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La proposta del governo svizzero di organizzare corsi di ripetizione obbligatori all'estero, di doppia durata, ha sollevato un'ondata di reazioni negative nell'ambito della procedura di consultazione.
I partiti e le associazioni interrogate considerano che le imprese non possono permettersi assenze lavorative così lunghe da parte dei loro collaboratori.
Nell'agosto scorso, il Consiglio federale aveva proposto di introdurre dei corsi di ripetizione di sei settimane all'estero per i militi delle truppe blindate, dell'artiglieria, dell'aviazione e della difesa contraerea.
Secondo il Dipartimento della difesa, oggi non è più possibile effettuare, in ogni ambito, un'istruzione dei soldati «degna di questo nome», utilizzando unicamente le istallazioni e il suolo nazionale. Alcuni reparti dell'esercito dovrebbero quindi poter accedere a terreni di istruzione e di tiro appropriati, che non si possono trovare nella Confederazione a causa della forte densità della popolazione.
Sottoposto alla tradizionale procedura di consultazione, il progetto del governo è stato affossato dalla stragrande maggioranza dei partiti e delle associazioni chiamate in causa.
A sollevare le resistenze non è generalmente l'idea di inviare all'estero i soldati svizzeri, ma piuttosto la durata prevista dei corsi di ripetizione. Le sei settimane proposte dal governo, invece delle tre abituali, sono considerate eccessive, soprattutto tenendo conto dei bisogni dei datori di lavoro.
Agli occhi del governo, questa durata più lunga dei corsi sarebbe indispensabile per consentire la preparazione preliminare, gli spostamenti e l'adattamento alla topografia, al clima e alle infrastrutture.
Associazioni contrarie
L'idea del governo non ha convinto però i partiti politici e le associazioni interessate.
La Società svizzera degli ufficiali (SSU), ad esempio, è cosciente che in Svizzera le restrizioni imposte all'esercito permettono sempre meno di raggiungere gli obiettivi di formazione. Tuttavia, la SSU giudica il servizio all'estero di sei settimane "fuori da ogni realtà", inaccettabile per un esercito di milizia, ma anche per l'economia.
L'Associazione svizzera dei sottufficiali (ASSU) è dello stesso avviso. Dal suo punto di vista, un'assenza di sei settimane penalizzerebbe soprattutto le piccole imprese. Numerosi soldati potrebbero così farsi dispensare, ciò che diminuirebbe l'utilità di questi corsi.
L'Unione svizzera degli imprenditori (USI) approva l'idea dei corsi di ripetizione all'estero, ma solo se non rappresentano un peso eccessivo per l'economia e unicamente se non vi sia la possibilità di organizzarli nel nostro paese.
Ciononostante, un impegno di sei settimane non è compatibile con l'esercito di milizia, soprattutto per i quadri che dovrebbero seguire un corso preliminare, sostiene l'USI.
Solo in casi eccezionali
Reazioni negative sono giunte anche dagli ambienti politici. Il Partito popolare democratico (PPD), il Partito socialista (PS) e il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) sono pure scettici.
L'istruzione di base deve restare in Svizzera, i corsi di ripetizione all'estero devono rimanere un'eccezione, scrive il PPD. Il PS chiede invece che siano previste delle eccezioni, per esempio per i soldati con bambini piccoli a carico.
Anche il progetto del Consiglio federale di rafforzare le sue competenze per gli impegni dell'esercito a favore della promozione della pace è fortemente criticato.
Inoltre, il PS, il Partito ecologista svizzero, il GSsE e l'USI non vogliono raddoppiare a 400 uomini la soglia a partire dalla quale il Parlamento deve dare il suo consenso per i servizi di appoggio, come per esempio l'invio di militi al Forum economico mondiale (WEF).
swissinfo e agenzie
In breve
La Svizzera dispone di un esercito di milizia, diretto da professionisti. L'obbligo di servire ha inizio a 18 anni.
La formazione dei militi prevede un periodo di scuola reclute (dalle 18 alle 21 settimane) seguito da dei corsi di ripetizione (260 giorni).
Nel 2003 il popolo elvetico ha approvato la modifica della legge militare (LM), che prevedeva di ridurre gli effettivi dell'esercito a 220'000 uomini (Esercito XXI).
Un nuovo progetto di revisione della LM, sottoposto a procedura di consultazione fino al 1° dicembre, mira ad un'ulteriore riforma dell'organizzazione dell'esercito.
Soldati svizzeri all'estero
La Svizzera è un paese neutrale. Non è quindi membro dell'Alleanza atlantica (Nato). Dieci anni fa, ha però aderito ai programmi della Nato per la pace.
La Svizzera partecipa in particolare alla missione della Nato per la promozione della pace in Kosovo, dove prestano servizio circa 220 soldati elvetici, subordinati al comando di un'unità austriaca.
Altri 250 militi svizzeri sono impegnati in missioni di pace in altri paesi.