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Il progetto del Consiglio federale sulla rimunerazione dei contenuti giornalistici da parte dei giganti del web raccoglie unanimi consensi da parte di editori e giornalisti, secondo i quali la norma dovrà tenere conto degli sviluppi futuri, in particolare dei chatbot di intelligenza artificiale (IA) come ChatGPT. Particolare soddisfazione per l'avvio del processo legislativo è stata manifestata dall'"Allianz 'Pro Leistungsschutzrecht'", letteralmente alleanza pro diritto di protezione affine, dove la parola "affine" indica lo stretto legame con il diritto d'autore.
La coalizione
La coalizione è composta di rappresentanti di tutti i partiti, delle principali associazioni dei media, dell'associazione professionale dei giornalisti Impressum, dell'organizzazione mantello delle associazioni di creatori artistici e professionisti dei media e delle società svizzere di diritti d'autore (Suisseculture) nonché dalla Società svizzera di radiotelevisione (SSR). Ne fa parte anche Keystone-ATS. L'alleanza, che si impegna a "preservare la vitalità dell'industria mediatica svizzera", accoglie con particolare favore il fatto che la proposta del Consiglio federale preveda che gli importi raccolti vadano anche a beneficio dei giornalisti stessi e delle piccole aziende mediatiche, si legge in un comunicato.
"Libertà di internet non minacciata"
Per la coalizione, Berna deve seguire la tendenza europea, dato che diversi paesi hanno adottato una legislazione di questo tipo. "La Svizzera non può fare eccezione, perché ciò significherebbe che la proprietà intellettuale sarebbe meno protetta sul nostro territorio rispetto ai paesi vicini", sostiene la coalizione. Aggiunge che la legislazione elvetica deve tenere conto dei nuovi sviluppi, in particolare nel campo dell'IA. "Chatbot come ChatGPT attingono anche a contenuti giornalistici per integrarli nei loro servizi". Uno studio recentemente commissionato dall'associazione degli editori svizzerotedeschi Schweizer Medien ha calcolato che il motore di ricerca Google incassa 154 milioni di franchi attraverso i contenuti giornalistici dei media svizzeri, e ciò senza pagare un centesimo agli editori e ai professionisti dei media. In un alto comunicato, l'organizzazione che rappresenta gli editori romandi Médias Suisses afferma che il diritto di protezione affine si applicherà a estratti di articoli (i cosiddetti "snippet"), ma non alla riproduzione di semplici collegamenti ipertestuali. "La libertà su internet non sarà messa in discussione in alcun modo", afferma Médias Suisses.