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Per la prima volta dopo otto anni la bilancia commerciale svizzera ha registrato un deficit. Il saldo negativo ha superato l'anno scorso i 2 miliardi di franchi, a fronte di un'eccedenza di poco superiore ad un miliardo di franchi nel 1999.Questo contenuto è stato pubblicato il 01 febbraio 2001 - 15:26
Ad ogni modo, ha indicato giovedì il Dipartimento federale delle finanze, il 2000 è stato un anno soddisfacente per il commercio estero elvetico. Le importazioni sono aumentate del 13,4 per cento in termini nominali (7 per cento in termini reali) mentre le esportazioni si sono attestate sul 10,6 per cento in termini nominali (7,1 per cento in termini reali). Negli ultimi dieci anni solo nel 1997 è stato raggiunto un risultato paragonabile.
Il rincaro del petrolio e l'apprezzamento del dollaro hanno avuto ripercussioni negative sul prezzo delle merci importate. Il valore delle importazioni riguardanti prodotti energetici sono state di quattro quinti superiori a quelle del 1999. L'aumento dei prezzi ha avuto ripercussioni anche4 sulle esportazioni, rincarate del 3,3 per cento nel 2000. L'anno precedente il rincaro di aggirava attorno all'1,4 per cento.
Nel corso del 2000 la Confederazione ha importato di più da ogni paese, sebbene non allo stesso modo. Le importazioni provenienti da nazioni non aderenti all'Ue hanno mostrato un dinamismo superiore rispetto ai paesi che aderiscono all'Unione. Un terzo di tutte le importazioni proviene infatti da paesi emergenti o in via di trasformazione, in particolare Brasile ed Europa orientale. Le forniture provenienti dalla Cina sono aumentate di un quarto, come quelle dagli USA.
Le importazioni dai paesi industrializzati sono state invero inferiori alla media, anche se hanno raggiunto pur sempre importi considerevoli. Ampia la fascia di oscillazione in seno all'Ue. Essa va da un più 43 per cento per l'Irlanda a un meno 2 per cento per la Francia.
Analogamente alle importazioni, anche nel 2000 sono aumentate le esportazioni verso tutti i paesi con i quali la Svizzera intrattiene relazioni commerciali. Anche in questo caso la domanda è stata particolarmente forte nei paesi non membri dell'Ue. Le esportazioni verso i paesi emergenti o in trasformazione sono progredite del 20 per cento rispetto al 1999.
L'export verso i paesi industrializzati è aumentato, anche se quest'incremento è stato molto diseguale. A fronte di esportazioni inferiori al 7 per cento destinate ai paesi dell'Ue, tra il 13 e il 18 per cento della produzione svizzera è finita oltremare, in Canada, Stati Uniti e Giappne.
Tra i rami economici che hanno contribuito a questo buon risultato spicca l'industria degli strumenti di precisione tallonata da quella metallurgica, dall'industria delle macchine e da quella dell'elettronica. Quest'ultimo ramo è al primo posto per fatturato realizzato all'estero. Ottimi risultati anche per l'industria degli orologi, in particolare per le esportazioni di pezzi di lusso.
Nell'industria delle derrate alimentari e generi voluttuari la progressione delle vendite all'estero è da attribuire ai tabacchi lavorati, mentre il giro d'affari per i prodotti classici d'esportazione come formaggio e cioccolata è calato fortemente. Modesto anche l'aumento delle vendite nell'industria chimica. Il risultato è stato particolarmente debole durante l'ultimo trimestre del 2000.
In base ai dati del DFF, il commercio estero ha fatto segnare nel dicembre dell'anno scorso un'impennata. Rispetto al 1999, in valore delle importazioni e delle esportazioni, è stato del 20 per cento superiore.
swissinfo e agenzie
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