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Messaggio concernente l'approvazione della Convenzione sul trasferimento dei condannati
del 29 ottobre 1986
Onorevoli presidenti e consiglieri, Vi sottoponiamo, con il presente messaggio, un disegno di decreto federale concernente la Convenzione sul trasferimento dei condannati (n. 112), adottata il 21 marzo 1983 e firmata dalla Svizzera lo stesso giorno.
Gradite, onorevoli presidenti e consiglieri, l'espressione della nostra alta considerazione.
29 ottobre 1986
1986-808
In nome del Consiglio federale svizzero: II presidente della Confederazione, Egli II cancelliere della Confederazione, Buser
37 Foglio federale. 69° anno. Voi. III
601
Compendio // reinserimento sociale dei condannati è da decenni uno degli obiettivi essenziali del diritto penale propugnato dagli Stati membri del Consiglio d'Europa.
Ciononostante, la Convenzione europea (n. 70) del 28 maggio 1970 sulla validità internazionale delle sentenze repressive è tuttora l'unico strumento di cooperazione internazionale che offre la possibilità dì trasferire un condannato in un altro Stato affinchè vi sconti la propria pena.
La Convenzione (n. 112) del 21 marzo 1983 sul trasferimento dei condannati si inserisce in una nuova forma di collaborazione internazionale, in pieno sviluppo, ed ha il pregio di permettere, tramite una procedura semplice e speditiva, il rimpatrio dei detenuti stranieri. Il trasferimento può essere chiesto dallo Stato di condanna o dallo Stato d'esecuzione, previo consenso del condannato, che a sua volta può esprimere il desiderio dì esser trasferito. Lo Stato richiesto può respingere la domanda di trasferimento senza dare i motivi del suo rifiuto.
Il messaggio sottolinea che questa Convenzione mira a completare quella del 1970, tanto più che quest'ultima è stata ratificata da un numero molto esiguo di Stati, Svizzera non compresa.
Il diritto vigente svizzero, in lìnea di principio, non consente ad uno svizzero condannato all'estero di scontare la pena in patria. Inversamente, la legge federale del 20 marzo 1981 sull'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale offre più spesso allo straniero condannato all'estero la possibilità di eseguire la sua pena in Svizzera, se vi risiede abitualmente. Il messaggio rileva come questa situazione, che contrasta apertamente con il principio dell'equità ed ostacola il reinserimento sociale, possa essere corretta accettando i principi contenuti nella Convenzione n. 112.
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I II III
Parte generale Situazione iniziale Osservazioni generali
L'incarcerazione di detenuti stranieri nei penitenziari di uno Stato per scontarvi una pena o una misura privativa di libertà, comporta inevitabilmente dei problemi, spesso accentuati dall'ambiente carcerario. Le sanzioni inflitte sono applicate in un ambito sociale inconsueto per il detenuto, sotto la sorveglianza di un personale di cui egli ignora la lingua o la conosce male e nell'ambito di un sistema poco flessibile rispetto ai bisogni dei singoli. A ciò si aggiungono per molti la separazione dalle famiglie o dall'ambiente abituale e il confronto costante con valori culturali, religiosi e morali diversi. Tutto questo fa sì che i detenuti stranieri siano sfavoriti, senza una valida ragione, rispetto agli altri detenuti.
Lo sviluppo delle comunicazioni e degli scambi internazionali ha provocato in molti Paesi un aumento del numero dei detenuti stranieri. Quest'evoluzione concerne anche la Svizzera, in due sensi: da un lato gli stranieri detenuti in Svizzera, dall'altro gli svizzeri incarcerati all'estero. Dei 9962 detenuti in Svizzera nel 1985 2266 erano stranieri, ossia il 23%, di cui 1015 (10,2%) residenti all'estero.) Peraltro, secondo i dati in nostro possesso, il numero degli svizzeri condannati e detenuti nei soli Stati membri del Consiglio d'Europa nel 1985 era di 103 persone circa; 34 nella Repubblica federale di Germania, 33 in Francia, 5 in Grecia, 9 in Italia, 1 nel Lussemburgo, 1 nei Paesi Bassi, 6 in Austria, 8 in Spagna, 1 in Turchia e 5 nel Regno Unito.2) Questa situazione non facilita ovviamente il reinserimento sociale dei detenuti, obiettivo tra i più importanti del diritto penale che gli Stati membri del Consiglio d'Europa, Svizzera compresa, perseguono da oltre 30 anni.
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Situazione nel diritto svizzero prima dell'entrata in vigore dell'AIMP'
Nel diritto svizzero, l'idea di far scontare una pena in un ambiente diverso da quello dove è stata pronunciata, un ambiente che offra al condannato maggiori possibilità di reinserimento e di reintegrazione, non è nuova.
Già la legge federale del 22 gennaio 18924) sulla estradizione agli Stati stranieri, oggi abrogata e sostituita dall'AIMP, prevedeva all'articolo 30 che il nostro Consiglio, previo accordo di tutti gli interessati, potesse autorizzare l'esecuzione di una pena detentiva pronunciata all'estero in un penitenziario del nostro Paese. Apparentemente questa disposizione - che rimase in pratica lettera morta, mancando nel diritto svizzero la necessaria normativa sull'esecuzione di condanne pronunciate all'estero - mirava a sostituire l'estradizione con l'esecuzione della pena (straniera) in Svizzera, nei casi in cui la pena non era molto.
alta e quindi l'estradizione sarebbe stata troppo gravosa per il detenuto, oppure se quest'ultimo risiedeva già da tempo in Svizzera.5) *)Le note sono elencate alla fine del messaggio.
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Oltre a ciò, tanto il Codice penale (art. 372 e 379 n. 2)6), quanto la legge federale sulla procedura penale (art. 241)7) e il concordato del 1° luglio 19448) concernente le spese di esecuzione delle pene e di altre misure (art. 12, 13 e 19) contengono disposizioni in materia di perseguimento ed esecuzione che permettono di tener conto dei bisogni di reinserimento sociale.9) 113
Sviluppi all'estero a livello regionale ed europeo
Visto l'aumento della criminalità internazionale e la necessità di combatterla nel modo più efficace, gli Stati del Bénélux e gli altri Stati membri del Consiglio d'Europa reputarono, all'inizio degli anni sessanta, che le norme abituali del diritto interno per l'esecuzione delle pene non fossero più sufficienti e che fosse indispensabile incrementare la collaborazione al di là delle frontiere. Secondo parere unanime, le concezioni in materia di sovranità nazionale, sulle quali poggia tradizionalmente la territorialità delle competenze legislative e giudiziarie in ambito penale, non dovevano più costituire un ostacolo al riconoscimento del valore giuridico delle condanne inflitte all'estero, tenuto conto anche dei nuovi obiettivi del diritto penale e della fiducia reciproca esistente tra gli Stati membri del Consiglio d'Europa. Tramite accordo internazionale, ogni Stato deve avere la facoltà di fare delle concessioni ad altri Stati contraenti nell'esercizio dei suoi diritti di sovranità.
D'altro lato bisognava tener presente che la moderna legislazione penale concedeva da alcuni decenni un'importanza crescente al trattamento dei detenuti. Ci si era resi conto che spesso il reinserimento è molto più facile per i condannati che scontano la propria pena nello Stato di residenza o d'origine, piuttosto che in quello dove il reato è stato commesso o dove sono stati giudicati. Analogamente venivano invocate considerazioni di ordine umanitario, in particolare la constatazione che le difficoltà di comunicazione dovute alle barriere linguistiche, la lontananza dall'ambiente abituale, la mancanza di contatti con parenti e amici e le diverse abitudini locali possono avere un influsso negativo sui detenuti.
Per tutte queste ragioni, la materia fu affrontata in modo sistematico per dare una soluzione al problema ed estendere la validità delle condanne pronunciate all'estero. Tali sforzi culminarono nel trattato Bénélux del 26 settembre 1968 sull'esecuzione di decisioni penali e soprattutto nella Convenzione europea (n.
70) del 28 maggio 197010) sulla validità internazionale delle sentenze repressive. Fine ultimo di entrambi gli accordi è quello di dare ad uno Stato (Stato d'origine o di domicilio) la possibilità di eseguire una sentenza penale pronunciata in un altro Stato (Stato di condanna), se necessario anche tramite il trasferimento del condannato.
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Esecuzione di decisioni penali secondo l'AIMP
L'evoluzione del diritto penale dalla fine del XIX secolo, lo sviluppo della cooperazione internazionale in questo campo e l'adozione di nuove convenzioni europee11), indussero il nostro Consiglio a sottoporre alle vostre Camere un 604
adeguamento del diritto interno, presentando a tal fine un progetto di legge sull'assistenza internazionale in materia penale.12) Adottata il 20 marzo 1981 ed entrata in vigore il 1 ° gennaio 1983, PAIMP tratta varie forme di collaborazione internazionale tra le quali una sola ci interessa direttamente: l'esecuzione di decisioni penali (Parte quinta: art. 94-108). Altre disposizioni applicabili a questo tipo di collaborazione si trovano nella prima parte (Disposizioni generali: art. 1-31).
La quinta parte dell'AIMP tratta da un lato l'assunzione di decisioni estere da parte della Svizzera (art. 94-99) e dall'altro, la delega di decisioni svizzere all'estero (art. 100-102). A queste disposizioni di diritto materiale seguono norme procedurali relative alla domanda (art. 103 e 104), alla procedura d'exequatur (art. 105 e 106) e all'esecuzione della sanzione (art. 107 e 108).
114.1
Delega di decisioni penali svizzere
Per quanto concerne le delega di decisioni penali svizzere all'estero (art.
100-102 AIMP), la legge non contempla motivi particolari d'esclusione. In altri termini, se le condizioni previste sono adempite [ossia: garanzie dello Stato estero sul rispetto del carattere vincolante della decisione secondo l'art. 97, prospettive di un miglior reinserimento sociale del condannato o impossibilità per la Svizzera di ottenerne l'estradizione (art. 100 lett. a e b), consenso del condannato sul suo trasferimento, qualora fosse detenuto in Svizzera, e rispetto delle condizioni stabilite dall'Ufficio federale di polizia da parte dello Stato richiesto (art. 101)], ogni persona condannata in Svizzera, qualunque sia la sua nazionalità, può scontare la pena all'estero o esservi trasferita a tale scopo. Da una lettura a contrario dell'articolo 7 AIMP risulta infatti che anche un cittadino svizzero, previo consenso scritto, può essere consegnato ad uno Stato estero per l'esecuzione di una pena. Come già rilevammo nel messaggio, lo scopo di questa norma era quello di facilitare il reinserimento sociale dei cittadini svizzeri nati e cresciuti all'estero.13) 114.2
Assunzione di decisioni penali estere
Riguardo all'assunzione di decisioni estere da parte della Svizzera (art. 94-99 AIMP), la situazione è molto diversa. Due sono i casi previsti per l'accettazione: a. .Secondo l'articolo 94 capoverso 1 AIMP, una decisione penale estera definitiva ed esecutiva può essere eseguita in Svizzera su richiesta dello Stato di condanna soltanto quando siano adempite cumulativamente le seguenti condizioni: - il condannato dimora abitualmente in Svizzera o deve rispondervi di un grave reato; - oggetto della condanna è un reato commesso all'estero che sarebbe punibile se commesso in Svizzera; - l'esecuzione è esclusa nello Stato richiedente o sembra opportuna in Svizzera data la situazione personale del condannato e le prospettive del suo reinserimento sociale.
