# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** c95a41d3-9481-5cee-a16e-36b3004ee100
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2011-09-02
**Language:** it
**Title:** Graubünden Kantonsgericht I. Zivilkammer 02.09.2011 ZK1 2010 8
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_KG_006_ZK1-2010-8_2011-09-02.pdf

## Full Text

Kantonsgericht von Graubünden
Dretgira chantunala dal Grischun
Tribunale cantonale dei Grigioni

___________________________________________________________________________________________________

Rif.: Coira, 2 settembre 2011 Comunicata per iscritto il:
ZK1 10 7       5 settembre 2011
ZK1 10 8

(Con sentenza 5A_724/2011 del 13 febbraio 2013 il Tribunale federale ha respinto 
il ricorso contro questa sentenza).

Sentenza
I. Camera civile

Presidenza Michael Dürst
Giudici Brunner e Schlenker
Attuario Rogantini

Negli appelli civili

di A., istante, appellante ed appellato, patrocinato dall’avv. lic. iur. Cristina Keller, 
San Roc, 6537 Grono, contro Z.,

e

di Z., convenuto, appellato ed appellante, patrocinato dall’avv. Hans Peter Aeber-
hard, Frohbergweg 14, 3009 Berna, contro A., B. e C.,

contro

la sentenza del Tribunale distrettuale Moesa del 10 novembre 2009, comunicata il 
15 dicembre 2009, in re di A., B. e C. contro Z. e consorti,

concernente contestazione di un testamento,

è risultato:

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I. Fattispecie

A. Il 21 febbraio 1991 i coniugi E. e D. firmarono un contratto successorio nella 
forma pubblica (act. 2.3). Il 25 ottobre 1991 lo completarono sottoscrivendone un 
secondo (act. 2.4). Nel primo contratto i contraenti si istituirono reciprocamente quali 
unici eredi dell’intera successione, istituirono A. e F. quali eredi finali, attribuendo 
fra l’altro a A. 50 azioni nominative della X. SA, ora X. SA (art. 3 cifra 2.1 del contratto 
successorio), e pattuirono inoltre l’elargizione di diversi legati. Questi comprendono 
fra l’altro anche 100 azioni X. SA a Z. (cifra 3.3), poi ciascuno 24 azioni X. SA più 
1/10 dell’eccedenza dell’intera successione a B. (cifre 3.4 e 4.2) e a C. (cifre 3.5 e 
4.3) e 1/10 di detta eccedenza a A. (cifra 4.1). Nel secondo contratto successorio, 
inteso come complemento al primo, tra l’altro i coniugi E. e D. concedettero a Z. un 
diritto di compera personale per tutte le azioni X. SA le quali non sarebbero già state 
attribuitegli per legato (cifra 2.a del complemento al contratto successorio). 

B. D. morì il 6 gennaio 1992. E., la cui successione è in causa nella fattispecie, 
decedette il 29 marzo 2007, avendo allestito dopo la morte del marito 16 testamenti 
olografi (fra cui act. 2.5-2.11) e disposto in vita di oggetti attribuiti mediante 
convenzione (act. 2.12). Oltre al resto con il testamento olografo del 10 settembre 
1995 (act. 2.11) e la convenzione del 5 luglio 2000 (act. 2.12) la moglie superstite 
E. favoreggiò Z. devolvendogli tutte le restanti azioni X. SA (ormai X. SA) non già 
attribuitegli mediante contratto successorio, dichiarandole inoltre non soggette a 
collazione e disponendone il trasferimento anticipato di proprietà già in vita. Pattuì 
nella convenzione pure una rendita vitalizia annuale di CHF 30'000.– vita natural 
durante in cambio per la rinuncia anticipata di dividendi, precisando però che se 
l’importo complessivo dei dividendi distribuiti dovesse essere inferiore a CHF 
30'000.–, la rendita vitalizia si ridurrebbe della rispettiva differenza fra i CHF 
30'000.– e i dividendi effettivamente distribuiti.

Il Circolo di Roveredo attestò l’autenticità dei contratti successori e dei testamenti 
con decreti del 7 maggio 2007, comunicati il 21 settembre 2007.

C. Con istanza di conciliazione civile del 12 settembre 2008 (act. 1.1) A., B. e 
C. – istanti – (tutti patrocinati dall’avv. Cristina Keller) contestarono diversi 
testamenti e richiesero l’annullamento di uno di essi. Z., G. e H. (tutti patrocinati 
dall’avv. Hans Peter Aeberhard), I. (non patrocinata) e J., K., L., M. e N. (tutti 
patrocinati dall’avv. Rossano Guggiari) – convenuti – si opposero all’istanza, 
chiedendo che venga respinta nei rispettivi punti. 

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Essendo rimasto infruttuoso il tentativo di conciliazione, con libello del 10 febbraio 
2009 il Presidente del Circolo di Roveredo deferì la causa al giudizio del tribunale 
competente.

D. Gli istanti proseguirono la causa al Tribunale distrettuale Moesa con istanza 
del 27 febbraio 2009 (act. 1.1), presentando gli stessi petiti come già in procedura 
di conciliazione:

“1. Il testamento olografo di E. 27 ottobre 1996 (legato di fr. 15'000.– e letti 
Messing con relativi comodini a favore di J.) è annullato per vizio di 
forma. Di conseguenza il legato a favore di J. è dichiarato non valido e 
all’esecutrice testamentaria è ordinato di non elargire il legato, che resta 
alla successione.

Eventualmente – nel caso che il testamento olografo di E. 27 ottobre 
1996 non sarà annullato – il testamento è contestato e il legato è ridotto 
dell’importo di fr. 15'000.– in denaro. Di conseguenza è ordinato 
all’esecutrice testamentaria di non elargire il legato in denaro di fr. 
15'000.–, che resta interamente alla successione.

2.1 Il testamento olografo di E. 25 agosto 1998 (legato fr. 5'000.– a H.) è 
contestato e il legato è ridotto a zero. Di conseguenza è ordinato 
all’esecutrice testamentaria di non elargire il legato, che resta alla 
successione.

2.2 Il testamento olografo di E. 2 novembre 2001 (legato fr. 5'000.– a I.) è 
contestato e il legato è ridotto a zero. Di conseguenza è ordinato 
all’esecutrice testamentaria di non elargire il legato, che resta alla 
successione.

2.3 Il testamento olografo di E. 20 gennaio 2003 (legato di fr. 100'000.– a 
G.) è contestato e il legato è ridotto a zero. Di conseguenza è ordinato 
all’esecutrice testamentaria di non elargire il legato, che resta alla 
successione.

2.4 Il testamento olografo di E. 8 marzo 2003 (legato di fr. 100'000.– a L., 
M. e N.) è contestato e il legato è ridotto a zero. Di conseguenza è 
ordinato all’esecutrice testamentaria di non elargire il legato, che resta 
alla successione.

2.5 Il testamento olografo di E. 12 febbraio 2007 (legato di fr. 20'000.– a K.) 
è contestato e il legato è ridotto a zero. Di conseguenza è ordinato 
all’esecutrice testamentaria di non elargire il legato, che resta alla 
successione.

