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La Germania, meta per eccellenza dei profughi ed eldorado dei migranti, luccica non solo per le prospettive di lavoro e l'integrazione sociale ma anche per un sistema di prima accoglienza che prevede l'alloggiamento in normali appartamenti.
Come evidenziato da un rarissimo studio organico sul tema però ci sono anche zone d'ombra, come i prolungati tempi di permanenza coatta nei campi bavaresi e altri deficit di assistenza, ad esempio a livello igienico, almeno per gli standard tedeschi.
Il quadro emerge da uno studio pubblicato l'anno scorso da 'Pro Asyl', una nota organizzazione per la difesa dei diritti umani tedesche che da 25 anni si batte in favore di perseguitati in Germania e in Europa.
Il dossier, presentato nell'agosto scorso 2014 come "una panoramica finora senza precedenti" sul sistema di asilo in Germania, conclude che l'accoglienza dei profughi in Germania cambia da luogo a luogo: in alcune zone i migranti vengono ospitati in "appartamenti", in altre invece "vengono ammassati in enormi alloggiamenti", si sottolinea nel sito di Pro Asyl.
Alla fine del 2013 in Renania Palatinato, Bassa Sassonia, Schleswig-Holstein e nella città-regione di Brema tra il 72% e il 91% dei rifugiati vivevano "decentralizzati, quindi soprattutto in appartamenti". L'organizzazione aggiunge però che la categoria statistica della "sistemazione decentralizzata" include anche "alloggi collettivi di gestione comunale". Insomma centri di accoglienza che hanno poco a che fare con gli appartamenti messi a disposizione dei migranti fra il 33,5% e il 34,2% dei casi in regioni come Baden-Wuerttemberg, Brandeburgo e Sassonia.
La Baviera, la regione meridionale a guida conservatrice in cui stanno giungendo migliaia di migranti, è quella in cui i profughi "sono costretti a vivere in ostelli più a lungo" rispetto a tutti gli altri Laender, nota la sintesi dello studio senza fornire dati sulla durata degli internamenti. Anche a richiedenti asilo o profughi conclamati che riescono a trovarsi un lavoro o un'abitazione "l'uscita viene ostacolata attraverso divieti e ostacoli burocratici".
SDA-ATS