Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/23608

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Le precipitazioni nevose e le valanghe verificatesi nel febbraio 1999 hanno provocato vittime, arrecato danni di lunga durata alla flora e alla fauna e hanno distrutto spazi abitativi e lavorativi. Con la loro violenza, esse hanno dimostrato che persino in tempi altamente organizzati e caratterizzati da un livello tecnologico elevato come i nostri, non tutto è fattibile ed evitabile. Ci hanno posto dinanzi al fatto che il rischio di una catastrofe naturale, indipendentemente da quanto siano sviluppati i primi soccorsi, non può mai essere completamente eliminato.</p><p></p><p>Occorre tenere presente questo dato di fatto se vogliamo rendere la Terra sicura e "abitabile" per l'uomo, gli animali e le piante. In primo luogo è necessario ridurre il rischio di grosse catastrofi naturali che, negli ultimi tempi, sembrano aumentare a livello mondiale. Vi sono indizi che lasciano supporre una correlazione tra il riscaldamento della Terra e le catastrofi naturali. Pertanto risulta indispensabile, in primo luogo, una politica climatica lungimirante e transfrontaliera. Dobbiamo inoltre renderci conto che gli spazi sfruttati dall'uomo si estendono in continuazione e che essi inglobano sempre più regioni tendenzialmente minacciate.</p><p></p><p>Beninteso, ciò non esonera le autorità dall'intraprendere tutto ciò che è opportuno e necessario al fine di evitare danni futuri (p. es. selvicoltura, misure di protezione dalle valanghe, dighe, edilizia antisismica, ecc.). È però un'illusione voler credere che, in tal modo, si possa raggiungere una protezione assoluta.</p><p></p><p>L'arco alpino interessato è tuttora coperto da uno spesso manto nevoso. Una valutazione globale della situazione è quindi possibile solo limitatamente. Nei giorni scorsi la situazione è tuttavia andata migliorando ed è iniziato lo scioglimento delle nevi.</p><p></p><p>Le prime frane nei Cantoni di Glarona, Svitto, Vallese, Argovia e Giura dimostrano l'attendibilità delle affermazioni degli esperti, secondo i quali occorrerà ora far fronte a un maggiore pericolo di frane, scoscendimenti e piene. Simili eventi, che possono ad esempio scaturire in conseguenza di nevicate fuori dell'ordinario e di precipitazioni estremamente intense, sono difficilissimi da prevedere. Il Consiglio federale segue con attenzione l'evolversi della situazione insieme agli Uffici competenti.</p><p></p><p>Risposta alla domanda 1</p><p>Fondamentalmente è corretto affermare che la messa in cavo delle linee elettriche offre una migliore protezione dagli influssi esterni rispetto alle linee aeree. Una protezione completa, per esempio dalle colate di fango o dalle piene, non è tuttavia possibile.</p><p>In Svizzera, nel settore della media e bassa tensione (sotto i 220 kV) è già stato raggiunto un elevato grado di messa in cavo. Sul piano dell'alta tensione (220 e 380 kV), la messa in cavo è invece soltanto minima, principalmente per motivi tecnici, d'esercizio e di costi. L'accesso costante a simili impianti nel caso di guasti o di lavori di manutenzione richiede notevoli investimenti edili, ragione per cui la messa in cavo delle linee dell'alta tensione risulta da 10 a 30 volte più cara della costruzione di linee aeree. </p><p>Con l'imminente liberalizzazione del mercato dell'elettricità, la trasmissione della corrente e la sua distribuzione dovranno essere distinte, sul piano organizzativo la prima e su quello contabile la seconda, dalla produzione. Nel settore della produzione di energia elettrica troverà spazio la libera concorrenza, mentre il settore della rete (trasmissione e distribuzione) sarà regolato dal monopolio. Benché sulla rete, a causa dell'assenza di concorrenza, dovrebbe esserci una minore pressione verso investimenti redditizi, l'obiettivo è ugualmente il raggiungimento di un'efficienza più grande possibile. La decisione se mettere in cavo o meno una linea compete all'azienda elettrica proprietaria dell'impianto. In caso di una simile decisione occorrerebbe verificare l'opportunità di questa misura, in particolare alla luce di un limitato effetto di protezione dagli influssi naturali e degli obblighi del servizio pubblico.</p><p></p><p>Risposta alla domanda 2</p><p>L'esercito dispone attualmente di diversi gruppi elettrogeni (125-140 kW, da 4 a 6 t circa), che possono essere utilizzati quando sono necessarie operazioni di soccorso. Tali apparecchiature, in ragione del loro peso, non possono essere trasportate in elicottero sul luogo d'impiego. </p><p>Attualmente sono in corso al DDPS i due progetti di riforma "Esercito XXI" e "Protezione della popolazione". Non è ancora stato stabilito chi, in futuro, sarà responsabile di simili interventi di assistenza. In quest'ambito sarà necessario valutare anche l'acquisto di materiale idoneo. Sarà opportuno poi esaminare anche gli aspetti legati alle possibilità di trasporto aereo.