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<h2>SubmittedText<h2><p>Lo scienziato dell'Empa Harald Krug ha analizzato diverse migliaia di studi sulla tossicità delle nanoparticelle ed è giunto alla conclusione che la maggior parte non presenta alcuna utilità. In un rapporto apparso sulla rivista specializzata "Angewandte Chemie", Krug critica aspramente i colleghi ricercatori e parla di esperimenti mal preparati e di risultati privi di valore.</p><p>Gli studi analizzati si proponevano, per esempio, di chiarire se le nanoparticelle di biossido di titanio contenute nelle creme solari penetrino nel corpo attraverso la pelle, se i nanotubi di carbonio abbiano nei polmoni lo stesso effetto tossico dell'amianto o se le nanoparticelle contenute nelle derrate alimentari possano passare nel sangue attraverso la flora intestinale. Secondo Krug, tuttavia, la maggior parte degli studi nanotossicologici è condotta male ed è quasi del tutto inutile per la valutazione dei rischi. Dal rapporto emerge che i ricercatori non sono concordi sul rischio di assumere nanoparticelle attraverso lo stomaco o l'intestino. Inoltre alcuni ricercatori vengono accusati di non svolgere seri lavori preliminari e di utilizzare particelle "così come le trovano", cioè non in dimensioni standard. Secondo Krug, esperimenti di questo tipo non sono verificabili scientificamente.</p><p>Ma se la qualità degli studi nanotossicologici è davvero così scadente, è lecito chiedersi se sia responsabile autorizzare il commercio di nanomateriali conosciuti soltanto superficialmente. Al giorno d'oggi, infatti, sono sul mercato in tutto il mondo migliaia di prodotti contenenti nanoparticelle che vengono utilizzati anche in settori a diretto contatto con i consumatori come le derrate alimentari e i relativi imballaggi, i cosmetici, le creme solari o l'agricoltura.</p><p>In collaborazione con altri ricercatori, l'Empa sta elaborando standard per la definizione di una gamma di metodi validati per gli esperimenti nanotossicologici condotti in laboratorio. La Confederazione ne dà notizia in un comunicato stampa in cui afferma che quando i lavori saranno terminati non si brancolerà più nella nebbia, ma si potranno coordinare strategie di ricerca internazionali non soltanto per l'accertamento a posteriori del potenziale di rischio delle nuove nanoparticelle, ma persino per la sua previsione. Tuttavia non è ancora possibile prevedere quando questi standard saranno disponibili.</p><p>1. Il Consiglio federale è disposto a elaborare un pacchetto di misure che acceleri il processo di standardizzazione degli studi nanotossicologici e a fissare uno scadenzario?</p><p>2. Ritiene che gli standard elaborati debbano essere regolamentati da disposizioni legali vincolanti?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>I nanomateriali consentono di sviluppare nuovi prodotti nei più disparati campi, come lenti antigraffio per gli occhiali, biciclette ultraleggere, migliori dispositivi medici da impiantare e sistemi di trasporto in scala nanometrica per i medicamenti. Nel 2008 il Consiglio federale ha approvato il piano d'azione "Nanomateriali di sintesi" con l'obiettivo di colmare le lacune scientifiche, metodologiche e regolatorie e poter così meglio valutare i possibili rischi per la salute e l'ambiente. Il 17 dicembre 2014 ha pubblicato un rapporto intermedio in cui ha tracciato il bilancio di quanto fatto finora e stabilito il futuro orientamento strategico, in particolare nella prospettiva dell'elaborazione di requisiti standardizzati per i test di valutazione dei rischi nanospecifici per la salute e l'ambiente insiti nei nanomateriali di sintesi (fonte: <a href="http://www.ufsp.admin.ch">www.ufsp.admin.ch</a>; parola chiave: nanotecnologia). Poiché le basi scientifiche e metodologiche per un adeguamento materiale del diritto non sono ancora sufficienti, la Svizzera continuerà a partecipare ai lavori internazionali in corso nel campo della standardizzazione delle procedure di verifica e valutazione.</p><p>Conformemente alle disposizioni relative al controllo autonomo, i produttori soggetti al diritto in materia di prodotti chimici devono accertare le proprietà pericolose dei nanomateriali e valutare i possibili rischi per l'essere umano e l'ambiente. Le proprietà pericolose devono essere accertate per mezzo di esami da eseguire secondo direttive standardizzate internazionali. Per lo sviluppo e la validazione di direttive sui test nell'ambito della gestione dei prodotti chimici è responsabile l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Alla fine del 2013, dopo sei anni di studi, il gruppo di lavoro sui nanomateriali di sintesi istituito dall'OCSE - l'OECD Working Party on Manufactured Nanomaterials (WPMN) - è giunto alla conclusione che la maggior parte delle direttive standardizzate sui test per i prodotti chimici convenzionali è applicabile anche ai nanomateriali. Le specificità dei nanomateriali richiedono tuttavia determinati adeguamenti e, in singoli casi, l'elaborazione e la validazione di nuove direttive. Finché queste non saranno disponibili, occorre decidere caso per caso se e quali dati supplementari siano necessari per la valutazione dei rischi. In seno all'OCSE sono attualmente in corso sette progetti, a cui lavorano anche esperti svizzeri, per l'elaborazione di direttive o linee guida specifiche per i test sui nanomateriali. Le prime direttive adeguate (p. es. riguardanti la tossicità inalatoria) dovrebbero essere pronte nel giro dei prossimi due anni. L'elaborazione di simili direttive internazionali è molto onerosa, anche per via della grande quantità di risultati scientifici da considerare e valutare.</p><p>1. Come già spiegato, il Consiglio federale considera urgente l'elaborazione, rispettivamente l'adeguamento, di metodi e direttive standardizzati per i test di valutazione della sicurezza dei nanomateriali e delle loro applicazioni. Le attività necessarie, coordinate a livello federale nel quadro del piano d'azione "Nanomateriali di sintesi", sono in corso anche a livello internazionale.</p><p>Il Consiglio federale apprezza il fatto che lo studio dell'Empa di San Gallo abbia dato avvio a una discussione scientifica internazionale sugli standard minimi per le pubblicazioni nel campo della nanotossicologia, perché la ricerca scientifica è imprescindibile per l'elaborazione di direttive standardizzate che disciplinino i test sui nanomateriali. Non considera tuttavia né fattibile né compito suo intervenire nei meccanismi di garanzia della qualità usuali nella ricerca scientifica (valutazione paritaria o "peer review") o nella libertà di ricerca. Non prevede pertanto misure specifiche in questo senso nemmeno nel piano d'azione aggiornato.</p><p>2. I requisiti per le procedure di omologazione e notifica sono disciplinati secondo i prodotti in ordinanze di diverse legislazioni. I dati da presentare per l'esame e le direttive OCSE da applicare sono prescritti. Soltanto sulla base di requisiti definiti è possibile procedere a valutazioni plausibili. Quelli in vigore in Svizzera sono per lo più armonizzati con quelli dell'UE. Non appena saranno disponibili, i requisiti e le direttive sui test specifici per le nanoparticelle saranno implementati nelle pertinenti ordinanze.</p>  Risposta del Consiglio federale.