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Da lunedì 07 a venerdì 11 ottobre 2019
A cinquant’anni dalla scomparsa, Claudio Sessa si china sulla figura del tenorsassofonista Coleman Hawkins, uno dei grandi protagonisti del jazz classico e caposcuola del suo strumento cui dedichiamo una serie di dieci trasmissioni.
Innovatore del linguaggio del suo strumento al pari di un Lester Young, Coleman Hawkins si formò a Chicago e alla high School di Topeka, nei sobborghi di Kansas City. Fu nella band di Mamie Smith e dal 1923 al 1934 nella celebre orchestra di Fletcher Henderson grazie alla quale si mise definitivamente in luce. Trascorsi cinque anni suonando in tutta Europa, dove suonò anche con Grappelli e Reinhardt, tornò negli Stati Uniti con l’inizio della guerra.
Registrò nel 1939 una versione storica di "Body & Soul" e si mise al lavoro con sue piccole formazioni. A differenza di altri suoi colleghi, riuscì a far suoi gli stilemi del nuovo stile emergente, il bebop, collaborando con Dizzy Gillespie, Max Roach, Thelonious Monk. Addirittura, è considerato il trait d’union fondamentale tra quel momento di sviluppo del jazz moderno e il precedente.
Nell’uso e nello sviluppo di complesse progressioni armoniche, Hawkins fu precursore del linguaggio che sarà poi proprio di Sonny Rollins e John Coltrane.