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SIOUX FALLS - Una 57enne del South Dakota si trova attualmente in carcere in attesa di giudizio per l’omicidio del figlio. Il bimbo fu abbandonato in un fosso nel 1981, poche ore dopo la sua nascita. La donna però - come riferisce NBC News - contesta l’operato degli inquirenti, citando una violazione della propria privacy.
Quando i detective si presentarono alla sua porta, la 57enne di Sioux Falls ammise le proprie responsabilità, dicendo di aver agito in quel modo dopo aver partorito in segreto perché era «giovane, stupida e spaventata». A condurre gli inquirenti da lei furono alcuni residui del suo dna, recuperati dalla sua spazzatura.
Gli agenti però non disponevano di un mandato firmato da un giudice. E proprio su questo si basa la difesa della donna. Per lei la polizia avrebbe agito illegalmente, violando i suoi diritti costituzionali, quando ha recuperato materiale dalla sua spazzatura al fine di ricostruire un possibile profilo genetico. Per questo motivo la 57enne si è dichiarata non colpevole.
«Le persone in genere non hanno alcun interesse di riservatezza sulle cose che buttano nell'immondizia, ma di certo hanno quell’interesse rispetto al proprio dna su quegli oggetti», ha commentato il legale della 57enne. Né il procuratore della contea né il Dipartimento di polizia hanno invece voluto rilasciare dichiarazioni.
Il processo della donna inizierà il prossimo 20 aprile.