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BELGRADO - Le autorità della Serbia continueranno le ricerche di Ratko Mladic, anche dopo la decisione di ieri dei suoi familiari di presentare domanda per la dichiarazione di morte dell'ex generale serbo-bosniaco. Lo ha detto oggi il procuratore serbo per i crimini di guerra Vladimir Vukcevic.
"Tale domanda non ci fermerà nel lavoro di ricerca di Ratko Mladic", ha detto Vukcevic parlando con i giornalisti a Belgrado a margine di una conferenza regionale sulla lotta alla corruzione. La famiglia di Mladic, ha aggiunto il procuratore, ha il diritto di chiedere la dichiarazione di morte del suo congiunto.
Analoga posizione ha espresso Dusan Ignjatovic, capo dell'Ufficio governativo serbo per la cooperazione con il Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi). A suo avviso, se le analisi del Dna e gli altri metodi scientifici proveranno che Mladic è effettivamente morto, i procedimenti giudiziari nei suoi confronti verranno sospesi, come avvenuto nel caso di Slobodan Milosevic. "Un uomo morto non può essere giudicato o estradato. In un tal caso la vicenda sarebbe chiusa". Ma il Tpi, ha sottolineato Ignjatovic, non fermerà le sue indagini e ricerche fino a quando non vi saranno prove irrefutabili sulla morte di Mladic.
Ratko Mladic, ex capo militare dei serbo-bosniaci, è ricercato dal Tpi per genocidio e crimini contro l'umanità per le atrocità commesse durante le guerre degli anni novanta nei Balcani. Le accuse riguardano in particolare l'assedio di Sarajevo durante la guerra di Bosnia (1992-1995) e il massacro di 8 mila musulmani nel luglio 1995 a Srebrenica da parte delle forze serbe.
SDA-ATS