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UBS recentemente si è autodenunciata nella vicenda che la vede implicata, assieme a Credit Suisse e altre dieci banche estere, nella manipolazione tra il 2006 e il 2010 dei tassi di riferimento Libor e Tabor allo scopo di guadagnare di più con la compravendita di derivati. L'autodenuncia dovrebbe permettere alla prima banca elvetica di cavarsela con multe meno salate.
Le ammissioni di UBS hanno permesso alle autorità di risalire agli altri istituti coinvolti: oltre a Credit Suisse, Bank of Tokyo-Mitsubishi UFJ, Citigroup, Deutsche Bank, HSBC, JP Morgan Chase & Co, Mizuho Financial, Rabobank, Royal Bank of Scotland, Société Générale e Sumitomo Mitsui Banking Corporation, come pure altri intermediari finanziari.
Molti trader di derivati attivi in diverse banche - aveva indicato la Commissione della concorrenza (COMCO) all'inizio di febbraio senza rivelare chi si fosse autodenunciato - avrebbero influenzato, attraverso accordi, i tassi di riferimento Libor (London Interbank Offered Rate) e Tibor (Tokyo Interbank Offered Rate) per determinate valute. Questi tassi sono stabiliti dalle associazioni bancarie e dovrebbero rappresentare il livello di interesse sul mercato interbancario.
Il Libor del franco, determinante per la politica monetaria della Banca nazionale svizzera (BNS), non era stato toccato dalle manipolazioni. Attraverso l'intesa i negoziatori avrebbero falsato a loro vantaggio i tassi di riferimento. Parallelamente, sembra che i trader si siano accordati sulla differenza di corso tra l'acquisto e la vendita di derivati: in tal modo hanno perciò venduto ai clienti questi strumenti finanziari a condizioni non normali per il mercato.