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La monografia dedicata all'architetto Simone Cantoni (1739-1818) colma un vuoto bibliografico. Esponente del primo Neoclassicismo europeo, Cantoni realizzò nella sua lunga esperienza professionale un centinaio di opere in Lombardia; e in Liguria fu celebre per la ricostruzione del Palazzo Ducale di Genova. Molto conosciuto all'epoca, quale contemporaneo di Piermarini ed esponente della corrente del "buon gusto", l'architetto ticinese cadde nell'oblio a fine Ottocento e i suoi materiali di studio furono smembrati.
Il volume nasce da una lunga ricerca d'archivio che ha messo in luce significative dinamiche di cantiere, inediti rapporti con i contemporanei riuscendo anche a documentare sue opere non note, ma chiaramente attribuibili mediante disegni sconosciuti e materiali provenienti da archivi privati. Tali testimonianze evidenziano un singolare spaccato dei rapporti fra committenza e attività teorica, in cui l'architetto concepiva il progetto dalla sua ideazione fino alla definizione di tutto l'apparato decorativo.
Dallo studio emerge che Cantoni riuscì ad essere l'interprete di una classe aristocratica colta e progressista, adottando negli edifici "riformati alla moderna" i valori estetici del "buon gusto", in piena adesione agli assunti teorici dell'illuminismo, in un momento storico che vide la Lombardia - e Milano in particolare - divenire uno dei centri più vivaci d'Europa.
Nella parte iniziale della monografia viene affrontata la formazione dell'architetto ticinese - incominciata a Genova accanto al padre e proseguita a Roma e a Parma -, per poi analizzare le prime opere milanesi (palazzo Serbelloni e palazzo Mellerio). Un capitolo avvincente è dedicato al dibattuto progetto sulla ricostruzione del Palazzo Ducale a Genova, mentre vengono successivamente presi in esame i diversi interventi che Cantoni effettuò in molti palazzi lombardi nonché il cospicuo repertorio delle ville realizzate nella Brianza e nel comasco, villa Olmo in primis. Attivo anche nell'architettura ecclesiastica, Simone Cantoni è soprattutto ricordato per il progetto e la costruzione della chiesa parrocchiale di Gorgonzola, anche se all'epoca aveva già realizzato una decina di radicali ristrutturazioni nelle chiese lombarde.
Gli interessi bibliofili dell'architetto ticinese, il suo costante desiderio di essere informato sulle novità, la sua passione per gli aspetti scientifici dell'ars construendi sono desumibili dalla sua "biblioteca", trattata in un capitolo specifico del volume, che pur nell'incompletezza di inventari archivistici, rivela, nei riferimenti epistolari rimasti, un livello considerevole della cultura architettonica dell'epoca.
Emblematica a questo riguardo risulta la "sala dell'architettura", presente nell'ultimo capitolo, realizzata da Cantoni nella sua casa natale a Muggio nella quale sono raffigurati i busti dei principali trattatisti ritenuti da Milizia i "sistematizzatori" dell'applicazione di un sapere antico di regole codificate per far sì che l'architettura sia e rimanga "arte prima fra tutte".
Correda il testo un vasto apparato iconografico e immagini inedite delle opere di Cantoni eseguite appositamente per la pubblicazione dal fotografo Lorenzo Mussi.
Simone Cantoni (Muggio 1739-Gorgonzola 1818) è l'esponente più famoso di una famiglia di capomastri e architetti ticinesi che operarono a partire dal Cinquecento in area ligure, francese e tedesca. Egli è ricordato come progettista di una rigorosa architettura neoclassica in cui le citazioni dell'antico e i riferimenti alla cultura francese contribuirono a creare un nuovo linguaggio, pur nella formale osservanza dei "principj" delle regole classiche ripresi nel Settecento. Le sue opere, estremamente raffinate, esprimono alti valori estetici e compositivi correlati all'espressione del "bon gusto".
