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Pittore e scultore, nato a Chiasso nel 1903, Serge Brignoni partecipa alle avanguardie del Novecento. Affascinato dal mondo delle "affinità segrete", si appassiona all'arte dei "Mari del Sud" e durante gli anni 1930-80 raccoglie e colleziona sculture create dai popoli dell'Estremo Oriente, dell'India, del Sud–Est Asiatico, dell'Indonesia, e soprattutto dell'Oceania, che in seguito donerà alla Città di Lugano.
L'opera di Serge Brignoni interessa il Museo delle Culture più per la sua attività di collezionista appassionato, esperto d'arte etnica che per il rilievo della sua produzione pittorica e scultorica, anche se i due aspetti sono intimamente legati fra loro.
Nel 1925 Brignoni entra per la prima volta in contatto diretto con l'arte cosiddetta "primitiva". Questo primo incontro è legato all'esperienza della scultura africana, di cui ammira le stilizzazioni e la purezza delle forme, conosciuta attraverso il cubismo e le lezioni all'Académie Lothe di Parigi.
Nell'autunno del 1926 inizia la sua brillante carriera d'intenditore d'arte etnica, girando per i marchés aux puces di Parigi e per le piccole gallerie antiquarie che in quegli anni offrono le opere provenienti dalle colonie francesi in Africa.
Successivamente, un'innata curiosità per l'insolito e il fantastico e l'avvicinamento all'esperienza del Surrealismo, lo portano a trovare nuovi sbocchi per la propria ricerca negli oggetti provenienti dall'Oceania che, nella visione surrealista, incarnano il lato spirituale e spontaneo della creazione artistica e la manifestazione d'ogni specie di desiderio e di sogno. Un'arte che esprime il regime dell'immaginario fantastico, afferma sistematicamente il valore dell'impulso e della distrazione, il sonnambulismo lucido, la visione ipnagogica, il delirio, l'allucinazione e l'estasi.
La crescita del commercio internazionale determina negli anni '30 l'arrivo sul mercato antiquario d'una grande quantità di materiali che provengono da regioni fino ad allora poco o per nulla coinvolte, come l'Indocina, l'Indonesia e le aree più interne della Melanesia. A fronte di tale afflusso, Brignoni comincia a specificare il suo interesse e a perfezionare il suo gusto. Sfruttando la sua conoscenza della lingua tedesca, oltre che in Svizzera, l'artista acquista in Germania, in particolare a Dresda, a Berlino e ad Amburgo, in Olanda e in Belgio, concludendo ottimi affari con privati, gallerie e musei.
Nel 1940, a causa della guerra, Brignoni rientra in Svizzera e molte delle pitture e sculture lasciate a Parigi vengono distrutte o rubate. La sua collezione di arte etnica invece si salva interamente, ma rimane bloccata sino alla fine della guerra in un deposito della dogana francese. Brignoni trascorre dei periodi a Basilea, dove conosce Paul Wirz che lavora per il Museo di etnologia e che tornando dai suoi viaggi nella Nuova Guinea britannica porta con sé un'enorme quantità di oggetti scolpiti. Nel biennio 1940-41 lavora agli allestimenti dell'Historisches Museum di Berna, allacciando un rapporto di collaborazione - che include lo scambio e la compravendita di opere d'arte etnica - e di amicizia con il direttore del Museo, Ernst Rohner, che durerà fino al 1954.
Dal 1946 Brignoni si dedica incessantemente e senza preoccuparsi delle distanze da percorrere alla ricerca di opere e collezioni di arte etnica che gli vengono segnalate da mercanti, esperti e studiosi con i quali è costantemente in contatto. Un curioso aneddoto narra che una volta, partito per una trasferta di mezza giornata, ha inseguito un'opera dalla Svizzera alla Svezia al Portogallo, pur di avere la certezza di rincasare con l'opera sottobraccio. Malgrado la sua passione per l’arte tradizionale dell'Oceania e l'essere divenuto nel corso degli anni un esperto in materia, Brignoni non si è mai recato nei "Mari del Sud" dove, in quegli anni, intraprendere un viaggio era un'impresa ardua, rischiosa e laboriosa, che poteva durare mesi.
