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Negli ultimi giri di tagli, è la cooperazione allo sviluppo che ha pagato il prezzo più alto. Più del 25% dei programmi di risparmio si fanno sulle sue spalle. Anche nel prossimo giro di tagli annunciati, il budget della cooperazione sarà toccato probabilmente in modo più che proporzionale. Si tirano già le prime conseguenze. La DSC ha chiuso i programmi in Vietnam e Pakistan. Ma mercoledì prossimo in Parlamento la lobby degli agricoltori vuole evitare i tagli difendendo uno strumento vecchiotto della cooperazione allo sviluppo. La Svizzera fornisce aiuto alimentare con prodotti caseari svizzeri per 20 milioni di CHF. Il Consiglio federale ha adattato questo programma sulla base di una valutazione esterna, ma non vuole ancora rinunciare a queste sovvenzioni all’esportazione al settore nazionale del latte.
Ciò facendo l’aiuto allo sviluppo legato agli acquisti nei paesi donatori contraddice le linee direttrici internazionali sull’efficacia della cooperazione. Il denaro dello sviluppo deve promuovere le iniziative locali nei paesi in via di sviluppo. Comprando derrate alimentari in loco, o per lo meno in altri paesi in via di sviluppo, non si fornisce solo aiuto di emergenza a popolazioni affamate, si promuovono anche mercati locali e regionali. L’invio di prodotti costosi dalla Svizzera è il miglior modo di soffocare queste iniziative locali.
In un contesto di tagli drastici la cooperazione svizzera allo sviluppo non può permettersi di sovvenzionare i produttori svizzeri di latte. Il colpo di forza della lobby contadina in Parlamento dimostra chiaramente che le discussioni sull’efficacia dell’aiuto sono sbilanciate. Per loro il budget della cooperazione allo sviluppo è un barattolo di miele chiamato “solidarietà internazionale” da cui vogliono trarre il massimo per i propri clienti.