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La fondazione Bill & Melinda Gates e la società d'investimento Cascade, azionisti di Sika, hanno annunciato l'intenzione di ricorrere presso la Finma contro la decisione della COPA, che considera valida la ormai famosa clausola di opting-out.
Questa norma statutaria permette a Saint-Gobain - gigante con sede nell'omonima località della Piccardia che produce materiali per l'edilizia - di rilevare una quota determinante dell'azienda elvetica, senza lanciare un'offerta pubblica d'acquisto.
In un breve comunicato odierno la fondazione Bill Gates e la Cascade - impresa americana pure controllata dal fondatore di Microsoft - fanno sapere di non condividere le conclusioni cui è giunta la Commissione delle offerte pubbliche di acquisto (COPA). Il caso finirà quindi davanti all'Autorità di vigilanza dei mercati finanziari (Finma).
Cascade, che gestisce anche la partecipazione della fondazione Gates, aveva a fine marzo il 5,23% dei diritti di voto, stando alle informazioni della Borsa svizzera. Il controllo del gruppo - un'entità forte di 17'000 dipendenti attiva nel comparto delle specialità chimiche - è però nelle mani della Schenker-Winkler Holding (SWH) della famiglia fondatrice Burkard, che con una quota del 16,4% del capitale può disporre del 52,6% dei diritti di voto. In dicembre SWH aveva annunciato la cessione della sua quota a Saint-Gobain per 2,75 miliardi di franchi, un prezzo di vendita assai superiore al valore di mercato delle corrispondenti azioni.
Vari azionisti e i manager aziendali erano quindi saliti sulle barricate, cercando di contrastare l'operazione. Uno degli obiettivi degli oppositori è limitare al 5% il diritto di voto della SWH nella prossima assemblea generale, in programma il 14 aprile.
SDA-ATS