Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01042.jsonl.gz/629

Non si predica spesso sull’Apocalisse, perché è un libro cifrato, un libro secretato, un testo che custodisce i suoi tesori in un simbolismo estremo, in un genere di letteratura di cui sappiamo interpretare solo alcuni aspetti.
Ma questo testo a quel tempo i cristiani, suoi contemporanei, lo sapevano interpretare, comprendere, ed era un messaggio netto e potente, che infondeva coraggio.
L’Apocalisse è piena di simboli e immagini, che alcune volte sono spiegate, altre volte introdotte dal “come” ad indicare come le parole siano insufficienti, o come le parole parlino di simboli e non di visioni reali. Capire questo testo non sempre è possibile, ma ciò che comprendiamo ci introduce comunque al cuore del messaggio di Giovanni.
Ecco la chiamata del Veggente:
Apocalisse 1:9-20 Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, ero nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.
Dunque, Giovanni è in esilio, al confino, per il suo essere cristiano.
Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea».
7! Le sette chiese, visto che sette rappresenta la totalità perfetta, significa che è un messaggio per tutte le chiese del mondo e dunque per ogni credente cristiano.
Io mi voltai per vedere chi mi stava parlando. Come mi fui voltato, vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un figlio d’uomo, vestito con una veste lunga fino ai piedi e cinto di una cintura d’oro all’altezza del petto. Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana candida, come neve; i suoi occhi erano come fiamma di fuoco; i suoi piedi erano simili a bronzo incandescente, arroventato in una fornace, e la sua voce era come il fragore di grandi acque.
È chiaro che qui abbiamo Gesù Cristo risorto e glorificato (candido come nella trasfigurazione) ed Egli è il Signore, quella luce, quel fragore lo annunciano.
Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza.
La costellazione nella mano è simbolo di potere, infatti è un’immagine analoga a quella usata da alcuni imperatori romani, che l’avevano per indicare il loro dominio. Qui le stelle sono sette, non solo una costellazione, ma in simbolo tutte le stesse. Già qui, in questo semplice passaggio, ci si oppone al potere dell’imperatore o di altri presunti dei.
E la spada affilata che esce dalla bocca è simbolo del giudice. Abbiamo qui Gesù Cristo risorto come Signore di ogni cosa.
Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli pose la sua mano destra su di me, dicendo: «Non temere, io sono il primo e l’ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell’Ades. Scrivi dunque le cose che hai viste, quelle che sono e quelle che devono avvenire in seguito, il mistero delle sette stelle che hai viste nella mia destra, e dei sette candelabri d’oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri sono le sette chiese.
E qui l’immagine delle stelle è cambiata e i candelabri vengono decifrati come le chiese che illuminano: voi siete la luce del mondo…
Abbiamo bisogno di rivelazioni, di profezie, e non solo di ragionamenti su Dio e la Scrittura, ma di annunci potenti per la nostra vita di persone, di comunità, come umanità?
Direi proprio di sì.
Più considero la società nel suo complesso e le tante cose inutili che invadono il quotidiano di ognuno, più sento discorsi superficiali, più sento la mancanza di umiltà che c’è spesso nelle persone, più mi convinco che serve profezia, che ci occorre un messaggio coraggioso e potente.
Ma quando dico così, non penso ad un qualche grande comunicatore, che magari si avvalga dei potenti mezzi radio-televisivi-internettiani, non a personalità celebrate e adulate, ma penso a persone che nel quotidiano sappiano dire al proprio prossimo parole vere e profetiche. Che portino sapore alla vita, luce nelle tenebre e nelle ambiguità del nostro presente. Vediamo infatti come si presenta Giovanni:
Giovanni, un fratello
Giovanni, che scrive l’Apocalisse, la rivelazione, è il veggente, ispirato, trasportato e quasi travolto dallo Spirito per altezze vertiginose, ma è anche –come si presenta egli stesso– un nostro fratello e compagno, egli rimane uno di chiesa, né sopra né fuori la comunità dei credenti.
