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Migliori condizioni di vita e di lavoro per le collaboratrici domestiche senza autorizzazione di soggiorno: è quanto chiedono i collettivi cantonali per i sans-papiers, le chiese e i sindacati che oggi hanno lanciato la campagna "nessuna collaboratrice domestica è illegale".
In Svizzera ci sono da 40'000 a 100'000 collaboratrici domestiche senza documenti in regola, hanno spiegato i responsabili della campagna in una conferenza stampa oggi a Berna. Queste donne lavano, puliscono, stirano, cucinano, custodiscono bambini e si prendono cura delle persone anziane e malate: contribuiscono così alla nostra prosperità e alla nostra qualità di vita, ma le loro condizioni di lavoro sono estremamente precarie, non godono di una reale protezione sociale e vivono costantemente nella paura di essere espulse dalla Svizzera. Spesso sono isolate socialmente e totalmente dipendenti dai datori di lavoro, ciò che aumenta notevolmente i rischi di sfruttamento. Non hanno assicurazione per gli infortuni, la maternità, la disoccupazione e la vecchiaia.
"Nella loro situazione queste donne non possono difendersi neppure dalla violenza o da molestie sessuali", ha spiegato Liselotte Fueter, presidente delle Donne protestanti in Svizzera (EFS). "Diamo molto, la gente ha bisogno di noi, però viviamo sempre nell'angoscia", ha aggiunto Nelly Valencia, che per anni a lavorato a Losanna senza i necessari documenti.
Il lavoro svolto da queste donne è assolutamente indispensabile per un numero crescente di famiglie monoparentali, di persone sole, anziane o dipendenti, i cui bisogni non sono presi a carico da servizi pubblici. E la domanda in questo settore è in piena crescita visto che sempre più genitori lavorano, la popolazione invecchia, e i servizi pubblici vengono ridotti.