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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>ad 1)</p><p>Analogamente al Partenariato per la pace, il Consiglio di partenariato euroatlantico (CPEA) non è un'iniziativa negoziata bilateralmente; è un'offerta della NATO che può essere presa in considerazione o respinta. Per tale motivo non vi sono mai state discussioni in merito a un'adesione formale. All'inizio dell'anno la NATO ha consultato tutti i membri del PfP per formulare la sua offerta ma ha sempre detto chiaramente che avrebbe stabilito da sola l'offerta definitiva. All'origine, era previsto di costituire il Consiglio di partenariato euroatlantico dopo il vertice di Madrid. La conclusione dei negoziati sull'"atto di fondazione" tra la Russia e la NATO ha tuttavia accelerato i lavori di preparazione in seno alla NATO.</p><p></p><p>Nelle consultazioni svolte dalla NATO, la Svizzera ha sempre sottolineato chiaramente che avrebbe aderito al CPEA solo se questo non le avesse imposto obblighi supplementari rispetto al documento quadro del PfP. Dopo l'accelerazione dei lavori preparatori, il Consiglio federale ha confermato questa condizione preliminare nella sua decisione del 21 maggio 1997 e ha dichiarato che la partecipazione svizzera è possibile solo se:</p><p></p><p>- il CPEA non comporta nuovi obblighi che non possano essere scelti liberamente da ogni   </p><p>  partecipante;</p><p>- è mantenuto il carattere "à la carte" del documento quadro del PfP.</p><p></p><p>Il Consiglio federale si è sempre sforzato di informare il più ampiamente possibile le commissioni della politica estera delle Camere ed è disposto a farlo in futuro. In particolare, si sono posti problemi di calendario a causa dell'accelerazione dei lavori in seno alla NATO a seguito della conclusione dei negoziati con la Russia. Dopo aver fissato chiaramente le condizioni preliminari della partecipazione svizzera, il Consiglio federale ha consegnato ai presidenti delle due commissioni un'informazione scritta sulla procedura che intendeva seguire. Questa informazione è stata in seguito distribuita a tutti i membri delle commissioni.</p><p></p><p>Non è stato possibile inviare prima il documento di base perché il suo contenuto è stato approvato solo al Consiglio dei ministri della NATO del 29 maggio 1996 e, sino a quella data, poteva essere modificato. Quando la delegazione svizzera ha potuto constatare, il 30 maggio a Sintra, che le condizioni poste dal Consiglio federale erano soddisfatte, ha annunciato la partecipazione della Svizzera al Consiglio di partenariato euroatlantico. Il testo del documento di base è stato in seguito trasmesso immediatamente ai presidenti delle commissioni della politica estera e della politica di sicurezza delle due Camere.</p><p></p><p>ad 2a)</p><p>Non sembra che l'offerta della NATO di organizzare sotto la sua presidenza, due volte l'anno, incontri di consultazione a livello dei ministri degli esteri e della difesa provochi nuovi obblighi. La Svizzera ha espresso chiaramente a Sintra che considera di importanza primordiale il mantenimento degli elementi di base del documento quadro del PfP, tra i quali in particolare il principio delle attività "à la carte". Questa posizione non è stata contraddetta da nessuna parte. Per quanto concerne il loro contenuto, i temi previsti per il processo di consultazione corrispondono agli obiettivi del documento quadro del PfP. Il documento di base del CPEA fornisce solo la possibilità, ai partecipanti che lo auspicano, di intraprendere, in gruppo o individualmente, consultazioni più intense su argomenti che li interessano particolarmente.</p><p></p><p>ad 2b)</p><p>Nel Consiglio di partenariato sono stati raggruppati un foro di consultazione, ovvero il vecchio Consiglio di cooperazione nordatlantico, e un programma bilaterale di cooperazione, vale a dire il Partenariato per la pace. Questa fusione, aggiunta al programma del PfP allargato dalla NATO, consente di parlare di uno sviluppo qualitativo del partenariato. La disponibilità della NATO di accordare ai suoi partner possibilità di codecisione nei settori a cui partecipano è particolarmente importante. Questo riguarda soprattutto le attività di mantenimento della pace ed è stato chiesto da tempo dagli Stati non membri della NATO che inviano truppe nell'IFOR e nella SFOR. Non si può tuttavia parlare di una dinamica d'integrazione, dal momento che ogni partner continua a fissare autonomamente il suo grado di partecipazione.</p><p></p><p>ad 3)</p><p>Nel suo documento di presentazione, consegnato alla NATO l'11 dicembre 1996 in occasione della firma del documento quadro, la Svizzera ha espressamente sottolineato che esclude qualsiasi partecipazione di truppe a esercitazioni sul campo che perseguono obiettivi di politica militare e di difesa (cfr. n. 4 in fine).