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Il fisico tedesco aveva predetto le onde gravitazionali, recentemente scoperte. Ma nella sua carriera Einstein prese anche qualche abbaglio.
Armato unicamente di carta e penna il celebre fisico riuscì a intuire, cento anni fa, che la massa interagisce con lo spazio-tempo in maniera molto particolare, come ha dimostrato la recente scoperta delle onde gravitazionali, per la prima volta registrate lo scorso 11 febbraio dal team del rilevatore Advanced LIGO, scoperta che con molta probabilità varrà ai ricercatori il premio Nobel.
Ma anche Einstein si sbagliava ogni tanto. Proprio in occasione del rilevamento dell'onda gravitazionale emessa da due buchi neri che si sono fusi un miliardo e mezzo di anni fa, dalle pagine del New York Times il fisico della Arizona State University Lawence M. Krauss ha passato in rassegna i quattro principali errori commessi dal fisico tedesco naturalizzato svizzero e statunitense.
Il primo riguarda l'Entanglement quantistico, un fenomeno che avviene quando due particelle sono intrinsecamente legate l'una all'altra e ogni misura eseguita su una delle due si riperquote istantaneamente sull'altra, indipendentemente da quanto sia lontana. “Einstein”, spiega Krauss, “non credeva che l’azione a distanza sarebbe mai stata verificata sperimentalmente. Era convinto che fosse qualcosa di non fisico. Parlava dell’entanglement come di un esempio che mostrasse perché la meccanica quantistica fosse errata, ma in verità è giusta”, come hanno poi dimostrato svariati esperimenti.
Vi è poi l'effetto della "lente gravitazionale", che Einstein descrisse come un "effetto lente causato da una stella che con il suo campo gravitazionale devia la luce”, sostenendo che “naturalmente non c’è alcuna speranza di osservare direttamente questo fenomeno”. L'intuizione teorica era corretta, quella sperimentale un po' meno. “Einstein ha pensato soltanto alle stelle”, commenta Krauss. “Anche le galassie, in realtà, sono ottime lenti gravitazionali". Le lenti gravitazionali sono uno degli strumenti più utilizzati per scandagliare l'universo.
La costante cosmologica è quella che Einstein stesso definì "il più grande abbaglio della sua vita" (anche se vi sono dei dubbi sulla veridicità della citazione). Secondo Einstein, a causa della forza di gravità, l'Universo avrebbe dovuto essere in contrazione. Per bilanciare ciò Einstein aggiunse alle sue equazioni una forza repulsiva, la costante cosmologica appunto, per sostenere l'idea di un Universo statico. Pochi anni dopo dopo tuttavia Edwin Hubble si accorse che l'Universo era in realtà in espansione.
In questo elenco infine ci sono pure le onde gravitazionali. Vent'anni dopo averle ipotizzate, nel 1936 Einstein stava per ritrattare la sua teoria. “Scrisse un articolo”, spiega Krauss, “dicendo che le onde gravitazionali non potevano esistere”. Ad essere sbagliati erano i suoi nuovi calcoli e l'articolo che li esponeva fu rifiutato dalla rivista Physical Review dopo che un revisore trovo lo sbaglio. Einstein stava per pubblicare l'articolo su una nuova rivista, ma si rese conto dell'errore commesso e rinunciò.