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Inizialmente aveva annunciato che non l'avrebbe fatto. Il ministro contagiato era completamente vaccinato.
LONDRA - Dopo aver inizialmente annunciato che non si sarebbe messo in quarantena benché avesse avuto un contatto stretto con un suo ministro risultato positivo al nuovo coronavirus, il premier britannico, Boris Johnson, ha fatto sapere che rispetterà l'autoisolamento. La marcia indietro arriva dopo che la sua intenzione di aggirare la misura partecipando a una sperimentazione pilota aveva suscitato polemiche da parte dell'opposizione, che lo accusava di accedere a trattamenti da «VIP».
Boris Johnson e il ministro dell'economia britannico, Rishi Sunak, avrebbero dovuto mettersi in quarantena dopo che, sabato mattina, un test PCR ha confermato che il titolare della Sanità, Sajid Javid, era positivo al SARS-CoV-2. Come ha rilevato il tracciamento dei contatti di Javid, il giorno prima i due avevano infatti avuto un incontro ravvicinato e prolungato con il collega durante una riunione a Downing Street.
Come riferisce la BBC, l'ufficio del primo ministro aveva inizialmente comunicato che Johnson e Sunak non si sarebbero messi in quarantena perché avrebbero preso parte a una sperimentazione che consente di recarsi al lavoro testandosi quotidianamente, pur obbligando a rimanere in autoisolamento quando non si lavora. Johnson e Sunak avrebbero comunque ridotto allo stretto indispensabile la loro attività fuori casa.
Ora, però, il dietrofront, reso noto sempre da Downing Street. «Nonostante il progetto pilota di test e tracciamento sia abbastanza restrittivo, consentendo (di svolgere, ndr) solo affari governativi essenziali, riconosco che anche solo dare l'impressione che le regole non siano uguali per tutti è sbagliato», ha dichiarato Sunak via Twitter.
E proprio sull'ingiustizia di riservare un trattamento speciale ai membri del governo vertevano le critiche dell'opposizione. I genitori i cui figli devono saltare la scuola o le aziende in manco di dipendenti per via delle quarantene penseranno che «c'è una regola per loro e un'altra per il resto di noi», aveva lamentato il "ministro-ombra" laburista della Sanità, Jonathan Ashworth. La denuncia era che solo i politici avessero accesso a un sistema di «test VIP».
Il ministro della Sanità, Sajid Javid, è risultato positivo al nuovo coronavirus benché sia completamente vaccinato. Come da lui stesso annunciato allora via Twitter, il 51enne ha ricevuto la seconda dose di AstraZeneca il 16 maggio scorso. Al momento, prova «sintomi lievi» della malattia.
Secondo il sito del ministero della Sanità britannico, Vaxzevria, il siero di AstraZeneca, può raggiungere un'efficacia dell'80% contro il contagio. Dati recenti indicano che il preparato protegge al 92% contro il rischio di ospedalizzazione in caso d'infezione da variante Delta.
Anche Boris Johnson - che è stato malato ed è guarito dal Covid-19 nella primavera del 2020 - è completamente vaccinato. Il 57enne ha ricevuto la seconda dose di AstraZeneca a inizio giugno. La copertura risulta massima 15 giorni dopo il richiamo.
In Svizzera, al contrario del Regno Unito, una persona completamente vaccinata non è tenuta a mettersi in quarantena dopo un contatto stretto con un positivo. I sieri disponibili nel nostro Paese - Pfizer/BioNTech e Moderna - garantiscono tuttavia un'efficacia maggiore rispetto ad AstraZeneca e pari rispettivamente al 95% e al 94%.
Il progetto pilota cui inizialmente Johnson e Sunak avrebbero voluto prendere parte è aperto al momento a sole 20 organizzazioni dei settori pubblico e privato. È volto a ridurre le assenze dal lavoro causa quarantene.
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