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Secondo la Banca Mondiale negli ultimi due anni 97 milioni di persone hanno iniziato a soffrire la fame
WASHINGTON - Povertà e ineguaglianza. Gli ultimi due anni hanno creato un enorme divario tra chi è povero e chi è ricco. Di base, si può dire che è stato il Covid, ma, considerando che l'1% più ricco potrebbe cancellare la divisione con una donazione una tantum, «la povertà è una scelta politica».
La Banca Mondiale stima che dal 2020 a oggi 97 milioni di persone siano cadute nella povertà. Questo vuol dire che vivono con meno di due dollari al giorno. Era dagli anni Novanta che un aumento simile non veniva registrato. Carolina Sánchez-Páramo, direttore della povertà e dell'equità globale presso la Banca Mondiale, ha spiegato alla Cnn che era risaputo che «lo tsunami stesse arrivando. La domanda non era se la crisi economica avrebbe raggiunto altre regioni in via di sviluppo, ma quando». Il rapporto sulla diseguaglianza Oxfam international spiega che ci potrebbe volere piÙ di un decennio perché queste persone riescano a uscirne.
Se da un lato sempre più persone hanno i morsi della fame, dall'altro, secondo il World Inequality Lab del 2020, i miliardari hanno registrato il più grande aumento della loro quota di ricchezza. «Le tre persone più ricche del mondo potrebbero spazzare via la povertà», ha puntualizzato Shameran Abed, direttore esecutivo di Brac International, un'organizzazione non profit che lavora per diminuire la povertà in Asia e Africa. «Non dico che la responsabilità sia tutta loro, solo che le risorse per affrontare il problema ci sono. Sappiamo come fare, ma non agiamo. La povertà è una scelta politica».
Dai dati Unicef, ci sono 42 milioni di persone che in questo momento sono a rischio emergenza o crisi a livello di fame. Inoltre la questione Covid non si limita solo a chi ha guadagnato e chi ha perso, ma anche a come i secondi abbiano un problema di accesso ai vaccini. E anche se alcune organizzazioni stanno cercando di occuparsene, i problemi restano. Solo una settimana fa, la Nigeria che aveva ricevuto più di un milione dosi dal programma Covax, l'iniziativa internazionale che punta a una distribuzione equa dei vaccini, ha dovuto buttarle via perché quando sono arrivate erano ormai prossime alla scadenza ed era difficile nel lasso di tempo rimanente utilizzare tutte le dosi. Secondo Faisal Shuaib, direttore dell'ente sanitario National Primary Health Care Development Agency il problema sta nel «nazionalismo dei vaccini».
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