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Dragan Antonić è un radioamatore di Belgrado. YU1UO il suo nome in codice. Fu catturato dal fascino e della magia della radio quando era un ragazzino di 13-14 anni. Da allora, non ha più smesso di amarla.
Nel 1999, quando la Nato iniziò a bombardare la Jugoslavia di Milošević, lui e molti altri radioamatori del Paese accesero i loro apparecchi e iniziarono a diffondere informazioni. Un bombardiere in arrivo, un’esplosione qui, un’altra là, qualche ferito da soccorrere, e così via. Fu un piccolo, ma importante servizio per la popolazione civile.
Incontrato nella sede del Radio Klub di Novi Beograd, il quartiere modernista della capitale serba, costruito dopo la Seconda guerra mondiale, Dragan Antonić ha rievocato con noi i tempi della guerra e del volontariato dei radioamatori. In quei mesi ricevettero spesso l’aiuto dei colleghi italiani. Li informavano sui decolli da Aviano, la base della Nato in Friuli Venezia Giulia: da lì partirono diversi bombardieri. “Era gente normale, che credeva non fosse giusto che le più grandi potenze mondiali bombardassero la piccola Serbia”, ci ha detto Antonić.
Quella che lo vede protagonista è la seconda di tre storie che RSI dedica alla memoria dei bombardamenti Nato contro la Jugoslavia.
Matteo Tacconi - Giorgio Fruscione