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Un infortunio professionale su tre con danni permanenti o il decesso della vittima è dovuto a una caduta dall'alto. Un dato è certo: in caso di caduta la vittima non è in grado di intervenire sull'impatto a terra. Markus Muser, ricercatore nel campo degli infortuni, ci spiega il perché ed evidenzia cosa hanno in comune le cadute dall'alto e la roulette russa.
Markus Muser, ricercatore presso l'Arbeitsgruppe für Unfallmechanik AGU
Markus Muser, lei ha analizzato le cadute dall'alto per conto della Suva. Quale metodo ha applicato?
Per evidenziare il rischio di lesioni abbiamo fatto delle simulazioni al computer con un programma chiamato Madymo, di cui si serve anche l'industria automobilistica per realizzare i crash test. Nella fase preparatoria la Suva ha analizzato gli infortuni registrati con esito mortale e i risultati hanno indicato che il 50 per cento circa di queste cadute fatali si è verificato da altezze inferiori a cinque metri. Per le simulazioni abbiamo considerato altezze di tre, cinque e otto metri.
Cosa ha scoperto?
Che si tratti di tre, cinque oppure otto metri, è altamente probabile impattare al suolo prima con la testa. In questo caso il rischio principale è un trauma cranio-cerebrale, spesso invalidante o fatale. Anche se si cade sulla schiena, la vittima può riportare lesioni gravissime e finire paralizzata.
I lavoratori potrebbero quindi «allenarsi» a cadere sui piedi per ridurre al minimo il rischio di lesione.
Una persona sportiva e ben allenata potrebbe forse cadere in modo controllato da un'altezza di tre metri e atterrare sui piedi senza farsi male. Il problema è che nei lavori in quota la maggior parte delle cadute non sono controllate, ad esempio nel caso dello sfondamento di un tetto oppure se si inciampa su qualcosa. Che le cadute non controllate possano avere conseguenze gravi lo dimostrano le nostre simulazioni. Una caduta dall'alto dura un battito di ciglia. Da un'altezza di tre metri basta meno di un secondo per finire al suolo. In questo lasso di tempo la vittima non ha la benché minima possibilità di fare qualcosa per evitare l'impatto.
In che misura lei potrebbe aiutare la Suva?
Alla Suva abbiamo fornito la conclusione che per proteggersi dalle gravi conseguenze di una caduta c'è un unico modo: rispettare le regole vitali. Ora spetta alla Suva far capire ai diretti interessati che il mancato rispetto di queste regole equivale a giocare alla roulette russa.
Werner Witschi non ha rispettato le regole vitali. Il tetto su cui si trovava si è sfondato e oggi è costretto sulla sedia a rotelle. Un film in 6 episodi ripercorre il suo difficile cammino per tornare alla vita.