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BERNA - In Svizzera la diffusione del coronavirus sta rallentando: i nuovi casi sono in calo e si assiste anche a una diminuzione dei pazienti in terapia intensiva. Il paese si prepara quindi a un lento e graduale ritorno alla normalità, che - secondo i piani del Consiglio federale - avrà inizio il prossimo 27 aprile, con le prime riaperture.
Non manca però il timore di una seconda ondata. Lo dice per esempio Daniel Hagara, medico alla Clinica Luganese Moncucco interpellato da 20 Minuten, osservando che anche in Ticino si comincia a uscire di più: «Ma il virus non scompare da un giorno all'altro. Se diventiamo imprudenti, la pagheremo». E aggiunge: «Una seconda ondata potrebbe essere peggiore della prima, portando al collasso il nostro sistema». Gli esperti ipotizzano vari scenari. «Purtroppo non sappiamo quale si verificherà».
Anche l'immunologo Beda Stadler sta seguendo attentamente l'andamento della situazione. E afferma che la distanza sociale va comunque mantenuta. L'esperto si dice favorevole a un ritorno alla normalità, pur essendo consapevole del fatto che il numero dei contagi potrebbe così nuovamente aumentare: «Ma fintanto che i gruppi a rischio vengono protetti e gli ospedali non si riempiono di pazienti Covid-19, non ho paura di una seconda ondata».