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Come nei venerdì del 2008.
Michael Burry è un personaggio che appartiene alla mitologia del trading.
Californiano, nacque a San Josè il 19 giugno del 1971. A causa di un blastoma alla retina, perse un occhio all’età di due anni, e gli fu impiantata una protesi.
Si laureò come medico al Medical Board of California e cominciò a lavorare presso un ospedale locale.
Nel 2000, sulla scia della crisi delle dot.com, abbandonò la professione medica e fondò un proprio Hedge Fund, destinato a divenire leggenda: nasceva Scion Capital.
Nel 2005, Michael cominciò a studiare il mercato immobiliare e in particolare l’andamento dei mutui subprime. Predisse la crisi dei subprime, con un timing leggermente anticipato, attribuendo al 2007 l’esplosione del problema.
Nel frattempo convinse alcune grandi banche, fra cui Goldman Sachs, a vendergli dei Credit Default Swap di alcuni operatori sui quali riteneva ci sarebbe stato un grave rischio di default, quando il problema fosse esploso.
Il timing anticipato causò una brusca caduta nelle quotazioni del suo fondo e rilevanti pressioni da parte degli investitori, che temevano gravi perdite sul capitale. Nessuno pensava che quanto predetto da Michael potesse realmente verificarsi.
Nei racconti della mitologia dell’epoca, molti investitori chiedevano a Michael di cessare la speculazione sui Credit Default Swap, la motivazione tipica era che “comunque la FED avrebbe sanato ogni problema”.
Fin dalle prime settimane del 2008, Scion Capital recuperò rapidamente le perdite e nell’aprile il fondo fu liquidato con il 438% di guadagno distribuito agli sbigottiti investitori.
In quell’occasione Michael guadagnò 100 milioni di dollari, e chiuse il fondo, per dedicarsi interamente alla gestione dei suoi propri investimenti.
La freddezza dimostrata da Michael nei mesi antecedenti il grande botto del 2008 rimase scritta nelle leggende del trading contemporaneo: gli investitori gli davano del pazzo, piombavano nel suo ufficio, lui li riceveva ma, stanco di rispondere, non replicava. Alcuni raccontano che continuasse ad ascoltare musica in cuffia ….
Michael ha un account Twitter. Sul quale pubblica molto spesso.
La particolarità è che cancella quello che viene pubblicato, in genere il giorno dopo o comunque poco tempo dopo.
Michael può essere considerato il genio dei mercati ribassisti.
Incredibile a dirsi, nel suo ultimo tweet (già scomparso), paragona la fase attuale con il possibile fallimento di alcune banche e il contemporaneo salvataggio da parte di altre grandi banche di investimento con quanto avvenuto nel 1907 negli Stati Uniti, noto come “1907 Banker’s panic”.
In quel panico bancario, una moltitudine di fattori di mercato ed economici ha scatenato una corsa agli sportelli del Knickerbocker Trust, una delle più grandi banche di New York all’epoca. Il paese era spaventato.
All’improvviso, tutti hanno iniziato a ritirare i propri soldi dalle banche e si è verificata una massiccia stretta creditizia. La fede nel sistema bancario americano si stava spezzando.
In risposta, il mercato azionario è crollato. Il Dow Jones è sceso di quasi il 50% in caduta libera.
Fu Jp Morgan ad intervenire, salvando la situazione. Una parte della sua fortuna fu destinata ad aiutare e sostenere il sistema bancario. Convinse anche un gruppo di altri ricchi finanzieri dell’epoca a fare lo stesso. Salvarono il sistema bancario statunitense dal collasso, ripristinando la fiducia del pubblico e stabilizzando i mercati finanziari.
Dopo il crollo lampo del 50%, il mercato azionario tornò a salire vertiginosamente.
Michael Burry pensa che la storia si stia ripetendo. Le decisioni prese recentemente assomigliano a quelle che furono assunte nel 1907: dal momento in cui furono prese, il mercato si convinse gradualmente che tutto era tornato alla normalità.
Non precisa, però, se deve esserci un ulteriore minimo del mercato per tornare a vedere il rally di cui lui parla.
Noi rimaniamo della nostra idea. Fino al 24 marzo c’è una forte possibilità di volatilità che può calmarsi nei giorni successivi. Aprile e forse la prima quindicina di maggio potrebbe essere rialzista, malgrado il momento molto delicato.
A maggio, vediamo la concomitanza di molte negatività tutte insieme, che potrebbero protrarsi anche nel mese di giugno. Lì vediamo un possibile minimo importante, comunque sopra il minimo dell’ottobre del 2022.
Poi… un rally può starci, anche in dipendenza di che cosa nel frattempo possa essere accaduto nel periodo aprile-maggio. In ogni caso rimaniamo all’interno dei minimi e massimi del 2022.
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P.S.: In conclusione di giornata di ieri, uno dei broker più attivi sui mercati finanziari, ha aumentato i margini richiesti per le posizioni aperte di trading del 60-70%.
Era quanto accadeva nei weekend del 2008. Sorprese del venerdì sera, all’ultimo momento.
L’Economist dice che molte banche americane sono in sospetto di fallimento: forse l’attesa è che nel weekend ci siano annunci particolarmente importanti e tutt’altro che piacevoli.
Nel frattempo, ci risulta che la FED stia massicciamente erogando flussi di finanziamento nel sistema bancario.
Stiamo in allerta e confermiamo l’invito ad investitori e trader alla massima prudenza e attenzione.
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Maurizio Monti
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