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Il programma di prestiti garantiti dalla Confederazione hanno raggiunto le imprese realmente colpite dal lockdown e non le aziende a bassa redditività
Il programma di prestiti della Confederazione per far fronte alla pandemia di coronavirus ha raggiunto le imprese desiderate senza attirare le cosiddette "aziende zombie". Lo dice un'indagine della Banca nazionale svizzera (BNS).
In un documento di lavoro pubblicato oggi, gli economisti della BNS definiscono "aziende zombie" le imprese con una bassa redditività e un alto livello di indebitamento. Un aiuto a queste aziende può avere conseguenze indesiderate, perché così vengono vincolate risorse che potrebbero essere meglio utilizzate per attività più produttive.
Il programma di prestiti della Confederazione aveva suscitato simili timori: in primavera, nel corso della prima ondata di coronavirus, le aziende hanno avuto un accesso più facile alle fideiussioni garantite dalla Confederazione.
L'allarme sembra tuttavia rientrato: nelle sue analisi, la Banca nazionale non ha trovato alcuna evidenza che le aziende zombie abbiano fatto un uso più frequente del programma rispetto ad altre. I risultati suggeriscono anche che le aziende "più morte che vive" non sono molto diffuse in Svizzera.
In buona sostanza, i prestiti garantiti dalla Confederazione sono stati assunti principalmente da società duramente colpite dal lockdown, oppure attive in regioni con un elevato numero di casi di coronavirus. Il programma ha raggiunto anche le giovani e le piccole imprese più esposte alle conseguenze finanziarie della pandemia.
Ciò fa pensare che il programma sia riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, affermano gli economisti della BNS. I prestiti sono andati a imprese per le quali l'accesso ai finanziamenti esterni è tipicamente più difficile - soprattutto in caso di crisi.
Il programma ha avuto una grande risonanza: in totale sono stati utilizzati circa 17,3 miliardi di franchi. Circa una società su cinque ha usufruito dei prestiti garantiti, si legge nello studio.
Questo è ancora più impressionante se si considera che circa il 60% di tutte le piccole e medie imprese erano prive di debiti prima della crisi, sostengono gli autori. Lo studio ha preso in esame i dati del Registro di commercio e quelli della banca dati Janus, che elenca i prestiti Covid-19.