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Sono oramai due mesi che in Svizzera non possono essere tenute manifestazioni che attirano numerose persone. Un divieto, dovuto alla pandemia di coronavirus che ha colpito, per esempio, i sindacati che hanno dovuto rinunciare agli eventi legati al 1° maggio. Ma sotto la proibizione sono finite anche le marce degli attivisti per il clima o le proteste dei contrari alle misure di contenimento.
Tra gli allentamenti che si attendono oggi, mercoledì, dal Consiglio federale, dovrebbero esserci anche alcune concessioni proprio su questo fronte anche perché la situazione attuale, secondo il professore di diritto costituzionale all'università di Basilea Markus Schefer, non è “più ammissibile”.
“Servono motivi più che validi per mantenere queste proibizioni”, spiega Markus Schefer al microfono di Alan Crameri. “Per la democrazia diretta svizzera è essenziale che la gente si possa riunire per promuovere un’idea politica. Una manifestazione è uno strumento efficace per il suo impatto”. La digitalizzazione “è molto importante nella formazione dell’opinione pubblica ma è solo un complemento visto che non ha il medesimo impatto di una manifestazione dove le persone partecipano”. La vicinanza geografica è certo importante “ma la democrazia c’è anche a livello cantonale e comunale per cui la possibilità di riunione è determinante”. E’ essenziale “poter raggiungere l’opinione pubblica con mezzi modesti e poter esporre la propria opinione al maggior numero di persone possibili. Per questo le manifestazioni di piazza sono essenziali”.