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ZURIGO - Cifre rosse per Credit Suisse nel 2017. La seconda banca elvetica ha comunicato oggi di aver accusato lo scorso anno una perdita netta di 983 milioni di franchi. Come previsto, l'istituto finanziario è stato penalizzato da oneri legati alle imposte - da imputare alla riforma fiscale americana - che sono ammontati a 2,7 miliardi.
Il guadagno prima delle tasse si è elevato a 1,8 miliardi, contro il deficit di 2,3 miliardi del 2016, precisa Credit Suisse in una nota. Nel solo quarto trimestre, la perdita netta si è stabilita a 2,1 miliardi e l'utile ante imposte a 141 milioni.
La riforma fiscale decisa dall'amministrazione Trump ha abbassato il tasso d'imposizione delle società dal 35% al 21%, causando una ribasso del valore delle imposte differite attive. Malgrado ciò, Credit Suisse si attende una crescita degli affari in seguito a questa manovra di Washington.
Secondo il CEO della banca zurighese Tidjane Thiam, il 2017 è stato cruciale all'interno del piano di ristrutturazione spalmato su tre anni. L'obbiettivo relativo alla riduzione delle spese è stato raggiunto per il periodo in rassegna, con una base di costi operativi di 18 miliardi di franchi.
L'esercizio 2018 è invece cominciato all'insegna di un'elevata volatilità, che ha avuto impatti sia positivi sia negativi.