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Oltre l'80% delle imprese svizzere ritiene che gli Accordi bilaterali I, ed in particolare la libera circolazione della persone, siano di vitale importanza per il successo economico. È quanto emerge da uno studio realizzato fra settembre e ottobre dall'istituto BAK Basel su 426 aziende.
I due terzi delle imprese intervistate affermano di essere penalizzate dalla mancanza di manodopera qualificata che tocca in modo particolare l'industria. Per il 73% delle aziende il personale proveniente dai paesi dell'UE o dell'AELS è "importante" o addirittura "vitale" per il successo dell'impresa. Nel settore della ristorazione, la percentuale sale addirittura al 96%.
Il 69% afferma che solo rivolgendosi alla manodopera europea riesce a trovare gli specialisti di cui ha bisogno. Il fatto che nei paesi europei si riescano a trovare collaboratori più giovani e meno costosi sembra avere ruolo solo per un piccolo numero di imprese, affermano gli autori dello studio.
Dei sette accordi Bilaterali I, entrati in vigore nel 2002, la libera circolazione delle persone è il più importante per quasi tutti i settori economici. Se venissero reintrodotti i contingenti, come chiede l'iniziativa contro l'immigrazione di massa in votazione il 9 febbraio, il 70% delle imprese intervistate teme che l'offerta di forza lavoro si ridurrà e la metà ritiene che la competitività, la crescita e gli utili diminuirebbero.
Gli altri sei accordi vengono giudicati in modo diverso, a seconda dei settori economici. L'abolizione degli ostacoli tecnici al commercio è fra i più importanti per l'industria tessile e metalmeccanica, mentre l'accordo sugli appalti pubblici è citato da altri settori economici.
SDA-ATS