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SAMEDAN GR - Dopo lo schianto del jet privato che ieri ha provocato due morti a Bever (GR), i responsabili dell'aeroporto di Samedan (GR) smentiscono la teoria secondo cui la visibilità era troppo scarsa. A loro avviso, le informazioni diffuse dai media che sostengono questa teoria sono false.
"Il tempo non era bello, ma non esistevano motivi per chiudere la pista", ha dichiarato oggi all'ATS Andrea Parolini, portavoce della Engadin Airport AG. Tutte le disposizioni legali sono state rispettate.
Diversi media in seguito al disastro del velivolo a otto posti Premier One hanno parlato di nebbia fitta e forti nevicate. Il quotidiano "Die Südostschweiz" ad esempio, ha citato un pilota secondo cui le condizioni non erano abbastanza buone per permettere un atterraggio a vista.
"La visibilità era fra i tre e i quattro chilometri, e stava nevicando in maniera normale", sottolinea Parolini. Lungo tutto l'arco della giornata il traffico aereo è stato normale. Poco prima dell'incidente due aerei sono atterrati senza problemi, inoltre l'aeroporto fornisce ai piloti informazioni meteo costantemente aggiornate.
Localizzato a 1'707 metri d'altezza e circondato da cime di 3'000 metri, secondo Parolini l'aeroporto di Samedan è effettivamente più impegnativo di altri, ma non così da considerarlo difficile. Questo smentisce quanto affermato da Hansjörg Bürgi, capo redattore della rivista "Sky News.ch": secondo una sua intervista a Newsnetz.ch la pista engadinese è una delle più impegnative al mondo. L'aria più sottile porta i velivoli ad avere meno prestazioni e meno spinta, tutto questo unito alla particolare topografia della zona.
Questo però sarebbe vero solamente per gli aerei ad elica, e non per i jet come quello precipitato ieri. I jet rappresentano circa il 15% dei 20'000 movimenti (decolli e atterraggi) dell'aeroporto grigionese. Solitamente si tratta di piccoli o medi aerei privati, che portano l'agiata clientela a St. Moritz. La pista, lunga 1'800 metri e larga 40, permette però anche atterraggi di piccoli aerei di linea, come il Boeing 737 e l'Airbus A318. Questi velivoli rappresentano però un'eccezione, secondo Parolini.
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