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L'espressione conflitto sociale deriva dalla sociologia moderna e definisce i contrasti fra gruppi sociali riguardo a valori immateriali (prestigio, onore), allo status sociale, all'esercizio del potere o alla divisione delle risorse disponibili in maniera limitata (Disuguaglianza sociale). I conflitti possono manifestarsi apertamente o rimanere allo stato latente. Essi si esprimono attraverso diverse forme di alterazione dell'ordine sociale costituito, e spaziano da azioni individuali a forme rituali e simboliche circoscritte ad aree ristrette, fino a sfociare in scontri potenzialmente senza limiti (guerra civile).
In passato, veniva preso in considerazione soprattutto il carattere distruttivo dei conflitti sociali, percepiti come vere e proprie catastrofi. Oggi la sociologia è concorde nell'attribuire loro un ruolo centrale nell'ambito del Mutamento sociale e nello stabilire un rapporto tra di essi e i problemi fondamentali riguardanti l'organizzazione in gruppi, fam., comunità, imprese, ass. o anche la società nel suo complesso. Più i meccanismi di controllo sono rigidi, minore è la possibilità che i conflitti sociali trovino una valvola di sfogo legittima. Ciò comporta un aumento del loro grado di intensità, che però non si manifesta necessariamente tramite il ricorso alla violenza fisica.
La storiografia in massima parte ha lasciato lo studio sistematico dei conflitti sociali alle altre discipline, limitandosi ad analizzare singoli casi eclatanti. L'adozione di un approccio comparativo che tenga conto di ambiti spaziali diversi è agli inizi, mentre rari sono i casi di analisi di lungo periodo. Dato che la storiografia ha focalizzato per lungo tempo la propria attenzione sul tema della formazione dello Stato, uno degli aspetti più studiati per il tardo ME e l'età moderna risulta essere il contrasto tra le autorità e i sudditi. Osservati nell'ottica del conflitto di classe, durante il XIX e XX sec. i conflitti sociali (Società di classe) suscitarono un particolare interesse; l'andamento dei salari e gli Scioperi divennero oggetto di rilevamenti statistici e analisi sistematiche. Dagli anni 1970-80, l'avvento dei cosiddetti nuovi Movimenti sociali ha indotto la sociologia a studiare fenomeni a essi paragonabili. Lo sviluppo della storia sociale ha inoltre comportato una maggiore attenzione per forme di conflitto sociale fino ad allora trascurate, quali il rapporto con le minoranze o il conflitto fra i sessi.
Dato che per i conflitti sociali del tardo ME e dell'età moderna non si dispone né di un modello generalmente applicabile né di una ricostruzione empirica d'insieme, le manifestazioni più rilevanti della conflittualità nella vecchia Conf. - definite spesso come "affari" dalle fonti e dalla letteratura - vengono classificate pragmaticamente per ogni periodo storico in base ai protagonisti, alle cause, al tipo di conflitto e ai suoi esiti. La struttura politica (Potere) costituiva il contesto nel quale si svolgevano i conflitti sociali, la cui durata poteva variare da poche settimane a diversi anni. Essi possono essere suddivisi in conflitti fra signori e sudditi, fra membri di uno stesso gruppo più o meno equiparati sul piano giur. e fra appartenenti e non appartenenti a un determinato gruppo.
I conflitti sociali fra le Autorità e i sudditi possono essere rappresentati da un modello a diversi stadi, progressivamente più intensi. In una prima fase, in caso di problemi impellenti i sudditi esponevano le loro lagnanze nel corso di assemblee, in genere della comunità. Se non venivano risolti, i conflitti covavano allo stato latente dando luogo ad azioni simboliche o a forme di resistenza passiva, oppure si radicalizzavano trasformandosi in congiure. Se a questo punto le pretese dei sudditi non venivano soddisfatte, i conflitti potevano avere un esito violento. Quasi sempre, si risolvevano in favore dell'autorità con un intervento militare e il ricorso alla giustizia penale, oppure con un arbitrato - spesso promosso da terzi - nel corso di una qualsiasi fase del conflitto, che di norma accontentava (in misura diversa) entrambe le parti. Con il rinnovo del giuramento di fedeltà e un'amnistia a favore dei fiancheggiatori, i rapporti di potere e la pace sociale risultavano ristabiliti.
