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La maggior parte dei 1'700 apparecchi per la respirazione assistita acquistati dalla Confederazione per 65 milioni di franchi durante la prima ondata della pandemia non è mai stata utilizzata. Stando a un documento della farmacia dell'esercito, l'anno scorso, nel momento di maggiore pressione sul sistema ospedaliero, erano stati messi a disposizione dei cantoni 753 respiratori modello T1 della grigionese Hamilton, mentre attualmente nei depositi federali ce ne sono immagazzinati 1'098.
L'esistenza di centinaia di ventilatori mai impiegati è stata rivelata da RTS cui il portavoce dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), Yann Hulmann, ha spiegato che l'ordinazione era stata fatta in un momento in cui del coronavirus si sapeva poco, gli apparecchi sul mercato erano rari e si stimava che la Svizzera avesse bisogno di almeno altri 1'900 respiratori. In seguito la situazione si è man mano definita, portando la Confederazione a rinunciare all'acquisto della metà dell'ultima ordinazione effettuata nel luglio del 2020 (350 apparecchi su 700).
A Berna ora si sta pensando a cosa fare dello stock, dopo che "solo" 14 cantoni (tra i maggiori acquirenti figurano Ginevra, Zurigo e Ticino) hanno deciso di approfittare della possibilità di acquistare a prezzo scontato (30'000 franchi invece di 49'000) un modello di respiratore sviluppato in primo luogo per un utilizzo mobile (ambulanze, elicotteri e mezzi di soccorso dell'esercito). L'Ufficio federale della sanità pubblica e l'esercito, al momento, non escludono né la vendita all'estero né la conservazione degli apparecchi quale riserva strategica federale.