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**Case Identifier:** 48160368-f463-5bf4-9996-b13e6396f24c
**Source:** Bundesverwaltungsgericht ()
**Court Level:** federal
**Decision Date:** 2022-03-22
**Language:** it
**Title:** Bundesverwaltungsgericht 22.03.2022 A-3759/2021
**Docket/Reference:** 
**URL:** https://entscheidsuche.ch/docs/CH_BVGer/CH_BVGE_001_A-3759-2021_2022-03-22.pdf

## Full Text

B u n d e s v e rw a l t u ng s g e r i ch t  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i f  f éd é r a l  

T r i b u n a l e  am m in i s t r a t i vo  f e d e r a l e  

T r i b u n a l  ad m i n i s t r a t i v  fe d e r a l  

 
 
    
 

 

 

  

 

 Corte I 

A-3759/2021 

 

 
 

  S e n t e n z a  d e l  2 2  m a r z o  2 0 2 2  

Composizione 

 
Giudici Claudia Pasqualetto Péquignot (presidente del 

collegio), Jérôme Candrian, Christine Ackermann,  

cancelliere Julien Delaye. 
 

 
 

Parti 

 
1._______,  

2._______,  

ricorrenti,  

 
 

 
contro 

 

 
Ufficio federale delle strade USTRA,  

3003 Berna,   

controparte,  

 

Commissione federale di stima 13° Circondario  

(Ticino e Grigioni),   

6501 Bellinzona,   

autorità inferiore.  

 
 

 
 

Oggetto 

 
Ritardata giustizia / denegata giustizia 

indennità espropriative. 

 

 

A-3759/2021 

Pagina 2 

Fatti: 

A.  

A.a Il 27 febbraio 2013, l’Ufficio federale delle strade USTRA 

(di seguito: USTRA) ha depositato al Dipartimento federale dell’ambiente, 

dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni DATEC 

(di seguito: DATEC) una domanda di approvazione dei piani per il progetto 

esecutivo “SN02 EP 28 Gentilino-Lamone AP 4 (fonica comparto sud) 

12008”. Il progetto comprendeva interventi di manutenzione e 

trasformazione lungo l’asse autostradale, e anche alcune misure di 

risanamento e provvedimenti d’isolamento acustico. 

A.b All’inizio della procedura, l’USTRA ha richiesto in particolare 

facilitazioni per le misure di risanamento e provvedimenti d’isolamento 

acustico per la particella (…) del Comune di S._______, proprietà di 

1._______ et 2._______ (di seguito: opponenti). Nella loro opposizione, 

essi hanno presentato una domanda di indennità di espropriazione per la 

limitazione del diritto alla proprietà.  

A.c Con decisione del 31 agosto 2017, nel frattempo cresciuta in giudicato, 

il DATEC ha approvato i piani del progetto e accordato le facilitazioni 

richieste per la particella degli opponenti. 

A.d Il 25 ottobre 2017, il DATEC ha trasmesso l’opposizione e l’incarto alla 

Commissione federale di stima 13° Circondario (di seguito: CFS) per 

l’esame delle pretese espropriative. 

A.e Con lettera del 20 febbraio 2021, gli opponenti hanno espresso la loro 

preoccupazione di non aver avuto alcuna notizia e hanno chiesto 

informazioni circa la data d’emanazione della decisione della CFS, la quale 

non ha risposto. 

B.  

Il 23 agosto 2021, gli opponenti (di seguito anche: ricorrenti) hanno inoltrato 

ricorso per denegata e ritardata giustizia dinanzi al Tribunale 

amministrativo federale (di seguito: il TAF o Tribunale), chiedendo di 

intimare alla CFS di decidere entro breve termine sulle pretese 

espropriative. Espongono di non avere ricevuto alcuna risposta alla lettera 

del 20 febbraio 2021 e considerano che un tempo di quattro anni non sia 

giustificabile. 

 

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C.  

Con scritto 7 settembre 2021, la CFS (di seguito: autorità inferiore) ha 

indicato che i lavori sarebbero iniziati solo nel 2022 e che l’USTRA sarà 

obbligata ad eseguire una perizia fonica al termine dei lavori nel 2026 per 

verificare l’efficacia degli interventi e il raggiungimento degli obbiettivi 

pubblicati. L’autorità inferiore ha dunque ritenuto di non potere avviare per 

il momento la procedura di conciliazione. 

