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Il Consiglio nazionale ha approvato oggi due mozioni su una questione spinosa.
BERNA - Il problema delle opere d'arte sottratte dai nazisti agli ebrei, oppure da quest'ultimi vendute a prezzi stracciati prima di espatriare, e la questione ancor più generale delle collezioni di oggetti d'arte trasferiti da ex colonie e finiti nei musei di mezzo mondo, hanno spinto il Consiglio nazionale ad approvare due mozioni volte a fare luce sulla provenienza delle opere custodite nei musei e altre istituzioni culturali elvetiche.
La problematica riguardante la provenienza delle opere d'arte conservate nei musei svizzeri, sia pubblici che privati, ha occupato negli ultimi mesi le prime pagine dei giornali in seguito alle polemiche sorte attorno alla collezione Bührle di Zurigo circa la provenienza dubbia di alcuni dipinti, sui quali aleggia il sospetto di essere stati sottratti dai nazisti ai legittimi proprietari.
Ma il problema ha un respiro ben più ampio, come dimostra tra l'altro la vicenda legata ai bronzi del Benin: nel marzo scorso, lo Smithsonian di Washington ha deciso di restituire la maggior parte della sua vasta collezione di 39 sculture, molte delle quali trafugate dall'attuale Nigeria durante raid alla fine dell'Ottocento dell'esercito britannico in quello che era allora l'antico Regno del Benin. Nel frattempo, otto musei svizzeri hanno deciso di cooperare per indagare sull'origine delle loro collezioni provenienti da questo antico regno africano.
Con la sua prima mozione, adottata tacitamente dal plenum, Matthias Aebischer (PS/BE) preconizza l'istituzione di una banca dati online per la ricerca in cui far confluire i risultati sulle indagini condotte dai musei sull'origine delle opere finite nei loro depositi.
Stando al deputato bernese, mentre la partecipazione di musei e istituzioni private sarebbe facoltativa, i musei e le collezioni sostenuti dalla Confederazione per la loro ricerca sulla provenienza dovrebbero essere obbligati a immettere i loro risultati sulla piattaforma.
La seconda mozione si focalizza sulle opere d'arte sottratte dai nazisti ai legittimi proprietari dal 1933 al 1945, tenendo conto anche di quei pezzi venduti sotto minaccia sovente a prezzi ben al di sotto di quelli di mercato.
A tale riguardo, Jon Pult (PS/GR) domanda quindi che anche la Svizzera, come altri Stati, si doti una commissione indipendente che esprima raccomandazioni "per soluzioni giuste ed eque" nei casi di beni culturali sottratti agli ebrei. La commissione, sempre nelle intenzioni del consigliere nazionale grigione, dovrebbe anche occuparsi di beni sottratti nel periodo coloniale.
Per Pult, gli avvenimenti e le polemiche riguardanti la collezione Emil Bührle esposta al Kunsthaus di Zurigo hanno mostrato che la Confederazione necessita di strumenti migliori in materia di beni culturali e della loro origine. La Svizzera ha senz'altro bisogno di una commissione indipendente che valuti questi casi, sull'esempio di quanto si sta facendo in Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi e Austria.
Quest'organo consultivo, secondo Pult, dovrebbe operare in totale indipendenza e, nei casi di controversi beni culturali, dovrebbe formulare raccomandazioni per soluzioni giuste ed eque conformemente ai "Principi della Conferenza di Washington del 3 dicembre 1998" e alla "Dichiarazione di Terezin sui beni delle vittime dell'Olocausto e le questioni correlate del 30 giugno 2009".
Seppur d'accordo con la mozione, il consigliere federale Alain Berset ha giudicato prematuro e non opportuno fissare già oggi in modo vincolante le condizioni quadro per la commissione. Per questo, a suo avviso andrebbe accolto solo il primo punto della mozione che mira ad istituire una commissione indipendente, lasciando al governo il margine di manovra necessario per definirne le competenze. Su questo aspetto, tuttavia, il governo è stato battuto al voto, anche se di poco (92 a 90).
L'UDC, benché d'accordo con l'istituzione di una commissione e il cui principio è stato accolto tacitamente dalla camera, vorrebbe invece limitarne il campo d'azione al periodo 1933-1945, ossia quando la Germania era governata dai nazisti, lasciando cadere il periodo coloniale. Andreas Glarner (UDC/AG) ha espresso l'auspicio che la mozione venga modificata in tal senso dal Consiglio degli Stati per poi ritornare sui banchi del Nazionale per il voto definitivo.