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Dopo il terremoto di lunedì, la difficile situazione in Afghanistan è peggiorata. Anche dalla Svizzera parte la solidarietà.
In Afghanistan, la transizione verso la pace si dimostra particolarmente difficile. Il paese martoriato da quasi un trentennio di guerra e anni di siccità ha subito un nuovo duro colpo. Le scosse telluriche di lunedì, hanno imposto un nuovo slancio umanitario da parte delle numerose organizzazioni che da mesi contribuiscono al ritorno alla pace.
Anche se il calcolo dei morti è stato rivisto verso il basso, la situazione rimane allarmante. Secondo Nigel Fisher, vice del rappresentante speciale dell'Onu per l'Afghanistan, il bilancio potrebbe essere di 800-1000 morti. Precaria rimane inoltre la situazione per gli oltre 30'000 senzatetto.
Nelle difficoltà che si cumulano, riacquista attualità il lavoro di coordinazione internazionale che, dopo gli accordi di Bonn, deve sostenere le nuove istituzioni centrali afgane. Ma gli eventi rendono ulteriormente difficile il ritorno alla normalità. Anche la Svizzera ha assunto il suo compito, sostenendo il ritorno alla normalità.
Croce Rossa in prima fila
Come altre organizzazioni umanitarie, la Croce Rossa internazionale è occupata su più fronti nel sostegno alla popolazione locale. Hans-Jürg Bannwart, delegato svizzero del CICR, recentemente rientrato in patria, elenca i principali campi d'attività: "Oltre all'assistenza d'emergenza alla popolazione, la Croce rossa presta aiuto anche alle economie domestiche, offre sostegno tecnico per superare le rigide temperature dell'Afghanistan e sostiene degli orfanotrofi per i bambini rimasti soli durante la guerra".
Il delegato Bannwart si è occupato dei prigionieri di guerra nella zona sud di Kandahar. Nel rispetto della convenzione di Ginevra, i prigionieri finiti nelle carceri afgane per crimini legati al conflitto, hanno diritto al controllo neutrale del rispetto dei loro diritti durante la detenzione.
I delegati nelle carceri sono tenuti al silenzio, vista la missione delicata. Ma come si presenta il paese centrasiatico? "A livello personale è difficile farsi un'immagine della situazione del paese - precisa Bannwart - specialmente quando si ha un mandato geograficamente definito, come nel mio caso nell'assistenza ai prigionieri in un campo americano".
I delegati si muovono in convogli organizzati sulle strade dissestate e fanno riferimento ai collaboratori locali. Un contributo importante curato ormai da anni.
Aiuti difficili
Il terreno minato - si stimano dieci milioni di mine disseminate in oltre vent'anni - porta le organizzazioni d'aiuto umanitario a proteggere per quanto possibile, i propri delegati, evitando dunque un'esposizione inutile ai rischi, ma la situazione esige un intervento immediato.
Le agenzie comunicano che gli aiuti internazionali stanno giungendo alle migliaia di afgani rimasti senza un tetto dopo il terremoto di lunedì. Problemi maggiori di distribuzione si registrano nei villaggi isolati del nord, epicentro del sisma, dove le vie di comunicazione sono praticamente assenti.
Il governo nazionale ha lanciato un appello alla comunità internazionale, chiedendo soprattutto aiuti immediati: tende, coperte, medicinali e alimenti per bambini sono necessari per sostenere le circa 30'000 persone rimaste senza tetto.
L'impegno svizzero
Rispondendo all'appello, è partito nel frattempo anche il sostegno elvetico. La Confederazione ha già stanziato 200 000 dollari (circa 340 000 franchi) per aiutare, in tempi brevi, le vittime del terremoto che ha colpito lunedì l'Afghanistan. Berna rafforzerà il suo personale sul posto e le Organizzazioni non governative (ONG) mobiliteranno un aiuto d'urgenza.
La Confederazione non ha intenzione comunque di impegnare la Catena di salvataggio Svizzera. Le organizzazioni già attive sul posto sono maggiormente in grado di rispondere ai bisogni di prima necessità nella zona difficilmente accessibile. Berna prevede di versare complessivamente quest'anno 20 milioni di franchi per l'Afghanistan.
Aiuto elvetico non governativo
Da parte sua, l'organizzazione umanitaria Medair ha inviato 16 000 coperte, al momento immagazzinate a Kabul. Medair, sottolinea il direttore Erik Volmar, vuole fare il massimo per le vittime di questo nuovo terremoto senza per questo abbandonare le altre decine di migliaia di afgani di cui si occupa dal 1996.
Sia la Croce Rossa svizzera sia la Caritas svizzera hanno già stanziato 100 000 franchi per aiutare le vittime. Il governo del canton Zugo ha messo a disposizione un contributo analogo. L'organizzazione della Chiesa cattolica ha aggiunto in un comunicato che due delegati sono stati inviati sul luogo, per pianificare un progetto di ricostruzione.
La Catena della Solidarietà, in collaborazione con le organizzazioni umanitarie e l'ente pubblico di radio e televisione, ha aperto un conto per raccogliere ulteriori fondi.
Daniele Papacella