</p><p></p><p>Risposta alla domanda 3</p><p>La Confederazione può obbligare i fornitori di servizi di telecomunicazione ad adottare provvedimenti preparatori per garantire la comunicazione in situazioni straordinarie (art. 56 dell'ordinanza sui servizi di telecomunicazione, OST). Attualmente Swisscom è tenuta ad assicurare la comunicazione in caso di situazione straordinaria. Nell'accordo esistente sono regolati gli obblighi di Swisscom e gli indennizzi previsti da parte della Confederazione.</p><p></p><p>In un'ottica economica e in materia di sicurezza sarebbe inopportuno chiedere ai fornitori di equipaggiare le loro stazioni di base con batterie per una durata d'esercizio di 48 ore. Ad esempio, per evitare danni alle stazioni tutte le batterie dovrebbero essere controllate regolarmente. Inoltre, l'esercizio a batteria non fornirebbe alcuna garanzia di comunicazione, poiché le stazioni di base della telefonia mobile sono parimenti collegate tra loro mediante linee che possono essere interrotte. In caso di catastrofe, misure puntuali consentono di ripristinare la comunicazione perlopiù abbastanza celermente e a costi veramente inferiori. Inoltre, la telefonia satellitare costituisce un'alternativa in una situazione d'emergenza.</p><p>In caso di crisi, le reti della telefonia mobile (reti GSM) possono essere gestite in modo da consentire un accesso prioritario a determinati utenti. Swisscom, in qualità di fornitore in situazioni straordinarie, ha organizzato la sua rete di conseguenza. In virtù dell'art. 48 LTC, il Consiglio federale può ordinare la restrizione o l'interruzione del traffico delle telecomunicazioni qualora una situazione straordinaria o altri importanti interessi nazionali lo esigano.</p><p></p><p>Risposta alla domanda 4</p><p>Non è pensabile che la Confederazione allestisca una rete di sicurezza supplementare per la radiocomunicazione, oltre a quella della Polycom. Sulla base delle frequenze a disposizione, ciò non sarebbe né possibile né economicamente difendibile. La rete di sicurezza per la radiocomunicazione della Polycom viene già allestita in cooperazione con gli incaricati del Consiglio federale per la comunicazione in situazioni straordinarie.</p><p>In Svizzera, in ragione della sua configurazione topografica, è difficile che si possa raggiungere una copertura capillare al 100%, mediante rete per la radiocomunicazione terrestre. Per riuscirci ,bisognerebbe in pratica erigere e gestire delle stazioni di trasmissione in tutte le valli laterali. Ciò richiederebbe enormi investimenti infrastrutturali che non possono essere giustificati.</p><p></p><p>Risposta alla domanda 5</p><p>Nel caso di un esercizio normale, gli elicotteri delle forze aeree sono dislocati negli aeroporti di Dübendorf, Emmen, Alpnach, Payerne, Sion e Locarno. Grazie a tale stazionamento decentrato, tutti i luoghi della Svizzera risultano raggiungibili in circa 40 minuti di volo.</p><p>Durante le situazioni di crisi, gli elicotteri vengono stazionati più vicino ai centri d'intervento, conformemente alle esigenze. In tal modo, nelle settimane passate, le seguenti stazioni dell'arco alpino sono state occupate dalle forze aeree: Interlaken, Meiringen, Ulrichen e Mollis. Un Super Puma è stato inviato a titolo preventivo in Ticino, al fine di poter intervenire rapidamente in caso di eventuali incendi boschivi.</p><p>L'obiettivo delle forze aeree è di dislocare gli elicotteri a seconda della situazione, di modo che le operazioni di soccorso possano essere compiute per tempo ed efficacemente.</p><p></p><p>Risposta alla domanda 6</p><p>Le probabilità che si verifichino inondazioni cambiano con il rapido mutare delle condizioni meteorologiche. Essere preparati è in primo luogo un compito permanente dei Cantoni e dei Comuni. A titolo di esempio, il Cantone di Berna ha istituito una "task force" per assolvere detto compito.</p><p>Grazie al monitoraggio capillare dei deflussi naturali da parte delle organizzazioni facenti capo al servizio forestale cantonale, nei bacini imbriferi dei torrenti è possibile individuare per tempo potenziali rischi di smottamento ed eventuali conseguenti colate di detriti.</p><p>Insieme, l'UFAFP (Direzione federale delle foreste), l'UFEA e il Servizio idrologico e geologico nazionale seguono con attenzione l'evolversi dei pericoli. Le conoscenze importanti vengono immediatamente trasmesse oltre.