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Chi visita le rovine del castello di Mesocco noterà ai piedi delle mura, a destra del sentiero, una lapide dedicata a Gaspare Boelini:
ALL’OMBRA DELL’EROE
GASPARE BOELINI
DI PATRIO ZELO
VITTIMA GENEROSA
XVI AGOSTO MCXXV
I POSTERI RICONOSCENTI
P.
La lapide in memoria di Gaspare Boelini posata nel 1837.
Quasi tutti i Mesolcinesi hanno sentito parlare della figura eroica e leggendaria del Boelini che nel 1525 sarebbe stato fatto precipitare dalla rocca dal Trivulzio, perché in qualità di cancelliere della Valle esigeva il riscatto dei diritti signorili sulla Mesolcina; in seguito al brutale assassinio, i Mesolcinesi sarebbero poi insorti, distruggendo il castello e conquistando così la loro indipendenza. Ancora oggi, molti continuano a credere che la figura pur leggendaria del Boelini abbia qualche verosimiglianza con le vicende relative all’emancipazione della Valle dalla signoria dei Trivulzio.
In realtà, più che di leggenda bisognerebbe parlare di una mistificazione storiografica. Un’operazione di cui si conoscono da tempo le tappe e i modi.
Cominciamo con i dati storici. I Trivulzio rinunciarono ai loro diritti sulla Mesolcina nel 1549, mediante un contratto sottoscritto a Mendrisio con i delegati della Valle. La distruzione del castello di Mesocco era invece avvenuta nel 1526 su ordine delle Leghe, che ritenevano la misura utile dal punto di vista strategico, e non ebbe a che vedere con un presunto sollevamento popolare contro il dominio feudale. Inoltre, non si è trovata traccia di alcun Gaspare tra i Boelini (o Bovollini o Bovolino), vissuti a Mesocco in quei tempi. Nel 1525 non esisteva nemmeno la carica di Cancelliere che l’immaginario eroe avrebbe ricoperto in Valle.
Le rovine del castello di Mesocco in un’incisione del 1723 (Johann Jacob Scheuchzer).
Vediamo ora come il presunto eroe “defenestrato” è stato inventato. Nei documenti relativi alle controversie con la famiglia Trivulzio, proseguite anche dopo il 1549, si menziona il caso del notaio Gaspare del Negro, fatto giustiziare dal Trivulzio nel 1482 senza regolare processo; l’evento viene però situato nel 1513 e fatto seguire da un intervento delle Leghe contro il Trivulzio. Un altro dato storico fu l’uccisione nel 1531 a Cantù (provincia di Como) di Martino Bovollini, di Mesocco, notaio e poeta, inviato dalle Leghe in missione presso la corte ducale di Milano; l’assassinio non è però legato alle controversie tra i Trivulzio e i Mesolcinesi. In un documento del 1774, relativo alla revisione degli Statuti vallerani, il malcapitato fatto uccidere senza processo dal Trivulzio diventa il notaio Gaspare Bovolino, probabile (con)fusione tra i due episodi ricordati.
A questo punto, o per meglio dire sessant’anni più tardi, entra in scena colui che darà dignità storica all’immaginaria vicenda di Gaspare Boelini. Si tratta di Giovanni Antonio a Marca (1787-1858), ufficiale mercenario e storiografo, autore del noto Compendio storico della Valle Mesolcina, pubblicato nel 1834 e poi in una seconda edizione “corretta e ampliata” nel 1838. Per la penna dell’a Marca, la morte di Boelini viene legata alle trattative per l’emancipazione della Mesolcina dalla signoria dei Trivulzio, e spostata nel 1525 per farla coincidere con la distruzione del castello.
Ritratto di Giovanni Antonio a Marca.
Si legge nel “Compendio” che il Trivulzio aveva dapprima acconsentito a cedere il castello e i suoi privilegi, ma che in seguito “pentitosi della vendita fatta, fece chiamare nella sua residenza Gaspare Boelini di Mesocco Cancelliere della Mesolcina, constringendolo con minaccie a segnare in nome della Valle l’annullazione di tal vendita; ma il Boelini con eroica opposizione si rifiutò, per cui fu crudelmente gettato da un merlo del castello ... preferendo egli di morire piuttosto di tradire i suoi concittadini”. Ciò avrebbe provocato la vendetta dei Mesolcinesi “dimandando da prima una pronta assistenza della Lega, la quale sentendo le lagnanze e le giuste domande della Mesolcina, ordinò immediatamente il bando al detto Trivulzio e la demolizione del castello di Mesocco ... ciocchè con giubilo ed unanimemente seguì al 24 di quell’Agosto dietro il convenuto segnale del tocco delle campane”.
Tra le due edizioni del Compendio, nel 1837, fu posata, per iniziativa dell’a Marca medesimo, la lapide “o memoria all’Eroe della nostra Patria Gaspare Boelini”, come si evince dai protocolli del comune di Mesocco: “la Comune à incombenzato il sudeto Sig. Cap. Antonio a-Marca di far fare tal lapida o memoria come esso crederà più opportuno a spesa della Comune”.
La lapide commemorativa e il “Compendio”, a lungo l’unica storia della Mesolcina, contribuirono così a divulgare come vere le gesta di Boelini. Resta da chiedersi che cosa spinse Giovanni Antonio a Marca a concedersi tale libertà con i fatti storici e a inventare l’epopea di Gaspare Boelini. A questo proposito possiamo soltanto formulare qualche ipotesi verosimile. Probabilmente la volontà di conferire alle vicende della Mesolcina tratti eroici e drammatici, tali da segnare profondamente l’immaginario popolare. Il Boelini diventava così un misto tra Guglielmo Tell e Winkelried.
Scorcio delle mura del castello di Mesocco dopo l’ultimo restauro.
Una spiegazione più circostanziata chiama in causa l’indole ultra conservatrice dell’a Marca stesso, in un periodo – quello chiamato in Svizzera della Rigenerazione (1830-1848) – che vede affermarsi i principi liberali e democratici, ereditati dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione francese. L’autore voleva così dimostrare che i Mesolcinesi non avevano avuto bisogno di queste idee moderne, e a suo giudizio perniciose, per conquistare la propria libertà: avevano preso la loro Bastiglia (il castello di Mesocco) qualche secolo prima, grazie anche all’eroico sacrificio dell’inesistente Boelini.
Bibliografia sommaria
Giovanni Antonio a Marca, Compendio storico della Valle Mesolcina, Lugano, 1838 [il testo è consultabile e scaricabile gratuitamente all’indirizzo http://books.google.ch/books?hl=it
].
Savina Tagliabue, La signoria dei Trivulzio in Valle Mesolcina, Rheinwald e Safiental, Lugano 1996 [ristampa in facsimile di un volume del 1927].
Aurelio Ciocco, “Quando venne distrutto il castello di Mesocco?”, Quaderni grigionitaliani, 46 (1977), p. 43-48.
“Castello di Mesocco passato e futuro”, Quaderni grigionitaliani, 2, 2010, p. 123-252.