Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/48768

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'accordo di transito con il Senegal è stato firmato l'8 gennaio 2003. Con una nota diplomatica del 2 marzo 2003 il Ministero senegalese degli affari esteri ha comunicato alla Svizzera che il Senegal si ritirava dall'accordo. Il Governo senegalese ha rilevato espressamente di essere stato indotto al ritiro anche a causa dell'opposizione manifestatasi pubblicamente.</p><p></p><p>Ad domanda 1</p><p></p><p>Il Consiglio federale ha preso conoscenza dalla stampa della presenza e dell'azione di lobbying delle organizzazioni non governative "augenauf" e "Solidarité sans frontières". Queste due organizzazioni sono state rappresentate in occasione di una conferenza stampa tenutasi l'11 febbraio 2003 presso la sede di un'organizzazione non governativa a Dakar.</p><p></p><p>Ad domanda 2</p><p></p><p>L'accordo è conforme agli obblighi di diritto interno svizzero nonché agli obblighi derivanti dal diritto internazionale pubblico, in particolare alle esigenze e alle garanzie in materia di diritti umani. I negoziati sono stati condotti congiuntamente da rappresentanti del DFAE e del DFGP. La prassi sulla quale si fonda l'accordo di transito con il Senegal è stata accettata dalla Commissione della gestione del Consiglio nazionale nel caso di un transito pratico svoltosi nel 1999 a Abidjan.</p><p></p><p>Ad domande 3 e 4</p><p></p><p>Il Consiglio federale ha preso conoscenza dai media della presenza a Dakar delle organizzazioni non governative "augenauf" e "Solidarité sans frontières", che secondo quanto da loro affermato cercavano di impedire la ratifica e l'attuazione dell'accordo di transito.</p><p></p><p>Ad domande 5 e 6</p><p></p><p>Le due organizzazioni non governative menzionate non sono finanziate dalla Confederazione.</p><p></p><p>Ad domanda 7</p><p></p><p>Il Consiglio federale si rammarica che a causa di informazioni manifestamente unilaterali sia stata impedita la conclusione di un accordo che, dal punto di vista della Svizzera, avrebbe rappresentato un importante e coerente strumento nell'ambito della politica in materia di ritorno, e oltretutto in conformità alle norme sui diritti umani.</p>  Risposta del Consiglio federale.