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L'Associazione per i popoli minacciati (APM) accusa lo specialista neocastellano di metalli preziosi Metalor di carente diligenza negli acquisiti. La raffineria avrebbe comprato oro illegale dal Perù.
Mentre l'APM ritiene molto probabile che gli acquisti attuali siano legati a metallo giallo illegale, è sicura che in passato sia l'azienda neocastellana che la concorrente ticinese Pamp abbiano lavorato dell'oro illegale proveniente dal Perù, scrive l'associazione in un comunicato odierno.
Il paese andino è uno dei maggiori produttori di oro a livello mondiale. Da alcuni anni il suo governo procede con diverse misure e nuove leggi per combatterne il commercio illegale. Quest'ultimo va di solito di pari passo con il riciclaggio di denaro, il lavoro forzato, l'evasione fiscale e problemi ambientali.
Sono stati avviati procedimenti per riciclaggio di denaro contro diversi fornitori di Metalor, indica l'APM in riferimento a indagini dell'autorità doganale (Sunat) e del ministero pubblico competente.
Se è vero che Metalor aveva interrotto due anni fa le relazioni commerciali con alcune di queste aziende, ancora oggi però collabora con società che hanno una discutibile condotta negli affari, scrive l'APM in un suo rapporto.
Attualmente sono indagate tre aziende peruviane, da cui Metalor ancora oggi si procura dell'oro, afferma ancora l'associazione. L'azienda Minerales del Sur fornisce per esempio più oro al gruppo neocastellano di quanto la regione da cui proviene il metallo prezioso ne produca ufficialmente. Dal 2008 a fine luglio di quest'anno Metalor, una delle cinque raffinerie d'oro con sede in Svizzera, ha importato 49 tonnellate di oro del valore di 1,85 miliardi di dollari da questa azienda.
L'ats oggi non è riuscita a ottenere una presa di posizione di Metalor, tuttavia alla redazione della trasmissione "Kassensturz" della televisione svizzerotedesca SRF, che ieri sera ha mandato in onda un servizio sul tema, la società ha scritto che "conosciamo e verifichiamo ogni miniera. Inoltre conduciamo propri controlli con visite regolari sul posto".
In relazione a oro confiscato le autorità peruviane intendono inoltrare una domanda di assistenza giudiziaria alla Svizzera. Il numero uno della Sunat, Gustavo Romero Murga, ha spiegato a "Kassensturz" che quasi tutto il metallo prezioso dalla foresta pluviale viene estratto in maniera illegale. Una gran parte viene lavorata da raffinerie in Svizzera.
Gli acquirenti sostengono di comprare soltanto oro di aziende registrate con permesso di esportazione, ha aggiunto Murga. "Ma questa legalità esiste solo sulla carta. Se si scava un po' più profondamente si vede che vi sono dei problemi".
L'APM chiede alle raffinerie di effettuare esami più rigorosi dei propri fornitori, i cui risultati vanno resi pubblici. Dalla Svizzera l'organizzazione si aspetta l'introduzione di un obbligo di diligenza legale.
La direttrice della Segreteria di stato dell'economia (SECO) Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch ha dichiarato a "Kassensturz" che sono state avviate diverse iniziative in materia di trasparenza e obbligo di diligenza in relazione all'estrazione dell'oro. Ma non ritiene utile un obbligo alla trasparenza per le raffinerie elvetiche: "il problema è semplice, l'oro non passerebbe più dalla Svizzera ma da un'altra piattaforma".
Metalor era già finita nelle critiche dieci anni fa per l'importazione di oro dall'Uganda. Un'inchiesta delle Nazioni Unite e di organizzazioni per la difesa dei diritti umani aveva rivelato che milizie armate della vicina Repubblica democratica del Congo esportavano il metallo prezioso attraverso l'Uganda per aggirare l'embargo internazionale. La società neocastellana mise fine alle importazioni, sostenendo però che gli acquisti erano stati legali.
La Svizzera è uno dei maggiori attori nella lavorazione dell'oro. Secondo i dati dell'Amministrazione federale delle dogane (AFD) nel 2014 ha importato complessivamente 3'513 tonnellate di metallo prezioso per un valore di 66,4 miliardi di franchi, di cui 143 tonnellate dal Perù per un totale di 2,6 miliardi di franchi.
SDA-ATS