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Indice
Non Pago di Leggere
Contro il prestito bibliotecario a pagamento!
|Una direttiva europea impone la remunerazione degli autori per il prestito bibliotecario. Da quest'anno, lo Stato italiano paga 3 milioni di euro per il pagamento dei diritti d'autore di libri che prendiamo in prestito nelle biblioteche pubbliche…
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<A name="sezione0">Il testo</A>
No Pago di LeggereSommario
- <A href="#sezione0">prologo</A>
- <A href="#sezione1">la direttiva</A>
- <A href="#sezione2">1994-2003</A>
- <A href="#sezione3">2004 - prime reazioni</A>
- <A href="#sezione4">2004-2006</A>
- <A href="#sezione5">autori</A>
- <A href="#sezione6">fine 2006-oggi</A>
- <A href="#sezione7">finale</A>
Prologo
Secondo una direttiva europea, gli autori godono di un diritto di prestito esclusivo, che significa che hanno la facoltà di autorizzare o vietare il prestito pubblico delle loro opere. E per il prestito bibliotecario, hanno il diritto ad una remunerazione.
La direttiva è stata accettata da tutti i paesi europei. La discussione (se c'è mai stata) è chiusa. Ad ogni singolo paese rimane solo la possibilità di scegliere chi, come e quanto dovrà pagare.
Dopo la condanna della Corte di giustizia europea, l'Italia ha deciso di stanziare un fondo per compensare gli autori per il prestito bibliotecario; fondo che sarà gestito dalla SIAE.
Dunque per i libri che prendiamo in prestito nelle biblioteche pubbliche, da quest'anno, lo stato italiano, cioè noi, paga 3 milioni di euro. Ma sono in molti a non essere d'accordo: biblioteche e lettori, ma anche molti autori. E non contestano solo la decisione del governo italiano. Ma la logica della direttiva.
Ma partiamo dall'inizio...
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la direttiva
Nel 1992, con lo scopo di armonizzare le diverse legislazioni, la comunità europea approva all'unanimità una direttiva che obbliga gli stati membri a introdurre il diritto di prestito esclusivo.
La logica di questo diritto è che se qualcuno prende in prestito un libro beneficia gratuitamente del lavoro di un autore. Dunque la legge riconosce all'autore il diritto di decidere se la sua opera può essere data in prestito e a quali condizioni.
Chiaramente una tale misura, da sola, renderebbe la vita impossibile alle biblioteche, che dovrebbero richiedere ad ogni singolo autore il permesso di prestare le sue opere. Allora la direttiva da il permesso agli Stati di derogare a tale diritto esclusivo "a condizione che almeno gli autori ricevano una remunerazione per tale prestito". Che detto in altro modo significa che lo Stato può permettere alle biblioteche di prestare libri, senza richiedere un’autorizzazione, ma per questo gli autori devono essere comunque risarciti.
La direttiva impone la remunerazione degli autori, ma non dice chi deve pagare e quanto, decisioni che vengono lasciate ad ogni singolo stato. Ma dato che chi ha fatto la legge si rende perlomeno conto che questo diritto di prestito pubblico rischia di trasformarsi in un divieto di prestito pubblico, introduce anche una piccola clausola da usare con moderazione.
La direttiva permette ad ogni singolo Stato di esentare alcune (solo alcune) istituzioni dal versamento della remunerazione. In parole povere, uno stato può decidere di permettere, ad esempio alle biblioteche scolastiche, di dare in prestito dei libri senza pagare niente all'autore.
Cerchiamo di semplificare al massimo, e riassumiamo i 3 passaggi:
1) agli autori viene concesso il diritto esclusivo di scegliere se e come concedere il prestito pubblico;
2) lo Stato può togliere agli autori questo diritto esclusivo a favore delle biblioteche, ma solo in cambio di una remunerazione;
3) alcune istituzioni pubbliche, e ripeto, solo alcune, possono essere esentate dalla remunerazione.
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1994-2003
Tutti i paesi della comunità europea dovevano adeguarsi alla direttiva entro il 1° luglio 1994. In Italia, con un piccolo ritardo tollerabile, il diritto di prestito pubblico viene introdotto il 16 novembre 1994.
E la Commissione è contenta perché “In Italia, paese nel quale non v'era alcun Diritto di Prestito Pubblico prima della direttiva, è stato introdotto un diritto esclusivo di prestito (...) per gli autori e gli esecutori/interpreti."
E la remunerazione? La Commissione non si rende conto che gli italiani hanno trovato un astuto modo per lasciare tutto come prima. Infatti oltre all'articolo 18 bis, viene introdotto anche l'articolo 69 che di fatto esenta non alcune, ma tutte le biblioteche pubbliche, non solo dal dover richiedere l'autorizzazione, ma anche dal pagamento della remunerazione!
Solo nel settembre 2002 (otto anni dopo!) la Commissione si sveglia e controlla come ogni singolo stato ha recepito la Direttiva. E della anomalia italiana se ne rende conto subito:
“se uno Stato membro esonerasse tutte le biblioteche pubbliche dal pagamento della remunerazione esso escluderebbe la maggior parte degli istituti di prestito dall’applicazione del Diritto di Prestito Pubblico. Una situazione del genere sarebbe contraria alle intenzioni del legislatore comunitario.”
In parole povere: l'Italia ha interpretato un po' troppo liberamente la direttiva e dunque non l'ha rispettata.
24 aprile 2003: gli uffici della Commissione richiedono all'Italia informazioni relativamente al recepimento della direttiva.
15 ottobre 2003: Le autorità italiane (6 mesi dopo) richiedono un mese per rispondere.
13 novembre 2003: La Commissione accoglie tale richiesta.
19 dicembre 2003: Non ricevendo alcuna risposta, la Commissione invia alla Repubblica italiana una lettera di diffida.
16 gennaio 2004: la Commissione europea avvia un procedimento di infrazione nei confronti dell’Italia (e di Spagna, Francia, Irlanda, Lussemburgo e Portogallo).
La Commissione fa sul serio: se i paesi non si mettono in regola rischiano delle multe salatissime.
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2004 - prime reazioni
La reazione all'apertura della procedura è immediata. In Spagna, "El Pais" pubblica la lettera di 32 bibliotecari contrari all'introduzione del prestito a pagamento nelle biblioteche spagnole. In Italia la protesta parte dalla biblioteca di Cologno Monzese e dall'associazione Bibl'aria, che si mettono subito in contatto con i colleghi spagnoli. Si innesca una reazione a catena incredibile per rivendicare la gratuità del prestito.
Con il patrocinio dell'Associazione italiana biblioteche, il 21 febbraio, a Cologno Monzese, si tiene una giornata di discussione, in collegamento con il convegno spagnolo a Guadalajara. Parte così la campagna denominata "Non pago di leggere" e inizia la raccolta firme per il manifesto contro l'introduzione del prestito a pagamento e la raccolta per l'appello al commissario europeo dell'epoca: Romano Prodi.
"Signor Presidente, ci rivolgiamo a Lei perché la Commissione non assuma in materia una visione ottusamente burocratica. Non sappiamo a quale idea di Europa risponda l'intenzione di introdurre il pagamento di una tariffa per il servizio di prestito: certo non a un'idea di Europa della libertà e della promozione della cultura."
La prospettiva che più spaventa è la possibile introduzione di un ticket sul prestito, a carico del lettore o della biblioteca. Ma in ogni caso questo ticket avrebbe una conseguenza nefasta sulle già risicate finanze delle biblioteche italiane, con conseguenze disastrose per la promozione della cultura.
Le biblioteche sono fondamentali per lo sviluppo e il mantenimento di una società democratica: garantiscono ai cittadini l'accesso libero e senza limiti, anche ai meno abbienti, alla cultura, scienza e l'educazione (essenziali per la democrazia!); invogliano, (soprattutto i giovani) alla lettura; assicurano la diffusione, la conservazione e l'accessibilità delle opere di tutti i tipi, e non lo fanno a scopo di lucro!
Ma chi è a favore della direttiva? Qualcuno a favore c'è, anche se non è facile trovarlo:
Ivan Cecchini, Consigliere di Amministrazione della SIAE e direttore dell’Associazione Italiana Editori (AIE): “Esiste una legge europea e l’Italia non può rifiutarsi di applicarla; d’altra parte soltanto per quanto riguarda i libri si pensa ad un’utilizzazione gratuita”.
Alessandro Occhipinti del Sindacato Nazionale Scrittori (SNS): "è indispensabile che l’utente sia preservato, ma il diritto a leggere non deve ricadere sul diritto degli autori, occorre, infatti, ricordare che molti scrittori vivono del diritto d’autore".
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2004-2006
Intanto in parlamento arriva un disegno di legge che propone l'introduzione di un ticket di 50 centesimi a libro, a carico del lettore. I soldi però dovrebbero restare su un fondo gestito da ogni singola biblioteca utilizzabile esclusivamente per l'acquisto di nuovi libri. Quindi un pagamento indiretto del diritto d'autore per autori ed editori, che però incrementerebbe il patrimonio librario. Le categorie meno abbienti verrebbero esentate dal pagamento del ticket.
Lo stesso giorno, alla Camera, un'interrogazione chiede al Governo di opporsi all'introduzione di questo ticket. Pochi giorni dopo, al Senato, un'altra interrogazione chiede al Governo di attivarsi anche a livello europeo per correggere la direttiva.
Il 24 marzo 2004 le autorità italiane inviano una mail alla Commissione per una richiesta di informazioni supplementari.
Il 23 di aprile, giornata mondiale del libro e del diritto d'autore proclamata dall'Unesco, viene dedicata dai bibliotecari italiani e spagnoli al tema del prestito a pagamento. Si organizzano iniziative e campagne di sensibilizzazione in molte biblioteche. Intanto in Spagna i bibliotecari realizzano una catena umana che circonda la biblioteca nazionale a Madrid.
Il 13 maggio, nuova interrogazione al Senato: il Governo intervenga presso la Commissione Europea in considerazione anche del fatto che l'Italia è uno dei paesi europei con la percentuale di lettori più bassa d'Europa.
Il 1 luglio, alla quarta interrogazione, il Governo spiega che l'Italia non potrà evitare di adeguarsi alla direttiva europea ma sta cercando una soluzione che non gravi sull’utente finale e sulle biblioteche.
Il problema però evidente è dove reperire i soldi e anche le Regioni sono candidate a contribuire... La Commissione da all'Italia due mesi di tempo per mettersi in regola. Due mesi dopo, il Governo italiano promette che in un prossimo futuro si metterà in regola.
Intanto più di 38.000 firme all'appello vengono recapitate al Presidente della Commissione Europea alle quali si aggiungono diverse interrogazioni di eurodeputati italiani e non solo. La Commissione europea risponde:
1) La direttiva è stata adottata all’unanimità;
2) la remunerazione è già di per sé una deroga al diritto esclusivo degli autori sulle loro opere;
3) la direttiva non dice che la remunerazione debba essere a carico dei lettori o delle biblioteche, può anche essere a carico dello Stato.
4) la direttiva non verrà modificata, ma anzi, verrà fatta rispettare!
E visto che l'Italia non fa sapere più niente, la Commissione la deferisce alla Corte di Giustizia.
Piccola parentesi, nel 2005, per la Commissione europea, solo i Paesi Bassi erano veramente in regola con la direttiva...
23 aprile 2005: Giornata Mondiale del libro e del diritto d'autore. Manifestazioni in Italia e Spagna a favore del prestito bibliotecario gratuito. La campagna italiana è sempre guidata dalla biblioteca di Cologno Monzese, con l'appoggio dell'Associazione Italiana Bibliotecari.
7 novembre 2005: più di 53 mila firme del Manifesto in favore del prestito gratuito vengono consegnate simbolicamente alle autorità di governo.
10 aprile 2006: cambio di Governo;
9 luglio 2006: l'Italia vince i Mondiali;
21 ottobre 2006: arriva la sentenza della Corte di giustizia. (suono)
La Commissione rimprovera alla Repubblica italiana di avere esentato dall'obbligo di remunerazione tutte le istituzioni per il prestito pubblico. Tale esenzione eccede i limiti previsti dalla direttiva. Per questo motivo la Repubblica italiana è condannata alle spese.
A questo punto il rischio di pesanti sanzioni è estremamente concreto. E allora il nuovo governo decide di inserire nella finanziaria un fondo di 3 milioni di euro per il diritto di prestito pubblico di tutte le biblioteche escluse quelle universitarie e scolastiche.
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autori
Il “prestito bibliotecario” finalmente è stato regolamentato, dice il Sindacato Nazionale degli scrittori, che aggiunge: dubbi desta sicuramente questa esclusione delle biblioteche universitarie e delle scuole di ogni ordine e grado. Tale eccezione è in linea con la Direttiva europea? Quella qui prevista ci appare, ai nostri occhi, eccessiva. Tutti d'accordo?
"Gli autori di questo libro difendono la gratuità del prestito bibliotecario e sono contrari a norme o direttive che, monetarizzando tale servizio, limitino l'accesso alla cultura. Gli autori e l'editore rinunciano a riscuotere eventuali royalties derivanti dal prestito bibliotecario di quest'opera." Questa è la dicitura che il collettivo bolognese Wu Ming introduce nei suoi libri dal 2004.
All'opposto, in Colombia, nel 2005, la casa editrice "Random House Mondadori" che pubblica il libro "Memoria delle mie puttane tristi" di Gabriel Garcia Marquez contiene una dicitura che proibisce il noleggio o il prestito pubblico dell’opera. E scoppia la polemica. La casa editrice dice che la dicitura serve per adeguarsi alla direttiva europea, mentre Marquez si schiera dalla parte dei lettori.
E dalla penisola iberica un premio Nobel si attiva per la campagna: José Saramago, insieme ad una lunga fila di colleghi scrittori. Ma in Italia anche il nostro premio Nobel è sceso in campo!
Dario Fo: “Siamo nella logica del profitto ad ogni costo. La cosa che subito ha cattivo odore, è il fatto che hanno cercato naturalmente subito di coinvolgere gli autori dicendo ‘lo facciamo per voi!’ (…) È una delle azioni mancanti di civiltà che proprio non ci si aspettava dall’Europa in questo momento.”
“Che Noi, per il fatto che i nostri libri si possano leggere gratuitamente nelle biblioteche, perdiamo acquirenti, è una pura bugia. In realtà, il prestito gratuito è già un compenso, molto più interessante di quei pochi spiccioli. Le biblioteche fanno conoscere i nostri libri, li promuovono, organizzano e sostengono gruppi di lettura, seminari, laboratori, conferenze, incontri, mostre, ecc. Le biblioteche permettono che i nostri libri rimangano in circolazione per anni, quando nelle librerie - nel migliore dei casi - durano soltanto alcuni mesi. tutte attività a nostro diretto vantaggio, oltre che dei nostri editori.”
Ma in questo modo il discorso sembra essere solo una questione di danno o beneficio, mentre si perde di vista l'aspetto più rilevante, che è quello culturale.
Le biblioteche sono nate per svolgere una funzione di raccoglitore di conoscenza e sono state fondamentali per lo sviluppo della nostra cultura. La grande conquista dovrebbe essere quella di dare a tutti i mezzi per accedere alla cultura e alla conoscenza, che è un diritto irrinunciabile di ogni individuo lontano dall'essere applicato.
Davvero vogliamo insistere sulla strada della mercificazione di ogni cosa? Introdurremo un giorno una legge per obbligare i figli a remunerare i genitori per aver loro insegnato a camminare?
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fine 2006-oggi
Intanto a fine 2006, la direttiva 100/92 è abrogata! Vuoi vedere che a Bruxelles hanno capito? Macché, la direttiva del '92 è sostituita da un'altra praticamente identica, la 2006/115.
E la Commissione inizia a prendere di mira anche i Paesi scandinavi, che in precedenza erano stati presi a modello!
E anche la Spagna, condannata dalla Corte di Giustizia insieme all'Italia, a fine marzo 2007 si mette in regola con la direttiva. E quali le reazioni?
TV spagnola: “Questa mattina, la commissione della cultura del congresso, ha dato il via libera al canone per il prestito bibliotecario. Si tasserà con 20 centesimi ogni libro acquistato dalla biblioteca per metterlo a disposizione dei lettori. Ovvero da oggi, i titolari dei diritti d’autore incasseranno due volte: per la vendita dei loro libri e per il loro uso nelle biblioteche.
CEDRO considera che questo è molto positivo per la difesa del diritto d’autore. Si tratta di accreditare all’autore una somma per l’uso che si fa dei suoi libri in biblioteca.
Il canone, io credo, è ad esclusivo beneficio della società di gestione dei diritti, e di nessun altro. Agli autori che vendono molto non occorre un canone sul prestito perché hanno già risolto la loro vita economica, mentre gli autori che vendono poco, scompariranno dalle biblioteche con molta probabilità, perché le biblioteche perderanno in potere d’acquisto e non potranno comprare i libri degli autori meno conosciuti.
Non ci dimentichiamo che il denaro pubblico è denaro dei cittadini. Alla fine, se l’istituzione da cui dipende la biblioteca deve pagare per prestare un libro, è l’utente che sta pagando.”
Gli spagnoli non si arrendono e lanciano una grande campagna di raccolta firme a livello europeo. L'obiettivo è quello di raggiungere un milione di firme entro il 23 aprile 2008!
In Italia la raccolta sarà gestita dalla biblioteca di Cologno Monzese, e sul sito della campagna è possibile scaricare i formulari per le firme!
C'è bisogno di tutti per difendere il diritto di accedere liberamente alla cultura!
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finale
Ma immaginiamoci per un attimo che questa brutta direttiva venga cancellata: - visto che è essenziale incoraggiare i nuovi autori, perché senza autori non esistono i libri;
- visto che è importante sostenere editori e librai, perché permettono la trasmissione della cultura;
- visto che è necessario in questo paese promuovere la sana abitudine alla lettura;
- visto che le biblioteche questo lo fanno tutti i giorni;
- visto che il governo italiano ha comunque stabilito un fondo di 3 milioni di euro...
non sarebbe logico destinare quel fondo alle biblioteche, per l’acquisto di nuovi libri?
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