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b. Se le condizioni richieste dall'articolo 94 capoverso 1 non fossero adempiute, l'articolo 99 AIMP prevede che una pena privativa della libertà inflitta ad uno straniero da uno Stato estero possa essere eseguita in Svizzera, conformemente al diritto interno, se tale Stato non potesse eseguirla da sé. Questa norma, priva di interesse nel nostro caso, ha semplicemente 10 scopo di permettere ad uno Stato estero (in concreto il Principato del Liechtenstein) di utilizzare stabilimenti svizzeri qualora non ne possedesse di analoghi.
Tuttavia, uno dei principi che reggono l'articolo 94 AIMP prevede che la regolamentazione del Codice penale non debba essere modificata. 14) Quindi, quando il Codice penale esclude l'esecuzione di una decisione penale estera, essa non può avvenire nemmeno in base all'AIMP; analogamente, quando il Codice penale la prescrive esplicitamente16), essa non può avvenire secondo le premesse della legge. L'articolo 94 capoverso 3 riflette in modo chiaro tali principi: «Queste disposizioni non sono applicabili se il Codice penale svizzero esclude l'esecuzione della pena inflitta all'estero (art. 6 CP) o la prescrive esplicitamente (art. 5 CP)»17).
Questa limitazione del campo d'applicazione ratione personae concerne principalmente i cittadini svizzeri, poiché l'esecuzione in Svizzera di una sentenza pronunciata all'estero contro uno svizzero è possibile solo se secondo il nostro diritto il tipo di reato esclude l'estradizione (ossia quando 11 reato implica una pena privativa della libertà per un massimo di almeno un anno, ai sensi dell'art. 35 cpv. 1 lett. a AIMP) 18) . Nella prassi ciò significa che la maggior parte delle condanne pronunciate all'estero nei confronti di cittadini svizzeri non possono essere eseguite in Svizzera applicando questa legge, poiché il più delle volte si tratta di condanne per reati passibili di pene privative della libertà con massimi superiori ad un anno. 19) Inversamente, lo straniero residente abitualmente in Svizzera che subisce una condanna all'estero potrà scontare più spesso la sua pena in Svizzera.
Infatti i soli casi, del resto rari, in cui l'esecuzione in Svizzera è esclusa sono quelli dello straniero condannato all'estero per un reato commesso in Svizzera (art. 3 n. l CP), quello in cui egli commette un reato che rientra tra i casi previsti
dall'articolo 6 numero 2 CP in virtù di disposizioni particolari (ad es. l'art. 4 della legge del 23 set. 195320) sulla navigazione marittima sotto bandiera svizzera e gli art. 97 e 97bis della legge federale del 21 die. 194821) sulla navigazione aerea) e quello previsto dall'articolo 6bis numero 2 CP.
114.3
Crìtica
Da quanto esposto, risulta evidente che nel diritto svizzero l'esecuzione di decisioni penali estere è regolata in modo molto dissimile secondo la nazionalità del reo. Ne consegue che gli svizzeri condannati all'estero hanno molto meno possibilità di scontare la loro pena in patria che non gli stranieri residenti in Svizzera. È certo vero, come già rilevammo, che secondo l'articolo 6 CP lo svizzero 606
che commette un crimine o un delitto all'estero rimane sottoposto a giurisdizione svizzera. In realtà tuttavia, i casi d'applicazione di questa norma sono poco numerosi, poiché la maggior parte degli svizzeri condannati all'estero sconta la pena privativa di libertà subita, che secondo la gravita del reato può rivelarsi anche molto lunga, in stabilimenti stranieri. Siccome il sistema vigente non consente di eseguire la pena in Svizzera e le condizioni di detenzione in certi Paesi lasciano molto a desiderare, queste persone sono confrontate a difficoltà che certamente non facilitano il loro reinserimento sociale. La disparità di trattamento cui esse sono sottoposte, in confronto agli stranieri condannati nel loro Paese e agli stranieri residenti in Svizzera, è difficilmente difendibile e va eliminata nella misura del possibile.
12 121
La nuova regolamentazione internazionale Elaborazione della Convenzione
I problemi legati alla detenzione di stranieri e alla procedura per il loro trasferimento nel Paese d'origine al fine di scontarvi le pene sono stati esaminati dettagliatamente dalla Conferenza dei ministri europei della giustizia, svoltasi a Copenhagen nel giugno del 1978. Su invito del consigliere federale Kurt Purgier, allora capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, i partecipanti alla Conferenza adottarono una risoluzione con la quale si chiedeva al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa di incaricare il «Comité européen pour les problèmes criminels» (CPDC) «di esaminare le possibilità di elaborazione di un accordo tipo che prevedesse una procedura semplice per il trasferimento dei detenuti, tra gli Stati membri e nelle loro relazioni con Stati non membri».
Nel giugno del 1979, su proposta del CPDC, fu creato un Comitato ristretto di esperti sul problema dei detenuti esteri in penitenziari, che in seguito, su richiesta propria, fu autorizzato ad elaborare una convenzione multilaterale, piuttosto che un accordo tipo, a condizione che non fosse in contrasto con norme di convenzioni europee preesistenti.
II Comitato ristretto era composto da esperti di quindici Stati membri del Consiglio d'Europa, tra i quali anche la Svizzera che vi svolse un ruolo particolarmente attivo. Il Canada e gli Stati Uniti d'America, che avevano già concluso molteplici accordi bilaterali in questo ambito22) e che di conseguenza erano molto interessati ai lavori del Consiglio d'Europa, erano presenti con osservatori. Nel corso dei lavori, gli esperti constatarono che le convenzioni europee elaborate in precedenza (in primo luogo la Convenzione n. 70 sulla validità internazionale delle sentenze repressive), che avrebbero dovuto risolvere almeno parzialmente il problema del reinserimento sociale dei condannati, non avevano assolutamente raggiunto l'effetto scontato. Infatti, a parte la Convenzione europea di estradizione e quella di assistenza giudiziaria in materia penale (n. 24 e 30), gli altri strumenti di cooperazione giudiziaria in ambito penale elaborati in seno al Consiglio d'Europa (vedi sopra, n. 114 e nota 11) erano stati ratificati da un numero esiguo di Stati e la loro applicazione si era rivelata oltremodo difficile. Si aggiunga che taluni Stati, nell'intento di salvaguardare la propria sovranità in materia di giustizia penale, sono reticenti nel sotto607
scrivere norme troppo vincolanti che implichino la cessione di procedimenti penali a uno Stato estero o l'esecuzione di decisioni penali proprie da parte di altri Stati. Queste considerazioni di fondo ebbero un'importanza determinante nei lavori successivi del Comitato d'esperti dall'ottobre 1979 al novembre 1980, che sfociarono nella Convenzione sul trasferimento dei condannati.
122
Scopo e sistema della Convenzione
La Convenzione mira a facilitare il trasferimento dei detenuti stranieri nel loro Paese d'origine. In questo senso, essa va a completare la Convenzione europea n. 70 sulla validità internazionale delle sentenze repressive, offrendo però, contrariamente a quest'ultima, un sistema semplice, rapido e flessibile per il rimpatrio a breve termine dei detenuti.
Tre sono i principi portanti contenuti nella Convenzione: a. Le considerazioni principali sono di natura umanitaria; non si tratta, ben inteso, di cieca clemenza volta ad assolvere il condannato o a sottrarlo alla sua condanna. Fa stato piuttosto la consapevolezza che le condizioni di detenzione all'estero, lontano dai parenti, in un ambiente estraneo e con barriere linguistiche che accentuano l'isolamento, possono essere molto penose per un detenuto.23) b. Oltre a ciò il ritorno di un detenuto nel suo Stato d'origine incide positivamente sul suo reinserimento sociale. È infatti ovvio che il detenuto che resta in contatto con il proprio ambiente culturale e familiare ritroverà più facilmente la libertà in tale contesto, rispetto a colui che è rimasto per lunghi anni all'estero.
e. Da ultimo bisogna ricordare che il trasferimento dei condannati è certo proficuo per i singoli ma anche per i governi implicati, in quanto facilita per certi aspetti il funzionamento dei penitenziari. Le difficoltà linguistiche, culturali e sociali vissute dai detenuti stranieri si traducono infatti anche in problemi pratici per i penitenziari, ad esempio problemi alimentari.
Di conseguenza il rimpatrio dei condannati può risolvere tali difficoltà e ridurre le discriminazioni di cui essi sono vittime.
I meccanismi procedurali della Convenzione possono essere riassunti in questo modo: - per facilitare un trasferimento rapido dei detenuti stranieri, essa prevede una procedura semplificata tra lo Stato nel quale è stata pronunciata la condanna (Stato di condanna) e lo Stato d'origine del condannato (Stato d'esecuzione); - il trasferimento può essere chiesto tanto dallo Stato di condanna, quanto dallo Stato d'esecuzione, il che permette a quest'ultimo di chiedere il rimpatrio dei suoi cittadini; il condannato invece può esprimere semplicemente il desiderio di essere trasferito; - il trasferimento è subordinato al consenso del condannato; per tale ragione la Convenzione
non contiene disposizioni sulla specialità, ossia sul principio secondo il quale una persona consegnata ad un altro Stato al fine di scontarvi una sanzione non venga perseguita, giudicata o detenuta per un atto diverso da quello per il quale è stata consegnata; 608
- la Convenzione si limita ad offrire un quadro procedurale per il trasferimento. Essa non comporta obbligo alcuno per gli Stati contraenti di acconsentire a richieste di trasferimento; perciò non contiene motivi di rifiuto e non chiede allo Stato richiesto di motivare la sua eventuale decisione.
I principi esposti si trovano praticamente in tutti gli accordi sul trasferimento di detenuti e, unitamente alla Convenzione che sottoponiamo alla vostra approvazione, costituiscono una nuova forma di cooperazione internazionale in pieno sviluppo. La Convenzione del Consiglio d'Europa si inserisce in tal modo in un movimento più ampio, volto a colmare una lacuna giuridica con effetti viepiù negativi, che da alcuni anni ha attirato l'attenzione di varie associazioni importanti ed organizzazioni internazionali. L'esecuzione di decisioni estere in funzione del reinserimento del condannato e'il trasferimento, previo consenso dello stesso, al fine di scontare le pena nel Paese d'origine sono state ad esempio oggetto di una Raccomandazione del XIII Congresso dell'Associazione internazionale di Diritto penale che si è svolto al Cairo nel 1984.24' Dal canto suo, il VII Congresso delle Nazioni Unite per la prevenzione del crimine e il trattamento dei delinquenti, tenutosi a Milano dal 26 agosto al 6 settembre 1985, ha adottato un accordo tipo sul trasferimento dei detenuti stranieri, che ricalca la Convenzione del Consiglio d'Europa, ed ha sollecitato gli Stati ad introdurre, su base bilaterale o multilaterale, analoghe procedure di trasferimento a tale accordo.
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Stato delle firme e delle ratifiche
Aperta il 21 marzo 1983 alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa e degli Stati non membri che hanno partecipato alla sua elaborazione, la Convenzione è stata firmata da tredici Stati (Belgio, Danimarca, Grecia, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Repubblica federale di Germania, Svizzera, Turchia) e ratificata da sei Stati (Austria, Cipro, Francia, Regno Unito, Spagna, Svezia); Stati Uniti d'America e Canada vi hanno aderito. La Convenzione è entrata in vigore il 1° luglio 1985.
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Rapporti tra la Convenzione e il diritto svizzero vigente
Le riflessioni sopra esposte in merito alle norme vigenti nel nostro diritto sull'esecuzione in Svizzera di condanne pronunciate all'estero contro cittadini svizzeri (cfr. n. 114.2) mostrano che esse sono in conflitto con il principio generale contenuto nella Convenzione, secondo il quale una sentenza estera va eseguita nello Stato d'origine del condannato. Implicitamente dunque, la Convenzione offre al nostro Paese la possibilità di colmare in buona parte l'attuale lacuna del diritto interno, tramite uno strumento di cooperazione internazionale.
Per quanto riguarda i rapporti tra la Convenzione e la nostra legislazione, bisogna rilevare che, una volta entrata in vigore, la Convenzione diverrà parte integrante del sistema giuridico svizzero e sarà vincolante per le autorità (art. 113 cpv. 3 e 114bis cpv. 3 Cost.). Secondo la concezione giuridica svizzera, consoli609
data dalla giurisprudenza e dalla prassi, il diritto internazionale pattizio prevale generalmente sul diritto interno, anche se anteriore (DTF 100 la 410, 106 Ib 402, 110 V 76). Quindi dalle eventuali norme direttamente applicabili contenute nella Convenzione, gli interessati potranno dedurre dei diritti non appena il testo sarà entrato in vigore per la Svizzera; tuttavia tali norme diverranno vincolanti per gli interessati solo dopo la pubblicazione della Convenzione nella Raccolta ufficiale delle leggi federali (FF 1984 I 623).
Anche un trattato contenente norme direttamente applicabili necessita talvolta delle disposizioni esecutive. In tal senso, uno degli obiettivi dell'AIMP era quello di elaborare le basi necessarie per la ratifica della Convenzione europea n. 70 del 28 maggio 1970 sulla validità internazionale delle sentenze repressive.25) Entrambe le Convenzioni, ossia quella del 1970 e questa sul trasferimento, poggiano sugli stessi principi ed entrambe concernono l'esecuzione di decisioni penali nel senso stabilito dalla quinta parte dell'AIMP.
Da quanto precede si può dedurre che le disposizioni dell'AIMP sono applicabili anche nel caso del trasferimento di persone condannate secondo la Convenzione, per quanto quest'ultima non disponga altrimenti.
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Risultati della procedura di consultazione
L'elaborazione della Convenzione sul trasferimento dei condannati ha suscitato viva partecipazione negli ambienti svizzeri interessati. L'Associazione svizzera per la riforma dei penitenziari e il patronato ha adottato il 6 maggio 1983 una Risoluzione nella quale chiede al nostro Consiglio una ratifica sollecita della Convenzione da parte della Svizzera. Sempre nel maggio del 1983, la Conferenza dei Capidicastero cantonali ha inviato al capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia una richiesta analoga.
Nel maggio del 1984 abbiamo quindi avviato una procedura di consultazione in merito alla ratifica, sottoponendo a tal fine al Tribunale federale, ai Cantoni ed alle organizzazioni interessate (Associazione svizzera per la riforma dei penitenziari e del patronato, Federazione svizzera degli avvocati, Conferenza svizzera del patronato, Società svizzera di diritto penale) il testo della Convenzione, unitamente ad un rapporto esplicativo, una nota informativa sulla Convenzione elaborata dal Consiglio d'Europa e un rapporto del Dipartimento federale di giustizia e polizia (Ufficio federale di polizia) sui problemi che la Convenzione potrebbe creare per il nostro Paese e sulle eventuali soluzioni per risolverli.
La grande maggioranza dei Cantoni si è espressa in favore della ratifica, approvando con riserva di piccole modifiche le soluzioni proposte. Ventun Cantoni, tra i quali Zurigo, Berna e Ginevra, si sono espressi in favore della ratifica e quattro (Uri, Svitto, Appenzello Interno e Appenzello Esterno) si sono dichiarati contrari per ragioni varie. Tutti i Cantoni favorevoli ritengono che l'AIMP sia una base giuridica sufficiente per l'applicazione della Convenzione. Taluni Cantoni temono che alla ratifica consegua un sovraccarico dei penitenziari svizzeri e una minoranza di Cantoni si dice preoccupata per l'aumento delle spese e degli oneri amministrativi che potrebbero derivarne.
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Anche il Tribunale federale auspica la ratifica della Convenzione da parte della Svizzera e precisa ch'essa non necessiterebbe di nuove norme d'applicazione.
Ritiene inoltre importante che il condannato, durante la procedura relativa al consenso, possa beneficiare della protezione giuridica prevista dall'articolo 21 capoverso 1 AIMP (designazione di un patrocinatore).
Quasi tutte le organizzazioni interessate approvano la ratifica della Convenzione e giudicano sufficienti le norme d'applicazione contenute nell'AIMP.
2
Parte speciale Analisi della Convenzione
Si fa presente in primo luogo che il commento concerne soltanto le disposizioni della Convenzione che hanno un interesse particolare o la cui applicazione potrebbe suscitare problemi.
Articolo 2 Principi generali II capoverso I esplicita il principio generale per l'applicazione della Convenzione. La sua formulazione si ispira all'articolo 1 capoverso 1 della Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale. Il riferimento alla «più ampia collaborazione in materia di trasferimento dei condannati» mira ad evidenziare il principio di fondo della Convenzione: è auspicabile che i condannati scontino la loro pena nel Paese d'origine.
In questo ambito è lecito chiedersi se la Convenzione contenga sufficienti disposizioni per dare allo Stato, verso il quale il condannato è trasferito, la competenza necessaria per eseguire la sentenza pronunciata nello Stato di condanna. La Convenzione europea sulla validità internazionale delle sentenze repressive, che la Svizzera non ha firmato né ratificato, contiene una norma ben precisa in merito. Infatti l'articolo 3 dichiara che ogni Stato contraente ha la competenza di mettere in atto una sentenza esecutoria pronunciata in uno degli altri Stati contraenti, nei casi ed alle condizioni previste dalla Convenzione.
Questa competenza può essere esercitata solo in seguito alla richiesta d'esecuzione presentata dall'altro Stato contraente. In altre parole, la procedura esecutoria di questa Convenzione presuppone un particolare rapporto giuridico, che si crea tra lo Stato richiedente e lo Stato richiesto con la presentazione e l'accettazione di una domanda.
La Convenzione sul trasferimento non contiene norme di questo tipo. La competenza dello Stato d'esecuzione di mettere in atto la sentenza dello Stato di condanna sorge da più disposizioni. In primo luogo, come già ricordammo, l'articolo 2 capoverso 1 obbliga le Parti ad accordarsi reciprocamente la più ampia collaborazione in materia di trasferimenti. Dall'articolo 9 della Convenzione risulta poi che lo Stato che acconsente al trasferimento è tenuto ad eseguire la condanna secondo l'una o l'altra delle procedure predisposte. Complessivamente dunque, queste disposizioni sono sufficienti per conferire alla Svizzera la competenza di eseguire una sentenza estera secondo la Convenzione.
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È necessario inoltre esaminare se le disposizioni dell'articolo 2 della Convenzione bastino per consentire alla Svizzera l'esecuzione di una sentenza estera, malgrado l'esistenza di norme contrarie (ad es. gli art. 6, 6bis CP e art. 94 cpv.
3 AIMP) nel diritto interno.
Non c'è dubbio che la Svizzera, ratificando la Convenzione, intenda sopprimere da un lato i limiti esecutori contenenti nell'articolo 94 capoverso 3 AIMP e dall'altro il divieto d'esecuzione imposto dal numero 2 degli articoli 6 e 6bis CP. Accettando l'obbligo di accordare agli altri Stati contraenti la più ampia collaborazione in materia di trasferimento dei condannati secondo questa Convenzione (art. 2 par. 1), è ovvio che la Svizzera si impegni a considerare inefficaci tutte le norme del suo diritto penale internazionale che potrebbero ostacolare l'esecuzione di una sentenza estera, nei casi in cui si applica la Convenzione. Per il resto, l'articolo 1 AIMP salvaguarda l'applicazione delle convenzioni internazionali contenenti norme contrarie.
Articolo 3 Condizioni del trasferimento Secondo il paragrafo 1 lettera a, il condannato deve essere cittadino dello Stato d'esecuzione. Il termine «cittadino» va inteso in senso stretto, esclusi i dimoranti e i rifugiati. Infatti l'estensione del concetto anche ai dimoranti impedirebbe alle autorità amministrative competenti di ordinare espulsioni o divieti d'entrata nei loro confronti. Ciò sarebbe inammissibile secondo il principio della legalità e condurrebbe a discriminazioni rispetto ai dimoranti condannati in Svizzera che, come noto, possono essere espulsi su sentenza giudiziale (art.
55 CP). Analogamente, l'estensione del concetto ai rifugiati creerebbe problemi in materia di diritto d'asilo; infatti Io statuto di rifugiato può essere ritirato in caso di crimine o grave delitto. Inoltre potrebbe sorgere una disparità di trattamento tra i rifugiati detenuti in Svizzera, ai quali l'autorità competente può togliere lo statuto di rifugiato, e quelli detenuti all'estero che potrebbero così essere trasferiti in Svizzera e nei confronti dei quali l'autorità sarebbe vincolata.
La scelta di una soluzione diversa da quella che vi proponiamo sarebbe incompatibile con il concetto di cittadino comunemente ammesso nel diritto internazionale pubblico e si rivelerebbe poco felice in termini politici
e di opportunità.
