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La Cina ha annunciato mercoledì che "tutti i compiti sono stati condotti a buon fine", mettendo fine di fatto con tre giorni di ritardo rispetto al programma iniziale alle grandi manovre militari avviate in risposta alla visita di Nancy Pelosi a Taipei. Caccia e navi hanno tuttavia superato ancora una volta la linea mediana dello stretto, non riconosciuta ma generalmente rispettata. Taiwan aveva risposto martedì, con esercitazioni principalmente di artiglieria nel sud dell'isola.
Allo stesso tempo, però, Pechino ha pubblicato un libro bianco - il primo sul tema dal 2000 - in cui afferma di non lasciare "alcun margine di manovra" ai sostenitori dell'indipendenza e "non promette di rinunciare all'uso della forza" quale ultima ratio per ottenere la riunificazione, che rimane l'obiettivo. Il viaggio della presidente della Camera statunitense è stato visto come una provocazione perché Washington, nel rispetto del principio di "una sola Cina" non intrattiene relazioni diplomatiche con Taipei e si era impegnata a non compiere visite ufficiali senza il consenso cinese. Nel contempo, però, gli Stati Uniti trattano Taiwan come un'alleata nella regione e l'hanno armata negli ultimi decenni.
Il documento cinese - che Taipei si è affrettata a definire "senza contatto con la realtà" - illustra come riportare l'isola in modo possibilmente pacifico sotto l'ala protettrice di Pechino, in particolare attraverso incitamenti economici e "un vasto spazio di cooperazione". Taiwan - oltre 23 milioni di abitanti su una superficie inferiore a quella della Svizzera - è de facto indipendente, anche se riconosciuta come tale solo da una quindicina di Paesi, dalla fine della guerra civile del 1949.
I nazionalisti sconfitti di Chiang Kai-Shek fuggirono sull'isola di Formosa. Il loro partito, il Kuomintang, è oggi all'opposizione. Mentre il Partito democratico progressista al potere incoraggia lo sviluppo di un'identità diversa da quella cinese ed è favorevole all'indipendenza, esso vi si oppone e propende per un rapporto più pragmatico con Pechino. Tanto che il suo vicepresidente Andrew Hsia Li-yan ha attraversato proprio mercoledì lo stretto per una visita in Cina che lo porterà a incontrare imprenditori e studenti, dopo aver concluso la quarantena anti-Covid. "Il momento è stato scelto male", ha commentato un portavoce dell'Esecutivo taiwanese. "Si manda un messaggio sbagliato alla comunità internazionale", ha detto invece la capo di Stato Tsia Ing-wen.