# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 00fe2807-67de-54f5-86c3-95c0a54f4373
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2010-04-21
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 21.04.2010 31.2009.11
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_31-2009-11_2010-04-21.html

## Full Text

Raccomandata

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  31.2009.11-12

   

  BS/sc

  	
  Lugano

  21 aprile
  2010

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  Ticino

  	 

	
  Il vicepresidente 

  del Tribunale cantonale delle
  assicurazioni

  
	
  Giudice Raffaele Guffi

  
	
   

  
	
  con redattore:

  	
  Marco Bischof, vicecancelliere

  	 

							

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  

 

 

 

statuendo sui ricorsi del 11 dicembre 2009
di

 

	
   

  	
  1.  RI 1    (inc. 31.2009.11)

  2.  RI 2   (inc. 31.2009.12)

  1 e 2. rappr.
  da:   RA 1   

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  le decisioni su opposizione del 12
  novembre 2009 emanate da

  
	
   

   

   

   

   

  in relazione alla

   

  	
  CO 1   

   

  in materia di art. 52 LAVS

   

   

  __________,
  in liquidazione, __________

  (cancellata da RC il ____________)

  
	
   

  	
   

  	 

				

 

 

 

ritenuto                            in
fatto

 

 

                                1.1   La
FA 1, iscritta a Registro di Commercio (RC) il 26 luglio 1996, con sede a __________,
aveva quale scopo sociale la gestione di centri per il mantenimento della
salute. RI 2 ha assunto la carica di socio gerente dal 27 maggio 2003 mentre
che RI 1 è stato gerente dal 1° settembre 2005; entrambi avevano diritto di
firma individuale (cfr. estratto RC, doc. B inc. 31.2009.11). 

 

                                1.2   La
FA 1 è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito: Cassa), in qualità
di datrice di lavoro, dal 1° aprile 1998 al 31 agosto 2007.

 

                                         La società è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui
la Cassa ha dovuto sistematicamente diffidarla dall’a-gosto 2000 e precettarla dal
settembre 2001 (cfr. specchietto dell’evoluzione dei pagamenti relativi agli
oneri sociali per gli anni 2006 e 2007; doc. 3B-B2 inc. 31.2009.11).

 

                                         Con
decreti 4 aprile 2008 e 21 aprile 2008 della Pretura del Distretto di __________
sono state dichiarate nei confronti della FA 1 l’apertura rispettivamente la
sospensione della procedura di fallimento ex art. 230 LEF (FUSC 10 aprile 2008
e 25 maggio 2008).

 

                                         La
Cassa ha insinuato all’UEF di __________ il proprio credito di fr. 49'279,05 a
titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD /AF non soluti per gli anni 2006
e (luglio) 2007 e per riprese salariali relative gli anni dal 2003 al 2005, dopo
controllo del datore di lavoro (doc. 3C inc. 31.2009.11).

 

                                         La
procedura di liquidazione del fallimento è stata definitivamente chiusa per
mancanza di attivo non avendo alcun creditore anticipato le spese per la sua continuazione
(doc. 3/D inc. 31.2009.11). 

 

                                         La
ragione sociale è stata cancellata da RC 27 agosto 2008 (FUSC 2 settembre
2008).

 

                                1.3   Costatato di avere subito un danno, con due singole decisioni
30 giugno 2009, confermate con decisioni su opposizione 12 novembre 2009, la
Cassa ha chiesto a RI 2 e RI 1 il risarcimento ex art.
52 LAVS di fr. 44'526,25 per i contributi paritetici non soluti dalla Barchris Sagl per gli anni 2006 e 2007 (quest’ultimo sino al
mese di luglio) e per le riprese salariali 2003-2005PI 2                    

                                1.4   Contro le succitate decisioni su opposizione RI 1insorgono al TCA
con due differenti ricorsi (di analogo tenore) chiedendo l’annullamento delle
stesse. 

