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I partiti del centrosinistra, compreso il PLR, hanno rifiutato in Consiglio nazionale di garantire legalmente i mezzi finanziari necessari alla riforma dell’esercito. Così facendo, mettono a rischio la sicurezza della popolazione. Durante il fine settimana si è appreso dai media il vero motivo di queste manovre diversive: il Consiglio federale progetta già sin d’ora un budget militare di 4,4 miliardi di franchi l’anno invece dei 5 miliardi che i gruppi parlamentari borghesi giuravano ancora qualche settimana fa di voler imporre al governo. Ancora una volta, si cerca di risparmiare sull’esercito, quindi a scapito della sicurezza della popolazione, mentre che si aggiungono incessantemente nuovi milioni all’aiuto allo sviluppo, alla promozione della cultura o a una politica d’asilo che non funziona.
In seno alla Commissione di politica di sicurezza del Consiglio nazionale, i rappresentanti dei partiti borghesi erano ancora d’accordo: un tetto finanziario vincolante dovrebbe essere fissato per il progetto di riforma militare presentato con il titolo di “ulteriore sviluppo dell’esercito”. Un importo minimo di 5 miliardi di franchi sarebbe quindi stato inserito nella legge militare. Ma poi il voltafaccia: nel plenum del Consiglio nazionale, il PLR e una gran parte dei parlamentari PPD si sono improvvisamente distanziati da questo compromesso che avrebbe perlomeno permesso la costituzione di un esercito performante con un effettivo di 100’000 militi. I consiglieri federali di questi partiti sono sicuramente intervenuti in anticipo, per tentare di migliorare il proprio budget a scapito di quello dell’esercito.
La sicurezza non è più garantita
Per far fronte alla minaccia attuale di guerre in corso a qualche ora di aereo dalla Svizzera (Ucraina, Siria) e di un terrorismo all’interno del paese, l’UDC riteneva in realtà indispensabili un effettivo di 140’000 militi e un budget annuale di 5,4 miliardi di franchi. Un effettivo di 100’000 militi e un budget minimo garantito di 5 miliardi di franchi rappresentavano per il gruppo parlamentare UDC una linea rossa al di sotto della quale non avrebbe in alcun caso accettato di scendere. Un esercito ancora più ridotto non potrebbe infatti più adempiere il suo mandato costituzionale, ossia la protezione del paese e dei suoi abitanti.
Un effettivo di 100’000 militi corrisponde al pubblico dei due concerti AC/DC svoltisi qualche settimana fa allo stadio Letzigrund di Zurigo. Di questi 100’000 militi, soltanto due terzi sarebbero truppe combattenti. Ricordiamoci che per il perseguimento di tre terroristi dopo l’attentato d’inizio anno a Parigi, le forze di sicurezza francesi hanno fatto ricorso a 80’000 persone. 10’000 soldati sono tuttora impiegati nella protezione degli oggetti più importanti. Conclusione: da molto tempo il dibattito sul concetto della difesa nazionale svizzera è ben lungi da una politica responsabile per la quale la sicurezza del paese e degli abitanti è il compito essenziale dello Stato.
Non commettere sempre gli stessi errori
Non è tollerabile che ancora una volta si decida di riformare l’esercito sulla carta, ma senza garantire definitivamente i mezzi finanziari necessari a questa riforma. Nella classifica internazionale delle spese per la difesa nazionale, la Svizzera si piazza oggi negli ultimi posti. Mentre che le spese in altri settori sono raddoppiate, o addirittura triplicate, i mezzi finanziari riservati alla difesa nazionale sono nettamente inferiori al loro livello del 1990. Invece di sei miliardi di franchi come 25 anni fa, il budget militare per l’anno in corso ammonta a circa 4,7 miliardi. Durante questo stesso periodo, le spese per la sicurezza sociale sono passate da 6,9 a 22 miliardi di franchi e quelle per la formazione e la ricerca da 2,9 a 7,3 miliardi. E il caos dell’asilo provocato dalla consigliera federale Simonetta Sommaruga ci costa miliardi ogni anno.
Le ultime riforme dell’esercito sono già fallite perché i mezzi finanziari promessi non sono poi stati messi a disposizione. La politica esige un’architettura di sicurezza per il nostro paese, ma poi rifiuta di pagarla. Si tratta di una vera e propria truffa a danno della sicurezza della popolazione. Infine, la paura dei partiti di centro di dover affrontare un referendum della sinistra è una cattiva consigliera. È perfettamente accettabile che il popolo si pronunci quando è in gioco la sua sicurezza.
Tutti devono dire da che parte stanno
Per l’UDC è evidente che esiste un limite minimo al di sotto del quale non si può più assumere la responsabilità politica. Anche il consigliere federale Ueli Maurer deve porsi questa domanda. Sono i partiti di centro che l’abbandonano in questo brutto periodo. Anche lui non può adempiere il suo mandato se non dispone dei mezzi finanziari di cui ha bisogno. I partiti di centrosinistra hanno oltrepassato questo limite. La sinistra vuole indebolire l’esercito e l’indipendenza della Svizzera per spingere il nostro paese nelle braccia di alleanze internazionali. Quanto ai partiti di centro, sono evidentemente pronti a sacrificare la sicurezza del loro paese per finanziare i loro propri interessi. La balla è ora nel campo del Consiglio degli Stati, per cui esiste ancora una chance che la maggioranza del parlamento torni alla ragione.