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FAQ
La responsabilità sociale delle imprese (RSI) indica il comportamento socialmente ed ecologicamente responsabile delle imprese che consiste nel prendere delle misure che vanno al di là delle esigenze minime legali, con l’obiettivo di far corrispondere le loro attività ai principi di sviluppo sostenibile, ai diritti umani ed alla protezione dell’ambiente. I concetti di RSI sono sempre volontari, dunque giuridicamente non vincolanti.
La Corporate Justice o Corporate Accountability indica il dovere legale delle imprese di comportarsi in maniera responsabile verso la società e di rispettare i diritti umani così come gli standard ambientali. La Corporate Justice va al di là delle misure volontarie della RSI ed implica un conseguente sviluppo verso regole vincolanti.
La campagna « Diritto senza frontiere » è sostenuta da una cinquantina di organizzazioni svizzere di sviluppo, di diritti umani e d’azionariato sostenibile, sindacati e gruppi di Chiese, associazioni di donne e di protezione dell’ambiente. Rappresentano insieme oltre un milione di persone impegnate. La lista delle organizzazioni è disponibile qui.
I casi concreti di violazioni dei diritti umani e dell’ambiente da parte di alcune imprese svizzere come Glencore, Triumph, Axpo, Trafigura o Holcim, mostrano che le misure volontarie di responsabilità sociale non bastano. E’ per questo che chiediamo al Consiglio federale ed al Parlamento di fare in modo che tutte le imprese che hanno la loro sede in Svizzera debbano rispettare i diritti umani e l’ambiente dappertutto nel mondo.
Sono necessarie delle basi legali
- affinché le multinazionali svizzere – per le loro attività, le loro filiali e fornitori – debbano prendere misure necessarie per evitare le violazioni dei diritti umani e i degradi ambientali qui e altrove (obbligo di « vigilare a ») ;
- affinché le persone che subiscono danni legati alle attività delle multinazionali svizzere, delle loro filiali e fornitori, possano sporgere querela in Svizzera ed esigere dei risarcimenti.
La Svizzera ospita il più gran numero di multinazionali per abitante. Imprese come Glencore, Xstrata, Nestlé o Novartis sono – direttamente o attraverso le filiali – presenti dappertutto nel mondo, comprese nelle zone di conflitto e negli Stati fragili. Inoltre, alcune società estere hanno delocalizzato la loro sede in Svizzera, in particolare quelle che sono attive nei settori sensibili come l’estrazione mineraria ed il commercio di materie prime. Le multinazionali controllano le loro filiali, le joint-venture ed i loro fornitori a partire dalla Svizzera. Il diritto in vigore però non le obbliga a vigilare al rispettare dei diritti umani e delle norme ambientali dappertutto nel mondo: le case madri non devono rispondere delle violazioni commesse dalle società che controllano all’estero.
Al contrario di altri Stati, la Svizzera non dispone finora di un concetto globale in materia di economia e di diritti umani. I diversi uffici federali e dipartimenti rispondono a filosofie in parti divergenti: mentre la politica estera intende promuovere i diritti umani in maniera conseguente, la politica economica estera è centrata sulla difesa degli interessi economici. Sul piano internazionale, la Svizzera s’impegna per l’autoregolazione volontaria delle imprese. Questo non basta comunque per garantire che tutte le imprese rispettino i diritti umani e l’ambiente. L’autoregolazione significa che un’impresa può decidere da sola sulla sua partecipazione o meno ad un’iniziativa di RSI e non è possibile citarla in giudizio se viola una norma di RSI.
L’obbligo di « vigilare a » significa che tutte le imprese devono prendere le disposizioni necessarie affinché loro stesse, ma anche le loro filiali ed i loro principali fornitori all’estero, non violino i diritti umani e le norme ambientali all’estero. Devono controllare le loro attività su tutta la catena di valore aggiunto, definire delle linee guida appropriate, meccanismi di sorveglianza e procedure interne, così come renderne conto.
Fondamentalmente, tutte le imprese devono rispettare i diritti umani e le norme ambientali dappertutto nel mondo. Devono anche assumere un obbligo di « vigilare a » nei confronti delle loro filiali, delle joint-venture e dei fornitori. La forma concreta e l’ampiezza delle misure da prendere dipendono tuttavia dalla grandezza dell’impresa, dalle sue attività e dai suoi impegni all’estero e devono essere proporzionali.
L’applicazione da parte di tutte le imprese che hanno la loro sede in Svizzera di un obbligo di « vigilare a » avrebbe come effetto di metterle tutte sullo stesso piano. Le imprese che, già oggi, assumono seriamente la loro responsabilità ed agiscono di conseguenza, non dovrebbero più temere uno svantaggio competitivo. Ogni impresa vi guadagnerà anche una sicurezza giuridica per le sue proprie attività: ciò che ci si aspetta da loro sarà chiaro.
Il nostro paese deve offrire alle persone che subiscono i danni legati alle attività delle multinazionali svizzere, delle loro filiali e dei loro fornitori, la possibilità di sporgere querela in Svizzera contro le imprese responsabili. E’ per questo che è opportuno eliminare l’attuale separazione giuridica (corporate veil) tra la casa madre e le sue filiali. Secondo il diritto attuale, quando una filiale di un’impresa svizzera viola i diritti umani in un paese estero, le vittime non possono sporgere querela contro la casa madre, ma solamente contro la filiale. E’ anche opportuno introdurre la possibilità di una querela collettiva o di un diritto di rappresentanza per i sindacati e le organizzazioni non governative (ONG). Senza queste misure, le vittime, che spesso provengono da ambienti poveri e sfavoriti, non potranno intentare in Svizzera processi lunghi e costosi.
Il dibattito politico sulla responsabilità sociale ed ambientale delle imprese è più avanzato nell’Unione europea (UE) rispetto alla Svizzera. Già più di dieci anni fa l’UE ha instaurato una tavola rotonda (dialogo multistakeholder) su questa questione. Nel 2007, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulla RSI, che sottolinea che le misure volontarie devono essere combinate con regole vincolanti e meccanismi di sanzione. L’avanzamento dei dibattiti nell’Unione europea è, tra l’altro, il frutto della campagna «Diritti per tutti, regole per le multinazionali», condotta dall’«European Coalition for Corporate Justice» (ECCJ) che persegue obiettivi analoghi a quelli di « Diritto senza frontiere ». Molti Stati europei dispongono inoltre di una politica di responsabilità sociale delle imprese.