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La Posta non è tenuta a recapitare pacchi e lettere a tutte le economie domestiche, anche quelle situate nelle regioni più isolate: esse pongono infatti un problema di sicurezza del personale e di redditività. Il Consiglio federale propone di respingere due mozioni che chiedevano al governo di rivedere i criteri che stabiliscono quali località non siano servite dalla Posta.
In due atti parlamentari identici, i neocastellani Jacques-André Maire (PS) e Raymond Clottu (UDC) auspicavano che non fosse più possibile privare della distribuzione i residenti degli insediamenti isolati abitati tutto l'anno. Le due mozioni godono del sostegno, oltre che dei rispettivi partiti, anche di numerosi consiglieri nazionali di PLR, PPD e Verdi.
Nel mirino l'ordinanza sulla Posta entrata in vigore nel dicembre 2012, che prevede una rinuncia alla distribuzione postale negli insediamenti di meno di cinque case abitate tutto l'anno e distribuite su una superficie massima di un ettaro. Oppure qualora la durata del tragitto per servire una casa abitata tutto l'anno superi complessivamente i due minuti.
Nella sua risposta pubblicata oggi, il Consiglio federale invita i parlamentari a tenere conto della questione della redditività dell'ex regia federale. Anche l'aumento della digitalizzazione, che provoca un calo del volume della distribuzione postale, aumenta la pressione sul finanziamento del servizio postale universale.
Nella distribuzione - che incide per circa la metà dei costi ed è la prestazione più cara - bisogna quindi, secondo il governo, poter prevedere limitazioni proporzionate. Inoltre, ricorda l'esecutivo, la Posta è costretta a garantire prestazioni alternative soddisfacenti ai clienti non serviti direttamente a domicilio.