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Da sempre accolte come lettere dell’apostolo Paolo, le due lettere a Timoteo e quella a Tito sono state nell’ultimo secolo considerate come pseudo-epigrafiche, cioè scritte da un autore che si ispirava a Paolo e aveva utilizzato il nome dell’apostolo per dare importanza ad un suo testo.
Questa ipotesi però è il risultato di una riflessione su alcuni elementi e non ha trovato il consenso di tutti gli autori. Anzi, ecco cosa scrive Thomas C. Oden a pagina 23 del suo commentario pubblicato dalla Claudiana (I e II Timoteo Tito, Claudiana 2015):
> Ora sono convinto che molti studiosi della mia generazione abbiano prematuramente accettato la premessa della paternità non paolina delle Pastorali senza esaminare in maniera adeguata le prove della paternità paolina.
La prima lettera a Timoteo è dunque una lettera che l’apostolo Paolo scrive al suo giovane collaboratore, che per anni lo ha aiutato, e che adesso è lontano. Le lettere servono, visto il pericolo che corre Paolo e la sua tarda età, per ribadire alcuni punti importanti per Timoteo in vista del suo operare da solo, con la propria responsabilità, e non più al fianco l’apostolo nelle chiese, che passano anche momenti difficili.