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Il governo del Sudan e la maggioranza dei gruppi ribelli hanno firmato uno accordo di pace storico per porre fine a decenni di guerra in cui sono morte centinaia di migliaia di persone. L'intesa era stata raggiunta lo scorso 31 agosto.
Applausi sono risuonati alla firma dell'intesa, ad un anno dall'inizio dei colloqui di pace, durante una cerimonia nella capitale del Sud Sudan Juba.
Per i ribelli ha firmato un rappresentante del Fronte Rivoluzionario Sudanese (SRF), che comprende i gruppi della regione del Darfur occidentale, ed altre formazioni. Anche i garanti dell'accordo, Ciad, Qatar, Egitto, Unione africana, Unione europea e Nazioni Unite lo hanno sottoscritto. Tra i punti chiave, l'assegnazione della proprietà della terra, i risarcimenti ed il ritorno di rifugiati e sfollati. All'intesa sottoscritta oggi, tuttavia, manca la firma di altri due potenti gruppi ribelli, con il rischio che tutto venga vanificato.
La fine dei conflitti interni del Sudan era tra le priorità del governo di transizione, al potere dopo l'uscita di scena, l'anno scorso, del padre-padrone Omar al-Bashir, in una rivolta popolare a favore della democrazia.
Il paese è stato lacerato da diversi conflitti interni dopo la sua indipendenza, nel 1956. Inclusa la guerra del 1983-2005 che ha portato alla secessione del sud. Secondo le Nazioni Unite, il conflitto in Darfur del 2003 ha provocato la morte di almeno 300.000 persone e 2,5 milioni di sfollati nei suoi primi anni.
A fronteggiarsi, gli arabi sostenuti dal governo, in maggioranza nel nord, e i gruppi etnici che abitavano le zone remote del paese e le aree rurali.
L'Alto rappresentante Ue Josep Borrell si è "congratulato" per lo storico accordo di pace fra il governo sudanese e i leader dei ribelli. "Oggi è un'altra giornata storica per il Sudan, i suoi cittadini e l'intera regione - ha scritto Borrell su Twitter -. Molti hanno lavorato instancabilmente e coraggiosamente per rendere questo accordo di pace una realtà. L'Ue continuerà a stare al fianco" del Sudan "per attuarlo".