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Nel mondo, molti paesi hanno avviato la liberalizzazione del mercato dell'elettricità. Con esperienze contrastanti.
La California è spesso citata come esempio negativo. L'Ue procede lentamente. In America Latina, la liberalizzazione sembra funzionare.
San Francisco, Los Angeles e San Diego al buio. Immagini che tra fine del 2000 e inizio 2001 hanno fatto il giro del mondo e che hanno fatto sorgere dubbi sull'efficacia dell'apertura alla concorrenza dei mercati dell'elettricità.
Problemi di distribuzione
La California ha avviato la deregolamentazione del mercato dell'elettricità già nel 1994. Di fronte ad una sovrapproduzione di energia elettrica, si pensava che la liberalizzazione avrebbe fatto scendere i prezzi.
Ma lo stato, per proteggere i fornitori, ha fissato per un periodo di transizione i prezzi al consumo.
La crescita della domanda di energia innescata dal boom della new economy nel 2000 non è stata perciò frenata. Conducendo al collasso della distribuzione e all'esplosione dei prezzi.
Per gli avversari della liberalizzazione, l'esperienza californiana è emblematica. Ma i fautori delle deregulation rispondono che il problema sta nella modalità con cui è avvenuta l'apertura del mercato.
Liberalizzazione promettente
Le cose sembrano andare meglio in Germania, secondo gli esperti. La liberalizzazione del mercato dell'energia, avviata nel 1999, offre ai consumatori la possibilità di scegliere il fornitore più vantaggioso.
I prezzi sono scesi, il settore dell'elettricità ha subito un forte impulso alla razionalizzazione.
Tuttavia, gli entusiasmi iniziali hanno anche qui lasciato il posto ad un maggiore realismo. Confrontati con la scelta di numerosi fornitori, solo il 3,7% dei consumatori ha deciso di attingere la propria elettricità da un nuovo produttore.
In Austria, altro esempio di liberalizzazione riuscita, si calcola che in media un'economia domestica ha potuto risparmiare 110 franchi l'anno sulla bolletta della luce.
Apertura graduale del mercato
In Gran Bretagna, paese pioniere in Europa nell'ambito della deregulation, il mercato dell'elettricità è stato riformato in maniera graduale a partire dal 1990. Inizialmente sono stati privatizzati produttori e fornitori.
Solo alla fine degli anni '90, anche i consumatori hanno potuto approfittare dell'apertura del mercato. La riforma, grazie al suo andamento graduale, sembra avere effetti positivi sui prezzi.
L'energia "sporca" della Scandinavia
Un altro problema connesso all'apertura del mercato si è manifestato nei paesi scandinavi. In Svezia l'energia elettrica è diventata meno "pulita", perché costa meno importarla dalle centrali a carbone della Polonia.
I produttori hanno trascurato la rete di distribuzione sulla lunga distanza e hanno ridotto il personale per la manutenzione. Tagli pagati in inverno con vari black out.
Le economie domestiche della Norvegia, dal canto loro, dopo un'iniziale discesa dei prezzi, hanno subito un aumento vertiginoso delle bollette. I prezzi sono aumentati in alcuni casi di sei volte.
I piedi di piombo dell'Ue
A livello di Unione europea, la liberalizzazione procede però con lentezza. Il vertice dei Quindici a Barcellona nella primavera del 2002 non ha potuto ottenere un accordo di tutti i paesi per un'apertura completa del mercato.
Il compromesso raggiunto prevede la libertà di scelta del fornitore per tutti i consumatori entro il 2004, escluse le economie domestiche. Ciò equivale al 60% circa del mercato europeo dell'energia.
Modello America Latina
Modello positivo è per una volta l'America Latina. Il mercato dell'energia è aperto da una decina d'anni e il bilancio è positivo.
Nei paesi che hanno avviato precocemente la liberalizzazione, il rifornimento di energia elettrica è assicurato e i prezzi sono scesi.
Prima della liberalizzazione, molti paesi dell'America Latina avevano conosciuto gravi crisi energetiche e forti problemi di rifornimento.
Andrea Tognina