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'La montagna ha partorito un topolino' ha detto stamane il 52enne Arnaldo La Scala, in aula al Tribunale penale federale di Bellinzona, davanti al giudice (e presidente della Corte penale) Giuseppe Muschietti. Per il Ministero pubblico della Confederazione (che non era presente in aula stamane) l'imprenditore elvetico (che vive a Cresciano) avrebbe violato la legge federale sul materiale bellico: avrebbe fatto transitare, nel 2007, senza autorizzazione rilasciata dalla Svizzera, puntatori ottici per fucili provenienti dall’Italia e diretti in Iran. In particolare: 100 puntatori dal punto franco di Cadenazzo, 50 dal punto franco di Ginevra. Per la Procura si tratta di materiale bellico o a doppio uso (vale a dire materiale civile convertibile in militare); non è così per l'imprenditore, che non nega il transito della merce, ma sin dall’arresto (avvenuto in Italia nel 2010) sostiene che sono ad uso civile e non era richiesta una licenza.
L'imprenditore che ha fatto opposizione al decreto di accusa emesso nel 2014, era di nuovo in aula stamane. Si è difeso da solo. Ha commentato in aula: “Dieci anni di procedure è un tempo enorme in rapporto a quanto mi si rimprovera. In questo dossier c'è tanta animosità, tutti hanno cercato di trovare qualcosa. Le armerie importano tranquillamente questa merce in Svizzera. Ci vorrebbe un trattamento uguale per tutti».
La sentenza è prevista per il 20 ottobre.