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Cinque alti militari messicani, tra i quali quattro generali dell'esercito, sono finiti in un carcere, accusati di presunti legami con i narcos.
Per tre di essi era stata disposta la detenzione preventiva il 16 maggio scorso ma, nella serata di ieri, un giudice federale ha disposto la loro definitiva incriminazione in quello che è stato definito il maggior scandalo militare degli ultimi anni.
Le indagini nei loro confronti erano state avviate nel 2010, allorché un "testimone protetto", che ora risiede negli Stati Uniti, aveva affermato che il generale Tomas Angeles Dauhare, nipote di un eroe della Rivoluzione messicana ed ex n.2 della segreteria della Difesa Nazionale, con altri colleghi "collaborava" con il Cartello dei fratelli Beltran Leyva, uno dei più potenti del Paese.
La loro detenzione preventiva aveva immediatamente innescato ogni sorta di illazioni da parte dei media, secondo alcuni dei quali la vicenda era fortemente condizionata dalla campagna elettorale in corso per le presidenziali. Infatti il generale Angeles Dauhare aveva partecipato ad un forum organizzato da Enrique Pena Nieto candidato del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), che ha poi vinto le elezioni del 1 luglio. In quel contesto il generale aveva criticato la strategia contro il narcotraffico adottata dal presidente uscente Felipe Calderon, che non ha ancora passato il testimone al nuovo eletto.
I media - che, tra l'altro, scrivono che non tutte le accuse di collaboratori di giustizia hanno avuto riscontri - non scartano l'ipotesi che il governo in carica voglia screditare il generale, che avrebbe potuto far parte del prossimo governo di Peña Nieto.
SDA-ATS