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Uno studio condotto su 1,2 milioni di persone dà conto di un crollo superiore al 90% di casi sintomatici o gravi.
C'è poi la polemica politica sulla legge che richiede la creazione di elenchi di nominativi di coloro che non sono ancora stati immunizzati.
TEL AVIV - Uno studio condotto dall'istituto di ricerca di Clalit, la più grande delle quattro organizzazioni israeliane incaricate dei servizi sanitari, mostra che il vaccino anti-coronavirus di Pfizer-BioNTech ha prodotto un crollo del 94% dei casi sintomatici di contagio tra coloro che hanno ricevuto il siero.
Test su 1,2 milioni di persone - L'analisi, la più imponente del genere condotta in Israele, è stata effettuata tra gli 1,2 milioni d'iscritti alla cassa malattia. Metà di essi avevano ricevuto il vaccino, l'altra metà no. Tra i 600mila già immunizzati si è notato un crollo delle persone che hanno manifestato sintomi e la diminuzione dei casi gravi di Covid-19 è stata pari al 92%. L'efficacia nel contrastare le peggiori conseguenze della malattia sarebbe visibile già a partire dalla settimana successiva alla somministrazione della seconda dose, ma gli esperti si attendono un miglioramento delle prestazioni dopo 14 giorni.
L'efficacia anche sugli anziani - Il preparato Pfizer-BioNTech risulterebbe efficace in tutte le fasce d'età, compresi gli over 70 - una categoria sulla quale i test clinici dell'azienda non avevano finora dato risultati conclusivi a causa del campione troppo esiguo.
Il vaccino, una questione (anche) politica - Sono 2,5 milioni gli israeliani che hanno ricevuto entrambe le dosi, su un totale di 3,9 milioni ai quali ne è stata somministrata almeno una, secondo i dati del ministero della Salute. Il governo ha scommesso moltissimo su una campagna vaccinale il più estesa possibile, anche in termini di successo politico. Un commentatore del quotidiano Haaretz spiega che il premier Benjamin Netanyahu «ha legato il suo destino nelle elezioni alle vaccinazioni e cresce il sospetto che le sue proposte siano influenzate da considerazioni personali».
L'editoriale, a firma Mordechai Kremnitzer, presenta un titolo tutt'altro che tenero con il leader del Likud: «Netanyahu etichetta gli israeliani non vaccinati come il nuovo nemico». Il governo avrebbe intenzione di usare il pugno duro verso chi decide di non sottoporsi all'immunizzazione senza valide ragioni di salute (quindi chi non soffre di allergie o altre gravi patologie), arrivando alla creazione di vere e proprie liste di non vaccinati.
I nomi dei non vaccinati - La proposta è stata avanzata domenica, nel corso di una riunione del gabinetto che si occupa del contrasto alla pandemia. Netanyahu intende far passare una legislazione che permetterebbe alle autorità locali di ricevere i nomi dei residenti che non sono ancora stati vaccinati. L'idea è sostenuta anche dal Consiglio di sicurezza nazionale e ieri ne è stato approvato l'avanzamento. L'iter legislativo sfocerà in un voto alla Knesset, il Parlamento israeliano. I ministeri di Salute e Giustizia hanno osservato che la legge dovrà impedire a persone non autorizzate di avere accesso ai nominativi. Kremnitzer osserva però che sussisterebbero ugualmente seri problemi di privacy individuale.