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Il magnate cinese del settore agricolo Sun Dawu è stato condannato a 18 anni di reclusione per reati dalla vaga definizione, come il "provocare problemi". Convinto riformista, il miliardario è un sostenitore dei diritti sociali e ha sempre professato idee controcorrente rispetto al regime sulle politiche rurali. Dopo un processo rapido e svoltosi in gran segreto, Sun è stato riconosciuto colpevole dal tribunale di Gaobeidian, nella provincia dell'Hebei, di capi di imputazione quali "raduno di folla per attaccare organi statali", "ostacolo all'amministrazione del governo" e l'ancor più generica accusa di "provocare problemi", un'espressione spesso usata per etichettare i dissidenti. Nei suoi confronti è stata comminata anche una multa da 3,11 milioni di yuan (circa 475.000 dollari).
Ex soldato diventato agricoltore e poi imprenditore, Sun, 67 anni, si è scontrato costantemente nel tempo con governo e leadership del Partito comunista, centrali e locali, dalla fondazione della sua Dawu Group a metà degli anni '80 come azienda di allevamento di maiali e polli nella provincia dell'Hebei. Nel 2003 fu arrestato e condannato con pena sospesa per "raccolta fondi illegale" dopo aver parlato delle difficoltà che le imprese rurali hanno nel prendere in prestito il denaro: un discorso tenuto alla prestigiosa Università di Pechino che gli valse ampi consensi ma anche le ire delle autorità. Le sue fattorie furono gravemente colpite dall'epidemia di peste suina africana del 2019 che decimò gli allevamenti. Nell'occasione criticò il governo dell'Hebei per aver tentato di coprire la virulenza pubblicando online le foto di migliaia di maiali morti, costringendolo a prendere i necessari provvedimenti.
L'ultimo e più clamoroso arresto è di novembre del 2020, quando la polizia lo prelevò con 20 familiari e soci in affari dopo che la sua azienda era stata coinvolta in una disputa fondiaria con un concorrente di proprietà statale. Il Gruppo Dawu, che impiegava 9.000 persone, finì poi nelle braccia dello Stato e i dipendenti furono costretti a lasciare il lavoro, secondo il resoconto dei media. Il processo, iniziato il 15 luglio, è stato oggetto di critiche da parte dei suoi avvocati a cominciare dalla segretezza che "ha violato le linee guida legali e non ha protetto i diritti dell'imputato" ma anche per le udienze-maratona da oltre 12 ore l'una. Alcune riprese video filtrate hanno mostrato rigide misure di sicurezza fuori dall'aula, con veicoli della polizia e agenti in borghese.
I pubblici ministeri hanno affermato che il Gruppo Dawu ha ingannato i suoi dipendenti, "ha gravemente interferito con l'ordinata gestione amministrativa locale" e "ha messo in pericolo la stabilità politica nazionale", secondo un resoconto di un testimone del tribunale condiviso dal suo team legale e rilanciato dall'Afp. In risposta, Sun ha replicato aggrappandosi all'orgoglio del Gruppo Dawu: è "totalmente socialista", "tutti sono sulla strada della prosperità comune" e i suoi dipendenti "vivono molto bene".
Il magnate durante il processo ha detto di aver fatto lo sciopero della fame e di aver sperimentato "una miseria inesprimibile a parole" nel periodo di detenzione. Negli ultimi anni, dopo la salita al potere del presidente Xi Jinping del 2012, la Cina ha manifestato sempre più fastidio verso figure economiche di alto profilo e critiche nei confronti della leadership comunista. Su tutti il caso del magnate immobiliare Ren Zhiqiang, soprannominato 'Big Cannon' per le sue sparate contro il potere: fu condannato nel 2020 a 18 anni di carcere per aver scritto un saggio che criticava con durezza la gestione del Covid-19 da parte di Xi, definito "un clown". Una sparata ad alzo zero pagata a caro prezzo.