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Quando Hans Stucky arrivò a Venezia, non possedeva molto. Ma presto suo figlio Giovanni eclissò tutti con la sua fortuna.
Il 21 maggio 1910, alla stazione di Venezia Santa Lucia, si svolse una scena orribile: Giovanni Stucky, l'uomo più ricco di Venezia, stava per salire a bordo del suo treno per Portogruaro. Un uomo sbucato dal nulla lo assalì e recise la sua arteria carotide e la sua laringe con un rasoio. Stucky morì sul posto - e Venezia perse il suo grande benefattore.
Il mugnaio dalla Svizzera
Giovanni era figlio di Hans Stucky, che era partito da Münsingen, nel Cantone di Berna, all'inizio del XIX secolo. Dopo 12 anni di vagabondaggio, si stabilì a Venezia nel 1837.
Trovò lavoro nell'unico mulino della città, che presto rilevò. Ma questo non era sufficiente per l'ambizioso Hans. Affittò due mulini e si mise in proprio.
Ciò che nessuno sospettava all'epoca: doveva essere la pietra angolare di una dinastia di grande successo, ma anche di breve durata. Il figlio di Hans, Giovanni, fu determinante per l'ascesa della famiglia.
Importanti innovazioni
Come suo padre prima di lui, anche Giovanni intraprese un viaggio per imparare il mestiere di mugnaio. Poi applicò le sue nuove conoscenze in modo redditizio: affittò sei mulini e sostituì le vecchie macine con rulli moderni, rendendo la farina sempre più bianca e fine. Non acquistava più le materie prime nella regione, ma dove erano più economiche.
A questi mulini si aggiunse presto un pastificio con 100 dipendenti. Nel 1890 diede l'incarico di convertire un ex monastero in una fabbrica, una cattedrale industriale, che doveva essere più alta dello stesso Palazzo ducale.
Nonostante l'opposizione al progetto, il Molino StuckyLink esterno - il primo edificio con illuminazione elettrica di Venezia – fu inaugurato il 13 aprile 1897. Nello stesso anno Giovanni fu dichiarato l'uomo più ricco della città lagunare.
Lusso per tutti
Le reali dimensioni del suo patrimonio non sono note. Devono essere state immense, perché alla costruzione della fabbrica seguirono l'acquisto di una villa privata a Mogliano VenetoLink esterno e di Palazzo Grassi, il più grande e moderno palazzo sul Canal Grande. Inoltre comprò 1700 ettari di terreno a Portogruaro, che fece seminare a grano.
Padrone della vecchia scuola, si preoccupava anche del benessere dei suoi operai: in occasione del 25° anniversario dell'azienda promise loro una pensione a vita. Ai contadini che coltivavano i suoi campi a Portogruaro fornì strade e case decenti.
Le turbolenze del XX secolo
Con l'assassinio di Giovanni, nel 1910, le fortune della famiglia Stucky però volsero al termine. Anche se il figlio Giancarlo rilevò l'azienda, le cose cominciarono ad andar male. Non solo Giancarlo non aveva le capacità commerciali del padre e si fidava delle persone sbagliate, ma vide anche i suoi piani vanificati dalla prima guerra mondiale (1914-1918) e dalla presa di potere da parte dei fascisti nel 1922.
Le difficoltà degli Stucky si acuirono ulteriormente quando il ministro delle Finanze fascista Giuseppe Volpi intervenne a sostegno della lira. Questo rese sempre più difficile per Giancarlo vendere i suoi prodotti e lo costrinse a chiudere le filiali in Argentina, Stati Uniti, Egitto e Inghilterra.
Quando poi Mussolini lanciò la "battaglia del grano" - una campagna di propaganda per promuovere la produzione interna di materie prime - non si poté più salvare nulla, perché il modello commerciale di Stucky si basava sull'acquisto a basso costo all'estero del grano per i mulini.
Gli Stucky sono rovinati
L'ultima speranza di Giancarlo per rimediare ai danni subiti durante la guerra - tre delle sue proprietà, ma non la fabbrica, erano state distrutte – era un risarcimento da parte dello Stato italiano. Ma la speranza si rivelò vana, perché i pagamenti furono riservati agli italiani. Come suo padre e suo nonno, Giancarlo era rimasto svizzero.
Nel 1936 i beni della famiglia Stucky andarono definitivamente perduti. Per evitare il fallimento, Giancarlo accettò un "cessio bonorum", una cessione dei beni in base al diritto romano. Tutti i suoi averi andarono ai creditori e Giancarlo dovette trasferirsi in un piccolo appartamento assieme a sua madre.
Morte naturale o suicidio?
Quattro anni dopo, Giancarlo scrisse il suo testamento. Vi si legge: "Seguendo l'esempio di mio padre, il denaro è sempre stato per me un mezzo per raggiungere un fine. Senza volerlo, ho perso la mia fortuna. Sono l'ultimo Stucky di Venezia e mi auguro che questo nome prestigioso possa essere letto solo dopo la mia morte nel cimitero di San Michele, dove riposano i miei genitori, che ho amato sopra ogni cosa".
Morì poco dopo. Non è mai stato possibile chiarire se di propria mano o in modo naturale.
Traduzione dal tedesco di Andrea Tognina