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L'ex presidente della repubblica francese, Nicolas Sarkozy, ha denunciato lunedì - alla ripresa del processo nei suo confronti per corruzione - una serie di "infamie" che lo perseguiterebbero da sei anni, affermando di "non riconoscerne nessuna". L'udienza era stata interrotta la scorsa settimana per un'indisposizione di Gilbert Azibert, l'ex magistrato anch'egli imputato, che Sarkozy avrebbe tentato di corrompere.
Il caso è legato a quello delle tangenti libiche per la campagna presidenziale del 2007. Sarkozy è sospettato di aver tentato, insieme con il suo avvocato Thierry Herzog, di corrompere Azibert, allora giudice di Cassazione. Quando i giudici misero sotto controllo il cellulare dell'ex presidente nel 2013 per indagare sul presunto denaro arrivato da Tripoli, scoprirono che Sarkozy utilizzava una linea segreta sotto il nome di Paul Bismuth per comunicare con il suo legale.
L'accusa ritiene che alcune conversazioni intercettate abbiano rivelato l'esistenza di un "patto" di corruzione: Sarkozy, attraverso Herzog, avrebbe dato "una mano" ad Azibert per ottenere un incarico nel principato di Monaco a cui ambiva (e che non ha mai ottenuto). In cambio, Azibert avrebbe fornito informazioni coperte dal segreto su una procedura avviata nei confronti dell'ex capo dello Stato davanti alla Corte di Cassazione a margine di un altro scandalo, quello Bettencourt, dal nome dell'erede L'Oréal.
Ritiratosi dalla politica attiva dopo la sconfitta alle primarie della destra a fine 2016, Sarkozy rischia fino a 10 anni di carcere e una multa di un milione di euro. Prima di lui, solo il suo predecessore Jacques Chirac fu messo sotto accusa e condannato nel 2011. In quel caso però non si trattava di un presunto caso di corruzione ma dello scandalo dei falsi impieghi al Municipio di Parigi.