3.1 Il testamento olografo di E. 10 settembre 1995 (attribuzione a Z. di tutte 
le azioni X. SA (ora X. SA) non già assegnategli per legato tenore 
contratto successorio 21 febbraio 1991) è contestato e l’attribuzione è 
ridotta delle 50 azioni nominative X. SA (ora X. SA) assegnate a A. 
tenore contratto successorio 21 febbraio 1991. Di conseguenza è 
ordinato a Z. di restituire alla successione 50 azioni nominative X. SA 
(ora X. SA) già in suo possesso spettanti a A.

Eventualmente Z. è obbligato a pagare alla successione a beneficio di 
A. l’importo di fr. 50'000.– oltre interessi al 5% dal 30 marzo 2007, giorno 
successivo la morte di E.

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4. Z. è condannato a pagare alla successione di E. fr. 43'869.–. L’importo 
è già stato compensato al momento della restituzione di un credito 
vantato da Z. nei confronti della successione di E. in data 17 settembre 
2008.

5. Spese, tasse a carico dei convenuti. Protestate ripetibili.”

L’11 maggio 2009 i convenuti patrocinati dall’avv. Hans Peter Aeberhard inoltrarono 
la loro risposta all’istanza. H. e G. aderirono rispettivamente ai petiti n. 2.1 e 2.3, Z. 
invece contestò integralmente le richieste petitorie 3.1 e 4 di parte attrice. Gli altri 
convenuti non parteciparono alla procedura, perciò nei loro confronti venne adottata 
la procedura contumaciale.

E. Con sentenza del 10 novembre 2009, comunicata il 15 dicembre 2009, il 
Tribunale distrettuale Moesa pronunciò quanto segue [sono ripresi in questo luogo 
soltanto i punti in questione nella presente procedura]:

“1. L’istanza processuale 27 febbraio 2009 è parzialmente accolta.

2.–7. […]

8. Il legato di cui al testamento olografo di E. del 10 settembre 1995 (in 
favore di Z.) è annullato e ridotto delle 50 azioni nominative X. SA (ora 
X. SA).

9. […]

10. La tassa di giudizio di CHF 5'000.–, di scritturazione di CHF 414.– e le 
spese diverse di CHF 229.–, per complessivi CHF 5'643.–, sono così 
suddivise:

10.1 CHF 784.– a carico di A., B. e C. con vincolo di solidarietà 
(13.89%)

10.2 CHF 549.– a carico di A. (9.73%)

10.3–10.8 […]

10.9 CHF 274.– a carico di Z. (4.86%)

11.

11.1–11.6 […]

11.7 A. è obbligato a versare a Z. l’importo di CHF 400.– a titolo di 
ripetibili ridotte.

11.8 Gli attori in solido sono obbligati a versare a Z. l’importo di CHF 
530.– a titolo di ripetibili.

12. [Comunicazioni]”

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F. Contro tale decisione è stato dichiarato appello sia da parte di A. (procedura 
ZK1 10 07) che di Z. (procedura ZK1 10 08). Con il suo appello del 20 gennaio 2010 
A. presenta i seguenti petiti [ripresi letteralmente, gli evidenziamenti rimossi]:

“1. L’appello è accolto.

2.1 Il punto 8 della sentenza 10 novembre/15 dicembre del Tribunale 
distrettuale Moesa:

‘Il legato di cui al testamento olografo di E. del 10 settembre 1995 (in 
favore di Z.) è annullato e ridotto delle 50 azioni nominative X. SA (ora 
X. SA).’

è completato nel seguente modo:

‘Di conseguenza è ordinato a Z. di restituire alla successione 50 azioni 
nominative X. SA (già X. SA) già in suo possesso spettanti a A.’

2.2 Eventualmente il punto 8 della sentenza 10 novembre/15 dicembre del 
Tribunale distrettuale Moesa:

‘Il legato di cui al testamento olografo di E. del 10 settembre 1995 (in 
favore di Z.) è annullato e ridotto delle 50 azioni nominative X. SA (ora 
X. SA).’

è completato nel seguente modo:

‘Di conseguenza Z. è obbligato a pagare alla successione a beneficio di 
A. l’importo di CHF 50'000.– oltre interessi al 5% dal 30 marzo 2007, 
giorno successivo alla morte di E.’

3. Il punto 10 della sentenza 10 novembre/15 dicembre del Tribunale 
distrettuale Moesa è modificato come segue:

‘La tassa di giudizio di CHF 5'000.–, di scritturazione di CHF 414.– e le 
spese diverse di CHF 229.–, per complessivi CHF 5'643.–, sono così 
suddivise:
…
10.2 CHF 823.– a carico di Z.
…
10.9 – (decade)’

4. Il punto 11.7 della sentenza 10 novembre/15 dicembre del Tribunale di-
strettuale Moesa è modificato come segue:

’11.7 Z. è obbligato a versare a A. l’importo di CHF 2'000.– a titolo di 
ripetibili.’

5. Protestate spese, tasse e ripetibili per la procedura di seconda istanza.”

Z. ha inoltrato il suo appello già motivato redatto in lingua tedesca il 22 gennaio 
2010, chiedendo quanto segue:

“1. Die Dispositivpunkte 8 und 10.9 und des Urteils vom 15.12.2009 seien 
aufzuheben.

2. Die Klage vom 10. Februar 2009, Rechtsbegehren 3.1 betreffend Z., sei, 
soweit die Vorinstanz darauf eingetreten ist, vollständig abzuweisen und 
es sei auf die Herabsetzungsklage nicht einzutreten.

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3. Die Berufungsbeklagten seien zu den erstinstanzlich dem Berufungs-
kläger auferlegten Kosten zu verurteilen.

4. Die Berufungsbeklagten seien zu verurteilen, dem Berufungskläger für 
das erstinstanzliche Verfahren eine Parteientschädigung für Anwalts-
kosten entsprechend der eingereichten Kostennote, mindestens aber 
von Fr. 51'000.– zu bezahlen zuzüglich Mehrwertsteuer von 7.6%, ent-
sprechend dem massgeblichen Streitwert von Fr. 2,9725 Mio.

– unter Kosten- und Entschädigungsfolge –“

G. Con due ordinanze distinte dell’8 febbraio 2010 è stata ordinata la procedura 
scritta e data la possibilità alle parti di inoltrare rispettivamente completare la 
motivazione del proprio appello. Mentre A. ha presentato una tale motivazione 
scritta il 1° marzo 2010, Z. ha rinunciato a completare il suo appello già motivato. A. 
ha inoltrato la sua risposta all’appello il 4 maggio 2010, Z. il 21 maggio 2010. Lo 
scambio di scritti è stato chiuso con due ordinanze del 7 giugno 2010.

H. Sulle ulteriori argomentazioni delle parti si tornerà per quanto utile ai fini del 
giudizio nelle considerazioni di merito che seguono.

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II. Considerandi

1.
1.1 Con la riforma dell’art. 122 cpv. 1 della Costituzione federale della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101) è stata attribuita alla 
Confederazione la competenza legislativa esclusiva in materia di procedura civile. 
Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto processuale civile 
svizzero del 19 dicembre 2008 (Codice di procedura civile, CPC; RS 272). Il 
Cantone dei Grigioni ha quindi abrogato i suoi atti legislativi in questo campo entro 
il 31 dicembre 2010. Giusta l’art. 405 cpv. 1 delle disposizioni transitorie del CPC 
tuttavia alle impugnazioni si applica il diritto in vigore al momento della 
comunicazione della decisione. Dato che nella fattispecie la sentenza impugnata è 
stata notificata il 15 dicembre 2009, è applicabile il vecchio Codice di procedura 
civile grigionese del 1° dicembre 1985 (CPC/GR; già CSC 320.000) in vigore fino al 
31 dicembre 2010.

