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Cristiano-democratici e social-democratici escono sconfitti dalle elezioni europee di questo fine settimana e per la prima volta non occuperanno, insieme, la maggioranza dei seggi nel Parlamento di Strasburgo. È quanto emerge dalla proiezione basata sulle stime disponibili in 11 Stati e i sondaggi realizzati in altri 17. Questo a due ore dalla chiusura delle urne nell'ultimo dei Ventotto paesi, l'Italia alle 23.00.
I popolari perderebbero 39 seggi ma resterebbero la principale famiglia politica dell'emiciclo con 177 eurodeputati. Il centro-sinistra cede invece 38 poltrone rispetto alla precedente legislatura e continuerà a occuparne 147. Il loro totale dà 324, mentre la maggioranza assoluta si situa a 376. Per raggiungerla, se questi calcoli si avverassero, occorrerebbe anche l'appoggio dei liberali, che grazie al contributo della République en marche di Emmanuel Macron in Francia salgono a 101. Alla luce di questi numeri, il capogruppo social-democratico Udo Bullmann ha detto che il PPE non può più pretendere di imporre il suo candidato alla guida della prossima Commissione, il successore di Jean-Claude Juncker. Di parere opposto il favorito a guidare l'Esecutivo europeo, il tedesco Manfred Weber, che ha tuttavia dovuto ammettere che il centro esce indebolito.
L'onda verde non si è fatta sentire solo in Germania, dove il partito dovrebbe raddoppiare i suoi consensi salendo al 20%, ma anche nel resto dell'Europa occidentale: in Francia, Austria, Irlanda e Olanda superano il 10%. Questo si dovrebbe tradurre in 17 seggi in più per un totale di 69.
Simboleggiata dal risultato del Rassemblement national di Marine Le Pen, che ha ottenuto quasi un quarto dei voti in Francia, e dal partito Brexit di Nigel Farage in Gran Bretagna, accreditato del 31% circa, l'attesa spinta sovranista c'è stata, anche se forse meno forte delle attese. Nel quinquennio appena concluso i populisti erano suddivisi in tre gruppi, che oggi totalizzerebbero circa 170 seggi, una quindicina in più di prima.