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Sì agli accordi fiscali siglati dalla Svizzera con Germania, Gran Bretagna e Austria. La commissione dell'economia del Consiglio degli Stati raccomanda a larga maggioranza alla Camera dei Cantoni di approvare le convenzioni. La decisione dei "senatori" dovrebbe cadere nel corso della prossima sessione.
Gli accordi con Berlino e Londra sono stati accolti per 7 voti a 2. Quello sottoscritto con Vienna ha ottenuto 9 pareri favorevoli, senza opposizioni.
I trattati prevedono l'introduzione di una tassa per regolarizzare i fondi depositati "in nero" in Svizzera, così come l'imposizione alla fonte dei futuri redditi da capitale. Dovrebbero entrare in vigore in gennaio.
Presentati dal Consiglio federale come una soluzione che permette di conservare il segreto bancario, evitando lo scambio automatico di informazioni chiesto dall'Unione europea, gli accordi, e in particolare quello con Berlino, sono criticati in Svizzera soprattutto dall'UDC.
I democentristi non digeriscono la possibilità, concessa all'autorità tedesca di sorveglianza dei servizi finanziari, di procedere a controlli in Svizzera e la mancanza di garanzie solide contro l'utilizzo di dati bancari rubati. Minacciano pertanto di impugnare l'arma del referendum.
Il PS si augura che questi trattati siano una tappa intermedia verso lo scambio automatico di informazioni e chiede al parlamento di posticipare la propria decisione in attesa che il Consiglio federale esponga la propria strategia in materia di denaro pulito.
Se le Camere non dovessero decidere in giugno, gli accordi rischiano di non poter entrare in vigore a gennaio. Altro ostacolo da superare: il trattato con Berlino deve passare al vaglio della Camera dei Länder, dove l'opposizione di sinistra, contraria, ha la maggioranza.