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La liberazione di 52 prigionieri politici detenuti dal 2003 prefigura un nuovo scenario nelle relazioni tra Cuba e la comunità internazionale. Ne è convinto Franco Cavalli, ex parlamentare socialista e medico, grande conoscitore dell'isola.
La Svizzera avrebbe potuto giocare un ruolo nello storico processo di negoziazione tra la Chiesa cattolica e le autorità cubana, processo che ha condotto alla liberazione dei 52 prigionieri politici. Un ruolo rimasto però solo ipotetico, poiché l'isola non figura tra "le priorità della diplomazia elvetica", afferma il medico ed ex parlamentare socialista Franco Cavalli.
"Dopo aver avuto un incontro con il cardinale Jaime Ortega, ho trasmesso il suo desiderio di mediazione al Dipartimento federale degli affari esteri. Non ho però ricevuto nessuna risposta concreta", sottolinea il cofondatore dell'organizzazione non governativa mediCuba-Svizzera.
"Con Cuba, la Svizzera ha un dialogo regolare in materia di diritti umani", indica dal canto suo il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), in risposta alle dichiarazioni del medico. In questo ambito, "abbiamo dei contatti con i principali attori su tutti i temi d'attualità".
swissinfo.ch: La liberazione di prigionieri politici decisa dal governo di Raul Castro l'ha sorpresa?
Franco Cavalli: No. Due anni fa, durante una visita a Cuba ho discusso alcune ore con il cardinale Jaime Ortega, massima autorità della Chiesa cattolica sull'isola. Mi disse che questo obiettivo era raggiungibile. Inoltre ricordo molto bene che il cardinale avanzò l'idea di un intervento attivo da parte della diplomazia svizzera in favore della liberazione dei detenuti.
D'altro canto, in febbraio, durante il mio ultimo viaggio a Cuba, diverse persone mi hanno detto che il presidente Raul Castro stava vagliando varie opzioni per aprire delle porte, in particolare verso l'Europa. Questa decisione sembrava perciò vicina.
swissinfo.ch: Perché la Svizzera non ha svolto un ruolo più attivo in questo processo?
F.C.: Non lo so. Dopo l'incontro con il cardinale Ortega ho trasmesso il suo desiderio di mediazione al Dipartimento federale degli affari esteri. Non ho però ricevuto nessuna risposta concreta. Penso che Cuba non sia un tema prioritario per la diplomazia elvetica.
swissinfo.ch: Pensa che la Confederazione sarebbe potuta intervenire?
F.C.: In effetti. La Svizzera continua a svolgere un ruolo diplomatico tra gli Stati Uniti e Cuba. D'altra parte, bisogna ricordare che quando è scoppiata la crisi, con la repressione del 2003, la Svizzera non si è allineata sulla posizione molto critica degli Stati europei. Ha mantenuto la sua linea centrata sul dialogo e lo scambio con le autorità dell'Avana.
swissinfo.ch: Come valuta questo passo della autorità cubane?
F.C.: È una decisione molto significativa, che può favorire un cambiamento di posizione da parte della comunità internazionale. Si tratta di un atto di buona volontà da parte di Cuba, anche perché le autorità di questo paese sono tuttora convinte che i detenuti non siano unicamente dei dissidenti. È vero che alcuni dei prigionieri liberati lo sono. La maggior parte, però, sono persone che hanno lavorato con il supporto finanziario e logistico della sezione consolare dell'ufficio che cura gli interessi sull'isola degli Stati Uniti. Considerando che le relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba sono quasi simili a quelle di una 'guerra', il provvedimento delle autorità dell'Avana è ancor più rilevante.
swissinfo.ch: Si è parlato molto della situazione di questi detenuti nelle carceri cubane… Ha avuto qualche informazione di prima mano?
F.C.: Quando ho incontrato il cardinale Ortega, mi ha detto con grande franchezza che lui poteva visitare questi detenuti in qualunque momento e quando voleva. Mi ha assicurato che non erano sottoposti a torture e ha espresso il suo convincimento che la situazione carceraria era migliore rispetto a quella vissuta dalla maggior parte dei detenuti con uno statuto simile negli altri paesi latino-americani.
swissinfo.ch: Per quale ragione, secondo lei, il governo cubano ha preso questa decisione adesso e non sei mesi o un anno fa?
F.C.: Penso che questa misura possa favorire un'apertura politica non solo con l'Europa, ma anche con gli Stati Uniti. Cuba sta attraversando un periodo molto difficile, aggravato dalla crisi mondiale e dall'embargo imposto da Washington. Sono convinto che con questo segnale le autorità cubane cerchino una maggiore cooperazione economica con l'Europa e una maggiore flessibilità da parte di Barack Obama nella sua politica nei confronti dell'isola.
swissinfo.ch: Ritiene che questo segnale sia stato captato in Europa?
