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Termini separati dovrebbero essere imposti a comuni e comitati per il deposito di referendum e iniziative. Per evitare il ripetersi della "beffa" legata al fallimento del referendum contro le convenzioni sull'imposizione alla fonte, il Consiglio federale cambierà le disposizioni, come proposto da una commissione del Consiglio nazionale.
La nuova regolamentazione sarà integrata nella revisione in corso della legge sui diritti politici. Separerà chiaramente diritti e doveri dei comitati da quelli delle autorità preposte al controllo delle firme raccolte, si legge in una nota odierna del governo.
Il Consiglio federale risponde così favorevolmente alla mozione elaborata dalla commissione delle istituzioni politiche, in risposta alle critiche mosse in seguito al fallimento dei referendum contro gli accordi fiscali. L'Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI) non era riuscita a depositare, entro il termine legale di 100 giorni, le necessarie 50'000 firme convalidate.
Stando all'ASNI, la colpa è dei comuni che hanno temporeggiato prima di rinviare le firme controllate. Di fronte al rifiuto della Cancelleria federale di tornare sulla decisione con cui constatava il fallimento del referendum, l'ASNI ha deciso di ricorrere al Tribunale federale.
Attualmente, spetta alle organizzazioni che lanciano il referendum o un'iniziativa controllare che le firme vengano convalidate per tempo. Orbene, questa procedura dipende dalla buona volontà dei comuni, rileva la commissione delle istituzioni politiche, che chiede ora di imporre loro un termine separato per il controllo delle firme.
La regola vigente, che esige 100 giorni per la consegna delle firme di un referendum, risale al 1997. Prima, il termine referendario era di 90 giorni. Per la consegna delle 100'000 firme di un'iniziativa il termine è di 18 mesi.
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