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BERNA - Peter Hans Kneubühl, il pensionato noto come "il forsennato di Bienne" che nel settembre 2010 aveva sparato a un poliziotto ferendolo gravemente alla testa, starebbe effettuando da tre settimane uno sciopero della fame. Si tratterebbe di una protesta contro il suo trasferimento dal carcere di Thun (BE) a quello di Thorberg (BE).
Martedì sera, la televisione regionale TeleBärn aveva riportato le parole di un uomo che aveva seguito il processo, recandosi anche più volte in prigione per far visita al 73enne. Kneubühl, già debilitato fisicamente e con difficoltà nell'esprimersi, avrebbe manifestato la volontà di tornare a Thun e di proseguire lo sciopero fino alla morte nel caso in cui questa sua richiesta non venisse soddisfatta.
Interpellato oggi, l'Ufficio esecuzione giudiziaria del canton Berna non ha potuto confermare l'indiscrezione, adducendo ragioni di privacy. Ha invece detto che lo scorso 19 gennaio il pensionato è stato spostato nel penitenziario di Thorberg. Secondo le edizioni odierne del Bieler Tagblatt e della Berner Zeitung, da quel giorno Kneubühl avrebbe cominciato a rifiutare il cibo.
L'8 settembre del 2010 l'uomo si era barricato per ore nella sua abitazione di Bienne dopo che alcuni poliziotti si erano presentati per prelevarlo, in quanto la casa, nella quale era cresciuto e viveva, era stata messa all'asta su decisione della giustizia civile.
Dopo la mezzanotte, il pensionato era uscito in giardino e aveva improvvisamente sparato numerosi colpi di fucile contro gli agenti, ferendone uno gravemente al capo. Si era dato poi alla fuga, venendo infine arrestato qualche giorno dopo, il 17 settembre, in un campo alla periferia della città.
In prima istanza i giudici del Tribunale regionale di Bienne avevano dato credito a una perizia psichiatrica secondo la quale Kneubühl soffriva di gravi turbe deliranti al momento dei fatti e non poteva dunque rendersi conto del suo operato. Il Tribunale cantonale bernese aveva confermato la sentenza e lo stesso aveva fatto in seguito il Tribunale federale. Questo a dispetto della volontà dell'imputato, che voleva essere riconosciuto come pienamente responsabile degli atti.
L'Ufficio esecuzione giudiziaria del canton Berna ha dichiarato che, in linea con quanto previsto dal codice penale svizzero, nel caso in cui il detenuto iniziasse uno sciopero della fame, non si opporrà alla sua decisione per non limitarne i diritti, nonostante i rischi per la salute.