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I 26 cantoni svizzeri sono favorevoli ad un consolidamento degli accordi bilaterali esistenti con l'Unione europea (UE) e chiedono che l'adesione rimanga un'opzione a lungo termine.
In una presa di posizione sulla politica europea, la Conferenza dei governi cantonali (Cdc) si dice tuttavia scettica sull'eventualità di nuovi accordi bilaterali.
I governi cantonali sono unanimi nel ritenere che l'adesione debba essere considerata una possibilità a lungo termine, come afferma anche il Consiglio federale nel Rapporto sull'Europa 2006.
A corto e medio termine invece è materialmente e politicamente impossibile, sottolinea il consigliere di Stato vodese Jean-Claude Mermoud.
Attualmente la cooperazione bilaterale rimane il miglior mezzo per salvaguardare gli interessi della Svizzera, ha aggiunto il consigliere di stato zurighese Markus Notter.
Unanimità
Notter, presidente della Commissione Europa della Cdc, ha tracciato un bilancio globalmente positivo degli attuali accordi bilaterali.
Tutti i 26 governi cantonali sono favorevoli a un consolidamento delle intese concluse con Bruxelles, anche se esistono problemi di ordine materiale e istituzionale, ha spiegato Notter citando l'obbligo di adottare il diritto europeo considerato "una perdita di sovranità lampante".
Anche per questo i cantoni sono scettici su eventuali nuove trattative. A loro avviso, si potrebbero ipotizzare nuovi accordi "solo in caso di reale bisogno e se i nuovi testi non hanno conseguenze negative su quelli già esistenti". Anche l'idea di un accordo-quadro che raggruppi tutte le intese non ha riscosso favori.
I governi cantonali chiedono di essere maggiormente consultati dalla Confederazione e di poter partecipare attivamente allo sviluppo degli accordi bilaterali, ha detto il presidente della CdC Lorenz Bösch.
In particolare vogliono che Berna presti una particolare attenzione alle loro opinioni in caso di intese che tocchino le loro competenze.
Linea dura sulla fiscalità
Quanto alle disputa fiscale fra Berna e Bruxelles, i cantoni sostengono il Consiglio federale. Non prendiamo neppure in considerazione l'idea di cedere un centimetro della sovranità fiscale, ha aggiunto Bösch.
Rispetto alla presa di posizione del 2004, la Cdc ha ammorbidito la sua opinione riguardo alla politica europea.
Allora la maggioranza dei cantoni si era dichiarata scettica quando alla scelta della via bilaterale. Sull'adesione le opinioni erano divise: dodici erano favorevoli, otto contrari - almeno a medio termine - e cinque indecisi. Uno non si era espresso.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
1972: La Svizzera e la Comunità europea firmano un accordo di libero scambio.
1992: Berna deposita una domanda d'adesione all'Unione europea. Nello stesso anno il popolo rifiuta in votazione di entrare nello Spazio economico europeo.
2002: Entrata in vigore del primo pacchetto di accordi bilaterali conclusi con l'Unione europea.
2004: Berna e Bruxelles firmano il secondo pacchetto di accordi bilaterali .
In breve
La Svizzera prosegue la sua politica europea sulla via bilaterale. Le modalità concrete di tale cooperazione sono definite con l'UE tramite accordi bilaterali in determinati settori.
Dall'Accordo di libero scambio del 1972, la rete di accordi è stata ampliata continuamente in particolar modo con la conclusione degli Accordi bilaterali I e II.
Quest'ultimi consentono un accesso reciproco ed esteso al mercato di entrambe le parti e costituiscono le fondamenta di una stretta collaborazione nei settori della ricerca, della sicurezza, dell'asilo, dell'ambiente e della cultura.
Va comunque considerato che attualmente c'è un certo gelo nei rapporti tra l'Unione europea e la Svizzera, a causa della controversia sulla politica fiscale. E, in particolare, sui privilegi accordati da alcuni cantoni alle holding.