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Circa 5'000 lavoratori si sono riuniti oggi pomeriggio sulla Piazza federale a Berna per difendere la piazza industriale svizzera rispondendo all'appello di quattro sindacati. I manifestanti hanno rivendicato un rafforzamento del contratto collettivo di lavoro (CCL), salari minimi obbligatori e una politica industriale.
La manifestazione, che aveva come slogan "l'industria siamo noi" è stata la più importante organizzata da decenni in Svizzera, affermano i sindacati Unia, syndicom (Sindacato dei media e della comunicazione) APC (Associazione del personale della Confederazione) e SEV (Sindacato del personale dei trasporti).
I manifestanti hanno voluto inviare un segnale forte ai datori di lavoro, all'avvicinarsi dei negoziati per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro dell'industria metalmeccanica all'inizio di novembre.
I sindacati chiedono al Consiglio federale di condurre una politica industriale e d'innovazione senza la quale sono minacciati circa 10'000 impieghi. Si aspettano anche dalla Banca nazionale svizzera che aumenti il tasso minimo di cambio euro-franco, portandolo almeno a 1,40. Unia chiede in particolare che il governo dia più importanza alle prospettive a lungo termine per la piazza industriale elvetica, piuttosto che agli interessi a breve termine delle banche.
La manifestazione si svolge due settimane dopo l'annuncio da parte del fabbricante di macchine utensili Tornos della soppressione complessivamente di 225 posti a Moutier (BE) e La Chaux-de-Fonds (NE).
SDA-ATS