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Dopo l'annuncio delle perdite legate al fallimento dell'hedge fund Archegos e i cambi in direzione la situazione resta incerta
Anche dopo aver reso noto ieri l'ammontare delle perdite legate al fallimento dell'hedge fund statunitense Archegos Capital Management e la partenza di due membri della direzione, le incertezze attorno a Credit Suisse restano elevate. Osservatori ritengono che la grande banca resterà sotto pressione anche nei prossimi mesi a causa dell'insolvenza della società finanziaria britannica Greensill Capital e dei dubbi sul suo modello d'affari.
Secondo gli analisti di Goldman Sachs, da un punto di vista a lungo termine l'annuncio più importante di Credit Suisse non è stato né l'importo delle perdite legate ad Archegos - 4,4 miliardi di franchi - né l'estromissione del numero uno dell'investment banking Brian Chin e della "Chief Risk and Compliance Officer" Lara Warner, quanto piuttosto l'annuncio del consiglio d'amministrazione (Cda) di condurre inchieste sulle due vicende, nell'ambito delle quali è anche questione "di conseguenze più vaste e di trarre insegnamenti".
Gli esperti della banca d'investimenti americana si aspettano a lungo termine una modifica della strategia aziendale di Credit Suisse, con una presa di rischi nettamente inferiore ed ostacoli maggiori per l'avvio di nuovi affari. Ciò dovrebbe pesare sulla performance operativa dell'istituto nell'esercizio corrente ed oltre.
Anche il presidente della direzione Thomas Gottstein ha confermato in un'intervista pubblicata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung" di partire dal presupposto che con il nuovo presidente del Cda Antonio Horta-Osório verrà effettuato anche un riesame della strategia. "Quel che possiamo già dire sin d'ora è che ridurremo ulteriormente i rischi da certi ambiti dell'investment banking". Di certo ne faranno parte le attività di "prime service", ossia i servizi per gli hedge fund.
Tra gli analisti è minima anche la speranza che la perdita legata ad Archegos rappresenti la fine degli oneri straordinari per Credit Suisse nell'anno in corso: soprattutto in relazione alla liquidazione dei fondi di finanziamento della catena d'approvvigionamento (supply chain finance) di Greensill potrebbero sorgere costi elevati.
Le perdite sono stimate tra uno e tre miliardi di dollari e in linea di principio dovrebbero essere assunte dagli investitori. Ieri sera l'agenzia Bloomberg ha in effetti riferito, basandosi su informazioni di insider, che i vertici di Credit Suisse non hanno intenzione di rimborsare i propri clienti per le perdite. Nell'intervista alla "Neue Zürcher Zeitung" Gottstein ha sottolineato che gli acquirenti erano "investitori professionisti".
Ma anche se dovessero accollarsi interamente i costi da soli, in seguito alla vicenda la banca rischia - oltre a danni alla reputazione - lunghe vertenze giuridiche. Gli analisti di JP Morgan. ad esempio, si aspettano che in relazione a Greensill nei prossimi due anni Credit Suisse dovrà costituire accantonamenti per cause legali pari a circa due miliardi di franchi.
Si potrebbero aggiungere nuove condizioni da parte degli organi di regolamentazione. A metà marzo l'Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) ha ad esempio chiesto alla banca di rafforzare i fondi propri. Altre misure della FINMA potrebbero essere un incremento della soglia minima per la quota di capitale ponderata per il rischio CET1 dal 10 all'11%, ritengono ad esempio gli analisti di Société Générale.
Di conseguenza gli esperti vedono nero anche per i versamenti di capitale agli azionisti quest'anno e potenzialmente anche nel 2022: ieri Credit Suisse aveva annunciato la sospensione del programma di riacquisto di azioni proprie e anche il taglio del dividendo da 29,17 a 10 centesimi. Gli analisti si attendono sempre più che il dividendo non verrà aumentato (o solo di poco) anche l'anno prossimo.