# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** e041271c-e41b-5787-adc9-14bcaadc999c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2021-12-08
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 08.12.2021 D-4296/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4296-2021_2021-12-08.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-4296/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 8  d i c e m b r e  2 0 2 1  

Composizione 
 Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  

Yanick Felley, Simon Thurnheer,  

cancelliere Jesse Joseph Erard. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nato l’ (…), 

Iran,  

(…),,   

ricorrente,  

 
 

 
contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo ed allontanamento (domanda multipla); 

decisione della SEM del 27 agosto 2021 / N (…). 

 

 

 

D-4296/2021 

Pagina 2 

 

Fatti: 

A.  

A._______, cittadino iraniano, ha raggiunto la Svizzera il (…) settembre 

2018 presentandovi, in medesima data, una domanda d’asilo (cfr. atti au-

torità inferiore).  

B.  

Con decisione del 28 ottobre 2019, la Segreteria di Stato della migrazione 

(di seguito: SEM) ha respinto la succitata domanda d’asilo pronunciando 

contestualmente l’allontanamento del richiedente dalla Svizzera oltre 

all’esecuzione del provvedimento medesimo.  

C.  

L’interessato ha quindi impugnato tale giudizio adendo il Tribunale ammi-

nistrativo federale (di seguito: il Tribunale) con un ricorso del 28 novembre 

2019.  Lo scrivente Tribunale, pronunciandosi con sentenza D-6278/2019 

del 30 novembre 2020, ha però respinto l’impugnativa, confermando inte-

gralmente la decisione dell’autorità di prima istanza.  

D.  

Il 12 gennaio 2021 l’interessato ha presentato all’attenzione della SEM una 

domanda di riesame sulla scorta di un nuovo mezzo di prova, consistente 

in un certificato medico del 15 dicembre 2020 redatto dal Dr. B._______, 

FMH in psichiatria e psicoterapia. 

E.  

Con decisione del 3 febbraio 2021, notificata il 4 febbraio 2021 (cfr. avviso 

di ricevimento), l’autorità inferiore ha respinto l’istanza e ha confermato la 

sua precedente decisione facente data al 28 ottobre 2019.  

F.  

In data 4 marzo 2021, il richiedente si è aggravato anche contro il precitato 

provvedimento. 

G.  

Prima che il Tribunale avesse modo di pronunciarsi in merito al succitato 

gravame (cfr. sentenza del Tribunale D-980/2021 dell’8 dicembre 2021), 

l’interessato ha presentato alla SEM una nuova richiesta intitolandola “do-

manda di riesame”. 

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Pagina 3 

In sostanza e per quanto è qui di rilievo, il richiedente ha ancorato siffatta 

domanda all’attivismo politico ch’egli eserciterebbe in Svizzera in opposi-

zione al regime iraniano. In questo senso, un allontanamento verso il 

Paese d’origine, lo esporrebbe ad un rischio di persecuzioni ex art. 3 

CEDU.  

A sostegno della propria versione dei fatti, l’interessato ha versato agli atti 

del procedimento di prima istanza un CD-ROM contenente diversa docu-

mentazione audiovisiva. 

H.  

Con decisione del 27 agosto 2021 l’autorità inferiore, dopo aver qualificato 

l’istanza dell’interessato quale domanda d’asilo multipla, l’ha respinta.  

I.  

Con il ricorso del 24 settembre 2021 il richiedente è insorto dinanzi an Tri-

bunale anche contro il precitato provvedimento, chiedendo in via principale 

l’accoglimento del gravame e la concessione dell’asilo in Svizzera; in su-

bordine, egli ha domandato di essere ammesso provvisoriamente in Sviz-

zera. Contestualmente, l’insorgente ha concluso alla concessione dell’as-

sistenza giudiziaria nel senso dall’esenzione dal versamento delle spese 

anticipate di giustizia, il tutto con protesta di spese e ripetibili.  

Onde avvalorare la propria versione dei fatti, A._______ ha accluso al suo 

memoriale ricorsuale ventitré CD-ROM contenenti del materiale audiovi-

sivo relativo alle attività ch’egli avrebbe condotto in ambito politico su suolo 

elvetico. Ad essi, egli ha allegato degli estratti cartacei quali anteprima del 

contenuto. 

