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Overview sui mercati – agosto 2021
di Pietro Andrea Cioffi
Che cosa è vero e quale è la verità?
Introduzione
La FED è la Banca Centrale Americana.
Dovrebbe essere un organo indipendente, in quanto, come si legge da Wikipedia, “le sue decisioni non sono ratificate da alcun organo del potere esecutivo o legislativo”.
La storia della FED è molto lunga e, purtroppo, spesso è anche costellata da errori strategici le cui conseguenze si sono poi riflesse sulle economie e sui mercati per diversi anni.
Ad esempio nel 1929, quando scoppiò la famosa crisi, la FED continuò a perseguire una politica monetaria restrittiva che aggravò le conseguenze della depressione in corso.
Nel 1971 lo scandalo Watergate rivelò che il presidente della FED, Arthur Burns, applicava politiche monetarie non indipendenti ma in linea con i desiderata di Nixon. Infatti nel 1972 Burns applicò una politica monetaria espansiva per favorire la crescita economica e supportare la rielezione di Nixon. Questa politica portò ad una inflazione crescente (12%) e ad una successiva recessione.
In seguito a questo scandalo, nel 1978 la FED venne riformata; in quella riforma le venne assegnato il compito di controllare l’inflazione e di contenerla al di sotto del 2% e di favorire la massima occupazione.
Dal 1987 al 2006 il Presidente della FED è stato Alan Greenspan; il suo mandato è stato contrassegnato dalla paura di ripetere gli errori del 1929, pertanto Greenspan ha applicato una politica monetaria espansiva, fornendo liquidità al sistema bancario in occasione di ogni crisi, e soprattutto tenendo molto bassi i tassi d’interesse, con la conseguenza, però, di favorire le “bolle” speculative (“Dot-com bubble” nel 2000 e “Housing bubble” nel 2004-2005).
Greenspan è stato criticato in particolare per il suo ruolo nella crescita della bolla immobiliare degli anni 2000 e nel successivo scoppio della crisi dei subprimes nel 2007.
Attualmente il Presidente è Jerome Powell e, come tutti ormai sapete, la sua politica monetaria è fortemente espansiva.
La domanda che ci dobbiamo porre è se una politica di questo tipo sia ancora adeguata o se invece stia gettando le basi per una prossima crisi.
Sono ormai diversi mesi che l’inflazione sta aumentando.
Se continuasse ad aumentare, si potrebbe affermare che la Fed sta fallendo in uno dei suoi obiettivi, cioè nel mantenere la stabilità dei prezzi, rifiutandosi di attenuare la politica monetaria in corso (lo scopriremo solo tra qualche mese quando capiremo se davvero l’inflazione è transitoria – come dice Powell – oppure no).
Inoltre, il tasso di disoccupazione è tornato al 5%, dove è stato per gran parte della storia quando si riteneva che l’economia fosse in buona salute.
Nel grafico sottostante potete vedere l’andamento della disoccupazione negli ultimi 70 anni. Come potete vedere un livello di disoccupazione del 5% è già un ottimo livello, quindi non ci sarebbe alcuna ragione, dal punto di vista dell’occupazione, perché la Fed continui con politiche monetarie espansive e non stringa le condizioni monetarie in questa fase.
Inoltre ricordiamo che le azioni sono ai massimi storici e che gli indici continuano a segnare record su record. I prezzi delle case sono appena saliti del 18% su base annua (altro record). Anche l’indice dei prezzi al consumo (CPI – che è progettato per sottovalutare l’inflazione) è superiore al 5%.
In termini molto semplici non ci sono ragioni economiche per cui la Fed debba continuare con il QE e non aumentare i tassi in questo momento.
Quindi, perché Powell non delinea un piano della Fed di inasprimento della politica monetaria?
La risposta è quasi sicuramente di natura politica.
L’attuale mandato di Powell come presidente della Fed termina quest’anno. L’amministrazione Biden ha fatto trapelare che vorrebbe rinominare Powell come presidente della Fed a luglio.
Ora è molto probabile che Powell non voglia scontentare l’amministrazione Biden per ottenere la riconferma.
Se fosse vero, sarebbe davvero inquietante.
La Fed dovrebbe essere indipendente. Se la Fed NON è indipendente, ma è di fatto un’entità politica, allora i mercati non sono più “puri e neutri” (come dovrebbero essere) ma sono di fatto manipolati.
Analisi di mercato in agosto
Componente azionaria:
I principali indici azionari mondiali, nel mese di agosto, hanno tutti messo a segno una performance positiva (vedi grafico dei relativi ETF nella fig. successiva).
Come potete vedere l’indice CSI 300 (linea grigia), che è composto dai 300 titoli azionari con la più vasta capitalizzazione di mercato e liquidità dell’intero universo delle società della repubblica popolare cinese, continua a rimanere debole rispetto agli altri indici e soprattutto a quelli americani.
Questo trend prosegue ormai da diversi mesi ed è la conseguenza della volontà da parte del governo Cinese di regolamentare alcuni settori dell’economia Cinese.
Il presidente Xi Jinping è stato chiarissimo affermando in un recente discorso:
“Signori, voi che siete i nuovi potenti dell’economia e che pensate di avere un potere assoluto, voi che siete i protagonisti della sperequazione economica cinese, sappiate che i tempi stanno cambiando, ed é giusto che ci sia una redistribuzione della ricchezza.”
Come scrive Danilo Riboldi in un suo recente articolo:
“È evidente che in Cina esiste un problema netto di diseguaglianza di reddito. Dati OCSE: nel 2020, il 20% dei cittadini cinesi più agiati aveva un reddito medio disponibile di oltre 80.000 yuan, pari a circa 12.000 dollari, cioè 10,2 volte più del 20% più povero. Negli Stati Uniti, questa grandezza è pari a 8,4 volte mentre in Europa occidentale è vicina 5 per Francia e Germania.
Quindi questo dato pone la Cina, futura super potenza economica mondiale numero 1, ad essere pari ad un paese come il Messico. Il che non è sostenibile per un colosso come quello cinese, soprattutto se vuole avere una crescita economica sostenibile.
Ecco perché il sopracitato Xi Jinping ha deciso di rafforzare la regolamentazione e la correzione dei redditi elevati, di proteggere il reddito legale, di correggere ragionevolmente il reddito eccessivo e incoraggiare i gruppi sociale ad alto reddito e le imprese a restituire di più alla società.
Redistribuire la ricchezza, insomma. Con un obiettivo chiarissimo: irrobustire quella che dovrebbe corrispondere alla “classe media”. Il tutto però senza compromettere la possibilità di arricchirsi, ma cercando di fare in modo che ci siano più ricchi e meno ricchissimi.
Pura teoria? Intanto in Cina hanno dimostrato di essere molto pratici, andando subito a colpire le grandi società tecnologiche.”
Se analizziamo un periodo più lungo, ad esempio 3 mesi, questo trend è ancora più evidente (vedi figura sotto); mentre gli indici americani continuano ad inanellare record su record, la borsa Cinese rivela una debolezza inusuale con addirittura una performance negativa sui 3 mesi (vedi linea grigia).
Può darsi che la causa di questo andamento siano le decisioni del Governo Cinese di “mettere sotto controllo” le aziende tecnologiche e i loro proprietari ma, può anche essere la conseguenza di dati davvero preoccupanti; guardate la figura sotto che vi indica il crollo in agosto dell’indice PMI ufficiale cinese dei servizi non manifatturieri; questo indice è letteralmente collassato inaspettatamente da 52,5 a 45,2 nel mese di agosto segnando il più grande calo dopo il crollo di febbraio 2020.
Il settore manifatturiero ha segnato invece un valore molto vicino alla linea di demarcazione tra la contrazione e l’espansione mettendo nella storia un 50,1.
Può darsi che la ragione di questo andamento negativo dell’indice Cinese sia da ricercare nella buona volontà del governo di redistribuire la ricchezza, ma può anche darsi che sia uno dei tanti passi della guerra finanziaria in atto tra Cina e USA. Se la Cina riuscisse a far crollare gli indici Americani, per il sistema bancario Americano sarebbero grandi dolori, visti i tanti investitori – grandi e piccoli – che si sono indebitati enormemente per partecipare alla festa di Wall Street.
Chissà qual è la verità.
La figura successiva ci da una visione chiarissima di come il Governo cinese stia “forzando” l’indice CSI 300 da alcuni mesi.
Il confronto tra l’indice cinese (linea blu) e l’indice S&P 500 (linea verde) è impietoso: a fine agosto, la differenza di performance in soli 7 mesi era di quasi 30 punti a favore dell’indice Americano che, ripeto, continua a segnare di settimana in settimana nuovi record positivi, mentre l’indice cinese si trova attualmente in territorio negativo di quasi ben 8 punti percentuali.
Minaccia o opportunità? Chissà qual è la verità.
Componente obbligazionaria:
Da ormai molti mesi, forse anni, la componente obbligazionaria nei portafogli non porta più contributi significativi alla crescita del patrimonio investito.
D’altra parte, se le Banche centrali continuano a mantenere i tassi intorno allo zero, difficilmente si troveranno obbligazioni di qualità che possono dare un rendimento anche solo soddisfacente.
Se ne avete la possibilità, guardate i portafogli gestiti dalle principali banche di Private Banking e scoprirete che le singole obbligazioni sono quasi del tutto sparite dai portafogli.
Non capisco come facciano le Assicurazioni ancora a garantire il 2% su portafogli di questo tipo; mi piacerebbe vedere quali rischi ci sono o si stanno assumendo.
Addirittura oggi le obbligazioni ad alto rischio, quelle considerate High Yeld danno dei rendimenti che non coprono neanche il tasso di inflazione.
Io credo che, mentre nella mente dei risparmiatori le obbligazioni continuano ad essere una componente del portafoglio a basso rischio, in realtà stanno diventando rischiose quasi quanto, se non di più, della componente azionaria.
Oggi un risparmiatore che acquista obbligazioni High Yeld per avere un po’ di rendimento, considerando questa componente la parte più prudente del suo portafoglio, sta commettendo un grave errore perché non solo non ha ritorni di performance, ma addirittura si sta assumendo un rischio che da troppo tempo viene sottovalutato e che quindi sta crescendo di mese in mese.
Oggi si può tranquillamente sostituire il termine High Yeld con il termine No Yeld – vedi figura:
In linea con quanto appena detto, nel mese di agosto, la contribuzione della componente obbligazionaria in un portafoglio bilanciato è stata quasi nulla, vedi figura successiva.
In questo portafoglio, portato ad esempio, la quota obbligazionaria è di circa il 48% ed è ben distribuita su 6 indici obbligazionari tra i più importanti al mondo.
Metalli Preziosi:
I metalli preziosi nel mese di agosto hanno avuto performance negative, vedi fig. che segue.
L’argento, ma anche l’oro, continuano ad avere un trend negativo.
Materie Prime:
Le materie prime che, nei primi sei mesi dell’anno, hanno avuto una notevole crescita (credo più per speculazione che per effettivo aumento dei prezzi dovuta ad una domanda sostenuta), tanto da segnare in circa 7 mesi un + 30%, (vedi fig. sotto)
da metà luglio sono ormai stabilizzate e non contribuiscono più positivamente alle performance dei portafogli (forse si comincia davvero a credere che la transitorietà dell’inflazione, tanto sostenuta da Powell, possa essere una ipotesi attendibile).
Nella figura sotto vediamo poi l’andamento di uno dei principali ETF sulle materie prime nel mese di agosto.
Il petrolio:
Nel mese di agosto il prezzo del petrolio ha subito una violenta correzione tra il 1° di agosto fino al 22 del mese come potete vedere in figura seguente; in questo periodo il calo è stato di quasi il 10%.
Nei giorni successivi però la tendenza si è invertita e i prezzi sono tornati sopra i 72 USD recuperando buona parte del terreno perso.
Una delle ragioni di questa brusca correzione potrebbero essere alcuni segnali di rallentamento dell’economia americana.
La componente Real Estate:
Molti sostengono che il mercato immobiliare sia in una bolla pericolosa pronta ad esplodere. Può darsi; però il contributo alla performance di un portafoglio bilanciato di questa componente da inizio dell’anno a fine agosto è stata di tutto rispetto mettendo a segno oltre il +27%.
Anche il mese di agosto è stato un buon mese mettendo a frutto un buon + 1,85%.
Il Cambio Euro/Dollaro:
Nel mese di agosto il dollaro si è apprezzato passando da un cambio di inizio mese di circa 1,19 ad un cambio al 31 agosto di 1,18 circa con un apprezzamento di quasi l’1%. La richiesta di dollari nel mondo è sempre molto alta, tanto è vero che ai primi di settembre il Tesoro Americano ha messo sul mercato un bond a 3 anni e ha incassato 58 miliardi di dollari; un record importante anche e soprattutto perché oltre il 50% è stato collocato all’estero.
Andamento del portafoglio modello
Nel mese di agosto il nostro portafoglio modello ha messo a segno una performance positiva dello 0,58%.
Il portafoglio di riferimento, (ricordo che è un portafoglio bilanciato completamente investito con una quota azionaria pari al 46,5% e una componente obbligazionaria pari al 48%) ha fatto meglio del portafoglio modello, come potete vedere in figura successiva:
La differente performance è principalmente dovuta alla diversa esposizione al rischio dei portafogli. Noi continuiamo ad avere un atteggiamento prudente e questo si riflette nella quota investita in azioni che vede il nostro portafoglio modello esposto per un 21% circa contro una esposizione di circa il 46% del portafoglio di confronto.
Vedi fig. successiva
Dall’inizio dell’anno, fino a fine agosto, il portafoglio ha messo a segno una performance di circa il 6,55%