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Il 9 novembre 1989, trent’anni fa, cadeva il Muro di Berlino, certamente il simbolo più odioso della Guerra fredda. Si trattava di un baluardo quasi insuperabile, presidiato con torri di guardia e sentinelle con l’ordine di sparare senza pietà su chi avesse tentato la fuga. Questo non fermò chi voleva andarsene dalla Germania dell’Est, come dimostrano queste sette storie.
Su una corda sospesa
Horst Klein, acrobata della Germania orientale, all’inizio del 1963 attraversò il Muro camminando su un filo dell’alta tensione inutilizzato. Klein al termine del percorso perse la presa e cadde, ma atterrò a Berlino Ovest.
Con una teleferica
Nel 1983 Michael Becker e Holger Bethke salirono sul tetto di un palazzo di cinque piani nel settore orientale e lanciarono un cavo da pesca oltre il Muro, ancorandolo a un palazzo di Berlino Ovest grazie all’aiuto di un complice. Il cavo da pesca servì loro come guida per far passare una fune d’acciaio a cui agganciarono una teleferica che li fece scivolare verso la libertà.
Attraverso un vecchio tunnel
Nel maggio del 1962 una dozzina di persone scappò scavando una galleria che passava sotto il Muro. Un signore di 81 anni diresse i lavori di scavo che si prolungarono per 16 giorni: il tunnel era lungo 50 metri e alto 1,80. La galleria era così alta perché l’anziano disse di voler «camminare verso la libertà confortevolmente e non piegati in due».
Senza il parabrezza
Quando Heinz Meixner si avvicinò a Checkpoint Charlie (il varco automobilistico tra Est e Ovest) il 5 maggio del 1963, la guardia di confine si accorse che la sua Austin Healy decappottabile aveva qualcosa di strano, perciò invitò Meixner ad accostare per un controllo. A quel punto l’autista pigiò sull’acceleratore e passò come un razzo sotto la sbarra del confine. Aveva, infatti, tolto preventivamente il parabrezza alla sua auto per poter passare sotto la barriera. Sul sedile posteriore era sdraiata la fidanzata, mentre la madre del giovane era nascosta nel bagagliaio.
A bordo di un treno in corsa
Nel dicembre del 1961 il macchinista Harry Deterling guidò «l’ultimo treno per la libertà» oltre il confine. Invece di rallentare in prossimità del confine, Deterling lanciò il treno alla velocità massima e portò tutti i passeggeri a ovest. Il macchinista, i suoi familiari e una ventina di passeggeri scelsero di rimanere a Berlino Ovest, altre sette persone ritornarono a Est.
Con una mongolfiera
Hans Strelczyk e Günter Wetze scavalcarono il Muro usando una mongolfiera. Il pallone era stato cucito dalle loro mogli con vecchie lenzuola e tessuti usati. Il 16 settembre 1979 le due coppie e i loro quattro figli si alzarono fino a 2’500 metri d’altezza e superarono il confine.
Su un carro armato
Nell’aprile del 1963 un giovane soldato di 18 anni, Wolfgang Engels, «prese a prestito» un piccolo carro armato e lo lanciò contro il Muro sfondandolo. Il mezzo corazzato si incastrò nella possente barriera, ma Engels riuscì a mettersi in salvo all’Ovest nonostante numerose ferite.
VERSO LA LIBERTÀ
Volete sapere in quali altri modi i tedeschi dell’Est cercarono di valicare il Muro di Berlino? E soprattutto volete scoprire cosa significasse vivere in una città divisa in due da una barriera apparentemente invalicabile? Allora il libro per voi è Non si può dividere il cielo. Storie dal Muro di Berlino (Carocci editore, 2017) di Gianluca Falanga, collaboratore del Museo della Stasi (la polizia segreta della Germania orientale) di Berlino. In questo ricchissimo volume – originariamente apparso nel 2009 – troverete le vicende e i destini dei tanti uomini e delle tante donne che, da un lato e dall’altro, si trovarono costretti a vivere all’ombra della barriera più famosa e temuta del mondo: 160 chilometri di cemento armato, filo spinato e campi minati che si inoltravano nel cuore di Berlino, tagliando in due strade, fiumi, boschi, case, cimiteri, famiglie, amicizie, affetti... e vite umane. Ma l’autore va oltre, raccontando anche i risvolti politico-sociali ed economici della divisione di Berlino in uno stile narrativo fluente. Consigliato a chi s’interessa della storia recente dell’Europa, e alle dinamiche che portarono al crollo della Repubblica Democratica Tedesca.
Il 9 novembre 1989, trent’anni fa, cadeva il Muro di Berlino, certamente il simbolo più odioso della Guerra fredda. Si trattava di un baluardo quasi insuperabile, presidiato con torri di guardia e sentinelle con l’ordine di sparare senza pietà su chi avesse tentato la fuga. Questo non fermò chi voleva andarsene dalla Germania dell’Est, come dimostrano queste sette storie.