J.  

Ulteriori fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti verranno ripresi nei 

considerandi qualora risultino decisivi per l’esito della vertenza. 

 

Diritto: 

1.  

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. LA SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi) e l’atto impugnato costituisce una decisione ai 

sensi dell’art. 5 PA.  

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Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a–c PA). Pertanto è legittimato ad aggravarsi contro di essa.  

I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 6 LAsi), alla forma e al 

contenuto dell’atto di ricorso (art. 52 cpv. 1 PA) sono soddisfatti.  

Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso.  

2.  

Ai sensi dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia allo scambio di scritti. 

3.  

Con ricorso al Tribunale possono essere invocati, in materia d’asilo, la vio-

lazione del diritto federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti 

giuridicamente rilevanti (art. 106 cpv. 1 LAsi; cfr. DTAF 2014/26 consid. 5), 

e, in materia di diritto degli stranieri, pure l’inadeguatezza ai sensi 

dell’art. 49 PA (cfr. DTAF 2014/26 consid. 5). Il Tribunale non è vincolato né 

dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della 

decisione impugnata, né dalle argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2014/1 

consid. 2).  

4.  

4.1 Preliminarmente, giova rammentare che se il richiedente intende ad-

durre fatti o mezzi di prova determinanti per il riconoscimento dello statuto 

di rifugiato e che non riguardano aspetti già valutati nella procedura ordi-

naria cresciuta in giudicato con la sentenza materiale del Tribunale 

(cfr. art. 61 LTF su rimando degli art. 6 LAsi, 37 LTAF e 4 PA), egli può 

depositare una nuova domanda d’asilo dinanzi all’autorità di prima istanza 

(cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.5 – 4.6; 2013/22 consid. 5.4 e 11.3.2; Giuri-

sprudenza ed informazioni della Commissione svizzera di ricorso in mate-

ria d’asilo [GICRA] 2006 n. 20 consid. 2.3 e 1998 n. 1). Ciò è il caso quando 

l’interessato invoca dei fatti nuovi propri a motivare la qualità di rifugiato e 

che si sono prodotti dopo la chiusura della sua ultima procedura d’asilo 

(cfr. DTAF 2016/17 consid. 4.1.3), cosa che a livello di casistica giurispru-

denziale si esaurisce sostanzialmente nei motivi soggettivi o oggettivi in-

sorti dopo la fuga quali delle attività politiche in esilio, la conversione ad 

una nuova religione o un mutamento nella situazione politica nel paese 

d’origine con potenziale effetto sulle condizioni per riconoscere la qualità 

di rifugiato (cfr. DTAF 2014/39 consid. 4.6, GICRA 2006 n. 20 consid. 3.1; 

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a titolo esemplificativo le sentenze del Tribunale E-2642/2020 del 14 aprile 

2020 e D-3283/2020 del 1° luglio 2020 consid. 5.4). 

La LAsi, con l’art. 111c, prevede un disposto specifico al riguardo, san-

cendo che le nuove domande d’asilo presentate entro cinque anni dal pas-

saggio in giudicato della decisione in materia d’asilo e d’allontanamento 

devono essere motivate e presentate per scritto. Si tratta di una procedura 

specifica alle nuove domande che intervengono in tale lasso di tempo e 

che la legge designa come “domande multiple” (cfr. DTAF 2017 VI/7 con-

sid. 5.2.2; 2014/39 consid. 4.3). Per contro, gli eventi preesistenti, ossia 

fatti già verificatisi prima della crescita in giudicato della decisione in mate-

ria d’asilo ed inizialmente sottaciuti o omessi, non possono essere oggetto 

di una seconda domanda d’asilo (cfr. DTAF 2013/22 consid. 5.4, che ri-

chiama la giurisprudenza emessa sotto l’egida del vart. 32 cpv. 2 lett. e 

LAsi; più recentemente sentenza del Tribunale E-4667/2018 del 22 gen-

naio 2018 consid. 4.1.3). 