Può capitare che il condannato abbia la doppia nazionalità e quindi sia cittadino dello Stato d'esecuzione e di quello di condanna. Questa situazione non comporta tuttavia problemi nemmeno se la Svizzera fosse lo Stato di condanna. Infatti, se il condannato (svizzero e straniero) non acconsentisse al trasferimento nello Stato d'esecuzione (art. 3 par. 1 lett. d della Convenzione e art. 101 AIMP), la Svizzera rifiuterebbe il trasferimento chiesto.
Il paragrafo 1 lettera d prevede che il condannato o, qualora uno dei due Stati 10 giudicasse opportuno data l'età-o lo stato fisico o mentale del condannato, 11 suo rappresentante legale debba acconsentire al trasferimento. Questa condizione è uno degli elementi fondamentali del meccanismo di trasferimento contenuto nella Convenzione e si basa sul principale obiettivo da essa perseguito, ossia il reinserimento sociale dei condannati; trasferire un detenuto senza il suo consenso sarebbe infatti del tutto controproducente da questo punto di vista. D'altro canto, questa disposizione va letta alla luce dell'articolo 7, che 612
indica a quali condizioni il consenso vada dato e concede allo Stato d'esecuzione la possibilità di verificare se tali condizioni furono rispettate. In particolare, l'articolo 7 richiede che il condannato sia pienamente consapevole delle conseguenze giuridiche del suo consenso. È ovvio, in tali circostanze, che il diritto del condannato ad essere assistito da un rappresentante non può sussistere solo nei casi menzionati dall'articolo 3 paragrafo 1 lettera d. Tale diritto va dedotto dall'articolo 21 capoverso 1 AIMP, secondo il quale il condannato può designare un patrocinatore; se vi prescinde o se non è in grado di farlo e la tutela dei suoi interessi lo richiede, bisogna nominare un patrocinatore d'ufficio.
Il paragrafo 3 va letto in relazione all'articolo 9, che offre allo Stato d'esecuzione la scelta tra due procedure: proseguire l'esecuzione della condanna o convenirla. Qualora ciò gli sia chiesto, lo Stato d'esecuzione deve indicare allo Stato di condanna quale di queste procedure intenda seguire (art. 9 par. 2). Sostanzialmente quindi, lo Stato d'esecuzione è libero in ogni caso di scegliere l'una o l'altra procedura. Se tuttavia uno degli Stati contraenti desiderasse escludere una delle due procedure, lo può fare in virtù del paragrafo 3, che offre appunto la possibilità di scartare, tramite dichiarazione, l'impiego della procedura di prosecuzione dell'esecuzione (art. 9 par. 1 lett. a) o quella della conversione (art. 9 par. 1 lett. b), nei confronti degli altri Stati.
In rapporto all'esecuzione di una decisione penale estera, l'AIMP si è espressa in linea di massima a favore della prosecuzione26), quale la prevede l'articolo 9 paragrafo 1 lettera a. Nel nostro caso non esistono motivi validi per adottare una soluzione diversa; tanto più che la scelta della procedura di conversione obbligherebbe la Confederazione e i Cantoni ad elaborare nuove norme d'applicazione parzialmente sovrapposte all'AIMP o alle norme cantonali recentemente introdotte proprio in funzione della legge. Ciò ritarderebbe notevolmente la ratifica della Convenzione e soprattutto sarebbe fonte d'insicurezza per le autorità giudiziarie del nostro Paese che secondo i casi dovrebbero applicare norme diverse.
La procedura della prosecuzione dell'esecuzione prevista dall'articolo 9 paragrafo 1 lettera a, la più opportuna
quando la Svizzera è Stato d'esecuzione, è sufficientemente flessibile per risolvere tutti i casi; anche quello ad esempio del cittadino svizzero condannato all'estero ad una pena di tipo e durata imcompatibili con il diritto svizzero. In un caso simile, l'articolo 10 paragrafo 2 della Convenzione prevede infatti che lo Stato d'esecuzione (per noi la Svizzera, qualora uno svizzero vi fosse trasferito) possa adeguare la sanzione alla pena o misura stabilita dal diritto interno per un reato analogo, tramite una procedura d'exequatur. Tale adeguamento deve rispettare certi limiti: la pena o la misura deve corrispondere, per quanto possibile, a quella inflitta dalla condanna da eseguire; non può aggravare per natura o durata la sanzione dello Stato di condanna né eccedere il massimo previsto dalla legge dello Stato d'esecuzione. Per il resto, quest'ultimo Stato è libero di precisare tutte le altre modalità esecutive, concedendo ad esempio la libertà condizionale o un condono della pena.
L'AIMP non indica invece se lo Stato al quale vien delegata l'esecuzione di una condanna pronunciata nel nostro Paese sia libero di convertirla o se la delega sia subordinata alla prosecuzione dell'esecuzione. Le uniche premesse (cumulative) che lo Stato estero deve osservare in caso di delega di una decisione 613
penale svizzera sono l'osservanza del carattere vincolante della decisione, il probabile miglior reinserimento del condannato e l'impossibilità di ottenerne l'estradizione (art. 100 AIMP).
Date queste condizioni, è sufficiente che la Svizzera, depositando gli atti di ratifica, dichiari al Segretario Generale del Consiglio d'Europa che in qualità di Stato d'esecuzione intende escludere l'applicazione della procedura prevista dall'articolo 9 paragrafo 1 lettera b.
Articolo 4 Obbligo di fornire informazioni Secondo il paragrafo I, ogni condannato trasferibile in virtù della Convenzione dev'essere informato da parte dello Stato di condanna e in una lingua a lui comprensibile sul contenuto essenziale della Convenzione. Queste informazioni hanno lo scopo di chiarire al condannato le possibilità di trasferimento e le conseguenze giuridiche che ne derivano, in modo che egli possa decidere con cognizione di causa se farsi trasferire o no in patria. Bisogna tuttavia ricordare che il condannato non può chiedere personalmente il trasferimento; questo tipo di richiesta compete unicamente allo Stato di condanna o allo Stato d'esecuzione (art. 2 par. 3).
Questa disposizione non dovrebbe presentare difficoltà. Il Consiglio d'Europa ha elaborato un testo informativo utilizzabile come modello e il Comitato dei Ministri, nella sua Raccomandazione (84)11, ha invitato gli Stati contraenti a metterlo a disposizione delle persone trasferibili, unitamente a tutte le riserve e dichiarazioni. L'Ufficio federale di polizia (Ufficio federale), cui competono l'accettazione delle domande estere e la presentazione di quelle svizzere (art. 17 cpv. 2, 27 cpv. 2, 29 cpv. 1 e 30 cpv. 2 AIMP), assumerà il compito di trasmettere i testi informativi svizzeri ed esteri alle competenti autorità cantonali.
I paragrafi 2 e 3 entrano in linea di conto quando il condannato ha manifestato il desiderio di essere trasferito in virtù della Convenzione. Lo Stato di condanna deve allora trasmettere le richiesta allo Stato d'origine, non appena la sentenza sia cresciuta in giudicato e divenuta esecutoria. La comunicazione deve contenere le informazioni elencate nel paragrafo 3. Se, tuttavia il condannato avesse inviato la sua domanda allo Stato d'origine, lo Stato di condanna dovrà fornire le informazioni previste dal paragrafo 3 solo su
richiesta esplicita dell'altro Stato (par. 4). Conformemente alla regolamentazione contenuta nell'AIMP, questo scambio di informazioni si svolgerà via Ufficio federale.
Sempre l'Ufficio federale avrà il compito di comunicare per scritto al condannato che chiede il trasferimento all'estero le informazioni enumerate dal paragrafo 5. Si tratterà in pratica di comunicargli se le informazioni elencate nel paragrafo 3 sono state inviate al suo Stato d'origine, se c'è stata una richiesta di trasferimento e da parte di quale Stato, e se una decisione è stata presa in merito. Su quest'ultimo punto bisogna sottolineare che la Convenzione non accorda al condannato il diritto di essere trasferito. Di conseguenza egli non sarà legittimato a ricorrere contro un eventuale decisione di rifiuto.
614
Articolo 5 Domande e risposte Questo articolo precisa che la formulazione di domande e le relative risposte competono per principio ai Ministeri della giustizia degli Stati interessati. Secondo l'AIMP questa competenza appartiene all'Ufficio federale chiamato a statuire sull'accettazione della richiesta estera, previo accordo con l'autorità cantonale esecutiva (art. 104 cpv. 1 AIMP). È però evidente che solo l'autorità cantonale interessata ha la competenza di avviare o accettare una richiesta di trasferimento e che il foro si determina secondo le norme del Codice penale e più precisamente secondo l'articolo 348, applicabile per analogia (art. 105 AIMP).
La Convenzione considera anche altri casi nei quali gli.Stati contraenti sono tenuti a scambiarsi informazioni (ad es. le informazioni previste dall'art. 4 par.
2-4; gli atti menzionati dall'art. 6; le informazioni indicate dagli ari. 14 e 15; le domande di transito e le relalive risposle di cui tratta l'ari. 16). Per quesle ragioni, al momento della ratifica sarà opportuno indicare che l'Ufficio federale è l'autorità competenle, secondo l'articolo 5 paragrafo 3, per trasmettere e ricevere informazioni, atti; domande e risposle, come la Convenzione lo richiede.
Articolo 6 Atti a sostegno Queslo articolo elenca gli atti che lo Slalo d'esecuzione deve fornire allo Stato di condanna, su richiesta di quest'ullimo (par. i) e quelli che lo Stato di condanna è tenuto ad inviare allo Stalo d'esecuzione quando vi sia domanda di trasferimento (par. 2). L'invio degli atti deve avvenire prima del trasferimento Quando il richiedente è lo Slalo di condanna gli atti vanno allegati alla domanda di trasferimento (art. 28 cpv. 2 e 3, 103 AIMP); inversamente, quando la richiesta emana dallo Slato d'esecuzione, lo Stato di condanna li invierà in un secondo momento, salvo che non acconsenta al trasferimento.
Il paragrafo 2 lettera a prevede che lo Stalo di condanna invii allo Slalo d'esecuzione una copia autenticala della sentenza; ovviamente deve trattarsi di una sentenza cresciuta in giudicato ed esecutoria.27) Affinchè il giudice competente possa decidere rapidamente e con cognizione di causa se la sentenza è eseguibile, è necessario chiedere tramite dichiarazione al Segretario generale del Consiglio d'Europa che la copia autenticata della sentenza sia accompagnata
da un atleslalo d'esecutorietà (art. 103 lett. a AIMP).
Articolo 7 Consenso e verifica II paragrafo 1 precisa che lo Slalo di condanna deve fare in modo che colui che acconsente al trasferimento lo faccia volontariamente ed in piena consapevolezza delle conseguenze giuridiche che ne derivano.
Siccome la Convenzione poggia sul principio che l'esecuzione della pena nello Stato d'esecuzione è subordinata al consenso del condannato, non si ritenne necessario inserire il principio di specialità, secondo il quale il detenuto trasferito in virtù della Convenzione non può essere perseguito, condannato o imprigionato per un reato diverso da quello per il quale è stalo trasferito. Talune convenzioni contengono lale principio, così ad esempio la Convenzione euro615
pea di estradizione (art. 14) o la Convenzione europea sulla validità internazionale delle sentenze repressive (art. 9); tuttavia queste convenzioni non richiedono il consenso dell'interessato e di conseguenza il principio di specialità diviene per lui una garanzia irrinunciabile. Inversamente, la persona trasferita in virtù della presente Convenzione da uno Stato nel quale era stata estradata in precedenza non può invocare il principio di specialità nei rapporti tra questo Stato e quello verso il quale è stata trasferita. Non appena la persona in questione da il suo consenso, alle condizioni previste dalla Convenzione, il suo trasferimento non può più essere paragonato ad una nuova estradizione o ad un'altra forma di consegna forzata.
Dal canto nostro, riteniamo opportuno che le conseguenze possibili dell'assenza del principio di specialità nella Convenzione siano indicate tra le informazioni destinate al condannato secondo l'articolo 4 paragrafo 1.
Un problema spinoso è dato dalla revocabilit o meno del consenso del condannato. L'AIMP prevede esplicitamente una possibilità di revoca in caso di estradizione e consegna senza formalità (art. 54 cpv. 2), oppure in caso di consegna a scopo di perseguimento o esecuzione penali (art. 7 cpv. 1); quivi il consenso può essere revocato fintanto che non sia ordinata la consegna. La legge è invece muta per quanto concerne la revoca del consenso in ambito di assistenza accessoria (art. 70 cpv. 2) e di consegna di detenuti in Svizzera per esecuzione di pena (art. 101). L'OAIMP precisa semplicemente che, in tutti questi casi, l'interessato dev'essere avvertito della possibilità di revocare il consenso e del termine concessogli a tal fine (art. 6).
La Convenzione, priva di norme in merito, esige che il condannato, il cui trasferimento può avvenire solo se da lui richiesto, dia il suo consenso volontariamente e in piena consapevolezza delle conseguenze e lo presenti per scritto e alle condizioni ricordate. In queste circostanze, non c'è motivo di scostarsi da quanto dispone l'articolo 6 OAIMP: il consenso diviene irrevocabile non appena l'Ufficio federale, previo accordo degli Stati interessati, abbia deciso il trasferimento.
Per informare tutti gli interessati su questo principio, è opportuno redigere una dichiarazione all'indirizzo del Segretario generale
del Consiglio d'Europa e depositarla unitamente all'atto di ratifica.
Il paragrafo 2 autorizza lo Stato d'esecuzione a far verificare il consenso da un console o da un altro funzionario designato di comune accordo con lo Stato di condanna.
Se il condannato ha espresso il desiderio di essere trasferito nel suo Stato d'origine e lo Stato di condanna ha conseguentemente trasmesso all'altro Stato le informazioni previste dall'articolo 4 paragrafo 3, nulla si oppone a che lo Stato di condanna autorizzi l'altro Stato a verificare tramite un console se il consenso è stato dato conformemente all'articolo 7 paragrafo 1. Il condannato non ha infatti ragione alcuna per opporsi all'intervento di un console nel senso dell'articolo 36 lettera e della Convenzione di Vienna del 24 aprile 1963 sulle relazioni consolari.28) Per il resto, l'articolo 5 lettera m della stessa Convenzione riserva l'esercizio di compiti consolari risultanti da altre convenzioni internazionali concluse tra lo Stato d'invio e lo Stato di residenza.
616
Articolo 9 Conseguenze del trasferimento per lo Stato d'esecuzione II paragrafo 3 si applica tanto allo Stato che ha scelto la procedura di prosecuzione dell'esecuzione secondo l'articolo 10, quanto a quello che ha optato per la conversione della condanna secondo l'articolo 11. In base a questa disposizione, che va interpretata estensivamente, l'esecuzione della condanna è regolata dalla legge dello Stato d'esecuzione e quest'ultimo è il solo competente per prendere tutte le decisioni appropriate. Questa regolamentazione corrisponde all'articolo 107 capoverso 1 AIMP, secondo il quale le modalità esecutive sono sottoposte al diritto svizzero. Di conseguenza e conformemente al diritto interno, le autorità svizzere sono competenti per ordinare ad esempio una liberazione condizionale e la sua revoca (art. 38 CP) o l'interruzione dell'esecuzione (art. 40 CP).29) Articolo 10 Proseguimento dell'esecuzione Articolo 11 Conversione della condanna Questi due articoli regolano i dettagli delle due procedure esecutive; in merito si vedano le spiegazioni date per l'articolo 3 paragrafo 3.
Articolo 17 Lingue e spese Per quanto concerne le lingue da utilizzare per l'applicazione della Convenzione, l'articolo 17 distingue da un lato le informazioni che secondo l'articolo 4 paragrafi 2-4 gli Stati interessati devono trasmettersi nella lingua dello Stato destinatario o in una lingua ufficiale del Consiglio d'Europa (par. ]), e dall'altro le domande di trasferimento e gli atti relativi, che non necessitano di traduzione (par. 2), a meno che lo Stato interessato non l'abbia chiesto esplicitamente, tramite dichiarazione (par. 3).
Analogamente alle dichiarazioni presentate dalla Svizzera con la ratifica delle Convenzioni europee di estradizione e di assistenza giudiziaria in materia penale 30) e conformemente all'articolo 28 capoverso 5 AIMP, sarà opportuno precisare con una dichiarazione che le domande di trasferimento e gli atti a sostegno siano accompagnati da una traduzione francese, tedesca o italiana qualora non fossero redatti in una di queste lingue.
Il paragrafo 5 precisa che le spese derivanti dall'applicazione della Convenzione sono a carico dello Stato d'esecuzione, ad eccezione di quelle cagionate esclusivamente sul territorio dello Stato di condanna.
In Svizzera, tali spese sono a carico dei Cantoni. Infatti,
secondo l'articolo 368 CP, è il diritto cantonale che stabilisce chi debba assumere le spese d'esecuzione di pene e misure quando né il condannato, né i suoi genitori, se minorenne, siano in grado di farlo. Dal canto suo, il Concordato del 1° luglio 194431) concernente le spese di esecuzione delle pene e di altre misure assegna tali spese ai Cantoni che hanno pronunciato la condanna. L'articolo 17 capoverso 1 del concordato del 21 novembre 196332) sull'esecuzione delle pene e misure concernenti gli adulti nei Cantoni romandi precisa che la pensione dei carcerati è a carico del Cantone giudicante, con riserva delle regole fissate dal concordato del 23 giugno 1944 per i Cantoni che vi hanno aderito. Le disposizioni menzionate sono applicabili per analogia alle spese che la Svizzera dovrà 38
Foglio federale. 69° anno. Voi. III
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assumere in qualità di Stato d'esecuzione; secondo l'articolo 108 AIMP si tratterà delle spese per l'esecuzione della sanzione, per la procedura d'exequatur e per la rimanente esecuzione.
Articolo 21 Applicazione temporale Questa disposizione garantisce l'applicazione illimitata nel tempo della Convenzione; essa permette agli Stati contraenti di utilizzare il meccanismo di trasferimento previsto dalla Convenzione per ogni esecuzione che cada nel suo campo d'applicazione e che debba avvenire dopo la sua entrata in vigore, indipendentemente dal fatto che la sentenza da eseguire sia stata pronunciata prima o dopo tale data.
L'articolo 110 capoverso 2 AIMP stabilisce che l'esecuzione di decisioni penali, ai sensi della quinta parte della legge, può essere assunta soltanto se il reato cui si riferisce la domanda sia stato commesso dopo la sua entrata in vigore.
Tale regolamentazione è giustificata dal fatto che questo tipo di collaborazione implica da parte svizzera l'esercizio del proprio potere repressivo.33) Ciò significa che il nostro Paese non potrà accettare il trasferimento in Svizzera di un detenuto condannato prima dell'entrata in vigore della Convenzione, salvo se il reato è stato commesso dopo il 1° gennaio 1983. Questa restrizione del campo d'applicazione della Convenzione non ha bisogno di essere ancorata in una riserva poiché, da un lato, la Convenzione non contempla motivi di rifiuto e dall'altro poiché gli Stati non sono tenuti a giustificare eventuali rifiuti di trasferimento (cfr. supra, n. 122).
Osservazioni finali Tra i problemi non regolati dalla Convenzione ricordiamo quello del giudice competente in materia di exequatur e quello del foro d'esecuzione. La risposta a questi interrogativi va quindi cercata nel diritto interno. Secondo l'articolo 105 AIMP il giudice competente è quello designato dall'articolo 348 CP. La decisione di esecutività è emessa in forma di sentenza motivata (art. 106 cpv. 3 AIMP) e la sanzione stabilita va eseguita secondo il diritto svizzero (art. 107 cpv. 1 AIMP). Di conseguenza si applica l'articolo 374 CP il quale prevede che siano i Cantoni ad eseguire le sentenze pronunciate dai loro tribunali. La stessa norma prevede che siano i Cantoni ad eseguire le sentenze delle autorità penali della Confederazione (cfr. anche l'art. 240 PP34)).
3 31 311
Conseguenze Ripercussioni finanziarie e sull'effettivo del personale A livello federale
La ratifica della Convenzione creerà ulteriore lavoro all'Ufficio federale di polizia, competente in materia, e gli porrà difficili problemi giuridici. Siccome l'Ufficio è già oberato di lavoro, non potrà far fronte ai nuovi impegni con gli effettivi attuali. L'aumento di lavoro dipenderà dal numero e dalla frequenza delle domande di trasferimento inoltrate o ricevute dalla Svizzera ed è quindi difficile da valutare.
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312
A livello cantonale
A questo livello è ancora più arduo valutare le conseguenze della ratifica; da quanto risulta dalla procedura di consultazione, ci si può aspettare verosimilmente un aumento di lavoro, soprattutto nei Cantoni che dispongono di penitenziari, e un aumento generale delle spese d'esecuzione. Valutare questi costi è tuttavia prematuro, poiché il trasferimento di detenuti all'estero potrebbe compensare parzialmente i costi cagionati dal rimpatrio di condannati svizzeri.
4
Conformità alle linee direttive della politica di governo
La Convenzione sul trasferimento dei condannati fa parte dei trattati internazionali d'assistenza giudiziaria in senso lato, la cui ratifica o stipulazione rientra nelle linee direttive della politica di governo per il periodo 1983-1987.35) Nel terzo rapporto, che vi abbiamo sottoposto il 22 febbraio 1984, sulla Svizzera e le Convenzioni del Consiglio d'Europa, abbiamo sottolineato l'importanza di questa Convenzione per il nostro Paese e manifestato l'intenzione di proporne la ratifica nel corso della presente legislatura 36) Va rilevato infine che una sollecita ratifica corrisponderebbe al desiderio unanimemente espresso di facilitare il reinserimento sociale dei condannati esteri e la loro situazione personale (cfr. supra, n. 125).
5
Costituzionalità
L'articolo 8 della Costituzione conferisce alla Confederazione la competenza di stipulare trattati con l'estero e l'articolo 85 numero 5 da all'Assemblea federale il diritto di approvarli. La Convenzione sul trasferimento dei condannati non sottosta al referendum facoltativo poiché è denunciabile in qualsiasi momento (art. 24) e non prevede l'adesione ad un'organizzazione internazionale. Inoltre, sebbene preveda l'armonizzazione di alcune norme procedurali in materia di trasferimento di condannati, non implica un'unificazione multilaterale del diritto, nel senso dell'articolo 89 capoverso 3 lettera e della Costituzione. Infatti, secondo prassi costante (FF 1980 II 693; 1981 II 950; 1982 I 865; 1982 II 12; 1983 I 115; 1983 IV 151; 1984 III 911 e 1985 III 275), cadono sotto l'autorità di questo articolo solo i trattati internazionali contenenti diritto uniforme atto a sostituire o completare il diritto interno, le cui disposizioni più importanti sono concepite in modo da consentire un'applicazione diretta da parte delle autorità statali o dei cittadini (trattati definiti autoesecutivi). Parimenti, il diritto uniforme creato in tal modo a livello multilaterale deve regolare in dettaglio un ambito giuridico ben definito (ad es. il diritto cambiario, il diritto applicabile ai contratti di vendita, i diritti d'autore o il diritto dei trasporti aerei). Le disposizioni principali della Convenzione sul trasferimento dei condannati sono invece inapplicabili direttamente, non sostituiscono diritto interno ed hanno un contenuto e un'estensione insufficienti perché si possa parlare di unificazione multilaterale del diritto nel senso della precitata norma costituzionale.
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Note " Dati forniti dall'Ufficio federale di statistica. Siccome la Convenzione si applica soltanto ai detenuti che devono scontare una pena superiore a sei mesi al momento della domanda di trasferimento (art. 3 par. 1 lett. e), il numero di detenuti che adempivano questa condizione era di 844, nel 1985, di cui 495 residenti all'estero.
21
Cifre comunicate dal Dipartimento federale degli esteri in base a dati forniti dalle rappresentanze svizzere all'estero.
«Legge federale del 20 marzo 1981 sull'assistenza internazionale in materia penale; RS 351.1.
4)CS 3 481
5)Cfr. Hans Schultz, Das Schweizerische Auslieferungsrecht, Verlag für Recht und Gesellschaft AG, Basel, 1953, p. 480 segg.
6
)RS 311.0 )RS 312.0 8) RS 342 9 )Cfr. P.H. Bolle, Présentation de la Convention sur le transfèrement des personnes condamnées, du 21 mars 1983, Informations pénitentiaires suisses 4/83, p. 207 segg.
7
101
Al 1° giugno 1986 questa Convenzione era stata firmata da otto Stati (Belgio, Grecia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Repubblica federale tedesca) e ratificata da sei (Austria, Cipro, Danimarca, Norvegia, Svezia, Turchia).
11)Tra le più importanti: Convenzione europea di estradizione, del 13 dicembre 1957 (ratificata dalla Svizzera il 20 die. 1966), Convenzione europea d'assistenza giudiziaria in materia penale, del 20 aprile 1959 (ratificata dalla Svizzera il 20 die. 1966), Convenzione europea sulla sorveglianza di condannati o liberati condizionalmente, del 30 novembre 1964, Convenzione europea per la repressione dei reati stradali, del 30 novembre 1964, Convenzione europea sulla validità internazionale delle sentenze repressive, del 28 maggio 1970 e Convenzione europea sulla trasmissione delle procedure repressive, del 15 maggio 1972.
12)
Messaggio del Consiglio federale all'Assemblea federale, dell'8 marzo 1976, per una legge sull'assistenza giudiziaria internazionale in materia penale (FF 1976 II 443).
13)
Messaggio AIMP (FF 1976 II 455, n. 313).
14)Boll uff. S 1977 634, N 1979 854.
15)Art.
3 n. 1 CP (Crimini o delitti commessi nella Svizzera); art. 6 n. 2 CP (Crimini o delitti commessi all'estero da uno svizzero); art. 6bis n. 2 CP (Altri crimini o delitti commessi all'estero).
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Art. 3 n. 2 CP (Esecuzione in Svizzera di una condanna pronunciata all'estero su richiesta dell'autorità svizzera); art. 5 cpv. 3 CP (Crimini o delitti commessi all'estero contro uno svizzero). Mancando nei codici di procedura penale una normativa sull'exequatur, queste disposizioni sono rimaste finora praticamente lettera morta.
17) Come ha osservato Schultz, RGS 77 (1981) 107, nota 43, anche l'art. 3 n. 2 cpv. 3 seconda frase CP avrebbe dovuto essere menzionato. Inoltre, l'art. 6bis non è indicato, poiché è stato introdotto nel CP con il numero I della legge federale del 17 dicembre 1982 sulla modifica del CP, in vigore solo dal 1° luglio 1983 (RU 1983 543 e 544).
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Effettivamente l'art. 6 n. l CP prevede che il Codice penale è applicabile ad ogni svizzero che all'estero commette un crimine o un delitto, per il quale il diritto svizzero ammette l'estradizione ed è punito anche nello Stato dove è stato commesso, se l'autore si trova nella Svizzera o se vi è estradato a causa di tale reato.
D'altro lato, l'art. 5 cpv. 3 CP prevede che il condannato all'estero per un crimine o un delitto commesso all'estero contro uno svizzero sconti la sua pena totalmente o in
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parte nella Svizzera, se essa non è stata eseguita nello Stato di condanna. Tuttavia, secondo la giurisprudenza recente del TF (sentenza del 28 giugno 1982, nella causa J., DTF 108 IV 81), il reo di nazionalità svizzera ha il diritto di essere rigiudicato in Svizzera, conformemente all'art 6.
19)Lionel Frei, Das neue Bundesgesetz über internationale Rechtshilfe in Strafsachen, Neue Lösungen und neue Probleme, RPS 1983, p. 171; GAAC 1985, 49 II, n. 23, p.
139 segg.
2
0) RS 747.30 2» RS 748.0 22 > Stati Uniti con Messico (25 nov. 1976), Canada (2 mar. 1977), Turchia (7 giu. 1979).
In seguito gli Stati Uniti conclusero accordi di questo tipo con la Bolivia (10 feb.
1978), Panama (11 gen. 1979), Perù (6 lug. 1979), Tailandia (29 ott. 1982) e Francia (21 mar. 1983). Dal canto suo la Francia ha concluso accordi analoghi con il Canada (9 feb. 1979) e con il Marocco (10 ago. 1981).
23)
La portata umanitaria della Convenzione è stata evidenziata da J.J.J. Tulkens, già direttore dell'amministrazione penitenziaria dei Paesi Bassi, nell'ambito del 5° Colloquio della «Fondation Internationale Pénale et Pénitentiaire» (Siracusa, 15-19 feb.
1982); si veda il suo contributo: Detenuti stranieri; Trasferimento e trattamento, in Rassegna penitenziaria e criminologica, Roma, 1982, voi. 1-2, p. 61 segg.
24) Cfr Zeitschrift für die gesamte Strafrechtswissenschaft 97, 1985, n. 3, n. 13, p. 749.
25
> Messaggio AIMP (FF 1976 II 445, n. 11 infine).
26) Art. 94 cpv. 2; Messaggio AIMP (FF 1976 II 473, n. 352).
27) Art 3 lett. b; Rapporto esplicativo, n. 21, p. 10 e 11.
28
> RS 0.191.02
2
») Messaggio AIMP (FF 1976 II 485, n. 374, note all'art. 105 [disegno del CF]).
3 0) Art. 2 e 3 del decreto federale del 27 set. 1966 (RU 1967 839).
31) RS 342 32 > RS 343.3 33)Messaggio AIMP (FF 1976 II 477, n. 36 infine).
»> RS 312.0
35) Cfr. Rapporto del 18 gennaio 1984 (FF 1984 I 121, Allegato 2 e 142).
se» PF 1984 i 616 e segg. cfr. anche il Rapporto del 4 marzo 1985 sulle attività della Svizzera al Consiglio d'Europa nel 1984 (FF 1985 I 809).
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Decreto federale concernente l'approvazione della Convenzione sul trasferimento dei condannati
Disegno
del
L'Assemblea federale della Confederazione Svizzera, visto l'articolo 8 della Costituzione federale; visto il messaggio del Consiglio federale del 29 ottobre 19861', decreta:
Art. l 1 La Convenzione n. 112 sul trasferimento dei condannati è approvata.
2 II Consiglio federale è autorizzato a ratificare la Convenzione, depositando le seguenti dichiarazioni: a. Ad articolo 3 paragrafo 3: La Svizzera esclude l'applicazione della procedura prevista dall'articolo 9 paragrafo 1 lettera b nei casi in cui essa è Stato d'esecuzione.
b. Ad articolo 5 paragrafo 3: La Svizzera dichiara che l'Ufficio federale di polizia del Dipartimento federale di giustizia e polizia è l'autorità competente ai sensi dell'articolo 5 paragrafo 3 per trasmettere e ricevere: - informazioni, secondo l'articolo 4 paragrafi 2-4; - domande di trasferimento e risposte, secondo gli articoli 2 paragrafo 3 e 5 paragrafo 4; - atti a sostegno, secondo l'articolo 6; - informazioni, secondo gli articoli 14 e 15; - domande di transito e risposte, secondo l'articolo 16.
e. Ad articolo 6 paragrafo 2 lettera a: La Svizzera interpreta l'articolo 6 paragrafo 2 lettera a nel senso che la copia autenticata della sentenza dev'essere accompagnata da un attestato d'esecutorietà.
d. Ad articolo 7 paragrafo 1: La Svizzera considera irrevocabile il consenso al trasferimento a partire dal momento in cui l'Ufficio federale di polizia, in virtù dell'accordo con gli Stati interessati, ha deciso il trasferimento.
1)FF 1986 III 601 622
Trasferimento dei condannati e. Ad articolo 17 paragrafo 3: La Svizzera esige che le domande di trasferimento e gli atti a sostegno siano accompagnati da una traduzione in lingua italiana, tedesca o francese, nella misura in cui non siano redatti in una di queste lingue.
Art. 2 II presente decreto non sottosta al referendum facoltativo.
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Convenzione n. 112
Traduzione i»
sul trasferimento dei condannati
Gli Stati membri del Consiglio d'Europa e gli altri Stati, firmatari della presente Convenzione, Considerato che lo scopo del Consiglio d'Europa è di attuare un'unione più stretta tra i suoi membri; Desiderosi di sviluppare una maggiore cooperazione internazionale in materia penale ; Considerato che tale cooperazione deve essere nell'interesse di una buona amministrazione della giustizia e deve favorire il reinserimento sociale dei condannati; Considerato che tali obiettivi implicano che gli stranieri privati della loro libertà in seguito ad un reato abbiano la possibilità di subire la condanna nel loro ambiente sociale d'origine; Considerato che il miglior modo per giungervi è trasferirli nel loro proprio Paese, Hanno convenuto quanto segue: Articolo 1 Definizioni Ai sensi della presente Convenzione, l'espressione: a. «condanna» designa qualsiasi pena o misura privativa di libertà pronunziata da un giudice per una durata limitata o indeterminata a causa di un reato; b. «sentenza» designa una decisione giudiziale che pronunzi una condanna; e. «Stato di condanna» designa lo Stato dove è stata condannata la persona che può essere o è già stata trasferita ; d. «Stato d'esecuzione» designa lo Stato in cui il condannato può essere o è già stato trasferito per subirvi la propria condanna.
Articolo 2 Principi generali I. Le Parti si impegnano ad accordarsi reciprocamente, alle condizioni previste dalla presente Convenzione, la più ampia collaborazione in materia di trasferimento dei condannati.
" Dal testo originale francese.
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Trasferimento dei condannati
2. Una persona condannata sul territorio di una Parte può, conformemente alle disposizioni della presente Convenzione, essere trasferita nel territorio di un'altra Parte per subirvi la condanna inflittale. A tal fine può esprimere, sia presso lo Stato di condanna, sia presso lo Stato di esecuzione, il desiderio di essere trasferita in virtù della presente Convenzione.
3. Il trasferimento può essere chiesto sia dallo Stato di condanna sia dallo Stato di esecuzione.
Articolo 3 Condizioni del trasferimento 1. Un trasferimento può aver luogo secondo la presente Convenzione soltanto alle seguenti condizioni: a. il condannato deve essere cittadino dello Stato d'esecuzione; b. la sentenza deve essere definitiva; e. la durata di condanna che il condannato deve ancora subire deve essere di almeno sei mesi alla data di ricezione della domanda di trasferimento, o indeterminata; d. il condannato o, qualora uno dei due Stati lo ritenesse necessario a causa della sua età o del suo stato fisico o mentale, il suo rappresentante deve consentire al trasferimento; e. gli atti o le omissioni che hanno provocato la condanna devono costituire un reato per il diritto dello Stato d'esecuzione, o dovrebbero costituirne uno qualora avvenissero sul suo territorio; e f. lo Stato di condanna o lo Stato di esecuzione devono essersi accordati su tale trasferimento.
2. In casi eccezionali, le Parti possono convenire il trasferimento anche se la durata della condanna che il condannato deve ancora subire è inferiore a quella prevista nel paragrafo I.e.
3. Al momento della firma o del deposito del suo strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, ogni Stato può indicare, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d'Europa, che intende escludere l'applicazione di una delle procedure di cui all'articolo 9.1. a e b nelle relazioni con le altre Parti.
4. Ogni Stato può in qualsiasi momento, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d'Europa, definire, per quanto lo riguarda, il termine «cittadino» ai fini della presente Convenzione.
Articolo 4 Obbligo di fornire informazioni 1. Ogni condannato al quale può essere applicata la presente Convenzione deve essere informato dallo Stato di condanna del tenore della presente Convenzione.
2. Se il condannato ha espresso allo Stato di condanna il desiderio di essere trasferito in virtù della presente Convenzione, questo Stato deve informarne 625
Trasferimento dei condannati
lo Stato d'esecuzione al più presto possibile dopo che la sentenza sia diventata definitiva.
3. Le informazioni devono comprendere: a. il nome, la data ed il luogo di nascita del condannato; b. ove occorra, il suo indirizzo nello Stato d'esecuzione; e. un esposto dei fatti che hanno dato adito alla condanna; d. la natura, la durata e la data dell'inizio della condanna.
4. Se il condannato ha espresso allo Stato d'esecuzione il desiderio di essere trasferito in virtù della presente Convenzione, lo Stato di condanna, su richiesta, comunica a tale Stato le informazioni di cui al paragrafo 3 qui sopra.
5. Il condannato deve essere informato per scritto di ogni passo intrapreso dallo Stato di condanna o dallo Stato di esecuzione in applicazione dei paragrafi precedenti, come pure di ogni decisione presa da uno dei due Stati in merito ad una domanda di trasferimento.
Articolo 5 Domande e risposte 1. Le domande di trasferimento e le risposte devono essere formulate per scritto.
2. Tali domande devono essere indirizzate dal Ministero di Giustizia dello Stato richiedente al Ministero di Giustizia dello Stato richiesto. Le risposte devono essere comunicate attraverso le stesse vie.
3. Ogni Parte può indicare, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d'Europa, che utilizzerà altre vie di comunicazione.
4. Lo Stato richiesto deve informare senza indugio lo Stato richiedente della propria decisione di'accettare o rifiutare il trasferimento chiesto.
Articolo 6 Atti a sostegno 1. Lo Stato di esecuzione deve fornire allo Stato di condanna su richiesta di quest'ultimo: a. un documento o una dichiarazione indicante che il condannato è cittadino di questo Stato; b. una copia delle disposizioni legali dello Stato d'esecuzione, dalle quali risulti che gli atti o le omissioni che hanno provocato la condanna nello Stato di condanna costituiscono un reato per il diritto dello Stato di esecuzione, o ne costituirebbero uno qualora avvenissero sul suo territorio; e. una dichiarazione contenente le informazioni di cui all'articolo 9.2.
2. Quando vi sia domanda di trasferimento, lo Stato di condanna deve fornire allo Stato di esecuzione i documenti seguenti, salvo che l'uno o l'altro dei due Stati abbia già indicato che non intende accordare il trasferimento: a. una copia autenticata della sentenza e delle disposizioni legali applicate; 626
Trasferimento dei condannati
b. l'indicazione della durata della condanna già subita, comprese le informazioni su qualsiasi detenzione provvisoria, condono di pena o ogni altro atto riguardante l'esecuzione della condanna; e. una dichiarazione che attesti il consenso al trasferimento quale considerato nell'articolo 3.1.d; e d. tutte le volte che occorra, ogni rapporto medico o sociale sul condannato, ogni informazione sul suo trattamento nello Stato di condanna ed ogni raccomandazione per il seguito del suo trattamento nello Stato d'esecuzione.
3. Prima di fare una domanda di trasferimento o di prendere la decisione di accettare o rifiutare il trasferimento, lo Stato di condanna e lo Stato di esecuzione possono entrambi richiedere uno qualsiasi dei documenti o delle dichiarazioni di cui ai paragrafi 1 e 2 qui sopra.
Articolo 7 Consenso e verifica 1. Lo Stato di condanna fa sì che chi deve consentire al trasferimento in virtù dell'articolo 3.1.d lo faccia volontariamente ed in piena consapevolezza delle conseguenze giuridiche che ne derivano. La procedura da seguire a tal riguardo è regolata dalla legge dello Stato di condanna.
2. Lo Stato di condanna deve dare allo Stato d'esecuzione la possibilità di verificare, mediante un console o un altro funzionario designato in accordo con lo Stato d'esecuzione, che il consenso è stato dato alle condizioni previste nel paragrafo precedente.
Articolo 8 Conseguenze del trasferimento per Io Stato di condanna 1. La presa in consegna del condannato da parte delle autorità dello Stato di esecuzione sospende l'esecuzione della condanna nello Stato di condanna.
2. Lo Stato di condanna non può più eseguire la condanna quando lo Stato d'esecuzione ne considera terminata l'esecuzione.
Articolo 9 Conseguenze del trasferimento per lo Stato di esecuzione 1. Le autorità competenti dello Stato di esecuzione devono: a. proseguire l'esecuzione della condanna immediatamente o sulla base di una decisione giudiziaria o amministrativa, alle condizioni enunciate nell'articolo 10; oppure b. convenire la condanna, mediante un procedimento giudiziario o amministrativo, in una decisione di questo Stato, sostituendo così alla sanzione inflitta nello Stato di condanna una sanzione prevista dalla legislazione dello Stato di esecuzione per lo stesso reato, alle condizioni enunciate nell'articolo 11.
2. Se richiestone, lo Stato di esecuzione deve indicare allo Stato di condanna, 627
Trasferimento dei condannati
prima del trasferimento del condannato, quale di queste procedure intende seguire.
3. L'esecuzione della condanna è regolata dalla legge dello Stato d'esecuzione e quest'ultimo è il solo competente per prendere tutte le decisioni appropriate.
4. Ogni Stato il cui diritto interno impedisca di fare uso di una delle procedure di cui al paragrafo 1 per eseguire le misure di cui sono state oggetto sul territorio di un'altra Parte persone che in ragione del loro stato mentale sono state dichiarate penalmente irresponsabili di un reato, e che è disposto a prendere in consegna tali persone allo scopo di proseguire il loro trattamento, può indicare, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d'Europa, le procedure che intende seguire in tal caso.
Articolo 10 Proseguimento dell'esecuzione 1. In caso di proseguimento dell'esecuzione, lo Stato d'esecuzione è vincolato dalla natura giuridica e dalla durata della sanzione quali risultano dalla condanna.
2. Tuttavia, qualora la natura o la durata di questa sanzione fossero incompatibili con la sua legislazione, o se la sua legislazione lo esigesse, lo Stato di esecuzione può, mediante una decisione giudiziaria o amministrativa, adattare questa sanzione alla pena o alla misura previste dalla propria legge per reati della stessa natura. Quanto alla sua natura, tale pena o misura corrisponde, per quanto possibile, a quella infiitt dalla condanna da eseguire. Essa non può aggravare, per sua natura o durata, la sanzione pronunciata nello Stato di condanna né eccedere il massimo previsto dalla legge dello Stato d'esecuzione.
Articolo I I Conversione della condanna 1. In caso di conversione della condanna, si applica la procedura prevista dalla legislazione dello Stato d'esecuzione. Per la conversione, l'autorità competente: a. è vincolata dall'accertamento dei fatti per quanto questi figurino esplicitamente o implicitamente nella sentenza pronunziata nello Stato di condanna; b. non può convenire una sanzione privativa della libertà in una sanzione pecuniaria; e. deduce integralmente il periodo di privazione della libertà subito dal condannato; e d. non aggrava la situazione penale del condannato, e non è vincolata dalla sanzione minima eventualmente prevista dalla legislazione dello Stato d'esecuzione per il reato o i reati commessi.
2. Quando la procedura di conversione ha luogo dopo il trasferimento del 628
Trasferimento dei condannati condannato, lo Stato d'esecuzione tiene quest'ultimo in stato di detenzione o prende altri provvedimenti per assicurarne la presenza nello Stato d'esecuzione fino al termine di questa procedura.
Articolo 12 Grazia, amnistia, commutazione Ogni Parte può accordare la grazia, l'amnistia o la commutazione della pena conformemente alla sua Costituzione o alle sue altre regole giuridiche.
Articolo 13 Revisione della sentenza II solo Stato di condanna ha il diritto di giudicare su qualsiasi ricorso per revisione interposto contro la sentenza.
Articolo 14 Cessazione dell'esecuzione Lo Stato di esecuzione deve porre fine all'esecuzione della condanna non appena lo Stato di condanna l'abbia informato di qualsiasi decisione o provvedimento che tolga carattere esecutorio alla condanna.
Articolo 15 Informazioni riguardanti l'esecuzione Lo Stato d'esecuzione fornisce allo Stato di condanna informazioni riguardanti l'esecuzione della condanna: a. quando ritiene terminata l'esecuzione della condanna; b. qualora il condannato evada prima che l'esecuzione della condanna sia terminata; oppure e. qualora lo Stato di condanna gli chieda una relazione speciale.
Articolo 16 Transito 1. Una Parte deve acconsentire, in conformità con la propria legislazione, ad una domanda di transito di un condannato attraverso il proprio territorio, se la domanda è formulata da un'altra Parte che abbia lei stessa convenuto con un'altra Parte o con uno Stato terzo il trasferimento del condannato nel o dal suo territorio.
2. Una Parte può rifiutare di accordare il transito: a. qualora il condannato sia suo cittadino; oppure b. qualora l'infrazione che ha provocato la condanna non costituisca un reato secondo la propria legislazione.
3. Le domande di transito e le risposte devono essere comunicate attraverso le vie menzionate nelle disposizioni dell'articolo 5.2 e 3.
4. Una Parte può acconsentire ad una domanda di transito di un condannato attraverso il proprio territorio, formulata da uno Stato terzo, qualora quest'ultimo abbia convenuto con un'altra Parte il trasferimento nel o dal suo territorio.
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5. La Parte a cui è chiesto il transito può tenere il condannato in stato di detenzione per il tempo strettamente necessario al transito attraverso il proprio territorio.
6. La Parte a cui è chiesto il transito può essere invitata a garantire che il condannato non sarà né perseguito né detenuto, salva l'applicazione del precedente paragrafo, né sottoposto ad alcuna altra restrizione della sua libertà individuale sul territorio dello Stato di transito per fatti o condanne anteriori alla sua partenza dal territorio dello Stato di condanna.
7. Qualora si utilizzi la via aerea sopra il territorio di una Parte, e non vi siano previsti atterraggi non è necessaria alcuna domanda di transito. Tuttavia, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d'Europa, ogni Stato può, al momento della firma o del deposito dello strumento di ratifica, di accettazione di approvazione o di adesione, esigere che gli sia notificato qualsiasi transito sopra il suo territorio.
Articolo 17 Lingue e spese 1. Le informazioni di cui all'articolo 4 paragrafi 2 a 4, devono essere redatte nella lingua della Parte a cui sono indirizzate o in una delle lingue ufficiali del Consiglio d'Europa.
2. Fatto salvo il paragrafo 3 qui di seguito, non è necessaria alcuna traduzione delle domande di trasferimento o degli atti a sostegno.
3. Al momento della firma o del deposito dello strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, ogni Stato può, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d'Europa, esigere che le domande di trasferimento e gli atti a sostegno siano corredati di una traduzione nella propria lingua o in una delle lingue ufficiali del Consiglio d'Europa, o in quella di queste lingue da esso designata. In tale occasione può dichiarare di essere disposto ad accettare traduzioni in qualsiasi altra lingua oltre alla lingua ufficiale o alle lingue ufficiali del Consiglio d'Europa.
4. Salva l'eccezione di cui all'articolo 6.2.a, i documenti trasmessi in applicazione della presente Convenzione non abbisognano di autentificazione.
5. Le spese cagionate dall'applicazione della presente Convenzione sono a carico dello Stato d'esecuzione, ad eccezione delle spese cagionate esclusivamente sul territorio dello Stato di condanna.
Articolo 18 Firma ed entrata in
vigore 1. La presente Convenzione è aperta alla firma degli Stati membri del Consiglio d'Europa e degli Stati non membri che hanno partecipato alla sua elaborazione. È sottoposta a ratifica, accettazione o approvazione. Gli strumenti di ratifica, accettazione o approvazione saranno depositati presso il Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
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Trasferimento dei condannati
2. La presente Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dalla data in cui tre Stati membri del Consiglio d'Europa avranno espresso il loro consenso ad essere vincolati dalla presente Convenzione, conformemente alle disposizioni del paragrafo 1.
3. Per ogni Stato firmatario che esprima successivamente il suo consenso ad essere vincolato dalla presente Convenzione, quest'ultima entrerà in vigore il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dalla data del deposito dello strumento di ratifica, di accettazione o di approvazione.
Articolo 19 Adesione degli Stati non membri 1. Dopo l'entrata in vigore della presente Convenzione, il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa potrà invitare, previa consultazione degli Stati contraenti, qualsiasi Stato non membro del Consiglio e non menzionato nell'articolo 18.1 ad aderire alla presente Convenzione, con una decisione presa alla maggioranza prevista nell'articolo 20.d dello Statuto del Consiglio d'Europa, ed all'unanimità dei rappresentanti degli Stati contraenti che hanno diritto di partecipare alle sedute del Comitato.
2. Per ogni Stato aderente, la Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dalla data del deposito dello strumento di adesione presso il Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
Articolo 20 Applicazione territoriale 1. AI momento della firma o al momento del deposito dello strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione, ogni Stato può designare il o i territori cui si applica la presente Convenzione.
2. In seguito, ogni Stato può estendere in qualsiasi momento, con una dichiarazione indirizzata al Segretario Generale del Consiglio d'Europa, l'applicazione della presente Convenzione a qualsiasi altro territorio designato in tale dichiarazione. Per questo territorio la Convenzione entrerà in vigore il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dalla data di ricezione della dichiarazione da parte del Segretario Generale.
3. Ogni dichiarazione fatta in virtù dei due precedenti paragrafi potrà essere ritirata, per quanto riguarda qualsiasi territorio in essa designato, con una notificazione indirizzata al Segretario Generale. Il ritiro avrà
effetto il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dalla data di ricezione della notificazione da parte del Segretario Generale.
Articolo 21 Applicazione temporale La presente Convenzione è applicabile all'esecuzione delle condanne pronunziate sia prima sia dopo la sua entrata in vigore.
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Trasferimento dei condannati Articolo 22 Relazioni con altre convenzioni ed accordi 1. La presente Convenzione non pregiudica i diritti e gli obblighi derivanti dai trattati di estradizione e dagli altri trattati di cooperazione internazionale in materia penale che prevedono il trasferimento di detenuti per scopi di confronto o di testimonianza.
2. Qualora due o più Parti abbiano già concluso o concludano un accordo o un trattato sul trasferimento dei condannati o qualora abbiano stabilito o stabiliscano in altro modo le loro relazioni in questo campo, esse hanno la facoltà di applicare detto accordo o trattato in vece della presente Convenzione.
3. La presente Convenzione non pregiudica i diritti degli Stati che hanno qualità di Parte nella Convenzione europea sul valore internazionale delle sentenze repressive di concludere tra loro accordi bilaterali o multilaterali, relativi alle questioni regolate da tale Convenzione, per completarne le disposizioni o per facilitare l'applicazione dei principi che la reggono.
4. Qualora una domanda di trasferimento rientri nel campo d'applicazione della presente Convenzione e della Convenzione europea sul valore internazionale delle sentenze repressive o di un altro accordo o trattato sul trasferimento dei condannati, lo Stato richiedente deve precisare in virtù di quale strumento è formulata la domanda.
Articolo 23 Composizione in via amichevole II Comitato europeo per i problemi criminali seguirà l'applicazione della presente Convenzione e in caso di bisogno faciliterà la composizione in via amichevole di qualsiasi difficoltà di applicazione.
Articolo 24 Denunzia 1. Ogni Parte può denunziare la presente Convenzione m qualsiasi momento,, indirizzando una notificazione al Segretario Generale del Consiglio d'Europa.
2. La denunzia ha effetto il primo giorno del mese che segue la scadenza di un periodo di tre mesi dalla data di ricezione della notificazione da parte del Segretario Generale.
3. Tuttavia, la presente Convenzione continuerà ad applicarsi all'esecuzione di condanne di persone trasferite conformemente a detta Convenzione prima che la denunzia abbia effetto.
Articolo 25 Notificazioni 1. Il Segretario Generale del Consiglio d'Europa notifica agli Stati membri del Consiglio d'Europa, agli Stati non membri che hanno partecipato all'elaborazione della presente Convenzione, come pure a tutti gli Stati che vi hanno aderito : a. ogni firma; 632
Trasferimento dei condannati b. il deposito di ogni strumento di ratifica, di accettazione, di approvazione o di adesione; e. ogni data di entrata in vigore della presente Convenzione conformemente ai suoi articoli 18.2 e 3, 19.3 e 20.2 e 3; d. ogni altro atto, dichiarazione, notificazione o comunicazione che si riferisca alla presente Convenzione.
In fede di che, i sottoscritti, debitamente autorizzati a tal fine, hanno firmato la presente Convenzione.
Fatto a Strasburgo, il 21 marzo 1983, in francese ed in inglese, i due testi facenti ugualmente fede, in un solo esemplare depositato negli archivi del Consiglio d'Europa. Il Segretario Generale del Consiglio d'Europa ne trasmetterà copia certificata conforme ad ognuno degli Stati membri del Consiglio d'Europa, agli Stati non membri che hanno partecipato all'elaborazione della presente Convenzione e ad ogni Stato invitato ad aderirvi.
(Si omettono le firme)
39 Foglio federale. 69° anno. Voi. III
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Schweizerisches Bundesarchiv, Digitale Amtsdruckschriften Archives fédérales suisses, Publications officielles numérisées Archivio federale svizzero, Pubblicazioni ufficiali digitali
Messaggio concernente l'approvazione della Convenzione sul trasferimento dei condannati del 29 ottobre 1986
In
Bundesblatt
Dans
Feuille fédérale
In
Foglio federale
Jahr
1986
Année Anno Band
3
Volume Volume Heft
47
Cahier Numero Geschäftsnummer
86.059
Numéro d'affaire Numero dell'oggetto Datum
02.12.1986
Date Data Seite
601-633
Page Pagina Ref. No
10 115 234
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