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L'indagine svolta presso 1400 dipendenti fornisce risultati rappresentativi e ha mostrato, tra l'altro, che i lavoratori svizzeri si sentono sempre più stressati (42,3% contro il 40,4% della prima indagine del 2015). Per la prima volta quest'anno l'indagine si è occupata della formazione continua.
Impressioni sulla formazione di base e continua dei lavoratori svizzeri
L'indagine ha raccolto informazioni sulle attività di formazione continua e sul sostegno del datore di lavoro nei seguenti ambiti: orario di lavoro e costi di formazione. Come già rilevato dall'Ufficio federale di statistica ("Microcensimento sulla formazione di base e continua" del 2016 e "Formazione professionale continua nelle imprese" del 2015), l'indagine mostra che nell'anno in corso ben il 30% degli intervistati non ha frequentato alcuna formazione continua.
Per l'interpretazione dei risultati, tuttavia, va ricordato che lo studio di Travail Suisse e della Scuola universitaria professionale di Berna definisce il termine "formazione continua" in modo molto ampio. Ad esempio, nella ripartizione dei corsi di formazione continua frequentati in base ai titoli includono la formazione formale secondaria superiore e terziaria, così come la formazione informale. Le dichiarazioni non possono quindi essere direttamente collegate alla formazione continua come apprendimento non formale, ma piuttosto alla formazione di base e continua degli intervistati.
Mancanza del bisogno o del supporto
Nonostante questo limite, lo studio fornisce interessanti spunti sulla formazione di base e continua dei lavoratori svizzeri. In particolare, prende in esame le motivazioni che portano a non seguire delle formazioni continue. Circa la metà della popolazione attiva ha dichiarato di non ritenere necessaria una formazione continua. Un terzo dichiara di aver ricevuto troppo poco sostegno dal datore di lavoro per la formazione continua. In questo contesto, coloro che esercitano un'attività lucrativa e che possiedono un titolo di livello terziario (42%) si lamentano più della mancanza di sostegno da parte del datore di lavoro rispetto a coloro che non hanno una qualifica professionale (25%). Anche i lavoratori a tempo pieno lamentano questa situazione, meno invece i lavoratori a tempo parziale. È sorprendente che il 72% dei dipendenti intervistati non abbia affrontato il tema della formazione continua nei colloqui di valutazione. Inoltre, il 24% degli intervistati indica di non aver avuto nemmeno un colloquio di valutazione.
Supporto effettivo
Per i corsi di formazione di base e continua frequentati, lo studio registra in che misura questi sono stati seguiti nell'orario di lavoro e sostenuti dalla partecipazione ai costi da parte dei datori di lavoro. Quasi due terzi dei dipendenti a tempo pieno, secondo lo studio, avrebbero potuto contare l'intero tempo di formazione come tempo di lavoro, mentre i dipendenti a tempo parziale la metà. Il 38% di coloro che esercitano un'attività lucrativa ha potuto conteggiare almeno parzialmente il tempo di formazione.
Per il 54% della popolazione attiva, i costi per la formazione continua sono stati completamente a carico del datore di lavoro. Tale quota è leggermente superiore per i dipendenti a tempo pieno. Nel 22% dei casi, il datore di lavoro non ha pagato nulla per la formazione continua, mentre il 23% degli intervistati ha ricevuto un'assunzione parziale dei costi. Determinante è stato anche l'importo dei costi totali. Quanto più elevati sono i costi totali, tanto minore è il grado di copertura totale dei costi.
L’insoddisfazione riguardo alle prestazioni del datore di lavoro in termini di tempo di formazione conteggiato è stato pari a circa un terzo di coloro che hanno partecipato a corsi di formazione continua. E ancora, un terzo è insoddisfatto del livello di assorbimento dei costi da parte del datore di lavoro. Al contrario, il 40% di coloro a cui non sono stati pagati i costi erano d’accordo con la decisone.
Philipp Schüepp e Ronald Schenkel