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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>In Svizzera le condizioni naturali di produzione e i presupposti economici sono più favorevoli alla coltivazione di cereali che alla produzione di vegetali proteici. Per tale motivo il grado di autoapprovvigionamento con cereali è tuttora di gran lunga superiore a quello con alimenti per animali ad elevato tenore in proteine.</p><p>* Dati provvisori</p><p>Fonte: USC, Brugg</p><p>Dal grafico si evince che gli animali da reddito coprono il loro fabbisogno di proteine prevalentemente attraverso il foraggio grezzo, il quale è prodotto su due terzi della superficie agricola utile (SAU = 1 mio ha). Questi terreni, unitamente ai 45'000 ettari di mais da silo e verde, costituiscono la base foraggera principale per i nostri animali da reddito che consumano foraggio grezzo (bovini, ovini, equini e caprini). La superficie rimanente è riservata alla campicoltura, in particolare alla coltivazione di cereali, patate, barbabietole da zucchero e semi oleosi. Questi prodotti sono utilizzati prevalentemente per l'alimentazione umana. La loro trasformazione produce un quantitativo considerevole di cascami ad elevato tenore energetico e proteico destinati all'alimentazione degli animali. L'offerta di alimenti per animali è integrata mediante orzo, mais da granella, triticale e avena (85'000 ha).</p><p>Gli alimenti indigeni coprono circa l'80 per cento del fabbisogno in proteine e il 90 per cento del fabbisogno in energia dei nostri animali da reddito. L'elevato grado di autoapprovvigionamento è dovuto al gran numero di animali da reddito che consumano foraggio grezzo, i quali sono in grado di sfruttare in modo ottimale l'energia e le proteine contenute nell'erba. Il rimanente 20 per cento di proteine da foraggio dev'essere importato. Se il confronto si limita alle proteine del foraggio concentrato e di quello complementare, la quota indigena1 è leggermente superiore al 50 per cento.</p><p>Se si considerano puramente le componenti degli alimenti per animali con un elevato tenore in proteine, nel 2000 soltanto il 21 per cento del consumo è stato coperto con prodotti svizzeri, ossia 10 per cento di sottoprodotti della trasformazione di semi oleosi (farina di panelli di colza, girasole e soia), 8 per cento di erba essiccata e 3 per cento di leguminose a granelli (piselli proteici, favette e lupini). Questi vegetali proteici sono coltivati su una superficie di poco inferiore a 3'000 ettari.</p><p>Negli ultimi anni l'impiego di farina di carne e di ossi è stato ridotto considerevolmente su base volontaria. Il divieto di somministrare tali alimenti, introdotto all'inizio di quest'anno, ha comportato un incremento del 2 per cento del fabbisogno di alimenti per animali contenenti proteine vegetali. Il divieto non ha pertanto provocato un calo del grado di autoapprovvigionamento.</p><p>Sul piano interno il prezzo alla produzione degli alimenti per animali a base di proteine vegetali risente della diversità di interessi fra i campicoltori che mirano a realizzare il massimo profitto sul piano economico-aziendale e gli allevatori che auspicano costi degli alimenti per animali più contenuti. Visto il notevole significato economico che la produzione di latte e carne riveste per l'agricoltura, i prezzi degli alimenti per animali sono severamente limitati. Tale aspetto va tenuto in considerazione all'atto della determinazione dei prezzi soglia degli alimenti per animali (imposizione doganale) e della creazione di incentivi di produzione.</p><p>In merito alle domande poste dall'autore dell'interpellanza, il Consiglio federale esprime le seguenti considerazioni:</p><p>1. Per principio, sarebbe economicamente poco opportuno produrre grandi quantità di alimenti proteici per animali anziché derrate alimentari. Queste ultime consentono, di regola, di conseguire un valore aggiunto più elevato. Inoltre, i mezzi finanziari della Confederazione disponibili per il sostegno del mercato vanno impiegati in modo possibilmente efficiente. </p><p>Il Consiglio federale mira a un autoapprovvigionamento adeguato con vegetali proteici, adottando provvedimenti idonei. Dal 1986 i coltivatori di piselli proteici e favette beneficiano di un contributo di superficie vincolato al prodotto superiore a quello previsto per i cereali da foraggio. Recentemente è stata ulteriormente accresciuta la competitività delle leguminose a granelli. Quest'anno i prezzi dei cereali panificabili sono dettati per la prima volta dall'offerta e dalla domanda. I contributi di coltivazione per i cereali da foraggio, ridotti progressivamente per anni, sono stati soppressi. Quelli per le leguminose a granelli, invece, sono rimasti invariati a 1'260 franchi l'ettaro. Dall'anno scorso questi contributi sono concessi anche a favore dei lupini.</p><p>Onde garantire che i contributi di trasformazione per i semi oleosi siano maggiormente conformi alle esigenze del mercato è al vaglio la possibilità di conferire un mandato di prestazioni per la valorizzazione di semi oleosi all'organizzazione di categoria swiss granum che dovrebbe occuparsene a partire dal 2002. Questo mandato le consentirebbe di promuovere maggiormente la coltivazione della soia nel quadro della produzione di semi oleosi.