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L’evoluzione dei partiti svizzeri è stata in larga parte condizionata dalla questione europea. Uno studio dimostra come in questi ultimi 25 anni i temi al centro del dibattito politico si siano sviluppati intorno alle relazioni Svizzera-Unione Europea. Intervista al suo autore Blaise Fontanellaz.
Il Sonderfall
Questa parola significa "caso particolare" ed è utilizzata per designare certe specificità che distinguono la Svizzera dagli altri paesi, per esempio la democrazia diretta, la neutralità, il federalismo o il plurilinguismo. Il concetto è stato sviluppato soprattutto alla fine del XIX secolo e durante il XX, nell'ambito della creazione dello Stato federale.
Il Sonderfall è una costruzione ideologica divenuta un elemento importante dell'identità nazionale. "Politicamente e socialmente questa idea ha la funzione di delimitare e di mettere in evidenza. Indirettamente serve a sottrarsi all'obbligo di adottare norme internazionali o universali", scrive in proposito il Dizionario storico della SvizzeraLink esterno.
L’integrazione europea ha svolto un ruolo rilevante nell'evoluzione dei partiti politici svizzeri negli ultimi venticinque anni. " La questione sovranazionale ha modellato in profondità le forze contrapposte in base alla scelta tra la difesa del SonderfallLink esterno e l'apertura universalista della Svizzera", constata Blaise FontanellazLink esterno, ricercatore della facoltà di scienze politiche di Ginevra.
Il politilogo romando ha pubblicato per le edizioni Academia-L’HarmattanLink esterno un approfondito studio sui punti programmatici dei quattro principali partiti elvetici riguardanti le relazioni Svizzera-Unione Europea: "Entre Sonderfall et intégration: les partis politiques suisses à l’épreuve de l’Europe (1989-2014)".
Blaise Fontanellaz si è basato sui testi prodotti direttamente dai partiti politici (servizi per la stampa, comunicati, pubblicazioni, ecc.) così come sulle interviste apparse sui media e su colloqui personali. Egli osserva innanzitutto che è l'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) che ha dedicato il numero maggiore di articoli, ben oltre gli altri partiti, all'integrazione europea. "È a mio avviso il tema che ha consentito all'UDC di diventare il primo partito del paese", commenta il politologo.
Spostamento degli elettori
La sua analisiLink esterno evidenzia come il partito fondatore della Svizzera moderna, il Partito liberale radicale (PLR, destra), cambi rotta negli anni '90: rinuncia a difendere ad ogni costo la particolarità elvetica e sostiene l'adesione del paese allo Spazio economico europeo (SEE). Il PLR si "snazionalizza" a poco a poco e diventa il partito della destra liberale che utilizza essenzialmente argomenti di natura economica per giustificare l'avvicinamento all'Europa.
Il Partito popolare democratico (PPD, centro-destra) si pronuncia analogamente in favore dell'adesione al SEE, per ragioni economiche ma anche per spirito di solidarietà con gli altri Stati. Questa apertura del PLR e del PPD provoca la migrazione di una parte del loro elettorato verso l'UDC che si distingue per la sua posizione contraria a ogni integrazione politica in un organismo internazionale nel nome della difesa dell'identità e dei valori svizzeri. "Il PLR e il PPD faranno marcia indietro, ma molto tardivamente, negli anni 2000", rileva Blaise Fontanellaz.
L’UDC conquista anche una frangia dell'elettorato operaio che non si riconosce più nelle posizioni fondamentalmente filo-europee del Partito socialista svizzero (PS, sinistra). Pur continuando a rivendicare misure a tutela dei lavoratori, il PS s'allontana progressivamente dalle classi popolari per concentrarsi su temi che preoccupano prevalentemente il ceto medio.
"Parentesi filo-europea"
Dopo la firma degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'Unione Europea (UE) nel 2000 tutti i principali partiti ad eccezione dell'UDC costruiscono un fronte comune per sostenere questo modello di integrazione, che è gradito anche dalla popolazione. Questa parentesi filo-europea della Svizzera durerà una decina di anni, constata Blaise Fontanellaz.
Tutto si sgretola però il 9 febbraio 2014 con il "sì" del popolo all'iniziativa dell'UDC "Contro l'immigrazione di massaLink esterno". Il testo rimette direttamente in causa il principio della libera circolazione delle persone, imponendo l'introduzione dei tetti all'immigrazione.
Le principali votazioni popolari sull'Europa
6 dicembre 1992Link esterno: rifiuto del trattato d'adesione allo Spazio economico europeo (SEE) con il 50,3% di contrari e la maggioranza dei cantoni.
8 giugno 1997Link esterno: rifiuto dell'iniziativa popolare "Negoziati d'adesione all'UE: decida il popolo!" con il 74,5% di no.
21 maggio 2000Link esterno: 67,2% di favorevoli agli Accordi bilaterali.
4 marzo 2001Link esterno: rigettata con il 76,8% di "no" l'iniziativa popolare "Sì all'Europa!".
5 giugno 2005Link esterno: accettazione di Schengen con il 54,6% di "sì".
25 settembre 2005Link esterno: "sì" all'estensione della libera circolazione delle persone con il 56% dei favorevoli.
26 novembre 2006Link esterno: approvazione con il 53,2% dei voti del "Miliardo di coesione".
8 febbraio 2009Link esterno: sostegno con il 59,6% dei voti al rinnovo e all'estensione della libera circolazione delle persone.
9 febbraio 2014Link esterno: approvazione dell'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa con il 50,3% di voti.
swissinfo.ch: Come spiega il terremoto elettorale del 9 febbraio 2014?
Blaise Fontanellaz: Analizzando gli argomenti dei partiti si può constatare che l'UDC ha diversificato il suo discorso e ha utilizzato anche delle tesi piuttosto di sinistra, come ad esempio quelle riguardanti la qualità della vita. E ha condotto una campagna molto moderata, aspetto questo che dimostra che la popolazione era pronta a seguire le sue tesi.
Approfondendo il risultato del voto, si può osservare che il divario che esisteva già tra "vincenti" e "perdenti" della globalizzazione si accentua. I ceti sociali che hanno frequentato l'università, parlano diverse lingue e sono politicamente impegnati, hanno rigettato l'iniziativa dell'UDC, poiché essi approfittano di quest'apertura della Svizzera. Mentre gli artigiani, i contadini e gli operai soffrono maggiormente della concorrenza straniera.
Questa tendenza è rafforzata dal divario geografico tra, da un lato, le città e i grandi poli economici e, dall'altro, gli agglomerati e i paesi. Questa divisione tra due Svizzere delinea forti tensioni su quella che è la vera posta in gioco che deriva dall'apertura internazionale del paese.
Nel suo libro lei paragona la Confederazione a un laboratorio attraversato da tensioni analoghe a quelle che si manifestano nelle società europee. Perché?
Grazie alla democrazia diretta in Svizzera sappiamo quello che le persone pensano. Il popolo si pronuncia regolarmente, si trovano delle soluzioni e si può così analizzare i risultati al fine di comprendere meglio certi processi che possono sorprendere altrove. Il 9 febbraio 2014 si è verificato prima della Brexit e più o meno la stessa cosa si è poi ripetuta in Gran Bretagna.
Lei sostiene che i partiti politici svizzeri si differenzino poco a livello di argomentazioni. Per quali ragioni?
L’UDC e il PS sono i partiti che hanno i programmi più eleborati sul tema dell'integrazione europea. I discorsi si sono evoluti e si sono arricchiti a partire dal 1992. Per contro le analisi del PPD e soprattutto del PLR sono progredite in misura assai inferiore. I liberali radicali continuano a ripetere che un avvicinamento sarebbe benefico per l'economia elvetica.
Questa debolezza nel ragionamento si può spiegare con il fatto che diversi partiti non hanno più dei veri intellettuali per sviluppare la loro ideologia - che resta confinata nei titoli della stampa amica - e che non esistono gruppi di strateghi, cosa di cui tutti i paesi europei dispongono. Inoltre i partiti svizzeri impiegano un numero ridotto di collaboratori, sono infatti ancora delle minuscole organizzazioni se li si compara con quelli dei paesi vicini.
L'integrazione europea sarà uno dei temi centrali delle prossime elezioni federali?
Il nuovo accordo istituzionaleLink esterno che la Svizzera ha negoziato con l'Unione Europea sta realmente scombussolando i partiti per la prima volta dal 1992 poiché va ben oltre tutti gli accordi bilaterali sottoscritti finora. Le formazioni politiche fanno di tutto affinché non divenga un tema di campagna elettorale poiché l'accordo istituzionale è una questione assai complessa.
Leggendo i comunicati o discutendo con i partiti si può constatare quanto siano prudenti ed esitanti, restano nel vago per non doversi caratterizzare agli occhi degli elettori per le loro posizioni sul tema. Solo l'UDC si è pronunciata in modo contrario già diversi anni fa.
Tutti temono che lo scenario del 9 febbraio 2014 si possa ripetere con l'accordo istituzionale poiché la maggioranza favorevole agli accordi bilaterali, che c'era a suo tempo tra la popolazione, non esiste più.
Traduzione dal francese di spal, swissinfo.ch