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Negli ultimi anni ci sono sempre più iniziative sottoposte a votazione federale. Se per alcuni si tratta di un segno di buona salute della democrazia diretta, altri chiedono l’introduzione di condizioni più severe. Presidente del Partito borghese democratico, Martin Landolt propone ad esempio un innalzamento del numero di firme necessarie.
Il Partito borghese democratico (PBD) ha proposto di aumentare sensibilmente il numero di firme necessarie per un’iniziativa o un referendum e di determinarlo in base a una percentuale fissa degli aventi diritto di voto. Ginevra, ad esempio, ha già fatto questo passo: un’iniziativa cantonale deve infatti essere firmata dal 4% dell’elettorato.
Una prima cosa importante va sottolineata: spetta agli stessi cittadini – e a nessun altro – decidere sulle modifiche costituzionali, e dunque anche sull’introduzione di maggiori ostacoli ai diritti popolari. Ed è proprio questa la cosa affascinante della nostra democrazia diretta: il popolo decide da solo sui propri diritti e doveri.
E visto che vietare il dibattito o le opinioni è nocivo in una democrazia diretta, il PBD affronterà questa problematica e al momento opportuno la sottoporrà al popolo. Dialogando con i cittadini ci si rende conto delle crescenti inquietudini di fronte all’aumento inflazionistico delle votazioni e di quello che – ai loro occhi – è una violazione dei diritti del popolo a scopi di marketing.
Al contempo molti imprenditori temono che la Svizzera rimetta in discussione i suoi fattori di successo praticamente quattro volte l’anno. Non criticano il fatto che ciò sia possibile, ma la frequenza e la cadenza con le quali ciò può avvenire. Finora la Svizzera ha vantato la stabilità e la certezza giuridica come fattori di successo della sua economia. Non bisogna dunque sottovalutare la possibilità che questo pericolo insidioso diventi sempre più imprevedibile…
Con l’introduzione dell’iniziativa popolare nel 1891, il numero di firme necessarie era stato fissato a 50'000, pari all’8% degli aventi diritto di voto. L’ultimo adeguamento risale al 1977. Oggi è sufficiente che il 2% dei cittadini sottoscriva un’iniziativa perché questa sia sottoposta a voto popolare (100'000 firme) e l’1% per un referendum….
Bisogna dunque porsi la domanda se in questo modo si tiene veramente conto del significato dei nostri diritti popolari.
In un ampio dibattito sul futuro dei diritti popolari ci sono poi anche altre questioni che vanno messe sul tavolo, come ad esempio il termine di scadenza, la denominazione delle iniziative, i criteri di invalidazione, eccetera. Una democrazia diretta può e deve affrontare periodicamente questi dibattiti e il parlamento non dovrebbe impedirlo. Con la consapevolezza che ad avere l’ultima parola saranno coloro che sono toccati: i cittadini e le cittadine.
Cosa ne pensate dell’idea di aumentare, ad esempio a 250'000, il numero di firme necessarie per un’iniziativa popolare? Dite la vostra!
Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell'autore e non riflettono necessariamente la posizione di swissinfo.ch.Fine della finestrella
(Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter)