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LUGANO - Sono state condannate tutte e quattro le persone a processo per i maltrattamenti inflitti a una bambina dalla famiglia affidataria. La madre affidataria è stata condannata a ventidue mesi di carcere, sospesi per due anni. Il padre affidatario a diciotto mesi, sospesi per due anni. Condannati rispettivamente a sedici e tredici mesi, sospesi condizionalmente, il tutore e l’assistente sociale della bambina. La decisione della Corte, presieduta dal giudice Mauro Ermani, è stata comunicata per iscritto alle parti.
Si conclude pertanto con quattro condanne il processo che ha chiamato alla sbarra la coppia per «indicibili maltrattamenti» commessi sulla bambina tra il 2010 e il 2013 - quando lei aveva meno di 10 anni -, nonché il tutore e l’assistente sociale per non avere affrontato la situazione, lasciando la piccola in quella casa.
I reati contestati - I reati contestati ai genitori affidatari - davanti alle Criminali di Mendrisio, riunite a Lugano - erano di coazione, violazione del dovere d’assistenza o educazione e lesioni semplici. Alla donna, inoltre, era stato rimproverata anche l’esposizione a pericolo della vita altrui. Violazione del dovere di assistenza o educazione, in alternativa favoreggiamento o negligenza, invece, per il tutore e l’assistente sociale.
Richieste di accusa e difesa - Nella sua requisitoria la procuratrice pubblica aveva chiesto una pena di due anni e dieci mesi (di cui dieci mesi da espiare) per la madre affidataria, due anni sospesi per il padre e dieci mesi sospesi sia per il tutore, sia per l’assistente sociale. Per la difesa, invece, gli operatori dovevano essere prosciolti da tutti i reati contestati, in quanto «non potevano sapere» e «si sono attenuti alle risultanze della rete». I legali dei genitori affidatari avevano chiesto la riduzione della pena a non più di diciotto mesi sospesi per la madre affidataria e una pena corretta per il padre, commisurata al contesto in cui si sono svolti i fatti.
Pena superiore per tutore e assistente sociale - Il tutore e l'assistente sociale sono stati accusati di favoreggiamento e la pena inflitta è superiore a quella proposta dall'accusa.
Le scuse pubbliche - Gli imputati - che all’epoca dei fatti erano residenti nel Mendrisiotto - hanno voluto chiedere scusa in aula. «Mi dispiace - aveva detto tra le lacrime la madre affidataria -, è una colpa che mi porterò dietro per sempre». La donna aveva inoltre spiegato di avere capito di essersi comportata così - in merito ai maltrattamenti inflitti alla bambina - «a causa del passato» e a «situazione traumatiche infantili», per cui era stata chiesta la scemata imputabilità di grado lieve.