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55 anni fa i primi segnali
In questi tempi di elezioni americane e solo pochi giorni dopo l'uscita (provvisoria?) degli USA dall'accordo di Parigi, vale la pena ricordare che gli USA non sono sempre rimasti indietro in termini di consapevolezza del riscaldamento globale.
Contrariamente a quanto si osserva attualmente, gli Stati Uniti sono stati addirittura pionieri nella presa di coscienza sul riscaldamento globale. Durante gli anni fra il 1950 e il 1960, la spesa dedicata alla ricerca sugli oceani e l’atmosfera è stata aumentata considerevolmente, in gran parte anche a causa della Guerra Fredda.
All'inizio del 1965, il presidente Lyndon B. Johnson è stato informato da alcuni scienziati sulle basi della teoria del riscaldamento globale. L'8 febbraio di quell'anno, più di 55 anni fa, il Presidente degli Stati Uniti ha lanciato l'allarme inviando un messaggio speciale al Congresso sulla conservazione e il restauro delle bellezze naturali.
In questo messaggio, che nonostante la sua età rimane pienamente attuale, il presidente Johnson avvisò che si stava osservando un costante aumento dell'anidride carbonica (CO2) derivante dalla combustione di combustibili fossili. Egli affermò che l'impatto ambientale di tale inquinamento non era solo locale e che avrebbe avuto conseguenze cumulative, il che avrebbe richiesto un altro orientamento verso politiche proattive.
"The longer we wait to act, the greater the dangers and the larger the problem. Large-scale pollution of air and waterways is no respecter of political boundaries, and its effects extend far beyond those who cause it."
Lyndon B. Johnson, 36° Presidente degli Stati Uniti, 8 febbraio 1965
« Più aspettiamo ad agire, maggiori sono i pericoli e più grande diventa il problema. L'inquinamento su larga scala dell'aria e dei corsi d'acqua non rispetta i confini politici e i suoi effetti si estendono ben oltre coloro che lo causano.»
Propose allora un miglioramento della "Legge sull'aria pulita" per consentire al Ministro della Salute, dell'Istruzione e del Benessere, di indagare sui potenziali problemi di inquinamento dell'aria, prima che l'inquinamento si verifichi, piuttosto che dover aspettare quando i danni si siano verificati.
Più tardi, nel corso dell'anno, un altro rapporto scientifico è stato scritto da un gruppo di scienziati guidato da Roger Revelle, Wallace Broecker e Charles Keeling all’attenzione del Presidente Johnson. In questo rapporto si tornava al cambiamento climatico causato dall'aumento dei livelli di CO2 che avrebbe potuto essere deleterio per gli esseri umani. Il rapporto faceva addirittura riferimento alla necessità di esplorare una soluzione che causi deliberatamente un cambiamento climatico compensativo (geo-ingegneria).
Il 1° giugno 2017, il presidente Donald J. Trump ha annunciato l'uscita degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi ratificato dal suo Paese nell'aprile 2016. Questo accordo prevede che il riscaldamento globale venga mantenuto ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali, entro il 2100, e che si punti a limitare l'aumento della temperatura a 1,5°C. Questa uscita è entrata in vigore all'indomani delle elezioni negli Stati Uniti, ossia il 4 novembre 2020. Tuttavia, si prevede che questa uscita sia solo temporanea, poiché il Presidente eletto Joe R. Biden ha promesso che gli Stati Uniti rientreranno presto a far parte dell'accordo.
Affaire a suivre....