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La centrale di Gösgen
KEYSTONE/CHRISTIAN BEUTLER(sda-ats)
Alpiq avrebbe tentato di regalare le centrali nucleari di Gösgen (SO) e Leibstadt (AG) al concorrente francese EDF, che ha declinato l'offerta. Visto il fallimento di questa strategia, il gruppo vorrebbe cedere le due centrali alla Confederazione.
L'informazione proviene da un verbale di una commissione del Consiglio nazionale, di cui la SonntagsZeitung ha preso conoscenza. Contattato dall'ats, Alpiq non commenta "informazioni confidenziali".
Il domenicale cita passaggi del verbale di una seduta della Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia (CAPTE) della Camera del popolo in cui si è tra l'altro espresso il presidente del consiglio di amministrazione (cda) di Alpiq Jens Alder. Pure presente il suo omologo di Axpo Thomas Sieber, che avrebbe condiviso le posizioni di Alder perlomeno riguardo alla pessima situazione economica dell'energia nucleare.
Le discussioni nelle commissioni del parlamento, come ricorda il giornale stesso, sono confidenziali. Aline Elzingre-Pittet, portavoce di Alpiq, ha proprio così giustificato il "no comment" dell'azienda sulle indiscrezioni, pubblicate a tre settimane dalla votazione sull'iniziativa "Per un abbandono pianificato dell'energia nucleare".
"Con le centrali nucleari nei prossimi dieci anni perderemo solo denaro; e in merito a quello che avverrà in seguito, nessuno sa nulla", avrebbe testualmente detto Alder alla CAPTE secondo una citazione riportata dal settimanale. Neppure la SonntagsZeitung ha ottenuto conferme dall'azienda; questa ha però ricordato che all'ultima assemblea generale Alder ha fatto notare che attualmente la corrente prodotta con l'atomo non è vendibile.
Il numero uno dell'energia in Svizzera pubblicamente ha manifestato una posizione diversa. Lunedì scorso, in un comunicato, ha annunciato la richiesta di un risarcimento di 2,5 miliardi di franchi in caso di spegnimento anticipato dei reattori di Gösgen e Leibstadt in seguito ad un sì di popolo e Cantoni all'iniziativa dei Verdi il prossimo 27 novembre. La motivazione era che la fine dell'esercizio degli impianti a breve termine è economicamente svantaggiosa.
Se l'iniziativa ecologista fosse accettata, la disattivazione degli impianti di Gösgen e Leibstadt avverrebbe rispettivamente nel 2024 e nel 2029, ossia 45 anni dopo la loro messa in esercizio. Alpiq possiede una partecipazione del 40% nella centrale nucleare solettese e del 32,4% in quella argoviese.
Stando a quanto affermato davanti alla CAPTE, il contesto economico delle due centrali sarebbe assai fosco. Tanto che Alpiq avrebbe persino tentato di regalare gli impianti al concorrente francese Électricité de France (EDF). "Sono stato il primo ad offrire in regalo a EDF le nostre centrali. Ma l'offerta è stata declinata" perché il gruppo francese ha parecchi problemi nel settore dell'energia nucleare, avrebbe riferito l'ex Ceo di Swisscom ai commissari. Alpiq non ha del resto trovato nessuna altra società europea disposta a rilevate i due impianti.
Per questo il gruppo attualmente avrebbe altri piani: "Venderemmo volentieri le nostre centrali allo Stato, anche al prezzo simbolico di un franco". L'ironia della sorte vuole che una posizione assolutamente analoga è difesa da uno dei parlamentari che più si sono profilati contro l'atomo: il consigliere nazionale e capogruppo socialista Roger Nordmann (VD) spiega la sua posizione in un documento pubblicato una settimana fa sul suo sito in vista della consultazione del 27 novembre.
Dato che in caso di fallimento dei gruppi elettrici la legge prevede che sia la Confederazione ad assumersi tutti i costi per la disattivazione delle centrali e lo smaltimento dei rifiuti, tanto vale che lo Stato avvii negoziati per rilevare i reattori fintanto che è ancora possibile contare su attivi delle società. E queste ultime, date le "perdite colossali" generate dal settore saranno ben liete di disfarsi della patata bollente, scrive Nordmann.
"Dobbiamo in qualche modo trovare una soluzione per uscire da questa situazione" economicamente insostenibile, avrebbe detto Alder ai parlamentari della CAPTE invocando il loro aiuto.
Le rivelazioni della SonntagsZeitung non sono una novità assoluta: lo scorso 6 marzo la Basler Zeitung aveva indicato che l'agenzia di pubbliche relazioni Hirzel.Neef.Schmid.Konsulenten aveva elaborato per Alpiq un piano, datato 25 febbraio 2016, che contemplava tra l'altro la cessione delle centrali nucleari alla Confederazione.
Allora il progetto era stato fatto passare per semplice ipotesi di lavoro. Ora, sostiene la SonntagsZeitung, Alpiq spera che la maggioranza di popolo e Cantoni dicano sì all'iniziativa dei Verdi in modo che il piano possa essere attuato. Il gruppo conterebbe di negoziare con la Confederazione risarcimenti e modalità di spegnimento favorevoli insistendo sulla chiusura precoce, nel 2024 e nel 2029, degli impianti.
SDA-ATS