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"Didier chi?", è il Blick a porsi la domanda retorica che riassume in due parole il sentimento di scetticismo dei media dopo l'annuncio di mercoledì del ritiro di Burkhalter. L'impressione, condivisa dalla stampa d'oltre San Gottardo è che il consigliere federale non sia mai davvero riuscito a entrare nel suo ruolo: "È difficile rendere giustizia a quello che è stato forse il consigliere federale meno conosciuto degli ultimi decenni", scrive il Tages-Anzeiger, definendolo "tecnocratico" e "poco presente in pubblico". La "tangibile mancanza di un orientamento preciso del Governo nella politica europea è da attribuire in gran parte alle debolezze nella guida del ministro degli Esteri", precisa ancora il Tages-Anzeiger. Tutti concordi però anche nel definirlo "un uomo al servizio della collettività, che ha fatto un buon lavoro di squadra".
"Un politico di professione, ma ciononostante il neocastellano non è mai stato un politico dalla testa ai piedi", sostiene il Bund. "Sul panorama internazionale Burkhalter ha fatto un buon lavoro, ma non è riuscito a spiegare la politica estera all'interno del suo paese", fa eco il Blick.
La Basler Zeitung parla invece di "un uomo di Stato timido e di un'altra epoca (rispetto all'era di Donald Trump): gentile, delicato, intelligente e sensibile, dai toni mai esagerati, ma - forse - un po' troppo sommessi".
"Nessuno verserà delle lacrime", conclude lapidaria la Berner Zeitung.
ATS/RedMM
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