Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01233.jsonl.gz/1262

Una vasta mobilitazione cittadina è all’origine dell’aumento progressivo dell’aiuto svizzero allo sviluppo fino al 2015. Grazie ad una petizione e sotto l’impulso di una coalizione interpartitica, nel febbraio 2011 il Parlamento ha votato un aumento.
La campagna «0,7% – insieme contro la povertà» è all’origine dell’aumento progressivo, fino al 2015, del contributo svizzero alla cooperazione allo sviluppo. E’ stata lanciata, nel 2004, da oltre 70 organizzazioni, sindacati e chiese, coordinati da Alliance Sud, in un momento in cui si prevedevano tagli drastici. E’ stata coronata da successo, con oltre 200'000 firme depositate nel maggio 2008.
Vasta coalizione e lobbying proficuo
Forte di questo sostegno popolare, Alliance Sud è riuscita a creare una vasta coalizione interpartitica, che ha optato per l’obiettivo dello 0,5% del reddito nazionale lordo (RNL) a favore della cooperazione allo sviluppo, ritenendo che una percentuale superiore fosse politicamente irrealistica – all’inizio del 2008, l’aiuto svizzero ammontava allo 0,37% e l’obiettivo ufficiale del Consiglio federale si situava allo 0,4%. Grazie al lobbying delle organizzazioni di cooperazione internazionale ed all’impegno di parlamentari di tutti i partiti, è stato possibile convincere una maggioranza del Consiglio degli Stati prima e del Consiglio nazionale poi.
Reticenze del Consiglio federale, poi vittoria di tappa
Si è trattato poi di vincere la resistenza del Consiglio federale che, invocando considerazioni budgetarie, ha dapprima rifiutato di presentare il messaggio ed il credito complementari richiesti dal Parlamento nel dicembre 2008. Il Consiglio degli Stati ha comunque tenuto duro e spinto il governo ad ottemperare. Ha finito col votare, nel dicembre 2010, una prima rata di 640 milioni di franchi per il 2011-12. Il Consiglio nazionale l’ha seguito nel febbraio 2011, con 106 voti a favore e 79 contrari.
Con un chiaro sì al messaggio del Consiglio federale sulla cooperazione internazionale 2013-2016, il Consiglio nazionale ha confermato, il 5 giugno 2012, la decisione di aumentare il budget dell’aiuto allo sviluppo allo 0,5% entro il 2015. Nel 2015, l’aiuto allo sviluppo ha raggiunto lo 0,52% del RNL. Una performance che va relativizzata, in quanto una proporzione notevole è un “aiuto fantasma”: 13% dell’aiuto pubblico della Svizzera è destinato all’accoglienza dei richiedenti l’asilo – che non è di alcun beneficio per i paesi in sviluppo.
La paura EcoPop
La questione dell’aiuto allo sviluppo si è inserita nel dibattito pubblico svizzero nell’autunno 2014. Lanciata soprattutto dalla destra dura, l’iniziativa “Ecologia e popolazione” (EcoPop) esigeva di limitare l’immigrazione annuale allo 0,2% della popolazione residente e di devolvere il 10% dell’aiuto allo sviluppo della Svizzera alla pianificazione familiare volontaria.
Alliance Sud si è impegnata, con la fondazione Salute sessuale svizzera, contro questa seconda esigenza. Ha spiegato con pazienza che, nei paesi poveri del Sud, non mancano i mezzi di contraccezione, ma un accesso adeguato alle cure mediche, alla formazione ed un reddito decente.
Il 30 novembre 2014, il popolo ha rifiutato seccamente (73% di no) l’iniziativa EcoPop – che i media hanno ribattezzato “Ecoflop”.
Raffreddamento dopo le elezioni federali
Le prospettive in materia di cooperazione allo sviluppo si sono oscurate dopo le elezioni federali dell’autunno 2015. Il 18 ottobre, il Consiglio nazionale ha subito una forte sterzata a destra: ormai, i gruppi UDC e PLR rappresentano, in caso di alleanza, una maggioranza di 101 seggi su 200.
Nel dicembre 2015, le paure di Alliance Sud si sono concretizzate: il Consiglio nazionale ha votato una drastica riduzione nel budget 2016 (115 milioni di tagli nell’aiuto al Sud ed all’Est). Nel programma di stabilizzazione 2017-2019, è la cooperazione allo sviluppo che dovrebbe subire più tagli.
Un segno positivo a livello internazionale
A livello internazionale, un barlume di speranza potrebbe contribuire ad arginare queste diminuzioni. A fine settembre 2015 sono stati adottati, a New York, l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, in presenza di oltre 150 capi di Stato e di governo. L’obiettivo 17 (modalità di attuazione e partenariato globale) ribadisce che i paesi sviluppati devono devolvere lo 0.7% del loro reddito nazionale lordo allo sviluppo.
L’Agenda 2030 sostituisce, a livello dell’ONU, gli Obiettivi del millennio per lo sviluppo, che mettevano l’accento solo sulla lotta contro la povertà. L’Agenda 2030 obbliga anche tutti i paesi a riorientare la loro economia verso un’utilizzazione sostenibile delle risorse naturali e a lottare contro le disuguaglianze interne.
La volontà d’introdurre meccanismi vincolanti contro l’ottimizzazione e l’evasione fiscale delle multinazionali, che dissanguano letteralmente i paesi del Sud, è ampiamente assente dall’Agenda 2030. La sua adozione rappresenta però un segnale forte, suscettibile di innescare una dinamica positiva fra gli stati membri dell’ONU – fra cui la Svizzera.