Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01251.jsonl.gz/582

Riunioni ad oltranza, a Doha, dei gruppi di lavoro per tentare di raggiungere risultati concreti entro venerdì, data di chiusura della 18esima conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima (COP18). A dieci giorni dall'avvio, non sono emersi segnali positivi sul rinnovo del protocollo di Kyoto che scade a fine anno e su un accordo globale per l'abbassamento delle emissioni di gas serra.
Così, oggi, all'arrivo dei ministri dell'ambiente e dell'energia di 198 paesi che partecipano alla Conferenza, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon - aprendo la sessione ministeriale - ha rivolto un appello affinché si raggiunga un "impegno concreto".
Un passo importante è arrivato dalla Gran Bretagna, che si è impegnata - ha riferito a Doha la commissaria europea all'ambiente Connie Hedegaard - a versare 2,2 miliardi di euro per il 2013 e il 2014 nel fondo globale per il clima a favore dei paesi in via di sviluppo, per aiutarli a ridurre le emissioni e ad adattarsi ai mutamenti climatici.
Un impegno, quello del regno Unito, che potrebbe sbloccare altri Stati. A livello europeo se n'è detta certa la Hedegaard. E i paesi più poveri chiedono il rispetto degli impegni presi dai paesi industrializzati a Cancun nel 2010 un aiuto di dieci miliardi di dollari per i primi tre anni (2010-2012) e di aumentare progressivamente la quota annuale sino a cento miliardi nel 2020.
Ban ha chiesto risultati concreti perché quella del clima "è una vera crisi, una minaccia per tutti, per l'economia, per il benessere e per il futuro". Il livello di emissioni a effetto serra hanno raggiunto livelli record e i cambiamenti climatici provocano fenomeni sempre più dannosi.