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ZURIGO - Il Tribunale federale ha modificato i propri parametri al fine di poter valutare il diritto di rendita AI in caso di dipendenza da stupefacenti, che ora viene considerata una malattia. In singoli casi occorre comunque chiarire, attraverso una procedura strutturata, se la dipendenza abbia o meno un effetto sulla capacità di lavorare dell’individuo.
Tanja A. (*), trentacinquenne di Lucerna, ha iniziato ad assumere cocaina ed eroina in gioventù. Una dipendenza che l’ha portata ad interrompere l’apprendistato e da allora vive con l’assistenza sociale. «Ho inoltrato la richiesta per poter ottenere una rendita AI più volte, ma senza successo - spiega Tanja - Ora è in corso l’ennesimo tentativo, che spero possa finalmente andare in porto». E poi aggiunge: «Penso che la decisione del Tribunale federale sia ottima, poiché è in grado di dimostrare che una dipendenza è una malattia».
Secondo Manuel Herrmann di Fachverband Sucht - associazione di oltre 300 organizzazioni specializzate nella prevenzione e nell’assistenza -, «la decisione è un passo avanti»: per i tossicodipendenti abili al lavoro, una rendita Ai significa maggiori opportunità di integrazione professionale.
Non è della stessa opinione il consigliere nazionale Udc Thomas de Courten: «Se il Tribunale federale reputa una dipendenza di per sé praticamente incurabile, giustificando una richiesta AI, significa che non c'è più alcun incentivo a trovare una via d'uscita dalla stessa».
Secondo l'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas), non è ancora chiaro quante persone abbiano diritto o meno a una rendita AI. «Non ci aspettiamo costi aggiuntivi sostanziali», spiega la portavoce Sabrina Gasser. Anche perché tutte non tutte le dipendenze portano ad ottenere una prestazione.
(*) nome noto alla redazione