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Sempre più persone vogliono andare in parlamento. Mai il numero di candidati per il Consiglio nazionale è stato così alto. Tra le persone che anelano a un seggio nella camera bassa elvetica, la percentuale di donne è maggiore rispetto all'anno scorso, mentre l'età media è leggermente aumentata.
4596 cittadine e cittadini svizzeri si candidano il prossimo 20 ottobre per uno dei 200 seggi al Consiglio nazionale, la camera bassa del parlamento svizzero. È una cifra record: per la prima volta il numero di persone che spera di conquistare uno scranno da deputato ha superato quota quattromila.
Se da metà degli anni Novanta il numero di candidati al Consiglio nazionale si muoveva di poco al di sotto delle 3000 unità, nel 2007 ha superato per la prima volta le tre migliaia, per aumentare rapidamente nelle successive tornate elettorali.
Mobilitare la base
Come si spiega questo aumento? Da una parte, osserva la politologa Cloé Jans, direttrice operativa dell'istituto di ricerca gfs.bern, alcuni cantoni hanno modificato le regole per la presentazione delle liste. Mentre in passato in vari cantoni era necessario raccogliere un determinato numero di firme per poter presentare una lista elettorale, oggi gli ostacoli a una candidatura sono molto minori.
Alcuni partiti d'altro canto hanno adottato consapevolmente la strategia di presentare un gran numero di liste, osserva Jans. Così per esempio il Partito popolare democratico (PPD). "L'idea è che le persone sulla lista spingano amici e parenti a sostenerla. Si tratta di un modo per assicurarsi che chi simpatizza per il partito vada davvero a votare", analizza la politologa.
Sebbene questa strategia non comporti probabilmente vantaggi molto marcati in termini percentuali, le liste supplementari permettono alle nuove leve del partito di fare esperienza. "A tutto questo si aggiunge quest'anno lo sforzo particolare dei partiti, soprattutto di quelli di centro-destra, nel promuovere le candidature femminili", nota ancora Jans. Se le candidature femminili non vanno a scapito delle vecchie leve dei partiti, evidentemente il numero di candidati aumenta.
Molte candidate, ma il divario rimane ampio
Se si osservano nel dettaglio i dati desunti dalle liste elettorali, un elemento è particolarmente evidente: mai da quando nel 1971 la Svizzera ha finalmente introdotto il suffragio femminile a livello nazionale ci sono state così tante donne candidate. Rispetto alle precedenti elezioni, la percentuale di donne nelle liste elettorali è aumentata del 6%, dal 34,5 al 40,4%.
In ambito politico, le donne svizzere rimangono comunque per il momento largamente sottorappresentate rispetto agli uomini.
Nei parlamenti cantonali la rappresentanza femminile raggiunge a malapena il 30%. Nel Consiglio nazionale è attualmente del 32%, nel Consiglio degli Stati, la camera dei Cantoni eletta in buona parte con il sistema maggioritario, non va oltre il 13%. Solo le elezioni diranno comunque se la maggiore presenza nelle liste elettorali basterà a migliorare la rappresentatività in parlamento.
I dati disaggregati in relazione ai singoli partiti mostrano che la quota più elevata di donne si trova nelle liste dei Verdi: il 56% delle candidature ecologiste al Consiglio nazionale sono femminili. L'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) presenta invece la percentuale più ridotta di candidate: 22%.
Stagnazione superata?
Ci si potrebbe chiedere se l'aumento di candidate sia un fenomeno congiunturale, indotto dallo sciopero delle donne del 14 giugno 2019 e dal più ampio dibattito sulla parità di genere o se sia indice di un'inversione di tendenza destinata a durare. In effetti, se negli anni Ottanta c'era stato un forte aumento delle candidature femminili, negli anni Novanta la quota di donne inserite nelle liste elettorali si è stabilizzata attorno al 35%.
Cloé Jans non ritiene che si tratti solo di un fenomeno temporaneo. Il rinnovato dibattito sulle pari opportunità ha senza dubbio costretto i partiti a preoccuparsi nell'immediato della promozione di candidature femminili. La politologa ritiene tuttavia che la tendenza sia destinata a durare, semplicemente perché l'immagine della Svizzera come paese moderno non può andare di pari passo con una rappresentanza femminile così ridotta.
In questo caso è forse presto parlare di un'inversione di tendenza, anche se dagli anni Novanta l'età media dei candidati è costantemente diminuita. Si è trattato però di una diminuzione relativamente limitata, pari a circa 5 anni fra il 1971 e il 2015, come indica uno studioLink esterno realizzato dall'Ufficio federale di statistica (UFS) nel 2015. Neppure l'abbassamento della maggiore età e quindi del diritto di voto ed elezione a 18 anni nel 1991 ha modificato sostanzialmente la tendenza.
Interessante è comunque notare che dall'inizio del XXI secolo la fascia di età tra i 18 e i 30 è diventata la più numerosa. Nonostante una lieve flessione, il primato si è conservato anche nel 2019: il 32% dei candidati ha meno di 30 anni. Il partito relativamente più giovane è quello dei Verdi: il 43,6% dei suoi candidati non è ancora trentenne.
Già nel 2011 e nel 2015 le candidature dei giovani rappresentavano un terzo del totale. Anche a Berna si constata un certo rinnovamento: Il numero di parlamentari con meno di trent'anni è in costante aumento dal 2000
Il fenomeno delle liste giovanili
"Alla diminuzione dell'età media dei candidati negli ultimi decenni ha senza dubbio contribuito il fenomeno delle liste dei giovani, in precedenza sconosciuto", osserva Madeleine Schneider, a capo della sezione Politica, Cultura e Media dell'UFS. "Alcuni candidati molto giovani sono anche stati eletti, ciò che negli anni Settanta non accadeva."
Circa due terzi delle politiche e dei politici sotto i trent'anni si trovano tuttavia sulle liste giovani dei partiti. Solo una piccola parte è stata accolta nelle liste principali.
swissinfo.ch