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Aggiornamento 8.3.2020: A causa della situazione attuale la conferenza prevista per il 21 marzo 2020 è stata posticipata a ulteriore data. Questo contributo è stato pubblicato in forma accorciata anche sul blog del Museo Nazionale Svizzero. Per questo Blog Raphael Rues pubblica regolarmente dei contributi storici.
Il 18 e 19 marzo 1945 durante la festa di San Giuseppe – simbolo di paternità e laboriosità – in Piazza ad Ascona vi era la sagra del paese con un afflusso considerevole di persone e connesse feste danzanti nei locali Taverna e Siberia. Ne contempo nello stesso borgo in pieno anonimato si tenne un’importante riunione. Conosciuta oggi come Operazione Sunrise, vide la
presenza di un cospicuo numero di rappresentanti delle forze belligeranti, furono perlomeno 20 le persone a parteciparvi.
Era la prima volta durante la Seconda guerra mondiale che alti ufficiali alleati si ritrovano insieme con un generale delle Waffen-SS tedesco – rimasto fino al 1943 il troubleshooter personale di Heinrich Himmler – in territorio neutrale per discutere della resa bellica tedesca riguardante il fronte meridionale. Ascona fu quindi il luogo per la prima trattativa pacifica, mentre i rispettivi eserciti, al di là dei confini elvetici, si stavano ancora combattendo a vicenda. Alla riunione vi parteciparono in abiti civili:
- per la Germania: il SS-Obergruppenführer e generale delle Waffen-SS Karl Wolff, con i due aiutanti maggiore SS Eugen Wenner (1912-n.d.) e capitano SS Guido Zimmer (1911-n.d.);
- per gli Alleati – forze americane: il responsabile dell’OSS in Svizzera Allan Dulles, il maggiore-generale Lyman Lemnitzer (1899-1988) e l’intermediario Gero von Schulze-Gaevernitz (1901-1970);
- per gli Alleati – forze inglesi: maggiore-generale Terence S. Airey (1900-1983)
- per l’Italia: l’intermediario e industriale Barone Luigi Parilli;
- e ancora per la Svizzera: maggiore SMG Max Waibel (1901-1971) e l’intermediario e direttore della scuola Zugerberg Montana Max Husmann (1888-1965)
a questo folto gruppo si aggiunsero i rispettivi aiutanti, segretari e traduttori. Grandi assenti dalla riunione di Ascona furono i sovietici, nonostante al più tardi dalla conferenza di Casablanca fosse stata definita la resa incondizionata dei tedeschi e il coinvolgimento sine qua non dell’URSS in tutte le trattative con i tedeschi. Non servì ad attenuare il malumore
sovietico il fatto che la Confederazione dal lontano 1918 non aveva più nessun legame diplomatico diretto con Mosca.
Per questo incontro “segreto” vennero usate più case e alberghi, i generali americani e inglesi furono ospitati nella villa del magnate industriale tedesco Edmund H. Stinnes, posta nella zona del Monte Verità. Dulles soggiornava – in pessimo stato di salute durante quei giorni – in un pittoresco albergo in riva al lago – probabilmente l’Hotel Castello 4 . L’incontro vero e proprio si tenne nella giornata del 19 marzo in una villetta sul lago – Casa Margiana oggi denominata Casetta diventata un ristorante, posta nell’attuale sedime dell’albergo Eden Roc – anche questa casa era di proprietà di Edmund H. Stinnes. Il resto dei partecipanti furono sistemati in alberghi di Ascona e Locarno.
Principalmente si trattò di un atto di tradimento fatto da Karl Wolff, il quale nonostante fosse massimo responsabile delle SS e della Polizia in Italia, intraprese di propria iniziativa le trattative per la resa incondizionata assicurando molteplici concessioni, ottenendo in maniera implicita la garanzia di una completa amnistia dai processi per crimini di guerra. A differenza di altri gerarchi nazisti come Himmler o Kaltenbrunner, Wolff seppe adottare la strategia di mai chiedere agli alleati ufficialmente l’amnistia sperando piuttosto di poter essere in qualche
modo utile nella ricostruzione della Germania. Wolff fu anche esplicito come scrive Dulles nel ripetere:
Neither at this meeting nor later did Wolff suggest that this action would be contingent upon any promise of immunity for himself. He did say that he did not consider himself a war criminal and was willing to stand on his record
Una sorte di poker face che Wolff mantenne per anni, anche durante i vari interrogatori e procedure penali nel 1949 e 1962. Verosimilmente fu anche la strategia che gli permise di cavarsela senza troppi anni di reclusione. Tanto che fra appelli ed amnistie Wolff rimase in prigione per la sua responsabilità nel Terzo Reich complessivamente solo nove anni, benché
nel decennio 1933-1943 fosse stato stretto collaboratore di Heinrich Himmler.
