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Con la Legge sull'assicurazione contro gli infortuni del 1984, iniziò una nuova epoca per la prevenzione degli infortuni in Svizzera. Innanzitutto la prevenzione divenne obbligatoria per tutte le aziende in Svizzera; poi, oltre alla Suva, anche gli ispettorati del lavoro dei 26 Cantoni e della Confederazione divennero responsabili dell'esecuzione. Per la sorveglianza delle norme armonizzate venne istituita la Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro (CFSL).
La nuova Legge sull'assicurazione contro gli infortuni, emanata nel 1981 ed entrata in vigore nel 1984, portò a un cambio di sistema. Non solo si introdusse l'assicurazione obbligatoria generale, il cosiddetto obbligo LAINF, ma la competenza per la sicurezza sul lavoro e di «dare degli ordini in proposito» non era più riservata solo alla Suva, come previsto dalla legge del 1911.
Ora si disponeva di una nuova e unica base giuridica per la prevenzione degli infortuni e contemporaneamente anche di molteplici organi di esecuzione. Per garantire l'applicazione unitaria delle norme nonché per armonizzare le competenze degli organi di controllo, venne istituita una «commissione di coordinamento composta da nove a undici membri», come recita il testo legislativo del 1981.
Nel 1984 si costituì il comitato denominato poi «Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro» (CFSL). Di fatto, la Suva ha continuato comunque a svolgere un ruolo centrale nella prevenzione degli infortuni.
Conformemente alla legge, le spetta la presidenza della CFSL, oltre a 4 dei 15 membri; insieme ai 26 ispettorati del lavoro dei Cantoni e all'Ispettorato federale del lavoro, è competente per la consulenza e la sorveglianza delle imprese; gestisce circa l'80 per cento delle risorse finanziarie (entrate dal supplemento di premio, che confluisce nella prevenzione, e spese per la sicurezza sul lavoro).
Le decisioni della CFSL sono vincolanti tanto per gli assicuratori quanto per gli ispettorati del lavoro. Per far sì che l’esecuzione sia uniforme, emana le cosiddette direttive, previa consultazione con esperti e gruppi di interesse. Ciò contribuisce anche alla certezza del diritto nelle imprese.
Uno degli atti legislativi importanti è la direttiva 6508 sul ricorso ai medici del lavoro e agli altri specialisti della sicurezza sul lavoro, detta anche «direttiva MSSL».
Approvata nel 1996 questa spiega alle imprese, nonché agli organi di esecuzione, come sistematizzare le misure di sicurezza sul lavoro, ossia come rilevare i pericoli ed eseguire controlli interni (audit). Secondo la direttiva MSSL, il ricorso a personale specializzato (specialisti MSSL) è obbligatorio nelle imprese esposte a pericoli particolari.
Un esempio degli effetti concreti della nuova legislazione sulla sicurezza sul lavoro è rappresentato dal divieto di consumare alcol sui cantieri. Mentre in passato il primo «atto ufficiale» della mattina di un apprendista consisteva nel procurare una cassa di birra, negli anni Novanta scompare l'alcol dai cantieri.
Negli anni Ottanta le opinioni su questo aspetto erano ancora divise. Nel 1983, durante la consulenza della Suva sulla consultazione relativa all'Ordinanza sulla prevenzione degli infortuni e della malattie professionali (OPI), Fritz Leuthy, Segretario dell'Unione Sindacale Svizzera (USS) e vicepresidente del Consiglio di amministrazione Suva, affermava di trovare «questo provvedimento un po' pedante». Si trattava, secondo lui, di una disposizione che obiettivamente non rientrava nell'Ordinanza. A lui aveva replicato Walter Seiler, membro della Direzione Suva, affermando che «un lavoratore ubriaco poteva costituire un pericolo per sé e per i colleghi di lavoro».
«Se un lavoratore non è padrone dei suoi cinque sensi, deve essere allontanato dal luogo di lavoro».
La disposizione allora contestata venne inserita nell'ordinanza, affermando che un lavoratore «non deve mettersi in uno stato che possa esporre lui stesso o altri lavoratori a pericolo. Questo divieto vale in particolare per il consumo di bevande alcoliche o di altri prodotti inebrianti». Per la Suva la norma, valida in tutta la Svizzera, servì da riferimento per l'opera di informazione e controllo sui cantieri.
