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Venerdì scorso, 19 marzo, il governo svizzero ha adottato la prima strategia di politica estera per la Cina, il terzo partner commerciale della Confederazione. La decisione arriva in un momento in cui gli Stati Uniti stanno sviluppando un loro piano per trattare con un Paese definito da Joe Biden il "più serio concorrente" dell'America.Questo contenuto è stato pubblicato il 22 marzo 2021 - 13:30
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Lo sviluppo di una strategia geografica per gestire le relazioni con la Cina è una richiesta di lunga data dei parlamentari svizzeri. Una richiesta che ora il governo ha soddisfatto, anche per migliorare il coordinamento delle politiche economiche dei vari dipartimenti federali e dei Cantoni.
La strategia elvetica tiene conto degli attuali sviluppi geopolitici, in maniera particolare della crescente competizione tra gli Stati Uniti e la Cina. Stando all'intelligence svizzera, le due superpotenze intendono creare delle sfere di influenza.
Secondo Ian Bond, ex diplomatico britannico, sono finiti i giorni in cui gli Stati Uniti e altri Paesi, tra cui la Svizzera, credevano che la Cina, quando il livello di prosperità glielo avesse permesso, avrebbe adattato il suo sistema a quello occidentale.
Ora, gli Stati Uniti vedono nella Cina un rivale strategico, visto che è ormai la seconda potenza economica al mondo e le sue mire espansionistiche mettono in pericolo gli interessi di Washington.
"È una rivalità che segnerà i prossimi decenni", sostiene Bond, direttore della Sezione politica estera presso il Centro per la riforma europea, un laboratorio di idee pro-europeo.
Questa rivalità tra le due superpotenze è una sfida anche per gli altri Paesi, tra cui la Svizzera, che seguono la competizione da bordo campo, senza prendere posizione, nel tentativo di mantenere buoni rapporti con entrambi gli Stati.
Joe Biden ha spiegato che l'approccio degli USA nei confronti della Cina sarà una sorta di esercizio di equilibrismo politico tra cooperazione, "quando sarà nell'interesse dell'America", e competizione, "in collaborazione con alleati e partner". Il presidente cinese Xi Jinping ha avvertito che non vede di buon occhio la creazione di una coalizione per mettere sotto pressione il suo Paese. Tra l'altro, anche la Cina sta muovendo le sue pedine sullo scacchiere internazionale per attirare nuovi Stati nella sua orbita.
"In un mondo con simili tensioni tra due superpotenze, quale direzione devono imboccare i Paesi piccoli?", si chiede Simona Grano, sinologa e professoressa associata dell'Istituto Asia-Orientale dell'Università di Zurigo. "Sceglieranno da che parte stare, resteranno neutrali o saliranno sul carro del più forte?".
Speranze e paure di natura economica
Per la Svizzera sarà fondamentale salvaguardare i propri interessi economici. "Prima di tutto si punterà al mantenimento di buoni rapporti economici. È uno dei principali compiti della politica estera del governo", dice Grano.
Se da una parte, gli Stati Uniti sono il secondo partner commerciale della Svizzera, secondo solo all'Europa, dall'altra la Confederazione non vuole certo mettere in pericolo l'accesso all'enorme mercato cinese. Gli scambi commerciali tra la Cina a la Svizzera sono aumentati rapidamente negli ultimi anni.
I due Paesi hanno siglato un accordo di libero scambio nel 2014 e nel 2019 un memorandum d'intesa per sviluppare ulteriormente la cooperazione in materia di commercio, investimenti e finanziamento di progetti in Paesi terzi nell'ambito della Nuova via della seta, un programma cinese volto a realizzare infrastrutture terrestri e marittime al di fuori dei suoi confini.
La Svizzera vuole infatti attirare più investimenti diretti all'estero da parte della Cina, per ora piuttosto modesti (14,8 miliardi di franchi nel 2019 nella Confederazione) rispetto agli investimenti svizzeri in Cina, pari a 22,5 miliardi di franchi. Come in altri Paesi, anche nella Confederazione c'è una crescente preoccupazione nei confronti della protezione della proprietà intellettuale di fronte all'offensiva della superpotenza.
Dopo l'acquisizione nel 2016 dell'azienda agrochimica svizzera Syngenta da parte della compagnia statale ChemChina, il parlamento svizzero ha approvato una mozioneLink esterno che chiede al governo di istituire le basi giuridiche per sorvegliare gli investimenti diretti esteri e creare un'autorità di controllo.
