# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 303e9091-c4bf-595a-b143-81e4b42e882e
**Source:** Ticino (TI)
**Court Level:** cantonal
**Decision Date:** 2002-02-15
**Language:** it
**Title:** Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 15.02.2002 33.2001.86
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/TI_Gerichte/TI_TCAS_001_33-2001-86_2002-02-15.html

## Full Text

RACCOMANDATA

  	
  

  	
  

  	
   

  	 

	
  Incarto n.

  33.2001.00086

   

  rs/tf

  	
  Lugano

  15 febbraio 2002

   

  	
  In nome

  della Repubblica e Cantone

  del Ticino

  	 

	
  Il
  Tribunale cantonale delle assicurazioni

  
	
   

  
	
   

  
						

 

	
  composto dei giudici:

  	
  Daniele Cattaneo,
  presidente, 

  Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

  

 

	
  redattrice

  	
  Raffaella
  Sartoris

  

 

	
  segretario:

  	
  Fabio Zocchetti

  	
   

  

 

 

 

statuendo sul ricorso del 30 agosto 2001 di

 

	
   

  	
  __________

   

  
	
   

  	
  contro 

  	 

 

	
   

  	
  la decisione del 27 agosto 2001 emanata
  da

  
	
   

  	
  Cassa cant. di compensazione, 6501 Bellinzona 1 Caselle,  

   

  in materia di prestazioni complementari

  

 

 

ritenuto,                           in
fatto

 

                               1.1.   Con
decisione 27 agosto 2001 la Cassa cantonale di compensazione (di seguito la
Cassa) ha respinto la richiesta di __________ tendente all'assegnazione di una
prestazione complementare alla rendita per orfana di madre e alla rendita
completiva per figlia di un assicurato invalido (cfr. doc. _).

 

                               1.2.   Con
tempestivo ricorso 30 agosto 2001, indirizzato al TCA, l'assicurata ha
contestato la decisione dell'amministrazione, precisando che il suo unico
reddito è costituito dalle rendite versatele dalle assicurazioni sociali e che
il padre non provvede in nessun modo al suo sostentamento (cfr. doc. _).

 

                               1.3.   Con risposta
di causa 2 novembre 2001 la Cassa ha proposto di respingere il gravame con le
seguenti motivazioni:

 

" 
Dall'esame della documentazione agli atti
rileviamo che la ricorrente, titolare di una rendita per orfana di madre e
rispettiva rendita completiva per figlia di un assicurato invalido (padre), ha
presentato in data 23 aprile 2001 una richiesta di prestazione complementare.

 

Con decisione del 27 agosto 2001 la resistente
notificava la propria decisione di rifiuto computando, nel calcolo oggetto del
contendere, un importo di fr. 102'239.-- quale onere di mantenimento che il
padre ha nei confronti della figlia in quanto studente.

 

La fattispecie cade quindi sotto il campo
d'applicazione dell'art. 277 cpv. 2 CC, che quale norma a carattere eccezionale
prevede "se raggiunta la maggiore età il figlio non ha ancora una
formazione appropriata i genitori - per quanto si possa ragionevolmente
pretendere da loro dato l'insieme delle circostanze - devono continuare a
provvedere al suo mantenimento; ciò fino al momento in cui una simile
formazione non possa normalmente concludersi".

 

La disposizione di legge subordina il dovere di
mantenimento a due condizioni:

●  il figlio non ha ancora acquisito una
formazione adeguata al 

    raggiungimento della maggiore età

●  dai genitori si deve ragionevolmente
pretendere - considerato 

l'insieme delle
circostanze - che provvedano al suo mantenimento al di là della maggiore età.

 

Per il caso in esame ci si sofferma quindi sulla
seconda condizione che pone evidentemente qualche problema alla luce delle
osservazioni sollevate dalla ricorrente in sede ricorsuale. Per questa ragione
la resistente, consapevole di trovarsi di fronte ad una situazione particolare,
ha promosso in data 25 settembre 2001 un incontro tra le parti allo scopo di
chiarire i vari aspetti legati alla situazione familiare.

 

La giurisprudenza ha a tale proposito precisato
che "l'obligation d'entretien dépend expressément de l'ensemble des
circonstances, et notamment des relations personnelles entre parents et
enfants" (DTF 120 II 177).

 

Dunque elemento determinante sono le relazioni
personali esistenti.

 

Nel caso di specie l'istruttoria esperita dalla
resistente ha potuto accertare che la signora __________ già dal 1° luglio 1999
ha trasferito il proprio domicilio a __________.

Inoltre la decisione di lasciare l'abitazione del
padre è stata motivata dal fatto che quest'ultimo non ha mai accettato la sua
relazione con un uomo di colore e neppure ha mai accettato il figlio nato da
questa relazione essendo nato lui stesso di colore. La figlia ha dunque
preferito lasciare il padre e cercare di costruirsi il proprio nucleo
familiare, purtroppo senza molta fortuna essendo nel frattempo intervenuta una
rottura dei rapporti con il padre del figlio.

 

Stante quanto sopra, non si ravvede comunque
alcuna responsabilità della figlia quanto alla necessità di lasciare
l'abitazione del padre e trasferirsi a __________.

 

Il Tribunale federale in DTF 111 II 413 ha avuto
modo di confermare ed ammettere l'esistenza dell'onere di mantenimento anche a
favore del figlio maggiorenne non ancora al termine degli studi che ha lasciato
l'abitazione dei genitori per andare a vivere in concubinato, se tale scelta è
stata motivata da gravi divergenze sorte con i genitori e di cui questi ultimi
sono corresponsabili.

 

Al contrario l'onere di mantenimento viene negato
ove non sussistano più relazioni fra genitori e figlio, per essersi
quest'ultimo sottratto in modo colpevole ai doveri che gli incombono in virtù
del diritto di famiglia.

 

Ad esempio il Tribunale federale ha giudicato che
"… si un enfant persiste après la majorité, dans l'attitude de rejet qu'il
avait adoptée pendant le divorce de ses parents, envers le parent qui n'avait
pas la garde, bien que celui-ci se soit comporté correctement envers lui, cette
attitude inflexible lui est imputable" (cfr. DTF 117 II 128; 113 II 376).

 

Alla luce di quanto precede la resistente trae
quindi il convincimento che l'onere di mantenimento sia ampiamente giustificato
ma che lo stesso debba essere modificato da fr. 102'239.-- a fr. 32'854.--
(pos. 32 della tabella di calcolo PC) corrispondenti al fabbisogno calcolato
per __________ (limite di reddito per persona sola + cassa malati + contributo
minimo AVS + affitto). Malgrado questa modifica la prestazione dell'assicurata
risulta sempre respinta." (Doc. _)

 

                               1.4.   Pendente
causa  il TCA ha posto all'assicurata i seguenti quesiti:

 

"1.-   per quali motivi ha deciso di non vivere più con suo
padre, signor __________ e di trasferire il suo domicilio a __________;

 

2.-  se
suo padre vedeva di buon grado la sua relazione con il signor __________;

 

3.-  in caso di risposta negativa alla domanda
2.-, indicare i motivi;

 

4.-  se,
oltre all'eventuale motivo della sua relazione sentimentale, vi erano altri
punti di disaccordo con suo padre e precisare quali;

 

5.-  se,
nell'ipotesi in cui suo padre non approvasse la sua relazione con il signor
__________, ha tentato di fargli accettare il suo rapporto sentimentale e la
nascita di suo figlio __________, il __________ 1999;

 

6.-  in
caso di risposta affermativa alla domanda 5.-, indicare in che modo;

 

7.-  dopo
la rottura della relazione con il signor __________ e la partenza di quest'ultimo
per __________ nel mese di maggio 2000, com'è stata l'evoluzione dei rapporti
con suo padre, signor __________."

(Doc.
_)

 

                                         Il 29
novembre 2001 l'interessata ha risposto:

 

" 
Ho deciso di trasferirmi a __________ in quanto
mio padre non accettava la mia relazione con un uomo di colore, e meno ancora
che aspettassi un figlio da lui, oltretutto in relazione non coniugale.

 

Mio padre avrebbe voluto che mi mettessi a sua
disposizione per accudire alle faccende di casa e per fargli compagnia,
rimpiazzando mia madre della quale sono orfana da alcuni anni.

Non accettava quindi che volessi crearmi una mia
famiglia.

 

Ho tentato di far accettare a mio padre la
relazione con il signor __________ e la nascita di suo nipote __________, ma i
pregiudizi dovuti in parte anche alla sua confessione religiosa sono stati
invalicabili.

 

In seguito alla rottura della relazione con il
signor __________ ed il conseguente distacco non vi è stata alcuna evoluzione
positiva dei rapporti.

Egli ritiene infatti che, visto quanto sopra, io
non sia meritevole di alcun aiuto da parte sua, salvo il ritorno sotto il tetto
paterno alle condizioni sopra elencate.

 

Nell'intento di far valere il diritto all'onere
di mantenimento come previsto nello scritto del 02.11.01 delle lod.
assicurazioni sociali al vostro indirizzo, credo mi sarebbe d'aiuto una
distinta dettagliata del fabbisogno calcolato da sottoporre a mio padre."
(Doc. _)

 

                               1.5.   Il 10
dicembre 2001 la Cassa ha riconfermato quanto comunicato con la risposta di
causa (cfr. doc. _).

 

 

                                         in
diritto

 

                               2.1.   Nella
presente fattispecie è controversa la computazione dell'onere di mantenimento
del padre di __________, beneficiaria di una rendita per orfana di madre e di
una rendita completiva per figlia dell'AI (cfr. doc. _; consid. 1.2.).

                                         Questa
circostanza ha portato l'amministrazione a respingere la richiesta di
prestazioni complementari da parte dell'assicurata.

 

                                         Scopo
della prestazione complementare è quello di garantire un "reddito
minimo" per far fronte ai "fabbisogni vitali" ai sensi dell'art.
112 cpv. 2 lett. b Cost e Disp. transitoria all'art. 112 Cost. (34 quater
v.Cost; RCC 1992 p. 346). Questa nozione è più ampia rispetto al "minimo
vitale" agli effetti del diritto esecutivo (art. 93 LEF). La Legge
federale sulle prestazioni complementari all'AVS/AI contiene dunque la garanzia
di un reddito minimo per le persone anziane e invalide (su queste questioni
cfr. DTF 113 V 280 (285), RCC 1991 pag. 143 (145), RCC 1989 pag. 606, RCC 1986
pag. 143; Cattaneo, "Reddito minimo garantito: prossimo obiettivo della
sicurezza sociale" in RDAT 1991 II pag. 447ss, spec. pag. 448 nota 12 e
pag. 460 nota 83). I limiti di redditi rivestono pertanto una doppia funzione e
meglio quella di limite dei bisogni e di reddito minimo garantito (DTF 121 V
204; Pratique VSI 1995 p. 52 e 176; 1994 p. 225; RCC 1992 p. 225; cfr. anche
Messaggio concernente la terza revisione della legge federale sulle prestazioni
complementari all’AVS/AI, p. 3, p. 8 e 9).

