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Mons. George Bugeja dalla Libia: vescovo in un hotspot
La Libia è uno Stato sovrano dal 1951 ed è stata un regno fino al 1969. Nello stesso anno, Muammar al-Gheddafi salì al potere con un colpo di Stato militare e fece chiudere la maggior parte delle chiese cristiane. Di conseguenza, la cattedrale di Tripoli venne trasformata in una moschea. Attualmente, l’unica chiesa della capitale libica che venga utilizzata per celebrare delle messe è quella di San Francesco.
Nel 2011, le propaggini della primavera araba colpirono anche la Libia. La guerra civile iniziata il 20 ottobre di quell’anno culminò nell’uccisione del vecchio sovrano Gheddafi da parte dei suoi avversari. Ma la pace non voleva tornare. Oggi, il governo riconosciuto a livello internazionale del primo ministro Fajis Al-Sarradsch e le truppe del generale Chalifa Haftar si combattono tra loro. A metà gennaio 2020 si è tenuta a Berlino una conferenza internazionale di pace sulla Libia, nella quale è stato concordato un cessate il fuoco. Tuttavia, gli osservatori dubitano che questo accordo sarà durevole.
Paese di transito per i rifugiati
La Libia è considerata un paese di transito per molti rifugiati e migranti africani verso l'Europa. Si dice che nel Paese si trovino diverse centinaia di migliaia di persone provenienti da vari Stati africani, che sono vittime di crimini come l'omicidio, l'aggressione, lo stupro e la schiavitù e che spesso vengono tenute in alloggi simili a campi di concentramento. La guerra civile, purtroppo, aggrava ulteriormente la situazione dei rifugiati.
Vescovo a Tripoli
George Bugeja, nato il 1° luglio 1962 nel villaggio maltese di Xagħra, è entrato nell'Ordine Francescano dopo il diploma di maturità. È stato ordinato sacerdote il 5 luglio 1986 e successivamente, tra le altre cose, ha lavorato come parroco in Canada e nel suo Paese d'origine, presso il tribunale ecclesiastico della diocesi di Gozo. Dal 2010 al 2015 è stato segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli in Vaticano. Il 10 luglio 2015, Papa Francesco ha nominato George Bugeja Vescovo titolare di San Leone e coadiutore del Vicario Apostolico di Tripoli, città nella quale da allora vive e lavora.
I cristiani in Libia
Quando la Libia era una colonia italiana, nel Paese vivevano molti cristiani e nella sola capitale vi erano più di 30 chiese. Oggi, oltre a quella di Tripoli, ce n’è soltanto un’altra a Bengasi. A seguito dell'indipendenza del Paese, del governo del generale Gheddafi e della lunga guerra civile, il numero dei cattolici si è ridotto ai circa 3'000 di oggi. Gli stranieri che rimangono nel paese spesso non hanno altra scelta: molti hanno lasciato la loro patria troppo tempo fa, altri non possono tornare nel loro paese per altri motivi. La maggior parte dei cattolici in Libia proviene dalle Filippine, dall'India, dal Pakistan e dalla Nigeria, ed è per questo che la lingua principalmente parlata in chiesa è l'inglese. Lo Stato libico riconosce la Chiesa e permette che la fede sia vissuta senza restrizioni, ma ai libici è vietato convertirsi al cattolicesimo. Mons. Bugeja viene sostenuto da don Magdy Helmy e da otto suore di Madre Teresa. Nonostante le sfide, il vescovo rimane fiducioso: "Viviamo tra le bombe ed i combattimenti, ma la Chiesa persevera con la gente.”
Nel 2018, l'organizzazione umanitaria «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» ha sostenuto diversi progetti in Libia, per un importo totale di circa 15'000 franchi.