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La Corte d'appello e revisione penale ha ribaltato la sentenza di settembre 2017 della Corte delle Assise correzionali di Lugano relativa alla morte sul lavoro di un operaio sul cantiere AlpTransit di Sigirino nel 2010. A suo avviso, infatti, non ci sono gli estremi per le due condanne per omicidio colposo, anzi: non ci sono colpevoli a causa delle "importanti e gravi" lacune con cui è stata condotta l'inchiesta.
La Corte d'appello e revisione penale ha dunque accolto gli appelli degli imputati, il caposciolta e l’ingegnere, e ha pure respinto gli appelli del procuratore pubblico e degli accusatori privati, confermando l’assoluzione del macchinista della perforatrice.
E sempre secondo la stessa Corte, presieduta da Damiano Stefani, le lacune iniziali "non hanno consentito di accertare alcunché in merito alle cause del distacco della roccia, rispettivamente alla dinamica esatta della stessa". Ma anche che "l’atteggiamento della vittima è risultato a tal punto imprevedibile e straordinario da relegare in secondo piano il comportamento dei prevenuti".
(Red)