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Oppida celtici e città romane oggetto di scavi archeologi, fondazione e sviluppo di città e di borghi esaminati dagli storici, struttura degli insediamenti umani e della rete urbana studiati dai geografi, pop. analizzate minuziosamente dai demografi e dai sociologi, modelli di pianificazione osservati dagli urbanisti... Nonostante questa abbondanza di studi sul fenomeno urbano, agli occhi dei suoi ab. la Svizzera rimane in larga misura una nazione rurale.
A partire dalla sedentarizzazione dell'uomo, ossia dal Neolitico, ma ancor più dall'età del Bronzo, è nota l'esistenza di Villaggi o insediamenti, habitat raggruppati innanzitutto per motivi di difesa. La progressiva introduzione dell'uso del ferro e l'intensificazione dello sfruttamento del suolo non modificarono per nulla la loro natura quasi esclusivamente rurale. Le cittadelle della cultura di Hallstatt (Châtillon-sur-Glâne), che raggruppavano alcune abitazioni dietro un baluardo, assomigliavano più alle roccaforti di un'aristocrazia militare che a delle città. Le attività artigianali fecero la loro comparsa in alcune località di pianura già durante il periodo medio della cultura di La Tène; fu però soltanto nel periodo finale di quell'epoca, ossia durante il II sec. a.C., che importanti trasformazioni economiche - in particolare lo sviluppo degli scambi con il mondo mediterraneo, che stimolò la produzione artigianale e favorì la comparsa della moneta e della scrittura - stimolarono la nascita delle prime strutture urbane. La maggior parte degli oppida illustra bene queste prime forme di urbanizzazione (Oppidum): fondazioni volontarie, centri regionali politici, economici e religiosi, protetti e allo stesso tempo delimitati da un'imponente fortificazione simbolo di potenza e di potere, essi erano organizzati, nei loro spazi edificati, se non da una trama regolare almeno da linee direttrici. Con la creazione delle colonie di Nyon (Colonia Iulia Equestris) e di Augst (Augusta Raurica), l'integrazione del territorio nell'Impero romano e la riorganizzazione della Gallia voluta da Augusto, gli oppida furono progressivamente abbandonati o trasformati a vantaggio di città installate al centro di un territorio, come ad esempio Avenches (Aventicum) o Augst, due capoluoghi di Civitas, e di agglomerati secondari situati lungo le vie di comunicazione terrestri e fluviali, o ai loro incroci. Questa seconda fase di urbanizzazione, la più importante per la nostra storia, fu una delle acquisizioni più durevoli della conquista romana. Da quell'epoca le città, vere e proprie vetrine di Roma, organizzate secondo una trama ortogonale, disposero di uno statuto giur. (Colonia o Foro), di un'amministrazione autonoma, di un ordinamento sociale gerarchizzato e del corredo monumentale (foro, Basilica, Curia, Terme, Teatro, Anfiteatro, acquedotti, fontane) necessario alla gestione della res publica e utile per modificare le abitudini della pop. del posto. Nel caso in cui i notabili locali, la cui ricchezza era di origine fondiaria, avessero voluto accedere a una carriera amministrativa oppure ottenere la cittadinanza romana, come ad Avenches, essi erano invitati ad offrire monumenti, giochi o banchetti. Gli agglomerati secondari (Vicus), le cui funzioni erano essenzialmente amministrative, religiose ed economiche, e in cui la presenza delle tradizioni locali era più forte, potevano dotarsi anch'essi di un arredo urbano sul modello di quello di Roma. Tuttavia, per motivi funzionali, socioeconomici e culturali, il numero di monumenti in queste località rimase generalmente modesto. Amministrativamente dipendenti dalle loro capitali (Avenches, Augst e Martigny), le borgate satelliti non potevano rivaleggiare, se non in rarissimi casi, con i centri maggiori.
Nel basso Impero lo spostamento di alcuni centri di potere e il declino o l'ulteriore sviluppo degli agglomerati modificarono il paesaggio urbano. Le città di Avenches, Nyon e Augst cedettero il passo a Losanna, Ginevra e Basilea, sedi episcopali. Martigny, sede della prima diocesi del Vallese, fu la sola città "romana" a rimanere fiorente. Diversi agglomerati vennero dotati di cinte murarie ridotte; il declino dell'urbanizzazione romana, avviato nel III sec. con l'impoverimento delle cittadinanze e con nuove condizioni politiche, socioeconomiche e religiose, cominciava tuttavia ad essere sempre più veloce. Durante l'alto ME i soli centri urbani, peraltro di ridotte dimensioni, a resistere furono quelli episcopali, che conservavano il nome di "città" (Basilea, Ginevra, Losanna, Martigny poi Sion e Coira).
