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Un mare di rifiuti
Fra 35 anni gli oceani potrebbero contenere più bottiglie di plastica che pesci. A lanciare l'allarme ambientale è uno studio della Fondazione Ellen MacArthur, presentato in occasione del World Economic Forum di Davos, secondo cui circa il 32% degli oggetti di plastica a livello globale sfugge ai sistemi di raccolta e viene abbandonata in natura. Un mare di spazzatura, insomma, che inonderà la Terra e non darà futuro alle catene alimentari degli oceani di tutto il mondo, che sono già da tempo a rischio crollo a causa delle emissioni di gas serra, della pesca intensiva e dell'inquinamento localizzato.
Attualmente a finire nei mari ogni anno sono otto milioni di tonnellate di plastica, l'equivalente di un camion zeppo di spazzatura al minuto. Il problema più urgente da risolvere è quello che riguarda l'inquinamento provocato dagli oggetti di plastica monouso, i quali non vengono riciclati a dovere. Lo studio ha analizzato in particolare il ciclo di vita della plastica scoprendo che ogni anno il 95% del packaging non viene recuperato dopo un primo breve utilizzo. Basti pensare che ad oggi soltanto il 14% degli imballaggi in plastica viene recuperato e avviato al riciclo. Si tratta di una percentuale molto bassa rispetto al tasso di riciclo della carta e alla percentuale di recupero di ferro e acciaio, che risulta essere quella più alta tra i materiali riciclabili.
Immagine: Flickr.com - Michigan Municipal League
Gli studiosi dell'Imperial College di Londra spiegano inoltre che la pulizia degli oceani dalla plastica deve partire dalle coste e non dalle «isole di immondizia», come il Great Pacific garbage patch, la mega-isola di rifiuti di plastica che galleggia nel Pacifico, tra la California e le Hawaii, una delle cinque maggiori al mondo.
Ma noi come possiamo contribuire a risollevare le sorti di uno dei beni più preziosi al mondo? Innanzitutto non dovremmo mai dimenticare di eseguire un corretto smaltimento dei rifiuti che produciamo in casa e ovunque ci troviamo. Molti dei rifiuti presenti in mare infatti vengono proprio dai tombini e dalle fognature delle città. Limitiamo il consumo di plastica scegliendo di utilizzare i contenitori con materiali biodegradabili, come ad esempio borse di stoffa o di carta, e mai gli articoli usa e getta. Dedichiamo infine parte del nostro tempo alla pulizia di mari e delle spiagge e sensibilizziamo i nostri figli e chi ci sta intorno.