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Le nomination erano tredici e alla fine i premi sono quattro. Letto così potrebbe sembrare un ridimensionamento delle ambizioni, invece quello di La forma dell'acqua di Guillermo del Toro - Oscar come miglior film, regia, scenografia e musica - è trionfo vero, perché non pochi pensavano che alla fine un fantasy non avrebbe vinto, lasciando spazio magari a qualche pretendente più in linea con i temi trendy del momento.
La tenerissima storia d'amore tra l'uomo-pesce e l'inserviente muta invece ha numeri per entrare negli annali come un film vincitore degno di nota e innovativo. Del Toro è riuscito nell'inaudito: un film a strati come una millefoglie, con tante sfumature di sapore e chiavi interpretative per tutti i gusti. C'è l'intrattenimento fantascientifico-supereroico. C'è la rilettura storica della guerra fredda. C'è la capacità di trattare un tema politico forte come l'accettazione di chi appare diverso. C'è una vera e propria dissertazione cinefila sui generi. E c'è persino l'afflato romantico, che troppo spesso il cinema contemporaneo tende a sacrificare per non apparire sdolcinato.
Numericamente al secondo posto si piazza l'ottimo Dunkirk di Christopher Nolan (tre Oscar tecnici per montaggio, suono e montaggio sonoro), ma l'altro film in vetrina è piuttosto Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Ne vince due ma importantissimi: Sam Rockwell attore non protagonista e Frances McDormand attrice protagonista. Proprio la moglie di Joel Coen, già vincitrice nel 1997 per Fargo, con il suo discorso di ringraziamento può essere presa ad emblema di una Hollywood al femminile più combattiva che mai.
- Frances McDormand chiede a tutte le donne presenti in sala di alzarsi in piedi
Il premio al miglior attore quest'anno va invece a Gary Oldman, premiato per l'impressionante interpretazione di Winston Churchill in L'ora più buia.
C'è gloria anche per il cinema italiano: Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino aveva quattro nomination e ha vinto per la sceneggiatura adattata (di James Ivory).
Sugli scudi c'è anche uno sportivo di fama planetaria, l'ex-giocatore di pallacanestro Kobe Bryant, premiato con Glenn Keane per il corto animato Dear Basketball.
A sorpresa ma non troppo il premio al miglior film straniero. A fronte di tre grandissimi titoli europei - l'ungherese Corpo e anima, lo svedese The Square e il russo Loveless - vince il cileno Una donna fantastica, toccante vicenda transgender, che però dal punto di vista squisitamente cinematografico è sembrato francamente un paio di gradini sotto gli altri.
Marco Zucchi