Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01163.jsonl.gz/1248

La Svizzera non potrà più rimandare in Italia, nell'ambito della procedura di Dublino, gruppi di migranti vulnerabili, come famiglie e persone con gravi problemi di salute, a meno che non vi siano adeguate garanzie di una presa a carico da parte delle autorità italiane.
Lo ha stabilito, in una sentenza pubblicata venerdì, il Tribunale amministrativo federale basandosi sul decreto Salvini del novembre 2018, che ha modificato notevolmente il sistema di accoglienza dei migranti, che sono ora assistiti in grandi centri governativi o in strutture d'emergenza temporanee. Secondo i giudici non avrebbero più diritto ad essere trasferiti in un piccolo centro nell'ambito della seconda fase dove famiglie e persone con gravi problemi di salute ricevono un'assistenza adeguata.
Trasferimenti di richiedenti asilo in Italia sono tuttavia ancora possibili, secondo il tribunale poiché, nonostante il decreto che porta il nome dell'ex ministro dell'interno, il sistema di accoglienza italiano non presenta criticità sistematiche. La presa a carico di base durante la procedura di asilo è infatti garantita.
La sentenza ricorda una vicenda risalente al 2014 quando la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo (CEDU), esaminando il caso di una famiglia di afghani di 8 persone, stabilì che l'Italia non offriva sufficienti garanzie ai richiedenti l'asilo e che la Svizzera non poteva rinviarli nella Penisola, a meno di non aver ottenuto dalle autorità italiane indicazioni su come si sarebbero presi cura della madre, del padre e dei sei figli che all'epoca vivevano a Losanna.
A seguito della sentenza, cinque anni fa, Berna raggiunse un'intesa con Roma sulla questione. L'accordo impegnava le autorità italiane a fornire garanzie individuali per ciascun caso di rinvio, in relazione al mantenimento dell'unità familiare e all'adeguato accoglimento dei bambini. L'intesa venne rivelata dalla televisione svizzero tedesca SRF e poi confermata dall'UFM, nel frattempo diventato Segreteria di Stato della migrazione. Allora Mario Gattiker aveva giudicato l'accordo semplice e pragmatico. A suo avviso l'Italia disponeva sicuramente di strutture d'accoglienza adatte.