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CONSULENZA
LEGALE
Le chiavi del palazzo
Quante chiavi per la porta d’entrata? Una somma residua da pagare. Lo stipendio versato il 5 o 6 del mese successivo.
AVVOCATO
MICAELA ANTONINI LUVINIUlteriori informazioni qui: MICAELA ANTONINI LUVINI
La proprietaria del palazzo in cui abito ha smarrito le chiavi della porta d’entrata principale. Poi ha cambiato la serratura e mi ha dato una sola chiave - anni fa ho ricevuto tre chiavi - dicendo che le altre copie erano a carico mio. È giusto?
Non ci sono regole precise per quanto attiene al numero delle copie di chiavi che devono essere consegnate all’inquilino. Si tratta perlopiù di questioni che devono essere concordate tra le parti, tenendo conto che di solito almeno due chiavi andrebbero consegnate all’inquilino. Evidentemente la proprietaria ha il braccino corto. Provi ad insistere, sottolineando appunto il fatto che prima ne aveva a disposizione tre.
Mio padre nel 1996 pagò circa 2,400 franchi per l’allacciamento a una casa (ora mia). Nel 2014 ho chiamato un’azienda elettrica che ha provveduto all’allacciamento, lasciando scollegati i tre fili sul palo della luce in attesa che l’elettricista installasse il quadro. Nel novembre 2018 ho chiamato l’elettricista mentre l’azienda elettrica mi ha chiesto 3.800 franchi per l’allacciamento. Dopo avere mostrato l’estratto conto sui 2.400 franchi versati nel 1996, l’azienda è disposta a scontarmi tale somma, lasciandomi un preventivo ancora da pagare di 1.382 franchi, motivandolo con maggiori costi per rincaro. Poiché i 2.400 franchi versati in 22 anni hanno fruttato interessi per coprire il rincaro, posso chiedere di azzerare o ridurre i 1.382 franchi?
Chiedere è possibile, ottenere di azzerare l’importo non mi sembra un’ipotesi da prendere in considerazione. Sta di fatto che l’allacciamento non era stato completato a regola d’arte e quindi al momento attuale è necessario procedere ai lavori prospettati dall’azienda elettrica, che comunque sembra ben disposta, avendo accettato di scontare quanto pagato in precedenza.
Si può?
Lavoro in una ditta che mi paga regolarmente lo stipendio il 5 o il 6 del mese successivo. È lecito?
Di norma lo stipendio deve essere pagato entro fine mese (il 25), per permettere così al lavoratore di far fronte alle proprie spese mensili fisse (locazione, cassa malati ecc). Salvo casi eccezionali e giustificati, quindi, il lavoratore ha diritto di chiedere per fine mese il pagamento del salario. Se ciò non avvenisse, il datore di lavoro sarebbe in mora e violerebbe uno dei doveri imposti dalla legge. Con l’accordo del lavoratore, il salario mensile può essere pagato a una data diversa.
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