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Se Internet vuole contribuire alla democrazia nel mondo, deve avere un proprio governo globale. Un tale governo potrebbe agire online e avere una sede reale a Ginevra, suggerisce l'esperto di democrazia Joe Mathews.Questo contenuto è stato pubblicato il 07 maggio 2021 - 09:00
- Deutsch Eine Internetregierung in Rousseaus Heimatstadt
- Español Gobernar internet desde Ginebra, la ciudad de Rousseau
- Português Governando a Internet a partir da terra de Rousseau
- 中文 从卢梭的故乡治理全球互联网
- Français Gouverner Internet depuis Genève, la ville natale de Rousseau
- عربي التحكُّم بالانترنت من مسقط رأس روسّو
- English Governing the Internet from Rousseau’s hometown (originale)
- Pусский Управлять Интернетом из города, где родился Руссо
- 日本語 ルソーの故郷からインターネットを統治
I metodi odierni per governare Internet non costituiscono un sistema coerente, tanto meno un sistema democratico.
La governance di Internet è invece una lotta di potere tra le società tecnologiche più potenti, che mettono i loro azionisti al primo posto e vogliono che Internet sia aperto a tutti, e i governi nazionali, che danno la priorità agli interessi politici dei loro rappresentanti.
In questa gara, entrambe le parti hanno creato il pretesto della democrazia. Facebook ha istituito il proprio consiglio di "supervisione indipendenteLink esterno" composto di esperti globali, anche se non è eletto ed è scelto da Facebook. L'Unione europea promuove la sua regolamentazione più severaLink esterno in materia di privacy e Internet, ma nemmeno i suoi regolatori - le cui regole vengono imposte ben oltre i confini europei - sono eletti.
Ecco perché Internet ha bisogno di un governo democratico che operi oltre la portata delle aziende tecnologiche e dei governi nazionali. Tale sistema deve essere sia locale - per permettere una governance di Internet a partire dai luoghi stessi in cui vivono i suoi utilizzatori - sia transnazionale, proprio come Internet stesso.
Non c'è ancora una visione chiaramente articolata di un tale governo, ma ci sono molti elementi che potrebbero essere assemblati.
Carta dei diritti digitali
Una rete europea di organizzazioni per i diritti umani ha elaborato una Carta dei diritti digitaliLink esterno, che potrebbe essere considerata al momento della costituzione di un governo di Internet. L'articolo 4, per esempio, stipula che "ogni persona ha il diritto alla libertà di parola e di espressione nel mondo digitale". La NetMundial InitiativeLink esterno, sviluppata negli ultimi anni grazie a una forte spinta del Forum economico mondiale e di un precedente governo brasiliano, fornisce delle idee per una governance internazionale di Internet basata su un consiglio composto di membri permanenti e membri a rotazione.
Si possono trarre insegnamenti da ICANNLink esterno (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), un'organizzazione senza scopo di lucro abbastanza democratica che dal 1998 al 2016 ha governato con successo una parte ristretta di Internet - il sistema dei domini - con la partecipazione di oltre 110 Paesi.
Un governo efficace di Internet deve essere collettivo perché il potere di Internet, e il valore commerciale, non risiede in un singolo utente o dato, ma nell'aggregazione di utenti e dati. In un saggio da leggere assolutamente sulla rivista NoemaLink esterno, Matt Prewitt, presidente della fondazione RadicalxChangeLink esterno, suggerisce di strutturare la governance di Internet non sulla base di diritti sui dati individuali, ma piuttosto attorno a una serie di "coalizioni di dati", ovvero unioni online che darebbero un'autorità democratica alle comunità di utenti.
"I dati non possono essere posseduti, ma devono essere disciplinati", scrive Prewitt. "I dati devono essere oggetto di decisioni democratiche condivise piuttosto che di decisioni individuali o unilaterali. Questo comporta sfide particolari per gli ordinamenti giuridici liberali, i quali sono tipicamente incentrati sui diritti individuali".
Un governo democratico per Internet
Analogamente, suggerirei che il governo democratico di Internet riunisca più forme di governance democratica.
Al centro di un tale governo ci dovrebbe essere un'assemblea dei cittadini, uno strumento utilizzato in tutto il mondo da Paesi e comunità per giungere a decisioni democratiche che sono indipendenti dalle élite. Questa assemblea dei cittadini sarebbe composta da 1'000 persone che, insieme, rappresenterebbero la comunità globale degli utenti di Internet in termini di età, genere e origine nazionale. I membri non verrebbero eletti individualmente, ma scelti attraverso processi randomizzati che utilizzano il sorteggio.
L'assemblea sarebbe affiancata da una piattaforma online che permetterebbe alle persone di segnalare problemi, dare suggerimenti o presentare petizioni per proposte che potrebbero essere votate da tutti gli utenti di Internet, in un referendum globale. I modelli per una tale piattaforma includono RousseauLink esterno, il controverso sistema operativo online attraverso il quale si autogoverna il Movimento 5 Stelle, e Decide MadridLink esterno, la piattaforma partecipativa online che dalla capitale spagnola si è diffusa in più di 100 città in tutto il mondo.
Una sede reale in Svizzera
I governi nazionali e le società tecnologiche cercherebbero disperatamente di influenzare questo governo, ma non ne sarebbero a capo. Inoltre, ogni assemblea dei cittadini verrebbe dissolta dopo due o tre anni, rendendo più difficile il lavoro di lobby da parte dei potenti.
Il governo sarebbe attivo online, ma potrebbe avere una sede reale a Ginevra, la città natale del filosofo svizzero del Settecento Jean Jacques Rousseau.
Se un governo del genere durasse nel tempo e avesse successo, potrebbe aggiungersi alla lista delle organizzazioni internazionali con sede in Svizzera quali l'Organizzazione mondiale della sanità o la Croce Rossa Internazionale. Potrebbe anche rappresentare un modello di governance democratica internazionale per affrontare i problemi globali offline, dalla salute pubblica al cambiamento climatico.
Joe Mathews scrive per Zócalo Public SquareLink esterno, una piattaforma online per la democrazia e il giornalismo partecipativo, e SWI swissinfo.ch.
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