 

                               2.2.   Secondo
l'art. 2b lett. a LPC hanno diritto alle prestazioni complementari giusta
l'articolo 2 le persone che:

 

" 
a. hanno diritto a una rendita vedovile o per
orfani dell'AVS;"

 

                                         Inoltre
l'art. 3a cpv. 7 lett. a LPC prevede che:

 

" 
Il Consiglio federale disciplina:

 

a.   la
somma delle spese riconosciute e dei redditi determinanti dei membri della
stessa famiglia. Esso può prevedere eccezioni all'addizione, in particolare per
i figli che hanno diritto a una rendita per figli dell'AVS o dell'AI;"

 

                                         L'art. 7
cpv. 1 lett. c OPC sancisce:

 

" 
La prestazione complementare annua per i figli
che danno diritto a una rendita per figli dell'assicurazione per la vecchiaia e
i superstiti (AVS) o dell'assicurazione invalidità (AI) è calcolata come segue:

 

(…)

 

        c.                             se il
figlio non vive con i genitori oppure vive con un genitore che 

                                        non ha
diritto alla rendita né può far valere alcun diritto ad una 

                                        rendita
completiva, la prestazione complementare è calcolata 

                                        separatamente."

                                      

                                         Pertanto
i figli che hanno diritto a una rendita completiva dell'AVS o dell'AI e che non
vivono con il genitore beneficiario della rendita AVS/AI hanno diritto alla PC,
che viene calcolata separatamente.

 

                               2.3.   Per l'art. 3
LPC le prestazioni complementari comprendono:

 

" 
a. la prestazione complementare annua versata
ogni mese;

b. il rimborso delle spese di malattia e
invalidità" (art. 3d LPC)."

 

 

                               2.4.   Secondo
l’art. 3a LPC 

 

"  L'importo
della prestazione complementare annua deve corrispondere alla differenza tra
l'eccedenza delle spese riconosciute e i redditi (cpv. 1)."

                                      

                               2.5.   Per quanto
riguarda le spese riconosciute l’art. 3b LPC, prevede che:

 

"  Per
le persone che non vivono durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o
in un ospedale (persone che vivono a casa), le spese riconosciute sono le
seguenti:

 

  a. importo destinato
alla copertura del fabbisogno vitale, per anno:

  1. per le persone
sole, almeno 14'690 franchi e al massimo 

      16'290 franchi;

  2. per i coniugi,
almeno 22'035 franchi e al massimo 24'435                         franchi;

       
3. per gli orfani e per i figli che danno diritto a una rendita per figli dell'AVS
o dell'AI, almeno 7'745 franchi e al massimo 8'545.

            Per
i due primi figli si prende in considerazione la totalità   dell'importo
determinante, per due altri figli due terzi ciascuno e 

            per
ogni altro figlio un terzo;"

 

                                         Dal 1°
gennaio 2001 l’importo massimo computabile a titolo di fabbisogno è pari
16'880.-- per persone sole, 25'320.-- per coniugi, fr. 8’850.-- per il primo e
per il secondo figlio o orfano, fr. 5'900.-- per il terzo e per il quarto
figlio o orfano e fr. 2'950.-- per il quinto e successivi figli o orfani (cfr.
Ordinanza 01 sull'adeguamento delle prestazioni complementari all'AVS/AI del 18
settembre 2000; Decreto esecutivo concernente la legge federale sulle
prestazioni complementari all’AVS/AI del 6 dicembre 2000).

 

 

                                         Sono inoltre
riconosciute le spese per

 

" 
b. la pigione di un appartamento e le relative
spese accessorie. 

In caso di
presentazione di un conguaglio per le spese accessorie, non si può tenere conto
né di un pagamento di arretrati né di una richiesta di restituzione."

 

                                         Per le
persone che vivono a casa e per le persone che vivono in un istituto sono
inoltre riconosciute le spese seguenti:

 

"a.    spese per il conseguimento del reddito fino a
concorrenza del reddito lordo dell'attività lucrativa;

 b.   spese di manutenzione di fabbricati e interessi ipotecari fino
a concorrenza del ricavo lordo dell'immobile;

 c.   premi versati alle assicurazioni sociali della Confederazione,
eccettuata l'assicurazione malattie;

d.    importo forfetario annuo per l'assicurazione obbligatoria delle
cure medico-sanitarie. L'importo forfetario deve corrispondere al premio medio
cantonale per l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie
(compresa la copertura infortuni);

 e.   pensioni alimentari versate in virtù del diritto di famiglia (cpv.
3)."

 

                                         La lista
dei costi considerabili ai fini del calcolo della PC è esaustiva e le
disposizioni in esame sono di diritto federale imperativo (E. Carigiet,
Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, Zurigo 1995, p. 135 e E. Carigiet/U. Koch,
Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, Supplement, Zurigo 2000, p. 83).

                                         Spese che
non rientrano nella lista succitata non possono quindi essere ammesse.

 

                               2.6.   Secondo
l’art. 3c cpv. 1 LPC, inoltre, i redditi determinanti comprendono:

 

"  a. le
entrate in denaro o in natura provenienti dall'esercizio di            un'attività
lucrativa. Un importo di 1000 franchi per le persone sole    e di 1500 franchi
per i coniugi e le persone con figli che hanno o                               danno
diritto a una rendita é dedotto dal reddito annuo                proveniente
dall'esercizio di un'attività lucrativa, il saldo é     computato in ragione di
due terzi. Per gli invalidi ai sensi    dell'articolo 2c lettera d, il reddito
dell'attività lucrativa é                                 interamente
computato;

  b. il reddito
proveniente da sostanza mobile e immobile;

  c. un quindicesimo
della sostanza netta oppure un decimo per i       beneficiari di rendite di
vecchiaia, nella misura in cui superi per           persone sole 25 000
franchi, per coniugi 40 000 franchi e per      orfani e figli che danno diritto
a rendite per figli dell'AVS o dell'AI     15 000 franchi. Se l'immobile
appartiene al beneficiario delle         prestazioni complementari o a un'altra
persona compresa nel     calcolo della prestazione complementare e serve quale
abitazione             ad almeno una di queste persone, soltanto il valore
dell'immobile                               eccedente 75 000 franchi é preso in
considerazione quale   sostanza;

  d. le
rendite, le pensioni e le altre prestazioni periodiche, comprese  le rendite
dell'AVS e dell'AI;

  e. le prestazioni
derivanti da un contratto di vitalizio o da un'altra       convenzione analoga;

  f.  gli assegni
familiari

  g. le entrate e le
parti di sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato;

  h. le pensioni
alimentari del diritto di famiglia."

