Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01269.jsonl.gz/668

A sorpresa e con un voto di scarto, il Parlamento ha accettato una commissione d'inchiesta su Swissair. Un'azione forte.
A sorpresa e con una maggioranza risicata il Consiglio nazionale ha insediato una Commissione parlamentare d'inchiesta (CPI), proposta dal gruppo democristiano. La relatrice e prima firmataria, Doris Leuthard, ha difeso a spada tratta la proposta, contro la commissione preparatoria: "Una situazione straordinaria ha bisogno di misure straordinarie".
Sotto accusa non ci sono solo il tramonto di Swissair e gli errori del management. Per analizzare il naufragio più drammatico dell'economia elvetica, è già stata insediata una commissione. Ma per i democristiani, come per l'UDC che ha formulato una proposta ancora più radicale, ma rifiutata dalla camera, la Confederazione deve fare i conti con sé stessa.
Le richieste
Nell dibattito carico di emozioni si sono cumulate diverse ottiche."Al più tardi il 24 novembre del 2001 ci si è resi conto dell'importanza dei sistemi di controllo pubblici", ha ricordato in sala la Leuthard. Con l'incidente del volo Crossair infatti si è presentato il problema aviazione in termini ben più ampi della fine di Swissair.
Nei loro testi, i gruppi UDC e PPD hanno chiesto di esaminare se le autorità - in particolare l'Ufficio federale dell'aviazione civile (UFAC) - abbiano commesso errori. Per i due partiti di governo, l'istituzione di una CPI «risponde alle attese della popolazione».
L'esempio che sciocca i popolari: l'Ufficio federale per l'aviazione ha rinnovato la concessione di volo a alla compagnia di bandiera nel novembre del 2000 senza nessuna condizione di sicurezza finanziaria o di volo. E questo malgrado un rapporto del Credit Suisse avesse già indicato chiaramente la situazione difficile in cui la società navigava. Una carenza amministrativa costata poi miliardi alle casse pubbliche?
Non ha invece avuto successo la richiesta dell'UDC che metteva sotto accusa anche l'accordo aereo, siglato tra Svizzera e Germania alla fine dello scorso anno. Eppure, malgrado il voto risicato, la commissione d'inchiesta sembra essere necessaria e, dai voti espressi in sala, rappresenta una sorta di atto di legittimazione politica dovuto.
Il mandato
La CPI dovrebbe determinare se l'UFAC abbia svolto con diligenza il suo compito di controllo e di sorveglianza. Essa è pure chiamata a stabilire i motivi per i quali lo sfacelo finanziario di Swissair non è stato anticipato, né previsto dal Segretariato di Stato dell'economia (seco), ha dichiarato la argoviese Doris Leuthard.
Una sottocommissione della commissione di gestione del Consiglio degli Stati sta già esaminando il dossier dallo scorso ottobre. Ma per la maggioranza della camera bassa questo lavoro non basta. È necessario andare a fondo, cercare le ragioni dello smacco profondo subito dall'ego elvetico.
Gli oppositori all'iniziativa temevono che instaurare una commissione parlamentare d'inchiesta spostasse semplicemente il problema verso l'amministrazione federale, mentre è piuttosto la Swissair a essere responsabile del suo disastro finanziario. Ma i loro argomenti non hanno avuto il sopravvento.
Un mezzo forte
Si tratta della quarta volta nella storia che il Parlamento fa uso del mezzo più forte di indagine di cui dispone. Lo strumento CPI è stato introdotto a fine anni Sessanta, dopo lo scandalo degli aerei da combattimento Mirage. La legge del 1967, delega ad una commissione ad hoc i pieni poteri per accedere a tutte le informazioni necessarie a chiarire un caso di rilevanza straordinaria.
Dopo il varo della legge, le camere vi hanno fatto ricorso solo nel 1989, in conseguenza alla fuga di notizie dal Dipartimento di giustizia e polizia. L'allora capa, Elisabeth Kopp, ne fu travolta e dovette dare le dimissioni. Poco dopo, nel 1990, è stata la volta dei servizi segreti. La struttura segreta P26 fu sciolta e vennero a galla oltre mezzo milione di schedature di cittadini. L'ultimo caso è stato quello della Cassa pensione della Confederazione, caduta in dissesto finanziario.
Lo Stato investe nella gestione provvisoria di Swissair e nella nuova compagnia Swiss, ben 2,1 miliardi di franchi svizzeri. Una ragione sufficiente, ritiene la maggioranza parlamentare, per andare a fondo alla faccenda. È probabile cha anche l'altra camera segua l'esempio del Consiglio nazionale.
I rapporti combinati delle varie commissioni e dei tribunali di fallimento, permetteranno forse di capire una storia che sembrava impensabile nel paese dell'efficienza e della puntualità e che per questo ha colpito profondamente l'orgoglio nazionale.
Daniele Papacella