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<h2>SubmittedText<h2><p>Su scala mondiale la Svizzera è una delle principali piazze per il commercio di materie prime, settore economico che registra una continua crescita. Swissaid ha infatti appena reso noto che Glencore, il gigante di Zugo delle materie prime, ha assunto un ruolo dominante nel commercio petrolifero grazie a un accordo miliardario siglato con il Ciad, uno dei Paesi più poveri e corrotti al mondo. La Svizzera ha la grande responsabilità di provvedere alla trasparenza in questo settore economico al fine di ostacolare la corruzione e le malversazioni. Al Consiglio federale sono stati sottoposti vari interventi che chiedono di elaborare una legge sulla trasparenza nel settore delle materie prime. La risposta del governo è attesa a breve. In tale contesto si impongono alcune domande di fondo. </p><p>Invito il Consiglio federale a rispondere ai quesiti seguenti:</p><p>1. Vi sono dati o stime pubbliche in merito all'ammontare dei versamenti effettuati tra la piazza svizzera e i governi o le aziende statali di Paesi in via di sviluppo ricchi di materie prime? A quanto ammontano? Qual è l'importo per il continente africano?</p><p>2. Quanto rilevanti sono tali flussi di denaro rispetto agli importi dell'aiuto svizzero allo sviluppo?</p><p>3. Come prevede di includere i versamenti tra i commercianti di materie prime e gli organi statali dei Paesi esportatori di materie prime in una futura normativa svizzera sulla trasparenza? In quanto Stato sede delle società interessate, è disposto a provvedere a una maggiore trasparenza, allorquando molti Paesi esportatori di materie prime si sono già impegnati a tal fine (tramite le EITI Rules, in particolare, requirement 4.1.c., adottate nel 2013 e sostenute fortemente dalla Svizzera)?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Il Consiglio federale non è a conoscenza di stime ufficiali sull'ammontare dei pagamenti tra la piazza di commercio di materie prime e i governi o le imprese pubbliche dei Paesi in via di sviluppo ricchi di materie prime, in particolare per il continente africano, né procede a stime di questo tipo. Organizzazioni non governative svizzere hanno di recente pubblicato uno studio contenente valutazioni relative a determinate imprese e alcuni Paesi.</p><p>2. I pagamenti legati all'estrazione e al commercio di materie prime sono complessi. Anche la problematica dei flussi finanziari sleali e illegali è stata affrontata sul piano internazionale (G-8/G-20; OCSE; ONU). Questi flussi sono molto difficili da rilevare da un punto di vista metodologico e la situazione dei dati è carente. Non è pertanto possibile esprimersi in merito all'importanza di tali flussi rispetto ai fondi della cooperazione svizzera allo sviluppo. Come illustrato dal Consiglio federale anche nel rapporto di base sulle materie prime, sembra che il volume dei flussi finanziari provenienti da Paesi in via di sviluppo verso piazze finanziarie estere superi di gran lunga la totalità dell'aiuto pubblico allo sviluppo (2011: su scala mondiale 133,5 miliardi di dollari). Il suo ordine di grandezza può tutt'al più essere stimato e le cifre in questione vanno utilizzate con prudenza per motivi legati alla disponibilità dei dati e alla metodologia. Secondo il rapporto annuale 2013 della DSC/SECO, in quell'anno le uscite dell'aiuto pubblico allo sviluppo (APS) sono state pari, su scala federale, a 2903,8 milioni di franchi, di cui circa il 20 per cento destinato al continente africano.</p><p>3. Il Consiglio federale desidera migliorare la trasparenza nel settore svizzero delle materie prime, come ha affermato nel rapporto in adempimento della raccomandazione 8 del rapporto di base sulle materie prime e del postulato 13.3365, "Maggiore trasparenza nel settore delle materie prime", del 16 maggio 2014, adottato il 25 giugno 2014. Intende proporre disposizioni in tal senso nell'avamprogetto di revisione del diritto della società anonima, che porrà in consultazione alla fine dell'anno. In tal modo la Svizzera potrà contribuire a responsabilizzare maggiormente le imprese e i Paesi ricchi di materie prime.</p><p>Una tendenza a favorire la trasparenza e rafforzare la responsabilità diretta delle imprese per le conseguenze della loro attività sui diritti umani e l'ambiente si riscontra sia in Svizzera sia all'estero. Affinché le imprese svizzere non siano confrontate con condizioni quadro sfavorevoli rispetto ad altre piazze economiche importanti, un disciplinamento svizzero dovrebbe ispirarsi alle normative adottate nell'UE e negli Stati Uniti, che vengono attualmente concretizzate. Tali normative prevedono la pubblicazione annuale dei pagamenti effettuati a organismi statali per l'estrazione di minerali, petrolio e gas, nonché di legno nelle foreste primarie. Le disposizioni in materia di trasparenza che il Consiglio federale intende proporre nell'ambito della revisione del diritto della società anonima si applicheranno, alla stregua delle direttive UE, alle imprese quotate in borsa e a quelle di grandi dimensioni attive nel settore dell'estrazione delle materie prime. Per il momento si rinuncia a estendere tali disposizioni al commercio di materie prime con organismi statali, che non è contemplato nemmeno dalle direttive UE. Ricorrendo a una norma di delega, il Consiglio federale conserverà tuttavia la possibilità di adeguare in maniera rapida e flessibile il diritto svizzero a nuove situazioni. Sarebbe il caso in particolare se, nell'ambito di una procedura concordata sul piano internazionale, ossia con la partecipazione di altre piazze rilevanti, disposizioni in materia di trasparenza dovessero essere applicate anche alle attività di negoziazione con organismi governativi.</p><p>Nel dialogo con il settore privato il Consiglio federale si adopera inoltre, sul piano nazionale e internazionale, per lo sviluppo di standard volontari globali o di soluzioni miste con misure legali e volontarie, che prevedano per tutte le imprese attive nell'estrazione di materie prime e nel commercio possibilmente le medesime e chiare disposizioni in materia di trasparenza.</p>  Risposta del Consiglio federale.