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Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto I-2005, III. Diritto di famiglia
Scioglimento del regime dei beni: compenso tra acquisti e beni propri nel caso di investimenti eseguiti con acquisti in beni propri di un coniuge prima e durante il matrimonio - previdenza professionale
Scioglimento del regime dei beni: compenso tra acquisti e beni propri nel caso di investimenti eseguiti con acquisti in beni propri di un coniuge prima e durante il matrimonio - previdenza professionale
3. L’appellante si duole anzitutto che il Pretore non abbia tenuto conto degli investimenti per la riattazione e l’ampliamento della particella n. xx7 negli anni 1981/82. Adduce che, contrariamente a quanto reputa il primo giudice, gli investimenti eseguiti prima della donazione del fondo al coniuge non sono stati finanziati interamente dal di lui padre, mentre la circostanza che a quel momento il fondo non gli fosse formalmente intestato è irrilevante, l’art. 209 cpv. 3 CC dovendo essere applicato per analogia.
a) Giusta l’art. 209 cpv. 3 CC se una massa patrimoniale ha contribuito all’acquisto, al miglioramento o alla conservazione di beni dell’altra e ne è derivato un plusvalore o un deprezzamento, il diritto al compenso è proporzionale al contributo prestato ed è calcolato in base al valore dei beni al momento della liquidazione o dell’alienazione. Il diritto al compenso presuppone pertanto che l’investimento sia stato effettuato a carico – rispettivamente in favore – di beni di pertinenza del medesimo coniuge (v. HAUSHEER/GEISER/KOBEL, Das Eherecht des Schweizerisches Zivilgesetzbuches, 3a edizione, pag. 195 n. 12.113 e 12.114).
b) Nella fattispecie i lavori di ristrutturazione e ampliamento dell’abitazione risalgono agli anni 1981/82, quando la particella apparteneva ancora al padre del marito, il quale ha poi donato il fondo al figlio – a titolo di anticipo ereditario – il 29 ottobre 1984, momento in cui gli interventi erano già terminati. L’appellante sostiene – come detto – che l’art. 209 cpv. 3 CC va applicato anche ai casi in cui un contributo versato dalla massa degli acquisti sia destinato a un bene destinato a essere acquisito gratuitamente per realizzare l’alloggio coniugale, tant’è che per analogia l’art. 206 cpv. 1 CC si applica ai contributi erogati da uno sposo all’altro prima del matrimonio (in proposito: DESCHENAUX/STEINAUER/BADDELEY, Les effets du mariage, Berna 2000, pag. 515 nota 13 con rimandi). Ora, a prescindere dal fatto che quest’ultimo orientamento è opinabile per motivi inerenti alla sicurezza del diritto (SANDOZ, Le casse-tête des créances variables entre époux ou quelques problèmes posés par l’art. 206 CC, in: RDS 1991 I pag. 427; STETTLER/WAELTI, Droit civil IV, 2a edizione, pag. 182 n. 345), in concreto non sono in discussione contributi tra fidanzati, giacché al momento dei lavori sulla particella n. xx7 le parti erano sposate da tempo, né è questione di contributi di un coniuge all’acquisto, al miglioramento o alla conservazione di beni dell’altro, il marito avendo compiuto investimenti su beni di un terzo (il padre). Tutt’al più liberalità o alienazioni fatte con l’intenzione di sminuire la partecipazione dell’altro coniuge possono, se del caso, essere soggette a reintegra negli acquisti in virtù dell’art. 208 CC.
c) Nell’ipotesi in cui non sia dato diritto al compenso per gli investimenti effettuati prima che il marito ricevesse in donazione l’immobile, l’appellante chiede che sia preso in considerazione l’ammortamento di fr. 44 636.- del debito ipotecario assunto con l’atto di donazione e il sussidio di fr. 2250.- annui da parte dell’Ufficio abitazioni economiche. Nella fattispecie è pacifico che l’ipoteca gravante la casa, bene proprio del marito, appartiene anch’essa alla massa dei beni propri e che gli ammortamenti dell’ipoteca medesima – come il pagamento degli interessi ipotecari – sono avvenuti con acquisti del marito. E siccome l’ammortamento altro non è che il rimborso parziale del debito ipotecario, i pagamenti fatti a carico di una massa diversa da quella alla quale l’ipoteca è attribuita costituiscono contributi all’altra massa per l’acquisto di un bene patrimoniale. Ciò dà origine a una pretesa variabile fra la massa che consente l’ammortamento e la massa gravata dal debito (DESCHENAUX/STEINAUER/BADDELEY, op. cit., pag. 558 n. 1384; HAUSHEER/REUSSER/GEISER in: Berner Kommentar, n. 63 ad art. 196 CC).
d) Il calcolo del diritto al compenso (art. 209 cpv. 3 CC) implica, per la sua natura proporzionale, non solo che si conosca l’ammontare del contributo di una massa all’altra, ma anche il valore del bene, tanto al momento dell’investimento quanto al momento della liquidazione del regime (Rep. 1999 pag. 155). Dimostrare tali dati incombe al coniuge che avanza pretese (loc. cit. con rimando), di modo che, pur conoscendo l’ammontare dell’investimento, in assenza di ogni elemento inerente al valore antecedente del bene e dandosi dati incompleti sul suo valore attuale, le pretese avanzate da un coniuge sulla base dell’art. 209 cpv. 3 CC vanno respinte (I CCA, sentenza del 16 marzo 1999 in re G. consid. 4c, confermata nella sentenza del Tribunale federale del 29 giugno 1999 pubblicata in: Rep. 1999 pag. 153). Contrariamente al caso trattato nella sentenza appena citata, nella fattispecie dall’incarto è possibile ricostruire i dati necessari alla valutazione del diritto al compenso. Dagli atti, infatti, risulta che, al momento in cui è stato donato al marito, l’immobile (già riattato) valeva, con il terreno, fr. 474 950.- . Non è dato di conoscere il suo valore, con il terreno, al momento della liquidazione del regime, giacché il perito – così interpellato – ha stimato solo gli edifici e le sistemazioni esterne. Dai dati a disposizione si evince nondimeno che il valore delle costruzioni, escluso il terreno e le sistemazioni esterne, è aumentato da fr. 359 550.- a fr. 447 550.-. Quanto al valore del terreno, è notorio che dal 1984 a oggi i terreni non si sono deprezzati (anzi, se mai è vero il contrario). Ci si potrebbe domandare perciò se il diritto al compenso non debba essere commisurato almeno al plusvalore delle costruzioni. L’appellante limitandosi a chiedere che la massa degli acquisti del marito vada aumentata di fr. 44 636.-, pari al valore dei soli ammortamenti, non è il caso di approfondire la questione. Per quanto riguarda invece il sussidio di fr. 2250.- percepito dall’attore fra il 1985 e il 1994 per il rinnovo dell’abitazione, esso è già compreso nell’importo complessivo dell’ammortamento del debito ipotecario, cui il sussidio era destinato.
4. Per quanto concerne la particella n. xx9, il Pretore, dopo averla qualificata come bene proprio del marito, ha ritenuto non provate le pretese della moglie, rilevando che, la costruzione essendo avvenuta a tappe, la mancanza di dati relativi a ogni singolo investimento e del valore dell’immobile al momento dei vari interventi non consente di calcolare alcun compenso. L’appellante si duole che nella massa degli acquisti del marito non figuri un compenso di fr. 6700.- per la somma da lui pagata per l’acquisto, nel 1982, di due superfici di terreno poi aggregate al fondo. Essa sostiene che a torto il Pretore ha ritenuto non dimostrata la pretesa, il contributo di quella massa alla costruzione risultando dalla perizia. Soggiunge che l’immobile è stato edificato dall’attore con l’aiuto di amici e la partecipazione di artigiani retribuiti e che la collaborazione dei conoscenti non era gratuita, giacché era stato pattuito uno scambio di prestazioni. Quanto al materiale, gran parte di quello impiegato nella costruzione (l’80%, secondo la stima del perito giudiziario) era riciclato e pertanto gratuito. Il valore attuale dell’edificio e delle opere di sistemazione esterne essendo di fr. 122 650.-, l’appellante chiede che il compenso in favore della massa degli acquisti sia fissato complessivamente in fr. 80 290.- (50% di fr. 122 650.- per il lavoro, 20% di fr. 61 325.- per il materiale e fr. 6700.- per i terreni acquistati nel 1982).
a) Dandosi più investimenti su un medesimo immobile, la partecipazione al plusvalore o al deprezzamento per ciascun investimento va calcolata di regola singolarmente (DTF 123 III 157 consid. 6a/cc con rinvio; HAUSHEER/GEISER/ KOBEL, op. cit., pag. 197 n. 12.124; HAUSHEER/REUSSER/GEISER in: Berner Kommentar, edizione 1992, n. 52 ad art. 209 CC; HAUSHEER in: Basler Kommentar, ZGB I, 2a edizione, n. 21 ad art. 206 e n. 23 ad art. 209). Se non che, nel caso specifico la casa di vacanza è stata oggetto di un’unica domanda di costruzione e di una sola licenza edilizia. Il fatto che essa sia stata eretta a tappe, durante il tempo libero del marito, non basta per considerarla un insieme di più investimenti. Contrariamente a quanto si evince dalla sentenza impugnata, il marito non ha inoltrato due domande di costruzione lo stesso giorno, l’una per la costruzione della casa di vacanza e l’altra per lavori vari. Dagli atti si desume l’esistenza di una sola domanda di costruzione, datata 22 dicembre 1970, e di un’unica licenza edilizia, del 1° aprile 1971.
b) Il terreno su cui sorge la casa è un bene proprio del marito, ricevuto in donazione dal padre (art. 198 CC). L’8 aprile 1982 il marito ha poi acquistato due scorpori di terreno: il primo di 209 m2 proveniente dalla particella n. x21, il secondo di 461 m2 staccato dalla particella n. x20, al prezzo complessivo di fr. 6700.-. Entrambe le aree sono state aggregate alla particella n. x19, divenuta in seguito, appunto, la n. xx9. Le parti riconoscono che tali superfici sono anche esse beni propri dell’appellato e che il relativo prezzo è stato pagato con il reddito del lavoro del marito, vale a dire con acquisti. Il perito ha stimato che il valore attuale delle aree è rimasto di fr. 10.- il m2, immutato rispetto al momento dell’acquisto, e che la costruzione della casa di vacanza non ha fatto aumentare il valore del terreno circostante, né l’acquisto dei due scorpori risulta avere rivalutato l’edificio. Da tale investimento, in sostanza, non è conseguito né un plusvalore né un deprezzamento. Ne discende che la massa degli acquisti ha, per principio, un credito pari al prezzo di acquisto di fr. 6700.- nei confronti di quella dei beni propri del marito.
c) Le parti convengono altresì che la casa costituisce un bene proprio del marito e neppure v’è più contestazione sul fatto che l’edificazione sia avvenuta ad opera dell’appellato, con l’aiuto di alcuni amici, usando molto materiale riciclato (circa l’80%). Il 20% del materiale impiegato è stato quindi acquistato. Risulta poi che alcuni lavori sono stati curati da un muratore, il quale ha eseguito la parte superiore dei muri perimetrali, i tavolati interni e gli intonaci, venendo per ciò retribuito con “il vitto … e qualche cento franchi” (deposizione X., verbali pag. 38). Per quanto riguarda le opere attuate personalmente dal marito, i lavori fatti da un coniuge per la massa dei beni propri sono anch’essi considerati acquisti, sicché la massa di questi ultimi acquisisce un credito pari al valore di tale lavoro nei confronti della massa che ne ha beneficiato (DTF 123 III 156 consid. 6a/aa con rimando; NÄF-HOFMANN, Schweizerisches Ehe- und Erbrecht, Zurigo 1998, pag. 391 n. 1396). Per quel che è invece dell’aiuto apportato dagli amici del marito, esso non può essere considerato gratuito poiché è stato rimunerato per mezzo di controprestazioni. Il valore di tale attività è pure confluito nei beni propri dell’appellato e fonda perciò un credito della massa degli acquisti. L’appellante ha sempre sostenuto invero che i lavori di costruzione sono stati finanziati con redditi di entrambi i coniugi. Il marito però ha contestato tale affermazione, asserendo che la moglie non vi ha contribuito in alcun modo. E siccome non vi è prova quanto al preteso contributo dell’interessata, il finanziamento va ritenuto eseguito con soli acquisti del marito. Di conseguenza è dato un credito della massa degli acquisti del marito verso la massa dei suoi beni propri. Non occorre invece esaminare la questione legata al materiale riciclato, l’appellante nulla chiedendo in proposito.
d) Il perito ha stimato il valore delle costruzioni in complessivi fr. 122 650.-, da attribuire in egual misura alle prestazioni lavorative e al materiale. Egli ha precisato inoltre che l’edificazione non ha fatto aumentare il valore del terreno circostante, né vi sono ragioni per ritenere che lo abbia deprezzato. Nel calcolo del diritto al compenso della massa degli acquisti del marito si può quindi fare astrazione del valore del terreno. Del resto, prima che fosse costruita la casa non risulta – né le parti pretendono – che sull’appezzamento sorgessero già fabbricati. Ne segue che per la costruzione della casa va riconosciuto alla massa degli acquisti del marito un credito di complessivi fr. 73 590.- a carico dei suoi beni propri (fr. 61 325.-, pari al 50% di fr. 122 650.- per il lavoro, e fr. 12 265.-, pari al 20% di fr. 61 325.- per il materiale acquistato).
5. Per quanto attiene ai beni mobili, l’appellante assevera che il Pretore ha omesso di attribuire alla sua massa dei beni propri l’avere di previdenza e gli averi bancari esistenti al momento del matrimonio. Chiede pertanto di dedurre complessivi fr. 24 050.30 dalla massa dei suoi acquisti.
