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Nel corso degli ultimi anni, la figura paterna si è radicalmente modificata, rispecchiando sempre il contesto socio ambientale del momento. Nella società preindustriale il padre svolgeva una funzione primariamente istituzionale. Da lui dipendevano l’intera organizzazione della vita, l’esercizio della giustizia interna alla famiglia estesa, la decisione delle scelte matrimoniali e la vita religiosa. Il padre ricopriva un ruolo dominante, possedeva la dimensione autoritaria e lo dimostrava chiaramente anche nell’assoggettamento dei figli e della moglie al suo volere. La moglie dedita a doveri coniugali ben precisi, tra cui l’obbedienza totale nei confronti dello sposo, era dipendente dall’uomo, che essendo molto intransigente e autoritario, la privava di ogni potere sia sociale che familiare. Il rapporto con i figli, invece, era superficiale poiché era strettamente necessario che il padre mantenesse l’autorità e il prestigio anche ai loro occhi. I figli costituivano un valore primario e un investimento, soprattutto, per il contributo lavorativo. Il capofamiglia, dunque, era guida forte e saggia, colui che deteneva un potere e responsabilità eccellenti.
Con l’avvento della società industriale e post-industriale si favorirà un tramonto progressivo del modello della famiglia patriarcale e un successivo instaurarsi di un clima più democratico all’interno della famiglia. La figura del padre padrone autoritario tenderà a svanire, per lasciare il posto a una figura di padre meno presente nel nucleo familiare. Strutturalmente la famiglia nucleare era definita tale poiché composta da una coppia adulta coniugata, con i propri figli non ancora indipendenti; all’interno di questa unità nucleare si formavano relazioni affettive più calde fra marito e moglie, genitori e figli, mutava la distribuzione del potere all’interno della famiglia e il grado di subordinazione della moglie e dei figli al marito-padre era diminuito.
In questo modello familiare moderno, il padre non era più il detentore esclusivo dell’autorità, ma rischiava di essere “il grande assente” della famiglia, a causa degli impegni di lavoro crescenti che lo distanziavano spesso dai suoi compiti educativo-genitoriali.
Nel giro di una manciata d’anni, i papà hanno abbandonato il modello autoritario e dei grandi assenti, sempre fuori per lavoro o presenti giusto in tempo per il bacio della buona notte ed entrano nelle sale parto, cambiano pannolini, preparano pappine, raccontano le fiabe e spesso si ritrovano a tenere i figli quando le mamme lavorano o non sono presenti. Sono coinvolti, presenti, premurosi e apprensivi. La nuova espressione della paternità non è più normativa, ma è diventata affettiva. I padri di oggi sono molto più presenti nella vita quotidiana dei figli, giocano con loro e si occupano volentieri anche della cura e dell’accudimento primario dei più piccoli. Alla luce del cambiamento contemporaneo la figura paterna sembra vivere un momento di “crisi” nella sua autorità tradizionale. In seguito alla crisi del sistema patriarcale siamo di fronte ad un disorientamento dell’identità maschile e a un passaggio da una famiglia asimmetrica nei ruoli a una paritaria. La famiglia così diventa orizzontale, i confini sono confusi e frammentati. Si assiste a due fenomeni nascenti: una paternalizzazione della madre ed una maternalizzazione del padre; non c’è più il modello Ottocentesco di padre autoritario, ma si è passati a una figura confusiva, denominata da molti studiosi, “mammo”, che instaura con i figli una presenza empatico-affettiva caratterizzata da aspetti emotivi prima che normativi, producendo una maggiore capacità di ascolto e vicinanza. Parallelamente sentimenti di inadeguatezza pervadono sempre più i genitori del nuovo millennio, che per voler troppo far bene, finiscono per non stabilire regole. Nel terrore di sbagliare nel processo educativo dei figli, si opta per una permissività che semplifica da un lato la vita familiare e dall’altra permette di non dover confrontarsi con il conflitto.
Per dirlo con le parole di Lacan, famoso psicoanalista, il nostro tempo è il tempo dell’evaporazione del padre.
