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Lo sostiene il Financial Times nella sua edizione del fine settimana
ZURIGO - Il Consiglio federale intendeva insediare Sergio Ermotti alla presidenza del consiglio di amministrazione (Cda) di Credit Suisse (CS), nel caso in cui la banca fosse stata nazionalizzata per far fronte alle gravi difficoltà in cui si dibatteva: lo sostiene il Financial Times (FT), che nella sua edizione del fine settimane cita come fonte tre non meglio precisate persone a conoscenza dei preparativi.
Come noto, il 19 marzo il Dipartimento delle finanze, la Banca nazionale svizzera (BNS), l'autorità di vigilanza dei mercati finanziari Finma, viste le enormi difficoltà di Credit Suisse, hanno premuto per un'acquisizione della seconda banca svizzera da parte del concorrente UBS. Ciò malgrado erano già stati elaborati piani di emergenza dettagliati sulla scia dei massicci deflussi di fondi registrati da CS nell'ottobre 2022.
In questo senso figurava anche un elenco di manager che avrebbero potuto assumere la presidenza della banca e portare con sé il proprio team di gestione: Ermotti era in cima alla lista. Secondo il quotidiano finanziario inglese, prima del crollo di CS c'erano già stati colloqui con il dirigente ticinese. Il manager (Ceo di UBS dal novembre 2011 all'ottobre 2020, nonché di nuovo dallo scorso 5 aprile) nella primavera scorsa era ancora presidente del Cda del riassicuratore Swiss Re.
Nel marzo 2023 - sempre stando alla ricostruzione di FT, testata che si è rivelata regolarmente molto meglio informata della stampa elvetica nei momenti critici di Credit Suisse - il proseguimento dell'attività attraverso una statalizzazione non era più considerato uno scenario prioritario, viste le esperienze non troppo positive in altri paesi come Gran Bretagna, Olanda e Irlanda.
Se l'acquisizione di UBS fosse fallita, l'alternativa sarebbe stata quella di liquidare la banca con una procedura di insolvenza. In questo scenario, la Finma avrebbe preso il controllo di CS, cancellando tutte le azioni e le obbligazioni convertibili AT1. L'autorità avrebbe poi nominato un nuovo gruppo dirigente, non da ultimo con l'obiettivo di liquidare rapidamente la banca d'investimento in perdita. Un decreto in tal senso era già stato redatto.
Contattate dal Financial Times, né le autorità elvetiche, né UBS né tanto meno Ermotti hanno voluto rilasciare dichiarazioni sul tema.