Autrice/Autore: Daniel Paunier / czu
La nascita delle città sul territorio dell'odierna Svizzera fece parte di uno sviluppo dell'Insediamento che riguardò anche la Germania sudoccidentale, la Borgogna e la Lombardia. Le densità delle città variava a seconda delle zone: molto presenti soprattutto nella parte occidentale, settentrionale e orientale della Svizzera, i centri urbani di una certa dimensione non si svilupparono né nel territorio dell'attuale Ticino né nell'area alpina, dove peraltro i singoli capoluoghi, in parte Borghi, assunsero funzioni di città. I primi nuclei urbani della fascia prealpina sorsero principalmente lungo fiumi e laghi, in posizioni geograficamente protette e favorevoli allo sviluppo dell'economia, sulle direttrici che dall'alto Reno portavano ai passi retici, attraverso la zona del lago di Zurigo, o in direzione della Borgogna e della Savoia, attraverso la valle dell'Aar. Nel X sec. il consolidamento economico e politico permise a sedi vescovili alle cui origini vi erano città tardoantiche come Coira, Basilea, Ginevra o Losanna, ma anche ad abitati più piccoli di epoca romana come Olten o Soletta, di sviluppare caratteristiche urbane; lo stesso avvenne, a partire dal XII sec., a insediamenti monastici come Sciaffusa o Lucerna.
Dal XII sec. il numero dei centri urbani aumentò a seguito della creazione di molte Città nuove da parte di signori territoriali, quali ad esempio i duchi von Zähringen, legati alla fondazione di Berna, Friburgo, Morat, Burgdorf, Thun e Rheinfelden. Attorno alla metà del XIII sec. lo sviluppo di nuove città - al posto di abitati precedenti o intorno a complessi fortificati - venne in parte pianificato; alla fine del XIV sec. le città erano ca. 200. Poiché spesso distavano poco l'una dall'altra e quindi erano prive di un bacino economico sufficiente, esse si svilupparono per lo più in misura minima e molte, soprattutto nella Svizzera occidentale, scomparvero. Lo sviluppo delle città implicò anche una differenziazione fra abitati a carattere urbano (civitas, oppidum, stat, städtli, Vorburg, bourg, borgo).
A partire dal primo quarto del XIII sec. comparve, nelle città di lunga tradizione, un organo che rappresentava la comunità dei cittadini, il Consiglio. Pur rilevando gradualmente i diritti del loro signore (re, vescovo, abate o altro titolare del potere), non dappertutto i cittadini poterono emanciparsi dalla signoria; Berna, Zurigo, Soletta, Sciaffusa, Basilea, Lucerna, Friburgo e, parzialmente, Zugo divennero città imperiali o città libere dell'Impero (Immediatezza imperiale). La maggior parte di esse aderì a Leghe cittadine e, a partire dal 1330 ca., divenne membro della Confederazione; Ginevra e San Gallo, affrancatesi dal potere ecclesiastico solo sul finire del ME, vennero per contro ammesse alla Conf. solo con il rango di Paesi alleati. I nuclei più recenti (sorti per lo più attorno alla metà del XIII sec.), i cui Consigli e i cui segni di autonomia urbana sono spesso attestati per la prima volta solo sul finire del XIII e all'inizio del XIV sec., restarono Città soggette, dapprima a signori nobili, dalla fine del XIV sec. soprattutto a cant. urbani.
Già dalle carte di franchigia (Diritto civico) del XII sec. ci si può fare un'idea di quali diritti e libertà particolari godevano le città, in quanto questi testi forniscono informazioni sul rapporto fra cittadinanza e signoria, su diritti e doveri dei cittadini e sulle misure per la tutela della pace urbana. La realtà giur. delle città viene tuttavia chiarita in maniera definitiva solo a partire dal XIII sec., quando le stesse cittadinanze decisero di iniziare a mettere per iscritto i loro statuti e i loro atti amministrativi.
Per poter sopravvivere le città medievali dovevano poter contare su un'immigrazione continua. Non tutti i cittadini godevano del pieno Diritto di cittadinanza: le mogli degli stessi cittadini, prive di diritti politici, gli immigrati con lo status di Dimoranti e gli ebrei (Giudaismo). Dal XIV sec. si andò modificando la composizione del ceto dominante nelle città (Rivolte cittadine), e di conseguenza anche del Piccolo (20-50 membri) e del Gran Consiglio (50-200 membri o più). L'élite nobiliare fu sostituita, spec. nelle città con Corporazioni ben sviluppate (ad esempio Zurigo), da nuovi casati cittadini emergenti, dediti con successo ad attività economiche e militari; nelle città soggette a influssi borgognoni, come Berna, la vecchia élite riuscì per contro a mantenere il potere almeno fino al primo terzo del XV sec. Le nuove strutture del potere e le reti di relazioni del ceto cittadino dominante poterono comunque consolidarsi soltanto dopo il 1500.
