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A causa dei cambiamenti climatici e della crescente pressione demografica, la gestione dell'acqua è una delle principali sfide alle quali è confrontato il pianeta. Intervista a Julia Bucknall, responsabile dell'unità acqua in seno alla Banca mondiale.
Nel 2000 407 milioni di persone nel mondo erano confrontate a situazioni di penuria d'acqua. Se non si farà nulla, nel 2025 potrebbero essere 3 miliardi, stando alle proiezioni dell'ONU.
Il tema è stato al centro di una conferenza organizzata mercoledì a Berna dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC). L'acqua «svolge un ruolo cruciale nella lotta alla povertà», ha dichiarato il direttore della DSC Martin Dahinden; per questa ragione è uno dei campi d'intervento prioritari della cooperazione elvetica.
Tra il 2003 e il 2008, gli sforzi congiunti della DSC e della Segreteria di Stato dell'economia (SECO) hanno permesso a quasi due milioni di persone di avere accesso all'acqua potabile e di poter contare su sistemi di depurazione delle acque luride. A circa 150'000 piccoli agricoltori sono inoltre stati messi a disposizione sistemi d'irrigazione efficaci.
La Svizzera è pure attiva a livello bilaterale, in particolare grazie alla cooperazione con la Banca Mondiale, istituzione in cui la Confederazione occupa un seggio permanente nel consiglio d'amministrazione.
Secondo Julia Bucknall, responsabile dell'unità acqua della Banca Mondiale, è primordiale dotarsi delle capacità necessarie per immagazzinare l'acqua e poter quindi gestire meglio le variazioni pluviometriche.
swissinfo.ch: Tra gli obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite vi è il dimezzamento, entro il 2015, del numero di persone che non ha accesso all'acqua potabile e ai servizi igenici. A che punto siamo?
Julia Bucknall: Per quanto concerne il primo punto siamo sulla buona strada, l'obiettivo dovrebbe essere raggiunto. Rimangono comunque 800 milioni di persone che non hanno accesso all'acqua. E bisogna precisare che nella definizione di chi ha 'accesso all'acqua' vengono inclusi anche coloro che, ad esempio, possono attingerla da un pozzo. In queste condizioni, non si può certamente parlare di un accesso ottimale all'acqua potabile. Inoltre la qualità del servizio di approvvigionamento idrico non è sempre buona. A volte si può avere l'acqua per sole 10 ore al giorno.
Per quanto riguarda il risanamento [questo termine comprende non solo i servizi igienici, ma tutto lo smaltimento delle acque reflue, ndr] siamo molto lontani dalla meta e non penso che la raggiungeremo. È anche una questione di aritmetica. Circa 2,5 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienici. L'obiettivo è quindi molto più difficile da raggiungere, poiché il problema tocca un terzo dell'umanità. I nuovi approcci, basati sulla promozione dell'azione sociale per stimolare la domanda di risanamento, hanno però un potenziale enorme. Penso che riusciremo ad ottenere ottimi risultati.
swissinfo.ch: Quali sono i settori d'attività prioritari della vostra istituzione?
J.B.: Principalmente sono due. Il primo riguarda, come detto, il risanamento. Il secondo è l'adattamento ai cambiamenti climatici, ossia l'immagazzinamento dell'acqua, l'intensificazione dell'utilizzo dell'acqua per l'irrigazione e la protezione delle città contro le inondazioni e le siccità.
swissinfo.ch: Durante la conferenza ha insistito più volte sull'importanza che ai suoi occhi riveste l'immagazzinamento dell'acqua. Per quale ragione?
J.B.: Credo, per utilizzare dei termini religiosi, che i peccati di omissione siano altrettanto gravi di quelli di commissione. Non bisogna nascondersi la faccia. Diverse ricerche hanno mostrato che la povertà è legata enormemente alle variazioni pluviometriche e queste in futuro aumenteranno a causa dei cambiamenti climatici.
