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Accovacciato nel soggiorno di suo cugino a Huntington Beach, Jeff Lee, 9 anni, guarda la televisione con soggezione. Il sole sorge su un paesaggio africano. Segue il filmato di leoni, popoli nativi. 'Esotico! Esotico! Esotico!' sussurra una voce. 'Bellissimo! Bellissimo! Bellissimo!' La trasmissione taglia su un palco in Namibia, dove sotto un'enorme statua di un elefante grigio sfilano i concorrenti del mondo. Gli occhi di Miss Peru brillano sotto il suo copricapo da dea Inca. Miss Repubblica Dominicana risplende nel suo abito a sirena. Miss Great Britain si pavoneggia, un'accecante Union Jack lustrini. La loro bellezza sfida le parole. I loro capelli sfidano la gravità.
Perché la chiamano Miss Universo quando è solo sulla terra? Si chiede il piccolo Jeff. Come trovano queste donne, cercano porta a porta in ogni paese, come in una fiaba? Non vuole competere e sa che non lo farà mai: è un ragazzo, ovviamente, e difficilmente perfetto: grassoccio, legalmente cieco senza occhiali, sordo da un orecchio dalla nascita. Ma guardando Miss Universo, sente un dolore dentro, qualcosa come un desiderio. Queste donne sono il meglio del meglio. E sono venerati.