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BERNA - Il popolo deve poter dire la sua sull'acquisto dei nuovi jet da combattimento e di un sistema di difesa terra-aria. È la conclusione cui è giunto oggi il Consiglio federale, che chiederà al Parlamento di considerare il progetto - 8 miliardi di franchi al massimo - di «ampia portata» affinché possa essere attaccabile mediante referendum. Un'eventuale votazione dovrebbe avere luogo al più tardi a fine 2020, prima della scelta del tipo di velivolo.
Nella sua seduta odierna, il governo ha deciso di sottoporre il Programma Air2030 al Parlamento sotto forma di una «decisione programmatica». Secondo la legge sul Parlamento, le decisioni programmatiche sono decisioni preliminari che indicano come determinati obiettivi debbano essere perseguiti.
Se risultano di «ampia portata», esse sono soggette a referendum, ha dichiarato ai media il consigliere federale Guy Parmelin, aggiungendo che a sua conoscenza «è la prima volta che questo articolo viene utilizzato». Stando a Parmelin, «la consultazione dovrebbe durare fino a giugno ed entro fine anno il decreto programmatico dovrebbe giungere sui banchi del Parlamento».
L'ampia portata è data, ha aggiunto il ministro della difesa democentrista, «dall'importanza fondamentale della protezione e della difesa dello spazio aereo per la sicurezza della popolazione e dal considerevole onere finanziario per il rinnovo dei mezzi per la protezione dello spazio aereo».
Per Parmelin è importante garantire la protezione dello spazio aereo e della popolazione, «dal momento che non è escluso che in futuro il nostro Paese possa trovarsi coinvolto in un conflitto armato».
I nuovi aerei da combattimento e un nuovo sistema di difesa terra-aria saranno quindi presentati come un pacchetto di difesa aerea sul quale la popolazione potrà esprimersi, previo nullaosta delle Camere federali, tramite referendum facoltativo.
Uno dei motivi che hanno spinto il Governo verso questa direzione sono anche i precedenti con le votazioni sugli F/A-18 nel 1993 e la proposta di acquisto dei Gripen nel 2014, ha indicato il consigliere federale vodese. «Non vi è un obbligo legale di organizzare una votazione, ma le consultazioni precedenti hanno lasciato sul dossier la loro impronta politica».
Nell'attesa di un eventuale voto, il Dipartimento della difesa, dovrà elaborare il progetto di decreto programmatico. Il calendario prevede in seguito, ha aggiunto Parmelin, l'apertura di una consultazione e successivamente l'eventuale votazione referendaria il prima possibile, ma al più tardi nel 2020, ossia ancora prima che il Consiglio federale scelga un tipo di velivolo.
Agendo in questo modo, ha spiegato il consigliere federale, s'intende fare chiarezza in fretta evitando lavori di pianificazione inutili. In seguito il Consiglio federale potrebbe proporre l'acquisto al Parlamento verosimilmente col messaggio sull'esercito 2022.
Secondo Parmelin, votando anticipatamente sull'acquisto del velivolo e di un sistema di difesa terra-aria si vuole «evitare che la campagna referendaria sia influenzata dalle discussioni sulla scelta del futuro modello di aereo militare».
Parmelin non ha escluso in ogni caso che anche dopo una decisione di principio positiva su Air2030, qualcuno possa lanciare un'iniziativa popolare contro i nuovi aerei da combattimento. A suo dire, però, agendo in questa maniera «si spingerebbe la democrazia ai limiti».
In ogni caso, un "no" alle urne nel 2020, o anche in seguito, ritarderebbe l'intero processo di ammodernamento delle forze armate. «Si creerebbe un'enorme lacuna a livello di protezione dello spazio aereo», secondo il ministro della difesa. Circa gli 8 miliardi a disposizione, Parmelin ha dichiarato che, al momento attuale, si tratta di un quadro finanziario «che si potrà rispettare».
Parmelin ha ribadito l'importanza di ammodernare la protezione aerea. I jet da combattimento F/A-18 raggiungeranno infatti la fine del periodo di utilizzazione nel 2030, mentre già ora i rimanenti Tiger F-5 possono essere impiegati solo di giorno e col bel tempo. Anche i sistemi di difesa terra-aria (Rapier, Stinger e DCA media) giungeranno prossimamente al termine della loro durata di utilizzazione.
