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Arrivato in Svizzera a 21 anni, un 42enne italiano residente nel canton Vaud è stato espulso dopo aver vissuto nel nostro paese oltre 20 anni senza praticamente mai aver lavorato. L'uomo ha incassato centinaia di migliaia di franchi dall'assistenza sociale e, al momento in cui è stata resa la sentenza di espulsione, era in attesa di una risposta dall'ufficio AI, a cui aveva fatto richiesta. Per evitare di essere espulso, nel suo lungo soggiorno a spese del contribuente, è stato in grado di sfruttare la sua situazione familiare e dei rari periodi di lavoro per ritardare il ritorno al suo paese d'origine.
Arrivato in Svizzera nel giugno 1999, l'italiano sposò poco dopo una connazionale. La coppia, al beneficio dell'assistenza pubblica, si era in seguito separata nel 2004 avendo avuto nel frattempo una figlia. A questo punto, l'uomo era già costato 260'000 franchi alle casse cantonali e avrebbe dovuto essere espulso. Fu allora che presentò dei contratti di lavoro a breve termine che ne impedirono l'allontamento.
Quindi, l'uomo si era nuovamente risposato, questa volta con una giovane donna incinta, "in cerca di lavoro" da anni e senza nessun permesso di soggiorno. Nonostante la donna non avesse diritto a risiedere in Svizzera, l'unione venne comunque celebrata e nel 2017 ebbero un figlio.
Per evitare l'espulsione il 42enne fu in grado di presentare un contratto di lavoro ogni volta che le autorità vodesi cercarono di espellerlo. Ma non ha mai mantenuto un lavoro a lungo. Assunto nel giugno 2013, ad esempio, si è licenziato due mesi dopo perché "questa attività non corrispondeva alle sue aspirazioni professionali".
Nuovamente minacciato di dover far ritorno in Italia, ha firmato un altro contratto temporaneo. Fu in quel momento che fu ferito e operato. Facendo affidamento su uno "stato depresso", chiese una pensione di invalidità (AI), ma il l'ufficio del controllo abitanti decise comunque di espellerlo. Il 42 presentò quindi ricorso, citando il diritto al ricongiungimento familiare (anche se la moglie era una clandestina). Ma il Tribunale amministrativo del canton Vaud ha dato ragione alle autorità vodesi: la coppia è ancora dipendente dall'assistenza sociale e l'uomo, che non ha più un lavoro da molto tempo, in Svizzera non ha legami sociali. Può essere curato nel suo paese, da dove sarà facile avere contatti con i suoi figli. La sua espulsione è quindi confermata, in nome dell'interesse pubblico.