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di Candida Mammoliti
Conoscere per poter agire, almeno nel limite del possibile. Alla luce di quanto esposto in questo articolo, la nostra politica appare come uno “ scenario teatrale da cortile ”, politici ed economisti strumentalizzati dai “burattinai del Club Bilderberg e della Commissione Trilaterale”. Ma la storia dimostra, che ogni potere opprimente e fondamentalmente ingiusto ha il suo tempo di scadenza…
ll Gruppo Bilderberg, detto anche Conferenza Bilderberg o Club Bilderberg, è un incontro annuale per invito, non ufficiale, di circa 130 partecipanti, la maggior parte dei quali sono personalità influenti in campo economico, politico e bancario. I partecipanti trattano una grande varietà di temi globali, economici, militari e politici.
Il gruppo si riunisce annualmente in hotel o resort di lusso in varie parti del mondo, normalmente in Europa, e una volta ogni quattro anni negli Stati Uniti o in Canada. Ha un ufficio a Leida nei Paesi Bassi. I nomi dei partecipanti sono resi pubblici attraverso la stampa, ma la conferenza è chiusa al pubblico e ai media.
Dato che le discussioni durante queste conferenze non sono mai registrate o riportate all’esterno, questi incontri sono stati oggetto di pesanti critiche, come ad esempio quelle sostenute da Daniel Estulin. Nipote di un ex-agente del KGB, Estulin ha pubblicato nel 2005 il suo libro Il Club Bilderberg, diventato un bestseller internazionale tradotto in 24 lingue.
Del Club Bilderberg si sa poco o niente. Le cronache lo descrivono come un circolo, i cui componenti appartengono alle “alte” sfere dell’economia e della società, e, in virtù di questo ruolo, assumono decisioni importanti sugli equilibri mondiali.
La stragrande maggioranza della gente dunque, e questa è proprio la forza del Club Bilderberg, non ha la minima idea di cosa si stia parlando.
Il Club Bilderberg ha inizio in un luogo e in una data precisa, il 29 maggio del 1954 a Oosterbeek, una piccola cittadina dei Paesi Bassi, presso l’Hotel Bilderberg. Lì, su iniziativa del principe olandese Bernhard, si riunirono le maggiori personalità del mondo politico, di quello economico, industriale e militare, ponendo le basi per la creazione di una sorta di conferenza, o se volete di società segreta, che da quel momento ogni anno, per un fine settimana, si sarebbe riunita in un paesino del mondo occidentale per confrontarsi sulle problematiche del pianeta e studiare “delle soluzioni” ad esse, da attuare attraverso gli strumenti a propria disposizione, a ben vedere sostanzialmente illimitati, dato che si trattava di presidenti, governatori, potenti industriali, affermati giornalisti e personalità di “elevatissimo” calibro.
Se si vuole essere meno diplomatici e più schietti, possiamo dire che dal 1954 un gruppo di persone estremamente influenti prende tutte le decisioni più importanti che riguardano il destino delle nazioni e lo fa lontano da occhi indiscreti e, soprattutto, dal controllo popolare.
Già, perché i meeting del Bilderberg hanno caratteristiche molto particolari: si tengono generalmente in piccole cittadine, dove l’opinione pubblica e l’informazione non sono massicciamente presenti (nel 2004 la riunione ha avuto luogo a Stresa, un piccolo comune sul Lago Maggiore). L’accesso è rigorosamente a invito, il quale avviene secondo criteri che prendono in considerazione l’influenza della posizione dell’ospite e il grado di controllo che egli ha su determinati settori chiave.
Il gruppo include praticamente tutti i dirigenti delle istituzioni, delle aziende e delle organizzazioni più importanti del mondo.
I partecipanti hanno il divieto assoluto di rilasciare dichiarazioni ai giornali, così come è tassativamente vietato ai giornalisti anche solo avvicinarsi al luogo di svolgimento della manifestazione, pena l’arresto (lo stesso Estulin è stato arrestato diverse volte nel corso delle sue indagini sul campo); ovviamente fanno eccezione i giornalisti regolarmente invitati, come lo era Katherine Graham, direttrice del Washington Post, e come lo fu Fehru Koru, un giornalista turco propugnatore di posizioni aspramente critiche nei confronti del Bilderberg, che cambiò magicamente idea dopo essere stato invitato all’edizione del 2006.
