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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'energia atomica può essere ricavata dalla fissione nucleare, applicata nelle odierne centrali nucleari, o dalla fusione, attualmente non ancora praticata.</p><p></p><p>In Svizzera vengono condotte ricerche sulla fissione dal 1956; la Confederazione in questo settore ha finora investito 1'008 milioni di franchi. Le ricerche sulla fusione sono iniziate nel 1961 e hanno beneficiato di contributi federali pari a 585 milioni di franchi. Finora in questi due rami della ricerca sono dunque stati investiti in totale 1'593 milioni di franchi (valore nominale). Tenendo conto del rincaro e del valore che tali contributi avrebbero avuto nel 1997, si giunge ad una somma complessiva di 2'497 milioni di franchi, vale a dire a investimenti annui di 60 milioni di franchi circa a partire dal 1956.</p><p></p><p>2. L'IAEA è l'agenzia specializzata dell'ONU incaricata di sorvegliare il rispetto dei contratti di garanzia che i Paesi sprovvisti di armi nucleari hanno dovuto concludere per aderire al trattato di non proliferazione delle armi nucleari. La Svizzera ha firmato il contratto di garanzia con l'IAEA il 6 settembre 1978. I contributi finanziari da versare all'Agenzia si basano sulle tariffe fissate dall'ONU che, per analogia, vengono applicate anche agli Stati non membri. Negli ultimi anni il contributo svizzero oscillava tra l'1,19 e l'1,21 percento della somma totale versata all'IAEA.</p><p></p><p>Nel 1996 i contributi fissati contrattualmente ammontavano a 27'784'122 scellini austriaci e a 1'246'493 dollari americani; nel 1998 si è passati a 29'069'137 scellini austriaci e a 1'202'460 dollari americani. Queste cifre equivalgono a un aumento dell'11% (calcolato in franchi). Il Consiglio federale non è a conoscenza di una crescita dei contributi pari al 24%, come affermato dall'autore del presente intervento.</p><p></p><p>Il mandato principale dell'IAEA, vale a dire controllare il rispetto del trattato di non proliferazione da parte dei singoli Stati, rientra chiaramente nelle competenze dei Governi degli Stati stessi e non dell'industria o dei centri di ricerca. Anche se la Svizzera rinunciasse all'impiego dell'energia nucleare, dovrebbe continuare a versare i suoi contributi (è il caso dell'Austria e della Danimarca), a meno di denunciare il trattato succitato con l'IAEA.</p><p></p><p>3. Negli ultimi 3 anni la Confederazione ha effettuato, per la ricerca sull'energia nucleare (fissione e fusione), investimenti medi pari a 59,5 milioni di franchi all'anno (60,6 milioni contando anche l'apporto dei Cantoni e del Fondo nazionale per la ricerca energetica NEFF).</p><p></p><p>I contributi per l'IAEA, di cui sopra, non vanno invece confusi con quelli per la ricerca. Lo stesso dicasi per i contributi versati alla CISRA. In quanto responsabile dello smaltimento di scorie radioattive della medicina, dell'industria e della ricerca, la Confederazione è socia della CISRA, i cui oneri totali, a partire dal 1973,  ammontano a 648,5 milioni di franchi. La Confederazione vi ha contribuito con una somma totale di 26 milioni di franchi (attualmente 1,5 milioni di franchi all'anno).</p><p></p><p>La Svizzera è pure membro dell'Agenzia per l'energia nucleare (AEN) il cui obiettivo è di promuovere la cooperazione tra i Paesi dell'OCSE nel campo dell'energia nucleare e di armonizzare le relative misure adottate a livello nazionale. Negli ultimi anni il nostro Paese ha versato un contributo annuale di 960'587 franchi francesi (pari all'1,61% del budget annuale dell'AEN).</p><p></p><p>In questi ultimi anni la Svizzera ha inoltre sostenuto il Fondo di garanzia nucleare della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo con contributi pari a 20 milioni di franchi. Il Fondo, istituito dopo l'apertura dei Paesi dell'Europa dell'Est, serve a finanziare le urgenti misure di sicurezza adottate nelle centrali nucleari di detti Paesi, in Russia e in Ucraina. Nell'ambito di progetti specifici, i collaboratori delle autorità di sorveglianza slovacche e russe imparano ad applicare i moderni metodi di valutazione della sicurezza di impianti nucleari, dopodiché hanno la possibilità di applicare le nuove conoscenze lavorando su progetti concreti. Complessivamente, per la collaborazione con la Slovacchia, sono a disposizione  800'000 franchi. Il progetto dura tre anni e si concluderà nel 2000. Anche l'iniziativa che vede coinvolte le autorità russe dura fino al 2000; il suo budget è di 1'300'000 franchi. </p><p></p><p>Nel settore della ricerca è possibile conseguire dei risparmi, cosa che, per quanto sostenibile, è già stata fatta negli ultimi anni ed è prevista anche in futuro. </p><p></p><p>Dal 1980, gli investimenti annui effettuati dal settore pubblico nella ricerca sulla fissione sono stati ridotti di più di 30 milioni di franchi in termini reali. Nei prossimi cinque anni si prevede di ridurli di altri 10 milioni di franchi; in futuro essi non supereranno dunque i 20 milioni di franchi all'anno. Questi tagli non devono tuttavia impedire alle autorità di sorveglianza di svolgere il loro mandato. Con lo smantellamento di gruppi di ricercatori e di analisti specializzati si rischierebbe infatti di perdere le conoscenze acquisite nel settore e di compromettere la capacità di affrontare rapidamente e in modo efficiente i futuri problemi legati alla sicurezza. La ricerca sulla fissione deve garantire non soltanto la conduzione di perizie indipendenti sulle tecniche correnti applicate ai reattori e al ciclo del combustibile nucleare, ma occuparsi anche di tecniche nuove per poter provvedere al futuro equipaggiamento delle centrali nucleari. Fintantoché la politica energetica non rinuncia del tutto all'opzione nucleare, occorre studiare tutte le nuove tecniche applicabili in futuro anche in Svizzera. Il nostro Paese deve pertanto collaborare con organizzazioni internazionali attive nel settore. Grazie alla presenza di impianti unici al mondo, esso è in grado di fornire un contributo di alta qualità.</p><p></p><p>Anche la ricerca sulla fusione è stata notevolmente ridimensionata negli ultimi anni; i relativi crediti, in termini reali, hanno subito un taglio di più di 10 milioni di franchi rispetto al 1990 e ammontano oggi a soli 30 milioni di franchi all'anno. I lavori si svolgono nell'ambito dei programmi EURATOM e JET, dei quali la Svizzera è membro a tutti gli effetti. I contratti di cooperazione firmati dal nostro Paese sono a durata illimitata ma possono essere denunciati entro 6 mesi (EURATOM) o 12 mesi (JET), finché la Svizzera non parteciperà integralmente ai programmi quadro di ricerca dell'Ue. Va notato che nel settore della fusione i lavori vertono quasi unicamente sulla ricerca fondamentale. In primo piano non vi è necessariamente la futura produzione di energia, ma la ricerca e la formazione nei settori quali la fisica dei plasmi (con le relative tecnologie, dotate di un elevato potenziale innovativo: tecniche dei plasmi, tecniche a vuoto spinto, costruzione di bobine e di superconduttori, elementi elettrici ad alta potenza, sviluppo di materiali, sistemi di telecomando, informatica ed elettronica, tecnica del freddo, ecc.). La ricerca sulla fusione rientra nelle attività di ricerca sull'energia in virtù di una convenzione internazionale.</p><p></p><p>La ricerca sui plasmi è inoltre uno dei principali settori di cui si occupa il Politecnico federale di Losanna (EPF). Tagli finanziari di una certa entità non potrebbero dunque essere operati senza tenere in considerazione gli aspetti di politica regionale. </p><p></p><p>Nei prossimi cinque anni gli investimenti annui a favore della ricerca sulla fusione dovrebbero essere ridotti a circa 25 milioni di franchi all'anno. Nell'ambito della sua pianificazione strategica per il quadriennio 2000 - 2003, il consiglio dell'EPF intende inoltre riesaminare la sua partecipazione a progetti di ricerca sulla fusione in base a criteri scientifici e finanziari. Non va tuttavia dimenticato che con l'accettazione di grossi investimenti effettuati dall'Ue in impianti nucleari svizzeri (circa 93 milioni di franchi dal 1979), il nostro Paese deve onorare determinati impegni. Un taglio massiccio dei lavori di ricerca effettuati in Svizzera renderebbe più problematici i nostri rapporti con l'Ue in questo settore.</p><p></p><p>Le ricerche sull'energia nucleare vengono condotte quasi esclusivamente presso i Politecnici federali (PSI, EPF di Losanna). Conformemente alla legge federale sui politecnici, le decisioni relative ai fondi da attribuire ai singoli rami della ricerca sono di competenza del consiglio dell'EPF. </p><p></p><p>4. Negli ultimi tre anni la Confederazione ha investito in media 47,1 milioni di franchi all'anno per la ricerca, lo sviluppo e le dimostrazioni nel settore delle energie rinnovabili (se si contano anche i contributi dei Cantoni e del Fondo nazionale per la ricerca energetica NEFF tale somma ammonta a 64,7 milioni di franchi all'anno). Si aggiungono ad essa i contributi di promozione versati dall'Ufficio federale dell'energia ai progetti di Energia 2000 (per una media annuale di 16,7 milioni di franchi negli ultimi tre anni). I fondi investiti nel programma Energia 2000 da altri servizi federali (UCF, FFS, PTT) e dai Cantoni non sono quantificabili con esattezza ma sono stimati a un totale di 40 milioni di franchi all'anno.</p><p></p><p>L'utilizzazione della biomassa, del legno e dell'energia solare assorbe circa l'85% dei fondi destinati alla ricerca e il 65% dei contributi previsti nel quadro di Energia 2000.</p>  Risposta del Consiglio federale.