Il successo dell'architetto ticinese fu dovuto al vasto consenso espresso dai committenti privati appartenenti all'illuminata aristocrazia lombarda. Dopo un periodo trascorso a Genova con il padre Pietro, Simone Cantoni proseguì la sua formazione a Roma e poi nell'ambiente dell'Accademia di Parma. Le prime opere significative si ebbero a Milano nell'epoca asburgica, si ricordano soprattutto palazzo Serbelloni e palazzo Mellerio. Nel 1778 ottenne l'importante incarico della progettazione della facciata e delle due principali sale di palazzo ducale a Genova, andate distrutte in un incendio. Tutta la critica fu unanime a riconoscere a Cantoni un grande merito. Il progetto di Villa Olmo realizzata per il marchese Odescalchi inaugura una fortunata serie di residenze di campagna tra cui possiamo annoverare anche villa Mugiasca a Mosino, villa Giovio a Breccia, villa Gallarati-Scotti ad Oreno e villa Odescalchi a Fino Mornasco, solo per citarne alcune. Anche il tema architettonico del palazzo è fortemente presente nell'opera dell'architetto ticinese, si ricordi palazzo Vailetti a Bergamo e nel territorio comasco le ristrutturazioni di palazzo Somigliana, palazzo Odescalchi, palazzo Mugiasca, palazzo Primavesi, palazzo Raimondi, palazzo Giovio e palazzo Porro. La fama conquistata con il progetto della chiesa parrocchiale di Gorgonzola gli procurò diversi incarichi riferiti a costruzioni ecclesiastiche sia in terra natìa (alcuni suggerimenti per le chiese di Muggio, Cabbio, Bruzella, Scudellate, Morbio Superiore e Sagno, e quello non realizzato per la chiesa di Mendrisio) come in Lombardia. Si menzionano a questo proposito fra i molti interventi le chiese: del SS. Crocifisso a Lodi, quella dei Santi Vito e Modesto a Lomazzo, Sant’Ambrogio a Morazzone, l'ampliamento per la chiesa di Carate, di Civello, di Ponte Lambro. Gli ultimi anni di attività saranno caratterizzati da incarichi diversi, ma di prestigio, che rivelano la consolidata posizione professionale di Cantoni; si ricorda il Seminario Maggiore e il Liceo Volta a Como. Nel marzo 1818 la morte colse Simone Cantoni quasi ottantenne, ma ancora impegnato a portare a compimento diversi cantieri
Nicoletta Ossanna Cavadini si è laureata in architettura presso l’Università di Venezia, discutendo una tesi storica ed ha conseguito il dottorato di ricerca in storia dell'architettura al Politecnico di Zurigo. Nel corso di questi anni ha svolto ricerche riguardanti architetti del XVIII e XIX secolo, vincendo nel 1994 la Borsa Nazionale Svizzera per la Ricerca Scientifica con il tema: Pietro Bianchi (1787-1849), architetto e archeologo (Milano 1995). Ne è seguita la mostra tenutasi alla Pinacoteca cantonale G.Züst di Rancate, al palazzo reale di Napoli e all'Accademia Nazionale di San Luca a Roma. Successivamente ha curato lo studio e l'esposizione dedicata a Carlo Basilico (1895-1966), pittore, progettista e designer (Chiasso 1998) ed ha compiuto importanti ricerche storiche riguardanti costruzioni oggetto di restauro, come per il Palazzo Thunn a Trento (Trento 1998) e il Cinema Teatro di Chiasso. La modernità di una tradizione culturale (Cinisello Balsamo 2001). Occupandosi di storia della forma urbana ha pubblicato, tra l’altro, nel 1996 Chiasso fra Ottocento e Novecento e diversi articoli sulla storia urbana di Mendrisio.
Fin dal conseguimento della laurea ha collaborato con il Dipartimento di storia dell’architettura di Venezia e successivamente con il Politecnico di Milano. Attualmente è oberassistentin del corso di storia dell’architettura contemporanea presso l’Accademia di architettura, Università della Svizzera italiana, dove svolge attività di ricerca. L'anno scorso è stato pubblicato il suo libro: Villa Olmo. Universo filosofico sulle rive del lago di Como (Milano 2002). È vincitrice del post-dottorato di ricerca sostenuto dal Fondo Nazionale Svizzero per la Ricerca Scientifica.

AUTORE: Nicoletta Ossanna Cavadini

PREMESSA: Werner Oechslin
EDITORE: Electa
ANNO EDIZIONE: 2003
PAGINE: 376
ILLUSTRAZIONI: 340
PREZZO: 80,00 €
USCITA: 15 dicembre