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La ripresa dell'economia elvetica non dipende solo dalle misure adottate internamente contro la pandemia, bensì anche dall'evoluzione negli altri paesi: lo ha ricordato il consigliere federale Guy Parmelin nel suo discorso odierno al Forum economico svizzero.
"Finché vi saranno zone del mondo che sono chiuse e dove vige il confinamento si possono prendere tutti i provvedimenti che si vogliono: le conseguenze negative per l'economia saranno notevoli", ha detto davanti a 900 imprenditori e leader politici riuniti sulle sponde del Lemano. Al tempo stesso ha comunque assicurato che il governo, se dovesse essere necessario, procederà ad adeguare le sue misure.
Parmelin è particolarmente preoccupato per l'impatto delle conseguenze del Covid-19 sulle esportazioni, nonché sul settore alberghiero e della ristorazione. "Non sono un ministro dell'economia pessimista, ma bisogna tener presente il crollo storico del prodotto interno lordo subito nel secondo trimestre", ha sottolineato. Si è di fronte alla peggiore recessione degli ultimi 40 anni.
Il 60enne con studi in viticultura vede nello sviluppo di nuove tecnologie e nella digitalizzazione le vie regine per combattere la crisi. "Che lo si voglia o no: c'è una situazione prima del coronavirus e una dopo il coronavirus: tutti coloro che la pensano diversamente devono cambiare la prospettiva".
Sulla scena internazionale, la Svizzera si è sempre impegnata a favore di accordi di libero scambio, ma questi devono portare vantaggi per tutti, ha proseguito il politico UDC. "Non si può firmare un accordo che va contro gli interessi di un ramo economico". Parmelin ha mostrato quindi comprensione per la resistenza dei contadini nei confronti delle intese quali quella del Mercosur sudamericano.
In risposta alle critiche mosse alle relazioni commerciali con la Cina, l'ex responsabile del Dipartimento della difesa ha affermato che l'accordo di libero scambio offre alla Svizzera un enorme vantaggio rispetto agli altri paesi. Tuttavia sei anni dopo la firma è giunto il momento di adeguarlo. "Non ne stiamo sfruttando tutto il potenziale", si è detto convinto. Esistono i margini per migliorare le importazioni e le esportazioni: questo potrebbe far risparmiare alle aziende svizzere quasi un miliardo di franchi, ha concluso il vicepresidente del Consiglio federale.
Fondato nel 1998, lo Swiss Economic Forum (SEF) è giunto alla sua 22esima edizione. Riunisce personalità dell'economia, della scienza, della politica e dei media per promuovere lo scambio di idee al di là degli steccati settoriali. Finora l'evento si era sempre tenuto ad Interlaken (BE) in primavera: quest'anno le date sono però slittate a settembre a causa della pandemia e hanno imposto un cambio di sede, Montreux (VD), perché nell'Oberland bernese non erano più disponibili gli spazi necessari.