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Lutero non capiva gli svizzeri
Viaggio nella Riforma nei Grigioni. Dalla disputa di Ilanz del 1526 all'attualità
"Se Lutero a suo tempo non sfondò nei territori della Confederazione elvetica è anche perché lui, suddito di un principe, non riusciva a capire né ad accettare le visioni repubblicane di Ulderico Zwingli a Zurigo e perché agli occhi di Giovanni Calvino, il suo progetto di società risultava incompleto".
A spiegarlo è Volker Reinhardt, professore di storia all'Università di Friburgo, autore di "Luther, der Ketzer. Rom und die Reformation" uscito alla vigilia di questo 2017. È l'anno del 500esimo dall'avvio della Riforma protestante: il movimento di rottura col vaticano che dal 1517 divide i cristiani d'Occidente.
Il moto di distacco da Roma ha avuto notevoli influenze sui Grigioni dove l'anniversario viene ricordato con diverse manifestazioni e con una tappa del bus con la mostra itinerante sul mezzo millennio di Riforma. Partito in novembre da Ginevra e diretto a Wittenberg, dove arriverà il 20 maggio, il mezzo farà tappa a Coira da venerdì 13 gennaio a domenica 17.
Un genio della comunicazione
"Lutero era un genio della comunicazione e come un blogger dei nostri giorni, prendeva posizione su ogni tema, dando subito alla stampa le sue riflessioni" sottolinea il professor Volker Reinhardt evidenziando uno dei motivi che portarono alla rapidissima diffusione delle idee evangeliche anche nelle terre grigionesi, tramite, in particolare, due personalità nella cerchia di Ulrich Zwingli: Johannes Comander e Jakob Salzmann. In Rezia la Riforma si diffuse a partire da Ilanz, in particolare sulla base delle riflessioni del primo. Fu nel capoluogo della Surselva infatti che una celebre disputa legittimò la cosiddetta "nuova fede" nello Stato delle tre leghe, influenzando - qualche anno dopo – persino i riformatori bernesi.
Gli approfondimenti della radio
Oltre alle vicende storiche Grigioni sera e le Voci del Grigioni italiano nel corso della settimana dal 9 al 13 gennaio, propongono le riflessioni di diversi ricercatori, teologi, pastori e fedeli sul protestantesimo oggi nel cantone che fu delle tre leghe.
Nella chiesa di santa Margherita ad Ilanz il 7 gennaio 1526 si tenne la disputa che diede avvio alla Riforma nei Grigioni per esaminare le 18 tesi del pastore Johannes Comander che ruppero il ghiaccio. La disputa venne convocata ad Ilanz perché anche in quella cittadina, come a Davos e a Coira, si teneva il Bundstag, ossia la Dieta delle Tre leghe. Ma anche perché Ilanz, geograficamente lontana dal vescovo, si prestava meglio ad ospitare chi si accingeva al cambiamento: alla Riforma. Meglio e in ogni caso molto più di quanto si prestasse Coira che, con la sua Diocesi, era condizionata dalla presenza del vescovo e ancorata al passato.
Comuni liberi di scegliersi la religione
Poco tempo dopo la disputa di Ilanz, nel giugno del 1526, la Dieta delle Tre Leghe sancì la sovranità dei singoli comuni nella scelta del loro sacerdote e quindi nella scelta della propria fede: se la maggioranza della popolazione si professava evangelica la chiesa passava al pastore, in caso contrario restava al prete. Fläsch fu il primo comune ad aderire alla Riforma, poi vennero Sankt Antönien e gli altri. Negli anni successivi oltre la metà dei comuni grigioni (fra cui Coira) aderirono alla Riforma che attirava molti anche per ragioni libertarie (indipendenza rispetto al potere temporale vescovile) ed economiche (affrancamento delle comunità dagli obblighi nei confronti della Curia). Ad attestare la diffusione delle nuove idee il fatto che la Bibbia fu il primo libro ad essere tradotto in romancio.
