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Un infortunio, un'operazione o una grave malattia possono capitare a tutti, arrivano per lo più all'improvviso e si ripercuotono in misura considerevole sul rapporto di lavoro. Quali effetti producono sulla continuazione del pagamento del salario? È possibile venir licenziati nonostante il certificato medico che attesta l’incapacità lavorativa? Una malattia viene indicata nel certificato di lavoro?
Il diritto svizzero inerente al contratto di lavoro prevede il principio della libertà di licenziamento. Un rapporto di lavoro può venir disdetto da entrambe le parti in qualsiasi momento e con poche eccezioni, senza che sia necessario né un motivo valido né un preavvertimento.
Quello che andrebbe verificato è piuttosto se il licenziamento eventualmente potrebbe essere avvenuto per motivi illeciti. Si è in presenza di una disdetta abusiva ad esempio quando si viene licenziati a causa di una caratteristica personale, come l'età, il sesso, la nazionalità o lo stato di famiglia.
In linea di massima il datore di lavoro può richiedere un certificato medico dal primo giorno di malattia, salvo diversi accordi previsti dal contratto di lavoro o dal regolamento per il personale.
No. Tuttavia il certificato medico deve specificare l'inizio, la durata e il grado dell'incapacità lavorativa, e se si tratta di una malattia o di un infortunio.
Salvo diversamente concordato e se il datore di lavoro non ha stipulato un'assicurazione di indennità giornaliera in caso di malattia, all'insorgere di una malattia si applica la seguente regola: continuazione del pagamento del salario al 100% per un periodo di tempo limitato. Le stesse disposizioni valgono per altri impedimenti al lavoro non soggetti ad alcuna soluzione assicurativa obbligatoria. Il datore di lavoro, in presenza dei requisiti menzionati sopra, è tenuto a versare interamente per un «tempo limitato» il «salario, compresa una adeguata indennità per perdita del salario in natura».
Calcolo della continuazione del pagamento del salario
Il «periodo di tempo limitato» si determina sulla base del numero di anni di impiego, tenendo conto nel calcolo anche del periodo di prova e della formazione professionale in azienda. Nel primo anno di impiego, l’obbligo di continuare a pagare il salario dura tre settimane. Per gli anni di impiego successivi si applicano le scale sviluppate dalla dottrina e dalla giurisprudenza, che variano da regione a regione (scala di Berna, di Zurigo e di Basilea).
Nota bene: l'obbligo di continuazione del pagamento del salario vale per anno di impiego. Con ogni anno di impiego matura un nuovo diritto alla continuazione del pagamento del salario, anche in caso di malattia che perdura, fintanto che il rapporto di lavoro rimane in essere.
Il datore di lavoro può porre solo domande direttamente collegate all'attività professionale. Se durante un colloquio di lavoro vi viene chiesto se in passato avete sofferto di qualche grave malattia, potete quindi mentire: si tratta di una questione che non riguarda il datore di lavoro.
Tuttavia fa eccezione il caso in cui le domane personali abbiano una relazione diretta con l'attività professionale: qui dovete dire la verità. Un infermiere ad esempio dovrà informare il suo datore di lavoro in merito a malattie contagiose, e un'insegnante di danza classica non potrà tacere di essere incinta, poiché per lo svolgimento di quel lavoro lo stato di salute fisica è decisivo.
No. Per poter usufruire delle prestazioni dell'AI è necessario presentare apposita domanda mediante un modulo ufficiale.
Anche in caso di lavoro part-time irregolare avete diritto al salario se siete malati.
La legge dice: se un figlio è malato o ha un infortunio e necessita di essere accudito, il padre o la madre possono assentarsi dal lavoro fino a tre giorni per ciascun caso di malattia per assisterlo, vale a dire che ogni nuova malattia e ogni figlio contano singolarmente. Ai sensi della legge sul lavoro è necessario presentare un certificato medico, inoltre la regola vale solo per i figli fino a 15 anni. Se entrambi i genitori lavorano, questi possono dividersi l'accudimento, in modo che le assenze non si accumulino solo per uno di loro.
Accudimento prolungato dei figli
Qualora i tre giorni di accudimento previsti dalla legge non fossero sufficienti e il medico confermi che uno dei genitori debba assolutamente essere presente al capezzale del figlio malato, i genitori che esercitano un'attività lavorativa possono eccezionalmente assentarsi dal lavoro anche per periodi più lunghi. Così, ad esempio, i genitori di una bambina affetta da leucemia hanno potuto alternarsi per assistere la figlia in ospedale per due mesi percependo il salario. In caso di disturbi cronici o di terapie complesse si raccomanda però di cercare un'altra soluzione con il datore di lavoro: troppe assenze potrebbero spingerlo a ricorrere a un licenziamento.
Chi in seguito a malattia o infortunio è totalmente o parzialmente inabile al lavoro deve mettere in conto una riduzione delle ferie: ma solo in caso di un'assenza prolungata. In caso di incapacità lavorativa del 100% si applica ad esempio un periodo di protezione di un mese, durante il quale non è ammesso ridurre le ferie. Trascorso questo termine, il datore di lavoro può ridurre il saldo delle ferie di un dodicesimo per ogni mese intero successivo di assenza. I mesi iniziati non vengono considerati.
Mese civile e mese lavorativo
A questo proposito va tenuto presente che con il termine mese non si intende il mese civile, bensì il mese lavorativo. Per il calcolo dell'impedimento al lavoro contano solo i giorni lavorativi. Un mese, considerata una settimana lavorativa di cinque giorni e un grado di occupazione del 100%, in media ha 21,75 giorni lavorativi – ed è con questo numero che i tribunali procedono al calcolo. Non appena una persona è rimasta assente dal lavoro per 21,75 giorni lavorativi, il mese intero è raggiunto. Poiché le ferie possono venir ridotte solo a partire dal secondo mese intero, è necessario essere stati malati per almeno 43,5 giorni lavorativi (2 x 21,75 giorni). Per un'ulteriore riduzione poi sono necessario di nuovo 21,75 giorni.
Importante: con l'inizio di un nuovo anno di servizio, il dipendente ha diritto a nuovi periodi di protezione.
Un danno alla salute che non sia la conseguenza di un infortunio viene considerato quale malattia. Ciò significa che le spese di cura per il trattamento della malattia vengono assunte dalle casse malati. Poiché però le prestazioni dell’assicurazione infortuni sono migliori, c'è interesse affinché un danno alla salute venga riconosciuto quale infortunio.
È considerato infortunio un influsso dannoso, improvviso e involontario, apportato al corpo umano da un fattore esterno straordinario che comprometta la salute fisica, mentale o psichica o che provochi la morte. Anche le malattie professionali vengono trattate come gli infortuni qualora sia provato che la malattia sia stata causata esclusivamente o in modo affatto preponderante (più del 75%) dall'esercizio dell'attività professionale.
Inoltre la legge elenca anche le seguenti lesioni corporali, che sono pertanto equiparate agli infortuni: fratture, lussazioni di articolazioni, lacerazioni del menisco, lacerazioni muscolari, stiramenti muscolari, lacerazioni dei tendini, lesioni dei legamenti e lesioni del timpano.
Tutte le persone che svolgono un'attività lucrativa in Svizzera sono assicurate su base obbligatoria contro le conseguenze degli infortuni professionali e delle malattie professionali. I disoccupati sono assicurati automaticamente presso la SUVA. Le persone che non esercitano un'attività lucrativa non sono assicurate presso l'assicurazione contro gli infortuni.
L'assicurazione contro gli infortuni stabilisce se sussistono i presupposti per poter parlare di infortunio e se il diritto a prestazioni dell'assicurazione infortuni è giustificato. In caso di rifiuto, sia la persona assicurata sia la cassa malati possono opporsi. In determinati settori, i dipendenti sono assicurati presso la SUVA, mentre in tutti gli altri il datore di lavoro sceglie una delle assicurazioni private autorizzate.
In linea di massima un datore di lavoro non può prescrivere a un dipendente cosa può e cosa non può fare nel suo tempo libero.
Tuttavia, in caso di infortunio dovuto a un hobby si rischia una decurtazione delle prestazioni dell'assicurazione infortuni. Chi induce intenzionalmente un infortunio non riceve alcuna prestazione dell'assicurazione infortuni. Anche la negligenza può comportare considerevoli decurtazioni, così come in caso di pericoli straordinari e atti temerari l'assicurazione infortuni può rifiutare l'erogazione delle prestazioni o ridurle considerevolmente.
Riduzione delle prestazioni in caso di sport rischiosi
I pericoli straordinari e gli atti temerari sono rischi che superano nettamente i livelli ragionevoli della normale vita quotidiana. Secondo il Tribunale Federale è il caso ad esempio del base jumping, degli incontri di pugilato o del downhill biking. Anche i salti acrobatici con la bici (come salti in aria, far ruotare la bici intorno al proprio asse, togliere le mani dal manubrio o i piedi dai pedali) sono considerati atti temerari. Chi li pratica, in caso di infortunio rischia una decurtazione delle prestazioni in denaro. Nei casi particolarmente gravi le prestazioni in denaro possono essere rifiutate del tutto.
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