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Programma d’agglomerato: la formula magica?
Le parti interessate avevano tempo fino al 9 settembre per pronunciarsi in merito al programma d’agglomerato di quarta generazione, che consente alla Confederazione di cofinanziare progetti di mobilità.
La quarta versione del programma d’agglomerato dovrebbe comprendere 32 progetti, di cui uno nuovo, quello di Grenchen, e 31 rivisti provenienti da generazioni precedenti. Se le Camere approveranno il nuovo preventivo globale, questi progetti potranno beneficiare di un cofinanziamento.
Nel 2006 la Confederazione ha lanciato una politica di sostegno agli agglomerati con l’obiettivo di promuovere, grazie al cofinanziamento federale di progetti infrastrutturali, uno sviluppo urbano coordinato con le reti di trasporto su scala intercomunale. Ciascun progetto di agglomerato viene valutato sulla base delle sue qualità in termini di trasporti, urbanizzazione, sicurezza stradale e ambiente. Questa valutazione, effettuata dalla Confederazione, determina il cofinanziamento concesso, che va da un minimo del 30% a un massimo del 50%. Vengono selezionate solo le misure che contribuiranno a risolvere i problemi di trasporto con il miglior rapporto qualità-prezzo.
Attualmente in Svizzera sono in corso di attuazione tre generazioni di programmi d’agglomerato e, a partire dal 2019, i progetti d’agglomerato che non avranno raggiunto un’attuazione sufficiente saranno soggetti a una riduzione di 5 punti percentuali. In concreto, per la quarta generazione (PA4), il cofinanziamento federale ammonterà a 1,3 miliardi di franchi. Ciò significa che i cantoni, le città e i comuni dovranno pagare 2,21 miliardi di franchi e quindi sostenere buona parte degli investimenti. La partecipazione a un programma d’agglomerato non è né semplice né priva di conseguenze economiche significative: il cofinanziamento serve tuttavia a far fronte ai costi infrastrutturali che aumentano con la concentrazione della popolazione e dei posti di lavoro nelle città e negli agglomerati.
Sei comuni a cavallo tra il Vallese e Vaud danno forma al progetto d’agglomerato del Chablais, lanciato nel 2011: Aigle, Bex, Collombey-Muraz, Massongex, Monthey e Ollon. Dopo un inizio lento, con solo alcune misure isolate prescelte per il cofinanziamento da parte della Confederazione, la struttura d’agglomerato si è evoluta ed è riuscita a presentare un dossier per la quarta generazione, che si è aggiudicato un ragguardevole punteggio in fase di valutazione. La struttura è ora «più matura», per usare le parole del responsabile del progetto Pierrick Maire.
È stato un processo lungo sia per gli attori locali sia per la Confederazione, che ha anche fatto evolvere i processi relativi ai progetti d’agglomerato verso «un quadro chiaro e un esame della qualità dei diversi programmi». Da poco sono state create diverse nuove basi legali per codificare le procedure relative a questi lavori, come l’OPTA, che disciplina le scadenze per l’attuazione (2019) e le DIPTA, che chiariscono le procedure d’esame del progetto (2020). Nel 2022, la struttura dell’agglomerato dello Chablais è quindi ben lontana dalla «pesca miracolosa» degli inizi, come spiega il suo responsabile; questo risultato è stato tuttavia raggiunto con un carico di lavoro significativo, che non tutti i comuni possono affrontare.
Un’altra ombra si profila però all’orizzonte, seppure sia stato presentato un dossier di qualità: il tasso di contribuzione federale per le misure dell’agglomerato dello Chablais sarà solo del 30%, cioè il minimo. Ciò è dovuto a un’attuazione insufficiente, che costerà all’agglomerato 5 punti percentuali. In concreto, ciò significa che i comuni dovranno cofinanziare il 70% delle misure anziché il 65%. Si tratta di una differenza non trascurabile che può ammontare a varie migliaia di franchi a seconda del cofinanziamento delle infrastrutture coinvolte.
«La struttura dell’agglomerato pianifica sempre nuove misure per le nuove generazioni, il che lascia poco – o per nulla – spazio a raccogliere le esperienze necessarie per affrontare questioni più complesse.»
