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Il nuovo premier tibetano in esilio Lobsay Sangay ha lanciato un attacco alla Cina nel suo messaggio di insediamento oggi a Dharamsala dicendo che "i tibetani sono diventati cittadini di serie B nella propria terra" e che "dopo 60 anni di abusi, il Tibet non è il paradiso del socialismo promesso dal governo cinese, ma è oggi una tragedia a causa dell'occupazione cinese". Lo riferisce l'agenzia Tibet Post International.
Sangay ha aggiunto che la sua elezione di aprile dimostra che "la dirigenza tibetana non è destinata a indebolirsi" dopo il passaggio di poteri del Dalai Lama e che "la nostra democrazia diventerà sempre più forte con gli anni". "Grazie allo spirito di unità, di rinnovamento e resistenza di sei milioni di tibetani, la vittoria sarà nostra" ha dichiarato. Il neo premier, che ha prestato giuramento davanti al Dalai Lama, ha poi confermato la strategia politica della "via di mezzo" finora seguita e che prevede una genuina autonomia per la popolazione tibetana.
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