a sostegno della propria pretesa:

 

" 
(…).

 

… L'obbligo alle prestazioni di un'assicurazione
infortuni ai sensi della LAINF presuppone che vi sia innanzitutto "un
nesso causale naturale" tra l'infortunio e il danno occorso. Causa ai
sensi di tale nesso sono tutte quelle circostanze senza le quali l'esito in
oggetto non avrebbe potuto aver luogo, o aver luogo nello stesso modo, rispettivamente
non nello stesso momento. Non occorre che l'infortunio sia in tal caso la sola
causa diretta del disturbo alla salute; è al contrario sufficiente che esso,
unitamente ad altre condizioni, abbia prodotto effetti negativi sulla salute
fisica o psichica dell'assicurato.

 

In sostanza, le prestazioni possono essere
interrotte solo quando l'infortunio non è più la causa naturale (ed adeguata)
del danno alla salute, ovvero nel caso in cui detto danno si fonda ancora, solo
su cause estranee all'incidente, ossia quando:

 

·viene raggiunto lo stato di salute precedente all'infortunio (status
quo ante);

·sia possibile affermare che un'affezione precedente all'infortunio,
in base al decorso consueto della malattia ed indipendentemente
dall'infortunio, sarebbe prima o poi subentrata (status quo sine).

 

Dagli atti prodotti, e dall'attuale situazione
del ricorrente, non risulta il raggiungimento di una delle due precedenti
condizioni, vista accertata l'esistenza di deficit funzionali organici, dopo il
1. giugno 1995 (cfr. doc. _ ed in particolare _, ossia la perizia medica
dettagliata 21 novembre 1996 del Dr. ____________________).

 

A tale proposito, si richiama la DTF 117 V
359ss., che riguarda un caso di colpo di frusta alla colonna cervicale, senza
prova di deficit funzionale organico, laddove il Tribunale Federale rileva che
nel caso di un quadro clinico tipico con disturbi multipli deve di massima
essere riconosciuta l'esistenza di un nesso di causalità naturale tra
l'infortunio e l'incapacità di lavoro e di guadagno.

 

In merito al nesso causale adeguato, il
ricorrente richiama la DTF 115 V 133ss., ove la massima istanza giudiziaria
distingue i tre casi d'infortunio (lieve, medio, grave). A tale proposito, il
ricorrente ricorda la gravità dell'incidente, la lunga durata d'incapacità
lavorativa, tuttora esistente, nonché la componente psichica accertata dal Dr.
__________, quale conseguenza diretta dell'incidente.

 

Tenuto conto che il TF ammette il nesso causale
adeguato nel caso d'incapacità lavorativa per ragioni psichiche anche laddove
non si evidenzino lesioni con riscontro organico, risulta evidente che la
decisione dell'assicuratore LAINF, non regge minimamente, in quanto già, di per
sé, sconfessata dagli accertamenti risultanti dalla procedura _______, che si
ricorda hanno dichiarato il ricorrente inabile al lavoro anche dopo il 1.
giugno 1995.

 

Del resto, lo stesso TF specifica inoltre che per
prassi riscontri fisici chiari a seguito dell'infortunio vengono senz'altro
imputati a questo, quand'anche ci si trovi al cospetto di un quadro clinico
piuttosto complesso.

 

In base a pubblicazioni mediche specializzate
sussistono motivi per ritenere che il meccanismo dell'infortunio nel caso di
una distorsione traumatica della colonna cervicale produce microlesioni, che
sono in tutto o in parte l'origine di quadri clinici svariati. 

 

 

Dottrina e giurisprudenza sono infine concordi
nel ritenere che nel contesto di un giudizio sullo stato di salute in presenza
di disturbi riscontrabili oggettivamente bisognosi di cure, la causalità adeguata,
ovvero giuridicamente rilevante, si identifica in larga misura con quella
naturale" (I).

 

                               1.6.   In data 12
aprile 2001, il ricorrente ha prodotto un rapporto, datato 7 aprile 2001, del
dottor __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia (cfr. VI e
allegato).

 

                               1.7.   La
__________, in risposta, ha postulato un'integrale reiezione del gravame, con
argomenti di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr.
VIII).

 

                               1.8.   In replica,
__________ ha, in particolare, chiesto l'audizione testimoniale del dottor
__________ (cfr. XI).

 

                               1.9.   In data 29
maggio 2001, questa Corte ha interpellato i medici del __________ - autori
della perizia giudiziaria ordinata nel quadro della procedura ricorsuale in
materia d'assicurazione per l'invalidità - ai quali è stato chiesto di prendere
posizione in merito all'eziologia delle turbe psichiche accusate
dall'assicurato (cfr. XII).

 

                                         La
risposta del dottor __________ è pervenuta al TCA il 27 giugno 2001 (XIV).

 

                                         Alle
parti è stata concessa la facoltà di presentare delle osservazioni (cfr. XV).

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   In casu,
lo scrivente TCA è chiamato ad esaminare se è a torto o a ragione che la
__________ - a fronte dei soli postumi dell'evento 13 novembre 1992 - ha
riconosciuto __________ totalmente abile al lavoro a far tempo dal 1° giugno
1995.

 

                               2.2.   Giusta
l'art. 10 LAINF, l'assicurato ha diritto alla cura appropriata dei postumi
d'infortunio.

 

                                         Il
diritto alle cure cessa qualora dalla loro conti­nuazione non sia da attendersi
un sensi­bile migliora­mento della salute dell'assicurato: nemmeno persistenti
dolori bastano a conferire il diritto alla continuazione del trattamento se da
questo non si può sperare un miglioramento sensibile dello stato di salute
(cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, Commentaire de la loi sur l'assurance-accidents
(LAA), Losanna 1992, pag. 41ss.).

 

                               2.3.   Secondo
l'art. 16 LAINF, l'assicurato totalmente o parzialmente incapace di lavorare a
seguito d'infortunio o di malattia professionale ha diritto all'indennità
giornaliera.

 

                                         Conformemente
alla costante giurisprudenza, la nozione di incapacità di lavoro è identica in
tutti i campi dell'assi­curazione sociale: viene considerata incapace di lavoro
la persona che per motivi di salute non è più in grado di svolgere la propria
attività o lo è soltanto in misura ridotta oppure, ancora, soltanto con il
rischio di aggravare il suo stato di salute (DTF 111 V 239 consid. 1b; A.
Maurer, Schweizerisches Sozialversicherungsrecht, vol. I, p. 286ss.; Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 91). 

                                         La
questione a sapere se l'assicurato sia o meno incapace di lavorare in misura
giustificante il riconoscimento del diritto a prestazioni deve essere valutata
sulla base dei fatti forniti dal medico.

                                         Spetta al
medico fornire una precisa descrizione dello stato di salute dell'assicurato e
tracciare un esatto quadro degli impedimenti ch'egli incontra nell'esplicare
determi­nate funzioni.

                                         Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può an­co­ra svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività.

                                         Determinante
ai fini della graduazione dell'incapacità lavorativa non è comunque
l'apprezzamento medico-teorico, bensì la diminuzione della capacità di lavoro
che effetti­vamente risulta dall'impedimento (RAMI 1987 K720 p. 106 consid. 2,
U27 p. 394 consid. 2b e giuri­sprudenza ivi citata; RJAM 1982 no. 482 p. 79
consid. 2).

                                         L'assicurato
che rinuncia a utilizzare la sua residua capacità oppure che non mette in atto
i provvedimenti da lui ragionevolmente esigibili per sfruttare al meglio la propria
capacità lavorativa è, ciò nono­stante, giudicato per l'attività che egli
potrebbe esercitare dimostrando buona volontà. 

                                         Carenze
di volontà risultanti da un'anomalia caratteriale non sono prese in
considerazione nell'ambito dell'assicurazione infortuni: possono essere,
tutt'al più, considerate nell'ambito dell'assicurazione malattia se la loro
causa é da ricercare in un'affezione patologica (DTF 101 V 145 consid. 2b; 111
V 239 consid. 1b e 2a; RAMI 1986 p. 56; 1987 p. 105 consid 2; 1987 p. 393
consid. 2b; 1989 p. 106 consid. 1d; Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 91).

 

                               2.4.   L'assicuratore
LAINF è, però, tenuto a fornire prestazioni soltanto se fra l'infortunio
assicurato ed il danno alla salute esiste un rapporto di causalità naturale ed
adeguato.

 

                            2.4.1.   In caso
d'infortunio, il legame di causalità naturale è da considerarsi dato qualora si
possa ammettere che, senza l'evento infortunistico, il danno alla salute non si
sarebbe potuto verificare o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non
occorre, invece, che l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno
alla salute; è sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri
fattori, abbia comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica
dell'assicurato, vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua
non del danno.

 

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione amministrazione
e giudice si determinano secondo il principio della probabilità preponderante -
insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità - applicabile
generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia di
assicurazioni sociali. Al riguardo essi si attengono, di regola, alle
attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a giustificarne la
disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53; DTF 115 V 134;
DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113 V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 117 V 360 consid. 4a
e sentenze ivi citate).

 

                            2.4.2.   Occorre
inoltre rilevare che il diritto a prestazioni assicurative presuppone pure
l'esistenza di un nesso di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione (DTF 117 V 361
consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste
questioni vedi pure: Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell’assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica (cfr. DTF 118 V 286;
DTF 117 V 365 in fine).

 

                            2.4.3.   Diversa
invece è la situazione per quel che riguarda le affezioni di carattere
psichico, dove la nozione di causalità adeguata assume un'importanza
fondamentale. 

