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BELLINZONA - Sarà il Ministero pubblico della Confederazione, e non la procura ginevrina, a doversi occupare di un'importante vicenda di corruzione concernente il Gabon. Lo ha deciso la corte dei reclami del Tribunale penale federale (TPF) in una decisione pubblicata oggi.
La vicenda concerne un uomo d'affari italiano, deceduto nell'agosto 2018, che avrebbe corrotto i funzionari del paese africano per ottenere appalti pubblici. Gli illeciti guadagni sarebbero stati riciclati attraverso varie società e conti. L'uomo e la sua azienda avrebbero svolto attività in Gabon per un volume di circa 730 milioni di franchi. I conti in Svizzera sono stati bloccati.
Il 7 febbraio 2018 la Repubblica del Gabon ha presentato una denuncia presso l'MPC contro l'uomo d'affari. Anche se nel frattempo è subentrato il decesso, il procedimento è ancora in corso: si tratta in particolare di determinare se i fondi controversi siano finiti presso la vedova e i figli.
Poiché il ministero pubblico di Ginevra indaga su questo caso dalla metà del 2017, in seguito a una comunicazione all'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS), la procura federale gli aveva assegnato l'intero dossier. La famiglia del defunto ha però impugnato questa decisione e ha vinto davanti ai giudici di Bellinzona.
A causa degli elementi costitutivi del reato e della complessità del caso, che presenta ramificazioni internazionali, il TPF ritiene inopportuno che l'inchiesta sia affidata a un'autorità cantonale.