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Il Tribunale amministrativo federale (Taf) ha annullato una decisione della Segreteria di stato della migrazione (Sem), che nell’agosto 2018 aveva deciso di allontanare dalla Svizzera un richiedente l’asilo gambiano. L’uomo aveva presentato la sua domanda nell’aprile 2017, a Chiasso. Aveva raccontato di aver subito in patria degli abusi sessuali da parte di una donna di età molto maggiore alla sua. Questi abusi, spiegava, avevano maturato in lui un disgusto verso il genere femminile e gli avevano fatto scoprire di essere omosessuale. Il padre, venuto a conoscenza del suo orientamento sessuale, aveva minacciato di ucciderlo, con l’accusa di aver macchiato l’immagine di onorabilità e di rispetto della sua famiglia. Il giovane ha quindi cercato rifugio in Svizzera.
Ma la Sem, evidenziando contraddizioni nel racconto del giovane, ha respinto la sua domanda d’asilo e ne ha pronunciato l’allontanamento. Una decisione basata su “un accertamento inesatto dei fatti”, secondo il Taf, che nella sua sentenza sottolinea il “difficile contesto” nei confronti degli omosessuali nel Paese africano. “Malgrado dal gennaio del 2017 in Gambia si sia instaurato il nuovo governo – si legge nella sentenza -, risulta tutt’ora in vigore una legislazione penale repressiva contro le persone LGBT, che punisce severamente gli atti omosessuali; nonché esiste ancora un grande sentimento di omofobia ed emarginazione delle persone LGBT da parte della società gambiana, e la totale assenza sul territorio di organizzazioni che sostengano i diritti delle persone LGBT”.
Per questo motivo il Taf ha accolto il ricorso del richiedente l’asilo gambiano, rinviando il dossier alla Sem affinché prenda una nuova decisione “rispettosa dei considerandi della presente sentenza”.