                                         In merito
all’adeguatezza del rapporto causale fra infortunio e disturbi di natura
psichica manifestatisi dopo di esso, il TFA ha avuto modo di esprimersi
ripetutamente e la sua giurisprudenza è stata sottoposta a profonde
trasformazioni. 

                                         Di questa
evoluzione significative sono le sentenze in DTF 112 V 37 (l'adeguatezza è
riconosciuta solo nei casi in cui l'infortunio riveste un'importanza rilevante
nell'insieme delle circostanze; l'idoneità del trauma a provocare turbe
psicogene non si misura più per rapporto alle reazioni di una persona "normale");
in DTF 113 V 316 e 324 (l'adeguatezza difficilmente può essere negata se alla
luce della personalità pretraumatica dell'assicurato l'infortunio non è, con le
circostanze concomitanti, relegato all'irrilevanza); in RAMI 1988 U47 pag. 225
in cui il TFA ha ribaltato la precedente formulazione negativa esigendo che
l'infortunio rivesta "una certa importanza" per rapporto a tutto il
complesso delle circostanze; e, infine, in DTF 115 V 133, in cui la somma
Istanza ha ritenuto utile procedere ad una classificazione degli infortuni
sulla base di criteri oggettivi anziché fondarsi direttamente sul modo
in cui la vittima ha vissuto ed elaborato il trauma. 

                                    Il TFA conferisce
valore paradigmatico non all'esperienza dell'infortunio ma all'evento
infortunistico come tale, valutato oggettivamente in funzione del modo in cui é
avvenuto l'infortunio propriamente detto (cfr. DTF 115 V 408 consid. 5; RAMI
1992 U154 p. 246ss).

 

"  A
seconda della dinamica dell'infortunio, esso è classificato in una delle tre
categorie seguenti: nella categoria degli eventi insignificanti o leggeri, in
quella degli eventi gravi e in quella degli eventi di grado medio".

 

                                         Di regola
l'adeguatezza del nesso causale viene ammessa nel caso di infortuni gravi
("secondo il corso ordinario delle cose e l'esperienza della vita gli
infortuni gravi sono in effetti idonei a provocare danni invalidanti alla
salute psichica").

                                    Per contro,
nel caso di infortuni insignificanti ("l'assicurato per esempio ha
leggermente battuto la testa o si è slogato il piede") o leggeri (ad
esempio, caduta o scivolata banale) l'adeguatezza può di regola essere negata a
priori (RAMI 1992 U154, 246ss). L'infortunio sarà tutt'al più ritenuto la causa
fortuita delle turbe nondimeno manifestatesi. La vera causa è da ricercare in
fattori extra-infortunistici, per esempio nella predisposizione costituzionale.
"E' noto per esperienza che gli infortuni della presente categoria, data
la loro minima importanza, non possono influire sulla salute psichica
dell'infortunato".

                                         Per
quanto attiene, invece, agli infortuni di grado medio - cioè a quegli
"eventi che non possono essere classificati nelle due predette
categorie" - l'adeguatezza non può essere stabilita facendo semplicemente
riferimento all'evento infortunistico:

 

"  Occorre
piuttosto tener conto, da un profilo oggettivo, di tutte le circostanze che
sono strettamente connesse con l'infortunio o che risultano essere un effetto
diretto o indiretto dell'evento assicurato. Esse possono servire da criterio di
apprezzamento nella misura in cui secondo il corso ordinario delle cose e
l'esperienza della vita sono tali da provocare o aggravare, assieme
all'infortunio, un'incapacità lavorativa e di guadagno di origine psichica".

 

                                         I criteri
di maggior rilievo sono:

 

                                         -  le
circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o la particolare
spettacolarità dell'infortunio;

 

                                         -  la
gravità o particolare caratteristica delle lesioni lamentate, segnatamente la
loro idoneità, secondo l'esperienza, a determinare disturbi psichici;

 

                                         -  la
durata eccezionalmente lunga della cura medica;

 

                                         -  i
dolori somatici persistenti;

 

                                         -  la
cura medica errata che aggrava notevolmente gli esiti dell'infortunio;

 

                                         -  il
decorso sfavorevole della cura e le complicazioni rilevanti intervenute;

 

                                         -  il
grado e la durata dell'incapacità lavorativa dovuta alle lesioni fisiche.

 

                                         Il TFA
opera all'interno della classe medio-grave un'ulteriore, doppia distinzione.

 

                                         Gli
infortuni medio-gravi si dividono in tre sottogruppi a seconda della loro
relativa gravità:

 

                                         -  infortuni
la cui gravità raggiunge il punto più alto della categoria e li avvicina
addirittura agli infortuni della categoria superiore;

 

                                         -  infortuni
di media gravità all'interno della categoria medio-        grave;

 

                                         -  infortuni
di poca rilevanza, al limite della categoria inferiore (infortuni
insignificanti o leggeri).

 

                                         Nel primo
caso basta la presenza di uno solo dei fattori sopra elencati.

 

                                         Nel
secondo bisogna nuovamente distinguere:

 

                                         -  se
un fattore è particolarmente incisivo (ad esempio durata particolarmente lunga
dell'incapacità lavorativa per l'intervento di complicazioni durante la cura),
l'adeguatezza è ammessa; 

                                         -  in
caso contrario occorre l'intervento di più fattori.

 

                                         Nel terzo
sottogruppo è richiesta alternativamente:

 

                                         -  la
presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati, o

                                         -  la
particolare intensità dei fattori effettivamente intervenuti.

 

                                         Solo a
queste condizioni si ammetterà l'adeguatezza del nesso causale.

                                         Se però
queste condizioni sono adempiute, non si dovrà più ricercare se vi siano altre
cause atte a spiegare le turbe psichiche, per esempio in relazione alla
predisposizione costituzionale della vittima.

                                         Può
essere infatti affermato che se l'infortunio e i fattori concomitanti sono
particolarmente importanti, al punto da poter causare le turbe psichiche anche
se la personalità della vittima non vi sia particolarmente predisposta,
l'infortunio avrà la valenza di "causa sopravveniente", che eclissa
gli altri fattori. Basta da solo a scompensare la psiche e relega
all'irrilevanza la sua eventuale particolare vulnerabilità. 

                                         Non
importa che qualsiasi altro choc avrebbe potuto scompensarla; l'infortunio è in
ipotesi idoneo in sé a produrre quel risultato ed è irrilevante che altri
traumi avrebbero potuto provocarlo in sua vece.

                                         In RAMI
1995 U215, p. 90ss., il TFA ha ribadito che la qualifica degli infortuni va
effettuata secondo criteri puramente oggettivi senza far riferimento al vissuto
dell'infortunio elaborato dalla persona coinvolta.

 

                               2.5.   In concreto,
non è contestata la circostanza che __________ lamenti dei disturbi tanto
organici che psichici. 

                                         Onde
favorire una migliore comprensione, il TCA tratterà
in due momenti distinti la problematica somatica e quella psichica.

 

                            2.5.1.   Affezioni
somatiche

 

                         2.5.1.1.   Dall'impugnata
decisione emerge che l'assicuratore LAINF convenuto - tenuto conto dei soli
postumi organici oggettivabili - ha dichiarato __________ abile al lavoro in
misura completa a decorrere dal 1° giugno 1995. Così facendo, la __________ ha
essenzialmente fatto riferimento alle conclusioni contenute nel rapporto 24
giugno 1999 del proprio medico fiduciario, il dottor __________, spec. in
chirurgia:

 

" 
(…).

Il paziente subì un incidente il 13 novembre 1992
per i cui esiti fu esaminato all'Ospedale __________ dove si pose la diagnosi
di contusione della gamba destra con ferita lacero contusa (certificato
sottoscritto).

In seguito proseguì le cure dal Dott. __________
il quale diagnosticò ematoma alla gamba sinistra, contusione e distorsione
della colonna cervicale e toracale, contusione e distorsione della caviglia
sinistra. Non accenno ad altri disturbi o riscontri particolari. Il 21 dicembre
1992 il paziente fu esaminato dal Dott. __________ e, anche in questo caso, si
parla unicamente di problemi alla gamba sinistra.

Soltanto in data 11 gennaio 1993, sul certificato
del Dott. __________, si accenna per la prima volta a disturbi alla spalla
sinistra, oltre ai noti disturbi interessanti la gamba sinistra diagnosticati
dal curante mentre ancora successivamente i certificati sottoscritti dal Dott.
__________ non menzionano altro che la contusione gamba sinistra, distorsione
cervicale e della caviglia sinistra. Mai, del resto, sono stati coinvolti gli specialisti
ortopedici per esaminare eventuali problemi alla spalla sinistra.

La perizia del __________ conclude riportando le
diagnosi: cefalee, sintomi agli occhi, dolori ad entrambe le spalle, dolori
lombari, disturbi alle ginocchia, sintomi psichici.A fronte dei disturbi che
impediscono una ripresa lavorativa la perizia indica problemi alla spalla
sinistra con disturbo funzionale constatato la prima volta nel gennaio 1993 da
parte del Dott. __________ e si conclude per la diagnosi di Frozen shoulder. Gli
specialisti ritengono inoltre decisivo, a fronte della inabilità lavorativa, il
problema psichico ribadendo che questo aspetto è responsabile della inabilità
lavorativa in misura considerevole ed in particolare pregiudica l'esaminato in
tutta la sua persona soprattutto lo priva della capacità di concentrazione ciò
che si riflette sull'attività lavorativa e quindi anche su quella di aiuto
gerente di un ristorante. La valutazione della inabilità lavorativa viene
stimata al 50% a prevalenza psichiatrica.

