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Washington, Filadelfia, Miami, Seattle, Los Angeles e New York: decine di migliaia di americani hanno manifestato sabato negli Stati Uniti contro il razzismo e la brutalità della polizia. A Washington sotto un sole cocente, a volte fermandosi a mettere un ginocchio a terra, un’immensa folla si è radunata nei dintorni della Casa Bianca, ma anche attorno al Campidoglio e al memoriale di Lincoln.
Fu di fronte a questo imponente monumento che il pastore di Atlanta Martin Luther King, il 28 agosto 1963, al cospetto di quasi 250.000 persone, pronunciò la frase "I have a dream" in un discorso diventato poi un punto di riferimento nella lotta per i diritti civili. "Siamo tornati qui, con un nuovo messaggio di speranza", ha detto all’AFP Deniece Laurent-Mantey, afroamericano di 31 anni.
A differenza di questo movimento degli anni '60, o degli altri raduni che la capitale ospita, le manifestazioni di sabato non erano però incentrate su un evento o un discorso. L’appello a scendere in piazza è stato lanciato in questo caso da una decina di collettivi, alcuni dei quali formatisi spontaneamente sui social network dopo la morte di George Floyd ucciso 9 giorni fa dalla polizia di Minneapolis
Sulla recinzione eretta di fronte alla residenza di Donald Trump sono stati appesi i ritratti di George Floyd, Michael Brown, Trayvon Martin, Breonna Taylor, tutti afro-americani morti per mano della polizia americana negli ultimi anni. Dalla Casa Bianca, dove trascorre il fine settimana, Donald Trump ha intanto continuato la sua intensa attività su Twitter senza menzionare le dimostrazioni.