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La Cina "non userà mai la forza" per "raggiungere i suoi obiettivi". Lo ha promesso, in un discorso tenuto oggi davanti al Parlamento australiano, il presidente Xi Jinping.
L'assicurazione del numero uno cinese suona come una risposta al presidente americano Barack Obama che sabato scorso, nel corso del G20 di Brisbane, aveva messo in guardia contro il pericolo rappresentato dalle dispute "che possono degenerare in conflitti", come quelle che oppongono la Cina al Giappone nel mar della Cina orientale e con il Vietnam e le Filippine nel mar della Cina meridionale.
"Uno studio della storia - ha affermato Xi Jinping - indica che i paesi che hanno cercato di raggiungere lo sviluppo con la forza hanno fallito". "Questo è quello che la storia ci insegna, La Cina è impegnata a mantenere la pace. La pace è preziosa e deve essere protetta".
"Dobbiamo sempre stare in allerta contro i fattori che potrebbero privarci della pace", ha aggiunto. Terminati i lavori del G20 a Brisbane, sulla costa orientale, Xi Jinping si è fermato in Australia, un paese che ha stretti legami commerciali e di affari con la Cina, per una visita ufficiale.
"La posizione di lungo periodo della Cina è quella di affrontare pacificamente le sue dispute con gli altri paesi coinvolti e di salvaguardare i propri interessi territoriali e la propria sovranità marittima attraverso il dialogo e la consultazione", ha sottolineato il presidente cinese.
Dopo la positiva conclusione della visita di Obama in Cina, che ha visto i due presidenti impegnarsi solennemente per la riduzione delle emissioni di gas inquinanti, il problema delle dispute territoriali nel Pacifico sono tornati alla ribalta con il vertice dell'Asean - l'associazione dei paesi del sudestasiatico di Naypydaw - e il G20 di Brisbane.
La Cina rivendica le isole Senkaku, che sono controllate da Tokyo, oltre alle Spratili e alle Paracelse sulle quali hanno rivendicazioni anche Hanoi e Manila. Nei mesi scorsi più volte si sono avuti confronti tra imbarcazioni militari e civili della Cina e degli altri paesi asiatici e jet delle aviazioni militari di Cina e Giappone hanno più volte sorvolato le Senkaku, creando la possibilità di incidenti dalle conseguenze imprevedibili.