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PECHINO - A 21 anni dal massacro di studenti avvenuto nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989 su piazza Tiananmen a Pechino, l'ex primo ministro Li Peng ha fatto emergere oggi la sua versione dei fatti.
In un manoscritto fatto pervenire attraverso un intermediario a Bao Pu, un editore di Hong Kong legato all'ala riformista del Partito Comunista Cinese, Li Peng sostiene di aver approvato l'uso della forza perché il movimento era "sfuggito di mano" e rischiava di ripetere gli orrori della "Rivoluzione Culturale".
"Sarei stato pronto a dare la vita per bloccare quel movimento", afferma tra l'altro l'ex-premier in uno dei passi del manoscritto pubblicati oggi dal quotidiano South China Morning Post.
Li Peng, che oggi ha 81 anni e che viene accusato dai dissidenti di essere uno dei responsabili della strage, sottolinea che la decisione di imporre la legge marziale e far intervenire l'esercito per sgombrare piazza Tiananmen occupata dagli studenti fu presa dall'allora numero uno cinese Deng Xiaoping.
Nell'intervento militare, nella notte tra il 3 ed il 4 giugno 1989, persero la vita centinaia, forse migliaia, di persone, molte delle quali avevano cercato di impedire ai mezzi corazzati dell'Esercito di Liberazione Popolare di raggiungere la piazza occupata da migliaia di giovani.
SDA-ATS