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Rolwaling Himal
Illustrazioni 53-60 La valle del Rolwaling s' allunga per una trentina di chilometri, dal villaggio di Shimigaon, posto su uno sperone a 2000 metri di altezza, all' ammasso caotico delle morene del ghiacciaio Trakading a 4500 metri.
La valle è percorsa dal Rolwaling Chu, che sfocia nel Bothe Kosi a valle di Lamobagar. La parte inferiore è formata da una stretta forra inabitabile. Nella sua parte superiore si allarga formando due conche, nelle quali si adagiano il villaggio di Beding a 3600 metri, e l' alpe di Na, a 4300 metri.
Il fianco destro della valle è formato da una gigantesca muraglia di roccia e ghiaccio, che dal Tsoboje 6689 metri, conduce al Gaurisankar, 7141 metri. Sul fianco sinistro si allineano cime minori che degradano lentamente verso il Bothe Kosi. E sullo sfondo, a completare questo magnifico quadro, s' innalzano le colossali pareti ghiacciate del Bhigphera-Go, 6687 metri, e del Bhig-phera-Sar, 6718 metri.
Il Rolwaling Himal entra abbastanza tardi nella storia dell' alpinismo himalajano. La prima spedizione che penetrò in questa zona fu quella dello Shipton, la quale potè accertare che il punto culminate della catena non era il Gaurisankar, 7146 metri, bensì una cima innominata, alta 7181 metri formata da un granito chiarissimo, chiamata oggi Melungtse.
Nel 1954 è la volta di una spedizione svizzero-francese, guidata da Raymond Lambert di Ginevra. I partecipanti lasciano Kathmandu nel mese di settembre, e per Charikot e Beding salgono alla zona del Rolwaling Himal. Attraverso il Men-lung-La, 5100 metri, arrivano nel bacino del Manlung, ma sono presto convinti che i due settemila, Gaurinsankar e Melungtse, non sono scalabili. Da qui la spedizione si diresse verso il bacino del Cho Oyu.
Toccò alla « Merseyside Himalajan Expedition 53 Il Trapezio del Tsoboje ( 668g m ) 54 Il versante sud-ovest del Bigphera-Go Nup ( 6666 m ) 55Gaurisankar. Da sinistra a destra: Pt. 6333 metri, anticima ( 7010 m ) e cima principale ( 7146 m ) 56 La parete sud-ovest del Kang-Nachugo ( 6735 m ) 1955 » il compito di esplorare il Rolwaling Himal. Questa spedizione, diretta da Alfred Gregory di Glasgow, scalò una ventina di cime e compilò il primo schizzo orografico della regione. Gregory considerò, come già il Lambert, che il Gaurisankar e il Melungtse non erano scalabili.
Queste due cime si trovano oggi in territorio cinese e non sono quindi più accessibili alle spedizioni europee.
Due vie conducono alla selvaggia valle del Rolwaling.
Da Kathmandu si raggiunge in automobile Barabisie, grossa borgata posta sulla Harniko Higway, la strada « cinese » che porta a Lasha. Da qui si sale in circa sei ore sullo sperone sinistro della valle, scendendo in seguito alla borgata di Charikot e al fiume Dud Khosi. Giunti sul fondovalle si risale il fiume fino al ponte sospeso che mette sul ripidissimo versante di Shimigaon. Da qui il sentiero si tiene alto sopra la forra del Rolwaling Chu, raggiungendo il fondovalle poco prima di Beding. Da Beding si sale a Na in mezza giornata. Da Kathmandu a Na bisogna contare da 8 a io giorni.
Noi prendemmo la seconda via, quella che per il valico del Trashi Lapsha, conduce da Namche Bazar, nel Khumbu Himal, a Na, nel Rolwaling Himal.
Ai primi di aprile lasciamo Kathmandu a bordo di un Twin Otter diretti a Lukla.
