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MO: stampa, da Obama sì a stato palestinese in confini '67
Sì a uno Stato palestinese entro i confini dei territori occupati da Israele nel 1967, no alla richiesta unilaterale di riconoscimento dinanzi all'Onu di questo stato: sarebbero questi due dei punti-chiave dell'atteso discorso sul Medio Oriente che il presidente americano Barack Obama terrà in settimana. Lo riferisce oggi, citando indiscrezioni sulla bozza del testo - ancora suscettibile di modifiche - il quotidiano di Tel Aviv "Yedioth Aharonot" nell'edizione online.
Secondo tali indiscrezioni, Obama dovrebbe inoltre chiedere ai palestinesi di riconoscere Israele come Stato ebraico e di garantire una chiara rinuncia al terrorismo. Gerusalemme dovrà divenire capitale di due Stati, israeliano e palestinese. Infine Israele dovrà cessare l'espansione delle colonie in Cisgiordania e ogni attività intesa ad alterare lo status quo.
Ieri il premier israeliano Benyamin Netanyahu in un discorso alla Knesset ha alluso a possibili rinunce territoriali dello Stato ebraico in Cisgiordania a favore di un costituendo stato palestinese smilitarizzato, impegnato alla pace e sottoposto a strette misure di sicurezza, ma ha evitato ogni riferimento a un ritorno di Israele ai confini antecedenti il conflitto del 1967 ed è tornato in particolare a escludere una spartizione di Gerusalemme (ritenuta invece possibile dai suoi predecessori Ehud Barak ed Ehud Olmert). Mentre ha accennato all'annessione delle maggiori aree d'insediamento ebraico in Cisgiordania.
I palestinesi chiedono viceversa con fermezza uno stato entro i confini del 1967, ad eccezione di limitati scambi di territori di uguale grandezza, e rivendicano in questo contesto Gerusalemme est - la parte a maggioranza araba della Città Santa, annessa unilateralmente da Israele alcuni anni dopo la guerra dei Sei Giorni con un atto mai riconosciuto dalla comunità internazionale - quale loro futura capitale.