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La Fifa non ha inserito il progetto del Mondiale biennale nell’ordine del giorno del Congresso in programma domani a Doha. Una scelta che lascia aperta l’ipotesi di un cambio di strategia in merito a una riforma fonte di grande perplessità, in particolare da parte delle star del pallone, così come delle federazioni di Europa e Sudamerica.
A questo punto è lecito chiedersi se la decisione rappresenti una semplice messa in stand by, oppure un abbandono definitivo. La Fifa, però, non si sbottona ed è impossibile ottenere una chiara risposta in merito alla reale volontà di raddoppiare la Coppa del mondo, programmata ogni quattro anni dalla sua prima edizione nel 1930 (nel 1991 per il settore femminile). Resta il fatto che dello scottante dossier non vi è nemmeno l’ombra nei documenti relativi al Congresso che riunirà le 211 federazioni affiliate alla Fifa. «Per tutti gli attori del calcio, una Coppa del mondo ogni due anni fuori questione. Sono contento che lo abbia capito anche la Fifa», aveva affermato a inizio marzo il presidente dell’Uefa, Aleksander Ceferin, persuaso che il progetto fosse ormai stato archiviato alla voce "non s’ha da fare".
Molti funzionari all’interno degli organi di governo del pallone condividono questa opinione, soprattutto perché la Fifa aveva già deciso a dicembre di non programmare un voto al suo Congresso di Doha, e non ha nemmeno intenzione di discutere la revisione del calendario internazionale per il 2024.
Questo desiderio di temporeggiare – se non proprio di seppellire la questione – contrasta con il lancio la scorsa estate di uno "studio di fattibilità" su una Coppa del Mondo biennale. Tuttavia, la Fifa insiste sul fatto che tenere una finale di un grande torneo ogni estate, alternando tra la Coppa del Mondo e le competizioni continentali come l’Euro e la Copa America, sarebbe "vantaggioso per tutti".
In dicembre, l’organismo mondiale ha promesso a ciascuna delle sue federazioni, in caso di riforma accettata, 19 milioni di dollari in più per ciclo quadriennale, quadruplicando così il loro "finanziamento solidale" da 6 a 25 milioni di dollari. La federazione internazionale ha negato che il progetto mirasse soltanto ad aumentare gli introiti, ma ha insistito sulla necessità di offrire ai giocatori più "opportunità di brillare", riducendo inoltre il numero di pause internazionali imposte ogni anno ai club. Dal profilo politico, l’organizzazione si è anche posizionata come l’unico baluardo contro le crescenti disuguaglianze sportive e finanziarie esistenti nel pianeta calcio, accaparrandosi in tal modo il sostegno delle federazioni africane e asiatiche.
Lega transatlantica delle Nazioni?
Ma l’Uefa si era subito posta a capo del fronte del no, ed era stata presto raggiunta dalla sua controparte sudamericana (Conmebol), e poi dal World Leagues Forum, che riunisce circa quaranta leghe professioniste, e da un certo numero di altre organizzazioni. Le questioni sollevate erano state molte: che impatto avrebbe la riforma sulla salute fisica e mentale dei giocatori, sull’economia delle competizioni nazionali, sui club costretti a liberar i loro internazionali, sui tifosi che spendono denaro e vacanze per accompagnare le loro Nazionali? «Per noi non si tratta di un’idea proponibile, quindi è inutile discuterne: non esiste», ha detto martedì il qatariota Nasser Al-Khelaïfi, presidente del Psg e della potente European Club Association (Eca).
Un dibattito che ha travalicato i confini del calcio. A metà ottobre, il Comitato internazionale olimpico (Cio) aveva espresso preoccupazione per una Coppa del Mondo che stava invadendo ulteriormente il territorio di altri sport.
Qual è la via d’uscita per la Fifa? Altre opzioni in esame includono un ritorno della Confederations Cup, un mini-torneo di otto nazioni giocato tra il 1992 e il 2019, o un’espansione della Uefa Nations League, creata nel 2018, che ingloberebbe squadre americane. Ma per il momento «non ci sono state discussioni concrete», ha detto all’Afp una fonte a conoscenza dei negoziati, soprattutto perché gli organismi sportivi si sono dovuti chinare da fine febbraio sulle sanzioni senza precedenti prese contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.