Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01074.jsonl.gz/649

Lunedì 3 dicembre, Liliana Segre incontrerà gli allievi dei cinque licei cantonali e della scuola cantonale di commercio nell’Aula Magna dell’USI di Lugano. L’incontro è organizzato dalla Goren Monti Ferrari Foundation.
Alle 10.00, dopo il saluto del rettore dell’USI Boas Erez e delle autorità politiche (presenti il sindaco Marco Borradori e il consigliere di Stato Manuele Bertoli) sarà Liliana Segre a prendere la parola.
Per l’occasione, nel foyer antistante l'Aula Magna è stata allestita l'esposizione «Le leggi razziali del 1938 in Italia», organizzata dal CDEC (Centro Documentazione Ebraica Contemporanea)».
Intervista concessa da Liliana Segre al quotidiano il Corriere del Ticino (30 novembre 2018).
Breve biografia di Liliana Segre
Liliana Segre è nata a Milano il 10 settembre 1930 in una famiglia ebraica. Nel 1938 lei e i suoi parenti vennero colpiti dalle leggi razziali emanate dal regime fascista, con cui vennero fortemente limitate le libertà degli ebrei italiani. Con l’inizio della guerra e l’intensificarsi delle persecuzioni razziali, nel dicembre 1943 – quando il nord Italia era occupato dalle truppe tedesche – Liliana Segre e la sua famiglia cercarono di raggiungere la Svizzera, ma furono respinti alla frontiera nei pressi di Arzo.
Negli stessi giorni, la sua famiglia venne arrestata a Viggiù, in provincia di Varese, e condotta in diverse carceri lombarde. Il 30 gennaio 1944 insieme alla famiglia venne deportata in treno da Milano verso il campo di sterminio nazista di Auschwitz, che raggiunse sette giorni dopo. Separata dal padre, fu mandata a lavorare presso la fabbrica di munizioni Union, di proprietà della Siemens. Il padre morì nell’aprile del 1944, mentre i nonni, deportati nel maggio di quell’anno, vennero uccisi al loro arrivo ad Auschwitz a giugno.
Quando nel gennaio 1945 l’Armata Rossa si avvicinò ad Auschwitz, le truppe naziste evacuarono il campo, portando con sé una gran parte degli internati. Ebbero dunque inizio le tristemente note marce della morte, in cui i deportati venivano trasferiti da un campo all’altro spostandosi a piedi per centinaia di chilometri. Liliana Segre fu trasferita così da Auschwitz a Ravensbruck, campo situato a 90 chilometri da Berlino. Il primo maggio, a pochi giorni dalla definitiva sconfitta nazista, Liliana Segre venne liberata. Fu una dei soli 25 italiani di età inferiore ai 14 anni deportati nei lager nazisti a sopravvivere, su un totale di 776.
Dopo la guerra, Liliana Segre si costruì una famiglia e non parlò mai pubblicamente della sua deportazione ad Auschwitz, fino agli anni Novanta. Da quel momento iniziò a intervenire pubblicamente sull’argomento, divenendo testimone anche a nome di chi, volendo dimenticare, non si è mai sentito di raccontare quella tragedia vissuta in prima persona.