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<h2>SubmittedText<h2><p>Il 14 marzo 2017 il Parlamento UE ha adottato un inasprimento della direttiva sulle armi; il Consiglio federale è incaricato di non recepirlo.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La modifica della direttiva UE sulle armi costituisce uno sviluppo dell'acquis di Schengen. La Svizzera si è impegnata a recepire e attuare in linea di principio tale direttiva modificatoria conformemente all'Accordo di associazione a Schengen. Qualora la Svizzera non dovesse dichiarare entro 30 giorni dalla sua notifica la propria disponibilità a recepire la direttiva modificatoria, fatta salva l'approvazione del Parlamento ed eventualmente del Popolo, ciò potrebbe comportare come ultima ratio la cessazione della cooperazione Schengen e quindi anche della cooperazione Dublino.</p><p>Secondo il parere del Consiglio federale, la partecipazione della Svizzera alla cooperazione Schengen in materia di polizia è indispensabile in particolare ai fini della cooperazione di polizia con le autorità partner europee e, pertanto, per la sicurezza interna della Svizzera. La cessazione dell'Accordo di associazione a Schengen impedirebbe alle autorità di polizia e migratorie svizzere di accedere alle informazioni, creando così notevoli lacune all'interno del dispositivo di sicurezza della Svizzera. La cessazione di tale Accordo comporterebbe anche gravi conseguenze per l'economia nazionale. Il turismo ne risentirebbe particolarmente, in quanto i turisti non potrebbero più entrare in Svizzera con un visto Schengen, bensì dovrebbero procurarsi un visto supplementare. Le frontiere nazionali svizzere diventerebbero una frontiera esterna di Schengen. I controlli di frontiera conseguentemente necessari si ripercuoterebbero negativamente sul traffico viaggiatori, in particolare sui frontalieri.</p><p>La cessazione dell'accordo di associazione a Schengen determinerebbe inoltre automaticamente l'esclusione della Svizzera dalla cooperazione Dublino. Nel 2016 sono state registrate negli Stati Dublino circa 1 235 000 nuove domande d'asilo, circa 640 000 delle quali sono state respinte. In particolare, in caso di un'eventuale soppressione della cooperazione Dublino, la Svizzera non potrebbe impedire che i richiedenti l'asilo la cui domanda è ancora pendente o è stata respinta in altri Paesi europei possano presentare sul suo territorio una nuova domanda d'asilo. Questa situazione genererebbe un incremento del numero di procedure d'asilo nazionali e, di conseguenza, ingenti oneri supplementari nell'ambito dello svolgimento di tali procedure. I trasferimenti di richiedenti l'asilo in altri Stati Dublino sarebbero inoltre possibili soltanto sulla base di accordi bilaterali di riammissione. Tuttavia, anche questa soluzione non consentirebbe di realizzare un sistema comparabile alla cooperazione Dublino, determinando inoltre un incremento considerevole dei costi nel settore dell'asilo. La partecipazione della Svizzera alla cooperazione Dublino ha comportato un risparmio annuo medio di circa 270 milioni di franchi nel periodo dal 2012 al 2016.</p><p>Alla luce di quanto precede, il Consiglio federale giudica a prima vista sproporzionato il rifiuto di recepire la modifica della direttiva UE sulle armi in discussione. Una tale decisione richiede in ogni caso una ponderazione accurata degli interessi tra le conseguenze illustrate (cessazione di tutta la cooperazione Schengen e Dublino) e quelle derivanti da un adeguamento della legislazione svizzera sulle armi in seguito al recepimento della modifica della direttiva europea sulle armi. Essa potrà pertanto essere presa in considerazione soltanto dopo che il progetto di revisione sarà stato elaborato in dettaglio e presentato.</p><p>Il Consiglio federale riconosce espressamente l'importanza attribuita in Svizzera al tiro fuori del servizio, strettamente legato al sistema di milizia e all'arma d'ordinanza. Per tale ragione la Svizzera si è adoperata, anche in occasione delle discussioni condotte a livello dell'UE in merito alla modifica della direttiva europea sulle armi, affinché gli adeguamenti apportati fossero proporzionati, riuscendo in particolare a ottenere una deroga speciale: al termine del servizio, le vecchie armi dell'esercito potranno continuare a essere cedute in proprietà e utilizzate per il tiro sportivo. Nel quadro dell'elaborazione della revisione della legge sulle armi, il Consiglio federale intende inoltre sfruttare il margine discrezionale concesso dalla modifica della direttiva UE tenendo conto delle tradizioni svizzere.</p><p>Nell'ambito della procedura di consultazione tutti i servizi interessati avranno la possibilità di esprimersi in merito alla proposta trasposizione delle nuove disposizioni della direttiva UE sulle armi nel diritto svizzero. Il processo di recepimento e di approvazione per la Svizzera seguirà il normale iter politico: Consiglio federale, Parlamento e, se del caso, gli aventi diritto di voto saranno chiamati a pronunciarsi sul recepimento di tale sviluppo.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.