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Il bilancio dei progetti realizzati in Bulgaria e Romania nel quadro del contributo elvetico all'allargamento dell'Unione europea sono positivi. Lo indicano la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) e la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) dopo che in dicembre è terminato il programma decennale dotato di 257 milioni di franchi.
Promuovere la crescita economica, aumentare la sicurezza, proteggere l'ambiente e migliorare le condizioni di lavoro, questi erano gli obiettivi principali dei 93 progetti sostenuti dalla Confederazione. La Romania ha così ad esempio potuto ridurre le sue emissioni di CO2 di 7000 tonnellate all'anno, ha detto Hugo Bruggmann della SECO in una conferenza stampa a Berna.
Altri progetti hanno promosso l'integrazione dei rom che grazie ai progetti svizzeri hanno beneficiato di un migliore accesso all'istruzione e alle strutture sanitarie. Sono inoltre state sostenute 500 Pmi permettendo la creazione di 3000 posti di lavoro.
Ci sono però anche progetti non andati a buon fine, ha ammesso Bruggmann. Tra questi ce ne uno che mirava a meglio combattere il riciclaggio di denaro sporco. A causa di procedure più lunghe del previsto non ha potuto essere completato entro fine 2019.
La base legale del contributo all'allargamento è la Legge sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est, approvata dal popolo il 26 novembre 2006. Fondandosi su questa norma, dal 2007 la Svizzera ha finanziato per dieci anni progetti per un miliardo di franchi, il cosiddetto contributo all'allargamento (o miliardo di coesione), nei dieci Stati che hanno aderito all'Ue nel 2004. In seguito all'entrata nell'Unione di Bulgaria e Romania nel 2007, le Camere federali hanno deciso di sostenere programmi nei due Paesi per 257 milioni. Ulteriori 45 milioni sono stati concessi nel 2014 alla Croazia, che aveva aderito all'Ue l'anno precedente. Lo scorso dicembre, il Parlamento ha poi deciso di stanziare un secondo miliardo di coesione. Il contributo, diluito su dieci anni, prevede 1,047 miliardi destinati alla riduzione delle disparità economiche e sociali nell'Europa allargata e altri 190 milioni per il finanziamento delle misure migratorie di quegli Stati, come la Grecia e l'Italia, alle prese con questo fenomeno.
Il versamento diverrà effettivo solo quando l'Ue ritirerà le misure discriminatorie nei confronti della Confederazione, come la mancata proroga dell'equivalenza borsistica in vigore da luglio. E, soprattutto, se non ne adotterà di nuove.