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Quando Sarah Kane scrisse il suo ultimo testo, 4:48, mancavano due anni all’attacco alle Torri Gemelle. Fino ad allora il nichilismo aveva pervaso le forme d’arte e musicali. Subito dopo si è passati a un periodo in cui si è dipinto sopra quel nichilismo. Ogni evento, attraverso la mediatizzazione globale, poteva essere trasformato in modo immediato in simbolo, divorato da una cultura che permette a ognuno di essere giudice, senza che questo simbolo potesse essere digerito e compreso, senza che avesse un suo tempo di maturazione. Veicolate e impresse nel ricordo come furono trasmesse attraverso gli schermi, le immagini dell’attacco alle Torri Gemelle del 2001, Alan Kurdi morto con il maglioncino rosso su una spiaggia greca (2015), le foreste brucianti in Amazzonia, in Australia, in Russia (2019), la morte di George Floyd soffocato da un poliziotto a Minneapolis in 8:46, (2020), sono solo alcuni degli esempi tragici che hanno mostrato gli effetti di un mondo sfinito, che non ha trovato un’alternativa al venir meno dei valori. Abbiamo guardato le Tragedie che hanno dato inizio al 21° secolo, ma abbiamo acquisito gli strumenti utili a comprendere pienamente le cause e gli effetti che quelle immagini rappresentano? Il 2020 ci sta mostrando che, il modo in cui il mondo si è manifestato negli ultimi decenni e la forma mentis e gli strumenti di giudizio sviluppati finora, sono divenuti obsoleti. Coloro che oggi cercano di narrare il mondo, leggerlo, gestirlo, si trovano colti alla sprovvista, ci sembrano ingolfati da un linguaggio che inciampa nella sua stessa cornice semantica.
Tragic plays show us an antagonism we cannot solve. We are at this very moment, a situation which is tragic.
We have to rethink the system.
We need to stop this machine or we will be fucked. Milo Rau dialoga con Frank Hentschker via Zoom - 20.04.2020
Adolf Weiss restituì le partiture al suo giovane allievo John Cage, sottolineando in rosso tutti i suoi silenzi: gli disse che se voleva fare musica, avrebbe dovuto imparare a non avere quei silenzi. Il 29 agosto 1952 il pianista americano David Tudor, dopo aver suonato dei brani complicatissimi al Maverick Concert Hall di New York, rientrò sulla scena ed eseguì qualcosa che nessuno aveva mai sentito né visto prima: per 4 minuti e 33 secondi, Tudor non suonò nulla. Un evento che aprì uno spazio da modificare. Un linguaggio che fino a quel momento storico nessuno conosceva e allo stesso tempo uno spazio nuovo, inaspettato, instabile, diametralmente opposto al passato, che ci invitava ad abitarlo. Cage aveva creato un taglio nel tempo del presente. Chiedeva di fermare quello che finora riempiva il mondo di significati e di tornare ad imparare, ad ascoltarlo.
Luminanza Poster Party
Luminanza arriva nel 2020 e non ci poteva essere momento e luogo migliore. Reattore per la drammaturgia svizzera di lingua italiana, diventa un luogo in cui qualcosa può cambiare e prendere forma, ancora acerbo disorganizzato, uno spazio per la non-direzione, un diramarsi sotterraneo, un linguaggio da riorganizzare, in cui si possono creare detonatori di libertà e fantasia, necessari per spostarsi dal passato. È il momento per aprire ampi spazi e mettere in moto chi scrive partiture di silenzi. Quando abbiamo chiesto ai maestri e alle maestre che formeranno i e le partecipanti al primo anno di Luminanza, cosa fosse per loro la drammaturgia contemporanea, abbiamo riscontrato delle assonanze.
Luminanza Poster Party
Francesca Garolla, autrice e dramaturg, ha dichiarato
“Contemporaneo, a ben guardare, è il tempo mobile dell’accadere, mai fermo, mai uguale. La drammaturgia contemporanea è il tentativo di intercettare il presente. Nella consapevolezza che il presente è, sempre, il tempo più instabile di tutti, e che qualsiasi opera sarà inevitabilmente modificata, nel suo infinito replicarsi, dagli occhi di chi, oggi, la guarda.”
Marina Skalova, autrice ginevrina, ci ha detto che per lei il contemporaneo abita nelle
Drammaturgie che prendono di petto la realtà, Drammaturgie dove la lingua deve conquistare il suo posto, Drammaturgie che inventano forme e luoghi di attrito con l'oggi. Sono Drammaturgie che spostano i confini. Che resistono alle ingiunzioni e alle pressioni della professione. Chi affermano che il testo non è un elemento tra gli altri. Chi pensa e reinventa i legami tra corpo, linguaggio, poesia.
What interests me far more than anything that happens is the fact of how it would be if nothing were happening.
