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18 aprile 2015, ore 22.20
Nenad Stojanovic
Quando i comuni ticinesi iniziarono ad adottare la “tassa sul sacco”, gli oppositori avanzarono tutta una serie di obiezioni. Un esponente della Lega, per esempio, affermò che questa misura ecologica avrebbe avuto effetti poco ecologici. I soliti furbi avrebbero semplicemente gettato parte dei rifiuti nei WC.
Ora vi domando: il fatto che ci sia chi fa il furbo e aggira una misura contenuta in una legge, o chi persino abusa di una legge, è un motivo per abolire la misura o la legge in questione? Che qualcuno getti i rifiuti nei WC ci dice qualcosa sulla bontà della legge che ha introdotto la tassa sul sacco? O che addirittura bisogna abolire la tassa sul sacco?
Di esempi simili se ne potrebbero fare a iosa. Il fatto che alcuni datori di lavoro non rispettino le misure di accompagnamento ai bilaterali e pratichino il dumping salariale è un indizio che queste misure non siano buona cosa e che vadano abolite? Se certi capitalisti speculatori transnazionali non rispettano la legge contro il riciclaggio di denaro, ciò significa si tratta di una cattiva legge? Se un diciottenne guida a 80 km/h in una strada di quartiere col limite di velocità fissato a 30 km/h, e se per di più lo fa con 2 pro mille nel sangue, vuol dire che quel limite di velocità non ha ragion d’essere? O che bere anche un mezzo bicchiere di birra deve essere vietato a chi guida? O che addirittura bisogna negare ai diciottenni la facoltà di ricevere la patente?
Quest’anno, per la prima volta nella storia, tutti gli elettori e le elettrici ticinesi potevano eleggere i propri rappresentanti al parlamento e al governo cantonale votando per posta. (Ma hanno già potuto sperimentarlo nel 2011 nelle elezioni federali e da una decina di anni nelle votazioni su referendum e iniziative popolari.) A pochi giorni dalla chiusura delle urne ecco che saltano fuori un paio di casi di abuso. Apriti cielo! “Forse è meglio tornare come una volta a votare solo al seggio”, scrive un autorevole quotidiano, assecondato da esponenti politici di vari partiti che si sono espressi nelle ultime ore via i media elettronici.
Essere favorevoli alla tassa sul sacco, alle misure di accompagnamento, alla legge contro il riciclaggio di denaro, ai limiti di velocità e di alcol per chi guida, pur consapevoli che ci sarà sempre chi ne abusa e non rispetta legge, ma al tempo stesso opporsi al voto per corrispondenza solo perché qualche furbo cerca di approfittarne, è nella miglior ipotesi un atteggiamento incoerente. Nella peggiore è intellettualmente disonesto e ipocrita.
Qualcuno dirà che qui siamo in un altro ambito, molto più importante, quello della democrazia. Le elezioni servono infatti per selezionare i politici che nei prossimi quattro anni saranno chiamati a fare e a attuare le leggi. Certo. Ma è da sempre che la democrazia conosce abusi. Quanti partiti ticinesi rispettano la legge cantonale che li obbliga a dichiarare donazioni superiori a 10’000 franchi? Oppure il fatto che talvolta la maggioranza dei votanti sostenga proposte che calpestano i diritti delle minoranze (quelle religiose, per esempio), è un motivo per abolire la democrazia diretta? O la democrazia tout court. Suvvìa, siamo seri.
Con questo non voglio dire che non esistano altri motivi possibili, legittimi e rispettabili per essere contrari al voto per corrispondenza. Ma approfittare del primo abuso per scagliarsi contro una misura che facilita la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica non fa parte di questi motivi. L’esistenza di abusi dovrebbe semmai motivare i futuri eletti a inasprire le sanzioni, a sensibilizzare meglio la popolazione sul fatto che riempire le schede per conto di terzi è un reato penale, eccetera.