# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 78aa400c-878f-5e97-a3da-880779b76589
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2009-07-07
**Language:** it
**Title:** Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 07.07.2009 14.2009.42
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TRAC_006_14-2009-42_2009-07-07.html

## Full Text

Incarto n.

  14.2009.42

  	
  Lugano

  7 luglio 2009

  LS/fp/fb

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  La Camera di esecuzione e fallimenti del
  Tribunale d'appello

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composta dei giudici:

  	
  Pellegrini, presidente,

  Walser e Roggero-Will

  

 

	
  segretaria:

  	
  Locatelli, vicecancelliera

  

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile
(inc. EF.2008.271 della Pretura __________) promossa con opposizione 21 luglio
2008 da

 

	
   

  	
  AP 1  

  (patrocinata dall'  PA 1 ) 

   

  
	
   

  	
  contro

  	 

 

il sequestro 15
luglio 2008 richiesto nei confronti di A__________ da

 

	
   

  	
    AO 1  

  (patrocinato dal   PA 2 ) 

   

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

in cui il Pretore __________ con decisione 2 aprile
2009, ha respinto l'opposizione e, di conseguenza, confermato il sequestro; 

 

appellante AP 1 con allegato 29 aprile 2009, in cui postula
la riforma del giudizio impugnato nel senso di accogliere l'opposizione e
annullare il sequestro; 

 

lette le osservazioni 28 maggio 2009 con cui il
sequestrante propone la reiezione dell'appello;

 

esaminati gli atti;

 

ritenuto

 

 

in fatto:                    A.   Con istanza 14 luglio 2008 diretta contro A__________, AO 1 ha
chiesto al Pretore __________, in base all'art. 271 cpv. 1 cifra 4 LEF, di
porre sotto sequestro “ogni e qualsiasi credito di A__________ nei confronti
della società AP 1, in particolare la pretesa inerente il debito di AP 1, nei
confronti di A__________, risultante dall'atto di cessione 15 dicembre 2003
stipulato tra la società B__________ con sede a __________ ed A__________, e
pari all'importo di Euro 414'712.60 oltre interessi”. Il tutto fino a concorrenza
del credito di fr. 24'550.–, oltre interessi del 5% dal 1° aprile 2008 ed
interessi al 5% dal 28 giugno 2007 sull'importo di fr. 22'580.–.  

 

                                         A detta
del sequestrante, il credito consta di pretese dovute a titolo di remunerazione
per la consulenza legale prestata alla debitrice sequestrata in relazione al
mandato di patrocinio da lui assunto nella controversia di rigetto provvisorio
dell'opposizione promossa contro AP 1 e volta al recupero del citato credito di
Euro 414'712.60. Per ottenere il pagamento della sua nota professionale, il
sequestrante aveva dato avvio ad una causa civile ordinaria davanti al Pretore __________,
sfociata poi nella sentenza 27 dicembre 2007 dichiarata definitiva il 7 marzo
2008 e che egli produce quale titolo del credito (doc. C). Con questa
decisione, il primo giudice condanna segnatamente A__________ a pagare all'AO 1,
fr. 22'580.– oltre interessi al 5% dal 28 giugno 2007. La tassa di giustizia,
stabilita in fr. 700.–, e le spese, da quest'ultimo anticipate, sono state
poste a carico di A__________ con l'obbligo di rifondere alla controparte fr.
1'200.– di ripetibili.     

 

 

                                  B.   Il
15 luglio 2008, il Pretore __________, ha decretato il sequestro per un importo
pari a fr. 24'550.– oltre interessi al 5% dal 1° aprile 2008 ed interessi al 5%
dal 28 giugno 2007 sull'importo di fr. 22'580.–, imponendo al creditore
l'obbligo di prestare una garanzia bancaria di fr. 2'000.–. 

 

                                      

                                  C.   Il
21 luglio 2008 AP 1 ha formulato opposizione al sequestro. Per il tramite del
suo legale, che ha precisato di non rappresentare la debitrice sequestrata, AP
1 ha contestato l'esistenza e la capacità di essere parte in giudizio di
quest'ultima, l'esistenza di un credito da sequestrare della debitrice
sequestrata verso di lei e che la stessa abbia beni in Svizzera, l'esistenza del
credito dell'AO 1 verso la debitrice sequestrata, oltre alla causa e alla competenza
del giudice del sequestro. Al contraddittorio del 21 gennaio 2009 ha poi
confermato le sue argomentazioni. Ha pure rinviato al verbale d'udienza 11
maggio 2005 riferito alla procedura di rigetto provvisorio per l'incasso del
credito di Euro 414'712.60 che aveva opposto la debitrice sequestrata a AP 1, istanza
respinta per inesigibilità della pretesa da questa Camera -adita su appello- con
decisione 21 ottobre 2005. Trattandosi di pretese pecuniarie poi, visto il
domicilio all'estero della debitrice sequestrata non vi erano beni suscettibili
di sequestro in Svizzera e, senza la connessione con il territorio elvetico anche
la competenza del giudice adito era esclusa.      

 

                                         Per il creditore,
trattandosi di sequestro di un credito verso un debitore all'estero, quale luogo
di situazione della pretesa vale la sede o la succursale del terzo debitore. Essendo
AP 1 di __________ in Svizzera, la competenza del Pretore era quindi pacifica.
All'opponente mancava però la necessaria legittimazione a formulare opposizione
in quanto, pur essendo terza debitrice, non vantava alcun diritti sul credito da
sequestrare. Per contro, la capacità di essere parte della debitrice sequestrata
si fondava sull'estratto del registro di commercio 15 ottobre 2008, dove era
iscritta dal 6 ottobre 2003. Il credito capitale di fr. 24'550.– e la sua
esigibilità risultavano dalla sentenza definitiva 27 dicembre 2007 del Pretore __________
e dalla diffida di pagamento 7 marzo 2008. Trattandosi di una sentenza
esecutiva, visto che la debitrice sequestrata è una società estera con sede a __________,
anche la causa del sequestro di cui all'art. 271 cpv. 1 cifra 4 LEF era realizzata.
Da sequestrare era poi la pretesa di Euro 414'712.60 cedutale da B__________ e
riferita alla mancata fornitura da parte della società opponente di materiale
odontoiatrico che la cedente aveva di fatto già pagato. Irrilevante invece il
rinvio al verbale 11 maggio 2005 visto che questa Camera aveva accertato l'esistenza
del debito di AP 1 verso la debitrice sequestrata con decisione 21 ottobre 2005,
per il resto, controparte non avendo reso verosimile che quella pretesa non fosse
esigibile in Svizzera.    

 

                                         L'opponente,
confermato il suo punto di vista, ha contestato l'esistenza giuridica della società
cedente, la validità dell'atto di cessione 15 dicembre 2003 e l'esigibilità
della pretesa così trasferita alla debitrice sequestrata oltre alla di lei esistenza
e legittimazione. Ha poi aggiunto di avere tutti i diritti di ritenersi
proprietaria del denaro versatole dalla cedente, facendo rilevare -malgrado il
tempo trascorso- di non essere mai stata convenuta in giudizio per la
restituzione di quella somma capitale. Ha infine escluso la connessione della
fattispecie con la Svizzera.                                                        

      

                                         Il sequestrante
ha ribadito i suoi argomenti. L'opponente in particolare non vantava diritti sul
credito da sequestrare e questo escludeva la sua legittimazione a formulare
opposizione. Per contro, l'esistenza della debitrice sequestrata era
documentata a sufficienza mentre la necessaria connessione con la Svizzera di
cui all'art. 271 cpv. 1 cifra 4 LEF era costituita dalla sentenza esecutiva. 

 

 

                                  D.   Con
sentenza 2 aprile 2009 il Pretore __________, ha respinto l'opposizione e
confermato il sequestro. Egli si è dichiarato competente in quanto oggetto del provvedimento
era il debito che la società opponente, con sede a __________ in Svizzera, aveva
verso la debitrice sequestrata. Pacifica poi l'esistenza e la capacità di
essere parte di quest'ultima, iscritta nel registro di commercio di __________
sin dal 6 ottobre 2003, come attestato dall'estratto 15 ottobre 2008. Altresì
realizzate erano poi le condizioni materiali per la concessione del sequestro
(art. 272 cpv. 1 LEF). In particolare, il credito di cui all'istanza di
sequestro era costituito da servizi legali forniti dal sequestrante alla
debitrice sequestrata e si fondava sulla sentenza esecutiva 27 dicembre 2007
della Pretura __________, costituendo così un sufficiente legame con la
Svizzera. E, per il medesimo motivo, anche la causa del sequestro dell'art. 271
cpv. 1 cifra 4 LEF poteva sicuramente ritenersi verosimile. La cessione 15 dicembre
2003 del credito di Euro 414'712.60 verso la società opponente, che B__________
aveva disposto in favore della debitrice sequestrata, rendeva verosimile l'appartenenza
di quella pretesa a quest'ultima. Mentre l'esistenza del credito del
sequestrante, ossia del onorario di fr. 22'580.–, della tassa di giustizia di fr.
700.–, delle spese e di fr. 1'200.– di ripetibili, trovava infine corrispondenza
nella sentenza 27 dicembre 2007 del Pretore __________.       

 

 

                                  E.   Con
il presente appello -accompagnato dalla richiesta di effetto sospensivo- AP 1
contesta siano dati i presupposti per la concessione del sequestro. Il
sequestrante, non ha in particolare fornito indizi precisi circa l'esistenza di
beni appartenenti alla debitrice sequestrata. In effetti, come spiegato in sede
di udienza e per i motivi esposti da questa Camera nella sentenza 21 ottobre
2005 (inc. 14.2005.65), quest'ultima non vanterebbe alcun credito nei suoi
confronti. Inoltre, dovendosi l'atto di cessione 15 dicembre 2003 considerare
nullo, l'esistenza della pretesa società cedente non sarebbe documentata. Al
riguardo, evidenzia oltretutto di non essere mai stata convenuta in giudizio
per la restituzione dell'importo ceduto. Ciò posto, il Pretore avrebbe pure ordinato
il sequestro di un credito inesigibile. In effetti, con decisione 21 ottobre
2005, questa Camera aveva già stabilito che le condizioni di esigibilità del
credito di Euro 414'712.60 non erano realizzate, requisito questo da cui non sarebbe
affatto possibile prescindere, l'istanza di sequestro essendo fondata sulla
fattispecie prevista dall'art. 271 cpv. 1 cifra 4 LEF e non sul suo cpv. 2.

 

                                         Delle
osservazioni del sequestrante si dirà, se necessario, nel seguito.

 

 

 

Considerando

 

in diritto:                  1.   La decisione del giudice del sequestro -sia essa di
annullamento o di conferma del sequestro (Reiser,
Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 44-45 ad
art. 278)- che statuisce sull'opposizione (ai sensi dell'art. 278 cpv. 1 LEF)
interposta dal debitore destinatario del sequestro o da un terzo, può essere
impugnata entro dieci giorni davanti all'autorità giudiziaria superiore (art.
278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e
fallimenti, con il rimedio dell'appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c
LOG), e ciò qualora il valore litigioso sia pari o superiore a fr. 8'000.–.
L'autorità superiore deve verificare -sulla base delle allegazioni e dei documenti
prodotti dalle parti- se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle
condizioni del sequestro addotte dai creditori -e contestate dalla controparte-
è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del
provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione
del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro, rispettivamente
confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (Amonn/ Walther, Grundriss des Schuldbetreibungs-
und Konkursrechts, 7a ed.,
Berna 2003, n. 74 ad § 51; Reeb,
Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, pag.
482).

 

 

                                   2.   Secondo l'art. 278 cpv. 1 LEF, è legittimato ad opporsi al sequestro
concesso dal giudice ai sensi degli art. 271 e 272 LEF chi è “toccato nei suoi
diritti” dal provvedimento. L'esigenza di un interesse degno di protezione al
ricorso vale anche per il ricorso contro la decisione su opposizione ai sensi
dell'art. 278 cpv. 3 LEF (Gasser, Das
Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, in: ZBJV 1994,
pag. 603 ad 3a; Reiser, op. cit.,
n. 20 ad art. 278; Artho von Gunten,
Die Arresteinsprache, tesi, Zurigo 2001, pag. 21 seg. e pag. 148 seg. ad 1.3; Hohl, Procédure civile, vol. II, Berna
2001, n. 2993). La legittimazione a ricorrere -da distinguere,
trattandosi di questione di merito, dalla legittimazione attiva- costituisce un
presupposto processuale che il giudice esamina d'ufficio (Hohl, op. cit., n. 2974 seg.; CEF, 10
ottobre 2003 [14.2003.64] consid. 1.5.b), posto come il
mancato adempimento di questa condizione comporti l'inammissibilità
dell'opposizione (Reiser, op. cit., n. 20 ad art. 278).  

 

                                         Legittimato
ad avvalersi del citato istituto è anzitutto il debitore destinatario del
provvedimento. A differenza del previgente art. 279 LEF, che riconosceva solo
al debitore la facoltà di opporsi al sequestro, l'attuale normativa riconosce
tale diritto anche al terzo, che fa valere diritti propri, come quello di
proprietà e di pegno, sui beni colpiti dal sequestro (Stoffel/Chabloz,
Commentaire romand de la LP, Basilea 2005, n. 16 ad art. 278; Reiser, op.
cit., n. 17 ad art. 278). In tutti i casi, il terzo opponente deve avere un
interesse degno di protezione pertinente nel quadro del sequestro, ossia -in
altri termini- deve invocare un pregiudizio qualificato (Stoffel/Chabloz, op. cit., n. 16 con riferimento ad art. 278). Quanto ai motivi  di
opposizione, la legge non differenzia tra debitore colpito dal sequestro e
terzo toccato dal medesimo provvedimento (Reiser, op. cit. 27).

 

 

                                   3.   A
detta del sequestrante, la società opponente non vanta alcun diritto sul
credito sequestrato: di modo che non essendo toccata dal provvedimento difetterebbe
della necessaria legittimazione a ricorrere (osservazioni, pag. 3 ad I). La
questione, invero sollevata in sede di udienza, di fatto non è stata affrontata
dal Pretore. A sua difesa, in sede di contraddittorio, l'opponente aveva spiegato
che i rapporti tra lei, la società cedente e la debitrice sequestrata erano
intricati, che l'esistenza della società cedente e della debitrice sequestrata
non erano documentate, che in ogni caso solo una procedura di merito poteva stabilire
se, in che misura e quando l'importo di Euro 414'712.60 da lei trattenuto era
da restituire alla cedente -e semmai alla debitrice sequestrata cui sembrerebbe
essere stato ceduto- e che fino ad allora si poteva considerare proprietaria del
denaro in suo possesso senza alcun obbligo di restituzione (verbale, pag. 2). In
appello, evidenzia poi come l'esigibilità di questa pretesa sia subordinata a
condizioni mai realizzatesi, e meglio come aveva accertato questa Camera -chiamata
a statuire sull'istanza di rigetto provvisorio dell'opposizione formulata dalla
debitrice sequestrata nei confronti di AP 1- il 21 ottobre 2005 (appello, pag.
5 ad 3). Ora, dagli atti risulta che la B__________, società cedente, ha in
effetti versato quella precisa somma capitale su un conto bancario della
società opponente (doc. H, I e T), denaro che quindi le appartiene. Le va così
riconosciuto un interesse degno di protezione ad opporsi ad un suo sequestro e,
quindi, a formulare appello contro la decisione di conferma di quel
provvedimento.           

 

 

                                   4.   Le
decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, sottostanno alla
procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono
tale procedura devono rispettare la massima dispositiva, il principio
attitatorio nonché le massime di celerità e di concentrazione (Piégai, La protection du débiteur et
des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, pag. 213 seg.
con rif.; Artho von Gunten, op.
cit., pag. 73 segg.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio,
esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove
addotte dalle parti e che possono essere assunte seduta stante, salvo che il
fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace
(Vogel/Spühler, Grundriss des
Zivilprozessrechts, 7a ed.,
Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10).

 

                                         Il giudice può
accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ed esaminare
sommariamente i punti di diritto nella misura compatibile con l'esigenza di
celerità (Hohl, La réalisation du
droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Piégai, op. cit., pag. 212; Artho von Gunten, op. cit., pag. 85 segg.; Gilliéron, Commentaire de la LP, vol.
IV, Losanna 2003, n. 10-15 ad art. 272). Il giudice apprezza liberamente le
prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

 

                                         Inoltre, i principi di
celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze
di motivazione per poter giungere a un giudizio sollecito. Esse devono
sostanziare le loro tesi con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro nei
documenti che considerano determinanti.

 

                                      

                                   5.   Giusta l'art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il
creditore renda verosimile l'esistenza:

                                         1. del credito;

                                         2. di una causa di sequestro;

                                         3. di beni appartenenti al
debitore.

 

                                         Fra
le cause di sequestro, con riferimento alla fattispecie in esame, la legge
riconosce la circostanza in cui il debitore non dimori in Svizzera, se non vi è
altra causa di sequestro, ma il credito abbia un legame sufficiente con la
Svizzera o si fondi su una sentenza esecutiva o su un riconoscimento di debito
ai sensi dell'art. 82 cpv. 1 LEF (art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF). 

 

                                         L'appellante
invero contesta in modo generico che i presupposti per la concessione del
sequestro siano in concreto realizzati. Ma, da questo punto di vista -e come
evidenziato dal sequestrante- ritenuto che il dettato dell'art. 309 cpv. 2
lett. f) CPC esige dall'appellante che siano indicati i motivi in fatto e in
diritto su cui egli fonda la sua impugnazione, l'appello dovrebbe essere
dichiarato nullo (art. 309 cpv. 5 CPC). Nondimeno la società opponente
rimprovera al creditore di non avere reso verosimile l'appartenenza dei beni da
sequestrare alla debitrice sequestrata. A differenza di quanto sancito dall'art.
271 cpv. 1 LEF, e come questa Camera aveva già avuto modo di dire in data 21
ottobre 2005, il credito oggetto del sequestro -ossia quello di Euro 414'712.60
di cui alla cessione 15 dicembre 2003- non era inoltre esigibile. Entro questi
limiti pertanto, il ricorso è ricevibile e può essere esaminato.     

 

 

                                         Esistenza
del credito

                                         

                                   6.   Il
primo giudice ha stabilito che sull'esistenza e sull'esigibilità del credito a
garanzia del quale era stato chiesto il sequestro si era già pronunciato il
Pretore __________, che con sentenza 27 dicembre 2007 -dichiarata definitiva il
7 marzo 2008 (doc. C, pag. 3 sul retro)- ha condannato la debitrice sequestrata
a versare al sequestrante la somma capitale di fr. 22'580 oltre interessi (doc.
C, pag. 3 n. 1) e le ripetibili di fr. 1'200.– (doc. C, pag. 3 n. 2), oltre a sopportare
la tassa di giustizia di 700.– e le spese di fr. 70.– (doc. C, pag. 3 n. 2) che
egli aveva anticipato (doc. D). Ciò posto, il credito di fr. 24'550.–, più che
verosimile, può così ritenersi scaduto come stabilisce l'art. 271 cpv. 1 LEF.   

 

                                         L'appellante
afferma che giusta l'art. 271 cpv. 1 LEF possono essere oggetto di sequestro solo
crediti scaduti e quindi esigibili, riservata l'eventualità prevista al cpv. 2,
contestando quindi che la pretesa di Euro 414'712.60 della debitrice
sequestrata verso l'opponente sia esigibile, motivo per cui quel presupposto
non sarebbe adempiuto (appello, pag. 5 ad 3). Ma a torto. Invero, l'art. 271
cpv. 1 LEF stabilisce che per crediti scaduti, in quanto non siano garantiti
da pegno, il creditore può chiedere il sequestro dei beni del debitore,
fermo restando che per i casi contemplati ai numeri 1 e 2 il sequestro si
può domandare altresì per crediti non ancora scaduti di modo che esso
produce, rimpetto al debitore, la scadenza del credito (art. 271 cpv. 2
LEF). La formulazione, palese e chiara, non da adito a dubbio sul fatto che il
requisito dell'esigibilità sancito da questa norma si riferisca al credito a
garanzia del quale un creditore chiede venga sequestrato un bene del suo debitore.
Nel caso concreto -come accertato dal Pretore- è pertanto l'esigibilità del credito
capitale di fr. 24'550.– che doveva essere realizzata nel momento in cui l'AO 1
ha introdotto la sua istanza di sequestro. Di modo che, da questo punto di
vista, che la pretesa di Euro 414'712.60 -bene da sequestrare- non sia scaduta
è senza rilevanza. Motivo per cui, al riguardo, l'appello deve essere
disatteso.  

 

 

                                         Appartenenza
dei beni al debitore

 

                                   7.   Il
sequestro può colpire soltanto beni di proprietà del debitore rispettivamente
crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112),
atteso che secondo la costante giurisprudenza del Tribunale federale
determinante è in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica
(DTF 107 III 104 consid. 1; Amonn/Walther,
op. cit., n. 7 ad §51): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto
considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto
civile appartengono ad una persona fisica o giuridica diversa dal debitore
sequestrato (DTF 106 III 89, 105 III 112). Soltanto in casi eccezionali si può
tenere conto dell'identità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF
105 III 112-113, 102 III 165 segg.). Pertanto, nella misura in cui i beni di
cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome
di un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni
appartengono in realtà al debitore sequestrato (cfr. art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio concernente la revisione
della LEF dell'8 maggio 1991, in: FF 1991 III pag. 1 19; Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III,
Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 61 segg. ad art. 271 LEF e n. 25 e 26 ad art.
272 LEF).

 

 

                                         Il
Pretore ha ritenuto questo presupposto adempiuto. Da sequestrare era la pretesa
fondata sulla cessione 15 dicembre 2003 con cui B__________, quale società
cedente, aveva ceduto alla debitrice sequestrata un suo credito di Euro
414'712.60 (pari al fr. 666'235.– al tasso di cambio valido il giorno del
sequestro 15 luglio 2008, al sito: www.fxtop.com
in: DTF 135 III 88; art. 11 lett. a CPC per il rinvio dell'art. 25 LALEF)
esistente nei confronti dell'opponente (doc. A) e sulla relativa fattura n°
3-128 del 22 settembre 2003 prodotta agli atti (doc. G). L'appellante contesta
che il sequestrante abbia fornito elementi precisi circa l'effettiva esistenza
di beni appartenenti al debitore, eventualmente in possesso di terzi (appello,
pag. 4 ad 2). Ma, a parte il fatto che i presupposti del sequestro vanno resi solo
verosimili, nella misura in cui si limita ad un rinvio alle argomentazioni
esposte in sede di udienza, l'interessata viene meno in quello che è l'obbligo di
sostanziare in modo adeguato, con riferimenti puntuali e d'immediato
riscontro nei documenti agli atti, le sue allegazioni (sopra, consid. 4). Invano
poi, tenta di giustificare l'inesistenza della pretesa di Euro 414'712.60 sulla
base delle motivazioni contenute nella sentenza 21 ottobre 2005 di questa
Camera. Si tratta in effetti di un giudizio che non inficia l'attendibilità dei
documenti considerati dal Pretore, non foss'altro poiché, se è vero che in quel
contesto l'esigibilità della pretesa non era data, l'impegno dell'opponente a
retrocedere alla debitrice sequestrata quella somma di denaro era stato
comunque sia riconosciuto (doc. S e 2, pag. 6 consid. 2). Infine -e a
differenza di quanto preteso dalla ricorrente (appello, pag. 5 ad 2)- quella decisione
dimostrava semmai che l'opponente era già stata convenuta in giudizio per la
restituzione di quell'importo, mentre la traccia sufficiente circa l'esistenza
della società cedente al momento di sottoscrivere l'atto di cessione era
comprovata dagli scritti 15 dicembre 2003 e 9 gennaio 2004 che la stessa aveva inviato
all'opponente (doc. J). Anche sotto questo profilo l'appello si rivela
infondato.  

 

 

                                   8.   La
sentenza impugnata va di conseguenza confermata, mentre l'appello deve essere
respinto. Tassa di giustizia e indennità seguono la soccombenza dell'appellante
(art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

 

 

                                   9.   Con
il presente giudizio diventa caduca la domanda di effetto sospensivo proposta
con l'appello, richiesta peraltro priva di interesse degno di protezione alla
luce dell'art. 278 cpv. 5 LEF.

 

 

Motivi per i quali

richiamati gli art. 271 segg. LEF, 48, 49, 61 cpv.
1 e 62 cpv. 1 OTLEF,

 

 

 

pronuncia:              1.   Nella misura in cui è ricevibile, l'appello è respinto.

 

                                   2.   La
tassa di giustizia di fr. 800.–, già anticipata dall'appellante, resta a suo
carico, con l'obbligo di rifondere alla controparte un'indennità di fr. 1'000.–.

 

                                   3.   Intimazione:

                                         – ;

– .

 

 

                                         Comunicazione
alla Pretura __________. 

 

 

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale
d’appello

Il presidente                                                                             La
segretaria

 

 

 

 

 

 

 

Trattandosi di misura cautelare, e ritenuto che il
valore litigioso della vertenza è di fr. 666'235.– (art. 11 lett. a CPC), contro
la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile al
Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione
(art. 72 e segg. LTF), con la limitazione di cui all'art. 98 LTF.