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CCL SSR – lo stallo tra partner sociali va ai supplementari
L’SSM si è impegnato molto, finanziariamente e umanamente, contro l’iniziativa No Billag. Il 4 marzo 2018 il popolo sovrano l’ha rigettata con il 71.6% di No dimostrando di volere un servizio pubblico audiovisivo forte, finanziato dal canone, e ricompensando la qualità del lavoro di più di 6’000 collaboratori e collaboratrici della SSR.
Il giorno stesso della votazione la SSR annunciava un pacchetto di risparmio di 100 mio. Nella tempesta del dopo No Billag e i preannunciati risparmi è stato deciso di non negoziare il CCL, ma di prolungarlo. Restava tuttavia da negoziare una compensazione della mancata presa a carico del canone di ricezione (art. 15 del CCL SSR) da parte della SSR a partire dall’1.1.2019.
A proposito di questo, è vero che la SSR ha proposto di introdurre nella CCL un nuovo congedo di sviluppo. È altresì vero che ad oggi l’SSM ha riserve su questa proposta che avrebbe rimpiazzato non solo la mancata presa a carico del canone, ma anche il premio fedeltà e il fondo di creatività. I motivi sono stati ampiamenti spiegati alla SSR durante le trattative. Ma la SSR non ha voluto ascoltare e ha rigettato senza discussione tutti gli argomenti e le alternative proposte.
Tra il 12 novembre e il 3 dicembre 2018 ci sono state tre ulteriori tornate negoziali tra la SSR e una delegazione SSM che non hanno portato ad alcun risultato. Tutte le proposte dell’SSM sono state rigettate senza discussione dalla SSR. La SSR si è detta non disposta a prolungare l’attuale CCL, in scadenza il 31.12.18, con l’art. 15. Per la SSR il prolungamento della CCL fino al 2020 era possibile solo nel caso in cui l’articolo 15 venisse cancellato.
La SSR ha sottoposto, in vista del Comitato nazionle SSM del 6 dicembre 2018, un pacchetto globale comprendente le misure salariali, le condizioni per il prolungamento del CCL (cancellazione dell’art. 15) e il piano sociale. Il CN, che riunisce rappresentanti dei membri di tutte le regioni, si è cosi trovato di fronte ad una difficile decisione. In primo luogo, la proposta della SSR è stata inviata a corto termine, vale a dire la sera prima della riunione, così che non è rimasto il tempo di discuterne con le persone chiamate ad esprimersi. Secondo, la proposta era legata alle misure di risparmio inerenti il personale, per le quali l’SSM non può assumersi alcuna responsabilità. Non è compito dell’SSM proporre questo tipo di misure né tanto meno sostenerle mentre nelle regioni sono in corso delle procedure di consultazione o, come in romandia, devono ancora avere luogo. Terzo, il CN non ha la competenza di decidere sullo stralcio dell’art. 15 del CCL. Una simile decisione compete alla Conferenza professionale SSM e alla votazione generale dei membri SSM.
Per questi motivi il CN del 6 dicembre 2018, dopo una lunga e controversa discussione, ha deciso di non entrare in materia del pacchetto sottoposto dalla SSR. Tuttavia, per permettere una prolungazione della CCL fino alla fine del 2020, una chiara maggioranza ha deciso di sottoporre alla SSR due soluzioni alternative, limitate unicamente alla compensazione dello stralcio dell’articolo 15, solo obbligo dei partnaires sociali secondo un accordo siglato nel 2015. Una delle due soluzioni alternative è stata accettata dalla SSR, ma è stata legata a delle condizioni per noi inaccettabili. Infatti il nuovo pacchetto conteneva la minaccia implicita di vuoto contrattuale.
Ieri l’SSM ha nuovamente sottoposto alla SSR una nuova proposta chiedendo allo stesso tempo di attendere con qualsiasi tipo di decisione in modo che possa essere indetta una tavola rotonda per sbloccare la situazione.
L’SSM ha chiesto il sostegno dell’Unione Sindacale Svizzera.
L’SSM non vuole un vuoto contrattuale, ma vuole essere preso sul serio in quanto partner sociale e non piegarsi semplicemente al diktat della SSR.