# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** eb12b2c2-bb9e-5e70-bdf8-e489bac788ce
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2023-12-11
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 11.12.2023 D-2465/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_D-2465-2021_2023-12-11.pdf

## Full Text

B u n d e s v e r w a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b un a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b un a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte IV 

D-2465/2021 

 

 
 

 
 S e n t e n z a  d e l l ’ 11  d i c e m b r e  2 0 2 3  

Composizione 
 Giudici Manuel Borla (presidente del collegio),  

Camilla Mariéthoz Wyssen, Simon Thurnheer,  

cancelliere Luca Rossi. 
 

 
 

Parti 
 A._______, nata il (…), 

Uganda,   

patrocinata dall'avv. Giuseppina Santoro,  

(…),  

ricorrente,  

  
 

 
Contro 

 
 Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 

Quellenweg 6, 3003 Berna, 

autorità inferiore. 
 

 
 

Oggetto 
 Asilo (senza esecuzione dell'allontanamento);  

decisione della SEM del 27 aprile 2021 / N (…). 

 

 

 

D-2465/2021 

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Fatti: 

A.  

A.a L’interessata, priva di documenti di identità, dichiaratasi cittadina 

dell’Uganda, ha riferito di aver lasciato il proprio Paese il 25 novembre 2019 

diretta in Turchia, dove è rimasta fino ad agosto 2020; l’interessata avrebbe 

in seguito soggiornato in alcuni Stati europei prima di arrivare in Svizzera 

il 26 ottobre 2020, dove il giorno successivo ha depositato domanda d’asilo 

(cfr. atto Segreteria di Stato della migrazione di seguito: “SEM” n. 2/2, 

12/10). 

A.b A seguito del rilevamento dei dati personali, il 6 novembre 2020 l’inte-

ressata è stata sottoposta a una visita medica, in occasione della quale è 

stata diagnosticata una sindrome da shock post-traumatico, nonché la ne-

cessità di una presa a carico psichiatrica in quanto vittima di abusi (cfr. atto 

SEM n. 18/2). 

A.c Il 24 novembre 2020 alla SEM l’interessata ha trasmesso il rapporto 

dell’organizzazione Antenna MayDay, dal quale sono emersi indizi relativi 

al coinvolgimento dell’interessata in una situazione di tratta di esseri umani 

(cfr. atto SEM n. 19/6).  

Tale circostanza è stata approfondita nell’audizione “Tratta di esseri umani 

(TEU)” del 3 dicembre 2020. In tale occasione l’interessata ha riferito di 

aver visto, allorquando si trovava presso un’amica, B._______, a 

C._______, un annuncio di lavoro pubblicato da un’agenzia chiamata (…), 

con uffici presso la suddetta cittadina, che proponeva un’attività nel settore 

delle pulizie in Turchia. Vivendo una situazione di grave afflizione in quel 

periodo, l’amica avrebbe contattato per suo conto l’agenzia e organizzato 

l’assunzione, l’avrebbe inoltre aiutata ad eseguire le pratiche per farle ot-

tenere i documenti necessari per il viaggio che avrebbe intrapreso il 25 

novembre 2019, insieme ad altre donne del posto. Una volta atterrate ad 

Istanbul, una donna di origine ugandese di nome D._______ e due uomini 

le avrebbe attese all’esterno del terminal, le avrebbero fatte salire su 

un’auto e le avrebbero condotte presso una grande abitazione con diversi 

appartamenti, ritirando a tutte il passaporto. Una volta raggiunta tale desti-

nazione, le donne sarebbero state separate; la richiedente sarebbe stata 

messa in una camera con tre donne di origine diversa dalla sua: una eri-

trea, una somala e una nigeriana. Il mattino seguente le avrebbero comu-

nicato che avrebbe dovuto iniziare a prostituirsi. Dal giorno dell’arrivo e per 

i successivi otto-nove mesi, l’interessata sarebbe stata costretta a vivere in 

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tale abitazione, senza possibilità di uscire, neppure per ricevere delle cure 

mediche, e obbligata a fornire prestazioni sessuali a pagamento. Essa af-

ferma di non aver mai tentato di uscire dalla camera in cui era confinata 

quando non era con dei clienti. Essa non avrebbe infatti potuto né ribellarsi, 

né rifiutarsi di fare quello che le veniva chiesto, siccome sarebbe stata mi-

nacciata di morte dalle persone che controllavano l’abitazione e che la te-

nevano imprigionata. Finalmente, nel corso dell’estate 2020, l’insorgente 

avrebbe deciso di fuggire, con l’aiuto di un cliente infatuato della compagna 

di camera eritrea, che dopo averle fatte uscire dall’abitazione con un pre-

testo, avrebbe procurato a entrambe un passaggio via mare, in Grecia (cfr. 

atto SEM n. 22/13). 

Con scritto del 3 dicembre 2020 la SEM ha quindi riconosciuto l’interessata 

quale vittima potenziale del reato di tratta di esseri umani e le ha concesso 

un periodo di recupero e di riflessione di 30 giorni, dal 4 dicembre 2020 al 

4 gennaio 2021 (cfr. atto SEM n. 24/4).  

