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Dopo mesi di incertezze a Credit Suisse, il consiglio d'amministrazione ha accettato le dimissioni di Tidjane Thiam. L'ex amministratore delegato, che dal 14 febbraio sarà sostituito dall'elvetico Thomas Gottstein, chiede scusa e ribadisce di non aver mai saputo nulla dei pedinamenti. Sulle vicende ora indagano il Pubblico ministero di Zurigo e la FINMA, così come proseguono le indagini interne della banca.
Ai microfoni di Radio SRF, il presidente di Credit Suisse Urs Rohner, che dovrebbe restare in carica fino alla fine dell'anno prossimo, ha spiegato che non c'è mai stata una lotta di potere interna con Thiam, e che anzi, era stato proprio lui ha scegliere il franco-ivoriano per dirigere la banca. Il presidente ha ribadito che non si è trattata di una faida personale, ma di una scelta presa per difendere la credibilità della banca. Sollecitato in merito alle critiche di alcuni grandi azionisti di Credit Suisse, che hanno chiesto al presidente di lasciare la sua carica, Rohner ha dichiarato di avere il pieno supporto e la fiducia del Cda. Il 61enne non esclude che alcuni azionisti possano mettere in atto delle azioni legali nei confronti dell'organo di sorveglianzai, sebbene molti di loro siano d'accordo con la linea presa dai vertici della banca.
Nelle ultime settimane la situazione di Credit Suisse era diventata sempre più difficile, soprattutto da quando si era appresa la notizia di un secondo pedinamento che riguardava un responsabile delle risorse umane della banca. Il consiglio ha monitorato attentamene la situazione, ma accortosi di non poter uscire dalla situazione negativa senza un cambiamento, ha acettato le dimissioni di Thiam per proteggere la reputazione di Credit Suisse.