Un' ora di volo ci offre un' impressionante vista sui giganti della catena himalajana. Da quota 4000 vediamo torreggiare sopra di noi pareti immani dalle quali scendono orrende cateratte di ghiaccio. Queste sono dunque le montagne che avevano riempito i sogni della mia gioventEd ora che il sogno si era fatto realtà mi sentivo felice? Forse si, ma il pensiero di dovermi cimentare con un mondo così ostile, mi fece venire un nodo alla gola.
Giunti a Lukla viene scaricato il materiale della nostra spedizione.Venticinque carichi da trenta chili l' uno.
Mentre i nostri due Sherpas reclutano i porta- Das Trapez des Tsoboje ( 668g m ) Die Südwestwand des Bigphera-Go Nup ( 6666 m ) Der Gaurìsankar. Von links nach rechts: P. Vorgipfel ( 7010 m ) und Hauptgipfel ( 7146 m ) Die Südwestwand des Kang-Nachugo ( 6735 m ) Photos Aldo Godenzi, Coira/Poschiavo tori noi osserviamo l' andirivieni sul campo di attcrraggio. Questo è formato da un prato lungo circa 200 metri, situato su un terrazzo del versante sinistro della valle Dud Khosi all' altezza di 2800 metri. Essendo la valle molto stretta solo piloti capacissimi possono pilotare i piccoli aeroplani da Kathmandu a Lukla. Alcuni rottami a destra e a sinistra della pista ci dicono che non tutte le manovre di attcrraggio sono riuscite perfettamente.
Il giorno dopo, nell' aria limpida del mattino, ci mettiamo in viaggio: due Sherpas, un cuoco, un aiuto cuoco, venticinque portatori e noi quattro svizzeri. Una spruzzata di neve fresca fa brillare le cime di una luce intensa, mentre il vento innalza turbini di neve nell' etere azzurro. L' avventura è incominciata.
In due giorni saliamo a Namche Bazar, grosso villaggio abitato da popolazione Sherpa, posto a 3400 metri in un grandioso anfiteatro di fronte all' ardita guglia del Tramserku e al dosso ghiacciato del Kang Taiga.
Qui lasciamo la via che conduce ali' Everest e lungo un sentiero che passa alto sopra la valle del Nangpo Tsangpo saliamo a Thame, dove ci fermiamo per alcuni giorni.
La morfologia glaciale di questa regione è interessante ed attira subito la mia curiosità. Due grandi morene laterali fiancheggiano la conca di Thame, posta a 3800 metri. Verso valle le due morene si uniscono formando il grande arco della morena principale interrotto oggi dal Tengpo Chu. Il fondovalle molto piatto, accenna senza dubbio alla formazione di un lago morenico che si è svuotato in seguito alla rottura dello sbarramento.
Sopra la gola intagliata recentemente dal Tengpo Chu, una frana ha messo allo scoperto un profilo interessante che permette lo studio del fondo di questo lago. Fra due strati di sabbia si inserisce infatti uno strato formato da un conglomerato grossolano. Probabilmente questo deposito si è formato in seguito alla rottura di una morena frontale durante la fase di ritiro del ghiacciaio 53
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57 II Rolwaling Himal visto da sud. Sulla sinistra: il Gaurisankar ( 7146 m ). Nel centro: il Melungtse ( 7181 m ). Subito a destra: il Kang Nachugo ( 6753 m ), e tutto a destra: il Tsoboje ( 668g m ) 58 II ghiacciaio Trakading col lago gelato Tsho Rolpa, sbarrato dalla grande morena frontale. Sullo sfondo: le due vette del Bigphera-Go ( 6730 m ) 59 Campi di riso sul versante di Charicot 60villaggio estivo di Ma ( 4200 m ) coi campi di patate e i prati cinti da »una Photos Aldo Godenzi, Coirà Powhiavo 61Annapurna III ( 7577 m ) Photo: Renata Rossi, Castasegna Tengpo. Una quantità enorme d' acqua precipitò a valle depositando sul fondo dell' antico lago di Thame uno strato di ciottoli dal diametro di io centimetri e alto 70 centimetri. Poi, ritornata la sedimentazione normale, si depositò lo strato di sabbia superiore.
