# Swiss Caselaw Document

**Case Identifier:** 4b120902-df48-50bb-8bde-6d57d97ecc99
**Source:** Bundesstrafgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2013-09-17
**Language:** it
**Title:** Bundesstrafgericht 17.09.2013 BB.2013.96
**Docket/Reference:** BB.2013.96
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BSTG_001_BB-2013-96_2013-09-17

## Full Text

Sequestro bancario (art. 263 e segg. CPP): diritto di essere sentito; indizi di reato; proporzionalità.;;Sequestro bancario (art. 263 e segg. CPP): diritto di essere sentito; indizi di reato; proporzionalità.;;Sequestro bancario (art. 263 e segg. CPP): diritto di essere sentito; indizi di reato; proporzionalità.;;Sequestro bancario (art. 263 e segg. CPP): diritto di essere sentito; indizi di reato; proporzionalità.

Decisione del 17 settembre 2013 
Corte dei reclami penali 

Composizione  Giudici penali federali Tito Ponti, giudice presidente, 

Roy Garré e Patrick Robert-Nicoud,  

Cancelliere Giampiero Vacalli  

   

Parti   

A., rappresentato dall'avv. Sandra Xavier,  

 

Reclamante 

 

   

  contro 

   

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE,  

 

Controparte 

 

   

Oggetto  Sequestro (art. 263 e segg. CPP) 

 

B u n d e s s t r a f g e r i c h t  

T r i b u n a l  p é n a l  f é d é r a l  

T r i b u n a l e  p e n a l e  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  p e n a l  f e d e r a l   

Numero dell’incarto: BB.2013.96 

- 2 - 
 
 

 Fatti: 

A. In data 25 febbraio 2013 l’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di 

denaro (in seguito: MROS) ha trasmesso al Ministero pubblico della Confede-

razione (in seguito: MPC) una comunicazione in cui veniva segnalata 

l’esistenza, presso la banca B. SA, a Lugano, delle seguenti relazioni banca-

rie: n. 1 intestata a C., n. 2 intestata a D. e n. 3 intestata a A. L'MROS infor-

mava il MPC dell'esistenza di un procedimento in Italia a carico di C. ed altri 

per i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, frode ai danni dello Sta-

to, riciclaggio e corruzione di pubblici ufficiali. C., ricercato dalle autorità se-

condo la banca dati World Check, e D. risulterebbero implicati nel business 

del gioco d'azzardo in Z. (Italia) e in diverse città del Nord Italia finalizzato al 

riciclaggio del denaro proveniente da attività illecite. Le indagini inerenti all'o-

perazione denominata "E." ruoterebbero intorno all'organizzazione costituita 

da L., più volte coinvolto in inchieste per legami con clan della camorra, in par-

ticolare quello dei casalesi. Il nome di A., cognato dei due predetti, - ancorché 

non direttamente implicato nel procedimento penale di cui sopra - emergereb-

be dagli atti del Tribunale di Napoli, risultando il soggetto contabile di una delle 

imprese toccate dalle indagini, ossia la F. S.r.l. Diverse informazioni relative 

all'operazione summenzionata sono apparse in articoli di stampa italiani. 

 

 

B. Il 4 marzo seguente il MPC ha ordinato l’apertura di un procedimento penale 

contro ignoti per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell’art. 305
bis

 CP. 

 

 

C. Con decisione del medesimo giorno il MPC ha ordinato l'edizione e il seque-

stro della documentazione, con blocco dei saldi attivi, relativi ai conti presso la 

banca B. SA, menzionati nella denuncia MROS. 

 

 

D. Procedendo ad una trasmissione spontanea d'informazione, il 21 marzo 2013 

il MPC ha comunicato alla Procura Generale della Repubblica presso la Corte 

d'Appello di Napoli l'esistenza dei tre conti di cui sopra (v. lett. A). L'11 aprile 

seguente esso ha informato la medesima autorità italiana dell'esistenza, pres-

so la banca banca G. SA, a Lugano, della relazione bancaria n. 4 intestata a 

H. Corp. (Panama), di cui risulta essere beneficiario economico I. Limited AS 

(Regno Unito), in quanto trustee del J. e in cui sono elencati come "Settlor" K. 

e come "1
st
 class of beneficiaries: husband and children" L., M. e N. e, come 

"Protector" O. 

 

 

E. In data 30 aprile 2013 il MPC ha esteso il procedimento penale di cui sopra a 

A. per titolo di riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 305
bis

 CP. 

- 3 - 
 
 

 

 

F. Il 28 giugno 2013 A., ritenendo inesistenti gli elementi atti a suffragare indizi di 

reato a suo carico, ha chiesto l'immediato dissequestro del suo conto banca-

rio. 

 

 

G. D'avviso opposto, il MPC, con scritto del 5 luglio seguente, ha confermato il 

provvedimento adottato.  

 

 

H. Con reclamo del 10 luglio 2013 A. è insorto contro la decisione del 5 lu-

glio 2013 dinanzi alla Corte dei reclami penali, postulando la revoca del blocco 

del suo conto. 

 

Nelle sue osservazioni del 25 luglio 2013 il MPC ha postulato la reiezione del 

gravame nella misura della sua ammissibilità. 

 

 

I. Con replica del 7 agosto 2013, trasmessa per conoscenza al MPC, il recla-

mante si è riconfermato nelle sue conclusioni ricorsuali.  

 

 

 Le ulteriori argomentazioni delle parti saranno riprese, per quanto necessario, 

nei considerandi di diritto. 

 

 

 

 Diritto: 

1.  

1.1 In virtù degli art. 393 cpv. 1 lett. a del Codice di diritto processuale penale 

svizzero del 5 ottobre 2007 (CPP; RS 312.0) e 37 cpv. 1 della legge federale 

del 19 marzo 2010 sull’organizzazione delle autorità penali della Confedera-

zione (LOAP; RS 173.71) in relazione con l’art. 19 cpv. 1 del regolamento del 

31 agosto 2010 sull’organizzazione del Tribunale penale federale (ROTPF; 

RS 173.713.161), la Corte dei reclami penali giudica i gravami contro le deci-

sioni e gli atti procedurali del pubblico ministero.  

 

Il Tribunale penale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammis-

sibilità dei reclami che gli sono sottoposti senza essere vincolato, in tale ambi-

to, dagli argomenti delle parti o dalle loro conclusioni (v. art. 391 cpv. 1 CPP 

nonché PATRICK GUIDON, Die Beschwerde gemäss schweizerischer Strafpro-

- 4 - 
 
 

zessordnung, tesi di laurea bernese, Zurigo/San Gallo 2011, pag. 265 con la 

giurisprudenza citata). 

 

1.2 Il reclamo contro decisioni comunicate per iscritto od oralmente va presentato 

e motivato entro dieci giorni (art. 396 CPP). Nella fattispecie, lo scritto impu-

gnato, datato 5 luglio 2013, è stato notificato al reclamante in data 8 lu-

glio 2013 (v. act. 1.1). Il reclamo, interposto il 10 luglio 2013, è pertanto tem-

pestivo. 

 

1.3 Sono legittimate ad interporre reclamo contro una decisione le parti che hanno 

un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica della 

stessa (art. 382 cpv. 1 CPP). 

 

1.4 Trattandosi di una misura di sequestro di un conto bancario, di principio, solo il 

titolare del conto adempie questa condizione (v. sentenza del Tribunale pena-

le federale BB.2011.10/11 del 18 maggio 2011, consid. 1.5 e riferimenti ivi ci-

tati). Ne consegue che la legittimazione del reclamante è data. 

 

1.5 Giusta l'art. 393 cpv. 2 CPP, mediante il reclamo si possono censurare le vio-

lazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e 

la denegata o ritardata giustizia (lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto 

dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c). 

