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I governi "devono intensificare gli sforzi per raggiungere gli obiettivi globali in materia di ambiente e sicurezza alimentare". È quanto emerge da un nuovo rapporto all'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) e dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), pubblicato lunedì, ovvero a poco meno di 10 anni dal 2030, termine stabilito per il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite.
Nei prossimi dieci anni si prevede, sia pure a un tasso rallentato rispetto allo scorso decennio, un aumento annuo dell'1,2% della domanda mondiale di prodotti agricoli, da utilizzare sia come alimenti e mangimi, sia come combustibili e fattori di produzione industriale. Stando alle previsioni, a influenzare la futura domanda saranno l'andamento demografico, la sostituzione delle carni rosse alla carne di pollame nei paesi ricchi e in molti paesi a medio reddito, e un'impennata del consumo pro capite di prodotti lattiero-caseari in Asia meridionale.
"Abbiamo l'opportunità unica di incanalare il settore agroalimentare su un percorso di sostenibilità, efficienza e resilienza," sostengono il Segretario Generale dell'OCSE, Matthias Cormann, e il Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu. "Se non verranno messi in campo nuovi interventi, l'obiettivo Fame Zero non sarà raggiunto e le emissioni di gas a effetto serra dal settore agricolo aumenteranno ulteriormente. Il provvedimento più urgente è una trasformazione dei sistemi agroalimentari".