# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e1895102-341d-5f3d-8d61-862e6ed91038
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2006-09-26
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 26.09.2006 32.2005.206
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_32-2005-206_2006-09-26.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  32.2005.206

   

  cr/sc

  	
  Lugano

  26 settembre
  2006

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattrice:

  	
  Cinzia Raffa, vicecancelliera

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 7 novembre 2005
di

 

	
   

  	
  RI 1 

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 7 ottobre
  2005 emanata da

  
	
   

  	
  Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle 

   

   

  in materia di assicurazione federale per
  l'invalidità

  

 

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   RI
1, classe __________, di professione cuoco, nel mese di marzo 2002 ha presentato una domanda di
prestazioni AI per adulti in quanto affetto da diabete mellito e cirrosi
epatica (doc. AI 1).

 

Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia multidisciplinare
a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione Invalidità (SAM), con
decisione 12 novembre 2004 l’Ufficio AI ha riconosciuto all’assicurato il diritto
ad una mezza rendita a partire dal 1° aprile 2002 per un grado d’invalidità del
59% (doc. AI 54).

                               1.2.   A
seguito dell’opposizione dell’assicurato - con la quale ha contestato il grado
d’invalidità del 59%, rimproverando all’Ufficio AI di non avere adeguatamente tenuto
conto delle sue diverse patologie, che lo rendono inabile in misura maggiore,
come attestato dal dr. __________ (doc. AI 55) - con decisione su opposizione 7
ottobre 2005 l’amministrazione, dopo aver proceduto ad una nuova valutazione
peritale reumatologica ed un nuovo raffronto dei redditi, ha parzialmente
accolto l’opposizione, attribuendo all’assicurato una mezza rendita per un
grado d’invalidità del 61% a partire dal 1° aprile 2002, rendita che a partire
dal 1° gennaio 2004, a seguito
dell’entrata in vigore della quarta revisione AI, è stata aumentata a tre
quarti di rendita sempre per un grado di invalidità del 61%. L’amministrazione
inoltre, a seguito del peggioramento, accertato nella perizia reumatologica, dello
stato di salute perdurato per più di tre mesi senza interruzione (dal 9 gennaio
2004 al 9 aprile 2004), ha attribuito all’assicurato una rendita intera
limitatamente al periodo compreso fra il 1° aprile 2004 e il 31 luglio 2004
(doc. AI 73).

 

                               1.3.   Avverso
la succitata decisione amministrativa l’assicurato ha presentato personalmente
ricorso al TCA, postulando il riconoscimento di una rendita intera anche dopo
il 31 luglio 2004.

                                         Sostanzialmente
egli contesta, basandosi su quanto certificato dal dr. __________ e dal dr. __________,
di poter svolgere un’attività lucrativa a tempo parziale visto il carattere
cronico delle sue patologie. 

 

                               1.4.   Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, confermando la propria decisione, ha invece
postulato la reiezione del ricorso, rilevando che i certificati medici del dr. __________
e del dr. __________ prodotti in sede ricorsuale erano già stati acquisiti agli
atti nella procedura d’opposizione e valutati nella perizia reumatologica 2
maggio 2005 del dr. __________ (doc. III).

 

 

                                         in
diritto

 

                                         In
ordine

 

                               2.1.   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002
nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00;
STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre
2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA del
22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa
C., I 623/98).

 

                                         Nel
merito

 

                               2.2.   Il
1° gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato alcune modifiche legislative
anche in ambito AI.

 

                                         Dal
profilo temporale il giudice delle assicurazioni deve applicare le norme in vigore
al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato
giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (DTF 130 V 332 consid. 2.2
e 333 consid. 2.3, 129 V 1, 127 V 467 consid. 1, 121 V 366 consid. 1b; SVR 2003
IV nr. 25 consid. 1.2). 

                                         Il
Tribunale delle assicurazioni, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di
regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della decisione
contestata (SVR 2003 IV nr. 25 consid. 1.2; DTF 121 V 366 consid. 1b).

                                         L’introduzione
della LPGA non ha portato alcuna modifica sostanziale per quel che concerne, in
ambito dell’assicurazione per l’invalidità, i concetti di incapacità al lavoro,
d'incapacità al guadagno, d'invalidità, di raffronto dei redditi e di revisione
(della rendita d'invalidità e di altre prestazioni durevoli), motivo per cui le
succitate nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza rimangono
tuttora valide (DTF 130 V 343).

 

                                         Trattandosi
nel caso in esame di eventuali prestazioni durevoli riferite sia ad un periodo
antecedente che posteriore al 1° gennaio 2003, le disposizioni di legge
applicabili al caso di specie verranno riferite ad entrambi gli ordinamenti in
vigore  prima e dopo il 1° gennaio 2003, ritenuto comunque che – come detto -
la nuova normativa non ha apportato dal punto di vista materiale alcuna
sostanziale modifica riguardo ai succitati concetti dell’AI.

                                         Dal 1° gennaio
2004 sono inoltre in vigore le norme introdotte dalla 4a revisione della LAI.

