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"Dobbiamo chiarire i ruoli dei diversi attori che collaborano nella gestione delle crisi"24.06.2009 | Rivista Protezione della popolazione
Il nuovo Consigliere federale Ueli Maurer non è solo ministro della difesa, ma anche capo supremo della protezione della popolazione. Nella sua intervista ha descritto le esperienze che ha fatto con la protezione della popolazione in passato e ha spiegato dove a suo avviso esiste un potenziale di miglioramento.
Intervista: Kurt Münger
Già dal primo giorno, anche se è il settore che conosco meno. Mi sono subito chiesto: qual è esattamente la missione della protezione della popolazione? E qual è il mio compito?
Quali esperienze ha fatto con la protezione della popolazione prima di entrare in carica?
Come detto, non molte. Dalla fine degli anni '70 fino agli anni '80 ho fatto parte del consiglio comunale di Hinwil nel Canton Zurigo. In quel periodo ho visto quanto denaro veniva speso in Svizzera per la protezione civile. Il mio comune riceveva dal cantone parecchio materiale di protezione civile e doveva allestire i magazzini necessari. Ma era ancora l'epoca della Guerra fredda.
Mi viene in mente un episodio personale. Nella nostra casa c'è un rifugio per sei persone. Quando è nato il nostro sesto figlio, le autorità ci hanno comunicato che non bastava più per tutti. (Ride).
Di quali temi inerenti alla protezione della popolazione si è occupato da quando è entrato in carica?
Ho avuto diversi colloqui con il direttore dell'Ufficio federale della protezione della popolazione, Willi Scholl, per discutere i compiti dell'UFPP nell'ambito del progetto «DDPS+», con cui intendiamo migliorare anche il coordinamento della politica di sicurezza. Si tratta innanzitutto di chiarire i ruoli dei diversi attori che collaborano nella gestione delle crisi. Mi occupo quotidianamente di questo tema e imparo continuamente cose nuove.
Quale Capo del DDPS, sono ovviamente tenuto a esaminare la problematica dall'alto. È però importante che un capo cambi ogni tanto prospettiva per vedere le cose anche dal basso. Negli ultimi tempi ho quindi visitato varie esposizioni locali, cui ha partecipato anche la protezione della popolazione con le sue organizzazioni partner, per farmi un'idea direttamente sul posto. Ho voluto vedere di persona come funzionano la protezione della popolazione e l'istruzione a livello comunale e come è organizzata la collaborazione tra i partner.
A quale conclusione è giunto? È già stato raggiunto lo stesso obiettivo che Lei ha fissato per l'esercito: essere la migliore protezione della popolazione del mondo?
Non credo, perché con una simile conclusione si rischierebbe di fermare l'evoluzione della protezione della popolazione. Sono invece convinto che esista ancora un grosso potenziale di miglioramento per assolvere pienamente la nostra missione.
Ho un'impressione molto positiva del lavoro che viene svolto alla base. Credo che la protezione della popolazione sia in grado di far fronte alle catastrofi di portata locale. Le squadre d'intervento comunali o regionali sanno come devono procedere e con chi devono collaborare a seconda del caso. La collaborazione reciproca sul posto funziona molto bene e la ripartizione delle competenze di condotta è chiara e trasparente.
Si deve invece migliorare la gestione dei sinistri maggiori che colpiscono più cantoni. Quando i mezzi regionali o cantonali non sono più sufficienti per gestire una situazione straordinaria, si ricorre all'aiuto intercantonale. E solo se questo non basta si passa al terzo livello, ossia si chiede l'intervento dei mezzi federali. Tuttavia l'esercito interviene per far fronte alle catastrofi unicamente sotto la direzione delle autorità civili. Per i casi troppo gravosi per le squadre d'intervento locali o regionali è quindi necessario migliorare la collaborazione tra i diversi organi.
E quali sono le lacune da colmare?
Come detto dobbiamo assolutamente definire meglio i compiti dei diversi partner che collaborano nella gestione delle crisi. Per prima cosa si devono definire i responsabili della condotta. In caso d'evento locale e circoscritto, la condotta delle operazioni compete al comandante dei pompieri o all'organo comunale di condotta. Ma in caso di una situazione straordinaria d'ampia portata che colpisce più cantoni e che dura più giorni o settimane, a chi compete la condotta? Quali sono gli stati maggiori competenti? Dove si trovano le loro sedi e come sono organizzate? Qual è il ruolo della Confederazione? Quale dipartimento è responsabile per quale caso specifico? Sono convinto che ogni singolo stato maggiore è in grado di dirigere il suo settore di competenza, ma dubito che la collaborazione tra gli stati maggiori funzionerebbe senza ostacoli. Ci sono troppi punti vaghi. La Confederazione deve quindi rafforzare il suo ruolo di interfaccia e coordinamento nella risoluzione di questi problemi.
Che cosa deve fare concretamente la Confederazione?
