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Esperti svizzeri rimangono scettici sulla necessità di una guerra contro l'Iraq, nonostante le affermazioni di Colin Powell.
Per l'ambasciatore svizzero all'ONU, Jenö Staehelin, Powell non ha convinto neppure alcuni membri chiave del Consiglio di sicurezza.
Staehelin ha riconosciuto che Powell ha saputo dimostrare il consapevole tentativo dell'Iraq di sottrarsi agli obblighi iscritti nella risoluzione 1441 delle Nazioni Unite, che chiede il disarmo di Bagdad.
"L'Iraq è ora sotto pressione e deve dimostrarsi più cooperativo", ha detto l'ambasciatore. Ma ha aggiunto che il punto di vista di molti membri del Consiglio di sicurezza, contrari ad un'azione militare contro l'Iraq, non è cambiato.
I commenti di Staehelin si affiancano alle dichiarazioni di Francia, Cina e Russia, paesi con diritto di veto nel Consiglio di sicurezza, che chiedono più tempo per gli ispettori dell'ONU.
Esperti militari svizzeri rimangono convinti che, nonostante l'intransigenza dell'Iraq, una guerra contro Bagdad non possa essere giustificata da ragioni di sicurezza internazionale.
La minaccia irachena
"L'Iraq rappresenta certamente una minaccia per i suoi vicini, ma non per il mondo", afferma Albert Stahel, politologo ed esperto di strategia militare al Politecnico federale di Zurigo.
Secondo Stahel, il discorso di Powell davanti al Consiglio di sicurezza dell'ONU è stato "fiacco e povero" di contenuti e di sicuro non ha fornito abbastanza informazioni per giustificare una guerra.
"Le fotografie sono interessanti, ma l'intero discorso non era che un'azione di pubbliche relazioni, non molto informativa."
L'opinione di Stahel, secondo cui l'Iraq non rappresenta una minaccia tale da giustificare un attacco, è condivisa all'interno del maggior laboratorio militare svizzero.
Iraq indebolito
In un'intervista concessa al quotidiano Tages Anzeiger poco prima del discorso di Powell di mercoledì, Heiner Staub - fra gli esperti di armamenti inviati ad ispezionare l'arsenale di Bagdad negli anni Novanta - osserva che le sanzioni e le precedenti ispezioni hanno fortemente indebolito le capacità militari dell'Iraq.
Secondo Staub, che lavora nel laboratorio di Spiez - centro di ricerca svizzero per le armi atomiche, batteriologiche e chimiche - l'Iraq non ha più le infrastrutture necessarie a produrre armi nucleari.
Nel quadro delle ispezioni dell'ONU tra 1991 e 1998 sarebbero inoltre stati distrutti ingredienti e attrezzature per la produzione di armi chimiche e batteriologiche.
"La mia opinione", ha detto Staub al Tages Anzeiger, "è che non vi siano gli argomenti per cominciare una guerra." Ma sia Stahel, sia Staub sono convinti che la guerra sia inevitabile.
Staub ritiene che "la situazione si è evoluta in maniera tale che probabilmente non vi sono più alternative."
Per Stahel, la prossima mossa degli Stati Uniti sarà quella di convincere Francia, Russia e Cina ad approvare una nuova risoluzione dell'ONU che autorizzi un'azione militare contro l'Iraq.
Ma, dice, se gli USA non otterranno una nuova risoluzione, "con la chiara indicazione che ci sarà un attacco contro l'Iraq se Saddam Hussein non è disposto a collaborare, sono certo che agiranno lo stesso."
swissinfo, Ramsey Zarifeh e Jonas Hughes
(traduzione: Andrea Tognina)