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"Non accetto che si dica che i servizi di intelligence belgi abbiano fallito", perché "come in tutti i Paesi, ci sono stati successi", per esempio lo smantellamento della cellula terroristica di Verviers, "e fallimenti".
Così il premier belga Charles Michel alla stampa internazionale, ricordando a chi lo criticava per i quattro mesi necessari per catturare Salah Abdeslam, il ricercato numero uno degli attentati di Parigi legati a quelli di Bruxelles, che "per Bin Laden ci sono voluti dieci anni dopo che era ricercato dai servizi del mondo intero e con 3mila morti a New York".
"Quando c'è un attentato come quello" del 22 marzo "ovviamente c'è un fallimento", ha riconosciuto Michel, rifiutandosi però di accettare l'immagine data del Belgio da parte della stampa internazionale come di un "Paese fallito".
Il premier ha quindi ricordato "il centinaio di condanne nel corso del 2015" proprio per terrorismo legate alla filiera jihadista, e il fatto che, nonostante tutti gli sforzi fatti e che verranno in ogni caso fatti, "il rischio zero non esiste".
A maggior ragione in Belgio, "piccolo Paese nel cuore dell'Europa, una piattaforma da cui è facile organizzare attentati in altri Paesi europei". "È qui che c'è il maggior lavoro da fare", ha sottolineato Michel, ribadendo di essere "da tempo a favore di un'agenzia Ue di intelligence, come un Fbi o una Cia europea", oltre a un Pnr europeo (la registrazione dei dati dei passeggeri aerei intra-europei) e a maggiori controlli alle frontiere esterne dell'aerea Schengen.
SDA-ATS