1.2 Ai sensi dell’art. 218 CPC/GR è dato l’appello al Tribunale cantonale contro 
decisioni dei tribunali distrettuali giusta l’art. 19 CPC/GR. Nella fattispecie la 
decisione impugnata è stata emanata dal Tribunale distrettuale Moesa e la 
controversia è di carattere patrimoniale per un valore ben superiore a CHF 8'000.– 
(vedi i rispettivi petiti di A. e di Z.), perciò l’appello contro la sentenza del 10 
novembre 2009 è di principio ammissibile sotto questo aspetto. Dichiarati ambedue 
al Presidente del Tribunale distrettuale Moesa entro il termine legale di 20 giorni 
dalla notificazione scritta della decisione motivata e osservanti il contenuto e le 
forme prescritte, entrambi gli appelli sono ricevibili in ordine.

1.3 Giusta l’art. 8 cpv. 2 della Legge del 19 ottobre 2006 sulle lingue del Cantone 
dei Grigioni (LCLing; CSC 492.100) la lingua della procedura (e quindi della 
decisione) si conforma di regola alla lingua ufficiale usata nella decisione 
impugnata, perciò la presente sentenza è da redigere in italiano. Giusta il cpv. 1 di 
detta norma nelle loro memorie e istanze destinate ai tribunali cantonali le parti 
possono usare una lingua ufficiale cantonale di loro scelta. Sia la risposta all’appello 
di Z. che il suo proprio appello e la rispettiva risposta di A. sono quindi ammissibili 
anche in lingua tedesca. 

1.4 Nonostante il fatto che sono state condotte due procedure distinte, 
considerando che entrambi gli appelli sono diretti contro la stessa decisione di primo 
grado si impone di trattarli congiuntamente in un’unica sentenza.

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2. Per meglio analizzare e comprendere i ruoli delle singole parti nelle presenti 
due procedure d’appello, vanno innanzitutto chiariti i loro ruoli nel procedimento di 
prima istanza, nel quale facevano oggetto diverse azioni distinte che furono 
collegate.

2.1 Malgrado il fatto che A., B. e C. abbiano inoltrato l’istanza del 27 febbraio 
2009 congiuntamente e che siano tutti patrocinati dall’avv. Cristina Keller, non tutti 
i petiti della loro istanza sono stati avanzati in nome di tutti e tre gli istanti. Alla cifra 
1 dell’istanza, tutti gli attori presentano assieme – in litisconsorzio facoltativo ai sensi 
dell’art. 28 cpv. 2 CPC/GR – un’azione di nullità ai sensi dell’art. 520 CC, 
subordinatamente un’azione di contestazione ai sensi dell’art. 494 cpv. 3 CC, 
entrambe dirette contro J. Alle cifre 2.1-2.5 figurano delle azioni di contestazione ai 
sensi dell’art. 494 cpv. 3 CC di tutti e tre gli istanti – nuovamente in litisconsorzio 
facoltativo – contro diversi legatari. Alla cifra 4 tutti gli istanti fanno valere assieme 
– questa volta in litisconsorzio necessario ai sensi dell’art. 28 cpv. 1 CPC/GR – un 
credito successorio nei confronti di Z. Alla cifra 3.1 invece agisce soltanto A., 
presentando un’azione di contestazione ai sensi dell’art. 494 cpv. 3 CC contro Z. 
Ciò risulta già dal petito stesso, con il quale è pretesa la prestazione a A. da solo, 
ed è stato inoltre così precisato dalla patrocinatrice degli attori in sede di 
dibattimento dinanzi al giudice di prime cure (vedi act. 1.4 pag. 2 sotto).

2.2 Per quanto concerne la procedura d’appello ZK1 10 7 fra gli istanti è stato 
solamente A. a dichiarare l’appello, menzionando poi come unico appellato Z. Come 
precisato a ragione nella dichiarazione d’appello, quest’ultimo ha per oggetto 
unicamente delle richieste di A. nei confronti di Z. (pag. 2 della dichiarazione 
d’appello del 20 gennaio 2010, act. 01.1, ZK1 10 7). L’appellante chiede, infatti, 
esclusivamente una nuova decisione quanto alla cifra 3.1 dell’istanza, ossia una 
modifica della cifra 8 della sentenza impugnata, con conseguente protesta di spese 
e ripetibili. Detto ciò – al contrario di quanto sostenuto dall’appellato Z. – nella 
procedura d’appello non si è alla presenza di un litisconsorzio. A. dispone difatti da 
solo (e senza il concorso dei due altri istanti) della legittimazione attiva per la 
procedura d’appello, l’esito di quest’ultimo non potendo influire sui diritti delle altre 
parti nella procedura di prima istanza. Ugualmente egli ha diretto il suo appello a 
ragione solamente contro Z., essendo questi in qualità di legatario l’unico dei 
convenuti a disporre della legittimazione passiva quanto a questo punto della 
decisione impugnata.

2.3 Riguardo alla procedura ZK1 10 8 invece, Z. ha dichiarato l’appello contro 
tutti e tre gli istanti, chiedendo l’annullamento della sentenza nei punti 8 e 10.9, 

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protestando spese e ripetibili (maggiori) anche per la procedura dell’istanza 
precedente. Anche il suo appello è quindi sostanzialmente diretto contro la 
decisione quanto alla cifra 3.1 dell’istanza del 27 febbraio 2009. Z. dispone dunque 
senz’altro della legittimazione attiva per il suo appello pur agendo da solo, dato che 
si tratta per lui di rivendicare diritti spettanti a lui di persona quale legatario. Resta 
da decidere se ha menzionato a ragione tutti e tre gli istanti quali appellati e chi di 
loro dispone della legittimazione passiva in questa seconda procedura d’appello, il 
che va giudicato in base ai petiti d’appello. 

2.4 Come constatato l’appellante Z. chiede essenzialmente una nuova decisione 
quanto al punto 8 della sentenza di primo grado assieme alla rispettiva ripartizione 
di spese e ripetibili. Non sono invece contestati gli altri punti dell’impugnata 
sentenza. In particolar modo non è contestato da nessuna delle parti l’esito quanto 
al petito di cui alla cifra 4 dell’istanza, nel quale B. e C. assieme a A. proposero 
unitamente un’azione contro Z. L’istanza precedente non è entrata nel merito del 
petito senza però che ciò si rispecchi esplicitamente nel dispositivo se non fosse 
per la decisione sulla ripartizione dei costi e delle ripetibili (punti 10.1 e 11.8). Nella 
motivazione dell’appello esso difatti non è stato tematizzato in nessun modo. Con 
riferimento all’oggetto della procedura d’appello invece, ovvero il petito di cui alla 
cifra 3.1 dell’istanza del 27 febbraio 2009 (act. 1.1), B. e C. non dispongono della 
qualità di parte, cosicché non gli possono essere accollate né spese né ripetibili a 
questo proposito.

2.5 Viste queste considerazioni, nella misura in cui è diretto verso B. e C. 
l’appello di Z. va respinto in quanto per ciò che attiene la cifra 3.1 dell’istanza essi 
non dispongono della qualità di parte.

