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<h2>SubmittedText<h2><p>Il dottor Paul Bossart ha recentemente riferito in merito a un esperimento effettuato nel laboratorio sotterraneo del Mont Terri con contenitori di stoccaggio per scorie altamente radioattive (assemblea plenaria della Conferenza regionale Südranden del 25 settembre 2013). In questo esperimento, in un cunicolo largo 3 metri e lungo 50 metri sono state osservate forti deformazioni nell'argilla opalina. Il dottor Bossart ha applicato i dati provvisori ricavati da quest'osservazione a un deposito SDM (deposito per scorie debolmente e mediamente radioattive), nel quale le caverne di stoccaggio presentano sezioni decisamente maggiori di quelle del cunicoli dell'esperimento. La conclusione che ne ha tratto è la seguente: i depositi SDM sono senz'altro fattibili dal punto di vista tecnico, ma la loro messa in sicurezza risulterà molto costosa. Inoltre, il dottor Bossart ha rilevato che il modello di deposito è orientato allo stoccaggio definitivo e non alla recuperabilità. Se sulla base di queste riflessioni risultasse necessario, per ragioni di sicurezza e di tecnica costruttiva, modificare il modello di deposito SDM prevedendo caverne più piccole, bisognerebbe ampliare notevolmente la superficie del deposito e fissare severi requisiti di qualità per l'argilla opalina. Questi adeguamenti del modello sono tutti rilevanti in termini di sicurezza e di costi.</p><p>1. Il piano settoriale della Confederazione contempla la possibilità di recuperare le scorie. Si tratta di un elemento fondamentale per favorire il consenso da parte della popolazione. Il Consiglio federale è disposto ad adeguare opportunamente il piano settoriale sulla base dei dati emersi, in modo da garantire che il modello di deposito sia compatibile con l'esigenza della recuperabilità?</p><p>2. Secondo quanto affermato dal dottor Markus Fritschi, membro della direzione della Nagra, nel corso dell'assemblea di cui sopra, il dimensionamento del deposito sarà deciso sulla base di test che dovranno essere effettuati nel laboratorio sotterraneo (fra il 2025 e il 2030). Il collegio ritiene accettabile che tali questioni di principio siano chiarite nel laboratorio sotterraneo solamente dopo il rilascio di un'autorizzazione di massima? Com'è possibile chiarire questioni inerenti la sicurezza nelle regioni di ubicazione finché non sono definiti il dimensionamento del deposito e, di conseguenza, la superficie da esso occupata?</p><p>3. Quali conseguenze hanno i dati emersi sul modello di deposito per scorie altamente radioattive?</p><p>4. Nella stima dei costi di disattivazione degli impianti e di smaltimento delle scorie radioattive KS11 del novembre 2011, questi dati non sono stati presi in considerazione. In che modo si garantisce che i severi requisiti costruttivi siano presi in considerazione nella stima dei costi aggiornata che sarà resa nota nel 2016?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In Svizzera, la questione del modello da adottare per uno smaltimento sicuro delle scorie radioattive è stata oggetto di lunghe e intense discussioni. Il gruppo di esperti per lo studio di possibili modelli di smaltimento delle scorie radioattive ("Expertengruppe Entsorgungskonzepte für radioaktive Abfälle, EKRA") istituito nel 1999 dall'allora capo del DATEC, il consigliere federale Moritz Leuenberger, aveva sviluppato il modello dello stoccaggio geologico controllato a lungo termine, che unisce stoccaggio finale e reversibilità. Il modello parte dal presupposto che un deposito in strati geologici profondi viene chiuso, pur rimanendo per un determinato periodo di tempo accessibile e sorvegliato. Il modello dell'EKRA è stato inserito dal Parlamento nella legge del 21 marzo 2003 sull'energia nucleare (LENu; RS 732.1) come modello del "deposito in strati geologici profondi".