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La Federazione dei medici svizzeri FMH dopo anni di discussioni ha accolto le nuove direttive dell'Accademia svizzera delle scienze mediche sul suicidio assistito. Esplicitano quanto era in precedenza implicito: il suicidio assistito di coloro che sono in buona salute non è difendibile da un punto di vista medico-etico. Sarà, infatti, necessario dimostrare di convivere con una sofferenza insopportabile, a causa di una malattia o di limitazioni funzionali, e l’assenza o il rifiuto di alternative. Si richiede, infine, un maggiore coinvolgimento di medici e famigliari.
Per le associazioni di categoria, le nuove direttive inaspriscono le regole "in modo inammissibile", rendendo pertanto il suicidio assistito molto più difficile, spiegano in una nota congiunta Exit Suisse, Dignitas, Ex International, Lifecircle e Pegasos Swiss Association.
Nonostante fosse inizialmente contraria ritenendo che il concetto di "sofferenza insopportabile" rimandasse a "una nozione giuridicamente indeterminata che porta molta incertezza per il corpo medico", la FMH ha deciso di seguire quanto già indicato nel 2018 dall’Accademia Svizzera delle Scienze Mediche (ASSM) nel capitolo delle sue direttive dedicato al comportamento che i professionisti della sanità devono tenere di fronte al desiderio di morte espresso da pazienti. Il medico deve essere in grado di capire il desiderio del paziente di non voler vivere in una condizione diventata insopportabile, prendendo in considerazione gli antecedenti della persona e facendo ripetuti colloqui. Ma le direttive sottolineano anche che i pazienti non possono pretendere un'assistenza al suicidio e che ogni medico è libero di considerare o meno un tale atto.
Le nuove linee guida non pongono alcun vincolo giuridico, ma la loro violazione comporterebbe sanzioni per il medico.