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“I flussi migratori incontrollati non servono a nessuno. Né all'Europa, né ai chi lascia l'Africa”. È quanto sostiene Eduard Gnesa , ambasciatore straordinario per la cooperazione internazionale in materia di migrazione, spiegando che ad un problema mondiale come quello degli sbarchi clandestini e le tragedie del Mediterraneo vanno trovate risposte internazionali. Secondo Gnesa insomma il dramma di Lampedusa "non è una responsabilità soltanto dell’Africa" (audio 1). A suo dire, la discussione in seno all'Unione Europea è dunque benvenuta.
Avanti con l'aiuto allo sviluppo
L’esperto è persuaso del fatto che per frenare il fenomeno occorra migliorare le condizioni economiche nei paesi d'origine. Per questo motivo la politica di aiuto allo sviluppo perseguita dalla Confederazione è sempre d’attualità. "Questo approccio è tutt’ora valido. È sbagliato dire che abbia fallito" evidenzia Gnesa (audio 2), difendendo l'efficacia dei partenariati migratori, ovvero gli accordi sottoscritti con gli Stati dei Balcani, la Tunisia e la Nigeria che permettono di rimpatriare i migranti offrendo loro delle prospettive: "Un anno e mezzo fa i richiedenti tunisini erano 340, oggi sono meno di 90" ricorda.
Campi profughi in Nordafrica
L’ex direttore dell’Ufficio federale delle migrazioni non disdegna l'idea, già proposta in passato, di creare dei campi profughi in Nordafrica per evadere le procedure d'asilo. Tuttavia ricorda come questa linea non abbia avuto successo "per l'opposizione dei paesi dell'Africa settentrionale" (audio 3). Questi "spesso non fanno abbastanza. Molti hanno ancora dei regimi politici corrotti. Sarebbe auspicabile che lo Stato di diritto venisse ristabilito, attraendo anche gli investitori occidentali" specifica l'esperto.
Davide Paggi
Eduard Gnesa
Eduard Gnesa è originario del Ticino. Ha studiato diritto a Friborgo e, dal 1980, ha occupato varie posizioni in seno all’amministrazione federale, diventando tra il 2001 e il 2004 il direttore dell’Ufficio federale dell’immigrazione, dell’integrazione e dell’emigrazione (poi Ufficio federale della migrazione) Per cinque anni ha insegnato all’Università di Berna. Dal 2009 è ambasciatore straordinario per la cooperazione internazionale in materia di migrazione. Ha diretto vari forum sullo sviluppo e la cooperazione in materia.
“È un problema globale che ha che fare con lo sviluppo economico del continente. Quando le persone stanno male emigrano. Per molti è così. Sono così necessarie misure volte, anche con il contributo dei paesi occidentali, a favorire la crescita e la democratizzazione”
“La politica di aiuto allo sviluppo non ha fallito. Condizioni di vita migliori consentono alle persone ad avere un lavoro nel loro paese e di garantire loro delle prospettive. Il sostegno esterno riduce le cause della migrazioni come la povertà, la mancanza di futuro, crea crescita economica e risolve i conflitti. La Direzione allo sviluppo e alla cooperazione della Confederazione cerca di fare tutto ciò”
Si è già pensato di "creare dei campi in Nordafrica dove le procedure di asilo verrebbero evase dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. In caso di risposta positiva, i migranti verrebbero distribuiti tra i paesi europei, sennò rimpatriati. Questa soluzione non ha avuto successo perché gli Stati nordafricani si sono opposti”