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Negli Usa si è registrato un aumento delle infezioni mortali provocate da microrganismi resistenti agli antibiotici
NEW YORK - La pandemia ha fatto rialzare la testa ai batteri resistenti agli antibiotici: negli Usa, nel 2020, si è registrato un aumento del 15% delle infezioni e dei decessi dovuti a patogeni antibiotico-resistenti, secondo un rapporto realizzato dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc).
Il rapporto ha elaborato i dati relativi alle infezioni dovute a batteri resistenti nel primo anno di pandemia, constatando che nel 2020, più di 29.400 persone sono decedute a causa di un'infezione antibiotico-resistente; nel 40% dei casi l'infezione è stata contatta in ospedale.
Al momento non è chiaro se quello fotografato dal rapporto sia un incremento temporaneo legato all'incertezza e alle difficoltà organizzative che hanno caratterizzato le prime fasi della pandemia o si inserisca in un trend di lungo periodo.
Per i ricercatori è comunque probabile che il Covid-19 abbia giocato un ruolo importante: dalla rilevazione, per esempio, è emerso un aumento significativo nell'uso di antibiotici con l'80% dei pazienti ricoverati per Covid tra marzo e ottobre 2020 che aveva ricevuto un antibiotico; in molti ospedali sono state segnalate difficoltà nel seguire le linee guida per la prevenzione e il controllo delle infezioni.
Ad alimentare le infezioni resistenti, potrebbe essere stato inoltre l'enorme numero di persone che l'infezione da Sars-Cov2 ha portato per lunghi periodi in ospedale e in terapia intensiva, con un aumento del rischio di contrarre batteri resistenti.
«La resistenza antimicrobica era una delle nostre maggiori preoccupazioni per la salute pubblica prima della pandemia di Covid-19 e rimane tale», ha scritto la direttrice dei Cdc Rochelle P. Walensky nella prefazione al rapporto. «La pandemia ci ha dato una dura lezione e ci ha ricordato che il modo migliore per prevenire un'incombente pandemia di resistenza agli antimicrobici è investire nella preparazione».
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