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"No” a un ulteriore aumento delle guardie di confine, ma in caso di necessità – vedi un forte afflusso di migranti – dovrebbe essere possibile far capo a unità della polizia militare. Lo ha deciso la Commissione della politica di sicurezza del Consiglio degli Stati (Cps-S), approvando una mozione in tal senso del gruppo Udc. L’atto parlamentare dei democentristi è stato approvato per un solo voto (6 a 5 e 2 astensioni). La commissione ha anche deciso di modificarlo per fare in modo che gli agenti della polizia militare (al massimo 50) possano essere impiegati dappertutto, e non solo al confine meridionale della Svizzera, come il Ticino, notoriamente in prima linea quando aumenta il flusso di migranti. La possibilità di impiegare la polizia militare dovrebbe compensare il "no" della Cps-S a rimpolpare i ranghi del Corpo delle guardie di confine (Cgcf). Due iniziative cantonali in tal senso, inoltrate dai Grigioni e dal Vallese, sono state respinte per 9 voti a 4. Secondo questa maggioranza, le misure adottate negli ultimi anni (l’aumento del numero di posti, la modernizzazione degli strumenti tecnici delle guardie di confine, l’adeguamento del piano di impiego, l’utilizzo di mezzi dell’esercito eccetera) consentono al Cgcf di assolvere i propri compiti in modo adeguato.