Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/204164

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di illustrare in un rapporto quali provvedimenti di politica agricola e di comunicazione possono contribuire a incrementare la quota di soia prodotta all'interno del Paese e quali ripercussioni comporta la maggiore produzione dal profilo della concorrenza tra colture sulle superfici campicole.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'agricoltura svizzera produce annualmente circa un milione di tonnellate di proteine grezze vegetali a scopo foraggero. Questo quantitativo corrisponde al 78 per cento del fabbisogno globale di proteine da foraggio. Inoltre annualmente vi sono a disposizione circa 300 000 tonnellate di proteine grezze derivanti da alimenti importati per animali. La maggior parte delle proteine grezze di produzione indigena è somministrata ai ruminanti sotto forma di foraggio grezzo (principalmente erba), mentre le proteine grezze importate provengono principalmente dalla soia e sono somministrate a suini e pollame perlopiù sotto forma di alimenti composti. Il Consiglio federale è consapevole del livello di autoapprovvigionamento comparativamente basso nell'ambito dei foraggi concentrati per non ruminanti derivante dalla limitata superficie coltiva.</p><p>Il Consiglio federale attribuisce grande importanza all'approvvigionamento dell'agricoltura svizzera con fonti di proteine di produzione indigena e sostenibile. Pertanto da anni promuove la produzione di proteine vegetali indigene e sostenibili mediante le seguenti misure:</p><p>- Contributi per singole colture destinati a piante proteiche come soia, favette, piselli proteici e lupini (1000 franchi per ettaro), nonché a colza e girasole (700 franchi per ettaro).</p><p>- Promozione mirata di una produzione di latte e carne basata sulla superficie inerbita (PLCSI).</p><p>- Impegno nella strategia della qualità e del valore aggiunto della filiera agroalimentare svizzera, in particolare anche nell'ambito di un approvvigionamento sostenibile di proteine.</p><p>A tal proposito Agroscope fornisce il proprio contributo, sostenendo l'elaborazione di una strategia svizzera sulle proteine. In base agli studi realizzati ha tratto le seguenti principali conclusioni:</p><p>- Le leguminose che fissano l'azoto hanno effetti ambientali positivi; i piselli, le favette e i lupini sono tuttavia più adatti al clima presente in Svizzera rispetto alla soia.</p><p>- Nel complesso le leguminose a granelli indigene forniscono un prezioso contributo al miglioramento dell'autonomia foraggera svizzera. Dal profilo tecnico dell'avvicendamento delle colture, sarebbe possibile aumentare la superficie dedicata alle leguminose a granelli, passando dall'attuale 2 al 10 per cento della superficie coltiva, sostituendo però soltanto in misura limitata le importazioni di soia.</p><p>- La sostituzione delle circa 200 000 tonnellate di proteine grezze provenienti da alimenti per animali proteici importati richiederebbe circa tre quarti della superficie coltiva aperta in Svizzera. Una sostituzione di questa portata ridurrebbe considerevolmente il grado di autoapprovvigionamento in calorie per l'alimentazione umana in Svizzera.</p><p>- Il livello di resa, la sicurezza della resa, la resistenza alle malattie, la qualità delle proteine e le componenti antinutritive disponibili derivanti da piante proteiche alternative sono oggetto di ulteriore selezione, anche in vista del loro utilizzo nell'alimentazione umana.</p><p>Secondo lo studio di Agroscope, malgrado la soia abbia un profitto del lavoro comparabile al frumento panificabile, negli ultimi anni non si è verificato un aumento più significativo della superficie coltiva dedicata alle leguminose a granelli. I motivi sono principalmente riconducibili al fatto che il contadino stabilisce le sue priorità colturali in base alle condizioni del sito e alle condizioni quadro economiche della sua azienda.</p><p>Gli alimenti per animali a base di soia (residui solidi e panelli di soia) sono sottoprodotti della produzione di derrate alimentari. Dalla trasformazione delle fave di soia si ottengono circa il 20 per cento di olio e l'80 per cento di alimenti per animali. A livello internazionale si è quindi sviluppata un'industria altamente competitiva e con volumi di produzione elevati, che utilizza in maniera efficiente tutta la pianta di soia. In Svizzera la domanda di olio di soia è pressoché inesistente. Nel 2018, infatti, rispetto al consumo totale di oli commestibili vegetali, la quota dell'olio di soia è ammontata soltanto allo 0,3 per cento, ovvero 450 tonnellate.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che i dati sulla produzione indigena di proteine da foraggio siano sufficientemente noti e che in linea di massima un rapporto supplementare non fornirebbe nuovi elementi.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.