# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** a783aac6-35fd-5be3-9444-702c56e9a891
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2016-01-08
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 08.01.2016 RH.2015.28
**Docket/Reference:** RH.2015.28
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_RH-2015-28_2016-01-08

## Full Text

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Turchia. Domanda di scarcerazione (art. 50 cpv. 3 AIMP). Gratuito patrocinio (art. 65 PA).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Turchia. Domanda di scarcerazione (art. 50 cpv. 3 AIMP). Gratuito patrocinio (art. 65 PA).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Turchia. Domanda di scarcerazione (art. 50 cpv. 3 AIMP). Gratuito patrocinio (art. 65 PA).;;Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Turchia. Domanda di scarcerazione (art. 50 cpv. 3 AIMP). Gratuito patrocinio (art. 65 PA).

Sentenza dell'8 gennaio 2016 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Stephan Blättler, presidente, 

Tito Ponti e Roy Garré, 

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., in detenzione estradizionale, rappresentato 

dall'avv. Stefano Genetelli, 

Ricorrente 

 

   

  contro 

   

UFFICIO FEDERALE DI GIUSTIZIA, SETTORE 

ESTRADIZIONI, 

Controparte 

 

   

Oggetto  Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale 

alla Turchia 

 

Domanda di scarcerazione (art. 50 cpv. 3 AIMP) 

Gratuito patrocinio (art. 65 PA) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: RH.2015.28+RP.2015.79 

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 Fatti: 

A. L'8 giugno 2006 la Corte penale di Mus (Turchia) ha condannato A., cittadino 

turco, ad una pena di 7 anni e 6 mesi per omicidio e tentativo di omicidio 

commessi nell'ambito di una lite intervenuta tra il predetto ed i suoi zii per 

questioni di confini di proprietà. Tale sentenza è stata confermata dalla Corte 

suprema turca in data 3 aprile 2008. La pena attualmente ancora da scontare 

risulta di 2 anni, 5 mesi e 2 giorni (v. act. 3.1-3.4 e 3.16). 

 

 

B. Il 26 agosto 2011 Interpol Ankara, basandosi su un mandato di arresto 

emesso il 14 luglio 2008 dalle autorità giudiziarie turche, ha chiesto l'arresto 

di A. (v. act. 3.1). 

 

 

C. Il 23 settembre 2015 l'Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha 

emesso nei suoi confronti un ordine di arresto provvisorio dopo che questi 

era stato fermato a Chiasso dalla Polizia cantonale ticinese (v. act. 3.2 e 1 

pag. 2). Nel suo interrogatorio del 24 settembre 2015 davanti al Procuratore 

pubblico cantonale, A. ha confermato di essere la persona ricercata dalle 

autorità turche, opponendosi tuttavia alla sua estradizione in via semplificata 

(v. act. 3.3). Il 25 settembre 2015 l'UFG ha emesso nei suoi confronti un 

ordine di arresto ai fini di estradizione (v. act. 3.4). 

 

 

D. Il 2 ottobre 2015 Interpol Ankara ha chiesto una proroga a 40 giorni per pre-

sentare la propria domanda di estradizione del predetto (v. act. 3.5). Tale 

richiesta è stata ribadita dall'Ambasciata turca a Berna con nota verbale del 

5 ottobre 2015 (v. act. 3.6). Con nota diplomatica del 9 ottobre 2015 l'UFG 

ha accordato la proroga, fissando il termine al 30 ottobre 2015 (v. act. 3.7). 

 

 

E. Con nota verbale del 15 ottobre 2015 l'Ambasciata turca ha presentato alla 

Svizzera una formale domanda di estradizione di A. (v. act. 3.8). 

 

 

F. Mediante nota diplomatica del 2 dicembre 2015 l'UFG ha chiesto alle autorità 

turche di fornirgli, entro il 15 dicembre 2015, oltre a determinate garanzie, la 

copia certificata conforme delle sentenze della Corte penale di Mus 

dell'8 giugno 2006 e della Corte suprema turca del 3 aprile 2008 (v. 

act. 3.11). 

 

 

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G. Il 9 dicembre 2015 A. ha chiesto di essere scarcerato (v. act. 3.12), istanza 

respinta dall'UFG in data 11 dicembre 2015 (v. act. 3.14). 

