Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/19261

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>In seguito alla decisione del 3 aprile 1996 di abrogare l'ammissione provvisoria per gruppi di profughi di guerra bosniaci, il Consiglio federale ha approvato il 26 giugno 1996 un programma di ritorno e di reinserimento: detto programma offre aiuti finanziari alle persone che rientrano spontaneamente, nonché contributi dello stesso importo per l'aiuto strutturale, in particolare il ripristino di infrastrutture e di spazio abitativo destinati ai rientranti. Il programma di ritorno e di reinserimento Bosnia è il più completo mai attuato sia nel nostro Paese sia rispetto ai programmi degli altri Stati d'accoglienza dell'Europa occidentale.</p><p></p><p></p><p></p><p>Anche dopo le votazioni, non vi è motivo di fermare i rinvii verso la Bosnia-Erzegovina. Grazie agli Accordi di Dayton sono state gettate le condizioni affinché i Bosniaci potessero ritornare, senza pericolo, nei territori nei quali la loro etnia rappresenta la maggioranza. Per le persone, che non hanno ancora potuto insediarsi nel luogo di domicilio originario, o perché la loro etnia non è desiderata o perché la loro integrità personale addirittura risulta minacciata, il Consiglio federale ritiene esigibile, grazie all'aiuto per il ritorno e il reinserimento della Confederazione, che si trovino temporaneamente un nuovo domicilio in Bosnia-Erzegovina. Si applica nella circostanza il principio della cosiddetta "alternativa di fuga interna" che consiste nel concedere protezione in un altro Stato soltanto a coloro che non la trovano nello Stato d'origine. Questo principio è applicato nel caso di tutti i richiedenti l'asilo e profughi di guerra. Il Consiglio federale tiene inoltre conto del fatto che in tutte le regioni della Bosnia-Erzegovina esistano cosiddette "open cities", ossia luoghi a disposizione dei rientranti, a prescindere dalla loro appartenenza etnica. Una siffatta presa di domicilio temporanea e a titolo alternativo, scelta già da numerose persone in Bosnia Erzegovina, migliora inoltre la possibilità di un successivo ritorno nel luogo di domicilio precedente.</p><p></p><p></p><p></p><p>Considerato quanto detto sopra, il Consiglio federale non ritiene di dover derogare alla sua politica di ritorno finora attuata. Invia del resto alle risposte riguardanti la mozione Bühlmann (98.3200), l'interpellanza Bäumlin (98.3079) e il postulato Vermot (98.3163).</p>  Risposta del Consiglio federale.