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In Messico il 60% delle carceri sono di fatto amministrate dai detenuti, che controllano perfino la vendita di droga e alcol al loro interno, con ottimi guadagni, secondo i risultati di un'inchiesta pubblicata dall'ombudsman del paese latinoamericano, Raul Plascencia.
Le strutture in cui questa forma di autogestione carceraria è prevalente sono poco più di 50, principalmente nella capitale federale e negli stati di Messico (centro), Tamaulipas e Nuevo Leon (nord), Nayarit (ovest) e Oaxaca, Guerrero e Tabasco (sud), ha detto Plascencia, segnalando come particolarmente significativo il caso del carcere di Piedras Negras, nello stato di Coahuila (nord), da cui la settimana scorsa sono fuggiti 131 reclusi, probabilmente con l'aiuto dell'organizzazione criminale Los Zetas.
Secondo il responsabile dell'inchiesta, a Piedras Negras i prigionieri disponevano liberamente delle chiavi per entrare nelle diverse aeree del carcere, il che ha reso possibile la maxi evasione in pieno giorno, per la quale sono attualmente sotto inchiesta vari funzionari penitenziari, fra i quali il direttore.
Il rapporto rileva che attualmente ci sono circa 238 mila persone nelle carceri messicane a fronte di una capacità massima di poco meno di 190 mila persone, con un sovraffollamento medio del 25%
SDA-ATS