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Ha lasciato le opere in suo possesso al Kunstmuseum di Berna Cornelius Gurlitt, il collezionista 81enne morto ieri mattina a Monaco di Baviera. La notizia di stampa è stata confermata oggi dallo stesso museo d'arte, che parla di "fulmine a ciel sereno", perché a suo dire con Gurlitt non aveva mai intrattenuto la benché minima relazione.
Secondo il direttore del Kunsmuseum Matthias Frehner, il museo è stato informato oggi tramite una telefonata e un messaggio scritto dell'avvocato di Gurlitt, che hanno causato nell'istituto uno stupore generale. Il Consiglio di fondazione e la direzione, in una nota, si dicono riconoscenti ma affermano di non nascondere che la cospicua eredità - valutata a diversi milioni di franchi - comporta per l'istituto anche una notevole responsabilità e solleva una serie di difficili domande di natura etica e giuridica. Per il momento, il Kunstmuseum afferma di non essere in grado di prendere una posizione concreta e fattuale prima di aver consultato i documenti e aver contattato le autorità.
Dal canto suo il ministero della Cultura bavarese ha fatto sapere che - "come prevede la legge" - intende valutare il significato delle opere in possesso di Gurlitt per il patrimonio culturale tedesco. Nella fattispecie potrebbe intervenire la legge sulla protezione dei beni culturali, che prevede, nel caso di un trasferimento all'estero, un'autorizzazione ufficiale.
Quasi 1300 tele (in un primo tempo si era parlato di 1500), tra cui alcuni capolavori di Pablo Picasso, Henri Matisse e Marc Chagall - erano state sequestrate il 28 febbraio 2012 in un vecchio appartamento di Monaco su ordine della Procura di Augusta (Augsburg). La notizia era stata però svelata al pubblico soltanto il 3 novembre 2013 e la stampa aveva subito definito la collezione "il tesoro di Hitler", per il sospetto che fosse provento dei capolavori razziati dai nazisti.
In aprile la Procura di Augusta ha deciso di sbloccare il sequestro di 1280 opere, dopo il raggiungimento di un accordo tra l'anziano collezionista, il governo tedesco e il ministero della Giustizia bavarese per future indagini sulle opere da parte di esperti. Una task force che si è occupata del ritrovamento ha valutato a 458 le opere "sospette".
Secondo quanto riferisce l'agenzia stampa tedesca Dpa, Gurlitt era "indignato" per il modo in cui si è proceduto contro di lui in Germania, il che spiegherebbe la decisione di lasciare le opere in suo possesso a un istituto con sede all'estero.
SDA-ATS