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Gli effetti della crisi del coronavirus sull’assistenza sociale sono meno gravi di quanto si temeva un anno fa, secondo la Conferenza svizzera delle istituzioni di assistenza sociale (COSAS). Tuttavia, alcuni rischi e sviluppi rimangono difficili da valutare.
La COSAS prevede un aumento del 14% del numero di beneficiari dell’assistenza sociale a carico dei cantoni e dei comuni entro il 2023. I maggiori costi sono stimati a 535 milioni di franchi rispetto al 2019, precisa un comunicato odierno. La nuova previsione è nettamente inferiore a quelle di maggio 2020 (+28%) e gennaio 2021 (+21%). L’incremento dei beneficiari previsto è comunque elevato rispetto agli anni precedenti.
Diciotto mesi dopo l’inizio della pandemia, non si costata un aumento del numero di casi di assistenza rispetto alla media mensile 2019. Questo sviluppo positivo - sottolinea la COSAS - è dovuto alle misure di aiuto decise dal Consiglio federale e dal Parlamento, che hanno esteso il diritto alle indennità giornaliere di disoccupazione e alle indennità di perdita di guadagno (IPG). Nel periodo tra marzo 2020 e luglio 2021, solo 16.000 persone hanno terminato le indennità di disoccupazione, contro 41.000 dello stesso periodo dell’anno precedente.
Ci sono però alcuni dati che invitano alla prudenza. I disoccupati di lunga durata, gruppo particolarmente vulnerabile, sono raddoppiati durante la crisi. La COSAS stima quindi che si dovrà far fronte a un numero più elevato di richieste di assistenza nei prossimi anni.