# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 9acea79d-8195-5ec0-a03a-ea4d52c1fc34
**Source:** Graubünden (GR)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 
**Language:** it
**Title:** Graubünden Verwaltungsgericht Praxis des Verwaltungsgerichts (PVG) 00.00.0000 PVG 2016 16
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/GR_Gerichte/GR_VG_006_PVG-2016-16_0000-00-00.pdf

## Full Text

11/16 Raumordnung PVG 2016

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Distanza legale tra edifici. Rinuncia all’osservanza in caso di 
vecchi edifici sul fondo vicino. Conferma della giurispru- 
denza.
– Distanza da confine e tra edifici (cons. 2).
– Nel caso in cui la distanza da confine della costruzio- ne 

vicina non rispetti le distanze da confine, la distanza tra 
edifici deve eccezionalmente corrispondere solo alla 
somma tra la distanza da confine per il fondo da edifica- re e 
la distanza da confine della costruzione già esisten- te 
(cons. 3).

Gebäudeabstand. Verzicht auf Einhaltung gegenüber alt- 
rechtlichen Nachbargebäuden. Bestätigung der Praxis.
– Grenz- und Gebäudeabstand (E.2).
– Hält eine Altbaute den gesetzlichen Grenzabstand nicht ein, 

bemisst sich der Gebäudeabstand ausnahmsweise aus der 
Summe des tatsächlichen Grenzabstands der Altbaute 
und dem gesetzlichen Grenzabstand der Neu- baute (E.3).

Considerando in diritto:
2. a) Giusta l’art. 75 LPTC, nella costruzione di edifici che 

superano il livello dell’originario terreno naturale, si deve osser- 
vare una distanza di 2,5 m dal confine del fondo vicino, se la legge 
edilizia del comune non prescrive distanze superiori (cpv. 1). Tra gli 
edifici si deve osservare una distanza di 5 m, se la legge edilizia 
del comune non prescrive distanze superiori (cpv. 2). In conformità 
all’art. 5.3 LE, tutte le costruzioni principali devono rispettare le 
distanze prescritte dalle disposizioni di zona. La distanza dal con- 
fine corrisponde al tracciato più breve tra il confine e la facciata 
(cpv. 1). Due o più costruzioni sullo stesso fondo devono rispettare 
le distanze tra edifici prescritte per la rispettiva zona. L’autorità edi- 
lizia può autorizzare distanze inferiori tra gli edifici, purché ciò non 
stia in contrasto con interessi pubblici (cpv. 3). Le distanze posso- 
no venir ripartite in modo differente su due particelle contigue alla 
condizione che la distanza tra gli edifici, garantita mediante iscri- 
zione a Registro Fondiario, corrisponda a quella prescritta per la 
relativa zona (cpv. 4). Con il consenso scritto del vicino e con l’au- 
torizzazione dell’autorità edilizia la distanza minima fra gli edifici 
può essere ridotta, purché ciò non stia in contrasto con interessi 
pubblici (cpv. 7).

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b) Nell’evenienza in oggetto il fondo su cui verrebbe a 
sorgere la costruzione qui contestata è sito in zona R3. Giusta lo 
schema delle zone in appendice alla LE, in zona R3 la distanza dal 
confine è di 4 m e la distanza minima da edifici è di 8 m. Non è 
contestato che il progetto di costruzione preveda l’erezione di una 
costruzione a 4 m dal confine con il fondo no. 621. Poiché quest’ulti- 
mo è sopraedificato con una costruzione a confine con la particella 
no. 620, la distanza tra l’edificio rurale esistente e la nuova costru- 
zione è di soli 4 m. Per i ricorrenti tale distanza tra edifici violerebbe 
manifestamente i dettami della LE e in ogni caso la distanza tra 
edifici di 5 m contemplata all’art. 75 LPTC.

3. a) La problematica in merito alle distanze tra edifici è sta- 
ta effettivamente oggetto di una particolare prassi, instauratasi fin 
dal 1975 (PTA 1975 no. 32). Già allora il Tribunale amministrativo 
riteneva non equo pretendere il rispetto delle distanze tra edifici 
anche nei confronti di costruzioni già erette su fondi confinanti che 
non rispettano a loro volta le distanze da confine previste dalla LE, 
giacché costruiti sotto l’egida di una normativa precedente. Già al- 
lora il Tribunale amministrativo considerava che pretendere in tali 
condizioni il rispetto della nuova normativa legale sulle distanze 
unicamente da parte di uno dei due proprietari di particelle conti- 
gue sarebbe equivalso in pratica a penalizzare il committente che 
costruisce sotto l’egida del nuovo diritto, imponendogli il rispetto 
non solo delle distanze da confine regolamentari, ma pure l’osse- 
quio – per le distanze tra edifici – di distanze che il vicino non è stato 
tenuto ad ossequiare in precedenza. Per tale motivo nella sentenza 
pubblicata in PTA 1975 no. 32 il Tribunale amministrativo conclude- 
va all’applicabilità in simili circostanze del principio stando al quale 
la situazione edilizia di colui che intende costruire – dopo l’entrata 
in vigore della nuova normativa – non possa essere pregiudicata 
dalla edificazione sul fondo vicino di una costruzione eretta sotto 
l’egida del diritto previgente, poiché in tal caso la costruzione è più 
vicina al confine di quanto la nuova normativa dichiari ammissibile. 
Equamente, il diritto di costruzione di colui che edifica per primo 
non potrebbe estendersi in modo tale da permettergli l’edificazione 
a condizioni minime mentre per questo fatto al vicino verrebbero 
imposte delle condizioni di edificabilità tali da rendere praticamen- 
te impossibile un’edificazione del suo fondo. In questi casi, fermo 
restando il rispetto delle disposizioni sulla sicurezza degli edifici e 
sulla polizia del fuoco, il Tribunale considerava che la distanza tra 
edifici dovesse corrispondere alla somma tra la distanza da confine 
per il fondo da edificare e la distanza da confine della costruzione