3. L’oggetto delle due procedure d’appello ha due livelli: d’un lato è contestato 
il testamento di E. del 10 settembre 1995 basandosi sull’art. 494 cpv. 3 CC, e 
dall’altro è richiesta la restituzione delle azioni nominative X. SA (ora X. SA), 
subordinatamente il pagamento di CHF 50'000.– a A. Il Tribunale distrettuale Moesa 
ha accolto la cifra 3.1 dell’istanza, annullando e riducendo il testamento delle 50 
azioni, ha però rigettato l’azione di condanna a restituzione delle azioni risp. a 
pagamento di CHF 50'000.–, perché a suo dire A. non avrebbe contestato il 
trasferimento di proprietà in vita delle azioni. Con appello A. rinnova il suo petito, 
chiedendo in primo luogo la restituzione delle azioni alla successione (recte: a lui) 
e in subordine il pagamento di CHF 50'000.– alla successione a beneficio di A. 
(recte: direttamente ed esclusivamente a lui). 

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Senza aver presentato un tale petito dinanzi al giudice di prime cure, Z. sostiene 
ora nel suo appello che l’istanza precedente non avrebbe potuto entrare nel merito 
dell’azione di riduzione. In motivazione fa valere che secondo le regole del diritto 
successorio un legato decade qualora l’oggetto legato al momento della morte del 
de cujus non si trovi più nella successione, salvo se sarebbe stato convenuto 
espressamente un legato di procacciamento, il che non sarebbe il caso nella 
fattispecie. Ritiene dunque che mancherebbe l’interesse giuridico alla riduzione del 
testamento causa disposizione in vita delle azioni. 

Nella sua risposta all’appello (ZK1 10 8) A. contesta l’ammissibilità del petito di non 
entrata nel merito dell’azione di riduzione, l’entrata in materia non essendo stata 
contestata né nelle osservazioni all’istanza né in sede di udienza dinanzi al giudice 
di prime cure il 10 novembre 2009. Non sarebbe ammissibile presentare nuovi petiti 
in sede d’appello.

3.1 L’interesse giuridico è un presupposto processuale che va esaminato 
d’ufficio in ogni stadio di causa, quindi anche in via d’appello o di ricorso (PTC 1998 
n. 22; vedi anche PTC 1993 n. 17 concernente la competenza mancante, PTC 1996 
n. 19 concernente la citazione corretta e PTC 2009 n. 4 concernente la tempestività 
del proseguimento della causa). La censura di Z. va quindi esaminata anche se non 
l’ha presentata in sede di prima istanza.

3.2 La questione dell’interesse giuridico si porrebbe nell'ipotesi in cui il 
testamento sarebbe divenuto privo d’effetto causa disposizione successiva in vita 
delle azioni e in più il petito a titolo di restituzione presentato congiuntamente 
sarebbe stato rigettato a ragione causa la mancata contestazione del negozio di 
trasferimento di proprietà in vita.

3.2.1 Nella fattispecie non è data tale costellazione. Nella convenzione del 5 luglio 
2000 (act. 2.12) è menzionato esplicitamente il testamento quale titolo giuridico del 
trasferimento di proprietà, rendendo così la convenzione un mezzo d’esecuzione 
anticipata del testamento e basandola integralmente su quest’ultimo. Non vi è quindi 
nessun negozio autonomo e distinto dal testamento con cui sarebbe stata trasferita 
la proprietà ad un terzo indipendente, al contrario di quanto sostenuto nella risposta 
all’appello (act. 08, ZK1 10 7). Con la contestazione del testamento perciò è 
concomitantemente contestata anche la convenzione, come fa valere a ragione A. 
(pag. 6 della motivazione del suo appello, act. 04, ZK1 10 7).

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3.2.2 A queste considerazioni si aggiunge che l’azione condannatoria di 
restituzione delle azioni contiene in sé stessa già l’azione formatrice di 
contestazione e di riduzione del negozio di trasferimento di proprietà, anche se non 
è stata esplicitamente richiesta la riduzione della convenzione (cfr. pag. 7 della 
motivazione del suo appello, act. 04). Tenor la dottrina e la giurisprudenza è, infatti, 
sufficiente se il motivo causale dell’azione di restituzione risulta dall’istanza 
processuale (cfr. ad esempio Rolando Forni/Giorgio Piatti, in Basler Kommentar 
Zivilgesetzbuch II – Art. 457-977 ZGB/Art. 1-61 SchlT ZGB, 3a ed., Basilea 2007, n. 
12 prima degli artt. 522-533 CC; Gritli Ryffel, in Kommentar ZGB, Zurigo 2011, n. 7 
ad art. 522 CC). Il Tribunale federale lo ha ad esempio deciso in due costellazioni 
comparabili: nella prima una disposizione già eseguita lese la legittima a divisione 
terminata quanto al resto; in tal caso secondo il Tribunale federale il leso non è 
tenuto a promuovere dapprima un’azione formatrice separata per ottenere un 
giudizio di carattere costitutivo per poi presentarne una seconda tendente al 
pagamento, ma può promuovere direttamente un’azione condannatoria basata sugli 
artt. 522 segg. CC (DTF 67 II 207 consid. 7). Nella seconda la contestazione risultò 
soltanto dalla replica, gli istanti avendo ricevuto una copia del testamento 
contestabile solamente poche settimane prima della proposizione dell’azione; 
anche in questo caso il Tribunale federale ritenne che sia sufficiente se la 
contestazione non risulta direttamente dall’istanza stessa, bensì dal resto del suo 
contenuto, come ad esempio appunto dalla replica (DTF 73 II 6 consid. 6).

3.3 Detto ciò va constatato che A. dispone di un sufficiente interesse giuridico in 
sede d’appello, avendo contestato e pure richiesto la riduzione sia del testamento 
del 10 settembre 1995 sia implicitamente anche della convenzione del 5 luglio 2000 
già in prima istanza. La censura di Z. è quindi infondata e il Tribunale distrettuale 
Moesa è entrato nel merito del petito attoreo 3.1 a giusta ragione.

4. Alla cifra 3 della sua risposta del 21 maggio 2010 all’appello della controparte 
(pagg. 3 seg., act. 08, ZK1 10 7) Z. eccepisce che A. non disporrebbe della 
legittimazione attiva per il petito di restituzione rispettivamente il petito subordinato 
di pagamento di CHF 50'000.–, bensì – semmai – apparterrebbe alla comunione 
ereditaria di intentare azione.

4.1 La legittimazione attiva per l’azione di contestazione ai sensi dell’art. 494 CC 
è disciplinata dalle stesse regole come per l’azione di riduzione giusta l’art. 522 CC 
(vedi DTF 101 II 305 consid. 3.b; Stefan Grundmann, in Praxiskommentar Erbrecht, 
2a ed., Basilea 2011, n. 26 segg. ad art. 494 CC). In tal senso è il singolo erede o 
legatario contrattuale leso a possedere la legittimazione attiva contro i beneficiati e 

pagina  12 — 21

non la comunione ereditaria, ossia nella fattispecie l’istante A. contro il convenuto 
Z. (vedi DTF 62 II 132 consid. 1; cfr. inoltre Philipp Studhalter, in Kommentar ZGB, 
Zurigo 2011, n. 15 ad art. 494 CC; Gritli Ryffel, op. cit., n. 4 ad art. 522 CC; Peter 
Breitschmid, in Basler Kommentar Zivilgesetzbuch II – Art. 457-977 ZGB/Art. 1-61 
SchlT ZGB, 3a ed., Basilea 2007, n. 14 ad art. 494 CC; così anche consid. 3 della 
sentenza impugnata).

