Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01222.jsonl.gz/1086

Ad affermarlo è Yves Zumwald. Per il presidente di Swissgrid, in caso di blackout invernali, già il giorno precedente ci saranno avvisaglie
Avvisaglie di un eventuale blackout elettrico in inverno vi saranno già nella giornata precedente.
"I segnali appaiono già il giorno prima, perché gli operatori del mercato elettrico ci forniscono i programmi di scambio di energia previsti", spiega in un’intervista pubblicata oggi da La Liberté Yves Zumwald, presidente della direzione di Swissgrid, la società che gestisce in Svizzera le reti elettriche, cioè il trasporto dell’elettricità. "Se questi programmi non sono equilibrati, chiediamo loro di immettere energia nella rete o di ridurre i consumi. Se l’equilibrio non può essere garantito e si verifica una carenza, le autorità federali decideranno quali misure adottare".
"In una situazione normale, le centrali elettriche svizzere dispongono di una certa quantità di energia di riserva per ripristinare l’equilibrio della rete per alcune ore", prosegue l’ingegnere 55enne. "Inoltre il Consiglio federale ha previsto una riserva idroelettrica che la Svizzera costituirà quest’inverno e che potremmo utilizzare. Stiamo anche lavorando con gli operatori dei sistemi di trasmissione europei per vedere se sia possibile adottare misure con loro, poiché abbiamo 41 linee transfrontaliere".
Ma non è che si sta giocando a farsi paura? "Condividiamo la preoccupazione della Confederazione riguardo al rischio reale di una carenza di energia elettrica in inverno. Ma vi sono molte variabili: farà freddo? Ci saranno sole e vento a gennaio? Questo non è ancora prevedibile".
Secondo Zumwald, Consiglio federale e parlamento hanno la responsabilità di creare le condizioni quadro per una fornitura affidabile di energia elettrica. "La soluzione? È necessario raggiungere un’intesa con l’Ue nell’ambito dell’accordo sull’elettricità, oppure aumentare la produzione propria in inverno".
Il governo vuole accelerare le procedure di approvazione per la costruzione di nuove centrali elettriche. "Ma non bisogna dimenticare che questa futura produzione dovrà essere trasportata e che quindi anche le procedure per la costruzione di linee ad alta tensione dovranno essere accelerate. Ci sono voluti 35 anni per costruire la linea Chamoson-Chippis (Vs) a causa dei procedimenti legali e ancora oggi, senza ricorsi, ci vogliono quasi 15 anni per allestire una linea ad alta tensione".
Però – osservano i giornalisti – i rischi di non avere sufficiente elettricità erano noti... "Sì!", risponde l’intervistato. "La pandemia era solo il secondo rischio più grande: il rischio economico maggiore per la Svizzera è la carenza di elettricità!". A suo avviso comunque "quello che ci sta accadendo non è specifico del nostro Paese: si tratta di una crisi energetica globale con l’Europa come epicentro, come ha detto il direttore dell’Ufficio federale dell’energia".
Stando a Zumwald non è comunque ancora il momento di preparare candele e coperte. "Non siamo ancora arrivati a questo punto. Tutti i partner del settore stanno attualmente collaborando intensamente con le autorità federali per evitare una carenza di elettricità e per essere pronti ad affrontarla qualora si verificasse", conclude il manager con trascorsi presso il gruppo energetico Eos.