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Gli eletti alle Camere federali dovrebbero essere più trasparenti in merito ai viaggi di lavoro e alla rimunerazione delle attività extraparlamentari. Ne è convinta la Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale (CIP-N).
La commissione tuttavia non intende obbligare i deputati a rivelare i compensi o ad astenersi dal prendere posizione qualora la commissione di cui fanno parte si occupasse di dossier direttamente collegati con le loro entrate.
Nel corso della seduta, la CIP-S ha esaminato nove iniziative parlamentari volte a migliorare la trasparenza dei deputati, giudicandone tuttavia solo due - entrambe inoltrate dall'UDC - degne di essere approfondite.
Già oggi i parlamentari devono elencare le attività che esercitano fuori dall'aula. In futuro, la commissione auspica - 16 voti a 8 - che si precisi se determinate attività sono pagate oppure vengono svolte a titolo benevolo.
No invece a indicazioni - come chiedevano 3 iniziative parlamentari - sull'ammontare dei guadagni percepiti dai soggetti indicati nel registro degli interessi e nessuna trasparenza nemmeno sul valore (a partire da una certa soglia) dei doni ricevuti in relazione con un attività politica, come auspicato da un'iniziativa del PS.
Sì invece a un'iniziativa dell'UDC che permetterebbe ai parlamentari di informare i media sui viaggi all'estero a spese dei contribuenti.
La CIP-N non ha però voluto saperne di obbligare quei deputati a ricusarsi in commissione se un determinato dossier influisce direttamente sui loro guadagni. Per la maggioranza della CIP-N è quasi impossibile distinguere, caso per caso, le difesa di interessi politici da quella di interessi finanziari personali.
SDA-ATS