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ZURIGO - L'approvazione di un accordo istituzionale con l'Unione europea è leggermente aumentata nel corso degli scorsi sei mesi. Secondo un sondaggio svolto in giugno il 49% degli svizzeri interrogati si è detto chiaramente o piuttosto favorevole ad un'intesa di questo tipo. All'inizio dell'anno tale dato si attestava al 45%. La Svizzera dovrebbe concludere un accordo istituzionale con l'Unione europea (UE)? A questa domanda ha risposto "no" o "piuttosto no" il 43% delle 14'900 persone che hanno partecipato al sondaggio svolto online dal 21 al 22 giugno sulle piattaforme di Tamedia. In gennaio, i contrari erano ancora il 48%; l'8% risultava indeciso. Lo studio è stato pubblicato oggi sui giornali dell'editore zurighese, compresi "24 heures" e "Tribune de Genève", apparsi in versione ridotta a causa dello sciopero condotto dalle redazioni romande.
Secondo l'inchiesta, gli aventi diritto al voto di sinistra sono quelli che sostengono maggiormente questo accordo. Tre su quattro sostenitori del PS e dei Verdi hanno risposto "sì" o "piuttosto sì" alla domanda. L'approvazione è significativamente minore tra i PLR (55%) e i PPD (56%). I simpatizzanti dell'UDC sono i più refrattari: il 18% è a favore. Per quanto riguarda la libera circolazione delle persone, il 56% degli interrogati l'approva, contro il 40% che è contrario e vorrebbe abolirla. Circa il 4% non ha un'opinione al riguardo. I risultati del sondaggio sono stati ponderati e il margine di errore è dell'1,5%, precisa Tamedia.
Accordo in autunno
La Svizzera sta attualmente negoziando con l'Unione europea i termini di un eventuale accordo istituzionale per garantire l'armonizzazione del diritto. Oggi esistono una ventina di principali accordi bilaterali e oltre 100 altri contratti. Il ministro degli affari esteri, Ignazio Cassis, spera che questo autunno sarà trovato un accordo.
Il punto cruciale dei negoziati sono le misure d'accompagnamento, o collaterali, alla libera circolazione delle persone. Gli europei sono particolarmente contrari alla cosiddetta regola degli otto giorni che obbliga i prestatori di servizi esteri ad inoltrare la notifica almeno otto giorni prima di iniziare il lavoro nella Confederazione e a versare una cauzione. Vorrebbero che vengano tolti a favore della nuova direttiva europea sui lavoratori distaccati. Al contrario, per il Consiglio federale si tratta di una "linea rossa". Il governo ha deciso mercoledì di raccogliere quest'estate l'opinione degli attori del settore. Il Dipartimento dell'economia organizzerà le discussioni con il Dipartimento degli affari esteri e quello di giustizia e polizia.