Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/78425

<h2>SubmittedText<h2><p>Le statistiche delle assicurazioni sociali secondo la nazionalità sono ignote a gran parte dell'opinione pubblica.</p><p>In seguito all'esito positivo della votazione popolare del 17 giugno 2007 sulla 5a revisione AI, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quali sono, compresa quella svizzera, le dieci nazionalità più rappresentate tra i beneficiari di prestazioni AI?</p><p>2. Qual è la percentuale di cittadini di queste nazionalità rispetto alla popolazione complessiva del Paese, all'effettivo globale dei beneficiari di prestazioni AI e al volume complessivo in franchi delle prestazioni AI?</p><p>3. Qual è la percentuale di cittadini di queste nazionalità che richiedono prestazioni AI per disturbi difficilmente comprovabili quali problemi psichici, colpi di frusta, dolori alla schiena non meglio definiti, ecc.?</p><p>4. Fino a che punto la sovrarappresentanza di talune nazionalità tra i beneficiari di prestazioni AI è imputabile a determinate attività professionali?</p><p>5. Il Consiglio federale ritiene che la domanda sproporzionata di prestazioni AI da parte di cittadini di taluni Paesi sia eventualmente riconducibile anche ad altri fattori?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. I cittadini dei dieci Paesi più rappresentati nell'AI sono quelli di Svizzera, Italia, ex Jugoslavia (Serbia, Montenegro, Croazia, Slovenia, Bosnia Erzegovina e Macedonia), Portogallo, Spagna, Turchia, Francia, Germania, Austria e Grecia (situazione nel 2007). I cittadini svizzeri rappresentano il 65 per cento dei beneficiari di rendita, quelli degli altri nove Paesi il 33 per cento.</p><p>2. La popolazione straniera costituisce il 21 per cento della popolazione residente. Le nove nazionalità estere più frequenti tra i beneficiari AI circa il 16 per cento. Per quanto concerne gli importi, nel 2006 l'AI ha versato rendite per un totale di 6,4 miliardi di franchi: il 68 per cento di questo importo, ossia circa 4,3 miliardi di franchi, è stato versato a cittadini svizzeri, il 30 per cento, ossia circa 1,9 miliardi di franchi, a cittadini dei nove Paesi esteri summenzionati.</p><p>Un paragone tra le percentuali summenzionate è tuttavia a dir poco problematico, poiché la popolazione residente comprende persone di ogni età, mentre l'AI versa di regola prestazioni soltanto a persone in età lavorativa. L'AI versa inoltre anche prestazioni ad assicurati all'estero.</p><p>3. Le categorie menzionate nell'interpellanza non corrispondono a quelle utilizzate nell'AI. Si può tuttavia rilevare che il 44 per cento delle rendite accordate a cittadini svizzeri sono dovute a malattie psichiche. La quota è del 37 per cento nel caso dei cittadini dell'ex Jugoslavia. Soltanto la Gran Bretagna e la Turchia, con rispettivamente il 47 e il 50 per cento, si situano al di sopra di questi valori. Per quanto concerne le malattie alle ossa e all'apparato locomotore, la quota dei cittadini svizzeri è del 21 per cento, quella dei cittadini dell'ex Jugoslavia del 34. Soltanto tra i portoghesi si registra una quota più elevata (36 per cento), mentre tutti gli altri Paesi presentano quote inferiori al 30 per cento. I meno esposti sono i cittadini britannici (17 per cento).</p><p>4. I dati statistici e gli studi finora condotti dimostrano che il rischio d'invalidità è strettamente legato al livello di formazione e al tipo di attività professionale esercitata. Infatti, per una persona che lavora nel settore della costruzione il rischio d'invalidità è cinque volte superiore rispetto a quello di un insegnante (1 per cento contro 0,22 per cento). Per una persona la cui formazione non va al di là della scuola dell'obbligo il rischio d'invalidità è circa cinque volte superiore rispetto a quello di una persona che ha ultimato una formazione universitaria o professionale superiore (0,25 per cento contro 1,2 per cento). Di regola, i cittadini turchi e dell'ex Jugoslavia dispongono unicamente di una formazione a livello di scuola dell'obbligo e occupano di conseguenza posti che richiedono qualifiche molto basse. Dal canto loro, i cittadini italiani, spagnoli e portoghesi esercitano piuttosto professioni che richiedono qualifiche medie. Chi accumula le due caratteristiche (livello di formazione molto basso ed esercizio di un'attività in un settore a rischio) ha dunque forti probabilità di beneficiare di una rendita. Il programma di ricerca pluriennale concernente l'AI lanciato nel maggio del 2006 studierà, tra l'altro, le cause dell'invalidità e presenterà soluzioni per affrontare l'aumento del rischio d'invalidità.</p><p>5. Nel summenzionato programma di ricerca pluriennale sarà trattata anche la problematica della nazionalità. I primi risultati dovrebbero essere disponibili nel 2008. Solo allora si potrà determinare con maggior chiarezza se oltre al settore di attività e alla mancanza di formazione vi siano altre cause all'origine del numero così importante di beneficiari di rendite provenienti dai nove Paesi summenzionati e in particolare dall'ex Jugoslavia e dalla Turchia.</p>  Risposta del Consiglio federale.