Il materiale delle morene laterali di Thame è ben consolidato e in parte coperto da una magra vegetazione. Solo sul versante nord, quello non esposto al monsone estivo, si è formato un piccolo bosco di betulle nane.
E molto difficile stabilire la data della formazione di queste morene, non essendo ancora stabilita la cronologia delle fasi di ritiro dei ghiacciai himalajani. Forse potrebbero appartenere al medesimo periodo in cui si formò la grande morena di Pherice, nel Khumbu Himal, studiata dal glaciologo Fritz Müller. Egli presuppone che questo sistema morenico, che ha influenzato fortemente la morfologia glaciale himalajana, derivi da una forte avanzata glaciale avvenuta attorno all' anno 1600.
Dopo cinque giorni leviamo il nostro accampamento e ci portiamo all' alpe Thengpo, situata a 4350 metri. Il panorama è grandioso. Sulla destra s' innalzano verticali il pilastro roccioso del Theng Kangpoche, 6500 metri, e la parete ghiacciata del Panayo Tippa ( 6696 m ). Da queste pareti ci giunge incessante il tuono della valanga.
Il tempo si è messo sul brutto. Una tormenta ci porta 50 centimetri di neve ammassandola contro la tenda che cede e ci seppelisce sotto. Alla mattina, mentre mi insapono il mento per radermi, sento la pelle rattrappirsi. Sul mio viso si è formato uno strato di ghiaccio. Pazienza... la barba la lasceremo crescere.
Il dodici aprile è il grande giorno. Con tre por-62 tatori e uno Sherpa saliamo verso il colle del Tra- Der Rolwaling Himal, von Süden gesehen. Links: Gaurisankar ( 7146 mMitte: Melungtse ( 7181 mrechts daneben: Kang Machugo ( 6735 m ) und ganz rechts: Tsoboje ( 668g m ) Der Trakading-Gletscher und der zugefrorene Tsho-Rolpa-See, gestaut durch die grosse Stirnmoräne. Im Hintergrund die beiden Gipfel des Bigphera-Go ( 6730 m ) Reisfelder am Charicot-Hang Das Sommerdorf von Ma ( 4200 m ) mit seinen Kartoffelfeldern und seinen von Mauern umzäunten Wiesen 62 Am Schaligrat ( Weisshorn ) Photo: Michel Déglon shi Lapsha, ognuno con un grande segreto nel cuore: quello di scalare il difficile Parchermo ( 6272 m ). La colonna di portatori salirà a tre giorni di distanza.
La salita è faticosa. Interminabili falde di detrito, morene insicure e vasti campi di neve, mettono a dura prova la nostra resistenza. Il fiato si fa sempre più grosso. Nel tardo pomeriggio raggiungiamo un ripiano abbastanza grande per mettere le nostre tende. L' altimetro segna 5140 metri, il termometro 9 gradi sotto zero. Le montagne si sono tinte di rosso, mentre una sottile nebbia, azzurrognola persiste sul fondovalle.
Ci infiliamo nel sacco a pelo e attendiamo la notte.
All' improvviso un boato assordante ci catapulta dal nostro materazzino pneumatico. Tutto il mondo sembra sussultare, ma nell' oscurità non possiamo individuare da che parte viene questo frastuono. Poi tutto s' acquieta e il silenzio ritornato sembra ancora più profondo. Nelle vicinanze deve essere caduta una valanga di ghiaccio.
Poco dopo la mezzanotte una raffica di vento scuote le nostre tende e in pochi minuti si scatena un uragano d' una violenza inaudita. Il fragore del tuono si fa sempre più forte, mentre il lampo rischiara a giorno questo paesaggio degno dell' in dantesco. Stiamo col fiato sospeso sapendo di trovarci su uno sperone roccioso e di avere le piccozze e i ramponi davanti alle tende. Dove non possono arrivare le valanghe e i crolli delle serac-cate, potrebbe arrivare benissimo il fulmine. Ora non c' è più dubbio. L' uragano è sopra di noi. A malapena riusciamo ad aprire la tenda e ad allontanare da noi tutto quanto è fatto di metallo. Ma poi il tuono si allontana e lo sentiamo ancora brontolare a lungo dalla zona del Tramserku.
