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Si è messo lì e ha scritto, giorno dopo giorno, dal 1817 al 1866. Ha scritto del tempo, che sembra venir giù tanta di quella acqua su a Breno. Ha scritto la fame (e cara grazia che c'erano le patate), ha tratteggiato la miseria, restituito preoccupazioni, magagne e magoni.
Giovanni Anastasìa, malcantonese di Breno, vissuto tra il 1797 e il 1883, ha lasciato un diario che non ha uguali in Svizzera. Duemilacento pagine scritte a mano, in cui annotava tutto, lui che si era alfabetizzato nella scuoletta di paese, senz'altre pretese che far di conto e scrivere qualche lettera per conto di altri. Ha iniziato nel 1817 a vent'anni e ha finito che ne aveva 69.
Viene in mente (ma è un accostamento senza pretese) la Terra Matta di Vincenzo Rabito, il bracciante siciliano che si è chiuso a chiave nella sua stanza e per dieci anni - nella metà del secolo scorso - ha ingaggiato una lotta contro il proprio analfabetismo scrivendo l'autobiografia.
Il diario di Giovanni Anastasia inizia con l'annotazione dei conti (lui che di mestiere è contadino e i soldi - lo ripete - o non ci sono o non bastano mai) e poi va avanti, aggiunge dettagli, aggiunge giornate, come in un climax. Vengono così riportati anche gli avvenimenti che la storia maiuscola ha iscritto nei libri. Anastasia partecipa alla guerra del Sonderbund ad Airolo; assiste (con una delle figlie) all'ultima decapitazione a Lugano, nel 1849; vede la nascita del canton Ticino. Per questo il diario di Giovanni Anastasia, custodito al Museo del Malcantone di Curio, è considerato un unicum in Svizzera. Grande il suo valore storico; immenso il valore umano.
La pubblicazione è dello scorso mese di dicembre, e arriva da lontano. Nel 2012 una prima valutazione contenutistica e linguistica delle fotocopie conservate nel Centro di dialettologia e di etnografia di Bellinzona, sulla spinta di Giovanna Ceccarelli, dà il "la" al lavoro di valorizzazione di questi Diari. Il Museo del Malcantone inizia a valutare seriamente l’idea di una pubblicazione. Viene quindi creato un gruppo di lavoro composto, oltre che da Cecarelli, da Bernardino Croci Maspoli, Daniele Pedrazzini e Miriam Nicoli. Nell'autunno del 2015 entra a far parte del team anche Damiano Robbiani, collaboratore scientifico all'Archivio storico di Lugano, che conferma l'importanza degli scritti del contadino di Breno e insiste per la pubblicazione integrale. Nel contempo, Daniele Pedrazzini si concentra sulla trascrizione integrale del diario. E pazientemente la porta a termine. Il lavoro va avanti fino al 2017, quando si consolida l'idea di una pubblicazione a tutto tondo. Il risultato sono quattro volumi, tre di diari e un libro di accompagnamento, raggruppati sotto il titolo di "Oggni cosa è mal incaminata". Leggerli è un’esperienza.