 

 

H. Con nota diplomatica del 10 dicembre 2015, ricevuta dall'UFG il 15 dicembre 

2015, le autorità turche hanno trasmesso copia delle sentenze di cui sopra 

in lingua turca ed italiana, unitamente alle garanzie (v. act. 3.15). Con nota 

diplomatica del 15 dicembre 2015, ricevuta dall'UFG il giorno dopo, le mede-

sime autorità estere hanno inoltrato le copie conformi delle predette sentenze 

(v. act. 3.16) 

 

 

I. Il 21 dicembre 2015 l'estradando è insorto contro il rifiuto di scarcerazione di 

cui sopra (v. lett. G), postulando nel contempo la concessione dell'assistenza 

giudiziaria gratuita (v. act. 1). 

 

 

J. Tramite osservazioni del 29 dicembre 2015, l'UFG ha proposto di respingere 

il reclamo (v. act. 3). Con replica del 4 gennaio 2016, trasmessa per informa-

zione all'UFG, il reclamante ha sostanzialmente confermato le sue conclu-

sioni ricorsuali (v. act. 4).  

 

 

Le ulteriori argomentazioni addotte dalle parti nei rispettivi allegati verranno 

riprese, se necessario, nei successivi considerandi in diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

 

1. In virtù degli art. 37 cpv. 2 lett. a n. 1 della legge federale sull'organizzazione 

delle autorità penali della Confederazione (LOAP; RS 173.71), in relazione 

con gli art. 50 cpv. 3 e 48 cpv. 2 della legge federale sull'assistenza interna-

zionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), la Corte dei 

reclami penali del Tribunale federale è competente per statuire sui reclami 

contro gli ordini di arresto in vista d'estradizione nonché le decisioni di rifiuto 

della scarcerazione. Interposto entro dieci giorni dalla notificazione scritta 

della decisione di rifiuto della scarcerazione (v. art. 48 cpv. 2 AIMP), il gra-

vame è tempestivo. La legittimazione ricorsuale dell'estradando è pacifica. Il 

gravame è di conseguenza ricevibile in ordine. 

 

1.1 L'estradizione fra la Turchia e la Confederazione Svizzera è anzitutto retta 

dalla Convenzione europea d'estradizione del 13 dicembre 1957 (CEEstr; 

RS 0.353.1), entrata in vigore il 20 marzo 1967 per il nostro Paese ed il 

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18 aprile 1960 per la Turchia, e dal relativo Secondo Protocollo addizionale 

del 17 marzo 1978, entrato in vigore il 9 giugno 1985 per la Svizzera e l'8 ot-

tobre 1992 per la Turchia (RS 0.353.12). 

 

1.2 Alle questioni che il prevalente diritto internazionale contenuto in detti trattati 

non regola espressamente o implicitamente, come pure quando il diritto na-

zionale sia più favorevole all'estradizione rispetto a quello convenzionale (co-

siddetto principio di favore), si applica l'AIMP, unitamente alla relativa ordi-

nanza (OAIMP; RS 351.11; v. art. 1 cpv. 1 AIMP; DTF 140 IV 123 consid. 2 

137 IV 33 consid. 2.2.2; 136 IV 82 consid. 3.1; 130 II 337 consid. 1; 128 II 

355 consid. 1; 124 II 180 consid. 1a; 123 II 134 consid. 1a; 122 II 140 con-

sid. 2, 373 consid. 1a). Il principio di favore vale anche nell'applicazione delle 

pertinenti norme internazionali (v. art. 59 n. 2 CAS). È fatto salvo il rispetto 

dei diritti fondamentali (DTF 135 IV 212 consid. 2.3; 123 II 595 consid. 7c; 

TPF 2008 24 consid. 1.1). 

 
 

2. 

