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I cannabinoidi e, in modo specifico, quelli contenuti nella cannabis (la pianta da cui si "estrae" anche l’hashish e la marijuana), vengono talvolta proposti come principi attivi per attenuare i sintomi, spesso dolorosi, delle malattie reumatiche autoimmuni. Ma in realtà non esistono studi che dimostrino che tale azione esista. Non bisognerebbe quindi usarli in queste patologie, anche perché gli effetti collaterali (come la sonnolenza) sono sempre presenti.
E’ una stroncatura forte quella contenuta nell’analisi pubblicata sulla rivista Arthritis Care & Research dai ricercatori della McGill University di Montreal, in Canada, che hanno scandagliato tutta la letteratura scientifica pubblicata dagli anni ’40 in poi disponibile online. In realtà hanno trovato solo quattro studi, tutti condotti dopo il 2006, che avevano coinvolto, in totale, solo 200 pazienti. Di questi studi, uno era stato interrotto perché gli effetti dei cannabinoidi non erano distinguibili da quelli del placebo; gli altri mostravano evidenti pecche metodologiche. Non esiste quindi alcuna prova - scrivono i ricercatori canadesi - che i cannabinoidi possano essere efficaci nel dolore da malattia reumatica.
Al momento sono in corso alcuni studi, nel mondo, su altre possibilità terapeutiche della cannabis, tra le quali quella antidolorifica per malattie diverse dalle patologie reumatiche autoimmuni, e quella antinausea (che è già stata approvata in alcuni Paesi).
A.C.
Data ultimo aggiornamento: 24 novembre 2015