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Come ridurre i rischi in volo, perché in tempi di coronavirus non è opportuno inalare vapore e cosa comporta un uso scorretto della mascherina.
Questo articolo riflette lo stato delle conoscenze ad agosto 2021.
Finora la maggior parte delle infezioni è avvenuta a seguito di assembramenti di socializzazione. I casi di contagio più frequenti si registrano nelle economie domestiche e ora, in periodo di vacanze, anche durante i viaggi. La maggior parte delle infezioni è raggruppata localmente. Gli specialisti parlano di «cluster», cioè di infezioni tra loro interdipendenti.
Un tipico esempio di questo fenomeno è una chiesa negli Stati Uniti, dove almeno 35 persone sono state contagiate dal pastore e da sua moglie quando entrambi erano ancora asintomatici. Da queste 35 persone l'infezione si è trasmessa ad almeno altre 26.
Quante persone può contagiare un soggetto positivo? Dipende principalmente dalla situazione: all'aria aperta, con una distanza sufficiente, i contagi sono piuttosto improbabili; nei locali chiusi a stretto contatto, la probabilità è elevata.
Altri fattori sono probabilmente l'efficienza del sistema immunitario della persona infetta, la presenza di elementi esterni, ad esempio un ventilatore, che agevolano la trasmissione e le caratteristiche dei virus. Tali fattori possono differenziarsi in dettagli minimi.
Finora ricercatori austriaci non hanno individuato focolai legati all’utilizzo dei mezzi pubblici. A New York, invece, la metropolitana (link in inglese) deve aver contribuito in misura determinante alla diffusione del Sars-CoV-2. Segnalazioni analoghe giungono anche dalla Cina, dove per esempio una donna ancora asintomatica che viaggiava in autobus (link in inglese) avrebbe contagiato 23 dei 66 passeggeri durante i 100 minuti del tragitto. I posti «più a prova di virus» sul mezzo erano quelli vicino ai finestrini e alle porte (la donna era seduta verso il centro del veicolo). Pare che ad avere un effetto sfavorevole sia stato il sistema di ventilazione impostato su «circolazione interna», che escludeva l’aspirazione di aria fresca dall’esterno. Individuare il luogo esatto di un contagio può essere molto complicato e condurre facilmente a conclusioni errate. Circa la metà dei contagi da nuovi coronavirus potrebbe infatti essere causata da soggetti già infettati, ma apparentemente sani.
Sui mezzi pubblici valgono le stesse regole come altrove, ovvero il distanziamento sociale e lo spostamento il più breve possibile. Se qualcuno è contagioso, le persone che gli siedono più vicino sono maggiormente esposte ai virus. (Fonti: dlr.de, Oxford Academic)
Oltre all’adozione delle consuete misure (più l’uso delle mascherine), può rivelarsi utile portare con sé una piccola confezione di disinfettante (link in inglese) per mani e, una volta a bordo, pulire tutti i pulsanti, i braccioli, le superfici lisce, ecc. con salviettine disinfettanti (in ogni caso, alcune compagnie aeree come la Swiss hanno già intensificato le misure di pulizia.) Poiché il ricambio d’aria è migliore durante il volo rispetto a quando il velivolo è fermo sulla pista, è consigliabile ritardare il più possibile l’imbarco e, all’arrivo, affrettarsi a scendere. I posti lato finestrino garantiscono un minore contatto con gli altri viaggiatori, rispetto a quelli lato corridoio. E chi desidera limitare i contatti anche con il personale di volo può portare un proprio spuntino.
Dalla bocchetta dell’aria posta sul sedile fuoriesce aria fresca filtrata, quindi è consigliabile lasciarla aperta. Nella maggior parte degli aerei di grandi dimensioni, l’aria viene continuamente filtrata (link in inglese) da filtri con una resa migliore rispetto a una mascherina. L’aria, arricchita da aria fresca prelevata dall’esterno, viene fatta circolare in cabina circa una dozzina di volte all’ora. Gli aerei di grandi dimensioni sono dotati di un sistema di ventilazione ogni quattro/sette file di sedili, con una resa pari a quella dei sistemi in uso in una sala operatoria. L’aria non viene quindi soffiata lungo l’intera cabina, ma circola per zone, come dimostra questa animazione. Tuttavia, l’efficacia di questo tipo di gestione dell’aria dipende fortemente dalla frequenza con cui i passeggeri si muovono (link in inglese). In genere, si suppone che siano più a rischio di contagio i passeggeri seduti nelle due file davanti e dietro a un soggetto malato. Chi può permettersi di viaggiare in prima classe o in business, ha il vantaggio di godere di più spazio.