Intraprendere un progetto d’agglomerato significa sottoporsi a una politica federale «del bastone e della carota». Pierrick Maire illustra la situazione dell’agglomerato dello Chablais con questa metafora umoristica: un processo intenso indotto dal ritmo attuale delle generazioni che si susseguono ogni quattro anni. «La struttura dell’agglomerato pianifica sempre nuove misure per le nuove generazioni, il che lascia poco – o per nulla – spazio a raccogliere le esperienze necessarie per affrontare questioni più complesse come i parcheggi», afferma Pierrick Maire. Nonostante l’ingente onere di lavoro, il programma d’agglomerato continua ad attirare nuovi progetti. Il cofinanziamento costituisce una componente importante di questo entusiasmo. Ma il valore aggiunto va oltre l’aspetto finanziario: grazie a questi lavori vengono promossi «scambi e sinergie» sia tra i comuni che tra i dossier politici.
Stéphane Coppey, presidente del COPIL dell’agglomerato dello Chablais, membro del Comitato dell’ACS e presidente della città di Monthey (VS), sostiene questa linea di pensiero. Per l’agglomerato dello Chablais, la collaborazione è stata addirittura istituzionalizzata con la creazione di un piano direttore intercomunale (PDI). Si tratta di una tappa importante per i sei comuni, che deriva direttamente dalla collaborazione sul programma d’agglomerato.
Sebbene il valore aggiunto della partecipazione a un programma d’agglomerato sia evidente, la sua effettiva attuazione non risulterà tuttavia meno complessa. Le misure sono previste in zone urbanizzate in cui molto spesso i progetti sono interconnessi. «Ciò che può sembrare semplice sulla carta, nei fatti può rivelarsi estremamente complesso», afferma Stéphane Coppey. È il caso di progetti soggetti a lunghe procedure di autorizzazione, o anche di procedure legate a un iter legislativo che a loro volta sono legate all’attuazione di un’altra misura del programma d’agglomerato. Queste realtà sul campo depongono a favore dell’estensione della durata di una generazione di un anno (per un totale di cinque anni invece di quattro).
La professionalità e la maturità delle strutture d’agglomerato esistenti rendono ancora più complesso il lavoro dei nuovi operatori. «Non tutti i comuni possono organizzarsi in una struttura d’agglomerato», precisa Stéphane Coppey. I programmi d’agglomerato devono quindi essere adattati alle realtà politiche, compreso il sistema di milizia, per i lavori delle generazioni future. Il ritmo attuale è troppo veloce per disporre del distacco necessario dalle misure previste e l’accento è posto sulla presentazione di un programma d’agglomerato piuttosto che sull’attuazione. Inoltre, una struttura d’agglomerato richiede risorse proprie per funzionare. Queste spese «non sono trascurabili per coprire i costi di funzionamento», afferma Stéphane Coppey.
«Non tutti i comuni possono organizzarsi in una struttura d’agglomerato.»
Per i comuni che non possono – o non vogliono – formare una struttura d’agglomerato, occorre trovare un’alternativa valida per consentire a tutte le regioni della Svizzera di passare a una mobilità integrata e più rispettosa dell’ambiente. In queste regioni le opportunità di finanziamento sono per il momento lacunose.
Non tutti i comuni svizzeri possono pensare di predisporre una struttura d’agglomerato. Possono farlo solo i territori che rientrano in un perimetro specifico con città e agglomerati aventi diritto ai contributi. Questi perimetri sono determinati dalla Confederazione e si basano sullo spazio urbano definito dall’Ufficio federale di statistica secondo un metodo che non tiene sufficientemente conto della «realtà sul campo», come afferma Stéphane Coppey.
L’agglomerato dello Chablais ha dovuto affrontare questo problema quando ha richiesto l’estensione del perimetro dell’agglomerato ai comuni di Bex e Ollon. Si tratta di due comuni limitrofi, già coinvolti economicamente nelle dinamiche dell’agglomerato, ma al di fuori del perimetro definito dalla Confederazione. La Confederazione non ha dato seguito alle prime due richieste. «Gli argomenti della Confederazione erano molto deboli», ricorda Stéphane Coppey, aggiungendo che, ora, grazie alle pressioni del Parlamento, è possibile una certa «flessibilità». Da allora, Bex e Ollon sono diventati membri a pieno titolo del programma d’agglomerato e due nuovi comuni, St-Maurice et Lavey, si apprestano ad unirsi a loro.
I lavori di lancio della quinta generazione sono praticamente ultimati. Si prevede che le direttive non subiranno modifiche sostanziali nei prossimi anni. Secondo le stime attuali, circa un centinaio di altri comuni dovrebbero poter beneficiare del programma. I cambiamenti maggiori sono previsti per la sesta generazione e dovrebbero tra le altre cose consentire al programma d’agglomerato di compiere un passo avanti verso un sistema digitalizzato. Pur non essendo una formula magica, questo programma risulta comunque efficace e ha un futuro promettente davanti a sé.