Anzi, ha la sua rivelazione proprio nel giorno del Signore, proprio di domenica, in contemporanea al culto. Forse a Patmos, dov’era al confino, non lo poteva celebrare o forse la visione è avvenuta proprio durante un culto, o comunque in concomitanza ideale con tutti quelli che stavano celebrando il culto al Signore. Ancor più in questo è un nostro fratello.
Questo testo riguarda la sua vocazione, la sua chiamata, analoga a quella dei profeti, ma comunitaria, la chiamata profetica è a favore di tutti i cristiani.
Per i contemporanei
Anche noi dobbiamo avere, come fratelli e sorelle, da persona a persona, un linguaggio potente ed evocativo, ma non cifrato ovviamente, perché diversi sono i tempi in cui viviamo. E il messaggio non può che essere per i nostri contemporanei, per tutti e non solo per alcuni, messaggio che non guardi tanto indietro alla storia o che abbia nostalgia del passato, ma che osi scrutare –con speranza– il futuro.
La fonte e l’argomento della profezia
Al centro del messaggio dell’Apocalisse c’è la visione di Cristo risorto con le caratteristiche di Dio, visione che dice che Gesù è il Signore glorificato.
La fonte della profezia è Gesù Cristo, il primo e l’ultimo, Colui che sconfigge la morte, il Cristo risorto. Non altri. Vedi e parla! Dice al veggente.
E l’argomento del messaggio è proprio che Gesù Cristo è il Signore su ogni cosa, il messaggio è la sua divinità, che ci raggiunge impressionante e definitiva, e che annuncia che con tutto quello che succede o potrebbe succedere di impressionante e triste nella storia umana, Egli sarà sempre il Signore vittorioso.
Il nostro messaggio
La nostra profezia per i nostri contemporanei, dunque, deve essere il messaggio evangelico, che parte da Gesù Cristo in terra, tenendo presente la sua umanità, le bellissime parabole come anche gli insegnamenti di vita, ma non dimenticando la sua assoluta divinità.
I cristiani a seguito della propaganda atea, hanno un po’ di timidezza oggi nel parlare del Cristo come Signore, come Dio. Certo è qualcosa che va oltre la comprensione razionale, e quindi proprio per questo è importante la visione profetica, la profondità dell’immagine, il silenzio a volte… e una riflessione che vada al cuore vero e profondo della vita.
Dinnanzi alla superficialità con cui alle volte si parla e si vive, dinnanzi alla mancanza di umiltà, a fronte della perdita di senso dell’esistenza umana, ecco l’annuncio potente e che libera e riscatta: il nostro Salvatore Gesù Cristo è il Signore. Il Signore è oltre tutte le potenze del mondo e oltre la morte stessa che le potenze di questo mondo usano per metterci paura.
E noi siamo coloro che, pur spaventati dal mondo, cercano di essere ubbidienti al Cristo, e in questa ubbidienza nel mondo sempre incerto e spesso tenebroso, trovano la loro stabilità, la pace sapendo con certezza della vita eterna.
Ecco, quando andiamo nel mondo e ci chiedono qualcosa della vita, parliamo dell’Iddio vivente. Parliamo della nostra esperienza di fede, per dire che l’assoluto irrompe nel quotidiano. Non rifugiamoci in un incerto “non so” o in un timido “forse”, ma osiamo dire che siamo Coloro che hanno sentito l’Altissimo nella loro vita e lo dicono agli altri.
Ascoltiamo nella profondità del nostro animo la voce dolcissima del Signore, ripercorriamo le nostre vite nella ricerca dei segni dell’amore di Cristo, e annunciamo che c’è un unico Salvatore ed un unico Signore, e che da questo annuncio dobbiamo trarre le nostre decisioni per la vita e per il futuro, con speranza e determinazione. Amen