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Le Corbusier, nato a La Chaux-de-Fonds nel 1887, è una delle personalità che più hanno influenzato l'architettura del Ventesimo secolo.
Alla base della sua poetica c'è, oltre all'inscindibile unità fra l'opera architettonica e la natura, la combinazione tra razionalità delle forme costruite dall'uomo e la capacità, da parte di queste forme, di suscitare emozioni e trasmettere valori.
Per mettere in atto questi ideali, Le Corbusier elabora cinque principi architettonici da applicare nella costruzione di ville e abitazioni: i pilotis, pilastri per sollevare la costruzione isolandola dal terreno; il tetto-giardino, che ricrea in alto lo spazio naturale occupato dalla casa; la pianta libera, che rende le divisioni interne indipendenti dalla struttura globale, la facciata libera, anch'essa indipendente dalla struttura, e la finestra in larghezza, che permette ad aria e luce di penentrare liberamente all'interno.
Le Corbusier progetta anche una serie di grandiosi edifici pubblici, dei quali solo pochi -però- verranno realizzati. Si ricorda il concorso per la nuova sede della Società delle Nazioni a Ginevra, l'Ufficio centrale delle cooperative dell'URSS a Mosca (1929) e il concorso per il palazzo dei Soviet previsto per il centro di Mosca.
Ma l'architetto si dedica anche alla ricerca urbanistica, elaborando ad esempio nel 1930 un nuovo piano per Algeri. Nell'ambito dello studio di modelli per lo sviluppo urbano, nel periodo della maturità Le Corbusier crea la cosiddetta Unité d'habitation, realizzata concretamente a Marsiglia (1945-52): una cellula abitativa capace di accogliere fino a 1600 persone, combinabile con strutture simili per dare origine a interi quartieri.
Infine, le attività "secondarie": pittura, scultura e design, appunto, coltivate parallelamente per tutta la vita e ora illustrate nel loro insieme nella mostra in corso a Lissone.
swissinfo, Alessandra Zumthor