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Presidenziali anche a Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson per volere del Cremlino
La Russia ha deciso di far svolgere le elezioni presidenziali del prossimo marzo, in cui Vladimir Putin sarà eletto quasi certamente per un quinto mandato, anche nelle regioni ucraine annesse, controllate solo parzialmente dalle forze di Mosca e non riconosciute dalla comunità internazionale come parte della Federazione.
La decisione è stata annunciata dalla Commissione elettorale centrale dopo consultazioni con il ministero dell'Interno e i servizi di sicurezza interni. Un passaggio necessario per indire tornate elettorali in regioni in cui è in vigore la legge marziale. Come appunto quelle di Lugansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson, dove è stata proclamata da Mosca fin dallo scorso anno.
Si voterà anche in Crimea, come avviene dal 2014, quando la penisola sul Mar Nero venne annessa alla Russia sulla base di un referendum non riconosciuto a livello internazionale dalla maggior parte dei Paesi. Il vice presidente della Commissione elettorale centrale, Nikolai Bulayev, ha sottolineato che la decisione è stata presa all'unanimità, anche se "non è facile lavorare per le commissioni elettorali locali nelle nuove regioni, ed è pericoloso". Un altro membro dell'organismo centrale, Nikolai Levichev, ha sottolineato che se la situazione della sicurezza in una o più delle regioni interessate dovesse peggiorare, la commissione potrebbe posporre il voto a una data successiva.
Keystone
Vladimir Putin
Le elezioni presidenziali si svolgeranno in tre giorni, dal 15 al 17 marzo. Un'usanza introdotta con la pandemia da Covid e diventata ormai comune, ma che secondo gli oppositori del Cremlino rende più difficili i controlli su eventuali brogli. Gli osservatori prevedono una facile vittoria di Putin, che ha annunciato lo scorso venerdì la sua intenzione di ripresentarsi candidato per un altro mandato di sei anni. Il leader russo è quindi deciso a rimanere almeno fino al 2030 al comando del Paese in quella che vede come una sfida esistenziale con l'Occidente, sicuramente la più grave dalla crisi dei missili a Cuba nel 1962.
L'Ucraina ha già fatto appello alla comunità internazionale perché "condanni fermamente" l'intenzione di Mosca di tenere le presidenziali nei territori occupati, chiedendo ai Paesi occidentali di varare sanzioni contro le persone coinvolte nell'organizzazione della consultazione. Kiev e l'Occidente avevano già protestato per la tenuta da parte di Mosca di elezioni locali lo scorso settembre. Così come di referendum nel 2022 per confermare l'annessione alla Federazione.