4.2 Alla luce di quanto precede nonché delle considerazioni articolate dal 

Tribunale nella sentenza D-980/2021 dell’8 dicembre 2021 (cfr. con-

sid. 6.2), alla quale si rinvia, è quindi a giusto titolo che l’autorità inferiore 

ha rubricato l’istanza dell’interessato quale nuova domanda d’asilo, aspetto 

peraltro pacifico nel caso in esame. 

 

5.  

5.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 cpv. 1 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo 

statuto accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifu-

giato. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera (art. 2 cpv. 2). Giusta 

l’art. 3 cpv. 1 LAsi, sono rifugiati le persone che, nel Paese d’origine o d’ul-

tima residenza, sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, 

religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o 

per le loro opinioni politiche, ovvero hanno fondato timore d’essere esposte 

a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l’esposizione a pericolo 

della vita, dell’integrità fisica o della libertà, nonché le misure che compor-

tano una pressione psichica insopportabile (art. 3 cpv. 2 LAsi). Vi è pres-

sione psichica insopportabile quando una persona è vittima di misure si-

stemati-che che costituiscono delle violazioni gravi o ripetute delle libertà e 

dei diritti fondamentali e che da un apprezzamento oggettivo raggiungono 

un'intensità e un grado tali da rendere impossibile, o difficile oltre i limiti del 

sopportabile, condurre un'esistenza degna di un essere umano nello Stato 

persecutore, di modo che la persona perseguitata può sottrarsi a questa 

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situazione forzata unicamente tramite la fuga all'estero (cfr. DTAF 2010/28 

consid. 3.3.1.1 e relativi riferimenti). 

5.2 Giusta l’art. 54 LAsi, non è concesso asilo al richiedente che è divenuto 

rifugiato ai sensi dell’art. 3 LAsi soltanto con la partenza dal Paese d’origine 

o di provenienza oppure in ragione del comportamento dopo la partenza. 

In applicazione dell’art. 54 LAsi sono segnatamente comprese l’uscita ille-

gale dal Paese d’origine ("Republikflucht"), il deposito di una domanda 

d’asilo all’estero oppure le attività politiche effettuate in esilio che condu-

cono ad un timore fondato di persecuzioni future (cfr. DTAF 2010/44 con-

sid. 3.5 con giurisprudenza ivi citata, e 2009/29 consid. 5.1). Sulla base di 

tale disposto, al richiedente l’asilo che ha motivi d’asilo soggettivi insorti 

dopo la fuga è riconosciuta la qualità di rifugiato, negata la concessione 

dell’asilo e concessa l’ammissione provvisoria per inammissibilità dell’ese-

cuzione dell’allontanamento verso il suo Paese d’origine (cfr. DTAF 

2009/28 consid. 7.1 e Giurisprudenza ed informazioni della Commissione 

svizzera di ricorso in materia d’asilo [GICRA] 2006 n. 1 consid. 6.1). Deci-

siva, nell’esame per il riconoscimento di detta qualità in caso di attività po-

litiche svolte in esilio, è la questione a sapere (cfr. art. 7 LAsi) se le autorità 

nel Paese interessato sono a conoscenza del comportamento adottato 

all’estero e se il richiedente abbia per questa ragione a temere da esse 

misure persecutorie ai sensi dell’art. 3 LAsi nel caso facesse ritorno in Pa-

tria (cfr. DTAF 2009/28 consid. 7.1 e, fra le tante, sentenza del Tribunale 

E-6647/2015 dell’11 maggio 2020 consid. 4.2). Per invalsa giurisprudenza, 

comunque, solo gli oppositori in esilio che sono impegnati in un’attività so-

stenuta ed intensa, al di sopra della media, e che rappresentato una mi-

naccia grave e concreta per il governo sono realmente esposti in questo 

senso (cfr. DTAF 2009/28 consid. 7.4.3, nonché, fra le tante, sentenze del 

Tribunale E-6647/2015 dell’11 maggio 2020 consid. 4.2 e E-3325/2015 del 

23 febbraio 2018 consid. 4.2). 

6.  

Ora, poste tali debite premesse, in specie v’è da rilevare che la domanda 

d’asilo oggetto del presente procedimento si àncora esclusivamente ad at-

tività politiche esercitate in Svizzera, posteriori all’espatrio di A._______ 

dall’Iran.  

