Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01033.jsonl.gz/219

Un messaggero di Dio
Il profeta Isaia compì il suo ministero in Giuda, durante il regno di Uzzia, Iotam, Acaz e di Ezechia, circa 700 anni prima di Cristo. Egli è considerato il “profeta evangelico” poiché descrive molti dettagli profetici sul Messia che avrebbe avuto origini da Giuda, sulla sua opera ed il suo carattere.
Isaia rivolse molti messaggi al popolo di Giuda, a re e varie persone. Uno dei suoi messaggi più enfatici e drammatici si trova in Isaia 40:6-8 “Una voce dice: «Grida!», e si risponde: «Che griderò?». «Grida che ogni carne è come l’erba, e che tutta la sua grazia è come il fiore del campo. L’erba si secca, il fiore appassisce quando lo Spirito dell’Eterno vi soffia sopra; certo il popolo non è altro che erba. L’erba si secca, il fiore appassisce, ma la parola del nostro DIO rimane in eterno».
La caducità della vita
Il profeta Isaia trasmette un messaggio specifico a Giuda, perché tutti i suoi componenti possano meditare e riflettere. Ma su cosa? Sulla brevità della vita. Isaia paragona l’essere umano all’erba dei campi e la sua gloria, cioè tutta la sua intelligenza ed i suoi successi, al fiore del campo. E che cos’è? Niente! Erba dei campi! Un fiore di campo! Il Signore non poteva trovare nulla di più adatto per mostrarci la nostra grande fragilità; l’erba nasce e poi secca ed i fiori hanno una vita breve e marciscono. Davide disse lo stesso: “I giorni dell’uomo sono come l’erba, egli fiorisce come il fiore del campo” (Sal. 103:15).
Il patriarca Giobbe, quando passò per la sua terribile prova di fede, espresse pensieri molto profondi e tra questi qualcosa che ha a che fare con le parole di Isaia: “L’uomo nato da donna vive pochi giorni ed è pieno di inquietudini. Spunta come un fiore, poi è reciso; fugge come un’ombra e non dura” (Giobbe 14:1-2).
Giobbe aggiunge una nuova allegoria paragonando la vita ad “un’ombra che fugge e non dura”.
Giacomo usa un’altra figura allegorica per parlare di quanto sia breve l’esistenza umana: “mentre non sapete ciò che accadrà l’indomani. Cos’è infatti la vostra vita? In verità essa è un vapore che appare per un po’ di tempo, e poi svanisce” (Gc. 4:14). In questo caso, siamo paragonati ad un vapore che “svanisce”.
Appelli alla riflessione
Sono molte le domande che le persone si fanno in merito alla vita; ci sono molte speculazioni, tante teorie sulla nostra origine, ma ciò che è chiaro è che la vita è un soffio. Posso chiudere gli occhi e pensare alla mia infanzia e giovinezza. Sicuramente potete farlo anche voi. Sembra ieri quando mio padre mi comprò un giocattolo di un uomo con un cavallo; quando andavo a scuola e avevo sette anni; quando facevo il bagno nei canali d’acqua del mio paese. Sembra ieri quando iniziai a suonare la chitarra a tredici anni e composi per la prima volta una canzone a quattordici. Mi ricordo come se fosse ieri, quando iniziai a scrivere le mie poesie e quando vidi per la prima volta la ragazza che divenne poi mia moglie. Ricordo il giorno del nostro matrimonio e quando conobbi il messaggio cristiano avventista e il giorno in cui mi battezzai insieme a mia moglie. Mi ricordo la nascita del nostro primo figlio è poi gli altri due che seguirono. Quando arrivarono i nipoti e centinaia di altre cose, sì, mi ricordo come se fosse ieri!
Mi ricordo tutto questo come qualcosa di così vicino eppure così lontano. Ora, all’età che ho, ho la sensazione che la vita mi sia sfuggita; posso realmente dire che mi sento come l’erba del campo che si secca, come il fiore che appassisce, come un’ombra che scompare, come vapore che svanisce.
Quando Dio disse ad Isaia di alzare la voce e gridare perché tutti lo sentissero, stava chiamando tutti gli abitanti di Giuda a riflettere sulla caducità della vita; a prepararsi per vivere un’altra vita, a cogliere ogni giorno e momento di questa esistenza per imparare le lezioni di Dio. È molto triste e drammatico quando vediamo persone che si aggrappano a questa vita dimenticandosi di proiettarsi verso la vita eterna. Non ha senso aggrapparsi a qualcosa di così fragile, così fugace; è come voler afferrare la nebbia del mattino. Ma, purtroppo, questo è il modo in cui vive la maggior parte della gente, concentrando tutte le energie su qualcosa di fragile come questa vita, senza considerare che è un preludio alla vita eterna.
