# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 527ea0de-28d0-535e-a04d-21c1de979465
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-03-09
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 09.03.2010 (pubblicato) 15.2003.125
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_15-2003-125_2010-03-09.html

## Full Text

Incarto n.

  15.2003.125

  	
  Lugano

   CJ

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello quale autorità di vigilanza

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Cometta, presidente,

  Pellegrini e Chiesa

  

 

	
  segretario:

  	
  Jaques,
  vicecancelliere

  

 

 

statuendo sul ricorso 14 agosto 2003 di

 

	
   

  	
   

  rappr. dall’avv. __________ 

   

  
	
   

  	
   

  Contro

  	 

 

l’operato
dell’Ufficio di esecuzione di Lugano, e meglio contro il provvedimento
31 luglio 2003 con il quale è stata respinta la domanda del ricorrente tendente
alla constatazione della caducità del sequestro n. __________ contro esso
decretato l’8 giugno 1995 a richiesta di

 

	
   

  	
  __________ 

  rappr. dall’avv. __________ 

   

  

 

viste
le osservazioni 4 settembre 2003 della resistente e 3 settembre 2003 dell’UE di
Lugano;

 

letti ed esaminati gli atti; 

 

 

ritenuto 

 

in fatto:                       

                                  A.   Con istanza 7 giugno 1995 (doc. 1 allegato allo scritto 16 luglio
2003 avv. __________ /UE Lugano__________ (in seguito __________) ha chiesto
nei confronti di __________, a concorrenza di fr. 556'108,40, oltre interessi
al 5% dal 15 giugno 1993, il sequestro ex art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF del credito
di Lit. 714'000'000.-- (oltre interessi per un massimo di Lit. 178'500'000)
vantato dal ricorrente __________ a dipendenza di una garanzia bancaria emessa
per ordine della sequestrante. 

                                         Quale
titolo, __________ ha invocato un credito di risarcimento per inesecuzione
della convenzione 7 agosto 1991 conclusa tra __________ e tale __________,
vertente sulla vendita a quest’ultimo di quote azionarie di una società terza
(__________), per il prezzo di Lit. 1'428'000'000.--. __________ ha poi
designato __________ quale persona giuridica a cui intestare le quote, per cui
ne è diventata la parte acquirente, mentre __________ ha ceduto a __________ il
suo credito in pagamento del prezzo di vendita, poi ridotto a Lit.
714'000'000.-- dopo il versamento di una prima rata di pari importo. 

                                         In
sostanza, la sequestrante ha esposto di far valere la clausola 7 di detta
convenzione, secondo la quale il compratore avrebbe potuto detrarre dal prezzo
di vendita il 51% del controvalore delle minori attività e/o delle maggiori
passività che fossero emerse relativamente alla situazione a bilancio garantita
dalla venditrice, in quanto eccedessero il fondo rischi di Lit. 210'480'760.
Tale eccedenza si è successivamente verificata ed è stata stabilita in Lit.
777'773'983 con lodo arbitrale dell’11 gennaio 1994 intervenuto in una lite
opponente __________ a __________. La sequestrante ha ritenuto di poter far valere
siffatto credito contro __________ per l’effetto della cessione pro soluto
avvenuta a favore di quest’ultimo, in virtù dell’art. 1264 CCit., che
prescrive, come l’art. 169 CO, l’opponibilità delle eccezioni ex parte
debitoris.

 

 

                                  B.   L’8 giugno 1995, la Segretaria assessore della Pretura di Lugano,
Sezione 4, ha decretato il sequestro come richiesto, indicando quale titolo del
credito: “risarcimento per inesecuzione della Convenzione 7 agosto 1991 come da
lodo arbitrale 11 gennaio 1994 nella controversia tra la __________, e la
__________, credito ceduto al qui debitore con contratto di cessione 30
settembre 1991 __________ /__________ ” (cfr. doc. 2 allegato allo scritto 16
luglio 2003 avv. __________ /UE Lugano).

 

 

                                  C.   Il 3 luglio 1995, l’UE di Lugano, su istanza di __________, ha
emesso contro __________ un precetto esecutivo (n. __________) a convalida del
sequestro, indicante quale titolo la stessa dicitura del decreto di sequestro.
Il debitore ha interposto opposizione (cfr. doc. 3 allegato allo scritto 16
luglio 2003 avv. __________ /UE Lugano).

