# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f3a47c4e-f077-5c0c-8b71-4392be7eefbe
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-12-21
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 21.12.2011 12.2009.184
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_002_12-2009-184_2011-12-21.html

## Full Text

Incarto n.

  12.2009.184

  	
  Lugano

  21 dicembre 2011/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La seconda Camera civile del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Epiney-Colombo, presidente,

  Bozzini e Fiscalini

  

 

	
  segretaria:

  	
  Verda Chiocchetti, vicecancelliera

  

 

 

sedente per statuire nella causa – inc. n. OA.2005.16
della Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Nord – promossa con petizione 9
febbraio 2005 da

 

	
   

  	
  AO 1 

  patr. dall’ RA 2
  

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 e

  AP 2 

  entrambi patr. dall’avv. RA 1 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

con cui
l’attrice ha chiesto la condanna dei convenuti in solido al pagamento di fr.
231'573.75 oltre interessi al
5% dal 1° ottobre 2003; 

 

domanda
avversata dai convenuti e sulla quale la Pretora ha statuito con sentenza 14
settembre 2009, con la quale ha accolto la petizione limitatamente a fr. 223'688.- oltre interessi al 5% dal 1° novembre 2003;

 

appellanti
i convenuti che con appello 2 ottobre 2009 chiedono la riforma del giudizio
testé menzionato nel senso di condannarli al pagamento di fr. 123'688.- oltre
interessi al 5% dal 1° novembre 2003, con protesta di tasse, spese e
ripetibili;

 

mentre
l’attrice con osservazioni 30 ottobre 2009 postula la reiezione del gravame,
pure con protesta di tassa, spese e ripetibili della procedura di appello;

 

 

 

ritenuto

 

 

in fatto:                    A.   Il 15 gennaio 2001 AP 1 e AP 2 hanno stipulato con AO 1, __________,
un “contratto d’impresa generale” avente per oggetto la “costruzione chiavi in
mano” di un’abitazione unifamiliare sul fondo n. __________ RFD di __________.
Le parti hanno pattuito il “prezzo dell’opera” in fr. 435'000.- escluso il costo
del terreno di fr. 115'537.50, da corrispondere mediante il pagamento di una
“caparra” di fr. 21'000.- e nove versamenti di fr. 46'000.- ciascuno in corso
d’opera. Esse hanno altresì previsto l’applicazione al negozio giuridico della Norma
SIA 118 (doc. A).

 

                                  B.   Il
23 novembre 2000 l’appaltatrice ha inviato a AP 2 il dettaglio delle “opere
supplementari (richieste)” per un totale di fr. 20'081.-
(doc. 22). Il 18 aprile 2001 i committenti hanno
versato all’appaltatrice un primo importo di fr. 50'000.-
(doc. B). Nel frattempo, il 13 marzo 2001 e, poi, il 23 aprile 2001
quest’ultima ha inviato nuovamente a AP 2 un conteggio relativo alle opere
supplementari per complessivi fr. 19'244.35 rispettivamente fr. 34'148.90 (doc.
21, doc. 23). Il 13 giugno 2001 i tecnici del Comune e il medico delegato hanno
effettuato il sopralluogo di collaudo dell’unità abitativa, certificando in
data 17 settembre 2001 la sua abitabilità (doc. D). Nel frattempo, il 15 agosto
2001 i committenti hanno inviato all’appaltatrice una raccomandata, affermando
che nel mese di maggio 2001 era stato loro garantito che la consegna della casa
ultimata sarebbe avvenuta entro il 14 giugno 2001 e che in tale  data avevano
preso possesso della stessa. Con lo scritto testé menzionato hanno pure
notificato all’appaltatrice una lista di opere non eseguite e di difetti
riscontrati nell’abitazione, sottolineando di averla già contattata in tal
senso inutilmente e chiedendo la completazione delle opere mancanti e
l’eliminazione di “tutto ciò non eseguito a regola d’arte”, rispettivamente, qualora
non fosse stato più tecnicamente possibile, un indennizzo pari al valore dei
lavori e al danno estetico e/o funzionale, così come un risarcimento per i
disagi subiti fino al compimento delle opere (doc. 6). Il 12 settembre 2001 i
committenti, tramite il loro legale, hanno ribadito all’appaltatrice le loro
richieste, menzionando l’esistenza anche di altri difetti, e hanno chiesto di
provvedere entro il 1° ottobre 2001 al completamento dell’opera,
all’eliminazione gratuita dei difetti e di proporre un indennizzo (doc. 7). 

 

                                  C.   Il
25 settembre 2001 l’appaltatrice ha informato i committenti che il 1° ottobre
2001 sarebbero iniziati i lavori di pavimentazione della strada coattiva e dei
box e che in tale mese li avrebbe contattati per fissare un sopralluogo e
definire gli eventuali difetti e discutere i supplementi e le deduzioni. Nel
contempo, essa ha chiesto il versamento di un acconto per far fronte al
pagamento degli artigiani (doc. 8). L’11 ottobre 2001 i committenti hanno quindi
effettuato in favore dell’appaltatrice un versamento di fr. 200'000.- (doc. C). Con scritti 29 ottobre 2001
rispettivamente 28 febbraio 2002 i committenti hanno formulato i resoconti degli
incontri avvenuti con l’appaltatrice il 15 gennaio 2001 e il 25 febbraio 2002 (doc.
9 e 11). Il 2 aprile 2002 i committenti, per il tramite del loro legale, si
sono lagnati con l’appaltatrice del fatto che “i lavori di ripristino non sono
ancora iniziati, seppure gli stessi sono stati promessi” così come di non aver
ricevuto ancora alcuna “proposta di liquidazione”. Essi hanno menzionato,
altresì, un accordo per lavori supplementari di fr. 33'688.- e hanno fissato all’appaltatrice un termine di cinque giorni
per delle proposte concrete (doc. 12). Il 6 maggio 2002 i committenti hanno
segnalato all’appaltatrice un ulteriore allagamento dell’abitazione e la
distruzione del giardino e hanno chiesto a quest’ultima di completare “tutti i
lavori di sistemazione nell’immobile”, così come la sistemazione del giardino e
la produzione di determinati documenti entro il 10 maggio 2002. In caso contrario, i committenti hanno espresso la loro intenzione di revocare il contratto
d’appalto e incaricare un’altra ditta per la completazione e la sistemazione
dell’abitazione (doc. 13). Il 10 maggio 2002 l’appaltatrice ha quindi asserito
che il 14 maggio 2002 era previsto un incontro sul posto segnatamente con il
rappresentante del Comune e la ditta esecutrice del lavoro di scarico, motivo
per cui si sarebbe dovuto attendere il responso di “questa commissione” (doc.
14). 

 

                                  D.   Con
missiva 13 giugno 2002 l’appaltatrice ha chiesto a AP 1 di versare entro dieci
giorni un importo di fr. 220'741.50 e ha offerto a
titolo bonale per le “inconvenienze lamentate” un “’indennità a corpo” di fr.
6'000.- (doc. 15). Il 19 giugno 2002 i committenti hanno contestato lo scritto
testé menzionato. Essi hanno anzitutto affermato che dopo lo scritto 10 maggio
2002 nel quale l’appaltatrice aveva chiesto di pazientare il responso della
“commissione”, essa non aveva più fatto o detto nulla sulla questione. Essi
hanno, poi, ribadito l’esistenza di innumerevoli difetti mai eliminati, tra cui
l’umidità eccessiva, sicché l’immobile non poteva ritenersi finito (doc. 17).

