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Una premessa iniziale: questo post è una riflessione scorretta, moralmente riprovevole e poco opportuna; la si potrebbe definire una provocazione, se non fosse che questo termine è usato, oramai, soprattutto dai codardi che lanciano la pietra e nascondono la mano.
Telethon: una corazzata della raccolta fondi per attività benefica. Inventata, pare, da Jerry Lewis negli anni Sessanta del Novecento, le varie fondazioni Telethon raccolgono ogni anno parecchi soldi. Soldi che vengono usati per varie iniziative, tra le quali sembra spiccare1 la ricerca sulle malattie genetica rare.
Malattie rare.
Ecco, un brutale calcolo utilitaristico: se questi fondi fossero stati dedicati alla ricerca su malattie non rare, diciamo mediamente diffuse tra la popolazione, oppure alla diffusione di medicamenti e vaccini a chi non se li può permettere o ancora alla diffusione di abitudini più salubri tra la popolazione, se insomma ci si fosse concentrati su problemi numericamente diffusi, non si sarebbe forse contribuito maggiormente alla condizione umana? Certo, un argomento terribile, che non avrei mai il coraggio di presentare a chi è vivo semplicemente grazie alle ricerche finanziate da Telethon,2 perché il valore della vita umana è superiore a questi gretti calcoli di costi-benefici. O no?