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La valle dello Swat, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa situata nel Nord-Ovest del Pakistan, è stata una delle zone più devastate dalle alluvioni dell'estate 2010. La DSC ha quindi deciso di intervenire in questa regione per venire incontro alle popolazioni colpite. Dopo l'invio dei soccorsi, gli esperti dell'Aiuto umanitario svizzero hanno ritenuto prioritario il ripristino delle infrastrutture, così come dopo il terremoto che aveva già distrutto la regione nel 2005. La ricostruzione delle scuole distrutte o danneggiate è iniziata nell'estate del 2011.
Undici scuole interamente ricostruite
A quasi quattro anni dalle alluvioni, circa 9000 alunni della valle dello Swat hanno potuto ritrovare banchi, quaderni e insegnanti. Undici scuole elementari nuove fiammanti hanno aperto i battenti e altre 30 scuole pubbliche parzialmente danneggiate sono state ripristinate. Un bel successo, considerato il paesaggio accidentato della regione: «Quando la mancanza di strade rendeva impossibile il trasporto dei consueti materiali edili, abbiamo optato per edifici prefabbricati», spiega Ernesto Morosin, coordinatore dell'Aiuto umanitario in Pakistan. Talvolta, i problemi di accessibilità sono causati dall'insicurezza cronica che caratterizza questa regione situata alla frontiera tra le zone tribali e l'Afghanistan.
Negoziare nuovi terreni
All'atto pratico, solo una stretta collaborazione con le comunità locali ha reso possibili i lavori di ripristino. Molto spesso, in effetti, è stato necessario ricostruire gli edifici scolastici su nuovi terreni appartenenti agli abitanti del villaggio, poiché la sede precedente era stata distrutta dalle acque o dalle frane. I capi tribali e religiosi, i consigli degli anziani e i comuni abitanti hanno assunto un ruolo attivo nel processo di ricostruzione: «Dovevamo condurre trattative con le comunità e convincerle a ricostruire le scuole in mezzo ai loro villaggi per ragioni di sicurezza, pur la terra essendo un bene raro in questa regione montuosa», ricorda Ernesto Morosin.
Le autorità governative, dal canto loro, mettevano in questione la necessità di ricostruire le scuole altrove prima di accettare di sborsare denaro per pagare i nuovi terreni. La scommessa non era mai vinta in partenza: i lavori di costruzione cominciavano senza un atto di vendita sottoscritto. Solo al completamento dei cantieri gli abitanti dei villaggi che hanno ceduto terreni finivano di incassare il denaro pattuito. Un tale risultato sarebbe stato impensabile senza un forte impegno delle comunità e della DSC.
Le scuole ripristinate sono concepite per resistere a future calamità naturali. Tutte sono state dotate di impianti sanitari adeguati. Le bambine ne sono le principali beneficiarie. Il 40% delle classi ricostruite accoglie scolare, un vero progresso in una regione in cui generalmente una mentalità ancora molto conservatrice è contraria alla scolarizzazione delle bambine.
Impegno dello Stato
Proseguendo sulla strada intrapresa, la DSC finanzierà la costruzione di altre 17 scuole entro la metà del 2015 durante la seconda fase del progetto. Si tratterà in totale di circa 81 aule che ospiteranno 3000 alunni. Parallelamente, altri 7000 scolari beneficeranno di lavori di ripristino di edifici danneggiati.
Questa volta, per le scuole da ricostruire su una nuova sede la procedura sarà semplificata. Le autorità provinciali si sono impegnate a pilotare autonomamente i futuri processi di acquisizione dei terreni. Il coinvolgimento dello Stato conferma una presa di coscienza ai massimi livelli delle esigenze di infrastrutture delle comunità rurali e garantirà che gli sforzi compiuti dalla DSC nella regione abbiano un impatto duraturo.