I conflitti sociali fra individui equiparati sul piano giur. si manifestavano sotto forma di Faida, se risultavano coinvolti clan nobiliari, o sfociavano in Elezioni (in parte falsate da episodi di corruzione) nei Consigli o nelle Landsgemeinde nei cant. che erano retti da tali organi. Nei com. era spesso l'autorità a mediare fra gruppi divergenti sul piano sociale, giur. e professionale. A seconda del contesto demografico, economico, sociale, politico e religioso-culturale, gli stranieri venivano accolti nelle comunità come membri a pieno titolo o di seconda categoria, oppure rifiutati o addirittura perseguitati (Xenofobia).
Conflitti sociali tipici del ME sono le faide, le Rivolte contadine, le Rivolte cittadine e i pogrom contro gli ebrei (Antisemitismo). Le faide condotte a partire dall'alto ME da fam. (in Svizzera anche non appartenenti alla nobiltà) o clan in merito a diritti, eredità, Diritti d'uso (conflitti di Marca) od omicidi (faida degli Izzeli-Gruoba) potevano sfociare in vere e proprie guerre, come nel caso della guerra di Sempach (1386) o della Vecchia guerra di Zurigo (1436-50). Rispetto al resto d'Europa, i com. cittadini e rurali della Conf. riuscirono a limitare rapidamente le conseguenze nefaste che questi scontri avevano sul piano sociale, grazie a provvedimenti quali il divieto di faida, le procedure arbitrali e giur. istituite dai Patti fed. (dal 1291) e i concordati (spec. Carta dei preti del 1370).
Nella Conf., una causa peculiare delle rivolte contadine (per esempio affare di Grüningen, Böser Bund nell'Oberland bernese) era costituita dal diritto di reclutamento rivendicato dalle città sui contadini a loro soggetti. La distribuzione delle pensioni fu all'origine di numerosi conflitti sociali soprattutto fra il 1477 e il 1515 (ad esempio spedizione della Folle Vita, guerra delle cipolle, affare di Köniz). A causa dell'indebolimento precoce della nobiltà e della servitù della gleba, le insurrezioni contadine dirette in maniera specifica contro il potere feudale (patto di Torre, affare di Ringgenberg, affare di Raron, ecc.) furono relativamente rare, anche se in parte eclatanti (guerre di Appenzello). Le lotte per la difesa di vecchi diritti (tra le altre, Siegel- und Bannerhandel, affare Amstalden) e le rivolte contro i tributi a partire dal XV sec. (ad esempio affare di Wädenswil, sacco del convento di Rorschach, affare Waldmann) risultano invece tipiche del contesto europeo dell'epoca. Conflitti relativi a diritti di reclutamento, autonomie, tributi e diritti d'uso furono all'origine dell'opposizione delle comunità o della piccola nobiltà (Twingherrenstreit, 1469-71) alla costituzione di principati e di domini territoriali da parte delle città. L'affermazione degli interessi signorili e la paura di congiure politiche viene messa in relazione con i processi per Stregoneria tenuti nella Svizzera franc. a partire dal 1440, che colpirono inizialmente soprattutto individui di sesso maschile.
Seguendo una tendenza generalmente diffusa in Europa centrale, nel tardo ME gli ab. delle città svizzeroted. si organizzarono in comunità, affrancandosi da coloro che detenevano la signoria. In altre città, questo processo ebbe meno successo (Avenches, Losanna, Payerne) o si verificò più tardi (Basilea e Ginevra soltanto dopo il 1500). Mentre nella Svizzera franc. le corporazioni non ebbero alcun ruolo politico, a Zurigo ad esempio esse cacciarono i nobili dal Consiglio durante la cosiddetta Rivoluzione di Brun e introdussero un regime corporativo che, più volte sottoposto a revisioni, rimase in vigore fino al 1798. Tentativi di riconquistare il potere da parte degli esclusi sfociarono in parte in Congiure notturne. Contro il volere della base corporativa, le corporazioni "dei signori" (Herrenzünfte) imposero la propria autorità introducendo la cooptazione dei Consiglieri (a Basilea e Zurigo nel 1401) al posto della loro elezione.
Se non veniva trovata dai contendenti, la soluzione dei conflitti sociali spettava alla Dieta. Con la convenzione di Stans (1481), essa vietò adunanze e petizioni non autorizzate e il sostegno di sudditi ribelli di altri cant; ciononostante, soprattutto i cant. rurali appoggiarono sudditi stranieri contro i loro signori.
La concomitanza tra rivolte cittadine e pogrom antiebraici (a Berna nel 1294; a Zurigo nel 1401) - nel territorio sviz., una forma di conflitto sociale tipicamente medievale che culminò nel 1348-49, parallelamente alla diffusione della peste - non è stata ancora sufficientemente analizzata.
Autrice/Autore: Andreas Würgler / ddo
Accanto alle rivolte rurali e cittadine, nell'età moderna aumentarono i conflitti sociali interni ai com. nonché le proteste degli artigiani e quelle contro i rincari. Soprattutto in seguito alla Riforma, la conflittualità sociale assunse nuove dimensioni. Dopo il sacco di Ittingen del 1524, riconducibile alla Riforma, nel 1525 scoppiarono disordini nei territori tra il lago di Costanza e il Giura, che però non sfociarono, tranne che nei Grigioni (articoli di Ilanz; 1524, 1526), in una vera e propria guerra dei contadini, come invece avvenne in Germania. In maniera del tutto nuova, i contadini legittimarono in parte le loro rimostranze tramite il Vangelo. Questioni di ordine religioso furono anche all'origine della persecuzione degli Anabattisti e dei conflitti confessionali nei cant., che in qualche caso durarono a lungo (Appenzello, affare di Glarona, Toggenburgo, Sacro Macello del 1620, affare di Gachnang del 1610, affare di Wigoltingen del 1664). Motivi religiosi e di ordine politico si sovrapposero (ad esempio guerra di Kappel, 1529-31) sia nella scelta a favore o contro la Riforma, sia nella feroce persecuzione della stregoneria, che per il periodo 1560-1680 a differenza del passato riguardò soprattutto le donne.
Nei cant. urbani e nei Paesi alleati, i sudditi reagirono al rafforzamento dell'autorità con il rifiuto del giuramento di fedeltà e con una nuova ondata di rivolte contro i tributi (ad esempio la guerra del Rappen) dal 1590 fino alla guerra dei contadini del 1653, che costituì il maggiore conflitto sociale prima del 1798 in ragione della sua estensione sovraregionale e degli obiettivi rivoluzionari perseguiti. Nonostante la vittoria sul piano militare, da allora le autorità abbandonarono l'idea di riscuotere imposte dirette e di creare un esercito permanente. In seguito, le rivolte si manifestarono soprattutto in ambito urbano. Furono soprattutto le richieste dei cittadini, in parte organizzati in corporazioni (Basilea 1691; Zurigo 1713, 1734-36, 1777), di maggiore controllo e partecipazione nella vita pubblica a dare il via a Lucerna (1651-53), Berna (ad esempio congiura di Henzi) e Ginevra (affare del Tamponnement, Rivoluzioni ginevrine) a conflitti con i Consigli, sempre più dominati dalle Oligarchie (Aristocratizzazione). I Paesi soggetti ai cant. rurali si batterono nel corso del XVIII sec. per impedire un peggioramento della loro condizione (rivolta della Leventina, affare di Werdenberg), mentre i com. rurali e le città soggette lottarono per una riduzione delle imposte e maggiore autonomia e partecipazione (affare di Wilchingen, rivolta dei Pétignats, Toggenburgo, affare Chenaux, affare di Stein am Rhein).
