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Sulla tecnica e sulla didattica di Chopin si scrisse molto, ma a partire da un periodo posteriore di trent’anni alla sua scomparsa. Tra fine Ottocento e primo Novecento apparvero i ricordi di allievi di Chopin, o riferiti direttamente o sollecitati da musicologi. Se ne valse Jean-Jacques Eigeldinger per il suo fortunatissimo "Chopin vu par ses élèves". Ma nessuno si pose mai una domanda alla quale ha invece dato implicitamente una risposta la psicologia: il testimone oculare è comunque e sempre affidabile? L’unica fonte primaria è in sostanza l’insieme di pochi foglietti che costituiscono gli schizzi di Chopin per un metodo per pianoforte mai condotto a termine. Piero Rattalino (90 anni compiuti lo scorso 18 marzo) ha riflettuto lungo il corso della sua lunga vita sulla figura di Chopin, e pochi mesi fa ha pubblicato per Zecchini Editore il volume "La tecnica di Chopin". Roberto Corrent ne ha lungamente parlato con l’autore. Questa prima parte della conversazione si apre con lo Studio op. 10 n. 2 nell'esecuzione di Vladimir Ashkenazy.