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L’accordo commerciale che ha controllato la maggior parte dei media in Bulgaria negli ultimi 7 anni si è rotto a causa di una disputa tra i due oligarchi che vi stavano dietro. Uno, Tsvetan Vassilev, si trova in Serbia in attesa di essere estradato in patria ed essere interrogato riguardo al fallimento di una banca. L’altro, Delyan Peevski, ha invece dichiarato di star vendendo la maggioranza dei suoi interessi nei media.
Tra il 2007 e il 2014, Vassilev e Peevski hanno letteralmente dominato il mercato mediatico in Bulgaria. C’erano loro, infatti, dietro al New Bulgarian Media Group e alle altre aziende che costituivano la più grande holding mediatica bulgara dai tempi del comunismo. Il gruppo ha sostenuto gli affari dei due baroni dei media e i loro partiti politici di riferimento. La politica e i media sono diventati sempre più intrecciati in Bulgaria nel corso dell’ultimo decennio e di conseguenza il paese si trova molto in basso, tra gli omologhi della UE, nell’annuale World Press Freedom Index pubblicato da Reporters Without Borders. Quest’anno, la Bulgaria si trova al 100esimo posto su 180, mentre nel 2006 si trovava al 35esimo. Nel loro Human Rights Report del 2013, inoltre, gli USA hanno definito “il continuo deteriorarsi dell’ambiente dei media bulgaro e la crescente autocensura dei media locali a causa delle pressioni politiche” come una questione di diritti fondamentali in Bulgaria.
Il declino degli standard della stampa è stato attribuito in parte alla partenza dalla Bulgaria delle aziende europee, come l’editore tedesco Westdeutsche Allgemeine Zeitung Media Group (WAZ), la News Corp di Murdoch e Bonnier, un editore svedese. Questi gruppi, a causa della crisi del 2008, hanno venduto le loro attività nei media bulgari, lasciandole nelle mani di personalità molto potenti e politicamente connesse come Vassilev e Peevski o la madre di quest’ultimo, Irena Krasteva. WAZ, che ha ceduto due dei più rispettati giornali del paese, Trud e 24 Chasa, ha spiegato le sue ragioni nel 2010 con la “collusione del governo con gli oligarchi”, un abuso di potere che per l’azienda sarebbe stato un problema per lo svolgimento sereno delle sue attività.
Il commento di WAZ testimonia ulteriormente come la connessione tra i governi e gli oligarchi non sia confinata alla sola Bulgaria ma stia invece intaccando i media in tutta l’Europa dell’Est e in Romania, Repubblica Ceca, Ungheria e Macedonia in particolare. Lo scorso anno l’ambasciatore tedesco e il suo omologo francese in Bulgaria hanno dichiarato come il modello di governo oligarchico del paese fosse incompatibile con il suo status di paese nell’Unione europea. I due diplomatici avevano rilasciato una dichiarazione congiunta: “la democrazia non può funzionare senza il pluralismo dei media. Un numero crescente di cittadini bulgari e partner della Bulgaria sono preoccupati della crescente concentrazione opaca della proprietà dei media cartacei e digitali, insieme ai conseguenti rischi per la libertà di espressione. Appartenere all’Unione europea è una scelta di civiltà. Il modello oligarchico è incompatibile con questa scelta, sia in Bulgaria che altrove: può portare solo alla creazione di uno ‘stato nello stato’”, hanno dichiarato i due ambasciatori a questo proposito.
Per approfondire: Il ritorno dei baroni dei media
In un paper di prossima pubblicazione, realizzato mentre mi trovavo come fellow del Reuters Institute for the Study of Journalism di Oxford, descrivo alcune delle connessioni tra gli oligarchi bulgari, i politici e i media. Ho riscontrato che, nonostante molti dettagli attorno alle proprietà dei media nel paese restino poco limpidi, ci sono diverse figure che dominano il mercato in modo chiaro e che hanno usato il loro potere per manipolare la stampa.
Fino all’inizio del 2014 Vassilev era tra gli oligarchi più noti della Bulgaria e anche se la sua proprietà non era stata formalmente dichiarata, era noto come la sua figura fosse dietro una delle più popolari emittenti tv del paese, TV 7. Vassilev ha utilizzato questo canale per promuovere gli interessi principali della Corporate Commercial Bank (CCB) e delle assicurazioni Vicoria, entrambe di sua proprietà. Delyan Peevski, un membro del Movement for Rights and Freedom, è sempre stato molto vicino a Vassilev: sua madre, Irina Krasteva, detiene infatti il maggiore tabloid del paese, Telegraf, il settimanale Politika e il giornale sportivo Meridian Match. Nonostante il conflitto di interessi dovuto alla sua posizione politica, Peevski controlla di fatto l’impero mediatico della madre.
Tra il 2007 e il 2014, CCB ha prestato soldi alla famiglia Peevski per investimenti in giornali e nella loro distribuzione. In cambio, le testate controllate dalla famiglia sono state usate per promuovere gli affari di Vassilev. Attraverso i collegamenti affaristici della sua banca con le aziende controllate dallo stato, Vassilev ha potuto acquistare una telco, un’azienda produttrice di sigarette e varie altre, spesso in partnership con Peevski. Il suo impero è cresciuto tanto da arrivare a valere il 15% del Pil della Bulgaria. Durante la mia ricerca, ho anche scoperto come Vassilev e Peevski siano diventati un hub per la distribuzione di sostegno politico ad altri oligarchi che a loro volta controllano altre aziende mediatiche. Di conseguenza, molti proprietari di media di più piccole dimensioni sono diventati dipendenti dal duo di oligarchi dominanti.
Il potere di Peevski ha raggiunto il suo apice nel giugno del 2013, quando il Primo Ministro Plamen Oresharski lo ha nominato a capo della State Agency for National Security. La nomina è stata approvata in meno di 90 minuti dal Parlamento e ha portato a proteste di massa nel centro di Sofia, con 40mila bulgari scesi in piazza a protestare.
I media controllati da Peevski e Vassilev hanno cercato di ignorare queste proteste e sono stati criticati dai manifestanti. I giornalisti delle testate sono diventati presto oggetto di derisione e le proteste hanno costretto Peevski alle dimissioni dalla carica presso la State Agency for National Security ma non alla caduta del governo. Il legame d’affari tra Vassilev e Peevski è finito all’inizio di questo anno. La ragione della separazione sarebbe da imputarsi a Vassilev, il quale non vorrebbe più lavorare insieme all’ex socio. Ma la CCB si trova ora in amministrazione controllata.
Vassilev ha lasciato la Bulgaria e si è spostato in Serbia, mentre il governo di Sofia cerca la sua estradizione per le irregolarità finanziarie della sua banca. Vassilev ha dichiarato di voler tornare in patria per rispondere alle domande degli inquirenti, ma temerebbe per la sua sicurezza. La famiglia Peevski ha annunciato di recente di essere in procinto di vendere il suo impero mediatico, ma non le sue molto profittevoli aziende di distribuzione di giornali: ci sarebbero segnali di una possibile vendita a un’azienda irlandese. Sia che l’affare verrà chiuso o no, con ogni probabilità i media bulgari sono destinati a cambiare.
Photo credit: Ben Husmann / Flickr Cc
Articolo tradotto dall’originale inglese
Tags:Baroni dei media, Bulgaria, Est Europa, Europa, libertà di espressione, libertà di stampa, oligarchi, REporters Without Borders, Reuters Institute for the Study of Journalism, ricerca sui media, WAZ, World Press Freedom Index