# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** ad57095a-8de3-52fd-b933-46ac719d18c4
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2008-08-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.08.2008 D-4269/2008
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-4269-2008_2008-08-22.pdf

## Full Text

Corte IV
D-4269/2008
{T 0/2}

S e n t e n z a  d e l  2 2  a g o s t o  2 0 0 8

Giudice Pietro Angeli-Busi, giudice unico, 
con l'approvazione del giudice Maurice Brodard, 
cancelliere Carlo Monti.

A._______, Iraq,
ricorrente,

contro

Ufficio federale della migrazione (UFM),
Quellenweg 6, 3003 Berna,
autorità inferiore.

Asilo (non entrata nel merito) ed allontanamento; 
decisione dell'UFM del 24 giugno 2008 / N .

B u n d e s v e r w a l t u n g s g e r i c h t

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i f  f é d é r a l

T r i b u n a l e  a m m i n i s t r a t i v o  f e d e r a l e

T r i b u n a l  a d m i n i s t r a t i v  f e d e r a l

Composizione

Parti

Oggetto

D-4269/2008

Fatti:

A.
Il  29 aprile 2008, l'interessato ha presentato una domanda d'asilo in 
Svizzera. Ha allegato di essere espatriato il  20 dicembre 2007 per il 
timore  d'essere  incarcerato  dalle  autorità  a  causa  di  suo  fratello 
maggiore  che  l'avrebbe  accusato  ingiustamente  di  aver  falsificato 
nonché  messo  in  circolazione  dei  soldi  falsi  [(...)].  Rimandato  dalla 
Svizzera verso l'Italia il 22 aprile 2008, sette giorni dopo, l'interessato 
è entrato illegalmente in Svizzera ed ha inoltrato domanda d'asilo.

B.
Il 24 giugno 2008, l'UFM non è entrato nel merito della citata domanda 
d'asilo  ai  sensi  dell'art. 34 cpv. 2  lett.  a  legge  sull'asilo  del 
26 giugno 1998 (LAsi,  RS 142.31). Detto Ufficio ha pure pronunciato 
l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  nonché  l'esecuzione 
dell'allontanamento  verso  l'Italia  siccome  lecita,  esigibile  e  possibile 
(v. accordo di riammissione Italo-Svizzero del 23 maggio 2008).

C.
Il 25 giugno 2008, l'interessato ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale 
amministrativo  federale  (TAF)  contro  la  menzionata  decisione 
dell'UFM. Ha chiesto, in via principale, l'annullamento della decisione 
impugnata e la trasmissione degli atti di causa all'autorità inferiore per 
una  nuova  decisione  di  merito.  Ha  altresì  presentato  una  domanda 
d'esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  equivalente  alle  spese 
processuali.

D.
Il  10  luglio  2008,  il  TAF ha considerato  il  gravame siccome privo di 
probabilità d'esito favorevole ed ha respinto la sopraccitata domanda 
d'esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  equivalente  alle  spese 
processuali.  Ha  quindi  invitato  il  ricorrente  a  versare  un  anticipo  di 
fr. 600.--  a  copertura  delle  presumibili  spese  processuali,  con 
comminatoria  d'inammissibilità  del  ricorso  in  caso  di  mancato 
versamento  di  detto  anticipo  (v.  decisione  incidentale  del  TAF  del 
10 luglio 2008).

E.
Il  18  luglio  2008,  il  ricorrente  ha  tempestivamente  versato  l'anticipo 
richiesto.

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D-4269/2008

Diritto:

1.
Il  TAF giudica definitivamente i ricorsi  contro le decisioni dell'UFM in 
materia  d'asilo  (art. 31  e  art. 33 lett. d  della  legge  sul  Tribunale 
amministrativo  federale  del  17 giugno 2005  [LTAF, RS 173.32], 
art. 105 LAsi  e  art. 83 lett. d  della  legge  sul  Tribunale  federale  del 
17 giugno 2005 [LTF, RS 173.110]).

2.
V'è motivo d'entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni 
d'ammissibilità di cui all'art. 48 cpv. 1 e all'art. 52 della legge federale 
sulla  procedura  amministrativa  del  20 dicembre 1968 
(PA, RS 172.021) nonché all'art. 108 cpv. 2 LAsi.

3.

3.1 Giusta  l'art. 33a cpv. 2 PA,  applicabile  per  rimando 
dell'art. 37 LTAF, nei procedimenti su ricorso è determinante la lingua 
della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il 
procedimento può svolgersi in tale lingua.