 

                                  E.   Il
13 settembre 2003 l’Ufficio tecnico comunale ha riferito al legale
dell’appaltatrice che le canalizzazioni, così come eseguite secondo il piano
inoltrato il 14 maggio 2002, erano approvate (doc. L). Il 1° ottobre 2003
l’appaltatrice ha chiesto ai committenti il pagamento di fr. 231'573.75 oltre interessi, composti di fr. 435'000.- (mercede prevista
nel contratto 15 gennaio 2001), fr. 5'000.- (tassa rifugio), fr. 41'573.75
(opere supplementari), con deduzione degli acconti di complessivi fr. 250'000.-
(doc. E, doc. 16). Il 10 ottobre 2003 i committenti hanno anzitutto contestato
l’importo richiesto in pagamento, affermando che il 13 giugno 2002
l’appaltatrice aveva chiesto un importo inferiore. Essi hanno inoltre affermato
che il saldo in questione avrebbe dovuto tener conto dei difetti e dei notevoli
disagi da loro subiti (doc. 25). Il 22 marzo 2004 AP 2 ha segnalato all’appaltatrice una serie di ulteriori difetti evidenziatosi “negli ultimi periodi” e
chiedendo l’eliminazione celere unitamente a quelli preesistenti. Come “post
scriptum” ella ha chiesto la comunicazione delle coordinate bancarie per
potervi accreditare “il saldo dell’unità immobiliare”  (doc. 18). Il 24 marzo
2004 l’appaltatrice ha contestato il contenuto della missiva testé menzionata e
ha indicato le proprie coordinate bancarie (doc. 19). 

 

                                  F.   Con
petizione 9 febbraio 2005 AO 1 ha adito la Pretura della giurisdizione di
Mendrisio-Nord, chiedendo la condanna di AP 1 e AP 2 in solido al pagamento di fr. 231'573.75 oltre
interessi al 5% dal 1° ottobre 2003. Con risposta 28 luglio 2005 i convenuti si
sono opposti alla domanda dell’attrice. Nell’ulteriore scambio di allegati
scritti le parti hanno ribadito le proprie posizioni. Esperita l’istruttoria esse
hanno prodotto memoriali scritti, nei quali hanno confermato i loro rispettivi
punti di vista. Con sentenza 14 settembre 2009 la Pretora ha accolto la
petizione limitatamente a fr. 223'688.- oltre interessi
al 5% dal 1° novembre 2003.

 

                                  G.   Con
appello 2 ottobre 2009 i convenuti sono insorti contro il giudizio testé
menzionato, chiedendone la riforma nel senso di condannarli al pagamento di fr.
123'688.- oltre interessi al 5% dal 1° novembre 2003. Con osservazioni 30
ottobre 2009 l’attrice postula la reiezione del gravame.

 

 

considerato

 

 

in diritto:                  1.   Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il
Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). Giusta l’art. 405 cpv. 1 CPC  alle impugnazioni si applica il diritto in
vigore al momento della comunicazione della decisione. La sentenza in questione
è stata intimata il 14 settembre 2009, sicché la
procedura di appello è retta dal Codice di procedura civile ticinese (CPC-TI).

 

                                   2.   Incontestata
la qualifica del rapporto contrattuale quale appalto, la Pretora ha spiegato
che il medesimo era retto esclusivamente dagli art. 363 segg. CO, dato che i
convenuti avevano omesso di produrre la Norma SIA 118. La prima giudice ha poi
reputato che la mercede ammontava a fr. 473'688.-, dalla quale andavano dedotti
gli acconti già versati, di complessivi fr. 250'000.-, per un saldo di fr.
223'688.-. Negando qualsivoglia riduzione a causa della presenza di difetti
asseriti dai convenuti, la Pretora ha condannato questi ultimi al pagamento in
solido di tale importo.

 

                                   3.   Gli
appellanti producono un “rapporto di sopraluogo” 2 febbraio 2009 allestito
dall’idrogeologo __________ __________ (doc. D), chiedendo che il medesimo sia
assunto agli atti. In seconda istanza non è permessa né la produzione di nuovi
documenti né l’allegazione di nuovi fatti (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC), per
cui tale domanda dev’essere disattesa. Va tuttavia detto che il contenuto del  referto
in questione, sebbene con mera valenza allegatoria e non probatoria, fa già
parte del carteggio processuale di prima sede. Invero, con ordinanza 17 marzo
2009 la Pretora ha respinto l’istanza dei convenuti volta a ottenere una nuova
perizia giudiziaria a opera di un nuovo perito, ma ha reputato che
l’introduzione del documento testé menzionato, allegato a tale istanza, era
proponibile quale allegazione di parte (pag. 4). 

 

                                   4.   Gli
appellanti chiedono, inoltre, l’esecuzione di una nuova perizia giudiziaria che
abbia a rispondere ai quesiti di cui all’ordinanza 22 maggio 2007, prova
rifiutata dalla Pretora con ordinanza 17 marzo 2009 (appello, pag. 2 in basso). La prima giudice ha respinto tale domanda ritenendo che il referto peritale 8 settembre
2007 rispettivamente i relativi complementi 21 aprile e 20 agosto 2008 dell’ing.
__________ __________ non erano carenti, contraddittori o comunque tali da
offendere la logica o la scienza. Giusta l’art. 322 lett. b CPC-TI se lo
ritiene utile per il proprio convincimento il giudice può ordinare, su istanza
di parte, l’assunzione di quelle prove che vennero offerte, ma che furono
rifiutate dal Pretore. Ciò posto, occorre vagliare ogni singola censura degli
appellanti al riguardo.

 

                                4.1   I convenuti
sostengono, anzitutto, che “la problematica della perizia manifestamente
insufficiente” sia nata “da un semplice disguido tecnico della Pretura”. Mentre
l’esecuzione delle perizie giudiziarie nell’ambito degli incarti OA.2003.32 e
OA.2003.33 (relativi all’edificazione di due abitazioni vicine a quella dei
convenuti) era stata affidata all’ing. __________ __________ di __________,
“con la soddisfazione di tutte le parti in causa”, quella inerente alla
presente procedura è stata attribuita al suo omonimo con sede a __________. Di
conseguenza, a dire degli appellanti “se non vi fosse stato questo disguido,
l’esito della causa sarebbe stato del tutto differente” (appello, pag. 4 seg.).
Tuttavia, tale circostanza non è atta a inficiare la qualità del referto
peritale agli atti. Le perizie allestite dall’ing. __________ __________ di __________,
invero, concernono altri oggetti e altre controversie. In ogni caso, le
deduzioni degli appellanti si esauriscono in mere allegazioni di parte. La
censura non può pertanto essere condivisa.

 

                                4.2   I convenuti
sostengono, altresì, che la perizia giudiziaria non abbia accertato
correttamente l’esistenza e l’entità dei difetti rincontrabili nell’abitazione
e passano in rassegna ogni difetto elencato nella sentenza pretorile per
dimostrare il loro asserto e per giustificare l’assunzione di una nuova perizia.

 

                             4.2.1   Nei punti ad
1-3, 8, 11-14, 16, 18-27, 29-31, 33-35, 37-49, 52 gli appellanti indicano “agli
atti”. Di conseguenza, essi sembrano non esprimere lagnanze in merito.
Nell’ipotesi contraria, una tale argomentazione non varrebbe come sufficiente
motivazione di appello, sicché sarebbe finanche irricevibile (art. 309 cpv. 2
lett. f CPC-TI).  

 

                             4.2.2   Secondo i
convenuti la perizia giudiziaria appare manifestamente insufficiente sulla
questione della presenza di umidità nel piano cantina e sul conseguente
ammuffimento dei muri (appello, punto Ad 4, pag. 5). Il perito ha indicato che
“l’umidità ambiente (aria) riscontrata è da considerarsi normale, ed è molto
vicina a quella dei locali abitabili ai piani superiori. Questo malgrado le
pareti siano a contatto con il terreno (la spalmatura esterna non costituisce
impermeabilizzazione propriamente detta né barriera vapore) e non siano isolate
né dotate di una barriera contro la diffusione di umidità. Per contro si
riscontrano localmente tracce d’umidità nei materiali da costruzione,
segnatamente nella parte bassa dell’intonaco, dovute ad assorbimento. Al
momento del sopralluogo le pareti e i pavimenti erano asciutti” (perizia 8
settembre 2007, risposta n. A 6). Il perito ha soggiunto che “l’origine
dell’assorbimento di cui al punto A 6 potrebbe essere dovuta alla formazione
occasionale di acqua di condensazione sul pavimento, oppure risalire
all’allagamento verificatosi nel 2001, secondo gli atti di causa. Si
riscontrano inoltre alcune fessure nel calcestruzzo in corrispondenza delle
finestre, una delle quali è stata oggetto di infiltrazione d’acqua. Le modalità
di eliminazione di tali manifestazioni sono le seguenti: in caso di
condensazione nei periodi meteorologicamente umidi, la deumidificazione degli
ambienti, con appositi apparecchi elettrici. Costo di un apparecchio ca. fr. 2'000.-; smontaggio zoccolini perimetrali (battiscopa) e rimozione
locale di una striscia d’intonaco, sostituzione dello stesso con malta a base
cementizia, ad assorbimento ridotto. Ripristino locale del tinteggio e dello zoccolino.
Costo dell’operazione ca. fr. 3'500.-; sigillatura di fessure nel calcestruzzo
delle pareti perimetrali, con iniezione di resine sintetiche. Costo
dell’operazione per le quattro fessure riscontrate: ca. fr. 2'500.- ” (loc.
cit., risposta A 7). 

 

                                         Gli
appellanti affermano che il perito non ha proceduto ad alcuna misura,
limitandosi a “fiutare l’umidità nell’aria”. Sennonché, nel complemento
peritale 21 aprile 2008 il perito ha precisato che “nel corso del sopralluogo
22 agosto 2007 i locali del piano interrato erano perfettamente asciutti.
Infatti non fu rilevata la benché minima presenza di acqua o umidità sulle
superfici interne, né sugli oggetti, e nemmeno nell’ambiente. Per questo motivo
non fu necessario procedere a misurazioni strumentali, peraltro non richieste”
(risposta ad 6, pag. 2). I convenuti ritengono, inoltre, che il perito non sia
stato in grado di rispondere alla domanda volta a conoscere le cause
dell’infiltrazione, limitandosi a individuare i mezzi per l’eliminazione
dell’effetto di tale infiltrazione, segnatamente la posa di un deumidificatore.
La censura non può essere condivisa. Invero, nella completazione peritale 21
aprile 2008 il perito ha spiegato che non avendo avuto modo di rilevare la
presenza di umidità, egli non ha disposto di informazioni per stabilirne le
eventuali origini. Egli ha poi soggiunto che “una ricerca in tal senso
comporterebbe l’esecuzione di più sopralluoghi e alcuni sondaggi , in modo da
rilevare l’eventuale stato di umidità e localizzarne le cause” (risposta Ad 7-8
Modifica, pag. 2). Il 22 aprile 2008 i convenuti hanno chiesto sia l’esecuzione
di un ulteriore sopralluogo da parte del perito da effettuare durante una
giornata di pioggia, così da poter rilevare le infiltrazioni d’acqua che si
sarebbero manifestate nei locali interrati, sia di autorizzare il perito a
pronunciarsi nuovamente sulla questione dell’umidità. Il medesimo giorno la
Pretora ha autorizzato quest’ultimo a dar seguito alla richiesta dei convenuti.
Il 17 giugno 2008, giorno di pioggia, gli appellanti hanno contattato il perito
sollecitando l’esecuzione immediata di un sopralluogo. Questi non ha tuttavia
potuto procedere al rilevamento poiché impossibilitato. In occasione delle
precipitazioni del 7 luglio 2008 il perito ha invece contattato i convenuti per
chiedere loro se non fosse stato il caso di procedere a un sopralluogo. Questi
hanno risposto che “non vi era acqua nei locali interrati, salvo una leggera
umidità delle fughe a pavimento”. Non si è quindi proceduto ad alcun
accertamento in loco. Va rilevato, al riguardo, che da come emerge dallo
scritto 20 agosto 2008 del perito tale fenomeno poteva essere dovuto a
condensazione e non indicare un’infiltrazione di acqua. Nonostante le
precipitazioni del 12 e 13 luglio 2008, a dire del perito ancora più intense rispetto a quelle summenzionate, i convenuti non gli hanno annunciato alcuna
infiltrazione d’acqua. Di conseguenza, visto l’approssimarsi del termine per la
presentazione della completazione peritale, il perito ha inviato alla Pretura
lo scritto 20 agosto 2008 testé menzionato, affermando che alla luce di quanto
illustrato sopra i rilievi e le analisi previste nel preventivo 29 aprile 2008
non erano fattibili e che qualora, di conseguenza, la Pretora avesse deciso di
chiudere la procedura di verifica, lo scritto in questione sarebbe valso quale
referto peritale. Nella propria ordinanza 17 marzo 2009 la Pretora ha rilevato
quanto illustrato sopra e ha spiegato che “il mancato accertamento dei fenomeni
d’umidità non risulta dovuto all’imperizia del consulente tecnico, quanto
piuttosto all’assenza di tali fenomeni il giorno del sopralluogo e alla loro
successiva mancata comparsa, nonostante le abbondanti precipitazioni, nel
periodo 22 aprile 2008 - 17 settembre 2008”. Di conseguenza, la prima giudice ha correttamente ritenuto che al riguardo la perizia giudiziaria non era
carente e che l’assunzione di una nuova perizia non era ammissibile. Gli
appellanti concludono, su questo argomento, affermando che “è più che probabile
che il giorno del secondo sopralluogo, per fattori meteorologici vari non vi
fossero infiltrazioni, ma il difetto sussiste ed è presente tutt’oggi! Le cause
dell’umidità riscontrata nel primo sopralluogo e poi non riscontrata nel
secondo, già a dire del perito, sono «tuttora da accertare» e «una ricerca in
tal senso comporterebbe l’esecuzione di più sopralluoghi ed alcuni sondaggi»
(proprio come indicato dall’ing. __________ nella perizia di parte). Il difetto
è pertanto presente, ma non è stato sufficientemente approfondito dal perito”. Per
i medesimi motivi testé illustrati sopra la censura non giova alla tesi dei
convenuti. Su questo punto l’appello è quindi respinto.

