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La polizia federale brasiliana ha indicato di aver arrestato un dirigente del Credit Suisse all'aeroporto di San Paolo e di averlo posto in detenzione provvisoria.
Sei altre persone si sono viste confiscare i passaporti. Sospettata di crimini finanziari, la divisione «private banking» del gigante bancario è stata perquisita martedì.
Venerdì, la polizia federale brasiliana ha comunicato di aver arrestato, due giorni prima e nel quadro dell'«Operazione svizzera», il responsabile delle operazioni della divisione «private banking» della filiale Credit Suisse Representations, all'aeroporto internazionale di San Paolo.
«L'accusato è sotto nostra sorveglianza. Un giudice di San Paolo ha decretato la sua detenzione temporanea per 5 giorni alfine di poterlo interrogare», ha dichiarato un responsabile della polizia federale all'agenzia stampa AFP. Il periodo detentivo, conclusosi domenica, è stato prolungato di altri 5 giorni.
Locali perquisiti e passaporti ritirati
Il giorno precedente l'arresto, la polizia aveva perquisito i locali del dipartimento di gestione patrimoniale del CS a San Paolo. Gli inquirenti tenevano sott'occhio la divisione in questione già dal dicembre scorso, in quanto sospettata di evasione di valute, riciclaggio di denaro e di crimini contro il sistema finanziario.
In seguito alla perquisizione, sei altre persone si sono viste ritirare i loro passaporti. Tra loro, quattro cittadini svizzeri, i cui nomi per intero non sono stati forniti dalla polizia.
«Durante tutta l'inchiesta sono emersi forti indizi, i quali indicano che i sospettati hanno agito illegalmente, attraverso l'invio di importanti somme di denaro di provenienza dubbia», ha precisato la polizia federale.
Contrariamente ai suoi colleghi, il dirigente del CS non si trovava nei locali della banca al momento della perquisizione. Sembrerebbe invece che stesse tentando di rientrare in Svizzera, anticipando a mercoledì sera il volo di ritorno inizialmente previsto per il 6 aprile. La polizia ha voluto intercettarlo prima che lasciasse il Paese.
Distinguere i fatti
Il CS ha reagito con imbarazzo alla vicenda. Ha tuttavia voluto distinguere chiaramente i fatti: in un comunicato apparso nella stampa brasiliana, ha precisato che «Credit Suisse Representations è un'azienda non finanziaria che opera in qualità di rappresentante commerciale in Brasile» e che «l'azione della polizia federale non ha nulla a che vedere con le altre attività e operazioni condotte dalla banca d'investimenti Credit Suisse».
Contattata telefonicamente, un'interlocutrice dell'ufficio di San Paolo si è limitata a rispondere che «oggi siamo chiusi, grazie e arrivederci», prima di riattaccare.
Nella sua «nota di chiarimenti», la banca ha inoltre precisato che la divisione in causa «collabora totalmente con le autorità per capire la natura dell'inchiesta».
Thierry Ogier a San Paolo e agenzie
In breve
Da parecchi mesi, le autorità stanno tentando di stabilire una relazione tra il crimine organizzato e il finanziamento illegale delle campagne elettorali in Brasile, basandosi sulle deposizioni di agenti di cambio clandestini pentiti.
18 banche fanno già l'oggetto di un'inchiesta da parte della polizia federale.
Il Credit Suisse non faceva parte di questa lista; la polizia ha comunque reso noto che la perquisizione della sezione «private banking» a San Paolo è stata intrapresa dopo la testimonianza rilasciata da un ex impiegato.