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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale è preoccupato per la situazione nella regione dei Grandi Laghi, che comporta gravi conseguenze umanitarie, politiche, economiche, sociali e ambientali. I Paesi interessati non possono risolvere da soli i problemi esistenti, segnatamente quello della sicurezza, che riveste capitale importanza per la stabilità e lo sviluppo della regione. Un piano d'intervento regionale della Svizzera concepito sul lungo periodo e concordato con gli altri partner multilaterali e bilaterali rappresenta l'unico strumento efficace per promuovere la pace e la stabilità nei Grandi Laghi.</p><p>1. Rafforzare il sostegno della Confederazione alla stabilizzazione e alla ricostruzione nella regione dei Grandi Laghi</p><p>Dal 1998 la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del DFAE svolge nella regione un programma speciale di cooperazione con un budget annuale di 5 milioni di franchi. L'aiuto umanitario della DSC lavora da dieci anni nella regione dei Grandi Laghi: opera nella Repubblica democratica del Congo, in Burundi, in Uganda e nei campi profughi della Tanzania. A tal fine dispone di un budget annuale di 15 milioni di franchi. Negli ultimi anni la Direzione politica del DFAE ha fornito un sostegno determinante al processo di pace in Burundi (accordo di Arusha nell'agosto 2002) e nella Repubblica democratica del Congo (accordo di Sun City nel dicembre 2002).</p><p>Il Consiglio federale ritiene che l'aiuto allo sviluppo sia divenuto una vera e propria urgenza per la regione, poiché può contribuire efficacemente a stabilizzare il contesto sociale in cui si svolge il processo di transizione e a consolidare il processo di pace.</p><p>Di conseguenza, dal 2005 il programma di cooperazione della DSC, attualmente concentrato sul Ruanda, sarà progressivamente esteso al Burundi e alla Repubblica democratica del Congo (RDC) seguendo tre linee prioritarie: a) assistenza sanitaria di base, b) democratizzazione e governanza, c) promozione del dialogo regionale. Il budget destinato al Ruanda (5 milioni di franchi l'anno) non subirà modifiche. I budget stanziati per il Burundi e l'est della RDC saranno progressivamente aumentati allo stesso livello in funzione delle capacità di attuazione della DSC e dell'evoluzione della situazione per quanto concerne la sicurezza nella regione. Da parte sua, il Seco sostiene le riforme economiche intraprese in Tanzania al fine di stabilire condizioni quadro favorevoli per una maggiore crescita economica e uno sviluppo sostenibile. Sostiene inoltre l'attuazione della strategia nazionale per la riduzione della povertà.</p><p>2. Rafforzare le misure volte a lottare contro lo sfruttamento illegale delle risorse naturali</p><p>L'impegno della Svizzera nel processo di Kimberley, volto a impedire (mediante un accordo internazionale) la commercializzazione dei diamanti ottenuti da bande criminali con l'uso della violenza, va nella direzione auspicata dalla mozione. Il Consiglio federale ritiene che la responsabilità principale in materia di pace e sicurezza incomba ai singoli Stati ma che una vera e propria prevenzione dei conflitti debba includere tutti gli interessati.</p><p>Per quanto concerne l'estrazione abusiva di materie prime nella RDC, la Svizzera adotterà le misure seguenti: a) esaminerà approfonditamente le conclusioni del rapporto (ottobre 2003) elaborato dal gruppo peritale istituito dal Consiglio di sicurezza; b) analizzerà le misure prese o previste nel nostro Paese riguardo a persone giuridiche o fisiche svizzere implicate in questo sfruttamento; c) si informerà presso le Nazioni Unite a New York sui provvedimenti adottati dal Consiglio di sicurezza in base alle conclusioni del rapporto del gruppo peritale, segnatamente in base ai capitoli concernenti l'implicazione di organizzazioni ugandesi e ruandesi, dichiarati confidenziali su domanda di diversi membri del Consiglio; d) esaminerà in che modo la Svizzera possa contribuire con gli strumenti a sua disposizione (diplomazia, politica di pace, cooperazione tecnica) all'elaborazione di norme che tutelino gli interessi della popolazione locale e ne facciano la principale beneficiaria dell'estrazione delle materie prime.</p><p>Più in generale occorre rilevare che la comunità internazionale non dispone di punti di rife-rimento chiari per differenziare con sicurezza in situazioni di conflitto le attività economi-che lecite da quelle illecite. La Svizzera è disposta a impegnarsi, insieme ad altri Stati e at-tori interessati, per analizzare la possibilità di sviluppare processi simili a quello di Kim-berley per altre materie prime che sono all'origine di conflitti armati o che ne ritardano la conclusione, nonché per lanciare un processo volto a proporre un insieme di regole chiare per gli attori economici operanti nelle zone di conflitto.</p><p>3. Fornire sostegno diplomatico per le iniziative di pace nella regione</p><p>La Svizzera ha fornito un prezioso contributo quale mediatore nei diversi processi di pace intrapresi nella regione (accordi di Arusha in Burundi, dialogo intercongolese nella RDC) e continua a sostenere il processo di transizione avviato in questi due Paesi, che prevedono l'indizione di elezioni democratiche nel 2005.</p><p>La Svizzera sostiene le elezioni burundesi e prevede di inviare nella RDC osservatori elettorali che saranno impiegati nell'ambito di una missione internazionale. Quale membro del gruppo degli amici dei Grandi Laghi (groupe des amis des Grands Lacs), sostiene inoltre la Conferenza internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi. Il primo vertice dei capi di Stato della regione si è svolto il 19 novembre 2004 a Dar es Salaam. La Svizzera intende continuare a fornire il proprio appoggio.</p><p>Tenuto conto delle numerose attività svolte dalla Svizzera nella regione dei Grandi Laghi e del previsto rafforzamento dell'impegno svizzero, il Consiglio federale ritiene che non sia per il momento necessario intraprendere ulteriori azioni.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.