A.d Sentita sui motivi d’asilo, l’interessata ha dichiarato nell’audizione del 

2 febbraio 2021, di aver abitato a E._______ dal 2016, momento in cui è 

iniziata la relazione con il defunto marito, fino al 2019. Ha precisato che il 

matrimonio con quest’ultimo ha avuto luogo il 30 luglio 2016. Il (…) 2017 la 

coppia ha avuto una figlia, F._______, che l’8 agosto 2019 è stata ritrovata 

morta in una piantagione a qualche miglio di distanza da casa. Dopo alcune 

settimane l’interessata è venuta a sapere da terzi che la figlia sarebbe stata 

uccisa dal marito. Incalzato dalle domande di quest’ultima il marito avrebbe 

ammesso la propria responsabilità e giustificato le proprie azioni soste-

nendo che si trattava di un sacrificio rituale volto ad avere più soldi. A fronte 

dell’intenzione dell’interessata di denunciare il fatto alla polizia, il marito 

sarebbe diventato violento ed avrebbe iniziato a malmenarla e a minac-

ciarla con un coltello. Nella colluttazione l’interessata avrebbe riportato una 

ferita da taglio, mentre l’uomo, colpito alla testa con uno sgabello, è finito 

a terra, incosciente. Spaventata e temendo di averlo ucciso, l’interessata 

ha radunato i propri risparmi ed è fuggita di casa, dapprima presso una 

vicina e il giorno dopo presso l’amica B._______ nella città di C._______. 

Temendo di essere arrestata per quanto fatto, si sarebbe nascosta presso 

l’abitazione dell’amica per alcune settimane, fino alla partenza per la Tur-

chia. Durante tale periodo B._______ si sarebbe messa in contatto con la 

sorella dell’interessata, che le avrebbe riferito che il marito non era morto, 

ma era ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Soltanto al momento 

dell’arrivo in Svizzera la richiedente avrebbe scoperto dalla sorella, da lei 

contattata, che il marito era nel frattempo deceduto e che la polizia aveva 

emesso un mandato di cattura nei suoi confronti, ritenendola responsabile 

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della sua morte. La sorella dell’interessata, ritenendola colpevole, le 

avrebbe inoltre detto di non voler più avere nulla a che fare con lei, ingiun-

gendole di non più contattarla (cfr. atto SEM n. 38/14).  

A sostegno delle proprie allegazioni l’interessata ha prodotto la mail della 

sorella del 30 novembre 2020 con allegato copia di un mandato di arresto 

a suo carico in inglese (cfr. atto SEM n. 37/2). Ha in seguito consegnato 

copia di un certificato di matrimonio consuetudinario e del certificato di 

morte di sua figlia. 

A.e Con decisione incidentale dell’8 febbraio 2021 la SEM ha decretato 

l’assegnazione alla procedura ampliata e con provvedimento dell’11 feb-

braio 2021 è stata confermata la ripartizione della richiedente al Canton 

G._______ (cfr. atti SEM n. 44/2, 47/1, 48/3).  

B.  

Con decisione del 27 aprile 2021, notificata lo stesso giorno (cfr. atto SEM 

n. 61/8), la SEM ha respinto la domanda d’asilo dell’interessata, ritenendo 

che le sue dichiarazioni non soddisfacessero né le condizioni richieste per 

il riconoscimento della qualità di rifugiato né le condizioni di verosimi-

glianza. La SEM ha quindi pronunciato il suo allontanamento dalla Sviz-

zera, ponendola nondimeno al beneficio dell'ammissione provvisoria per 

inesigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento, conto tenuto che il suo 

Paese non è in grado di offrire una protezione adeguata alle vittime di tratta 

di esseri umani e che pertanto, in caso di rientro in patria, l’interessata ri-

schia di essere esposta a trattamenti vietati dall’art. 3 e 4 della Conven-

zione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali 

del 4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101). 

C.  

Con ricorso del 26 maggio 2021 (data di entrata: 27 maggio 2021, cfr. tim-

bro di entrata), A._______ ha impugnato dinanzi al Tribunale amministra-

tivo federale (di seguito: Tribunale) la suddetta decisione chiedendo, in via 

principale, l’annullamento della stessa, il riconoscimento della qualità di ri-

fugiata e la concessione dell’asilo, mentre in via subordinata, il rinvio degli 

atti alla SEM per il completamento dell’istruzione. Sul piano procedurale, 

l’insorgente ha postulato che le venga concessa l’assistenza giudiziaria, 

nel senso dell’esenzione dal pagamento delle spese processuali e del re-

lativo anticipo. Unitamente al gravame la ricorrente ha prodotto in copia 

originale il mandato d’arresto, il certificato di matrimonio e il certificato di 

decesso. 

 

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Diritto: 

1.  

Le procedure in materia di asilo sono rette dalla legge federale sulla pro-

cedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla legge 

sul Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, 

RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF, 

RS 173.110), in quanto la legge sull’asilo (LAsi, RS 142.31) non preveda 

altrimenti (art. 6 LAsi). 

Fatta eccezione per le decisioni previste all’art. 32 LTAF, il Tribunale, in virtù 

dell’art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai sensi dell’art. 5 PA 

prese dalle autorità menzionate all’art. 33 LTAF. La SEM rientra tra dette 

autorità (cfr. art. 105 LAsi). L’atto impugnato costituisce quindi una deci-

sione ai sensi dell’art. 5 PA e il Tribunale è dunque competente per statuire 

in merito a suddetto ricorso. 

La ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all’autorità inferiore, è 

particolarmente toccata dalla decisione impugnata e vanta un interesse de-

gno di protezione all’annullamento o alla modificazione della stessa (art. 48 

cpv. 1 lett. a-c PA). La medesima è pertanto legittimata ad aggravarsi con-

tro di essa. 

Il ricorso è ammissibile essendo stato presentato nella forma 

(art. 52 cpv. 1 PA) ed entro il termine (art. 108 cpv. 1 LAsi) previsti dalla 

legge. Occorre pertanto entrare nel merito dello stesso. 

2.  

Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto 

federale e l’accertamento inesatto o incompleto di fatti giuridicamente rile-

vanti (art. 106 cpv. 1 LAsi). 

