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Le elezioni 2011 per gli svizzeri all'estero sono sinonimo di vittoria, ma anche di un nuovo rospo da ingoiare. Da un lato hanno incassato il successo delle prove di voto elettronico in quattro cantoni, ma dall'altro nessuno dei loro rappresentanti è stato eletto.
"Siamo felicissimi e siamo riconoscenti sia ai cantoni che hanno effettuato questi test sia alla Confederazione che li ha autorizzati", ha dichiarato a swissinfo.ch il direttore dell'Organizzazione degli svizzeri all'estero (OSE) Rudolf Wyder, commentando l'esito positivo delle prove di e-voting alle elezioni federali del 23 ottobre. Si trattava della prima volta che veniva sperimentato il voto elettronico a un'elezione federale.
Complessivamente sono 3'562 gli elettori svizzeri residenti all'estero che hanno approfittato di questa possibilità nei cantoni dei Grigioni, San Gallo, Argovia e Basilea Città. Ciò corrisponde al 53,1% degli espatriati che hanno votato in questi quattro cantoni, precisa la Cancelleria federale in una nota diramata lunedì.
Sia la Cancelleria federale, sia i cantoni che hanno partecipato all'esperimento sono soddisfatti e parlano di esame "pienamente riuscito" e sottolineano la volontà di proseguire gli sforzi per introdurre il voto elettronico in tutta la Svizzera.
L'e-voting avanza
"È un passo importante, ma ora bisogna andare avanti", sottolinea anche Rudolf Wyder, ricordando che il Consiglio degli svizzeri all'estero (CSE) ha già chiesto l'introduzione generalizzata dell'e-voting per le elezioni federali del 2015.
L'OSE ritiene poi che la limitazione del voto elettronico agli espatriati residenti in paesi aderenti all'Accordo di Wassenaar non sia giustificata. Questa restrizione esclude circa il 10% degli svizzeri all'estero, spiega il direttore dell'OSE, secondo il quale il criterio scelto dalla Confederazione è "troppo sommario". A suo avviso, ci sono Stati dove l'e-voting sarebbe sicuro, benché non abbiano firmato l'accordo. A titolo di esempio, cita il Messico e il Brasile.
Gli espatriati non fanno breccia
Assieme alle rose, gli svizzeri all'estero il 23 ottobre hanno però colto anche una spina dolorosa. Nessuno degli 81 espatriati in corsa per il Consiglio nazionale è stato eletto.
"È deludente, ma in fondo non è una grande sorpresa", osserva Rudolf Wyder. In ogni caso, "l'obiettivo non è solo l'elezione di espatriati. È anche che in tutti i gruppi parlamentari vi siano persone vicine agli svizzeri all'estero, che conoscano le loro necessità e le loro rivendicazioni e che siano coscienti dell'importanza della mobilità dei cittadini elvetici per la Svizzera. È con loro che resteremo in stretto contatto per fare avanzare la causa della Quinta Svizzera".
Strategie diverse, obiettivo comune
Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente della sezione internazionale del Partito liberale radicale (PLR International) Samuel Lanz. I risultati "dimostrano che il partito ha preso la strada giusta, ossia quella di non presentare liste separate, ma di sostenere determinati candidati nell'ambito delle liste ordinarie".
In questo modo, benché nessuno dei tre espatriati presenti su liste ordinarie di candidati del PLR sia stato eletto, "siamo riusciti ad essere ora presenti in Consiglio nazionale con quattro deputati che si riconoscono pienamente nelle rivendicazioni degli svizzeri all'estero", ha detto a swissinfo.ch.
Diversa la strategia scelta dal Partito socialista (PS) che – come l'Unione democratica di centro (UDC), il Partito popolare democratico (PPD) e i Verdi – ha presentato delle liste separate di candidati residenti all'estero. Ma anche i socialisti non sono sorpresi dei risultati, riconosce il presidente del PS International, Walter Suter.
Il PS è però deciso a ripresentare liste separate anche alle prossime elezioni federali del 2015, perché questo "dà visibilità agli svizzeri all'estero, consente loro di far conoscere in patria le loro problematiche, le loro necessità". E in tal modo "il partito dimostra concretamente la volontà di difendere i loro interessi".
D'altra parte, il fatto che vi siano espatriati che si impegnano per le elezioni rappresenta un incentivo per la diaspora a mobilitarsi, aggiunge Suter. Una mobilitazione per la quale il PS International punta sull'e-voting generalizzato alle elezioni federali del 2015. "Se sarà finalmente introdotta questa agevolazione, la partecipazione degli svizzeri all'estero aumenterà sicuramente", pronostica il presidente.
Anche l'UDC è soddisfatta della visibilità data alla diaspora con le liste separate. "Nei prossimi giorni il partito vuole però analizzare bene la situazione per valutare" se è più opportuno mantenere questa strategia o se è più pagante per gli svizzeri all'estero essere candidati sulle liste ordinarie, ha indicato a swissinfo.ch la segretaria generale della sezione internazionale dell'UDC.
Candidati della diaspora
Unione democratica di centro: oltre 50 candidati in 8 apposite liste elettorali per gli svizzeri dell’estero nei cantoni di Argovia, Basilea Città, Ginevra, Grigioni, Sciaffusa, Soletta, Svitto e Zurigo.
Partito socialista: 14 candidati in 3 liste elettorali per la Quinta Svizzera nei cantoni di Ginevra, Sciaffusa e Zurigo.
Partito ecologista svizzero: 6 candidati in una speciale lista nel canton Ginevra.
Partito popolare democratico: 4 candidati in una lista elettorale per gli svizzeri dell’estero nel canton Ginevra.
Partito liberale radicale: 3 candidati inseriti nelle normali liste elettorali del partito presentate a Basilea città, Berna e Zurigo.
Partito borghese democratico: 1 candidato nella lista del canton Svitto.Fine della finestrella
Sotto la lente dell'OSCE
Le prove di voto elettronico alle elezioni nazionali hanno destato anche l'interesse dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Il suo gruppo di esperti in missione in Svizzera dal 10 al 28 ottobre 2011 ha concentrato l'attenzione sui quattro cantoni in cui sono stati condotti i test. Il rapporto della missione OSCE sarà pubblicato alla fine dell'anno.Fine della finestrella
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