Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/241939

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande sulla garanzia dell'approvvigionamento tramite una promozione della produzione sostenibile e sulle ripercussioni del piano richiesto dall'UDC per un "Programma di autosufficienza alimentare 2.0". </p><p>1. Se sulle superfici campicole svizzere non venissero più prodotti foraggi per gli animali (oggi sul 43 % delle superfici campicole), ma alimenti destinati direttamente all'alimentazione umana, di quanto aumenterebbe il grado di autoapprovvigionamento?</p><p>2. Quanti alimenti concentrati per animali vengono somministrati a ruminanti che si potrebbero nutrire prevalentemente con foraggio grezzo? A quanto ammonta la superficie campicola utilizzata a tal fine? Quali sarebbero le ripercussioni sul grado di autoapprovvigionamento? </p><p>3. Di quanto aumenterebbe il grado di autoapprovvigionamento se si potesse ridurre lo spreco alimentare (food waste) dall'attuale 33 al 10 per cento?</p><p>4. Quale influsso avrebbe sull'incremento della sicurezza alimentare la promozione di forme di produzione che prevedono meno alimenti per animali, concimi chimici e pesticidi importati?</p><p>5. In quale misura un'intensivazione della produzione agricola, come richiesto dal "Programma di autosufficienza alimentare 2.0", aumenterebbe la dipendenza dall'estero per il nostro approvvigionamento alimentare e di quanto lo rincarerebbe? Quali sarebbero le conseguenze per il commercio transfrontaliero (importazioni, esportazioni, traffico di perfezionamento)? </p><p>6. A quanto ammonterebbero i danni collaterali sull'ambiente e sul clima con una produzione intensiva? Quali sarebbero le conseguenze sugli Obiettivi ambientali per l'agricoltura nonché sullo schema di riduzione dei rischi associati all'uso di pesticidi e delle perdite di sostanze nutritive (19.475)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Poiché più della metà della superficie agricola utile in Svizzera può essere gestita solo come terreni permanentemente inerbiti, la detenzione di animali da reddito che consumano foraggio grezzo è importante per la sicurezza dell'approvvigionamento. In riferimento al grado di autoapprovvigionamento (GAP), occorre considerare che per produrre una caloria di origine animale sono necessarie molte calorie di origine vegetale sotto forma di foraggi. Il GAP può essere incrementato se sul 60 per cento della superficie coltiva, oggi utilizzato per la produzione di alimenti per animali, vengono prodotte più calorie di origine vegetale da destinare direttamente al consumo umano. Pertanto nel caso di una situazione di grave penuria di durata superiore a un anno, la strategia della Confederazione per l'approvvigionamento economico del Paese, conformemente alla legge sull'approvvigionamento del Paese (LAP; RS 531), prevede di coltivare più colture per il consumo umano diretto (patate, frumento, barbabietole da zucchero, semi oleosi, ortaggi) e di ridurre sensibilmente la produzione destinata al perfezionamento (pollame e suini). La misura in cui il GAP aumenterebbe se su tutte le superfici coltive in Svizzera venissero prodotte derrate alimentari per il consumo umano diretto anziché foraggi dipende da quali alimenti si produrrebbero e se questi verrebbero anche richiesti e consumati. Diminuirebbe altresì la produzione di calorie di origine animale che si basa su foraggi indigeni e ciò si ripercuoterebbe sul GAP netto. Gli effetti sul GAP lordo potrebbero essere più lievi, poiché si presuppone che gli alimenti per animali mancanti sul piano interno verrebbero sostituiti con foraggi d'importazione e quindi la produzione di calorie di origine animale non subirebbe forti contraccolpi. Per una quantificazione sarebbero necessari calcoli con modelli dinamici.</p><p>2. Il consumo totale di foraggio concentrato in Svizzera ammonta a circa 1,6 milioni di tonnellate di massa secca all'anno, laddove la quota importata è del 60 per cento. Circa 0,45 milioni di tonnellate sono somministrate al bestiame bovino. Ipotizzando quote del 70 per cento di cereali e del 30 per cento di prodotti proteici, come ad esempio il tritetto di soia (sottoprodotto dell'estrazione dell'olio di soia), risulta un fabbisogno di cereali e fave di soia pari rispettivamente a 315'000 e a 170'000 tonnellate circa. Considerando rese medie pari a 7 tonnellate di cereali da foraggio e a 3 tonnellate di fave di soia per ettaro, è necessaria una superficie coltiva di 45'000 ettari messa a cereali e di 57'000 ettari coltivata a fave di soia. Una rinuncia alla somministrazione di foraggi concentrati al bestiame bovino comporterebbe una diminuzione della produzione di carne e latte. Sulla superficie coltiva liberatasi si potrebbero produrre derrate alimentari per il consumo umano diretto e, presupposto che ve ne sia una domanda, sarebbe possibile aumentare anche il GAP. Se il consumo rimanesse invariato, è molto probabile che vi sarebbe un aumento delle importazioni di carne e si creerebbero eccedenze di prodotti vegetali per il consumo umano.