Fra città e dintorni esistevano svariati rapporti di dipendenza reciproca (relazioni tra Città e campagna). I centri urbani posti su assi di transito nella fascia prealpina non approfittavano soltanto del fatto di essere sede di mercati locali o regionali, ma beneficiavano anche del commercio su lunghe distanze. Una produzione tessile orientata all'esportazione si sviluppò dal XIII sec. a Zurigo, sul finire del ME anche a Friburgo e a San Gallo; nel tardo ME lo sviluppo di Ginevra fu favorito da Fiere importanti. La crescita economica delle città dalla seconda metà del XIV sec. fu un presupposto per la formazione di Signorie territoriali: Berna divenne ad esempio nel XV-XVI sec. la città-Stato più grande a nord delle Alpi, ma anche Lucerna, Zurigo, Friburgo, Soletta, Basilea e Sciaffusa poterono acquisire territori piuttosto vasti. L'estendersi progressivo della signoria territoriale da una parte rafforzò le città non soltanto nella loro funzione di centro economico e culturale, ma anche nel loro ruolo di capoluogo amministrativo, dall'altra le costrinse ad abbandonare il commercio su lunghe distanze.
Si stima che nel territorio dell'odierna Svizzera la maggior parte delle città medievali contasse meno di 2000 ab., che perciò vanno classificate nella categoria delle città di piccola dimensione. A questi centri se ne affiancavano altri di proporzioni medie, come Lucerna o Sciaffusa (fra i 3000 e i 5000 ab.), e medio-grandi, come Berna, Zurigo o Friburgo (fra i 5000 e i 7000 ab.); solo Basilea si può annoverare fra le grandi città medievali (ca. 10'000 ab.). Mentre la superficie urbana basilese era di ca. 130 ettari, quella delle cittadine minori non raggiungeva i 20.
La crescita demografica trovò espressione nello sviluppo edilizio delle città (Urbanistica). Partendo dai propri nuclei originari, i centri urbani crebbero soprattutto lungo i principali assi di traffico; alla base del loro sviluppo vi furono sedi vescovili (Basilea, Coira, Losanna, Ginevra), abbazie (San Gallo, Sciaffusa), capitoli (Zurigo, Soletta, Zofingen), chiese parrocchiali (Zurigo, Lucerna, Basilea) e, nel XIII sec., nuovi conventi di ordini mendicanti e mercati principali o secondari. Nonostante il continuo aumento della superficie abitata, alla fine del XV sec. i terreni urbani non erano affatto interamente edificati. Dal XIII sec. le Mura cittadine caratterizzarono l'aspetto delle città, dimostrando così che le stesse costituivano uno spazio giur. svincolato dal Diritto territoriale; il diritto civico era peraltro valido anche all'esterno delle mura, in una fascia di territorio ad esse adiacenti. Sobborghi sorsero all'esterno dei centri piuttosto antichi già a partire dal XIII sec.; all'interno, invece, l'espandersi e l'infittirsi dell'abitato portò alla formazione dei quartieri, utili spec. come unità organizzative per servizi di guardia, difesa militare e riscossione di imposte. Nelle città medievali sviz. non sono documentabili né una chiara Topografia sociale degli artigiani né una ghettizzazione degli ebrei; l'artigianato legato a specifiche condizioni topografiche (per esempio alla presenza di acqua corrente) si concentrava comunque in determinate parti della città. Il mercato principale fu il solo elemento ad avere un ruolo duraturo nella valorizzazione degli spazi urbani (Mercati).
