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Il governo di Myanmar (Birmania) ha ordinato al Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) di chiudere i suoi cinque uffici nel paese.
L'organizzazione con sede a Ginevra ha affermato lunedì che la decisione rende impossibile proseguire il lavoro di assistenza e di protezione dei civili, soprattutto nelle aree di frontiera toccate da conflitti etnici
Il CICR ha diffuso lunedì un comunicato in cui afferma di «deplorare profondamente» la decisione delle autorità birmane. La giunta militare birmana ha anche stabilito che il CICR non sarà autorizzato a riprendere le visite ai prigionieri politici, sospese nel dicembre 2005 perché non erano più garantiti gli standard adottati dall'organizzazione.
«Nel corso degli anni abbiamo avuto un dialogo produttivo con il governo birmano e dal 1999 il nostro lavoro ha avuto un impatto concreto sulle condizioni di vita e di sicurezza delle popolazioni», ha dichiarato Pierre Krähenbühl, direttore operativo del CICR.
«Il CICR è seriamente preoccupato che le persone che più necessitano aiuto debbano subire le conseguenze dell'attuale situazione», ha aggiunto Krähenbühl.
La portavoce del CICR Claudine Haddad ha spiegato a swissinfo che oltre alle visite ai detenuti, le decisioni prese dalla giunta birmana impediranno le operazioni di monitoraggio delle condizioni di vita della popolazione civile nelle regioni di frontiera e gli aiuti nell'ambito dell'approvvigionamento idrico e dei servizi igienici.
Già negli scorsi mesi, a causa del deteriorarsi delle relazioni con il governo di Yangon (Rangoon), le attività dell'organizzazione erano state limitate ad alcuni interventi di riabilitazione per persone con amputazione. Ma la chiusura degli uffici mette in forse anche la prosecuzione di queste attività.
Dialogo interrotto
Secondo Haddad, la giunta di Yangon non ha spiegato le ragioni della chiusura degli uffici del CICR.
Il ministro per l'informazione birmano, il generale Kyaw Hsann, all'inizio del mese aveva detto che la giunta era ancora impegnata con la Croce Rossa nelle trattative per una ripresa delle visite ai detenuti.
Gli sforzi più recenti per ristabilire il dialogo hanno avuto luogo a Ginevra il 17 novembre, quando il presidente del CICR Jakob Kellenberger ha incontrato l'ambasciatore di Mynmar presso le Nazioni Unite Nyunt Maung Shien. L'incontro non ha però permesso di sbloccare la situazione.
Il CICR sottolinea però di non essere stato espulso dal paese. «Dovremo ridurre ulteriormente le nostre attività», ha chiarito Haddad. «L'ipotesi peggiore è che il CICR mantenga una presenza minima a Yangon nella speranza di riprendere un dialogo costruttivo con il governo di Myanmar».
swissinfo e agenzie
In breve
Myanmar (l'ex Birmania) è stata governata da giunte militari dal 1962. Da anni il paese, la cui economia è in profonda crisi, è lacerato da una guerra civile che vede coinvolte varie milizie armate espressione delle minoranze etniche del paese.
Secondo l'ONU, in Birmania si trovano oltre 1100 prigionieri politici, tra cui il premio Nobel per la pace e leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi, costretta agli arresti domiciliari.
Il CICR, che impiega 264 persone a Myanmar, tra cui 24 stranieri, ha avviato le sue attività nel paese dell'Asia sudorientale nel 1986, con programmi di riabilitazione di vittime delle mine e altri disabili.