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Incontro promettente tra Merz e Gheddafi
Nel corso di un incontro a New York con il leader libico Muammar Gheddafi, il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz ha ribadito che il ritorno dei due svizzeri ritenuti in Libia è una condizione sine qua non per risolvere la crisi che dura da oltre un anno.
L'incontro avvenuto a margine dell'Assemblea generale dell'ONU, definito «caloroso» da Merz, è durato una quarantina di minuti.
Dopo aver ascoltato le parole di Gheddafi, il quale ha condannato ripetutamente l'arresto del figlio avvenuto nel 2008 a Ginevra, Merz ha ribadito che il ritorno dei due svizzeri ritenuti in Libia da oltre un anno costituisce un presupposto indispensabile per normalizzare le relazioni tra i due paesi.
Entrambe le parti - indica un comunicato il Dipartimento federale delle finanze - hanno riaffermato la «volontà di attuare rapidamente l'accordo concluso dai due Stati il 20 agosto 2009» a Tripoli.
Il leader libico, ha detto Merz alla Televisione svizzera romanda, ha garantito di impegnarsi personalmente per favorire il rimpatrio dei due cittadini elvetici.
I due svizzeri sono stati portati in un posto «sicuro» dalle autorità libiche, ha riferito il presidente della Confederazione. Gheddafi ha spiegato che la misura è stata presa per timore che la Svizzera procedesse a un'operazione di liberazione. Non abbiamo assolutamente tale intenzione, ha reagito Merz.
Progressi concreti a risoluzione della crisi non ce ne sono dunque stati, anche se il solo fatto di incontrare di persona il leader libico è già di per sé un passo avanti. Quello di mercoledì sera è in effetti stato il primo contatto personale tra Merz e Gheddafi dall'inizio della vicenda.
I due manager elvetici sono trattenuti in Libia da oltre un anno come ritorsione all'arresto del figlio di Gheddafi, Hannibal, e della nuora Alina, avvenuto il 15 luglio 2008 a Ginevra su denuncia di due domestici maghrebini, che accusavano la coppia libica di maltrattamenti.
swissinfo.ch e agenzie
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