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La freccia spicca il volo
«La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo.» Jim
La leggenda dello sciamano nasce con l’aria fresca del deserto, dove il sole già alto ed un’auto scivola sulla strada nera come una biscia tra la sabbia del deserto. Un autocarro trasporta un gruppo di indiani Navjo ed ha fatto un brutto incidente davanti alla loro macchina. Il piccolo James (in arte Jim) vede i primi corpi sanguinanti e morenti. Tra quelle persone, c’era un vecchio sciamano e Jim si convinse che lo spirito di quel vecchio sciamano Navjo gli sia entrato in corpo, indirizzandolo per la sua strada… La realtà era un’altra, un’infanzia da ramingo, senza una casa, senza amicizie sempre da sciogliere, sempre pronto ad un altro trasloco. Il padre di Jim ammiraglio della marina veniva trasferito di anno in anno da una costa all’altra degli Stati Uniti. Jim era innamorato delle parole dei romanzi di Jack Kerouac e nelle poesie dei poeti maledetti. Inoltre, Jim non parlava volentieri della sua vita, l’unico aneddoto che raccontava era l’incidente dei Navjo… quando cantava di fronte a loro era appena apparso uno sciamano: lo sciamano del rock.
Un tempo nelle camerette dei giovani c’erano molti i poster che erano appesi alle pareti, tante band, tanti solisti, tante star. Ora magari non ci sono molti poster, ma i volti sono cambiati. Solo alcune delle icone di cinquanta anni fa riescono a resistere nel tempo, John Lennon, Che Guevara con il suo basco e Jim Morrison. La foto più celebre di Re Lucertola perennemente fermo a torso nudo, con una collanina al collo, i capelli arruffati e scomposti, che guarda dritto in camera come se avesse appena pronunciato la celebre frase di When the music’s over, quella in cui esprime il desiderio definitivo: «vogliamo il mondo e lo vogliamo adesso».
«Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza di riprovarci.» Jim
Jim Morrison soppravive alla polvere che irrimediabilmente si è posata sull’immagine di Hendrix, che ha reso opaca quella di Janis Joplin, lontanissime nell’immaginario giovanile di oggi. Jim, invece, quello spazio lo conserva, costante e solido, in prima linea con i miti di oggi, in tanti provano a copiarlo, ma lui è Jim solo Jim, così ama dire nelle sue interviste. C’è un motivo specifico per questa «sopravvivenza», per la presenza di Morrison nel pantheon dei miti correnti: il cantante dei Doors incarna il desiderio, ne è la rappresentazione fisica e spirituale, perché le sue canzoni, la sua voce, la sua immagine nelle fotografie e nei video, sono ancora la potente esternazione della forza del desiderio.
Era così negli anni Sessanta, quando i Doors arrivarono sulle scene, e Morrison cambiò le regole del gioco del rock: il desiderio era carnale, fisico, sensuale, quello cantato in Light my fire. Jim non era solo questo, era poetico, visionario, quello di Celebration of the lizard o di The end, il desiderio era tra le righe delle sue poesie, tra le note delle sue canzoni, tra le pieghe dei suoi vestiti, nei suoi gesti, nei suoi sguardi. Era in Love me two times e in Back door man, era gioioso in Hello I love you e cupo in Riders on the storm. E tutto è ancora li, nelle fotografie e nei video, nelle canzoni che ancora si ascoltano nelle radio e nelle piattaforme di streaming, è impossibile non ascoltarlo, non sentirlo, non vederlo, è impossibile non riconoscerlo. I Doors erano il desiderio trasformato in musica, ogni nota, ogni tocco della tastiera di Ray Manzarek, ogni accordo della chitarra di Robbie Krieger, ogni colpo della batteria di John Densmore, si fondevano perfettamente con la voce e i gesti di Morrison, in una rappresentazione unica del desiderio.
«Sorridi anche se il tuo sorriso è triste, perché più triste di un sorriso triste c'è la tristezza di non saper sorridere.» Jim
Desiderio di amore, di libertà, desiderio di andare oltre i limiti dell’emozione, della percezione, desiderio di cambiamento e di rivoluzione, desiderio di sesso, respiro, passione, desiderio di vita, sempre e comunque. E quelle canzoni, non a caso, sono nelle colonne sonore dei film, girano nei video di YouTube, sono nelle piattaforme di streaming ancora oggi, costantemente, sfuggendo ad ogni possibile rischio di essere dimenticate. Morrison esiste, il suo mito resiste, perché la cometa del desiderio vola ancora alta nei nostri cieli, perché vivere senza desiderio è impossibile, e perché desiderare l’impossibile è ancora bello.