Dopo la Riforma, l'attività mediatrice della Dieta diminuì, senza che si giungesse a una regolamentazione dei conflitti sociali davanti a tribunali centrali come avveniva nell'Impero e in Francia. A partire dal XVI sec., all'interno dei com. divennero più frequenti e mediati in maniera crescente dalle autorità i conflitti fra contadini e lavoratori a giornata in merito allo sfruttamento dei beni comuni (Conflitti sullo sfruttamento di beni). Nel caso di contrasti con le autorità, veniva operata una distinzione (factio) tra sudditi "disobbedienti" e "ubbidienti" (guerra del Rappen, Toggenburgo, rivolta dei Pétignats, ecc.). Spesso in queste occasioni le singole persone, e soprattutto coloro che ricoprivano una carica pubblica, venivano costrette a partecipare alla protesta. Fenomeni simili erano le lotte clientelari tra fazioni nei cant. rurali (XVII-XVIII sec., per esempio Harten- und Lindenhandel) e nelle Repubbliche alleate, dove dal XV al XVIII sec. i conflitti condussero in alcune occasioni a forme di giustizia sommaria sul piano com. (Fähnlilupf risp. Tribunale censorio nei Grigioni, Mazza nel Vallese).
Dal XVI sec., i com. urbani e rurali non concessero più la cittadinanza agli estranei. Nella stessa linea di tendenza si inseriscono anche le "cacce" organizzate dall'autorità costituita, spesso su richiesta dei sudditi, contro mendicanti (Mendicità), nomadi (Jenisch), Profughi, ebrei, anabattisti e Zingari.
Anche se la loro partecipazione diretta è documentata solo in rari casi, sembra che spesso le donne abbiano agito dietro le quinte. L'azione delle Congreghe giovanili risulta invece maggiormente visibile. Le manifestazioni di protesta collettive o individuali (ad esempio diniego, caccia di frodo, contrabbando, furto di legna) spaziavano dalla ribellione sociale alla semplice Criminalità. Solo per il caso ginevrino sono state studiate le proteste contro i rincari (1698, 1749, 1789), diffuse soprattutto in Europa occidentale, e gli scioperi degli artigiani e dei garzoni (17 fra il 1533 e il 1794). Episodi simili, manifestatisi comunque già nel tardo ME, si verificarono anche a Zurigo e Basilea.
Dopo il 1789, vennero nuovamente avanzate istanze rimaste insoddisfatte, tra cui l'equiparazione giur. (basso Vallese, Ginevra, Basilea, Zurigo), il ripristino delle Assemblee degli Stati (principato vescovile di Basilea, Paese di Vaud) o la costituzione di Repubbliche indipendenti a Landsgemeinde (Gütlicher Vertrag del 1795; Toggenburgo; Werdenberg), in parte ambita sin dal ME. Esse furono affiancate da nuove rivendicazioni di stampo illuminista, quali la libertà di istruzione e di industria (affare di Stäfa) o l'adesione alla Rivoluzione francese (Repubblica rauracica, 1792; Valtellina, 1797).
Tra le costanti dei conflitti sociali del tardo ME e dell'età moderna, vanno menzionate la forza propulsiva delle diverse forme di organizzazione com., il timore dei capoluoghi più importanti di fronte alle richieste di partecipazione politica da parte del contado e, come rivendicazione più radicale, la costituzione di una Landsgemeinde. Contrariamente alle tendenze in atto su scala europea, l'istituzionalizzazione della sfera politica in base alla rappresentanza per ceti giocò un ruolo secondario. Il processo di formazione statale senza paragoni nel resto d'Europa, contraddistinto dall'assenza dell'assolutismo e delle dinastie nobiliari e dalla presenza di repubbliche urbane e rurali strutturate su base com. e legate da una rete di alleanze, evidenzia il ruolo primario giocato dai conflitti sociali.
