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LOSANNA - Il Tribunale federale (TF) ha violato il diritto a un processo equo omettendo di informare due ricorrenti che il loro avvocato non era abilitato a difenderli. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani (CEDU) accogliendo il ricorso di una coppia di messicani.
I due si erano rivolti al TF a seguito di una controversia relativa alla fissazione dell'affitto iniziale per una casa a Ginevra. L'Alta Corte ha dato loro parzialmente ragione, ma ha rifiutato di concedere loro un risarcimento per le spese di avvocato perché ha ritenuto che quest'ultimo non fosse autorizzato a presentare ricorso a causa di un conflitto di interessi con l'Associazione degli inquilini di Ginevra (ASLOCA).
La CEDU ritiene che la Svizzera abbia violato il diritto a un processo equo, garantito dall'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. I ricorrenti avevano assunto un avvocato che sembrava in grado di difenderli e non sono stati informati del procedimento pendente tra il loro difensore e l'ASLOCA. La decisione del Tribunale federale di negare all'avvocato la possibilità di rappresentare degli inquilini è successiva al ricorso della coppia.
La CEDU ricorda che il principio del contraddittorio impone ai tribunali di non basarsi su fatti che non sono stati discussi nel corso del procedimento e che danno alla controversia una svolta inattesa. Questo principio e il principio dell'uguaglianza richiedono che ciascuna parte possa difendere la propria tesi senza essere svantaggiata rispetto ai suoi oppositori.
Nel caso in esame, il TF ha privato i ricorrenti della rappresentanza legale senza aver sollevato d'ufficio la questione della capacità del loro avvocato. Non li ha neppure informati dell'irregolarità e non ha dato loro la possibilità di porvi rimedio.
La CEDU ha condannato la Svizzera al pagamento di 2'334 euro per i danni materiali e di 7'000 euro per le spese sostenute dai ricorrenti.