 

 

                                  D.   Con atto di citazione 14 luglio 1995 (doc. 4 allegato allo
scritto 16 luglio 2003 avv. __________ /UE Lugano), __________ ha promosso
azione contro __________ dinanzi al Tribunale di __________ (I), chiedendo
(cfr. doc. 4 allegato allo scritto 16 luglio 2003 avv. __________ /UE Lugano):

                                         “1)  in
rito: convalidare il sequestro ordinato dal Pretore di Lugano con decreto 8
giugno 1995, di cui al precetto esecutivo comunicato al convenuto in data 5
luglio 1995 e da lui opposto con dichiarazione 6 luglio 1995;

                                         2)   nel
merito: dato atto che in forza del lodo pronunziato dal Collegio arbitrale
composto da […] l’11 gennaio 1994, l’attrice __________ vanta un credito
dell’importo di lire 777'773'983, oltre gli interessi di legge dal 15 giugno
1993, nei confronti della __________, cedente “pro soluto” del credito di lire
714'000'000, oltre interessi, a beneficio di __________ e confermata, per
quanto occorra, la relativa pronunzia di condanna, dato atto che l’attrice
intende opporre, come oppone in compensazione al convenuto, cessionario del
suddetto credito, il proprio credito derivante dal menzionato lodo arbitrale,
dichiarare estinti per compensazione i rispettivi crediti fino a concorrenza;

                                         3)   omissis”.

 

 

                                  E.   Con
“memoria autorizzata nell’interesse dell’attrice” 19 gennaio 1996 (cfr. doc. 6
allegato allo scritto 16 luglio 2003 avv. __________ /UE Lugano), __________ ha
chiesto che il tribunale:

                                         “A.
accerti e dichiari che la società attrice ha il diritto di detrarre e
d’imputare al prezzo pattuito con l’__________ [recte: __________] per la
cessione di 1'020'000 quote della __________, con sede __________, l’importo di
lire 777'773'983 corrispondente all’ammontare delle perdite, sopravvenienze
passive e insussistenze passive;

                                         B.
accerti e dichiari, conseguentemente, che nessuna somma è dovuta al convenuto,
cessionario del credito di lire 714'000'000, oltre interessi, corrispondente
alla 2a rata del suddetto prezzo pattuito con l’__________ [recte: __________];

                                         C. e D.
omissis”.

 

 

                                  F.   Con
sentenza 26 aprile 1997 (doc. 8 allegato allo scritto 16 luglio 2003 avv.
__________ /UE Lugano), il Tribunale di __________, dopo aver considerato che
le originarie domande proposte dall’attrice (cfr. supra ad D), non riproposte
in sede di discussione delle conclusioni, si dovevano ritenere abbandonate, ha
dichiarato inammissibili le (nuove) domande proposte dalla __________ in sede
di precisazione delle conclusioni.

 

 

                                  G.   Su
appello di __________, la Sezione prima civile della Corte d’appello di
__________, il 15 maggio 2002 (cfr. doc. B allegato all’atto ricorsuale),
“accertato il diritto della società attrice di detrarre ed imputare al prezzo
pattuito con __________ per la cessione di 1'020'000 quote di __________ l’importo
di £.715'338'001 corrispondente all’ammontare delle perdite, sopravvenienze
passive ed insussistenze”, ha dichiarato che “nessuna somma è dovuta
all’appellato __________, cessionario del credito di £.714'000'000 oltre
interessi, corrispondente alla seconda rata del suddetto prezzo pattuito con
__________ fino a concorrenza del corrispondente importo”.

 

 

                                  H.   Contro
tale decisione è insorto __________ con ricorso in cassazione del 12 maggio
2003 (cfr. doc. C allegato all’atto ricorsuale), procedura tuttora pendente.

 

 

                                    I.   Il 31 luglio 2003, l’UE di Lugano ha respinto la richiesta 16
luglio 2003 di __________ tendente a constatare la caducità del sequestro
eseguito a favore di __________, in quanto “come precisato esplicitamente nel
vostro scritto a pag. 5, cap. 1, è tuttora pendente presso il Tribunale di
__________ l’appello del 22.7.1997 inoltrato della __________ ” (doc. A
allegato all’atto ricorsuale).

