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<h2>SubmittedText<h2><p>Lo sgancio del franco dall'euro ha arrecato da un giorno all'altro all'industria svizzera uno svantaggio concorrenziale di circa il 20 per cento, aggravando nel contempo i problemi già esistenti. La piazza produttiva svizzera è a rischio, non da ultimo perché le piazze estere sono più a buon mercato e praticano una politica d'acquisizione particolarmente aggressiva. </p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Si dice che il settore industriale svizzero dia lavoro al 20 per cento della popolazione attiva nel nostro Paese e che contribuisca al PIL in misura persino superiore. A guardar bene, però, si nota che una gran parte delle aziende industriali svizzere non sono più attive nella produzione vera e propria, bensì nel settore dei servizi. Il Consiglio federale è in grado di calcolare la percentuale di lavoratori e di contribuzione al PIL dell'industria, imputabile direttamente al settore dei servizi (p. es. Holding).</p><p>2. Nel nostro Paese gli oneri burocratici figurano tra gli svantaggi concorrenziali più denunciati dalle aziende svizzere. Quali sono gli altri fattori che, secondo il Consiglio federale, causano l'esodo delle nostre imprese industriali?</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene forse che la deindustrializzazione non possa più essere arrestata perché ha ormai raggiunto un "punto di non ritorno"? O pensa che la Svizzera abbia i mezzi per contrastare efficacemente questo sviluppo? </p><p>4. Quali misure propone il Consiglio federale per rafforzare il settore industriale in Svizzera nel segno di un diritto economico e del lavoro liberale. Nel concreto, il Consiglio federale è disposto a:</p><p>a. introdurre un sistema moderno di registrazione dell'orario di lavoro?</p><p>b. arginare l'aumento degli oneri salariali accessori?</p><p>c. promuovere agevolazioni in ambito doganale?</p><p>d. considerare con occhio di riguardo, nell'ambito della sua politica energetica, il "trilemma": ecologia, finanziabilità e sicurezza d'approvvigionamento?</p><p>5. Il Consiglio federale sa che alcuni Stati - tra cui non solo la Germania (dell'est), ma in particolare certi Stati dell'Europa orientale come la Polonia e la Repubblica ceca - stanno praticando una politica d'acquisizione molto aggressiva presso le imprese svizzere nell'intento di indurle a trasferirsi nei loro Paesi? Alla luce di questo fatto, il Consiglio federale è disposto ad adottare misure adeguate (potenziando p. es. la promozione delle piazze industriali cantonali?). Sarebbe anche pronto a tematizzare questa strategia d'acquisizione di alcuni Paesi europei nell'ambito del comitato misto dell'UE?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Negli ultimi anni le persone impiegate nell'industria manifatturiera lavoravano per circa il 50 per cento nelle categorie "Fabbricazione e trasformazione di prodotti" e "Messa in servizio, regolazione e mantenimento di macchine" e, quindi, nella produzione effettiva. La distinzione tra attività di produzione e prestazioni di servizio, tuttavia, sta perdendo la sua validità, perché anche la produzione richiede tutta una serie di servizi (tra cui la manutenzione, la logistica, il marketing, la ricerca e lo sviluppo). Per la produttività e competitività di un'impresa questi servizi hanno un'importanza fondamentale. Anche in termini statistici è difficile operare una distinzione netta. Infatti, la ripartizione delle aziende in base ai settori economici viene effettuata secondo la loro attività principale, anche nel caso in cui le attività svolte sono diverse. Questi problemi, tuttavia, sussistono anche in altri Paesi, per cui i raffronti internazionali vanno presi con le pinze.</p><p>2. Il calo della quota industriale rispetto all'insieme delle attività economiche è dovuto soltanto in piccola parte all'"esodo" o trasferimento delle attività industriali all'estero (cfr. "Una politica industriale per la Svizzera". Rapporto del Consiglio federale del 16.04.2014 in adempimento del postulato Bischof 11.3461). La causa ben più importante è il naturale cambiamento strutturale dal settore secondario al terziario. La possibilità di poter produrre in diverse sedi aziendali in Svizzera e all'estero è però estremamente rilevante ai fini della competitività delle nostre imprese. Diverse analisi dimostrano che l'economia elvetica è finora riuscita a posizionarsi con successo nell'ambito della suddivisione internazionale del lavoro e che ha saputo specializzarsi su attività ad alto valore aggiunto. Oltre all'esistenza di condizioni quadro favorevoli, sono fondamentali in questo contesto l'accesso ai mercati delle materie prime e ai mercati di sbocco nonché l'eliminazione degli ostacoli al commercio.</p><p>3. Il calo della quota industriale rispetto all'intera prestazione economica è un fenomeno che si osserva in tutte le economie avanzate: si tratta di un trasferimento di quote di produzione e occupazione dal settore industriale a quello dei servizi. In Svizzera questo processo ha avuto inizio in particolare verso la fine degli anni Novanta. Da allora il cambiamento strutturale nel nostro Paese si è sviluppato in modo relativamente moderato.