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La scelta di Kamala Harris come vice nella corsa alle presidenziali statunitensi di novembre è stata accolta con entusiasmo in campo democratico. La campagna di Joe Biden ha ripreso slancio dal punto di vista economico, con un’impennata delle donazioni, ma anche con un’ondata di sostegno da parte di nomi in vista della politica così come del mondo dello spettacolo.
Biden è il tredicesimo vicepresidente a diventare candidato alla guida degli Stati Uniti, ma storicamente il passaggio da vice a presidente, passando per le urne, è stato sempre difficile. Dalla sua ha gli otto anni passati a fianco di Barack Obama, la cui popolarità è rimasta buona anche dopo la fine dei suoi mandati da presidente, e la coesione dei democratici contro Donald Trump. Il politico viene anche dato in vantaggio sull’attuale inquilino della Casa Bianca dai sondaggi che quattro anni fa avevano però dato per sicura la vittoria di Hillary Clinton.
Meno della metà ce l’ha fatta
I primi successi risalgono ai padri fondatori degli Stati Uniti: John Adams, dopo essere stato vice di George Washington, divenne il secondo presidente del Paese nel 1797, e fu a sua volta sostituito dal suo vice, Thomas Jefferson, quattro anni più tardi. Dopo di lui altri due politici tentarono, e fallirono, la scalata alla Casa Bianca. Bisogna attendere il 1837, con Martin Van Buren, per vedere un altro vice eletto presidente. Nei successivi 132 anni due altri vicepresidenti si candidarono senza successo. Si arriva così alla sfida tra due vice, Hubert Humphrey e Richard Nixon, con quest’ultimo che entra in carica nel 1969. Walter Mondale, nel 1984, fu sconfitto da Ronald Reagan, affiancato da George Bush senior, che quattro anni più tardi fu invece eletto presidente. Suo figlio, George Bush junior, nel 2000 mise fine alle speranze di Al Gore, battuto dopo la controversia sul riconteggio dei voti in Florida.
Nove presidenti non eletti
Altri otto vicepresidenti sono diventati presidenti in modo decisamente diverso, dopo la morte di quello in carica. Tra i più noti vi sono Theodore Roosevelt, salito in carica nel 1901 dopo l’uccisione di William McKinley e lui stesso sopravvissuto a un tentativo di assassinio nel 1912. A Harry Truman toccò invece guidare gli Stati Uniti negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale e dare il via libera all’uso della bomba atomica contro il Giappone, dopo la morte di Franklin Delano Roosevelt. Lyndon Johnson prese le redini del Paese sotto shock dopo l’assassinio di John F. Kennedy nel 1963. C’è poi il caso, finora unico, di Gerald Ford che si è trovato ai comandi dopo le dimissioni di Richard Nixon, travolto dallo scandalo Watergate.