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Quell'ora che fa discutere
Oltre un secolo di discussioni sull'ora legale: dalla sua prima introduzione alle controversie odierne. Le opinioni dell'Europa, della Svizzera e della scienza
Nella notte tra sabato e domenica si è tenuto il convenzionale cambio dell'ora, che ha portato via 60 minuti di sonno. E cosa lascia al loro posto? L'occasione per riaprire le annose discussioni circa l'utilità di questo cambiamento. Anche perché sembrerebbe che il tempo dell'ora legale stia per scadere...
La storia
Bisogna risalire agli albori del secolo scorso per rintracciare le origini dell'introduzione dell'ora legale sul continente europeo. Durante gli anni della Grande Guerra, per precisione nella primavera del 1916, gli Stati direttamente coinvolti nel conflitto decisero di apportare il cambiamento d'orario. Perché? Per risparmiare energia.
L'idea alla base era semplice: con l'implementazione dell'ora legale il sole tramonta più tardi. Se il sole tramonta dopo, si può risparmiare sulla luce artificiale beneficiando di una giornata più lunga. Un'idea banale che agli occhi delle potenze europee, impegnate in una guerra affamata di carbone, parve particolarmente allettante.
L'impiego dell'ora legale per risparmiare sul consumo energetico fu diffuso fino alla fine della Seconda Guerra mondiale. Con termine di questa, molti paesi l'abolirono.
La Svizzera, di contro, non applicò mai l'ora legale durante la prima metà del "secolo breve". Poiché il fabbisogno energetico era garantito per lo più dall'energia idroelettrica, risparmiare sul carbone è sempre stato considerato dalla Confederazione come una misura ininfluente.
Le cose cambiano negli anni '70, a seguito della prima e seconda crisi petrolifera. Il copione è pressoché il medesimo: bisogna risparmiare sulla bolletta energetica.
Il problema si registra in tutta Europa, ma solo la Francia, nel 1976, introduce l'ora legale per motivi di risparmio energetico. Per tutti gli altri Stati, il motivo dell'introduzione è quello di regolare le esigenze del mercato internazionale.
Così a ruota tutte le grandi nazioni europee reintroducono l'ora legale: la Germania e l'Austria nel 1980, la Svizzera nel 1981. La Confederazione seguì i Paesi limitrofi per paura di diventare - come recita il sito del Governo - un' "isola oraria", disallineandosi con i suoi principali partner commerciali.
Le discussioni odierne: il Parere dell'Europa
Quasi quarant'anni dopo l'implementazione dell'ora legale, nel 2018 il Parlamento europeo interroga la Commissione circa l'utilità della stessa. Nello specifico si chiede se mantenere la direttiva sul cambiamento orario e di valutarne una possibile revisione.
La Commissione si adopera e apre una consultazione pubblica sul suo sito ufficiale. Il sondaggio, aperto tra il 4 e il 16 agosto di quell'anno, registra una partecipazione popolare altissima, raccogliendo 4.6 milioni di risposte. Il risultato è eclatante: l'84% della popolazione votante è a favore dell'abolizione del cambio orario stagionale.
Dopo una risposta così incisiva, la Commissione europea s'impegna nel dossier dell'abolizione dell'ora. Così, una risoluzione del 2019 concede ai singoli Paesi UE la libertà di scegliere quale ora seguire.
L'iter burocratico procede e, malgrado qualche ritardo, arriva ai negoziati tra Parlamento e Consiglio dell'Unione europea nel 2021. Lì tuttavia qualcosa si rompe, e l’unità d’intenti si scontra con le preferenze personali degli Stati membri.
Le nazioni del centro e del sud Europa, come ad esempio Francia e Italia, vorrebbero regolare l’anno secondo l’ora legale, per godere di giornate estive più lunghe. Proprio per questo motivo, i paesi scandinavi vorrebbero aderire al ritmo solare, per evitare cicli giornalieri ancora più lunghi.
Si crea così un disallineamento orario tra le varie nazioni europee e, ai negoziati del 2021, non si riesce a raggiungere un accordo generale. Le discussioni sono ferme d’allora.
L'opinione della Svizzera
In questo contesto, come riporta sempre il portale online del Governo, la Confederazione si orienta in base al comportamento dei Paesi confinanti. Al momento opportuno, quando l'Europa sarà giunta a una conclusione, Berna valuterà il da farsi nell'interesse nazionale. Fino a nuovo avviso quindi si applicherà lo stesso sistema orario.
