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Il principe del foro statunitense Ed Fagan minaccia nuovamente cause contro le banche svizzere. Questa volta per le attività economiche in Sudafrica. Ma le banche non si preoccupano.Questo contenuto è stato pubblicato il 02 novembre 2001 - 20:17
Credit Suisse e UBS non sembrano preoccupate delle minacce di denuncia collettiva, formulate giovedì a New York dall'avvocato americano Ed Fagan, per le loro attività economiche in Sudafrica durante il regime dell'Apartheid. «Voci, solo voci», sottolineano i due istituti di credito elvetici, che intendono comunque seguire con attenzione gli eventuali sviluppi della vicenda.
«È da tre anni che circolano voci su queste denunce. Non è mai successo niente è non vi è nulla di nuovo da segnalare», ha detto venerdì all'ats Ulrich Pfister, portavoce del Credit Suisse. Pfister ha aggiunto che la banca è «già pronta», senza precisare la natura dei provvedimenti. Non verrà comunque creata una task force.
Secondo il portavoce del CS, la vicenda viene ripresa regolaramente dalla stampa, ma poi non succede mai nulla. Pfister spiega che non possono essere tracciati paralleli con il caso dei fondi ebraici custoditi nelle banche svizzere. Inoltre il governo sudafricano non è implicato in eventuali denunce, ha concluso.
Anche l'UBS tiene d'occhio la vicenda. Christoph Meier, del servizio stampa dell'istituto di credito, precisa che nessuna denuncia è giunta finora presso la banca.
Venerdì a New York, l'avvocato americano Ed Fagan, salito alla ribalta internazionale per il ruolo svolto nella vicenda dei fondi ebraici, ha affermato che entro la fine dell'anno inoltrerà una denuncia collettiva contro tutti gli istituti di credito europei attivi in Sudafrica durante il periodo dell'apartheid.
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