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I trasferimenti dei fondi dei migranti verso i loro paesi d’origine – chiamati anche “rimesse” – svolgono un ruolo molto importante per le loro famiglie nei paesi in via di sviluppo. Sono spesso una fonte di reddito indispensabile per coprire i bisogni personali. Le rimesse non possono sostituire assicurazioni malattia o sociali inesistenti o mal gestite, ma in caso di crisi personale possono evitare uno sbandamento o di cadere nella povertà estrema. Inoltre permettono di fare degli investimenti, ad esempio nella costruzione di una casa o nell'educazione.
Le cifre più recenti per il 2016 indicano di nuovo un aumento delle rimesse nei paesi in via di sviluppo. Secondo un nuovo studio del Fondo internazionale per la ricerca agricola (IFAD), più di 450 miliardi di dollari sono stati mandati nei paesi d’origine. Sono più del triplo dell’aiuto pubblico allo sviluppo (lo studio conta solo le rimesse nei paesi in via di sviluppo, non nei paesi dell’UE come il Portogallo).
Le rimesse svolgono quindi un ruolo sempre più importante come fonti di reddito, soprattutto per le famiglie povere nei paesi in via di sviluppo. Questo aumenterà ancora con una crescita della migrazione e dell’integrazione dei migranti nei mercati del lavoro del loro nuovo paese d’accoglienza. Però possono solo completare e non sostituire l’aiuto pubblico allo sviluppo.
L’aiuto pubblico allo sviluppo efficace affronta i problemi strutturali, rafforza la sicurezza giuridica perché valga la pena investire a lungo termine. La cooperazione allo sviluppo crea strutture e condizioni-quadro che rendano possibile lo sviluppo. Nella misura in cui la cooperazione allo sviluppo sostiene per esempio la lotta dei piccoli contadini per il riconoscimento dei loro diritti fondiari tradizionali, fa sì che lo Stato non possa cacciarli dalle loro terre. Solo così possono contare su un reddito proveniente dai raccolti agricoli. Le condizioni-quadro comprendono anche l’infrastruttura, come l’estensione delle strade d’accesso ai mercati locali e regionali per vendere i raccolti.
Inoltre la cooperazione allo sviluppo può servire da sostegno quando nessuna o poche rimesse finanziano i compiti necessari. La maggior parte dei soldi oggi è inviata in India, seguita dalla Cina e dal Messico. La cooperazione pubblica allo sviluppo nei paesi più poveri e presso le persone più povere continua quindi a essere necessaria.
Pochi fanno grandi profitti
Alcune imprese specializzate, come MoneyGram e Western Union, fanno grandi profitti su queste rimesse. Le tasse delle rimesse soprattutto nei paesi più poveri sono enormi e possono rappresentare più di 20% della somma trasferita. Certo, dal 2008 le tasse sono passate di media dal 10% al 7,4%. Ma costituiscono ancora più di 30 miliardi di dollari all’anno. Dato che spesso non c’è alternativa a queste istituzioni, che la famiglia nel paese d’origine non ha un conto bancario o che l’infrastruttura finanziaria non esiste, queste tasse elevate sfruttano di fatto una situazione d’urgenza. Certo, la comunità internazionale, nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, si è messa d’accordo per abbassare queste tasse al massimo al 3% entro il 2030. Ma il movimento verso il basso verrà solo con un’innovazione tecnologica. Già oggi si cerca di fare bonifici internazionali con il telefono cellulare. I primi progetti pilota in questa direzione sono in corso.
Le rimesse permettono alle persone che le ricevono di migliorare la propria vita. Ma i migranti hanno lavorato sodo per inviarle, a seconda dei paesi e dei settori. Conosciamo almeno parzialmente le condizioni molto difficili dei lavoratori migranti asiatici nei paesi del Golfo. Anche in Svizzera le condizioni non sono sempre rosee. Che si tratti di lavoratrici del sesso o di collaboratrici domestiche in nero, molte inviano regolarmente denaro a casa.
Per rendere le rimesse dei migranti nei loro paesi d’origine ancora più efficaci per lo sviluppo sostenibile, bisogna agire in tre settori: le tasse devono scendere sotto il 3% convenuto; i lavoratori migranti devono avere un salario decente; e i migranti devono accedere al mercato regolare del lavoro.