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Cecil Beaton
L’interesse di Cecil Beaton per la fotografia nasce durante la sua infanzia. Presto egli sviluppa il suo approccio al mezzo fotografico con una predilezione per il ritratto sofisticato, ispirato dal lavoro di Baron de Meyer o Edward Steichen. Ma Beaton non era prettamente interessato ai suoi modelli o all’eleganza dei costumi, egli fotografava l’atmosfera estetica del contesto di cui i suoi scenari si permeavano.
La sua prima mostra fotografica, avvenuta in una galleria poco conosciuta di Londra, ha riscontrato un grande successo che gli è valso un contratto con Vogue, con il quale Beaton lavora come fashion photographer fino alla metà degli anni ‘50. Parallelamente realizza dei servizi fotografici anche per Harper’s Bazaar magazine. Negli anni ’30 il fotografo inglese lavora a stretto contatto con alcune star di Hollywood realizzando ritratti surreali in location decadenti. Negli stessi anni viene eletto fotografo ufficiale della Famiglia Reale Britannica e lavora come fotografo di guerra per il ministero dell’Informazione britannica fino alla Seconda Guerra Mondiale.
Questa esperienza segna in profondità lo stile dei ritratti di Beaton, che si fanno più umani, reali, naturali. Le scene sfarzose, l’esagerazione e l’esaltazione del contesto lasciano lo spazio alla sobrietà, ad un minimalismo stilistico che trasporta i suoi soggetti in una dimensione più terrena.
Esempi dei due periodi sopracitati sono i ritratti di Marlene Dietrich (1935) e Marylin Monroe (1956). Nel primo si evince un’atmosfera surreale. L’attrice è immersa in uno scenario sfarzoso, in cui i tessuti, le piume, le trame e i dettagli floreali, tutti rigorosamente bianchi, la avvolgono facendola divenire parte di un universo etereo. La luce e la posa suggeriscono una certa drammaticità, sottolineata dallo sguardo rivolto in alto a sinistra.
La seconda foto è, invece, un ritratto molto spontaneo di Marylin Monroe. Il suo abbigliamento e lo sfondo molto sobrio accentuano la presenza di pochi elementi. Lo sguardo è catturato dal soggetto il quale, seppur nascondendo parte del volto, lascia trasparire la spontaneità di un sorriso.