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Quando il Sud era libero e indipendente, la cittadina di Salerno godeva di un certo prestigio industriale. L'emigrazione svizzera nel Regno delle Due Sicilie aveva portato molti imprenditori Svizzeri a investire non solo nella capitale Napoli ma anche in altre parti del Regno quali, ad esempio, Salerno e provincia.Altro che Sud povero e arretrato, qui, nello Stato preunitario più ricco della penisola, non si emigrava e si lavorava. Poi, con l'invasione piemontese, pian piano, tutto questo progresso venne smantellato e portato sistematicamente al Nord costringendo le popolazioni del sud ad una perenne emigrazione che continua, purtroppo, ancora oggi. Famiglie svizzere trasferiscono le loro attività produttive a Napoli, Caserta e Salerno attirati da condizioni favorevoli quali l’incondizionato appoggio del governo borbonico (con politiche di forti dazi protettivi che metteva i prodotti e le aziende locali al riparo dalla concorrenza degli altri produttori del settore), un felice processo di industrializzazione in atto nelle Due Sicilie, il sostegno del sistema bancario svizzero, l’abbondanza di manodopera locale, la forte richiesta del vasto mercato interno del Regno delle due Sicilie, la grande possibilità di esportazione verso i paesi del del Mediterraneo, ed infine le condizioni climatiche che favorirono la nascita di immense piantagioni di cotone.In poco tempo è Egg a diventare il più grande industriale del Regno delle Due Sicilie. Le sue manifatture arrivarono ad occupare oltre 1300 operai. La famiglia Wenner, in particolare, ebbe un ruolo determinante contribuendo a far crescere ulteriormente l'industria tessile salernitana, tanto che nel 1877 risultavano sul territorio 21 fabbriche tessili con circa 10.000 operai (Torino ne aveva solo 4000). Questo risultato valse alla città di Salerno il nome di "Manchester delle Due Sicilie". La nascente industria si innesta su una “catena lavorativa” a tipologia prevalentemente artigianale e domiciliare specializzata nella lavorazione del lino, della lana, della canapa, del cotone, che fornisce agli imprenditori Svizzeri, manodopera pronta ad essere addestrata ai nuovi compiti lavorativi della nascente industria. La Valle dell’Irno divenne il polo tessile più grande dell’Italia preunitaria.Purtroppo, dopo il 1860, ovvero dopo l’unità d’Italia, comincia il lento ed inesorabile declino dell’industria tessile salernitana che verrà dismessa per ciniche scelte politiche operate a vantaggio delle imprese concentrate nel Nord del Paese. Si conclude, così, l’avventura degli imprenditori svizzeri nell’area salernitana e nel sud Italia.
Fonte Blog Libero Le Città del Sud