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E stando a un sondaggio della SSR i timori per un'ulteriore spaccatura sono sempre maggiori.
L'attuale situazione influenza anche la valutazione del Governo: bocciati Maurer e Cassis. Una chiara maggioranza degli intervistati vede poi nel certificato Covid un obbligo vaccinale indiretto.
BERNA - La polarizzazione della società nel secondo autunno col coronavirus sembra rafforzarsi, nonostante la progressione delle vaccinazioni e la migliore situazione economica. Il timore di conflitti - anche nella sfera privata - è al primo posto per la popolazione, secondo il monitor relativo al coronavirus commissionato dalla SSR.
Questa divisione nella popolazione influenza anche la valutazione del governo, emerge dal nono monitor pubblicato oggi. Se la parte di popolazione con piena fiducia nell'esecutivo è rimasta stabile, è aumentata la quota di coloro che non si fidano, passati dal 26% al 33%. La sfiducia si registra in particolare fra i giovani.
Meno di un terzo degli intervistati sostiene che il Consiglio federale abbia troppo potere in relazione alla pandemia. Il dato è comunque cresciuto di cinque punti percentuali dal mese di luglio. Quasi un quinto sostiene che l'aumento di potere è stato necessario, ma dovrebbe presto terminare. Un po' meno della metà è invece soddisfatto della situazione attuale.
Ueli Maurer bocciato, Cassis ultimo - La maggioranza degli scontenti (62%) è convinto che la politica non faccia abbastanza per il sistema sanitario. Meno persone vedono invece come urgente l'intervento nelle compensazioni dei salari persi o simili.
A livello personale alcuni consiglieri federali ricevono bocciature. Ueli Maurer deve far fronte al calo più marcato, con il voto 3,3, dopo il 3,8 dell'ultimo sondaggio. Al primo posto si trova invece proprio il ministro della sanità Alain Berset, che cala però da 4,2 a 4,1. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin rimane stabile con una leggera insufficienza di 3,7. Fanalino di coda è il ticinese Ignazio Cassis, con un voto di 3,1 (3,0 in luglio): su quest'ultimo c'è anche la maggior quota (33%) di senza opinione.
Certificato è obbligo vaccinale - Una chiara maggioranza degli intervistati vede nel certificato Covid un obbligo vaccinale indiretto. Da luglio la quota è passata dal 69% al 79%. Al contempo è cresciuta anche la percentuale di coloro che valutano questo fatto come positivo: dal 26% al 38%.
L'utilizzo del certificato viene fondamentalmente sostenuto negli ambiti in cui è usato oggi. Solo il 45% è invece a favore dell'uso della maschera in ufficio e il 59% vede positivamente il fatto di far pagare i test necessari per l'ottenimento del certificato. Non raggiunge invece la maggioranza (45%) l'idea di concedere il pass solamente a vaccinati e guariti.
Vaccini e terza dose - I contrari al vaccino sembrano dal canto loro rimanere stabili. Circa un quarto dei non vaccinati sarebbe ipoteticamente ancora disposto a prendere in considerazione il ricorso al rimedio. Quasi la metà di questi lo farebbe solo perché la quotidianità diventa troppo complicata senza certificato. La quota più alta di oppositori si trovare fra le file dei simpatizzanti dell'UDC.
Piuttosto alto è l'interesse per una terza dose di vaccino anti-coronavirus. Il cosiddetto "booster" interessa chiaramente il 48% della popolazione, con un ulteriore 22% abbastanza interessato. Buono anche il sostegno da parte dei cittadini più giovani.
La raccolta dei dati per il monitor è stata effettuata dall'istituto Sotomo fra il 20 e il 25 ottobre 2021. In totale sono state sentite 59'402 persone: 1'871 nella Svizzera italiana, 15'038 in Romandia e 42'493 nella Svizzera tedesca.