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Impronta sulla perdita di biodiversità
La produzione, l’utilizzo e lo smaltimento dei beni consumati in Svizzera sono strettamente legati all’utilizzo del suolo, il quale può provocare danni alla biodiversità. L’impronta sulla perdita di biodiversità mostra l’estensione di tali danni. Si basa sul potenziale di perdita delle specie (ossia la possibilità che una specie si estingua), dovuto determinate forme di sfruttamento del suolo, come agricoltura o insediamenti, rispetto ad uno stato di riferimento naturale. Viene calcolato diversamente a seconda del Paese: se in Europa un bosco viene trasformato in un campo coltivato, la perdita potenziale di biodiversità è più ridotta rispetto a una foresta pluviale
L’indicatore include l’utilizzo del suolo all’estero provocato dai prodotti importati (prospettiva dell’impronta ecologica).
Tra il 2000 e il 2019, l’impatto pro capite del consumo svizzero sulla perdita di biodiversità è aumentato di circa il 9 per cento. Nel 2019 ammontava a 7,2 specie-anni per miliardo di specie (Pico-PDF∙a, cfr. metodo). L’impatto all’estero è aumentato inoltre in maniera significativa e costante mentre la percentuale interna dell’impatto sulla biodiversità è diminuito passando dal 42 al 30 per cento. Le derrate alimentari e i mangimi sono i prodotti con la maggiore impronta importata sulla biodiversità.
L’impronta assoluta sulla biodiversità è cresciuta in maniera ancora più notevole rispetto all’impronta pro capite a causa dell’aumento della popolazione residente in Svizzera. È passata da 48 a 62 Micro-PDF∙a.
In questo modo, la perdita delle specie causata esclusivamente dal consumo svizzero raggiunge un valore simile a quello della perdita delle specie osservata a livello globale e che si verifica naturalmente pari a una specie per milione di specie all’anno (cfr. Frischknecht et al. 2018; Steffen et al. 2015). Il confronto con il tasso di estinzione naturale mostra che l’impronta sulla perdita di biodiversità è ben al di sopra del valore limite che, basato sulla popolazione mondiale, è compatibile con i limiti di resistenza del pianeta. A causa di tale aumento vengono valutati in modo negativo sia lo stato che la tendenza.
L’impronta sulla biodiversità è cresciuta in maniera proporzionale alla domanda finale svizzera. Non ha quindi avuto luogo il disaccoppiamento tra benessere e impatto. In altre parole, la cosiddetta efficienza relativa alla biodiversità non ha mostrato miglioramenti.
Per ragioni metodologiche non è possibile al momento un confronto internazionale.
Il metodo corrisponde alle «interim recommendation» dell’UNEP-Life Cycle Initiative. Basato su Chaudhary et al. (2016), quantifica il potenziale di perdita atteso sul lungo termine causato da un determinato utilizzo del suolo (p. es. agricoltura o insediamento) rispetto a uno stato di riferimento naturale e indisturbato e tiene quindi in considerazione il fatto che differenti utilizzi del suolo hanno effetti estremamente differenti sulla biodiversità. Considera inoltre la vulnerabilità delle specie convertendo la regressione regionale delle specie presenti e la scomparsa delle specie endemiche in «specie scomparse completamente a livello globale». Riassume inoltre, proprio come per i gas serra il cui potenziale viene riassunto in «kg CO2 equivalenti», differenti intensità di effetti in un unico indicatore. Gli equivalenti di specie potenzialmente scomparse a livello mondiale vengono integrate anno dopo anno (a) e quantificate per milione di specie (Micro‑PDF∙a) o per miliardo di specie (Pico-PDF∙a).[1]
Correlazione con le liste rosse svizzere: l’impronta sulla biodiversità indica la perdita di biodiversità potenziale sul lungo termine a livello globale. Questa visione si discosta totalmente da quelle applicate nelle liste rosse e nei corrispondenti dati sulla biodiversità in Svizzera. L’impronta sulla biodiversità non è quindi comparabile con questi ultimi. Inoltre, l’impronta sulla biodiversità tiene in considerazione solo la causa principale della perdita di specie, ossia l’utilizzo del suolo. Non vengono quindi calcolate altre cause della perdita di biodiversità come i cambiamenti climatici o le quantità eccessive di azoto o pesticidi.
[1] 1 Piko-PDF·a = 10-12 PDF·a (cioè un trilionesimo di PDF·a); PDF = potentially disappeared fraction of species; il termine «anni-specie» indica questa integrazione nel tempo.
Il calcolo di base è tratto dalla pubblicazione "Le impronte ambientali della Svizzera: sviluppo tra il 2000 e il 2018" (EBP/Treeze 2022) e da un aggiornamento dell'EBP.
|Evoluzione auspicata||Valore iniziale||Valore finale||Variazione in %||Evoluzione osservata||Valutazione|
|Calo||Media 2000-2002||Media 2017-2019||9.01%||Incremento||negativo|
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