Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/159397

<h2>SubmittedText<h2><p>1. Nel rapporto in esecuzione del postulato 10.3857 (FF 2013 5465), il Consiglio federale ha tracciato un bilancio molto positivo delle ripercussioni della cooperazione Schengen, in particolare dal punto di vista della politica di sicurezza. Come valuta le conseguenze della cooperazione Schengen alla luce del ripristino parziale e temporaneo, a settembre 2015, dei controlli di frontiera in Germania, Austria e Slovenia? Dove vede possibilità di ottimizzazione?</p><p>2. In che modo la cooperazione Schengen influisce sulla cooperazione transfrontaliera di polizia? Come è impostata la lotta contro la criminalità con e senza cooperazione Schengen?</p><p>3. Quanto spesso le autorità di polizia, migratorie e incaricate dei controlli alla frontiera ricorrono al sistema d'informazione Schengen (SIS)? Quali sono le esperienze maturate in materia? Quale bilancio traccia il Consiglio federale? </p><p>4. Qual è l'impatto della cooperazione Schengen sul modo di effettuare i controlli alla frontiera? Qual è il ruolo del corpo delle guardie di confine e dei corpi di polizia cantonali nei controlli attuali conformi all'accordo di Schengen? Quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi se i controlli alle frontiere dovessero essere effettuati senza cooperazione Schengen? </p><p>5. L'articolo 23 del codice frontiere Schengen permette, a determinate condizioni, di ripristinare temporaneamente i controlli sistematici alle frontiere. </p><p>a. Quali sarebbero le conseguenze per la mobilità e la fluidità del traffico ai valichi?</p><p>b. Quale impatto avrebbe una tale misura sulla politica estera?</p><p>c. Come giudica il Consiglio federale il segnale di politica estera che la Svizzera invierebbe se impiegasse l'esercito contro il rifugiati alla frontiera?</p><p>6. Con quali progetti la Svizzera contribuisce affinché i rifugiati siano accolti in maniera dignitosa alle frontiere esterne dello spazio Schengen? Quali risorse umane e finanziarie mette a disposizione a tal fine? Qual è stata l'evoluzione di tali risorse negli ultimi anni? Il Consiglio federale intende aumentarle sostanzialmente alla luce della situazione d'emergenza che prevale nei centri di identificazione e smistamento (hot spot) in particolare in Grecia, Italia e Ungheria?</p><p>7. Senza cooperazione Schengen non vi sarebbe la cooperazione Dublino. Quali sarebbero i vantaggi e gli svantaggi se la politica d'asilo svizzera dovesse fare a meno della cooperazione Dublino a causa del ripristino permanente dei controlli sistematici alla frontiera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale ritiene che nell'ambito di Schengen la cooperazione tra le autorità preposte alla sicurezza funzioni bene. I singoli Stati associati dispongono dei necessari strumenti e margini di manovra, come dimostra l'esempio di Germania, Austria e Slovenia, che hanno fondato sull'acquis di Schengen la loro decisione di settembre 2015 di ripristinare temporaneamente i controlli delle persone alle frontiere con determinati Stati Schengen. La Commissione europea ha infatti confermato, in una prima valutazione, che le misure prese per scongiurare una grave minaccia per la sicurezza interna o l'ordine pubblico erano ammissibili e adeguate alla situazione locale. Gli sviluppi eccezionali delle ultime settimane evidenziano tuttavia chiaramente che gli Stati europei non sono sufficientemente preparati all'afflusso di un numero tanto elevato di migranti nello spazio Schengen-Dublino. Occorre pertanto profondere sforzi supplementari in tutta Europa ed eventualmente effettuare degli adeguamenti per far fronte congiuntamente alla situazione attuale.</p><p>2. Nel rapporto in adempimento del postulato 10.3857, "Conseguenze dell'obbligo di conformarsi a Schengen", il Consiglio federale ha già evidenziato la grande utilità pratica della cooperazione di polizia nell'ambito di Schengen. Tale analisi resta valida. Se prima di Schengen la cooperazione transfrontaliera di polizia (p. es. nell'ambito delle osservazioni, degli inseguimenti, delle consegne sorvegliate) era limitata essenzialmente ad alcuni Stati (in particolare Germania, Austria, Liechtenstein, Francia e Italia), in seguito all'associazione ha potuto essere estesa a tutti i Paesi, e nel caso dell'Italia addirittura migliorata in maniera duratura. La partecipazione a Schengen ha, da un lato, semplificato e armonizzato le procedure nell'ambito delle scambio transfrontaliero di informazioni di polizia. Le informazioni a disposizione delle autorità di polizia di uno Stato Schengen sono rese accessibili anche alle autorità degli altri Stati. Dall'altro, l'associazione a Schengen permette alla Svizzera di approfondire la cooperazione di polizia con gli Stati UE anche in altri settori, ad esempio in quelli dello scambio di profili del DNA e delle impronte digitali (cooperazione di Prüm) e della lotta al terrorismo. Senza Schengen vi sarebbero di nuovo notevoli lacune in materia di sicurezza, poiché la Svizzera non ha stipulato trattati di cooperazione di polizia con tutti gli Stati Schengen e non potrebbe approfittare né dell'armonizzazione della cooperazione di polizia né del sistema d'informazione Schengen (SIS). Per di più attualmente lo scambio di dati di polizia all'interno dell'Europa avviene quasi esclusivamente tramite gli strumenti Schengen. Nella prassi gli altri Stati Schengen non trattano più le richieste loro giunte attraverso altri canali, come ad esempio Interpol, o lo fanno soltanto con un certo ritardo.</p><p>3. Le esperienze che le competenti autorità di polizia, migrazione e sorveglianza delle frontiere hanno maturato con il SIS sono assolutamente positive. Questo sistema è diventato uno strumento di lavoro irrinunciabile per la polizia, di cui anche le guardie di confine non possono più fare a meno. Garantisce che gli avvisi di ricerca di persone e oggetti siano disponibili entro pochi minuti presso le autorità di confine di tutti gli Stati Schengen. L'integrazione effettiva nello spazio di ricerca europeo ha reso sensibilmente più efficiente ed efficace la cooperazione di polizia nazionale e internazionale. Questa valutazione può essere suffragata da alcune cifre: la Svizzera rientra tra i Paesi che procedono a più segnalazioni nel SIS (nel 2014 risultavano quasi mezzo milione di segnalazioni svizzere nel SIS, soprattutto sui documenti rilasciati - ricerca di oggetti) e consultano maggiormente il sistema (circa il 6 per cento di tutte le consultazioni nel SIS). Queste consultazioni risultano quotidianamente in circa 38 riscontri positivi (sia ricerche svizzere all'estero sia ricerche estere in Svizzera). Nel 2014 è stato possibile conseguire 13 870 riscontri, il che corrisponde a un aumento di circa il 20 per cento dal 2009. La grande maggioranza di questi riscontri (ca. il 70 per cento) riguarda divieti svizzeri d'entrata, il che evidenzia l'efficacia del SIS in relazione a questa misura di respingimento.</p><p>4. Conformemente al codice frontiere Schengen, i controlli personali indipendenti da un sospetto continuano a essere effettuati alle frontiere esterne di Schengen. In Svizzera riguardano i dodici aeroporti con collegamenti aerei da e verso destinazioni esterne allo spazio Schengen. Mentre i controlli agli aeroporti di Zurigo, Soletta e Berna sono effettuati dalle rispettive polizie cantonali, negli altri aeroporti sono eseguiti dal Cgcf (autonomamente o in collaborazione con la polizia cantonale). Alle frontiere interne (frontiera terrestre e aerea con altri Stati Schengen), invece, non sono in linea di massima consentiti controlli di questo tipo. Siccome in Svizzera le frontiere interne sono anche frontiere doganali, il Cgcf continua tuttavia a eseguire controlli doganali autonomi e all'occorrenza anche a controllare l'identità delle persone. Alle frontiere interne sono tuttora ammessi controlli di polizia in caso di sospetto. In prossimità della frontiera e nel traffico ferroviario il Cgcf effettua, oltre ai controlli doganali, anche controlli mobili nell'ambito dei suoi compiti di polizia di sicurezza e degli stranieri, se abilitato a tal fine dai cantoni.</p><p>Senza Schengen la Svizzera potrebbe sì in linea di massima ripristinare i controlli sistematici delle persone alle frontiere interne, indipendentemente da un sospetto, tuttavia entro i limiti delle risorse di personale disponibili. Già prima dell'adesione a Schengen (2008) la Svizzera controllava infatti soltanto il 3 per cento circa delle persone in entrata. Il nostro Paese perderebbe però strumenti di controllo importanti quali il SIS o il sistema d'informazione visti (VIS), e l'efficace cooperazione con le organizzazioni partner europee nell'ambito della sicurezza risulterebbe più difficile.