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Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha fermamente smentito venerdì, sin dall'inizio della sua audizione di tre ore e mezza davanti a una commissione di inchiesta parlamentare ad Amburgo, di aver esercitato una qualsiasi influenza sul dossier dello scandalo "Cum-Ex". Si tratta di un caso di frode fiscale messa a punto da alcune banche, che permise per anni di evadere imposte sui dividendi.
Il Municipio della città anseatica di cui Scholz era sindaco aveva rinunciato alla restituzione di 47 milioni di euro dalla banca Warburg nel 2016, ma poi intervenne Angela Merkel costringendo a una marcia indietro e l'istituto dovette sborsare una somma importante. Dopo aver giurato di raccontare la verità e aver suscitato risate in sala rispondendo con "avvocato" alla domanda sulla sua professione, il capo del Governo ha escluso qualsiasi trattamento di favore a vantaggio dell'istituto di credito.
La stampa ha rivelato ultimamente vari elementi che suffragano la tesi di un intervento del cancelliere, in particolare il sequestro da parte della procura delle mail di una persona vicina allo stesso Scholz, il quale ha ammesso di aver incontrato il responsabile della banca Christian Olearius senza conservare però un ricordo preciso della discussione.
Le persone incriminate in questa vicenda si contano a decine: banchieri, trader, avvocati e consulenti finanziari. Nella cassaforte di un altro esponente socialdemocratico sono stati rinvenuti 200'000 euro in contanti che hanno alimentato i sospetti di accordi occulti. L'opposizione ci va intanto a nozze, in un momento che per Scholz è già difficile: in carica da meno di un anno, è meno popolare di molti suoi ministri e fatica a rassicurare i tedeschi che temono gli effetti negativi del taglio delle forniture di energia dalla Russia.