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Le Alpi non si devono trasformare in un'altra tappa per i Tir nell'autostrada Europa e il traforo del Monte Bianco non deve riaprire al traffico pesante. Bisogna seguire l'esempio elvetico: favorire il trasporto merci su rotaia.Questo contenuto è stato pubblicato il 03 aprile 2000 - 09:19
È quanto ha scritto il principe Sadruddin Aga Khan, presidente dell'associazione ambientalista Alp Action, in un'articolo pubblicato sull'edizione europea del settimanale americano «Newsweek».
Nel 1998, ricorda Sadruddin, 160 milioni di tonnellate di merci hanno attraversato le Alpi, i due terzi su gomma. Questa quantità poi, secondo uno studio dell'Ue aumenterà del 75 percento prima del 2010. «Ma per la gente che vive nelle vallate alpine - osserva il principe - anche i livelli di traffico del 1998 erano intollerabili. Guidati da attivisti come il sindaco di Chamonix, Michel Charlet, stanno combattendo per riguadagnare la loro salute e la qualità della vita».
Proprio per evitare che il Monte Bianco riapra ai Tir a Chamonix sono state raccolte 120.000 firme in sei mesi. Secondo Sadruddin per riequilibrare il trasporto sulle Alpi è necessaria una politica europea per sostiture il trasporto via gomma con quello su rotaia. «La Svizzera - osserva Sadruddin - lo ha già capito e manda il 71 percento delle sue merci in treno. Al contrario la Francia manda solo il 19 percento delle sue merci su ferrovia».
Il prezzo in termini di inquinamento di questa scelta è molto alto. Secondo uno studio dell'Ocse, infatti, il trasporto su gomma attraverso le Alpi costa 1,62 milioni di tonnellate di Co2 (al contario quello su rotaia solo 48.000 tonnellate) e andando avanti di questo passo nel 2010 il Co2 in atmosfera raggiungerebbe i 2,5 milioni di tonnellate.
Il Tunnel del Monte Bianco, secondo il principe, è proprio il simbolo di questa mancanza di senno ambientale che caratterizza il trasporto merci attraverso le Alpi. Nel 1998 ci sono passati sotto due milioni di veicoli tra cui 800.000 camion che hanno trasportato 13 milioni di tonnellate di merci. «Eppure l'alternativa esiste - dice Saddrudin - si tratta delle linee ferroviarie che però camminano al 50 percento della loro capacità. La ragione è il prezzo, perché fino ad oggi non sono stati calcolati i costi ambientali e sociali del trasporto su gomma». Saddrudin conclude quindi con un no netto al ritorno dei Tir sotto il monte Bianco.
«Le Alpi - osserva - devono mantenere il loro ruolo, devono restare il serbatoio d'acqua del continente, l'habitat di innumerevoli specie di piante ed animali, il luogo per un turismo consapevole e per il tempo libero».
swissinfo e agenzie
nella foto: le Alpi bernesi, con l'Eiger, il Mönch e la Jungfrau
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