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Nonostante condizioni quadro difficili e un calo del numero di istituti, gli averi gestiti dalle banche estere in Svizzera sono cresciuti del 16% nel 2012, a 1'000 miliardi di franchi. L'utile netto è però diminuito del 5%, a fronte di un incremento del 4% nel 2011.
L'utile lordo è per contro salito del 13%, contro una flessione del 14% l'anno precedente. Nel giro di un anno il numero di banche straniere è sceso da 145 a 132 al 31 dicembre 2012. Alla fine del mese scorso erano 129 - pari al 44% di tutti gli istituti nella Confederazione -, con circa 20'000 effettivi, ha indicato oggi l'Associazione delle banche estere in Svizzera (ABES) in una conferenza stampa a Zurigo. Questi istituti generano circa l'1,4% del prodotto interno lordo elvetico.
Il presidente dell'organizzazione Alfredo Gysi, numero uno della BSI, ha spiegato che l'ABES auspica una conclusione rapida della disputa fiscale con gli Stati Uniti. Essa sostiene la soluzione del Consiglio federale per mettere fine all'incertezza che regna attualmente.
Quanto all'UE, Gysi ha indicato che lo scambio automatico di informazioni non è l'obiettivo ma il mezzo per raggiungere tre obiettivi: regolarizzazione del passato per i clienti, le banche e i dipendenti degli istituti, garanzia della conformità fiscale in futuro e possibilità di offrire servizi transfrontalieri. In collaborazione con l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) la Svizzera dovrebbe poi impegnarsi attivamente a favore di standard internazionali.