Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/44098

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. È vero che il piano finanziario 2004-2006 del 30 settembre 2002 non adempie le condizioni previste dal freno all'indebitamento. Nel rapporto relativo al piano finanziario il Consiglio federale ha perciò già segnalato la necessità di adottare provvedimenti al riguardo e preso in considerazione la necessità di operare una valutazione politico-finanziaria. Sebbene in virtù della Costituzione e della legge il freno all'indebitamento valga soltanto per l'anno di preventivo imminente, esso si ripercuote indirettamente sempre anche sul piano finanziario. I sorpassi nel piano finanziario di oggi implicano tagli nei budget di domani. Oltre che stabilire la conformità al freno all'indebitamento, l'obiettivo della valutazione politico-finanziaria è quello di creare margini di manovra per i compiti a carattere prioritario.</p><p></p><p>Una delle ragioni per cui il Consiglio federale non ha presentato nessun piano finanziario conforme al freno all'indebitamento è stato, tra l'altro, il fatto che le misure a suo avviso più adeguate per la correzione del piano finanziario sono il mantenimento della quota della Confederazione all'attuale punto di percento IVA a favore dell'AVS e il futuro punto di percento IVA a favore dell'AI nonché un comportamento parsimonioso per quanto concerne l'obiettivo sociale nell'ambito dei premi dell'assicurazione malattia. Questo è quanto il Consiglio federale ha sempre ribadito, anche dopo la divergente decisione del primo Consiglio. Dato che, tuttavia, secondo la prassi vigente nel piano finanziario vengono inseriti progetti per i quali esiste una decisione di un primo Consiglio, lo stralcio delle quote della Confederazione deciso dal Consiglio nazionale e il nuovo obiettivo sociale in materia di assicurazione malattia stabilito dal Consiglio degli Stati sono stati presi in considerazione nei calcoli. Ciò spiega ampiamente lo scostamento tra le uscite effettive e il tetto massimo delle uscite secondo il freno all'indebitamento nel rapporto sul piano finanziario del 30 settembre 2002.</p><p></p><p>Il piano finanziario ha tenuto conto della versione governativa del pacchetto fiscale 2001. Da tale pacchetto non risulta la necessità di apportare ulteriori correttivi a livello di piano finanziario, purché nel procedimento di eliminazione delle divergenze non prevalgano le decisioni del Consiglio nazionale.</p><p></p><p>Analogamente all'AVS, anche per quanto riguarda i problemi di finanziamento dell'AI sarebbe opportuno ricorrere a un aumento finalizzato dell'imposta sul valore aggiunto. È infatti previsto un aumento dell'uno per cento dell'IVA a partire dal 1° gennaio 2005. Secondo il piano finanziario del 30 settembre 2002, negli anni 2005 e 2006 le maggiori entrate ammonteranno a 2'340 rispettivamente 3'230 milioni. L'AI dipende da risorse supplementari per l'ammortamento dei debiti e per il finanziamento delle proprie prestazioni, che continuano a crescere fortemente. Secondo l'autore della mozione la correzione del piano finanziario deve avvenire senza ricorrere a un aumento delle imposte. Tale condizione può essere adempiuta solo se:</p><p></p><p>o si riducono periodicamente le uscite nell'entità menzionata,</p><p>o l'aumento dell'imposta sul valore aggiunto viene compensato da una corrispondente riduzione di altre imposte.</p><p></p><p>Il Consiglio federale ritiene che nessuna delle alternative menzionate sia realistica. Esso respinge pertanto questa richiesta per la correzione del piano finanziario in quanto non attuabile.</p><p></p><p>2. L'aumento medio delle uscite nel periodo 2002-2006 ammonta al 4,4 per cento. L'autore della mozione vorrebbe limitare tale aumento alla crescita economica nominale attesa - tenendo conto delle maggiori uscite dovute alle entrate del punto di percentuale IVA a favore dell'AI. Secondo i nuovi valori economici di riferimento è ipotizzabile una crescita economica nominale media del 3,0 per cento.</p><p></p><p>La differenza tra l'obiettivo dell'autore della mozione e quello del Consiglio federale in materia di aliquota fiscale e quota delle uscite della Confederazione consiste nella presa in considerazione delle pendenze e dell'onere demografico aggiuntivo per la Confederazione nell'ambito dell'AI. Una piccola parte della percentuale dell'imposta sul valore aggiunto a favore dell'AI serve al finanziamento delle maggiori uscite dell'AI dovute al fenomeno demografico. Circa la metà dei proventi è prevista per l'ammortamento dei debiti dell'AI. Non si tratta di permettere maggiori uscite bensì di liquidare le vecchie pendenze. Invece di coprire le maggiorate uscite direttamente con le entrate, in passato si è accettato un indebitamento dell'AI. Alla luce delle considerazioni che precedono, la lievitazione della quota delle uscite della Confederazione provocata dall'aumento dell'imposta sul valore aggiunto e dal trasferimento delle entrate all'AI deve tuttavia essere relativizzata. Nel caso di una totale esclusione di queste maggiori uscite l'aumento medio delle uscite ammonterebbe al 3,0 per cento, mentre nel caso di un computo della metà di tali maggiori uscite quale fattore speciale (senza lo sdebitamento dell'AI), ammonterebbe al 3,7 per cento. </p><p></p><p>Un ritocco della crescita media delle uscite del 4,4 per cento al tasso di crescita medio corretto verso il basso del prodotto interno lordo (3,0%) avrebbe per conseguenza che le uscite - riferite al 2006 - dovrebbero essere periodicamente ridotte ogni anno di 3 miliardi, se si vogliono soddisfare le richieste dell'autore della mozione. Nell'obiettivo fissato dal Consiglio federale, la necessità di tagli è limitata a circa 1,5 miliardi, cosa che attualmente corrisponde grossomodo alla necessità di adeguamento sulla base dei criteri del freno all'indebitamento. Rimarrebbe tuttavia scoperto un calo strutturale di singole imposte federali. In particolare nell'ambito dell'imposta preventiva e delle tasse di bollo non è possibile escludere completamente questo pericolo.</p><p></p><p>Con riferimento ai piani delle rinunce e alle modifiche di legge, il Consiglio federale prevede un procedimento a due fasi. In un primo tempo sottoporrà al Parlamento durante la sessione estiva 2003 la valutazione politico-finanziaria aggiornata, nella quale è stabilito il bisogno di correzioni e vengono presentate le alternative operative. Sulla base di questo rapporto e dei relativi dibatti elaborerà successivamente le vere e proprie misure di risparmio che trasmetterà al Parlamento nel quadro di un messaggio sul risanamento.</p><p></p><p>3. Nel messaggio concernente il preventivo e in un rapporto tecnico all'attenzione delle Commissioni delle finanze il Consiglio federale ha illustrato le ripercussioni dei diversi scenari economici sull'efficacia del freno all'indebitamento. Esso ha esposto come le entrate e il fattore congiunturale reagiscono in modo opposto al mutamento dei supposti scenari economici. Le fluttuazioni del fattore congiunturale sono predisposte per un'elasticità delle entrate pari a 1. In questo caso le fluttuazioni congiunturali inattese hanno solo un effetto limitato sul tetto massimo ammesso delle uscite. Scostamenti accertati in un secondo tempo conducono ad addebiti o crediti del conto di compensazione.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.