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Si è trattato di un incontro e non di una "convocazione", spiega il portavoce
BERNA - Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha corretto oggi il tiro in relazione all'incontro annunciato ieri con l'ambasciata cinese a proposito dei diritti umani nello Xinjiang. Non si è trattato di una "convocazione" dell'ambasciatore.
«Il DFAE ha avuto un incontro con l'ambasciatore cinese a Berna dopo la pubblicazione del rapporto della signora Bachelet. Questo incontro rientrava nel quadro dei consueti colloqui sui diritti umani con la Cina», scrive il portavoce del DFAE, Pierre-Alain Eltschinger, in una nota fatta pervenire a Keystone-ATS. L'incontro si è svolto oggi, precisa il portavoce.
Al di là di questo «errore nella scelta delle parole», non cambia nulla nella sostanza. Durante l'incontro, la Svizzera ha espresso la sua «forte preoccupazione» alla Cina dopo la pubblicazione del rapporto dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla situazione nello Xinjiang.
Nel rapporto pubblicato alla fine del suo mandato, Michelle Bachelet denuncia possibili crimini contro l'umanità contro gli uiguri e altri membri delle minoranze musulmane, più di un milione dei quali sarebbero detenuti in campi d'internamento.
La reazione della Cina - Anche la Cina ha reagito giovedì alle informazioni del DFAE, sottolineando che i rapporti pubblicati «non corrispondono ai fatti». «L'ambasciatore Wang Shihting ha incontrato i funzionari del DFAE la mattina dell'8 settembre, ma si è trattato solo di un normale incontro di lavoro, non di una 'convocazione'», ha indicato il servizio d'informazione della rappresentanza cinese in Svizzera.
La convocazione di un ambasciatore è una misura adottata in diplomazia per indicare una protesta formale da parte di un Paese.
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