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Un nuovo studio di Swiss Life scatta un’istantanea sostanzialmente positiva per quanto concerne l’attuale performance della previdenza per la vecchiaia svizzera: l’80% delle persone in età di pensionamento ritiene di disporre di piena libertà di scelta finanziaria e le persone in questa fascia d’età in generale considerano la loro situazione migliore rispetto al resto della popolazione. C’è accordo sulla necessità di riformare il sistema, ma non sulla sua strutturazione.
- Nonostante la riduzione del reddito lordo dopo le imposte, gli oneri sociali e i risparmi, le persone di età compresa tra i 65 e i 74 anni spendono complessivamente solo leggermente meno di quelle tra i 50 e i 61 anni. Tuttavia la struttura delle spese dei pensionati presenta notevoli differenze.
- Il 73% delle persone oltre i 65 anni vive in un’economia domestica con soddisfazione economica elevata o molto elevata. Nel caso delle persone sotto i 65 anni questo valore raggiunge solo il 58%.
- Due terzi delle pensionate e dei pensionati intervistati da Swiss Life dichiarano di potersi permettere almeno tanto quanto prima del pensionamento.
- Chi è costretto a ridurre le spese risparmia soprattutto sui viaggi, sulle uscite al ristorante e sull’abbigliamento.
- Sebbene la quota di risparmio si riduca significativamente all’età di pensionamento, la maggior parte delle persone oltre i 65 anni vive in economie domestiche che accumulano patrimonio piuttosto che consumarlo.
- Un quinto delle persone oltre i 65 anni fatica ad arrivare alla fine del mese.
- Lo studio evidenzia che la popolazione, pur riconoscendo la necessità di una riforma della previdenza per la vecchiaia, non si trova tuttavia d’accordo sul come.
La previdenza per la vecchiaia in Svizzera si basa sull’AVS, sulla previdenza professionale e sul risparmio privato per la vecchiaia nel terzo pilastro. «Il mandato costituzionale prevede che il sistema dei tre pilastri permetta di garantire il minimo esistenziale e il mantenimento dell’attuale tenore di vita. Ma in che misura tali obiettivi vengono raggiunti nella realtà? Il nostro studio ha analizzato diversi aspetti per rispondere a questa domanda ed evidenzia una situazione momentanea sostanzialmente positiva per quanto concerne l’attuale performance della previdenza per la vecchiaia svizzera», afferma Markus Leibundgut, CEO Swiss Life Svizzera.
Ci sono più pensionati che continuano a risparmiare rispetto a quelli che consumano il proprio patrimonio
Con il pensionamento, per la maggior parte delle economie domestiche la rendita AVS diventa la principale fonte di reddito, seguita dalle rendite del secondo pilastro. Nell’ultimo decennio le prestazioni del secondo pilastro sono diventate sempre più importanti. Nel 2012 solo il 66% dei pensionati fino ai 69 / 70 anni percepiva capitali dalla previdenza professionale, mentre nel 2019 la loro percentuale era già salita al 76%. Oltre al proprio reddito sotto forma di rendite, la metà dei contribuenti pensionati dispone di valori patrimoniali superiori a 300 000 franchi circa, che spesso sono vincolati a un immobile. Tuttavia, in media i pensionati non consumano questi patrimoni, anche se la quota di risparmio nell’età di pensionamento diminuisce notevolmente: «Solo circa un quinto delle persone oltre i 65 anni vive in economie domestiche che consumano il loro patrimonio. Poco meno della metà spende tanto quanto entra e circa un terzo continua a risparmiare», afferma Andreas Christen, autore dello studio.
Maggiori le spese per la salute, minori quelle per la mobilità e i ristoranti
Di regola con il pensionamento i redditi lordi diminuiscono. Tra il 2015 e il 2017 le economie domestiche composte da coppie e le persone sole di età compresa tra i 65 e i 74 anni disponevano in media di un reddito inferiore di circa un terzo rispetto a quelle di età compresa tra i 50 e i 61 anni. Il calo del reddito legato al pensionamento è tuttavia largamente compensato da una quota di risparmio più bassa e da contributi più bassi alle assicurazioni sociali e alle imposte. Per le altre voci del budget, le coppie e le persone sole di età compresa tra i 65 e i 74 anni spendono complessivamente solo un decimo in meno di chi ha tra i 50 e i 61 anni. Tuttavia, la struttura delle spese presenta notevoli differenze: le spese per la salute, inclusi i premi della cassa malati, nei primi anni del pensionamento sono in media superiori di un quarto fino a un terzo. Le spese di consumo tipicamente sostenute fuori casa, come le uscite al ristorante o quelle per la mobilità, nella fascia d’età compresa tra i 65 e i 74 anni risultano complessivamente inferiori di circa un quinto rispetto alla fascia d’età compresa tra i 50 e i 61 anni.
La maggior parte può permettersi tanto quanto prima del pensionamento
«Due terzi dei pensionati tra i 65 e i 75 anni intervistati della Svizzera tedesca e della Svizzera romanda affermano di potersi permettere oggi almeno tanto quanto prima del pensionamento», spiega Andreas Christen. L’altro terzo limita le spese principalmente nell’ambito dei viaggi (75%), delle uscite al ristorante (66%) e dell’abbigliamento (62%). Se i pensionati avessero a disposizione 500 franchi in più al mese, li utilizzerebbero in prima linea per i viaggi (50%), i risparmi (29%), i regali (26%), le uscite al ristorante (19%) e la cultura / gli hobby (18%).
All’età di pensionamento la soddisfazione economica è più elevata che prima
Il 73% di coloro oltre i 65 anni vive in un’economia domestica con elevata soddisfazione finanziaria. Nel caso delle persone sotto i 65 anni questo valore raggiunge solo il 58%. Ben l’80% degli over 65 anni intervistati da Swiss Life ritiene di disporre di piena libertà di scelta finanziaria – la percentuale più elevata rispetto a tutte le altre fasce d’età. Anche nel raffronto con l’Europa occidentale i pensionati in Svizzera godono di una buona situazione: solo in Danimarca, Norvegia e Svezia le persone oltre i 65 anni sono finanziariamente più soddisfatte che in Svizzera. Per contro, il 19% delle persone in Svizzera oltre i 65 anni vive in un’economia domestica che, secondo la propria valutazione personale, ha una certa difficoltà o ha molta difficoltà ad arrivare alla fine del mese – una percentuale che raggiunge il 28% nel caso delle persone sotto i 65 anni. Rispetto ad altre fasce della popolazione in età di pensionamento, sono soprattutto i pensionati divorziati stranieri e che vivono da soli, nonché coloro che hanno concluso solo la scuola dell’obbligo, a vivere in un’economia domestica con una minore soddisfazione finanziaria.
Unanimità sulla necessità di una riforma nella previdenza per la vecchiaia ma non sulla sua strutturazione
«Secondo l’autovalutazione di due terzi delle persone di età compresa tra i 65 e i 75 anni intervistate da Swiss Life, il mandato costituzionale per garantire il tenore di vita è stato raggiunto. E gli altri sono comunque per metà soddisfatti della propria situazione finanziaria», afferma Andreas Christen, autore dello studio. Tuttavia, l’ondata di pensionamenti tra le ultime classi della generazione dei baby boomer, l’aumento della speranza di vita e il contesto del mercato dei capitali mettono a dura prova il sistema di previdenza per la vecchiaia. L’istantanea scattata dallo studio di Swiss Life non può quindi essere trasposta nel futuro: «Il finanziamento del sistema dei tre pilastri dev’essere garantito durevolmente al fine di mantenere la sua attuale efficienza anche per le future classi e generazioni. A tale scopo urgono riforme», spiega Markus Leibundgut, confermando un ulteriore risultato emergente dallo studio. Stando al sondaggio di Swiss Life, infatti, l’opinione prevalente è che il sistema previdenziale necessiti di riforme per motivi finanziari. Tuttavia, il sondaggio mostra anche che tra la popolazione manca (ancora) un consenso su come affrontare le sfide legate alla previdenza per la vecchiaia.
L’intera documentazione e ulteriori informazioni sono reperibili qui.
La metodologia
Lo studio si basa, tra l’altro, su una valutazione sistematica dei dati SILC (Indagine sui redditi e sulle condizioni di vita) e IBED (Indagine sul budget delle economie domestiche), raccolti dall’Ufficio federale di statistica, da parte degli autori di Swiss Life. Inoltre, su incarico di Swiss Life, a gennaio 2022 l’istituto di ricerca di mercato LINK ha svolto, nella Svizzera tedesca e nella Svizzera occidentale, due sondaggi rappresentativi per la popolazione assimilata dal punto di vista linguistico. Al sondaggio principale condotto telefonicamente hanno partecipato 1 310 persone di età compresa tra i 65 e i 75 anni. Al sondaggio supplementare svolto online hanno partecipato 1 030 persone di età compresa tra i 25 e i 79 anni. Anche i calcoli impiegati nello studio basati sui dati dei due sondaggi sono stati effettuati dagli autori di Swiss Life.
Swiss Life
Il gruppo Swiss Life è un primario offerente di soluzioni previdenziali e finanziarie globali a livello europeo. Nei mercati principali Svizzera, Francia e Germania, Swiss Life, tramite i propri agenti nonché vari partner di vendita (broker e banche), offre alla sua clientela privata e aziendale una consulenza completa e individuale e un’ampia gamma di prodotti propri e di partner.
I consulenti di Swiss Life Select, Tecis, Horbach, Proventus, Fincentrum e Chase de Vere selezionano sul mercato i prodotti adeguati per i clienti, secondo l’approccio Best Select. Swiss Life Asset Managers offre a investitori istituzionali e privati accesso a soluzioni d’investimento e di gestione patrimoniale. Swiss Life assiste sia gruppi multinazionali, con soluzioni di previdenza a favore del personale, sia clienti privati benestanti, con prodotti di previdenza strutturati.
Swiss Life Holding SA, con sede a Zurigo, trae le sue origini dalla Società svizzera di Assicurazioni generali sulla vita dell’uomo fondata nel 1857. L’azione di Swiss Life Holding SA è quotata allo SIX Swiss Exchange (SLHN). Fanno parte del gruppo Swiss Life anche diverse controllate. Il gruppo dà lavoro a circa 10 000 collaboratori e dispone di una rete di vendita di circa 17 000 consulenti.
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