 

                               2.3.   Oggetto del contendere è sapere se la modifica delle condizioni
invalidanti dell’assicurato giustifica il riconoscimento di una mezza rendita
dal 1° aprile 2002 al 31 dicembre 2003, di tre quarti di rendita dal 1° gennaio
2004 al 31 marzo 2004, di una rendita intera dal 1° aprile 2004 al 31 luglio
2004 e poi nuovamente di tre quarti di rendita dal 1° agosto 2004 in avanti, come stabilito nella
decisione contestata, oppure di una rendita intera anche dopo il 31 luglio 2004
così come sostenuto dal ricorrente.

 

                               2.4.   Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (DTF 125 V 413; SVR 2006 IV
Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa K., I 597/04; STFA del 27 dicembre
2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19 ottobre 2005 nella causa F., I
38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K., 12/04; STFA del 24 febbraio 2005
nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno 2004 nella causa T., I 299/03). 

 

                               2.5.   L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:

 

" 
Se il grado d’invalidità del
beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la
rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."

 

I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

 

                               2.6.   Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino
al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con gli artt. 7 e 8 cpv.
1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente
o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi
fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi: un
danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, pp. 216ss). Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore
sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se
sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno
al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Rilevasi che
nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.

 

                                         Ai sensi dell'art.
16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado d'invalidità è
determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato
conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di
eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa
ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro
(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182 consid. 3, 1990 p. 543 consid. 2; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, Lausanne 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; VSI 2000 p. 84 consid. 1b).

 

                                         Al
proposito va precisato che, secondo una sentenza del TFA pubblicata in DTF 128
V 174 seg. e resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato
il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della
decisione su opposizione). L’Alta Corte ha anche precisato che
l’amministrazione è comunque tenuta, prima di pronunciarsi sul diritto ad una
prestazione, a esaminare se nel periodo successivo all’inizio di tale diritto
non sia eventualmente subentrata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di
riferimento. In questa eventualità essa dovrà pertanto procedere ad un ulteriore
raffronto dei redditi prima di decidere.

                                         Tale
principio è stato poi esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr. anche STFA inedite 26
giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa
R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella
causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella
causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.7.   Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V  298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.
128).

 

                                         L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

" 
(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono
determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere
annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti). 

 

                               2.8.   Conformemente ad un principio generale applicabile anche nel
diritto delle assicurazioni sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di
ridurre il danno (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e
riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pag. 57, 551 e 572). In virtù di tale obbligo,
l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per
ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze della sua "invalidità",
segnatamente mettendo a profitto la sua residua capacità lavorativa, se
necessario, in una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im
schweizerischen Sozialversiche-rungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg). Non è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona
interessata dovesse essere in grado di percepire un reddito tale da escluderne
l'erogazione (DTF 113 V 28 consid. 4a; RCC 1968 pag. 434). 

                                         Dalla persona
assicurata possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili
che tengano conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto,
quali la sua capacità lavorativa residua, le sue ulteriori circostanze
personali, l'età, la situazione professionale, i legami presso il luogo di
domicilio, il mercato del lavoro equilibrato e la presumibile durata
dell'attività lavorativa (DTF 113 V 28 consid. 4a; cfr. pure VSI 2001 pag. 279
consid. 5a/aa e 5a/bb).

 

                               2.9.   Nel
caso in esame, l’amministrazione ha incaricato il SAM di
eseguire una perizia pluridisciplinare.

                                         Nel
dettagliato referto 23 febbraio 2004 i periti - sulla base delle risultanze
degli atti contenuti nell’incarto, nonché degli accertamenti medici eseguiti
presso il SAM (consulto psichiatrico del dr. __________, consulto neurologico
del dr. __________, consulto neuropsicologico della signora __________,
consulto gastroenterologico del dr. __________, consulto endocrinologico del
dr. __________ e consulto reumatologico del dr. __________) - hanno posto la
diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome depressiva ricorrente,
episodio attuale di gravità media (ICD 10 - F. 33.1); sindrome di dipendenza
dall’alcool, attualmente in remissione completa (ICD 10 – F 10.202); sindrome
radicolare C6 a sinistra, prevalentemente irritativa, leggermente deficitaria
sul piano sensitivo e riflesso nell’ambito di alterazioni multisegmentali di
media importanza a livello cervicale; discreta neuropatia periferica sensitiva
distale agli arti inferiori probabilmente nel contesto del diabete mellito,
eventualmente dal pregresso abuso etilico; deficit di entità media a livello
esecutivo attenzionale caratterizzati da rallentamento, affaticabilità e
disturbi della pianificazione; cirrosi epatica di origine mista (post epatite B
e post etilica) grado Child A; diabete mellito verosimilmente di tipo II (noto
dal 1998) con terapia insulinica dal 2001, modica adiposità addominale (BMI
attuale 25.3 kg/m2), controllo glicemico insufficiente con terapia insulinica,
polineuropatia periferica, sospetta microalbuminuria da confermare” e quali
diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa quelle di “stato dopo cura
di ulcera duodenale perforata nell’aprile 2001; stato dopo incisione di ascesso
perianale nel luglio 2001; sospetta emoglobinopatia” (doc. AI 35-14,15).

 

                                         In
merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa, i periti hanno sottolineato
quanto segue:

 

" 
(...)

