Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/57750

<h2>SubmittedText<h2><p>Il voto del budget 2005 ha visto una stagnazione dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS). Contemporaneamente, nel quadro dei Bilaterali II, la Svizzera propone un sistema di fiscalità del risparmio per le persone fisiche domiciliate nell'UE che hanno depositato denaro nel nostro Paese. Non sarebbe opportuno allargare questa misura ai Paesi del Sud, permettendo in tal modo di compensare la stagnazione riscontrata nel budget dell'APS?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nell'ambito dei Bilaterali II, la Svizzera si è impegnata a introdurre la trattenuta d'imposta, in risposta a una richiesta specifica dell'UE. La trattenuta d'imposta è una misura equivalente allo scambio automatico di informazioni all'interno dell'UE ed è conforme alle prescrizioni della direttiva CE del Consiglio in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi. L'accordo è improntato all'UE, in quanto ha altresì contribuito a risolvere un problema interno dell'UE. Richieste analoghe di altri Paesi, invece, non sono state sottoposte alla Svizzera.</p><p>Saranno oggetto della trattenuta d'imposta soltanto gli interessi corrisposti da agenti pagatori svizzeri a persone fisiche residenti in un Paese membro dell'UE, nella misura in cui tali pagamenti d'interessi non provengano da fonti svizzere. Sulla base del severo campo d'applicazione della trattenuta d'imposta e delle diverse possibilità legali per eluderla, devono essere altresì solo proventi minimi.</p><p>Estendendo la trattenuta d'imposta concordata con l'UE ai Paesi in via di sviluppo non si potrebbero pertanto generare entrate supplementari rilevanti per il finanziamento dell'aiuto allo sviluppo. La trattenuta d'imposta sarebbe soprattutto inefficace anche quale misura contro la fuga di capitali dai Paesi in via di sviluppo. L'incentivo primario a trasferire denaro proveniente dai Paesi poveri non nasce da motivi di ordine fiscale. Spesso le fughe di capitale verso centri finanziari internazionali o verso piccole piazze "offshore" e la gestione di patrimoni in Paesi fuori dal terzo mondo sono dovute in primo luogo all'instabilità macroeconomica, all'inflazione elevata e al crollo della moneta, all'incertezza del diritto o alla corruzione. Per combattere con successo la fuga di capitali bisogna intervenire nei Paesi interessati e nell'ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo.</p><p>Tale approccio corrisponde all'orientamento strategico della cooperazione svizzera allo sviluppo, i cui cardini sono il sostegno di riforme volte a migliorare l'integrazione nell'economia mondiale dei Paesi compartecipanti nonché il promovimento mirato di un'attuazione capillare del principio della "corretta gestione degli affari pubblici". Da quando ha aderito al FMI e alla Banca mondiale, la Svizzera sostiene i propri principi della cooperazione allo sviluppo ad esempio in seno a tali organi.</p><p>Per le suddette ragioni, il Consiglio federale non ritiene opportuno prendere in esame l'estensione ai Paesi in via di sviluppo dell'accordo sulla fiscalità del risparmio con la Comunità europea. A questo proposito rimanda anche alla sua risposta all'interpellanza Gysin (02.3614).</p>  Risposta del Consiglio federale.