Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/201058

<h2>SubmittedText<h2><p>Un'indagine rappresentativa dell'istituto gfs.bern, svolta su mandato di Amnesty International, ha reso nota la vastità impressionante del fenomeno della violenza sessuale contro le donne. È la prima volta che un'indagine sull'argomento viene condotta a livello nazionale. Dall'inchiesta emerge che circa una donna su cinque (22 per cento) ha dovuto subire almeno una volta nella vita atti sessuali non consensuali, mentre il 12 per cento ha avuto un rapporto sessuale contro la propria volontà. Soltanto l'8 per cento di queste donne ha in seguito sporto denuncia alla polizia. Di conseguenza, solo raramente gli autori di questi crimini sono chiamati a rendere conto delle loro azioni.</p><p>Attualmente le statistiche sulla criminalità riportano soltanto il numero di denunce e di sentenze, ma non forniscono dettagli sui processi di selezione. Non è nemmeno effettuata una valutazione sistematica delle esigenze fondata su indagini reali tra le vittime di reati sessuali violenti.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Mancano ancora dati ufficiali dettagliati sulla vastità del fenomeno della violenza sessuale in Svizzera. Che cosa è previsto a livello federale?</p><p>2. Visti i risultati impressionanti dell'indagine di gfs.bern, il Consiglio federale chiederà un rilevamento sistematico dei dati e ricerche sui perseguimenti penali di reati contro l'integrità sessuale in Svizzera?</p><p>3. Prevede la realizzazione di progetti di ricerca in Svizzera sui perseguimenti penali di reati sessuali (quanti casi di abbandono dei procedimenti senza conseguenze e per quali motivi, quanti casi si concludono con un'assoluzione, quali sono le pene previste, quanto durano i procedimenti ecc.)?</p><p>4. Prevede di condurre progetti di ricerca per valutare l'impatto di questi procedimenti sulle vittime e i motivi per cui non avviano procedimenti giudiziari (indagini di vittimizzazione)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Statistica criminale di polizia (SCP) è stata rivista nel 2009. Da allora, tutte le autorità cantonali di polizia rilevano i reati denunciati in modo dettagliato e nel rispetto di regole di conteggio, modalità di codifica, principi di registrazione e valutazione uniformati. Dal 2009, la SCP censisce e pubblica il numero di reati contro l'integrità sessuale e il numero di persone danneggiate e accusate, ripartite per genere, età e nazionalità. Per alcuni reati indica anche la percentuale commessa nella sfera domestica. La SCP, quindi, rileva la criminalità di cui si è venuti a conoscenza, ossia la parte visibile di questo fenomeno. Per contro, il sondaggio svizzero sulla sicurezza (Schweizerische Sicherheitsbefragung) - condotto l'ultima volta nel 2015 per conto della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali della Svizzera - rileva tra l'altro il tasso di vittime di reati sessuali, vale a dire anche gli episodi non registrati dalla polizia. Inoltre, sulla base della Convenzione di Istanbul, l'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo (UFU) sta vagliando, in collaborazione con l'Ufficio federale di statistica (UST), la fattibilità di un'ampia indagine sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, che dovrebbe fornire dati anche sulle dimensioni della violenza sessuale.</p><p>2./3. La statistica delle condanne penali (Strafurteilsstatistik) dell'UST informa sui numeri, la struttura e l'evoluzione delle condanne di adulti, sulle persone condannate, i reati giudicati, le sanzioni pronunciate e la durata delle pene. Nel 2021, nel quadro del primo rapporto nazionale sull'attuazione della Convenzione di Istanbul, la Svizzera fornirà al Consiglio d'Europa dati dettagliati attraverso il questionario elaborato dall'organo di vigilanza Grevio, nel quale figurano anche domande sul perseguimento dei reati sessuali. La Confederazione sta inoltre chiarendo la possibilità di raccogliere dati al riguardo nell'ambito del progetto "Justitia 4.0" (<a href="http://www.justitia40.ch/it/">www.justitia40.ch/it/</a>) attualmente condotto nel quadro del programma di armonizzazione dell'informatica nella giustizia penale HIS.</p><p>4. In adempimento del postulato Fehr Jacqueline 09.3878, "Più denunce, maggiore effetto deterrente", il Consiglio federale ha esaminato la propensione a denunciare un reato. Nel suo rapporto del 27 febbraio 2013 espone diverse misure che intende studiare affinché le vittime di reati possano sporgere denuncia più spesso e ricevano un'assistenza migliore (<a href="http://www.bj.admin.ch/dam/data/bj/aktuell/news/2013/2013-02-271/ber-br-i.pdf">www.bj.admin.ch/dam/data/bj/aktuell/news/2013/2013-02-271/ber-br-i.pdf</a>). Sulla scorta di questo rapporto e di numerosi altri studi commissionati dall'Ufficio federale di giustizia, il sito Internet sull'aiuto alle vittime di reati in Svizzera (<a href="file://///parlmain.admin.ch/shares/Zentrales_Sekretariat/Bundesratsantworten/aiuto-alle-vittime.ch">aiuto-alle-vittime.ch</a>) della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali è stato ristrutturato e beneficia del sostegno finanziario e tecnico della Confederazione. È stata inoltre sottoposta a valutazione la norma di diritto civile sulla protezione dalla violenza (art. 28b CC) e i risultati che ne sono scaturiti sono stati alla base della nuova legge federale del 14 dicembre 2018 intesa a migliorare la protezione delle vittime di violenza (FF 2018 6645), che ridisciplina in particolare la possibilità di sospendere o abbandonare procedimenti penali per determinati reati commessi all'interno della coppia (art. 55a CP). Nel quadro del summenzionato sondaggio svizzero sulla sicurezza vengono rilevate informazioni sulla criminalità e la vittimizzazione. Condotta a intervalli regolari - la prossima edizione è prevista nel 2020 - questa indagine rappresentativa si ricollega al sondaggio internazionale sulle vittime di reati (International Crime Victims Survey, ICVS), assicurando così la comparabilità dei dati dal 1989 a livello nazionale e internazionale.</p>  Risposta del Consiglio federale.