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«Non siamo ricattabili», ha affermato in un'intervista concessa a «Finanz und Wirtschaft» il ministro dell'economia Pascal Couchepin riferendosi al segreto bancario e alle pressioni dell'Unione europea.
Secondo il ministro dell'economia, per rafforzare la posizione della Svizzera di fronte all'Ue il popolo potrebbe anche essere chiamato a dire la sua.
Secondo la «SonntagsZeitung» che ha dato risalto alle parole di Couchepin, l'affermazione del ministro vallesano non sarebbe altro che la concretazione di una decisione presa all'interno del Consiglio federale favorevole ad una posizione più profilata sull'argomento, in contrapposizione a una strategia più contenuta, difesa dal ministro delle finanze Kaspar Villiger.
La settimana scorsa, ricorda ancora il settimanale, una delegazione di banchieri svizzeri si è recata a Bruxelles per illustrare la propria posizione sull'argomento. I banchieri ritengono che non sia necessario l'allentamento del segreto bancario per consentire lo scambio di informazioni che l'Unione vorrebbe applicare agli stati non membri circa i redditi da interessi dei capitali depositati, alfine di conservare la base fiscale dei singoli stati membri dell'Ue.
Cosa ne pensano i banchieri delle affermazioni di Couchepin? Per il presidente nominato dell'Associazione svizzera dei banchieri Urs Roth, scrive la SonntagsZeitung, il segreto bancario tocca due punti delicati: la protezione della sfera privata, argomento cui gli Svizzeri sembrano particolarmente sensibili, e la legge sulle banche, che regola il segreto bancario. Nel primo caso, ha precisato Roth, «se si tocca un principio così importante il popolo deve essere consultato». Inoltre, ha aggiunto, qualsiasi cambiamento della legge sulle banche «sottostà al referendum facoltativo».
Tenuto conto che il segreto bancario gode dell'appoggio della maggioranza degli svizzeri, «è quindi giusto mettere le carte in tavola», ha concluso Roth riferendosi alle parole del ministro vallesano.
Qual è l'opinione degli svizzeri sul segreto bancario? In base a dati pubblicati dal settimanale zurighese, se fino a qualche mese fa alla semplice richiesta se era giusto o meno per la Svizzera possedesse il segreto bancario, la maggioranza degli intervistati - il 77 per cento - aveva risposto affermativamente, un'inchiesta svolta dal settimanale «Cash» poco tempo fa aveva messo in evidenza che il 60 per cento delle persone giudicava non conveniente proteggere gli evasori fiscali.
Di fronte a questi risultati, ha affermato Roth, dobbiamo fare del nostro meglio per guadagnarci la fiducia del popolo «escogitando strategie credibili nella lotta contro la criminalità». A suo parere, se l'Ue intende preservare la propria base fiscale, «perché è di questo che si tratta - ha puntualizzato Roth - un allentamento del segreto bancario non è indispensabile. Per soddisfare le richieste di Bruxelles basterebbe completare le disposizioni sull'imposta preventiva «con un'imposta alla fonte».
Nel giugno scorso, il ministro delle finanze Kaspar Villiger aveva proposto il suo modello di tassazione di questi capitali. Secondo i risultati del vertice di Feria (Portogallo), i Quindici si sono prefissi di assicurare la tassazione dei redditi dei risparmi dei cittadini residenti in un altro Stato dell'Unione grazie a scambi automatici di informazioni. Essi invitavano altresì i paesi terzi, fra cui la Svizzera, ad applicare «misure equivalenti».
Per Villiger, il sistema elvetico del prelievo alla fonte tramite l'imposta preventiva al tasso del 35 per cento non è identico, ma equivalente al modello comunitario. La Svizzera, aveva detto il ministro, ha sempre preferito tale soluzione allo scambio di informazioni. Egli aveva proposto diverse misure per scoraggiare l'evasione fiscale tra cui il prelievo di un'imposta del 10 per cento sugli interessi degli investimenti in capitale da parte di stranieri.
swissinfo e agenzie
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