Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01069.jsonl.gz/417

Contenuto esterno
Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.
Dal 2010 le minacce per la sicurezza della Svizzera sono cambiate, in parte radicalmente, ma la strategia di difesa non è mutata. Per questo il Consiglio federale ha ritenuto elaborato un nuovo rapporto sulla politica di sicurezza posto oggi in consultazione.
Basandosi sul documento, in consultazione sino al 4 marzo 2016, il consigliere federale Ueli Maurer ha spiegato ai giornalisti che per la Confederazione "una sfida particolare è rappresentata dalla combinazione e dalla concatenazione di tali minacce e pericoli". Basti pensare al deterioramento dei rapporti tra Occidente e Russia in seguito alla crisi ucraina, all'aggravarsi dei pericoli rappresentati dal terrorismo islamista o agli abusi del cyberspazio.
Il rapporto comprende anche una parte dedicata alle organizzazioni e agli accordi in materia di politica di sicurezza rilevanti per la Svizzera. Oltre a una breve descrizione dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), della NATO, dell'UE, ecc. e dell'accordo nel settore del disarmo sono illustrate le possibilità di un'intensificazione dei rapporti in materia sicurezza. A questo proposito, la presidenza dell'OSCE nel 2014 ha contribuito a un miglioramento dell'immagine della Confederazione all'estero.
All'analisi della situazione internazionale segue l'illustrazione dell'orientamento della strategia perseguita dalla Svizzera, strategia imperniata su tre concetti ritenuti "fondamentali": autonomia, cooperazione e impegno. Secondo il rapporto, non occorre nessun cambiamento strategico radicale e gli adeguamenti nella politica di sicurezza "vanno nella giusta direzione". Per quanto riguarda la difesa, se il Parlamento adotta il progetto di Ulteriore sviluppo dell'esercito (effettivo di 100'000 militari e limite di spesa di 5 miliardi di franchi l'anno), nulla di nuovo dovrebbe essere intrapreso nei prossimi anni.
Il ruolo del Corpo delle guardie di confine dovrà invece essere adattato in funzione dell'importanza crescente dei flussi migratori. "Se finora dal punto di vista della politica di sicurezza è stata privilegiata la frontiera ticinese, la priorità viene ora spostata verso il confine orientale", ha sottolineato Ueli Maurer. Il ministro della difesa non ha escluso la possibilità di un impiego dell'esercito in via sussidiaria a sostegno delle guardie di confine.
Nel capitolo concernente i singoli strumenti della politica di sicurezza della Svizzera si è scelto un approccio diverso da quello abituale. Invece di indicare, uno dopo l'altro singolarmente i compiti e le strutture, si descrive quali contributi tali strumenti forniscono concretamente per la prevenzione, la difesa e la gestione delle minacce e dei pericoli, affinché "Berna possa reagire rapidamente e correttamente".
Nell'ultimo capitolo si descrive la condotta in materia di politica di sicurezza a livello di Confederazione e di cantoni, nonché la collaborazione nella Rete integrata Svizzera per la sicurezza. In tale ambito si fa riferimento alla sua prima esercitazione, "che ha fornito importanti riscontri per la gestione nazionale delle crisi". Tra le minacce dirette - oltre al terrorismo, alla criminalità organizzata e alla cybercriminalità - il documento indica le catastrofi naturali e tecnologiche e le perturbazioni dell'approvvigionamento energetico.
Come consuetudine il progetto di rapporto - al quale hanno contribuito tutti i dipartimenti e la Cancelleria federale - è inviato a cantoni, partiti politici, organizzazioni economiche, comuni, città e regioni di montagna e altre cerchie interessate. Dopo la procedura di consultazione, il documento dovrà essere adottato dal Consiglio federale e trasmesso al Parlamento, verosimilmente nell'estate del 2016. La pubblicazione dell'ultimo Rapporto sulla politica di sicurezza risale al 2010.
SDA-ATS