# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 3720b885-2ac6-5391-a3a5-43223d38bcab
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2004-12-16
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 16.12.2004 14.2004.88
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2004-88_2004-12-16.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2004.88

  14.2004.89

  	
  Lugano

  16 dicembre
  2004 CJ/sc/dp

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Chiesa, presidente,

  Pellegrini e Walser

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques

  

 

 

statuendo nelle cause a procedura sommaria appellabile
di cui agli inc. __________ e __________ della Pretura __________, promosse con
opposizioni 18, rispettivamente 17 dicembre 2003 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  rappr. dall' RA 1 

   

  

 

	
   

  	
  contro

  

 

i sequestri 2 dicembre 2003 (inc. SP.2003.109/OS
2003.20) e 10 dicembre 2003 (inc. SP.2003 114/OS.2003.21) richiesti nei
confronti dell’opponente da 

 

	
   

  	
  AP 1 (Spagna)

  patrocinato dall' PA 1 

   

  

 

in cui il Pretore __________, con decisioni 26 luglio
2004, ha ammesso le opposizioni, annullando di conseguenza i sequestri, e ha respinto
la domanda 19 febbraio 2003 di
prestazione di garanzia ai sensi dell’art. 273 LEF;

 

appellante __________ AP 1
con allegato 6 agosto 2004 con cui postula la riforma dei giudizi impugnati nel
senso di respingere le opposizioni di __________ AO 1
e di confermare i sequestri nei suoi confronti;

 

lette le osservazioni 21 agosto 2004 con cui l’opponente
chiede la reiezione degli appelli;

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Con
istanza 2 dicembre 2003 (SP.2003.109), __________ AP 1 ha chiesto alla Pretura
di __________ nei confronti di __________ AO 1, a concorrenza di fr. 281'775,65
oltre interessi al 5% dal 26 febbraio 2002, il sequestro fondato sull'art. 271
cpv.1 n. 4 LEF di tutti i beni, crediti valori, titoli e diritti di ogni tipo
che si trovano su conti, depositi, relazioni bancarie, in cassette di sicurezza
o in qualsiasi altra forma presso la PI 2, __________, appartenenti
direttamente o indirettamente, anche sotto cifra o qualsiasi designazione
convenzionale e/o di comodo a __________ AO 1.

 

                                          L'istante
allega in sostanza che il 25 settembre 1997, su suo mandato (fiduciario), il
convenuto, __________ AO 1, ha fondato la B__________ Anstalt (in seguito Anstalt),
con sede a __________. Quest'ultima ha successivamente acquistato, con i mezzi
finanziari forniti dall'istante, una villa situata a __________ per 52'000'000 pesetas
(pari allora a DM 623'688.--). Per "giustificare" la presenza
dell'istante nella villa, questi ha concluso con l'Anstalt un contratto di
locazione, in base al quale egli ha effettivamente pagato, per il periodo dal
1° gennaio 1998 al 31 agosto 2001 fr. 63'360.-- oltre alla caparra di fr.
4'400.--. Il 1° settembre 2001, i signori __________ e __________ G__________
sono diventati i nuovi aventi diritto sull'Anstalt, pagando DM 1'500'000.--
direttamente sul conto di __________ AO 1 presso la Banca __________ di __________.
Il contratto di locazione è stato immediatamente disdetto. Il convenuto, in
base ad un'«Ausgleichvereinbarung» del 15 agosto 2001 – a detta dell'istante
non firmata da lui (cfr. istanze di sequestro, p. 3 i.f.) – ha poi, il 9
ottobre 2001, bonificato l'importo di DM 1'205'000.-- sul conto di tale __________
D__________, il quale l'ha girato sul conto di __________ S__________, compagna
dell'istante.

                                          L'istante
pretende però che il convenuto avrebbe dovuto riversargli l'intero prezzo di vendita
dell'Anstalt nonché il corrispettivo delle pigioni ancora in suo possesso. Egli
fa pertanto valere un credito di fr. 281'775,65, oltre interessi al 5% dal 9
ottobre 2001, pari alla somma del saldo del prezzo di vendita dell'Anstalt (DM
1'500'000.-- – DM 1'205'000.--, ossia fr. 233'788,20 al cambio DM/€ di 1,95583
e €/CHF di 1,55) e del residuo delle pigioni anticipate (fr. 63'360.-- – €
12'782,30 già riversati nel marzo 2000, ossia fr. 47'987,45).

