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Pur abituati ad operare in condizioni di grave emergenza - a causa di conflitti o di attentati terroristici - diversi ospedali di Israele segnalano oggi di essere "vicini al caos" in seguito alle dimissioni di massa di centinaia di medici tirocinanti, mentre raggiunge così il culmine un conflitto sindacale innescato oltre sei mesi fa.
Nella mattinata hanno abbandonato i loro posti di lavoro oltre 100 medici dell'Ospedale Ichilov (Tel Aviv), 80 dell' Ospedale Rambam di Haifa e 70 dell'Ospedale Meir di Kfar Saba. Ai loro posti sono precariamente subentrati i dirigenti dei vari dipartimenti e anche pensionati richiamati di urgenza. In tutti gli ospedali delle principali città si avverte una crescente pressione sulle strutture che, secondo i dirigenti, "possono resistere ancora qualche giorno al massimo". "Poi i pazienti cominceranno a morire" hanno aggiunto.
Nel pomeriggio, su richiesta del ministero della finanze, sarà chiesto l'intervento del tribunale del lavoro affinchè obblighi i tirocinanti a ripresentarsi al lavoro, malgrado abbiano già consegnato le lettere di dimissioni settimane fa.
Anche il premier Benyamin Netanyahu cerca in queste ore di trovare una soluzione di compromesso: ma finora tutti gli incontri fra esponenti del ministero delle finanze e delegati dei medici sono terminati in un nulla di fatto.
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