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NEW YORK - Per salvare il mondo, bisogna anche partire dal proprio piatto. O dalla propria spazzatura. A livello mondiale ogni anno le economie domestiche buttano via il 17% della produzione alimentare globale. Solo nelle economie domestiche si spreca l'11%.
Oggi ricorre per la seconda volta la giornata internazionale di sensibilizzazione alle perdite e agli sprechi alimentari. L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), ha pubblicato i dati aggiornati sullo spreco alimentare.
In tutto 931 milioni di tonnellate vengono buttate via ogni anno. E se si considera anche il valore monetario di tutte le derrate finite nella spazzatura, il prezzo arriva a oltre 400 miliardi di dollari. In Svizzera l'Ufficio federale dell'ambiente ha calcolato che 2,6 milioni di tonnellate di derrate vanno perse.
Ogni rifiuto ha il suo peso, questo dipende da quanto sia lunga e impattante la sua produzione. Frutta e verdura che arrivano in aereo e vengono buttate via, hanno un impatto diverso degli alimenti a chilometro zero.
Allo stesso modo buttare via carne e burro è peggiore che far finire nella spazzatura della pasta. Ma il presupposto per evitare lo spreco alimentare è non buttare via. Bastano poche accortezze per ridurre il proprio impatto, come comprare di meno, oppure congelare frutta e verdura mature e utilizzarle per fare dei gelati o delle zuppe.
«La perdita e lo spreco di cibo rappresentano fino al 10 percento delle emissioni di gas serra. Utilizzano terra preziosa e risorse idriche per, essenzialmente, nulla», ha affermato Inger Andersen, direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, durante una conferenza stampa.
«Incidere seriamente sulla perdita e lo spreco di cibo rallenterà il cambiamento climatico, proteggerà la natura e aumenterà la sicurezza alimentare, in un momento in cui abbiamo un disperato bisogno che queste cose accadano».