 

                               2.7.   Secondo
l’art. 3c cpv. 1 lett. h LPC, in vigore dal 1° gennaio 1998, il reddito determinante
comprende le pensioni alimentari del diritto di famiglia.

 

                                         Per la
lettera g dell'articolo succitato, inoltre, il reddito determinante comprende
pure le entrate e le parti di sostanza a cui l'assicurato ha rinunciato.

                                      

                                         In
materia di prestazioni complementari, vengono di principio considerati per il
calcolo, solo quegli attivi che l’assicurato ha effettivamente ricevuto e di
cui può disporre senza restrizioni (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; RDAT I
1992 p. 154; RCC 1984 p. 189; Werlen, Der Anspruch auf Ergänzungsleistungen,
Baden 1995, p.156/ 166; ZAK 1989 p. 238).                                                           

                                         E' quindi
rilevante il fatto che l’interessato non dispone dei mezzi necessari per far
fronte ai suoi bisogni esistenziali, non il motivo che ha condotto a questa
situazione (DTF 115 V 355). 

                                         Tale
principio è tuttavia sottoposto a dei limiti. In particolare non è richiamabile
se l’assicurato ha rinunciato a dei beni senza esserne giuridicamente obbligato
e senza controprestazione adeguata, oppure dispone di un diritto a determinate
entrate o a una determinata sostanza, ma non ne fa uso o non fa valere le sue
pretese (RCC 1989 p. 350 consid. 3b; 1988 p. 275 consid. 2b) o se, per motivi
di cui è responsabile, non esercita, per lo meno a tempo parziale, un’attività
lucrativa ammissibile (AHI Praxis 1995 p. 166 consid. 2a; Pratique VSI 1994 p.
225 consid. 3a; RCC 1992 p. 348; DTF 115 V 353 consid. 5c). 

                                         In questi
casi la giurisprudenza considera che vi è una rinuncia a sostanza ai sensi
dell’art. 3 cpv. 1 lett. f LPC in vigore fino al 31 dicembre 1997 (RDAT I 1994
p. 189 consid. 3a; RCC 1989 p. 350 consid. 3b). Questa giurisprudenza
dev’essere applicata anche in virtù del nuovo diritto. L’art. 3c cpv. 1 lett. g
LPC prevede infatti che i redditi determinanti comprendono anche le entrate e
le parti di sostanza cui l’assicurato ha rinunciato.

                                         Di regola
la giurisprudenza si è limitata a riconoscere l’applicabilità del citato
articolo, se la rinuncia è avvenuta senza obbligo legale e senza controprestazione
adeguata. Ha infatti ribadito più volte che il sistema delle prestazioni complementari
non offre la possibilità di procedere ad un controllo dello stile di vita
dell’assicurato e di chiedersi se in passato il richiedente ha vissuto al di
sotto o al di sopra della normalità (AHI Praxis 1995 p. 167 consid. 2b;
Carigiet, Ergänzungsleistungen, Zurigo 1995, p. 120).

 

                                         Secondo
la giurisprudenza del TFA, inoltre, al coniuge avente diritto a pensioni
alimentari vanno computate le prestazioni convenute con l’altro coniuge e non
quelle effettivamente versate, finché la loro irrecuperabilità non può essere
obiettivamente stabilita. L'irrecuperabilità delle pensioni alimentari dovute
può essere ammessa, di regola, quando sono state esaurite tutte le possibilità
giuridiche per il loro recupero (DTF 120 V 443 consid. 2; Pratique VSI 1995 p.
52; RCC 1991 pag. 145 consid. 2c, RCC 1988 pag. 275-276; Direttive UFAS sulle
prestazioni complementari, cifra 2130). Questo è in particolare il caso quando
la moglie ha intrapreso infruttuosamente procedure civili o penali oppure
procedimenti esecutivi (SVR 1996 EL Nr. 20 p. 59 consid. 4; SVR 1994 EL Nr. 1
p. 1 consid. 3b; RCC 1992 p. 272).

                                         Il rigore
di questa giurisprudenza è però stato mitigato dall'Alta corte federale in due
sentenze del 24 e 31 marzo 1992. In quest'occasione il TFA ha ammesso che il
carattere di irrecuperabilità può essere ammesso anche in assenza di qualsiasi
intervento giuridico, se si può chiaramente comprovare che il debitore di
alimenti non è in grado di mantenere i suoi obblighi. Questa prova può essere
fornita in particolare per mezzo di attestati ufficiali (emanati ad esempio
dalle autorità esecutive o fiscali), relative al reddito e alla sostanza del
debitore di alimenti (SVR 1996 EL Nr. 20 p. 60 consid. 4; Pratique VSI 1995 p.
53; RCC 1992 pag. 271 consid. 2, RCC 1992 pag. 275 consid. 2).

 

                               2.8.   Preliminarmente
va constatato che nella decisione impugnata il fabbisogno è stato calcolato
tenendo conto dell'assicurata e di suo figlio __________ nato il __________
1999 (cfr. consid. A1). 

                                         Tuttavia
l'art. 8 cpv. 1 OPC prevede che:

 

" 
Per il calcolo della prestazione complementare
annua non si tiene conto delle spese riconosciute per legge, dei redditi
determinanti e della sostanza dei figli minorenni che non possono pretendere
una rendita per orfano, né dare diritto a una rendita per figli dell'AVS o
dell'AI."

