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La presidente della Confederazione si recherà martedì a Bruxelles per promuovere un nuovo pacchetto di accordi bilaterali. Le richieste elvetiche saranno accolte o respinte dall'UE? I ventisette ritengono l'era bilaterale finita e richiedono che la Svizzera riprenda il diritto comunitario.
Fiducia: è questa la parola d'ordine per la Svizzera nei prossimi giorni. E fiduciosa è la presidente elvetica Micheline Calmy-Rey che presenterà ai suoi interlocutori europei il nuovo pacchetto di accordi bilaterali l'8 febbraio a Bruxelles. Il progetto contiene una parte istituzionale, richiesta dall'Unione europea, e una serie di dossier settoriali.
La presidente svizzera incontrerà il presidente del Consiglio, Herman van Rompuy, il suo omologo della Commissione e Jerzy Buzek, il presidente del Parlamento. Si tratta di una prima che dimostra come Berna riponga sempre più importanza negli eurodeputati che hanno una voce in capitolo per quanto riguarda gli accordi bilaterali.
Visita importante
«Il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso è una persone aperta. Le possibilità che la Svizzera possa accordarsi sulle basi dei negoziati comuni sono grandi», ha affermato Micheline Calmy-Rey a Budapest dove si è recata per ottenere il sostegno della presidenza ungherese dell'UE.
Ma l'Unione europea sarà d'accordo di avviare i bilaterali III mentre i suoi esponenti ripetono in ogni occasione da diversi mesi che «la via bilaterale ha chiaramente raggiunto i suoi limiti»? I ventisette sono stanchi di una Svizzera che rifiuta di riprendere automaticamente la legislazione europea. Alla lunga, questo sistema rischierebbe di creare problemi.
Il «recepimento dell'acquis comunitario» è una priorità per Bruxelles che ritiene necessario porre fine all'obsoleta via bilaterale con accordi settoriali statici. La sfida per Calmy-Rey è convincere Bruxelles dell'utilità di lanciare un nuovo ciclo di negoziati.
Gli argomenti di Berna
Berna ha i suoi argomenti. In primo luogo quelli riguardanti il fronte estero: «L'UE è molto esigente su certi aspetti come la concorrenza, il libero scambio agricolo e il transito dell'elettricità. Dal lato istituzionale, per quanto concerne la giurisprudenza, la sorveglianza degli accordi e la scelta di un organo che regoli i contenziosi, esiste una convergenza di opinioni sugli obiettivi da raggiungere, ma non su come farlo», affermano le autorità svizzere.
Micheline Calmy-Rey spiegherà inoltre ai suoi interlocutori che occorre tenere conto anche di un «fronte interno» ostile a qualsiasi tipo di concessione dal lato istituzionale. Ancora di più se queste concessioni sarebbero unilaterali, isolate e senza compensazioni. Raggruppare tutti i dossier porterebbe due vantaggi: da una parte permetterebbe di trovare soluzioni equilibrate e accettabili per i cittadini. Le concessioni sul piano istituzionale, ovvero per quanto riguarda la sovranità, verrebbero compensate da miglioramenti settoriali benefici per l'economia elvetica. D'altra parte i negoziati sui bilaterali III sarebbero lunghi e non finirebbero prima delle elezioni di quest'anno.
Cosa ne pensa Bruxelles? «Barroso conosce bene il contesto elvetico e non è interessato a rifiutare categoricamente le richieste di Micheline Calmy-Rey con cui è in buoni rapporti», aggiungono gli osservatori dell'UE. «La nostra intenzione non è paralizzare le relazioni bilaterali, intendiamo osservare bene la situazione nel contesto di un pacchetto generale, più ampio e digeribile per la Confederazione. Ma su di un punto bisogna essere chiari: la Svizzera deve muoversi».
Non oltrepassare i limiti
Per Bruxelles la richiesta di una componente istituzionale non è teorica. «Si tratta di un aspetto molto concreto che rispecchia una necessità che sta prendendo forma nei vari accordi settoriali che abbiamo firmato finora. Siamo consapevoli delle difficoltà svizzere sul piano istituzionale, ma occorre trovare una soluzione. Attualmente notiamo che la Svizzera gestisce i contenziosi in modo bilaterale con una corte arbitrale. All'interno dell'UE il sistema però non è lo stesso. Non possiamo andare avanti su due piste giuridiche diverse».
La Commissione, sostenuta dagli Stati membri, dovrebbe dunque accogliere positivamente i propositi della presidente Micheline Calmy-Rey. «È nell'interesse politico comune di approfondire le nostre relazioni con la Svizzera. Condividiamo gli stessi valori. Potremmo accettare un pacchetto prestando una particolare attenzione alle richieste parallele». Gli osservatori concludono mettendo in guardia: «Non bisogna però oltrepassare i limiti».
Bilaterali
Dopo il 'no' del popolo elvetico nel 1992 all'adesione allo Spazio economico europeo, per regolamentare i rapporti con l'Unione Europea la Svizzera ha optato per un modello di cooperazione bilaterale.
Nel 1999 la Svizzera e l'UE, formata allora da 15 paesi, hanno concluso un primo pacchetto di accordi bilaterali, che hanno permesso innanzitutto di garantire una reciproca apertura dei mercati.
Gli Accordi bilaterali I, entrati in vigore nel 2002, concernono i seguenti settori: libera circolazione delle persone, appalti pubblici, ostacoli tecnici al commercio, agricoltura, ricerca, trasporti terrestri e trasporto aereo.
Nel 2004 Berna e Bruxelles hanno concordato un secondo pacchetto di accordi bilaterali, destinati a rafforzare la cooperazione in altri settori.
Gli Accordi bilaterali II, entrati in vigore tra il 2005 e il 2008, riguardano l'adesione della Svizzera ai trattati di Schengen e Dublino, la fiscalità del risparmio, i prodotti agricoli trasformati, i media, l'ambiente, la statistica, la lotta contro la frode, le pensioni, nonché l'educazione e la formazione professionale.
Dopo l'approvazione da parte del popolo svizzero del protocollo aggiuntivo sulla libera circolazione delle persone, gli accordi bilaterali sono stati estesi nel 2006 anche ai
10 paesi che hanno aderito all'UE nel maggio 2004.
L'8 febbraio 2009 il popolo elvetico ha approvato il rinnovo dell'accordo di libera circolazione delle persone con l'Ue e la sua estensione a Bulgaria e Romania.
Il 19 luglio 2010, Svizzera e Ue hanno istituito un gruppo di lavoro con il compito di valutare le varie opzioni per migliorare i rapporti bilaterali.Fine della finestrella
(traduzione e adattamento, Michela Montalbetti), swissinfo.ch