D.  

Con osservazioni finali 7 ottobre 2021, i ricorrenti hanno mantenuto il 

ricorso, ritenendo che non sia necessario attendere la messa in esercizio 

dell’opera per statuire sulle pretese espropriative. 

Ulteriori fatti e argomentazioni verranno ripresi, per quanto necessario, nei 

considerandi in diritto del presente giudizio. 

 

Diritto: 

1.  

1.1 Il Tribunale è competente per decidere di ricorsi per denegata e 

ritardata giustizia inoltrati contro l’autorità inferiore (art. 31, 32, 33 lett. f 

della legge del 17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale [LTAF, 

RS 173.32], art. 46a della legge federale del 20 dicembre 1968 sulla 

procedura amministrativa [PA, RS 172.021] e art. 77 cpv. 1 della legge 

federale del 20 giugno 1930 sull’espropriazione [LEspr, RS 711]; cfr. anche 

sentenza del TF 2C_81/2009 del 26 maggio 2009 consid. 2.1; 

DTAF 2008/15 consid.  3.1.1; sentenze del TAF A-6038/2021 del 

28 giugno 2021 consid. 1.2 e A-4584/2019 del 13 dicembre 2019 

consid. 2.2.2). 

1.2 Ha diritto di ricorrere per denegata o ritardata giustizia chiunque ha un 

interesse degno di protezione all’emanazione di una decisione impugnabile 

se non viene emanata la decisione o se viene ritardata ingiustamente 

l’emanazione della decisione (art. 46a con rif. all’art. 48 cpv. 1 PA). Il ricorso 

è tuttavia ammissibile solo se la persona interessata ha chiesto che venga 

pronunciata una decisione (cf. DTAF 2010/53 consid. 1.2.3).  

Nella fattispecie, i ricorrenti hanno presentato una domanda di indennità di 

espropriazione. Il DATEC l’ha trasmessa all’autorità inferiore e i ricorrenti 

hanno chiesto quando riceveranno una decisione. La legittimazione 

ricorsuale dei ricorrenti è pertanto pacifica. 

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1.3 ll ricorso per denegata o ritardata giustizia può inoltre essere interposto 

in ogni tempo (art. 50 cpv. 2 PA). Presentato nella forma prescritta dalla 

legge (art. 52 cpv. 1 PA), il ricorso è dunque ammissibile in ordine e deve 

essere esaminato nel merito. 

2.  

L'art. 46a PA prevede la possibilità di ricorrere allorquando difetta una 

decisione ai sensi dell'art. 5 PA, nel caso in cui l'autorità adita nega o ritarda 

ingiustamente l'emanazione di una tale decisione. 

2.1 Il principio di celerità è strettamente correlato al divieto di denegata 

giustizia e di ritardata giustizia. Il divieto del diniego di giustizia formale 

discende dall'art. 29 cpv. 1 della Costituzione federale della 

Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), giusta il quale 

ogni persona ha diritto a che la propria causa sia decisa entro un termine 

ragionevole. Tale garanzia costituzionale concerne sia la procedura 

giudiziaria che quella amministrativa (cfr. sentenza del TAF A-3624/2012 

del 7 maggio 2013 consid. 3.1.1). Una denegata giustizia sussiste 

allorquando un'autorità si rifiuta di emanare una decisione nonostante 

quest'ultima vi sia legalmente tenuta.  

