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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale deplora le chiusure annunciate di aziende e i licenziamenti che ne conseguono. Esso è consapevole del fatto che qualsiasi perdita d'impiego è legata a un destino umano. Tuttavia, i lavoratori colpiti da queste ristrutturazioni dovrebbero poter contare su un adeguato sostegno nella ricerca di un posto di lavoro e sui piani sociali che verranno loro proposti.</p><p>Le misure di ristrutturazione annunciate a diverse riprese coincidono fortunatamente con un periodo di ripresa congiunturale. Secondo la statistica sull'occupazione, in Svizzera sono stati creati 32'427 posti di lavoro a tempo pieno e 40'636 a tempo parziale - vale a dire complessivamente 73'063 nuovi impieghi - tra il terzo trimestre del 1997 e il terzo trimestre del 1999. Parallelamente il numero dei disoccupati si è quasi dimezzato, passando da 177'229 nel mese di settembre 1997 a 85'096 nel mese di settembre 1999. Queste cifre riflettono un netto miglioramento della situazione del mercato del lavoro in Svizzera. Nel contempo vi è motivo di sperare che la ricerca di un posto di lavoro da parte delle persone interessate sia più agevole di quanto sarebbe durante un periodo di stagnazione economica. </p><p>L'aumento considerevole dell'occupazione è accompagnato da un profondo mutamento strutturale. La stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro è stata creata nel terziario, mentre nel settore industriale si osserva da alcuni anni un calo costante dell'occupazione. A tale proposito occorre inoltre menzionare che questo processo è legato alla creazione di nuovi posti di lavoro in rami economici dell'avvenire. Le statistiche più recenti sulla mancanza di manodopera rilevano inoltre che una penuria crescente si manifesta proprio nel settore degli impieghi qualificati e altamente qualificati, ossia di regola nei rami economici che creano molto valore aggiunto.</p><p>La flessibilità del mercato del lavoro in Svizzera spiega in parte l'evoluzione positiva dell'occupazione nel corso degli ultimi due anni. Un elemento importante di tale flessibilità è rappresentato dal fatto che il nostro diritto del lavoro è meno rigido rispetto a quello vigente in altri Paesi europei: esso non complica eccessivamente i licenziamenti, ma consente di riassumere rapidamente nuovo personale. È infatti risaputo che il costo dei licenziamenti è elevato, il che non stimola affatto le imprese a creare nuovi posti di lavoro.</p><p>1. Le fondazioni di imprese e le chiusure aziendali sono i due aspetti - purtroppo indissociabili - di uno sviluppo economico dinamico. L'abbandono di alcuni centri di produzione rappresenta il rovescio della medaglia, infelice e deprecabile, dei mutamenti economici strutturali, che da parte sua schiude però anche prospettive sempre nuove e promettenti. Uno dei compiti della politica economica e sociale consiste nell'evitare che i costi sociali di queste ristrutturazioni siano troppo elevati. Dal canto loro, le imprese devono informare tempestivamente e in modo esaustivo le persone interessate e l'opinione pubblica in merito alle imminenti chiusure nonché offrire il proprio sostegno ai lavoratori, al fine di attenuare le conseguenze sociali di tali decisioni.</p><p>Il mercato del materiale rotabile non è un mercato esclusivamente nazionale: numerose imprese internazionali si fanno un'aspra concorrenza. Tuttavia, gli acquirenti di materiale rotabile sono di norma imprese statali. Come per il settore della costruzione di aerei, un'offerta competitiva sulla rete ferroviaria non presuppone necessariamente una produzione nazionale di materiale rotabile. Occorre inoltre osservare che, durante gli anni scorsi, l'occupazione nel settore della costruzione di materiale rotabile è ristagnata, se non addirittura calata. Non è invece possibile giudicare dall'esterno se i due centri di produzione erano redditizi e se lo saranno in futuro. Se ciò fosse il caso, sarebbe ipotizzabile di non chiudere le due imprese, ma di rivenderle con guadagno ad eventuali acquirenti interessati.</p><p>La perdita di Know-how è difficilmente valutabile. La produzione di materiale rotabile non fa tuttavia parte dei rami economici che utilizzano le tecnologie più avanzate. Un indizio in tal senso è costituito dal fatto che, su un totale di 540 milioni di franchi di sussidi versati dalla CTI (Commissione per la tecnologia e l'innovazione) nel corso degli ultimi dieci anni, soltanto 6 a 8 milioni circa sono stati destinati alla costruzione di motrici e di vagoni.</p><p>In linea di massima la Svizzera continua a disporre di un settore industriale competitivo. Nel ramo della costruzione di macchine, essa resta infatti nel plotone di testa a livello internazionale. Il Consiglio federale ritiene quindi che sarebbe sbagliato ravvisare nella chiusura delle officine ADtranz il segno di una lenta erosione della piazza economica svizzera.</p><p>Per quanto concerne la formazione, l'ADtranz è membro del consorzio dei centri di formazione dell'ABB. Circa 30 apprendisti stanno attualmente svolgendo un periodo di pratica presso l'ADtranz. Secondo le indicazioni fornite dai centri di formazione dell'ABB, questi apprendisti potrebbero facilmente proseguire la loro formazione nell'ambito di tale consorzio nel caso in cui ADtranz dovesse chiudere i propri battenti.</p><p>2. Il Consiglio federale sosterrà con vigore le task forces istituite e si adopererà soprattutto in favore di una soluzione accettabile per le maestranze. Il Consiglio federale ha del resto espresso senza ambiguità questo punto di vista in occasione dei colloqui diretti avuti con la direzione di ADtranz. </p><p>Conformemente alla regolamentazione in vigore, l'acquisto di materiale rotabile è di competenza esclusiva dell'azienda delle FFS SA. Il Consiglio federale sostiene gli sforzi del consiglio d'amministrazione e della direzione delle FFS SA per trovare nell'ambito delle task forces una soluzione ottimale.</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene che uno dei suoi compiti principali consista nel creare premesse e condizioni quadro favorevoli alle imprese. Esso non intende tuttavia cedere alle pressioni particolari.</p><p>Per quanto concerne l'Alusuisse, il problema non rientra nella sfera di competenza del Consiglio federale, ma riguarda esclusivamente le autorità cantonali. Nel caso specifico la Confederazione non ha alcun diritto di essere consultata.</p><p>4. Il Consiglio federale è disposto a esaminare la questione dell'estensione dei diritti di partecipazione e d'informazione dei lavoratori (usualmente applicabili ai casi di licenziamenti collettivi e di rilevamento di imprese) alle dislocazioni e alle chiusure di centri di produzione, come propone l'iniziativa parlamentare Rennwald (1999.0422) concernente la legge sulla partecipazione.</p>