 

 

2. Il reclamante si duole della violazione del suo diritto di essere sentito, soste-

nendo che la motivazione contenuta nello scritto impugnato sarebbe insuffi-

ciente. Non conoscendo gli elementi che suffragherebbero gli indizi di reato, 

egli non avrebbe avuto la possibilità di verificare la legalità del provvedimento. 

 

2.1 Il diritto di ottenere una decisione motivata è parte integrante del diritto di es-

sere sentito e deriva a sua volta dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (sentenza del Tribu-

nale federale 1P.57/2005 del 12 agosto 2005, consid. 2.3). La motivazione 

può essere considerata sufficiente allorquando l'interessato è in misura di po-

tersi rendere conto della decisione e di contestarla con cognizione di causa 

presso l'autorità di ricorso (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa; 125 II 369 consid. 2c; 

124 II 146 consid. 2a; 124 V 180 consid. 1a).  

 

L’art. 263 cpv. 2 CPP prescrive che il sequestro venga disposto con un ordine 

scritto succintamente motivato. L’obbligo di motivazione costituisce un pre-

supposto essenziale per la verifica della fondatezza della decisione sia per le 

parti che per l’autorità di ricorso. Decisioni sommariamente motivate sono 

ammesse da dottrina e giurisprudenza, in particolare in materia incidentale, a 

condizione tuttavia che si esprimano sugli elementi essenziali per il controllo 

della legalità. In particolare, la motivazione di una decisione di sequestro in-

- 5 - 
 
 

clude il nominativo della persona indagata, gli indizi di reato, la connessione 

tra questo e l’oggetto del sequestro in relazione alle necessità probatorie e/o 

di confisca (DTF 126 I 97 consid. 2b; sentenza del Tribunale federale 

1A.95/2002 del 16 luglio 2002, consid. 3.3; MARIA GALLIANI GODENZI/LUCA 

MARCELLINI, Codice svizzero di procedura penale [CPP] – Commentario, Zuri-

go/San Gallo 2010, n. 6 e 7 ad art. 263 CPP; SAVERIO LEMBO/ANNE VALÉRIE 

JULEN BERTHOD, Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse, 

Basilea 2011, n. 35 ad art. 263 CPP). Il diritto di essere sentito è una garanzia 

di natura formale, la cui violazione comporta l’annullamento della decisione 

impugnata, indipendentemente dalle possibilità di successo del ricorso sul me-

rito. Secondo la giurisprudenza, una violazione non particolarmente grave del 

diritto di essere sentito può considerarsi sanata allorquando la persona inte-

ressata ha la possibilità di esprimersi dinanzi ad un’istanza di ricorso/reclamo 

con pieno potere di esame sui fatti e sul diritto. Tuttavia, ciò dovrebbe rimane-

re l’eccezione (DTF 130 II 530 consid. 7.3; 124 V 180 consid. 4a; 124 II 132 

consid. 2d, sentenza del Tribunale federale 1C_272/2012 del 29 febbra-

io 2012, consid. 2.2). 

 

2.2 Nella fattispecie, nel suo decreto del 4 marzo 2013 il MPC così motivava il suo 

provvedimento (v. act. 1.2): 

 
"1. Il Ministero pubblico della Confederazione conduce un procedimento penale 

nei confronti di ignoti per il reato di riciclaggio di denaro ai sensi dell'art. 
305

bis
 CP. Dalle informazioni in possesso dell'autorità inquirente, vi è il so-

spetto che sulle relazioni bancarie oggetto del presente ordine siano confluiti 
valori patrimoniali costituenti provento di reato, riconducibili all'attività crimi-
nosa o comunque nella disponibilità di un'organizzazione criminale e che ivi 
siano stati riciclati.  

 
2. L'edizione della documentazione bancaria richiesta servirà a chiarire la fatti-

specie nell'ambito del procedimento penale attualmente pendente. Tenuto 
conto dell'interesse pubblico e di tutte le circostanze, il decreto di edizione è 
proporzionale. 

