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Aumentare i tassi di interesse non farebbe bene né ai risparmiatori, né alle casse pensioni: lo sostiene il numero 1 della Banca nazionale svizzera (BNS) Thomas Jordan che a 5 anni dall'introduzione dei tassi negativi ammette di non aver pensato che sarebbero durati.
"No, non me lo aspettavo: pensavamo che la situazione si sarebbe normalizzata più rapidamente", afferma Jordan in un'intervista pubblicata oggi dal Blick. "Attualmente dobbiamo prendere atto del fatto che il livello generale internazionale dei tassi è cambiato, sono ovunque molto più bassi di prima".
Secondo l'economista questo non ha però a che vedere con la politica monetaria: il fatto è che vi sono troppo risparmi, le persone vivono più a lungo. "La fase di vita dopo il pensionamento sta diventando sempre più lunga e la gente deve risparmiare di più. Allo stesso tempo, il rendimento del capitale investito è inferiore a quello di uno o due decenni or sono. Unendo questi due fattori si ottiene un livello inferiore dei tassi di interesse". Per Jordan è difficile dire per quanto tempo si manterrà questa situazione. "Dipenderà molto dall'andamento economico, specialmente in Europa".
Il 56enne non esclude che i tassi in Svizzera possano scendere ulteriormente. "Ma facciamo sempre un'analisi costi-benefici molto precisa. Non abbasseremmo mai semplicemente il livello se questo non dovesse portare alcun vantaggio. Al momento non è necessaria un'ulteriore riduzione".
Gli effetti positivi dell'attuale politica monetaria sono oggi "chiaramente" maggiori di quelli negativi, prosegue Jordan. "Si immagini cosa succederebbe se aumentassimo il tasso di interesse, portandolo per esempio a zero. Questo significherebbe che il franco si rafforzerebbe molto. Il rincaro diventerebbe negativo e la crescita rallenterebbe significativamente. Ciò non andrebbe a vantaggio né dei risparmiatori né dei fondi pensione".
Per quanto riguarda gli interessi negativi sui conti dei piccoli risparmiatori, secondo la BNS non sono nell'interesse degli istituti. Interrogato infine sulla possibilità che la Banca nazionale intervenga, nel caso che i clienti corressero a ritirare il denaro in banca, Jordan non dà una risposta diretta: "Un cosiddetto bankrun non è certamente positivo. Tuttavia, per la maggior parte delle persone che prelevano contanti il rischio sarebbe molto elevato. La conservazione del denaro contante è impegnativa: basta perdere poco perché i costi diventino molto più alti dei tassi d'interesse negativi effettivi".
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