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L'anno scorso, la Svizzera si è dimostrata più generosa per quanto riguarda la concessione della nazionalità elvetica agli stranieri.
Nonostante un aumento delle naturalizzazioni del 29 %, rispetto al 2001, il passaporto svizzero rimane uno dei più inaccessibili in Europa.
Il 2002 è stato un anno record per le naturalizzazioni. Stando ai dati pubblicati dall'Uffico federale degli stranieri (UFDS), 38 833 persone hanno ricevuto il passaporto rossocrociato, il 29 per cento in più rispetto al 2001.
La tendenza al rialzo del 2002 è incoraggiante e corrisponde alla volontà della Confederazione di promuovere l'integrazione degli stranieri, ha affermato Roland Schärer dell'UFDS.
Procedure facilitate
La ragione principale di questo incremento sta nell'evasione da parte dei cantoni di molte pratiche in sospeso. Schärer ha però anche citato le procedure facilitate introdotte in alcuni cantoni che rendono meno arduo ottenere la nazionalità svizzera.
Circa la metà dei cantoni prevede facilitazioni per gli stranieri della seconda generazione, in particolare i giovani. La durata del soggiorno per poter chiedere la nazionalità varia da cantone a cantone passando da due a dodici anni.
Negli ultimi dieci anni il tasso di naturalizzazione è quadruplicato. Nondimeno, la Svizzera è tra i paesi d'Europa dove è più difficile ottenere il passaporto.
Per tale ragione, Schärer auspica un cambiamento delle regole del gioco. In particolare, ha citato l'impossibilità di ricorrere nel caso in cui la cittadinanza svizzera venga rifiutata in prima istanza.
Immigrazione e asilo: due cose diverse
La politica d'immigrazione va chiaramente separata dal problema dell'asilo. Secondo Dieter Grossen, direttore supplente dell'UFDS reclutare lavoratori in paesi in crisi servirebbe solo ad incrementare i flussi migratori.
Per illustrare questo fatto, Grossen ha ricordato l'esempio dell'ex Jugoslavia. La Svizzera ha cominciato a reclutarvi regolarmente manodopera negli anni Ottanta.
In seguito, tutti coloro che non sono riusciti a beneficiare del contingente d'immigrazione hanno inoltrato richiesta d'asilo per raggiungere un fratello o il padre già nel nostro paese. «Abbiamo semplicemente aperto due vie d'immigrazione parallele», ha detto Grossen.
Da parte sua, il direttore dell'UFDS, Eduard Gnesa, ha sottolineato che l'evoluzione attuale del mercato del lavoro lascia poche speranze di un futuro impiego per i richiedenti o per gli immigranti che provengono da paesi in via di sviluppo, visto che i datori di lavoro cercano personale qualificato.
«Negli ultimi dieci anni - ha affermato Gnesa citando cifre del Segretariato di stato all'economia (seco) - 83 mila posti di lavoro per persone poco o punto qualificate sono scomparsi, mentre ne sono stati creati 230 mila per lavoratori qualificati».
Flussi migratori inevitabili
Ad ogni modo la Svizzera è condannata a convivere col fenomeno migratorio. Per l'UFDS la mondializzazione non ha avuto gli effetti sperati sui paesi emergenti o in via di sviluppo, visto che la crescita demografica non è stata compensata dalla creazione di un numero sufficiente di posti di lavoro.
Per tentare di contenere il fenomeno, ha affermato Grossen, «è necessario aumentare l'aiuto sul posto». Un simile problema potrebbe a suo avviso essere affrontato in seno all'Organizzazione mondiale del commercio (WTO).
Italiani in testa
Nel 2002, il passaporto svizzero è stato rilasciato in maggioranza a italiani. Seguono persone provenienti dall'ex Jugoslavia, dalla Turchia e dallo Sri Lanka.
Per quanto riguarda la presenza di stranieri in Svizzera, l'anno scorso il loro numero è aumentato di 28 217 persone a 1 447 312, cifra che corrisponde a un tasso del 19,9 %.
Ginevra e Basilea Città sono i cantoni col maggior numero di stranieri con, rispettivamente, il 34 e il 28,2 %. Fanalino di coda è Uri (8,2 %).
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Aumentate del 29% le naturalizzazioni nel 2002.
In Svizzera risiedono 1'447'000 stranieri.
Si tratta del 19,9% della popolazione totale.
In breve
L'attuale politica migratoria del Consiglio federale si basa sui criteri di prosperità, solidarietà e sicurezza.
Il primo criterio prevede la possibilità di reclutare forza lavoro all'estero, in particolare nei paesi Ue e dell'AELS.
Il concetto di solidarietà postula invece l'aiuto alle persone vittime di persecuzioni.
L'idea di sicurezza significa che la popolazione, sia svizzera che straniera, venga protetta dalla criminalità e dal razzismo.