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La Federazione degli esercenti ed albergatori (Gastrosuisse) ha dato avvio lunedì alla raccolta di firme per l’iniziativa che chiede un tasso Iva agevolato per il settore della ristorazione.
2000 cuochi - stando agli organizzatori - hanno invaso lunedì mattina la Piazza federale per dare avvio alla raccolta delle firme per l’iniziativa popolare «Basta con Iva discriminatoria per la ristorazione!» con la quale Gastrosuisse vuole che le prestazioni nel settore alberghiero e della ristorazione siano tassate come le bevande non alcoliche e i prodotti alimentari venduti nel commercio al dettaglio.
Con i divieti in materia di fumo, di macchinette mangiasoldi, di ombrelloni
riscaldanti «siamo l'unico settore a fare le spese delle tendenze della società», ha affermato il direttore della federazione Anton Schmutz. «In un locale pubblico, una pizza è sottoposta a un tasso Iva del 7,6 percento, in un “take-away o in un negozio di alimentari viene richiesto invece soltanto il 2,4 percento».
Con l’iniziativa, Gastrosuisse intende mettere sotto pressione il governo elvetico, occupatosi già in precedenza di una riforma della legislazione sull’Iva.
Nel 2005, la Camera alta (Consiglio degli Stati) si era pronunciata a favore di una mozione favorevole alla riduzione dell'aliquota Iva del senatore del canton Obvaldo Hans Hess (PLR). Il Consiglio nazionale non se ne era invece occupato.
Nel frattempo, il Consiglio federale ha presentato un progetto per un tasso Iva unico del 6,1 percento. Tuttavia, dal momento che quest'ultimo era molto contestato, il governo ha deciso di apportare in un primo tempo solo alcune correzioni amministrative.
swissinfo.ch e agenzie