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Lacunoso, l’avamprogetto del Consiglio federale non permette di adattare la legislazione svizzera alle evoluzioni internazionali in materia di trasparenza e di rispetto dei diritti umani e dell’ambiente. Diverse ONG, tra cui Alliance Sud, hanno fatto alcune proposte per correggere il tiro.
Proporzionalmente al suo PIL, la Svizzera figura al quinto rango mondiale delle accuse di violazioni dei diritti umani da parte di imprese, così come stabilisce un recente studio dell’Università di Maastricht. Così come fatto in risposta agli interventi parlamentari suscitati negli ultimi due anni dalla petizione «Diritto senza frontiere», il Consiglio federale ha dunque buone ragioni per riconoscere la «grande responsabilità» della Svizzera come sede di numerosissime multinazionali, il rischio di reputazione che rappresentano le violazioni dei diritti umani da parte di imprese svizzere all’estero, e l’importanza delle Linee guida dell’ONU come quadro di riferimento sulle questioni di diritti umani e d’impresa.
Elaborate dal professor John Ruggie, questi principi devono oggi essere applicati dagli Stati attraverso una «combinazione opportuna di misure vincolanti e volontarie». A questo riguardo, il diritto svizzero soffre di diverse lacune importanti. Non comprende in particolare disposizioni che obblighino le imprese a vegliare al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente o a pubblicare un rapporto extra-finanziario con informazioni sulle loro politiche in questi ambiti.
Lanciata a fine novembre, la revisione del diritto della società anonima è l’occasione per correggere queste lacune. L’avamprogetto che il Consiglio federale ha messo in consultazione non prevede comunque niente in questo senso. E’ per questo che diverse organizzazioni di sviluppo, tra cui Alliance Sud, hanno preso posizione in maniera dettagliata. Chiedono in particolare l’introduzione di un dovere di diligenza ragionevole, per garantire che gli organi dirigenti delle società identifichino i rischi delle loro attività per i diritti umani e l’ambiente, prendano misure per prevenirle e ridurre le incidenze negative, controllino l’efficacia delle misure adottate e pubblichino le informazioni su questi diversi processi.
Pur essendo necessario per migliorare la trasparenza della società, un rapporto extra-finanziario non garantisce tuttavia ancora la solidità delle informazioni fornite. Il dovere di diligenza ragionevole deve, per questo motivo, essere completato da uno strumento che permetta di verificare se il reporting è conforme alle disposizioni legali ed agli statuti dell’impresa. Un simile controllo potrebbe essere effettuato in due modi. Da una parte, attraverso l’organo abituale di revisione, che si vedrà affidare un nuovo compito. D’altra parte, attraverso la possibilità per gli azionisti di chiedere un esame speciale non solamente quando gli organi dirigenti danneggiano gli interessi materiali della società, ma anche i detentori dei diritti umani e l’ambiente. Inoltre, gli azionisti dovrebbero poter denunciare le spese della società anche in casi simili.
L’integrazione di queste disposizioni nel codice delle obbligazioni permetterà alla Svizzera di non essere a rimorchio del trend internazionale verso maggiore regolazione delle attività delle multinazionali. Le ONG hanno anche fatto proposte per estendere l’obbligo di trasparenza dei pagamenti al commercio delle materie prime così come per ridurre l’opacità e l’anonimato delle strutture giuridiche dei gruppi internazionali.