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I cambiamenti climatici obbligano la Russia a giocare d'anticipo e in difesa.
MOSCA - Si sente spesso parlare della minaccia rappresentata dalla Russia e dalla Cina. E a giusto titolo. Queste due superpotenze mondiali sono in procinto di cambiare tutto l'assetto geopolitico mondiale. E non ci metteranno molto. Tuttavia, stando al Guardian, c'è un problema più importante che richiede l'attenzione dei governi occidentali. Ed è la questione dell'Artico. Quell'enorme massa di acqua solidificata che "fluttua" attorno al circolo polare ha il potenziale di modificare le rotte del commercio internazionale, generare scarsità alimentare, amplificare la povertà nel mondo, aggravare la crisi migratoria, riscrivere le alleanze militari e aumentare il rischio di una terza guerra mondiale. Ma andiamo con ordine.
Gli Stati che si affacciano sull'Artico, ovvero: Stati Uniti, Canada, Russia, Finalandia, Danimarca, Islanda, Norvegia e Svezia hanno a lungo collaborato nel quadro del Consiglio artico, un organizzazione sovranazionale dedita alla ricerca scientifica e al progresso. Questo fino all'invasione dell'Ucraina. Da quel momento sono cambiate le carte in tavola. Le periodiche sedute del Consiglio si sono infatti interrotte, generando tutta una serie di ripercussioni negative: dall'impedimento del progresso scientifico alla militarizzazione dell'Artico.
Malgrado il Consiglio si sia sempre definito apolitico, il precario equilibrio geopolitico mondiale ha sempre influito sulle dinamiche interne dell'organizzazione. Basti considerare che cinque membri su otto facevano parte della NATO. Ora il contesto è decisamente cambiato: la Finlandia ha raggiunto l'alleanza in aprile e la Svezia sta per diventare un membro a tutti gli effetti. Nel Consiglio la Russia si troverà ben presto con le spalle al muro.
L'impatto del riscaldamento climatico - Ma soffermiamoci sulle questioni climatiche: i ghiacci si stanno sciogliendo. E questo, a un ritmo sempre maggiore. La superficie del ghiaccio che si forma nei mesi estivi è diminuito del 30% e più del 90% del ghiaccio "vecchio" (di età superiore ai 5 anni) si è completamente sciolto. Le calotte in questione erano responsabili del raffreddamento delle temperature terresti, in quanto riflettevano i raggi solari fuori dall'atmosfera. Con la loro scomparsa, le temperature artiche si stanno alzando a un ritmo tre volte superiore al riscaldamento globale. Secondo la comunità scientifica, l'Artico sarà completamente sprovvisto di ghiaccio estivo a partire dal 2040-45.
Ciò comporterà l'apertura stagionale di una nuova rotta marittima, che permetterà di collegare l'Asia all’Europa e al Nordamerica passando dal circolo polare. Per non parlare della sparizione della barriera naturale situata sulle coste a Nord della Russia, che ha protetto il Paese da incursioni per millenni. Lo scioglimenti dei ghiacci è infatti uno dei punti salienti della politica di sicurezza del Cremlino, il quale ha cominciato ha militarizzare, massicciamente, le sue coste Nord.
I piani di Mosca - Il presidente russo Vladimir Putin ha grandi progetti per la rotta marittima dell'Artico. L'obbiettivo sarebbe quello di raddoppiare il commercio nei prossimi anni. Mosca ha edificato oltre 450 basi militari sulle sue coste, riabilitando vecchie basi risalenti all'era sovietica e armando la flotta artica con missili nucleari tattici e convenzionali.
Il Cremlino ha recentemente fatto passare una legge che obbliga qualsiasi nave da guerra che intende transitare in quelle acque a notificare le autorità con 90 giorni di preavviso. I sottomarini stranieri sono inoltre obbligati a riaffiorare in qualsiasi momento per mostrare la propria bandiera.
La contromossa dell'Occidente - È probabile che gli Stati Uniti e la NATO tenteranno di assicurarsi il libero accesso al mare dell'Artico. Per farlo si appoggeranno sulla Convenzione dell'ONU sul diritto del mare. Ma la mossa non è priva di rischi. La Russia potrebbe infatti intenderla come una provocazione. D'altra parte, i Paesi occidentali non si trovano nella posizione di potere permettere alla Russia di normalizzare la "privatizzazione" della rotta marittima artica.