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Domande e risposte
L’iniziativa contro l’allevamento intensivo chiede che venga posto un termine alla produzione zootecnica industriale in Svizzera. Ciò sembra semplice ma lascia alcuni interrogativi irrisolti. Qui troverete le risposte alle domande più frequenti circa la nostra iniziativa, ad esempio «Che cosa intendete per allevamento intensivo?», «Chi sta dietro questa iniziativa?» e «A che punto del processo politico si trova l’iniziativa?».
Domande circa l’iniziativa
Che cosa richiede l’iniziativa contro l’allevamento intensivo?
- La dignità dell’animale, fissata nella Costituzione, va finalmente rispettata in seno alle detenzioni di animali da reddito a scopo agricolo. L’iniziativa chiede quindi la fine dell’allevamento intensivo in Svizzera.
- Concretamente l’iniziativa chiede una detenzione e un trattamento rispettosi degli animali, l’uscita all’aperto, metodi di macellazione che abbiano riguardo degli animali e una regolamentazione chiara circa le dimensioni dei gruppi da detenere, a seconda delle stabulazioni.
Che cosa intendete per «allevamento intensivo»?
- Il concetto di «allevamento intensivo» indica la detenzione animale tecnicizzata in grandi aziende, per ottenere la maggior quantità possibile di prodotti animali. In queste situazioni il benessere degli animali è sistematicamente negletto.
- In Svizzera si possono detenere fino a 27 000 animali in una stalla industriale. 27 000 individui sono senza dubbio una «massa». Molti animali vivono in stalle strette e scarse e non possono mai o quasi mai uscire all’aperto.
Chi sta dietro l’iniziativa contro l’allevamento intensivo?
L’iniziativa è stata lanciata nel giugno 2018 dall’associazione Sentience. Oltre a Sentience fanno parte dei promotori dell’iniziativa la Fondazione Franz Weber, Vier Pfoten e Greenpeace.
A che punto del processo politico si trova l’iniziativa?
- La fase di raccolta delle firme è terminata e l’iniziativa è stata ufficialmente dichiarata valida nell’ottobre 2019. In seguito è stata discussa in Consiglio nazionale durante la sessione invernale.
- Nel marzo 2022 il Consiglio degli Stati si è espresso a sua volta riguardo all’iniziativa.
- La votazione popolare avverrà probabilmente nell’autunno 2022.
Quali saranno i cambiamenti concreti per gli animali?
- Pollame: 93 % dei polli da ingrasso tirano a campare in pollai che non gli consentono neppure di vedere il cielo. In tali aziende vengono detenuti fino a 27 000 individui. In futuro il pollame dovrà vivere in piccoli gruppi e avere la possibilità di uscire all’aperto.
- Suini: solo il 50 % dei maiali svizzeri possono uscire. Dieci maiali condividono una superficie pari a un posteggio per una vettura. In futuro potranno uscire all’aperto e avranno spazio sufficiente nel porcile.
- Bovini: i manzi sono detenuti in mandrie troppo grandi. Perciò è difficile prenderne cura e si trasmettono facilmente le malattie. Grazie all’iniziativa avranno tutti spazio e cure sufficienti.
Perché si parla di un «diritto» degli animali?
Gli animali non sono oggetti; meritano particolare attenzione per la loro dignità e la capacità di sopportare il dolore. L’iniziativa non chiede perciò un divieto nel senso classico del termine, ma il diritto di non subire aggravio in seno alla detenzione.
La Svizzera rimarrà un paese di pascoli e di agricoltori e agricoltrici?
- Sì. L’iniziativa offre ai contadini che lavorano la terra l’opportunità di esistere sul mercato e di commercializzare a prezzi equi, poiché le aziende industriali dovranno ridurre i loro enormi effettivi.
- L’immagine che ci si fa dell’agricoltura svizzera consiste in mucche al pascolo e galline razzolanti. L’iniziativa rafforzerà le aziende che corrispondono a tale immagine.
Quale sarà l’effetto dell’iniziativa sulle piccole aziende contadine e le aziende alpestri?
L’iniziativa non concerne le piccole aziende contadine e le aziende alpestri, poiché non praticano l’allevamento intensivo. Concerne le grandi aziende di tipo industriale.
Quante aziende concernerà l’iniziativa?
- Secondo l’analisi d’impatto della regolamentazione del Consiglio federale i nuovi effettivi massimi riguarderà circa 3 000 aziende. Si tratta del 5 % delle aziende che si dedicano alla produzione animale.
- Le aziende toccate dall’iniziativa andranno ristrutturate. Affinché abbiano abbastanza tempo per farlo verrà accordato una scadenza transitoria di 25 anni al massimo. Ciò corrisponde al cambio generazionale.
Che cosa succederà con i prodotti importati da allevamenti intensivi all’estero?
L’iniziativa esige che i prodotti importati corrispondano agli standard svizzeri. Ciò tutela tanto gli animali quanto l’agricoltura dal dumping dovuto a merci importate a prezzi stracciati, prodotte infliggendo sofferenze agli animali.
Perché è previsto un periodo transitorio di 25 anni? Non è troppo lungo?
- Il periodo transitorio di 25 anni al massimo, corrispondente a un cambio generazionale nell’agricoltura, assicura che le famiglie contadine possano ammortizzare gli investimenti.
- Quando l’iniziativa sarà accettata il Parlamento dovrà tradurre l’articolo costituzionale in testo legale entro un breve termine. I nuovi progetti dovranno corrispondere quanto prima alle richieste dell’iniziativa.
Perché l’iniziativa si riferisce alle direttive bio?
- Le disposizioni transitorie dell’iniziativa esigono che il Parlamento, quando dovrà legiferare, si calchi almeno sulle direttive di Bio Suisse (stato 2018) per quanto riguarda il benessere degli animali.
- Tale disposizione transitoria garantisce che il Parlamento non edulcori le nostre esigenze al momento di elaborare i necessari adattamenti legali.
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