7         VALUTAZIONE MEDICO-TEORICA GLOBALE
DELL'ATTUALE CAPACITA' LAVORATIVA

 

L'A deve essere ritenuto inabile al lavoro nella misura
del 100% nella sua attività di cuoco e in qualsiasi altra attività lavorativa
da pesante a mediamente pesante nei prossimi tre mesi.

 

Nell'attività di cuoco e in altre attività lavorative
pesanti a mediamente pesanti, l'A. deve essere ritenuto inabile al lavoro
successivamente nella misura del 70%. In un'attività lavorativa leggera e
adatta, in cui l'A. non debba sollevare pesi in particolare con l'arto
superiore sin. in cui non debba sovente sovraelevare il braccio sopra
l'orizzontale a sin., in cui possa alternare la posizione eretta a quella seduta,
l'A. deve essere ritenuto successivamente abile al lavoro nella misura del 50%.

 

 

8         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
LAVORATIVA

 

La patologia predominante attualmente è quella
neurologica - reumatologica con la presenza di una radiculopatia C6 a sin.
prevalentemente irritativa e deficitaria sul piano motorio e sensitivo, ciò che
rende l'A. attualmente inabile al lavoro almeno per altri tre mesi, totalmente
nell'attività precedentemente svolta e che permetterà all'A qualora
l'evoluzione fosse favorevole una ripresa dell'attività lavorativa nella misura
del 50% per la patologia neurologica e reumatologica. La patologia gastroenterica
é sicuramente in primo piano con la presenza di una cirrosi epatica mista (post
epatite B e etilica) stadio attualmente Child A. La presenza di stanchezza
cronica condiziona e riduce la capacità lavorativa nella misura del 70%
nell'attività precedentemente svolta di cuoco ed in qualsiasi altra attività lavorativa
da pesante a mediamente pesante. In un'attività fisica leggera il periziando
potrà però riprendere un'attività lavorativa nella misura del 50% dal punto di
vista gastroenterologico. La prognosi futura della cirrosi resta aperta e andrà
rivalutata nel tempo. Per quanto concerne la patologia neuropsicologica abbiamo
potuto evidenziare rallentamento e disturbi delle funzioni esecutive di media
entità, caratterizzati da riduzione dell'affluenza non verbale, soprattutto da
una perturbazione della capacità di pianificazione, nonché un'affaticabilità mentale
di grado moderato. Tali patologie concorrono a ridurre la capacità lavorativa
dell'A. nell'attività di cuoco e in qualsiasi altra attività lavorativa, nella
misura probabilmente del 40-50%.

 

Dal lato psichiatrico il periziando presenta una
sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di gravità lieve - media e una
sindrome da dipendenza da alcool, attualmente in remissione completa. Tale
patologia inficia la capacità lavorativa nella misura del 30%.

Complessivamente dunque l'A. deve essere ritenuto
totalmente inabile al lavoro nella sua professione di cuoco, sicuramente ancora
nei prossimi tre mesi ed eventualmente anche successivamente a seconda
dell'evoluzione della patologia neurologica - reumatologica.

A partire dall'aprile 2001 in avanti, l'A. deve essere
ritenuto inabile al lavoro nella misura del 70% nell'attività precedentemente
svolta di cuoco e in qualsiasi altra attività lavorativa da pesante a mediamente
pesante. In un'attività leggera e adatta in cui l'A. non debba portare pesi
superiori ai 5 - 10 Kg, in cui possa fare pause regolari durante lo svolgimento
del lavoro, in cui non debba sollevare il braccio sin. sopra l'orizzontale
frequentemente, l'A. deve essere ritenuto inabile al lavoro nella misura del
50% sempre a partire dall'aprile 2001 in avanti. Dal dicembre 2003 fino a probabilmente
maggio 2004, l'A. deve essere ritenuto totalmente inabile al lavoro per la
problematica reumatologica e neurologica acuta, nell'attività precedentemente
svolta di cuoco ed in altre attività pesanti a mediamente pesanti. In questo
lasso di tempo l'A. presenta un'incapacità lavorativa anche nella maggior parte
delle attività leggere, fatta eccezione per alcune attività particolarmente
adatte, dove deve essere ritenuto abile nella misura massima del 50%.

 

Lo stato di salute del periziando nel corso di questi
anni é andato leggermente migliorando, in particolare l'abuso etilico ha potuto
essere tenuto sotto controllo, ciò che fa sì che l'A. potrebbe ulteriormente
migliorare in futuro. Per questo é necessario che l'A. venga sostenuto da una
presa a carico psichiatrica e psicoterapica assidua e protratta nel tempo per
mantenere questo stato di cose e per migliorare ulteriormente la lieve sindrome
depressiva attualmente in atto. È invece peggiorata la patologia reumatologica
e neurologica, a causa della problematica acuta cervicale, la cui prognosi resta
aperta.

Resta pure aperta la problematica epatica che, a
seconda dell'evoluzione potrebbe evidenziare scenari completamente diversi.

 

9         CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

Non riteniamo che l'A. debba essere sottoposto ad una
reintegrazione professionale in considerazione delle condizioni di salute
attuali, in particolare per la problematica psicologica che non permette all'A.
le risorse necessarie.

