Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01032.jsonl.gz/552

BERNA - La vendita di alcool a minorenni avviene principalmente laddove il personale è sotto stress o dove il commerciante teme che i clienti passino alla concorrenza. È quanto rileva uno studio di Dipendenze Svizzera pubblicato oggi.
Nel 2017 il 28,7% dei test d'acquisto eseguiti è sfociato in una cessione illecita di birra, vino o altre bevande, ricorda la fondazione. Dal 2009 la percentuale di vendite illecite oscilla attorno al 30%.
Nel quadro di uno studio qualitativo su mandato dell'Amministrazione federale delle dogane (AFD) Dipendenze Svizzera ha condotto in tutte le regioni linguistiche del paese complessivamente trenta interviste approfondite con personale di vendita e di ristorazione.
Spesso capita che con un forte afflusso di gente i clienti diventano impazienti, a volte i dipendenti vengono perfino insultati o aggrediti fisicamente. Ma tra i punti vendita esaminati - si legge - solo il personale attivo nel commercio al dettaglio è stato formato sistematicamente in materia di vendita di alcool ai giovani e su come comportarsi nei loro confronti.
Formazioni sistematiche o perlomeno istruzioni standardizzate dovrebbero essere fornite in tutti i punti vendita di modo che i dipendenti conoscano la legge e possano reagire adeguatamente anche in situazioni difficili, rileva la fondazione. Essi hanno anche bisogno del sostegno dei propri superiori.
L'aspetto dei giovani clienti rende difficile stimarne l'età, e i dipendenti esitano a chiedere un documento d'identità. Secondo Dipendenze Svizzera, sarebbe più facile se fino a una determinata età i ragazzi dovessero automaticamente mostrare un documento quando acquistano degli alcolici.
I dipendenti accoglierebbero inoltre favorevolmente un'unificazione dell'età minima richiesta per ogni tipo di alcool, com'è il caso in Ticino e presso certi dettaglianti. Secondo un sondaggio i tre quarti della popolazione sostengono un aumento dell'età minima a 18 anni.
La situazione è particolarmente difficile nell'ambito di feste e manifestazioni, dove il personale è spesso sotto forte stress. Qui la distribuzione di braccialetti colorati faciliterebbe i controlli. Anche in bar e pub - viene affermato - ciò potrebbe rappresentare la soluzione qualora non vi siano controlli all'entrata.
Dallo studio è pure emerso che soprattutto nella ristorazione, ma anche nei piccoli spacci, sussiste il timore di subire perdite se vengono condotti controlli troppo severi e che i clienti possano acquistare l'alcool in altri punti vendita meno rigorosi.
Stando a Dipendenze Svizzera bisognerebbe quindi estendere i test d'acquisto e condurli più regolarmente. Ciò avrebbe un effetto deterrente e al contempo vigerebbero condizioni eque per tutti i rivenditori. La fondazione si dice pure favorevole a un aumento del prezzo minimo per gli alcolici.
Un altro aspetto emerso è che i venditori osservano spesso come giovani aventi il diritto di comprare alcolici li passino poi ad amici non ancora autorizzati. Qui Dipendenze Svizzera ritiene necessaria una campagna di sensibilizzazione della popolazione.