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Il Partito Comunista Cinese (Pcc) compie 100 anni. La sua continua espansione (92 milioni di iscritti, pari al 6,6% della popolazione), la capacità di trasformarsi mantenendo la forma organizzativa leninista al centro del rapporto tra Stato e capitale, obbligano i cantori della fine del comunismo a confrontarsi con una realtà che li smentisce.
Anche sul piano internazionale, il PCC ha elaborato una strategia globale di lungo periodo, tesa a contrastare l’aggressività espansionistica dell’imperialismo Usa con una rete di progetti di integrazione economica che coinvolgono praticamente tutti i continenti: orientati verso Russia e Iran, l’Africa, l’America Latina (in particolare il sostegno a Cuba e Venezuela), e anche l’Europa, mediante la Via della Seta.
di Geraldina Colotti*
Articolo scritto per il Bollettino della Vicepresidenza di economia del Venezuela
Fonte: MONDO MULTIPOLARE
A quarant’anni dalle riforme economiche lanciate da Deng Xiaoping nel segno del “socialismo di mercato”, con le sue inoccultabili contraddizioni, oltre 800 milioni di persone sono uscite dalla povertà e la Cina, la seconda economia mondiale, rappresenta il 18% del Prodotto interno lordo a livello globale. Persino la rivista nordamericana Fortune ha ammesso che tutte le prime undici imprese cinesi su una classifica di 500 grandi aziende di livello mondiale erano, completamente o in gran parte, di proprietà pubblica.
Ancora oggi, il tessuto produttivo della Cina, espresso nelle forme di proprietà statale, cooperativa, comunale, rimane prevalentemente socialista. Il segretario del Pcc ha dichiarato che gli ideali per cui i comunisti cinesi hanno combattuto dal 1921 “non sono cambiati”. Anche sul piano internazionale, il PCC ha elaborato una strategia globale di lungo periodo, tesa a contrastare l’aggressività espansionistica dell’imperialismo Usa con una rete di progetti di integrazione economica che coinvolgono praticamente tutti i continenti: orientati verso Russia e Iran, l’Africa, l’America Latina (in particolare il sostegno a Cuba e Venezuela), e anche l’Europa, mediante la Via della Seta.
Il progetto della Via della Seta – ha spiegato il marxista cinese Cheng Enfu sulla rivista International Critical Thought, non è solo un piano di infrastrutture, ma “una iniziativa di edificazione globale del socialismo con caratteristiche cinesi che mira a rafforzare il movimento comunista a livello internazionale”. Grazie al Comandante Chávez, si è consolidata tra Cina e Venezuela una solida Associazione Strategica Integrale che ha portato alla firma di oltre 500 accordi di cooperazione bilaterali in varie aree economiche.
Il 9 giugno del 2009, in un Aló Presidente teorico, che si svolse nel Teresa Carreño, il Comandante Hugo Chávez parlò del libro La Comuna de Chiliyng, una selezione di testi, tratti da un volume di Chun Li y Tien Chie Yung, edito nel 1975, che spiegano il processo di formazione e funzionamento dei tre livelli di ordinamento, produzione e amministrazione dell’economia collettivizzata e socialista in Cina. Nel decennio degli anni Cinquanta, perfezionati i modelli di cooperativa agricola e comunas, Mao Tse-tung promuove una serie di misure per trasformare l’economia agraria: il Grande Balzo in Avanti.
Per il socialismo bolivariano che si proietta verso la costruzione delle comunas come principale leva per smontare lo stato borghese, Chiliyng appare come un esempio di unità tra l’organizzazione collettiva, il potere della base e l’amministrazione economica. La prefazione al volume spiega che conoscere le diverse forme di organizzazione delle masse, le loro caratteristiche, i loro diversi metodi di lotta contro il capitale, negli specifici contesti e condizioni storiche che li hanno determinati, è di grande importanza per chi voglia costruire un cammino verso “la suprema felicità sociale”.
Al libro, al suo essere fonte di ispirazione per il potere popolare, i consigli comunali, la comuna, e all’importanza attribuita da Chávez a quell’esperienza maturata nella Cina di Mao, è tornato a riferirsi il suo fratello maggiore, Adan, durante l’organizzazione del Congresso Bicentenario dei Popoli del Mondo, parlando all’incontro del settore Comunas.
In varie interviste, il Comandante, nel suo sforzo per fondare teoricamente il “socialismo del secolo XXI”, ha fatto riferimento al Libretto Rosso di Mao, che – disse – nascondeva nella cesta dei panni sporchi, provvista di doppiofondo, quando era cadetto nella Scuola Militare e certe letture erano considerate sovversive. In una famosa intervista concessa nel 2002 alla giornalista cilena Marta Harnecker, Chávez spiegò perché la lettura del pensiero di Mao fu determinante per lui, e come trasse ispirazione per alcuni concetti chiave della rivoluzione bolivariana, a partire dalla nozione dell’imperialismo come “una tigre di carta”, a quella dell’”esercito di tutto il popolo”, innervato alla visione di Bolivar nell’”unione civico-militare”, alle comunas come cellule prospettiche della transizione al socialismo.
Meno male – disse Chávez durante un convegno tra Caracas e Pechino – “che è sorta la rivoluzione cinese, meno male che è esistito Mao Tse tung, meno male che è sorta la rivoluzione bolivariana. E qui andiamo, transitando per un cammino alternativo al disastro che provoca il capitalismo in questo mondo”.