I nuovi coronavirus non tollerano i raggi UV e la brezza marina disperde rapidamente eventuali virus presenti nell’aria. Purché si rispettino le misure di distanziamento, andare in spiaggia non comporta praticamente alcun rischio. Per essere assolutamente sicuri, bisogna evitare di posizionarsi «sottovento» rispetto ai propri vicini. Alcuni ingegneri hanno infatti calcolato (link in inglese) che tossire in presenza di vento a 15 km/h «spara» le goccioline di saliva a una velocità di circa sei metri al secondo, una distanza che si riduce al calare del vento.
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Sì. Nel caso dei norovirus, che causano diarrea, per un contagio possono bastarne meno di 20, mentre per i virus influenzali ne servono diverse centinaia. La quantità di coronavirus che provoca l’infezione rimane tuttavia ancora incerta. Stando alle ipotesi più recenti, per un contagio ci vogliono circa da 100 a 5000 virus. Una persona infetta ha quindi probabilmente un numero di virus sufficiente per contagiare qualcuno in meno di un quarto d'ora, semplicemente respirando. Potrebbe però darsi, chi si ammala di Covid-19 dopo avere inalato pochi virus potrebbe avere un decorso più lieve rispetto a chi ne ha respirato una quantità notevole.
È una questione che fa discutere il mondo scientifico da oltre un anno. Nel frattempo si sa ormai con certezza che i virus vengono trasmessi anche attraverso i cosiddetti aerosol, goccioline estremamente minuscole e invisibili, così leggere da rimanere a lungo in sospensione nell’aria in un ambiente chiuso. Essendo così piccole, possono comunque trasportare solo una quantità ridotta di virus. Per assumerne la «dose necessaria all’infezione» bisognerebbe quindi inalarle per un determinato lasso di tempo.
Viene spesso citato un rapporto dalla Cina. Una persona già contagiata, ma non ancora ammalata, era seduta a un tavolo in un ristorante (link in inglese). Alcuni giorni dopo si è ammalato anche chi era seduto ai due tavoli alla sua destra e alla sua sinistra. Sebbene simili aneddoti non siano la conferma che la trasmissione possa avvenire tramite aerosol, vari rapporti analoghi e diversi articoli specializzati sostengono ormai come gli aerosol siano contagiosi, anche se in misura molto ridotta rispetto a un colpo di tosse diretto.
Di certo è molto più elevato che all’aperto. Su oltre 1200 ammalati in Cina per i quali i ricercatori avevano determinato la via di contagio (link in inglese), presumibilmente solo due si erano infettati all’aperto. A tale riguardo sono determinanti il numero di persone contagiose radunate in un ambiente e per quanto tempo vi si trattengono, la frequenza con cui l’ambiente viene aerato, la vicinanza tra i presenti e la cura dell’igiene. Alcuni scienziati americani hanno tentato di stimare il rischio conseguente all’emissione di goccioline (link in inglese) quando si parla e, ancor più, quando si canta. In una persona contagiosa, queste goccioline possono contenere virus.
L’ipotesi dei ricercatori è che almeno una gocciolina (di 50 micrometri) su tre trasporti un coronavirus. Tuttavia, queste goccioline svaniscono rapidamente dall’aria, cadendo al suolo a una velocità di quasi sette centimetri al secondo. Inoltre, in condizioni di aria secca si asciugano molto velocemente, ritirandosi. Questo è il motivo per cui, con il Covid-19, i medici sconsigliano le inalazioni di vapore (link in tedesco). Si presume contenga virus una gocciolina su tre anche se le dimensioni si riducono a 10 micrometri. Tuttavia, rallentano sia il processo di ritiro che la velocità di caduta (solo 35 millimetri al secondo). Ne consegue che le goccioline più piccole restano più a lungo nell’aria. Una persona inspira ed espira ogni giorno circa 14 metri cubi d’aria, quindi lo scambio gassoso è notevole. E in caso di tosse aumenta fortemente non solo la quantità di goccioline emesse rispetto a quando si parla, ma in parte anche la dimensione (da 1 a 1000 micrometri) e quindi la capacità infettiva.