 

                                          Con
una seconda istanza 10 dicembre 2003 (SP.2003.114), __________ AP 1 ha chiesto
alla Pretura di __________ nei confronti di __________ il sequestro fondato
sull'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF di tutti gli averi di quest'ultimo presso PI 1, __________,
a garanzia dello stesso importo e per la stessa causale fatti valere
nell'istanza 2 dicembre 2003. Le motivazioni delle due istanze sono identiche.

 

                                   B.   Il
2, rispettivamente il 10 dicembre 2003, il Pretore __________, ha ordinato i
sequestri come richiesti.

 

                                   C.   Il
17 dicembre 2003, __________ AO 1 ha interposto opposizione ad entrambi i
sequestri, rinviandone la motivazione all'udienza di discussione e chiedendo la
messa a disposizione del decreto relativo al primo sequestro, di cui aveva
avuto notizia leggendo il punto 4 della seconda istanza di sequestro del 10
dicembre 2003.

 

                                          Il
18 dicembre 2003, __________ AO 1 ha (nuovamente) interposto opposizione al
primo sequestro decretato il 2 dicembre 2003, rinviandone la motivazione anche
in questo caso all'udienza di discussione. 

 

                                          Con
istanza separata del 19 febbraio 2004, egli ha inoltre chiesto che l'istante
venisse condannato a versare la somma di fr. 15'000.-- a titolo di garanzia ai
sensi dell'art. 273 LEF.

 

                                   D.   All’udienza
di contraddittorio del 29 aprile 2004, l'opponente, __________ AO 1, a sostegno
di entrambe le opposizioni, ha prodotto un memoriale unitamente a 23 documenti,
con il quale ha contestato sia l'esistenza del credito vantato dal sequestrante
sia l'esistenza della causa di sequestro invocata. __________ AP 1 ha da parte
sua chiesto la reiezione dell'opposizione, sia per motivi formali
(improponibilità di due opposizioni successive contro lo stesso sequestro;
assenza di motivazione di entrambe le opposizioni) che di merito. Si è pure
opposto all'istanza di garanzia ai sensi dell'art. 273 LEF.

 

                                   E.   Con
sentenze del 26 luglio 2004 (inc. OS.2003.20 [primo sequestro] e OS.2003.21
[secondo sequestro]), il Pretore __________, ha accolto entrambe le opposizioni
e respinto la domanda di garanzia.

                                          In
sintesi, ha anzitutto respinto le due eccezioni d’ordine sollevate
preliminarmente dalla parte sequestrante, rilevando come __________ AO 1 avesse
interposto due opposizioni distinte e ritenendo che il diritto di difesa del
sequestrante fosse stato salvaguardato, in quanto, all'udienza di discussione,
gli era stato concesso tutto il tempo necessario per esaminare e rispondere
agli allegati di controparte.

                                          Nel
merito, il primo giudice ha rilevato che il sequestrante non aveva portato la
prova dell'esistenza di un contratto fiduciario tra le parti, sicché sulla base
dell'intera documentazione dell'incarto, __________ AO 1 era da considerare
legittimo proprietario dell'Anstalt. Inoltre, il Pretore ha ritenuto che tutti
i rapporti di dare e avere erano stati regolati per mezzo della «Ausgleichvereinbarung»
del 15 agosto 2001, che – contrariamente alle affermazioni del sequestrante in
sede d'istanza – era stata anche da lui sottoscritta, così come si evince dalla
copia (doc. 9) prodotta dalla controparte in sede di discussione. Infine, è
stato evidenziato come il sequestrante non avesse dimostrato l'esistenza di un
accordo in merito alla retrocessione delle pigioni versate in forza del
contratto di locazione della villa. A sostegno della sua decisione, il giudice
di prime cure si è anche fondato sul decreto di non luogo a procedere 27
gennaio 2004 del Procuratore pubblico __________, emesso sulla denuncia che il
sequestrante, il 12 gennaio 2004, aveva sporta contro il convenuto per titolo
di appropriazione indebita e truffa, allegando gli stessi fatti di quelli esposti
nelle istanze di sequestro.

