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BERNA - Lo storico Sacha Zala, direttore del gruppo di ricerca "Documenti diplomatici svizzeri" (DDS), dubita seriamente che la Svizzera, per evitare attentati, abbia mai stipulato un accordo segreto con l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) negli anni '70, come sostenuto in un libro di recente pubblicazione. Nei documenti degli anni seguenti manca infatti ogni traccia di un eventuale accordo di tale importanza, nota il presidente della Società Svizzera di Storia.
L'esistenza dell'accordo segreto è stata avanzata dal giornalista della NZZ Marcel Gyr nel libro "Schweizer Terrorjahre", in cui scrive sul periodo fra il febbraio 1969 e il settembre 1970, quando anche la Svizzera si trovò per la prima volta nel mirino del terrorismo palestinese.
In un'intervista pubblicata oggi dai quotidiani "Tages-Anzeiger" e "Der Bund", Sacha Zala afferma che la tesi di Gyr è "poco plausibile", poiché un agire cospirativo del genere lascia sempre qualche traccia. "Quando un governo deve applicare quanto concordato, ci sono sempre delle testimonianze". Ma negli atti non figura nessun accenno al presunto accordo. Quindi: "O non c'è stata alcuna a intesa segreta, o in ogni caso essa non ha praticamente avuto alcun impatto".
Il 18 febbraio 1969 un commando del "Fronte popolare di liberazione della Palestina" (FPLP) attaccò un aereo della compagnia israeliana El-Al che stava decollando da Zurigo-Kloten. Il pilota ed un palestinese morirono. Tre attentatori furono condannati a dodici anni di reclusione. Ma nel settembre del 1970 la loro liberazione venne patteggiata con quella di 400 persone prese in ostaggio dall'FPLP, che si trovavano su aerei della Swissair, della britannica BOAC e dell'americana TWA, dirottati fra il 6 e il 9 settembre e fatti atterrare a Zerqa, nel deserto della Giordania.
Ma l'episodio veramente drammatico avvenne il 21 febbraio del 1970, quando una bomba nel bagagliaio fece schiantare a terra un velivolo della Swissair a Würenlingen (AG), provocando la morte di tutte le 47 persone che si trovavano a bordo. Il pacco bomba era in realtà destinato a un aereo della compagnia israeliana El-Al, ma fu smistato sul Coronado della Swissair perché l'apparecchio israeliano era in ritardo. Anche quell'attentato fu rivendicato dall'FPLP.
Dopo questi fatti, secondo Gyr la Confederazione giunse ad un "accordo di tregua" con i palestinesi per evitare ulteriori attentati. L'accordo segreto sarebbe stato raggiunto dall'allora consigliere federale Pierre Graber (PS) - senza chiedere il parere dei colleghi di governo - in un incontro col responsabile degli affari esteri dell'OLP, Farouk Kaddoumi, organizzato a Ginevra dall'allora consigliere nazionale Jean Ziegler (PS). L'intesa avrebbe quindi portato alla liberazione degli ostaggi nel deserto giordano e all'archiviazione delle indagini sull'attentato di Würenlingen senza che nessuno sia mai stato chiamato in giudizio.
Riguardo all'archiviazione delle indagini sull'attentato di Würenlingen e al sostegno svizzero all'apertura di un ufficio dell'OLP presso l'Onu a Ginevra, - che secondo il libro di Gyr sono frutto dell'accordo segreto - , Zala è scettico. A suo avviso sono state in realtà le autorità in Medio Oriente a causare con la loro scarsa collaborazione l'affossamento le indagini sull'attentato dinamitardo. Quanto all'ufficio palestinese è stato soltanto un "gesto nell'ambito della consueta attività diplomatica".
Una settimana fa hanno espresso scetticismo su quanto asserito in "Schweizer Terrorjahre" anche l'ex segretario di Stato Franz Blankart - all'epoca dei fatti in questione collaboratore personale del ministro degli esteri Pierre Graber - e l'ex procuratrice federale Carla Del Ponte, che per qualche anno si è occupata del dossier sull'attentato di Würenlingen.
Per Blankart "non può non esserci una prova scritta di qualcosa di così importante". "E seppure mancasse tale documento, io sarei stato informato dell'accordo. Graber non avrebbe mai tradito il Consiglio federale", ha sottolineato.
Carla Del Ponte, che ha ripreso in mano il fascicolo del caso nel 1995, ha detto di non aver mai subito alcuna pressione politica durante la sua indagine. Inoltre, negli atti dell'inchiesta aperta dopo l'attentato, l'ex procuratrice non ha trovato alcun documento che facesse pensare a pressioni del Consiglio federale affinché l'indagine venisse insabbiata o ad un qualsivoglia accordo segreto. Del Ponte ha detto di non conoscerne le ragioni della seconda archiviazione nel 2000: allora era già all'Aia quale procuratrice capo del Tribunale penale internazionale (TPI) per i crimini di guerra nell'ex Jugoslavia.
Per far luce sulla vicenda, il Consiglio federale alla fine di gennaio ha creato un gruppo di lavoro a cui partecipano i Dipartimenti di giustizia e polizia (DFGP), della difesa (DDPS) e degli affari esteri (DFAE).