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Conquistare, stupirsi, comprendere Lo spirito dei fondatori del CAS
Nell’anno di fondazione del CAS, un’agenzia di viaggi inglese organizzava il primo pacchetto di viaggio nelle Alpi svizzere. Dopo i naturalisti e i cartografi, delle montagne si impadroniscono alpinisti e turisti.
La fondazione del CAS, il 19 aprile 1863 alla stazione di Olten, ebbe luogo non lontano dalle officine del grande ingegnere svizzero Niklaus Riggenbach (1817-1899). Per il pioniere delle ferrovie di montagna, quel 1863 doveva essere uno degli anni più memorabili. Il 12 agosto depositava infatti a Parigi il brevetto no. 59625, una ferrovia a cremagliera con freno a cremagliera, che nel 1871 sarebbe diventata la Vitznau-Rigibahn. Un punto di svolta nella storia del traffico nello spazio alpino. Se ancora nel 1842 l’allora 24enne regina Vittoria – una donna tutt’altro che esile – si era fatta portare sul Rigi in portantina, ora lo sfruttamento turistico di una delle montagne prealpine più amate era diventato realtà, pure se allora solo per le classi più agiate.
Solo pochi anni prima, il San Gottardo, montagna simbolo della Svizzera per eccellenza, aveva rischiato di perdere temporaneamente la sua importanza quale asse di transito poiché i mulattieri, temendo per i loro affari, si opponevano alla nuova strada, alla galleria e alla linea ferroviaria. L’ingegnere urano Karl Emanuel Müller (1804-1869) seppe evitarlo per un pelo. Quale costruttore della strada attraverso le gole della Schöllenen e architetto del secondo Ponte del diavolo portò a termine imprese pionieristiche, senza le quali neppure il magnate della ferrovia Alfred Escher, presidente del Consiglio nazionale nel 1862/63, non avrebbe potuto dar vita alla linea del Gottardo. All’epoca della fondazione del CAS era in atto nientedimeno che la seconda rivoluzione del traffico alpino.
La prima rivoluzione si ebbe nel XIII e XIV secolo. Si trattò della più o meno sistematica conquista delle Alpi da parte degli allevatori, che chiedevano un miglioramento delle vie dei passi poiché il bestiame non poteva venir svernato in gran numero. I bovini venivano tradotti verso i macelli italiani attraverso i passi del Gottardo, del Grimsel e del Gries. I successivi «conflitti di marca» tra i contadini di montagna e i signori dei conventi di Einsiedeln ed Engelberg, protetti dagli Asburgo, portarono ai giuramenti dei confederati del 1291 e 1315.
Turisti al posto delle mucche
Se all’epoca della costituzione della vecchia Confederazione attraverso le Alpi transitava il bestiame, con la fondazione dello Stato federale, oltre 500 anni più tardi, ebbe inizio la «transumanza» di turiste e turisti. Il fatto che nel 1863 Thomas Cook, fondatore dell’agenzia di viaggi britannica, organizzasse per la prima volta un pacchetto di viaggio nelle Alpi svizzere con Gemmi, Eiger, Mönch e Jungfrau come attrazioni centrali ben si adatta a questa svolta culturale.
La prima guida moderna, intitolata Der Turist in der Schweiz, fu pubblicata nel 1855 dall’editore Iwan von Tschudi – non a caso uno dei cofondatori del CAS. Con Tierleben der Alpenwelt, suo fratello Friedrich von Tschudi aveva scritto uno dei libri di divulgazione scientifica più letti nella storia della letteratura svizzera. I fratelli Tschudi erano influenzati dal più autorevole scrittore della Svizzera di allora, Heinrich Zschokke (1771-1848), la cui opera standard, Die klassischen Stellen der Schweiz (prima edizione: 1834), forniva descrizioni concrete di destinazioni nelle Prealpi, nell’Oberland bernese e di Zermatt, che oggi ancora figurano tra ciò che cinesi e giapponesi vogliono aver visto della Svizzera.
La scomparsa degli gnomi della montagna
Ciò che gli anni tra il 1848 e il 1871 significarono per la consapevolezza dei montanari lo ha descritto in modo impressionante una mezza vita fa Josef Zimmermann, un contadino di montagna di Vitznau chiamato «Lengwiler-Sepp»: suo nonno, nato nel 1842, da bambino aveva visto degli gnomi della montagna presso la Grubisbalm-Höhle. Dopo la costruzione della ferrovia Vitznau-Rigi sarebbero però scomparsi. La partenza degli spiriti elementari rappresenta una nuova relazione con le Alpi. All’epoca dei tabù e anche della paura della montagna se ne sostituisce una fatta di curiosità e di dominio sulla natura.
