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Spetterà ora al parlamento, ed eventualmente al popolo, approvare o respingere la nuova Convenzione tra la Svizzera e la Francia (assai contestata nei cantoni Romandi) volta ad evitare i casi di doppia imposizione in materia d'imposte sulle successioni.
Benché questa intesa aumenti l'onere fiscale dei contribuenti domiciliati in Francia, tale testo è sempre preferibile a un vuoto giuridico che potrebbe avere conseguenze ancor peggiori, indica una nota odierna del Dipartimento federale delle finanze (DFF) che accompagna il messaggio alle Camere approvato oggi dal Consiglio federale. Per il DFF, tale accordo rappresenta un primo tassello verso un dialogo si questioni fiscali più approfondito.
La decisione di giungere a un nuovo accordo con Parigi su questo settore specifico è giunta dopo che la Francia ha fatto intendere nel 2011 di voler denunciare la Convenzione del 1953.
L'opposizione a questa intesa viene soprattutto dai cantoni Romandi, dove vivono molti cittadini francesi, con e senza doppio passaporto, alcuni dei quali appartenenti al ceto abbiente. Il 17 luglio, alcuni consiglieri nazionali di centro e della destra hanno minacciato il lancio di un referendum dei cantoni qualora le Camere avessero ratificato questo testo. A favore di un referendum si sono detti anche i presidenti cantonali del PLR riunitisi il 23 agosto a Thun.
Stando al DFF, la Convenzione entrerà in vigore dopo l'approvazione da parte dei Parlamenti di entrambi gli Stati e una volta scaduto il termine di referendum in Svizzera. Il disegno segue, sul piano formale e materiale, i principi previsti dall'OCSE e la prassi svizzera in materia di convenzioni, scrive il DFF.
SDA-ATS