</p><p>L'UFEA fornisce la propria consulenza e il proprio sostegno in materia di provvedimenti idraulici alle autorità competenti. In caso di misure d'emergenza il DDPS e in particolare la protezione civile assecondano nei loro sforzi le autorità responsabili locali. </p><p></p><p>Risposta alla domanda 7</p><p>La gestione efficace delle emergenze è strettamente connessa alle capacità dei membri della cellula di crisi. Ogni evento ha il suo carattere speciale e necessita di una soluzione appropriata. Pertanto, un'analisi scientifica a livello federale in quanto base di lavoro può contribuire solo limitatamente a migliorare l'operato della cellula di crisi.</p><p>Un'analisi degli eventi mostrerà in che misura è necessario migliorare la formazione degli esperti delle unità di crisi, i quali studiano il pericolo locale di valanghe e decidono in merito all'evacuazione, alla chiusura e alla riapertura delle vie di comunicazione.</p><p>L'importante è che i Comuni e i Cantoni interessati allestiscano dei rapporti d'esperienza (con menzione dei punti positivi e di quelli negativi) e che se li scambino tra loro.</p><p>Il DATEC ha incaricato l'UFAFP, in collaborazione con l'Istituto federale per lo studio della neve e delle valanghe (SNV), di sottoporre al Consiglio federale - entro l'autunno di quest'anno - un rapporto sui casi di valanghe registrati nel 1999 e sulle loro conseguenze. I primi risultati delle analisi vanno presentati al Consiglio federale entro il giugno prossimo in un rapporto intermedio.</p><p></p><p>Risposta alla domanda 8</p><p>L'Ufficio federale della protezione civile ha pubblicato nell'agosto 1995 un quadro comparativo delle catastrofi e delle situazioni d'emergenza registrate in Svizzera (KATANOS). In esso i pericoli naturali vengono messi a confronto con i pericoli della società e con quelli della tecnica.</p><p></p><p>Misure per uno svolgimento coordinato della lotta contro i pericoli naturali sono già state avviate. Per migliorare la prevenzione in tale settore, il Consiglio federale ha istituito la piattaforma nazionale "pericoli naturali" (PLANAT) mediante il decreto del 1° maggio 1997. In tale commissione extraparlamentare sono rappresentati la Confederazione, i Cantoni, il settore della ricerca, le associazioni professionali e le assicurazioni. Affinché le persone, nel loro habitat, possano essere meglio protette dai pericoli naturali, la PLANAT deve provvedere perché si evitino doppioni a livello di prevenzione e si sfruttino meglio le sinergie. </p><p></p><p>Le basi per una strategia coordinata di prevenzione nei settori con i maggiori pericoli naturali (piene, frane, scoscendimenti, caduta di massi, valanghe, ecc.) sono già disponibili. La validità e la completezza delle direttive pubblicate nel 1984, relative alla presa in considerazione del pericolo di valanghe durante le attività d'incidenza territoriale, devono ora essere esaminate alla luce degli avvenimenti attuali.</p><p></p><p>Lo studio della sicurezza sismica costituisce attualmente un punto cruciale, scaturito dai casi di terremoto avvenuti nel recente passato. Si prevede di sottoporre al Consiglio federale, ancora nel corso di quest'anno, un rapporto sui provvedimenti giudicati necessari in materia.</p><p></p><p>Risposta alla domanda 9</p><p>I Cantoni e i Comuni sono esortati ad adoperarsi con assoluta priorità in favore dell'allestimento di carte dei pericoli e/o del loro completamento.</p><p>Conformemente all'articolo 36 della legge forestale e all'articolo 4 della legge sulla sistemazione dei corsi d'acqua, l'allestimento e la rielaborazione delle carte e dei catasti dei pericoli sono sostenuti, nei Cantoni e nei Comuni, da sussidi federali.</p><p></p><p>Risposta alla domanda 10</p><p>Prima di poter decidere dell'assunzione di danni non coperti e della presentazione di messaggi speciali, con relative domande di credito, al Parlamento, i Cantoni devono procedere a un rilevamento della situazione. Inoltre occorre esaminare quali danni sono coperti da assicurazioni private e in che misura possono essere concesse indennità federali in virtù della legislazione esistente. Non si può invece contare su anticipi versati dalla Confederazione. Una volta conosciuti l'entità globale dei danni, gli oneri per i Cantoni e l'ammontare di eventuali deficit nella copertura degli stessi, occorre esaminare se sia opportuno sottoporre al Parlamento un messaggio speciale, come è stato fatto in relazione ai danni ambientali del 1993. Sul piano federale, il coordinamento di tali questioni è stato assegnato al DATEC.</p><p>Sulla questione degli aiuti non burocratici, il Consiglio federale ha già espresso il proprio parere nell'interpellanza urgente Bloetzer (99.3023).</p>  Risposta del Consiglio federale.