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FRIBURGO - «Delle lacune nell’applicare i protocolli di lavoro durante il servizio di notte hanno causato un indebolimento del livello di sicurezza, che ha contribuito a rendere l’evasione possibile». È questa la prima conclusione dell’inchiesta legata alla fuga di Bashkim L. dalla prigione centrale di Friburgo, avvenuta nella notte tra il primo e il due di settembre.
Alla luce di queste constatazioni, Maurice Ropraz, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento di sicurezza e giustizia del Cantone Friburgo ha deciso di aprire un’inchiesta amministrativa che si focalizzerà sull’organizzazione del penitenziario, sui suoi processi di gestione e sui controlli che vengono effettuati.
Licenziamento - Parallelamente alle lacune già riscontrate, c’è stata una successione di errori specifici commessi da una delle persone incaricate del servizio notturno. A causa della gravità di questi errori e delle loro conseguenze, il Dipartimento di sicurezza e giustizia indica che il rapporto di fiducia con il proprio collaboratore si è rotto e che una procedura di licenziamento per giusti motivi nei suoi confronti è stata aperta. Questa prevede la sospensione immediata da ogni attività della persona implicata.
Modus operandi - Bashkim L.,condannato all'ergastolo per l'assassinio compiuto nel 2013, ha utilizzato il metodo classico dei vecchi film - le lenzuola del letto annodate - per evadere dalla prigione centrale di Friburgo nelle prime ore del 2 settembre scorso. Gli inquirenti pensano che abbia potuto beneficiare di un aiuto esterno.
Insieme a un macedone il ricercato era stato coinvolto l'11 maggio 2013 a Frasses nell'assassinio di un italiano di origini kosovare di 36 anni. La vittima era stata freddata da 15 proiettili intorno alle 23.50 nelle immediate vicinanze del proprio garage, davanti agli occhi della moglie 21enne e dei suoi quattro figli (di cui due nati da un primo matrimonio dell'uomo), mentre la famiglia stava rincasando. L'omicidio sarebbe avvenuto nell'ambito di una faida tra famiglie - sospettate di essere coinvolte nel traffico di stupefacenti - che aveva provocato numerose vittime in Kosovo.
Nel gennaio 2016 il Tribunale penale della Broye (FR) ha condannato il ricercato e il macedone al carcere a vita. Entrambi gli imputati si sono sempre detti innocenti e hanno presentato appello. Il processo di secondo grado avrebbe dovuto tenersi lo scorso marzo davanti al Tribunale cantonale friburghese, ma il fascicolo è stato rimandato al Ministero pubblico per un complemento d'indagine, perché i due imputati hanno nel frattempo fatto valere nuovi elementi. Il macedone si trova tuttora dietro le sbarre, ha precisato la polizia friburghese.