Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/156968

<h2>SubmittedText<h2><p>Di recente ha destato scalpore una sentenza del tribunale distrettuale di Lenzburg riguardante "porno-vendette su Internet" e la falsificazione del profilo Facebook dei medesimi interessati. È ora di esaminare a fondo le possibilità di applicare allo spazio digitale le leggi esistenti, ad esempio quelle relative ai reati contro l'onore.</p><p>Il Consiglio federale è pertanto incaricato di redigere un rapporto in cui esamina singolarmente i temi e le domande elencati sotto, tra l'altro per gli ambiti seguenti: protezione della gioventù, diritti della personalità, norme anti-discriminazione, anti-razzismo, protezione e proprietà dei dati, divieti di incitazione alla violenza e all'odio nonché di diffusione di pornografia dura. </p><p>1. Quali sono le diverse fattispecie basate su Internet note alle autorità? Quanto spesso si verificano? La loro frequenza è cambiata dal 2000? Quanto importante è la parte sommersa?</p><p>2. Quali disposizioni legali esistenti, sia penali che civili, possono essere applicate in ogni caso concreto?</p><p>3. Quali sono i metodi di indagine attualmente utilizzati su Internet? Quali ostacoli esistono e come possono essere eliminati al fine di permettere un'indagine adeguata?</p><p>4. In che modo il maggiore "effetto" (ossia la portata) della fattispecie è considerato, fondandosi sulle basi legali vigenti, per determinare l'entità della pena? Questa valutazione/punizione di casi Internet va comparata con "delitti" tradizionali.</p><p>5. Occorre illustrare criticamente, per ogni singolo ambito menzionato, le possibilità e i limiti di una revisione indotta da Internet, con tanto di raffronto internazionale.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è consapevole della crescente importanza dello spazio digitale e della problematica correlata. Il 9 ottobre 2013 ha pertanto adottato all'attenzione del Parlamento il rapporto "Base legale per i media sociali" - in adempimento del postulato Amherd 11.3912, "Diamo un quadro legale ai social media". Il rapporto conteneva già un'ampia analisi del diritto svizzero nell'ambito dei media sociali, in particolare del quadro normativo in materia di bullismo o mobbing elettronici, ossia la diffusione di testi, immagini o film utilizzando mezzi di comunicazione moderni al fine di diffamare, ridicolizzare o molestare persone (cfr. in proposito anche il rapporto del Consiglio federale del 26 maggio 2010 sulla protezione dal ciberbullismo). Secondo il rapporto, attualmente non occorre istituire una legge speciale per i media sociali e non si riscontrano importanti lacune normative. Le normative spesso generiche previste in determinate leggi (p. es. legge sulla protezione dei dati, Codice penale, Codice civile, legge federale contro la concorrenza sleale) consentono, se applicate in maniera appropriata, di rispondere adeguatamente alla maggior parte dei problemi che le piattaforme sociali creano o potrebbero creare ai singoli e alla collettività.</p><p>Il Consiglio federale non ha tuttavia escluso la possibilità di adeguare determinate leggi in ambiti particolari. Ha pertanto valutato e valuta tuttora l'opportunità di legiferare in materia di media sociali nell'ambito della revisione della legge federale sulla protezione dei dati, del programma Giovani e media e della revisione della legge sulle telecomunicazioni. Il DFGP è stato inoltre incaricato di esaminare la responsabilità legale dei gestori di piattaforme e dei provider e, all'occorrenza, di elaborare un avamprogetto di legge. Entro la fine del 2016 i lavori saranno conclusi e il Consiglio federale saprà in che direzione intende procedere. Potrà allora fare di nuovo il punto della situazione in materia di media sociali.</p><p>Il chiarimento esaustivo chiesto dall'autrice del postulato è pertanto già stato avviato. Il Consiglio federale non ritiene pertanto necessario un rapporto supplementare.</p><p>Il Consiglio federale è consapevole che le nuove tecnologie ostacolano il perseguimento penale in Internet. Nel disegno di revisione della legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni propone pertanto di istituire una base legale per l'impiego di speciali programmi informatici (software governativi, abbreviati in GovWare) che permettono di sorvegliare anche le comunicazioni criptate (p. es. e-mail o telefonia Internet). Inoltre, il Consiglio federale persegue tale strategia anche sul piano internazionale. Il 1° gennaio 2012 è entrata in vigore per la Svizzera la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla cibercriminalità.</p><p>Il Consiglio federale continuerà ad accordare alle questioni sollevate nel postulato l'attenzione che meritano, proponendo, se opportuno, modifiche legislative o nuove disposizioni.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.