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Roma
Storia di Roma Il primo re etrusco: Tarquinio Prisco
di Carlo Riatema
del 29/04/2015
Lucio Tarquinio, nato a Tarquinia da un ricco mercante, esule dalla Grecia, e da una nobildonna etrusca, sebbene molto ricco e con una cultura che spaziava dalla filosofia alla storia, dalla matematica alle scienze, non avendo la possibilità di fare carriera politica nella città etrusca perché figlio di un greco, fu consigliato dalla moglie Tanaquill di trasferirsi a Roma. Qui, anche grazie alle sue ricchezze, alla sua cultura e all’affabilità, si creò una catena di amicizie importanti tanto che il re Anco Marzio ne restò affascinato e lo volle suo consigliere e poi come tutore dei suoi figli.
Come abbiamo già raccontato nel numero precedente dell’Eco, Lucio Tarquinio, alla morte di Anco Marzio nel 616, fu eletto quinto re di Roma e regnò per 38 anni fino al 579 a.C.
Tito Livio dice di lui che “Fu il primo che per farsi eleggere re pronunciò un discorso per assicurarsi l’appoggio della plebe”. C’è da premettere pertanto che durante il regno di Anco Marzio ci furono molti conflitti tra Roma e le popolazioni vicine e queste operazioni belliche crearono un’economia di guerra che favorì soprattutto gli abitanti di Roma di origine etrusca, costituita, per la maggior parte, da artigiani e mercanti. Ci fu quindi un fiorire di botteghe di armieri, fabbri, falegnami, ecc. e le famiglie etrusche accumularono sostanziose ricchezze. Esse però appartenevano alla classe dei plebei che, sebbene formata da persone libere, come lo erano i patrizi, non avevano potere politico. Pertanto, quando venne il momento di eleggere il nuovo re, Tarquinio Prisco approfittò dei contrasti fra senatori Sabini e senatori Latini che non poterono indicare un loro candidato e chiese il sostegno a queste facoltose famiglie della plebe promettendo loro più autorità nell’ambito politico.
Il nuovo re, che prese il nome di Tarquinio Prisco, non deluse le loro aspettative e per ottenere maggiori consensi alla sua politica di conquiste territoriali creò l’istituzione dei “Patres Minores Gentium” , che comprendeva un gruppo di famiglie facoltose, per la maggior parte etrusche, che aggiunse a quelle già esistenti dei “Patres Gentium” e “Patres Familiarum”. Inoltre raddoppiò il numero dei Senatori portandoli da 100 a 200, scegliendoli tra i “Patres Minorem Gentium” e rafforzò l’esercito con elementi etruschi nominando 300 nuovi Cavalieri che affiancò ai 300 già esistenti.
Tarquinio Prisco fu un re guerriero. Egli estese il dominio di Roma verso sud, con una serie di vittorie ai danni della Lega Latina e, successivamente, verso est, combattendo contro i sabini stanziati tra il Tevere e l’Aniene. Con questi successi ottenne il controllo delle più importanti vie commerciali, come quella verso la Campania. Agli abitanti delle città che si arresero senza combattere venne concessa la cittadinanza romana mentre le città che si opposero furono saccheggiate e distrutte e i loro abitanti fatti schiavi.
Con le ricchezze conquistate durante queste guerre Tarquinio Prisco realizzò opere pubbliche di notevole utilità come la “Cloaca Maxima” (cioè le fogne), la bonifica dell’area acquitrinosa intorno al Foro, che urbanizzò lottizzando il terreno, ripartendolo fra i privati, perché vi costruissero edifici in muratura come si usava già in Etruria. Fece lastricare le strade e il Foro (cioè la piazza principale della città) e diede inizio alla costruzione di una nuova cinta muraria della città e del tempio di Giove Capitolino. Costruì la sua reggia sul colle Palatino con vista sul Foro e realizzò il Tempio di Veste e la Casa delle Vestali, comunicanti con la reggia. A lui si deve anche la costruzione del Circo Massimo dove organizzò spettacoli pubblici come le corse dei cavalli, gare di pugilato, recite e giochi stabili.
Il dominio del re etrusco influenzò anche la cultura romana che subì sostanziali cambiamenti. In ambito religioso diede più importanza ai riti greco-etruschi e riunì i diversi culti che si praticavano nei templi delle città latine in un Pantheon (che non è quello attuale) chiamato “La Stanza degli Dei”.
Cambiarono anche la moda e i costumi dei romani. Le donne adottarono la moda etrusca con abiti colorati e veli ricamati e si adornavano con gioielli di pregiata oreficeria. Nell’ambito regale si deve a Tarquinio Prisco l’introduzione dei simboli del potere come lo scettro, la toga purpurea, la sedia curulis (uno scanno a forma di sella) e ristabilì il rito del trionfo, che era il massimo onore che veniva tributato al vincitore di un’importante impresa militare.
Tutte queste innovazioni, oltre che a cambiare il volto della città, alterarono il costume di vita dei romani e fu il motivo dell’ostilità verso Tarquinio Prisco da parte di un gruppo di Senatori che si ritenevano depositari dell’antica tradizione e poco propensi a rinunciare al loro diritto di controllo sul re. Ma essi non avevano la forza per contrastare la politica del re che aveva l’appoggio della maggior parte della popolazione romana. L’unico mezzo che aveva questo gruppo di senatori era quello di organizzare una congiura per uccidere il re.
L’occasione si presentò quando Tarquinio Prisco indicò come suo successore Servio Tullio, figlio di una schiava, che, secondo il racconto di Tito Livio, da bambino fu protagonista di un prodigio: mentre dormiva il suo capo fu circondato da una brillante e innocua fiamma. La regina Tanaquill vide in questo prodigio un futuro glorioso per quel bambino e provvide alla sua educazione. Divenuto adulto Servio Tullio sposò la figlia del re e, come abbiamo già detto, Tarquinio Prisco lo designò suo successore. Fu per questo motivo che il figlio maggiore di Anco Marzio, aspirante al trono che riteneva gli fosse stato usurpato da Tarquinio Prisco, assieme ad un gruppo di senatori organizzò un complotto, affidando l’uccisione del re a due sicari. Tarquinio Prisco venne ucciso, ma la colta e ambiziosa moglie Tanaquill riuscì a tenere nascosta la notizia dicendo invece che il re era rimasto ferito e che, in attesa della sua guarigione, Servio Tullio sarebbe stato il reggente. Tre giorni dopo, ristabilitasi la calma, Servio Tullio comunicò al popolo la morte del re dichiarando che Tarquinio Prisco lo aveva nominato suo successore. Egli fu il primo re di Roma ad ereditare il trono senza venire eletto.
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