2.1 Secondo l'art. 16 n. 1 CEEstr, in caso d'urgenza, le autorità competenti della 

Parte richiedente potranno domandare l'arresto provvisorio dell'individuo ri-

cercato; le autorità competenti della Parte richiesta statuiranno sulla do-

manda conformemente alla loro legge. Adita mediante un reclamo fondato 

sull'art. 48 cpv. 2 o sull'art. 50 cpv. 3 AIMP, la Corte dei reclami penali non 

deve pronunciarsi, a questo stadio della procedura, in merito all'estradizione 

in quanto tale, ma solamente sulla legittimità dell'arresto e della carcerazione 

in vista d'estradizione (DTF 130 II 306 consid. 2.3; 117 IV 359 consid. 1a e 

b; 111 IV 108 consid. 3; LAURENT MOREILLON, Entraide internationale en ma-

tière pénale, Basilea/Ginevra/Monaco 2004, n. 19 ad art. 47 AIMP). Le cen-

sure relative a pretese irregolarità formali o sostanziali della domanda di 

estradizione, come pure alla sua fondatezza, devono essere fatte valere 

esclusivamente nell'ambito della procedura di estradizione vera e propria 

(DTF 130 II 306 consid. 2.3; 119 Ib 193 consid. 1c), per la quale è compe-

tente l'UFG in prima istanza e, in sede di ricorso, dapprima il Tribunale pe-

nale federale ed in seguito, in ultima istanza e alle restrittive condizioni poste 

dall'art. 84 LTF, il Tribunale federale (v. DTF 133 IV 125, 131, 132, 134). Per 

costante giurisprudenza, durante tutta la procedura di estradizione la carce-

razione della persona perseguita costituisce la regola mentre la scarcera-

zione rimane l’eccezione (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 117 IV 359 consid. 2a; 

111 IV 108 consid. 2; 109 IV 159; 109 Ib 58 consid. 2, 223 consid. 2c; ROBERT 

ZIMMERMANN, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, 

4a ediz., Berna 2014, n. 348 e segg.; STEFAN HEIMGARTNER, Ausliefe-

rungsrecht, tesi Zurigo 2002, pag. 57). L’ordine di arresto in vista di estradi-

zione può tuttavia essere annullato, rispettivamente la liberazione ordinata, 

segnatamente se è verosimile che la persona perseguita non si sottrarrà 

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all’estradizione né comprometterà l’istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a 

AIMP; DTF 109 IV 159), se essa può produrre immediatamente il suo alibi 

(art. 47 cpv. 1 lett. b AIMP), se le sue condizioni non le permettono di essere 

incarcerata o se altri motivi lo giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP), se la do-

manda di estradizione e i documenti a suo sostegno non pervengono tem-

pestivamente (art. 50 cpv. 1 AIMP) o ancora se l’estradizione appare mani-

festamente inammissibile (art. 51 cpv. 1 AIMP). La sussistenza dei presup-

posti che giustificano l’annullamento dell’ordine di arresto, rispettivamente la 

scarcerazione, deve essere valutata secondo criteri rigorosi, tali da non ren-

dere illusorio l’impegno assunto dalla Svizzera in virtù dell'art. 1 CEEstr di 

consegnare – ove la domanda di estradizione sia accolta e cresciuta in giu-

dicato – le persone perseguite dallo Stato che ne ha fatto la richiesta (v. JdT 

2012 IV 5 n. 142). In questo senso, la liberazione provvisoria dalla carcera-

zione ai fini estradizionali soggiace a condizioni più restrittive di quelle appli-

cabili in materia di carcerazione preventiva giusta gli art. 212 e segg. del 

Codice di diritto processuale penale (DTF 130 II 306 consid. 2.2; 111 IV 108 

consid. 2 e 3; 109 Ib 223 consid. 2c). 

 

2.2 La CEEstr fornisce in materia di arresto provvisorio solo un quadro normativo 

generale. Essa si limita a consacrare il diritto della Parte richiedente di do-

mandarlo e a sancire l'obbligo della Parte richiesta di decidere su tale do-

manda, avvertendo la Parte richiedente dell'esito (art. 16 n. 1 e 3). Applica-

bile è esclusivamente il diritto della Parte richiesta (art. 16 n. 1 e art. 22). 

Dopo aver stabilito i termini trascorsi i quali l'arresto provvisorio potrà e, ri-

spettivamente, dovrà cessare se la domanda d'estradizione non è presentata 

col prescritto corredo, la Convenzione precisa che, tuttavia, la liberazione 

provvisoria è sempre possibile "in quanto la Parte richiesta prenda tutte le 

misure da essa ritenute necessarie per evitare la fuga dell'individuo richiesto" 

(art. 16 n. 4). 

 

 

3. Nel suo gravame, l'insorgente afferma che la domanda di estradizione, da-

tata 15 ottobre 2015, sarebbe stata presentata ben oltre i 18 giorni dal suo 

fermo avvenuto il 23 settembre 2015. La documentazione notificatagli non 

comproverebbe del resto nessuna proroga concessa alle autorità turche.  

