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Londra Spese d'oro a Downing Street, Boris Johnson si scusa
Il primo ministro Tory britannico, Boris Johnson, ha pubblicato oggi una lettera di scuse dai toni più che contriti sulla vicenda del controverso finanziamento della ristrutturazione dell'appartamento a Downing Street in cui abita con la moglie Carrie Symonds: ristrutturazione pagata di tasca propria, ma solo dopo il rimborso di parte della somma al suo partito, che aveva messo a disposizione anticipi di ricchi donatori amici.
Johnson ha rivolto la missiva a lord Christopher Geidt, l'alto funzionario, già a capo della segreteria privata della regina Elisabetta, che attualmente svolge funzioni di advisor indipendente a Downing Street chiamato a vigilare sulla condotta del premier e dei ministri e a indagare in particolare nei mesi scorsi proprio su questo episodio.
Cospargendosi il capo di cenere per non avergli inizialmente trasmesso uno scambio di messaggi con un donatore in cui si faceva riferimento al dossier.
Il premier si è giustificato sostenendo di non averlo fatto volontariamente, in quanto quei messaggi erano nella memoria di un vecchio telefonino consegnato agli apparati di sicurezza fin da aprile poiché divenuto pubblicamente accessibile e ritenuto non più protetto.
Una spiegazione che il funzionario – sebbene irritatissimo – si è fatto bastare: non lesinando critiche a Johnson e al suo staff nella lettera di risposta, ma riconoscendo come «non deliberata» la tardiva consegna dei testi in questione.
Un'assoluzione che non convince l'opposizione
Lord Geidt, prima di leggere quei messaggi, aveva redatto un rapporto che – sebbene rilevando alcuni passi falsi sulla faccenda dell'appartamento – aveva esonerato il premier dall'accusa potenzialmente micidiale di violazione degli standard di comportamento ministeriale.
Assoluzione destinata in effetti a essere confermata, secondo le anticipazioni dei media e alla luce dello scambio di lettere odierno, anche nella revisione del rapporto realizzata in seguito alla consegna e all'analisi del nuovo materiale.
Ma che non convince l'opposizione laburista, secondo cui le ombre ulteriori sollevate ora sullo «scandalo» rafforzano al contrario la convinzione di una violazione sostanziale delle regole e dei codici di condotta da parte di BoJo.
SDA