Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01163.jsonl.gz/204

La marca di biciclette BMC è cambiata molto dalla sua creazione nel 1986. Per il suo CEO, Thomas Binggeli, la capacità di adattamento costituisce un fattore essenziale di riuscita in un mercato in costante evoluzione.
È come subappaltatrice che l'impresa di Soletta BMC comincia la propria attività nel 1986. All'epoca assemblava le biciclette di una grande marca americana, Raleigh. Dieci anni dopo, il suo nuovo proprietario Andy Rihs decide di lanciare la sua marca di mountain bike. Riesce a posizionare BMC sul mercato del ciclismo, facendo leva sulla qualità di fabbricazione delle biciclette e la tecnologia di precisione svizzera. Nel 2011, l'impresa con circa 250 dipendenti prende una nuova strada. BMC e Stromer, una marca svizzera di cicli elettrici, si uniscono sotto la stessa holding. Thomas Binggeli, proprietario di Stromer, prende quindi il comando di BMC.
Come si contraddistinguono le vostre biciclette rispetto a quelle dei concorrenti?
Thomas Binggeli: Dall'inizio del 2000, BMC si è posizionata come marca dalle radici svizzere, molto orientata verso l'ingegneria ed il design. Le nostre bici possiedono una struttura molto particolare, ben riconoscibile, con dei materiali specifici. Molto presto la marca si è forgiata un'identità propria, che riflette la passione che anima le persone che vi lavorano.
Perché la vostra marca precedente, Stromer, si è fusa con BMC?
Binggeli: Abbiamo proceduto con la fusione perché desideravamo diventare più internazionali. Dovremo anche poter raggiungere un pubblico ben più vasto rispetto a quello a cui puntavano le due marche separate. Inoltre, abbiamo potuto alleare le nostre forze nel settore della ricerca e dello sviluppo, sia per la produzione che per la distribuzione dei nostri prodotti.
Come si posiziona la vostra impresa sul mercato svizzero?
Binggeli: Circa 320'000 bici sono vendute ogni anno in Svizzera, una cifra non trascurabile. Noi fabbrichiamo e vendiamo 25'000 di queste. Questo ci pone tra i tre più grandi attori del mercato svizzero. Sul piano internazionale, non rappresentiamo ancora gran che per il momento, anche se esportiamo il 60% della nostra produzione. A lungo termine, desideriamo risalire nella classifica degli esportatori, cosa che dovrebbe essere facilitata dalla nostra recente fusione. Questo aspetto delle nostre attività sarà certamente chiamato a svilupparsi.
Le vostre attività hanno risentito dell'impatto del franco forte?
Binggeli: Saldiamo tutte le nostre spese in franchi svizzeri. In queste condizioni, risentiamo evidentemente degli effetti del franco forte ma, per il momento, siamo riusciti a compensare gli effetti. Per questo, abbiamo puntato soprattutto su una migliore efficienza della produzione e non abbiamo ancora avuto bisogno di elaborare delle soluzioni più radicali.
Avete notato dei cambiamenti nel vostro settore di attività negli ultimi anni?
Binngeli: Evolviamo in un settore in continua mutazione. Innanzitutto, non si abborda più la bici nello stesso modo in cui lo si faceva qualche anno fa. Ormai si tratta di oggetti high-tech; le bici sono fabbricate in metalli speciali come il carbone. Sono divenute estremamente leggere e hanno subito innumerevoli miglioramenti rispetto ai modelli che pesavano ancora più di venti chili all'epoca. Senza contare l'arrivo sul mercato delle bici elettriche, bardate di sistemi elettronici.
Inoltre, la bici è diventata un prodotto "lifestyle", che simboleggia un certo stile di vita. Molte persone hanno scelto di abbandonare l'auto e sostituirla con la bici. Vi investono quindi più soldi, in quanto non è più considerata soltanto un hobby, ma piuttosto un mezzo di trasporto vero e proprio.
Nei negozi, il comportamento del consumatore è cambiato. Non cerca più soltanto una mountain bike per uscire in montagna il fine settimana, ma una bici che utilizzerà ogni giorno, in ambienti diversi. La sfida per imprese come la nostra consiste nell'adattarsi a queste nuove richieste e a non restare rinchiusi in un solo tipo di produzione.
Quali canali di distribuzione utilizzate?
Binggeli: Tentiamo di variare le nostre strategie di vendita. Al momento, la maggior parte delle nostre vendite si fa in negozio. Possediamo le nostre insegne e, oltre a questo, lavoriamo con dei rivenditori. Per ora stiamo riflettendo sul miglior modo per sviluppare la vendita su internet. Si tratta di un metodo che non può essere ignorato oggigiorno, ma non vogliamo lanciarci in maniera precipitosa. Infine, la maggior progressione di vendita in questi ultimi anni risiede senza dubbio nei contratti denominati "B2B", un'espressione che significa che vendiamo direttamente a delle imprese una grande quantità di prodotti. In effetti, visto il successo crescente di questo modo di spostarsi, molte ditte desiderano dotarsi di biciclette per incoraggiare i loro dipendenti a spostarsi con questo mezzo. Abbiamo puntato molto su questo mercato, che si è rivelato estremamente produttivo.
Quale consiglio darebbe ad un giovane imprenditore?
Binggeli: La cosa più importante è di credere nella propria idea e di lottare per portarla a compimento. Quando si è determinati, si può andare lontano. Il mio secondo consiglio sarebbe di ascoltare le persone che hanno più esperienza e di non esitare a porre loro domande. Spesso, le prove che dobbiamo superare sono già state superate da altri. Non vi è ragione di privarsi dei loro consigli.