Qualcuno ha aperto la tenda. Un paesaggio etereosi spiega attorno a noi. Mezzo metro di neve fresca ha coperto i giganti himalajani che brillano di una luce accecante. Dal nostro nido d' aquila lasciamo vagare lo sguardo verso orizzonti infiniti che si dissolvono nell' azzurro del cielo.
Alle nove siamo pronti per la partenza. Le nostre membra intirizzite trovano pena a mettersi in moto. Il pendio si fa sempre più ripido e la neve fresca ci obbliga alla massima prudenza. Giunti ai piedi di un cono nevoso veniamo accolti da una fitta sassaiuola che ci piomba addosso da una parete rocciosa. Cautamento studiamo la situazione. Una piccola morena, frammista a neve e ghiaccio, è la causa della caduta dei sassi. Col cuore sospeso e il fiato grosso saliamo ad uno ad uno il cono nevoso, mentre uno Sherpa, messosi in un punto propizio, ci avvisa ogni qualvolta le pietre si mettono in moto.
Il resto della salita è senza storia. Neve, ghiaccio e roccia si susseguono interminabili, mentre la nebbia si fa sempre più fitta. A 5600 metri, sotto un tetto di roccia innalziamo le nostre tende. La notte non posso dormire. Mal di montagna?
L' alba del 16 aprile ci vede sul colle del Trashi Lapsha ( 5755 m ), il più difficile e pericoloso passo di tutta la catena himalajana. Tutte le nostre fatiche, i nostri sforzi, le nostre apprensioni vengono ricompensate da un paesaggio indescrivibile.
Quanto si sente piccolo l' uomo di fronte alla maestosità della natura! Quante cime possiamo contare dal nostro belvedere? Cime vergini, non ancora calpestate da piede umano?
Sopra di noi s' innalza la vertiginosa parete ghiacciata del Parchermo. Il vento sferza la sua cresta sottile come una lama di coltello, mentre un grandissimo crepaccio terminale sbarra la via alla cima. Per me il Parchermo non viene in considerazione. Le mie membra si sono fatte pesanti e a malapena riesco a saltare gli innumerevoli crepacci che si susseguono insidiosi nella lunga discesa verso il ghiacciaio del Drolambao. Poi di nuovo la nebbia. Progredire? No. Tutto sembra dissolversi in una bianca bambagia nella quale sarebbe impossibile trovare la via.
9' Ancora un accampamento a 5400 metri. La mia testa è come si fosse fatta vuota, mentre il sangue mi martella nelle tempie. Entro nella tenda e mi addormento.
Il giorno dopo scendiamo lungo un canalone di neve e ghiaccio che sembra condurre sulla sinistra della grande seraccata. Questo dovrebbe essere il punto chiave della discesa. Qui infatti il ghiacciaio scende per una parete ripidissima formando una seraccata alta ben trecento metri.
Ben presto ci troviamo sopra una parete verticale di ghiaccio. I portatori esitano un momento, ma poi si lasciano calare a corda doppia e dopo mezz' ora ci troviamo tutti riuniti ai piedi della parete. In seguito fissiamo le corde con alcune viti da ghiaccio, affinchè i portatori che saliranno tra due giorni, possano superare questo passaggio senza trovare troppe difficoltà. Verso le quattro raggiungiamo i piedi della grande seraccata. Per oggi basta. Ora mi sento meglio e un buon pasto ristora le mie forze.
Il giorno seguente scendiamo lungo il ghiacciaio del Trakading. Ghiacciaio per modo di dire, perché tutta la lingua, lunga circa 1 o chilometri, è così coperta da detriti da lasciare raramente affiorare il ghiaccio. Nel pomeriggio dobbiamo risalire una morena pericolosissima per la sua instabilità. Anche qui le frane si susseguono quasi ininterrottamente.
