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PECHINO - «Parlando con le autorità cinesi, abbiamo sollevato la questione della separazione delle famiglie nello Xinjiang».
Lo ha detto Michelle Bachelet, Alto Commissario dell'Onu per i diritti umani, che si è recata in Cina per una visita dedicata alla situazione relativa alla repressione delle minoranze (come ad esempio gli uiguri) nella regione dello Xinjiang. «Siamo consapevoli del numero di persone che cercano notizie dei loro cari» ha spiegato l'ex leader cilena, come riportato dall'agenzia AFP. «Questo e altri problemi sono stati sollevati con le autorità», ha poi aggiunto, ribadendo di aver «sollevato molti casi, casi molto importanti».
«Questa visita in Cina non è stata un'indagine, ma un modo per impostare una discussione con le autorità cinesi», aveva detto in precedenza, all'apertura della conferenza stampa.
«Incontri per sviluppare un dialogo»
Gli incontri avuti nello Xinjiang sono stati «senza supervisione» da parte delle autorità cinesi, ha affermato Bachelet. «Abbiamo avuto la possibilità di avere discussioni di alto livello e abbiamo individuato le aree in cui possiamo sviluppare un dialogo per il futuro», ha aggiunto.
Sono diverse le accuse piovute negli scorsi anni nei confronti di Pechino per aver «internato» più di un milione di uiguri e di altri gruppi etnici in «campi di rieducazione». Dal canto suo, la Cina ha dichiarato che si tratta di «notizie distorte», spiegando che si tratterebbe di «centri di formazione professionale» per sradicare l'estremismo.
Al termine della sua visita di più giorni nello Xinjiang, Michelle Bachelet ha esortato la Cina a evitare «misure arbitrarie» nella regione, con il Governo regionale che le ha assicurato che la rete di «centri di formazione professionale» è stata «smantellata», ha dichiarato Bachelet.