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Londra alla fine è andata ai Tory. Boris Johnson, il sindaco uscente, è stato confermato di stretta misura sul rivale e predecessore Ken Livingstone al termine di uno spoglio delle schede contrassegnato da inceppi, guasti e ritardi.
Ma Londra è stato un caso isolato. La grande vittoria laburista nel resto della Gran Bretagna ha lasciato la coalizione guidata da David Cameron in crisi di identità. La capitale è stata l'unica consolazione per il primo ministro, umiliato alle urne del voto amministrativo di metà mandato da un paese arrabbiato per la crisi e per l'austerity: "Questi sono i tempi più difficili in 80 anni", ha ricordato agli elettori Livingstone.
Il voto di ieri in Gran Bretagna ha tinteggiato di rosso la mappa politica del Paese. I laburisti hanno conquistato oltre 800 poltrone, ben più delle stime della vigilia, i conservatori ne hanno perse più di 400, con una performance peggiore del previsto e i LibDem sono stati praticamente spazzati via dal risultato elettorale più catastrofico dalla costituzione del partito nel 1988. Rafforzato dall'esito del voto il segretario laburista Ed Miliband ha proclamato che "la battaglia per cambiare la Gran Bretagna comincia da qui". Tradotto in percentuali nazionali il Labour ha strappato il 38 per cento del voto davanti al 31 per cento dei Tory e il 16 per cento dei LibDem.
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