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L'economia svizzera risulterebbe penalizzata da un accordo di libero scambio fra Unione europea e Stati Uniti che si limiterebbe a ridurre i diritti doganali fra le parti, ma potrebbe per contro avere dei vantaggi se l'intesa dovesse essere più profonda, arrivando ad armonizzare gli ostacoli non tariffari al commercio. È quanto emerge da uno studio commissionato dalla Segreteria di stato dell'economia (Seco).
La ricerca del World Trade Institute (WTI) dell'Università di Berna - riporta un comunicato della Seco - analizza vari scenari. A seconda di come sarà strutturata la convenzione fra Ue e Usa prospetta a lungo termine un impatto sul prodotto interno elvetico che va da un meno 0,5% a un più 2,9%, nel caso di un accordo globale accompagnato da un'intesa di libero scambio fra gli Stati AELS - Svizzera compresa - e gli Usa. Si tratta però di cifre da considerare con prudenza, mettono in guardia i ricercatori.
Un secondo studio realizzato su mandato della Seco ha analizzato le possibili conseguenze dell'accordo su alcuni importanti settori. Maggiormente colpiti sarebbero il mercato automobilistico e quello degli strumenti di precisione: i produttori dell'Ue potrebbero ad esempio sostituire i semilavorati elvetici con semilavorati provenienti dall'Unione europea o dagli Usa. Sempre secondo la ricerca per l'esportazione di prodotti finiti in Europa le imprese statunitensi sostituirebbero invece solo in misura limitata i fattori produttivi svizzeri con quelli Ue o americani.
Ue e Usa hanno dichiarato di voler concludere i negoziati entro la fine del 2015. La Confederazione guarda con forte interesse a quanto sta accadendo, perché l'Europa accoglie il 56% dell'export elvetico e gli Usa l'11%.