Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01247.jsonl.gz/395

Contenuto principale
09.12.2021 | Roman Zweifel, Sophie Etzold, Michèle Kaennel Dobbertin | News WSL
Alle nostre latitudini l’aumento delle temperature allunga il periodo di accrescimento. Teoricamente ciò dovrebbe avere ripercussioni positive sulla crescita forestale. Da uno studio condotto sotto la guida dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio WSL emerge tuttavia che la crescita degli alberi avviene solo durante pochi giorni. Il contributo delle giornate temperate in primavera e autunno è quindi praticamente nullo. Questo aspetto è importante per la futura capacità dei boschi di catturare carbonio.
Comprendere la crescita degli alberi in funzione di temperatura, disponibilità idrica e condizioni di luce è decisivo per migliorare le previsioni sulle prestazioni dei boschi in termini di stoccaggio del carbonio. In un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Ecology Letters, i ricercatori del WSL e i loro coautori internazionali hanno compiuto un ulteriore passo avanti indagando non solo il come, ma anche il quando e il perché gli alberi crescono nel corso dell’anno.
A tale scopo hanno utilizzato i dati di accrescimento misurati automaticamente ogni giorno per otto anni su 160 alberi presso 47 siti distribuiti in tutta la Svizzera. Per tutte e sette le specie arboree in esame, la creazione di nuove cellule legnose è avvenuta solo in un numero sorprendentemente basso di giorni. In generale, in primavera gli alberi sono cresciuti a velocità via via maggiore, con un picco di accrescimento da aprile a giugno e un calo generalmente netto poco prima del solstizio d’estate. Lo studio si è interrogato sul perché il numero dei giorni di crescita sia tanto ridotto.
I risultati dimostrano che solo una piccola finestra del periodo vegetativo (compresa tra il 12 e il 30% del totale) viene effettivamente sfruttata per la crescita annua. Dei 365 giorni di un anno, circa 250 costituiscono il periodo vegetativo e tra questi vi sono a loro volta 90-120 possibili giorni di accrescimento. Concretamente, tuttavia, gli alberi crescono ancora più raramente.
«Il fatto sorprendente è che tutte e sette le specie arboree prese in esame sono cresciute solo dai 29 ai 77 giorni all’anno», commenta Sophia Etzold, biologa presso il WSL a Birmensdorf e prima autrice dello studio. A crescere per il maggior numero di giorni all’anno è stato l’abete bianco, mentre all'ultimo posto si è piazzato il pino silvestre. Da parte sua, l’abete rosso ha fatto registrare i tassi di crescita giornaliera più elevati (25 µm/giorno), ma ha raggiunto mediamente solo 43 giorni di accrescimento all’anno.
Quanto maggiore è l’accrescimento del legno, tanto più carbonio un albero è in grado di catturare dall’aria. Il nuovo studio mostra che la durata del periodo di accrescimento è praticamente irrilevante; tendenzialmente, inoltre, un inizio anticipato della crescita prima di aprile o una sua fine tardiva dopo ottobre portano addirittura a una minore crescita su base annua. «Si tratta di una scoperta importante nel quadro dell’aumento delle concentrazioni di CO2 e del conseguente riscaldamento climatico», sottolinea Roman Zweifel, responsabile della rete di rilevamento TreeNet, da cui provengono i dati. Nonostante il riscaldamento globale abbia causato un allungamento del periodo vegetativo, durante il quale regnano condizioni idonee alla crescita dei nostri alberi, questo vantaggio non è in grado di compensare l’impatto negativo di calura e siccità durante i mesi da aprile a giugno, in cui si verifica effettivamente l’accrescimento.
Molti indizi lasciano presupporre che i nostri alberi seguano un orologio interno che rallenta la crescita a partire dal solstizio (21 giugno circa), anche quando le condizioni esterne sono ancora favorevoli. «La nostra ipotesi è che la riduzione della durata del giorno funga da segnale per concludere la crescita e dare la priorità ad altri processi (per es. lignificazione delle pareti cellulari secondarie, formazione di frutti, gemme e riserve), attraverso i quali l’albero si prepara all’arrivo dell’inverno», spiega Etzold. Per tutte le specie prese in esame, il modello annuale della durata del giorno determina una finestra temporale per l’accrescimento. All’interno di quest’ultima è poi l’umidità di aria e suolo l’aspetto decisivo per l’effettiva crescita degli alberi. Se aria o suolo sono troppo secchi, l’accrescimento del fusto viene quindi inibito.
Lo studio dimostra che le condizioni sfavorevoli per la crescita (per es. siccità e calura nel periodo principale di accrescimento da aprile a giugno) non possono praticamente essere compensate. Se si perde questa finestra di accrescimento, il deficit venutosi a creare verrà mantenuto fino alla fine dell’anno e testimoniato da un anello annuale più sottile. In generale, ciò vale più per le conifere che non per le latifoglie, perché le prime cominciano di norma a produrre legno fino a 30 giorni più tardi e dispongono quindi di una finestra di crescita ottimale più ridotta. Anche per questo gli abeti rossi che crescono in luoghi piuttosto bassi e secchi potrebbero non avere alcuna chance a fronte dell’attuale evoluzione climatica. Ad altitudini maggiori, tuttavia, le temperature più elevate potrebbero contribuire a sfruttare meglio la finestra di crescita ottimale, visto che è stato dimostrato che il freddo rallenta l’inizio dell’accrescimento.
Per quanto riguarda la cattura del carbonio da parte dei boschi, non conta tanto se il periodo vegetativo si allunga, quanto piuttosto se anche in futuro ci saranno finestre temporali con condizioni favorevoli per l’accrescimento. Come riportato in un recente contributo del WSL, sono soprattutto le umide ore notturne a permettere la divisione cellulare degli alberi. C’è dunque la speranza che, anche a fronte di condizioni generalmente più secche, poche notti umide possano essere sufficienti per garantire l’accrescimento annuale.