Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/226406

<h2>SubmittedText<h2><p>Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall'Europa alla Siria non contribuiscono alla destabilizzazione del regime, loro obiettivo principale.</p><p>Le sanzioni comminate dagli Stati Uniti, rafforzate a giugno 2020, sembrano al contrario aumentare la fame, la povertà e la sofferenza che affliggono la popolazione, oltre a generare una maggiore dipendenza del regime siriano dall'Iran e dalla Russia. Da alcuni mesi le organizzazioni umanitarie attirano l'attenzione sul fatto che, mentre le sanzioni stanno danneggiando principalmente la società civile e impedendo la ricostruzione, il regime ingiusto del presidente Bashar al-Assad è riuscito a consolidare ulteriormente la sua posizione.</p><p>Generalmente le sanzioni imposte ai regimi dittatoriali non si ripercuotono sugli oppressori ma sugli oppressi, che vedono diminuire le proprie aspettative di vita, come ha confermato un recente studio.</p><p>Sulla base di quanto finora descritto, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande.</p><p>1. Come valuta il Consiglio federale l'efficacia delle sanzioni attualmente imposte alla Siria dai Paesi occidentali e in particolare dagli Stati Uniti?</p><p>2. La Svizzera si impegna attivamente per promuovere la revoca delle sanzioni?</p><p>3. Il Consiglio federale ritiene che le sanzioni imposte alla Siria dai Paesi occidentali aumentino la dipendenza di Assad dall'Iran e dalla Russia?</p><p>4. Il consigliere federale Parmelin ha ricevuto la lettera di Christian Solidarity International, ONG con sede in Svizzera, e ha intenzione, in quanto presidente della Confederazione, di confrontarsi con il presidente americano Joe Biden a questo proposito?</p><p>5. In che modo la Svizzera e l'Unione europea si impegnano per attenuare la catastrofe umanitaria in Siria, alimentata tra l'altro dalle sanzioni controproducenti imposte dai Paesi occidentali?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1,2,4: il 18 maggio 2011, il Consiglio federale ha emanato delle misure contro la Siria, allineandosi così alle sanzioni imposte dall'Unione europea dopo lo scoppio del conflitto. Visto il deterioramento della situazione nel Paese e l'aumento delle gravi violazioni nei confronti dei diritti umani, in particolare della violenta repressione della popolazione civile ad opera delle forze armate e delle forze di sicurezza siriane, l'8 giugno 2012 il Consiglio federale ha deciso di rafforzare tali misure, seguendo l'esempio dell'Unione europea. Da allora, restando sempre in linea con l'UE, le misure hanno subito modifiche puntuali a più riprese. Nel momento in cui il Consiglio federale decide se riprendere o meno le sanzioni imposte dall'Unione europea, soppesa tutta una serie di interessi orientandosi in particolare a criteri di politica estera, di politica economica esterna e di diritto. Le ragioni che hanno portato all'adozione e all'adattamento delle misure imposte dalla Svizzera sono quindi molteplici e tuttora attuali.</p><p>Per quanto riguarda le misure imposte da Stati terzi quali gli Stati Uniti, i servizi competenti dell'Amministrazione federale seguono da vicino la loro evoluzione. Ciononostante, non è compito della Svizzera valutare il modo in cui altri governi portano avanti la politica relativa alle sanzioni, la quale è prerogativa di ogni singolo Stato.</p><p>Il Presidente della Confederazione Guy Parmelin ha ricevuto la lettera di Christian Solidarity International (CSI), alla quale ha risposto il 15 febbraio 2021, esprimendo la grande preoccupazione della Svizzera in rapporto alla situazione siriana e in particolare alle condizioni umanitarie in cui versa la maggior parte della popolazione, definendole allarmanti. Ormai da qualche anno consapevole di questa situazione, la Svizzera contribuisce a livello internazionale e multilaterale a sottolineare l'importanza di ridurre al minimo tutte le conseguenze involontarie che le sanzioni potrebbero scatenare soprattutto in ambito umanitario e in relazione alla popolazione civile in un contesto già di per sé complicato.</p><p>Il nostro Paese si impegna inoltre a garantire che i beni di prima necessità quali i generi alimentari e i medicamenti non siano per principio coinvolti dalle misure di coercizione che adotta, dalle quali è esclusa anche la fornitura di aiuti umanitari; a questo proposito prevede, se necessario, la possibilità di deroghe.</p><p>3: il consolidamento dei legami di lunga data tra la Siria e la Russia e tra la Siria e l'Iran avvenuto a partire dal 2011, in particolare la decisione della Russia di intervenire militarmente a partire dal 2015 su richiesta del governo siriano, è dovuto soprattutto all'evoluzione della situazione militare sul suo territorio. Ci sono comunque altri fattori che giocano un ruolo di primo piano a questo proposito, prime fra tutti la situazione di isolamento diplomatico che caratterizza il governo siriano dall'inizio del conflitto e le misure adottate dai Paesi occidentali.</p><p>5: la Svizzera ha risposto e continua a rispondere alla crisi siriana con il più grande impegno umanitario mai profuso nella sua storia. Dal 2011 il nostro Paese ha devoluto più di 520 milioni di franchi svizzeri alle vittime della crisi, fondi con i quali la Svizzera cerca di rispondere ai bisogni umanitari e di contribuire alla resilienza della popolazione in Siria e nei Paesi confinanti (Libano, Giordania, Turchia, Iraq).</p><p>Per il 2021 sono stati messi a disposizione 60 milioni di franchi svizzeri per rispondere a questa emergenza. La Svizzera s'impegna inoltre in favore di una pace duratura in Siria: sostiene i processi di pace dell'ONU e il coinvolgimento della società siriana nelle negoziazioni e nella lotta contro l'impunità.</p>  Risposta del Consiglio federale.