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<h2>SubmittedText<h2><p>A marzo di quest’anno il Consiglio federale e la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) hanno pubblicato il Rapporto sul sistema educativo svizzero 2023. Il rapporto rientra nel monitoraggio dell’educazione svolto da Confederazione e Cantoni per garantire l’alta qualità del settore educativo, come sancito nella Costituzione federale, e fornisce un quadro completo e attuale del sistema educativo. Nell’edizione del 2018 il rapporto rilevava due assi prioritari: migrazione e digitalizzazione. Se riguardo alla digitalizzazione il rapporto 2023 riporta nero su bianco diversi progressi (come pure riguardo alla maggiore preoccupazione degli anni scorsi, ovvero la pandemia), sulla migrazione si ravvisano lacune importanti. Non si indaga sul perché – rispetto alle persone nate in Svizzera – siano molti meno gli stranieri della prima generazione di migranti ad aver conseguito un titolo del livello secondario II (obiettivo: 95%). L’accesso dei profughi alla formazione di tutti i livelli non viene analizzato nel rapporto 2023, nonostante nel biennio 2015 e 2016 – e poi nel 2022 con la guerra in Ucraina – un numero particolarmente elevato di profughi dovesse ancora concludere il proprio percorso formativo. Altre lacune interessano l’analisi dell’acquisizione di una lingua nazionale come seconda lingua, una premessa fondamentale per avere accesso alla formazione, e i dati della discriminazione razziale, presente anche nel quotidiano e nelle strutture del settore educativo. Il rapporto non delinea in modo soddisfacente i numerosi progressi compiuti (nella pratica e, seppur in modo meno marcato, nella ricerca) per quanto riguarda i temi sollevati nella politica in materia di formazione.</p><p>&nbsp;</p><p>Tutto ciò porta alle seguenti domande:</p><p>&nbsp;</p><ol><li>Come valuta il Consiglio federale le lacune riguardanti i profughi e le persone giunte tardivamente in Svizzera individuate nel Rapporto sul sistema educativo svizzero 2023?</li><li>La Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI) è pronta a commissionare, insieme alla CDPE, un rapporto che approfondisca la tematica?</li><li>Cosa pensa di fare il Consiglio federale affinché le lacune riscontrate vengano colmate nel prossimo rapporto? &nbsp;</li><li>Cosa pensa di fare il Consiglio federale per migliorare la situazione della ricerca sui temi menzionati?&nbsp;</li></ol><h2>FederalCouncilResponseText<h2><div><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">1. Il Rapporto sul sistema educativo svizzero, pubblicato con cadenza quadriennale dal 2006 su mandato della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI) e della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE), è uno strumento di importanza centrale per il monitoraggio dell’educazione che contempla tutti i livelli formativi e circa 500 temi specifici, ivi compreso quello della migrazione. Il rapporto si limita però a riassumere i dati e le analisi già disponibili. I profughi ucraini (con permesso S) arrivati in Svizzera a partire dal marzo 2022 non hanno quindi potuto essere considerati nell’ultima edizione del rapporto. Da precisare anche che certe questioni riguardanti il percorso formativo dei profughi e la loro situazione professionale sono trattate nel monitoraggio dell’Agenda Integrazione Svizzera. </span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial; -aw-import:ignore">&#xa0;</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">2. Di recente il percorso formativo dei profughi e di altri migranti è stato discusso nel quadro del monitoraggio dell’educazione condotto congiuntamente da SEFRI e CDPE. Si è deciso di continuare a esaminare i dati esistenti e le possibilità di abbinamento delle statistiche della formazione, in particolare con i dati del sistema d’informazione centrale sulla migrazione (SIMIC). Così facendo si potranno, se del caso, esplorare nuovi approcci statistici o commissionare un rapporto integrativo su questo tema.</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial; -aw-import:ignore">&#xa0;</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">3. Il Rapporto sul sistema educativo svizzero 2026</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">terrà conto di nuovi dati eventualmente disponibili. Va però sottolineato che talvolta servono diversi anni per creare nuove statistiche o migliorare quelle esistenti. </span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial; -aw-import:ignore">&#xa0;</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">4. Nella valutazione dei risultati del Rapporto sul sistema educativo svizzero 2023 si potrebbe ipotizzare uno scambio d’informazioni con gli attori della ricerca nel quadro delle strutture ordinarie del monitoraggio sull’educazione. Già nel 2020 era stato organizzato un simile scambio per informare gli attori della ricerca sui temi di ricerca prioritari. La scelta dei temi è comunque libera nell’ambito delle strutture di ricerca già consolidate.</span></p></div>