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ZURIGO - Il collezionista d'arte e albergatore zurighese Urs Schwarzenbach ha versato sei milioni di franchi all'Amministrazione federale delle dogane (AFD). Il miliardario, proprietario dell'hotel Dolder a Zurigo, è accusato di aver importato in Svizzera 83 opere senza sdoganamento, così da evitare tasse per un totale di 11 milioni di franchi.
I soldi sono arrivati questa mattina, ha indicato un portavoce dell'AFD all'agenzia Keystone-ATS. La vendita all'asta forzata di 158 opere d'arte di proprietà di Schwarzenbach, prevista domani, è quindi annullata.
Il versamento di sei milioni non copre tuttavia tutte le richieste dell'AFD nei confronti di Schwarzenbach che ammontano a un totale di circa 20 milioni di franchi. Altri procedimenti sono tuttora in corso contro il miliardario.
Multa di sei milioni di franchi - Nel marzo scorso, il tribunale distrettuale di Zurigo aveva condannato il collezionista a una multa di sei milioni di franchi. Schwarzenbach è stato riconosciuto colpevole di aver importato nella Confederazione le opere d'arte tra il 2008 e il 2013 con la cosiddetta procedura di riporto. L'obiezione dell'imputato secondo cui le accuse erano già cadute in prescrizione non è stata considerata valida.
Non si tratta della prima sconfitta subita di fronte alla giustizia da Schwarzenbach negli ultimi mesi. Nel dicembre 2019, il Tribunale federale (TF) aveva condannato l'albergatore zurighese a pagare 11 milioni di franchi e 2,5 milioni d'interessi per opere dichiarate in modo irregolare.
Nel gennaio del medesimo anno, i giudici losannesi avevano confermato la validità delle ingiunzioni di pagamento con cui il fisco del canton Zurigo stava cercando di riscuotere imposte arretrate per 162 milioni di franchi. Schwarzenbach deve questi soldi alla città e al cantone di Zurigo nonché alla Confederazione.
Stratagemma - Le dogane avevano constatato che il miliardario importava abusivamente opere d'arte esenti da tasse ricorrendo alla cosiddetta procedura di riporto grazie a un galleria d'arte di Zugo. Tale stratagemma gli consentiva di ritardare il pagamento delle tasse d'importazione o persino di evitarle.
La galleria disponeva di un'autorizzazione di stoccaggio. In realtà, non era mai entrata in possesso delle opere che erano esposte nelle proprietà del collezionista e nel suo hotel Dolder. Nessuna opera ha potuto essere venduta. Per il TF, i contratti tra il miliardario e la galleria erano fittizi.
Prezzo d'acquisto non coperto - I prezzi di vendita concordati tra la galleria e il miliardario erano così bassi che non coprivano il prezzo d'acquisto. La durata dei contratti, fissata a due settimane, escludeva de facto ogni vendita, stando al TF. Non esiste peraltro alcun documento nel quale si precisi che sono state prese misure in vista di tali transazioni.
Nell'ambito della vicenda, una trentina di opere d'arte sono state sequestrate all'hotel Dolder. Già nel dicembre 2019, l'AFD voleva procedere a una vendita all'asta forzata, ma il miliardario vi si era opposto.