 

A fronte della causalità naturale si può
affermare non sussistere un nesso di causalità naturale fra lo stato psichico e
l'infortunio del novembre 1992, così come fra l'infortunio, le cefalee, la
sindrome cervicale e la sindrome lombare. Non vi sono più effettivi disturbi
alla caviglia sinistra. Il riscontro di
periartropatia sinistra avviene, per la prima volta, nel gennaio 1993 (nessun
certificato cita questo problema in precedenza) e pertanto a lunga distanza
dall'avvenimento infortunistico; di conseguenza si ritiene che non sussista un
nesso di causalità naturale fra la sintomatologia accusata e l'infortunio del
1992. A pagina 36 della relazione peritale si indica che i disturbi alla
spalla sinistra si instaurarono trascorso circa un mese dall'infortunio in assenza
di avvenimento acuto e senza lesioni particolari alla spalla conseguenti
all'infortunio del 1992" 

                                         (doc. _ -
la sottolineatura è del redattore).

 

                                         Così come
già si evince dal suddetto referto del dottor __________, l'assicurato, nel
corso del mese di gennaio 1998, è stato periziato presso il __________ di
__________ per conto dello scrivente TCA (cfr. inc. n. 32.1996.00146). 

                                         Con
rapporto del 1° aprile 1998, i periti basilesi - dopo aver ricostruito, in
maniera minuziosa, l’anamnesi di __________ ed averne altrettanto puntualmente
descritto lo status, clinico e radiologico, a livello ortopedico (a cura del
dott. __________n, spec. FMH in chirurgia ortopedica), neurologico (a cura del
PD dott. __________, spec. FMH in neurologia), reumatologico (a cura del dott.
__________, spec. FMH in reumatologia) e psichiatrico (a cura del dott.
__________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia) - hanno posto le diagnosi
seguenti:

 

" 
4. Diagnosen

 

4.1.     Hauptdiagnosen
(mit Einfluss auf die Arbeisfähigkeit)

           - Anhaltende
somatoforme Schmerzstörung bei

             -
zwanghafter Persönlichkeit

           - Periarthropathia
humeroscapularis ancylosans links

             - nach
partieller Ruptur der Supraspinatussehne

 

4.2.     Nebendiagnosen
(ohne Einfluss auf die Arbeisfähigkeit)

      - Chronisches
zervikovertebrales und zervikocephales Syndrom links bei

      -
erheblicher Osteochondrose und Spondylose C6/7 mit Pseudo-Olisthesis

           - Episodisches
Lumbovertebralsyndrom bei

             - leichter
Fehlform der Wirbelsäule und

               - diskreten degenerativen Veränderungen
der kaudalen                                        Lendenwirbelsäule

             - Beschwerden am linken Kniegelenk bei

                                        - diskreter
Insuffizienz der Bandverbindungen und

                                        - leichter
Chondropathia patellae links

  -
Uncharakteristische, wetterabhängige Beschwerden in der linken Knöchelgegend

  -
nach Abrissfraktur eines kleinen Spitzenfragmentes am Innenknöchel.

  - bei minimaler
Instabilität im oberen Sprunggelenk

  - und
diskreter Einschränkung der Dorsalflexion im oberen Sprunggelenk

- Myopie (Aktendiagnose)" (doc. _, p. 35)

 

                                         I periti
giudiziari hanno dunque chiaramente distinto le affezioni che incidono sulla
capacità lavorativa dell’insorgente da quelle che, invece, su questo aspetto
non hanno alcuna rilevanza.

 

                                         Gli
specialisti del __________B hanno poi approfonditamente discusso
l'eziologia, rispettivamente, la rilevanza dei diversi disturbi alla salute
lamentati da __________:

 

" 
Zu Beginn des Jahres 1992 waren bei diesem
Exploranden Lumbalgien aufgetreten, die eine längerdauernde, aber
vorübergehende Arbeitsunfähigkeit verursacht hatten. Er wurde entsprechend
behandelt. Es handelte sich damals wahrscheinlich um eine Ischialgie, soweit
dies heute eruierbar ist auf der rechten Seite, die wahrscheinlich im
Zusammenhang stand mit den leichten degenerativen Veränderungen der kaudalen Lendenwirbelsäule.

Heute klagt der Explorand nur über diskrete
Rückenschmerzen, jedenfalls nicht über ischialgiforme Schmerzen. Dabei ist aber
klar, dass die Wirbelsäule des Exploranden eine Fehlform aufweist und diskrete
degenerative Veränderungen im Röntgenbild sichtbar sind, dies steht im
Gegensatz zur Beschreibungen der Vorgutachter im IMB Zürich.

 

Im gleichen Jahr 1992, im Frühling, begab sich
der Explorand in Behandlung von Dr. __________ wegen Zervikalgien und
Schulterbeschwerden. Diese Zervikalgien waren wahrscheinlich auf degenerative
Veränderungen der Halswirbelsäule im Segment C6/7 zurückzuführen, wo sich eine
Chondrose und eine Spondylose findet.

Anlässlich des Unfalles vom 13.11.1992 wurden
Röntgenaufnahmen der Halswirbelsäule angefertigt, wo diese alten
Veränderungen dann zur Vorschein kamen. Die Frage, ob der Explorand anlässlich
des Unfalles von 1992 ein HWS-Distorsionstrauma erlitten hat, ist aufgrund der
Aktenlage gar nicht zu beantworten. Kurz nach dem Unfall wird nichts von
derartigen Beschwerden oder Befunden berichtet, jegliche Aussage darüber muss
deshalb spekulativ bleiben. Es wäre möglich, dass der Explorand ein
HWS-Distorsionstrauma durchgemacht hat. Gemäss Auskunft des Exploranden traten
Beschwerden von seiten der Halsregion aber erst zirka einen Monat nach dem
Unfall auf, was ein relevantes Distorsionstrauma eigentlich ausschliesst oder
zumindest unwahrscheinlich macht. Tatsache ist jedenfalls, dass auf den
Röntgenbildern vom Unfalltag keinerlei posttraumatische Veränderungen nachgewiesen
wurden. Die vom Exploranden seit 1993 geklagten zervikovertebralen und
zervikocephalen Symptome sind in Anbetracht dieser Umstände weitgehend als
Ausdruck seiner psychogenen somatoformen Schmerzstörung zu interpretieren. Das
ist auch vereinbar mit den neurologischen Befunden und der neurologischen
Beurteilung. Zumal da die Sensibilitätsstörungen, die er Explorand heute im
linken arm beklagt, erst zwei Monate nach dem Unfall aufgetreten sein sollen,
ist nicht anzunehmen, dass eine unfallbedingte Traumatisierung der Nervenwurzel
oder des Armplexus links dafür verantwortlich gemacht werden darf. Es bleibt
als einziger objektiver neurologischer Befund ein deutlich abgeschwächter
Trizepssehnenreflex, was tatsächlich für eine stattgehabte Wurzelläsion C7 spricht,
doch zeitlich lässt sich diese Läsion aufgrund der Akten nicht
"lokalisieren", respektive nicht auf den Unfall von 1992
zurückführen. Viel wahrscheinlicher ist es, dass die Wurzelläsion C7 links
schon vorbestand, und zwar in Zusammenhang mit den deutlichen degenerativen
Veränderungen der Halswirbelsäule auf dieser Höhe. Wenn der Explorand also
diese Leiden schon vor dem Unfall hatte und damals kurz vor dem Unfall
beschwerdefrei war, heute aber über Sensibilitätsstörungen im linken Arm klagt,
so sind diese wahrscheinlich auf eine psychogene Ursache zurückzuführen. 

 

Wegen Schulterbeschwerden, offenbar auch
auf der linken Seite, stand der Explorand bereits im Frühjahr 1992 bei Dr.
__________ in Behandlung. Für die Zeit kurz nach dem Unfall finden sich in den
Akten keine Anhaltspunkte für erneut aufgetretene Schulterbeschwerden. Auch der
Explorand selber gab uns gegenüber an, Schulterbeschwerden auf der linken Seite
seien erst zirka einen Monat nach dem Unfall aufgetreten. Aus diesem Grund kann
keine akute Verletzung der Schulter anlässlich des Unfalles von 1992 gefolgert
werden. Tatsache ist auf der anderen Seite, dass im Jahre 1996 im MRI dieser
Schulter eine pathologische Veränderung in Form eines partiellen Risses der
Rotatorenmanschette festgestellt wurde. Wann dieser Riss aber eingetreten ist,
kann nicht ausgesagt werden. Zum ersten Mal eine Bewegungseinschränkung dieser
linken Schulter von Dr. __________ im Januar 1993 festgehalten. Dr. ________
nahm an, dass es sich um eine posttraumatische Periarthritis humeroscapularis
handelte. Dokumentiert wurde auch von dr. __________, dem Kreisarzt der
__________ am 23.8.1994 eine Funktionseinschränkung der linken Schulter, damals
aber ohne objektivierbar pathologische Veränderungen.

Heute besteht an dieser Schulter eine erhebliche
aktive, aber auch passive Einschränkung der Beweglichkeit. Sekundär haben sich
hier erhebliche Verkürzung der Weichteile eingestellt, namentlich auch der
Gelenkkapsel. Es besteht heute ein Zustand einer sogenannten Periarthropathia
ancylosans oder einer "frozen shoulder". Auch diese Befunde stehen im
Gegensatz zu den Ausführungen im Gutachten des IMB. Die zusätzliche appellative
Komponente bei der Fehlhaltung der Schulter durch den Exploranden könnte zu der
Fehlinterpretation des IMB beigetragen haben. Mit den Befunden an dieser
Schulter ist der Explorand aber nicht mehr im üblichen Umfange einsetzbar.
Seine Arbeitsfähigkeit ist dadurch kompromittert.

