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Due famiglie si sono rivolte a un tribunale: ritengono che l’algoritmo del social abbia spinto le bambine a uccidersi
LOS ANGELES - La più piccola aveva otto anni, la più grande appena un anno in più. Le famiglie di due bambine morte nel 2021 dopo aver tentato la "blackout challenge" su TikTok, hanno fatto causa al social, perché l'algoritmo le avrebbe spinte a passare all'azione.
La "blackout challenge" consiste nel costringersi a trattenere il respiro fino a svenire. Il più delle volte viene eseguita annodandosi qualcosa intorno al collo. La sfida non è nata su TikTok, ha attraversato numerosi social prima di arrivare sulla piattaforma lo scorso anno, ma, stando alle informazioni disponibili, non era mai stata così dannosa.
Lalani Erika Renee Walton aveva otto anni e viveva a Temple, in Texas. Per il suo compleanno, riporta il Guardian, aveva ricevuto uno smartphone. Il 15 luglio del 2021, dopo aver visto per settimane su TikTok video in cui degli utenti eseguivano la "blackout challenge", ha deciso di fare anche lei un tentativo. Come scritto nella causa depositata in un tribunale di Los Angeles, «era convinta che se avesse postato un video in cui eseguiva la sfida, sarebbe diventata famosa».
I campanelli d'allarme, però, c'erano stati. A più riprese i genitori le avevano visto segni intorno al collo. Segni che la bambina aveva indicato fossero risultato di un incidente, di una caduta.
Un'altra famiglia, insieme a quella di Lalani, ha deciso di portare il social davanti a un tribunale. I genitori di Arriani Jaileen Arroyo, una bambina di nove anni che viveva a Milwaukee, in Wisconsin, erano a conoscenza di challenge potenzialmente mortali. Avevano anche affrontato il discorso con la figlia che aveva assicurato loro che non avrebbe mai tentato di fare qualcosa di pericoloso.
Ma il 26 febbraio del 2021 il fratellino di cinque anni ha trovato la sorella maggiore senza vita. A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione e la corsa in pronto soccorso. Arriani aveva ricevuto il suo primo smartphone quando aveva sette anni. Nella causa si legge che nel giro di poco tempo postare video di balletti su TikTok era diventata un'ossessione e che faticava a staccarsi dall'applicazione.
Interpellato da diverse testate internazionali, il social non ha commentato la causa depositata a Los Angeles. Ma, e non è chiaro da quanto tempo, se nella barra di ricerca di TikTok si compongono le parole "blackout challenge", la piattaforma non fa vedere alcun video, ma rimanda a una pagina di sensibilizzazione. In sostanza, viene chiesto all'utente di ragionare quando si trova davanti a una challenge in modo da capire se questa è sicura o meno. E nel caso non lo sia, viene chiesto di segnalarlo direttamente alla piattaforma.
La "blackout challenge" è solo una delle molte sfide pericolose che si possono trovare online. Restando su TikTok, hanno fatto molto discutere nell'ultimo periodo la "chapstick challenge", che consiste nel cominciare un tubetto di burrocacao e, una volta finito, togliersi la vita; la "Angel of death" che spinge i partecipanti a buttarsi contro veicoli in movimento; la "skull breaker" che consiste nel fare un determinato tipo di sgambetto che porta una persona a cadere di schiena e a sbattere per terra la nuca.