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L’aiuto svizzero per lo sminamento in Ucraina suscita critiche
Berna sbloccherà 7,5 milioni di franchi nei prossimi quattro anni per eliminare le mine che in Ucraina rendono pericolosa un'area grande quattro volte la Svizzera. Una somma giudicata tuttavia insufficiente dalle entità elvetiche attive nello sminamento e che non include la partecipazione di una ONG che gode di una buona reputazione internazionale.
Fréderic Guerne dapprima si è arrabbiato. Poi, inspirando profondamente, si è calmato. L’incomprensione però resta per il direttore di Digger, fondazione umanitaria con sede a Tavannes, nel Canton Berna, attiva nella fabbricazione di strumenti per lo sminamento pilotabili a distanza. La Confederazione ha appena declinato un sostegno finanziario alla fondazione. Un’altra volta.
Digger ne avrebbe bisogno per fabbricare su larga scala macchine automatizzate all’avanguardia che avrebbero come destinazione l’Ucraina. L’aiuto federale, invece, andrà ad altri due attori svizzeri.
Digger gode però di una solida reputazione a livello internazionale. Nel 2013, il programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) aveva lodato l’uso di una macchina della fondazione bernese nei campi minati del Mozambico, dove il lavoro di sminamento si faceva manualmente da 17 anni.
Secondo l’UNDP, il dispositivo aveva “contribuito in modo significativo” allo sminamento e alla bonifica di diverse centinaia di metri quadrati. Nel 2015, il Mozambico è stato il primo Paese povero altamente minato a dichiararsi “libero dalle mine”.
La Confederazione potrebbe fare meglio
Berna, che ha presentato a inizio aprile un piano d’azione per i prossimi quattro anniCollegamento esterno, sbloccherà 7,5 milioni di franchi per l’Ucraina. Questi fondi sono destinati alla Fondazione svizzera di sminamento (FSD) e al Centro internazionale per lo sminamento umanitario (GICHD), organo che da Ginevra contribuisce allo sviluppo e alla professionalizzazione dello sminamento nel mondo.
La FSD, l’unica organizzazione umanitaria in Svizzera ad impiegare specialisti e specialiste sul campo, accoglie con favore la misura. L’anno scorso la Confederazione ha speso circa 18 milioni di franchi per lo sminamento in tutto il mondo. L’importo di 7,5 milioni per la sola Ucraina è quindi importante, tuttavia ancora lungi dall’essere sufficiente.
“La Confederazione si è impegnata a finanziare uno dei nostri progetti di sminamento a Charkiv con 2,5 milioni”, precisa Hansjörg Eberle, direttore della FSD. “Siamo molto riconoscenti, ma questa cifra resta insufficiente considerata l’ampiezza della contaminazione. In Ucraina, un progetto di sminamento per una zona determinata costa tra i 5 e i 7 milioni all’anno e richiede uno sforzo continuo sull’arco di diversi anni”.
Frédéric Guerne di Digger è d’accordo: “Le necessità laggiù sono enormi: si stima che una superficie pari a quattro volte la Svizzera sia attualmente contaminata. Una cosa mai vista!”. Lo sminamento del Paese potrebbe durare 30 anni, secondo il Ministero della difesa ucraino, per un costo stimato dalla Banca Mondiale di 37 miliardi di dollari.
Un grande bisogno di macchine
Secondo il Governo ucraino, una sessantina di macchine per lo sminamento sono necessarie al momento. Ovvero due volte la quantità prodotta nel mondo in un anno. Guerne aspetta solo di poter dare una mano. “Abbiamo un’esperienza di oltre 20 anni in 16 Paesi”, sottolinea.
In passato, Digger è stata finanziata dalla Confederazione nell’ambito di tre progetti. L’ultima volta è stataper una macchina in Mozambico nel 2013, progetto sostenuto dalla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC). Da allora, nulla è più arrivato da Berna. Il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), Pierre-Alain Eltschinger, spiega che nell’ambito della guerra in Ucraina, la Svizzera ha preferito puntare sul lungo termine, viste le dimensioni enormi della sfida, sostenendo FSD e GICHD.
Troppi dispositivi, non abbastanza competenze
“Il DDPS, [il Dipartimento della difesa svizzero] e il DFAE esaminano di continuo le possibilità supplementari di finanziamento di progetti e di cooperazione nell’ambito dello sminamento umanitario in Ucraina”, precisa Eltschinger. “Questo sostegno deve essere fornito sulla base delle necessità sul campo in stretta collaborazione con le autorità ucraine e con gli altri donatori”.
