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<h2>SubmittedText<h2><p>Gli attori che operano nelle aree di crisi e in contesti fragili e che svolgono un ruolo cruciale nella promozione della pace, spesso devono superare grossi ostacoli nello svolgimento della loro missione. Un ostacolo importante è dato dalla difficoltà di mantenere rapporti bancari efficienti anche in termini di costi. Gli intermediari finanziari limitano fortemente le loro relazioni d'affari o le interrompono completamente per evitare rischi invece di affrontarli.</p><p>1. Il Gruppo d'azione finanziaria per la lotta contro il riciclaggio di denaro (GAFI), la Banca mondiale e altri istituti finanziari hanno riconosciuto questo fenomeno di de-risking e de-banking e ne discutono ampiamente da anni. Che conclusioni trae il Consiglio federale dal bilancio della situazione a livello internazionale? Quali aree e quali gruppi di clienti sono particolarmente interessati dal de-risking e dal de-banking? Quali sono le conseguenze alla luce degli obiettivi perseguiti dalla politica estera svizzera?</p><p>2. In che misura anche gli Uffici federali che si occupano della promozione della pace, del rafforzamento dei diritti umani, degli aiuti umanitari, della collaborazione per la transizione e lo sviluppo sono interessati dal problema del de-risking e del de-banking? Con quali conseguenze per il conseguimento degli obiettivi? Quali sono le loro ipotesi di soluzione?</p><p>3. Cosa fa il Consiglio federale affinché si possano trovare soluzioni a livello internazionale per contrastare le conseguenze negative del de-risking e del de-banking? Quali misure si sono rivelate particolarmente promettenti per consentire agli operatori economici e della società civile, che si adoperano per conseguire obiettivi degni di essere sostenuti, di allacciare rapporti d'affari economicamente vantaggiosi ed efficienti con intermediari finanziari anche nelle aree di crisi e in contesti fragili?</p><p>4. Il problema del de-risking e del de-banking è stato valutato anche sulla piazza finanziaria svizzera? Negli ultimi anni anche gli intermediari finanziari svizzeri hanno interrotto il numero di relazioni d'affari con clienti all'estero per considerazioni di natura economica o si tratta piuttosto di cause legate alla normativa e alla prevenzione dei rischi? Con quale strategia il Consiglio federale contrasta questa tendenza dove essa ostacola il conseguimento degli obiettivi della politica estera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale è consapevole delle difficoltà legate al de-risking, il disimpegno dai rapporti di corrispondenza bancaria che sono alla base del sistema di pagamento internazionale. Questo disimpegno nasce da un'avversione crescente nei confronti del rischio e da un rafforzamento dei requisiti di conformità a livello internazionale in risposta alle attività illegali che compromettono i rapporti di corrispondenza bancaria. Uno studio del Consiglio per la stabilità finanziaria (FSB) mostra che il de-risking è un fenomeno strutturale e generalizzato che riguarda in particolare alcuni Paesi in via di sviluppo, i Paesi colpiti da sanzioni e le piccole economie. I clienti maggiormente esposti sono le società di trasferimento di fondi. Le transazioni effettuate in dollari sono particolarmente complesse dal momento che devono passare dal sistema finanziario statunitense. Il fenomeno del de-risking spinge a volte alcuni clienti a non rivolgersi più a intermediari finanziari riconosciuti per operare i pagamenti. Ciò è addirittura contrario agli sforzi internazionali che mirano a garantire l'integrità finanziaria, ed è quindi fondamentale continuare a cercare soluzioni per lottare contro il de-risking.</p><p>2. La Svizzera è consapevole che esistono delle tensioni tra gli obiettivi a volte divergenti in materia di inclusione, integrità e stabilità finanziaria che possono avere effetti negativi sulla politica di sviluppo e limitare l'accesso delle popolazioni povere di Paesi in via di sviluppo ai crediti e alla liquidità. I servizi della Confederazione che si occupano di sicurezza umana e in contesti difficili sono a loro volta colpiti dal de-risking, che produce effetti diretti sui progetti operativi e causa ulteriori rischi e spese. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) può contare su mezzi di gestione finanziaria che ovviano in parte a questi rischi. A livello internazionale si stanno realizzando diversi progetti di base a cui la Svizzera partecipa attivamente (cfr. n. 3). Il DFAE continua a cercare soluzioni, anche con le autorità estere.</p><p>3. La Svizzera si impegna attivamente per risolvere queste problematiche, segnatamente attraverso la SFI, presiedendo il Correspondent Banking Coordination Group del FSB. Questo gruppo è incaricato dal G20 di coordinare i lavori per ovviare al de-risking a livello internazionale in cinque settori (analisi quantitativa e qualitativa del de-risking, chiara definizione delle aspettative a livello normativo per quanto concerne gli standard internazionali, coordinamento dell'assistenza tecnica, misure tecniche di riduzione dei costi, cooperazione tra le banche e le società di trasferimento di fondi). È necessario creare un clima favorevole per gli intermediari finanziari, motivo per cui la Svizzera attua, attraverso la SECO, progetti di assistenza tecnica (partecipazione finanziaria all'AML/CFT Topical Trust Fund del FMI per migliorare le condizioni quadro della vigilanza e della regolamentazione, all'AML/CFT Mentoring Programm dello UNODC, progetti bilaterali) e progetti che promuovono l'inclusione finanziaria (iniziative a favore della promozione dei fornitori di servizi finanziari alternativi, ad. es. Mobile Money). L'argomento sollevato è anche affrontato in seno agli organismi di politica dello sviluppo e della migrazione nei quali è impegnata la DSC (OCSE, ONU, compresi FIDA e Global Forum on Migration and Development, processi di elaborazione dell'Agenda 2030 e dell'Agenda d'Addis Abeba) e la DSU (Harvard Program on International Law and Armed Conflict, Norwegian Refugee Council). Questi lavori evidenziano la necessità di avere un pacchetto di misure internazionali e complementari per rispondere efficacemente alla complessità globale che rappresenta il de-risking.</p><p>4. Siccome si tratta di un problema strutturale, anche la Svizzera ne è coinvolta (15 per cento nei rapporti di corrispondenza bancaria tra il 2012 e il 2016). Le discussioni intavolate con il settore e lo studio del FSB, al quale hanno partecipato alcune banche svizzere, dimostrano che le banche giustificano le chiusure dei conti essenzialmente per ragioni economiche, anche se i costi di mantenimento dei rapporti commerciali sono legati agli obblighi di gestione del rischio. Anche se la situazione in Svizzera non è allarmante, il Consiglio federale considera tuttavia che un sistema di pagamento efficace sia indispensabile al funzionamento del sistema finanziario internazionale. Il Consiglio federale intende sostenere lo sviluppo di misure a sostegno degli attori umanitari nonché della promozione della pace, continuando a svolgere un'azione internazionale coordinata per garantire la stabilità, l'integrità e l'accessibilità del sistema di corrispondenza bancaria al maggior numero di clienti.</p>  Risposta del Consiglio federale.