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Nuova sfida per Didier Défago: l'ex campione di sci è stato eletto oggi alla presidenza dell'associazione vallesana degli impianti di risalita (Remontées Mécaniques du Valais, Walliser Bergbahnen).
Lo ha fatto in un'assemblea dominata dal tema del coronavirus che ha messo anche in luce la ferma opposizione verso un inasprimento delle regole anti-Covid.
Il 42enne Défago, campione olimpico di discesa libera nel 2010, succede a Berno Stoffel, che a partire dal primo ottobre diventerà direttore di Funivie svizzere, l'analoga organizzazione a livello nazionale, si legge in un comunicato odierno. Défago ha promesso che si impegnerà per migliorare le condizioni quadro del settore, confrontato con le difficoltà e l'incertezza legate alla pandemia.
I membri dell'organizzazione si sono occupati intensamente del virus, giungendo alla conclusione che questa estate l'uso di mascherine protettive in cabine chiuse si è dimostrato efficace. Anche lo sci, nelle zone di Saas-Fee e Zermatt, è stato praticato senza problemi. Le società di gestione degli impianti non vedono quindi alcuna ragione per introdurre misure più severe in inverno e chiedono di essere soggette alle stesse norme del trasporto pubblico.
Le imprese in questione sottolineano che prendono sul serio le loro responsabilità e che stanno attualmente rivedendo i loro piani di gestione della clientela e della logistica, in modo che possano essere rispettate le misure di protezione come la distanza sociale e l'igiene.
La stagione 2019-2020 è terminata bruscamente, con la decisione del Consiglio federale il 13 marzo di chiudere le stazioni sciistiche. Questo ha comportato perdite di circa 60 milioni di franchi alle funivie, cui vanno aggiunte quelle relative alla ristorazione, è emerso nell'assemblea.
In compenso l'estate 2020 è stata migliore del previsto: la gran parte dei gestori è soddisfatta o addirittura molto soddisfatta. Si sono mossi bene gli impianti di risalita di piccole e medie dimensioni, nonché le stazioni con un'alta percentuale di clientela elvetica già prima della crisi. Nelle destinazioni con un forte orientamento internazionale il numero crescente di svizzeri non è però stato sufficiente a compensare l'assenza di stranieri.