[…]
a) Dagli atti emerge che il 13 febbraio 1976 l’appellante ha ricevuto dalla Fondazione di previdenza l’importo di fr. 9811.70. Egli non contesta che tale somma costituisse il capitale di cassa pensione maturato dal 1966 al 1975. Ora, secondo l’art. 197 cpv. 2 n. 2 CC le prestazioni di istituzioni di previdenza a favore del personale rientrano nella massa degli acquisti. Poco importa che nel 1976 l’affiliazione a un istituto di previdenza professionale non fosse obbligatoria: la disposizione fa stato anche per le prestazioni della previdenza facoltativa (DESCHENAUX/STEINAUER/BADDELEY, op. cit., pag. 435 n. 1074), compreso l’avere previdenziale accumulato prima del matrimonio (DESCHENAUX/STEINAUER/BADDELEY, op. cit., pag. 433 n. 1071). Trattandosi di prestazioni in capitale, l’art. 207 cpv. 2 CC prevede nondimeno un correttivo, nel senso che l’importo ricevuto da un coniuge da un’istituzione di previdenza o per impedimento al lavoro è ascritto ai beni propri solo fino a concorrenza del valore capitalizzato della rendita che sarebbe spettata al beneficiario allo scioglimento del regime dei beni. La norma si applica anche al versamento in contanti di prestazioni d’uscita (DTF 127 III 438 verso il basso con numerosi rimandi), le quali, non intervenendo casi di previdenza prima dello scioglimento del regime, vanno attribuite per intero alla massa dei beni propri (HAUSHEER/REUSSER/GEISER, op. cit., n. 33 in fine ad art. 207 CC). Nella fattispecie lo scioglimento del regime dei beni risale al 28 agosto 1996, data dell’istanza per il tentativo di conciliazione (art. 204 cpv. 2 CC), mentre l’interessata è stata riconosciuta invalida solo più tardi, dal 1° giugno 1998. Ne discende che tutto l’importo di fr. 9811.70 dev’essere ascritto alla massa dei beni propri.
[…]
9. Accertato per quanto possibile il tenore di vita che i coniugi avevano durante la comunione domestica, occorre ancora determinare quale sia il fabbisogno odierno della convenuta commisurato a tale livello. Per quanto attiene al fabbisogno minimo, il Pretore l’ha stimato in fr. 3285.50 mensili (minimo esistenziale del diritto esecutivo fr. 1100.-, spese d’alloggio fr. 1300.-, premio della cassa malati fr. 273.30, assicurazione RC auto fr. 67.35, imposta di circolazione fr. 25.-, spese benzina fr. 100.-, assicurazione RC privata fr. 6.85, contributi AVS per attività indipendente fr. 33.-, imposte stimate fr. 380.-), importo che di per sé le parti non contestano. L’appellante chiede tuttavia che il contributo in suo favore sia portato a fr. 2400.- mensili anche per potersi costituire un’adeguata previdenza. Per il Pretore un supplemento a tale titolo non si giustifica, giacché essa riceverà la metà dell’avere di previdenza professionale del marito.
a) Il Pretore ha riconosciuto all’appellante il diritto alla metà della prestazione d’uscita accumulata dal coniuge durante il matrimonio, demandando al Tribunale cantonale delle assicurazioni la decisione sull’ammontare della quota (sentenza impugnata, dispositivo n. 3). Invero il sistema dello splitting introdotto con la decima revisione dell’AVS, in vigore dal 1° gennaio 1997, e la divisione dell’avere di vecchiaia prevista dagli art. 122 segg. CC hanno notevolmente migliorato la situazione del coniuge creditore del contributo alimentare al momento del pensionamento. Ciò non toglie che esistano situazioni in cui, negli anni successivi al divorzio, l’ex coniuge non sia in grado di completare la propria previdenza in ragione di una limitata capacità lucrativa dovuta, ad esempio, alle cure da prestare alla prole, alle condizioni di salute o all’età (GLOOR/SPYCHER in: Basler Kommentar, ZGB I, 2a edizione, n. 4 ad art. 125 CC con rimandi). In simili circostanze quanto necessario a costituire un’adeguata previdenza per la vecchiaia rientra nel “debito mantenimento” dell’art. 125 cpv. 1 CC e va incluso nel fabbisogno minimo (FREIVOGEL, Zur Bedeutung der Begriffe angemessener Beitrag an den gebührenden Unterhalt unter Einschluss einer angemessen Altersvorsorge [Art. 125 Abs. 1 ZGB] in: FamPra.ch 2/2000 pag. 257 con rimandi alla nota 12).