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La Finma striglia pesantemente Julius Bär: presso la banca privata zurighese presente anche sulla piazza di Lugano sono state rilevate gravi lacune nella lotta contro il riciclaggio di denaro sporco, favorite anche dal modello di remunerazione. La società dovrà intervenire sui processi interni e fino a quando la situazione non migliorerà non potrà operare acquisizioni.
Al centro della vicenda – riferisce la Finma in una nota odierna – vi è il coinvolgimento di Julius Bär nei sospetti casi di corruzione che riguardano l'azienda petrolifera statale venezuelana Petróleos de Venezuela SA (PDVSA) e la Federazione internazionale di calcio (Fifa). L'autorità di vigilanza si è mossa nel 2017 e l'anno successivo, in seguito all'arresto di consulente della banca negli Stati Uniti, ha esteso il perimetro di indagine, approfondendolo ulteriormente il contesto sudamericano.
Dal procedimento, ora chiuso, è emerso che Julius Bär "ha contravvenuto agli obblighi in materia di lotta contro il riciclaggio di denaro e disatteso i requisiti per un'adeguata gestione dei rischi, violando così in modo grave le norme del diritto dei mercati finanziari", scrivono i funzionari bernesi.
La Finma parla di carenze sistematiche nell'osservanza degli obblighi di diligenza sanciti dalla Legge sul riciclaggio. Quasi tutte le 70 relazioni d'affari selezionate in funzione del rischio e la maggior parte delle oltre 150 transazioni scelte a campione sono state oggetto di critiche; con l'aggravante che le inadempienze sono state commesse sull'arco di vari anni, dal 2009 all'inizio del 2018.
In concreto, la banca ha omesso di eseguire sufficienti accertamenti per appurare l'identità dei clienti, nonché gli scopi e il retroscena delle loro relazioni d'affari, afferma l'autorità. I vertici non hanno reagito o hanno reagito con scarsa determinazione di fronte a chiari indizi di rischi di riciclaggio. Per esempio, nel 2014 è stata effettuata una transazione di 70 milioni di franchi per un importante cliente venezuelano senza condurre i necessari chiarimenti, sebbene l'istituto fosse già venuto a conoscenza in quell'anno di accuse di corruzione mosse nei confronti dell'uomo.
Il procedimento condotto dalla Finma ha messo in luce anche lacune a livello organizzativo e incentivi controproducenti: il modello di remunerazione della banca era incentrato quasi esclusivamente su aspetti pecuniari e considerava l'ottemperanza delle regole e la gestione dei rischi solo in maniera molto sporadica. A un consulente preposto alla clientela venezuelana, per esempio, sono stati assegnati negli anni 2016 e 2017 bonus e retribuzioni milionarie nonostante il fatto che la banca avesse notificato una lunga lista di nominativi di suoi clienti all'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS). La gratifica è stata poi ridotta in modo irrisorio del 2,5%, argomenta la Finma.
Le violazioni riscontrate non sono comunque limitate a singoli consulenti alla clientela: in generale, Julius Bär ha promosso una cultura carente. Inoltre la banca non ha fornito risposte esaurienti alle domande della Finma circa l'entità delle sue relazioni d'affari rilevanti nel caso PDVSA all'avvio degli accertamenti: ciò ha costituito una violazione dell'obbligo di comunicazione nei confronti dell'autorità di vigilanza. Soltanto nel 2018 la banca ha messo in atto, nei rapporti con il Venezuela, le misure di carattere operativo e inerenti ai dipendenti dovute da molto tempo.
L'autorità di vigilanza impone ora a Julius Bär di prendere una serie di misure a livello operativo, organizzativo e del personale. Dovrà definire nuovi processi, reimpostare la politica degli stipendi e istituire nel consiglio di amministrazione un apposito comitato specializzato nelle questioni in esame. Inoltre fino al ripristino di una situazione conforme alle normative vigenti la banca non potrà eseguire transazioni - quali acquisizioni societarie di grande portata - che potrebbero aumentare considerevolmente i rischi operativi e il grado di complessità organizzativa. Un incaricato indipendente valuterà periodicamente se le misure sono state adottate.
Da parte sua Julius Bär fa sapere che ha cooperato completamente con la Finma e che nel corso dell'inchiesta ha già adottato varie misure. Grazie a una nuova dirigenza anche la strategia è stata cambiata: l'istituto si focalizza su uno sviluppo duraturo della redditività e non sulla crescita degli afflussi di denaro. La regione Sudamerica ha dal dicembre 2017 un nuovo responsabile e tutte le posizioni chiave sono state cambiate.
Nei primi commenti gli analisti affermano che la Finma conferma quanto si presumeva da tempo: le critiche alla gestione dell'ex Ceo Boris Collardi non erano infatti mancate. Il mercato si aspettava un intervento dei gendarmi della finanza, ma l'esplicita proibizione di effettuare transazioni complesse viene vista in modo negativo. La borsa ha reagito male alle novità odierne: il titolo Julius Bär nella prima ora di contrattazioni perdeva circa il 3%.
Fondata a Zurigo nel 1890, Julius Bär è quotata alla Borsa svizzera dal 2005. Oggi è attiva esclusivamente nel private banking e si pubblicizza con lo slogan "grande abbastanza per essere forte e ciò nonostante sufficientemente piccola da prendere seriamente ogni cliente". È presente in 14 località svizzere, fra cui Lugano e St. Moritz, e ha anche numerose sedi all'estero.