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La maggioranza delle casse pensione approvano i progetti di riforma del Consiglio federale che prevedono di fissare a 65 anni l'età pensionabile per entrambi i sessi e di abbassare il cosiddetto tasso di conversione, che serve a calcolare l'importo delle rendite in base al capitale di vecchiaia accumulato. Lo afferma un'inchiesta di Credit Suisse condotta tra 250 istituti di previdenza.
L'indagine mostra che vi è preoccupazione in relazione agli sviluppi demografici: il 64% degli istituti sono favorevoli all'abbassamento del tasso di conversione al 6%, mentre il 63% giudica favorevolmente l'innalzamento dell'età pensionabile delle donne a 65 anni.
Il 70% guarda inoltre con favore all'uscita progressiva dal mondo del lavoro fino a 70 anni. Il progetto governativo "Previdenza vecchiaia 2020", nel suo insieme, viene approvato nella misura del 73% (decisamente a favore 16%, piuttosto a favore 57%).
I modelli elaborati dagli economisti di Credit Suisse mostrano che l'invecchiamento della popolazione provocherà entro il 2050 un rallentamento della progressione degli averi del Secondo pilastro, ma non un calo.
Il saldo annuale tra contributi incassati e prestazioni erogate potrebbe diventare negativo, ma i i redditi da capitale dovrebbero più che compensare questo fenomeno. A questo proposito la banca rileva che le casse pensione non sfruttano sufficientemente le possibilità di diversificazione.
Anche gli investimenti di capitale presentano un margine di miglioramento. Lo studio afferma che il collocamento di capitali a lunga scadenza è una strategia vincente, ma sono numerose le casse che si orientano sul breve termine. Solo il 39% fissa la durata degli investimenti oltre il quinquennio, mentre il 59% limita l'"orizzonte" a una forbice compresa tra due e cinque anni.
Le casse coinvolte nell'indagine considerano in maggioranza di aver sfruttato a fondo le possibilità di compressione dei costi. Assieme all'invecchiamento, una delle preoccupazioni maggiori è rappresentata dai bassi tassi di interesse.
SDA-ATS