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Svizzera
Mozione per una banca dati sull'origine delle opere d'arte
Una banca dati online per la ricerca sulla provenienza dei beni culturali potrebbe presto vedere la luce in Svizzera. Lo prevede una mozione del consigliere nazionale Matthias Aebischer (PS/BE), che il Consiglio federale raccomanda al plenum di approvare.
La problematica riguardante la provenienza delle opere d'arte conservate nei musei svizzeri, sia pubblici che privati, ha occupato negli ultimi mesi le prime pagine dei giornali in seguito alle polemiche sorte attorno alla collezione Bührle di Zurigo circa la provenienza dubbia di alcuni dipinti, sui quali aleggia il sospetto di essere stati sottratti dai nazisti ai legittimi proprietari.
Ma il problema ha un respiro interazionale, come dimostra tra l'altro la vicenda legata ai bronzi del Benin: nel marzo scorso, lo Smithsonian di Washington ha deciso di restituire la maggior parte della sua vasta collezione di 39 sculture molte delle quali trafugate dall'attuale Nigeria durante raid alla fine dell'Ottocento dell'esercito britannico in quello che era allora l'antico Regno del Benin.
Nel frattempo, otto musei svizzeri hanno deciso di cooperare per indagare sull'origine delle loro collezioni provenienti da questo antico regno africano.
La mozione di Aebischer
Con la sua mozione, Aebischer chiede che i risultati sulle indagini condotte dai musei possano confluire in una banca dati aperta ai ricercatori di tutto il mondo.
Mentre la partecipazione di musei e istituzioni private sarebbe facoltativa, i musei e le collezioni sostenuti dalla Confederazione per la loro ricerca sulla provenienza dovrebbero essere obbligati a immettere i loro risultati sulla piattaforma.
La mozione Aebischer si aggiunge alla mozione presentata dal consigliere nazionale Jon Pult (PS/GR), e che il Consiglio federale raccomanda di accogliere, che mira ad istituire in Svizzera una commissione indipendente che esprima raccomandazioni «per soluzioni giuste ed eque» nei casi di beni culturali sottratti a seguito delle persecuzioni naziste.
Per il deputato grigione, quest'organo consultivo dovrebbe operare in totale indipendenza e, nei casi di controversi beni culturali, dovrebbe formulare raccomandazioni per soluzioni giuste ed eque conformemente ai «Principi della Conferenza di Washington del 3 dicembre 1998» e alla «Dichiarazione di Terezin sui beni delle vittime dell'Olocausto e le questioni correlate del 30 giugno 2009».
cp, ats