 
3. Si giustifica di disporre il blocco degli averi patrimoniali depositati sulle rela-

zioni bancarie summenzionate, ai fini di un'eventuale confisca. Vi è il sospet-
to, che i valori patrimoniali depositati siano provento di reato. Gli oggetti o i 
valori patrimoniali sono sequestrati quale mezzo di prova o per garantire le 
spese procedurali, le pene pecuniarie, le multe o le indennità, per essere re-
stituiti ai danneggiati o confiscati. 

 
4. Si giustifica contestualmente all'edizione della documentazione di disporre il 

sequestro di tutta la documentazione che risulta essere pertinente alle inda-
gini quale elemento indispensabile per compiutamente verificare le ipotesi 
accusatorie." 

 

In risposta alla richiesta di dissequestro del reclamante del 28 giugno 2013, il 

5 luglio seguente il MPC confermava la misura, motivandola con l'esistenza di 

elementi atti a suffragare indizi di reato a carico del predetto (v. act. 1.1).  

 

- 6 - 
 
 

Precisato che oggetto d'impugnativa è unicamente lo scritto del 5 luglio 2013 e 

non il decreto del 4 marzo 2013 - il quale, tra l'altro, non è stato accompagnato 

da nessun divieto d'informazione indirizzato alla banca -, dalla richiesta di dis-

sequestro del 28 giugno 2013 nonché dall'atto ricorsuale emerge chiaramente 

che il reclamante era in possesso della comunicazione MROS datata 26 feb-

braio 2013 prima del 5 luglio 2013 (v. act. 1.4 e 1, pag. 5). Orbene, in quest'ul-

timo documento l'MROS spiega in maniera sufficiente i motivi che lo hanno 

portato ad effettuare la comunicazione al MPC, illustrando per sommi capi sia 

l'oggetto dell'inchiesta italiana, che i suoi legami con il conto sequestrato di 

pertinenza del reclamante. Risulta in particolare che A., contabile di una delle 

imprese toccate dal procedimento penale italiano, si sia recato più volte nel 

mese di ottobre 2012 alla banca B. SA in compagnia della cognata D., prele-

vando in una occasione EUR 52'000.-- (v. act. 1.3, pag. 3). Nelle sue conclu-

sioni l'MROS dichiara che "in considerazione delle circostanze esposte non 

può essere scartata l'ipotesi, allo stato attuale, che dei valori patrimoniali, 

transitati sulle relazioni bancarie segnalate, o ancora presenti, siano frutto d'in-

frazioni penali riscontrate in Italia. Alla luce di quanto menzionato è possibile 

supporre che i recenti prelevamenti sulle relazioni bancarie in essere presso 

l'intermediario finanziario, perpetrati da D., anche a debito della relazione ban-

caria di suo fratello C., e dal loro cognato A., possano costituire elementi su-

scettibili di vanificare il paper trail" (v. ibidem). In definitiva, vi è da concludere 

che il reclamante, già al momento in cui ha postulato il dissequestro del suo 

conto, disponeva di sufficienti informazioni per eventualmente contestare, co-

me poi ha fatto con un ricorso di dieci pagine contenente diversi elementi ri-

presi dalla comunicazione MROS del 26 febbraio 2013 (v. act. 1, pag. 4 e 

segg.), il provvedimento adottato. La censura sollevata va pertanto respinta. 

 

 

3. Il reclamante sostiene che, non sussistendo alcun indizio concreto riguardo 

all'origine criminale del denaro confluito sulla relazione sequestrata, la deci-

sione del MPC violerebbe il principio della proporzionalità. 