 

                                   F.    Con
due appelli di analogo contenuto, __________ AP 1 chiede la reiezione delle due
opposizioni.

                                          L’appellante
ripropone le due eccezioni procedurali già sollevate in prima istanza circa
l'asserita inammissibilità della presentazione di due opposizioni con un unico
allegato, oltre tutto non motivato.

                                          Nel
merito, ribadisce che al momento della costituzione dell'Anstalt, __________ AO
1 ha funto da rappresentante fiduciario di __________ AP 1, il quale gli aveva
messo a disposizione (e non prestato) i fondi necessari. Ricorda a questo
proposito le cinque dichiarazioni scritte di testi già prodotte davanti al
Pretore, contestando nel contempo la deduzione che il primo giudice ha tratto
dalla dichiarazione di cessione ("Zessionserklärung") dei diritti
sull'Anstalt che, il 5 agosto 1998, AO 1 ha consegnato a AP 1, secondo cui
sarebbe quest'ultimo il rappresentante fiduciario di AO 1. L'appellante osserva
infatti che la dichiarazione di cessione doveva servire da garanzia per un
prestito da lui chiesto, ciò che avvalorerebbe la tesi secondo la quale AO 1
agiva solo quale proprietario a titolo fiduciario.

                                          L'appellante
contesta infine che la «Ausgleichvereinbarung» abbia avuto quale oggetto la
compensazione di lavori di miglioria da lui effettuati, siccome tali asseriti
lavori non sono stati sostanziati e comunque, se così fosse stato, la
convenzione sarebbe dovuta essere firmata dalla Anstalt e non da AO 1.
D'altronde, l'avv. K__________, nello scritto 19 dicembre 2003 prodotto la
prima volta in appello quale doc. W, confermerebbe che la firma dell'accordo
non avrebbe tacitato i rapporti di dare e avere fra le parti.

 

                                   G.   Delle
osservazioni della parte appellata si dirà, per quanto necessario ai fini del
giudizio, nei considerandi seguenti.

 

 

Considerando

 

in diritto:                  

                                   1.    Questioni
procedurali

                               1.1.    La
decisione del giudice del sequestro – sia essa di annullamento o di conferma
del sequestro (cfr. Reiser, Basler
Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n.
44–45 ad art. 278) – che statuisce sull’opposizione (ai sensi dell’art. 278
cpv. 1 LEF) interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo
può essere impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria
superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di
esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e
22 lett. c LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr.
8’000.--. L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e
dei documenti prodotti dalle parti – se nel caso concreto in relazione al
realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate
dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il
mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà
la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro
rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate
soluzioni intermedie (cfr. Amonn/Walther,
Grundriss des Schuldbetreibungs– und Konkursrechts, 7a ed., Berna 2003,
n. 74 ad § 51; Reeb, Les mesures provisoires
dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 482).

 

                               1.2.

                                   a)    Le
decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostano alla
procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono
tale tipo di procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio attitatorio
nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. J. Piégai, La protection du débiteur et des
tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.;
Y. Artho von Gunten, Die Arresteinsprache,
tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce
d'ufficio, esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base
alle prove addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante,
salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla
controparte non contumace (Vogel/Spühler,
Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12
ad cap. 10).

                                          Il
giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare
sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di
celerità (cfr. Hohl, La réalisation
du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.).
Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

 

                                   b)   I
principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti
alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il
giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli
che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima
non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto –
ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei
documenti che considera determinanti.

 

                                   c)    Vi
è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati
corrispondano al vero (Piégai,
op. cit., n. 792, p. 173). Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a
due condizioni cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons.
1.5d): 

                                   ●     vi è un “inizio di prova” (“commencement
de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5; Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e
concreti a conforto della tesi del sequestrante;

                                   ●     dall’esame degli allegati e
mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si
siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello
stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, si
ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni
altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando
si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto
affermato dal sequestrante.

 

                                   d)   In
virtù dell'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del
ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Secondo
la giurisprudenza di questa Camera (CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], cons. 1.5.e;
30 ottobre 2001 [14.2001.75], cons. 1.5e) sono ricevibili sia i fatti, prove ed
eccezioni nuovi che si sono verificati dopo l'emanazione della sentenza di
primo grado ("nova in senso proprio") sia quelli verificatisi prima
("nova in senso improprio").

                                          Per
evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i fatti e
allegazioni nuovi di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello
scambio degli allegati (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3).

