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SAN GALLO - Dopo la ripresa sorprendentemente sostenuta dell'estate gli esperti di Raiffeisen sono un po' più ottimisti sull'andamento dell'economia svizzera nel 2020. Ma l'anno prossimo la crescita non dovrebbe più essere così vigorosa come previsto finora.
Stando a un comunicato odierno, quest'anno il prodotto interno lordo (PIL) dovrebbe contrarsi «solo» del 3,3%, a fronte del -5,0% da loro anticipato in giugno.
In estate l'economia elvetica aveva beneficiato inaspettatamente di un forte rimbalzo dopo lo shock dell'epidemia di coronavirus: tra luglio e settembre il PIL è salito del 7,2% rispetto al periodo aprile-giugno, quando sulla scia delle restrizioni dovute alla pandemia aveva subito un crollo record del 7,3%.
Con la ripresa nel terzo trimestre l'economia svizzera ha recuperato circa tre quarti delle perdite della prima metà dell'anno, con il PIL poco più di due punti percentuali al di sotto del livello di fine 2019.
Secondo gli economisti del gruppo bancario sangallese l'anno prossimo l'economia elvetica dovrebbe tornare a crescere. È attesa una progressione del 2,8%, molto meno del +4,3% pronosticato in giugno. Ciò «non basterà però a compensare completamente il contraccolpo subito quest'anno». La prosperità dell'economia svizzera dipende dall'evoluzione dell'epidemia; gli esperti prevedono che anche nel 2021 la congiuntura si sviluppi in maniera volubile.
Tutti i componenti del PIL - come consumi, investimenti, esportazioni e importazioni - risulteranno in territorio positivo. Eccezion fatta per le spese pubbliche nessuno di essi tornerà tuttavia ai livelli pre-crisi già nel 2021.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, la disoccupazione dovrebbe salire ancora lievemente. Raiffeisen si aspetta un tasso medio del 3,5% l'anno prossimo.
«Complessivamente, nel confronto con altri paesi, l'economia svizzera dovrebbe superare relativamente bene la crisi», viene affermato nella nota. Ciò è dovuto ad alcune peculiarità elvetiche: oltre ai crediti d'urgenza per il Covid anche la forte creazione di valore aggiunto da parte del settore farmaceutico ha evitato un crollo più marcato dell'industria.
Il commercio all'ingrosso, che contribuisce con oltre il 10% al valore aggiunto lordo complessivo, è stato sostenuto dal commercio di transito. «Come noto la Svizzera è un importante attore nel commercio internazionale di materie prime e altri beni», ricorda Raiffeisen. E «non da ultimo lo Stato aveva a disposizione i mezzi finanziari necessari per lanciare rapidamente misure di sostegno».