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La sua presenza nell’azienda di famiglia risale a quando lei era ancora una giovane di 14 anni studentessa al ginnasio. Quali sono i suoi ricordi di quell’epoca?
I magnifici campionari. Uno dei miei primi ricordi, tuttavia, riguarda un guaio da me combinato: da questi campionari i nostri clienti selezionano di volta in volta piccoli campioni che servono a creare un primo prototipo per le loro collezioni. I campioni difettosi, e dunque scontati, sono contrassegnati da un punto. Una volta rimossi erroneamente quei punti dai tessuti. Quando in seguito venni a sapere a cosa servivano, mi sentii in colpa per tutto il giorno.
A 26 anni è diventata CEO di Inter-Spitzen, azienda del gruppo Forster Rohner. Come fa un’azienda della tradizione svizzera, che vanta 112 anni di storia, a rimanere in vetta in un’economia globalizzata?
Occorre essere disposti a cambiare. Noi abbiamo iniziato relativamente presto a reagire alle circostanze esterne. Anche se continuiamo a produrre a San Gallo, già nel 1994 abbiamo aperto ulteriori stabilimenti di produzione in Cina e, 20 anni fa, in Romania. Fino a non molto tempo fa anche collaboratori svizzeri lavoravano in queste sedi con lo scopo di trasmettere il know-how alle maestranze locali. La testa, per così dire, è rimasta in Svizzera, mentre le mani sono in parte emigrate.