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Alla testa dell'Unione europea delle associazioni di calcio (UEFA) da fine gennaio, l'ex geniale regista della Francia si è ormai installato a Nyon.
Michel Platini vuole in particolare assicurare la perennità del calcio. Davanti alla stampa svizzera ed austriaca, ha evocato le piaghe che affliggono il suo sport, gli Europei del 2008, un ravvicinamento con la FIFA e l'arbitraggio.
Nipote di un muratore italiano e figlio di un calciatore, Michel Platini è tra coloro che hanno marcato in maniera indelebile il mondo del pallone. Nessuno infatti ha dimenticato le sue geniali giocate quando rivestiva le maglie del Nancy, del Saint-Etienne, della Juventus o della nazionale francese.
Capitano della selezione transalpina vittoriosa agli Europei del 1984 e vincitore della Coppa dei campioni con la Juve nel 1985, Platini ha appeso le scarpette al chiodo da più di vent'anni.
Copresidente del Comitato d'organizzazione della Coppa del mondo del 1998 e consigliere del presidente della FIFA, Joseph Blatter, Michel Platini non ha mai abbandonato un mondo che conosce bene.
Oggi inizia il suo nuovo mandato di quattro anni alla testa dell'UEFA, con l'ambizione di riunire le famiglie del calcio e ridare dei valori al suo sport. Intervista con il nuovo boss di Nyon, dove ha sede l'organizzazione.
swissinfo: Michel Platini, come sta andando l'inizio di questo suo nuovo incarico? Si è acclimatato bene in Svizzera?
Michel Platini: Tutto funziona per il meglio. Mi sto installando e sto iniziando a far conoscenza con i collaboratori dell'UEFA. Getto le prime basi per lavorare e, credetemi, di cose da fare ce ne sono. Da quando una quindicina d'anni fa nel calcio sono cominciate ad affluire grosse somme di denaro grazie ai diritti televisivi, questo sport è partito in tutte le direzioni.
swissinfo: Quali sono i suoi principali cavalli di battaglia?
M.P.: I giovani uomini d'affari hanno preso il posto dei notabili alla testa di questo sport. Da ex atleta e da amante del pallone, non voglio che delle persone prendano il calcio in ostaggio e lo "vendino" come se vendessero dei vasetti di yogurt. Non voglio che il business corrompa il calcio e che questo si autodistrugga.
La mia ambizione è di ridare dei valori a questo sport, dei mezzi per regolarsi. Sono forse un po' romantico, ma voglio ancora credere che è possibile dare una sicurezza e organizzare il calcio dei nostri bambini e dei nostri nipoti.
swissinfo: Lei si vede anche come un unificatore?
M.P.: Sì, poiché è necessario riunire di nuovo le famiglie del calcio per trovare assieme delle soluzioni ai problemi ai quali siamo confrontati. Non bisogna che le lotte intestine finiscano davanti ai tribunali.
In questo ordine di idee, lavorerò per cercare un ravvicinamento con tutte le federazioni nazionali, nonché con la FIFA e il suo presidente Joseph Blatter. Ero il suo consigliere personale e condivido quindi la maggior parte dei suoi punti di vista.
Ciò non significa però che non abbiamo bisogno dell'aiuto della giustizia, della polizia e del mondo politico per sradicare le piaghe che incancreniscono il calcio. Penso alla violenza, al razzismo, al doping o a transazioni dubbiose legate alle scommesse e a certi trasferimenti.
I drammi che sono avvenuti in diversi stadi – come ad esempio quello che ho vissuto di persona all'Heysel nel 1985 – non sono più di attualità. Gli stadi sono stati modernizzati e adattati. Oggi i problemi sono altrove.
swissinfo: Uno dei prossimi avvenimenti importanti per l'UEFA è il Campionato europeo 2008 organizzato in Svizzera e in Austria. Per il momento, questo appuntamento non suscita una particolare euforia. Ciò la inquieta?
M.P.: No, assolutamente no! Nel 1998 in Francia, l'euforia della Coppa del mondo è cominciata appena dieci giorni prima del fischio d'inizio. Un anno prima, allora...
Abbiamo affidato l'organizzazione dell'Euro 2008 alla Svizzera e all'Austria poiché pensiamo che questi due paesi si riveleranno all'altezza di una simile manifestazione e riusciranno a farne una vera festa popolare.
swissinfo: All'inizio di questa sua nuova carriera, quali ricordi serba della sua vita di giocatore e quali ricordi vorrebbe serbare come dirigente?
M.P.: Non ho un ricordo particolare, poiché secondo me non vi sono livelli diversi di felicità. Non vedo perché vincere un campionato d'Europa sarebbe più "forte" che una vittoria in Coppa di Francia o nel campionato italiano. Sono delle emozioni diverse. Più si invecchia e più si hanno emozioni.
Oggi, come dirigente, è la stessa cosa. Ho vissuto dei grandi momenti, che non sono gli stessi di quelli di un calciatore. Queste emozioni sono più adatte alla mia età, al mio modo di concepire il calcio. Sono momenti d'appagamento diversi, ma altrettanto intensi.
swissinfo, intervista di Mathias Froidevaux
(traduzione di Daniele Mariani)
La posta in gioco
Prima delle sua elezione, Michel Platini ha dichiarato di voler "promuovere il gioco e i valori del calcio" e si è detto favorevole a una "regolazione più sociale che finanziaria" di questo sport.
Inoltre ha affermato di voler lottare contro le piaghe che affliggono il calcio e di voler controllare meglio i flussi monetari che gravitano attorno al mondo del pallone.
Platini è favorevole a una Champions League più aperta e a un Campionato d'Europa con più squadre. Queste prese di posizione gli sono valse soprattutto il sostegno delle "piccole" federazioni.
L'elezione
Michel Platini (51 anni) è stato eletto alla presidenza dell'Unione europea delle associazioni di calcio (UEFA) per quattro anni il 27 gennaio scorso a Düsseldorf. I voti a suo favore sono stati 27, i contrari 23. Due i bollettini non validi.
Ex n° 10 della Francia e vincitore del Pallone d'oro a tre riprese, il transalpino è subentrato allo svedese Lennart Johansson, alla testa dell'UEFA da 17 anni. L'ex regista della Juve si è installato a Nyon.
Copresidente del comitato organizzativo della Coppa del mondo di calcio del 1998 in Francia, Michel Platini era già membro dei comitati esecutivi della FIFA e dell'UEFA.