</p><p>3. I rifiuti alimentari vengono prodotti lungo l'intera catena del valore e a livello di consumo. Se si riducono i rifiuti a livello di commercio all'ingrosso e al dettaglio, ristorazione e consumo, diminuisce la domanda interna di derrate alimentari con ripercussioni sull'offerta indigena e sulle importazioni. Se si riducono le perdite a livello di produzione e trasformazione, si deve importare meno. Presupponendo che una riduzione dei rifiuti a livello di commercio all'ingrosso e al dettaglio, ristorazione e consumo comporti una flessione in ugual misura dell'offerta indigena e delle importazioni,</p><p>e che una riduzione a livello di produzione e trasformazione determini una maggiore offerta che può sostituirsi a volumi d'importazione corrispondenti, una diminuzione dei rifiuti alimentari evitabili di due terzi si tradurrebbe in un GAP lordo che, secondo le stime, supererebbe il livello attuale dell'11 per cento. Si passerebbe quindi dall'attuale 57 per cento (media degli anni 2018-2020) al 68 per cento. Per una quantificazione più precisa sarebbero necessari calcoli con modelli dinamici e occorrerebbe differenziare le ipotesi qui avanzate.</p><p>4. Nell'approvvigionamento della popolazione con derrate alimentari indigene occorre distinguere tra produzione di calorie a breve termine (attuale GAP) e sicurezza alimentare a lungo termine conformemente all'articolo 104a della Costituzione federale. Una produzione indigena più ecologica a breve termine può ripercuotersi negativamente sulla produzione di calorie, poiché una rinuncia o un utilizzo ridotto di alimenti per animali, concimi artificiali e pesticidi può ridurre il livello di resa. A lungo termine, invece, le forme di produzione ecologiche si ripercuotono positivamente sulla sicurezza alimentare in quanto le basi di produzione essenziali (suolo fertile, biodiversità, ecc.) vengono preservate e sono disponibili per un incremento della produzione in situazioni di crisi. Sia a breve sia a lungo termine è importante che i mezzi di produzione (p.es. concimi) siano utilizzati nel modo più efficiente possibile.</p><p>5. Il Consiglio federale verifica costantemente la situazione relativa alla sicurezza dell'approvvigionamento. Allo stato attuale, non vede alcuna necessità di ottimizzare la produzione. Per l'anno in corso la produzione non può più essere modificata in maniera sostanziale poiché la maggior parte delle colture sono già state seminate. Un incremento a breve termine e massiccio del GAP sarebbe possibile riducendo gli animali da reddito, convertendo coerentemente la produzione indigena dai foraggi alle derrate alimentari di origine vegetale o intensivando la produzione indigena. Andrebbe inoltre adeguato il modello di consumo. Con l'intensivazione della produzione indigena potrebbe aumentare la dipendenza da mezzi di produzione importati, quali concimi, energia, prodotti fitosanitari o sementi. La misura in cui la dipendenza aumenterebbe dipende dalla portata dell'intensivazione.</p><p>6. Attualmente l'intensità di produzione in Svizzera supera il livello ecologicamente sopportabile e ciò può avere effetti negativi a medio e a lungo termine sulla produttività del settore primario. Un incremento della produzione mediante un maggior utilizzo di mezzi di produzione, quali concimi e prodotti fitosanitari, potrebbe accrescere ulteriormente la pressione sugli ecosistemi e sul clima. Questo potrebbe ripercuotersi negativamente sulla preservazione delle basi di produzione, indebolendo la sicurezza alimentare a lungo termine. Una produzione più intensiva sarebbe inoltre in contraddizione con lo schema di riduzione dei prodotti fitosanitari e delle perdite di sostanze nutritive che il Parlamento ha approvato nella primavera 2021 nell'ambito dell'iniziativa parlamentare 19.475 "Ridurre il rischio associato all'uso di pesticidi".</p>  Risposta del Consiglio federale.