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Il Consiglio federale ha deciso di attuare, con una modifica costituzionale, l'imposta minima concordata dall'OCSE e dagli Stati del G20 per le grandi multinazionali. Un'ordinanza temporanea garantirà che questa minimum tax entri in vigore il 1° gennaio 2024, mentre la relativa legge arriverà successivamente.
L'attuazione in Svizzera del progetto dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e del G20, concordato negli scorsi mesi da 137 Paesi, è stata presentata oggi, giovedì, alla stampa dal capo del Dipartimento federale delle finanze Ueli Maurer. Il Governo assicura che l'adeguamento al diritto elvetico avviene ponendo particolare attenzione all'attrattività della piazza economica.
L'intesa prevede un'aliquota minima del 15% per le società attive a livello internazionale che registrano una cifra d'affari annua di almeno 750 milioni di euro. Secondo quanto stimato finora, le aziende svizzere toccate sarebbero oltre 250. Per le aziende attive esclusivamente a livello nazionale e per le piccole e medie imprese (PMI) la situazione rimarrà invariata.
Per garantire certezza giuridica, è prevista la creazione di una nuova base costituzionale, in virtù della quale l'Esecutivo emanerà un'ordinanza temporanea per l'applicazione dell'imposta minima dal 1° gennaio 2024.
Il recepimento dell'imposizione minima nel diritto svizzero assicura che i grandi gruppi non siano coinvolti in procedure fiscali estere, sottolinea il Governo nel comunicato stampa. Inoltre, questa misura permette a Berna "di non privarsi delle entrate fiscali che le spettano".
Soddisfatti gli ambienti economici
Gli ambienti economici reagiscono con soddisfazione alla decisione comunicata oggi dal Consiglio federale di attuare, con una modifica costituzionale, l'imposta minima del 15% concordata dall'OCSE e dagli Stati del G20 per le grandi multinazionali. Ciò garantisce proprio la sicurezza giuridica di cui queste società hanno urgentemente bisogno, secondo economiesuisse. Il fine ultimo è quello di mantenere l'attrattiva dell'economia elvetica. Sono in gioco miliardi di franchi di patrimonio fiscale e decine di migliaia di posti di lavoro, sottolinea l'associazione di categoria.
Anche SwissHoldings, l'associazione che riunisce le 60 maggiori società quotate dell'industria e dei servizi, sostiene l'approccio del governo. “Si tratta di una grande sfida che deve essere affrontata nell'interesse della Svizzera e delle grandi imprese”.