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Le porte della cella di Urs Tinner si sono aperte prima di Natale. Secondo il giudice Müller la sua liberazione si imponeva visto che il rinvio a giudizio non è previsto in tempi brevi. Nell'agosto scorso il Tribunale federale aveva stabilito che i termini di reclusione dei due fratelli non potevano ancora esssere considerati eccessivi, tenendo conto della pena che rischiano: la corte aggiungeva però che senza una vicina conclusione dell'istruttoria le autorità inquirenti dovevano esaminare l'eventualità di una liberazione.
Urs e Marco Tinner, così come il loro padre Friedrich, sono sospettati di aver collaborato, tra 2001 e 2003, con Abdul Qader Khan, il "padre della bomba atomica pachistana", responsabile di un programma segreto anche per conto della Libia. In particolare i Tinner avrebbero fornito tecniche per l'arricchimento dell'uranio. Tutti e tre erano stati arrestati nell'ottobre 2004 in Germania: il padre era stato rilasciato all'inizio del 2006. Contattata oggi dall'ATS, la famiglia Tinner non ha voluto commentare gli ultimi sviluppi.
La vicenda ha risvolti anche politici: nel novembre 2007 il Consiglio federale ha infatti deciso di distruggere una gran parte degli atti relativi all'inchiesta. Secondo l'MPC tale decisione sarebbe stata presa su pressione degli Stati Uniti, desiderosi di cancellare le prove dei loro contatti con i Tinner. L'esecutivo aveva per contro giustificato il suo operato - criticato da più parti - col desiderio di evitare che informazioni sensibili, quali i piani per la costruzione di bombe atomiche, finissero in mani sbagliate. Urs Tinner ha nel frattempo portato il caso alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, accusando la Confederazione di aver distrutto prove a discolpa di un accusato.