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Mosca promette di rispondere alla preannunciata intenzione di Washington di negare i visti ai funzionari ritenuti da Washington coinvolti nella morte dell'avvocato Serghiei Magnitski, respingendo l'uso arbitrario da parte degli Usa di questo diritto in violazione della presunzione di innocenza. Per Mosca tali atti potrebbero introdurre "seri elementi di irritazione nelle relazioni russo-americane e danneggiare gli sforzi per rafforzare la fiducia" tra i due Paesi, come si legge in un comunicato del ministero degli esteri russo.
"La parte russa non lascerà senza risposta i passi non amichevoli e prenderà misure adeguate per proteggere la sovranità del nostro Paese e i diritti dei cittadini russi contro le azioni illecite degli Stati stranieri", prosegue il comunicato.
Magnitski, avvocato del fondo d'investimento Hermitage Capital, è morto in carcere a Mosca in circostanze sospette nel 2009 dopo aver accusato dirigenti fiscali e di polizia di essersi appropriati di 230 milioni di dollari. Fu arrestato con l'accusa di evasione fiscale e dopo un anno di carcerazione preventiva morì in prigione senza le cure richieste e forse anche picchiato in cella. Il suo diventò un caso di violazione dei diritti umani. Finora la giustizia russa ha inquisito solo due medici di basso livello per negligenza.
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