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Anche il Consiglio nazionale ha impresso un giro di vite nei confronti delle grandi banche per evitare che, in caso di fallimento, trascinino nel vortice l'intera economia. Dopo gli Stati, la Camera del popolo ha adottato oggi, con 121 voti contro 42 (UDC), il progetto "too big to fail", pur introducendo qualche modifica.
Almeno per il momento, la recente perdita miliardaria dell'UBS a Londra non ha modificato l'esito del dibattito. Citando il caso dell'operatore dell'UBS che ha "volatilizzato" da solo quasi 2,3 miliardi di dollari della banca, la sinistra avrebbe voluto approfittare della revisione della legge federale sulle banche per vietare le attività di "investment banking".
In sostanza, il progetto prevede che le banche troppo grandi per fallire - come UBS e Credit Suisse - dovranno raddoppiare il livello dei fondi propri (19% degli attivi ponderati in funzione dei rischi, contro l'8% attuale), soddisfare criteri più severi in materia di liquidità e migliorare la ripartizione dei rischi.
Tacitamente, i deputati hanno chiesto che il parlamento si pronunci sulle prime disposizioni d'esecuzione del progetto, segnatamente i tassi di fondi propri. Per rafforzare la dotazione in fondi propri, oltre i prestiti a conversione obbligatoria (coco) potranno essere utilizzati altri strumenti. Con 99 voti a 71, la maggioranza borghese ha voluto che il Consiglio federale possa prevedere altre soluzioni della stessa efficacia.