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Al Senato ieri notte hanno fatto le ore piccole. La prima giornata del processo di destituzione di Donald Trump per l’Ucrainagate è terminata a notte fonda. L’ultimo emendamento democratico sulle regole è stato bocciato dalla maggioranza repubblicana all’una e cinquantasette. Una durata che ha messo a dura prova giurati, telespettatori e giornalisti, alla disperata ricerca di spunti per raccontare ogni dettaglio di questo evento ipermediatizzato.
Eccone alcuni che Barney Panofsky definirebbe “totalmente inutili”, ma che vale la pena conoscere.
Zoe, la veterana
La stampa ha radiografato ognuno dei sette impeachment manager della Camera dei rappresentanti che nel procedimento svolgono il ruolo della pubblica accusa. Tra loro spicca Zoe Lofgren, 72enne californiana, perché ha preso parte a ben tre delle procedure di impeachment presidenziali della storia americana. Nel 1974, allora giovane studente di Legge, aiutò a redigere il rapporto contro Richard Nixon (che si dimise prima della messa in stato d’accusa). Eletta al Congresso nel 1995, tre anni dopo Lofgren faceva parte del Comitato Giustizia che approvò gli articoli di impeachment di Bill Clinton.
L’omaggio a Notorious
“Se non lo sapeva, ora lo sa”. La citazione era per intenditori, ma non è comunque sfuggita. Rispondendo a uno degli avvocati del presidente, Hakeem Jeffries, un altro dei portavoce dell’accusa ha ricordato un verso del brano “Juicy” del rapper Notorious B.I.G. Un richiamo all’artista di Brooklyn scomparso che è stato colto anche perché non era la prima volta che nell’aula del Congresso il deputato democratico di New York omaggiava l’amato “Biggie”.
Nessuno smartphone in aula
La consegna era chiara: i Senatori non possono portare il loro telefonino nell’aula del processo. Nessun contatto diretto con l’esterno. Ma alcuni dei neo-giurati hanno trovato il modo di trasgredire. Sette senatori infatti sono stati sorpresi tra i banchi con al polso l’Apple watch e ad armeggiare con il loro quadrante touch. Nessuno di loro ha lasciato traccia sui social media durante il dibattimento, ma i trasgressori sono stati puntualmente scovati dai media. Simili orologi sono vietati nelle aule della Corte Suprema, ma prima di ieri mai nessuno si era interrogato sulla loro legittimità in un’aula del Congresso.
Il “Candy desk”
Dopo qualche ora di discussione, il viavai nelle retrovie in un angolo del Senato ha incuriosito i media che hanno riscoperto una piccola istituzione del Senato: il cassetto delle caramelle. Un piccolo dolce rifugio, una tradizione che esiste dal 1968 con tanto di custode designato (ora un senatore della Pennsylvania). C’è chi ha scoperto che le caramelle preferite dai politici sono quelle al burro di arachidi, chi ha confessato la sua passione per gli orsetti di gomma e chi invece per i confetti alla menta. Un diversivo, una piccola fonte d’energia per chi è in calo di zuccheri, o – forse – solo un po’ di dolcezza in una pagina amara per la politica americana.