Segretezza è dunque una delle parole chiave del Gruppo Bilderberg. Un’altra è sicuramente controllo. Grazie a questi criteri, il Bilderberg ha sviluppato una rete formata da molte componenti: una di esse è per esempio la RCA, Radio Corporations of America, colosso dell’informazione che comprende NBC, CBS e ABC, mentre il suo omologo dal punto di vista politico-militare è la NATO, uno dei bracci armati della struttura.
Più in generale, il gruppo include praticamente tutti i dirigenti delle istituzioni, delle aziende e delle organizzazioni più importanti del mondo: ne fanno parte per esempio Jean-Claude Trichet, governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, Mario Monti, ex primo ministro d’Italia, Peter Sutherland, presidente della British Petroleum, Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale, la Regina Beatrice d’Olanda, tanto per citarne alcuni, ma la lista include centinaia di nomi di personalità influenti di molti paesi, inclusa la Svizzera. Ognuno di essi ricopre un ruolo di assoluto controllo del suo settore di competenza e appare chiaro, che una rete che mette in sinergia queste personalità può controllare con facilità il mondo intero.
Fra i membri del Bilderberg ve ne sono alcuni che hanno alle spalle una militanza decennale e che hanno acquisito notevole potere all’interno della stessa organizzazione, tanto da essere considerati come organizzatori e gestori dei meeting. Uno di essi è certamente il rappresentante della corona olandese, solitamente indicato come il chairman.
Altri membri importanti e influenti del Bilderberg sono Zbigniew Brzezinski, Vernon Jordan, Cyrus Vance e altre personalità che ciclicamente vengono impiegate nei posti chiave delle amministrazioni politiche americane e internazionali, indipendentemente dal loro schieramento, con l’obiettivo di creare un “nuovo ordine mondiale”.
Il Bilderberg può inoltre contare su altre organizzazioni parallele che cooperano con esso per la realizzazione dei suoi intenti. Una di queste è il CFR, Council on Foreign Relations, creato nel 1921 su iniziativa di Edward House, potente e influente consigliere del presidente Wilson (già avvezzo a questo tipo di iniziative, come testimonia la sua idea della Lega delle Nazioni), e massicciamente finanziato guarda caso dalla Fondazione Rockefeller. Inizialmente il CFR fu concepito come distaccamento americano della Tavola Rotonda Mondiale, ma sin da subito i suoi intenti erano chiari: «Creare un governo unico mondiale, basato su un sistema finanziario centralizzato, caratterizzato da una particolare miscela di capitalismo e socialismo, di opportunismo e di idealismo»…o meglio ciò che intendono per quest’ultimo.
Un’altra organizzazione analoga è la Trilateral Commission. La Trilateral è stata fondata e finanziata ancora da David Rockefeller, che ne ebbe l’idea, e la propose al meeting del Bilderberg del 1972, in Belgio. Pur privilegiando il settore della finanza e del commercio, l’obiettivo della Trilateral è sempre lo stesso: creare un governo unico mondiale.
Questo è dunque un breve schizzo dell’ampio e articolato quadro che Estulin delinea nel suo libro. Con particolare perizia, il giornalista evita il qualunquismo che caratterizza spesso gli autori che affrontano queste tematiche e che inevitabilmente frutta loro le etichette di complottisti, paranoici e visionari. Il Club Bilderberg è infatti dotato di un’ampia ed esauriente appendice che propone fotografie, stralci di documenti, liste di partecipanti, verbali e resoconti riguardanti i meeting del Bilderberg che si sono tenuti dal 1954 a oggi. Il reperimento di questo interessantissimo materiale è stato possibile grazie a una fitta rete di contatti che Estulin ha sapientemente intessuto, coinvolgendo funzionari, giornalisti, addetti ai lavori, fino ad agenti segreti e membri dei servizi di vari paesi.
Ad ogni problema vi è una soluzione, anche quando ciò sembra pressoché impossibile. Si potrebbe pensare ad un sistema economico-bancario totalmente dissociato dal summenzionato delirio finanziario-politico; istituti bancari che sappiano ritornare alle loro funzioni originarie, evitando le speculazioni finanziarie ed i “giochetti in borsa”, di cui ne vediamo i risultati “illuminati”… vale a dire, creare un supporto alle economie locali, proponendo piccoli crediti, accessibili a cittadini volonterosi di rimettersi in gioco, di creare posti di lavoro, ma che non hanno più grandi risorse economiche. Sono solo esempi, idee, ma alla base di ogni attuazione, vi è un’idea.
Candida Mammoliti, candidata al Gran Consiglio per la lista “Più Donne”