 

                                   2.    Gli appelli di __________ AP 1, quand’anche riferiti a due sentenze
e sequestri diversi – l'unica differenza tra i due sequestri risiede nei beni
che ne sono oggetto –, riguardano decisioni di analogo tenore fattuale e
giuridico e contengono le stesse conclusioni e motivazioni. Le cause di cui
agli inc.14.2004.88 e 14.2004.89 vanno quindi considerate come connesse ai
sensi dell'art. 320 CPC (per rinvio dell’art. 25 LALEF) e possono essere
congiunte ed evase con una sola sentenza, pur mantenendo la loro autonomia nel
senso che i dispositivi restano separati e possono essere impugnati anche
singolarmente.

 

                                   3.    Eccezioni
d'ordine

                               3.1.    Anche
in questa sede l'appellante contesta la possibilità di produrre con un'unica
istanza due distinte opposizioni ai sequestri decretati il 2 e il 10 dicembre
2003 dalla Pretura di __________, allegando che in tema di procedura di
sequestro non sarebbe possibile unire più procedure in un'unica vertenza
"per principio giurisprudenziale indiscusso". Ebbene, al di là del
fatto che l’appellante non fornisca nessun riferimento di tale natura, in virtù
dell'art. 25 n. 2 lett. a LEF la procedura sommaria in materia di sequestro è
retta dal diritto cantonale e l'art. 165 cpv. 2 lett. g CPC, applicabile per il
rinvio dell'art. 25 LALEF, non esclude la formulazione di diverse domande nella
stessa petizione, purché lo siano in termini "precisi e distinti",
riservate le norme sulla competenza. In concreto, l'istanza 17 dicembre 2003 di
__________ AO 1 si riferiva con precisione ai decreti di sequestro emessi il 2
e il 10 dicembre 2003 e non lasciava dubbi sulla sua volontà d'interporre
opposizione a entrambi. Quand'anche vi fosse stato un minimo dubbio per quanto
concerne il decreto del 2 dicembre 2003, in quanto l'opponente non ne aveva
ancora avuto personale conoscenza – ma ne aveva solo dedotta l'esistenza
leggendo il punto 4 della seconda istanza di sequestro del 10 dicembre 2003 –
esso è stato sciolto dall'ulteriore opposizione inoltrata il 18 dicembre 2003.
D'altronde, il primo giudice era ed è competente per pronunciare sulle due
opposizioni, sicché l'appellante avrebbe comunque potuto chiedere i due
sequestri con un'istanza unica (cfr. art. 274 cpv. 1 n. 4 LEF, secondo il quale
vanno indicati nel decreto di sequestro "gli oggetti da
sequestrare"), avesse voluto non complicare la procedura. La prima
eccezione d'ordine va pertanto respinta.

 

                               3.2.    L'appellante
ritiene poi che le istanze di opposizione debbano essere respinte in ordine
anche perché non motivate.

                                          Questa
Camera ha già avuto modo di stabilire che non vi è nessun obbligo di
motivazione dell'opposizione ai sensi dell'art. 278 LEF prima dell'udienza di
discussione (CEF 22 gennaio 2003 [14.02.101], cons. 2).

                                          Il
diritto federale non regola la forma dell’opposizione, la cui disciplina
compete quindi ai Cantoni (cfr. ad es. D. Gasser,
Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV
1994, p. 602 ad 2b; Reiser, op. cit.,
n. 28 ad art. 278; Dallèves, Le séquestre,
FJS n. 740, Ginevra 1999, p. 22 ad 3a). 

                                          Nel
nostro Cantone, giusta l'art. 20 cpv. 2 LALEF, all’udienza fissata dal giudice
del sequestro le parti possono esporre verbalmente o per iscritto le loro
domande, le eccezioni d’ordine e di merito e dovranno produrre, sotto pena di
perenzione, i documenti che suffragano le rispettive ragioni e che non fossero
già stati prodotti unitamente all’istanza scritta. Siffatta norma non prevede
alcuna limitazione a scapito dell’istante nella facoltà di motivare la propria
domanda (solo) in sede di udienza. Del resto, la procedura sommaria ticinese in
tema di esecuzione e fallimenti non è scritta (cfr. Cocchi/Trezzini, op. cit., n. 5 ad art. 20 LALEF, p. 859), a
prescindere dall’istanza che deve necessariamente essere scritta e che deve
contenere la formulazione della domanda (revoca del sequestro, rigetto
dell’opposizione, ecc.). L’istante ha quindi la facoltà – ma non l’obbligo – di
motivarla (cfr. Cometta,
Assistenza giudiziaria internazionale in materia esecutiva, in: Assistenza
giudiziaria internazionale in materia civile, penale amministrativa ed
esecutiva, CFPG n. 20, Lugano 1999, p. 174 a.i.). 

