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Travail.Suisse potrebbe convivere con una riduzione del termine di annuncio da otto a cinque giorni per le aziende dell’Unione europea che svolgono lavori in Svizzera. Ma secondo il presidente dell’organizzazione sindacale Adrian Wüthrich la protezione dei salari non si tocca. L’annuncio in anticipo di questo tipo di attività serve alle autorità cantonali per organizzare eventuali controlli volti a garantire il rispetto delle norme e delle condizioni di lavoro.
Come il presidente dell’Alleanza del Centro Gerhard Pfister, anche Wüthrich critica il fatto che dopo l’abbandono delle trattative con l’Unione europea sull’accordo quadro il Consiglio federale stia sondando il terreno sia a Bruxelles che in patria. Ciò ha condotto già una volta in un vicolo cieco, ha detto in un’intervista pubblicata oggi dal "Blick".
Invece di chiarire i punti problematici entro i confini nazionali prima che la Svizzera si ripresenti a Bruxelles il governo ha deciso di fare diversamente. Non affronta la soluzione in maniera unita, secondo il presidente di Travail.Suisse. Le misure d’accompagnamento per la protezione dei salari sono controverse in alcuni punti; ora è necessario mostrare alternative che possano perlomeno mantenere la protezione e siano ben accettate in Svizzera.
Fintanto che il Consiglio federale non tocca la protezione attuale Travail.Suisse è disposta a fare concessioni, ha dichiarato Wüthrich. Se il sistema si afferma il termine di notifica potrebbe anche essere di cinque invece che di otto giorni. L’obiettivo principale dei partner sociali è garantire le misure d’accompagnamento in maniera che la Corte di giustizia dell’Unione europea non possa eliminarle.
La Svizzera "non vuole né entrare nell’Unione europea né caricarsi di svantaggi che da noi non otterrebbero mai e poi mai una maggioranza", ha spiegato il presidente di Travil.Suisse. Per certi accordi l’adeguamento del diritto a quello dell’Ue potrebbe avvenire in maniera dinamica.
Per quanto riguarda la libertà di circolazione l’attuazione automatica non potrebbe invece ottenere un ampio consenso. Non deve esserci immigrazione nelle istituzioni sociali, tuttavia chi lavora in Svizzera va protetto, ha affermato Wüthrich.
A suo avviso è stato un errore non considerare la Cittadinanza dell’Ue nell’accordo quadro fallito. Vi sarebbe stato il rischio di un’adozione strisciante. Con la limitazione alle forze lavoro questo pericolo sarebbe eliminato.