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Il nuovo coronavirus si diffondeva ampiamente negli Stati Uniti già a febbraio: il virus potrebbe essere stato importato dalla Cina e da altri Paesi, ma una volta entrato nel territorio americano gran parte della sua diffusione è avvenuta tra Stato e Stato.
È quanto emerge da un modello statistico realizzato da ricercatori della Northeastern University di Boston, secondo quanto riporta la CNN.
"Pensiamo che ci sia stata una diffusa trasmissione di SARS-CoV-2 nel febbraio 2020", si legge nel rapporto preparato dal team di ricercatori e pubblicato sul server MedRxiv. "I nostri risultati indicano che molti Stati sono stati contaminati da fonti interne piuttosto che internazionali", prosegue il rapporto: "Per gran parte degli Stati continentali il principale contributo di infezioni importate è arrivato attraverso i flussi di viaggi interni".
Come è noto, gli USA hanno imposto restrizioni ai viaggi dalla Cina il 31 gennaio, ma secondo il modello dei ricercatori statunitensi questa misura è arrivata troppo tardi. Inoltre, "le importazioni (del virus, ndr) dalla Cina continentale possono essere state rilevanti nel seminare l'epidemia a gennaio, ma dopo hanno svolto un piccolo ruolo nell'espansione del COVID-19 negli Usa".
A livello di Stato, il modello indica che le "fonti interne hanno contribuito per l'85% dell'introduzione del virus in Nebraska, l'86% in Nuovo Messico e in Arkansas e il 95% in North Dakota.