Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01230.jsonl.gz/1418

Il cambiamento climatico è una delle cause della fame nel mondo. Due organizzazioni di aiuto allo sviluppo hanno lanciato lunedì una campagna in favore della giustizia climatica e hanno chiesto al governo svizzero di impegnarsi in tal senso.
"Ricchi e poveri non sono toccati nello stesso modo dal riscaldamento climatico", ha osservato lunedì Beat Dietschy, segretario generale di Pane per tutti durante una conferenza stampa a Berna.
Per la presidente del Consiglio nazionale Chiara Simoneschi-Cortesi, membro del Consiglio di fondazione di Sacrificio Quaresimale, è "ingiusto far pagare il prezzo dei cambiamenti climatici alle popolazioni del sud, che sono le meno responsabili". In Svizzera – ha ricordato – una persona emette in media ogni anno una quantità di CO2 otto volte superiore rispetto a chi vive in Africa.
Fenomeni legati al cambiamento climatico - come la siccità, gli uragani o le inondazioni - distruggono i raccolti e mettono in pericolo il diritto all'alimentazione dei più poveri.
"La protezione del clima non deve essere fatta a scapito dello sviluppo e della lotta alla povertà", ha sottolineato Beat Dietschy.
Invitato a Berna, il vescovo brasiliano Erwin Kräutler ha rammentato che ogni minuto scompaiono sei ettari di foresta tropicale e che nel 2050 l'Amazzonia potrebbe non più esistere. "Il disboscamento dell'Amazzonia libererebbe più di 120 miliardi di tonnellate di andidride carbonica, l'equivalente delle emissioni mondiali durante quindici anni", ha ricordato il vescovo.
Le due organizzazioni d'aiuto allo sviluppo chiedono alla Confederazione di adoperarsi "a favore di una politica climatica drastica, efficace, ma anche differenziata ed equa" nel quadro della conferenza sul clima di Copenhagen, in programma nel dicembre del 2009.