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Sommaruga e l'autodeterminazione
Il mensile protestante svizzero "reformiert." ha parlato con la consigliera federale Simonetta Sommaruga di libero scambio, diritti umani e impegno politico delle chiese
in intervista , Svizzera
Il 25 novembre si voterà sull’iniziativa per l’autodeterminazione. La consigliera federale Simonetta Sommaruga è decisamente contraria e si dice preoccupata: “Metteremmo a repentaglio la nostra stabilità e la nostra affidabilità”.
L’iniziativa per l’autodeterminazione vuole che la Costituzione abbia sempre la precedenza sul diritto costituzionale. Che cosa cambierà se sarà approvata alle urne?
La Svizzera metterebbe avventatamente a rischio gli accordi internazionali, come gli accordi bilaterali con l’UE, gli accordi di libero scambio e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. L’iniziativa pretende che in caso di contraddizione tra la Costituzione e un trattato internazionale l’accordo in questione venga rinegoziato o se necessario rescisso. È un esperimento rischioso che dovremmo risparmiarci, perché mette in pericolo la nostra stabilità e la nostra affidabilità.
La Svizzera ha sottoscritto molti accordi che sono in contraddizione con la Costituzione?
L’iniziativa riguarda soprattutto il futuro. Perciò oggi non possiamo ancora sapere quanti casi di conflitto ci saranno. Inoltre la proposta prevede una clausola di retroattività. Ciò potrebbe voler dire che, una volta approvata l’iniziativa, tutti gli accordi dovrebbero essere passati al setaccio alla ricerca di possibili contraddizioni con la Costituzione. Se, per esempio, una disposizione della Costituzione dovesse risultare in contraddizione con il diritto dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), la Svizzera dovrebbe rinegoziare l’accordo con tutti i 163 membri dell’OMC e se necessario rescinderlo.
Teme che possano sorgere molti conflitti?
In politica interna potrebbero iniziare alterchi interminabili per determinare se la nostra Costituzione sia in contraddizione con un certo accordo oppure no. Questa discussione ha già avuto inizio. Alcuni sostenitori dell’iniziativa affermano, ad esempio, che esistono già contraddizioni con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Economiesuisse avverte che l’iniziativa mette a rischio centinaia di accordi. Non si tratta di un allarmismo eccessivo?
È comprensibile che le nostre imprese sottolineino l’importanza degli accordi internazionali per il nostro paese e che di conseguenza si oppongano all’iniziativa. La Svizzera sta andando bene. Il sistema politico è stabile, la disoccupazione è molto contenuta. Accettando l’iniziativa per l’autodeterminazione, la Svizzera cesserebbe di essere un partner contrattuale affidabile e metterebbe a repentaglio il suo stesso successo.
Oggi, però, si corre il rischio che le iniziative popolari non vengano attuate perché i tribunali invocano il diritto internazionale...
Se tra un accordo internazionale e un'iniziativa popolare accolta sussiste un conflitto, c’è una cosa che non dobbiamo dimenticare: anche gli accordi internazionali sono legittimati democraticamente. La popolazione ha ad esempio approvato più volte gli accordi bilaterali con l’UE. Nel caso di un conflitto di questo tipo oggi il Parlamento cerca di conciliare entrambe le istanze. Con l’iniziativa non sarebbe più così. Soluzioni pragmatiche e compromessi diverrebbero impossibili. La Svizzera sarebbe invece costretta a rompere gli accordi, a rinegoziarli e a rescinderli. In un’epoca in cui gli Stati cercano sempre di più di far valere i propri interessi con la forza la Svizzera farebbe meglio a puntare su relazioni con altri Stati garantite contrattualmente, anziché voltare le spalle al diritto internazionale.
Gli oppositori avvertono che l’iniziativa mette a repentaglio i diritti umani. La Costituzione non dovrebbe essere sufficiente ad assicurare la tutela dei diritti umani?
Ovviamente i diritti umani sono ancorati nella Costituzione federale. Ma ogni paese ha i suoi punti ciechi. Le richieste delle vittime dell’amianto, per esempio, per molto tempo non state prese sul serio in Svizzera. Soltanto grazie a una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo si è giunti a un risarcimento delle vittime e dei loro familiari. Proprio per casi come questo abbiamo bisogno della Corte di Strasburgo. Trovo molto preoccupante che gli iniziativisti vogliano ridurre la tutela internazionale dei diritti umani.
Non potrebbe succedere che il divieto dei minareti votato dal popolo venga cassato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo in quanto quest’ultima attribuisce un peso maggiore alla libertà religiosa?
Finora la Corte non si è mai espressa in merito a un divieto dei minareti. Ha però dimostrato di tenere in grande considerazione il diritto nazionale. Ha per esempio sostenuto il divieto del burqa in Francia, affermando che non costituisce una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Molte organizzazioni e opere ecclesiali hanno aderito a un comitato per il no...
L’iniziativa dell’UDC solleva la questione di quanto siamo ancora disposti a tutelare i diritti dei più deboli. Si presenta legale e astratta, ma le sue conseguenze sono concrete. È in gioco la convivenza con altri Stati e nel nostro paese. Questo è stato riconosciuto dalle organizzazioni ecclesiali e da oltre 100 altre organizzazioni che si sono mobilitate per il no all'iniziativa.
È delusa che la Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera non abbia preso una posizione in merito?
Ogni organizzazione decide su quali questioni politiche prendere posizioni e in che modo farlo affinché venga compresa. So che la Federazione delle chiese ha studiato a fondo l’iniziativa ed è giunta a una valutazione estremamente critica.
Le chiese hanno criticato il prospettato allentamento, da parte della Confederazione, delle norme che regolano l’esportazione di armi. La disturba che la chiesa si immischi nella politica?
No, al contrario. In Svizzera la popolazione può avere voce in capitolo in politica. Ciò costituisce un’opportunità e nel contempo una responsabilità. Per poterne beneficiare le cittadine e i cittadini aventi diritto di voto hanno bisogno di un orientamento. A questo riguardo un ruolo importante lo svolge la società civile e quindi anche le chiese.
In quali momenti della sua attività politica ha apprezzato l'appoggio da parte delle chiese?
Ricordo la revisione della legge sull’asilo del 2016. Con quel disegno di legge abbiamo accelerato notevolmente le procedure d’asilo. Ma abbiamo anche rafforzato la protezione giuridica: ai richiedenti l’asilo viene assegnato un rappresentante legale che li assiste. Le chiese hanno appoggiato la revisione. È stato utile e importante. Anche la popolazione approvò allora la revisione, a larga maggioranza. (da reformiert.; intervista a cura di Felix Reich; trad. it. G. M. Schmitt; adat. Paolo Tognina)