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Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo che segue la strada tracciata da Donald Trump.
La replica cinese: gli Usa hanno «abusato del potere nazionale».
WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha firmato un ordine esecutivo che stabilisce che gli investitori Usa (singoli o imprese) non possono avere a che fare con 59 aziende cinesi, che si ritiene abbiano rapporti stretti con l'esercito di Pechino.
Si tratta di un inasprimento della politica varata dall'amministrazione Trump, a dimostrazione di come - almeno sul tema Cina - ci sia una certa continuità nella posizione di Washington. La lista nera aveva, a suo tempo, fatto notevolmente arrabbiare Pechino e creato agitazione sui mercati.
Le aziende coinvolte - Oltre a Huawei e alle tre principali compagnie telefoniche cinesi (China Mobile, China Telecommunications e China Unicom), già messe all'indice ai tempi di Trump, la Casa Bianca ha inserito società sussidiarie e affiliate di aziende di proprietà statale.
Varie fanno parte del settore della difesa: su tutte Aviation Industry Corporation of China, un conglomerato di società che opera nell'aeronautica e a stretto contatto con l'esercito. Poi c'è Hikvision: la società produce telecamere di sorveglianza e tecnologie per il riconoscimento facciale che potrebbero essere state usate, secondo vari esperti internazionali, nella repressione della minoranza uigura nello Xinjiang.
In cosa consiste l'ordine esecutivo - L'ordine esecutivo impedisce ai soggetti americani d'investire in quelle società, con un periodo di tolleranza di 60 giorni prima dell'avvio delle sanzioni. C'è tempo quindi fino al 2 agosto per chi si trovasse alle prese con un'iniezione di capitale in quelle aziende. Mentre chi si trovasse da tempo a essere partner di un'impresa da "lista nera" ha un anno per disinvestire.
La replica cinese - Washington ha ampliato «il concetto di sicurezza nazionale, ha abusato del potere nazionale e ha limitato senza scrupoli le società cinesi, ma la Cina si oppone con forza a tutto ciò». La replica di Pechino è stata affidata al portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, il quale ha aggiunto che la Cina «adotterà le misure necessarie per salvaguardare con fermezza diritti e interessi legittimi delle sue imprese».
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