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Il metodo di linfodrenaggio manuale secondo Vodder nasce negli anni trenta, da una intuizione di Emil Vodder un fisioterapista danese.
Il metodo è oggi riconosciuto ufficialmente anche da di importanti Società Scientifiche di flebolinfologia ed è indicato come terapia d’elezione nel trattamento fisioterapico di alcune patologie specifiche del sistema linfatico.
Molti considerano erroneamente il linfodrenaggio una particolare tecnica di massaggio, ma esso si distingue dal massaggio in quanto i suoi effetti verrebbero esplicati a livello di cute e sottocute senza interessare le fasce muscolari.
Il linfodrenaggio viene utilizzato principalmente nel trattamento degli edemi; questi ultimi sono spesso provocati dall’accumulo eccessivo di liquido interstiziale; le cause di tale accumulo possono essere le più svariate e non sempre, come vedremo, il linfodrenaggio può essere utilizzato.
La linfa è un liquido costituito essenzialmente da acqua, grassi, proteine, elettroliti, linfociti ecc. che circola nel sistema linfatico, una complessa rete costituita da vasi linfatici e tessuto linfatico.
Le funzioni del sistema linfatico sono variegate; esso riporta in circolo le proteine e i liquidi che vengono filtrati dai capillari sanguigni, trasferisce i lipidi assorbiti a livello di intestino tenue nella circolazione sistemica e cattura ed elimina i microrganismi patogeni estranei all’organismo attraverso la produzione e la trasformazione delle cellule che hanno il compito di neutralizzare tali microrganismi patogeni.
Per quanto i meccanismi del sistema linfatico non fossero completamente noti, gli antichi greci già conoscevano una parte del sistema linfatico. Si devono attendere secoli prima che uno scienziato italiano, Gaspare Aselli, facesse più chiarezza; egli mise infatti in evidenza il sistema dei vasi linfatici presente nell’intestino di un cane. Anni più tardi fu il danese Thomas Bartholin a realizzare una descrizione dell’anatomia del sistema linfatico.
Le diverse manovre, esercitate con una o due mani, vengono eseguite in sequenze prossimo-distali seguendo il decorso del flusso linfatico in direzione delle stazioni linfonodali di competenza di un determinato territorio corporeo.
È importante evitare ogni tipo di irritazione della cute (sfregamento, scivolamento, pressione ) che possano provocare iperemie reattive, quindi è da evitare l’uso di oli o creme che possono far perdere aderenza con il piano cutaneo.
Le differenti manovre vengono applicate:
- sui collettori di evacuazione che si trovano a valle della zona che deve essere drenata; scopo principale di questa manovra è quello di svuotare i collettori.
- sulle zone infiltrate e ha lo scopo di far penetrare i liquidi nei vasi linfatici superficiali; questi poi trasportano la linfa in direzione dei collettori; scopo di questa manovra è quello di facilitare la rimozione delle proteine.
Il LDM secondo Vodder viene eseguita con movimenti armonici, lenti e ritmici al fine di rispettare i parametri fisiologici del deflusso linfatico e non indurre stimoli che possano provocare “spasmi dei vasi linfatici”, favorisce anche altri effetti, dimostrati scientificamente, quali simpaticolitico e antidolorifico.
Si ipotizza anche un effetto sul sistema immunitario con il conseguente aumento delle difese dell’organismo.
Il linfodrenaggio non deve essere causa di dolore.
Il metodo presenta delle controindicazioni assolute e relative.
Controindicazioni assolute
L’utilizzo della tecnica del LDM potrebbe peggiorare o complicare la patologia in atto:
- Trombosi venosa profonda, tromboflebiti
- Infiammazioni acute
- Infezioni generali o locali (e presenza di uno stato febbrile)
- Tumori maligni non trattati
- Edemi degli arti causato da un’insufficienza cardiaca destra
Controindicazioni relative
Il metodo può essere utilizzato seguendo alcune precauzioni che possono riguardare modalità di esecuzione, durate e frequenza del trattamento:
- Tumori maligni trattati
- Infiammazioni croniche
- Ipotensione
- Disturbi funzionali della ghiandola Tiroide (Ipo-ipertiroidismo)
- Distonie neurovegetative
- Asma bronchiale
- Precancerosi della pelle
- Gravidanza
Il Linfodrenaggio manuale secondo il Dr. Vodder rappresenta la terapia d’elezione nell’approccio fisioterapico di Linfedemi primari e secondari, ma notevoli sono le indicazioni in cui il LDM può essere inserito come terapia associata/complementare a quella fisioterapica e/o farmacologica al fine di favorire una più rapida risoluzione della patologia o ridurne i sintomi correlati. Sempre maggiori sono le richieste di utilzzo di questa tecnica in particolare in caso di:
- Insufficienze venose (ulcere venose), vasculiti, claudicatio, flebostasi costituzionali, disturbi circolatori a carico del microcircolo, interventi di chirurgia vascolare (stripping, safenectomie)
- Traumi articolari e muscolari, distorsioni, lesioni tendinee, legamentose, esiti di fratture, interventi di endoprotesi, ematomi, sindrome algodistrofica di Sudek, colpi di frusta, artrosi, discopatie, lombosciatalgie, cervicalgie, sindrome da conflitto a carico dell’articolazione scapolo-omerale
- Patologie reumatologiche, poliartriti, artrite reumatoide, morbo di Bechterew
- Patologie a carico del tessuto connettivo (sclerodermia, LES – lupus erythematosus) e del pannicolo adiposo (Lipedemi, lipoedemi localizzati, edema ciclico idiopatico