# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** da4181f3-d64e-5a89-96e2-d6a32f8b111f
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2017-12-29
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 29.12.2017 11.2017.35
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_001_11-2017-35_2017-12-29.html

## Full Text

Incarto n.

  11.2017.35

  	
  Lugano

  29 dicembre 2017/rn

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La prima Camera civile del Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  G.
  A. Bernasconi, presidente,

  Giani
  e Grisanti

  

 

	
  vicecancelliere:

  	
  Fasola

  

 

 

sedente
per statuire nella causa CA.2016.177 (protezione
della personalità: provvedimenti cautelari) della Pretura del Distretto di
Lugano, sezione 1, promossa con istanza del 10 maggio 2016
dall'

 

	
   

  	
  AO 1 

  (patrocinato
  dagli avvocati PA 2

  )

   

  
	
   

  	
  contro

  

 

	
   

  	
  AP 1 

  (patrocinata
  dall'avv. PA 1),

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

giudicando sull'appello
del 13 marzo 2017 presentato dalla AP 1 contro la decisione cautelare emessa dal
Pretore il 24 febbraio 2017;

 

Ritenuto

 

in fatto:                    A.   Il 21 aprile 2016 __________ G__________, giornalista della AP 1, ha chiesto allAO 1 di rilasciare un'intervista sul tema delle società
offshore nel sistema finanziario svizzero nell'ambito della trasmissione
__________, che va in onda ogni mercoledì in prima serata sul canale svizzero-tedesco
__________. Ottenuta la disponibilità dell'interlocutore, il giornalista ha
precisato l'indomani che intendeva sentirlo in qualità di esperto e professore
di diritto bancario e finanziario, come pure quale personalità della piazza
finanziaria svizzera avente legami con istituti bancari privati (__________, __________,
__________).

 

                                  B.   L'intervista
si è tenuta il 28 aprile 2016, in lingua tedesca, negli uffici dell'avvocato AO
1 a __________. Affrontato il tema delle società offshore e degli obblighi di
diligenza delle banche in generale, il giornalista ha portato il discorso sullo
scandalo di corruzione e riciclaggio che aveva investito il gruppo petrolifero
brasiliano __________ e sui presunti collegamenti che la vicenda aveva con
alcuni istituti finanziari svizzeri, in particolare con la __________, di cui l'intervistato
era presidente del consiglio d'amministrazione. Dagli atti penali pubblicati
dalle autorità brasiliane emergeva infatti l'esistenza, presso tali istituti, di
conti intestati a società offshore che i responsabili dello scandalo avevano
creato e usato per dissimulare la provenienza illecita del denaro. L'avvocato AO
1 ha risposto alle domande del giornalista, espri­mendosi sui documenti che gli
sono stati esibiti, pur non mancando di definire unfair il comportamento
dell'intervistatore, cui aveva dichiarato in partenza di non voler parlare di
casi specifici. Il 4 maggio 2016 l'avvocato AO 1 ha revocato il proprio accordo
alla diffusione (anche solo parziale) dell'intervista e ha invitato l'ente
radiotelevisivo a confermargli che non avrebbe usato, pubblicato e/o reso
accessibile a terzi la registrazione. La AP 1 non ha dato seguito alla richiesta.

 

                                  C.   AO
1 si è rivolto il 10 maggio 2016 al Pretore del Distretto di Lugano, sezione
1, con un'istanza cautelare affinché vietasse alla AP 1 – già inaudita parte e sotto comminatoria
dell'art. 292 CP – di “trasmettere nell'ambito della trasmissione __________
dell'11 maggio 2016 o nell'ambito di altre trasmissioni proposte da controparte,
di pubblicare altrimenti o rendere accessibile al pubblico tramite Internet o
in altra forma e di consegnare a terzi parte
o l'intera intervista del 28 aprile 2016 e/o di riferirsi in qualsiasi modo
a quest'ultima e/o al suo contenuto e/o di riferirsi alla presente istanza”. Con decreto cautelare emesso quello stesso
giorno senza contraddittorio il Pretore ha accolto la richiesta, comminando alla
convenuta una multa disciplinare di fr. 5000.– in caso di disobbedienza. Le
spese processuali sono state rinviate alla decisione da prendere dopo il
contraddittorio. Contestualmente la convenuta è stata invitata a formulare eventuali
osservazioni scritte entro dieci giorni (inc. CA.2016.178).

 

                                  D.   L'indomani la AP 1 ha mandato in onda – senza l'intervista
all'avvocato AO 1 – un servizio intitolato __________, il quale riferiva, nell'ambito
della trasmissione __________, delle
presunte implicazioni, segnatamente della __________, nella vicenda __________. Nelle
sue osservazioni del 30 maggio 2016 la
convenuta ha poi proposto di respingere l'istanza cautelare. AO 1 ha replicato
il 20 giugno 2016 e la convenuta ha duplicato il 1° luglio 2016, entrambi
mantenendo il proprio punto di vista. Il 29 luglio 2016 il Pretore ha confermato
nelle more istruttorie il provvedimento “supercautelare” del 10 maggio 2016. L'assunzione
delle prove è iniziata seduta stante ed è terminata il 14 ottobre 2016. Alle
arringhe finali le parti hanno rinunciato, limitandosi a conclusioni scritte.  Nel
proprio memoriale del 12 dicembre 2016 l'istante ha postulato la conferma del
decreto cautelare emesso senza contraddittorio e di quello intermedio. In un allegato dello stesso giorno la convenuta
ha ribadito la sua posizione. 

 

                                  E.   Statuendo il 24 febbraio
2017, il Pretore ha confermato – senza riprodurne il contenuto – il
provvedimento emesso inaudita parte il 10 maggio 2016 e la “decisione
intermedia” del 29 luglio 2016. All'istante egli assegnando un termine di 30
giorni per intentare l'azione di merito. Le spese processuali di fr. 500.– sono
state poste a carico della convenuta, tenuta a rifondere all'istante fr. 2000.–
per ripetibili. Il termine per avviare la causa di merito è poi stato prorogato
di 30 giorni il 23 marzo 2017 e di altri 10 gior­ni il 20 aprile 2017.

 

                                  F.   Contro il decreto appena citato la AP 1 è
insorta a questa Camera con un appello del 13 marzo 2017 in cui chiede di
riformare il giudizio impugnato nel senso di respingere l'istanza cautelare.
Nelle sue osservazioni del 28 aprile 2017 AO 1 propone di respingere l'appello.
L'8 maggio 2017 egli ha promosso davanti al medesimo Pretore l'azione di
merito nei confronti dell'ente radiotelevisivo per ottenere – fra l'altro – la
conferma del provvedimento cautelare.
La causa si trova attualmente allo stadio dello scambio degli allegati preliminari
(inc. OR.2017.106).

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La decisione impugnata è
un decreto cautelare emesso prima che l'istante promuovesse causa (art. 263
CPC). Ora, le decisioni in materia di provvedimenti cautelari sono impugnabili
con appello, trattandosi di procedura sommaria (art. 248 lett. d CPC) entro 10
giorni dalla notificazione (art. 314 cpv. 1 CPC). Se esse vertono su questioni
meramente patrimoniali, tuttavia, l'appello è ammissibile soltanto se il
valore litigioso raggiungeva almeno fr. 10 000.–
“secondo l'ultima conclusione riconosciuta nella decisione” impugnata (art. 308
cpv. 2 CPC). In concreto tale esigenza non si pone, un'azione volta alla
protezione della personalità non avendo – salvo casi
estranei alla fattispecie – natura patrimoniale (RtiD II-2015
pag. 785 consid. 1 con rinvii). Quanto alla tempestività del rimedio
giuridico, la decisione impugnata è pervenuta al patrocinatore della convenuta
il 1° marzo 2017, di modo che il termine di ricorso, cominciato a decorrere l'indomani, sarebbe scaduto sabato 11
marzo 2017, salvo protrarsi
al lunedì successivo in virtù dell'art. 142 cpv. 3 CPC. Introdotto
il 13 marzo 2017, ultimo giorno utile, l'appello in esame è pertanto ricevibile.

 

                                   2.   Nel decreto
impugnato il Pretore ha ricordato anzitutto che la personalità di un soggetto
filmato senza autorizzazione è potenzialmente lesa e che, trattandosi di un'intervista,
il consenso deve riferirsi in modo chiaro anche ai temi che si intendono affrontare.
Egli si è domandato così se la convenuta potesse valersi di un chiaro accordo dell'istante
per la trattazione dell'argomento __________ e delle sue implicazioni per la
banca __________, presieduta dallo stesso istante. Se non
che, a parere del Pretore le allegazioni della convenuta dimostravano se mai il
contrario. Sempre secon­do il Pretore inoltre la convenuta non poteva giovarsi di
un'autorizzazione in corso d'intervista, il fatto che l'istante avesse
accettato di parlare in generale della vicenda __________ “quale avvenimento
finanziario del tempo” non significando ch'egli consentisse anche all'associazione
con le banche __________ e __________. Certo, l'istante non aveva interrotto l'intervista,
ma da tale circostanza la convenuta non poteva desumere un chiaro accordo dell'istante
a esprimersi su quei temi, tanto meno ove si consideri che l'avvocato AO 1 aveva
ribadito di non voler parlare della __________ e deplorava il comportamento scorretto
del giornalista. Non ravvisando un valido consenso, il Pretore non si è
interrogato nemmeno su un'eventuale revoca. Quanto all'ipotesi che l'istante si
fosse riservato il diritto di non autorizzare la pubblicazione dopo averne
preso visione (consenso condizionato), il primo giudice l'ha ritenuta non comprovata,
ancorché – ormai – senza rilievo. 

 

                                         Ciò posto, il Pretore si è
interrogato se la lesione della personalità fosse giustificata da un prevalente
interesse pubblico. Al riguardo egli non ha revocato in dubbio che il controllo
del buon funzionamento della piazza finanziaria svizzera rientri nei compiti d'informazione
della convenuta. Ciò nondimeno, egli ha soggiunto, il pubblico ha anche diritto
di ricevere informazioni vere e comprovate, non come nel caso del servizio specifico
(pur senza l'intervista dell'avvocato AO 1) di __________, che ha messo frettolosamente
“sul banco degli imputati” la banca __________ e l'istante medesimo. Per il
resto il primo giudice ha accertato i presupposti per l'adozione di provvedimenti
cautelari nei confronti di mass media periodici (art. 266 CPC), ovvero l'esistenza
di un rischio di pregiudizio difficilmente riparabile (essendo in gioco la
reputazione di “una persona di spessore nell'ambito finanziario e societario”),
l'urgenza della misura (data l'intenzione di mandare al più presto in onda l'intervista),
come pure la proporzionalità della misura (in difetto di altre soluzioni
praticabili meno incisive).

 

                                   3.   Riassunta la
cronistoria della vicenda, l'appellante afferma che l'istante ha validamente consentito
all'intervista, prima, durante e anche dopo la sua realizzazione. L'avvocato AO
1 – essa adduce – ha risposto a tutte le domande, comprese quelle sul tema __________.
Egli si è lamentato invero del comportamento del giornalista quando gli sono
stati esibiti documenti relativi ai rapporti tra la __________ e il gruppo
petrolifero, ma non ha interrotto l'intervista, come era libero di fare. Ancora
nei giorni successivi all'intervista – soggiunge la convenuta – l'istante sapeva
che il materiale sarebbe stato diffuso, ma non ha sollevato opposizione al
riguardo. Dandosi un valido consenso alla realizzazione dell'intervista, neppure
entrava in linea di conto la possibilità di una revoca, poiché non erano stati trattati
temi inerenti alla sfera intima o privata. Revoca che, intervenuta soltanto il
4 maggio 2016, sarebbe stata in ogni modo tardiva.

 

                                         A parte ciò – prosegue la
ricorrente – la diffusione dell'intervista risponde a un preminente interesse pubblico
d'informazione. Quanto ai requisiti dell'art. 266 CPC (“misure nei confronti
dei mass media”), già i dubbi riguardo all'esistenza del consenso inducono al
rigetto dell'istanza cautelare, l'adozione di un divieto preventivo nei
confronti di un organo di comunicazione legittimandosi unicamente in caso di
illiceità manifesta e chiaramente comprovata. Il Pretore avrebbe rovesciato invece
l'onere della prova, facendole sopportare le conseguenze della mancata dimostrazione
circa il consenso e la veridicità delle informazioni diffuse nel servizio di __________
Per di più, il divieto sarebbe sproporzionato, dal momento che l'istante
potrebbe valersi di un diritto di risposta per “rimediare” alla diffusione dell'intervista.

 

                                   4.   I presupposti per l'adozione
di provvedimenti cautelari nei confronti dei mezzi di comunicazione a carattere
periodico sono già stati riassunti dal Pretore. Al riguardo basti ricordare che
giusta l'art. 266 CPC il giudice può ordinare un provvedimento siffatto soltanto
se l'incombente lesione dei diritti dell'istante è tale da poter causare a
quest'ultimo un pregiudizio particolarmente grave (lett. a), manifestamente non
vi è alcun motivo che giustifichi la lesione (lett. b) e il provvedimento non
appare sproporzionato (lett. c). Le tre condizioni sono cumulative. La norma
riprende la disciplina dell'abrogato art. 28c CC e ha lo scopo di
evitare che misure cautelari, come il divieto di pubblicare o l'ordine di rimuovere
un articolo o un servizio che contenga – o che si supponga contenere –
affermazioni lesive della personalità, si traducano in provvedimenti censori,
incompatibili con la libertà di stampa. Provvedimenti cautelari nei confronti
di mass media periodici vanno presi perciò con grande riserbo e, dandosene i presupposti,
emanati con una procedura rapida, sommaria e provvisoria che non precorre in
alcun caso il sindacato di merito (I CCA, sentenze inc. 11.2014.14 del 25
luglio 2016, consid. 5, e inc. 11.2014.34 del 2 maggio 2016, consid. 5 con
rimandi).

 

                                   5.   Nella fattispecie l'appellante
contesta l'adempimento delle tre condizioni cumulative previste dall'art. 266
CPC, a cominciare dalla circostanza che manifestamente non vi era alcun motivo
suscettibile di giustificare la lesione (lett. b). L'esame di tale censura potendo
rivelarsi decisivo, conviene trattare la questione prioritariamente. 

 

                                         a)   L'appellante
rimprovera anzitutto al Pretore di essersi dipartito da premesse erronee,
poiché non spettava all'ente radiotelevisivo rendere verosimile che sussistesse
un chiaro consenso dell'istante in relazione ai temi affrontati nell'intervista,
bensì all'istante rendere altamente verosimile che la presunta lesione della
personalità (non coperta dal consenso) fosse manifesta e indubbia. Ora, una
lesione della personalità è “manifestamente ingiustificata” nel senso dell'art.
266 lett. b CPC ove risulti palese già a un
sommario esame (RtiD II-2009 pag. 641 consid. 4). L'illiceità deve riuscire
evidente e palmare. Incombe all'istante non solo renderla verosimile, ma farla
apparire pressoché certa (I CCA, sentenza inc. 11.2014.34 del 25 luglio 2016,
consid. 7 con rinvio alla sentenza del 

                                               Tribunale
federale 5A_641/2011 del 23 febbraio 2012, consid. 7.1 in fine). In altri
termini, la mancanza di ogni giustificazione per la diffusione di un servizio giornalistico
suscettivo di ledere la personalità deve risultare evidente, mentre le
giustificazioni addotte dal convenuto non devono apparire escluse già di primo
acchito.

 

                                         b)   Alla
luce di ciò, l'opinione del Pretore, secondo cui le allegazioni addotte dalla
convenuta per giustificare il proprio operato e il disappunto espresso a più
riprese dall'avvocato AO 1 durante l'intervista non dimostrano un chiaro consenso
del­l'istante a colloquiare sui temi affrontati, muove da fallaci premesse. Per
giustificare un divieto cautelare incombeva all'istante rendere altamente
verosimile la manifesta e indubbia assenza di consenso, non il contrario. Sta
di fatto che in concreto l'intervista è stata portata a termine, nonostante le
doglianze dell'intervistato. Che il giornalista non abbia rispettato i patti,
evocando lo scandalo __________ invece di tenere il discorso sulle generali, è
vero. Nulla impediva all'istante, tuttavia, di rifiutare una risposta o di
chiudere la conversazione, a maggior ragione ove si consideri che egli non è
sicuramente un neofita in materia di interviste televisive. Soltanto
all'indomani dell'intervista (29 aprile 2016) l'istante ha inviato al
giornalista un messaggio di posta elettronica, biasimandolo per il
comportamento piuttosto scorretto (assez “unfair”), e
raccomandandogli di “faire en sorte que ce que vous utiliserez reflète
fidèlement l'ensemble (et non seulement une partie) du message dont j'ai tenté
de vous faire passer en répon­se à vos questions” (doc. E). Nelle circostanze
descritte non può dirsi evidente che mancasse ogni consenso alla realizzazione
dell'intervista. Mancava il consenso a parlare di casi concreti come lo scandalo __________, ma per finire l'intervistato
ha risposto ugualmente. Sotto questo profilo l'assunto del Pretore non resiste pertanto
alla critica.

 

                                         c)   Non
si disconosce che nel messaggio di posta elettronica testé citato l'istante ha
chiesto al giornalista di poter visionare il supporto con le immagini e il sonoro
prima dell'emissione (“Comme convenu, vous voudrez bien m'adresser, suffisam­ment
à l'avance avant l'impression, les images et le texte que vous avez sélectionné
afin que je puisse le cas échéant vous fare part de mes observations”). Non avendo
ottenuto soddisfazione, il 4 maggio 2016 egli ha dichiarato all'ente radiotelevisivo
di revocare il consenso alla diffusione dell'intervista (sopra, lett. A). Il
problema è che – come fa valere l'appellante (che invoca quanto pubblicato in
DTF 136 III 401) – una revoca del consenso è possibile solo nell'ipotesi in cui
l'intervista trattasse temi inerenti alla sfera intima o privata (Meili in: Basler Kommentar, ZGB I, 5ª
edizione, n. 48 in fine ad art. 28 con rimandi; Schweizer, op. cit., pag. 173 n. 284). E in concreto
non si ravvisano estremi del genere.

 

                                         d)   Diversa
sarebbe potuto essere il caso qualora il giornalista e l'intervistato si
fossero messi d'accordo previamente sul fatto che la diffusione del servizio
sarebbe stata possibile solo al momento in cui l'intervistato avesse rilasciato
il proprio consenso, dopo avere visionato il servizio in anteprima. Ma ciò non risulta
nella fattispecie. Nel citato messaggio di posta elettronica l'istante sembrava
alludere invero a un simile accordo (“Comme convenu, …”). In realtà, egli
medesimo ammette nelle osservazioni all'appello che la richiesta di esaminare
il servizio prima della diffusione è stata da lui formulata solo “al termine
dell'intervista” (pag. 4 in fondo), quando cioè il consenso all'intervista era
già stato rilasciato. Una revoca poteva intervenire unicamente perciò alle
condizioni enunciate dianzi, che non si riscontrano nella fattispecie. 

 

                                   6.   Quanto precede rende
superfluo esaminare se, a un giudizio di verosimiglianza, la prospettata
lesione fosse anche – cumulativamente – suscettibile di causare all'istante un
pregiudizio particolarmente grave e se il divieto giudiziale, che non si è
limitato a proibire solo i passaggi critici della registrazione, non apparisse
sproporzionato (art. 266 lett. a e c CPC). Provvisto di buon diritto, l'appello
merita così accoglimento. La reiezione dell'istanza cautelare rende senza
oggetto anche la comminatoria di sanzioni in caso di inosservanza. 

 

                                   7.   Le spese del
giudizio odierno seguono la soccombenza del­l'istante (art. 106 cpv. 1 CPC). L'esito
dell'attuale giudizio impone di modificare anche il dispositivo sulle spese e
le ripetibili di primo grado, che seguono la medesima sorte.

 

                                   8.   Quanto ai rimedi
giuridici esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112
cpv. 1 lett. d LTF), un eventuale ricorso in materia civile è ammissibile senza
riguardo a questioni di valore (sopra, consid. 1).

 

Per questi motivi,

 

decide:                      I.   L'appello
è accolto e il decreto cautelare impugnato è così riformato:

                                         1.  L'istanza cautelare è respinta. I decreti
cautelari del 10 maggio e del 29 luglio 2016 sono revocati.

                                         2.  Le
spese processuali di fr. 500.– sono poste a carico dell'istante, che rifonderà alla convenuta fr. 2000.– per ripetibili. 

 

                                   II.   Le spese di
appello di fr. 1000.–, da anticipare dall'appellante, sono poste a carico dell'istante,
che rifonderà alla convenuta fr. 2000.– per ripetibili. 

 

                                  III.   Notificazione a:

	
   

  	
  –;
  

  –.

  

                                         Comunicazione
alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1.

 

 

Per la prima Camera civile del Tribunale d'appello

Il
presidente                                                          Il
vicecancelliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

 

Nelle
cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni finali, parziali,
pregiudiziali e incidentali previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi
enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro 30 giorni dalla notificazione della
decisione impugnata. Nelle cause aventi carattere pecuniario invece il ricorso
in materia civile è am­missi­bile soltanto se il valore litigioso ammonta ad
almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale somma, il
ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una
questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). Laddove non sia
ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116
LTF (art. 113 LTF). Il termine di ricorso al Tribunale federale è sospeso
durante le ferie giudiziarie, ma non nei procedimenti concernenti l'effetto
sospensivo né altre misure provvisionali (art. 46 cpv. 2 LTF).