Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/85670

<h2>SubmittedText<h2><p>All'inizio di dicembre il governo russo ha sospeso, in parte unilateralmente, il trattato CFE per la limitazione delle forze armate convenzionali in considerazione dell'espansione della NATO fino ai confini russi e dei preoccupanti sviluppi in Georgia e in Ucraina.</p><p>Il trattato del 1990 sulle forze armate convenzionali in Europa (trattato CFE) rappresenta un pilastro della sicurezza europea ed è l'elemento centrale dell'approccio cooperativo in materia di sicurezza in Europa. Il regime di verifica da esso creato ha fornito un contributo di rilievo per rafforzare la fiducia e la sicurezza e quindi anche per il disarmo. La sua fine fa di tutti gli Stati del continente europeo - anche degli Stati non firmatari - dei perdenti.</p><p>Quale Paese neutrale che non ha firmato il trattato, la Svizzera sarebbe particolarmente credibile qualora si adoperasse per l'adeguamento e il riconsolidamento del trattato tra i Paesi membri della NATO, la Russia e diversi Stati dell'Europa centrale e orientale. Invito pertanto il Consiglio federale a esaminare quanto può fare al riguardo e ad avvalersi di tutte le possibilità.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide il parere dell'autore del postulato secondo il quale il trattato del 1990 sulle forze armate convenzionali in Europa (trattato CFE) rappresenta un pilastro dell'architettura di sicurezza e del sistema di controllo degli armamenti. Il trattato è un elemento essenziale della salvaguardia della stabilità nell'area euro-atlantica. Il Consiglio federale ha quindi preso atto con rammarico della sospensione da parte del governo russo dell'applicazione del trattato a partire dal 12 dicembre 2007.</p><p>Il trattato CFE, entrato in vigore nel 1990, si basa ancora sul sistema bipolare della guerra fredda e vi aderiscono, in veste di Stati firmatari, i membri della NATO e dell'ex Patto di Varsavia. Nel 1999 il trattato CFE è stato quindi adattato in seguito agli sviluppi in materia di politica di sicurezza. Il trattato CFE adattato (trattato CFE/A) sostituisce il contingentamento dei sistemi d'arma convenzionali principali, previsto in precedenza per i due blocchi, con la definizione di limiti massimi per ogni singolo Stato. Tuttavia, il trattato CFE/A non è ancora entrato in vigore, poiché gli Stati membri della NATO vincolano la loro ratifica all'adempimento degli accordi di Istanbul del 1999 (ritiro delle truppe della Federazione russa dall'Abkhasia/Georgia; ritiro della 14esima armata della Federazione russa dalla Transnistria/Moldavia). La Federazione russa - che nel 2004 ha ratificato il trattato CFE/A unitamente al Kazakistan, all'Ucraina e alla Bielorussia - ritiene adempiute tali condizioni.</p><p>In relazione con la sospensione del trattato CFE, la Federazione russa ha nel frattempo reso noto che anche il trattato CFE/A va considerato superato e che occorrebbe riadattarlo o negoziare un trattato completamente nuovo.</p><p>La Svizzera, in quanto Stato neutrale e non allineato, non era autorizzata a prendere parte alle trattative per il trattato CFE. Inoltre, tutti gli altri Stati membri dell'OSCE potranno aderire al trattato CFE/A soltanto dopo la sua entrata in vigore. Ciò vale anche per i nuovi Stati membri della NATO (per es. gli Stati baltici). Al riguardo, la Svizzera non ha alcuna possibilità di esercitare un influsso diretto nel quadro delle consultazioni permanenti tra gli Stati firmatari o addirittura di contribuire all'avvio di negoziati in vista di una revisione totale del trattato CFE o del trattato CFE/A.</p><p>Dal 1999 la Svizzera segue gli eventi in relazione con il processo di ratifica del trattato CFE/A ed è interessata alla tutela e all'applicazione efficace del trattato CFE in quanto importante strumento di controllo degli armamenti in Europa. Inoltre, per la Svizzera è importante che, fino all'entrata in vigore del trattato CFE/A o di un nuovo trattato, vengano rispettati tutti gli obblighi del trattato CFE. La Svizzera, per quanto possibile, si impegnerà quindi a favore di tali obiettivi sia multilateralmente, nell'ambito dell'OSCE, sia bilateralmente.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.