# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 8ab1b844-c028-5a4a-b580-785306c5b467
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-07-17
**Language:** it
**Title:** Tessin Camera di diritto tributario 17.07.2017 80.2016.237
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_CATI_001_80-2016-237_2017-07-17.html

## Full Text

Incarti n.

  80.2016.237/238

  80.2016.239/240

  	
  Lugano

  17 luglio 2017

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di diritto tributario del Tribunale
  d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dai giudici

  	
  Andrea
  Pedroli, presidente,

  Mauro Mini, Raffaele Guffi

  

 

	
  segretaria

  	
  Sabrina
  Piemontesi, vicecancelliera

  

 

 

	
  parti

  	
  RI
  1 

  rappr.
  da: RA 1 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

	
   

  	
  RS
  1 

   

  

 

	
  oggetto

  	
  ricorso
  del 29 settembre 2016 contro la decisione del 24 agosto 2016 in materia di IC
  e IFD 2008 e 2009.

  

 

 

 

Fatti

 

 

                                  A.   RI 1 risiede in __________
con un permesso di dimora dal 1° aprile 2008. Già in precedenza, dal 1°
febbraio 2005, le era stato rilasciato un permesso di soggiorno senza esercizio
di un’attività lucrativa, in quanto conviveva con __________. Quest’ultimo è
stato coinvolto, nel 2010, in un procedimento penale condotto dall’allora
Ufficio dei giudici istruttori federali. Il 20 agosto 2010, il Capo del Dipartimento
federale delle finanze ha autorizzato l’Amministrazione federale delle
contribuzioni, precisamente la Divisione affari penali e inchieste (DAPI) ad
avviare un’inchiesta fiscale speciale nei confronti di __________ e delle
società __________ SA, __________, e __________ SA, __________, alla luce dei sospetti
fondati su documenti raccolti nell’ambito del procedimento penale menzionato. 

 

 

                                  B.   Nel corso del mese di
settembre del 2010, RI 1 ha presentato all’RS 1 le dichiarazioni fiscali
d’imposta per i periodi fiscali 2008 (dal 1° aprile) e 2009. 

                                         Per il primo periodo, la
contribuente ha dichiarato di aver conseguito un reddito netto dell’attività
lucrativa dipendente di fr. 56'870.–, proveniente dalle società __________ SA e
__________ SA. Ha inoltre indicato di avere avuto, alla fine dell’anno, titoli
e capitali per complessivi fr. 170'000.– (le azioni della __________ SA, __________,
un credito nei confronti della stessa società, e le quote di partecipazione
nella __________, __________) e “numerario, biglietti di banca, oro e altri
metalli preziosi” per complessivi fr. 650'000.–. 

                                         Per il periodo fiscale
2009, ha dichiarato redditi del lavoro netti di fr. 103'594.–, provenienti
dalle stesse società, titoli e capitali per fr. 264'000.– .– (le azioni della __________
SA, un credito nei confronti della stessa società, le quote di partecipazione
nella __________ Srl e le azioni della __________ SA, __________) e numerario
per fr. 600'000.–.  

 

 

                                  C.   Dando seguito a una
richiesta di documentazione dell’Ufficio di tassazione, con scritto del 28
gennaio 2014, la contribuente ha trasmesso a quest’ultimo i conti della __________
Srl, oltre ad un’attestazione di esserne la beneficiaria economica, ed ha precisato
di non partecipare “ad alcuna società di persone ancora operativa” e di non
avere pertanto “rendiconti d’esercizio e tantomeno… una dichiarazione fiscale
italiana relativa all’anno 2008”, in quanto “la ditta individuale __________
nel 2008 non produceva più nessun ricavo”. Ha poi confermato “di NON aver
detenuto e utilizzato fondi contanti della __________ SA e __________ SA, al
fine di effettuare pagamenti privati”.

 

 

                                  D.   Con decisioni del 17
dicembre 2014, l’Ufficio di tassazione ha notificato a RI 1 le tassazioni IC e
IFD per i periodi fiscali 2008 e 2009. Questi i principali elementi del calcolo
delle imposte:

                                         

 

	
   

  	
  2008

  	
  2009

  
	
   

  	
  IC

  	
  IFD

  	
  IC

  	
  IFD

  
	
  Reddito imponibile

  	
  405’000

  	
  405’000

  	
  414’000

  	
  253’400

  
	
  Reddito determinante per l’aliquota

  	
   

  461’800

  	
   

  461’800

  	
   

  517’600

  	
   

  357’000

  
	
  Sostanza imponibile

  	
  870’000

  	
   

  	
  934’000

  	
   

  

 

                                         Rispetto alla decisione
impugnata, l’autorità di tassazione aveva aggiunto altri redditi della sostanza
mobiliare, nella misura di fr. 392'004.–, per il periodo fiscale 2008, e di fr.
401'535.– per l’IC e fr. 240'921.– per l’IFD, per il periodo fiscale 2009. Per
quanto concerne la sostanza imponibile, aveva aumentato il valore della
partecipazione nella __________ SA da fr. 100'000.– a fr. 120'000.–, per il
2008, e fr. 140'000.–, per il 2009, e aveva aggiunto le quote del 30% nelle
società __________ SA e __________ SA, per un valore di fr. 30'000.– ciascuna.

                                         Nella motivazione delle
decisioni, l’autorità fiscale giustificava l’aggiunta dei redditi della
sostanza mobiliare con il conseguimento di “prestazioni valutabili in denaro __________
SA e __________ SA”.

 

 

                                  E.   La contribuente ha
interposto reclamo contro le decisioni in questione, con scritto del 18
dicembre 2014.

                                         Il 16 settembre 2015, i
rappresentanti della reclamante sono stati convocati dall’autorità fiscale, la
quale li ha informati “che le tassazioni in oggetto sono state evase sulla base
delle informazioni relative al rapporto del 26.2.2015 da parte dell’AFC (DAPI)
raccolte nell’ambito dell’inchiesta compiuta nei confronti del compagno della
contribuente”. I rappresentanti di quest’ultima, da parte loro, hanno sostenuto
che la loro assitita avrebbe avuto la residenza in __________ dalla fine del
2005, come comprovato dal contratto di locazione di un appartamento a __________,
e hanno contestato che ella avesse una partecipazione delle società __________
SA e __________ SA, delle quali unico azionista sarebbe stato __________. A
quest’ultimo riguardo, hanno affermato che l’autorità di tassazione avrebbe
“frainteso le indicazioni fornite” alla Banca __________ “dal fiduciario che…
presentò il signor __________” al funzionario della banca stessa, in vista di
un finanziamento. 

