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Un sondaggio che sta spaccando la Svizzera in due
SAN GALLLO - Bisogna calcolare l'età di pensionamento in base agli anni di lavoro? La questione spacca la Svizzera in due, favorevoli e contrari a un cambiamento di sistema praticamente si equivalgono.
Giovani e donne contrari - Il quesito è uno dei tanti posti dall'edizione di quest'anno di un periodico studio sulla previdenza realizzato dal Raiffeisen. Il 43,6% di 1052 persone interpellate in giugno nell'ambito di un sondaggio danno il loro assenso a un modello AVS che porti ad essere attivo professionalmente più a lungo per esempio lo studente che comincia a lavorare a 28 anni, un analogo 44,1% vi si oppone, mentre il rimanente 12,3% non si esprime.
I favorevoli crescono con l'aumentare dell'età. Giovani (no al 51,9%) e donne (no pure al 52,2%) sono invece in maggioranza contrari. Chi dispone di conoscenze previdenziali maggiori è più spesso propenso a sostenere il modello di durata della vita attiva, rispetto a chi ne ha di meno.
Sappiamo bene del terzo pilastro, ma ignoranti del secondo pilastro - Attraverso domande specifiche è stata in effetti testata la conoscenza della popolazione elvetica in merito all'argomento. "Lo stato delle conoscenze ristagna a livelli minimi", affermano gli autori della ricerca, citati in un comunicato. La popolazione svizzera ha familiarità soprattutto con il terzo pilastro; le maggiori lacune si riscontrano nell'ambito del secondo pilastro.
Aumentano quelli che vogliono andare in prepensione - Interessanti sono anche le indicazioni riguardo alle intenzioni future. L'8,5% del campione prevede di andare in pensione oltre cinque anni prima dell'età ordinaria di pensionamento, una quota nettamente superiore a quella dell'anno scorso (5,6%) e con una preponderanza di uomini rispetto alle donne. Allo stesso tempo, cresce il numero di persone che non sanno prevedere il momento in cui potranno andare in pensione, dal 14,5% nel 2022 all'attuale 19,1%. Oltre il 70% degli intervistati immagina che continuerà a lavorare in modo irregolare, part-time o a tempo pieno, dopo il raggiungimento dell'età pensionabile.
Cala la fiducia nell'AVS - La questione della fiducia nel sistema svizzero di previdenza per la vecchiaia evidenzia un quadro piuttosto pessimistico: la previdenza privata gode di elevata fiducia, mentre l'AVS, come già negli anni scorsi, mostra livelli di soddisfazione pessimi e in ulteriore calo. Stando agli autori dello studio il risultato sorprende, dal momento che, con la riforma che entrerà in vigore il primo gennaio 2024, l'AVS verrà rafforzata.
La diminuzione della fiducia - viene ipotizzato - può però dipendere anche dal fatto che, con il pensionamento flessibile e gli incentivi per continuare a lavorare dopo l'età di riferimento, la complessità della previdenza è tendenzialmente aumentata. Particolarmente pessimista è la classe d'età dei più giovani: poco più di un quarto ha fiducia nel primo pilastro.
La fiducia nella previdenza professionale è un po' più alta, pur rimanendo comunque nettamente inferiore a quella nel terzo pilastro. Rispetto al 2022 (19,2%), meno persone (17,9%) esprimono una fiducia elevata o molto elevata nelle casse pensioni. Un livello così basso è probabilmente dovuto, tra le altre cose, all'attuale lacuna conoscitiva sull'argomento e all'insicurezza che ne deriva, osservano gli estensori della ricerca, chiamata "barometro della previdenza". Cala peraltro anche la quota di chi ha una fiducia elevata nel terzo pilastro: da quasi il 50% nel 2022 all'attuale 46,7%.