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L'Istituto è lontano
su una distesa obliqua davanti a una rupe verticale. La valle
è alta. Fra tornanti e strettoie in luce e ombra la
strada sale con violenti e rapidi sbalzi. La luce aumenta
e si spalanca un altopiano bianchissimo che si allarga a ventaglio
e si solleva con forza contro pareti di roccia levate a strapiombo
centinaia di metri una sopra l'altra. I profili delle rupi
sono frastagliati. Il colore è grigio alluminio. Nel
pomeriggio a seconda delle posizioni del sole riflettono una
lucentezza che proviene da tutte le direzioni e si ripercuote
nella valle. In altro, lunghe strisce tortuose di ghiacciai
abbagliano come specchi in cielo. Poi si spengono. In basso
nella nitida ombra violetta si accendono le luci del paese.
Prima mattina all'inizio di gennaio, presto, ancora buio profondo.
Dalle sale dell'Istituto erompeva luce. La neve si era accumulata
aderendo compatta contro la parete di vetro. Guardata dall'interno,
aveva la forma di una bestia che giaceva allungata, bianca
e fredda, in letargo, piatta e senza faccia.
Al piano terreno davanti agli ascensori cominciava un corridoio
fortemente riscaldato. Uno dei lati era la vetrata, nell'altro
si allineava una serie di aperture. Dietro la prima apparve
un locale ingombro di asciugamani e costumi da bagno di tutti
i colori scaraventati a caso. La nuova venuta era la signora
Iris Muveran. Cercava di orientarsi. Trovò la soglia
di un atrio suddiviso da tende trasversali. Sollevò
una di queste tende.
Emergendo a mezzo busto dalle pieghe di un bianco lenzuolo,
un vecchio grasso e pallido, dal cranio calvo, la fissava
inquisitoriamente, con derisione. Aveva gli occhi tondi e
sporgenti, d'un celeste quasi incolore. Teneva in bocca un
sigaro acceso e stava seduto su una panchina. Aveva avuto
l'idea di fumare un sigaro lussuoso e pesante alle sette della
mattina, accanto ai vapori di una piscina fonte di salute.
Il senatore sollevò il braccio destro.
La signora lasciò ricadere la tenda. Arrivò
alla sala centrale. Faceva caldo, con luci dorate e azzurrine.
La luce pareva vibrante e inquieta. Era l'effetto dell'oscillazione
continua della superficie dell'acqua. Una ragazza stava girando
la testa e la sua bocca aperta era di colore roseo e tenero.
Una giovane terapista in costume olimpionico aveva posato
un vassoio sull'orlo della vasca, e faceva colazione stando
in piedi in acqua. All'estremità della cisterna si
mise in movimento un braccio metallico. Si levò alto.
Reggeva in orizzontale una piattaforma lunga e stretta. Girò
spostando la piattaforma sopra l'acqua, senza fermarsi si
abbassò, continuò a scendere e s'immerse. Due
terapiste tirarono a sé un paziente in flottazione,
e gli staccarono i galleggianti dal collo, dai polsi e dalle
caviglie. La macchina riprese a funzionare. Il paziente che
sembrava morto si sollevò in aria fra uno scrosciare
di ruscelli di acqua illuminata. In levitazione là
sopra cominciò a ruotare verso l'esterno, e si abbassò.
Due infermieri pronti con le braccia alzate e un lenzuolo
teso lo presero, lo rivoltarono in lenzuoli riscaldati, e
lo posero su un letto meccanico immediatamente trascinato
e spinto da due altri inservienti. Rullò in direzione
degli ascensori e scomparve.
Dalla superficie dell'acqua emerse un ginocchio liscio e rotondo,
abbronzato. Poi altre membra. Braccia femminili, luminose.
Era venuta a fermarsi adagio contro la parete della vasca,
e si era girata allungandosi sul dorso. Era pigra, in dormiveglia.
Il corpo affiorò. Era giovane e teneva gli occhi sbarrati
verso il soffitto. Dall'orlo della piscina un uomo giovane
si era fortemente inclinato e piegato verso l'interno, allungando
la mano. L'uomo aveva lunghi capelli biondi, era magro e muscoloso,
e guardava la ragazza con apprensione. Con amore. La ragazza
si girò un'altra volta, verso l'uomo, dolcemente, lasciandosi
galleggiare. Aveva membra sode e belle, ben tornite, perfette,
la pelle tesa e limpida, perfetta.
Cambiò posizione e si mise in verticale, circondata
dall'acqua, aggrappandosi all'orlo. Attese un momento e di
nuovo si stese in orizzontale. Lentamente cominciò
a sprofondare dalla parte dei piedi. Tentò di scuotersi
ma lo fece debolmente, senza efficacia, e continuò
ad affondare. Aiutata dalla terapista la giovane signora galleggiante
si allontanò adagio, flottando attraverso il peso dell'acqua
illuminata che la sosteneva.
Con l'acqua al torace avanzava un signore quasi anziano, la
faccia larga magra e robusta, mascelle ossute e labbra sottilissime.
Aveva rughe orizzontali sulla fronte, e i capelli color grigio
ferro pettinati all'indietro. Disse:
- Gelatina! Sempre più gelatina! Nient'altro! -
Accanto a lui stava una donna sorridente. Il signore proseguì
senza concedere tregua.
- La giovane signora che a lei sembra così graziosa
si sta trasformando completamente in gelatina. Questo rende
le sue membra levigate ed attraenti. La terminologia scientifica
dei medici sarà anche un'altra, io semplifico per praticità.
La carne del suo corpo ha cominciato a evolvere in direzione
inaudita. Diventa una massa gelatinosa inerte anche se è
ancora di materiale vivo. Tutti sono stupiti della sua pelle
splendente, così eguale, classica, cosa ne pensa lei?
Che belle braccia compatte. A toccarle sono elastiche. Che
belle cosce levigate, eleganti. Che bel corpo liscio e rilassato.
Sono i vantaggi dell'assenza di tensione muscolare. L'anno
scorso lavorava in una fabbrica di stufe elettriche. Avvitava
interruttori tutto il giorno. L'esterno del suo corpo è
effettivamente uno splendore, e l'interno è imbottito
di poltiglia. Il caso è noto e la prognosi sicura.
Comincerà a dimagrire. Lei mi permetterà di
scavalcare i dettagli. Sei mesi o un anno. Viene a trovarla
suo marito ma è spaurito e non parla con nessuno. Il
marito guarda sempre se altre persone lo guardano. Ha vergogna.
Acqua, acqua, altrimenti si affloscia sul pavimento. -
Dall'esterno della vasca due infermieri la raccolsero. Uno
la toccò per i polsi e la fece viaggiare avanti sull'acqua.
Il braccio meccanico dell'elevatore ruotò dall'esterno
verso l'interno. Il piano orizzontale scese. La terapista
con movimenti delicati vi attirò sopra la ragazza che
galleggiava, sorreggendole con cautela la testa. L'elevatore
si rimise in movimento.
- Avrà notato che molti colleghi non toccano mai terra.
Sono sempre sollevati su qualcosa e al di sotto di loro c'è
il vuoto. Elevatori, carrelli, l'acqua che li porta. Qui ci
si accorge del peso delle singole membra. Siamo personalmente
attirati dalla forza di gravità. -
Due ore più tardi nella sala di soggiorno la giovane
elettricista dalle braccia avvenenti formava gruppo con due
colleghe: una signora taciturna sui cinquant'anni, dal sorriso
fissato in faccia una volta per tutte, e un'estetista di immane
obesità. Aveva fatto la truccatrice per una casa di
film pubblicitari, ed era stata schiacciata dal crollo di
un capannone. Quando le chiesero in quanto tempo prevedeva
di guarire cambiò precipitosamente discorso. Beveva
acquavite e mangiava torte e cioccolatini. Le veniva sete
e voleva la birra.
- Questo proprio non dovrei! Ma per una volta non fa niente!
Ah, povera me, come sono sfortunata! Poi devo anche bere la
birra perché il caldo mi fa venire sete. -
Giuseppe Curonici
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Page créée le 14.04.06
Dernière mise à jour le 14.04.06