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Un nuovo libro inchiesta sulla morte di Pasolini chiede di riaprire le indagini sull'omicidio dell'intellettuale italiano.
Pier Paolo Pasolini era spiato all'ufficio D del Sid, il famigerato reparto dei servizi segreti militari "deviato" che negli stessi anni della suo omicidio, nel 1975, stava depistando le indagini sulla strage di Piazza Fontana a Milano.
Poco prima di essere ucciso inoltre Pasolini stava intrattenendo una corrispondenza segreta con Giovanni Ventura, il terrorista di destra, legato allo stesso Sid, che dopo il suo arresto sembrerebbe essere stato intenzionato a rivelare alcuni retroscena dei preparativi della strategia della tensione.
A 42 anni dalla morte violenta di Pasolini, avvenuta la notte fra l'1 e il due novembre 1975 all'Idroscalo di Ostia, un nuovo libro-inchiesta, firmato da Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, e da Andrea Speranzoni, avvocato e saggista, chiede ai magistrati di Roma di riaprire le indagini sull'omicidio.
Finora l'unico colpevole identificato per l'assassinio dello scrittore è Pino Pelosi, all'epoca del delitto 17enne. I familiari, gli amici più stretti, gli avvocati di parte civile e molti studiosi, nonché i giudici di primo grado, sono sempre stati convinti che l'omicidio avesse dei mandanti occulti, probabilmente legati a gruppi eversivi di estrema destra. Una versione confermata, seppur con reticenza, anche dallo stesso Pelosi, in una celebre intervista alla Rai.