Il «disincanto della natura» era però iniziato ben prima delle prime ferrovie di montagna. Studiosi come Mauritius Anton Cappeler (1685-1769), con la sua prima monografia dedicata al Pilatus (1767), avevano svolto un lavoro da pionieri. Cappeler spazzò radicalmente via le rappresentazioni mitiche in favore di una considerazione scientifica della natura, con misurazioni barometriche delle altitudini e indagini sistematiche attinenti alla geologia, all’ornitologia, alla botanica e a quant’altro.
Sull’onda di Cappeler, Jakob Robert Steiger (1801-1862), presidente del Consiglio nazionale nel 1848/49 e – assieme a Ulrich Ochsenbein e Jonas Furrer – primo firmatario della Costituzione federale, pubblicò nel 1860 le 600 pagine di Flora des Kantons Luzern, der Rigi und des Pilatus. Per poterle scrivere, si era ritirato dal Parlamento federale. Il rivoluzionario Steiger, che nel 1845 a Lucerna era scampato per poco all’esecuzione, morì poco prima della fondazione del CAS per una malattia cardiaca: solo questo deve aver impedito a quel versatile personaggio di essere presente a Olten in quel memorabile 19 aprile 1863.
Carte contro la paura
Al superamento della paura del mondo della montagna contribuì ampiamente il suo rilevamento. La cartografia epocale di Johann Jacob Scheuchzer (1712) venne ampiamente migliorata nei secoli XVIII e XIX. Lo scritto Reise auf die Eisgebirge des Kantons Bern und Ersteigung ihrer höchsten Gipfel im Sommer 1812 di Heinrich Zschokke contiene un’impressionante carta dei paesaggi glaciali dell’Oberland bernese e del Vallese. Non c’è da stupirsi, visto che intratteneva scambi con i pionieri del rilevamento topografico Johann Georg Tralles e Samuel Gruner, nonché con il cartografo Johann Rudolf Meyer. E il fatto che il cartografo del secolo Guillaume Henri Dufour fosse eletto primo membro onorario del CAS la dice lunga sull’orientamento spirituale dei suoi fondatori.
Contemporaneità del non contemporaneo
Lo scritto di Zschokke sul viaggio del 1812 mostra in modo impressionante la differenza di mentalità tra gli studiosi delle Alpi provenienti dalla pianura e le loro guide vallesane. Mentre in quelle alte distese gelate i primi misuravano le quote con il barometro, il pollice e la riga, i montanari recitavano paternostri e avemarie. Una testimonianza impressionante della non contemporaneità di ciò che nel XIX secolo accadeva nelle Alpi. Tra l’altro, lo stesso Zschokke era un uomo devoto, ben lontano dall’interpretare la preghiera come semplice mancanza di illuminazione. La religiosità alpina rispecchia l’incertezza e il fattore di insicurezza il cui riconoscimento rientra in un atteggiamento realistico nei confronti del mondo della montagna.
Della generazione dei fondatori del Club Alpino salta all’occhio anche il grande timore reverenziale di fronte al creato, ammantato di pathos suscitato dalla natura. Scalare per «primo tra i mortali» la vetta di una montagna scuoteva i pionieri con sacri fremiti.
Elitario e orientato al futuro
Fu piuttosto con orrore che futuri fondatori del CAS appurarono per contro che gli alpinisti britannici erano intenti a conquistare anche le ultime vette alpine ancora inviolate. Il professore di chimica e geologia Rudolf Theodor Simler, iniziatore e primo presidente del CAS, temeva che gli svizzeri desiderosi di informarsi sulle «loro» Alpi finissero per dover ricorrere a pubblicazioni inglesi: «Una simile situazione ci apparirebbe penosa, se non addirittura vergognosa», scrisse. Il CAS nacque dunque anche all’insegna di una patriottica concorrenza.
La fondazione ebbe tuttavia luogo soprattutto nello spirito delle società illuminate e colte di epoche precedenti, come la Società elvetica, sciolta nel 1858. Questa, al pari delle altre società di scienze naturali, poggiava su una base elitaria e maschile. Questo influenzò anche il CAS, che era però al tempo stesso orientato al futuro e – se si pensa ad esempio alla costruzione delle capanne – anche alla pratica. Allora, turismo non significava né mera ricreazione, né semplicemente fun: in primo piano c’erano la meraviglia di fronte al mondo alpino e la passione di poterla anche comprendere.