 

 

                                  F.   L’Ufficio di
tassazione ha parzialmente accolto il reclamo della contribuente, con decisioni
del 24 agosto 2016. Rispetto alle decisioni impugnate, ha stralciato il
“numerario”, di rispettivamente fr. 650'000.– nel 2008 e fr. 600'000.– nel
2009. Per il resto, ha confermato le decisioni contestate.

                                         Nella motivazione delle
decisioni, ha sottolineato di essersi basato sulle motivazioni e sui dati
indicati nella comunicazione della DAPI del 26 febbraio 2015, già sottoposta
alla reclamante. La comunicazione in questione era nata “dall’analisi dei
documenti e delle informazioni raccolte nell’ambito dell’inchiesta compiuta nei
confronti del compagno di RI 1, __________”, anche se “eventuali reati fiscali”
commessi dalla reclamante non erano “stati oggetto d’inchiesta ex art.
190 LIFD” (cfr. la comunicazione della DAPI all’RS 1 del 26 febbraio 2015, p.
1). Dalla comunicazione della DAPI si evince, in particolar modo, che, avendo __________
dichiarato di detenere il 70% delle partecipazioni sociali in discussione,
l’autorità inquirente federale aveva ritenuto che il rimanente 30% fosse della
reclamante. La dichiarazione d’imposta del convivente era infatti stata presentata
prima che fosse stata avviata l’inchiesta penale nei confronti di quest’ultimo;
la dichiarazione della contribuente – che non menzionava partecipazioni nelle
suddette società – era invece di poco successiva e, secondo la DAPI, perseguiva
lo scopo di “giustificare l’esistenza di una certa capacità finanziaria,
affinché la contribuente, di nazionalità italiana, potesse acquistare dal compagno
la società immobiliare __________ SA, messa in pericolo dalle procedure avviate
nei confronti di __________”. Di conseguenza, il 30% dei redditi derivanti da __________
SA e da __________ SA, “occultati alle autorità fiscali” e “conservati a
contanti in locali riconducibili a __________ e RI 1”, dovevano essere
attribuiti a quest’ultima. La DAPI affermava inoltre che “nessun elemento
raccolto ha permesso di accertare” l’esistenza dell’importo detenuto a contanti
dalla reclamante, secondo le sue dichiarazioni d’imposta. Tale importo,
“costituito tramite attività lavorative in Italia e lasciti di parenti (che non
hanno potuto essere dimostrati), conservato in una cassaforte e dunque mai depositato
in banca” (fr. 650'000.–nel 2008 e fr. 600'000.– nel 2009), sarebbe stato
utilizzato per pagare una parte del prezzo pattuito, in occasione dell’acquisto
del capitale azionario della società __________ SA, precedentemente di
proprietà del compagno”. Tuttavia, l’unica prova dell’esistenza di tale
capitale sarebbe stata costituita da “una ricevuta firmata dalle due persone in
merito a questa transazione”, cioè alla vendita delle quote sociali. 

 

 

                                  G.   Con tempestivo
ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 contesta nuovamente di essere
stata e di essere l’avente diritto economico delle società __________ SA e __________
SA. Afferma inoltre di non capire il motivo dello stralcio dell’importo (“numerario”)
di fr. 650'000.– (fr. 600'000.– nel periodo fiscale 2009), a suo dire
“esistente e dichiarato”, che sarebbe stato poi impiegato “per l’acquisto della
società __________ SA”. A quest’ultimo riguardo, definisce contraddittorio
l’operato dell’autorità di tassazione, che, pur avendo stralciato la voce di
sostanza, ha nondimeno confermato l’assoggettamento all’imposta sul reddito del
2% di tale capitale. 

                                         Per quanto attiene agli
argomenti addotti dall’Ufficio di tassazione per ritenere la sua partecipazione
nelle società in discussione, l’insorgente contesta l’interpretazione delle
“note interne redatte da un consulente di Banca __________, __________”, in cui
lei e __________ sono stati indicati come “proprietari” delle società. A suo
avviso, il consulente sarebbe incorso in una “sbagliata interpretazione… della
reale situazione, dovuta verosimilmente al fatto che __________ e __________
fossero sentimentalmente legati e che collaborassero nella gestione
dell’attività”. Ritiene pertanto che l’audizione del consulente bancario in questione
sia indispensabile per chiarire la situazione di fatto, tanto più che le note
interne della banca sono in contrasto con “quanto comunicato dal fiduciario al
medesimo istituto tramite lettera di presentazione del cliente __________”. 

                                         La ricorrente ritiene poi
che non siano determinanti le circostanze, evidenziate nella decisione
impugnata, secondo cui ella avrebbe messo a disposizione i propri soldi e
avrebbe lavorato per __________ SA senza percepire alcun salario tra il 2004 e
il 2005. D’altronde, negli anni successivi il suo stipendio sarebbe stato più
alto rispetto a quello degli altri collaboratori. L’insorgente ravvisa quindi
un’ulteriore contraddizione nell’operato della DAPI, “laddove indica che le
azioni della società __________ SA, inizialmente sequestrate, su richiesta di __________
sono state restituite a quest’ultimo”, senza cioè restituirne a lei il 30%.
Secondo la contribuente non sarebbe neppure determinante, ai fini
dell’identificazione degli azionisti della __________ SA, l’affermazione di __________,
secondo cui la sigla “____________________” è riconducibile all’abbreviazione
dei nomi di battesimo di RI 1 e di __________.

                                         La ricorrente rimprovera
inoltre alla DAPI di ritenere fedefacente la dichiarazione d’imposta presentata
da __________ e incompleta la sua.

 

 

                                  H.   Nelle sue
osservazioni del 17 novembre 2016, la Divisione delle contribuzioni propone di
respingere il ricorso.

                                         In merito alla pretesa
esistenza del capitale di fr. 650'000.–, dichiarato dalla ricorrente,
l’autorità fiscale sottolinea che la sua prova “è rilevante poiché RI 1 ha tentato
di acquistare dal suo concubino il capitale azionario della società __________
SA intestataria di numerosi appartamenti” e “solamente se la contribuente saprà
dimostrare di essere stata in possesso di tali importi, diverrà azionista unica
della società __________ SA”. A tale riguardo, tuttavia, le spiegazioni fornite
sarebbero state contraddittorie e non documentate. Secondo le dichiarazioni dei
redditi presentate in __________ negli anni precedenti il suo trasferimento in
Svizzera, del resto, avrebbe conseguito redditi annui fra un minimo di 629 € e
23'091 €.