 

10       OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE
PARTICOLARI

 

Le conclusioni peritali si fondano su un'esauriente
discussione fra tutti i medici periti del SAM." (Doc. AI 38-18+19)

 

                                         Nelle
sue annotazioni 23 maggio 2004 il dr. __________ del SMR, sulla base della
perizia SAM, ha indicato quali limiti funzionali dell’assicurato “lentezza
d’esecuzione, stanchezza, sindrome depressiva con apatia, mancanza di pianificazione
con inoltre limitazione nel sollevare/portare pesi superiori a 5-10 kg e sollevare il braccio
sinistro sopra l’orizzontale frequentemente. Non vi sono limitazioni nello
stare in posizione statica da seduto”, prevedendo
una rivalutazione medico-teorica a distanza di due anni (doc. AI 41).

 

Rispondendo alla
richiesta dell’amministrazione di specificazioni circa il grado di inabilità
lavorativa del 50% in attività adeguate (doc. AI 42) la dr.ssa __________ del
SAM in data 4 giugno 2004 ha rilevato:

 

" 
Rispondo volentieri alla sua
domanda concernente l'attività lavorativa residua al 50%. Lei mi chiede se sia
da intendere come presenza al 100% con rendimento dimezzato o viceversa.
Riteniamo che il grado d'incapacità lavorativa nella misura del 50% debba
essere considerato come presenza sul lavoro mezza giornata a rendimento pieno.
Infatti, l'A. necessita di poter staccare mezza giornata per potersi riposare e
ritemprare." (Doc. AI 45-1)

 

                                         Sulla
base della perizia SAM e delle successive specificazioni 4 giugno 2004
l’amministrazione ha quindi ritenuto l’assicurato abile al 50% in attività
adeguate (doc. AI 50).

 

Con l’opposizione l’assicurato
ha contestato la decisione dell’amministrazione, fondando le proprie pretese su
quanto certificato in data 12 ottobre 2004 dal dr. __________, FMH in medicina
generale e in medicina sportiva:

 

" 
Ho preso atto della
decisione dell'Ufficio dell'Assicurazione Invalidità del Canton Ticino datata
30 settembre 2004 e riguardante il summenzionato paziente; nella decisione si
segnala un grado di invalidità del 59% e la decisione fa capo alla perizia
pluridisciplinare eseguita dal servizio accertamento medico dell'Assicurazione
invalidità nel febbraio 2004. Nella perizia si segnala che il paziente deve essere
ritenuto inabile al lavoro nella misura del 70% nell'attività precedentemente
svolta di cuoco. D'altro canto si segnala una inabilità al lavoro nella misura
del 50% in un'attività leggera e adatta in cui l'assicurato non debba portare
pesi superiori a 5 - 10 kg, in cui possa fare pause regolari durante
lo svolgimento del lavoro, in cui non debba sollevare il braccio sinistro sopra
l'orizzontale frequentemente; mi domando però a questo punto quale attività
lavorativa corrisponda a questi requisiti soprattutto considerato il fatto che
nella perizia piuridisciplinare si ritiene che l'assicurato non debba essere
sottoposto ad una reintegrazione professionale in considerazione delle condizioni
di salute attuali.

 

Conosco il paziente da più di 3 anni e mi chiedo
onestamente, considerate le patologie plurime e lo stato di salute globale,
come si possa pretendere una capacità lavorativa del 41%.

In definitiva, tenuto conto dei problemi di salute
evidenziati dal summenzionato paziente in questi anni e dal tipo di patologie
caratterizzate da decorso cronico e caratterizzato da lento peggioramento
sull'arco degli anni mi chiedo se la decisione presa riguardante il grado di
invalidità sia corretta e adeguata." (Doc. AI 53-1)

 

L’assicurato
ha inoltre trasmesso all’amministrazione il certificato medico 22 dicembre 2004
del dr. __________, FMH in chirurgia, del seguente tenore:

 

" 
Il medico sottoscritto
certifica che il Signor RI 1, __________, __________, è un paziente che conosco
da lungo tempo (2001) in seguito a diversi interventi chirurgici. 

Attualmente 30.11.2004 è stato nuovamente operato per
una colecistectomia + biopsia del fegato.

Il Signor RI 1 ha diversi problemi di salute che gli
impediscono di lavorare.

Pertanto una rendita di invalidità in questo caso mi
sembra giustificata." 

(Doc. AI 59-2)

 

Nelle
sue annotazioni 17 febbraio 2005 il dr. __________ del SMR ha rilevato che non
è stato effettuato l’aggiornamento della situazione clinica dell’assicurato,
ritenendo quindi indispensabile un supplemento di valutazione da parte del dr. __________.
Egli ha infatti indicato:

 

" 
SAM 1.2004

 

Diagnosi:         sindrome depressiva
ricorrente, episodio attuale di gravità lieve-media 

                           Sindrome di dipendenza da alcool,
attualmente in remissione 

                           Sindrome radicolare C6 a
sinistra prevalentemente irritativa 

                           Discreta neuropatia
periferica sensitiva distale agli arti inferiori

Deficit d'entità media a livello esecutivo attenzionale
con rallentamento, affaticabilità e disturbi della pianificazione 

                           Cirrosi epatica di origine
mista CHILD A 

                           Diabete mellito noto dal
1998

 

Conclusioni:    IL 70% quale cuoco dal
4.2001, abile al 50% (mezza giornata) in attività leggere e adatte dal 4.2001
fino 11.2003 e da 6.2004 (da 12.2003 a 5.2004 IL completa per sindrome
radicolare acuta).

 

Decisione del 30.9.2004: grado invalidità 59% da
1.4.2002.

 

Problemi:         nella decisione non si è
tenuto conto del periodo di IL completa da novembre 2003 a maggio 2004

Non abbiamo aggiornato la situazione clinica
presente in maggio 2004

Procedere:       

	
  ad aggiornamento peritale reumatologico Dr. __________
  per va-lutazione funzionalità attuale in particolare per quanto concerne s.
  radicolare cervicale

   

  
	
  17./02/2005 - __________ "

  

(doc. AI 61-1)

 

L’amministrazione
ha quindi affidato al dr. __________ l’incarico di esperire un aggiornamento
reumatologico peritale. Nel rapporto 2 maggio 2005 il dr. __________, sulla
base degli atti contenuti nell’incarto, delle radiografie e della visita
ambulatoriale 27 aprile 2005, ha posto la diagnosi con influenza sulla capacità di lavoro di “sindrome
cervicospondilogena cronica su importante diminuzione della mobilità cervicale
per la rotazione a sinistra; stato dopo sindrome radicolare irritativa C6 a
sinistra 12/03. Attualmente: persistente deficit sensitivo al primo dito;
alterazioni degenerative di media importanza C4/C5 e C5/C6; modica
periartropatia omeroscapolare tendinotica a sinistra di accompagnamento senza segni
clinici per una rilevante lesione della cuffia dei rotatori” (doc. AI
64-4). Quanto alla prognosi il perito ha poi evidenziato:

 

" 
(...)

5. VALUTAZIONE E PROGNOSI:

La problematica cervicale è migliorata rispetto alla
mia visita del 12.01.04 secondo una dinamica abituale. Il paziente non ha
dolori a riposo mentre i movimenti della colonna cervicale e particolarmente la
rotazione verso sinistra in estensione producono dolori che irradiano
prossimalmente all'arto superiore sinistro. Anche i movimenti della spalla
sinistra producono dolori analoghi.

 

II quadro clinico attuale è quello di una sindrome
cervicospondilogena cronica senza più evidenza per una irritazione radicolare.
Vi è una periartropatia omeroscapolare tendinotica di accompagnamento senza
evidenza clinica per importanti lesioni della cuffia dei rotatori.

 

Riguardo alla prognosi, non sono da prevedere
cambiamenti di rilievo a medio termine. (...)" (Doc. AI 64-4+5)

 

In
merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa il perito ha osservato:

 

" 
(...)

B.        CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ DI
LAVORO

 

1.        MENOMAZIONI (QUALITATIVE E
QUANTITATIVE) DOVUTE AI DISTURBI CONSTATATI 

La valutazione attuale si limita agli aspetti
reumatologici. Aspetti psicologici, mentali e sociali non sono stati
approfonditi.

 

 

2.     CONSEGUENZE DEI DISTURBI SULL'ATTIVITÀ
ATTUALE

 

2.1                                                                                                   COME
SI RIPERCUOTONO I DISTURBI SULL'ATTIVITÀ ATTUALE DELL'ASSICURATO?

L'assicurato è limitato in modo importante nel lavoro
di cuoco dalla problematica cervicale. Vi è infatti una persistente limitazione
dolorosa della mobilità cervicale con difficoltà ad assumere posizioni statiche
prolungate. Sono inoltre limitati i movimenti con l'arto superiore sinistro,
particolarmente se ripetitivi e particolarmente se sono richiesti lavori sopra
l'orizzontale. Tenendo conto inoltre del fatto che, dopo un anno, la mobilità
cervicale è ancora limitata in misura importante e che i dolori irradiano
tuttora all'arto superiore sinistro, appare probabile che un'attività
lavorativa non ottimale come il lavoro di cuoco possa indurre periodicamente
esacerbazioni della sindrome cervicospondilogena con temporanee ripercussioni
negative sulla capacità lavorativa futura.

 

2.2  ESATTA DESCRIZIONE DELLE FUNZIONI
INTATTE E DELLA CAPACITÀ DI CARICO 

Capacità funzionale residua (Base: esame della funzionalità fisica AI):

a) Sollevamento e trasporto di carichi:

La capacità funzionale residua per il sollevamento e
trasporto di carichi molto leggeri a leggeri è lievemente ridotta a causa dei
limiti che riguardano l'arto superiore sinistro, per carichi medi è ridotta sia
a causa della problematica cervicale che a causa dei limiti che riguardano
l'arto superiore sinistro, per carichi pesanti la capacità funzionale è molto
ridotta, per carichi molto pesanti è esigua. La capacità funzionale per lavori
sopra il piano delle spalle con pesi inferiori ai 5 kg è ridotta sia a causa
della problematica cervicale che all'arto superiore sinistro, per pesi
superiori è molto ridotta.

