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In futuro anche i dipendenti della SSR saranno chiamati a pagare il canone radiotelevisivo. Lo ha deciso la direzione dell'azienda, che finora si faceva carico delle tasse di ricezione di gran parte dei suoi collaboratori. Il Sindacato svizzero dei massmedia (SSM), chiede tuttavia una compensazione, poiché l'esenzione dal canone è parte integrante del contratto collettivo di lavoro.
La notizia, pubblicata oggi dalla "NZZ am Sonntag", è stata confermata dal portavoce della SSR Daniel Steiner. Attualmente i membri del consiglio di amministrazione della società, la direzione e i quadri, pagano personalmente la tassa, mentre gli altri dipendenti ne sono esentati. Secondo Steiner, si tratta di una situazione comparabile a quella in vigore in molti giornali, che al proprio personale concedono l'abbonamento gratuito alla testata.
La direzione della SSR ha deciso di cambiare poiché con la nuova legge sulla radiotelevisione (LRTV) quasi tutti i cittadini dovranno pagare il canone, anche chi non possiede un apparecchio televisivo o radiofonico. Secondo Steiner, la presa a carico di questa tassa da parte della SSR non sarebbe pertanto più "al passo con i tempi".
In base ai dati del 2013, la SSR conta circa 6000 dipendenti, 5000 dei quali a tempo pieno. La società paga la tassa di ricezione di questi ultimi, che ammonta a 462 franchi annui. La "NZZ am Sonntag" prevede che con questa mossa l'azienda potrebbe risparmiare circa 2,5 milioni di franchi all'anno.
La modifica non piace tuttavia al SSM, che non intende fare concessioni senza una contropartita. Il pagamento del canone da parte della SSR è iscritto nel contratto collettivo di lavoro, ha ricordato il presidente del sindacato, Ruedi Bruderer, precisando di essere stato informato della volontà della direzione solo in settembre.
Da parte sua, l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) ha già lanciato un referendum contro la revisione della legge poiché obbligherebbe gran parte delle imprese al pagamento del canone.