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Frequenta le scuole dell’obbligo a Lugano e successivamente la Scuola d’arte e mestieri a Bellinzona. È autodidatta nella sua formazione artistica. Dopo un inizio figurativo, avvia nei primi anni ’70 una ricerca pittorica di orientamento geometrico, che ha tratto importanti stimoli dall’incontro con l’architetto e artista Alberto Sartoris. Realizza soprattutto acrilici di piccolo e medio formato, affiancati da acquerelli e disegni su carta.
Dal 1962 tiene mostre personali in gallerie locali ed estere; partecipa a rassegne collettive in Svizzera e in seguito anche in Germania e Italia. Tra il 1963 e il 1985 progetta alcune scenografie teatrali. Negli anni ’70 e ’80 illustra diverse pubblicazioni a carattere letterario e artistico. Nel 1996 realizza un importante lavoro pubblico a Locarno e nel 2000 esegue un altro significativo intervento nella sede della Banca dello Stato di Lugano. A partire dal 1961 ottiene diversi riconoscimenti in Ticino e in Italia. Dal 1967 è membro della SPSAS. Nel 2001 espone a Villa dei Cedri di Bellinzona, dove viene presentata la sua donazione al museo. Nel 2010 il Museo cantonale d’arte di Lugano espone il nucleo di opere del pittore appartenenti alle collezioni cantonali, che comprende la donazione di Olga Metalli, vedova dell’artista.
Metalli attinge l’ispirazione iniziale della sua poetica geometrica all’architettura e ai paesaggi naturali. Negli anni ’70 avvia la propria indagine scandendo la superficie pittorica mediante quadrilateri di varie dimensioni, cromaticamente suddivisi o parzialmente incurvati. Nella loro giustapposizione complanare evocano frastagliati mosaici o collage di frammenti ritagliati e ricuciti in una nuova totalità. L’assetto formale è determinato da una dinamica verticale, controbilanciata da una sottile segmentazione orizzontale. Nella cromia dominata da tonalità grigio-azzurre si inseriscono ponderati accenti giallo-rossi. Tra i riferimenti di questo primo periodo vi è soprattutto l’astrattismo comasco di Mario Radice e Manlio Rho.
Negli anni ’80 subentra un nuovo tipo di articolazione: l’introduzione di un orientamento assiale obliquo, che scompagina l’ordinamento reticolare della superficie e libera il ritmo delle campiture dall’ortogonalità aderente al piano del supporto. Un elemento rettilineo inclinato funge da asse ordinatore alla distribuzione dei quadrilateri. Vengono così a crearsi dei nuclei «cromoformali» che fluttuano leggeri sul fondo bianco, evocanti la grammatica suprematista di Kasimir Malevic. L’artista stesso intende queste configurazioni come proiezioni di immaginarie architetture «armoniche» o di prospettive assonometriche, imperniate su rette ordinatrici. Non mancano talora esiti più decorativi, accantonati verso la fine del decennio. Il tonalismo degli esordi si è schiarito, acquistando maggiore luminosità e forza espressiva.
Negli anni ’90 si verifica una svolta ulteriore: Metalli abbandona progressivamente le composizioni a dominante obliqua a favore di una rinnovata strutturazione ortogonale del piano pittorico. Un numero ridotto di superfici e rette monocrome (colori primari, grigio e nero) sono equilibratamente distribuite su un fondo bianco o grigio. Una progressiva riduzione degli elementi operativi purifica ulteriormente il vocabolario; il referente architettonico lascia posto a evocazioni jazzistiche. Traspaiono reminiscenze dell’opera di Jean Gorin, quindi del neoplasticismo di Piet Mondrian e non da ultimo della pittura relazionale di Fritz Glarner.
Dalla complessità delle prime scansioni alla semplicità minimale delle partiture più recenti, Metalli ha coerentemente ricercato modalità compositive improntate ai valori armonici impliciti alla storia moderna del linguaggio geometrico.
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