 

b)                                                                                                     Manipolazione
di oggetti, attrezzi, pulsantiere:

La capacità funzionale per la manipolazione di oggetti
leggeri e lavori di precisione è normale, per oggetti medi è lievemente ridotta
a ridotta, per lavori pesanti e di manovalanza è motto ridotta, per lavori
molto pesanti è esigua. La rotazione della mano può essere svolta normalmente.

 

c)                                                                                                     Posizioni
di lavoro o dinamiche particolari:

La capacità funzionale per lavori a braccia elevate è
molto ridotta, con rotazione del tronco è lievemente ridotta a causa della
problematica cervicale. In posizione seduta e piegata in avanti è lievemente
ridotta a causa della problematica cervicale, in posizione eretta e piegata in
avanti è lievemente ridotta. La posizione inginocchiata e lavori con ginocchia
in flessione possono essere svolti normalmente.

 

d)                                                                                                     Mantenere
posizioni statiche:

II paziente può mantenere la posizione statica seduta e
la posizione statica eretta quasi normalmente con possibilità di brevi pause al
bisogno per sgranchirsi.

 

e)                                                                                                     Spostarsi,
camminare:

Il paziente può spostarsi liberamente per qualunque
tragitto, salire e scendere le scale e anche, dal punto di vista reumatologico,
lavorare su ponteggi o scale a pioli.

 

f)  Diversi:

II paziente può impiegare liberamente le due mani e,
dal punto di vista reumatologico, anche lavorare in equilibrio o bilanciandosi.

 

Nota: sulla base di un orario di lavoro di 8 ore, una
capacità funzionale residua definita come esigua equivale all'1-5% rispetto
alla prestazione di un soggetto sano, molto ridotta equivale al 6-33%, ridotta
al 34-66%, lievemente ridotta al 67-100%. Per carichi molto leggeri si intende
un peso fino a 5 kg, leggeri 6-10 kg, medi 11-25 kg, pesanti 26-45 kg, molto pesanti > 45 Kg.

 

2.3  L'ATTIVITÀ ATTUALE È ANCORA
PRATICABILE?

Sì, nella misura del 50%.

 

2.4  SE SÌ, IN QUALE MISURA (ORE AL GIORNO)?

A mio avviso l'assicurato dovrebbe lavorare a metà
tempo, con rendimento pieno.

 

2.7  DA QUANDO ESISTE UNA LIMITAZIONE DELLA
CAPACITÀ DI LAVORO DAL LATO MEDICO DI ALMENO IL 20 %?

Vedi perizia SAM del 23.02.2004.

 

2.8  QUAL È STATO IN SEGUITO LO SVILUPPO
DELLA LIMITAZIONE DELLA CAPACITÀ DI LAVORO?

A mio avviso l'assicurato deve essere ritenuto inabile
al lavoro nella misura del 100% dal 09.01.04 al 09.04.04 come cuoco. In seguito
può essere ritenuta la capacità lavorativa attuale.

 

 

C.    CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ
D'INTEGRAZIONE

 

1.     È POSSIBILE EFFETTUARE PROVVEDIMENTI
D'INTEGRAZIONE? VE NE SONO IN CORSO? NE SONO PREVISTI?

Dal punto di vista reumatologico è possibile offrire
all'assicurato provvedimenti di integrazione probabilmente sottoforma di aiuto
al collocamento.

 

2.     È POSSIBILE MIGLIORARE LA CAPACITÀ DI LAVORO SUL POSTO DI LAVORO ATTUALE?

L'assicurato non ha attualmente un posto di lavoro.

 

3.     L'ASSICURATO È IN GRADO DI SVOLGERE
ALTRE ATTIVITÀ?

Sì, l'assicurato è in grado di svolgere un'attività
leggera e adatta che eviti movimenti eccessivamente ripetitivi e inergonomici con
la colonna cervicale così come posizioni statiche eccessivamente prolungate,
che eviti movimenti eccessivamente ripetitivi con l'arto superiore sinistro e
in particolare limiti al minimo indispensabile movimenti con l'arto superiore
sinistro sopra l'orizzontale.

 

In un'attività di questo tipo l'assicurato è abile al
lavoro a tempo pieno, con un rendimento ridotto al massimo nella misura del 20%
a partire dal 09.04.04. Dal 09.01.04 al 09.04.04 l'assicurato è per contro da
ritenere inabile al lavoro nella misura del 100% in qualunque attività
retribuita a causa della sindrome radicolare C6 a sinistra irritativa."
(Doc. AI 64-5+6+7)

 

Con
la decisione su opposizione l’amministrazione ha dunque confermato che
l’assicurato deve essere ritenuto abile al 50% in attività adeguate, fatto
salvo il periodo da gennaio 2004 ad aprile 2004 durante il quale egli deve
essere ritenuto totalmente inabile al lavoro in qualsiasi attività a causa
della presenza di una cervicobrachialgia.

 

In
sede ricorsuale l’assicurato ha contestato tale decisione, che gli attribuisce
una rendita intera solo fino al 31 luglio 2004, rilevando che anche dopo questa
data il suo stato di salute è rimasto invariato e gli impedisce, così come
attestato dai dr. __________ e __________ (certificati medici già prodotti con
l’opposizione), di svolgere un’attività lavorativa a tempo parziale.

