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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>L'articolo "Patienten zu Tode bestrahlt" pubblicato sul "Tages-Anzeiger" del 23 giugno 1995, in cui si fa stato di applicazioni di radiazioni ionizzanti su pazienti malati di cancro negli anni cinquanta ha spinto il Capo del DFI a rivolgersi, con una lettera all'Accademia svizzera delle scienze mediche per chiedere di fornire una spiegazione su questi rimproveri. Per poter rispondere dettagliatamente alla domanda è necessario disporre di chiarificazioni scientifiche complete sulla base di anamnesi e di dati relativi all'irradiazione ottenibili nelle cliniche. Il Consiglio federale non ha la possibilità di eseguire all'interno dell'amministrazione una simile inchiesta. La Società svizzera di radiologia medica (SSRM) nella sua veste di società specializzata nonché l'Accademia svizzera delle scienze mediche (ASSM), finora, non hanno voluto fornire una spiegazione completa, in quanto il dispendio di energie e di mezzi per una simile inchiesta avrebbe superato di gran lunga i benefici. Tuttavia l'ASSM nei giorni scorsi ha conferito a esperti indipendenti il mandato di studiare la possibilità di effettuare una ricerca più approfondita. Attualmente non è quindi possibile smentire o confermare le affermazioni fatte nell'articolo precitato.</p><p></p><p></p><p>2. Dal 1994 in Svizzera sono stati notificati 7 progetti di terapie genetiche. Uno di questi fino ad oggi non ha ancora preso avvio, un altro è terminato, mentre gli altri sono tuttora in corso.</p><p></p><p>Di tanto in tanto si sono potuti costatare piccoli miglioramenti, mentre l'annuncio di una guarigione completa non è ancora stato fatto. Ci si poteva attendere un simile risultato, poiché si tratta di studi compiuti in una fase anteriore (esame della compatibilità) che includono unicamente malattie gravi e pazienti gravissimamente affetti. Per quanto riguarda le terapie in caso di cancro, vengono trattati soprattutto pazienti terminali, la cui prospettiva di guarigione è minima. Mancano risultati relativi ad un periodo di tempo lungo (il primo trattamento è iniziato nel marzo del 1995). Non sono stati osservati effetti collaterali o decessi, riconducibili alla terapia genetica. I casi di effetti secondari segnalati dall'estero sono pochi, e quei pochi sono trascurabili.</p><p></p><p>Tra gli esperti, l'euforia iniziale relativa alle aspettative di successo della terapia genetica si è smorzata. In molti settori della ricerca c'è ancora molto lavoro da svolgere. Tuttavia dal punto di vista medico, attualmente, non c'è motivo di far cessare gli studi di terapia genetica in corso.</p><p></p><p>Se nelle terapie genetiche dovessero prodursi risultati inattesi, essi dovrebbero essere notificati e di conseguenza potrebbe esserne ordinata l'interruzione o la cessazione.</p><p></p><p>Tutti i pazienti sottoposti ad una terapia genetica sperimentale sono stati precedentemente informati in modo completo e hanno dato il loro consenso (fully informed consent). Ad ogni momento il paziente può decidere di interrompere l'esperimento. A nessuno è stata promessa la guarigione.</p><p></p><p>Gli studi di terapia genetica in Svizzera devono ottenere l'autorizzazione di comitati etici e la loro sicurezza biologica è controllata dalla Commissione interdisciplinare per la sicurezza biologica nella ricerca e nella tecnica (SKBS). In futuro questo controllo sarà effettuato dalla Commissione peritale per la sicurezza biologica.</p>  Risposta del Consiglio federale.