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Contraddizioni Socialiste
Dal recente congresso nazionale socialista sono uscite molte dichiarazioni che dovrebbero fare da linea guida del partito per il futuro.
Tra le più discusse e ripetute troviamo “ il superamento del capitalismo “.
Proprio su quest’affermazione sono d'obbligo alcune riflessioni.
La prima è storica e riguarda appunto il passaggio da una società capitalista verso una socialista.
Le esperienze vissute mostrano come questo cambiamento è possibile solo con una rottura radicale, una trasformazione sociale che consenta inizialmente di superare il capitalismo e le sue politiche liberali.
Ottenuto quest’ambizioso obiettivo, le conquiste della rivoluzione vanno sostenute e alimentate con la più ampia partecipazione democratica di coloro che hanno lottato, per evitare che la società nella fase di transizione invece di diventare socialista, cada nella controrivoluzione o burocrazia, che inevitabilmente finisce per soccombere in regimi totalitari o riaprire alle logiche del capitale.
Questa premessa non è semplicemente un'affermazione di persone che hanno vissuto queste situazioni, ma la realtà del passato e dell’esperienza del “socialismo reale”.
In Svizzera a che punto siamo? Riformisti senza riforme, anzi... delle controriforme!
Parlare di socialismo in Svizzera sembra una chimera. Il partito socialista ha ripreso questo termine per non perdere parte della base giovanile che manifesta uno scontento verso le politiche istituzionali.
Infatti, le strategie socialiste portate avanti negli ultimi decenni non hanno avuto niente a che fare con il socialismo e non c'è nessun motivo che lascia intravvedere un mutamento di orientamento in questa prospettiva.
Per spiegare questo aspetto basta ricordare cosa succede quando esponenti socialisti, che si fanno passare come rappresentanti delle classi popolari, entrano nelle istituzioni.
La partecipazione a un governo borghese fa cedere facilmente alle lusinghe e alle logiche del capitale. Un esempio su tutti: Moritz Leumberger, consigliere federale uscente.
Una conversione che può essere facilmente ripercossa durante il suo mandato di 15 anni alla guida del dipartimento ambiente, trasporti, energia e comunicazioni (Datec). La politica del meno peggio portata avanti da questo ministro ha consentito tutta una serie di privatizzazioni. Partendo dalla Posta, passando dalle FFS per arrivare al settore dell'elettricità.
Inoltre, tutti ricorderanno il suo atteggiamento, a favore del patto sociale con il padronato, durante lo sciopero delle Officine a Bellinzona.
Lo stesso discorso lo possiamo fare con la nuova consigliera federale socialista, Simonetta Sommaruga, che non ha perso tempo per smarcarsi da quel poco di senso socialista che dovrebbe appartenerle sostenendo il controprogetto razzista in materia di stranieri in votazione il prossimo 28 novembre (tra l'altro solo 9 deputati socialisti su 42 nel parlamento si sono opposti al controprogetto).
Questi sono solo degli esempi, molti altri potrebbero essere citati.
Nessuna azione, strategia e politica che persegue questi atteggiamenti potrà mai gettare le basi per il superamento del capitalismo.
Superare il capitalismo attraverso la conquista delle istituzioni borghesi?
Inoltre la storia ci insegna che voler cambiare il capitalismo a livello istituzionale, riforma dopo riforma, non ha mai portato a nulla di buono.
L'unica via possibile e praticabile deve per forza iniziare tra i lavoratori e le lavoratrici, sui posti di lavoro, nelle scuole, unificando la classe salariale e opponendosi con decisione alle politiche neoliberali che costantemente peggiorano le condizioni di vita delle persone.
Solo attraverso mobilitazioni di massa, blocchi dell'economia di mercato e l'instaurazione di una democrazia davvero aperta a tutti sarà possibile tendere ad una società socialista.
Purtroppo questo discorso è rimasto e rimarrà ancora molto lontano dalle linee di questo partito e affermazioni come quelle uscite recentemente rimarranno solamente “contraddizioni socialiste”.