                                         Circa la titolarità delle
azioni delle società __________ SA e __________ SA, __________ avrebbe affermato
di detenerne il 70% non solo nelle dichiarazioni d’imposta presentate ma anche
nel primo interrogatorio davanti all’Ufficio federale di polizia, per poi
cambiare versione “dopo aver compreso che l’intero suo patrimonio era messo in
pericolo da imminenti procedure penali fiscali”. Lo scopo di tale modifica di
versione sarebbe stato di “permettere a RI 1 di non incorrere in problemi fiscali”.
In seguito, avrebbe ceduto a quest’ultima o a terzi tutti i beni. Anche in merito
alla detenzione di altre partecipazioni sociali, peraltro, le dichiarazioni
dell’insorgente sarebbero in contrasto con quanto affermato da __________ nei
primi interrogatori. La dichiarazione d’imposta, in cui __________ ha indicato
di possedere il 70% delle azioni delle due società litigiose, sarebbe
d’altronde stata consegnata alla stessa Banca __________, in occasione della
richiesta di un finanziamento. La Divisione delle contribuzioni ritiene
pertanto inutile interrogare il consulente della banca, essendovi già stato uno
scambio di corrispondenza con il servizio legale dell’istituto stesso. 

                                         L’autorità di tassazione
ritiene poi irrilevante la circostanza che le azioni sequestrate siano state
restituite al solo __________, alle luce del fatto che “le stesse, all’epoca
della restituzione, non avevano alcun valore, essendo la società stata svuotata
da ogni attivo”. In merito al diverso credito attribuito dalla DAPI alle dichiarazioni
d’imposta della ricorrente e del suo convivente, il fisco sottolinea che la
dichiarazione d’imposta di __________ era stata allestita proprio dall’attuale
rappresentante della contribuente, che oggi ne contesta la correttezza.

                                         La Divisione delle
contribuzioni sottolinea altresì il ruolo avuto dall’insorgente nelle società
in discussione. Oltre a percepire uno stipendio di rilievo, RI 1 si occupava
degli affari giornalieri, era responsabile delle questioni in merito
all’autodisciplina di intermediari finanziari (OAD), teneva quei “libretti” che
rappresentavano “lo strumento di gestione di __________ SA e __________ SA” e
conservava al proprio domicilio le liquidità del gruppo. Dai citati “libretti”
risulterebbe anche che la ricorrente abbia impiegato fondi, non dichiarati,
delle società “per il pagamento di spese o per finanziare società riconducibili
a RI 1”. L’autorità fiscale rileva infine che dai conti della __________ Srl si
evince che quest’ultima società ha ottenuto ingenti finanziamenti dai soci, a
dimostrazione del fatto che “RI 1 ha beneficiato di Euro 1'467'962.42 derivanti
dalle distribuzioni dissimulate di utile corrisposte da __________ SA e __________
SA”, importi poi impiegati appunto per finanziare la società italiana.

 

 

                                    I.   La ricorrente ha
replicato in data 16 gennaio 2017. In merito alla prova dell’esistenza del
“numerario” da lei dichiarato, fa notare che la Commissione cantonale di
ricorso in materia LAFE, occupandosi della cessione delle quote di
partecipazione nella __________ SA, ha sostenuto che non sarebbe ancora avvenuta
“una puntuale e completa ricostruzione fattuale”.

                                         La contribuente sostiene
poi di aver messo da parte importanti risparmi, dapprima con la sua attività di
ricamatrice specializzata e quindi con la gestione della ditta __________, che
si occupava della distribuzione di ricariche telefoniche. Circa la “difficoltà
nel comprovare con atti di natura fiscale redditi e patrimoni pregressi”,
rileva come in Italia “il fatto di disporre di redditi fiscalmente non
dichiarati fosse assolutamente una prassi”. Gli importi percepiti con la
vendita di ricariche telefoniche, in particolare, sarebbero stati da lei
trattenuti a contanti; “spesso senza riversarli sul proprio conto personale”.
Neppure i beni ereditati dal padre nel 2007 sarebbero documentati, non essendo
questi ultimi a loro volta stati dichiarati. 

                                         La ricorrente contesta
quindi l’affermazione della Divisione delle contribuzioni, secondo cui non
sarebbe stato documentato il pagamento del prezzo della vendita della
partecipazione nella __________ SA.

                                         In relazione alla
detenzione della quota di partecipazione del 30% nelle società __________ SA e __________
SA, la contribuente sottolinea che la banca interpellata dalla DAPI avrebbe
“indicato chiaramente di non sapere se la signora __________ detenga il 30% del
pacchetto azionario delle due società in questione”. Inoltre, il finanziamento
richiesto alla banca concerneva altre società.

                                         Quanto ai finanziamenti
alla Immobiliare Vercelli Srl, RI 1 precisa di aver “sempre indicato” di
esserne “socia per l’intero capitale sociale, mentre che i finanziamenti
successivi sono stati compiuti da terzi per il tramite del signor __________”.

 

 

                                  L.   Nella sua duplica del
7 febbraio 2017, la Divisione delle contribuzioni ribadisce che la data
dell’inoltro delle dichiarazioni d’imposta della ricorrente fa ritenere “che
esse fossero funzionali alla messa al sicuro di una parte del patrimonio detenuto
dal di lei concubino (procedura LAFE e acquisizione da parte di RI 1 delle azioni
di __________ SA__________

                                         Quanto alla provenienza
del capitale dichiarato come “numerario”, l’autorità fiscale sottolinea come
tanto i pretesi utili della sua attività indipendente quanto i presunti beni
ereditati non siano stati documentati. Circa il pagamento delle azioni della __________
SA, il solo fatto provato sarebbe che sui conti bancari della ricorrente “sono
affluiti dei fondi pagati da alcuni personaggi domiciliati in Italia,
apparentemente contro promessa di restituzione”, mentre non vi sarebbero prove
dell’utilizzo di tali fondi. Il venditore delle azioni, __________, avrebbe infatti
rilasciato delle “ricevute per attestare il pagamento a contanti”. 

                                         Per quanto attiene alla
questione del “finanziamento soci” della __________ Srl, la Divisione delle
contribuzioni contesta che i fondi provengano da terzi. A tale proposito,
osserva che “sulla base dei libretti sequestrati… __________ Srl è stata in
parte finanziata, senza alcuna ombra di dubbio, tramite i redditi derivanti dai
gravissimi reati fiscali oggetto d’inchiesta”. 

