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Dopo l'addio di Krystsina Tsimanouskaya, che ha chiesto asilo politico in Polonia rifiutatandosi di salire sul volo che da Tokyo l'avrebbe riportata in Bielorussia, anche la sua connazionale Jana Maksimava ha dichiarato di non voler fare rientro a casa, insieme al marito, pure lui atleta, lo specialista del decathlon Andrei Krauchanka, per trovare rifugio in Germania. Lo scrive il quotidiano tedesco Bild. «Abbiamo deciso di non tornare in Bielorussia, purtroppo oggi lì non si perde soltanto la libertà, ma anche la vita» ha scritto sui social media la Maximova, che si trova già in Germania. Suo marito, Andrei Krauchanka (o Kravchenko, alla russa) fa parte del gruppo di 400 atleti che, dopo le contestate elezioni presidenziali di un anno fa, culminate con la rielezione di Alexander Lukashenko, aveva firmato una lettera aperta in cui veniva denunciata la violenza usata dalla polizia per reprimere le proteste di piazza.
Nel frattempo, però, dalla Bielorussia è fuggito anche l'allenatore della nazionale bielorussa di pallamano, Konstantin Yakovlev, il quale si sarebbe rifugiato a Kiev, in Ucraina, per timore di persecuzioni. Quanto alla Tsimanouskaya, poco dopo le 20 di questa sera la ragazza è arrivata a Varsavia, a bordo di un aereo della compagnia di bandiera Lot. Minacciata di venir rimpatriata con la forza, dopo che la ventiquattrenne aveva criticato apertamente le autorità sportive del suo Paese nel bel mezzo dei Giochi in Giappone: lei che non è certo un'atleta di spicco, quindi sconosciuta al grande pubblico, e che prima d'ora era sempre stata discreta riguardo alle questioni politiche, dopo la sua uscita si è improvvisamente ritrovata sotto i riflettori. Alla partenza dal Giappone, dopo aver cambiato all'ultimo i suoi piani per la 'fuga', ha preferito non rilasciare dichiarazioni alla stampa all'uscita dall'ambasciata polacca, dov'era ospitata da lunedì, a bordo di un'auto con i vetri oscurati. E per motivi di sicurezza le autorità non hanno voluto fornire alcuna informazione.