4.2 Anche la pretesa di restituzione derivante dalla contestazione appartiene ad 
ogni singolo beneficiario leso di un contratto successorio. Si tratta difatti di una pre-
tesa di restituzione ai sensi dell’art. 528 CC, cioè di un titolo di richiesta personale 
o obbligatorio, non di una pretesa della comunione ereditaria che deve essere fatta 
valere mediante petizione d’eredità (DTF 110 II 228 consid. 7.c; vedi anche Chris-
tian Brückner/Thomas Weibel, Die erbrechtlichen Klagen, 2a ed., Zurigo/Basilea/Gi-
nevra 2006, n. 97).

4.3 Da quanto detto risulta che A. dispone della legittimazione attiva per l’azione 
di restituzione rispettivamente anche per il petito subordinato di pagamento di CHF 
50'000.–. La censura di Z. è infondata e va dunque respinta.

5. L’art. 494 cpv. 3 CC prevede che le disposizioni a causa di morte e le dona-
zioni incompatibili con le obbligazioni del disponente derivanti da un contratto suc-
cessorio possono essere contestate. Va quindi dapprima analizzato in quali casi 
delle disposizioni possono essere incompatibili con un contratto successorio e in 
che misura i contraenti di un contratto successorio mantengono la libertà di disporre. 
Sarà poi oggetto d’interpretazione stabilire quali restrizioni del potere di disporre 
risultino effettivamente dal contratto successorio del 21 febbraio 1991 (act. 2.3) e 
quale sia la loro portata nella fattispecie.

5.1 Mediante contratto successorio il de cujus pronuncia nei confronti di un’altra 
persona contraente una disposizione a causa di morte in modo per lui vincolante 
(art. 494 cpv. 1 CC). Il contratto successorio è vincolante per entrambi qualora le 
disposizioni a causa di morte siano reciproche, ad esempio se i due coniugi si isti-
tuiscono quali soli eredi reciproci all’occasione del decesso del primo coniuge e con-
vengono già delle disposizioni per il caso di morte del secondo (cfr. DTF 133 III 
406). Fra vivi il contratto successorio non esplica effetti alcuni. Il de cujus è dunque 
libero di disporre in vita del suo patrimonio oggetto del contratto successorio (art. 
494 cpv. 2 CC). Le disposizioni a causa di morte e le donazioni contrarie ai punti 
vincolanti del contratto successorio sono però soggette a contestazione, ovvero gli 
eredi contrattuali possono intentare un’azione simile a quella di riduzione discipli-

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nata dalle regole degli artt. 522 segg. CC (art. 494 cpv. 3 CC; vedi DTF 101 II 305 
consid. 3b). Tenor la costante prassi del Tribunale federale le donazioni sono sog-
gette a riduzione soltanto qualora sia stato convenuto un divieto di donazione o 
qualora una donazione equivarrebbe ad un abuso di diritto (DTF 70 II 255 consid. 
2). Se tangono le aspettative degli eredi in misura incompatibile con l’art. 527 cifre 
3 e 4 CC, le donazioni sono inoltre contestabili pure nel caso di istituzione di eredi 
per l’intera o parti della successione (vedi per il tutto Philipp Studhalter, op. cit., art. 
494 CC; Peter Breitschmid, op. cit., n. 10 segg. e 22 ad art. 494 CC). 

5.2 Con disposizione contrattuale i contraenti possono dunque restringere la li-
bertà di disporre del contraente superstite nel senso di un divieto di donazione e in 
tal caso è data l’azione di contestazione comparabile all’azione di riduzione. La que-
stione a sapere se si è alla presenza di una disposizione contrattuale e quindi vin-
colante per entrambi in senso di un divieto di alienazione oppure di una disposizione 
unilaterale (ad esempio a favore di un terzo) e con questo revocabile deve essere 
risolta in base agli interessi dei contraenti mediante interpretazione. 

5.2.1 Tenor la dottrina e la prassi del Tribunale federale il contratto successorio va 
interpretato secondo le regole d’interpretazione del diritto delle obbligazioni, in altre 
parole va indagata quale sia stata la vera e concorde volontà dei contraenti (art. 18 
cpv. 1 CO). Qualora non fosse possibile provare una vera e concorde volontà, per 
stabilire la volontà ipotetica delle parti, le loro dichiarazioni vanno interpretate se-
condo il principio dell’affidamento così come potevano essere comprese tenor il loro 
testo grammaticale e nel contesto globale in cui sono state espresse (vedi DTF 99 
II 382 consid. 4a; decisione 5C.72/2004 del 26 maggio 2004 del Tribunale federale 
consid. 2.3; DTF 133 III 406 innanzitutto consid. 2.2; Philipp Studhalter, op. cit., n. 
10 segg. ad art. 494 CC e Peter Breitschmid, op. cit., n. 4, 7 e 11 seg. prima degli 
artt. 494-497 CC e n. 10 segg. e 22 ad art. 494 CC, con diversi rinvii). In più va 
tenuto conto in una certa misura anche delle relazioni di parentela fra i contraenti e 
gli eredi istituiti risp. i legatari (cfr. DTF 133 III 406 consid. 3.4).

5.2.2 Nella fattispecie quanto alle azioni nominative della X. SA (oggi X. SA) nel 
contratto successorio, fra gli altri, è stato favoreggiato anche A. quale terzo, essen-
dogliene state attribuite 50. Si tratta quindi di stabilire se tale disposizione sia stata 
intesa quale disposizione contrattuale vincolante e impermutabile o meno.

5.2.3 Le relazioni di parentela fra i coniugi contraenti e gli eredi istituiti risp. i legatari 
non sono chiare, ma la questione può rimanere irrisolta, dato che gli altri elementi 

pagina  14 — 21

forniscono sufficienti e chiari indizi per l’interpretazione del contratto successorio del 
21 febbraio 1991 (act. 2.3).

5.3 I coniugi D. e E. previdero nel contratto che al decesso del primo coniuge 
l’intera successione vada dapprima al coniuge sopravvissuto. Istituirono degli eredi 
finali (Schlusserben) alla morte del secondo coniuge con disposizione delle quote 
ereditarie mediante attribuzione precisa di determinati beni patrimoniali. Imposta-
rono inoltre diversi legati per altri beni o oggetti ben determinati. Pure l’eccedenza 
dell’eredità fu destinata a terzi in base a diversi legati sul saldo globale degli attivi. 
Già solo questi fatti sono dei forti indizi per una disposizione vincolante quanto a chi 
debba ricevere quali beni patrimoniali comuni dopo la morte del secondo coniuge 
(vedi solo DTF 133 III 406 consid. 3.1). In questo senso si tratta di una costellazione 
diversa da quella alla base della DTF 133 III 406 (cfr. consid. 3.3 seg. di tale sen-
tenza), siccome nella fattispecie come menzionato i coniugi hanno disposto detta-
gliatamente dei loro differenti beni patrimoniali, manifestando così la chiara e incon-
futabile volontà di regolare di principio l’intera successione, mentre invece nel caso 
che ha dato adito alla decisione del Tribunale federale i coniugi si erano riservati 
espressamente la facoltà generale di disporre diversamente di tutti i beni patrimo-
niali oggetto del contratto successorio (cfr. a tale proposito anche la sentenza del 
Tribunale federale 5C.72/2004 del 26 maggio 2004).

