Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01125.jsonl.gz/164

BERNA - Lo Stato dovrebbe intervenire più massicciamente in favore dell'economia, ma non attraverso prestiti, bensì con contributi a fondo perso. Lo sostiene il direttore del KOF Jan-Egbert Sturm, che auspica peraltro anche una tassazione speciale - superata la crisi coronavirus - per quelle aziende che hanno fortemente guadagnato grazie all'epidemia.
"Lo Stato dovrebbe sgravare ulteriormente le imprese", afferma il dirigente del Centro di ricerca congiunturale del Politecnico di Zurigo (KOF) in un'intervista pubblicata oggi dall'Aargauer Zeitung e da altre testate dello stesso gruppo mediatico. "Ad esempio, dovrebbe farsi carico di una parte dei costi delle pigioni o del pagamento degli interessi. E non a credito, ma a fondo perduto. Sarebbe una sorta di regime di lavoro ridotto per il capitale".
A rischio gli investimenti futuri - "Da soli la disoccupazione parziale e l'elargizione dei crediti non sono sufficienti", prosegue il 51enne. "Se molte aziende saranno eccessivamente indebitate dopo la crisi non investiranno per gli anni a venire. Non ci sarà denaro per l'innovazione. L'economia crescerà meno fortemente e le società saranno meno competitive nei confronti di quelle all'estero".
Tutto ciò che oggi non viene fatto costerà più caro in seguito, si dice convinto il professore dell'ETH. Se le ditte non vedranno prospettive chiuderanno, cosa che aumenterà la disoccupazione, già salita dal 2,5 al 3,1%. Sturm dice di non capire come il consigliere federale Guy Parmelin possa sostenere che la Confederazione non è in grado di permettersi contributi a fondo perso. "Potrebbero essere attinti senza grandi problemi", afferma l'esperto di nazionalità olandese.
Un limite da 100 miliardi - Come noto il KOF ha avanzato due settimane or sono in uno studio la cifra di 100 miliardi di franchi che la Confederazione dovrebbe mettere sul tappeto. "I cento miliardi sono da intendere come limite superiore, che si spera non sarà mai raggiunto", spiega lo specialista con studi a Groningen (NL) ed esperienze lavorative a Monaco di Baviera. "Il coautore Hans Gersbach e io volevamo dire: potremmo spendere fino a quella cifra e continueremmo ad avere finanze statali solide". Elargendo quell'importo l'indebitamento arriverebbe infatti al 55%, cinque punti sotto il limite fissato (dall'Ue) nei criteri di Maastricht.
"Lo Stato agisca come un assicuratore" - Secondo il KOF, lo Stato deve agire come una sorta di assicuratore, che utilizza il suo ampio bilancio per proteggere tutta la società in un momento di crisi. Poi però le imprese sarebbero chiamate a passare alla cassa. "Proponiamo un aumento temporaneo delle imposte sugli elevati utili aziendali. Sarebbe un supplemento-coronavirus. Le aziende che hanno potuto fare buoni affari durante la crisi pagheranno un po' più di tasse", spiega Sturm.
"In questa emergenza, gli alti profitti sono dovuti al caso", argomenta l'esperto. "È vero che le crisi sono sempre ingiuste: spesso non dipende dalle proprie capacità se si sopravvive bene, ma questo è particolarmente vero nella contingenza attuale. Nessuno avrebbe potuto prevedere quanto successo. Alcune aziende non realizzeranno profitti per molto tempo, altre invece trarranno guadagni o saranno attive in rami che se la caveranno meglio. Queste ultime sarebbero tenute a fornire una parte dei loro guadagni aggiuntivi".
In tal modo sarebbe possibile evitare un aumento generale delle imposte. Per quanto riguarda l'approccio opposto, gli sgravi, secondo Sturm non vale nemmeno la pena parlarne, "Per ora sono fuori discussione", afferma.