Ne consegue che in applicazione dell’art. 54 LAsi, i motivi addotti a soste-

gno della domanda d’asilo in rassegna, non possono condurre alla conces-

sione dell’asilo in Svizzera. 

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Pertanto, sulla questione della concessione dell’asilo il ricorso va respinto 

e la decisione impugnata confermata. 

7.  

7.1 Rimane da esaminare se l’interessato può vedersi riconoscere la qua-

lità di rifugiato – come detto all’esclusione della concessione dell’asilo 

(cfr. supra consid. 5.2 e 6) – per gli allegati motivi soggettivi insorti dopo la 

fuga (cfr. art. 54 LAsi), ossia in ragione della sua dichiarata partecipazione 

politica in Svizzera (cfr. supra consid. G).   

7.2 Al riguardo, è d’uopo constatare che i servizi segreti iraniani sono no-

toriamente in grado di monitorare da vicino le attività politiche dei cittadini 

iraniani residenti all’estero. Tuttavia, di norma, le attenzioni delle autorità si 

concentrano su individui con un profilo particolare, che occupano posizioni 

di primo piano o si impegnano in attività che esulano dal quadro abituale 

dell’opposizione di massa, e costituiscono una seria e concreta minaccia 

per il regime (cfr. sentenza del Tribunale D-830/2016 del 20 luglio 2016 

consid. 4.2 [pubblicata quale sentenza di riferimento]; DTAF 2009/28 con-

sid. 7.4.3). A titolo esemplificativo, non costituisce una simile minaccia il 

richiedente che − non conosciuto come oppositore politico prima di espa-

triare dall’Iran − ha svolto in Svizzera alcune attività, rispettivamente ha 

assunto delle responsabilità, in seno ad un movimento d’opposizione (per-

sona di contatto) senza però distinguersi per una posizione di leadership 

nell’ambito delle manifestazioni alle quali ha partecipato, non è stato men-

zionato per nome dalla stampa e non ha generato un’attività che oltrepas-

sava quella di molti dei suoi compatrioti critici nei confronti del regime ira-

niano (cfr. DTAF 2009/28). Allo stesso modo, la semplice redazione o pub-

blicazione di articoli concernenti avvenimenti politici in Iran, per quanto nu-

merosi essi siano, non permettono ad esse sole di ammettere un profilo 

suscettibile di iscriversi nella giurisprudenza di cui sopra (cfr. fra le tante, 

sentenze del Tribunale E-3657/2020 del 9 settembre 2021 consid. 3.4.1; 

E-2470/2021 del 21 giugno 2021 consid. 3.4.1; D-1465/2018 del 1° feb-

braio 2019 consid. 6.5).   

Oltretutto, va evidenziato che le autorità iraniane non solo sono consape-

voli del fatto che alcuni dei loro cittadini all’estero danno prova di impegni 

politici per mero opportunismo ed onde evitare di essere rimpatriati in Iran, 

ma sono anche in grado di distinguerli dagli individui che sono invece sin-

ceramente coinvolti in un reale processo di opposizione (cfr. fra le nume-

rose, sentenze del Tribunale E-3657/2020 del 9 settembre 2021 con-

sid. 3.4.1; E-2470/2021 del 21 giugno 2021 consid. 3.4.1; D-2368/2017 del 

1° giugno 2017 consid. 5.4; DTAF 2009/28). Così, non è l’esposizione del 

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richiedente, intesa come la sua riconoscibilità, ad essere decisiva affinché 

si possa considerare ch’egli costituisca una minaccia del regime; piuttosto 

occorrerà ponderare un insieme di criteri quali il tenore del suo coinvolgi-

mento, l’impatto della sua personalità, del discorso da lui veicolato e del 

modo in cui viene recepito dalla popolazione (cfr. DTAF 2009/29). 

