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L'Associazione degli autotrasportatori vuole sensibilizzare la popolazione sull'attuale politica dei trasporti, che ritiene nociva per il Paese.
Evitare una catastrofe estiva del traffico, aprire completamente il tunnel autostradale del San Gottardo. Questo l'appello lanciato
giovedì a Zurigo dall'Astag, l'associazione svizzera degli autotrasportatori.
Il motivo dell'allarme dell'Astag è dovuto al rifiuto del governo elvetico di permettere a camion ed autotreni di transitare, dopo il grave incidente del 10 ottobre scorso, contemporaneamente nei due sensi di marcia nella galleria autostradale del San Gottardo.
Trasporto svizzero discriminato
I mezzi pesanti vengono attualmente fermati e fatti passare ad intervalli regolari alternativamente in un senso di marcia e nell'altro. Tale sistema di dosaggio, secondo le autorità, rimarrà in vigore finché non sarà terminata, prevedibilmente in settembre, l'installazione di più potenti impianti di ventilazione e nuovi accorgimenti di sicurezza.
Questa dosaggio del traffico pesante provoca notevoli disagi ai camionisti e ritardi nei trasporti di merci, con conseguente calo di produttività del settore. A risentirne - sebbene finora abbiano protestato i camionisti stranieri, in particolare italiani - sono soprattutto gli autotrasportatori svizzeri, che vedono una misura applicata al traffico pesante internazionale limitare anche il sistema di trasporto svizzero che opera su brevi distanze.
Conseguenze "distruttive" per la Svizzera
Il presidente dell'Astag, Carlo Schmid, membro del Parlamento elvetico, in occasione di una dimostrazione di protesta degli autotrasportatori, ha lanciato una campagna d'informazione "per una sensibilizzazione politica della popolazione". Secondo Schmid, se l'attuale politica di limitazione dei trasporti su strada verrà mantenuta, "la Svizzera va incontro ad una catastrofe estiva del sistema di traffico interno ed internazionale".
"Il sistema di dosaggio al San Gottardo deve essere immediatamente levato", ha aggiunto Schmid, poiché produce "conseguenze distruttive per la Svizzera e per gran parte dell'economia elvetica". La stessa "esistenza professionale" di moti autotrasportatori svizzeri sarebbe minacciata. Il direttore dell'Astag, Kandid Hofstetter, ha ricordato i milioni di perdite che subirebbe l'economia se l'approvvigionamento di base non venisse più assicurato.
Premere sull'Unione europea
Per questa prima "offensiva d'informazione", Hofstetter ha chiesto che si faccia di più per trasferire il trasporto pesante internazionale dalla strada alla ferrovia. Un confronto dei dati concernenti Austria, Francia e Svizzera, mostra che nei primi due paesi la percentuale di merci trasportate dalla ferrovia è rispettivamente del 24 e del 26 per cento (8-9 milioni di tonnellate, su un totale di 35 milioni di tonnellate), mentre in Svizzera sono 18,4 i milioni di tonnellate che si muovono su rotaia, vale a dire il 70 per cento del totale di 26,7 milioni di tonnellate trasportate.
A ciò si aggiunge la previsione che per i prossimi 12 anni il trasporto complessivo attraverso la Svizzera crescerà di un buon 40 per cento, che è più o meno la stessa percentuale di crescita che la ferrovia pensa di poter affrontare nello stesso periodo di tempo. Una ragione in più, quindi, per premere sull'Unione europea affinché venga pienamente utilizzato anche in Austria e in Francia il notevole potenziale di trasferimento su ferrovia del trasporto merci.
Ferrovie: prezzi e prestazioni inadeguati
A tal fine, Hofstetter chiede che sui trasporti si aprano nuovi negoziati con l'Ue, condotti "in modo conforme alla volontà dei cittadini svizzeri". L'Astag, da parte sua, s'impegna a trasferire su ferrovia il trasporto a lunga distanza, ma non quella a breve distanza all'interno del paese. "Rapidità, puntualità, disponibilità e flessibilità della ferrovia ancora non bastano. Ed il suo rapporto prezzo/prestazioni non è giusto per la maggior parte di fornitori e clienti", ha a precisato Hofstetter.
Silvano De Pietro