 

                             4.2.3   Sulla
questione della distanza dall’abitazione vicina, sempre basandosi sulla perizia
giudiziaria e sulla completazione della medesima la Pretora ha spiegato che
l’allegazione dei convenuti secondo la quale non è stata rispettata la distanza
minima tra edifici non risulta provata (sentenza impugnata, pag. 12, ad 5). Gli
appellanti asseriscono che il perito non è riuscito, per sua stessa ammissione,
a stabilire o meno l’esistenza di un errore  (memoriale, pag. 6, ad 5). In
risposta al quesito n. 4, ovvero “dica il perito se la casa dei signor AP 1 è stata
eretta a distanza corretta dalla casa vicina (signora __________),
conformemente ai piani approvati dall’autorità. In caso contrario indichi il
perito se vi è un minor valore della casa dei signori AP 1 e a quanto esso
ammonta”, nella perizia 8 settembre 2007 il perito ha affermato che “la
distanza misurata tra la casa dei signori AP 1 (casa A) e la casa della signora
__________ (casa E) è di m 10.00. I piani approvati, reperiti presso l’ufficio
tecnico di __________, non riportano tale distanza, ma solo quelle da confine.
Misurando in modo approssimativo tale distanza sul piano approvato (scala
1:1000), la distanza appare corretta” (perizia 8 settembre 2007, A 4, pag. 2). Nella completazione peritale 21 aprile 2008 al perito è stato posto il quesito
seguente: “il perito ha valutato unicamente la distanza della costruzione dei
signori AP 1, dalla costruzione di proprietà della signora __________, indicata
in m 10. sulla base del nuovo piano agli atti, dica il perito se la distanza
tra la casa della signora __________ e il confine della proprietà dei signori AP
1 risulta essere corretto e conforme al piano, indicando in caso contrario se
si tratta di un errore grave, indicando pure se vi è un minor valore della casa
dei signori AP 1 e a quanto esso ammonta”  il perito ha affermato che “la
distanza tra il confine della parcella A (AP 1) e la casa E (__________) non è
indicata nel piano fornito dall’ufficio tecnico comunale. Misurata
graficamente, risulterebbe approssimativamente pari a ca. m. 2.50. La distanza
effettiva misurata sul posto è pari a m. 2.80. Mancando un riferimento preciso,
non è possibile stabilire in questa sede l’esistenza o meno di un errore. Un
eventuale minore valore della proprietà AP 1 sarebbe determinato da una minore
superficie della parcella, in rapporto a quanto pattuito nel contratto d’appalto.
Negli atti di causa queste indicazioni non sono reperibili” (pag. 1, Ad 4). Gli
appellanti affermano, come detto, che il perito non sarebbe riuscito a
stabilire o meno l’esistenza di un errore, mentre non spendono alcuna parola su
quanto testé riportato, ovvero sull’assenza, agli atti, di indicazioni utili al
riguardo. Su questo punto, quindi, il loro appello è irricevibile (art. 309
cpv. 2 lett. f CPC-TI). 

 

                             4.2.4   Dinnanzi alla
prima giudice i convenuti hanno evidenziato la “posa di una canalizzazione, di
una griglia di drenaggio e di tombini non previsti dai piani e ritenuti
pertanto abusivi, i quali impediscono la copertura erbosa del giardino (ora
ghiaioso) e causano una riduzione della sua superficie” (sentenza impugnata,
pag. 8, punto 6). La Pretora, fondandosi sul referto peritale, ha reputato
l’assenza di un difetto, spiegando che la canalizzazione e i relativi pozzetti
corrispondono al piano approvato dall’autorità comunale, mentre la striscia
drenante è di lunghezza ridotta e non compromette la fruibilità del giardino
(loc. cit., pag. 12 in basso e 13 in alto). Gli appellanti ribadiscono
l’accertamento esperito dal perito sulla questione della striscia drenante e
affermano che “pertanto” questi ha negato l’esistenza di un difetto limitandosi
a sostenere che si tratta di una valutazione soggettiva (memoriale, pag. 6, ad
6). In realtà, il perito ha espresso tale precisazione in relazione alla
canalizzazione. Invero, egli ha spiegato che la canalizzazione posta al bordo
del giardino non deturpa le caratteristiche estetiche dell’insieme, precisando
che “la valutazione è comunque soggettiva”. Per quanto, invece, concerne la
striscia drenante evocata dagli appellanti, il perito ha asserito che “la
striscia drenante di ghiaia posta al confine lato sud-ovest presenta una
larghezza ridotta, e non compromette la fruibilità del giardino” (perizia 8
settembre 2007, pag. 2, ad 5). Di conseguenza, la censura è respinta.

 

                             4.2.5   Gli
appellanti sostengono, inoltre, che il perito non sia stato capace di determinare
la causa del cedimento del terreno nel giardino (appello, pag. 6, Ad 7). Alla
domanda di sapere “se è in corso un cedimento del terreno attorno al tombino
posto nel giardino” il perito ha risposto che “attualmente non sono in corso
cedimenti del terreno nel punto indicato” (perizia 8 settembre 2007, A 5 ultima frase, pag. 2). Di conseguenza la lagnanza dei convenuti è infondata.

 

                             4.2.6   Secondo gli
appellanti, poi, sebbene il perito abbia riconosciuto un difetto inerente alla
posa della serratura valutato in fr. 50.-, la Pretora ha ritenuto che il
difetto è stato notificato intempestivamente. Su questo punto, quindi, gli
appellanti non criticano la valutazione peritale, bensì l’argomentazione
pretorile. Al riguardo, va detto che la Pretora ha spiegato che “la posa del
cilindro per le chiavi Kaba è stata oggetto di notifica solo in corso di causa,
dunque tardivamente” (sentenza impugnata, pag. 16, consid. 4). Gli appellanti
non si confrontano minimamente con tale motivazione, sicché al riguardo
l’appello è irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett. f CPC-TI).

 

 

 

                             4.2.7   I convenuti
criticano, altresì, il perito per aver ritenuto che la terra utilizzata per il
giardino sia idonea, anche se composta con pietre di piccolo calibro
(memoriale, pag. 6, Ad 10). Il perito ha affermato che “la terra di coltura
trovata nei sondaggi appare idonea, con uno spessore di oltre 30 cm; si tratta di materiale organico sul quale la vegetazione è cresciuta in abbondanza, anche con
la presenza di pietre di piccolo calibro (5-6 cm, sporadicamente fino a 15 cm) (perizia 8 settembre 2007, A 14, pag. 3). Il perito ha quindi motivato la sua valutazione sull’idoneità della terra in questione sebbene siano
presenti delle pietre di piccolo calibro, mentre gli appellanti si limitano a
ribadire che l’inidoneità sarebbe data da tale presenza. Anche su questo punto
l’argomentazione degli appellanti è quindi irricevibile (art. 309 cpv. 2 lett.
f CPC-TI).

