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Negli ultimi anni, la Banca Mondiale ha perso il monopolio sulle concessioni di prestiti per lo sviluppo perché i Paesi si avvalgono, sempre più frequentemente, di finanziatori privati e di nuove banche di sviluppo. La Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture (AIIB), alla quale la Svizzera ha aderito nel 2016, è l’attore principale. Per adattarsi a questo nuovo contesto, il Gruppo della Banca Mondiale (GBM – vedi riquadro) ha avviato una serie di riforme. La trasformazione in una «banca della conoscenza» ha come scopo di riorientare la priorità del prestito verso il rafforzamento dei servizi di consulenza politica e tecnica e il finanziamento diretto di progetti. Inoltre, la Banca Mondiale, intende attivarsi maggiormente in contesti fragili e ha annunciato di voler assumere un ruolo pionieristico in ambito climatico. Per i prossimi anni, l’obiettivo generale dell’insieme del Gruppo della Banca Mondiale è di massimizzare i finanziamenti per promuovere lo sviluppo (maximize finance for development, MFD). Questa strategia, finalizzata alla mobilitazione sistematica di fondi privati per il finanziamento dello sviluppo, richiede una migliore interazione tra tutte le sotto-organizzazioni del GBM.
La strategia in questione si fonda sull’idea che il modo di conseguire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), definiti nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, deve essere ripensato: siccome i miliardi di fondi pubblici per lo sviluppo non sono sufficienti per finanziare gli OSS, il settore privato dovrebbe concentrarsi e mettere a disposizione i miliardi necessari per realizzare questi obiettivi.
L’approccio detto a cascata spiega come procedere: per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo il primo passo è sempre quello di mobilitare fondi privati. Inseguito, nei Paesi e negli ambiti in cui il settore privato è in difficoltà, la Banca Mondiale incoraggia riforme nazionali o settoriali per migliorare il quadro degli investimenti. Nella terza fase, delle garanzie o degli strumenti di condivisione dei rischi, come i partenariati pubblico-privato, devono essere applicati per ridurre i rischi per i singoli. Le risorse pubbliche sono mobilitate solo se le riforme settoriali o la condivisione dei rischi non portano a soluzioni fondate sul mercato.
Una Banca Mondiale criticata
Sebbene, negli ultimi decenni, la Banca Mondiale sia stata in grado di contribuire alla riduzione della povertà in molti Paesi, soprattutto tramite gli strumenti dell’IDA (Agenzia internazionale per lo sviluppo), dagli anni Ottanta è regolarmente criticata. Nonostante le numerose riforme e l'aumento degli scambi con la società civile, la Banca Mondiale continua a imporre una serie di condizioni ai Paesi debitori prima che possano beneficiare di denaro a basso costo: la liberalizzazione commerciale unilaterale, la deregolamentazione finanziaria, la privatizzazione e in particolare il disimpegno dello Stato eccetera. Questi vincoli sono influenzati dagli interessi economici dei Paesi ricchi che continuano a controllare i diritti di voto nel GBM e cercano (ancora) un migliore accesso al mercato nei Paesi più poveri. Il nuovo approccio MFD intensifica questa tendenza.
Anche se gli investimenti del settore privato, a determinate condizioni, sono appropriati e importanti, è opinabile chiedersi se l'approccio della Banca mondiale sia realmente utile alla riduzione della povertà o se non sia stato concepito per facilitare l'ingresso sul mercato delle imprese attive a livello mondiale nei Paesi in via di sviluppo e per ridurre al minimo i loro rischi in questo processo. Voci critiche esprimono preoccupazioni relative al fatto che la strategia MFD possa andare ben oltre la semplice partecipazione del settore privato al finanziamento dello sviluppo. Di fatto, l'approccio a cascata legato alla strategia MFD dà sempre la preferenza al finanziamento privato per lo sviluppo rispetto al finanziamento pubblico, in qualsiasi contesto, senza un'analisi costi-benefici preventiva o garanzie che il finanziamento privato sia nell'interesse pubblico e contribuisca allo sviluppo sostenibile e alla riduzione della povertà. Poiché le riforme sono imposte dalla Banca Mondiale ai Paesi (dall’alto verso il basso), esse generalmente non sono il risultato di un processo democratico.
A dispetto dei loro ambiziosi obiettivi climatici e nonostante i loro standard sociali e ambientali, la BIRS (Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo) e la sua agenzia che promuove l’industria privata, la SFI (Società Finanziaria Internazionale), nei Paesi in via di sviluppo, continuano a investire in grandi progetti dannosi per il clima e che violano i diritti umani. Uno dei motivi è che gli standard non sono ugualmente applicabili in tutti i settori operativi della Banca Mondiale. Attualmente, tali disposizioni sono applicate principalmente al finanziamento diretto di progetti, ma non ai servizi di consulenza in materia di politica di sviluppo, che in alcuni anni rappresentano fino al 40% del finanziamento totale della Banca Mondiale e spesso riguardano settori sensibili come l'industria mineraria, la silvicoltura e l'agricoltura. Di recente, in particolare la SFI, ha concesso sempre di più prestiti a banche, fondi d’investimento o fondi pensione (chiamati intermediari finanziari), i quali a loro volta investono in altri progetti, a volte poco chiari. Negli ultimi anni sono aumentati gli investimenti rivolti a intermediari finanziari attivi in settori ad alto rischio.
Alla fine del 2018, per esempio, 65 situazioni di violazioni dei diritti umani e dell’ambiente sono state presentate al meccanismo indipendente d’investigazione in caso di accuse e denunce di abusi della SFI. Un'indagine pluriennale condotta dall'ONG Inclusive Development International ha inoltre dimostrato che 150 progetti d’intermediari finanziari hanno avuto un impatto sociale e ambientale negativo e hanno violato i diritti umani. Nell'ultimo decennio, anche 32 denunce contro i progetti finanziati dalla BIRS sono state presentate al Comitato di ispezione, direttamente alla BIRS e al meccanismo indipendente d’investigazione in caso di accuse e denunce di abusi dell’AID; molte delle quali riguardano grandi progetti infrastrutturali.
L’interesse della Svizzera
Già membro dell’AMGI (Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti) e del CIRDI (Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative ad investimenti), la Svizzera dal 1992 è affiliata all’IDA, alla BIRS e alla SFI e da allora ha regolarmente contribuito al loro aumento di capitale e alla ricostruzione del fondo dell’AID riservato ai Paesi più poveri. Oggi, il nostro paese non solo ha adottato il discorso della Banca Mondiale – per allineare maggiormente la cooperazione allo sviluppo con gli interessi del settore privato – ma dovrebbe anche partecipare ai prossimi aumenti di capitale della SFI e della BIRS e aiutare la Banca Mondiale ad attuare la sua strategia MFD nei Paesi in via di sviluppo. La Svizzera non agisce solo per mantenere il diritto di voto in seno a questa istituzione influente, si mobilita anche nel proprio interesse economico. La SFI, in particolare, cofinanzia diverse multinazionali, banche e medie imprese con sede in Svizzera e interessate a investire nei mercati emergenti. Nel 2018 il portafoglio a lungo termine delle imprese svizzere ammontava a 1,4 miliardi di dollari – ne è stata stimata una crescita nell’ambito della prevista intensificazione della privatizzazione dello sviluppo.
Il Gruppo della Banca Mondiale (GBM)
Il GBM è composto dalle seguenti cinque sotto-organizzazioni:
- L’Agenzia internazionale per lo sviluppo (IDA), che fornisce prestiti a lungo termine senza interessi e delle sovvenzioni ai Paesi in via di sviluppo più poveri.
- La Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (BIRS), che fornisce crediti ai Paesi a medio reddito.
- La Società Finanziaria Internazionale (SFI), che concede prestiti a imprese private.
- L’Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti (AMGI), che assicura gli investimenti diretti esteri all’estero e fornisce consulenza agli investitori.
- Il Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative ad investimenti (CIRDI), che assicura la mediazione delle controversie tra investitori stranieri e governi.
Il GBM opera come cooperativa finanziaria; ne fanno parte 189 Stati firmatari con diritto voto in funzione del capitale versato, ma anche in base alle dimensioni della loro economia. Grazie alle sue elevate riserve, la Banca riceve, a condizioni favorevoli, altri prestiti sul mercato internazionale del credito che può trasferire ai Paesi in via di sviluppo. A differenza delle banche commerciali, il GBM completa i sui servizi finanziari con consulenze in materia di sviluppo e altre forme di sostegno. I prestiti sono però spesso vincolati alle condizioni della politica di sviluppo. Il GBM svolge un ruolo di primo piano nella definizione di standard e linee guida comuni in un’ampia gamma di settori della cooperazione allo sviluppo. Anche se il fondo dell’AID è finanziato regolarmente, gli aumenti di capitale sono irregolari e connessi a circostanze particolari. Un ulteriore aumento di capitale è imminente, in particolare per la SFI e la BIRS.
Pubblicato il 5 novembre
Su La Regione
(Traduzione: Zeno Boila)
t auprès de la SFI et de la BIRD.