 

Das linken Kniegelenk wurde anlässlich des
Unfalles von 1992 traumatisiert. Man vermutete ursprünglich eine Verletzung der
Kreuzbänder, und man beschrieb eine leichte Instabilität des Gelenkes. 1993 kam
offenbar zu massiveren Beschwerden, und arthroskopisch reserzierte man die
voluminös Plica mediopatellaris. Dabei handelte es sich um eine unfallfremde
krankhafte Erscheinung. Hier interferierten höchstens unfallbedingte und
krankheitsbedingte Faktoren. Heute macht der Explorand noch vor allem
Beschwerden beim Treppabgehen und eine gewisse Unsicherheit geltend. Diese
Beschwerden stehen in Zusammenhang mir der diskreten Insuffizienz der
Bahnverbindungen und leichten degenerativen Veränderungen in diesem Kniegelenk.

 

Anlässlich des Unfalles von 1992 erlitt der
Explorand einen Abriss eines kleinen Spitzenfragmentes am linken Innenknöchel.
Diese Verletzung wurde mittels Gipsbehandlung korrekt angegangen. Sie ist
ausgeheilt. Heute klagt der Explorand noch über uncharakteristische,
wetterabhängige Beschwerden in dieser linken Knöchelgegend. Man findet
äusserlich einen unauffälligen Fuss mit einer diskreten Einschränkung der
Dorsalflexion im oberen Sprunggelenk und eine höchstens minimale Instabilität
in diesem oberen Sprunggelenk, die funktionell sicher keine Bedeutung hat" 

                                         (doc. _, p. 35-38). 

 

                                         Per
quanto qui d'interesse, va rilevato che, secondo
gli specialisti del __________, i soli disturbi che limitano la capacità
lavorativa dell'assicurato sono quelli localizzati alla spalla sinistra
(oltre, beninteso, a quelli di natura psichica, di cui si dirà solo
successivamente). 

                                         Orbene,
sempre a mente degli esperti designati dal TCA, questi disturbi -
concretamente, una periartropatia omero-scapolare anchilosante su rottura
parziale del tendine del muscolo sovraspinato - non costituiscono una probabile
conseguenza naturale dell'evento traumatico del 13 novembre 1992 e, pertanto, non vanno a carico dell'assicuratore
infortuni convenuto.

                                         Da un
canto, a fronte del relativamente lungo tempo di latenza con cui si sono
manifestati i disturbi alla spalla sinistra (circa un mese), è da escludere che
l'infortunio assicurato possa aver causato una lesione strutturale. Tutt'al
più, così come emerge dall'apprezzamento enunciato dall'ortopedico dottor
__________, l'evento infortunistico è da ritenere responsabile di un semplice
aggravamento transitorio (cfr. doc. _, p. 20: "Allenfalls müsste eine
vorübergehende Verschlimmerung durch den Unfall angenommen werden" -
la sottolineatura è del redattore). 

                                         D'altro
canto, se è vero che la risonanza magnetica eseguita nel corso del 1996 ha
permesso di diagnosticare una lesione parziale della cuffia dei rotatori, è
altrettanto vero che i periti hanno dichiarato che è impossibile stabilire
quando questo danno alla salute è sopravvenuto, tenuto segnatamente conto del
fatto che impedimenti funzionali a livello della spalla sinistra sono stati
osservati soltanto a partire dal gennaio 1993 (cfr. doc. _, p. 36: "Wann
dieser Riss aber eingetreten ist, kann nicht ausgesagt werden" - la
sottolineatura è del redattore). 

 

                                         Tutto ben
considerato, questa Corte non vede ragioni per scostarsi dalle conclusioni a
cui sono pervenuti gli specialisti del __________. In effetti, il referto
peritale non contiene contraddizioni. D'altra parte, esso presenta tutti i
requisiti posti dalla giurisprudenza affinché possa essere riconosciuto, ad un apprezzamento
medico, piena forza probante (cfr. RAMI 1991 U133, p. 311ss. consid. 1b): in
particolare, i medici hanno espresso il loro apprezzamento in modo chiaro,
motivato e convincente, dopo aver proceduto ad un esame estremamente
approfondito del caso. 

                                         Non può
neppure essere ignorata la circostanza che la perizia 1° aprile 1998 del
__________ è stata ordinata direttamente dallo scrivente TCA, nell'ambito della
procedura ricorsuale in materia di __________, allora pendente dinanzi ad esso.
A questo proposito, va ricordato che, in caso di
perizia giudiziaria, il giudice - di regola - non si scosta, senza motivi imperativi
dalle conclusioni del perito medico, il cui ruolo consiste, appunto, nella
messa a disposizione della giustizia della propria scienza medica per fornire
un'interpretazione scientifica dei fatti considerati. 

                                         Il
giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui
il rapporto peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una
controperizia richiesta dal medesimo tribunale, che porti ad un diverso
risultato.

                                         Il
giudice può scostarsene anche nel caso in cui, fondan­dosi sulla diversa
opinione di altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in
dubbio l'esattezza della perizia giudiziaria (cfr. DTF 118 V 290 e riferimenti
ivi citati). 

                                         Merita
tuttavia di essere sottolineato che il perito giudi­ziario - contrariamente al
perito di parte o allo speciali­sta che si esprime sotto un'altra veste - ha
uno statuto speciale nel senso che egli esercita, in virtù del mandato
giudiziario che lo sottopone alla comminatoria di cui all'art. 307 del Codice
penale, una funzione qualificata al servizio della giustizia (cfr. RCC 1986,
pag. 201 consid. 2a).

 

                                         In
conclusione - tenuto esclusivamente conto dei postumi somatici oggettivabili
dell'infortunio 13 novembre 1992 - lo scrivente TCA ritiene provato, secondo il
criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del settore della
sicurezza sociale (cfr. DTF 121 V 6
consid. 3b, 47 consid. 2a, 208 consid. 6b; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter,
op. cit., p. 320 e A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
1995, p. 338), che __________ ha riacquistato
la piena capacità lavorativa nei tempi e nei modi indicati dalla __________
nella decisione impugnata.

 

                            2.5.2.   Affezione
psichica

 

                         2.5.2.1.   __________ ha
presentato indubbiamente dei seri disturbi di natura psichica, disturbi che
l'hanno portato, a partire dall'ottobre 1995, ad entrare in cura dal dottor
__________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia (cfr. doc. _). 

 

                                         In
occasione del soggiorno presso il __________ a, l'assicurato è stato
approfonditamente indagato anche dal punto di vista psichico. 

                                         Questa la
valutazione manifestata al riguardo dal dottor __________, anch'egli
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale ha diagnosticato un
persistente disturbo da dolore somatoforme su personalità ossessiva:

 

" 
Familiär ist der Explorand nicht mit
psychiatrischen Heredopathien belastet. Er wuchs in geordneten familiären
Verhältnissen auf, und er genoss offenbar eine für die damalige Zeit und
Umstände unauffällige Erziehung. Immerhin war er als Kind derart scheu, dass
man bereits von einer Verhaltensauffälligkeit sprechen muss, die rückblickend
als kindheitsneurotisches Brückensympton zu interpretieren ist. Äusserlich
entwickelte sich der Explorand scheinbar unauffällig. Er besuchte die üblichen
Schulen, absolvierte eine Lehre und den Militärdienst. Allerdings verheiratete
er sich eher spät und es war eine Mussheirat, nachdem er als Jüngster und als
Liebling der Mutter lange Zeit zu Hause gelebt hatte. Er blieb ein übermässig
ordnungsliebender Mensch, der jeglichen Konflikten aus dem Weg ging. Er soll
schon in __________ lieber die Stelle gewechselt haben, als sich irgendwelchen
Konflikten am Arbeitsplatz zu stellen.

 

Dieses frühere Verhalten des Exploranden ist
vereinbar mit demjenigen von heute. Bei unseren eigenen Untersuchungen erwies
er sich als überangepasst, fast unterwürfig. Die Persönlichkeit dieses
Exploranden muss als zwanghaft oder anankastisch bezeichnet werden, im Sinne
einer anankastischen Persönlichkeitsstörung. Persönlichkeitsstörungen wie sie
der Explorand aufweist, sind jedenfalls bei rheumatischen Erkrankungen schon
lange bekannt. Die Literatur beschreibt die im konkreten Fall ebenfalls
vorhandenen latenten und manifesten Versorgungswünschen und
Abhängigkeitstendenzen, die sich stärker durchzusetzen scheinen. Auch beim
Exploranden finden sich die entsprechenden unbewussten Hingabe- und
Abhängigkeitswünsche. Er ist der Meinung, sich früher sehr eingesetzt, sich
fast aufgeopfert zu haben und ist enttäuscht, dass er keinen Dank bekommt. Der
Konflikt besteht zwischen dieser Hingabe und der Standfestigkeit, zwischen dem
Opfersinn und dem Egoismus des Exploranden, zwischen seiner erwünschten
Sanftmut und seiner Aggressivität, die ihn irritiert. Die Emotionen, die dabei
im Vordergrund stehen, vor allem Angst und depressive Gefühle, sind weniger
verdrängt. In der Literatur hat man diese Patienten mit Boxern vor dem Gong,
mit Läufern vor dem Start verglichen, wobei diese Dauerbereitschaft nicht zu
einer Lösung, sondern zu einer Muskelverspannung geführt wird. Typisch ist hier
auch die Diskrepanz zwischen dem objektiven Befund und den subjektiven Klagen.

