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"I nostri parlamentari vogliono dire la loro sulla risoluzione: penso che la Camera abbia bisogno di un paio di settimane di discussione". Lo ha detto Nancy Pelosi, leader della minoranza democratica alla House, facendo capire che il voto sui raid in Siria potrebbe slittare attorno al 16 settembre, anche alla luce del fatto che difficilmente, a suo dire, il Senato voterà prima della fine della prossima settimana.
Intanto, se il Congresso americano votasse oggi la risoluzione a favore dei raid verrebbe bocciata. Lo scrive Politico.com, secondo cui, al momento, il sostegno dei leader di ogni singolo partito a Barack Obama non riesce a convincere più di tanto la gran parte di indecisi.
Secondo il sito specializzato, nei palazzi di Washington sinora i tanti briefing privati ad opera di uomini della Casa Bianca, Dipartimento di Stato e Pentagono non stanno avendo alcun effetto.
Il nodo resta lo scarso appoggio popolare all'intervento armato: il via libera da parte di Capitol Hill sarebbe molto improbabile se la percentuale di americani favorevoli all'attacco dovesse rimanere attorno al 20/30%.
Se il Presidente non sarà capace di smuovere l'opinione pubblica, e solo lui ha i mezzi per farlo, allora per lui il voto del Congresso si annuncia durissimo.
A San Pietroburgo, a margine del G20, in un incontro bilaterale con il premier giapponese, Shinzo Abe, Obama ha detto: il regime di Assad nel fare ricorso ad armi chimiche ha violato la legge internazionale.