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Jens Alder, presidente della direzione di Swisscom, ha annunciato le sue dimissioni. Sarà rimpiazzato dal direttore di Swisscom Mobile, Carsten Schloter.
Le dimissioni giungono mentre l'operatore telefonico sta ancora discutendo con il governo - azionista di maggioranza - sulla strategia futura della società.
Come previsto, il veto imposto dal governo svizzero alla strategia di espansione internazionale di Swisscom ha indotto Jens Alder a sbattere la porta, dopo sei anni di presidenza della direzione del principale gruppo svizzero di telecomunicazioni.
Il 48enne, entrato nell'azienda nel 1998 ed attivo nel settore delle telecomunicazioni da 23 anni, lascia il suo incarico con effetto immediato.
Con questo gesto - indica in un comunicato l'ex regia federale - Alder "trae le conseguenze personali del cambiamento dei piani di espansione voluto dal Consiglio federale".
Il CEO dimissionario, che riceverà un'indennità di partenza pari a 1,54 milioni di franchi, viene sostituito dal tedesco Carsten Schloter, ex direttore di Swisscom Mobile.
Apprezzato dall'economia
Molto apprezzato invece negli ambienti finanziari, insignito del titolo di "imprenditore dell'anno" nel 2001 dal Club dei giornalisti economici di Zurigo, il CEO dimissionario consegna un'azienda con un'elevata redditività e senza debiti, ma anche priva di prospettive di sviluppo.
Il mercato elvetico, sul quale Swisscom mantiene una posizione dominante, è infatti saturo. Nella lotta dei prezzi delle telecomunicazioni, le tariffe possono ancora solo continuare a diminuire.
Nei sei anni in cui ha tenuto il timone dell'operatore, Alder ha difeso strenuamente l'ex regia federale, che la progressiva liberalizzazione delle telecomunicazioni ha costretto a cedere parti di mercato.
Profonda ristrutturazione
Sotto la conduzione di Jens Alder, il "gigante blu"» ha subito una profonda ristrutturazione, accompagnata dalla soppressione di migliaia di impieghi, che ha permesso al gruppo di conseguire utili miliardari.
Da quando ha preso in mano le redini dell'azienda, dalla fine del 1999 alla fine del 2004 l'organico è passato da 20'400 posti a tempo pieno a 15'660.
E i tagli occupazionali sono proseguiti nel 2005, nonostante le aspre critiche dei sindacati, alle quali Alder è rimasto sempre insensibile.
Dimissioni annunciate
Le dimissioni di Alder non giungono inaspettate. Gli avvenimenti degli ultimi tempi lasciavano presagire una possibile rinuncia del patron a continuare la sua missione a capo del gigante blu.
Lo scorso mese di novembre il governo aveva infatti annunciato l'intenzione di privatizzare Swisscom cedendo la sua quota maggioritaria.
La decisione aveva scatenato un acceso dibattito nell'opinione pubblica e reazioni d'irritazione da parte dei vertici di Swisscom.
Il Consiglio federale aveva poi bloccato la possibilità per Swisscom di espandersi all'estero, interrompendo così bruscamente la trattativa in corso con la compagnia irlandese Eircom.
In quell'occasione, Alder aveva dichiarato che la decisione del governo aveva procurato "danni significativi" all'azienda.
Reazioni
Positiva la reazione della borsa, che in mattinata ha spinto al rialzo il titolo del gigante blu.
"Ai mercati finanziari non piace l'instabilità. Perciò la decisione di mettere fine a questa telenovela sostituendo Alder con Schloter, una persona carismatica e capace, è stata salutata positivamente" dichiara a swissinfo Panagiotis Spiliopoulos, analista della banca Vontobel.
Da parte sua, il Sindacato della comunicazione spera che l'abbandono di Adler porti ad una svolta nella politica del personale di Swisscom.
"Da Schloter ci attendiamo un cambio di rotta nella soppressione d'impieghi", ha dichiarato il vice presidente Giorgio Pardini.
Pur riconoscendo all'ex patron di aver fatto dell'ex monopolio un'azienda florida, il sindacato deplora tuttavia i numerosi licenziamenti.
Rammarico dei politici
Il capo del Dipartimento delle telecomunicazioni Moritz Leuenberger ha riconosciuto le "capacità manageriali" di Jens Alder, affermando però che alla testa di Swisscom deve esservi una persona disposta ad accettare la volontà dell'azionista di maggioranza, ossia la Confederazione.
Da parte loro, tre dei quattro partiti di governo hanno espresso rammarico e comprensione per la decisione di Alder.
Secondo Marianne Binder, portavoce del Partito popolare democratico, Alder ha fornito un lavoro sensazionale, bloccato ora dal veto imposto dal governo ai piani di espansione.
A detta del consigliere nazionale socialista Werner Marti, la decisione avrà effetti piuttosto negativi. Il governo deve ora decidere in fretta sulla privatizzazione.
Christian Weber, portavoce del Partito liberale radicale, considera positiva la scelta del successore Carsten Schloter, che garantisce una certa continuità.
L'Unione democratica di centro non ha rilasciato nessun commento.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
23 novembre 2005: il Consiglio federale annuncia l'intenzione di cedere la sua quota maggioritaria in Swisscom (66,1% delle azioni).
Pochi giorni dopo, il governo blocca le acquisizioni di Swisscom all'estero.
La trattativa con l'operatore irlandese Eircom viene bruscamente interrotta.
2 dicembre 2005: il governo precisa che il veto alle acquisizioni all'estero riguarda solo gli operatori nazionali di telefonia fissa.
20 gennaio 2006: in disaccordo con il riorientamento strategico del Consiglio federale sulla politica d'espansione del gigante blu, Jens Alder, direttore generale, rassegna le dimissioni.
In breve
Fino al 1998 Swisscom, l'«operatore storico», ha detenuto il monopolio sul mercato delle telecomunicazioni in Svizzera.
In quell'anno è cominciata la liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni e Swisscom ha fatto la sua entrata in borsa.
Attualmente il mercato è parzialmente aperto, con diversi operatori sia nella telefonia mobile che in quella fissa.
In quest'ultimo segmento, Swisscom mantiene ancora il monopolio sull"ultimo chilometro ("last mile"), ossia il collegamento finale che raccorda l'utente alla rete.