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già esistente. In questo modo, la mancanza o ridotta distanza da 
confine dell’edificio già esistente non verrebbe inclusa nel calcolo.

b) La prassi sancita nella PTA 1975 no. 32 veniva in segui- 
to confermata anche sotto l’egida della LPTC entrata in vigore il
1. novembre 2005. Nella sentenza R 09 103 (pubblicata in PTA 2010 
no. 23), il Tribunale amministrativo confermava l’assenza di dispo- 
sizioni transitorie in merito alle disposizioni sulle distanze tra edi- 
fici per costruzioni esistenti e stabiliva che la distanza di 5 m di 
cui all’art. 75 LPTC non andasse intesa in senso assoluto, essendo 
possibile derogare alla stessa ad esempio con il consenso dei vi- 
cini, grazie a disposizioni sul diritto di ricostruire o a seguito di de- 
terminate misure pianificatorie come le linee di allineamento. Con 
l’introduzione dell’art. 75 cpv. 2 LPTC il legislatore non era neppure 
stato reputato voler sopperire alla notoria prassi del Tribunale am- 
ministrativo sancita nella PTA 1975 no. 32. Per tale motivo in R 09 
103, essendo la costruzione vicina eretta a confine, la distanza tra 
edifici veniva a corrispondere alla regolamentare distanza da confi- 
ne tra la particella in via di edificazione e il fondo contiguo. Questa 
decisione veniva confermata anche dal Tribunale federale (senten- 
za 1C_199/2010 del 30 giugno 2010). In detto giudizio la soluzione 
adottata dal Tribunale amministrativo non veniva ritenuta censura- 
bile dall’ultima istanza federale, che non solo riteneva urtante la 
diversa proposta auspicata dai vicini, ma confermava la validità 
di una simile scelta anche in relazione ad analoghi sistemi adot- 
tati presso altri cantoni (vedi sentenza citata cons. 3.2). Dal canto 
suo, il Tribunale amministrativo ha avuto modo di confermare la 
propria prassi anche in tempi più recenti (vedi sentenze R 15 8 del 
20 maggio 2015 e R 14 41 nonché 42 dell’11 novembre 2014). In data 
7 marzo 2016, il Tribunale federale, facendo riferimento espressa- 
mente al suo precedente giudizio, convalidava di nuovo la bontà 
di detta soluzione confermando il metodo di calcolo delle distan- 
ze da edifici applicato in questi casi speciali dal Tribunale ammini- 
strativo e che era stato oggetto del procedimento R 15 8 (sentenza 
1C_339/2015 del 7 marzo 2016 cons. 3.4).

c) Alla luce delle considerazioni che precedono, l’operato 
del comune sfugge alle censure di ricorso. Ritenuto che lo stabile 
agricolo sul fondo no. 621 non ha alcuna distanza da confine ma è 
ubicato a confine, con l’ossequio della distanza da confine di 4 m 
stabilita per la zona R3 la costruzione della committenza è stata 
giustamente considerata ossequiare la normativa sulle distanze tra 
edifici. La distanza tra edifici di 4 m ritenuta nel caso in oggetto 
non può neppure essere considerata lesiva di qualsivoglia interes-

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se pubblico, anche considerato che in base allo schema delle zone 
tale distanza tra edifici vale già per la zona nucleo, ampliamento del 
nucleo 3 e 2 e per la zona per edifici e impianti pubblici. Nell’eve- 
nienza sarebbe poi nelle intenzioni dei ricorrenti destinare il loro ru- 
stico ad abitazione principale per cui le distanze del caso in oggetto 
riguarderebbero comunque solo due case monofamiliari, mentre 
nella decisione pubblicata in PTA 1975 no. 32 la distanza tra edifici 
confermata di 2,5 m riguardava una casa monofamiliare e una già 
esistente casa plurifamiliare. In questo senso quindi neppure la di- 
stanza assoluta tra i due edifici dà adito a critiche.
R 16 15 Sentenza del 12 luglio 2016