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Il Tribunale penale federale (TPF) ha fissato al prossimo 14 settembre il processo nei confronti di Jérôme Valcke, ex segretario generale della FIFA, Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain e direttore di BeIN Media Group, nonché di un terzo uomo d'affari. I tre sono accusati di essere coinvolti nello scandalo dei diritti di trasmissione per diversi mondiali di calcio e altri eventi. Al centro della vicenda vi è una lussuosa villa in Sardegna, ma anche in questo caso - come già avvenuto ieri in un altro procedimento che riguardava la FIFA - il rischio di prescrizione è sempre più elevato.
Il francese Valcke è accusato di corruzione passiva, ripetuta amministrazione infedele qualificata e falsità in atti, mentre l'imprenditore qatariota e il terzo uomo d'affari coinvolto nella vicenda - di cui non vengono fornite le generalità - sono accusati di istigazione all'amministrazione infedele qualificata, commessa dall'ex segretario generale della FIFA. All'ultimo imputato, che opera nell'ambito dei diritti nel mondo dello sport, viene inoltre contestato il reato di corruzione attiva. Il procedimento penale è stato aperto nel marzo 2017.
Al-Khelaifi, che è anche fondatore e presidente del consiglio di amministrazione del gruppo televisivo del Qatar BeIN Media, è accusato di aver concesso vantaggi illeciti a Valcke in cambio di favori legati ai diritti televisivi.
I fatti riguardano una controversa operazione relativa a una villa in Sardegna. Valcke avrebbe accettato vantaggi senza comunicarli alla FIFA, violando così i suoi doveri e procacciandosi un indebito profitto. Avrebbe inoltre falsificato i bilanci della sua azienda, la Sportunited, contabilizzando tre pagamenti sospetti come prestiti.
"I rimproveri relativi alla corruzione attiva e passiva sono dovuti al fatto che, tra il 2013 e il 2015, Valcke ha esercitato la sua influenza in qualità di segretario generale della FIFA per influire sulle procedure di aggiudicazione di diritti di trasmissione per l'Italia e la Grecia per diversi mondiali di calcio e FIFA Confederations Cup nel periodo tra 2018 e il 2030 a favore di partner mediatici che godevano del suo favore", aveva indicato lo scorso febbraio il Ministero pubblico della Confederazione (MPC), promuovendo le accuse contro i tre. In cambio, il terzo imputato ha promesso ed erogato a Valcke i tre pagamenti sotto indagine per un valore complessivo di 1,25 milioni di euro (oltre 1,3 milioni di franchi).
Dalle indagini è emerso che Valcke - allora segretario generale della Federazione internazionale di calcio - ha ricevuto vantaggi indebiti da entrambi gli altri due coimputati senza avvisare la FIFA: al funzionario francese è stato restituito un acconto di circa 500'000 euro (oltre 530'000 franchi) da lui versato a terzi per una villa in Sardegna. Al-Khelaifi - tramite una società - aveva acquistato la proprietà al posto di Valcke.
In seguito, lo stesso Valcke ha ottenuto dal magnate qatariota il diritto esclusivo di godimento della villa sarda per 18 mesi (fino alla sua sospensione dalla FIFA). Il funzionario francese, secondo le stime, avrebbe però dovuto pagare una pigione - mai versata - tra 900'000 e 1,8 milioni di euro (tra 950'000 e 1,9 milioni di franchi circa). Il terzo imputato ha così versato all'azienda Sportunited di Valcke tre pagamenti per un totale di 1,25 milioni di euro, che l'ex funzionario ha fatto figurare nei bilanci come prestiti.
La Guardia di Finanza di Sassari, nell'ottobre 2017, aveva sequestrato a una società immobiliare internazionale "Villa bianca", una lussuosa residenza di Porto Cervo sulla Costa Smeralda, nel nord della Sardegna, che già allora si sospettava essere usata per corrompere Valcke. Il valore complessivo si aggirerebbe attorno ai sette milioni di euro (poco meno di 7,5 milioni di franchi)
"La base di questo procedimento penale avviato a marzo 2017 e condotto in stretta collaborazione con l'Ufficio federale di polizia (fedpol) era anche una querela della FIFA pervenuta a dicembre 2016 per corruzione privata contro tutti e tre gli imputati", rende noto l'MPC. In seguito a un ultimo interrogatorio svolto dalla procura nel dicembre 2019 - e all'annuncio di aver promosso delle accuse contro i tre indagati - la Federazione calcistica ha comunicato in gennaio di aver raggiunto un accordo amichevole con Al-Khelaifi.
