Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01159.jsonl.gz/940

Januar 2008
Fahrplanwechsel
Changer d'horaire
Trad. Irene Grillo-Grappa
I CAMBIAMENTI IMPORTANTI
RICHIEDONO IMPEGNO
La chiave per superare la crisi della Sinistra:
concezione repubblicana anziché consumistica della politica
Uno dei più grossi fraintendimenti dei nostri tempi riguarda la concezione consumistica della libertà e della politica che, tanto in Europa quanto in Svizzera, è stata abbracciata in modo più o meno consapevole da molti anche all'interno della Sinistra. Libertà è molto più che semplice indipendenza o possibilità di scelta tra diverse offerte che ci vengono dall'esterno. In quanto passivo nessun uomo può inoltre considerarsi libero e in particolare la lei o il lui passivi, in qualità cioè di semplici spettatori, non possono sviluppare alcuna forza creativa. Per coloro che vogliano rafforzare la Sinistra e il PS, per esempio per superare il «Blocherismo» e per ridimensionare l'UDC, è necessario riscoprire ed assimilare ciò che Hannah Arendt e Jürgen Habermas hanno espresso con «concezione repubblicana della politica».
Andreas Gross
In una famosa frase a riguardo Arendt afferma: «Il potere emerge ogni volta che la gente si unisce e agisce di concerto»1. Un paio di pagine prima scrive ancora: «Potere corrisponde alla capacità umana non solo di agire ma di agire di concerto»2. Da ciò segue: «Il potere non è mai proprietà di un individuo; appartiene a un gruppo e continua ad esistere soltanto finché il gruppo rimane unito. Quando diciamo di qualcuno che è al potere, in effetti ci riferiamo al fatto che è stato messo al potere da un certo numero di persone per agire in nome loro»3.
Questioni teoriche ...
Ovviamente esistono anche altre fonti di potere, il potere economico del capitale per esempio, di cui dispongono pochi grossi azionisti e manager a dispetto di molti lavoratori dipendenti, o il potere dell'informazione mediatica, di rendere pubblici, nascondere o minimizzare disfunzioni, retroscena o comportamenti illeciti. O ancora il potere della tecnica, di utilizzare macchinari e apparecchi di fronte ai quali noi normali mortali restiamo impotenti e meravigliati.
La differenza fondamentale tra questi altri tipi di potere e quello di cui parla Hannah Arendt risiede però nel fatto che, dal punto di vista di Arendt, quest'ultimo verrebbe accordato da ogni Costituzione democratica ad ogni suo cittadino e cittadina. Questo significa che una democrazia conferisce in egual misura ad ogni suo cittadino e ad ogni sua cittadina un potere potenziale che lui o lei possono o meno attuare «di concerto». Libertà, nel senso formulato per la prima volta nella dichiarazione dei diritti dell'uomo della Rivoluzione francese, va ben oltre il semplice venir lasciati in pace da qualcuno o la possibilità di poter scegliere periodicamente tra alcuni partiti; essa consiste piuttosto nel diritto, la capacità e la possibilità del singolo di influenzare tramite l'agire comune le proprie condizioni di esistenza, in modo tale che queste corrispondano ai propri ideali di valore e ai propri scopi, cosicché la vita sia qualcosa di più che semplice destino.
«Ciò che rende l'uomo un essere politico è la sua facoltà di agire»4 scrive Hannah Arendt. La sua capacità di parlare, di pensare, di leggere e di osservare, di comprendere ciò che accade attorno a lui nel contesto politico, anche tutto ciò fa sicuramente parte del suo agire. Ma l'elemento essenziale del suo agire è la capacità di intervenire e di generare potere «di concerto», e cioè insieme agli altri.
