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Lo scorso marzo il consigliere nazionale Martin Haab (UDC/ZH) ha depositato la mozione 20.3021, che chiede di vietare l’importazione del foie gras in Svizzera. Il 13 maggio 2020 il Consiglio federale ha proposto di respingere il testo.
Il consigliere nazionale zurighese nella mozione ricorda che “sono sempre più numerosi i paesi che rifiutano l’idea che gli animali debbano subire sofferenze indescrivibili ed enormi solo per il « piacere » discutibile di singoli individui”. In Europa l’ingozzamento di oche e anatre è vietato nella maggior parte degli stati, salve rare eccezioni come Francia, Ungheria o Bulgaria. In Svizzera la produzione di foie gras è proibita da più di 40 anni per evidenti ragioni di maltrattamenti nei confronti degli animali. A tale fine infatti, gli esemplari maschi di giovani oche e anatre sono ingozzati forzatamente diverse volte al giorno mediante un tubo affinché il loro fegato si ingrossi fino a circa dieci volte la dimensione normale. L’ingozzamento può inoltre causare ferite dolorose come ali spezzate, colli perforati o problemi respiratori a causa della pressione del fegato sui polmoni.
Concorrenza sleale per gli agricoltori svizzeri
Come afferma Martin Haab, gli agricoltori si vedono imporre norme molto rigide in Svizzera. La produzione di prodotti di origine animale ottenuti con pratiche crudeli è infatti vietata. Nel contempo però viene autorizzata l’importazione di un simile prodotto “sostenendo così attivamente queste stesse pratiche” quando queste si svolgono all’estero. Eppure dai sondaggi emerge che la maggior parte della popolazione è contraria all’ingozzamento e alla sofferenza animale in generale. Per fortuna aumentano gli chef rinomati che rinunciano a tale alimento “per creare nuovi piatti che riflettono maggiormente i valori di una società umana e illuminata”. Non si può certo affermare che oggi mancano alternative cruelty free.
Il consigliere nazionale ritiene che il divieto sarebbe compatibile con gli obblighi commerciali della Svizzera poiché “tali accordi prevedono deroghe per le misure necessarie a proteggere la moralità pubblica o la vita e la salute degli animali”. La massima autorità giudiziaria dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) ha espressamente riconosciuto che la protezione degli animali fa parte della moralità pubblica
Il Consiglio federale continua ad opporsi ai divieti di importazione
Nella sua risposta alla mozione, il Consiglio federale ricorda che sono già stati depositati diversi interventi in merito e ribadisce la sua opposizione ai divieti di importazione anche per quanto riguarda il foie gras. L’esecutivo ritiene che il diritto commerciale internazionale potrebbe condannare una simile restrizione, con conseguenti danni all’economia svizzera. L’ordinanza sulle dichiarazioni agricole prevede già l’obbligo di informare i consumatori sui modi di produzione vietati in Svizzera. Tali obblighi di dichiarazione si applicano ad esempio alle uova di galline allevate in batteria oppure alla carne di conigli allevati in gabbia. In risposta al postulato 17.3967 ” Dichiarazione obbligatoria dei metodi di produzione delle derrate alimentari “, il Consiglio federale prevede di introdurre prossimamente l’obbligo di etichettatura per il foie gras in caso di modo di produzione vietato in Svizzera. In tal modo, l’informazione data al consumatore sarebbe sufficiente.
Parola al Consiglio nazionale
Dato che le argomentazioni del Consiglio federale omettono, come spesso accade, la questione morale, nella fattispecie le crudeltà inflitte agli animali per la produzione di un semplice piatto “gustoso”, speriamo che la maggioranza dei 200 consiglieri nazionali sostenga la mozione. Continuare a torturare animali solo per produrre foie gras è del tutto incomprensibile.