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Lunedì 7 maggio Dmitri Medvedev ha lasciato la carica di presidente della Russia. Martedì 8 maggio il Parlamento ha approvato la sua nomina a primo ministro.
Dopo quattro anni passati alla presidenza, come ci si ricorderà di lui?
Quando aveva ricevuto la carica, nel maggio 2008, Dmitri Medvedev aveva poche possibilità di ottenere risultati significanti nei quattro anni del suo mandato. Un mandato che gli osservatori consideravano il risultato di un’intesa politica con Vladimir Putin.
Durante tutta la sua presidenza, sicuramente Medvedev ha cercato di sfuggire all’ombra di Putin (che è stato presidente delle Russia per due mandati consecutivi, dal 2000 al 2008).
All’indomani della sua investitura, aveva nominato Putin primo ministro. La voce corrente era che il Cremlino fosse interamente nelle mani del primo ministro.
Quando nel settembre 2011 Medvedev aveva dichiarato che non si sarebbe presentato per un secondo mandato e che avrebbe sostenuto un terzo mandato presidenziale di Putin, i suoi oppositori lo avevano accusato di inutilità politica. Oggi il presidente Putin lo ha nominato primo ministro e in molti si chiedono se Medvedev sarà capace di ricoprire questa carica.
Nel 2008, Medvedev era stato inizialmente visto dalla classe media russa e dai commentatori occidentali come un liberale e un contropeso all’ex presidente Putin. Un punto a suo favore era la sua opinione politica, formata senza l’influenza del lavoro nel sistema di gestione sovietico.
Oggi, il ricordo che molti russi hanno di Medvedev è soprattutto quello di un presidente di secondo rango, controllato da Putin.
Ex avvocato ed ex presidente della società energetica russa Gazprom, in quattro anni passati al Cremlino Medvedev ha comunque marcato la distanza da Putin in alcune questioni, ad esempio sulla questione libica o sull’ex oligarca Mikhaïl Khodorkovski, agli arresti da diversi anni.
Quando, nel dicembre scorso, in diverse città russe si erano svolte manifestazioni anti-governative e anti-Putin, Medvedev aveva ordinato alla polizia di non usare le maniera forti contro i manifestanti.
Così come era stato lui a proporre alcune riforme per una maggiore libertà politica, libertà limitata da Putin nel 2004 per motivi di sicurezza nazionale.
Ma malgrado le dichiarazioni su una società più aperta, la maggior parte delle riforme non sono state attuate, né sono stati raggiunti gli obiettivi di modernizzazione, liberalizzazione e sradicamento della corruzione.
“Durante la sua presidenza Medvedev ha annunciato molte cose, ma ha fatto molto poco – commenta Elena Pozdniakova, analista del Centro di tecnologie politiche di Mosca – La gente aveva riposto in lui molte speranze, ma in fin dei conti ha deluso tutti.”
C’è chi sostiene che si sforzasse troppo di assomigliare a Putin, perché credeva che il popolo cercasse un leader forte e deciso. Già pochi giorni dopo la sua investitura infatti aveva cambiato il modo di esprimersi e si era messo a fare discorsi nello stile di Putin.
“Medvedev ha inflitto un grande pregiudizio all’istituzione democratica in Russia e porta la responsabilità per la mancanza di credito di questa istituzione – osserva Lilia Chevtsova, del Centro Carnegie di Mosca.
A suo dire, la contraddizione tra le promesse di Medvedev e le realtà politiche russe è stata all’origine delle manifestazioni contro il governo dello scorso inverno.
“Oggi – prosegue – per i russi istruiti, Medvedev è come Leonida Brejnev per la popolazione sovietica. Suscita avversione.”
In materia di politica estera, ci si ricorderà di Medvedev come di una figura morbida. Il governo di Washington ha sempre pensato che in realtà a prendere le decisioni e a tirare i fili fosse il primo ministro Putin. Nessuna decisione sarebbe stata presa senza il suo accordo.
Contrariamente a Putin, acerrimo nemico di Internet, Medvedev ha una pagina su Twitter e nei social network invia auguri di buon compleanno.
A metà del suo mandato era stato qualificato il più grande blogger russo, a causa della sua debolezza politica e della sua passione per Internet.
A grande sorpresa, Medvedev tollerava le frasi ironiche e di scherno sul suo conto postate su Twitter e Facebook. Le maglie della sua censura erano piuttosto larghe.
Nulla a che vedere con il severo e ascetico Putin che, c’è da scommettere, si farà un piacere di serrarle nuovamente e ben strette.
(Fonte : Ria Novosti.ru)