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La città di Zurigo era finanziariamente coinvolta nella schiavitù nel XVIII secolo, tramite partecipazioni in compagnie attive nella tratta degli schiavi. Stando a uno studio, l'industria tessile zurighese ha tratto benefici da questa pratica.
"Non dobbiamo chiudere gli occhi sul passato coloniale della città", ha indicato oggi la sindaca Corine Mauch in merito ai risultati di uno studio dell'Università di Zurigo commissionato dalle autorità. Il comune e il settore tessile hanno approfittato della schiavitù.
La città ha investito nella tratta degli schiavi dal 1727 fino alla fine del XVIII secolo. Ha in particolare acquistato azioni della South Sea Company, una società attiva nella tratta degli schiavi e realizzato investimenti nella banca semi-pubblica Leu & Co.
In quel periodo, la South Sea Company ha deportato 8'636 Africani verso l'America. Ha pure spedito 27'858 schiavi africani dalle isole britanniche, quali la Giamaica o le Barbados, verso le colonie spagnole. "La città di Zurigo ha così partecipato finanziariamente alla deportazione di 36'494 Africani", ha indicato Frank Schubert, autore dello studio.
Il comune ha anche investito nella schiavitù tramite la "Commissione di interessi Leu", un organismo semi-statale. Ha così acquistato obbligazioni dal governo danese che sono poi servite a finanziare la tratta degli schiavi nelle Antille danesi in cui lavoravano diverse migliaia di persone.
Un gran numero di famiglie zurighesi era legato al mondo coloniale e spesso alla schiavitù in diverse maniere. La famiglia Escher - da cui proviene Alfred Escher, uno dei padri della Svizzera moderna - ne è un esempio lampante. Gli Escher erano coinvolti in queste pratiche in vari modi, ad esempio finanziando battelli di schiavi o piantagioni o gestendo piantagioni di caffè, sottolinea lo studio.