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Il Tribunale d'appello dovrà tornare di nuovo sul caso, motivando meglio le ragioni del prolungamento dell'isolamento.
Lo ha deciso il Tribunale federale di Losanna, specificando che per il detenuto la situazione non cambierà: «Lui rimarrà ancora in isolamento nella prigione di Pöschwies».
ZURIGO - Il Tribunale d'appello di Zurigo dovrà esaminare nuovamente il caso del noto pregiudicato "Carlos" - Brian il vero nome - circa la carcerazione di sicurezza, ossia l'isolamento, cui è sottoposto l'uomo.
Lo chiede una sentenza del Tribunale federale (TF) pubblicata oggi, secondo cui le ragioni dell'istanza inferiore per prolungare tale regime non sono state motivate a sufficienza. Per la persona interessata, in ogni caso, la situazione non cambierà.
Motivazione insufficiente - Per i giudici di Mon Repos, le due paginette presentate dal tribunale zurighese non sono sufficienti. Ciò non significa che la decisione della corte d'appello sia sbagliata sul fondo. Tuttavia, per motivi formali la giustizia zurighese dovrà ritornare sul caso. Per "Carlos" la situazione non cambierà: rimarrà ancora in isolamento nella prigione di Pöschwies. La sua richiesta al TF affinché tale regime carcerario venga tolto è stata infatti respinta.
Inoltre, qualora il Tribunale d'appello dovesse decidere altrimenti, per "Carlos" non cambierebbe nulla. La liberazione dall'isolamento riguarda solo un periodo di tre settimane, ossia il lasso di tempo intercorso tra il dibattimento davanti al Tribunale d'appello di Zurigo e la lettura della sentenza, ossia tra il 26 di maggio e il 16 di giugno.
La sentenza zurighese - Il Tribunale d'appello aveva deciso che "Carlos" non doveva essere tolto dall'isolamento nemmeno per quel breve lasso di tempo. I legali dell'uomo, secondo i quali tale trattamento è equiparabile alla tortura, hanno fatto ricorso al TF contro questa decisione, anche se dalla portata più simbolica che altro. "Carlos" continuerà quindi a rimanere segregato dagli altri carcerati.
Con sentenza del 16 giugno, il Tribunale d'appello ha condannato il 25enne a 6 anni e 4 mesi per diversi delitti commessi in carcere che vanno dalle minacce alle lesioni. I giudici cantonali non hanno però ravvisato gli estremi per il "piccolo" internamento, ossia una terapia stazionaria all'interno della struttura, a causa del rifiuto dell'uomo anche perché, grazie a una "semplice" pena privativa della libertà, "Carlos" avrà la possibilità di uscire di prigione.
La speranza di una liberazione in tempi accettabili rischia però di affievolirsi, giacché la procura zurighese sta conducendo un altro procedimento contro il condannato per una trentina di delitti commessi in carcere. In caso di condanna, quest'ultima si sommerebbe alla pena che sta già espiando.
Un "caso" internazionale
Il caso "Carlos", una vicenda che occupa magistrati e media da anni, ha travalicato le frontiere nazionali. Il relatore speciale dell'ONU contro la tortura, Nils Melzer, ha chiesto al Consigliere federale Ignazio Cassis, capo del Dipartimento federale degli affari esteri, una presa di posizione scritta sulle condizioni di detenzione del giovane.
L'isolamento, secondo gli standard internazionali, dovrebbe essere una misura temporanea e non eccedere i 15 giorni. Da tre anni, invece, "Carlos" è solo in cella. La risposta della Confederazione dovrebbe giungere entro un mese.
È tra l'altro di pochi giorni fa la sentenza del Tribunale distrettuale di Lenzburg (AG) che condanna un funzionario del carcere minorile della località argoviese per aver picchiato il pregiudicato senza motivo, anche quando si trovava a terra indifeso. Il funzionario è stato condannato a una pena pecuniaria di 18'900 franchi sospesa con la condizionale e a una multa di 4700 franchi. La decisione del tribunale, non ancora passata in giudicato, si è basata soprattutto su prove video.
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