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Dopo la Camera bassa, anche il Consiglio degli Stati ha spazzato via l'iniziativa dei Verdi per tassare l'energia invece del lavoro. I senatori non hanno voluto saperne dei tre obiettivi di questa iniziativa: ridurre il carico ambientale, lottare contro la disoccupazione e garantire il finanziamento delle assicurazioni sociali. L'ultima parola spetta ora al popolo.Questo contenuto è stato pubblicato il 07 giugno 2001 - 12:40
Per Erika Forster, presidente della commissione che ha esaminato l'iniziativa, il testo è "mal redatto e lacunoso e va nella stessa direzione della tassa d'incentivazione sull'energia per la protezione dell'ambiente già bocciata dal popolo nel settembre 2000. Inoltre, manca un tasso massimo d'imposizione e questo porrà problemi economici a lungo termine. Infine, risulta particolarmente maldestra l'imposizione delle centrali idroelettriche, nonostante questo tipo di energia sia da tutti riconosciuto come particolarmente pulito."
Il Consigliere federale Kaspar Villiger, intervenuto alla tribuna, ha messo in guardia i promotori: "riproporre a così breve scadenza un argomento analogo a un altro appena respinto dal popolo comporta di norma una bocciatura ancora più sonora." Per Villiger, l'iniziativa dovrebbe essere ritirata e ciò "permetterebbe forse di sbloccare il dibattito su una riforma fiscale a orientamento ecologico."
Con 24 voti contro uno la Camera alta ha seguito le posizioni della sua commissione e del Consiglio federale, che ritiene inaccettabile l'iniziativa dal profilo della politica finanziaria. Il meccanismo proposto dall'iniziativa limiterebbe in maniera considerevole il margine di manovra politico-finanziario del governo.
Anche se dal profilo della politica energetica e ambientale l'iniziativa va nella buona direzione, un bilancio globale comporta un risultato complessivamente negativo e il Consiglio federale ha dunque rinunciato a presentare un controprogetto.
Nel suo messaggio al parlamento, il governo ricorda che la Svizzera oggi già persegue una politica energetica i cui obiettivi sono "un impiego parsimonioso e razionale dei vettori d'energia, come pure la promozione di fonti energetiche rinnovabili." Questa politica è definita nell'ambito del programma d'azione "Energia 2000". È in discussione inoltre l'introduzione di una legge sulle emissioni di CO2, che, secondo Villiger, potrebbe entrare in vigore nel 2004.
L'iniziativa lanciata nel 1996 dagli ecologisti propone in sostanza di tassare l'energia invece del lavoro umano, in modo da garantire il finanziamento parziale o completo delle assicurazioni sociali. Questa nuova tassa dovrebbe ridurre progressivamente il carico fiscale che grava sul lavoro umano, rilanciando la creazione di nuovi posti di lavoro e permettendo nel contempo di coprire i costi derivanti dall'abbassamento dell'età di pensionamento.
Per gli ecologisti, l'evoluzione demografica rimette in causa a lungo termine la sicurezza sociale. "Nuovi modi di finanziamento sono necessari per mantenere a lungo termine in futuro la solidarietà fra giovani ed anziani. Nuovi prelievi dalle casse federali o aumenti del carico sociale sarebbero inammissibili e senza senso. Per numerosi esperti di tutto il mondo la tassa sull'energia è il modello del futuro."
All'estero, alcuni paesi hanno effettivamente già realizzato riforme fiscali a orientamento ecologico. All'avanguardia si trovano i paesi scandinavi e l'Olanda, che hanno già introdotto imposte ecologiche nell'ambito di riforme fiscali radicali.
Per gli ecologisti, le prese di posizione negative delle due Camere erano scontate, ma essi sono convinti che "le buone idee si impongono raramente al primo tentativo."
Mariano Masserini
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