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Sarah Palin, ex-governatrice dell’Alaska, ex-candidata alla vice-presidenza degli Stati Uniti, attuale icona del movimento anti-Obama Tea Party e figura “carismatica” degli ultra-conservatori americani ha fatto sapere di considerare la possibilità di candidarsi alle prossime presidenziali e si è detta certa di poter battere l’attuale presidente Obama (anche se i sondaggi la danno oggi perdente contro Obama per 42 a 51 punti. Un divario comunque non eccessivo).
“Non ho ancora preso una decisone definitiva – ha detto la Palin in un’intervista sul canale televisivo ABC – sto ancora tastando il terreno. Mi presenterò alle presidenziali del 2012 solo se riterrò di poter vincere.”
Di fatto, la corsa alle presidenziali Sarah Palin l’ha già iniziata quando – con molto fiuto politico – si è pubblicamente scagliata contro Julian Assange, reo di aver offuscato l’immagine degli Stati Uniti.
“Perché Assange non è stato inseguito con la stessa urgenza con cui andiamo dietro ad al Qaeda e ai leader talebani? – ha chiesto. Una domanda espressa con un fare volutamente ingenuo ma in una nazione dove l’orgoglio americano viene quotidianamente esasperato dalla presenze alla Casa Bianca di un presidente nero, questo atteggiamento si rivela vincente.