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Il Consiglio federale è contrario alla fissazione dell'aliquota minima di conversione e del tasso minimo d'interesse del secondo pilastro attraverso formule matematiche, come invece auspicato in due mozioni dal consigliere nazionale Ignazio Cassis (TI) a nome del gruppo liberale-radicale. Automatismi possono generare "risultati incongrui", sostiene il governo in due comunicati del Dipartimento federale dell'interno (DFI).
Per il deputato ticinese, la fissazione delle due aliquote è troppo "politicizzata". Una formula che tenga conto della speranza di vita, dei contributi versati e dei rendimenti effettivi per l'aliquota di conversione e un meccanismo automatico basato sui rendimenti reali dei mercati finanziari per il tasso d'interesse minimo garantirebbero maggiore stabilità alla previdenza professionale.
Il governo condivide le preoccupazioni del ticinese in merito all'evoluzione dei mercati e alle sue ripercussioni per la previdenza professionale. Ritiene però che formule precise per il calcolo dei due tassi non sono una soluzione praticabile. "Non vi è alcuna formula in grado di fornire ogni volta un risultato conforme alla situazione del momento", sostiene il Consiglio federale. Le aliquote potrebbero dover essere modificate ogni anno, generando costi amministrativi e incertezza nel sistema.
Semplici adeguamenti dei tassi non troverebbero neppure il necessario consenso politico, considerati "il dissenso che prevale sul tema" e "il risultato della votazione popolare del marzo 2010".
Per "elaborare una soluzione in grado di raccogliere il consenso della maggioranza", il governo si affida al "rapporto sul futuro del secondo pilastro" che il Consiglio federale trasmetterà al parlamento nel 2012, dopo aver consultato tra la fine di quest'anno e l'inizio di quello venturo "gli ambienti interessati che potranno così esprimere il loro parere. Il legislativo avrà in seguito l'occasione di dibatterne".
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