7.3 Alla luce delle considerazioni che precedono, il Tribunale ha peraltro 

avuto modo di rilevare che non tutte le persone che agiscono come attivisti 

sui social network ed identificabili come tali, sono necessariamente espo-

ste ad un rischio per il caso in cui facessero ritorno in Iran, ponendo ancora 

una volta l’accento sul carattere qualitativo di siffatto attivismo (cfr. sen-

tenze E-3657/2020 del 9 settembre 2021 e E-3473/2017 del 18 febbraio 

2020 consid. 6.4).  

8.  

8.1 Con il provvedimento impugnato, la SEM ha negato l’esistenza di cir-

costanze atte a fondare un timore di essere esposto a persecuzioni rilevanti 

in materia d’asilo per il caso in cui il richiedente facesse ritorno in Iran. Al 

riguardo, l’autorità in parola ha innanzitutto osservato che nell’ambito della 

prima procedura d’asilo, l’interessato non avrebbe reso verosimile di es-

sere stato posto nel collimatore dalle autorità statali antecedentemente al 

suo espatrio, cosicché sarebbe lecito ammettere ch’egli non fosse sotto 

osservazioni al momento del suo arrivo in Svizzera. Vieppiù, a mente 

dell’autorità inferiore in casu andrebbe evidenziata la tardività con la quale 

l’insorgente avrebbe incominciato ad operarsi nel veicolare critiche avverso 

il regime iraniano; difatti, ancorché presente sul territorio elvetico sin dal 

2018, egli avrebbe intrapreso solo recentemente le attività allegate a so-

stegno della nuova domanda d’asilo.  

Ferme tali premesse, la SEM ha proseguito la sua disamina rilevando che 

le azioni di protesta e denuncia operate da A._______, non sarebbero suf-

ficienti per concludere all’esistenza di una situazione di pericolo ex art. 3 

LAsi in caso di ritorno in patria. In primo luogo, egli non avrebbe occupato 

ruoli di rilievo nell’ambito delle allegate manifestazioni. A ciò si aggiunge-

rebbe il fatto che secondo l’autorità inferiore, le interviste rilasciate all’emit-

tente “(…)” – alle quali andrebbe comunque riconosciuta un’esposizione 

mediatica maggiore – sarebbero insufficienti per ammettere che il ricor-

rente sia stato posto nel mirino dalle autorità del Paese d’origine, tanto più 

alla luce dell’assenza di precedenti attività politiche degne di nota. Del re-

sto, in specie neppure vi sarebbero indizi per ritenere che le autorità ira-

niane abbiano intrapreso misure nei confronti dell’interessato in ragione 

delle attività da lui svolte in esilio.  

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In sunto, non vi sarebbe modo di ritenere che A._______ sia considerato 

dallo Stato iraniano come una minaccia concreta e che, per tale motivo, 

egli sia esposto ad un rischio di essere perseguitato qualora rimpatriasse.  

8.2 Con l’impugnativa, il ricorrente avversa la valutazione della SEM. Egli 

è in effetti dell’opinione che i mezzi di prova versati agli atti nell’ambito del 

procedimento di prima istanza, unitamente al carteggio accluso al gra-

vame, attesti l’esistenza di un timore di essere esposto ad un rischio di 

persecuzione rilevante ai fini dell’asilo, posto ch’egli andrebbe considerato 

come un individuo dal profilo politico specifico esulante dal quadro abituale 

dell’opposizione di massa. D’altro canto, ciò sarebbe comprovato dall’ele-

vato numero di visualizzazioni contabilizzate dai suoi interventi pubblicati 

sui Social media e riportati da altri media noti nel Paese di provenienza.  

Egli rammenta poi di essere membro del comitato esecutivo del (…) e (…) 

della sua sezione (…), organizzazione per il conto della quale denunce-

rebbe gli abusi del regime iraniano.  

In ultimo, l’interessato dichiara che la conversione alla religione cristiana 

intrapresa a suo tempo, sarebbe nel frattempo pressoché ultimata, nella 

misura in cui si starebbe preparando a ricevere il sacramento del batte-

simo.  

9.  

9.1 Ora, venendo alla fattispecie concreta, il Tribunale rileva come l’impe-

gno politico addotto dal richiedente non ossequi la giurisprudenza testé 

enucleata.  

