Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/145685

<h2>SubmittedText<h2><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Ha già valutato l'ipotesi di procedere con una notificazione formale all'Italia, da quando la Svizzera è stata inserita nelle liste nere del diritto interno italiano?</p><p>2. Se sì, a quale condizione è giunto?</p><p>3. Se no, ritiene di valutare la questione, visto che ha implicazioni importanti non solo per il cantone Ticino, bensì per tutta la Svizzera? </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1./2./3. La Convenzione per evitare le doppie imposizioni con l'Italia (CDI-I; RS 0.672.945.41) contiene una clausola sullo scambio di informazioni secondo la prassi svizzera seguita fino al 2009. Questo scambio si limita alle informazioni fornite ai fini della regolare applicazione della CDI-I e per prevenire abusi inerenti alla stessa (cosiddetta "piccola clausola di assistenza amministrativa"). Esso non corrisponde più allo standard internazionale. Le liste nere tenute dall'Italia in materia di fiscalità diretta considerano come criteri la mancanza di scambio effettivo di informazioni (standard internazionale) e/o un'aliquota d'imposta ordinaria sensibilmente più bassa.</p><p>Il diritto tributario italiano contiene diverse disposizioni per prevenire gli abusi. Due di queste toccano in modo particolare determinate imprese svizzere. Si tratta delle disposizioni sul rifiuto della deducibilità fiscale di spese pagate a determinate imprese con sede all'estero e delle cosiddette disposizioni "CFC" (controlled foreign companies) menzionate nella presente interpellanza.</p><p>Le liste nere italiane riguardanti le persone giuridiche sono determinanti per l'applicazione di queste due disposizioni contro gli abusi. Infatti, fondamentalmente le imprese estere ne sono interessate soltanto se figurano su tali liste. In Svizzera si tratta di imprese che godono di un privilegio fiscale cantonale.</p><p>La questione a sapere se è data una violazione della CDI-I se l'Italia applica le sue disposizioni per prevenire gli abusi e assegna gli utili di una filiale svizzera che gode di un privilegio fiscale cantonale alla sua società madre italiana ai fini dell'imposizione oppure se l'Italia non ammette in deduzione i versamenti a siffatte imprese svizzere ai fini della determinazione dell'imposta sull'utile in Italia è controversa. Il Consiglio federale ritiene pertanto che una notifica formale all'Italia non permetterebbe di raggiungere l'obiettivo prefissato.</p><p>In luogo di tale notifica formale, il Consiglio federale privilegia il dialogo con l'Italia. Attraverso un accordo sullo scambio di informazioni conforme allo standard internazionale e mediante le modifiche di legge previste nel quadro della Riforma III dell'imposizione delle imprese, il Governo intende fare in modo che le imprese svizzere che beneficiano di privilegi fiscali cantonali vengano stralciate dalle liste nere italiane destinate all'applicazione delle disposizioni per prevenire gli abusi. Questo non è soltanto nell'interesse del Ticino, bensì di tutta la Svizzera.</p>  Risposta del Consiglio federale.