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PRATO LEVENTINA - Non ha nessuna colpa l'automobilista al volante di un veicolo con targhe bernesi che la sera del 16 novembre scorso investì mortalmente un 36enne bergamasco che stava camminando lungo la corsia di destra dell'A2, in direzione sud, in territorio di Prato Leventina.
A stabilirlo è la perizia giudiziaria consegnata alla procura di cui riferisce la Rsi. L'automobilista viaggiava a una velocità compresa tra i 95 e i 105 km/h (dunque entro i limiti consentiti) e poté scorgere il pedone solo a 20-30 metri di distanza. Da quell’istante all’impatto trascorse circa un secondo. Impossibile reagire in tempo: per evitare l’incidente il veicolo non avrebbe dovuto superare i 60 all’ora.
La procuratrice pubblica Valentina Tuoni dovrà ora decidere se mantenere o no l’accusa di omicidio colposo ipotizzata inizialmente. Ma considerate le circostanze e considerato che non vi era nessuna traccia di alcol nel sangue del conducente, quest'ultimo dovrebbe essere scagionato.
La vittima - ricordiamo - era stato prelevato in un esercizio pubblico di Airolo dalla Polizia perché in preda ai fumi dell'alcol e autore di atteggiamenti molesti. Non essendoci gli estremi per un fermo, era stato portato alla fermata dell’autobus, da cui poi – aveva assicurato il cittadino italiano – si sarebbe recato a casa di un amico. Così non fu.