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Di recente Bitmain ed entità cinesi connesse sono state accusate di aver utilizzato a proprio favore e senza autorizzazione il lungo periodo di inizializzazione degli ASIC e degli Antminer venduti ai clienti.
Il risarcimento richiesto dalla class action dei clienti di Bitmain ammonta a 5 milioni di dollari.
L’accusa dichiara:
“Fino al completamento delle complicate e lunghe procedure di inizializzazione, i dispositivi ASIC di Bitmain sono configurati per utilizzare l’elettricità dei suoi clienti per generare criptovaluta a vantaggio di Bitmain piuttosto che dei suoi clienti.”
Gor Gevorkyan, il rappresentante dell’accusa nella causa, afferma di aver acquistato più ASIC prodotti dalla Bitmain, tra i quali il celebre Antminer S9, nel gennaio 2018.
L’accusa lamenta che la configurazione era lunga e che, durante questo procedimento, l’hardware operava a piena potenza causando sostanziose spese per la corrente elettrica.
Secondo il documento,
“i dispositivi ASIC praticavano mining di criptovaluta dal momento in cui venivano avviate, trasferendo tutta la criptovaluta ottenuta alla difesa.”
Di qui scaturisce l’accusa di Gevorkyan di “pratiche di business non etiche” che hanno portato ad “arricchire ingiustamente” Bitmain utilizzando l’hardware e la corrente elettrica dei suoi clienti e causando “perdite accertabili.”
Cosa sono gli Antminer di Bitmain e l’accusa contro la centralizzazione
Ciò sarebbe una conseguenza della centralizzazione della produzione di hardware destinato al mining.
Infatti, Bitmain, avendo il controllo di buona parte del mercato degli ASIC destinati al mining, può esercitare un sostanzioso controllo sul mercato e sulle blockchain.
Una tale posizione di forza consentirebbe a Bitmain di piazzare una backdoor negli ASIC prodotti, secondo quanto argomentato dall’accusa.
Altre cose che Bitmain potrebbe compiere sono integrare un “kill-switch” e forzare l’utilizzo di un determinato mining pool.
Questi non sono gli unici tipi di centralizzazione possibile nel mining: ad esempio, c’è la questione della centralizzazione dell’hashrate che può avvenire sia con il controllo fisico dell’hardware responsabile del 51% dell’hashrate, sia con il controllo dei pool che lo gestiscono o attraverso una backdoor piazzata negli ASIC.
Gli Antminer di Bitmain non sono altro che parte dell’hardware che l’azienda utilizza per minare bitcoin, un modello che mina in algoritmo SHA-256, quello di BTC appunto, ad una velocità di 13 TH/s, consumando circa 1300 watt.