 

 

Diritto

 

 

                                   1.   Come anticipato in
narrativa, i fatti, che hanno condotto l’autorità di tassazione a adottare le
decisioni contestate dalla ricorrente, sono stati accertati nell’ambito di
un’inchiesta fiscale secondo gli articoli 190 ss. LIFD, promossa il 20 agosto
2010 nei confronti di __________, allora convivente della contribuente, e delle
società __________ SA, __________, e __________ SA, __________. L’inchiesta
fiscale in questione trae origine a sua volta da un procedimento penale per
reati finanziari, promosso dalle autorità giudiziarie federali.

                                         Il 2 marzo 2015, la DAPI
ha rassegnato il rapporto d’inchiesta relativo alla procedura secondo gli
articoli 190 ss. LIFD nei confronti di __________ e delle società citate.

                                         Sulla base degli atti
raccolti nell’ambito dell’inchiesta nei confronti di __________, il 26 febbraio
2015 la DAPI ha trasmesso all’RS 1 una comuniicazione concernente RI 1.
Premesso che nessuna inchiesta è stata aperta nei confronti di quest’ultima,
l’autorità fiscale federale ha segnalato all’autorità di tassazione competente
le distribuzioni dissimulate di utile che avrebbe incassato negli anni dal 2004
al 2009. 

 

 

                                   2.   2.1.

                                         In primo luogo,
l’insorgente contesta lo stralcio dell’importo (“numerario”) di fr. 650'000.–
(fr. 600'000.– nel periodo fiscale 2009), da lei dichiarato, che sarebbe stato
poi impiegato “per l’acquisto della società __________ SA”.

 

                                         2.2.

                                         In effetti, nelle
dichiarazioni d’imposta presentate nel mese di settembre del 2010, RI 1 ha
indicato di disporre di “numerario, biglietti di banca, oro e altri metalli
preziosi” per fr. 650'000.– alla fine del 2008 e fr. 600'000.– alla fine del
2009. Mentre nelle decisioni di tassazione, notificate alla contribuente il 17
dicembre 2014, l’Ufficio di tassazione ha ripreso tali valori, nelle decisioni
su reclamo del 26 agosto 2016, per contro, li ha stralciati, facendo
riferimento alla citata comunicazione della DAPI, secondo cui “nessun elemento
raccolto ha permesso di accertare” l’esistenza di questo capitale. Tale
importo, “costituito tramite attività lavorative in Italia e lasciti di parenti
(che non hanno potuto essere dimostrati), conservato in una cassaforte e dunque
mai depositato in banca” (fr. 650'000.–nel 2008 e fr. 600'000.– nel 2009), sarebbe
stato utilizzato per pagare una parte del prezzo pattuito, in occasione
dell’acquisto del capitale azionario della società __________ SA,
precedentemente di proprietà del compagno”. Tuttavia, l’unica prova
dell’esistenza di tale capitale sarebbe stata costituita da “una ricevuta firmata
dalle due persone in merito a questa transazione”, cioè alla vendita delle
quote sociali.

 

                                         2.3.

                                         Nelle procedure fiscali
vige il principio inquisitorio. Nell’ambito delle procedure relative alle
imposte dirette, l’autorità di tassazione deve accertare i fatti d’ufficio. Il
contribuente è tuttavia tenuto a prestare ampia collaborazione
nell’accertamento dei fatti. Deve fare tutto il necessario per consentire una
tassazione completa e esatta (articoli 126 cpv. 1 LIFD e 42 cpv. 1 LAID; art.
200 cpv. 1 LT). Le autorità fiscali e giudiziarie devono sottoporre i fatti
giuridicamente rilevanti che sono stati raccolti ad un (libero) apprezzamento
delle prove (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale federale n. 2C_605/2015 del
5.11.2015 consid. 2.3.1 e 2.3.2 con riferimenti).

                                         Di principio, il grado di
prova richiesto è quello della prova piena, che presuppone che il tribunale non
abbia più seri dubbi circa l’esistenza del fatti addotti oppure che gli
eventuali dubbi residui appaiano trascurabili. Il grado di verosimiglianza
richiesto è tale che non si deve più ragionevolmente contare con la possibilità
del contrario. Il grado di prova della verosimiglianza preponderante
rappresenta per contro un’attenuazione della prova e non è sufficiente per la
prova piena (sentenza n. 2C_605/2015 citata, consid. 2.3.2 con riferimenti). 

                                         Se, nonostante la
collaborazione conforme ai suoi obblighi da parte del contribuente, dopo
l’apprezzamento delle prove gli elementi imponibili non possono essere
accertati e gli stessi non devono essere stabiliti per apprezzamento, trovano
applicazione anche nel diritto tributario le regole che concernono la ripartizione
oggettiva dell’onere della prova secondo l’art. 8 CC. L’autorità fiscale è dunque
tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere
fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono
ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (sentenza n. 2C_605/2015
citata, consid. 2.3.3 con riferimenti; cfr. anche Locher, Kommentar zum DBG, vol. III, Basilea 2015, n. 27 ss.
all’introduzione agli articoli 122 ss. LIFD, p. 399 ss.).

 

                                         2.4.

                                         Come anticipato, nelle
dichiarazioni d’imposta presentate nel 2010, la ricorrente ha indicato un capitale
di 650'000 franchi alla fine del 2008 e di 600'000 franchi alla fine del 2009.
Nessun documento a comprova dell’esistenza di tale somma di denaro è stato
allegato.

                                         Nell’ambito del
procedimento penale fiscale più volte menzionato, l’8 settembre 2010 la DAPI ha
sequestrato gli immobili della __________ SA. Con il ricorso contro il
sequestro, la società ha prodotto un contratto di compravendita, datato 12
agosto 2010, dal quale risulta che __________ avrebbe venduto a RI 1 le azioni
della __________ SA, al prezzo di fr. 1'500'000.–. Circa le modalità di pagamento
del prezzo, il contratto prevede il pagamento di fr. 600'000.– “entro il giorno
di presentazione della domanda di non assoggettamento alla LAFE”, mentre “per
gli altri 900'000 la parte venditrice concede alla parte acquirente un finanziamento
di pari importo, rimborsabile e rimunerato come a accordi separati”. La
consegna delle azioni sarebbe avvenuta “al momento del pagamento dell’importo
di CHF 600’000[00]”. Lo stesso giorno, la società ha chiesto all’Ufficio dei
registri di iscrivere RI 1 come nuova amministratrice unica con diritto di
firma individuale, al posto di __________, allegando il verbale di un’assemblea
tenutasi lo stesso giorno. Al reclamo del 20 settembre 2010, interposto al Tribunale
penale federale contro il sequestro degli immobili, la __________ SA ha
allegato anche le dichiarazioni d’imposta della ricorrente. 

 

                                         2.5.

                                         Interrogato il 7 aprile
2011 dalla DAPI in merito alla provenienza dei capitali che gli sarebbero stati
versati da RI 1 per acquistare la partecipazione sociale in questione, __________
ha affermato che la sua compagna i fondi “non ce li aveva, se li è fatti
prestare dai suoi conoscenti italiani”, precisando poi di non volere “fare i
nomi”. 

                                         Nelle sue osservazioni al
ricorso, la Divisione delle contribuzioni ha sottolineato che, secondo le
dichiarazioni dei redditi presentate in Italia negli anni precedenti il suo
trasferimento in Svizzera, la ricorrente avrebbe conseguito redditi annui fra
un minimo di 629 € e 23'091 €. 

                                         In sede di replica, la
contribuente ha sostenuto di aver messo da parte importanti risparmi, dapprima
con la sua attività di ricamatrice specializzata e quindi con la gestione della
ditta __________, che si occupava della distribuzione di ricariche telefoniche.
A tale riguardo, ha prodotto copiosa documentazione bancaria, che proverebbe a
suo dire il fatturato di quest’ultima attività. Circa la “difficoltà nel
comprovare con atti di natura fiscale redditi e patrimoni pregressi”, rileva
come in Italia “il fatto di disporre di redditi fiscalmente non dichiarati
fosse assolutamente una prassi”. Gli importi percepiti con la vendita di
ricariche telefoniche, in particolare, sarebbero stati da lei trattenuti a
contanti; “spesso senza riversarli sul proprio conto personale”. Neppure i beni
ereditati dal padre nel 2007 sarebbero documentati, non essendo questi ultimi a
loro volta stati dichiarati.

 

                                         2.6.

                                         Ora, si comprende che
l’autorità di tassazione abbia preteso dalla ricorrente una prova dell’esistenza
dei capitali dichiarati. La loro esistenza è infatti stata addotta proprio
nell’ambito della procedura di reclamo contro la decisione della DAPI di
sequestrare gli immobili appartenenti alla __________ SA. __________ e la
stessa contribuente avevano un evidente interesse a cercare di provare che
quest’ultima fosse divenuta proprietaria della società, sapendo che il fisco
intendeva sequestrare, e in seguito confiscare, i suoi beni immobiliari.

                                         In queste circostanze si
deve riconoscere che gli argomenti e i mezzi di prova fatti valere
dall’insorgente sono ben lungi dal dimostrare l’esistenza dei valori litigiosi.

                                         In primo luogo, la
circostanza stessa che le dichiarazioni d’imposta di RI 1 siano state allestite
proprio in concomitanza con il sequestro e che siano state allegate al reclamo
contro tale provvedimento induce a una certa prudenza.

                                         In secondo luogo, le
versioni dei contraenti in merito alla provenienza dei fondi sono discordanti.
Se __________ affermava ancora nel 2011 che i fondi provenivano da prestiti
fatti a RI 1 da non meglio precisati “conoscenti italiani”, nella procedura di
reclamo contro il sequestro delle azioni della __________ SA, la ricorrente ha
prodotto l’estratto di un conto bancario su cui sarebbero transitati i soldi poi
impiegati per l’acquisto. Sennonché, come ha rilevato la stessa Corte dei reclami
penali del Tribunale penale federale, nella sentenza del 7.2.2012 (n.
BV.2011.30), secondo le informazioni bancarie fornite dall’istituto bancario, i
fondi ricevuti dalla reclamante sarebbero stati costituiti da prestiti
necessari alla sua attività professionale da restituire entro un anno, sicché
non vi erano documenti che rendessero credibile l’impiego di tale denaro per
l’acquisto delle azioni. Con il presente ricorso, la provenienza dei fondi
viene infine giustificata con pretesi risparmi accumulati dalla contribuente
negli anni precedenti il suo trasferimento in Svizzera. Anche limitandosi alle
spiegazioni fornite dalla sola ricorrente, si deve constatare una certa difformità
di versioni.

                                         Soffermandosi dunque sulla
tesi sostenuta nel ricorso in esame, ed in particolar modo nella replica del 16
gennaio 2017, la documentazione prodotta non è idonea a comprovare che alla
fine del 2008 la ricorrente avesse un capitale di 650'000 franchi in contanti.
Né l’affermazione secondo cui avrebbe aver messo da parte importanti risparmi
con la sua attività di ricamatrice specializzata né la pretesa di aver
conseguito utili importanti con la gestione della ditta __________, che si occupava
della distribuzione di ricariche telefoniche, sono documentate. Gli estratti
allegati alla replica indicano solo la movimentazione avvenuta su due conti
bancari di cui era titolare la ditta __________ di RI 1 negli anni dal 2003 al
2008, mentre ovviamente non offrono alcuna indicazione in merito agli utili conseguiti
dall’impresa in questione. La ricostruzione dell’utile proposta nel ricorso si
basa su margini di guadagno calcolati “consultando le informazioni liberamente
accessibili in internet” ed è dunque poco più di un’ipotesi. 

                                         La ricorrente riconosce
poi la “difficoltà nel comprovare con atti di natura fiscale redditi e
patrimoni pregressi”, ma rileva come in Italia “il fatto di disporre di redditi
fiscalmente non dichiarati fosse assolutamente una prassi”. A tale proposito, è
perlomeno curioso che un contribuente cerchi di avvalorare la credibilità della
propria dichiarazione sostenendo di avere evaso le imposte in un altro Stato.
In ogni caso, manca ogni prova dell’esistenza dei pretesi redditi conseguiti
con le attività esercitate in Italia come pure del patrimonio così accumulato.

                                         Considerazioni analoghe si
impongono con riferimento alla pretesa eredità lasciata dal padre, documentata
unicamente dall’atto di morte di quest’ultimo. Anche a questo riguardo, peraltro,
si tratterebbe di beni non dichiarati alle autorità fiscali italiane, né dal de
cuius né dall’erede.

 

                                         2.7.

                                         Ne consegue che la
ricorrente non è stata in grado di comprovare l’esistenza del capitale di
650'000 franchi al 31 dicembre 2008 e di 600'000 franchi al 31 dicembre 2009.
Le prove apportate a tal fine non hanno infatti potuto documentare che la
contribuente disponesse di fondi in contanti, che le avrebbero consentito di
acquistare da __________ le quote di partecipazione nella __________ SA.

