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Non sacrificate i bambini!
Il successo nello sport d’élite e la maternità non si escludono tra loro... al contrario
Alcune settimane prima che i Giochi olimpici estivi Tokyo 2020 fossero rinviati di un anno, un’atleta statunitense incinta ha abortito il suo bambino… Poco dopo le è stata inflitta una squalifica dalle competizioni per diversi anni. Una sua collega di squadra nel 2018 si era invece decisa in favore della maternità e oggi è l’atleta di maggior successo al mondo!
L’ostacolista trentenne Brianna McNeal voleva difendere l’oro olimpico raccolto nel 2016. In questo scenario aveva deciso nel gennaio 2020 di sottoporsi a un aborto – come da lei confessato pubblicamente per la prima volta il 1° luglio 2021 al «New York Times». Se a quel tempo avesse già saputo che i Giochi sarebbero stati rinviati a causa del Covid, non avrebbe abortito. La McNeal era rimasta traumatizzata dall’aborto, che l’aveva messa in uno stato di «depressione» e di «disorientamento».
Senza preavviso e senza sapere nulla, due giorni dopo la Commissione doping della Federazione internazionale di atletica leggera aveva voluto sottoporla a test. McNeal non aveva reagito né al campanello di casa sua né agli squilli del telefono. Nei confronti della Commissione aveva poi commesso errori per i quali era stata accusata di «falsificazione di documenti». Iniziata il 15 agosto 2020, la squalifica di McNeal durerà cinque anni. Il 2 luglio 2021 il Tribunale arbitrale dello sport ha respinto il suo ricorso. L’atleta non era quindi presente a Tokyo e nemmeno lo sarà a Parigi nel 2024. Ha sacrificato il suo bambino pensando di favorire la sua carriera e invece i postumi dell’aborto hanno di fatto distrutto la sua carriera!
Scenario del tutto diverso per la trentacinquenne velocista Allyson Felix…
… parimenti da anni nella squadra olimpica degli USA: anche lei era rimasta incinta durante la preparazione alle Olimpiadi 2020. Tuttavia non aveva abortito, nemmeno quando aveva sviluppato una grave preeclampsia («avvelenamento da gravidanza»), che aveva messo in pericolo la sua vita e quella della sua bambina. «In quei momenti mi preoccupavo soltanto che mia figlia sopravvivesse», aveva affermato. Sua figlia Camryn era nata alla 32a settimana di gravidanza con un taglio cesareo eseguito d’urgenza.
Pur con questo decorso difficile dal profilo medico, appare evidente che la gravidanza e la nascita della bambina non abbiano arrecato danni all’atleta. Felix ha infatti potuto riprendere gli allenamenti per Tokyo 2020. Il 6 e 7 agosto 2021 la sua carriera è stata coronata dalla conquista di un’altra medaglia d’oro e di una medaglia di bronzo; con queste vittorie la Felix rimane senza dubbio l’atleta più premiata di tutti i tempi (7 ori olimpici, 13 ori ai CM)! Questa è stata la sua ultima partecipazione alle Olimpiadi: vuole ritirarsi dallo sport di competizione per concentrarsi sulla sua famiglia.
Il suo coraggio è servito a far sì che, nel frattempo, la Nike nella sua veste di sponsor non «penalizzi» più le atlete che decidono di divenire madri. Felix aveva reso noto che, dopo la nascita di sua figlia, la Nike le aveva ridotto del 70 % (!) il suo sostegno. Con un nuovo sponsor Felix ha inoltre istituito una fondazione che sostiene sul piano pratico le madri che praticano lo sport di professione.