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Il governatore della Banca centrale libanese verrà interrogato nei prossimi giorni. Ma l'MPC per ora non conferma la presenza.
BEIRUT - Nessuna conferma da parte del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) della presenza a Beirut, nei prossimi giorni, di inquirenti elvetici nell'ambito dell'inchiesta sugli illeciti contestati al governatore della Banca centrale libanese, Riad Salamé, e al suo entourage, come riferito oggi dall'agenzia AFP, che citava fonti giudiziarie.
Interpellato dall'agenzia Keystone-ATS, il MPC ha spiegato di non poter confermare la notizia diffusa dall'AFP, aggiungendo di non prevedere per ora l'invio nella capitale libanese di una delegazione.
Stando a diversi media libanesi, il pluri-inquisito Riad Salamé, già raggiunto dai mandati di arresto internazionale spiccati da Francia e Germania, avrebbe dovuto rispondere nei prossimi giorni alle domande degli inquirenti svizzeri per illeciti finanziari commessi sul suolo elvetico nell'arco degli ultimi vent'anni.
La Svizzera era stato il primo Paese europeo ad aprire un'inchiesta su oltre 300 milioni di dollari di movimenti di fondi operati dal governatore, dalla sua ex assistente Marianne Hoayek e dal fratello del governatore, Raja.
Nei giorni scorsi il governo libanese ha deciso di fatto di non procedere con l'arresto di Salamé, in carica da trent'anni e che rimane alla guida della Banca centrale fino alla scadenza del suo mandato alla fine di luglio. La Francia e la Germania, tramite l'Interpol, hanno chiesto l'arresto del banchiere libanese.