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BERNA - L'Assemblea federale sceglierà mercoledì il successore di Didier Burkhalter. Lo svolgimento dell'elezione seguirà una procedura ben precisa.
Alle 08.00, i lavori per l'elezione da parte delle Camere riunite saranno aperti dal presidente dell'Assemblea federale Jürg Stahl che pronuncerà un discorso di ringraziamento. Toccherà poi allo stesso ministro degli esteri prendere la parola per il discorso di commiato.
Terminata questa fase protocollare, i consiglieri federali lasceranno la sala per permettere l'inizio delle procedure di voto da parte dei 246 parlamentari. Il voto è segreto: i parlamentari compilano le schede di voto anonime che sono raccolte dagli uscieri in urne chiuse.
È eleggibile chiunque abbia diritto di voto in Svizzera. Nei primi due turni di scrutinio i deputati potranno votare per qualsiasi persona eleggibile. Tutte le persone che raccoglieranno meno di 10 voti verranno escluse dal turno successivo. Dal terzo turno, nessuna nuova candidatura viene accettata e colui che ottiene meno voti è eliminato.
Quando rimangono in lizza due pretendenti, in caso di parità di voti, l'elezione prosegue finché uno dei due non la spunta. L'estrazione a sorte in caso di patta è stata abolita.
Risulta eletto il candidato il cui nome figura su più della metà delle schede valide. Per la determinazione della maggioranza assoluta non vengono considerate le schede bianche e nulle.
Sono considerate nulle le schede che riportano il nome di persone ineleggibili o nomi non identificabili, contengono espressioni ingiuriose o contrassegni manifesti, riportano il nome di persone eliminate dallo scrutinio o quello di persone già elette.
Quando un candidato supererà la soglia della maggioranza assoluta, il presidente Stahl pronuncerà la frase di rito: "Gewählt ist", seguito dal nome del neo ministro.
La persona eletta dichiarerà poi davanti all'Assemblea federale se accetta o meno l'elezione. In seguito il neo consigliere federale dovrà "promettere" o "giurare dinnanzi a Dio onnipotente" di "osservare la Costituzione e le leggi e di adempiere coscienziosamente gli obblighi inerenti al mandato".
Dopo il giuramento, il nuovo membro dell'esecutivo si recherà nel cosiddetto "Salon du Président" dove sarà ricevuto dal Consiglio federale in corpore. Un paio d'ore dopo terrà la sua prima conferenza stampa al Centro media di Palazzo federale.
Venerdì il Consiglio federale si riunirà con il nuovo eletto per la ripartizione dei dipartimenti. In quell'occasione i ministri già in carica esprimono il loro auspicio per ordine di anzianità di appartenenza in governo. Di conseguenza, il neo consigliere federale si pronuncia per ultimo. In caso di disaccordo su un determinato dipartimento, il governo procede a una votazione.
Il nuovo consigliere federale entrerà in carica il 1° novembre.
Tre nomi - Il Partito liberale radicale ha confermato il primo settembre scorso a Neuchâtel la scelta di una tripla candidatura. Per il PLR, si tratta di «tre personalità particolarmente competenti e con una lunga esperienza» in importanti funzioni politiche.
Sin dall'annuncio delle dimissioni di Burkhalter la presidente del PLR Petra Gössi ha affermato che il suo partito è molto forte nella Svizzera latina, ciò che giustifica un seggio PLR "latino". In base alla Costituzione federale "le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese devono essere equamente rappresentate" nel Consiglio federale.
Cassis: favorito in quanto ticinese
Visto che il Ticino non è presente in governo dal 1999, Ignazio Cassis figura quale favorito. Il ticinese, 56 anni, siede in Consiglio nazionale dal 2007. Dal novembre 2015 è capogruppo del PLR alle Camere federali. Cassis esercita numerosi mandati, è tra l'altro presidente di Curafutura, un'associazione che riunisce quattro casse malattia. Proprio questa carica rappresenta, secondo molti osservatori, il suo principale tallone d'Achille.
Nel suo discorso tenuto dopo l'investitura, Cassis ha sostenuto la necessità di avere un consigliere federale ticinese. "Una Svizzera senza italianità non è una Svizzera completa", ha puntualizzato. Nello stesso tempo Cassis ha detto di voler difendere la libertà: in Svizzera vi è il pericolo che venga limitata con sempre più regole. Queste sue posizioni potrebbero convogliare su di lui molti voti da parte dell'UDC.
Isabelle Moret: la candidatura femminile
La candidatura di Isabelle Moret non deve sorprendere visto che la presenza delle donne in governo è stata uno dei temi ricorrenti dell'estate. La vodese di 46 anni, in Consiglio nazionale dal 2006, si è fatta notare anche per essere contraria all'idea di un'istanza internazionale di arbitraggio con l'Ue. "La decisione definitiva non appartiene né ai giudici, né agli arbitri, ma ai politici", ha affermato.
Più in generale, Moret si definisce progressista su temi che riguardano la famiglia e l'ambiente e di destra per quanto attiene alle questioni economiche, finanziarie e relative alla sicurezza. Se il fatto di essere donna potrebbe portarle consensi soprattutto a sinistra, Moret viene però da un cantone - Vaud - già rappresentato in governo da Guy Parmelin. Inoltre nelle ultime settimane è apparsa un po' sulla difensiva.
Pierre Maudet: l'enfant prodige di Ginevra
L'ultimo "aspirante ministro" a scendere nell'arena è stato Pierre Maudet. Il ginevrino, 39 anni, è considerato un "enfant prodige" della politica ginevrina, è stato municipale di Ginevra tra il 2007 e il 2012 quando è entrato nel governo cantonale. Ha però lo svantaggio di non sedere a Berna alle Camere federali.
Nelle ultime settimane ha condotto un'intensa campagna per farsi conoscere tra i parlamentari federali, ma non è sicuro che ciò possa bastare. Se dovesse venir eletto in governo, una delle sue priorità sarà il miglioramento dei rapporti con l'Unione europea, "decisive per la prosperità del paese". In merito all'accordo istituzionale con Bruxelles, Maudet propone la creazione di un'istanza di arbitraggio. Queste sue posizioni potrebbero svantaggiarlo nella ricerca dei voti democentristi. In ambito economico, il ginevrino auspica una politica monetaria "più attiva".
Finora 15 vodesi, 7 ticinesi e 5 ginevrini
Il canton Vaud, in corsa per la successione di Didier Burkhaler con Isabelle Moret, ha finora avuto 15 consiglieri federali (compreso Guy Parmelin eletto in governo due anni fa). Solo Zurigo, con 20 ministri, è stato rappresentato più volte.
Seguono Berna, con un totale di 14 consiglieri federali, e Neuchâtel, con 9. Il Ticino ne ha avuti finora 7, che potrebbero diventare 8 se Ignazio Cassis dovesse venir eletto.
Se invece l'Assembra federale dovesse scegliere Pierre Maudet, Ginevra avrebbe in totale 6 consiglieri federali, così come Soletta. Nel caso contrario rimarrebbe a 5, come Argovia, Lucerna e San Gallo.
Friburgo e Grigioni ne hanno avuto 4, Vallese e Turgovia 3. Due ministri ciascuno per Zugo, Basilea Città, Appenzello Esterno e Appenzello Interno. Glarona, Obvaldo e Basilea Città sono stati rappresentati una solo volta in Consiglio federale.
Cinque sono invece i cantoni che non hanno mai avuto un loro concittadino in seno all'esecutivo federale. Si tratta di Uri, Svitto, Nidvaldo, Sciaffusa e Giura (quest'ultimo neppure quando faceva ancora parte del canton Berna).
Dei 116 consiglieri federali che hanno seduto in governo dal 1848, 35 sono romandi (compreso il friburghese Joseph Deiss che si è sempre definito bilingue). Quelli provenienti dalla Svizzera italiana sono 7, tutti ticinesi. Non c'è infatti mai stato un consigliere federale del Grigioni italiano (nel 1962 Ettore Tenchio di Roveredo, che figurava sul ticket PPD, è stato battuto dal vallesano Roger Bonvin). I romanci sono invece stati rappresentati una sola volta, con Felix Calonder, tra il 1913 e il 1920.
Sei i partiti rappresentati - Sei sono i partiti che hanno avuto finora l'onore di essere presenti in Consiglio federale. La formazione politica che ha avuto più ministri nella storia è il Partito liberale radicale (PLR), che, dalla fondazione dello Stato federale nel 1848, è stato rappresentato 69 volte.
Il Partito liberale svizzero (PLS), confluito nel 2009 nel PLR, ha avuto un rappresentante in governo (con il ginevrino Gustave Ador, in carica dal 1917 al 1919).
Il Partito popolare democratico (PPD) ha avuto complessivamente 20 ministri. Il Partito socialista (PS) 14.
L'Unione democratica di centro (UDC) è stata rappresentata 12 volte in governo. Durante il loro mandato, due ministri UDC, Eveline Widmer-Schlumpf e Samuel Schmid, sono però passati al Partito borghese democratico (PBD). Quest'ultima formazione politica non ha avuto altri consiglieri federali.