Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01063.jsonl.gz/939

BERNA - L'Assemblea federale ha proceduto al rinnovo integrale di 37 giudici ordinari e 12 non di carriera al Tribunale federale per il periodo 2021-2026. Tale procedura è stata offuscata da diverse polemiche, visto che l'UDC aveva raccomandato di non rieleggere il "suo" giudice, il vallesano Yves Donzallaz. Ma alla fine quest'ultimo è stato sostenuto da tutti gli altri partiti.
I democentristi gli rimproveravano di aver preso diverse decisioni contrarie alla linea del partito. Si era in particolare pronunciato per il trasferimento di dati di migliaia di clienti UBS alla Francia nel 2019. Donzallaz, 58 anni, è giudice federale dal 2008.
Questa intrusione della politica, che rimette in discussione l'indipendenza dei giudici, aveva suscitato numerose reazioni. In un'intervista alla NZZ il principale interessato aveva detto di temere sempre più questo tipo di pressioni politiche in futuro. «Oggi, tocca a me, ma altri giudici potrebbero ritrovarsi ben presto nella stessa situazione». «L'UDC strumentalizza la giustizia per i propri obiettivi politici», aveva aggiunto Donzallaz.
Domanda di rinvio bocciata - In precedenza il PS aveva chiesto, invano, di rinviare l'elezione alla sessione invernale. Stando ai socialisti, la commissione giudiziaria avrebbe dovuto assicurarsi entro dicembre del carattere infondato dei dubbi quanto all'indipendenza di taluni giudici federali. Questo tipo di pressione è contrario alla Costituzione, aveva ricordato il "senatore" Daniel Jositsch (PS/ZH). L'Assemblea, dopo aver ascoltato il parere contrario di tutti gli altri gruppi parlamentari, aveva però bocciato, con 190 voti contro 42 e 6 astenuti, la richiesta socialista.
Ieri, il presidente del Tribunale federale Ulrich Meyer, interrogato su questa proposta al Consiglio degli Stati, aveva risposto che per rispetto della separazione dei poteri non aveva raccomandazioni da fare al Parlamento. Ma, personalmente, trovava questa proposta di rinvio errata. «Non risolverà alcun problema», aveva dichiarato.
Presidente accusato di calunnia - L'Assemblea stamattina ha pure provveduto all'elezione del successore dello stesso Ulrich Meyer, che si ritira per raggiunti limiti di età. Al posto di giudice ordinario per il periodo amministrativo 2021-2026 è stato eletto Christoph Hurni con 232 voti su 232 schede valide.
Tra l'altro Meyer è anche lui oggetto di una denuncia per calunnia dopo aver tenuto osservazioni sessiste su una collega giudice al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona. Tale denuncia rientra nel quadro di vari rimproveri sul funzionamento del TPF. La Commissione amministrativa del Tribunale federale, autorità di sorveglianza del TPF, di cui fa parte Meyer, ha presentato in aprile un rapporto che qualificava come infondati tali sospetti.
Ma le commissioni della gestione hanno severamente criticato la pubblicazione del rapporto a causa della pubblicazione dei nomi di alcuni giudici. Un rapporto complementare è atteso ancora quest'anno dalla parte del Tribunale federale, ha annunciato ieri il consigliere agli Stati Carlo Sommaruga (PS/GE).
Caso Lauber - Stamane, le Camere federali hanno pure dovuto sostituire un membro dimissionario dell'Autorità di vigilanza del Ministero pubblico della Confederazione. Rolf Grädel aveva giustificato la sua partenza invocando una relazione "molto difficile" tra l'autorità di sorveglianza e l'ex procuratore generale della Confederazione Michael Lauber. Al suo posto è stato eletto - con 235 voti su 235 schede valide - Marc Thommen in qualità di specialista.
E proprio il caso Lauber è stato all'ordine del giorno poiché l'Assemblea federale ha eletto Stefan Keller alla carica di procuratore generale straordinario della Confederazione, con 220 voti su 223 schede valide. In questa veste Keller dovrà indagare sul caso Lauber.
È stato lo stesso Stefan Keller, in qualità di procuratore federale straordinario, a depositare una richiesta di revoca dell'immunità di Michael Lauber. Stando alle sue conclusioni, esistono elementi costitutivi di un comportamento riprovevole negli incontri, non verbalizzati, tra Lauber e il presidente della FIFA Gianni Infantino.