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Iniziativa burqa: il popolo sconfessa il Governo e dice «sì» al 51,2%
Su suolo pubblico il volto non va celato, non lo devono fare né gli hooligan né le donne che, indossando burqa o niqab, aderiscono a una forma rigorosa dell'Islam: così ha deciso (al 51,2%) il popolo svizzero, che è tornato ad accogliere - per la prima volta dal 2014 - un'iniziativa per la modifica della Costituzione.
Risulta ancora una volta sconfessata l'élite politica, come successo oltre un decennio fa nel voto sui minareti.
I sondaggi della vigilia avevano segnalato un sostegno della maggioranza della popolazione per il testo, ma la simpatia era però andata costantemente scemando con l'avvicinarsi del voto. Questo sulla scia anche del deciso intervento di numerose esponenti di sinistra, che si sono battute per l'autodeterminazione delle donne e contro una proposta che nasceva dagli ambienti della destra conservatrice.
Dagli stessi ranghi progressisti non sono comunque mancate nemmeno voci di tenore opposto e pure fra i musulmani vi è stato chi ha invitato a sostenere il sì. Oggi il risultato non è comunque praticamente mai stato in bilico: l'esito finale, seppur non ampio, è apparso chiaro sin dall'affluire dei primi risultati finali dei cantoni.
A far la differenza poco più di 67'000 schede
A conti fatti l'iniziativa "sì al divieto di dissimulare il proprio viso" è stata approvata da 1'426'992 persone, mentre i contrari sono stati 1'359'621: hanno fatto la differenza poco più di 67'000 schede. A livello di cantoni la partita è finita in modo molto più netto: 20 a 6. La partecipazione si è attestata al 50,8%.
L'approvazione di un'iniziativa popolare è peraltro già di per sé una notizia: solo 23 ne sono state accolte nei 130 anni di vita di questo strumento, l'ultima - quella UDC contro l'immigrazione di massa - sette anni or sono.
La geografia del voto mostra aspetti interessanti, con in particolare la Romandia - più vicina alla Francia e ai problemi di Islam radicale con cui il paese è confrontato - schierata in modo tendenziale per la proibizione: campione del sì si è così rivelato il Giura (60,7%), mentre si è smarcata Ginevra (48,7%).
Il Ticino - che con San Gallo ha già una normativa in materia - ha confermato l'orientamento espresso a livello cantonale nel 2013 e lo fatto in modo ancora più deciso: il sì ha raccolto il 60,5%. Otto anni fa l'analogo divieto cantonale, che ha fatto da apripista nella Confederazione, era stato accolto con il 54,4%.
Sul fronte dei contrari sono rimasti solo Basilea Città (sì al 40,6%), Zurigo (45,2%), Appenzello Esterno (49,1%), la già citata Ginevra, Berna (49,6%) e i Grigioni (pure 49,6%).
Divieto anche in altri cinque paesi europeo
La Svizzera non si muove peraltro da cavaliere solitario: anche altri cinque paesi europei: Francia, Belgio, Austria, Bulgaria e Danimarca - hanno vietato l'uso di burqa e niqab, considerato un simbolo dell'islam politico e della sua volontà di proselitismo, nonché l'espressione di un'inaccettabile sottomissione della donna.
Per il governo e il parlamento il testo era invece eccessivo. Il velo integrale viene infatti considerato un fenomeno marginale in Svizzera, dove le donne che portano il niqab in pubblico sono molto spesso turiste dei paesi del Golfo.
Per contrastare l'iniziativa esecutivo e parlamento avevano adottato un controprogetto indiretto volto a introdurre l'obbligo di mostrare il proprio viso ai rappresentanti delle autorità, per essere identificati. Una proposta che sarebbe entrata in vigore solo se l'iniziativa sarebbe stata bocciata e che non è bastata a fugare i timori degli svizzeri contro un Islam considerato radicale.
Il popolo ha così opposto un altolà per la seconda volta: la prima era stata con il sì all'iniziativa contro i minareti, approvata con il 57,5% di sì. A lanciare entrambe le proposte è stato il comitato di Egerkingen, che ha poi ricevuto il sostegno dell'UDC e di partiti minori. I grandi partiti erano contrari.
Iniziativa depositata nel 2017
Depositata nel 2017, l'iniziativa approvata oggi è peraltro anche rivolta esplicitamente contro l'occultamento del viso in ambiti non religiosi, come durante le manifestazioni politiche o sportive: non sono infatti mancati in passato eccessi di ultrà. Una proibizione in queste situazioni era già prevista da 15 cantoni.
Va anche segnalato il paradosso che la votazione si è svolta in piena pandemia da coronavirus, con l'obbligo di indossare mascherine nei luoghi chiusi: un'eccezione sanitaria peraltro prevista dal testo in votazione, come lo è anche quella delle maschere di carnevale.