Negli edifici si riflettono anche l'emancipazione della cittadinanza e la differenziazione economica e sociale del tessuto urbano. Già intorno alla metà del XIII sec. le città piuttosto sviluppate possedevano un Palazzo comunale, presente anche nelle città minori, ma sotto forma di edificio multifunzionale, per lo più solo dal XV sec. Il paesaggio urbano era caratterizzato anche da unità produttive e commerciali artigiane (mulini, panifici, macellerie, fucine, calzolerie, tessiture ecc.). Mentre i piccoli centri garantivano ai loro ab. solo un approvvigionamento di base, quelli più grandi ospitavano professioni artigiane specializzate. A partire dal XIII sec. il libero traffico di mercato venne in parte convogliato in empori e magazzini, che venivano utilizzati sia per controllare il commercio sia per riscuotere dazi e altre tasse. Una parte delle attività commerciali si svolgeva anche, senza controllo, nelle sedi corporative semipubbliche o nelle taverne. Le sedi di corporazioni artigiane, talvolta imponenti come a Zurigo, non avevano solo un'importanza economica ma erano anche centri della vita sociale e talora politica. Scuole sono attestate in numerose città (anche piccole) già nel XIII sec.; risalgono allo stesso periodo le prime istituzioni sanitarie del com. o del signore cittadino lungo le strade di uscita dal nucleo urbano (Ospedale, Lazzaretti). Sul finire del ME sorsero, ai margini delle città, attività private ma controllate dal Consiglio quali bagni e postriboli. Gli Arsenali e le sedi delle soc. di tiro delle zone periurbane testimoniano la crescente organizzazione della difesa cittadina.
Dalla seconda metà del XIV sec. vari settori vennero regolamentati in misura maggiore: ad esempio l'Approvvigionamento idrico, lo smaltimento delle acque di scolo e l'allestimento di legname, pietrame e laterizi per la costruzione di case cittadine. Appositi statuti provvidero a regolamentare la prevenzione e la lotta antincendi e l'edilizia privata.
Autrice/Autore: Martina Stercken / vfe
Accanto alle città vere e proprie - contraddistinte da un'amministrazione autonoma, da uno speciale diritto civico, dalla concentrazione delle attività artigiane e commerciali e dalle fortificazioni - durante l'epoca moderna ebbero un ruolo importante anche gli abitati rurali; sempre più spesso incaricati di esercitare funzioni di polo centrale e con una pop. che si ispirava a modelli di vita urbani, borghi come Altstätten, Glarona, Herisau, Herzogenbuchsee, Svitto, Altdorf, Appenzello e Trogen, ma anche La Chaux-de-Fonds, Lugano e Locarno divennero così - per numero di ab., densità demografica e concentrazione progressiva di membri appartenenti ai ceti dirigenti - simili ai centri urbani.
Nelle città, e in misura minore anche nei borghi, il numero di coloro che detenevano il potere politico divenne sempre più ristretto (Aristocratizzazione, Oligarchia). La concessione della cittadinanza fu assoggettata a forti restrizioni e le fam. più influenti sottrassero gradualmente alla maggioranza dei cittadini la possibilità legale di farsi eleggere al Consiglio; il Gran Consiglio perse potere a discapito del Piccolo Consiglio o del Consiglio segreto, dove venivano prese le decisioni più importanti. Nelle Città a regime corporativo quali Zurigo, Basilea, San Gallo e Sciaffusa, ma anche in una città soggetta come Bienne, le corporazioni poterono assicurarsi un certo influsso sul Consiglio; a Berna e nei cant. urbani catt. Lucerna, Friburgo e Soletta i casati dominanti riuscirono a costituire un Patriziato cittadino chiuso (Cantoni aristocratici); contro tali sviluppi i cittadini non rappresentati nel Consiglio si opposero, ma con poco successo.
In epoca moderna le città intensificarono la loro attività di governo e amministrativa. Nella seconda metà del XVI sec. soprattutto i cant. urbani avviarono codificazioni sistematiche dei loro testi legislativi, regolamentando vari settori della vita quotidiana (moralità, istruzione, pubblica assistenza e sanità, approvvigionamento alimentare); l'amministrazione cittadina penetrò anche nell'area rurale circostante.
Le fonti d'entrata per le città erano costituite da imposte indirette, tasse e contributi; i prelievi di imposte dirette erano di norma solo temporanei. Se nel tardo ME molte città risultavano indebitate, a partire dal 1500 si delineò un passaggio a un'economia basata sulle eccedenze; un ruolo fondamentale in tal senso ebbero le entrate legate ai patti di alleanza e al servizio mercenario. I beni delle chiese e dei conventi secolarizzati, invece, contribuirono solo in misura ridotta a risanare le finanze dei cant. rif. Difficile da stimare, ai fini del bilancio cittadino, è l'importanza dei riflussi di denaro provenienti dal contado.
