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WASHINGTON - Con una lettera dai toni durissimi il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha convocato mercoledì alla Casa Bianca i vertici della BP, la compagnia petrolifera britannica responsabile della peggior catastrofe ecologica degli Stati Uniti, per la quale gli scienziati hanno intanto raddoppiato le stime sulla fuoriuscita di greggio da 20 a 40 mila barili al giorno.
Il presidente non si è mai rivolto direttamente ai responsabili della multinazionale petrolifera e non lo ha fatto neppure questa volta. L'invito, anzi la convocazione, è partita da Thad Allen, l'ammiraglio della Guardia Costiera che coordina le operazioni di contenimento del greggio, ed è rivolta al presidente della BP, Carl Henric Svanberg.
È una scelta molto chiara, l'implicita conferma che Obama non vuole avere nulla a che fare con il CEO, Tony Hayward, la figura pubblica di BP negli USA. Un responsabile che l'inquilino della Casa Bianca, se dipendesse da lui, avrebbe già licenziato in tronco o forse addirittura spedito in carcere.
Un contatto telefonico tra Obama e il premier britannico, David Cameron, è invece in calendario domani, si presume dopo la fina della partita dei Mondiali tra Stati Uniti e Inghilterra, che inizierà alle 20:30 ora svizzera. La tensione rimane comunque alta tra Washington e Londra. Da un lato la Casa Bianca accusa la multinazionale britannica di reagire troppo lentamente e di minimizzare l'entità dei danni.
Dall'altro autorità britanniche e vertici della multinazionale sono convinti che gli Stati Uniti non avrebbero reagito così duramente se la responsabile del dramma fosse una società statunitense. Londra teme un pozzo di risarcimenti senza fine (oltre alla rinuncia ai dividendi) per la BP, che tra i suoi azionisti conta numerosi fondi pensioni, tra cui le vedove scozzesi del Scottish Widows Investment Partners.
Nella sua conferenza stampa quotidiana, Allen ha spiegato oggi che a metà luglio il nuovo dispositivo di recupero del greggio messo a punto dalla BP, una cupola da inserire sopra l'attuale tappo, permetterà di raccogliere fino a 40-50mila barili di petrolio al giorno. Cioè grosso modo le quantità che quotidianamente fuoriescono dal pozzo della Deepwater Horizon e continuano a inquinare il Golfo del Messico.
Dietro alle parole positive dell'Ammiraglio (accusato da parte della stampa di fidarsi troppo della multinazionale britannica) c'è però una realtà inquietante, perché l'inquinamento non si ferma, anche se le cose stanno andando meglio dei giorni scorsi.
Entro la fine di questo mese, Allen ha detto che le capacità di recupero potrebbero raggiungere i 38-40 mila barili al giorno, invece dei 15-18 mila attuali, ma è chiaro che nella migliore delle ipotesi la marea nera si fermerà soltanto a metà luglio. Gli scienziati americani hanno raddoppiato le stime del petrolio che alimenta ogni giorno la marea nera: 40 mila barili al giorno anziché 20 mila.
Una delle cause dell'aumento può essere attribuita, secondo gli esperti, alla decisione di tagliare la conduttura di uscita del petrolio per sistemarvi sopra il tappo che sta "risucchiando" parte del gas naturale e del greggio del pozzo.
SDA-ATS