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Le multinazionali, comprese quelle del settore digitale che sono in grado di operare a distanza e risultano altamente redditizie, dovranno pagare parte delle imposte nei paesi dove realizzano gli utili e non, o non solo, dove hanno sede.
Inoltre, un tasso minimo di imposizione dovrebbe venir fissato a livello internazionale, un modo questo per arginare certe derive che la concorrenza fiscale ha prodotto negli ultimi anni.
Questa la nuova proposta dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che verrà presentata alla prossima riunione dei ministri delle finanze del G20 che si terrà a Washington il 17 e 18 ottobre. Le parti interessate potranno esprimere le loro osservazioni entro martedì 12 novembre.
Johnny Canonica, della redazione economia della RSI, ha spiegato che se tali proposte venissero concretizzate "a guadagnarci sarebbero soprattutto quei paesi che ora incassano poco o nulla dal fisco. A perderci altri paesi, e tra questi la Svizzera, sul cui territorio hanno sede società attive a livello internazionale e dunque pagano le tasse, spesso a tassi di imposizione per così dire "generosi". E non dimentichiamoci poi delle molte società, in primis quelle dell'economia digitale come Google, Amazon, Facebook o Apple, che sarebbero chiamate a pagare più imposte rispetto a quanto non paghino ora".