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I contadini difendono i diritti di dogana
Gli agricoltori di diverse nazioni, Svizzera compresa, invocano il mantenimento delle tasse all'importazione e all'esportazione per proteggere il settore agricolo.
Una loro delegazione ha consegnato all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) una dichiarazione di protesta contro i negoziati sulla liberalizzazione.
Una delegazione di agricoltori svizzeri e norvegesi – partiti oltre un mese fa da Trondheim – ha consegnato martedì a Ginevra al responsabile del «dossier agricolo» dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) Tim Groser una dichiarazione comune.
Scopo dell'iniziativa, quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sui pericoli di una liberalizzazione eccessiva del mercato agricolo. Nel testo consegnato, viene ribadito il diritto di tutti i paesi di produrre i propri generi alimentari.
La marcia di protesta aveva fatto tappa sabato a Berna. I rappresentanti dei contadini hanno consegnato un documento con la loro presa di posizione anche al direttore dell'Ufficio federale dell'agricoltura, Manfred Bötsch, e al responsabile dei negoziati presso l'OMC, Luzius Wasescha.
Situazione difficile
«L'OMC mette in pericolo l'esistenza stessa degli agricoltori», ha spiegato Hansjörg Walter, consigliere nazionale e presidente dell'Unione svizzera dei contadini (USC). In seno all'Organizzazione mondiale del commercio, infatti, i grossi produttori agricoli hanno sempre maggior peso. I paesi importatori, come la Svizzera e la Norvegia, ne pagano le conseguenze.
I prezzi di produzione subiscono una pressione crescente, in particolare a causa dell'abolizione delle tasse doganali. «Ora si vogliono smantellare anche i sostegni diretti al mercato: noi ci opponiano a questo diktat», ha dichiarato Walter.
Accordo temporaneo
I membri dell'OMC dovrebbero incontrarsi a Ginevra alla fine di questo mese per cercare di raggiungere almeno un accordo temporaneo, prima della conferenza ministeriale prevista ad Hong Kong in dicembre.
«Siamo pronti a fare delle concessioni sul dossier agricolo, ma vogliamo avere anche delle contropartite, ad esempio per facilitare il commercio dei prodotti industriali o dei servizi», ha commentato durante il suo recente viaggio in Cina il consigliere federale Joseph Deiss. Dal canto suo, Luzius Wasescha, intervistato da swissinfo, ha dichiarato che in seno all'OMC ci sono due correnti di pensiero su come tagliare i sussidi all'agricoltura.
Due visioni
«Ci sono gli esportatori di prodotti agricoli, che credono di poter imporre una liberalizzazione radicale, e paesi come la Svizzera, il Giappone e l'Unione Europea che difendono un modello di agricoltura multifunzionale e vogliono procedere passo a passo».
La Svizzera – ha affermato ancora Wasescha – sta cercando di trovare una via di mezzo tra le esigenze dell'OMC e il processo di riforma della sua agricoltura.
«Se gli esportatori faranno troppa pressione, in Svizzera non riusciremo a riunire una maggioranza per portare avanti le riforme. Questi paesi otterrebbero di più dimostrando maggiore flessibilità. Sfortunatamente finora non lo hanno capito».
Il messaggio che la Svizzera ha cercato di far passare agli altri paesi in materia di agricoltura è «di guardare in faccia alla realtà e di non basarsi su percezioni che datano di 12 anni fa».
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Il round di Doha dell'OMC per la liberalizzazione del commercio lanciato nel 2001 avrebbe originariamente dovuto concludersi nel 2004.
Ma, nel 2003, la conferenza dell'OMC è naufragata per dei dissidi sull'agricoltura e sulle regole di investimento.
Le parti in causa sperano di raggiungere un accordo in occasione della conferenza dell'OMC, prevista per il mese di dicembre a Hong Kong.
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