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Le autorità giudiziarie brasiliane hanno bloccato i lavori per le gigantesche barriere idroelettriche di Belo Monte, nel cuore della foresta amazzonica, ai quali si oppongono gli indios della regione e i movimenti ecologisti.
Un giudice federale dello Stato del Parà ha infatti vietato al consorzio Norte Energia di deviare il letto del fiume Xingu, attraverso "la realizzazione di un porto, delle esplosioni, la costruzione di dighe, lo scavo di canali e tutti gli altri lavori che modificano l'assetto naturale", portando "una minaccia alla fauna ittica".
Considerata dalle autorità come un elemento fondamentale per lo sviluppo energetico del Paese, la costruzione dello sbarramento aveva provocato l'opposizione da parte degli indios, della popolazione locale e dei difensori dell'ambiente.
Contro l'opera si era anche schierata l'Associazione degli allevatori e degli esportatori di pesci ornamentali di Altamira, secondo cui i lavori avrebbero potuto provocare la scomparsa delle principali specie ittiche della regione.
Con una potenza prevista di 11.200 MW, vale a dire circa l'11% di quella installata in tutto il Brasile, la diga di Belo Monte sarebbe dovuta diventare la terza più importante al mondo dopo quella delle Tre gole, in Cina, e di Itaipu, al confine tra Brasile e Paraguay. L'investimento previsto è di 11 miliardi di dollari.
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