Il Tribunale non è inoltre vincolato né dai motivi addotti nel ricorso (art. 62 

cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della decisione impugnata 

(cfr. DTAF 2014/1 consid. 2). 

3.  

In virtù dell’art. 111a cpv. 1 LAsi, il Tribunale rinuncia a uno scambio di 

scritti. 

4.  

4.1 La ricorrente lamenta preliminarmente una violazione del diritto di es-

sere sentita, non essendole stata data la possibilità di esprimersi sulla 

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portata dei mezzi di prova prodotti il 25 febbraio 2021 e non avendole dato 

la facoltà di esprimersi, prima dell’emanazione della decisione (e conto te-

nuto dell’assenza di progetto di decisione nella procedura ampliata) in me-

rito alla valutazione fatta dall’autorità inferiore riguardo agli stessi mezzi di 

prova la domanda d’asilo avrebbe dovuto essere trattata secondo la pro-

cedura ampliata (cfr. ricorso del 26 maggio 2021, pag. 3-4). Tali censure 

formali vanno analizzate a titolo preliminare in quanto potrebbero condurre 

alla cassazione della decisione impugnata (cfr. DTF 138 I 232 consid. 5 

per il diritto di essere sentito e l'obbligo di motivazione; e per l'accertamento 

dei fatti giuridicamente rilevanti cfr. MOSER/BEUSCH/KNEUBÜHLER, op.cit., 

2a ed. 2013, n. 2.191, sentenze del Tribunale D-3567/2019 del 29 novem-

bre 2019 consid. 5.2 e D-1443/2016 del 22 febbraio 2017 consid. 4.2). 

4.2 Il diritto di essere sentito, disciplinato dall'art. 29 cpv. 2 della Costitu-

zione federale della Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., 

RS 101) comprende segnatamente il diritto per l'interessato di consultare 

l'incarto, di offrire mezzi di prova su punti rilevanti e di esigerne l'assun-

zione, di partecipare alla stessa e di potersi esprimere sulle relative risul-

tanze nella misura in cui possano influire sulla decisione (cfr. DTF 135 II 

286 consid. 5.1; 135 I 279 consid. 2.3). La portata della facoltà di esprimersi 

non può essere determinata in maniera generale ma dev'essere definita 

sulla base degli interessi concretamente in gioco. Il concetto a monte è che 

alla parte in causa debba essere concessa la facoltà di mettere in evidenza 

il suo punto di vista in maniera efficace (cfr. DTAF 2013/23 consid. 6.1.1 e 

relativi riferimenti; ed a titolo esemplificativo la sentenza del Tribunale D-

4781/2021 dell'8 novembre 2021 consid. 6.2). 

4.3 Una violazione del diritto di essere sentito del ricorrente da parte 

dell'autorità di prima istanza, non comporta automaticamente l'accogli-

mento del gravame e l'annullamento della decisione impugnata. Anche in 

presenza di una violazione grave, è infatti di principio ammissibile prescin-

dere da un rinvio all'autorità inferiore allorquando una tale sanzione costi-

tuirebbe una mera formalità, provocando un ritardo inutile nella procedura, 

incompatibile con lo stesso interesse della parte interessata ad un'eva-

sione celere della causa (cfr. DTF 137 I 195 consid. 2.3.2; DTF 133 I 201 

consid. 2.2). Secondo la giurisprudenza e la dottrina una violazione del di-

ritto di essere sentito può essere sanata se la persona toccata ottiene la 

possibilità di esprimersi in merito davanti ad una autorità di ricorso che di-

spone del medesimo potere d'esame dell'autorità d'esecuzione stessa (cfr. 

DTF 124 II 132 consid. 2d). In tale ambito, la cognizione dell'autorità ricor-

suale non va esaminata in maniera astratta ma in base all'oggetto della 

controversia nel caso concreto (cfr. WALDMANN/BICKEL in: Waldmann/ 

Weissenberger (ed.), Praxiskommentar VwVG, 2a ed. 2016, art. 29 n. 119). 

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Trasposto in materia d'asilo, tale principio implica che il Tribunale non potrà 

procedere alla riparazione di una violazione del diritto di essere sentito in 

merito a questioni che rientrano nella sfera del potere di apprezzamento 

dell'autorità inferiore dal momento che non dispone della facoltà di control-

lare l'opportunità delle decisioni di prima istanza (cfr. DTAF 2014/22 con-

sid. 5.3). 

4.4  

4.4.1 Nel caso concreto, giova innanzitutto rilevare che la ricorrente non 

contesta l’assegnazione alla procedura ampliata in data 8 febbraio 2021. 

La questione circa lo smistamento tra la procedura celere (art. 26c LAsi) e 

la procedura ampliata (art. 26d LAsi), d’altro canto, è già stata trattata dal 

Tribunale nella sua sentenza di principio DTAF 2020 VI/5, alla quale è pos-

sibile rinviare per maggiori dettagli (cfr. anche tra le altre la sentenza del 

Tribunale D-1909/2020 del 12 gennaio 2021 consid. 4).  

4.4.2 Essa censura, da un lato, il fatto che l’amministrazione non le abbia 

concesso la facoltà di esprimersi sui nuovi mezzi di prova da essa stessa 

prodotti il 25 febbraio 2021. Orbene, a mente di questo Tribunale, la con-

testazione su questo specifico punto appare pretestuosa in quanto la ricor-

rente, rappresentata da un mandatario professionale, avrebbe senz’altro 

potuto unire ai suddetti mezzi di prova anche delle spiegazioni o delle os-

servazioni spontanee, al fine di completare – laddove lo avesse ritenuto 

opportuno – le dichiarazioni rilasciate in occasione dell’audizione del 2 feb-

braio 2021. Essendo stata informata, prima della trasmissione dei nuovi 

mezzi di prova, circa l’assegnazione alla procedura ampliata, essa (o me-

glio la propria rappresentate) doveva presumere che non sarebbe stata 

invitata a prendere posizione riguardo a una potenziale bozza di decisione 

negativa sull’asilo. A titolo prudenziale, quindi, se davvero essa riteneva 

opportuno apportare ulteriori elementi per agevolare l’apprezzamento dei 

nuovi mezzi di prova da parte dell’amministrazione, lo avrebbe dovuto fare 

spontaneamente prima dell’emanazione della decisione impugnata. 

