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Persone impegnate per la protezione della vita si adoperano spesso in prossimità di cliniche abortive a favore di bambini non ancora nati, offrendo aiuto a donne dirette all’aborto. Ne segue che molte di esse decidono di tenere il bambino. Perciò spesso gli abortisti attaccano un tale impegno, come succede ora in Gran Bretagna.
Secondo un’informazione diffusa dalla BBC alla fine del 2014, il servizio britannico di consulenza per la gravidanza (BPAS) si adopera a una nuova legge, secondo la quale in tutto il paese i sostenitori della vita devono osservare una distanza minima dalle cliniche abortive. In tale prospettiva ha lanciato una campagna dal nome «Back Off» («Indietreggia »). Lo scopo è la creazione di spazi entro i quali non è permesso rivolgere la parola alle donne in gravidanza.
Contro questo intento si oppone Susan Briggs. Ella stessa voleva a suo tempo abortire il suo bambino, quando fu avvicinata nei pressi della clinica da sostenitori della vita. In seguito a questo incontro lasciò cadere l’appuntamento per l’intervento. E così oggi il suo bambino è vivo: «Grazie al loro richiamo decisi di tenere il bambino», rivela. «Adesso ringrazio Dio di non aver compiuto l’aborto.» Riguardo agli attivisti della consulenza sul marciapiede dichiara: «Si deve lasciarli continuare, poiché qualcuna cambia anche idea. Se non avessi dato loro ascolto, ne porterei il rimorso per tutta la vita.»