</p><p>5.a. In una tale situazione, vista la densità del traffico e l'elevato numero di passaggi della frontiera, sarebbero inevitabili code ed eventualmente lunghi tempi di attesa al confine. L'entità concreta dei problemi dipenderebbe dal luogo, dalla portata e dalla durata delle misure di controllo adottate in base all'analisi della situazione.</p><p>b. Il Consiglio federale non dubita che un ripristino temporaneo dei controlli delle persone alle frontiere interne nel rispetto delle condizioni previste dal codice frontiere Schengen sarebbe accettato all'estero in quanto misura legittima, tanto più che le persone bisognose di protezione continuerebbero a non venir respinte alla frontiera.</p><p>c. L'esecuzione dei controlli alla frontiera è un compito delle autorità civili. Un impiego dell'esercito non è previsto, tranne che per prestazioni di sostegno minori (p. es. trasporti). I militari svizzeri sono formati per garantire la sicurezza, ma non per applicare il diritto doganale o in materia di migrazione. Non hanno neppure accesso ai sistemi d'informazione di polizia quali il SIS. Per questo motivo, per i membri dell'esercito l'ordinanza sull'impiego della truppa per il servizio di polizia di frontiera (RS 513.72) prevede soltanto missioni di polizia di frontiera limitate. Non si pone pertanto la questione delle eventuali conseguenze di un tale impiego sul piano della politica estera.</p><p>6. Nell'ambito della prima accoglienza dei migranti, la Svizzera partecipa finanziariamente alle attività della Croce Rossa in Italia e dell'Alto commissariato dell'ONU per i rifugiati (ACNUR) in Grecia. Contribuisce inoltre finanziariamente al fondo UE per le frontiere esterne e supporta, sul piano finanziario e delle risorse umane, Frontex e le sue operazioni nel Mediterraneo. Il nostro Paese partecipa pure, in maniera informale, alle attività dell'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (UESA) volte a sostenere alle frontiere esterne gli Stati UE sottoposti a una particolare pressione migratoria. I centri di identificazione e smistamento (hot spot) in Italia e in Grecia sono in fase di allestimento. In futuro la Svizzera li sosterrà nell'ambito della sua partecipazione formale all'UESA. Infine, il nostro Paese sostiene parimenti la Macedonia e la Serbia tramite gli appelli dell'ACNUR e dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) nonché appoggiando le organizzazioni non governative e altri attori della società civile in loco. In tal modo la Svizzera intende aiutare questi Paesi a far fronte alle sfide con cui sono confrontati, attenuando la pressione sulle frontiere esterne dell'UE e contribuendo alla protezione dei migranti.</p><p>7. Nella risposta all'interrogazione 14.1017, "Conseguenze di un'eventuale denuncia del dossier Schengen", il Consiglio federale ha indicato le potenziali ripercussioni della fine dell'associazione a Schengen-Dublino. Continua a non vedere alcun vantaggio nella rinuncia alla cooperazione Dublino: la Svizzera non potrebbe in alcun modo evitare le procedure multiple e i trasferimenti in altri Stati UE sarebbero possibili soltanto sulla base di accordi bilaterali di riammissione, anche se in tal modo non sarebbe possibile realizzare un sistema comparabile alla cooperazione Dublino. I costi nel settore dell'asilo aumenterebbero a causa della lunghezza delle procedure e dell'aumento delle domande presentate da richiedenti che, respinti da uno Stato Dublino, cercherebbero una seconda opportunità in Svizzera. Finora (data di riferimento: 31 agosto 2015) la Svizzera ha trasferito 21 644 persone in un altro Stato Dublino, mentre ne ha riprese appena 3800. Senza l'associazione a Dublino avrebbe dovuto eseguire la procedura d'asilo di tutte queste 21 644 persone. Una parte non trascurabile di questi richiedenti avrebbe ottenuto uno statuto di protezione, mentre per le persone respinte la Svizzera avrebbe dovuto garantire l'oneroso ottenimento dei documenti e l'esecuzione dell'allontanamento nel Paese di origine.</p>  Risposta del Consiglio federale.