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Nel documento si chiede una diminuzione dei branchi, tolleranza zero per gli attacchi a essere umani e bestiame e una maggiore responsabilità del Cantone
L’Unione degli agricoltori grigionesi ha presentato una Charta sulla gestione dei lupi, prendendo così posizione prima del dibattito sulla revisione della legge sulla caccia. "Se il processo politico procede senza intoppi, la revisione potrebbe avvenire già nella primavera del 2023", si legge in un articolo pubblicato il 24 marzo sulla ‘BauernZeitung’. Concretamente nel documento gli agricoltori grigionesi presentano tre richieste. La prima prevede che nei Grigioni vi siano al massimo due branchi di lupi. Attualmente, stando a rapporto del 2021 dell’Ufficio grigionese per la caccia e la pesca, ve ne sarebbero sette. E in cinque lo scorso anno sono nati 30 cuccioli. "Con due branchi, il Cantone adempie al suo obbligo internazionale di preservare il lupo come specie", si sottolinea nell’articolo. La seconda richiesta: "Non devono essere tollerati né attacchi agli animali domestici e da fattoria, né approcci agli insediamenti, alle singole fattorie o alle persone". Inoltre, quando le misure di protezione delle mandrie sono indispensabili, "queste dovrebbero essere pagate con fondi per la conservazione della natura e le spese sostenute dagli interessati dovrebbero essere pienamente compensate". In terzo luogo gli agricoltori grigionesi chiedono una maggiore responsabilità del Cantone per la gestione lupo, come è il caso "per tutte le altre specie animali". Insomma in questo modo, nonostante il lupo, "sarebbero di nuovo possibile il pascolo spensierato e l’attesa allegra dell’estivazione sugli alpeggi".