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Caso 523 del 01/08/2022
Quale è il domicilio amministrativo di un figlio minorenne quando i genitori esercitano la custodia alternata?
In una sentenza del 7 settembre 2021 il Tribunale federale di Losanna ha stabilito quanto segue:
Quando i genitori esercitano l’affidamento alternato, il domicilio del minore è nel luogo di residenza con cui i legami sono più stretti. Il luogo di residenza non deve necessariamente essere determinato in base al luogo in cui il bambino è maggiormente presente, ma può dipendere da altri criteri, come il luogo di scolarizzazione e di assistenza pre e post-scolastica, o il luogo di accoglienza se il bambino non è ancora scolarizzato, la partecipazione alla vita sociale, in particolare la frequentazione di attività sportive e artistiche, la presenza di altre persone di riferimento, ecc.
Nota a cura dell'avv. Alberto F. Forni
I coniugi si sono sposati nel 2015. Dalla loro unione è nato un figlio il 20 giugno 2018. In data 30 settembre 2020, il giudice di prima istanza, nell’ambito di misure a tutela (protezione) dell’unione coniugale, e più specificatamente per quel che riguarda l'affidamento alternato del minore, ha fissato il domicilio legale del medesimo presso l'abitazione della madre fino al 30 giugno 2022 e presso l'abitazione del padre a partire dal 1° luglio 2022 per via dell’inizio della sua scolarizzazione.
Il 9 novembre 2020, la madre ha presentato ricorso contro questa decisione, sostenendo, tra l'altro, che il domicilio del minore debba essere fissato presso la sua abitazione.
Con sentenza del 9 febbraio 2021, il Tribunale d’appello ha accolto la richiesta della madre relativa al domicilio legale del figlio.
Il 12 marzo 2021 il padre ha presentato un ricorso in materia civile al Tribunale federale.
Quando, come nel caso concreto, ai genitori è concesso l'affidamento alternato, il domicilio del minore è nel luogo di residenza con cui i legami sono più stretti (DTF 144 V 299, consid. 5.3; sentenza TF 5A_682/2020 del 21 giugno 2021, consid. 5). Il luogo di residenza non deve necessariamente essere determinato in base al luogo in cui il bambino è maggiormente presente, ma può dipendere da altri criteri, come il luogo di scolarizzazione e di assistenza pre e post-scolastica, o il luogo di accoglienza se il bambino non è ancora scolarizzato, la partecipazione alla vita sociale, in particolare la frequentazione di attività sportive e artistiche, la presenza di altre persone di riferimento, ecc. (AFFOLTER/VOGEL, in Berner Kommentar ZGB, 2016, n. 44 ad art. 315-315a CC; cfr. anche DTF 144 V 299 consid. 5.3.3 e il riferimento citato; MEIER/STETTLER, Droit de la filiation, 6a ed. 2019, pag. 718 n° 1093). Nel valutare questi criteri, il giudice di fatto dispone di un ampio potere discrezionale (art. 4 CC) ed il Tribunale federale interviene unicamente se i giudici cantonali si sono distanziati senza motivo dai principi stabiliti dalla dottrina e dalla giurisprudenza, se si sono basati su fattori che non dovevano avere alcun ruolo nel caso di specie, oppure se, al contrario, hanno omesso di tenere conto di circostanze da prendere imperativamente in considerazione (DTF 142 III 617 consid. 3.2.5; DTF 142 III 612 consid. 4.5). In questo contesto, e nei casi in cui il potere di esame del Tribunale federale è limitato all'arbitrarietà, come nella fattispecie, il ricorrente non può limitarsi a sostenere che il risultato della valutazione a cui è giunto il tribunale cantonale sarebbe insoddisfacente, ma deve dimostrare perché sarebbe insostenibile.
Nel caso concreto il tribunale cantonale ha ritenuto che il domicilio del bambino dovesse essere fissato al domicilio della madre. Secondo l’accordo dei genitori, il bambino, di due anni e mezzo, si trova a casa con il padre dalla domenica alle 18.00 al martedì alle 18.00 e a casa con la madre dal martedì alle 18.00 al venerdì alle 18.00, con i fine settimana trascorsi alternativamente presso ciascun genitore. Poiché queste modalità non saranno modificate dalla scolarizzazione del bambino, in considerazione del regime di affidamento alternato, il Tribunale cantonale ha sostenuto che dovevano essere presi in considerazione altri criteri per valutare i legami con un determinato luogo. Secondo i giudici cantonali, la domiciliazione del bambino presso la madre, il cui luogo di lavoro si trovava nella medesima città, avrebbe garantito una migliore qualità di vita al bambino, dandogli la possibilità di trascorrere più tempo con ciascuno dei suoi genitori nei giorni in cui è loro affidato.
Il ricorrente sostiene che il tribunale cantonale avrebbe trascurato altrti aspetti, ma si è limitato a sostituire la propria tesi a quella del tribunale cantonale. Tale modo di procedere non è stato ritenuto sufficiente a dimostrare l'arbitrarietà della sentenza impugnata, almeno per quanto riguarda il risultato.
Pertanto, per quanto ammissibile, il ricorso è stato respinto.
Data modifica: 01/08/2022