 

3.1 Giusta l'art. 16 n. 4 CEEstr, l'arresto provvisorio potrà cessare se, entro 

18 giorni dall'arresto, la Parte richiesta non dispone della domanda di estra-

dizione e degli atti menzionati nell'art. 12; esso non potrà, in alcun caso, su-

perare 40 giorni dal momento dell'arresto. L'art. 50 cpv. 1 AIMP permette 

infatti di prorogare detto termine, per motivi speciali, fino a 40 giorni. 

 

3.2 Nella fattispecie, gli atti dell'incarto permettono di constatare che il 2 ottobre 

2015 Interpol Ankara ha chiesto all'UFG una proroga conforme alle predette 

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disposizioni per presentare la domanda di estradizione del reclamante (v. 

act. 3.5). Tale richiesta è stata ribadita dall'Ambasciata turca a Berna con 

nota verbale del 5 ottobre 2015 (v. act. 3.6). Con nota diplomatica del 9 ot-

tobre 2015 l'UFG ha accordato la proroga, fissando il termine al 30 ottobre 

2015 (v. act. 3.7) e quindi entro il termine di 40 giorni fissato dagli art. 16 n. 4 

CEEstr e 50 cpv. 1 AIMP. La domanda di estradizione, contenente, in osse-

quio all'art. 12 n. 2 lett. a CEEstr, il mandato d'arresto del 14 luglio 2008 

spiccato dalle autorità turche, è stata inoltrata il 15 ottobre 2015 (v. act. 3.8), 

motivo per cui la censura in questo ambito va respinta. Il fatto che questa 

documentazione non sia stata notificata parallelamente al reclamante nulla 

toglie a questa conclusione visto che gli atti sono comunque a lui accessibili 

e sul fatto che sia stata chiesta una proroga egli è stato regolarmente infor-

mato al più tardi l'11 dicembre 2015 (v. act. 1.1). Mal si comprende come nel 

suo ricorso del 21 dicembre 2015 egli possa ancora avvalersi di un simile 

argomento, palesemente controfattuale. 

 

 

4. L'estradando sostiene inoltre che le autorità estere non avrebbero dato se-

guito alla richiesta dell'UFG di produrre entro il 15 dicembre 2015 copia cer-

tificata conforme della sentenza 8 giugno 2006 della Corte penale di Mus. 

 

4.1 L'art. 12 n. 2 lett. a CEEstr prevede che a sostegno della domanda di estra-

dizione l'autorità rogante deve produrre l'originale o la copia autentica di una 

decisione esecutiva di condanna o di un mandato d'arresto o di qualsiasi 

altro atto avente la stessa forza, rilasciato nelle forme prescritte nella legge 

della Parte richiedente. Giusta l'art. 13 CEEstr, se le informazioni comunicate 

dalla Parte richiedente si rivelano insufficienti per permettere alla Parte ri-

chiesta di prendere una decisione in applicazione della presente Conven-

zione, quest'ultima Parte domanderà il complemento d'informazioni neces-

sario e potrà assegnare un termine per l'ottenimento delle stesse (cfr. anche 

art. 28 cpv. 6 AIMP). 

 

4.2 In concreto, è d'uopo ribadire che l'autorità rogante ha prodotto, con la do-

manda di estradizione, un mandato di arresto emesso il 14 luglio 2008 nei 

confronti dell'estradando in vista dell'esecuzione della sentenza della Corte 

penale dell'8 giugno 2006. Inoltre, nel termine fissato al 15 dicembre 2015 

(v. act. 3.11), le autorità turche hanno anche inoltrato all'UFG le copie certi-

ficate conformi delle sentenze della Corte penale di Mus dell'8 giugno 2006 

e della Corte suprema turca del 3 aprile 2008 (v. act. 3.16), ciò che, assodato 

il rispetto, peraltro non contestato, di tutte le altre condizioni elencate 

all'art. 12 CEEstr, risulta conforme ai dettami di quest'ultima disposizione. 

Anche tale censura va dunque disattesa. 

 

 

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5. In sede di replica, il reclamante sostiene che la procedura estradizionale non 

avrebbe rispettato il suo diritto di essere sentito: da una parte, gli sarebbe 

stato comunicato un motivo di arresto differente rispetto a quello alla base 

della domanda di estradizione; dall'altra, l'inaccettabile qualità delle tradu-

zioni non gli permetterebbe di comprendere nel dovuto modo il contenuto 

della documentazione agli atti. 