                                         Entrambi
contestano in sostanza una negligenza grave. Dopo aver esposto gli sforzi
profusi per salvaguardare l’operatività della società, gli insorgenti hanno asserito:

 

" 
(...)

12.  A tale proposito, si rileva innanzitutto che il signor RI
1 è divenuto organo formale della società unicamente nel 2005 (cfr. doc.
B): il fatto che la stessa fosse in mora e diffidata già  dal 2000 per
il mancato pagamento dei contributi dovuti non può dunque essere imputato al
ricorrente.

 

13.  D'altronde, seppur non si contesta che la __________
Sagl si trovava già da tempo in una situazione difficile, gli sforzi
intrapresi dal signorRI 2 e dal ricorrente, dal momento in cui è divenuto socio
gerente, hanno permesso che la società potesse continuare la sua attività sino
al 2008: non possono dunque essere considerati sforzi vani, nè tantomeno
si può accusare il signor RI 1 di aver omesso di affrontare la
situazione e di prendere decisioni difficili, ma necessarie. È ovvio che egli
non poteva certamente immaginarsi che tutto quanto intrapreso, tra cui la
sospensione dei pagamenti dei contributi per permettere il versamento dei
salari ai dipendenti della società e il pagamento dei fornitori, non sarebbe
stato sufficiente ad evitare il fallimento e che dunque non sarebbe mai stato
nella condizione di versare il dovuto alla Cassa.

Sul momento, nonostante le difficoltà finanziarie, il
ricorrente riteneva che non fosse necessario adottare misure drastiche ed immediate
poiché in buona fede riteneva di poter fronteggiare la situazione e di avere la
possibilità di adempiere quanto prima ai suoi obblighi finanziari nei confronti
della Cassa.

 

Ritenuto quanto sopra, il signor RI 1 non ha agito per
negligenza grave, ma unicamente lieve ed il suo comportamento è comunque
giustificato.

 

14.  Infine, per quanto attiene al fatto che il signor RI
1 si sarebbe limitato ad avere un ruolo passivo senza svolgere alcun controllo
puntuale, contravvenendo dunque ai suoi obblighi di socio gerente, si ribadisce
anche in questa sede che il ricorrente ha sempre sorvegliato attentamente
l'operato del signor RI 2 e non ha avuto nulla da eccepire riguardo al
di lui comportamento, tenuto conto soprattutto che RI 2, come in precedenza
spiegato, ha addirittura investito a più riprese capitali privati per salvare
la __________ Sagl. Egli non ha dunque omesso di verificare che i
contributi fossero versati venendo meno agli obblighi imposti dalla sua carica
di socio gerente, ma, valutata attentamente la situazione, ha avallato la
decisione del socio RI 2 di privilegiare il pagamento dei salari dei dipendenti
e dei fornitori poiché unica possibilità per tentare di salvare la società dal
fallimento.

 

Per tutti questi motivi, il comportamento del signor RI
1, seppur in violazione dell'art. 52 LAVS per negligenza lieve, deve essere
considerato scusabile e allo stesso non può essere imputata nè intenzione nè negligenza
grave per il mancato pagamento dei contributi AVS/AI/IPG della società
fallita __________ Sagl. (...)" (Doc. I, p. 9-10, inc. 31.2009.11)

 

                                1.5   Con
singole risposte di causa la Cassa postula l'integrale reiezione del ricorso.
Riconfermandosi nelle argomentazioni esposte nelle decisioni su opposizione,
ribadisce in particolare che non sussistono validi motivi di discolpa e/o di
giustificazione per esimere i ricorrenti dall’obbligo di risarcire il danno. 

 

                                1.6   Con
decreto 10 febbraio 2010 il Vicepresidente del TCA ha congiunto le cause (V).

                                      

 

considerato
                   in diritto

 

 

                                         In
ordine

 

                                2.1   La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002).

 

                                         Nel
merito 

 

                                2.2   In
virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS – sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre
2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata a seguito
dell’entrata in vigore della Legge sulla parte generale del diritto delle
assicurazioni sociali (LPGA) – il datore di lavoro deve risarcire il danno che
egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le
prescrizioni (dell’assicurazione). I presupposti dell'obbligo di risarcimento
sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti
in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, e
l'intenzionalità o la negligenza grave.