Non sono più i padri a guidare i bambini, i figli, ma il contrario. Il padre non è più bussola infallibile, e tende sempre di più ad assomigliare ai figli, assumendo ruoli amichevoli. Mantenere un ‘NO’ è faticoso e lo si paga con un ritiro affettivo, che spesso pare essere un prezzo alto da pagare per il genitore. La paura di non essere un genitore all’altezza, bravo, capace di trasmettere valori positivi e una buona educazione, condiziona lo stile relazionale coi figli, e finisce per trascinare la famiglia intera in un vortice caotico, dove la situazione può sfuggire di mano. L’ombrello della famiglia accoglie, protegge, ripara, sostenta i bisogni materiali, ma non infonde sicurezza.
Un tempo il/la figlio/a si ribellava all’autorità del padre e, differenziandosene, acquisiva la propria identità. Ora la famiglia è il luogo dove si condividono le emozioni.
La generazione dei cinquantenni ha creato tanti ventenni incerti, smarriti, iperprotetti, dipendenti, troppo “amati” ma non incoraggiati a camminare da soli. Se questo accade all’interno del nucleo familiare, la situazione peggiora nella nostra società sempre più povera di valori, sclerotizzata nei suoi principi morali.
Individualismo, materialismo, consumismo sfrenato e soprattutto la quotidiana sagra dell’effimero rappresentata da una TV spazzatura hanno portato sugli altari falsi dei, falsi miti concorrendo a determinare una distorta visione della realtà.
Si è da tempo arrestato ogni processo di crescita culturale, si è inaridito ogni serio dibattito sui grandi temi della politica e dello sviluppo economico. L’edonismo (la ricerca del piacere) ha soppiantato i consolidati modelli di vita e valori del passato.
Il vuoto ideologico, il nichilismo culturale, l’intolleranza civile e religiosa sono ormai le bandiere di una società allo sbando, sempre più in balia di falsi profeti! Siamo, infatti, nel tempo del desiderio impazzito, dissipativo.
Oggi le nuove guide sono rappresentate dagli influencer, persone che hanno il potere di influenzare le opinioni e le decisioni di altre persone facendo leva sulla propria notorietà e posizione rispetto al pubblico di riferimento.
Uno scenario di grande decadimento si presenta dinanzi ai nostri occhi, che fa a pugni con il luccichio di un apparente benessere, con il facile arricchimento, con una vita spericolata, vissuta senza inibizione alcuna.
Tra pochi giorni è la festa del papà, il giorno in cui la Chiesa celebra la figura di San Giuseppe. Quest’ultimo è stato padre (putativo), e in quanto tale guida della sua (sacra) famiglia in una fase delicata e preziosa. Quel ruolo di padre come guida che ha in San Giuseppe il modello, sembra però eclissarsi sotto l’influsso di una cultura che esalta il neutro e demolisce l’identità, che foraggia il permissivismo e nega l’autorevolezza, che promuove l’individualismo contro la famiglia. Oggi più che mai c’è bisogno del PADRE. Un padre che abbia superato il padre padrone, sia uscito dalle smancerie del padre peluche e sia rinato come padre educativo, capace di lasciare spazio all’ascolto delle emozioni, ma anche che sappia mettere delle regole quando i bambini sono piccoli, di negoziarle quando sono più grandi, non per avere qualche potere ma per costruire le condizioni entro le quali i figli sviluppino la propria autonomia, sollecitazioni per crescere, per elevarsi e per non rimanere nella mediocrità. La figura del padre, spiritualmente, è colui che ci eleva verso il cielo, verso l’Alto!
Infine, un padre che sia testimone e la cui testimonianza sia data attraverso la sua vita: il padre non deve spiegare il senso della vita, ma deve mostrare attraverso la sua che la vita, con i dovuti limiti, può avere un senso, animando così la vita del figlio con la speranza. Essere padre non è solo dare il seme del concepimento ma anche i semi della vita, quali speranza, ottimismo, intraprendenza, ben-essere (amore per la vita) e non attaccamento ai soldi, investimenti, alienazione nel lavoro o, peggio, vizi, pessimismo, disfattismo (amore per le cose morte). Il dono della paternità è il dono di una responsabilità illimitata!
Pierpaolo Matozzo, Psicologo-Psicoterapeuta FSP-ATP
“La domanda di padre non è più domanda di modelli ideali, di dogmi, di eroi leggendari e invincibili, di gerarchie immodificabili, di un’autorità meramente repressiva e disciplinare, ma di atti, di scelte, di passioni capaci di testimoniare, appunto, come si possa stare in questo mondo con desiderio e, al tempo stesso, con responsabilità” (Massimo Recalcati – Il complesso di Telemaco)
Articolo pubblicato sul mensile insieme di marzo 2021.