Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/257795

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di effettuare accertamenti concreti e di presentare al Parlamento una strategia che permetta di eseguire procedure d’asilo all’estero e realizzare centri di aiuto e protezione all’estero, eventualmente in collaborazione con altri Stati. L’obiettivo è combattere la tratta di esseri umani e le attività dei passatori nonché migliorare l’aiuto in loco.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ha già avuto modo di esprimersi in merito alla creazione di centri d’asilo al di fuori dell’Europa, in particolare nel suo rapporto «Ridefinizione di Schengen-Dublino, coordinamento europeo e ripartizione degli oneri», pubblicato a maggio 2017 in adempimento del postulato 15.3242 Pfister. Successivamente, ha risposto agli interventi parlamentari seguenti: interpellanza 21.3387 Hess «La visione danese "zero richiedenti l'asilo". Un'opzione anche per la Svizzera?», mozione 21.3785 Quadri «Svizzera sulla falsa riga della Danimarca, creare centri asilanti in paesi extraeuropei», mozione 21.3992 Gruppo dell’Unione democratica di Centro «Richiedenti l'asilo. Garanzia della protezione in uno Stato terzo sicuro» e interpellanza 22.3730 Quadri ««La Gran Bretagna comincia a trasferire gli asilanti in Ruanda. E la Svizzera?»).&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Il Consiglio federale ritiene che una delocalizzazione delle procedure d’asilo in Paesi terzi porrebbe questioni giuridiche complesse e grandi sfide sul piano politico e operativo. Il diritto di presentare una domanda d’asilo e il rispetto del principio di non respingimento costituiscono elementi centrali della politica svizzera in materia d’asilo e sono garantiti sia dal diritto internazionale sia da quello nazionale.</p><p>&nbsp;</p><p>Alcuni Stati europei hanno effettivamente avviato progetti in tal senso, tutti falliti. Ad esempio, il progetto danese non è stato finora attuato; qualche mese fa il Governo danese ha ufficialmente congelato i relativi piani.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>Anche il Regno Unito, che ha messo a disposizione un investimento iniziale di circa 120 milioni di sterline nel quadro di un nuovo fondo per sostenere lo sviluppo in Ruanda, non ha finora trasferito alcun richiedente l’asilo in Ruanda. Il primo volo di ritorno, previsto per il 14&nbsp;giugno 2022, è stato annullato sulla base di decisioni di tribunali britannici su casi individuali e della misura cautelare decisa il medesimo giorno dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU). La Corte EDU ha quindi tenuto conto in particolare delle riserve formulate dall’Alto Commissariato dell’ONU per i rifugiati, secondo cui i richiedenti l’asilo trasferiti in Ruanda non avrebbero accesso a una procedura equa ed efficiente ai fini dell’accertamento della qualità di rifugiato. Questi timori sono stati di recente confermati dalla Corte di appello d’Inghilterra e del Galles, secondo la quale il Ruanda non può essere considerato un Paese terzo sicuro e il pertinente progetto del Governo britannico è quindi illegale.&nbsp;</p><p>&nbsp;</p><p>La posizione del Consiglio federale coincide peraltro anche con le più recenti decisioni dell’UE concernenti la riforma del patto europeo sulla migrazione e l’asilo, che mira in particolare a velocizzare le procedure d’asilo, trattare le domande d’asilo infondate alla frontiera esterna dello spazio Schengen e a ridurre la migrazione secondaria nello spazio Dublino, ma non prevede di delocalizzare le procedure d’asilo in Paesi terzi con cui i richiedenti non hanno alcun legame (personale).&nbsp;</p>