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Un'impresa ci ha interpellati per sapere se sia possibile istituire un sistema per il controllo della presenza e per la registrazione del tempo di lavoro dei collaboratori mediante l'impronta digitale. Al fine di limitare i rischi che il trattamento di dati biometrici comporta, abbiamo raccomandato all'impresa di utilizzare soltanto una parte e non l'intera impronta digitale.
Le impronte digitali e le caratteristiche che se ne traggono costituiscono dati biometrici. Essi sono di regola caratteristiche essenziali inconfondibili di una persona che non permettono alcuna utilizzazione da parte di terzi non autorizzati. Di conseguenza, i sistemi di autenticazione biometrica riducono fortemente i rischi delle classiche cartelle di timbratura (come perdita, copiatura o furto). Tuttavia, invece dell'impronta intera dovrebbe essere utilizzata soltanto una parte di essa al fine di minimizzare i rischi per la sicurezza collegati al trattamento di dati biometrici. Per ottenere questo risultato, si filtrano determinate caratteristiche dell'impronta digitale che sono inequivocabilmente associabili a una persona; in questo modo si minimizza il rischio di destinazione errata dei dati, mentre si garantisce il controllo della presenza e la registrazione del tempo di lavoro dei collaboratori. Le caratteristiche estratte dall'impronta digitale del collaboratore dovrebbero inoltre essere memorizzate localmente su una carta chip. Non è necessario lo sviluppo di una banca dati centrale con caratteristiche biometriche, che sarebbe esposta a diversi rischi quanto alla sicurezza.
Diverse imprese hanno posto domande analoghe per quanto concerne l'impiego di dati biometrici. Abbiamo perciò ritenuto opportuno pubblicare una «Guida ai sistemi di riconoscimento biometrico» che può essere consultata qui.