Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/185989

<h2>SubmittedText<h2><p>Per poter beneficiare delle rendite AVS, gli aventi diritto residenti all'estero devono inviare periodicamente alla Cassa svizzera di compensazione un certificato di esistenza in vita. Questo principio è sacrosanto e va mantenuto. Ci si può però interrogare sulle modalità dell'adempimento dell'obbligo. Quelle tradizionali sono la comparizione personale in un consolato svizzero, la certificazione in loco da parte di un ufficiale riconosciuto o, per le persone costrette a letto, un certificato medico del medico curante.</p><p>Nel quadro dell'offensiva digitale della Confederazione stanno però emergendo anche in quest'ambito nuovi strumenti e possibilità che consentirebbero di semplificare l'invio del certificato di esistenza in vita, il che sgraverebbe soprattutto i beneficiari di rendite AVS residenti in luoghi isolati o distanti da una rappresentanza svizzera oppure con problemi di mobilità.</p><p>Il Consiglio federale è disposto a creare le condizioni giuridiche necessarie affinché in futuro i beneficiari di rendite AVS possano inviare il certificato di esistenza in vita anche on-line, tramite tecniche di trasmissione digitale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Giusta l'articolo 74 dell'ordinanza sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (OAVS; RS 831.101), le casse di compensazione devono verificare se l'avente diritto è ancora in vita al fine di garantire che le prestazioni non siano versate indebitamente. Per le persone residenti all'estero la Cassa svizzera di compensazione (CSC) si procura ogni anno un certificato di esistenza in vita e di stato civile. Se, oltre alla rendita svizzera, un assicurato residente all'estero riceve anche una rendita estera, con alcuni Paesi (Germania, Italia, Spagna) è già oggi possibile trasmettere elettronicamente gli avvisi di morte tra gli organi competenti. Nei prossimi anni è prevista un'estensione di questo sistema ad altri Paesi. In aggiunta, la CSC può procurarsi gli avvisi di morte anche mediante un sistema sviluppato dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) per gli Svizzeri all'estero. Questo scambio tra le autorità permette già oggi di ridurre il numero di richieste di certificati di esistenza in vita.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che la digitalizzazione possa rendere più efficienti le procedure delle assicurazioni sociali e semplificare i processi tra gli assicurati e le autorità competenti. È quindi opportuno un ulteriore sviluppo in questo senso. Per quanto riguarda l'introduzione della comunicazione per via elettronica nelle procedure in materia di assicurazioni sociali, l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS), in collaborazione con altri servizi federali interessati e con gli organi esecutivi, prevede di esaminare le basi giuridiche e i controlli di identificazione e di sicurezza necessari nonché i requisiti formali (ad es. requisito della firma) e, se del caso, di procedere ad adeguamenti. Nell'ambito di quest'analisi e della relativa attuazione si dovrà prendere in considerazione lo scambio dei dati con gli assicurati residenti all'estero allo scopo di garantire che in futuro possa essere effettuato in gran parte su base elettronica.</p><p>A prescindere da questo, la CSC cerca sempre di impostare nel modo più semplice possibile e di modernizzare il processo di richiesta dei certificati di esistenza in vita e di stato civile per gli assicurati.</p>  Risposta del Consiglio federale.