4.4.3 D’altro lato, sottolineando il fatto che la procedura ampliata non pre-

vede una fase processuale analoga al progetto di decisione esistente nella 

procedura celere, la ricorrente ritiene che la SEM, prima di emanare la de-

cisione impugnata, avrebbe dovuto attribuirle la facoltà di pronunciarsi in 

merito alla propria valutazione sui nuovi mezzi di prova. Non essendo stata 

invitata a pronunciarsi al termine dell’istruttoria, in merito alle conclusioni 

della SEM, essa reputa pertanto – erroneamente – di aver subito una vio-

lazione del diritto di essere sentita. Questo Tribunale rileva che, una volta 

esaminati i mezzi di prova il 25 febbraio 2021, l’amministrazione non ha 

ritenuto opportuno esperire alcun accertamento supplementare, né 

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tantomeno sentire nuovamente la ricorrente per delle eventuali delucida-

zioni riguardo alle dichiarazioni rilasciate in sede di audizione. La ricorrente 

stessa non spiega quali eventuali altri accertamenti si sarebbero dovuti 

rendere necessari.  

A ben vedere l’assegnazione alla procedura ampliata, di cui la ricorrente 

parrebbe prevalersi per esigere maggiore spazio di esposizione delle pro-

prie argomentazioni, rispondeva a delle esigenze pratiche, piuttosto che 

istruttorie. Come risulta dagli atti, il motivo per il trasferimento in procedura 

ampliata era legata principalmente alla capacità di posti letto presso il CFA 

(cfr. atti SEM n. 40/1-42/1).  

Come indicato nella sentenza E-6885/2017 del 20 marzo 2019, citata dalla 

ricorrente, alla luce della natura della procedura celere e dei brevi termini 

che essa impone, il legislatore ha voluto introdurre dei meccanismi di com-

pensazione – come la facoltà di esprimersi con un parere in merito al pro-

getto di decisione negativa della SEM – per garantire che le procedure di 

asilo siano corrette ed eque nonostante le misure di accelerazione (cfr. 

consid. 6.5.1 e i riferimenti ivi menzionati; cfr. anche sentenza D-1907/2020 

del 3 febbraio 2021 consid. 10.2). Nell’ambito della procedura ampliata, per 

contro, i termini come quello per presentare ricorso, risultano più estesi (cfr. 

art. 108 cpv. 2 LAsi), di modo che il ricorrente non subisce alcun pregiudizio 

dall’assenza di possibilità di sottoporre il proprio parere prima dell’emana-

zione della decisione negativa. A maggior ragione nella misura in cui, come 

nel caso in esame, in fase istruttoria non vengano svolti accertamenti sup-

plementari.  

4.5 Per tali motivi, la ricorrente non ha quindi subito alcuna violazione del 

suo diritto di essere sentita. Le censure in tal senso devono pertanto essere 

respinte. 

5.  

Nel merito, ritenuta l'ammissione provvisoria della ricorrente in Svizzera 

per inesigibilità dell’esecuzione dell'allontanamento, e non avendo la me-

desima contestato in modo specifico la pronuncia del suo allontanamento, 

oggetto del litigio in questa sede risulta pertanto essere esclusivamente il 

mancato riconoscimento della sua qualità di rifugiata e il respingimento 

della sua domanda d'asilo. 

6.  

6.1 La Svizzera, su domanda, accorda asilo ai rifugiati secondo le disposi-

zioni della LAsi (art. 2 LAsi). L’asilo comprende la protezione e lo statuto 

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accordati a persone in Svizzera in ragione della loro qualità di rifugiato. 

Esso include il diritto di risiedere in Svizzera.  

6.2 Sono rifugiati le persone che, nel Paese d'origine o d'ultima residenza, 

sono esposte a seri pregiudizi a causa della loro razza, religione, naziona-

lità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni 

politiche, ovvero hanno fondato timore d'essere esposte a tali pregiudizi 

(art. 3 cpv. 1 LAsi). Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pe-

ricolo della vita, dell'integrità fisica o della libertà, nonché le misure che 

comportano una pressione psichica insopportabile. Occorre tenere conto 

dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3 cpv. 2 LAsi). 

6.3 A tenore dell’art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare 

o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato. La qualità di 

rifugiato è resa verosimile se l’autorità la ritiene data con una probabilità 

preponderante (art. 7 cpv. 2 LAsi). Sono inverosimili in particolare le alle-

gazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate o contraddittorie, 

non corrispondono ai fatti o si basano in modo determinante su mezzi di 

prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). 