                                          In
ogni caso, anche se il diritto ticinese dovesse, alla stregua del diritto di
procedura zurighese, imporre una breve motivazione dell’opposizione al
sequestro, la corrispondente norma dovrebbe essere considerata quale
disposizione d’ordine, la cui violazione potrebbe eventualmente determinare la
reiezione dell’opposizione, ma non la sua irricevibilità (cfr. Artho von Gunten, op. cit., p. 35 i.f.,
36 a.i. e 37 i.f.; nello stesso senso: Piégai,
op. cit. p. 229 s.; Gilliéron, Commentaire
de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 77 ad art. 25).

                                          Anche
la seconda eccezione d’ordine dell’appellante va quindi respinta.

 

                                   4.    Giusta
l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene
concesso dal giudice del luogo in
cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:

                                          1. del
credito;

                                          2. di
una causa di sequestro;

                                          3. di
beni appartenenti al debitore.

 

                                   5.    Nel
caso concreto, può essere lasciata aperta la questione di sapere se __________ AO
1 – in realtà dal profilo formale l'Anstalt – abbia o no acquistato la villa di
__________a a titolo fiduciario, perché, anche volendo seguire la tesi dell’appellante,
si dovrebbe comunque constatare come le reciproche relazioni di dare e avere
tra le parti relative alla villa di __________ siano state regolate in modo
definitivo con la «Ausgleichvereinbarung» del 16 agosto 2001 (doc. F e 9), che,
a questo stadio della procedura, l'appellante ammette di aver firmato (cfr.
appelli, p. 10 s. ad 9).

                                          Con
questa convenzione, __________ AP 1 e __________ AO 1, quest'ultimo nella sua
qualità di fondatore dell'Anstalt ("Stiftungsgeber") e di locatore,
hanno convenuto la risoluzione del contratto di locazione per il 31 agosto 2001
(ad n. 2), il rimborso all'appellante dei due "mutui" ("Darlehen")
di DM 250'000.-- e DM 390'000.-- concessi il 3, rispettivamente il 7 ottobre
1997 in vista della costruzione dell'oggetto locato (ossia la villa), i
relativi interessi, per DM 150'000.--, essendo già stati pagati il 29 giugno
2001 (ad n. 3), nonché il bonifico del controvalore delle migliorie eseguite a
proprie spese dall'appellante, determinate di comune accordo in DM 415'000.--
(ad n. 4).

                                          Prima
facie, le parti sembrano pertanto aver regolato in modo definitivo i reciproci
rapporti di dare e avere relativi alla villa di __________. La convenzione non
riguarda in effetti solo la disdetta del contratto di locazione, ma regola
anche le questioni finanziarie legate a tale disdetta (rimborso dei prestiti,
pagamento degli interessi e compenso delle migliorie). Che i DM 640'000.-- (DM
250'000.-- + DM 390'000.--) siano poi stati elargiti quale mutuo (secondo la
tesi della parte appellata) o quale investimento fiduciario (come preteso
dall'appellante) sotto forma di mutuo è, in questa sede, irrilevante.
Determinante è il fatto che i fondi anticipati dall'appellante sono stati
rimborsati con gli interessi, così come le migliorie da esso apportate alla
villa, per i valori concordati dalle parti. L'appellante non ha allegato – e ancora
meno reso verosimile – un eventuale carattere simulato della «Ausgleichvereinbarung»
del 16 agosto 2001 in merito al suo contenuto e non solo alle qualifiche
giuridiche dei rapporti intercorsi tra le parti. Invano l'appellante si
richiama al fatto che parte alla convenzione sarebbe dovuta essere l'Anstalt:
anche __________ AP 1 ha infatti dimostrato di attribuire ben poca importanza
alla dualità giuridica tra __________ AO 1 e l'Anstalt, siccome egli procede
contro il primo e non contro la seconda. D'altronde, __________ AO 1 è sì esplicitamente
intervenuto nella convenzione quale "Stiftungsgeber" e come locatore,
ma l’impegno di pagamento nei confronti di __________ AP 1 appare da lui comunque
assunto personalmente (doc. 9, punto 5).

