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Il ritorno alla vita di Aser
Foto: © Meinrad Schade
Aser, due anni, lotta perché affetto da una grave forma di asma. Dopo un violento attacco viene salvato in Terapia intensiva, dove rimane due settimane: i genitori tornano a sperare per lui una vita normale. (Inge Günther, Gerusalemme)
Ad Aser non piacciono le siringhe. Singhiozzandosi aggrappa alla barba del padre. Come può un bambino di due anni capire che un’iniezione di cortisone una volta al mese è per lui vitale? Finora non ha mai avuto un episodio di asma così grave, dice il dottor Ra’fat Allawi, l’unico pneumologo in Palestina. Uno spray antistaminico e una mascherina con ossigeno non gli erano stati sufficienti. Solo con una dose di cortisone dieci volte più potente è possibile tenere sotto controllo l’estrema reazione di Aser a tutto quello che il suo corpicino riconosce come estraneo, che sia erba, smog o puntura di zanzara.
La mamma gli resta accanto
Somministrare un dosaggio così elevato avviene solo in casi eccezionali. Tuttavia, i medici e i genitori lo mettono in conto: l’importante è che Aser viva e sia felice. Ha una risata accattivante che e suona sorprendentemente roca per un bambino così piccolo. Probabilmente è la conseguenza del lungo periodo trascorso in Terapia intensiva dell'Ospedale pediatrico di Betlemme dove è stato sottoposto a respirazione artificiale.
Proprio nel giorno del suo primo compleanno, la Malattia reattiva delle vie aeree (RAD), precedentemente diagnosticata, si aggrava improvvisamente. Il bambino viene immediatamente intubato. «Non è stato facile decidere di sottoporlo a ventilazione meccanica. Per un bambino piccolo, si tratta di un intervento massiccio e delicato», ricorda il dottor Ra'fat, che tutti chiamano così al Caritas Baby Hospital, «altrimenti sarebbe morto».
È stata una strenua battaglia tra la vita e la morte. In quei 17 giorni durante i quali Aser era ridotto a un fagottino febbricitante in Terapia intensiva, la mamma Rawan gli era accanto in quanto aveva potuto alloggiare nell’appartamento per le madri dell’Ospedale. Certo, un sollievo per lei. «Mi bastava aprire la porta ed ero già al suo capezzale».
Cure mediche per Aser anche a domicilio
Dopo due settimane, le sue condizioni finalmente migliorano. «Sembrava fosse accaduto un miracolo», riferisce il dottor Ra’fat. Un prodigio non venuto dal cielo ma dalla buona struttura ospedaliera, dalle competenze e dallo spirito di squadra che anima il personale.
Quando le condizioni si saranno stabilizzate, si spera di poter scalare il cortisone il prossimo anno. Tanto più che gli steroidi anabolizzanti che tengono tranquillo il suo sistema immunitario, favoriscono allo stesso tempo un comportamento aggressivo. Talvolta ne risente anche il fratellino gemello Adam, un bambino sano e vivace. In ogni caso la quotidianità della famiglia ruota intorno alla malattia di Aser. Il piccolo ha bisogno due volte al giorno di uno spray anti-asma e quattro volte di una mascherina con ossigeno. Anche di notte i genitori controllano il livello di ossigeno nel sangue.
La prognosi fornita dal dottor Ra’fat infonde loro speranza. «Certo non sarà facile», ci confida. Aser avrà infatti bisogno anche da adulto di fare inalazioni. «Ma potrà almeno condurre una vita normale».