La rete di fiere e mercati annuali ereditata dal ME si infittì nell'età moderna sia per frequenza di avvenimenti sia per numero di località che li ospitavano; allo stesso tempo le città si impossessarono in misura crescente del settore agricolo e lo regolamentarono. Fino alla fine dell'ancien régime le attività bancaria e finanziaria furono quasi esclusivamente appannaggio dei centri urbani; all'inizio del XVI sec. anche le arti e i mestieri entrarono a fare parte dei privilegi delle città, all'interno delle quali si svilupparono condizioni restrittive di economia corporativa. La crescita demografica del XVI sec. comportò un aumento del numero di artigiani nei villaggi e di corporazioni, ad esempio nei dintorni delle città di Berna, Lucerna e Soletta nonché nei borghi di Svitto, Altdorf, Stans e Sarnen. Per l'economia di epoca moderna divenne importante il sistema di produzione tessile commissionata a domicilio (Verlagssystem); avviato e controllato spec. da grandi commercianti, dal 1520 prese piede a Lugano e a Locarno, dal decennio 1540-50 a Ginevra e più tardi a Zurigo e a Basilea; nel contado sangallese esso fu sostenuto dagli stessi piccoli artigiani indipendenti. La ripartizione del lavoro che ne derivò, pilotata da commercianti cittadini, vedeva così impegnati artigiani urbani e tessitori rurali o manodopera ausiliaria femminile; ben presto il sistema si diffuse anche in zone distanti dalle città che in origine l'avevano adottato. I commercianti che si basavano sul Verlagssystem di Zurigo e Basilea pretesero di avere il monopolio della produzione a domicilio nei rispettivi territori; in altre città sorsero aziende analoghe indipendenti. All'inizio del XVIII sec. si possono distinguere, nel territorio dell'odierna Svizzera, quattro macroregioni protoindustriali intorno a San Gallo, Zurigo, Basilea e Ginevra.
Nel XVI sec., l'apertura di tipografie trasformò le città in centri di diffusione di nuove idee; Basilea, fino al XIX sec. unica città univ. nell'odierno territorio sviz., divenne un polo dell'Umanesimo fra l'altro proprio per il suo ruolo dominante in campo tipografico. I sovvertimenti religiosi del XVI sec. diedero il via alla fondazione di Acc. teol. in diverse città rif. (Zurigo, Berna, Losanna e Ginevra) e di scuole gestite da gesuiti a Lucerna, Friburgo, Porrentruy, Sion, Briga e Soletta. Nelle città rif. il processo di alfabetizzazione ebbe maggiore successo che nei centri catt. e nelle campagne, dove le differenze si attenuarono solo nel XVIII sec.; è soprattutto nei centri urbani rif., del resto, che si svilupparono le idee dell'Illuminismo.
Dal 1500 al 1800 il grado di urbanizzazione del territorio sviz. oscillava fra il 5 e l'8%; se si tiene conto anche delle piccole città con meno di 5000 ab. e dei centri amministrativi presenti nei cant. rurali, intorno al 1600 si situava fra il 16 e il 19%, ma intorno al 1800 era solo del 12%. Grandi città non esistevano: Ginevra raggiunse i 20'000 ab. solo poco prima del 1750. I piani per la costruzione di città nuove - ad esempio Henripolis o la piazzaforte militare di Versoix sul lago di Ginevra - raggiunsero unicamente la fase di progettazione; l'unica fondazione ad avere successo fu quella di Carouge, allora ancora savoiarda. La maggior parte delle città di dimensioni medie e medio-piccole conservò inoltre un'impronta rurale.
Sul piano demografico, le città dipendevano dal contado circostante anche perché al loro interno, ad eccezione di pochi periodi, il tasso di mortalità superava quello di natalità. Fino alla metà del XVII sec. ca., la crescita demografica dei centri di discrete dimensioni può essere spiegata solo attraverso l'immigrazione, proveniente in prevalenza dalle fasce periurbane; un fenomeno vistoso era l'eccedenza numerica della pop. urbana femminile, spec. nel personale di servizio.
Lo sviluppo economico, sociale e amministrativo delle città modificò l'aspetto del paesaggio. Le amministrazioni centrali, oltre a costruire e ampliare numerose strade nel contado, potenziarono molti edifici (sedi di baliaggio, demani, Granai, stabili ad uso fiscale e daziario); ulteriori segni della presenza urbana nelle campagne sono le ville e residenze estive dei membri dell'aristocrazia e dei patriziati cittadini. Vari sobborghi si trasformarono in villaggi strada, dediti all'orticoltura, all'ingrasso del bestiame e ad attività specializzate per l'approvvigionamento del vicino centro urbano; in questi sobborghi vivevano giornalieri, piccoli artigiani, orticoltori, vignaioli e mendicanti, e avevano sede attività artigiane e aziende fondate sul Verlagssystem, dalla fine del XVII sec. anche manifatture, filande e stamperie di indiane.
