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Niente rimborso dell’imposta straordinaria che Credit Suisse pagò all’indomani della crisi finanziaria per i pagamenti di superbonus ai suoi dipendenti in Gran Bretagna: un tribunale di Londra ha respinto la richiesta di restituzione di 239 milioni di sterline (294 milioni di franchi al cambio attuale) versati dalla grande banca. L’istituto non farà ricorso.
Al centro della vicenda – di cui ha riferito venerdì il portale elvetico Finnews – figura l’imposta speciale che il governo laburista dell’epoca impose alle aziende che pagavano gratifiche superiori a 25mila sterline (31mila franchi). Un balzello che permise allo stato di incassare 3,4 miliardi di sterline e che, secondo l’esecutivo, si giustificava per il fatto che le banche avevano goduto del sostegno dell’ente pubblico dopo la crisi finanziaria.
Credit Suisse – che a differenza di Ubs non è stata soccorsa dallo Stato, perlomeno in modo diretto – riteneva che la misura fosse arbitraria. Chiedeva quindi la restituzione di 239 milioni elargiti per i bonus versati fra dicembre 2009 e aprile 2010.
Contattata dall’agenzia Awp, la banca fa sapere di aver agito in tribunale – unico istituto a farlo, a quanto pare – per salvaguardare importanti principi giuridici. Il verdetto della giustizia viene ora però accettato e il caso è quindi chiuso.