In primo luogo, la partecipazione ad alcune manifestazioni tenutesi in Sviz-

zera, non permette di ritenere l’esistenza di un possibile interesse delle 

autorità iraniane nei confronti dell’interessato. D’altro canto, sebbene in al-

cuni dei molteplici filmati di cui all’inserto, il ricorrente – alla stregua di altri 

astanti − parrebbe avere preso la parola recitando un testo, nulla permette 

di metterlo in risalto rispetto agli altri partecipanti, né tantomeno di elevarlo 

ad una figura di leader. Per le medesime ragioni, il ruolo ch’egli avrebbe 

assunto in seno all’organizzazione denominata “(…)” e alla rispettiva se-

zione (…), neppure consente di fondare un timore di essere stato posto nel 

collimatore dello Stato iraniano. Difatti, al di là della carica formale ricoperta 

nella struttura gerarchica del (…), dalla documentazione versata agli atti 

non v’è modo di desumere i compiti concretamente espletati per conto 

dell’organizzazione, né le responsabilità ch’egli sarebbe stato effettiva-

mente chiamato ad assumersi. 

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Pagina 10 

Proseguendo nella disamina, è poi doveroso evidenziare che l’ulteriore 

materiale audiovisivo versato agli atti, nemmeno permette di concludere 

che dal suo arrivo in Svizzera l’interessato abbia attirato l’attenzione dello 

Stato iraniano al punto da essere considerato un pericoloso oppositore del 

regime. In questo senso, i filmati condivisi sulla pagina del social network 

“Instagram” denominata “(…)” – profilo a suo tempo seguito da circa 33'000 

utenti (cfr. consultato l’8 ottobre 2021) – non sono più visionabili ritenuto 

che il profilo in parola è nel frattempo stato rimosso (cfr. consultato il 3 no-

vembre 2021). D’altro canto, va osservato come gli stessi non avessero 

suscitato particolare interesse, atteso che ciascuno degli interventi poteva 

vantare da qualche centinaia ad un massimo di poche migliaia di visualiz-

zazioni ed alcuni sporadici commenti (cfr. consultato l’8 ottobre 2021).  

Nemmeno la collaborazione del richiedente con i media esteri, rispettiva-

mente la condivisione dei suoi contributi da parte di quest’ultimi – special-

mente per il tramite di applicazioni di messaggistica istantanea – muta la 

valutazione che precede. Nel ponderare siffatte attività, non può in effetti 

essere fatta astrazione del fatto che al suo arrivo in Svizzera l’interessato 

non fosse posto sotto sorveglianza dalle autorità iraniane (cfr. sentenza del 

Tribunale D-6278/2019 del 30 novembre 2020), di modo che l’esposizione 

del ricorrente, incominciata con l’avvio dell’attività propagandistica dopo 

aver risieduto più di due anni sul suolo elvetico e solamente a seguito della 

decisione del Tribunale del 30 novembre 2020, si iscrive in un lasso tem-

porale ridotto. Invero, proprio in considerazione di quest’ultima evenienza, 

il Tribunale ritiene che – sebbene gli vada riconosciuta una certa dinamicità 

nel veicolare messaggi di critica nei confronti del regime iraniano – le tem-

pistiche che hanno visto il richiedente emergere e manifestarsi quale op-

positore del regime di Teheran, denotino piuttosto un costrutto opportuni-

stico, dettato dai bisogni di causa e, in particolare, dal rigetto della prima 

domanda d’asilo, ancorata a tutt’altre ragioni.  

9.2 Per il resto, l’argomentazione legata alla conversione al cristianesimo, 

e più precisamente ad asseriti sviluppi in merito alla procedura di batte-

simo, attiene ad una questione già dipanata dal Tribunale nell’ambito della 

sentenza D-6278/2019 del 30 novembre 2020, cosicché, vista anche l’as-

senza di nuovi elementi atti a configurare un riesame sul punto, tale aspetto 

non ha ragione di essere trattato nel corso del procedimento in rassegna.  

9.3 Pertanto, la censura volta all’ottenimento della qualità di rifugiato per 

motivi insorti dopo la fuga non merita tutela e la decisione impugnata va 

confermata.  

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Pagina 11 

10.  

