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IFSN
«Potenziale di miglioramento» alla centrale do Beznau
L'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (IFSN) ha identificato un «potenziale di miglioramento» in vista del funzionamento a lungo termine della centrale nucleare di Beznau, nel comune di Döttingen, in Argovia.
Pur certificando che la centrale nucleare di Beznau viene gestita con un buon livello di sicurezza, l'IFSN ritiene che il progetto originale della centrale con i suoi due reattori non è più allo stato dell'arte per certi aspetti.
In una nota che riferisce della valutazione periodica sulla sicurezza della centrale relativa al periodo 2012-2016, l'IFSN sottolinea come l'impianto abbia effettuato in passato vari ammodernamenti, in parte molto estesi.
Formulate due richieste
Nel suo esame, l'autorità di vigilanza sugli impianti nucleari è arrivata in particolare a formulare due richieste. La prima riguarda la ritenzione dello iodio organico. Secondo l'IFSN, deve essere possibile conservare almeno il 90% dello iodio organico. Il gruppo energetico Axpo, che gestisce la centrale, deve verificare se ciò è garantito con il sistema di scarico attuale o se è necessario un adeguamento.
La centrale nucleare deve anche dimostrare che gli adattamenti dei sistemi per la protezione antincendio e la sicurezza antisismica rispettano gli standard internazionali. In questo contesto, l'IFSN chiede alla centrale di studiare in che modo la stazione principale di scarico del vapore possa essere portata allo stato dell'arte internazionale.
Funzionamento fino a 60 anni
In questo modo sarà possibile assicurare il livello di sicurezza richiesto per un funzionamento a lungo termine della centrale fino a 60 anni, afferma citato nella nota Ralph Schulz, capo della divisione Analisi di sicurezza dell'IFSN.
Il reattore numero 1 di Beznau è in funzione dal 1969 ed è fra i cinque più vecchi reattori nucleari ad uso civile ancora attivi al mondo. Il reattore gemello Beznau 2 è entrato in funzione nel 1971.
Prolungare la vita delle centrali nucleari
A chiedere di poter prolungare il tempo di funzionamento delle centrali nucleari, inizialmente fissato in 50 anni, è stata di recente la consigliera nazionale Magdalena Martullo-Blocher (UDC/GR).
La Svizzera – sostiene la figlia di Christoph Blocher – non può permettersi di chiudere le sue centrali nucleari e perdere un terzo della produzione elettrica indigena. Il fotovoltaico, l'energia idroelettrica o le importazioni di elettricità dall'UE non sarebbero a suo avviso in grado di colmare il deficit di elettricità.
pl, ats