È pertanto necessario che i fatti allegati dal richiedente l’asilo siano 

sufficientemente sostanziati, plausibili e coerenti fra loro. In questo senso 

dichiarazioni vaghe, quindi suscettibili di molteplici interpretazioni, 

contraddittorie in punti essenziali, sprovviste di una logica interna, 

incongrue ai fatti o all’esperienza generale di vita, non possono essere 

considerate verosimili ai sensi dell’art. 7 LAsi. È altresì necessario che il 

richiedente stesso appaia come una persona attendibile, ossia degna di 

essere creduta. Questa qualità non è data, in particolare, quando egli fonda 

le sue allegazioni su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi), 

omette fatti importanti o li espone consapevolmente in maniera falsata, in 

corso di procedura ritratta dichiarazioni rilasciate in precedenza o, senza 

motivo, né introduce tardivamente di nuove, dimostra scarso interesse 

nella procedura oppure nega la necessaria collaborazione. Infine, non è 

indispensabile che le allegazioni del richiedente l’asilo siano sostenute da 

prove rigorose. Al contrario, è sufficiente che l’autorità giudicante, pur 

nutrendo degli eventuali dubbi circa alcune affermazioni, sia persuasa che, 

complessivamente, tale versione dei fatti sia in preponderanza veritiera. Il 

giudizio sulla verosimiglianza non deve, infatti, ridursi a una mera verifica 

della plausibilità del contenuto di ogni singola allegazione, bensì 

dev’essere il frutto di una ponderazione tra gli elementi essenziali a favore 

e contrari ad essa. Decisivo sarà dunque determinare, da un punto di vista 

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oggettivo, quali fra questi risultino preponderanti nella fattispecie (cfr. 

DTAF 2013/11 consid. 5.1 e relativi riferimenti). 

7.  

7.1 Nella decisione impugnata, la SEM ha considerato le allegazioni della 

ricorrente non sufficientemente motivate, oltre che povere di dettagli e di 

concretezza su alcuni punti essenziali, di modo che gli eventi addotti par-

rebbero non essere stati vissuti da lei personalmente. Su alcuni aspetti es-

senziali le allegazioni risultano inoltre inverosimili e incompatibili con 

l’esperienza generale di vita o la logica dell’agire. In particolare, la ricostru-

zione degli eventi che hanno indotto la ricorrente a lasciare il Paese d’ori-

gine, risulta alquanto vaga, priva di elementi significativi, oltre che priva di 

logica. L’autorità inferiore obbietta innanzitutto all’interessata di non aver 

saputo indicare chi fossero e dove vivessero gli amici presso cui il marito 

aveva lasciato, a sua insaputa, la figlia, nonostante quest’ultima avesse 

solo due anni e mancasse da casa da una settimana e nonostante costoro 

potessero essere implicati nel suo decesso. Altrettanto vaghe risultano le 

allegazioni in merito alle accuse riguardo al coinvolgimento del marito nella 

morte della figlia. Alla ricorrente viene contestato il fatto di non aver saputo 

spiegare in maniera convincente il motivo per cui abbia immediatamente 

creduto alle accuse mosse da una persona sconosciuta, di cui non ha sa-

puto fornire alcuna generalità, limitandosi a spiegare che il marito ha subito 

ammesso di aver sacrificato la figlia allo scopo di ottenere più denaro. 

All’amministrazione pare inoltre contrario alla logica il comportamento te-

nuto dalla ricorrente a seguito della colluttazione con il marito, nella quale 

è stata ferita con un coltello e si è difesa con una sedia. Temendo di aver 

ucciso il marito e di non essere creduta dalla polizia essa avrebbe infatti 

deciso di fuggire, anziché rivolgersi alla polizia – nonostante un’indagine 

sulla morte della figlia fosse in corso e il marito fosse stato interrogato dalla 

polizia a tal proposito. Secondo la SEM se la ricorrente avesse realmente 

vissuto quanto narrato avrebbe saputo verosimilmente fornire maggiori 

dettagli e una spiegazione logica ai comportamenti adottati. La SEM ha 

infine giudicato i documenti prodotti in copia dei mezzi di prova inattendibili 

e inadeguati a comprovare la verosimiglianza dei motivi d’asilo. Tantopiù 

che dal certificato di morte della figlia risulta che quest’ultima è morta per 

cause naturali e quindi in circostanze ben differenti rispetto a quelle nar-

rate.   

7.2 Oltre alla censura formale già evocata in precedenza, l’insorgente con-

testa le argomentazioni della SEM circa l'inverosimiglianza delle dichiara-

zioni da essa rese in corso d'audizione. Essa ritiene che pur essendosi 

espressa in termini relativamente approssimativi, abbia comunque 

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Pagina 11 

costantemente fornito allegazioni che per la loro specificità e per il modo di 

esporle darebbero la chiara impressione di fatti realmente vissuti. Consi-

derando il proprio racconto coerente e convincente, essa prende quindi 

posizione sulle specifiche allegazioni reputate non verosimili dall’ammini-

strazione, ripercorrendo, citando e commentando quanto dichiarato in sede 

di audizione sugli specifici punti essenziali. L’insorgente attira quindi l’at-

tenzione sulla pratica dei sacrifici umani, molto diffusa in Uganda, che unita 

alla drammaticità degli eventi vissuti, giustifica il suo timore oggettivamente 

fondato di persecuzioni future in caso di ritorno nel proprio Paese. 

7.3 Allineandosi al parere della SEM, questo Tribunale osserva che le di-

chiarazioni determinanti in materia d'asilo rese dall'insorgente s'esauri-

scono in allegazioni non sufficientemente motivate, a tratti oltremodo va-

ghe e generiche, non corroborate da alcun elemento di seria consistenza, 

se non addirittura contraddette dagli stessi documenti prodotti in sede 

istruttoria (in copia) e ricorsuale (in originale). Oltre a ciò, il comportamento 

descritto dall’interessata appare inoltre a tratti incompatibile con la logica 

dell’agire. 

