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Deb Haaland entra nella cerchia governativa di Biden come segretaria dell’Interno ed è la prima nativa americana ad essere a capo di un dipartimento.
Quella di Deb Haaland, 59 anni, è senz’altro una nomina storica, e le (ultime) tribù esultano: ora sono rappresentate. D’altra parte, loro sono state centrali per l’elezione. La sua nomina è stata appoggiata da 120 capitribù, ma anche da democratici e repubblicani. È la “Pochaontas bipartisan”.
E pensare che i nativi americani non compongono “blocchi politici”: alcuni preferiscono Trump, come i Lumbee della North Carolina o i Navajo. La maggioranza di essi, però, ha eletto Biden.
Deb Haaland è deputata del partito democratico per il New Mexico, ed ora, se sarà confermata dal Senato, sarà ministro dell’Interno.
Nancy Pelosi, celebre per aver stracciato il discorso di Trump davanti a questi, quand’era ancora presidente, Speaker della Camera, ha appoggiato la nomina. La Haaland lascia un seggio alla Camera, che però non può sfuggire all’appannaggio democratico.
La Haaland dirigerà un dipartimento centrale per l’ambiente e per il clima, temi cari ai nativi americani e alle popolazioni indigene di tutto il mondo, poiché per i nativi, infatti, il dipartimento dell’Interno riguarda i territori federali e le risorse naturali, soprattutto nell’Ovest dell’America. Una delle speranze dei Nativi è che il monumento nazionale “Bears Ears”, ridotto drasticamente da Trump, venga ripristinato nei confini originari.
Deb Haaland dovrebbe riuscire a riportare sotto la tutela federale quei territori che erano stati aperti da Trump alle miniere e allo sfruttamento petrolifero, comportando anche un esodo dei Nativi.
Haaland ha 59 anni, è di origini norvegesi (per parte di padre, che fu ufficiale dei Marines), e, per parte di madre (che l’ha allevata da single) appartiene al popolo dei Laguna Pueblo. Dopo un’infanzia di ristrettezze economiche (la madre produceva salsa messicana), ha studiato Giurisprudenza alla University of New Mexico.
Entrata in politica con il Partito Democratico, nel 2014 è stata candidata alla carica di vicegovernatore del Nuovo Messico ma il ticket composto da lei e dal candidato governatore Gary King ha perso contro quello repubblicano formato da Susana Martinez e John Sanchez; un anno dopo è però stata eletta presidente del Partito Democratico del Nuovo Messico, rimanendo in carica per un mandato di due anni. Poi, dopo esser riuscita a prevalere sull’avversaria repubblicana con un margine di scarto di oltre venti punti percentuali, nel 2018 diviene la prima donna nativa americana ad essere eletta al Congresso, insieme alla collega del Kansas Sharice Davids.