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BERNA - I ghiacciai svizzeri hanno continuato a sciogliersi anche quest'estate, come avviene ormai da un decennio. Secondo l'Accademia svizzera delle scienze (SCNAT), il ritiro è però meno drammatico che tra il 2017 e il 2019.
Il declino rimane comunque massiccio e sta cambiando l'immagine delle Alpi, precisa la SCNAT in un comunicato. Le aree ghiacciate si stanno ritirando e si stanno formando piccoli laghi di montagna.
Ci sono differenze tra i ghiacciai pianeggianti a bassa quota e i ghiacciai d'alta quota del Vallese meridionale, del Ticino e dell'Engadina. I primi, come quello Tsanfleuron (VS), hanno registrato una riduzione media dello spessore del ghiaccio di due metri. Gli altri, come il ghiacciaio Findelen (VS) o quello del Basodino (TI), hanno perso circa mezzo metro.
Pioggia sotto i 1000 metri - Nel novembre 2019, secondo la SCNAT, le nevicate in montagna sono arrivate circa due settimane prima del solito. Sul versante meridionale delle Alpi si sono addirittura registrati record di neve fresca. L'inverno però è stato mite e sotto i 1000 metri le precipitazioni sono avvenute sotto forma di pioggia.
A maggio c'era neve sui ghiacciai, ma ha iniziato a sciogliersi presto. A settembre, sul ghiacciaio dell'Aletsch, vicino alla Jungfraujoch, è stato registrato il record negativo del livello d'innevamento dall'inizio delle misurazioni, un secolo fa.
A giugno, nuove precipitazioni hanno rallentato la scomparsa della neve, e in agosto ci sono state due nevicate fino a 2000 metri, a differenza degli ultimi due anni. Alla fine di settembre, sul versante nord delle Alpi sotto i 1000 metri sono stati registrati tra i venti e i trenta centimetri di neve fresca, cosa insolita in questo periodo dell'anno.
Quasi il 2% del volume totale dei ghiacciai è andato perduto in Svizzera negli ultimi dodici mesi. Dal 1960 i ghiacciai svizzeri hanno perso globalmente una quantità di acqua pari al volume del Lago di Costanza.
I ghiacciai svizzeri hanno continuato a sciogliersi anche quest'estate, come avviene ormai da un decennio. Secondo l'Accademia svizzera delle scienze (SCNAT), il ritiro è però meno drammatico che tra il 2017 e il 2019.