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BERNA - Dopo il rifiuto dell'accordo quadro istituzionale, spetta alla Svizzera scegliere il modello per garantire la sua interazione con il mercato interno comunitario, dice l'ambasciatore dell'Ue in Svizzera. «Lo status quo in ogni caso, non è un'opzione per l'Ue»: la Confederazione non può più avere «la botte piena e la moglie ubriaca», avverte Petros Mavromichalis.
«Per troppo tempo l'Ue ha tollerato una situazione in cui la Svizzera, come partner e vero amico, ha goduto di un accesso molto ampio al nostro mercato adottando selettivamente le regole che lo regolano. Questo si chiama avere la botte piena (accesso al mercato) e la moglie ubriaca (autonomia normativa)», ha scritto Mavromichalis in un pezzo di opinione pubblicato sul quotidiano romando Le Temps oggi. Propriamente il diplomatico usa un modo di dire francese dallo stesso significato, che letteralmente può essere tradotto con avere sia il burro che il denaro ricavato dalla sua vendita. L'ambasciatore si era già espresso in modo analogo, in un'intervista allo stesso giornale, lo scorso 8 maggio.
I possibili modelli d'interazione della Svizzera con il mercato interno dell'Ue sono poche, stando al diplomatico di cittadinanza greca: l'adesione all'Unione, l'entrata nello Spazio economico europeo (bocciata dal popolo nel dicembre del 1992) e un accordo quadro, «un modello su misura per la Svizzera», o l'erosione degli accordi bilaterali e un ritorno al semplice libero scambio. «Il proseguimento dello status quo, in ogni caso, per l'Ue non è un'opzione», insiste.
Mavromichalis constata che il dibattito in Svizzera «tende a confondere l'accesso al mercato e libero scambio». Quest'ultimo abolisce solo le tariffe doganali e le quote, mentre il mercato interno mira ad abolire «tutte le barriere, sia tariffarie che non tariffarie, alla libera circolazione di beni, servizi, persone e capitali», dice.