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Storia
Si unisce a Lugano nel 2004. È uno dei Quartieri più caratteristici della Città, meta di turisti.
Stefano Franscini, in La Svizzera italiana (1840), scrive: "Gandria, sul lago Ceresio, ai confini della Valsolda, a meno di due miglia da Lugano. Non ha che pochi ettari di terreno, e quel poco fu conquistato dall'industria alle rupi. Esso è d'una fecondità che non la cede a quella ben grande di Castagnola. I fichi, gli ulivi, i cedri rendono lietissime le pendici del suolo di Gandria. L'agave americana le adorna pure a quando a quando colla pomposa magnificenza del suo fiore. Le bianche casucce di Gandria disposte ai ripiani fanno bel vedere in lontananza". A picco sul lago e rivolto a sud, Gandria gode di un clima mite.
La giurisdizione di Gandria si estende fino alla sponda opposta del lago e comprende dunque i monti di Bisnago, Roncaglia e Caprino. Un'estensione è stata oggetto di controversie secolari con i Comuni di Oria, Albogasio, Ramponio e Lanzo.
Gandria, in origine denominata Gandrio, entra nella storia il 7 agosto 1237. Successivamente compare in un atto notarile del 10 giugno 1423. Nel XIV secolo, ritroviamo il nome di Gandrio in una serie di documenti concernenti affitti, pesi e misure, strade e ponti, di notevole importanza perché permettono di dimostrare che il villaggio primitivo si era sviluppato appunto a mezza costa del Monte Brè e che, nel 1335, era sorto sulle rive del lago il nuovo villaggio, quello attuale.
Le ipotesi sull'origine del nome sono molteplici. Per il glottologo Carlo Salvioni "uno scoscendimento di terreno è chiamato in una certa parte delle alpi lombarde Gana e ne proviene Val Gana. Il nome Gandria dunque deriva da Gana a Ganda a Gandra, con l'inserimento di una "i" per via letteraria". E l'esperto di toponomastica Dante Olivieri scrive: "Villaggio sul Ceresio: ricostruzione letteraria di un Gandra, forse da Gandola, ovvero piccola Ganda". Dove Ganda sta a significare "frana, pietrame, macereto". Secondo una terza interpretazione del 1892, quella del professor Gaetano Polari Gandara, di origine basca, indicherebbe l'adesione di una superficie su un'altra. Il paese di Gandria, infatti, è "aggrappato ad uno scoglio che dal Monte Brè raggiunge il lago".
Gli abitanti di Gandria, i gandriesi, vengono chiamati "Tor". Tra le varie spiegazioni, la più accreditata fa risalire il nomignolo "alle fatiche, agli sforzi inauditi" che gli abitanti dovevano compiere per spostarsi.
Tra le particolarità naturalistiche di Gandria vi sono due sassi celebri: il cosiddetto Sasso di Gandria, che s'incontra lungo il sentiero tra San Domenico e il villaggio – è uno dei soggetti preferiti da artisti e pittori - e a monte del paese, sopra la strada cantonale, il Sasso della Predescia, un masso erratico di gneiss, con incisioni che testimoniano antiche forme di culto.
Nei secoli, Gandria si sostenta grazie all'agricoltura (viticoltura e orticoltura) e alla pesca. Ma è rinomata anche per essere stata patria di maestranze artistiche. Dalla seconda metà del XIX secolo fino al 1950, Gandria si dedica alla bachicoltura e alla lavorazione della corteccia di tiglio. Sulla sponda opposta del lago, si trovano le cantine e la caserma delle guardie di confine risalente al 1904 e che dal 1949 ospita il Museo nazionale delle dogane.
Tra le antiche tradizioni di Gandria figurano le gare delle barche ad arcioni. Un tempo veniva persino organizzato un Campionato del Ceresio che si svolgeva su di un percorso di 1'200 m, partendo dal debarcatoio centrale del paese fino al traguardo, alle Cantine.
PERSONE
Vanno inoltre ricordate persone che a Gandria hanno vissuto e che hanno onorato Gandria:
- Famiglia Rabaglio, famiglia di artisti
- Bruno Bordoni, autore di diversi scritti
- Fritz Meijer, artista pittore vissuto a Gandria dal 1939 al 1969 dove condusse una sua galleria-atelier
- Trio di Gandria (musica popolare con chitarre e mandolino e voci con canti ticinesi)
- Ugo Bordoni, Vittorino Genazzini, Ilvo Prosperi, Mario Pacchin (attivi nei canottieri Ceresio)