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Martina Rossi precipitò da un balcone di un albergo di Palma di Maiorca dove era in vacanza con le amiche, morendo sul colpo. L’ipotesi, da undici anni accreditata, era che la ventenne avesse tentato di scavalcare un balcone per salvarsi da un tentativo di stupro, da parte di due coetanei. Oggi, i due uomini sono stati dichiarati colpevoli. Alessandro Albertoni, campione di motocross e l’artigiano Luca Vanneschi, oggi trentenni di Castiglion Fibocchi, in provincia di Arezzo, sono stati condannati a tre anni (ma solo per tentato stupro e non per il reato di «morte in conseguenza di altro delitto» perché prescritto).Dopo che il giudice aveva respinto la richiesta dei due di essere affidati ai servizi sociali, Albertoni e Vanneschi sconteranno la pena in semilibertà: il giorno lavoreranno fuori dal carcere e potranno anche trascorrere qualche ora a casa, la sera torneranno in cella.I genitori di Martina, Bruno, ex sindacalista dei portuali di Genova e Franca, insegnante, hanno dichiarato al Corriere della Sera: «In questi undici anni abbiamo cercato giustizia per onorare Martina. Io e mia moglie non abbiamo mai cercato vendetta. La giustizia non cancella il dolore e neppure lo lenisce […] ma «Che cosa potremmo dire a Martina in questa sorta di preghiera laica? Che la giustizia è stata raggiunta soltanto a metà, perché coloro che l’hanno fatta precipitare dal quarto piano di quell’albergo sono stati, per così dire, graziati da uno dei reati peggiori? Come potremmo spiegarle che il reato che le ha impedito di vivere una vita lunga e felice è stato cancellato e non esiste più».