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BERNA - In occasione dell'apertura a Pechino del vertice sulla nuova Via della Seta cui parteciperà, il presidente della Confederazione Ueli Maurer difende il controverso megaprogetto cinese. I miliardi investiti a livello planetario faranno crescere l'economia mondiale, creando «lavoro e sicurezza», e «dove c'è benessere ci sono meno guerre», afferma in una intervista pubblicata oggi dalla "Neue Zürcher Zeitung".
Con questa iniziativa, la Cina fa certo «anche i propri interessi», riconosce il consigliere federale, che è anche ministro elvetico delle finanze. Li fa tuttavia allo stesso modo ogni potenza economica mondiale, aggiunge. A suo avviso, il progetto ha senso solo se non è unicamente economico, ma «aiuta a collegare le culture e a migliorare la reciproca comprensione».
Una quarantina di capi di Stato e di governo e altri rappresentanti di un centinaio di paesi sono attesi oggi e domani a Pechino per il secondo forum sulla Belt and Road Initiative (BRI), detta anche One Belt One Road, iniziativa lanciata dalla Cina per sviluppare una nuova Via della Seta verso l'Europa con corridoi terrestri e marittimi che passano anche per l'Asia settentrionale, meridionale e sudorientale toccando anche l'Africa.
Essa prevede la costruzione di porti, linee ferroviarie, aeroporti e parchi industriali per oltre 1000 miliardi di dollari. Gli scettici sottolineano i rischi di indebitamento per i paesi più poveri che beneficiano di prestiti, con il conseguente pericolo di un allineamento politico con il regime di Pechino.
Ueli Maurer, partito lunedì per la capitale cinese con rappresentanti degli ambienti dell'economia e della finanza elvetici, giudica legittime le critiche di Francia e Germania, come pure degli Stati Uniti, riguardo a questi progetti. «Ma la Svizzera è uno Stato neutrale e indipendente. Ci muoviamo nel modo che ci pare giusto».
«Va bene criticare», afferma il ministro UDC, «ma soltanto criticare non può mai essere una soluzione». A un dato momento, aggiunge, bisogna decidere se si vuole impedire uno sviluppo o se si vuole prendervi parte ed esercitare una propria influenza. «E io penso sia meglio partecipare e voler cambiare un progetto in un modo positivo».
Riguardo al paese ospite, Maurer dice di vedere «problemi in fatto di sostenibilità, diritti umani e protezione dell'ambiente. Ma la Cina si muove». Il governo di Pechino si rende ben conto di questi problemi, «naturalmente ne discutiamo». È però uno sviluppo a lungo termine, «che richiederà ancora parecchi decenni. Si sono tolte da 400 a 500 milioni di persone dalle povertà. Questo è un inizio».
In occasione del vertice è previsto che Svizzera e Cina firmino una dichiarazione d'intenti concernente la BRI. Questo memorandum ha per obiettivo di sviluppare la collaborazione fra i due Stati in materia di commercio, investimenti e finanziamento di progetti nei paesi situati lungo le nuove vie della seta.
Maurer afferma di aver «portato ai cinesi cinque principi svizzeri» per la BRI: «capitali privati per i progetti privati, responsabilità sociale, criteri verdi per la protezione dell'ambiente, trasparenza e gestione sostenibile del debito», affinché l'indebitamento «non vada oltre le possibilità future dei paesi interessati o li faccia addirittura cadere nella dipendenza».
Infine, il consigliere federale zurighese esorta a non attendersi troppo da questo vertice. «Non fisserei l'asticella troppo in alto». Per il momento, aggiunge, l'iniziativa cinese è soltanto «una grande idea», «il più grande progetto d'investimento del nostro secolo», che si sta però ora facendo «più concreto».