 

                             4.2.8   Gli
appellanti sostengono che sebbene il perito abbia confermato che l’ubicazione
del rubinetto esterno differisca da quella delle altre case identiche, egli non
abbia ritenuto l’esistenza di un difetto, in quanto vi sarebbe “solo un valore
soggettivo”. Su questo aspetto essi sottolineano che il rubinetto si trova
presso l’alloggio del cane (appello, pag. 6, Ad 15). Il perito ha spiegato che
“un rubinetto per il giardino è presente dietro la casa, presso l’alloggio del
cane; la funzionalità di tale posizione è legata a fattori soggettivi. La
presenza di rubinetti analoghi ubicati in modo diverso nelle altre case della
promozione __________ non determina un minor valore dell’opera” (perizia 8
settembre 2007, A13, pag. 3,). Non si può biasimare tale argomentazione.
Invero, il fatto che i rubinetti nelle altre case abbiano una posizione
differente non significa ancora che quello di pertinenza dei convenuti non sia
stato posato in altro loco per soddisfare diverse esigenze. Al riguardo, il
fatto che si trovi presso l’alloggio del cane non esclude l’idoneità della sua
ubicazione, dato che potrebbe servire proprio, ad esempio, alla pulizia del
medesimo. La censura degli appellanti non può quindi essere condivisa.

 

                             4.2.9   Gli
appellanti affermano che sebbene il perito abbia riconosciuto l’esistenza di
difetti inerenti alla mancata finitura del box doccia e all’impossibilità di
uso del medesimo, per complessivi fr. 2'500.-, la Pretora non ha imputato tali difetti all’attrice
(memoriale, pag 7, Ad 17 e 50). Ancora una volta, quindi, essi non criticano
l’operato del perito, bensì quello della prima giudice. Quest’ultima ha
spiegato, fondandosi sul doc. 11, che la posa della doccia era stata affidata,
per volere dei committenti, a una ditta terza, scelta dai convenuti (sentenza
impugnata, pag. 13, Ad 17 e 50). Gli appellanti sostengono che, in realtà, la
signora __________ indicata nel doc. 11 era la direttrice lavori dell’attrice
ed era stata questa a indirizzarli presso il fornitore della doccia, sicché
quest’ultimo non può essere reputato quale fornitore terzo. Nello scritto 28
febbraio 2002 inviato all’attrice dall’avv. __________, legale dei convenuti, è
indicato che per quanto concerne il “bagno” i suoi clienti “contatteranno
direttamente il fornitore presso il quale si sono recati con la signora __________
per richiedere la completazione dell’opera” (doc. 11, punto 2). Nelle proprie
osservazioni 30 ottobre 2009 l’attrice sostiene che a suffragio
dell’accertamento pretorile vi sarebbe anche la fattura 1° ottobre 2003, nella
quale essa ha dedotto il costo degli “arredamenti bagni” (doc. E). Nella
replica 13 settembre 2005 l’attrice, riferendosi proprio al doc. 11, ha affermato che le lagnanze dei committenti di cui al doc. 6 (“gruppo doccia del box non è
finito col silicone e le viti che lo sostengono sono a vista e non coperte”)
erano state abbandonate per quanto concerneva la finitura della doccia e ha
soggiunto che “l’arredo-bagno e relativo montaggio è stato scorporato
dall’appalto base – per desiderio degli stessi sigg. AP 1 – che hanno preferito
acquisirlo direttamente in Italia: ciò che ha determinato la relativa deduzione
a loro favore nella fattura doc. E. In tal senso, ogni lamentela ad esso
relativa non va rivolta AO 1 qui attrice” (pag. 3, Ad 4b). Nella duplica 18
ottobre 2005 i convenuti hanno in generale “ribadito la validità dello scritto
15 agosto 2001 (doc. 6), affermando che “tutte le contestazioni ivi contenute
sono confermate e mai i convenuti hanno rinunciato a farle valere” e segnalando
delle precisazioni “sulle opere segnalate” (pag. 4 in alto), ove tuttavia non vi è alcun accenno alla doccia in questione. A pag. 5 della duplica,
poi, essi rilevano nel dettaglio i difetti e, per alcuni di essi, affermano di
non aver mai abbandonato la contestazione. Anche in questo caso non vi è alcun
riferimento al bagno dell’abitazione. Per contro, i convenuti hanno ribadito il
contenuto del doc. 11 (duplica, pag. 6 in alto). Per quanto concerne il doc. E, inoltre, essi si limitano a contestare il conteggio delle opere
supplementari nel senso che non sono state dedotte le opere già previste nel
contratto (duplica, pag. 7). Ne consegue che gli appellanti non hanno –
perlomeno non chiaramente – contestato quando indicato su questo punto
dall’attrice nella replica, sicché ai sensi dell’art. 170 CPC-TI si presume
ammesso quanto allegato in merito dall’attrice. La lagnanza dei convenuti non
può pertanto essere seguita. 

 

                           4.2.10   Gli appellanti
affermano, altresì, che sebbene il perito abbia riconosciuto un costo di fr. 4'500.- per la posa di un cancello carraio
esterno, la Pretora non ha riconosciuto l’esistenza di un difetto (memoriale,
pag. 7, Ad 28). Anche in questo caso, quindi, essi non biasimano la risultanza
peritale. La prima giudice ha spiegato che la fornitura e la posa del cancello
non risultavano far parte del contratto (sentenza impugnata, pag. 14, Ad 28). I
convenuti sostengono che le parti avevano, invece, concordato tale posa, come
emergerebbe dal rinvio nel contratto alla “relazione tecnico descrittiva”, nel
quale figurerebbe proprio tale prestazione. Nel contratto in questione è
indicato che il “descrittivo delle opere in tre pagine” è parte integrante del
medesimo (doc. A, pag. 5). Nella replica 13 settembre 2005 l’attrice ha
affermato di aver eseguito a regola d’arte la totalità delle opere concordate
contrattualmente, riferendosi proprio al descrittivo di cui al doc. G (pag. 2,
punto Ad 2). Nella duplica 18 ottobre 2005 i convenuti non hanno contestato la
qualifica del documento testé menzionato, che peraltro si compone proprio di
tre pagine. In tale documento non vi è alcun accenno alla fornitura e alla posa
di un cancello carraio. Ne consegue che la censura degli appellanti non può
essere condivisa. Si aggiunga che nelle proprie osservazioni 30 ottobre 2009
l’attrice afferma che i convenuti si riferiscono erroneamente alla relazione
tecnico descrittiva che invece non è parte al contratto, come riferito dalla
teste __________ __________ (pag. 5 in mezzo). La teste (tecnico edile) ha invero
dichiarato che il doc. G era annesso al contratto e non riprendeva “pari pari”
il  doc. 1 (“relazione tecnico descrittiva”), che altro non era se non un
prospetto pubblicitario da lei ideato (verbale 15 dicembre 2005, pag. 6). In
ogni caso, quand’anche i convenuti avessero voluto riferirsi al doc. 1, tale
documento non indica alcunché sulla questione del cancello esterno. D’altra
parte gli appellanti nemmeno menzionano di che documento trattasi, sicché
possono sorgere dubbi finanche sulla ricevibilità, al riguardo, dell’appello.

