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MUTTENZ - Ventiquattro mesi sospesi con un periodo di prova di tre anni: è la condanna inflitta oggi dal tribunale penale di Basilea Campagna a una 37enne che nel 2015 per nascondere il furto commesso ai danni di una filiale della Mobili Pfister di Pratteln (BL) - dove lavorava - aveva simulato un falso allarme bomba.
La corte, che ha riconosciuto l'ex dirigente del rivenditore di mobili colpevole di furto, falso allarme, pubblica intimidazione, falsità in documenti come anche di sviamento della giustizia, ha inoltre condannato la donna a una pena pecuniaria con la condizionale di 90 aliquote giornaliere con un periodo di prova di tre anni e a una multa. La 37enne, che davanti alla giustizia si è mostrata pentita, dovrà pure sobbarcarsi le spese di giustizia e sottoporsi a un trattamento contro la dipendenza al gioco.
Il 28 dicembre 2015 la donna aveva sottratto dalla cassaforte della ditta 101'500 franchi così come pure 515 euro e li aveva nascosti in una cantina da lei affittata. Nella cassaforte vi erano anche gli incassi della settimana precedente in quanto la dirigente aveva rinviato il ritiro del denaro da parte di un furgone portavalori.
Prima che il denaro fosse preso in consegna, la donna aveva informato i suoi superiori che era stato lanciato telefonicamente un allarme bomba: l'edificio era stato evacuato ed era intervenuta la polizia che aveva bloccato l'area dove si trovavano diversi negozi tra cui Ikea e Coforama. Questi potranno far valere le loro richieste di risarcimento davanti alla Corte civile.
Il giorno dopo - il 29 dicembre - quando fu scoperto il furto, la dirigente aveva detto ai suoi superiori e poi alla polizia che già era stata trovata una cassaforte vuota e aperta. A metà gennaio tutto si chiarisce: le indagini condotte rivelano che al negozio non era mai giunta una telefonata anonima indicante la presenza di una bomba. La donna ha quindi ammesso il furto ed è stata licenziata.
Del denaro rubato, 60'000 franchi sono stati sequestrati, mentre il resto è stato speso dalla 37enne giocando al casinò, per fare acquisti e per pagare fatture.
Di fronte ai giudici la donna ha ammesso una dipendenza al gioco in denaro, ciò che l'ha spinta a commettere il delitto. Secondo l'atto d'accusa la donna nel 2015 si è recata 250 volte al casinò. Nell'aprile 2015 aveva vinto 114'000 franchi, denaro quasi interamente speso nei mesi successivi sempre al gioco.
Nell'estate 2015 l'accusata aveva inoltre falsificato un estratto del suo conto bancario che un casinò le aveva chiesto. Per questa truffa è stata riconosciuta colpevole di falsità in documenti. Nel frattempo la donna segue una terapia di gruppo. Difronte alla corte l'imputata ha ribadito il suo rammarico. Aperta ad altre forme di terapia, presenta un rischio "moderato" di recidiva, secondo una perizia psichiatrica.