 

 

                                  L.   __________ si aggrava contro tale provvedimento, chiedendo che
sia decretata la caducità del sequestro n. 426'168, con conseguente
comunicazione al terzo debitore della garanzia sequestrata. 

                                         Egli fa
valere che la sequestrante avrebbe, con la sua memoria conclusionale del 19
gennaio 1996 (cfr. supra ad E), modificato radicalmente la propria domanda, come
accertato dal Tribunale di __________ di prima istanza, e non ha più richiesto
la convalida del sequestro, abbandonando così l’iniziale richiesta. Infatti, la
sequestrante avrebbe sostituito una domanda di compensazione con una domanda di
accertamento di un credito che ha perso ogni connotato di liquidità ed
esigibilità. Anche nell’atto d’appello, __________ avrebbe continuato ad
argomentare unicamente sulla nuova domanda avanzata in corso di causa,
abbandonando le richieste iniziali di accertamento del credito fondato sul lodo
arbitrale e di convalida del sequestro esperito in Svizzera. Poiché la
procedura pendente in Italia concernerebbe un credito diverso di quello fatto
valere in sede di sequestro, lo stesso risulterebbe caduco ai sensi dell’art. 280
cpv. 2 LEF.

 

 

                                  M.   Delle
osservazioni della resistente si dirà per quanto necessario ai fini del
giudizio nei seguenti considerandi.

 

 

considerando

 

in diritto:

 

                                   1.   Giusta
l’art. 280 LEF, il sequestro è revocato se il creditore:

                                          1.  non
osserva i termini stabiliti dall’art. 279, o

                                          2.  ritira
o lascia perimere l’azione o l’esecuzione, oppure

                                          3.  vede
la sua azione respinta definitivamente dal giudice.

 

                               1.1.   Questi
casi di decadenza avvengono per legge. Competente per la revoca del sequestro è
l’ufficio di esecuzione che ha eseguito il sequestro, risp. le autorità di
vigilanza (cfr. Pierre-Robert Gilliéron,
Commentaire de la LP, vol. IV, Losanna 2003, n. 8 ad art. 280, con rif.);
l’autorità esecutiva deve procedere d’ufficio al dissequestro (DTF 106 III 93,
cons. 1; Gilliéron, op. cit., n.
10 ad art. 280). Per ossequiare il diritto di essere sentito del creditore
sequestrante ed evitare cause di responsabilità contro lo Stato per l’operato
dei suoi funzionari, questa Camera ha tuttavia ritenuto che il dissequestro
effettivo possa intervenire solo dietro decisione dell’UE debitamente notificata
alle parti (cfr. CEF [14.99.92] 20 aprile 2000, cons. 4; contra: DTF 66
III 59).

 

                               1.2.   Il
ricorrente chiede che il sequestro sia revocato in base all’art. 280 n. 2 LEF,
facendo valere che la sequestrante avrebbe abbandonato le sue originarie
domande, sostituendole con domande nuove diverse e non idonee a convalidare il
sequestro. Egli si fonda sulla sentenza di primo grado del 26 aprile 1997 (cfr.
supra ad F). Orbene, tale decisione è stata annullata dalla Corte d’appello
(cfr. supra ad G), con sentenza 15 maggio 2002, che il ricorrente non ha
nemmeno allegato, in modo scorretto, alla sua richiesta 16 luglio 2003
destinata all’Ufficio. Allo stadio attuale e in attesa dell’esito del ricorso
in cassazione, vi è pertanto da ritenere che le domande precisate in sede di
discussione delle conclusioni siano le medesime di quelle iniziali.

 

                               1.3.   Vero
è che la sequestrante non ha ripreso, in sede di conclusioni, la domanda “in rito”
tendente alla convalida del sequestro. Essa era comunque inutile, in quanto
solo l’ufficio d’esecuzione, e su ricorso le autorità di vigilanza, sono
competenti per decidere sulla questione della convalida (cfr. supra cons. 1.1).

 

                               1.4.   Rimane
da verificare se l’azione promossa dalla sequestrante era – ed è – idonea a
convalidare il sequestro ai sensi dell’art. 279 cpv. 2 LEF.

