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È opinione di molti favorevoli all’‘Iniziativa per l’autodeterminazione’ che la Svizzera non abbia bisogno dei trattati internazionali sui diritti umani poiché questi diritti sarebbero già garantiti dalla nostra Costituzione. Dimenticano la fondamentale complementarità del diritto internazionale in materia di protezione dei diritti umani! Partiamo da un fatto di cronaca venuto alla luce qualche mese fa. La vicenda concerne ripetuti abusi sessuali e maltrattamenti da parte di un padre sui suoi otto figli. Abusi durati più di dieci anni, nonostante la famiglia fosse sotto la sorveglianza delle istituzioni cantonali di protezione dell’infanzia. Nell’inchiesta amministrativa condotta dall’ex giudice federale Claude Rouiller (per gli scettici, un cittadino svizzero come l’imputato), la Convenzione internazionale sui diritti dei fanciulli è presentata prima delle leggi federali e cantonali. Secondo il sistema attuale infatti, questa Convenzione è vincolante per le autorità svizzere. Con il suo rapporto Rouiller è riuscito a dimostrare che la cattiva gestione da parte del sistema di protezione dell’infanzia ha contribuito a far sì che gli abusi da parte del padre si protraessero per oltre dieci anni. Uno dei problemi riscontrati da Rouiller riguarda l’inesatta interpretazione – e dunque la scorretta applicazione – della Convenzione dei diritti dei fanciulli, in particolare dell’articolo 12: il diritto di ogni minore ad essere ascoltato nelle decisioni che lo riguardano. Concretamente, nei casi di problemi famigliari, la mancata osservanza di questo principio comporta il rischio che i genitori nascondano fatti per loro compromettenti che, se portati alla luce, implicherebbero l’attuazione di misure protettive, ad esempio il ritiro dell’autorità parentale. Nello specifico, le autorità competenti non hanno fatto proprio il principio secondo il quale il bambino capace di esprimersi è l’unico esperto della sua situazione personale: ascoltando gli otto fratelli in modo inadeguato, chi di dovere si è precluso un modo per individuare gli abusi. Questo aspetto fondamentale ha spinto Rouiller a predisporre nel suo rapporto una raccomandazione alle autorità, affinché applichino correttamente l’articolo 12 della Convenzione. Questo caso dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che le nostre istituzioni non sono infallibili e che le convenzioni come quella per la protezione dei fanciulli sono indispensabili per migliorare la difesa dei nostri diritti in generale e quelli delle persone vulnerabili in particolare. Attaccare tutto il diritto internazionale – Convenzione dei diritti dei fanciulli compresa, poiché non è stata a suo tempo votata dal popolo – per disfarsi di alcuni accordi indigesti è un’aberrazione giuridica. In nessun ambito si agisce seguendo questo principio scriteriato. Per queste ragioni è importante votare No all’iniziativa per l’autodeterminazione.
Valerie Debernardi, giurista e co-presidente dell’associazione Uniti dal diritto
Articolo apparso su laRegione, 14 novembre 2018