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BELLINZONA - Dopo le condanne di ieri nei confronti di tre uomini d'affari cechi nella vicenda della privatizzazione dell'ex società mineraria MUS in Repubblica Ceca, il Tribunale penale federale (TPF) ha riconosciuto colpevole di truffa il belga Jacques de Groote, ex membro del consiglio di amministrazione del Fondo monetario internazionale (FMI).
La Corte ha confermato la condanna pronunciata nel 2013, ma poi successivamente annullata nel dicembre 2017 dal Tribunale federale in seguito a un ricorso del belga. I giudici hanno ritenuto che de Groote aveva agito intenzionalmente, collaborando all'acquisizione del gruppo MUS mediante fondi sottratti.
L'ex dirigente del FMI, oggi 91enne, è stato condannato a 270 aliquote giornaliere da 190 franchi con la condizionale. La sentenza non è ancora definitiva ed è dunque ancora possibile un ricorso al Tribunale federale.
Nel 2013, al belga era stata inflitta una pena per truffa di 330 aliquote giornaliere da 230 franchi con la condizionale di due anni.
Ieri, il TPF aveva pronunciato le condanne nei confronti di tre uomini d'affari cechi. A uno dei tre, colpevole di truffa e riciclaggio di denaro aggravato, è stata inflitta una pena detentiva di 46 mesi e 220 aliquote giornaliere da 110 franchi con la condizionale. Un secondo è invece stato condannato a 41 mesi dietro le sbarre e 230 aliquote giornaliere da 180 franchi con la condizionale per complicità in truffa, falsità in documenti e riciclaggio aggravato.
Per il terzo invece 36 mesi di prigione, di cui 18 da scontare, e 180 aliquote giornaliere da 35 franchi. Nei confronti di tutti e tre è invece caduto il capo d'imputazione di amministrazione infedele. Anche nel caso dei tre uomini d'affari la sentenza non è ancora definitiva.
La Corte penale ieri ha inoltre mantenuto le richieste di risarcimento a favore della Confederazione per un totale di circa 243 milioni di franchi. Questi dovrebbero tuttavia essere restituiti in futuro alla Repubblica ceca in seguito all'esito di una procedura ancora pendente.
Stando all'atto d'accusa del Ministero pubblico della Confederazione (MPC), che aveva avviato un procedimento nel 2005, gli imputati avevano orchestrato dal 1997 al 2003 un'enorme sottrazione di fondi in seguito alla privatizzazione della MUS (Mostecka Uhelna Spolecnost), una delle più grandi società minerarie ceche. Le malversazioni sono state possibili grazie alla complicità di alcuni dirigenti del gruppo. Centinaia di milioni di franchi rimangono tuttora sequestrati.