 

 Ora, se è vero che la qualità delle traduzioni può prestare fianco a qualche 

critica, il loro contenuto non permette tuttavia di affermare che i fatti per i 

quali l'estradando è stato condannato in Turchia siano incomprensibili. Que-

sti sono del resto stati evocati in maniera chiara in occasione dell'interroga-

torio del 24 settembre 2015. Nel verbale steso dall'autorità ticinese si legge 

che "l'autorità estera mi ha accusato e condannato per aver sparato e ucciso 

B.: da quanto indicato, nel contesto di accese discussioni tra me e i miei zii 

per questioni di confine di proprietà, B. avrebbe cercato di mediare la lite e 

sarebbe stato colpito dal colpo di pistola che io avevo sparato contro C." (v. 

act. 3.3 pag. 2). Occorre inoltre aggiungere che l'estradando è di lingua ma-

dre turca, per cui egli ha potuto certamente comprendere il contenuto delle 

sentenze originali turche, conoscenze di cui egli ha o avrebbe potuto far be-

neficiare, laddove fosse stato necessario, anche il suo patrocinatore. Le cen-

sure in questo ambito vanno quindi respinte. 

 

 

6. 

6.1 Giusta l'art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP, l'Ufficio può prescindere dall'emettere un 

ordine di arresto in vista d'estradizione segnatamente se la persona perse-

guita verosimilmente non si sottrarrà all'estradizione né comprometterà l'i-

struzione penale. Queste due condizioni sono cumulative; se l'interessato si 

prevale unicamente della realizzazione di una delle stesse non potrà preten-

dere che si rinunci alla detenzione estradizionale (DTF 109 Ib 58 consid. 2). 

 

6.2 La giurisprudenza concernente il pericolo di fuga in ambito di detenzione 

estradizionale è oltremodo restrittiva (v. la casistica illustrata in DTF 130 II 

306 consid. 2.4-2.5). Il Tribunale federale ha in particolare già avuto modo di 

negare la scarcerazione di una persona i cui legami con la Svizzera erano 

indiscussi (titolare di un permesso di soggiorno residente in Svizzera da di-

ciotto anni, sposato con una cittadina svizzera e padre di due figli di tre e otto 

anni, entrambi di nazionalità svizzera e scolarizzati nel Cantone Ticino), es-

sendo stata ritenuta motivo sufficiente la possibilità di una condanna a una 

pena privativa di libertà di lunga durata. Neppure le difficoltà finanziarie in cui 

l'interessato lasciava la moglie e i figli permettevano di considerare che il 

rischio di fuga fosse a tal punto inverosimile da poter essere scongiurato 

tramite l'adozione di misure sostitutive (sentenza 8G.45/2001 del 15 agosto 

2001, consid. 3a). Tenuto conto di questa giurisprudenza, il Tribunale penale 

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federale ha quindi confermato l'esistenza del pericolo di fuga nel caso di una 

persona perseguita con moglie, due bambini (di sette anni e mezzo e due 

anni e mezzo) e altri parenti in Svizzera (sentenza BH.2005.45 del 20 dicem-

bre 2005, consid. 2.2.2). Medesimo esito nel caso di una persona ininterrot-

tamente residente in Svizzera per dieci anni, con moglie e quattro bambini, 

di un anno e mezzo, tre, otto e diciotto anni (sentenza BH.2005.8 del 7 aprile 

2005, consid. 2.3) e in quello di una persona ininterrottamente in Svizzera 

da dieci anni, con la sua partner e gli amici più stretti (sentenza BH.2006.4 

del 21 marzo 2006, consid. 2.2.1). In una sentenza del 24 novembre 2009 il 

Tribunale penale federale ha per contro ordinato la liberazione di un uomo di 

76 anni residente in Francia accusato negli Stati Uniti di aver commesso in 

quel Paese, nel 1978, atti sessuali con una minorenne, e adottato misure 

sostitutive della detenzione (sentenza del Tribunale penale federale 

RR.2009.329, parzialmente pubblicata in RStrS - BJP 1/2010 pag. 9). In 

quell'occasione, l'autorità giudicante ha considerato che il pericolo di fuga 

non era così marcato da impedire l'adozione di misure sostitutive della de-

tenzione (v. ibidem consid. 6.3). Visto anche che la pena massima rischiata 

all'estero era di due anni di prigione, il Tribunale ha ritenuto che il pagamento 

