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Riprendo dal mio settimanale preferito (“Weltwoche”) un caso emblematico di quel che diventa il sistema sociale quando è lasciato in mano ai socialisti in un comune a maggioranza radico-socialista nel Legislativo. Si tratta di Bienne, una città che in tempi non lontani era nota per la laboriosità della sua gente, per le industrie, in particolare per le imprese medio-piccole, e per l’alto livello delle sue scuole, in particolare il “Technikum”, classificato subito dopo i due politecnici sulla scala della validità (i ticinesi formati in questa scuola hanno una loro associazione).
A fine dicembre 2013 l’11,7% della popolazione era a carico dell’aiuto sociale. Per l’assistenza le uscite ammontavano a 107 milioni di franchi, somma superiore alle imposte versate dalle 50’000 persone fisiche. Detto altrimenti, ogni 8 abitanti uno era un caso sociale. La spiegazione di questa percentuale inaccettabile addotta dai responsabili socialisti della socialità era che a Bienne i cittadini privi di sufficiente formazione professionale sono particolarmente numerosi, in buona parte in seguito ad una politica di accoglienza molto generosa (per non dire buonista, termine con accentuata connotazione spregiativa, ma non privo di significanza politicamente corretta). Dall’autunno 2013 il Dicastero della Socialità è stato assunto dall’UDC Beat Feurer, che ha subito incaricato l’economista Beat Büschi di un esame approfondito alla ricerca delle cause precise di un ricorso così alto alle prestazioni sociali (ripeto, 11,7% della popolazione). Büschi si era fatto un nome dimostrando che le proteste della popolazione per le spese folli per la socialità della città di Berna, retta da anni da un sindaco socialista divenuto celebre in tutta la Svizzera per le sue “stranezze”, Alexander Tschäppät, erano più che giustificate: su 4’100 casi verificati, il 32% presentava evidenti abusi. Il sindaco cercò di sbarazzarsi dell’importuno facendo aprire un’inchiesta amministrativa contro l’incaricato stesso delle verifiche, ma alla fine dovette arrendersi. L’ispettore Büschi dovette venir reintegrato nel suo incarico su decisione dei tribunali.
La scelta di attribuirgli l’incarico delle verifiche anche a Bienne provocò naturalmente una campagna di proteste contro il nuovo municipale da parte del radico-sinistrume, primo colpevole della crescita incontenibile dei costi della socialità fuori controllo. Con la perdita della capacità di controllo a crescere, oltre al carico finanziario, è stata anche la “burocrazia sociale”: si tratta di più di 100 funzionari. La loro direttrice, Beatrice Reusser, si è opposta con tutte le forze al suo capodicastero, per finire è stata licenziata, ma è riuscita a far aprire un’inchiesta contro il suo superiore. Il responso dell’esperto incaricato non è ancora stato reso pubblico.
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Nel suo anno di presidenza del Consiglio degli Stati Filippo Lombardi ha fatto esplodere i costi di preventivo per le sue visite di cortesìa all’estero di 160’000 franchi, visitando paesi come l’Oman, il Chile, il Kasakistan e la Cambogia. Il suo contributo a risolvere i problemi che affliggono questi paesi è stato decisivo e notevole il miglioramento del clima nelle relazioni internazionali del nostro Paese. Ma un problema l’ha lasciato irrisolto. Le visite di cortesia, con viaggio, vitto e alloggio, vanno ricambiate, e per ricambiarle ci vogliono soldi. Per poterlo fare i due presidenti delle Camere federali hanno dovuto far innalzare il preventivo per queste spese da 350’000 a 500’000 franchi.
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L’operosità della plutoburocrazia di Bruxelles, volta alla salvezza e al benessere di tutti i comuni cittadini (sudditi) europei non conosce limiti. Ci hanno salvati (sì, anche noi, perché se Berna propone Bruxelles dispone) dallo sperpero energetico imponendo gli aspirapolvere di 1’600 watt di potenza massima, a partire dal 1.9.2017 il limite sarà a 900 watt, sembra che si stia già studiando apparecchi con soli 250 watt e addirittura di proibire gli aspiratori con motore elettrico per sostituirli con scope di saggina sintetica non elettrostatica.
La colorazione delle uova di Pasqua che tanto piace ai nostri confederati, grazie a Bruxelles è fuorilegge già da tempo, ma persiste nei negozietti di periferia. Prego però i miei gentili lettori di non propalare questa notizia, se non vogliono che da Bruxelles ci pervenga la richiesta (un ordine, per il CF) di istituire uno speciale corpo di polizia addetto al controllo del colore delle uova messe in commercio nella Settimana Santa.
Lo sciacquone della toilette è già previsto, da oltre 2 anni, a 5 litri di contenuto massimo, per il necessario risparmio di acqua. Potenziamenti sono permessi solo tramite aumento dell’altezza di posizionamento del serbatoio del prezioso liquido, se del caso obbligando gli inquilini del piano superiore ad accettarne l’installazione in casa propria. Per i paesi con grave carenza di acqua sono ammesse le toilettes senza acqua, ma resta assolutamente proibito l’impiego di bottiglie di acqua minerale al posto dello sciacquone.
Il volume in cui sono riassunte le norme emanate dall’UE (diametro massimo e minimo delle banane e lunghezza massima della freccia del loro arco di curvatura, volume massimo e minimo dei piselli, una delle prime norme emanate dalla solerte burocrazia, e adesso, norma recentissima, anche dei ceci, e così via) è di oltre 1’500 pagine. Tradotto nelle lingue dei 28 paesi membri, è disponibile su gentile richiesta. Un’edizione in schwyzerdütsch non è prevista, gli svizzeri hanno la scelta tra le edizioni in tedesco, francese e italiano, pagate dai rispettivi stati. Un altro caso di vergognosa “Rosinenpickerei” da parte nostra?
Gianfranco Soldati