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La legge volta a ridurre i rischi a cui l'insolvenza di grossi istituti finanziari espone l'economia dovrebbe entrare in vigore all'inizio del 2012.
Come promesso nelle settimane scorse, l'esecutivo ha presentato oggi sotto forma di decreto un'agenda dei lavori per contrastare la problematica del «too big to fail». L'obiettivo è quello di limitare quanto prima i rischi sistemici rappresentati da grandi banche sull'economia di un intero paese.
Se il ruolino di marcia adottato dal Consiglio federale dovesse essere rispettato dal parlamento, la revisione della legge federale sulle banche dovrebbe entrare in vigore a inizio 2012. Il messaggio al parlamento è previsto per la fine del 2010, mentre in autunno dovrebbero essere pronte le misure per limitare i bonus.
Con la presentazione di questa agenda, il Consiglio federale intende rabbonire le forze politiche contrarie all'accordo sull'UBS tra Svizzera e Stati Uniti, che prevede la consegna di dati bancari di clienti americani della banca sospettati di pratiche fiscali illegali nel loro paese. Il parlamento dovrebbe discutere l'accordo in giugno.
Il Partito socialista ha annunciato che voterà sì solo a patto che vengano adottate rapidamente misure vincolanti ed obbligatorie sulle banche e sui bonus. Il PS vuole una tassa una tantum dell'8,5% sui bonus superiori al milione di franchi concessi dalle grandi banche.
L'Unione democratica di centro è contraria per principio all'accordo con gli Stati Uniti e non lo voterà.
Il Partito popolare democratico e il Partito liberare radicale sono sostanzialmente a favore delle proposte governative sulle grandi banche e i bonus, e non vogliono legare questi aspetti all'intesa con Washington.
Non c'è alternativa
In conferenza stampa, il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz ha ribadito che è necessario cercare una soluzione al problema dei rischi sistemici rappresentanti dalle due grandi banche svizzere – Credit Suisse e UBS – indipendentemente dall'accordo con gli Usa sull'UBS. «Le due questioni non andrebbero collegate».
In ogni caso – ha aggiunto Merz – «non sarebbe intelligente bocciare l'intesa con Washington». Gli Usa si aspettano che la Svizzera stia ai patti e «non c'è un piano B. Il parlamento dovrà decidere se vogliamo mantenere buone relazioni con gli Usa, e di conseguenza salvaguardare la nostra economia, oppure preferiamo proteggere persone che per anni hanno sottratto in grande stile averi al fisco del loro paese».
swissinfo.ch e agenzie