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La commissione delle finanze del consiglio degli Stati chiede all'unanimità di valutare l'eventuale disdetta dell'accordo che regola la restituzione all'Italia dell'imposta alla fonte pagata dai frontalieri, in vigore dal 1974.
L'accordo, stando a 12 senatori di diversi cantoni, non ha più ragion d'essere, perché favorisce indirettamente pratiche di dumping salariale in Ticino, permettendo ai lavoratori frontalieri di godere di un'imposizione fiscale molto favorevole.
La stessa commissione, che non è competente in materia ma raccomanda a quella della politica estera di approfondire il tema, non ha preso in considerazione i dubbi espressi dalla ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, in particolare le possibili perdite fiscali per l'erario ticinese e svizzero.
Fino a qualche settimana fa, Berna era categorica nel sostenere che l’accordo con l’Italia sui frontalieri non si può disdire unilaterlamente. La questione è di stretta attualità, alla luce dell'iniziativa cantonale promossa dal PLR ticinese.
RedMM