Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01024.jsonl.gz/1094

A Whuan, epicentro dell'epidemia di coronavirus scoppiata in Cina, è corsa contro il tempo per costruire un ospedale da 1'000 posti letto. Lo riferisce il Guardian. Operai e bulldozer sono al lavoro su un'area precedentemente destinata a centro vacanze. Secondo i media cinesi, ci vorranno sei giorni per completarlo. Nel 2003, all'epoca dell'emergenza Sars, 7000 operai completarono l'ospedale Xiaotangshan, nei sobborghi di Pechino, in solo una settimana. Nel frattempo Disneyland Shanghai ha deciso la chiusura temporanea al fine di "garantire la salute e la sicurezza dei nostri ospiti". Lo annuncia lo stesso parco dei divertimenti. La chiusura di tutte le strutture inizierà a partire da domani. Nel frattempo le autorità cinesi hanno imposto il blocco ai trasporti in altre città, Xiaogan, Enshi e Zhijiang – tutte nella provincia di Hubei – portando così a oltre 41 milioni il numero di cittadini coinvolti dalle misure per contrastare l'emergenza. In molte di queste città è stata disposta anche la chiusura di luoghi aperti al pubblico come teatri o locali per il karaoke.
Dal canto suo, ricordiamo, l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha deciso che "non è il momento" di dichiarare un'emergenza di salute pubblica internazionale che per il momento non ha causato contagi uomo-uomo fuori dal paese. Per ora quindi l'Oms non raccomanda ampie restrizioni ai viaggi e al commercio. "Non dichiaro un'emergenza di salute pubblica internazionale", ha affermato ieri il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus al termine di una nuova riunione, dopo quella di mercoledì, del Comitato d'emergenza indetta per valutare la portata dell'epidemia del nuovo virus. Per il presidente del Comitato dell'Oms, Didier Houssin, è troppo presto "per considerare questo evento come un'emergenza globale". Il Comitato, che come ieri era diviso, è tuttavia pronto a riunirsi non appena l'evoluzione dell'epidemia lo richiederà.
"Sappiamo che esiste una trasmissione da uomo a uomo in Cina, ma per ora sembra limitata ai gruppi familiari e agli operatori sanitari che si prendono cura dei pazienti infetti. Al momento, non ci sono prove di trasmissione da uomo a uomo al di fuori della Cina, ma ciò non significa che non accadrà", ha detto il direttore generale dell'Oms. Per Tedros, "si tratta di un'emergenza in Cina ma non è ancora diventata un'emergenza globale. Tuttavia potrebbe diventarla", ha aggiunto, ricordando che 584 casi sono stati riferiti all'Oms, inclusi 17 morti, e che casi sono segnati in Giappone, Corea, Singapore, Tailandia, Usa e Vietnam.
Il Comitato, piuttosto che una visione binaria tra emergenza globale e no, ha raccomandato un "sistema più sfumato", per consentire un livello intermedio di allerta per favorire un migliore coordinamento internazionale, compresi gli sforzi di ricerca per lo sviluppo di contromisure mediche.
L'Oms ha chiesto alla Cina di continuare ad operare in trasparenza, rafforzare le misure per la gestione dei rischi e continuare a collaborare con l'Oms. La comunità internazionale deve inoltre prepararsi alla potenziale evoluzione dell'epidemia.