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Cresce il consenso mondiale per la moratoria universale della pena di morte: la risoluzione per fermare il boia nel mondo ha ottenuto 117 voti in Assemblea generale, sei in più che nel 2012. I no sono stati 38, 34 le astensioni. Gli Stati Uniti hanno votato in extremis contro la risoluzione, quando il tabellone era stato ormai chiuso: l'ambasciatrice si era distratta.
Come tutte le risoluzioni dell'Assemblea generale anche quella sulla moratoria non è vincolante ma ha forte peso morale. Dal 2007 viene votata ogni due anni, e da allora la tendenza è stata a un aumento dei sì: 104 la prima volta, saliti a 111 nel 2012 e a 117 oggi grazie all'adesione di Somalia, Niger, Eritrea, Figi, Guinea Equatoriale e Suriname.
Rispetto al 2007, sono drasticamente calati anche i no: da 52 a 38, meno 30 per cento. Bahrein, Myanmar, Tonga e Uganda sono passati dai no all'astensione. Sì in crescita anche rispetto al voto di novembre in Commissione, grazie al lavoro capillare condotto dalla larga coalizione transregionale di cosponsor: tre Paesi in più hanno approvato l'iniziativa.
La risoluzione contiene alcune importanti nuove raccomandazioni per gli Stati membri dell'Onu, quali la disabilità mentale e intellettuale tra i motivi di esclusione nell'applicazione della pena capitale.