</p><p>La causa principale è il forte aumento di produttività nell'industria stessa. Nel settore dei servizi, che per sua stessa natura è ad alta intensità di capitale umano, la produttività non può essere aumentata come nell'industria attraverso tecnologie che richiedono grandi investimenti, ma rendono obsoleta una parte del lavoro richiesto. Diminuiscono, quindi, i prezzi relativi dei beni industriali e, per sopperire alla medesima domanda, l'industria necessita di meno forza lavoro. Gli sviluppi salariali e delle quote di disoccupazione non denotano che negli ultimi anni ci sia stato in Svizzera un cambiamento strutturale particolarmente problematico. Non si può escludere, però, che il trasferimento di posti di lavoro causato dall'apprezzamento del franco possa accelerare il cambiamento strutturale.</p><p>Nell'ambito della sua politica di crescita, il Consiglio federale punta pertanto a migliorare le condizioni quadro in misura tale da fare in modo che in tutti i settori si possano realizzare aumenti di produttività. Questi miglioramenti gioveranno anche all'industria.</p><p>Nell'ambito dei rapporti sulle strutture economiche, la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) osserva da vicino il cambiamento strutturale e analizza la competitività dell'economia elvetica al fine di indentificare eventuali campi d'intervento e adottare, se del caso, misure adeguate volte ad ammortizzare le conseguenze di questo cambiamento.</p><p>4.a. Il 4 novembre 2015 il Consiglio federale ha approvato la revisione dell'ordinanza 1 concernente la legge sul lavoro (RS 822.111). Essa consente di introdurre a partire dal 1° gennaio 2016 nuove modalità di registrazione dell'orario di lavoro, il che viene incontro alle esigenze del mondo del lavoro. Questa soluzione è stata convenuta dalle parti sociali.</p><p>b. Nel raffronto internazionale gli oneri salariali accessori in Svizzera sono relativamente bassi. Fortemente intenzionato a salvaguardare questo vantaggio competitivo, il Consiglio federale farà il possibile per considerare in modo equilibrato gli interessi delle parti e sgravare le imprese laddove se ne presenti l'occasione. In autunno 2015 il nostro collegio aveva deciso, ad esempio, di ridurre i contributi alle indennità per perdita di guadagno da 0,50 a 0,45 punti percentuali.</p><p>c. Convinto della necessità di semplificare il settore doganale, il Consiglio federale intende, ad esempio, realizzare un portale Internet per le formalità doganali (mozione 14.3011) e rendere flessibile la scelta del valico di confine (mozione 14.3012). Il nostro collegio sta inoltre elaborando il rapporto "Riscossione semplificata dell'IVA all'importazione di merci. Sistema danese" (postulato 14.3015). Il Consiglio federale ha inoltre deciso di ridurre a zero per quattro anni, a partire dal 1° gennaio 2016, le aliquote di dazio di 60 voci di tariffa del settore tessile. Migliorano così le condizioni commerciali in questo settore, dato che i prodotti preliminari esteri possono essere acquistati a minor prezzo. Anche le regole d'origine previste negli accordi di libero scambio (ALS) saranno impostate in maniera più compatibile con le esigenze degli ambienti economici. L'inclusione di un rinvio alla Convenzione regionale sulle norme di origine preferenziali paneuromediterranee (Convenzione PEM) nell'ALS con l'UE ammette il cumulo diagonale dei materiali originari provenienti da Svizzera, UE e Stati dei Balcani occidentali. Sarà soprattutto l'industria tessile svizzera a beneficiare di questa novità.</p><p>d. Attraverso la riduzione progressiva delle misure di promozione esistenti, prevista nel suo messaggio concernente l'articolo costituzionale su un sistema d'incentivazione nel settore del clima e dell'energia (SICE; FF 2015 6395), e il passaggio verso un sistema d'incentivazione, il Consiglio federale mira a ridurre i costi economici legati al conseguimento degli obiettivi climatici ed energetici e a ripartirli più equamente in funzione del principio di causalità. Nel farlo, il Consiglio federale tratterà con il debito riguardo le imprese il cui esercizio o la cui produzione generano elevati volumi di gas serra o sono particolarmente dispendiosi in termini energetici. Nell'ambito della sua politica ambientale ed energetica, quindi, il Consiglio federale prende in considerazione i tre obiettivi dichiarati: ecologia, finanziabilità e sicurezza di approvvigionamento.</p><p>5. Le strategie d'acquisizione praticate da taluni organismi di promozione economica stranieri presso certe imprese svizzere sono il risultato della forte concorrenza tra le piazze internazionali. Pur consapevole che alcuni di questi organismi sono operativi anche nel nostro Paese, il Consiglio federale non vede la necessità di intervenire presso gli Stati interessati né presso l'UE, salvo che le attività svolte dai loro organismi non contravvengano palesemente al principio dell'equità. Oltre a salvaguardare le nostre buone condizioni quadro, si tratta in questo caso di far fronte a tali iniziative straniere avanzando argomenti ancora più validi a favore della nostra piazza economica, come del resto fa la promozione della piazza nazionale, compito comune di Confederazione e cantoni. Per svolgerlo, il Parlamento ha stanziato un maggior volume di fondi nell'ambito del messaggio concernente la promozione della piazza economica negli anni 2016-2019. Nel concreto si tratta di un aumento pari a 2 milioni di franchi rispetto al periodo precedente. Con questi fondi supplementari si potranno intensificare e potenziare in modo mirato le misure di promozione della piazza elvetica e sostenere i cantoni nelle loro attività di promozione degli insediamenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.