Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01205.jsonl.gz/296

Salvereste un cucciolo o un neonato da un edificio in fiamme?
Da questa domanda inizia un bel post di Hal Herzog sulle intuizioni morali per quanto riguarda i rapporti tra noi e le altre specie animali, rapporti spesso oggetto di dibattito etico, pensiamo alla sperimentazione animale.
Una precisazione – spero non troppo noiosa – sulle intuizioni morali. In genere si studiano sottoponendo casi concreti e teorici come la domanda iniziale: siete in un palazzo in fiamme insieme a un cucciolo e a un neonato e purtroppo potete fuggire portando con voi solo uno dei due. Il caso è teorico perché non conta quello che uno farebbe davvero – la maggioranza delle risposte, compresa probabilmente la mia, sarebbe: rimango bloccato dal terrore – ma quello che pensa sia giusto fare. Quello che pensa sia giusto fare in quella particolare situazione: non conta il principio morale astratto ma la situazione concreta, situazione che spesso prevede il conflitto tra due principi diversi.
Moralmente, le intuizioni morali possono essere carta straccia. Nell’esperimento mentale più discusso, il trolley problem, c’è ad esempio chi sostiene che sia giusto fare quello che contrasta con le intuizioni morali della maggioranza della popolazione: buttare sui binari una persona per salvarne altre cinque.
In altre parole: i risultati che espone Herzog non costituiscono né una confutazione né una dimostrazione dello specismo come posizione morale.
Terminata la premessa, veniamo ai risultati degli esperimenti così come li espone Herzog. 1
Alcuni studi di Lewis Petrinovich sembrano mostrare che siamo intuitivamente specisti, preferendo la vita di un essere umano a quella degli ultimi cinque gorilla di montagna al mondo.
La situazione è però più sfumata, come indicano nuove ricerche coordinate dallo psicologo Richard Topolski.
L’esperimento mentale vede una persona e un cane che stanno per essere investiti da un autobus e ovviamente è possibile salvare solo uno dei due. I ricercatori hanno giocato con l’identità dei due protagonisti: la persona può essere un turista straniero, una persona del posto che non conosciamo, un cugino, il nostro migliore amico, un nonno o un fratello; il cane può essere un cane qualsiasi oppure il nostro cane.
La conclusione degli studi di Topolski mi sembra essere la seguente: le nostre intuizioni morali non sono speciste, non fanno cioè distinzione tra un essere umano o un cane, ma riguardano il legame che avvertiamo con il soggetto, legame che in alcuni casi può essere più saldo per un cane che per un turista straniero, anche se in genere è più probabile il contrario.
- Non ho (ancora?) letto i paper originali ma mi fido di Herzog.