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Un po‘ di umorismo
Tre settimane fa io, Ronco, volevo telefonare al mio amico Patanegra per la vendita di un terreno. Ma Patanegra non era in casa e mi ha risposto la sua segreteria telefonica (ST). Qui di seguito il contenuto della conversazione:
ST Patanegra: „Patanegra non è raggiungibile al momento. Vogliate lasciare un messaggio dopo il segnale acustico…”.
Ho quindi lasciato il mio messaggio sul registratore, si trattava unicamente di una leggera correzione del prezzo, con preghiera di richiamare. Due giorni dopo mi è entrata la seguente chiamata (stavolta ero io a non essere raggiungibile, e avevo inserito la mia segreteria telefonica ST):
„Pronto, Ronco, qui è la ST di Patanegra. Ho cercato di raggiungerlo, ma rimane per un periodo abbastanza lungo in vacanza in Polinesia. E così dobbiamo aspettare fino al … “.
La mia ST ha interrotto allora bruscamente quella di Patanegra: “Alt, fermati, anche Ronco è assente per un certo tempo, e quindi rinuncio al segnale acustico. Ma dimmi piuttosto di che cosa si tratta, forse della vendita di quel terreno?”.
ST Patanegra: „Proprio così. Pensi che possiamo accordarci sul prezzo? Francamente, secondo me, Patanegra non è che abbia bisogno di quel denaro…
ST Ronco: „E nemmeno Ronco ha bisogno del terreno, a mio avviso. Cosa facciamo?”
ST Patanegra: „Facciamo qualcosa di buono. Decidiamo noi di regalare tutto a un terzo. Io il terreno, e Tu il denaro dell’acquisto. Tu chiami la ST della banca di Ronco, io la ST del notaio di Patanegra. Ambedue le nostre amiche ST collaboreranno volentieri”.
ST Ronco: „D’accordo. Ma a chi regaliamo il tutto?“.
ST Patanegra: „È chiaro, naturalmente alla ASTB, l’”Associazione segreterie telefoniche bisognose“.
*****
Conclusione: questa storiella è naturalmente assurda. Ma è poi davvero così surreale come appare di primo acchito? Non siamo ormai sul punto di affidare progressivamente e sistematicamente alle macchine i destini delle attività umane? Non sta forse succedendo già oggi che l’automatizzazione, la digitalizzazione e la robotizzazione stanno sostituendo dappertutto l’essere umano, distruggendo posti di lavoro e rendendolo in certi settori inutile o superfluo? E non sta forse succedendo – in linea con la ballata di Goethe ne “L’apprendista stregone” del 1797, che dice: “Dei fantasmi che ho risvegliato non riesco più a liberarmi” – che si è avviato un meccanismo perverso sfuggente a ogni controllo e che nemmeno i suoi creatori possono più arrestare?
Probabilmente i robot sono più affidabili dal punto di vista delle prestazioni, in ogni caso sono apparentemente molto più economici dell’uomo. Ma la domanda essenziale è: sono le macchine davvero degli esseri migliori?
Ronco