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BERNA - L'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) ritiene che la vera sfida nell'affrontare la pandemia sia ponderare obiettivi contrastanti, trovare il giusto equilibrio tra dossier e interessi. «La chiusura delle attività sociali ed economiche - sottolinea - è una palese violazione di questo equilibrio e sta avendo alti costi economici e sociali». Per queste ragioni l'associazione di categoria chiede - in vista dell'attesa conferenza da Berna che deciderà i passi per il prossimo futuro - l'immediato allentamento delle misure.
«Stress test per la democrazia» - «La pandemia è uno stress test per la democrazia - ha sottolineato oggi Hans-Ulrich Bigler, direttore dell'USAM, nel corso di una conferenza stampa in streaming -. La crisi sta rivelando i punti deboli di questo Governo, ma è un'opportunità per correggere gli errori», afferma. «Bisogna attrezzarsi per far sì che la prossima volta la gestione del problema venga padroneggiata meglio».
Secondo Bigler, la politica del Consiglio federale è orientata esclusivamente alla salute. «Non sono inclusi né gli aspetti economici, né quelli socio-politici». Quindi critica le chiusure, definendole «dannose», e invoca piuttosto riaperture con concetti di protezione adeguati, tracciabilità e un incremento delle vaccinazioni.
«Come l'Albania o la Croazia» - Il direttore dell'USAM parla di democrazia. E anche qui è critico nei confronti del Governo federale: «I diritti fondamentali sono meno limitati che altrove, ma la concentrazione del potere in Svizzera è vicina a paesi come l'Albania o la Croazia. Questo dice tutto», afferma Bigler. «C'è un deficit democratico - aggiunge - che porta a una diffusa incertezza».
Dello stesso parere è il presidente dell'USAM Fabio Regazzi, che punta il dito contro la concentrazione di potere del Consiglio federale. Ed anche contro le misure anti-covid, che per alcuni versi trova «assurde». Fa l'esempio delle mense aziendali, aperte a mezzogiorno, ma non la sera. «Quando i criteri di protezione, in realtà, sono gli stessi». Critica anche la task force che, sostiene, è stata preferita al gruppo di esperti sulla preparazione alla pandemia. «L'UFSP ha semplicemente rinunciato a questi esperti. Così crescono i dubbi».
Carenze nella digitalizzazione - Anche il vicepresidente André Berdoz affronta i problemi nella gestione della crisi. «Nell'Amministrazione federale e nei Cantoni sono necessari regolari test per affrontare la crisi, con la partecipazione dei rispettivi vertici. Le carenze che emergono da questi test devono essere colmate».
La crisi, sostiene Berdoz, ha dimostrato che c'è molto da recuperare nell'ambito della digitalizzazione, soprattutto nel settore sanitario. «La digitalizzazione dei processi amministrativi interni, così come i processi di informazione tra il livello federale e quello cantonale, sono ora assolutamente inadeguati. Un esempio? L'analisi dei dati e la tracciabilità dei contatti».
E lo stesso varrebbe per il certificato di vaccinazione digitale. «Questi problemi dovrebbero essere risolti rapidamente attraverso partenariati pubblico-privati».
Costi - Secondo la consigliera nazionale Daniela Schneeberger, c'è un insufficiente equilibrio tra gli interessi rilevanti. «Solitudine, depressione, disoccupazione... Ciò ha anche conseguenze sulla salute», afferma. «Ma ora siamo a un punto in cui bisogna guardare anche al bilancio finanziario. Le misure hanno eroso il bilancio federale. Sulle famiglie peserà il debito in forte aumento e saranno soprattutto le generazioni a venire che pagheranno lo scotto». . Schneeberger ritiene quindi necessaria una commissione parlamentare, che il Consiglio federale coinvolga nelle sue decisioni, e che serva a non guardare solo in direzione della politica sanitaria.
Bigler quindi conclude invocando l'immediata revoca delle chiusure. «Si basano su modelli poco chiari. Ora si tratta di trarre insegnamenti dalla pandemia».