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Qual era l’obiettivo della sua tesi di dottorato?
L’obiettivo era sviluppare un nuovo vaccino mucosale contro il virus dell’influenza A (IAV) e valutarne l’efficacia sul modello suino.
Quali sono i principali risultati a cui si è giunti?
Nel corso della tesi, con lo sforzo congiunto di Artur Summerfield e Obdulio Garcia-Nicolas del dipartimento di Immunologia e di Gert Zimmer del dipartimento di Virologia, abbiamo identificato un vaccino antinfluenzale vivo attenuato (LAIV) che codifica proteine virali modificate (NS1 e PA-X) coinvolte nel disattivare la risposta dell’ospite. Utilizzando una nuova linea cellulare epiteliale bronchiale, abbiamo potuto dimostrare che questo candidato vaccino è attenuato grazie a una maggiore risposta immunitaria innata da parte delle cellule infette e a una ridotta morte cellulare indotta dal virus, con la conseguenza di un ridotto rilascio di nuove particelle virali (link alla pubblicazione). Tuttavia, l’immunizzazione intranasale di questo LAIV nel modello suino ha rivelato una replicazione troppo estesa nel tempo per poterlo considerare sicuro. Pertanto, abbiamo sviluppato un nuovo protocollo di vaccinazione che consiste in una prima immunizzazione intramuscolare con un vettore non diffusivo che esprime l’antigene emoagglutinina del virus, seguita da un boost intranasale con il LAIV. Siamo riusciti a dimostrare che questo protocollo aumenta notevolmente la sicurezza del vaccino riducendo la replicazione del LAIV e induce una robusta risposta immunitaria sistemica e locale, fornendo un’immunità sterile in caso di infezione omologa.
In che misura questi risultati contribuiranno a far progredire la ricerca?
L’unico modo per prevenire l’infezione iniziale e la trasmissione dello IAV, limitando così la probabilità di pandemie, è eliminare il virus prima che inizi a replicarsi nell’ospite (immunità sterile). Il vaccino che abbiamo sviluppato ha permesso di ottenere l’immunità sterile sui suini e rappresenta quindi un approccio promettente, che andrebbe approfondito per capire se è possibile applicarlo all’essere umano.
Cosa la rende più orgoglioso di questo lavoro?
Nel complesso, sono felice di come si sia sviluppato il progetto. Visto che facevo parte di due team (quello di Artur Summerfield e quello Gert Zimmer), a volte i suggerimenti su come proseguire il lavoro erano un po’ divergenti, sono felice di come abbiamo gestito il tutto per portare avanti il progetto.
Cosa le è piaciuto di più del lavoro sulla tesi?
La collaborazione con tutto il personale dell’IVI e l’atmosfera piacevole che regna nel laboratorio. Inoltre, l’istituto si trova in un posto molto bello in campagna ed è circondato da animali selvatici.
Com’è stato il periodo trascorso all’IVI?
Sono stato davvero molto bene, sono tutti gentili e disponibili. È un’esperienza che rifarei assolutamente!
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Inizierò a lavorare per un’azienda che si occupa dello sviluppo di trattamenti per i tumori solidi.