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Crescono le difficoltà per la conferenza umanitaria a Ginevra sull'Iraq: gli USA non parteciperanno, Unione europea e Croce Rossa internazionale rimangono scettiche.
Ma Micheline Calmy-Rey difende il suo operato e gli svizzeri sembrano sostenerla.
Ormai la decisione è definitiva: gli Stati Uniti non parteciperanno alla conferenza umanitaria organizzata dalla Svizzera per il 15 e 16 febbraio a Ginevra, ha dichiarato la portavoce del ministero degli esteri USA, Amanda Batt, al settimanale NZZ am Sonntag.
La notizia è stata confermata a swissinfo da Louis Fintor, portavoce del Dipartimento di Stato americano. Secondo Fintor, gli Stati Uniti non vedono l'interesse di questa conferenza dal momento che diverse agenzie umanitarie dell'ONU hanno già preparato scenari d'emergenze per l'aiuto all'Iraq.
Già venerdì la ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey, iniziatrice della conferenza, aveva ammesso che gli USA erano poco propensi a partecipare. Ma allora la decisione statunitense non era ancora definitiva.
Scettico nei confronti della conferenza è anche il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR). "In fondo non abbiamo bisogno di un simile incontro", ha detto la portavoce Antonella Notari alla NZZ am Sonntag.
Quanto all'Unione europea, la Grecia, presidente di turno dell'UE, ha fatto sapere di dover ancora consultare gli stati membri prima di una decisione definitiva.
"La Svizzera non ha perduto credibilità"
Nonostante le difficoltà, Micheline Calmy-Rey difende il suo operato, in un'intervista pubblicata domenica da Le Matin Dimanche.
La Svizzera, secondo la ministra degli esteri, non avrebbe perduto credibilità a livello internazionale con l'annuncio, da molti ritenuto precipitoso e arrischiato, della Conferenza umanitaria sull'Iraq. Al contrario: la posizione umanitaria del paese ci avrebbe guadagnato.
Calmy-Rey ammette comunque che avrebbe dovuto informare meglio i suoi colleghi di governo.
«Sappiamo che la nostra volontà di trasparenza ci avrebbe fatto correre dei rischi e ci avrebbe obbligati a spiegare pubblicamente quale opzioni siano state ritenute e quali scartate. Continuo a ritenere che si tratti del metodo giusto per destreggiarsi in una crisi di questo tipo», afferma la Calmy-Rey.
Critiche in campo borghese
La nuova responsabile del Dipartimento degli affari esteri (DFAE) aveva annunciato l'organizzazione dell'incontro umanitario, in programma il 15 e il 16 febbraio, prima che gli inviti ufficiali fossero spediti ai partecipanti e prima ancora di averne parlato al resto del Consiglio federale. Il suo atteggiamento aveva suscitato ampie critiche in campo borghese.
Su questo punto la Calmy-Rey ammette le proprie colpe, riconoscendo che avrebbe potuto informare meglio i suoi colleghi di governo. «Ma globalmente la collaborazione funziona bene e, soprattutto, siamo tutti d'accordo sulla posizione della Svizzera di fronte a questa crisi», afferma.
«Sono cosciente di essermi esposta pericolosamente in senso politico, ma sono pronta ad assumere le mie responsabilità: non mi nascondo dietro all'amministrazione. Capisco comunque che i miei colleghi abbiano paura di vedermi correre rischi e che mi invitino alla prudenza».
Svizzeri con Calmy-Rey, secondo un sondaggio
Secondo un sondaggio commissionato dal settimanale dimanche.ch e realizzato dall'istituto Isopublic presso 607 svizzeri tra il 5 e l'8 febbraio, la nuova ministra degli esteri godrebbe tuttavia del sostegno di un'ampia maggioranza.
Circa l'80% degli intervistati si sono espressi in maniera positiva sull'idea di organizzare una conferenza umanitaria sull'Iraq a Ginevra. Il 53% approva lo stile di "diplomazia pubblica" adottata da Micheline Clmy-Rey.
swissinfo e agenzie