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Gli ambientalisti insorgono e lo stesso presidente dell'Associazione dei balenieri delle isole, Olavur Sjudarberg, ammette "un errore" dopo che hanno fatto il giro del mondo le immagini dei cadaveri di cetacei e delle acque tinte di rosso in seguito all'ultima "Grindadrap", la caccia alla balena dalla tradizione secolare che si svolge una volta all'anno alle Faroe. I cetacei vengono convogliati verso riva in una baia con delle imbarcazioni, e lì massacrati con armi da taglio.
Sebbene il Governo parli di "pratica sostenibile dal profilo ambientale e regolamentata", domenica la situazione è forse sfuggita di mano. Se infatti normalmente vengono uccise alcune centinaia di globicefali, una specie di balena di cui in quelle acque vivono circa 100'000 esemplari e la cui carne viene poi spartita su base comunitaria e consumata - questa volta nella trappola sono finiti 1'423 delfini.
L'impietoso massacro è durato più a lungo del solito e secondo i media locali anche una parte della popolazione di 50'000 abitanti - che pure è maggioritariamente è a favore della "grind" - è rimasta scioccata.