Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/32527

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Alla domanda 1:</p><p></p><p>Il Trattato di Amsterdam dell'UE, entrato in vigore il primo maggio 1999, prevede la creazione di </p><p>uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia in cui le persone, le merci, i servizi e il capitale </p><p>possano circolare liberamente e in cui i cittadini dell'Unione europea possano vivere in sicurezza. </p><p>In virtù di tale testo, vari ambiti connessi alla sicurezza interna non sono più prerogativa della </p><p>cooperazione intergovernativa, ossia soggiacente al diritto internazionale (terzo pilastro del diritto </p><p>comunitario), bensì del diritto comunitario soprannazionale (primo pilastro). Oltre al rafforzamento </p><p>dei controlli alle frontiere esterne dell'Unione europea, si è proceduto a intensificare la politica </p><p>comune dei visti e dell'asilo, a migliorare la cooperazione di polizia transfrontaliera nonché a </p><p>organizzare lo scambio di informazioni su persone ricercate o indesiderate. Tale cooperazione </p><p>era stata avviata al di fuori del contesto comunitario, in base ai due accordi di Schengen del 1985 </p><p>e del 1990.</p><p></p><p>Il sistema di informazione Schengen (SIS) è stato istituito nell'ambito degli accordi di Schengen </p><p>per rafforzare la protezione della sicurezza interna in seguito alla soppressione dei controlli alle </p><p>frontiere interne. Si tratta di una banca dati elettronica che contiene diverse informazioni su </p><p>persone o oggetti ricercati all'interno dell'UE. Visti i dati criminologici e di polizia registrati negli </p><p>Stati membri dell'UE, l'accesso e l'impiego del SIS agevolerebbe la Svizzera nelle inchieste di </p><p>polizia in tutti gli ambiti della criminalità nonché in quello della frode doganale. La cooperazione in </p><p>materia giudiziaria e di polizia nell'ambito degli Accordi di Schengen è stata attuata per affrontare </p><p>in maniera più efficace eventuali problemi di sicurezza connessi alla soppressione del controllo </p><p>delle persone alle frontiere interne dell'Unione. Tale soppressione è a sua volta destinata a </p><p>promuovere la libera circolazione delle persone.</p><p></p><p>Alle domande 2 e 3:</p><p></p><p>Il 14 dicembre 2000, il Consiglio dell'Unione europea ha adottato un mandato di negoziazione </p><p>con la Svizzera in materia di lotta contro la frode. Con lettera datata 13 dicembre 2000 indirizzata </p><p>al consigliere federale Deiss, i commissari Schreyer e Patten hanno invitato la Svizzera a </p><p>intraprendere senza indugio negoziati volti all'inasprimento della lotta contro la frode. Nella sua </p><p>risposta datata 22 dicembre 2000, il consigliere federale Deiss ha presentato la posizione </p><p>assunta dalla Svizzera. Essa ritiene che il miglioramento della lotta contro la frode nel traffico </p><p>delle merci, auspicato dall'UE, e il consolidamento della cooperazione in materia giudiziaria e di </p><p>polizia siano strettamente correlate. La Svizzera è disposta a ricercare con l'UE soluzioni in vista </p><p>di una più stretta cooperazione nella lotta contro la frode nel traffico delle merci. Per la Svizzera la </p><p>ricerca di tali soluzioni va intesa come una cooperazione rafforzata in materia di sicurezza </p><p>interna. Pertanto tali questioni, alla pari di altri temi ("left-overs", del precedente processo </p><p>negoziale), andrebbero per principio negoziate parallelamente. In questo senso, in occasione del </p><p>suo incontro a Bruxelles con il Commissario europeo Chris Patten in seguito alla votazione sugli </p><p>Accordi settoriali, il consigliere federale Joseph Deiss, capo del DFAE, ha convenuto che prima </p><p>dell'apertura di qualsiasi negoziato bisognerebbe effettuare una sorta di 'prospetto panoramico' </p><p>sui dossier. Deiss e Patten hanno parimenti convenuto che i negoziati andrebbero condotti </p><p>simultaneamente e che bisognerebbe ambire ad un risultato globale equilibrato. Con questa </p><p>valutazione d'insieme si vorrebbe giungere ad un'intesa sulla lista delle questioni da negoziare e </p><p>sulle modalità di negoziato. Il 19 gennaio 2001 vi è stato un primo incontro: oltre alla domanda </p><p>dell'UE relativa alla lotta contro la frode nel traffico delle merci è stata affrontata anche la </p><p>questione dell'interesse della Svizzera a partecipare ai dispositivi di sicurezza interna, quali gli </p><p>Accordi di Schengen e Dublino. È previsto un prossimo incontro per chiarire le singole posizioni. Il </p><p>Consiglio federale ambisce quindi ad un processo negoziale coordinato, in base al quale ogni </p><p>dossier sarà negoziato separatamente, con una compensazione interna degli interessi, ma il cui </p><p>risultato finale dovrà essere equilibrato.</p>  Risposta del Consiglio federale.