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Lo spirito sovversivo del Dopoguerra si cristallizza nel libricino che il grande scrittore svizzero Max Frisch (1911-1991) dedica alla gioventù del paese. Con «Guglielmo Tell per le scuole», l’autore di lingua tedesca inverte la prospettiva: il suo protagonista non è infatti Tell, ma il balivo Gessler.
E, suscitando ancora più scompiglio nella nazione, non lo presenta come tiranno, ma come paffuto amministratore imperiale che soffre al contatto con i contadini delle inospitali valli alpine.
Con sicuro mordente, Frisch fa poi intervenire il suo stolto Tell trasformandolo, attraverso una serie di malintesi, in attore incosciente delle sue azioni. L’opera di Frisch completa la rivoluzione nella lettura del mito di Tell e si inserisce nei moti intellettuali di quegli anni, culminati nelle dimostrazioni del 1968.
Curioso è l’ampio apparato critico che accompagna il testo. Le pagine sono per buona parte occupate dalle note, facendo del testo un vero trattato storico.
Il lettore ha dunque accesso alla vicenda romanzata, ma può imparare moltissime cose sul periodo storico e sulla Svizzera del tempo. Una nuova pietra miliare nel rapporto fra la Svizzera e il suo eroe.