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Non sapeva mai cosa sarebbe accaduto nei suoi romanzi. Non ne conosceva neanche il finale. Javier Marías scopriva il seguito della storia nel momento in cui la raccontava. E la forza dei suoi romanzi sta forse proprio lì, nell'aver saputo coinvolgere il lettore in questa continua sorpresa, nel piacere epifanico celato nella sua cifra stilistica.
Aveva raccontato lui stesso di scrivere senza una mappa, avendo però una bussola.
"Non è che non sappia dove voglio andare, ma non conosco la strada da percorrere, comincio senza sapere molto di quello che racconterò, non cambio nulla dei miei romanzi, come non possiamo cambiare nulla del nostro passato".
Narratore, traduttore, giornalista - madrileno nel profondo - è dato più volte tra i favoriti alla vittoria del Premio Nobel. Le zone d'ombra, il non detto, il non rivelato, l'impossibilità di conoscere se stessi e le persone più vicine sono i temi che ricorrono nei suoi libri. Temi universali come il matrimonio, il tradimento, l'amore, i segreti di famiglia che raccontava nella loro cruda e talvolta inquietante verità.
Javier Marías è nato il 20 settembre 1951 a Madrid in una famiglia di intellettuali anti-franchisti. Figlio del filosofo Julián Marías e dell'insegnante Dolores Franco, nipote del regista Jesús Franco. Ha trascorso lunghi periodi dell'infanzia negli Stati Uniti dove il padre insegnava. Laureato in letteratura inglese all'Università Complutense di Madrid ha insegnato per un periodo all'Università di Oxford e negli Stati Uniti e ha tradotto in spagnolo importanti autori di lingua inglese da Thomas Hardy a Joseph Conrad e da Yeats a Stevenson.
Fin dal suo esordio, nel 1971 con "I territori del lupo", è stato evidente il suo sperimentalismo e la rottura con la tradizione letteraria spagnola. Un romanzo che propone una storia particolare che parte da 85 pellicole cinematografiche nordamericane visionate a Parigi e che diventano un'opera letteraria. Sono seguiti "Traversare l'orizzonte'"e nel 1978 "El monarca del tiempo".
Tra i suo romanzi più noti: "Un cuore così bianco", "Gli innamoramenti", "Così ha inizio il male".
Marías vinse diversi premi internazionali, come il prestigiosissimo Rómulo Gallegos, il Prix Femina Etranger. In Italia molti i riconoscimenti ricevuti: il Premio Internazionale Bottari Lattes Grinzane e il Nonino. Considerato uno degli scrittori più significativi della generazione contemporanea, fu anche insignito del Premio SuperFlaiano di narrativa per la scrittura intensa fatta di parole dette e non dette che colpì la giuria per la sua unicità, proponendo una storia d'amore narrata in prima persona, dove c'è una continua straniante fusione di realtà e finzione.
Il grande successo internazionale giunge con "Tutte le anime" che ha per protagonista un docente spagnolo a Oxford. Primo volume della cosiddetta Trilogia sentimentale che comprende anche "Un cuore così bianco" e "Domani nella battaglia pensa a me".
"Più che un vero romanzo, "Tutte le anime" potrebbe essere definito come una resa dei conti esistenziale, come un penetrante diario pubblico dell'intimità dove ogni dettaglio viene indagato con l'acribia minuziosa dell'entomologo, nella convinzione che anche il gesto e l'incontro apparentemente piú insignificanti possono aprire la strada a vertigini metafisiche" (Franco Marcoaldi su Repubblica)
Nell'ultimo romanzo di 600 pagine, "Tomás Nevison", il protagonista è scomparso da dodici anni, è dato per morto anche dalla moglie Berta Isla. Torna nei servizi segreti e l'ordine che deve eseguire è dei più atroci: individuare e uccidere una donna che nel 1987 aveva preso parte ad alcuni attentati dell'Ira e dell'Eta. Tanti i riferimenti e le citazioni letterarie - da Shakespeare a Baudelaire, da William Blake a Dante - come accade spesso nei viaggi che si compiono con le opere di Marías.
Il libro ha vinto a giugno il Premio Gregor Von Rezzori."Quasi un monito che ci ricorda di continuare a coltivare i pensieri larghi" , come sottolineava la motivazione della giuria. Il libro non è un seguito ma "forma una coppia" con il fortunatissimo "Berta Isla". Accolto come il libro dell'anno (2017) da El País e in Italia definito "un capolavoro, come il romanzo che lo precedeva" da Claudio Magris.
La scrittura era per Marías una sorta di mistero che si rivelava riga dopo riga, un po' come la vita, convinto che:
"Bisogna nascondere una parte di se stessi, non le cose terribili, non ingannare, ma non bisogna mai rivelare tutto di se" (Javier Marías all'ANSA al Salone del Libro di Torino nel 2018).
Incontro con Javier Marías (RSI-Rete Due, 1991)
- 12.09.2022
- 09:59