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È una domanda semplice quanto frequente. Può quindi essere utile ricordare alcuni principi della nostra previdenza vecchiaia.
Quanto prenderò di AVS?
L’importo della rendita della cassa pensioni dipende dall’ammontare del proprio avere di vecchiaia. Ma come funziona l’AVS? Quanti soldi ho sul conto? E in che misura questi determinano la mia rendita?
Casse pensioni e AVS sono organizzate in modo profondamente diverso. Le prime sono strutturate in base al sistema della capitalizzazione: i contributi di lavoratrici e lavoratori (dedotti dal salario o pagati sotto forma di riscatto), quelli del datore di lavoro e gli interessi cumulati vanno ad alimentare il capitale a disposizione al momento del passaggio alla pensione. L’importo della rendita annua viene ottenuto moltiplicando questo importo per il tasso di conversione.
L’AVS poggia invece sul sistema della ripartizione in cui le persone attive e i loro datori di lavoro versano i contributi, con i quali l’AVS paga le rendite ai beneficiari. L’importo di queste rendite viene determinato sulla base del numero di anni in cui sono stati versati i contributi e sull’importo del salario determinante per i contributi stessi. Per avere una rendita completa, bisogna aver versato contributi dal 20. anno d’età senza interruzioni sino al raggiungimento dell’età AVS, ossia 65 anni per gli uomini e 64 per le donne. Le persone che esercitano un’ attività lucrativa sono tuttavia tenute a versare i contributi AVS dal 1° gennaio seguente il compimento del 17. anno d’età. La rendita completa minima ammonta attualmente a 14 040 franchi, quella massima 28 080; la rendita per coniugi corrisponde a una volta e mezza di questi importi. Ogni anno di contributi mancante, per esempio a causa di soggiorni all’estero, porta ad una riduzione della rendita del 2,3%.
Come viene svolto il calcolo?
Per determinare la rendita, viene calcolato il reddito annuo medio, sulla base dei redditi provenienti dall’attività lucrativa realizzati fino al 31 dicembre dell’anno precedente l’inizio della rendita. Il valore medio viene poi rivalutato di un fattore determinato annualmente dal Consiglio federale. I redditi conseguiti negli anni giovanili sono presi in considerazione solo se si devono colmare lacune contributive insorte più tardi. Nel calcolo si tiene conto pure degli accrediti per compiti educativi e assistenziali. Gli accrediti per compiti educativi vengono riconosciuti per ogni anno in cui i coniugi assicurati hanno avuto figli sotto ai 16 anni; rispettivamente quelli per compiti assistenziali, qualora ci si sia occupati di parenti bisognosi di cure. Questi ultimi non sono però automatici, ma devono essere rivendicati presso la cassa di compensazione competente.
Controllare l’estratto!
Premessa fondamentale per il calcolo è evidentemente la corretta registrazione del salario determinante a cura della cassa di compensazione. A tal fine, essa tiene per ogni assicurato un «conto individuale » del quale l’assicurato/ a ha il diritto di richiedere un estratto gratuito. Val senz’altro la pena di farlo, soprattutto quando ci si ritrova con diverse «piccole» fonti di introito, oppure quando si ha a che fare con datori di lavoro poco affidabili.
Anche per chi si trova in situazioni più tranquille sarebbe comunque consigliabile provvedere periodicamente a richiedere un estratto conto, del quale possono essere richieste correzioni entro cinque anni. È quindi opportuno conservare gli atti almeno per questo lasso di tempo.
Le correzioni del conto possono essere richieste anche trascorsi cinque anni, ma occorre dimostrare, oltre alla deduzione dei contributi, anche che gli stessi sono stati riversati e che quindi l’errore è avvenuto presso la cassa di compensazione stessa. Si tratta evidentemente di un compito difficile.
È quanto avvenuto ad un collega del 1958, entrato nel 2008 nel settore organizzativo del SEV e che ha richiesto qualche tempo fa un estratto conto AVS, dal quale ha potuto constatare con grande sorpresa che nel 1992 sono stati registrati contributi solo per un reddito di un franco (!). Ancora peggio, nel 1987 non sono stati registrati contributi. Il collega si ricorda dove ha lavorato in quell’anno, rispettivamente quanto guadagnava all’epoca e qual’era la cassa di compensazione competente. Presso i registri di quest’ultima lui figura però iscritto solo dall’ anno successivo. Il collega non è più in possesso di documenti che attestino i contributi pagati, introvabili anche presso il datore di lavoro. La cassa si è trincerata dietro la scadenza dei cinque anni e il collega si è quindi visto privato di un anno di contributi lavorativi, cosa che gli preclude il raggiungimento della rendita completa AVS.
Val quindi la pena di controllare l’estratto del proprio conto individuale almeno ogni cinque anni, o in occasione di ogni cambiamento di lavoro o di funzione, in modo da poter reagire tempestivamente in caso di lacune o irregolarità.
Su internet, all’indirizzo www.avs-ai.ch sono ottenibili moltissime informazioni supplementari sul funzionamento dell’AVS. Assistenza giuridica SEV