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(27.02.2013) L'immigrazione causata dall'accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'Unione europea (UE) non ha influenzato i salari in Svizzera. È la conclusione di uno studio dell'Università di Ginevra commissionato dalla Segreteria di Stato dell'economia (SECO).
Contrariamente a quanto temuto da alcune persone nel 2002 al momento dell'entrata in vigore della libera circolazione delle persone, l'apertura progressiva del mercato del lavoro in Svizzera non ha generato in maniera globale ripercussioni negative sulle condizioni salariali. Il suo impatto si è addirittura rivelato piuttosto positivo per i salari degli impiegati che dispongono di un diploma primario (senza formazione professionale o diploma di grado terziario).
Una leggera pressione sui salari è senz'altro stata constatata per gli svizzeri in possesso di un diploma terziario (laurea universitaria o formazione professionale superiore) ed un'esperienza professionale di media durata (da 6 a 25 anni). Per giungere a questo risultato, i ricercatori dell'Università di Ginevra hanno paragonato la situazione attuale ad uno scenario che prevede un tasso di stranieri stabile dal 2004. Se la percentuale di stranieri non fosse aumentata, i salari reali sarebbero in effetti stati dell'1,6% più elevati in questo segmento nel 2010.
Per quanto concerne i lavoratori che possiedono una formazione di grado secondario, gli effetti sui salari, benché moderati, sono stati generalmente positivi. Inoltre, lo studio stima che la libera circolazione abbia provocato una leggera diminuzione dei salari per i lavoratori stranieri residenti in Svizzera e che possiedono una formazione di primo o terzo grado.
Ultima modifica 10.09.2015