Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01253.jsonl.gz/817

PARIGI - Il giudice francese che indaga sulle presunte pratiche illecite della banca sta compiendo un lavoro assolutamente migliore rispetto alle autorità americane: lo afferma l'ex dipendente di UBS Bradley Birkenfeld, testimone chiave contro l'istituto elvetico negli USA, in una intervista pubblicata oggi dal giornale romando "Le Temps", dopo essere stato interrogato venerdì scorso a Parigi dal giudice istruttore Guillaume Daïeff.
Le testimonianze di Birkenfeld avevano avuto un ruolo chiave negli USA nelle indagini su casi di evasione fiscale che avevano coinvolto la grande banca elvetica. Oggi vive in regime di libertà vigilata ma la giustizia americana gli ha concesso di recarsi in Francia per alcuni giorni per rispondere alle domande del giudice Daïeff in qualità di testimone. Birkenfeld ha infatti lavorato per diversi anni per UBS a Ginevra ed è dunque ritenuto avere informazioni utili sulle pratiche della banca in Francia, dove UBS è accusata di aver reclutato illegalmente ricchi clienti e di averli aiutati ad evadere il fisco.
Una conoscenza che Birkenfeld conferma nell'intervista. "Siamo chiari: UBS non sa quel che io so" di lei, afferma: "Ho vissuto in Svizzera per 15 anni. All'UBS, ero in contatto con colleghi di altri servizi (...), ho partecipato a una cena privata con l'équipe incaricata dei clienti francesi".
Egli dice di aver accettato di testimoniare in Francia perché "è il paese più importante, dopo gli Stati Uniti, a indagare sulle attività offshore della banca" e rileva che UBS non è stata sufficientemente punita oltre Atlantico.
Birkenfeld continua "a credere che il governo americano abbia voluto proteggere clienti politicamente potenti e ultraricchi" e deplora che il Dipartimento di giustizia abbia rifiutato di convocarlo a testimoniare nel processo contro Raoul Weil, l'ex responsabile di UBS per la gestione patrimoniale negli USA prosciolto lo scorso novembre in Florida.
In una dichiarazione inviata a "Le Temps", UBS afferma che la credibilità di Birkenfeld, "che non ha mai lavorato nel business in questione", "dovrebbe essere molto limitata".
I giudici di Parigi indagano dall'aprile 2012 sulle pratiche di UBS nei confronti di ricchi clienti francesi. La banca è stata formalmente accusata di reclutamento illecito di ricchi clienti e di riciclaggio aggravato del provento di frode fiscale per averli aiutati ad evadere le imposte.
Concretamente l'istituto elvetico, secondo fonti giudiziarie citate dai media francesi, è accusato di aver consentito per diversi anni - dal 2004 al 2012 - ad alcuni suoi agenti commerciali di recarsi dai più facoltosi clienti in Francia, in violazione della legge, per proporre loro meccanismi con cui occultare parte dei loro depositi oltre frontiera. Per nascondere le transazioni sarebbe stata messa in campo anche una doppia contabilità.
Nell'ambito del contenzioso in atto la banca ha dovuto versare una cauzione di 1,1 miliardi di euro, una somma del tutto inconsueta, che UBS ha contestato invano davanti alla Corte d'appello di Parigi e poi davanti alla Corte di Cassazione.
Le testimonianze di Birkenfeld - condannato a 40 mesi di carcere nell'agosto 2009 per aver aiutato alcuni ricchi americani a evadere le tasse - avevano avuto un ruolo chiave nelle indagini della giustizia statunitense su casi di evasione fiscale che avevano coinvolto la grande banca elvetica. Per risolvere il contenzioso, UBS era stata costretta al termine di un lungo braccio di ferro a sborsare 780 milioni di dollari e a consegnare al fisco americano i nomi di numerosi evasori. In cambio di queste informazioni, ritenute dal fisco americano "eccezionali per la loro ampiezza che per la loro entità", Birkenfeld ha ricevuto un compenso record di 104 milioni di dollari.