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Man mano che si avvicina la stagione fredda nell'emisfero australe, cresce la paura in Sudafrica
CITTÀ DEL CAPO - Esperti di settore hanno suonato negli ultimi giorni l'allarme che con l'avvicinarsi dell'inverno nell'emisfero australe, i blackout programmati su territorio nazionale chiamati "loadshedding", rischiano di portare il Sudafrica al collasso.
Nonostante il Sudafrica sia il Paese più industrializzato e dall'economia più sviluppata del continente, da quasi 15 anni non riesce a risolvere la crisi di produzione e fornitura energetica. Eskom, l'ente statale che detiene il monopolio nazionale dell'energia, dopo anni di investimenti insufficienti e male amministrati, carenza di piani di manutenzione efficienti, corruzione e sabotaggio del sistema, non riesce a produrre energia sufficiente a soddisfare le necessità del Paese e negli ultimi due anni il Sudafrica ha sperimentato blackout continui.
Lo scorso febbraio, il presidente Cyril Ramaphosa ha dichiarato lo stato di calamità nazionale per dare priorità assoluta alla risoluzione del problema. Ha anche nominato un ministro dedicato esclusivamente a risolvere la crisi dell'elettricità, Kgosientsho Ramokgopa, che però si è trovato a gestire una realtà difficile e i tagli di corrente sono solo aumentati di intensità e durata. Nelle ultime settimane la media dei blackout è di 12 ore al giorno.
I mesi più freddi in Sudafrica sono quelli da giugno ad agosto, quando di notte, e nelle zone degli altipiani, le temperature scendono sotto zero. «Devo essere brutalmente onesto, sarà un inverno duro per tutti», ha detto Ramokgopa durante una conferenza stampa a Pretoria.