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LONDRA - Per quasi tre secoli è stata considerata un abile falso. Oggi, dopo 10 anni di attente indagini, è stata invece riabilitata come autentica. La commedia romantica Doppia Frode - titolo profetico - di Lewis Theobald, rappresentata per la prima volta nel 1727 a Londra, sarebbe in realtà - più o meno - il Cardenio, opera perduta di William Shakespeare. Theobald, a onor del vero, lo aveva sempre detto. Ma dopo una breve disputa con un critico e autore 'avversario', l'intera commedia era stata liquidata come un falso. A dare ragione a Theobald è ora il professor Brean Hammond dell'università di Nottingham. Che la settimana prossima pubblicherà i risultati della sua indagine decennale.
"Non credo - ha confessato Hammond al Guardian - che si potrà mai esseri sicuri al 100%. Ma sì, per quanto mi riguarda sono convinto che la commedia sia di Shakespeare". "Si può dire - ha proseguito - che questa storia sia diventata una mia personale ossessione. Chiedete a mia moglie: gran parte del mio tempo libero l'ho dedicato a questa ricerca". In principio, ad ogni modo, ci fu Theobald. Che diceva di essere in possesso di tre versioni originali del Cardenio, commedia messa in scena dal Bardo nel 1613. Doppia Frode - Double Falsehood in inglese - riscosse un buon successo di pubblico ma venne mal recepita dagli eseperti del tempo. In particolare dal poeta Alexander Pope. I due, però, erano acerrimi nemici.
"Theobald - ha spiegato Hammond - era l'autore del libro Shakespeare Restored, il volume che fece a pezzi l'Amleto 'rivisto' da Pope. In quell'opera Theobald diceva abbastanza chiaramente di considerarsi superiore al suo 'avversario'". Così Pope si vendicò alla prima occasione e screditò pubblicamente il collega: Doppia Frode divenne ufficialmente un falso e finì nell'oblio. "In quella versione - dice ancora Hammond - la scrittura di Shakespeare venne modificata. Theobald tagliò delle parti che considerava non adatte. Ma questo era un modo di fare abbastanza comune: Shakespeare veniva spesso 'riscritto' sia nel 17esimo che nel 18esimo secolo".
Ecco allora che Hammond ha dedicato il suo tempo a produrre un testo il più vicino possibile alla probabile versione originale. Il risultato è una commedia più breve rispetto alle altre scritte da Shakespeare, più sconclusionata, senza lunghi dialoghi ma piena d'azione. "Credo che il lavoro da detective svolto da Hammond sia superbo", ha commentato Richard Proudfoot, general editor presso la casa editrice Arden, l'editore ufficiale del Bardo. "Si è comportato in modo onesto - ha concluso - sul fatto che non si può essere certi del tutto. Ma entrambi crediamo che gli indizi accumulati puntino più verso l'autenticità dell'opera".
SDA-ATS