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ZIBALDONE 6
L’entusiasmo degli organi di informazione europei (e di buona parte dei personaggi politici che contano in questo nostro martoriato continente) che ha accompagnato la campagna elettorale del 2008 di Barack Obama e l’ondata di giubilo che seguì all’elezione del 4 novembre 2008 furono e restano per me incomprensibili o, per dir meglio, spiegabili solo come una delle tante manifestazioni della stupidità umana, nota anche come sola cosa che possa dare all’essere umano, suo depositario, un’idea dell’infinito. Il colmo fu poi raggiunto, nel 2009, con l’attribuzione a Obama, da parte di un comitato norvegese di vegliardi disorientati ma politicamente corretti, del premio Nobel della Pace. Una mostruosità tale da degradare il Premio Nobel stesso al rango di banale e servile certificato di ossequiosa compiacenza.
Adesso, e da parecchio tempo, la popolarità di Obama, poveretto, è in caduta libera, e mi dispiace perché in fin dei conti è una persona naturalmente simpatica. Purtroppo una qualità che non basta per reggere la carica di uomo più potente del mondo.
Nel 2009 Obama aveva iniziato la sua carriera presidenziale con un tasso di approvazione da parte dei suoi concittadini del 70%. L’ultimo sondaggio di fine ottobre 2013 (Nbc/Wall Street Journal) lo dà al 42%, con un calo di 5 punti in un solo mese (effetto dell’infausto proclama unilaterale dell’aggressione alla Siria che ha poi dovuto rimangiarsi). I giudizi negativi sono invece saliti, per la prima volta dal 2009, a più del 50%, esattamente al 51%, sempre secondo il suddetto sondaggio.
Scandalo dell’Irs (agenzia delle tasse contro i Tea Party), figuraccia con le rivelazioni di Snowden sullo spionaggio di capi di Stato “amici”, gestione traballante del problema siriano, indebitamento magnifico e progressivo con una Fed che continua a buttare sul mercato 85 mrd al mese di dollari di carta straccia (e fanno 1’020 mrd all’anno, un 1’020 che per strana coincidenza coincide con la somma in euro prestata nel luglio 2012 da Draghi alle maggiori banche europee per farsi i propri affari a scapito dei comuni mortali e delle loro casse pensioni) ma soprattutto il decollo disastroso del grandioso progetto obamiano di dare a tutti i cittadini USA la possibilità di cure sanitarie adeguate ai tempi (Obamacare) sono le cause principali del declino presidenziale. Declino che è poi da accostare al guadagno di prestigio internazionale di cui godono i presidenti russo e cinese.
Nel campo energetico invece, grazie alle nuove tecnologie estrattive di gas e petrolio, gli USA hanno oramai raggiunto l’autosufficienza. Ma Obama nel 2009 aveva ricevuto dal Congresso a maggioranza democratica 900 mrd per stimolare le energie “alternative”, ovverossia rinnovabili, abattendo nel contempo la disoccupazione, allora del 7%, ma adesso al 7,2%. Con 2 mrd furono sovvenzionate imprese di pannelli solari. Nel 2011 è fallita la Solyndra, 535 mio buttati alle ortiche e 1’000 disoccupati, adesso la Abound Solar di Longmont: 400 mio al vento, 1’500 senza lavoro. Sono, quasi sovrapponibili e con buona pace dei “verdognoli”, le esperienze fatte dalla Germania che, stando a “Der Spiegel”, tra eolico e solare ha buttato 100 mrd di euro per dover constatare che alternativo non significa economicamente e neppure ecologicamente sostenibile.
Ultima notizia apparsa sulla stampa, al momento non verificabile: l’Egitto, in fatto di armamenti dai tempi dei faraoni (si fa per dire) legato al carro statunitense starebbe adesso trattando anche con Putin. E l’Arabia Saudita, con il suo clan al potere di oltre 30’000 re, sceicchi e emiri con mogli e figliolanza arci o semplici miliardari, irritata dall’apertura di Obama e Kerry all’Iran, tratterebbe con il Pakistan l’acquisto di armi atomiche.
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Ascoltato, sabato 16 novembre, l’intervento di Berlusconi alla rifondazione di “Forza Italia”: una cosa incredibile, da lasciarmi ammirato e ancor più meravigliato: 1 ora e mezzo a braccio, senza un tentennamento o un minimo blackout mnemonico, spaziando su tutti i problemi attuali di un’Italia in profonda crisi, da parte di un 77enne che dovrebbe essere ampiamente morto di stress, delusioni, denigrazioni e chiare persecuzioni giudiziarie. Ognuno pensi quel che vuole, ma Berlusconi, malgrado le intemperanze e scemenze del tipo bunga-bunga, sovrasta tutti gli altri politici italiani, Napolitano compreso, di almeno 4 spanne.
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Saltare sul carro del (presunto) vincitore o abbandonare la nave che sta per affondare può essere considerato lo sport nazionale degli italiani in genere e dei loro politici in particolare.
Angelino Alfano, che da 3 anni pronosticavo come solo successore papabile di Berlusconi e che fino al 15 novembre 2013 anche ammiravo, ha deciso, con i 4 colleghi PdL di governo e una trentina o poco più di senatori la fondazione di “Nuova destra”, tanto nuova quanto fondata da autentici culi di pietra. Una decisione “dolorosa e amarissima”, presa sotto la spinta della ragion di stato.
Su una decisione “dolorosa e amarissima” incombe sempre il sospetto di almeno una venatura di inconscio masochismo. E inoltrarsi su un nuovo percorso politico (tra)vestito da Giuda non può essere foriero di buona sorte. Messi sulla bilancia, Angelino e i suoi accoliti non arrivano alla centesima parte del peso politico del solo Berlusconi. Anche i vari Follini, Casini e soprattutto Fini, credevano di avere statura e consistenza nazionale quando non erano altro che piume partitiche al vento. La realtà elettorale li ha poi richiamati sulla terra. Fini, maggior Giuda della destra italiana degli ultimi decenni, tenta adesso di risalire a galla dimenandosi nella melma che è il suo habitat naturale. Spero che gli italiani lo lascino dove sta. Al povero Angelino auguro, ma non di cuore, di non finire a fargli compagnia.
Gianfranco Soldati