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Sorpresa alla vigilia del voto di domani in Irlanda, convocato all'ombra della Brexit del grande e ingombrante vicino britannico.
La sinistra nazionalista dello Sinn Féin, paladina dei sogni di riunificazione con l'Irlanda del Nord, è indicata infatti in possibile maggioranza relativa per la prima volta nella storia, davanti ai due partiti filo-Ue di centro-destra che da sempre si contendono il potere a Dublino - il Fianna Fail di Micheal Martin (liberali europei) e il Fine Gael del premier uscente, Leo Varadkar (Ppe) -, ma che potrebbero essere costretti stavolta a un governo di coalizione.
Una prospettiva cui Varadkar, primo leader irlandese figlio di padre immigrato e gay dichiarato, comunque non s'arrende, chiedendo fiducia per portare a termine lui - e col sostegno di Bruxelles - la partita a scacchi con Londra: "È presto per le sentenze - dice Varadkar all'agenzia di stampa italiana Ansa -. Tra le priorità del governo futuro c'è sicuramente la Brexit. E dopo aver scongiurato il ritorno delle frontiere rigide voglio essere io a difendere anche gli scambi commerciali da quote e dazi doganali".
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