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L’11 agosto 2009 l’«Azione per una Svizzera neutrale e indipendente» (ASNI) ha depositato presso la Cancelleria federale l’iniziativa popolare «Per il rafforzamento dei diritti popolari in politica estera (accordi internazionali: decida il popolo!)», corredata di 108 579 firme valide. Mediante un'integrazione dell’articolo 140 della Costituzione federale, l’iniziativa popolare intende estendere considerevolmente il referendum obbligatorio: chiede di sottoporre imperativamente al voto di Popolo e Cantoni i trattati internazionali in «settori importanti». Inoltre, esige la maggioranza di Popolo e Cantoni per nuove spese uniche di oltre un miliardo di franchi o nuove spese ricorrenti di oltre 100 milioni di franchi.
Maggiore partecipazione alla politica estera
A parere del Consiglio federale, la normativa vigente del referendum in materia di trattati internazionali permette al Popolo di esprimersi in merito a disegni politicamente rilevanti e ha di principio dato buone prove. Sebbene l’iniziativa popolare «Accordi internazionali: decida il popolo!» si spinga troppo oltre, il Consiglio federale le riconosce il merito di voler estendere la partecipazione popolare alla politica estera. Esso intende pertanto ottimizzare il diritto in materia di referendum, contrapponendo un controprogetto diretto all’iniziativa popolare. Quest’ultimo si propone di introdurre il referendum obbligatorio per i trattati internazionali la cui importanza è tale da porli sullo stesso piano della Costituzionale federale.
Questo referendum sui generis in materia di trattati internazionali si fonda sul principio del parallelismo: ciò che nel diritto interno va disciplinato nella Costituzione va obbligatoriamente sottoposto al voto e richiede l’approvazione di Popolo e Cantoni. Se il medesimo disciplinamento è previsto in un trattato internazionale, quest’ultimo andrebbe dunque sottoposto al referendum obbligatorio, come nel caso di una modifica costituzionale. Il Consiglio federale cita, come casi d’applicazione ipotizzabili, ad esempio i trattati internazionali che attribuiscono direttamente alla Confederazione facoltà finora di competenza cantonale. Anche gli accordi internazionali che estendono i diritti fondamentali sanciti nella Costituzione federale possono sottostare a questo nuovo referendum obbligatorio.
Evitare gli svantaggi dell’iniziativa popolare
Il controprogetto diretto riprende le richieste giustificate dell’iniziativa popolare, evitandone tuttavia gli svantaggi. L’iniziativa popolare è particolarmente bisognosa di interpretazione. Ad esempio, non è chiaro che cosa si debba intendere per trattati internazionali in «settori importanti». Il margine interpretativo è talmente ampio da richiedere una lunga prassi per poter fare chiarezza. Inoltre l’iniziativa popolare conferirebbe soprattutto maggior peso ai Cantoni, concedendo loro un diritto di veto sulla maggioranza degli elettori anche in caso di disegni che non li riguardano direttamente e durevolmente. Infine, i diritti referendari che si esercitano dopo il processo legislativo rischiano di limitare il margine d’azione della Svizzera in materia di politica estera. Tuttavia, secondo il Consiglio federale, la legittimazione democratica della politica estera deve essere potenziata non tanto prevedendo «sanzioni» a posteriori, bensì coinvolgendo tempestivamente i più importanti attori politici nell’impostazione dei mandati negoziali e nelle trattative.
Normativa vigente
Secondo il diritto costituzionale vigente, l’approvazione di Popolo e Cantoni è necessaria in caso di adesione della Svizzera a organizzazioni di sicurezza collettiva o a comunità sopranazionali. Il referendum facoltativo con la maggioranza del Popolo è previsto per i trattati di durata indeterminata e indenunciabili, prevedenti l’adesione a un’organizzazione internazionale o comprendenti disposizioni importanti che contengono norme di diritto o per l’attuazione dei quali è necessaria l’emanazione di leggi federali.
Ultima modifica 01.10.2010