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Esercito
Nuovi caccia, «sì» della commissione del Nazionale
L'acquisto dei nuovi caccia da combattimento per un massimo di 6 miliardi di franchi raccoglie il sostegno di buona parte della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-N). A suscitare discussione, come agli Stati in settembre, è la quota destinata agli affari di compensazione.
La commissione ha detto «no», con 23 voti a 2, alla proposta di non entrata in materia dei Verdi. «È assolutamente necessario rinnovare la flotta dell'esercito», ha spiegato martedì in conferenza stampa il presidente Werner Salzmann (UDC/BE). La sicurezza della popolazione è una priorità assoluta.
Il Governo prevede che le ditte straniere che otterranno dei mandati nel quadro dell'acquisto dovrebbero compensare il 60% del valore contrattuale mediante l'assegnazione di mandati in Svizzera (affari offset), di cui il 20% direttamente e il 40% indirettamente nell'ambito della base tecnologica e industriale in materia di sicurezza. «Le aziende elvetiche non possono assorbire più contratti» ha dichiarato Salzmann.
Il 5% per la Svizzera italiana
La commissione ha quindi scartato tutte le altre proposte. Diverse minoranze chiedevano delle compensazioni del 20%, del 50% o anche dell'80%, come propone la commissione delle finanze del Nazionale.
La sinistra addirittura vorrebbe rinunciare ai meccanismi di compensazione. Rincarano il prezzo, avvicinandosi a delle sovvenzioni non trasparenti e comportano dei rischi di corruzzione, secondo i Verdi. Il Consiglio degli Stati si era pronunciato per una compensazione del 100%.
La maggioranza della commissione del Nazionale si è comunque detta d'accordo con il principio, già accettato dagli Stati, sulla ripartizione di queste compensazioni a livello regionale, che nel limite del possibile dovrebbero essere così suddivise: il 65% per la Svizzera tedesca, il 30% per quella francese e il 5% per la Svizzera italiana.
«Solo» il 60% di compensazione
La CPS-N, ha spiegato oggi ai media Werner Salzmann (UDC/BE), si è espressa per una quota di compensazione pari al 60%.
A suo parere, una quota maggiore equivarrebbe a una sorta di sovvenzione. La commissione vuole limitare l'attività di compensazione agli ordini direttamente collegati all'acquisto dei jet e alle industrie attive negli armamenti e nella sicurezza.
Nessun voto sul modello
La CPS-N ha poi approvato il decreto di pianificazione per l'acquisto di nuovi aerei da combattimento con 18 voti a 5. Quest'ultimo è soggetto a referendum facoltativo. Il chiaro risultato del voto in seno alla Commissione suggerisce che anche il plenum approverà l'acquisto.
Il decreto di pianificazione contiene l'ordine per l'acquisto di nuovi caccia a reazione per un importo massimo di 6 miliardi di franchi, ma non il tipo di aereo da acquistare. Il Consiglio federale deciderà su questo aspetto solo più tardi.
Quattro i modelli in corsa
Gli aerei candidati per sostituire i Tiger e gli F/A-18 sono quattro: l'Eurofighter della Airbus (Germania), l'F/A-18 Super Hornet della Boeing (Stati Uniti), il Rafale della Dassault (Francia) e l'F-35A della Lockheed Martin (Stati Uniti). Il Gripen E di Saab (Svezia) è invece rimasto fuori dalla corsa.
Una valutazione sugli aviogetti dovrebbe essere resa disponibile nella seconda metà del 2020. Un eventuale referendum è previsto per il 27 settembre dell'anno prossimo.
Al più tardi all'inizio del 2021, il Consiglio federale deciderà quale aereo acquistare. A partire dal 2025, i primi modelli dovrebbero sfrecciare nei cieli svizzeri ed entro il 2030 la flotta dovrebbe essere al completo. Gli F/A-18 e i Tiger verrebbero smantellati gradualmente.
Circa 30 nuovi jet
Poiché la decisione sul modello non è ancora stata presa, il prezzo esatto per aereo e quindi anche le dimensioni della flotta non sono chiare. Secondo le stime di un gruppo di esperti, il prezzo medio per caccia, compresi armamento, logistica, sistemi, aggiornamenti e altri costi, è di circa 200 milioni di franchi.
Con 6 miliardi di franchi dovrebbe quindi essere possibile acquistare 30 nuovi jet. Tenendo conto delle esigenze in fatto di manutenzione e formazione, ciò dovrebbe soddisfare lo scenario di riferimento: il Consiglio federale esige infatti che almeno quattro aerei siano sempre in volo per un periodo di quattro settimane.
L'acquisto di nuovi missili antiaerei è escluso dalla decisione di pianificazione. I due dossier avanzano in parallelo e hanno punti di contatto a livello militare e finanziario. Tuttavia, contrariamente ai piani originari dell'esecutivo, il nuovo sistema di difesa terra-aria (Bodluv) non sarà sottoposto a referendum.
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