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Colpi di diritto
Anche il datore ha obblighi
Questo dovere di assistenza pone infatti limiti al dovere di diligenza e di fedeltà, nonché al diritto di emanare direttive. Vogliamo quindi qui di seguito dare alcune indicazioni sulla base di esempi concreti noti all’assistenza giuridica SEV. In linea generale, va rilevato che il datore di lavoro deve tutelare la salute e l’integrità personale dei dipendenti che, oltre allo stato fisico e psichico, si estende anche all’onore personale e professionale, alla figura e alla reputazione in azienda e al rispetto della libertà di espressione, della sfera privata e dei diritti costituzionali fondamentali. In una sua recente sentenza, il Tribunale federale ha stabilito che dipendenti di lunga data e in età avanzata debbano beneficiare di un’assistenza più ampia, che viene però applicata, come spesso succede, in modo differenziato tra un caso e l’altro caso.
- Così, se un’impresa di costruzioni che ha trascurato il rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro difficilmente resterà impunita, nel caso di un burn-out di un o una dipendente potrebbe essere più difficile dimostrare lacune nell’obbligo di assistenza del datore di lavoro.
- Il Tribunale federale ha confermato un licenziamento ordinario di un quadro specialistico delle FFS, nonostante avesse infranto solo alcune direttive di comunicazione interna, senza che potessero imputargli lacune di prestazione. Il tribunale ha così valutato il dovere di fedeltà preponderante rispetto alla libertà di espressione. L’assistenza giuridica SEV ha già constatato più volte come dipendenti motivati e ben qualificati che si permettono, magari in situazioni di stress, di esprimersi in modo chiaro e deciso, vengono puniti per questo.
- Potrebbe anche risultare interessante il caso di un impiegato amministrativo delle FFS, licenziato per aver infranto lievemente e nel proprio tempo libero un accordo di terapia di lunga durata che esigeva un’astinenza totale. Il licenziamento è stato impugnato davanti al tribunale.
- Un’ITC della Svizzera centrale ha recentemente licenziato un sessantenne, dipendente di lunga durata. Esaminando gli atti, la protezione giuridica del SEV ne ha ricavato la convizione che il datore di lavoro fosse venuto ripetutamente meno ai suoi obblighi accresciuti di assistenza e ha pertanto contestato il licenziamento quale abusivo. Un caso sul quale torneremo prossimamente.
Le richieste di aiuto che giungono al SEV dimostrano le reticenze dei datori di lavoro a rispettare l’obbligo di assistenza estesa nei confronti dei e delle dipendenti anziani. Invece di essere sgravati se sono al limite delle loro capacità, essi vengono penalizzati e messi sotto ulteriore pressione con strumenti quali la valutazione personale, la definizione di intese sugli obiettivi e le minacce di ricorso a provvedimenti del diritto del lavoro.
L’obbligo di assistenza estesa dovrebbe portare anche ad un riconoscimento tempestivo e quindi alla soluzione di possibili conflitti sul lavoro.
Questo obbligo viene spesso disatteso anche nel caso di dipendenti di età avanzata che perdono il loro posto di lavoro in seguito a ristrutturazioni. Spesso questi casi sfociano in un licenziamento, invece di una quanto mai opportuna reintegrazione in seno all’azienda.
Protezione giuridica SEV