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KAZAN (Russia) - Romelu Lukaku sfida oggi Neymar e Coutinho, non solo per puntare al titolo di capocannoniere del Mondiale, ma soprattutto per cercare di trascinare il suo Belgio in semifinale. Sfida da brividi e momenti felici, ma non è stato sempre così. Il centravanti dello United ha recentemente raccontato in un'intervista le difficoltà vissute durante l’infanzia. Dopo il ritiro del padre, ex calciatore, i soldi cominciarono a scarseggiare. A tenere assieme i pezzi della famiglia ci pensava la madre, i cui sorrisi erano l’unico sprazzo di normalità all’interno di una quotidianità in cui nella stanza dei bambini correvano i topi e il latte veniva allungato con l’acqua.
La svolta: «Vidi mia madre piangere mentre mescolava il latte con l'acqua, per farlo durare di più», ha raccontato Lukaku: «Capii che avevamo toccato il fondo. Che questa non era la nostra vita. Fu come se qualcuno, schioccando le dita, mi avesse svegliato. Quel giorno feci una promessa a me stesso e a Dio: diventerò un calciatore dell'Anderlecht». Una promessa che Romelu mantiene all’età di 16 anni, quando viene inserito nelle squadre giovanili. L’avvio è complicato, il mister non lo vede. È il momento di un’altra promessa-scommessa: fammi giocare e segnerò 25 gol entro dicembre, obiettivo raggiunto con un mese d’anticipo. Da quel momento Lukaku è promosso in prima squadra. I gol diventano 41 in 98 match fra il 2009 e il 2011. Arriva il Chelsea, quindi i prestiti a West Bromwich ed Everton, squadre grazie alle quali Lukaku diventa il giocatore più giovane della Premier a superare quota 50 gol. Il Manchester United investe su di lui 90 milioni di sterline. Il resto, come si usa dire, è storia.