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Cina, avanti con la stretta anti-monopolio
La Cina rafforzerà la supervisione del settore dei pagamenti online e continuerà la sua stretta anti-monopolio, indicando il proposito con il giro di vite regolamentare sui colossi tecnologici nazionali.
«Continueremo a cooperare con le autorità anti-trust per frenare i monopoli e affrontare attivamente la discriminazione degli algoritmi e altre nuove forme di comportamenti anticoncorrenziali», ha affermato il governatore della Banca centrale cinese Yi Gang, intervenendo ieri in un convegno.
La Banca centrale, inoltre, rafforzerà la supervisione del settore dei pagamenti e chiederà la licenza a tutte le società di servizi finanziari. «Le principali piattaforme in Cina hanno acquisito enormi dati dagli utenti», ha affermato Yi, aggiungendo che la loro «natura del vincitore prende tutto potrebbe portare al monopolio del mercato e a compromettere l'efficienza dell'innovazione».
Le autorità di Pechino hanno preso di mira per circa un anno una serie di grandi operatori tecnologici nazionali, tra cui il colosso del commercio online Alibaba e quello delle consegne di cibo Meituan, per le presunte pratiche monopolistiche e la raccolta aggressiva di dati sui consumatori, nell'ambito della politica più ampia del governo per rafforzare la presa sulla seconda economia mondiale, che include l'istruzione privata, la proprietà e il settore del gioco d'azzardo (casinò).
In settembre i regolatori cinesi hanno ordinato modifiche radicali alla più grande app di pagamento del paese, Alipay, mentre il partito comunista si è scagliato contro la «crescita indisciplinata» dei campioni tecnologici. Secondo il Financial Times, ad Alipay – che vanta più di un miliardo di utenti in Cina e in altre nazioni asiatiche – è stato detto di scorporare la redditizia attività sui microprestiti.
Lo sbarco in borsa dei record da 37 miliardi di dollari della controllante, Ant Financial, a sua volta posseduta da Alibaba e dal suo fondatore Jack Ma, è stata annullata a 48 ore dalla quotazione dei titoli alle borse di Hong Kong e Shanghai agli inizi di novembre, dopo che lo stesso Ma aveva criticato duramente i funzionari di Pechino per aver soffocato l'innovazione finanziaria.
Secondo gli esperti la stretta di Pechino sulle aziende tecnologiche, costata oltre 1000 miliardi in termini di capitalizzazione di borsa, mira più in generale a rompere i monopoli, a rafforzare la sicurezza dei dati e a indebolire il potere delle società del settore.
SDA