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Con rare eccezioni nell'ex Unione Sovietica, la campagna di qualificazione europea per la Coppa del Mondo 2022 inizia questa settimana di fronte a tribune vuote. Diamo uno sguardo alla situazione nel Vecchio continente, a tre mesi dall'Euro.
Il Kazakistan simboleggia bene questo periodo di incertezza. Mentre per parecchio tempo si è pensato di aumentare la capacità dello stadio Nur-Sultan al 30% per ospitare domenica la Francia, secondo fonti concordanti la federazione locale non ha ancora ufficializzato i dettagli dell'organizzazione della partita, che potrebbe finire per essere disputata a porte chiuse.
L’assenza di pubblico sarà generalizzata in quasi tutta l’Europa. Anche nelle dodici città che in estate dovrebbero accogliere le partite dell’Europeo itinerante. L’Uefa ha deciso che ogni città ospitante avrà tempo fino al 7 aprile per confermare se sarà in grado o meno di ospitare pubblico, a quali condizioni e in quali proporzioni.
Di conseguenza, l'Ungheria continuerà a giocare a porte chiuse e a ospitare le partite di altre squadre, come le tre sfide del Qatar originariamente previste in Austria. Il portavoce della federazione ungherese, Jeno Sipos, ha detto che «indicherà all’Uefa quanti spettatori è realistico ospitare a Budapest entro il tempo limite», cioè prima del 7 aprile.
Porte chiuse anche in Azerbaijan. Nessuna prova generale, dunque, per Baku, sede nella quale la Svizzera affronterà Galles e Turchia: situazione che non è necessariamente un buon segno prima di Euro 2020.
Bucarest, d'altra parte, sta pianificando un’affluenza del 25% della capacità per le sue quattro partite dell'Euro, ma i tifosi sono scontenti del fatto che nei prossimi giorni la Romania ospiterà la Macedonia del Nord e la Germania a porte chiuse.
Il Parken di Copenaghen ospiterà quattro partite di Euro 2020. La federazione danese ha lanciato una campagna per "far rivivere il calcio", chiedendo il ritorno dei tifosi sugli spalti per il campionato europeo e le partite della massima serie. Nel frattempo, domenica la sfida tra Danimarca e Moldavia sarà giocata a porte chiuse.
Un po' più a nord, le condizioni di ingresso in Norvegia sono molto severe con, tra l'altro, una quarantena obbligatoria che ha portato alla cancellazione di diversi eventi sportivi. Di conseguenza, la partita contro la Turchia prevista per il 27 marzo a Oslo sarà giocata a Malaga, senza pubblico. La squadra di Erling Haaland sarà già in zona in quanto il 24 marzo a Marbella affronterà Gibilterra.
In Inghilterra e nel Galles, il piano del governo per il graduale allentamento delle misure anti-Covidi prevede un ritorno degli spettatori negli stadi, ma al massimo entro metà maggio, e per una capacità di 10.000 spettatori o un quarto dello stadio.
Non ci saranno spettatori nemmeno per le due partite della Roja in Spagna alla fine di marzo. Il paese in cui la decisione di aprire le porte degli stadi è stata oggetto di dibattito è l'Ucraina: le partite avrebbero dovuto essere giocate a Lviv, ma sono state spostate a Kiev a causa del "peggioramento della situazione epidemica a Lviv". Una mossa che ha fatto infuriare il sindaco di Kiev, Vitali Klitchko, che ha finito per emettere un decreto comunale che vieta al pubblico di entrare negli stadi della capitale, mentre a livello nazionale si può vendere il 30% dei biglietti.
Tra le uniche eccezioni, la partita Russia-Slovenia (il 27) sarà giocata davanti a un massimo di 12.000 persone a Sochi, cioè il 30% dello stadio. Il primo club di serie ad avere la sua capacità ripristinata al 100% (5’200 persone) è stato l'Ufa per la sua partita contro la Lokomotiv del 18 marzo. In Armenia, Bielorussia e Georgia, sarà venduto il 30% dei biglietti.
Altrimenti, se si vogliono vedere spettatori sugli spalti, bisogna dirigersi verso l'Asia centrale: fino a 10’000 spettatori potranno assistere alla partita Tagikistan-Mongolia del 25 marzo, cioè il 50% della capacità dello stadio. Il Tagikistan sostiene di essersi liberato del coronavirus e non ha registrato nuovi casi da gennaio. E in Uzbekistan, le partite di campionato vengono giocate, come se non fosse successo niente, negli stadi pieni.