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Gli scacchi tra cinema e realtà/3 - "Il match del secolo"
Noto in tutto il mondo e anche tra gli scacchisti come “Il match del secolo”, la sfida per il titolo mondiale tra il campione in carica, il russo Boris Spassky, e il genietto americano Boris Fischer, fu una sfida-simbolo nella quale, dall’11 luglio al 3 settembre del 1972, la scacchiera politica mondiale, che vedeva la contrapposizione netta e tesissima tra i due blocchi Stati Uniti-URSS, si raccolse e condensò simbolicamente nella scacchiera che, collocata in Islanda al palazzetto dello sport di Reykjavik, accolse nelle proprie caselle le mani, la passione e il genio dei due giocatori.
In palio c’era molto più di una partita di scacchi: c’era il titolo mondiale, che era sempre stato sovietico (l’Unione Sovietica aveva fatto degli scacchi lo sport nazionale, stanziando per esso fondi illimitati), e c’era l’attesa di tutto il mondo che viveva nella gelida tensione creata dall’opposizione tra i due blocchi “Occidentale” e “Comunista”. Persone che non avevano mai seguito lo sport degli scacchi si sono ritrovati a non potersi scollare dal televisore: “Andai credendo che fosse come veder crescere l’erba e, invece, anch’io entrai immediatamente nel tunnel di adrenalina che si era formato”, ricorda il fotografo Harry Benson, con stupore e incredulità.
La storia è nota: Bobby cominciò a seminare tempesta ancora prima di arrivare, prima minacciando di non venire e poi questionando su praticamente ogni cosa; le caselle della scacchiera erano troppo grandi, le telecamere, col loro quasi impercettibile ronzio erano un imponente fattore di disturbo, il premio messo in palio era troppo basso, ecc. Perse la prima partita commettendo un errore da principiante; perse anche la seconda partita non presentandosi affatto.
Ma poi qualcosa cambiò. Fischer riprese a giocare e pian piano impugnò la partita. La partita sei fu un evento epocale. Fischer fece un gioco diverso e rischioso ma anche assolutamente imprevedibile. Vinse, e lo stesso Spassky si alzò al termine della partita per applaudire il suo avversario. Si narra che, abbandonando il luogo della sfida, Fischer ebbe un sussulto: “Avete visto cosa ha fatto Spassky?”.
Il giovane stravagante statunitense rovesciò gli equilibri. Tolto per la prima volta il titolo ai sovietici, nuovo campione del mondo, ritornò in patria acclamato come eroe nazionale. Era un re. E a quel punto scomparve.