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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale ha già più volte sottolineato la grande importanza che attribuisce al mantenimento dell'attrattiva della piazza economica svizzera. Esso si impegna quindi affinché nel confronto internazionale la Svizzera rimanga fiscalmente interessante e soddisfi così la mobilità crescente in tutti i settori economici. In considerazione dell'attrattiva della piazza economica e in conformità alle linee direttive delle finanze federali, la pressione fiscale rispetto agli altri Stati dell'OCSE deve essere tenuta il più possibile bassa. Sulla base dei dati dell'OCSE (1997) con il 33,8 per cento la Svizzera vanta un'aliquota fiscale inferiore alla media dei Paesi dell'OCSE (37,2 %) e degli Stati dell'UE (41,5 %). Il vantaggio si è tuttavia ridotto, poiché negli ultimi dieci anni in molti Stati il carico delle imposte e delle tasse si è stabilizzato o è cresciuto più lentamente che in Svizzera.</p><p></p><p>2. Le linee direttive delle finanze federali costituiscono la base della futura</p><p>politica finanziaria del Consiglio federale. Queste presuppongono tra l'altro il risanamento durevole delle finanze federali, la riduzione a medio termine dell'aliquota d'imposta e la garanzia del mantenimento a lungo termine delle opere sociali. Per la fine della corrente legislatura le attuali prospettive lasciano intravedere un limitato margine di manovra finanziario. Per questo motivo, il 13 marzo 2000, il Consiglio federale ha presentato un concetto secondo cui le riforme fiscali pendenti saranno attuate nel quadro della sua politica finanziaria. Un messaggio in tal senso dovrebbe essere trasmesso alle Camere federali ancora quest'anno. Per quanto concerne la tassa di negoziazione, il Consiglio federale è disposto a sopportare una diminuzione di entrate pari a 500 milioni di franchi mentre nell'ambito dell'imposizione della coppia e della famiglia addirittura una diminuzione di 1,3 miliardi di franchi, vale a dire circa il 20 per cento dei proventi dall'imposizione delle persone fisiche. Di questi 1,3 miliardi, 900 milioni riguarderebbero la Confederazione e 400 milioni i Cantoni. Con questo importante sgravio delle imposte federali dirette il rapporto imposte dirette/imposte indirette dovrebbe cambiare nel senso desiderato dall'autore della mozione. Ulteriori perdite d'entrata altererebbero il quadro finanziario fissato nelle linee direttive delle finanze federali e pregiudicherebbero l'obiettivo del risanamento.</p><p></p><p>3. 3. La maggior parte dei contribuenti, e quindi anche le categorie degli indipendenti e degli impresari con reddito medio cui allude l'autore della mozione, approfitterà degli sgravi previsti nell'ambito dell'imposizione della coppia e della famiglia; a dipendenza dello stato civile e del modello questo beneficio sarà considerevole. Uno dei modelli attualmente in consultazione (modello della commissione dell'economia e dei canoni del Consiglio degli Stati) si fonda principalmente su una riduzione delle tariffe dell'imposta federale diretta e comporterebbe un'importante riduzione dell'onere fiscale per i redditi medi e alti; in questo caso le minori entrate dovrebbero venir in parte compensate attraverso un aumento delle aliquote dell'imposta sul valore aggiunto.</p><p></p><p>4. Inoltre, il 31 gennaio 2000 il capo del Dipartimento federale delle finanze</p><p>ha istituito un gruppo di lavoro che deve esaminare un'imposizione delle imprese indipendente dalla forma giuridica. L'onere fiscale degli indipendenti e degli impresari nonché le eventuali ingiustizie saranno oggetto d'attento esame anche nell'ambito di questi lavori.</p><p></p><p>5. Alla luce di questi diversi progetti riguardanti l'imposta federale diretta, la cui elaborazione non è ancora concretamente definita, il Consiglio federale non ritiene opportuno prendere in considerazione ulteriori riduzioni d'imposta. Bisogna comunque evidenziare che le proposte della mozione saranno parzialmente realizzate nel quadro di questi progetti.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.