</p><p>L'attuazione dello stoccaggio geologico in profondità avviene gradualmente. Il piano settoriale dei depositi in strati geologici profondi disciplina la procedura di selezione dei siti fino alla scelta finale. Gli ulteriori passi che devono essere intrapresi, in particolare la procedura di rilascio dell'autorizzazione di massima e della procedura di rilascio della licenza di costruzione e d'esercizio sono disciplinate nella LENu. Le attività di ricerca, come le indagini nel laboratorio sotterraneo del Mont Terri, servono a dare tempestivamente risposta alle questioni ancora aperte e ad incrementare gradualmente il livello di conoscenze. L'esperimento cui si fa riferimento nell'interpellanza è l'attuazione diretta del modello, elaborato dalla Società cooperativa nazionale per l'immagazzinamento di scorie radioattive (Nagra), per un cunicolo di stoccaggio delle scorie altamente radioattive. Prima dell'inizio dei lavori di costruzione di un deposito passeranno ancora circa vent'anni, che consentiranno di mettere a frutto le esperienze maturate sia in Svizzera che all'estero, di aumentare il know-how e di ottenere miglioramenti tecnici.</p><p>1.-3. La LENu prescrive lo smaltimento delle scorie radioattive in un deposito in strati geologici profondi, che sarà sorvegliato sino alla sua chiusura. Durante la fase di osservazione, il recupero delle scorie radioattive deve essere possibile senza grosse difficoltà. Il deposito in strati geologici profondi viene gradualmente riempito e messo in uno stato di sicurezza passivo. Le scorie radioattive possono essere recuperate da un deposito in strati geologici profondi anche dopo la sua chiusura. Ciò comporta però costi elevati e complessi interventi tecnici.</p><p>La protezione duratura delle persone e dell'ambiente viene assicurata tramite barriere passive. Decisiva ai fini della sicurezza a lungo termine è soprattutto la geologia. Per la scelta del sito, il criterio della facilità di recupero delle scorie è di importanza secondaria, poiché la recuperabilità è un onere tecnico che deve essere comunque realizzato indipendentemente dal sito scelto. L'articolo 65 dell'ordinanza del 10 dicembre 2004 sull'energia nucleare (RS 732.11) prevede che prima della messa in esercizio del deposito in strati geologici profondi debba essere accertato il corretto funzionamento della tecnica per il recupero dei fusti di scorie. Non è quindi necessario adeguare il piano settoriale a questo riguardo.</p><p>Il modello di stoccaggio della Nagra è stato verificato sotto il profilo della sicurezza e della fattibilità tecnica nel quadro della prova dello smaltimento. L'Ispettorato federale della sicurezza nucleare, la Commissione per la sicurezza nucleare e la Commissione per la gestione delle scorie radioattive (oggi gruppo di esperti per lo stoccaggio in strati geologici profondi) nonché esperti internazionali della Nuclear Energy Agency dell'OCSE hanno confermato la fattibilità di massima del modello di deposito. Nell'attuale fase iniziale del progetto (tappa 2 della procedura di selezione dei siti), la Nagra deve indicare i margini di oscillazione dei parametri meccanici delle formazioni rocciose con l'incertezza risultante attualmente, e tenerne conto nell'indicare lo spazio richiesto da un deposito in strati geologici profondi. Le proprietà meccaniche esatte delle formazioni rocciose dovranno essere determinate più avanti nei siti specifici. Al momento attuale non vi sono problematiche irrisolte che possano mettere fondamentalmente in discussione il modello di smaltimento. Grazie agli esperimenti condotti nel laboratorio sotterraneo del Mont Terri possono già oggi essere esaminati e studiati aspetti tecnici concernenti il recupero, la sorveglianza e la strumentazione necessaria.</p><p>4. Il 28 agosto 2013 il Consiglio federale, approvando il programma di gestione delle scorie dei responsabili dello smaltimento, ha disposto che nei futuri programmi di gestione delle scorie, la Nagra dovrà dimostrare di aver adottato, tenendo conto delle esperienze e dello stato attuale della scienza e della tecnica, tutti i provvedimenti atti a soddisfare gli obiettivi di protezione stabiliti dalla legge in relazione alla costruzione, all'esercizio e alla chiusura di un deposito in strati geologici profondi. Contemporaneamente ai prossimi programmi di gestione delle scorie, dovranno essere presentati anche un programma di ricerca e i nuovi studi sui costi di disattivazione e di smaltimento. In questo modo si garantisce che vengano prese in considerazione le nuove conoscenze e i nuovi dati che dovessero rendersi disponibili.</p>  Risposta del Consiglio federale.