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Nessun risarcimento per i famigliari di un uomo che da giovane ha vissuto a Niederurnen (GL), sede di uno stabilimento della Eternit, e che nel 2006 è morto per un tumore causato dall'amianto. Il Tribunale cantonale di Glarona ha stabilito che un eventuale diritto ad una riparazione è ormai prescritto.
A rendere nota la decisione è stata la stessa Eternit, che in un comunicato precisa che quella risolta oggi in prima istanza è l'unica causa civile intentata finora in Svizzera in relazione agli stabilimenti di Niederurnen e Payerne (VD).
La causa civile è stata inoltrata nel 2009. I famigliari chiedevano 110'000 franchi di riparazione morale: l'uomo deceduto ha vissuto a Niederurnen a partire dal 1961. Nel 2004 gli è stato diagnosticato un mesotelioma causato dall'amianto e due anni più tardi è deceduto.
Un'inchiesta penale aperta in relazione al medesimo caso è stata archiviata nel 2006 dalla magistratura glaronese. Gli inquirenti svizzeri hanno archiviato anche altri procedimenti relativi alle vittime dell'amianto ed anche i ricorsi finora inoltrati al Tribunale federale (TF) sono stati tutti respinti.
La situazione è quindi molto diversa da quella in Italia, dove lo scorso 13 febbraio il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier sono stati condannati in primo grado a sedici anni di carcere.
Il tribunale di Torino ha condannato i due ex vertici della multinazionale dell'amianto per le morti legate alla lavorazione del pericoloso materiale nelle sedi italiane della Eternit a Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria). Per gli stabilimenti di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli) i reati sono invece stati considerati estinti.