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L'incontro tra il presidente Joe Biden e Kevin McCarthy non ha portato a un accordo. L'allarme per il 1° giugno resta in vigore
WASHINGTON - L'incontro fra Joe Biden e Kevin McCarthy è stato «produttivo», ma un accordo su come evitare il default degli Stati Uniti non è ancora stato raggiunto.
Mentre Janet Yellen ribadisce l'allarme per il 1. giugno, quando gli States potrebbero non essere più in grado di onorare i loro obblighi, alla Casa Bianca il presidente e lo speaker della Camera cercano di sbloccare l'impasse che si è venuta è creare sul tetto del debito.
Dopo giornate di tensione e trattative interrotte, trapela un certo ottimismo. «Non c'è ancora un accordo ma l'incontro è stato produttivo, il migliore che abbiamo finora avuto», ha detto McCarthy lasciando la Casa Bianca. A chi gli chiedeva se gli americani dovessero prepararsi per un default lo speaker della Camera ha risposto con un secco «no».
Un'intesa - ha aggiunto - può essere raggiunta: «Biden e i democratici vogliono un accordo, serve un compromesso», ha spiegato ribadendo la linea dei repubblicani, ovvero la necessità di ridurre le spese. «Il problema non sono le entrate», ha detto McCarthy assicurando che in discussione non c'è alcun taglio delle spese della difesa. Farlo «sarebbe un errore», ha osservato.
L'incontro con McCarthy è stato «produttivo»: «Abbiamo ribadito ancora una volta che il default non è un'opzione e che la sola strada per andare avanti è un accordo bipartisan», ha messo in evidenza Biden, assicurando che le trattative andranno avanti a oltranza con l'obiettivo di trovare un'intesa che possa superare l'esame del Congresso.
Ogni eventuale accordo dovrà infatti essere approvato da Camera e Senato e Biden e McCarthy sono consapevoli dei rischi che questo comporta. I repubblicani più a destra e i democratici più a sinistra potrebbero sabotare l'intesa e far scivolare gli Stati Uniti nel loro primo default.
La posta in gioco è elevata per tutti e due i partiti a livello politico considerate le elezioni del 2024. Gli osservatori ritengono che un default sarebbe un «suicidio politico» sia per i conservatori sia per i liberali, ma in un contesto politico così spaccato come quello attuale non si possono escludere colpi di scena.
Wall Street resta alla finestra, finora incurante delle tensioni e convinta che un'intesa alla fine ci sarà. Dietro le quinte, però, le aziende e le grandi banche si preparano al peggio, ovvero a un default catastrofico e dalle conseguenze imprevedibili.