 

                                         Il
piccolo __________ non è orfano e non ha diritto a una rendita completiva
AVS/AI, pertanto, come del resto precisato nella risposta di causa (cfr.
consid. 1.3.), il figlio della ricorrente non rientra nel conteggio della PC.

 

                                         A titolo
di fabbisogno vitale deve di conseguenza essere considerato l'importo di fr.
16'880.--, corrispondente all'importo massimo computabile per persone sole ex
art. 3b cpv. 1 lett. a LPC (cfr. consid. 2.5.).

 

                                         Infatti
il n° 2022 delle Direttive sulle prestazioni complementari all'AVS e AI emanate
dall'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), entrato in vigore il
1° gennaio 1998, stabilisce che:

 

"  l’importo
per il fabbisogno vitale per persone sole è applicato alle persone maggiorenni
celibi, vedove o divorziate”

 

                                         Secondo
la cifra 2023 delle direttive UFAS

 

"  Tale
importo é applicabile anche ai figli minorenni o maggiorenni che vivono fuori
dalla comunità familiare (quindi non con i genitori o il genitore superstite),
cui spetta una rendita d'orfano o che danno diritto a una rendita per figli. Di
regola, non sono considerati persone che vivono sole quei figli che, pur
vivendo fuori dalla comunità familiare, abitano con fratelli o sorelle, presso
parenti o genitori affilianti. In tali casi é tuttavia  riservata la prova del
fatto che le spese di mantenimento sostenute dal figlio superano l'importo per
il fabbisogno vitale per orfani, giustificando in tal modo l'applicazione di un
importo più elevato, ma al massimo pari all'importo per il fabbisogno vitale
per persone sole."

 

                                         Per la
cifra 2027 inoltre

 

"  L'importo
per il fabbisogno vitale per orfani é applicato a tutti i figli minorenni e
maggiorenni che hanno diritto a una rendita per orfani o a favore dei quali é
versata una rendita per figli, purché essi convivano con i genitori o con il
genitore superstite  e non siano coniugati. A costoro sono parificati i figli
che, pur vivendo fuori dalla comunità familiare, abitano con fratelli o sorelle,
presso parenti o genitori affilianti e le cui spese di mantenimento non
superano, o superano di poco, l'importo per il fabbisogno vitale previsto per
gli orfani (cfr. N. 2023)."

 

                               2.9.   Secondo
l’art. 3b cpv. 3 lett. c LPC, in vigore dal 1. gennaio 1998, vengono
riconosciuti i premi versati alle assicurazioni sociali della Confederazione,
eccettuata l’assicurazione malattia.

                                         La lett.
d del medesimo articolo precisa tuttavia che, a titolo di spesa, viene
riconosciuto un

 

"  importo
forfettario annuo per l’assicurazione obbligatoria delle cure medico sanitarie.
L’importo forfettario deve corrispondere al premio medio cantonale per
l’assicurazione obbligatoria delle cure medico sanitarie (compresa la copertura
infortuni);"

 

                                         Al
proposito il Messaggio del Consiglio federale relativo alla terza revisione
della PC precisa che:

 

"  Fino
alla fine del 1995, i premi di assicurazione malattie per l'assicurazione di
base delle cure medico-sanitarie sono stati dedotti. Per quanto concerne i
premi delle assicurazioni complementari, si sono potuti dedurre solo la parte
necessaria per coprire le spese di degenza nella camera comune di uno
stabilimento ospedaliero pubblico o di utilità pubblica. Riguardo alla
riduzione dei premi prevista dalla Legge federale sull'assicurazione malattie
(LAMal), entrata in vigore il 1° gennaio 1996, i premi di assicurazioni
malattie non possono più essere dedotti nel sistema delle prestazioni
complementari. Per compensare la soppressione di tale deduzione, i limiti di
reddito stabiliti al vigente articolo 2 capoverso 1 LPC subiscono un aumento
unico il cui importo è determinato dal nostro Collegio (cfr. disposizione
transitoria alla modificazione della LPC).

 

  A partire dal 1997,
i Cantoni devono aumentare in modo imperativo i limiti di reddito.

  Tale correzione deve
essere integrata in modo costruttivo nella 3a revisione delle PC. Si
prevede pertanto d'introdurre nelle spese 

 

  riconosciute un
importo cantonale annuo forfetario, volto a coprire l'assicurazione
obbligatoria delle cure medico-sanitarie. Tale importo forfetario deve
corrispondere al premio medio cantonale. Questa spesa coprirebbe
l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie conformemente alla
LAMal. Tale importo forfetario non può prendere in considerazione né
l'assicurazione d'indennità giornaliera facoltativa né eventuali assicurazioni
complementari per la camera semi-privata o privata."

 

                                         L’art. 3a
cpv. 7 lett. i LPC prevede che il Consiglio federale disciplina la
coordinazione con la riduzione dei premi ai sensi della legge federale
sull’assicurazione malattie (LAMal).

 

                                         Secondo
l’art. 1 dell’Ordinanza federale sui premi medi cantonali del 2001
dell’assicurazione delle cure medico sanitarie per il calcolo delle prestazioni
complementari, il premio medio per i giovani adulti (persone tra i 18 e i 25
anni che stanno svolgendo una formazione, cfr. art. 61 LAMal; art. 1 Decreto
esecutivo concernente le basi di calcolo per l'applicazione dei sussidi
nell'assicurazione sociale malattie per l'anno 2001) del Canton Ticino è pari a
fr. 2'076.--

 

                                         Tale
importo, dunque, deve essere computato dalla Cassa nel calcolo della PC
dell'assicurata, nata nel 1978, a titolo di contributo fisso dell'assicurazione
malattie.

