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In ogni assicurazione, per diversi motivi può succedere che gli assicurati ricevano prestazioni cui in realtà non avrebbero diritto. Non si tratta sempre di una frode in senso giuridico (ragion per cui si utilizza il termine non giuridico di «abuso assicurativo»). Spesso si verificano infatti casi di violazione dell'obbligo di informare (p. es. se l'assicurato consegue un reddito superiore a quello preso in considerazione per il calcolo della rendita o se il suo stato di salute migliora) o di omissione non intenzionale di indicazioni nel quadro dell'accertamento al diritto a prestazioni dell'AI.
Un assicurato che cerca in modo intenzionale e criminoso di ottenere prestazioni dell'assicurazione invalidità, senza soddisfare le condizioni di diritto richieste, o che riesce in questo intento, commette invece una frode ai danni dell'assicurazione perseguibile penalmente. Quali esempi tipici si possono menzionare gli atti seguenti: simulare un danno alla salute o un infortunio, fornire informazioni false od omettere indicazioni importanti, minacciare, ricattare o corrompere terzi e falsificare documenti.
Tra il 2010 e il 2016 l’AI ha svolto in media circa 2400 accertamenti all’anno per casi di sospetta riscossione indebita di prestazioni, 150 dei quali con osservazioni segrete.