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La ripartizione dei seggi del governo svizzero ha rispecchiato fino a pochi anni fa una grande volontà di consenso tra i maggiori partiti svizzeri. Le poltrone governative venivano suddivise in base alle rispettive forze in parlamento. La cosiddetta “formula magica” è stata però più volte rimessa in discussione in questi ultimi tempi.
Già nel 1848, al momento della nascita del nuovo Stato democratico e federale, il Consiglio federale (governo svizzero) contava sette membri. Per alcuni decenni tutte le poltrone governative sono state occupate da ministri liberali radicali. Solo nel 1891 un secondo partito è stato ammesso nell’esecutivo. E solo mezzo secolo dopo il governo è stato formato per la prima volta da quattro partiti – Partito liberale radicale (PLR), Partito popolare democratico (PPD), Partito socialista (PS) e Unione democratica di centro (UDC).
Nel 1959, questi quattro schieramenti politici hanno raggiunto un accordo per ridistribuire i seggi del Consiglio federale tenendo conto dei rapporti di forza in parlamento. Questa ripartizione dei seggi tra i quattro maggiori partiti nazionali (2 + 2 +2 + 1) ha poi retto per diversi decenni. Si è parlato così a lungo di una “formula magica”, che rispecchiava la volontà di adottare delle decisioni sulla base di un consenso tra le principali formazioni politiche.
La formula magica è rimasta praticamente immutata fino al 2003, quando l’UDC, diventata il più grande partito svizzero, ha strappato un seggio in governo al PPD. Da allora, la ripartizione delle poltrone governative è stata più volte modificata ed è al centro di continue battaglie tra le maggiori forze politiche.
(Michele Andina, swissinfo.ch)