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Obiettivi
È necessario che la Svizzera partecipi a pieno titolo al processo di integrazione europea portando i suoi valori riconosciuti internazionalmente e si impegni per garantire e preservare i rapporti con l’UE. L’opzione strategica dell’eventuale adesione all’UE continua a esser tematizzata in Svizzera (obiettivo n. 274 del programma). Vogliamo che la Svizzera assuma pienamente la sua responsabilità a favore e dentro l’Europa e non si accontenti di approfittare della pacificazione del continente (obiettivo n. 277 del programma). Vogliamo che la questione di una possibile adesione della Svizzera all’Unione europea sia l’oggetto di un rapporto approfondito del Consiglio federale, che ne presenti vantaggi e svantaggi, nonché possibili tappe di avvicinamento di competenza interna (obiettivo n. 278 del programma). È necessario che il processo di adesione all’UE non indebolisca i diritti popolari (obiettivo n. 275 del programma). Vogliamo una riforma dei diritti popolari, per esempio con l’introduzione del referendum propositivo e della mozione popolare per gli affari di politica internazionale (obiettivo n. 279 del programma). Nel caso in cui non si riesca a rinegoziare l’accordo sulla libera circolazione con l’UE e l’applicazione dei nuovi articoli costituzionali, inerenti all’immigrazione, collida con il principio della libera circolazione delle persone e quindi con la sussistenza dell’insieme degli accordi bilaterali, vogliamo che l’impasse attuale venga superata con un nuovo voto democratico che confermi la scelta bilaterale. In vista di questa chiamata alle urne è però indispensabile che entrino in vigore garanzie necessarie per i lavoratori, che permettano di gestire il mercato del lavoro a favore dei lavoratori che vivono in Svizzera (obiettivo n. 276 del programma).
Contesto politico e proposte
La Svizzera è geograficamente il cuore d’Europa ed è storicamente, culturalmente e politicamente europea. Essa ha inoltre i numeri per contare parecchio in Europa, poiché la sua forza economica è ben superiore alla sua quota di popolazione.
Dal profilo economico la Svizzera è strettamente interdipendente dall’Unione Europea (UE), la quale, se intende mantenere una certa stabilità, ha bisogno di un’armonizzazione sociale ed economica. Numerosi problemi che oggi toccano la popolazione svizzera (l’occupazione, la protezione sociale, la protezione ambientale, il mantenimento della pace e la conseguente emigrazione dal Terzo Mondo, la politica di sicurezza ecc.) possono trovare una soluzione solo in un contesto europeo. Il capitale procede sempre più verso l’internazionalizzazione e la globalizzazione e per contrastarne l’egemonia con il primato della politica sono sempre più necessarie delle regole internazionali. Anche parecchi problemi che toccano il Ticino dipendono dal contesto europeo.
Dopo il NO popolare allo Spazio Economico Europeo (SEE) del 6 dicembre 1992, il Partito Socialista Svizzero e il PS cantonale non hanno modificato la propria politica in favore di una rapida integrazione europea. La scelta europea è soprattutto una scelta strategica, perché, malgrado importanti riserve sull’attuale impostazione dell’Unione, è solo dall’interno dell’UE che la Svizzera ha maggiori possibilità di far valere i propri interessi.
La via solitaria è senza prospettive. La parziale perdita di sovranità temuta dagli avversari del SEE si è comunque prodotta, perché la Svizzera è stata costretta, volente o nolente, ad adattare le proprie leggi a quelle europee per evitare le discriminazioni della propria economia e contenere il trasferimento all’estero degli investimenti da parte delle imprese svizzere. Le difficoltà che hanno incontrato i negoziati bilaterali, sia sui primi 7 accordi, approvati dal popolo il 21 maggio 2000, sia sui secondi 9, di cui 2 approvati dal popolo il 5 maggio 2005, sia su quelli oggi in fase di trattativa, nonché i vari voti popolari sui vari allargamenti dell’accordo sulla libera circolazione delle persone, hanno mostrato la difficoltà di mantenere questa opzione. Anche il voto del 9 febbraio 2014, che ha rimesso in discussione il principio della libera circolazione delle persone, minaccia molto seriamente la continuazione di questa strada.
