# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** d31d3a59-b0cf-5dee-8b4c-2f19e4e7648a
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2008-06-09
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 09.06.2008 35.2007.45
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_35-2007-45_2008-06-09.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  35.2007.45

   

  mm

  	
  Lugano

  9 giugno 2008

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei
  giudici:

  	
  Daniele Cattaneo, presidente,

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattore:

  	
  Maurizio Macchi, vicecancelliere

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 18 aprile 2007 di

 

	
   

  	
   RI 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione su opposizione del 3 aprile
  2007 emanata da

  
	
   

  	
  CO 1  

  rappr. da: RA 1  

   

   

  in materia di assicurazione contro gli
  infortuni

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   In data 1°
settembre 2005, RI 1 – a quell’epoca al beneficio delle indennità giornaliere
di disoccupazione e assicurata contro gli infortuni presso l’CO 1 – è rimasta
vittima di una violenta torsione del ginocchio destro.

 

                                         L’Istituto
assicuratore ha assunto il caso e ha corrisposto regolarmente le prestazioni di
legge.

                                         Il 19
settembre 2005, l’assicurata è stata in grado di iniziare la propria attività
lavorativa alle dipendenze della ditta __________ di __________.

 

                               1.2.   Nel corso
del mese di novembre 2006, all’amministrazione è stata annunciata una ricaduta
del sinistro del 1° settembre 2005, determinata dal ricovero di RI 1 presso la __________
di __________ per sottoporsi a intervento chirurgico al ginocchio destro (doc.
3 e 4).

 

                                         L’operazione
appena citata, costituita dalla resezione parziale del menisco mediale e dalla
ricostruzione del legamento crociato anteriore, ha avuto luogo in data 21 novembre
2006 (doc. 16).

 

                               1.3.   Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, con decisione formale del 24
novembre 2006, l’assicuratore LAINF ha negato il proprio obbligo a prestazioni
relativamente ai disturbi oggetto dell’annuncio di ricaduta del 9 novembre
2006, ritenuti non trovarsi in una relazione di causalità naturale con l’evento
del 1° settembre 2005 (doc. 13).

 

                                         A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurata personalmente (doc. 21), l’CO 1, in
data 3 aprile 2007, ha confermato il contenuto della sua prima decisione (doc.
33). 

 

                               1.4.   Con
tempestivo ricorso del 18 aprile 2007, RI 1 ha chiesto che l’Istituto
assicuratore venga condannato ad assumere la ricaduta del novembre 2006, in
particolare ad indennizzare l’inabilità lavorativa conseguente all’intervento
operatorio del 21 novembre 2006.

                                         A
sostegno della propria pretesa ricorsuale, l’insorgente ha fatto valere che
l’evento assicurato deve essere ritenuto responsabile di avere scatenato i
disturbi che hanno reso necessario il noto intervento chirurgico (doc. I).

 

                               1.5.   L’CO 1, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. III). 

 

                               1.6.   In data 24
maggio 2007 la ricorrente ha sottolineato la necessità che il TCA ordini una
perizia medica giudiziaria (doc. V). 

 

                               1.7.   Con
ordinanza del 21 giugno 2007, questa Corte ha ordinato una perizia, affidandone
l’allestimento al PD dott. __________, attivo presso la Clinica di chirurgia
ortopedica dell’__________ di __________ (doc. VII). 

 

                                         Il
succitato specialista non ha dato seguito al mandato conferitogli, a causa di
una insufficiente conoscenza della lingua italiana (doc. XII). 

 

                                         L’incarico
peritale è stato quindi attribuito al dott. __________, spec. FMH in
chirurgia (doc. XIII). 

 

                               1.8.   In data 16 ottobre 2007, il
dott. __________ ha consegnato al TCA il proprio referto peritale (doc. XVII),
il quale è stato immediatamente intimato alle parti per osservazioni (doc.
XVIII). 

 

                                         L’CO 1 ha
preso posizione il 7 novembre 2007 (doc. XXI), contestando le conclusioni
peritali sulla scorta degli apprezzamenti 24 ottobre 2007 del dott. __________
(doc. 35) e 31 ottobre 2007 del dott. __________ (doc. 36). 

 

                                         L’assicurata
è rimasta silente.

 

                               1.9.   In data 15
novembre 2007, il TCA ha ripreso contatto con l’esperto giudiziario, il quale è
stato invitato a esaminare i referti dei medici di fiducia dell’CO 1 e a
comunicare se le obiezioni ivi contenute sono suscettibili di modificare la
valutazione contenuta nella sua perizia giudiziaria (doc. XXII). 

 

                                         Il
complemento peritale del dott. __________ è datato 28 novembre 2007 (doc.
XXIII).

 

                                         L’Istituto
assicuratore convenuto, per il tramite dei propri medici fiduciari, ne ha
criticato il contenuto (doc. XXIX + allegati).

 

                             1.10.   Nel corso del
mese di marzo 2008, questo Tribunale ha chiesto al perito giudiziario di
indicare - ritenuto che, a suo avviso, la lussazione meniscale era presente sin
dall’inizio del mese di settembre 2005 -, citiamo: “… come si spiega che
l’assicurata è stata in grado di convivere con tale patologia per oltre
quattordici mesi, visto che l’intervento operatorio ha avuto luogo soltanto in
data 21 novembre 2006.” (doc. XXXII).

 

                                         La
risposta del dott. __________ è pervenuta al TCA in data 26 marzo 2008 (doc.
XXXIII). 

 

                             1.11.   In data 23
aprile 2008, si è svolto il dibattimento davanti al Presidente del TCA (doc. XXXVI).

 

                             1.12.   Il 7 maggio
2008 a questo Tribunale sono pervenute le osservazioni dell’amministrazione
riguardo al complemento peritale del 26 marzo 2008 (doc. XXXVII + allegato).

 

                                         L’esperto
giudiziario è stato invitato ad esprimersi su uno degli aspetti che il medico __________
dell’CO 1 ha sollevato nel suo rapporto datato 25 aprile 2008 (doc. XXXVIII),
ciò che egli ha fatto il 15 e 19 maggio 2008 (doc. XXXIX e XL). 

 

 

                                         in diritto

 

                               2.1.   L’oggetto
della lite è circoscritto alla questione di sapere se l’Istituto assicuratore
convenuto era legittimato a negare le proprie prestazioni in relazione ai
disturbi oggetto dell’annuncio di ricaduta del 9 novembre 2006, oppure no.

 

                                         Giusta
l'art. 4 LPGA, è considerato infortunio qualsiasi influsso dannoso, improvviso
e involontario, apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario
che comprometta la salute fisica o psichica o che provochi la morte.

