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L'Ufficio federale della migrazione (UFM) ha reiterato il suo rifiuto di concedere l'asilo a un ex poliziotto uiguro Nijiati Abudureyimu, che aveva denunciato un traffico di organi prelevati da condannati a morte in Cina di cui sarebbe stato testimone.
L'UFM non gli crede. Gli ha comunque concesso di rimanere temporaneamente in Svizzera dopo averne decretato l'espulsione.
"Si tratta di una decisione inaccettabile nel contenuto e scandalosa nella forma", ha dichiarato oggi all'ats il suo avvocato Philippe Currat confermando le proprie parole di denucia riportate dal quotidiano romando "Le Temps".
Secondo l'UFM, la testimonianza dell'uiguro non adempie le esigenze di verosimiglianza enunciate nell'articolo 7 della legge federale sull'asilo ("Chiunque domanda asilo deve provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato").
L'ex poliziotto di Urumqi, capoluogo della regione autonoma dello Xinjang o Turkestan cinese, può rimanere in Svizzera a titolo di ammissione provvisoria, con possibilità di ricorrere fino al 21 novembre. "Ricorreremo probabilmente al Tribunale amministrativo federale" (TAF), ha dichiarato l'avvocato Currat, deplorando la mancanza di cooperazione da parte dell'UFM. Interpellato dall'ats, quest'ultimo ha rifiutato qualsiasi commento.