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La Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati intende rafforzare la tutela dei lavoratori e appoggia l'adozione di misure per affrontare la situazione del mercato del lavoro in Ticino.
Con 8 voti contro 3 e 2 astensioni, la commissione ha dato seguito a un'iniziativa con cui il Canton Ticino chiede l'adozione di misure contro i licenziamenti abusivi legati al dumping salariale.
Secondo la maggioranza la richiesta è legittima, poiché il cantone italofono deve far fronte a una pressione sui salari maggiore di quella esistente in altre regioni della Svizzera. Questa posizione necessita del consenso dell'omologa commissione del Nazionale, si legge in un comunicato odierno dei Servizi del Parlamento.
Nell'iniziativa cantonale ticinese viene chiesto che una disdetta venga dichiarata abusiva se data con l'obiettivo di sostituire il dipendente licenziato con un lavoratore che, a pari qualifiche, percepisce un salario inferiore. Altro motivo di disdetta abusiva sarebbe il rifiuto del dipendente di accettare sensibili riduzioni di salario a causa di un forte afflusso di manodopera sul mercato del lavoro (dumping salariale).
Il testo fa riferimento all'iniziativa popolare dell'UDC "Prima i nostri!", che i cittadini ticinesi hanno approvato con il 58% dei voti. Per intervenire in questi ambiti sono necessari cambiamenti a livello federale.
Sempre a proposito di lavoro, la commissione giudica che siano le disposizioni su un contratto a stabilire le condizioni alle quali il lavoratore può segnalare eventuali irregolarità. Con 6 voti contro 2 e 4 astensioni, ha infatti deciso di non allinearsi alla decisione del Nazionale, che nella sessione estiva ha scelto di non entrare in materia sul relativo disegno del Consiglio federale.
La commissione propone di accogliere le proposte formulate dal governo. La soluzione prevista, secondo cui un'irregolarità può essere segnalata all'opinione pubblica se è soddisfatta una serie di condizioni, è valutata appropriata, proporzionata e non semplificabile ulteriormente. Si tratta - a giudizio della maggioranza - di un passo avanti rispetto alla situazione attuale.
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