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Le ambasciate australiane in almeno otto paesi dell'Asia-Pacifico sono usate segretamente, all'insaputa degli stessi diplomatici, per intercettare telefonate e dati, condividendo le informazioni con la National Security Agency (Nsa), l'agenzia al centro delle rivelazioni del suo ex analista Edward Snowden, ora in esilio in Russia. Lo conferma un ex funzionario dell'intelligence militare australiana, come riferisce oggi in prima pagina il Sydney Morning Herald.
L'esistenza del programma di raccolta di dati altamente sensibili, condotta da impianti in ambasciate e consolati Usa e in missioni diplomatiche degli altri quattro partner di un accordo di scambio di intelligence con Australia, Regno Unito, Nuova Zelanda e Canada, era stata rivelata da un documento segreto fatto trapelare da Snowden e pubblicato dal settimanale tedesco Der Spiegel.
Secondo l'ex 007, il segretissimo Australian Defence Signals Directorate opera impianti clandestini di sorveglianza nelle ambasciate di Pechino, Giacarta, Bangkok, Kuala Lumpur, Hanoi, Port Moresby in Papua Nuova Guinea e Dili a Timor est.
Il documento della Nsa fatto trapelare da Snowden precisa che il programma, chiamato in codice Stateroom, comporta l'intercettazione di traffico radio, di telecomunicazioni e internet. E specifica che i servizi australiani operano gli impianti "in sedi diplomatiche australiane". Aggiunge che gli impianti di sorveglianza sono piccoli in dimensioni e in personale. "Sono segreti e la loro vera missione non è conosciuta dalla maggioranza del personale diplomatico nelle sedi in cui sono assegnate". E sono accuratamente nascosti: "ad esempio le antenne sono talvolta celate in falsi elementi architettonici o in capanni di manutenzione sul tetto".
L'ex funzionario dei servizi australiani ha detto al quotidiano che gli impianti di intercettazione nell'ambasciata australiana a Giacarta hanno svolto un importante ruolo nel raccogliere informazioni su minacce terroristiche e contrabbando di persone.
SDA-ATS