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Data stellare 4307.1, anno 2268 (nella realtà, gennaio 1968): il dottor McCoy discute con il vulcaniano Spock della distruzione di una nave stellare con a bordo quattrocento persone.
Data stellare , 43198.7, anno 2366 (nella realtà, ottobre 1989): il primo ufficiale Riker discute con l’androide Data della morte del tenente Marla Aster.
In entrambi i casi, a non capire l’umanità – o a capirla meglio di quanto un essere umano possa fare – è un qualcuno privo di sentimenti: il vulcaniano Spock, che ha rifiutato le emozioni, e l’androide Data, incapace di provare emozioni a causa dei limiti del suo cervello positronico.
Supponiamo che vi feriate o vi ammaliate e che sia necessario un qualche tipo di intervento chirurgico per guarire. Che si tratti di punti di sutura o di una appendicectomia poco importa: l’importante è che l’intervento fa fatto al più presto, e per l’anestesia ci sono solo due sostanze disponibili.
La prima allevia il dolore, ma non lo toglie del tutto. In poche parole: soffrirete, ma non tantissimo. E ricorderete il dolore.
La seconda sostanza non allevia per nulla il dolore: soffrirete, e anche tanto. Ma non ricorderete nulla: la sostanza provoca infatti amnesia.
Dal profilo medico, non ci sono differenze: le probabilità di salvarvi la vita sono identiche. E ovviamente non potete assumere entrambe le sostanze.
Filippo Facci è convinto che l’uccisione di Bin Laden sia stata un errore, ed entra nei dettagli con ben sei ragioni per cui era meglio non ammazzarlo.
Ma a me colpisce l’incipit, la premessa all’elenco dei sei motivi:
Penso che l’uccisione di Bin Laden sia stata un errore, e questo per ragioni che mi paiono molto razionali e poco morali.
Questo è uno dei classici casi nei quali il saggio (in questo caso: Facci) indica la luna e lo stolto (in questo caso: io) guarda il dito. Lo ammetto e vado avanti: perché le ragioni paiono “razionali” e “poco morali”?
È forse un caso, nel senso che Facci ha trovato sei motivi per cui era meglio non eliminare Bin Landen, li ha guardati e si è detto: “Questi motivi mi paiono razionali, di mero ragionamento utilitaristico, senza fare riferimento a principi morali”. Insomma: Facci, in questa sua riflessione, si è dato al consequenzialismo, tralasciando la deontologia: calcolo costi/benefici, non principi o valori morali.
Oppure è una necessità: necessariamente le ragioni razionali sono poco morali, visto che principi morali sono sostanzialmente irrazionali.
Immaginiamo di abitare non troppo lontani da una struttura potenzialmente rischiosa, ad esempio una centrale nucleare. Immaginiamo anche che un qualche evento infausto particolarmente grave, ad esempio un terremoto, abbia distrutto o gravemente danneggiato la località dove risiediamo. È un nostro diritto, morale se non legale, sapere esattamente quali sono i pericoli dovuti a malfunzionamenti della struttura di cui sopra. Abbiamo diritto alla verità sulla situazione di pericolo. Continua la lettura di Diritto alla verità, dovere della bugia→
La notizia è di qualche giorno fa: nel Grigioni italiano un cacciatore, convinto di sparare a una volpe, uccide un cane. E così Gico, un incrocio Bovaro bernese, di colore scuro, è morto.
Una notizia poco allegra, che non può non sollecitare emotivamente – e sollecitare in maniere molto diverse, a seconda della simpatie e antipatie nei confronti della caccia e degli animali.
Credo che se c’è qualcosa che la filosofia deve fare, è cercare chiarezza al di là delle emozioni, e questo vale sia per la grandi questioni morali che per questioni più piccole, come questo incidente di caccia. Continua la lettura di Volpi e cani→
«Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto»: se ricordo bene, questa battuta è di Woody Allen.
È una battuta perché salvare una ragazza dall’essere violentata è una azione meritevole di lode e approvazione e, in molte circostanze, è chiaramente supererogatoria: per quanto sia giusto, non si è tenuti a intervenire direttamente, soprattutto tenendo conto che i violentatori sono, appunto, gente violenta; trattenersi dal violentare una ragazza è, invece, una attività suberogatoria: non aggredire le persone fa parte dell’abc della convivenza civile, è lo standard minimo per vivere in società con altre persone. Continua la lettura di Ieri ho salvato una ragazza che stava per essere violentata: mi sono trattenuto→
Qualcuno ha chiesto a Michael Gazzaniga se l’azione morale dipende dal ragionamento (la domanda è, ovviamente, in inglese: Does moral action depend on reasoning?).
La sua risposta è Not really, ed è motivata da quattro scoperte scientifiche. Continua la lettura di L’inutile interprete→
Perché aiutare il prossimo tuo? Perché non il remoto, il lontano?
Perché le persone lontane sono, appunto, lontane e quindi difficili da aiutare? Perché con le persone a te vicine – emotivamente e geograficamente – c’è un rapporto particolare, una sorta di tacito accordo per aiutarsi vicendevolmente?
Oppure perché l’aiuto si limita alle persone che fanno parte di una comunità chiusa, nata chissà come, al di fuori della quale non ci si avventura, non si intessono rapporti? Continua la lettura di Morali senza confini→
Ma non si va contro la 194? No. Stiamo talmente banalizzando la questione che la RU 486 rischia di diventare l’aspirina delle minorenni. Interpreto appieno le parole del Papa, al di là della legge c’è anche una questione etica. L’ho fatto con l’Ogm, lo faccio anche con questa pillola.
Al di là della legge c’è una questione etica: e così Luca Zaia, presidente (governatore?) del Veneto, si sente in dovere di non rispettare la legge.
Una scelta che va rispettata; e va presa per quella che è: una violazione della legge.2 Sono sicuro che Zaia non rifuggirà le responsabilità di una simile scelta – dovesse anche dimettersi da presidente.
Quello che mi incuriosisce molto è: perché citare gli OGM? La questione etica che impedisce a Zaia di tollerare la RU 486 è forse la stessa che gli impedisce di tollerare gli OGM?
Se è la stessa, la questione etica non può certo essere il rispetto della vita: le verdure – geneticamente modificate o no – vengono mangiate. L’unica possibilità che vedo è la sacralità della natura: la RU 486 e gli OGM costituiscono una violazione dell’ordine naturale delle cose.
E qui abbiamo un serio problema, perché questo ordine naturale delle cose non esiste, è un concetto privo di senso. Si può ancora rispettare una scelta che si basa su un concetto assurdo?