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Passo delle Alpi retiche, situato a 2284 m tra Bivio nell'Oberhalbstein e Silvaplana in Engadina; (1365: an den Berg Julien; rom. Pass dal GŘglia). GiÓ durante l'etÓ del Bronzo nell'Oberhalbstein Ŕ attestato un importante traffico attraverso i passi alpini. L'Itinerarium Antonini (III sec. d.C.) riporta un tratto stradale con le stazioni di Tinnetione (Tinizong nell'Oberhalbstein) e Muro (probabilmente Castelmur-MŘraia, presso Promontogno, nella valle Bregaglia): si tratta quindi della strada che percorre il passo dello J. e il passo del Settimo. Scavi sul passo dello J. hanno portato alla luce un edificio di culto dell'epoca romana, di cui facevano parte anche le due colonne poste ai lati della strada attuale. Numerosi ritrovamenti di monete e spec. i resti della strada romana a nord del valico e sopra Sils e Silvaplana lasciano supporre che lo J. sia stato uno dei pochi passi alpini utilizzati intensamente giÓ in epoca romana, benchÚ le vie ripide e sconnesse fossero percorribili solo con carri a due ruote. Probabilmente il traffico nord-sud percorreva la strada dello J. con i carri carichi, mentre i carri vuoti transitavano nella direzione opposta per la strada del Settimo, che collegava l'Oberhalbstein e la val Bregaglia senza passare dall'Engadina, una via pi¨ corta, ma anche pi¨ ripida e minacciata dalle valanghe. Non Ŕ provata la presenza di una cappella dedicata a S. Sebastiano, che secondo una leggenda era stata costruita sul valico. L'urbario imperiale della Rezia curiense (IX sec.) menz. presso lo J. una locanda a Marmorera, fienili a Bivio e a Sils in Engadina e il dazio di Castelmur. Non Ŕ chiaro quale dei due valichi fosse pi¨ importante: nell'epoca della someggiatura, le difficoltÓ topografiche del passo del Settimo non costituivano un fattore cosý rilevante. Con la realizzazione di una piccola strada carrozzabile sul Settimo (1387), lo J. perse definitivamente di importanza. La soc. dei Porti (ass. dei somieri, Porten) della "strada superiore" (Settimo e J.) comprendeva infatti le quattro corporazioni di trasporto poste sulla via del Settimo, ma non quelle dell'Alta Engadina sulla tratta dello J. Un'ulteriore perdita di importanza del passo fu originata dall'apertura al traffico della Viamala lungo la "strada inferiore" (passi dello Spluga e del San Bernardino) nel 1473. Lo J. mantenne la sua importanza come accesso all'Alta Engadina e al passo del Bernina. In un primo tempo fu resa carrozzabile la "strada inferiore". Con il successivo ampliamento della "strada superiore", sia per ragioni topografiche sia per motivi politici, si preferý, per evitare l'isolamento dell'Engadina, il passo dello J. a scapito del Settimo. La tratta del passo risale al 1820-26, mentre gli accessi da Coira e attraverso la Bregaglia furono realizzati solo dopo l'alluvione del 1834, che aveva provocato gravi danni alla "strada superiore". Per la prima volta il cant. si fece promotore della costruzione di un'importante opera stradale, sotto la direzione di Richard La Nicca e Ulysses von Gugelberg. Nel corso del XIX sec. vi furono alcune modifiche al tracciato. Dalla seconda metÓ del sec. il passo dello J. assunse un ruolo importante soprattutto per il traffico destinato alle stazioni di cura dell'Alta Engadina, in piena espansione, mentre il traffico di transito attraverso le Alpi passava preferibilmente attraverso lo Spluga. Con l'apertura della ferrovia dell'Albula (1903) lo J. fu quasi completamente abbandonato. I progetti per la costruzione di una ferrovia attraverso il passo dello J. non furono mai realizzati. Costretto nel 1923 su pressione della Conf. ad aprire una via di transito per le automobili verso l'Alta Engadina, il cant. Grigioni scelse il passo dello J. Tra il 1935 e il 1940 la strada fu adattata per far fronte all'aumento del traffico. Fu la prima strada delle Alpi sviz. a venire asfaltata. Oggi rappresenta la via di accesso pi¨ importante da nord per l'Alta Engadina.
Bibliografia
– A. Planta, Verkehrswege im alten Rńtien, 2, 1986, 15-64
– J. Rageth, źR÷mische Verkehrswege und lńndliche Siedlungen in GraubŘnden╗, in JHGG, 116, 1986, 46-55
Autrice/Autore: JŘrg Simonett / cne