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BERNA - La Federazione delle organizzazioni islamiche svizzere (FOIS) sta elaborando due Carte per meglio controllare i suoi membri. Lo ha indicato il presidente della federazione Montassar BenMrad in un'intervista pubblicata oggi dal 24Heures e dalla Tribune de Genève, precisando che una riguarda gli imam e l'altra i presidenti delle associazioni musulmane.
«La prima sarebbe una combinazione tra etica e responsabilità cittadina. La seconda ricorderebbe in particolare ai presidenti le loro responsabilità nella nomina degli imam e nella gestione dei loro centri», ha puntualizzato BenMrad.
Quest'ultimo afferma che ogni volta che è sorto un problema, la FOIS è intervenuta, in particolare a Ginevra, Bienne, Winterthur e Losanna. In quest'ultimo caso, «dopo una preghiera recitata in strada, abbiamo preso immediatamente misure forti e drastiche», ha detto il responsabile.
BenMrad ha sottolineato che sei mesi più tardi la direzione della moschea losannese ha «instaurato regole, rafforzato il suo comitato, rinviato persone e stabilito relazioni con gli abitanti del quartiere». «Lavoriamo in modo preventivo con autorità cantonali e federali», ha precisato.
Riguardo alla formazione degli imam BenMrad si dice favorevole a insegnamenti complementari in Svizzera «come avviene attualmente». Creare una formazione teologica in Svizzera sarebbe troppo caro per le associazioni «che hanno pochi mezzi», ha detto.
Quanto ai corsi per imam all'Università di Ginevra, BenMrad ha indicato di non conoscere sufficientemente la formazione. «Ma ho l'impressione che sia stata lanciata senza consultare l'insieme della comunità ginevrina», ciò che non è il caso per il Centro svizzero Islam e Società dell'Università di Friburgo «che comincia a dare i suoi frutti».
A proposito del finanziamento delle moschee in Svizzera, il presidente della FOIS ha affermato che sono «pronte ad aprire i loro conti». Ha ricordato che la quasi totalità «sono finanziate localmente».