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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.- Il commercio elettronico "e-commerce" offre a molti soggetti economici nuove possibilità di sviluppo di attività aziendali. L'enorme rapidità dell'evoluzione nei settori della tecnologia d'informazione e di comunicazione ha reso possibile la creazione delle basi necessarie. Se nel 1991 Internet era utilizzato da circa 3 milioni di persone e il commercio tramite Internet era completamente sconosciuto, oggi il numero di utenti supera i 250 milioni. Di questi, circa un quarto effettua acquisti servendosi di siti commerciali. L'abolizione virtuale dei confini fra gli Stati, attuata grazie alle relazioni commerciali elettroniche, rappresenta un'autentica sfida per gli Stati nell'ambito internazionale. </p><p>2.- Nel settore della fiscalità dovrebbero essere adottati criteri che non ostacolino gli sviluppi di rapporti d'affari per via elettronica. La riscossione di nuove imposte o l'introduzione di un'imposta speciale riferita al commercio elettronico appaiono per il momento inopportune. È tuttavia ferma intenzione del Consiglio federale assicurarsi che le entrate necessarie al finanziamento del bilancio pubblico provengano anche in futuro dalla riscossione di imposte.</p><p></p><p>L'assenza dei confini virtuali del commercio elettronico rende indispensabile definire, attraverso condizioni quadro ampiamente sorrette a livello internazionale, i principi d'imposizione applicabili per questo sistema di rapporti d'affari. L'economia viene sollecitata a partecipare alla realizzazione di questo ampio e complesso processo ricognitivo e di studio. Le soluzioni individuali vanno evitate. Infatti, esse rischiano di pregiudicare la stabilità dei principi d'imposizione a livello internazionale e di rendere vano il processo di armonizzazione che è stato svolto in questo contesto durante decenni. La Svizzera sostiene quindi gli sforzi compiuti dal comitato per la fiscalità OCSE e da altri organi internazionali come AELS e UE nella creazione di condizioni quadro sul piano internazionale per l'imposizione del commercio elettronico. Le scadenze fissate dal gruppo di lavoro, istituito a tale scopo, confermano che i primi risultati concreti non potranno essere raggiunti prima del 2001. Da questi dati dipenderà - se, ed in caso affermativo - in quali settori del diritto nazionale si renderanno necessari lavori d'intervento a livello legislativo. Attualmente l'e-commerce non giustifica quindi ancora modifiche legislative.</p><p></p><p>3.- Il Consiglio federale è consapevole di questo potenziale ma anche dei rischi che comporta il commercio elettronico. Con decreto del 18 febbraio 1998 concernente la strategia per una società dell'informazione in Svizzera, il Consiglio federale ha deciso di istituire un gruppo di lavoro interdipartimentale denominato "Gruppo di coordinamento della società dell'informazione" (GCSI).</p><p></p><p>Il gruppo è stato incaricato di coordinare e coadiuvare le attività dei dipartimenti e degli Uffici e di presentare annualmente al Consiglio federale un rapporto sui suoi lavori, sullo stato della società dell'informazione in Svizzera, sull'attuazione della strategia e sul contesto internazionale. Il primo rapporto del gruppo di lavoro è del 14 aprile 1999 e vi figurano - oltre ad un'esauriente analisi della situazione - una concezione ed innumerevoli piani di azione nonché cataloghi di provvedimenti, fra cui il "Piano d'azione per il promovimento del commercio elettronico", che contiene anche misure nell'ambito della fiscalità. Questo piano d'azione rientra nella categoria degli obiettivi prioritari previsti dal GCSI che il Consiglio federale intende realizzare in ordine di precedenza in base al suo decreto del 2 luglio 1999.</p><p></p><p>4.- Le richieste della mozione sono quindi già soddisfatte.</p><p></p><p>Dichiarazione del Consiglio federale</p><p></p><p>Il Consiglio federale propone di togliere di ruolo la mozione in quanto l'obiettivo è realizzato.</p>