2.2 Di norma, v'è luogo di constatarla quando l'autorità rimane de facto 

inattiva oppure quando all'interessato dà l'impressione di non intendere 

dare seguito alla sua domanda (cfr. sentenza del TAF A-3893/2015 del 

3 ottobre 2016 consid. 1.1.4). L'obbligo di pronunciarsi entro una scadenza 

ragionevole impone all'autorità competente di statuire entro un limite che 

risulti giustificato dalla natura del litigio e dall'insieme delle circostanze del 

caso (cfr. DTF 135 I 265 consid. 4.4, 130 I 312 consid. 5.1 seg. e 117 Ia 193 

consid. 1c; DTAF 2009/42 consid. 2.2; sentenza del TAF A-4689/2013 del 

25 giugno 2014 consid. 9.2). Devono in particolare essere considerati 

l'urgenza, l'ampiezza e la difficoltà del caso, il modo con il quale è stato 

trattato dall'autorità, l'interesse delle parti e il loro comportamento nella 

procedura (cfr. DTF 135 I 265 consid. 4.4 e 130 I 312 consid. 5.1 seg.; 

sentenza del TF 1C_131/2013 del 19 agosto 2013 consid. 4.2). 

Determinante è sapere se i motivi che hanno condotto a ritardare la 

procedura o a negare il giudizio di merito sono obbiettivamente fondati; 

poco importa che la mora sia cagionata da una negligenza dell'autorità o 

da altri fattori (cfr. DTF 103 V 190 consid. 3 e 5; sentenza A-3624/2012 

consid. 3.1.2).  

2.3 Le conseguenze di un ritardo nello statuire si limitano alla 

constatazione da parte del Tribunale della violazione del principio di celerità 

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in ragione della durata eccesiva della procedura (cfr. sentenza 

A-3893/2015 consid. 1.1.4). 

3.  

Oggetto litigioso della presente fattispecie è la questione a sapere se 

l’autorità inferiore ha negato o ritardato l’emanazione della sua decisione 

senza motivi obiettivamente fondati alla luce dei principi della procedura di 

stima. 

3.1 La legge federale del 20 giugno 1930 sull’espropriazione (LEspr, 

RS 711) regola l’esercizio del diritto d’espropriazione per opere che 

tornano d’utilità alla Confederazione o a una parte considerevole del paese 

ovvero per altri scopi di utilità pubblica riconosciuti da una legge federale 

(art. 1 LEspr). Le domande d’indennità di espropriazione devono essere 

fatte valere entro il termine di opposizione di trenta giorni (art. 33 cpv. 1 

lett. e LEspr). Qualora le istanze di cui all’art. 33 cpv. 1 lett. e LEspr 

ritengano necessaria una procedura di conciliazione e, se del caso, una 

procedura di stima, dopo che l’approvazione dei piani è divenuta definitiva 

l’autorità competente per la stessa trasmetta al presidente della 

commissione di stima competente segnatamente la decisione, i piani 

approvati, il piano d’espropriazione, la tabella dei diritti da espropriare e le 

pretese notificate (art. 34 cpv. 2 LEspr). 

L’espropriazione non può aver luogo che verso piena indennità 

(art. 16 LEspr). L’indennità deve collocare l’espropriato in una situazione 

economicamente equivalente a quella di cui avrebbe beneficiato senza 

l’espropriazione. Essa non deve condurre né ad un impoverimento né ad 

un arricchimento (cfr. DTF 95 I 453 consid. 2 e 93 I 554 consid. 3; sentenze 

del TAF A-6928/2015 del 2 dicembre 2017 consid. 3.1 e A-3440/2012 del 

21 gennaio 2014 consid. 5.1.1). Giusta l’art. 19 LEspr, nel fissare 

l’indennità devono essere tenuti in conto tutti i pregiudizi subiti 

dall’espropriato per effetto dell’estinzione o della limitazione dei suoi diritti. 

L’indennità comprende quindi l’intero valore venale del diritto espropriato 

(lett. a), nel caso di espropriazione parziale, l’importo di cui il valore venale 

della frazione residua viene ad essere diminuito (lett. b), e anche 

l'ammontare di tutti gli altri pregiudizi subiti dall'espropriato, in quanto essi 

possano essere previsti, nel corso ordinario delle cose, come una 

conseguenza dell'espropriazione (lett. c). L’indennità di espropriazione 

costituisce un’unità e di principio deve essere fissata in un’unica decisione 

(cfr. DTAF 2014/35 consid. 2.3.2). 