Oggi: un cantone, due religioni
Oggi risultano a prevalenza riformata la Prettigovia, l'alta valle del Landwasser, l'Engadina (esclusi Tarasp e Samnaun) e la Val Bregaglia. A maggioranza cattolica sono invece l'alta valle del Reno con la Val Lumnezia, la Val Sursette (escluso Bivio) e la media valle del Landwasser (escluso Bergün/Bravuogn), la val Poschiavo, la Calanca e la Mesolcina.
In Mesolcina e Calanca la Riforma non mise radici
Nelle due valli meridionali della Lega grigia, la Riforma non prese piede. E ciò nonostante, nel 1555 proprio in Mesolcina trovarono rifugio temporaneo gli oltre cento protestanti cacciati da Locarno in marcia sulla via dell'esilio per Zurigo. Ciò, come spiega Marco Marcacci, in virtù della presenza in valle di Giovanni Antonio Viscardi e di Giovanni Beccaria, due italiani (il primo della valle Vigezzo, il secondo milanese) che, dopo essere stati sulle rive del Verbano, per un ventennio operarono per la diffusione della Riforma a Roveredo e Mesocco dove tentarono, senza grande successo, di fondare comunità evangeliche.
Una comunità di 70'000 riformati
La comunità riformata grigionese, mezzo millennio dopo Martin Lutero, riunisce 70'000 persone che in questi giorni festeggiano un altro anniversario: i 480 anni dalla nascita del Sinodo dei pastori, l'incontro annuale che dal 1537 riunisce le persone autorizzate a svolgere la pastorale nel cantone. Durante la riunione, della durata di cinque giorni e convocata in un luogo sempre diverso, i partecipanti discutono di questioni teologiche, ma esercitano pure il controllo di qualità sull'operato dei sacerdoti.
Il Sinodo è un'istituzione peculiare del protestantesimo retico che si caratterizza anche per la sua organizzazione. La chiesa evangelica riformata nei Grigioni, in virtù delle decisione del 1526, ha una struttura che ricalca esattamente quella dello Stato. Alla base ci sono i fedeli riuniti nei comuni parrocchiali con i loro Esecutivi e Legislativi che nominano i pastori. Al di sopra ci sono le organizzazioni regionali fino agli organi cantonali, con il Gran Consiglio evangelico e il Consiglio ecclesiastico attualmente presieduto Andreas Thöny.
Rapporti odierni improntati all'ecumenismo
Le terre grigionesi, nonostante la loro posizione relativamente periferica, hanno avuto un ruolo importante nell'avvento della Riforma in Svizzera e possono guardare a un passato di convivenza relativamente pacifica fra le due correnti maggioritarie del cristianesimo nella Confederazione. Eccezioni a parte, come sempre, ma nemmeno troppe o insanabili, come testimonia la quotidianità della vita a Untervaz dove vi sono due chiese cui fanno riferimento 1'200 cattolici e 800 evangelici. Distano appena 100 metri una dall'altra, ma a segnare le ore è solo il campanile della comunità cattolica. I membri delle due comunità collaborano attivamente alla base, tra persone, riunite anche nel coro ecumenico presieduto da Daniel Preissig. Qualche difficoltà di dialogo in più, lamenta la pastora Ute Lanckau, negli ultimi anni vi è invece stata nella collaborazione a livello sacerdotale, complici anche alcune tensioni vissute in seno alla parrocchia cattolica e l'atteggiamento della gerarchia cattolica.
Pper un giusto approccio e per il dialogo con le altre confessioni si agisce nello spirito dell'umanesimo protestante, come testimonia la pastora di Coira Christina Tuor. La teologa e professoressa all’Università di Basilea, nella piccola chiesa di Santa Regula, in città vecchia, conduce un progetto di culti, riflessioni e incontri aperti alle altre comunità religiose. Quella cattolica, ma non solo, convinta che alla luce delle incomprensioni odierne tale approccio è sempre più importante.