 

 

                             2.10.   Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA del 26 agosto 2004
nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause
P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid. 3a;
DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer‑Blaser,
Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352
consid. 3a e riferimenti;
Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002
nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

                                         A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile
1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).

                                         In un'altra sentenza inedita il TFA
ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA
al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato
parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe
obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici
dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110
consid. 3c).

                                         Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).

                                         Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale
ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione
deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino
essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni
e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

 

Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli
assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o
a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su
indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza
probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa
la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26
agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03, consid. 5).

 

Per quel che riguarda i rapporti concernenti il
medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere
conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il
paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo
paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/
01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht
im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

Inoltre, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01
ed S., U 330/01).

 

                                         Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile:
esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294). 

                                         In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. 

                                         Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza
di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite
dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).

 

                             2.11.   Nell’evenienza concreta, questo TCA, chiamato a verificare se lo
stato di salute del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione
prima dell’emissione della decisione qui impugnata, non ha motivo per mettere
in dubbio la valutazione effettuata dal SAM in data 23 febbraio 2004 e la
successiva valutazione peritale reumatologica 2 maggio 2005 del dr. __________,
da considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri
giurisprudenziali sopra ricordati (cfr. consid. 2.10.).

                                         L’Ufficio
AI, infatti, constatata un’importante polipatologia, ha affidato al SAM
l’incarico di esperire una perizia (doc. AI 37). In tale ambito è stato
valutato l’aspetto psichiatrico, quello neurologico, quello neuropsicologico,
quello gastroenterologico, quello endocrinologico e quello reumatologico, con
la conclusione che l’assicurato presenta al momento della perizia e nei
successivi tre mesi una totale incapacità lavorativa nella precedente attività
di cuoco e in qualsiasi altra attività lavorativa, mentre successivamente egli
è da considerare inabile al lavoro al 70% nell’attività di cuoco e in altre attività
pesanti e mediamente pesanti e abile al 50% in attività leggere adeguate (doc.
AI 38-18). I periti hanno rilevato che al momento delle loro conclusioni
peritali “la patologia predominante è quella neurologica-reumatologica con
la presenza di una radiculopatia C6 a sinistra prevalentemente irritativa e
deficitaria sul piano motorio e sensitivo, ciò che rende l’assicurato
attualmente inabile al lavoro almeno per altri tre mesi, totalmente
nell’attività precedentemente svolta e che permetterà all’assicurato, qualora
l’evoluzione fosse favorevole una ripresa dell’attività lavorativa nella misura
del 50% per la patologia neurologica e reumatologica”. I periti hanno
dunque concluso che a partire da aprile 2001 l’assicurato deve essere ritenuto
inabile al lavoro al 70% nella precedente attività di cuoco e in qualsiasi
altra attività pesante e mediamente pesante, mentre è da ritenere abile al 50%
in attività leggere adeguate, nelle quali egli non debba portare pesi superiori
a 5-10 kg, in cui possa fare
pause regolari durante lo svolgimento del lavoro e in cui non debba sollevare
il braccio sinistro sopra l’orizzontale frequentemente; successivamente, a
partire da dicembre 2003 e fino a probabilmente maggio 2004, l’assicurato deve
essere ritenuto totalmente inabile al lavoro per la problematica reumatologica
e neurologica acuta nell’attività di cuoco e in qualsiasi altra attività (doc.
AI 38-18+19). Al riguardo, infatti, nel suo consulto reumatologico 12 gennaio
2004 il dr. __________ ha rilevato che l’assicurato presentava da un mese una
sindrome radicolare C6 a sinistra, prevalentemente irritativa, leggermente
deficitaria sul piano sensitivo riflesso, osservando che “l’evoluzione di
questo caso mostra già un netto miglioramento a un mese dai primi sintomi. La
prognosi di una sindrome radicolare di questo tipo è buona. I disturbi regrediscono
in modo molto importante abitualmente entro 4 mesi e vi è nella maggior parte
dei casi una normalizzazione entro un anno” (doc. AI 38-40). Il dr. __________
ha quindi concluso che l’assicurato è totalmente inabile al lavoro come cuoco e
in qualsiasi attività lavorativa per i tre mesi successivi alla stesura della
perizia. Quanto all’evoluzione della sintomatologia, egli ha rimarcato che “l’ulteriore
decorso non può essere previsto nella fase acuta attuale con un’approssimazione
sufficiente, anche se, nella maggior parte dei casi, l’evoluzione a medio-lungo
termine (oltre 4 mesi) è favorevole e un’ulteriore limitazione funzionale per
attività inadatte persiste spesso almeno un anno”. Il consulente ha quindi
proposto di riconoscere per un anno un’incapacità lavorativa del 50% e di rivalutare
in seguito la situazione (doc. AI 38-40).

                                         Così
come stabilito in sede peritale, l’assicurato è quindi stato nuovamente valutato
per la problematica radicolare dal dr. __________ in data 2 maggio 2005: in
quell’occasione lo specialista in reumatologia ha potuto confermare un miglioramento,
secondo la dinamica abituale, della problematica cervicale rispetto alla
precedente visita del 12 gennaio 2004. Egli ha rilevato che “il quadro
clinico attuale è quello di una sindrome cervicospondilogena cronica senza più
evidenza per una irritazione radicolare. Vi è una periartropatia omeroscapolare
tendinotica di accompagnamento senza evidenza clinica per importanti lesioni
della cuffia dei rotatori. Riguardo alla prognosi, non sono da prevedere
cambiamenti di rilievo a medio termine” (doc. AI 64-5). Il dr. __________ ha
osservato che l’assicurato è limitato dalla problematica cervicale in modo
importante nel lavoro di cuoco, attività non ottimale che potrebbe indurre
periodicamente a esacerbazioni della sindrome cervicospondilogena con
temporanee ripercussioni negative sulla capacità lavorativa futura. Alla
domanda se l’attività attuale è ancora praticabile, il dr. __________ ha risposto
“sì, nella misura del 50%”, precisando che a suo avviso l’assicurato
deve essere ritenuto, in qualità di cuoco, inabile al lavoro al 100% dal 9
gennaio 2004 al 9 aprile 2004 e successivamente a tale data abile nella misura
del 50%. Il dr. __________ ha poi rilevato che “l’assicurato è in grado di
svolgere un’attività leggera e adatta che eviti movimenti eccessivamente
ripetitivi e inergonomici con la colonna cervicale così come posizioni statiche
eccessivamente prolungate, che eviti movimenti eccessivamente ripetitivi con
l’arto superiore sinistro e in particolare limiti al minimo indispensabile i
movimenti con l’arto superiore sinistro sopra l’orizzontale. In un’attività di
questo tipo l’assicurato è abile al lavoro a tempo pieno, con un rendimento
ridotto al massimo nella misura del 20% a partire dal 9 aprile 2004. Dal 9
gennaio 2004 al 9 aprile 2004 l’assicurato è per contro da ritenere inabile al
lavoro nella misura del 100% in qualunque attività retribuita a causa della
sindrome radicolare C6 a sinistra irritativa” (doc. AI 64-6).

 

                                         Questo
TCA non ha motivo per scostarsi da tale valutazione specialistica, che attesta
sì una inabilità lavorativa del 100% dell’assicurato in qualsiasi attività, ma
circoscrivendo tale totale inabilità al periodo di tempo, limitato, compreso
fra il 9 gennaio 2004 e il 9 aprile 2004 in cui l’assicurato presentava una
cervicobrachialgia in fase acuta. Dopo tale data, vista l’evoluzione positiva
della cervicobrachialgia descritta dal dr. __________, l’assicurato deve invece
essere ritenuto, dal punto di vista strettamente reumatologico, pienamente abile con un rendimento ridotto al massimo nella misura del 20% in attività leggere adeguate. Questa valutazione specialistica,
approfondita e motivata, non è stata contraddetta da altri certificati da parte
di un medico specialista attestanti un peggioramento della sintomatologia
reumatologica. L’assicurato non ha infatti prodotto nuova documentazione medica
che certifichi una patologia reumatologica maggiormente invalidante concernente
i mesi successivi all’aprile 2004. Egli ha unicamente trasmesso un certificato
medico 12 ottobre 2004, redatto dal dr. __________, FMH in medicina generale e
medicina sportiva, nel quale il medico si chiede, considerate le patologie
plurime e lo stato di salute globale, come si possa pretendere dall’assicurato
una capacità lavorativa del 41%, senza apportare ulteriori motivazioni a
sostegno di tali critiche (doc. AI 53-1) e il certificato medico 22 dicembre
2004 del dr. __________, FMH in chirurgia, che attesta che l’assicurato “è
stato nuovamente operato il 30 novembre 2004 per una colecistectomia e biopsia
del fegato”, aggiungendo che egli “ha diversi problemi di salute che gli
impediscono di lavorare. Pertanto una rendita d’invalidità in questo caso mi sembra
giustificata” (doc. AI 59-2), senza ulteriori argomenti a favore di una
valutazione di inabilità lavorativa maggiore rispetto a quella apprezzata in
sede peritale. Entrambi questi certificati sono stati valutati dal dr. __________
al momento del suo aggiornamento peritale 2 maggio 2005.

 

                                         In
conclusione, visto quanto sopra, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze
SAM e dell’aggiornamento peritale 2 maggio 2005 del dr. __________, richiamato
inoltre l’obbligo che incombe all’assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,
Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im
schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61) - se necessario
intraprendendo una nuova professione (DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi
citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht zum IVG,
Zurigo 1997, pag. 221) - è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195
consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid.
2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che l'assicurato
a partire dall’aprile 2001 è stato inabile al lavoro al 70% nella sua attività
di cuoco e inabile al lavoro al 50% in attività leggere adeguate;
successivamente, egli va considerato inabile al 100% nella precedente attività
di cuoco così come in qualsiasi altra attività dal 9 gennaio 2004 al 9 aprile
2004; infine, dopo tale data, egli deve essere considerato nuovamente inabile
al lavoro al 70% nella sua attività di cuoco e abile al lavoro al 50% in
attività leggere e confacenti al suo stato di salute.

 

                                         Visto
quanto sopra, la decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è respinto.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                                    

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

	
  terzi implicati

  	
   

  

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                    Il segretario

 

Raffaele Guffi                                                         Fabio
Zocchetti