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Foto: Theater Basel 2018
Alla fine del XIX secolo, con la figura di Carmen, apparve sulla scena un tipo di donna e allo stesso tempo di relazione romantica. Mentre fino ad allora, soprattutto nell’opéra comique, le donne erano considerate un giocattolo nelle mani degli uomini e del destino, Carmen si presenta come una figura femminile quasi scandalosa.
Ama intensamente e vive secondo regole proprie. Qui il coreografo Johan Inger ci offre una nuova versione del mito della donna in rivolta contro l’ordine stabilito.
Per raccogliere la sfida di affrontare un mito così profondamente radicato nella cultura spagnola, Inger ha scelto di svelare la sua eroina attraverso gli occhi di un bambino. Carmen resta una donna
libera, coraggiosa e contemporanea; l’azione attualizzata: Siviglia è un luogo qualsiasi, la fabbrica è una fabbrica qualsiasi e le montagne di Ronda sembrano periferie urbane degradate.
Inger ha coreografato la sua versione della Carmen sulla musica di Rodion Ščedrin, che arrangiò la musica di Bizet creando l’opera per sua moglie, ballerina del Teatro Bol’šoj.
C’è in questo personaggio un certo mistero, potrebbe essere un bambino qualsiasi, potrebbe essere Don José da bambino, la giovane Micaëla, o il figlio non ancora nato di Carmen e José. Potrebbe anche riguardare noi stessi, un’esperienza di violenza che, seppur breve, ha inciso negativamente e per sempre sulla nostra vita e sulla capacità di entrare in contatto con gli altri.
(Johan Inger)