Eberle mette in guardia: troppe macchine arrivano in Ucraina senza che le competenze seguano a ruota. “Le autorità ucraine hanno ricevuto o stanno per ricevere una ventina di macchine destinate allo sminamento da parte di vari donatori. Secondo le nostre constatazioni, non dispongono tuttavia al momento delle conoscenze richieste per poterle utilizzare in modo efficace, secondo le norme internazionali della lotta alle mine”.
Eberle sottolinea che le macchine rappresentano uno strumento essenziale per un’organizzazione di sminamento, ma non rimpiazzano il lavoro manuale con metal detector. “Le macchine permettono di preparare i terreni e delimitare le zone contaminate, il che dà la possibilità a sminatori e sminatrici di concentrarsi sull’individuazione, lo scavo e la neutralizzazione degli esplosivi”, precisa.
Per quel che riguarda le macchine di Digger, Eberle si rammarica: il mercato è troppo competitivo e la fondazione bernese è troppo piccola per rappresentare un rivale per le grandi società. La FSD si è quindi rivolta a un’azienda croata che produce in serie, fornisce strumenti che si sono dimostrati efficaci e offre un buon servizio post-vendita.
Operare in una zona urbana
I bisogni dell’Ucraina sono reali, risponde Guerne; quanto alla formazione del personale, le macchine di Digger sono concepite per essere utilizzate dopo una formazione di qualche ora. “Siamo regolarmente sul terreno. Conosciamo i bisogni degli sminatori”.
Il costo? Produrre in svizzera ha il suo prezzo, ammette l’ingegnere. Una delle sue macchine si vende attorno ai 500’000 franchi ed è forse più cara rispetto a quelle della concorrenza, una mezza dozzina di aziende nel mondo. “Ma non è sempre detto. Abbiamo appena partecipato a un concorso internazionale e abbiamo vinto anche sul prezzo”.
“In più, portiamo la nostra esperienza e siamo la sola organizzazione umanitaria a fabbricarle”, aggiunge. “Ciò vuol dire che quello che guadagniamo è reinvestito direttamente nella ricerca e nello sviluppo”.
Guerne vuole evidenziare questo aspetto: verso la fine del documento del piano d’azione svizzero 2023-2026 si trova un capitolo consacrato alla “promozione e all’utilizzo delle tecnologie e dei metodi promettenti”. È evocata ad esempio la contaminazione delle zone urbane.
È precisamente in questo ambito dell’innovazione che la fondazione Digger si distingue, secondo il suo direttore. “Abbiamo sviluppato un sistema di pilotaggio a distanza per macchine da cantiere, utilizzando la realtà virtuale. Operare sulle macerie è molto pericoloso. Anche quando non sono state minate, ci possono essere bombe inesplose”.
Produrre anche in Ucraina
La fondazione non si arrende. “La nostra piccola struttura in Svizzera ci permette di vendere solo una o due macchine all’anno. Per soddisfare le esigenze dell’Ucraina, stiamo progettando di andare a produrle in loco su scala più grande, con l’aiuto di un produttore ucraino”.
L’idea è stata proposta dall’ambasciatore svizzero a Kiev, Claude Wild. Questa soluzione non solo garantirebbe la sicurezza del Paese, ma ne sosterrebbe anche l’economia. Grazie al coinvolgimento del diplomatico, Digger ha già trovato un appaltatore locale. “Non c’è bisogno di costruire una fabbrica: tutte le infrastrutture esistono già”, afferma Guerne.
Di solito, Digger riesce a vendere le sue macchine alle ONG trovando da sola i finanziamenti dai donatori. Le ONG si fanno poi carico del resto dei costi di manutenzione e del personale. Ma in questo progetto, la sfida è troppo grande e la rete di donatori troppo piccola.
Per avviare il progetto di produzione in Ucraina sono necessari tra 1 e 1,5 milioni di euro. Il sostegno della Confederazione è quindi molto atteso. Le discussioni proseguono. “La Svizzera sostiene progetti di sensibilizzazione sulle mine per i bambini. Penso che questo sia davvero positivo”, commenta Guerne. “Ma a un certo punto dovremmo pensare anche a come rimuovere le mine”.
A cura di Samuel Jaberg
Traduzione: Zeno Zoccatelli
In conformità con gli standard di JTI
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