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BERNA - Le funivie svizzere hanno avuto un inizio di stagione difficile. Tre quarti delle stazioni sciistiche erano aperte, ma la maggior parte di loro lamenta di un calo del fatturato e degli ospiti.
A livello nazionale, il volume d'affari è diminuito del 26% e il numero di ospiti del 15% rispetto all'anno precedente.
Normalmente circa il 30% del fatturato totale è realizzato entro la fine del periodo delle feste, ma la mancanza di una pianificazione sicura e le notevoli spese aggiuntive per le norme di protezione dal coronavirus hanno assillato gli operatori, scrive oggi l'associazione di categoria Funivie Svizzere.
In base alle indicazioni finora raccolte, le grandi destinazioni di sport invernali di Vallese, Berna e Grigioni, orientate a livello internazionale, hanno avuto un calo degli affari del 40-60%. Anche le aree con molti visitatori giornalieri hanno registrato perdite.
Solo le Alpi vodesi e friburghesi hanno beneficiato di condizioni di innevamento migliori rispetto all'anno precedente. Il fatto che i ristoranti lungo le piste sono rimasti aperti nella maggior parte dei cantoni della Svizzera occidentale ha contribuito all'andamento degli affari, ma nel complesso l'aumento di un terzo del numero di ospiti nel soleggiato mese di novembre non è stato in grado di compensare le perdite subite all'inizio della stagione invernale.
Secondo Funivie Svizzere, i concetti di protezione per il Covid-19 si sono dimostrati validi e gli ospiti li hanno accettati bene. L'associazione è convinta che sia possibile praticare lo sci durante la stagione invernale malgrado l'epidemia. Decisivi sono ora i mesi di febbraio e marzo, dove gli impianti di risalita generano la metà dei loro ricavi durante le vacanze sportive.