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Proteggiamo i nostri diritti fondamentali
Le istanze giudiziarie svizzere non sono infallibili e non sempre garantiscono i nostri diritti. Nemmeno la più alta istanza giudiziaria svizzera, ovvero il Tribunale federale, oltre la quale chi ritiene di avere subito un’ingiustizia può ricorrere rivolgendosi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Questo è quanto ha fatto Renate Howald Moor, la moglie di Hans Moor, una vittima dell’amianto, deceduto a causa di un tumore causato dallo stesso. Renate Howald Moor aveva fatto ricorso al Tribunale federale, per far riconoscere un indennizzo per la morte di suo marito. Ricorso respinto dal TF con il pretesto della prescrizione: la sentenza affermava che l’ultimo contatto di Hans Moor con l’amianto era avvenuto più di 10 anni prima. Una causa intentata dal lavoratore contro l’azienda mentre era ammalato e ancora vivo, perché la stessa non gli aveva dato nessuna informazione riguardo ai rischi per la salute dell’esposizione all’amianto che correva. Causa respinta dal Tribunale federale quando il lavoratore era purtroppo morto, a soli 58 anni. Sua moglie ha poi continuato una battaglia giudiziaria, voluta non per denaro, ma per una questione di principio. Aveva bisogno di far riconoscere il torto alla potente azienda per la quale suo marito lavorava. Se non fosse stato per il ricorso vinto alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, il torto dell’azienda non sarebbe mai stato riconosciuto benché i tumori dovuti all’amianto appaiono anche 20, 30 anni dopo. In questo caso, quindi, il Tribunale federale, aveva dato ragione alla grande e potente azienda, non riconoscendo la ragione del lavoratore e il grave, fatale, danno subito. Oggi i cari delle oltre 1.700 vittime dell’amianto, e quelle purtroppo che saranno colpite dai tumori causati per lo stesso motivo, possono ottenere giustizia e un indennizzo grazie alla giurisprudenza del caso Moor, che lo stesso lavoratore non ha potuto purtroppo ottenere da vivo. I diritti umani e le istanze che vegliano a garantirne il rispetto e l’applicazione, come la Convenzione europea per i diritti umani (CEDU) e la Corte di Strasburgo, ci riguardano da vicino e riguardano anche le lavoratrici e i lavoratori, oltre alle vittime di regimi che li violano o che li rispettano poco. Se non dovessimo respingere l’iniziativa anti-diritti umani dell’UDC il 25 novembre, la Svizzera correrebbe il rischio di dover disdire la CEDU, mettendo a repentaglio sia la Convenzione, sia la Corte chiamata a farli applicare. Come dimostrato dal caso di Hans Moor, sarebbe una pessima notizia anche per le lavoratrici e i lavoratori, che subiscono pressioni e soprusi sempre più gravi e che possono contare ad oggi su di un’istanza e più di una Convenzione che li proteggono, che ci proteggono, alle quali non dobbiamo rinunciare. Ecco perché invito i ticinesi a respingere con convinzione l’iniziativa dell’UDC: proteggere questi nostri diritti fondamentali è indispensabile e va anche fatto votando no il 25 novembre.