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Vicino a Monza, un'esposizione per apprezzare aspetti artistici meno conosciuti del grande architetto svizzero.
Le Corbusier torna in Italia dopo un lungo vuoto.
Le Corbusier (1887-1965) si chiamava, in realtà, Charles-Edouard Jeanneret. Aveva adottato uno pseudonimo proprio per distinguere la sua attività di architetto da quella di pittore, nella quale continuò a firmarsi col suo cognome d'origine.
Questa sua produzione "secondaria", ma non meno importante, è ora al centro di un'esposizione, aperta fino a metà giugno nella civica Galleria d'Arte Contemporanea di Lissone, vicino a Monza (Milano).
Per colmare un lungo vuoto
La mostra raccoglie una settantina di opere che documentano il Le Corbusier pittore, scultore e designer. Allestita in collaborazione con la Fondation Le Corbusier di Parigi, si propone di colmare il lungo vuoto seguito in Italia alle tre grandi rassegne organizzate negli anni '80, a Venezia ('86), Milano ('86-'87) e Torino ('88), in occasione del centenario della nascita.
Tre sezioni
Il percorso espositivo -come spiega il curatore Giovanni Ronzoni- si articola in tre periodi pittorici, proponendo gli oli più significativi di ogni epoca. Si parte da quella "purista", degli anni tra il 1918 ed il 1928, in cui i dipinti (soprattutto "nature morte") ritraggono alcuni oggetti di prima produzione industriale legati alla vita quotidiana.
La seconda sezione (anni 1928-40), intitolata "Objets à Réaction Poetique", espone uno studio passionale, quasi violento ed ossessivo, di nudi femminili intrecciati dalle mani, che assumeranno sempre più significati simbolici.
Tra il 1940 e il 1965 si situa la terza sezione, in cui sono rappresentati i grandi Taureaux e le "Icone", serie cui si collegano due arazzi e un gruppo di sculture, realizzate in collaborazione con l'ebanista bretone Joseph Savina.
Sono tutte immagini maturate nel piccolo paese di Ozon, nei Pirenei, dove Le Corbusier si rifugiò durante la seconda Guerra mondiale. I colori si fanno più densi, i piani si tagliano a vicenda e si sovrappongono, gli oggetti e i corpi si deformano sotto la spinta di un certo influsso surreale.
È stata pure allestita una sezione sui celebri oggetti di design, e un'altra dedicata al monumento della Main Ouverte (la "Mano Aperta"), progettato nel 1952 per la piazza principale della città indiana di Chandigarh. Un'opera che funge un po' da cifra stilistica e morale di Le Corbusier, secondo cui segno della nostra epoca dev'essere "il ricevere ricchezze create, per distruibuirle ai popoli del mondo".
La personalità dell'artista verrà anche analizzata in quattro conferenze, in aprile-maggio, dedicate rispettivamente al lato intellettuale, pittorico, da designer e da architetto di Le Corbusier.
swissinfo, Alessandra Zumthor, Lissone
Fatti e cifre
Le Corbusier pittore, scultore, designer
Mostra aperta fino al 15 giugno
Tre sezioni principali
Una settantina di opere
In breve
Dopo un lungo periodo di assenza, Le Corbusier torna in Italia con alcuni aspetti meno noti della sua attività.
L'iniziativa è della Civica galleria d'Arte contemporanea di Lissone, vicino a Monza.