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Sia le convenzioni internazionali sui diritti umani dell’ONU, sia gli accordi regionali sui diritti umani, come ad esempio le convenzioni africane sui diritti umani, proibiscono le FGM/C. Le convenzioni obbligano gli Stati a proteggere donne, ragazze e bambine dalle mutilazioni genitali con la prevenzione, l’assistenza alle vittime e la persecuzione e la pena dei colpevoli.
Le FGM/C sono una grave violazione dei diritti umani. Ledono il diritto all’integrità fisica e psichica e il diritto alla salute. La pratica costituisce una forma di violenza di genere e una discriminazione di donne, ragazze e bambine.
Il divieto di FGM/C si evince già dalle convenzioni universali sui diritti umani dell’ONU, in particolare dal divieto di effettuare trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti, come ad esempio viene formulato nel Patto internazionale sui diritti civili e politici o nella Convenzione contro la tortura. Il diritto alla salute è garantito dal Patto internazionale attraverso diritti economici, sociali e culturali. I diritti citati sono inoltre protetti dalla Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna e dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia.
Oltre alle convenzioni internazionali sui diritti umani dell’ONU, anche a livello regionale gli Stati obbligano a combattere le FGM/C.
L’usanza delle mutilazioni genitali femminili è stata combattuta anche sul piano politico, ad esempio nell’ambito di conferenze internazionali, come la quarta Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo che si è svolta al Cairo nel 1994 o la Conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino nel 1995. Nel 2012 le mutilazioni genitali femminili furono condannate per la prima volta dall’Assemblea generale dell’ONU.