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Dibattito a Bruxelles sul futuro dei Paesi meno sviluppati
A Bruxelles è in corso da lunedì mattina la terza conferenza delle Nazioni Unite sui Paesi meno sviluppati del mondo (Pms). La Svizzera è rappresentata da una delegazione congiunta della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) e del Segretariato di Stato dell'economia (seco), guidata dall'ambasciatore Walter Fust, direttore della DSC.
Sono 49 i Paesi della terra, di cui 33 in Africa, dove il reddito pro capite è inferiore ai 900 dollari l'anno. Ma la soglia di povertà è ancora più bassa, in quanto solo in undici di questi Stati il reddito medio supera i 500 dollari l'anno. In totale i Pms contano 630 milioni di abitanti, producono appena l'un per cento del reddito mondiale e ricevono lo 0,5 percento degli investimenti esteri diretti.
Presenti all'apertura il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, il presidente della Commissione dell'Unione europea Romano Prodi, il primo ministro svedese Goran Persson, presidente di turno dei Quindici ed il presidente del parlamento europeo Nicole Fontaine.
Al centro della conferenza anche la lotta contro le malattie. Nei 49 Paesi meno sviluppati del mondo la mortalità infantile colpisce un bimbo su sei, mentre epidemie devastanti, come l'Aids, decimano la popolazione. L'obiettivo dell'Onu - come ha ricordato Annan - è di dimezzare entro il 2015 il numero delle persone che vivono in estrema povertà.
Sull'incontro di Bruxelles, il seco ha dichiarato che rappresenta per la comunità internazionale una nuova occasione per dimostrare la propria determinazione a ridurre la povertà nel mondo. Berna ritiene che la comunità internazionale non possa accettare che un'intera categoria di Paesi rimanga esclusa dallo sviluppo economico e umano e auspica, quindi, un maggiore impegno a favore dei Pms.
Le Nazioni Unite avevano approvato nel 1971 un elenco di 25 Paesi, considerati come «Paesi meno avanzati» (PMA), nei quali un'ampia maggioranza della popolazione vive in condizioni di grande povertà.
A Bruxelles, la delegazione svizzera attirerà l'attenzione su cinque sfide cruciali: lo sdebitamento dei PMA, indispensabile alla riduzione della povertà, l'attuazione di riforme settoriali - in particolare per migliorare la giustizia sociale, l'istruzione, l'accesso all'acqua potabile, la protezione dell'ambiente, la creazione di posti di lavoro - l'accesso ai mercati dei Paesi industrializzati, l'attuazione di progetti di cooperazione regionale e il miglioramento della gestione degli affari pubblici.
La Conferenza di Bruxelles ha lo scopo di esaminare l'attuazione delle misure internazionali di sostegno allo sviluppo dei PMA, in particolare nei settori dell'aiuto pubblico allo sviluppo, del debito, degli investimenti e degli scambi. Essa si occupa inoltre dell'esame della possibilità di adottare nuove politiche, idonee a favorire lo sviluppo sostenibile di questi Paesi e la loro progressiva integrazione nell'economia mondiale.
La conferenza, che proseguirà fino al 20 maggio, si propone di definire una strategia valida contro la fame nel mondo, affrontando questo dramma con un approccio «globale» e attraverso passi «operativi e concreti». Il programma globale che la conferenza dovrebbe varare è la sintesi dei programmi di azione specifici elaborati per ciascun Paese povero. I Pms - ha detto Annan - non vogliono «semplice carità», ma opportunità di sviluppo.
swissinfo e agenzie
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