 

                           4.2.11   I convenuti
proseguono biasimando la decisione pretorile, che non avrebbe aderito alla
risultanza peritale secondo la quale il sollevamento e il distacco del
battiscopa, identificabile in un difetto, era valutabile in fr. 2'500.- (appello, pag. 8, Ad 32 e 51).
Secondo la Pretora per quanto attiene a tali difetti non è possibile una
valutazione del loro costo di ripristino, poiché il perito si è limitato a
stimare complessivamente il costo di svariati difetti (sentenza impugnata, pag.
 15 in fondo e 16 in alto). Al quesito peritale n. 9 “dica il perito se i
difetti indicati dai signori AP 1 nel doc. 18 (infiltrazione di acqua nel
bagno, crepe in tutta la casa, umidità nel piano inferiore e siliconatura) sono
stati eliminati o sono ancora presenti. Dica il perito quali sono le cause dei
difetti, e indichi a quanto ammontano i costi per l’eliminazione di questi
difetti e dei danni derivanti ancora presenti” il perito ha risposto elencando
dei difetti, tra i quali il “distacco dei battiscopa, da ripristinare
localmente”, e ha affermato che “i costi complessivi per la correzione dei difetti
sopra elencati, che vanno ad aggiungersi ai costi di manutenzione e tinteggio periodico,
possono essere stimati in ca. fr. 2'500.-“ (perizia 8 settembre 2007, A9, pag. 3 in alto). Gli appellanti ritengono che tale valutazione complessiva dimostri la lacunosità della
perizia giudiziaria e l’arbitrarietà della motivazione pretorile (memoriale,
pag. 10). Da quest’ultima argomentazione va subito sgombrato il campo. Invero,
alla luce della risultanza suesposta a ragione la prima giudice ha ritenuto che
i convenuti non erano riusciti a dimostrare l’importo relativo alla
sistemazione dei battiscopa. Per il resto, qualora gli appellanti avessero
ritenuto incompleta, su questo punto, la perizia, come sostengono in appello,
avrebbero dovuto richiedere la completazione al riguardo della medesima
dinnanzi alla prima giudice. Cosa che invece non hanno fatto. Anche su questo
punto l’appello è respinto.

 

                           4.2.12   I convenuti
sostengono, poi, che il perito ha riscontrato l’esistenza di rigature sul
parquet ma “la causa dello stesso non è determinabile” (memoriale, pag. 8, Ad
36). Il perito ha rilevato “2-3 rigature vistose nel parquet del soggiorno” e
ha precisato che “la causa non può essere stabilit in questa sede” (perizia 8
settembre 2007, A3, pag. 1 in fondo). Con la censura summenzionata gli
appellanti non criticano la valutazione peritale, ma si limitano a constatare
che la causa non è determinabile. L’argomentazione non è quindi di ausilio ai
fini del giudizio.

 

                           4.2.13   I convenuti
ritengono, altresì, che nel determinare l’origine delle “fessure di vario tipo”
in tutta la casa il perito si sia basato solamente sul fattore deterioramento e
usura che normalmente caratterizza l’invecchiamento di uno stabile, non
considerando possibili elementi che contribuiscono all’accelerazione drastica
di tali processi, invece rilevati nel referto dell’idrogeologo __________ __________
(doc. D prodotto con l’appello). Come detto sopra, i convenuti avevano già
prodotto tale documento dinnanzi alla Pretora unitamente alla loro istanza 5 febbraio
2009 volta all’esecuzione di una nuova perizia. La prima giudice aveva spiegato
che l’introduzione nel processo di una perizia privata di contenuto tecnico, in
particolare per confutare una perizia giudiziaria, era proponibile quale
allegazione difensiva di parte (e non quale mezzo di prova) in qualsiasi
momento del processo. Sia come sia, la produzione del referto in questione
potrebbe giocare un ruolo unicamente nella misura in cui contribuisca a riunire
i presupposti di cui all’art. 322 lett. b CPC-TI. 

                                         Sulla
questione delle fessure indicate nello scritto 22 marzo 2004 (doc. 18) il
perito giudiziario ha rilevato che “sono presenti fessure di vario tipo in
diversi elementi della costruzione. Parte delle fessure sono dovute alla
naturale “stagionatura” dell’immobile, che avviene nei primi anni di esercizio,
con la lenta fuoriuscita dell’acqua residua dalla confezione dei materiali,
dagli assestamenti strutturali e tra i diversi materiali” e ha soggiunto che
“le fessure visibili tra le pareti del 1. piano e i pannelli del soffitto
(tetto a vista) rientrano pure nella prima tipologia (…)” (perizia 8 settembre
2007, A9, pag. 2 in fondo e 3 in alto). Il perito ha inoltre asserito che “le
fessure presenti nel calcestruzzo delle pareti al piano interrato sono causate
dal ritiro del calcestruzzo, un fenomeno normale e comune a tutti i materiali
idraulici (…). Le fessure visibili sulle pareti della scala sono causate dalla
congiunzione di materiali diversi, segnatamente le pareti in calcestruzzo del
piano interrato e la muratura del piano terreno. In questo caso una
fessurazione è considerata normale e va riparata. Le fessure presenti nella
parete al 1. piano, camera sud-ovest e doccia, sono pure dovute a tensioni
differenziate, vista la prossimità del tetto, e vanno pure riparate. La
frattura marginale dell’intonaco pareti 1. piano a contatto con le lastre del
tetto sono pure da attribuire al contatto tra materiali diversi. Le fessure ad
andamento prevalentemente orizzontale, presenti sotto le finestre vano scala ed
altre aperture, sono pure dovute alla presenza di materiali diversi, tra cui la
lastra in pietra naturale posta sopra il davanzale. Le fessure perimetrali del
soffitto nel soggiorno p. terreno sono da attribuire alla normale deformazione
della soletta ed al raccordo con le pareti, in particolare nella zona del
camino. L’intonaco non è stato tagliato. In tutti i casi esposti la riparazione
e la stuccatura di fessure è da eseguire in occasione di un prossimo tinteggio.
Non si ritiene che la presenza di tali fessure possa motivare un minor valore
dell’immobile” (loc. cit., A17, pag. 3 seg.). 

 

                                         Nelle
loro domande di completazione e delucidazione peritale i convenuti hanno
chiesto al perito di spiegare “in merito ai pannelli del soffitto, cosa intende
con il termine «rientrano pure nella prima tipologia» e
solo per quanto concerne le sigillature essi hanno domandato se “lo stacco
delle sigillature è da considerare normale oppure se è avvenuto
prematuramente”. Tali quesiti sono stati ammessi dalla Pretora con ordinanza 6
novembre 2007. Il perito ha risposto che “la «prima tipologia» di fessure è
quella riferita al contatto tra materiali di diversa natura, ed al naturale
assestamento e maturazione degli stessi, nella fattispecie i pannelli dei
soffitti e le pareti in muratura”. La prima giudice ha poi ammesso senza
modifiche i quesiti di completazione e delucidazione alla risposta n. 17. Il
perito ha quindi risposto che l’”assenza di fessure in una nuova costruzione
rappresenta un obiettivo praticamente irraggiungibile. Tutti i materiali e
sistemi che si utilizzano correntemente, e che anche nel caso in esame
costituiscono la materia del contratto d’appalto, sono soggetti a stagionatura
e pertanto a movimenti residui dopo la posa. Perciò l’apparizione di fessure
del tipo in esame, nei primi mesi d’esercizio dell’immobile, è ritenuta
fenomeno normale. Per ridurre al minimo il rischio di apparizione di fessure si
dovrebbe costruire con tempi molto più lunghi di quelli normalmente in uso, e
con costi decisamente maggiori. Si permetterebbe così ai materiali di
stagionare e assestarsi prima di entrare in contatto con elementi di natura
diversa. I tempi di costruzione e consegna previsti nel contratto d’appalto non
hanno permesso questo tipo di procedura (…). Il numero, la tipologia e l’entità
delle fessure presenti nella casa è da considerarsi normale in rapporto alle
modalità di costruzione” (completazione peritale 21 aprile 2008, Ad 17, pag.
3). 