... dalle conseguenze pratiche
Il potere dunque non si può né avere né ricevere singolarmente. Se il membro di un partito per esempio ritiene che il suo partito abbia troppo poco potere, egli dovrà interrogarsi e riflettere sulle forme organizzative di quest'ultimo. Quali sono le possibilità d'agire che questo partito concorda ai propri membri e simpatizzanti? E in che misura questi membri e simpatizzanti sono consapevoli di tali possibilità?
Queste domande hanno una valenza immediatamente pratica. È possibile ridurre un partito alla semplice esistenza di commissioni, come per esempio il consiglio direttivo e la direzione del partito – responsabili della programmazione delle campagne elettorali, della direzione delle frazioni parlamentari e dell'organizzazione della raccolta di consensi –, alle quali i membri di partito sono semplicemente esortati a prender parte? Oppure esistono ancora, come fino a pochi anni fa, le riunioni mensili, alle quali membri e simpatizzanti sono invitati a partecipare per portare avanti uno scambio reciproco d'idee ed una riflessione comune, per fissare delle priorità e tracciare un orientamento comune, per analizzare approfonditamente i disordini sociali e valutare le possibili alternative, in modo tale che ogni singolo membro (uomo e donna) possa considerarsi non semplice oggetto di decisioni altrui, ma parte attiva di un tutto che unitamente determina l'orientamento comune? È dunque possibile che all'interno di un partito un qualsiasi cittadino si realizzi come soggetto generando così, per mezzo dell'agire comune con altri cittadini e cittadine altrettanto liberi ed attivi, quel potere di cui ci parla Arendt? Il cittadino non viene piuttosto ridotto ad un oggetto delle decisioni altrui, e il gruppo politico alla semplice somma dei singoli individui che in tal modo finiscono non solo per perdere potere politico ma addirittura per negarlo?
Mi sembra allarmante il fatto che le sezioni del PS che ancora si considerano «intellettuali collettivi»5, fonti cioè di questo tipo di potere all'interno della quali ancora si riflette, si analizza e si prendono decisioni per l'agire comune assieme a tutti quanto gli interessati, stiano diventando sempre più rare e altrettanto allarmante mi appare la circostanza per cui le assemblee mensili da regola stiano facendosi eccezioni. In questo modo il PS perde potere, considerando troppo faticosa l'organizzazione proprio di quei luoghi in cui il potere può sorgere.
Jürgen Habermas: determinazione della concezione repubblicana di politica
A partire dal concetto di «Magire» elaborato dalla Arendt, Jürgen Habermas sviluppa la distinzione tra «concezione liberale e concezione repubblicana»6 della politica. La differenza fondamentale tra le due viene individuata da Habermas nella loro differente «comprensione del ruolo del processo democratico» così come del «concetto di cittadino dello stato».
Secondo l'interpretazione liberale la politica avrebbe «la funzione di legare e far valere gli interessi sociali dei privati di fronte ad un apparato dello stato specializzato nell'applicazione amministrativa della forza politica per scopi collettivi»7.
«Secondo la concezione repubblicana» – scrive Habermas –« la politica non scaturisce da una siffatta funzione di mediazione; essa sarebbe piuttosto costitutiva per il processo di formazione della società stessa. La politica viene concepita come forma di riflessione di una convivenza etica»8. Inoltre «secondo la concezione repubblicana lo statuto del cittadino non si definirebbe in base al modello delle libertà negative che possono venir rivendicate tanto da questo quanto dall'individuo privato»9. Sarebbero invece le libertà positive a rendere possibile l'«agire». «Queste non garantiscono tanto la libertà da costrizioni esterne, quanto piuttosto la partecipazione ad una prassi collettiva, attraverso l'esercizio della quale i cittadini sono in grado di realizzarsi in quanto soggetti politicamente responsabili appartenenti ad una comunità di liberi e uguali»10.
