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L'ultima centrale atomica della Svizzera dovrà essere disattivata nel 2025. Ne è convinto il PS che ha presentato oggi il suo programma per un "abbandono pianificato del nucleare". Le energie rinnovabili e l'efficienza energetica sono le ricette per evitare una penuria di elettricità.
Il piano del Partito socialista si basa su una legge che regoli la chiusura delle centrali e vieti ogni nuova costruzione. I reattori attualmente in funzione dovrebbero essere disattivati non appena hanno superato i 40 anni di attività, ciò che eviterà alla Confederazione di risarcire i gestori, ha precisato oggi alla stampa il consigliere nazionale Roger Nordmann (VD).
Con questa strategia, Mühleberg, Beznau I e II verrebbero spenti tra il 2012 e il 2015, Gösgen nel 2020 e Leibstadt nel 2025. La produzione delle tre prime centrali, che raggiungono in media 8,8 TWh all'anno, può essere compensata con provvedimenti immediati di crescita dell'efficienza energetica.
Secondo il Consigliere nazionale Beat Jans (BS), l'utilizzazione intelligente dell'elettricità è decisiva per uscire dal nucleare. Soltanto la sostituzione degli apparecchi troppo dispendiosi e dei riscaldamenti inefficaci permetterebbe di sostituire tutte le centrali nucleari.
Parallelamente, si tratta di sviluppare le energie rinnovabili. Entro il 2025 la Svizzera sarebbe in grado di introdurre una produzione annua di 20 TWh se si togliesse il freno imposto al sovvenzionamento della produzione di elettricità rinnovabile, attraverso il "riscatto a prezzo di costo", ha sostenuto in consigliere nazionale Eric Nussbaumer (BL). La strategia del PS per uscire dal nucleare non prevede tuttavia centrali a gas, ha ribadito Beat Jans.
SDA-ATS