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NEW YORK - Elon Musk sfida la California, e lo fa con l'appoggio di Donald Trump. A dispetto delle restrizioni imposte dallo stato e di una sua incarcerazione, il miliardario-visionario riapre Tesla nel Golden State dopo aver minacciato di trasferire la produzione delle sue auto elettriche in Texas.
Fervente sostenitore della necessità di riaprire l'America e riaprirla subito liberandola dai paletti decisi per il coronavirus, Musk incassa il sostegno della Casa Bianca.
«La California deve consentire a Tesla e Elon Musk di riaprire ORA. Può essere fatto velocemente e in sicurezza», twitta Trump tornando anche all'attacco della Fed alla vigilia dell'atteso intervento di Jerome Powell. Mentre diversi funzionari della banca centrale mostrano scetticismo nei confronti di tassi d'interesse negativi, il tycoon ribadisce come a suo avviso gli Stati Uniti meritano il «regalo» di un costo del denaro sotto le zero per rilanciare l'economia bloccata dal coronavirus.
D'accordo con Musk anche il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin: "È una della maggiori società manifatturiere della California e la California dovrebbe dare la priorità a fare il possibile in modo che possa riaprire velocemente e in sicurezza".Così come l'amministrazione Trump anche Musk vuole "liberare" gli americani dalle restrizioni per contenere il virus e far tornare l'Azienda America a ruggire.
Nei giorni scorsi il miliardario aveva ipotizzato il trasferimento di Tesla dalla California ancora chiusa al Texas aperto. Poi nelle ultime ore la sfida al governatore Gavin Newsom. «Tesla riprende la produzione nello stabilimento di Fremont», twitta dicendosi pronto anche a farsi arrestare. Una presa di posizione che è un nuovo grattacapo per il consiglio di amministrazione di Tesla ma che fa bene ai titoli del gigante delle auto elettriche a Wall Street.