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A due dita dal cielo - incipit
Provo ad alzare lo sguardo ma l'acquazzone è talmente violento che non riesco a tenere gli occhi aperti. Minuscoli chicchi di grandine sparati a gran velocità paiono lapilli incandescenti. La pelle del viso mi brucia ma non posso coprila con le mani che, per altro, sono indolenzite dallo sforzo. Sono aggrappato a uno sperone di roccia come una cozza al suo scoglio.
Sono fermo, credo, da almeno un'ora ma il tempo pare essersi dilatato. In realtà non so da quanto sono qui. So solo che sento freddo e che i muscoli di braccia e gambe sono intorpiditi, resi rigidi dalla tensione e dallo sforzo per non cedere. Mi trovo su un sentiero dal quale, secondo qualcuno, "è proibito cadere". Ad altri però, prima di me, è capitato.
Di qua passava il sentiero delle guardie. Su queste pareti, pattugliate durante tutto il periodo tra le due guerre mondiali, si giocava a guardie e ladri con i contrabbandieri cercando di evitare tragici passi falsi. È ciò che sto cercando di fare anch'io.
Devo riflettere per trovare il modo di impedire ai miei muscoli di perdere il controllo. Ho bisogno di divagare per distrarre anche il dolore che mi paralizza persino i muscoli della nuca e della mandibola. Ritorno col pensiero a qualche ora prima aggrappandomi alla mia forza mentale. Non sono sicuro che sia solo pioggia ad oscurarmi la vista.
Sono partito da Rovio...