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Le fotografie di Walter Mittelholzer (1894-1937) fanno parte dei documenti più importanti degli archivi della biblioteca del Politecnico federale di Zurigo. Oggi, però, pochi sanno che sono opera di un pioniere dell’aviazione svizzera e fondatore di Swissair.
Figlio di un panettiere di San Gallo, Walter MittelholzerLink esterno non aveva alcuna voglia di riprendere l’attività di famiglia. Sognava invece di rompere con il mondo della piccola borghesia e già da ragazzo aveva altre ambizioni. Dopo la maturità si è così trasferito a Zurigo, dove ha seguito un apprendistato di fotografo.
Durante la Prima guerra mondiale è entrato come fotografo alla scuola di aviazione e nel 1917 ha ottenuto il brevetto di pilota civile. Assieme al suo insegnante di volo, Alfred Comte, ha fondato nel 1919 la prima azienda svizzera di aviazione, diventata poi Ad Astra Aero. Dalla fusione con Balair, nel 1931, è nata la compagnia di bandiera Swissair.
Walter Mittelholzer era innanzitutto un brillante uomo d’affari. Durante i suoi primi voli in Svizzera ha scattato delle fotografie aeree di villaggi, città e zone industriali, che vendeva poi ad amministrazioni, abitanti e imprenditori.
In seguito ha oltrepassato le frontiere nazionali per intraprendere una spedizione di salvataggio dell’esploratore polare Roald Amundsen, nell’arcipelago norvegese di Svalbard. Un anno dopo ha consegnato un velivolo in Persia, aprendo nuove rotte aeree.
È però stato un volo verso Città del Capo, a bordo dello “Switzerland”, a renderlo celebre nel mondo. Con sé aveva diverse fotocamere, tra cui due grossi apparecchi speciali per fotografare in condizioni tropicali. A bordo del velivolo era stato persino allestito un laboratorio fotografico. Lo “Switzerland” è così diventato una sorta di camera oscura volante.
Animali selvatici, gente che danza e paesaggi visti dall’alto: gli avventurieri avevano un’idea chiara di quello che cercavano. Walter Mittelholzer non ha fotografato soltanto dal cielo, ma pure da terra. «Ogni giorno libero del nostro viaggio aspetto una preda con la mia macchina fotografia e la mia telecamera», raccontava.
Accanto alla prospettiva etnografica classica, Mittelholzer si è dedicato anche al fotogiornalismo, che a quell’epoca stava lentamente emergendo.