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KRIENS - A 89 anni era stata la prima a ricevere il vaccino Pfizer BioNTech nel canton Lucerna. Ora è deceduta. Alice Schmidli-Amrein ha contratto il coronavirus nove mesi dopo l'inoculazione della seconda dose. Per suo figlio Jack, se in Svizzera fosse possibile fare il richiamo per le persone anziane, «sarebbe stata ancora viva».
L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha recentemente approvato una terza dose di richiamo per i pazienti più vulnerabili, come le persone sopra i 70 anni. Secondo l'Oms sarebbe da effettuare sei mesi dopo il completamento del primo ciclo vaccinale. Molti Paesi hanno preso al volo i nuovi dati disponibili e hanno iniziato a distribuire il richiamo. Tra questi troviamo Francia, Germania e Italia. La Svizzera è invece in fase di attesa. Il portavoce dell'Ufficio federale della sanità pubblica ha infatti dichiarato alla SonntagsZeitung che «non è ancora chiaro se e per chi sarebbe necessaria una vaccinazione di richiamo». Al contrario c'è chi, come Dominique de Quervain, ex membro della task force, che non comprende la riluttanza della Confederazione: «Le prove scientifiche non possono più essere ignorate».
Alice Schmidli-Amrein ha contratto il virus nella casa di cura in cui alloggiava, la Zunacher di Kriens. Lì, oltre a lei, sono decedute altre tre persone dal primo settembre, su un totale di 14 infezioni. Tutti vaccinati con due dosi. Lo ha confermato il presidente del consiglio di amministrazione delle case di riposo, Marco Borsotti. «Se potessimo inizieremmo subito a potenziare la vaccinazione».
Il figlio di Alice, Jack, punta il dito contro la Confederazione. «Non sarebbe dovuta morire così miseramente. Quasi non la riconoscevo. Sì, era anziana, non vedeva molto bene e aveva bisogno di un deambulatore. Ma per il resto era sana». In una lettera al direttore sanitario di Lucerna Guido Graf, il figlio scrive: «Mentre altri Paesi raccomandano il richiamo, la Svizzera è ancora alla ricerca di prove. Ciò alimenta il sospetta che si vogliano far morire le persone anziane».