Nel 1985 decide di donare la sua Collezione alla Città di Lugano.
La solida reputazione di Brignoni quale esperto di arte etnica spiega la sua fortuna quale mercante d’elezione degli artisti delle avanguardie, tutti collezionisti di opere d’arte etnica, impattando sistematicamente sulle produzioni artistiche dell’epoca, fortemente “contaminate” dal confronto con i capolavori venduti dall’artista ticinese. Questa illustre nomea sussiste ancora oggi, poiché ogni opera d’arte che sia passata dalle mani di Brignoni vede triplicare il suo valore quando battuta all’asta.
Brignoni, incline all'arte sin da bambino, si iscrive nel 1919 alla Kunstgewerbeschule di Berna seguendo parallelamente corsi di pittura e disegno presso la scuola di Viktor Surbek. Due anni dopo si iscrive all'Accademia di Brera e poi alla Hochschule für bildende Kunst di Berlino dove conosce i primi artisti che segnano un deciso strappo con le poetiche figurative dell'Ottocento e dove elabora i suoi primi lavori di stampo impressionista.
Nel 1923 si trasferisce a Parigi dove segue i corsi di André Lothe all'Académie de la Grande Chaumière compiendo alcune sperimentazioni di marca cubista e dove entra in contatto con gli esponenti delle maggiori avanguardie artistiche dell'epoca. Nel 1926 partecipa al Salon des Indépendants e realizza la sua prima mostra personale presso la Galerie Bucher di Parigi.
Gli incontri decisivi per il giovane artista svizzero sono indubbiamente quelli con André Breton e Tristan Tzara, attraverso i quali si avvicina al Surrealismo, condividendone la poetica e le finalità artistiche. È proprio nell'ambito di tali illustri frequentazioni parigine che Brignoni si interessa all'arte etnica, iniziando a collezionare un gran numero di sculture indonesiane e melanesiane.
La scoperta dei linguaggi figurativi delle culture semplici lo porterà ben presto a integrare la scultura lignea e l'uso di materiali eclettici nella propria pratica e a divenire un convinto assertore delle poetiche primitiviste che declinerà in una personale ricerca di sintesi tra volumi semplici e contenuti elementari.
Durante gli anni parigini intrattiene legami con pittori basilesi quali Otto Abt, Walter Bodmer e Walter Kurt Wiemken, e diventa membro del Gruppe 33. Nel 1935 e nel 1936, grazie a una borsa federale di studio partecipa all'esposizione surrealista di Copenaghen, ma nel 1940, a causa della guerra, rientra in Svizzera.
Si stabilisce inizialmente nel natìo Ticino, dove si dedica al paesaggio surrealista, una scelta legata alle sperimentazioni stilistiche degli anni parigini, ma nel 1945 decide di trasferirsi a Berna dove può trovare un ambiente culturalmente più stimolante. Benché nel dopoguerra riallacci i contatti con Parigi, risiede definitivamente a Berna e in quegli anni tiene molte personali e collettive in Svizzera, espone con gli artisti ticinesi al Kunsthaus zurighese e insegna alla Kunstgewerbeschule di Zurigo.
Attraverso la sua ricerca artistica Brignoni sviluppa le tematiche delle metamorfosi, dei frammenti vegetali e animali e sperimenta le tecniche della litografia, il collage, il bassorilievo dipinto e la scultura in ferro. Esegue anche pitture murali: a Berna, a Bellinzona (Palazzo del Governo, 1958) e a Comano (studio della Televisione, 1975), nel 1979 espone alla mostra "Neue Sachlichkeit und Surrealismus in der Schweiz 1915-1940" a Winterthur e nel 1997 è protagonista di una grande retrospettiva al Kunstmuseum di Berna.
Serge Brignoni si spegne a Berna nel 2002 all'età di 99 anni.