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Premiata con l'Anello Hans Reinhart, l'attrice e cantante Yvette Théraulaz si dice meravigliata e stupita. Intervista a una donna dal carattere forte, che da 50 anni calca le scene con immutata freschezza.Questo contenuto è stato pubblicato il 09 febbraio 2013 - 17:00
Attribuito dalla Società svizzera di studi teatrali, l'Anello Hans Reinhart è il più alto riconoscimento conferito ad attori di teatro in Svizzera.
Yvette Théraulaz, 66 anni, attrice e cantante friburghese, ha interpretato opere di Marivaux, Duras, Kleist e Brecht. Si è esibita in Francia, Belgio, Germania, Polonia, Québec... Eppure ha sempre voluto rimanere in Svizzera.
swissinfo.ch: Il suo ultimo spettacolo s'intitola "Come una vertigine". Anche questo Anello le dà le vertigini?
Yvette Théraulaz: Sì, come le vertigini che procurano meraviglia. Sono grata, ma non nascondo che la mia sensazione di felicità è accompagnata da stupore. Quando ho ricevuto la notizia, mi sono chiesta: perché proprio a me? Mi faccio questa domanda ogni volta che ricevo un premio. In fondo al cuore ho sempre paura di non essere all'altezza del mestiere che esercito.
La Svizzera è un paese talmente piccolo, che gli attori fanno in fretta il giro dei teatri. È quindi necessario reinventarsi costantemente per non annoiare il pubblico. Perciò ci si rimette continuamente in questione. È una vita fatta di dubbi, che non è facile gestire. In sintesi, non mi sento legittimata.
swissinfo.ch: Perché?
Y. T.: Non ero predestinata a fare l'attrice. Sono autodidatta. Tutto quello che ho è il certificato della scuola obbligatoria. Ciò mi ha perseguitata a lungo. Inoltre, provengo da un ambiente povero. E la mia timidezza non mi aiuta. Quando guardo alcuni amici di famiglie benestanti, constato che sono a loro agio ovunque. Non mettono in dubbio la loro legittimità. Io, ho dovuto lottare per ottenere un posto.
swissinfo.ch: Ma è il talento, piuttosto che il denaro, che legittima il successo…
Y. T.: Penso che quel che legittima questo Anello sia la durata. Faccio questo lavoro da 50 anni, con la volontà di rimanere naturale. Bisogna dire che sono arrivata sul palcoscenico al momento giusto. Non c'era la crisi che regna oggi. E all'epoca, un regista di talento sapeva spingere i suoi attori a dare il meglio.
Ho avuto la grande fortuna di capitare su Benno Besson. Era il 1961. Lui era già famoso in Europa. Mi aveva ingaggiata per un'opera di Brecht, "Santa Giovanna dei macelli". Avevo 14 anni. Una sera, mi ha guardata e mi ha detto: «Tu farai teatro!». Non dimenticherò mai quelle parole, che hanno scatenato la mia passione per il palcoscenico.
Yvette Théraulaz
Nata il 28 febbraio 1947 a Losanna, Yvette Théraulaz segue dapprima corsi di musica poi studia al Conservatorio di Losanna, dove ottiene il diploma nel 1964. Completa la formazione con un anno di corsi da Tania Balachova a Parigi.
Molto rapidamente, si impegna in avventure teatrali che hanno una dimensione sociale e politica. A 18 anni, entra a far parte del Théâtre Populaire Romand (TPR), a La Chaux-de-Fonds, dove recita durante alcuni anni.
A 30 anni esordisce nella canzone. Partecipa al festival Primavera di Bourges nel 1982 e nel 1986. Pianista e flautista, si esibisce nel teatro musicale e nei recital. Come attrice, lavorato in Svizzera, Francia e Belgio. Come cantante, fa tournée in Svizzera, Europa e Canada.
Lavora sotto la direzione di grandi registi, quali Benno Besson, Claude Stratz, Philipe van Kessel, Joël Jouanneau…
Nel 1992 riceve il Grand prix della Fondazione vodese per la promozione e la creazione artistica. Nel 2001 il Théâtre du Grütli di Ginevra la designa attrice dell'anno. Nel 2013 le viene attribuito l'Anello Hans Reinhart, il massimo riconoscimento teatrale in Svizzera.End of insertion
swissinfo.ch: Questa passione le ha permesso di brillare in Francia, Belgio e Québec. Avrebbe potuto fare una carriera all'estero. Perché è rimasta in Svizzera, un paese molto piccolo, come dice anche lei?
Y. T.: In effetti avrei potuto partire, soprattutto dopo che mi ero fatta conoscere con il canto alla Primavera di Bourges, negli anni '80. Perfino l'Olympia di Parigi mi aveva offerto un contratto. Ma avevo un figlio qui e ho preferito restare. Non lo rimpiango. Non solo per motivi familiari, ma anche perché in Svizzera mi sentivo più protetta che per esempio a Parigi, dove si deve essere altezzosi per fare carriera. Non mi so vendere. Da brava svizzera, resto un'artigiana: preferisco il lavoro meticoloso all'appariscenza.
swissinfo.ch: Osservando il suo percorso, ci si rende conto che nei suoi spettacoli musicali e nelle pièce in cui ha lavorato c'è un tema ricorrente: la donna e la sua libertà. Si tratta di pura coincidenza o di una necessità?
Y. T.: Ci sono ruoli che ho scelto consapevolmente e altri che sono dovuti al caso. Ma se mi sono ritrovata spesso nei panni di figure combattive (Pentesilea, Il coraggio di mia madre, Vera Baxter...) è perché i registi mi vedono come una donna di carattere. Almeno suppongo.
Sono tutta d'un pezzo e si nota. Non mi è mai stato affidato il ruolo di giovane donna fatale, salvo in una o due opere di Marivaux in cui ho lavorato un tempo al Théâtre Populaire Romand (TPR). Ho subito capito che quel profilo non era adatto a me e sono stata fedele alla mia linea. Anche nelle mie opere musicali, nelle quali ho spesso incarnato donne ferite dalla vita.
swissinfo.ch: "Ferite al volto" è proprio il titolo di una pièce che ha interpretato. È stata ferita molte volte nella vita?
Y. T.: La mia esperienza è come quella di tanti altri, a volte ammaccata da fallimenti. Essere un'attrice non è facile. Si è poco disponibili, soprattutto la sera. Chi vive con noi, per forza di cose, è sempre relegato in secondo piano.
Credo che le donne diano sempre anima e corpo per aiutare il marito se è un attore. Ma, ahimè, non succede il contrario. Siamo ancora in una cultura in cui le donne accettano di sacrificarsi per la felicità e il comfort del loro partner.
swissinfo.ch: E per il futuro, che progetti ha?
Y. T.: Sto preparando un nuovo tour di canto, che si intitolerà "Gli anni", come il romanzo di Annie Ernaux al quale mi sono ispirata. Questo è un momento della vita, per così dire. Sceglierò una dozzina di date che hanno segnato la mia vita. E da lì, racconterò quello che ho vissuto, sia sul palcoscenico sia nella quotidianità.
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