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Il biologo Michael C. LaBarbera ha scritto un divertente ed interessante articolo sulla biologia dei mostri degli vecchi film di fantascienza: The Biology of B-Movie Monsters prende in considerazione, tra gli altri, King Kong, le formiche giganti di Them! (Assalto alla terra, 1954, di Gordon Douglas) e gli uomini microscopici di film come Fantastic Voyage (Viaggio allucinante, 1966, di Richard Fleischer) o Dr. Cyclops (1940, di Ernest B. Schoedsack).
Questi mostri sono semplicemente creature fuori dimensione: che mantengono, in proporzione, le peculiarità originarie. Così se una normale formica è in grado di trasportare venti o trenta volte il proprio peso, il che si riduce comunque a pochi grammi, una formica alta cinque o sei metri sarà in grado di fare lo stesso, soltanto che in questo caso si tratterà di parecchie tonnellate.
Tutto ciò, fisiologicamente, è impossibile: l’errore, ben illustrato nell’articolo, consiste nella non comprensione dei rapporti tra le dimensioni. Un cubo di 1 centimetro di lato avrà una superficie totale di 6 cm2 e un volume di 1 cm3; un cubo grande il doppio, ossia con 2 centimetri di lato, avrà una superficie totale di 24 cm2 e un volume di 8 cm3: se il lato diventa il doppio, la superficie diventa quattro volte tanto e il volume otto.
Dal momento che il peso dipende, grosso modo, dal volume, mentre la forza è, sempre indicativamente, proporzionale alla sezione del muscolo, è chiaro che una formica cinquanta volte più grande non sarà in grado di sollevare cinquanta volte il proprio peso, per la semplice ragione che la sua massa è cresciuta non di cinquanta bensì di 125 mila volte!
Sulle altre implicazioni di questi “passaggi dimensionali”, non si può che rimandare all’articolo originale.
Questa scoperta non è proprio recente: già Galileo, nei Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica del 1638, provava a spiegare questa tutto sommato semplice relazione al povero Simplicio.
Gli sceneggiatori di Hollywood sembrano quindi avere conoscenze scientifiche che precedono persino la modernità: una ignoranza ragguardevole. A loro discolpa si potrebbe citare semplicemente la noia di una storia scientificamente corretta su un uomo alto venti metri: al primo passo le sua ossa si frantumerebbero, cadrebbe a terra agonizzante e non riuscirebbe più a rialzarsi.
In un precedente articolo, notavo come la disparità di forza tra l’uomo e la formica confermasse l’affermazione ontologica di Maurizio Ferraris: il mondo è pieno di oggetti di taglia media, né troppo grandi né troppo piccoli.
Le osservazioni di Galileo e di Michael C. LaBarbera costituiscono una ulteriore conferma: il mondo è pieno di oggetti di taglia media perché l’uomo stesso è di taglia media, e non potrebbe essere diversamente, l’uomo non può che avere la grandezza che ha.
È il capovolgimento dell’affermazione di Protagora: non è vero che di l’uomo è misura di tutte le cose, ma il contrario: l’uomo è a misura con tutte le cose.
Il problema è che, a questo punto, non è chiaro cosa voglia dire misura.