 

                                         Nell’ipotesi
in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta
allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via
sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con
riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, p. 20; tale estensione è stata tra l'altro motivata
con il riferimento al principio generale della responsabilità degli organi di
una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96
V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la
cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo
nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo
contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e
direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la
cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro.
In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni
definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer,
Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 p. 107;
Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des
assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in
RSA 1991, p. 163; RCC 1988 p. 137, 1991 p. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV Nr. 6).

 

                                         Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una
società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato
assieme un danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114
V 214 e sentenze ivi citate).

                                         

                                         Il
TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha riesaminato il problema della responsabilità
sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a
proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente
all’entrata in vigore – il 1° gennaio 2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V
11 = Pratique VSI 2003 pagg. 79 segg.). 

                                         

                                         Nella
fattispecie concreta, a seguito dell’apertura del fallimento della FA 1, la
Cassa ha rettamente chiesto (in via sussidiaria) ai ricorrenti, organi formali
della stessa, il risarcimento ex 52 LAVS relativi ai contributi paritetici non
versati dalla società.

 

                                2.3   Si
ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici
legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando
questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto.
Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per
insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer, op. cit., p. 1076; STFA H 136/04
del 18 agosto 2005 consid. 3.2.; DTF 123 V 15s consid. 5b, 98 V 26). L'ammontare
del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe
dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 p. 687; Frésard, La responsabilité de
l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon
l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, p. 9).

                                         Costituiscono
elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per
la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28
ottobre 2002 consid. 4.1.; STCA 31.2002.10 del 10 giugno 2002 consid. 2.3; Pratique
VSI 1994 p. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01 del 4
ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art.
41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in: Trisconi-Rossetti,
L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei
confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, in RDAT II 1995 pagg. 369 s; vedi
anche la numerosa giurisprudenza citata in: Istituto delle assicurazioni
sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52
LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di
lavoro”, in RDAT II 2002 pagg. 519 s; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2 consid.
6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H 142/03
del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).

                                         Occorre
poi ricordare che, per quel che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione
documentare la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti
conto ecc. (Trisconi-Rossetti, op. cit., p. 396).

                                         Tuttavia
va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione
delle parti, in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove
che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto
(RCC 1991 p. 133 consid. II/1b).

 

                                         Nel
caso in esame fanno parte del danno fatto valere dalla Cassa nei confronti dei
ricorrenti i contributi AVS/AI/IPG/AD e AF non versati dalla FA 1 nel 2006 e
2007, quest’ultimo sino al mese di luglio. Gli oneri sociali sono stati
calcolati sulla base delle relative distinte salariali (sub doc. 2/B inc.
31.2009.11). Fanno parte del danno anche i contributi di cui alla ripresa
salariale relativa al periodo 1° gennaio 2003 - 31 dicembre 2005 a seguito di
un controllo del datore di lavoro eseguito il 19 luglio 2007 (doc. 2/E inc.
31.2009.11). La ripresa salariale è stata oggetto di una decisione su
tassazione d’ufficio datata 20 giugno 2007, rimasta incontestata (doc. 2/B inc.
31.2009.11). 

 

                                2.4   Per
definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un
atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al
datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi
(Pratique VSI 1994 p. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento
l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle
sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo
di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di
un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo
di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto
(art. 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 p. 607 consid. 5a). L’obbligo
di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un
compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 p. 108 consid. 7a con riferimenti)
e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai
sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno
(Pratique VSI 1993 p. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid.
1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, p. 650 consid. 2). Inoltre -
anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro
deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il
prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione
richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della
Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche
se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 p. 608
consid. 5b).

