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La Corte d'appello di Parigi ha annullato l'incriminazione per complicità in crimini contro l'umanità in relazione alle attività in Siria del gruppo cementifero Lafarge. Confermati invece gli altri capi di imputazione riguardanti il finanziamento del terrorismo, la violazione di un embargo e la messa in pericolo della vita di suoi ex collaboratori siriani. Accuse che, da parte sua, la società continua a respingere.
Quello riguardante la complicità in crimini contro l'umanità era il capo d'imputazione più grave nei confronti del gruppo franco-svizzero, leader mondiale nella produzione di cemento. La vicenda risale al 2013-2014, prima dunque della fusione con la svizzera Holcim nel 2015.
Nonostante l'accusa più grave sia venuta meno, l'avvocata dell'ONG Sherpa, Marie Dosé, che nel 2017 aveva denunciato il gruppo cementifero, ha ricordato all'AFP che Lafarge resta incriminata per finanziamento del terrorismo. E anche in questo caso si tratta di una prima a livello mondiale.
Il gruppo Lafarge è sospettato di aver pagato tra il 2013 e il 2014 quasi 13 milioni di euro attraverso la sua filiale siriana a intermediari e gruppi armati, compreso il sedicente Stato islamico, per garantire la continuità della produzione nel suo stabilimento di Jalabiya, mentre il paese stava sprofondando nella guerra.