Gefühle der Enttäuschung und Frustration äussert
der Explorand aufgrund seiner Aggressionshemmung nicht direkt, aber er
empfindet sie umso mehr, und er hat auch ein Schonungsbedürfnis. Dies sind
wichtige Hinweise für die Tendenz zum sekundären Krankheitsgewinn, der den
Exploranden seinerseits dann aber wieder in einen Konflikt stürzt, weil er
weder vor der Öffentlichkeit, noch am wenigsten vor sich selber als
Drückeberger gelten möchte. Die Sistierung der Versicherungsleistungen 1995 hat
dann den inneren, damals noch mehr oder weniger verdrängten Konflikt des
Exploranden geschürt. Durch die Anerkennung seiner depressiven Symptomatik, die
dann eintrat, konnte der Konflikt wieder abgewehrt werden. Als Depressiver
erfuhr der Explorand wider mehr Verständnis von der Umgebung, und er fühlte
sich entlastet.

 

Diagnostisch handelte es sich ursprünglich
psychiatrischerseits gemäss der neuen Nomenklatur wahrscheinlich um eine
sogenannte Entwicklung körperlichen Symptome aus psychischen Gründen. Dabei
wurden die körperlichen Symptome, die früher vereinbar waren mit der
körperlichen Störung wegen des psychischen Zustandes des Betroffenen
aggraviert, und sie hielten länger an. Bei diesem Exploranden wurde diese
Entwicklung dann allerdings kompliziert durch seine zwanghaften
Persönlichkeitszüge. Es kam zu einer erneuten psychischen Abwehr, die
MITSCHERLICH als zweiseitige Abwehr beschrieben hat. Durch diesen komplizierten
Verlauf kann die ursprüngliche Diagnose einer Entwicklung körperlicher Symptome
aus psychischen Gründen heute nicht mehr aufrecht erhalten werden. Heute muss
von einer eigentlichen psychosomatischen Entwicklung gesprochen werden,
entsprechend der neuen Nomenklatur von einer sogenannten anhaltenden
somatoformen Schmerzstörung. Diese wird von depressiven Symptomen
begleitet. Die Kriterien, um eine depressive Episode im Sinne von ICD-10 zu
diagnostizieren, sind jedoch nicht (mehr) erfüllt. Es ist dabei zu
berücksichtigen, dass der Explorand in psychiatrischer Behandlung steht und mit
hochdosierten antidepressiv wirkenden Medikamenten behandelt wird. Aufgrund der
Aktenlage ist nämlich davon auszugehen, dass er zeitweise tatsächlich depressiv
krank war. 

Die vom behandelnden Psychiater vermutete Diagnose
einer sogenannten posttraumatischen Belastungsstörung (posttraumatic stress
disorder, PTSD) trifft bei diesem Exploranden sicher nicht zu. Die PTSD
entsteht als eine verzögerte oder protrahierte Reaktion auf ein belastendes
Ereignis oder eine Situation aussergewöhnlicher Bedrohung oder
katastrophenartigen Ausmasses, die bei fast jedem eine tiefe Verzweiflung
hervorrufen würde, etwa Naturereignisse oder von Menschen verursachte
Katastrophen, Kampfhandlungen, schwerste Unfälle, etc. Dies war beim Exploranden
nicht der fall. Aber auch das Kardinalsymptom, das unbedingt verhanden sein
muss und das spezifisch ist für eine PTSD, besteht bei diesem Exploranden
nicht. Der Explorand ist nicht von einem wiederholten erleben des Traumas in
sich aufdrängenden Erinnerungen, sogenannten Nachhallerinnerungen oder in
Träumen vor dem Hintergrund eines andauernden Gefühls von Betäubtsein und
emotionaler Stumpfheit geplagt"
(doc. _, p. 32-34). 

                                         In corso
di causa, lo scrivente Tribunale ha interpellato il
dottor __________, chiedendogli di voler precisare l'eziologia - traumatica o
meno - dei disturbi psichici di cui soffre __________ (cfr. XII). 

                                         Lo
psichiatra del __________ ha risposto in data 12 giugno 2001, affermando,
essenzialmente, che le diagnosticate turbe psichiche si trovano, tutt'al più,
in una relazione di causalità possibile con l'infortunio del novembre
1992:

 

" 
(…).

Nach dem Studium unseres Berichtes müssen wir
vorausschicken, dass die Beantwortung dieser Frage nicht einfach ist. Die
Schwierigkeit besteht vor allem darin, dass der Explorand vorbestehend an einer
anankastischen Persönlichkeitsstörung litt, welche an sich schon geeignet ist,
auch ohne weiteren Einfluss anderer Faktoren, eine anhaltende somatoforme
Schmerzstörung in gang zu bringen. Auf der anderen Seite ist zu sagen, dass der
Explorand mit und trotz dieser psychischen Störung früher immer gearbeitet hat,
wahrscheinlich sogar als zwanghafter Mensch mehr geleistet hat, zum Beispiel
noch einem Nebenverdienst nachging. 

 

Die anhaltende somatoforme Schmerzstörung des
Exploranden äussert sich ja vorwiegend in den subjektiven Schmerzsymptomen,
insbesondere in den Kopfschmerzattacken, den Nacken- und Hinterkopfschmerzen,
den Schmerzen über dem Schultergürtel und dem
linken Arm. Weniger im Vordergrund sind die lumbalen Schmerzen und die
Schmerzen am linken Knie. Für die kausale Zuordnung aus psychiatrischer Sicht
im Sinne der Schmerzverstärkung ist deshalb vor allem auch die kausale
Zuordnung aus somatischer Sicht zu berücksichtigen. Hierbei spielen aber unfallfremde
Faktoren die wesentliche Rolle. Gemäss Auskunft des Exploranden traten die
Beschwerden von Seiten der Halsregion erst ca. einen Monat nach dem Unfall auf,
was ein relevantes Distorsionstrauma eigentlich ausschliesst oder zumindest
unwahrscheinlich macht. Es liessen sich ja auch keine diesbezüglichen
neurologischen Ausfälle nachweisen, respektive eine früher stattgehabte
Wurzelläsion C7 konnte man nicht auf den Unfall von 1992 zurückzuführen. Sie
stand wahrscheinlich vielmehr in Zusammenhang mit den deutlichen degenerativen
Veränderungen der Halswirbelsäuleauf dieser Höhe.

 

Auch aus einer rein psychiatrischer Sicht der
Dinge, konnte keine spezifische psychische Unfallfolge nachgewiesen werden.
Insbesondere bestanden bei unseren Untersuchungen keinerlei Hinweise auf eine
posttraumatische Belastungsstörung, und für eine Anpassungsstörung waren schon
die zeitlichen Kriterien nicht mehr gegeben. Der Explorand schilderte den
Unfall von 1992 im übrigen uns gegenüber ohne besondere emotionale Beteiligung,
also ohne dass man irgendwie den Eindruck gewinnen konnte, dieses Ereignis
würde ihn zum Zeitpunkt der Begutachtung 1998 noch belasten.

 

Die psychischen Symptome im engeren Sinn sollen
sogar erst im ca. im Juli 1995 exacerbiert sein, als die Unfallversicherung
ihre Leistungen einstellte und er in eine soziale Notlage geriet, was
schliesslich dann die psychosomatische Entwicklung fixierte und in eine
Eigendynamik führte.

In Anbetracht all dieser Faktoren ist die
genaue Dynamik, wie es damals zu dieser psychischen Störung kam, schwierig zu
erklären, sie steht jedoch höchstens möglicherweise in einem Kausalzusammenhang
mit dem Unfall, respektive dessen Folgen, wie wir
dies im übrigen auch schon in unserem Gutachten auf Seite 40 unten dargelegt
haben. Der Beweis der überwiegenden Wahrscheinlichkeit wird nicht erreicht"

                                         (XIV - la
sottolineatura è del redattore). 

 

                                         Chiamato
dal TCA ad esprimersi circa il contenuto del referto 12 giugno 2001 allestito
dal __________, __________ a ha versato agli atti le considerazioni enunciate
dal dottor __________, suo medico curante:

 

" 
(…).

1) Manifesto un certo qual scetticismo già nella
lettura della perizia per qual che concerne il paragrafo finale a pagina 40: si
parla giustamente di "difetto dell'evoluzione nevrotica che è iniziato
ancora nella fase di riabilitazione dopo l'incidente del 1992" ma poi
nell'analisi della dinamica che ha portato al disturbo psichico si parla di un
"possibile nesso di causalità con le conseguenze dell'incidente",
menzionando poi che "la personalità particolare (ossessiva)
dell'esplorando" sta alla base dello sviluppo di sintomi (psichici) sotto
la forma di dolori e contemporaneamente di manifestazioni depressive".

 

Non vedo come il nesso di causalità possa essere
definito come solo possibile, quando il paziente, come sottolineato più volte
in perizia e complemento non abbia mai sofferto in precedenza di turbe
psichiche, non sia mai stato in cura psichiatrica, e abbia sempre lavorato
molto, compreso il lavoro ausiliario serale durante il quale è successo
l'incidente.

 

2) Rimango quindi molto sorpreso delle
conclusioni del complemento peritale che nega la "preponderante
probabilità" del rapporto causale naturale dei disturbi psichici
presentati dal paziente con il traumatismo del 13.11.92.

 

I periti spiegano nel complemento peritale che in
seguito all'incidente non è stato possibile evidenziare nessuna
"conseguenza specifica psichica dell'incidente" ovverosia un
disturbo post-traumatico da stress oppure un disturbo dell'adattamento.

