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BERNA - Il Dipartimento federale della difesa (DDPS) non era stato informato dei trascorsi giudiziari di un ufficiale, promosso al grado di colonnello malgrado fosse stato condannato a dieci mesi di carcere con la condizionale per aver fatto scoppiare una bomba davanti all'abitazione della sua ex compagna.
È quanto ha dichiarato Christian Burri, portavoce del DDPS, spiegando che in linea di principio l'ufficio del personale dell'esercito viene automaticamente a conoscenza di tutte le sentenze emesse dai tribunali svizzeri passate in giudicato. La procedura è regolata dall'ordinanza sul casellario giudiziale.
Nel caso in questione, al momento della valutazione del candidato dal profilo della sicurezza, l'informazione però mancava. Succede infatti, secondo Burri, che l'autorità giudiziaria, dopo un determinato periodo - da otto a dieci anni, a seconda della gravità del reato commesso - proceda allo stralcio dei nominativi dall'archivio. Ed è probabilmente quanto è avvenuto nella vicenda del colonnello "bombarolo", denunciata ieri dal quotidiano "Blick".
L'ufficiale, specialista di esplosivi, era stato condannato a dieci mesi da un tribunale penale di Berna nel 1994, dopo che nell'ottobre del 1987, nell'intento di vendicarsi della sua ex partner, aveva fatto deflagrare un ordigno davanti alla palazzina dove viveva la donna. L'attentato provocò solo lievi danni materiali.
L'uomo, ora attivo nel centro di competenza Swissint di Stans, è stato esaminato due volte: nel 2004, prima che venisse inviato in Kosovo nell'ambito della missione Swisscoy, e nel novembre del 2008. Lo scorso aprile, viste le sue buone prestazioni, è poi stato promosso colonnello, ma se l'esercito avesse saputo della condanna l'avanzamento gli sarebbe stato di certo negato: "l'attentato dinamitardo viene infatti considerato un evento rilevante dal profilo della sicurezza". Burri ha spiegato che l'ufficiale non verrà degradato: manterrà inoltre le sue funzioni a Stans.
SDA-ATS