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BERNA - «Il "no" alla legge E-ID è un "sì" all'identificazione gestita dallo Stato», ha detto Erik Schönenberger, uno dei responsabili della campagna contro l'E-ID, alla televisione svizzera tedesca SRF. Mentre per i fautori del progetto è stata «persa un'opportunità».
Tutti i partiti e i comitati referendari concordano sulla necessità di una soluzione statale praticabile in tempi relativamente brevi, in cui il popolo possa avere fiducia. Secondo Schönenberger, è possibile lanciare una nuova identità elettronica fra due anni. «Se necessario, potrebbe essere integrata con un chip, una soluzione sicura e conveniente», ha aggiunto.
«Il netto "no" popolare all'E-ID dimostra che i compiti sovrani devono essere mantenuti in mani pubbliche», secondo il Sindacato dei servizi pubblici (VPOD-SSP). L'aspetto della sicurezza dei dati ha avuto un grande peso nella scelta dell'elettorato. «Gli svizzeri sanno a chi possono affidare un compito delicato», precisa un comunicato. Il fatto che qualcuno potesse trarre profitto utilizzando i dati dei cittadini è stato determinante per la bocciatura del progetto.
«Stupita del netto no» - La consigliera agli Stati Andrea Gmür (PPD/LU) alla televisione svizzera tedesca SRF ha detto di essere sorpresa dal chiaro "no" all'E-ID. A suo parere la denominazione ha avuto un ruolo nella bocciatura: sarebbe stato meglio chiamare l'identità elettronica "Log-In qualificato", ha detto la presidente del gruppo parlamentare del Centro.
«Padroni dei propri dati» - Da parte sua il presidente dei Verdi Balthasar Glättli ritiene che la bocciatura odierna del progetto d'identità elettronica apra «una porta per una soluzione sostenibile». È importante che ognuno possa essere «padrone dei propri dati», ha aggiunto. L'identificazione elettronica è necessaria, ma è giunto il momento anche per la firma elettronica. E ci sarebbero molti altri campi di applicazione, anche per l'economia e le PMI, ha detto Glättli alla televisione svizzera tedesca SRF.
«Persa un'opportunità» - Bocciando la legge sull'identità elettronica, la Svizzera ha perso "l'opportunità di fare un grande passo avanti nello sviluppo tecnologico", secondo i sostenitori del progetto. Ora tocca ai politici trovare una nuova soluzione. L' Alleanza per un'eID svizzera chiede quindi un dialogo rapido e costruttivo. L'Alleanza nota con rammarico che le riserve dell'elettorato hanno prevalso, afferma un comunicato. La Svizzera sta così perdendo l'opportunità di un «E-ID autodeterminato e di una maggiore sicurezza giuridica nell'identificazione digitale».Purtroppo, non è stato possibile far capire l'importanza di una «digitalizzazione di successo» alla maggioranza della popolazione. Le preoccupazioni sull'E-ID richiedono ora un'analisi approfondita. Occorrerà vedere quanto velocemente una nuova soluzione capace di ottenere il sostegno della maggioranza possa essere sviluppata e adottata.Nicolas Bürer, direttore esecutivo di Digitalswitzerland, ha fatto appello ai politici affinché riprendano in mano rapidamente il dossier. «Dobbiamo andare avanti nell'interesse di tutti e non perdere altro terreno a favore di altri paesi», si legge nella nota.
Delusione anche da parte di USAM: «Il No all'e-ID rappresenta un passo indietro per l'ulteriore sviluppo dell'e-government e della digitalizzazione». Respingendo la legge, gli oppositori non hanno guadagnato nulla, la Svizzera invece ha perso molto tempo nel processo di digitalizzazione. La Confederazione è già in ritardo rispetto ai paesi che hanno la propria e-ID da anni, afferma un comunicato. Ora c'è bisogno di «una nuova soluzione per regolare le condizioni quadro per l'introduzione dell'e-ID», perché questo è un elemento importante per l'innovazione nell'economia sempre più digitalizzata.
Lo Stato "non è bravo" a gestire la tecnologia - La bocciatura dell'identità elettronica è un segno di sfiducia della popolazione nelle grandi aziende, secondo la presidente del PLR Petra Gössi. Non è un voto generale contro l'E-ID e il risultato dimostra quanto sia importante la questione della sicurezza dei dati. Una soluzione "statale" però non sarà immediata. Durante la crisi pandemica, infatti, sono emersi problemi legati alle soluzioni informatiche gestite dallo stato, ad esempio per quanto riguardale vaccinazioni, ha detto Gössi a Blick TV. Anche la App Swisscovid «non funziona molto bene», ha aggiunto. Per questo lo stato non potrà proporre velocemente una nuova soluzione per l'identità elettronica.