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BERNA - I vertici del PPD non hanno un piano B nel caso in cui i delegati dovessero bocciare il nuovo nome Alleanza del Centro e la fusione con il PBD.
Con un "no", ogni scenario sarebbe aperto, ha detto il presidente Gerhard Pfister nel corso dell'assemblea odierna.
In caso di bocciatura, la prossima primavera - in occasione delle elezioni dei vertici di partito - andrebbe deciso con quale direzione e quale strategia il PPD si presenterebbe alle elezioni del 2023, ha continuato Pfister. La responsabilità dovrebbe in questo caso essere presa in primis da chi si è opposto alla fusione.
L'unione col PBD e il nuovo nome risolverebbero un problema strutturale che si trascina da 40 anni, ha detto ancora Pfister: «Non siamo mai riusciti a effettuare il salto oltre i nostri luoghi di origine, poiché veniamo percepiti come partito cattolico o particolarmente religioso». Quale partito nazionale, il PPD ha bisogno di successo in tutti i cantoni.
Il presidente della formazione politica stima il potenziale elettorale attorno al 20%, quando nel 2019 è stato ottenuto solamente l'11%. Il PPD deve riuscire a conquistare anche gli elettori non particolarmente legati a un partito, ha sottolineato Pfister.
Per l'approvazione della modifica dello statuto i delegati devono dare il loro consenso con una maggioranza dei due terzi dei presenti. A causa della pandemia l'assemblea si svolge in modo decentrato in 13 località, fra cui - nella Svizzera italiana - a Lostallo (GR).
I vertici del PPD non hanno un piano B nel caso in cui i delegati dovessero bocciare il nuovo nome Alleanza del Centro e la fusione con il PBD.