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Oltre agli effetti a medio e lungo termine finora conosciuti, a partire dalla sindrome del long Covid, emerge ora una nuova conseguenza dell'infezione da coronavirus, legata alla salute riproduttiva maschile. Il Covid, nella sua forma sintomatica, sarebbe infatti anche all'origine di gravi disfunzioni erettili a medio e lungo termine, come evidenzia uno studio della Miller School of Medicine dell'Università di Miami pubblicato sul World Journal of Men's Health lo scorso 7 maggio.
I campioni di tessuto prelevato da due pazienti affetti da gravi disfunzioni erettili ed entrambi guariti dal Covid, hanno rilevato infatti la presenza di particelle virali nei corpi cavernosi del pene sei mesi dopo l'infezione, assenti invece in altri due pazienti che non avevano contratto il Covid. Nei pazienti guariti, peraltro, si registrava anche una riduzione di un enzima, l'ossido nitrico sintasi (eNOS) che contribuisce all'erezione. E sebbene si tratti di soggetti oltre i 65 anni, di cui uno affetto già da patologie coronariche e ipertensione, nessuno dei due aveva sperimentato disfunzioni erettili prima di contrarre il Covid, ed entrambi, inoltre presentavano una disfunzione nel tessuto dei vasi sanguigni, detta disfunzione endoteliale, che è associata ai problemi di erezione.
I ricercatori sottolineano che "la limitazione principale di questo studio era la dimensione del campione di sole due persone, e la mancanza di quantificazione oggettiva della funzione erettile prima e dopo l'infezione per i pazienti e i controlli, ma che è possibile proporre due ipotesi: in primo luogo, che la disfunzione erettile "può essere il risultato di un'infezione sistemica con conseguente disfunzione endoteliale diffusa", e in secondo luogo che "il peggioramento della disfunzione erettile di questi pazienti può essere dovuto alla presenza del virus all'interno dell'endotelio cavernoso stesso" che la ricerca ha dimostrato."I pazienti dovrebbero essere consapevoli della potenziale complicazione della disfunzione erettile post-COVID-19" concludono i ricercatori. "Qualsiasi cambiamento osservato nella funzione erettile dopo l'infezione dovrebbe essere seguito con lo specialista appropriato per il trattamento e per facilitare ulteriori indagini sulla condizione".
Afferma contattato da La Regione il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini: "Ritengo che sia una tesi assolutamente plausibile. E non faccio fatica a immaginare una maggior adesione da parte maschile alla campagna di vaccinazione anche per questo motivo. Che è uno dei motivi che concorrono, ed è questo l'aspetto importante, a raggiungere un obiettivo superiore: la vaccinazione per contrastare la pandemia.E quindi a spingere sempre più persone a vaccinarsi".