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BERNA - Le fabbriche cinesi che smerciano giocattoli anche in Svizzera non rispettano i diritti dei lavoratori. I dipendenti accumulano gli straordinari e sono a volte esposti a prodotti tossici, denuncia l'organizzazione non governativa Solidar Suisse.
Due giocattoli su tre venduti in Svizzera provengono dalla Cina. L'inchiesta 2017 condotta sul posto dall'organizzazione China Labor Watch, ha dimostrato che i dipendenti effettuano da 80 a 140 ore di straordinario al mese e che lavorano in cattive condizioni igieniche.
Simone Wasmann, direttrice della campagna di Solidar Suisse, citata nel comunicato, afferma che la pressione a cui sono sottoposti i fabbricanti cinesi per ridurre i costi è in parte responsabile dello sfruttamento dei lavoratori. Le foto scattate dall'organizzazione cinese nelle fabbriche mostrano condizioni di vita "catastrofiche": gli operai sono ammassati in piccoli dormitori, il cibo è di cattiva qualità e istallazioni sanitarie insufficienti. Ci sono anche stati tentativi di suicidio.
Solidar Suisse sottolinea che vi sono stati anche alcuni miglioramenti negli ultimi anni: la settimana lavorativa è stata ridotta da sei a cinque giorni e il numero di operai è aumentato.
Per sensibilizzare l'opinione pubblica durante le feste natalizie, l'ONG distribuirà nei prossimi giorni nelle principali città la rivista Fair Toys nella quale vengono descritte le condizioni dei lavoratori.