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Glossario
«I prodotti psicotropi sono sostanze che modificano la percezione, il pensiero o il comportamento. Queste sostanze possono essere legali o illegali. Tra le sostanze legali sono inclusi il caffè, il tabacco, il cacao e l’alcol mentre tra i medicamenti sono inclusi i sedativi, gli stimolanti, i neurolettici e gli antidepressivi. La canapa, l’oppio e i suoi derivati, la cocaina e gli allucinogeni rientrano invece tra le sostanze illegali.»
«Questo disturbo può insorgere (ma non necessariamente) a seguito di gravi eventi traumatici. Per “evento traumatico” si intende l’esposizione a un pericolo reale, con rischio di gravi lesioni, danni all’integrità del corpo o anche il fatto di essere testimoni della morte di una persona. Esempi tipici di eventi traumatici sono gli incidenti, le violenze sessuali, i conflitti che sfociano in violenza, le catastrofi naturali, la tortura, la guerra.
Il disturbo post-traumatico da stress si manifesta in genere dopo qualche settimana fino a qualche mese dopo l’evento traumatico.
Soltanto una parte delle vittime di un evento traumatico sviluppa un disturbo post-traumatico da stress. In alcuni casi, è sufficiente essere testimoni di un evento violento o tragico per sviluppare un disturbo post-traumatico da stress.»
Una presa a carico terapeutica precoce, con metodi specifici e riconosciuti, permette un rapido miglioramento o addirittura una guarigione in tempi brevi.
«Il genere rimanda alla costruzione sociale di maschile e femminile, oltre che al sistema di gerarchizzazione che privilegia ciò che è considerato maschile a scapito di ciò che è considerato femminile. L’identità di genere si riferisce all’esperienza personale di ognuno di sentirsi uomo, donna, entrambi o nessuno dei due, indipendentemente dal sesso attribuito alla nascita.»
«Un esperto in supporto tra pari (ESP) è una persona che si è già rivolta a Servizi di salute mentale in seguito a un disturbo psichico. Dopo essersi distanziato dal proprio vissuto, segue una formazione per validare la sua esperienza e impiegarla per aiutare chi soffre di difficoltà psichiche.»
«Il cyberbullismo è una forma di molestia che ha la particolarità di verificarsi in Internet. Si parla anche di cyber intimidazione o cybermobbing. La vittima è, per un lungo periodo di tempo, bersaglio di ripetute aggressioni tramite i media digitali, come per esempio gli SMS, le chat e facebook.
L’autore è spesso una persona dell’entourage della vittima, come uno studente, un vicino di casa o un membro di un’associazione. La vittima viene insultata, minacciata o ricattata, direttamente o tramite pressioni psicologiche. È il bersaglio di diffamazioni, calunnie e pettegolezzi. Le conseguenze per la vittima possono essere gravi: perdita di fiducia in sé, ansie e depressione.
Il limite tra ciò che può ancora essere considerato divertente e ciò che invece viene inteso come offensivo è sottile. È cyberbullismo quando una persona si sente perseguitata, molestata o insultata attraverso i mezzi informatici. Raramente i giovani sono coscienti delle ripercussioni che possono avere la diffusione di foto umilianti su Internet o la trasmissione ad amici. Queste azioni sono spesso considerate semplici scherzi, ma possono anche trattarsi di manovre deliberate per danneggiare una persona.»
Precisiamo inoltre che quasi mai il cyberbullismo si presenta senza molestie «nella vita vera». In generale il cyberbullismo non è che una forma o il luogo della molestia.
«Il burnout (o sindrome del burnout) è un termine generico che indica uno stato di esaurimento emotivo, mentale e fisico caratterizzato da una mancanza di motivazione e di produttività dopo mesi, se non anni, di sollecitazione eccessiva. Le cause principali del burnout sono fattori di stress quali il sovraccarico di lavoro, i conflitti interpersonali, la mancanza di gratificazione o di margine d’azione. Secondo la SECO (Segreteria di Stato dell’economia), la stretta relazione con il lavoro differenzia questo stato di esaurimento da altri stati emotivi più generali. Attualmente, i sistemi di classificazione nosologici di riferimento, come l’ICD-10 o il DSM 5, non riconoscono il burnout come un vero e proprio disturbo. D’altra parte, ancora non esistono criteri diagnostici accettati unanimemente dalla comunità medica.»
Anche se la terapia cognitivo-comportamentale è l’unico approccio terapeutico citato nel sito salutepsi.ch, in realtà esistono numerosi altri approcci. Una descrizione dei diversi approcci è disponibile qui.
«La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) è una terapia breve, validata scientificamente, che mira a rimpiazzare le idee negative e i comportamenti inadeguati con pensieri e reazioni più funzionali.»
"...La riabilitazione è un processo di trasformazione nel corso del quale si impara ad accettare i propri limiti e a scoprire in sé un potenziale di nuove possibilità..."
«Tutti i processi di riabilitazione implicano l’accrescimento del proprio potere d’azione sulle proprie condizioni di vita, l’elaborazione e la realizzazione di progetti di vita basati sull’utilizzo ottimale delle proprie risorse personali e ambientali, e la promozione di uno stato di benessere e di equilibrio in armonia con le proprie forze, i propri limiti e quelli del proprio ambiente.»
«I disturbi psicotici toccano il funzionamento del cervello in maniera importante, modificando il pensiero, le convinzioni o le percezioni. Una persona affetta da un disturbo psicotico può, per esempio, sentire delle voci o avere l’impressione che altre persone manipolino il suo pensiero. Difficilmente egli è in grado di distinguere tra ciò che percepisce e ciò che è reale. Si dice che la persona affetta da psicosi perda il contatto con la realtà nei momenti di crisi. I sintomi di un disturbo psicotico possono manifestarsi gradualmente o improvvisamente. Il periodo durante il quale la persona presenta i sintomi viene chiamato «episodio psicotico».
La persona affetta da un disturbo psicotico ha molta difficoltà nel funzionamento quotidiano.
I disturbi psicotici colpiscono circa il 3% della popolazione. Colpiscono sia i giovani che gli adulti, indipendentemente dall’etnia, dallo stato sociale e economico e dall’educazione. I disturbi psicotici esordiscono in genere durante l’adolescenza o all’inizio dell’età adulta.
«Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione (anche chiamato DSM, dall’abbreviazione di: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), è un libro di riferimento pubblicato dalla Società americana di psichiatria (APA), che descrive e classifica i disturbi mentali.»
«La Classificazione internazionale delle malattie (ICD, dall’inglese International Classification of Diseases, decima revisione) è lo standard internazionale per riferire i dati sulla mortalità e la morbilità. Organizza e codifica le informazioni sanitarie che vengono utilizzate per le statistiche e l’epidemiologia, l’assunzione delle cure, la ripartizione delle risorse, il monitoraggio e la valutazione, la ricerca, le cure primarie, la prevenzione e il trattamento. Contribuisce a definire un quadro della situazione sanitaria generale dei paesi e delle popolazioni.»
«La classificazione statistica internazionale delle malattie e dei problemi di salute associati, decima revisione, è definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). In Svizzera, la codifica delle diagnosi si basa sulla versione GM (German Modification) di questa classificazione, che a sua volta si basa sulla versione OMS ed è redatta dal Deutsches Institut für Medizinische Dokumentation und Information (DIMDI) in Germania.»
Link per accedere al contenuto dell’ICD-10 (in francese):
«Le settimane seguenti il parto (periodo post-parto) sono delicate per la neo mamma e comportano un elevato rischio di sviluppare un disturbo psichico (depressione post-parto). Gli episodi depressivi dopo il parto colpiscono circa il 10-15% delle donne e si manifestano di regola durante la prima o la seconda settimana. L’evoluzione peggiora spesso lentamente nel corso delle settimane e dei mesi. Il quadro clinico è identico a quello degli episodi depressivi classici che avvengono durante altri periodi della vita. La fase post-natale è però caratterizzata da importanti e rapidi cambiamenti ormonali: la quantità degli ormoni progesterone, estrogeno, cortisolo e tiroxina diminuiscono significativamente nel corso delle 48 ore successive al parto. Il motivo per cui questi cambiamenti ormonali portino alcune donne a sviluppare la malattia è ancora sconosciuto. Al contrario, il cosiddetto «baby blues», che è da distinguere dalla depressione post-parto, si presenta nel corso della prima settimana, solitamente non prima del terzo giorno, e non dura più di qualche ora o qualche giorno. Quest’ultimo colpisce circa il 50% delle puerpere e non è considerato una malattia.»