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La pappa è sempre la pappa... Sembra che il gatto, a differenza del cane, non abbia problemi ad accettare da mangiare da chi tratta male il suo padrone. Ma c'è una spiegazione.
Come funziona il rapporto tra uomo e gatto? È vero che c'è una differenza fondamentale tra il gatto e il cane, e che il primo non stringe, con gli umani, rapporti profondi quanto il secondo? Lo stereotipo del gatto indifferente è stato in parte demolito negli ultimi anni da una serie di studi che dimostrano come anche i gatti siano capaci di lealtà e rapporti profondi con noi umani, ma un nuovo studio che arriva dal Giappone sembra andare nella direzione opposta: stando a quanto si legge nel lavoro pubblicato su Animal Behavior and Cognition, il gatto, a differenza del cane, non si fa alcun problema a dimostrare affetto nei confronti di una persona che si è dimostrata ostile verso il padrone.
L'esperimento descritto nello studio, condotto da un team dell'università di Kyoto, è la replica felina di un altro esperimento identico inventato per i cani. Prevede di prendere il gatto e il suo padrone e metterli in una stanza insieme a una scatola chiusa e a due sconosciuti. La scatola è impossibile da aprire per una sola persona, e i due sconosciuti rappresentano due atteggiamenti opposti di fronte alla situazione: uno aiuta il padrone del gatto, l'altro lo ignora.
IL GATTO IN SCATOLA. Dopodiché, entrambi gli sconosciuti offrono del cibo al gatto: quando l'esperimento è stato condotto sui cani, questi ultimi hanno sempre dimostrato una preferenza evidente verso l'umano che ha aiutato il padrone, e indifferenza o addirittura ostilità verso quello che non ha alzato un dito. Al contrario, i gatti non hanno mostrato alcuna preferenza e nessuna voglia di evitare l'umano "cattivo": di fronte al cibo non c'è legame affettivo che tenga.
Quindi il gatto è indifferente al destino del suo umano? Così potrebbe sembrare, ma secondo Ali Boyle, la ricercatrice di Cambridge - esperta di intelligenza animale - che ha raccontato lo studio giapponese su The Conversation, l'interpretazione dei risultati è più complessa.
NON LO FANNO APPOSTA. Secondo Boyle, interpretare i risultati dicendo che i gatti non sono interessati a ciò che ci accade significa antropomorfizzare i loro comportamenti, ed è invece più probabile che il motivo per cui nell'esperimento non hanno dimostrato preferenze è che i felini non sono in grado di leggere così bene i nostri comportamenti sociali, e dunque non capiscono che uno dei due umani è "buono" e l'altro "cattivo". Secondo Boyle, insomma, non è vero che i gatti se ne fregano se qualcuno ci tratta male: semplicemente, non se ne accorgono.