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Locarno anno uno. Il quinto appuntamento al buio con il cinema di Locarno 2020 ha riavvolto completamente il nasto del Locarno Film Festival, riportando gli spettatori del GranRex all'inizio del racconto. Estate 1946, tra i 15 film proiettati nella prima edizione del Festival, sul prato del Grand Hotel c'è l'ultimo lavoro di Roberto Rossellini: Roma città aperta. Oggi, 73 anni dopo, la replica alle 17.30 al PalaVideo.
Questa pietra miliare della storia del cinema italiano fu presentata durante la primissima edizione del Festival, insieme ad opere come Ivan il terribile (1944) di Sergei M. Eisenstein, La fiamma del peccato (1944) di Billy Wilder o Le chiavi del paradiso (1944) di John M. Stahl, quando le proiezioni avevano luogo nei giardini del Grand Hotel e ogni sera veniva issata la bandiera della nazione del film, al suono del relativo inno nazionale (quindi, probabilmente, nel caso dei film italiani la patriottica La canzone del Piave, dato che l’inno di Mameli diventò ufficialmente anche inno della Repubblica Italiana solo nel mese di ottobre). Stranamente questo film di Rossellini (il quarto) non è mai più stato presentato a Locarno da allora. Rivedere oggi quello che Jacques Lourcelles chiama nel suo Dictionnaire du cinéma un «journal exploratoire du présent» ha una doppia potenza testimoniale, e crea uno strano corto circuito temporale tra la Roma mezza distrutta appena liberata e la piacevole cittadina di Locarno, che sognava di libertà e creava questo «Festival del mondo libero», accogliendo le star lungo i bordi del lago.
Lili Hinstin