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Giusto trent'anni fa, veniva eletta in Consiglio federale la prima donna dalla fondazione dello stato federale nel 1848: la zurighese Elisabeth Kopp in rappresentanza del Partito liberale radicale svizzero. Il ricordo di quell'evento storico è tuttavia offuscato dalle dimissioni precipitose inoltrate quattro anni dopo dall'ex ministra sull'onda di guai giudiziari del consorte, l'avvocato Hans Kopp, sospettato di riciclaggio di denaro.
Elisabeth Kopp è eletta il 2 ottobre 1984, a poco meno di 15 anni dalla concessione del diritto di voto alle donne in Svizzera (53 anni dopo la Germania, 27 dopo la Francia e 26 dopo l'Italia n.d.r). in sostituzione del dimissionario Rudolf Friedrich. Le viene affidato il Dipartimento di giustizia e polizia.
Come molti consiglieri federali, anche Kopp è laureata in diritto e si è fatta politicamente le ossa nel suo cantone, prima di approdare a Berna quale consigliera nazionale (1979-1984) e poi quale Consigliera federale.
Come indica il Dizionario storico della Svizzera, durante il suo mandato si è occupata in particolare di politica d'asilo e degli stranieri. Oltre ad impegnarsi per la promozione dell'uguaglianza uomo-donna, Elisabeth Kopp si è anche adoperata, tra l'altro, per l'adozione di provvedimenti contro il riciclaggio di denaro.
Ed è quasi paradossale che sia stato proprio un caso di sospetto riciclaggio, anche se riferito al marito, ad aver interrotto bruscamente la carriera politica della prima donna nel Governo federale.
Il 27 ottobre 1988, la consigliera federale viene informata sui sospetti di riciclaggio di denaro che gravano sulla società Shakarchi Trading, della quale il marito era membro del consiglio d'amministrazione. La ministra di giustizia e polizia telefona al coniuge consigliandogli di rassegnare le dimissioni, ciò che egli fa. Una telefonata fatale. Sotto la pressione politica e mediatica, Elisabeth Kopp il 12 dicembre 1988 annuncia di volersi ritirare dal Consiglio federale per la fine di febbraio 1989.
Il 31 gennaio, le Camere istituiscono sul caso una commissione parlamentare d'inchiesta (CPI). Quest'ultima, seppur biasimando il comportamento della magistrata zurighese, le riconosce d'aver diretto il suo dipartimento con competenza. Nel 1990, il Tribunale federale proscioglie Elisabeth Kopp dall'accusa di violazione del segreto d'ufficio.
Dopo essere rimasta nel limbo vari anni, Elisabeth Kopp si è riaffacciata alla vita pubblica impegnandosi come conferenziera e a favore dell'adesione della Svizzera all'ONU (2002) e per l'assicurazione maternità. Su di lei è stato pure realizzato un documentario nel 2007, presentato alle giornate del cinema di Soletta.
Più fortuna ha avuto invece Ruth Dreifuss, la seconda donna, esponente del Partito socialista svizzero, eletta in Consiglio federale nel 1993 e prima donna ad occupare la carica di presidente della Confederazione nel 1999, ossia 15 anni fa, prima di rassegnare le dimissioni nel 2002. Dreifuss è stata anche la prima persona di religione ebraica ad accedere alla stanza dei bottoni.
L'elezione della Ginevrina di adozione non è tuttavia stata una "passeggiata". Una settimana prima di giungere in Governo, il socialista Francis Matthey di Neuchâtel aveva ottenuto più preferenze della candidata ufficiale del partito socialista, Christiane Brunner, ma dietro le pressioni del partito aveva rinunciato all'incarico. A quel punto il PS aveva decisi di puntare le sue carte sulla sindacalista Dreifuss.
L'elezione di quest'ultima fu possibile solo grazie a un trasferimento dei suoi documenti da Berna a Ginevra. Ciò ha portato nel 1999 all'abolizione della clausola cantonale per i Consiglieri federali.