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La morte di un 54enne sul cantiere AlpTransit di Sigirino nel 2010 non ha un colpevole a causa delle "importanti e gravi" lacune con cui è stata condotta l'inchiesta soprattutto nelle ore e nei giorni immediatamente successivi quel tragico 22 settembre di otto anni fa quando dalla volta si staccò una placca rocciosa di 400 chili.
La Corte d'appello e revisione penale, tramite un comunicato, ha reso noto che, accogliendo gli appelli degli imputati, ha prosciolto dall’accusa di omicidio colposo il caposciolta e l’ingegnere che erano stati condannati in primo grado. Nel contempo ha pure respinto gli appelli del procuratore pubblico e degli accusatori privati, confermando l’assoluzione del macchinista della perforatrice.
Le lacune iniziali, rileva la Corte presieduta da Damiano Stefani, "non hanno consentito di accertare alcunché in merito alle cause del distacco della roccia, rispettivamente alla dinamica esatta della stessa".
Ma non solo. Secondo: "L’atteggiamento della vittima è risultato a tal punto imprevedibile e straordinario da relegare in secondo piano il comportamento dei prevenuti".
Diem/Notiziario 11.00
- CSI 18.00 del 30.05.18: il servizio di Darco Degrussa
La ricostruzione della vicenda di Falò