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I cittadini di Serbia, Montenegro e Bosnia Erzegovina che sono disoccupati non hanno diritto ad assegni famigliari per i figli rimasti in patria: lo ha deciso il Tribunale federale in una sentenza resa nota oggi.
L'Alta Corte ha precisato che la vecchia convenzione tra la Confederazione e la Repubblica di Jugoslavia è ancora valida per i tre paesi citati ed è rimasta applicabile al Kosovo fino a marzo 2010.
Il TF ha perciò dato torto a un cittadino kosovaro domiciliato a Ginevra il quale, senza occupazione e a beneficio dell'assistenza sociale, aveva chiesto di poter usufruire degli assegni per due dei suoi figli rimasti nel paese d'origine per il periodo compreso tra il primo gennaio 2009 e il 31 marzo 2010.
Nel novembre 2013 la Cassa per gli assegni famigliari a persone senza attività lucrativa aveva respinto la richiesta del kosovaro, ma la Corte di giustizia ginevrina aveva ribaltato la decisione. Ora i giudici federali hanno sentenziato che la Cassa aveva ragione nel negare gli assegni, applicando l'interpretazione restrittiva delle norme in vigore.
Il TF ha rammentato che "l'esportazione degli assegni famigliari è possibile se è prevista da un trattato internazionale". In questo caso specifico la convenzione tra la Confederazione e l'ex Jugoslavia prevede che gli assegni siano versati se sono contemplati "nella legislazione del luogo di lavoro del padre".
Se il padre è in disoccupazione e vive grazie all'aiuto sociale, gli assegni non possono essere versati se il figlio non vive in Svizzera, specifica il TF, che si oppone ad una interpretazione estensiva dell'accordo concluso nel 1962 tra Berna e Belgrado.
SDA-ATS