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Avevamo incontrato Pep Tognola il mese di ottobre scorso apprendista di commercio in Moravia, egli sospirava “i patri focolari” e descriveva il terribile incendio del Ring-Theater di Vienna del mese di dicembre 1881. Poi, il mese scorso, eccolo di nuovo, non più in Moravia, ma a Belfast. Nella città irlandese egli rimarrà dal 1882 al 1886, attento come abbiamo visto, alle vicende sociali e politiche dell’Isola Verde, dominata allora dalla fiera Albione.
Questa volta è un passaggio di una sua lettera del 18 febbraio 1884 che vi voglio far conoscere: “ … Ieri sera mi recai a vedere i così detti “Midgets” (specie di pigmei) e credo che una piccola descrizione dei medesimi v’interesserà.
Questi due pigmei, l’uno chiamato “General Mite” e l’altro “Signorina Millie Edwards” fecero la loro prima apparizione a Belfast ieri sera alle 8 davanti ad una immensa folla di spettatori. Una Sala di ricevimento venne eretta nel mezzo d’uno spazioso circuito, dove venivano fatte le visite, ed entrando in suddetta sala, si era in dubbio se questa coppia diminutiva, vestita a pennello e che salterellava con tanta grazia da un canto all’altro della sala, fosse veramente di carne ed ossa. Una breve ispezione però del giovane signorino e della sua gentile compagna era bastante per convincere gli spettatori, che si trovano davanti a due piccoli esseri intelligentissimi ed oltremodo attraenti.
Il signorino ha 19 anni e la signorina 17. Sono accompagnati da un certo Sig. Alessandro Vogelsang, che descrisse il principio della vita dei “Midgets” e raccontò alcuni aneddoti occorsi durante il loro viaggio in Europa. Il “General” informò l’udienza, che nacque a Greene Chenango County, Nova-Jork il 6 d’ottobre 1864, il suo vero nome essendo Francesco J. Flynn, e che pesava alla sua nascita solamente 2 libbre (circa 910 grammi). All’età di 3 anni cessò di crescere ed ora all’età di 19 anni, la sua statura è di 26 pollici , e pesa solamente 9 libbre. La carriera della “signorina Milli Edward” è ancor più rimarcabile. Essa nacque il primo di settembre 1867 nello stato Michigan (Stati Uniti) e pesava 1 libbra e ¼ (circa 570 grammi) alla sua nascita.
All’età di sette anni cessò pure di crescere, pesando allora 7 libbre (circa 2,380 chilogrammi) e da quel periodo in poi non aumentò né in grandezza né di peso. È considerata a giusto titolo come “una bellissima signorina in miniatura”, e in 2 anni celebrerà le sue nozze col “General”. Una cosa tutta speciale e dilettevole del “General Mite” è che mostra una singolare parzialità per un gran letto negli alberghi dove si ferma, e il Signor Vogelsang disse, che molte volte entrando nella camera dove si trova questo “General” non è che a stento, che lo può trovare. Attraversando l’atlantico, il “General” fu parimenti visitato dal mal di mare durante un giorno – più che abbastanza per una persona di tale statura e peso e quando fu interrogato se soffriva molto, rispose che sì, ma che vedendo dipoi gli altri passeggeri nella stessa situazione la cosa prese un aspetto piuttosto dilettevole! Allorché questo pigmeo fu introdotto per la prima volta presso la Regina d’Inghilterra, disse in maniera molto garbata: “Auguro la buona sera a S.M., ed oso sperare che gode ottima salute”. La Regina fu alquanto sorpresa nell’udire il “General” parlare l’inglese così bene, ma il Generale rispose a S.M., che essendo egli americano, l’Inglese è la sua lingua madre, e sperava quindi che S.M. ed egli s’intenderebbero benissimo! Questi “Midgets” furono esaminati tempo fa a Monaco da alcuni rinomati professori di medicina, i quali dissero che sono interamente sviluppati come qualsiasi altro essere umano, all’eccezione della statura. Verso al fine dell’Esposizione, il “General” cantò “Il mio nome è General Mite”. La sua voce è perfettamente chiara e molto musicale, qualunque come sia, ben inteso, molto lontana dall’essere un “basso profondo”. Per chiudere il “General” ballò colla sua compagna e in una maniera tanto gentile che eccitò la sorpresa e gli applausi degli spettatori …”.
La lettura del brano mi ha risvegliato lontani ricordi di giostre, di tiri a segno, che, una volta all’anno, arrivavano anche a Grono sul prato adiacente alla Birreria. Arrivò pure un carrozzone, nel quale solo gli adulti potevano entrare. A noi ragazzi, ciò che si poteva ammirare all’interno del carro, era precluso; per pochi minuti i fortunati spettatori adulti potevano vedere, ma non toccare, una donna cannone, non quella della canzone di Francesco De Gregori, ma una donna di grossezza eccezionale, che si esibiva con vestiti assai succinti. A noi rimaneva la consolazione di estasiarci alla vista di enormi mutandoni appesi a un filo ad asciugare.
Ora la donna cannone che non potei vedere e i pigmei che Pep Tognola poté invece conoscere a Belfast, hanno riaperto un capitolo della storia che avevo dimenticato e che collego con le esposizioni universali, non l’attuale di Milano, ma quelle che l’hanno preceduta a cavallo tra Ottocento e Novecento: la storia degli zoo, dove non si esponevano animali, ma uomini.
Un esempio: in occasione dell’esposizione universale di Parigi del 1886, quella della Tour Eiffel per intenderci, venne allestito un villaggio africano (un vero zoo umano) con 400 abitanti che mettevano in scena vere e proprie rappresentazioni dell’inferiorità delle razze del continente africano rispetto a quelle europee. Gli abitanti del villaggio venivano presentati come portatori di comportamenti animaleschi, venivano pagati per recitare la loro parte. Il pubblico non lo sapeva e coglieva in maniera immediata un rapporto di netta superiorità fra la sua razza e quella dell’uomo africano.
Oggi forme pericolose di razzismo dilagano ovunque, basterebbe accedere alle reti sociali di alcuni nostri personaggi politici per rendersene conto.
In un futuro non troppo lontano potremmo trovare in un villaggio tipo quello di Parigi del 1886 anche il franco-ivoriano Tidjane Thian, l’amministratore delegato (CEO) del Credito Svizzero in compagnia di Barack Obama e di Kofi Annan.