Se respinge a domanda d'asilo o non entra nel merito, la SEM pronuncia, 

di norma, l’allontanamento dalla Svizzera e ne ordina l'esecuzione; tiene 

però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44 LAsi). 

L’insorgente non adempie le condizioni in virtù delle quali la SEM avrebbe 

dovuto astenersi dal pronunciare l’allontanamento dalla Svizzera (art. 14 

cpv. 1 e 2 nonché 44 LAsi come pure art. 32 dell'ordinanza 1 sull’asilo re-

lativa alle questioni procedurali dell’11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]); 

cfr. DTAF 2013/37 consid. 4.4 e 2011/24 consid. 10.1).  

Pertanto la pronuncia dell’allontanamento va confermata.  

11.  

Per quanto concerne l’esecuzione dell’allontanamento, per rinvio 

dell’art. 44 LAsi, l’art. 83 LStrI (RS 142.20) prevede che la stessa sia am-

missibile (cpv. 3), esigibile (cpv. 4) e possibile (cpv. 2). In caso di non 

adempimento di una di queste condizioni, la SEM dispone l’ammissione 

provvisoria (art. 44 LAsi e art. 83 cpv. 1 LStrI). 

12.  

12.1 Nella propria decisione la SEM, dopo aver pronunciato l’allontana-

mento del richiedente, ha considerato l’esecuzione del provvedimento am-

missibile, ragionevolmente esigibile e possibile.  

12.2 Nel gravame, l’insorgente confuta anche tale assunto (cfr. memoriale 

ricorsuale, punto 6).  

12.3 Tuttavia, le questioni legate all’esecuzione dell’allontanamento dell’in-

teressato sono state esaminate sia dall’autorità di prima istanza – con le 

decisioni del 28 ottobre 2019 e del 27 agosto 2021 – così come anche nella 

sentenza D-6278/2019 emanata dallo scrivente Tribunale in data 20 no-

vembre 2020. Su tali presupposti, in assenza di nuovi elementi suscettibili 

di giustificarne un nuovo esame, e per i motivi esposti in quest’ultimo giu-

dizio – ai cui considerandi si rinvia integralmente onde evitare inutili ripeti-

zioni – l’esecuzione dell’allontanamento è da considerarsi ammissibile, ra-

gionevolmente esigibile e possibile.  

Di conseguenza, anche in materia di esecuzione dell'allontanamento la de-

cisione dell'autorità inferiore va confermata. 

 

D-4296/2021 

Pagina 12 

13.  

Ne discende che la SEM con la decisione impugnata non ha violato il diritto 

federale né abusato del suo potere d'apprezzamento ed inoltre non ha ac-

certato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente rilevanti 

(art. 106 cpv. 1 LAsi), altresì, per quanto censurabile, la decisione non è 

inadeguata (art. 49 PA), per il che il ricorso va respinto. 

14.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda di esenzione 

dal versamento di un anticipo equivalente alle presunte spese processuali 

è divenuta senza oggetto.  

15.  

Inoltre, ritenute le allegazioni sprovviste di probabilità di esito favorevole, 

la domanda di assistenza giudiziaria, nel senso della dispensa dal versa-

mento delle spese processuali ex art. 65 cpv. 1 PA, è respinta.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali di CHF 750.–, che se-

guono la soccombenza, sono poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 

e 5 PA, nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripe-

tibili nelle cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 feb-

braio 2008 [TS-TAF, RS 173.320.2]). 

16.  

La presente decisione non concerne persone contro le quali è pendente 

una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno abbando-

nato in cerca di protezione, per il che non può essere impugnata con ri-

corso in materia di diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 

lett. d cifra 1 LTF).  

La pronuncia è quindi definitiva.  

 

 

(dispositivo alla pagina seguente)  

D-4296/2021 

Pagina 13 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria è respinta.  

3.  

Le spese processuali, di CHF 750.–, sono poste a carico del ricorrente. Il 

succitato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale, entro un 

termine di 30 giorni dalla spedizione della presente decisione. 

4.  

Questa sentenza è comunicata al ricorrente, alla SEM e all'autorità canto-

nale competente.  

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Daniele Cattaneo Jesse Joseph Erard 

 

 

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