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Attraverso le reti fognarie, ogni anno migliaia di tonnellate di farmaci si riversano nei fiumi, nei laghi e nei mari.
Un gruppo di ricercatori svizzeri indaga sulle conseguenze per l'ambiente e la salute umana.
Ogni volta che assumiamo una dose di antibiotico, il nostro organismo demolisce solo il venti per cento del prodotto e ne rilascia l'ottanta per cento attraverso le escrezioni.
Così ogni anno in Europa migliaia di tonnellate di antibiotici confluiscono nelle reti fognarie. Dal momento che gli impianti per la depurazione delle acque reflue non neutralizzano le loro molecole, i farmaci si disperdono nei fiumi, nei laghi e nel mare, fino a raggiungere le falde acquifere sotterranee.
Un gruppo di ricercatori dell'Istituto Federale di Scienze e Tecnologie Ambientali partecipa ad un progetto di ricerca europeo, il progetto Poseidon, per studiare gli effetti di questa forma di inquinamento sull'ecosistema batterico, sulla flora, la fauna e sulla salute umana.
Il destino degli antibiotici dispersi nelle acque
"Gli antibiotici rappresentano una parte fondamentale della moderna medicina umana e veterinaria e contribuiscono in maniera rilevante al miglioramento della nostra qualità di vita", ha commentato Philippe Busquin, Commissario per la ricerca scientifica dell'Unione Europea, promotore del progetto,"ma è necessario sapere che cosa avviene a tali sostanze dopo il loro uso e proporre delle soluzioni per evitare o minimizzare i danni."
Hansruedi Siegrist, capo del Dipartimento di ingegneria ambientale dell'Istituto di Duebendorf, e i suoi colleghi in Francia, Spagna, Finlandia, Polonia, Austria e Germania hanno analizzato le acque di fiumi e torrenti europei e hanno individuato cinque antibiotici presenti in concentrazioni superiori a un microgrammo per litro.
Si tratta di eritromicina, claritromicina, roxitromicina, sulfametoxazolo e trimetoprim. In Germania, i farmaci sono stati rinvenuti anche negli acquedotti. Nell'ambiente, queste sostanze si degradano molto lentamente per effetto delle radiazioni ultraviolette del sole.
D'estate, nei Paesi del Sud Europa, impiegano in media dieci giorni per dissolversi. D'inverno nel Nord Europa, a causa della ridotta irradiazione solare, il tempo richiesto è quattro volte maggiore.
Gli effetti sull'ambiente
Le concentrazioni di antibiotici presenti nell'ambiente non sono tali da provocare effetti tossici acuti, ma gli effetti a lungo termine e la combinazione dei farmaci con altre sostanze inquinanti sono ancora oggetto di studio.
"Temiamo che a lungo andare gli antibiotici possano alterare l'equilibrio delle differenti specie di batteri presenti nel terreno e indispensabili per l'ecosistema", spiega Thomas Ternes, dell'Istituto Idrologico Federale tedesco, coordinatore del progetto Poseidon.
"Inoltre, siamo certi che la presenza degli antibiotici nell'ambiente, anche a basse dosi, favorisce lo sviluppo nel suolo di microrganismi resistenti. Attraverso lo scambio di materiale genetico, questi microrganismi trasmettono la loro resistenza ai batteri patogeni dell'uomo, minacciando la nostra salute.
"Le ricerche condotte dagli scienziati del progetto Poseidon serviranno nei prossimi anni a indicare la strada per una legislazione europea sul trattamento delle acque reflue.
"È importante stabilire una politica comune su questo tema", dice Christian Patermann, direttore del Programma Ambientale dell'UE, "perché l'inquinamento da antibiotici è un problema comune, che non si arresta ai confini nazionali."
swissinfo, Maria Cristina Valsecchi
Fatti e cifre
Il nostro organismo demolisce solo il 20% di un antibiotico o di una pillola contraccettiva.
5 antibiotici presenti in concentrazioni superiori a un microgrammo per litro nei fiumi e torrenti europei.
Si tratta di: eritromicina, claritromicina, roxitromicina, sulfametoxazolo e trimetoprim.
Le concentrazioni non sono tali da provocare effetti tossici acuti, ma non si conoscono ancora gli effetti a lungo termine.