5.4
5.4.1 Per quanto attiene alle azioni in causa vi sono poi anche altri considerevoli 
indizi per concludere che il marito D. in primo luogo abbia voluto avvantaggiare A. 
quale erede finale, mentre invece il favoreggiamento di Z. quale legatario abbia cor-
risposto piuttosto alla volontà della moglie E. A. difatti tenor contratto successorio 
fra l’altro doveva ottenere in eredità le azioni della Y. in proprietà del marito assieme 
alle 50 azioni nominative della X. SA di allora (art. 3 cifra 2.1 lett. b e c del contratto) 
e Z. in legato quelle in proprietà della moglie, assieme ad una parte di comproprietà 
della moglie e 100 azioni nominative della X. SA dell’epoca (art. 3 cifra 3.3 lett. a, b 
e d). Tale favoreggiamento di A. voluto dal marito D. costituisce una disposizione 
divenuta definitiva e impermutabile con la sua morte quale primo coniuge a dece-
dere (vedi Stefan Grundmann, op. cit., n. 46 segg. delle osservazioni preliminari agli 
artt. 494 segg. CC).

5.4.2 Nulla cambia a questo proposito nemmeno la clausola d’eccezione di cui alla 
cifra 3.5 dell’art. 3 del contratto, la quale prevede quanto segue:

“Vorbehalt letztwilliger Verfügung betreffend X. SA-Aktien: 

pagina  15 — 21

Die verfügenden Ehegatten behalten sich vor, je in einer letztwilligen Verfü-
gung über die vermachten X. SA-Aktien anderweitig zu bestimmen.“

[Riserva di disposizioni a causa di morte concernenti le azioni X. SA: 
I coniugi contraenti si riservano di disporre diversamente delle azioni legate 
della X. SA mediante rispettiva disposizione a causa di morte.]

Come ritenuto a ragione dall’istanza precedente, questa riserva si riferisce unica-
mente alle azioni legate, e non anche a quelle costituenti quote ereditarie di cui alla 
cifra 2 dell’art. 3, ossia l’attribuzione delle 50 azioni a A. La sistematica del contratto 
difatti vede la cifra 2 dell’art. 3 intitolata “Teilungsvorschriften” (disposizioni di divi-
sione), mentre invece la cifra 3 recita “Vermächtnisse” (legati). Il favoreggiamento 
di A. quanto alle azioni rappresentando una disposizione di divisione ai sensi 
dell’art. 3 cifra 2 del contratto successorio e non un legato, esso è ancor meno re-
vocabile a libera discrezione della moglie. In tal senso, l’uso della formula “verma-
chte Aktien” (azioni legate) è da intendere quale chiara espressione di volontà di 
limitare giuridicamente la portata della clausola d’eccezione citata pocanzi alle sole 
azioni legate. Sapendo inoltre che il testo del contratto è stato redatto e curato da 
un notaio, queste considerazioni giuridiche ottengono ancor più peso (cfr. anche 
DTF 133 III 406 consid. 3.3). Vi si aggiunge che il presente è un caso assai speciale 
d’istituzione di eredi con determinazione delle quote ereditarie mediante attribu-
zione di determinate cose, accompagnato da diversi legati per il resto della succes-
sione, il che suggerisce ancor più che il testo del contratto sia stato escogitato det-
tagliatamente e steso con l’aiuto del notaio quale giurista e di conseguenza pure 
interpretato tenendo conto di tali considerazioni giuridiche.

5.4.3 Nemmeno il complemento del 25 ottobre 1991 al contratto successorio (act. 
2.4), ovvero la concessione di un diritto di compera personale ad Z. per tutte le 
azioni X. SA non già attribuitegli per legato, non può cambiare nulla a riguardo. È 
pur vero che questo diritto di compera relativizza in un certo senso il favoreggia-
mento di A. per ciò che attiene dette azioni, ma allo stesso tempo gli concede anche 
una sicurezza in misura del prezzo d’acquisto pattuito di CHF 50'000.– (vedi cifra 
2.a, in cui si definì il prezzo con il doppio del valore nominale delle azioni). In tal 
senso pure questo aspetto rafforza il favoreggiamento di A.

5.4.4 Al contrario di quanto sostiene Z. nelle sue osservazioni all’appello di A. (pag. 
4 del act. 08, ZK1 10 7) nel caso delle azioni in questione nelle presenti due proce-
dure d’appello non si tratta di un cosiddetto prelegato a favore di A., dato che non 
gli è stata attribuita una quota parte dell’eredità. Non si tratta infine neppure di una 
semplice norma divisionale ai sensi dell’art. 608 cpv. 3 CC, dato che la quota eredi-
taria come tale è stata definita mediante l’attribuzione di oggetti specifici quali fra 

pagina  16 — 21

l’altro le 75 azioni della Y. e le 50 azioni nominali della vecchia X. SA (vedi consid. 
5.4.1 sopra), sotto esplicita esclusione dell’obbligo di collazione (art. 3 cifra 2 del 
contratto successorio).

5.4.5 Sia dunque l’interpretazione letterale e sistematica del contratto successorio, 
sia la particolare forma d’istituzione di eredi suggeriscono prevalentemente che l’at-
tribuzione delle 50 azioni a A., costituenti queste la sua quota ereditaria, sia da in-
tendere quale disposizione vincolante di come vada distribuito il patrimonio dopo la 
morte del coniuge superstite. Parimenti appare chiaro che l’attribuzione delle azioni 
X. SA a A. non può cadere sotto la clausola d’eccezione citata (art. 3 cifra 3.5 del 
contratto successorio).

5.5 L’esame di compatibilità del testamento contestato di E. del 10 settembre 
1995 con il contratto successorio del 21 febbraio 1991 effettuato dal Tribunale di-
strettuale Moesa ha dunque condotto ad un risultato corretto, il giudice di prime cure 
essendosi tenuto sia al testo letterale del contratto successorio sia alla sistematica 
dello stesso e avendo constatato a ragione l’incompatibilità del testamento ai sensi 
dell’art. 494 cpv. 3 CC.

5.6 Il favoreggiamento di A. rispetto alle 50 azioni in causa essendo quindi dive-
nuto impermutabile per la moglie E. con la morte del marito D., resta da statuire 
quali siano le conseguenze giuridiche.

5.6.1 L’impermutabilità del favoreggiamento di A. comporta inerentemente l’incom-
patibilità di disposizioni a causa di morte contrarie a tale favoreggiamento nel con-
tratto successorio. Di conseguenza il testamento olografo del 10 settembre 1995 
(act. 2.11) – che per quanto concerne le azioni attribuite a A. si riferisce a torto alla 
cifra 3.5 del contratto successorio – è inammissibile e se contestato perde i suoi 
effetti.

