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Adolf Ogi è contrario a un boicottaggio dei Giochi olimpici. Con la Cina non bisogna assumere atteggiamenti professorali, bensì cercare di fare riflettere i suoi rappresentanti su determinate scelte, spiega a swissinfo.Questo contenuto è stato pubblicato il 08 aprile 2008 - 14:17
La Cina e il Comitato olimpico internazionale (CIO) sono sotto pressione. Le proteste represse nel sangue in Tibet hanno sollevato un coro di critiche nei confronti delle autorità cinesi. Da più parti si moltiplicano gli appelli per un boicottaggio dei Giochi olimpici che si terranno quest'estate a Pechino.
swissinfo: Il rispetto dei principi etici universali, contenuto nella Carta olimpica, dovrebbe legittimare il CIO e spingerlo ad intervenire per dire la sua sulla situazione in Tibet. È anche la sua opinione?
Adolf Ogi: Il CIO ha il dovere di intervenire. In fin dei conti è stato lui ad attribuire l'organizzazione dei Giochi a Pechino e doveva rendersi conto che questioni come il Tibet, i diritti umani o la libertà di stampa avrebbero avuto un ruolo di primo piano. Oggi la fiaccola olimpica ha bisogno di più protezione del presidente Bush; è una cosa indegna.
La Carta olimpica obbliga il CIO a convincere le autorità cinesi e il comitato organizzativo che sono in parte responsabili di questa situazione.
swissinfo: Il percorso della fiamma olimpica passa anche dal Tibet e dal Monte Everest. Il CIO deve perseverare con questa idea?
A.A.: Modificare questa strada costituirebbe un primo passo, nell'interesse non solo del movimento olimpico, ma anche della Cina e del comitato organizzativo.
Si tratterebbe di un segnale positivo indirizzato al mondo. E nessuno perderebbe la faccia.
swissinfo: Ha avanzato l'idea di un mediatore tra le autorità cinese e il CIO. Tra i papabili ha nominato Kofi Annan, Tony Blair o Nelson Mandela. Pensa che questo progetto abbia delle chance di riuscire?
A.A.: Sia la Cina che il CIO devono rendersi conto che in margine ai Giochi ci saranno altri nodi che verranno al pettine.
Pechino non può essere paragonata ad Atene o a Sydney. In Grecia e in Australia i problemi riguardavano il finanziamento dei Giochi, delle infrastrutture, il traffico...
Per Pechino si pongono anche questioni politiche. Se si attribuiscono i Giochi alla Cina non si può pensare di poter separare lo sport dalla politica. È impossibile. E ciò sarà il caso anche nel 2014, quando la città russa di Sochi ospiterà le Olimpiadi invernali.
Adesso bisogna cercare di far sì che agli occhi dell'opinione pubblica né lo sport, né il CIO, né la Cina siano visti come i gran perdenti. A situazioni eccezionali bisogna aver la forza di rispondere con misure eccezionali.
swissinfo: E se questo provvedimento eccezionale si chiamasse Adolf Ogi?
A.O.: Se fossi proposto quale mediatore, accetterei l'incarico, poiché non si può lanciare un'idea e poi battere in ritirata.
Ho una certa esperienza in qualità di ex presidente della Confederazione e di rappresentante speciale dell'ONU per lo sport al servizio dello sviluppo e della pace. Penso che sarei in grado di dare un contributo.
Ci sono naturalmente altre personalità. Ne ho nominate tre. Nel caso in cui si decidesse di creare una delegazione, io sono pronto.
swissinfo: Lo sport oggi è intrinsecamente legato all'economia e – come lo dimostra l'esempio della Cina – alla politica. Lei stesso ha sempre propagandato lo sport come uno strumento di pace e di unione tra i popoli. Ma si tratta veramente di uno strumento idoneo per raggiungere questi obiettivi?
A.O.: Proprio per queste ragioni voglio che lo sport non esca come il grande perdente delle Olimpiadi di Pechino.
In altre parole, se oggi non riusciremo a risolvere questi problemi, sarà in definitiva solo lo sport ad essere sconfitto. Lo sport che, lo ricordo, deve già far fronte a problemi come il doping o la corruzione.
Il CIO deve inoltre riflettere sull'impatto che questa vicenda avrà sugli sponsor: se lo sport ne uscirà perdente, non so se continueranno a finanziarlo come fatto finora.
swissinfo: Cosa dovrà fare in futuro il CIO per evitare uno sfacelo come quello cinese?
A.O.: Non si può parlare di sfacelo. Il CIO ha ancora tempo per smuovere le acque, ciò che a mio parere neanche la politica è riuscita a fare, poiché per quanto concerne il Tibet e i diritti dell'uomo ha abdicato.
Il CIO non può risolvere tutto. I cinesi volevano i giochi. Per averli hanno in un certo modo aperto la finestra e adesso l'opinione pubblica mondiale vuole guardare cosa succede dentro casa.
swissinfo: Lei è contrario a un boicottaggio dei Giochi. Non si potrebbe però inviare un chiaro segnale, ad esempio non partecipando alla cerimonia di apertura?
A.O.: Se oggi non si riuscirà a risolvere i problemi, proposte di questo genere si moltiplicheranno: boicottaggio totale, della cerimonia d'apertura, fasce al braccio, atleti vestiti come monaci tibetani (la proposta emana dalla tedesca Anna Battke, saltatrice con l'asta, ndr)...
Vede, idee e proposte abbondano. Vi è però il pericolo che la situazione sfugga di mano. Il danno potrebbe essere enorme.
Parlo per esperienza. Durante 40 anni della mia vita ho lavorato per lo sport e la politica. Per questa ragione mi sento legittimato ad avanzare idee per cercare di risolvere dei problemi e ciò nell'interesse dello sport, del movimento olimpico e delle autorità cinesi.
swissinfo, intervista di Etienne Strebel
(traduzione di Daniele Mariani)
Breve biografia di Adolf Ogi
Adolf Ogi è nato il 18 luglio 1942 a Kandersteg (cantone di Berna). Dopo la scuola dell'obbligo, ottiene il diploma commerciale all'«Ecole supérieure de commerce» a La Neuveville, prima di frequentare la «Swiss Mercantile School» di Londra.
Dal 1963 al 1964 Adolf Ogi dirige l'Ufficio turistico di Meiringen-Haslital (Berna). Nel 1964 passa all'Associazione svizzera di sci, divenendone direttore dal 1975 al 1981. Dal 1971 al 1983 è vicepresidente del Comitato mondiale ed europeo della Federazione internazionale di sci (FIS). Nel 1981 Adolf Ogi diventa direttore generale e membro del consiglio d'amministrazione della Intersport Schweiz Holding AG.
Iscritto al partito dell'Unione democratica di centro dal 1978, Adolf Ogi ne assume la presidenza dal 1984 al 1987. È eletto in Consiglio nazionale (legislativo federale) nel 1979. Il 9 dicembre 1987 viene eletto in Consiglio federale (esecutivo).
Dal 1° gennaio 1988, Ogi ha diretto il Dipartimento federale dei trasporti, delle comunicazioni e dell'energia. Dal 1° novembre 1995 al 31 dicembre 2000, è stato capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Nel 1993 e nel 2000 ha ricoperto la carica di presidente della Confederazione.
Al termine del periodo in Governo, Ogi ha lavorato per l'ONU in qualità di consigliere speciale per lo sport al servizio dello sviluppo e della pace; il mandato si è concluso a fine 2007.
Adolf Ogi è sposato e padre di due figli.
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