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La problematica dell'educazione fisica va completamente ripensata: tutto va reinventato. Al punto in cui siamo oggi, è più utile tentare una profonda mutazione: è proprio in senso genetico che parlo. Vanno abbandonati in maniera radicale e definitiva tutti quei presupposti tradizionali che venivano considerati all'origine dell'attività fisica: la preparazione militare, la salute della macchina fisiologica, il passatempo nel tempo libero. In maniera risoluta noi dobbiamo definire l'educazione fisica come pedagogia e riservarle uno spazio preciso nel ventaglio delle discipline educative. E tuttavia, la rivendicazione di questo spazio può sfuggire ad ogni ambiguità? In un quadro educativo già saturo, come evitare di assegnarle un ruolo accessorio? E allora, siamo in grado di rilevare nell'educazione fisica una specificità che la distingua in maniera sostanziale dalle altre discipline, che la renda insostituibile? Questa è una domanda cruciale: l'educazione fisica possiede un suo oggetto specifico? Secondo noi, l'educazione fisica possiede effettivamente un oggetto originale che l'apparenta alla dimensione educativa, ma che le attribuisce al tempo stesso un'indiscutibile specificità. Quest'oggetto sono le "condotte motorie". E proponiamo subito una definizione: l'educazione fisica è una pedagogia delle condotte motorie.Le scienze dell'uomo - scienze biologiche, sociali, dell'educazione - ci hanno permesso di uscire dalle nebbie delle vecchie metafisiche. Facendo riferimento a lavori scientifici d'ispirazione clinica come di origine sperimentale è possibile rilevare e analizzare il grado d'influenza dell'educazione motoria sulle diverse "dimensioni" della personalità.
Tratto da: Pierre Parlebas - Giochi e Sport - Ed. Il capitello