Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01213.jsonl.gz/458

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
L'oppressione esercitata contro una donna musulmana dal marito può giustificare in alcuni casi il diritto a rimanere in Svizzera dopo la separazione. Il Tribunale federale (TF) ha chiesto quindi alla giustizia sangallese di rivedere la richiesta di una kosovara in questo senso.
Nel 2008 la donna aveva sposato un serbo di confessione musulmana residente in Svizzera. Un anno e mezzo dopo, quando i coniugi si sono separati, le autorità sangallesi hanno negato alla moglie l'autorizzazione di soggiorno. Hanno motivato il rifiuto affermando che il diritto a rimanere in Svizzera è molto restrittivo e si applica generalmente alla donne che hanno subito violenza fisica.
Il TF ha però annullato la decisione sottolineando che anche la violenza psichica può giustificare il prolungamento di un'autorizzazione di soggiorno. La donna afferma di essere stata trattata come una schiava. Era rinchiusa in casa e non ha potuto frequentare corsi di lingua o di integrazione o esercitare un'attività lucrativa.
(sentenza 2C_821/2011 del 22 giugno)
SDA-ATS