Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/176050

<h2>SubmittedText<h2><p>Secondo la Banca mondiale, i trasferimenti privati di denaro da immigrati in Svizzera verso i Paesi d'origine ammontano a oltre 17 miliardi di franchi ogni anno.</p><p>Il Consiglio federale è pregato di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Questa cifra è esatta? Come è ripartita tra i vari Paesi di destinazione?</p><p>2. Quanto proviene da reddito lavorativo o da assicurazioni sociali? Quanto dall'aiuto sociale? Quanto eventualmente da altre fonti?</p><p>3. Se non sono disponibili dati sufficienti, come intende rilevarli?</p><p>4. Se il denaro proviene dall'aiuto sociale: questi trasferimenti sono conformi allo scopo dell'aiuto sociale?</p><p>5. In caso (in tutto o in parte) negativo: quali misure intende adottare?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2. Le cifre relative alle cosiddette rimesse variano a seconda della definizione e della metodologia impiegate. La definizione del Fondo monetario internazionale (FMI) si fonda sui criteri seguenti: salari lordi dei frontalieri stranieri, inclusi i contributi dei datori di lavoro e dei lavoratori, e salari lordi dei dimoranti temporanei (soggiorni inferiori a quatto mesi), inclusi i contributi dei datori di lavoro e dei lavoratori. Il calcolo si fonda sulle cifre delle bilance nazionali dei pagamenti, elaborate dalle rispettive banche nazionali. Basandosi sulla metodologia del FMI la Banca nazionale svizzera ha valutato l'ammontare delle rimesse per il 2015 a 24,4 miliardi di franchi. Questa definizione non comprende tuttavia i trasferimenti di denaro effettuati dagli immigrati verso i loro Paesi d'origine.</p><p>La Banca nazionale svizzera effettua ogni anno una stima pure a tale riguardo, che si fonda anch'essa sul numero di immigrati che lavorano in Svizzera, sul loro salario medio e sulla presunta parte di salario che trasferiscono nel loro Paese d'origine. La stima della Banca nazionale ammontava a circa 7 miliardi di franchi per il 2015. Una stima realizzata dalla Banca mondiale è leggermente superiore e si situa attorno a 8,6 miliardi di franchi. In ragione della metodologia applicata e delle ipotesi considerate, questi modelli escludono gli stranieri che non sono registrati come lavoratori o che beneficiano dell'aiuto sociale.</p><p>Questi modelli non prevedono una suddivisione in funzione della cittadinanza e dei Paesi di destinazione. Tuttavia, secondo le stime della Banca mondiale quasi tre quarti degli importi trasferiti dagli immigrati in Svizzera sono inviati in Paesi dell'OCSE. È generalmente riconosciuto che le rimesse rappresentano un fattore dello sviluppo sostenibile. La riduzione dei costi di trasferimento delle rimesse costituisce quindi uno degli obiettivi dell'Agenda 2030, il che permetterà di aumentare ulteriormente l'importanza di questi trasferimenti per lo sviluppo sostenibile.</p><p>3. Un rilevamento sistematico del denaro inviato all'estero da singole persone (ammontare degli importi, provenienza del denaro, cittadinanza della persona che effettua il trasferimento e Paese di destinazione) presuppone basi legali che sanciscano un corrispondente obbligo di rilevamento e notifica per tutti gli istituti finanziari e prevedano l'istituzione di un ufficio di comunicazione con le banche dati necessarie e possibilità di valutazione. Andrebbero inoltre potenziati i controlli doganali al fine di rilevare anche i contanti trasportati in occasione di viaggi all'estero. A prescindere dalle numerose questioni giuridiche che si pongono, il Consiglio federale reputa sproporzionati una tale ingerenza nel traffico internazionale dei pagamenti e dei viaggiatori e l'onere amministrativo correlato.</p><p>4./5. La concessione dell'aiuto sociale nel settore degli stranieri rientra sostanzialmente nella competenza dei Cantoni. Ai Cantoni spetta pure disciplinare e lottare contro eventuali abusi in tale ambito. A parere del Consiglio federale, è fondamentale che i Cantoni garantiscano che i contributi dell'aiuto sociale siano definiti unicamente in base al fabbisogno vitale in Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.