Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/21491

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>Il Consiglio federale è consapevole che attualmente le dimensioni ridotte di determinati Cantoni costituiscano un problema, in particolare al momento dell'applicazione di politiche federali, ma anche al momento della realizzazione di altri compiti cantonali, e che spesso sono messe in questione nella prospettiva di un'integrazione della Svizzera all'Europa, in particolare all'Europa delle regioni.</p><p></p><p></p><p></p><p>Nell'ambito di un approccio funzionale, diversi modelli sono già stati concepiti oppure si trovano ancora in fase di elaborazione, sul piano cantonale e federale al fine di sviluppare le collaborazioni regionali. A livello cantonale si cerca di sviluppare la cooperazione in particolare nei settori di sanità, formazione, esecuzione delle pene e delle misure, polizia, traffico regionale, promovimento economico e infrastrutture culturali. A livello federale, il progetto della nuova perequazione finanziaria, che prevede l'applicazione di strumenti di coordinamento vincolanti fra i Cantoni, rappresenta sia un esame sia un contributo all'emergenza delle regioni. Questo progetto potrebbe svolgere un ruolo catalizzatore. Altre misure della Confederazione vanno nello stesso senso, in particolare la nuova politica regionale e l'organizzazione del territorio, le scuole universitarie professionali, il coordinamento regionale nell'ambito della partecipazione dei Cantoni a Interreg, nonché la suddivisione del territorio nazionale in sette regioni a fini statistici, conformemente al sistema dell'UE.</p><p></p><p></p><p></p><p>Per il Consiglio federale il consolidamento delle collaborazioni intercantonali a geometria variabile rappresenta oggi una tappa necessaria allo sviluppo della sensibilità regionale. E' tuttavia vero che questa collaborazione intercantonale, nell'ambito della quale i governi cantonali svolgono una funzione motrice, suscita interrogazioni in merito al loro controllo democratico. Devono essere quindi cercate soluzioni al fine di associare meglio i parlamenti e i cittadini allo sviluppo di questo tipo di collaborazione. A tale scopo facciamo osservare che dal 1978 esiste una conferenza interparlamentare della Svizzera nord occidentale (BE SO BS BL AG) la quale ha lo scopo di migliorare l'informazione reciproca dei parlamenti e di preparare per tempo l'esame parlamentare delle questioni e dei progetti che riguardano le regioni. La stessa preoccupazione di evitare un " deficit democratico " ha pure condotto un certo numero di parlamentari cantonali della Svizzera romanda a raggrupparsi, nel 1996 in un "forum interparlementaire romand". Lo sviluppo delle collaborazioni intercantonali - nell'ambito dei territori esistenti - pone d'altronde il problema dell'emergenza di un quarto livello nello Stato federale. Se si aggiunge un quinto livello risultante dallo sviluppo della collaborazione intercomunale, o perfino un sesto livello se la Svizzera aderisce all'Unione europea, si rischia di incamminarsi verso un federalismo " millefoglie " la cui complessità sarà sempre più difficile da gestire. In mancanza di trasparenza, il cittadino avrà sempre più difficoltà a ritrovarsi nel dedalo dei meccanismi decisionali, quel che potrebbe indebolire ulteriormente il suo riferimento d'identità al Cantone e il suo interesse per la cosa pubblica. Può essere pure opportuno avviare già sin d'ora una riflessione sulle possibilità d'alternativa alla moltiplicazione delle forme di collaborazione intercantonali.</p><p></p><p></p><p></p><p>Il passaggio a una nuova suddivisione politica del territorio si urta con strutture di origine storica. Esso implica una riforma in profondità del federalismo e un'evoluzione delle mentalità. Una riforma in tal senso non è esclusa a lungo termine. Essa presuppone tuttavia un lungo processo di riflessione e di maturazione al quale lo sviluppo della capacità dei Cantoni a lavorare in rete può, in una prima tappa, contribuire gradatamente. Non è parimenti vietato pensare che la somma di queste collaborazioni intercantonali spingerà un giorno i Cantoni a prevedere la costituzioni di entità federative più vaste. Occorre tuttavia rammentare che la suddivisione della Svizzera in regioni implicherebbe una riforma parallela delle strutture comunali, viste le dimensioni insufficienti della maggior parte dei nostri 3000 comuni. Questa riforma comporterebbe evidentemente un riesame delle istituzioni e degli organi federali ( in particolare il Consiglio degli Stati, la doppia maggioranza, i diritti d'iniziativa e il referendum dei Cantoni).</p><p></p><p></p><p></p><p>Già oggi, si discute apertamente dell'eventualità di una suddivisione della Svizzera in un numero meno elevato di Cantoni. Negli ultimi anni, diversi osservatori della vita politica, o addirittura responsabili politici di alcuni cantoni hanno lanciato il dibattito. In alcuni semicantoni è stata evocata la questione della riunificazione. Ma finora la soluzione di una collaborazione più intensa ha sempre prevalso su quella di una modifica territoriale e istituzionale. L'idea di una fusione di Vaud e Ginevra, lanciata il 5 giugno 1997 dal consigliere nazionale ed ex consigliere di Stato Philippe Pidoux - che dovrebbe essere concretizzata con il lancio di una doppia iniziativa popolare nei due Cantoni all'inizio del 1999 - ha riacceso il dibattito. Sulla stessa scia è pure stata evocata in particolare l'idea di un Cantone della Svizzera centrale o quella di un Cantone del Säntis. Di fronte a proposte di fusione, la maggior parte dei Consiglieri di Stato in carica danno, per ora, la preferenza a una strategia di collaborazione intercantonale.</p><p></p><p></p><p></p><p>Convinto che il cambiamento debba venire in questo caso dai principali interessati, ossia dai Cantoni e dalla popolazione interessati, il Consiglio federale ritiene che non è compito suo svolgere mansioni direttive attraverso la formulazione di modelli. Un tale passo, oltre che a essere prematuro sarebbe contrario ai nostri principi federalistici e molto mal percepito a livello politico. Il Consiglio federale segue tuttavia l'evoluzione della situazione con attenzione e continuerà, d'intesa con i Cantoni, a sostenere in modo risoluto lo sviluppo della collaborazione regionale. Infine, è disposto a cooperare con i Cantoni nell'ambito del dialogo confederale, per studiare l'opportunità di nuovi strumenti o modelli.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.