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BELLINZONA - Il processo cominciato lo scorso 8 gennaio contro 13 presunti fiancheggiatori della guerriglia tamil nello Sri Lanka è ripreso stamane davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona, dopo una pausa di due settimane.
Nella mattinata la procuratrice federale Juliette Noto e gli avvocati della difesa si sono ancora affrontati sugli ultimi mezzi di prova richiesti dalle difesa stessa. Questa voleva in particolare che fossero ascoltanti due poliziotti vodesi che erano intervenuti all'inizio dell'inchiesta 8 anni fa. Ha inoltre chiesto come mai manchino nel fascicolo i verbali degli ascolti telefonici riguardanti il World Tamil Coordinating Committee (WTCC), considerato dall'accusa come una organizzazione di copertura in rappresentanza dei guerriglieri delle Tigri di liberazione dell'Eelam tamil (LTTE) che si battevano nello Sri Lanka contro l'esercito di Colombo.
La procuratrice si è opposta alle richieste della difesa. Juliette Noto ha ricordato che il WTCC aveva cessato l'attività dieci giorni dopo l'apertura dell'inchiesta e che ascolti telefonici non avevano dunque senso. "Non ci sono stati neppure ascolti segreti, poiché la base legale per simili provvedimenti esiste solo dall'anno scorso", ha detto la procuratrice, che si appresta alla requisitoria.
Le accuse contro i 13 imputati - 12 tamil e un tedesco - vanno dal sostegno o partecipazione a un'organizzazione criminale alla truffa, dall'estorsione alla falsità in documenti, fino al riciclaggio di denaro. Secondo l'atto d'accusa, le attività illecite avrebbero consentito di raccogliere, tra la comunità tamil in esilio circa 15 milioni di franchi tramite un sistema sofisticato di crediti al consumo.