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Le attuali condizioni per la naturalizzazione degli stranieri di terza generazione non vanno modificate con ulteriori agevolazioni. È quanto pensa la Commissione delle istituzioni politiche degli Stati (CIP-S) che respinge (5 voti a 4) un’iniziativa parlamentare dell’omologa commissione del Nazionale.
L’iniziativa mira a definire in modo meno restrittivo le condizioni di accesso per la naturalizzazione della terza generazione, eliminando il più possibile gli attuali ostacoli amministrativi.
La CIP-S giustifica il suo voto negativo col fatto che la revisione della legge sulla cittadinanza – che contempla proprio facilitazioni ai giovani stranieri di terza generazione – è in vigore da soli quattro anni. Anche se dalle audizioni è emersa una certa necessità di intervenire, è ancora troppo presto per procedere a una nuova revisione di legge, sottolinea una nota odierna dei servizi parlamentari.
La commissione sottolinea inoltre che sarebbe importante conoscere i motivi della mancata presentazione di una richiesta, tanto più che non tutti gli stranieri di terza generazione desiderano ottenere la cittadinanza svizzera.
Stando all’omologa commissione del Consiglio nazionale, invece, la revisione della legge sulla cittadinanza – accolta in votazione nel 2017 ed entrata in vigore l’anno successivo – non avrebbe prodotto gli effetti previsti. Diversi ostacoli renderebbero tutt’ora complicato l’accesso a questa procedura.
Sempre sul tema, nel corso della sua seduta la CIP-S ha accolto un postulato (7 voti a 3) con cui chiede all’amministrazione federale di approfondire il tema della naturalizzazione della seconda generazione. Il rapporto dovrà concentrasi soprattutto sui motivi alla base del basso numero di naturalizzazioni della seconda generazione.