 

                                         Alla luce
di quanto riportato sopra il perito ha quindi chiaramente reputato che le
fessure in questione sono causate da un deterioramento normale dell’immobile.
Non vi è alcun accenno a un’accelerazione di tale fenomeno. Anzi, nel
connotarlo come “normale” il perito ha escluso tale circostanza. Si aggiunga
che nel referto di cui al doc. D l’idrogeologo __________
__________ ha affermato che “nelle prese di posizione
del perito, ed in particolare in risposta ai quesiti alle domande 7, 9 e 17,
sono considerati unicamente i fattori di deterioramento ed usura che normalmente
caratterizzano l’invecchiamento di uno stabile. Non
sono invece considerati possibili fattori che contribuiscono all’accelerazione
drastica di questi processi” e ha concluso asserendo che “la presenza
occasionale di un acquifero sospeso può spiegare i problemi di invecchiamento
precoce dello stabile (fessurazioni e crepe) (…)” (pag. 1 seg.). Tuttavia,
posto che il perito giudiziario non ha ritenuto che la presenza di fessurazioni
fosse da ricondurre a un processo accelerato di invecchiamento dello stabile,
ma che, anzi, sia nel loro numero, tipologia e entità
le fessurazioni sono da considerarsi normali in rapporto alle modalità di
costruzione,  non si comprende per quale motivo egli
avrebbe dovuto ipotizzare altri fattori scatenanti tale fenomeno. D’altra
parte, come emerge dalle risposte riportate sopra l’accertamento peritale sul
decorso normale di invecchiamento non appare manifestamente insufficiente o
discordante e tale, quindi, da insinuare il dubbio sulla sua corrispondenza
alla realtà. 

 

                                         Sulla questione
delle fessure gli appellanti, infine, criticano il perito per aver ritenuto che
queste non motivino un minor valore dell’immobile, senza tuttavia illustrare le
basi del suo convincimento (appello, pag. 9, Ad 54). Essi dimenticano che, al
riguardo,  il quesito n. 17 ha il tenore seguente: “Nel caso in cui le crepe
non si potessero eliminare, indichi il perito il minor valore della casa”. Di
conseguenza, posto che il perito ha ritenuto che “in tutti i casi esposti la
riparazione e le stuccature di fessure è da eseguire in occasione di un
prossimo tinteggio” e, quindi, vi è la possibilità di eliminazione delle crepe
in questione, egli non ha dovuto indicare l’eventuale minor valore della casa.
Alla luce di quanto suesposto, anche su questo punto l’appello dev’essere
respinto.

 

                           4.2.14   Gli appellanti
sostengono che sebbene il perito abbia accertato l’assenza di un taglio fra
l’intonaco del soggiorno e quello del soffitto, qualificabile in un difetto e
la cui riparazione comporta un costo di fr. 1'000.-, la Pretora ha ritenuto che esso non era stato tempestivamente
notificato all’appaltatrice (appello, pag. 9). La prima giudice ha spiegato che
dal carteggio processuale non risulta quando le crepe in questione, notificate
con scritto 22 marzo 2004 (doc. 18), si siano verificate (sentenza impugnata,
pag. 16, consid. 4). I convenuti affermano, anzitutto, che alla fattispecie è
applicabile la Norma SIA 118. Per i motivi esposti al consid. 6 tale censura
non può essere condivisa. Essi sostengono di aver in ogni caso notificato il
difetto non appena si sono verificate le crepe e che la controparte non ha
dimostrato che esse fossero già presenti da tempo prima della loro
segnalazione. Sennonché, qualora l’appaltatore contesti la tempestività della
notifica del difetto, compete al committente dimostrarla. Ciò comporta che
quest’ultimo deve anche provare il momento in cui è venuto a conoscenza del
difetto (DTF 118 II 142, consid. 3a). Ne consegue che l’argomentazione
pretorile dev’essere confermata e, al riguardo, l’appello dev’essere respinto.

 

                           4.2.15   Riferendosi al
punto Ad 54 della sentenza impugnata i convenuti affermano che sebbene il
perito abbia accertato uno “stacco prematuro” delle sigillature, egli non ha reputato
il medesimo come difetto (appello, pag. 9, Ad 54). Il punto Ad 54 concerne il
difetto invocato dai convenuti circa lo “scollamento del silicone tra i muri e
le pareti in cucina e nei bagni, nonché scollamento del silicone tra gli
stipiti delle pareti e i muri” (v. sentenza impugnata, pag. 11). Va quindi
detto anzitutto che il perito ha illustrato la possibile causa di uno “stacco
prematuro delle sigillature” in relazione al quesito n. 10, concernente 
unicamente la siliconatura delle piastrelle dei bagni e della cucina. Nella
perizia 8 settembre 2007 è indicato che “le sigillature in mastice appaiono
eseguite con standard qualitativi normali; tuttavia vanno periodicamente
ripristinate, essendo soggette a manutenzione. Uno stacco prematuro delle
sigillature può essere causato dall’assestamento dei materiali componenti la
costruzione, in particolare i pavimenti” (A10, pag. 3). Nella completazione
peritale 21 aprile 2008 alla domanda Ad 9 volta a sapere “in quale caso il
ripristino delle sigillature non rientra nella manutenzione ordinaria. Dica il
perito se in questo caso, ritenuti i tempi di apparizione del problema, lo
stacco delle sigillature è da considerare normale oppure se è avvenuto
prematuramente”, egli ha risposto che “il ripristino di sigillature in mastice
non rientra nella manutenzione ordinaria quando le stesse presentano difetti di
dimensionamento, d’esecuzione o dei materiali. Nel caso specifico lo stacco
delle sigillature è dovuto ad un’esecuzione prematura in rapporto alla
stagionatura degli elementi adiacenti; dal profilo tecnico lo stacco è da
considerasi normale” (pag. 2, risposta Ad 9). Di conseguenza, egli non ha
affermato che la manifestazione dello stacco in questione era prematuro, bensì
che la causa era da ricondurre a un’esecuzione prematura in rapporto alla
stagionatura degli elementi adiacenti. Su questo aspetto va detto che in
riferimento alla questione della stagionatura dei materiali il perito, seppur
riferendosi alle fessure, ha precisato che tutti i materiali che si utilizzano
correntemente sono soggetti a stagionatura e pertanto a movimenti residui dopo
la posa. Per ridurre al minimo il rischio di fessure si dovrebbe costruire con
tempi molto più lunghi di quelli normalmente in uso e con costi decisamente
maggiori (completazione peritale, pag. 3, Ad 17). Va altresì detto che gli
appellanti medesimi menzionano le risultanze peritali di cui alla risposta n.
17 per criticare il perito anche per quanto concerne lo scollamento del
silicone (memoriale, pag. 9, Ad 54). Anche su questo punto, quindi, l’appello
dev’essere respinto.

 

                           4.2.16   Alla luce di
quanto esposto ai considerandi precedenti, la richiesta degli appellanti volta
a ottenere l’allestimento di una nuova perizia giudiziaria dev’essere
disattesa.

 

                                   5.   Gli
appellanti postulano, altresì, l’esecuzione di un sopralluogo, necessario, a
loro dire, per rendersi conto di quanto la perizia giudiziaria sia
manifestamente carente (pag. 11 in fondo). Il 7 aprile 2009 i convenuti hanno
chiesto alla prima giudice di eseguire un sopralluogo “per visionare
direttamente i difetti riscontrati come si presentano soprattutto oggigiorno”,
mentre la controparte si è opposta a tale domanda. La Pretora ha citato le
parti a comparire sul luogo della contestazione martedì 26 maggio 2009, per poi
annullare con ordinanza 4 maggio 2009 tale udienza in ragione del fatto che
l’esecuzione di un sopralluogo non era più rilevante ai fini del giudizio. Ella
ha spiegato, al riguardo, che bastavano i tre sopralluoghi esperiti dal perito
giudiziario. Gli appellanti contestano tale rifiuto  in ragione del fatto che
il sopralluogo era volto proprio a dimostrare l’infondatezza della perizia
giudiziaria. Come detto (sopra, consid. 4), nella misura in cui sono ricevibili
le censure dei convenuti sulla perizia giudiziaria sono respinte. Per il resto,
va detto che, come spiegato dalla Pretora, la perizia giudiziaria rende, nella
fattispecie, superflua l’esecuzione di un sopralluogo. Invero, per definizione l’ispezione
ha quale scopo di acquisire agli atti del giudizio quegli elementi che non
possono essere assunti con gli usuali mezzi di prova, ossia tutti quegli
oggetti che, per loro natura, non possono essere altro che osservati o, per
l’appunto, ispezionati (Cocchi/Trezzini,
CPC-TI, Lugano 2000, nota 742 a pié di pag. 631). Reputato che i referti
peritali si fondano, tra le altre cose, proprio sull’osservazione in loco
da parte del perito, la censura dei convenuti è priva di rilevanza. Anche su
questo punto l’appello è respinto. 

 

                                   6.   Gli
appellanti criticano la Pretora per non aver applicato alla fattispecie la
Norma SIA 118 (memoriale, pag. 3 seg.). La prima giudice ha spiegato che
siccome i convenuti non avevano versato agli atti tale Norma la vertenza doveva
essere giudicata esclusivamente sulla base degli art. 363 segg. CO (sentenza
impugnata, pag. 5 seg., consid. 1). Gli appellanti ribadiscono che nel
contratto era indicata l’applicazione della Norma SIA 118 e che ciò basta a che
essa sia applicata nel presente caso. La censura non può essere seguita.
Invero, come evidenziato dalla prima giudice il contenuto delle norme SIA non
costituisce fatto notorio, sicché incombe alla parte che se ne prevale
apportarne la prova (sentenza del Tribunale federale inc. 4A_428/2007 del 2
dicembre 2008, consid. 3.1; cfr. anche sentenza del Tribunale federale
inc. 4A_86/2011 del 28 aprile 2011, consid. 6.1; II CCA, sentenza inc.
12.2008.190 del 30 gennaio 2010). Gli appellanti soggiungono
che la prima giudice ha emesso, al riguardo, una decisione arbitraria poiché di
segno opposto a quelle concernenti altre due cause analoghe. Tale allegazione,
peraltro non dimostrata, non è tuttavia di ausilio alla loro tesi. Infatti,
essa non implica l’applicabilità errata del diritto sia dinnanzi alla prima
giudice sia in questa sede.

                                   7.   I
convenuti affermano, inoltre, di stimare un minor valore per difetti nella loro
abitazione in fr. 100'000.- e
“si dicono convinti che una nuova perizia giudiziaria possa confermare tale
importo”. Di conseguenza essi chiedono di riformare la sentenza impugnata nel
senso di riconoscere all’attrice un importo di fr. 123'688.- oltre interessi (appello, pag. 13). Alla luce di quanto
illustrato (sopra, consid. 4) la domanda degli appellanti di assumere una nuova
perizia giudiziaria è disattesa, sicché anche la censura testé menzionata non
può essere seguita.

 

                                   8.   Gli
appellanti chiedono, infine, che il giudizio di prime cure sia riformato nel
senso di fissare le ripetibili in favore di controparte in fr. 500.-, anziché in
fr. 12'000.- come stabilito
dalla Pretora. Quest’ultima ha reputato che i convenuti erano soccombenti della
misura di 24/25. Gli appellanti hanno postulato, in questa sede, la riforma del
giudizio pretorile, di modo che la loro soccombenza avrebbe dovuto essere
calcolata in 13/25. Di conseguenza, la domanda di riduzione a fr. 500.- delle
ripetibili non è unicamente motivata dal differente grado di soccombenza
postulato. Tuttavia, l’ammontare delle ripetibili calcolate dalla Pretora secondo
le norme applicabili in concreto (art. 16 del Regolamento sulle ripetibili)  in
ragione del valore di causa di prima sede di fr. 231'573.75 è favorevole ai convenuti. La tariffa dell’Ordine degli
avvocati, alla quale il giudice si ispira, prevedeva infatti un’aliquota dal 5
all’8% per un valore di fr. 231'573.75. Gli appellanti non spendono del resto una parola per motivare
il loro asserto, sicché al riguardo la censura è irricevibile (art. 309 cpv. 2
lett. f CPC-TI).

 

                                   9.   In
definitiva, nella misura in cui è ricevibile l’appello è respinto. Gli oneri
processuali sono a carico degli appellanti in solido, con l’obbligo, sempre con
il vincolo di solidarietà, di rifondere a controparte un’equa indennità per
ripetibili, commisurata al valore di causa di fr. 100'000.-. Tale importo vale anche come valore litigioso determinante ai
fini di un eventuale ricorso in materia civile al Tribunale federale.

 

Per i quali motivi,

 

 

vista sulle spese la LTG e il Regolamento sulle
ripetibili

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile l’appello 2 ottobre 2009 di AP 1
e AP 2 è respinto. Di conseguenza, la sentenza 14 settembre 2009 della
Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Nord è confermata.

2.Gli oneri processuali di appello,
consistenti in:

 

a)
tassa di giustizia      fr. 3'550.-

b)
spese                         fr.     50.-

totale                              fr.
3'600.-

 

già
anticipati dagli appellanti, restano a loro carico in solido, con l’obbligo di
versare a AO 1, sempre con il vincolo di solidarietà, fr. 1'800.- per
ripetibili di appello.

 

                                   3.   Intimazione:

	
   

  	
  -;

  -.

   

  

                                         Comunicazione
alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Nord.

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi
giuridici 

Nelle cause a carattere pecuniario con un valore
litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del
testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il
ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso
sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che
intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso
in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e
medesima istanza (art. 119 LTF).