In epoca moderna vi fu, all'interno della cinta muraria, un aumento generalizzato di edifici; nelle città più grandi l'allevamento del bestiame grosso venne trasferito fuori porta. Nel tardo XVI e nel XVII sec. Ginevra, Sciaffusa, Berna, Soletta e Zurigo vennero dotate di fortificazioni moderne. Le città rif. adattarono stabili di vecchi conventi soppressi per accogliervi le loro Acc., mentre in alcune città catt. i gesuiti edificarono collegi e chiese fino al XVIII sec. I nuovi arsenali e granai coniugavano l'utile alla rappresentazione autocelebrativa, il che valeva anche per gli stabili abitativi e commerciali di molti imprenditori, eretti in stile rinascimentale, barocco o neoclassico. Quanto all'approvvigionamento idrico, qua e là vennero posate condutture individuali che raggiungevano i cortili interni di cittadini agiati. Nel tardo XVIII sec. (a Berna nel 1761) si cominciò a illuminare la rete stradale e a ripulire regolarmente i canali di scolo e i viottoli dal letame, dall'immondizia e dai rifiuti. I primi teatri e le prime sale da concerto sorsero all'interno delle città nel XVIII sec.
Autrice/Autore: Martin Körner / vfe
All'inizio del XIX sec. il fenomeno urbano in Svizzera era ancora contraddistinto dalla sua estrema moderazione. L'ossatura urbana era costituita da ca. 42 località con più di 2000 ab. Si trattava di città e borghi con funzioni amministrative (i capoluoghi dei cant.), di borghi mercantili e città ben posizionate sulle strade di transito e di qualche località con funzioni prettamente industriali. Soltanto le città importanti (le otto città con più di 5000 ab.), grazie al loro ruolo di promotrici degli scambi e della produzione industriale, esercitavano un'influenza che superava gli stretti confini amministrativi degli spazi cant. Con la Rivoluzione elvetica (1798), tuttavia, le città persero i privilegi giur. che assicuravano loro la supremazia nel sistema politico della vecchia Conf., diventando, sull'esempio della Francia rivoluzionaria e napoleonica, dei semplici com. Le fortificazioni, per lo più obsolete, erano le uniche tracce concrete che ricordavano il vecchio carattere delle città.
La trasformazione delle città sul piano esteriore si compì nell'ambito dei movimenti liberali, ossia dopo il 1830. Furono in effetti le rivoluzioni scoppiate tra il 1830 e il 1850 a portare a termine l'evoluzione iniziata durante il periodo rivoluzionario, istituzionalizzando definitivamente l'uguaglianza politica tra città e campagna. Per i capoluoghi tutto ciò si tradusse nello smantellamento delle fortificazioni, a volte sistematico (a Zurigo dal 1833, a Berna dal 1834, a Ginevra dal 1849), spesso soltanto simbolico attraverso la semplice demolizione delle porte fortificate (a San Gallo nel 1835, a Friburgo nel 1848). Comunque sia, l'apertura delle città segnò un momento decisivo della storia urbana: a partire dalla seconda metà del XIX sec., con la rapida crescita demografica, la città si estese liberamente e, caduti i confini materiali tra città e campagna, tese a fondersi nel territorio. La diluizione della città nel territorio segnò l'avvento degli Agglomerati urbani contemporanei, organismi dai contorni indistinti e mobili.
La crescente Urbanizzazione modificò sia i rapporti tra città sia il loro ancoraggio a una rete gerarchizzata. Dopo il 1850 si assistette al massiccio emergere di località con una pop. compresa tra 2000 e 10'000 ab., così che nel 1910 si contavano 89 città con più di 5000 ab. Questo fenomeno definì nuove concentrazioni attorno a regioni urbane sempre più polarizzate. Il miglioramento dell'accesso alle città, grazie soprattutto alla costruzione delle grandi linee ferroviarie tra il 1850 e il 1870, operò delle riclassificazioni decisive. Ne approfittarono grandi centri quali Basilea, Zurigo e San Gallo nonché alcuni nodi ferroviari come, ad esempio, Olten. Sin dalla fine del XIX sec. la densità del tessuto urbano, il dinamismo delle attività e la forza delle grandi città disegnarono quella vasta zona urbana dell'Altopiano, chiamata anche la Bandstadt elvetica (nastro urbano), la cui metropoli è Zurigo.