 

Premetto che non esistono in questo caso a mia
conoscenza osservazioni psichiatriche (meglio sarebbe dire
psicotraumatologiche) scritte durante il periodo precedente la prima
consultazione presso di me, e che quindi la valutazione si può fare solo a
posteriori. Esistono per contro a mio avviso precisi indizi che ci siano stati
disturbi psichici specifici in conseguenza diretta col trauma:

 

A) il paziente ha
probabilmente presentato un disturbo acuto da stress (ICD10: F43.0):
dalla descrizione di pag. 2, di pag. 11 e di pag. 30 della perizia si può
chiaramente desumere che il paziente non ha probabilmente subito una commozione
cerebrale, ma piuttosto uno stato dissociativo (tipica reazione ai
traumatismi potenzialmente gravi) e ovviamente consecutivo all'incidente. Da
qui si può affermare che il paziente tende a reagire in questo modo agli stress
acuti.

 

B) non sono
dell'avviso che si possa negare la presenza di un disturbo post traumatico da
stress (PTSD; ICD10 F43.1) sulla sola base delle osservazioni della perizia
fatte a pag. 31, e cioè sulla mancanza del sintomo cardinale dei "flash
backs" e sul fatto più volte sottolineato che il paziente parla
dell'incidente senza visibile angoscia, anzi con una certa tranquillità e
distacco. Questa maniera di reagire sembra piuttosto tipica della tendenza alla
dissociazione sopra descritta.

Sono infatti presenti i tre elementi diagnostici
cardinali unanimemente accettati in questa patologia e descritti in modo un po’
diverso nei due grandi testi internazionali di riferimento per le diagnosi dei
disturbi mentali e comportamentali, e cioè nella ICD10 (Classificazione
internazionale delle sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali, curata
dall'OMS, edita nel 1992, edizione italiana, pag. 141-142) e nel DSM IV
(Manuale diagnostico e statistico dell'APA - Associazione Americana di
Psichiatria - edito nel 1995, edizione italiana, pag. 323-235) e cioè:

 

- Rievocazione o riproposizione ripetitiva o
intrusiva dell'evento nei ricordi, nelle immagini, o nei pensieri o nelle
percezioni, o nei sogni, o durante i cosiddetti "flash-backs".

 

- Dissociazione: distacco emozionale,
ottundimento dei sentimenti ed evitamento degli stimoli che potrebbero
risvegliare il ricordo del trauma.

 

- Aumentato arousal (ipereccitabilità) non
presenti prima del trauma.

 

Ora il paziente presenta chiaramente ancora oggi
questi 3 gruppi di sintomi cardinali (predominano gli ultimi due, mentre il
primo si limita, come del resto giustamente osservato a pag. 31 della perizia,
alla rievocazione ripetitiva dell'evento nei pensieri, come del resto è tipico
della sua particolare personalità ossessiva presente già prima del trauma).

 

C) Anche l'assenza
di un disturbo dell'adattamento (ICD10 F43.2, pag. 142-145), può essere
confutata: il disturbo è comparso entro i sei mesi dall'avvenimento stressante
(e qui non si intende solo il traumatismo in sé, ma anche tutte le conseguenze
relazionali, sociali ed esistenziali ad esso connesse), con sintomi di tipo
psicosomatico ("dolori soggettivi") e depressivo ingravescente fino
alla prima consultazione presso di me e soprattutto ha comportato il sintomo
cardinale della compromissione del funzionamento sociale e lavorativo,
sicuramente presente anche nelle descrizioni dei periti durante i primi due
anni, e non attribuibile unicamente alle conseguenze dirette di tipo
ortopedico-chirurgico.

 

3) Posso anche seguire il complesso ragionamento
dei periti (che tuttavia premettono che questa valutazione risulta estremamente
difficile) quando dicono che i disturbi cervicali e brachiali sarebbero comparsi
a detta del paziente solo un mese dopo l'incidente, cosa che renderebbe
improbabile una traumatismo da distorsione della colonna (i dolori sarebbero
stati immediati) ma che renderebbero piuttosto probabile un disturbo
degenerativo cervicale preesistente.

Aggiungerei però che se, in accordo con i periti,
il dolore cervicale è stato valutato come un "espressione
psicosomatica" (tipica della particolare maniera di elaborazione degli
stress propria al soggetto), questa è pur sempre sopraggiunta un mese dopo il
traumatismo e dunque rientra chiaramente nelle conseguenze psichiche
post-traumatiche.

 

Occorre poi sottolineare che risulta dagli atti
che ben 6 medici (Dr. __________, Dr. __________, Dr. __________, Dr.
__________, Dr. __________, Dr. __________, questi ultimi due medici fiduciari
delle assicurazioni!) hanno confermato l'esistenza di disturbi cervicali
post-traumatici, cosa che per il paziente non ha fatto altro che confermare per
anni quanto poi è stato per lui "clamorosamente" negato in sede peritale.
Potrebbe in questo senso quindi sussistere qui un elemento iatrogeno
(condizione ben conosciuta ed accettata come fattore aggravante nelle
vicissitudini post-infortunistiche) che del resto appare chiaramente in
relazione con l'incidente; in altre parole si può a mio avviso sostenere che
senza l'incidente l'evoluzione dei dolori cervicali di natura degenerativa
postulati nella perizia, qualora fossero apparsi comunque , sarebbe molto
probabilmente stata ben diversa.

 

4) Infine i periti fanno notare che i disturbi
psichici (Disturbo da dolore somatoforme persistente, Disturbo depressivo
maggiore) si sono esacerbati nel 1995 (epoca alla quale risale anche la prima
consultazione presso di me), quando l'assicurazione ha bruscamente interrotto
le prestazioni, precipitando il paziente (già fragilizzato dal disturbo
psichico preesistente) e la sua famiglia in una situazione umana e finanziaria
difficile.

 

Ora mi sembra estremamente difficile sostenere
che questo aspetto non abbia nulla a che vedere con l'incidente che ha
condizionato da subito pesantemente la vita del paziente e della sua famiglia,
con l'inabilità lavorativa che sicuramente non era di tipo medico ma
traumatologico, con la perdita del posto di lavoro che era
estremamente investito dall'assicurato (aveva iniziato alla __________ come
lavapiatti ed era diventato __________!) e con le lungaggini assecurologiche
(il paziente è in ballo da quasi 9 anni con questa storia e non mi sembra
che l'assicurazione che oggi ricorre si sia dimostrata molto veloce o
volonterosa nel risolvere in fretta il caso e nel considerare i fattori
psichici inevitabilmente presenti in questo genere di situazioni). Queste
conseguenze si sono progressivamente aggravate con un "effetto a
valanga" man mano che il tempo passava, sono state vissute dal paziente
con comprensibili sentimenti di rabbia e di impotenza e hanno contribuito a
"fissare" nella cronicità il tipo di disturbo post-traumatico
iniziale.

 

L'incidente ha trasformato il paziente da un
lavoratore efficace e impegnato ad un invalido con disturbi psichici, conflitti
talvolta gravi in famiglia e dolori somatoformi che prima non aveva: non mi
sembra che si possa dimostrare che senza l'incidente tutta questa evoluzione
negativa che ha trasformato una vita ci sarebbe stata comunque.

 

Considerando questi aspetti mi sembra che la
"preponderante probabilità" del nesso di causalità tra incidente e disturbi psichici più sopra descritti
e da me continuamente costatati ci stia tutta" 

                                         (cfr.
XVII e doc. _ - la sottolineatura è del redattore).

 

                                         Gli
specialisti basilesi, da un lato, ed il dottor __________, dall'altro, si
trovano dunque su delle posizioni diametralmente opposte per quel che concerne
tanto la diagnosi dei disturbi psichici lamentati dal ricorrente quanto la loro
eziologia. 

 

                                         Questa
Corte, da parte sua, ritiene di potersi esimere dall'esaminare più da vicino la
questione riguardante la natura delle turbe psichiche di cui è portatore
l'insorgente, poiché, anche nell'ipotesi in cui si dovesse ammettere che queste
ultime costituiscano una naturale conseguenza dell'infortuno assicurato, ciò
non sarebbe ancora sufficiente per poter fondare l'obbligo contributivo
dell'assicuratore LAINF convenuto, facendo difetto - così come verrà meglio
dimostrato in seguito - l'adeguatezza del nesso di causalità, aspetto che deve
essere valutato alla luce dei criteri sviluppati nella DTF 115 V 133ss. (cfr.
STFA 20.12.1994 in re L., inedita).

 

                         2.5.2.2.   Esaminando
l'adeguatezza del legame causale, occorre avantutto, procedere alla classificazione
dell'infortunio occorso all'insorgente.

 

                                         La
dinamica dell'evento traumatico 13 novembre 1992 risulta chiaramente dal
rapporto di polizia del 15 novembre 1992 e, d'altronde, non è mai stata oggetto
di discussione fra le parti:

 

" 
(…).

Sulla scorta dei nostri accertamenti ed in base
alle versioni forniteci, la dinamica dell'accaduto può venire riassunta come
segue:

 

__________, in sella al suo ciclomotore,
percorreva via __________ in direzione di __________.-

Suo impegno consegnare del materiale pubblicitario
nelle bucalettere.-

 

Giunto al numero civico __________, si fermava,
ponendosi sul lato destro della corsia.-

Vista la vicinanza della buca, decideva di non
scendere dal mezzo meccanico.-

In questo preciso frangente, da tergo, veniva
tamponato dall'automobile condotta dal __________, che procedeva sulla stessa
corsia e nella stessa direzione.-

 

__________, a verbale, dichiarava di avere notato
tardivamente l'uomo in sella al ciclomotore e che, malgrado la pronta reazione
frenando, non ha potuto evitare l'investimento" 

                                         (doc. _).

