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Longevità delle cellule crioconservate
La crioconservazione, o ibernazione in azoto liquido / vapori di azoto, è un processo di congelamento (dal greco kryos, gelo) che ricorre a temperature molto basse (fino a -196°C) per far sì che l’acqua contenuta nelle cellule venga convertita in ghiaccio e contemporaneamente si interrompano i processi molecolari del metabolismo cellulare.
La bassa temperatura interrompe tutti i processi chimici e biologici che normalmente generano il deterioramento delle cellule garantendo una conservazione sicura del materiale genetico per lunghi periodi di tempo.
Ad oggi il più lungo caso di crioconservazione prima dello scongelamento è stato di 23 anni (H.E.Broxmeyer, M.R. Lee et al., 2011), ma non sono conosciute cause che possano far prevedere deterioramenti significativi delle cellule staminali sottoposte a crioconservazione per periodi più lunghi. Infatti FDA e EMFA, le istituzioni che monitorano lo stoccaggio di materiale biologico a livello europeo e internazionale, non hanno pubblicato alcuna restrizione sull'utilizzo di cellule staminali conservate per periodi superiori.
La ricerca e l'utilizzo di cellule umane congelate (midollo osseo, sperma, etc.) dimostrano, inoltre, che la crioconservazione mantiene la vitalità delle cellule per diverse decine di anni: il caso più lungo di conservazione e utilizzo con successo di cellule umane è di 50 anni.
Fonti:
H.E. Broxmeyer, M.R. Lee et al., Hematopoietic stem/ progenitor cells, generation of induced pluripotent stem cells, and isolation of endothelial progenitors from 21- to 23.5-year cryopre- served cord blood, Blood, 5 maggio 2011;117(18):4773-7
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