</p><p>Nel settore campicolo si sarà nuovamente confrontati con un incremento del rendimento. Un eventuale ampliamento della produzione indigena di proteine, che si inserisca nel quadro del progresso della produttività, non andrebbe a scapito della produzione di derrate alimentari o delle superfici di compensazione ecologica. In vista di un'armonizzazione del sostegno del mercato va vagliato l'allineamento fra i contributi di superficie previsti per le leguminose a granelli e quelli per i semi oleosi. Ciò potrebbe fornire un ulteriore incentivo per la produzione di leguminose a granelli.</p><p>2. Nel settore degli alimenti proteici per animali la dipendenza dall'estero non ha mai comportato difficoltà di approvvigionamento. Grazie a una politica d'imposizione doganale adeguata, la Svizzera sarà in grado anche in futuro di procurarsi i quantitativi necessari. Finora è sempre stato possibile importare un quantitativo sufficiente di alimenti proteici non modificati geneticamente, ossia privi di OGM, come fave di soia e cascami provenienti dall'estrazione dell'olio di soia. A breve e medio termine la Svizzera non è in grado di garantire l'autoapprovvigionamento con proteine vegetali. Vista la quota elevata delle importazioni, il nostro Paese dipende dagli sviluppi sul piano mondiale e non può sottrarvisi.</p><p>Il Consiglio federale vede con favore che le aspettative dei consumatori possano venir tenute ampiamente in considerazione. Il consumo di derrate alimentari prive di OGM è uno dei desideri di gran parte della popolazione svizzera. La produzione indigena ne tiene conto, visto che finora nel nostro Paese non è stata autorizzata la coltivazione di vegetali geneticamente modificati. Se la domanda si stabilizzerà su questi livelli, a medio termine si consoliderà anche il prezzo, già oggi più elevato, dei prodotti privi di OGM fornendo anche sul piano indigeno un ulteriore incentivo alla loro produzione. Già attualmente, le materie prime senza OGM, come le fave di soia, hanno un prezzo maggiore se tale caratteristica è comprovata da un certificato.</p><p>Per tali motivi non è opportuno promuovere in modo specifico i vegetali proteici privi di OGM. Qualora in futuro venisse autorizzata una varietà OGM, sarebbe necessario rivalutare la situazione.</p><p>3. Onde aumentare la produzione indigena di alimenti per animali a base di proteine vegetali sarebbero necessari ulteriori mezzi della Confederazione che dovrebbero venir approntati nell'ambito del credito quadro per il sostegno del mercato nell'agricoltura. Tra i provvedimenti di sostegno l'accento verrebbe posto su un aumento del contributo di superficie. Va tuttavia osservato che le leguminose a granelli potrebbero prendere il posto di un'altra coltura dai costi comparativamente inferiori. Per ogni ettaro di superficie messo a leguminose a granelli le uscite della Confederazione sotto forma di contributi di coltivazione aumentano infatti di 1'260 franchi. Diminuirebbe inoltre il grado di autoapprovvigionamento con cereali. L'armonizzazione dei contributi di superficie fra i semi oleosi e le leguminose a granelli, menzionata al punto 1, renderebbe la coltivazione di leguminose a granelli più interessate dal profilo economico-aziendale.</p><p>4. La compatibilità fra ambiente e foraggio secco è discutibile in quanto il processo di essiccazione richiede molta energia. Generalmente nella fabbricazione di miscele per animali da reddito può essere utilizzata soltanto una bassa percentuale di erba essiccata. Una proporzione eccessiva pregiudica la qualità della carne. L'erba essiccata è quindi poco adatta per aumentare considerevolmente il grado di autoapprovvigionamento con proteine vegetali. La produzione di insilati e l'essiccazione del fieno sono invece metodi di conservazione che implicano un dispendio di energia decisamente minore e di conseguenza costi più contenuti. Per tale motivo non si prevede di versare contributi supplementari per l'essiccazione artificiale.</p><p>5. Per principio, il Consiglio federale non può assumersi la responsabilità di scandali alimentari nati all'estero. Nella misura in cui le basi legali glielo consentano, anche in futuro valuterà l'impatto di ogni singolo caso sul piano sociale ed economico, cercando di giungere a un equilibrio adeguato.</p><p>Se da un canto l'agricoltura è maggiormente esposta alle leggi del mercato a causa della liberalizzazione, dall'altro i pagamenti diretti ed ecologici hanno potuto venir aumentati progressivamente. Attualmente essi rivestono un significato economico notevole per la singola azienda e riducono i rischi legati alle condizioni atmosferiche e al mercato.</p><p>Se un agricoltore si trova, suo malgrado, in una situazione finanziaria precaria riconducibile al mutamento delle condizioni quadro dell'economia o della politica agricola, ha la possibilità di chiedere un aiuto per la conduzione aziendale conformemente all'ordinanza sugli aiuti per la conduzione aziendale (RS 914.11).</p><p>1 Foraggio concentrato compresi i sottoprodotti della trasformazione delle derrate alimentari</p>  Risposta del Consiglio federale.