Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/129339

<h2>SubmittedText<h2><p>Stando alle informazioni fornite dalla commissione delle case da gioco, dall'apertura dei casinò nel 2000 sono stati finora emanati 30 000 divieti d'accesso nei confronti di giocatori patologici. Nella maggior parte dei casi tali divieti sono stati emanati su richiesta dei giocatori stessi, socialmente danneggiati o addirittura rovinati dalla loro dipendenza da gioco. Sono emersi casi di giocatori che in pochi mesi si sono recati varie centinaia di volte nello stesso casinò, giocando per centinaia di ore in presenza del personale e perdendo in totale svariati milioni di franchi senza che i responsabili della casa da gioco siano intervenuti, abbiano svolto accertamenti adeguati e abbiano emanato un divieto d'accesso. Sorge il sospetto che i casinò, per tutelare i propri introiti, non abbiano ottemperato al loro obbligo di controllo, in violazione delle disposizioni del piano sociale e della prevenzione della dipendenza dal gioco nonché del contratto tra loro e i loro clienti. </p><p>Pongo pertanto le domande seguenti: </p><p>1. In base alla registrazione obbligatoria dei clienti dei casinò, tra il 2009 e il 2011 quante persone hanno visitato più di 25, 50 e 100 volte la stessa casa da gioco nel lasso di tre mesi? Secondo la documentazione in possesso dei casinò, quante di queste persone (suddivise per categoria) sono state interpellate dal personale competente? Quante sono state sottoposte a un esame, in applicazione del piano sociale, in merito alla loro situazione personale, sociale e finanziaria riguardo alle loro abitudini di gioco? Nei confronti di quante persone è stato emanato un divieto d'accesso non su loro iniziativa e richiesta, bensì come misura di polizia richiesta dalla casa da gioco?</p><p>2. Vi sono state richieste di risarcimento danni da parte di giocatori patologici nei confronti di un casinò? Vi sono case da gioco che hanno pagato un risarcimento danni? Quanto spesso e per quale importo? I casinò hanno informato la commissione delle case da gioco? Il casinò è tenuto a informare la commissione delle case da gioco in merito agli indennizzi richiesti e versati?</p><p>3. Dopo avergli inflitto una multa, la commissione delle case da gioco ha verificato, nel caso del casinò di Sciaffusa, che non vi siano stati altri casi di mancata attuazione del piano sociale? In caso negativo, perché no? In caso affermativo, con quali risultati?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Nel 1993 è stato abrogato il divieto delle case da gioco, poiché si era riconosciuto che ogni anno svariati milioni di franchi confluivano nei casinò esteri. Il divieto appariva sproporzionato oltre a costituire una messa sotto tutela dei cittadini ormai superata. L'abrogazione intendeva inoltre dare nuovi impulsi all'economia e al turismo nonché generare ingenti entrate fiscali. Occorreva tuttavia tenere debitamente conto dei pericoli insiti nel gioco d'azzardo. In occasione dell'emanazione della legge federale sulle case da gioco, nel 2000, è stato pertanto possibile istituire una protezione sociale relativamente estesa (e all'epoca unica in Europa). Il sistema protettivo scelto dal legislatore impone alle case da gioco di riconoscere precocemente i giocatori che potrebbero sviluppare una dipendenza dal gioco e di contenere i danni sociali del gioco, prevede esclusioni dal gioco e pone l'accento sulla prevenzione, la formazione del personale e la collaborazione con servizi di prevenzione delle dipendenze e centri di terapia. I criteri per il riconoscimento precoce di una dipendenza dal gioco includono, ad esempio, affermazioni negative del giocatore in merito alla propria situazione finanziaria, un cambiamento evidente della frequenza delle visite al casinò e della durata di gioco, ecc.</p><p>Il legislatore tuttavia ha, finora, rinunciato ad adottare misure più severe, che riguardino la sfera privata dei giocatori, quali la registrazione sistematica delle visite ai casinò. Per questo motivo, non è possibile rispondere alla domanda 1 con la precisione auspicata dall'autore dell'interpellanza. Si sa comunque che circa un terzo delle esclusioni dal gioco è riconducibile agli accertamenti effettuati nella procedura di riconoscimento precoce, il che corrisponde, per il 2011, a 1021 delle 3489 esclusioni (tali cifre non comprendono le esclusioni per pregiudizio dello svolgimento ordinato del gioco). Non sussiste tuttavia alcun indizio concreto secondo cui buona parte delle altre esclusioni sarebbe stata emanata soltanto dopo la rovina del giocatore o in seguito all'insorgere di altri gravi problemi. Nella maggior parte dei casi i giocatori reagiscono ancora in tempo dopo perdite di una certa entità. In ogni caso alla Commissione federale delle case da gioco (CFCG) non sono pervenuti riscontri allarmanti da parte degli uffici sociali o di altri servizi.</p><p>Anche la risposta alla domanda 2 va in questa direzione: negli ultimi anni sono stati pochi i giocatori che hanno chiesto un risarcimento danni alle case da gioco. Di fatto, secondo le informazioni disponibili (i casinò sono tenuti a segnalare questo tipo di casi), ha avuto luogo un unico processo a tale riguardo, vinto dalla casa da gioco. In casi isolati sono state concluse transazioni extragiudiziali (ma dato che non è previsto nessun obbligo di comunicazione, non è possibile trarre conclusioni attendibili). Il numero limitato di richieste di risarcimento danni non significa tuttavia che non vi siano casi di dipendenza dal gioco nei casinò (in ogni popolazione è sempre presente suppergiù la stessa percentuale di giocatori patologici). Non significa nemmeno che i casinò adempiano sempre in maniera ineccepibile il loro obbligo di diligenza nell'ambito della protezione sociale. La CFCG sorveglia pertanto con particolare attenzione questo ambito delicato, adotta costantemente provvedimenti affinché determinate case da gioco migliorino il loro compito in determinati settori e sanziona in misura relativamente severa le violazioni. Negli ultimi anni sanzioni severe sono state inflitte in due casi. Sarebbe tuttavia sbagliato concludere da questi pochi casi che in generale i casinò non rispetterebbero i loro obblighi in materia di protezione. Il Consiglio federale attribuisce molta importanza al miglioramento costante della situazione nell'ambito della protezione sociale, anche per quanto concerne altri giochi in denaro.</p><p>La domanda 3 fa riferimento a uno dei casi di sanzione menzionati. Se viene a conoscenza che una casa da gioco attua con negligenza gli obblighi di protezione sociale che le competono, la CFCG avvia un'indagine ed esamina in dettaglio la situazione. Nel caso del casinò di Sciaffusa non sono state constatate altre infrazioni nell'ambito della protezione sociale.</p>  Risposta del Consiglio federale.