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Non esistono stime affidabili sul numero di persone disoccupate a livello nazionale prima del 1914. Del resto, la categoria stessa di disoccupazione non è ancora stata definita con precisione. È solo nel corso del primo conflitto mondiale e soprattutto dopo l'introduzione della legge federale sull'assicurazione contro la disoccupazione del 1924 che le statistiche cominciano a rilevare il numero di persone disoccupate. Queste sono definite come persone involontariamente e momentaneamente senza impiego, ciò che le distingue dalla categoria generale dei poveri. Le casse di disoccupazione trasmettono alle autorità federali i dati relativi al numero di persone assicurate e di quelle indennizzate, gli uffici del lavoro rilevano il numero di persone che si annunciano perché in cerca di un impiego.
L'evoluzione del numero di persone in cerca di un impiego (G9) e del tasso di disoccupazione (G10) nel corso del 20° secolo evidenzia immediatamente l'impatto delle crisi economiche sull'occupazione: in primo luogo durante la crisi degli anni 1930, ma anche durante gli anni 1970 (recessione del 1975) e gli anni 1990 (crisi del 1991-1994) e dall'inizio del 21° secolo (crisi del 2002 e 2008).
Queste cifre vanno considerate con una certa cautela. Tra il 1924 e la fine degli anni 1970, soltanto una minoranza di persone attive è affiliata a una delle casse di disoccupazione (G11) gestite dai sindacati, dai datori di lavoro (casse paritetiche) o dalle autorità locali o cantonali (casse pubbliche). Poco prima della recessione del 1975, meno di una persona salariata su cinque è affiliata a una cassa di disoccupazione. Le donne svizzere, le straniere e gli stranieri sono particolarmente sottorappresentati nelle casse di disoccupazione, il che spiega anche l'esiguo numero di donne disoccupate rilevate negli anni 1930 (G9). Pure il tasso di disoccupazione «nazionale» (G10) presenta delle forti disparità: durante gli anni 1930, raggiunge il 25 per cento o addirittura il 30 per cento nelle regioni dell'industria orologiera e in alcune città industrializzate della Svizzera orientale.
Soltanto a partire dal 1977 quasi la totalità dei salariati e delle salariate versa contributi all'assicurazione contro la disoccupazione. Tuttavia, le indennità sono precluse alle donne che hanno un percorso professionale discontinuo o lavorano a un basso grado d'occupazione, nonché agli stranieri e alle straniere che non possono dimostrare di avere versato contributi per un numero sufficiente di mesi in Svizzera o il cui permesso di soggiorno giunge al termine.
Il numero poco elevato di persone disoccupate durante la crisi degli anni 1970 è riconducibile soprattutto al mancato rinnovo di oltre 150 000 permessi stagionali, misura che permette alla Svizzera di esternalizzare una parte cospicua della propria disoccupazione nei Paesi di origine delle immigrate e degli immigrati. Dalla crisi degli anni 1990, il numero di persone disoccupate rimane su un alto livello: le trasformazioni strutturali dell'economia svizzera e la fragilità della crescita economica continuano a gravare sull'occupazione.
In termini di uscite (G2), il rischio disoccupazione incide poco in confronto agli ambiti principali delle assicurazioni sociali, ossia la previdenza per la vecchiaia e l'assicurazione malattie. All'inizio del 21° secolo, gli sforzi economici intrapresi per l'assicurazione contro la disoccupazione (espressi in percentuale del PIL) sono leggermente superiori ai livelli raggiunti durante la crisi degli anni 1930. In quel periodo l'assicurazione contro la disoccupazione rappresenta un buon 20 per cento delle spese totali delle assicurazioni sociali, contro appena il cinque per cento nel 2005.
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(12/2015)