Non solo, la FIFA ha anche ritirato la sua querela contro il presidente del PSG e in parte anche contro Valcke: "Il ritiro riguarda i rimproveri di corruzione attiva e passiva tra Al-Khelaifi e Valcke relativi all'aggiudicazione di diritti di trasmissione per i mondiali di calcio 2026 e 2030 nonché per ulteriori eventi della FIFA nello stesso periodo per la regione Medio Oriente e Africa del Nord, in cambio della concessione dei vantaggi sopraccitati legati alla villa in Sardegna", aveva annunciato in febbraio la procura federale.
Il caso si è così sgonfiato, poiché in mancanza di una querela di parte in merito a corruzione di privati, l'MPC è costretto ad abbandonare il procedimento in relazione a questo sospetto.
Il ritiro parziale, però, non riguarda i rimproveri di corruzione attiva e passiva tra Valcke e il terzo imputato, che vengono ora contestati. Inoltre, il ritiro parziale non ha alcuna ripercussione sul procedimento penale legato ai reati perseguibili d'ufficio, ossia i sospetti di amministrazione infedele, istigazione all'amministrazione infedele e falsità in atti, ora contestati dall'MPC.
Nell'ambito di questo procedimento penale vi è però il rischio di prescrizione, a causa di vari rinvii e tentativi di posticipi. Solo settimana scorsa il TPF ha respinto tre domande di ricusazione contro altrettanti membri della Procura federale inoltrate da Nasser al-Khelaifi.
L'MPC lo scorso febbraio aveva deciso di promuovere comunque l'accusa, poiché nell'ultimo trimestre 2020 vi sarà la prescrizione del procedimento penale di singoli fatti. Il TPF ha deciso oggi che il processo non si terrà prima del prossimo 14 settembre. Al momento, dunque, il rischio di prescrizione è sempre più alto.
Solo ieri è finito in prescrizione, dopo anni di rinvii e tentennamenti, il controverso caso della FIFA riguardo a presunti reati commessi a margine dell'organizzazione della Coppa del mondo di calcio del 2006 in Germania.
Alla sbarra ci sarebbero dovute essere quattro persone con vari capi di accusa per un controverso prestito di 6,7 milioni di euro (circa 10 milioni di franchi con il cambio di allora). Horst Rudolf Schmidt, ex segretario generale della Federazione di calcio tedesca (DFB), Theo Zwanziger, ex presidente dell'associazione, e l'ex segretario generale della FIFA, lo svizzero Urs Linsi, erano accusati di truffa, mentre Wolfgang Niersbach, ex presidente della DFB, di complicità nella truffa. La prescrizione, per questo genere di reati, è di 15 anni.
L'atto d’accusa era stato depositato presso il Tribunale penale federale nell’agosto 2019 e da allora, scrive il Tpf, "il Tribunale ha agito con celerità, anche in vista dell’imminente prescrizione". Ciò nonostante "le circostanze procedurali e le prescrizioni in materia sanitaria a seguito della pandemia, ma non carenze nella gestione del processo in seno al Tribunale penale federale, hanno fatto sì che il procedimento non si possa concludere con una sentenza di merito e che lo stesso – dopo aver garantito alle parti il diritto di essere sentite previsto dalla legge – si avvii verso una decisione di abbandono".
Del caso si era occupata anche la giustizia in Germania. I tre tedeschi facevano parte del comitato per la Coppa del Mondo del 2006, in cui vi era anche l'ex stella del calcio Franz Beckenbauer. La posizione del leggendario difensore, allenatore e dirigente è stata disgiunta per essere giudicata separatamente, a causa del suo stato di salute.