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Sono 1646 - per un totale di 7085 indirizzi internet - le richieste di rimozione di link rivolte da cittadini svizzeri a Google in seguito alla sentenza della Corte di giustizia Ue che in maggio ha riconosciuto il diritto all'oblio degli utenti del web.
Attualmente i responsabili del motore di ricerca stanno organizzando l'esame delle richieste, che avverrà "caso per caso" e dovrebbe iniziare al più presto. A questo scopo "ingaggeremo certamente esperti di diritto svizzero", ha detto oggi all'ats Samuel Leiser, portavoce di Google Svizzera.
La decisione della Corte europea del 13 maggio scorso - che vale anche per la Svizzera - ha riconosciuto, partendo da un caso spagnolo, il diritto all'oblio dei cittadini europei e la rimozione di link ritenuti "irrilevanti o inadeguati".
I responsabili del colosso di Mountain View partono dall'idea che i motori di ricerca non potranno invocare il valore giornalistico di una notizia per rifiutare una domanda di cancellazione. Ciò significa che un media "può pubblicare sul suo sito un articolo che noi non potremmo includere fra i risultati di una ricerca", ha scritto recentemente il direttore giuridico di Google, David Drummond, in una presa di posizione riportata da diversi giornali europei.
La principale difficoltà consisterà quindi nel fare la giusta distinzione fra il diritto all'oblio e la protezione della sfera privata da una parte e il diritto all'informazione dall'altra.
Per risolvere la questione, non sono ancora stati costituiti dei gruppi di lavoro per i singoli paesi. L'indirizzo più probabile - afferma Leiser - sarà la creazione di "team di specialisti che si occuperanno di una regione o di un gruppo di Stati".
Si tratta in ogni caso di decisioni delicate. Secondo il direttore giuridico, numerose richieste di rimozione provengono infatti da ex dirigenti politici che vorrebbero far scomparire articoli in cui il loro operato è stato criticato. Altre sono state ad esempio formulate da albergatori scontenti delle critiche rivolte loro.
Un altro problema di fondo: anche in caso di accettazione della relativa richiesta, il link verso un sito web verrebbe cancellato dal motore di ricerca dei paesi interessati - ad esempio da google.ch -, ma continuerebbe ad apparire su google.com.
"I giudici che hanno emesso la sentenza non hanno capito come funziona internet", dichiara in proposito il consigliere nazionale Ruedi Noser (PLR/ZH), che dice peraltro di non volere intervenire in Parlamento su questo argomento.
Google vedrebbe tuttavia di buon occhio un simile "sostegno", afferma da parte sua il portavoce. "La Corte di giustizia dell'Ue ci chiede di applicare una decisione molto complicata", sottolinea Leiser.
I dirigenti di "Big G" avranno giovedì prossimo, assieme ai responsabili di altri motori di ricerca, un incontro con le autorità europee preposte alla protezione dei dati (G29). Rimangono quindi ancora due giorni per riflettere sui problemi da mettere sul tappeto.
A livello europeo, le richieste di cancellazione rivolte a Google nei 32 Paesi interessati dalla sentenza sono più di 70'000 e riguardano complessivamente circa 250'000 pagine internet.
SDA-ATS