"La monaca balla"
La Riforma in passato ha lasciato le proprie tracce nella produzione letteraria. Ma non ha ancora finito di influenzare gli autori grigionesi. Neanche i più giovani. Poco più di un anno fa è uscito un romanzo storico ispirato a quegli anni che in breve si è imposto all'attezione nella Svizzera tedesca. Si intitola "Die Nonne tanzt" (La monaca balla). L'autrice è Lea Gafner, ventenne di Zizers, studentessa a Zurigo. Il testo, al quale la giovane ha dato il primo corpo per la maturità alla Scuola cantonale di Coira, ha ispirato la drammaturga Felicitas Heyerick che ne ha realizzato la trasposizione teatrale. Lo spettacolo, messo in scena da una compagnia interamente di giovani, sarà presentato alla Postremise, nella capitale retica, all'inizio del prossimo settembre.
Le influenze religiose nel dialetto poschiavino
La Riforma ha avuto influenza in tutti gli ambiti della vita degli abitanti delle terre retiche ed alcuni sui effetti si avvertono ancora nella quotidianità delle persone. Anche nelle valli italofone. Ad esempio nella lingua, come spiega il professore di linguistica romanza - linguistica storica italiana nel Seminario di romanistica dell'Università di Zurigo Michele Loporcaro con riferimento allo sviluppo del dialetto in Val Poschiavo. Di fatto la "sotto comunità" protestante (prevalentemente dedita al commercio) per distinguersi da quella cattolica (tradizionalmente di estrazione rurale) dai suoi viaggi importava varianti linguistiche, ad esempio dalla Lombardia.
Tratti distintivi tra cattolici e protestanti che sono riconoscibili anche nella situazione odierna dall'orecchio di chi coglie il significato della differenza nell'uso della A e della U nelle uscite della parole italiane che terminano con ATO (prato, ad esempio, è pru nelle famiglie rimaste fedeli a Roma che erano nualtri e pra per quelle che abbracciarono il nuovo credo che si dicevano naltri). Un tratto distintivo tra cattolici e protestanti poschiavini creatosi a seguito del diffondersi in terra grigionese della Riforma nata 500 anni fa a Wittenberg.
Un viaggio alla sorgente
Una realtà che un gruppo di riformati delle valli grigionitaliane (ma non solo) ha avuto modo di scoprire lo scorso ottobre grazie ad un viaggio voluto da Antonio Di Passa, pastore di Poschiavo. La trasferta storico-culturale, organizzata in primo luogo per i ragazzi prossimi alla confermazione), ha portato i partecipanti alla sorgente della Riforma: nei luoghi più significativi nella vita del riformatore tedesco Martin Lutero.
Si trovano tutti in quella che fu la ex Germania dell'Est: Erfurt (dove divenne monaco agostiniano), Schmalkalden, Eisenach (dove nel castello tradusse il Nuovo testamento), Eisleben (dove nacque nel 1483 e morì nel 1546), Mansfeld (il paese dei genitori), Torgau (dove si trova quella che è considerata la prima chiesa protestante) e, naturalmente, Wittenberg dove, il 31 ottobre 1517, Martin Lutero affisse le sue 95 tesi al portone laterale della cattedrale, con un gesto da allora ritenuto il momento che diede inizio al fiume della Riforma.
Il movimento, tra i suoi tanti influssi, ha contribuito anche a cambiare lo statuto delle donne in Occidente. La loro presenza e il loro ruolo nella chiesa riformata sono capitali, come testimonia la pastora bregagliotta Simona Rauch che, nella puntata delle Voci del Grigioni italiano che chiude la speciale settimana radiofonica (per ascoltare l'audio cliccare qui), analizza anche l'attualità del messaggio fondante del moto avviato da Lutero. Un messaggio che resta di straordinaria attualità. Senza dimenticare l'importanza dell'insegnamento nelle scuole durante il periodo storico che vide le dispute al centro della contrapposizione con i cattolici. Ora i riformati festeggiano i 500 anni dalla loro nascita auspicando una partecipazione ecumenica ad un anniversario che riguarda tutto il cristianesimo.
MP/Grigioni sera/Diem