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La Russia ammette con riserva
McLaren, si trattò di doping istituzionale ma non di Stato
Per la prima volta dall'inchiesta dell'Agenziale mondiale antidoping (WADA) e dalla seguente pubblicazione del rapporto McLaren, la Russia ha ammesso "uno dei maggiori complotti nella storia dello sport, una vasta operazione di doping sui propri atleti", che non ha riguardato solo le Olimpiadi di Sochi 2014, ma anche altre occasioni. Lo ha riportato il New York Times, citando interviste a funzionari russi che comunque respingono l'idea che il programma fosse sponsorizzato dallo Stato.
"Si trattava di una grande cospirazione istituzionale", ha confidato al quotidiano statunitense Anna Antseliovich, direttrice generale dell'Agenzia russa antidoping. Salvo poi affermare che "le affermazioni sono state estratte dal loro contesto e reinterpretate", parlando di un "malinteso". Le affermazioni riportate dal giornale erano già state respinte dalla RUSADA e dal Cremlino.
Parallelamente tutte le persone coinvolte intervistate dal giornale hanno negato la tesi di un sistema in cui fossero implicati i dirigenti russi. Nel suo secondo rapporto, quello pubblicato il 9 dicembre, l'avvocato canadese descriveva in modo esplicito un sistema di doping di Stato, cosa che dunque, stando alle testimonianze raccolte, la Russia contesta.
Dal TG 20 del