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L'opposizione venezuelana, raccolta intorno al presidente designato dal Parlamento, Juan Guaidó, ha respinto il dialogo proposto mercoledì da Nicolas Maduro e ha portato in piazza ancora una volta migliaia di persone in tutto il Paese per esigere elezioni presidenziali con garanzie internazionali e l'apertura di canali umanitari.
In un'intervista all'agenzia russa Ria Novosti, Maduro è tornato ad offrire un dialogo con l'opposizione, precisando però che non intende dimettersi dal suo incarico e proponendo invece elezioni legislative (non presidenziali) anticipate.
Da Mosca ha provato a dargli manforte il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov, che ha accolto il richiamo al dialogo di Maduro e ha chiesto all'opposizione "di mostrare un approccio egualmente costruttivo, ritirare gli ultimatum e agire indipendentemente sotto la guida degli interessi del popolo venezuelano".
Da Washington però, Carlos Vecchio, l'incaricato d'affari nominato negli USA da Guaidó, ha fatto sapere che l'opposizione è interessata ad un eventuale dialogo "solo per negoziare l'uscita dalla dittatura".
Il presidente statunitense Donald Trump, da parte sua, ha confermato l'appoggio a Guaidó, con il quale ha parlato personalmente al telefono, mentre il suo Governo ha continuato a trasferire gli asset e i conti dello Stato venezuelano negli USA dalle autorità di Caracas a Guaidó stesso, che Washington riconosce come presidente legittimo del Venezuela.
ATS/M. Ang.