5.6.2 La stessa cosa vale però anche per il trasferimento di proprietà in vita di cui 
alla convenzione del 5 luglio 2000 (act. 2.12), avendo questo rappresentato una 
donazione anch’essa incompatibile con il contratto successorio. Come già esposto 
(consid. 5.1 sopra) infatti, tenor l’art. 494 cpv. 2 CC i contraenti mantengono sì di 
principio la libertà di disporre in vita – anche mediante donazioni – delle cose og-
getto del contratto successorio (vedi fra l’altro Philipp Studhalter, op. cit., n. 6 segg. 
ad art. 494 CC). Nella fattispecie però dalla particolarità dell’istituzione di eredi (co-
siddetti Schlusserben) per determinati oggetti risulta una situazione giuridica assai 
comparabile a quella del erede sostituito giusta gli artt. 488 segg. CC. In tal senso 

pagina  17 — 21

il coniuge superstite – in questo caso la moglie E. – è tenuto a preservare le cose 
attribuitegli, similmente al dovere del erede sostituito, dato che in caso contrario la 
volontà del marito e l’istituzione vincolante di eredi con le apposite attribuzioni di 
beni previste espressamente nel contratto successorio verrebbero private del loro 
contenuto e significato, il che è incompatibile pure con l’art. 527 cifre 3 e 4 CC (con-
sid. 5.1 sopra). Sebbene il contratto successorio non contenga una garanzia espli-
cita di non alienazione delle cose attribuite, un tale divieto di alienazione risulta co-
munque chiaramente dallo scopo e dal animo del contratto successorio come tale 
(vedi ad esempio Stefan Grundmann, op. cit., n. 14 seg. ad art. 494 CC). La stessa 
conclusione risulta anche (e contrario) dall’interpretazione dell’art. 2 cpv. 2 del con-
tratto successorio:

“Dem Alleinerben ist es gestattet, den hienach genannten zwei Schlusserben 
und den Vermächtnisnehmern die hienach zugewiesenen Vermögenswerte 
schon lebzeitig auf Anrechnung an ihre Ansprüche aus diesem Erbvertrag 
zu übergeben.” 

[Al erede unico è permesso rimettere già in vita i seguenti beni patrimoniali 
attribuiti ai seguenti due eredi finali istituiti e ai legatari, in computazione alle 
loro pretese derivanti da questo contratto successorio.]

Questa disposizione contrattuale perderebbe ugualmente significato se il coniuge 
superstite fosse autorizzato a disporre liberamente in vita senza limitazione alcuna 
di tutti i beni dei quali il contratto successorio contiene delle disposizioni e prevede 
delle attribuzioni ben precise.

5.6.3 Oltre a tutto neanche E. stessa non ha presunto una libertà illimitata di di-
sporre in vita. Nella convenzione di trasferimento dei titoli del 5 luglio 2000 (act. 
2.12) infatti, è fatto esplicito riferimento sia al contratto successorio sia al testa-
mento, dichiarando espressamente l’esecuzione in vita dell’attribuzione testamen-
taria basandosi sul art. 2 cpv. 2 del contratto successorio (vedi anche cpv. 1 e 2 del 
preambolo della convenzione). Per questo è palese che non si tratta di una dona-
zione distinta da quanto già disposto a causa di morte.

5.6.4 Nel caso delle azioni trasferite in proprietà ad Z. non si tratta nemmeno di un 
trasferimento a titolo oneroso. La rendita vitalizia di CHF 30'000.– annuali pattuita 
nella convenzione difatti non è intesa come controprestazione al trasferimento di 
proprietà delle azioni, bensì espressamente come controprestazione alla rinuncia di 
reddito della sostanza (dividendi), considerato che in caso di dividendi più bassi la 
rendita vitalizia sarebbe stata ridotta nella stessa misura. Le azioni stesse (sostanza 
patrimoniale) invece sono state trasferite a titolo puramente gratuito e costituiscono 
quindi una donazione potenzialmente incompatibile ai sensi dell’art. 494 cpv. 3 CC.

pagina  18 — 21

5.7 Qualora una disposizione a causa di morte o una donazione sia incompatibile 
con un contratto successorio, essa può essere contestata giusta l’art. 494 cpv. 3 
CC. Per ciò che attiene la prescrizione all’azione di contestazione è applicabile l’art. 
533 CC per analogia e il termine è quindi di un anno dal momento in cui l’erede ha 
conosciuto la lesione dei suoi diritti (vedi consid. 4.1 sopra e Peter Weimar, Berner 
Kommentar, vol. III/1/1/1, Berna 2009, n. 13 ad art. 494 CC). Come esposto sopra 
nella fattispecie A. ha contestato il testamento olografo del 10 settembre 1995 e ne 
ha chiesto la riduzione delle 50 azioni X. SA con istanza di conciliazione del 12 
settembre 2008, vale a dire entro il termine di un anno dall’apertura del contratto 
successorio. Il Tribunale distrettuale Moesa ne ha dunque constatato l’incompatibi-
lità e l’ha ridotto a giusto motivo, anche se erroneamente ha pronunciato di annul-
larlo e ridurlo, il che non sarebbe ravvisabile e d’altronde non era neppure richiesto 
nella fattispecie. Esso non ha invece accolto l’istanza di restituzione delle azioni 
proposta da A., avendo ritenuto che A. non avrebbe contestato la convenzione (cfr. 
consid. 3 segg., specie 3.2.1 sopra). Questa Corte avendo però constatato che A. 
ha senz’altro contestato e richiesto tempestivamente la riduzione anche della con-
venzione del 5 luglio 2000, la decisione di primo grado va corretta e vanno di con-
seguenza stabiliti gli effetti della contestazione di entrambe le disposizioni (sia il 
testamento del 15 settembre 1995 sia detta convenzione).

6.
6.1 La dottrina sostiene che la contestazione di una disposizione a causa di 
morte giustifichi una pretesa di carattere obbligatorio di restituzione in natura, pur-
ché la cosa si trovi ancora in possesso del ricevente, il che è incontestatamente il 
caso nella fattispecie. Tenor la prassi del Tribunale federale invece in tal caso si 
può soltanto richiedere un’indennità nella misura del controvalore della cosa attri-
buita illegittimamente, ristabilendo così le porzioni legittime senza toccare le rela-
zioni di proprietà sulla cosa (DTF 110 II 228 consid. 7c segg.; Christian Brück-
ner/Thomas Weibel, op. cit, n. 68; Rolando Forni/Giorgio Piatti, op. cit., n. 6 segg. 
ad art. 528 CC). Una pretesa di restituzione in natura non è pertanto ammessa, 
ragione per la quale il rispettivo petito d’appello di A. (cifra 2.1 dell’act. 01.1, ZK1 10 
7) va respinto. 

6.2 Nel caso in giudizio questa conclusione si giustifica tanto più che A. ha rico-
nosciuto già in prima istanza che alla sua pretesa di restituzione vi si oppone il diritto 
di compera di Z. previsto dal complemento al contratto successorio (act. 2.4) e che 
qualora il convenuto volesse mantenere le azioni in proprietà, egli sarebbe tenuto 
unicamente a pagare il prezzo di compera prestabilito (vedi pag. 9 dell’istanza del 
27 febbraio 2009, act. 1.1, poi pag. 6 della replica del 10 giugno 2009, act. 1.3, e 

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pag. 8 dell’arringa dell’istante, in cui riconosce la resistenza del convenuto a resti-
tuire le azioni e la considera – a ragione – come esercizio del diritto di compera). 
Con l’accoglimento dell’azione di contestazione rivive per così dire il diritto di com-
pera, il quale è incontestato. Considerato il rapporto fra il valore effettivo e il prezzo 
stabilito nel diritto di compera convenuto e viste le affermazioni fatte da Z., l’esercizio 
del diritto di compera può indubbiamente essere presunto. Di conseguenza non es-
sendo possibile l’accoglimento del petito principale proposto da A. in sede d’appello, 
ma confermando la riduzione del testamento contestato, va accolto il petito in via 
subordinata (cifra 2.2 dell’act. 01.1, ZK1 10 7), perciò Z. è tenuto a pagare CHF 
50'000.– a A. Per queste ragioni l’appello di Z. (ZK1 10 8) va integralmente respinto 
pure nel petito principale di cui alla cifra 2 dei suoi petiti.

