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Non ho mai considerato i pesci animali intelligenti.
Credevo che, nei mari, l’intelligenza fosse una prerogativa di mammiferi marini come delfini e balene.
Nella spiaggia del sud della Corsica dove mi sono fermato, i pesci (credo fossero delle occhiate) si avvicinavano a decine per mangiare i pezzi di pane che i natanti gettavano loro in acqua: vedere il mare ribollire di code e pinne è uno spettacolo notevole.
Appena io e mio fratello abbiamo calato in acqua un bandana per usarlo a mo’ di rete e catturare così qualche pesce, nessuno di questi si è più avvicinato, lasciando affondare inesorabilmente il pesce.
Ovviamente, appena abbiamo tolto il bandana sono subito tornati all’attacco.
I pesci si sono dimostrati più intelligenti di quanto credessi (e quindi più intelligenti di me: loro hanno previsto il mio comportamento, io non ho previsto il loro). Questa scoperta mi ha provocato un leggero e passeggero disagio pensando al pesce mangiato, con gusto, fino a quel momento. Il fatto di avere a che fare con animali dotati di una certa intelligenza mi ha reso, in un certo senso, moralmente più vicino a loro. Superando quel piccolo e involontario test i pesci hanno come cambiato comunità morale, lasciando un club molto frequentato per uno leggermente più esclusivo.
Ovviamente questo non mi impedirà di gustare ancora un buon piatto di pesce.