Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01268.jsonl.gz/1081

La Taskforce Cultura si mostra critica nella propria presa di posizione odierna sul certificato Covid e il suo utilizzo nel quadro della ripresa dei grandi eventi. Da una parte, viene riconosciuto che esso gioca "un ruolo importante per quel che concerne i viaggi interazionali, soprattutto per le professioniste e i professionisti della cultura". Al riguardo si puntualizza come, secondo gli operatori culturali, se messo in atto "in modo pragmatico e per una fase transitoria breve e ben definita nel tempo", può facilitare la ripresa di alcuni tipi di manifestazioni culturali pubbliche, come per esempio i grandi eventi o le manifestazioni di danza nei club. Dall'altra parte, però, si chiede che non vengano svantaggiati economicamente quei settori della cultura che rifiutano l'idea di manifestazioni destinate unicamente a un pubblico certificato. "Sulla base di queste considerazioni non sarà possibile trovare una soluzione completamente uniforme per tutti i settori e tutti i tipi di eventi, e questo deve essere rispettato dalle autorità" osserva la Taskforce Cultura, dichiarando di prendere "in parola" le dichiarazioni del Consiglio federale secondo il quale, non appena si raggiungerà la terza delle tre fasi del modello previsto dall'esecutivo (presumibilmente nel settembre 2021), verranno progressivamente abbandonati tutti i requisiti per la realizzazione di eventi. Fino ad allora, la Taskforce chiede che si possa continuare a organizzare manifestazioni culturali sulla base di piani di protezione convenzionali escludendo l'obbligatorietà del certificato.
Il certificato Covid, nell'opinione della Taskforce, non deve portare all' «esclusione culturale» di determinate categorie di persone, ad esempio dei giovani che non possono ancora essere vaccinati. "Occorre pertanto garantire fin dall'inizio che tutte le categorie di persone possano ottenere un certificato senza difficoltà, indipendentemente da determinate caratteristiche o dal loro status (per esempio accettando anche documenti d'identità non ufficiali)", prosegue il comunicato. I firmatari della presa di posizione chiedono inoltre un accesso gratuito e a bassa soglia ai test qualificati, compresi i test sierologici per il rilevamento del livello degli anticorpi, e che i Cantoni garantiscano la capacità di testare per far fronte a un aumento della richiesta, ad esempio in previsione di un grande evento.
"Per le stesse ragioni, gli organizzatori di eventi devono essere liberi di scegliere se vogliono utilizzare il certificato, o se invece preferiscono mantenere i concetti di protezione convenzionali", osserva la Taskforce Cultura, secondo cui l'utilizzo del certificato Covid da parte di un organizzatore di eventi dovrebbe esonerare dalla messa in atto di ulteriori misure come le mascherine obbligatorie, il distanziamento, le restrizioni sulla capienza o il consumo unicamente presso i posti a sedere. A titolo di esempio, viene riportato l'Eurovision Song Contest 2021 con 3.500 persone senza mascherine in una sala di 3.500 posti. Regola, questa, da applicare uniformemente a tutti gli eventi, indipendentemente dal numero di persone che vi partecipano.
La Taskforce Cultura postula inoltre che rimanga comunque in vigore, senza esclusioni, il diritto alle misure di compensazione su cui fanno affidamento gli organizzatori di eventi e gli operatori culturali, dato che "in ogni caso, ci vorranno diversi mesi prima che il settore culturale torni a «regime normale»".
Viene ribadita, dal punto di vista del settore culturale, la necessaria transitorietà e temporaneità, fino alla fase di normalizzazione, della soluzione basata sul certificato Covid, che "non ha spazio in un prevedibile ritorno alla normalità, così come non lo ha nessuna delle altre misure".
Infine, vengono citate altre questioni aperte di natura pratica, come: "l’approvazione di autotest affidabili; la presa in considerazione e la copertura dei costi dei test per il rilevamento del livello degli anticorpi; l’effettiva capacità dei Cantoni di fornire una quantità di test sufficienti per far fronte all’affluenza prima dei grandi eventi (anche per evitare che le persone debbano essere testate più volte durante gli eventi che durano diversi giorni, così come il personale che lavora all'evento)". Dal punto di vista del settore culturale, "nel caso in cui si utilizzi il certificato Covid eventuali costi per infrastrutture e personale supplementari o per l’esecuzione dei test devono essere coperti dalla Confederazione e/o dai Cantoni". Si chiede infine che gli organizzatori vengano sollevati da ogni responsabilità nel caso in cui un/un’ospite dovesse presentare un certificato Covid falso e/o se dovessero verificarsi infezioni durante l’evento.