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A Ginevra, i partecipanti alla conferenza sulla Bosnia hanno salutato con entusiasmo la decisione dell'Ue di aprire negoziati con lo Stato balcanico.
Venerdì, la Commissione europea ha raccomandato l'avvio di discussioni in vista di un'associazione con la Bosnia-Erzegovina.
"È una giornata storica", ha affermato a Ginevra l'Alto rappresentante dell'ONU per la Bosnia Paddy Ashdown. "Abbiamo superato una soglia che molti credevano impossibile. Da domani, la Bosnia sarà un altro paese".
Venerdì, la Commissione europea ha raccomandato l'apertura di negoziati per un accordo di stabilizzazione e associazione (ASA) con la Bosnia, un primo passo verso l'adesione a pieno titolo all'Unione.
I 25 Stati membri dell'Ue si pronunceranno sulla questione il prossimo 12 dicembre. Le discussioni potranno poi iniziare lo stesso mese, 10 anni dopo la fine della guerra interetnica in Bosnia (1992-1995) che aveva causato circa 200'000 morti.
La visione di Calmy Rey
La luce verde da Bruxelles è stata ben accolta da tutti i protagonisti della conferenza internazionale sulla Bosnia, aperta giovedì a Ginevra dalla ministra svizzera Micheline Calmy Rey.
"La nostra visione della Bosnia-Erzegovina è quella di uno Stato parte di una regione pacifica, prospera e democratica, completamente integrata con l'Europa, alla quale, senza dubbio, appartiene", aveva detto la Calmy Rey.
La responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri si è felicitata per le prospettive di avvicinamento tra la Bosnia e l'Ue.
Non c'è pace senza giustizia
Paddy Ashdown ha precisato che nelle prossime settimane il governo di Sarajevo dovrà continuare a dare dei segnali verso la riforma della polizia.
Martedì, il parlamento centrale della Bosnia aveva in effetti avallato una riforma per unificare le forze di polizia del paese, finora divise dal punto di vista etnico. Una misura da tempo richiesta da Bruxelles.
A lungo termine, è imperativo che il funzionamento del governo di Sarajevo sia migliorato. D'altra parte, ha dichiarato Ashdown, "non ci sarà pace senza giustizia".
Gli ex dirigenti serbi in Bosnia Radovan Karadzic e Ratko Mladic devono essere portati davanti al Tribunale penale internazionale dell'Aja, ha insistito.
"Quando Radovan Karadzic sarà all'Aja, tutto il processo di riforma potrà essere accelerato", ha sottolineato Ashdown.
Fine dell'era Dayton
La conferenza di Ginevra, finanziata per un terzo (150'000 franchi) dalla Svizzera, ha riunito circa 400 partecipanti che hanno potuto discutere numerose proposte di riforma in diversi settori, 10 anni dopo gli accordi di pace di Dayton che avevano messo fine ad una guerra durata quattro anni.
Uno degli organizzatori dell'evento, Christophe Solioz, direttore dell'Associazione per la Bosnia, ha affermato che "la riunione non poteva aver luogo in un momento più opportuno". "È la fine dell'era Dayton", ha detto.
I partecipanti hanno tuttavia sottolineato all'unisono che il lavoro per allineare le strutture della Bosnia a quelle degli Stati dell'Ue sarà enorme.
L'ipotesi più ottimista è che gli Stati balcanici potranno aderire all'Unione europea al più presto nel 2015, assieme alla Turchia. Ironicamente, il Commissario europeo per l'allargamento Olli Rehn si era chiesto giovedì chi aderirà prima all'Ue: la Bosnia o la Svizzera.
Gioia in Bosnia
I più importanti dirigenti bosniaci hanno accolto con soddisfazione la decisione europea. "È un successo per la Bosnia-Erzegovina ed un segnale chiaro per il suo futuro", ha dichiarato il Primo ministro Adnan Terzic.
"Tutti coloro che erano inquieti per l'avvenire del nostro paese hanno ora la risposta: siamo sulla via verso l'integrazione europea", ha aggiunto.
"Una decisione storica", ha rilevato da parte sua il ministro degli affari esteri Mladen Ivanic. Secondo lui, l'apertura dei negoziati "migliorerà il clima politico" nel paese.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
La Bosnia-Erzegovina è indipendente dal 1992. È membro delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali.
La Bosnia-Erzegovina conta circa quattro milioni di abitanti.
Il 40% della popolazione è attualmente senza impiego.
Il 20% vive al di sotto della soglia di povertà.
In breve
La Bosnia-Erzegovina è uno dei paesi prioritari dell'aiuto svizzero allo sviluppo.
Dal 1996, Berna ha apportato un aiuto globale di 400 milioni di franchi allo Stato balcanico.
La raccomandazione della Commissione europea per aprire dei negoziati in vista di un accordo di stabilizzazione e associazione (ASA) con la Bosnia coincide con la fine della Conferenza internazionale, sostenuta dalla Svizzera, svoltasi il 20 e 21 ottobre a Ginevra.