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Durante scavi in Siria, un'equipe di archeologi svizzeri ha portato alla luce frammenti ossei di un dromedario gigante vissuto circa 100'000 anni fa.
L'animale, alto più di 3 metri, era grande il doppio del suo omologo attuale.
"È una scoperta straordinaria! Non pensavo che al giorno d'oggi fosse ancora possibile trovare resti di un grande mammifero preistorico, finora del tutto sconosciuto" esordisce così, ai microfoni della Radio Suisse Romande Jean-Marie Le Tensorer, professore di preistoria al dipartimento d'archeologia dell'università di Basilea.
"Si tratta verosimilmente di un dromedario, dunque con una sola gobba. Non è stato facile stabilirlo, poiché le ossa erano frammentate" prosegue. "Ne abbiamo trovate una ventina. Ora le abbiamo mandate a Zurigo per poterle studiare meglio".
Le ossa sono state scoperte nel villaggio siriano di El Kowm, 120 chilometri a nord-ovest di Palmira. In verità, il ritrovamento risale agli scorsi mesi di luglio e agosto. La stampa siriana ne aveva dato notizia già a metà settembre. Da noi la scoperta è stata presentata a metà novembre a Zurigo in una conferenza stampa.
Il dromedario "mammut"
A giudicare dai reperti ossei, il dromedario gigante doveva essere alto all'incirca 3 metri, cioè il doppio rispetto il suo discendente attuale. I reperti si trovavano in strati geologici diversi, ad una profondità compresa tra i 12 e i 15 metri. Ciò vuol dire che la specie è sopravvissuta per migliaia o decine di migliaia di anni. I ricercatori valutano questo lasso di tempo fra 60'000 e 150'000 anni fa.
Particolarmente utili per stabilire l'appartenenza alla famiglia dei Camelidi – della quale fanno parte cammelli, dromedari e lama – sono risultate le ossa delle zampe. La forma a V, come si vede nella foto, consente a questi animali di muoversi sulla sabbia senza sprofondare.
Oltre alle ossa delle zampe, sono state trovate delle vertebre e un frammento di mascella. È quest'ultimo reperto che ha convinto gli studiosi che si trattava di un dromedario e non di un cammello. Secondo Peter Schmid, dell'istituto di archeologia dell'università di Zurigo, la scoperta sarà molto importante per capire l'origine e l'evoluzione dei Camelidi nel corso della storia.
Questi animali si ritiene siano originari del nord America. Tre milioni di anni fa, una parte d'essi si sarebbero trasferita sul continente euro-asiatico attraversando lo stretto di Bering, per giungere poi in Africa. Da questo ceppo si sarebbero evoluti i cammelli e i dromedari come li conosciamo oggi. Nel frattempo, l'altra parte della specie originaria si sarebbe trasferita in America del sud, per divenire poi gli attuali lama.
Una scoperta svizzera
L'equipe di archeologi che ha eseguito gli scavi è formata da ricercatori delle università di Basilea e Zurigo. Le ricerche nel villaggio di El Kowm sono iniziate nel 1999, nell'ambito di un progetto finanziato dal Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica.
Non è un caso che la scoperta sia avvenuta nello stato mediorientale. "Sono più di 20 anni che lavoro in Siria", dice Le Tensorer. "In questa regione disponiamo di grandi siti preistorici che ci aiutano a tracciare l'evoluzione della specie umana nel corso dell'ultimo milione di anni".
La regione attorno a El Kowm è in effetti considerata una culla della civilizzazione."I ritrovamenti sono avvenuti in una zona abitata un tempo dagli uomini preistorici. I quali, per cibarsi, probabilmente cacciavano anche i dromedari giganti", aggiunge.
Niente Jurassic Park
Gli indizi trovati sul terreno permettono agli studiosi di farsi un'idea su quello che era l'habitat del dromedario gigante ai tempi. "Doveva trattarsi di un ambiente di tipo africano. Accanto ai reperti del dromedario mammut abbiamo infatti trovato anche ossa di un dromedario normale, di gazzelle, antilopi, cavalli e struzzi. Tutti elementi che confortano l'ipotesi africana" dice il professore.
Chi già sogna di vedere nei nostri musei un animale in stile Jurassic Park, dovrà mettersi il cuore in pace. "Al massimo potremo ammirare dei calchi delle poche ossa ritrovate", osserva Le Tensorer "Quelle originali appartengono al governo siriano, che già ci ha permesso di portarle da noi per poterle analizzare. Dopo dovremo restituirle", conclude il professor Le Tensorer.
swissinfo, Michel de Marchi
Fatti e cifre
L'esemplare è vissuto fra 60'000 e i 150'000 anni fa
Una ventina le ossa ritrovate. Si tratta di zampe, vertebre e frammenti di mascella
Da 20 anni gli archeologi svizzeri conducono ricerche nella steppa siriana
Questa regione è considerata una delle culle della civilizzazione
In breve
Il ritrovamento è avvenuto tra luglio e agosto nel villaggio di El Kown, a circa 120 chilometri a nord-ovest di Palmira, in Siria. La stampa siriana aveva annunciato la scoperta già a metà settembre.
Le ossa erano disposte su diversi strati geologici. Ciò significa che la specie è vissuta per decine di migliaia di anni. Si stima fra i 60'000 e i 150'000 anni fa.
L'equipe di archeologi svizzeri è formata da ricercatori delle università di Basilea e Zurigo. Alla loro guida, il professore basilese Jean-Marie Le Tensorer