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La nuova discussione a cura di Elisa Bontognali
Qual è il rapporto di noi valposchiavini con la lingua dei vicini? Cosa significa per noi?
L’idea, spesso presente negli altri dialetti, di abbinare questi a delle vecchie tradizioni ed alle vecchie generazioni non la si trova nello svizzero tedesco. Qui il dialetto non ha età e sembra farsi strada con decisione lungo il passare del tempo, vincendo sempre più importanza, imponendosi sempre più come un marchio di dovere per uno svizzero. Questo dialetto è oggi un segno d’orgoglio, indipendentemente dal ceto sociale del locutore.
È però altrettanto vero che lo “Schwyzerdütsch” detto così al singolare, infondo, non esiste. Ne esistono invece molti tipi, simili tra loro ma sistematicamente diversi. La varietà di dialetti crea una sorta di rivalità interna, che si trasforma però in una grande forza di coesione appena vi è un contatto con l’esterno. Appena ad importare è l’essere svizzero e non più l’essere bernese, zurighese, basilese o grigionese.
- Ma noi italofoni, noi valposchiavini che viviamo la situazione dall’esterno ma siamo comunque confrontati direttamente con questo dialetto, cosa ne pensiamo?
- Lo “Schwyzerdütsch” è visto da noi come un tentativo per differenziarsi dal turista germanico che si rivolge a noi in buon tedesco?
- Oppure è un gesto che vuole semplicemente manifestare la propria appartenenza, dando un marchio di unicità?
- È per noi una fortuna viverci così a stretto contatto, oppure comporta solo svantaggi?
- Quali sono le principali funzioni di questo? E perché va assumendo sempre più importanza?
- Quale è la nostra opinione, in quanto minorità linguistica, sul dialetto svizzero tedesco nel nostro paese?