di una elevata cauzione corrispondente alla metà dei beni patrimoniali dell'e-

stradando, unitamente all'utilizzo di un braccialetto elettronico ("Electronic 

Monitoring"; sull'applicabilità di questo sistema di sorveglianza v. DTF 136 

IV 20), costituivano misure atte a scongiurare il pericolo di fuga (v. sentenza 

RR.2009.329 consid. 6.6.6). Parimenti, il Tribunale federale ha ordinato la 

liberazione di una donna americana di 47 anni residente a Zurigo dal 1955, 

con stretti legami affettivi e professionali in Svizzera. L'Alta Corte ha consi-

derato che le precarie condizioni di salute della donna, unitamente al fatto 

che la stessa, una volta al corrente dell'inchiesta penale in Italia e dell'ordine 

di arresto spiccato nei suoi confronti dalle autorità di quel Paese, non abbia 

intrapreso nulla per lasciare la Svizzera, fossero elementi importanti per con-

cludere che il pericolo di fuga era estremamente esiguo. Quest'ultimo è stato 

in definitiva scongiurato con l'adozione di misure sostitutive quali il deposito 

di una cauzione di CHF 50'000.- nonché la consegna dei documenti d'identità 

(v. sentenza 8G.76/2001 del 14 novembre 2001, consid. 3c). 

 

6.3 Nel caso concreto, non sono palesemente dati i presupposti per derogare al 

regime restrittivo vigente in materia di detenzione estradizionale e per porre 

quindi il ricorrente in libertà. Cittadino turco, il reclamante risiede in Italia dal 

2008, a Livorno, dove sarebbe titolare di un negozio (v. act. 3.3 pag. 1 e seg.; 

nel formulario mediante il quale ha postulato la concessione dell'assistenza 

giudiziaria gratuita il reclamante ha tuttavia dichiarato di essere titolare di un 

ristorante [v. incarto RP.2015.79, act. 3]). I legami che egli presenta in effetti 

con il territorio elvetico appaiono inesistenti, ciò che non è d'altronde neppure 

contestato dal reclamante stesso, il quale nemmeno perora l'assenza del 

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pericolo di fuga. Essendo quest'ultimo evidente, la detenzione estradizionale 

va confermata.  

 

 

7. Sulla base dell'incarto non sono ravvisabili altri motivi che permetterebbero 

di ordinare la scarcerazione dell'estradando. In definitiva, sussistendo un 

reale pericolo di fuga e in assenza di altra soluzione equivalente nei suoi 

risultati ma meno incisiva nei confronti dell'interessato, il provvedimento im-

pugnato va tutelato. Non vi è quindi ragione di scarcerare l'estradando e 

nemmeno di ordinare misure cautelari sostitutive. 

 

 

8. Il reclamante chiede altresì di essere posto al beneficio del gratuito patroci-

nio. 

 

8.1 La persona perseguita può designare un patrocinatore. Se vi prescinde o 

non è in grado di farlo e la tutela dei suoi interessi lo richiede, le è nominato 

un patrocinatore d’ufficio (art. 21 cpv. 1 AIMP). Se una parte non dispone dei 

mezzi necessari e le sue conclusioni non sembrano prive di probabilità di 

successo, l’autorità di ricorso, il suo presidente o il giudice dell’istruzione la 

dispensa, a domanda, dopo il deposito del ricorso, dal pagamento delle 

spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA applicabile in virtù dell'art. 39 cpv. 2 

lett. b LOAP). Il Tribunale federale ha affermato che prive di probabilità di 

successo sono conclusioni le cui prospettive di successo sono sensibilmente 

inferiori a quelle di insuccesso, e che di conseguenza non possono essere 

definite serie. Se le prospettive di successo e di insuccesso si equivalgono, 

oppure le prime sono soltanto lievemente inferiori alle seconde, la conclu-

sione non può dirsi priva di probabilità di successo. Decisivo è sapere se una 

parte che dispone dei mezzi finanziari necessari affronterebbe ragionevol-

mente un processo: chi non è disposto ad affrontare a proprie spese un pro-

cesso non deve poterlo fare soltanto perché la procedura è gratuita. L'esi-

stenza di sufficienti probabilità di successo va giudicata sommariamente in 

base alle condizioni al momento dell'introduzione della domanda (v. DTF 138 

III 217 consid. 2.2.4; 133 III 614 consid. 5; sentenze del Tribunale federale 

5A_264/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 4.1; 5A_711/2011 del 21 dicem-

bre 2011, consid. 3.1).  

