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Tutti o quasi gli appassionati di sport conoscono la discussa vicenda legata al quarterback di NFL Colin Kaepernick. Pochi sanno invece chi sia Mahmoud Abdul-Rauf, ma la sua storia vale certamente la pena di essere raccontata.
Mahmoud Abdul-Rauf nacque il 9 marzo 1969 a Gulfport, nel Mississippi (uno dei “Southern States” degli Stati Uniti d’America) con il nome Chris Jackson. Cresciuto in una famiglia povera con due fratelli e un solo genitore, una madre con problemi di alcolismo, il piccolò Chris faticò non poco non solo a scuola ma anche nella vita, in parte perché afflitto da una moderata forma della sindrome di Tourette (che gli fu diagnosticata solo a 17 anni). L’unica soddifazione la trovava giocando a pallacanestro, esercitandosi a dribblare e a tirare metodicamente dalla mattina alla sera.
La fatica e la costanza finirono col pagare e gli permisero di uscire dall’anonimato e dalla povertà. Al liceo divenne il trascinatore della propria squadra, fu nominato per due volte “Mr. Basketball Mississippi” (in pratica, miglior giocatore dello Stato) e fu pure convocato per il McDonald’s All-American, l’All-Star Game dei licei. Al college alzò ulteriormente il livello, diventando una macchina da punti per LSU (la Louisiana State University) e formando per breve tempo anche una micidiale coppia con Shaquille O’Neal: solo nel suo terzo match univeristario Jackson fece registrare 48 punti e poco più tardi ne fece addirittura 55 con ben 10 triple!
Dopo due anni decise di intraprendere il grande salto: la NBA. Selezionato con la 3a scelta assoluta dai Denver Nuggets nel draft del 1990, il piccolo Chris non esplose immediatamente ma in poco tempo riuscì comunque a conquistarsi il posto da titolare e a diventare uno dei leader di una squadra che stava diventando tra le più temibili ad Ovest. Se un reporter di oggi l’avesse visto giocare avrebbe certamente sgranato gli occhi convinto di avere le traveggole: stava osservando Stephen Curry, 20 anni prima. Già, ma non solo per una certa somiglianza fisica ma proprio perché le caratteristiche di Jackson erano quelle che appartengono oggi a uno dei giocatori più forti della lega, ovvero il dribbling ubriacante, un tiro da tre fulminante da ogni zona del perimetro e un tiro libero praticamente perfetto. Oltre a questo Chris aveva però anche… la schiacciata. Sì, perché sebbene si trattasse di un playmaker di appena 185 cm, nella sua carriera partecipò pure ad una Gara delle Schiacciate!
Tutto bene, quindi. In realtà non proprio, poiché Jackson, che nel frattempo a causa della sua fede musulmana aveva cambiato nome in Mahmoud Abdul-Rauf (seguendo quanto fatto da illustri predecessori come Lew Alcindor/Kareem Abdul-Jabbar), a partire dalla stagione ’95-’96 fece presente ai dirigenti dei Nuggets che non avrebbe presenziato all’inno nazionale prima dei match perché a suo dire la bandiera americana era un simbolo di oppressione e di un passato macchiato di sangue. La vicenda passò sotto silenzio per la maggior parte del tempo, con Abdul-Rauf che di solito raggiungeva i compagni per il riscaldamento. Ma durante una partita in marzo Mahmoud era sul campo e quando partì l’inno decise di restare seduto invece di alzarsi come tutti. La news fu riportata da un giornale e ben presto divenne un caso nazionale. Le lettere di odio nei suoi confronti si sprecavano e a nulla servivano le spiegazioni.
Mahmoud Abdul-Rauf era diventato, di fatto, una persona non gradita dalla NBA e poco più di un anno e mezzo dopo, sentendosi non voluto, andò a giocare oltreoceano, finendo per girare mezzo mondo. Terminò la propria carriera professionistica a 41 anni in Giappone, anche se attualmente è ancora di fatto un giocatore, essendo parte di una squadra di BIG3 (lega di 3 contro 3 organizzata da Ice Cube). Il voler eliminare lo scomodo Abdul-Rauf dalla storia della NBA fu così grande che quello che era di fatto un suo record venne modificato in modo da cancellarlo per sempre. Mahmoud infatti deteneva (e detiene tutt’ora) il record assoluto di percentuale ai tiri liberi (90,5%) ma la lega stabilì che per essere considerato tale bisognava avere un minimo di 1’200 tiri liberi tentati in carriera e Abdul-Rauf ne aveva… 1’161. Ecco perché il suo nome non compare negli almanacchi ed è invece stato “sostituito” da Steve Nash (90,4%). A parziale giustizia di ciò va detto che verosimilmente a superare questo primato nel prossimo futuro sarà proprio il suo erede “spirituale” Stephen Curry (90,6%). Questa è la storia di Mahmoud Abdul-Rauf, reietto della NBA per non essersi conformato alla massa.