II 18 aprile raggiungiamo Na, dove veniamo accolti da una famiglia di contadini. Piantiamo le nostre tende su un piccolo ripiano e ci infiliamo subito nel nostro sacco a pelo. E mentre scende silenziosa la notte, passano nella mia mente i punti più salienti della nostra avventura. Valeva la pena di viverla? Si.
Na è un piccolo villaggio estivo formato da una ventina di case, poste su un gigantesco cono di deiezione a 4200 metri di altitudine. Esso è dominato dalle ghiacciate pareti del Kang Nachugo ( 6735 m ) e del Chekigo ( 6275 m ). Sullo sfondo s' innalza il grandioso trapezio del Tsoboje ( 6689 m ).
Mi sono brevemente interessato della vita degli Sherpas del Rolwaling. Essi vivono in due villaggi. Nel villaggio invernale di Beding a 3700 metri e nel villaggio estivo di Na, a 4200 metri. Beding conta circa 150 abitanti, possiede due gompa e una scuola. Na conta une ventina di case delle quali solo quindici sono abitate. Possiede pure un gompa, ma non possiede scuola.
Alla fine di marzo vengono seminate le patate nei campi di Beding. Finita la semina, le famiglie salgono a Na dove alla fine di aprile vengono pure seminate le patate. Alla fine di maggio i pastori salgono con i loro greggi di pecore capre e yaks nella valle del Ripimo posta tra i 4500 e i 5000 metri. Frattanto le donne scendono di nuovo a Beding per coltivare le patate e raccogliere la legna per il lungo inverno. Nel mese di luglio vengono raccolte le patate a Beding, dopodiché le famiglie salgono di nuovo a Na. Nel frattempo i greggi sono ridiscesi dalla valle del Ripimo. Dopo la raccolta delle patate e Na gli Sherpas si concedono alcune settimane di totale riposo. Poi, verso la metà di ottobre, quando incomincia a spirare il gelido monsone proveniente dagli altipianti tibetani il villaggio estivo di Na viene abbandonato definitivamente e tutti scendono a Beding per passare l' inverno.
La famiglia che ci ospita è composta dai genitori, quattro figlie e due figli. La loro semplicità, il loro modo di vivere e la loro ospitalità, attirano subito la nostra simpatia.
Le case di Na sono costruite in pietra ed il tetto è coperto da pesanti tegole di gneiss. Esse sono formate da un solo locale quadrato. Nel mezzo c' è il focolare e sopra di esso un' apertura nel tetto da dove può uscire il fumo. Uscire per modo di dire, perché il locale è cosi pieno di fumo da togliere il respiro. Questo fumo è così acre da scacciare insetti di qualsiasi specie. Da una piccola finestra entra un tenue raggio di luce. Di notte essa viene tappata con un' assiciella. Gli Sherpas dormono su una pelle di yak, stesa sulla nuda terra.
Il loro nutrimento consiste di quasi solo patate che vengono cotte in un' enorme pentola di rame. Non si mangia ad un' ora fissa, ma ognuno prende le patate dalla pentola quando ha fame. Esse vengono sbucciate coll' unghia dell' indice e mangiate bollenti. Una persona mangia circa 600 kg di patate all' anno. Alle volte si prendono il lusso di mangiare delle uova o della carne di yak. Pure il riso fa parte del loro nutrimento. Esso viene comperato una volta all' anno sul mercato di Lamobagar. Quando sono in viaggio gli Sherpas si nutrono di tsampa, una specie di polenta fatta con farina d' orzo.
Malgrado questo nutrimento unilaterale gli Sherpas sono un popolo sanissimo. Le malattie che cantagiano i paesi industrializzati sono sconosciute. La mortalità infantile è molto grande. L' assistenza medica è praticamente nulla. Se si dovesse chiamare un medico d' urgenza bisognerebbe aspettare circa 20 giorni prima che arrivi l' aiuto desiderato. Solo l' elicottero potrebbe portare un aiuto immediato, ma questo solo in caso di visibilità perfetta.
