Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/192336

<h2>SubmittedText<h2><p>Le statistiche sanitarie mostrano che la migrazione dei richiedenti l'asilo riattiva in Svizzera determinate malattie infettive, in particolare la tubercolosi. Sempre ammesso che sia praticata, la vaccinazione dei bambini nei Paesi d'origine non può essere paragonata allo stato vaccinale dei bambini in Svizzera. Lo stesso dicasi delle condizioni igieniche in cui crescono i bambini migranti. Dalle statistiche dei pediatri svizzeri (rapporto annuale 2017 della SPSU) emerge che tra il 2014 e il 2017 i casi di tubercolosi sono aumentati e che oltre il 90 per cento dei bambini che l'hanno contratta sono di origine straniera.</p><p>Dati statistici analoghi sono forniti dall'Istituto Robert Koch per la Germania, dove nel 2017 sono stati segnalati 4957 casi di tubercolosi (adulti e bambini), di cui 1286 (25 per cento) tra i richiedenti l'asilo.</p><p>Altre statistiche epidemiologiche forniscono cifre altrettanto preoccupanti. È quindi evidente che la popolazione svizzera è sempre più minacciata da malattie infettive ormai eradicate con misure igieniche o vaccinali o sconosciute alle nostre latitudini, che vengono ora (re)importate con la migrazione dei richiedenti l'asilo.</p><p>L'accoglienza di 750 a 1000 rifugiati supplementari l'anno, che il Consiglio federale prevede di portare in Svizzera per via aerea dai rispettivi Paesi d'origine, suscita perplessità non soltanto per motivi economici, ma anche per ragioni epidemiologiche. Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. È consapevole che accogliendo un numero maggiore di richiedenti l'asilo aumenta anche il rischio di introdurre malattie infettive in Svizzera?</p><p>2. È consapevole che migrazione, malattie infettive, resistenza agli antibiotici e germi nosocomiali resistenti sono strettamente collegati tra loro?</p><p>3. Quali disposizioni concrete conformi alla legislazione sulle epidemie (LEp), quali le indagini epidemiologiche, la diagnosi, l'isolamento e la terapia prima dell'entrata in Svizzera, intende adottare nei confronti dei richiedenti l'asilo?</p><p>4. Attribuisce più importanza ai suoi compiti umanitari che alla protezione della popolazione svizzera dalle infezioni?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale ha conoscenza che determinate malattie trasmissibili insorgono più frequentemente nelle regioni di provenienza dei richiedenti l'asilo che non in Svizzera e che le misure sanitarie adottate in proposito nei Paesi interessati sono spesso insufficienti. Al contempo, il Consiglio federale constata che le malattie trasmissibili importate dai richiedenti l'asilo non costituiscono un pericolo per la popolazione in Svizzera.</p><p>L'esempio della tubercolosi conferma questa valutazione: in numerosi Paesi extraeuropei la tubercolosi è ancora molto diffusa. Effettivamente, dopo essere entrate in Svizzera, le persone provenienti da questi Paesi sviluppano una tubercolosi più frequentemente che non la popolazione indigena, ma la tubercolosi non è particolarmente contagiosa. Inoltre, la maggior parte delle persone che contrae il virus non sviluppa una tubercolosi e quindi non può contagiarne altre. Anche se dovesse insorgere, una tubercolosi è nella maggior parte dei casi curabile.</p><p>Le cifre relative ai minorenni menzionate nel testo dell'interpellanza mostrano la seguente realtà: negli anni 2015 e 2016 i casi registrati presso i richiedenti l'asilo sono stati numerosi perché la totalità dei richiedenti l'asilo è stata superiore. Il numero di casi di tubercolosi è nuovamente regredito negli anni 2017 e 2018, sia tra i bambini sia tra gli adulti. Il numero di casi tra la popolazione indigena è stabilmente basso da anni senza fluttuazioni e concerne principalmente le persone in età pensionabile. Il numero di casi annuali tra i bambini indigeni rappresenta una percentuale esigua.</p><p>2. Il Consiglio federale è consapevole che la circolazione transfrontaliera di persone permette la trasmissione di malattie infettive e di resistenze agli antibiotici al di là dei confini. Conformemente alla base legale costituita dalla legge sulle epidemie (LEp; RS 818.101), il Consiglio federale incarica l'Ufficio federale della sanità pubblica di sviluppare, insieme ad altri uffici federali, programmi nei settori della resistenza agli antibiotici e delle infezioni associate alle cure e di attuarli in collaborazione con le autorità cantonali e con le istituzioni private e pubbliche. Sistemi di notifica obbligatori per le malattie trasmissibili sanciti per legge e l'attività di sorveglianza epidemiologica permettono di verificare costantemente l'efficacia di questi dispositivi e, ove necessario, di adottare tempestivamente misure di lotta.</p><p>3. I rifugiati accolti nell'ambito del programma di reinsediamento con trasporto aereo sottostanno, come tutti gli altri richiedenti l'asilo, alla LEp e pertanto alle medesime disposizioni in materia di individuazione, cura e prevenzione delle malattie trasmissibili. Lo stato di salute di questi rifugiati è inoltre verificato, prima che giungano in Svizzera, nello Stato di prima accoglienza.</p><p>Entro al massimo tre giorni dall'arrivo nei centri federali d'asilo, i richiedenti ricevono un'informazione medica d'entrata. La prima consultazione del richiedente l'asilo avviene, di regola, subito dopo l'informazione medica d'entrata, allo scopo di assegnarlo a un medico in caso di problemi di salute urgenti e acuti o di sospetto di malattia trasmissibile. L'individuazione di un rischio di tubercolosi, il relativo accertamento diagnostico e, se necessario, il trattamento rientrano nella procedura applicata a ogni prima consultazione medica. Non appena sorge il sospetto che si tratti di una malattia contagiosa, nei centri dei richiedenti l'asilo sono ordinate appropriate misure di quarantena specifiche per quella malattia per proteggere gli altri richiedenti e la popolazione. A tal scopo sono immediatamente adottate misure di profilassi per le persone di contatto.</p><p>4. In questo caso il Consiglio federale non intravvede alcun conflitto di obiettivi. Per proteggere la popolazione svizzera dalle infezioni sono approntati i mezzi e le misure necessarie e al contempo sono adempiuti i compiti umanitari.</p>  Risposta del Consiglio federale.