 

                                         Ammettere
l’esistenza di un infortunio ai sensi di legge non è di per sé ancora
sufficiente a fondare l’obbligo a prestazioni dell’assicuratore LAINF. 

 

                                         Presupposto
essenziale per l'erogazione di prestazioni è, in effetti, l'esistenza di un nesso
di causalità naturale fra l'evento e le sue conseguenze (danno alla salute,
invalidità, morte; cfr., in proposito, A. Bühler, Die unfallähnliche
Körperschädigung, in SZS 1996, p. 93 e giurisprudenza ivi menzionata). 

 

                                         Questo
presupposto è da considerarsi adempiuto qualora si possa ammettere che, senza
l'evento infortunistico, il danno alla salute non si sarebbe potuto verificare
o non si sarebbe verificato nello stesso modo. Non occorre, invece, che
l'infortunio sia stato la sola o immediata causa del danno alla salute; è
sufficiente che l'evento, se del caso unitamente ad altri fattori, abbia
comunque provocato un danno all'integrità corporale o psichica dell'assicurato,
vale a dire che l'evento appaia come una condizione sine qua non del danno.

                                         È
questione di fatto lo stabilire se tra evento infortunistico e danno alla
salute esista un nesso di causalità naturale; su detta questione
amministrazione e giudice si determinano secondo il principio della probabilità
preponderante - insufficiente essendo l'esistenza di pura possibilità -
applicabile generalmente nell'ambito dell'apprezzamento delle prove in materia
di assicurazioni sociali (cfr. RDAT II-2001 N. 91 p. 378; SVR 2001 KV Nr. 50 p.
145; DTF 126 V 360 consid. 5b; DTF 125 V 195; STFA del 4 luglio 2003 nella
causa M., U 133/02; STFA del

29 gennaio 2001 nella causa P., U 162/02; DTF 121 V 6; STFA del 28 novembre
2000 nella causa P. S., H 407/99; STFA del

22 agosto 2000 nella causa K. B., C 116/00; STFA del

23 dicembre 1999 in re A. F., C 341/98, consid. 3, p., 6; STFA

6 aprile 1994 nella causa E. P.; SZS 1993 p. 106 consid. 3a; RCC 1986 p. 202 consid. 2c, RCC 1984 p. 468 consid. 3b,

RCC 1983 p. 250 consid. 2b; DTF 115 V 142 consid. 8b,

DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111

V 188 consid. 2b; Meyer, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, in Basler Juristische Mitteilungen (BJM) 1989, p. 31-32; G.
Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,
Basilea 1991, p. 63). Al riguardo essi si attengono, di
regola, alle attestazioni mediche, quando non ricorrano elementi idonei a
giustificarne la disattenzione (cfr. DTF 119 V 31; DTF 118 V 110; DTF 118 V 53;
DTF 115 V 134; DTF 114 V 156; DTF 114 V 164; DTF 113

V 46).

                                         Ne
discende che ove l'esistenza di un nesso causalità tra infortunio e danno sia
possibile ma non possa essere reputata probabile, il diritto a prestazioni
derivato dall'infortunio assicurato dev'essere negato (DTF 129 V 181 consid.
3.1 e 406

consid. 4.3.1, DTF 117 V 360 consid. 4a e sentenze ivi citate).

 

                                         L'assicuratore
contro gli infortuni è tenuto a corrispondere le proprie prestazioni fino a che
le sequele dell'infortunio giocano un ruolo causale. Pertanto, la cessazione
delle prestazioni entra in considerazione soltanto in due casi: 

-  quando
lo stato di salute dell'interessato è simile a quello che esisteva
immediatamente prima dell'infortunio (status quo ante);

                                         -  quando
lo stato di salute dell'interessato è quello che, secondo l'evoluzione
ordinaria, sarebbe prima o poi subentrato anche
senza l'infortunio (status quo sine) 

 

                                         (cfr.
RAMI 1992 U 142, p. 75 s. consid. 4b; A. Maurer,
Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, p. 469; U. Meyer-Blaser, Die
Zusammenarbeit von Richter und Arzt in der Sozialversicherung, in
Bollettino dei medici svizzeri 71/1990,

                                         p.
1093).

 

                                         In una sentenza U 135/05
del 7 luglio 2005, consid. 3.2, il TFA ha ricordato che:

 

" 
Zu präzisieren ist, dass mit dem status quo sine
der Gesundheitszustand bezeichnet wird, der sich bei einem schicksalsmässig
verlaufenden, krankhaften Vorzustand ergibt, wenn nach einer vorübergehenden,
unfallbedingten Verschlimmerung die auf einen Unfall zurückzuführende
Gesundheitsschädigung vollständig abheilt und der Unfall keine natürliche
Ursache des beim Versicherten vorhandenen Gesundheitsschadens mehr darstellt.
Demgegenüber wird unter dem status quo ante ein unmittelbar vor dem Unfall
bestehender und stabiler Vorzustand verstanden, der wieder erreicht wird, wenn
die unfallbedingte Gesundheitsschädigung vollständig abgeheilt ist (vgl. W.
Morger, Zusammentreffen verschiedener Schadensursachen (Art. 36 UVG),
Versicherungs-Kurier 1987, S. 133 und 137; vgl. auch A. Maurer, Schweizerisches
Unfallversicherungsrecht, Bern 1985, S. 474). Liegt ein schicksalsmässig verlaufender
krankhafter Vorzustand im Sinne des status quo sine vor, schliesst dieser das
Erreichen des status quo ante aus (Fredenhagen, Das ärztliche Gutachten, 4. A.,
Bern 2003, S. 103). Umgekehrt kann ein status quo sine gar nie eintreten, wenn
ein stabiler krankhafter Vorzustand durch einen unfallbedingten
Gesundheitsschaden nur temporär verschlimmert und der status quo ante wieder
erreicht wird." (STFA succitata)

 

                                         Secondo
la giurisprudenza, qualora il nesso di causalità con l'infortunio sia dimostrato
con un sufficiente grado di verosimiglianza, l'assicuratore è liberato dal
proprio obbligo prestativo soltanto se l'infortunio non costituisce più la
causa naturale ed adeguata del danno alla salute. Analogamente alla
determinazione del nesso di causalità naturale che fonda il diritto alle
prestazioni, l'estinzione del carattere causale dell'infortunio deve essere
provata secondo l'abituale grado della verosimiglianza preponderante. La
semplice possibilità che l'infortunio non giochi più un effetto causale non è
sufficiente. Trattandosi della soppressione del diritto alle prestazioni,
l'onere della prova incombe, non già all'assicurato, ma all'assicuratore (cfr.
RAMI 2000 U 363, p. 46 consid. 2 e riferimenti ivi citati). 

 

                                         Il
diritto a prestazioni assicurative presuppone pure l'esistenza di un nesso
di causalità adeguata tra gli elementi summenzionati.

                                         Un evento
è da ritenere causa adeguata di un determinato effetto quando secondo il corso
ordinario delle cose e l'esperienza della vita il fatto assicurato è idoneo a
provocare un effetto come quello che si è prodotto, sicché il suo verificarsi
appaia in linea generale propiziato dall'evento in questione

(DTF 129 V 181 consid. 3.2 e 405 consid. 2.2, 125 V 461

consid. 5a, DTF 117 V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a e sentenze ivi citate).

                                         Comunque,
qualora sia carente il nesso di causalità naturale, l'assicuratore può
rifiutare di erogare le prestazioni senza dover esaminare il requisito della
causalità adeguata (cfr. DTF 117

V 361 consid. 5a e 382 consid. 4a; su queste questioni vedi pure: Ghélew,
Ramelet, Ritter, op. cit., p. 51-53).

                                         La
giurisprudenza ha inoltre stabilito che la causalità adeguata, quale fattore
restrittivo della responsabilità dell'assicurazione contro gli infortuni
allorché esiste un rapporto di causalità naturale, non gioca un ruolo in presenza
di disturbi fisici consecutivi ad un infortunio, dal momento che
l'assicurazione risponde anche per le complicazioni più singolari e gravi che
solitamente non si presentano secondo l'esperienza medica

(cfr. DTF 127 V 102 consid. 5 b/bb, 118 V 286 e 117 V
365 in fine; cfr., pure, U. Meyer-Blaser, Kausalitätsfragen aus dem
Gebiet des Sozialversicherungsrechts, in SZS 2/1994, p. 104s. e M.
Frésard, L'assurance-accidents obligatoire, in Schweizerisches
Bundesverwaltungsrecht [SBVR], n. 39).

 

                               2.2.   In virtù dell’art. 11 OAINF, l’assicuratore LAINF é tenuto a
riprendere l’erogazione delle prestazioni assicurative in caso di ricadute
o conseguenze tardive (cfr. Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 71 e A.
Maurer, Schweizerisches Unfallversicherungsrecht, Berna 1985, p. 277).

                                         Né la
LAINF né l’OAINF prevedono, al riguardo, un limite temporale. Pertanto, la
pretesa potrà essere fatta valere anche qualora la ricaduta o le conseguenze
tardive appaiono, per la prima volta, dieci o vent’anni dopo l’infortunio
assicurato, e ciò indipendentemente dal fatto che, a quel momento,
l’interessato sia o meno ancora assicurato. Rilevante é soltanto l’esistenza di
un nesso di causalità (cfr. STFA U 122/00 del 31 luglio 2001).

 

                               2.3.   In data 1°
settembre 2005, RI 1, nel girarsi di scatto per andare a rispondere al
telefono, ha riportato una violenta torsione del ginocchio destro, essendo il
piede corrispondente rimasto bloccato a terra (doc. 1 e 6).

                                         Il giorno
successivo, essa è stata visitata dal dott. __________, spec. FMH in chirurgia
ortopedica, il quale ha refertato, a livello del ginocchio destro, un
versamento articolare, dolore sull’inserzione distale del legamento collaterale
mediale, cassetto e segno di Lachmann positivi.

                                         Dal
profilo terapeutico, lo specialista ha disposto della fisioterapia e
l’assunzione di un farmaco anti-infiammatorio, prospettando, qualora la
sintomatologia d’instabilità fosse persistita, un intervento di plastica del
legamento crociato (doc. 2).

                                         Nel
prosieguo, l’insorgente è entrata in cura dal dott. __________, medico-chirurgo
(6 settembre e 29 novembre 2005). 

                                         Con
rapporto del 20 novembre 2006, il sanitario appena citato ha riferito che, in
occasione della prima visita, la situazione era leggermente migliorata rispetto
a quella descritta dal collega dott. __________, mentre che, in occasione della
seconda, egli aveva constatato una buona tenuta del legamento crociato
anteriore (doc. 11). 

 

                                         Il 19
settembre 2005, l’assicurata ha potuto iniziare la propria attività alle
dipendenze della ditta __________ di __________ (responsabile della qualità per
la certificazione ISO 9001 – doc. 6, p. 2).

 

                                         Sentita
in data 9 novembre 2006 da un funzionario dell’CO 1, RI 1 ha segnatamente
dichiarato che, nonostante le terapie eseguite, il ginocchio destro era rimasto
instabile, così come lo dimostrano i quattro episodi di lussazione da lei
lamentati nel frattempo (doc. 6, p. 2). 

 

                                         All’inizio
del mese di agosto 2006, la ricorrente ha consultato il dott. __________, per
il quale essa soffriva di una rottura completa del legamento crociato anteriore
(in seguito: LCA) con lesione parziale del menisco mediale del ginocchio
destro, diagnosi confermate dall’esame di RMN dell’8 agosto 2006 (doc. 5). 

                                         Il citato
chirurgo ortopedico ha quindi suggerito una ricostruzione chirurgica del
legamento crociato anteriore accompagnata dalla resezione parziale del menisco
mediale (doc. 10).

 

                                         L’operazione
ha effettivamente avuto luogo il 21 novembre 2006. In quell’occasione, il dott.
__________ ha proceduto a una resezione parziale (circa il 60%) del menisco
mediale e alla ricostruzione del LCA con il tendine del muscolo semitendinoso e
gracile autologo (doc. 10). 

 

                                         L’amministrazione
ha negato che i disturbi che hanno giustificato l’intervento chirurgico del 21
novembre 2006, potessero essere posti in relazione di causalità naturale con il
sinistro del 1° settembre 2005, affidandosi alla valutazione espressa dal dott.
__________, spec. FMH in chirurgia ortopedica.

                                         In effetti,
il citato medico __________, con apprezzamento del 22 marzo 2007, ha sostenuto
che le lesioni al LCA e al menisco mediale erano ampiamente preesistenti
all’evento del 1° settembre 2005, evento che può essere ritenuto responsabile,
tutt’al più, di un aggravamento temporaneo (“… di qualche giorno,
infatti il dott. __________ scrive che il 6.9.2005, quindi pochi giorni dopo la
visita al pronto soccorso dell’__________ la situazione era già migliorata.”)
(doc. 27, p. 2 – il corsivo è del redattore). 

 

                               2.4.   Allo scopo
di chiarire la situazione medica, questo Tribunale ha ordinato l’allestimento
di una perizia giudiziaria a cura del dott. __________, spec. FMH in chirurgia.

 

                                         Con
referto peritale del 15 ottobre 2007, l’esperto giudiziario ha affermato che,
posteriormente al sinistro del 1° settembre 2005, a RI 1 sono state
diagnosticate, a livello del ginocchio destro, due patologie distinte: la
rottura completa del LCA e la lesione del menisco mediale nella forma di una
rottura a manico di secchio (cfr. doc. XVII, p. 2s., pti. 4.1 e 4.2). 

                                         Entrambe
le affezioni erano preesistenti all’evento assicurato (cfr. doc. XVII,
risposta al quesito n. 2 di parte convenuta). 

                                         La rottura
del LCA va fatta risalire, al più tardi, al 2001 ed è certo che non stata causata
dal sinistro del 1° settembre 2005 (doc. XVII, p. 3, pto. 5.1). 

                                         La
lesione del menisco mediale era già riconoscibile sulle immagini della RMN del
2003, tuttavia essa era asintomatica. All’evento in questione va quindi
riconosciuto un ruolo scatenante, nel senso che esso ha reso manifesto
(sintomatico, cfr. risposta al quesito 3 del TCA: “Der Vorfall vom 1.9.2005
verursachte typische Beschwerden eines Meniskusrisses mit medialen
Kniebeschwerden, wiederholten Einklemmungen, cedimenti und Sportunfähigkeit.”)
il preesistente danno meniscale. 

                                         Il dott. __________
ha peraltro precisato, da una parte, che il meccanismo del sinistro del
settembre 2005 è tipico per una lesione meniscale ma atipico per una lesione
del LCA (doc. XVII, p. 3, pto. 5.2) e, dall’altra, che l’indicazione a
sottoporsi a un intervento di ricostruzione del LCA dipende dall’entità dei
disturbi/impedimenti denunciati dal paziente e non dalla constatazione
dell’esistenza come tale di questa lesione (doc. XVII,
p.to 6.1: “Die Feststellung einer solchen Verletzung, z.B. im MRI, bedeutet
noch lange nicht, dass sie operiert werden muss. Patienten, die nicht an Sport
interessiert sind, und nicht mehr jung sind, werden besser konservativ mit
Muskeltraining und Physiotherapie behandelt.“). 

                                         D’altro
canto, nel caso in cui si debba asportare un menisco lacerato e il LCA non è
integro, ai pazienti giovani viene oggi proposta la contemporanea sostituzione
del citato legamento, per evitare che il ginocchio divenga ancor più instabile
(doc. XVII, p.to 6.2). Pertanto, sempre secondo l’esperto designato dal TCA, a
determinare l’operazione chirurgica del 21 novembre 2006 sono
stati i disturbi insorti a decorrere dal sinistro assicurato, disturbi
provocati, in primo luogo, dalla lacerazione del menisco mediale (e non dalla
rottura del LCA, già presente da anni – doc. XVII, risposta al quesito
n. 3a di parte convenuta). 

                                         Rispondendo al quesito n.
3b di parte convenuta, il dott. Kieser ha inoltre sostenuto che la prima
lussazione del menisco mediale è stata causata, con verosimiglianza
preponderante, dall’evento del 1° settembre 2005. L’indicazione a sottoporsi a
un’operazione del menisco è stata posta, al più presto, nel 2006, dopo che
erano insorti dei blocchi e che, in occasione del noto intervento, è stato
riscontrato l’intrappolamento del menisco stesso. 

 

                                         Unitamente alle proprie
osservazioni, mediante le quali è stato chiesto al TCA di ordinare una
superperizia allestita da un professore universitario (doc. XXI, p. 2),
l’assicuratore infortuni convenuto ha prodotto due rapporti, l’uno del dott. __________,
l’altro del dott. __________, spec. FMH in chirurgia. 

                                         Questi sanitari hanno
contestato in più punti la perizia giudiziaria.

 

                                         Il medico __________ dell’CO
1 ha dapprima fatto presente che dagli atti di causa non emerge che,
posteriormente all’evento del 1° settembre 2005, l’insorgente avrebbe accusato
degli episodi di blocco dell’articolazione, che di per sé costituiscono dei
segni classici di una lesione meniscale. È stata d’altronde l’assicurata stessa
ad avere riferito di cedimenti, espressione di un’instabilità dovuta
alla preesistente rottura del LCA. 

                                         Egli si è quindi
riconfermato nella propria tesi secondo cui il sinistro assicurato può essere
considerato responsabile, al massimo, di un peggioramento dello stato
preesistente del menisco mediale, peggioramento estintosi però nel giro di due
settimane (doc. 35: “Si può quindi al massimo asserire che l’evento con trauma
e rotazione dell’1.9.2005 ha reso temporaneamente sintomatica una lesione
meniscale già presente, questa lesione era però nel giro di due settimane di
nuovo asintomatica, quindi la ricaduta non può essere accettata. Infatti, né
l’operazione al menisco, né l’operazione al legamento crociato anteriore
possono essere messe in relazione diretta con il trauma dell’1.9.2005 in quanto
sia il crociato anteriore, sia il menisco mediale erano già rotti e questo è
provato dalle precedenti RM.”). 

 

                                         Da parte sua, il dott. __________,
responsabile del Dipartimento di medicina assicurativa dell’CO 1, con rapporto
del 31 ottobre 2007, ha fatto valere che i danni al ginocchio destro in cura a
contare dal 3 agosto 2006, costituivano probabilmente una ricaduta della
preesistente rottura del LCA (nel senso di una sua conseguenza naturale di lungo
termine). Egli ha invece escluso che possa essersi trattato di una ricaduta del
sinistro del 1° settembre 2005.

                                         In particolare, secondo il
medico di fiducia dell’CO 1, quest’ultimo evento non può avere determinato la
decisione di sottoporre RI 1 all’operazione del novembre 2006,
in quanto si è trattato di un sinistro-bagattella, leggero e il cui meccanismo
non era idoneo a ledere il menisco mediale del ginocchio destro, in ogni caso
non nella forma di una rottura a manico di secchio del corno posteriore (doc.
36, p. 7s.).

                                         D’altro
canto, il dott. __________, analogamente al suo collega dott. __________, ha
evidenziato che già nel 2003 il dott. __________, ortopedico e traumatologo,
aveva diagnosticato la rottura del LCA, così come una lesione del menisco
mediale, e aveva formulato l’indicazione per una legamentoplastica. Inoltre,
non è documentato che, nei giorni e nelle settimane successive all’evento, il
ginocchio destro è stato oggetto di episodi di blocco, ciò che sarebbe stato
tipico per un intrappolamento meniscale. Dell’insorgenza di “blocchi” ne ha
fatto menzione, per la prima volta, il dott. __________ in occasione della
consultazione del 3 agosto 2006, a distanza quindi di 11 mesi dal sinistro. A
quest’ultimo riguardo, il sanitario interpellato dall’amministrazione, ha
ricordato che è stata la ricorrente stessa a riferire di “lussazioni” del
ginocchio destro, le quali parlano a favore dell’assenza del LCA (e contro una
lesione meniscale).

                                         Infine,
egli ha contestato il fatto che, in occasione del noto intervento, il dott. __________
abbia riscontrato un menisco mediale intrappolato. A suo avviso, si è trattato
tutt’al più di una lussazione anteriore (cfr. doc. 36, p. 5s.). 

 

                                         In
data 15 novembre 2007, questa Corte ha sottoposto all’esperto giudiziario le
obiezioni dei medici fiduciari dell’CO 1, chiedendogli se esse fossero
suscettibili di modificare, in qualche modo, le conclusioni peritali (doc.
XXII).

 

 

 

                                         Con il complemento
peritale del 28 novembre 2007, il perito giudiziario ha sostenuto che le
critiche avanzate dal dott. __________ - definite come, citiamo: “fachlich
schwache” -, non sono atte a invalidare i fatti su cui egli ha
fondato la propria valutazione del caso, ovvero la preesistenza di uno stato
patologico nella forma di una rottura del LCA, il quale, durante il periodo
2001-2005, non aveva praticamente provocato né sintomi né disturbi funzionali,
il sopraggiungere dell’infortunio del 1° settembre 2005, il quale ha reso
sintomatico lo stato preesistente nella forma di una sensazione di instabilità,
di ripetuti cedimenti e lussazioni, nonché l’intervento del 21
novembre 2006, grazie al quale è stata ripristinata la situazione che esisteva
antecedentemente al sinistro assicurato (doc. XXIII, p. 4s.). 

 

                                         Il dott. __________
ha ricordato, in particolare, che successivamente all’infortunio del settembre
2005, RI 1 ha accusato dei sintomi che mai aveva avvertito in precedenza,
segnatamente una sensazione di instabilità, dei ripetuti cedimenti e quattro
lussazioni del ginocchio destro. 

                                         A proposito
del fatto che il medico fiduciario ha interpretato i cedimenti e le lussazioni
quali chiari segnali di un’insufficienza del LCA (e non di una lesione
meniscale), il perito giudiziario gli ha rimproverato di ignorare che i
cedimenti sono pure dei sintomi di una lesione meniscale e, d’altra parte, che
nel ginocchio può lussare, non solo l’articolazione come tale, ma anche un
menisco lacerato oppure la patella. Del resto, in occasione della nota
operazione, il dott. __________ ha riscontrato effettivamente il menisco
mediale lussato, ciò che dimostra che il menisco lacerato era la causa dei
cedimenti e delle lussazioni. 

                                         A titolo
abbondanziale, il dott. __________ ha rilevato che sapere se i nuovi sintomi
sono stati provocati dal menisco oppure dal LCA, sarebbe una questione
accademica. Dal punto di vista della medicina assicurativa, decisivo è che,
posteriormente all’infortunio del settembre 2005, sono apparsi un nuovo reperto
(menisco lussato), dei nuovi sintomi e delle nuove limitazioni nella funzionalità
del ginocchio, assenti in precedenza (doc. XXIII, p. 3). 

 

                                         Tanto il
dott. __________ quanto il dott. __________ hanno reiterato le loro censure nei
confronti dell’esperto giudiziario.

 

                                         A
mente del medico __________, il fatto che l’insorgente sia stata sottoposta a
RMN del ginocchio destro nel 2001 e 2003  significa che, già allora,
sussistevano dei problemi a quel livello.

                                         Inoltre, egli ha
evidenziato che, citiamo:

 

"  Nella
mia esperienza di medico __________ vedo praticamente ogni mese casi di lesione
del legamento crociato anteriore che vengono trattati inizialmente in modo
conservativo e poi, anche dopo diversi anni, senza che succeda qualche cosa di
particolare, si decide di proporre un intervento in quanto, per motivi che la
scienza medica non è in grado di spiegare in modo esaustivo e convincente, si
assiste a un peggioramento della funzione del ginocchio oppure a un insorgere
rispettivamente a un peggioramento della sensazione di instabilità senza che le
condizioni anatomiche siano veramente modificate. 

Ci sono migliaia di pubblicazioni sul ginocchio e sul legamento
crociato anteriore, basta pescare quelle giuste e si può provare il tutto
rispettivamente il contrario di tutto. 

In questo caso penso che ci si debba attenere ai fatti, la signora
RI 1 non era asintomatica prima dell’infortunio del 2005, a meno che tutti i
pazienti senza sintomi al ginocchio decidono di sottoporsi ad una RM.”

                                         (doc. 37)

 

                                         Con apprezzamento dell’8
gennaio 2008, il dott. __________ ha rilevato, a proposito del genere di
disturbi presentati da RI 1 nell’immediato decorso
post-traumatico, che il dott. __________, in occasione del consulto del 2
settembre 2005, ha riferito che essa, probabilmente a causa di un’instabilità
articolare, aveva riportato una lieve distorsione del ginocchio destro. Sino
alla chiusura del caso iniziale da parte del dott. __________ (29 novembre
2005), non si era manifestato alcun elemento a favore di una lesione traumatica
del menisco, ossia nessun bloccaggio, nessun intrappolamento e nessun segno
meniscale (doc. 38, p. 2). 

                                         Il medico
di fiducia dell’CO 1 ha quindi illustrato quelli che, a suo avviso,
rappresentano i punti deboli dell’apprezzamento espresso dal perito
giudiziario.

                                         Da una
parte, la tesi del peggioramento direzionale del ginocchio destro da parte
dell’infortunio del 1° settembre 2005 si fonderebbe su elementi soggettivi,
quando invece, sino all’annuncio di ricaduta, non si era manifestato alcun
sintomo a favore della presenza di una lesione morfologica oggettivabile.

                                         D’altra
parte, l’assicurata è stata operata dal dott. __________ trascorsi 15 mesi dal
sinistro, di modo che, a quel momento, era impossibile distinguere quanto
causato dall’infortunio da quanto invece provocato dalla pregressa rottura
completa del LCA.

                                         Infine,
sempre a detta del dott. __________, i sintomi manifestatisi parlano a favore
di un episodio acuto di cedimento del ginocchio (giving way), imputabile
a un movimento di sublussazione ventrolaterale (pivot shift), con -
quale temporanea conseguen-za -, irritazione e versamento del ginocchio
(doc. 38, p. 4s.).

                                         In corso
di causa, il TCA ha chiesto all’esperto giudiziario di spiegare come sia stato
possibile per l’assicurata convivere per oltre quattordici mesi con una
lussazione meniscale (doc. XXXII).

 

                                         Al
riguardo, il dott. __________ ha ricordato che la sintomatologia
post-infortunistica, così come l’ha descritta la ricorrente, è consistita in
episodi recidivanti, intervallati da periodi asintomatici, episodi che hanno
comportato soltanto dei disturbi di corta durata (dolore, gonfiore, incapacità
di carico), di modo che il lavoro (che, poiché svolto in posizione
prevalentemente seduta, risulta essere poco gravoso per gli arti inferiori) non
è mai stato interrotto. A mente del perito giudiziario, ciò è tipico per molti
intrappolamenti meniscali, per i quali si assiste a una riposizione spontanea
oppure indotta dal paziente stesso. In altri casi, i frammenti rimangono
intrappolati in modo duraturo, ciò che comporta disturbi costanti e la
necessità di intervenire chirurgicamente. 

                                         All’assicurata
non si può rimproverare di non essersi subito sottoposta ad intervento
chirurgico. Essa si è in effetti comportata come la maggior parte dei pazienti
che soffrono di lesioni analoghe (doc. XXXIII). 

 

                                         Con
apprezzamento medico del 25 aprile 2008, il dott. __________ ha preso posizione
sul contenuto del complemento peritale del 20 marzo 2008. 

                                         Il medico
__________ appena citato ha riproposto la tesi secondo la quale la lesione
meniscale in questione è la conseguenza di uno stress continuo sul menisco
provocato da un’instabilità cronica del ginocchio, dovuta alla rottura del
legamento crociato anteriore (doc. 39, p. 2: “… la lesione del crociato
anteriore porta a un’instabilità del ginocchio, a volte risentita dai paziente,
altre volte ben sopportata in quanto compensata molto bene muscolarmente.
L’instabilità oggettiva però rimane, quest’instabilità del ginocchio provoca
dei movimenti non fisiologici tra il femore e la tibia e in mezzo c’è appunto
il menisco. Questi movimenti non fisiologici provocano uno stress continuo sul
menisco e una piccola lesione può un momento o l’altro adagio, adagio
ingrandirsi fino a raggiungere anche l’entità di una lesione a manico di
cestello che poi fa i sintomi di bloccaggio.”.

 

                                         Il
fiduciario dell’CO 1 ha inoltre sostenuto, invero per la prima volta, che, per
quanto riguarda il menisco mediale del ginocchio destro, le immagini della
risonanza magnetica dell’8 agosto 2006 sarebbero praticamente sovrapponibili a
quelle relative alla risonanza effettuata il 4 luglio 2003, ciò che, a suo
avviso, escluderebbe la tesi del peggioramento direzionale causato
dall’infortunio del 1° settembre 2005 (doc. 39, p. 2).

 

                                         Su
quest’ultimo aspetto, il TCA ha di nuovo interpellato il dott. __________, il
quale ha dichiarato infondato il parere del dott. Dotti (doc. XXXIX: “Zusammengefasst zeichnete sich im MRI am 4.7.2003 eine
mögliche, beginnende Läsion, und im MRI vom 8.8.2006 eine sichere
Meniskusläsion ab. Diese Befunde sind nicht deckungsgleich (nicht
„sovrapponibili“). Ob eine Meniskusläsion sicher oder nur möglich ist, bedeutet
einen grossen Unterschied. Eine „sichere“ Meniskusläsion wird operiert, wenn
Beschwerden bestehen; bei einer nur „möglichen“ Meniskusläsion wartet man in
den Regel Beschwerden zu. - Die erst am 8.8.2006 nachweisbare, eindeutige
Meniskusläsion erklärt zwanglos, weshalb sich anschliessend die Beschwerden
qualitativ - richtunggebend - verändert haben.“ e doc. XL). 

 

                               2.5.   Chiamato a
pronunciarsi, questo Tribunale constata che l’Istituto assicuratore convenuto
ha assunto regolarmente il caso iniziale, assumendosi le relative spese di
cura.

                                         Dalle
tavole processuali emerge che RI 1 è stata in grado di iniziare la propria
attività lavorativa a far tempo dal 19 settembre 2005 (anziché dal 12 settembre
2005 – doc. 6). D’altro canto, il dott. __________, con rapporto del 20
novembre 2006, ha attestato che l’ultima visita presso il suo studio ebbe luogo
il 29 novembre 2005 (doc. 11).

 

                                         In data 9
novembre 2006, il datore di lavoro ha annunciato all’CO 1 una ricaduta del
sinistro in questione (doc. 3) in relazione alla necessità per la ricorrente di
sottoporsi a intervento chirurgico, che ha poi avuto luogo il 21 novembre
successivo (doc. 16). 

 

                                         Per il
TCA è quindi decisivo sapere quale danno alla salute ha determinato la
decisione di procedere chirurgicamente sul ginocchio destro dell’insorgente
(con l’impugnativa, essa chiede in effetti che l’amministrazione le indennizzi
l’inabilità lavorativa legata all’intervento del 21 novembre 2006) e, in
secondo luogo, se tale danno costituiva una conseguenza, naturale ed adeguata,
dell’infortunio del 1° settembre 2005 oppure no.

 

                                         Con la propria perizia del 15 ottobre
2007, il dott. __________ ha sostenuto che il motivo all’origine del noto intervento
operatorio sono stati i cedimenti dolorosi, i bloccaggi e la conseguente
incapacità di svolgere un’attività sportiva. A suo avviso, tali disturbi erano
provocati dal menisco mediale lacerato e intrappolato nell’articolazione
e, pertanto, non dalla rottura del LCA, già presente da anni (doc. XVII,
risposta al quesito n. 3a di parte convenuta). 

                                         Sempre a tale proposito,
l’esperto designato dal TCA ha spiegato che la riparazione del legamento
crociato si è imposta solo al momento in cui il menisco è divenuto sintomatico
e ha dovuto quindi venire asportato (doc. XVII, risposta al quesito n. 3b di
parte convenuta). In effetti, nel caso in cui si debba asportare un menisco
lacerato e il LCA non è integro, ai pazienti giovani viene oggi proposta la
contemporanea sostituzione del citato legamento, per evitare che il ginocchio
divenga ancor più instabile (doc. XVII, p.to 6.2).

 

                                         D’altro canto, il dott. __________
ha ammesso l’esistenza di una relazione di causalità tra il sinistro del 1° settembre 2005 e il danno alla salute che ha originato la
ricaduta del novembre 2006, ovvero il danno al menisco mediale, nella forma di
un aggravamento direzionale costituito dalla lussazione del menisco
mediale (doc. XVII, p.to 5.2: “die unter 4.2
erwähnte mediale Meniskusläsion war im MRI des Jahres 2003 bereits deutlich
erkennbar, verursachte jedoch keine typischen Symptome, insbesondere keine
Blockaden. Sie wurde jedoch klinisch manifest durch das Ereignis vom 1.9.2005,
d.h. dem brüsken Abdrehen des Körpers im Stehen.“ e risposta al quesito n. 3b
di parte convenuta: „die erstmalige Luxation des medialen Meniskus ist mit
überwiegender Wahrscheinlichkeit durch das Ereignis vom 1.9.2005 verursacht
worden.“).

                                         Il
perito giudiziario si é spinto oltre, affermando che il meccanismo dell’evento
in questione era idoneo a causare la lussazione del menisco (ma non la rottura
del LCA - doc. XVII, p.to 5.2: “Dieser Unfallmechanismus ist
typisch für eine Meniskusverletzung und atypisch für eine Verletzung des
vorderen Kreuzbandes, welche aus dem Laufen, bei Sprüngen, beim Abbremsen, bei
Kollisionen mit höheren kinetischer Energie entstehen.”).

 

                                         I
sanitari interpellati dall’amministrazione hanno invece contestato che i danni
alla salute oggetto dell’intervento operatorio del 21 novembre
2006, costituivano una conseguenza naturale dell’infortunio assicurato. 

                                         Da una parte, la rottura
del LCA era stata diagnosticata alcuni anni prima del sinistro del 1° settembre
2005 e, al riguardo, era persino già stata posta l’indicazione per una legamentoplastica.

                                         D’altra parte, non risulta
affatto documentato che RI 1, immediatamente dopo l’evento infortunistico, così
come nel periodo intercorso tra la chiusura del caso iniziale e l’annuncio di
ricaduta, abbia accusato dei sintomi tipici di una lesione meniscale. Dalla
documentazione medica agli atti si evince, per contro, che essa ha lamentato dei cedimenti e delle lussazioni del
ginocchio destro, ciò che parla a favore dell’assenza del LCA (e contro una
lesione meniscale).

 

                                         In sede di complemento
peritale 28 novembre 2007, il dott. __________ ha in particolare precisato, che
anche i cedimenti appartengono ai sintomi tipici di una lesione meniscale.

                                         Egli ha inoltre rilevato
che il dott. __________ ha intraoperativamente oggettivato un menisco mediale
lussato anteriormente, ciò che consente di ritenere che il menisco lacerato era
all’origine dei cedimenti e delle lussazioni avvertite dall’assicurata (doc.
XXIII, p. 3). 

                                         Successivamente, in data
20 marzo 2008, rispondendo a una specifica domanda del TCA, egli ha spiegato
che non tutti gli intrappolamenti meniscali - come è stato il
caso per RI 1 -, comportano dei disturbi costanti e, quindi, la necessità di fare
capo immediatamente alla chirurgia (doc. XXXIII). 

 

                                         In caso di perizia
giudiziaria, il giudice - di regola - non si scosta, senza
motivi imperativi dalle conclusioni del perito medico, il cui ruolo consiste,
appunto, nella messa a disposizione della giustizia della propria scienza
medica per fornire un'interpretazione scientifica dei fatti considerati (DTF
125 V 352 consid. 3b/aa e riferimenti ivi menzionati). 

                                         Il
giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui
il rapporto peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una
controperizia richiesta dal medesimo tribunale, che porti ad un diverso
risultato (DTF 101 IV 130).

                                         Il
giudice può scostarsene anche nel caso in cui, fondan­dosi sulla diversa
opinione di altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in
dubbio l'esattezza della perizia giudiziaria.

                                         Questi
principi sono stati confermati in una sentenza 8C_104/2007 del 28 marzo 2008
nella quale il Tribunale Federale ha sottolineato che:

 

" 
Per quanto concerne in particolare le perizie
giudiziarie la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza
motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di
mettere a disposizione del tribunale le proprie conoscenze specifiche e di
valutare, da un punto di vista medico, una certa fattispecie. Ragioni che
possono indurre il giudice a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la
presenza di affermazioni contraddittorie nella perizia stessa oppure
l'esistenza di altri rapporti in grado di inficiarne la concludenza. In tale
evenienza, la Corte giudicante puù disporre una superperizia oppure scostarsi,
senza necessità di ulteriori complementi, dalle conclusioni del referto
peritale giudiziario (DTF 125 V 351 consid. 3b/aa pag. 353 e
riferimenti)." 

 

                                         Deve
tuttavia essere sottolineato che il perito giudi­ziario ha uno statuto speciale
nel senso che egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo sottopone
alla comminatoria di cui all'art. 307 del Codice penale, una funzione
qualificata al servizio della giustizia (cfr. STFA U 288/99 del 15 gennaio
2001, consid. 3a, nonché dottrina e giurisprudenza ivi citate). Al contrario,
lo specialista consultato dall'assicuratore contro gli infortuni non è
sottoposto alla comminatoria di cui all'art. 307 CPS, disposizione che concerne
esclusivamente la procedura giudiziaria. Quindi, nell'ambito del libero
apprezzamento delle prove, una perizia amministrativa riveste un valore
probatorio limitato rispetto ad una perizia giudiziaria (cfr. STFA del 15
gennaio 2001 succitata, consid. 3a: "Ein
Administrativgutachten lässt sich somit hinsichtlich seines Stellenwerts im
Rahmen der Beweiswürdigung und Rechtsfindung nur sehr beschränkt mit einer
gerichtlich angeordneten Expertise vergleichen").

 

                                         Per ciò che concerne il valore probante di un rapporto medico é
determinante il fatto che lo stesso per i punti litigiosi sia completo, si basi
su uno studio esteso, prenda in considerazione anche le lamentele espresse, sia
stato consegnato in piena conoscenza dell’incarto, sia chiaro nell’esposizione
delle relazioni mediche e nella valutazione della situazione medica e le
conclusioni dell’esperto siano motivate (RAMI 1991 U 133, p. 311ss. consid.
1b).

 

                                         In
concreto, la perizia giudiziaria, completata in data 28 novembre 2007, su richiesta di questo Tribunale, non contiene contraddizioni di
sorta. 

                                         La
perizia giudiziaria presenta tutti i requisiti posti dalla giurisprudenza
affinché possa essere riconosciuto, ad un apprezzamento medico, piena forza
probante (cfr. RJJ 1995 p. 44; RAMI 1991 U 133, p. 311ss. consid. 1b): in particolare,
la valutazione è stata espressa in modo chiaro, motivato e persuasivo, dopo
aver proceduto a un esame approfondito del caso.

                                         Il solo
fatto che il dott. __________ abbia manifestato un apprezzamento divergente
rispetto a quanto fatto dai medici interpellati dall’amministrazione, non basta
ovviamente per qualificare come contraddittoria la sua perizia. 

                                         Se così
fosse, il TCA si troverebbe - sistematicamente - a doversi scostare dalle
conclusioni peritali, non appena il medico di fiducia dell'assicuratore
interessato esprime un diverso apprezzamento della fattispecie.

 

                                         Per
quanto riguarda la pretesa assenza di un’adeguata sintomatologia “a ponte” -
principale argomento cavalcato dai medici fiduciari dell’CO 1 per negare
l’esistenza di una relazione di causalità naturale tra l’infortunio del 1°
settembre 2005 ed i disturbi oggetto della ricaduta del mese di novembre 2006
-, questo Tribunale rileva che il 3 agosto 2006 il dott. __________ ha indicato
che, successivamente al trauma del 1° settembre 2005, l’assicurata aveva
lamentato, citiamo: “… disturbi sul lato mediale con sensazione di cedimento ed,
occasionalmente, bloccaggio articolare.”, ciò che, assieme alla constatazione
clinica di una, citiamo: “translazione anteriore aumentata senza arresto del
LCA. Lachmann e pivot shift ++.”, aveva giustificato le diagnosi di rottura
completa del LCA e, per quanto qui di interesse, di lesione parziale del
menisco mediale, reperti entrambi confermati dalla RMN dell’8 agosto 2006 e
intraoperativamente (doc. 10 – il corsivo è del redattore). 

 

                                         Come ha
segnalato il dott. __________, é vero che dell’insorgenza di bloccaggi
articolari se ne fa accenno, per la prima volta, nel referto 3 agosto 2006 del
dott. __________, a distanza quindi di 11 mesi dal sinistro. Tuttavia, non può
essere ignorato che il sanitario appena citato è pure stato il primo che la
ricorrente ha consultato, in ragione dei persistenti disturbi localizzati al
ginocchio destro, dopo la chiusura del caso iniziale (cfr. doc. 6 e doc. I),
motivo per cui non ci si deve sorprendere se soltanto nella sua certificazione
del 3 agosto 2006, figura una descrizione della sintomatologia nel frattempo lamentata.

 

                                         Del
resto, da quanto l’assicurata ha dichiarato davanti al Presidente del TCA, in
occasione del dibattimento del 23 aprile 2008, si evince che, a decorrere dall’evento
del settembre 2005 (che l’assicuratore ha assunto a titolo di infortunio ai
sensi di legge), i disturbi da lei lamentati sono cambiati in senso sia
quantitativo che qualitativo. 

                                         In
effetti, se è vero che, allorquando, in precedenza, la ricorrente praticava la
danza, il suo ginocchio destro era già stato oggetto di episodi di gonfiore con
impotenza funzionale (doc. XXXVI, p. 2: “La ricorrente sottolinea che facendo
danza il ginocchio si gonfiava e si sgonfiava ed è per quanto che ha fatto la
risonanza magnetica senza tuttavia poter descrivere un episodio particolare.
(…). Nel 2003 e nel 2004 il meccanismo del ginocchio è il seguente: si gonfiava
(e a partire da quel momento non potevo più fare danza; avevo del dolore e
zoppicavo), dopo circa 20 giorni si gonfiava.”), è altrettanto vero che dopo
avere interrotto la pratica della danza (nel gennaio 2004), essa non aveva più
avuto problemi di sorta, pur effettuando altre attività sportive, anche assai gravose
per le ginocchia (doc. XXXVI, p. 2: “Da quando sono entrata in Svizzera nel
gennaio 2004 ho smesso di fare danza ma ho praticato altri sport: bicicletta,
corsa (anche sull’asfalto), sci. Svolgendo queste attività non ho più avuto problemi.
Il problema sorgeva praticando la danza quando avvenivano dei movimenti
estremamente violenti o bruschi. A quel punto ho pensato: “ho fatto bene a non
operarmi, sono a posto”. Questi rigonfiamenti non li ho più avuti.”). 

 

                                         Posteriormente
al sinistro in questione, dal settembre 2005 all’agosto 2006 - contrariamente a
quanto accadeva nel passa- to -, i disturbi al ginocchio destro sono invece insorti
in coincidenza con il compimento di attività assolutamente banali,
l’ultima volta nuotando in piscina, ciò che ha convinto RI 1 della necessità di
consultare un ortopedico e, in seguito, di farsi operare (doc. XXXVI, p. 3:
“Rispondendo all’avv. RA 1, l’assicurata conferma che si tratta di un fenomeno
che aveva già vissuto in passato. Tiene tuttavia a sottolineare che per quasi
due anni non aveva più avuto questo tipo di problema, dopo l’evento del
01.09.2005, invece in cinque occasioni e per delle banalità tornava ad avere i
problemi al ginocchio. Esasperata ho deciso di farmi vedere da un ortopedico in
quanto il dr. med. __________ mi consigliava soltanto di fare palestra. (…).
Preciso che io ho il terrore delle operazioni e che se ho deciso di fare
l’intervento è perché la situazione era divenuta insostenibile, soprattutto
dopo l’episodio della piscina.” - il corsivo è del redattore). 

 

                                         Alla luce
di quanto qui sopra esposto, il TCA ritiene dunque dimostrato, perlomeno
secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del
settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; cfr., pure, Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 320
e A. Rumo-Jungo, Rechtspre-chung des Bundesgerichts zum
Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo
2003, p. 343), che a determinare l’indicazione a sottoporsi all’operazione
chirurgica del 21 novembre 2006 sono stati i disturbi legati alla lussazione
del menisco mediale del ginocchio destro e che quest’ultimo danno alla salute
costituiva una conseguenza, naturale e adeguata, dell’evento infortunistico del
1° settembre 2005. 

 

                                         La causa
va pertanto retrocessa all'assicuratore LAINF convenuto affinché determini il
diritto a prestazioni da un punto di vista materiale e temporale.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso
è accolto.

                                         §      È
annullata la decisione su opposizione impugnata    dell’CO 1.

                                         §§    È
accertato che i disturbi oggetto dell’annuncio di ricaduta   del 9.11.2006
costituivano ancora una conseguenza,               naturale e adeguata,
dell’infortunio del 1.9.2005.

                                         §§§ La causa
è rinviata all’CO 1 affinché definisca il diritto a        prestazioni da un
punto di vista sia materiale che temporale.

 

                                   2.   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti