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SANTUARIO DI SANTA MARIA DEI MIRACOLI
Santuario di Santa Maria dei Miracoli
Salita alla Basilica 1
6834 Morbio Inferiore
Il santuario di Santa Maria dei Miracoli di Morbio Inferiore è costruito tra il 1595 e il 1610 intorno ad un affresco con l’immagine della Madonna del latte. Patrocinatori della costruzione sono stati i membri della comunità locale che avevano fondato la confraternita della Madonna delle Grazie per ricordare una miracolosa apparizione della Vergine. Non si conosce il nome dell’architetto, ma è possibile che lo stuccatore Francesco Silva (1580 circa-1643) abbia avuto un ruolo importante nel processo progettuale1.
La posizione in cima ad un ripido declivio conferisce all’edificio una particolare imponenza (Fig. 1). La facciata, relativamente semplice, è in forte contrasto con il sontuoso interno, costituito da una navata unica con due cappelle laterali: a destra la cappella di San Carlo, a sinistra quella dei Santi Pietro e Paolo. Nel transetto ci sono le cappelle di San Giuseppe (a destra) e della Madonna (a sinistra) (Fig. 2, 3, 4).
All’interno delle cappelle sono presenti numerose pitture murali e dipinti su tela di ottima fattura, realizzati da artisti come Isidoro Bianchi (1581-1662) o Paolo Recchi (1660-1683 circa) attivi anche in prestigiosi cantieri torinesi (tra cui il Castello del Valentino e la residenza di Rivoli). Il vero elemento distintivo è però rappresentato dalle ricche e raffinate decorazioni in stucco, realizzate in un ampio lasso di tempo e da diversi artisti, fra cui i principali rappresentanti della famiglia Silva di Morbio Inferiore. I lavori sono seguiti da almeno tre generazioni di Silva: a Francesco sono attribuiti l’altare della Madonna (tra il 1613 e il 1627), la parete di fondo del presbiterio e l’arco di accesso della cappella dei Santi Pietro e Paolo. Il figlio Agostino (1628-1706) realizza gli stucchi dell’altare dei Santi Pietro e Paolo e le figure allegoriche nelle pareti laterali (terminate nel 1653), la decorazione rimanente del presbiterio (1669) e probabilmente l’altare di San Giuseppe (già terminato nel 1671); nel 1689 Gianfrancesco (1660-1738), nipote di Francesco, modella i medaglioni in terracotta nel presbiterio e probabilmente la volta e le pareti laterali della cappella di San Giuseppe. Oltre ad essere autori dell’apparato decorativo, gli stuccatori Francesco, Agostino e Gianfrancesco Silva hanno probabilmente coordinato il lavoro di altri artisti. Agostino ad esempio, che è rappresentante (“sindaco”) della chiesa2 e della confraternita del Rosario3, nel 1655 riscuote una consistente somma per gestire il lavoro di scalpellini e pittori nella cappella dei Santi Pietro e Paolo.
Infine, i Silva hanno donato al santuario opere di artisti che avevano avuto modo di conoscere nelle loro trasferte. Come il Crocifisso tra i Santi Rocco e Francesco commissionato nel 1599 da Francesco Silva a Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio (1553 circa-1626)4, un pittore che aveva conosciuto tra Roma e Loreto. Il quadro, attualmente nella casa parrocchiale di Morbio, era in origine nella cappella del Crocifisso (ora di San Giuseppe).
Nel 1924 sono stati intrapresi importanti interventi di restauro5. In questa campagna di lavori si è intervenuti pesantemente sull’impianto decorativo, con il restauro degli affreschi e il “rinfresco” e la doratura degli stucchi. Sono state ricostruite parti andate perse, quali ad esempio i due angeli dell’arco d’entrata della cappella di San Carlo (ricavati da calchi di quelli di fronte), le lesene della medesima cappella e i motivi a cassettoni della cupola, mentre sulle sculture è stata applicata una spessa vernice che conferisce alle superfici un’innaturale smaltatura.
I più recenti interventi conservativi, effettuati tra il 1998 e il 2001 e nel 2010, hanno riguardato soprattutto la struttura architettonica.
Cappella della Madonna
Fontana Domenico
La decorazione della cappella è costituita da un ricco insieme di pitture murali e stucchi, realizzati da diversi artisti fra il primo decennio del Seicento e la seconda metà del secolo successivo (Fig. 5). Il progetto generale è probabilmente da attribuire a Francesco Silva che, fra il 1613 e il 1627, armonizza le precedenti decorazioni ed esegue tutti gli stucchi della parete di fondo6.
