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Andre Iguodala non avrà forse la mano calda degli Splash Brothers, il killer instinct di Kevin Durant e nemmeno la faccia tosta di Draymond Green, tuttavia possiede il fattore X: quello dei campioni.
Giocatore di una classe superiore, Iguodala palleggia per il campo manifestando un’intelligenza cestistica che in pochi oggigiorno possiedono. La sua visione, i suoi passaggi telecomandati, i suoi contropiedi fulminei e la granitica difesa dal perimetro lo rendono un elemento imprescindibile per i Warriors.
Andre gioca a Oakland dalla stagione 2013 nel ruolo di guardia o ala piccola o a volte da ala grande: pur non essendo oltre i due metri di altezza, possiede un’apertura “alare” che gli permettere di compiere acrobatiche schiacciate e possenti stoppate.
Attenzione: Iggy non è titolare fisso. Nel corso delle ultime stagioni il suo apporto alla causa dei Warriors è pressoché sempre partito dalla panchina. Vi chiederete, come mai non reclama un posto da titolare?
La risposta è molto semplice: non ne ha bisogno. Iggy sa che, nonostante parta dalla panchina, giocherà buona parte del tempo poiché coach Kerr non può fare a meno del suo Mr. Finals e così i suoi compagni di reparto.
Iguodala riporta ordine senza usare i toni minacciosi del compagno Green, non ne ha bisogno: sa quanto vale e sa quanto il suo gioco migliori le prestazioni degli altri.
Non è sempre stato così: agli inizi della carriera militava nella città dell’amore eterno, Philadelphia, insieme a un certo Allen Iverson. Sin dal primo anno di matricola si impone come una delle migliori guardie in circolazione grazie alla sua versatilità e al suo dinamico atletismo.
Gioca per i 76ers per otto stagioni, dopodiché passa alla corte delle pepite di Denver. Il suo arrivo viene celebrato con entusiasmo, il quale purtroppo scema dopo solo una stagione: Iguodala spiazza tutti accasandosi alla corte di Oakland. Casa Warriors. Inizia l’era dei Golden State.
Sotto la guida di Coach Kerr, Iggy diventa il fattore determinante per conquistare nella stagione 2014-2015 il primo anello della storia degli Warriors. In quella stagione risulta talmente decisivo da guadagnare il titolo, con pieno merito, di MVP delle Finals.
L’anno successivo i Warriors devono arrendersi dinnanzi a un Lebron James in stato di grazia, tuttavia nelle seguenti due stagioni (2017,2018) ottengono il secondo e il terzo anello della loro storia (sempre contro i Cavs di Lebron).
Ad oggi, i Warriors si stanno giocando il quarto anello confrontandosi contro la compagine canadese dei Raptors guidati dal silenzioso quanto fenomenale Kawhi Leonard. La serie è complicata, Golden State è falcidiata dagli infortuni (Durant, Looney, Thompson) e tutto sembra giocare a loro sfavore.
Tuttavia Iguodala sta salendo in cattedra come al solito, prendendo per mano i suoi compagni con la classica dimestichezza. Riuscirà a portare a casa il quarto anello? Chi lo sa… in quel caso un altro titolo di MVP delle Finals non glielo toglierebbe nessuno.