Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/78975

<h2>SubmittedText<h2><p>Nella sua risposta alla prima interpellanza del sottoscritto, il Consiglio federale ritiene minimo il margine di manovra per impedire la realizzazione di una centrale idroelettrica Bagni di Craveggia (2).</p><p>Tuttavia, vi sono aspetti che non sembrano ottenere sufficiente attenzione da parte dell'autorità federale. Infatti, occorre ricordare che in data 23 ottobre 2000 l'Unione europea ha adottato la direttiva che istituisce un quadro di azione comunitaria in materia di acque. Si tratta di norme che assumono carattere vincolante per gli stati comunitari.</p><p>L'articolo 1 ci informa che scopo delle norme è quello di agevolare un utilizzo idrico sostenibile fondato sulla protezione a lungo termine delle risorse idriche esistenti. Cito anche l'articolo 4 che impone di fare tutto il possibile per impedire un ulteriore deterioramento e per non compromettere il raggiungimento degli obiettivi della presente direttiva in altri corpi idrici. </p><p>Ma ciò che più interessa è l'articolo 3 cifra 5 che dice: "Se un distretto idrografico supera i confini della comunità, lo stato membro si adopera per instaurare un coordinamento adeguato con gli stati terzi in questione." Gli stati membri dell'UE hanno avuto tempo di conformarsi alla direttiva, attuandola. Ciò è avvenuto anche per la vicina Italia in virtù degli articoli 14 e 15 della legge no 183 finalizzata al coordinamento delle politiche riguardanti l'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee e all'adeguamento dell'ordinamento interno agli atti normativi comunitari.</p><p>A tal proposito si formulano le seguenti domande:</p><p>1. Perché la Svizzera non reclama formalmente il rispetto della direttiva comunitaria succitata con carattere vincolante?</p><p>2. Non pensa il Consiglio federale di assumere un atteggiamento maggiormente risoluto a tutela dei nostri interessi nazionali?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Poiché la Svizzera non è uno Stato membro dell'UE, non può esigere formalmente dall'Italia il rispetto della direttiva quadro sulle acque. Tuttavia, il nostro Paese si impegna a diversi livelli affinché il coordinamento con gli Stati terzi, di cui all'articolo 3 cifra 5 della direttiva quadro, sia applicato in maniera soddisfacente al caso dei Bagni di Craveggia (cfr. risposta alla domanda 2). Se, nonostante gli sforzi diplomatici della Svizzera, l'Italia dovesse confermare il progetto previsto, la Confederazione avrebbe ancora la possibilità di stipulare con l'Italia un accordo bilaterale sullo sfruttamento dell'Isorno. La stipulazione di un accordo volto a definire un utilizzo equo e ragionevole delle acque transfrontaliere è prevista anche dalla Convenzione del 17 marzo 1992 sulla protezione e l'utilizzazione dei corsi d'acqua transfrontalieri e dei laghi internazionali (RS 0.814.20), ratificata da ambedue i Paesi. Tuttavia, il governo ritiene ancora prematuro avviare trattative con l'Italia fintanto che è in corso il relativo esame d'impatto ambientale.</p><p>2. In questi ultimi mesi, alcuni consiglieri federali come pure diversi rappresentanti delle autorità federali hanno avuto più volte l'opportunità di discutere del contestato progetto di centrale con membri del governo italiano e funzionari dell'amministrazione italiana. Nell'ambito di tali contatti, la Svizzera ha sottolineato che il progetto prevede la costruzione di una centrale idroelettrica in una regione incontaminata e pregiata dal punto di vista storico. Tenuto conto della limitata utilità energetica a fronte dei considerevoli svantaggi, la Svizzera ha proposto di rinunciare alla costruzione della centrale e, in compenso, di espandere alle zone limitrofe italiane del progetto di parco attualmente previsto nella Valle Onsernone. Ciò equivarrebbe alla realizzazione di un progetto transfrontaliero. I rappresentanti delle autorità italiane hanno mostrato interesse per l'idea di un parco naturale e hanno assicurato che, per quanto riguarda il progetto di centrale idroelettrica, l'Italia si atterrà alle norme previste dal diritto internazionale.</p>  Risposta del Consiglio federale.