Se si cerca di individuare gli effetti dell'industrializzazione su questo processo di concentrazione e di gerarchizzazione, è giocoforza constatare che la prima tappa della rivoluzione industriale non riuscì a trasformare radicalmente le città. Durante la maggior parte del XIX sec., infatti, il processo di industrializzazione si sviluppò al di fuori del contesto urbano: le filande meccaniche di cotone, ad esempio, legate alla forza dei corsi d'acqua, vennero installate soprattutto nelle campagne. L'insediamento delle fabbriche nei villaggi permette comunque di capire il processo di crescita organica che, a poco a poco, moltiplicò le piccole e medie città. L'effetto di agglomerazione provocato dall'industria fu assai più marcato durante la seconda metà del sec., in coincidenza con l'avvento dell'industria delle costruzioni meccaniche e delle macchine. Questo tipo di attività incideva sul paesaggio sia attraverso il suo bisogno di superfici e di manodopera sia attraverso le sue esigenze di accesso alla ferrovia: Winterthur è un buon esempio di città in cui la crescita venne determinata dall'industria, ma si potrebbero cit. pure Arbon (927 ab. nel 1850 e 10'299 nel 1910), Rorschach, Bienne o Renens. L'industria, tuttavia, non fu mai un fenomeno esclusivamente urbano. La Svizzera era un Paese fortemente industrializzato e urbanizzato, sebbene, ancora nel 1930, soltanto il 57,6% dei lavoratori attivi nei settori secondario e terziario abitava in città: una proporzione relativamente bassa se confrontata con quella di altri Paesi europei.
Nel XX sec. non erano più le sole attività industriali a determinare in modo massiccio l'urbanizzazione. La città, infatti, in quanto spazio centrale dispensatore di servizi, riusciva a moltiplicare gli impieghi altrettanto bene o ancor meglio di quanto non lo facessero le funzioni di produzione. A eccezione delle città industriali in cui la quota degli impieghi nel settore secondario era dominante, verso il 1900 essa ammontava ovunque fra il 45 e il 55%. Da allora la proporzione degli impieghi nel terziario (soprattutto commercio e trasporti, ma anche banche, assicurazioni e turismo) non smise mai di crescere. Questo processo influenzò ampiamente la composizione sociale della pop. urbana. Prima del 1850 in città si trovavano fianco a fianco operai impegnati nell'artigianato, il gruppo più rilevante, una servitù ancora molto numerosa e il piccolo mondo degli artigiani e dei commercianti. Alla fine del XIX sec. si assistette alla nascita di quello che venne definito il Ceto medio, con il nuovo statuto sociale dell'impiegato. Senza essere esclusivamente urbano, questo "gruppo", che comprendeva le nuove professioni della vendita, dell'ufficio e dell'amministrazione nonché le professioni tecniche, era assai legato alla città. In questo modo, nel periodo tra le due guerre, era concentrato nelle grandi città (Zurigo, Basilea, Berna, Ginevra, Losanna e San Gallo) il 45% degli impiegati d'ufficio, il 40-50% dei venditori, il 30% degli impiegati tecnici e soltanto il 17-23% degli operai. L'avvento delle nuove professioni modificò la struttura sociale. I settori della servitù, del lavoro a domicilio e del piccolo artigianato arretravano. Nel 1925 a Basilea la classe degli operai e quella degli impiegati rappresentavano ciascuna quasi un terzo della pop. attiva.
Il fenomeno detto di terziarizzazione fu ancora più spettacolare durante la fase di crescita avviatasi dopo il 1960. Se da una parte le città ospitavano, in quel momento, il 46% della pop. residente del Paese, dall'altra raggruppavano il 55% dell'impiego industriale e il 68% dell'impiego del terziario. Tra il 1960 e il 1970 le città assorbirono il 30% dell'aumento dell'impiego nel secondario e più del 68% dell'aumento nel terziario. Si ritrovano così gli elementi che stanno alle origini del fenomeno urbano e che ne costituiscono i vantaggi: la città luogo di scambi di beni e di servizi, la città spazio di cultura, la città luogo di produzione del sapere e dell'informazione.
