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Città del Messico, da quattro giorni soffocata da una densa cappa di inquinamento, ha decretato martedì l'allerta ambientale. La situazione, frutto di una ventina di incendi nei boschi della periferia accoppiati a condizioni meteorologiche sfavorevoli (alta pressione, poco vento e nessuna precipitazione), ha portato anche alla cancellazione di una semifinale del campionato di calcio. A complicare il tutto, anche le montagne che circondano la capitale e che frenano un ricambio dell'aria.
Superate tutte le soglie di allarme (martedì le polveri sottili erano sei volte il limite consentito), le autorità si sono trovate costrette ad adottare misure, esortando la popolazione a evitare l'attività fisica all'aperto e chi soffre di malattie polmonari a barricarsi in casa. Già invitate a rinunciare alle ricreazioni all'aperto, le scuole saranno chiuse giovedì.
Alcune industrie particolarmente inquinanti dovranno ridurre del 30-40% le loro emissioni e da mercoledì vige la circolazione alternata. "Più o meno è da una settimana che si vede tutto annebbiato", racconta Shendra Stücky, una ticinese che vive in città, "è una conseguenza del caldo e la stagione delle piogge non sta aiutando. Di solito in questo periodo dell'anno è già cominciata. Con le temperature e la pesantezza dell'aria ogni giorno mi sento spossatissima. Si fa fatica a respirare, ci si sveglia con la tosse".