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Dopo la decisione del 7 giugno scorso (il primo taglio dal 2008) ha annunciato oggi a sorpresa una nuova sforbiciata dello 0,25% ai depositi ad un anno (scendono al 3%) ed una dello 0,31% al tasso sui prestiti (scendono al 6%).
In pochi si aspettavano una seconda mossa così presto e gli analisti piuttosto avrebbero scommesso su un taglio alla riserva obbligatoria, una decisione meno invasiva ma comunque in grado di liberare fondi che possono venire prestati dalle banche.
I funzionari della Banca Centrale di Pechino devono aver reagito ai primi dati di giugno: dopo due indici di produzione scesi nel mese e in attesa del rapporto sul Pil del secondo trimestre (13 luglio). Gli analisti, in un sondaggio realizzato da Bloomberg, si attendono poi che il governo annunci un rialzo dei prezzi al consumo (+2,3% a giugno rispetto all'anno precedente).
Prima del taglio del 7 giugno scorso, l'ultima azione ribassista sui tassi della Cina risaliva al dicembre del 2008: dopo tale data la Pboc aveva alzato tre volte nel 2011 gli interessi di riferimento.
La Cina ha fissato al 7,5% il tasso di crescita "ideale" della sua economia per il 2012, mezzo punto percentuale più basso dell'obiettivo dell' 8%, tenuto fermo per tutto il decennio scorso. E a marzo il premier Wen Jiabao aveva espresso l'impegno a contenere entro il 4% l'aumento dell'inflazione, una delle maggiori preoccupazioni dei cittadini cinesi.
ATS