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Tre anni dopo la conclusione dello storico accordo di Parigi sul clima, i leader mondiali si ritrovano in Polonia per definirne le regole di attuazione. Le considerazioni di Franz Perrez, negoziatore svizzero alle conferenze internazionali sul clima.
"Dobbiamo lavorare duramente per mantenere [nell'accordo] gli Stati Uniti e il Brasile, ma al contempo non dobbiamo scendere troppo a compromessi e cancellare quanto abbiamo fatto a Parigi", afferma Franz PerrezLink esterno, ambasciatore svizzero per l'ambiente. "È un equilibrio delicato".
Il servizio della Radiotelevisione svizzera sull'apertura della Conferenza:
Dopo gli Stati Uniti, che nel 2017 hanno annunciato di volersi ritirare dall'accordo di Parigi sul clima, anche il neoeletto presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha minacciato di uscire dall'intesa. La settimana scorsa, appena due mesi dopo essersi aggiudicato l'organizzazione dell'evento, il nuovo governo ha comunicato che non ospiterà l'importante conferenza internazionale sul clima dell'anno prossimo.
Il nuovo ministro brasiliano degli esteri, Ernesto Araujo, ha affermato che il cambiamento climatico fa parte di un "complotto marxista". L'accordo di Parigi non riconosce il ruolo della fede e del patriottismo, ha criticato.
Oltre alle posizioni di Washington e di Brasilia, alla conferenza ONU sul clima in programma da lunedì a Katowice (COP24Link esterno) bisognerà far fronte anche a un'altra crescente spaccatura, avverte Franz Perrez. Alcuni dei paesi più inquinanti del mondo - tra cui quelli riuniti nel cosiddetto 'Like Minded Group of Developing Countries', che comprende Cina, Vietnam, Malaysia e numerosi Stati produttori di petrolio - stanno mettendo in dubbio il sistema di regole comuni, basate sulle diverse capacità, rileva Perrez.
"Se non si impegneranno, Parigi fallirà", prevede Franz Perrez. "Tentano di allentare le regole che li concernono". Se si deciderà di adottare un sistema che considera la Cina allo stesso livello dell'Etiopia o delle Isole Marshall, allora si potrà dire che Parigi è stato un fallimento, sostiene il negoziatore elvetico.
Per una società "rispettosa del clima"
Le delegazioni che si incontreranno nella città polacca (dal 3 al 14 dicembre) dovranno stabilire dei meccanismi per verificare le azioni climatiche intraprese dai paesi, fissare delle sanzioni in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi e discutere di impegni di riduzione delle emissioni più ambiziosi.
Il presidente della Confederazione, Alain Berset, sarà presenteLink esterno per l'apertura della conferenza assieme ad altri 45 capi di Stato. La ministra svizzera dell'ambiente Doris Leuthard parteciperà dal canto suo all'incontro ministeriale del 12 dicembre incentrato sullo sviluppo degli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni.
L'analisi dell'inviato della RSI:
Alla COP24 dovrebbe poi essere adottata la 'Silesia Declaration', la quale si prefigge di "stabilire i passi da intraprendere ai fini di una transizione giusta e solidale verso una società rispettosa del clima", indica un comunicatoLink esterno del governo svizzero.
Il 24 novembre scorso, 16 Stati europei, inclusa la Svizzera, hanno firmato una dichiarazione che chiede a tutti i paesi di rivedere gli impegni annunciati prima dell'accordo di Parigi e di essere più ambiziosi. La Svizzera si è impegnata a dimezzare le sue emissioni entro il 2030, rispetto ai valori del 1990.
Traduzione e adattamento dall'inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch