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Un'immagine messa a disposizione dall'EPFL mostra una valanga a placche.
Keystone/Picasa(sda-ats)
Ricercatori del Politecnico federale di Losanna (EPFL) e dell'Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF) di Davos (GR) hanno sviluppato un nuovo modello per stimare meglio il rischio di valanghe a placche.
Queste valanghe possono estendersi su diversi chilometri e sono "le più devastanti sia per le persone che per gli edifici nonché particolarmente difficili da prevedere", afferma in un comunicato odierno l'EPFL.
Esse si verificano quando uno strato più fragile, nascosto sotto una placca di neve compatta, cede. "Tale rottura iniziale si propaga poi sul manto di neve come un castello di carte, provocando la vera e propria valanga", spiega l'EPFL.
Il nuovo modello prende in considerazione la propagazione di crepe sul manto nevoso e gli effetti indotti degli stati di tensione della placca, come pure quelli provocati dalla rottura dello strato di neve fragile. Questo metodo, che sarà pubblicato nella rivista scientifica internazionale The Cryosphere, ha il vantaggio di conciliare i due modelli già esistenti che fino ad ora si contraddicevano. Uno è efficace su superfici pianeggianti, mentre l'altro su pendenze elevate (di oltre 30 gradi), si legge nella nota. "Sono dunque complementari", afferma il ricercatore dell'EPFL Johan Gaume, citato nella nota.
SDA-ATS