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Potranno vantarsi di essere "Swiss Made" i prodotti alimentari poco trasformati con almeno l'80% di materie prime elvetiche, e i latticini realizzati con il 100% di latte svizzero. Per le derrate alimentari altamente trasformate e i prodotti industriali la percentuale di "elveticità" scende al 60%. Questo il compromesso, invero macchinoso, adottato oggi dal Nazionale con 120 voti contro 37 nell'ambito dell'esame del progetto Swissness per proteggere il marchio "Svizzera".
La revisione della legge deve definire chiaramente la percentuale di componenti "elvetiche" necessarie per poter apporre la menzione "Qualità svizzera", "Made in Switzerland" o la croce svizzera. Nessuno ha contestato la necessità di legiferare su questo tema per evitare abusi, ma gli interessi delle varie cerchie risultano diametralmente opposti.
Consumatori e contadini vogliono che almeno l'80% del peso di un prodotto agricolo provenga effettivamente dalla Confederazione per essere considerato "svizzero". Al contrario, la Federazione delle industrie alimentari svizzere (Fial) aveva chiesto di fissare la soglia al 60%. E anche il settore orologiero è diviso: la Federazione dell'industria orologiera svizzera è per il 60% e più, i piccoli orologiai, sostenuti dall'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), chiedevano il 50%.
Nella speranza di trovare una via di mezzo, la commissione preparatoria del Nazionale ha rivisto in larga misura le proposte contenute nel progetto governativo introducendo una distinzione fra prodotti "molto" e "poco" trasformati. Sarà il Consiglio federale a determinare quali prodotti finiranno nell'una e nell'altra categoria.
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