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L'organizzazione dei grandi eventi sportivi, spesso e volentieri, è accompagnata da accese discussioni. Per qualcuno, la manifestazione di turno è considerata come importante occasione, quale vetrina politica internazionale, per promuovere una località, per il lavoro generato dall'evento e per l'indotto del turismo correlato alla manifestazione. Per altri, invece, prevale il pericolo di costruire enormi cattedrali nel deserto.
Recenti edizioni della FIFA World Cup - l'evento sportivo più seguito e mediatizzato, a livello internazionale - si sono contraddistinte proprio per questo tipo di problema.
Nel 2010, la nazione ospitante, della rassegna, è stata il Sudafrica. Un paese che non era né ricco di strutture, né con una tradizione calcistica importante. Per l'occasione - tra le varie costruzioni, resesi necessarie per ospitare la Coppa del Mondo - a Città del Capo venne costruito un nuovo stadio, nel ricco quartiere di Green Point. Una struttura in grado di accogliere 55 mila spettatori, per un costo di circa 600 milioni di dollari.
L'Ajax Cape Town, il club della capitale, dopo il mondiale si è trasferita in questo stadio, abbandonando la sua struttura, precedentemente situata in un quartiere povero della città. Nel 2014 sono sorte voci in favore dell'abbattimento del Green Point Stadium, dopo che l'Ajax Cape Town ha giocato una partita davanti a 400 spettatori.
Qualcosa di simile è capitato anche al Brasile, paese ospitante dei mondiali del 2014. La nazione sudamericana, analogamente al Sudafrica, non poteva vantare grandi e moderne strutture, ma certamente il Brasile è uno dei paesi con un'immensa e generalizzata passione popolare per il calcio.
Nonostante ciò, anche la nazione che ha più volte vinto la FIFA World Cup, non è riuscita a non cascare nel problema delle megastrutture inutilizzate. Eclatante è il caso dell'Arena Amazzonia, lo stadio di Manaus, edificato proprio in occasione della Copa do Mundo 2014.
La struttura si trova nel cuore della foresta amazzonica. Ha una capienza di 45 mila posti ed è costato circa 300 milioni di dollari. Oggi, lo stadio non è utilizzato, in quanto nella zona non ci sono squadre di calcio, impegnate ad alti livelli.
A destare particolari preoccupazioni, invece, è il futuro delle strutture in fase di costruzione in Qatar, per il torneo che si disputerà nel 2022. Si tratta di un paese in cui non sembrerebbe esserci un interesse diffuso per il calcio, quindi, non sarà evidente trovare una sistemazione alle strutture costruite, una volta che la rassegna sarà terminata.
Quel che è certo, però, è il prezzo elevatissimo che Qatar 2022 sta generando. Il generale ritardo nei lavori di costruzione degli stadi, infatti, ha portato all'organizzazione di turni di lavoro massacranti, da svolgersi in un contesto privo di sicurezza.
Lo scorso mese di giugno, il governo nepalese avrebbe confermato che - dall'inizio dei lavori per la prossima FIFA World Cup - sarebbero morti circa 1'400 lavoratori, provenienti dal Nepal. Si tratta di un bilancio che, purtroppo, sembrerebbe dar ragione ad Amnesty Internationale, la quale - nell'agosto 2018 - aveva stimato che, ora del calcio d'inizio della partita inaugurale, i morti supereranno i 4'000.
Se il dato fosse confermato, vorrebbe dire che - per ogni partita che sarà disputata - ci saranno 63 persone che avranno perso la vita.
Tra sospetti di tangenti per l'assegnazione del torneo, costruzione di cattedrali nel deserto e soprattutto migliaia di morti sul lavoro, quello del Qatar è diventato un evento non più proponibile.
Purtroppo però, non solo Qatar 2022 sarà proposto, ma nessuna federazione calcistica nazionale dirà nulla, nemmeno sulle morti nei cantieri. Nessun calciatore farà polemica. E noi spettatori guarderemo appassionatamente il torneo.
Non togliermi il pallone e non ti disturbo più...