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Le autorità inquirenti devono poter ricorrere a software spia per sorvegliare la telefonia internet e il traffico e-mail in caso di crimini gravi. Tenendo conto delle critiche emerse in un'indagine conoscitiva, il Consiglio federale oggi ha comunque deciso che l'utilizzazione di questi strumenti va limitata. In particolare non sono ammesse perquisizioni online.
Determinando gli orientamenti della revisione della Legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni (LSCPT), il governo ha pure deciso che il ricorso ai software governativi (abbreviati GovWare), pure detti "cavalli di Troia" (trojan), sarà ammesso solo per pochi reati per i quali è possibile disporre anche un'inchiesta mascherata, ha spiegato oggi la direttrice del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) Simonetta Sommaruga in una conferenza stampa.
Il divieto di perquisizioni online significa che non sarà permesso usare GovWare che raccolgono informazioni sul disco fisso del computer. E neppure programmi che attivano webcam e microfoni. I trojan rendono invece possibile intercettare e decifrare le comunicazioni scritte e orali (ad esempio via Skype) criptate. L'utilizzazione di questi strumenti sarà in ogni caso subordinata all'autorizzazione di un tribunale.
Finora il ricorso ai "cavalli di troia" è assai controverso. Stando ad informazioni fornite in agosto, i trojan in Svizzera sono stati utilizzati quattro volte.
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