 

3.1 Il sequestro, così come il blocco del registro fondiario per i fondi, costituiscono 

misure processuali provvisionali volte ad assicurare i mezzi di prova nel corso 

dell’inchiesta e/o la restituzione ai danneggiati, nonché a garantire le spese 

procedurali, le pene pecuniarie, le multe e le indennità  (v. art. 263 cpv. 1 

lett. a-c CPP); parimenti si possono sequestrare oggetti e beni patrimoniali 

sottostanti presumibilmente a confisca a norma degli art. 69 e segg. CP (v. 

art. 263 cpv. 1 lett. d CPP; sentenza del Tribunale federale 1S.2/2004 del 

6 agosto 2004, consid. 2.2 e rinvii); fintanto che sussiste una possibilità di con-

fisca, l’interesse pubblico impone di mantenere il sequestro penale (DTF 125 

IV 222 consid. 2 non pubblicato; 124 IV 313 consid. 3b e 4; sentenza del Tri-

bunale federale 1B_157/2007 del 25 ottobre 2007, consid. 2.2; SJ 1994 

pag. 97, 102). 

- 7 - 
 
 

 

 Per sua natura, tale provvedimento va preso rapidamente, ritenuto che, di re-

gola, spetterà al giudice di merito pronunciare le misure definitive e determina-

re i diritti dei terzi sui beni in questione. Il sequestro è legittimo unicamente in 

presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e di connessione tra questo e 

l’oggetto che occorre salvaguardare agli incombenti dell’autorità inquirente; la 

misura ordinata deve inoltre essere rispettosa del principio della proporzionali-

tà (A. DONATSCH/ T. HANSJAKOB/V. LIEBER, Kommentar zur Schweizerischen 

Strafprozessordnung (StPO), Zurigo/Basilea/Ginevra 2010, n. 4 ad art. 263 

CPP; R. HAUSER/ E. SCHWERI/K. HARTMANN, Schweizerisches Strafprozes-

srecht, 6a ediz., Basilea 2005, pag. 341 n. 3; G. PIQUEREZ/A. MACALUSO, Trai-

té de procédure pénale suisse, 3a ediz., Ginevra/Zurigo/Basilea 2011, n. 1361 

e segg.). 

 

 Nelle fasi iniziali dell’inchiesta penale non ci si dovrà mostrare troppo esigenti 

quanto al fondamento del sospetto: è infatti sufficiente che il carattere illecito 

dei fatti rimproverati appaia verosimile. L’indizio di reato deve però concretiz-

zarsi e rafforzarsi nel corso del procedimento in modo che “la prospettiva di 

una condanna deve sembrare vieppiù fortemente verosimile” (cfr. sentenze 

del Tribunale federale 1B_157/2007 del 25 ottobre 2007, consid. 2.2 e 

1S.3/2005 del 7 febbraio 2005, consid. 2.3; Sentenza del Tribunale penale fe-

derale BB.2006.16 del 24 luglio 2006, consid. 2.1 e rinvii; A. DONATSCH/ 

T. HANSJAKOB/V. LIEBER, op. cit., n. 13 ad art. 263 CPP); le esigenze poste 

all’intensificazione dell’indizio di reato man mano che aumenta la durata del 

provvedimento coercitivo non devono tuttavia essere eccessive 

(TPF 2006 269 consid. 2.2). Adita con un reclamo, la Corte dei reclami penali 

non può statuire sul merito del procedimento penale, ma deve limitarsi ad  

esaminare l’ammissibilità del sequestro in quanto tale (DTF 119 IV 326 con-

sid. 7c e 7d). 

