Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/103931

<h2>SubmittedText<h2><p>In Europa sempre più economisti pensano che, nonostante le politiche di risparmio, per favorire la crescita occorra condurre una politica competitiva di svalutazione dell'euro. Uno di loro stima che una diminuzione del 10 per cento del valore dell'euro rispetto al dollaro porti da 0,2 a 0,3 punti di prodotto interno lordo (PIL) in più, mentre un altro prospetta 0,7 punti a partire dal primo anno e 1,3 punti dal secondo.</p><p>Pono quindi le seguenti domande al Consiglio federale:</p><p>1. Cosa pensa il governo di queste analisi?</p><p>2. Il Consiglio federale non crede che se questa strategia dovesse essere attuata ne risulterebbero gravi difficoltà per la nostra industria dell'esportazione e per il nostro settore turistico?</p><p>3. D'intesa con la Banca nazionale che politica intende attuare per limitare al massimo il rialzo del franco svizzero?</p><p>4. Per evitare scenari di questo tipo il Consiglio federale non ritiene che a lungo termine la Svizzera avrà interesse ad aderire all'Unione europea e alla zona euro?</p><p>5. Per affrontare le crisi economiche e finanziarie sempre più gruppi sono a favore di una vera "governance" europea. Il Consiglio federale in che misura potrebbe collaborare a una soluzione di questo tipo, tanto più che la maggior parte dei nostri scambi economici avvengono con i Paesi dell'Unione europea?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Tra il 2008 e il 2009 il tasso d'indebitamento medio a livello UE ha superato il 10 per cento del PIL. Il consolidamento necessario delle finanze statali potrebbe frenare il processo di ripresa congiunturale. Una svalutazione valutaria e una conseguente incentivazione delle esportazioni compenserebbe almeno in parte il crollo della domanda. Tuttavia, riteniamo poco probabile che la Banca centrale europea adotti delle misure per indebolire l'euro in modo attivo. Gli Stati dell'eurozona che già oggi registrano un'eccedenza di ricavi dovrebbero applicarsi al fine di rafforzare la domanda interna.</p><p>2. Se si considera il franco svizzero su un arco di tempo più lungo, si constata che si è rivalutato costantemente. L'industria svizzera attiva nell'ambito delle esportazioni ha raccolto questa sfida e l'ha vinta compensando il cambio valutario svantaggioso con un aumento della produttività. In questo modo ha potuto mantenere la sua competitività internazionale. Se il franco si rivaluta notevolmente in un tempo relativamente breve ne consegue tuttavia un problema. Al tempo stesso non bisogna però dimenticare che recentemente il franco si è rivalutato rispetto all'euro, ma ha perso valore nei confronti di altre valute importanti (dollaro statunitense, yen giapponese).</p><p>3. Il passato recente ha dimostrato che la Banca nazionale è disposta a intervenire sul mercato valutario per contrastare una forte e troppo rapida rivalutazione del franco. La politica monetaria e valutaria costituisce il mandato costituzionale della Banca nazionale. Essa decide se e, in caso affermativo, quando intervenire. Infine è tuttavia necessario considerare che una tendenza al rialzo a lungo termine che si basa sull'economia reale e che, inoltre, è rafforzata dalla funzione del franco come "porto sicuro" si può contrastare solo in modo limitato. L'ulteriore evoluzione del tasso di cambio del franco svizzero dipende anche dalla capacità degli Stati europei di adottare misure che eliminino o contengano il potenziale di pericolo derivante dalla crisi debitoria. Ciò rafforzerebbe la fiducia nell'euro e toglierebbe, quindi, una certa pressione dal franco.</p><p>4. Nella sua risposta all'interrogazione Rennwald 09.1092 il Consiglio federale ha ricordato che nel rapporto Europa 2006 aveva anche indicato che l'esame e il miglioramento permanente degli strumenti della nostra politica europea rappresentano una sfida cruciale. Inoltre, il governo ha richiamato l'attenzione sul fatto che in questa verifica rientra anche la valutazione in corso della via bilaterale, che finora si è rivelata efficace e mirata. In risposta al postulato Markwalder 09.3560, "Politica europea. Valutazione, priorità, provvedimenti urgenti e passi futuri verso l'integrazione", il Consiglio federale prossimamente presenterà un rapporto sugli strumenti della politica europea della Svizzera.</p><p>5. Le discussioni su un'eventuale "gouvernance européenne" costituiscono una questione interna all'Unione europea che riguarda gli Stati membri dell'UE e quelli che partecipano all'eurozona. In questo contesto, il presidente del Consiglio dell'UE van Rompuy, ad esempio, dirige una "task force on economic governance" che dovrebbe concludere il suo lavoro nell'autunno del 2010 e in seguito presentare le sue conclusioni. L'esito di questi lavori e le loro conseguenze non sono ancora chiari. Inoltre, attualmente non ci sono indizi che i relativi dibattiti all'interno dell'UE contengano alcun riferimento a Stati terzi come la Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.