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Sono passati 45 anni, ma le analogie sono evidenti secondo Philip Lacovara, assistente legale del Procuratore Speciale del caso Watergate.
Anche tra i collaboratori di Trump – dice in questa intervista alla RSI – “ci potrebbe essere qualcuno pronto a testimoniare pur di ottenere uno sconto di pena”.
La denuncia dello 007 che sta mandando in fibrillazione la politica americana sostiene che collaboratori della Casa Bianca abbiano “coperto” i dettagli della telefonata tra Donald Trump e il presidente dell’Ucraina Zelensky.
In quella conversazione, il presidente degli Stati Uniti chiese al leader straniero di indagare Joe Biden, ex-vicepresidente USA e oggi principale candidato democratico alle primarie per la Casa Bianca.
Il rapporto – compilato da un agente della CIA – è attendibile secondo Lacovara. Per due motivi: “Primo, perché l’ispettore generale dei servizi di intelligence ha condotto un’inchiesta su questa denuncia”. E secondo, aggiunge Lavocara, che è stato anche presidente dell’ordine degli avvocati di Washington – “perché le sue affermazioni sulla natura della conversazione tra Trump e il presidente Ucraina si sono rivelate in linea con quelle contenute nella trascrizione parziale della telefonata rilasciata dalla Casa Bianca”.
Nel caso Watergate, che portò alle dimissioni dell’allora presidente repubblicano Richard Nixon (per aver spiato la sede del partito democratico), fu essenziale la testimonianza contro Nixon del suo consigliere John Dean.
“Accettò una dichiarazione di colpa dopo un accordo con la procura, per ottenere uno sconto di pena”, dice ancora Lacovara. Dean andò in prigione, ma con una condanna nettamente ridotta. Anche i consiglieri di Trump, conclude l’avvocato, potrebbero accettare le stesse condizioni nel caso in cui l’indagine federale dovesse proseguire.