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Secondo uno studio pubblicato il 15 ottobre dall’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), i SUV sono stati il secondo maggior contribuente all’aumento delle emissioni di CO2 nel mondo dal 2010 in poi. Questo li posiziona davanti all’industria pesante, al trasporto marittimo, all’aviazione e ai camion.
Solo il settore dell’energia ha prodotto un aumento maggiore delle emissioni. Già perché dal 2010 in poi, le vendite di veicoli più grandi e meno efficienti dal punto di vista del consumo (i cosiddetti SUV, Sport Utility Vehicles) sono semplicemente esplose. Nel 2010 nel mondo c’erano 35 milioni di SUV, oggi ce ne sono 200 milioni. Circa il 40% delle vendite di automobili a livello mondiale riguarda SUV. 10 anni fa, erano meno del 20%. Negli Stati Uniti i SUV rappresentano ormai quasi il 50% delle vendite di automobili.
Questo cambiamento strutturale nel mercato delle automobili, ha annullato completamente qualsiasi impatto positivo dell’aumento delle vendite di veicoli elettrici. I SUV consumano circa un quarto in più di un auto normale, e hanno fatto crescere la domanda di petrolio. Secondo l’AIE i SUV causeranno un aumento della domanda mondiale di petrolio di circa 2 milioni di barili al giorno entro il 2040, che annullerebbe il risparmio permesso da 150 milioni di veicoli elettrici.
Fra il 2010 e il 2018, il consumo di petrolio di tutti i tipi di automobile ad eccezione dei SUV è leggermente calato. Eppure, vi è stata una crescita del consumo di 3,3 milioni di barili al giorno nel settore auto. Causato proprio dall’aumento della vendita di SUV.