 

3.2 In concreto, allo stadio attuale dell'inchiesta e sulla base della documentazio-

ne agli atti vi è il sospetto che sul conto del reclamante siano transitati fondi di 

origine criminale. Tale sospetto è motivato da più elementi che dovranno es-

sere chiariti grazie alle indagini. Innanzitutto, vi è la vicinanza del reclamante a 

D., una delle persone oggetto del procedimento penale in Italia  

(v. act. 3.3, pag. 2), e le diverse visite effettuate dai due, insieme, alla banca 

B. SA, con riferimento soprattutto all'episodio del prelevamento di 

EUR 52'000.-- intervenuto nel mese di ottobre 2012. Occorre poi chiarire la 

posizione del reclamante per rapporto alla sua funzione di contabile in seno 

alla F. S.r.l., società interessata dal procedimento penale italiano. Senza di-

menticare infine, ed è questo un elemento molto significativo, quanto accaduto 

il 28 marzo 2013, ossia il tentativo del reclamante, per il tramite del suo legale, 

di chiudere il suo conto presso la banca B. SA e di trasferire i valori patrimo-

niali ivi depositati – il 26 febbraio 2013 il conto presentava un saldo di 

- 8 - 
 
 

EUR 1'117'904.-- (v. act. 4.1, pag. 4) – al conto n. 40 H. Corp. presso la banca 

G. SA (v. act. 3.4) intestato alla società H. Corp., Panama, con avente diritto 

economico I. Limited AS, Trustees of the J., con sede nel Regno Unito (v. 

act. 3.5). Importante rilevare che, se l'operazione fosse andata in porto, bene-

ficiari dei valori patrimoniali in questione sarebbero diventati L., personaggio 

latitante al centro del procedimento italiano, più volte coinvolto in inchieste per 

legami con clan della camorra (v. act. 3.2 e 3.3) e già condannato per asso-

ciazione a delinquere di stampo mafioso ai sensi dell'art. 416-bis CP italiano 

(v. act. 3.9), ed i suoi figli, M. e N. (v. act. 3.5). Vi è dunque il serio sospetto 

che il reclamante abbia agito come prestanome in favore di L. e che tutto il 

denaro depositato sul suo conto, riconducibile in realtà a quest'ultimo, sia di 

origine criminale. 

 

 In definitiva, appurata l'esistenza di sufficienti indizi di reato nonché del lega-

me tra questo ed i valori patrimoniali sequestrati, il provvedimento impugnato, 

rispettoso del principio della proporzionalità, deve essere confermato, in atte-

sa di ulteriori sviluppi, legati anche alle rogatorie presentate dalle autorità ita-

liane (v. act. 3.8 e 3.9), le quali, precisato che il reclamante è oramai anch'egli 

indagato in Italia (v. act. 3.9), hanno già preannunciato il probabile inoltro di 

una richiesta di sequestro rogatoriale dei valori depositati sul conto oggetto 

della misura impugnata (v. act. 3.8). La censura in questo ambito è quindi re-

spinta. 

 

 

4. Visto quanto precede, la decisione impugnata va confermata ed il reclamo re-

spinto. Giusta l'art. 428 cpv. 1, prima frase, CPP le parti sostengono le spese 

della procedura di ricorso nella misura in cui prevalgono o soccombono nella 

causa. La tassa di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP nonché 5 

e 8 cpv. 3 del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le 

ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF;  

RS 173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 2'000.--. 

 

- 9 - 
 
 

Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 

1. Il reclamo è respinto. 

2. La tassa di giustizia di fr. 2'000.-- è posta a carico del reclamante. 

 
 
Bellinzona, 17 settembre 2013 
 
In nome della Corte dei reclami penali 
del Tribunale penale federale 
 
Il Giudice presidente: Il Cancelliere: 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Comunicazione a: 

- Avv. Sandra Xavier 

- Ministero pubblico della Confederazione 

 
 
 
 
Informazione sui rimedi giuridici 

Le decisioni della Corte dei reclami penali concernenti misure coercitive sono impugnabili entro 30 giorni 
dalla notifica mediante ricorso al Tribunale federale (artt. 79 e 100 cpv. 1 della legge federale del 17 
giugno 2005 sul Tribunale federale; LTF). La procedura è retta dagli art. 90 ss LTF. 

Il ricorso non sospende l’esecuzione della decisione impugnata se non nel caso in cui il giudice 
dell’istruzione lo ordini (art. 103 LTF).