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Covid: «2G» e Home Office, le reazioni contrastanti dal mondo del lavoro
L'Unione svizzera degli imprenditori (USI) e Travail.suisse parzialmente soddisfatte delle misure messe in consultazione dal Consiglio federale. Molto più critica l'Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam).
L'Unione svizzera degli imprenditori (USI) si impegna a intensificare immediatamente i suoi sforzi nel campo del telelavoro. Passare da una raccomandazione a un obbligo è un male minore rispetto alle chiusure, afferma. Passare da una raccomandazione a un obbligo è un male minore rispetto alle chiusure, afferma.
Gli ultimi diciotto mesi hanno dimostrato che la raccomandazione di lavorare da casa funziona. Di fronte alla minaccia di sovraccarico del sistema sanitario, l'attenzione dovrebbe essere rivolta al telelavoro immediatamente e in modo ancora più rigoroso. L'USi esorta quindi tutti i datori di lavoro a intensificare i loro sforzi.
Tuttavia, bisogna ricordare che il 60% dei lavori non sono adatti a essere fatti da casa. Oltre al rispetto sistematico delle regole di distanza e di igiene sul posto di lavoro, le restrizioni di contatto nella vita quotidiana e privata sono altrettanto importanti per contenere il virus, afferma la nota.
Travail.Suisse, «sì» a misure più severe, «no» a chiusure
Travail.Suisse sostiene misure più severe per proteggere la salute pubblica, ma non la chiusura delle aziende. Anche le misure nel settore del lavoro dovrebbero essere attuate con moderazione, scrive il sindacato, che preferisce la variante 1 proposta dal Consiglio federale.
«Il reddito e i posti di lavoro devono essere protetti. Ulteriori chiusure devono essere evitate», ha detto Adrian Wüthrich, presidente di Travail.Suisse.
Il telelavoro non dovrebbe essere imposto e in ogni caso l'obbligo dovrebbe essere limitato nel tempo. La situazione individuale dei dipendenti deve essere presa in considerazione poiché solo la metà può lavorare da casa. I concetti di protezione devono essere rigorosamente applicati e controllati per tutti gli altri lavoratori, chiede il sindacato.
Anche Travail.Suisse rifiuta categoricamente l'applicazione delle regole 2G o 3G sul posto di lavoro e si rallegra del fatto che il Consiglio federale vi abbia rinunciato. L'organizzazione esaminerà attentamente le varianti poste in consultazione, ma preferisce la variante 1.
L'Usam contro chiusure e obbligo di telelavoro
L'obbligo di telelavoro è una misura puramente simbolica e le chiusure sono «inaccettabili e dannose per l'economia», secondo l'Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam). L'associazione padronale intende quindi «esaminare criticamente» la variante più blanda proposta dal Consiglio federale.
Molte aziende hanno introdotto volontariamente il telelavoro, dove è ragionevole e possibile, afferma l'Usam. Il potenziale per l'Home Office è quindi già esaurito, sostiene un comunicato. Inoltre le imprese hanno adottato concetti di protezione mirata che hanno dimostrato la loro efficacia, afferma ancora l'associazione padronale aggiungendo che non ci sono prove di un aumento del rischio di infezione sul posto di lavoro.
Le chiusure inoltre colpirebbero settori che hanno già l'anno scorso hanno perso fatturato. L'Usam respinge quindi fermamente la variante 2 proposta dal Consiglio federale.
su, ats