— John Cage
“Vorrei trovarmi – ha dichiarato il drammaturgo Federico Bellini - di fronte a qualcosa che non mi aspettavo, anche a qualcosa per cui non ero pronto. Immagino che ciò implichi cercare un proprio linguaggio che non sia imitazione di altri già utilizzati”;
“Mi aspetto che osino. Nei temi, nel linguaggio, nella struttura. Mi aspetto che raccontino storie mozzafiato, che ci facciano riflettere sulle contraddizioni del mondo in cui viviamo. Mi aspetto che siano liberi, che non giudichino, che aprano voragini nella testa degli spettatori per costringerli a pensare. Mi aspetto che riportino a teatro generazioni di giovani che considerano il teatro qualcosa di noioso, vecchio. Mi aspetto che ci facciano riscoprire l'importanza dell'unico rito sociale collettivo in grado di salvarci dal conformismo e dalla banalità.
Monica Capuani, giornalista, traduttrice, drammaturga, maestra Luminanza 2021.
Luminanza è un laboratorio formativo della durata di un anno per la drammaturgia contemporanea svizzera di lingua italiana rivolto a giovani U35. Curato da Alan Alpenfelt e Mara Travella, Luminanza è una piattaforma di incontri e workshop in contatto con realtà sovraregionali, svizzere e internazionali, è possibilità di scoperta e approfondimento della scrittura drammaturgica. Luminanza è reattore, spazio di confronto, crescita e invenzione.
www.luminanza.ch
È regista e produttore indipendente per radio, teatro e musica. Nel 2008 co-fonda Radio Gwendalyn, prima web radio culturale indipendente in Ticino. Con RSI Rete Due produce il progetto audio-pittorico I Am Here Now – racconti dei giovani esuli dalle terre dell’Ex Jugoslavia e il radiodramma in due parti Il processo a Henry Wirz. Nel 2013 fonda la sua compagnia di progetti multidisciplinari V XX ZWEETZ con cui produce un adattamento visivo e sonoro del radiodramma Words and Music di Samuel Beckett, e la performance urbana Secret Sound Stories. È membro della Pulver und Asche Records e cura i programmi Over7, Mazyka e Introducing Labels su Radio Gwendalyn. Nel 2017 porta in scena Il processo per l’ombra dell’asino di F. Dürrenmatt, in coproduzione con LuganoInScena, e Operazione Vega, sempre di Dürrenmatt, nelle gallerie-grotte della Val di Muggio in Ticino. Nel 2018 inizia una residenza artistica sotto la guida di Carmelo Rifici al LAC e nella stagione 2018/2019 ha messo in scena Jackie di Elfriede Jelinek. A novembre 2019 ha esposto la sua mostra Binaural Views of Switzerland presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio, sostenuto da Pro Helvetia e la Fondazione svizzera per la radio e la cultura.
Dottoranda presso l’Università di Zurigo all’interno del progetto Fabbricare l’Europa. L’Italia, la Svizzera, e l’industrializzazione del mercato culturale europeo (1955 - 1989), diretto dalla Prof. Dr. Tatiana Crivelli. Si occupa della storia dell’editoria della Svizzera italiana. A seguito degli studi liceali intraprende un percorso di studi in Lettere a Friborgo (letteratura italiana, spagnola e latinoamericana). Parallelamente all’ultimo anno di master, ha seguito un corso di editoria e traduzione letteraria (spagnolo-italiano) presso l’associazione Griò di Bologna. Mara fa parte del comitato del Festival Chiassoletteraria, collabora come giornalista per il Festival di narrazione di Arzo e con Babel Festival di letteratura e traduzione all’interno del progetto Tess. Nei mesi di settembre-ottobre 2019 ha collaborato con l’Ufficio Stampa Il Laboratorio delle Parole per il FFDUL (Film Festival Diritti Umani Lugano). A settembre 2019 ha seguito le Giornate della traduzione letteraria presso l’Università Link Campus di Roma. In qualità di giovane autrice svizzera ha preso parte nel 1 2019 al Cenacolo Eventiletterari Monte Verità (curatela di Prisca Agustoni) e ha scritto per Matteo Conconi la (sua) biografia intitolata Più forte di prima (Bellinzona, Edizioni Salvioni, 2019). Nel giugno 2019 ha presentato in una lettura pubblica alcuni testi tratti da Ode laica per Chibok e Leah, di Wole Soyinka, presso la libreria CTLL di Balerna. Per l’Associazione Frequenze di Chiasso ha curato il workshop sulla scrittura breve per gli allievi della scuola di commercio di Chiasso, legato alla mostra di Marco Lupi intitolata Meccanismi. Da settembre 2019 per Radio Gwendalyn, all’interno del programma Colibrì. Libri per becco di chi li legge, cura la rubrica Risvolti di copertina, dedicata all’editoria e alla traduzione.