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Nei primi nove mesi dell'anno la Svizzera ha esportato meno materiale da guerra rispetto allo stesso periodo del 2014. Il calo delle vendite è particolarmente significativo nei paesi vicini, indica una nota odierna dell'Amministrazione federale delle dogane (AFD).
In controtendenza l'export verso l'India, la Romania e il Sudafrica.
Da gennaio a settembre, l'industria svizzera degli armamenti ha esportato beni per 314 milioni di franchi, 30 milioni in meno su base annua. La maggiore contrazione dell'export è stata registrata verso la Germania, che ha acquistato armi per 84,5 milioni di franchi, 33 milioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2014.
Cali importanti hanno riguardato anche l'Italia (-14 milioni), la Francia (-7,5 milioni), la Svezia (-7 milioni) e la Spagna (-4,5 milioni). Degna di nota anche la contrazione delle vendite di armi verso il Bahrein (-11,3 milioni), mentre le esportazioni in Arabia Saudita sono cresciute, passando da 3 milioni di franchi a 5,5 milioni.
La diminuzione in Europa è stata parzialmente compensata in paesi come l'India, passata in un anno da una spesa di 300'000 franchi a 26,1 milioni, la Romania e il Sudafrica, verso i quali le esportazioni di materiale bellico sono cresciute di 12 milioni di franchi.
Il maggiore importatore di materiale da guerra svizzero resta comunque sempre la Germania, davanti all'Indonesia e all'India. Seguono gli Stati Uniti, l'Italia, la Gran Bretagna, il Brasile e il Sudafrica.
Quest'anno non sono state esportate armi in Ucraina, mentre ne sono state vendute in Russia per 2100 franchi. Secondo la Segreteria di Stato per l'economia (SECO) si tratta di materiale destinato all'uso privato.
In una nota diffusa stamane, il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) ha nuovamente criticato la Confederazione per opacità e carenze nei controlli e chiesto l'introduzione di un divieto definitivo di esportazione di armi svizzere.
SDA-ATS