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Quando nel 2009 fu introdotta la tassazione parziale dei dividendi da partecipazioni (50% o 60% a livello federale a seconda della natura privata o aziendale della partecipazione e tra il 35% e l’80% a livello cantonale, con diverse modifiche nel corso degli anni), si pensò che gli azionisti e soprattutto quelli di società a carattere familiare avrebbero tendenzialmente sostituito il pagamento di salari e bonus con pagamenti di dividendi per evitare l’onere delle assicurazioni sociali e eventualmente anche approfittare di una progressione più mite laddove la regola cantonale prevedeva lo sconto sulla base imponibile invece che sulla tariffa.
In realtà il tasso dell’onere tributario è solo uno dei criteri determinanti al momento di decidere se sia preferibile percepire un dividendo o un salario e dal punto di vista dell’azionista anche un dividendo con tassazione più mite può essere meno interessante del salario qualora la restituzione dell’imposta preventiva del 35% sullo stesso avvenga solo anni dopo, al momento della decisione di tassazione dell’anno della distribuzione, come era il caso in diversi cantoni svizzeri.
Negli anni scorsi non abbiamo quindi assistito ad una corsa generale al dividendo da parte di azionisti/collaboratori con salari moderati. Il Tribunale Federale Svizzero ha però recentemente confermato, con decisione del 24 gennaio 2019, la giurisprudenza precedente statuendo che in ogni caso autorità e tribunali possono correggere la scelta operata dalla società unicamente in presenza di una sproporzione manifesta, da una parte tra la prestazione lavorativa e il salario percepito e d’altra parte tra il capitale investito e il dividendo.
Nel caso in esame gli azionisti, due medici con partecipazione del 50% l’uno, avevano percepito un salario di ca. CHF 140’000 e un dividendo di ca. CHF 250’000. Le assicurazioni sociali avevano riqualificato la metà del dividendo in salario sulla base delle direttive federali pubblicate secondo le quali, addirittura, il dividendo non potrebbe superare il 10% del capitale investito, quest’ultimo inteso come il 10% del valore intrinseco della società in rapporto alle quote dei singoli azionisti.
Il Tribunale Federale ha preso in considerazione il fatto che il legislatore in due occasioni ha avuto modo di valutare l’impatto della tassazione parziale dei dividendi e le implicazioni relative ai contributi sociali, la prima nell’ambito della riforma sfociata nella modifica del 2009 e la seconda nel quadro dell’ultima riforma fiscale accoppiata al finanziamento dell’AVS (RFFA) andata in votazione il 19 maggio u.s. In quest’ultima. il parlamento ha tenuto conto del rischio di riduzione del sostrato soggetto ad AVS ordinando esclusivamente un aumento (peraltro assai moderato) della base imponibile minima. Visto il chiaro intento del legislatore non è quindi concesso all’Ufficio degli oneri sociali di fissare altri criteri fissi per la determinazione del carattere dei pagamenti. <email-pii>