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La guerra delle valute, la corsa a svalutare le monete nazionali che Giappone e Stati Uniti starebbero silenziosamente imboccando per rilanciare il proprio export, irrompe al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR). E a tirarla in ballo, con una stoccata rivolta a Tokyo, è la cancelliera tedesca Angela Merkel.
Con l'euro tornato a correre nonostante la recessione in corso nell'Eurozona e la crisi del debito ancora da gestire, l'Europa comincia a sentire la minaccia competitiva dei grandi partner globali. E a fare la voce grossa è la cancelliera della più grande economia europea. A pochi mesi dalla scadenza elettorale di settembre, con il sistema imprenditoriale tedesco che punta proprio sull'export fuori dall'Europa per la ripresa, la Merkel non usa mezzi toni nei confronti di Tokyo, che per frenare l'apprezzamento dello yen sta agendo sulla leva monetaria inondando i mercati di valuta nazionale.
"Devo ammettere - ha detto la cancelliera a Davos - che in questo momento il Giappone crea una certa preoccupazione". E un messaggio 'soft' anche a Washington e Londra, il cui 'denaro facile' ha in effetti alimentato la grande bolla immobiliare e creditizia: se tutte le banche centrali si fossero comportate come la Bce, "avremmo meno problemi nel mondo". Un riferimento niente affatto velato all'ipotesi di una "guerra delle valute", evocata da mesi nei circoli finanziari e che ora vede Tokyo sul banco degli accusati, tanto da aver spinto il vice-ministro delle Finanze Takehiko Nakao a dichiarare al Wall Street Journal che "il Giappone non ha affatto l'intenzione di provocare una svalutazione competitiva dello yen".
SDA-ATS