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La battaglia di Marengo (località a sud di Torino, nei pressi dell'attuale Spinetta Marengo, nel territorio della Fraschetta, nell'odierna provincia di Alessandria) fu combattuta durante l’intera giornata del 14 giugno 1800 nel corso della seconda campagna d'Italia, durante la guerra della seconda coalizione, tra le truppe francesi dell'Armata di riserva, guidate dal Primo console Napoleone Bonaparte e l'esercito austriaco comandato dal generale Michael von Melas.
La battaglia fu molto dura e, dopo una strenua resistenza delle truppe francesi che sembravano condannate alla disfatta, solo l'arrivo nel pomeriggio dei reparti di rinforzo guidati dal generale Louis Desaix permise a Bonaparte di contrattaccare e avere la meglio sul nemico austriaco.
Questa vittoria in extremis divenne subito uno degli eventi più importanti della leggenda napoleonica ed ebbe un'influenza decisiva dal punto di vista militare, ripristinando il predominio francese in Italia, e dal punto di vista politico, consolidando definitivamente il prestigio e il potere del Primo console Bonaparte in Francia.
Napoleone, che mangiava soltanto al termine di ogni battaglia, dopo questo sforzo immane che costò anche il ferimento mortale del suo generale Louis Desaix, aveva un grande appetito.
Essendo il generale troppo lontano dai carri della sussistenza, lo chef Dunant (figlio d’arte, suo padre era chef del Principe di Condé) manda i suoi aiutanti di cucina in perlustrazione.
Trovare nelle cascine qualcosa di commestibile era fondamentale quanto difficile, in quanto i fattori erano spariti con tutto quanto di buono possedevano, ben sapendo quello che si sarebbe scatenato su quelle terre durante le battaglie.
Così gli aiutanti di cucina di Dunand tornarono con una ben misera razzia: un piccolo pollo, qualche gambero di fiume, uova, olio, aglio e pomodori.
Dunand non si perse d’animo e usò tecnica e fantasia, rendendo famoso, con poche varianti dettate dalla necessità, quel semplice piatto che è lo spezzatino di pollo alla provenzale (pollo cotto in umido con pomodori, olio e aglio).
Usando la sua razione di pane preparò dei crostoni friggendoli in una padella dove poi aggiunse il pollo tagliato con la sua sciabola a pezzetti.
Fece poi saltare il pollo nell’olio insaporito dall’aglio e aggiunse i pomodori.
A cottura ultimata mise nel piatto il pollo, guarnendolo con uova fritte e con i gamberi cotti al vapore.
A questi valorosi soldati l’alcol non mancava mai, e così impartì la benedizione finale cospargendolo con un po’ del Cognac, prendendolo direttamente dalla fiasca che l’imperatore aveva sempre con sè.
Ma allora Napoleone fu mai un Buongustaio?
Non solo non fu un buongustaio, fu anche un commensale distratto e sbrigativo. Dedicava al cibo non più di quindici o venti minuti. Saltava i pasti, arrivava a tavola talmente in ritardo da obbligare i suoi convitati a nutrirsi ad un ritmo vertiginoso.
Mangiava rapidamente, spesso si aiutava con le mani, non disdegnando di certo di fare la “scarpetta”; prediligeva pietanze semplici ed essenziali come zuppe di patate, di fagioli e di cipolle, e il suo formaggio preferito era il Pont l’Évêque di Normandia.
L’Imperatore si innamorò però perdutamente di quel piatto, battezzato “Pollo alla Marengo” e lo volle cucinato più e più volte, senza mai cambiare nulla alla ricetta.
Voci di corridoio narrano che Dunand tornato nelle sue cucine provò a sostituire il cognac con del vino bianco, eliminò i gamberi di fiume sostituendoli con dei funghi.
Ma Napoleone si arrabbiò moltissimo e non ammise variazioni di sorta anzi, superstizioso com’era, ordinò a Dunand di cucinargli sempre questo piatto dopo ogni battaglia!
Verità o leggenda che sia, quello che è certo è che il piatto è diventato parte della tradizione gastronomica piemontese, anche se creato dall’estro francese.