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BIENNE (BE) - A pochi giorni dal caso sull’Imam Abu Ramadan, ieri la vicenda delle due ragazze ha riportato Bienne sulle prime pagine dei giornali.
Nel pomeriggio di ieri, nel centro di Bienne, abbiamo incontrato una giovane donna musulmana che conosce le due ragazze, in particolare la più giovane, una ventitreenne di origine tunisine. «Andava molto bene a scuola ed era anche una perfetta musulmana. In Svizzera aveva molte possibilità», ha spiegato. Era impressionante vedere con quanta costanza seguiva la religione. «Aveva scelto l’Isis, però, e io non ne sapevo nulla», ha proseguito.
Intanto, la donna ritiene che la ventitreenne abbia fatto la sua scelta «dopo essere entrata in contatto con le persone sbagliate». «Persone che l’hanno influenzata e che hanno approfittato di lei». Notizie della ragazza, comunque, non ne ha: «Per quanto ne so - ha aggiunto, prima di concludere - ha riferito della sua scelta alla famiglia soltanto nel momento in cui era già giunta in Siria».
Prima di partire le due giovani frequentavano la moschea Ar’Rahman di Bienne, in cui si recava spesso anche Abu Ramadan, accusato di predicare l’odio contro i cristiani, gli ebrei e gli induisti. Ieri in moschea, in ogni caso, non c’era nessuno, soltanto l’Imam, ma una conversazione con lui non è stata possibile: a quanto pare parla soltanto arabo.
Un uomo che lavora nelle vicinanze, sostiene che molti frequentatori della moschea «non parlano la nostra lingua». «Non possiamo nemmeno dir loro di non mettere l’auto nel nostro parcheggio». L’associazione che gestisce la moschea non si esprime.