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BELLINZONA - Ottenere la cittadinanza svizzera sarà più complicato. Il Parlamento ticinese ha infatti approvato l'iniziativa presentata dalla Lega dei ticinesi che chiede un irrigidimento delle "regole" per chi era al beneficio dell'assistenza sociale.
La Legislazione federale prevede che chi chiede la naturalizzazione non soddisfa il criterio di “partecipare alla vita economica” (e quindi non può ricevere la cittadinanza) se nei tre anni precedenti la domanda o durante la procedura percepisce prestazioni assistenziali. A meno che queste prestazioni siano interamente restituite. I Cantoni possono prevedere misure più restrittive.
Con un’iniziativa parlamentare di gennaio (di Nicholas Marioli, ripresa da Omar Balli e Sem Genini), la Lega dei ticinesi ha chiesto la modifica della Legge cantonale. In sostanza chi vuole diventare svizzero non deve avere beneficiato di prestazioni assistenziali nei dieci anni (e non più tre) precedenti alla domanda, salvo che siano interamente restituite. La Commissione giustizia e diritti (relatore Giorgio Galusero) ritiene che un periodo di tre anni sia insufficiente per valutare l’idoneità di una persona che chiede la naturalizzazione. «Questo lasso di tempo si presta ad abusi da parte dei “furbetti” e non incentiva a rimborsare i soldi ottenuti dalla collettività, anche se nel frattempo la situazione finanziaria è mutata».
Con il voto del Parlamento, che ha approvato l'iniziativa con 38 voti favorevoli (32 contrari e 3 astenuti), la palla passa ora al Consiglio di Stato.