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Centoventi aliquote giornaliere di 60 franchi, sospese condizionalmente per due anni. È la pena che è stata inflitta martedì sera all'ex funzionario del DSS finito alla sbarra per coazione sessuale e violenze carnali ripetute.
Il 59enne è stato condannato per un singolo episodio di coazione sessuale. L'uomo dovrà anche versare una somma di 1'000 franchi per torto morale all'unica vittima per cui è stata provata la coazione. Cadute invece le altre imputazioni, non perché le vittime non siano state giudicate credibili, ma poiché i reati sono in parte risultati prescritti, oppure i fatti non costituivano i reati che gli venivano imputati.
I fatti contestati risalgono al periodo tra il 2004 e il 2007; a quei tempi lavorava per il Dipartimento sanità e socialità, per il quale si occupava di attività giovanili. È in quest’ambito che conobbe alcune ragazze - una 17enne, una neomaggiorenne e una stagista 24enne all'epoca dei fatti - che lo hanno accusato di svariati abusi.
L’assoluzione era stata chiesta dall’avvocato difensore Niccolò Giovanettina, secondo il quale ci sono troppe incongruenze nel racconto delle tre ragazze che “hanno più volte cambiato la loro versione”.
La procuratrice pubblica Chiara Borelli, ieri durante la sua requisitoria, aveva invece chiesto per l’imputato una pena detentiva di quattro anni. Secondo l’accusa sfruttò la sua posizione e la fragilità delle ragazze, esercitando pressioni psicologiche e fisiche per ottenere più volte rapporti sessuali.
Quello appena celebrato è stato dunque un processo indiziario, tra due verità a confronto: quella delle tre giovani donne e quella dell’imputato, che si è sempre dichiarato innocente, ammettendo unicamente di aver avuto una breve relazione con la ragazza più giovane.
CSI-DD/ludoC/ARi