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Il chiaro sì all'armonizzazione di assegni famigliari minimi è un piccolo passo verso una politica famigliare più equa.
Agli argomenti degli avversari, quasi soltanto legati al costo degli assegni, il popolo ha preferito le ragioni dei difensori, che hanno puntato sugli aspetti di politica sociale e di soppressione delle discriminazioni esistenti a livello nazionale.
Il risultato positivo in sé non costituisce una sorpresa, anche se non ci si aspettava una percentuale così elevata di consensi.
Diversità anacronistiche
Bisogna riconoscere che le disposizioni attuali, che mettono la Svizzera tra i paesi non molto generosi per quanto riguarda gli assegni, comportano diversità anacronistiche e difficilmente giustificabili.
Come accettare, infatti, che tutti i cantoni abbiano un sistema diverso? Come accettare il fatto che 250.000 bambini non hanno diritto ad alcun assegno perché i loro genitori non esercitano un'attività lucrativa? Come giustificare che i figli di un dipendente a tempo parziale ricevono un assegno parziale, come questi figli costassero di meno?
Un percorso tormentato
Il percorso verso questo sì popolare massiccio è stato lungo e tortuoso, come spesso succede per le misure sociali in Svizzera. Questa volta non ci sono voluti 60 anni, come fu il caso dell'assicurazione maternità approvata nel 2004, ma la proposta di uniformare gli assegni minimi risale comunque al 1991.
Da notare che l'utilità di uniformare gli assegni minimi ha ottenuto un risultato nettamente più solido di quanto era riuscita a fare l'assicurazione maternità, che aveva ottenuto solo il 55,5% dei consensi.
Bisogna comunque dire che la campagna condotta dai referendisti, vicini agli ambienti padronali, non è stata molto intensa né martellante. Nel corso delle settimane di avvicinamento al voto, si è addirittura notato che non tutto il padronato era veramente convinto dell'utilità di opporsi ad assegni minimi uniformi. D'altra parte, numerosi cantoni prevedono già oggi assegni famigliari più alti del montante minimo accettato in questa votazione.
Nuove rivendicazioni
Ora il padronato è costretto ad ingoiare questo nuovo carico fiscale, ma ha già fatto sapere di non essere disposto ad un'ulteriore estensione degli assegni. Una concessione indiretta, questa, al fatto che nemmeno la nuova legge – come spesso i frutti di un compromesso – è completa. Essa esclude infatti ancora alcune decine di migliaia di bambini dagli assegni famigliari, perché i loro genitori sono lavoratori indipendenti.
Il campo dei vincenti non intende invece fermarsi qui. Il sì compatto della popolazione ha messo le ali alla sinistra, che hanno già lanciato nuove rivendicazioni. Per cominciare, il chiaro sì è interpretato come un mandato popolare in favore di una politica famigliare più coerente. La realizzazione di questa politica passa in primo luogo da una rapida entrata in vigore degli assegni minimi.
Ma passa anche dal completamento della legge per accordare gli assegni famigliari a tutti coloro che ne sono ancora esclusi, sulla base del motto "un figlio, un assegno". Per la sinistra è ipotizzabile anche la soppressione dei premi delle casse malati per i figli e l'estensione della rete di asili nido, mense scolastiche e doposcuola. Necessaria anche una maggiore uniformità e dunque meno federalismo, vale a dire altre competenze tolte ai cantoni.
Rivendicazioni che oggi sembrano legittimate dal risultato popolare così chiaro. Ma quanti anni e quanti compromessi richiederanno, a loro volta, prima di diventare realtà nel panorama sociale svizzero?
swissinfo, Mariano Masserini
Fatti e cifre
La legge sugli assegni minimi per i figli è stata accettata con il 68% dei voti.
L'unica bocciatura è venuta dal semicantone rurale di Appenzello esterno, con il 54,5%.
Il risultato più alto si è invece avuto nel Giura, con l'83,7%.
La soglia del 70% è stata superata anche nei cantoni di Berna, Neuchâtel, Ticino, Lucerna, Friburgo e Vaud.
La partecipazione al voto è stata del 44.4%.
In breve
La nuova legge per assegni minimi uniformi prevede che ogni figlio riceva 200 franchi al mese. Per i giovani in formazione l'assegno sarà di 250 franchi.
Oggi, gli assegni variano da cantone a cantone. Per il primo figlio vanno da 150 a 260 franchi a seconda del cantone.
Una famiglia con tre figli, di cui due in formazione, secondo il cantone in cui risiede, riceve da 450 a 1064 franchi mensili di assegni.
La media svizzera è oggi di 188 franchi.
I paragoni intercantonali restano difficili, perché ogni cantone ha una diversa politica fiscale. Il Ticino, ad esempio, accorda un assegno di soli 183 franchi mensili, ma consente la maggiore deduzione fiscale (8000 franchi detraibili per figlio). Inoltre, ha una politica famigliare citata spesso ad esempio.
Chi pagherà?
I maggiori costi variano da 370 a 700 milioni, secondo le fonti. La maggioranza di questi costi sarà a carico dei datori di lavoro.
I cantoni dovranno passare alla cassa per finanziare con circa 120 milioni gli assegni per le persone non attive professionalmente. La Confederazione spenderà circa 12 milioni per gli assegni per i figli degli agricoltori.