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Un terzo di pernottamenti in meno nel 2020
La pandemia di coronavirus dovrebbe frenare il turismo svizzero anche nella stagione invernale: il KOF stima che i pernottamenti diminuiranno del 30%. Complessivamente nel 2020 il settore dovrebbe subire una perdita di fatturato di oltre 10 miliardi di franchi.
Le disposizioni sulla quarantena dovrebbero tenere lontani dalla Svizzera gli ospiti esteri anche oltre l'inverno. Si spera che gli indigeni possano compensare almeno un po' le assenze straniere e recarsi più che in passato nelle stazioni sciistiche elvetiche, afferma il Centro di ricerca congiunturale del Politecnico federale di Zurigo (KOF) in un comunicato diffuso oggi. L'istituto di aspetta che i pernottamenti degli svizzeri aumenteranno dell'8% rispetto al livello pre-crisi.
Non è tuttavia da escludere che la pandemia si rivelerà molto più pronunciata in autunno e in inverno e anche più duratura che attualmente atteso. In tal caso i pernottamenti potrebbero perfino dimezzarsi durante la stagione invernale.
La pandemia aveva interrotto repentinamente la stagione invernale scorsa e comportato un inizio difficile di quella estiva. È vero che da metà giugno la domanda si è un po' ripresa, soprattutto perché molti svizzeri hanno trascorso la proprie vacanze in patria, ma non è bastato a compensare la mancanza di turisti esteri, i cui pernottamenti sono risultati inferiori del 40% a quelli dell'anno scorso. Dalla più elevata presenza elvetica hanno tratto profitto soprattutto le regioni di montagna, il Ticino e le regioni meno turistiche.
Per l'intero anno il KOF pronostica una flessione dei pernottamenti del 33,7%: -50% per gli ospiti esteri e -14% per quelli indigeni. Ciò corrisponde a 13,3 milioni di notti in meno. Il solo ramo alberghiero perderebbe 1,6 miliardi di franchi, l'intero settore turistico addirittura più di 10 miliardi. L'anno prossimo la perdita di domanda dovrebbe attestarsi a 6,2 miliardi.
Secondo il KOF la presenza di turisti stranieri dovrebbe risalire a quasi l'80% del livello pre-crisi nel 2021 e al 90% nel 2022. Soltanto nel 2023 si dovrebbe tornare ai livelli precedenti la pandemia.
ATS