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Anche Danimarca e Paesi Bassi non invieranno rappresentanti ufficiali alle Olimpiadi invernali di Pechino, ma ufficialmente per motivi diversi. "Il Governo danese ha deciso che non parteciperemo alle Olimpiadi invernali in Cina (...) Non è un segreto che in Danimarca siamo molto preoccupati per la situazione dei diritti umani in Cina", ha detto il ministro degli Esteri danese Jeppe Kofod.
Questa decisione è arrivata dopo una riunione europea che ha mostrato come "non sia purtroppo possibile raggiungere un accordo tra i 27 Paesi. Sono state fatte così scelte diverse sul modo di procedere", ha spiegato il capo della diplomazia danese. Tuttavia, gli atleti danesi parteciperanno alle gare. "Gli atleti danesi possono contare sul pieno sostegno del Governo. E noi li incoraggeremo, come facciamo sempre", ha continuato Kofod. "Ma lo faremo da casa, non dalle tribune di Pechino".
La Svezia aveva annunciato all'inizio di questa settimana che nessun funzionario avrebbe partecipato alle cerimonie olimpiche, ma a causa della pandemia. Questo approccio è stato ripreso dai Paesi Bassi venerdì, con la spiegazione che le restrizioni sanitarie causate dal coronavirus renderebbero "difficile" per i diplomatici olandesi avere discussioni sufficientemente approfondite con le loro controparti cinesi su questioni come i diritti umani.
La Svizzera, da parte sua, non boicotterà i Giochi olimpici. "Ogni consigliera o consigliere federale intavola, ad ogni incontro internazionale, il tema dei diritti umani. È ormai diventato uno standard. Le soluzioni si ottengono meglio discutendo e non interrompendo il dialogo. La Svizzera offre i suoi buoni uffici e a Ginevra ci sono già stati molti incontri. È così che diamo il nostro contributo", dichiara la "ministra" dello sport Viola Amherd.