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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Ampiezza della malattia in Svizzera e misure adottate</p><p>Apparsa per la prima volta nella Cina meridionale alla fine del 2002, la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS) ha provocato un allarme su scala mondiale dopo che sono sorti focolai secondari di questa malattia virale in altre regioni asiatiche e in Canada. Semplificando molto, si possono osservare due scenari ben distinti:</p><p>a) i servizi sanitari sono stati presi alla sprovvista dall'epidemia e confrontati a infezioni prima di aver compreso la contagiosità e la gravità della malattia;</p><p>b) i servizi sanitari avvisati sono stati in grado di isolare i casi sospetti, di rintracciare le persone entrate in contatto con la malattia ecc. In quest'ultimo caso, le queste misure hanno di regola impedito la propagazione del contagio.</p><p>In Svizzera, Paese privilegiato perché rientra nella seconda categoria, fino al 27 maggio scorso sono stati segnalati all'Ufficio federale della sanità pubblica 26 casi sospetti di persone con sintomi riconducibili alla SARS e un'elevata probabilità di essere state contagiate: in 20 casi è stato appurato che si trattava di un'altra malattia, 6 sono in corso d'indagine e uno è stato considerato come probabile (nel frattempo la persona è guarita). Sino ad ora non si è registrato nessun caso di sindrome grave né di decesso.</p><p>Le misure adottate in sintonia con la strategia dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e della maggior parte dei Paesi industrializzati si fondano su quattro pilastri:</p><p>1) prevenire l'importazione di casi, principalmente rilasciando raccomandazioni in cui si sollecitano le persone a rinviare i viaggi e a non recarsi, se non strettamente necessario, nei Paesi colpiti dall'epidemia. Poiché la restrizione alla circolazione delle persone non entra in considerazione in questa fase, i viaggiatori provenienti dalle zone a rischio sono informati sul comportamento da tenere nel caso si manifestassero sintomi attribuibili alla SARS. Le persone provenienti dalle zone a rischio ricevono sull'aereo un formulario da compilare in modo da poter essere rintracciate fino a tre settimane dopo l'arrivo in Svizzera;</p><p>2) individuare precocemente e isolare gli eventuali malati. È il punto sul quale si insiste maggiormente. Infatti, visto che i controlli alle dogane non garantiscono una sicurezza assoluta, è indispensabile individuare rapidamente i casi, studiarli, isolare i portatori del virus (a dipendenza della gravità, a domicilio o all'ospedale) e rintracciare le persone con le quali sono entrati in contatto;</p><p>3) prevedere misure di quarantena nel caso si manifestasse un focolaio di SARS in Svizzera;</p><p>4) informare e istruire la popolazione, il corpo medico e il personale di cura mediante conferenze stampa, il sito internet dell'UFSP, un'apposita linea verde e diverse pubblicazioni.</p><p>Conseguenze per l'economia svizzera</p><p>Nei Paesi colpiti dalla SARS, i metodi adottati per combattere la malattia pregiudicano sensibilmente gli scambi economici causando un calo della produzione e della domanda. Altre aree economiche sono toccate solo marginalmente da questo problema.</p><p>Nelle sue stime, il gruppo di esperti della Confederazione per le previsioni congiunturali parte attualmente dal presupposto che i Paesi colpiti dalla polmonite atipica SARS riusciranno ad arginare in modo efficace la malattia, che le Nazioni occidentali industrializzate saranno risparmiate dalla malattia, che a subire perdite saranno in particolare l'aviazione civile ed eventualmente il turismo, ma che le conseguenze negative per l'economia svizzera resteranno limitate.</p><p>Misure per sostenere i settori in difficoltà e sostegno logistico alle piccole e medie imprese</p><p>Se dovesse delinearsi che nelle regioni oggi praticamente non toccate dalla malattia e in Svizzera la SARS potrebbe non solo costituire un fattore di rischio di epidemia, ma diventare anche un problema economico, il Consiglio federale provvederà ad adottare le misure che s'impongono. In questo contesto va segnalato che a risentire delle conseguenze sarebbe in primo luogo il sistema delle assicurazioni sociali. Come ha comunicato per iscritto il 7 maggio scorso il seco DA (in qualità di organo di vigilanza dell'assicurazione contro la disoccupazione) alle autorità esecutive cantonali, le perdite di lavoro riconducibili alla SARS possono far sorgere il diritto all'indennità per lavoro ridotto se sono soddisfatte le altre condizioni per l'indennità per lavoro ridotto.</p><p>Divieto di lavorare alla fiera internazionale dell'orologeria </p><p>La decisione di negare alle persone provenienti dall'Asia orientale il diritto di lavorare alla fiera internazionale dell'orologeria e della gioielleria (Baselworld) è stata presa in considerazione</p><p>1) del grande numero di visitatori attesi (diverse decine di migliaia);</p><p>2) dell'elevato numero di persone, tra cui alcune centinaia di impiegati, provenienti dalle zone a rischio;</p><p>3) della natura dei contatti (la SARS è trasmessa essenzialmente tramite contatti ravvicinati che sono molto frequenti nelle attività commerciali durante una fiera dell'orologeria e della gioielleria);</p><p>4) della rintracciabilità delle persone entrate in contatto tra di loro: un visitatore o un cliente che si ammala nei giorni seguenti la fiera è in grado di ricordarsi con chi è entrato in contatto ravvicinato. Queste persone, non solo possono essere rintracciate e informate dei rischi che corrono e dei comportamenti che devono adottare, ma se necessario, anche isolate e curate. Un espositore o un venditore che durante la fiera incontra decine di clienti ogni giorno non sarà invece in grado di rammentarsi di tutte le persone contattate che andranno così perse di vista. In questo caso ogni sforzo per tenere sotto controllo l'epidemia sarà vanificato. Come già detto precedentemente, contattare i portatori del virus prima che possano propagare la malattia è un aspetto cruciale della strategia. Per poterlo fare è però indispensabile riuscire a rintracciarli.</p><p>Ambasciate prese alla sprovvista - immagine della Svizzera all'estero </p><p>L'ordinanza del Consiglio federale del 1° aprile 2003 è stata adottata in tempi molto brevi visto il degradarsi della situazione in Asia alla fine di marzo e data l'imminenza di Baselworld. In realtà, l'aggravarsi drammatico della situazione ha colto di sorpresa non solo le ambasciate svizzere, ma anche le autorità dei Paesi direttamente toccati come pure le autorità cantonali e federali. A causa di questa spiacevole evoluzione dei fatti, non è stato possibile consultare le ambasciate interessate prima di decidere. Va inoltre aggiunto che al momento dell'entrata in vigore della decisione, numerosi partecipanti della fiera provenienti dall'Asia già si trovavano in Svizzera o erano in viaggio.</p><p>Prendendo questa decisione, la Svizzera ha dato di sé l'immagine di un Paese che mette in primo piano la salvaguardia della salute della popolazione. I Paesi maggiormente colpiti dalla SARS, che hanno capito questo ordine di cose, non esitano ad adottare misure di grande portata e ad investire milioni per riconquistare la fiducia della comunità internazionale.</p>  Risposta del Consiglio federale.