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Gli insegnanti dovrebbero rispondere alle domande degli allievi sulla sessualità in modo adeguato alla situazione e all'età. Questa è la quintessenza di una sentenza della Corte europea dei diritti umani (CEDU), secondo il rappresentante dei docenti, Beat Zemp. I giudici di Strasburgo hanno confermato la prassi delle scuole svizzere secondo cui i bambini devono partecipare a tutte le lezioni.
Che si tratti di nuoto, di canti natalizi o di educazione sessuale, spesso vi sono genitori che fanno scalpore e vanno in tribunale per esigere che i loro figli siano dispensati da determinate lezioni scolastiche.
La settimana scorsa, la CEDU ha sconfessato una famiglia di Basilea che aveva chiesto la dispensa della figlia di 7 anni dalle lezioni di educazione sessuale.
La sentenza della Corte di Strasburgo segna la fine – almeno provvisoria – di un dibattito emotivo in Svizzera sull'educazione sessuale a scuola, innescato dal caso di Basilea. Secondo i pedagogisti, l'insegnamento serve soprattutto a prevenire gli abusi; secondo le cerchie conservatrici, che parlano di "sessualizzazione precoce", produce l'effetto contrario.
Beat Zemp, presidente dell'associazione ombrello dei docenti della Svizzera tedesca LCH, applaude la sentenza dei giudici di Strasburgo.
swissinfo.ch: Cosa significa per l'insegnamento la sentenza della CEDU?
B. Z.: La CEDU si è pronunciata sul caso specifico nel cantone di Basilea Città. Ma la sentenza ha anche un effetto di giurisprudenza.
swissinfo.ch: Ossia?
B. Z.: Altri cantoni che organizzano corsi di educazione sessuale ai primi livelli di scuola, come a Basilea Città, sono tutelati da questa sentenza. Il Tribunale federale [Corte suprema svizzera, Ndr.] aveva già sentenziato in precedenza che non ci sono dispense dall'educazione sessuale se questa è adeguata al livello scolastico e alla situazione. Questo è importante! Ed entrambi i requisiti sono soddisfatti a Basilea Città.
swissinfo.ch: Cosa significano concretamente i termini livello e situazione?
B. Z.: Adatto al livello significa, per esempio, che i materiali didattici sui genitali – come la valigia contenente un pene di legno e una vagina di peluche [vedi finestrella] – non sono adatti per la scuola primaria, bensì per gli adolescenti, per le lezioni di scuola secondaria I.
Valigette dello scandalo
Sette anni fa, dei pedagogisti hanno presentato alla città di Basilea un piano per l'educazione sessuale che ha provocato indignazione nelle cerchie conservatrici. A destare scandalo erano delle valigette che contenevano un pene di legno e una vagina di peluche e venivano distribuite alle scuole come materiale didattico. Le valigie sono scomparse, ma l'educazione sessuale è rimasta nei programmi scolastici.Fine della finestrella
Adatto alla situazione significa per esempio: se in classe qualcuno domanda da dove provengono i bambini perché l'insegnante è incinta, oppure se degli allievi trovano un preservativo nel cortile della scuola, l'insegnante ha la possibilità di parlarne e discuterne brevemente all'inizio della lezione, senza che così sia punibile. Sarebbe una dichiarazione di fallimento educativo, se i docenti non fossero autorizzati a fornire risposte adeguate all'età a simili domande dei bambini.
swissinfo.ch: Come dovrebbe reagire concretamente un insegnante in situazioni del genere? Può fare un esempio?
B. Z.: Per esempio, nelle scuole elementari si sente l'insulto "sporco gay". Nella maggior parte dei casi, gli scolari in questione non sanno nemmeno cosa significhi gay. In tal caso, l'insegnante può spiegare che non c'è solo amore tra uomo e donna, ma anche tra persone dello stesso genere, e questo non è un motivo per insultare qualcuno. È importante che tali incidenti non siano semplicemente ignorati, ma che si reagisca in modo adeguato alla situazione.
swissinfo.ch: Vi sono genitori che ritengono che l'educazione sessuale sia di loro competenza e non della scuola. Che cosa rispondete loro?
B. Z.: Si tratta in primo luogo di prevenzione contro le aggressioni sessuali. Per i bambini deve essere chiaro sin dall'età della scuola materna: "Il mio corpo appartiene a me" e "Ci sono carezze buone e cattive". Nella scuola secondaria si tratta di prevenzione contro le malattie sessualmente trasmissibili. Questi due rischi giustificano il fatto che la scuola possa interferire nell'autorità genitoriale in materia sessuale. Questa convinzione è difesa dal Tribunale federale e ora anche dalla CEDU.
swissinfo.ch: In Svizzera vivono persone con origini culturali diverse. I conflitti con alcuni genitori non sono praticamente scontati se le lezioni di educazione sessuale vengono sistematicamente impartite a partire dal 5° anno di scuola primaria?
B. Z.: Nei colloqui con i genitori e nelle serate dei genitori, vengono date informazioni sullo scopo preciso di queste lezioni, su come viene trattato il tema e sul fatto che nessuno è costretto a seguire un orientamento o una pratica sessuale. Si tratta di conquistare la fiducia dei genitori. Con un'informazione aperta, nella maggior parte dei casi ci si riesce.
swissinfo.ch: Un insegnante può ignorare il tema se ha difficoltà a trattarlo?
B. Z.: No, non lo si può evitare, poiché l'educazione sessuale dal livello medio in poi fa parte dell'istruzione obbligatoria. Ma l'insegnante può chiamare specialisti esterni con una formazione specifica. È una prassi abbastanza comune al livello secondario I. Nella Svizzera romanda sono insegnanti specializzati che si occupano dell'educazione sessuale. Nella Svizzera tedesca, la prima persona di contatto è solitamente il docente di classe. Al livello secondario I, anche nella Svizzera tedesca si fa appello ad esperti esterni. A volte le lezioni per le ragazze e i ragazzi si svolgono separatamente. Gli alunni di questa età preferiscono non porre determinate domande ai docenti.
swissinfo.ch: Di recente, sembra che stiano aumentando le sentenze giudiziarie su questioni scolastiche. I tribunali devono giudicare se a scuola sono ammessi o meno canti natalizi, lezioni di nuoto, simboli religiosi o telefoni cellulari. Gli insegnanti oggi hanno costantemente un piede in tribunale?
B. Z.: Vi sono genitori sordi a qualsiasi argomento e che portano avanti la loro opinione attraverso tutte le istanze giudiziarie, in parte fino alla CEDU. Questo purtroppo incoraggia altri a portare in tribunale casi analoghi.
È effettivamente problematico che i tribunali supremi debbano affrontare questioni pedagogiche, come nel caso di Basilea sulle lezioni di educazione sessuale. Oppure con il caso di un padre musulmano inflessibile, che ha subito multe e spese processuali di diverse migliaia di franchi, e poiché non le poteva pagare ha dovuto addirittura andare in prigione, solo perché voleva impedire che sua figlia partecipasse alle lezioni di nuoto. Davvero non capisco.
(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi)