Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01091.jsonl.gz/304

NASHVILLE / ZURIGO - Quando i partiti di sinistra vincono le elezioni le borse calano e gli azionisti perdono miliardi: è quanto dimostra per la prima volta un ampio studio americano citato dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ).
Daniele Girardi, ricercatore italiano attivo presso l'università del Massachusetts, ha valutato l'esito di 758 appuntamenti elettorali fra 1945 e il 2018. Il risultato, appena pubblicato sulla rivista "American Economic Journal: Applied Economics", appare secondo la NZZ chiaro e statisticamente rilevante: nel primo mese dopo un trionfo della sinistra alle urne i corsi borsistici si discostano in media in modo negativo del 13-15% rispetto a quanto si verifica quando a vincere è il centro-destra.
Di conseguenza gli azionisti vedono andare in fumo in poco tempo quantità enormi di denaro: già solo nel giorno successivo alle elezioni il regresso è del 5-7%. La scelta degli elettori non ha invece effetti sull'andamento delle obbligazioni statali.
Storicamente vi sono esempi notevoli di grandi crolli del mercato in seguito al successo dei partiti di sinistra. Può essere citato il trionfo di François Mitterrand in Francia nel 1981, quando la borsa francese scese del 20% in due giorni. Il crollo era stato in parte dovuto a un annuncio di Mitterrand, che durante la campagna elettorale aveva promesso che avrebbe nazionalizzato le industrie chiave.
Secondo lo studio di Girardi, l'avversione del mercato azionario per i partiti socialdemocratici ed ecologisti è particolarmente forte quando la coalizione vincente persegue una politica economica interventista, tende ad aumentare le tasse e limita i diritti di proprietà. Anche i timori di un'inflazione più elevata possono avere un ruolo importante. Più invece i partiti del centro-sinistra sono favorevoli al mercato, meno grave sarà il crollo. L'effetto è particolarmente pronunciato nei Paesi in via di sviluppo, dove la guida politica ha generalmente meno barriere istituzionali che ostacolano riforme radicali.
Nella sua ricerca Girardi si è limitato alle elezioni parlamentari e presidenziali con un esito aperto, cioè quelle in cui la differenza tra la percentuale di elettori che ha vinto e quella che ha perso è inferiore al 10%. In questo modo, stando alla Neue Zürcher Zeitung, si evita un errore commesso da altri economisti: nelle elezioni il cui esito è noto con largo anticipo non è infatti possibile individuare l'effetto di una vittoria elettorale di sinistra sui corsi azionari, perché i mercati finanziari hanno già anticipato il risultato delle elezioni.
In un colloquio con la testata zurighese, Girardi sottolinea che i risultati dello studio permettono di trarre anche la conclusione inversa, ovvero che le quotazioni aumentano dopo risicate vittorie elettorali da parte dei partiti di centro-destra. L'esempio migliore è l'elezione di Donald Trump nel novembre 2016: quando l'imprenditore immobiliare newyorkese vinse sorprendentemente le elezioni presidenziali contro Hillary Clinton, i mercati globali reagirono nervosamente solo all'inizio: nelle settimane successive i corsi salirono.
Girardi spiega peraltro che il suo studio esclude proprio le elezioni presidenziali americane per motivi metodologici. Negli Stati Uniti, come è noto, non è il rapporto tra i voti che decide il vincitore e il perdente, ma il numero dei grandi elettori. Nel 2016 Clinton ottenne 3 milioni di voti in più di Trump, ma non riuscì a entrare nella Casa Bianca perché Trump poté contare sulla maggioranza nel collegio elettorale.
Secondo lo studioso comunque nel probabile caso in cui Joe Biden vincesse le prossime elezioni americane del 3 novembre non è da prevedere un forte calo del mercato azionario nel primo mese, in quanto il risultato è atteso sulla base dei sondaggi, attualmente estremamente chiari, ed è preso in considerazione dagli operatori di mercato nelle loro strategie d'investimento.
Più difficile da pronosticare è la reazione nel caso in cui a essere eletto dovesse essere Trump: agli investitori piacciono le sue politiche economiche, ma sulla scia delle critiche alla gestione presidenziale della pandemia di Covid-19 crescono i dubbi sul fatto che un secondo mandato sia davvero di buon auspicio per l'economia.
Rimane aperta anche l'importante questione di come le vittorie elettorali di sinistra influenzino l'economia a medio e lungo termine. I risultati dello studio offrono un quadro eterogeneo, che non permette di trarre conclusioni statisticamente significative. «Se si guardano le valutazioni dei mercati azionari uno o due anni dopo le elezioni, è molto difficile in media distinguere tra governi di sinistra e conservatori», spiega Girardi. Ma ci sono studi che dimostrano, nel caso degli Stati Uniti, che il mercato azionario si comporta più positivamente nel lungo periodo sotto i presidenti democratici che non sotto i repubblicani.
Secondo la Neue Zürcher Zeitung, quello che gli investitori possono imparare dal lavoro di Girardi è che le elezioni parlamentari e presidenziali hanno un forte e significativo impatto sui prezzi delle azioni solo nel breve periodo (il primo mese), sebbene le elezioni possano dominare il dibattito pubblico per mesi. A lungo termine, secondo Girardi, sono per contro decisivi i fattori economici strutturali.
Per la NZZ lo studio non è di per sé una cattiva notizia neanche per gli elettori e i politici dei partiti di sinistra. Il calo dei prezzi delle azioni riflette probabilmente il fatto che il mercato si aspetta, ad esempio, salari minimi al rialzo e tasse più elevate per le imprese e i cittadini facoltosi: questo, nella maggior parte dei casi, è in linea con i principali obiettivi di una politica economica di sinistra.