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Lo schema regolamentare di Basilea III, che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2019, ha l’obiettivo di accrescere i requisiti patrimoniali per le banche al fine di migliorare la stabilità del sistema finanziario. Un recente studio di Steven Ongena, professore presso lo Swiss Finance Institute e l’Università di Zurigo, e dei coautori Reint Gropp, professore presso l’Halle Institute for Economic Research, e professor Thomas C. Mosk e Carlo Wix dell’Università Goethe a Francoforte, mostra come la riforma Basilea III potrebbe essere solo parzialmente efficace e potrebbe indurre le banche a ridurre l’erogazione di credito alle imprese e ai clienti retail.
Zurigo, 26. febbraio 2018. A seguito dell’ultima crisi finanziaria, il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria ha sviluppato un nuovo schema regolamentare, noto come Basilea 3, con l’obiettivo di accrescere i requisiti patrimoniali per le banche al fine di migliorare la stabilità del sistema finanziario. Con questa riforma, i requisiti patrimoniali minimi vengono incrementati del 50 percento, con un conseguente aumento per le banche dei coefficienti patrimoniali basati sul rischio. Gli istituti bancari possono conseguire questo obiettivo incrementando l’importo del patrimonio di vigilanza che detengono o riducendo la quantità di attività ponderate per il rischio che finanziano.
Steven Ongena, professore presso lo Swiss Finance Institute e l’Università di Zurigo, e i coautori Reint Gropp, professore presso l’Halle Institute for Economic Research, e professor Thomas C. Mosk e Carlo Wix dell’Università Goethe a Francoforte, hanno studiato l’impatto dell’esercizio sul capitale dell’Autorità bancaria europea del 2011 — che contrariamente alle attese ha richiesto che talune banche aumentassero i propri coefficienti patrimoniali — sui bilanci bancari e l’economia reale. Sulla base di questo esercizio, i ricercatori prevedono che la riforma Basilea III potrebbe indurre le banche a ridurre l’ammontare di attività che finanziano ridimensionando la loro esposizione creditizia ai clienti aziendali e retail, mentre è improbabile che accrescano l’ammontare del loro patrimonio di vigilanza. A tale riguardo, imporre alle banche di rafforzare il loro patrimonio di vigilanza, anziché il coefficiente patrimoniale di qualità primaria, potrebbe risultare una scelta più efficace e minimizzare quindi l’impatto negativo sull’economia reale.
La versione completa dell’edizione di gennaio dello SFI Practitioner Roundups è disponibile su:
http://sfi.ch/system/tdf/Roundup_Feb18_Italian.pdf?file=1
Swiss Finance Institute
Lo Swiss Finance Institute (SFI) è il centro nazionale per la ricerca di base, lo dottorato, lo scambio di conoscenze e la formazione continua in ambito bancario e finanziario. La missione dello SFI è far crescere il capitale di conoscenze per la piazza finanziaria svizzera. Creato nel 2006 come partenariato pubblico-privato, lo SFI è un’iniziativa congiunta che riunisce gli operatori finanziari svizzeri, sei università svizzere di punta, e la Confederazione. Per maggiori informazioni sullo Swiss Finance Institute consultare il sito www.SwissFinanceInstitute.ch.