Fino a oggi, Consiglio federale e Parlamento hanno sempre privilegiato la coerenza con gli Stati limitrofi, per favorire gli scambi economici e evitare confusioni. Le preoccupazioni maggiori riguardano la coordinazione nel settore delle comunicazioni, dei trasporti e del turismo.
Il popolo svizzero ha aderito a malincuore a questa politica. Nel 1978 rispose con un referendum alla legge federale sull'ora, introdotta un anno prima dal Consiglio federale. Il referendum passò e la legge fu rimossa. Ma alla fine le ragioni economiche ebbero la meglio portando a una nuova introduzione dell'ora nel 1981.
L'UDC provò ad ostacolare nuovamente la legge con un'iniziativa datata 1982, senza riuscire però a raccogliere il numero di firme necessarie. Bisogna aspettare il 2016 per ravvisare nuovi tentativi, quando Yvette Estermann, consigliera nazionale UDC, depose una mozione per l'abolizione del cambiamento d'orario.
Come negli anni '80 però, il Consiglio federale si oppose alla proposta in nome della convivenza con gli Stati vicini.
L'opinione della scienza
Non solo gli Stati si sono pronunciati sull'argomento, ma anche la comunità scientifica. Le ricerche sul tema del cambiamento stagionale dell'ora si sono concentrate soprattutto su due aspetti: le ripercussione sulla salute e quelle sul fabbisogno energetico.
Ripercussioni sulla salute
Si è sempre paventato per gli effetti negativi del cambio dell'ora. Già nella prima metà del secolo scorso si ipotizzava che il cambiamento orario potesse avere ripercussioni sul benessere del cittadino. La ricerca scientifica sembra oggi dimostrare la validità di quelle paure.
Una serie di studi ha ampiamente dimostrato come il cambiamento dell'orario influenzi la salute degli individui. Un recente studio - pubblicato il 14 novembre scorso sulla rivista scientifica Nature Communications, sotto la direzione di François Hermann - evidenzia come l'ora legale influisca sulla mortalità della popolazione.
Nelle settimane successive al cambiamento d'orario, si è infatti registrato in ben 16 paesi europei un calo della mortalità; di contro, il ritorno all'ora solare nei mesi autunnali segna un incremento nei decessi ospedalieri. I dati sono raccolti lungo un periodo di quasi 15 anni (1998-2012).
Il motivo? Il cambiamento dell'ora impatta sul ciclo circadiano degli individui. In biologia con ciclo circadiano s'intende il ritmo fisiologico attraverso il quale un organismo regola i propri periodi di sonno e di veglia.
A questo riguardo, alcuni autori (come Monk e Folkard nel 1976, e Kantermann nel 2007) offrono prove su come l'ora legale influisca negativamente sul ciclo circadiano, ostacolando la normale regolazione del ritmo sonno-veglia.
Vantaggi per l'economia
Sulla falsa riga delle considerazioni del secolo scorso, un recente studio del Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca (EMPA) ha cercato di valutare l'impatto dell'ora legale sul fabbisogno energetico moderno. In particolare rispetto all'uso dei condizionatori.
Con il cambiamento all'ora legale, i climatizzatori funzionano meno di quanto farebbero con l'ora solare. Infatti, con lo spostamento delle lancette, tutte le attività si fanno un'ora prima. Ci si reca al lavoro prima, si lascia l'ufficio prima. Considerando che il fabbisogno energetico dei condizionatori aumenta nelle ultime ore pomeridiane, lasciare anticipatamente gli uffici influisce positivamente sulla richiesta di elettricità.
Secondo la ricerca inoltre, questo vantaggio si amplificherebbe grazie alla sempre maggiore implementazione della domotica nelle case e negli edifici in genere. La programmazione intelligente degli impianti di riscaldamento nelle strutture permetterebbe quindi una pratica ed efficace gestione dell'energia secondo gli orari di lavoro dei dipendenti.
Che fare quindi? Per il momento non resta che aspettare: le discussioni sul cambiamento orario sono destinate a perdurare ma, nel frattempo, oggi ci si può sempre lamentare per aver dormito un'ora in meno...