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<h2>SubmittedText<h2><p>I negoziati tra la Svizzera e l'Unione Europea in vista di un'adesione agli accordi di Schengen lasciano trasparire un certo ottimismo per quanto concerne le situazioni di carattere eminentemente giuridico che richiederanno i necessari adattamenti. Eppure sussistono ancora parecchi dubbi dinnanzi a quesiti concreti, i quali faticano ad incontrare spiegazioni chiare e convincenti.</p><p>Con l'eventuale entrata in vigore del sistema di Schengen, il sistema dei controlli alle nostre frontiere subirebbe un mutamento radicale.</p><p>Comunque, non giungono elementi chiari per quanto riguarda il futuro impiego delle guardie di confine, in particolare, sulla conseguente necessità di adattamento delle loro mansioni, nonché sulle eventuali ripercussioni finanziarie.</p><p>Quindi si interpella il Consiglio federale con le seguenti domande:</p><p>1. Con l'eventuale adesione della Svizzera al sistema di Schengen, l'attuale compito di sorveglianza delle guardie di confine subirà un cambiamento? In caso affermativo, in che misura?</p><p>2. Sono già state pianificate riorganizzazioni?</p><p>3. Quali potranno essere le eventuali conseguenze finanziarie?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Dalla riunificazione della Germania, l'Unione Europea (UE) è coinvolta in un intenso processo di rafforzamento e di allargamento. Dopo l'integrazione economica nell'ambito del mercato comune, l'UE si sta consolidando sempre di più anche a livello giuridico e nella politica di sicurezza. L'UE si è oggi trasformata nell'attore principale della sicurezza interna in Europa, mentre il Consiglio d'Europa, la conferenza dell'Aia e Interpol tendono a perdere importanza. A seguito delle adesioni di nuovi membri previste negli anni a venire, la cooperazione per la sicurezza nell'UE riguarderà la maggior parte del continente europeo.</p><p>Per la Svizzera il dinamico sviluppo della politica di sicurezza rappresenta una delle sfide principali del futuro. La nostra nazione rappresenta un confine esterno dello spazio giuridico europeo ed è escluso ancora dalla cooperazione per la sicurezza interna dell'UE. Per contenere le conseguenze negative dell'esclusione, la Svizzera ha concluso con le nazioni limitrofe un partenariato informale dei paesi dell'Arco alpino. In breve sarà firmato un contratto di cooperazione con Europol. Inoltre, le nazioni limitrofe hanno stipulato con la Svizzera degli accordi bilaterali in materia di cooperazione di polizia e doganale. La cooperazione bilaterale è però molto circoscritta, infatti il diritto comunitario impedisce agli Stati membri dell'UE di raggiungere individualmente ulteriori accordi con la Svizzera. La completa partecipazione al sistema europeo per la sicurezza interna offre la protezione più adatta contro la criminalità organizzata, il terrorismo internazionale e la migrazione illegale.</p><p>La Svizzera ha perciò già dal 1998 segnalato all'UE, ribadendolo ripetutamente, il proprio interesse al rafforzamento della cooperazione nei settori di giustizia, polizia, asilo e migrazione. Nel frattempo gli sviluppi del sistema di Schengen hanno compiuto tali progressi che i negoziati preliminari si sono potuti concludere e valutare, in modo tale che il mandato di negoziazione, dopo la consultazione dei cantoni e delle Commissioni della politica estera delle due Camere, può essere approvato.</p><p>Parallelamente la Confederazione e i cantoni hanno convenuto che si imponeva un riesame del sistema di sicurezza interno generale della Svizzera, non solo in relazione al sistema di polizia nazionale, bensì anche nell'ottica dello spazio europeo di sicurezza. Per questa ragione si è iniziata, sotto la direzione del capo del DFGP e del presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CCDGP) nel novembre del 1999, l'organizzazione di un progetto dal nome USIS (Esame del sistema di sicurezza interna della Svizzera) che, nella primavera del 2001, ha presentato la situazione attuale con un'analisi dei punti forti e deboli.