Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01114.jsonl.gz/531

Menu principale:
Piovono pietre
Nelle prime ore della mattina del 15 Febbraio scorso, un gigantesco meteorite ha tagliato il cielo della Russia sopra la regione chiamata Chelyabinsk, negli Urali, causando una potente onda d'urto che ha ferito centinaia di persone, distrutto molte finestre e fatto collassare il tetto di un edificio.
Molteplici video mostrano l'arco del meteorite mentre passa sui cieli nella regione ovest della Siberia. Altri video includono anche scende del forte boom sonico e gli allarmi di tutte le macchine che partono all'unisono. Un video mostra anche gente che viene evacuata da un edificio in Chelyabinsk. Il meteorite ha tagliato l'orizzonte lasciando una striscia visibile fino a 200 km di distanza a Yekaterinburg. Secondo le autorità Russe, potrebbe essersi trattato di una pioggia di meteoriti e non di un singolo meteorite. Questo evento arriva solo poche ore prima del transito estremamente ravvicinato alla Terra, di un asteroide di nome 2012 DA14, grande circa 46 metri in diametro. Non c'è alcuna connessione tra i due eventi. Se però 2012 Da14 dovesse colpire la Terra, lo scenario immaginario sarebbe simile a quello visto stamattina, ma con un impatto di gran lunga più potente. Secondo Bill Cooke (capo del Meteoroid Environments Office al NASA Marshall Space Flight Center) le prime stime indicano che il meteorite aveva un diametro di 15 metri ed un peso di circa 7000 tonnellate.
L'ingresso in atmosfera è avvenuto con una bassa inclinazione, circa 20°, alla velocità di 65.000 Km/h (18 Km/sec). Il meteorite ha viaggiato nell'atmosfera per circa 30 secondi prima di esplodere e ridursi in frammenti.
L'esplosione è avvenuta ad un'altitudine di 14-20 Km al di sopra della superficie Terrestre ed è stata molto violenta. L'onda d'urto generatasi è stata equivalente a 300 Kilotoni.
L'energia si è propagata verso la superficie e questo ha provocato i molti danni registrati nella regione di Chelyabinsk. La rottura di molti vetri di edifici è ciò che ha provocato molti feriti.
Astronauta musicista
Un capitano dell’Aeronautica militare Italiana Luca Parmitano decollerà da Baykonur il 28 maggio 2013 a bordo della navicella Soyuz. Sarà accompagnato dall’americana Karen Nyberg e dal russo Fyodor Yurchikhin. Parmitano rimarrà per sei mesi sulla stazione spaziale internazionale. Sarà il primo italiano a “passeggiare” nello spazio e sicuramente si tratta di un’occasione unica. Si chiama Luca Parmitano ed è un astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa), il primo italiano che andrà a passeggio per lo spazio. Ci sono 130 esperimenti sulla ISS che sono già attivi da tempo, ma questa missione avrà il compito di svilupparne anche altri. Hanno sempre affascinato grandi e piccini le missioni spaziali. Ora un italiano per la prima volta andrà a “spasso” per lo spazio. La curiosità è che nel suo bagaglio personale ci sarà una chitarra…sarà il primo astronauta-musicista.
News astronautiche
E’ ora ufficiale: la NASA realizzerà, con la collaborazione dell'Agenzia Spaziale Europea ESA, il modulo di servizio della capsula americana Orion . Se ne stava parlando da tempo ma come una possibilità. Adesso è diventata una realtà.
Il modulo di servizio sarà basato sulla tecnologia sviluppata da ESA per la navetta robotizzata ATV (Automated Transfer Vehicle)
L'accordo è stato firmato dalle parti a metà del Dicembre scorso e si tratta a tutti gli effetti di una nuova storica pagina nell'esplorazione spaziale umana.
Il modulo di servizio sarà dunque derivato dalla tecnologia ATV, sarà connesso direttamente alla capsula Orion e darà propulsione, energia, controllo termico, fornendo acqua ed aria agli astronauti nel modulo abitativo. Il nuovo modulo di servizio farà il suo debutto nella missione Exploration Mission 1, il volo inaugurale del nuovo lanciatore USA SLS (Space Launch System) che avrà luogo nel 2017, durante la quale una capsula Orion senza equipaggio raggiungerà la Luna, le girerà intorno per poi tornare sulla Terra. Si tratterà del primo test flight sia del nuovo razzo vettore che della nuova navetta NASA.
Il modulo di servizio si comporterà esattamente come il modulo di servizio delle missioni lunari Apollo, resterà attaccato alla capsula per separarsi solamente prima che questa rientri nell'atmosfera Terrestre.
Cometa Pan-STARRS
Come indica il suo nome, Pan-STARRS o meglio C/2011 L4 Pan-STARRS è stata scoperta il 6 giugno 2011 dal telescopio Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System presso le Hawaii. Al momento della sua scoperta, si trovava a circa 1,2 miliardi di km dalla Terra (quindi circa all’altezza dell’orbita di Saturno)e le prime osservazioni hanno consentito di calcolare un’orbita preliminare, poi migliorata nei mesi successivi. Pan-STARRS proviene dalla Nube di Oort, la nuvola sferica composta di corpi ghiacciati pronti a trasformarsi in comete che avvolge il sistema solare alla incredibile distanza dal Sole di 100.000 UA, o Unita Astronomiche, cioè 100.000 volte la distanza tra Sole e Terra, ben oltre l’orbita di Nettuno, l’ultimo pianeta, situato a circa 30 UA. Pan-STARRS ha un periodo orbitale di circa 110.000 anni (quindi non la rivedremo una seconda volta) e un’orbita inclinata di circa 84°, sul piano dell’eclittica, altra caratteristica tipica per le comete non periodiche. Le osservazioni sono culminate verso la metà di Marzo dopo il passaggio al Perielio e alla minima distanza dalla Terra (45 milioni di Km). Sfortunatamente non è stata così luminosa come inizialmente si era sperato, e in più il cattivo tempo ha ostacolato notevolmente la sue osservazioni, da Carona abbiamo potuto guardarla ad occhio nudo e con piccoli strumenti solo tre sere quando era molto bassa sull’orizzonte, appena dopo il tramonto. Ora che la sua posizione si è resa più favorevole alle osservazioni dal Calina, proveremo a fotografarla con il nostro telescopio, anche se si è abbassata fortemente di luminosità. Ai primi di Aprile è passata in prossimità della galassia di Andromeda facendo bella mostra di sé, come si può vedere nella bellissima foto dell’astrofilo austriaco Michael Jager.