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La libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea ha apportato benefici al mercato del lavoro nella Confederazione: dal 2002, il numero di persone occupate è progredito di 624'000 unità, di cui circa la metà erano immigrati e frontalieri. E il loro arrivo non ha avuto ripercussioni negative sulla disoccupazione. È quanto sostiene la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), che ha pubblicato oggi un rapporto al riguardo, nel quale ammette che in Ticino "la situazione del mercato del lavoro potrebbe essersi maggiormente deteriorata rispetto alla Svizzera tedesca".
Nel 2013, l'immigrazione dagli Stati dell'Ue e dell'AELS (Associazione europea di libero scambio) è fortemente aumentata in Svizzera, con un saldo netto di 66'200 persone, una cifra mai raggiunta dall'introduzione della libera circolazione nel 2002. Rispetto agli anni '80 e '90, oltre il 60% degli immigrati sono venuti nella Confederazione per lavorare.
Si tratta essenzialmente di manodopera specializzata, poiché nel secondo trimestre 2013 il 58% di tutte le persone occupate in provenienza dalla zona Ue disponeva di un titolo universitario, di un diploma SUP o di una formazione professionale superiore. Soltanto il 14% non aveva seguito una formazione scolastica post obbligatoria.
Nonostante la forte immigrazione dei lavoratori nel corso degli ultimi dodici anni, le statistiche indicano che la disoccupazione non è praticamente mutata rispetto agli anni '90. Secondo il responsabile della Direzione del lavoro alla SECO, Boris Zürcher, la manodopera straniera qualificata ha completato bene il personale indigeno. I problemi di concorrenza con la popolazione residente sono rimasti moderati e limitati a taluni gruppi di persone.
Studio sui frontalieri
L'occupazione di frontalieri è tuttavia fortemente aumentata a Ginevra, Vaud e soprattutto Ticino, ponendo questi cantoni di fronte a sfide specifiche. Per questa ragione la SECO ha incaricato l'Osservatorio del Mercato del lavoro dell'Università della Svizzera italiana di realizzare uno studio più approfondito sulle conseguenze della libera circolazione sui salari e gli impieghi nel cantone a sud delle Alpi.
Nel rapporto si rileva che sebbene l'impiego dei frontalieri in Ticino sia fortemente cresciuto tra il 2002 e il 2013 (+5,7% all'anno), l'aumento relativo del tasso di disoccupazione è stato in confronto "moderato".
Secondo il rapporto, la libera circolazione non ha inoltre influito negativamente sui salari in Svizzera. Quelli reali sono aumentati dello 0,7% nel corso degli undici anni che hanno seguito l'introduzione dell'accordo, contro lo 0,2% negli anni '90, stando ai dati dell'Ufficio federale di statistica (UST).
I lavoratori qualificati hanno beneficiato leggermente meno della crescita. I bassi salari non hanno invece subito un'erosione grazie alle misure di accompagnamento, precisa il rapporto.
Abusi quotidiani
Per l'Unione sindacale svizzera (USS) gli effetti della libera circolazione sono meno rosei di quelli presentati oggi dalla SECO. "Gli abusi sono quotidiani", ha spiegato all'ats il capo economista dell'USS Daniel Lampard. Numerosi casi di dumping salariale sono stati constatati nella costruzione, nell'orticoltura, nel commercio al dettaglio, nelle imprese di pulizia e nel settore alberghiero.
Chiunque lavora in Svizzera deve ricevere un salario e beneficiare di condizioni lavorative svizzeri. A suo avviso, le misure di accompagnamento devono essere rafforzate. I cittadini hanno sostenuto l'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa poiché temono per il loro impiego e i loro salari, ha aggiunto.
Per la Segretaria di Stato all'economia, Marie-Gabrielle Ineichen, il voto si spiega invece con il sovrapporsi di varie ragioni e con una forte componente emotiva. L'accordo sulla libera circolazione rimane tuttavia valido fintanto che l'iniziativa non sarà attuata, ha aggiunto.
Per un mercato flessibile
Pur ammettendo talune difficoltà amministrative, il direttore dell'Unione svizzera degli imprenditori (USI), Roland Müller, sottolinea il successo eccezionale dell'economia grazie alla libera circolazione e alla flessibilità del mercato del lavoro. A suo avviso, non occorre introdurre perfezionamenti eccessivi nell'estensione dei contratti collettivi.
L'USI sostiene invece gli sforzi del Consiglio federale volti a sfruttare maggiormente la manodopera indigena. Secondo Müller, l'immigrazione non potrà tuttavia essere interamente sostituita.
La SECO rileva infine che grazie alla forte immigrazione non cessa di aumentare la quota dei lavoratori UE/AELS che partecipa al finanziamento delle assicurazioni sociali. Senza il contributo degli immigrati i conti dell'AVS avrebbero presentato un deficit di 1,7 miliardi di franchi dal 2009.
Il problema dell'invecchiamento della popolazione non è risolto, ha ammesso Boris Zürcher, ma il tempo guadagnato grazie al forte afflusso di manodopera è prezioso per la futura riforma della previdenza vecchiaia.
SDA-ATS