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Il 70% dell'oro estratto mondialmente finisce in una fonderia svizzera per essere lavorato ed in gran parte è stato estratto senza rispettare gli standard sociali e ambientali. Lo sostiene il massimo esperto elvetico in questioni di corruzione, il professore di diritto a Basilea Mark Pieth. Dopo aver visitato miniere e intermediari, ha redatto uno studio in materia invitando Berna a intervenire. "Le fonderie svizzere sono l'anello centrale nella catena di produzione: loro ricevono l'oro e potrebbero ricostruirne la provenienza. Potrebbero essere protagoniste della trasparenza, prima che il materiale arrivi da orefici e orologiai", spiega alla RSI.
Il messaggio è in parte già stato recepito. La comunità internazionale sta elaborando delle direttive e la responsabilità sociale assume un ruolo sempre più importante anche per le aziende del Mendrisiotto e della Svizzera romanda che fondono il metallo prezioso trasformandolo in anonimi lingotti che non permettono di stabilire la precisa provenienza della materia grezza. Dopo la ticinese MKS Pamp, nei giorni scorsi anche la neocastellana Metalor ha annunciato di voler rinunciare a forniture dubbie. Ma, sottolinea il direttore generale Antoine de Montmollin: "per noi è troppo difficile mappare la provenienza. Soprattutto nel settore informale, è difficile sapere se arriva da una miniera in cui gli standard sono rispettati e distinguere fra oro legale e illegale".
Alcune aziende elvetiche hanno deciso di rifornirsi facendo capo alle grandi multinazionali delle materie prime. Ma per Mark Pieth si tratta di una scelta sbagliata. "Non risolve il problema, perché se è vero che il settore informale produce solo il 20% dell'oro, occupa comunque l'80 % del personale. Quindi 20 milioni di minatori a cui si aggiungono le loro famiglie. Questi vengono marginalizzati e rimangono senza prospettiva", spiega. La sua proposta mira a giungere a una collaborazione fra organizzazioni per lo sviluppo e l'industria per migliorare le condizioni di lavoro e di produzione. "La Svizzera è una potenza nel commercio dell'oro - sottolinea -. La domanda fondamentale è perché dobbiamo essere gli ultimi a regolare questo commercio?"