Nell'attesa che si voti, Armasuisse ha già preso contatto con i governi di Stati Uniti, Germania, Svezia e Francia per valutare aerei da combattimento e sistemi di difesa terra-aria. Gli aerei da testare sono il Rafale francese, l'Eurofighter tedesco, l'F-35 americano e il Gripen svedese.
Svizzera senza esercito: «Lanceremo un referendum» - Il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) ha annunciato che lancerà il referendum contro l'acquisto di nuovi aerei da combattimento. Critica tuttavia il modo di procedere del Consiglio federale. Il governo ha deciso oggi di sottoporre il Programma Air 2030 al Parlamento sotto forma di una «decisione programmatica». In un comunicato il GSsE giudica la scelta «non democratica» visto che in questo modo non vengono precisati i costi esatti e neppure il modello e il numero dei jet. Con questa variante il popolo non potrà decidere con cognizione di causa, sostiene il GSsE. Questo metodo fornisce al Consiglio federale un assegno in bianco, aggiunge la nota. Il GSsE ricorda che nel 2014 il popolo svizzero ha respinto l'acquisto di nuovi caccia Gripen per 3,1 miliardi di franchi.
Le reazioni politiche - L'opzione scelta dal Consiglio federale trova invece l'approvazione della Società svizzera degli ufficiali (SSU), come pure di PLR e PPD e anche dell'UDC. È normale - afferma la SSU - che il popolo abbia l'occasione di dire la sua sul principio, ma le questioni della scelta del modello e del numero di aerei da acquistare deve rimanere competenza del governo. A suo avviso, prima si vota meglio è.
Dopo il rifiuto del Gripen, proporre un progetto che consenta il referendum è necessario, ritiene il PPD. È «politicamente legittimo», dice dal canto suo il PLR, che sostiene il rinnovamento completo della flotta degli aerei militari. E 8 miliardi «non sono di gran lunga troppi», ha detto all'ats la portavoce Karine Barras. Il PLR vede tuttavia un rischio nel metodo scelto. Il decreto di pianificazione sottoposto al popolo essendo onnicomprensivo, un no agli aerei comporterebbe anche il rifiuto di un nuovo sistema di difesa terra-aria, che il partito giudica indispensabile.
L'UDC, infine, si rallegra in una nota della decisione di pianificare finanziariamente per i 12 anni a venire la somma di 8 miliardi di franchi destinata all'acquisto dei jet da combattimento e al rinnovamento della difesa contraerea al suolo. A suo avviso, è evidente che i fondi previsti costituiscono il minimo necessario per la protezione della popolazione svizzera.
Riparato e riconsegnato il primo F/A-18 con le crepe - Il primo dei cinque aerei da combattimento F/A-18 bloccati a terra da fine gennaio-inizio febbraio dopo la scoperta di crepature sugli apparecchi è stato riconsegnato oggi alle Forze aeree elvetiche. Lo ha annunciato il consigliere federale Guy Parmelin nel corso della conferenza stampa odierna riguardante le decisioni del governo. Il 29 gennaio scorso, in occasione di un controllo intermedio, era stata individuata la rottura di una cerniera di fissaggio dell'aletta di atterraggio di un F/A-18. Per precauzione si era quindi deciso di esaminare tutti i 30 velivoli di questo tipo in dotazione alle Forze aeree elvetiche. Incrinature erano state riscontrate su cinque apparecchi.
La crepa del primo biposto è stata riparata dagli specialisti della RUAG Aviation, precisa il Dipartimento federale della difesa (DDPS) in una nota: l'aereo è ora a disposizione delle Forze aeree per il servizio di volo senza alcuna limitazione. Le riparazioni degli altri F/A-18 interessati sono tuttora in corso: i velivoli vengono aggiustati uno dopo l'altro. Se non ci saranno complicazioni, si prevede che un secondo aereo da combattimento possa tornare in servizio di volo tra due-tre settimane. In seguito sarà eseguita la riparazione sull'F/A-18 con la cerniera di fissaggio rotta.