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I Verdi sono il partito meno in grado di mettere in pratica un'efficacia protezione del clima, perché i loro elettori presentano i livelli di emissioni di CO2 maggiori di quelli di altre formazioni politiche: lo sostiene il celebre economista tedesco Niko Paech.
"Le misure proposte dai Verdi non sono sufficienti: avanzano delle richieste forti solo quando non sono al potere", afferma in un'intervista pubblicata oggi dal Blick il professore dell'università di Siegen (Renania settentrionale-Vestfalia), famoso per la sua posizione critica nei confronti della crescita economica.
Paech è critico anche sull'approccio avanzato dalla commissione europea di Ursula von der Leyen: viene proposto l'impossibile, una maggiore protezione dell'ambiente senza riduzione del benessere. Lo stesso vale a suo avviso anche per il "Green New Deal" portato avanti dai democratici americani.
Secondo il 59enne anche le riunioni delle élite dedicate al tema come quelle del Forum economico mondiale (WEF) di Davos non risolvono il problema di fondo: "la politica è completamente incapace di agire, perché la maggioranza della popolazione nelle democrazie parlamentari vive economicamente ed ecologicamente al di sopra delle sue possibilità". Bisognerebbe quindi convincere gli elettori a votare per qualcuno che li costringerà a fare qualcosa che non vogliono fare volontariamente. "Questo paradosso non è superabile".
Secondo Paech - che ha volato una sola volta nella sua vita, perché costretto dal professore che seguiva la sua tesi di dottorato - ciascuno dovrebbe volontariamente rinunciare a consumare fino a un livello ecologicamente accettabile. Nella sua ottica non si tratta però di rinunciare, perché ormai si è già arrivati a un limite fisico di crescita e non si consuma per aumentare la felicità, bensì per evitare l'infelicità che si rischia quando gli altri hanno da esibire di più.
Concretamente nell'intervista al Blick l'esperto propone: primo di mettere in piedi un sistema formativo che dia ai giovani consapevolezza del loro impatto ambientale, ciò che comporta fra l'altro un bilancio periodico della singola impronta in CO2; secondo di vietare tutti i voli di vacanza, le crociere e tutti gli altri "lussi senza vergogna"; terzo di introdurre la settimana lavorativa di 20 ore per garantire il pieno impiego nonostante il calo della produzione.
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