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BERNA - Gli incontri tra il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber e il presidente della FIFA Gianni Infantino erano contrari alle regole di procedura, ha indicato oggi il Tribunale penale federale (TPF). L'imparzialità del procuratore generale è messa in questione e deve quindi ricusarsi nelle indagini sulla corruzione nel mondo del calcio.
In due decisioni di ieri, la Corte dei reclami penali del TPF di Bellinzona ha accolto le domande di ricusazione formulate da due imputati nei confronti di Lauber, dell'ex procuratore federale capo Olivier Thormann e di un procuratore della Confederazione, indica in una nota odierna il TPF. Questo precisa di aver respinto domande di ricusazione contro gli altri tre membri della taskforce del Ministero pubblico della Confederazione (MPC) istituita nel 2015 nell'ambito delle inchieste per presunte infrazioni ai danni della FIFA. La Federazione mondiale di calcio, nei procedimenti in corso, è parte lesa. La decisione è definitiva e non può essere impugnata.
Le richieste di ricusazione erano dirette contro oltre 30 persone, tra cui l'intera task force e i membri della polizia giudiziaria federale coinvolti nelle inchieste.
Lauber personalmente implicato - I due inquisiti rimproverano a Lauber di aver avuto tre incontri - il 22 marzo e il 22 aprile 2016 e il 16 giugno 2017 - con Infantino. I giudici ritengono che le spiegazioni fornite da Lauber in merito a questi incontri "non permettono di capire perché la sua presenza agli incontri sarebbe stata indispensabile al corretto svolgimento delle inchieste".
Inoltre, il TPF ritiene che Lauber fosse implicato personalmente a livello operativo nei procedimenti in esame, oltrepassando così il suo ruolo di capo del MPC. La mancata verbalizzazione delle relazioni tra Lauber e Infantino è anch'essa contraria alla legge, poiché impedisce qualsiasi controllo del contenuto degli incontri. Senza l'intervento della stampa, aggiungono i giudici, le altre parti in causa non ne avrebbero saputo nulla, poiché i colloqui si sono tenuti privatamente in alberghi o ristoranti. Per i giudici bellinzonesi l'insieme delle circostanze giustifica quindi la ricusazione a partire dal 22 marzo 2016.
Stretti contatti - All'ultimo appuntamento tra Lauber e Infantino, nel giugno 2017, era presente anche Thormann, al quale è stato rimproverato di aver intrattenuto stretti contatti con l'ormai ex capo - fino allo scorso 20 agosto - del servizio giuridico della FIFA Marco Villiger. Tali contatti, secondo il TPF, oltrepassano ampiamente il quadro delle regole formali e «lasciano trasparire una separazione manifestamente poco chiara e precisa tra il compimento degli incarichi professionali e i rapporti privati».
Per questo motivo, La Corte è giunta alla conclusione che la condotta del procuratore federale capo Thormann - che è attualmente membro della Corte d'appello dello stesso TPF - è impropria e lo rende sospetto di prevenzione. Ne consegue la sua ricusazione a partire dal 5 gennaio 2016.
Una terza persona è stata inoltre ricusata a partire dal 22 aprile 2016: si tratta del procuratore federale che dirige vari procedimenti FIFA, poiché era al corrente dei contatti tra Thormann e l'ex capo del servizio giuridico della FIFA.
MPC prende atto - Il Ministero pubblico della Confederazione ha indicato all'agenzia Keystone-ATS di aver preso atto delle decisioni di Bellinzona e di volerle ora analizzare, senza commentare ulteriormente il caso.
Inizialmente prevista per domani, la decisione sulla rielezione di Lauber - in carica dal 2012 - come procuratore generale della Confederazione slitta verosimilmente a settembre. La Commissione giudiziaria (CG) del Parlamento poche settimane fa aveva infatti rinviato l'elezione alla sessione autunnale.
«Abbiamo preso conoscenza della decisione del TPF, riascolteremo Lauber alla fine di agosto e valuteremo i pro e i contro con gli altri membri della commissione», indica il consigliere nazionale Christian Lüscher (PLR/GE), membro della CG.
«È già accaduto - aggiunge Lüscher - che un procuratore fosse ricusato su un dossier. Le sue competenze non sono dunque rimesse in questione. Se dovessimo chiedere le dimissioni a tutti i procuratori ricusati, non ce ne sarebbero più nel nostro Paese. La sola ricusazione non implica l'incapacità di svolgere il suo incarico».