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La risposta è certamente no. In termini di costi/benefici è in favore dei costi e il sistema sanitario attuale punisce il medico diligente perchè contribuisce ad aumentare i costi della salute. Sarebbe un lusso eseguire un esame culturale ogni qualvolta che vi sono segni di bruciore, prurito, gonfiore etc. A questo punto ogni studio medico si ritroverebbe con esiti di centiaia di tamponi vaginali al mese, senza che le pazienti ne traggano un beneficio: ci saranno quelle trattate inutilmente e quelle non trattate che avrebbero dovuto essere trattate. Infatti il 20% circa delle donne presenta una positività alla Candida al tampone vaginale in assenza di sintomi, mentre il 15% circa delle forme di candidiasi ricorrenti presenta esami colturali negativi. Se si pensa che i sintomi non sono necessariamente specifici della micosi si può capire che la gestione della sintomatologia si basa sull'esperienza di ogni singolo medico. La generalizazione a schemi rigidi non trova più posto all'ora attuale. L'esame diretto delle secrezioni vaginali, con NaCl e KOH ci permettono di evidenziare spore, ife e pseudoife. Tuttavia la loro assenza all'esame diretto non significa che non ci siano. Ci sono, ma non si vedono ancora. In effetti si sono pazineti capaci di dare un risposta immunitaria importante in preenza d'una picccolissima quantità di candida. La misura dell'acidità vaginale è un altro criterio utile che potrebbe aiutare nella diagnosi.