La Suva non impose solo divieti, ma anche obblighi. Un esempio concreto: all'inizio degli anni Novanta, poiché si moltiplicavano gli infortuni con i carrelli elevatori, la Suva pretese una formazione per i carrellisti. Un’azienda che non si attenne alla direttiva impugnò tale obbligo e lo portò davanti al Tribunale federale delle assicurazioni di Lucerna, il quale respinse il reclamo e confermò l'obbligo di formazione.
In Svizzera si verificano ogni anno circa 250 000 infortuni professionali, di cui solo 180 000 nelle aziende assicurate presso la Suva. Gli infortuni riguardano un operaio edile su cinque, un installatore di ponteggi su quattro e un operaio forestale su tre.
Nel 2010 la Suva ha lanciato dunque la campagna «Visione 250 vite». Nell'arco di dieci anni l’obiettivo è di prevenire 250 casi di decesso nonché molti casi di invalidità grave quale conseguenza di infortuni professionali, cioè dimezzare la cifra dei decessi annui. Nel 2010 questa cifra sfiorava i 100 casi contro i 57 nel 2015.
Per avvicinarsi all'obiettivo, la Suva ha formulato le cosiddette «regole vitali» per una serie di categorie professionali. Si tratta di semplici istruzioni comportamentali, disponibili ad esempio in nove lingue per il settore dell'edilizia. Le analisi degli infortuni mortali sul lavoro dall'avvio della campagna «Visione 250 vite» hanno dimostrato che il 60 per cento degli infortuni si potrebbe evitare se si rispettano le regole vitali.
La visione assume valore vincolante con la Charta della sicurezza della Suva. L'iniziativa è stata lanciata nel 2011 con la firma di 20 associazioni del settore dell'edilizia e dei lavori di finitura, e la firma di sindacati e progettisti. In sei anni le firme sono arrivate a xxx. Sottoscrivendo la Charta della sicurezza le aziende si impegnano a interrompere i lavori in caso di pericolo e a riprenderli solo una volta che è stata ripristinata la sicurezza.
Per spiegare il significato e l'impiego delle regole vitali sui luoghi di lavoro e verificarne il rispetto, la Suva delega circa 200 collaboratori esterni, precedentemente denominati ispettori. Ma la loro attività non si limita a informare e controllare: essi definiscono anche misure, forniscono consulenza alle imprese nella ricerca dei provvedimenti, elaborano strumenti di prevenzione quali manifesti, liste di controllo o filmati e sorvegliano l'attuazione delle disposizioni.
La sicurezza sul lavoro si distingue così per un livello crescente di specializzazione (ingegneri meccanici, specialisti dei sistemi di controllo, medici del lavoro, chimici, fisici per la protezione dalle irradiazioni e dal rumore, ingegneri edili, direttori dei lavori, guardie forestali, maestri falegnami nonché psicologi e sociologi lavorano per la sicurezza sul lavoro e la tutela della salute degli assicurati) e con successo nel lungo termine: nel 1918 un lavoratore su tre era vittima di un infortunio professionale, nel 1985 uno su nove, nel 2015 uno su sedici. Ciò non ha a che fare solo con lo spostamento di posti di lavoro dal settore artigianale e industriale al settore terziario.
Per quasi un secolo, nell'ambito della prevenzione infortuni, sviluppare e immettere sul mercato prodotti per la sicurezza è stato uno dei compiti chiave della Suva. Con la revisione della legge del 2015 questo non era più possibile: nel 2017 è stata chiusa l'officina nata nel 1920 e alloggiata dal 1993 nei locali della «Rösslimatt» di Lucerna.
In un certo senso, l'officina è stata vittima del suo stesso successo, ossia fare della prevenzione tecnica degli infortuni un bene comune. Ma il suo destino è stato segnato dalla revisione della legge, che ha definito le officine un'«attività accessoria» della Suva e, in quanto tale, con l'obbligo di essere finanziariamente autosufficiente a partire dal 2017. Ma questo non era più possibile solo con lo «sviluppo e la vendita di prodotti per la sicurezza», come prescritto dall'articolo 67a della Legge federale sull'assicurazione contro gli infortuni, cioè senza commercializzare anche prodotti acquistati da terzi.
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