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Il periodo di transizione, durante il quale gli inglesi sono rimasti nel mercato doganale europeo, terminerà tra 30 giorni. Alle ore 11.00 del 31 dicembre, Inghilterra, Scozia e Galles lasceranno il mercato unico europeo. L’Irlanda del Nord no, nei suoi porti continueranno ad essere applicate le norme doganali dell’Unione europea. Significa che tutte le merci commerciali che entrano in Irlanda del Nord dalla Gran Bretagna avranno bisogno di una dichiarazione doganale anche nel caso di raggiungimento di un accordo.
Accordo commerciale che appare ancora in bilico a pochi giorni dalla divisione. I colloqui sono andati oltre la scadenza di metà novembre fissata come limite per il raggiungimento di un accordo che deve essere approvato dai legislatori del Regno Unito e dell’Unione europea prima della fine dell’anno. Le parti rimangono bloccate su questioni chiavi, come la risoluzione di controversie future e disposizioni sulla parità di condizioni e standard che il Regno Unito deve soddisfare per poter esportare merci in Unione europea.
L’ultimo compromesso che si sta negoziando è quello tra l’accesso all’elettricità nel mercato unico dell’Unione europea e la conservazione dell’accordo europeo dei diritti umani con il mantenimento del diritto di pesca da parte dell’UE nelle acque territoriali inglesi. Le nazioni dell’UE vogliono continuare a pescare nelle acque territoriali britanniche senza che ci sia un controllo di accesso e di quote. Ostacoli che possono sembrare poco importanti ma vanno aggiunti alle questioni essenziali per la concorrenza leale.
Il primo ministro Boris Johnson ha accettato nel frattempo di tenere legato il Regno Unito alle norme della Corte europea dei diritti dell’uomo, con sede a Strasburgo, per mantenere l’accesso all’intelligence condivisa e quindi alla cooperazione tra le forze dell’ordine e alla collaborazione giudiziaria in materia penale. L’UE aveva minacciato di fermare lo scambio delle informazioni e dati sui criminali durante i colloqui commerciali sulla Brexit. I conservatori inglesi volevano abolire l’accordo europeo sui diritti umani e sostituirlo con un “Bill of Rights” britannico. Questo compromesso arriva mentre si cerca di correre per concludere un accordo commerciale in pochi giorni. Le conseguenze d’impatto in caso di nessun accordo raggiunto, sono molte costose e dirompenti in particolare per il Regno Unito, per l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda, quest’ultima facente parte dell’Unione europea.
L’Irlanda del Nord è diversa dal resto del Regno Unito. Il confine terrestre, che attualmente è aperto e senza controlli, e una forte relazione commerciale con la Repubblica d’Irlanda, rendono particolarmente rilevanti le complesse questioni dei controlli doganali con le istituzioni delle frontiere e una significativa “nuova” burocrazia. Le prospettive per le future relazioni commerciali tra l’UE e Regno Unito sono ancora molto confuse, ma le relazioni commerciali dell’Irlanda del Nord hanno una elevata dipendenza dalla Repubblica d’Irlanda rispetto ad altre zone del Regno Unito. Inoltre la questione del controllo alle frontiere che influenzerà il forte flusso di persone e manodopera che transita quotidianamente, il legame tra integrazione economica e stabilità politica, sono fonti di gravi problemi per l’Irlanda del Nord che ha il più alto tasso di disoccupazione di tutto il Regno Unito. Non meno importante è la perdita di accesso per l’Irlanda del Nord a finanziamenti strutturali europei destinati allo sviluppo. Nessuno inoltre parla di linee guida per lo shopping online. Il governo inglese è rimasto in silenzio sull’argomento per i pacchi postali che entrano in Irlanda del Nord.
Le case automobilistiche si stanno preparando alla Brexit spostando auto e parti di ricambio attraverso la Manica per assicurarsi che non siano colpite dalle tariffe se non si dovesse raggiungere un accordo. A partire dal 1° gennaio le auto importate diventeranno più costose se le tariffe doganali saranno imposte dal regime dell’Organizzazione mondiale del commercio.
La cancelliera tedesca Angela Merkel ha ammesso che c’è una certa ansia per questi lunghi negoziati, l’accordo dovrebbe essere nell’interesse di tutte le parti. Guarda caso Volkswagen, la più grande casa automobilistica del mondo, è il secondo marchio più popolare nel Regno Unito. Paesi Bassi, Belgio e Francia, hanno però già chiesto alla Commissione europea di avviare i preparativi senza accordo.
Molte aziende inglesi stanno cercando di mettersi al riparo contro un mancato accordo, accumulando materie prime e anticipando ordini di esportazione. I negoziati della Brexit sono nei loro ultimi giorni, con il capo negoziatore dell’UE, Michel Barnier, che ha anche minacciato di dimettersi.
L’accordo serve più al Regno Unito che all’UE, gli analisti sono sicuri di questo, e il governo francese ha esortato Barnier a non farsi intimidire da questa situazione di stallo. Se si vuole farlo, l’accordo deve essere portato dal primo ministro inglese in parlamento prima di Natale, presentando nello stesso tempo il futuro disegno di legge. L’Unione europea, forse, in fondo sta cercando un finale amaro. In molti si chiedono perché si stiano ancora parlando.