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BERNA - Il 12 agosto 2020 il Consiglio federale decideva di autorizzare nuovamente gli eventi su larga scala a partire da ottobre. Tuttavia, stando al "Tages-Anzeiger", il gruppo di esperti dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) aveva sconsigliato ad Alain Berset di compiere questo passo.
In un documento riservato, i tecnici insistevano sulla necessità di misure immediate contro il virus a causa del crescente numero di casi. La priorità assoluta? «Ridurre le nuove infezioni ogni giorno, il più rapidamente possibile, e stabilizzarle a un livello basso per prevenire il verificarsi di una seconda ondata di epidemie» recitava il documento di 12 pagine. Tuttavia Berset non avrebbe reso pubblico questo avvertimento e nemmeno lo avrebbe condiviso con il resto del Consiglio federale.
L'Udc, da tempo critico nei confronti di Berset, non solo non condivide la gestione dell'avviso interno, ma arriva a parlare di dimissioni. Per l'epidemiologo Christian Althaus, dell'Università di Berna, le manovre di agosto del Consiglio federale sono uno dei motivi principali per cui la seconda ondata ha colpito così duramente la Svizzera. «Il rapido allentamento - spiega - ha permesso al virus di diffondersi in tutto il paese. In autunno partivamo da un livello significativamente più alto di contagi rispetto, ad esempio, alla Germania. Di conseguenza, la ricerca dei contatti ha velocemente raggiunto i propri limiti, il che probabilmente ha favorito il rapido aumento dell'epidemia».
Ora, di nuovo, da più parti vengono chiesti nuovi allentamenti. Mercoledì potrebbero arrivare da Berna degli aggiornamenti in questo senso. Ma se è vero che alcuni cantoni sono virtuosi al punto da aver ridotto in modo significativo la curva dei contagi, bisogna anche fare i conti con le varianti del virus e la loro crescita esponenzialmente. In Svizzera infatti sono stati scoperti oltre 6mila positivi alle forme mutate, con un'impennata del 45% in una sola settimana.