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In prima istanza, il Tribunale distrettuale di Zurzach (AG) lo aveva condannato a dodici mesi con la condizionale e a una multa di 2000 franchi per omicidio colposo e lesioni colpose plurime.
Il grave indicente si è verificato in località di Böttstein, durante le giornate ciclistiche di Gippingen, su una strada in discesa circondata dal bosco. La pubblica accusa ha rimproverato al ciclista oggi 53enne - con un passato da professionista e due partecipazioni al Tour de Suisse - di aver urtato durante un sorpasso il corridore che si trovava al comando, facendolo cadere.
Anche due ciclisti che seguivano caddero a terra. Uno di loro, uno zurighese di 36 anni, morì dopo il ricovero in ospedale. Anche gli altri due corridori caduti riportarono gravi ferite.
Secondo testimoni dell'incidente, l'accusato sorpassò il corridore al comando ad una distanza laterale di 30 centimetri al massimo. L'imputato effettuò il sorpasso ad una velocità di 70 km/h. Il 53enne fu arrestato la sera dell'incidente e posto in detenzione preventiva.
Durante il processo d'appello il procuratore ha chiesto di confermare la pena di primo grado sostenendo che l'ex ciclista professionista non ha rispettato il cosiddetto "obbligo di cautela".
La difesa, come già in prima istanza, ne ha invece chiesto l'assoluzione. Per il legale del 53enne - che non ha negato di aver leggermente toccato il ciclista al comando - la caduta è stata provocata dalla rottura di un mozzo difettoso della ruota anteriore della bicicletta. Mozzo che del resto è stato richiamato dal produttore, ha ricordato.
Per i giudici l'ipotesi del difetto tecnico è "possibile", ma non ci sono sufficienti prove per confermarlo. Secondo il Tribunale argoviese, il 53enne va comunque assolto dato che non ha violato l'obbligo di cautela: chi partecipa a una gara ciclistica deve infatti fare i conti con un fattore di rischio elevato.
Il Tribunale ha anche sostenuto che la Legge federale sulla circolazione stradale non si applica in casi come questi, "altrimenti non ci sarebbero più manifestazioni sportive". Per i giudici, insomma, si è trattato di una "tragica fatalità".