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BERNA - Non vi è unità di vedute in Parlamento per quanto concerne i prelievi di capitale della porzione obbligatoria della previdenza professionale da parte dei pensionati. La Commissione della sicurezza sociale e della sanità (CSSS) del Consiglio nazionale, anch'essa piuttosto divisa, ha optato per una versione di compromesso.
La questione è effettivamente controversa. Il Consiglio federale vorrebbe impedire il prelievo anticipato sotto forma di capitale della parte obbligatoria della previdenza professionale ai pensionati o a chi vuole avviare di un'attività lucrativa indipendente. A suo modo di vedere soprattutto quest'ultimo caso comporta un elevato rischio di perdita del capitale di previdenza, per esempio in caso di fallimento dell'impresa, in seguito al quale queste persone si ritroverebbero a dipendere da prestazioni complementari.
Dal canto suo il Consiglio degli Stati ritiene che i pensionati non dovrebbero più prelevare il capitale della porzione obbligatoria della previdenza professionale, ma solo gli averi di quella sovra obbligatoria. A suo avviso il provvedimento non deve invece toccare chi si appresta a lanciare una propria attività indipendente. Oggi, i Servizi del Parlamento indicano che la CSSS-N si è allineata a questa decisione con 13 voti contro 10.
La Commissione propone inoltre che al momento della pensione le persone possano prelevare come capitale al massimo la metà dell'avere della previdenza professionale risparmiato obbligatoriamente, mentre l'altra metà sarà convertita in una rendita.
Questo compromesso - approvato con 13 voti contro 12 - vuole ridurre il rischio che i beneficiari di rendite ricorrano alle prestazioni complementari già dopo poco tempo. Una minoranza della Commissione chiedeva invece di permettere, come finora, la liquidazione in capitale argomentando che i pensionati sono in grado di gestire il capitale in modo responsabile. Una seconda minoranza, allineata alle posizioni del governo e del Consiglio degli Stati, vorrebbe invece vietare del tutto la liquidazione in capitale nella parte obbligatoria per garantire la previdenza per la vecchiaia.
Con 15 voti contro 9 la CSSS-N ha inoltre sancito il principio che prevede una riduzione del 10% dell'ammontare delle rendite complementari versate alle persone che hanno prelevato il capitale e lo hanno esaurito tutto o in parte prima di ricevere appunto tali prestazioni complementari.
Con 17 voti contro 3, la commissione si è espressa in favore del fatto che i disoccupati più anziani possano lasciare il proprio avere del secondo pilastro nell'istituto di previdenza del vecchio datore di lavoro e percepire successivamente una rendita.
Per prevenire «un'immigrazione indesiderata nel sistema sociale svizzero», la commissione ha deciso con 15 voti contro 8 in favore dell'introduzione di una durata di domicilio minima di dieci anni. Un domicilio nell'UE è computato in questo periodo in virtù dell'accordo sulla libera circolazione delle persone.
La CSSS-N ha stabilito - con 18 voti contro 7 - che chi beneficia di una rendita AI o per superstiti e, senza un valido motivo, utilizza all'anno oltre il 10% del proprio patrimonio, riceverà prestazioni complementari ridotte. Quanto ai beneficiari di una rendita AVS, è computato un consumo del patrimonio negli ultimi dieci anni prima del pensionamento secondo le stesse regole. In caso di patrimoni inferiori a 100'000 franchi, il limite è posto a 10'000 franchi all'anno.
Il dossier sarà affrontato dal Consiglio nazionale nel corso della sessione primaverile che inizia lunedì. Con 11 voti contro 7, la Commissione ha inoltre deciso di presentare una mozione per incaricare il Consiglio federale di affrontare in modo più sistematico gli abusi nell'ambito delle prestazioni complementari. Nel mirino c'è in particolare il patrimonio non dichiarato sotto forma di immobili all'estero.