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BERNA - Il Tribunale federale (TF) ha ordinato oggi a una donna ginevrina - cittadina svizzera - di consegnare il figlio di nove anni al padre domiciliato in Italia entro il 15 febbraio. Nel novembre 2012, la madre, che viveva in Italia col marito da tre anni, si era recata a Ginevra per trascorrere il periodo natalizio. Aveva però in seguito informato il marito della sua intenzione di non ritornare nella Penisola.
A quel punto, il padre aveva preteso il ritorno del figlio. L'uomo non accettava il fatto che la madre ne avesse spostato il domicilio di sua iniziativa. Per questo motivo si era rivolto all'Autorità centrale italiana responsabile dell'applicazione della Convenzione sugli aspetti civili del rapimento internazionale di minori.
Applicando tale convenzione, entrata in vigore per la Svizzera il 1° gennaio 1984, la Corte di giustizia di Ginevra aveva ordinato lo scorso 31 ottobre l'immediato ritorno del bimbo in Italia. Tale decisione è ora stata confermata anche dal TF, che ha respinto il ricorso della madre.
Quest'ultima aveva sostenuto che il marito è sì un buon padre, ma che è però spesso assente. Per motivi professionali l'uomo non è presente al suo domicilio per quattro mesi all'anno, periodo durante il quale non può occuparsi del figlio, ha spiegato, invano, la donna.
Per la maggioranza dei giudici - tre contro due - il caso in questione non presenta quei motivi eccezionali necessari per derogare alla regola del ritorno fissata dalla convenzione. Va pertanto ripristinata la situazione esistente prima del trasferimento illecito.
Ats