7.3.1 La ricorrente riferisce che in Uganda sarebbe usuale affidare i bam-

bini a “qualcuno”, in modo da permettere ai genitori di svolgere un’attività 

lavorativa. Lei stessa rammenta in sede di audizione che qualche volta 

avrebbe mandato la figlia a stare “in vacanza” da alcune persone, finanche 

per una settimana, quando si trovava impegnata con il proprio lavoro (cfr. 

verbale audizione ex art. 29 LAsi [di seguito: verbale], D54 e D55, pag. 8 

[atto SEM n. 38/14]). Riguardo agli eventi che hanno portato all’allontana-

mento della figlia F._______, l’insorgente riferisce che il marito sarebbe 

uscito nel pomeriggio con la figlia – cosa che era abituato a fare – rien-

trando alla sera, intorno alle 18 da solo. Invitato a spiegarne la ragione 

quest’ultimo ha riferito che la bimba stava giocando con i figli del suo amico 

H._______ e che più tardi sarebbe andato a prenderla (cfr. verbale, D40, 

pag. 6, D46 e segg., pag. 7-8). Ora, fino a qui le dichiarazioni hanno una 

certa coerenza e può finanche risultare plausibile il fatto che la ricorrente 

non sapesse chi fosse tale amico presso il quale era stata lasciata la figlia: 

parrebbe infatti che fosse abitudine del marito portare la figlia con sé in 

visita presso degli amici (cfr. verbale, D46-D47 e segg., pag. 7-8).  

Da qui in avanti, per contro, il racconto diventa più vago e meno lineare. 

Da un lato essa sostiene che non fosse per lei normale ignorare dove e 

con chi fosse la figlia (cfr. verbale, D55, pag. 8). Dall’altro essa non par-

rebbe aver dato particolare peso al fatto che, contrariamente alle rassicu-

razioni fornite, il marito non fosse andato a riprendere la figlia quella stessa 

sera (cfr. verbale, D40, pag. 6, D52, pag. 8). A tal proposito essa non 

D-2465/2021 

Pagina 12 

fornisce alcuna giustificazione per l’inadempienza del marito, né riferisce 

quale sia stata la sua reazione non vedendo tornare – come previsto – la 

figlia quella sera. Neppure sostiene di avergli chiesto maggiori informazioni 

al riguardo o di averlo sollecitato, quella sera o nei giorni successivi, ad 

andare a recuperare la bambina. Circostanza che appare quantomeno biz-

zarra, considerato l’età della figlia. Ora, pur ammettendo che la ricorrente 

dovesse lavorare, è comunque difficile credere che essa non si sia mag-

giormente informata sulla situazione della figlia, accontentandosi delle la-

coniche risposte che le avrebbe dato il marito sul fatto che era a giocare 

con i figli di H._______ (cfr. verbale, D54-D55, pag. 8). Tantopiù che essa 

ammette di non sapere dove abitasse, né chi fosse tale H._______ (cfr. 

verbale, D62-D63, pag. 9). È ancor più difficile credere che tale situazione 

si sia protratta per una settimana, durante la quale l’interessata non 

avrebbe più saputo nulla della figlia di due anni (cfr. verbale, D54, pag. 8). 

Le prime notizie della figlia parrebbe le siano infatti giunte unicamente l’8 

agosto 2019, ossia al momento del ritrovamento del suo cadavere (cfr. ver-

bale, D45 e segg.).  

7.3.2 A fronte del ritrovamento della figlia morta, appare inoltre altamente 

inverosimile che la ricorrente non abbia fatto tutto quanto in suo potere per 

informarsi sull’identità delle persone e il luogo presso cui essa era stata 

condotta. In quel momento – prima della scoperta della corresponsabilità 

del marito, due settimane dopo – “H._______” era infatti l’unica pista su cui 

sarebbe stato possibile indagare per l’omicidio della figlia, essendo poten-

zialmente l’autore o quantomeno l’ultima persona ad averla vista viva. In-

vitata ad esprimersi al riguardo, l’interessata è rimasta estremamente vaga, 

su quello che abbia chiesto al marito e su quello che egli le abbia effettiva-

mente riferito (cfr. verbale, D61-D63, pag. 9). Allo stesso modo, pur am-

mettendo di aver avuto dei contatti con la polizia (cfr. verbale, D60, pag. 

9), non parrebbe che l’interessata abbia chiesto loro particolari aggiorna-

menti al riguardo. Incalzata a fare chiarezza su tale aspetto l’interessata si 

è mostrata evasiva e non ha fornito risposte concludenti (cfr. verbale, D64, 

pag. 9). In definitiva, le circostanze, così come evocate dalla richiedente – 

ivi compresa l’attitudine del marito dal giorno in cui è partito con la figlia – 

appaiono dubbie e poco sostanziate, mentre il suo comportamento risulta 

essere a ben vedere contrario alla logica dell’agire. 

7.3.3 La narrazione della ricorrente non convince neppure riguardo alle 

modalità che l’hanno condotta a scoprire, due settimane dopo, la respon-

sabilità del marito nella morte della figlia. Secondo l’esposizione dei fatti, il 

marito parrebbe aver ammesso di aver sacrificato la figlia in un rituale volto 

ad ottenere più soldi, soltanto dopo che uno sconosciuto è giunto una sera 

D-2465/2021 

Pagina 13 

a casa loro accusandolo di essere coinvolto nell’uccisione di F._______ 

(cfr. verbale, D42, pag. 6). Al pari di “H._______”, di tale uomo non viene 

fornito alcun dettaglio che permetta di identificarlo o di dargli quantomeno 

un contesto più preciso: non si sa infatti come si chiama, da dove viene, 

dove abita, quanti anni ha, come conosce il marito, come potesse essere 

a conoscenza del sacrificio, ecc.. Invitata a chiarire il motivo per cui si è 

fidata di uno sconosciuto, la ricorrente sostiene di avergli creduto per via 

della reazione che il marito ha avuta subito dopo le rivelazioni (cfr. verbale, 

D66, pag. 10). Resta nondimeno singolare il fatto che la ricorrente non ab-

bia mai sospettato di nulla in precedenza e che solo a seguito della visita 

di uno sconosciuto essa abbia deciso di mettere sotto pressione il marito 

per fare emergere la verità. Tantopiù che essa stessa ammette che lui era 

attratto e coinvolto da questo genere di riti tradizionali in Uganda (cfr. ver-

bale, D67, pag. 10). 