Damian Müller presiede la Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati. Il senatore e membro del Partito liberale radicale crede che Svizzera e UE possano affrontare assieme la questione visto che anche altri Stati europei sono confrontati con l'acquisizione di loro aziende hi-tech da parte di compagnie cinesi.
"Siamo in un mercato libero. Non possiamo impedire l'acquisto di imprese. Dobbiamo però trovare una strategia valida per tutto il continente per obbligare la Cina a rispettare le regole", ricorda Müller.
Nel 2019, l'UE ha indicato che la Cina è un "rivale sistemico" e un concorrente economico. L'anno scorso è entrato in vigore un regolamento UE sul controllo degli investimenti esteri.
Valori comuni
Stando a Simona Grano, la strategia promossa dal nuovo presidente statunitense, volta a creare una coalizione di nazioni alleate disposte ad affrontare con la Cina questioni scottanti quali le pratiche economiche sleali, è indubbiamente vantaggiosa per la Svizzera. In questo modo un Paese piccolo non deve confrontarsi da solo con il gigante cinese e non rischia ritorsioni economiche, come è stato recentemente il caso per la Svezia e l'Australia.
"Con la Cina bisogna agire con i guanti perché si rischia di farla arrabbiare. Potrebbe reagire in maniera aggressiva per dare un segnale anche ad altri Stati", osserva la sinologa dell'Università di Zurigo.
Ma non tutti i Paesi europei sono disposti a collaborare. Alcune nazioni a corto di denaro non hanno arricciato il naso di fronte agli investimenti cinesi e all'iniziativa della Nuova via della seta. Inoltre, la Cina ha sfruttato la dipendenza economica di alcune nazioni per promuovere i propri interessi nei forum multilaterali. Per esempio, nel 2017 la Grecia ha bloccato a sorpresa una dichiarazione dell'UE alle Nazioni Unite che criticava le violazioni dei diritti umani da parte della Cina.
"I cinesi agiscono in maniera strategicamente accorta quando offrono il loro aiuto ai Paesi", ha ricordato Bond. "Dobbiamo creare altri incentivi affinché sia possibile cooperare meglio con la Cina nel quadro delle strutture esistenti".
Lo scetticismo da parte dell'ex presidente americano Donald Trump nei confronti delle istituzioni multilaterali ha fatto il gioco della Cina che così ha potuto rafforzare la sua leadership globale e dettare l'agenda delle Nazioni Unite, "in un modo che non coincide con le priorità e i valori dell'UE", ha scritto Ian Bond in un recente documento.
Grano definisce gli sforzi della Cina "un capovolgimento delle attuali regole multilaterali", un sistema alternativo "con 'presenze' parallele in ambito diplomatico, economico, culturale e di sicurezza in tutto il mondo".
Secondo Bond, nonostante le tensioni nelle relazioni transatlantiche e la recente conclusione di un accordo di investimento tra Cina e UE, che ha irritato la Casa Bianca, sussiste "un ampio divario di valori tra UE e USA, da una parte, e la Cina dall'altra".
Sulla base di valori e interessi democratici condivisi, Paesi come la Svizzera possono cooperare su questioni come la proprietà intellettuale, la sicurezza informatica e i diritti umani per fare pressione sulla Cina.
Questione di sopravvivenza
Anche l'opinione pubblica potrebbe influenzare l'approccio dei Paesi rispetto alla rivalità tra USA e Cina. Notizie recenti, come i rapporti che hanno evidenziato la violazione sistematica dei diritti umani della minoranza uigura da parte della Cina, gli arresti degli attivisti che lottano per una maggiore democratizzazione a Hong Kong, le informazioni contradditorie ed evasive riguardo all'origine della pandemia provocata dal nuovo coronavirus, hanno messo in cattiva luce la Cina in Occidente.
Per la Svizzera non è facile trovare un giusto equilibrio tra gli interessi economici e gli appelli della società civile a denunciare le violazioni dei diritti umani.
"Abbiamo buone relazioni con gli Stati Uniti e con la Cina", ricorda infine il consigliere agli Stati Damian Müller. "Dobbiamo agire con cautela affinché un Paese non si senta svantaggiato rispetto a un altro. Solo con un dialogo costante e regole chiare siamo in grado di lavorare insieme".
Con il tempo, la pressione sulla Svizzera affinché si schieri per l'una o l'altra nazione potrebbe diventare insostenibile. Al momento, l'obiettivo della Confederazione è di evitare di finire alle corde. "La Svizzera vuole continuare a essere un Paese al di sopra delle parti e nel contempo difendere i propri interessi con le due superpotenze", dice Grano. "La Svizzera fa semplicemente il possibile per sopravvivere".
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