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Sarà John Lee Ka-chiu a prendere il posto di Carrie Lam (d'altronde era l'unico candidato)
Uomo fidato di Pechino, è uno dei principali protagonisti della dura repressione messa in atto contro il fronte democratico
HONG KONG - John Lee Ka-chiu, l'ex numero due del governo uscente di Hong Kong, ha chiuso con l'elezione a governatore la sua corsa solitaria blindata da Pechino, divenendo la prima persona ad assicurarsi la carica più alta dell'ex colonia britannica dopo aver scalato dal 1977 tutti i ranghi della polizia. Quale unico candidato, Lee ha ottenuto 1416 voti favorevoli sui 1461 componenti della Commissione elettorale, quasi tutti pro-Cina contro gli appena 8 contrari.
Noto come un "falco della sicurezza" e descritto come un "boia" pronto a eseguire tutto ciò che gli veniva chiesto, Lee, 64 anni, deve la sua fama alla «sistematica demolizione» del fronte democratico dalla nomina nel 2017 a segretario alla Sicurezza. Ebbe un ruolo primario nel promuovere un disegno di legge del 2019 sull'estradizione verso la Cina e nel coordinare la risposta della polizia alle proteste su larga scala che ne scaturirono.
«Affidabile, per Xi Jinping»
Fu un accanito sostenitore della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino a giugno 2020: in un post di luglio 2021, Lee, promosso a segretario capo dell'amministrazione uscente di Carrie Lam, la elogiò per aver «posto fine immediata» al caos e ripristinato l'ordine.
Nella repressione dei giornali pro-democrazia figura la battaglia contro l'Apple Daily, il tabloid del magnate pro-democrazia Jimmy Lai che chiuse i battenti il 24 giugno 2021: fu, secondo alcuni osservatori, la prova della sua affidabilità per i piani di normalizzazione dell'ex colonia promossi dalla leadership comunista e dal presidente Xi Jinping.
«Maggiore integrazione con la Cina»
Lee presterà giuramento come sesto governatore, succedendo a Lam, per un mandato di cinque anni il prossimo primo luglio, ai 25 anni del passaggio di Hong Kong dalla Gran Bretagna alla Cina e al giro di boa del modello "un Paese, due sistemi" attuato dal 1997 e che, pur se stravolto, scadrà nel 2047.
Parlando in cantonese e in inglese dopo la vittoria, Lee ha detto che il suo nuovo lavoro richiederà responsabilità nei confronti di Pechino e della città nel rispetto della legge, che è un «pilastro fondamentale di sana governance». Ha promesso di salvaguardare la sicurezza nazionale, di lavorare a una maggiore integrazione con la Cina e di affrontare varie sfide come il nodo degli alloggi, delle disuguaglianze sociali e del Covid che ha fatto precipitare il Pil del 4% nel primo trimestre, oltre a rispolverare l'appeal di Hong Kong come hub finanziario e turistico.
Bruxelles e Pechino
Da Bruxelles, nel frattempo, è partita una reazione durissima: «L'Unione europea deplora questa violazione dei principi democratici e del pluralismo politico e considera questo processo di selezione come un ulteriore passo verso lo smantellamento del principio "un Paese, due sistemi», ha denunciato l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Josep Borrell.
Da Pechino, al contrario, è giunto l'apprezzamento per l'elezione «senza intoppi» e proteste della nuova leadership. L'Ufficio per gli affari di Hong Kong e Macao del governo centrale ha lodato il «nuovo passo nello sviluppo democratico a livello locale» e ha espresso fiducia che la città possa «raggiungere nuove vette nei prossimi cinque anni». E ha rimarcato il «numero elevato di voti ricevuti» da Lee, in fin dei conti pari ad appena lo 0,02% dei 7,4 milioni di residenti, ma sufficienti per sventolare la bandiera della «democrazia con caratteristiche di Hong Kong per la nuova era».
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