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LUGANO - La sua «dipendenza dalla pubblica assistenza», ma anche la sua «disastrosa situazione economica», come pure il fatto di aver «interessato a più riprese le autorità di polizia e giudiziarie», sono costate care a una cittadina italiana.
Il Tribunale federale ha confermato la decisione del 26 gennaio 2016 della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni di revocare il permesso di domicilio alla donna.
Anche l'ultimo grado di giudizio non è servito a cambiare le sorti della donna la cui espulsione era già stata valutata dal Tribunale cantonale prima e avrebbe dovuto esserlo anche dal Tribunale amministrativo. Peccato che, in quest'ultimo caso, la diretta interessata abbia dimenticato di pagare l'anticipo delle spese processuali richiestole con lettera raccomandata del 3 luglio 2017 (e che poi le era stato concesso di pagare a rate sempre tramite invio raccomandato del 14 luglio 2017).
Solo il 7 ottobre 2017 la donna si era rivolta al Tribunale federale affermando di non avere visto né trovato nella cassetta postale l'avviso di ritiro concernente l'invio raccomandato del 14 luglio 2017. Nel tentativo di ribaltare le sue sorti, la stessa aveva spiegato che i suoi familiari vivono in Svizzera e che non ha più contatti con i parenti residenti in Italia. Aveva quindi chiesto che si tenesse conto delle sue difficili condizioni di salute concedendole tempo per sistemare la propria situazione.
Motivazioni, queste, che non hanno convinto i giudici del Tribunale federale. L'interessata è stata però invitata a rivolgersi all'autorità cantonale di prime cure, la quale «nel fissarle un termine di partenza terrà adeguatamente conto della sua situazione medica e personale».
Il ricorso, di conseguenza, è stato giudicato inammissibile e la donna è stata invitata a pagare le spese giudiziarie: 200 franchi.