F.C.: Penso di sì. Anche se il problema in seno all'Unione Europea attualmente è costituito dai paesi dell'est, ad esempio Cechia e Polonia, profondamente anticubani. Bisognerà vedere se il governo spagnolo, impegnatosi attivamente nella mediazione con Cuba, riuscirà a convincerli della necessità di migliorare la cooperazione con il paese caraibico.
swissinfo.ch: Quindi si può parlare di una mossa politica positiva…
F.C.: Credo che si possa valutare l'impatto considerando l'atteggiamento dell'opinione pubblica europea, che ha accolto generalmente in modo molto positivo la decisione di liberare questi prigionieri. È un peccato, però, che alcuni organi di stampa abbiano continuato la loro propaganda anticubana, senza sforzarsi di vedere in questo gesto un segnale in favore dei diritti umani.
È chiaro che non sono d'accordo con nessun tipo di violazione. D'altro canto, però, se si analizza la situazione in altri Stati latino-americani ci si rende conto che i dissidenti vengono assassinati o torturati selvaggiamente. Vi sono paesi dove gli assassini di carattere politico o sociali si contano a centinaia.
swissinfo.ch: In Svizzera che impatto può avere questa decisione?
F.C.: Parte della stampa che è sempre stata critica nei confronti di Cuba, questa volta ha reagito in modo assai misurato. Sono convinto che la decisione sia stata percepita positivamente.
swissinfo.ch: E per quanto concerne la cooperazione allo sviluppo?
F.C.: Finora l'aiuto delle autorità svizzere non è stato molto significativo dal punto di vista quantitativo, anche se è importante a livello tecnico. I responsabili svizzeri sul posto nonché i rappresentanti diplomatici all'Avana sono favorevoli a un aumento dell'aiuto elvetico, perché vedono che esso ha un impatto reale. Forse grazie a questa apertura sarà possibile rilanciare il tema di un aumento degli aiuti a Berna.
Vi è anche un altro elemento importante: penso che il provvedimento preso dalle autorità cubane permetterà a molta gente di rendersi conto che non è più possibile appoggiare un embargo come quello decretato ormai da decenni dagli Stati Uniti.
swissinfo.ch: Ritiene che il segnale sia stato captato anche negli Stati Uniti?
F.C.: Spero di sì. Concludo con una riflessione che mi sembra essenziale. Da diversi anni negli Stati Uniti sono incarcerati cinque cittadini cubani, arrestati per avere infiltrato delle organizzazioni terroristiche anticubane. Queste cinque persone hanno cercato di far fallire delle azioni e degli attentati fomentati a Miami.
Gli Stati Uniti, che sbandierano sempre la loro volontà di lottare contro il terrorismo, dovrebbero trovare una soluzione politica e liberarli. Sarebbe un segnale importante da parte di Washington.
Sergio Ferrari, swissinfo.ch
(traduzione di Daniele Mariani)
Processo di liberazione
La liberazione di 52 dei 75 prigionieri politici condannati nel 2003 è stata annunciata il 7 luglio dalla rappresentanza della Chiesa cattolica a Cuba. La decisione è stata il principale risultato delle discussioni avviate in maggio tra le autorità religiose e i leader del governo cubano.
I detenuti, condannati a pene comprese tra 6 e 28 anni di carcere per attività anticastriste, hanno iniziato ad essere liberati alcuni giorni dopo. I primi sei sono stati scarcerati il 13 luglio e sono stati accolti dalla Spagna. Finora sono 20 i prigionieri rilasciati. L'accordo prevede che i 52 detenuti vengano liberati entro quattro mesi.
"A Cuba si apre una nuova era": così ha commentato l'annuncio del rilascio il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, il cui paese ha svolto un ruolo importante nelle trattative.
La decisione è stata accolta con soddisfazione anche dalla responsabile della diplomazia statunitense Hillary Clinton, che ha parlato di un "segnale positivo", che sarebbe però dovuto "avvenire da tempo".
Franco Cavalli
Franco Cavalli, nato nel 1942, è un oncologo di fama mondiale e dal 2006 è presidente dell'Unione internazionale contro il cancro.
Dal 1995 al 2007 è stato anche deputato in Consiglio nazionale (camera bassa del parlamento federale) del Partito socialista, ricoprendo per diversi anni la carica di capogruppo.
Cavalli è tra i fondatori di mediCuba-Svizzera e di AMCA (Ayuda Médica para América Central), due organizzazioni non governative che si occupano principalmente di progetti di cooperazione in ambito sanitario.
Proprio quest'ultima ONG il 3 e 4 settembre prossimi organizzerà un'azione di solidarietà in Ticino. Il 3 settembre, su invito di Franco Cavalli, Mariela Castro, figlia del presidente cubano Raul Castro, sarà a Locarno.