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BELLINZONA - Verrà pubblicata oggi pomeriggio dal Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona la sentenza nei confronti di un calabrese di 63 anni condannato nel 2018 a tre anni e otto mesi di carcere per partecipazione alla 'ndrangheta. La Corte dovrà pronunciarsi solo su un punto alquanto secondario: la ridefinizione giuridica di una sega ritenuta un'arma. La difesa ha già annunciato che impugnerà il verdetto.
Il Tribunale federale (TF) aveva infatti accolto solo parzialmente il ricorso dell'imputato, confermando in larga parte le decisioni dell'istanza inferiore, in particolare l'accusa principale di partecipazione e sostegno a un'organizzazione criminale.
I giudici della Corte suprema con sede a Losanna hanno però ritenuto che il seghetto non poteva essere qualificato come arma e che non è determinate il fatto che l'oggetto, descritto come «un filo metallico dotato di due anelli alle sue estremità», possa essere usato per ferire.
Davanti al TPF di Bellinzona l'imputato, domiciliato nel Seeland (BE), aveva spiegato che era un attrezzo acquistato nel rispetto della legge su un sito specializzato in articoli da campeggio, e non si trattava di un oggetto concepito per far del male, come affermato dall'accusa che lo aveva sequestrato in base alle legge sulle armi.
L'imputato, un padre e nonno calabrese, era stato giudicato colpevole di aver partecipato, dal 2003 al 2011, alle attività delle sezioni locali della 'ndrangheta di Giussano e Seregno, in Lombardia, dove era conosciuto come "Cosimo lo Svizzero". Stando al TPF, l'uomo ha in particolare acquistato armi in Svizzera e le ha trasportate di persona in Italia. Non è invece stata provata la sua partecipazione a sanguinose azioni della mafia calabrese a Torino, risalenti agli anni 2003 e 2004. Al suo domicilio, al momento dell'avvio delle indagini nell'agosto del 2015, erano state ritrovate numerose armi, che sono state sequestrate. Fra queste il seghetto.
Il 17 agosto scorso al TPF, il procuratore federale aveva chiesto la conferma della precedente condanna.
L'avvocato della difesa aveva invece domandato una significativa riduzione della pena - 40 aliquote giornaliere di 80 franchi più una multa di 1000 franchi - sostenendo che non c'erano prove per la maggior parte delle accuse contro il suo cliente. Tra l'altro, non c'era nessun testimone che potesse confermare che l'imputato avesse fatto la guardia armata di un campo di canapa nel cantone di Berna. La difesa aveva quindi già annunciato un ricorso.