La Confederazione deve organizzare esercitazioni congiunte per individuare le lacune che i singoli partner devono colmare. Sono convinto che gli organi interessati procederanno ai miglioramenti necessari una volta che ne avranno riconosciuto la necessità. È questo lo scopo delle esercitazioni.
Recentemente Bruno Zuppiger, presidente della Commissione della sicurezza nonché Suo collega di partito, ha criticato apertamente l'evoluzione divergente della protezione civile. La Confederazione deve fare il punto della situazione con i cantoni e imporre una maggiore uniformità?
Ho grande rispetto per la sovranità dei cantoni e per il federalismo. Sono perciò contrario a centralizzare le strutture dove funzionano bene. Ritengo che la protezione civile debba rimanere di competenza dei cantoni. Non credo quindi che la Confederazione debba allargare il suo margine di manovra.
La Confederazione deve però provvedere affinché i cantoni prendano sul serio la protezione della popolazione e svolgano i loro compiti. Si tratta in particolare di definire e imporre certi standard nel campo dell'istruzione e forse anche nel campo dell'equipaggiamento. La collaborazione tra le organizzazioni partner deve funzionare bene già a livello comunale, ma soprattutto a livello intercantonale. La Confederazione deve assumere il ruolo di coordinatrice solo dove è necessario, e non agire contro i cantoni ma d'intesa con essi.
Viceversa ritengo che i cantoni non debbano essere sollevati dalle loro responsabilità. Sono inoltre contrario ad una nuova ripartizione dei costi della protezione civile a carico della Confederazione, come richiesto da certe cerchie.
L'UFPP sta lavorando a una revisione della Legge federale della protezione della popolazione e della protezione civile, che concerne in particolare l'obbligo di costruire rifugi. Qual è la sua posizione in merito a questa riforma?
Abbiamo costruito rifugi per parecchio denaro e riscosso molti contributi sostitutivi. Forse questa infrastruttura di protezione non è più importante come in passato, quando sussisteva la minaccia di una guerra nucleare, ma non sappiamo che cosa ci riserverà il futuro. Sarebbe un errore cancellare ciò che è stato fatto finora. L'ottima infrastruttura di protezione della Svizzera deve continuare a adempiere la sua funzione. È quindi importante che venga mantenuta e che possa essere utilizzata anche in futuro.
Ciò significa che si costruiranno nuovi rifugi privati solo dove sono nettamente insufficienti. Si tratta principalmente di salvaguardare il valore dei rifugi già esistenti. Sono pienamente d'accordo con la posizione del Consiglio federale di privilegiare la salvaguardia del valore rispetto alla costruzione di nuovi rifugi.
Guardiamo ancora più avanti nel futuro. In seno alle cerchie della protezione della popolazione si discute spesso dell'introduzione di un obbligo generale di prestare servizio. Che cosa ne pensa di simili considerazioni?
L'oggetto di queste discussioni è la possibilità di assolvere l'obbligo di prestare servizio anche in altre istituzioni civili attive nel campo della protezione dalle catastrofi, quindi non solo nella protezione civile, ma anche nei pompieri, nelle organizzazioni sanitarie o in organizzazioni di condotta. È sicuramente una proposta attrattiva e logica, poiché tiene conto delle minacce attuali. E forse prima o poi andremo in questa direzione.
Tuttavia non credo che possiamo compiere questo passo in tempi brevi, perché non siamo ancora pronti. La situazione attuale è senza dubbio complessa. Pochi giorni fa un responsabile della protezione civile mi ha spiegato che i suoi militi non sono sufficienti e che ne servono di più dei due che gli sono stati assegnati in occasione del reclutamento. Il mio comune d'origine si limita invece a formare due militi della protezione civile e relega tutti gli altri alla riserva. Questa contraddizione dimostra che l'attuale sistema di reclutamento deve essere affinato. Ma forse basterebbe perfezionarlo senza necessariamente introdurre l'obbligo generale di prestare servizio con incorporazione fissa. Come vede non ignoro affatto simili considerazioni.
Sarebbe ipotizzabile procedere a una nuova ripartizione dei mezzi d'intervento a livello federale e rafforzare gli elementi civili? Che cosa ne pensa ad esempio di un'integrazione delle truppe di salvataggio nella protezione della popolazione?
Non credo che sia necessario. Secondo me non è importante dove si trovano i mezzi. Ciò che conta è che questi mezzi siano disponibili al momento giusto e al posto giusto. Le truppe di salvataggio possono essere subordinate o assegnate alle organizzazioni civili che ne hanno temporaneamente bisogno. Non c'è alcun problema. Per ragioni di istruzione e amministrazione ritengo però giusto che le truppe di salvataggio facciano parte dell'esercito.
Assegnare o subordinare nuovi mezzi d'intervento alla protezione civile non è la strada giusta da percorrere. Sarebbe più una questione di prestigio che di miglioramento. E la protezione della popolazione svizzera non ne ha affatto bisogno.