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Dopo una visita di tre giorni nei Territori palestinesi, il capo della diplomazia elvetica si è recato a Gerusalemme, dove ha incontrato il primo ministro israeliano Ariel Sharon e il ministro degli esteri Shimon Peres. Al centro dei colloqui la posizione della Svizzera rispetto al conflitto in Medio Oriente.Questo contenuto è stato pubblicato il 26 marzo 2001 - 18:55
Vi è motivo di sperare in una prossima ripresa del processo di pace tra lo stato ebraico e i palestinesi. Lo ha detto lunedì Joseph Deiss, al termine dei colloqui avuti a Gerusalemme con il premier israeliano Ariel Sharon e il ministro degli esteri Shimon Peres.
In una conferenza stampa tenuta congiuntamente con Peres, il capo della diplomazia elvetica, al termine della parte ufficiale della sua visita di cinque giorni che lo ha visto anche nei Territori, Deiss ha detto che vi sono «promettenti elementi» che potrebbero aiutare a dare avvio al più presto alle trattative di pace.
Da parte sua Peres ha sottolineato che israeliani e palestinesi devono fare insieme il primo passo sul cammino della pacifica convivenza. A suo avviso sono quattro i problemi da affrontare contemporaneamente: la situazione economica dei territori palestinesi, la violenza, l'apertura di colloqui politici e la situazione insopportabile nella vita quotidiana delle persone.
ha spiegato Deiss. Come già fatto nell'incontro di venerdì sera con Yasser Arafat, Deiss ha detto che la Svizzera, quale Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, intende organizzare una conferenza internazionale per l'applicazione della Quarta convenzione - protezione della popolazione civile - in particolare nei territori occupati da Israele, come desiderato dall'ONU.
Gerusalemme e Washington continuano però ad opporsi a questa iniziativa. Berna non demorde: secondo Deiss saranno però necessari ancora due mesi di consultazioni prima di trovare un consenso sul tema.
Nei colloqui avuti con Peres e con il premier Sharon, Deiss ha fatto riferimento anche alla situazione precaria dei Territori, che dallo scoppio della nuova Intifada, nel settembre scorso, sono praticamente isolati. Peres ha assicurato che Israele è pronto ad allentare la morsa, un processo «già iniziato» che comunque può essere messo in pratica solo passo per passo.
«Vogliamo migliorare la situazione e siamo contrari a punizioni collettive», aveva detto Peres ai giornalisti svizzeri prima dell'incontro con Deiss. Secondo il capo della diplomazia israeliana la Svizzera può servire da modello di convivenza tra gruppi etnici diversi.
Deiss ha espresso la posizione elvetica anche in un incontro con il premier Sharon. Stando a quanto da lui stesso dichiarato, il consigliere federale ha chiesto il rispetto del diritto umanitario nei territori occupati e ha invitato le autorità israeliane a non intralciare il lavoro delle organizzazioni umanitarie.
Sharon non si è invece presentato davanti ai giornalisti. Secondo Deiss il premier ha però fornito risposte chiare, promettendo di riconsiderare le tasse imposte da Israele ai beni del CICR destinati ai Territori e indicando che non verranno costruiti nuovi insediamenti ebraici. Sharon ha però anche fatto riferimento con forza al bisogno di sicurezza di Israele, ha riferito Deiss. Il governo israeliano è pronto a fare tutto il necessario per garantire la sicurezza della sua popolazione.
In mattinata il ministro degli esteri elvetico ha visitato anche lo Yad Vashem, il memoriale dell'Olocausto di Gerusalemme. Deiss ha ravvivato la cosiddetta fiamma del ricordo e ha deposto una corona di fiori in memoria dei milioni di ebrei sterminati durante la Seconda guerra mondiale. Deiss era accompagnato dall'ambasciatore elvetico in Israele Ernst Iten e dal rappresentante dello stato ebraico nella Confederazione Yigal Antebbi. Domani è previsto il suo rientro in Svizzera.
swissinfo e agenzie
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