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LOS ANGELES - Nel 1985 era la carestia in Africa, nel 2020 è la pandemia di coronavirus. A unire queste tragedie c'è una canzone: "We Are The World".
Quello che 35 anni fa diventò un inno leggendario fu inciso da una serie di star della musica: da Bob Dylan al compianto Kenny Rogers, da Diana Ross a Cyndi Lauper, da Bruce Springsteen a Tina Turner, tutti riuniti sotto il nome di Usa for Africa. A riunirli erano stati Michael Jackson e Lionel Richie e il brano, scritto da loro e prodotto da Quincy Jones, servì a raccogliere 63 milioni di dollari dell'epoca.
10 anni fa fu prodotta una versione per i 25 anni, che servì per finanziare i soccorsi dopo il terremoto di Haiti. Oggi Richie ha dichiarato a People di pensare che sia il momento giusto per una nuova versione, il cui ricavato vada a sostenere l'emergenza coronavirus. Chiaramente non si potranno riunire una cinquantina di star nello stesso studio, come accadde nel gennaio 1985. Inizialmente avrebbe voluto comporre un nuovo testo, ma «ogni volta che provo a trovare un altro messaggio, scrivo quelle stesse parole».
Un messaggio di unità e solidarietà importante, quello lanciato nel 1985: «Stiamo salvando le nostre vite» recitava il ritornello. Ancora più importante oggi, con l'intero mondo alle prese con la pandemia. «Quello che è accaduto in Cina, in Europa, è arrivato qui. Ci siamo dentro tutti insieme».
Nel 1985 era la carestia in Africa, nel 2020 è la pandemia di coronavirus. A unire queste tragedie c'è una canzone: "We Are The World".