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Il presidente uscente del Venezuela Hugo Chávez è stato rieletto, domenica 7 ottobre, con il 54,42 % dei voti, contro il 44,97 % del candidato dell’opposizione, Henrique Capriles. Al potere dal 1998, grazie a questo nuovo mandato Chàvez guiderà il paese sino al 2019.
Malgrado la polarizzazione dell’opinione pubblica e le controversie che stanno attorno a questo personaggio, quella di Chavez è una vittoria logica, scrive il quotidiano argentina Página 12 : “I venezuelani conoscono bene Hugo Chàvez. Guida il paese da 14 anni e dice che spera di restare al potere ancora un trentennio con il suo programma, Socialismo Siglo XXI [socialismo del XXI. secolo], fondato su un’interpretazione molto personale degli insegnamenti di Marx incrociati con i precetti di Gesù Cristo.
I venezuelani l’avevano eletto la prima volta quando il paese usciva da una grande rivolta popolare, il Caracazo, che aveva fatto implodere il sistema politico.
Chávez, militare ed ex-putschista, aveva vinto le presidenziali del 1998 e subito si era aggiudicato due referendum che gli avevano permesso di riformare a suo favore la Costituzione.
Due anni dopo, nel 2000, in un nuovo quadro costituzionale, era stato rieletto per un mandato di sei anni.
In questi primi anni aveva subìto gli assalti di un’opposizione che rifiutava i meccanismi democratici. Colpo di Stato fallito, sciopero del settore petrolifero, boicottaggio delle elezioni legislative sono state le manovre più memorabili dell’opposizione di quel tempo.
Ma come un effetto boomerang, queste azioni hanno dato forza al presidente, che già si appoggiava ai primi risultati dei suoi programmi di inserimento sociale delle popolazioni marginalizzate e dimenticate da anni.
L’opposizione venezuelana si era riorganizzata e nel 2006 si era presentata alle elezioni presidenziali con un viso democratico e moderato, il candidato Manuel Rosales (oggi rifugiato in Perù e accusato di furto di fondi nazionali), che però non era riuscito a battere il presidente uscente.
Nel 2007, l’opposizione torna alla carica e vince il referendum che propone una modifica della Costituzione che permetteva al capo dello Stato di farsi rieleggere per un numero illimitato di mandati.
Una sconfitta che Chàvez digerisce in poco tempo e nel 2009 propone ai sindaci e ai governatori del paese la possibilità di essere rieletti senza limitazione di mandati. Una mossa che gli fa guadagnare ampi consensi.
Evidentemente i venezuelani sanno che Hugo Chávez non manterrà il suo intento di restare alla presidenza per i prossimi tre decenni.
Sanno che è malato di tumore e non pochi si chiedono se riuscirà a portare a termine il suo attuale mandato di sei anni.
Vi sono spiegazioni razionali alla sua vittoria di domenica. Nessuno dubita che il Venezuela soffre di una mancanza di istituzioni governative, di una corruzione dilagante, di una mancanza di investimenti, inflazione elevata e poca sicurezza. E l’autorità iper-personale di Chávez oscilla tra populismo e autoritarismo.
Durante questa campagna Chávez ha saputo dimostrare la realtà : negli anni della sua presidenza, la povertà nel paese è stata dimezzata, l’analfabetismo è scomparso, infrastrutture e diritti politici sono stati estesi a larghi strati della popolazione.
L’opposizione ha portato i suoi argomenti e ha potuto farlo liberamente, occupando un posto importante nei media e organizzando manifestazioni affollate.
Il suo candidato Henrique Capriles, che si presentava come appartenente al centro sinistra, ha assicurato che non avrebbe annullato quanto fatto da Chàvez e che addirittura avrebbe iscritto le sue riforme nella legge.
Ha dichiarato che non si deve regalare petrolio agli altri paesi, quando i venezuelani ne hanno così bisogno. Ha sostenuto che non vi sono molti punti di disaccordo con gli Stati Uniti.
L’elezione presidenziale si è svolta nella trasparenza e nella calma e si è distinta per la massiccia partecipazione degli elettori. E il risultato è chiaro. Il Venezuela ha nuovamente scelto Hugo Chávez.”