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Lo sostiene Francis Fukuyama, il politologo americano: «Il prestigio del WEF, nei nostri tempi populisti, è cambiato»
DAVOS - Anche il Forum economico mondiale (WEF) di Davos non è più quello di una volta: ha perso in termini di prestigio e di influenza. Lo sostiene Francis Fukuyama, il politologo americano diventato famoso negli anni Novanta con il suo libro "La fine della storia".
«Il prestigio del WEF, nei nostri tempi populisti, è cambiato», afferma Fukuyama in un'intervista pubblicata oggi dal Blick. Il 66enne si è detto stupito che il presidente americano Donald Trump l'anno scorso sia andato a Davos. E viste le proteste dei gilet janunes è comprensibile che il presidente francese Emmanuel Macron non voglia quest'anno essere messo in relazione con le élite economiche.
Secondo Fukuyama molte delle idee rappresentate nel forum sono oggi superate. «Perciò il WEF è diventato anche meno influente». In molti campi il pianeta si trova in condizioni migliori che in passato, per esempio in materia di povertà estrema o di mortalità infantile. Ma l'ordine economico liberale globale ha provocato profonde ineguaglianze, nonostante la crescita economica. «In tutti i paesi vi è una classe di oligarchi, persone che stanno enormemente bene. Molti di loro si incontrano questa settimana a Davos».
La sinistra ha fallito? «Negli Stati Uniti, come pure in molti paesi dell'Europa occidentale, la sinistra a partire dagli anni 90 si è spostata al centro e non ha più offerto un'alternativa economica», risponde Fukuyama. «Molte delle persone che hanno abbandonato i socialdemocratici per passare alla destra hanno anche l'impressione che la loro identità nazionale venga annacquata dalla migrazione. Se fossi un politico cercherei di unire una politica economica di sinistra con una politica culturale conservatrice, dando più importanza all'immigrazione».
Nubi oscure sulla congiuntura - Il presidente del Forum economico mondiale (WEF), Borge Brende, intravvede diversi pericoli per la congiuntura mondiale: «la crescita globale rallenta, ci sono diverse nubi oscure all'orizzonte», ha dichiarato in un'intervista alla "Süddeutsche Zeitung" pubblicata oggi.
Brende ha parlato di «distorsioni geopolitiche che avvelenano il mondo». A ciò va aggiunto il fatto che le banche centrali non hanno sufficiente margine di manovra per reagire.
I governi non si potranno più permettere maggiori interventi. «Germania e Norvegia forse possono pensare a maggiori investimenti statali, ma quasi tutti gli altri Paesi hanno troppi debiti», ha affermato l'ex ministro degli esteri norvegese.
Anche un gigante come la Cina è confrontato a sfide e rallentamenti della congiuntura. «C'è la speranza che per i prossimi due o tre anni vivremo ancora una crescita, a condizione che non si scatenino guerre commerciali», ha pronosticato Brende.
Il WEF prenderà il via domani a Davos. Rispetto ad altri anni si contano diverse assenze illustri, dal presidente americano Donald Trump fino a quello francese Emmanuel Macron, bloccati dalle note problematiche interne. Presente invece la cancelliera tedesca Angela Merkel.