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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il segretario di Stato von Däniken ha, da un lato, ritenuto che occorre relativizzare l'idea di poter trasporre direttamente nell'Unione europea il federalismo svizzero e, in generale, le soluzioni trovate in Svizzera. Dall'altro lato ha però anche attirato l'attenzione sui paralleli storici esistenti tra l'evoluzione che ha condotto in Svizzera al passaggio da una confederazione di Stati a uno Stato federale e le questioni di fondo che si pone attualmente l'Unione europea. Inoltre, ha concluso il suo discorso dichiarando che la storia costituzionale di Stati federali come la Svizzera può dare certi impulsi allo sviluppo dell'Unione europea. In tal senso ha citato esplicitamente la storia costituzionale svizzera quale fonte d'ispirazione per l'avvenire dell'Unione europea.</p><p></p><p>2. Il Consiglio federale è cosciente che negli ultimi dieci anni nell'ambito dell'integrazione europea si è svolto un numero crescente di referendum nazionali. Si felicita della tendenza per cui i cittadini degli Stati europei possono esprimere sempre più spesso il proprio parere su questioni di varia natura. In questo contesto, tuttavia, occorre evidenziare due punti: in primo luogo si tratta di referendum nazionali. Dipende unicamente dagli Stati membri dell'Unione europea se e in quale forma prevedere al loro interno un diritto di referendum. Secondariamente, nel caso di alcuni di essi si tratta di referendum puramente consultivi che si distinguono nettamente dai nostri referendum facoltativi od obbligatori.</p><p></p><p>3. La forma attuale della democrazia diretta in Svizzera è il risultato di una lunga evoluzione storica. In merito alla partecipazione democratica diretta della popolazione alle decisioni politiche, lo Stato federale del 1884 conosceva altre disposizioni costituzionali, di minor portata, rispetto a quelle attualmente in vigore. Da qui la tesi del segretario di Stato formulata in forma interrogativa, ossia che la necessità del sostegno democratico alle decisioni politiche è tanto maggiore quanto più elevato è il grado di integrazione di uno Stato e della sua società.</p><p></p><p>4. Da diverse reazioni positive dei partecipanti è stato possibile dedurre che il ragionamento del segretario di Stato non aveva dato adito a malintesi. Questo vale soprattutto anche per la tesi espressa al termine del suo intervento secondo la quale è auspicabile che l'UE si doti di un sistema politico che "sia sostenuto in modo partecipativo" dai cittadini.</p><p></p><p>5. Non spetta al governo della Svizzera, Stato non membro dell'UE, intervenire direttamente nel dibattito attuale sull'avvenire dell'Unione europea. Questo atteggiamento è stato confermato davanti alla stampa anche dal presidente della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale in occasione della visita del vicepresidente della Convenzione europea. Del resto, nell'ambito delle audizioni attualmente in corso in materia di politica europea, l'Amministrazione lavora in stretto contatto con la Commissione della politica estera del Consiglio nazionale e stabilisce contatti con i rappresentanti della Convenzione per la via diplomatica. Segnaliamo inoltre che i contatti regolari tra le autorità svizzere e quelle irlandesi forniscono anche l'occasione di effettuare uno scambio d'opinioni sui lavori della Convenzione.</p>  Risposta del Consiglio federale.