3.2 Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano 
ed il ricorso è stato presentato in tale lingua, di modo che la presente 
sentenza va redatta in italiano.

4.
Nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  rilevato,  da  un  lato,  che  il 
Consiglio federale avrebbe inserito la Italia nel novero degli Stati terzi 
sicuri.  Il  ricorrente  non  avrebbe  fornito  dei  motivi  che  potrebbero 
confutare  la  presunzione  del  rispetto  del  principio  del  non 
respingimento.  Il  ricorrente  avrebbe  dichiarato  di  essere  rimasto  in 
Italia dopo essere stato allontanato dalla Svizzera il 21 aprile 2008 e, 
in merito ad un'ulteriore allontanamento verso l'Italia,  di  non poter  e 
non  voler  tornarvi  poiché  in  detto  Paese  non  avrebbe  alcun  diritto. 
Inoltre, non vivrebbero persone con cui intratterrebbe rapporti stretti o 
suoi  parenti  prossimi  in  Svizzera  e  dalle  sue  allegazioni  non 
adempirebbe  manifestamente  la  qualità  di  rifugiato  secondo 
l'art. 3 LAsi,  in  quanto  il  racconto  del  ricorrente  sarebbe  da 
considerare  privo  di  alcun  fondamento.  L'insorgente  avrebbe  infatti 
dichiarato  che  due  dei  suoi  fratelli  sarebbero  stati  arrestati  e  poi 
liberati  al  momento  della  cattura  del  suo  fratello  maggiore  per  poi 

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allegare  che  si  troverebbero  tutt'ora  agli  arresti.  Inoltre,  avrebbe 
continuato fornendo una terza versione, nella quale avrebbe affermato 
che  uno  dei  due  fratelli  sarebbe  stato  liberato  mentre  il  fratello 
maggiore e un altro fratello si troverebbero tutt'ora in carcere. Infine, 
non vi sarebbero indizi che in Italia non vi sia una protezione effettiva 
da respingimenti ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi.

5.
Nel  ricorso,  l'insorgente  ha allegato  di  non avere alcun legame con 
l'Italia  e  che  sarebbe  stato  allontanato  dalla  Svizzera  verso  detto 
Paese il 21 aprile 2008, mentre stava cercando di entrare in Svizzera. 
Così si  sarebbe  creata  la  premessa  per  la  decisione  dell'UFM. Per 
questo  motivo  non  sarebbero  date  le  condizioni  legali  per  una 
decisione  di  non  entrata  nel  merito.  Dichiara,  inoltre,  che  sebbene 
l'Italia  sia  uno  Stato  sicuro,  avrebbe  condotto  negli  ultimi  mesi  una 
campagna  politica  contro  l'immigrazione  e  contro  gli  stranieri  in 
generale  e  quindi  non  si  sentirebbe  affatto  garantito  nei  suoi  diritti 
fondamentali.

6.

6.1 Secondo l'art. 6a cpv. 2 lett. b LAsi, in vigore dal 1° gennaio 2008, 
il  Consiglio  federale  designa  Stati  terzi  sicuri  in  cui,  secondo  i  suoi 
accertamenti,  v'è una protezione effettiva dal  respingimento ai  sensi 
dell'art. 5 cpv. 1 LAsi.

6.2 Giusta l'art. 34 cpv. 2 LAsi, non si entra nel merito di una domanda 
d'asilo se il richiedente può ritornare in uno Stato terzo sicuro secondo 
l'art.  6a  cpv.  2  lett.  b  LAsi  nel  quale  aveva  soggiornato 
precedentemente. Giusta l'art. 34 cpv. 3 LAsi, il cpv. 2 non si applica se 
in  Svizzera  vivono persone con cui  il  richiedente  intrattiene rapporti 
stretti  o  suoi  parenti  stretti  (lett.  a),  se  il  richiedente  adempie 
manifestamente la qualità di rifugiato secondo l'art. 3 LAsi (lett. b), o 
se  vi  sono  indizi  che  nello  Stato  terzo  non  vi  sia  una  protezione 
effettiva dal respingimento ai sensi dell'art. 5 cpv. 1 LAsi (lett. c).

7.

