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Sport - 25.08.2012
Lance Armstrong si vede revocare i suoi sette titoli al Tour de France e viene radiato a vita dal ciclismo professionale. L’americano ha infatti rinunciato a proseguire la sua battaglia giudiziaria contro l’Agenzia americana antidoping (USADA), il cui direttore generale, Travis Tygard, ha dichiarato giovedì sera che ad Armstrong verranno cancellati tutti i suoi risultati dal 1. agosto 1998. «È un giorno triste per tutti coloro che amano lo sport e i nostri atleti», ha spiegato. Anche il presidente dell’agenzia mondiale antidoping (AMA) John Fahey è intervenuto ieri dicendosi dispiaciuto del fatto che Armstrong non si volesse più difendere pubblicamente davanti a un tribunale. «Avrei preferito che le accuse, le insinuazioni e le voci che si sono rincorse negli anni fossero esaminate da un tribunale in un’udienza pubblica, nel contesto di una procedura giusta», ha sottolineato Fahey alla radio australiana ABC, ammettendo però che la decisione del corridore americano suoni fortemente come un’ammissione di colpa.
Facendo un passo indietro, l’agenzia antidoping americana aveva accusato il texano di aver fatto uso di sostanze dopanti fra il 1999 e il 2005, e Armstrong ha deciso di arrendersi dopo che il tribunale di Austin ha respinto il suo ricordo contro l’USADA, lasciando di fatto campo libero al prosieguo dell’inchiesta. Secondo Tygard «si tratta di un chiaro ed struggente esempio che la cultura del “vincere a tutti i costi”, se fuori controllo, più macchiare la competizione sana e onesta. Questo è un appello per tutti gli atleti puliti, affinché ci sia la speranza che le generazioni future possano gareggiare senza l’uso di droghe che migliorano le prestazioni sportive». Poco prima, Armstrong aveva spiegato su twitter che rinunciava alla sua lotta contro l’USADA per concentrare i suoi sforzi sulla sua fondazione. «Oggi volto pagina – ha scritto – Non mi occuperò più di questa questione date le circostanze. Mi dedicherò al lavoro che ho cominciato prima ancora di vincere il Tour de France, ovvero aiutare le persone e le famiglie colpite dal cancro».
Ritiratosi dal ciclismo da un anno, Lance Armstrong si era rivolto al tribunale federale texano per tentare di bloccare l’inchiesta dell’USADA, facendo leva sul fatto che l’agenzia antidoping non fosse competente in materia di inchiesta e denunciando il mancato rispetto dei suoi diritti costituzionali. EPO, steoridi e trasfusioni sanguigne: queste le sostanze e i procedimenti vietati che il corridore americano avrebbe utilizzato dal 1986, ma lo stesso Armstrong, pur continuando a negare, si era detto stanco di dar seguito alla sua battaglia giudiziaria che gli stava provocando eccessivo stress, andando a toccare la sua salute fisica e la propria sfera personale e professionale. «Nella vita di ogni uomo ci sono momenti in cui bisogna dire che “quando è troppo è troppo”. Per me questo momento è arrivato. Il fardello che tutto ciò rappresenta per la mia famiglia e il mio lavoro per la fondazione, mi ha portato a dove sono oggi, dove tutto finisce senza senso».
Nell’epoca moderna, due corridori hanno vinto il Tour de France dopo uno scandalo di doping: lo spagnolo Oscar Pereiro (nominato vincitore dopo la squalifica di Floyd Landis nel 2006) e il lussemburghese Andy Schleck, che si è visto proiettare sul gradino più alto del podio della Grande Boucle del 2010 a seguito della sanzione inflitta allo spagnolo Alberto Contador. Tuttavia, nel caso di Armstrong la situazione sembrerebbe essere più che caotica: nelle edizioni del 2001, 2002 e 2003 il secondo classificato fu il tedesco Jan Ulrich, anch’esso squalificato per doping per l’affare Puerto e privato recentemente del suo terzo posto al Tour del 2005. Secondo nel 1999 si piazzò invece il sangallese Alex Zülle, che però fu coinvolto nel caso Festina scoppiato nel 1998. E, come se non bastasse, nel 1995 dietro ad Armstrong finì Ivan Basso, pure lui invischiato nell’inchiesta Puerto. Insomma, un effetto a catena che, come in gara, può cadere o rompersi, stavolta senza possibilità di riparare...