Gli Sherpas sono un popolo felice. Essi vivono con le loro montagne e i loro dei, lontani dal frastuono e dal progresso del mondo moderno. Qui c' è aria pura, acqua limpida e neve immacolata. Qui ci sono pareti di ghiaccio vertiginose e ammassi caotici di pietre. Qui c' è il fiorellino che innalza timidamentelasua corolla verso il cielo e l' aquila che volteggia sovrana nell' etere azzurro. E nelle notti profonde senza luna, si odono roteare gli astri nell' infinità del firmamento. Sapete cosa vuoi dire passare due mesi in questo mondo, uscito fresco dalla mano del creatore, tra gente felice, che noi chiamiamo alle volte con disprezzo sotto sviluppata?
Na è il campo base per le nostre ricerche. I miei compagni si interessano di zoologia e botanica, mentre io mi dedico ad uno studio glaciologico e geologico.
Ogni mattina, appena il sole fa capolino dietro la cresta del Tsoboje ci vien servita la colazione. Alle otto, dopo aver preparato il nostro materiale di ricerca, raggiungiamo le zone che vogliamo sot-toporre al nostro studio. Generalmente siamo soli, dopo aver indicato agli Sherpas il luogo della nostra ricerca. Se ci allontaniamo molto prendiamo con noi un portatore.
Una decina di escursioni mi portano sul versante sinistro della valle. Tutto questo versante, dal Bigphera-Go al Tabayabyum, è formato da gneiss occhiadino e micascisti. I cristalli geminati di ortoclasio che si rinvengono negli gneiss raggiungono spesso la lunghezza di io centimetri. Tutta questa catena appartiene alla falda Kathmandu, studiata da Toni Hagen. Anche una minuziosa ricerca non mi ha lasciato trovare nessun campione di roccia sedimentaria.
Nel greto del Rolwaling Chu passai delle giornate intere alla ricerca di minerali. Una mattina levo dal torrente un ciottolo bianco. Lo rompo e mi si presenta la struttura fibrosa della scapolite. Nel pomeriggio stesso trovo dei grossi blocchi formati da epidoto, scapolite, ortoclasio, albite e muscovite. Nei giorni seguenti trovo pure alcune pegmatiti contenenti tormalina.
Il versante destro della valle è ripidissimo ed è sovrastato da pericolosi ghiacciai pensili. La formazione geologica e petrografica non è così monotona come quella del versante sinistro. Qui trovo del granito chiarissimo, granito a struttura porfi-rica, diverse specie di rocce metamorfiche e un calcare di tinta verdastra. Nella zona di Lungdar rinvengo diverse pietre ricche di hessonite.
Qui si sovrappongono due falde e la zona di careggiamento si trova alla base dei ghiacciai pensili.
Una buona parte delle mie escursioni le dedico allo studio dei ghiacciai del Trakading e del Ripimu Sar.
Il ghiacciaio del Trakading ha un grandioso bacino di raccolta tra i 5400 e i 6000 metri fatto assai strano nella catena himalajana. Si tratta di un ghiacciaio di tipo alpino, mentre i ghiacciai himalajani hanno una lingua cortissima e non possiedono bacino di raccolta. La parte superiore del ghiacciaio, chiamata Drolambao, è pianeggiante e trasfluisce in parte verso il bacino del Nangpo. Dopo circa dieci chilometri questa parte superiore precipita lungo una parete alta trecento metri formando una spaventosa seraccata. La lingua del ghiacciaio, lunga circa 7 chilometri, è tutta coperta da detriti e termina in una grande parete sospesa sopra il Tso Rolpa ( Tso significa lago ). Questo lago è sbarrato da una gigantesca morena frontale alta duecento metri. Le acune del lago non sono ancora riuscite ad intagliare la morena e l' emissario si manifesta in una copiosa sorgente alla base della stessa.
Le morene laterali sovrastano il lago di circa 150 metri e sono molto instabili.
