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NEW YORK - Nella prima uscita pubblica, da molto tempo a questa parte, e soprattutto riguardo alle accuse di abusi da parte della figlia adottiva Dylan Farrow, Woody Allen ha voluto dare la sua versione dei fatti.
L'intervista - data a giugno 2020 a un noto reporter della CBS e trasmessa in streaming su Paramount Plus assieme a una di Dylan del 2018 - arriva giusto al momento della conclusione della (assai controversa) serie tv “Allen v. Farrow“.
«Niente di quello che ho fatto con Dylan potrebbe mai essere travisato come abusi», spiega Allen che ha sempre e costantemente negato, «è una cosa che mi ha segnato in maniera indelebile».
Tutto partirebbe da Mia Farrow con la quale il regista ha avuto una lunga relazione, mai sfociata in matrimonio, e una separazione davvero burrascosa nel 1992.
Proprio da lei partono le accuse di molestie nei confronti della piccola di 7 anni, sulle quali vi sono state diverse indagini che hanno però sempre esonerato il regista: «A loro basta aggrapparsi al fatto che, anche se non c'è la certezza che l'abbia fatto, c'è sempre la possibilità che io abbia potuto farlo», commenta Allen, «fino a quel momento, e avevo 57 anni, nessuno mi aveva mai accusato di nulla».
Parlando delle testimonianze delle molestie raccontate dalla bambina alle autorità, l'85enne aggiunge: «Non penso se le sia inventate, non penso che stesse mentendo. Penso che lei ci credesse, davvero, era una brava bambina», la tesi del regista è quella che la madre Mia l'abbia - in qualche modo - influenzata, mettendole in bocca le sue parole.
E per quanto riguarda gli attori con cui ha lavorato e che, dopo le accuse, da lui si sono pubblicamente distanziati: «Penso che sia una sciocchezza», commenta Allen, «penso che lo facciano con le migliori intenzioni ma con il loro comportamento permettono a questa bugia di continuare a esistere».