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Primo: Notizia curiosa: Capezzone ha dichiarato che il Vangelo è un libro meraviglioso.
Secondo: Capezzone? Ma non era un radicale? Un sostenitore della laicità?
Primo: Appunto per questo è una notizia curiosa: l’avesse detto il Papa non mi sarei mica stupito!
Secondo: Magari intendeva meraviglioso nel senso di pieno di meraviglie, fatti insoliti, prodigi. Un po’ come i romanzi di Harry Potter.
Primo: Da come prosegue, non sembra essere questo il senso.
Secondo: Sono curioso: cosa altro ha detto Capezzone?
Primo: «Non sono credente, ma la mia regola di vita è contenuta in quel meraviglioso libro che è il Vangelo: fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te»
Secondo: Ma non era in negativo, la massima: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te?
Primo: Sì, solitamente viene citata così. Ma la differenza non mi sembra fondamentale: il principio di equivalenza con l’altro vi è in entrambe le formulazioni. Inoltre, moralmente parlando, non vi è grande differenza tra fare qualcosa e astenersi dal fare qualcos’altro. Tra l’uccidere una persona e lasciarla morire pur potendo salvarla, non vedo una grande differenza.
Secondo: In effetti hai ragione. Volendo, Capezzone poteva citare l’imperativo categorico di Kant: «Agisci come se la tua azione dovesse essere elevata in ogni momento a norma universale»
Primo: Già, avrebbe potuto citare Kant. E invece ha citato il Vangelo. Probabilmente è una questione di priorità storica…
Secondo: Penso sia anche una questione di eleganza. Kant, da buon prussiano, è rigoroso ma poco immediato. Inoltre, avremmo avuto una lunga serie di professori di filosofia a discettare sulla corretta interpretazione dell’imperativo categorico.
Primo: Già: molto meglio il Vangelo.
Secondo: Però la versione kantiana mi fa venire un dubbio…
Primo: Sarebbe?
Secondo: È quell’aggettivo: universale. Mi lascia perplesso.
Primo: Perché mai? Comunque, penso che tu possa sostituirlo tranquillamente con “per tutti gli uomini”: «Agisci come se la tua azione dovesse essere elevata in ogni momento a norma per tutti gli uomini».
Secondo: È appunto questo il problema: cosa ne so io degli altri uomini?
Primo: Non fare il sofista: sai molte cose degli altri uomini.
Secondo: Già, so molte cose, ma come le so?
Primo: Così, su due piedi, direi: per analogia e, soprattutto, tramite il confronto.
Secondo: Cioè? Puoi farmi degli esempi?
Primo: Va bene. Per analogia sulla tua esperienza: se tu trovi gradevole il profumo dell’acqua di Colonia e sgradevole quello della plastica bruciata, tendi ad immaginare che lo stesso valga per gli altri.
Per confronto: discuti con gli altri, e scopri che alcuni la pensavo come te, ma altri no, e magari c’è qualcuno che non sopporta il profumo dell’acqua di Colonia ma sopporta (o addirittura adora) quello della plastica bruciata.
Secondo: E quale dei due metodi è il migliore, secondo te?
Primo: Difficile dirlo. Il primo è più immediato e veloce, il secondo è probabilmente più affidabile ma lento.
Secondo: Però la massima di Kant sembra implicare il primo metodo, non il secondo. Giudico le mia azioni a partire da me, supponendo che gli altri siano come me. Eppure, l’hai ammesso tu stesso poco fa, non è necessariamente così.
Primo: Mi sembra una critica sensata ma inutile: ti concentri sulla lettera e non sullo spirito. È ovvio che se a me piace il gelato al cioccolato e non quello al limone non devo imporre a tutti il gelato al cioccolato (o rinunciare al mio gusto preferito perché ad altre persone piace il limone).
Secondo: Peraltro, io adoro sia il cioccolato che il limone.
Primo: Anche io, ma non li prenderei mai insieme. Comunque sentiamo, come riformuleresti il principio di Kant, e di conseguenza quello evangelico che tanto piace a Capezzone?
Secondo: Sicuramente non avrò l’eleganza prussiana di Kant, però direi: «Ascolta gli altri, confrontati con loro, e rispettali.»
Primo: Orribile. Molto meglio il Vangelo.