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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La politica monetaria è condotta dalla Banca nazionale svizzera. Sulla base dell'articolo 99 capoverso 2 della Costituzione federale, la Banca centrale prende le proprie decisioni indipendentemente dal Consiglio federale e dal Parlamento. Nonostante ciò il Consiglio federale e la Banca nazionale si incontrano con regolarità per discutere della situazione economica e per informarsi reciprocamente su decisioni importanti.</p><p>La Banca nazionale non persegue nessuna politica della sopravvalutazione nei confronti dell'euro. Essa persegue invece l'obiettivo di mantenere stabili i prezzi a medio termine, tenendo conto dell'andamento congiunturale. Il tasso di cambio ha un ruolo determinante per l'analisi della situazione politico-monetaria della Banca nazionale, dato che influisce sia sui prezzi d'importazione sia sulle possibilità d'esportazione. Negli ultimi due anni la Banca nazionale ha più volte espresso la propria preoccupazione riguardo all'evoluzione del tasso di cambio del franco e ha reagito con nette diminuzioni dei tassi d'interesse. Con il notevole allentamento della situazione monetaria, essa ha pure tenuto conto della congiuntura difficile.</p><p>Il tasso di cambio è tuttavia un prezzo di mercato e può essere influenzato solo in parte dalla Banca nazionale. Il Consiglio federale e la Banca nazionale condividono però l'opinione dell'autore dell'interpellanza, secondo cui una forte sopravvalutazione del franco non è attualmente auspicabile. La BNS ha più volte annunciato che reagirà con determinazione se eventi straordinari di natura politica o militare causeranno un'ulteriore spinta al rialzo del franco. Grazie alle aspettative che indicano una bassa inflazione, al riguardo, esiste il necessario margine di manovra.</p><p>2. A partire dal marzo 2001 la Banca nazionale ha ridotto la fascia di fluttuazione del tasso d'interesse del 2,75 per cento in totale. Il Libor a tre mesi si aggira attualmente sullo 0,75 per cento e il rendimento delle obbligazioni a dieci anni della Confederazione rimane nettamente inferiore al 3 per cento. All'inizio degli anni Novanta, invece, i saggi trimestrali erano superiori all'8 per cento e il rendimento delle obbligazioni a dieci anni della Confederazione superiore al 6 per cento. In quegli anni si era resa necessaria una politica monetaria restrittiva, al fine di combattere le enormi tensioni inflazionistiche. La politica monetaria attuale può invece essere più espansiva, poiché la stabilità dei prezzi non è in pericolo. Per quanto riguarda i tassi d'interesse, la situazione monetaria è significativamente meno tesa rispetto all'inizio degli anni Novanta. Questo vale anche per l'evoluzione dei tassi di cambio. Infatti, nei tre anni e mezzo a partire dalla metà del '92 fino alla fine del '95 l'indice reale del tasso di cambio del franco era aumentato del 18 per cento rispetto alle valute dell'attuale zona euro e l'indice totale addirittura del 22 per cento, mentre negli ultimi tre anni e mezzo dall'inizio del '99 sono aumentati rispettivamente del 5,3 e del 2 per cento. Del resto oggi la ripresa dell'economia svizzera, soprattutto dell'economia delle esportazioni, dipende non tanto dal tasso di cambio quanto piuttosto dal miglioramento della domanda estera.</p><p>3. In realtà i crediti bancari vengono concessi con premi di rischio in parte molto elevati che, non da ultimo, sono influenzati dall'evoluzione congiunturale. Non è comunque compito né del Consiglio federale né della Banca nazionale intervenire direttamente nella politica delle banche commerciali in materia di credito. Le regolamentazioni devono piuttosto assicurare che i crediti siano assegnati conformemente ai rischi e, in tal modo, garantire la stabilità del sistema finanziario. Questo è quanto succede attualmente: alla luce di una congiuntura insicura una politica prudente in materia di credito è comprensibile. Tuttavia, rispetto agli anni Novanta, il pericolo che imponenti perdite nelle operazioni di credito a livello nazionale portino a un'improvvisa scarsità di crediti è minore. Bisogna inoltre rilevare che, di norma, l'ammontare dei premi di rischio non dipende dal tasso d'interesse generale. Questo significa che, oggi, senza le diminuzioni dei tassi d'interesse della Banca nazionale le PMI dovrebbero sopportare interessi sui crediti ancora più alti. La politica monetaria espansiva è quindi conveniente anche per le PMI, malgrado ciò non si manifesti direttamente nei tassi d'interesse nominali per i loro crediti. </p><p>4. La citata sopravvalutazione del franco del 40 per cento nei confronti dell'euro è poco credibile. Questa cifra risulta da un confronto tra parità del potere d'acquisto del franco e dell'euro che poggia su basi discutibili. Tale confronto è problematico soprattutto alla luce dei vari panieri nei diversi Paesi, delle differenze di qualità e del fatto che una determinata parte di beni e servizi non è negoziabile a livello internazionale. Inoltre, le differenze di livello dei prezzi tra regioni con un diverso grado di sviluppo possono essere spiegate come segue: in generale i prezzi svizzeri delle merci negoziabili sono paragonabili a quelli europei. Le industrie svizzere esposte alla concorrenza internazionale sono contraddistinte da un'alta produttività e, a confronto internazionale, sono quindi in grado di versare salari relativamente elevati. L'alto livello salariale nelle imprese svizzere attive internazionalmente fa sì che anche i produttori di beni e servizi non negoziabili versino ai propri dipendenti salari competitivi, malgrado la produttività in questo settore sia spesso inferiore. Di conseguenza i prezzi di tali beni e servizi sono relativamente elevati. Il livello relativamente alto dei prezzi e dei salari riflette perciò l'elevato livello di sviluppo del nostro Paese e la produttività in parte carente del settore domestico al riparo dalla concorrenza. Esso non può essere spiegato unicamente in termini di sopravvalutazione del franco. Dal 1° gennaio 1999, data della sua introduzione, l'euro ha subito una perdita di valore dell'8,5 per cento circa. Se si considerano però le differenze di rincaro tra la Svizzera e i paesi della zona euro, si nota che la svalutazione reale dell'euro è in media dell'1,5 per cento circa all'anno, un'evoluzione non straordinaria nel confronto storico.</p>  Risposta del Consiglio federale.