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Detroit, marzo 1915
La notizia di una ragazza nata cieca che ha acquistato la vista solo da adulta, in seguito a un'operazione «sfortunatamente riuscita», mi ha fatto una profonda impressione; da alcuni giorni non mi posso liberare dal pensiero della disperazione della ragazza quando, secondo le sue parole, gli occhi le hanno fatto scorgere tante brutte cose.
Ho tentato di immedesimarmi nella situazione dell'uomo che, nato cieco, si è maturato in base a pensieri e immaginazioni e improvvisamente, acquistando la vista, è costretto a riconoscere che tutto è diverso da come finora l'aveva visto nel suo intimo; deve dar l'addio a un sistema di concetti penosamente edificato e provare una delusione che dovrà portarsi dietro fino alla fine dei suoi giorni! Il volto di sua madre! Una massa maculata che, in quanto forma, non esprime ancora nulla per lui, con escrescenze e aperture che si muovono e il cui movimento non può avere nessun senso per l'uomo che non è abituato a vedere! Che significa la smorfia del sorriso, quello scrutare misterioso e inquieto degli occhi? Gli occhi lo devono spaventare.
Le braccia pendono ai due lati, si suddividono al termine in falangi più piccole, che sono continuamente in moto, si piegano, afferrano e gli si avvicinano minacciose. Come gli sembra pietoso il «camminare»; quanto umiliante lo sforzo di spostarsi da un posto all'altro avanzando i piedi.
Il veggente ode la voce familiare e le buone parole che pronuncia, ma scorge con raccapriccio che nel far questo la bocca si muove, la massa informe si sposta e i terribili occhi danzano nelle piccole cavità. Più tardi si accorge come l'orifizio che formava le parole sia acconciato per assorbite il cibo, per la qual cosa si mette in movimento in modo diverso, meccanico e privo di espressione; e si accorge come il boccone viene inghiottito e sparisce dalla bocca e un altro boccone viene introdotto.
Vede in tutti gli uomini le escrescenze e gli orifizi e gli occhi maligni e la massa maculata.
Soprattutto dapprima non vedrà in prospettiva e troverà sorprendente come una forma sia attaccata all'altra; né saprà completare con l'immaginazione ciò che di una forma è coperto dall'altra. Che significato hanno per lui quelle superfici quadrangolari che pendono alle pareti, coperte di colori e di linee? Per il momento non è capace di comprendere che la luce più chiara indica un luogo elevato e quella più scura un luogo più basso. Non ci si rende conto su quante convenzioni e su quanta buona volontà ci basiamo nel contemplare un quadro, frutto di una lunga e continua educazione.
Quando colui che ha acquistato la vista arriverà, più tardi, a leggere un volto umano in un quadro, forse si sentirà sollevato dal fatto che il volto sta fermo e gli occhi non hanno forza. Ma il risultato gli sembrerà perciò piatto e inutile.
Da cieco ascoltava estasiato il canto. Ma che repulsione deve provare nel veder cantare una persona! Si pensi come per il cieco la sonorità dell'orchestra è un tutto inafferrabile che vibrando lo accarezza e lo domina. E ci si renda conto del suo orrore nel guardare un'orchestra nella sua attività visibile.
Il fiore sarà quello che darà maggior soddisfazione alla sua vista, sebbene a lui, che era abituato a distinguerlo solo dal profumo, come forma apparirà pur sempre rozzo.
Visto da una finestra, il paesaggio gli deve apparire come un quadrilatero, suddiviso in linee oblique che non gli dicono nulla, e di colori scialbi.
La luce in sé dovrebbe offrirgli il godimento più puro e renderlo felice. Tuttavia la ragazza di cui stiamo parlando affermava di aver provato maggior piacere dalla luce quando non ci vedeva, che attraverso gli occhi!
In realtà dobbiamo presumere che chi è nato cieco possiede un mondo molto più perfetto, un mondo molto più sconfinato del nostro. Il suo concetto della bellezza delle forme non può venir turbato dalla visione e la sua idea di bruttezza si esaurisce in un suono discordante, una parola scortese e un cattivo pensiero. Egli prende nota soltanto di ciò che ha rapporto con lui; le tante cose brutte che noi scorgiamo senza che ci riguardino direttamente gli sono risparmiate; e a seconda del suo talento e della sua inclinazione egli è in grado di raffigurarsi la bellezza a suo piacimento.
Se noi impariamo a distinguere della bellezza anche nel brutto, ciò dipende dal fatto che abbiamo in noi la nostalgia della bellezza, che desideriamo vedere solo il bello e che, senza il bello, cadremmo in preda alla disperazione; la prova ne è che quanto più forte diventa nell'uomo la brama di assorbire bellezza, tanto più egli diventa abile nello scoprirla e spenderla per tale. Vogliamo a tutti i costi vedere del bello nelle persone (e persino negli oggetti) che abbiamo imparato ad amare attraverso rapporti lunghi ed intimi, mentre è l'amore stesso che crea questa bellezza. E poiché il cieco è accessibile all'amore come tutti gli altri uomini, egli potrà parare l'oggetto del suo amore di una bellezza ancor più perfetta di colui che vede e al quale gli occhi ricordano continuamente l'imperfezione.
Detroit, U.S.A., 2 marzo 1915