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"Ogni proposta che porti all'introduzione di quote obbligatorie e permanenti su misure di solidarietà sarebbe inaccettabile" per diversi paesi dell'Est europeo.
È quanto si legge nel comunicato congiunto siglato dai quattro governi di Ungheria, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca, il cosiddetto gruppo di Visegrad, al termine della Conferenza di Praga.
Nel comunicato, il gruppo di Visegrad chiede che la politica europea sull'immigrazione preveda l'"adempimento rigoroso degli obblighi di legge da parte di tutti gli Stati membri", soprattutto per quanto riguarda "il regolamento di Dublino e un sistema efficace di registrazione e di rimpatri".
Secondo Ungheria, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca, la politica migratoria europea deve "difendere la natura volontaria di ogni tipo di misura a favore della solidarietà", e il principio che "ogni singolo Stato membro possa mettere in campo, sulla base della propria esperienza, le pratiche migliori e le risorse disponibili".
L'Unione europea - si legge nel comunicato finale della conferenza - deve avere come priorità assoluta l'implementazione di punti di registrazione e screening (hotspot) in modo da garantire rapida attuazione delle ricollocazioni. Inoltre si chiede di creare strutture simili anche nei Paesi di transito più colpiti dai flussi migratori, fuori dall'Unione europea, lungo i Balcani occidentali.
D'altro canto l'Unione europea dovrebbe rafforzare i propri sforzi diplomatici con l'obbiettivo di stabilizzare i Paesi d'origine e le aree calde come la Libia, la Siria e il Medio Oriente. Per fare ciò l'UE deve agire nell'ambito dell'Onu, coinvolgendo anche tutti i maggiori attori globali, inclusi gli Stati Uniti e la Federazione Russa, affermano i quattro Paesi del gruppo di Visegrad.