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Per lottare contro il terrorismo è necessario estendere le misure preventive di polizia. È quanto ritiene il Consiglio degli Stati che oggi ha approvato due progetti in materia. Il Nazionale deve ancora pronunciarsi.
Il primo disegno - adottato con 35 voti favorevoli e 8 astenuti - introduce una nuova norma che punisce il reclutamento, l'addestramento e i viaggi a fini terroristici, incluse le relative operazioni di finanziamento. Le modifiche attuano pure la Convenzione e il Protocollo addizionale del Consiglio d'Europa per la prevenzione e la lotta al terrorismo.
La revisione comporta anche un adeguamento dell'attuale norma penale sull'organizzazione criminale (art. 260ter CP) che era stata introdotta negli anni Novanta soprattutto per lottare contro le organizzazioni di stampo mafioso. Grazie alla modifica apportata ora la norma penale si applica anche alle organizzazioni terroristiche.
Il secondo dossier - adottato con 35 voti contro 5 e 2 astensioni - mira invece a concedere alla polizia maggiori strumenti per contrastare, al di fuori di un procedimento penale, le persone potenzialmente pericolose. Qui il disegno di legge propone un catalogo di misure nei confronti di individui che rappresentano una minaccia, ma che non possono essere oggetto di un procedimento penale.
Sarà per esempio possibile obbligare un sospetto a presentarsi a un posto di polizia a determinati orari, vietargli di lasciare la Svizzera confiscandogli il passaporto, confinarlo in un perimetro determinato o proibirgli l'accesso a un luogo o il contatto con talune persone.
Come ultima ratio, e solamente contro le persone particolarmente pericolose, è prevista la possibilità di pronunciare un divieto di lasciare un immobile ("arresti domiciliari"). Questa misura, oltre all'autorizzazione dell'Ufficio federale di polizia (Fedpol), necessita anche dell'approvazione di un'autorità giudiziaria.
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