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La capacità di sopportazione del Pianeta é limitata
La nostra sopravvivenza dipende dalle prestazioni della natura. Finora la natura ha messo a disposizione gratuitamente numerosi beni e servizi, tra cui l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo, ma anche la biodiversità, una sufficiente offerta di derrate alimentari e un clima favorevole per la vita. In molti casi non comprendiamo nei dettagli in che modo la natura «produce» queste prestazioni ecosistemiche, ma sappiamo che da esse dipendono la nostra sopravvivenza e il nostro benessere.
L’umanità ha già superato in molti settori i limiti di sopportabilità della natura. A questa conclusione è giunto uno studio elaborato sotto la direzione dello Stockholm Resilience Centre e pubblicato per la prima volta nel 2009. A gennaio 2015 in occasione del Forum economico mondiale di Davos è stato presentato un aggiornamento di questo studio. Lo studio ha esaminato nove processi biofisici complessi che regolano l’equilibrio della natura e ha constatato che gli interventi antropici, ad esempio sul clima o sulla biodiversità, si avvicinano al punto in cui la natura perde l’equilibrio, con conseguenze che la scienza non può prevedere e l’umanità difficilmente può gestire.
Il cambiamento climatico è la manifestazione attualmente più tangibile di uno sfruttamento eccessivo della natura. Esso mette in pericolo la capacità della natura di mantenere in equilibrio la temperatura del Pianeta. Per milioni di anni la natura ha sottratto all’atmosfera biossido di carbonio e lo ha immagazzinato nel suolo sotto forma di carbone, petrolio e gas naturale. Solo il successivo raffreddamento dell’atmosfera ha reso possibile il clima favorevole alla vita nel quale viviamo oggi. L’uomo ha invertito questo processo nell’arco di pochi decenni e la concentrazione di biossido di carbonio nell’atmosfera è salita da circa 280 a 385 ppm (abbreviazione di parti per milione). Occorre quindi frenare drasticamente questo sviluppo, se l’umanità non vuole andare incontro a conseguenze incontrollabili.
Nell’ambito della biodiversità, la capacita prestazionale della natura è già stata superata. L’estinzione di specie fa parte del ciclo della natura, ma da quando è intervenuto l’uomo è aumentata drasticamente la frequenza di estinzione delle specie. I ricercatori dello Stockholm Resilience Centre collocano già il presente in una serie con le cinque fasi dell’estinzione catastrofica di specie, di cui la più nota è l’improvvisa estinzione dei dinosauri nel Terziario. Secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura di Gland (VD), editrice delle Liste rosse, è a rischio di estinzione il 41 per cento delle specie anfibie, il 33 per cento delle specie di coralli e il 25 per cento dei mammiferi. L’umanità vive alle spese degli altri esseri viventi del Pianeta.
Utilizzo eccessivo della natura anche per quanto concerne l’azoto. Sebbene l’azoto costituisca il 78 per cento dell’atmosfera, viene utilizzato intensamente come fertilizzante solo da circa un secolo. I ricercatori dello Stockholm Resilience Centre hanno dimostrato che la natura non riesce a degradarlo al ritmo con cui viene immesso. Azoto biologicamente attivo si diffonde nell’aria, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee, pregiudicando la salute delle persone, il clima, la biodiversità, il bosco e l’acqua potabile. Il fertilizzante azoto inizia a soffocare la natura. Lo stesso dicasi per il fosforo. Ciò che all’inizio doveva rendere i terreni più fertili potrebbe un giorno rendere improduttivo il mondo intero.
Il consumo di suolo e acqua si avvicina ai limiti della sopportabilità. I ricercatori dello Stockholm Resilience Centre individuano ancora un margine di manovra in entrambi i casi. Lo stesso vale per l’acidificazione dei mari. Questo margine di manovra dovrebbe tuttavia ridursi nei prossimi decenni per nutrire un’umanità in crescita.
La natura non conosce confini nazionali. È importante proteggere l’ambiente nel proprio Paese e utilizzare con parsimonia le risorse naturali. Tuttavia occorre anche considerare che molte conseguenze delle nostre azioni si verificano all’estero e che la Svizzera dipende anche dal modo in cui gli altri Paesi utilizzano le scarse risorse disponibili. Pertanto la Svizzera deve impegnarsi anche a livello internazionale affinché non vengano inflitti alla natura altri danni irreparabili.