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ROMA - Uno strumento di lavoro indispensabile alla fisica delle particelle: è soprattutto questo la teoria delle interazioni forti formulata dai tre fisici americani premiati oggi con il Nobel. Sulla base di quella teoria, per esempio, funzionerà il Large Hadron Colider (LHC), il più grande acceleratore di particelle mai realizzato, in costruzione presso il Centro europeo di ricerche nucleari (CERN) di Ginevra e che entrerà in attività dal 2007.
"L'LHC è una macchina interamente fondata sulla teoria delle interazioni forti", ha osservato il direttore dell'Unità di Fisica teoria del CERN, Guido Altarelli. Sarà quindi grazie alla teoria formulata dai tre Nobel che macchine come l'LHC permetteranno di esplorare quella che i ricercatori chiamano la "nuova fisica", quella che studierà fenomeni ancora misteriosi, come la materia oscura e l'energia oscura: nonostante l'universo sia composto per la maggior parte da questi elementi (la materia visibile è solo una piccolissima parte), nessuno ne conosce ancora la natura.
Sempre al CERN, ha proseguito Altarelli, è stata verificata sperimentalmente la teoria delle interazioni forti. Il banco di prova era stato il LEP (Large Electron-Positron Collider), il primo grande acceleratore di particelle andato recentemente in pensione.
Il grande contributo dei tre fisici americani, ha proseguito Altarelli, è stata la formulazione della teoria delle interazioni forti, quelle che tengono uniti i componenti del nucleo degli atomi (protoni e neutroni), in particolare i quark. "La loro teoria - ha osservato - ha scoperto e dimostrato le proprietà fondamentali di queste interazioni".
La teoria ha spiegato, per esempio, perchè i nuclei sono ben legati al loro interno, mentre all'interno del protone i quark sembrano muoversi liberamente. In altre parole, i tre fisici hanno spiegato perchè "l'intensità delle forze si riduce quando le distanze sono molto piccole". È la cosiddetta cromodinamica quantistica: un campo di ricerca che non ha nulla a che vedere con i colori dell'ottica, ma chiamato così in riferimento alle otto cariche che prendono il nome dai tre colori che descrivono i quark: rossi, gialli e blu.