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Governo
Assistenza sociale agli stranieri, nuove misure messe in consultazione
Dal punto di vista statistico, il rischio di dover ricorrere all'aiuto sociale è nettamente più alto per gli stranieri provenienti da Paesi terzi che non per gli Svizzeri o i cittadini degli Stati dell'UE/AELS.
Per questo motivo, il Consiglio federale ha deciso oggi di porre in consultazione un pacchetto di misure con le quali si intende incentivare l'attività lavorativa di questo gruppo di persone al fine di contenere, per quanto possibile, l'aumento dei costi dell'assistenza a carico di Cantoni e Comuni.
Concretamente, il Governo propone le seguenti modifiche legislative: da un lato, si vuole introdurre un sostegno inferiore per l'aiuto sociale di stranieri provenienti da Stati terzi nei primi tre anni dal rilascio di un permesso di dimora o di soggiorno di breve durata in Svizzera.
Dall'altro, si intende precisare quali siano i requisiti d'integrazione per i cosiddetti «casi di rigore»: per il rilascio di permessi di soggiorno a persone ammesse provvisoriamente, la partecipazione con successo a una formazione (professionale) è equiparata all'avvio di un'attività lavorativa, si legge in una nota governativa odierna.
Inoltre, il Consiglio federale propone un complemento ai criteri di integrazione nella legge sugli stranieri. Nell'ambito della verifica dell'integrazione (ad esempio per il rilascio del permesso di domicilio) «si dovrebbe chiarire se e come lo straniero promuove e sostiene l'integrazione del coniuge, del partner registrato e di eventuali figli minorenni».
Gli adeguamenti, proposti nella consultazione che durerà fino al 3 maggio 2022, completano le misure già decise dal Consiglio federale il 15 gennaio 2020 e che non richiedono modifiche di legge. Il loro scopo primario è di migliorare il flusso delle notifiche e delle informazioni tra le autorità dell'aiuto sociale e quelle della migrazione, migliorando così in generale l'acquisizione dei dati in caso di ricorso all'assistenza, precisa il comunicato.
Postulato degli Stati
Il progetto trae origine dal postulato «Prestazioni di aiuto sociale per immigrati provenienti da Paesi terzi. Competenze della Confederazione» della Commissione delle istituzioni politiche degli Stati, adottato dal Consiglio degli Stati l'8 giugno 2017. Con l'accettazione dell'atto parlamentare, il Consiglio federale è incaricato di esaminare le possibilità giuridiche a disposizione della Confederazione per escludere o limitare l'assistenza fornita agli stranieri provenienti da Paesi terzi.
Le spese annuali nette per l'aiuto sociale in Svizzera sono aumentate di quasi 900 milioni di franchi dal 2010 al 2019 per arrivare a un totale di 2,8 miliardi di franchi a carico dei Cantoni e dei Comuni. Con una quota dell'8,8%, la frequenza del ricorso all'assistenza da parte dei cittadini di Stati terzi è nettamente superiore a quella dei cittadini svizzeri (2,3%) o delle persone giunte in Svizzera nel quadro dell'Accordo sulla libera circolazione (2,8%).
mp, ats