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L'assicurazione malattia di base e quella complementare non vanno obbligatoriamente separate in entità giuridiche distinte. È quanto ha deciso oggi per 24 voti a 17 il Consiglio degli Stati. Il dossier va al Consiglio nazionale.
I "senatori", come raccomandava la commissione preparatoria e contro il parere del campo rosso-verde, non sono entrati nel merito del progetto lanciato dal consigliere federale Alain Berset in risposta all'iniziativa sulla cassa malattia unica, bocciata dal popolo lo scorso 28 di settembre.
La revisione proposta dal ministro della sanità mira ad evitare un travaso di dati sensibili riguardanti gli assicurati in seno ai gruppi assicurativi, molti dei quali offrono entrambe le coperture.
Per la Camera dei cantoni, tuttavia, non vi è più necessità di intervenire dopo che l'anno scorso il Parlamento ha approvato l'affinamento della compensazione dei rischi nonché la nuova legge sulla vigilanza sull'assicurazione malattie.
Per il centro-destra, la proposta difesa dalla sinistra rischia di causare costi amministrativi supplementari per 3-400 milioni di franchi. Ciò non farebbe senz'altro gli interessi degli assicurati, visto che i premi aumenterebbero. Inoltre, la stragrande maggioranza delle persone preferisce avere a che fare con un unico interlocutore che si occupa sia dell'assicurazione di base sia di quella complementare.
Per la sinistra, invece, le leggi adottate negli ultimi anni non escludono un possibile finanziamento trasversale tra l'assicurazione di base, che si basa sul principio della solidarietà, e l'assicurazione complementare, che mira al profitto. Ciò potrebbe essere il caso dei grandi gruppi assicurativi che offrono i due modelli assicurativi.
I sostenitori del progetto governativo hanno accennato inoltre alla possibilità di un travaso di informazioni dei clienti tra le due forme assicurative, fenomeno che faciliterebbe la selezione dei rischi.