Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01048.jsonl.gz/1251

Gerarchie e dolori
Mancano pochi giorni all’inizio dell'Australian Open e la maggiore preoccupazione riguarda Novak Djokovic, che dovrebbe debuttare contro lo spagnolo Roberto Carballes Baena. Dopo il suo primo allenamento alla Rod Laver Arena il serbo ha dovuto fermarsi. Si è parlato di un risentimento al bicipite femorale della gamba sinistra. Un problema che già lo aveva infastidito ad Adelaide. Sarà un dolore passeggero? L’infortunio avrà delle conseguenze sul suo rendimento? Difficile rispondere. Gli organizzatori pregano che Novak possa riprendersi in fretta. È trascorso un anno dalle mille polemiche della scorsa edizione del torneo, che l’ex numero uno aveva dovuto disertare per ragioni sanitarie e politiche, ma anche per le mezze verità dette in un periodo in cui ancora imperversava il coronavirus. Il vaccino contro la COVID-19 allora era d’obbligo e Djokovic avrebbe tanto desiderato giocare pur non essendo in regola con i permessi per entrare nel Paese. Dopo diversi giorni di isolamento, fu espulso e costretto a tornarsene in Europa. Per lui una stagione amara, nella quale ha giocato poco - tante rinunce negli Stati Uniti - ma vinto abbastanza. Anzi parecchio, tanto da restare nei top dieci.
In mancanza di Carlos Alcaraz (ATP 1), fermo per un infortunio muscolare, il favorito del tabellone è Rafael Nadal, che debutterà contro il britannico Jack Draper (ATP 40), fresco semifinalista ad Adelaide. Un match in salita. Anche perché l’iberico continua a dover fare i conti con i noti dolori al piede. La malattia Müller-Weiss, che causa la deformità di un osso, è degenerativa. E il maiorchino, imbottito di antidolorifici, continua a sopportare il male. Così come aveva fatto per gran parte della scorsa stagione, stupendo tutti - compreso sé stesso - per il rendimento in campo. Si dice che questa potrebbe essere l’ultima stagione del campione iberico vincitore di 22 prove del Grande Slam e detentore del titolo a Melbourne. Intanto Djokovic (n. 4/ATP 5), che nel 2022 si era imposto a Wimbledon conquistando il suo 21.esimo sigillo negli Slam, sogna di raggiungere Rafa. I due fenomeni potrebbero affrontarsi in finale. Da che parte starà il pubblico è facile immaginarlo. Ma il serbo è abituato a lottare contro ogni tipo di ostilità. Il direttore del torneo, Craig Tiley, ha intanto già fatto sapere che gli spettatori che intendono tifare contro il vincitore di ben nove edizioni del torneo saranno puniti e costretti ad uscire dalla Rod Laver Arena. «A Melbourne ho sempre apprezzato la sportività del pubblico», ha detto Djokovic. E poi, quasi per lanciare un messaggio, ha aggiunto: «In passato ha sempre dato importanza al valore delle prestazioni in campo. Mi auguro che continuerà a farlo».
Si è parlato di Djokovic e di Nadal, ma mai come in questa edizione dell’Australian Open, il gruppo dei favoriti comprende tanti giocatori, compresi due nordici, Ruud e Rune. Nel 2022 il norvegese aveva vinto a Ginevra e a Gstaad; il danese è stato finalista a Basilea e ha firmato il Masters 1000 di Parigi. In Australia, tra gli altri, si fa anche il nome di Nick Kyrgios, che nel 2022, fra alti e bassi, era riuscito a guadagnarsi la finale a Wimbledon, dove si dovette arrendere al campione serbo. Nella parte alta del tabellone, presidiata da Rafa, ci sono Tsitsipas, Auger-Aliassime e Medvedev. In quella bassa, dove lo spauracchio è il serbo, ci sono invece Rublev, Kyrgios e Berrettini.
Tra le donne la tennista da battere è la polacca Iga Swiatek (WTA 1), reduce da una stagione di alto livello. La carta migliore delle elvetiche è una volta ancora Belinda Bencic (n. 12), inserita nella parte bassa del tabellone presidiata dalla tunisina Ons Jabeur (n. 2). La campionessa olimpica debutterà contro la bulgara Viktoriya Tomova (WTA 91).