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L’SSM critica la procedura scelta dal Consiglio federale, che prevede di proporre una controproposta a livello di ordinanza. Respingiamo integralmente la revisione parziale della ORTV. Con la revisione parziale, il Consiglio federale impone la riduzione definitiva dei mezzi destinati al servizio pubblico dei media. La Presa di posizione dell’SSM nella procedura di consultazione sulla revisione parziale dell’Ordinanza radiotelevisiva espone le critiche circostanziate a livello istituzionale, procedurale e sostanziale.
Il Consiglio federale propone una revisione parziale dell’Ordinanza sulla radiotelevisione. In concreto, è prevista una riduzione in due fasi (2027 e 2029) dell’attuale canone radiotelevisivo di CHF 335.- a CHF 300.- per anno e nucleo familiare. Inoltre, sarà ulteriormente ampliata la cerchia di imprese esentate dal canone (l’80% delle imprese svizzere, invece dell’attuale 75%).
Questa revisione parziale va vista come una controproposta a livello di ordinanza e allo stesso tempo come un netto rifiuto dell’iniziativa «200 franchi bastano!». In quanto sindacato dei media e nell’interesse dei nostri soci, l’SSM respinge integralmente la proposta di revisione parziale della ORTV e si oppone fermamente alla procedura scelta dal Consiglio federale, ovvero presentare una controproposta a livello di ordinanza.
L’SSM condanna fermamente l’attacco del Consiglio federale al servizio pubblico dei media a livello di ordinanza. Nella presa di posizione sulla procedura di consultazione l’SSM avanza fondate critiche sul piano istituzionale, procedurale e sostanziale:
Critica sul piano istituzionale
Con l’approccio scelto, il Consiglio federale priva la popolazione della possibilità di sostenere il servizio pubblico dei media nella sua forma attuale. Poiché la modifica dell’Ordinanza entrerà in vigore se l’iniziativa verrà respinta, questo «controprogetto» in realtà non può essere combattuto a livello politico.
Critica sul piano procedurale
Il Consiglio federale ha deciso di attendere l’esito della votazione popolare prima di definire il nuovo mandato di prestazione della SRG SSR. Tuttavia, le risorse finanziarie per l’adempimento dell’attuale mandato saranno ridotte già anni prima dell’entrata in vigore del nuovo mandato. L’SSM critica duramente questo modo di procedere. La procedura logica imporrebbe di rivedere innanzitutto il mandato di prestazione della SRG SSR ed eventualmente di adeguarlo, desumerne il fabbisogno finanziario e infine determinare l’importo del canone necessario risultante.
Critica sul piano sostanziale
La revisione parziale indebolisce la piazza mediatica svizzera
La concentrazione strutturale dei media, intercorsa negli ultimi anni, favorisce la concentrazione dei contenuti mediatici, con effetti negativi sull’autonomia giornalistica, sulla qualità della copertura e sul processo di formazione di opinione, essenziale in una democrazia. Riducendo il canone, il Consiglio federale favorisce questo sviluppo, invece di proteggere e rafforzare il paesaggio svizzero dei media.
La revisione parziale indebolisce la democrazia svizzera
Lo stesso DATEC afferma che: «in un mondo digitalizzato e frammentato, un buon servizio pubblico è più importante che mai come punto di riferimento per la democrazia.» Se i media privati sono in difficoltà, non ha senso indebolire inutilmente anche il servizio pubblico. L’SSM è fermamente convinto che un taglio dei finanziamenti al servizio pubblico dei media è problematico per il sistema democratico della Svizzera.
La revisione parziale mette a rischio i posti di lavoro e il paesaggio culturale svizzero
Qualsiasi taglio dei finanziamenti alla SRG SSR comporterà perdite irrevocabili a livello di creazione cinematografica, musica, letteratura, teatro e cultura popolare in Svizzera. Anche numerosi altri settori beneficiano di mandati della SRG SSR e forniture di servizi commissionati. Ogni posto di lavoro a tempo pieno è correlato ad un altro posto a tempo pieno in un altro settore economico. I tagli ai finanziamenti si tradurranno inevitabilmente in una perdita di diversità culturale e nella scomparsa di oltre mille posti di lavoro.
Come l’iniziativa popolare, anche le modifiche della ORTV proposte dal Consiglio federale hanno conseguenze drastiche per il servizio pubblico giornalistico della SRG SSR e quindi per la piazza mediatica svizzera, per il sistema politico e per la popolazione della Svizzera.