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NEW YORK - Sony Music ha acquistato l'intero catalogo delle registrazioni di Bob Dylan compresi i diritti su tutti i suoi album e «su multiple future incisioni», ha annunciato la società di entertainment in un comunicato. Gli estremi finanziari dell'accordo raggiunto lo scorso luglio non sono stati resi noti, ma la vendita dovrebbe portare Dylan alla pari o oltre il record raggiunto da Bruce Springsteen che l'anno scorso ha ceduto sempre alla Sony il suo intero catalogo, testi e incisioni compresi, per mezzo miliardo di dollari.
Alla fine del 2020 l'ormai ottantenne premio Nobel per la letteratura aveva venduto alla rivale Universal il suo catalogo editoriale per una cifra stimata tra i 300 e i 400 milioni, e ora, secondo Billboard, i diritti alle registrazioni potrebbero esser stati pagati altri 200 milioni alla luce di una stima di 16 milioni di dollari di redditi worldwide.
L'intesa è rimasta per sei mesi sotto chiave, un fatto raro nell'industria discografica. Intanto Dylan, che in autunno era tornato sul palco dopo la lunga pausa per il Covid, ha annunciato una nuova serie di concerti di primavera che lo porteranno da Phoenix il 3 marzo fino a Oklahoma City il 14 aprile, passando per Tucson, Austin, New Orleans, Nashville, Savannah, Mobile e Little Rock. In maggio poi dovrebbe aprire i battenti il Bob Dylan Center di Tulsa in Oklahoma dove è ospitato il vasto archivio dell'artista.
Dylan ha una storia di 60 anni con Columbia Records, la storica etichetta discografica acquistata dalla Sony alla fine degli anni Ottanta: era stato ingaggiato nel 1961 dal celebre talent scout John Hammond e fu con Columbia che uscì il suo primo album l'anno successivo che includeva brani tradizionali folk e canzoni originali come "Talkin' New York" e il tributo al suo idolo Woody Guthrie, "Song to Woody". "Columbia Records e Rob Stringer sono stati solo buoni per me per molti, molti anni e moltissimi dischi. Per questo sono felice che le mie registrazioni siano nel luogo a cui appartengono", ha detto il cantautore.
Fino a pochi anni fa era rarissimo - quasi una vergogna - che musicisti vendessero i propri cataloghi. Il trend è diventato sempre più frequente nei mesi della pandemia che ha bloccato concerti e tournée, ma anche per via del fatto che i grandi del rock invecchiano e cominciano a semplificare la successione monetizzando per conto degli eredi la loro produzione artistica.
Dylan era stato il primo a dare il "la", seguito da Neil Young, Paul Simon che lo scorso maggio aveva ceduto i diritti su 60 anni di canzoni sempre alla Sony, mentre Tina Turner e Mick Fleetwood dei Fleetwood Mac si erano rivolti a Bmg. Anche la regina del country Dolly Parton sta pensando di vendere, mentre all'inizio di gennaio Warner Music ha chiuso con gli eredi di David Bowie la seconda tranche di un accordo che riguarda catalogo editoriale e musica.