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L'impatto della libera circolazione sulle regioni di frontiera, a cominciare dal Ticino, è stato sottovalutato: lo afferma il presidente del Partito socialista svizzero Christian Levrat, che ammette l'esistenza di problemi e si dice pronto a discutere su possibili soluzioni, a cominciare da limitazioni su scala locale.
"All'interno del paese la libera circolazione e le relative misure di accompagnamento funzionano, pur con qualche limite. Nelle zone di confine abbiamo però sottovalutato la situazione", osserva Levrat in un'intervista pubblicata oggi dalla SonntagsZeitung e da Matin Dimanche. "Soprattutto in Ticino e a Ginevra, ma in parte anche a Basilea, il mercato del lavoro, la politica abitativa e lo sviluppo dell'infrastruttura sono solo parzialmente sotto controllo".
Secondo il consigliere nazionale friburghese non è possibile mettere in forse il principio della libera circolazione, fino a quando esso varrà come principio nell'UE. "Ma dobbiamo però affrontare i tabù. Sono disposto a discutere seriamente di clausole d'emergenza più efficaci o di una limitazione numerica regionale, se i cantoni lo desiderano".
Per Levrat rinegoziare l'intesa con l'UE sarebbe troppo rischioso, perché Bruxelles potrebbe avanzare altre pretese. Ma qualcosa deve essere fatto: "il sostegno alla libera circolazione continua a calare, non credo che al momento l'allargamento alla Croazia otterrebbe una maggioranza". "Senza un netto inasprimento delle misure d'accompagnamento vedo nero", aggiunge il presidente PS.
Le iniziative dell'UDC ("contro l'immigrazione di massa) e quella lanciata dall'associazione Ecopop ("per la stabilizzazione della popolazione") non sono comunque a suo avviso soluzioni valide: ma occorre dare risposte alle preoccupazioni della popolazione, conclude Levrat.
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