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ANKARA - Il sanguinoso attacco dei marines israeliani contro la nave turca Mavi Marmara il 31 maggio sarebbe stato il risultato di informazioni sbagliate fornite dai passeggeri ai militari dello Stato ebraico saliti sul traghetto. È quanto scrive oggi in prima pagina il quotidiano turco "Milliyet" senza però citare le proprie fonti. Le informazioni sono state comunque confermate al giornale da Bülent Yildirim, fondatore e presidente dell'organizzazione non governativa turca Insani Yardim Vakfi (Pia fondazione per gli aiuti umanitari, Ihh), organizzatrice del viaggio per portare aiuti umanitari ai palestinesi nella Striscia di Gaza.
"Milliyet" racconta che nei tre giorni precedenti l'attacco alla Mavi Marmara intercorsero frenetici contatti diplomatici fra Turchia, Stati Uniti e Israele. Nel corso di tali contatti, scrive il giornale, il capo dei servizi di intelligence turchi (Mit) avrebbe chiamato il suo omologo dei servizi egiziani chiedendogli di consentire alla flottiglia di attraccare nel porto di al-Arish, sulla costa mediterranea della penisola del Sinai, 340 km a nord-est del Cairo e 45 km a ovest di Rafah, nella Striscia di Gaza.
Il permesso fu concesso e di tale decisione gli Usa informarono le autorità dello Stato ebraico le quali, a loro volta, chiesero conferma di ciò al ministero degli esteri turco.
La notte del 31 maggio, quando i marines israeliani intercettarono la flottiglia a circa 70 miglia nautiche (130 km) dalla costa e salirono a bordo della Mavi Marmara, chiesero ai passeggeri - ignari della vera destinazione finale - dove la nave fosse diretta e questi risposero "a Gaza". Da lì, secondo "Milliyet", sarebbe nato il fatale equivoco che provocò l'assalto al traghetto e la morte di nove civili turchi.
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