Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/244719

<h2>SubmittedText<h2><p>Recentemente in Norvegia è entrata in vigore una modifica di legge che riguarda in particolare gli influencer e altri operatori del settore pubblicitario: le immagini ritoccate o manipolate in altri modi utilizzate per gli annunci a pagamento dovranno essere contrassegnate chiaramente con un marchio uniforme.</p><p>Ciò significa che i pubblicitari sono ora tenuti a indicare esplicitamente se hanno ritoccato virtualmente l'aspetto di una persona in un'immagine pubblicitaria: dunque tutti i ritocchi a volto, forma e dimensioni del corpo e colore della pelle. L'obbligo di contrassegnare le immagini ritoccate si applica a tutti i media tradizionali e sociali.</p><p>L'obiettivo è proteggere i bambini e i giovani dall'idealizzazione dei corpi negli annunci pubblicitari. Infatti è largamente provato che le immagini idealizzate, in particolare nei media sociali, producono nei più giovani una pressione nociva che crea in loro una percezione distorta del corpo con ripercussioni dannose per la psiche. A fronte di queste considerazioni chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande in relazione all'utilizzo delle immagini nei media sociali e nel settore pubblicitario in Svizzera:</p><p>-  Come giudica il nuovo provvedimento adottato in Norvegia?</p><p>-  Quali misure sono già state adottate nel nostro Paese per proteggere i bambini e i giovani dalle immagini idealizzate nei media sociali e nella pubblicità?</p><p>- Ritiene necessario un intervento per proteggere in particolare i bambini e i giovani dalle "foto fasulle"?</p><p>- La Svizzera dispone già di una base legale che permetterebbe di introdurre un obbligo di contrassegno come quello norvegese? In caso negativo, in quale normativa si potrebbe regolare un tale obbligo (p. es. nella legge federale contro la concorrenza sleale)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale segue con interesse gli approcci normativi adottati da altri Paesi nel settore dei media digitali. Questo vale anche per la nuova regolamentazione entrata in vigore in Norvegia il 1° luglio 2022. È tuttavia prematuro sottoporla già a una valutazione critica.</p><p>2. Dal 2011 l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali opera attivamente nell'ambito della promozione delle competenze mediali mediante la Piattaforma nazionale Giovani e media. Attraverso diverse misure i genitori e le persone di riferimento vengono sensibilizzate alle possibili modalità per aiutare i bambini e i giovani a utilizzare i media digitali in modo sicuro e responsabile. Sul suo sito internet www.giovaniemedia.ch la piattaforma fornisce informazioni generali su immagini e contenuti manipolati e promuove l'esame critico nella rubrica "Fake news &amp; manipolazione". Inoltre, la rubrica "Autorappresentazione &amp; ideali di bellezza" rimanda alla problematica delle foto ritoccate e sottolinea l'importanza di un'immagine positiva del proprio corpo per la salute fisica e psichica.</p><p>3. Il Consiglio federale è del parere che occorrerebbe promuovere il pensiero critico tra la popolazione in generale, e tra i bambini e i giovani in particolare. Per quanto concerne le immagini pubblicitarie, ciò implica la consapevolezza del fatto che queste sono ritoccate e talvolta anche manipolate. L'efficacia di un contrassegno specifico o di un marchio, come quello introdotto in Norvegia, non è ancora comprovata. Nel 2017 la Francia ha adottato una normativa analoga, prevedendo che le foto di modelli debbano essere contrassegnate con l'indicazione "photographie retouchée", se le forme fisiche sono state modificate. Restano tuttavia consentiti ad esempio la levigazione della pelle o l'utilizzo dell'effetto flou e la modifica del colore della pelle. L'efficacia di questa legge non è ancora stata valutata.</p><p>4. Attualmente la Svizzera non dispone di alcuna base legale che permetta di introdurre un obbligo di contrassegno come quello norvegese. La legge federale contro la concorrenza sleale (LCSI; RS 241) è tesa a garantire una concorrenza leale e inalterata nell'interesse di tutte le parti interessate. Conformemente al principio di cui all'articolo 2 LCSI, è sleale e illecito qualsiasi comportamento o pratica d'affari ingannevole, o altrimenti lesivo delle norme della buona fede, che influisce sui rapporti tra concorrenti o tra fornitori e clienti. Come menzionato, lo scopo di protezione della LCSI fa riferimento alla concorrenza sleale e illecita, ma non alla percezione del corpo e alla salute psichica.</p><p>Nel contesto della pubblicità, in cui il corpo (ritoccato) viene rappresentato come il presunto risultato del prodotto acquistato, la Commissione svizzera per la lealtà ha emanato il principio B.9 concernente le rappresentazioni ingannevoli di corpi e forme del corpo (disponibile in tedesco e francese), secondo cui è sleale impiegare in modo ingannevole, nella comunicazione commerciale, rappresentazioni di corpi e forme del corpo elaborate tecnicamente al computer, al fine di mostrare un effetto o un risultato in realtà non conseguibile ("Täuschende Abbildungen von Körpern und Körperformen - Es ist unlauter, in der kommerziellen Kommunikation computertechnisch bearbeitete Abbildungen von Körpern und Körperformen in täuschender Weise einzusetzen, um damit eine Wirkung oder ein Ergebnis auszuloben, die bzw. das nicht erzielbar ist").</p><p>Oltre alla LCSI, in questo ambito tematico potrebbe essere pertinente anche la legge federale sulla protezione dei minori nei settori dei film e dei videogiochi, recentemente approvata dal Parlamento. Il campo d'applicazione di quest'ultima comprende però esclusivamente contenuti di film e videogiochi, e non immagini pubblicitarie.</p><p>Il Consiglio federale ritiene che le questioni legate a un obbligo di contrassegnare le immagini ritoccate siano troppo sfaccettate e diverse per poterle integrare in una legge già vigente.</p>  Risposta del Consiglio federale.