Il massiccio aumento della pop., la moltiplicazione del numero di città, gli effetti dell'industrializzazione e i cambiamenti degli status sociali a seguito dei nuovi modi di produzione furono fenomeni che finirono per sconvolgere le forme di vita della città, dominate dall'incertezza e dalla mobilità. Furono i grandi rimescolamenti umani del XIX e del XX sec. a ringiovanire le pop. cittadine. I bilanci migratori favorevoli alle città diedero un contributo essenziale alla loro crescita. L'instabilità, tuttavia, era molto forte e non era raro che più della metà degli ab. arrivasse o partisse nel corso dello stesso anno. La città attirava moltissimi migranti, di cui buona parte riprendeva ad errare per affrontare nuove esperienze. La stabilizzazione attraverso il matrimonio era il segno di un successo e dell'inizio di un'integrazione. Il rallentamento del nomadismo interurbano, d'altra parte, segnò gli anni del periodo interbellico. La precarietà della vita urbana e il carattere stagionale di numerosi impieghi, soprattutto femminili, comportarono inoltre una grande mobilità all'interno delle città stesse. All'inizio del XX sec., nelle città importanti, il 30-40% degli alloggi cambiava occupante nel corso dell'anno. La gente traslocava spesso perché non riusciva più a pagare l'affitto. Negli anni di crescita economica, una parte del decennio 1920-30 e poi dal 1960, questa instabilità si attenuò grazie a una maggiore sicurezza dell'impiego. Un altro tipo di mobilità, infine, di tipo quotidiano, caratterizzava sempre più il modo di vita urbano (Pendolari); la separazione del posto di lavoro dal luogo di residenza, favorita dallo sviluppo, sin dalla fine del XIX sec., di mezzi di trasporto accessibili (in particolare il tram oppure la bicicletta) spinse gli ab. delle città a popolare i villaggi della periferia. Questi centri si trasformarono in com. dormitorio e gli spazi interstiziali che li separavano dalla città si riempirono a poco a poco fino a fondersi completamente. Dove finiva allora la città?
In un primo tempo, una volta eliminati i limiti fisici delle mura, divenne consuetudine definire il fenomeno urbano attraverso un limite statistico, fissato, nel 1882, a 10'000 ab. In seguito, per dar conto della gemmazione dell'urbanizzazione attorno alle città esistenti, la statistica introdusse il termine di Agglomerato urbano, definito con precisione nel 1930. Si tratta di spazi urbani complessi che comprendono le città propriamente dette, gli spazi suburbani, gli spazi periferici e i centri rurali urbanizzati. Oggigiorno questo spazio policentrico costituisce ciò che la statistica designa come "zone urbane"; nel 2000 si trattava di 50 agglomerati di cui cinque aree metropolitane (Zurigo, Ginevra-Losanna, Basilea, Berna, Ticino), in cui viveva il 73,3% della pop.
Questa realtà, cioè quella di un territorio sempre più urbanizzato e di una diffusione generalizzata dei modi di vita cittadini, ha occupato a lungo una posizione di secondo piano nella cultura politica elvetica. A partire dal XIX sec. l'urbanizzazione e le sue conseguenze non cessarono mai di preoccupare, in una visione rousseauiana, gli osservatori della vita sociale. Più che i vantaggi materiali e culturali della vita urbana, ad attirare l'attenzione furono gli aspetti negativi. Spazio di libertà, la città venne percepita come luogo in grado di moltiplicare le occasioni per liberarsi dei valori tradizionali nonché per sviluppare comportamenti devianti e fomentare la miseria morale e materiale. Che i grandi conflitti sociali si siano svolti nel contesto cittadino, che gli ab. delle città votino tradizionalmente più a sinistra di quanto non faccia l'insieme dell'elettorato e che le città, durante le due guerre mondiali, abbiano sofferto molto più delle campagne per le difficoltà di approvvigionamento, sono fatti oggettivi. Non bastano tuttavia a spiegare la persistenza di atteggiamenti anti-urbani nella cultura politica sviz. e la paura patologica di quest'ultima nei confronti della sovversione sociale.
Da una decina di anni la Svizzera vive la riscoperta dei valori urbani, una rivalutazione che si palesa in diversi modi. Dopo decenni in cui i cittadini sognavano una piccola casa in campagna, oggigiorno sono sempre più numerosi coloro che manifestano una predilezione per forme di alloggio conviviali in un contesto di vita decisamente urbano. Dopo decine di anni di occultamento della realtà urbana nella politica di Pianificazione del territorio, nel 1996 la Conf. ha optato per una politica di gestione della "rete delle città sviz." Assente dal vocabolario amministrativo, dove si parlava soltanto di com. e di località, la città ritorna in forze. La particolare situazione delle città e degli agglomerati viene espressamente menz. nell'art. 50 della nuova Costituzione fed. del 1999. L'articolo deve molto alla lotta condotta dall'Unione delle città sviz. Fondata nel 1897 per sviluppare i contatti tra le municipalità, l'Unione difende la posizione specifica dei suoi membri come, ad esempio, nell'ambito delle discussioni sulla nuova perequazione finanziaria tra Conf. e cant. Alcuni, infine, pensano di accordare alle città un nuovo statuto, facendone dei partner della vita politica allo stesso titolo dei cant. e dei com.
Autrice/Autore: François Walter / czu