                                          Infine,
non giova alla tesi appellatoria lo scritto 19 dicembre 2003 (doc. W) del
precedente patrocinatore dell'appellante, avv. K__________, secondo cui la
sottoscrizione della «Ausgleichvereinba­rung» non escluderebbe la facoltà per
l'appellante di far valere altre pretese, in quanto egli precisa poi che tale
facoltà sussiste per quanto esse esistano ("soweit sie denn bestehen").
Ad ogni modo, alle dichiarazioni dell'avv. K__________ a favore del proprio
cliente non può essere attribuito alcun valore probatorio, mancando della
necessaria indipendenza. Al contrario, per quanto sfavorevole all'appellante,
lo scritto va considerato quale conferma, da parte di un terzo presente al
momento della conclusione della convenzione (è stata elaborata presso lo studio
legale dell'avv. K__________, cfr. osservazioni di __________ AO 1, p. 6, non
contestate dall'appellante), del fatto che le parti, seppur implicitamente, non
hanno concretamente ipotizzato la formulazione di riserve a favore delle
pretese ora vantate dall'appellante. In particolare, l'assenza nella
convenzione di un'esplicita clausola circa l'asserito obbligo di rimborso dei
canoni di locazione versati dal 1. gennaio 1998 testimonia a favore della tesi
della parte appellata. Occorre del resto osservare come, pur volendo detrarre
dagli interessi percepiti dall'appellante (DM 150'000.--) quanto da esso pagato
a titolo di pigioni (DM 60'551,80, ossia fr. 47'987,45 / 1,55 x 1,95583 secondo
i suoi parametri, cfr. supra ad A), i fondi che egli ha rimesso all'Anstalt (DM
640'000.--) risultano essere stati rimunerati al tasso annuale del 3,81% (DM
89'448,2 * [12/44 mesi] / DM 640'000 * 100), sebbene egli abbia vissuto nella
villa durante i 44 mesi di contratto.

                                          Tutto
sommato, la tesi della parte appellata appare quindi nettamente più verosimile
di quella appellatoria, sicché la sentenza impugnata va confermata.

 

                                   6.    Visto l'esito del precedente considerando, si rivela inutile l'esame
degli altri presupposti per la concessione del sequestro.

                                   7.    L’appello
va quindi respinto.

                                          La
tassa di giustizia e le indennità di appello seguono la soccombenza.

 

 

Richiamati
gli art. 271 ss. LEF, 320 CPC, 25 LALEF, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,

 

 

pronuncia:              1.    Le procedure dipendenti dagli appelli 6 agosto 2004 di __________
AP 1, __________, contro le sentenze 26 luglio 2004 della Pretura __________,
relative ai decreti di sequestro del 2 dicembre 2003 (SP.2003.109/OS 2003.20),
rispettivamente 10 dicembre 2003 (inc. SP.2003.114/ OS.2003.21), sono
congiunte.

 

 

                                   2.    L’appello
di __________ AP 1 relativo al decreto di sequestro n. 1'010'300 emesso il 2
dicembre 2003 dalla Pretura __________ (SP.2003.109/OS 2003.20/14.04.89), è
respinto.

 

                                   2.1. La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 750.--, già anticipata
dall’appellante, rimane a suo carico. __________ AP 1 rifonderà a __________ AO
1 fr. 2'000.-- a titolo di indennità.

 

 

                                   3.    L’appello
di __________ AP 1 relativo al decreto di sequestro n. 1'013'540 emesso il 10
dicembre 2003 dalla Pretura __________ (SP.2003.114/OS 2003.21/14.04.88), è
respinto.

 

                                   3.1. La
tassa di giustizia della presente decisione di fr. 750.--, già anticipata
dall’appellante, rimane a suo carico. __________ AP 1 rifonderà a __________ AO
1 fr. 2'000.-- a titolo di indennità.

 

 

                                   4.    Intimazione
a:

                                          -
avv. __________ PA 1, __________;

                                          -
avv. __________ RA 1, __________

 

 

	
  terzi implicati

  	
  1. PI 1 

  2. PI 2 

   

  

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                                             
Il segretario