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Samira Asgari, scienziata iraniana che vive in Svizzera, ha citato in giudizio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e alti funzionari di due agenzie federali americane: basandosi sulla decisione della Corte federale del Massachusetts, contesta il divieto d'ingresso negli USA per persone provenienti da alcuni paesi a maggioranza musulmana.
Assunta dall'università di Harvard, l'ex ricercatrice del Politecnico federale di Losanna per ben due volte nel giro di cinque giorni si è vista negare l'imbarco alla volta degli Stati Uniti, pur essendo munita di un regolare visto. A causa del decreto "anti-musulmani" di Donald Trump, la donna è stata bloccata la prima volta all'aeroporto a Francoforte. Ha poi subito la stessa sorte all'aeroporto di Zurigo, dove la compagnia Swiss, su consiglio dei suoi servizi giuridici, non l'ha lasciata salire a bordo per il volo diretto a Boston.
Il vettore ha precisato di essere costretto a rispettare le condizioni d'ingresso sul suolo statunitense e a seguire le raccomandazioni delle competenti autorità americane. Queste avevano minacciato di non accordare il permesso di atterraggio l'aereo della Swiss se vi fosse stata la cittadina iraniana a bordo. Alla compagnia sarebbe inoltre stata inflitta una multa di 50mila dollari.
Benché amareggiata, la ricercatrice resta determinata a raggiungere la prestigiosa università con cui ha un contratto di lavoro per due anni. Perciò ha adito le vie legali, fondandosi su una sentenza della Corte federale del Massachusetts, secondo cui le persone in possesso di un visto valido sono autorizzate a recarsi a Boston, nonostante il decreto di Trump.
(Adattamento dall'inglese)