Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01249.jsonl.gz/200

I 16 ospedali che in Svizzera praticano operazioni a cuore aperto hanno adottato misure per aumentare la sicurezza dei loro pazienti. La decisione interviene dopo che, in singoli casi, erano state riscontrate infezioni, sfociate in malattie anni dopo l'intervento. Infezioni rare, probabilmente riconducibili all'utilizzo di un apparecchio impiegato negli interventi di cardiochirurgia, fanno sapere oggi l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e Swissmedic.
Le infezioni sarebbero intervenute dopo operazioni con impianto di dispositivi cardiaci e sarebbero dovute all'agente patogeno "Mycobacterium chimaera". Questo batterio è presente dappertutto in natura - anche nell'acqua potabile - ed è fondamentalmente innocuo. Tuttavia, in concomitanza con situazioni sfavorevoli che possono verificarsi in sala operatoria, è possibile che in singoli casi insorgano infezioni che possono sfociare, uno fino a due anni più tardi, in una grave malattia.
Si sospetta che la ragione del contagio sia da ricondurre alla contaminazione di apparecchi impiegati negli ospedali per regolare la temperatura del sangue durante le operazioni a cuore aperto, i cosiddetti apparecchi per ipotermia.
Questi apparecchi funzionano ad acqua potabile filtrata. Il batterio è stato riscontrato nell'acqua e nell'aria di scarico di tali apparecchi impiegati in diversi ospedali svizzeri. È probabile che durante alcuni interventi vi sia stata una trasmissione di questi germi. Tuttavia, l'esatta modalità di trasmissione non ha potuto ancora essere appurata, rileva l'UFSP.
Gli accertamenti effettuati hanno mostrato che questi apparecchi per ipotermia sono impiegati in tutti e 16 gli ospedali in cui si eseguono interventi cardiochirurgici. L'UFSP ha pertanto informato gli ospedali e, attraverso la Società Svizzera di Chirurgia Cardiotoracica, tutti i cardiochirurghi che vi lavorano. Tutti gli apparecchi saranno pertanto esaminati e verranno adottate misure urgenti volte a impedire l'insorgenza di infezioni in futuro.
Dal 2008, nei 16 centri di cardiochirurgia sparsi in tutta la Svizzera sono stati eseguiti circa 20 000 interventi a cuore aperto con impianto di dispositivi cardiaci, durante i quali sono stati impiegati apparecchi per ipotermia.
In base all'esperienza di Zurigo, si deve presumere che in Svizzera il batterio in questione abbia infettato fino a un massimo di 40 pazienti. Le infezioni che sopraggiungono dopo un'operazione portano a cambiamenti che sono rilevabili dai cardiologi nell'ambito dei normali controlli annuali.
Per qualsiasi preoccupazione, l'UFSP raccomanda ai pazienti cui è stata impiantata una valvola cardiaca artificiale o un dispositivo analogo di rivolgersi a questi specialisti. Sono stati identificati tutti i sei pazienti interessati finora noti, operati tra il 2008 e il 2012.