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La consigliera federale Doris Leuthard si dice ottimista per la conferenza ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) che si svolge da lunedì a Ginevra. La riunione punta a portare a compimento il cosiddetto Ciclo di Doha.Questo contenuto è stato pubblicato il 20 luglio 2008 - 21:01
Alla vigilia della conferenza dell'OMC, Doris Leuthard ha promesso di battersi su ogni punto cruciale, rifiutandosi di immaginare un fallimento. «Siamo ottimisti e pragmatici, vogliamo un risultato», ha detto domenica di fronte alla stampa.
Ricordando la linea sostenuta dalla Confederazione (vedi a fianco), la ministra ha affermato che durante il negoziato si impegnerà per un esito dei lavori che non si limiti ai dossier agricoli e industriali.
«Per la Svizzera - ha sottolineato - sono particolarmente importanti le questioni dei servizi e delle indicazioni geografiche».
Diverse concessioni
Nell'ambito dell'agricoltura, ha rammentato la consigliera federale, la Svizzera ha già fatto numerose concessioni ai paesi esportatori, in particolare decidendo di sopprimere le sovvenzioni all'esportazione a partire dal 2009.
Su altri punti che riguardano le tariffe agricole, i prodotti sensibili e i pagamenti diretti ai produttori, Berna non è al contario disposta a cedere.
In merito ai nuovi testi di compromesso sui due dossier chiave del Ciclo di Doha, pubblicati la settimana scorsa dall'OMC, la Svizzera ha definito «accettabile» l'accordo sull'agricoltura.
«Ci attendiamo degli sforzi da parte dei paesi emergenti nell'ambito dei beni industriali, dei servizi e delle regolamentazioni», ha puntualizzato Christoph Hans, portavoce del Dipartimento federale dell'economia.
In Svizzera, ha ancora detto Leuthard, un accordo a Ginevra potrebbe favorire l'industria farmaceutica, orologiera e il settore dei servizi. Perdere il 30% delle aziende agricole del paese (a causa della riduzione delle sovvenzioni) è per la ministra uno scenario «inaccettabile».
Una svolta al Ciclo di Doha
A Ginevra sono attesi circa trenta ministri, tra i quali i rappresentanti dei "pesi massimi" del commercio mondiale, come la rappresentante USA al commercio Susan Schwab, il commissario europeo Peter Mandelson, il ministro indiano Kamal Nath ed il brasiliano Celso Amorim.
L'obiettivo dell'incontro convocato dal direttore generale dell'OMC Pascal Lamy - e che dovrebbe proseguire tutta la settimana - sarà di adottare decisioni nei capitoli chiave dell'agricoltura e dei prodotti industriali, così da imprimere una svolta decisiva per il successo dei negoziati del Doha round sulla liberalizzazione degli scambi.
Per Lamy, le possibilità di un accordo sono migliorate ed è giunta l'ora delle decisioni, sempre che si voglia giungere ad un'intesa globale prima delle elezioni presidenziali americane e lanciare così un forte segnale all'economia mondiale.
Ma le questioni aperte non sono poche: sussistono molte divergenze e le dichiarazioni della vigilia non lasciano presagire la flessibilità necessaria.
Il massimo in cambio del minimo
Gli USA hanno espresso un cauto ottimismo. «Un accordo è fattibile», ha recentemente detto Schwab, sottolineando l'importanza di concessioni da parte dei paesi emergenti ed in particolare della Cina.
Non molto diverse le dichiarazioni dell'Unione europea (Ue). «Abbiamo definito il mandato e chiesto un'effettiva apertura dei mercati da parte dei paesi emergenti. L'Ue ha già fatto molte concessioni e ora il destino di Doha è nelle mani di Cina, India e Brasile», ha affermato venerdì il sottosegretario al commercio estero Adolfo Urso, al termine di una riunione dei ministri europei.
In cambio delle riduzioni già accettate delle sovvenzioni agricole, gli stati europei chiedono in sostanza alle economie emergenti di ridurre i dazi imposti alle importazioni Ue, che bloccano di fatto l'accesso dei prodotti europei ai mercati che registrano la più rapida crescita del mondo.
Per il brasiliano Amorim il gruppo occidentale chiede tuttavia ancora troppo: «Non sì può chiedere il massimo ai più deboli dando in cambio il minimo», ha dichiarato, aggiungendo di non avere fretta e di essere anche pronto ad aspettare pur di ottenere un migliore accordo.
swissinfo e agenzie
Ciclo di Doha
I 151 stati membri dell'Organizzazione mondiale del commercio negoziano dal 2001 una maggiore liberalizzazione degli scambi commerciali nel quadro del Ciclo di Doha. Agricoltura e prodotti industriali sono i dossier che occupano i negoziatori a Ginevra.
Nel settore agricolo, gli Stati devono ancora accordarsi su alcuni punti chiave, come le riduzioni tariffarie, la diminuzione dei sostegni interni o il trattamento dei cosiddetti prodotti sensibili, i quali beneficeranno di esenzioni rispetto alla regola generale di abbassamento dei diritti di dogana.
Gli obiettivi dichiarati del Ciclo di Doha sono la migliore integrazione nel commercio mondiale dei paesi in via di sviluppo e la vivacizzazione degli scambi tra paesi del sud.
La posizione della Svizzera
La Confederazione si è detta pronta a proseguire nella liberalizzazione del suo settore agricolo, a condizione che gli elementi non commerciali inerenti all'agricoltura (come la gestione del paesaggio o la qualità dell'ambiente) siano presi in considerazione.
Nell'ambito dei beni industriali, la Svizzera intende migliorare l'accesso ai mercati degli Stati Uniti (secondo sbocco delle sue esportazioni) e di alcuni paesi emergenti con i quali non sussistono ancora accordi di libero scambio.
Oltre ai dazi doganali, il Dipartimento federale dell'economia stima poi importante ridurre gli ostacoli non tariffari (certificati e controlli non necessari).
Sull'estensione della liberalizzazione del commercio dei servizi, Berna auspica una maggiore apertura dei mercati di servizi specifici (ad esempio finanziari, logistici e turistici).
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