7.1 Le  condizioni  d'applicazione  dell'art.  34  cpv. 2  lett.  a  LAsi  sono 
manifestamente  realizzate  tenendo  conto  che  il  ricorrente  ha 
soggiornato in Italia prima del suo rinvio con procedura accelerata il 
21  aprile  2008  per  una  notte  e,  in  seguito,  per  otto  giorni 

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anteriormente  al  suo  arrivo  in  Svizzera  il  29  aprile  2008. Peraltro, 
l'Italia  –  designata  come Stato  terzo  sicuro  dal  Consiglio  federale  il 
14 dicembre 2007  –  ha  dato  il  suo  accordo  alla  riammissione 
dell'insorgente, in applicazione dell'Accordo del 10 settembre 1998 tra 
la Confederazione Svizzera e la Repubblica italiana sulla riammissione 
delle  persone  in  situazione  irregolare  (RS 0.142.114.549)  in  data 
23 maggio  2008.  Giusta  l'art.  6  n.  3  del  succitato  Accordo, 
l'autorizzazione di  riammissione ha la validità  di  un mese dalla  data 
della  sua notifica  e  tale  termine può essere  prorogato  su  domanda 
della  Parte  contraente. Nel  caso  concreto  è  da  considerare  ancora 
valida  la  riammissione  in  quanto  può essere  ancora  chiesta  una 
proroga del termine di validità.

7.2 Questo Tribunale osserva, altresì, che dalle carte processuali non 
emergono  elementi  da  cui  si  possa  desumere  che  in  Svizzera  si 
trovino persone con cui  il  ricorrente intrattenga rapporti  stretti  o che 
siano suoi parenti  stretti. Da quanto esposto, discende che nel caso 
concreto non sono dati i presupposti dell'art. 34 cpv. 3 lett. a LAsi.

7.3 Contrariamente a quanto preteso nel gravame, il ricorrente non è 
manifestamente  riuscito  a  comprovare  la  propria  qualità  di  rifugiato 
secondo  l'art.  3  LAsi.  Il  TAF rileva,  altresì,  che  il  ricorrente  non  ha 
presentato,  all'infuori  di  generiche  censure,  argomenti  o  prove 
suscettibili  di giustificare una diversa valutazione, rispetto a quella di 
cui all'impugnata decisione, delle allegazioni decisive in materia d'asilo 
da egli presentate in corso di procedura. Quest'ultime s'esauriscono in 
mere affermazioni  di  parte  non corroborate da alcun elemento della 
benché  minima  consistenza,  in  sostanza  per  le  ragioni  indicate  nel 
provvedimento litigioso, cui può essere rimandato (art. 109 cpv. 3 LTF 
in  relazione  all'art.  6  LAsi,  all'art.  37  LTAF  ed  all'art.  4  PA).  Basti 
rilevare che il ricorrente non s'è neanche espresso in sede di ricorso 
sui  suoi  motivi  d'asilo  e  sulle  ragioni  per  cui  avrebbe  la  qualità  di 
rifugiato, nonostante le contraddizioni  evidenziate dall'UFM nella sua 
decisione.  Ciò non  può che  comprovare  la  conclusione  dell'UFM 
secondo  la  quale  le  dichiarazioni  rese  dal  ricorrente  sarebbero  del 
tutto  prive  di  fondamento. In  virtù  di  quanto  precede,  nel  caso  di 
specie,  l'eccezione  prevista  dall'art.  34  cpv.  3  lett.  b  LAsi  non  è 
applicabile.

7.4 Dato  che  l'Italia  è  considerata  uno  Stato  terzo  sicuro,  incombe 
all'insorgente  invalidare  la  presunzione  di  protezione  effettiva  dal 

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respingimento.  Nella  fattispecie,  il  ricorrente  non  è  manifestamente 
riuscito in tale intento. Infatti, agli atti non vi sono indizi secondo cui le 
autorità  italiane,  confrontate  ad  elementi  e  prove  suscettibili  ad 
attestare  la  qualità  di  rifugiato,  non  accorderebbero  all'insorgente 
un'appropriata  protezione.  Infine,  non  soccorrono  il  ricorrente  le 
allegazioni,  non  comprovate,  secondo  le  quali  in  Italia  non  avrebbe 
nessun  diritto  e  che  l'Italia  condurrebbe  una  politica  contro 
l'immigrazione e gli  stranieri  in  generale (cfr. verbale d'audizione del 
17 giugno  2008  pag.  8  e  ricorso  pag.  2).  Pertanto, 
l'art. 34 cpv. 3 lett. c LAsi trova applicazione nella fattispecie.

