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Il piano da 110 miliardi di euro a favore della Grecia approvato domenica dai ministri delle finanze della zona euro era il prezzo da pagare per salvaguardare la moneta europea. Tuttavia nulla assicura che Atene riuscirà a risollevarsi, sottolinea lunedì la stampa svizzera.
Complessivamente la Grecia potrà ricevere nei prossimi tre anni 110 miliardi di euro per far fronte all'enorme debito pubblico (circa 300 miliardi di euro) che ha portato il paese sull'orlo del fallimento.
Circa due terzi della somma saranno a carico dei paesi della zona euro, mentre un terzo a carico del Fondo monetario internazionale. I tre principali contribuenti saranno la Germania (8,4 miliardi), la Francia (6,3) e l'Italia (5,5).
Nessuna alternativa
"Non vi era altra alternativa, per dirlo senza mezzi termini", scrive l'editorialista del Tages Anzeiger. L'aiuto – sottolinea il giornale zurighese – non deve però essere letto come un atto di simpatia nei confronti dei greci, bensì "serve unicamente ad assicurare la stabilità della moneta europea e a cercare di evitare che la crisi si allarghi ad altri paesi della zona euro".
Se la Grecia avesse dovuto dichiarare bancarotta, sul sistema finanziario mondiale si sarebbe abbattuta una tempesta paragonabile a quella scoppiata nel settembre del 2008 con il fallimento della banca americana Lehman Brothers, scrive il Tages Anzeiger.
"Altri Stati fortemente indebitati, come il Portogallo, possono ora essere sicuri che in caso di grossi problemi non saranno lasciati da soli", osserva dal canto suo la Neue Zürcher Zeitung.
Il piano ha però un retrogusto amaro, scrive in sostanza la NZZ, poiché per garantire la stabilità a corto termine della zona euro i ministri delle finanze "hanno infranto tutte le regole che si erano loro stessi imposti". L'articolo articolo 104 b del trattato sull'Unione europea, sancisce che "gli Stati membri non sono responsabili né subentrano agli impegni dell'amministrazione statale di un altro Stato membro".
Un piano d'austerità "pericoloso"
La NZZ critica il fatto che altri provvedimenti come il riscadenziamento del debito o l'uscita della Grecia dalla zona euro non siano mai stati presi sul serio, "anche se da un punto di vista economico e politico vi erano molti argomenti a favore di entrambe le misure".
Un'opinione condivisa anche da Le Temps, secondo cui queste soluzioni avrebbero permesso alla Grecia di ritrovare la crescita.
Nulla garantisce che il piano possa veramente risollevare l'economia ellenica. Le misure d'austerità annunciate dalla Grecia sono certo ambiziose, ma per la NZZ equivalgono a "voler costruire un aeroplano mentre si è in caduta libera".
Molto critico anche Le Temps, che parla di un piano d'austerità "pericoloso", che "colpirà senza pietà gli strati più deboli della popolazione".
Il giornale romando punta il dito contro il Fondo monetario internazionale che applica ricette conosciute ormai da anni nei paesi in via di sviluppo (tagli nel sociale, negli investimenti pubblici…), ma che solo in pochissimi casi hanno dato esito positivo.
"La Grecia cambia creditore, ma non è liberata dal ciclo infernale dell'indebitamento", constata Le Temps.
"Come farà Atene ad uscire dalla recessione in cui versa con l'unica arma di un drastico piano di risparmi?", si chiede da parte sua La Regione.
Rischio di contagio evitato?
Secondo il giornale ticinese, il salvagente europeo potrebbe inoltre non bastare "a evitare il contagio di altri Stati dell'UE non virtuosi o per stoppare una speculazione finanziaria a cui nessuno ha fin qui potuto o voluto opporre valide contromisure".
Anche la NZZ non esclude questo rischio, sottolineando che "la realtà potrebbe presto obbligare l'eurogruppo a passi ancor più drastici".
Per questa ragione, è ora importante utilizzare nel migliore dei modi il tempo guadagnato, osserva in sostanza il Tages Anzeiger. Gli altri Stati in bilico "devono finalmente presentare programmi di riforme credibili", per rompere il ciclo infernale dell'indebitamento, e la zona euro deve rafforzarsi dal punto di vista istituzionale.
Un rafforzamento tutt'altro che scontato, scrive La Regione parlando di una contraddizione di fondo dell'Unione, ossia "di come sia possibile conciliare politiche economiche nazionali con la moneta unica europea".
Un'Unione "acefala", con un "grande deficit di compattezza" e priva di "un progetto politico comunitario", che riesce sì a mettersi d'accordo di fronte alle grandi emergenze, ma che poi "una volta tornata l'illusoria e transitoria bonaccia", si dimostra incapace "di tracciare una rotta comune".
Daniele Mariani, swissinfo.ch
Il piano in cifre
Il piano triennale di aiuti alla Grecia ammonta complessivamente a 110 miliardi di euro, di cui circa due terzi (80 miliardi) a carico dei paesi dell'euro e un terzo a carico del Fondo monetario internazionale. Dieci miliardi saranno destinati a un fondo di stabilizzazione per le banche greche.
Per il 2010 è previsto un esborso di 45 miliardi di euro, di cui 30 in prestiti bilaterali dei paesi euro (ad un tasso del 5%) e 15 in prestiti dell'FMI (ad un tasso intorno al 3%). I 16 paesi della moneta unica contribuiranno ognuno in misura proporzionale alle propria quota di partecipazione nel capitale della Banca centrale europea.
Germania: 8,4 miliardi di euro (103 euro per abitante).
Francia. 6,3 miliardi di euro (92).
Italia: 5,5 miliardi (92).
Spagna: 3,7 miliardi (80).
Olanda: 1,8 miliardi (109).
Belgio. 1,1 miliardi (110).
Per gli altri paesi di Eurolandia, i contributi sono sotto il miliardo di euro. L'Austria ne metterà 870 milioni, il Portogallo 780, la Finlandia 560, l'Irlanda 490, la Slovacchia 310, la Slovenia 140, Lussemburgo 75, Cipro 55 e Malta 25.