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La crisi migratoria che colpisce l'Europa mette la tradizione umanitaria svizzera di fronte a una sfida, afferma la Caritas che critica la recente decisione di ridurre l'aiuto allo sviluppo e sollecita Berna a raddoppiare l'aiuto alla Siria.
Attualmente il contributo allo sviluppo ammonta a 50 milioni l'anno ed è una cifra nettamente insufficiente, ha dichiarato stamane Hugo Fasel, direttore di Caritas Svizzera in una conferenza stampa a Berna. Per affrontare adeguatamente la crisi umanitarie ci vorrebbero almeno 100 milioni l'anno.
Questa somma deve permettere - secondo Fasel - di rafforzare l'aiuto alla sopravvivenza in Siria e garantire che i bambini rifugiati nei Paesi vicini alla Siria possano frequentare la scuola.
La riduzione di 100 milioni di franchi al bilancio dell'aiuto allo sviluppo per il 2016 e la proposta della Commissione delle finanze di operare tagli nel credito-quadro alla cooperazione internazionale 2017-2020 "sono completamente irrealistiche", denuncia la Caritas.
In un momento in cui la Svizzera deve ben presto accogliere i primi rifugiati che provengono dall'Italia nell'ambito del programma di ricollocamento dell'UE, nel nostro Paese perdura una frattura tra città e campagna nel percepire la questione dei migranti, ha rilevato ancora Fasel. La Caritas dispiega oggi le sue energie nel far crescere la sensibilizzazione sul tema dell'asilo.
In caso di accoglienza più massiccia di profughi bisognerebbe allestire rapidamente le strutture necessarie, si tratta di "una enorme sfida" e il Consiglio federale deve avanzare delle proposte per garantire a Cantoni e Comuni un sostegno finanziario più equo. In nessun caso, secondo Caritas, l'esercito va inviato alle frontiere per respingere l'afflusso di rifugiati. E' anche opportuno che le autorità promuovano una vasta campagna informativa su di una questione così importante, che si studi come integrare meglio i rifugiati e che si dia loro la possibilità di lavorare.
Il mondo politico - sempre secondo l'organizzazione umanitaria - ha rinunciato a fare una analisi approfondita della situazione. Con l'intensificarsi dei raid aerei in Siria all'indomani degli attentati di Parigi, la Francia ha finito col creare nuovi rifugiati, ha dichiarato Fasel. I migranti sono di fronte a "una assenza totale di prospettive", la fuga è l'unica possibilità.
Secondo Caritas, che oltre alla Siria è attiva anche in Giordania, Libano, Iraq e Turchia, dove i rifugiati si ammassano, la costruzione di campi chiusi e il rafforzamento alle frontiere europee non scoraggerà i disperati che fuggono dai conflitti. Non servono neppure le legislazioni sull'asilo più severe, al contrario: la Svizzera deve assolutamente proseguire nei suoi sforzi diplomatici e continuare a offrire i suoi buoni uffici per stabilizzare al più presto la situazione in Siria.
Da cinque anni, ossia dall'inizio della crisi in Siria, Caritas Svizzera ha realizzato 36 progetti di emergenza per chi è fuggito dalle zone di guerra, cui si aggiungono altri progetti sulla via dei Balcani.
SDA-ATS