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MENDRISIO - L'interpellanza riguardava «inquinamenti e sversamenti abusivi nel Locarnese a opera della Silo & Beton Melezza SA», nota ditta di betonaggio. Ma oggi in Gran Consiglio non se n'è parlato, per decisione dell'Ufficio di presidenza.
L'atto presentato da Matteo Pronzini faceva riferimento a una precedente interrogazione (agosto 2019) a cui il Consiglio di Stato aveva risposto di avere, in maggio, mandato alcuni funzionari del Cantone a Camedo per verificare l’avvenuta rimozione del materiale e per procedere a sondaggi onde verificare la presenza di limo negli strati inferiori del suolo. «Tali verifiche hanno permesso di escludere depositi antecedenti di materiale limoso» era stata la conclusione. Ma il deputato MPS, nell'interpellanza giunta oggi in aula, sollevava parecchi dubbi. «Perché il Consiglio di Stato ha sostenuto questo, sapendo che ciò era una menzogna? Perché l’Ufficio rifiuti e siti inquinati accampa scuse ridicole? Come giustifica il Consiglio di Stato il palese sostegno dato dalle autorità alla famiglia proprietaria mediante menzogne e marcato immobilismo dei funzionari? Ritiene corretto il termine “ecomafia” per descrivere la situazione che si è creata? Il Cantone chiamerà anche vicepresidente a risarcire i danni o rinuncerà, come lo ha già fatto il PP Akbas, a "toccare" un membro della famiglia del vicepresidente?».
Domande e termini i cui "toni" non sono stati accettati. «L'interpellanza è sotto l'articolo 52 della Legge del Gran Consiglio per una richiesta di intersecazione», ha spiegato il presidente Daniele Caverzasio. L'articolo 52 concerne i "provvedimenti d'ordine" nei confronti dei deputati che utilizzano "espressioni manifestamente offensive" e prevede proprio la possibilità di "stralciare o intersecare il documento con il quale viene commesso l’abuso".