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3.2 Nelle procedure di stima così come nelle altre procedure di natura 

amministrativa si applica la massima inquisitoria (art. 110 LEspr 

con rif. all’art. 12 PA). Ciò significa che l’autorità deve procedere d’ufficio 

all’accertamento esatto e completo dei fatti giuridicamente rilevanti. In 

concreto, essa deve procurarsi la documentazione necessaria alla 

trattazione del caso, chiarire le circostanze giuridiche ed amministrare a tal 

fine le opportune prove a riguardo (cfr. DTF 130 I 258 consid. 5; sentenze 

del TAF A-4345/2019 dell’8 aprile 2021 consid. 2.2.1, A-2176/2020 del 

20 gennaio 2021 consid. 2.2.1 e A-5884/2012 del 27 maggio 2021 

consid. 3.2.3 e 4.3 ; RAPHAËL BAGNOUD, La théorie du carrefour - Le juge 

administratif à la croisée des chemins, in : Mélanges Mollard, 2020, p. 493). 

La massima inquisitoria non dispensa comunque le parti dal dovere di 

collaborare all’accertamento dei fatti ed in modo particolare dall’onere di 

provare per quanto sia nelle loro facoltà e per quanto l’amministrazione o 

il giudice non siano in grado di delucidare i fatti rilevanti con mezzi propri 

(art. 13 PA; cfr. DTAF 2019 I/5 consid. 5.1; CLÉMENCE GRISEL, L’obligation 

de collaborer des parties en procédure administrative, 2008, n. 142). 

Nemmeno detta massima impedisce d'altro canto all'autorità di procedere 

ad un apprezzamento anticipato delle prove offerte, e di negarne 

l'assunzione ove le stesse appaiano chiaramente ininfluenti ai fini del 

giudizio, non potendo in altri termini condurla a modificare la propria 

opinione (cfr. DTF 134 I 140 consid. 5.3; sentenza del TF 1C_179/2014 del 

2 settembre 2014 consid. 3.2; sentenza del TAF A-6515/2010 del 

19 maggio 2011 consid. 4.3). Allorquando essa reputa chiare le 

circostanze di fatto e che le prove assunte le abbiano permesso di formarsi 

una propria convinzione, l’autorità emana la propria decisione 

(cfr. sentenza del TAF A-3056/2015 del 22 dicembre 2016 consid. 3.1.4). 

Qualora un fatto rimanga non comprovato nonostante un accertamento 

completo dei fatti, occorre di norma fare riferimento alle regole sulla 

ripartizione dell’onere della prova derivanti dall’applicazione analogica 

dell’art. 8 del Codice civile svizzero del 10 dicembre 1907 (CC, RS 210). 

Le stesse hanno infatti portata allorquando le misure istruttorie necessarie 

non abbiano permesso di chiarire determinati aspetti (cfr. sentenza del TAF 

A-2888/2016 del 16 giugno 2017 consid. 3.2). Su tali presupposti, la parte 

che intente prevalersi di una circostanza è tenuta a sopportare le 

conseguenze della mancata prova al riguardo o, in caso di grado ridotto, 

dell’assenza di verosimiglianza (cfr. DTF 138 V 222 consid. 6, 133 V 216 

consid. 5.5 e 133 V 205 consid. 5.5 ; DTAF 2008/24 consid. 7.2). 

3.3 Nella fattispecie, l’USTRA (di seguito anche: controparte) ha informato 

l’autorità inferiore che i lavori sarebbero iniziati solo nel 2022 e che al 

termine dei lavori nel 2026 sarà tenuto ad eseguire una perizia fonica per 

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verificare l’efficacia degli interventi e il raggiungimento degli obbiettivi 

pubblicati, in conformità con il protocollo della visione locale e delle sedute 

di conciliazione del 13 maggio 2016. L’autorità di prima istanza, dal canto 

suo, ha esposto, visto quanto precede, di non essere in grado di potere 

emanare una decisione. 

3.4 Il Tribunale ritiene quindi in primo luogo che nessuno contesta che i 

lavori non sono ancora ultimati. 

A norma della legge e della giurisprudenza, è reputato espropriato dei suoi 

diritti di difesa degli art. 679 e segg. CC chiunque deve subire immissioni 

di rumore superiori ai valori limiti d’immissione quali definiti nell’ordinanza 

del 15 dicembre 1986 contro l’inquinamento fonico (OIF, RS 814.41; 

cfr. DTF 134 II 49 consid. 5, 130 II 394 consid. 6 e 116 Ib 11 consid. 2a 

e segg.; sentenza del TAF A-2566/2019 del 19 maggio 2020 consid. 7.5 

e segg.). Nella presente fattispecie, il progetto alla base della richiesta 

d’indennità da parte dei qui ricorrenti è un progetto di risanamento fonico 

dell’SN2 sul tratto Gentilino – Lamone che è stato giudicato come non 

sottoposto allo studio d’impatto ambientale ai sensi degli art. 10a e segg. 

della legge federale del 7 ottobre 1983 sulla protezione dell’ambiente 

(LPAmb, RS 814.01) e 2 cpv. 1 lett. a e b dell’ordinanza del 19 ottobre 1988 

concernente l’esame dell’impatto sull’ambiente (OIEA, RS 814.011). Non 

di meno è comunque stata allestita una relazione ambientale. Da essa 

risulta un sorpasso, per la particella (…) del Comune di S._______, 

proprietà dei ricorrenti, anche dopo la realizzazione dei lavori di 

risanamento, ragion per cui sono state accordate facilitazioni (cfr. decisione 

impugnata, p. 41-43). Questo fatto però, visto come considerato qui sopra, 

che il sorpasso dei valori limiti d’immissione è il necessario presupposto al 

riconoscimento di un’indennità, è quindi necessario stabilire detto 

sorpasso. Orbene, detto sorpasso dev’essere effettivo per dare luogo ad 

un’espropriazione dei diritti di vicinato. In questo ambito, una relazione 

fonica, il cui scopo e di determinare le misure da prendere per risanare la 

tratta in oggetto, non rappresenta ancora una costatazione del rumore 

effettivo subito dalla proprietà dei qui ricorrenti. Finalmente, giusta 

l’art. 12 OIF, l’autorità esecutiva deve controllare, al più tardi un anno dopo 

la messa in esercizio dell’impianto nuovo o modificato, che le limitazioni 

d’emissione e i provvedimenti d’isolamento acustico ordinati siano stati 

attuati. In caso di dubbio, essa deve esaminare l’efficacia dei 

provvedimenti. I controlli saranno quindi necessariamente effettuati alla 

fine dei lavori, come ha sottolineato la controparte durante la visione locale 

(cfr. protocollo della visione locale del 13 maggio 2016). 

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3.5 Di conseguenza, l’autorità di prima istanza non dispone ancora degli 

elementi necessari per decidere se un’indennità è dovuta ai ricorrenti né 

dell’ammontare di siffatta eventuale indennità. L’autorità di prima istanza 

dev’essere quindi seguita quando considera di dovere aspettare le 

misurazioni previste a lavori ultimati e dopo la messa in esercizio normale 

dell’autostrada. Solo per il tramite di queste misure le parti e l’autorità 

inferiore potranno determinare se i valori limiti d’esposizione e 

d’immissione saranno superati. Aspettando di avere tutte le informazioni, 

l’autorità di prima istanza non fa che ossequiare ai requisiti della massima 

inquisitoria come descritti qui sopra (cfr. prec. consid. 3.2) nonché al 

principio dell’unità dell’indennità di espropriazione (art. 19 LEspr; 

cfr. prec. consid. 3.1). 

Nel caso in esamine, non c’è alcuna indicazione che sarebbe tecnicamente 

possibile effettuare immediatamente le misure necessarie. I ricorrenti 

affermano che una decisione potrebbe essere presa, ma non specificano 

come questo sarebbe il caso e non offrono alcuna prova. Si limitano 

dunque ad opporre la loro interpretazione a quella dell’autorità inferiore. 

Tuttavia non sono convincenti; se l’autorità inferiore dovesse decidere 

immediatamente, i ricorrenti dovrebbero probabilmente sopportare le 

conseguenze della mancanza di prova (art. 8 CC).  

3.6 Visto quanto considerato qui sopra, ne discende che ci sono motivi 

obiettivamente fondati, per l’autorità di prima istanza, di aspettare la fine 

dei lavori e le misurazioni foniche. Il Tribunale considera dunque che è 

giustamente che l’autorità inferiore non ha ancora emanato nessuna 

decisione. Il ricorso per denegata e ritardata giustizia è infondato e deve 

essere respinto. 

4.  

Nel contesto della presente vertenza, la questione delle spese e delle 

ripetibili è regolata dagli art. 114 e segg. LEspr. Giusta l’art. 116 

cpv. 1 LEspr, sono di regola poste a carico dell'espropriante. Se le 

conclusioni dell'espropriato vengono respinte totalmente, si può procedere 

ad una diversa ripartizione. In ogni caso, le spese provocate inutilmente 

sono addossate a chi le ha cagionate (cfr. sentenza del TAF A-7836/2008 

del 21 dicembre 2011 consid. 9). 

4.1 Nella fattispecie, i ricorrenti hanno inoltrato un ricorso senza fondarsi 

su alcuna prova. Si sono limitati a sostenere che l’autorità inferiore ha 

ritardato l’emanazione della sua decisione, ma non hanno esposto 

motivando almeno sommariamente in ché il comportamento dell’autorità di 

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Pagina 9 

prima istanza sarebbe contrario al diritto. Non sono rappresentati da un 

avvocato; tuttavia, una consulenza legale avrebbe certamente permesso 

di evitare la presenta procedura e il Tribunale non è destinato a sostituire 

questa consulenza. D’altra parte, i ricorrenti hanno scritto all’autorità 

inferiore il 20 febbraio 2021; essa non ha risposto. Il Tribunale considera 

che una risposta dell’autorità inferiore alla lettera dei ricorrenti avrebbe 

anche permesso di evitare la presenta procedura.  

4.2 Tenuto conto del comportamento dei ricorrenti e dell’autorità inferiore, 

sarebbe normalmente giustificato dividere le spese processuali che il 

Tribunale stima a 1'000 franchi (art. 3 lett. a del regolamento del 

21 febbraio 2008 sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

Tribunale amministrativo federale [TS-TAF, RS 173.320.2]), e porre la metà 

a carico dei ricorrenti, e l’altra metà a carico dell’autorità inferiore. Ma giusta 

l’art. 63 cpv. 2 PA, nessuna spesa processuale è messa a carico delle 

autorità federali. Di conseguenza solo spese processuali ridotte, fissate a 

500 franchi, sono poste a carico dei ricorrenti (art. 6 lett. b TS-TAF). Non ci 

sono invece motivi di accordare un’indennità a titolo di ripetibili alla 

controparte, non rappresentata e che per altro non è neppur intervenuta 

nella presente procedura (art. 7 cpv. 3 TS-TAF al contrario). 

 

  

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Pagina 10 

Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale 
pronuncia: 

1.  

Il ricorso è respinto. 

2.  

Le spese processuali ridotte, fissate a 500 franchi, sono poste a carico dei 

ricorrenti. Il succitato importo dev'essere versato alla cassa del Tribunale 

dopo la crescita in giudicato della presente decisione. Il termine di 

pagamento è di 30 giorni a decorrere dalla data della fattura. La polizza di 

versamento sarà inviata per posta separata. 

3.  

Non vengono assegnate indennità di ripetibili. 

4.  

Questa sentenza è comunicata ai ricorrenti, al controparte e all'autorità 

inferiore. 

I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente. 

 

La presidente del collegio: Il cancelliere: 

  

Claudia Pasqualetto Péquignot Julien Delaye 

 

  

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Rimedi giuridici: 

Contro la presente decisione può essere interposto ricorso in materia di 

diritto pubblico al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro un termine di 

30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 e segg., 90 e segg. e 100 LTF). Il 

termine è reputato osservato se gli atti scritti sono consegnati al Tribunale 

federale oppure, all'indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una 

rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l'ultimo giorno 

del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). Gli atti scritti devono essere redatti in una 

lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi 

di prova ed essere firmati. La decisione impugnata e – se in possesso della 

parte ricorrente – i documenti indicati come mezzi di prova devono essere 

allegati (art. 42 LTF). 

 

 

Data di spedizione: