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I promotori dell'iniziativa a favore dei bambini che hanno subito collocamenti coatti hanno già raccolto 110'000 firme. I termini per la loro consegna alla Cancelleria federale scadono il primo ottobre 2015, ma le sottoscrizioni arriveranno molto prima.
"Ne abbiamo persino raccolte più di 110'000", ha affermato all'ats il direttore della campagna Pascal Krauthammer, commentando quanto riportato oggi dai domenicali "SonntagsBlick"e "Zentralschweiz am Sonntag". Adesso si sta facendo la verifica delle firme, che saranno consegnate alla Cancelleria federale già prima della fine dell'anno.
L'iniziativa "Riparazione a favore dei bambini che hanno subito collocamenti coatti e delle vittime di misure coercitive a scopo assistenziale (Iniziativa per la riparazione)" chiede alla Confederazione di istituire un fondo di 500 milioni per risarcire le vittime di misure coercitive a scopo di assistenza adottate prima del 1981. Avrebbe diritto alle prestazioni chi ha "subito un pregiudizio diretto e grave a causa di queste misure".
Una commissione indipendente deciderebbe l'importo della prestazione, fissato in base alla gravità dei torti subiti. Nel testo dell'iniziativa si rivendica anche "uno studio scientifico indipendente" come pure un pubblico dibattito sui torti subiti da bambini collocati coattivamente in istituti o famiglie, da persone internate sulla base di una decisione amministrativa oppure sottoposte a sterilizzazione o adozione forzata e da nomadi.
Nel comitato d'iniziativa, promosso dall'imprenditore Guido Fluri, lui stesso vittima di collocamento forzato, sono presenti tutti i grandi partiti politici, esclusa l'UDC. Da notare però che da settembre sei membri di questo partito, tra i quali l'ex consigliere federale Adolf Ogi, sono entrati a far parte del comitato di sostegno.
Intanto, è stato sbloccato un fondo di aiuto d'urgenza. Cinquecento persone, vittime di misure coercitive hanno sollecitato un aiuto finanziario immediato e alla fine di ottobre erano già state esaminate circa 300 domande. La priorità è data alle persone anziane, malate o che vivono in condizioni precarie. Il fondo è gestito dalla Catena della solidarietà. Tale aiuto non è un indennizzo, ma un gesto di solidarietà alle persone che si trovano in condizioni di particolare bisogno.
L'ingiustizia è stata anche riconosciuta in una legge entrata in vigore il primo agosto scorso. Il testo permette tra l'altro alle persone che sono state affidate "per decisione amministrativa" di avere un accesso gratuito e facilitato al loro dossier dell'epoca. Finora, 500 persone si sono annunciate agli Archivi federali.