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Il canale televisivo Al Arabiya ha diffuso le immagini dei passaporti dei due svizzeri rapiti in luglio in Pakistan. Stando ad esperti ginevrini, questo documento desta preoccupazione perché fa ritenere plausibili esigenze più elevate da parte dei sequestratori e segna l'ingresso nella vicenda di Al Qaida.
Le immagini sono state mostrate lunedì scorso. La loro trasmissione non è una sorpresa: permette infatti ai talebani di esibire "la prova formale che detengono i due svizzeri", scrive oggi il "Geneva Center for Training and Analysis of Terrorism" (CGTAT) sul proprio sito. L'informazione è a sua volta rivelata dal sito internet del quotidiano Le Temps.
Due aspetti preoccupano il GCTAT: Al Arabiya afferma che la coppia di bernesi lavora per una società di sicurezza occidentale e che entrambi sono esperti in tecniche di autodifesa. Questa falsa informazione - un ostaggio è poliziotto e la sua compagna un'ex poliziotta - "accresce la posta in gioco", scrive il centro di competenza sul terrorismo.
L'emittente panaraba riferisce inoltre, ma senza citare le proprie fonti, che il Movimento dei talebani del Pakistan (TTP) "collabora con Al Qaida". "Ammesso che il fatto sia confermato (...), un nuovo attore diverrebbe parte dei negoziati. E non si tratta di un attore qualunque", aggiunge il GCTAT.
Il TTP ha rivendicato il sequestro dei due svizzeri il 29 luglio. In cambio della loro liberazione, chiede il rilascio di Aafia Siddiqui, scienziata pachistana 39enne che ha studiato al Massachussetts Institute of Technology (MIT) e alla Brandeis University, condannata a 86 anni di carcere per aver tentato di uccidere ufficiali americani in Afghanistan.
I due cittadini svizzeri erano stati rapiti a inizio luglio da uomini armati nella provincia del Belucistan, nel sud-ovest del Pakistan.
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