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Nel Nagorno-Karabakh le armi tacciono. Il piano di pace messo a punto dalla Russia viene rispettato e in questi giorni le autorità regionali armene cedono all’Azerbaidjan anche l’ultima delle sette zone perse durante il breve e violento conflitto scoppiato ad inizio autunno. Nella regione stanno arrivando anche aiuti raccolti in Ticino dalla comunità armena. A coordinarli c’è Avedis Naroyan, cittadino svizzero di origine armena.
"Nella prima fase abbiamo inviato medicamenti di prima importanza: antidolorifici e creme cicatrizzanti in quantità. Nel secondo volo abbiamo portato materiale per i bambini: carrozzine, aiuti materiali e ospedalieri. Per il terzo volo stiamo raccogliendo, attraverso due centri di raccolta, indumenti. Faremo un trasporto tramite prima tramite camion e poi via nave verso l'Armenia", spiega Naroyan.
Sul posto poi ci saranno altre associazioni locali che distribuiranno questi aiuti in diversi villaggi.
"Il questi giorni sto parlando con i miei interlocutori in Armenia e in Nagorno-Karabakh per capire se gran parte del materiale deve essere distribuito in Armenia o già direttamente in Nagorno-Karabakh, perché la maggior parte dei rifugiati oggi è ancora a Erevan, non sono ancora rientrati.Nonostante ogni giorno, qualche bus, con 50/100 persone per volta, passi dall'Armenia verso Stepanakert grazie al controllo dell'esercito russo".
Difficile dunque, per il momento, avere un'idea chiara su chi tra i profughi di origine armena potrà tornare a casa oppure dovrà insediarsi in un'altra regione, non più in Nagorno-Karabakh.
"A oggi sono rientrate, dalle notizie che abbiamo, 15'000 persone. Però dei 180'000 abitanti del Nagorno-Karabakh, la maggior parte sono ancora in Armenia e non sappiamo quanti potranno rientrare perché, praticamente, è rimasto sotto controllo armeno una piccola parte del Nagorno-Karabakh, un terzo. Gli altri due terzi sono stati concessi all'Azerbaigian, che non vuole assolutamente il rientro dei profughi armeni".
L'Armenia ha perso questa guerra, breve ma violenta e dolorosa.
"Dal mio punto di vista l'Armenia in questa guerra ha perso tanto: una generazione di giovani, che sono andati a morire per niente. La guerra si poteva evitare. Se in questo momento storico al posto di Pashinyan avessimo avuto un altro premier, uno stratega, capace di vedere un po' più lontano, sicuramente si sarebbe potuto trovare un accordo, tramite la Russia, per uno scambio di territori o altro. Con questa guerra abbiamo rischiato di scomparire definitivamente, per fortuna qualcuno ha fatto qualche mossa più intelligente, fermando la guerra. È vero che abbiamo perso. Questa è una lezione per l'Armenia: deve prepararsi, deve preparare una generazione nuova, capace, intelligente. Le guerre non si vincono con le armi ma con la diplomazia".