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Il piota olandese ha recentemente conquistato il secondo Mondiale di F1 della sua carriera.
Domenica avrà luogo il GP del Messico, ventesimo appuntamento stagionale.
AUSTIN - La fame di Max Verstappen è senza limiti. Non si è accontentato del secondo titolo mondiale di fila, vuole accumulare altre vittorie, stabilire nuovi record, non lasciare agli avversari neppure le briciole rimaste sul piatto a fine banchetto. Il Gran Premio texano di Austin ci ha dimostrato una volta di più di che pasta sia fatto il bi campione del mondo. Una vittoria dopo un errore dei box (il primo della stagione in casa Red Bull) quest’anno gli mancava ancora. Ha vinto superando prima Leclerc e poi Hamilton con il quale non duellava dall’ultima gara dello scorso anno.
Ma il Gran Premio texano ci ha raccontato anche un’altra cosa: in questa nuova era popolata da giovani straordinari come Verstappen, Leclerc, Norris, Russell e Sainz c’è ancora spazio per i vecchi. La Formula 1 non è soltanto uno sport per ragazzini passati dai videogame alla pista con la stessa rapidità con cui noi normali passiamo dal divano al letto. In Texas abbiamo assistito alla rivincita dei vecchi sceriffi, Hamilton, ma anche Alonso e Vettel che pure a fine anno saluterà la banda. Hamilton ha accarezzato a lungo la vittoria che gli avrebbe consentito di cancellare quello zero nella casellina dei successi stagionali che tanto lo disturba, non fosse altro perché in carriera non gli era mai capitato di non vincere neppure una gara in un anno intero. Ha combattuto quasi come un anno fa, soltanto che oggi la Red Bull va molto meglio della sua Mercedes. Anche Alonso ha fatto i numeri dopo esser sopravvissuto a un crash che avrebbe spezzato molti dei suoi colleghi. Peccato che la sua impresa sia stata cancellata dai commissari che nella notte europea gli hanno affibbiato 30” di penalità per aver guidato una macchina non sicura. Una penalità che lo ha fatto retrocedere dalla settima alla quindicesima posizione. Tutta colpa di quello specchietto ballerino volato via come un missile a fine gara, una conseguenza della botta terribile causata dal cambio di direzione di Stroll. L’ennesima decisione giustificata dal regolamento ma non dal buonsenso dei commissari che però non cancella la gara di Fernando, il solito combattente incurante della carta d’identità. L’aria di Austin o forse la voglia di dedicare un risultato alla memoria di Dietrich Mateschitz il signor Red Bull che lo ha lanciato, ha risvegliato anche l’orgoglio di Seb Vettel che ha chiuso al settimo posto, ma senza l’errore al box Aston Martin avrebbe potuto puntare a un piazzamento ancora migliore. L’unico leone che ha deluso, a parte il solito Ricciardo, è stato Tim Cook il ceo di Apple chiamato a sventolare la bandiera a scacchi a fine gara. L’entusiasmo con cui lo ha fatto ricordava quello di chi ha appena acquistato un IPhone 13 e il giorno dopo scopre che è uscito il 14…