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L'Iran riprenderà il suo programma nucleare e le operazioni di arricchimento dell'uranio entro 60 giorni, a meno che i partner non accettino di soddisfare le sue richieste in ambito petrolifero e bancario. Lo ha annunciato mercoledì il presidente Hassan Rohani.
Il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, in procinto di incontrare a Mosca il suo omologo Serghei Lavrov, ha twittato: "Dopo un anno di pazienza, l'Iran interrompe le misure che gli USA hanno reso impossibile continuare. La nostra azione è nei termini previsti dal Piano comprensivo di azione (JCPOA)". I restanti partner dell'accordo sul nucleare "hanno una stretta finestra per ribaltare" questa situazione.
Se ci sarà un'intesa, Teheran ha assicurato che tornerà a rispettare tutti gli obblighi del JCPOA. Ma senza un accordo, si riserva di riprendere le attività nucleari.
Le reazioni internazionali
"L'accordo sul nucleare dell'Iran siglato nel 2015 deve essere confermato e pienamente attuato". Lo ha detto il portavoce cinese del ministero degli esteri cinese Geng Shuang, secondo cui "tutte le parti coinvolte hanno la responsabilità perché questo accada". Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che non permetterà all'Iran di dotarsi di armi nucleari.
L'accordo sul nucleare iraniano del 2015
Il Piano d'azione congiunto globale (in inglese, Joint Comprehensive Plan of Action, JCPOA) è un accordo internazionale stipulato a Vienna tra l'Iran, i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti), la Germania e l'Unione europea. Il patto prevede varie limitazioni al programma nucleare del paese mediorientale, con lo scopo di evitare la proliferazione di dispositivi atomici.
La marcia indietro degli USA
Nel maggio del 2018 gli Stati Uniti hanno annunciato l'uscita unilaterale dall'accordo, al fine di "indurre il brutale regime iraniano" a "cessare la propria attività destabilizzante". Tra le richieste degli USA: la cessazione del supporto al Governo siriano di Bashar al-Assad. Nel novembre dello stesso anno sono state ripristinate le sanzioni economiche che prendono di mira principalmente il petrolio e le banche iraniane. La decisione statunitense è stata fortemente criticata dall'UE e da altri partner dell'accordo.