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I turisti svizzeri figurano al quarto posto fra i clienti che sfruttano la prostituzione minorile in Kenya. È quanto risulta da un rapporto dell'UNICEF pubblicato martedì.
Nel paese africano quasi un terzo delle ragazze e dei ragazzi dai 12 ai 18 anni hanno già venduto il loro corpo dietro compenso.
Secondo l'inchiesta del fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) sullo sfruttamento sessuale dei bambini in Kenya, pubblicato martedì, il 38% dei clienti sono kenioti. I turisti italiani si piazzano al secondo posto (18%), i tedeschi al terzo (14%) e gli svizzeri al quarto (12%).
"Anche se in Svizzera diverse organizzazioni non governative hanno promosso campagne contro lo sfruttamento della prostituzione minorile che hanno avuto un forte impatto sulla popolazione", dice a swissinfo Bernard Boëton, responsabile del settore Diritti dei bambini di Terre des hommes, "il fenomeno sembra non volere diminuire".
Cifre allarmanti
L'UNICEF ha svolto la sua indagine in quattro distretti del paese africano: Mombasa, Kilifi, Malindi e Kwale. Dai risultati dell'inchiesta risulta che 15'000 ragazze dai 12 ai 18 anni (il 30% del totale) hanno rapporti sessuali occasionali dietro compenso.
Inoltre da 2000 a 3000 ragazzi e ragazze si prostituiscono tutto l'anno. La maggior parte di loro ha cominciato all'età di 12 o 13 anni.
"È una realtà scioccante" ha commentato il vicepresidente keniota Moody Awori, aggiungendo che questa piaga "si va sviluppando in maniera orribile in particolare lungo la costa". Awori si è impegnato ad adottare misure di promozione di un "turismo responsabile".
Intervento della giustizia
Per combattere lo sfruttamento dei giovani kenioti da parte dei turisti, le autorità di Nairobi obbligano già attualmente i viaggiatori a fornire il loro indirizzo di residenza nel paese. Ciò permette di meglio controllare i loro spostamenti. Inoltre, il personale impiegato negli alberghi è invitato a segnalare alle autorità i comportamenti sospetti da parte dei turisti.
"I kenioti e i turisti che abusano dei bambini devono essere arrestati e condannati per i loro atti", ha dichiarato il rappresentante dell'UNICEF in Kenya, Heimo Laakkonen, che al contempo insiste sul fatto che le vittime non vanno criminalizzate.
Per Bernard Boëton è positivo potere usufruire di questo genere di studi per portare alla luce simili problemi e rendersi conto della loro gravità. "Occorre però anche un chiaro intervento delle autorità per potere cambiare le cose. La polizia keniota deve effettuare gli accertamenti necessari. A volte un solo testimone basta per portare l'affare davanti a un tribunale". In tal modo, aggiunge il responsabile di Terre des Hommes, l'informazione su quanto sta accadendo può essere trasferita nel paese da cui provengono gli sfruttatori.
Commercio tollerato
Dall'inchiesta condotta dall'agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia emerge che il turismo sessuale è generalmente molto tollerato, soprattutto sulle spiagge e nei bar. La povertà è la ragione che spinge la metà dei giovani intervistati a vendere il loro corpo.
Questa tolleranza è anche dovuta al fatto che economicamente, per la gente del luogo, prostituirsi permette di guadagnare molto di più rispetto ad altre attività. Basti pensare che in media un operaio guadagna 6 franchi al giorno, mentre la tariffa di una prestazione sessuale varia dai 17 ai 90 franchi.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
35 milioni d'abitanti in Kenya
42,6% di loro hanno meno di 15 anni
49 anni: speranza di vita
1,2 milioni di kenioti sieropositivi
50% degli abitanti vivono sotto la soglia di povertà
40% tasso di disoccupazione
UNICEF
La fondazione delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) è stata fondata l'11 dicembre del 1946.
È attiva soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dove sostiene madri e bambini nei settori della salute, della pianificazione familiare, dell'igiene, dell'alimentazione e dell'educazione. Fornisce anche diversi aiuti in casi urgenti.
A livello internazionale l'organizzazione lotta inoltre contro l'impiego di bambini negli eserciti, la prostituzione infantile e per la protezione dei rifugiati.
Nel 1965 le è stato assegnato il premio Nobel per la pace.
Attualmente l'organizzazione impiega 7000 persone in 160 Stati.
La sede principale dell'UNICEF è a New York, quella di UNICEF Svizzera a Zurigo.