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I negoziati fra Russia e Ucraina non portano risultati. Ne ho parlato nei miei interventi a «Zapping» (RAI Radio 1). In sintesi, approfondisco qui alcuni aspetti della questione negoziale che non hanno potuto trovare posto nella conversazione via radio. Perché mancano le basi oggettive di un negoziato efficace. Non bastano le buone intenzioni, per far dialogare due parti in conflitto.
- Un obiettivo che rechi un vantaggio a entrambe le parti;
- Un portafoglio di proposte;
- Concessioni alla controparte in cambio di sue concessioni;
- Soglie oltre le quali non trattare («linee rosse»).
Le parti devono uscire da un negoziato sentendosi entrambe vincenti (win-win situation). Il vantaggio può anche essere immateriale, ad esempio di reputazione («salvare la faccia»). Nei negoziati Russia-Ucraina mancano:
1. Obiettivo: l’obiettivo può essere solo la ricostituzione dell’integrità territoriale dell’Ucraina (2013). Concedere territorio alla Russia a seguito dell’invasione significa accettare una modifica di frontiere con la forza: un precedente che danneggerebbe tutti, non solo l’Ucraina. La Russia non riconosce tale obiettivo.
2. Proposte: le proposte russe si riassumono in una richiesta di resa incondizionata, inaccettabile per l’Ucraina e per il diritto internazionale. L’Ucraina propone la rinuncia alla NATO (non all’Ue) e, a quanto parso nei giorni scorsi, un referendum sullo statuto dei territori orientali. La rinuncia alla NATO sarebbe praticabile senza danno immediato, ma più il conflitto si aggrava più sarà difficile convincere gli ucraini a tale passo. Il referendum presenta ostacoli giuridici e fattuali: a) la Costituzione ucraina (art. 2) non ammette la divisibilità del territorio; b) milioni di cittadini sono fuggiti dalle regioni orientali, in otto anni, e la Russia ne ha modificato la demografia. I risultati di una votazione sarebbero falsati. Posto di superare tali ostacoli, la Russia, come ha fatto sinora, eccepirebbe l’applicabilità della legge ucraina su tali territori.
3. e 4. Ciò premesso, non si vedono concessioni e linee rosse possibili. Ogni concessione dell’Ucraina significherebbe la resa all’aggressore e una perdita per l’intero sistema di sicurezza internazionale, fondato sul principio di non aggressione. La Russia potrebbe solo concedere il ritiro delle truppe, ma questo segnerebbe il suicidio politico del regime di Putin.
Al momento non vi sono modi di un ritiro russo che salvino la faccia del governo di Mosca. Pertanto, il ritiro avverrà quando Putin vi sarà costretto per esaurimento delle forze economico-militari. Potrebbe fare concessioni, forse, poco prima del verificarsi di tale condizione, per salvare il salvabile.
Per questi motivi, se l’Ucraina si arrendesse all’aggressore per sedere perdente al tavolo delle trattative, come taluni vorrebbero, non otterremmo la pace, ma l’opposto. La Russia non avrebbe più alcun motivo di negoziare. La pace non sarebbe raggiunta, poiché crollerebbe il principio di non uso della forza, sancito dalla Carta delle Nazioni unite, aprendo la strada a futuri conflitti analoghi altrove.