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La Terra dal 22 agosto è in riserva, l'essere umano ha infatti consumato tutte le risorse biologiche che gli ecosistemi naturali del pianeta possono rinnovare nel corso dell'intero anno.
Questo giorno particolare è denominato Earth Overshoot Day, il giorno del sovrasfruttamento terrestre.
Quest'anno la data fatidica è arrivata in ritardo di tre settimane rispetto al 2019. Un ritardo dovuto alla pandemia di Covid-19, che ha messo freno ai consumi e all'inquinamento.
A calcolare la data è il Global Footprint Network, l'organizzazione di ricerca internazionale che tiene la contabilità dello sfruttamento delle risorse naturali, cioè dell'impronta ecologica. Il coronavirus che ha chiuso gli uffici e i negozi, azzerato gli spostamenti e il turismo mettendo in ginocchio l'economia, ha anche ridotto del 9,3%, rispetto all'anno scorso, l'impronta ecologica dell'umanità.
A incidere è soprattutto il calo dell'impronta dovuta alle emissioni di carbonio (14,5%), grazie alla flessione dei consumi energetici, e di quella legata al consumo di prodotti forestali (-8,4%), per via della contrazione della raccolta di legname, di cui c'è una minore domanda.
La riduzione inattesa dell'impronta ecologica "non deve essere interpretata come un'inversione di tendenza intenzionale, necessaria a raggiungere sia l'equilibrio ecologico sia il benessere delle popolazioni, due componenti inestricabili dello sviluppo sostenibile", sottolinea il Global Footprint Network.
L'umanità, infatti, utilizza attualmente il 60% in più di quanto si possa rinnovare. In pratica è come se si consumassero le risorse di 1,6 pianeti Terra.