 

8.2 Nel caso concreto, il reclamante, mediante la compilazione dell'apposito for-

mulario (v. incarto RP.2015.79, act. 3), ha dichiarato di possedere una for-

tuna di circa fr. 42'000.-- riconducibile ad un conto bancario (EUR 2'500.--), 

ad un'auto (Mercedes classe C del valore di EUR 17'000.--) e all'inventario 

del proprio ristorante (fr. 30'000.--), a fronte di debiti bancari (EUR 12'000.-) 

e fiscali (EUR 20'000.--) per circa EUR 32'000.-- in totale. Egli ha presentato 

un documento fiscale che attesta un reddito complessivo, per l'anno 2013, di 

https://www.swisslex.ch/AssetDetail.mvc/Show?assetGuid=6c830548-fa5f-4783-8ec8-27507fdcaf9b&SP=7|hmnhzl

- 10 - 
 
 

EUR 12'598.--, sottoposti ad un'imposta netta di EUR 1'258.--. Il totale delle 

sue spese mensili ammonterebbe a EUR 1'687.--, ossia: EUR 520.-- per l'af-

fitto dell'appartamento, EUR 900.-- per l'affitto del ristorante, EUR 67 per 

l'assicurazione dell'auto e EUR 200.-- per la benzina. Per quanto riguarda i 

redditi, nel formulario egli ha menzionato il salario netto mensile della moglie 

di circa fr. 500.--. Della sua situazione finanziaria, seppur non supportata da 

molta documentazione, si può tener conto nella fissazione della tassa di giu-

stizia (v. infra consid. 9), ma ciò non toglie che il postulato gratuito patrocinio 

debba essere respinto, in quanto il gravame, alla luce dei principi giurispru-

denziali applicabili in ambito di detenzione estradizionale e della totale as-

senza di legami del reclamante con la Svizzera, appariva sin dal principio 

privo di probabilità di successo. 

 

 

9. In conclusione, il reclamo è respinto. Le spese seguono la soccombenza 

(v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 

20 dicembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l'art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). 

La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis 

PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli 

emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale 

(RSPPF; RS 173.713.162) ed è fissata nella fattispecie a fr. 1'000.--. 

 

 

 

- 11 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La richiesta di assistenza giudiziaria gratuita è respinta. 

3. La tassa di giustizia di fr. 1'000.-- è posta a carico del reclamante. 

 
 
Bellinzona, 8 gennaio 2016  
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Stefano Genetelli 

- Ufficio federale di giustizia, Settore Estradizioni 

 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Contro le decisioni pregiudiziali e incidentali notificate separatamente e concernenti la competenza o 
domande di ricusazione è data facoltà di ricorso al Tribunale federale (art. 92 cpv. 1 LTF). Tali decisioni 
non possono più essere impugnate ulteriormente (art. 92 cpv. 2 LTF). 
 
Nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale, le altre decisioni pregiudiziali e incidentali notifi-
cate separatamente non sono impugnabili. Rimangono salvi i ricorsi contro le decisioni sulla carcera-
zione in vista d’estradizione o sul sequestro di beni e valori, se esse possono causare un pregiudizio 
irreparabile o se l’accoglimento del ricorso comporterebbe immediatamente una decisione finale con-
sentendo di evitare una procedura defatigante o dispendiosa (v. art. 93 cpv. 1 e 2 LTF). Se non è data 
facoltà di ricorso contro le decisioni pregiudiziali o incidentali ai sensi dell’art. 93 cpv. 1 e 2 LTF o se 
tale facoltà non è stata utilizzata, tali decisioni possono essere impugnate mediante ricorso contro la 
decisione finale in quanto influiscano sul contenuto della stessa (art. 93 cpv. 3 LTF). 
 
Contro le decisioni nel campo dell'assistenza internazionale in materia penale il ricorso è ammissibile 
soltanto se concerne un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolar-
mente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari 
principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF). 
 

Il ricorso deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo 
integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF).