# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** f71598df-56c0-5c90-b6a5-bfbe0f41d8a4
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2015-02-24
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht 3. Kammer 24.02.2015 S 2014 152
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_003_S-2014-152_2015-02-24.pdf

## Full Text

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO 
DEL CANTONE DEI GRIGIONI

S 14 152

2a Camera in qualità di Tribunale delle assicurazioni 

presieduta da

Racioppi e composta dalla vicepresidente Moser e dal presidente 

Meisser, Krättli-Keller attuaria

SENTENZA
del 24 febbraio 2015

nella vertenza di diritto amministrativo

A._____, 

rappresentata dalla Pro Infirmis, 

ricorrente

contro

Istituto delle assicurazioni sociali del Cantone dei Grigioni, 

convenuto

concernente prestazioni complementari

- 2 -

1. A._____ è al beneficio di prestazioni complementari alla sua rendita di 

vecchiaia dal 2006. In base alla documentazione allora prodotta, la 

petente ometteva di indicare - come facente parte della propria sostanza 

già dal 1981 - il fondo no. 126, La B._____, sito in zona edilizia a 

X._____. In occasione della periodica revisione della prestazione 

complementare nel 2010, l'assicurata dichiarava sul modulo aggiuntivo 

PC 1 (proprietà fondiaria) di possedere del terreno e allegava la 

dichiarazione fiscale in base alla quale la sostanza immobiliare era 

stimata a fr. 56'000.--. Nel nuovo calcolo della prestazione 

complementare la proprietà immobiliare non veniva però erroneamente 

presa in considerazione.

2. Nella revisione del 2014, la proprietà fondiaria veniva inclusa nel calcolo 

della prestazione, che risultava conseguentemente inferiore a quella 

erogata fino ad allora. Il 18 agosto 2014 all'assicurata veniva allora 

richiesta la restituzione delle prestazioni indebitamente percepite durante 

gli ultimi cinque anni, ovvero per il periodo tra il 1. settembre 2009 e il 30 

aprile 2014, per complessivamente fr. 29'533.--. La tempestiva 

opposizione dell'11 settembre 2014, mediante la quale l'assicurata faceva 

valer la perenzione del diritto di chiedere la restituzione, veniva respinta il 

10 ottobre 2014. 

3. Nel ricorso presentato al Tribunale amministrativo il 28 ottobre 2014, 

A._____ chiedeva l'annullamento della richiesta di restituzione, invocando 

la perenzione della pretesa. Essendo intervenuta una revisione anche nel 

2010, all'epoca la cassa di compensazione avrebbe dovuto accorgersi 

dell'errore disponendo in detto momento di tutti gli indispensabili dati per 

calcolare correttamente la prestazione complementare. 

- 3 -

4. Nella risposta di causa del 10 novembre 2014, l'Istituto delle assicurazioni 

sociali del Cantone dei Grigioni, Cassa di compensazione AVS (qui di 

seguito semplicemente cassa di compensazione) chiedeva la reiezione 

del ricorso e la conferma della restituzione richiesta. Contrariamente a 

quanto preteso dall'istante, il termine di perenzione per errori commessi 

dall'amministrazione non decorrerebbe già a partire dal 2010, momento 

del primo errore, ma dal 2014, allorquando l'errore precedentemente 

commesso sarebbe stato anche effettivamente scoperto. 

5. Replicando e duplicando le parti si riconfermavano semplicemente nelle 

loro precedenti allegazioni e proposte. 

Considerando in diritto:

1. E' controversa la richiesta di restituzione di prestazioni indebitamente 

percepite confermata nella decisione su opposizione 10 ottobre 2014. 

Come giustamente addotto dalla convenuta una richiesta di condono è 

estranea al presente procedimento, essendo previamente indispensabile 

statuire sulla liceità della richiesta di restituzione. Necessariamente, 

infatti, una richiesta di condono presuppone la validità della richiesta di 

restituzione e tale esonero dal pagamento non può pertanto essere fatto 

valere prima della conferma dell'obbligo di restituzione.

2. a) L'obbligo di restituzione sancito all' art. 25 cpv. 1 della legge sulla parte 

generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1) implica 

che siano adempiute le condizioni per una revisione processuale 

(presenza di nuovi fatti o di nuovi mezzi di prova già preesistenti [art. 53 

cpv. 1 LPGA]) o per un riesame (errore manifesto nella concessione della 

prestazione e notevole importanza della rettifica [art. 53 cpv. 2 LPGA]) 

- 4 -

della decisione – formale o informale – che ha riconosciuto le prestazioni 

in causa (DTF 130 V 319 cons. 5.2, 129 V 110 seg. cons. 1). In principio, 

il riconoscimento di una prestazione indebita costituisce un errore 

manifesto (DTF 126 V 401 e 125 V 389 cons. 3). 

b) Nell'evenienza tali presupposti non vengono neppure contestati in quanto 

la prestazione è stata sin dalla sua iniziale erogazione nel 2006 calcolata 

in modo erroneo, non avendo la richiedente correttamente indicato di 

possedere anche un fondo in zona edificabile. Dal 2010, la prestazione è 

stata versata in parte indebitamente non avendo la cassa di 

compensazione incluso nel calcolo la proprietà immobiliare, nel frattempo 

correttamente dichiarata dall'avente diritto alla prestazione 

complementare. 

3. a) Giusta l'art. 25 cpv. 2 LPGA, il diritto di esigere la restituzione si estingue 

dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto d'assicurazione ha 

avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il 

versamento della prestazione. Questo disposto ha ripreso, estendendolo 

agli altri ambiti, il principio sancito dal vecchio art. 47 cpv. 2 della legge 

federale su l'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS; RS 

831.10) abrogato in seguito all'entrata in vigore della LPGA, anche se la 

giurisprudenza sviluppata sotto l'egida del vecchio diritto può trovare 

analoga applicazione (DTF 133 V 579 cons. 4.1 e riferimenti). Rifacendosi 

alla prassi sviluppata in relazione all'abrogato art. 47 cpv. 2 LAVS, il 

Tribunale federale (delle assicurazioni) operava in DTF 110 V 304 cons. 

2a un cambiamento della prassi sancita ancora in DTF 100 V 163. In 

quest'ultimo giudizio, la Corte affermava che l'espressione "aver 

conoscenza" del fatto contenuta nella legge significava "rendersi conto" 

della circostanza di cui si tratta. Per detta giurisprudenza il termine di 

perenzione di un anno cominciava quindi a decorrere dal momento in cui 

- 5 -

l'amministrazione si rendeva conto dell'indebito versamento e non già da 

quando essa avrebbe oggettivamente potuto o dovuto rendersi conto 

dell'errore commesso. Nel caso contrario, concludeva il Tribunale, 

sarebbe praticamente stato impossibile per l'amministrazione - specie 

trattandosi di errori di calcolo, ove si deve sempre presumere che gli 

organi dell'assicurazione avrebbero dovuto rendersene conto - esigere, 

dopo la scadenza di un anno a decorrere dalla decisione resa, la 

restituzione delle prestazioni versate a torto. Nel successivo giudizio 

invece, dove il ricorrente contestava tale prassi adducendo che "ritenere 

determinante il momento in cui l'amministrazione effettivamente si rende 

conto dell'erronea indicazione del richiedente potrebbe rendere illusoria la 

prescrizione di un anno prevista dalla legge", dal momento che il termine 

di decorrenza della stessa non sarebbe di principio mai accertabile, la 

massima istanza federale riteneva che dette critiche giustificassero un 

riesame della citata prassi e concludeva che il momento in cui si "ha 

conoscenza" significa in questo contesto il momento nel quale, secondo 

le circostanze, ci si sarebbe dovuti accorgere, usando la dovuta 

attenzione, del fatto giustificante il risarcimento (cfr. DTF 108 V 52 cons. 5 

e sentenze ivi citate). Pe il Tribunale federale, conformemente alla volontà 

del legislatore, l'estensione di questa interpretazione in materia di 

restituzione dell'indebito avrebbe avuto quale scopo quello di obbligare 

l'amministrazione a dar prova di diligenza, da un lato, e di proteggere 

l'assicurato, qualora essa venisse meno a questo suo dovere di diligenza, 

d'altro lato (DTF 110 V 304 cons. 2a).

b) Malgrado questo cambiamento della prassi, il Tribunale federale 

considerava però doveroso tenere in giusta considerazione anche le 

difficoltà che la soluzione sancita in DTF 110 V 304 avrebbe comportato 

per l'amministrazione nel chiedere la restituzione di prestazioni indebite. 

Per non rendere illusoria la possibilità conferita agli organi 

- 6 -

dell'assicurazione di esigere la restituzione di prestazioni versate a torto 

qualora la restituzione fosse addebitabile ad un errore 

dell'amministrazione – per esempio in seguito ad un errore di calcolo – la 

nuova giurisprudenza andava compresa nel senso che quale inizio del 

termine di prescrizione fosse da ritenere non il giorno in cui l'errore veniva 

commesso, bensì quello in cui l'amministrazione avrebbe dovuto, in un 

secondo tempo – per esempio in occasione di un controllo contabile – e 

prestando l'attenzione da essa ragionevolmente esigibile avuto riguardo 

alle circostanze, rendersi conto di tale errore (DTF 124 V 380 cons. 1 e 

110 V 302 cons. 2a). 

c) Per il Tribunale federale questa giurisprudenza troverebbe la propria 

giustificazione anche nel fatto che in occasione di un nuovo calcolo 

(annuale) della prestazione complementare andrebbero in principio presi 

in considerazione solo i cambiamenti di fatto o di diritto che darebbero 

adito a modifiche, senza la necessità di controllare ogni volta se i dati 

contenuti sul formulario siano stati a suo tempo anche giustamente 

computati. La situazione sarebbe però diversa nell'ambito della revisione 

periodica, ogni quattro anni, della situazione economica. Al più tardi in 

tale occasione una prestazione erogata a torto andrebbe considerata 

come riconoscibile, così che la prescrizione relativa di un anno sarebbe 

reputata iniziare a decorrere dal momento in cui il diritto al rimborso 

sarebbe quantificabile (DTA 139 V 570 cons. 3.1 e riferimenti). In questo 

senso quindi, pur partendo dal presupposto che una decisione con cui 

siano riconosciute delle prestazioni complementari possa esplicare effetti 

solo per un anno (art. 9 cpv. 1 LPC e DTF 128 V 39) e che quindi 

l'importo della stessa vada ricalcolato annualmente, il momento nel quale 

secondo le circostanze ci si sarebbe dovuti accorgere dell'errore non può 

essere lo stesso. L'annuale verifica di tutte le posizioni che compongono il 

calcolo della prestazione complementare costituirebbe per le casse di 

- 7 -

compensazione un dispendio di mezzi e forze del tutto inesigibile 

nell'ambito della cosiddetta amministrazione di massa. Il legislatore 

avrebbe allora tenuto conto di tale fatto all'art. 30 dell'ordinanza sulle 

prestazioni complementari (OPC; RS 831.301) prevedendo che gli organi 

incaricati di fissare e pagare le prestazioni complementari debbano 

riesaminare periodicamente, ma almeno ogni quattro anni, le condizioni 

economiche dei beneficiari (DTF 139 V 570 cons. 3.1 in fine). 

4. a) Nell'evenienza concreta, la convenuta si richiama al fatto che il primo 

errore da parte sua sarebbe occorso nel 2010 e che quindi solo in 

occasione della successiva revisione nel 2014 sarebbe stata possibile la 

sua scoperta. Conseguentemente la prescrizione annuale avrebbe potuto 

iniziare a decorrere solo nel 2014. L'istante non contesta la 

giurisprudenza invocata alla resistente in ricorso, ma reputa che questa 

non trovi applicazione nell'evenienza concreta in quanto l'errore 

commesso da lei stessa (e non quello dell'amministrazione) avrebbe 

dovuto palesarsi alla cassa di compensazione già in occasione della 

revisione quadriennale del 2010. In effetti, la situazione del caso in 

oggetto è particolare in quanto l'errore è in pratica rimasto lo stesso, ma 

inizialmente era imputabile all'assicurata e in seguito all'amministrazione. 

b) A sostegno della propria tesi, la convenuta invoca essenzialmente due 

giudizi della massima istanza federale, che però sulla questione qui 

controversa (riesame in occasione di una ordinaria revisione) non 

apportano alcun valido chiarimento. Nella sentenza 9C_672/2013, 

l'ordinaria revisione della prestazione avveniva nel 2012 mentre i fatti 

determinati per la restituzione erano fatti risalire al periodo tra il 1. 

settembre 2010 e il 30 novembre 2012, quindi al di fuori dell'ordinario 

termine di revisione. Nel giudizio 9C_877/2010 la rendita veniva erogata 

sulla base di una sentenza non ancora cresciuta in giudicato (primo 

- 8 -

errore). La decisione dell'assicuratore veniva in seguito annullata in sede 

di tribunale cantonale delle assicurazioni, senza che seguisse un 

adeguamento della rendita (secondo errore). Per il Tribunale federale, 

l'obbligo di restituzione richiesto anni dopo, era considerato perento dopo 

che la cassa non aveva corretta l'erogazione di prestazioni al momento 

dell'intimazione del giudizio cantonale. 

5. a) Quando l'errore è imputabile alla persona assicurata, la prescrizione non 

inizia a decorrere con l'erogazione della prestazione indebita, ma dal 

(successivo) momento in cui l'amministrazione in occasione di un 

controllo avrebbe dovuto accorgersi dell'errore (UELI KIESER, ATSG-

Kommentar, 2a ed., marginale 39 all'art. 25 LPGA; DTF 124 V 383). 

Occorre allora previamente stabilire se nel 2010 in occasione della 

revisione ordinaria della prestazione la convenuta avrebbe dovuto 

accorgersi, usando la dovuta attenzione, del fatto giustificante il 

risarcimento. 

b) Nella primavera del 2010, allorquando veniva ritornato il modulo 

riguardante la revisione della prestazione complementare, l'assicurata 

indicava di possedere un terreno e sul foglio aggiuntivo riguardante la 

proprietà riportava il valore di fr. 56'000.--, come ritenuto nella decisione di 

tassazione cantonale e comunale del 2008 che allegava. Nel nuovo 

calcolo della prestazione operato nel giugno 2010 la sostanza immobiliare 

non veniva però computata. Alla luce della chiara e separata 

dichiarazione della sostanza operata dall'istante forza è di constatare che 

la cassa di compensazione avrebbe dovuto necessariamente rendersi 

conto dell'omissione perpetrata dall'assicurata quanto all'esistenza del 

terreno e quindi dell'erroneità del calcolo della prestazione operata dalla 

sua erogazione nel 2006. Scopo della revisione ordinaria era 

propriamente quello di verificare i fattori di reddito e di sostanza 

- 9 -

dell'assicurata. Oggettivamente, l'incremento della sostanza dovuta alla 

dichiarazione del terreno non avrebbe potuto sfuggire alla convenuta se 

essa avesse dato prova della necessaria diligenza. Non si tratta qui di un 

semplice errore di calcolo, bensì della mancata presa in considerazione di 

un dato essenziale per la determinazione della prestazione. Nel 2010 

pertanto, l'amministrazione poteva e soprattutto doveva rendersi conto 

dell'errore commesso dall'assicurata e dell'indebito versamento di 

prestazioni conseguito a tale omissione se avesse prestata la necessaria 

diligenza. 

c) Contrariamente alla tesi sostenuta dalla cassa di compensazione, la 

successiva dimenticanza che riguarda lo stesso errore commesso in 

precedenza dall'assicurata non può allora essere considerata alla stregua 

di un semplice nuovo errore – questa volta commesso dalla convenuta – 

che beneficerebbe della possibilità prevista dalla giurisprudenza di essere 

corretto in un secondo tempo, bensì deve essere qualificato come una 

svista che avrebbe meritato rettifica già nel 2010 prestando l'attenzione 

richiesta dalle circostanze. In questo senso, la soluzione della presente 

controversia non intende escludere a priori la possibilità di chiedere la 

restituzione di una prestazione fondata su di un errore commesso 

dall'amministrazione nell'ambito di una regolare procedura di revisione 

quadriennale, per quanto la cassa di compensazione in questione possa 

dar prova di aver agito con la diligenza richiesta. 

6. I termini di cui all'art. 25 LPGA sono dei termini di perenzione che vanno 

considerati d'ufficio (DTF 133 V 579 cons. 4.1, 128 V 10 cons. 1). Poiché 

la convenuta doveva rendersi conto dell'erroneità del calcolo operato già 

in occasione della revisione ordinaria del 2010, il termine di perenzione 

relativo di un anno per chiedere la restituzione dell'indebito è da tempo 

trascorso. Concretamente, la verifica delle condizioni di reddito ha avuto 

- 10 -

luogo durante i mesi di maggio e giugno 2010. Partendo dal presupposto 

che la scoperta dell'errore avrebbe probabilmente comportato alcuni 

ulteriori accertamenti in merito al valore di stima ufficiale della sostanza 

immobiliare e per quantificare l'ammontare della prestazione percepita 

indebitamente, il diritto di chiedere la restituzione avrebbe iniziato a 

decorrere probabilmente alcuni mesi dopo e sarebbe in ogni caso andato 

perento un anno più tardi, ovvero nell'autunno 2011. Ne consegue che la 

richiesta di restituzione decisa nell'agosto 2014 è indubbiamente tardiva 

(sentenza del Tribunale federale 9C_877/2010 del 28 marzo 2011 cons. 

4.2.2). 

7. In conclusione, il ricorso è accolto e poiché il diritto di chiedere la 

restituzione dell'indebito e andato perento, la decisione su opposizione e il 

provvedimento ivi confermato vanno annullati. Giusta l’art. 61 cpv. 1 lett. a 

LPGA, la procedura è gratuita. La ricorrente che vince la causa e che si è 

avvalsa della collaborazione di un rappresentante legale ha diritto alla ri-

fusione delle ripetibili (art. 61 lett. g LPGA ). Davanti al Tribunale ammini-

strativo le organizzazioni di autoaiuto e le assicurazioni di protezione giu-

ridica hanno diritto attualmente ad un’indennità oraria di fr. 160.-- (PTA 

2010 no. 32). Lo stesso vale per la rappresentanza tramite sindacato 

(sentenze del Tribunale federale 8C_517/2012 del 1. novembre 2012 e 

8C_824/2007 del 15 maggio 2008), per quanto gli allegati di ricorso ven-

gano redatti da un avvocato o da una persona che dispone di analoghe 

qualifiche per rappresentare l'assicurato, come ad esempio una giurista 

(DTF 122 V 279 cons. 3e e sentenza del Tribunale federale I 752/05 del 

27 giugno 2006 cons. 6). Nell'evenienza, la ricorrente si è fatta 

rappresentare da un assistente sociale di Pro Infirmis e non ha diritto al 

riconoscimento di ripetibili, non essendo soddisfatte le condizioni 

soprarichiamate. 

- 11 -

Il Tribunale decide:

1. Il ricorso è accolto e la decisione impugnata è annullata. 

2. La procedura è gratuita.

3. Non vengono assegnate ripetibili.

4. [Vie di diritto]

5. [Comunicazioni]