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La Svizzera dovrebbe escludere gli aborti finalizzati alla selezione del sesso degli embrioni. Il Consiglio degli Stati ha adottato oggi tacitamente una mozione in tal senso di Pascale Bruderer (PS/AG). Il testo chiede un giro di vite per evitare abusi in materia di esami prenatali precoci.
Attualmente la legge vieta chiaramente i controlli per determinare il sesso dei nascituri, salvo per la diagnosi di una malattia. Nella prassi, tuttavia, questo principio non è sempre rispettato e il divieto può essere eluso, anche e soprattutto grazie ai nuovi esami non invasivi che possono essere svolti già a partire dalla nona settimana di gravidanza, ha sottolineato la Bruderer.
Secondo la "senatrice" argoviese, si corre un rischio di abusi quando il sesso - che costituisce un aspetto secondario irrilevante per l'accertamento di malattie - viene comunicato con gli altri risultati dal laboratorio al medico e da questi ai genitori. Dietro a ciò si cela infatti il pericolo di un'interruzione della gravidanza - legale prima della dodicesima settimana - soltanto perché il sesso del nascituro non corrisponde ai desideri dei (o di uno dei) genitori.
A suo avviso, basterebbe vietare ai laboratori di trasmettere informazioni in tal senso ai medici per ridurre drasticamente il rischio di abusi. Dal canto suo, il "senatore" Felix Gutzwiller (PLR/ZH) ha affermato che occorre assolutamente vietare di rimettere in discussione il regime liberale in materia di interruzione di gravidanza.
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