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Commette un'aggressione sessuale chi compie atti sessuali su una persona "senza il suo consenso". Contrariamente agli Stati, il Nazionale è favorevole, con 99 voti a 88, all'inserimento del Codice penale della soluzione del principio "soltanto sì significa sì".
Durante il dibattito di entrata in materia, tutti i gruppi hanno sottolineato la necessità di aggiornare il codice penale. "Recentemente sono state pronunciate diverse assoluzioni, perché la vittima non aveva mostrato sufficiente resistenza. Questa realtà non è più accettabile", ha sintetizzato Laurence Fehlmann Rielle (PS/GE) a nome della Commissione.
In Svizzera, il 12% delle donne è stata vittima di stupro, ma solo l'8% di loro sporge denuncia. "Ciò mostra la mancanza di fiducia delle donne nel sistema giudiziario", ha sostenuto Fehlmann Rielle. Il disegno di legge non permetterà di risolvere tutti i problemi, ma è già un primo passo, ha aggiunto.
Se sulla necessità di intervenire erano tutti d'accordo, i pareri invece divergevano sull'aspetto centrale del dossier, ossia sulla definizione di consenso: "no significa no", a cui si oppone "soltanto sì significa sì".
"L'opzione del consenso esplicito creerà più confusione, delusione e frustrazione, non riuscendo a risolvere tutti i problemi", ha affermato Vincent Maitre (Centro/GE). Barbara Steinemann (UDC/ZH) ha invano messo in guardia contro un diritto sessuale a carattere simbolico, temendo che con la soluzione del "soltanto sì significa sì" si inneschi un'inversione dell'onere della prova.
Anche la consigliera federale Karin Keller-Sutter ha sostenuto la bontà della formula "no significa no", precisando che un "no" esplicito o un gesto di rifiuto, che può essere anche un pianto, difficilmente lasciano un grande margine all'interpretazione di un giudice, mentre non è detto che un "sì" rispecchi veramente la volontà della donna.
Per lo schieramento rosso-verde, sostenuto da alcuni deputati del PLR e del Centro, l'opzione del consenso esplicito è invece l'unica soluzione. "Il corpo delle donne non è un negozio self-service", ha affermato Tamara Funiciello (PS/BE). Optare per la versione "no significa no" significa "presumere che il corpo della partner sia a libera disposizione", ha deplorato Raphaël Mahaim (Verdi/VD). "Prima di avere un contatto sessuale, ci si deve assicurare del consenso del partner", ha sottolineato.
Come detto, al voto l'ha spuntata l'opzione "soltanto sì significa sì".
Amnesty plaude alla decisione del Consiglio Nazionale
Amnesty International Svizzera accoglie con favore la decisione del Consiglio nazionale di adottare il principio "Solo un sì è un sì" per il reato di stupro.
"Si tratta di un grande successo dopo anni di impegno da parte di attivisti per i diritti delle donne, vittime di violenza sessuale e organizzazioni della società civile", ha dichiarato lunedì sera Cyrielle Huguenot, responsabile dei diritti delle donne di Amnesty Svizzera, in un comunicato. Secondo l'ONG, la decisione del Consiglio nazionale dimostra "che i parlamentari di tutti i partiti vogliono finalmente sancire per legge ciò che da tempo è la norma e che è in vigore in un numero sempre maggiore di Paesi europei: il sesso senza consenso è uno stupro e deve essere punito come tale."
Amnesty si aspetta che anche il Consiglio degli Stati "si schieri risolutamente a favore della soluzione del consenso per inviare un chiaro segnale che l'autodeterminazione sessuale deve essere pienamente protetta". L'organizzazione sottolinea che questo principio è già sancito dalla legge di 14 Stati europei e che i Paesi Bassi stanno introducendo riforme in tal senso.
Anche il "revenge porn" sarà punito
Le Camere, nell’ambito della revisione del codice penale, hanno anche deciso che la divulgazione di un video sessuale senza il consenso di uno dei partecipanti – il cosiddetto “revenge porn” sarà punibile in futuro. Il Nazionale ha accettato questa aggiunta fatta al Consiglio degli Stati e ha persino esteso la disposizione sul revenge porn a tutti i contenuti seriamente compromettenti.
La trasmissione a terzi sarà in futuro punita con una multa, mentre se il contenuto viene reso pubblico, la pena potrà arrivare fino a un anno di carcere (i senatori erano stati più severi sulla pena). Attualmente non esistono strumenti legali per prevenire o scoraggiare questo tipo di comportamento.