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Dopo 12 anni l'Argentina archivia il peronismo in chiave "kirchnerista" e sceglie il leader dell'opposizione, il 'liberale' Mauricio Macri, che ha fatto dell'apertura del mercato il leitmotiv della sua campagna per far risorgere la terza economia del Sudamerica.
La commissione elettorale ha annunciato che con oltre il 50% delle schede scrutinate il trend è irreversibile e Macri ha conquistato la Casa Rosada con oltre il 53,8% contro il 46,1% del kirchnerista ed ex favorito, Daniele Scioli, che ha riconosciuto la sconfitta.
L'ingegnere Mauricio Macri, 56 anni, ex sindaco di Buenos Aires, di origini calabresi, è il paladino degli imprenditori e della classe media della capitale e di tutta la provincia.
Nel suo programma ha promesso di non stravolgere le riforme kirchneriane: non ritirerà i piani sociali, né privatizzerà l'industria petrolifera, ma aprirà agli investimenti e, non da ultimo, abbandonerà la sterile contesa con la Gran Bretagna sulle Falkland.
Quella dei Kirchner era stata una "rivoluzione patriottica", in cui disoccupazione e povertà sono diminuite (anche se i dati sui poveri non vengono diffusi dal 2013). È stato introdotto l'assegno familiare per i figli, la copertura pensionistica è diventata quasi universale, sono riprese le trattative salariali, i militari colpevoli di violazioni dei diritti umani durante la dittatura (1976-1983) sono stati processati e sono state approvate leggi come il matrimonio gay. Ma l'economia è crollata a tali livelli da aver portato il Paese ad un passo da un ennesimo default.
SDA-ATS