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Lungi dall'aumentare, stanno diminuendo i patrimoni bloccati in Svizzera per effetto delle sanzioni decretate dal Consiglio federale contro soggetti russi coinvolti a vario titolo nel conflitto in Ucraina. Stando a quanto reso noto oggi, giovedì, a Berna da Erwin Bollinger della SECO, attualmente sono congelati averi per 6,3 miliardi di franchi.
Erano 7,5 in occasione del precedente aggiornamento, il 7 aprile. Da allora sono stati segnalati altri 2,2 miliardi, ma 3,4 che erano stati bloccati in via precauzionale non lo sono più. Oltre al denaro, nella lista figurano 11 proprietà, una delle quali è la villa in Ticino di cui abbiamo riferito nei giorni scorsi (vedi correlate).
Stando all'ambasciatore Bollinger, le banche si sono dimostrate molto attive nella caccia a questi fondi. Dopo il blocco preventivo, gli istituti di credito conducono "un'analisi approfondita" in collaborazione con la SECO e solo in seguito viene deciso se confermare o meno la misura. In assenza di ragioni fondate per mantenerla, lo sblocco si impone per non incorrere in procedimenti giuridici, ha spiegato Lukas Regli (pure della SECO) nel corso della medesima conferenza stampa.
Berna era stata additata da una commissione statunitense - che non rappresenta la posizione ufficiale dell'amministrazione Biden - perché ritiene che non faccia abbastanza per rintracciare il denaro dei russi sotto sanzioni. Un esperto elvetico, Mark Pieth, aveva messo in evidenza il ruolo di avvocati, notai e consulenti, non sottoposti ai medesimi obblighi di diligenza degli istituti di credito.
Secondo Regli, però, "in linea di principio, gli avvocati hanno il dovere di assicurarsi di non contribuire alla violazione delle disposizioni sanzionatorie". La SECO è giunta a questa conclusione consultando esperti dell'amministrazione. La situazione giuridica non è cambiata. Si tratta di un'analisi delle norme applicabili. "Per finire però solo un tribunale può decidere se sia il segreto professionale dell'avvocato o la legge sugli embarghi a prevalere", ha detto Bollinger.
Attesi fino a 120'000 profughi entro l'autunno
Gli arrivi di ucraini in Svizzera stanno rallentando, secondo la Segreteria di Stato della migrazione, che durante il medesimo appuntamento con la stampa ha fatto il punto anche sull'accoglienza dei profughi. Da 700 persone al giorno si è scesi a 3-500. Il totale sfiora ormai le 50'000 unità, ma entro l'autunno, stima la SEM, salirà a una cifra compresa fra le 80'000 e le 120'000. Dal 25 aprile l'assegnazione ai cantoni avviene ora secondo una chiave di ripartizione basata sulla popolazione, compensando inizialmente le differenze che si erano create nella prima fase. Eccezioni sono ancora possibili, per esempio per garantire il ricongiungimento famigliare.