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Dopo essere tornato dal Messico, dove aveva preso per i fondelli i dirigenti del Puebla, Carlos Henrique nel 1983, fu ingaggiato dal Botafogo, ma il suo campionato terminò prestissimo a causa di un infortunio definito dalla stampa di allora misterioso. Non si vedeva mai al campo ma se qualcuno voleva trovarlo, bastava che passasse dalle parti di Copacabana: Kaiser era sempre accerchiato da belle donne in uno dei soliti baretti da spiaggia. Il giorno seguente trovava sempre il modo di infinocchiare i dirigenti che gli avevano messo alle calcagna una sorta di controllore per stanarlo. Nel 1985, con una cerimonia clamorosa, il Flamengo annunciò il suo ingaggio, strappato grazie ai buoni uffici di un ex compagno di squadra delle giovanili. “Sarò il compagno ideale di Bebeto!” disse agli attoniti giornalisti. Non scese mai una volta sul rettangolo da gioco. Dopo una stagione da infortunato, nel 1986 il neo-presidente del Fluminense (acerrimo rivale del Flamengo) Fabio Egypto gli fece sottoscrivere un ricco contratto. Inaudito: ancora oggi qualcuno si chiede: per ingenuità o incompetenza dirigenziale? Probabilmente per entrambe. Ma anche sul versante Flu fu un flop. In un anno (1987/1988) non sarà mai convocato. Nel 1989, per volontà presidenziale (Antonio Calçada), il Kaiser passò poi al Vasco da Gama, dove verrà snobbato dal tecnico Antonio Lopes, un vero e proprio sergente di ferro, che probabilmente capì di avere a che fare con un imbroglione. Diventò comunque amico di Djalminha, che sarà suo testimone di nozze nel 1992. E quello vascaino fu il suo ultimo contratto da professionista: aveva intuito la mal parata, meglio smettere. Planerà sui tornei regionali, dove si costruirà la fama di giocatore perennemente infortunato. Por favor!
Kaiser è diventato famoso soprattutto per le sue vicende extracalcistiche. Agli amici che lo avevano aiutato a costruire una carriera di cartapesta, procurava donne, cocaina e vetture a prezzi convenienti. E spesso faceva a botte dentro e fuori i locali notturni. Quasi sempre per proteggere qualcuno a cui voleva bene. Quando giocò nel Bangu, il cui proprietario era il noto mafioso Castor de Andrade, andava a riscuotere i debiti per il suo padrone, verso il quale nutriva un amore filiale. Ma il suo idolo resta ancora oggi Renato Gaucho (ex Roma e seleçao): “Voglio essere come lui”, ammise una certa volta il presunto calciatore. L’ex nazionale è l’unico amico che gli è rimasto. Carlos Henrique Raposo, che oggi lavora in una palestra di Rio de Janeiro, ha conosciuto anche i drammi della vita, perdendo le due mogli. Con la prima, anche il figlio. Dolori e sofferenza, sentimenti che però non lo hanno annientato.
“Sono ripartito da zero, in umiltà. Per diventare un uomo” affermò.
JACK PRAN