Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/176475

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è invitato a esaminare in che modo le organizzazioni umanitarie quali il CICR potrebbero beneficiare di maggiori finanziamenti da parte del settore privato. Con questo non si intendono né i contributi di grandi donatori (Stati, imprese, fondazioni, privati) né i contributi a carattere filantropico concessi da determinate imprese. Si tratta, piuttosto, di coinvolgere queste ultime nell'ambito delle loro attività principali. L'intento, infatti, non sarebbe di interrompere le donazioni esistenti, ma di reperire una nuova fonte di finanziamento. Molte istituzioni (Nazioni Unite, Banca mondiale) già procedono in questo modo.</p><p>Dapprima bisognerebbe individuare un portafoglio di progetti "bancabili" (p. es. si potrebbe riconvertire un'infrastruttura di accoglienza per i profughi in progetti immobiliari). A questo proposito il CICR ha già idee concrete.</p><p>In seguito, gli istituti bancari potrebbero concedere prestiti o quote di fondi di investimento del tipo "Impact Investment" da proporre ai loro clienti abituali alle normali condizioni di mercato.</p><p>Questi prodotti finanziari, tuttavia, comporterebbero un rischio elevato (sotto il profilo politico e della sicurezza). Affinché possano essere competitivi, sarebbe quindi opportuno che la Confederazione garantisse la copertura di determinati rischi, analogamente a quanto fa già con i rischi delle esportazioni coperti dall'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (ASRE).</p><p>L'analisi del Consiglio federale dovrebbe pertanto individuare i progetti "bancabili", definire precisamente la natura dei rischi da assicurare, illustrare il modello economico da adottare e mostrare gli effetti indiretti che un'iniziativa di questo genere potrebbe produrre, ad esempio in termini di neutralità.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide la richiesta formulata nel postulato. Secondo l'OCSE, nel 2011 le risorse finanziarie non legate all'aiuto pubblico allo sviluppo hanno rappresentato più dell'80 per cento dei fondi che i Paesi in via di sviluppo hanno ricevuto dall'estero. Gli importi in questione comprendono gli investimenti diretti internazionali effettuati dalle imprese, le rimesse dei migranti e le donazioni private. Secondo le stime, solo le donazioni private hanno raggiunto circa 60 miliardi di dollari nel 2011, una somma che equivale pressoché alla metà dei fondi pubblici concessi dai membri del Comitato di aiuto allo sviluppo dell'OCSE.</p><p>È senza dubbio possibile e necessario un maggiore impegno da parte del settore privato, in particolare per quanto riguarda l'Agenda 2030. Molte imprese partecipano già attivamente alla ricerca di soluzioni alle sfide mondiali come la sicurezza alimentare o la disponibilità dell'acqua e la sua gestione sostenibile. Nel suo messaggio concernente la cooperazione internazionale 2017-2020 (FF 2016 2005), il Consiglio federale ha annunciato un potenziamento della collaborazione con il settore privato nei settori dell'aiuto umanitario e della cooperazione allo sviluppo. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del DFAE ha adottato apposite misure per rafforzare e sviluppare in modo sistematico i progetti esistenti realizzati con la partecipazione del settore privato. A tal fine, la DSC cerca di collaborare sia con imprese locali nei Paesi in via di sviluppo sia con multinazionali con sede in Svizzera o all'estero. L'obiettivo di questi partenariati è mettere a frutto le competenze chiave dei partner coinvolti per raggiungere obiettivi di sviluppo comuni e garantire, tra l'altro, un accesso duraturo ai generi alimentari e all'acqua potabile o ridurre al minimo i danni causati dalle catastrofi naturali. La DSC ha già stretto circa 35 partenariati di questo tipo (p. es. con Nestlé, Swiss Re, Ashoka e varie imprese locali nei Paesi in via di sviluppo), che si sono rivelati particolarmente vantaggiosi sia per i suoi partner sia per il raggiungimento dei propri obiettivi.</p><p>Oltre alla cooperazione operativa con imprese private, la DSC sostiene anche la definizione di metodi di finanziamento innovativi finalizzati a mobilitare fondi privati per finanziare lo sviluppo e l'aiuto umanitario. Tra questi strumenti figurano i social impact bonds o SIB (obbligazioni a impatto sociale), i social impact incentives (incentivi a impatto sociale), la blended finance (finanziamento misto) e gli humanitarian impact bonds o HIB (obbligazioni a impatto umanitario). In tale ottica, l'Aiuto umanitario della DSC appoggia per esempio gli sforzi del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) volti a introdurre gli HIB, che sono stati lanciati proprio dal CICR lo scorso anno in occasione del Forum economico mondiale di Davos. I fondi raccolti dovranno permettere, in contesti fragili, di finanziare e migliorare la costruzione e l'utilizzo di centri di riabilitazione in grado di ospitare persone con disabilità fisiche e feriti di guerra. Il CICR conta di ottenere in questo modo finanziamenti privati per 25 milioni di franchi, che saranno destinati a un progetto umanitario. Gli HIB sono legati a risultati misurabili e verificabili, nella fattispecie al numero di persone con disabilità fisiche che avranno beneficiato di una riabilitazione e che saranno state reinserite nella società. Se gli obiettivi del progetto vengono raggiunti dopo cinque anni, gli investitori privati ricevono un piccolo importo a titolo di interessi, mentre se gli obiettivi sono superati la somma versata è più consistente. Viceversa, eventuali risultati inferiori alla media comportano una riduzione del rimborso. La Svizzera e il Belgio sono stati i primi Paesi a impegnarsi a partecipare agli HIB come finanziatori "di risultato". A tal fine la Svizzera ha impegnato 2 milioni di franchi all'anno su un periodo di cinque anni (2018-2022). In qualità di finanziatrice "di risultato", non versa quindi premi per i risultati agli investitori privati, ma ricompensa direttamente il CICR per le prestazioni fornite.</p><p>Visto quanto precede, il Consiglio federale considera adempiuto il postulato.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.