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Una bimba in mezzo alla neve insieme a un orso, due pinguini e un tricheco. È l’immagine pubblicitaria di Natale in piazza, l’insieme di eventi natalizi a Lugano. Un’immagine che mi turba.
Il problema non è la presenza di orsi e trichechi con i pinguini, nonostante i primi si trovino – letteralmente – dalla parte opposta del pianeta rispetto agli altri. E non è neppure un problema il fatto che l’orso non abbia divorato la bimba. Non escludo che illustrazioni come questa – pinguini con la sciarpa insieme a orsi sorridenti – contribuiscano, seppur in minima parte, a un immaginario collettivo del mondo animale che poi si scontra con la realtà, ma la relazione tra il manifesto di Natale in piazza e gli insensati ragionamenti sull’armonia della natura è troppo indiretta per condannare questa illustrazione. Sarebbe poi eccessivo pretendere un’immagine zoologicamente corretta: voi andreste in centro a Lugano a fare un giro per bancarelle sorseggiando del vin brûlé invogliati da un manifesto con una bambina sbranata da un orso?
Il problema non è l’orso. Il problema sono i fiocchi di neve. Fiocchi con otto punte. Otto impossibili punte. Rispolverando una polemica di tre inverni fa,1 i fiocchi di neve hanno sei punte, a volte ne hanno tre o dodici, ma mai otto, è fisicamente impossibile.
Un errore che non si giustifica neppure pensando alla forza dell’immagine: sarebbe stato meno espressivo, il manifesto, a disegnare fiocchi a sei punte invece che a otto? E allora, per un volta che le due culture – ammesso che un manifesto natalizio sia espressione della cultura umanistica – non sono in contrasto, perché non tentare un incontro?