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Il primo pacchetto non è ancora entrato in vigore, ma la Svizzera è già pronta per un secondo negoziato bilaterale con l'Ue.
La Svizzera si appresta ad avviare il negoziato bilaterale con l'Unione europea per un secondo pacchetto di dieci accordi. Lo scorso 5 luglio sono già state formalmente aperte le trattative su quattro di questi dieci argomenti: la frode doganale, i prodotti agricoli trasformati, l'ambiente e la statistica.
L'Unione europea deve da parte sua ancora adottare il mandato per i sei argomenti restanti, ossia i servizi, la partecipazione ai programmi d'educazione, di formazione professionale e per i giovani, la partecipazione al sistema di Schengen/Dublino e al programma nel settore audiovisivo.
Esitazioni su Schengen
La commissione di politica estera della Camera bassa, dopo quella del Senato e dopo i Cantoni, ha dato mercoledì il suo nulla osta al mandato per il Consiglio federale, che si trova così appoggiato dal Parlamento. La decisione doveva essere una pura formalità, ma la commissione ha dovuto pronunciarsi su una proposta per togliere dal pacchetto il dossier relativo a Schengen/Dublino. La proposta del socialista Remo Gysin, che non era appoggiato dal suo partito, è stata bocciata con 15 voti contro sei: un risultato che rivela un certo malessere. Gysin è stato seguito dall'ecologista Ruth Genner e dagli isolazionisti dell'Unione democratica di centro.
Le disposizioni contenute nell'accordo di Schengen dovrebbero condurre alla soppressione dei controlli alle frontiere e a una maggiore cooperazione tra le polizie dei diversi paesi. Secondo Gysin, però, Schengen non riesce a combattere efficacemente il crimine organizzato, ma si limita a colpire i ladri d'auto e gli stranieri indesiderati. Un altro aspetto discutibile di Schengen è la possibilità per la polizia di sottomettere la popolazione a controlli arbitrari all'interno di un corridoio di 30 chilometri lungo le frontiere dei paesi che aderiscono all'accordo. Altri dubbi riguardano la protezione dei dati, un settore per il quale una perizia è in corso.
In attesa che l'Ue adotti nel corso delle prossime settimane il mandato sui 6 temi restanti, il negoziato procede per la frode doganale, che comprende il contrabbando di sigarette, la frode fiscale ai sensi della normativa svizzera e l'assistenza giudiziaria. Si va avanti anche nel campo dei problemi legati al libero scambio di prodotti agricoli trasformati (cioccolata, biscotti, minestre, pasta, yogurt, eccetera).
Negoziati aperti anche sull'ambiente, per una maggiore collaborazione della Svizzera con l'Agenzia europea per l'ambiente, e nel campo della statistica, dove l'elaborazione di dati e il loro raffronto costituisce uno strumento indispensabile per la gestione di uno Stato moderno.
Quali scadenze?
Entro la fine dell'anno il negoziato su questo nuovo pacchetto potrebbe essere concluso. "Lo scopo è di arrivare a un risultato politico equilibrato per entrambe le parti", ci dice José Bessard, dell'Ufficio per l'integrazione europea. Non si sa ancora però se si tratterà di un pacchetto unico e inscindibile o composto di elementi indipendenti. Poi comincerà la fase della discussione in Svizzera, con la possibilità di referendum lanciati contro il pacchetto o contro singoli elementi. Diventa dunque difficilissimo formulare un pronostico per l'entrata in vigore di questi bilaterali bis.
Intanto, il primo pacchetto di sette accordi con l'Ue, che risale al 1999, è ormai in dirittura d'arrivo. Lo scorso 20 dicembre, anche il Belgio, ultimo paese sulla lista, ha concluso l'iter parlamentare per l'approvazione del capitolo sulla libera circolazione delle persone. Il 21 maggio 2000, l'accordo era stato accolto dal popolo svizzero con il 67,2% di voti favorevoli.
L'entrata in vigore di questi accordi, che consolideranno le relazioni tra la Svizzera e l'Unione europea agevolando l'accesso ai reciproci mercati, potrebbe avvenire nel corso del primo semestre di quest'anno.
Mariano Masserini