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Il caso di Dominic Cummings, braccio destro di Boris Johnson accusato di aver violato il lockdown tra marzo e aprile, nel picco del coronavirus, rischia di avere un impatto anche sul rispetto delle misure fissate dal governo Tory.
Lo conferma una ricerca dell'University College London (Ucl), appena condotta su un campione di 90.000 sudditi adulti di Sua Maestà, stando alla quale la quota delle persone che si dichiarano impegnare ad aderire completamente alle raccomandazioni governative sull'emergenza è scesa sull'onda dello scandalo da una media del 70% a poco più del 50.
Ieri il premier ha decretato il caso "chiuso", dopo che la polizia ha escluso sanzioni contro Cummings limitandosi a ipotizzare una "possibile" singola infrazione "minore" non meritevole di richiami a posteriori. E oggi un portavoce ha respinto qualunque domanda sul tema.
Fonti anonime di Downing Street citate dalla Bbc hanno frattanto contestato la ricostruzione del Daily Mail secondo cui Cummings potrebbe in effetti dimettersi, ma fra 6 mesi: una volta esaurita la prossima tappa della Brexit, del cui referendum è stato l'eminenza grigia.
Nella maggioranza Tory la fronda anti-Cummings comunque non si placa, con circa 50 deputati (su 365) che insistono a invocarne il siluramento o almeno le scuse; e altrettanti che se non altro lo criticano. Il leader dell'opposizione laburista, Keir Starmer, non molla da parte sua la presa e denuncia la difesa a oltranza di Johnson come un atto "di debolezza e di mancanza di leadership" destinato a privilegiare un fedelissimo sull'interesse nazionale. Oltre che a minare la credibilità delle regole e del messaggio dal governo in una fase delicata di parziale alleggerimento del lockdown nel Paese.
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