 

                                2.5   La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in
seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS,
relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli
periodicamente alla cassa, rispettivamente degli artt. 34 e ss. OAVS relativi
ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore
di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave
negligenza e quindi può procedere contro di lui. Incombe allora al datore di
lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa,
idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave
delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a
circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 p. 213). È quindi
possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro
riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà
passeggere di liquidità. Affinché un simile comportamento non comporti
l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante
in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile
solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI
1996 pag 307; RCC 1992 p. 261 consid. 4b, 1985 p. 604 consid. 3a). L’obbligo
del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla
Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di
giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b;
Frésard, cit., in RSA 1987 p. 7).

 

                                2.6   Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una
negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare
quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella
stessa situazione.

                                         La
misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza
che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore
di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC
1988 p. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con
riferimenti; Knus, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, p.
53). I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non
sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa. Si deve
infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati
ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto
di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito
in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono
state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a;
RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit., p. 52; Dieterle/Kieser, Das
Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer Treuhänder, 1995, p.
658). La giurisprudenza ritiene che, di regola, la
mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura
una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).

 

                                         Occorre
però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non
versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi (DTF 121 V 244 consid.
4b, 108 V consid. 1b e 193 consid. 2b).

 

                                2.7   Nella fattispecie in esame, RI 2 evidenzia di aver intrapreso gli
sforzi necessari affinché la società potesse continuare la sua attività sino al
2008, immettendo segnatamente nell’azienda capitali privati ed assumendosi
personalmente i debiti societari.

 

                                         RI
1 sostiene che, nella qualità di gerente della società, aveva attentamente vigilato
sull’operato di RI 2, non riscontrando alcuna irregolarità nel suo comportamento,
tant’è che quest’ultimo aveva investito a più riprese capitali privati per
salvare la ditta. L’insorgente evidenzia inoltre di non aver omesso di
verificare che i contributi fossero versati, avvallando, dopo attenta
riflessione, la decisione del socio RI 2 di privilegiare il pagamento dei
salari dei dipendenti e dei fornitori essendo questa l’unica possibilità per
salvare la società dal fallimento.

 

                                         Occorre
pertanto esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro (rispettivamente
i suoi organi formali, trattandosi in casu di una persona giuridica) a non
versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi (DTF 121 V 244 consid.
4b, 108 V consid. 1b e 193 consid. 2b).

 

                                         Costituisce
motivo di giustificazione il caso in cui un datore di lavoro, omettendo il
pagamento dei contributi per fare fronte a una mancanza (passeggera) di liquidità,
tenti in questo modo di salvare l'impresa che versa in una delicata situazione
finanziaria. Un simile comportamento sfugge a una responsabilità ai sensi dell'art.
52 LAVS unicamente se in questo modo il datore di lavoro onora altri crediti
(segnatamente quelli dei lavoratori e dei fornitori) essenziali per la sopravvivenza
dell'azienda e al tempo stesso può oggettivamente ritenere che i contributi
dovuti verranno soluti entro un termine ragionevole. La questione decisiva, in
tale contesto, non è tanto se il datore di lavoro all'epoca credeva realmente
che l'azienda potesse essere salvata e che i contributi sarebbero stati pagati
in un futuro prossimo, bensì piuttosto se un tale atteggiamento fosse allora
oggettivamente sostenibile agli occhi di un terzo responsabile (STF 9C_812/2007
del 12 dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, Die
Haftung des Arbeitgebers und seiner Organe nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 668s pp.
156ss; vedi anche Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts
zur Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,
2006, pp. 25ss e 35s; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002 consid. 4c
e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta Corte ha precisato che
la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua esistenza su
equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e immediate (STFA H
170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6. con riferimenti e H 336/95 del 7 maggio
1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito che l’organo della società
deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del
fatto che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA H 446/00 del
31 agosto 2001 consid. 4a). Quindi l’illiquidità della società non giustifica
il procrastinare del pagamento dei contributi se non sono realizzati i chiari
criteri di discolpa posti dalla citata giurisprudenza (STCA 31.2008.6 del 12
febbraio 2009). 

