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Il governo potrà esigere da UBS soltanto un milione di franchi sui 45 totali spesi per porre fine al contenzioso tra la principale banca elvetica e gli Stati Uniti. È quanto ha precisato mercoledì lo stesso Esecutivo che ha tra l’altro deciso di sottoporre al Parlamento l’accordo di assistenza amministrativa concluso tra Berna e Washington.
Stando ad una perizia, il Consiglio federale non potrà fatturare ad UBS i costi sostenuti per le procedure di assistenza amministrativa - tra il luglio 2008 e l’agosto 2009 - perché manca una base legale in tal senso. Le spese ammonterebbero a 38,5 milioni di franchi, senza contare i costi generati dall'aumento del numero di giudici del Tribunale amministrativo federale fra il 2009 e il 2011, valutati a circa 8,6 milioni di franchi.
Sarebbe pure impossibile, secondo il governo, accettare un contributo volontario da UBS perché si rischierebbe di dare l'impressione che le decisioni dell'autorità competente non siano totalmente indipendenti. Con ogni probabilità, la banca sarà dunque chiamata a pagare unicamente un milione di franchi per le spese relative ai negoziati con gli Stati Uniti.
Mercoledì il governo ha inoltre deciso che l'accordo di assistenza amministrativa concluso tra Svizzera e Stati Uniti per risolvere la vicenda UBS sarà sottoposto al Parlamento. In caso di approvazione da parte della Camere, l'accordo UBS non sarà più considerato come un'intesa amichevole, ma avrebbe lo stesso peso della Convenzione di doppia imposizione e avrebbe la precedenza su quest'ultima visto che è più recente e più specifico.
La Svizzera potrebbe quindi fornire assistenza amministrativa non soltanto in caso di frode fiscale ma anche "di grave e continuata sottrazione d'imposta" e adempiere così agli impegni presi, precisa il Consiglio federale.
swissinfo.ch e agenzie