</p><p></p><p>ad 4)</p><p>Le forze aeree svizzere svolgono esercitazioni aeree d'allenamento sul mare del Nord dal 1990, per periodi di circa tre settimane, con mezzi propri. Quest'anno apparecchi delle forze aeree americane, inglesi e olandesi hanno partecipato a queste manovre. Tale cooperazione si fonda unicamente su accordi bilaterali con singoli Stati e non ha alcuna relazione con il PfP o la NATO. Questi voli d'allenamento non costituiscono una partecipazione a esercitazioni militari comuni di truppe da combattimento che comportano scenari di confronto.</p><p></p><p>Viste le limitate possibilità d'allenamento nel nostro Paese - piccolo e con una densità d'abitazione particolarmente elevata - e in assenza di un luogo d'allenamento che offra le possibilità operative e di valutazione del mare del Nord, questi voli sono estremamente importanti per verificare e migliorare il livello di formazione dei piloti svizzeri.</p><p></p><p>ad 5)</p><p>Vi era la possibilità di non aderire al Consiglio di partenariato. Allo stesso modo, è possibile ritirarsi in ogni momento. Il documento di base prevede che i membri del Consiglio di cooperazione nordatlantico e i partecipanti al PfP diventino automaticamente membri del Consiglio di partenariato se lo desiderano. Dal momento che le condizioni poste dalla Svizzera sono state soddisfatte, il Consiglio federale non ha visto alcun motivo per non aderire al Consiglio di partenariato.</p><p></p><p>ad 6)</p><p>Il Consiglio di partenariato euroatlantico non contempla lo statuto di osservatore. Questo esisteva nel Consiglio di cooperazione nordatlantico per i partecipanti al PfP che non appartenevano all'ex Patto di Varsavia (cfr. a questo proposito la documentazione per la stampa del DFAE e del DMF del 22 maggio 1996). Dal momento che il sistema dei blocchi è scomparso, il Consiglio di cooperazione è stato sciolto. Ogni partecipante dispone di uguali possibilità in seno al Consiglio di partenariato e può determinare autonomamente in che misura intende utilizzarle.</p><p></p><p>ad 7)</p><p>Dall'inizio degli anni 90, la NATO attraversa una fase di adeguamento delle sue strutture interne, della sua dottrina di difesa e delle sue relazioni esterne. Nell'ambito dell'estensione verso l'Est, intendeva fondare sulla cooperazione le sue relazioni con tutti gli Stati dell'OSCE e tener conto in tal modo di situazioni e interessi divergenti. Il Consiglio di partenariato, l'accordo speciale con l'Ucraina e l'atto di fondazione tra la Russia e la NATO sono espressione di questa volontà.</p><p></p><p>L'accordo concluso con la Russia, che deve consentire a quest'ultima di assumere la posizione che le spetta nell'architettura di sicurezza europea, è particolarmente importante. Il Consiglio federale ha sempre sostenuto che non vi sarà una vera sicurezza in Europa senza il coinvolgimento della Russia. È quindi soddisfatto che con la trasposizione dell'atto di fondazione si possano approfondire le relazioni tra la NATO e la Russia.</p><p></p><p>ad 8)</p><p>Nel sua rapporto sulla politica estera negli anni Novanta, il Consiglio federale si è posto il compito di osservare in modo più intensivo l'evoluzione delle organizzazioni di sicurezza e di difesa nell'Europa occidentale e di rafforzare la cooperazione con le stesse in settori precisi della politica di sicurezza. La partecipazione al CPEA rientra in quest'ottica; non si tratta quindi di un nuovo orientamento ma di un passo supplementare - anche se modesto - dell'apertura della nostra politica estera e della nostra politica di promovimento della pace.</p><p></p><p>Il Partenariato per la pace intende principalmente promuovere la trasparenza della pianificazione nazionale della difesa, garantire il controllo democratico delle forze armate e attuare una formazione comune. Questa deve consentire di migliorare la collaborazione dei diversi eserciti in operazioni di mantenimento della pace, nell'ambito dei servizi di ricerca e di salvataggio, come pure in azioni umanitarie. A tal fine la Svizzera collaborerà non solo con la NATO ma anche con gli altri partner dell'Europa centrale e orientale nell'ambito del CPEA. Nella prima riunione dei ministri della difesa del CPEA, svoltasi a Bruxelles il 13 giugno, il consigliere federale Ogi ha definito chiaramente i punti centrali della cooperazione svizzera.</p><p></p><p>L'OSCE è agli occhi del Consiglio federale l'organizzazione globale per la pace e la sicurezza in Europa. Il Consiglio federale intende proseguire e ampliare l'impegno della Svizzera in seno a questa organizzazione. In qualità di rappresentante della Svizzera a Sintra, il consigliere federale Cotti ha espresso la speranza che a Vienna si possa dedicare di nuovo più tempo al modello di sicurezza dell'OSCE. Bisogna in effetti trovare in primo luogo risposte adeguate ai rischi non militari, il cui numero non cessa di aumentare. Non si prevede peraltro alcuna riduzione del sostegno della Svizzera ai provvedimenti di mantenimento della pace dell'ONU. Il Consiglio federale intende proseguire questo sforzo e rafforzarlo nella misura del possibile.</p>  Risposta del Consiglio federale.