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Biografia
Solomon "Sol" LeWitt, Hartford, 9 settembre 1928 – New York, 8 aprile 2007. È stato un artista statunitense. Nato nella capitale del Connecticut, è stato un artista legato a vari movimenti tra cui l'arte concettuale e il minimalismo.
È famoso per i suoi Wall drawings e le sue strutture, basate su semplici forme geometriche, che non di rado dialogano con l'architettura. Viveva a Chester ma in Italia aveva una seconda casa: negli anni settanta lavorava a Spoleto in uno studio in centro storico e abitava sulle pendici di Monteluco, dapprima in un eremo di proprietà di Marilena Bonomo, poi in una casa torre acquistata nei pressi della chiesa di San Pietro.
Caposcuola dell’Arte minimale, LeWitt è presente alla mostra Primary Structures tenuta al Jewish Museum di New York nel 1966. Nell’anno successivo stila le sue teorie nell’ormai celebre manifesto Paragraphs on Conceptual Art nel quale dichiara tra l’altro che l’arte non è da identificarsi con la sua materia, ma con l’idea che ne sottende l’esecuzione. LeWitt porta questa linea di pensiero all’estremo per arrivare a sostenere che la realizzazione dell’opera è un’attività minore o addirittura superflua, e compito primario dell’artista è unicamente la formulazione del progetto. La realizzazione dell’opera può essere delegata, con precise istruzioni, ad altri. In tal modo, l’importanza dell’opera si legge nei disegni, bozzetti e appunti e non necessariamente nell’oggetto finale.
Nell’arco della sua lunga carriera, LeWitt conduce la sua ricerca attraverso opere in due dimensioni, (dai disegni e dalle stampe fino ai noti Wall Drawings, i muri dipinti come quelli realizzati per il Centro per l’arte contemporanea “Luigi Pecci” di Prato nel 1993 e per la Città delle Scienze di Bagnoli di Napoli nel 1996) e le Strutture tridimensionali. Le prime Strutture nascono come naturale risposta alle due correnti di pensiero artistico che hanno origine negli anni Sessanta: arte come concetto e arte come gesto o processo. La considerazione del duplice problema porta LeWitt a formulare un sistema di regole che tutt’oggi sottende la produzione dei suoi lavori.
I primi lavori tridimensionali, articolati in volumi geometrici di varie dimensioni, assemblati e dipinti con strisce o disegni concentrici, ricordano nella forma e nel rigore gli esperimenti dell’avanguardia russa e dell’Optical Art. Queste opere si evolvono in strutture geometriche modulari composte da aste rettangolari in legno o alluminio, rigorosamente bianche. I primi esemplari sono di piccole dimensioni o addirittura rilievi a parete, ma negli anni Ottanta gli elementi crescono in scala e complessità, seguendo combinazioni e permutazioni matematiche su un tema dato. Lo scopo è di attirare la meditazione dello spettatore sulle regole strutturali che compongono la figura geometrica.
Nel 1988 LeWitt inizia due serie che tutt’oggi caratterizzano la maggior parte della sua produzione scultorea: i Complex Forms, strutture in legno bianco, articolate in forme prismatiche irregolari le cui punte ricordano le guglie di architetture gotiche; e le Pareti o i Cubi, realizzati soprattutto in blocchi di cemento. Questi ultimi, pur dimostrando un minimalismo intransigente, non sono privi di concessioni all’ambiente o alla storia di un luogo, basti ricordare il Monumento agli ebrei scomparsi del 1987, un’enorme parete rettangolare in cemento nero realizzata per una pubblica piazza a Münster.
LeWitt partecipa alla Biennale di Venezia negli anni 1976, 1979, 1988, 1997 e crea numerosi progetti per spazi pubblici e privati in Italia, tra cui ricordiamo la Torre irregolare del 1997 per Colle Val d’Elsa, eseguita nell’ambito del progetto “Arte all’Arte” dell’Associazione Arte Continua di San Gimignano. L’artista non disdegna le contaminazioni tra l’arte visiva e altre discipline e disegna, su richiesta del gruppo musicale Contempoartensemble, un cofanetto d’autore per il loro CD di musiche di Nicola Sciarrino, Sylvano Bussotti, Luciano Berio e Costas Xenakis edito nel 1994; il cofanetto, contenente oltre al CD un’opera grafica, viene acquistato dal Museum of Modern Art di New York ed è il primo esemplare a entrare nella collezione permanente del museo.
Negli ultimi anni LeWitt ha tenuto esposizioni in molte prestigiose istituzioni, tra cui si segnalano la mostra retrospettiva del 2000, itinerante nei musei d’arte contemporanea di San Francisco e Chicago fino al Whitney Museum di New York. La selezione delle più importanti opere in permanenza in luoghi pubblici ammonta a oltre novanta lavori.
Riguardo alla sua partecipazione alla Biennale di Carrara, l’artista ha scritto che il progetto Curved Wall rappresenta una svolta significativa nella sua opera, dal momento che abbandona i suoi consueti blocchi di cemento per realizzare la sua prima costruzione in marmo.
LeWitt was the son of Russian immigrants. He attended Syracuse University (B.F.A., 1949) and, following military service in Japan and Korea, moved in 1953 to New York City. There he worked as a graphic designer for the architect I.M. Pei in 1955 and 1956. Following a brief period of working in an Abstract Expressionist style in the 1950s, LeWitt in the early 1960s began to pursue an essentialist approach to art that was less emotional yet still rich in complexity. He started to work serially, concentrating on sculptures of various gridlike axial arrangements of modular white aluminum, wood, or metal cubes.
His work in that vein led him to conclude that the planning of a work of art would always be more significant than its execution as an object. In a statement that became a credo of conceptual art, LeWitt wrote in Artforum magazine in 1967:
In conceptual art the idea or concept is the most important aspect of the work…all of the planning and decisions are made beforehand and the execution is a perfunctory affair. The idea becomes a machine that makes the art.
Begun in 1968 and running to more than 1,000 examples, LeWitt’s extensive series of numbered wall drawings applied those principles. His sculptures, prints, and drawings examined endlessly thoughtful and surprising possibilities of visual extrapolation within a concentration on pattern, geometry, and repetition. He provided written instructions and sometimes a small sketch for each of those abstract works, and the drawing (usually a monumental work painted directly on a gallery wall, as in Wall Drawing # 652 [1990]) was executed by his assistants and others. LeWitt applied his designs to mediums beyond wall drawings as well. A design composed of four equal square segments with lines going in different directions was integrated into the aluminum facade of a building in Chicago (Lines in Four Directions [1985]) and applied to a garden at the Philadelphia Museum of Art (Lines in Four Directions in Flowers, completed 2012). In 2007, 105 of his wall drawings were drafted and painted by a group of some 65 artists and students onto the walls of a 27,000-square-foot (2,508-square-metre) space at the Massachusetts Museum of Contemporary Art in North Adams. They were completed posthumously in 2008 and were to remain on view for 25 years.
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https://www.google.com/search?q=sol+lewitt&tbm=isch&ved=2ahUKEwjF0saDrZHuAhXLgaQKHaP8C64Q2-cCegQIABAA&oq=sol+lewitt&gs_lcp=CgNpbWcQA1AAWABgxz9oAHAAeACAAQCIAQCSAQCYAQCqAQtnd3Mtd2l6LWltZw&sclient=img&ei=CfH6X4WqKMuDkgWj-a_wCg&bih=956&biw=1786