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Riceviamo sempre più richieste riguardanti il rilascio d’informazioni da parte delle banche. Alcune banche richiedono a tal fine il pagamento di una tassa che supera nettamente i 300 franchi ammessi dalla legislazione sulla protezione dei dati.
Riceviamo sempre più richieste riguardanti il diritto d'accesso alle informazioni conformemente all'articolo 8 della legge federale sulla protezione dei dati (LPD). In particolare alcuni istituti finanziari sembrano non voler rispondere a queste richieste o a volerlo fare solo dietro versamento di una tassa elevata.
Il diritto d'accesso è il punto di partenza per l'applicazione di altri diritti relativi alla protezione dei dati come il diritto alla rettificazione, al blocco o alla cancellazione dei dati personali. Può essere limitato solo a condizioni molto precise. Se una banca limita l'accesso alle informazioni, deve comunicarne il motivo. Inoltre, essa si rende punibile se fornisce intenzionalmente informazioni errate o incomplete. L'accesso può ad esempio essere limitato se l'interessato agisce in modo abusivo. Nella DTF 138 II 425 il Tribunale federale ha posto restrizioni elevate all'accettazione dell'esercizio abusivo del diritto d'accesso. Sulla base di questa decisione una banca è stata obbligata a fornire informazioni anche se queste ultime non erano state richieste per motivi legati al diritto della personalità, ma per poterle fare valere eventualmente in seguito in un procedimento per responsabilità.
Sembra che ora alcuni istituti finanziari risolvano questo dilemma rilasciando informazioni solo a prezzi esorbitanti. L'importo che la LPD autorizza a chiedere poggia su una chiara base legale: il detentore dei dati, quindi la banca, può chiedere una partecipazione ai costi massima di 300 franchi. Al riguardo informiamo dunque gli interessati che possono inoltre far valere il loro diritto d'accesso alle informazioni dinanzi a un giudice civile.