                                         Da
distinguere dal caso in cui il datore di lavoro non versa i contributi per
salvare l’azienda, la cui omissione può costituire motivo di giustificazione,
vi è la fattispecie in cui il mancato pagamento in occasione della cessazione
dell’attività può eventualmente rappresentare motivo di discolpa. Questa seconda ipotesi può verificarsi segnatamente con riferimento
a quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e ineccepibilmente onorato,
dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri obblighi di datori di lavoro,
cadono in difficoltà economiche, devono essere sciolte (normalmente per causa
di fallimento) e rimangono debitrici dei contributi sociali per gli ultimi mesi
della loro esistenza. In questi casi, la giurisprudenza circoscrive a due o tre
mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3 con riferimenti;
cfr. in dettaglio Reichmuth, op.cit., n. 696 ss pp. 163 ss; cfr. anche Meyer,
op. cit., p. 36). Va poi ricordato che per giurisprudenza non
può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se il differimento dei pagamenti
dei contributi paritetici era cronico, e i pagamenti venivano effettuati solo
dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose, giungevano a uno stadio
avanzato (STFA del 27 giugno 1994 nella causa M.).

 

                                2.8   Occorre
quindi esaminare se in casu la società si trovava confrontata con una mancanza
di liquidità passeggera e se l’omesso pagamento dei contributi era da
considerare giustificato dalle prospettive allora esistenti per il salvataggio
dell’azienda. 

                                         In
questo contesto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (STCA 31.2007-18-20
del 9 giugno 2008, 31.2002.03 del 22 maggio 2002 e 31.1995.12 del 14 giugno
1995) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi
dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa,
né a eventuali cause di un fallimento. Non è pertanto rilevante, ad esempio,
che i problemi di liquidità fossero dovuti al peggioramento delle condizioni
del mercato che il datore di lavoro soggettivamente sperasse in un salvataggio
aziendale e di conseguenza confidasse nel pagamento dei contributi scaduti, e
ciò nemmeno se questo ha portato ad immettere capitali privati nella società
(Reichmuth, op. cit., n. 677 e 679 p. 160 con riferimenti). 

 

                                         Nel
caso concreto, dall’esame degli atti, risulta che i problemi finanziari della società
risalivano almeno agli inizi del 2004. Al riguardo va fatto riferimento alla disdetta
6 febbraio 2004 della Banca __________ relativa al debito da conto corrente di
fr. 55'763,35 (doc. F inc. 31.2009.11), prestito accesso da RI 2, come
sostenuto nel ricorso, per finanziare l’aumento di capitale della società. Va
poi considerata la procedura iniziata nel gennaio 2005 dal locatore, per
l’incasso delle pigioni dovute da __________ Sagl (cfr. verbale d’udienza 11
gennaio 2005 dell’Ufficio di Conciliazione in doc. L inc. 31.2009.11), e sfociata
in istanza di sfratto (cfr. verbale d’udienza 29 novembre 2006 della Pretura di
__________ in doc. I inc. 31.2009.11). Come sostenuto nel ricorso (punto no. 9),
solo grazie a continue discussioni e accordi in Pretura la società è potuta rimanere
nei locali che occupava e quindi garantire la continuazione dell’attività. 

                                         RI
2 evidenzia inoltre di aver versato nel giugno 2007 fr. 96'000.--, attingendo a
capitale privato (finanziato da un prestito bancario della Banca __________,
cfr. doc. G inc. 31.2009.11), quale ultima ratio per cercare di salvare la società.
Tale finanziamento, come egli stesso ha ammesso, giungeva dopo diverse comminatorie
di fallimento a cui egli era riuscito ad ovviare ottenendo dei pagamenti dilazionati.
Non si misconosce che il ricorrente si è anche assunto personalmente un debito
della società sottoscrivendo pure una cambiale a garanzia di un prestito concesso
dalla Banca __________ alla __________ Sagl (doc. H inc. 31.2009.11).

                                         Pur
riconoscendo l’intento di salvaguardare i posti di lavoro, queste misure sono
tuttavia intervenute in un momento in cui la situazione finanziaria della società
era gravemente ed irrimediabilmente compromessa, tenuto conto del fatto che, come
visto, almeno già dal 2004 vi erano problemi di liquidità. Anzi, non va dimenticato
che, come rilevato dalla Cassa nella decisione contestata, dal settembre 2000
la __________ Sagl è stata diffidata per il mancato pagamento dei contributi paritetici
e precettata dal settembre 2001. 

                                         Va
poi evidenziato che secondo la giurisprudenza federale il fatto che il datore
di lavoro abbia investito nella ditta, a fondo perso, ingenti somme provenienti
dal suo patrimonio privato, nulla cambia nella sostanza, allorquando la sua
responsabilità ex art. 52 LAVS sia stata appurata (STFA H 446/00 del 31 agosto
2001 consid. 4b; STFA non pubblicata del 29 febbraio 1992 nella causa V. J., W.
e T.).

 

                                         Visto
quanto precede, non sussistono dunque motivi che consentono di ritenere che la
scelta di differire il pagamento dei contributi paritetici fosse, secondo una
valutazione ragionevole, obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza
della società. Non è nemmeno assodato che il datore di lavoro potesse
oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa riguardo ad
ogni suo credito. 

                                         

                                         La
società non ha liquidato, dopo numerose diffide e precetti, oltre ai contributi
della ripresa salariale 2003-2005, tre acconti trimestrali del 2006 ed il
relativo conteggio finale, come pure gli oneri sociali del 2007 (cfr.
specchietto dell’evoluzione dei pagamenti relativi agli oneri sociali per gli
anni 2006 e 2007; doc. 3B-B2 inc. 31.2009.11). Il mancato pagamento di contributi
riferiti a un tale periodo configura negligenza grave da parte del ricorrente,
l’eluso versamento non essendo all’evi- denza riferito ad un corto periodo
contributivo, circostanza questa che, a determinate condizioni, può eventualmente
assurgere a motivo di discolpa e quindi di esclusione di una responsabilità ex
art. 52 LAVS. La giurisprudenza federale ha considerato cronico il mancato
pagamento dei contributi durante numerosi mesi (STFA 7 maggio 1997 nella
causa G., 7 maggio 1997 nella causa V., in cui il mancato pagamento è durato
all’incirca dieci mesi). Ha per contro ritenuto giustificato il mancato
versamento della durata di tre mesi se tuttavia precedentemente i
contributi erano stati versati regolarmente (DTF 121 V 243; STF 9C_812/2007
del 12 dicembre 2008, STFA H 134/02 del 30 gennaio 2003, STFA H 295/01
del 20 agosto 2002, STFA H 209/01 del 29 aprile 2002; STCA 31.2003.11 del 2
marzo 2004), ciò che non è manifestamente il caso in esame.

 

                                2.9   Per
quanto concerne RI 1, accettando con effetto 1° settembre 2005 il mandato di gerente della __________ Sagl, egli aveva quindi assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano.

                                         Conformemente
la giurisprudenza federale, non solo i soci gerenti ma anche i soli gerenti
di una Sagl rispondono dei danni causati dal non pagamento dei contributi
sociali come gli organi di una società anonima (DTF 126 V 238 = Pratique VSI
2000, pp. 226-229; cfr. anche Pratique VSI 2002 pp. 177-178; STFA H 20/01 del
21 giugno 2001). Il comportamento dei gerenti nell’ambito della gestione va
quindi valutato secondo gli stessi criteri applicati agli amministratori di
questa società (STF 9C_788/2007 del 29 ottobre 2008; STFA H 95/04 del 8 marzo
2005, STFA H 337/01 del 23 gennaio 2003; STCA 31.2002.10 del 10 giugno 2002 e
31.2001.38-39 del 14 ottobre 2002).

                                         Pertanto,
ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni amministratore (e di
conseguenza anche al gerente di una Sagl) spetta l’alta vigilanza sulle persone
incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza
della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni.
L’amministratore (rispettivamente il gerente) deve, di principio, informarsi periodicamente
dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo
rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed
agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il
sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la
delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano
rispettate (STFA H 282/01 del 27 febbraio 2002 e del 25 luglio 1991; DTF 114
V 219 = RCC 1989 p. 116; cfr. anche STFA 29 agosto 1997 nella
causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi
vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti
in conformità all'art. 51 LAVS (STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003, STFA H
310/02 del 11 novembre 2003, STFA H 33/03 del 8 ottobre 2003 e STFA H 208/00 +
H 209/00 del 28 aprile 2003; DTF 108 V 202; Frésard, op. cit., RSA 1991,
p. 165). 

                                      

                                         Nel
caso in esame, il ricorrente non può essere seguito allorquando afferma “di
non aver omesso di verificare che i contributi fossero versati venendo meno
agli obblighi imposti dalla sua carica …” (cfr. ricorso punto no. 14,
riportato al consid. 1.4) allorquando, come visto, la società era cronicamente
in arretrato con il pagamento degli oneri sociali e che dopo la liquidazione
del primo trimestre 2006, avvenuta dopo oltre un anno in ritardo, la __________
Sagl non ha più versato alcun contributo sociale. 

 

                              2.10   In
conclusione, non essendo ravvisabile alcun valido motivo di giustificazione, rispettivamente
di discolpa, i ricorrenti devono risarcire, con vincolo di solidarietà, alla
Cassa il danno derivante dal mancato pagamento degli oneri sociali da parte
della __________ Sagl per complessivi fr. 49'279,05.

 

                                         Visto
quanto precede, le querelate decisioni vanno confermate, mentre i ricorsi
devono essere respinti.

 

                              2.11   Gli
insorgenti hanno chiesto l’assunzione di alcuni testi ed il richiamo dell’incarto
da parte della Cassa. 

 

                                         Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito ai sensi
dell'art. 29 cpv. 2 Cost. deve, tra l'altro, essere dedotto il diritto per
l'interessato di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul
provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, di partecipare
all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al
riguardo (DTF 127 I 56, 126 I 16, 124 V 181, 375). Sono in ogni caso ammesse
soltanto le prove giuridicamente determinanti ai fini del giudizio; possono
inoltre essere respinti i mezzi di prova atti a provare una circostanza già
chiara, i mezzi di prova che non porterebbero alcun chiarimento alla
fattispecie o, ancora, che sono noti all’autorità per sua conoscenza diretta o indiretta
(DTF 120 V 360). Quindi, se gli accertamenti svolti d'ufficio permettono
all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente
delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza
preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare
questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento
anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des
Bundes, 1998, p. 39 no. 111 e p. 117 no. 320; DTF 122 II 469, 122 III 223). In
tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito
conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV N. 10 p. 28; DTF 124
V 94). 

 

                                         Nel caso in esame, con la risposta di causa la Cassa ha prodotto gli
atti relativi alla fattispecie concreta, motivo per cui un (ulteriore) richiamo
degli stessi non è necessario. Per quanto concerne i testi, gli insorgenti non
hanno indicato i nominativi delle persone che dovrebbero essere ascoltate e
tantomeno su che cosa esse dovrebbero riferire. A prescindere da questa
generica richiesta, la documentazione agli atti è sufficiente per statuire
nel merito della presente vertenza, motivo per cui non si rende necessario
esperire ulteriori accertamenti.

 

 

Per
questi motivi

 

dichiara
e pronuncia

 

                                   1.   I
ricorsi sono respinti.

 

                                   2.   Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.                              

 

                                   3.   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. 

                                         Al 
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.

 

 

Per
il Tribunale cantonale delle assicurazioni 

Il
vicepresidente                                                     Il
segretario

 

Raffaele
Guffi                                                         Fabio Zocchetti