Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/37372

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Uno studio sull'ampiezza e sulle cause del fenomeno dei lavoratori poveri e i problemi che tale fenomeno comporta, effettuato su mandato dell'Ufficio federale di statistica e pubblicato all'inizio del 2001, mostra che il 7,5% delle persone che esercitano un'attività lucrativa, la cui età si situa tra 20 e 59 anni - ciò che corrisponde all'incirca a 250'000 persone - fa parte della categoria dei lavoratori poveri. Uno studio precedente della Caritas era giunto a risultati analoghi. Il Consiglio federale ritiene questa situazione preoccupante. In base agli obiettivi sociali contemplati nella Costituzione federale, la Confederazione e i Cantoni sono tenuti - anche se a titolo sussidiario rispetto alla responsabilità personale e all'iniziativa privata e con la limitazione che, secondo l'articolo 41 cpv. 4 Cost., "dagli obiettivi sociali non si possono desumere pretese volte a ottenere direttamente prestazioni dallo Stato" - a impegnarsi affinché "le persone abili al lavoro possano provvedere al proprio sostentamento con un lavoro a condizioni adeguate" (art. 41 cpv. 1 lett. d Cost.). Per questo motivo il Consiglio federale si è dichiarato disposto ad accettare il postulato Leutenegger Oberholzer (00.3733), ponendo una domanda analoga in merito al reddito che permette di garantire il minimo vitale, il quale prevede uno studio approfondito sul fenomeno dei "working poors" e l'attuazione di una strategia adeguata al fine di migliorare il loro livello di vita.</p><p>2. Il processo di formazione dei salari compete in linea di massima ai partner sociali. Non spetta pertanto al Consiglio federale intervenire in tale processo. Nondimeno, il Consiglio federale ritiene che ogni persona occupata a tempo pieno dovrebbe percepire un salario che le consenta di garantire la propria esistenza e quella della sua famiglia.</p><p>3. In linea di massima, il Consiglio federale ritiene che una politica economica incentrata sulla crescita, che garantisca condizioni quadro in grado di rafforzare la capacità di innovazione dei vari rami economici e di migliorare in tal modo la produttività, costituisca un elemento essenziale nella lotta contro i bassi salari. Siccome però salari adeguati possono nonostante tutto condurre famiglie alla povertà - in quasi due terzi delle economie domestiche di lavoratori poveri vivono figli - occorre altresì esaminare l'adozione di provvedimenti e strumenti di politica familiare (modelli di prestazioni complementari, assegni familiari, misure intese a conciliare il lavoro remunerato con il lavoro in seno alla famiglia, ecc.). Nell'ambito dei lavori successivi al postulato Leutenegger Oberholzer (00.3733), che il Consiglio federale ha accettato, la questione di una strategia adeguata intesa a migliorare il livello di vita delle persone il cui salario non consente di vivere decentemente è oggetto di un esame approfondito. Diversi Uffici federali stanno attualmente elaborando rapporti su questo argomento. La loro pubblicazione è prevista entro la metà del 2002.</p><p>4. Il Consiglio federale prende atto con soddisfazione del fatto che il movimento sindacale stia cercando, mediante la fondazione di nuovi sindacati, di aumentare il numero dei suoi membri nei rami economici in cui i salari sono particolarmente bassi. Esso non dispone comunque di alcun mezzo, né diretto né indiretto, per incentivare la sindacalizzazione dei lavoratori.</p><p></p><p>5. Il diritto collettivo del lavoro disciplina in Svizzera i rapporti tra le associazioni dei datori di lavoro e quelle dei lavoratori. Esso comprende in particolare il diritto relativo ai contratti collettivi di lavoro (CCL), che è contemplato nel Codice delle obbligazioni. I contenuti dei CCL sono unicamente di competenza dei partner sociali. L'estensione del campo d'applicazione dei CCL è disciplinata separatamente: in questo settore, il ruolo dello Stato è puramente sussidiario.</p><p>6. Il Consiglio federale non ha alcun motivo di imporre ai rami economici più redditizi compensazioni in favore dei settori meno favoriti. Esso ritiene invece che convenga piuttosto creare condizioni quadro il più possibile favorevoli ai rami economici che realizzano grandi profitti e producono un forte valore aggiunto, in quanto contribuiscono in modo determinante alla formazione dei redditi in Svizzera. Una ridistribuzione del valore aggiunto dei settori più redditizi in favore dei rami economici meno favoriti non ha alcun senso dal profilo economico; essa favorirebbe unicamente il mantenimento di strutture obsolete nei settori economici poco produttivi e contribuirebbe in tal modo a perpetuarvi il problema dei bassi salari.</p>  Risposta del Consiglio federale.