7.3.4 Le allegazioni dell’insorgente appaiono inoltre contradditorie nel de-

scrivere i fatti accaduti a seguito della rivelazione del marito e del violento 

litigio che ne è scaturito. Essa riferisce che prima della colluttazione 

avrebbe voluto andare dalla polizia per denunciarlo. Ciò ha senso, se-

guendo la ricostruzione dell’interessata: la polizia stava infatti già inda-

gando sulla morte della figlia e lei aveva scoperto il responsabile di questa 

morte. Ha invece meno senso il fatto che dopo essere stata aggredita, aver 

subito una ferita da taglio ed essersi dovuta difendere con uno sgabello, 

tramortendo il marito, essa si sia impaurita e avrebbe cambiato idea, deci-

dendo di fuggire. Invitata ad esprimersi su tale comportamento privo di ogni 

logica, essa si è limitata ad asserire di aver avuto timore di non essere 

creduta e di essere incarcerata per la morte del marito, nonostante non 

avesse alcuna certezza che fosse effettivamente morto (cfr. verbale, D42, 

D69, D71, D80-D83, pag. 6 e 10-12). Secondo la ricostruzione degli acca-

dimenti posteriori alla colluttazione, l’interessata sarebbe venuta a sapere, 

al momento in cui soggiornava a C._______, dall’amica B._______, che il 

marito era vivo, seppur ricoverato in gravi condizioni all’ospedale (cfr. ver-

bale, D42, pag. 6-7). È pertanto poco comprensibile l’asserzione secondo 

cui l’insorgente, per timore di aver commesso un omicidio e di essere di 

conseguenza incarcerata, abbia deciso di lasciare il Paese (cfr. verbale, 

D80 segg., pag. 11-12).  

In merito all’episodio della colluttazione sussistono inoltre altre incon-

gruenze nel racconto dell’interessata. Innanzitutto appare singolare il fatto 

che la vicina di casa dalla quale essa si sarebbe rifugiata la sera della col-

luttazione non le abbia posto la benché minima domanda riguardo alla ri-

chiesta di ospitalità. Tantopiù che secondo quanto riferito, l’insorgente era 

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Pagina 14 

in uno stato di forte agitazione ed era ferita e sanguinante (cfr. verbale, D42 

e D-69-70, pag. 7 e 10). In secondo luogo risulta difficile comprendere il 

motivo per cui la ricorrente abbia deciso di fuggire a C._______ da 

un’amica, anziché a Bunamyaya dalla madre e dalla sorella, ritenute per 

lei gli unici famigliari importanti rimasti nel Paese (cfr. verbale, D11-D12, 

pag. 3). Di tale scelta essa non fornisce alcuna spiegazione. Allo stesso 

modo non chiarisce affatto – se non in modo poco credibile e alquanto ar-

tificioso – il motivo per cui essa non abbia raccontato nulla alla madre e 

alla sorella riguardo agli avvenimenti della notte e alla responsabilità del 

marito nella morte della figlia, nonostante abbia avuto più occasioni per 

farlo, sia per telefono che per e-mail (cfr. verbale, D30 e D73-D77, pag. 4 

e 11). Appare inoltre illogico – non essendo stata fornita nessuna spiega-

zione in merito – che l’insorgente, dopo la fuga e l’evento drammatico in 

cui è stata coinvolta, non abbia desiderato contattare la sorella personal-

mente, anche solo per cercare conforto nella voce di un famigliare per lei 

particolarmente importante, ma che abbia chiesto all’amica B._______ di 

farlo (cfr. verbale, D11, D42 e D80, pag. 3 e 7). 

7.3.5 Sussistono infine delle discrepanze importanti fra gli eventi narrati 

dall’insorgente e quanto attestato dai mezzi probatori allegati. L’interessata 

ha infatti riferito di un rito sacrificale, durante il quale – o a seguito del quale 

– la figlia sarebbe stata uccisa, decapitata e smembrata (cfr. verbale, D58, 

pag. 9). Tale allegazione, non soltanto non è comprovata dalla documen-

tazione prodotta, ma parrebbe essere smentita dal certificato di morte di 

F._______, dal quale emerge che il decesso, avvenuto in data 8 agosto 

2019 è avvenuto per cause naturali. Tutt’altro che una morte cruenta, 

quindi. 

7.4 In definitiva, alla luce di quanto precede, occorre dunque da tutelare la 

conclusione dell'autorità inferiore circa l'inverosimiglianza dei motivi d'asilo 

addotti dall'interessata.  

8.  

8.1 A titolo abbondanziale, e per buona pace della ricorrente, si rileva al-

tresì che, anche se le medesime allegazioni venissero ritenute verosimili, 

non sarebbero comunque rilevanti ai sensi dell'asilo.  

