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Gli utenti di internet devono imparare a fare i conti con i video come quello girato dall'attentatore in Nuova Zelanda, rinunciando volontariamente a guardarli: è il consiglio di Stephan Humer, professore di innovazione digitale in un ateneo di Berlino
L'operato del 28enne australiano che ha filmato il suo operato nell'attacco sanguinario a una moschea può effettivamente essere considerato un punto di svolta, afferma Humer in un'intervista pubblicata oggi dalla Schweiz am Wochenende. "Ma non deve sorprendere che sia successo: anzi, temevo che sarebbe accaduto molto prima". Vi sono ad esempio diversi casi di suicidio su Facebook: ma rappresenta invece una novità che la funzione di streaming venga utilizzata per inscenare un attentato con decine di morti e che il tutto venga realizzato con la "perfezione" mostrata dall'attentatore.
Il video è stato subito stralciato dai portali più usati, ma si troverà ancora su internet. Secondo Humer non si dovrebbe guardarlo: è comprensibile che si abbia tendenza a farlo, per rendersi conto di quanto ci possa capitare, ma non va fatto, perché in tal modo si aiutano gli assassini. Un tempo si poteva vedere solo ciò che veniva mostrato dai media, che operavano un filtro: "oggi il consumatore può teoricamente vedere tutto, ma è responsabile da solo della funzione di filtro; ciò comporta una responsabilità che occorre assumersi".