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Alle ore 9:55 di domenica 2 agosto il primo ministro canadese Stephen Harper ha incontrato il governatore generale del paese, David Johnston, per domandargli formalmente la dissoluzione del parlamento e ufficializzare la tenuta delle elezioni. Alle ore 10:15 in conferenza stampa è stato annunciato che lo scrutinio si svolgerà il 19 ottobre prossimo. Un giorno dopo le elezioni federali svizzere, anche i canadesi rinnoveranno quindi il parlamento.
Dopo Harper si sono espressi anche il capo dell’opposizione Thomas Mulcair, seguito da Elizabeth May, presidentessa del Partito dei Verdi e Gilles Duceppe, leader del partito socialdemocratico-regionalista “Bloc québécois”. Più tardi è giunto anche il messaggio di Justin Trudeau, dirigente del Partito Liberale. E’ iniziata così una campagna elettorale che durerà 78 giorni e sarà la più lunga della storia canadese dal 1872.
Ma cosa farà la sinistra d’opposizione? In attesa di un comunicato del Partito Comunista Canadese (PCC) solito a prendere parte alla campagna elettorale, registriamo la decisione del Partito Comunista Rivoluzionario del Canada (PCRC) di boicottare le elezioni, considerate una farsa. E’ invece certa la candidatura del Partito Marxista-Leninista del Canada (PMLC), il partito comunista attualmente più grande e attivo fin dagli anni ’70, guidato attualmente da Anna Di Carlo, che dovrebbe mettere in lizza 70 candidati.
Il PMLC è un partito di avanguardia che proviene dalla tradizione “maoista”, da cui si è però distanziato nel tempo, assumendo una postura indipendente e meno dottrinaria, orientata a un discorso nazionale contro l’imperialismo. Sorto dal movimento studentesco, il PMLC riuscì in alcuni casi anche a prendere il controllo delle riviste studentesche di importanti atenei del paese e oggi è radicato in alcuni sindacati operai, rinunciando di fatto a concentrarsi sul piano elettoralista, dove infatti raccoglie magri risultati. Il PMLC si candida però con l’obiettivo di comunicare con il pubblico al fine di trasmettere la necessità di dare al Canada una nuova Costituzione, nella quale si inserisca il diritto all’iniziativa popolare legislativa e il diritto dei cittadini a destituire un deputato, secondo il principio “nessuna elezione senza selezione”. Sul piano internazionale il PMLC rivendica invece una politica estera basata sul vantaggio win-win fra nazioni sovrane secondo il principio della coesistenza pacifica e il ritiro del Canada dalla NATO e da tutta una serie di accordi di libero scambio.