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DAVOS - Nel 2020 la riunione annuale del Forum economico mondiale (WEF) si terrà ancora a Davos, ma attenti a far pagare un hamburger quattro volte quello che costa a Zurigo, così non si può andare avanti: è il messaggio lanciato da Klaus Schwab, fondatore del WEF.
«Siamo confrontati con esagerazioni a livello di prezzi e ci aspettiamo che il problema venga risolto, non solo nel nostro interesse», afferma Schwab in un'intervista pubblicata dalla Südostschweiz. «Viene arrecato danno anche alla fama della Svizzera, nonché in generale al turismo nel paese».
Il 79enne assicura che per il WEF, per quanto orientato a livello mondiale, «Davos è molto importante, addirittura più importante di prima». «Quello che facciamo sono processi lavorativi in relazione ai grandi problemi globali come la salute, l'ambiente e la povertà. Le persone che sono coinvolte tutto l'anno in questi processi che si incontrano dappertutto nel mondo hanno bisogno di un punto di cristallizzazione una volta all'anno». E questo capita a Davos.
Schawab dice che "naturalmente" l'edizione 2020 del Forum - quella del 50esimo - sarà a Davos e aggiunge di essere molto legato alla località grigionese. Ma l'infrastruttura non deve peggiorare: al contrario, serve un potenziamento qualitativo. «Apprezziamo il fatto che Davos abbia investito molto nell'infrastruttura, soprattutto nel palazzo dei congressi, ma questo deve continuare». A suo avviso si deve mantenere la reputazione di Davos come vertice assoluto in relazione alle tecnologie, all'ambiente e al benessere degli ospiti.
Il livello di guardia sarebbe raggiunto nel caso in cui i reclami dei partecipanti al forum relativi ai prezzi esagerati o ad altre condizioni inaccettabili dovessero prendere il sopravvento. «In tal caso dovremmo agire».
Per intanto le reazioni «sono nel complesso positive». «Ma ogni anno vi sono lamentele sui prezzi, ad esempio se un hamburger costa quattro volte più che a Zurigo o dieci volte più di quello di Mumbai allora naturalmente i partecipanti lo notano», sottolinea l'economista nato a Ravensburg (Germania). «Ed è sbagliato pensare che le persone che vengono a Davos abbiano risorse sufficienti per far fronte a questi prezzi: proprio quando si è relativamente ben dotati di mezzi si è molto sensibili quando si ha l'impressione di essere sfruttati».
Al quotidiano Schwab ha spiegato di essere legato a Davos anche a livello personale, a partire da quando aveva dieci anni, momento in cui è giunto per la prima volta nella località per sciare. Complessivamente ritiene di aver trascorso due anni nella cittadina grigionese.
Schwab ha concluso dicendo che non vuole commentare le voci che lo danno presto partente dalla presidenza esecutiva del WEF, magari sostituito dall'attuale consigliera federale Doris Leuthard. «Posso dire solo questo: ogni anno faccio un test per vedere se sto bene, superare 1000 metri di dislivello in meno di 2 ore e 15 minuti». Da Zermatt allo Schwarzsee, esattamente 1000 metri: «Ho superato il test anche quest'anno, mi sento quindi in grado di rimanere al mio posto ancora alcuni anni».