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Così auspica la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) che, con 14 voti a 9, ha accolto l'iniziativa parlamentare in tal senso
Dopo cinque anni dal primo stop decretato dal Consiglio nazionale, è giunta l'ora di discutere nuovamente dell'allargamento del Consiglio federale da 7 a 9 membri. Il motivo? Una migliore rappresentanza dei rapporti fra le forze politiche, delle regioni del Paese, delle regioni linguistiche e dei sessi.
È quanto auspica la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) che, con 14 voti a 9, ha accolto l'iniziativa parlamentare in tal senso della consigliera nazionale Nadine Masshardt (PS/BE), indica un comunicato diffuso oggi dai servizi parlamentari.
Secondo la CIP-N, la composizione politica del Consiglio federale non riflette a sufficienza i rapporti delle forze presenti in Parlamento (i Verdi scalpitano per ottenere un seggio alla luce dei successi elettorali degli ultimi anni, n.d.r).
Un aumento dei membri dell'Esecutivo offrirebbe margine per includere adeguatamente nel Governo tutte le forze politiche rilevanti. Questa ampia inclusione è, secondo la CIP-N, un importante elemento del sistema politico svizzero. Inoltre una ripartizione su più spalle dei crescenti compiti governativi permetterà di sgravare i singoli membri di governo.
La minoranza della Commissione è del parere, invece, che modificare la grandezza dell'organo governativo a causa del cambiamento dei rapporti di forza in Parlamento sia dannoso alla stabilità del sistema politico.
Inoltre, nel caso in cui il Consiglio federale contasse nove membri con, di riflesso, più dipartimenti, la necessità di coordinamento aumenterebbe comportando un onere maggiore per i singoli membri di governo. Con un onere amministrativo maggiorato aumenterebbero anche i costi.
Il 27 settembre 2016, il Nazionale non era entrato in materia - 97 voti a 88 - su una proposta analoga della sua CIP-N che chiedeva una rappresentanza equa delle regioni linguistiche mediante l'aumento del numero di ministri a 9.
Rilanciando un'idea sollevata in passato dal Canton Ticino, la CIP-N aveva posto in consultazione nel marzo 2015 una modifica dell'articolo 175 della Costituzione federale. Quest'ultimo, secondo il progetto, al primo capoverso recitava "Il Consiglio federale è composto di nove membri" e al quarto "Le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese sono equamente rappresentate".
All'epoca, in aula la maggioranza della commissione, argomentando a favore della modifica, faceva riferimento anche alla minoranza italofona, assente dal governo dal 1999, dopo la partenza del ticinese Flavio Cotti. Un dilemma risolto nel frattempo con l'elezione di Ignazio Cassis.
Durante la procedura di consultazione il progetto era stato notevolmente criticato: ben 30 prese di posizione su 45 erano sfociate in un parere negativo. Soltanto cinque cantoni (Giura, Friburgo, Lucerna, Ticino e Vaud) l'avevano accolto positivamente. Per quanto riguarda i partiti, tra i favorevoli figuravano socialisti e Verdi, assieme ai borghesi-democratici..
Si erano invece dichiarati scettici UDC, PPD, PLR e Verdi liberali, ponendo l'accento sui costi annui supplementari (per i due nuovi dipartimenti) stimati in 34-39 milioni di franchi.