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Oggi si sente a casa in Germania. Le manca solo una cosa: il Lago dei Quattro Cantoni. Anita Braun voleva un cambiamento e ha trovato la sua nuova vita nella regione di Aquisgrana. Con tre figli propri e tre figli in affidamento, è una mamma a tempo pieno.Questo contenuto è stato pubblicato il 25 agosto 2019 - 11:00
Un giardino accogliente nel villaggio di HürtgenwaldLink esterno, sull'altopiano dell'Eifel. Ci sediamo al tavolo da giardino con Anita Braun. I tre figli in affidamento - due bambini di 8 e 14 anni e una bambina di 12 - ci osservano incuriositi dalla finestra del soggiorno. I suoi tre figli, di età compresa tra i 17 e i 20 anni, non sono presenti.
In quanto madre affidataria, Anita Braun riceve un contributo dallo Stato. "Finanziariamente, tutto questo non sarebbe possibile in Svizzera", dice, indicando la grande casa. "Il mio lavoro di kinesiologa sarebbe però maggiormente riconosciuto." Ma per la svizzera all'estero non ci sono dubbi: "In Germania mi sento a casa". La donna va molto volentieri in Svizzera, ma solo in vacanza.
"Vedere tutti i bambini crescere e trovare la loro strada nonostante le avversità è per me il regalo più bello"
Cambiare aria
Classe 1968, Anita Braun nasce e cresce a Lucerna. Dopo la scuola svolge un apprendistato commerciale. Alla fine degli anni 1990 inizia a visitare amici in Germania per periodi sempre più lunghi. Matura così l'idea di emigrare. "Mi serviva una boccata d'aria fresca, un cambiamento".
Nell'autunno del 1992 si trasferisce in Germania, nella comunità abitativa dei suoi amici nella regione di Aquisgrana. Lì si occupa di un po' di tutto: "Casa, cucina, bambini, giardino".
Durante il soggiorno conosce Axel, un cittadino tedesco. Nel 1996 vanno ad abitare insieme e l'anno successivo si sposano a Lucerna. Siccome non riesce a trovare un lavoro in Germania, Anita Braun rimane nella città della Svizzera centrale, dove lavora per un anno e mezzo in una fiduciaria. Durante la settimana risiede in un piccolo appartamento a Lucerna, nei fine settimana torna in Germania, in quella che già a quel tempo considera casa sua.
Questo ritorno alla vita professionale la porta finalmente a trovare un impiego presso un consulente fiscale ad Aquisgrana. Dopo aver disdetto l'appartamento a Lucerna, nel 1999, 2000 e 2002 arrivano i figli. Tutti hanno la doppia cittadinanza svizzera e germanica.
Anita Braun aveva iniziato a lavorare a tempo parziale come contabile già nel 1999, un impiego che ha potuto mantenere anche dopo il congedo parentale. Ancora oggi, lavora "alcune ore al mese". Ha invece lasciato il suo vecchio impiego presso il consulente fiscale.
"Imparare a imparare"
Da tempo, Anita Braun è convinta dell'esistenza di alternative alla medicina convenzionale. Da bambina soffriva di un forte raffreddore da fieno, un'allergia oggi completamente svanita. "Ho acquistato delle medicine omeopatiche con la mia paghetta. Sono sempre stata interessata ad un approccio olistico", racconta. Dopo la nascita del figlio Jannis, le si è accavallato un nervo in seguito a uno starnuto. "Sono riuscita a curarlo da sola attraverso la meditazione".
Per la donna, l'autoguarigione diventa un tema centrale. All'inizio degli anni 2000 si rende conto dell'effetto curativo delle sue mani. Anche grazie a una nuova legge in Germania, nel 2005 apre il suo studio in cui pratica l'autoguarigione.
Nel frattempo, la figlia maggiore frequenta la scuola, con grandi difficoltà. La scuola suggerisce ai genitori delle soluzioni, ma queste sembrano troppo gravose per la bambina. Anita Braun sonda così altre possibilità e si imbatte nella kinesiologia. Dopo una formazione e numerosi corsi di perfezionamento decide di concentrarsi sulla kinesiologia pedagogica e sullo sviluppo della prima infanzia. Il suo motto: "Imparare a imparare".
"Poi ho scoperto la mia passione per la 'biochimica della psiche', ovvero per tutto ciò che ha a che fare con il cervello, il suo modo di lavorare e l'effetto sul corpo e la psiche. Da qui mi sono interessata al lavoro su allergie e traumi, così come al coaching per una vita felice, appagata e autodeterminata".
Oggi, la donna investe molto tempo "nell'imparare a prendersi cura di sé stessi con sentimenti positivi e a dire di no, per potersi liberare dalle dipendenze emotive, e in questo modo stabilire con le persone le basi per una salute duratura", spiega Anita Braun.
Figli in affidamento
Nel 2003, la svizzera all'estero segue una formazione come baby-sitter e l'anno successivo annuncia la sua disponibilità ad accogliere bambini in affidamento presso orfanotrofi e istituti. La coppia accoglie bambini per due o tre settimane. Nel maggio 2005, la famiglia si prende cura di un bambino gravemente malato per alcuni mesi. Anita Braun ha trovato la sua vocazione.
"Accogliere e assistere questo piccolo essere umano è stato di per sé un'avventura. E non rientravamo affatto nello schema delle famiglie affidatarie", dice con una risata. Dopo la separazione dal marito, la donna continua ad accogliere bambini di orfanotrofi e istituti. In seguito, lavora anche direttamente per gli uffici di assistenza dei minorenni.
Poi, altri due bambini in affidamento si uniscono alla famiglia, portando a sei il totale dei bambini da accudire in modo permanente. "Mi dedico molto alla famiglia", afferma. Questo include la necessità di trasportare i bambini, dal momento che in questa regione collinare la rete di mezzi pubblici non è molto sviluppata.
In casa può contare sull'aiuto di una collaboratrice domestica. E naturalmente anche i bambini devono darsi da fare. Ma con i bambini in affidamento, non è sempre facile, constata Anita Braun. Tutti e tre sono ancora fortemente traumatizzati da esperienze passate. Tuttavia, la donna è ancora "entusiasta come sempre" di dover trovare nuove soluzioni alle crisi. "Vedere tutti i bambini crescere e trovare la loro strada nonostante le avversità è per me il regalo più bello".
Nel 2012, Anita Braun fonda un'associazione per l'educazione a misura di bambinoLink esterno e pubblica un libretto intitolato 'Ich glaube nur, was ich fühleLink esterno' (Credo solo a quello che sento). "Ho già in mente il prossimo libro", dice.
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