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I singoli Cantoni devono avere la possibilità di adottare misure eccezionali contro il coronavirus. Lo sostiene il presidente dell'Unione sindacale svizzera (USS) Pierre-Yves Maillard citando il caso del Ticino, rimproverato da Berna per aver preso provvedimenti non conformi al diritto federale. Il governo ci sta pensando e dovrebbe esprimersi oggi al riguardo. Secondo Maillard, intervistato dal Blick, il Consiglio federale sta esaminando la creazione di «finestre di crisi» pensate per situazioni particolari come quella attuale, durante le quali ai Cantoni sarebbe permesso di muoversi con più libertà.
Il caso ticinese - Il 21 marzo il Consiglio di Stato ha emanato lo stop di tutte le attività commerciali e produttive private non indispensabili. Lunedì Martin Dumermuth, direttore dell'Ufficio federale di giustizia, ha dichiarato che le misure restrittive attuate dal Ticino vanno oltre le normative federali. «Queste disposizioni sono contrarie alla legge federale. Le aziende toccate da queste restrizioni potrebbero tranquillamente fare opposizione». Questo potrebbe portare a problemi nella concessione del lavoro ridotto. Christian Vitta, ieri, ha affermato che «da parte nostra non accetteremmo atteggiamenti ricattatori» e ha assicurato impegno affinché non ci siano «disparità di trattamento tra lavoratori ticinesi e lavoratori del resto della Svizzera».
In tempi di crisi ci vuole libertà - Per Maillard però, «quando la pressione diventa troppo alta, come in Ticino, un Cantone deve poter rispondere». Il Consiglio federale non può governare andandogli contro, ha aggiunto il numero uno dell'USS. Nessuno vuole uno stop totale, ha chiarito Maillard dalle pagine del quotidiano svizzerotedesco, ma in alcune regioni serve probabilmente una sospensione delle attività. Forse sarebbe necessario fermare qualche cantiere per poter adottare misure a tutela dei lavoratori, ha proposto il sindacalista.