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Mentre migliaia di partecipanti tornavano a radunarsi pacificamente nelle strade di Minsk e di altre città per chiederne le dimissioni, il presidente bielorusso Alexandr Lukashenko ha respinto oggi, sabato, la possibilità di una mediazione straniera (proposta in particolare dalla Polonia, Lettonia e Lituania) che risolva la crisi scatenata dalla sua contestata rielezione alla guida del paese.
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"Non ne abbiamo bisogno, senza offesa ma che si occupino degli affari loro. Non venderemo il nostro paese a nessuno", ha affermato l'ultimo dittatore d'Europa durante una riunione di Governo. In precedenza Lukashenko si era intrattenuto con il suo omologo russo ed alleato Vladimir Putin, con cui aveva convenuto di rafforzare i legami fra le due capitali.
Da domenica scorsa decine di migliaia di persone hanno denunciato in piazza le frodi che hanno contraddistinto il voto per le presidenziali e la repressione in atto in Bielorussia. Dopo aver proceduto ad arresti di massa - in prigione era finito anche un lottatore svizzero - le autorità avevano deciso di liberare numerosi prigionieri.
- Notiziario 17.00 del 15.08.2020 Minsk