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28.05.2019 - Il freno all’indebitamento provvede affinché le uscite e le entrate del bilancio della Confederazione siano equilibrate a lungo termine. Dal 2006 le finanze federali presentano regolarmente eccedenze strutturali.
Il freno all’indebitamento gode di ampio consenso tra la popolazione: nel 2001 questa disposizione costituzionale è stata accolta dall’85 per cento degli elettori e secondo un sondaggio continua a essere fortemente sostenuta. Con un tasso d’indebitamento del 30 per cento, attualmente la Svizzera occupa un’eccellente posizione nel confronto internazionale. Non solo il freno all’indebitamento ha contribuito a far sì che la Svizzera superasse relativamente bene la crisi finanziaria ed economica, ma ha anche permesso di ridurre sensibilmente il debito della Confederazione.
Ciononostante, talvolta questo meccanismo viene criticato: il freno all’indebitamento spingerebbe a fare previsioni troppo prudenti in fase di preventivazione che vengono regolarmente smentite da risultati nettamente migliori a consuntivo. Benché il principio del freno all’indebitamento non sia messo in discussione, la sua impostazione e la sua attuazione continuano a far discutere. In tale contesto il Consiglio federale ha esaminato se le eccedenze strutturali, oggi impiegate automaticamente per ridurre il debito, debbano in futuro essere utilizzate anche per compensare le perdite causate da riforme fiscali o per aumentare le uscite. Basandosi su diversi rapporti, nella seduta del 22 maggio 2019 l’Esecutivo si è dichiarato contrario ad adeguare il freno all’indebitamento. La Confederazione è in grado di compensare a sufficienza le proprie uscite correnti, gli investimenti e la crescita nei settori di compiti prioritari con le entrate fiscali esistenti.
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