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Se fra il 1932 e il 1973 qualcuno avesse accostato l'orecchio alla porta di un locale del terzo piano dell'851 di Webster Street a Chicago, probabilmente avrebbe udito un vociare confuso, dai cui toni si potevano indovinare più interlocutori. Forse, se si fosse bussato, il borbottio sarebbe cessato, così come svanisce uno stuolo di avannotti al sopraggiungere di una minaccia. Ma ciò non avvenne, perché negli anni in cui Henry J. Darger – questo il nome di chi occupava la stanza – intavolava discussioni con esseri immaginari, nessuno gli fece visita.
Solo alla sua morte l'abitazione fu "scoperta". E quando Nathan Lerner, legittimo proprietario della casa, ebbe modo di entrare per sbaraccare quanto rimasto, una singolare atmosfera lo accolse.
L'abitazione era una sorta di paese delle carabattole: cianfrusaglie raccattate dai rifiuti – giocattoli scassati, un vecchio grammofono, scarpe, bottiglie vuote, immagini sacre, ritagli – ingombravano tavolo e letto; giornali e album per bambini erano accatastati in pile pericolanti mentre, rimpinzata di cuscini ed elenchi telefonici, una sgangherata seggiola campeggiava alla finestra. Ma non è tutto: in questa sorta di organizzato cafarnao, vi erano anche una goffa macchina da scrivere e diversi, misteriosi bauli.
Certo è una fortuna che il locatore avesse una spiccata sensibilità artistica – Lerner fu infatti grafico, fotografo e insegnante d'arte – perché altri, probabilmente, avrebbero sbrigativamente gettato tutto, compresi i ventisei libroni gelosamente conservati da Darger nei forzieri del suo "castello". In quelle casse Lerner vi trovò otto tomi di un'autobiografia intitolata La storia della mia vita, un dattiloscritto di quindicimilacentoquarantacinque pagine chiamato Nei Regni dell'Irreale e tre volumi con centinaia di disegni. Ma la cosa più sorprendete era un'altra: di questo immenso, stravagante lascito, nessuno era al corrente. Per tutta la vita Henry J. Darger aveva creato esclusivamente per se stesso, incurante di qualsivoglia pubblico.
Orfano di madre – Rosa Darger-Fullman morì partorendo una sorella che Henry non conobbe perché data all'istante in adozione – era nato nel 1892 in una casa della 24esima strada di Chicago. Radicalmente toccato dalla scomparsa di queste figure femminili delle quali non aveva memoria, fino agli otto anni Henry J. Darger fu cresciuto dal padre, Henry Senior, un sarto di origini tedesche col quale visse relativamente felice. Ma quando le già precarie condizioni dell'uomo subirono un tracollo, Henry venne messo in istituto, dove da un lato era giudicato bizzarro (faceva "degli strani rumori con la bocca, col naso e con la gola, disturbando notevolmente gli altri ragazzi" ed era soprannominato "Crazy", matto), dall'altro si rivelò particolarmente acuto: appassionato di storia locale, dibatteva alacremente col suo insegnante sull'esatto numero di vittime della guerra civile americana.
A causa dell'aggravarsi del suo incomprensibile atteggiamento, in seguito fu trasferito all'"Istituto Lincoln per bambini frenastenici", perché giudicato ritardato (cosa che non era affatto). Qui le sue opportunità di crescita intellettuale-culturale subirono una battura d'arresto, poiché l'educazione impartita era estremamente elementare. Per sopperire a questa mancanza, la sua intelligenza prese a svilupparsi attraverso l'immaginazione e un mondo di fantasie – quello che avrebbe poi nutrito le sue opere – sostituì i suoi precedenti interessi. Verso la fine del suo percorso, venne a sapere della morte del padre (finché era stato possibile, l'uomo gli aveva reso visita) e iniziò una serie di fughe che lo riportano infine a Chicago, dove trovò l'occupazione che l'avrebbe impegnato per la vita: uomo delle pulizie e sguattero degli ospedali cittadini.
Fino alla morte, avvenuta all'età di ottantun'anni, Henri J. Darger condusse una quotidianità anonima, praticamente priva di amicizie e parentele. Quando non lavorava, lo si poteva scorgere frugare nei bidoni dell'immondizia del quartiere e più raramente, se il caldo lo costringeva, sedeva sugli scalini della sua abitazione.
Eppure, all'insaputa del mondo, in Darger si era costituito un altro mondo, al quale egli aveva dato forma con la monumentale stesura di quella che può essere definita la più vasta storia fantastica mai raccontata: i sopraccitati Regni dell'Irreale, il cui titolo per esteso è La storia della Vivian Girls in quello che viene comunemente chiamato il Regno dell'Irreale, la violenta guerra glandeco-angeliniana, causata dalla ribellione degli schiavi bambini.
Scritte in uno stile personalissimo composto da una sintassi propria e irto di neologismi, le pagine di Darger narrano l'epopea delle meravigliose sorelle Vivian, sette bambine fra i cinque e i sette anni dotate di audacia e genio militare in un mondo in permanente conflitto. Sul fronte opposto troviamo i crudeli Glandeliniani, maschi adulti che schiavizzano il popolo dei piccoli attraverso prigionie, torture e omicidi di massa. Una guerra di proporzioni inaudite è il perno attorno a cui ruota l'immensa vicenda. Attraversati da una sorta di aggressività sessuale mai pienamente esplicitata (qualcosa che ricorda le celebri fantasie di Lewis Carroll), man mano i Regni dell'irreale divennero per il loro autore la sola realtà esistente. Più volte, Darger si inserì infatti nella vicenda quale corrispondente o parte in causa.
Ma questo non bastava. Perciò, proprio quando stava per concludere la sua storia, decise di illustrare lo scritto. Privo di formazione artistica, Darger elaborò una sua tecnica che comprendeva il collage, il ricalco e l'acquerello. Trafugando immagini che raccoglieva compulsivamente da riviste, calendari e pubblicazioni per ragazzi, riprendeva (e reiterava) le forme che gli occorrevano per poi trasferirle modificate nelle proprie opere. I suoi disegni sono perciò composti da giovanissime fanciulle dai tratti da bambola, cowboys e militari di fattura fumettistica, vegetali d'ogni sorta e animali fantastici. Ma la natura violenta dell'universo dargeriano fa sì che il tutto assuma i toni foschi di un affresco sospeso tra la favola rosea e Le 120 giornate di Sodoma del Marchese de Sade: attratto dal fuoco, dai mutamenti atmosferici e da un bisogno di sangue, l'artista pervade i paesaggi d'incendi devastanti, uragani che incombono, bimbi in catene e biechi strangolatori infantili.
Afferrare la complessità del mondo ideato da Henry J. Darger nella sua totalità è un'impresa mastodontica e a quanto ci è dato sapere non esiste pubblicazione cartacea completa dei suoi Regni (i manoscritti sono però consultabili ed esistono parecchi cataloghi d'arte e libri di scritti scelti). Chi in Svizzera volesse ammirare i suoi stupefacenti disegni può naturalmente recarsi alla Collection de l'Art Brut di Losanna, dove è regolarmente esposta una parte del suo lavoro. Se invece si desidera mettere piede nella stanza fatata (o stregata) che fu la sua dimora, non resta che recarsi a Chicago, dove l'abitazione di Darger è conservata in un'esposizione permanente dell'Intuit – The center for Intuitive and Outsider Art (per maggiori informazioni sull'artista, si rimanda inoltre al sito: officialhenrydarger.com).