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Un anno dopo l'annuncio del suo ritiro dalle competizioni, Stéphane Lambiel sembra aver ritrovato la forma di un tempo. Nell'intervista a swissinfo.ch il pattinatore vallesano confida i suoi sogni in vista delle Olimpiadi del 2010.
Quando il 16 ottobre 2008 Lambiel annunciò con voce tremolante e occhi lucidi il suo ritiro prematuro dalle gare, nessuno ci aveva veramente creduto. Coloro che lo conoscevano da vicino sapevano che una volta risolti i problemi ricorrenti agli adduttori, sarebbe ritornato sulla scena internazionale.
E così è stato. Grazie alla brillante prestazione di fine settembre al Nelbelhorn-Trophy di Oberstdorf, in Germania, Lambiel ha strappato un biglietto per le Olimpiadi di Vancouver.
Raggiunto telefonicamente in Vallese, dove si era recato per il 50. compleanno del padre, il due volte campione del mondo si è confidato con swissinfo.ch a poco meno di quattro mesi dai Giochi canadesi.
swissinfo.ch: Oltre un anno e mezzo dopo la sua ultima apparizione in gara, è ritornato alle competizioni al trofeo di Oberstdorf. Come giudica la sua prestazione?
Stéphane Lambiel: Sono evidentemente soddisfatto. Ho presentato due ottimi programmi, sia sul piano tecnico che a livello artistico. Durante le tre settimane prima del concorso mi sono sentito molto tranquillo e sereno. Sono in forma e i dolori sono praticamente scomparsi.
Penso di essere in anticipo sulla mia preparazione rispetto agli anni passati, siccome mi sono dovuto allenare intensamente per Oberstdorf. Ho acquisito un certo margine che mi sarà utile in vista delle Olimpiadi.
swissinfo.ch: Il francese Brian Joubert, uno dei suoi avversari principali, ha detto al giornale L'Equipe che i giudici di Oberstdorf le hanno assegnato note eccellenti a causa della sua notorietà, sollevando dubbi sulla sua capacità di poter trionfare ancora in grandi competizioni. Qual'è stata la sua reazione?
S.L.: Non ho nulla da dire in merito. Come in altri settori della società, la concorrenza esiste anche nel pattinaggio. Tutti vogliono essere i migliori. Per me, se ci si è impegnati a fondo sul ghiaccio, non serve a niente criticare gli altri o la decisione dei giudici. Ho 4 minuti e 40 secondi per mostrare ciò di cui sono capace, il resto conta poco.
swissinfo.ch: Cosa l'ha spinta a ritornare alle competizioni, un anno dopo il suo ritiro?
S.L.: La scelta è strettamente legata al mio stato di salute. Ho sempre avuto voglia di battermi, ma dovevo disporre delle armi per farlo. Quando ho ritrovato la forma fisica non ho più avuto alcun dubbio.
swissinfo.ch: Gli acciacchi fisici fanno definitivamente parte del passato?
S.L.: L'infortunio all'adduttore che mi tormentava da oltre un anno è ora sotto controllo. Due mesi di stop assoluto mi hanno fatto bene. Poi ho iniziato lentamente a pattinare, fino a partecipare a dei galà. Ho avuto la fortuna di incontrare una fisioterapista canadese che mi ha aiutato molto.
Nel corso di ogni allenamento svolgo esercizi specifici per rafforzare la muscolatura e migliorare i movimenti del bacino. Come tutti gli sportivi d'élite, il mio corpo è costantemente sotto pressione. Ora ho però imparato a convivere anche con il dolore.
swissinfo.ch: Lei ha dichiarato di essere ritornato alle competizioni esclusivamente per il suo piacere personale. Significa che l'opinione del pubblico non conta?
S.L.: Sto vivendo una bella avventura. Pattino sempre per il pubblico e per i giudici, sia durante i galà, sia in gara. Si tratta però innanzitutto di una sfida personale che mi sono fissato. Poi, se la gente apprezza il mio lavoro, sono ovviamente molto soddisfatto.
swissinfo.ch: Molti non capiscono i suoi ripetuti ripensamenti e vedono nel suo ritorno alle competizioni un ennesimo capriccio. Si sente toccato da queste critiche?
S.L.: Le critiche ci saranno sempre: non siamo perfetti, ma semplicemente degli esseri umani. Personalmente non mi preoccupano, conosco ciò che sono. Sono in pochi a vivere la situazione di uno sportivo di alto livello che deve lottare ogni giorno contro il dolore. Inoltre, per andare avanti, ho a volte bisogno di rimettere in dubbio ciò che succede attorno a me. Non ho paura di prendere dei rischi.
swissinfo.ch: È ritornato sul ghiaccio con l'obiettivo di brillare alle Olimpiadi di Vancouver. Le capita ogni tanto di pensare al titolo olimpico?
S.L.: Ogni giorno penso a battermi, a costruire la mia vita e a imparare cose nuove. Certo, il sogno olimpico è sempre nel cassetto. Sto facendo tutto il possibile, assieme al mio entourage, per raggiungere quest'obiettivo. Ma non parlerei di un'ossessione.
swissinfo.ch: Si parla già di un duello a distanza con il russo Evgeni Plushenko, il quale l'ha battuta nel 2006 a Torino ed è ora pure lui di ritorno sul ghiaccio. Si respira aria di rivincita?
S.L.: Sicuramente, visto che i due migliori pattinatori delle passate Olimpiadi si ritroveranno uno di fronte all'altro. Ma voglio evitare ogni tipo di paragone e concentrarmi esclusivamente sul mio lavoro. Lascerò che siano i giudici a stabilire chi è il migliore.
swissinfo.ch: Ha già pensato al dopo Vancouver?
S.L.: Ho voglia di continuare a pattinare ed esprimere la mia passione. Fino a quando il mio corpo lo permetterà, voglio rimanere sul ghiaccio. Per il momento il mio obiettivo resta l'Olimpiade. Poi, si vedrà...
swissinfo.ch: Alla stregua di Roger Federer Lei è un ambasciatore dello sport svizzero nel mondo. Quale immagine del suo paese vorrebbe veicolare all'estero?
S.L.: Tento semplicemente di rappresentare al meglio la Svizzera e pure il Portogallo, la mia seconda patria. Evito comunque di presentarmi in ogni paese con una fondue e un caquelon (ride). Sono cosciente della fortuna che ho, alla mia età, di poter viaggiare e scoprire altre culture, dedicandomi nel contempo alla mia passione.
swissinfo.ch: Da bambino ha mai sognato di avere la carriera che sta vivendo ora?
S.L.: Quando ho iniziato a pattinare a 7 anni desideravo diventare il migliore, un grande campione, e di poter viaggiare. Oggi mi sto avvicinando a questo ideale. Rifarei passo per passo la stessa carriera, senza esitazioni. Non ho alcun rimpianto.
Ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno sempre sostenuto e di aver trovato una cerchia di persone nelle quali posso avere piena fiducia. È anche grazie a tutte queste persone che sono riuscito a realizzare il mio sogno di bambino.
Samuel Jaberg, swissinfo.ch
(traduzione e adattamento dal francese di Luigi Jorio)
Stéphane Lambiel
Stéphane Lambiel nasce il 2 aprile 1985 a Martigny, in Vallese. Il padre è vallesano, la madre portoghese. Ottiene la maturità in biologia e chimica nel 2004 a Losanna, città in cui vive attualmente.
Infila i pattini per la prima volta all'età di 7 anni. Membro del Club dei pattinatori di Ginevra, Lambiel ottiene tutti i suoi successi sotto la guida del suo allenatore di sempre, Peter Grütter.
Nel 2005 diventa campione del mondo a Mosca. Raggiunge l'apice della sua carriera nel 2006: vice campione europeo a Lione (gennaio), argento alle Olimpiadi di Torino (febbraio), campione del mondo a Calgary (marzo).
Nel 2007 vince il bronzo ai Mondiali in Giappone, un paese letteralmente in preda alla "Lambielmania". Nell'ottobre 2008, in seguito a un infortunio agli adduttori, decide di porre fine alla carriera. Nove mesi dopo decide di ritornare sul ghiaccio con lo scopo di conquistare l'alloro olimpico a Vancouver.
Sogno olimpico
Stéphane Lambiel ha conquistato il suo biglietto per le Olimpiadi di Vancouver grazie al primo posto ottenuto a fine settembre al Nelbelhorn-Trophy di Oberstdorf.
Alla competizione in Germania, anche la coppia vallesana Anaïs Morand, 16 anni, e Antoine Dorsaz, 20, ha ottenuto uno dei venti posti disponibili per i Giochi del 2010.
A Vancouver ci sarà anche la zurighese Sarah Meier, nona agli ultimi Campionati del mondo.
Prima di partire in direzione del Canada il prossimo febbraio, i pattinatori elvetici devono comunque ancora soddisfare i criteri fissati dall'associazione mantello dello sport svizzero Swiss Olympic.
Stéphane Lambiel dovrà realizzare a due riprese uno score di 195 punti (a Oberstdorf ne ha ottenuti 232,36), Sarah Meier 153 punti e la coppia Morand/Dorsaz 135.
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