8.2 Il mandato d'arresto spiccato l’11 agosto 2020 dalle autorità ugandesi 

nei confronti della signora A._______ di E._______, trasmesso in originale 

in sede di ricorso, attesta certo il fatto che quest'ultima è da loro ricercata, 

tuttavia ciò non è sufficiente per riconoscerle la qualità di rifugiata. In effetti, 

non vi sono indizi concreti per ritenere che la sua sola uscita illegale 

dall’Uganda debba condurre ad un timore fondato di persecuzioni future 

D-2465/2021 

Pagina 15 

nei suoi confronti. In primo luogo dal mandato d'arresto si desume la vo-

lontà delle autorità ugandesi di perseguire l’interessata per un reato co-

mune (omicidio), non quindi per uno dei motivi specificamente indicati nella 

definizione di cui all'art. 3 LAsi. In secondo luogo la ricorrente non presenta 

un profilo che, in caso di suo – ipotetico – ritorno, potrebbe interessare le 

autorità ugandesi per ragioni politiche, religiose, di appartenenza etnica o 

altro. A tal proposito essa non ha mai segnalato di avere particolari pro-

blemi con esse, fatte salvo il timore di non essere creduta riguardo alle 

circostanze che hanno condotto alla morte del marito. 

8.3  

8.3.1 Giova a tal proposito precisare che la violenza domestica viene con-

siderata nell’ambito del motivo di persecuzione “appartenenza a un deter-

minato gruppo sociale” (art. 3 cpv. 1 LAsi; sentenza del Tribunale E-

2466/2022 del 13 gennaio 2023, consid. 5.3 e 7.1). Tuttavia, siccome pro-

viene dal comportamento di attori privati, è rilevante in materia d’asilo 

esclusivamente se l’interessato non può beneficiare di una protezione ade-

guata contro la stessa nel proprio Stato d’origine. Tra la persecuzione su-

bita e l’espatrio deve, inoltre, esistere un nesso causale temporale e mate-

riale sufficientemente stretto (cfr. DTAF 2008/12 consid. 5.2). L’esistenza 

del timore di persecuzione dev’essere esaminata al momento dell’espatrio 

(cfr. DTAF 2008/12, consid. 5.2). Esso deve, infine, essere ancora attuale 

al momento della decisione di merito sulla domanda d’asilo (cfr. DTAF 

2008/12 consid. 5.2; 2010/57 consid. 2). 

8.3.2 Nel caso di specie, dagli atti non emerge alcun particolare indizio di 

difficoltà all’interno della relazione tra la ricorrente e il marito. L’unico vero 

momento d’attrito descritto da quest’ultima è da ricondurre alla scoperta 

della presunta responsabilità del marito nella morte della figlia. Ne è se-

guita una colluttazione in occasione della quale, oltre ad alcune percosse 

l’insorgente avrebbe subito una ferita da taglio, mentre il marito una forte 

contusione alla testa, che ne avrebbe determinato, tempo dopo il decesso. 

I fatti così come descritti parrebbero non essere noti alle autorità inquirenti 

ugandesi, poiché la ricorrente è fuggita senza sporgere denuncia né rac-

contare nulla a nessuno. Non è quindi possibile sapere se in tale circo-

stanza le autorità ugandesi avrebbero effettivamente offerto una prote-

zione adeguata alla ricorrente. D’altro canto, con la morte del marito, viene 

meno la possibilità di quest’ultima di essere esposta a ulteriori atti di vio-

lenza o di rappresaglia, ragione per cui il Tribunale ritiene che il motivo di 

persecuzione sollevato non è rilevante ai fini dell’asilo, siccome non più 

attuale. 

 

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Pagina 16 

8.4 Occorre infine rammentare che la tratta di esseri umani e la prostitu-

zione forzata non rientrano, di principio, tra i motivi di persecuzione previsti 

dall’art. 3 LAsi, bensì si tratta piuttosto di reati di diritto comune (cfr. sen-

tenze del Tribunale D-1362/2022 del 4 luglio 2022 consid. 7.3; D-

1740/2021 del 3 maggio 2021, consid. 9.3.1; E-7609/2015 del 24 febbraio 

2016 consid. 5.4). Per questo motivo, esse non sono rilevanti ai sensi 

dell’art. 3 LAsi. L’esistenza di un pericolo legato a tali situazioni dev’essere 

dunque considerata nell’esame degli ostacoli all’esecuzione dell’allontana-

mento (art. 83 Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione del 16 

dicembre 2005 LStrI, RS 142.20). 

9.  

La decisione impugnata non viola il diritto federale (art. 3 e 7 LAsi) e stabi-

lisce i fatti rilevanti in modo corretto e completo (art. 106 cpv. 1 LAsi). Il 

ricorso dev’essere pertanto respinto. 

10.  

Avendo il Tribunale statuito nel merito del ricorso, la domanda tendente 

all’esenzione dal versamento di un anticipo equivalente alle presumibili 

spese processuali risulta essere senza oggetto. 

11.  

Visto l’esito della procedura, le spese processuali, che seguono la soccom-

benza, andrebbero poste a carico della ricorrente (art. 63 cpv. 1 e 5 PA 

nonché art. 3 lett. b del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle 

cause dinanzi al Tribunale amministrativo federale del 21 febbraio 2008 

[TS-TAF, RS 173.320.2]). Tuttavia, non essendo state le conclusioni ricor-

suali d’acchito sprovviste di possibilità di esito favorevole e potendo partire 

dal presupposto che l’insorgente è indigente, v’è luogo di accogliere la do-

manda di assistenza giudiziaria nel senso della dispensa dal pagamento 

delle spese processuali (art. 65 cpv. 1 PA). 

12.  

La decisione non può essere impugnata mediante ricorso in materia di di-

ritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); essa 

è pertanto definitiva. 

 

Il dispositivo è menzionato alla pagina seguente. 

 

D-2465/2021 

Pagina 17 

 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronun-
cia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

La domanda di assistenza giudiziaria, nel senso dell’esenzione dal versa-

mento delle spese processuali, è accolta. 

3.  

Non si prelevano spese processuali. 

4.  

Questa sentenza è comunicata alla ricorrente, alla SEM e all’autorità can-

tonale competente. 

 

Il presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Manuel Borla Luca Rossi 

 

 

Data di spedizione: