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Sulle coste libiche potrebbero esserci oltre mezzo milione di persone pronte a partire e che che aspettano di attraversare il Mediterraneo: lo ha detto il capo della missione Onu in Libia, Bernardino Leon, in un'intervista alla Npr, la radio pubblica americana.
Leon denuncia quindi gli abusi sul fronte dei diritti umani a cui queste persone sono sottoposte, dall'estorsione alla prostituzione.
A proposito delle azioni che la comunità internazionale si appresta a decidere per contrastare l'emergenza immigrazione, Leon spiega come la priorità siano "rafforzare la capacità di salvare le persone in mare e cercare di instaurare una cooperazione con le città sulla costa".
"In molte di queste città c'è la polizia, ci sono le autorità giudiziarie. Quindi - prosegue l'inviato Onu - è possibile che queste autorità possano arrestare i trafficanti. Noi possiamo aiutarle, e possiamo farlo a partire da ora".
"Inoltre - conclude Leon - un'altra priorità per la comunità internazionale dovrebbe essere quella di dire molto chiaramente ai libici che devono trovare una soluzione. Non chiedere armi, perché il problema reale nel Paese è il caos, è il terrorismo, sono i problemi finanziari e quello dell'immigrazione".
Oltre 1'300 migranti soccorsi al largo Libia
Dopo qualche giorno di tregua, sono intanto riprese le partenze dalla Libia verso le coste italiane: sono già 1'300 i migranti soccorsi dai mezzi della Guardia di Finanza (GdF) e della Marina Militare italiana nella giornata di oggi.
I migranti, tra cui molte donne e bambini, si trovavano a bordo di quattro barconi una trentina di miglia a nord delle coste libiche. Una delle imbarcazioni, appena concluso il trasbordo dei migranti sulle navi della Gdf, è affondata.
SDA-ATS