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In Inghilterra le due federazioni vietano alle femmine transgender di partecipare ai campionati femminili. ‘C’è un vantaggio, lo dice la scienza’
La Rugby football league (la federazione inglese del rugby a 13) e la Rugby Union (l‘equivalente del rugby a 15) hanno annunciato di comune accordo che dalla prossima stagione vieteranno ai transgender donne, nate uomo, di partecipare alle competizioni femminili. A tal scopo, oggi è stata varata una nuova versione dei regolamenti che consente la partecipazione alle competizioni unicamente ad atlete di sesso femminile. Le due federazioni hanno addotto motivazioni scientifiche per giustificare le misure, prese – sottolineano – per ragioni di sicurezza. «La ricerca ha dimostrato che le differenze fisiche tra i giocatori nati maschi e quelli nati femmine: forza, resistenza e i vantaggi fisici apportati dal testosterone e dalla pubertà maschile sono ’significativi’, e vengono mantenuti anche dopo la soppressione del testosterone», dicono dalla Rfu. Una posizione ribadita anche dal suo presidente, Jeff Blackett, nonostante ribadisca che l’inclusione è un punto centrale nei valori del rugby («nel nostro sport c’è spazio per tutti»). «Sappiamo che molti saranno delusi da questa decisione – spiega Blackett –, tuttavia essa si basa su tutte le prove scientifiche disponibili».
L’annuncio fatto oggi dai vertici del rugby inglese segue la decisione presa nelle ultime settimane da altre federazioni, come la Fina, l’organizzazione del nuoto internazionale, che aveva deciso di escludere dalle gare professionistiche femminili tutte le atlete che avevano sperimentato una pubertà maschile. Anche la Federazione britannica di triathlon aveva annunciato a un paio di settimane fa che le donne transgender originariamente di sesso maschile non potranno gareggiare contro atlete donne, ma che verrà a loro destinata una categoria specifica. Decisioni che fanno seguito a una dichiarazione del Segretario britannico alla cultura, Nadine Dorries, secondo cui è «intrinsecamente ingiusto» che degli atleti nati uomini possano concorrere nelle categorie femminili, e che lo sport aveva «eluso la questione per troppo tempo».