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Si sono svolte presso lo scalo militare di Payerne, negli ultimi tre mesi, i test dei costruttori candidati per la fornitura alla Confederazione dei futuri jet da combattimento. Quei velivoli destinati a rimpiazzare l'attuale flotta delle Forze aeree svizzere. Quattro le imprese in lizza che hanno preso parte alle prove: Dassault con il Rafale, Boeing con l'F/A-18 Super Hornet, Lockheed Martin con l'F-35A e il consorzio Airbus con gli Eurofighter.
Il grande assente
Già bocciato alle urne nel 2014 (perché definito un' "aereo di carta") il Gripen, della Saab, non ce l'ha fatta nemmeno questa volta. Su consiglio di Armasuisse, gli svedesi hanno rinunciato alla trasferta in Svizzera, perché non pronti ad adempiere le esigenze richieste da Berna. Un ritardo che -di fatto- li ha esclusi definitivamente dal "concorso". L'assenza del Gripen è stata deplorata da vari politici e anche dall'ex capo delle forze aeree svizzere, Markus Gygax, che ha affermato: "È sempre positivo se c'è della concorrenza. Vedere volare anche il Gripen sarebbe stato bello. Ma le regole erano chiare e vanno rispettate."
Non solo tecnologia, ma anche tanta diplomazia
La lotta per ottenere l'incarico (da 6 miliardi di franchi) non ha visto scendere in campo solo gli specialisti delle varie case di costruzione. A muoversi è stata anche la diplomazia. Tanto che -a Payerne- si sono visti ben due ambasciatori e un rappresentante di un Ministero della difesa.
Anne Paugam, ambasciatrice francese in Svizzera, ha affermato che con l'aereo da combattimento Rafale la Francia non si limita a proporre un velivolo che ha già alle spalle più di 40mila ore di volo in missione di guerra. "La soluzione che offriamo alla Svizzera -ha detto- è più che un aereo. È un mezzo per garantire la sovranità, al servizio della sua indipendenza strategica. Un'indipendenza che potrà essere tale solo se la Svizzera potrà utilizzare i futuri jet senza restrizioni, senza interventi esterni."
Pure il suo omologo americano, l'ambasciatore Edward McMullen, ha ribadito l'importanza (per gli Stati Uniti) di una Svizzera 'indipendente' e 'neutrale'. Sui due aerei americani (l'F/A-18 Super Hornet e l'F-35) ha dichiarato: "la Svizzera punta sempre sui prodotti di qualità. Se ha a disposizione i due migliori aerei al mondo, non credo che deciderà di sceglierne uno più scarso."
Ma anche la Germania (a nome del consorzio Airbus) ha lanciato un'offensiva di persuasione politica. Ralf Schnurr, delegato del Ministero federale della difesa tedesco, ha affermato: "la Svizzera è un partner strategico molto importante. È nel nostro interesse segnalare a Berna che intendiamo collaborare, puntando su un sostegno reciproco, non solo in questo progetto di armamento, ma anche in altri settori."
Le prossime tappe
La procedura futura si muoverà su due piani diversi.
- Il primo: la valutazione “tecnica” degli aerei (vedi cartina) verrà effettuata da parte degli specialisti.
- Il secondo: la decisione di principio da parte del popolo, se concedere o meno un credito massimo di 6 miliardi di franchi.
A dipendenza del risultato delle urne, toccherà poi unicamente al Consiglio federale scegliere il tipo di aereo. Una scelta che -ci ha spiegato Markus Gygax- sarà anche politica. "La politica -ha detto- deve pensare, pianificare e agire a lungo termine. Toccherà dunque a lei decidere con quale Paese intende concludere il contratto, sottoscrivendo così uno stretto rapporto per i prosssimi 50 anni."
Nicola Zala