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Stando al difensore, il cliente si sarebbe però «comportato correttamente sia dal punto di vista legale che professionale».
BERNA - Avrebbe causato seri problemi fisici a diversi pazienti, impiantando loro dischi intervertebrali artificiali carenti. È l'accusa del Ministero pubblico bernese nei confronti di un chirurgo: dovrà rispondere del reato di lesioni personali gravi.
L'accusa è stata riportata oggi da "Das Magazin", supplemento settimanale dei giornali svizzero tedeschi del gruppo Tamedia. L'atto d'accusa è stato consultato anche da Keystone-ATS.
Il caso è stato reso pubblico già nel 2018, grazie al lavoro di un team d'inchiesta internazionale al quale ha contribuito Tamedia. Il chirurgo bernese avrebbe partecipato allo sviluppo di un impianto di dischi intervertebrali, che avrebbe poi utilizzato in prima persona su sette pazienti fra il 2011 e il 2013.
Nel febbraio 2019, la procura cantonale ha aperto un'indagine sulla vicenda, che ora, novità odierna, finirà in tribunale, anche se non si sa ancora quando inizierà il processo. Secondo l'atto d'accusa, il professionista, con il suo operato, è direttamente responsabile dei danni alla colonna vertebrale subiti da tutti e sette i pazienti.
Contattato da "Das Magazin", l'avvocata del 75enne ha respinto ogni addebito. Stando al difensore, il suo cliente si sarebbe infatti «comportato correttamente sia dal punto di vista legale che professionale». Nel dicembre 2018, il chirurgo aveva dichiarato alla televisione SRF di non aver mai notato nulla d'insolito durante i controlli successivi all'intervento.
La protesi incriminata è stata commercializzata dall'azienda britannica Ranier, oggi fallita. Il prodotto è stato lanciato nel 2010, malgrado, sottolinea l'accusa, i test svolti sugli animali avessero già evidenziato delle lacune. Nel 2014 è poi stato ritirato dal mercato. A quanto pare, decine di pazienti in tutta Europa hanno dovuto fare i conti con gravi complicazioni legate al suo utilizzo.