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Il Consiglio d'amministrazione di Swissmetal non vende la fabbrica come proposto dal personale, ma assicura che manterrà a Reconvilier 200 posti di lavoro.
Il sindacato Unia ha criticato il rifiuto delle offerte d'acquisto. Per il personale, la vendita resta la sola soluzione al conflitto.
Nuovo capitolo del conflitto che oppone gli operai della Boillat ai dirigenti di Swissmetal, la società proprietaria della fabbrica situata a Reconvilier, nel Giura bernese.
Il Consiglio d'amministrazione di Swissmetal dice no ad una vendita della fabbrica. In un comunicato diramato il 30 marzo, si legge che dopo aver attentamente esaminato le proposte, il Cda ha stabilito che non vi sono le basi per continuare le trattative per una vendita in modo tale da rispondere «alle esigenze strategiche di Swissmetal e agli interessi dei suoi azionisti».
La reazione del personale della Boillat e del sindacato Unia non si è fatta attendere. La proposta di cercare qualcuno disposto ad acquistare la fabbrica di Reconvilier, mantenendo le linee di produzione e i posti di lavoro, era partita da loro. Per Nicolas Wuillemin, portavoce del personale, «diventare indipendenti da Swissmetal resta la sola soluzione al problema».
Anche Renzo Ambrosetti, copresidente del sindacato Unia, afferma che «una vendita è la sola opzione possibile» e che quest'idea non può essere abbandonata.
Il Consiglio d'amministrazione, che nel suo comunicato scrive che non vi saranno altri negoziati per la vendita della Boillat, si ritrova una volta di più su posizioni diametralmente opposte a quelle del personale.
Nuovo amministratore
Secondo il gruppo metallurgico, questa decisione rispecchia la volontà di mantenere in funzione l'azienda e di preservare i 200 posti di lavoro restanti dopo i 112 licenziamenti che hanno colpito il personale della Boillat la settimana scorsa.
Il Cda invita il personale a «fare tutto il possibile» affinché la produzione riprenda a ritmi normali e «vengano così evitati altri licenziamenti».
Per portare avanti la sua strategia, Swissmetal ha annunciato di aver designato un nuovo amministratore, più in linea con le posizioni del Consiglio d'amministrazione rispetto al dimissionario Walter Häusermann. Il nuovo amministratore è Dietrich Twietmeyer, patron della tedesca Bush-Jaeger acquistata in febbraio da Swissmetal.
L'acquisto della Bush-Jaeger – una fabbrica con una linea di produzione simile a quella della Boillat – è stato annunciato e concluso mentre gli operai di Reconvilier erano in sciopero. Da più parti, il gesto è stato visto come una dimostrazione di forza ed uno schiaffo morale ai lavoratori della Boillat.
Dialogo difficile
Nonostante l'intervento del mediatore Rolf Bloch – proposto dal governo elvetico – il dialogo tra le parti in causa resta difficile.
Unia ha deciso di rivolgersi al Tribunale arbitrale per ottenere l'elaborazione di un piano sociale da destinare alle 112 persone licenziate. Inoltre, è stata organizzata una grande manifestazione l'8 aprile a Berna.
Dal canto suo Swissmetal ritiene personale e sindacato responsabili della situazione che si è venuta a creare.
Il mediatore Rolf Bloch, intervistato dalla Basler Zeitung, non ha però perso le speranze. «La mediazione non è morta», afferma Bloch il cui obiettivo principale resta il mantenimento dei posti di lavoro. «È un processo che se non altro ha già ottenuto l'interruzione dello sciopero e la discussione allo stesso tavolo di alcuni punti».
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
16/11/2004: a Reconvilier 400 impiegati e dirigenti di Swissmetal-Boillat protestano per il licenziamento del direttore e scioperano per 10 giorni.
25/1/2006: inizia il secondo sciopero; gli operai si oppongono alle ristrutturazioni annunciate dalla direzione.
9/2: l'industriale Rolf Bloch viene nominato mediatore.
23/2: il personale vota la sospensione dello sciopero; parte il processo di mediazione.
12/3: Swissmetal annuncia 112 licenziamenti.
29/3: Swissmetal respinge l'idea di vendere la Boillat; la mediazione va avanti.
In breve
Swissmetal fabbrica prodotti di alta qualità in metallo. I suoi clienti sono nel settore elettronico, delle telecomunicazioni, dell'aviazione, dei trasporti e dell'orologeria.
La direzione vorrebbe concentrare a Reconvilier le attività di rifinitura di cavi e tondini e chiudere la fonderia.
Gli operai contestano questa misura. Alcuni clienti e le autorità locali si dicono preoccupate per la chiusura della fonderia, che porterebbe ad un aumento della disoccupazione nella regione del Giura.