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Poco meno della metà delle partite di calcio più importanti in Svizzera, per la precisione il 46%, è accompagnata da episodi di violenza. Lo ha certificato la Conferenza dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia che, per la prima volta, ha raccolto i dati riguardanti tutti i 457 incontri della stagione (Super e Challenge League, nazionale, coppa svizzera e coppa UEFA). Il bilancio è stato presentato venerdì a Berna dal consigliere di Stato di Lucerna Paul Winiker. "È troppo", ha affermato auspicando che le misure previste dal concordato intercantonale vengano verificate per essere eventualmente adeguate.
Negli stadi il problema principale (44,6% delle infrazioni) riguarda l'accensione di torce e candelotti fumogeni. Ma la maggior parte si verifica a margine delle partite, durante le trasferte, nelle stazioni e nei cortei. Nel corso dell'anno sono stati perseguiti 352 casi di violazione dell'ordine pubblico, 289 concernenti gli esplosivi, 225 per dissimulazione del volto e 135 di violenza o minacce contro i funzionari pubblici.
Alla fine di giugno nella banca dati degli hooligan risultavano schedate 1'579 persone che negli ultimi tre anni sono state oggetto di una misura restrittiva. Nel corso dell'anno sono stati decisi 573 divieti d'accesso agli stadi, 371 ai loro perimetrali e 20 obblighi di presentarsi in polizia.
Le autorità e i club di calcio, di fronte a tale situazione, promettono più fermezza. I vertici della Swiss football league (SFL), presenti al fianco dei rappresentanti dei cantoni, hanno sottolineato le priorità per combattere la violenza negli stadi, dopo l'incontro con Viola Amherd qualche giorno fa, nel quale la consigliera federale ha chiesto tolleranza zero evocando la possibilità di ritirare la licenza ai club che non hanno processi di sicurezza certificati.
Per contrastare il tifo violento si prevedono congiuntamente sei misure, a cominciare riguardante l'emissione di divieti d'accesso agli stadi più rapida e decisa. Ma vi sono pure il miglioramento della procedura per portare davanti a un tribunale i responsabili, la creazione di una conferenza dei capi di polizia, un'allerta HOOLI in casi gravi, una maggiore applicazione dell'obbligo per i tifosi più pericolosi di presentarsi in gendarmeria e, infine, la possibilità (da valutare) di identificare i tifosi all'entrata con biglietti personalizzati o con la consultazione della banca dati.
Miglioramenti che corrispondono quasi esattamente a quanto preteso dalla responsabile federale dello sport nell'incontro con i vertici della SFL di martedì.
Non è la prima volta che si parla di tolleranza zero negli stadi. Negli ultimi anni s'è assistito a vari giri di vite contro i tifosi violenti, non da ultimo con il concordato antihooligan sviluppato dai cantoni. Misure che finora non sono bastate per evitare il ripetersi di episodi immediatamente condannati, e poi dimenticati.