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Il 18 maggio si vota su due iniziative che vogliono limitare l'uso di energia nucleare in Svizzera.
A Berna, un gruppo di parlamentari ha costituito un comitato a favore dell'abbandono dell'atomo. Il Consiglio federale è contrario alle iniziative.
Un comitato di parlamentari ha difeso le due iniziative antinucleari sottoposte a votazione il 18 maggio. A loro avviso, sono molte le ragioni che giustificano l'abbandono dell'atomo: il problema delle scorie, i costi e i rischi per la salute.
Il comitato - composto di 57 parlamentari PPD, PS, Verdi ed evangelici - raccomanda di sostenere le iniziative «Corrente senza nucleare» e «Moratoria più» perché convinto che esistano alternative all'energia nucleare.
«Il rischio al quale ci espone l'energia nucleare è uno dei pochi non coperti dalle assicurazioni», ha lanciato la consigliera nazionale Rosmarie Dormann (PPD/LU). In caso di fusione di un reattore, i costi raggiungerebbero i 4200-4300 miliardi di franchi, stando alle stime dell'Ufficio federale della protezione civile. A titolo di paragone, il Prodotto interno lordo della Svizzera nel 2001 è stato di 414 miliardi di franchi. Il paese sarebbe quindi rovinato, ha aggiunto la Dormann.
Vendite sottocosto
L'abbandono dell'atomo condurrà ad una maggiore sicurezza, creerà posti di lavoro e aumenterà l'indipendenza energetica. Attualmente le centrali producono troppa elettricità, ha detto la consigliera nazionale Simonetta Sommaruga (PS/BE). Di conseguenza devono vendere le eccedenze sul mercato europeo con una perdita di 500 milioni di franchi.
Secondo Simonetta Sommaruga, l'ostinazione di cui fanno prova gli ambienti economici nel difendere l'energia atomica è comprensibile solo se c'è qualcosa da nascondere. Se si abbandonasse l'atomo, infatti, la totale impreparazione in materia di risanamento nucleare salterebbe subito all'occhio.
Soluzioni alternative
Il consigliere nazionale Rudolf Rechsteiner (PS/BS) ha illustrato diverse possibilità di sostituire l'elettricità prodotta dalla centrali nucleari. «Il potenziale supera di gran lunga l'energia nucleare da rimpiazzare», almeno il doppio entro il 2015, sostiene.
Le soluzioni proposte vanno dal miglioramento delle capacità di rendimento delle centrali idroelettriche, alla cessazione delle esportazioni di elettricità, passando per lo sfruttamento dell'energia eolica e geotermica.
«Dichiarazione di Erstfeld» a favore delle iniziative
Per gli esponenti politici e ambientalisti che hanno sottoscritto la «Dichiarazione di Erstfeld», presentata il 18 febbraio a Coira, la rinuncia al nucleare favorirebbe l'energia idroelettica e rafforzerebbe quindi la posizione dei cantoni alpini.
Per riuscire ad abbandonare il nucleare non serve alcun miracolo, ha affermato in una conferenza stampa Silva Semadeni, presidente di Pro Natura. A suo avviso anche spegnendo le centrali atomiche la Svizzera non andrebbe incontro ad una situazione di penuria energetica.
I cantoni alpini devono avere il coraggio di emanciparsi dalla lobby nucleare, ha auspicato Anita Mazzetta, direttrice della sezione retica del WWF. La corrente a buon mercato prodotta negli impianti di accumulazione alpini serve a sovvenzionare le centrali nucleari, non redditizie.
«No» del Consiglio federale
Il Consiglio federale invita a respingere entrambe le iniziative. «Moratoria più» non avrebbe influssi sull'andamento economico della Confederazione, ma vanificherebbe gli sforzi fatti per contenere le emissioni di CO2. Lo spegnimento di una centrale dopo quarant'anni - quando potrebbe funzionare 50-60 anni - obbligherebbe infatti a cercare alternative all'energia nucleare, pulita da un punto di vista delle immissioni inquinanti nell'aria.
Per il governo «Corrente senza nucleare» avrebbe il doppio svantaggio di ripercuotersi negativamente sull'economia svizzera e di ostacolare la realizzazione degli obiettivi in materia di CO2. A partire dal 2010 bisogna attendersi una diminuzione delle attuali eccedenze di elettricità in Europa e l'iniziativa limita in modo troppo drastico le possibilità di sostituzione della corrente prodotta oggi grazie al nucleare.
Anche l'Associazione delle aziende elettriche svizzere si è pronunciata contro i due oggetti in votazione. Una rinuncia precoce al nucleare metterebbe in pericolo la sicurezza dell'approvvigionamento, aumenterebbe la dipendenza dall'estero, farebbe lievitare i costi e comporterebbe un maggior carico per l'ambiente.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
5 centrali nucleari attive in Svizzera (Beznau I + II, Mühleberg, Gösgen, Leibstadt)
60% dell'energia prodotta in Svizzera è di origine idroelettrica
40% di nucleare
In breve
L'iniziativa «Moratoria più» chiede che per un periodo di tempo di dieci anni non siano più concesse autorizzazioni per nuovi reattori o per un potenziamento di quelli già esistenti. Il funzionamento di una centrale nucleare per più di quarant'anni dovrebbe sottostare a referendum facoltativo. Infine si chiede una certificazione della provenienza dell'elettricità.
«Corrente senza nucleare» chiede lo spegnimento progressivo delle centrali nucleari. L'ultima centrale ad essere spenta, dopo 30 anni di attività, sarebbe quella di Leibstadt, nel 2014.
Infine, l'iniziativa chiede che l'approvvigionamento elettrico si basi su sorgenti energetiche non nucleari, evitando però il ricorso ad impianti funzionanti con combustibili fossili senza recupero del calore residuo.