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BERNA - In Svizzera molti pazienti hanno già una volta ricevuto diagnosi e raccomandazioni mediche, a parer loro, discordanti. A pagarne le conseguenze sono in particolare i malati cronici, come mostra un recente studio della Scuola universitaria professionale di scienze applicate di Zurigo (ZHAW), che contiene tra l'altro una guida con consigli pratici.
I ricercatori hanno intervistato mediante un sondaggio online anonimo 314 pazienti che erano stati loro segnalati da organizzazioni del settore. L'inchiesta che non è rappresentativa per l'intera popolazione svizzera, è stata condotta tra il mese di maggio del 2019 e quello di gennaio 2020 su mandato dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), precisa la ZHAW in una nota odierna.
Dallo studio emerge che il 49% dei malati cronici ha ricevuto spesso pareri discordanti, mentre tra gli altri pazienti la percentuale è del 28%. Persone afflitte da depressione o con più malattie cumulate sono più di frequente confrontate con tali valutazioni contraddittorie. Meno toccate dal problema sono le donne incinte.
Secondo gli intervistati, i pareri discordanti sono imputabili al coinvolgimento di medici di diverse discipline e riguardano perlopiù la terapia farmacologica, la diagnosi e la scelta delle opzioni terapeutiche. Il responsabile dello studio, Florian Liberatore fa un esempio concreto: «per la rottura dei legamenti crociati un professionista potrebbe raccomandare un intervento chirurgico, mentre un altro prescrivere la fisioterapia».
In reazione a tali valutazioni discordanti, i pazienti ricercano generalmente ulteriori informazioni e si rivolgono a specialisti in cui ripongono particolare fiducia. Le contraddizioni si risolvono in circa 9 casi su 10. Liberatore afferma che questo problema genera tuttavia incertezza e un carico emotivo per circa la metà dei pazienti interessati e, per circa un quinto di loro, influisce talvolta negativamente sul decorso del trattamento, per esempio con ritardi o una terapia inadeguata.