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BERNA - La Svizzera deve continuare a combattere la pandemia di coronavirus con misure meno invasive possibili nella vita della società. L'economia chiede di aumentare sensibilmente il tasso di vaccinazione, invitando i datori di lavoro a rendere possibile, se necessario, l'immunizzazione anche durante l'orario di lavoro.
«Non possiamo e non vogliamo permetterci» un terzo lockdown o misure di distanziamento ancora più severe, hanno indicato oggi in un comunicato congiunto economiesuisse, l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) e l'Unione svizzera delle arti e mestieri (usam). Per non rovinare i successi ottenuti finora, la Svizzera deve aumentare ulteriormente il tasso di vaccinazione.
Nel loro appello, le tre organizzazioni esortano la popolazione, e in particolare i datori di lavoro, a rendere possibile la vaccinazione anche durante le ore di lavoro, se necessario.
In quanto aspetto integrante della logica della protezione mirata, la vaccinazione è un elemento importante della strategia nazionale, sottolineano. Tuttavia, avrà successo solo se una parte sufficientemente grande della popolazione, circa l'80%, sarà vaccinata. Oggi, questo tasso è solo leggermente superiore al 50%.
La vaccinazione non presenta vantaggi solo per gli individui immunizzati, ma anche per la società, sottolineano i rappresentanti dell'economia. Maggiore è la percentuale di popolazione vaccinata, minore è il rischio di nuove mutazioni. E anche in caso di infezione, la malattia dura meno a lungo.
Un tasso di vaccinazione più alto significa anche meno misure drastiche imposte e il proseguimento della normalizzazione in corso, aggiungono.