 

                                         Dal
rapporto di polizia emerge inoltre che, a seguito dell'urto, l'assicurato è
caduto dal ciclomotore sulla parte sinistra (cfr. verbale d'interrogatorio 14
novembre 1992 di __________). D'altro canto, il suo motorino è stato
danneggiato un po’ ovunque ma solo leggermente (cfr. doc. _, p. 2). 

 

                                         Dal
certificato 26 novembre 1992 stilato dai medici del PS dell'Ospedale regionale
di __________ risulta che l'assicurato, a causa del sinistro, ha lamentato
delle contusioni alla gamba sinistra, senza tuttavia lesioni ossee a livello
tibiale, del ginocchio e della caviglia sinistra. Dal profilo terapeutico, i
medici gli hanno prescritto l'utilizzo di una stecca antalgica per 3 giorni
nonché l'assunzione di un anti-infiammatorio. __________ ha peraltro potuto
lasciare il suddetto istituto di cura il medesimo giorno dell'incidente (cfr.
doc. _). 

                                         Dimesso
dall'ospedale, l'insorgente è entrato in cura dal dottor __________,
generalista, il quale, con certificato 16 aprile 1992, ha diagnosticato, oltre
alle contusioni all'arto inferiore sinistro, una distorsione del rachide
cervicale e toracale (cfr. doc. _).

                                         Va ancora
sottolineato che, in un secondo tempo, è stata posta in luce, a livello della
caviglia sinistra, un distacco dell'apofisi malleolare mediale. 

 

                                         Alla luce
della dinamica dell'evento e delle lesioni riportate, l'infortunio occorso a
__________ non può essere classificato né fra quelli leggeri ma neppure -
contrariamente a quanto egli parrebbe pretendere in sede di ricorso (cfr. I, p.
6) - fra quelli gravi: si tratta, a mente del TCA, di un infortunio di media
gravità al limite della categoria degli infortuni leggeri.

                                         A mero
titolo di raffronto, si osserva che il TFA, in una ormai costante
giurisprudenza, classifica fra gli infortuni di grado medio, al limite però
della categoria degli infortuni leggeri o insignificanti, gli incidenti della
circolazione stradale in cui vi è stato un tamponamento fra due autovetture
(cfr. STFA 21.6.1999 in re E., 20.3.1998 in re K., 6.6.1997 in re D., tutte
inedite). 

Ad esempio, la nostra Alta Corte federale è
giunta a questa conclusione in una sentenza del 6 settembre 1996 nella causa A. S. c/ INSAI (U 78/95), riguardante una
fattispecie in cui l'autocarro a bordo del quale viaggiava l'assicurato è stato
tamponato da un altro autotreno. L'assicurato ha riportato una contusione della
colonna cervicale, contusioni ed escoriazioni con ferite lacero-contuse
all'avambraccio ed alla mano destra, una contusione all'emitorace destro e una ferita
lacero-contusa superficiale nella zona occipitale.

                                         In una
sentenza del 29 marzo 1996 nella causa Ch. M. c/ INSAI (35.1995.00196 + 277) -
confermata dal TFA con pronunzia del 4 marzo 1998 - questa Corte ha invece
giudicato di media gravità all'interno della categoria medio-grave, l'incidente
della circolazione stradale in cui la moto guidata dall'assicurato é stata
urtata da un'autovettura. Sbalzato di sella, l'assicurato ha sbattuto contro
due autovetture regolarmente posteggiate ed é caduto a terra, procurandosi un
trauma contusivo al piede sinistro con vasta ferita lacero-contusa sul dorso
del piede e la sezione dei tendini estensori delle dita. 

                                         Lo
scrivente TCA ha proceduto ad un identica classificazione in una sentenza del
17 aprile 2000 nella causa F.D.C.G. c/ INSAI (inc. 35.1999.00075) - tutelata
dal TFA limitatamente alla questione della qualifica dell'infortunio (cfr. STFA
11.1.2001 [U 208/00]) - riguardante un incidente della circolazione stradale in
cui, in sella al proprio scooter, nell'intento di superare una colonna di
autovetture, l'assicurato è entrato in collisione con una vettura che stava per
iniziare una manovra di svolta a sinistra. A seguito del sinistro,
l'assicurato, immediatamente trasportato all'ospedale, ha riportato una frattura
del piatto tibiale laterale del ginocchio sinistro nonché una contusione della
spalla sinistra. 

                                         Queste
due ultime fattispeci - vuoi per la dinamica stessa del sinistro, vuoi per la
natura delle lesioni subite dall'assicurato - vanno considerate più gravi
rispetto a quella che occupa ora il TCA. 

 

                                         Il
giudice é quindi tenuto a valutare le circostanze connesse con l’infortunio,
secondo i criteri elaborati dal TFA e qui evocati al consid. 2.4.3.. Per
ammettere l’adeguatezza sarebbe, pertanto, necessaria, alternativamente, la
presenza, cumulativamente, di tutti i fattori elencati o la particolare
intensità dei fattori effettivamente intervenuti.

 

                                         Va
immediatamente rilevato che nella discussione riguardante l'adeguatezza,
andranno considerati esclusivamente quei disturbi di natura organica che
si trovano in una relazione di causalità naturale (ed adeguata) con
l'infortunio del novembre 1992 (cfr. RAMI 1999 U341 p. 409 e 1993 U166 p. 94
consid. 2c e riferimenti). 

                                         Perciò -
con riferimento alle conclusioni di cui alla perizia 1° aprile 1998 del
__________ - non si potrà tenere conto dei disturbi a livello lombare,
cervicale e cervico-cefalico, dei disturbi della sensibilità al braccio
sinistro, dei disturbi alla spalla sinistra nonché, ovviamente, delle
invalidanti turbe psichiche. 

 

 

 

                                         L'incidente
non si é svolto secondo circostanze concomitanti particolarmente drammatiche o
spettacolari.

                                         Il
ricorrente non ha riportato alcuna grave o particolare lesione organica. Al
proposito, va ricordato che, a mente dei periti giudiziari, è inverosimile - se
non addirittura escluso - che __________ si sia procurato un trauma distorsivo
al rachide cervicale (in questo senso, il ricorrente è malvenuto a postulare
l'applicazione della giurisprudenza di cui alla DTF 117 V 359). D'altro canto,
la sospetta lesione radicolare a livello di C7 non costituisce, sempre a detta
degli specialisti del __________, una naturale conseguenza dell'evento
infortunistico assicurato (cfr. doc. _, p. 36).

                                         Le cure
mediche applicate all'insorgente non sono state errate né hanno, tantomeno,
aggravato notevolmente gli esiti dell'infortunio. 

                                         Limitatamente
alle sole sequele organiche dell'infortunio 13 novembre 1992 - interessanti la caviglia e il ginocchio sinistro - la
cura medica non ha avuto un decorso sfavorevole né sono intervenute delle
rilevanti complicazioni. Per quel che concerne la caviglia sinistra, dal referto peritale del __________ si evince che il
diagnosticato distacco dell'apofisi malleolare mediale è guarito grazie ad una semplice ingessatura (cfr. doc. _, p. 37).
Trattandosi del ginocchio sinistro, nell'aprile 1993__________a ha interpellato
il dottor __________, spec. FMH in ortopedia e chirurgia ortopedica, a causa di
dolori di tipo meccanico, accompagnati da una diminuzione della flessione.
Grazie all'artroscopia predisposta dal suddetto specialista (9 luglio 1993) è
stata evidenziata unicamente una plica mediopatellare e condrite del bordo
interno della rotula (cfr. doc. _). Con certificato del 28 gennaio 1994 - relativo
alla visita di controllo del 15 novembre 1993 - il dottor __________ ha
riferito di un ginocchio sinistro calmo e secco nonché di una mobilità completa
e simmetrica. Limitatamente alla problematica del ginocchio, l'assicurato è
peraltro stato giudicato abile al lavoro in misura del 50% dal 6 settembre 1993
ed in misura completa dal 20 settembre 1993 (cfr. doc. _). Vero è che, nel
corso del settembre 1994, vi è stata una riacutizzazione dei disturbi al
ginocchio sinistro, ciò che ha reso necessario un nuovo intervento artroscopico
con lisciaggio del condilo mediale del femore sinistro e della patella (cfr.
doc. _). Tuttavia, così come esplicitamente indicato dal medico-operatore, il
dottor __________, spec. FMH in chirurgia ortopedica e ortopedia, la diagnosticata
condromalacia era di natura squisitamente morbosa (doc. _; cfr., inoltre, doc.
_, p. 7). 

                                         Sulla
scorta di quanto precede, non può essere neppure sostenuto che la cura medica
delle sequele somatiche dell'evento infortunistico in discussione, sia stata
eccezionalmente lunga né, d'altra parte, che l'insorgente abbia sofferto di
dolori somatici persistenti. 

                                         Infine,
non appare nemmeno adempiuto il criterio del grado e della durata
dell'incapacità lavorativa. Se __________ non è più stato in grado di
riprendere la propria attività lucrativa, non è
certamente a causa del danno - tutto sommato assai modesto
- riportato alla caviglia ed al ginocchio sinistro. 

 

                                         In simili
circostanze occorre concludere che l’infortunio assicurato non ha avuto,
secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza della vita, un significato
decisivo per l’instaurazione dei disturbi psichici di cui __________ soffre:
l’adeguatezza del nesso di causalità non può, quindi, venir ammessa.

