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Il consiglio federale ha messo in consultazione un disegno di legge volto a colmare alcune lacune emerse con lo scandalo Panama Papers.
A due anni dallo scandalo Panama Papers il Consiglio federale ha messo in consultazione una legge volta a “stringere i bulloni” attorno alle società gestite da prestanome. I documenti pubblicati dal consorzio internazionale di giornalisti provenienti dallo studio panamense Mossak&Fonseca riportavano i nomi di migliaia di società di comodo, aperte dallo studio legale panamense utilizzando dei prestanome alle dipendenze di Mossak&Fonseca. Come riporta il “Tages Anzeiger” in un articolo pubblicato lo scorso sabato risultano essere 7’300 le società gestite da avvocati e amministratori fiduciari svizzeri che si sono avvalse dei servizi di Mossak&Fonseca. Si può stimare, scrive il giornale, che il 90% di esse si sia avvalsa di prestanome. Come riportato lo scorso anno da un inchiesta congiunta di di Tages-Anzeiger", "Bund" e “SonntagsZeitung”, attraverso uno studio legale di Zurigo ad esempio sono stati trasferiti beni per un valore di 800 milioni di dollari a uno dei più stretti amici di famiglia di Vladimir Putin.
Dopo la pubblicazione dei Panama Paper il ministro delle finanze Ueli Maurer aveva minimizzato la portata dello scandalo. La taskforce internazionale “Azione finanziaria” è però giunta alla conclusione che in Svizzera gli avvocati e gli amministratori fiduciari non sono sufficientemente sorvegliati e non hanno sufficienti obblighi di diligenza.
Lo scorso giovedì il Consiglio federale ha presentato un progetto di legge che prevede requisiti più severi per gli avvocati e che fa esplicito riferimento alla “necessità di agire” emersa con i “Panama Papers”. Attualmente n Svizzera avvocati nell’ambito delle pratiche per la costituzione delle società non sono obbligati a verificare la provenienza del denaro, a meno che essi non ricoprano ruoli dirigenziali. Il Consiglio federale vuole ora colmare questa lacuna obbligando coloro che "prestano determinati servizi, in particolare in relazione alla costituzione, alla gestione o all'amministrazione di società e trust” a verificare la provenienza del denaro e il cliente. La legge tuttavia non prevede un obbligo di comunicazione, come attualmente già vige per le banche. Semplicemente l’avvocato o il fiduciario dovranno rifiutare il cliente.