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La Svizzera deplora le misure più severe decise ieri dagli Stati Uniti contro la Corte penale internazionale (CPI) ed esorta Washington "a revocare immediatamente queste misure globali".
Berna ribadisce inoltre il proprio sostegno a questa istituzione indipendente che lavora per chiarire le responsabilità nel caso dei crimini più gravi, contribuendo così a mantenere la pace e la stabilità nel mondo, si legge in un comunicato odierno del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).
La Svizzera - scrive il DFAE - esprime preoccupazione per l'ampliamento delle ulteriori restrizioni di visto e per le nuove sanzioni economiche stabilite dagli Stati Uniti contro il personale della CPI, i membri delle loro famiglie e le persone fisiche e giuridiche che sostengono le indagini contro i cittadini americani.
La Corte penale internazionale è una conquista significativa e una parte integrante dell'ordine internazionale basato sulle regole. È il risultato di decenni di sforzi per punire i crimini più terribili e rendere giustizia alle vittime. Si tratta - sottolinea il comunicato - di un requisito fondamentale per mantenere una pace duratura e assicurare la stabilità internazionale.
La CPI, con sede all'Aia, è stata istituita nel 1998 e conta sul sostegno di 123 Stati, tra cui la Svizzera. Se gli organi di giustizia del Paese interessato non sono disposti a farlo o non ne sono in grado, la CPI svolge indagini e processi penali contro singole persone accusate di genocidio, crimini contro l'umanità, di guerra e di aggressione.