Sulla destra del Trakading si apre la magnifica valle del Ripimo, dominata dalle pareti ghiacciate del Tsoboje e da quelle rocciose del Dragnag ( 6456 m ). Tutta la lingua del ghiacciaio è coperta da detriti fino all' altezza di 5600 metri. Questo ghiacciaio è privo di bacino collettore e viene nutrito dalle valanghe. Un' escursione mi porta fino all' alpe di Dragnag posta a 5000 metri, permettendomi di studiare la morfologia di questo grande ghiacciaio.
Il due di maggio gli Sherpas del Rolwaling si radunano per una grande festa. Il gompa, situato in mezzo al villaggio, è già pieno di gente, quando arriva il lama proveniente da Beding. Egli è accompagnato da due novizi che portano uno strano cappello fatto a punta e molto somigliante a quello degli studenti della Lepontia. Quando il lama inizia la sua cerimonia, al popolo viene offerta della birra, chiamata chang, e fatta dal riso. Mentre il lama borbotta parole misteriose e getta nell' aria granelli di riso, i fedeli tracannano senza fiatare diversi litri di birra, diventando sempre più allegri. Poi, quando sono un po' tutti brilli, la voce del lama tace improvvisamente e dalla piazza s' ode solo lo schiamazzare delle galline e il piagnucolare dei bimbi.
Da alcuni giorni stiamo osservando il tempo con grande apprensione.Verso le due pomeridiane infatti, la nebbia sale fitta dal fondovalle avvolgendo tutto in un manto grigio e monotono. Verso le quattro cadono i primi fiocchi di neve sospinti da un monsone sempre più impetuoso. E ogni mattina dobbiamo levare la neve dalle tende e rompere il ghiaccio nelle bacinelle per poterci lavare.
È questo l' annuncio che il monsone si sta spingendo dalla valle di Kathmandu verso le alte cime dell' Himalaja?
D' accordo con gli Sherpas decidiamo di abbandonare Na il 20 di maggio. Forse un po' a malincuore, ma le quattro settimane passate tra i giganti del Rolwaling e la dura attraversata del colle del Trashi Lapsha hanno messo prova le nostre forze fisiche e psichiche.
Il giorno della partenza si annuncia radioso. Dietro il Tsoboje, incappucciato di neve fresca, s' alza il disco incandescente del sole e tutta la conca di Na viene inondata da una luce che oggi mi sembra ancora più vivida.
Senza proferir parola vengono levate le tende e messe vicine ai carichi che abbiamo preparato il giorno prima. I portatori ridono e scherzano tra di loro. Il ho il cuore gonfio. Partire è un po' mo...
In tre giorni scendiamo lungo la valle al villaggio di Shimigaon. Il settimo giorno raggiungiamo la grossa borgata di Charicot dove veniamo accolti dalla polizia che ci conduce al posto di controllo. Dopo alcuni scambi di cortesia ci sentiamo dire che non abbiamo il permesso di passare per Charicot. Tra i nostri Sherpas e il capo-posto si accende una viva discussione. Che ci vogliano rimandare a Kathmandu attraversp il colle del Trashi Lapsha!
Poi la discussione si acquieta e ci vien dato il permesso di raggiungere Barabisie per la strada più corta. E questo deve avvenire subito e in fretta. A conferma di tutto ciò veniamo scortati attraverso il paese da due soldati armati di fucile.
Dopo due altri giorni di marcia raggiungiamo il crinale della montagna che sovrasta la valle del Sun Kosi, dove rizziamo per l' ultima volta le nostre tende.
Il mattino seguente, in un cielo terso come il cristallo, si presenta davanti a noi, in tutta la sua maestà, la catena dell' Himalaja, dal Dhaulagiri al Gaurisankar. Una visione da mozzare il fiato.
Mi siedo un istante per prendere commiato da questo mondo che ha arrichito la mia vita di una grande esperienza e di una grande avventura. E questo commiato che mi stringe il cuore in una morsa feroce è accompagnato da una insistente domanda: Addio o solo arnvederci?