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Il presidente dell'associazione di aiuto al suicidio Dignitas, Ludwig A. Minelli, non ha calunniato la consigliera di Stato zurighese del PPD Silvia Steiner. È quanto deciso dal Tribunale cantonale di Zurigo, che smentisce così la corte di prima istanza.
La vicenda si riferisce ad un volantino di quattro pagine distribuito in 750'000 copie a tutti i nuclei domestici nella primavera del 2015, quattro settimane prime delle elezioni che decretarono l'elezione della candidata del PPD nel governo cantonale.
L'opuscolo, firmato da un gruppo interpartitico per la "Libera scelta nel fine vita", criticava apertamente Silvia Steiner per le sue posizioni contro l'aiuto al suicidio. Vi si sosteneva inoltre che la candidata al consiglio di Stato - che all'epoca era procuratrice pubblica e granconsigliera - perse agli inizi degli anni 2000 il suo posto di comandante della polizia criminale per aver cercato di nascondere una vicenda di guida in stato ubriachezza del suo ex marito, nel frattempo deceduto.
Il volantino non portava la firma di Minelli, ma era molto simile ad un articolo pubblicato dal fondatore di Dignitas sulla sua rivista "Recht und Mensch" (Il diritto e l'essere umano). Lo stesso Minelli ha poi ammesso di essere all'origine del testo.
Prima istanza smentita
In prima istanza il Tribunale distrettuale di Zurigo aveva condannato Minelli ad una pena pecuniaria sospesa con la condizionale di 150 aliquote giornaliere da 260 franchi (per un totale di 39'000 franchi) e a una multa di 9000 franchi. L'imputato avrebbe anche dovuto versare all'autrice della denuncia 3000 franchi di riparazione morale.
Il Tribunale cantonale ha però ora ribaltato la sentenza sostenendo, in una decisione pubblicata oggi, che il testo non è menzognero o lesivo nei confronti di Steiner. Non è stata inoltre messa in dubbio l'integrità della politica, che non riceverà dunque alcun indennizzo.
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