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Nessuna prestazione in contanti dall'assicurazione contro gli infortuni per un bernese che soffre di disturbo post-traumatico da stress, provocato da una detenzione di otto mesi come ostaggio dei talebani in Pakistan. È quanto ha deciso il Tribunale federale respingendo un ricorso in merito.
L'uomo e la sua compagna, entrambi poliziotti, hanno intrapreso nel 2011 un viaggio in India con un minibus. Sulla via del ritorno, attraversando il Pakistan, hanno rinunciato alla scorta armata e sono stati catturati dai talebani nella regione del Balucistan, alla frontiera con l'Afghanistan. Dopo una prigionia di 256 giorni, la coppia di bernesi si era data alla fuga.
Dal rientro in Svizzera l'uomo soffre di un disturbo post-traumatico da stress. La sua assicurazione gli ha negato il diritto a prestazioni in contanti (tra le quali le indennità giornaliere), poiché già dal 2008 il Dipartimento federale per gli affari esteri (DFAE), sulla sua pagina Internet, sconsigliava viaggi verso il Pakistan, proprio a causa del pericolo di sequestri e aggressioni.
Per queste ragioni la presa in ostaggio era da considerarsi come conseguenza di un "atto temerario assoluto in un caso particolarmente grave", motivo sufficiente a rifiutare ogni prestazione. Il Tribunale delle assicurazioni del Canton Soletta aveva avallato questa decisione.
L'Alta corte di Losanna ha ora confermato la sentenza, respingendo il ricorso dell'uomo. Egli ha deciso in piena coscienza di intraprendere un'azione rischiosa, ignorando espliciti avvertimenti del DFAE. Ha quindi accettato i rischi, senza diminuirli in alcun modo.
Proprio perché l'attraversamento del Pakistan è stato effettuato senza scorta armata si può parlare di caso grave che, a norma dell'art. 50 dell'ordinanza sulle assicurazioni contro gli infortuni, giustifica un rifiuto integrale di prestazioni in contanti, sottolinea la Corte.
La coppia non è tuttavia stata obbligata a rimborsare i costi del salvataggio, stimati ad oltre 2 milioni di franchi, assunti dal DFAE. A titolo di compensazione, i bernesi hanno tenuto conferenze per sconsigliare viaggi in aree a rischio. Nel 2013, la coppia ha scritto un libro sulla sua prigionia. Il consigliere nazionale UDC Andreas Aebi ha proposto che una quota dei proventi della pubblicazione finisca nelle casse della Confederazione quale indennizzo.
(Sentenza 8C_605/2014 del 6 febbraio 2015)
SDA-ATS