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BERNA - La Svizzera verserà il secondo miliardo di coesione solo se l'Ue rinuncerà ad attuare misure discriminatorie nei suoi confronti, come ad esempio la fine dell'equivalenza borsistica decretata il primo luglio.
Lo ha stabilito oggi il Consiglio nazionale che ha eliminato le ultime divergenze con gli Stati su questo dossier. Concretamente, la Camera del popolo ha rinunciato a raddoppiare il credito quadro per provvedimenti nell'ambito della migrazione a scapito di progetti relativi all'attenuazione delle disparità economiche e sociali.
Il contributo di coesione, diluito su dieci anni, prevede 1,047 miliardi destinati alla riduzione delle disparità economiche e sociali nell'Europa allargata e 190 milioni per il finanziamento delle misure migratorie di quegli Stati, coma la Grecia e l'Italia, alle prese con questo fenomeno. Il Nazionale voleva raddoppiare a 380 milioni quest'ultima somma, riducendo nel contempo il finanziamento ai Paesi dell'Est. Il Consiglio degli Stati si era però opposto.
Oltre a ciò, il Nazionale ha respinto una proposta di minoranza difesa in particolare dalla sinistra che voleva legare il miliardo di coesione al programma Erasmus+ riguardante la mobilità degli studenti nell'area Ue.
Secondo la maggioranza, la volontà del Parlamento di associare la Svizzera ai programmi dell'Unione in materia di educazione, formazione, ricerca e cultura è già stata comunicata al Consiglio federale. No quindi a vincolare il contributo elvetico ad altri dossier tematicamente disgiunti.
Le due Camere erano già d'accordo sull'aspetto essenziale del dossier. La Svizzera deve versare il secondo miliardo solo se l'Ue rinuncia ad attuare misure discriminatorie nei suoi confronti, come ad esempio la fine dell'equivalenza borsistica decretata il primo luglio dall'Unione.
Il dossier va in votazione finale.