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SHANGHAI - Due tibetani si sono immolati oggi nella provincia cinese del Qinghai, nel Tibet orientale: Ngawang Norphel di 22 anni e Tenzin Khedup di 24. Quest'ultimo è morto sul colpo, mentre non si hanno notizie del secondo. Avvolti nella bandiera tibetana (vietata in Cina), hanno chiesto prima di sacrificarsi il ritorno del Dalai Lama e il ritiro della Cina dalla regione. Tenzin Khedup è di Tridu a Keygudo, la stessa città dove l'8 febbraio si immolò il monaco Sonam Rabyang, del quale non si hanno notizie. Ngawang Norphel invece è di Ngaba, la regione nella provincia del Sichuan con il più alto numero di immolazioni (25).
I due hanno lasciato un biglietto dove scrivono che non essendo monaci né ricchi questo era l'unico gesto possibile per dare un contributo alla causa tibetana. Sale così a 41 (per alcune fonti 42) il numero di immolati da febbraio 2009, 40 dal marzo 2011. Si tratta di 35 uomini e 6 donne, 31 in complesso sono morti sul colpo.
«Per questo - è scritto nel biglietto - abbiamo deciso di immolarci nella speranza che Sua Santità il Dalai Lama possa vivere a lungo e tornare in Tibet il prima possibile. Per la causa dei tibetani, noi abbiamo deciso di morire. Vogliamo fare appello a tutti i giovani tibetani di non fare questioni fra loro e non avere sentimenti di inimicizia fra loro. Tutti devono rimanere uniti per sostenere la causa della razza tibetana e della sua nazionalità».