Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01104.jsonl.gz/761

LUGANO/MARTIGNY - Il colore della pelle come ingrediente indigesto. È successo a un giovane cuoco ticinese che si è visto rifiutare l’assunzione in un ristorante vallesano per ragioni che trasudano razzismo.
La giustificazione? Surreale. Il proprietario gli avrebbe detto no, per non avere problemi con un altro suo dipendente. La provenienza del candidato è diventata quindi un ostacolo insormontabile per entrare in brigata. «Il proprietario mi ha chiesto di che origine ero» racconta il cuoco a Tio.ch/20Minuti. «Una domanda posta anche con tatto, sebbene non ne abbia capito il senso, visto che il mio nome e la fotografia a colori allegata al curriculum contenevano già la risposta».
La pelle che discrimina e impedisce a questo trentenne svizzero, di origine indiana, adottato da una famiglia ticinese quando aveva un anno e mezzo, di trovare un lavoro nel proprio Paese. Il razzismo più forte del curriculum che il cuoco ticinese può vantare dopo aver già fatto esperienza in un ristorante italiano, e avere lavorato ai fornelli in Francia dove diventa secondo cuoco di cucina e in un altro ristorante sul Lago d’Orta.
Fino alla recente frittata a Martigny, dove il gerente gli fa capire che la sua origine è incompatibile con l’avversione che un altro suo dipendente nutre verso chi ha la pelle di un altro colore: «Perché ha avuto problemi con una ragazza araba». Questa la “motivazione” addotta giustificazione del rifiuto.