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Premessa
La preghiera del Padre Nostro non è un testo isolato, ma un testo che si trova nel vangelo di Matteo e, in una versione differente, in quello di Luca. Questo significa che per capirlo va inserito nel suo contesto.
Vediamo per iniziare la versione più usata, quella di Matteo.
Prima di tutto il Padre nostro giunge alla fine di un brano in cui Gesù spiega come pregare.
«Quando pregate, non siate come gli ipocriti; poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno.
Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa.
Nel pregare non usate troppe parole come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole.
Non fate dunque come loro, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. *(Matteo 6:5-8)*
La preghiera quindi è ordinata da Gesù, anche se il Padre sa ciò di cui abbiamo bisogno.
Il Padre nostro come esempio di preghiera
Proseguendo in Matteo 6:9-13, Gesù offre un esempio di preghiera. Alcuni hanno discusso se questa fosse una preghiera liturgica, nel senso fosse destinata al culto pubblico, ma Gesù avrebbe dovuto allora di abbandonare le preghiere del Tempio per farne una nuova. Inoltre nella Didaché 8:3 (un antico scritto cristiano) è scritto di recitarla tre volte al giorno, è dunque proprio un esempio di preghiera privata. Che poi sia usata anche nel culto non le toglie il carattere personale.
Voi dunque pregate così:
È quindi una preghiera fatta apposta per noi discepoli di Gesù Cristo, ed è collegata a quanto Gesù ha detto in precedenza, sapendo che il Padre sa di cosa abbiamo bisogno.
Padre nostro che sei nei cieli,
La preghiera cristiana è sempre comunitaria, anche quando siamo soli, infatti, preghiamo come parte della Chiesa di Cristo e non possiamo pregare allora in modo egoistico, per qualcosa per noi e contro altri.
Inoltre Gesù Cristo ci ha insegnato (e permesso) di chiamare Dio, Padre, un padre amorevole e misericordioso. Padre perché siamo figli di Dio, e dunque anche fratelli e sorelle fra di noi e con il Cristo.
L’espressione “che sei nei cieli” è usuale al tempo di Gesù per parlare di Dio. Significa che non lo possiamo osservare con i nostri occhi e sensi fisici. Ma ovviamente la preghiera presuppone che Egli ci ascolti e ci risponda con gli accadimenti della nostra vita.
sia santificato il tuo nome.
Parlando del suo nome, si sta parlando di Dio stesso. Ora, due sono le possibilità di traduzione: che egli sia onorato come santo, cioè in maniera adeguata alla sua natura, oppure che egli stesso santifichi il suo nome in mezzo all’umanità. Comunque il risultato è il medesimo che tutti con reverenza lo riconoscano come Dio, onorino il suo nome, cioè onorino Dio, non solo a parole, ma anche con le azioni.
Venga il tuo regno.
È la richiesta più escatologica, cioè che si riferisce alla fine dei tempi. Si chiede che giunga il giorno del Signore, con il trionfo del Signore, che dunque venga il Regno di Dio o paradiso se così vogliamo chiamarlo.
Si noti che alcuni contestano questa interpretazione e invece la riferiscano al cuore delle persone. Questa richiesta sarebbe allora meno escatologica e una conseguenza del santificare il nome.
Tralasciando però l’interpretazione intimista, come provocazione potremmo dire che è forse la meno pregata con convinzione. Vorrebbe dire infatti essere pronti a lasciar tutto per entrare nel Regno di Dio. Stiamo infatti pregando che finisca il mondo per entrare nel Regno di Dio.
Sia fatta la tua volontà
Qui si intende che la volontà del Signore sia fatta oggi e qui sulla terra, perché, evidentemente, nel nostro presente la sua volontà non è fatta (al contrario dell’espressione popolare usata quando succede una disgrazia).
Il Signore, infatti, lascia liberi gli esseri umani di fare la propria volontà e non quella del Signore, da cui viene la morte e il male nel mondo. Questa richiesta chiede al Signore di intervenire, nell’attesa dell’avvento del Regno, con provvidenza e con il suo Spirito potente, anche se agisce in maniera misteriosa per noi.
in terra come in cielo.
Si potrebbe riferire a tutte e tre le domande precedenti, oppure all’ultima in particolare accentuandone il carattere nel presente. Vale a dire sia fatta qui sulla terra e non in cielo e non all’ultimo tempo la tua volontà.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano.
