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(26.06.2013) Il mercato svizzero del lavoro ha resistito bene all'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALCP). Secondo le osservazioni del Segreteria di Stato dell'economia (SECO), il numero di attivi è cresciuto di circa 565'000 tra il 2002 ed il 2012 sul territorio elvetico.
La metà di questo aumento è da imputare a cittadini svizzeri e stranieri residenti. Il resto è legato ai titolari di autorizzazioni annuali o di breve durata, così come ai frontalieri. Per quanto riguarda il tasso di occupazione, si constata un lieve aumento tra il 2003 ed il 2012, sia tra gli svizzeri che tra i cittadini di paesi dell'Unione europea (UE) e dell'Associazione europea di libero scambio (AELS). Le persone originarie di paesi terzi hanno invece visto il proprio tasso di occupazione stagnare ad un livello debole.
Gli immigrati in provenienza dall'UE e dall'AELS sono altamente qualificati: sul periodo preso in analisi il 53% di questi dispongono di una formazione di livello terziario. Tra la popolazione svizzera questo tasso è del 34% solamente. Secondo un altro studio effettuato dalle Università di Losanna e di Zurigo, la libera circolazione ha provocato un effetto di estromissione (del livello di 0,2 punti percentuali) solo su questa categoria di lavoratori elvetici, dal 2001 al 2010.
Il rapporto della SECO constata che l'aumento del numero di attivi originari dell'UE e dell'AELS concerne, nel 60% dei casi, tre categorie di professioni: dirigenti e quadri superiori, intellettuali e scienziati, tecnici e lavoratori del medesimo livello. Durante gli ultimi dieci anni un forte aumento dell'occupazione è stato ugualmente osservato per quanto riguarda gli svizzeri impiegati nelle medesime categorie professionali.
Le misure di accompagnamento si rivelano fondamentalmente efficaci in materia di lotta contro gli eventuali aspetti negativi provocati dall' ALCP, secondo la SECO. Si citi a titolo di esempio il dumping salariale che ha potuto essere evitato in questi ultimi anni.
Ultima modifica 10.09.2015