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Il Governo somalo, in carica dall’agosto 2012, e l’Unione europea hanno invitato la comunità internazionale, tra cui la Svizzera, alla seconda Conferenza ministeriale di quest’anno sulla Somalia, nel corso della quale il Governo somalo concluderà un «contratto» con la comunità internazionale sulla ricostruzione del Paese. Il contratto poggia sui criteri di un’effettiva cooperazione allo sviluppo per la ricostruzione di Stati fragili elaborati nel 2012 dall’OCSE, articolata in cinque punti chiave: la riappacificazione e la stabilizzazione interna grazie a un dialogo politico che coinvolga tutti gli attori, vale a dire il Governo federale e le regioni, la stesura di una costituzione e di un sistema giudiziario basati sugli standard internazionali dei diritti dell’uomo, l’incentivazione dell’economia e l’erogazione di servizi statali nell’ambito di una gestione finanziaria pubblica trasparente.
Già in occasione della Conferenza di Londra del 7 maggio scorso Martin Dahinden, direttore della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), aveva proposto di mettere l’esperienza e le conoscenze della Svizzera a disposizione della creazione di uno Stato federale somalo nell’ambito della strategia per il Corno d’Africa 2013-2016 approvata dal Consiglio federale. Tale strategia consente di fornire un sostegno concreto nel quadro del dialogo politico inclusivo e del miglioramento delle condizioni di vita della popolazione in Somalia. La Svizzera intende cooperare con il Governo federale e con gli Stati regionali e coordinare la propria azione con la comunità internazionale. Allo scopo di instaurare relazioni bilaterali, in aprile il Consiglio federale ha nominato rappresentante speciale per la Somalia ambasciatore Dominik Langenbacher, che prenderà parte insieme al direttore della DSC Dahinden alla Conferenza di Bruxelles. La Svizzera ha previsto di stanziare per i prossimi quattro anni circa 60 milioni di franchi per la Somalia.
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