8.
Di  conseguenza,  il  ricorso  in  materia  di  non  entrata  nel  merito, 
destituito d'ogni e benché minimo fondamento, non merita tutela e la 
decisione impugnata va confermata.

9.
L'insorgente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM 
avrebbe  dovuto  astenersi  dal  pronunciare  l'allontanamento  dalla 
Svizzera (art. 14 cpv. 1 e cpv. 2,  art. 44 cpv. 1 LAsi  nonché art. 32 
dell'Ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali 
dell'11 agosto 1999 [OAsi 1, RS 142.311]).

10.
Non  emerge  dalle  carte  processuali  alcun  serio  indizio  da  cui 
desumere che l'esecuzione dell'allontanamento del ricorrente in Italia 
possa  violare  l'art.  25  cpv.  2  della  Costituzione  federale  della 
Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), l'art. 33 
della  Convenzione  sullo  statuto  dei  rifugiati  del  28  luglio  1951 
(Conv., RS 0.142.30),  l'art.  5  LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché 
l'art. 83 cpv. 3 della legge federale del 16 dicembre 2005 sugli stranieri 
(LStr, RS 142.20) o esporre il ricorrente al rischio reale ed immediato 
di trattamenti contrari all'art. 3 della Convenzione per la salvaguardia 
dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 
(CEDU, RS 0.101) o all'art. 3 della Convenzione contro la tortura ed 
altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del 
10 dicembre 1984 (Conv. tortura, RS 0.105).

10.1 Premesso  ciò,  quanto  agli  ostacoli  all'esecuzione 
dell'allontanamento riconducibili  all'art. 83 cpv. 4 LStr, il  TAF osserva 
che  né  la  nota  situazione  generale  esistente  in  Italia  –  che  non  è 
caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata  che 

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coinvolga  l'insieme  della  popolazione  nella  totalità  del  territorio 
nazionale - né altri motivi deducibili dalle carte processuali conducono 
a pensare che, in caso d'allontanamento in questo Paese, vi sia una 
messa in pericolo concreta dell'insorgente.

10.2 Inoltre,  il  ricorrente  è  giovane,  ha  una  certa  esperienza 
professionale e non ha altresì preteso nel gravame di soffrire di gravi 
problemi di salute che possano giustificare un'ammissione provvisoria 
(v. sulla  problematica  GICRA 2003  n. 24),  senza  che  ad  un  esame 
d'ufficio  degli  atti  di  causa emerga la  necessità  di  una permanenza 
dell'insorgente in Svizzera per motivi medici.

10.3 Infine,  non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della 
possibilità dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr). Le 
autorità italiane si sono dichiarate disposte a riammettere il ricorrente 
sul  loro  territorio.  L'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque  pure 
possibile.

11.
L'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile,  esigibile  e  possibile 
per le  ragioni  indicate al  considerando 10 del  presente giudizio. Per 
conseguenza,  anche  in  materia  d'allontanamento  ed  esecuzione 
dell'allontanamento, il  gravame va disatteso e la querelata decisione 
confermata.

12.
Il  ricorso,  manifestamente  infondato,  è  deciso  in  procedura 
semplificata (art. 111a LAsi) dal  giudice unico, con l'approvazione di 
un secondo giudice (art. 111 lett. e LAsi).

13.
Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali,  che  seguono  la 
soccombenza,  sono  poste  a  carico  del  ricorrente  (art.  63  cpv.  1  e 
cpv. 5 PA nonché 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese 
ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 
21 febbraio  2008  [TS-TAF,  RS  173.320.2]).  L'anticipo,  di  fr.  600.--, 
versato  dal  ricorrente  il  18  luglio 2008  è  computato  con  le  spese 
processuali.

(dispositivo alla pagina seguente)

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Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia:

1.
Il ricorso è respinto.

2.
Le spese processuali, di fr. 600.--, sono poste a carico del ricorrente. 
L'anticipo spese di fr. 600.--, versato il 18 luglio 2008, è computato con 
le spese processuali.

3.
Comunicazione a: 

- ricorrente (plico raccomandato)
- UFM, Divisione Dimora e aiuto al ritorno (in copia; 

n. di rif. N )
- B._______ (in copia)

Il giudice unico: Il cancelliere:

Pietro Angeli-Busi Carlo Monti

Data di spedizione:

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