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L’artrosi della mano, che colpisce circa il 40% della popolazione, e in misura significativamente più alta le donne rispetto agli uomini, potrebbe diventare curabile farmacologicamente, se i dati ottenuti da un gruppo di reumatologi dell’Università di Oxford, in Gran Bretagna, appena pubblicati su Science Traslational Medicine trovassero conferme e fossero sviluppati. Per la prima volta, infatti, i risultati forniscono una spiegazione di ciò che potrebbe determinare la malattia, e indicano quindi una direzione verso la quale procedere.
Nello studio, gli autori hanno analizzato i tessuti di 33 persone che soffrivano di artrosi della mano, e hanno scoperto che costoro avevano una bassa concentrazione di un metabolita della vitamina A chiamato acido retinoico tutto trans o atRA, e che quello presente veniva degradato molto rapidamente. L’ipotesi di lavoro, che ha trovato i primi riscontri sperimentali, è stata quindi che farmaci diretti a neutralizzare o quantomeno abbassare la degradazione dell’atRA, chiamati con l’acronimo RAMBA (da retinoic acid metabolism blocking agent), potessero essere efficaci nella malattia, aiutando e tenere di livelli di atRA entro livelli fisiologici. Uno di questi, chiamato talarozolo, ha causato evidenti miglioramenti nei modelli animali dopo sole sei ore, mentre dopo 26 giorni aveva stimolato una significativa rigenerazione delle cartilagini, a conferma dell’efficacia di una terapia che punti a reintegrare l’acido retinoico.
Occorreranno ancora molte ricerche, sperimentali e poi sui pazienti, ma l’intervento sul metabolismo dell’acido retinoico potrebbe riuscire laddove, finora, nessuna terapia ha avuto successo.
Data ultimo aggiornamento 17 gennaio 2023
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