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L'invecchiamento minaccia le casse pubbliche
Sulle assicurazioni sociali aleggia lo spettro dell'invecchiamento della popolazione. Senza riforme tempestive, vi saranno effetti negativi sulle finanze pubbliche.
È quanto emerge da un rapporto dell'Amministrazione federale delle finanze (AFF), di cui il governo ha preso atto mercoledì. Il documento evidenzia che più precoci saranno i provvedimenti, più la ripartizione degli oneri fra le generazioni sarà equa.
Secondo i calcoli dell'AFF, fino al 2020, l'invecchiamento della popolazione avrà effetti contenuti sulle finanze di Confederazione, Cantoni, Comuni e opere sociali. Da quel momento, ossia quando la generazione del baby boom sarà in pensione, la situazione si deteriorerà nettamente.
Considerato che il tasso di natalità resterà molto basso e che la speranza di vita continuerà ad allungarsi, la piramide della popolazione verrà stravolta. Il numero degli ultraottantenni praticamente quadruplicherà dal 1991 al 2050 e quello delle persone fra i 65 e gli 80 anni raddoppierà. Parallelamente diminuirà la popolazione attiva che paga gli oneri sociali.
Il rapporto fra il numero di persone che esercitano un'attività lucrativa e quello degli ultra 65enni si ridurrà dal 4 a 1 attuale a 2 a 1 nel 2050. Intanto la spesa pubblica continuerà a crescere.
Più le riforme saranno ritardate, maggiori saranno i correttivi da adottare, avverte il rapporto. I politici sono quindi esortati ad agire tempestivamente.
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