Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/233351

<h2>SubmittedText<h2><p>Tutte le strategie nazionali e internazionali incentrate sull'agricoltura, sul clima, sulla salute e sull'alimentazione partono dal presupposto che l'alimentazione umana dovrebbe includere una maggiore componente vegetale.</p><p>La Svizzera è un Paese di superfici inerbite, con oltre un milione di ettari di prati e pascoli naturali, artificiali e d'estivazione utilizzati prevalentemente per la produzione di latte e carne. Al momento per la campicoltura sono disponibili solo circa 275 000 ettari di superficie coltiva aperta, di cui tuttavia quasi la metà (43%) è impiegata per la produzione di foraggio. L'utilizzo di una parte della superficie campicola per questo scopo anziché per l'alimentazione umana concorre a ridurre il grado di autoapprovvigionamento, in quanto la produzione di una caloria animale richiede tra le 3 e le 7 calorie vegetali. </p><p>Parallelamente, in linea con le indicazioni della Società svizzera di nutrizione, la Confederazione mira a un'alimentazione più ricca di prodotti vegetali. Tale approccio contribuirebbe a raggiungere gli obiettivi in ambito sanitario, climatico e ambientale. A tal fine e presupposto che l'alimentazione umana abbia la precedenza su quella animale, occorre aumentare la quota di superficie campicola destinata alla produzione di derrate alimentari. </p><p>In questo contesto, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande. </p><p>1. Aumentando la produzione di prodotti vegetali, di quanto si potrebbe incrementare il grado di autoapprovvigionamento della Svizzera?</p><p>2. Nel 2019 il valore aggiunto dell'agricoltura ammontava a 11,4 miliardi di franchi; laddove il 48 per cento del valore della produzione derivava dalla produzione animale e il 39 per cento da quella vegetale. Secondo il Consiglio federale, se si incrementasse la produzione vegetale per l'alimentazione umana come si potrebbe mantenere il valore aggiunto globale del settore agricolo?</p><p>3. A quanto stima il Consiglio federale il potenziale delle seguenti colture, oggi somministrate prevalentemente agli animali: mais, avena, soia, piselli e altre leguminose a granelli?</p><p>4. Secondo il Consiglio federale, che possibilità vi sono di promuovere in modo mirato l'impiego di tali vegetali per l'alimentazione umana?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La superficie agricola utile della Svizzera ammonta a circa un milione di ettari, a cui si aggiunge la regione d'estivazione di 0,5 milioni di ettari. Circa 400'000 ettari sono superfici coltive. Secondo l'ordinanza sui pagamenti diretti (RS 910.13), le aziende agricole con oltre tre ettari di superficie coltiva aperta devono annoverare almeno quattro colture diverse all'anno.</p><p>Gli avvicendamenti delle colture devono essere stabiliti in modo da prevenire parassiti e malattie e da evitare l'erosione, la compattazione e la perdita di suolo. I prati seminati sulla superficie coltiva, i cosiddetti prati temporanei, formano un'elevata massa di radici a seconda della durata di utilizzo e aumentano la percentuale di sostanza organica nel terreno nonché la fertilità del suolo negli avvicendamenti delle colture.</p><p>1. Come mostra l'analisi del potenziale pubblicata dall'Ufficio federale per l'approvvigionamento economico del Paese (2019), il fabbisogno energetico minimo di 2300 kilocalorie per persona al giorno potrebbe essere soddisfatto a grandi linee con una dieta coerentemente impostata sulla produzione vegetale indigena. L'ipotesi alla base di questo modello teorico è che, conformemente al Piano settoriale delle superfici per l'avvicendamento delle colture, il 22 per cento della quota minima definita di 438'560 ettari venga utilizzato come prato temporaneo per mantenere la capacità di resa.</p><p>2. Mantenere il valore aggiunto della produzione agricola totale incrementando la produzione vegetale direttamente destinata all'alimentazione umana, così come stabilito nella presente interpellanza, sarebbe una sfida che implicherebbe dei cambiamenti. Il consumo dovrebbe privilegiare maggiormente i prodotti vegetali stagionali e meno quelli carnei in modo da poter valorizzare efficacemente le superfici coltive riconvertite a questa produzione. I capiazienda dovrebbero quindi ottenere un valore aggiunto per le colture scelte equivalente a quello conseguito con le colture foraggere sostituite. Sono importanti anche la preferenza dei consumatori per gli alimenti di origine vegetale con esternalità particolarmente positive e la loro disponibilità a pagare un prezzo adeguato. Un alto livello di innovazione nella filiera agroalimentare può contribuire ad accrescere il potenziale di creazione di valore aggiunto dei prodotti di origine vegetale e a sensibilizzare maggiormente i consumatori sul tema del consumo sostenibile.</p><p>3. Sulla base della statistica sul commercio estero è possibile stimare l'attuale consumo di prodotti la cui produzione indigena ha una valenza secondaria. Nella media degli anni 2019-2021 sono stati importati i seguenti volumi di prodotti non trasformati per l'alimentazione umana: 23'000 tonnellate di avena (per sostituire le importazioni con la produzione indigena servirebbe una superficie di circa 5000 ettari), 4000 tonnellate di mais (400 ha), 2'500 tonnellate di fagioli (2500 ha), 2000 tonnellate di lenticchie (2000 ha) e 1500 tonnellate di ceci (1500 ha). Il potenziale di coltivazione in Svizzera è determinato dalla qualità del raccolto che può essere ottenuto con le sementi disponibili, dalle rese, dalla sicurezza della resa e dai ricavi realizzabili. Diverse aziende agricole destinano superfici a queste colture, ma il potenziale indigeno non è ancora esaurito, anche in considerazione delle attuali tendenze di consumo. La preferenza dei consumatori per i prodotti svizzeri e la loro disponibilità a pagare un prezzo più alto di quello dei prodotti importati sono determinanti per l'espansione della produzione nazionale.</p><p>4. Conformemente al parere del Consiglio federale in merito alla mozione 21.3401, il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca propone, nel pacchetto di ordinanze agricole 2022, che il contributo per singole colture per le leguminose a granelli sia versato indipendentemente dall'uso previsto e per ulteriori specie. Il pacchetto di ordinanze è attualmente in fase di consultazione e pertanto tutte le cerchie hanno l'opportunità di esprimersi in merito ai vantaggi e agli svantaggi dello strumento dei contributi per singole colture.</p><p>Il Consiglio federale adotterà il pacchetto di ordinanze nel corso del 2022. In virtù dell'ordinanza sulla promozione della qualità e della sostenibilità nell'agricoltura e nella filiera alimentare, nel 2014 è stato sostenuto, ad esempio, un progetto sulla coltivazione e la commercializzazione di lenticchie.</p>  Risposta del Consiglio federale.