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La maggioranza del Parlamento ignora ancora una volta la volontà del popolo
Il Gruppo UDC ha depositato tre interventi chiedenti delle modifiche di legge al fine di rendere la Svizzera più sicura e per evitare un onere supplementare all’aiuto sociale. La grande maggioranza del Parlamento ha rifiutato queste proposte nel più completo disprezzo della volontà popolare.
Il mandato che il sovrano svizzero ha dato alle autorità accettando nel 2010 l’iniziativa per l’espulsione degli stranieri criminali è chiaro: gli stranieri criminali condannati devono essere espulsi. Come altrettanto chiara era la promessa fatta dal Consiglio federale prima della votazione del 2017 sulla naturalizzazione agevolata degli stranieri di terza generazione: “Una persona a beneficio dell’aiuto sociale non può essere naturalizzata.”
Queste due esigenze del popolo svizzero non sono tuttavia rispettate ai sensi della legge: l’espulsione dei cittadini UE criminali è contraria alla libera circolazione delle persone e il Consiglio federale dichiara, in risposta a un’interpellanza, che il percepimento dell’aiuto sociale da parte dei genitori non è d’ostacolo alla naturalizzazione dei figli. È utile ricordare, in questo contesto, che la proporzione di stranieri fra i beneficiari dell’aiuto sociale è oggi del 47,8%. Fra gli immigranti entrati in Svizzera via asilo, la quota-parte degli assistiti sociali supera il 90%, a seconda del paese d’origine. Ciò non impedisce al Consiglio federale di far venire in Svizzera in aereo, nell’ambito dei cosiddetti programmi di reinsediamento, fino a 2’000 migranti sociali supplementari ogni due anni.
La maggioranza del Parlamento rifiuta l’evidenza
L’UDC ha depositato le tre iniziative parlamentari seguenti, per porre fine a queste disfunzioni:
- “Chiare disposizioni in materia di integrazione applicabili alle naturalizzazioni agevolate” mirava a impedire la naturalizzazione dei criminali condannati e dei beneficiari dell’aiuto sociale;
- “Espellere i criminali stranieri! L’iniziativa sull’espulsione deve essere applicata anche ai cittadini dell’UE” chiedeva che l’applicazione della norma costituzionale prevalga sull’accordo di libera circolazione delle persone fra la Svizzera e l’Unione europea e i suoi Stati membri, e ai protocolli annessi.
- “Il Consiglio federale non conceda autonomamente il diritto d’asilo” chiedeva che il Consiglio federale non possa più autorizzare da solo l’accoglienza di grandi gruppi di rifugiati, ma che questa decisione spetti al Parlamento federale.
Dovrebbe andare da sé che un legislativo eletto rispetti la volontà del popolo e vegli alla correzione di queste disfunzioni. Si capisce quindi ancora meno come, durante la sessione estiva in corso, il Parlamento federale abbia potuto opporsi a grande maggioranza alle tre richieste.