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L'aiuto disinteressato ai migranti non deve più essere criminalizzato. È quanto chiede una petizione firmata da 29'281 persone consegnata oggi a Berna alla Cancelleria federale da Solidarité sans frontières e Amnesty International.
Sempre più spesso chi assiste persone in difficoltà – da noi si è visto con il caso di Lisa Bosia Mirra – finisce in tribunale perché non ha rispettato l'articolo 116 della Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI), che vieta l'aiuto all'entrata, alla partenza e al soggiorno illegali, indicano le ong, ricordando che la legislazione punisce il fatto di prestare assistenza a persone senza statuto legale. E ciò anche se il sostegno offerto è motivato unicamente dalla solidarietà e dalla compassione.
Nel 2018 sono state condannate 972 persone per la violazione di questo articolo di legge. Molte di loro, sottolineano le organizzazioni, hanno agito in modo disinteressato, tanto che solo il 3,29% dei casi riguarda passatori.
"Queste condanne sono in contraddizione con la Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, approvata dall'assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1998", ha affermato l'avvocata Melanie Aebli, segretaria generale dei Giuristi democratici svizzeri. Questa associazione, assieme alle due ong, chiede la soppressione del "reato di solidarietà".
In Francia, Germania o Svezia il favoreggiamento del soggiorno illegale è punito solo se l'"aiuto" è orientato al profitto, ha da parte sua ricordato Reto Rufer, responsabile dei diritti umani presso Amnesty international.
Ai servizi parlamentari è stata anche trasmessa una dichiarazione, firmata da 200 avvocati, che ha lo stesso tenore della petizione. Alle Camere, la consigliera agli Stati Lisa Mazzone (Verdi/GE), ha inoltre depositato un'iniziativa parlamentare analoga.