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La pandemia causata dal Covid-19 ha provocato un aumento della disoccupazione nel mondo, colpendo in modo particolare i lavoratori più giovani e costringendo uno su sei tra chi ha meno di 29 anni ad abbandonare l'impiego.
Lo denuncia l'Onu citando uno studio dell'Ilo, l'Organizzazione internazionale del lavoro, parlando di una vera e propria ''generazione lockdown'' e sottolineando come la crisi abbia colpito in modo sproporzionato i giovani, le loro opportunità di lavoro e di fare carriera.
Anche prima della crisi, il tasso di disoccupazione giovanile era al 13,6% nel 2019, molto più alto di qualsiasi altra categoria sociale, con circa 267 milioni di giovani né impiegati nel mondo del lavoro, né in quello dell'istruzione o dei corsi professionali. Secondo lo studio dell'Ilo, la crisi causata dal coronavirus cancellerà 305 milioni di posti di lavoro. I più colpiti, appunto, i giovani, con ''un notevole aumento'' nella disoccupazione giovanile a partire da febbraio.
Il rapporto dell'Ilo spiega che i giovani hanno subito un ''triplo shock" dalla crisi causata dal Covid-19 e che ha eliminato non solo posti di lavoro, ma anche ridotto l'istruzione e i corsi professionali, rendendo per loro più difficile poter rientrare nel mercato del lavoro o cambiare impiego. Quasi la metà degli studenti ritiene che il loro percorso di istruzione verrà rallentato, mentre il 10 per cento pensa che non riuscirà a completare l'addestramento professionale. Inoltre il 60 per cento delle giovani donne e il 53 per cento dei giovani uomini interpellati dall'Ilo ritengono che le loro prospettive di carriera ''sono a rischio''.
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