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Il Caffè, 21 ottobre 2018, pp. 1-2. PDF
Nenad Stojanović *
Potere decidere direttamente, tramite votazioni popolari, sulle questioni politiche che riguardano la nostra vita e il bene comune è un grande privilegio. In nessun altro Paese le cittadine e i cittadini sono chiamati alle urne così spesso come in Svizzera. Ma la democrazia diretta mostra segni di stanchezza. La partecipazione alle votazioni popolari raramente supera il 50%. Vengono lanciate sempre più iniziative popolari che affrontano problemi complessi proponendo soluzioni populiste e difficilmente realizzabili. Alla lunga tutto ciò mina la legittimità della politica. Tanti cittadini non si fidano più delle raccomandazioni del Consiglio federale, del Parlamento e dei partiti.
Insomma, la democrazia diretta ha bisogno di un lifting. Cosa fare? Un’idea interessante viene dagli Stati Uniti. Da circa dieci anni lo Stato di Oregon si è dotato infatti di un’innovazione democratica chiamata “Citizens’ Initiative Review”. Di cosa si tratta? Prima di ogni referendum viene tirato a sorte, fra tutta la popolazione, un gruppo composto da una ventina di persone. Durante una settimana questo gruppo di cittadini discute dell’oggetto in votazione, con l’aiuto di esperti che presentano loro i relativi vantaggi e svantaggi. Un moderatore neutrale garantisce l’imparzialità dell’informazione e incita tutti a esprimersi. Alla fine questi cittadin hanno sufficiente tempo per deliberare nel loro interno ed emettere una raccomandazione di voto. La raccomandazione non deve essere unanime: può esserci una maggioranza e una minoranza. Entrambe le raccomandazioni, e le relative motivazioni, sono pubblicate nell’opuscolo ufficiale, inviato a tutti gli aventi diritto di voto.
Il modello di Oregon è interessantissimo perché apporta ben quattro benefici alla democrazia. Primo, il sorteggio è un metodo di selezione che rispetta il principio chiave della democrazia: l’eguaglianza politica. Ogni persona ha esattamente le stessa probabilità di essere selezionata. Secondo, si tratterebbe di una palestra di educazione civica. I cittadini sorteggiati avrebbero l’occasione, ma anche il dovere, di imparare come funzionano le istituzioni democratiche, nonché di soppesare i vantaggi e gli svantaggi delle decisioni politiche ascoltando e rispettando le opinioni degli altri. Se il modello venisse applicato in Svizzera a tutti i livelli, ogni anno diverse centinaia di persone verrebbero coinvolte. Terzo, gli esperimenti con la “democrazia deliberativa” di questo tipo hanno dimostrato che alla fine della procedura la percentuale dei cittadini che accetta proposte facili e populiste è assai minore che all’inizio della procedura. In altre parole, sarebbe anche un antidoto al populismo. Quarto, il risultato della discussione non finisce nel nulla ma aiuta tutti i votanti a prendere una decisione. Oggigiorno i cittadini e le cittadine possono infatti conoscere solo le raccomandazioni delle élite politiche. Non tutti si fidano. Ma potrebbero essere interessati a conoscere l’opinione delle “gente comune”. Gli studi condotti in Oregon mostrano che il 43% dei votanti legge le raccomandazioni dei cittadini ordinari, e fra questi la stragrande maggioranza dichiara di trovarle informative e utili. Non è una cosa da poco.
* professore di scienze politiche e membro dell’Institut d’études de la citoyenneté dell’Università di Ginevra