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Il titolo della mostra Now… where was I? è una citazione di Memento, film di debutto di Christopher Nolan che narra la storia di Leonard Shelby, un marginale che perde continuamente la memoria di ciò che ha fatto in precedenza. Nel tentativo di orientarsi in un mondo che gli appare privo di punti di riferimento, Shelby decide di tatuarsi dei pro memoria sul corpo. I riferimenti sono spesso connessi alla Bibbia che Shelby si porta appresso insieme all’inseparabile revolver. Karim Forlin, che come Shelby ha molti tatuaggi, ha cominciato a fare arte tardivamente (2012) in seguito a un incidente grave che gli ha provocato una perdita totale della memoria. Ci sono voluti mesi perché l’artista potesse recuperare i ricordi attraverso un articolato processo di ricostruzione, seguito da un neuropsichiatra. Questa esperienza ha spinto Karim Forlin a interrogarsi sulla devastante scoperta che quell’incidente aveva aperto davanti ai suoi occhi: con tutta evidenza gli oggetti e le parole non coincidono sempre; i nostri affetti, le nostre amicizie, il nostro rapporto con il mondo materiale sono intimamente condizionati dalla memoria individuale e collettiva. Lo stesso vale per i concetti e le icone che sorreggono e regolano i costumi, le credenze, i consumi e le ritualità. Ciò che li fissa nello spazio-tempo è il tessuto sociale e le convenzioni tacite che gli individui e le comunità non fanno che confermare e riprodurre all’infinito, spesso dando per scontato i contenuti e la loro attualità.