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Il Consiglio federale propone che a partire dal 2003 le prestazioni dell'assicurazione disoccupazione siano ridotte, compresa l'aliquota prelevata sui salari. Ciò dovrebbe garantire solidità finanziaria a lungo termine all'assicurazione, indipendentemente dai cicli congiunturali.Questo contenuto è stato pubblicato il 28 febbraio 2001 - 16:00
Concretamente, ha spiegato mercoledì a Berna in una conferenza stampa il capo del Dipartimento federale dell'economia (DFE) Pascal Couchepin, il messaggio del governo concernente la revisione della legge sull'assicurazione disoccupazione (LADI) propone di ridurre la durata delle indennità da 520 a 400 giorni (ad eccezione dei lavoratori anziani e dei beneficiari di rendite AI che abbiano però contribuito per almeno 18 mesi) e di aumentare da 6 a 12 mesi il periodo minimo dei contributi che dà diritto alle indennità. Quest'ultimo provvedimento dovrebbe anche limitare abusi dopo l'entrata in vigore della libera circolazione delle persone nel quadro degli accordi bilaterali Svizzera-UE.
L'aliquota, attualmente aumentata al 3 % per permettere di rimborsare i debiti dell'assicurazione, sarà ridotta al 2 % non appena sarà stato raggiunto l'equilibrio finanziario, ha affermato il ministro dell'economia. Ciò dovrebbe avvenire nel corso del 2003. All'apice della crisi l'assicurazione aveva accumulato 8,8 miliardi di franchi di debiti: oggi le cifre rosse ammontano a 5,7 miliardi.
A lungo termine, ha affermato Couchepin, un'aliquota del 2 % permetterà all'assicurazione di superare indenne periodi di crisi anche grazie alla maggiore efficacia degli uffici di collocamento che riescono a reinserire rapidamente e durevolmente le persone in cerca d'impiego. Probabilmente, ha comunque aggiunto, il prossimo rallentamento dell'economia interverrà prima che un fondo di riserva abbia potuto essere costituito. Per le previsioni a lungo termine (15 anni) il governo stima che vi saranno mediamente 100'000 persone senza lavoro.
Il pieno impiego rimane però l'obiettivo del governo. «Politicamente non abbiamo il diritto di ammettere uno zoccolo irriducibile di disoccupati», ha affermato Couchepin.
Ma secondo il ministro dell'economia, per eliminare questa piaga - «ogni disoccupato è un disoccupato di troppo» - è indispensabile proseguire con l'attuale politica del lavoro e non imboccare la via scelta da alcuni paesi vicini con «salari minimi obbligatori e interventi massicci sugli orari di lavoro».
I beneficiari di alti salari che non hanno diritto alle prestazioni - tra 106 800 e 267 000 franchi annui - continueranno a versare una quota addizionale di solidarietà. Quest'ultima sarà tuttavia ridotta dal 2 per cento all'1 per cento. Per Couchepin si tratta di una revisione socialmente equilibrata.
Il progetto di revisione prevede anche un aumento della partecipazione finanziaria della Confederazione e dei cantoni alle spese degli uffici regionali di collocamento e provvedimenti sul mercato del lavoro. I contributi federali dovrebbero salire da 246 a 300 milioni di franchi all'anno e quelli dei cantoni da 75 a 100 milioni. Questi ultimi avevano manifestato un certo malcontento nella procedura di consultazione. Tuttavia, ha sottolineato Couchepin, non è giusto che misure di politica del lavoro siano finanziate dai soli salariati: lo Stato deve pure intervenire.
swissinfo e agenzie
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