 

                                  a)   Il credito fatto valere in sede di sequestro tende al
“risarcimento per inesecuzione della Convenzione 7 agosto 1991 come da lodo
arbitrale 11 gennaio 1994 nella controversia tra la __________, e la
__________, credito ceduto al qui debitore con contratto di cessione 30
settembre 1991 __________ /__________ ”. In modo più preciso, come risulta
dall’istanza di sequestro (cfr. __________ ad A), si tratta del diritto del
compratore di detrarre dal prezzo di vendita il 51% del controvalore delle
minori attività e/o delle maggiori passività che fossero emerse relativamente
alla situazione a bilancio garantita dalla venditrice, in quanto eccedesseroi
il fondo rischi di Lit. 210'480'760. Ebbene, tale credito è esattamente quello
fatto valere dalla sequestrante in sede di conclusioni (cfr. supra ad E) e
quasi integralmente confermato dalla Corte d’appello (cfr. supra ad G), se non
sulla sua quantificazione, stabilita in £.715'338'001, secondo un’istruttoria
autonoma e diversa da quella seguita dal tribunale arbitrale (cfr. doc. B
allegato all’atto ricorsuale), il quale invece l’aveva quantificato in
£.777'773'983.

 

                                  b)   Sia
nell’atto di citazione 14 luglio 1995 (cfr. supra ad D) che nella “memoria” 19
gennaio 1996 (cfr. supra ad E), la sequestrante non ha però concluso per la
condanna di __________ a pagare l’importo dovutole da __________ e accertato
nel lodo arbitrale, bensì ha chiesto la conferma della pronunzia arbitrale,
risp. il (ripetuto) accertamento di siffatto credito (diretto contro __________
e non contro __________), nonché l’accertamento dell’inesistenza del credito di
£.714'000'000 oltre interessi vantato da __________ quale seconda rata del
prezzo di vendita, in seguito alla compensazione fatta valere con il credito di
£.777'773'983 di __________ contro __________ Come già indicato, la Corte
d’appello ha quasi integralmente accolto tali domande. __________ non è stato
pertanto condannato a pagare alcunché alla sequestrante, ma è stato solo
constatato l’inesistenza di un suo credito verso quest’ultima. 

                                         A titolo abbondanziale
va del resto osservato che in assenza della prova di un’assunzione da parte di
__________ del debito di __________ nei confronti della sequestrante non
sarebbe comunque stato possibile, seppur __________ l’avesse chiesto in
giudizio, condannarlo a pagare siffatto debito.

 

                                  c)   Di
conseguenza, va constatata la carente convalida del sequestro e la decorrenza infruttuosa
del termine fissato dall’art. 279 cpv. 2 LEF. Il sequestro va pertanto
dichiarato caduco e deve essere revocato. 

 

                                  d)   Per
la prassi costante di questa Camera (cfr. CEF 24 febbraio 2000
[14.1999.130], c. 4; cfr. supra cons. 1.1), l’UE di Lugano procederà tuttavia
effettivamente al dissequestro solo dopo che la presente sentenza sarà
cresciuta in giudicato.

 

 

                                   2.   Il
ricorso va pertanto parzialmente accolto.

                                         Non si
preleva la tassa di giustizia e non si assegnano indennità (art. 61 cpv. 2
lett. a e 62 cpv. 2 OTLEF).

 

 

richiamati gli art. 17, 20a, 279 cpv. 2, 280 LEF,
art. 61 e 62 OTLEF;

 

 

pronuncia:                 

 

                                   1.   Il
ricorso 14 agosto 2003 di __________, è parzialmente accolto.

 

                               1.1.   Di
conseguenza è annullato il provvedimento 31 luglio 2003 dell’UE di Lugano.

 

                               1.2.   Il
sequestro n. __________ decretato l’8 giugno 1995 dalla Segretaria assessore
della Pretura di Lugano, Sezione 4, è dichiarato caduco ex art. 280 LEF.

 

                               1.3.   L’UE
di Lugano procederà al dissequestro tosto la presente sentenza cresciuta in giudicato.

 

 

                                   2.   Non
si prelevano spese né si assegnano indennità.

 

 

                                   3.   Contro
queste decisioni è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni
e dei fallimenti del Tribunale federale a Losanna, per il tramite della
scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello, in
conformità dell’art. 19 LEF.

 

 

                                   4.   Intimazione
a:      – __________

                                         Comunicazione
all’UE di Lugano.

                                      

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

quale autorità di vigilanza

Il presidente                                                           Il
segretario