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Crisi della Evergrande, impatto indiretto in Svizzera
Le implicazioni dirette di un possibile fallimento del gigante immobiliare cinese Evergrande sembrano limitate per le banche e l'economia svizzera.
Comunque se appare improbabile una ripetizione dello scenario disastroso che portò alla crisi finanziaria del 2008, un rallentamento dell'economia cinese potrebbe colpire le aziende elvetiche, ritengono gli esperti interpellati dall'agenzia Awp.
La paura si è fatta sentire in questi giorni in borsa, con gli indici di tutte le piazze che- sulla scia delle difficoltà di Evergrande, alle prese con un debito di 300 miliardi di dollari – hanno perso sensibilmente terreno. Lunedì i titoli bancari UBS e Credit Suisse sono crollati del 7%.
In una commento diffuso ieri UBS ricorda che Evergrande è all'origine del 4% di tutte le vendite di nuovi alloggi in Cina nel 2020. «Si tratta ora di sapere se sarà in grado di pagare la cedola di 84 milioni di dollari in scadenza il 23 settembre sul suo prestito obbligazionario di marzo 2022: il mercato teme che lo sviluppatore immobiliare cinese non sarà in grado di tener fede ai suoi obblighi».
Oggi comunque il gruppo ha pagato un primo importo, dimostrando di avere ancora a disposizione liquidità.
Azienda ristrutturata?
Samy Chaar, capo economista di Lombard Odier, è convinto che l'azienda verrà ristrutturata, ma le implicazioni sistemiche saranno limitate. La società «è in un processo di demolizione controllata».
Le banche sono in prima linea come detentori del debito del gruppo cinese. Contattate da Awp, UBS e Credit Suisse hanno rifiutato di rivelare i loro impegni. Secondo Bloomberg UBS avrebbe obbligazioni Evergrande per 276 milioni di dollari. «Se Evergrande dovesse essere ristrutturata le scadenze saranno allungate e gli istituti che detengono le obbligazioni subiranno una perdita limitata», ha detto Chaar.
La situazione non appare paragonabile alla crisi finanziaria del 2007-2008, che fu innescata dal crollo del sistema bancario coinvolto nella crisi dei sub-prime, i mutui di bassa qualità. «Evergrande è un caso speciale: era da tempo nel mirino delle autorità, sapevamo che è un'entità che deve essere ristrutturata», ha proseguito Chaar.
«Impatto indiretto in Svizzera»
Sulla stessa lunghezza d'onda è anche Thomas Stucki, economista della Banca Cantonale di San Gallo (SGKB). «Si tratta di un evento locale che avviene in Cina. Le implicazioni per l'economia svizzera e le banche sono, a mio parere, deboli», ha spiegato.
Più sfumata è l'analisi di John Plassard, esperto presso Mirabaud, che sottolinea come le banche elvetiche detengano debito in paesi emergenti che sono stati scossi dai rischi di fallimento del gruppo cinese. Gli istituti svizzeri potrebbero quindi subire un «impatto indiretto», secondo lo specialista.
Non sarà come la crisi del 2008
La volontà delle autorità cinesi di spegnere i focolai di crisi dovrebbe comunque limitare i danni. «La Cina ha la capacità di sostenere il sistema, non solo attraverso la ristrutturazione di Evergrande, ma più in generale evitando un rallentamento dell'economia cinese», si dice convinto Chaar.
«Il rischio di un contagio globale come avvenuto nella crisi dei subprime è limitato», gli fa eco Stucki, ricordando che in Cina l'accesso al mercato dei capitali era limitato per gli investitori stranieri. È quindi probabile che l'impatto sia principalmente economico. «La Cina, che ha avuto livelli di crescita molto forti nella prima metà del 2021, dovrà rallentare un po'», il che avrà ripercussioni su altri paesi, osserva Chaar.
«Se c'è una grave crisi immobiliare in Cina, le aziende svizzere impegnate nel paese, come Schindler, potrebbero soffrire», aggiunge Plassard. Il settore del lusso, con in prima fila Swatch e Richemont, potrebbe anche diventare una vittima collaterale della situazione, se la crisi avrà un impatto sui consumatori cinesi.
hm, ats