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Clamoroso a Losanna. Le leggi anti-burqa, così come applicate in Ticino, sono in parte incostituzionali e quindi il Gran Consiglio dovrà modificarne alcuni paragrafi. Lo riferisce il portale web della Rsi. Il Tribunale federale ha accolto parzialmente il ricorso presentato nel maggio del 2016 da Filippo Contarini e Martino Colombo con le due leggi, quella sulla dissimulazione del voto e quella sull’ordine pubblico votate dal Parlamento cantonale nel novembre 2015. La notizia ci è stata confermata dagli stessi ricorrenti.
Il contenuto della sentenza, che era soggetto a un embargo di pubblicazione fino al 18 ottobre, è stato anticipato oggi dagli stessi ricorrenti, che hanno indetto una conferenza stampa nel pomeriggio per informare i media sulla decisione della suprema corte.
Il TF constata che le eccezioni sono formulate in modo esaustivo nella legge sulla dissimulazione del volto e in quella sull'ordine pubblico. Tuttavia il dispositivo previsto dal legislatore ticinese è sproporzionato per quel che concerne la libertà di riunione, la libertà di espressione e la libertà economica.
Più precisamente, il Tribunale federale ritiene che la legislazione debba essere completata al fine di permettere a partecipanti a una manifestazione politica di portare una maschera, nella misura in cui gli obiettivi di ordine pubblico perseguiti dalla legge non siano compromessi. La legislazione dovrà pure prevedere eccezioni nel caso di eventi commerciali o pubblicitari.
La compatibilità del divieto di dissimulare il volto con la libertà religiosa non è invece stata esaminata dal Tribunale federale, poiché i ricorrenti non hanno sollevato questo argomento.
Il Gran Consiglio ticinese deve pertanto completare la sua legislazione, tenendo conto delle riserve espresse da Mon Repos.
La legge, comunemente definita "norma anti-burqa" anche se l'applicazione va oltre il divieto del velo integrale islamico, è in vigore dal primo luglio 2016 ed era stata elaborata dal legislativo cantonale dopo che nel settembre 2013 oltre il 65% dei votanti ticinesi aveva accolto l'iniziativa promossa dal "Guastafeste". A stretto giro di posta è giusta in redazione anche la reazione di Giorgio Ghiringhelli: “Ritengo di essere in grado di affermare che tale sentenza non intacca minimamente la questione principale, ossia il divieto del velo integrale. Né tantomeno rimette in ballo l’articolo costituzionale che stabilisce il principio del divieto di dissimulare il volto negli spazi pubblici”.