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Tre anni fa Popolo e Cantoni hanno approvato l’introduzione nella Costituzione federale di una norma per regolare l’immigrazione. Ora queste regole, basate su tetti massimi e contingenti annuali per i permessi di dimora per stranieri li troviamo all’articolo 121a della Costituzione e alla cifra 11 delle norme transitorie. Qui troviamo anche un’indicazione molto chiara: «I trattati internazionali che contraddicono all’articolo 121a devono essere rinegoziati e adeguati entro tre anni dall’accettazione di detto articolo da parte del Popolo e dei Cantoni.»
Nonostante le promesse degli iniziativisti, che non ci sarebbe stato problema a trovare una soluzione nell’ambito degli accordi bilaterali, tetti massimi e contingenti non sono compatibili con l’accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone (diritto di scegliere liberamente il Paese – tra quelli delle parti contraenti – in cui lavorare e soggiornare. Per ottenere questo diritto devono tuttavia possedere un contratto di lavoro valido o svolgere un’attività indipendente oppure, se non esercitano un’attività lucrativa, disporre di mezzi finanziari sufficienti per sopperire alle proprie necessità e avere stipulato un’assicurazione malattie). In questi tre anni il Consiglio federale ha cercato di convincere l’Unione europea a rinegoziare l’accordo. Senza risultati. D’altra parte la fermezza su questo tema, mostrata verso il Regno Unito, ha chiarito a tutti che la libera circolazione delle persone non può essere messa in discussione.
Produrre una legge che tenga conto della decisione di regolare l’immigrazione (art. 121a) e rispetti (art. 5 cpv. 4) l’accordo sulla libera circolazione, sottoscritto dalla Svizzera e più volte accettato dal Popolo, non è cosa facile. Il Parlamento ha modificato la Legge sugli stranieri, introducendo la precedenza per i disoccupati residenti, in caso di nuove assunzioni.
La Destra populista, dopo aver creato ad arte una situazione irrisolvibile, con informazioni non corrette alle cittadine e ai cittadini, grida ora al «tradimento della Costituzione» e alla «violazione della volontà popolare»!
In realtà la decisione del Parlamento rispetta appieno la Costituzione e la volontà popolare, che esigono sia il rispetto degli accordi internazionali, sia una regolamentazione dell’immigrazione. Solo una decisone popolare sugli accordi bilaterali con l’Unione europea (e la libera circolazione è legata indissolubilmente agli altri accordi) potrà portare chiarezza.
Contro questa modifica di legge è stato lanciato un referendum. Non dall’UDC, che si era opposta in Parlamento, ma che ha paura di perdere in votazione popolare e ritrovarsi con la cosiddetta preferenza light per i residenti. Ma da Nenad Stojanović, politologo, favorevole alla legge, che con la scusa di «lasciare decidere al popolo» vuole stanare l’UDC e far risaltare le sue contraddizioni.
In realtà lanciare un referendum contro una legge che si accetta è un atteggiamento contraddittorio. Nel nostro Stato di diritto sono chiaramente regolati i casi in cui una decisione parlamentare ha bisogno della verifica popolare. Questo non è il caso. Se gli oppositori non chiedo il referendum, la decisione è valida e non ha bisogno del voto popolare.
Mal si comprende quindi l’entusiasmo che questa proposta populista ha suscitato in alcuni ambienti, compresi i giovani socialisti ticinesi. Un’approvazione popolare della legge cementerebbe una soluzione che tutti considerano provvisoria, in attesa dei chiarimenti sui rapporti tra la Svizzera e l’Unione europea. Una bocciatura sarebbe letta in modi differenti dai sostenitori e dagli oppositori degli accordi bilaterali, aumentando la confusione.
Per il Partito socialista la preferenza ai disoccupati residenti non è l’unica misura possibile. Per utilizzare al meglio la forza lavoro presente sul nostro territorio, senza dover ricorrere in modo eccesso all’immigrazione, misure efficaci sono il sostegno alla conciliazione di lavoro e famiglia, offrendo più posti a tempo parziale, la protezione dell’occupazione degli ultracinquantenni, a grave rischio di licenziamento, e la formazione dei giovani.
Carlo Lepori
Deputato PS al Gran Consiglio