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ZURIGO - Credit Suisse ha intenzione di chiudere «il prima possibile» il conto bancario della fondazione dell'artista e oppositore cinese Ai Weiwei.
Lo ha reso noto lo stesso Ai WeiWeis sul sito Artnet, spiegando che è stato informato dalla banca della decisione, lo scorso giugno, e che quale motivo è stata esplicitamente indicata l'intervista che l'oppositore ha rilasciato a 20 Minuti.
Allora, lo ricordiamo, WeiWei aveva descritto la Svizzera come il «Paese più ipocrita del mondo», poiché «finge di essere neutrale» mentre «approfitta dei crimini degli altri».
Un'intervista che, spiega Weiwei ora, «ha avuto implicazioni per tutto lo spettro sociale svizzero». In particolare anche perché aveva criticato sia le banche - per essere agli ordini della Cina - sia il popolo svizzero, per aver votato contro l'immigrazione.
Cosa dice Credit Suisse?
Dalla banca, non trapela nulla. «Credit Suisse non commenta le relazioni, né esistenti né possibili, con i clienti» ci spiega un portavoce. Rimane quindi poco chiaro se nel frattempo il conto della Fondazione per la libertà di espressione e l'arte, dell'artista, sia stato già chiuso o meno.
C'è da notare che la politica di Credit Suisse include la chiusura dei conti delle persone che hanno una fedina penale sporca, ciò che concerne, in effetti, anche Ai Weiwei: ha dovuto passare 81 giorni in prigione in Cina, nel 2011. Oggi, lo ricordiamo, l'artista vive in esilio in Portogallo.
Recentemente, il Tagesanzeiger aveva analizzato come per molte grandi banche, in tutto l'occidente, sia assolutamente prioritario reclutare clienti molto ricchi provenienti dalla Cina. Un'eventualità che, però, può portare anche dei problemi, quando le banche cercano di «rimanere nei favori» del Governo cinese.