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Le condizioni meteo difficili hanno messo a dura prova gli sciatori nella parte alta della discesa di Beaver Creek. Dopo la gara, Niels Hintermann e Beat Feuz non le hanno mandate a dire.
La discesa di sabato sulla «Birds of Prey» è stata frustrante per molti dei favoriti. Nella parte alta dello spettacolare percorso di Beaver Creek infatti soffiavano forti raffiche di vento, che non hanno rallentato tutti gli sciatori nella stessa misura. Beat Feuz, Niels Hintermann e gli austriaci Vincent Kriechmayr e Matthias Mayer, ad esempio, sono rimasti indietro dopo pochi secondi di gara.
«In cima, dopo le prime porte, la mia gara era già finita», ha affermato Hintermann, visibilmente seccato, in un'intervista concessa a SRF. «La pista non era ottimale, ma almeno c'era tanta neve, e questo è estremamente positivo. Ma Markus Waldner, il direttore delle corse della Federazione internazionale di sci, ne ha fatta un'altra delle sue...». Hintermann ha spiegato di aver sentito il vento contrario fin dal cancelletto di partenza e di aver dovuto lottare contro la scarsa visibilità: «In questi casi non si ha più idea di come sia la neve».
Disparità di trattamento?
Viste le condizioni meterologiche Hintermann avrebbe sperato in una reazione da parte della FIS: «È molto positivo che oggi abbiamo potuto gareggiare. Ma con questo vento la partenza sarebbe dovuta essere abbassata. Tutti coloro che hanno riscontrato un ritardo di mezzo secondo o più nella parte alta erano già fuori dai giochi. Che senso ha correre così? È inutile».
Il nono classificato ha tuttavia voluto a chiarire che gli atleti saliti sul podio meritano assolutamente il loro successo: «Non fraintendetemi: in questo caso mi preoccupo esclusivamente dell'equità. Il nostro sport non è sempre corretto al cento per cento, ormai è così. Ma dovrebbe comunque esserci più giustizia, che oggi purtroppo non è stata garantita», ha detto Hintermann.
Il suo connazionale, a pari tempo nella discesa libera di Beaver Creek, Beat Feuz, si è trovato d'accordo. «Se guardate i miei tempi e quelli degli atleti scesi dopo di me vi rendete conto che nessuno era veloce».
«È stata una gara un po' particolare. La visibilità peggiorava costantemente, rendendo le condizioni più difficili man mano che la gara avanzava. A un certo punto ha iniziato pure a nevicare. In queste condizioni in pista non si vede più nulla», ha concluso il 35enne.