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La pubblica accusa dello Stato australiano di Victoria ha presentato i suoi argomenti contro il ricorso all'Alta Corte d'Australia, l'organo di giudizio finale, presentato dai legali del cardinale George Pell, condannato per pedofilia a 3 anni e 8 mesi.
Una condanna comminata lo scorso dicembre da un tribunale di Melbourne, quando Pell è stato giudicato colpevole dalla giuria di aver abusato sessualmente di due coristi di 13 anni nella sacrestia della cattedrale di Melbourne nel 1996, quando vi era arcivescovo. Sentenza a sua volta confermata in agosto dalla Corte d'Appello di tre giudici dello Stato di Victoria.
L'Ufficio della Pubblica Accusa ha confermato di aver presentato un'argomentazione di 12 pagine in risposta al ricorso della difesa di Pell, che ha chiesto all'Alta Corte di considerare un ultimo appello alla decisione della Corte d'Appello del Victoria, quando due dei tre giudici hanno stabilito che la sola vittima sopravvissuta di Pell è stato un testimone credibile e veritiero. La squadra legale di Pell si affida all'opinione dissenziente del terzo giudice, che aveva messo in dubbio la credibilità e l'affidabilità della vittima.
I legali del cardinale sostengono che vi sia stato un errore di giudizio perché a Pell è stato chiesto di dimostrare l'impossibilità che i reati fossero commessi, piuttosto che lasciare l'onere della prova all'accusa. Sostengono inoltre che vi siano dubbi ragionevoli che esistesse l'opportunità stessa di commettere i reati, e che vi siano incongruenze nella versione degli eventi descritta dal denunciante.
Si prevede che l'udienza dell'Alta Corte per determinare se udire o meno il ricorso si terrà entro l'anno e se il ricorso sarà accettato Pell dovrà presentare un appello formale. Il processo potrà richiedere fino a sei mesi e parte delle udienze saranno a porte chiuse.
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