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Traduzione dal tedesco: Italo L. Cherubini
«1 Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.
3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.
4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.
7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà.
9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia.
10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà.
11 Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato.
12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!»
(1 Lettera ai Corinzi 13,1-13)
Paolo parla di sé stesso
Quindi Paolo non si considera particolarmente capace in materia di fede. Non è un prescelto che possiede una conoscenza superiore o un dono particolare, che lo renda speciale agli occhi della gente o lo distingua dagli altri membri della Chiesa.2 Per comprendere la portata di questa affermazione e per poter apprezzare veramente il pensiero di Paolo, bisogna ricordare che la chiesa di Corinto è composta principalmente da persone della classe inferiore urbana.3 I membri della comunità, a cui l’erudito ebreo Paolo si rivolge, sono uomini e donne che lottano economicamente e socialmente per la loro sopravvivenza. Paolo si guadagna deliberatamente da vivere come costruttore di tende (cfr. 1 Lettera ai Corinzi 9).
Paolo diventa poetico
Come detto, Paolo la mette sul piano personale e parla dell’esperienza della sua vita: la felicità dell’amore! Per sette volte nel capitolo 13 c’è la parola greca agape (amore. In numerose traduzioni della Bibbia in italiano si usa quasi sempre il termine Carità) e il testo assomiglia per forza espressiva a una canzone d’amore, una poesia d’amore. Paolo proclama con entusiasmo «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano». (1 Lettera ai Corinzi 2,9) Egli è convinto che questa meravigliosa via dell’amore sia aperta a tutti, preferibilmente ai piccoli e ai deboli. Ma, secondo Paolo, la potenza e la saggezza dell’amore, dell’amicizia e della solidarietà rimangono nascoste e inaccessibili ai governanti di questo mondo (cfr. 1 Lettera ai Corinzi 2,8).
Sulla felicità dell’amore
Anche se la parola «Dio» non è menzionata, Paolo parla dell’amore di Dio. Il rapporto con Dio è l’elisir di vita dell’apostolo. Con il suo canto d’amore, si pone completamente nella tradizione della fede ebraica. Amare «con il cuore e con la mente, con ogni respiro, con tutte le forze» è la direttiva sotto la quale si pone il popolo ebraico, e alla quale si attiene Paolo ogni giorno nella preghiera.4 L’amore per Dio e l’amore per le persone sono sempre intesi come una cosa sola. E l’amore è globale. Le distinzioni tra amore fisico (eros) e amore per il prossimo (agape) non interessano a Paolo. L’amore non è niente di specifico, nessuna abilità speciale che si aggiunge alle nostre capacità mentali e fisiche.
Piuttosto, l’amore è il fondamento di tutti i beni. Quando amo, sono legato con la vera vita e con tutto ciò che è – l’amore nutre e fa vivere il mondo. Se io usassi tutte le mie capacità, secondo Paolo (versetto 13,1), se trovassi parole meravigliose ed esprimessi pensieri sorprendenti, ma mancasse l’amore, allora tutto questo rimarrebbe in qualche modo monotono, vuoto, privo di senso. Se avessi sperimentato Dio, ma questo non si manifestasse nella mia vita quotidiana e nei miei rapporti con gli altri, allora probabilmente sarebbe un’illusione. Tutti i nostri carismi, secondo i versetti 1 e 2, rimangono parole vuote, semplici rappresentazioni, se non sono espressione d’amore. E Paolo continua: anche se avessi agito con il meglio delle mie conoscenze e della mia coscienza, se avessi usato tutti i miei averi, anche se avessi rischiato la vita, sarebbe stato inutile senza amore. Rimarrebbe superfluo, senza senso. C’è bisogno di amore, affinché la condivisione renda possibile la vita degli altri. Perché è l’amore che «costruisce la comunità, e rende gli uomini forti e rassicurati». (1 Lettera ai Corinzi 14,3) Il canto d’amore in 1 Corinzi 13 ci invita quindi a guardare con attenzione a quali interessi servono le nostre decisioni.
«Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta»
È così? Se si leggono i versi 4-7 come un catalogo delle qualità dell’amore – ciò che l’amore deve fare – si resta semplicemente confusi. Una tale idealizzazione dell’amore esula dalla realtà delle persone.
«Anche coloro che sanno di essere sostenuti dall’amore di Dio in tempi caratterizzati dalla felicità donata da Dio, spesso falliscono a causa dell’amore, sperimentano il dolore che l’amore può portare. Frasi così forti su un amore ideale possono al massimo essere espressioni di desiderio. Questo amore è desiderato; dove manca, è sperato, nonostante una vita in strutture di violenza.»5
Paolo ci dice piuttosto cosa può fare l’amore in certe circostanze. Sullo sfondo di una brutta esperienza, egli elenca ciò di cui l’amore è capace. Le numerose negazioni nei versetti 4-6 indicano che Paolo disegna l’amore come alternativa sociale: C’è un’azione amorosa alternativa. Esistono alternative all’egoismo e all’avidità diffusa in una città romana come Corinto, alla prepotenza dei «potenti», all’indecenza (porneia) sotto forma di sfruttamento sessuale, all’affermazione di strutture di ingiustizia, al compiacimento perverso e alla competizione.
«4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.» (1 Lettera ai Corinzi 13,4-7)
L’inno all’amore di Paolo non è un invito a perseverare nelle relazioni violente e a sopportare tutto – per amore. È piuttosto una richiesta di trattarsi reciprocamente in modo diverso in una società caratterizzata da freddezza e violenza e di promuovere ciò che rafforza la vita.
La grandezza mistica dell’amore
Chi è in realtà il soggetto dell’amore? Così si chiede Luise Schottroff nel suo commento alla Prima Lettera ai Corinzi, sottolineando che tutte le frasi come nel versetto 7 si riferiscono sempre all’amore totale di Dio.6 L’amore di Dio ama e spera in ogni modo.
«È la grandezza mistica della fiducia nell’amore di Dio che viene vissuta tanto più fortemente quanto più le persone escono dalla freddezza strutturale della loro società. Entrano quasi in Dio come in una stanza calda che non devono più lasciare. Le frasi sull’amore sono pensate da Dio. È l’azione di Dio, le persone amate sono meravigliate e disorientate di fronte all’infinità dell’amore.»7
È l’atto d’amore di Dio che risveglia il nostro amore e prende forma nelle nostre relazioni. L’amore di Dio è vissuto dalle persone. È questo intreccio che fa cantare Paolo dell’amore in modo così esaltato ed entusiasta e che fa sperare a lui e a noi in una nuova felicità nei momenti difficili: «La carità non avrà mai fine» (1 Lettera ai Corinizi 13,8)
L’amore di Dio non finisce mai
Nell’ultima parte Paolo descrive il presente e il futuro in varie immagini: della fine e del perdurare dell’amore, dell’infanzia e dell’età adulta, del riconoscere negli specchi e del guardare faccia a faccia. Paolo spera in un tempo in cui tutto il potere, tutta la violenza e tutte le cose distruttive avranno perso la loro forza e Dio sarà tutto in tutti. Allora noi «ameremo completamente» e «vedremo Dio» (1 Lettera ai Corinzi 13,12).
Secondo Paolo, questo futuro è già iniziato ora, e l’amore gioca un ruolo importante in questo inizio. Già ora possiamo vedere in frammenti, possiamo interpretare profeticamente i segni dei tempi e riconoscere qua e là meccanismi di ingiustizia e di violenza. Possiamo provare una vita alternativa. Possediamo qualcosa: abbiamo esperienze di felicità, punti di forza che anche in una realtà frantumata sono esperienze di luce e di abbondanza. Paolo non li svaluta in alcun modo. Al contrario, ci incoraggia a fidarci di loro. In un mondo lacerato e imprigionato nell’ingiustizia possiamo amare e siamo amati. Siamo pienamente preparati in mezzo a tutte le tenebre e al caos, Dio entra in relazione con noi e distrugge ciò che è dannoso. L’amore di Dio è una fonte di forza che non si esaurisce mai. In questo senso: «queste le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità.» (1 Lettera ai Corinzi 13,15)
- Cfr. a riguardo e in seguito: Luise Schottroff: Der erste Brief an die Gemeinde in Korinth (Theologischer Kommentar zum Neuen Testament Band 7), Stuttgart 2013, 255-265. La Lettera ai Corinzi è la più antica lettera paolina che ci è stata tramandata nel Nuovo Testamento. Probabilmente è stato scritta intorno al 54 d.C.
- Cfr. l’inizio della Lettera: «Anch’io, fratelli e sorelle, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso.» (1 Lettera ai Corinzi 2,1s.)
- Cfr. Luise Schottroff: Der erste Brief an die Gemeinde in Korinth. Wie Befreiung entsteht, in: Kompendium Feministische Bibelauslegung, Gütersloh 2. Aufl. 1999, 574.
- Cfr. l’ «Ascolta Israele»/«Sch’ma Israel» in Deuteronomio 6,4-6.
- Luise Schottroff: Der erste Brief, p. 259f.
- Cfr. i passi citati da Schottroff: «Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio,» (Lettera ai Romani 8,28), «Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?» (Lettera ai Romani 8,32) e «Tutto vi appartiene» (1 Lettera ai Corinzi 3,22).
- Luise Schottroff: Der erste Brief, p, 260s.