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Helvetia: la personificazione femminile della figura tutelare della Svizzera venne inserita nell’antiporta della mastodontica opera settecentesca Tableaux de la Suisse, simboleggiando anche la libertà elvetica. Una stampa incisa su rame e una delle allegorie rossocrociate tra le più belle della storia dell’arte d’antico regime, ideata dal francese Jean-Michel Moreau su indicazione del barone zughese Beat Fidel Zurlauben. Si tratta di un tempio consacrato appunto alla personificazione della Libertà, successivamente più nota come Helvetia, con i suoi relativi attributi allegorici e raffigurata solennemente assisa con ai suoi piedi un leone ed un cane, simboleggianti rispettivamente il coraggio e la fedeltà degli Svizzeri, valori nei quali si identificavano alla fine del ‘700. Sopra di lei un angelo annuncia il suo trionfo e, al suo fianco, dei putti che circondano due colonne, che a loro volta reggono gli stemmi dei Cantoni sovrani e degli Stati alleati alla vecchia Confederazione. Sul fondo del Tempio si notano poi, appesi a delle ghirlande, degli ovali con i nomi delle grandi vittorie e delle battaglie degli Svizzeri. Infine, un bassorilievo nel piedistallo in cui è seduta Helvetia, raffigura il giuramento del Grütli ed episodi della vita di Guglielmo Tell. Dunque una raffinatissima allegoria della nazione elvetica, densa di significato e che mostra i valori di quella vecchia Confederazione che verrà spazzata via dalle armate francesi di Bonaparte.
La fine del Settecento segnò dunque la nascita della Repubblica elvetica, che rappresentò dapprima la rottura con l'ancien régime e poi l'inserimento nell'orbita francese come “repubblica sorella”. L'Elvetica riprese così il modello francese di uno Stato unitario "unico e indivisibile" senza monarchia e sancendo il principio dell'uguaglianza basata sul diritto naturale in cui la sovranità popolare veniva a collocarsi all'interno dello Stato nazionale centralistico, gettando le basi della nuova concezione repubblicana. Viceversa i federalisti, oppositori dell’Elvetica, difesero l'ordinamento aristocratico tradizionale, considerando la Confederazione un'alleanza di piccoli Stati sovrani con i relativi territori sudditi. In questo contesto, la personificazione nazionale avvenne basandosi appunto sull’allegoria della Libertas.
Allegoria delle Repubbliche nel XVIII secolo, oltre alla Svizzera sono da notare pure i nomi di Olanda, Venezia, Genova e Lucca.
- Francesco Cerea
Nel secolo successivo, vista la sempre maggiore consapevolezza nazionale e soprattutto la fondazione dello Stato federale svizzero nel 1848, la figura di
Helvetia acquistò un significato più politicamente connotato e, a quel punto, i tratti distintivi si tradussero in lancia o spada e scudo, ma anche corone di alloro e altri ornamenti che richiamano virtù quali la vigilanza, la fortezza, la libertà, la pace e la concordia. In effetti, lo Stato federale appena nato assunse nuovi compiti sovrani che prima erano di competenza dei singoli Cantoni. Dunque, fu importante che lo Stato si radicasse nella mente dei cittadini e delle cittadine che, fino a quel momento, si identificavano principalmente con il proprio Cantone, mentre in quel periodo era fondamentale promuovere per l'appunto l’idea della Svizzera come nazione unitaria. La reale svolta per la Confederazione avvenne quindi nel 1848 con la nascita del moderno
Stato federale; un’annata che rappresenta una pietra miliare nella storia elvetica, possibile grazie all’approvazione della nuova Costituzione federale su cui si fonda ancora oggi la Svizzera moderna. Il 2023 (precisamente il 12 settembre) segna il 175° anniversario da questo fondamentale evento, esaltato e festeggiato anche attraverso l’allegoria nazionale per antonomasia, che si mostra e identifica con la figura di Helvetia rappresentata con immagini di ogni tipo e, ancora una volta, protagonista di una moneta specale coniata per l’occasione.
Moneta coniata per il 175° dello Stato federale svizzero.
È importante ricordare comunque che, in origine, Helvetia fece riferimento all’antica popolazione celtica da cui prese il nome: gli Elvezi; si pensa che vissero dal V secolo a.C. abitando tra il Reno, il Meno e il Giura Svevo, per poi, alla fine del II secolo a.C. trasferirsi nel territorio dell’Elvezia, appunto l’odierna Svizzera. Nel 58 a.C. gli Elvezi abbandonarono il loro territorio per trasferirsi in Gallia, ma Cesare non consentì l’attraversamento del Rodano e della provincia romana, indi per cui il popolo celtico decise di invadere il paese degli Edui, fornendo però a Cesare anche il pretesto per penetrare nella Gallia indipendente. Battuti al passaggio della Saône e presso Bibratte, furono costretti a tornare nelle loro sedi, divenendo quindi una
civitas foederata. Nell’organizzazione augustea gli Elvezi furono poi compresi nella Gallia Belgica e successivamente nella Germania Superiore; le città principali erano Aventicum (attuale Avenches), Noviodunum (odierna Nyon) e Vindonissa (attuale Windisch).
Frontespizio dell'opera di Josias Simler, Von dem Regiment der Lobl. Eÿdgenoßschafft, in una successiva edizione pubblicata da Johann Jacob Leu a Zurigo nel 1721, Collezione privata.
- Francesco Cerea
La personificazione nazionale della Svizzera come allegoria femminile, usata quale immagine della Confederazione, avvenne soltanto in età moderna. L'iconografia viene distinta in due tipi di rappresentazione di Helvetia: la prima versione è piuttosto neutra e quasi esclusivamente allegorica riferita allo spazio geografico, mentre la seconda variante la vede quale massima rappresentazione della Svizzera in quanto nazione. La prima immagine che la riguarda risale dunque al 1642 e compare sulla copertina di
Topographia Helvetiae di Matthäus Merian; in questo contesto Helvetia è dotata degli attributi tipici del mondo agricolo, che simboleggiano soprattutto l'abbondanza di prodotti tipici nazionali quali frutta e formaggio, con un significato appunto puramente geografico e corrispondente all'utilitas e all'abundantia del mondo classico. Da notare che originariamente Helvetia condivise il proprio ruolo con alcune figure maschili (Tell o il più generico combattente), ma dal diciottesimo secolo queste lasciarono spazio ad allegorie solo femminili, sebbene non tutte quelle antiche immagini rappresentassero una Helvetia in senso stretto, perché in molti casi si voleva raffigurare unicamente la Libertas, che veniva arricchita di altri ideali e quindi di ulteriori attributi come il bastone (pilum), il berretto frigio (pileus) e il simbolo repubblicano del fascio littorio (fasces lictoriae). Va letta in questo senso anche l’antiporta del barone Zurlauben, che però verrà utilizzata proprio come base per la figura dell’Helvetia presente nel manifesto della Costituzione del 1848.
Manifesto della Costituzione federale della Confederazione svizzera nel 1848.
- Studer, Caspar [1798-1868], Zentralbibliothek Zürich
Fu così che la figura di Helvetia diventò il volto della nuova Svizzera e, nel 1850, la sua immagine venne impressa sulla prima moneta, ossia il Franco, mentre nel 1854 comparve per la prima volta anche su di un francobollo. A questo proposito, oltre che nella filatelia, Helvetia iniziò a comparire anche sulla carta da lettere o come ragione sociale, nacquero quindi alberghi e ristoranti intitolati “Helvetia”, il suo nome fu apposto poi sulle insegne delle assicurazioni per immobili, venne raffigurata sulle cartoline postali e quelle di auguri, ma anche Helvetia come caricatura, nelle affissioni pubblicitarie e poi come figura consolatrice e protettrice. Infine, il nome ufficiale latino della Confederazione Svizzera –Confœderatio helvetica (CH)– testimoniò in modo forte ed evidente la crescente consapevolezza nazionale.
Francobollo raffigurante Helvetia, 1881.
Ancora oggi Helvetia è simbolo nazionale, senza distinzione di lingua o di religione, e la sua rappresentazione si trova sulle monete da 50 centesimi, un franco e due franchi (il ritratto sulle monete da 5 centesimi, 10 centesimi e 20 centesimi non rappresenta invece Helvetia, bensì Libertas). La figura di Helvetia, comunque, non è servita solamente al rafforzamento o al consolidamento del consenso nazionale, altrettanto spesso, infatti, tanto in passato quanto nel presente, forze dissidenti le hanno conferito nuove declinazioni impiegandola come strumento di critica allo status quo. Questo è possibile in quanto sul piano semantico il termine è pressoché privo di connotazione ed è quindi possibile attribuirgli significati diversi. Ciò rappresenta la ragione per la quale non esiste una biografia della figura, ma soltanto una storia dei suoi molteplici utilizzi. Se pensiamo ad esempio al secolo scorso, durante la Prima Guerra Mondiale, Helvetia rappresentò spesso i buoni servizi della Svizzera e in quei momenti di crisi si presentava come una figura consolatrice e portatrice di speranza. Lo dimostrano le molte cartoline stampate e distribuite a profusione come «sostegno morale» per la popolazione e i militari. Helvetia si presentava quindi come madre di soldati, di bambini affamati, come paladina dei rifugiati e degli internati, infermiera e portatrice di auguri per il nuovo anno e il primo agosto -Festa nazionale svizzera. Anche vari movimenti sociali l’hanno reinterpretata di frequente, per farne la musa ispiratrice della loro critica alla situazione sociale; un buon esempio contemporaneo è quello fornito da Bettina Eichin, creatrice della versione basilese di
Helvetia en voyage la cui idea di fondo è legata al fatto che l'Helvetia rappresentata sulla moneta da due franchi abbandoni la sua vita quotidiana e si sieda, stanca e pensierosa. L'artista vuole dunque porre l'accento sull'immagine della donna nella società odierna, asserendo che: “La scultura mostra due tratti trascurati nelle donne: la fatica e la riflessione. L'Helvetia guarda il mondo, giù dal Reno, oltre il confine”. La statua è così diventata un emblema delle donne che l'hanno ricoperta di manifesti e di sciarpe durante lo sciopero del 2019.
La scultura dell'artista Bettina Eichin sul ponte Kleinbasel.
Il viaggio di Helvetia commemora senza glorificare, anche con una certa stanchezza, il cammino percorso dalla Svizzera, intesa come Stato politico e società. L'allegoria che scruta oltre il confine sembra ricordarci quanto sia importante talvolta guardare “oltre alla punta del nostro naso” e, in tempi frenetici, globalizzati e tecnologici come quelli del XXI secolo, la donna seduta e immersa nei suoi pensieri, invita a fermarsi e a riflettere per comprendere in quale direzione continuare il viaggio. Una Helvetia stanca, pensierosa, eppure forte, che mostra di esser resiliente alle tante sfide sociali a cui continua ad essere sottoposta, in qualità di nazione, cittadina e persona.