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ZURIGO - I mondiali brasiliani di calcio si avvicinano. Si inizia il 12 giugno con Brasile – Croazia e si finisce il 13 luglio. Affermare che il calcio moderno è diventato un grande business non è nulla di sconvolgente. Oggi il presidente della Fifa Sepp Blatter ha ammesso che "assegnare al Qatar i mondiali del 2022 è stato un errore".
Nello Stato degli sceicchi e del super lusso vi è un esercito di schiavi assoldato per costruire nuovi stadi modernissimi che, quotidianamente, è costretto a lavorare in condizioni disumane. Da qualche tempo si sta discutendo se spostare i mondiali in inverno, viste le temperature estive altissime nello stato della penisola araba, ma la decisione entra in conflitto con gli interessi delle grandi federazioni calcistiche. Inoltre l'evento si andrebbe a sovrapporre con le olimpiadi invernali del 2022.
Si parlava di affari e grandi interessi in palio. Oggi sulla versione online del Tages-Anzeiger si affronta il tema del "business con il patriottismo", ossia il grande mercato delle magliette delle nazionali di calcio, che rappresenta una fetta di mercato molto ghiotta per le grandi marche Adidas, Puma e Nike.
Interessante anche la ripartizione dei costi che va a formare il prezzo finale di una maglietta di calcio.
Su un prezzo di 100 franchi:
1,20 franchi vanno alle cucitrici
41,30 franchi al negozio
26,30 franchi alla Puma
8,00 franchi di IVA
6,60 franchi all'associazione di calcio
5,90 franchi di materiale
4,00 franchi al produttore
3,70 franchi per il trasporto
3,00 franchi per la distribuzione
Per i grandi marchi dello sport i mondiali rappresentano una grande scommessa. Nel 2006 la Puma ottenne ampio risalto grazie alla vittoria dell'Italia. Nel 2010 la Spagna, invece, portò l'Adidas sul tetto del mondo.
Per capire quanto siano elevate le somme di denaro che ruotano attorno alle grandi squadre nazionali di calcio il quotidiano zurighese ha fatto l'esempio della Francia. Nel 2011 l'associazione calcio francese ha stipulato un contratto con la Nike da oltre 50 milioni di franchi all'anno. I "Bleu" si sono così aggiudicati uno degli affari più lucrativi. Nel 2013 la multinazionale americana ha stipulato un contratto di sponsor per la nazionale inglese a 36 milioni di franchi all'anno. Con l'avvento degli americani nel business del calcio i prezzi dei contratti hanno cominciato a conoscere un vortice al rialzo mai visto prima. L'obiettivo della Nike è quella di diventare numero uno al mondo nel business del calcio. E per raggiungerlo sta investendo tantissimi soldi. Due anni fa la Nike si è comprata la Umbro, storico marchio del Regno Unito che ha sponsorizzato tante squadre inglesi. La Nike ha tentato, addirittura, di strappare all'Adidas la squadra nazionale tedesca, ma inutilmente. I tedeschi non si sono lasciati tentare dagli americani e sono rimasti fedeli alla multinazionale che ha sede a Herzogenaurach, in Baviera. "Per non perdere il contratto, Adidas ha dovuto aumentare in modo massiccio la propria offerta" ha detto Peter Rohlmann, consulente tedesco in relazioni pubbliche e persona di riferimento nel mondo dello sponsoring internazionale. Secondo Rohlmann la Puma avrebbe stipulato un contratto di circa 2 milioni di franchi con l'Associazione Svizzera di Calcio. Né la Puma né la SFV hanno però voluto fornire cifre o confermare.
Nel 2012 la SFV ha incassato circa 10 milioni di franchi dalla Puma. Gli sponsor della nazionale svizzera sono Credit Suisse, Swiss life, Volskwagen, SRG e Athleticum. Puma fornisce di tutto l'occorrente per giocare e versa la somma pattuita per lo sponsor.
La multinazionale tedesca Puma si è aggiudicata la Svizzera a un prezzo "stracciato" se si giudica il punteggio della Fifa. La Svizzera si trova all'ottavo posto della classifica delle squadre più forti al mondo. L'Italia, con 1115 punti si trova dietro la nazionale rossocrociata, ma la Puma sponsorizza gli azzurri con un importo dieci volte più alto rispetto agli elvetici. Tutta questione di immagine. L'Italia, oltre ad avere un mercato più vasto, veicola un'immagine di squadra di prim'ordine a livello planetario.
Una guerra senza esclusione di colpi. Nike ha Cristiano Ronaldo, Adidas ha Lionel Messi. Uno degli uomini immagine di Puma, invece, è Mario Balotelli, l'enfant terrible della nazionale italiana "che si adatta molto bene alla Puma", ha dichiarato il portavoce della multinazionale bavarese, Ulf Santjer.
Puma è il numero tre dello sport mondiale. Ma se si dà un'occhiata sul suo sito Facebook il numero di "mi piace" non arriva neppure a un milione. Adidas ne conta ben 17, Nike 36. Anche in Borsa Puma non ha la stessa performance delle due grandi concorrenti. Negli ultimi due anni ha sofferto, mentre il prezzo del titolo di Nike è salito del 74% e quello di Adidas del 45%. Puma spera con questo mondiale di raggiungere i 2 miliardi di euro.
A confidare nei grandi affari sono naturalmente i negozi di articoli sportivi. "I mondiali sono un importante traino per la cifra d'affari" ha detto Patrick Bundeli, direttore di Intersport Schweiz. Anche per Antonio Govetosa, portavoce di Athleticum, i campionati di calcio trascinano al rialzo gli incassi. In Svizzera, naturalmente, si spera che la nazionale possa andare avanti il più possibile perché, come ha detto Bundeli: "Se la nazionale esce le vendite crollano".