Il termine che traduciamo con quotidiano, è la traduzione di un termine che non è presente da altre parti negli scritti antichi. Sono state avanzate varie traduzioni oltre a “quotidiano“, come “necessario“, oppure “per il giorno di domani“, riferendosi ai lavoratori a giornata che ricevevano alla sera la paga per acquistare il cibo per mangiare il giorno dopo.
Con pane, di solito si intende tutto ciò che serve alla nostra vita fisica. Però per una popolazione povera acquista ancor più urgenza: “chiediamo pane, il minimo, e speriamo di poter mangiare domani, perché non è detto”. Non dobbiamo dimenticare questo aspetto.
È una preghiera comunque proprio per i nostri bisogni vitali, non siamo asceti. E ci permette di chiedere per noi (senza dimenticare gli altri) anche nelle nostre preghiere personali. E lo chiediamo per il presente, e non solo per un futuro che deve venire.
Ci si può chiedere se questa domanda sia esaudita. La risposta, se vogliamo provocatoria, è: sì. Infatti sappiamo che il nostro pianeta produce a sufficienza per sfamare tutti i suoi abitanti, anzi ne abbiamo di più. Però le disuguaglianze e le ingiustizie fanno sì che questa ricchezza non sia distribuita in modo corretto.
E rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori.
Debiti si riferiscono a peccati. Non dobbiamo vedere un automatismo fra il rimettere i debiti e averli rimessi, ma certo chiedere perdono al Signore implica – per coerenza – cercare di perdonare e di riparare ai debiti fatti verso gli altri. È una nuova visione della nostra vita data dal perdono ottenuto in Gesù Cristo.
E non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno.
Varie sono le traduzioni e i significati che si possono dare. Non ci esporre alla tentazione o non ci indurre alla tentazione. Ma in Giacomo è scritto:
Nessuno, quand’è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. (Giacomo 1:13-14)
Sembra dunque che la traduzione preferibile, essendo possibile entrambe le versioni da un punto di vista grammaticale, sia per un motivo teologico: “non ci esporre alla tentazione”.
È stato proposto anche di tradurla con: “Dacci la forza di resistere alla tentazione”.
Il maligno non è solo il diavolo, o forse qui non c’entra per niente, ma tutto ciò che è male e che pesa su di noi. Proprio il maligno, quel male che ci pesa può farci dubitare di Dio, ci può tentare di cercare scorciatoie o la negazione di Dio.
Perché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Praticamente tutti gli studiosi giudicano questa frase un’aggiunta successiva. È un finale, liturgico se vogliamo, che conclude senza aggiungere molto di più alla preghiera, e che ribadisce la fiducia nel nostro Padre.
I riformati francesi del periodo del “Deserto”, aggiungevano sempre questa conclusione per ribadire il loro credo, quando erano costretti a partecipare alle messe cattoliche.
Altra versione
In Luca inoltre c’è un’altra versione del Padre nostro con un contesto differente e alcune varianti, indizio che Gesù la ripeteva in varie occasioni. Questo è importante perché è il concetto espresso e non le precise parole a costituirne l’importanza. In questo è proprio esempio di preghiera per i credenti.
Gesù era stato in disparte a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano;
e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo a ogni nostro debitore; e non ci esporre alla tentazione”». (Luca 11:1-4)
Poi prosegue con due parabole. La prima sulla perseveranza nella preghiera:
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte e gli dice: “Amico, prestami tre pani,
perché un amico mi è arrivato in casa da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti”;
e se quello dal di dentro gli risponde: “Non darmi fastidio; la porta è già chiusa, e i miei bambini sono con me a letto, io non posso alzarmi per darteli”,
io vi dico che se anche non si alzasse a darglieli perché gli è amico, tuttavia, per la sua importunità, si alzerà e gli darà tutti i pani che gli occorrono.
Io altresì vi dico: chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto.
Perché chiunque chiede riceve, chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa. (Luca 11:5-10)
E la seconda sulla bontà del Padre e sul dono dello Spirito santo.
E chi è quel padre fra di voi che, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? O se gli chiede un pesce, gli dia invece un serpente?
Oppure se gli chiede un uovo, gli dia uno scorpione?
Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» (Luca 11:11-13)
Già, infatti, anche per pregare occorre la guida dello Spirito, ma Dio lo invia a tutti coloro che lo chiedono. Questa è la garanzia della cura di Dio verso di noi in ogni momento.