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Nel mondo mancano 900mila ostetriche, pari a 1/3 della forza lavoro globale richiesta in questo settore. E la pandemia ha acuito il problema, lasciando senza risposta i bisogni sanitari di molti madri e neonati, con servizi ostetrici interrotti e molte professioniste mandare a lavorare su altri fronti. A fare il punto è il rapporto State of World's Midwifery dell'Unfpa (l'agenzia Onu sulla salute sessuale e riproduttiva), dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e della Confederazione internazionale delle ostetriche, che valuta la situazione di 194 paesi.
Secondo un'analisi pubblicata su Lancet, se si riuscisse fare un investimento per colmare completamente questa carenza di ostetriche entro il 2035, si potrebbero evitare circa il 67% delle morti materne, il 64% di quelle neonatali e il 65% dei bambini nati morti, salvando 4,3 milioni di vite l'anno. Nonostante l'allarme lanciato già nel 2014 dal precedente rapporto, i progressi compiuti in questi otto anni sono stati troppo lenti, rileva l'Oms. Al ritmo attuale, la situazione migliorerà pochissimo entro il 2030. Uno dei principali fattori alla base di questo problema, secondo il rapporto, è la disuguaglianza di genere, il sotto-finanziamento, il non dare la priorità ai bisogni di salute sessuale e riproduttiva delle donne, e il non riconoscere il ruolo delle ostetriche, il 93% delle quali sono donne.
Le ostetriche non solo seguono i parti, ma si occupano anche delle cure pre e post-natali, dei servizi di salute riproduttiva, contribuendo a rilevare e trattare le infezioni a trasmissione sessuale e assicurando i servizi di salute riproduttiva anche per gli adolescenti. “Le ostetriche sono continuamente svalutate e ignorate”, commenta Franka Cadee, presidente della Confederazione internazionale delle ostetriche. “È tempo che i governi intervengano, investendo su questo settore, per assicurare cure di qualità alle donne che partoriscono”.