Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01191.jsonl.gz/1325

“Voteremo per la patria, per la rivoluzione, per il socialismo, per Fidel e per Raul” esclama il Presidente cubano Diaz-Canel a una folla di giovani riuniti per ascoltare un concerto. Incoraggia la popolazione a presentarsi alle urne oggi, domenica, per eleggere l’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, il Parlamento cubano. “Elezioni” per scegliere 470 parlamentari, tra 470 candidati, solo uno per posto. Quasi tutti fanno parte del partito comunista cubano, l’unico partito che può esistere legalmente. Nessun partito di opposizione è riconosciuto o permesso. Se un candidato non raggiunge il 50% dei voti, lascia il posto vuoto per i prossimi cinque anni, non essendoci una seconda scelta.
L’Assemblea Nazionale ha compiti molto ampi, quali l’approvazione di nuove leggi, l’elezione del potere esecutivo e il bilancio. Di fatto è l’organo politico che formalizza le decisioni prese dal Partito Comunista di Cuba. Si insedierà il prossimo 19 aprile, data in cui sarà chiamato anche a votare per il presidente del Paese. Ci si aspetta che il voto confermi il secondo mandato presidenziale per Miguel Diaz-Canel, essendo ormai in scadenza i primi cinque anni.
Il risultato del voto di oggi non riserva sorprese, l’unico segnale di consenso, o dissenso, rispetto all’operato del Partito che governa Cuba, sarà dato dal numero di persone che decideranno di presentarsi. In uno Stato dove non esistono dibattiti pubblici e campagne elettorali, l’incoraggiamento a votare da parte del Presidente cubano stesso vuole contrastare il crescente astensionismo alle urne.
Nel novembre scorso, quando si sono tenute le elezioni municipali, il 31,42% dei votanti non si è presentato. Cinque anni prima l’astensionismo era meno della metà, il 14,35%, mentre dieci anni fa era inferiore al 6%. A Cuba si diventa automaticamente elettori a 16 anni, ma votare non è obbligatorio. Una possibile astensione dal voto viene vista come una risposta alla crisi economica che sta soffocando la nazione.
La riapertura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi nel 2015 durante l’amministrazione Obama aveva fatto sperare nella fine del più lungo embargo economico che gli Stati Uniti abbiano mai imposto a una nazione. A Cuba dura da oltre 60 anni. Contrariamente alle aspettative e con il cambio di presidenza, l’amministrazione Trump ha invece imposto nuove sanzioni e reinserito Cuba nella lista dei Paesi sponsor del terrorismo.
Poco dopo è cominciata la pandemia che ha portato al crollo del turismo, un’industria fondamentale per l’sola. Il malcontento per la scarsità di cibo, di medicine, di servizi base come l’elettricità, oltre all’insoddisfazione per gestione della pandemia, è esploso in rare proteste di massa. Il governo ha risposto con una dura repressione e condanne esemplari.
Allo stesso tempo ha introdotto alcune riforme economiche, ma non hanno frenato la crisi. Per molti cubani la soluzione è stata quella di lasciare il Paese, o almeno tentarlo. I numeri lo confermano. I migranti cubani che hanno cercato di entrare negli Stati Uniti, principalmente alla frontiera con il Messico, sono stati 39'000 nel 2021, mentre il numero è esploso fino a superare i 220'000 solo l’anno successivo. Oggi Cuba è già nazione con la popolazione più anziana nel continente americano.