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La Svizzera non esporterà armi nei paesi teatro di conflitti interni. Il Consiglio federale ha infatti deciso mercoledì di non procedere alla revisione dell'ordinanza sul materiale bellico.
- RG 18.30 del 31.10.2018: la corrispondenza di Gian Paolo Driussi
In un comunicato, il Governo spiega che la riforma non gode più dell'appoggio politico necessario, in particolare nelle Commissioni della politica di sicurezza. Insistere sulla riforma potrebbe poi "avere effetti controproducenti per l'attuale prassi di autorizzazione delle esportazioni". L'intento era quello di adeguare a quelli di altri Stati europei comparabili i criteri di autorizzazione.
In un’intervista apparsa oggi su 24 Heures e La Tribune de Genève, il ministro dell’economia Johan Schneider-Amman aveva già annunciato che avrebbe chiesto all’Esecutivo di aspettare prima di agire riguardo alla prospettata liberalizzazione dell'ordinanza sul materiale bellico.
L'ordinanza sul materiale bellico vieta attualmente l'esportazione se il paese di destinazione è coinvolto in un conflitto armato interno o internazionale. Il Consiglio federale, anche sulla scia delle pressioni dell'industria elvetica dell'armamento, puntava quindi a concedere un permesso di esportazione se non vi è motivo di credere che il materiale bellico sarà utilizzato in un conflitto armato interno. La deroga non sarebbe in ogni caso stata applicata, secondo quanto più volte affermato dall'Esecutivo, ai paesi devastati dalla guerra civile, come lo Yemen o la Siria.
Le esportazioni di materiale bellico nel 2017
Nell'intervista rilasciata ai giornali romandi, Schneider-Ammann aveva tuttavia dichiarato che "è necessario aspettare prima di agire" nella prospettata liberalizzazione, sottolineando il ruolo giocato dalla pressione esterna in questo frangente. "
ATS/ludoC