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Sono pronti e firmati i rapporti della commissione della Gestione ticinese sul "caso rimborsi" (vedi correlati), ed entrambi prevedono la restituzione di parte delle spese forfettarie (telefoniche) incassate dai Consiglieri di Stato ticinesi senza la ncessaria base legale dal lontano 2005. Base legale - o meglio "nota a protocollo" nel linguaggio tecnico - che è infine stata regolata nel giugno di quest'anno.
Due rapporti che propongono due scenari decisamente alternativi: la maggioranza si limita infatti a suggerire al Gran Consiglio di chiedere al Governo un rimborso delle spese telefoniche solo a partire da giugno 2018, quando la situazione giuridica è stata regolata, in totale si parla di qualche centinaio di franchi. La minoranza, capitanata dal partito socialista e a cui si aggiunge parte del PPD e della Lega, propone invece di restituire gli ultimi 5 anni di rimborsi delle spese telefoniche, più i due mesi di stipendio extra versati alla scadenza del mandato, questi però retroattivi a 10 anni. In questo caso gli importi lieviterebbero a diverse decine di migliaia di franchi.
L'ultima parola ai consiglieri di Stato
Vada come vada in ogni caso quello che verrà formulato in dicembre dal Parlamento all'indirizzo del Governo resterà solamente un invito e non una richiesta vincolante. Per esserlo il Parlamento dovrebbe avviare una causa civile e ha già deciso di non farlo. Alla fine quindi ogni membro del Governo potrà dunque decidere liberamente se e come procedere al rimborso. A questo proposito si segnala infine che il direttore del DECS, Manuele Bertoli, dallo scorso mese di febbraio aveva già sospeso l'incasso dei forfait telefonici. Gli altri quattro consiglieri di Stato vi avevano invece rinunciato solo a settembre.