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ZURIGO - Il voto degli azionisti sulle remunerazioni dei dirigenti è stato criticato anche quest'anno in numerose assemblee generali. Eppure, lo strumento consultivo sull'argomento sembra dare i suoi frutti. Diverse imprese che avevano ricevuto nel 2017 molti voti negativi sono riuscite a migliorare la situazione.
Le consultazioni quest'anno hanno ricevuto in media il 13% di voti negativi, si legge in un comunicato odierno della società di consulenza elvetica Swipra. Nel confronto internazionale si tratta di un dato alto: in Gran Bretagna, per esempio, gli oppositori si attestano al 6% e negli Stati Uniti al 9%.
I dati mostrano che il voto sulle remunerazioni può essere utilizzato come strumento efficace, dando lo stimolo di reagire alle società, scrive Swipra. Il 43% delle aziende che nel 2017 hanno ricevuto oltre il 20% di voti negativi, è riuscito a calare notevolmente tale quota nel giro di 12 mesi. L'anno precedente solo il 3% delle imprese aveva ottenuto un miglioramento.
Un azionariato scontento non conviene a nessuna impresa, anche perché senza alcuna reazione, si potrebbe passare dal bocciare un voto consultivo a respingerne uno vincolante.
Secondo Swipra, oltre a quello delle remunerazioni, è rimasto attuale il tema della parità dei sessi. Le tendenze di voto degli azionisti mostra una tendenza a preferire donne nei consigli d'amministrazione. La quota femminile è attualmente al 24,5% nelle società SMI.
Per l'analisi Swipra ha preso in considerazione le assemblee generali delle 100 più grandi società quotate in borsa, nel periodo fra il primo luglio 2017 e il 30 giugno 2018.