Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/200129

<h2>SubmittedText<h2><p>Nel 2016 è emerso che alcuni commercianti svizzeri vendevano a Paesi africani, passando dai Paesi Bassi, carburanti ad alto tenore di zolfo e quindi altamente nocivi. </p><p>Il governo olandese ha reagito indicendo una conferenza internazionale e chiedendo al suo punto di contatto nazionale (PCN) preposto alle linee guida dell'OCSE di avviare un'inchiesta. Da quest'inchiesta - pubblicata il 23 aprile 2019 - sono emersi grossi deficit attuativi a livello di responsabilità sociale d'impresa (RSI). Sempre nel 2016 i commercianti in questione hanno declinato ogni responsabilità adducendo che non spetterebbe a loro ridurre il tenore di zolfo nei loro prodotti destinati a Paesi con norme più permissive e hanno fatto riferimento a determinate iniziative settoriali, che chiedono norme nazionali più severe.</p><p>L'indagine del PCN olandese ha stabilito che:</p><p>1. in questo caso usare la dovuta diligenza in materia di diritti umani significa "ridurre il tenore di zolfo nei carburanti in questione";</p><p>2. le iniziative settoriali "non esimono le singole aziende dalla responsabilità ... di adottare misure specifiche per porre fine agli impatti negativi";</p><p>3. le singole aziende non hanno mostrato di "contribuire a prevenire e alleviare gli impatti negativi. La produzione e l'esportazione di carburanti ad alto tenore di zolfo non sono cessate". Anzi: "le norme più permissive di questi Paesi vengono sfruttate al massimo", constata l'ispettorato ambientale in un'altra inchiesta condotta a giugno 2018; </p><p>per concludere che: "Un tale comportamento non è conforme alle linee guida dell'OCSE ..." </p><p>1. In risposta all'interpellanza Mazzone 16.3686 il Consiglio federale aveva ribadito le sue aspettative nei confronti delle imprese con sede in Svizzera, e cioè che si attengano alle linee guida dell'OCSE, e ha affermato che "le imprese devono ridurre il più possibile gli effetti nefasti delle loro attività economiche sulla salute ..." Nel suo rapporto sul settore delle materie prime e del "Sector Guidance", il Governo ha rinnovato questo appello nel 2018. Negli ultimi tre anni il Consiglio federale ha aperto inchieste o adottato misure - analogamente ai Paesi Bassi - per indurre le imprese a ridurre sostanzialmente il tenore di zolfo nei loro carburanti destinati al mercato africano, nel rispetto delle suddette linee guida?</p><p>2. Quali misure supplementari prevede di adottare? </p><p>3. Il PCN olandese ha condotto un'inchiesta senza aspettare che sia sporta una denuncia. Il PCN svizzero potrebbe fare la stessa cosa? In caso affermativo, perché non è intervenuto? In caso negativo, perché no?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Come precisato nelle sue risposte all'interpellanza Mazzone 16.3686 e alla domanda Mazzone 16.5419, il Consiglio federale si aspetta dalle imprese ubicate nel nostro Paese che osservino la legislazione nazionale sia in Svizzera che all'estero e questo per l'insieme delle loro attività. L'emanazione di norme sulla tossicità dei carburanti e la vigilanza sul loro rispetto entro i propri confini territoriali sono compiti che incombono a ogni Stato.</p><p>Diversamente dai Paesi Bassi, il Consiglio federale non ha disposto l'avvio di inchieste. Ciononostante l'Esecutivo si adopera per migliorare la qualità dei combustibili a livello mondiale. La problematica del "Dirty Diesel" venduto in Africa è stata discussa dall'Amministrazione federale con il settore svizzero interessato nonché in occasione della conferenza internazionale organizzata dal Governo dei Paesi Bassi nel 2016. Da questi colloqui è emerso che la preoccupazione per la diffusione di combustibili ad alto tenore di zolfo è condivisa da molti attori, sia statali che privati. Da allora sono stati compiuti progressi significativi nelle normative nazionali. Diversi Paesi della regione interessata hanno rivisto la loro legislazione, riducendo sostanzialmente (fino a più 98 per cento) i valori limite per lo zolfo nella benzina e nel gasolio importati: è il caso del Ghana e soprattutto della Nigeria, principale importatore di questi carburanti nel continente africano.</p><p>Dal 2013 la Svizzera sostiene gli sforzi internazionali profusi in questo senso, come ad esempio la Heavy Duty Diesel Vehicles and Engines Initiative della Coalizione globale per il clima e l'aria pulita, che affianca gli Stati intenzionati a introdurre norme sulle emissioni dei veicoli e sulla qualità dei carburanti. Abbassando in Europa il tenore di zolfo nei carburanti, come chiesto dalla Global Sulfur Strategy, adottata dai membri dell'iniziativa, si potranno evitare fino a mezzo milione di decessi entro il 2050.</p><p>2. Il Consiglio federale si aspetta inoltre che le imprese ubicate in Svizzera applichino le norme o direttive sulla responsabilità sociale d'impresa riconosciute a livello internazionale, e questo sia nel nostro Paese sia all'estero e lungo l'intera catena di creazione del valore. Tra queste norme o direttive figurano le Linee guida dell'OCSE per imprese multinazionali e le Linee guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani. Consapevole del ruolo del nostro Paese nel commercio internazionale, il Consiglio federale ha pubblicato alla fine del 2018 una Guida sull'attuazione delle Linee Guida delle Nazioni Unite relative alle imprese e ai diritti umani nel commercio delle materie prime. La diffusione e l'attuazione della Guida da parte dei commercianti, in Svizzera e all'estero, sono state promosse nell'ambito di un'apposita campagna (workshop, formazioni, presentazioni) lanciata dagli attori che hanno contribuito a elaborarla (imprese, ONG, autorità). </p><p>3. Più in generale il Consiglio federale sensibilizza regolarmente le imprese ai temi della gestione responsabile dei loro affari e, in particolare, ai diritti umani mediante atelier, informazioni dettagliate su Internet e pubblicazioni (https://www.nap-bhr.admin.ch/napbhr/it/home.html). </p><p>4. La missione dei punti di contatto nazionali (PCN) è promuovere l'attuazione delle Linee guida dell'OCSE per imprese multinazionali e - se chiamati in causa - fungere da piattaforme di dialogo e mediazione. In questo modo contribuiscono alla composizione delle controversie in via extragiudiziale. Il PCN svizzero, come la maggior parte dei 48 PCN, si concentra su questi due compiti. Un'indagine come quella condotta di propria iniziativa dal PCN olandese gli conferirebbe un ruolo di commissione d'inchiesta che sarebbe incompatibile con il suo mandato e ne impedirebbe l'imparzialità. Ciò indebolirebbe la sua credibilità verso i partner e, di conseguenza, la sua capacità di contribuire a soluzioni condivise sviluppate dalle parti in causa e orientate al futuro.</p>  Risposta del Consiglio federale.