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BERNA - Un muro che ha protetto il vecchio Allmend per 14 stagioni. Un muro che per festeggiare ogni vittoria (e sono state tante) si esibiva in un balzo in spaccata degno del miglior Rudolf Nureyev. Ma non con scarpette e vestiitino come il ballerino russo, bensì con corazza e pattini. Rischiando, con quelle acrobazie, di mettere a repentaglio il proprio fisico. Cosa che non successe mai. Sì perché Renato Tosio, di lui stiamo parlando, detiene un singolare (e probabilmente imbattibile) record: ovvero quello di aver disputato la bellezza di 732 partite da titolare in LNA senza mai saltarne una. Mai un infortunio. Mai una malattia. Nemmeno un piccolo raffreddore. Nulla. Un’autentica macchina. Un uomo bionico.
Il portiere, nato il 16 novembre del 1964 a Wil, iniziò la propria carriera nella lega cadetta con il Coira a soli 17 anni. Con i grigionesi conquistò la promozione in LNA nel 1983-84 e la stagione successiva iniziò la sua serie da “immortale” del ghiaccio. Da Highlander delle piste elvetiche. Nel 1987, il cerbero firmò per il Berna. Dove esordì il 3 ottobre, e dove rimase per il resto della sua carriera. Nella capitale Tosio divenne un’icona e si laureò per quattro volte campione svizzero. Il primo titolo, conquistato da sfavoriti ai danni del Grande Lugano nel 1989, resta probabilmente il più bello.
Ma Tosio mise lo zampino (o se preferite il guanto) anche nei seguenti successi dell’Orso datati 1991, 1992 e 1997. Poi il 20 marzo 2001, un rigore tirato dallo specialista Jean-Jacques Aeschlimann estromette gli Orsi dalle semifinali dei playoff. Ma quella finta non diede solo la finale al Lugano. No. perché quella finta, sempre la stessa, mise fine anche alla strepitosa carriera di Renato Tosio e al suo incredibile primato. Dopo 14 stagioni nella capitale, il cerbero compì la sua ultima spaccata. Dopo 726 partite nel massimo campionato e 145 presenze in Nazionale (su 183 convocazioni), salutò tutti e appese i gambali al chiodo. La sua maglia numero 31 fu in seguito ritirata dal club. Un giusto tributo per l’uomo bionico. Il portiere che danzava e saltava sul ghiaccio. Senza rompersi mai.
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