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La voce dell’Olocausto
Ofra Haza, di Christian Gilardi
L’israeliana Ofra Haza è stata il simbolo vivente della possibilità di fondere con successo suggestioni musicali mediorientali e suoni dell’Occidente.
Un’intera puntata di “Grand Bazaar” dedicata alla grande artista scomparsa ormai da 23 anni ma che rimane una delle voci più importanti del panorama musicale israeliano
Ofra Haza è stata inserita dalla rivista musicale "Rolling Stone" nella lista dei 200 artisti più grandi di tutti i tempi. La cantante israeliana si è classificata al 186esimo posto, mentre Aretha Franklin è stata nominata la più grande.
Haza, scomparsa nel 2000, è stata inserita in questa lista per essere stata in grado di “combinare le convenzioni vocali tradizionali con la tecnica moderna per creare qualcosa che sembrava allo stesso tempo antico e in anticipo sui tempi" spiega la rivista, elogiando anche uno dei suoi più grandi successi, "Im Nin’Alu" del 1984, come “una canzone capace di trasportare lontano l’ascoltatore grazie alla voce di Ofra Haza”, evidenziando “l’originalità e la profonda influenza che il suo contributo artistico ha avuto sulle generazioni successive”.
Infatti, la cantante, che era di origini yemenite, è stata la prima ad aver esportato in tutto il mondo la musica mizrahi, quello stile musicale che combina elementi e sapori tipici della musica araba, turca e greca con i ritmi e le melodie della musica sefardita.