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Gli uomini possono, le donne no
Quante volte abbiamo potuto vedere un campione del tennis – da Federer a Djokovic, Nadal o Wawrinka e molti, molti altri – cambiare la propria maglia, metterne una nuova, bere e mangiare un boccone e all’indicazione dell’arbitro altarsi e riprendere il gioco? È mai capitato che l’arbitro abbia inflitto un avvertimento, un ammonimento a un giocatore per il semplice fatto di aver cambiato maglia davanti al pubblico e alle telecamere? No, mai. Non è mai successo. Pettorali, spalle, schiena o pancia nudi non hanno fatto sobbalzare nessuno, tantomeno l’arbitro. Non infrangono una regola, cambiano la maglia perché inzuppata dal sudore o perché è sporca di terra e riprendono il gioco.
La tennista Alizé Cornet, invece, lo scorso 28 agosto è stata richiamata dall’arbitro durante una partita del primo turno degli US Open perché ha tolto la maglia sulla pista. Durante la pausa concessa alle giocatrici a causa dell’intenso caldo di New York, Alizé Cornet aveva cambiato la propria maglia negli spogliatoi, mettendone una nuova e pulita al rovescio.
Avvertimento ingiusto
Ritornata in pista, prima di riprendere il gioco, se n’è accorta. È andata a fondo pista, ha volto le spalle alla telecamera, ha rapidamente tolto la maglia e l’ha rimessa. L’arbitro l’ha richiamata. In causa il non rispetto di una regola che obbliga le giocatrici a cambiarsi negli spogliatoi o nel modo più riservato possibile. Una norma che non esiste per gli uomini. E dire che Alizé Cornet è andata a fondo pista, s’è girata, è stata rapida e ha lasciato trasparire solo per un istante un top scuro, un reggiseno per lo sport, che portava sotto la maglia. Ma anche se così non fosse stato, e se l’avesse cambiata come fanno gli uomini, appare evidente una disuguaglianza di trattamento per le giocatrici, rispetto ai colleghi che possono tranquillamente cambiarsi sullo spazio della pista previsto per la pausa tra i giochi. La notizia è stata ripresa immediatamente a livello mondiale, costringendo gli organizzatori del torneo statunitense a scusarsi per l’intervento dell’arbitro. D’ora in poi sarà previsto uno spazio vicino alla pista in cui le giocatrici potranno cambiarsi. Se da un lato la reazione degli organizzatori degli US Open è stata pronta, dall’altro è evidente che persista una disuguaglianza di trattamento delle giocatrici rispetto ai loro colleghi. Un fatto che simbolizza la disuguaglianza tra donne e uomini ancora persistente, anche nello sport, contro cui è necessario lottare al fine di ottenere la parità.
Tanta strada da fare
Un fatto che giunge a pochi giorni dalla critica del presidente della Federazione francese di tennis Bernard Guidicelli, il quale ha duramente criticato la tenuta di Serena Williams al torneo di Rolland Garros, una tuta nera con una cintura rossa, affermando che d’ora in poi non verrà più tollerata in Francia. Una presa di posizione contro la quale più giocatori e giocatrici si sono opposti, affermando che secondo loro le giocatrici devono potersi vestire come vogliono. Da un lato, il tennis vuole conservare tradizioni e prerogative proprie, dall’altro però in materia d’uguaglianza non è accettabile che vengano perpetrate misure, norme e tradizioni sessiste.
Questi fatti ricordano la polemica nata ormai parecchi anni fa, quando Martina Navratilova decise di giocare con dei pantaloncini invece di portare la gonna prevista per le donne. Da allora, purtroppo, in questo senso non c’è stato un gran progresso. In materia di parità, quindi, anche per quanto riguarda lo sporto c’è ancora tanta, tanta strada da fare.