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"Archie è morto alle 12.15 di oggi". Lo ha comunicato sabato ai giornalisti Hollie Dance, la madre del dodicenne Archie Battersbee che dallo scorso 7 aprile si trovava in coma vegetativo al Royal London Hospital a seguito di un incidente domestico.
Il ragazzo, dichiarato in stato di morte cerebrale da quattro mesi, è stato al centro di una battaglia legale lanciata dai genitori. Dopo che i medici avevano dichiarato che per il dodicenne non c'era possibilità di guarigione, la famiglia ha lottato fino all'ultimo per tenerlo in vita.
La questione era stata sottoposta alla Corte Suprema, all'Alta Corte di Londa e alla Corte di Appello. Tutti i ricorsi dei genitori erano stati respinti, inclusa la richiesta di poter trasferire il ragazzo in una clinica per malati terminali. Un trasferimento che, a dire dei tribunali, ne avrebbe soltanto accelerato la morte. La famiglia si era rivolta anche all'ONU e alla Corte europea dei diritti umani. Quest'ultima si è per due volte rifiutata di intervenire nella vicenda.
Alla fine venerdì l'Alta Corte ha definitivamente respinto una richiesta di trasferire il ragazzo. Ed è stato ordinato di interrompere il trattamento. "Ha lottato fino alla fine" ha detto la madre davanti alla stampa.
Vittima di una "challenge"
Lo scorso 7 aprile il dodicenne era stato trovato in casa in condizioni gravissime. Secondo la madre, sarebbe stato vittima di una "challenge" tra amici sul social TikTok. Si ipotizza che abbia partecipato alla cosiddetta "blackout challenge", una pericolosa sfida in cui i giovanissimi tentano di non respirare per il maggior tempo possibile.
I precedenti
Non è la prima volta che nel Regno Unito viene avviata una battaglia legale per mantenere in vita bambini in condizioni gravissime. Si ricorda, tra questi, il caso di Alfie Evans, al quale nel 2018 venne tolto il supporto vitale su ordine dei tribunali. Andò diversamente per Tafida Raqeeb, che venne curata in Italia dopo il braccio di ferro con le autorità sanitarie londinesi iniziato nel 2019.