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BERNA - Dopo due anni di tira e molla in Parlamento, solo un "modesto" controprogetto all'iniziativa popolare "per imprese responsabili" rimane sul tavolo. In una nota odierna, gli iniziativisti lo giudicano però «insufficiente» e mantengono quindi la loro iniziativa. Il popolo dovrebbe pronunciarsi verosimilmente in novembre.
Con l'iniziativa, la cui raccomandazione di voto negativa è già stata approvata da entrambe le Camere, si chiede alle imprese con sede in Svizzera di rispettare anche all'estero i diritti umani riconosciuti e le norme ambientali internazionali. Le società potranno inoltre essere chiamate a rispondere anche per gli atti delle aziende che controllano economicamente senza parteciparvi sul piano operativo.
Il comitato d'iniziativa si era detto pronto a ritirare il testo se il controprogetto elaborato dal Consiglio nazionale si fosse imposto. Oggi, in conferenza di conciliazione ha prevalso tuttavia la versione "light" degli Stati, che non istituisce obblighi più estesi di quelli previsti a livello internazionale, in particolare vigenti in seno all'Ue.
Per gli iniziativisti, si tratta di un controprogetto alibi. «Multinazionali quali Glencore e Syngenta non dovranno rispondere dei danni causati, ma semplicemente pubblicare una volta all'anno un opuscolo in carta patinata».
Nazionale e Stati devono ancora convalidare rispettivamente lunedì e martedì la proposta della conferenza di conciliazione. In caso di "no" di una delle Camere, l'iniziativa verrà sottoposta al popolo senza un controprogetto. In ogni caso, però, il popolo voterà sull'iniziativa.
Nel marzo scorso, la Camera del popolo aveva deciso di mantenere la sua controproposta, che va più lontano rispetto a quello del Consiglio federale e degli Stati. L'obiettivo era di fare in modo che il comitato che ha lanciato l'iniziativa ritiri il proprio testo a vantaggio del controprogetto.
La controproposta del Nazionale concerneva solo le società più grandi (fatturato di oltre 80 milioni, utile di almeno 40 milioni e 500 dipendenti; devono essere soddisfatti almeno due di questi tre criteri) e avrebbe limitato la loro responsabilità civile alle loro filiali controllate direttamente. La proposta conteneva anche una procedura di conciliazione obbligatoria tra le parti prima dell'avvio di una procedura penale.
Mercoledì, in aula, i "senatori" hanno però preferito sostenere il controprogetto elaborato dal governo che si limita a chiedere alle multinazionali di riferire ogni anno sulla loro politica in materia di diritti umani e che contempla anche doveri di "diligenza" in materia di lavoro minorile ed estrazione di materie prime.
Ostile in un primo tempo a ogni controprogetto, anche il governo ha cambiato idea. La ministra di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter ha dichiarato questa settimana ai "senatori" che sarebbe rischioso sottoporre soltanto l'iniziativa al popolo. Secondo un sondaggio dell'Istituto Link pubblicato a fine maggio dai giornali del gruppo Tamedia, il 78% degli svizzeri sarebbe favorevoli al testo.