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Diffusamente considerato il capolavoro di Dostoevskij, nasce nel 1865, quando l’autore concepisce un nuovo progetto letterario, il resoconto psicologico di un delitto, che sottopone all'editore Katkov per la rivista «Russkij Vestnik» dove il romanzo uscirà a puntate. Il progetto iniziale di una «confessione» in prima persona si trasforma aggiungendo altre voci, e si amplia inglobando l’idea di un romanzo sociale sulla piaga dell'alcolismo che doveva intitolarsi "Gli ubriaconi". Così la storia dell'alcolizzato Marmeladov e della sua sventurata famiglia s'intreccia con la vicenda di Raskolnikov, il giovane che uccide per affermare la propria libertà e la propria superiorità sugli uomini comuni e la loro morale. Perché se il gesto può andare a beneficio dell'umanità, il fine giustifica i mezzi. Ben presto però la coscienza inizierà a tormentarlo, e a fargli intravedere una via d'uscita saranno gli incontri con portatori di idee diverse, soprattutto il fine investigatore Porfirij, convinto della possibilità della salvezza attraverso la sofferenza, e la sua amata Sonja, la timida prostituta che crede nella redenzione.
Nell'intera opera di Dostoevskij ci sono figure attraverso cui ha toccato alcuni grandi temi della filosofia, come le dimensioni del bene e del male o la questione della libertà e della responsabilità nei fratelli Karamazov. E in "Delitto e castigo" si prefigura la cultura nietzschana. Ben prima di Nietzsche infatti nel romanzo compare l'idea del Superuomo, così come altri elementi filosofici, il nichilismo o l'utilitarismo morale. Del valore dell'opera e della capacità dell'autore di indagare la complessità dell'umano, ci parla la slavista Serena Vitale, mentre sugli aspetti filosofici dell'opera riflette Sergio Givone, che all'autore ha dedicato il libro "Dostoevskij e la filosofia", per Laterza.
Serena Vitale, scrittrice, traduttrice, professore di Lingua e letteratura russa, ha insegnato in vari atenei italiani dal 1971 al 2015, tra cui l’Istituto Orientale di Napoli e l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È socio corrispondente dell'Accademia dei Lincei, vive nel capoluogo lombardo.
Sergio Givone, filosofo e romanziere, è professore emerito all'Università di Firenze dove per anni è stato ordinario di Estetica presso la facoltà di Lettere e Filosofia. I suoi studi riguardano in particolare l’estetica e il pensiero tragico.
(Un programma andato in onda su Rete Due sabato 31 agosto 2019)