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Il governo del Mozambico ha citato in giudizio Credit Suisse presso un tribunale londinese. Lo riporta Bloomberg, che ha visionato il documento depositato dalle autorità di Maputo, in cui non si menziona lo scandalo legato a due miliardi di dollari di prestiti che ha fatto precipitare in una grave crisi lo Stato africano.L'azione legale è stata intrapresa ieri presso l'Alta corte di giustizia e riguarda la presunta violazione di contratti e altri accordi commerciali. La denuncia concerne, oltre al numero due bancario elvetico, anche il gruppo di costruzione navale Privinvest e tre privati. Tra il 2012 e il 2014, tre società pubbliche collegate ai servizi segreti e al Ministero della difesa del Mozambico hanno preso segretamente in prestito due miliardi da banche straniere, fra cui Credit Suisse. La somma doveva servire ad esempio per acquistare attrezzatura per la sorveglianza marittima e navi militari, ma circa 200 milioni del credito sarebbero finiti nelle tasche di alcune persone, fra cui ex dipendenti della banca, e in quelle di funzionari sotto forma di tangenti. Quando nel 2016 il caso è venuto a galla, i principali fornitori di capitali del Paese, come il Fondo monetario internazionale (FMI), hanno congelato il loro sostegno finanziario, mettendo in ginocchio la nazione. Per il loro coinvolgimento nello scandalo, tre ex banchieri di Credit Suisse sono stati arrestati a Londra in gennaio: l'8 marzo verrà trattata la richiesta di estradizione formulata dagli Stati Uniti. La giurisdizione del caso spetta a Washington in quanto il denaro è passato attraverso gli Usa. Da parte sua, l'ex ministro delle finanze del Mozambico Manuel Chang è finito, pure il mese scorso, in manette a Johannesburg, in Sudafrica. L'uomo si sarebbe intascato sette milioni. Secondo quanto si può leggere sul sito di Bloomberg, la banca zurighese si è rifiutata di commentare la notizia. Neanche il rappresentante del Mozambico ha per ora risposto alle domande postegli dal media americano.