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Inizia con un biglietto d'addio. O, per essere precisi, un nastro d’addio. Herman si siede nel suo pick-up e parla a un dittafono, lasciando un messaggio per suo figlio Nate, che non vede né sente da quando se n’è andato da casa quando Nate era un bambino. «Voglio che tu sappia queste cose su di me perché voglio che tu mi conosca», dice sul nastro, «in modo che io non sia solo tuo padre che si è suicidato».
Il titolo del primo lungometraggio di Jeff Rutherford allude a Un giorno perfetto per i pescibanana (A Perfect Day for Bananafish), il famoso racconto che ha dato il via alla carriera di JD Salinger. Il suicidio è un tema centrale in entrambi, ma mentre Salinger conclude con l'atto, rendendolo una finalità, Rutherford apre con il suo tentativo. Entrambe le storie sono in gran parte un passo a due, con l'interazione tra due personaggi che offre una contestualizzazione obliqua per la decisione disperata al centro della narrazione. Una differenza fondamentale è che i personaggi di Rutherford - e, per estensione, le loro difficoltà - appartengono alla classe americana priva di diritti.
Sul sedile dell'auto accanto a Herman ci sono un revolver, una Bibbia e un telefono cellulare. Quando il telefono squilla, interrompendo il suo monologo/confessione, è come se fosse un intervento divino. Il resto del film offre un'opportunità di espiazione e riconciliazione, uno spazio in cui Herman e Nate possono raccontarsi cose che hanno tenuto dentro per anni. Di tutti i posti, decidono di incontrarsi in un cimitero. Tale è la varietà unica di umorismo impassibile del film, umano e arido come i paesaggi dell'Oregon che i personaggi attraverseranno alla ricerca del giovane figlio di Nate, Ralph.
Questi paesaggi che Rutherford e il suo direttore della fotografia Alfonso Herrera Salcedo catturano in immagini sono espansivi nonostante la cornice squadrata del 4:3. Il basso contrasto in bianco e nero e l'aridità del terreno creano un'atmosfera da purgatorio; mentre osserviamo padre e figlio che arrancano attraverso vaste pianure, su colline e canyon, nella profondità di una foresta, e di nuovo in quel cimitero dimenticato da Dio, le loro due figure appaiono come anime perse che vagano in un limbo terrestre.
Il debutto di Rutherford appartiene a un filone del cinema indipendente statunitense che include pietre miliari come La sparatoria (1966) di Monte Hellman e Gerry (2002) di Gus Van Sant, oltre a innesti stranieri come Twentynine Palms (2003) di Bruno Dumont. Sebbene esteticamente e filosoficamente disparati, tutti questi film mettono gli esseri umani contro il vasto panorama americano come mezzo di meditazione esistenzialista. A Perfect Day for Caribou è un raro esempio di speranza, contemplando l'eterna ricorrenza dei peccati del padre per sondare la possibilità di spezzare la catena.
Giovanni Marchini-Camia
Curiosità
Charlie Plummer, che nel film interpreta Nate, ha interpretato John Paul Getty III nel film Tutti i soldi del mondo (2017), di Ridley Scott e ha vinto il Premio Marcello Mastroianni a Venezia nel 2017 per Charley Thompson.