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BELLINZONA - Condannato all’espulsione dalla Svizzera sulla base di un documento d’ambasciata privo di firma e intestazione. Nutrivate dubbi sulla correttezza dell’iter procedurale con cui Berna ha respinto la richiesta d’asilo di Yasin Rahmany?
|Allegati|
|La lettera dell'Ambasciata|
Tali perplessità vengono accresciute da un documento che è servito alle autorità per ritenere non credibile la versione del 23enne cittadino iraniano. Una carta che ha il sapore della beffa per chi in queste ore cerca di far ottenere un permesso di soggiorno straordinario al giovane che da 6 anni risiede in Ticino. Il documento presenta infatti diversi aspetti poco chiari. L’anonimo estensore del testo ripercorre, in inglese, la vicenda che ha spinto Yasin a fuggire dall’Iran (dal momento in cui venne scoperto a letto con la sua ragazza, al litigio con la madre della giovane, al crimine di fornicazione di cui fu accusato). Ma già nella prima riga l’anonimo incorre in un grossolano sbaglio, chiamando il giovane «Rahimi», anziché Rahmany. A suonare però spiccia è la sicurezza con cui l’ambasciata svizzera a Teheran bolla come «falsa» la convocazione, «che il giovane afferma di aver ricevuto» e che lo aveva indotto a scappare. Nella lettera si legge: «Rahmani afferma che lui ha lasciato l’Iran dopo che gli è stata presentata la convocazione». Peccato che tale ricostruzione contrasti con la versione dello stesso Yasin. Credere a lui o a N.N.?