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Qualche settimana fa fece scalpore la notizia che qualcuno aveva utilizzato una firma contenuta nel blocco 1.018 di Bitcoin.
Infatti il blocco 1.018 è stato minato il 19 gennaio del 2009, ovvero solo sedici giorni dopo il primo, minato da Satoshi Nakamoto in persona il 3 gennaio dello stesso anno.
Inizialmente era stato addirittura immaginato che quella firma potesse appartenere proprio allo stesso Nakamoto, ma recenti analisi hanno svelato che invece potrebbe appartenere ad Hal Finney.
La scoperta del blocco 1.018 di Bitcoin
Si è scoperto che il blocco 1.018 che contiene quella firma è collegato alla prima transazione P2P mai effettuata sulla blockchain di Bitcoin.
Va detto infatti che i primi blocchi vennero minati da Satoshi e da Hal Finney senza alcuna transazione, se non quelle di coinbase con cui venivano creati 50 BTC alla volta come premio per il miner. D’altronde all’epoca BTC non aveva alcun mercato, quindi il suo valore era zero.
La prima transazione P2P con cui venivano inviati BTC da un indirizzo pubblico ad un altro avvenne al blocco 170, il 12 gennaio 2009, ovvero sette giorni prima del blocco 1.018, ed un giorno dopo che Finney installò il suo client Bitcoin.
Running bitcoin
— halfin (@halfin) January 11, 2009
Quella transazione è molto conosciuta, e si sa che erano 10 BTC inviati probabilmente per prova da Satoshi Nakamoto ad Hal Finney. Quindi quei 10 BTC, una volta inviati da Nakamoto, erano di proprietà di Finney.
Inoltre, è stato anche scoperto che la firma del blocco 1.018 può essere associata anche ad altri blocchi minati da Finney, quindi sembra più che lecito ritenere che si tratti di una sua firma.
Hal Finney
Il problema è che Finney è deceduto nel 2014.
Purtroppo proprio nel corso del 2009 scoprì di soffrire di SLA (sclerosi laterale amiotrofica), malattia che lo ha portato alla morte per complicazioni nel 2014.
Harold Thomas Finney II, detto Hal, era uno sviluppatore di software americano, in particolare di giochi per console. Però è conosciuto principalmente per essere stato uno dei primi contributori di Bitcoin, e soprattutto per aver ricevuto la prima transazione in BTC direttamente da Satoshi Nakamoto.
Era anche un noto attivista della comunità crittografica, e nel 2004 creò il primo sistema riutilizzabile di Proof-of-Work.
Non si sa se Finney conoscesse Nakamoto, ma si sa che di fatto lavorò insieme a lui a quel primo software Bitcoin aiutando Nakamoto a testarlo ed a metterlo a punto. Ovvero non fu affatto un caso che fosse il destinatario della prima transazione, tanto che probabilmente lo si potrebbe definire una sorta di “collaboratore” di Satoshi.
Anzi, a dire il vero proprio per aver inventato il sistema basato su Proof-of-Work in molti ritengono che Hal Finney in realtà sia Satoshi Nakamoto, anche perchè è piuttosto strano che Nakamoto sia scomparso nel nulla a partire dal 2011. Tale scomparsa sembra perfettamente compatibile con il peggioramento delle condizioni di salute di Finney dovuto alla SLA. Anzi, l’ultimo tweet di Finney, datato 18 agosto 2010, è solo di pochi mesi precedente all’abbandono ufficiale e definitivo del progetto Bitcoin da parte di Satoshi Nakamoto.
Ma se veramente la firma saltata fuori qualche giorno fa fosse sua, l’ipotesi che Finney sia Nakamoto si indebolisce un po’.
Infatti, l’immensa capacità di proteggere la sua identità e tutte le sue attività rende la figura di Satoshi Nakamoto poco compatibile con il ritrovamento di una sua firma dopo la sua scomparsa.
Chi c’è dietro la firma del blocco 1.018
Anche ammesso di sapere che la firma del blocco 1.018 fosse di Hal Finney, rimane il dubbio su come possa essere utilizzata nel 2022 ad otto anni dalla sua morte.
Dell’utente che l’ha utilizzata, tredici anni dopo il blocco 1.018, si sa pochissimo. Si sa solo che possiede l’account OneSignature sul forum di Bitcointalk, creato lo stesso giorno della pubblicazione della firma.
Non si sa nemmeno come OneSignature sia riuscito ad entrare in possesso di quella firma.
Tutto fa pensare che non l’abbia ottenuta direttamente da Finney quando era ancora in vita, e che anzi l’abbia ottenuta solo poco tempo fa.
Curioso anche il fatto che non abbia mai accennato al fatto che si trattasse di una firma collegata ad Hal Finney, forse perché non ne era a conoscenza.
Sebbene la firma risulti autentica, qualcuno sostiene che possa trattarsi di una sorta di inganno. Tuttavia questa ipotesi non è stata provata, tanto da apparire in questo momento decisamente azzardata.
Inoltre, le firme Bitcoin non possono essere falsificate e scoperte a posteriori, quindi anche l’ipotesi che qualcuno l’abbia ricostruita va scartata a prescindere.
Una delle ipotesi che sembra un po’ meno azzardata è legata all’indirizzo collegato a quella firma, il cosiddetto 1NChf. L’ipotesi è che questo indirizzo possa essere stato “acquistato” da qualcuno, cosa che soprattutto un tempo avveniva.
È possibile che sia stato lo stesso Finney ad averlo ceduto, e che poi chissà per quali tragitti sia giunto fino a OneSignature. Infatti non è noto cosa Finney ne abbia fatto dell’indirizzo 1NChf.
Oppure è anche possibile che sia finito in qualche modo ai suoi eredi, e che costoro abbiano poi deciso a loro volta di cederlo. Anzi, se è veramente passato agli eredi di Finney non si può nemmeno essere certi che lo abbiano conservato con cura ed in sicurezza, quindi potrebbe essere stato in seguito anche rubato o intercettato in qualche modo.
Un’altra ipotesi, ma di nuovo azzardata, è che qualcuno possa aver indovinato casualmente quella firma. Per meglio dire, se qualcuno sta generando enormi quantità di firme casuali non è completamente impossibile che qualcuna di quelle generate possa corrispondere ad alcune firme già utilizzate da altri in passato. È una casualità estremamente improbabile, ma non del tutto impossibile.
D’altronde l’ultima transazione in uscita effettuata dall’indirizzo che ricevette i 10 BTC da Satoshi nel blocco 170 è datata 6 settembre 2017, quindi ben dopo la morte di Finney.
Quindi è palese che qualcuno abbia preso il controllo di quell’indirizzo dopo la sua morte, sebbene non si sappia né chi, né come.
Oltretutto quell’indirizzo ha fatto solo due invii di BTC, uno il 16 novembre del 2010, molto probabilmente effettuato in persona dallo stesso Finney, ed uno tre anni dopo la sua morte. Pertanto è perlomeno da cinque anni che è controllato da qualcun altro.