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Jérôme Cosandey è il direttore romando di Avenir Suisse. In qualità di responsabile della ricerca per le «politiche sociali finanziabili», si occupa principalmente di previdenza per la vecchiaia, politica sanitaria e del patto sociale fra generazioni.
Articolo della rivista annuale View
Per motivi demografici, al più tardi dal 2035 i costi sanitari saranno una grande sfida per la società e il patto sociale fra generazioni. Affinché l'onere non sia ripartito su un numero sempre minore di persone, i lavoratori più anziani over 55 dovrebbero risparmiare ogni mese un importo per le cure successive. Il capitale di cura individuale potrebbe essere lasciato in eredità in caso di decesso. Ma è davvero necessario? Jérôme Cosandey di Avenir Suisse è convinto che questo modello rafforza la responsabilità individuale e sgrava il sistema sociale. Tuttavia, anche questo sistema non è possibile senza ridistribuzione.
Signor Cosandey, con la sua proposta di un capitale di cura obbligatorio vuole introdurre un nuovo risparmio forzato. Questo è conforme ai principi liberali?
Sì. È un dato di fatto che i costi sanitari aumenteranno enormemente. Considerata l'evoluzione demografica, entro il 2045 i costi sanitari raddoppieranno rispetto al prodotto interno lordo. Anche nel sistema di assistenza si dovranno affrontare grandi sfide. Oggi per ogni ultraottantenne si contano ancora 12 persone in età attiva; dal 2035, ve ne saranno solo sette. Per questo motivo, dobbiamo applicare principi liberali per organizzare l'assistenza sanitaria in futuro.
E questo è possibile solo con nuove spese forzate?
Le spese forzate esistono già nel sistema attuale con le imposte e i premi delle casse malati. Con il capitale di cura, il denaro non viene «perso» e neppure ridistribuito. Il denaro viene semmai depositato su un conto bloccato per le cure successive. Questo rafforza la responsabilità individuale. In caso di decesso, il capitale rimanente può essere lasciato in eredità ai discendenti, desiderio di gran parte delle persone.
E se non volessi che i miei figli ereditassero questo capitale?
Questo problema esiste anche nel diritto successorio vigente con le porzioni legittime.
Qualsiasi «cassa» di denaro, dev’essere gestita. Il capitale di cura non comporta un rischio di livellamento verso l’alto dei costi sanitari?
Il rischio esiste. Ma vi sono meccanismi economici che garantiscono l’efficienza delle case di cura o di altri offerenti e il contenimento dei costi. Misure di questo tipo sono già in atto in vari contesti.
Si potrebbe pensare che gli anziani siano un peso per la società, specialmente per i comuni.
Ovviamente non è così. Anzi: molti pensionati ancora in buona salute svolgono un ruolo attivo, ad esempio, nella cura di nipoti o parenti, in partiti politici e associazioni. Eppure non tutti i pensionati dispongono della stessa situazione finanziaria. Circa il 20 per cento di essi sono nuclei familiari milionari, benché il denaro sia investito in immobili. Nel contempo, circa un pensionato su dieci beneficia di prestazioni complementari e uno su due risiede in casa di cura.
In che modo la sua proposta può modificare questa situazione? Molti non riusciranno a risparmiare il capitale di cura. 250 franchi al mese - l'importo che avete previsto per ora - non è una bazzecola per i piccoli budget. Saranno chiamati nuovamente in causa i pagatori dei premi e i contribuenti.
Sì, è vero. Ma finché vogliamo garantire un’esistenza degna, dobbiamo fare leva sulla solidarietà. Con la nostra proposta, tuttavia, essa sarà complementare solo una volta esaurito il capitale di cura. È pertanto conforme a un approccio liberale.
Sempre più imposte, il continuo aumento dei premi delle casse malati, un secondo pilastro che ridistribuisce il denaro dai giovani agli anziani; presto l’individuo non disporrà più liberamente del proprio reddito?
Quest’impressione inganna. Anche se le spese forzate aumentano, oggi disponiamo di più soldi nel portafoglio. Il reddito disponibile è in costante aumento, sia per i «ricchi», sia per i «poveri». È un dato di fatto che non dovrebbe essere contestato.