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Il principale Paese di provenienza è stato l'Afghanistan, con 3 mila domande.
BERNA - Parallelamente a un incremento delle domande d'asilo nel 2021, soprattutto dall'Afghanistan, i rimpatri - settore asilo e stranieri - sono aumentati di circa il 20% rispetto al 2020. Lo indica un rapporto adottato oggi dal Consiglio federale sulla politica migratoria, da cui emerge anche l'enorme sfida posta del flusso di profughi proveniente dall'Ucraina a causa dell'invasione russa.
In generale, dopo una contrazione nel 2020, il numero delle domande d'asilo presentate in Svizzera nell'anno in rassegna ha raggiunto il livello prepandemico, precisa una nota governativa odierna. Il principale Paese di provenienza è stato l'Afghanistan, con 3 mila domande, anche se la maggior di queste persone aveva già lasciato la patria prima del rovesciamento di regime.
La Confederazione ha, in particolare, potenziato l'impegno umanitario in loco e negli Stati limitrofi, coordinandosi con l'Ue e le Nazioni Unite.
Politica extra europea - Circa la politica migratoria extra europea, nonostante le difficili condizioni dovute alla pandemia da coronavirus, è stata rafforzata la cooperazione bilaterale, ad esempio mediante un accordo tra la Svizzera e il Gambia. Nel Corno d'Africa, la Confederazione si è impegnata per corroborare la coesione sociale e l'integrazione dei rifugiati. Sono inoltre state potenziate le misure di soccorso d'emergenza nel quadro del conflitto in Etiopia, in particolare nella regione del Tigray, preda di una guerra civile.
Dopo le difficoltà operative durante il primo anno di pandemia, il programma di reinsediamento è stato ottimizzato. La Svizzera ha accolto 1050 persone che si erano rifugiate in Turchia. Dati gli sviluppi in Afghanistan, sono stati considerati maggiormente i rifugiati di questo Paese, tra cui principalmente le donne e i bambini.
Politica europea - Per quanto riguarda il contesto europeo, il rapporto rammenta lo sblocco del secondo contributo svizzero a una selezione di progetti di sviluppo dell'UE, la strumentalizzazione politica dei migranti, in particolare ai confini della Bielorussia, e in generale gli sviluppi nel settore Schengen e Dublino.
Nel 2021 la Svizzera ha partecipato attivamente al gruppo di lavoro per l'esame delle accuse di respingimenti illegali mosse nei confronti dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex); contemporaneamente si è adoperata a favore di un rafforzamento della tutela dei diritti fondamentali in tutti gli interventi.
Le sfide del 2022 - Con lo scoppio della guerra in Ucraina nel febbraio scorso, la situazione migratoria in Europa si è modificata radicalmente. La priorità è garantire la protezione delle persone in fuga da questo Paese. In questo ambito la Svizzera si coordina strettamente con l'UE.
A ciò si aggiungono le sfide e le conseguenze della pandemia nonché la migrazione e le migrazioni forzate dai numerosi focolai di crisi e di conflitto nel Vicino e Medio Oriente e nel continente africano. L'eventuale aumento delle domande d'asilo dipenderà, oltre che da diversi fattori politici, anche fortemente dalla situazione umanitaria nei Paesi e nelle regioni in questione.
La concessione dello statuto di protezione collettiva S alle persone in fuga dall'Ucraina dovrà anche servire a mantenere al minimo il sovraccarico delle strutture dell'asilo al fine di poter gestire un eventuale aumento delle domande.
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