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Tre anni fa, quando ancora non era diventata Presidente del Consiglio, l’allora deputata e presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni fece un duro intervento in TV dedicato al Franco CFA.
Il Franco CFA è il nome di due valute comuni a diversi paesi africani, e CFA sta per “Comunità Finanziaria Africana”.
Il Franco CFA UEMOA è in uso in Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo.
Il Franco CFA CEMAC è in uso in Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo.
In Repubblica Centrafricana da aprile di quest’anno anche Bitcoin è valuta a corso legale.
La maggior parte di questi ha fatto parte dell’impero coloniale francese, tanto che il Franco era la moneta nazionale della Francia prima che adottasse l’Euro.
Il Franco CFA fu creato insieme al Franco CFP (Change franc Pacifique) nel 1945, al momento della ratifica degli accordi di Bretton Woods.
Tecnicamente le banconote di questa valuta vengono ancora prodotte in Francia, ma l’emissione della moneta in realtà è decisa e gestita dal BCEAO (banca centrale degli Stati dell’Africa Occidentale) con sede a Dakar in Senegal, e dal BEAC (Banca degli Stati dell’Africa Centrale) con sede a Yaoundé in Cameroun.
Saylor riprende le critiche di Giorgia Meloni
Nel video di tre anni fa Giorgia Meloni definì il Franco CFA “moneta coloniale che la Francia stampa per 14 nazioni africane”.
Disse anche che con il Franco CFA la Francia sfrutta le risorse di quelle nazioni, applicando il signoraggio.
Poi ha mostrato la fotografia di un bambino che lavora in miniera nel Burkina Faso aggiungendo:
“Per il Burkina Faso che ha l’oro, la Franca stampa moneta coloniale. In cambio pretende che finiscano nelle casse del Tesoro francese il 50% di tutto quello che il Burkina Faso esporta”.
Il fatto che si trattasse principalmente di propaganda politica risultò evidente dalle parole con cui Meloni commentò quello che aveva appena affermato:
“L’oro che questo bambino si infila in un cunicolo per tirare fuori, finisce per lo più nelle casse dello Stato francese. Allora la soluzione non è prendere gli africani e spostarli in Europa”.
Si trattava pertanto di un intervento di propaganda a favore delle politiche anti-immigrazione, e non di una dissertazione tecnica sulla reale natura finanziaria del Franco CFA.
Michael Saylor usa le affermazioni della Meloni per promuovere Bitcoin
Il fondatore ed ex CEO di MicroStrategy, Michael Saylor, probabilmente non sapeva che quel video riguardava un intervento di pura propaganda politica, e forse non sapeva nemmeno che andò in onda tre anni fa quando Meloni non era Presidente del Consiglio.
Per questo motivo lo ha ricondiviso commentando:
“Bitcoin è la speranza per coloro che sono oppressi dal colonialismo monetario”.
— Michael Saylor⚡️ (@saylor) November 19, 2022
Saylor ignora anche che Giorgia Meloni non è affatto una sostenitrice di Bitcoin e criptovalute, e che anzi in passato ha sostenuto l’idea che l’Italia tornasse a stampare moneta in proprio.
In altre parole citare quel video come forma di promozione di Bitcoin non è corretto, e potrebbe addirittura risultare fuorviante.
Meloni e le criptovalute
Sempre nel 2019 Giorgia Meloni si pronunciò pubblicamente in merito alle criptovalute su Facebook.
Scrisse, a proposito del progetto Libra di Facebook e delle altre criptovalute, che:
“tutti possono creare moneta, solo allo Stato italiano è vietato emettere minibot per saldare i debiti della Pubblica Amministrazione”.
Non ha mai mostrato di capire la differenza tra un protocollo decentralizzato, come ad esempio Bitcoin, e la solita mera creazione di denaro da parte di istituzioni pubbliche, come ad esempio le Banche Centrali, spesso controllate dagli stessi politici.
Inoltre, va detto che da quando è diventata Presidente del Consiglio del governo italiano, le sue posizioni anti UE e anti Euro si sono di molto affievolite. Ora che la propaganda è finita, sembra difficile che continui a sostenere tesi come quelle esposte nel video di tre anni fa.
Ad esempio l’idea dei “minibot” è completamente scomparsa, svanita nel nulla, proprio perché frutto solo di esigenze propagandistiche, e non di un piano concreto per aiutare le finanze dello Stato italiano.
Inoltre, l’idea che lo Stato italiano possa stampare in autonomia una forma di denaro fiat come i minibot non ha assolutamente nulla a che fare con Bitcoin. Anzi, Bitcoin nasce proprio come alternativa alle valute fiat create da istituzioni pubbliche più o meno controllate dai politici.
Il granchio di Saylor
Quindi, di fatto Michael Saylor ha preso un granchio, anche se è giustificato dal fatto di non conoscere cosa stesse cercando di fare Meloni nel 2019.
In realtà, è molto probabile che il suo interesse si concentrasse più sul Franco CFA che non sull’attuale Presidente del Consiglio italiano, forse proprio anche perchè uno degli Stati che utilizzano questa valuta (la Repubblica Centrafricana) è stata la seconda al mondo ad adottare Bitcoin come valuta a corso legale, a fianco proprio del Franco CFA.