 

 

                             2.10.   Per quanto
concerne la pigione va rilevato che a norma dell’art. 5 cpv. 1 lett. b LPC
spetta ai Cantoni stabilire l’importo delle spese di pigione giusta l’art. 3b
cpv. 1 lett. b LPC fino a concorrenza, in un anno, di fr. 12'000.- per le
persone sole e di fr. 13'800.- per i coniugi e le persone con figli che hanno o
danno diritto ad una rendita.

 

                                         Dal 1°
gennaio 2001 tali importi sono stati aumentati a fr. 13'200.-- per le persone
sole, rispettivamente a fr. 15'000.-- per i coniugi (cfr. Ordinanza 01
sull'adeguamento delle prestazioni complementari all'AVS/AI del 18 settembre
2000 e Decreto esecutivo concernente la legge federale sulle prestazioni
complementari all'AVS e all'AI del 6 dicembre 2000).

 

 

In ossequio
alla delega legislativa summenzionata, il Cantone Ticino ha applicato, per la
pigione, le medesime deduzioni (cfr. Decreto esecutivo cantonale concernente le
LPC all’AVS/AI del 18 novembre 1998).

 

                                         Secondo
l'art. 16c OPC, entrato in vigore il 1. gennaio 1998

 

"  quando
appartamenti o case unifamiliari sono occupati anche da persone escluse dal
calcolo della PC, la pigione computabile dev’essere ripartita fra le singole
persone. Le parti di pigione delle persone escluse dal calcolo della PC non
sono prese in considerazione nel calcolo della prestazione complementare annua”
(cpv. 1).

Di massima l’ammontare della pigione è ripartito
in parti uguali” (cpv. 2)

                                      

                                         A
proposito di questa disposizione il commento dell’UFAS pubblicato in Pratique
VSI 1998 p. 35 stabilisce che

 

"  Le 1er
alinéa indique quand il y a lieu de procéder à une répartition du loyer. Il
s'agit d'empêcher que les PC aient également à intervenir à l'endroit de
personnes qui ne sont pas prises en compte dans le calcul PC.

 

  On ne précise pas
davantage la nature du loyer qui doit être partagé. En règle générale, lorsque
l'appartement appartient à une tierce personne, c'est le loyer prévu qui sera
partagé. Si l'appartement ou la maison occupée l'est conjointement avec le
propriétaire, l'usufruitier ou le titulaire d'un droit d'habitation, c'est le
montant de la valeur locative qui sera en règle générale réparti entre toutes
les personnes.

 

  Le 2e alinéa
indique comment la répartition doit être opérée. En principe, elle se fera par
têtes, et non selon le nombre des pièces occupées ou de m2. Des
dérogations sont possibles, d'où l'utilisation de l'expression "en
principe"."

 

                                         La
disposizione suesposta è conforme alla legge (cfr. DTF 127 V 10 = SVR 2001 EL
Nr. 6) e ha in pratica codificato quanto stabilito dalla giurisprudenza
federale. Secondo il TFA, infatti, il canone di locazione deve essere ripartito
in parti uguali tra le persone che occupano l'alloggio (RCC 1977 pag. 567, RCC
1974 pag. 512 consid. 2; STCA 11 novembre 1991 in re A.T., STCA 21 febbraio
1992 in re A.T.), anche nel caso in cui il contratto di locazione è intestato
ad una sola persona (ZAK 1974 p. 556).

                                         Lo stesso
vale per i figli a beneficio di una prestazione complementare che vivono con i
genitori (ZAK 1977 p. 245). 

                                         Una
deroga a tale principio è concessa solo entro certi limiti e dev’essere ammessa
con prudenza, ad esempio se uno degli inquilini occupa da solo gran parte
dell’abitazione. 

                                         Un’eccezione
è parimenti ammessa quando una persona accoglie gratuitamente nell’abitazione
un’altra, poiché vi è obbligata moralmente o giuridicamente (cfr. E.
Carigiet/U. Koch, op. cit., pag. 86, n. 223; Pratique VSI 2001 pag. 234; DTF
105 V 273).

                                         In
quest’ultimo caso il TFA ha ammesso l’eccezione alla suddivisione in parti
uguali del canone di locazione, in quanto la titolare del contratto di
locazione, affetta da disturbi fisici e psichici, necessitava forzatamente
delle cure erogatele dalla persona che divideva con lei l’appartamento, in caso
contrario avrebbe dovuto essere ricoverata in istituto. Tali cure risultavano
quindi di grande importanza per l’assicurata, che aveva un grosso debito di
riconoscenza nei confronti dell’amico (DTF 105 V 274).

 

                                         In
concreto il figlio dell'assicurata non rientra nel calcolo della PC, tuttavia
la madre deve provvedere al suo mantenimento in virtù del vincolo di filiazione
(cfr. art. 252 e 276 CC).

                                         Visto
infatti che l'importo degli alimenti versati dal padre di __________ di fr.
300.-- mensili (cfr. documentazione agli atti dell'amministrazione) non è
elevato, la ricorrente deve far fronte alle spese del figlio non coperte dal
contributo del padre. 

                                         Pertanto,
sulla base dell'onere di mantenimento, che è un obbligo giuridico, il costo
della pigione non deve essere ripartito tra l'assicurata e il figlio, bensì
deve essere eccezionalmente computato per intero nel conteggio delle PC
dell'assicurata (cfr. Pratique VSI 2001 pag. 235).

                                         Va
comunque segnalato che il canone di locazione annuo ammonta a fr. 12'000.--, a
cui si aggiungono fr. 1'500.-- annui quali spese accessorie. La somma
complessiva di fr. 13'500.-- è in ogni caso superiore al massimo riconosciuto
per le persone sole, per cui dovrà essere considerato unicamente l'importo di
fr. 13'200.--.

 

                             2.11.   Per quanto
attiene ai redditi, l'assicurata contesta la computazione degli alimenti che,
secondo la Cassa, le deve suo padre. Essa infatti sostiene che quest'ultimo non
le versa alcunché (cfr. consid. 1.2.).