|Anno/periodo||Conflitto||Territorio||Anno/periodo||Conflitto||Territorio|
|1182||Patto di Torre||TI||1651-1653||Disordini cittadini||LU|
|1257-1258||Faida degli Izzeli-Gruoba||UR||1653||Guerra dei contadini||Svizzera|
|1336||Rivoluzione di Brun||ZH||1656||Prima guerra di Villmergen||Svizzera|
|1348-1349||Pogrom contro gli ebrei||Svizzera||1664||Affare di Wigoltingen||TG|
|1380-1381||Affare di Ringgenberg||BE||1677-1679||Disordini interni||SZ|
|1401||Progrom contro gli ebrei||ZH, SH||1691||Disordini di Basilea||BS|
|1401-1429||Guerre di Appenzello||Svizzera||1698-1712||Disordini del Toggenburgo||SG|
|1404||Siegel- und Bannerhandel||ZG||1701-1708||Disordini interni||SZ|
|1415-1420||Affare di Raron||VS||1707||Disordini cittadini||GE|
|1441||Affare di Grüningen||ZH||1712||Rivolta del 1712||LU|
|1445-1451||Böser Bund nell'Oberland bernese||BE||1712||Seconda guerra di Villmergen||Svizzera|
|1467-1468||Affare di Wädenswil||ZH||1713||Rivolta delle corporazioni||ZH|
|1469-1471||Twingherrenstreit||BE||1717-1729||Affare di Wilchingen||SH|
|1477||Spedizione della Folle Vita||Svizzera||1719-1721||Affare di Werdenberg||SG|
|1478||Affare Amstalden||LU||1728-1734||Harten- und Lindenhandel (primo conflitto)||ZG|
|1481||Disordini di Losanna||VD||1730-1740||Rivolta dei Pétignats||JU|
|1489||Sacco del convento di Rorschach||SG||1732-1734||Landhandel||AR|
|1489||Affare Waldmann||ZH||1734-1736||Rivolta delle corporazioni (Widerkehr)||ZH|
|1513||Affare di Köniz||BE||1734-1738||Affare del Tamponnement||GE|
|1513||Guerra delle cipolle||LU||1734-1759||Disordini del Toggenburgo||SG|
|1515-1516||Guerra del panpepato||ZH||1749||Congiura di Henzi||BE|
|1524/1526||Articoli di Ilanz||GR||1755||Rivolta della Leventina||TI|
|1524||Sacco di Ittingen||TG||1760-1770||Affare Meyer-Balthasar||LU|
|1525||Guerra dei contadini||Svizzera||1763-1765||Harten- und Lindenhandel||SZ|
|1528||Disordini nell' Oberland bernese legati alla Riforma||BE||1764-1767||Affare di Einsiedeln||SZ|
|1529-1531||Guerre di Kappel||Svizzera||1764-1768||Affare Rousseau||GE|
|1550||Trinkelstierkrieg||VS||1764-1768||Harten- und Lindenhandel (secondo conflitto)||ZG|
|1559-1560||Affare di Glarona||GL||1768||Affare Gaudot||NE|
|1559-1573||Congiura Pfyffer-Amlehn||LU||1777||Affare dell'alleanza con la Francia||ZH|
|1570||Rivolta di Rothenburg (guerra delle aringhe)||LU||1780-1784||Affare Chenaux||FR|
|1572||Fähnlilupf||GR||1781-1784||Disordini cittadini||GE|
|1580-1590||Affare Fininger||Mulhouse||1783-1784||Affare di Stein am Rhein||SH|
|1588||Congiura d'Isbrand Daux||VD||1784||Affare Sutter||AI|
|1591||Guerra del Rappen||BL||1789||Rifiuto dell'omaggio di Hallau||SH|
|1610||Affare di Gachnang||TG||1790-1791||Disordini nel Basso Vallese||VS|
|1620||Sacro Macello||GR||1794-1795||Affare di Stäfa||ZH|
|1641||Affare di Thun||BE||1795||Gütlicher Vertrag||SG|
|1646||Affare di Wädenswil||ZH||1798||Rivoluzione elvetica||Svizzera|
Autrice/Autore: Andreas Würgler / ddo
La caduta dell'ancien régime nel 1798 diede parallelamente il via a un processo di rinnovamento della società e a un indebolimento temporaneo o duraturo del controllo sociale. Dall'inizio del XIX sec., i conflitti si moltiplicarono; ciò favorì l'elaborazione di nuove forme di regolamentazione, tra cui anche principi politici e giur. i cui fondamenti risultano tuttora validi.
