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La polizia cantonale bernese ha commesso molte lacune ma nessun errore grave nel suo intervento contro Peter Hans Kneubühl, il cosiddetto "forsennato di Bienne". È la conclusione alla quale giunge un rapporto realizzato dall'ex consigliere di stato di Zugo, Hanspeter Uster, che ha analizzato la condotta delle operazioni sotto molti aspetti.
Principale appunto mosso alle forze dell'ordine: la polizia non ha effettuato tutte le ricerche necessarie sul pensionato 68enne prima di lanciare l'operazione. In particolare, non è stata consultata la corrispondenza di Kneubühl in mano alla questura, malgrado si fosse a conoscenza della sua esistenza. Una lettera conteneva ad esempio indizi che lasciavano presupporre che il "forsennato" fosse pericoloso.
Il primo giorno dell'intervento la polizia bernese era giunta alla conclusione che l'obiettivo di Kneubühl era farsi uccidere, e ciò malgrado l'esistenza di pochi indizi a suffragio di questa ipotesi, che oltretutto non era stata verificata in modo completo. La possibilità di fuga non era stata nemmeno presa in considerazione.
Malgrado queste lacune, Uster sottolinea che il dispositivo di polizia era adeguato alle circostanze. Ci sono comunque stati problemi tecnici, malintesi e errori commessi da collaboratori di polizia che non hanno però impedito la cattura di Kneubühl.
A fare uscire di senno il 68enne Kneubühl sarebbe stata la notizia della messa all'asta forzata della casa dove era nato e viveva. L'8 settembre dell'anno scorso, quando alcuni poliziotti di Bienne si sono presentati a casa sua l'uomo si è barricato nell'abitazione. Dopo la mezzanotte è uscito in giardino, ha sparato ad un agente, ferendolo gravemente, ed in seguito è riuscito a fuggire. L'uomo fu arrestato il 17 settembre in un campo alla periferia di Bienne e da allora è in detenzione preventiva.
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