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vengo anch’io!
il giorno in cui nacque, nell’ospedale di new concord, nell’ohio, qualche infermiera giura di aver udito il neonato johnny strillare queste precise parole: vengo anch’io! con tanto di punto esclamativo.
pur nel dubbio, la sua culla fu quindi messa nel bel centro del reparto insieme a tutti gli altri nati di quel diciotto di luglio, che se voleva compagnia lì ce n’era a sufficienza. e quando la mammina fu dimessa dal reparto maternità, visto che il babbo se la stava riportando a casa, la stessa infermiera giura di averlo sentito urlare di nuovo le medesime precise parole: vengo anch’io! sempre col suo bel puntone esclamativo.
era un po’ ripetitivo, johnny: una poppata, una dormita, il cambio del pannolino e vengo anch’io! con l’esclamativo, ma i suoi genitori se lo portarono a casa lo stesso.
il primo giorno di scuola andò anche lui, con l’esclamativo dentro il diario e andò anche a tutte le gite scolastiche, ma a quelle ci avrei preso parte pure io, altroché.
da grandicello, quando la sua fidanzata, che non era ancora la sua fidanzata, fece una passeggiata sulla spiaggia poco prima del tramonto, le corse appresso con un fiore tra i polpastrelli, per bisbigliarle vengo anch’io in un orecchio, e meno male che oltre a lui non andò nessun altro, altrimenti non è così sicuro che la sua fidanzata, che non era ancora la sua fidanzata, sarebbe poi diventata la sua fidanzata davvero e tutta questa frase che ho scritto avrebbe avuto poco senso.
quando la luna tramontava oltre il promontorio, a volte john si trovava a sussurrarle vengo anch’io! sottovoce, ma sempre con l’esclamativo di quando era bambino. la luna, però, pare non l’abbia mai ascoltato. peccato.
ma quando, col naso sempre all’insù, john vide passare la nave spaziale di yuri gagarin sopra i tetti della sua città, non poté che esclamare VENGO ANCH’IO! tutto maiuscolo, per l’emozione. lo ripeté mille volte e finì per esclamarlo persino in cirillico, che però non so proprio come si scriva, ma quel vengo anch’io gli usciva proprio dal cuore, quasi quanto la fidanzata, che ormai era la sua fidanzata già da un bel pezzo.
alla fine, un po’ per l’insistenza, ma forse anche per non sentirlo più dire vengo anch’io a ogni piè sospinto, john fu lanciato pure lui nello spazio a girare intorno alla terra e beato johnny, che di gagarin era ormai quasi compare.
e a tutti quelli che, dalla terra, provarono a dire a lui il loro vengo anch’io, guardandoli dall’alto fece cucù e lanciò un sorriso beffardo, che potevano pensarci prima.
passati gli anni, il vecchio john, ormai con i capelli bianchi, si trovò infine ad ammirare le navi spaziali moderne decollare e atterrare per i loro lunghi viaggi lassù e, tanto per non perdere l’abitudine, avrebbe detto volentieri vengo anch’io! ormai non aveva più l’età e che figura ci avrebbe fatto? ingoiò quindi, malvolentieri, quelle parole e se ne restò accoccolato alla sua fidanzata, che ormai era la sua fidanzata da una vita, ad ammirare il cielo.
ma quando la nave spaziale gli sfrecciò accanto, dal finestrino gli astronauti di turno lo salutarono col braccio e gli urlarono vieni anche tu! con un punto esclamativo da far commuovere. lui non ci pensò troppo su, sbaciucchiò la fidanzata sulla fronte, si infilò il casco e...
vengo anch’iooooo!