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<h2>SubmittedText<h2><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo cui i costi dei foraggi rappresentano un fattore di produzione decisivo per la competitività dei principali segmenti della produzione animale nell'agricoltura svizzera?</p><p>2. Come valuta il Consiglio federale l'affermazione secondo cui soltanto con una marcata riduzione del prezzo dei foraggi si potrà conseguire un notevole sgravio nel settore dell'industria di trasformazione animale e quindi un allentamento della situazione caratterizzata da prezzi elevati rispetto ai Paesi confinanti?</p><p>3. In base agli obiettivi della politica agricola, vanno create condizioni quadro che consentano all'agricoltura svizzera di mantenere o migliorare le proprie quote di mercato. Il Consiglio federale non conviene sul fatto che l'agricoltura svizzera, a livello nazionale, ha perso importanti quote di mercato e che non vi è alcuna possibilità di creare mercati d'esportazione, se non viene abolita la protezione alla frontiera per i cereali da foraggio?</p><p>4. Le modifiche dei prezzi previste nel quadro della "PA 2011" non miglioreranno la forte discriminazione della produzione animale indigena in relazione ai costi dei foraggi. Il Consiglio federale sa quali effetti negativi in termini economici avrà a breve e medio termine la situazione attuale dei prezzi soglia unitamente all'introduzione del sistema di assegnazione dei contingenti d'importazione mediante vendita all'asta nelle singole regioni e nei singoli settori?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La produzione carnea è uno dei rami di produzione più importanti dell'agricoltura svizzera. Anche la campicoltura contribuisce notevolmente al reddito degli agricoltori e favorisce, su una superficie di 280 000 ettari, un paesaggio colturale diversificato. Un buon 40 percento della superficie campicola è finalizzato alla produzione di alimenti per animali e circa il 60 percento è impiegato per la produzione di derrate alimentari. Dalla trasformazione dei raccolti in derrate alimentari derivano importanti quantitativi di foraggi. Una riduzione dei prezzi degli alimenti per animali del 20 percento causerebbe minori ricavi nella campicoltura stimati a 60 milioni di franchi.</p><p>Con effetto al 1° luglio 2005, il Consiglio federale ha ridotto i tributi doganali sui cereali da foraggio. A partire dal 1° luglio 2009, nell'ambito della "PA 2011", esso prevede un'ulteriore importante riduzione. Grazie a questi provvedimenti esso si attende una significativa riduzione dei prezzi degli alimenti per animali. Per la determinazione dei tributi doganali sui foraggi, il Consiglio federale tiene adeguatamente in considerazione gli interessi dei campicoltori nonché dei detentori di animali e dei settori a valle. Con il concetto della "PA 2011" sarà possibile per entrambi i rami di produzione mantenere le proprie quote di mercato.</p><p>Il Consiglio federale risponde alle singole domande come segue.</p><p>1. Il Consiglio federale condivide l'opinione secondo la quale i costi dei foraggi influiscono in modo decisivo sull'industria di trasformazione animale.</p><p>2. In Svizzera i prezzi al consumo per la carne e i prodotti carnei sono circa il doppio rispetto a quelli nei Paesi UE. Approssimativamente tra il 15 e il 20 percento della differenza di prezzo è dovuta alla gestione dei foraggi alla frontiera (politica dei prezzi soglia) e il 5 al 10 percento è riconducibile ai produttori di alimenti per animali. Al fine di migliorare notevolmente la competitività delle derrate alimentari di origine animale rispetto all'estero, tutti gli anelli della catena di valore aggiunto dovrebbero ridurre i propri costi.</p><p>3. Una forte riduzione dei tributi doganali per quel che concerne i cereali e gli alimenti per animali comporterebbe quantitativi di produzione minori e di conseguenza perdite di reddito in campicoltura. La quota di mercato degli alimenti per animali a livello nazionale verrebbe ridotta mentre aumenterebbero le importazioni. La superficie campicola sarebbe di dimensioni minori e la reintroduzione di concimi aziendali sarebbe più difficile da realizzare. Ulteriori concimi aziendali che non potrebbero essere reintrodotti nel circolo naturale, inquinerebbero notevolmente l'ambiente. Nel corso degli ultimi anni la quota di mercato di carne di pollame svizzera è tendenzialmente aumentata, mentre è rimasta relativamente stabile quella della carne suina. Il potenziale di esportazione di prodotti provenienti dalla detenzione di suini e pollame con elevate esigenze di alimenti concentrati è limitato a causa dei costi di produzione generalmente più elevati. Nell'ambito della fabbricazione di alimenti per animali, il margine potrebbe essere ridotto mediante un rafforzamento della competitività. Nella documentazione per la consultazione "Politica agricola 2011, ulteriore evoluzione della politica agricola", da pagina 279 in poi, si fa riferimento alla problematica della riduzione dei costi e del rafforzamento della concorrenza.</p><p>4. Il Consiglio federale ha analizzato gli effetti economici dell'introduzione del sistema della vendita all'asta per la ripartizione dei contingenti doganali sulla produzione animale, segnatamente sui produttori e sugli addetti alla trasformazione di pollame. Finora l'introduzione della vendita all'asta dei contingenti doganali per carne e prodotti carnei non ha comportato un rialzo dei prezzi al consumo o una riduzione dei prezzi alla produzione. Le fluttuazioni dei prezzi osservate sono piuttosto una conseguenza dell'evoluzione della domanda e dell'offerta (quantitativi importati e indigeni). Visto che nel corso del 2005 viene messo all'asta soltanto un terzo dei contingenti d'importazione, una valutazione definitiva risulta prematura. Il Consiglio federale considera positivo il passaggio graduale dal sistema di prestazione all'interno del Paese a quello della vendita all'asta, poiché rafforza la competitività tra le ditte di importazione.</p>  Risposta del Consiglio federale.