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Il tennista serbo, ricevuto a colloquio dal presidente serbo, è tornato a parlare del suo 'caso australiano' promettendo di rivelare nei prossimi 10 giorni la sua versione dei fatti.
Facciamo due passi indietro: il visto della star serba del tennis è stato cancellato e lui è stato espulso a causa delle severe regole di vaccinazione dell'Australia. Djokovic non ha così potuto disputare gli Australian Open 2022.
In visita ieri al presidente serbo Vucic, il tennista ha detto che «non mi sono mai sentito solo» durante la detenzione grazie al sostegno di tutto il mondo.
Inoltre, Djoko ha detto che i funzionari serbi hanno risposto alle affermazioni che lui ha presentato in merito alla faccenda dei risultati falsificati del test Covid.
Nole a colloquio con il presidente serbo
«Ti sono molto grato per il comportamento che ti ha anche messo in una scomoda posizione politica nelle relazioni internazionali», ha detto Djokovic al presidente Aleksandar Vucic giovedì. «Me lo ricorderò per molto tempo».
Il presidente serbo ha detto di aver apprezzato come Djokovic è stato disposto a combattere «non solo per se stesso, ma per il suo paese».
«Grazie per la grande battaglia che hai combattuto in Australia», ha detto Vucic al tennista.
«Nei prossimi 10 giorni vi darò la mia versione dei fatti»
Djokovic ha infine ammesso che i suoi legami con il popolo serbo si sono fortificati di giorno in giorno, e ha promesso di dare la sua «versione di quello che è successo in Australia» nei prossimi 10 giorni.
Altro passo indietro. Da casa, mentre i suoi colleghi disputavano il primo Grand Slam della stagione, il numero 1 ha dovuto ingoiare un rospo amarissimo: Rafael Nadal, al termine di un'epica finale vinta contro il russo Daniil Medvedev, domenica scorsa ha conquistato il 21esimo trofeo del Grande Slam in carriera, lasciando così proprio il serbo - e Roger Federer - fermo a quota 20.
Il 'caso Djokovic'
Se il popolo serbo e il suo governo hanno sostenuto il tentativo di Djokovic di entrare in Australia senza essere vaccinato, molti, tanti altri si sono arrabbiati.
Ad inizio gennaio a Novak Djokovic era stata inizialmente concessa un'esenzione a causa di una recente positività al Covid, che gli ha permesso dunque di sbarcare il Australia. L'Australian Border Force però, lo ha arrestato il 5 gennaio per non aver soddisfatto i requisiti richiesti dal governo di Canberra, e il suo visto è stato revocato. Un giudice ha poi ribaltato quella decisione, e infine è stato il ministro dell'immigrazione Alex Hawke ad annullare definitivamente il visto di Djokovic per motivi di ordine e salute pubblica.
I documenti della discordia
I documenti presentati dagli avvocati del serbo alla Corte federale australiana includevano due certificati di test Covid (PCR), uno con un risultato positivo il 16 dicembre e uno con un risultato negativo del 22 dicembre. I documenti includevano inoltre una lettera ufficiale del direttore ad interim dell'ente sanitario ufficiale della Serbia, che confermava che le date sui due certificati erano corrette.
In aggiunta, mercoledì è arrivata la comunicazione da parte dell'ufficio del procuratore serbo, che ha confermato la validità dei certificati presentati dal tennista serbo al suo arrivo in Australia ad inizio gennaio: «È stato stabilito che Novak Djokovic è stato testato più volte, e che i risultati dei test del 16 e 22 dicembre erano certamente validi».
Mentre attendiamo con trepidazione ed interesse la 'confessione' del numero 1 del tennis mondiale, rimane aperta la spaccatura tra il governo serbo e quello australiano, tra Djokovic e Nadal, tra le posizioni dei vaccinati e quelle dei no vax. Avremmo tanto bisogno di serenità.