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Un centinaio di richiedenti l'asilo etiopi ed eritrei, la cui domanda è stata respinta dalla Confederazione, sono scesi in piazza martedì a Losanna.
Gli esuli, che non possono neppure venir espulsi, chiedono che la loro situazione venga finalmente regolarizzata dalle autorità.
«Siamo in Svizzera da anni, lavoriamo e paghiamo le imposte», proclamava uno degli slogan branditi dai manifestanti, assembratisi martedì pomeriggio davanti alla sede del parlamento del Canton Vaud, attualmente in sessione.
Gli esuli provenienti dall'Etiopia e dall'Eritrea, che escono per la prima volta allo scoperto, fanno parte di un gruppo di 175 richiedenti l'asilo che si trovano in una situazione anomala dal profilo legale.
Senza soluzioni
«Gli etiopi e gli eritrei non possono essere né regolarizzati, né espulsi», spiega il portavoce dell'Ufficio federale della migrazione (UFM), Dominique Boillat.
Le autorità federali hanno respinto la loro domanda di asilo, considerando che queste persone non sono perseguitate nel proprio paese di origine e non possono quindi ottenere lo statuto di rifugiati.
Una richiesta di regolarizzazione della loro situazione è stata quindi bocciata nuovamente nel 2004 dall'Ufficio federale dei rifugiati (incorporato dal 2005 nell'UFM).
D'altra parte le autorità svizzere non sono neppure in grado di procedere alla loro espulsione, in quanto sia il governo etiope che quello eritreo si oppongono ad un rimpatrio forzato.
«La situazione è bloccata da dieci anni e la Svizzera è irritata, dal momento che l'Etiopia e l'Eritrea si rifiutano di collaborare con la Confederazione per riammettere questi loro cittadini», spiega Karine Povlakic, del Servizio di assistenza giuridica agli esiliati.
Situazione umana dolorosa
«Per il momento, non esistono soluzioni», osserva Boillat, concedendo che le persone interessate vivono una situazione umana «dolorosa».
Una loro espulsione sarebbe possibile soltanto se i richiedenti l'asilo africani decidessero di rispettare volontariamente la decisione delle autorità.
Ma finora i 175 non hanno accettato di collaborare e di procurarsi i documenti d'identità necessari al loro ritorno in patria.
Secondo i richiedenti l'asilo, la Confederazione fa «pagare» loro questa mancanza di collaborazione, rifiutando di esaminare i loro fascicoli e di esaminare la loro situazione.
«Siamo vittime di una discriminazione, a causa della nostra nazionalità», ha affermato martedì uno dei manifestanti scesi in piazza a Losanna.
Divieto di lavoro
Oltre a chiedere una regolarizzazione della loro situazione, i manifestanti hanno protestato martedì contro un nuovo provvedimento adottato dalle autorità vodesi nei loro confronti.
Per incitarli a tornare in patria, il governo del Canton Vaud ha infatti deciso un mese fa di vietar loro di lavorare a partire dalla fine di luglio.
Secondo quanto indicato durante la manifestazione, numerosi datori di lavoro vodesi non sembrano però intenzionati a licenziare i richiedenti l'asilo etiopi o eritrei alle loro dipendenze.
swissinfo e agenzie
In breve
Nel 2002 le autorità del Canton Vaud hanno iniziato una procedura per regolarizzare la situazione di circa 2000 esuli la cui richiesta di asilo era già stata respinta dalla Confederazione.
Dopo un primo esame, il governo vodese ha trasmesso i dossier di 1280 persone all'Ufficio federale dei rifugiati, chiedendo una revisione della decisione di rinvio.
L'Ufficio federale dei rifugiati ha scartato senza esame 175 casi concernenti cittadini provenienti dall'Etiopia e dall'Eritrea: queste persone non potevano essere respinte dal momento che le autorità dei loro paesi si opponevano ad un rimpatrio forzato. La loro situazione non è stata però neppure regolarizzata.
Degli altri 1105 casi, 582 persone hanno ottenuto il diritto di ammissione provvisoria, mentre 523 richiedenti l'asilo hanno ricevuto nuovamente una risposta negativa da Berna.