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La Svizzera firma il Protocollo n. 14 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)
Il Protocollo mira a garantire a medio e a lungo termine l’efficacia della Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo e interviene sullo sfondo del drammatico incremento dei ricorsi individuali pendenti presso tale istanza giudiziaria. Nel corso dell’ultimo anno sono stati registrati oltre 39'000 nuovi ricorsi. Attualmente si contano complessivamente 69'000 ricorsi pendenti.
Il Protocollo prevede un pacchetto di misure che rende possibile la conclusione di ricorsi individuali in termini appropriati. È inoltre prevista l’introduzione di un nuovo “meccanismo di filtro” che conferisce al giudice unico, sostenuto da relatori, la competenza di decidere sui ricorsi chiaramente inammissibili. Una nuova misura ai fini di una procedura più spedita consiste nell’attribuire alle corti di tre giudici la competenza di decidere definitivamente sui ricorsi manifestamente ben motivati, come ad esempio nei casi che si ripetono. L’introduzione di un nuovo criterio di ammissibilità permetterà in futuro alla Corte di dichiarare inammissibili i ricorsi individuali qualora il ricorrente non abbia subìto un danno rilevante. Il nuovo criterio di ammissibilità non sarà però applicabile ai casi in cui s’impone un ulteriore esame del ricorso al fine della salvaguardia dei diritti dell’uomo secondo la CEDU e i suoi protocolli. In caso di mancata esecuzione di determinate decisioni, il Protocollo disciplina la possibilità da parte del Comitato dei ministri di ottenere una decisione di accertamento presso la Corte.
Il Protocollo è stato firmato a Strasburgo dall’ambasciatore Paul Seger, Capo della Direzione del diritto internazionale pubblico, DFAE, su mandato del Consiglio federale.
Ultima modifica 13.05.2004