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Dopo le manifestazioni pacifiste si scalda il dibattito anche a livello politico: il governo è contrario alla guerra ma le prese di posizione non sono sempre chiare.
Lo spazio di manovra della Svizzera resta ristretto all'umanitario e alla concessione dello spazio aereo.
In Svizzera l'opinione pubblica e i media alimentano un dibattito sempre più acceso sulla crisi irachena e la maggioranza della popolazione è contraria ad una guerra.
Lo si è visto chiaramente durante la manifestazione pacifista di Berna dell'ultimo fine settimana, che non è stata caratterizzata dall'antiamericanismo, ma dal disaccordo con la politica dell'amministrazione Bush.
In attesa degli sviluppi della situazione internazionale il dibattito politico sul tema, tra i vari partiti in Svizzera, non è invece ancora entrato nel vivo.
"Il dibattito non è così acceso in Svizzera come in altri paesi vicini perché la Svizzera è un paese tradizionalmente neutrale", spiega la politologa Marie-Hélène Miauton, direttrice dell'istituto di sondaggi MIS-Trend.
"I politici svizzeri, aggiunge, hanno una certa reticenza ad impegnarsi su di un tema di politica estera che non li concerne direttamente. Non è sorprendente che il popolo, come capita spesso in questo paese, si impadronisca del dibattito politico prima che i politici lo mettano in primo piano".
Dichiarazioni in ordine sparso
Il governo elvetico si è espresso contro la guerra, ma le dichiarazioni dei suoi membri non sono sempre univoche.
La ministra degli esteri, la socialista Micheline Calmy-Rey, è totalmente contraria all'uso della forza per disarmare l'Iraq; il ministro degli interni Pascal Couchepin, liberale radicale e presidente in carica, ha dichiarato di essere favorevole alla pace. Per poi aggiungere: "Che non si dovrebbe mai voler impedire una guerra a tutti i costi."
Il ministro della difesa, Samuel Schmid, dell'UDC, in visita a Monaco, ha detto di ritenere una guerra ormai inevitabile.
Queste dichiarazioni, fatte in ordine sparso, sono finora rimaste su di un livello piuttosto vago e ipotetico, per non dire personale. Ben presto però, con l'apertura della sessione primaverile delle camere, il 3 marzo, i partiti dovranno confrontarsi sulla questione in maniera molto concreta.
I socialisti hanno già all'inizio di febbraio richiesto che la crisi irachena faccia parte degli argomenti da trattare.
La posizione dei partiti
In questa crisi irachena, l'unico spazio di manovra della Svizzera è l'umanitario e la concessione o meno del suo spazio aereo al sorvolo degli aerei per il trasporto di truppe e strumenti di guerra. Questa sarà la prima prova del fuoco per la neutralità elvetica.
Come membro delle Nazioni Unite, la Svizzera non è automaticamente obbligata a concedere lo spazio aereo, anche in caso di risoluzione Onu. Durante l'attacco Nato in Kossovo, quando non faceva ancora parte dell'Onu, non diede il permesso di sorvolo ai bombardieri della Nato, ma lo concesse per le successive missioni Onu nella regione.
Proprio sul sorvolo però si potrebbero scontrare questa volta i partiti di governo: una parte della sinistra è contraria infatti ad ogni uso della forza, anche in presenza di una seconda risoluzione Onu e si opporrà quindi alla concessione dello spazio aereo elvetico, come conferma a swissinfo il portavoce del Partito socialista svizzero, Jean-Philippe Jeannerat. Contrari anche i verdi.
Questa posizione coincide con quella della destra nazionalista, l'Unione democratica di centro (Udc). E non è la prima volta che assistiamo a questa strana "alleanza" tra estrema destra e sinistra in Svizzera.
"Per noi, spiega a swissinfo Yves Bichsel, portavoce dell'Udc, è chiaro che dopo le massicce manifestazioni del weekend e in seguito al risultato dei sondaggi il diritto di sorvolo del nostro spazio aereo non verrebbe accettato dall'opinione pubblica. Anche in caso di una seconda risoluzione Onu."
Il centro meno ideologico
I partiti di centro invece non prendono una posizione così netta per ora, preferendo il pragmatismo alla difesa della neutralità. Il partito liberale radicale (PLR) è convinto che non esista alcun disaccordo tra popolazione e governo sull'importanza di difendere la pace.
Ma riguardo allo spazio aereo, il portavoce del PLR afferma che si tratta di una questione più delicata: "Bisogna vedere di che voli si tratta, con scopi d'attacco o scopi umanitari e se c'è un mandato Onu o no."
Il partito popolare democratico (Ppd), per bocca di Beatrice Wertli, fa sapere che: "Per la concessione dello spazio aereo ci atteniamo allo statuto delle Nazioni Unite. Senza una legittimazione ottenuta attraverso una seconda risoluzione Onu non se ne parla nemmeno".
L'economia
Rudolf Ramsauer, di economiesuisse, commenta la situazione d'incertezza attuale come "gravosa per l'economia in generale".
Per quanto riguarda la posizione che prenderà il governo elvetico, Ramsauer è convinto comunque che: "Il governo svizzero troverà una soluzione pragmatica che non creerà tensioni politiche con i nostri più importanti partner economici...l'Unione Europea e gli Stati Uniti."
swissinfo, Raffaella Rossello