Ma gli altri partecipanti a questa riunione avevano anch’essi la loro propria agenda. Allan Dulles, aveva nei 20 mesi di esistenza di questo gruppo ottenuto scarsi risultati operativi. Sicuramente il contributo alle vicende ossolane fu assai importante ma come visto con modestissimi risultati finali data la durata dell’esperimento di zona libera (vedi articolo). Vi era pertanto bisogno di ottenere per l’OSS in maniera rapida un risultato quantitativo e quale se non quello di mediare alla resa dell’intero fronte bellico nel Nord-Italia.
Vi furono anche diverse complicazioni. Il Feldmaresciallo Kesselring (1885-1960) – il quale secondo Wolff era propenso alla resa in Italia – venne tolto da Adolf Hitler l’8.3.1945 dall’Italia e assegnato al comando dell’intero fronte Occidentale. Kesselring venne sostituito dal colonnello generale von Vietinghoff-Schell (1887-1952). Alla morte del presidente USA Roosevelt (1882-12.4.1945) vi seguì il democratico Truman (1884-1972), il quale rivalutò criticamente l’operato dell’OSS in Europa e Svizzera, e quindi rallentò a sua volta le trattative.
All’analisi dei fatti l’Operazione Sunrise fu una trattativa di resa che si basò
essenzialmente sulle rispettive iniziative dei singoli individui. L’affabile carattere di Karl Wolff indusse fiducia in Dulles, il quale portò in avanti a proprio rischio e pericolo la trattativa per la resa. La resa stessa venne firmata a Caserta (Italia del Sud) il 29.4.1945, dal tenente-colonnello Viktor von Schweinitz come rappresentante della Wehrmacht in Italia, e
dal maggiore SS Eugen Wenner come rappresentante delle SS nella penisola, i quali vi arrivarono dopo aver soggiornato una settimana a Lucerna ospiti del maggiore SMG Waibel, uscendo da Ginevra e prendendo un volo militare da Lione direttamente per Caserta.
Dopo 75 anni è lecito guardare ai fatti di Ascona in maniera obiettiva, in particolare su come il concetto di neutralità venne interpretata in maniera selettiva dalla Confederazione. La resa avviene molto tardi, quando buona parte del nord Italia era già stata liberata il 25 aprile, quindi come notano gli storici Smith e Aga Rossi il contributo agli avvenimenti bellici sul teatro meridionale fu molto più limitato di quanto Waibel, Dulles e Parilli scrissero nello loro rispettive memorie. Portare 18 persone ad Ascona, più una scorta armata e assicurare la logistica e il catering in tempi di razionamento, fu possibile solo con il beneplacito delle autorità, o perlomeno di una parte di esse. Dulles come notato precedentemente assunse dei rischi, sorpassando di molto le sue competenze e mettendo in pericolo l’intesa diplomatica fra gli alleati, soprattutto con l’Unione Sovietica.
Ascona e l’Operazione Sunrise apre un ulteriore capitolo sull’effettiva neutralità elvetica, dando piuttosto la sensazione che si permetta a servizi segreti stranieri – esclusivamente quelli occidentali – di operare liberamente sul proprio suolo. Ascona segue anche la firma del trattato economico con gli alleati d’inizio marzo 1945, un intenso periodo diplomatico, dove la
Svizzera cerca di rifarsi in extremis un’immagine, dopo aver comunque aiutato economicamente il Terzo Reich e aver avuto la sua importante parte nel conflitto, se non fosse che per il guadagno economico che ne seppe tirare.
Il beneficio dell’Operazione Sunrise giovò a molteplici persone: Karl Wolff ben essendo il numero tre nell’organizzazione criminale SS in vita dopo il conflitto venne largamente risparmiato da una prosecuzione passando in prigione complessivamente meno di nove anni, vivendo poi in pace nei pressi di Monaco, la stessa incolumità venne ottenuta per i suoi diretti
subalterni in Italia: Eugen Dollmann, Eugen Wenner e Guido Zimmer. Allan Dulles – grazie a Sunrise – riuscì a capovolgere il magro risultato operativo del suo OSS e diventare direttore della CIA per poi essere silurato da J.F. Kennedy nel novembre 1961 a seguito del fallito sbarco di esuli americani a Cuba, meglio conosciuto come l’invasione della baia dei porci.
Nell’immediato dopoguerra Max Waibel venne momentaneamente “allontanato” dalla Svizzera e promosso ad addetto militare a Washington, avanzò poi con una brillante carriera nell’Esercito fino al grado di divisionario. Waibel terminò la sua vita tragicamente, venendo
implicato nello scandalo finanziario e fallimento della banca privata lucernese Ernst Brunner & Co. SA. Il fardello di essere stato presidente del consiglio di amministrazione lo spinse prematuramente a suicidarsi a Lucerna nel 1971.