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La Confederazione ha avviato discussioni con i gestori delle centrali nucleari svizzere in vista di un possibile prolungamento della loro durata di vita. Se rimanessero in esercizio 60 anni, anziché i 50 previsti, la Svizzera sarebbe meno dipendente dalle importazioni e avrebbe più tempo per sviluppare energie alternative.
Una portavoce dell'Ufficio federale dell'energia (UFE) ha confermato all'agenzia Keystone-ATS un'informazione in tal senso pubblicata oggi dalla "NZZ am Sonntag". Durante i colloqui si vogliono sondare le intenzioni e i piani dei gestori degli impianti nucleari. In tal modo si potrà sapere come andare avanti con l'energia idroelettrica e solare.
"Ciò che ci interessa, è di sapere quali siano i piani degli operatori delle centrali nucleari", ha precisato la portavoce. A suo avviso, un prolungamento fino a 60 anni necessita "di lavori preparatori completi e di decisioni precoci". I gestori delle centrali dovrebbero ad esempio fornire ulteriori prove di sicurezza e fare investimenti.
In Svizzera, dopo lo spegnimento della centrale nucleare di Mühleberg (BE) nel 2019 rimangono ancora quattro impianti in esercizio. Per loro non vi è alcun limite di durata legale. Potranno funzionare, finché saranno sicure.
Le due centrali di Beznau (AG) sono in funzione da 52 rispettivamente 49 anni, quella di Gösgen (SO) da 42 anni e quella di Leibstadt (AG) da 37.
Nuovi impianti non potranno essere realizzati, come ha deciso il popolo svizzero nel 2017 con il suo "sì" alla Strategia energetica 2050. Nel contempo bisognerà diminuire il consumo di energia, aumentare l'efficienza energetica e la promozione delle energie rinnovabili.
Con il fallimento dei negoziati sull'accordo quadro con l'Unione europea, anche l'accordo sull'elettricità è fallito. È quindi tornata ad essere più pressante la questione di sapere come la Svizzera potrà coprire i propri bisogni in ambito energetico dopo lo spegnimento delle centrali nucleari.
Rimane aperta anche la questione della sostituzione graduale dell'energia nucleare indigena con energie alternative che funzionino anche con le fluttuazioni stagionali. Il fallimento dell'accordo quadro con l'UE rende inoltre meno sicure l'importazione e la fornitura di energia in caso di possibili interruzioni.
Per i gestori degli impianti, che sono già confrontati con prezzi in aumento negli ultimi anni sulle borse elettriche europee, un prolungamento della durata di vita delle centrali potrebbe essere più attrattivo finanziariamente. L'idea di prolungare di dieci anni la durata degli impianti non è nuova. Nel 2019 l'UFE aveva schizzato tre scenari nei quali veniva presa in considerazione anche questa possibilità.Centrali nucleari: discussioni su possibile prolungamento