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PECHINO - Il sistema operativo 'made in Huawei', dopo lo stop di Google su Android, sarà lanciato al più presto in autunno e non oltre la primavera del 2020. E' quanto ha detto Richard Yu, capo della divisione consumer business del colosso di Shenzhen.
La mossa, scrive il Global Times, «riflette la strategia di Huawei di diventare indipendente e trovare soluzioni alternative» alle forniture di componenti hi-tech dopo l'ultima stretta alla vendita decisa dagli Usa.
Intanto anche la giapponese Panasonic ha annunciato di aver sospeso le spedizioni di alcuni componenti alla Huawei, per rispettare le restrizioni statunitensi sull'azienda cinese.
«Panasonic ha comunicato ai suoi dipendenti di interrompere le transazioni con Huawei e le sue 68 filiali coperte dal bando degli Stati Uniti», spiega la società in una nota.
L'azienda con sede a Osaka non ha grandi siti di produzione di componenti negli Usa, ma ha affermato che il bando si applica alle merci che hanno almeno il 25% di tecnologie o materiali originati negli Stati Uniti.
Panasonic, che produce un'ampia gamma di dispositivi per smartphone, automobili e apparecchiature per l'automazione industriale, ha rifiutato di commentare quali specifici componenti sono soggetti al divieto e dove vengono prodotti.
Il dipartimento del Commercio degli Usa ha bloccato Huawei dall'acquisto di merci statunitensi la scorsa settimana, dicendo che l'azienda era coinvolta in attività contrarie alla sicurezza nazionale.
Startup denuncia Huawei per furto di segreti commerciali - Una startup della Silicon Valley, Cnex Labs, sostenuta da Microsoft e Dell Technologies, ha accusato il vicepresidente di Huawei, Eric Xu, di aver partecipato ad una cospirazione per rubare i suoi segreti commerciali.
Lo scrive il Wall Street Journal citando documenti giudiziari. Il processo è fissato per il 3 giugno.
Cnex sostiene in particolare che il colosso cinese è coinvolto nel furto del drive contenente la tecnologia di archiviazione, con l'aiuto di una università cinese. Huawei, che a sua volta aveva presentato una denuncia analoga, respinge ogni accusa. Il caso si colloca sullo sfondo delle crescenti tensioni tra Usa e Cina, dopo il giro di vite di Washington sulle tecnologie cinesi nel settore delle tlc.