 

                                         La
nozione di pensioni alimentari versate in virtù del diritto di famiglia si
definisce in generale secondo le norme del Codice civile svizzero (cfr. DTF 100
V 50; SZS 2000 pag. 536).

                                         Secondo
costante giurisprudenza del TFA il diritto di famiglia è una premessa per il
diritto delle assicurazioni sociali e dunque è preminente, ad eccezione del
caso in cui esistano altri regolamenti (cfr. DTF 126 V 155; DTF 126 V 87-88;
DTF 121 V 128; DTF 124 V 64; SZS 2000 pag. 536).

                                         Per quanto concerne l'onere
di mantenimento dei figli da parte dei genitori si deve, perciò, fare
riferimento alle relative disposizioni del CC (cfr. SZS 2000 pag. 536).

 

                                         Ora,
giusta l'art. 277 CC l'assegno di mantenimento dei genitori dura di massima
sino alla maggiore età (cpv. 1). Se, raggiunta la maggiore età, il figlio non
ha ancora una formazione appropriata, i genitori, per quanto si possa
ragionevolmente pretendere da loro dato l'insieme delle circostanze, devono
continuare a provvedere al suo mantenimento sino al momento in cui una simile
formazione possa normalmente concludersi (cpv. 2).

                                         La
giurisprudenza del TF ha precisato come l'assegno di mantenimento fondato sul
cpv. 2 della menzionata norma perduri, riservata la capacità economica dei
genitori, sino a che il figlio abbia potuto acquisire un'adeguata formazione
professionale e, se maturando, sino al conseguimento, in tempi normali della
licenza universitaria o al diploma di studio superiore (cfr. DTF 118 II 98 seg.
consid. 4a, 117 II 129 seg. consid. 3b).

 

                                         Contrariamente
alle diverse disposizioni del diritto delle assicurazioni sociali, il Codice
civile svizzero non prevede una limitazione d'età (cfr. FF 1993 I 935).

                                         Il
legislatore, infatti, ha espressamente scartato l'introduzione dell'età limite
di 25 anni (cfr. DTF 117 II 127 seg.).

 

                                         Se il
figlio maggiorenne non possiede ancora una formazione appropriata, i genitori
possono essere obbligati a continuare a provvedere al suo mantenimento,
unicamente nella misura in cui ciò sia esigibile da loro tenuto conto delle
circostanze del caso. In primo luogo si esaminano gli aspetti economici, in
secondo luogo vengono valutati altri criteri, in particolare il comportamento
assunto dal figlio nei confronti dei genitori (cfr. P. Meier/M. Stettler, Droit
civil VI/2, Les effets de la filiation, Friborgo 1998, n. 628).

                                         Giusta
l'art. 277 cpv. 2 CC infatti le relazioni personali tra genitori e figlio
maggiorenne sono determinanti per stabilire il diritto di quest'ultimo al
contributo alimentare. L'onere di mantenimento per i figli minorenni per contro
è indipendente dal diritto alle relazioni personali (cfr. DTF 120 II 177). 

                                      

 

                                         Il
contributo finanziario dei genitori si giustifica soltanto qualora il figlio
maggiorenne non disponga delle risorse necessarie per far fronte da sé ai costi
della sua formazione (cfr. art. 276 cpv. 3 che vale a più forte ragione per i
figli maggiorenni; Berner Kommentar, ad art. 277 CC, n. 92; P. Meier/M.
Stettler, op. cit., n. 631).

                                         Inoltre
secondo la giurisprudenza del Tribunale federale si può pretendere un tale
mantenimento unicamente se, dopo aver preso in considerazione l'ammontare
destinato al figlio maggiorenne, il debitore dispone ancora di un reddito che
supera di circa il 20% il minimo vitale comprensivo delle imposte (DTF 118 II
97).

 

                                         Per
quanto concerne le relazioni personali tra genitori e figli, va rilevato che i
genitori sono liberati totalmente o parzialmente dall'obbligo di mantenimento,
se non sono stati aiutati dal figlio maggiorenne e non hanno ricevuto i dovuti
riguardi (cfr. art. 272 CC; P. Meier/M. Stettler, op. cit., n. 628).

                                         Tra i
litigi più classici, che corrispondono però anche a quelli in cui è più
difficile determinare le rispettive responsabilità, vanno menzionati il rifiuto
del figlio di restare o di tornare a vivere in famiglia e la rottura delle
relazioni personali con il genitore divorziato privato dell'autorità parentale.
Il fatto che il figlio abbia abbandonato la casa familiare e che viva in
concubinato non esclude che possa comunque pretendere un contributo di
mantenimento se i genitori sono corresponsabili per i contrasti
all'origine della partenza (cfr. DTF 111 II 417; P. Meier/M. Stettler, op.
cit., n. 635-636).

                                         Non si
può inoltre esigere che i genitori provvedano al sostentamento dei figli
maggiorenni quando questi sperperano i mezzi messi a loro disposizione, si
indebitano facilmente o conducono una vita riprovevole (cfr. Berner Kommentar,
ad art. 277 CC, n. 127).

 

                             2.12.   Nell'evenienza
concreta l'assicurata, nata nel 1978, è iscritta alla __________, sezione
__________ dal 16 ottobre 2000 (cfr. allegati a doc. _). La Cassa ha pertanto
ritenuto, a giusta ragione, che essa è ancora in formazione.

 

                                         La
ricorrente non ha i mezzi sufficienti per provvedere al proprio sostentamento e
al costo degli studi, in quanto percepisce mensilmente soltanto fr. 384.15 a
titolo di rendita di orfana e fr. 791.54 corrispondenti alla rendita completiva
per figli di un assicurato invalido. 

                                         Il padre
del figlio dell'assicurata, sulla base della convenzione circa l'obbligo di
mantenimento e il diritto alle relazioni personali del 16 agosto 1999, deve a
__________ fr. 300.-- mensili. 

                                         Tale
contributo alimentare è comunque a favore del figlio, il quale, come visto
(cfr. consid. 2.8.), non è considerato nel calcolo delle PC della madre. Questo
reddito non è quindi da computare nel conteggio di __________.

 

                                         Risulta
invece dalla documentazione all'incarto che __________, padre della ricorrente,
tenuto conto dei suoi redditi e della sua sostanza, ha un'eccedenza, dopo la
copertura del suo fabbisogno, di fr. 102'239.-- (cfr. documentazione agli atti
dell'amministrazione).

                                         Finanziariamente
egli è pertanto nelle condizioni di poter versare un contributo alimentare alla
figlia.

 

                                         Per
quanto riguarda le relazioni personali tra padre e figlia, emerge dagli atti e
dall'accertamento esperito dal TCA che effettivamente l'assicurata e __________
non sono in buoni rapporti. La causa dei contrasti fra i due e dell'abbandono
della casa paterna da parte della ricorrente è da far risalire al rapporto
sentimentale tra la ricorrente e __________. Il padre dell'assicurata non ha
infatti acconsentito alla relazione di sua figlia con una persona di colore e
di religione diversa. Per di più egli non ha mai accettato la nascita di suo
nipote __________. Anche dopo la rottura del legame affettivo tra l'assicurata
e __________ la situazione tra padre e figlia non è migliorata (cfr. consid.
1.4.).

                                         Alla luce
di queste circostanze occorre concludere che l'assicurata non è certamente
l'unica responsabile del deterioramento dei rapporti con suo padre. Sulla base
della giurisprudenza menzionata (cfr. DTF 111 II 417; consid. 2.12.),
__________ non è dunque liberato dal suo obbligo di mantenimento nei confronti
della figlia.

 

                                         Essendo
adempiuti i presupposti dell'onere di mantenimento di un figlio maggiorenne
ancora in formazione da parte dei genitori, il padre della ricorrente deve
quindi provvedere al sostentamento di sua figlia __________, come indicato
dall'amministrazione.

 

                             2.13.   L'assicurata
ha asserito che il padre non le versa nessun contributo alimentare (cfr.
consid. 1.2. e 2.12.). Dalle risultanze all'incarto si evince che la ricorrente
non ha mai preteso degli alimenti da __________.

                                         Questo
comportamento, sulla base della legge e della giurisprudenza (cfr. art. 3c cpv.
1 lett. g, consid. 2.6.; 2.7.), deve essere interpretato come una rinuncia a
delle entrate a cui essa ha diritto.

                                         Come
visto in precedenza le pensioni alimentari non vanno computate se può essere
obiettivamente stabilita la loro irrecuperabilità. Ciò avviene quando sono
state esaurite tutte le possibilità giuridiche per il relativo recupero (cfr.
consid. 2.7.).

                                         Nella
fattispecie il padre dell'assicurata dispone di un buon reddito e di sostanza (cfr.
documentazione agli atti), per cui se la ricorrente farà valere in sede civile
il suo diritto al mantenimento giusta l'art. 279 CC, gli alimenti dovuti non
potranno essere considerati irrecuperabili. La procedura esecutiva che
l'assicurata potrà avviare, qualora suo padre non dovesse ossequiare quanto
impartitogli, non sarà infatti infruttuosa. 

 

                                         Pertanto
la Cassa correttamente ha computato tra i redditi della ricorrente gli alimenti
dovuti da suo padre.

 

                             2.14.   Per quanto
concerne l'importo, la Cassa ha considerato la somma di fr. 102'239.-- (cfr.
doc. _), che corrisponde alla differenza tra i redditi di __________ e il
fabbisogno.

                                         Il
contributo alimentare minimo, tuttavia, deve coprire unicamente il minimo
esistenziale ai sensi del diritto esecutivo secondo la tabella emessa dalla
Camera d'esecuzione e fallimenti e i costi degli studi secondo quanto è
esigibile dal padre (cfr. Berner Kommentar, ad art. 277 CC, n. 141).                

                                         Vi è da
chiedersi dunque quale importo preciso computare. Tale questione può nel caso
di specie rimanere comunque indecisa, visto che già considerando un ammontare
di alimenti corrispondente al fabbisogno dell'assicurata calcolato secondo i
criteri delle PC e quindi prescindendo dai costi di formazione, i redditi
sarebbero più elevati delle spese riconosciute.

 

                                         In simili
condizioni il TCA non può che confermare la decisione della Cassa.

 

                             2.15.   L'assicurata
nel suo scritto del 29 novembre 2001 ha chiesto a questa Corte di stilare una
distinta dettagliata relativa al fabbisogno a cui far fronte tramite il
contributo alimentare ex art. 277 cpv. 2 CC da sottoporre a suo padre (cfr.
consid. 1.4.).

                                         Al
riguardo va segnalato che non è competenza di questo Tribunale determinare
l'importo esatto degli alimenti, tuttavia, come indicato sopra, esso dovrà
corrispondere al minimo esistenziale della figlia ai sensi del diritto
esecutivo (tale minimo di esistenza è costituito da un importo base mensile di
fr. 1'100.-, dal canone di locazione, dalle spese di riscaldamento, dagli oneri
sociali, dalle spese mediche, farmaceutiche, cura; cfr. Tabella emessa dalla
CEF in vigore dal 1° gennaio 2001) e ai costi della formazione intrapresa della
medesima.

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                 1.-   Il ricorso
è respinto.

 

                                 2.-   Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.                              

 

                                 3.-   Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Adligenswilerstrasse
24, 6006 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. 

                                         L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. 

Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni 

Il presidente                                                           Il
segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio
Zocchetti