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Una tempestosa giornata d’inverno a Jarba, nella regione della Ghouta orientale presso Damasco. In questa zona un tempo molto contesa i conflitti bellici sono cessati da quasi tre anni. Ma la devastazione è immensa, manca tutto l’immaginabile. Qui vive Sidra al-Khoury*, con i suoi genitori e i suoi due fratelli, nella loro casa danneggiata, senza un tetto fisso o con scarsa corrente elettrica. Siede nell’unico locale abitabile ed è tutta concentrata sul suo quaderno d’inglese. Per lei questa lingua non è sempre facile, «ma mi esercito molto e la mia insegnante è bravissima a spiegare le regole», racconta.
La bambina ha quasi finito i compiti per oggi. Poi aiuta Walid, il fratello maggiore che soffre di una grave lesione all’udito. A causa della guerra e della povertà non ha mai potuto essere curato. «Gli spiego tutto lentamente», racconta Sidra. Con tanta pazienza scrive parole arabe in aria, lettera per lettera. I due studiano così per ore sul sottile materasso. Cercano di ignorare il rumore del vento che scuote ininterrottamente il tetto improvvisato. Hanno trascorso troppo tempo senza studiare.
Sidra ha gli stessi anni della guerra nel suo Paese. Cinque anni della sua vita li ha trascorsi in fuga. Era una bambina allegra di due anni quando nel 2013 i conflitti hanno invaso la sua strada. Il padre Mohammad al-Khoury si ricorda perfettamente: «Non dimenticherò mai quel giorno. Eravamo circondati dalla morte.» La famiglia è stata costretta a lasciare la propria casa da un giorno all’altro. Poi un’odissea da una località siriana all’altra, sempre alla ricerca di cibo, un rifugio, un po’ di sicurezza. L’emergenza, la violenza e la paura erano all’ordine del giorno. Hanno vissuto anche un assedio. «Mia moglie e i miei figli sono rimasti bloccati per settimane in una località. Nessuno sapeva se l’altro fosse ancora in vita o meno», si ricorda Mohammad. Le esperienze vissute sono rimaste impresse anche nella mente di Sidra.
Nel 2018, al termine dei conflitti, la famiglia è tornata a Jarba, nella Ghouta orientale, nella loro patria – e si è ritrovata di fronte alle macerie della loro vita precedente. Continuano ancora a lottare per sopravvivere. Quasi l’intera popolazione nella Ghouta orientale dipende dagli aiuti umanitari. Mohammad, affetto da una malattia cronica ai polmoni, riesce a stento a sfamare la famiglia con dei lavoretti saltuari. «Se ho lavoro, abbiamo qualcosa da mangiare, altrimenti no», racconta rassegnato. Nella vita di Sidra la povertà è onnipresente, proprio come i ricordi traumatici fatti di paura e violenza.
Ecco perché è così importante la scuola. Offre nuove prospettive, lascia spazio ai sogni e per i bambini è un luogo di pace. Dopo che Sidra, come del resto quasi tutti i bambini siriani, ha dovuto interrompere la scuola quando era in fuga, perdendo così vari anni di istruzione, ora può tornare a studiare. Fa di tutto per recuperare. Anche quando si reca a scuola: «Non perdo tempo, di solito sono veloce», spiega la bambina vivace e sorridente. Ha infatti grandi obiettivi: «Voglio fare il medico per aiutare gli altri.»
Sidra è una buona alunna. Ma non è sempre facile studiare: «Soprattutto in inverno a scuola fa talmente freddo che quasi non riesco a tenere in mano la penna e a concentrarmi. Molti bambini si ammalano.» E non c’è da meravigliarsi: le aule non hanno né porte né finestre. Le pareti sono perforate dai proiettili. Nel freddo gelido della Siria, Sidra e le sue amiche in aula indossano giacconi e sciarpe. Sidra è contenta che Caritas ora rinnovi la scuola.
Caritas aiuta i bambini anche a elaborare le esperienze vissute e a guardare avanti. I bambini traumatizzati hanno bisogno di un sostegno particolare per poter studiare. Dei team specializzati fanno regolarmente visita alla scuola di Sidra. A lei piace soprattutto quando disegnano insieme – la sua grande passione. Anche il suo tempo libero lo passa così. «Per un bel disegno conta ogni dettaglio», questo lo sa già. Le piace molto disegnare tutti quei luoghi magici che vorrebbe visitare un giorno. Ad esempio un grande giardino con tanto spazio per giocare. Qui c’è una bella altalena non troppo alta. «Così non cade nessuno.» Un posto dove non deve temere di calpestare una mina.
Sidra è sempre più fiduciosa. Con quel suo sguardo sveglio dice: «Un giorno andrò all’università e poi farò costruire un ospedale.»
Caritas può impiegare ogni franco donato per dare ai bambini una prospettiva per il futuro. Cosa significa in concreto:
Con i suoi aiuti sostanziali nella crisi siriana, Caritas sostiene inoltre le famiglie in difficoltà in Siria e nei Paesi limitrofi. Anche dopo un decennio di conflitti gli aiuti servono più che mai.