I trattati bilaterali non sono un’alternativa all’adesione, perché problemi nuovi si porranno in continuazione e l’Europa, ammesso che si possa superare il problema posto dal voto del 9 febbraio 2014, non accetterà di procedere a estenuanti round negoziali con la Svizzera ogni 4 o 5 anni.
Il PS mantiene l’obiettivo di continuare a tematizzare l’adesione all’UE, perché ogni anno che si perde l’UE prende delle decisioni sempre più immodificabili. I socialisti svizzeri vogliono un’Europa sociale, democratica, federalista, smilitarizzata e aperta al mondo. È necessario creare in Svizzera le condizioni per la piena integrazione europea attraverso l’adozione di Leggi eurocompatibili che preparino il terreno e rispondano alle paure in vista dell’adesione. È necessario costituire una larga intesa proeuropea e varare riforme interne per evitare il dumping sociale ed ecologico collegato con la libera circolazione delle persone.
Il PS chiede nel contempo con forza misure d’accompagnamento incisive a tutti i livelli per evitare contraccolpi occupazionali e ambientali importanti. Le misure accompagnatorie votate dalle Camere federali nel 1999 e poi in seguito per limitare gli effetti negativi degli accordi bilaterali in materia di trasporti e di libera circolazione delle persone non sono soddisfacenti e devono essere significativamente rafforzate.
Nell’ambito della politica d’apertura all’Europa vanno pure sottolineate le possibilità per il nostro Cantone di sviluppare la collaborazione transfrontaliera con le regioni italiane a ridosso del confine. Il PS sostiene questa politica di cooperazione concreta sui temi che toccano da vicino le comunità ticinesi, lombarde e piemontesi.
Obiettivi
È necessario ridurre le disparità sociali, ridurre le cause di conflitto tra i popoli, aumentare la consapevolezza delle responsabilità dell’uomo verso l’ambiente e aumentare il grado di democratizzazione delle nazioni attraverso strumenti pacifici (tesi n. 280 del programma). L’attuale processo di globalizzazione non porterà maggior benessere e giustizia sociale per tutti se continuerà a svilupparsi al di fuori di un nuovo ordine economico mondiale regolamentato democraticamente (tesi n. 281 del programma).
Vogliamo l’annullamento totale del debito di quei Paesi del Terzo Mondo che hanno avviato un processo di democratizzazione (obiettivo n. 282 del programma). Vogliamo che la spesa pubblica destinata all’aiuto allo sviluppo sia portata allo 0,7% del PIL (oggi lo 0,483%)(obiettivo n. 283 del programma). Vogliamo che la Svizzera giochi un ruolo attivo in seno all’ONU a favore della difesa dei diritti umani e in seno al FMI e alla Banca mondiale allo scopo di democratizzare queste istituzioni (obiettivo n. 284 del programma). Vogliamo l’introduzione della tassa Tobin su scala mondiale per tassare le transazioni di valute e frenare le speculazioni monetarie internazionali (obiettivo n. 285 del programma).
Contesto politico e proposte
La Svizzera desidera un assetto mondiale caratterizzato dalla solidarietà, dalla giustizia, dalla democrazia e dal rispetto dell’ambiente. La democratizzazione dell’economia deve raggiungere la globalizzazione in atto a tutti i livelli.
Per questo chiediamo un aumento dell’aiuto svizzero allo sviluppo, l’annullamento del debito ai Paesi in via di democratizzazione e una tassa internazionale sulle speculazioni finanziarie. Il Fondo monetario internazionale deve abbandonare le sue politiche neoliberiste di austerità e l’ONU deve impegnarsi di più in difesa dei diritti umani.