Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01163.jsonl.gz/353

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
I Cantoni non dovranno mettere a disposizione più posti nelle strutture per tutelare le vittime di violenze domestiche, che sono perlopiù donne con e senza figli.
Il Consiglio nazionale ha infatti respinto oggi, con 99 voti contro 84 e cinque astenuti, un'iniziativa parlamentare dell'ex deputata Jacqueline Fehr (PS/ZH).
Stando all'atto parlamentare, che mirava a completare la legge sulle vittime di reati, i Cantoni avrebbero dovuto garantire, anche collaborando tra di loro, un numero sufficiente di posti d'accoglienza che offrissero "protezione dalle violenze subite nell'ambiente sociale immediato".
Nella motivazione del proprio intervento depositato nel 2013, la consigliera nazionale socialista sosteneva la necessità di simili ambienti nel caso "l'autore delle violenze non può essere chiamato a rispondere dei suoi atti perché nei suoi confronti non è stata sporta denuncia o pronunciata una condanna", oppure "quando il pericolo che grava su una donna e i suoi figli non cessa neppure dopo che sia stato pronunciato un divieto di accedere ad aree determinate nei confronti del marito, ad esempio poiché la minaccia proviene dai familiari di quest'ultimo".
La maggioranza non ha contestato la necessità di proteggere le vittime delle violenze domestiche ma crede che sia di competenza dei Cantoni organizzare e finanziare le strutture d'accoglienza. In Aula è anche stato sollevato il problema dei costi che dovrà assumersi la Confederazione: non si può obbligare i Cantoni ad aumentare i posti disponibili senza che Berna dia un contributo finanziario, ha ad esempio affermato Natalie Rickli (UDC/ZH).
SDA-ATS