                                         Sebbene l’imposizione dei
fattori di sostanza e di reddito dichiarati dalla contribuente avrebbe
l’effetto di incrementare il suo onere fiscale, almeno limitandosi a questa
censura ricorsuale, la mancata prova, da parte sua, dell’esistenza di tali
elementi imponibili implica che gli stessi non possano essere considerati nel
calcolo delle imposte controverse. Come si evince chiaramente dalle rispettive
argomentazioni delle parti, il fondamentale obiettivo che si prefiggeva
l’insorgente con la dichiarazione del “numerario” consisteva nel poter
giustificare l’acquisto da __________ delle quote di partecipazione nella __________
SA. Ne consegue che la mancata prova di tale fatto comporta inevitabilmente che
i fattori di sostanza e di reddito di cui si discute non siano assoggettati
all’imposta.

                                         Alla luce di questa
constatazione, non si giustifica peraltro l’assoggettamento all’imposta sul
reddito dell’importo dichiarato dalla contribuente come reddito del numerario,
pari al 2% del capitale (fr. 13'000.– nel periodo fiscale 2008 e fr. 12'500.–
nel 2009). La mancata prova dell’esistenza del capitale in questione non può
infatti che ripercuotersi sul calcolo dell’imposta sul reddito. 

                                         La decisione impugnata,
che ha stralciato i capitali in questione dalla sostanza imponibile, merita
pertanto conferma, mentre devono essere stralciati dal reddito imponibile gli
“altri redditi” relativi al “numerario”. 

 

 

                                   3.   3.1.

                                         La ricorrente contesta poi
l’imposizione del 30% delle prestazioni valutabili in denaro provenienti dalle
società __________ SA, __________, e __________ SA, __________. Come già ricordato,
l’inchiesta della DAPI è stata promossa per il fatto che Fabrizio D’Adamo era
sospettato di aver registrato, nei conti delle due società in questione, solo
una parte dei ricavi conseguiti. I sospetti erano emersi in seguito all’esame,
da parte delle autorità fiscali, degli atti relativi al procedimento penale in
cui __________ era stato coinvolto. Terminati gli accertamenti, che hanno comportato
perquisizioni e sequestri di documentazione, anche coperta dal segreto
bancario, la DAPI ha commisurato l’ammontare complessivo dei ricavi non
contabilizzati dalle due società in discussione, indicando i seguenti importi,
per i periodi fiscali litigiosi: fr. 1'306'682.– per il 2008 e fr. 1'338'451.–
per il 2009. L’autorità fiscale federale ha ritenuto che solo il 70% dei
redditi non dichiarati fossero attribuibili a __________, per il fatto che egli
aveva dichiarato di detenere solo il 70% delle quote sociali. Il rimanente 30%
è così stato imputato alla ricorrente, che avrebbe detenuto tale quota del
capitale delle società.

 

                                         3.2.

                                         3.2.1.

                                         Secondo
l’autorità di tassazione, RI 1 avrebbe beneficiato di prestazioni valutabili in
denaro da parte delle società __________ SA e __________ SA.

 

                                         3.2.2.

                                         Gli
articoli 58 cpv. 1 LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all'imposta
sull'utile delle persone giuridiche, che

                                         1
Costituiscono utile netto imponibile: 

a.    
il saldo del conto profitti e
perdite, epurato dal riporto dell'anno precedente; 

b.   
tutti i prelevamenti fatti prima
del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla
copertura di spese riconosciute dall'uso commerciale, in particolare: 

           -                                                                     ...[omissis]...

           -                                                                     le
distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non
giustificate dall'uso commerciale. 

                                         Quanto
all'imposizione delle persone fisiche, gli articoli 20 cpv. 1 LT e 19 cpv. 1
LIFD prevedono da parte loro che 

1 Sono imponibili i redditi da sostanza mobiliare,
segnatamente: 

c.    
i dividendi, le quote di utili, le
eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro
provenienti da partecipazioni di qualsiasi genere (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale, ecc.). 

                                         3.2.3.

                                         Secondo la giurisprudenza, vi è distribuzione dissimulata di utili quando sono adempiute cumulativamente le quattro condizioni seguenti: 

                                         1)  la
società fa una prestazione senza ottenere una controprestazione corrispondente; 

                                         2)
 tale prestazione è concessa ad un azionista o ad una persona vicina; 

                                         3)
 tale prestazione non sarebbe stata concessa ad un terzo alle stesse condizioni; 

                                         4)
 la sproporzione tra la prestazione e la controprestazione è tanto palese che
gli organi della società avrebbero potuto rendersi conto del vantaggio che concedevano

                                         (DTF 131 II 593 consid. 5; 119 Ib 116
consid. 2; 115 Ib 238).

 

                                         3.2.4.

                                         Quali
prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribuzioni dissimulate di utili (DTF 131 II 593 consid. 5.1), valgono anche le rinunce a determinati
proventi in favore dell’azionista o di una persona a lui vicina, con una corrispondente
riduzione, presso la società, dell’utile esposto nel conto economico. Questa
forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con la nozione di prelevamento anticipato dell’utile (Gewinnvorwegnahme; cfr. Bernardoni/Bortolotto, La fiscalità dell'azienda nel nuovo diritto federale
e cantonale ticinese, Mendrisio 2010, p. 432). Essa sussiste per l’appunto
quando la società non rivendica alcun diritto su introiti di sua competenza,
che vengono così incassati direttamente dall’azionista, rispettivamente quando
quest’ultimo non fornisce la controprestazione che la società esigerebbe da un
terzo (sentenza del Tribunale federale 2A.204/2006 del 22 giugno 2007, consid.
6; sentenza 2A.263/2003 del 19 novembre 2003, in: ASA 74 pag. 660, consid. 2.2;
sentenza 2A.602/2002 del 23 luglio 2003, consid. 2, con riferimenti).

 

                                         3.2.5.

                                         Che nella fattispecie le
società menzionate abbiano fatto beneficiare i loro soci di prelevamenti
anticipati di utile non è in discussione. Fra i documenti sequestrati
dall’Ufficio dei giudici istruttori federali, poi visionati dalla DAPI, vi
erano infatti dei blocchi per appunti, sui quali erano annotati i risultati
delle operazioni di cambio delle società. Le cifre indicate erano nettamente
superiori a quelle registrate nei conti delle società stesse. Di conseguenza,
all’utile imponibile delle società __________ SA e __________ SA sono stati
aggiunti gli utili da cambio e la cifra d’affari non contabilizzata.

                                         3.3.

                                         L’autorità di tassazione
ha attribuito alla ricorrente il 30% degli importi provenienti dalle società,
sebbene ella non avesse dichiarato di esserne azionista. Vi sarebbero infatti
numerosi indizi che consentirebbero di concludere, senza particolari dubbi, che
la contribuente sia socia delle due società nella misura del 30%.

                                         Come è già stato rilevato
in precedenza, esaminando la questione dell’esistenza del capitale dichiarato
dalla ricorrente come “numerario”, le dichiarazioni d’imposta per i periodi
2008 e 2009 sono state presentate poco dopo l’avvio del procedimento della DAPI
nei confronti del suo compagno __________ e in concomitanza con il sequestro di
beni di quest’ultimo. La DAPI fa notare che invece la dichiarazione d’imposta
di __________ è stata inoltrata già l’anno precedente, quando ancora non era
prevedibile l’apertura di procedimenti penali. Ebbene, __________ aveva
dichiarato il 70% delle azioni delle società litigiose. 

                                         Un altro indizio, secondo
la DAPI, sarebbe costituito dalle note interne della Banca __________,
contenute negli atti relativi al finanziamento concesso per l’acquisto di
immobili intestati a società di __________ e di RI 1. In uno di questi
documenti (del 20 gennaio 2009, relativo alla richiesta di un credito
ipotecario per la __________ SA) si può leggere infatti che “__________è… proprietario
assieme alla moglie RI 1, 30.04.1974, della __________ SA, __________, società
che gestisce una stazione di servizio benzina con annesso chiosco + ufficio
cambi a __________, un ufficio cambi ubicato nella stazione di benzina __________
a __________ e un ufficio cambi a __________ e, sempre con la moglie, del __________
SA, Lugano, società che gestisce un chiosco + ufficio cambi nelle immediate
vicinanze del __________ a __________”. Nelle stesse note interne viene anche
affermato che “i coniugi __________ e RI 1 risiedono in Svizzera dal 2004 e da
subito la loro attività commerciale ha riscontrato un buon successo”, precisando
poi che “hanno iniziato a __________ per poi riprendere successivamente il
chiosco + ufficio cambi nelle immediate vicinanze del __________ ed aprire gli
uffici cambi di __________ e __________”. Le stesse considerazioni si ritrovano
sostanzialmente nelle altre note interne, che spaziano fra il 2005 e il 2010.
Il 13 maggio 2005 si legge che __________ e __________ “gestiscono con successo
la stazione di servizio benzina con annesso chiosco + ufficio cambi sito a __________”
e che “questa attività commerciale viene svolta sotto la __________ SA, società
di loro proprietà, che figura come locataria”. Il 30 aprile 2010 vengono
riprese le considerazioni reperibili nel documento del 20 gennaio 2009, con la
differenza che __________ è menzionata come “convivente” anziché moglie di __________.

                                         La DAPI ha poi evidenziato
come RI 1 sia “l’unica collaboratrice che nel periodo 2004, 2005 ha lavorato
per __________ SA… senza che alcun salario venisse pagato o fosse indicato né
nella contabilità ufficiale, né nella contabilità occulta” per concludere che
“il mancato pagamento del salario è verosimilmente in relazione al fatto che la
contribuente venisse remunerata in altri modo, ossia partecipando agli utili
delle società”. In seguito, il suo stipendio sarebbe stato il più elevato, così
come il suo ruolo nella gestione delle società appariva particolarmente
importante.

                                         Infine, l’autorità di
tassazione sottolinea che dai già citati libretti sequestrati dalle autorità
penali risulta che una parte dei fondi non dichiarati “sono stati prelevati
senza controprestazione per il pagamento di spese o per finanziare società riconducibili
a RI 1”. È il caso in particolare dei numerosi, e in parte consistenti, prelevamenti
di fondi utilizzati per finanziare la __________ Srl nel 2009 e nel 2010. 

 

                                         3.4.

                                         Come anticipato, la
prestazione valutabile in denaro può essere fatta al socio o a una persona
vicina. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, si considerano
persone vicine i membri dell’amministrazione o altri organi, come pure ogni
persona fisica o giuridica, quando sussistono legami economici o personali che,
in base all’insieme delle circostanze, si devono considerare la vera ragione
della prestazione imponibile. Una persona si considera vicina anche quando l’azionista
le permette di usare la società come se le appartenesse (cfr. p. es. la
sentenza n. 2C_88/2011 e 2C_89/2011 del 3 ottobre 2011, consid. 2.1.1 e giurisprudenza
citata). 

                                         Gli atti degli organi
della società devono essere imputati alla società come se fossero i suoi (art.
55 cpv. 1 e 2 CC). Se un organo si fa versare o fa versare a terzi prestazioni
valutabili in denaro, si tratta di atti voluti o conosciuti dalla società,
anche se la prestazione è illecita o se è avvenuta senza o contro la volontà di
altri organi o soci. Gli organi di amministrazione sono considerati dal punto
di vista fiscale come soci che impegnano la società (cfr. le sentenze del 30
agosto 1988, in ASA 57 p. 514 = RDAF 1990 p. 289, consid. 3d; del 22 maggio
1995, in ASA 65 p. 390 = RDAF 1997 II 594, consid. 4b). L’organo che coinvolge
la società in una simile prestazione può anche essere un organo di fatto, cioè
una persona che prende di fatto le decisioni normalmente riservate agli organi
o che provvede alla gestione della società, concorrendo in tal modo alla
formazione della volontà sociale in modo determinante, e che assume
durevolmente, sotto la sua propria responsabilità, il compito di adottare
decisioni che oltrepassano il quadro degli affari quotidiani e che hanno
un’influenza sul risultato dell’impresa (sentenza del 26 maggio 2015 n.
2C_377/2014, in RDAF 2015 II 294, consid. 9.3). 

 

                                         3.5.

                                         Tornando alla fattispecie
in esame, gli argomenti su cui si fonda la decisione impugnata sono senz’altro
sufficienti a giustificare l’attribuzione dei proventi litigiosi alla
ricorrente. Se anche non si volesse ammettere che sia provato che quest’ultima
sia azionista delle società nella misura del 30%, vi sono sufficienti elementi
per sostenere che abbia beneficiato del prelevamento anticipato di utile,
perlomeno quale organo delle società. 

                                         Anzitutto, la circostanza
che, in tempi non sospetti, __________ abbia dichiarato di detenere il 70%
delle azioni si deve considerare un fatto significativo, tanto più che ciò è
stato ribadito dall’interessato ancora dopo il suo coinvolgimento nei procedimenti
penali successivi (cfr. in particolar modo il verbale dell’Ufficio federale di
polizia del 17 giugno 2010). Il fatto che alla DAPI __________ abbia dichiarato
invece di aver sempre posseduto il 100% delle azioni (cfr. verbale del 7 aprile
2011) appare come l’evidente frutto di un cambiamento di strategia, intervenuto
dopo l’avvio dell’inchiesta penale fiscale. 

                                         Neppure può essere
attribuita a una semplice “sbagliata interpretazione… della reale situazione”,
come sostenuto nel ricorso, l’indicazione, contenuta in diverse note interne
della Banca __________, del fatto che le società fossero di “proprietà” di __________
e __________. Come già ricordato, l’affermazione, sicuramente determinante per
una banca intenzionata a erogare mutui ipotecari, è contenuta in più documenti,
allestiti in anni successivi.

                                         La persuasione dei
funzionari dell’istituto bancario che __________ e __________ fossero entrambi
azionisti delle società in discussione si ricava del resto anche dalla lettera
del 6 novembre 2015, con cui l’ufficio legale di Banca __________ ha risposto
alla richiesta di informazioni per iscritto della DAPI (cfr. in particolare la
risposta alla domanda 9).

                                         Alla luce di queste
considerazioni, si rivela effettivamente superflua l’audizione del consulente
bancario che ha allestito le note interne. Compatibilmente con il tempo
trascorso, non potrebbe infatti che confermare la circostanza che per la banca
le società erano di “proprietà” della ricorrente e del compagno, senza peraltro
poter fornire precisazioni in merito alle rispettive quote.

                                         Per quanto non sia
evidentemente decisiva, anche la spiegazione fornita da __________ in merito al
nome della __________ SA va nella stessa direzione. Il fatto di avere inserito
nella ragione sociale un chiaro riferimento (le due lettere iniziali dei
rispettivi nomi) ad entrambe le persone attive nell’impresa avvalora senz’altro
la tesi di una partecipazione della ricorrente al capitale della stessa. 

 

                                         3.6.

                                         In ogni caso, aldilà degli
indizi che supportano la tesi secondo cui RI 1 sia stata azionista delle
società in questione, è provato che la ricorrente abbia agito quale organo di
fatto delle società e che abbia beneficiato di prestazioni valutabili in denaro
da parte di queste ultime. 

                                         I più volte menzionati
libretti, che hanno consentito alla DAPI di ricostruire i ricavi non dichiarati
delle due società, sono stati redatti fino al 2007 proprio dall’insorgente. Anche
dopo, quando delle annotazioni ha cominciato ad occuparsi __________, i libretti
erano conservati nella loro comune abitazione.

                                         Ma soprattutto parte dei
fondi non dichiarati sono stati prelevati senza controprestazione per il
pagamento di spese private o per finanziare società appartenti alla ricorrente.
È il caso dei fondi impiegati per finanziare la società __________ SA e, in
misura nettamente superiore, la __________ Srl, nel 2009 e nel 2010. Nel
libretto numero 5, in particolare, sono registrati diversi prelevamenti con
l’indicazione “noi”, che secondo la DAPI riconduce alla coppia formata da __________
e da __________. Altri importi sono serviti a pagare bollette per il figlio
della contribuente (__________) o per spese personali di quest’ultima (p. es.
il medico o l’assicurazione malattia). Considerata la circostanza che la
ricorrente e il suo compagno formavano un’unica economia domestica, vi sono poi
prelevamenti per spese comuni (crociera, orologio).

                                         Per quanto concerne, in
particolare, i finanziamenti confluiti nella __________ Srl, come ha
sottolineato l’autorità fiscale nelle sue osservazioni al ricorso, assume un
rilievo determinante la coincidenza fra le indicazioni che emergono dai citati
libretti e quelle che si evincono dalla contabilità della stessa società. La
stessa contribuente ha dichiarato di detenere la totalità delle quote della
società in questione. Come già accennato, nel libretto n. 3 figurano numerosi e
rilevanti prelevamenti dai fondi delle società __________ SA e __________ SA,
che sono stati impiegati per finanziare la società italiana. Ora, al bilancio
della __________ Srl alla fine del 2009 e del 2010 sono allegate delle “note
integrative”, dalle quali si evince che la società ha beneficiato di “finanziamenti
effettuati dai soci” per € 1'178'894.88 alla fine del 2009 e per € 1'467'962.94
alla fine del 2010. Come sottolinea la Divisione delle contribuzioni nelle
osservazioni al ricorso, se ne deduce che i prelevamenti anticipati di utile,
documentati dai “libretti”, sono serviti a finanziare per circa un milione e
mezzo di euro la società della ricorrente. La spiegazione fornita, a tale riguardo,
dall’insorgente non è documentata in alcun modo. A suo avviso, infatti, i
finanziatori sarebbero “terzi”, i cui averi tuttavia non erano “fiscalmente
conformi in Italia”. Anche stavolta, come già in relazione alla prova
dell’esistenza del “numerario” da lei inserito nelle dichiarazioni d’imposta,
l’unico argomento proposto consiste nell’allusione a evasioni fiscali commesse
a danno del fisco italiano, in questo caso non da lei ma dagli ignoti “terzi”.

                                         Gli elementi che si
ricavano dai documenti appena citati consentono di concludere con sufficiente
certezza che la ricorrente ha beneficiato in misura importante dei prelevamenti
anticipati di utile provenienti dalle società __________ SA e __________ SA.
Quale organo di fatto di queste ultime società, la contribuente ha senz’altro
conseguito delle prestazioni valutabili in denaro.

 

                                         3.7.

                                         Ne consegue che, nella
misura in cui concerne l’imposizione delle prestazioni valutabili in denaro
provenienti dalle società __________ SA e __________ SA, il ricorso è respinto.

 

 

                                   4.   Il gravame è accolto
limitatamente alla questione dell’imposizione del reddito del “numerario”. La
tassa di giustizia e le spese processuali sono a carico della ricorrente in
misura proporzionale alla sua soccombenza.

 

 

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

 

 

dichiara e pronuncia

 

 

                                   1.   Il ricorso è parzialmente
accolto.

                                         §    Di
conseguenza, le decisioni su reclamo del 24 agosto 2016 sono riformate nel
senso che sono stralciati gli “altri redditi” (fr. 13'000.– nel periodo fiscale
2008 e fr. 12'500.– nel 2009).

 

                                   2.   Le spese processuali
consistenti:

                                         a. nella tassa di
giustizia di                                fr.  8’000.–

                                         b. nelle spese di
cancelleria di complessivi    fr.    500.–

                                         per un totale di                                                      fr. 8’500.–

                                         sono a carico della
ricorrente nella misura di nove decimi (fr. 7'650.–).

 

                                   3.   Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).

 

                                   4.   Intimazione a: 

	
   

  	
  -;

  -;

  -;

  -.

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

                                         Copia per conoscenza:

                                         -
municipio di.

 

 

 

per la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello

Il
presidente:                                                         La segretaria: