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Il Tribunale federale accoglie parzialmente il ricorso di una donna del Luganese. Annullata la condanna per coazione
Torna alla Corte d’Appello e revisione penale (Carp) il fascicolo relativo a un caso di coazione, ripetuta calunnia e ripetuta pornografia che riguarda una donna del Luganese. Nel luglio 2019 la donna, difesa dall’avvocato Daniele Timbal, è stata condannata a 90 aliquote giornaliere da 60 franchi (sospese per un periodo di prova di 2 anni) e al pagamento di una multa di 4mila franchi. Condanna confermata nel dicembre 2020 dalla Carp. Ora il Tribunale federale ha deciso di annullare la condanna per coazione e rinviare la causa alla Carp per un nuovo giudizio su imputazione specifica, pena e spese. Questo perché, spiegano i giudici di Losanna, non è chiaro quali atti precisi sono stati considerati, nel contesto globale, per ritenere il reato di coazione.
La donna è accusata di aver molestato la ex ragazza del suo compagno, inviandole dei fotomontaggi a carattere pornografico, realizzati partendo da una foto in topless mai pubblicata sui social network, che la riguardavano. La prima denuncia è stata presentata nel 2017. Oltre alle immagini, poi utilizzate anche su profili fasulli sui social, al domicilio della donna sono stati recapitati anche oggetti erotici e biancheria intima. Quello nei confronti della donna del Luganese è stato un processo indiziario. "La Carp ha premesso che all’origine dei fatti c’era qualcuno che conosceva la denunciante", "o quantomeno che disponeva d’informazioni sul suo conto e che nutriva un malsano piacere nell’offenderla e umiliarla, anche di fronte a parenti, amici e conoscenti". Ha altresì aggiunto che "i numerosi atti oggetto dell’atto d’accusa erano riconducili a una sola persona, sia per l’impiego delle medesime fotografie, sia per le modalità utilizzate, perfezionate nel tempo". La Carp ha quindi "enumerato una serie d’indizi che gravano sulla ricorrente". L’inchiesta ha inoltre stabilito che l’ordine di un fotomontaggio è stato effettuato "dall’indirizzo IP intestato proprio alla ricorrente".
La ricorrente ha lamentato la violazione dell’articolo 181 del Codice Penale. In sostanza, si legge ancora nella sentenza del Tribunale federale, "la Carp non indicherebbe su quali accertamenti riterrebbe anche che gli atti imputati sarebbero stati concretamente idonei a limitare la libertà con effetto coercitivo paragonabile alla violenza o alla minaccia". La condanna per coazione concernerebbe il periodo tra il gennaio 2016 e il 14 febbraio 2018, ma "la denunciante si sarebbe rivolta alle autorità solo il 2 marzo 2017, mantenendo il suo profilo pubblico per lungo tempo e pubblicando un annuncio sul sito dell’università con i propri dati". Per i giudici di Losanna quanto appena descritto dimostrerebbe che "gli invii in giudizio, singolarmente e nel loro insieme, non avrebbero avuto alcun effetto coercitivo tale da indurre la denunciante a cambiare le sue abitudini". La vittima, si aggiunge, "si sarebbe sentita minacciata solo dopo aver scoperto il forellino nella tapparella – accusa non riconosciuta in Appello, ndr –. E sarebbe stata la stessa denunciante a non collegare tale episodio con l’autore dei messaggi ricevuti in precedenza". Secondo la giurisprudenza, le molestie assillanti (ovvero lo stalking) possono raffigurare il reato di coazione. Per il Tf l’argomentazione della Carp "è troppo imprecisa per poter stabilire, come richiesto dalla giurisprudenza, un nesso causale tra un atto, o un insieme di atti, dell’autore sufficientemente identificati e un comportamento almeno sufficiente circoscritto della vittima". Da qui la decisione di annullare la condanna per coazione e rinviare la causa all’Appello. Nell’inchiesta era finito anche il compagno dell’imputata. Nei suoi confronti è stato emesso un decreto d’abbandono.