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Come le donne si servono di denti d’avorio quando mancano loro quelli naturali e, invece del loro colorito vero, se ne fabbricano uno con qualche sostanza estranea; come si fanno cosce di drappo e di feltro e rotondità di cotone e, come tutti vedono e sanno si abbelliscono di una bellezza falsa e presa a prestito, così fa la scienza (e persino il nostro diritto, si dice, ha finzioni legittime sulle quali fonda la verità della sua giustizia); essa ci dà in pagamento e per postulati quelle cose che essa stessa ci insegna essere invenzioni: poiché quegli epicicli, eccentrici, concentrici di cui l’astrologia si giova per regolare il moto delle sue stelle, ce li dà per il meglio che essa abbia saputo inventare in questo campo; come, del resto, anche la filosofia si presenta non ciò che è, o ciò che essa crede, ma ciò che essa fabbrica e che ha maggior verosimiglianza ed eleganza.
Michel de Montaigne, Saggi, Libro II, capitolo XII (trad. it. p. 708)