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BERNA - Il Consiglio federale stilerà un bilancio del nuovo sistema di riscossione del canone radio-tv a metà del 2020. Fino ad allora non v'è motivo per rivedere il modello prescelto. Diversi interventi parlamentari chiedono già al Consiglio federale di correggere il tiro.
Uno dei problemi sollevati è quello della riscossione del canone a carico delle imprese, in vigore dal primo gennaio di quest'anno e affidata all'Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC). Un'azienda è tenuta a pagarlo se è assoggettata all'IVA e se realizza un fatturato annuo minimo di 500'000 franchi. La fattura annua varia da 365 a 35'590 franchi, a seconda del giro d'affari.
Le imprese e i Comuni non sono soddisfatte dal nuovo sistema applicato. Diverse società hanno avuto la cattiva sorpresa di vedersi imporre a più riprese, attraverso filiali o partecipazioni a consorzi.
Il gruppo PPD, attraverso una mozione, nonché il "senatore" Fabio Abate (PLR/TI) in un postulato, chiedono un cambiamento del sistema. Il gruppo popolare-democratico si dice preoccupato dal fatto che anche i consorzi debbano pagare il canone per le imprese. Abate invece ritiene che il criterio del fatturato sia problematico, poiché non è obbligatoriamente legato all'effettivo guadagno realizzato.
Nella sua risposta odierna, il Consiglio federale preferisce attendere la metà del prossimo anno prima di trarre un bilancio. In quell'occasione analizzerà pure il problema delle eventuali doppie riscossioni. Se dall'analisi emergerà che occorre un intervento legislativo, il Governo intraprenderà allora le misure necessarie.
365 franchi l'anno - Il Consiglio federale non vuole invece introdurre un canone radiotelevisivo ridotto per le economie domestiche senza televisione che ne fanno richiesta, come chiedeva una mozione di Jean-Luc Addor (UDC/VS). Secondo il Governo, se occorresse distinguere nuovamente tra gli apparecchi, ciò comporterebbe controlli nelle economie domestiche per evitare abusi. E in questo modo verrebbe compromessa la semplicità della misura di riscossione e i relativi costi lieviterebbero, causando un aumento dell'ammontare del canone.
Il Consiglio federale non vede infine alcun problema con il sistema di fatturazione parziale e della suddivisione in 12 tranche di pagamento per il 2019 praticata da Serafe. Le economie domestiche pagano infatti dapprima una fattura per qualche mese e poi una annua. Stando a Lorenzo Quadri (LEGA/TI) questo sistema consentirebbe alla SSR di prelevare 600 milioni in esubero. Il leghista ticinese chiedeva che questa somma fosse rimborsata alle economie domestiche.
Secondo il Governo, non si è verificato alcun versamento supplementare in favore della SSR. Le eccedenze del canone sono depositate su un conto presso la Confederazione e sono da essa gestite. L'esecutivo precisa pure che la fatturazione parziale applicata quest'anno è dovuta al passaggio al nuovo sistema e nel 2020 non sarà più necessaria. "A partire da tale data, infatti, i proventi annui si stabilizzeranno a circa 1,2 miliardi di franchi", spiega il Consiglio federale nella sua risposta.