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A cura di Adriano Scarpelli.
Formato 14x21, 100 pp.
Riklin ricrea l'atmosfera inquieta della Firenze cinquecentesca scoprendo le affinità tra due affascinanti figure: Michelangelo, uno degli artisti più famosi di tutti i tempi, e Donato Giannotti, la cui fama non ha purtroppo resistito nel tempo.
I due sono accomunati da una misteriosa attrazione per la figura di Bruto, l'uccisore di Cesare: un'attrazione, in quei tempi di tiranni, a dir poco pericolosa!
Riklin crede di aver riconosciuto nel famoso busto di Bruto scolpito da Michelangelo, l'effigie di Donato Giannotti. Il volto si trova inciso in una spilla appoggiata alla spalla di Bruto; e la faccia di Giannotti, osserva l'autore, assomiglia al volto dello stesso Bruto, come se Michelangelo avesse voluto insinuare un paragone tra l'artista fiorentino e l'assassino di Cesare.