In questo modo la politica repubblicana cerca di fare «degli individui semplicemente sottoposti a delle decisioni altrui, degli autori auto-determinanti della politica»11. Essa è così in grado di sviluppare quel potere necessario ad influenzare a proprio modo il potere amministrativo statale e a placare il potere economico del mercato. «Il sistema repubblicano tende ad una revisione fondamentale dei rapporti tra l'individuo e la politica ed ambisce ad un riconoscimento incondizionato del valore pubblico dell'esistenza individuale»12.
Le radici di tale concezione repubblicana della politica e della democrazia vanno fatte risalire agli antichi e ad Aristotele13. A mio parere entrambi questi due concetti andrebbero ripresi ed attualizzati ai giorni nostri, poiché rispetto ad un tempo oggi molte più persone si trovano nella posizione di poter diventare ed essere siffatte cittadine e cittadini. Per lo stesso motivo siamo noi oggi anche in grado di creare una democrazia transnazionale, democrazia e libertà non solo a livello europeo, ma mondiale, che tende verso una più che necessaria civilizzazione della globalizzazione.
È però molto scoraggiante il fatto che al giorno d'oggi, in questo particolare momento politico, il cittadino da attivo citoyen si degradi a semplice consumente politico e che siffatta concezione consumistica paia penetrare quasi senza opposizione anche all'interno della sinistra in generale e del PS in particolare. Questa concezione a mio avviso è una delle principali cause della fondamentale debolezza che il PS da un decennio a questa parte sta mostrando nei confronti del blocherismo e della blocherizzazione della Svizzera. Questi ultimi non possono però venir sconfitti con i mezzi del consumo. È necessario fermarsi a riflettere sulla maniera in cui sia possibile generare e sviluppare potere. Non dovremmo più lasciar tacere la nostra capacità «di fare il possibile»14, ma «riconoscerci come esseri politici» che si distinguono attraverso la comprensione ad agire15.
Kontakt mit
Andreas Gross
Nach oben

Anmerk-Nr. 1
Anmerk-Nr. 2
Anmerk-Nr. 3
Anmerk-Nr. 4
Anmerk-Nr. 5
Anmerk-Nr. 6
Anmerk-Nr. 7
Anmerk-Nr. 8
Anmerk-Nr. 9
Anmerk-Nr. 10
Anmerk-Nr. 11
Anmerk-Nr. 12
Anmerk-Nr. 13
Anmerk-Nr. 14
Anmerk-Nr. 15

Hannah Arendt: On Violence, Harcourt Brace & Company, 1970; tr. it. a cura di Savino D'Amico: Sulla violenza, Guanda, Parma 1996, p. 56.
Zurück zur Artikelübersicht
Ibid. p. 47
Ibidem.
Ibid. p. 89
In questi termini definiva Antonio Gramsci un partito democratico di sinistra maturo.
Jürgen Habermas: Drei normative Modelle der Demokratie, in: Die Einbeziehung des Anderen. Studien zur politischen Theorie, Frankfurt 1996 S. 277-292; tr. it. a cura di Leonardo Ceppa, L'inclusione dell'altro, Feltrinelli, Milano 1998. Nel testo tutte le citazioni sono a cura della traduttrice e fanno riferimento al testo in lingua originale.
Ibid. p. 277
Ibidem.
Ibid. p.279
Habermas si rifà alla distinzione formulata da Charles Taylors tra libertà positive e negative. Cfr. «Che cos'è l'agire umano» in Charles Taylor: Etica e umanità, a cura di P. Costa, Milano, Vita e Pensiero 2004
Emanuel Richter: Republikanische Politik, Demokratische Öffentlichkeit und politische Moralität, Rowohlts Enzyklopädie, Hamburg, 2004, p. 12. Nel testo tutte le citazioni sono a cura della traduttrice e fanno riferimento al testo in lingua originale.
Ibid. p. 20
Cfr. quanto Arendt, Habermas e Richter affermano in proposito, in particolare si veda Richter op. cit. p. 69 sgg.
Arendt, op. cit. p. 95
Ibid. p. 89