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L’aumento dei
prezzi del petrolio è stato continuo e inarrestabile. Partendo da meno
di 20 dollari ad inizio anni Novanta, i prezzi hanno raggiunto e
sfondato il tetto dei 60 dollari. Un valore, tenendo conto della
svalutazione della moneta, ben maggiore a quello che nel 1973 dette
origine alla prima grande crisi del petrolio.
Questi aumenti
hanno causato molta preoccupazione e in molti casi si è parlato del
“picco di Hubbert“ nell’interpretazione dell’attuale situazione. Secondo
un modello sviluppato da Hubbert (1903 -1989), noto geofisico di fama
internazionale, la produzione di una risorsa minerale segue una “curva a
campana”. Il picco di questa curva è il punto di massima produzione: al
di là del quale la produzione comincia inesorabilmente a diminuire, e ad
essere molto “cara”.
Si parla
spesso oggi di picco del petrolio e della teoria Hubber, ma alle nostre
latitudini se ne sa ancora poco. L’articolo vuole essere una sommaria
introduzione all’argomento e alla sua notevole importanza nell’attuale
situazione della produzione di petrolio e in generale di combustibili
fossili.
La teoria di
Hubbert non si applica solamente nel caso di previsioni, ossia di quello
che potrebbe accadere, ma è piuttosto una descrizione di casi storici
ben noti. Più di una volta è stato possibile osservare in modo empirico
che la produzione di una risorsa esauribile segue una “curva a campana”.
Un caso che lo dimostra è per esempio quello della produzione di carbone
in Pennsylvania, come mostrato qui di sotto:
Negli anni
sessanta, Hubbert stesso aveva previsto il picco degli Stati Uniti per
il 1970. A quel tempo, era stato accusato di essere un folle visionario;
ma i suoi detrattori devono essere rimasti molto sorpresi, per non dire
scioccati, quando ha visto la sua predizione realizzarsi.
La curva di
Hubber può venir suddivisa in fasi: • La prima fase: espansione rapida.
Inizialmente, la risorsa è decisamente abbondante e bastano modesti
investimenti per estrarla. In questa fase, la curva è di tipo
esponenziale. • La seconda fase: inizio dell’esaurimento. Le riserve
“facili”, in altre parole quelle meno costose, sono quelle che sono
estratte per prime. La produzione continua a crescere, ma non più
esponenzialmente come nella prima fase. I costi di estrazione nel
contempo aumentano. • La terza fase: il picco e il declino. A un certo
punto, la produzione raggiunge un massimo: il picco di Hubbert. Da
questo punto la produzione comincia a declinare. • La quarta fase: il
declino finale. In questa fase il declino procede fino a che
l'estrazione non diventa talmente ridotta da cessare completamente.
Prendiamo ora in considerazione il petrolio cosiddetto “convenzionale”,
ovvero quello che si estrae in forma di liquido poco viscoso dai pozzi.
Questi sono i dati della produzione petrolifera globale:
Nella curva,
possiamo riconoscere una fase iniziale di rapida crescita interrotta
dalla fase delle “crisi del petrolio” di metà Anni Settanta (v. primo
picco nel grafico). Dopo questa fase, la produzione ha ricominciato a
crescere ad un ritmo molto più lento. Dal 2000, circa, la produzione è
aumentata in modo flebile. Questo andamento può essere interpretato come
un’approssimazione delle prime fasi della curva a campana di Hubbert.
Ci sono molte
altre interpretazioni sul picco “globale” del petrolio basate in vari
modi sulla teoria di Hubbert. La maggior parte arriva a stimare la data
del picco entro il primo decennio del ventunesimo secolo. Esistono però
anche interpretazioni che partono da dati geologici più ottimisti e che
arrivano a stimare il picco verso il 2030 o anche più in là. Tutti
quelli che hanno ragionato su questo argomento hanno sostenuto che al
picco ci possiamo aspettare un rapido aumento dei prezzi del petrolio
come pure una fase di instabilità geopolitica. Entrambe le condizioni
sono soddisfatte al momento attuale, per cui più di un autore è del
parere che potremmo essere molto vicini al picco o addirittura averlo
già passato. Tuttavia, potremo dirlo con certezza solo fra qualche anno.
Non ci mancano
sorgenti di energia di vario tipo: altri combustibili fossili, energia
nucleare e fonti rinnovabili. In questo momento, nessuna di queste è
però in grado di rimpiazzare perfettamente il petrolio, soprattutto per
produrre combustibili liquidi.
E’
interessante notare, comunque, come tutte le sorgenti di energia non
rinnovabili sono soggette al ciclo di Hubbert. Rimpiazzare il petrolio
con carbone oppure con uranio ci farebbe saltare da una curva a campana
a un’altra, ma sposterebbe semplicemente in avanti il problema
dell’esaurimento.
Al contrario,
le fonti rinnovabili hanno un comportamento completamente diverso: ma
questo sarà il tema di un prossimo articolo.
Daniele
[Source: ASPO]