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È morto per un cancro ai polmoni Eric Lawson, il "Marlboro Man" che negli anni '70 aveva spopolato come testimonial per la multinazionale del tabacco. Aveva 72 anni. Nell'annunciare la morte la moglie non ha usato giri di parole, spiegando come il marito sia stato vittima di una insufficienza respiratoria causata da una bronco pneumopatia cronica ostruttiva. La causa: il fumo.
Lawson, del resto, fumava da quando aveva 14 anni, ed era diventato famoso grazie agli spot della Marlboro in cui interpretava le vesti di un vigoroso cowboy che si accende la sigaretta mentre tiene le briglie di un cavallo. Erano gli anni in cui la Marlboro aveva fatto di quella figura uno degli elementi dominanti delle sue campagne pubblicitarie. L'icona di veri cowboy, uomini da rodeo e attori che si accendono una sigaretta ha tenuto banco sui cartelloni pubblicitari, in tv e persino sul retro delle carte da gioco come simbolo di virilità.
Lawson, che aveva avuto anche piccole parti in serie televisive come Baretta, Charlie's Angels, Dynasty e Baywatch, ma la cui carriera cinematografica è stata stroncata nel 1997 dopo un incidente sul set, non aveva perso il vizio neanche dopo aver fatto il testimonial alla rovescia, ossia parlando dei danni del fumo, per uno spot parodia dello stesso Marlboro Man.
"Sapeva che il fumo era pericoloso per lui - racconta la moglie Susan - ma nonostante ciò non riusciva a smettere". Una passione che alla fine gli è costata la vita dopo essersi ammalato di BPCO, la cui causa principale secondo gli studiosi è il fumo da tabacco, e che nel mondo colpisce circa 329 milioni di persone.
In realtà Lawson non è il primo Marlboro Man a morire per i danni causati dal fumo. Come una sorta di maledizione, prima di lui ce ne sono stati altri tre: David Millar è morto per enfisema polmonare nel 1987, mentre nel 1992, a soli 51 anni, è morto di cancro Wayne McLaren. Dopo essere stato colpita da un cancro, McLaren era diventato paladino delle campagne antifumo al punto che la Philip Morris, proprietaria della Marlboro, nel tentativo di salvare la sua immagine aveva dichiarato che il cowboy non era mai apparso in uno dei suoi spot. Come risposta, McLaren rese noti gli assegni che provavano la sua collaborazione con la Marlboro. Infine nel 1995 è toccato a David McLean il quale aveva dichiarato di essere arrivato a fumare cinque pacchetti al giorno.