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Qualora un progetto di nuovo inno nazionale dovesse pervenire al Consiglio federale, quest'ultimo non farà di testa propria, ma consulterà le Camere federali prima di una eventuale decisione. Ad ogni modo un nuovo testo non è per domani, come si evince dalla risposta del governo a un'interpellanza del consigliere nazionale Peter Keller (UDC/SZ), sostenuta da 47 colleghi in parlamento.
Il timore di Keller è che il progetto di nuovo inno nazionale - che dovrebbe sostituire il Salmo svizzero - possa venire imposto dall'esterno senza che il popolo abbia nulla da ridire. Per Keller, il minimo che l'esecutivo possa fare è sottoporre agli elettori un decreto federale soggetto a referendum.
Su questo aspetto il governo è evasivo. Di sicuro, si legge, non agirà autonomamente, ma consulterà il parlamento.
Il progetto per il nuovo inno - quello attuale è giudicato da alcuni non più al passo coi tempi - è promosso dalla Società svizzera di utilità pubblicata. Tale sodalizio, fondato nel 1810, ha lanciato un concorso aperto a tutti. Dopo una prima scrematura da parte di una giuria di esperti, una kermesse canora dovrebbe decretare il vincitore.
Un'eventualità invisa al democentrista svittese, secondo cui è inammissibile aggirare il popolo su una questione così sensibile, data "l'importanza del Salmo svizzero per l'identità e la coesione nazionale e per l'immagine della Confederazione all'estero", lasciando l'incombenza a "uno stupido concorso canoro televisivo".
SDA-ATS