</p><p>Il 24 ottobre 2001, dopo aver preso conoscenza del rapporto USIS II, il Consiglio federale ha deciso ulteriori varianti da approfondire in futuro per risolvere i fondamentali problemi relativi alla frontiera, alle lacune in materia di polizia di sicurezza e della regionalizzazione. Il Consiglio federale si è nel frattempo espresso a favore di misure d'urgenza nell'ambito della sicurezza interna.</p><p>Nel contesto di USIS II si è rivolto una particolare attenzione alla problematica del lavoro eseguito ai confini. Analizzandolo come un problema centrale, si sono considerate le differenti possibilità senza Schengen, con Schengen e nell'UE, presentando delle varianti di soluzione per il futuro.</p><p>Oltre al Consiglio federale, in data 8/9 novembre 2001 anche la CCDGP si è espressa sul rapporto USIS II e sulle varianti di soluzione da approfondire ulteriormente. L'organizzazione del progetto elaborerà ulteriormente le varianti prescelte, per svilupparle in dettaglio entro l'autunno 2002. In questo modo si potrà sicuramente cogliere l'occasione di un progetto comune tra la Confederazione e i cantoni per trovare una soluzione efficace e soddisfacente.</p><p>In questa prospettiva il Consiglio federale risponde come segue alle domande poste:</p><p>1. Il Corpo delle guardie di confine non può occupare costantemente le zone di transito doganale. Da alcuni anni si eseguiscono sempre piú controlli mobili nella zona di frontiera così da impiegare nel modo più efficiente le scarse risorse. A causa di tale situazione da qualche tempo effettua una sorveglianza mobile delle zone di frontiera. Nel caso in cui la Svizzera aderisca all'acquis di Schengen, verranno soppressi alla frontiera nazionale i controlli di persona eseguiti dalla polizia di confine, mentre i controlli delle merci avverranno ancora finché la Svizzera non diventi membro dell'UE. Da dibattiti con gli Stati membri di Schengen è risultato che, nonostante lo smantellamento dei controlli di persona ai confini interni, è tuttavia necessario assicurare una certa presenza nella zona di confine, sotto forma di controlli mobili. Ogni singola nazione è libera di adottare le misure di polizia che meglio giudica nella propria zona di confine. L'UE a questo proposito non dà prescrizioni. Ne consegue pertanto che, anche se si partecipasse a Schengen, sarebbe ancora necessario un organo di controllo delle frontiere. USIS, che è appena stato informato dalla CCDGP e dal Consiglio federale in quale direzione orientare il progetto, ha il compito di presentare il prossimo anno un programma dettagliato.</p><p>I compiti di sorveglianza del Corpo delle guardie di confine nel caso di un'eventuale adesione della Svizzera all'acquis di Schengen cambieranno sicuramente, tuttavia non in base alle prescrizioni dell'UE, bensì secondo le decisioni prese a livello nazionale interno, che sono state preparate nel quadro del progetto USIS. Sarà la Svizzera stessa a stabilire le modalità future del lavoro del Corpo delle guardie di confine e la ripartizione degli incarichi tra i corpi della polizia dei cantoni di frontiera e gli ambiti d'attività del Corpo delle guardie di confine.</p><p>2. La necessità di agire nei settori della polizia di frontiera, del Corpo delle guardie di confine e di Schengen è riconosciuta da tempo. È anche per questa ragione che è stata allestita l'organizzazione del progetto USIS, che già nella primavera del 2003 presenterà il suo rapporto finale.</p><p>3. Le conseguenze finanziarie saranno presentate concretamente nel quadro di USIS III nell'autunno del 2002, quando si saranno sviluppate in dettaglio le varianti scelte. Questo termine è sufficiente dato che la Svizzera per ragioni tecniche non potrà in ogni modo partecipare all'acquis di Schengen prima del 2004.</p>  Risposta del Consiglio federale.