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Nel suo ultimo libro, il fisico italiano Carlo Rovelli ha sostenuto che la teoria dei quanti, cioè la teoria fisica che descrive l’universo a partire da scale più piccole, mostra che la "visione meccanicistica del mondo" quasi sicuramente è falsa. Secondo Rovelli, infatti, sarebbe più opportuno adottare una visione del mondo "relazionale".
Il filosofo e fisico tedesco Gottfried Leibniz sosteneva che spazio e tempo non fossero altro che la somma totale delle distanze e delle durate tra tutti gli oggetti e gli eventi del mondo. Se rimuovessimo i contenuti dell’universo, rimuoveremmo anche lo spazio e il tempo. Questa può essere appunto considerata la visione “relazionale” dello spazio e del tempo: esistono solo le “relazioni” spaziali e temporali tra oggetti ed eventi. Tale visione relazionale, ad esempio, è stata un’ispirazione chiave per Einstein nella teorizzazione della relatività generale.
Rovelli ha adoperato questa idea per comprendere la meccanica quantistica, affermando che gli oggetti della teoria quantistica, come fotoni, elettroni o altre particelle fondamentali, non sono altro che le proprietà che esibiscono quando interagiscono con, e in relazione ad, altri oggetti. Tali proprietà di un oggetto quantistico sono determinate attraverso l’esperimento e includono dati come la posizione, la quantità di moto e l’energia dell’oggetto, e insieme formano lo stato di un oggetto. Secondo l’interpretazione relazionale di Rovelli, queste proprietà sono quindi tutto ciò che c’è nell’oggetto, cioè non c’è sostanza individuale sottostante che “ha” le proprietà.
Se prendessimo ad esempio in considerazione il famoso dilemma del “gatto di Schrödinger”, secondo la teoria quantistica ortodossa il gatto non è né morto né vivo finché non apriamo la scatola e osserviamo il sistema. Rimane però un enigma su cosa significa per il gatto, esattamente, non essere né morto né vivo. Secondo l’interpretazione relazionale, lo stato di ogni sistema è sempre in relazione a qualche altro sistema, quindi il processo quantistico nella scatola potrebbe avere un esito indefinito in relazione a noi, ma avere un esito definito per il gatto. È pertanto perfettamente ragionevole che il gatto non sia né morto né vivo per noi, e allo stesso tempo sia sicuramente morto o vivo. Un dato di fatto è reale per noi, e un dato di fatto è reale per il gatto. Quando apriamo la scatola, lo stato del gatto diventa definito per noi, ma il gatto non è mai stato in uno stato indefinito per se stesso.
Il fisico italiano, dunque, sostiene che, poiché il nostro mondo è quantistico, gli oggetti possono avere le loro proprietà solo in relazione ad altri oggetti, incluso noi. Da questo punto di vista, il mondo è un’intricata rete di interrelazioni, tale che gli oggetti non hanno più una propria esistenza individuale indipendente da altri oggetti, appunto come un gioco infinito di specchi quantistici.
Inoltre, alla base di questa rete potrebbe non esserci alcuna sostanza “metafisica” indipendente che costituisce la nostra realtà. «Non siamo altro che immagini di immagini. La realtà, compresi noi stessi, non è altro che un velo sottile e fragile, oltre il quale…non c’è nulla», ha affermato Rovelli.