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BERNA - Dura reazione del Partito socialista svizzero e dell'Unione democratica di centro alla nuova ripartizione dei dipartimenti federali annunciata oggi. Il PS parla di "azione punitiva" contro la sua neoletta in governo Simonetta Sommaruga, l'UDC giudica "irresponsabile" il rimpasto a un anno dalle prossime elezioni federali.
La nuova ripartizione "lascia poco sperare sulla coesione futura del nuovo governo", scrive il PS in una nota, rilevando che "in apparenza, si è dovuto ricorrere a una decisione presa a maggioranza per costringere Simonetta Sommaruga a rilevare il DFGP". Per il Partito socialista, "visibilmente, i piccoli calcoli e le strategie di politica di partito a breve termine hanno preso il sopravvento sulla cooperazione e la stabilità necessarie". Criticata anche la presidente della Confederazione Doris Leuthard, accusata di avere svolto un ruolo "tanto preponderante quanto discutibile, ponendo il suo interesse personale sopra tutti gli altri argomenti".
Secondo il presidente del PS Christian Levrat, citato nella nota, "è inammissibile che la maggioranza del Consiglio federale e la sua presidente Doris Leuthard non siano in grado di contribuire" a che ogni membro del governo "possa sfruttare al meglio le sue competenze". Simonetta Sommaruga - aggiunge - "presentava un profilo adeguato per cinque dei sette dipartimenti federali. Ed ecco che deve risolversi a rilevare uno degli altri due".
L'Unione democratica di Centro non è meno critica: "Quattro cambiamenti alla testa dei dipartimenti a un anno soltanto dalla fine della legislatura, ecco un'azione di forza il cui unico scopo è di salvare il potere dei partiti di centro". Per loro - scrive l'UDC in un comunicato - si tratta di "un tentativo disperato per assicurare le loro posizioni" in governo. PLR, PPD e Partito borghese democratico PBD, che si definiscono volentieri "costruttivi", "mostrano così una volta ancora la scarsa considerazione che hanno per la concordanza".
Il partito di Toni Brunner è particolarmente critico verso la sua ex rappresentante Eveline Widmer-Schlumpf, oggi esponente del PBD: la grigionese lascia il suo Dipartimento di giustizia e polizia "allorché non c'era un successore con una formazione giuridica". Il suo bilancio, sostiene l'UDC, "si riassume a riorganizzazioni senza fine e cambiamenti di personale", mentre lei "rifiuta di assumere la responsabilità della politica di asilo e degli stranieri condotta durante tre anni": "preferisce prendere il largo", lasciando anche nel settore del diritto penale al suo successore "problemi non risolti".
SDA-ATS