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Non commettere atti impuri. Ogni sera, un giovane di 19 anni osserva con un cannocchiale la sua bella dirimpettaia. Per incontrarla, metta in atto ogni sotterfugio, ma quando finalmente si ritrova solo con lei, si spaventa e fugge. Versione corta del lungometraggio BREVE FILM SULL'AMORE.
Un giovane osserva con un cannocchiale la dirimpettaia, fino a riuscire ad incontrarla. Poco a che fare con il sesto commandamento. E poco con la tradizione del voyeurismo cinematografico: Kieslowski non è l'Hitchcock di FINESTRA SUL CORTILE, il Powell di PEEPING TOM, o il Lecomte di Mr. HIRE. Poiché il cinema del regista polacco è scandito dal Caso e, quindi, dallo sforzo che debbono compiere i suoi personaggi per sfuggirgli, lo sguardo dei protagonisti di BREVE FILM SULL'AMORE non è destinato al mitico oggetto del desiderio. Piuttosto, al desiderio di poter essere padrone del proprio destino. E di quello dell'essere amato.
L'osservatore e l'osservato non sono l'aguzzino e la vittima, l'aggressore ed il masochista. Nell'obbiettivo del cineasta non c'è l'oggetto, ma il soggetto: Tomek, il giovane postino, svela ben presto alla sensuale pittrice il segreto della propria macchinazione. E, da quel momento, la situazione si rovescia. La presunta vittima desidera essere osservata, poiché è soltanto attraverso questa partecipazione di un estraneo che inizia ad uscire dalla propria solitudine. Cosciente della propria miseria grazie allo sguardo dell'altro: solo allora, divenuta osservatrice a sua volta, riuscirà a donarsi all'altra solitudine, quella del ragazzo. L'amore di Magda, essenzialmente fisico, concreto, riesce allora a congiungersi con quello più idealista, più inibito, forse semplicemente più giovane di Tomek.
Straordinario rovesciamento di una situazione: poiché il vero miracolo di Kieslowski è di riuscire la sua riflessione lontano da ogni macchinosità intellettuale: perfettamente immerso nella realtà (la geometria dei palazzoni di periferia, le strade, le scale, le stanze) ed al tempo stesso nell'interpretazione metafisica di quella realtà (come sempre, gli strumenti ottici, i vetri, gli schermi, tutto quanto serve a filtrare uno sguardo, a renderlo diverso). Di compiere il suo gioco di prestigio nel rispetto e nell'amore per i suoi personaggi, con una sensualità (i capelli bagnati di Grazyna Szapokowska o il rosso del copriletto che nasconde le lenzuola sfatte) che fa del suo cinema dalle preoccupazioni intellettuali e metafisiche qualcosa di commoventemente semplice e concreto.