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LONDRA - Riprendono fiato le congetture su un possibile rinvio della Brexit nel Regno Unito, sullo sfondo della sensazione d'impasse del negoziato extra-time con l'Ue sul backstop che la richiesta di due settimane di colloqui in più avanzata ieri dalla premier Theresa May alla Camera dei Comuni non ha fugato.
A riproporre lo scenario è stato Olly Robbins, capo negoziatore tecnico di Downing Street fin dall'inizio della trattativa con Bruxelles, che 'intercettato' da Itv in un bar della capitale belga ha evocato come un'ipotesi concreta la disponibilità europea a concedere un'estensione dell'articolo 50 (e quindi una proroga rispetto alla data di divorzio fissata per il 29 marzo): estensione che in caso di mancata approvazione a Westminster di un accordo nelle prossime settimane potrebbe essere anche «di lunga durata», ha rivelato.
Il ministro per la Brexit, Stephen Barclay, si è affrettato oggi a smentirlo: «Accordo o rinvio è la politica del governo» May, ha troncato. Ma il messaggio 'trapelato' pare perfettamente calibrato come un monito ai deputati della maggioranza Tory-Dup (specie ai brexiteers) a far passare alla fine l'accordo May, pena uno slittamento della Brexit a chissà quando.
Slittamento a cui viceversa l'opposizione laburista e un drappello di conservatori pro-Remain vorrebbero inchiodare il governo: riproponendo entro fine febbraio un emendamento che mira a imporre a May di chiedere obbligatoriamente la proroga a Bruxelles laddove a metà marzo l'unica alternativa in campo resti quella d'un 'no deal', un divorzio senz'accordo.