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Nelle controversie fiscali pendenti con la Svizzera, la decisione dell'Italia è quella di "rispettare il quadro normativo dell'Unione europea e di procedere in armonia con quanto previsto dagli altri partner europei". Lo ha sostenuto il ministro italiano dell'Economia, Giulio Tremonti, senza ulteriori precisazioni.
Tremonti si è così espresso ieri davanti alla commissione Bilancio del Senato, impegnata ad esaminare il nuovo testo della manovra economica, stando al resoconto dei lavori.
Il ministro ha escluso il ricorso a condoni e nuovi scudi fiscali. "Sussiste l'esigenza - ha affermato - di evitare interventi singoli di rimpatrio di capitali che forniscano un gettito solamente una tantum". Tremonti ha poi citato gli accordi in corso di negoziazione a livello bilaterale della Svizzera con l'Inghilterra e la Germania, accordi che ha definiti "coerenti con le posizioni nazionali".
Fare i passi necessari
Intanto al Senato italiano è stato presentato un atto parlamentare - primo firmatario il senatore "svizzero" Claudio Micheloni, eletto nella circoscrizione estero - in cui si impegna il governo di Roma a intraprendere "i necessari passi diplomatici per riallacciare il dialogo con il governo svizzero, nell'intento di promuovere e tutelare gli interessi dell'Italia".
Inoltre l'Italia è invitata a convocare "un tavolo di concertazione" con il governo elvetico per definire al più presto un percorso di negoziato, allo scopo di giungere "entro i prossimi sei mesi" alla stesura di un accordo sul modello di quello tra la Svizzera con la Germania e l'Inghilterra, prevedendo per le evasioni fiscali del passato una liberatoria attraverso il pagamento di un'imposta forfettaria.