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Il Consiglio federale, confermando la decisione di principio presa in marzo, raccomanda al parlamento di respingere, senza controprogetto, l'iniziativa popolare di GastroSuisse con cui chiede un'aliquota IVA inferiore per la ristorazione, uguale a quella applicata per la vendita di alimenti e le prestazioni take-away. Questa riforma - scrive il governo nel messaggio - andrebbe a profitto dei ricchi e farebbe perdere centinaia di milioni di entrate fiscali.
Oltre a un'aliquota normale dell'8%, l'IVA prevede un tasso ridotto del 2,5% e uno speciale per prestazioni nel settore alberghiero del 3,8%, limitato fino alla fine del 2013. Orbene, la Federazione dell'Albergheria e della Ristorazione svizzera GastroSuisse lamenta il fatto che i prodotti consumati in un ristorante sono imposti al tasso IVA normale (8%), quando invece agli stessi alimenti acquistati in un take-away si applica un'aliquota ridotta (2,5%).
Secondo il governo, invece, il consumo di alimenti e bevande al ristorante non deve essere trattata allo stesso modo dell'acquisto di alimenti. Queste due prestazioni - afferma - sono di natura differente e non si fanno concorrenza direttamente. L'imposizione ridotta della vendita di alimenti è oggettivamente giustificabile, poiché si tratta di beni di prima necessità. La consumazione di alimenti al ristorante è molto di più della semplice vendita di alimenti di prima necessità. Il consumo sul posto richiede altri servizi generali.
L'iniziativa popolare di GastroSuisse "Basta con l'IVA discriminatoria per la ristorazione!" mira invece a porre fiscalmente tutti questi prodotti sullo stesso piano. I cibi pronti al consumo e le bevande analcoliche devono essere tassati in modo identico, indipendentemente dal luogo in cui vengono consumati. Secondo il testo, il tasso ridotto non verrebbe tuttavia applicato alle bevande alcoliche, né ai prodotti di tabacco venduti nei ristoranti.
SDA-ATS