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Il passato demografico dell'odierno territorio sviz. è poco conosciuto a causa della scarsità di fonti e delle forti variazioni del popolamento nelle tre zone geografiche che compongono il Paese (Giura, Altopiano e Alpi), fattori che rendono difficoltosa una stima globale del numero di ab. (Demografia). Lo sviluppo della pop. è strettamente legato alla storia dell'Insediamento, delle migrazioni e della Congiuntura economica.
Tenendo conto delle tecniche e delle risorse esistenti a quel tempo, gli archeologi ritengono che la pop. fosse compresa fra i 10'000 e i 20'000 ab. nel Neolitico e fra i 30'000 e i 40'000, nel solo Altopiano, durante l'età del Ferro. Questo incremento demografico, che andò di pari passo con lo sviluppo delle tecniche metallurgiche, fu la conseguenza di un'intensificazione dei movimenti migratori e degli scambi (Commercio), che nell'età del Bronzo portarono a un'occupazione delle zone elevate della fascia montana. Basandosi sulle indicazioni di Giulio Cesare, gli storici odierni stimano a ca. 150'000 persone la pop. dell'Altopiano dopo la disfatta degli Elvezi nella battaglia di Bibracte (58 a.C.), con una densità di 13 ab. per km2.
Due sec. più tardi, durante l'epoca romana, la pop. rurale è valutata a 120'000 persone. A queste si sommavano i 70'000 ab. delle tre colonie (Aventicum, Augusta Raurica e Colonia Iulia Equestris), del mercato di Forum Claudii Vallensium (Octodurus), del campo di Vindonissa e di una ventina di borghi. A seguito delle incursioni devastatrici dei Germani la pop. diminuì fortemente e soltanto dal VI e VII sec. vennero creati nuovi insediamenti. Si ritiene che verso l'anno Mille la pop. del Paese fosse inferiore al mezzo milione di ab. e che al termine della crescita medievale, verso il 1300, si aggirasse attorno alle 700'000-850'000 persone. L'incremento della pop. andò di pari passo con lo sviluppo economico. Secondo stime recenti nell'Altopiano il territorio antropizzato si estese, grazie all'arretramento della foresta, nella misura di un quarto o di un terzo. Sulle creste del Giura, nelle Prealpi e nelle Alpi gli insediamenti esistenti si estesero e vennero fondati nuovi villaggi sia in pianura sia in altitudine. La considerevole spinta demografica proseguì fino all'inizio, talvolta fino alla metà, del XIII sec.
L'incremento demografico fu accompagnato da un'espansione urbana manifestatasi in due forme, l'ampliamento dei centri esistenti e la creazione di nuove città. Le antiche civitates elevate al rango di sede episcopale, quali Ginevra, Losanna, Sion, Basilea e Coira, vennero preservate dalla scomparsa. Lucerna, San Gallo e Zurigo sono invece esempi di agglomerati urbani sorti attorno a un convento o un palazzo. Nel XII sec. la superficie delle vecchie città era raddoppiata o persino triplicata. Ginevra, che alla fine dell'XI sec. aveva solo 1350 ab., ne contava quasi 3800 verso il 1250. Anche il diffuso fenomeno delle città nuove contribuì allo sviluppo urbano. Alle 17 città risalenti all'alto ME se ne aggiunsero 15 fondate nel XII sec., 156 nel XIII sec. e otto nel XIV sec. Le dimensioni di alcuni di questi nuovi centri rimasero tuttavia molto modeste a causa della densità del tessuto urbano che ne impediva un'ulteriore espansione. La grandezza ridotta delle città sviz. spiega il debole tasso di urbanizzazione secondo i criteri moderni (dimensione minima di una città: 5000 ab.). Verso il 1300 la pop. urbana rappresentava meno del 3% del totale contro il 7,9% della Germania, l'8% della Francia e il 20,8% dell'Italia.
Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp
Alcune regioni, in particolare nella Svizzera occidentale, registrarono un primo rallentamento demografico con gli squilibri verificatisi dagli anni 1320-30 (Crisi del tardo Medioevo). Da allora si moltiplicarono gli indizi di un deterioramento delle condizioni di vita: i mezzi di sussistenza non consentivano più di provvedere ai bisogni di una pop. divenuta troppo numerosa. Alla vigilia della grande Peste, in alcune regioni di montagna la densità demografica era equivalente o più numerosa rispetto a quella osservata all'inizio del XIX sec., periodo in cui l'economia rurale aveva però raggiunto un grado di sviluppo molto superiore. Era il caso del Vallese in particolare. Tuttavia non tutto lo spazio elvetico venne colpito dalla flessione provocata dalle epidemie di peste e dalla crisi agraria seguite alla crisi demografica. Le comunità del Giura neocastellano e dell'Oberland bernese conobbero uno sviluppo ininterrotto. Nella regione di Glarona furono fondate nuove parrocchie, mentre nella Svizzera centrale le testimonianze di una continuità della crescita sono evidenti.
Come le campagne, anche le città furono colpite in maniera molto differenziata dal declino demografico del XIV sec. (Crisi demografiche). In primo luogo il tasso di scomparsa o di indebolimento delle città nel XV sec. è incontestabile. Delle 200 città esistenti attorno al 1400 nell'odierno territorio sviz., un centinaio scomparve del tutto oppure registrò una forte diminuzione della propria pop. L'evoluzione di quelle sopravvissute fu molto diseguale. Alcune conobbero un lento declino, mentre per altre, attive nel commercio intern., si profilò un'espansione demografica. Le città sviz. rimanevano comunque di modeste dimensioni e la pop. delle più grandi, come Basilea e Ginevra, non superava i 10'000 ab. Inoltre, come ovunque in Europa, la sopravvivenza delle città era possibile solo grazie a una continua immigrazione (Migrazioni interne), indispensabile per colmare un deficit demografico derivante nel contempo da una Mortalità più elevata rispetto alla campagna e da una minore Natalità. Questi rilevanti apporti migratori, attestati da numerose concessioni di cittadinanza, non bastarono sempre a evitare una diminuzione della pop. Mentre viene spesso sottolineata l'importanza, già nel ME, del contributo fornito all'emigrazione dalla manodopera domestica di origine rurale, è talvolta trascurato il suo ruolo nel rinnovamento delle élite urbane. Particolarità elvetica, le città sviz. dipendevano dal servizio mercenario, che dal XIV sec. concorse a decimare una parte importante della classe dirigente, creando indirettamente possibilità di ascesa sociale per gli immigrati. Il caso di Lucerna illustra bene le opportunità che si offrivano ai nuovi venuti e ai loro discendenti. Nella seconda metà del XIV sec. e all'inizio del XV la seconda generazione di immigrati si trovò in una posizione privilegiata per accedere alle cariche cittadine più elevate.
Anche l'apporto delle differenti zone geografiche al popolamento del Paese fu diseguale. Nel XV sec. le regioni di montagna si distinguevano ancora per il loro andamento demografico particolarmente positivo, perché le regioni risparmiate proseguirono la loro crescita oppure perché si risollevarono prima della pianura devastata dalla peste nel sec. precedente. Sembra inoltre che la crescita della pop. avvenisse a un ritmo più regolare che nelle pianure colpite da epidemie e guerre intestine. Questa peculiarità della montagna potrebbe spiegare l'incremento del fenomeno migratorio attestato nel XV sec. con la diffusione generalizzata del servizio mercenario. Si suppone in effetti che le regioni alpine e prealpine avessero raggiunto un tetto demografico alla fine del ME a seguito dei mutamenti strutturali nel settore agricolo, considerato che l'allevamento richiedeva meno manodopera della cerealicoltura. La crescita demografica delle regioni di montagna spiega probabilmente la posizione occupata dai cant. alpini nel contesto elvetico ancora all'inizio del XVI sec.
Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp
Il numero degli ab. della Svizzera tornò ai livelli precedenti il crollo provocato dalla peste solo all'inizio del XVI sec. Nonostante alcune flessioni momentanee e accidentali i primi due terzi di quest'ultimo sec. registrarono, nella maggior parte delle regioni, un notevole aumento demografico, con dei tassi di crescita annuali compresi fra lo 0,6 e l'1%. Numerosi indizi attestano le iniziative di bonifica e occupazione del territorio riconducibili alla pressione demografica che all'inizio del XVII sec. portò la pop. del Paese a 900'000 ab. Questo incremento determinò un cambiamento dell'importanza relativa delle diverse aree geografiche. Dopo il 1500 le zone di montagna, prive di industrie, registrarono un arretramento relativo in seno alla Conf. La pop. dei cant. alpini, fino a quel momento ancora maggioritaria con il 50-53% degli ab., iniziò a regredire progressivamente per costituire soltanto il 43% della pop. sviz. nel 1600 e il 34% nel 1700.
Le cause dell'incremento della pop. sono ancora poco conosciute, nonostante la maggiore abbondanza, per il XVI sec., di fonti a disposizione degli studiosi di demografia storica. Si può avanzare l'ipotesi, corroborata da alcuni studi regionali, che durante e dopo le epidemie di peste, la pop. avesse sfruttato al massimo il proprio potenziale riproduttivo tramite una Nuzialità precoce e una natalità elevata, mantenendo questa tendenza anche quando le Epidemie si erano attenuate. Si osserva inoltre che la vitalità demografica di quel periodo non era dovuta alla sola pop. autoctona. Il fattore migratorio, le cui diverse sfaccettature iniziano a essere meglio conosciute, contribuì fortemente all'incremento del XVI sec., perlomeno fino all'introduzione dei provvedimenti tesi a contenere l'Immigrazione tanto nelle città quanto nelle campagne. La fine del XVI sec. e l'inizio del XVII sono caratterizzati da un rallentamento della crescita e persino, in alcune regioni, da una diminuzione del numero di ab. Si direbbe che a quel momento si fosse giunti a una sorta di optimum demografico, derivante dalla saturazione dei terreni e dal frazionamento fondiario. Il deterioramento della congiuntura generale si combinò allora con un'accresciuta mortalità (alla quale contribuì anche il servizio mercenario con l'arruolamento in massa di soldati al servizio della Francia, della Spagna e della Savoia) e, probabilmente, con una minore Fecondità. Non rientrano in questo schema le regioni che conobbero un cambiamento delle strutture economiche e un primo sviluppo delle attività protoindustriali.
Per quanto riguarda il XVII sec., la tendenza essenziale fu un debole aumento fino al 1640-50, segnato da epidemie e ripetute crisi, al quale seguì dalla metà del sec. e fino alla fine degli anni 1680-90 una crescita che interessò la maggioranza delle regioni sviz. I ritmi e l'intensità di quest'ultima variarono in funzione dei flussi migratori (Emigrazione), delle modalità di sfruttamento del suolo, della diffusione del lavoro a domicilio e delle abitudini matrimoniali. L'incremento va attribuito all'allungamento della vita umana e a una forte natalità che, senza tener conto dei bambini deceduti prima del battesimo, superava spesso il 40o/oo. Alla fine del sec., per effetto combinato dell'alto costo della vita e delle epidemie, l'inversione della congiuntura demografica si manifestò in modo differenziato nelle varie regioni. Nel complesso, la pop. della Svizzera crebbe di ca. un terzo, passando da 900'000 a 1,2 milioni di ab., con un tasso di crescita annuo dello 0,28% durante il XVII sec.
Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp
Fino al XVII sec. tassi elevati di nuzialità e natalità furono probabilmente ampiamente diffusi sia nelle città (come Ginevra, Zurigo, Liestal, oggetto di ricerche approfondite) sia nelle campagne. Considerato che il perpetuarsi di tale tendenza avrebbe compromesso la riproduzione sociale, si rese necessaria l'adozione di nuove strategie, soprattutto in ambito urbano. Accanto all'esercizio di un maggiore controllo sulla nuzialità (Impedimenti matrimoniali) i ceti dirigenti cittadini utilizzarono anche - come avveniva in numerose città del mondo germanico - il controllo delle migrazioni quale efficace strumento per tutelare i privilegi della borghesia cittadina. Dalla metà del XVII sec. tutte le città catt. e prot. - Ginevra in misura minore, poiché situata alla periferia del Paese e priva di una campagna di rilievo - limitarono fortemente le possibilità di accesso per prevenire ogni afflusso migratorio di rilievo, anche dal territorio rurale soggetto alla città. Dalla metà del XVII sec. fra le classi agiate delle città prot. si generalizzò inoltre il Controllo delle nascite. Nel caso di Ginevra e di Zurigo, ciò avvenne in seguito a un aumento della fecondità. Tale tendenza influenzò anche gli altri strati della pop., così da modificare la fecondità generale delle città dall'ultimo terzo del sec. A Zurigo, ad esempio, l'8,2% delle donne coniugatesi negli anni 1580-1649 partorirono il loro ultimo figlio prima dei 35 anni di età, mentre la percentuale sale al 21,1% per quelle che si sposarono fra il 1650 e il 1689. Esisteva anche una differenza di comportamento in funzione del sesso della prole: le coppie con molti figli maschi erano più propense a limitare le loro nascite. Queste scelte delle pop. urbane fecero sì che dalla fine del XVII sec. il propulsore della crescita demografica fosse il mondo rurale in via di industrializzazione. Le città conservarono però il loro potere economico in virtù delle caratteristiche della protoindustria.
Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp
Il numero complessivo di ab. passò da 1,2 milioni attorno al 1700 a 3,9 milioni nel 1914. A livello regionale la crescita fu ancora una volta molto differenziata. La crisi della fine del XVII sec., in cui si combinarono aumento del costo della vita ed epidemie, ebbe conseguenze a lungo termine. Se in alcune regioni la stagnazione fu seguita da una rapida ripresa (Glarona), altrove si protrasse per diversi decenni (Giura vodese, Turgovia) e talvolta per un sec. (Ticino). In alcuni casi essa anticipò persino una regressione demografica generalizzata protrattasi fino all'inizio del XIX sec. (Bassa Engadina).
In generale, la crescita demografica prese avvio nel secondo terzo del XVIII sec. Il contributo delle diverse regioni all'incremento variò sensibilmente a seconda del dinamismo economico industriale e agrario. L'importante crescita di alcune regioni collinari e prealpine va attribuita non tanto alla diminuzione della mortalità quanto all'aumento della fecondità, derivante dall'abbassamento dell'età matrimoniale e da una minore mobilità delle classi riproduttive. In effetti è innegabile che la protoindustrializzazione, nelle regioni dove si diffuse fortemente, trattenne una parte della pop. che altrimenti avrebbe dovuto emigrare in modo temporaneo o definitivo. Il rallentamento della crescita, iniziato alla fine del XVIII sec. e durato quasi un quarto di sec., va imputato sia al calo congiunturale sia all'intensità dei disordini politici, che interferirono con il funzionamento del commercio estero e del mercato occupazionale.
Nel XIX sec. l'evoluzione dei fattori demografici e la vicendevole influenza di quelli economici e sociali favorevoli resero possibile un rapido aumento della pop. Fra queste variabili vi erano aspetti istituzionali, come l'abolizione della maggior parte degli ostacoli alla libera circolazione, che facilitò le migrazioni all'interno del Paese (Libertà di domicilio), mentre altri erano legati all'Industrializzazione, all'Urbanizzazione e allo sviluppo del settore dei servizi generato dalla crescita economica. Nel complesso, l'andamento demografico rimase però molto eterogeneo e fu segnato, soprattutto dalla seconda metà del XIX sec., dalla diminuzione della pop. nelle regioni di montagna. Questo declino della pop. dello spazio alpino rispetto al resto del Paese fu causato spec. dall'industrializzazione, che provocò un parziale abbandono delle regioni protoindustriali e un trasferimento della produzione, con il suo accresciuto fabbisogno energetico, verso il fondovalle e la pianura. A questo aspetto fondamentale si aggiunse la crisi agricola che nell'ultimo terzo del XIX sec. colpì sia la Svizzera sia gli altri Paesi europei, provocando un esodo rurale e montano.
|Anno||Abitanti||Percentuale di stranieri||Percentuale di persone di età superiore ai 59 anni||Periodo||Crescita complessivaa||Saldo migratorioa|
|1798||1 664 832||-||-||1798-1837||7o/oo||-|
|1837||2 190 258||-||-||1837-1850||7o/oo||-1o/oo|
|1850||2 392 740||2,9%||-||1850-1860||5o/oo||-1o/oo|
|1860||2 510 494||4,6%||8,4%||1860-1870||6o/oo||-2o/oo|
|1870||2 655 001b||5,7%||9,0%||1870-1880||6o/oo||-1o/oo|
|1880||2 831 787b||7,4%||9,0%||1880-1888||4o/oo||-4o/oo|
|1888||2 917 754||7,8%||9,4%||1888-1900||11o/oo||2o/oo|
|1900||3 315 443||11,6%||9,3%||1900-1910||12o/oo||2o/oo|
|1910||3 753 293||14,7%||8,9%||1910-1920||3o/oo||-3o/oo|
|1920||3 880 320||10,4%||9,3%||1920-1930||5o/oo||-2o/oo|
|1930||4 066 400||8,7%||10,7%||1930-1941||4o/oo||0o/oo|
|1941||4 265 703||5,2%||13,1%||1941-1950||11o/oo||3o/oo|
|1950||4 714 992||6,1%||14,0%||1950-1960||14o/oo||7o/oo|
|1960||5 429 061||10,8%||15,1%||1960-1970||14o/oo||6o/oo|
|1970||6 269 783||17,2%||16,4%||1970-1980||2o/oo||-2o/oo|
|1980||6 365 960||14,8%||18,3%||1980-1990||8o/oo||5o/oo|
|1990||6 873 687||18,1%||19,2%||1990-2000||6o/oo||3o/oo|
|2000||7 288 010||20,5%||20,2%|
Sebbene i tassi di crescita relativi alla prima e alla seconda metà del XIX sec. siano molto simili (risp. lo 0,68% e lo 0,65% ), le variabili che determinarono la crescita demografica non furono identiche. Gli effetti del calo della mortalità si manifestarono appieno fintanto che la fecondità non raggiunse definitivamente livelli più bassi. La crescita dovuta al saldo naturale positivo era tuttavia rallentata dalla forte emigrazione che caratterizzò la Svizzera fin verso gli anni 1880-90.
Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp
Alla fine degli anni 1880-90 si verificò un fenomeno decisivo nella storia demografica sviz.: una radicale inversione dei flussi migratori. Da quel momento il numero di Stranieri attratti dalla Conf. superò di gran lunga quello degli Svizzeri che lasciarono il Paese, dove l'economia, in forte crescita, richiedeva abbondante forza lavoro. La maggior parte degli immigrati proveniva dagli Stati limitrofi. La domanda di manodopera - in tutti i settori - era tale che la proporzione di stranieri passò dal 2,6% nel 1837, quando gli ostacoli alla libera circolazione erano ancora importanti, al 14,7% nel 1910. La maggioranza degli stranieri proveniva allora dalla Germania. La concentrazione nelle regioni urbane caratterizzò l'immigrazione di questo periodo. Le tre città di Zurigo, Ginevra e Basilea accoglievano il 30% degli stranieri presenti nella Conf. L'incremento demografico della seconda metà del XIX sec. fu accompagnato da una ristrutturazione spaziale della pop. nell'Altopiano, legata all'importante fenomeno di urbanizzazione (il cui tasso passò dal 6% nel 1800 al 33% nel 1910 per le città con più di 5000 ab.). Nel contempo la rete urbana e la gerarchia delle città si modificarono. Zurigo divenne il centro principale; la sua pop. aumentò di 11 volte tra il 1850 e il 1910, anche grazie a una politica di incorporazione dei com. vicini. Si registrò una crescita considerevole non solo delle città con forti migrazioni industriali, ma anche di centri secondari che impostarono il loro sviluppo su nuove specializzazioni. Il saldo naturale ebbe per contro un'influenza minore.
Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp
Fra il 1914 e il 2000 la pop. sviz. è quasi raddoppiata, passando da 3,9 milioni a 7,1 milioni di ab. La crescita variò tuttavia sensibilmente da un decennio all'altro. La prima guerra mondiale rappresentò una cesura legata alla partenza di numerosi stranieri e al cambiamento dei comportamenti demografici. La nuzialità e, di conseguenza, la natalità diminuirono, mentre si registrò una recrudescenza dei decessi (epidemia di Grippe nel 1918). Il rallentamento della crescita si manifestò però soprattutto nel periodo fra le due guerre a seguito di una flessione della fecondità. Il tasso di natalità, del 26,9o/oo prima della guerra, calò al 15,9o/oo, e il numero di figli per donna scese a 1,8 nel 1938. Il peggioramento della congiuntura economica provocò anche un'importante diminuzione della manodopera immigrata (Crisi economica mondiale). La pop. straniera, che costituiva il 15,4% della pop. alla vigilia della guerra del 1914, non rappresentava che il 5,2% nel 1941.
Dopo la seconda guerra mondiale la ripresa della natalità - il cosiddetto baby-boom riscontrato anche negli altri Paesi occidentali - provocò un incremento della pop. reso ancora più evidente dalla concomitante diminuzione della mortalità. Inoltre dalla fine degli anni 1950-60 l'espansione economica accelerò la crescita demografica e modificò la struttura della pop. La forte richiesta di manodopera, amplificata dallo scarso numero di Svizzeri nati nel ventennio 1920-40, poté essere soddisfatta solo grazie a una massiccia immigrazione. La percentuale di stranieri passò così al 16,4% nel 1975. Fra questi prevalevano i cittadini it., che costituivano il 53,6% degli stranieri nel 1970. Dal 1941 al 1970 la pop. del Paese aumentò quasi del 50%, passando da 4,3 a 6,3 milioni di ab. Negli anni 1960-70 la Svizzera registrò il tasso più elevato di incremento demografico annuo dell'Europa occidentale. La crisi della metà degli anni 1970-80 che portò alla partenza di un alto numero di stranieri e il declino della natalità iniziato alla metà degli anni 1960-70 provocarono una modifica della tendenza demografica. Nei decenni seguenti (anche negli anni 1990-2000) la crescita della pop. rimase moderata, a causa delle misure introdotte per limitare l'insediamento di stranieri nella Conf. L'accordo concluso tra la Svizzera e l'UE sulla libera circolazione delle persone (entrato in vigore nel 2002) ha portato a un forte afflusso di immigrati e alla più forte crescita dagli anni 1960-70. Solo nel 2008 l'incremento demografico è stato quasi pari alla pop. del cant. Zugo.
Autrice/Autore: Anne-Lise Head-König / gbp
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