Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/157940

<h2>SubmittedText<h2><p>È chiaro che il numero di persone che tentano di ottenere asilo in Svizzera perché perseguitate e minacciate di morte a causa della loro fede religiosa, delle loro opinioni politiche, della loro razza o della loro nazionalità eccede le capacità di accoglienza del nostro Paese. Nel contempo, troppi rifugiati sono autorizzati a stabilirsi definitivamente in Svizzera senza rischiare la vita né essere discriminati nel loro Paese d'origine. Questa situazione è iniqua e insoddisfacente. Impedisce alla Svizzera di accogliere persone che ne avrebbero bisogno.</p><p>Alla luce di questa situazione, il Consiglio federale è invitato a esaminare l'opportunità di adeguare la prassi di concessione dell'asilo della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), se non addirittura di introdurre nella legge sull'asilo una nuova disposizione al fine di accogliere i richiedenti in funzione dell'intensità delle persecuzioni subite e delle minacce di morte cui sono esposti.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Come già illustrato dal Consiglio federale in risposta a vari interventi parlamentari (cfr. postulato del gruppo UDC 14.3073, postulato del gruppo liberale-radicale 14.3464, mozione Romano 14.3246 e domanda Brand 15.5312), il trattamento prioritario delle domande d'asilo di persone provenienti da Paesi con una bassa quota di persone bisognose di protezione e la lotta rigorosa agli abusi nel caso delle domande multiple Dublino hanno permesso di ridurre il numero di domande d'asilo manifestamente infondate. Attualmente la quota svizzera di domande d'asilo rispetto al totale europeo è la più bassa degli ultimi 15 anni. Dal 2012 al 2014 tale quota si è dimezzata, passando dall'8,2 al 3,8 per cento, mentre dal 2000 al 2010 si attestava in media al 5 per cento. Finora questa tendenza si conferma anche nel 2015. Benché le domande presentate in Svizzera siano in aumento, la crescita è più lenta rispetto alla media europea. Da gennaio a giugno 2015, nel nostro Paese sono state depositate 11 900 domande d'asilo; nello stesso periodo, gli Stati UE/AELS hanno registrato complessivamente 425 000 domande. La quota svizzera rispetto al totale delle domande presentate nei Paesi UE/AELS è dunque del 2,8 per cento.</p><p>Nel definire le priorità della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), non è opportuno operare ulteriori distinzioni in funzione dell'intensità della persecuzione come chiesto dall'autore del postulato. L'articolo 3 capoverso 1 della legge sull'asilo, infatti, elenca in maniera esaustiva i motivi di persecuzione (razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale, opinioni politiche); motivi di fuga meramente economici non sono sufficienti per il riconoscimento della qualità di rifugiato. Inoltre, tale riconoscimento presuppone il timore fondato di seri pregiudizi. Le misure persecutorie fatte valere dal richiedente l'asilo devono raggiungere un grado di intensità che rende impossibile una vita dignitosa nel Paese d'origine o che la ostacola in maniera inaccettabile; angherie o discriminazioni di poco conto non sono sufficienti per il riconoscimento della qualità di rifugiato.</p><p>Il numero attualmente elevato di nuove domande d'asilo è riconducibile essenzialmente all'afflusso di persone provenienti da Paesi caratterizzati da conflitti militari, situazioni di violenza generalizzata o gravi violazioni dei diritti umani. Se non sono perseguitate individualmente, queste persone non sono considerate rifugiati ai sensi della legge sull'asilo. Se le condizioni di cui all'articolo 83 della legge federale sugli stranieri sono adempiute, occorre garantire loro protezione nell'ambito di un'ammissione provvisoria. Quest'ultima, tuttavia, non conferisce alcun diritto a un soggiorno durevole. La SEM verifica periodicamente, in particolare tenendo conto della situazione generale nel Paese d'origine, se ne sussistono ancora le condizioni.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.