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ROMA / GINEVRA - L'Italia ha violato «il diritto alla salute» di una donna dopo che le norme sul trattamento della fertilità l'hanno portata a subire una «gravidanza forzata». Lo ha affermato un comitato di esperti dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) in una decisione pubblicata oggi a Ginevra.
Il Comitato Onu sui diritti economici, sociali e culturali, composto da 18 esperti indipendenti, si è pronunciato sul caso in seguito alla «denuncia individuale presentata congiuntamente dalle vittime, una donna e un uomo, in cui si asseriva che l'Italia aveva violato i loro diritti umani», spiega un comunicato. Nelle sue conclusioni il Comitato chiede un risarcimento delle vittime.
La coppia era ricorsa alle cure di una clinica per la fertilità nel 2009 e la clinica aveva prodotto un embrione con scarse probabilità di successo. Temendo di andare incontro ad un aborto, la donna aveva chiesto che l'embrione non fosse trasferito in utero. Tuttavia, la clinica la informò che rifiutare il trasferimento non era permesso dalla legge 40 e aveva minacciato di denunciarla. La donna si sentì costretta a consentire alla procedura e poi subì un aborto spontaneo.
In Italia tuttavia, precisa l'avvocato Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, «con sentenza della Corte Costituzionale, sempre del 2009, è stato chiarito che devono essere trasferiti nell'utero della donna i soli embrioni che non creano nocumento alla salute della donna; pertanto pur rimanendo il divieto di revoca del consenso all'impianto da parte della coppia, è il medico che decide caso per caso la tutela della salute della donna che non dovrà affrontare alcun aborto necessario o spontaneo a causa dell'impianto di un embrione non idoneo per una gravidanza».
Per il Comitato la legge italiana applicabile in questo caso «limita il diritto delle donne sottoposte al trattamento di fertilità di ritirare il proprio consenso, portando a possibili interventi medici forzati o addirittura a gravidanze, per le donne sottoposte a trattamenti di fecondazione in vitro», spiega il comunicato. Secondo gli esperti Onu, «le possibili conseguenze sulle donne sono estremamente gravi, costituendo una violazione diretta del loro diritto alla salute e all'integrità fisica» e il trasferimento di un embrione all'utero della donna senza il suo valido consenso costituiva una violazione del suo diritto al miglior stato di salute possibile e la parità di genere.
Il Comitato chiede all'Italia di risarcire le vittime, di assicurarsi che abbiano accesso al trattamento senza timore di eventuali interventi medici forzati e di adottare le misure necessarie per garantire il diritto di tutte le donne a prendere decisioni libere in merito ad interventi medici che riguardano i loro corpi, in particolare garantendo il loro diritto di ritirare il loro consenso al trasferimento degli embrioni nel loro utero. Gli esperti invitano anche l'Italia a rispondere entro sei mesi al Comitato e spiegare come il paese sta attuando la sua decisione.
Il Comitato per i diritti economici, sociali e culturali dell'Onu monitora i diritti umani nei Paesi che hanno aderito al Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, che l'Italia ha ratificato nel 1978.