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Chiunque venda o trasmetta dati bancari a terzi rischierà il carcere, da 3 a 5 anni a seconda della gravità dell'atto. Dopo il Consiglio nazionale, anche gli Stati hanno approvato oggi per 26 voti e 8 astenuti varie modifiche legislative frutto di un'iniziativa parlamentare del gruppo PLR. Il dossier è pronto per le votazioni finali del 12 dicembre: il sì dei due rami del parlamento è scontato.
Già ora i collaboratori di una banca che cedono informazioni riservate sui clienti rischiano una pena fino a tre anni. In futuro tale sanzione potrebbe raggiungere i 5 anni se ne ricavano un vantaggio materiale.
La legge dovrebbe colpire anche quelle terze persone che cedono dati oppure li utilizzano a loro vantaggio pur conoscendone l'origine delittuosa.
Al Nazionale, la sinistra si era espressa contro il progetto, giudicando le pene troppo pesanti e l'intera revisione del tutto inutile, vista l'entrata in vigore tra breve dello scambio automatico di informazioni. Anche oggi agli Stati, la sinistra si è astenuta.
A nome della commissione dell'economia e dei tributi, Karin Keller-Sutter (PLR/SG) ha sostenuto che la vendita di informazioni bancarie per ricavarne del soldi è un "azione particolarmente riprovevole". Simili atti, ha aggiunto, "oltre a distruggere la fiducia del cliente nella sua banca, gettano un'ombra su tutta la piazza finanziaria, minandone la concorrenzialità".
Circa le perplessità della sinistra sull'utilità dell'iniziativa parlamentare alle luce della prossima introduzione dello scambio automatico di informazioni, cui la Svizzera intende partecipare, la "senatrice" sangallese ha sostenuto che l'accordo in questione "non è ancora in vigore".