Per questa ragione ritengo sia importante ed inevitabile fare tutto il possibile per regolare l'offerta d'acqua. È chiaro che si tratta di una questione molto difficile. Bisogna prendere in considerazione i diritti delle persone sfollate, di chi vive in una regione che verrà inondata con la costruzione di una diga. Però non possiamo non intervenire. È necessario trovare dei buoni sistemi di accumulazione e naturalmente per riuscirci bisogna coinvolgere tutte le parti in causa.
swissinfo.ch: Non vi è però il rischio di concentrarsi su grandi infrastrutture tralasciando dei progetti più modesti, che però danno buoni risultati?
J.B.: È necessario fare entrambe le cose. Ad esempio, immagazzinare acqua nelle falde acquifere e riuscire a riempirle artificialmente e rapidamente è molto importante. L'agricoltura che si basa su queste fonti idriche ha un potenziale molto superiore rispetto a quella che riceve un'irrigazione in superficie. È importante anche costruire delle piccole dighe.
D'altro canto, però, non ci si deve dimenticare che i ghiacciai dell'Himalaya servono alla metà della popolazione mondiale. Non si può quindi evitare la questione dell'immagazzinamento dell'acqua su ampia scala. Inoltre, bisogna prendere in considerazione anche il potenziale energetico – e non di energia qualunque, ma di energia rinnovabile – delle dighe.
swissinfo.ch: Spesso agli occhi dell'opinione pubblica, Banca mondiale è sinonimo di grandi progetti che creano più problemi di quanti ne risolvono. Come risponde alle critiche?
J.B.: L'87% dei nostri progetti nel settore acqua si rivelano essere un successo. In Tunisia sono stata responsabile di un progetto che ha permesso di introdurre il sistema d'irrigazione goccia a goccia in una grande regione del paese. Grazie all'appoggio della Banca mondiale, oggi il 90-95% circa della popolazione di questa regione isolata ha accesso all'acqua. Ma ciò che è ancor più importante è che grazie a questo progetto, le comunità riescono oggi ad autogestire le loro falde acquifere.
In Egitto, un paese molto centralizzato, sono stati formati dei gruppi di gestione per l'irrigazione, anche grazie all'appoggio della Svizzera. Gli agricoltori non solo hanno aumentato i loro redditi, ma hanno anche preso in mano il loro destino in altri settori, ad esempio sanno gestire meglio i loro rifiuti solidi, le strade… Costruire una grande diga è sicuramente importante. Riuscire a fare in modo che la gente prenda in mano il proprio futuro lo è però ancor di più. Ed è questo che vogliamo.
Acqua dolce
L'acqua dolce costituisce il 2,5% delle risorse idriche del pianeta.
Quest'acqua è utilizzata in agricoltura (70% del consumo), nel settore industriale (22%) e per uso domestico (8%).
Ogni essere umano necessita di 20-50 litri di acqua pulita al giorno per soddisfare i bisogni di base (acqua da bere, per cucinare, pulire e per l'igiene personale).
Più di una persona su sei al mondo (894 milioni) non ha accesso a questa quantità di acqua pulita.
La penuria d’acqua potabile e la carenza d’igiene sono responsabili dell’80% delle malattie che interessano i paesi in via di sviluppo.
1,8 milioni di bambini muoiono ogni anno di dissenterie dovute alla qualità dell'acqua e dell'igiene.
Un franco ben investito
Ogni franco investito in un progetto di derivazione dell'acqua o di allestimento di servizi sanitari genera un beneficio di 3 fino a 5 franchi, stando a uno studio della Direzione dello sviluppo e della cooperazione.
Se l'acqua potabile arriva al villaggio, le donne non sono più obbligate a percorrere lunghi tragitti per rifornirsi e il risparmio di tempo può essere investito in altre attività.
Inoltre, il consumo d'acqua pulita riduce notevolmente la frequenza delle malattie diarroiche, con un risparmio per le famiglie sulle spese mediche.
swissinfo.ch