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Dalle Tasse alla Giustizia
Possono essere le tasse giuste? Se sì, quale sistema fiscale lo sarebbe? Se no, quali sono le alternative? Questo saggio, vincitore di un premio, offre un'analisi critica della lunga e controversa questione della fiscalità e della giustizia.
Le tasse sono diventate una delle principali sfide nella maggior parte dei paesi avanzati. Le tendenze demografiche rafforzano la minaccia futura di maggiore pressione sui contribuenti per finanziare i programmi di welfare esistenti, mentre la concorrenza istituzionale tra i paesi europei e da altre regioni del mondo svolge un ruolo sempre più decisivo nel tenere i governi sotto esame. I paesi dell'Europa centrale e dell'Est che adottano sistemi di tassazione proporzionati hanno attratto investimenti aggiuntivi da altrove e hanno generato meccanismi di incentivazione favorevoli all'assunzione del rischio imprenditoriale. Altre regioni come l'Asia e gli Stati Uniti godono di una crescita economica leggermente superiore a quella di molte parti d'Europa grazie a un ambiente meno penalizzante per la produzione. Ne è conseguito, in parte, che il debito pubblico - che può essere visto come imposte differite - ha raggiunto nuovi massimi in molti paesi.
Alcune democrazie mature, quindi, si trovano in una situazione apparentemente inestricabile. Sebbene siano notoriamente riconosciuti come insostenibili, alti livelli di spesa pubblica, anche destinati a pensioni e programmi di welfare, godono, tuttavia, di popolarità. Nozioni come "giustizia sociale", "solidarietà", e "le riforme socialmente accettabili" danno il fondamento morale a quei politici e funzionari pubblici che sostengono schemi di politica redistributiva tali da massimizzare tali prestazioni. Gli oppositori a tali opinioni in genere non si oppongono ad alti livelli di imposizione fiscale per motivi di giustizia, ma li criticano in modo difensivo per i loro presunti effetti negativi sulla crescita economica e la creazione di posti di lavoro. Da soli, tuttavia, tali argomentazioni appaiono inefficaci: le maggioranze elettorali, come più volte evidenziato, non necessariamente cercano di massimizzare la ricchezza, ma spesso preferiscono il mantenimento di elevati livelli di redistribuzione a favore di persone, come loro stesse, "andando a prendere i soldi dove sono" e servendosi del governo come un intermediario, indipendentemente dai diritti di proprietà costituzionalmente sanciti. I vincoli giuridici e costituzionali preposti per contenere il livello di tassazione si rivelano particolarmente inefficaci se il motivo assunto dietro l'azione governativa è "buonismo“, e le tasse sono meno sgradite quando le politiche da finanziare sono viste dai più come benevole. La tassazione progressiva svolge un ruolo centrale nel sostenere tali percezioni. La maggior parte dei governi esplicitamente condivide il concetto, ben noto, che ogni contribuente deve pagare le tasse "in base alle possibilità" - una condizione che le aliquote fiscali a scaglioni sembrano soddisfare.
Questo lavoro inizia affrontando il problema della tassazione e della giustizia con un esame della spesa pubblica, che per la maggior parte razionalizza la tassazione. Si passa poi ad una discussione teorica ed empirica sulla natura delle ipotesi di tassazione e di giustizia, esaminando la causa a favore dei diritti di proprietà individuale e l'uguaglianza davanti alla legge. Si valuta inoltre la tassazione progressiva, proporzionale, regressiva e quella uguale alla luce della discussione precedente, e si esplorano altri mezzi possibili di finanziamento governativo, che siano coerenti con la giustizia o, in un mondo reale necessariamente imperfetto, almeno tendenti alla coerenza a certe condizioni.
Read the essay: From Taxation to Justice (21 pagine, PDF)
Lire l'étude en français: De l'imposition à la justice (23 pagine, PDF)