I conflitti sociali del XIX sec. resero manifeste rivendicazioni in precedenza represse dalle autorità. Ciò valeva soprattutto per il dualismo tra città e campagna, che si esprimeva nel fortissimo desiderio della pop. rurale di godere degli stessi diritti politici e giur. delle città capoluogo. Oltre agli sconvolgimenti politici, anche i cambiamenti strutturali in atto in campo economico favorirono lo scoppio di conflitti. L'abolizione dei beni comuni e il riscatto delle decime nei com. rurali provocarono tensioni tra i benestanti e coloro che disponevano di un'esigua quantità di terra, mentre la soppressione dei regolamenti corporativi aumentò la competizione tra produttori affermati e nuovi concorrenti. Le nuove forme di organizzazione del lavoro a domicilio e nelle fabbriche fu all'origine di conflitti sociali di varia natura (Questione sociale). Mentre inizialmente furono rari i conflitti fra datori di lavoro e salariati, all'interno dei villaggi industriali in rapida crescita le pop. locali, in passato relativamente chiuse su se stesse, furono confrontate con una mobilità crescente, ciò che favorì l'insorgere di attriti con i forestieri provenienti da altri cant., spesso di confessione diversa.
Le nuove Classi popolari risultavano discriminate e relegate in secondo piano dal profilo politico. Esse parteciparono ai movimenti liberali (ad esempio assemblea popolare di Uster, 1830) con proprie rivendicazioni; quando queste non venivano raccolte, in alcuni casi diedero vita a episodi di Luddismo, come l' Incendio di Uster nel 1832. Rifacendosi alla tradizione delle assemblee com., le assemblee pubbliche diventarono una forma di espressione del conflitto sociale. Tali riunioni potevano dare luogo a petizioni o, nei casi estremi, potevano provocare la caduta di governi e la divisione di cant. (Basilea, temporaneamente anche Svitto). Nel corso delle rivolte e controrivolte, i conflitti in parte assumevano un carattere violento, spesso strumentalizzando e prendendo a pretesto scontri confessionali avvenuti in passato, come tra l'altro nel caso della spedizione dei Corpi franchi (1844-45). Pregiudizi antisemiti potevano costituire un elemento propulsivo per conflitti di natura sociale o manifestarsi in tale ambito.
Meno spettacolari, perché legati al contesto locale e alla quotidianità, risultavano i conflitti rituali tra generazioni, ab. del luogo e forestieri, uomini e donne. Nelle regioni rif., la nascita delle Chiese evangeliche libere scatenò spesso dei conflitti sul piano com. Contrasti si verificarono anche a causa dell'opposizione della pop. rurale nei confronti della libertà di domicilio, in particolare quando riguardava gli ebrei.
Il ruolo del rapporto tra i sessi nel quadro dei conflitti sociali risulta ancora poco chiarito. In un'epoca di democratizzazione, la volontà degli uomini di mantenere il proprio tradizionale predominio creò numerosi problemi. I codici del XIX sec., che imposero la concezione borghese del ruolo dei sessi, limitarono pesantemente le libertà femminili e suscitarono proteste e opposizioni (fra l'altro contro la tutela della donna, abolita in maniera definitiva solamente negli anni 1870-80). Mentre le donne nubili riuscirono gradualmente a ottenere una maggiore indipendenza, la posizione giur. delle donne sposate sembra essere piuttosto peggiorata nel corso del XIX sec. Fino al nuovo diritto matrimoniale entrato in vigore nel 1988, la loro libertà di azione fu soggetta a limitazioni.
Dopo la fondazione dello Stato fed., negli anni 1860-70 si verificò una nuova ondata di conflitti sociali, caratterizzati peraltro da una sempre minore propensione all'uso della forza. L'associazionismo di stampo borghese si estese a più ampi strati della pop., disciplinando le azioni collettive. Anche le diverse forme di democrazia com. sembrano aver contribuito a stemperare i conflitti. L'ultima caduta di un governo originata da un sollevamento popolare si verificò nel 1890 in Ticino (Rivoluzione del 1890). In altri cant., gli strumenti della democrazia diretta già in precedenza avevano permesso ai conflitti sociali di esprimersi in forme nuove, che da allora contraddistinguono la vita pubblica in Svizzera e che contribuiscono ad arginare la violenza potenziale insita nei conflitti sociali.
Autrice/Autore: Mario König / ddo
A cavallo del 1900, i conflitti sociali si riacutizzarono, in seguito alla ridefinizione della struttura sociale dovuta alla rapida urbanizzazione, alla crisi agraria, alle proteste della pop. rurale (leghe contadine degli anni 1890-1900) e alla migliore organizzazione della minoranza catt. e del movimento socialista. Nello Stato fed. liberal-borghese, i conflitti sociali più intensi, arginati in maniera duratura solo alla fine degli anni 1940-50, si svolsero nelle fabbriche (Movimento operaio, Scioperi). Per la loro risoluzione, il processo democratico svolse un ruolo modesto, dato che erano in gioco le condizioni di impiego dei salariati, e non problemi relativi alla partecipazione politica. La contrapposizione tra datori di lavoro e lavoratori travalicava l'ambito della singola impresa per trasformarsi in un acceso contrasto anche sul piano politico, che nel caso degli scioperi generali paralizzava interi com. e provocava l'intervento della polizia e dell'esercito. Assumendo i connotati dello scontro di classe, i conflitti di lavoro raggiunsero il loro apice prima e dopo lo Sciopero generale del novembre del 1918. In un'ottica di lungo periodo, questa conflittualità contribuì alla piena integrazione delle classi lavoratrici nello Stato fed., che sul piano istituzionale trova la sua espressione nel diritto del lavoro e nella partecipazione ai processi decisionali (procedura di consultazione, democrazia di concordanza).
L'integrazione politica della pop. femminile fu molto meno rapida, in ragione del loro minore grado di organizzazione. Per lungo tempo, i contrasti sul ruolo della donna rimasero prevalentemente allo stato latente o non superarono l'ambito fam. A partire dal 1900, le donne avanzarono le loro rivendicazioni tramite gruppi organizzati, senza però ottenere lo stesso successo del movimento operaio (Movimento femminista).
L'esempio precedente dimostra come i conflitti sociali si manifestano nella sfera pubblica solo quando richieste e rivendicazioni vengono avanzate in forma organizzata. Dato che questo non è sempre possibile, i conflitti sociali possono rimanere latenti o confinati nella dimensione individuale. Ciò può provocare criminalità, violenze nell'ambito fam. o altri problemi di natura sociale; dove il conflitto trova canali per esprimersi, può invece divenire il motore del cambiamento sociale. Diversi elementi inducono a ritenere che in questi casi la protesta porti gradualmente alla regolamentazione, all'elaborazione di norme e all'integrazione sociale, modificando la situazione di partenza. La soddisfazione delle rivendicazioni non avviene comunque mai in maniera definitiva.
Con l'attenuazione del conflitto di classe, nel corso degli anni 1960-70 tornarono in primo piano i contrasti di vecchia data tra pop. indigena e stranieri, per molto tempo rimasti in sordina. La questione giurassiana, che in precedenza non aveva dato luogo a conflitti di particolare virulenza, durante gli anni 1960-70 assunse i tratti di un conflitto tra etnie, favorendo così la polarizzazione delle posizioni (Giura bernese). I movimenti xenofobi degli anni 1960-80, che da allora hanno conosciuto impennate sporadiche, trovarono un terreno fertile nelle differenze etnico-culturali fra pop. autoctona e immigrati. Anche l'affermazione di nuove forme di consumo di massa e la crescente disponibilità di tempo libero, con la contrapposizione tra la richiesta di interventi di carattere educativo e le rivendicazioni (soprattutto giovanili) di maggiori spazi di libertà, furono all'origine di conflitti di natura culturale.
I conflitti che hanno caratterizzato la fine degli anni 1960-70 e gli anni 1970-80 sono stati definiti come nuovi movimenti sociali dalla sociologia. Nonostante la diversità degli attori e degli obiettivi (Movimenti giovanili, Movimento ecologista, Antimilitarismo, Pacifismo, movimento femminista), essi risultano accomunati dalla capacità di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica. Dopo essersi in un primo momento dedicati ad azioni provocatorie al di fuori degli schemi consolidati, molti di questi movimenti si sono inseriti nel gioco politico, utilizzando gli strumenti della democrazia diretta per mantenere vivo l'interesse per le proprie rivendicazioni. Nell'ultimo quarto del XX sec., sebbene la disponibilità al conflitto sia aumentata, l'importanza dei conflitti allo stato latente è rimasta comunque elevata, come dimostrano i tassi relativi alla tossicodipendenza (Droghe) e ai Suicidi, ai vertici della graduatoria mondiale, riconducibili a rigide forme di controllo sul piano individuale e sociale.
Autrice/Autore: Mario König / ddo