Al centro dell’altare è conservato un affresco quattrocentesco con la Madonna del latte, sorretto da una coppia di angeli in stucco e incorniciato da quindici dipinti su rame con i Misteri del Rosario (1630-1640 circa) attribuiti a Isidoro Bianchi e a un suo collaboratore. Nella cimasa è presente il dipinto murale con Dio Padre benedicente, affiancato da due Profeti in stucco e sormontato da un timpano centinato con una coppia di angeli tubicini (Fig. 6, 7). La volta presenta affreschi attribuiti ai fratelli Pozzi di Valsolda ed eseguiti prima del 1613 (Fig. 8). Le scene con la Vergine in gloria, l’Annunciazione e la Visitazione sono intermezzate da complicate cornici in stucco con angeli musicanti, cartelle, teste velate, teste di leone e conchiglie, attribuite a Domenico Fontana (documentato dal 1582 al 1630) e bottega per analogie con l’opera di questo maestro nella chiesa di Santa Croce a Riva San Vitale7 (Fig. 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15). Sono simili il sottarco e i lati delle lesene, anch’essi decorati con dipinti murali incorniciati da decorazioni in stucco (Fig. 16, 17). Nelle pareti laterali sono presenti quattro tele esaltanti il culto mariano eseguite da diversi autori, fra cui Giuseppe Antonio Petrini (1677-1759), nella prima metà del Settecento.
Uno degli aspetti più interessanti di questa cappella è la convivenza di decorazioni di artisti diversi che si intersecano creando un insieme omogeneo. Lo schema decorativo generale è piuttosto convenzionale, tuttavia questa intricatissima decorazione di ascendenza tardo-manierista presenta elementi singolari, riferibili ai mutamenti di gusto che segnano il passaggio tra Manierismo e Barocco. Si vedano, ad esempio, le cariatidi-sirene delle pareti laterali o i fregi vegetali, animati dalla presenza di numerosi animali fantastici.
Cappella dei Santi Pietro e Paolo
Silva Agostino,
Silva Gianfrancesco
La cappella, la seconda a sinistra dall’ingresso, era in origine dedicata a San Carlo8 ed è stata riallestita per volere di Paolo Silva 9. I lavori di decorazione dovevano essere a buon punto nel 1653, quando il vescovo Carafino loda una cappella finita, dotata di una messa quotidiana10 (Fig. 18, 19).
Agli stucchi lavorano in momenti successivi sia Francesco (1649 circa) che Agostino Silva (entro il 1663)11. Al primo sono attribuiti gli angeli sull’arco d’ingresso e i quattro rilievi con le Virtù cardinali nell’intradosso12 (Fig. 20, 21). Al giovane Agostino si deve probabilmente l’impostazione generale della cappella, composta secondo un disegno semplice e convenzionale, e gli stucchi che arredano l’altare e le pareti laterali, tranne i due angeli posati sul timpano spezzato, alla cui realizzazione può forse aver partecipato in un momento successivo il figlio Gianfrancesco (Fig. 22, 23, 24, 25, 26). La pala con San Pietro e San Paolo è di autore ignoto.
Presbiterio
Silva Agostino,
Silva Gianfrancesco
La decorazione della parete di fondo del presbiterio con le statue di San Rocco e di San Giorgio13, i bassorilievi dei riquadri sovrastanti e i due angeli sopra il cornicione sono attribuiti a Francesco Silva e realizzati probabilmente tra il 1613 e il 1627, contemporaneamente agli stucchi della cappella della Madonna (Fig. 27, 28). Oltre allo stile, a conferma di questa attribuzione è anche un dettaglio che Silva utilizza in diverse opere, come una sorta di firma: è il piccolo putto inserito nel capitello ionico festonato14 (Fig. 29).
La pala con la Natività della Vergine è stata eseguita dal milanese Filippo Abbiati (1640-1715) intorno al 1680. Ha sostituito la grande tela con Cristo e la Vergine in gloria con i Santi Pietro, Giovanni Battista, Nicola di Bari e Venanzio da Camerino, ora nella chiesa di San Giorgio di Morbio Inferiore, attribuita al pittore marchigiano Vincenzo Conti (documentato dal 1592-ante 1626) e giunta quasi sicuramente grazie all’intermediazione di Francesco Silva15.
Sul cornicione, in corrispondenza delle colonne, vi sono due statue allegoriche in stucco, la Fede e la Speranza vicine ad alcune delle figure femminili della cappella del Battistero del santuario di Loreto, dove Silva lavora tra il 1611 e il 1612 (Fig. 30, 31).
Nal 1669 (da aprile ad ottobre) Agostino Silva realizza la decorazione dell’intera volta, del cornicione e delle pareti laterali, come ampiamente documentato nel registro dei conti conservato presso l’Archivio Parrocchiale16 (Fig. 32, 33, 34). Lo stuccatore è pagato 200 scudi (1250 lire imperiali). I documenti specificano l’entità del lavoro: l’artista deve realizzare l’«adornamento di stucho del Choro cioè la volta chon le parti laterali et cornicione intagliato chon Angioli da sopra»17. La sua opera si lega agli elementi decorativi eseguiti dal padre molti anni prima e s’innesta elegantemente nel contesto.
L’affresco dell’Assunzione della Beata Vergine posto al centro della volta è realizzato nel 1671 dal comasco Carlo Gaffuri (documentato dal 1663-1674)18. È inserito in un ottagono formato da una ricca cornice in stucco dorato, nei cui pennacchi sono disposte coppie di puttini che reggono rami ed elementi vegetali. Quattro grandi valve di conchiglia raccordano i lati del riquadro centrale al resto della decorazione e ai due rettangoli laterali in cui sono altri due affreschi, sempre del Gaffuri, con angeli musici. Ai lati di questi, quattro angeli in stucco si inseriscono negli spazi che circondano i campi dipinti (Fig. 35, 36).
Nelle pareti laterali Agostino realizza le decorazioni che inquadrano le tele con episodi di vita della Vergine. Sono suoi, o del figlio Gianfrancesco, le coppie di putti che reggono i quattro medaglioni in terracotta datati 1689 con scene dell’Antico Testamento. Uno di essi è siglato «G.S.O.F.», ovvero «Gianfrancesco Silva opera fecit» (Fig. 37, 38).
Nel Libro dei conti sono registrate anche numerose informazioni sull’acquisto delle forniture edili gestite da Agostino, «sindaco» della chiesa. Tra i materiali utili agli stuccatori, si ricordano la calce proveniente da Riva San Vitale, il gesso, la polvere di marmo e il «sabbione». Sono registrati anche i pagamenti per le fascine di legna per cuocere il gesso e sono citati collaboratori e aiuti per gli stuccatori. Degne di attenzione sono inoltre la spesa per lo smaltino, il pigmento blu che, oltre che sui dipinti murali, è presente anche nella nicchia dei due santi ai lati dell’altare maggiore, e quella per le assi di abete e castagno, preparate appositamente per i ponteggi.
Cappella di San Giuseppe
Silva Gianfrancesco
La decorazione dell’altare intitolato a San Giuseppe è riconducibile perlopiù alla mano di Agostino Silva (intervenuto dal 1665) (Fig. 39, 40, 41, 42, 43). L’apparato si distingue per una notevole varietà dei materiali utilizzati, e un tempo di esecuzione piuttosto dilatato se ancora nel 1671 la cappella è «alta, imbiancata con stucchi, ma ancora da dipingere»19. L’altare è composto da colonne e lesene realizzate con il marmo macchia vecchia d’Arzo, al centro del frontone spezzato è affrescato l’Eterno attribuito a Isidoro Bianchi (Fig. 44). Sul cornicione di fondo della cappella ci sono una coppia di angeli in stucco mentre al centro, nella nicchia sopra la mensa, è collocata la statua lignea di San Giuseppe (Fig. 45, 46, 47); due angeli in stucco reggono il quadro ottagonale con Gesù tra i dottori di Giuseppe Antonio Petrini (Fig. 48, 49). Intorno alla nicchia, sei dipinti su rame di un ignoto pittore settecentesco rappresentano momenti della Vita di San Giuseppe. Ai lati dell’altare ci sono due statue in stucco, a grandezza naturale raffiguranti Sant’Antonio patavino e San Pietro d’Alcantara (Fig. 50, 51). Le cornici degli affreschi della volta e dei dipinti alle pareti laterali sono probabilmente eseguite da Gianfrancesco Silva (che nel 1721 è pagato 50 lire per un intervento di “restauro” nella cappella)20 (Fig. 52). Nell’intradosso dell’archivolto e sulle lesene sono presenti altri dipinti di Petrini eseguiti nel 1726. Infine, nelle pareti laterali, riquadri a stucco ospitano quattro tele di tre autori diversi, realizzate fra il primo Seicento e la metà del secolo successivo. Si noti come Agostino, nell’impostare il disegno dell’altare, si accosti e si discosti nello stesso tempo dalla composizione della cappella della Madonna, eseguita quasi cinquant’anni prima dal padre Francesco. Se si confrontano i due altari sono evidenti le analogie nello schema complessivo e le differenze nella rotazione, nell’articolazione dei piani, nella dinamicità nell’uso degli ordini che caratterizza l’altare di San Giuseppe rispetto a quello più antico, ancora ben ancorato alla parete di fondo.