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Alla fine del III secolo, l’Impero romano era un crogiolo di popoli, con molteplici tradizioni, che tendeva a disgregarsi, ed anche il potere era in crisi. Nel tentativo di ridargli unità, l’imperatore Aureliano (270-275) ebbe un’idea: promuovere un nuovo dio unificatore, il Sole inespugnabile (Sol invictus). Il sole, infatti, splende per tutti, a tutte le latitudini.
Lo scrittore Aurelio Vittore narra che Aureliano, dopo aver sconfitto nientemeno che Persiani, Alamanni e tribù germaniche della Gallia, e poi aver sedato varie rivolte interne, “fece erigere a Roma un magnifico tempio dedicato al Sole, che adornò con i più ricchi presenti”.[1]
Questo nuovo culto, che riprende aspetti della mitologia di Apollo e del culto indo-iraniano di Mitra, è tutt’altro che esclusivo: si sovrappone ad altri del pantheon romano o a culti stranieri. Tuttavia, il suo scopo era quello di essere universale, sostituendo un culto imperiale caduto in disuso. Aureliano istituì una festa ufficiale chiamata “giorno della nascita del Sole” (in latino dies natalis solis invicti). Questo si trovava logicamente al solstizio d’inverno, quando le giornate si allungavano, che cadeva il 25 dicembre secondo il calendario dell’epoca.
Qualche decennio dopo, l’imperatore Costantino I, all’inizio del suo regno, fervente adoratore di Sol, fece del “giorno del Sole”, corrispondente alla domenica, il giorno di riposo settimanale (l’inglese Sunday e il tedesco Sonntag ne conservano il ricordo).
Secondo la tradizione cristiana, Costantino si convertì nel 312 dopo uno scontro con un rivale. Quel che è certo è che egli concesse la libertà di culto un anno dopo, firmando l’Editto di Milano con il suo co-imperatore (e futuro nemico) Licinio, ponendo fine alla persecuzione dei seguaci di Gesù. Tuttavia, nel 330, Costantino era ancora rappresentato come Sol invictus in cima a una colonna che commemorava la fondazione della sua nuova capitale, Costantinopoli.
Per Sol, tuttavia, il crepuscolo era inesorabile. Passo dopo passo, il culto di Gesù Cristo si sovrappose a tutti gli dei delle vecchie religioni. L’imperatore Teodosio I, nel 391, fece perdere alla stella il suo ultimo raggio: ne vietò il culto.
I chiosatori più avventati potrebbero osservare che questa proibizione coincise con la fine dell'”optimum climatico romano”, un periodo di alcuni secoli particolarmente mite e caldo. È come se il sole se la fosse presa per la sua retrocessione.
Ma si sa, la festa ed il significato simbolico del 25 dicembre non scompariranno per tutto questo.
Buon Dies Natalis Solis a tutti!
[1] Aurelio Vittore (320 circa – 390), De Caesaribus, XXXV, 7 : His tot tantisque prospere gestis fanum Romae Soli magnificum constituit donariis ornans opulentis.
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