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La crisi finanziaria ed economica mondiale del 2008 ha evidenziato che anche in Svizzera l’instabilità di una grande banca può rappresentare un peso considerevole per l’economia. Il Consiglio federale intende impedire che i colossi bancari siano «troppo grandi per essere lasciati fallire» («too big to fail», TBTF) e che lo Stato debba ricorrere al denaro dei contribuenti per salvarli.
La seconda valutazione condotta dal Consiglio federale sulle disposizioni «too big to fail» ha dimostrato che nel confronto internazionale la regolamentazione svizzera può essere considerata adeguata. Si è rivelata, infatti, in grado di ridurre i rischi delle banche di rilevanza sistemica. Non si rende necessario alcun sostanziale riorientamento.
Le esigenze di capitale «gone concern» devono permettere di risanare e liquidare in modo ordinato una banca in difficoltà senza aiuti finanziari dello Stato. Dopo essere state introdotte già nel 2016 per UBS e Credit Suisse, le esigenze di capitale «gone concern» si applicono dal 1° gennaio 2019 anche alle banche di rilevanza sistemica orientate al mercato nazionale (PostFinance, Raiffeisen e Banca Cantonale di Zurigo). Per le grandi banche le nuove esigenze corrispondono in termini di importo alle attuali esigenze di capitale «going concern», le quali garantiscono la continuazione dell’attività in caso di perdite significative, mentre per le banche orientate al mercato nazionale corrispondono soltanto nella misura del 40 per cento, poiché queste ultime sono meno interconnesse a livello internazionale.
A fine novembre 2019, il Consiglio federale ha stabilito le esigenze da applicare alle società capogruppo delle due grandi banche.