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<h2>SubmittedText<h2><p>Le donne fuggite ed emigrate restano fino ad oggi spesso invisibili agli occhi del pubblico. Questo nonostante gran parte delle lavoratrici in Svizzera siano migranti. Senza di loro parti importanti dell'economia sarebbero paralizzate. Particolare attenzione va rivolta alle strutture discriminatorie in cui sono imprigionate le migranti, discriminate su più piani. Hanno lasciato il loro Paese d'origine a causa della povertà portata da un'economia globalizzata, della guerra o della violenza di cui sono state vittime oppure per raggiungere i loro mariti in Svizzera. Spesso i diplomi e le formazioni delle migranti provenienti da Paesi terzi non sono riconosciuti in Svizzera, il che le confina spesso a svolgere lavori in campo domestico o nell'assistenza sanitaria. Si occupano di bambini, anziani, economie domestiche oppure operano nel settore del lavoro sessuale. Svolgono un'attività invisibile: mal pagata, non riconosciuta né apprezzata. In alcuni casi si pretende siano disponibili 24 ore al giorno, talvolta non dispongono di un permesso di soggiorno. Inoltre, non hanno pieno accesso al sistema giuridico, poiché il timore di un'eventuale espulsione non le abbandona mai. Questa situazione deve cambiare.</p><p>Prego pertanto il Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti. </p><p>1. In che misura l'attuale situazione delle migranti viola gli articoli 7 (Dignità umana) e 8 (Uguaglianza giuridica) della Costituzione federale? Che contromisure intende adottare il Consiglio federale?</p><p>2. È disposto a riconoscere in linea di massima i diplomi e le formazioni delle migranti provenienti da Paesi terzi? È disposto a colmare le evidenti lacune formative con un corrispondente programma formativo a poco prezzo o gratuito?</p><p>3. In che modo può ovviare al fatto che le migranti che svolgono determinate attività professionali non fruiscano di alcuna limitazione del tempo di lavoro né ricevano uno stipendio minimo che garantisca loro il minimo esistenziale?</p><p>4. È disposto ad eliminare gli ostacoli esistenti per le migranti nell'accesso al sistema giuridico? In caso affermativo, con quali misure e mezzi?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La protezione e il rispetto della dignità umana, il principio dell'uguaglianza giuridica e il divieto di discriminazione sono garanzie individuali centrali; tutelano tutte le persone in Svizzera da ingerenze statali nei diritti fondamentali. Del resto, la Costituzione federale e, beninteso, gli atti legislativi applicabili garantiscono già che ogni persona può esigere che la sua causa sia giudicata da un'autorità giudiziaria (cfr. art. 29a Cost.). Gli interessati dispongono dunque di strumenti per opporsi a ingerenze nei loro diritti fondamentali. I programmi cantonali d'integrazione prevedono inoltre consultori per la protezione dalla discriminazione, che all'occorrenza forniscono informazioni in merito alle possibilità giuridiche esistenti.</p><p>2. L'ordinanza sulla formazione professionale (art. 69a OFPr; RS 412.101) e l'ordinanza concernente la legge sulla promozione e sul coordinamento del settore universitario svizzero (art. 55 O-LPSU; RS 414.201) disciplinano le condizioni per il riconoscimento dei diplomi esteri di cittadini di Stati terzi. Possono anche essere previsti provvedimenti atti a compensare le differenze tra il titolo estero e il titolo svizzero (esame di idoneità, ciclo di formazione di adeguamento; art. 56 O-LPSU). Nel fissare i costi occorre rispettare il principio di proporzionalità. L'esame individuale dei fascicoli permette di colmare determinate lacune anche tramite l'esercizio accompagnato e retribuito della professione. L'istituzione di programmi formativi generali per tutte le professioni è sproporzionata e poco efficiente. Peraltro, solo poche professioni sono regolamentate, ossia esigono obbligatoriamente il possesso di un determinato diploma per l'accesso al mercato del lavoro. La grande maggioranza delle professioni può essere esercitata senza procedura di riconoscimento.</p><p>Nel quadro del progetto pilota della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) "Sfruttare il potenziale dei migranti", che si concluderà nell'autunno 2019, si sta esaminando come rendere possibile un'integrazione professionale a persone ammesse provvisoriamente e rifugiati riconosciuti grazie all'esperienza professionale acquisita nel Paese di provenienza.</p><p>3. Per tutelare i lavoratori, i settori di attività citati nell'interpellanza sottostanno a diverse normative (in particolare le disposizioni obbligatorie del Codice delle obbligazioni, la legge contro il lavoro nero, la legge sui lavoratori distaccati nonché i contratti normali cantonali di lavoro per il lavoro domestico). I problemi citati dall'autrice dell'interpellanza riguardano tutti i lavoratori in questi settori a prescindere dalla loro cittadinanza. Negli ultimi anni il Consiglio federale ha adottato diverse misure per migliorare le condizioni di lavoro nei settori a basso reddito e nel settore informale. Nel 2010 ha infatti emanato un contratto normale di lavoro (CNL) nazionale con salari minimi vincolanti per gli impiegati domestici. Ha inoltre incaricato il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) di sostenere i Cantoni nell'elaborazione di un CNL modello per l'assistenza 24 ore al giorno di persone anziane in economie domestiche private e di stilare a metà 2019 un pertinente rapporto. La Svizzera ha parimenti ratificato la Convenzione n. 189 dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici (RS 0.822.728.9), secondo la quale occorre adottare misure per garantire che i lavoratori domestici siano informati in maniera facilmente comprensibile in merito alle loro condizioni d'impiego. </p><p>4. La situazione giuridica delle persone residenti illegalmente (sans papiers) è attualmente esaminata in adempimento del postulato della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale 18.3381, "Per un'ampia analisi della problematica dei sans papiers", del 14 aprile 2018. L'esame riguarda in particolare anche l'accesso alle assicurazioni sociali e possibili soluzioni. L'adozione del rapporto del Consiglio federale è prevista per metà 2020.</p>  Risposta del Consiglio federale.