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È deplorevole, agli occhi dell’UDC, che il Parlamento federale celebri oggi senza alcuno spirito critico, il 40° anniversario della ratifica della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Questa celebrazione è particolarmente marcata da un discorso del presidente della Corte europea dei diritti dell’uomo. Al momento della sua firma, questa convenzione rifletteva in larga misura la tradizione giuridica della Svizzera in termini di diritti dell’uomo, per cui non fu contestata. Ma durante i passati 40 anni, questo testo è stato costantemente sviluppato e, soprattutto, politicizzato dalla prassi e dalla giurisprudenza dei giudici di Strasburgo.
L’interpretazione estesa della CEDU limita l’autodeterminazione della Svizzera nell’applicazione della sua Costituzione e delle sue leggi che sono il risultato di decisioni democratiche. Con il pretesto dei diritti dell’uomo, si osa addirittura vietare alla Svizzera di espellere dei criminali pericolosi verso il loro paese d’origine. I diritti democratici sono costantemente limitati dall’evoluzione di questa convenzione. Si tratta, per l’UDC, di diritti importantissimi di cui dispongono e di cui devono poter fare uso le Svizzere e gli Svizzeri. Oggi, il Parlamento festeggia proprio questa discutibile evoluzione. L’UDC sottoporrà prossimamente alla Cancelleria federale per un esame preliminare un’iniziativa popolare esigente che il diritto svizzero primeggi sulla giurisprudenza di giudici stranieri.
Decidere sulle proprie leggi
Non è tollerabile che la Svizzera deleghi a delle organizzazioni e tribunali stranieri la domanda a sapere quale diritto sia applicabile sul suo territorio. L’evoluzione autocratica – il termine ufficiale e mitigato è “dinamica” – della Convenzione europea dei diritti dell’uomo da parte della Corte portante lo stesso nome, deve perciò essere rimessa seriamente in questione. L’interpretazione di questa convenzione non sottostà ad alcun controllo democratico, bensì è il risultato di una politicizzazione modernista dei tribunali e dei regimi legali, volta a un egualitarismo primario sotto il pretesto dei diritti dell’uomo. Bisogna assolutamente che la Svizzera riprenda il suo margine di manovra, affinché possa salvaguardare la sua democrazia diretta e la sua autodeterminazione. Ma il Consiglio federale sta già preparando altre deleghe di competenze legislative a organizzazioni e tribunali stranieri, per esempio tramite il suo progetto di accordo istituzionale con l’UE. Il servilismo della classe politica svizzera di fronte alle potenze straniere e alle organizzazioni internazionali sta diventando insopportabile. Alla fine di questo esercizio, il diritto sarà unicamente nelle mani dei politici e dei giudici. Questa élite autoproclamatasi pretende di sapere che cosa sia meglio per il popolo più del popolo stesso. L’UDC non accetta questa subdola esclusione del sovrano. Il popolo e i cantoni devono conservare il diritto all’ultima parola in questo paese. Ecco perché l’assemblea dei delegati dell’UDC ha appena deciso di lanciare un’iniziativa popolare.
Dei giudici stranieri decidono le nostre leggi
Il diritto svizzero è vieppiù influenzato da giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo, che qualificano la convenzione portante lo stesso nome come “living instrument”, ossia “strumento vivo” – un modo di dire che ne estende costantemente il campo d’applicazione e l’abuso a fini politici. La competenza del popolo e dei cantoni di decidere circa il diritto svizzero è sempre più ridotta. Un esempio: la Corte europea dei diritti dell’uomo dà più importanza al diritto alla vita di famiglia di criminali condannati che non alla sicurezza pubblica, assicurando così un diritto di soggiorno a individui che, secondo il diritto svizzero, dovrebbero essere espulsi. Ma la corte di Strasburgo riduce anche l’autodeterminazione legislativa della Svizzera in altri settori. Tutti i settori della vita – dall’assistenza al suicidio ai termini di prescrizione nelle questioni di responsabilità civile, passando dall’accesso alla procreazione assistita – sono sottoposti a un esame sotto l’aspetto dei diritti dell’uomo. Quest’ultimi prendono così la forma di un’etica globale e la corte di Strasburgo si erge a potere legislativo supremo d’Europa. Con il pretesto della prassi dei giudici di Strasburgo, delle decisioni popolari non sono più applicate, come per esempio l’iniziativa per l’espulsione degli stranieri criminali, la cui applicazione è discussa questa settimana in Consiglio degli Stati – quattro anni dopo la sua accettazione da parte del popolo! In breve, il sovrano svizzero può decidere sempre meno circa il diritto che lo concerne.
Priorità della Costituzione federale
L’iniziativa popolare “Il diritto svizzero primeggia sul diritto straniero” approvata dai delegati di UDC Svizzera mira aa impedire l’indebolimento e il minamento dei diritti democratici. Non deve più essere possibile impedire l’applicazione e la messa in atto di norme costituzionali con il pretesto del diritto internazionale. Se un trattato internazionale è in contrasto con la Costituzione, deve essere rinegoziato o, se ciò non è possibile, disdetto. Va da sé che nuovi trattati internazionali contrari alla Costituzione non devono essere firmati. Solo il diritto internazionale cogente deve avere il primato sul diritto costituzionale – come d’altronde è già stabilito oggi nella Costituzione federale.
In occasione della celebrazione organizzata oggi presso il Parlamento federale, l’UDC avrebbe auspicato almeno un approccio critico all’evoluzione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, alla sua interpretazione da parte dei giudici e alla sua politicizzazione. Sarebbe stato un modo di rispondere alle critiche vieppiù forti – non soltanto da parte dell’UDC – che l’applicazione di questa convenzione suscita. Celebrando l’evoluzione malsana della CEDU, il Parlamento incoraggia i giudici di Strasburgo nella loro interpretazione arrogante di una convenzione il cui scopo originale era peraltro encomiabile.
UDC Svizzera
Berna, 9 dicembre 2014