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Il lavoro di questo artista statunitense insiste nel mostrare più che nel dimostrare: non è la rappresentazione...
Il lavoro di questo artista statunitense insiste nel mostrare più che nel dimostrare: non è la rappresentazione ma la presentazione stessa che viene offerta allo spettatore.
Sul letto di morte, il poeta Johann W. von Goethe esclamò: "Luce, più luce!" Forse la luce è la cosa più complessa e inafferrabile per definizione. Ed è ancora più difficile lavorarci direttamente, senza metafore. La luce implica tutto ciò che esiste, ed è la possibilità dell'esistenza stessa: ciò che appare lo fa tramite il veicolo della luce, come con il dio Phaethon che, senza creare nulla, fa apparire tutto.
Nel Circolo polare artico si verifica un fenomeno molto particolare: in estate il sole non tramonta quasi mai, e in inverno le giornate sono una lunga notte.
Le nostre vite - in Occidente - sono illuminate in modo invasivo, con un'illuminazione che si appiattisce.
James Turrell (nato nel 1943), un artista nato in California, lavora, essenzialmente, con la luce e lo spazio. In altre parole, lavora con lo spazio abitato dalla luce.
All'età di 16 anni ha ottenuto la licenza di pilota e ha svolto cartografia aerea; a 22 anni si laurea in psicologia percettiva (con una tesi sull'effetto Ganzfeld), e successivamente studia matematica, geologia e astronomia. È evidente che, guardando il suo lavoro in modo retrospettivo, la sua educazione lo riveste di significato.
Le opere di Turrell si prestano ad installazioni e si presentano come una sorta di tempio postmoderno, dove solo la luce entra e cattura il nostro sguardo. In relazione a ciò, lo storico dell'arte Georges Didi-Huberman ha scritto un saggio meticoloso sul lavoro di Turrell. In The Man Who Walked in Color, il francese tocca la dimensione ontologica dell'arte, di cui, tra l'altro, fa parte questa idea di tempio atemporale. Svuotamento e desertificazione: là dove prima non c'era niente, Turrell inventa luoghi; dove il cielo cambia colore essendo incorniciato, come accade con Space that Sees. Ciò che è presente in quello spazio è un'assenza, ed è il cielo che entra a contemplarci.
Al centro delle sue opere, oltre a creare arte, Turrell crea anche luoghi che alterano la percezione. Siamo dentro l'opera mentre l'opera ci guarda, ci avvolge; la luce racchiude lo spettatore in uno spazio improbabile, in uno spazio che fa solo riferimento a sé stesso, come un deserto, o il cielo, o la notte e la sottile fascia di luce all'orizzonte all'alba.
Turrell è un artista che ha portato l'opera fuori contesto, oppure ha sostituito il luogo con l'opera, facendo dello spazio e della luce i suoi materiali. Turrell è uno degli artisti più interessanti e radicali degli ultimi tempi, e vale la pena citare uno dei suoi riferimenti imprescindibili, il venezuelano Carlos Cruz-Diez. È così che, al di là delle idee retoriche e concettuali che si possono inventare intorno al suo lavoro, James Turrell ci porta qualcosa di essenziale: percepire lo spazio in cui viviamo, le sue qualità e i suoi doni, evidenziando il miracolo che queste condizioni fisiche offrono.
Guardare le opere di Turrell potrebbe essere paragonato ad una sorta di cromoterapia artistica.
Secondo la cromoterapia,infatti, i colori e le luci hanno effetti emotivi sulle persone, consentendo loro di creare uno stato che facilita il benessere e ripristina questi squilibri.
Questo stato può essere raggiunto tramite la creazione di un cielo stellato dai molteplici colori e innumerevoli punti luce.
Proprio per questo l'utilizzo della cromoterapia sotto forma di illuminazione ambientale ottica è utilizzato nelle saune e nei bagni turchi, all'interno di spa e piscine con lampade subacquee.
Una buona alternativa, invece, potrebbe essere quella di recarsi ad una mostra di James Turrell.