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La Svizzera ha sempre accolto generosamente, ma in modo controllato, manodopera estera, offrendole delle prospettive professionali. Il popolo svizzero ha indicato, in diverse votazioni, di volere un’immigrazione controllata e con regole chiare valide per tutti. Chi viene in Svizzera, deve attenersi all’ordinamento giuridico locale, integrarsi e provvedere da solo al proprio sostentamento. Solo chi soddisfa queste condizioni deve avere, dopo un determinato periodo di tempo, la possibilità di naturalizzarsi.
Durante la conferenza stampa che l’UDC ha tenuto oggi (27.07.2017), i consiglieri nazionali Albert Rösti, Adrian Amstutz, Alfred Heer e Manfred Bühler, hanno denunciato l’atteggiamento vieppiù arrogante e autoritario che il Consiglio federale e la sua amministrazione stanno adottando nei confronti della democrazia diretta. Queste autorità elaborano la propria agenda, la impongono servendosi del pretesto del diritto internazionale pubblico e non esitano a informare in modo incompleto la popolazione per raggiungere i loro obiettivi. Questa evoluzione è una minaccia per la democrazia diretta, perché il cittadino non sa più se le informazioni che gli vengono date dalle autorità elette e dall’apparato amministrativo siano corrette, sufficienti ed equilibrate.
I delegati di UDC Svizzera hanno discusso, il 24 giugno 2017 a Lausen (BL), sulle possibilità di arrestare l’immigrazione, secondo le varianti proposte dal Comitato del partito. L’immigrazione deve essere ripresa in mano e l’errato principio della libera circolazione delle persone deve essere denunciato.