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LUGANO - «Si è posizionato al centro della pista d’atterraggio senza fare nulla per essere visto». Così il procuratore pubblico Nicola Respini, che propone una condanna sospesa di sedici mesi nei confronti del quarantenne accusato di omicidio colposo ed esposizione a pericolo della vita altrui per l’incidente che il 21 agosto 2014 all’aerodromo di Lodrino costò la vita a un motociclista di vent’anni.
Quel giorno l’imputato, oggi alle Correzionali, aveva constatato la presenza di due motociclisti sulla pista. E con il veicolo di servizio era intervenuto, «per verificare la situazione, prendere contatto visito ed essere visto» ricorda il procuratore, citando la versione del quarantenne. «Ma come poteva essere visto senza accendere i fari o i lampeggianti, senza nessun tipo di segnale?»
L’accusa sottolinea che la sicurezza andava garantita non accedendo alla pista con un furgone, bensì «contattando Magadino per far chiudere la pista». Anzi, a mente del procuratore il quarantenne sapeva che la presenza del suo veicolo rappresentava un elevato pericolo: «È rimasto impalato al centro della pista, un atteggiamento sconsiderato per fermare i motociclisti che si trovavano su una proprietà privata: era quasi una sorta di sfida».
Per la gestione delle invasioni di pista, lo ricorda il procuratore, all’aerodromo di Lodrino non c’era nessuna direttiva. E questo nonostante l’attività aerea fosse intensa (si parla di circa duemila movimenti all’anno) ed episodi analoghi non fossero rari. «Si agiva in base all’esperienza e al buon senso».
Nel pomeriggio la parola passa al difensore, l’avvocato Brenno Canevascini.