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A livello mondiale le temperature s’innalzano sempre più. Pertanto, il sistema climatico è sempre più esposto al rischio di cambiamenti che potrebbero comportare conseguenze disastrose per l’uomo e l’ambiente. La protezione del clima è una sfida di portata mondiale. Con una politica attiva, la Svizzera si impegna sia a livello nazionale che internazionale a limitare il riscaldamento climatico e a gestirne le conseguenze.
Politica climatica nazionale
Il riscaldamento climatico è causato da gas serra che in primo luogo si sviluppano con la combustione del petrolio e del gas. Agli obiettivi di protezione del clima stabiliti a livello internazionale, la Svizzera contribuisce riducendo, entro il 2020, le sue emissioni di gas serra del 20 per cento rispetto al 1990, secondo quanto previsto dalla legge sul CO2.
Entro il 2030 le emissioni di gas serra dovranno essere ridotte di almeno il 30 per cento rispetto al 1990. È quanto propone il Consiglio federale nel messaggio del 1° dicembre 2017 concernente la revisione totale della legge sul CO2.
Uno strumento importante a questo scopo è la tassa sul CO2, applicata ai combustibili fossili, introdotta nel 2008. Si tratta di una tassa d'incentivazione: i suoi proventi sono ridistribuiti alla popolazione e alle imprese. Attualmente, per l'olio da riscaldamento, l'aliquota di detta tassa è pari a 84 franchi per tonnellata di CO2. Di questi proventi, fino a 300 milioni di franchi all'anno possono essere utilizzati per provvedimenti edilizi efficaci dal punto di vista della riduzione di emissioni. Si tratta ad esempio di isolare meglio finestre, porte e facciate come pure di sostituire riscaldamenti vecchi con sistemi di riscaldamento a bassa emissione di CO2. In questo modo si vogliono ridurre del 40 per cento le emissioni generate dal settore degli edifici entro il 2020.
Il settore dei trasporti dovrà raggiungere una riduzione delle emissioni di CO2 del 10 per cento; l'industria del 15 per cento. La legge sul CO2 contempla anche la riduzione di emissioni di gas serra in altri settori come l'agricoltura.
Oltre a ridurre le emissioni di gas serra, la Svizzera deve prepararsi a fronteggiare le conseguenze dei cambiamenti climatici. A questo scopo il Consiglio federale ha elaborato una strategia nazionale e adottato dei piani d'azione.
La politica climatica internazionale si fonda sulla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 1992, con la quale 193 Stati hanno assunto l'impegno di contenere le emissioni al fine di evitare qualsiasi pericolosa interferenza delle attività umane sul sistema climatico.
Un ruolo chiave è quello svolto dal Protocollo di Kyoto, un accordo aggiuntivo alla Convenzione, che per i Paesi industrializzati prevede un impegno giuridicamente vincolante di limitazione delle emissioni di gas serra per il periodo 2008-2012. Nel quadro di un secondo periodo d'impegno che si concluderà nel 2020, la Svizzera, assieme all'UE e ad altri Paesi, è pronta a perseguire un'ulteriore riduzione minima del 20 per cento.
In occasione della Conferenza sul clima di Parigi, svoltasi nel dicembre 2015, 195 Paesi hanno adottato un accordo giuridicamente vincolante, allo scopo di limitare a meno di due gradi l’aumento globale della temperatura globale. La Svizzera si è impegnata particolarmente nell’ambito dei negoziati. Nel periodo 2020-2030 il nostro Paese intende ridurre del 50 per cento le emissioni di gas serra rispetto al 1990. Sarà dunque necessaria una revisione della legge sul CO2 (cfr. riquadro «Revisione totale della legge sul CO2»).
Poiché il riscaldamento terrestre può essere limitato nel migliore dei casi a 2°C, l’adattamento agli effetti dei cambiamenti climatici diventa sempre più importante. Per questo motivo la Svizzera sostiene ad esempio il Fondo verde per il clima (Green Climate Fund), che eroga mezzi finanziari a favore di progetti volti a tutelare il clima nei Paesi in via di sviluppo.