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Circa 40'000 giovani fra i 24 e i 27 anni d'età riceveranno nei prossimi giorni una lettera di un gruppo di ricercatori losannesi e zurighesi che stanno realizzando uno studio ad ampio raggio sulle loro abitudini sessuali. L'inchiesta raccoglierà informazioni sulla cronologia delle esperienze sessuali dei giovani e sui legami con altri fattori come la salute fisica e psichica, le relazioni affettive, la formazione e l'integrazione professionale. "La sessualità non può essere isolata dagli ambiti della vita. Se la vita sessuale di una persona non è all'altezza delle sue aspettative, o se esistono problemi legati per esempio ad abusi o disfunzioni, anche il benessere generale di quella persona ne risentirà", afferma in nota Joan-Carles Suris, professore all'Istituto di medicina sociale e preventiva di Losanna, nonché responsabile del progetto finanziato dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS). L'indagine sarà condotta da un gruppo interdisciplinare di ricercatori dell'Ospedale universitario di Losanna (CHUV), dell'Università di Losanna e dell'Ospedale universitario di Zurigo. I 40'000 indirizzi di giovani nati fra il 1989 e il 1993 sono stati scelti sulla base di dati forniti dall'Ufficio federale di statistica. L'obiettivo è di ottenere un campione rappresentativo di almeno 10'000 partecipanti che forniranno informazioni - in forma strettamente anonima - attraverso un "calendario elettronico" accessibile attraverso internet. I primi risultati dello studio scientifico sono attesi per l'inizio del 2018. È inoltre prevista la pubblicazione di diversi rapporti sui vari temi affrontati. Il team del professor Suris ha già pubblicato lo scorso mese di febbraio un rapporto sul fenomeno del "sexting", ossia sull'invio elettronico di materiale a carattere sessuale. I ricercatori hanno constatato che questa pratica è considerata dalla maggior parte dei giovani "come un semplice scambio fra persone consenzienti". Anche negli studi realizzati nei prossimi mesi si cercherà di analizzare l'evoluzione delle abitudini dei giovani senza intenti moralizzatori. Uno degli obiettivi principali dell'inchiesta è infatti la prevenzione, sottolinea ancora il professore in una nota.