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Una “ricostruzione che ha rispettato i parametri della razionalità e completezza”, tale “da non prospettare ricostruzioni alternative derivanti dal materiale probatorio”. Così i giudici della Corte di Cassazione, hanno rigettato il ricorso proposto dalla difesa della 83enne, e confermato in via definitiva la sua condanna a 8 anni per l’omicidio di una 91enne, commesso il 24 settembre 2017, nella casa per anziani del don Guanella di Como con un guanto di lattice infilato nella bocca della degente, quasi completamente invalida.
Una vicenda che allora aveva destato molto dolore. In primo grado a Como, la 83enne era stata condannata a 16 anni di carcere, di cui 14 per omicidio volontario e 2 per la calunnia nei confronti della compagna di stanza della vittima, su cui l’imputata aveva cercato di far ricadere la colpa. Ma a settembre 2019, la Corte d’Assise d’Appello di Milano aveva dimezzato la condanna, riqualificando la sua condotta come omicidio preterintenzionale e non volontario. La donna, agli arresti domiciliari in una struttura di accoglienza per anziani dove continuerà a scontare la pena, ha sempre rigettato le accuse di aver volontariamente fatto del male alla 91enne, che occupava una stanza accanto a quella dove era ricoverato il marito. Una donna completamente allettata, ridotta a vivere in uno stato di semi-incoscienza, che si lamentava di continuo. La causa scatenante della tragedia.