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«Le campane delle chiese annunciano la fine delle operazioni belliche», disse il presidente della Confederazione Eduard von Steiger in apertura del suo discorso dell’8 maggio 1945: «Le indicibili sofferenze dei popoli colpiti dalla guerra si avviano alla fine» (dodis.ch/30882, originale in tedesco). Pochi giorni dopo, in un quadro più confidenziale, il ministro degli esteri Max Petitpierre si mostrò meno ottimista di fronte a rappresentanti del parlamento e dei governi cantonali: «La gioia suscitata dalla fine delle ostilità è mitigata dal riconoscimento della sofferenza inflitta con crudeltà sistematica a milioni di deportati nei campi di concentramento della Germania di Hitler» (dodis.ch/320, originale in francese).
I sopravvissuti dei campi di concentramento
Sebbene le autorità federali fin dal 1942 avessero ricevuto informazioni sulla politica di sterminio nazista (cfr. e-Dossier dodis.ch/dds/1595), anche la Svizzera rimase scioccata dalle sue dimensioni. Il paese aprì le frontiere per il transito e l’ospedalizzazione di prigionieri di guerra, lavoratori coatti, deportati e profughi (dodis.ch/1705, originale in tedesco). Furono accolti bambini sopravvissuti al campo di Buchenwald per permettere il loro recupero. Per «interesse morale» Berna accettò il rischio che «in sei mesi o un anno avremo qualche difficoltà a sbarazzarci di alcuni di loro» (dodis.ch/13, originale in francese).
Guerra o pace?
Nel suo discorso, Petitpierre aveva anche sottolineato quanto il ritorno alla pace fosse ancora lontano e come i conflitti che si stavano profilando rischiassero di sfociare in una nuova guerra. L’11 maggio 1945 il Consiglio federale levò parzialmente il divieto di esportazione di materiale bellico in vigore dall’ottobre del 1944, «un’agevolazione sostanziale per la nostra industria» che «avrà effetti favorevoli sull’impiego» (dodis.ch/1214, originale in tedesco). Emil Georg Bührle, il principale esportatore di armi, moltiplicò in seguito a questa decisione i suoi sforzi per conquistare nuovi mercati, operazione nella quale le autorità federali non potevano però sostenerlo apertamente (dodis.ch/3681).
Il futuro della Germania
Dopo la capitolazione della Germania il Consiglio federale notò «che il Reich non è scomparso come Stato, ma non ha più un governo» (dodis.ch/32060, originale in tedesco). Tuttavia la Svizzera fu anche l’unico paese che non riconobbe la sovranità delle forze di occupazione alleate in Germania (dodis.ch/2082). Per questo il 18 maggio 1945 il Consiglio federale affidò a un diplomatico svizzero la gestione fiduciaria degli interessi tedeschi in Svizzera (dodis.ch/1218).
Nuovi conflitti
Con la fine della guerra si acuirono i conflitti tra i seguaci del comunismo e le democrazie occidentali. L’Unione sovietica, con la quale dal 1918 la Svizzera non aveva nessuna relazione diplomatica, criticò il fatto che la Svizzera avrebbe intrattenuto fino all’ultimo rapporti economici e finanziari con le potenze dell’Asse e ne avrebbe nascosto il bottino di guerra (dodis.ch/2353). Per smentire le accuse sul trattamento riservato agli internati sovietici, il Consiglio federale decise di pubblicare documentari sui «campi dei russi» (dodis.ch/1215).
La piazza finanziaria sotto tiro
Anche da parte degli alleati occidentali aumentarono le critiche rivolte in particolare alla piazza finanziaria. I banchieri parlavano di una guerra finanziaria condotta contro di loro dalle autorità statunitensi su iniziativa di Wall Street. In un incontro dell’Associazione dei banchieri con il Consiglio federale, il direttore generale della Società di banca svizzera, Alfred Schaefer, si espresse in questi termini: «Sacrificare il segreto bancario all’inquisizione anglo-americana sarebbe equivalso a «mettere in questione l’esistenza stessa delle banche». Petitpierre ribatté che la diplomazia aveva sempre fatto l’interesse delle banche e che non avrebbe abbandonato questa linea: «Ciononostante bisogna tener conto del fatto che la questione della difesa degli interessi bancari si inserisce nella questione generale della difesa degli interessi svizzeri» (dodis.ch/38, originale in francese).