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Il cambiamento climatico è in atto. È inutile negarlo. L’uomo è sicuramente corresponsabile di questo cambiamento da almeno 100 anni. Durante i passati periodi glaciali (ognuno della durata di circa 80’000 anni) e i relativi periodi interglaciali (ognuno della durata di circa 20’000 anni) la concentrazione media di CO2 nell’atmosfera variava da 180 ppm (periodo freddo/glaciale) a 280 ppm (periodo caldo/interglaciale). I periodi di transizione duravano diverse migliaia di anni. Oggi, la transizione dalla temperatura media della terra di circa 15 gradi Celsius a un mondo molto più caldo (più 2-3 gradi Celsius) dura circa cento anni. Questa è la grande differenza. Dall’industrializzazione (circa dal 1769, macchina a vapore di James Watt), la concentrazione di CO2 è sensibilmente aumentata. In particolare negli ultimi 50 anni. La concentrazione media di CO2 nell’atmosfera ammonta oggi a 410 ppm. A questa si aggiungono altri gas a effetto serra provocati dall’uomo quali, per esempio, metano (CH4), protossido d’azoto (N2O) e ozono (O3). Il massiccio aumento di gas serra antropici innalza sensibilmente la temperatura media della terra. Questa tendenza è inconfutabile. E l’aumento della temperatura terrestre causa altri effetti retroattivi (aumento del vapore acqueo, diminuzione dell’albedo/riflettanza della terra, scioglimento del permafrost, ecc.), che contribuiscono a un ulteriore riscaldamento. In ogni caso, la politica internazionale ha nel frattempo dato un primo segnale. L’accordo di Parigi (12.12.2015) chiede che il riscaldamento globale causato dall’uomo non superi di più di 2 gradi Celsius le temperature preindustriali. Si tratta di un obiettivo estremamente ambizioso (praticamente irraggiungibile).
Molti grandi paesi e territori (per es. Cina, India, Russia, tutta l’Africa, tutto il Sudamerica) hanno un grande ritardo da ricuperare in materia di qualità di vita, anche se vogliono solo minimamente avvicinarsi al nostro standard. Questi paesi e regioni consumeranno perciò anche in futuro molta energia fossile. Nonostante gli obiettivi climatici elevati, ambiziosi e nobili (efficienza energetica, energie rinnovabili, riduzione delle emissioni di CO2, eccetera), la concentrazione di gas a effetto serra nell’atmosfera continuerà ad aumentare a livello planetario. Secondo i miei calcoli, un arresto, o addirittura un’inversione del cambiamento climatico, sono ancora ben lontani. L’umanità deve, da una parte, sforzarsi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra mediante un’efficienza energetica ottimale e una progressiva sostituzione delle energie fossili. Dall’altra, l’intera umanità deve assolutamente imparare ad adattarsi al cambiamento climatico irreversibile per molto tempo ancora. L’adattamento al cambiamento climatico non è solo un tentativo. È una necessità. Adattamento significa attenuare il più possibile le conseguenze negative potenziali nel modo più intelligente, con misure efficaci e facilmente applicabili, rafforzando nel contempo al massimo, con altrettante misure, i potenziali effetti positivi. Per la Svizzera, prioritarie sono le seguenti misure di adattamento: prevenzione, misure di protezione, rinforzamento dei terreni (vedi comune di Bondo GR) e, in modo particolare, creazione decentralizzata di riserve d’acqua mediante nuovi laghi artificiali, bacini d’acqua, ricerca di nuove sorgenti e messa in rete degli impianti d’acqua potabile. Politica ed economia devono avere il coraggio di cominciare ad agire, oggi e non domani.
Sarebbe tuttavia una grande illusione credere di poter fermare o addirittura invertire a breve termine il cambiamento climatico, mediante imposte elevate (vedi nuova imposta sul CO2) e tasse. Tale strategia ci renderebbe più poveri. Anche se noi Svizzeri, da oggi, riducessimo a zero le emissioni di gas a effetto serra, non si registrerebbe alcun influsso né a livello locale, né a quello mondiale. Dobbiamo purtroppo accettare con realismo che praticamente tutti i nostri ghiacciai spariranno entro la fine del 2100. Ciò non può essere né cambiato, né tantomeno impedito, nemmeno da una “Iniziativa per i ghiacciai”. Perciò la priorità rimane quella di un rapido adattamento. I negazionisti del clima, gli ideologi e i profeti della fine del mondo sono tutti fuori luogo. Occorrono soprattutto conoscenza, ricerca, informazione, responsabilità e realismo. Assolutamente niente panico, ma solidarietà, all’interno del paese e in tutto il mondo! La scienza climatica è estremamente complessa. Si tratta di una rigorosa scienza, non di un’ideologia. In questo campo, non può chiunque presentarsi come specialista o sputasentenze. La competenza deriva da decenni di studio, ricerca e rilevamenti. La formula “È sempre stato così!” non vale più oggigiorno. È ingannevole, irresponsabile e pericolosa. Non è sempre stato come oggi. La frequenza di eventi estremi (carestie, lunghe siccità, cicloni, uragani, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai, eccetera) è da 20 anni a questa parte misurata e l’aumento è perciò comprovabile. Pongo l’accento sulla parola frequenza. La frequenza di eventi estremi aumenta in modo ben visibile, chiunque lo può percepire.
Il rapporto parsimonioso, intelligente e responsabile con l’acqua potabile deve diventare un’ovvietà. Ciò vale per il singolo cittadino come per l’intera economia. Anche l’impiego dell’acqua potabile deve essere ripensato seriamente (acqua potabile per lavare l’auto???, eccetera). Una particolare attenzione va data in quest’ambito all’agricoltura. I contadini, i loro animali, i loro terreni, i loro campi, le loro coltivazioni e i loro alpi hanno sofferto terribilmente della siccità dell’estate 2018. I contadini non sono né negazionisti del clima, né tantomeno ignoranti. Si battono tuttavia a ragione contro imposte e tasse assurde e insopportabili.
Quanto una troppo drastica e rapida riduzione del consumo di energia e delle emissioni sia conciliabile con la nostra qualità di vita, ce lo dirà il prossimo futuro. Personalmente sono scettico di fronte a obiettivi irrealistici e posti troppo in alto. Una dignitosa qualità di vita, come già detto, necessita energia. Chi vuole tornare nel Medio Evo? Una via svizzera estremamente solitaria (vedi, per es. la petizione di Alleanza Clima Svizzera) in materia di politica energetica e climatica sarebbe un’irresponsabile autorete. Una via solitaria svizzera non migliorerebbe né il nostro clima, né tantomeno quello mondiale. Ci costerebbe soltanto moltissimo. Ciò non significa assolutamente che dobbiamo rimanere passivi. Le cittadine e i cittadini svizzeri devono assumersi le loro responsabilità nel settore energetico e ambientale, senza fanatismi, ma con realismo e secondo il principio della sostenibilità (economica, ecologica, sociale). E la sostenibilità non deve quindi mai trascurare il lato dell’economia. In questo senso, anche un trapasso da un sistema energetico basato su energie fossili a uno fondato esclusivamente su energie rinnovabili, non deve essere economicamente sottovalutato. Non sarà una passeggiata. Occorreranno parecchio tempo e denaro.
Definizione: l’unità di misura ppm sta per “parts per million”.