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La memoria della Shoah ha costituito un elemento fondante della coscienza identitaria europea del secondo dopoguerra. La percezione di un punto di crisi acuta della civiltà europea, di barbarie mai raggiunte prima e mai più a ripetersi, è stata l’innesco di una riflessione culturale che ha attraversato la cultura contemporanea. Da Adorno a Hannah Arendt. Il ripensamento radicale del tema dell’antisemitismo, il rifiuto del nazionalismo, l’esigenza di uno sguardo critico collettivo sulla propria storia e di una riconciliazione tra popoli che erano stati nemici: tutti elementi che hanno contribuito a dare forma a una nuova Europa, che ha avuto il suo massimo momento di pace e prosperità nel frangente storico in cui smetteva di essere il centro politico del mondo. Tuttavia, c’è un’Europa in cui questo processo di ripensamento della storia alla luce della Shoah, ha avuto un vigore e una profondità minori. Di questa Europa fanno parte (tra gli altri?) i Paesi di quello che fu il Patto di Varsavia.