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La lingua dei segni può essere classificata come lingua?
Oggi le lingue dei segni svizzere non sono esplicitamente riconosciute giuridicamente a livello federale.
L’ordinamento linguistico della Confederazione non attribuisce alla lingua dei segni alcuno statuto particolare al di là della garanzia fondamentale della libertà di lingua e del divieto di discriminazione.
Anche se oggi a livello federale le lingue dei segni non sono riconosciute espressamente, la Confederazione e i Cantoni possono
adottare numerose misure per promuoverne l’uso (fanno eccezione le costituzioni dei Cantoni di Zurigo e Ginevra, che menzionano la lingua dei segni nell’ambito
della libertà di lingua e dei diritti delle persone con disabilità. In diversi Cantoni sono pendenti interventi parlamentari che chiedono il riconoscimento giuridico della lingua dei segni).
È già stato sottolineato che sono in essere numerose misure per agevolare e promuovere l’uso della lingua dei segni e la comunicazione tra sordi e udenti. È fuor di dubbio che queste misure possono essere ulteriormente sviluppate da vari punti di vista. In linea di principio, il quadro giuridico vigente (come anche sottolineato dal CdS nel messaggio 8047) permette già di realizzare il diritto dei sordi ad accedere a tutti gli ambiti della vita.
Vi sono per contro lacune per quanto riguarda la promozione e la visibilità della lingua dei segni come lingua a sé e della cultura dei sordi in generale.
La diversità culturale e linguistica non è un fenomeno nuovo, tuttavia siamo portati a discuterne essenzialmente con riferimento alle minoranze linguistiche nazionali. Accanto a queste realtà, tuttavia, esistono anche le “comunità diffuse” che non sono circoscrivibili in uno spazio geografico determinato.
È possibile contemplare fra queste comunità anche le persone con disabilità uditiva?
Possono essere prese in considerazione dalla società e dallo stesso legislatore non solo per il loro deficit, ma anche sotto il profilo della loro identità linguistico-culturale?
Le persone con disabilità uditiva devono essere prese in considerazione dalla società e dallo stesso legislatore non solo per il loro deficit, ma sotto il profilo della loro identità linguistico-culturale.
Perciò la strada da percorrere non si limita a prendere in considerazione le persone sorde sotto il profilo della disabilità ma sotto quello dell’identità linguistica e culturale, aspetto, questo, strettamente connesso al riconoscimento giuridico delle lingue dei segni.
Siamo quasi istintivamente portati a racchiudere le lingue naturali nel perimetro delle lingue vocali, come se la facoltà di linguaggio fosse indissolubilmente legata all’espressione verbale, ma non è così. La lingua dei segni è una lingua a sé, equivalente alla lingua parlata.
Il riconoscimento della LIS è un crocevia fondamentale e storico verso la piena inclusione delle persone sorde e/o audiolese e l’abbattimento delle barriere della comunicazione. Un riconoscimento che garantisce l’accessibilità, la libertà di scelta linguistico- comunicativa delle persone sorde e rappresenta il primo passo per garantire, finalmente, tutti i loro diritti di cittadinanza.
Misure di promozione di questo tipo riguarderebbero non tanto l’accesso dei sordi alla società udente quanto piuttosto la lingua e la cultura dei sordi stesse. Al tempo stesso mostrerebbero che i sordi sono parte della società svizzera come minoranza linguistica e culturale.
Per i sordi, la sordità non è necessariamente un difetto o una menomazione. Si vedono piuttosto come parte di una minoranza linguistico-culturale, che però è strettamente legata alla differenza fisica. La lingua dei segni e la cultura dei sordi danno loro un senso di appartenenza e un’identità.
Probabilmente il grande pubblico è tuttavia consapevole soltanto in parte del fatto che le sofferenze e le ingiustizie subìte dalle persone sorde o audiolese in passato sono anche una conseguenza della svalutazione della lingua dei segni.
Per ora la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità è l’unico accordo internazionale che menziona esplicitamente la lingua dei segni e chiede agli Stati parte di riconoscerla. Nel frattempo un’ampia maggioranza degli Stati del Consiglio d’Europa ha riconosciuto una o più lingue dei segni a livello costituzionale o legislativo.
Il confronto tra i Paesi mostra però anche che, per la comunità dei sordi, il riconoscimento giuridico della lingua dei segni ha di per sé una forte valenza simbolica, soprattutto alla luce della lunga storia di repressione.
È il simbolo del riconoscimento e dell’apprezzamento della propria identità e della partecipazione a pieno titolo a una società eterogenea. La lingua e la cultura dei sordi sono elementi che arricchiscono una Svizzera aperta ed eterogenea.
Concludendo
È molto importante questo riconoscimento, e serve per costruire un futuro migliore delle persone sorde, quindi per abbattere delle barriere comunicative e per una maggiore integrazione.
Se poi, anche il riferimento ad una fra le più importanti Convenzioni delle Nazioni unite e all’organismo europeo più autorevole di rappresentanza delle persone sorde, non fosse sufficiente a convincere gli scettici, forse basterebbe ricordare che il riconoscimento giuridico della Lis non è una “questione di gusti”, un problema ideologico, né può fondarsi unicamente sulle acquisizioni della ricerca linguistica o, dall’altra parte, sugli avanzamenti della medicina. Esso attiene, piuttosto all’essere umano; coinvolge i suoi diritti fondamentali, come quello di esprimere sé stessi nella propria lingua, vocale o segnica, identificandosi positivamente con essa.
È compito del legislatore rimuovere gli ostacoli che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona.
Pertanto, porto l’adesione del gruppo PLR al rapporto commissionale. Roberta Passardi