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Oltre al danno, la beffa. Il Venezuela, Paese le cui esportazioni di petrolio ammontano al 2% della produzione mondiale di greggio, è ormai costretto a rifornirsi di oro nero dal suo acerrimo nemico, gli Stati Uniti.
Quello che Hugo Chavez definiva come "strumento di sviluppo nazionale" ha cessato di essere la gallina dalle uova d'oro per Caracas.
L'industria petrolifera ha fruttato alle casse dello Stato ben 250 miliardi di dollari nel periodo che va dal 2001 al 2015, denaro impiegato per finanziare le politiche sociali promosse nel Paese e le importazioni di derrate alimentari.
La produzione di petrolio, però, ha conosciuto un lento declino, ed è crollata da 2,4 milioni di barili al giorno a 350mila barili, con una riduzione nella produzione di circa un milione di barili rispetto al 1998, anno in cui Chavez salì al potere.
Emblematico il caso di El Furrial, città nel nordest del Venezuela, e punta di diamante dell'industria petrolifera venezuelana. A El Furrial si producevano 453mila barili al giorno, pari a circa l'80% della produzione nazionale dell'Ecuador. Qui la produzione di petrolio è crollata del 50%, dopo la nazionalizzazione, nel 2009, di Wilpro.
La cattiva gestione degli impianti petroliferi e il crollo del prezzo del greggio hanno fatto sì che il declino dell'industria petrolifera si trasformasse in una vera e propria catastrofe per il Paese che si trova ora piegato dalla mancanza di beni di prima necessità, con un'inflazione galoppante a tripla cifra e con un crollo del Pil al -10%, ricorda il "New York Times".
Un annus horribilis per il Venezuela di Nicolas Maduro che ha costretto il Paese a ridurre le forniture di petrolio all'alleato storico di Caracas, Cuba, e a rivolgersi agli Usa per importare il greggio leggero - 50mila barili al giorno - di cui il Paese ha bisogno per la preparazione del petrolio da esportare all'estero.
La compagnia di stato petrolifera, la Pdvsa, sempre più sommersa dai debiti, non riesce a pagare il petrolio importato. Due terzi delle sue esportazioni servono a pagare i creditori, Cina in primis. La difficoltà della Pdvsa di onorare i propri debiti - circa 25 miliardi di dollari - sta costringendo alcune compagnie internazionali quali Halliburton e Schlumberger a ridurre le proprie transazioni commerciali con il Venezuela.
E qui è l'altra beffa. La compagnia petrolifera venezuelana ha ricevuto in prestito 2,5 miliardi di dollari dall'americana Citgo per rimanere a galla. La stessa società ha in mente ora di dare in prestito alla Pdvsa altri 800 milioni di dollari per rimodernare una raffineria sull'isola di Aruba per la produzione di petrolio sintetico leggero.
SDA-ATS