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L'applicazione di ventosa ostetrica è a tutti gli effetti considerata un parto operativo per via vaginale. La decisione di applicarla spetta al medico e viene di solito eseguita in caso di complicazioni durante il periodo espulsivo.
Le indicazioni piu' frequenti sono:
- alterazioni della frequenza cardiaca fetale, che quindi impongono una nascita nel minor tempo possibile;
- arresto della progressione della testa fetale;
- difficoltà al disimpegno della testa;
- mancata o non sufficiente collaborazione materna durante gli sforzi espulsivi (cio' si verifica soprattutto quando la donna ha travagliato per molto tempo e ha esaurito le energie per le spinte o quando non percepisce le contrazioni per via dell'elevato dosaggio di analgesia);
- patologie materne (cardiopatie, difficoltà respiratorie, retinopatie) che rendono le spinte molto pericolose.
La ventosa ostetrica, attualmente è in uso da noi il modello chiamato Kiwi, è uno strumento costituito da tre parti: una coppetta, una catenina e una pompa. La coppetta è la parte che viene posizionata sulla testa fetale, la catenina è l'elemento che raccorda la coppetta alla pompa, mentre la pompa è la parte con la quale il ginecologo crea il vuoto.
La ventosa viene sempre applicata dal medico con situazioni ben precise: dilatazione completa, membrane amnio coriali rotte, feto di un'epoca >=34 settimane, in presentazione cefalica, con la testa già ben incanalata nel bacino e vescica vuota. Una volta individuato sulla testa il giusto punto di posizionamento della coppetta, il medico la tiene ferma con una mano e con l'altra agisce sulla pompa creando il vuoto. Accertatosi che la coppetta sia ben fissa, esercita delle trazioni verso il basso riproducendo gli stessi movimenti che la testa del bambino farebbe uscendo spontaneamente. Una volta che la testa si è disimpegnata stacca la ventosa e si procede al normale disimpegno del resto del corpo. Le raccomandazioni vogliono che la ventosa venga tenuta in sede per un massimo di 20 minuti e possa essere riapplicata due volte, qualora si staccasse, prima di soprassedere.
L'applicazione della ventosa, sebbene non sia una manovra particolarmente complicata, non è priva di rischi. Tra i piu' comuni ci sono la formazione di un rigonfiamento sulla testa del neonato, molto simile al tumore da parto, che si riassorbe nel giro di qualche giorno e lesioni della cute. Inoltre vi possono essere lacerazioni spontanee anche profonde dei tessuti materni, motivo per il quale spesso, prima di procedere con la ventosa, si pratica un'episiotomia. Eccezionalmente sono invece identificabili lesioni con emorragie intracraniche e fratture delle ossa della testa del neonato.