6.3 Rispetto agli interessi di mora richiesti invece il petito di A. non può essere 
approvato. La pretesa di indennizzo nasce, infatti, soltanto con la crescita in giudi-
cato della decisione di accoglimento dell’istanza di contestazione (DTF 108 II 329 
consid. 2a seg.). Prima quindi il convenuto non ha ancora potuto essere in mora. Di 
conseguenza non possono essere esatti degli interessi.

6.4  A. non può essere sentito neppure laddove nella sua motivazione dell’ap-
pello fa valere una specie di interessi del danno causa sostenuta malafede del con-
venuto all’occasione del conferimento delle azioni (pag. 10 del act. 04, ZK1 10 7), 
siccome nell’occorrenza difetta manifestamente il presupposto di illiceità (vedi DTF 
101 II 305 consid. 3b). Decade quindi anche la necessità di stabilire se Z. abbia 
effettivamente agito in malafede.

7. Visto l’esito delle due procedure d’appello vanno infine pure riesaminate la 
ripartizione delle spese procedurali da parte del Tribunale distrettuale Moesa e la 
decisione quanto alle ripetibili (cifre 10.2, 10.9 e 11 del dispositivo della sentenza 
impugnata), le quali sono d’altronde contestate da entrambi gli appellanti.

7.1 A. soccombette con il suo petito principale con cui chiese la restituzione delle 
azioni, ma prevalse quanto alla sua conclusione subordinata e con questo anche 
quanto alla questione di principio sulla riducibilità del testamento e del negozio di 
trasferimento di proprietà in vita. La reiezione della richiesta di restituzione in natura 
delle azioni non è di grande rilevanza nel contesto dell’insieme della procedura, 
visto considerato che l’istante ha riconosciuto il diritto di compera già dalla 
presentazione della prima memoria. In queste circostanze si giustifica accollare al 
convenuto pure la parte delle spese della procedura di prima istanza 

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originariamente a carico di A. (CHF 274.– già a carico del convenuto + CHF 549.– 
accollati a A., per un totale di CHF 823.–).

7.2 Per lo stesso motivo ad Z. non sono riconosciute nessune ripetibili. 
Considerando innanzitutto che il diritto di compera non è stato contestato in nessun 
stadio della procedura, per il petito principale non gli si è creato un dispendio degno 
di nota. Conseguentemente decade la necessità di statuire sul valore litigioso per 
calcolare eventualmente le sue ripetibili. Per mera completezza sia menzionato 
soltanto che anche prima dell’entrata in vigore il 1° aprile 2009 dell’ordinanza sulla 
determinazione dell’onorario degli avvocati del 17 marzo 2009 (ordinanza 
sull’onorario degli avvocati, OOA; CSC 310.250), la quale giusta l’art. 7 OOA non è 
ancora applicabile nella fattispecie, il supplemento una tantum sul valore della 
causa doveva essere proporzionato all’onorario in base al dispendio di tempo e non 
superiore alle tariffe stabilite nell’ordinanza (vedi la sentenza della Commissione del 
Tribunale cantonale ZB 2006 6 del 4 luglio 2006 consid. 5).

7.3 L’istante ha invece diritto ad un’indennità a titolo di ripetibili. La sua richiesta 
di CHF 2'000.– pare appropriata e va ammessa in tale misura (vedi act. 01.1, cifra 
4 e act. 04, pag. 10, entrambi ZK1 10 7).

8. Per le spese delle presenti due procedure d’appello ZK1 10 7 e ZK1 10 8 va 
seguito lo stesso ragionamento. Dato che le procedure sono sfociate in un’unica 
sentenza, le spese sono calcolate complessivamente per entrambe e stabilite a 
CHF 5'000.– più la tassa di scritturazione. Visto l’esito degli appelli, i costi vanno 
interamente a carico di Z., con l’obbligo di versare a A. un’indennità a titolo di 
ripetibili. Questi fa valere CHF 3'319.45 per la procedura ZK 10 7 (act. 04.2) e CHF 
3'206.50 per la procedura ZK1 10 8 (act. 07.1), ossia complessivi CHF 6'525.95 che 
corrispondono a circa 23 ore computabili. Confrontando detta pretesa con quella 
fatta in primo grado, essa pare eccessiva, visto innanzitutto che in via d’appello sono 
state trattate principalmente le stesse questioni giuridiche, la fattispecie non era 
straordinariamente complessa e gli atti non numerosissimi. Per questi motivi 
un’indennità di CHF 2'000.– (IVA inclusa) per la procedura ZK1 10 7 a favore di A. 
quale appellante e una di altri CHF 2'000.– (IVA inclusa) per la procedura ZK1 10 8 
a favore di A., B. e C. quali appellati paiono adeguate rispetto al dispendio 
necessario da indennizzare.

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III. La I. Camera civile giudica:

1. L’appello di A. (ZK1 10 7) è parzialmente accolto e le cifre 8, 10.2, 10.9 e 
11.7 del dispositivo della sentenza impugnata sono annullate.

2. È constatato che il testamento olografo di E. del 10 settembre 1995 in favore 
di Z. e la convenzione del 5 luglio 2000 conclusa fra E. e Z. violano il contratto 
successorio del 21 febbraio 1991. Di conseguenza Z. è obbligato a versare 
a A. l’importo di CHF 50'000.–.

3. La parte di CHF 823.– delle spese di procedura dinanzi al Tribunale 
distrettuale Moesa di complessivi CHF 5'643.– vanno a carico di Z.

4. Z. è obbligato a versare a A. l’importo di CHF 2'000.– (IVA inclusa) a titolo di 
ripetibili per la procedura dinanzi al Tribunale distrettuale Moesa.

5. L’appello di Z. (ZK1 10 8) è respinto.

6. Le spese delle due procedure d’appello di CHF 5'000.– e la tassa di 
scritturazione di CHF 368.–, ossia complessivi CHF 5’368.–, vanno a carico 
di Z. con l’obbligo di versare all’appellante A. un’indennità di CHF 2'000.– 
(IVA inclusa) e agli appellati A., B. e C. parimenti un’indennità di CHF 2'000.– 
(IVA inclusa) a titolo di ripetibili per le rispettive procedure d’appello.

7. Contro questa decisione con un valore litigioso di almeno CHF 30'000.– può 
essere interposto ricorso in materia civile ai sensi degli artt. 72, 74 cpv. 1 lett. 
b della Legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale federale (LTF; RS 173.110) 
al Tribunale federale, 1000 Losanna 14. Il ricorso è da inoltrare al Tribunale 
federale per iscritto entro 30 giorni dalla notificazione della decisione con il 
testo integrale nel modo prescritto dagli artt. 42 seg. LTF. Per l’ammissibilità, 
il diritto, gli ulteriori presupposti e la procedura di ricorso fanno stato gli artt. 
29 segg., 72 segg. e 90 segg. LTF.

8. Comunicazione a: