Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01271.jsonl.gz/122

Sull'esempio di Carl Maria von Weber, Mendelssohn ha introdotto presso l'orchestra di Lipsia la direzione con la bacchetta. Il famoso violinista Joseph Joachim lo descrive così come direttore: «Mendelssohn era per intelligenza, cultura e tecnica il più significativo direttore che io abbia conosciuto. Dominava tutti gli orchestrali con la sua indescrivibile suggestione.» E così Robert Schumann poteva dire dell'orchestra del Gewandhaus di Lipsia nel 1840: «Con un celebre maestro a capo, negli ultimi anni l'orchestra si è ancora perfezionata nel suo virtuosismo. Specialmente nella esecuzione di sinfonie non se ne trova una in Germania alla sua altezza».
Questo «virtuosismo» lodato da Schumann doveva importargli anche su un piano personale, perché un anno dopo, il 31 marzo 1841, l'orchestra del Gewandhaus sotto la direzione di Mendelssohn procurò alla Prima Sinfonia di Schumann un tale successo che egli nello stesso anno si sentì stimolato a comporre altre tre opere sinfoniche. Già quando era uno studente di 19 anni all'Università di Heidelberg aveva sognato «come con le mie sinfonie sarei potuto arrivare all'op. 100, se le avessi messe per iscritto». Quando poi Schumann nel 1830 decise la «ventennale contesa tra poesia e prosa», rinunciò agli studi di diritto e studiando con il celebre insegnante di pianoforte Friedrich Wieck a Lipsia cominciò a porre la base per la sua carriera di virtuoso del pianoforte, nei suoi quaderni di appunti si trovavano anche gli inizi di una sinfonia. Ma ancora nel 1832, dopo un denso anno di studi di composizione con Heinrich Dorn, confessava di aver lacune «nella lettura della partitura e nella strumentazione». Per questo cercava di prender lezioni, «perché ho lavorato quasi secondo il mio gusto spontaneo, e senza guida e inoltre sono piuttosto diffidente nei confronti del mio talento sinfonico». La sinfonia in sol minore, il cui primo tempo fu eseguito per la prima volta a Zwickau nel novembre 1832, non ebbe quindi successo e rimase anche medita.
Schumann, che giunse alla professione musicale non per immediata ed evidente predestinazione, ma percorrendo anche altre strade, mancava del tutto di una educazione quale si impartisce nei primi anni, rivolta a dare una solida base artigianale. In ciò si sentiva in una posizione di inferiorità rispetto a Mendelssohn. L'atmosfera della casa dei genitori (il padre era libraio ed editore) fece sì che per molti anni le inclinazioni letterarie e musicali di Schumann si bilanciassero. Accanto a precoci esperimenti poetici e alla fondazione di una associazione letteraria c'era la direzione di una piccola orchestra di compagni di scuola. Ancora a vent'anni si lamentava: «Vorrei che la mia attitudine per la poesia e per la musica fossero concentrate in un punto solo». Però già Franz Liszt ha chiaramente riconosciuto che il linguaggio musicale romantico ha ricevuto da Schumann impulsi decisivi, perché «vide nel suo spirito chiaramente la necessità di un più stretto legame tra la musica e la poesia». Nell'ammirazione che il giovane Schumann nutriva per Schubert, «l'unico», gli riusciva naturale sulla base della sua affinità spirituale legame la musica alla letteratura: «Quando suono Schubert, è come se leggessi un romanzo di Jean Paul in musica. Non c'è alcuna musica così singolare dal punto di vista psicologico nel succedersi delle idee e negli apparenti salti logici; e quanto pochi hanno come lui saputo imprimere una unica caratteristica individuale ad una mole così disparata di composizioni». Tra il 1830 e il 1839 Schumann scrisse esclusivamente composizioni pianistiche (per uno strappo a un tendine aveva dovuto interrompere la sua carriera di pianista) e in esse emerse soprattutto la sua originalità. Queste opere nascevano per lo più dall'improvvisazione, e anche le prime due sinfonie sono nate al pianoforte. Tra i lavori pianistici ci sono «Pezzi fantastici» o «Fantasie» come nelle op. 12 e 17; oppure si accolgono suggestioni della «Lega di Davide» (inventata da Schumann e in cui egli vedeva sé e i suoi compagni) e della figura del «maestro di cappella Kreisler» di E. Th. A. Hoffmann. Anche le sonate pianistiche hanno una forma non convenzionale, così che Schumann le avrebbe potute chiamare «Fantasie», come fece nel 1841 per il primo tempo del suo concerto in la minore e originariamente per la Quarta Sinfonia. Nessuna delle sue opere può essere pensata senza la suggestione di una idea, di un'atmosfera, di un personaggio, di una impressione. Più importante che la compiutezza della forma è per Schumann l'espressione dell'esperienza vissuta, perché «uomo e musicista cercano sempre in me di esprimersi contemporaneamente». Il suo linguaggio musicale ha molteplici legami con i campi extramusicali: «Mi stimola tutto ciò che accade nel mondo, politica, letteratura, uomini; soprattutto io penso che ciò che si rivela attraverso la musica vuol cercare una uscita». Sua meta artistica era concretare l'esperienza sentimentale in una immagine musicale ben caratterizzata. Schumann chiamava ciò «il poetico» nella musica. Il senso della sua musica era lasciar trasparire lo sfondo spirituale nell'opera musicale. Questa «idea poetica» non è tuttavia un programma; Schumann non vuole illustrare, ritrarre, fare della pittura sonora. La musica deve essere comprensibile anche senza spiegazioni. Solo i titoli, oltre alle indicazioni di tempo ed espressive, forniscono talvolta «indizi» all'interprete e a chi ascolta. Come nell'ultimo pezzo delle «Scene infantili», «Il poeta parla», spesso nelle opere di Schumann l'aspetto poetico e letterario serve ugualmente come stimolo creativo e come aiuto alla comprensione. La scena del ballo mascherato dal romanzo «Flegeljahre» di Jean Paul offrì suggestioni ai «Papillons»; alla Fantasia op. 17 è premessa come motto una poesia di Friedrich Schlegel, alcuni versi di Shakespeare servirono da motto alla prima annata della Neue Zeitschrift für Musik, che Schumann fondò a Lipsia nel 1834 e di cui curò la redazione per dieci anni.
L'esperienza creativa delle opere pianistiche e la meditazione sull'arte dello Schumann critico formarono le basi per la sua opera sinfonica. Prese posizione inoltre nei confronti delle più recenti correnti di rinnovamento nello sviluppo di questo genere. Già nel 1835 spiegò nella recensione alla «Symphonie fantastique» di Berlioz «quanto lontano può andare la musica strumentale nella rappresentazione di pensieri e fatti». Rifiutò il particolareggiato programma della sinfonia, ma riconobbe l'importanza di componenti extramusicali anche per il sinfonismo: «Senza che lo si sappia accanto alla fantasia musicale agisce spesso un'idea. Quanto più gli elementi affini alla musica portano in sé i pensieri o le immagini prodotte con i suoni, tanto più poetica o plastica sarà l'espressione della composizione». La riflessione critica sulle esigenze più elevate di un linguaggio musicale romantico avevano formato in lui una salda concezione, che divenne determinante anche per le sue sinfonie. Dopo aver composto già due sinfonie, scrisse nel 1843 in una recensione su alcune sinfonie a proposito del «doversi immaginare qualcosa nel comporre»: «Certo, sbagliano se credono che un compositore che elabora la sua idea si metta nella posizione di un predicatore e prepari lo schema del suo argomento. La creazione del musicista è ben diversa, e se ha in mente un'idea, una immagine, si sentirà però felice nel suo lavoro solo quando gli verranno belle melodie». Con le proprie audaci composizioni e con i battaglieri scritti sostenne decisamente questo genere musicale, per il quale desiderava «profondità poetica e novità». Con la cerchia romantica dei «fratelli della lega di Davide» intraprese la lotta contro i «Filistei della musica e di altro genere». Come redattore della «Neue Zeitschrift für Musik» combatté contro il gusto superficiale per l'opera e la pratica del virtuosismo salottiero, perché «la poesia dell'arte tornasse in onore». Dopo che nel 1831 aveva già rivelato come «genio» il coetaneo Chopin, si adoperò per la diffusione della musica di Schubert e delle opere di Berlioz, Mendelssohn e Liszt, e concluse nel 1853 la sua opera di critico musicale con l'annuncio di un nuovo giovane maestro, Johannes Brahms.
Quando infine Schumann iniziò la propria opera sinfonica, Berlioz aveva già aperto la strada alla sinfonia a programma, per lui la Sinfonia in do maggiore di Schubert era divenuta «ideale di una moderna sinfonia rispondente a una regola nuova» e le prime sinfonie di Mendelssohn gli avevano mostrato come la forma classica poteva accogliere una sensibilità romantica. Nel 1839 quasi a trent'anni, interruppe con 138 Lieder la serie delle composizioni pianistiche. Allora sentì che «il pianoforte diventa troppo limitato per le mie idee». Nell'autunno 1840 intraprese i primi «tentativi sinfonici» e presto lo affascinò il compito di cimentare la propria fantasia con la grandezza delle forme classiche. Preparò gli abbozzi della Prima Sinfonia in soli quattro giorni del gennaio 1841 e se ne rallegrò: «Pensate, una sinfonia, e per giunta una sinfonia della primavera, io stesso faccio fatica a credere che sia finita.» Idee primaverili percorrono la sinfonia, non in riferimento alla stagione ma come espressione di una nuova gioia di vivere, che egli trovò nel matrimonio con Clara Wieck, dopo aver superato tutti gli ostacoli frapposti dal padre. È caratteristica di Schumann anche la scelta di un precedente poetico per questo lavoro: «non volevo ritrarre, dipingere», ma il ritmo dei versi di una poesia sulla primavera «Im Tale geht der Frühling auf» (nella valle sorge la primavera) ispirò il ritmo del tema principale. Schumann tolse i titoli esplicativi che aveva scelto in un primo momento; tuttavia quando alla fine del primo sviluppo ritorna la fanfara introduttiva «come un richiamo a destarsi» senza che ciò sia richiesto necessariamente dalla forma sinfonica, diventa chiaro quale importanza ha la «idea poetica» anche nelle sinfonie di Schumann.
Gli aspetti programmatici e letterari della Prima Sinfonia richiamano Liszt per ulteriori sviluppi del contenuto, mentre le conseguenze musicali si condensano nella successiva sinfonia di Schumann, quella in re minore. Schumann poté offrirne un primo abbozzo alla moglie per il suo compleanno nel settembre 1841. Ma la sinfonia ebbe forma definitiva solo nel 1851, e fu così chiamata Quarta, sebbene composta sostanzialmente prima della Seconda e della Terza. Solo alla fine del lavoro si rischiarano le cupe e intense visioni versate in una forma dettata dalla fantasia. Tutti i tempi sono legati senza soluzione di continuità; l'unità delle premesse poetiche si esprime anche nell'unità delle idee musicali, che si trovano in tutti i tempi come citazioni vere e proprie o varianti. La sinfonia seguente, che porta il numero due, rivela negli episodi fugati non solo gli studi di Schumann sul contrappunto (condotti sulle opere di Bach), ma rispecchia anche la lotta con la malattia nervosa minacciosamente rivelatasi nel 1844. Questa sinfonia, composta a Dresda nel dicembre 1845, ricordava a Schumann «tempi oscuri»; essi divennero migliori solo quando nel 1850 fu chiamato come direttore musicale a Düsseldorf a succedere all'amico Ferdinand Hiller.
Questa affermazione diede al musicista un nuovo stimolo alla composizione di un'altra sinfonia, l'ultima, che «qua e là rispecchia un pezzetto di vita». Con gli elementi popolari che qui Schumann voleva far prevalere ha determinato l'atmosfera della «Renana». Le inconsuete parti dei tromboni, solenni e polifoniche, nel secondo tempo lento, formano un contrasto tanto maggiore con lo slancio dei tempi estremi. Rivelano però che Schumann fino alla sua ultima sinfonia (1850) seppe tradurre nuove impressioni nel suo linguaggio musicale; qui ad esempio quelle del duomo di Colonia e della sua solenne liturgia; egli tralasciò i titoli originariamente prescelti, ma anche nella sinfonia «Renana» si avverte all'ascolto l'aspetto poetico-programmatico. Proprio con questa sinfonia Schumann conseguì un successo entusiastico in un viaggio di concerti in Olanda, ancora nel 1853, quando già la sua malattia al cervello peggiorava a vista d'occhio.
Tuttavia la mancanza di esperienza con l'orchestra, che qualche volta ha nuociuto anche alla strumentazione delle sue opere sinfoniche, e soprattutto l'avanzare della malattia condussero Schumann ad un insuccesso nel suo lavoro di direttore a Düsseldorf.
Il pauroso manifestarsi della follia in Schumann, che si gettò dal ponte sul Reno e dopo due anni di malattia morì in una casa di cura, spezzò un compositore romantico, la cui opera sinfonica va ben al di là dei limiti dell'epoca Biedermeier e fornì suggestioni decisive a entrambe le correnti principali di sviluppo del sinfonismo romantico. Mentre le idee poetiche si rafforzarono divenendo programmi con Liszt, Schumann ha influenzato Brahms con il nuovo uso di tecniche compositive classiche e barocche al servizio di un'arte di natura romantica.