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Ubs e Credit Suisse hanno grosse responsabilità nelle emissioni di gas a effetto serra tra il 2015 e il 2017. Lo denuncia Greenpeace, che critica i finanziamenti da parte delle due banche in società attive nel settore dei combustibili fossili.
I due istituti finanziari elvetici sono "responsabili dell'emissione di 182,9 milioni di tonnellate di gas a effetto serra" mediante 12,3 miliardi di dollari di investimento, indica oggi in un comunicato l'ong ambientalista. Il rimbrotto maggiore spetta a Credit Suisse, a cui sono imputabili "oltre due terzi" di questo inquinamento atmosferico.
Tra i gruppi che hanno ricevuto fondi vi sono le statunitensi Duke Energy e American Electric Power, la britannica Bp e la tedesca Rwe. Solamente nel 2017, Ubs e Credit Suisse hanno sovvenzionato 93,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti, il doppio di quello che la Svizzera emette in un anno.
Greenpeace ammette comunque che in casa Ubs si può notare un regolare ribasso delle emissioni finanziate e invita le due banche a a rispettare gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul clima quando stanzia denaro a aziende. Gli aiuti economici per chi fa affari con il carbone e le sabbie bituminose devono cessare immediatamente, intima l'Ong.
La reazione dei due istituti non si è fatta attendere. In una presa di posizione Credit Suisse afferma di "attuare già le raccomandazioni internazionali" in merito. Dal 2010 - viene fatto notare nel comunicato - "abbiamo partecipato a quasi 100 miliardi di dollari di operazioni su energie rinnovabili ed efficacia energetica", settore nel quale "siamo tra le più grandi banche mondiali".
Da parte sua, Ubs risponde di essere cosciente delle proprie responsabilità riguardo ai cambiamenti climatici e assicura di averne tenuto conto nello sviluppo delle sue strategie degli ultimi anni. L'istituto garantisce che secondo esperti esterni si trova sulla buona strada.