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Un passo nella buona direzione o un pericolo per le istituzioni sociali? Associazioni padronali e sindacati si mobilitano in favore e contro la revisione dell'imposizione delle imprese, su cui si voterà il 24 febbraio.
La campagna elettorale si inasprisce. I sindacati paventano il massiccio calo delle entrate per l'AVS e l'AI. Gli imprenditori accusano gli avversari di diffondere "falsi argomenti perniciosi".
"Un brutto colpo per l'AVS, con perdite di 300-400 milioni di franchi all'anno". Così definisce l'Unione sindacale svizzera (USS) la legge sulla riforma II dell'imposizione delle imprese sottoposta a votazione popolare il 24 febbraio.
L'organizzazione dei lavoratori prevede infatti che gli azionisti preferiranno essere remunerati sotto forma di dividendi, dato che, se il referendum sarà respinto, saranno tassati unicamente nella misura del 60% e non saranno soggetti al pagamento dei contributi sociali.
Cifre ministeriali contestate
Recentemente, il ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz ha stimato le minori entrate per l'AVS a una somma compresa tra 90 e 130 milioni di franchi all'anno.
Una cifra contestata martedì in una conferenza stampa dal presidente dell'USS Paul Rechsteiner, stando al quale il tesoriere della Confederazione "fa di tutto per minimizzare i calcoli fatti dalla sua amministrazione".
Nel 2005, nel suo messaggio, il governo svizzero sosteneva che un tasso d'imposizione dei dividendi del 70% avrebbe messo in pericolo il finanziamento dell'AVS. La maggioranza borghese del parlamento ha comunque deciso di abbassare questa quota al 60%, ha ricordato il presidente dell'USS.
"Una truffa"
La centrale sindacale ha quindi deciso di rifare i calcoli per convincere il popolo a rifiutare questa "truffa ai danni delle piccole e medie imprese (PMI) e dell'AVS", secondo la definizione del presidente del Sindacato della comunicazione e futuro presidente del Partito socialista svizzero Christian Levrat. Contrariamente all'opinione di Merz, la maggior parte degli azionisti tenderanno a versarsi dividendi fiscalmente privilegiati piuttosto che salari sottoposti a contributi sociali, ha pronosticato Levrat.
Gli azionisti fisseranno lo stipendio che garantirà loro la rendita AVS più elevata, ha aggiunto il responsabile dell'economia in seno all'USS Daniel Lampart. Questa somma non supererà i 100'000 franchi all'anno. Il resto sarà versato sotto forma di dividendi.
Le perdite per l'AVS causate da questa "ottimizzazione fiscale" raggiungeranno 200-250 milioni di franchi. A ciò vanno aggiunte minori entrate per 50-100 milioni, poiché molti lavoratori indipendenti, attratti dagli sgravi, creeranno società anonime o a responsabilità limitata.
Uno studio universitario sulle conseguenze della riforma
Infine, uno studio del professore sangallese Christian Keuschnigg ha mostrato che la riforma comporterà una diminuzione degli impieghi dello 0,2% ed un calo del salario medio dello 0,15%. Le relative perdite per AVS, Assicurazione invalidità (AI) e assicurazione contro la disoccupazione ammonteranno a ulteriori 50 milioni di franchi.
L'ammanco totale per l'AVS sarà quindi di 300-400 milioni. Per Rechsteiner questa somma permetterebbe di finanziare una soluzione accettabile per il pensionamento flessibile.
Padronato denuncia "demagogia socialista"
Tutti questi argomenti vengono contraddetti dall'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), che in una conferenza stampa quasi in contemporanea con quella dell'USS, si è battuta martedì in favore della riforma fiscale, denunciando la "demagogia socialista". Secondo l'USAM, il progetto apporta sgravi essenziali per le PMI.
Per il presidente dell'USAM Edy Engelberger, la riforma non dev'essere ridotta alla sola imposizione dei dividendi. Essa mette fine a parecchie ingiustizie fiscali ed elimina complicazioni in materia di successione. Engelberger ha inoltre ricordato che le PMI svizzere impiegano due terzi della popolazione svizzera e offrono più di 175'000 posti per apprendisti.
"È dunque falso affermare che la riforma sia soltanto un regalo fiscale fatto ad alcuni ricchi azionisti". Un altro vantaggio del progetto posto in votazione è di consentire ai giovani imprenditori di trovare più facilmente investitori, ha aggiunto il presidente dell'USAM.
Successioni più facili
Le nuove disposizioni agevoleranno inoltre la trasmissione di un'impresa sia attraverso la sua acquisizione, sia attraverso la successione. "Attualmente i costi di un acquisto sono troppo elevati e possono portare alla chiusura di un'impresa e alla conseguente perdita di posti di lavoro", ha criticato André Berdoz, direttore dell'omonima società anonima, una PMI con sede nel canton Vaud.
"Riprendere un'impresa famigliare è oggi diventato un vero e proprio calvario", gli ha fatto eco Beatrice Lüthi, che è succeduta al padre alla testa dell'impresa Lüthy Aufzuge SA nel canton Berna. Con la riforma i successori potranno riprendere un'azienda pur avendo a disposizione pochi capitali.
swissinfo e agenzie
In breve
Secondo il governo, la riforma dell'imposizione delle imprese mira ad alleviare soprattutto le piccole e medie aziende e i loro proprietari di un doppio fardello finanziario.
In tal modo, nelle partecipazioni qualificate (al minimo il 10% del capitale azionario) i dividendi verrebbero tassati solo parzialmente. Ed è essenzialmente contro questa condizione che si battono gli oppositori.
Il progetto contempla anche una serie di altre misure per lo sgravio delle piccole e medie imprese. Fra l'altro, le successioni verrebbero semplificate e diventerebbero meno onerose.
Il governo, che sostiene la riforma, valuta a circa 400 milioni di franchi all'anno le perdite erariali dovute a questo cambiamento. A farne le spese sarebbero soprattutto i Cantoni; alla Confederazione verrebbero a mancare "solo" 56 milioni di franchi.