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La commissaria europea Danuta Huebner è soddisfatta dell'intesa sul contributo elvetico alla coesione regionale. Ora però chiede di agire rapidamente.
La commissione vuole poter controllare che i progetti finanziati da Berna rispettino le priorità dell'Ue. Ma in Svizzera c'è ancora la minaccia del referendum. Nostra intervista.
Danuta Huebner, commissaria europea alle politiche regionali, conosce bene la Svizzera: dal 1998 al 2001 ha ricoperto incarichi ONU a Ginevra, e negli anni 90 - quando era ministra agli affari europei del governo polacco – si è occupata di gestire gli aiuti alla transizione che giungevano anche da Berna. In quegli anni l'assistenza elvetica, ama sottolineare, era spesso un modello di efficienza.
Per la Huebner, "il meccanismo del contributo elvetico è molto specifico, basandosi su accordi bilaterali direttamente con gli stati beneficiari. Non di meno io credo vi sia un ruolo per la Commissione. Vorremmo avere la possibilità di verificare ogni tanto se le priorità vengono rispettate, pur lasciando alla Svizzera e ai paesi beneficiari la responsabilità del controllo quotidiano. Non intendiamo imporre niente, né a Berna né agli stati beneficiari. Dopotutto, le priorità della Svizzera sono le stesse della nostra politica di coesione".
swissinfo: Molte persone temono che gli aiuti regionali ai nuovi membri indurranno ancora di più la delocalizzazione delle imprese da ovest ad est...
Danuta Huebner: Ma può essere il contrario! I fondi europei, in generale, contribuiscono a creare posti di lavoro e crescita. Sono investimenti, anche quelli svizzeri, non è carità. L'investimento non aiuta solo il luogo che lo riceve ma si converte in reddito, in nuova domanda. Disponiamo di statistiche secondo cui i 15 vecchi paesi membri hanno tratto dallo sviluppo del commercio con i nuovi molto più dei nuovi paesi, in termini di impieghi. Inoltre, nei regolamenti della politica regionale ci sono meccanismi di protezione.
swissinfo: La Svizzera contribuirà per un miliardo di franchi nei prossimi cinque anni. Considera la cifra soddisfacente?
D. H.: Beh, bisognerebbe ricordare che la Norvegia ha offerto quasi il doppio: circa 230 milioni di euro l'anno (360 milioni di franchi), ma comunque il contributo elvetico è apprezzato: non sono solo i soldi che contano, c'è anche il gesto, i valori di solidarietà che sottintende.
In Svizzera l'iter parlamentare non è ancora concluso: la preoccupa che i soldi possano tardare?
D. H.: Sarebbe una brutta cosa. Certo, si può sempre spiegarlo alla gente dando la colpa alle burocrazie, ma credo che abbiamo già speso abbastanza tempo per creare questo fondo, sarebbe importante poter cominciare già quest'anno.
swissinfo: E se si andasse al referendum?
D. H.: C'è sempre il rischio, naturalmente. Quanto è stato deciso l'anno scorso in Svizzera con l'estensione della libera circolazione è stato molto apprezzato. Mi ricordo le discussioni che ho avuto in Polonia: ci ha fatto piacere che la questione sia stata risolta. Speriamo che la gente lo capisca: i cittadini dell'Unione sperano ancora in segnali positivi dalla Svizzera.
Nel 2007, quando Bulgaria e Romania entreranno nell'Unione europea, bisognerà tornare a negoziare?
D. H.: La decisione formale [di adesione] non è stata ancora presa, ma è vero che probabilmente avremo presto due nuovi Stati che potranno beneficiare dei fondi di coesione. Quale sarà la reazione di Norvegia, Liechtenstein, Svizzera, Islanda oggi non lo so. Tuttavia, dal punto di vista del mercato interno, ci saranno 30 milioni di persone in più, dunque maggiori opportunità di business, anche per la Svizzera. L'area di pace e stabilità rappresentata dall'Europa si estenderà in una regione molto difficile. Credo che i benefici giustificheranno l'avvio di negoziati, ma al momento ciò non è previsto.
swissinfo: In dicembre i governi dei 25 hanno deciso di dare alla Commissione meno soldi di quanto richiesto per i prossimi sette anni. In materia di politica regionale a che cosa dovrete rinunciare?
D. H.: Credo che altre politiche abbiano ancora più problemi di noi, ma effettivamente ci sono stati anche nel mio comparto tagli enormi, specialmente per i vecchi stati membri che perderanno circa il 30% di quanto ricevevano fino ad ora.
Sono stati fortemente tagliati i fondi per incentivare la cooperazione tra regioni - anche alle frontiere esterne - quindi avremo meno cooperazione. E avremo meno soldi per le regioni più ricche che devono affrontare spese ingenti per investire in ricerca e sviluppo, innovazione, competitività.
Anche nelle infrastrutture investiremo meno di quanto avremmo voluto. Avendo abitato a Ginevra so quanto sia eccellente la rete dei trasporti in Svizzera. In Europa ancora oggi ci sono regioni in cui gli investitori non vanno perché non ci sono strade per raggiungerle.
swissinfo, Tomas Miglierina, Bruxelles
In breve
La Svizzera verserà un miliardo di franchi in cinque anni ai dieci nuovi membri dell'Unione Europea per appianare le disparità e ridurre il loro ritardo.
Dapprima, però, il Parlamento deve approvare la nuova legge federale sulla cooperazione con i paesi dell'Europa dell'Est. Questo passo è previsto durante la sessione parlamentare in corso.
Resta il pericolo di un referendum, che gli ambienti della destra nazionalista potrebbero in seguito lanciare contro il fondo di coesione.
Il miliardo di franchi sarà verosimilmente attinto dai budget dei Dipartimenti dell'economia e degli affari esteri. Il governo ha però promesso che questa somma non andrà a scapito dell'aiuto alla cooperazione e allo sviluppo.
Fatti e cifre
Dei dieci nuovi paesi membri dell'Ue, la Polonia sarà il maggiore beneficiario del fondo di coesione, con 489 milioni.
L'Ungheria riceverà 131 milioni, la Cechia 110, la Lituania 71, la Slovacchia 67, la Lettonia 60, l'Estonia 40, la Slovenia 22, Cipro 6 e Malta 3.
Due milioni saranno a disposizione per progetti prioritari.