Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/181406

<h2>SubmittedText<h2><p>Si chiede al Consiglio federale di porre allo studio la creazione di uno statuto di ricercatore "padrino" per consentire ai ricercatori in pensione di continuare a ottenere finanziamenti per progetti di ricerca scientifica. Il ricercatore "padrino" costituirebbe un proprio gruppo di ricerca o entrerebbe a supporto di un gruppo di ricerca esistente, metterebbe a disposizione le sue competenze e ne riceverebbe in cambio una modica remunerazione. L'esperienza acquisita da queste persone potrebbe continuare ad alimentare la nostra economia attraverso innovazioni di qualità. Rafforzerebbe anche il concetto di preziosità dell'esperienza e promuoverebbe al contempo la flessibilità della pensione. </p><p>Sono molti gli argomenti a favore di un simile approccio </p><p>1. I ricercatori anziani si trovano spesso al gradino più alto della conoscenza nel loro campo, hanno accumulato un'esperienza notevole e dispongono spesso di una fitta rete di conoscenze sviluppata nel corso degli anni.</p><p>2. Poiché ufficialmente in pensione hanno abbandonato un certo numero di attività professionali, dispongono quindi di più tempo.</p><p>3. Piuttosto che non fare niente e sentirsi inutili, alcuni di loro sarebbero sicuramente contenti di arricchire con le loro competenze questo o quel programma di ricerca, o di trasmettere il loro sapere attraverso progetti partecipativi condotti da giovani ricercatori.</p><p>4. Una modica remunerazione garantirebbe loro di integrare la pensione, a volte percepita in misura minore a causa di un ingresso ritardato nella vita attiva.</p><p>5. Si contribuirebbe infine a combattere i preconcetti nei confronti dei lavoratori anziani e si favorirebbe una pensione attiva. </p><p>La qualità dei progetti presentati consentirebbe di evitare il rischio di accaparramento dei fondi da parte dei ricercatori "padrini" a danno dei giovani, cui verrebbero a mancare le risorse che gli consentirebbero di lanciare i loro propri progetti. È sicuramente ai giovani che bisogna offrire innanzitutto le opportunità, ma nella pratica è il ricercatore anziano che grazie alla sua esperienza e competenza aumenta le probabilità di successo dei progetti condotti dai ricercatori più giovani. </p><p>Un simile approccio necessita la creazione di uno statuto particolare, legato a una dotazione finanziaria; e avrebbe sicuramente delle ricadute positive per la competitività della Svizzera e per il polo di innovazione internazionale che rappresenta il nostro Paese.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autore del postulato secondo cui, in casi motivati, bisognerebbe consentire ai lavoratori di rimanere attivi oltre l'età della pensione. A causa dell'invecchiamento della popolazione nei prossimi anni, l'occupazione dei lavoratori senior diventerà un tema sempre più importante. Il Consiglio federale è consapevole della sua grande rilevanza per l'economia e la società svizzere, come ha più volte sottolineato. Ad esempio, uno dei campi d'azione dell'iniziativa sul personale qualificato punta esplicitamente a creare condizioni adeguate per l'occupazione fino all'età pensionabile e oltre. Parallelamente, con il messaggio ERI 2017 a 2020 il Consiglio federale ha inserito fra le priorità tematiche la promozione delle nuove leve nelle scuole universitarie svizzere. Gli atenei stanno adeguando i propri percorsi di carriera in un'ottica di lungo termine per consentire ai giovani ricercatori di talento di acquisire prima possibile una certa autonomia scientifica e ricoprire ruoli di responsabilità. Pertanto, la questione dell'occupazione dei ricercatori oltre l'età di pensionamento deve essere valutata tenendo conto anche dell'esigenza di dare spazio alle nuove generazioni. Ricordiamo inoltre che in ambito accademico la regolamentazione delle condizioni quadro concernenti il personale spetta alle scuole universitarie e ai loro enti responsabili. In diversi atenei la pratica di impiegare i ricercatori dopo la pensione così come descritta dall'autore del postulato è già realtà, ad esempio nei politecnici federali dove, in casi eccezionali e motivati, i ricercatori anziani più brillanti mettono a disposizione la loro esperienza e le loro competenze. Anche nelle università cantonali i professori emeriti possono, a determinate condizioni, continuare a lavorare. Spetta quindi agli enti responsabili e alle direzioni delle scuole, così come agli uffici federali che finanziano progetti di ricerca, decidere in autonomia e in base alle rispettive strategie in quali casi e in che misura continuare a impiegare le persone dopo la pensione. Alla luce di queste considerazioni, il Consiglio federale ritiene che non siano necessari ulteriori approfondimenti.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.