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La parola della vittima può bastare per giustificare una condanna, secondo il Tribunale federale: lo ha appreso a sue spese un automobilista accusato di non aver rispettato la priorità pedonale in una "zona d'incontro" di quartiere con velocità limitata a 20 chilometri orari.
L'automobilista era stato denunciato da una ex poliziotta, che sosteneva di aver dovuto fare un balzo laterale, mentre attraversava la strada, per scansare la vettura. Secondo le dichiarazioni della ex agente, l'uomo guidava troppo in fretta e non ha frenato al suo passaggio.
Il conducente ha contestato le accuse ma la giustizia zurighese - il fatto è avvenuto nel gennaio 2010 nel centro di Affoltern am Albis - lo ha condannato per violazione grave delle norme della circolazione, infliggendogli una multa di 600 franchi e una pena pecuniaria di quattordici aliquote giornaliere da 150 franchi con la condizionale.
L'automobilista ha presentato ricorso, facendo valere che i giudici non possono, in mancanza di testimoni, dare maggior credito alla versione della presunta vittima rispetto alla sua.
In una sentenza pubblicata oggi, il Tribunale federale conferma tuttavia in ultima istanza la condanna. A suo avviso i giudici zurighesi potevano, basandosi sulle sole dichiarazioni della donna, privilegiare la versione secondo cui l'automobilista andava troppo in fretta e non aveva rispettato il diritto di priorità pedonale. Secondo i supremi giudici di Losanna, in quanto ex agente di polizia, la denunciante ha potuto valutare correttamente la velocità dell'auto.
(Sentenza 6B_275/2012 del 26 luglio 2012)
SDA-ATS