Dov’è la gloria di Babilonia, il primo impero mondiale? Dov’è finita la gloria di Nabucodonosor, uno dei suoi più importanti re della storia? Dov’è la gloria dell’impero Medo-Persiano, di Grecia e di Roma? Tutto si è seccato come l’erba del campo, svanito come un’ombra, come il vapore, perché ogni carne è come l’erba. Per quanto una persona possa fare per nascondere il deterioramento fisico, prima o poi, i segni del tempo compaiono e un giorno arriva la morte.
Oh, come cambieremmo se avessimo questo modo di pensare! Che cosa significa la vita presente in relazione all’eternità? Niente! L’eterno è eterno, il terreno è transitorio. Aggrapparsi alla vita è umano e va bene; desiderare la morte non è naturale; ma non dobbiamo concentrare ogni interesse sulle cose di questo mondo che sono effimere e ci allontaniamo da Dio. Dobbiamo cercare ciò che trascende, quello che ci aiuta a conoscere la volontà del nostro Creatore. Dobbiamo impegnarci ardentemente alla trasformazione del nostro carattere, perché è l’unica cosa che porteremo in cielo. Quando viviamo per piacere a Dio e benedire il prossimo, la vita assume un nuovo colore, anche il male è più sopportabile e il bene è moltiplicato per darci la gioia, la pace e l’allegria.
La vera felicità in questa vita non consiste nel possedere ma nel diventare persone di principi, dal momento che un individuo governato da principi divini, anche se non ha possedimenti, rimarrà felice, perché chi ha Dio, come dice il poema, non manca di nulla.
Appelli all’azione
L’apostolo Giovanni disse: “perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno“ (1 Gv. 2:16,17). È lo stesso messaggio dato da Isaia, la stessa riflessione. Dio sta chiamando ciascuno di noi a prendere posizione nelle sua fila, a prendere la decisione di fare la sua volontà, di mettersi dalla sua parte.
Quando decidiamo di servire Dio, è vero che deterioreremo ugualmente e ci seccheremo completamente fino alla morte, ma c’è una promessa: Resteremo per sempre. Nel contesto in cui si trovano le parole di Isaia con cui abbiamo iniziato questo tema, c’è qualcosa di molto interessante: coloro che decidono di fare la volontà di Dio, dice versetto 31 del capitolo 40, “acquistano nuove forze, s’innalzano con ali come aquile, corrono senza stancarsi e camminano senza affaticarsi“. Questa è la promessa divina. Un giorno Gesù verrà per noi e ci porterà nel cielo, i morti risorgeranno e la vita sarà trasformata e così comincerò l’eternità.
Conclusione
Oggi il Signore ci dirige lo stesso messaggio che Isaia inviò a Giuda: Noi siamo come l’erba e i fiori del campo; l’erba si secca e i fiori appassiscono. Questa è la nostra vita. Ma non dimentichiamo che, nonostante tutto questo, abbiamo un’origine divina e una promessa di salvezza e vita eterna. Paolo disse: “anche se il nostro uomo esteriore va in rovina, pure quello interiore si rinnova di giorno in giorno” (2 Cor. 4:16).
L’opera dello Spirito Santo è quella di convincerci di peccato, di giustizia e di giudizio (Gv. 16:8); è l’altro Consolatore venuto al posto di Cristo per guidarci alla verità, a vivere una vita vittoriosa sul peccato. Ora non siamo più soli, perché abbiamo deciso di vivere questa vita breve per Cristo. Sì, sappiamo che la nostra vita è come l’erba, che oggi nasce e muore presto, ma colui che fa la volontà di Dio, espressa nella sua Parola, dura in eterno. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono impegnati per la nostra completa redenzione: “Quando fai questi voti, ti impegni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, a vivere per Dio e non hai il diritto di rompere la decisione presa. L’aiuto delle tre grandi potenze è messo a tua disposizione” (RH, 22/06/1905). Il Signore ci benedica in questo giorno, è il mio augurio e la mia preghiera. Amen.
Pastore José V. Giner
Maggio 2017