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È chiaro che non possiamo continuare a produrre CO2 come abbiamo fatto finora. Lo conferma anche un nuovo studio pubblicato di recente da un team internazionale di ricercatori. Grazie a diversi modelli, gli scienziati hanno cercato di stimare al meglio i «costi sociali delle emissioni di anidride carbonica» (SCCO2). Si tratta di tutti i costi risultanti dal rilascio nell’atmosfera del noto gas a effetto serra.
Gli Stati e le diverse istituzioni determinano il prezzo per tonnellata di CO2 in vario modo, ma sempre a livelli troppo bassi, ritengono questi ricercatori. Il loro studio infatti giunge alla conclusione che i costi economici di una tonnellata di gas potrebbero superare i 3000 dollari. In altre parole, si potrebbe raggiungere una perdita del 37 per cento del prodotto interno lordo globale entro il 2100.
Il team di ricerca sostiene che gli studi precedenti non abbiano tenuto in debito conto tutte le conseguenze dei cambiamenti climatici. Fra queste ci sono per esempio i fenomeni meteorologici estremi, la cui probabilità aumenta con il surriscaldamento del clima. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, nel corso degli ultimi 50 anni le catastrofi naturali dovute a queste cause sono quintuplicate.
Paul Waidelich, del Politecnico di Zurigo, è uno dei sei coautori del nuovo studio SCCO2. Secondo lui la situazione è chiara: «I risultati confermano che costa meno ridurre le emissioni di gas serra che reagire all’impatto dei cambiamenti climatici».
Ma quali comportamenti della nostra vita quotidiana corrispondono a una tonnellata di emissioni di CO2? Stando al calcolatore di CO2 di myclimate.org, un volo di andata e ritorno tra Zurigo e New York ne produce già due tonnellate. Sul sito dell’Ufficio federale dell’ambiente UFAM si legge che la popolazione svizzera emette ogni anno 5 tonnellate di CO2 pro capite. L’obiettivo entro il 2050 è di ridurre queste emissioni a 1-1,5 tonnellate a persona.