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NEW YORK - Wall Street vola nel primo anno di Donald Trump alla Casa Bianca: anche se 'democratica' nell'animo, la Borsa americana impara ad amare il suo presidente regalandogli quel 'voto' di fiducia che nessun altro gli ha concesso nei primi dodici mesi.
Da quando Trump è entrato alla Casa Bianca, lo S&P 500 è salito del 23%, la migliore performance dell'indice durante un primo anno di presidenza repubblicana. La performance del listino sotto Trump è superata solo da quelle registrate con Franklin D. Roosevelt e Barack Obama (anche Bill Clinton ha fatto meglio ma nel primo anno del suo secondo mandato).
Il 2017 per lo S&P 500, il Dow Jones e il Nasdaq è stato l'anno migliore dal 2013. E il boom del Dow Jones illustra chiaramente il trend. Al Dow Jones ci sono voluti 100 anni per raggiungere i suoi primi 5.000 punti: nel primo anno di Donald Trump l'indice è balzato di oltre 6.1000 punti, passando dai 19.827,25 punti del 20 gennaio 2017, l'Inauguration Day, agli attuali 26.000. Un balzo che si accentua ulteriormente se si guarda al 9 novembre 2016, il giorno dopo l'elezione di Trump, quando il Dow Jones era a soli 18.589.
Una corsa che si è accentuata nel corso dei mesi: il 4 gennaio del 2018 ha sfondato per la prima volta i 25.000 punti, il 16 gennaio ha superato la soglia dei 26.000 punti. E una corsa che non sembra destinata a fermarsi, con i listini che dall'inizio dell'anno hanno già accumulato guadagni medi del 5%, infischiandosene delle tensioni geopolitiche, dei litigi a Washington e delle indagini del Russiagate, così come dei rialzi dei tassi di interesse da parte della Fed.
La corsa irrefrenabile di Wall Street è iniziata con l'elezione a sorpresa di Trump e, eccetto alcune giornate nere, non si è mai fermata smentendo le cassandre che prevedevano un crollo irreparabile dei listini. Con un Congresso controllato dai repubblicani e un repubblicano alla Casa Bianca, Wall Street ha fin dalle ore successive al risultato shock delle elezioni immaginato e sognato un allentamento delle norme e sgravi fiscali. E così è stato: Trump ha incassato il via libera alla riforma fiscale da 1.500 miliardi di dollari. Una misura di cui le grandi banche di Wall Street sono considerate le maggiori beneficiarie, e che ha avuto - nonostante le critiche e le previsioni di un aumento del debito - effetti immediati, con bonus e investimenti annunciati. L'ultimo in ordine temporale quello di Apple.
Trump non ha perso mai occasione di assumersi i meriti del rally di Wall Street, in parte sbagliando. Gli indici sono alle prese con il ciclo rialzista più lungo della storia e l'economia ha interamente voltato pagina rispetto alla crisi del 2008, ormai lasciata alle spalle, trainando la ripresa mondiale. Certo un 'effetto-Trump' c'è stato, ma è stato più contenuto rispetto alle rivendicazioni del presidente, soprattutto quella in cui si è paragonato a Barack Obama.