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BERNA - Cambia la tipologia di persone ricoverate in cure intense a causa del coronavirus: durante la terza ondata, quella della scorsa primavera, i pazienti erano meno anziani, avevano un indice di massa corporea più alto e soffrivano maggiormente di patologie preesistenti, come malattie croniche. Lo indica l'Università di Zurigo.
Le differenze sono probabilmente in gran parte dovute alla campagna di vaccinazione nazionale, afferma il medico dell'Ospedale universitario di Zurigo e autore principale dello studio, Matthias Hilty, citato in una nota.
Tuttavia, lo spostamento dell'età verso pazienti più giovani non è solo dovuto alla campagna vaccinale. L'ospedale universitario suppone anche che le caratteristiche virali siano cambiate. Le persone con i fattori di rischio menzionati - con patologie persistenti o in sovrappeso - hanno reagito diversamente al virus nella terza ondata rispetto alla prima e alla seconda.
Più in generale, nella terza ondata i pazienti ricoverati in cure intense hanno sopportato meglio il Covid-19: hanno avuto una minore concentrazione di globuli bianchi e necessitavano meno spesso di supporto circolatorio, scrive l'ateneo zurighese.
Questi pazienti hanno invece sofferto più spesso della Sindrome da distress respiratorio, che fa diminuire la concentrazione di ossigeno nel sangue. Questa malattia può causare danni permanenti anche nelle persone più giovani. Studi hanno dimostrato che solo la metà dei giovani pazienti che soffrono di una grave forma della sindrome è in grado di tornare completamente al lavoro dopo un anno.
Per realizzare lo studio sono stati analizzati i dati di tutti i 1829 pazienti che si sono trovati in terapia intensiva in un ospedale svizzero a causa del covid-19. Di questi, 1690 sono stati ricoverati durante la prima e la seconda ondata, 139 durante la terza.