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In che stato di forma rientrerà alle competizioni Roger Federer dopo quasi un anno di stop forzato? Un ex giocatore risponde...
L'ultima volta che è sceso in campo in un una partita ufficiale era lo scorso 30 gennaio, ora Roger Federer sta lavorando per rimettersi in forma, ma il rientro nel circuito non sarà facile. Da quando perse la semifinale degli Australian Open contro Novak Djokovic il renano ha dovuto subire due operazioni al ginocchio destro, e fra pausa forzata e riabilitazione la strada che lo riporta al tennis giocato è ancora lunga e tortuosa.
In una recente intervista concessa a RadioTimes.com l'ex tennista Gregory Rusedski ha voluto spiegare la situazione di Roger vista dalla prospettiva di un ex giocatore. Il finalista degli US Open del 1997 si è detto fiducioso su un pronto recupero del basilese, mettendo però tutti in guardia da un eccessivo ottimismo.
«La situazione di Roger Federer va valutata di anno in anno - ha spiegato il britannico - soprattutto dopo aver subito due interventi chirurgici al ginocchio come è successo di recente. Non vi aspettate di rivedere lo stesso Roger del 2017 (dopo una lunga pausa nel 2016 Roger Federer era tornato alle competizioni vincendo gli Australian Open ndr.) di tempo ne è passato...».
«Oltretutto nel 2017, quando Federer ha vinto gli Australian Open, la superfici dei campi erano particolarmente rapide, le palline erano veloci e con il suo stile di gioco ne ha saputo approfittare al meglio. Ora però ha quasi quarant'anni, tutto di conseguenza è più difficile», ha aggiunto l'ex numero 4 del ranking ATP.
«Un atleta non è come il vino - ha poi scherzato Rusedski - in oltre non bisogna dimenticare che nel 2016 il tennista elvetico aveva perso "solo" sei mesi, mentre questa volta la pausa forzata è di quasi un intero anno. La differenza è enorme. Per come la vedo io Federer sarà ancora in grado di giocare un tennis di ottimo livello, ma vincere un torneo del Grande Slam è un'altra storia.
«Le Olimpiadi saranno la sua priorità, questo è sicuro, non ha mai nascosto il suo desiderio di vincere una medaglia d'oro nel singolare. Di conseguenza imposterà la sua stagione dando le priorità a Tokyo e a Wimbledon, torneo nel quale ha più chance di vincere», ha poi concluso l'ex tennista canadese naturalizzato britannico a metà degli anni novanta.