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Condannato all'ergastolo per il sequestro e l'omicidio della figlia 13enne dell'industriale italo-svizzero Sutter, è morto per un malore mentre nuotava
È morto, per un malore mentre nuotava, Lorenzo Bozano, il 'biondino della spider rossa' che fu condannato all'ergastolo per il sequestro e l'omicidio della 13enne Milena Sutter, figlia di un industriale. Il rapimento avvenne il 6 maggio del 1971, a Genova, all'uscita della Scuola Svizzera, in centro città. Bozano, 76 anni, è morto ieri pomeriggio al largo della spiaggia di Bagnaia, all'Isola d'Elba, dove scontava la pena: aveva ottenuto la semilibertà nel 2019. Il caso di Milena Sutter scosse l'Italia.
Bozano finì subito nel mirino degli investigatori per alcune testimonianze oculari. Lui disse di essere stato davanti alla scuola ma negò il rapimento. Venne arrestato quando gli investigatori trovarono il corpo a Priaruggia. Assolto in primo grado, il verdetto fu ribaltato in appello dove venne condannato all'ergastolo, pena confermata dalla cassazione nel 1976. Il difensore di allora, Silvio Romanelli, ha sempre ribadito che c'erano numerose prove contrarie, ma anche a favore: insomma un processo indiziario.
Un quotidiano dell'epoca (CC)
In carcere il suo comportamento era stato irreprensibile, ma nel 1997, durante il lavoro diurno molesta un'altra ragazzina, molto simile a Milena Sutter, una vicenda da cui esce comunque indenne. Recentemente, in un colloquio con Il Secolo XIX, aveva detto: "Oggi sono libero, con le regole imposte da questa situazione particolare, ma non voglio fare dichiarazioni anche per rispetto del dolore della famiglia Sutter. Se si chiede umanità per se stessi, bisogna offrirla anche agli altri". Erano i primi del maggio scorso, a 50 anni dal rapimento di Milena Sutter. "E' stata la presenza che ha marchiato la nostra vita, non posso essere indifferente", dice Aldo Sutter, 61 anni, il fratello di Milena, appresa la notizia della morte di Bozano.
"La mia famiglia ha deciso di pensare solo alle cose belle di Milena per provare a dimenticare tutte le negatività che hanno circondato la nostra vicenda - ha detto al Secolo XIX - per questo posso dire che questo signore non era nei nostri pensieri. Diciamo che la storia ora si conclude e almeno avremo la serenità che non possono esserci le solite promesse di una revisione del processo con la presentazione di fantomatiche prove. Sono contento di non averlo mai incontrato in questi 50 anni. Bozano può meritare il perdono? "Credo che queste cose uno le debba tenere dentro di sè, le riflessioni saranno private e credo di poter dire che anche mia madre e mio fratello sarebbero della stessa opinione, avranno i loro pensieri, ma non esprimeranno giudizi. Se lo decidessi lo farei nel mio cuore. Resta una persona che ha fatto molto male alla mia famiglia anche dopo la tragedia: gli esempi più sgradevoli sono quando si fece intervistare sotto casa nostra e le tante menzogne dette per cercare di riaprire il processo".