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Scrive Martin Luther King: “Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente né popolare ma bisogna prenderla, perché è giusta”.
Diritti dell’uomo, democrazia e pace sono collegati. La democrazia è la società dei cittadini e si diventa tali quando sono riconosciuti alcuni diritti fondamentali. Si tratta di un elenco che si modifica quando mutano le condizioni storiche, i bisogni, gli interessi. Secondo il filosofo Norberto Bobbio il problema di fondo relativo ai diritti dell’uomo non è tanto quello di giustificarli, quanto quello di proteggerli e di metterli in atto. È necessario perfezionarli continuamente, articolarli e specificarli. Il rischio è che possano essere cristallizzati, irrigiditi in formule vuote e solenni.
I diritti civili sono riconosciuti dall’ordinamento giuridico e sono ritenuti fondamentali, inviolabili e irrinunciabili. Non possono subire nessuna limitazione poiché devono assicurare all’individuo di realizzare pienamente se stesso. Costituiscono garanzia di libertà individuale ossia: diritto alla vita, alla libertà di esprimere il proprio pensiero, a non essere sottoposti a tortura, alla sicurezza personale, a ricevere un giusto processo.
Martin Luther King era un pastore protestante, un politico, un attivista riconosciuto come leder del movimento per i diritti civili degli afroamericani durante gli anni Sessanta.
“È sempre il momento giusto per fare quello che è giusto”.
Ecco le parole che pronunciava, affermazioni sintetiche che erano capaci di colpire l’immaginario collettivo e il singolo.
Era un narratore: i suoi discorsi motivarono e incentivarono una generazione, suscitarono la speranza che cambiamenti impensabili erano possibili.
Era parola: concetti innovativi che incitavano a un’opposizione non violenta.
Era idea: parlava di libertà e uguaglianza.
La sua convinzione era quella che non bastava la teoria, era necessario fare, senza timori.
“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”.
Il 28 agosto del 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington, al termine di una marcia di protesta, pronunciò un discorso iconico: “I have a dream”, Io ho un sogno.
“Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per ciò che la persona contiene. Io ho un sogno oggi”.
Il 4 aprile del 1968 giunse a Memphis, mentre si trovava sul balcone del motel dove soggiornava, un colpo di fucile lo raggiunse alla testa e mise fine alla sua vita.
“Le nostre vite cominciano a finire il giorno in cui stiamo zitti di fronte alle cose che contano”.