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Gli approfondimenti sulla realtà della Svizzera romancia sottotitolati in italiano
Il momento tanto adesso dalle donne svizzere finalmente arrivò il 7 febbraio 1971 quando la maggioranza dei cittadini maschi del paese approvò il suffragio femminile, rivendicato da oltre un secolo dal movimento per la parità dei diritti. I favorevoli furono 621'109 (65,7%) e i contrari 323'882 (34,3%) con l'opposizione di otto cantoni. Il risultato si rivelò diametralmente opposto a quello del 1959 quando l'introduzione del diritto di voto per le donne a livello nazionale venne respinto dal 66% dei votanti e da tutti i cantoni tranne tre: Ginevra, Neuchâtel e Vaud che lo stesso giorno disse di sì al suffragio femminile a livello cantonale e fu il primo ad introdurlo. Il 7 febbraio 1971 la proposta venne accolta anche nei Grigioni (i cantoni contrari furono: Appenzello Esterno, Appenzello Interno, Glarona, Obvaldo, Svitto, San Gallo, Turgovia e Uri), ma non tutti erano d'accordo. Neanche lontanamente. I sì prevalsero con il 54,7%. Un chiaro no emerse nell'antica Cadi, nella Surselva superiore, dove gli uomini di tutti i sette i comuni rifiutano di concedere il diritto di voto e di eleggibilità alle donne. Il no più stretto si ebbe a Trun, il più massiccio a Schlans e a Riom dove non ci fu neanche un voto favorevole: 27 no su 27 votanti. Un caso unico in terra retica dove a prevalere fu però il parere delle comunità più progressiste. Il sì più chiaro si ebbe però a Tschierv, in Val Müstair dove l'89% degli uomini votò a favore della modifica costituzionale per permettere alle loro mogli, madri, nonne, figlie, nipoti eccetera di godere dei loro stessi diritti politici, di votare sui temi nazionali e di essere elette alle Camere federali. A 50 anni dalla decisione, Cuntrast ripercorre la storia di tre risultati straordinari e di tre donne politicamente impegnate.