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L'Alto commissariato Onu per i diritti umani ha definito "oscene e inumane" le esecuzioni su vasta scala di condannati a morte condotte in Iraq: l'ultima risale al 9-10 ottobre, con l'esecuzione di almeno 42 persone, tra cui una donna, con l'accusa di terrorismo, ha denunciato il portavoce Rupert Colville.
Si tratta di un'esecuzione particolarmente "perversa" poiché condotta in coincidenza con la Giornata mondiale contro la pena di morte, ha sottolineato. Le esecuzioni su vasta scala condotte in più occasioni in Iraq negli ultimi due anni "sono non solo oscene e inumane, ma probabilmente in violazione del diritto internazionale", ha aggiunto. Già in passato, dopo altre esecuzioni in gran numero, l'Alto commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay aveva sottolineato che il sistema giudiziario in Iraq è troppo carente per poter prevedere la pena di morte.
Il numero di persone giustiziate in Iraq è passato da 18 nel 2010 a 67 nel 2011, 123 nel 2012 e a 140, finora, nel 2013, ha aggiunto Colville. "Dal nostro punto di vista, l'affermazione che la pena di morte possa scoraggiare il terrorismo è fallace, dato l'aumento delle vittime civili nel Paese. Secondo i dati dell'Onu almeno 5.740 civili sono stati uccisi da gennaio a settembre di quest'anno, pari al doppio del numero di vittime civili nel 2011.
SDA-ATS