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Blocher, inchiesta su violazione segreto bancario può continuare
Il 3 dicembre scorso, quando incontrò a casa sua l'ex informatico della Banca Sarasin e l'avvocato e granconsigliere tugoviese UDC Hermann Lei per parlare delle delicate transazioni finanziarie dell'ex presidente della direzione della Banca nazionale svizzera (BNS) Philipp Hildebrand, il consigliere nazionale Christoph Blocher non era protetto dall'immunità.
La procedura penale contro l'ex ministro per violazione del segreto bancario aperta dalla procura zurighese può quindi continuare. La procura sospetta che durante questo incontro, siano stati mostrati documenti bancari sottratti a Hildebrand.
È quanto ha stabilito la Commissione dell'immunità del Consiglio nazionale (CdI-N), secondo cui il 3 dicembre Blocher non aveva ancora prestato giuramento davanti al parlamento, e quindi non era protetto dall'immunità. Il giuramento avvenne il 5 dicembre.
A questa conclusione la commissione è giunta dopo aver vagliato una perizia giuridica dei Servizi parlamentari, ha dichiarato ieri in tarda serata ai media il vicepresidente della commissione Christian Lüscher, secondo cui questa valutazione è stata approvata per 6 voti a 2 e 1 astenuto.
Una minoranza ha giudicato invece troppo formalistica questa interpretazione, sostenendo che un parlamentare gode dell'immunità relativa al momento della sua elezione. "Sulla base della nostra decisione - ha detto il presidente della commissione Heinz Brand (UDC/GR) - la procura di Zurigo non ha bisogno del nostro nullaosta per continuare l'inchiesta contro l'ex Consigliere federale: su questo oggetto non abbiamo semplicemente alcuna competenza".
Diversa la situazione invece per i fatti del 27 dicembre quando Blocher avrebbe spinto Hermann Lei a consegnare gli estratti bancari di Hildebrand sottratti dall'ex informatico della banca Sarasin a un giornalista della Weltvoche.
In questo caso, per la commissione (5 voti a 3 e 1 astenuto) si tratta di un fatto che rientra nella sfera dell'immunità relativa. Secondo Lüscher, sussiste infatti un legame diretto tra quanto accaduto e la funzione di alta vigilanza del parlamento sull'amministrazione - in questo caso la BNS - esercitata da Blocher.
Per 5 voti a 4, ha proseguito il consigliere nazionale (PLR/GE), la commissione ha deciso di non togliere l'immunità al deputato democentrista. La maggioranza crede che quanto fatto da Blocher rientri nelle sue prerogative: quest'ultime e l'interesse pubblico sono preponderanti rispetto alle accuse mosse al vicepresidente dell'UDC, ha detto Lüscher. Una minoranza ha sostenuto invece che Blocher avrebbe potuto agire diversamente.
Il dossier passa ora all'omologa commissione degli Stati che ne discuterà il 31 maggio. Qualora dovessero sorgere divergenze, verrebbe organizzata una seduta per appianarle. Se dovesse decidere come la consorella del Nazionale, la procedura penale contro Blocher potrà andare avanti.