                                         Non è
pertanto censurabile il fatto che la __________ abbia negato la propria
responsabilità a dipendenza delle turbe psichiche lamentate dal ricorrente ed
abbia, finalmente, rifiutato d'indennizzare l'incapacità lavorativa che ne
deriva.

 

                               2.6.   Dev’essere,
infine, esaminato se l’assicurato può essere posto al beneficio dell’assistenza
giudiziaria gratuita, come da lui richiesto in data 16 marzo 2001 (cfr. II).

 

                            2.6.1.   Secondo
l’art. 108 cpv. 1 LAINF i Cantoni regolano la procedura dei rispettivi
Tribunali delle assicurazioni. Una delle condizioni da osservare è la seguente:

 

"  dev’essere garantito il diritto di patrocinio. Se le circostanze lo
giustificano, al ricorrente è accordata l’assistenza giudiziaria gratuita” 

                                         (art. 108 cpv. 1 lett. f LAINF).

 

                            2.6.2.   Secondo
la giurisprudenza i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria
si esaminano sulla base del diritto federale (A. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1994, p. 114).

 

                                         Con
riferimento ad una disposizione analoga all’art. 108 cpv. 1 lett. f LAINF, in
materia di assicurazione vecchiaia (art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS), il TFA ha
statuito che la concessione dell’assistenza giudiziaria è subordinata alle
seguenti condizioni (STFA non pubbl. del 2.9.1994 in re J.P.H; DTF 108 V 269;
103 V 47; 98 V 117; cfr. anche ZBL 94/1993 p. 517):

                                         a)  il
richiedente deve trovarsi nel bisogno.

 

                                              L'indigenza
posta alla base dell'art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS deve essere interpretata in
modo analogo alla nozione del bisogno ai sensi dell'art. 152 cpv. 1 OG (STFA
non pubbl. citata).

 

                                              L’istante
va considerato indigente quando non è in grado di assumere le spese legate alla
difesa dei suoi interessi, senza intaccare il minimo indispensabile al suo mantenimento
e a quello della sua famiglia (DTF 119 Ia 11ss.; DTF 103 Ia 100). Per determinare
se ciò è il caso vanno presi in considerazione i redditi del richiedente e
delle persone che hanno un obbligo di mantenimento nei suoi confronti (DTF 115
V 195, il coniuge o i genitori, B. Cocchi, F. Trezzini, Codice di procedura
civile ticinese, Lugano 1993, ad art. 155, p. 237). L’obbligo dello Stato di
accordare l’assistenza giudiziaria è in effetti sussidiario all'obbligo di
mantenimento derivante dal diritto di famiglia (DTF 119 Ia 11ss.). Non entrano
invece in linea di conto le risorse finanziarie di parenti cui l’interessato
potrebbe far capo a norma dell’art. 328 e 329 CCS (Cocchi-Trezzini, op. cit.,
ad art. 155, p. 237 e giurisprudenza ivi citata).

                                              Non
è determinante che l’indigenza sia stata cagionata da colpa propria (Haefliger,
Alle Schweizer sind vor dem Gesetz gleich, p. 165). 

                                              Il
limite per ammettere uno stato di bisogno ai sensi delle disposizioni
sull’assistenza giudiziaria è superiore al minimo di esistenza determinato ai
fini del diritto esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid.
7c). L’indigenza processuale è data ove il richiedente non disponga di più
mezzi di quelli necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia
(STFA non pubbl. succitata p. 3).

                                              Nella
sentenza pubblicata in DTF 124 I 1ss., il TF ha precisato che una richiesta di
assistenza giudiziaria non può essere respinta unicamente sostenendo che
l’istante non è indigente, in quanto può permettersi i costi e la manutenzione
di un’automobile. Secondo l’Alta Corte federale il richiedente deve piuttosto -
indipendentemente dal modo in cui utilizza le sue risorse finanziarie - essere
considerato indigente, se in base alla sua situazione finanziaria non è in
grado di sopperire al suo minimo esistenziale; in questo calcolo non devono
essere naturalmente computate le spese non inerenti al suo fabbisogno
esistenziale.

 

                                              Nella
sentenza apparsa recentemente in SVR 1998 UV11, p. 29ss., il TFA ha, d’altro
canto, ritenuto che il fatto di ricevere prestazioni complementari non permette
senz’altro di concludere che il richiedente sia indigente. 

 

                                              L’attestato
municipale sullo stato di indigenza ha per il Giudice soltanto valore indicativo
(Cocchi-Trezzini, op. cit., ad art. 155 p. 236 no. 5).

 

                                              Nella
commisurazione della capacità patrimoniale del richiedente va considerata anche
l’eventuale sostanza e non unicamente i redditi conseguiti. Essa deve tuttavia
essere disponibile al momento della litispendenza del processo o per lo meno a
partire dal momento in cui è presentata l’istanza e non solo alla fine della
procedura (DTF 118 Ia 369ss).

 

                                              Da
un punto di vista temporale lo stato di bisogno dell’istante va determinato
secondo la situazione esistente al momento della decisione (DTF 108 V 265), in
particolare quando il lasso di tempo trascorso tra domanda e decisione è
importante (cfr. anche Cocchi-Trezzini, op. cit., ad art. 155 p. 236 no. 2).

 

                                              Secondo
la giurisprudenza del TFA, infine, la decisione di concessione dell’assistenza
giudiziaria può essere modificata o revocata. Trattandosi di una decisione
processuale (“prozessleitender Entscheid”) non passa infatti in giudicato
materiale, ma solo formale. La modifica può avvenire anche con effetto
retroattivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b).

 

                                         b)
 l’intervento dell’avvocato dev’essere necessario o perlomeno indicato.

 

                                              Il
TF ha stabilito che la necessità dell’intervento di un avvocato è data nella
misura in cui le questioni controverse non sono di facile soluzione e la parte
oppure il suo rappresentante civile non posseggono conoscenze giuridiche (DTF
119 Ia 265/6).

 

                                         c)
 il processo non deve essere palesemente privo di esito favorevole.

 

                                              Il
requisito della probabilità di esito favorevole difetta quando le possibilità
di vincere la causa sono così esigue che una persona ragionevole e di
condizione agiata rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese a cui
si esporrebbe (cfr. DTF 119 Ia 251; Cocchi-Trezzini, op. cit., ad art. 157 p.
42 N 4).

                                              A
tal proposito si osserva che per valutare la probabilità di esito favorevole
non si deve adottare un criterio particolarmente severo: è infatti sufficiente
che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno possibilità di
essere ammesso che di essere respinto, ovvero che non si debba ammettere che un
ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri mezzi (STFA non
pubbl. del 29 giugno 1994 in re A.D.).

 

                            2.6.3.   In data 16
marzo 2001, l'assicurato ha chiesto d'essere posto al beneficio dell'assistenza
giudiziaria. All'occasione, egli ha preannunciato la trasmissione, non appena
disponibile, del certificato municipale aggiornato (cfr. II).

                                         L'11
maggio 2001, il TCA ha sollecitato l'invio, da parte del patrocinatore di
__________, del suddetto certificato municipale (cfr. X). 

                                         In data 4
ottobre 2001, questa Corte ha assegnato all'avv. __________ un ultimo termine
per la presentazione del "certificato municipale per l'ammissione
all'assistenza giudiziaria" (cfr. XX).

                                         Con
scritto 8 ottobre 2001, il succitato rappresentante ha comunicato al TCA di non
essere in grado di produrre il certificato municipale e, pertanto, di decidere
l'istanza di assistenza giudiziaria sulla base degli atti prodotti, in
particolare dell'ultima notifica di tassazione (cfr. XXI). 

 

                                         In
proposito, va rilevato che la procedura per la concessione dell’assistenza
giudiziaria è retta dalla massima ufficiale (Cocchi/Trezzini, op. cit., p.
240), come del resto quelle relative alle assicurazioni sociali (SVR 1998 UV
Nr. 1). Tuttavia, nel caso in cui l’interessato si limita a dichiarare di non
poter pagare le spese di patrocinio, ma non prova in alcun modo lo stato di
bisogno e omette di fornire qualsiasi indicazione atta a renderlo verosimile,
l’istanza va respinta (Cocchi/Trezzini, op. cit., p. 240). Di conseguenza,
quindi, nel caso in cui il richiedente non fa fronte al proprio obbligo di
collaborare all’accertamento dei fatti, deve sopportarne le conseguenze (SVR
1998 UV Nr. 1 e giurisprudenza ivi citata).

 

                                         In
concreto, l’assicurato non ha, sino ad oggi, fatto pervenire al TCA la
documentazione atta a comprovare il suo stato di indigenza, nonostante questa
Corte gli abbia dato, in più di un'occasione (cfr. X e XX), la possibilità di
farlo. 

                                         La
notifica di tassazione relativa al periodo fiscale 1999-2000 (cfr. doc. _) non
può certo essere considerata idonea a fondare l'istanza d'assistenza
giudiziaria, e ciò nella misura in cui fa stato della situazione economica
esistente nel biennio 1997-1998 e, quindi, non di quella attuale (determinante
secondo la DTF 108 V 265). 

 

                                         In tali
circostanze, in virtù della giurisprudenza suesposta, l’istanza tendente alla
concessione dell’assistenza giudiziaria dev’essere respinta.

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
é respinto.

 

                                 2.-   L'istanza
16 marzo 2001 tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria è respinta.

 

                                 3.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 4.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni,
Adligenswilerstrasse 24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti