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PECHINO - "E, se mentre il mondo è alle prese con l'emergenza coronavirus, ne approfittassimo per invadere Taiwan"? È questa, semplificata all'estremo, la domanda che diversi commentatori cinesi stanno lanciando sulla stampa e sui social media in queste concitate settimane di pandemia.
Come ricostruisce il South China Morning Post, a porsela sono stati innanzitutto alcuni ex alti ufficiali militari, che hanno sottolineato come si debba approfittare del fatto che tutte e quattro le portaerei dislocate nel Pacifico dagli Stati Uniti - alleati di Taipei - siano interessate da focolai di Covid-19. Diversi commentatori, come il professore associato della Beihang University di Pechino Tian Feilong, poi, hanno esortato il governo a usare la forza ritenendo ormai svanita ogni speranza di una soluzione pacifica con l'isola.
Il governo cinese, però, sembra deciso a non dare corda ai guerrafondai. «La classe dirigente a Pechino ha capito di dover smorzare questa febbre nazionalistica perché gli appelli a prendere Taiwan sono diventati troppo emozionali, con molta gente che, sui social della terraferma cinese, cavalca l'argomento per ricevere attenzione», spiega il professore di relazioni Cina-Taiwan della Nanyang Technological University di Singapore Lee Chih-horng.
A confermare la linea della cautela di Pechino, un articolo dello storico Deng Tao pubblicato sulla rivista della Scuola centrale del partito comunista "Study Times", in cui lo studioso ricorda come, nel 17° secolo, la dinastia Qing s'impossessò di Taiwan grazie a un misto di pazienza e accorta pianificazione. Anche altri commentatori invitano la dirigenza cinese a perseguire l'obiettivo dell'unificazione sul lungo periodo, che sia per via negoziale o con la forza.
Un'invasione adesso - fa notare per esempio il generale maggiore delle forze aeree in pensione Qiao Liang in un articolo pubblicato sulla piattaforma social cinese WeChat - sarebbe «troppo costosa e rischiosa». Il governo, mette in guardia, dovrebbe aspettare di avere la potenza economica e militare sufficiente per sfidare gli Stati Uniti.
Le relazioni tra Pechino e Taipei sono molto complesse. Ognuna ritiene infatti di essere l'unico Stato legittimo destinato a governare su un'unica Cina, la prima come Repubblica Popolare Cinese e la seconda come Repubblica di Cina. Nel mezzo, c'è anche chi caldeggia una soluzione con due Paesi distinti.
Il governo della Repubblica di Cina si è ritirato a Taiwan nel 1949 dopo aver perso la guerra civile sulla terraferma. Negli anni a seguire, l'Onu ha riconosciuto la Repubblica Popolare Cinese come unica rappresentante della Cina sostenendo la politica di una sola Cina. Oggi, Taiwan è riconosciuto solo da una manciata di Paesi al mondo benché molti, tra i quali la Svizzera, intrattengano rapporti diretti con Taipei. Gli Stati Uniti, pur non riconoscendo Taiwan come uno Stato autonomo, sono un suo importante alleato militare. Negli anni, i rapporti tra Pechino e Taipei sono stati rarefatti, altalenanti e, per lo più, indiretti.