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Il Fondo Monetario internazionale in seduta: l'indebitamento dei paesi in via di sviluppo, la crisi mondiale e i timori per la guerra i temi.
I due ministri svizzeri presenti si sono appellati al rispetto delle regole e alle riforme per garantire pari opportunità.
I ministri delle finanze e i direttori delle banche centrali di tutto il mondo si sono incontrati alla riunione autunnale del Fondo Monetario internazionale (FMI) e della Banca mondiale.
Al centro dei dibattiti la crisi economica che tocca tutto il pianeta, rallentando o vanificando gli sforzi per lo sviluppo. Soprattutto nei paesi del terzo mondo il peso dei debiti e i ritardi strutturali rendono difficili le condizioni di vita. A tutti i costi è necessario evitare il ripetersi di una crisi come quella Argentina.
All'assemblea è stato ripetuto più volte l'appello a realizzare le tanto necessarie riforme strutturali del sistema economico. Per potenziare l'impegno per il rilancio congiunturale si auspica un ulteriore abbassamento degli interessi per favorire i crediti, questo malgrado i tassi siano praticamente in tutti i paesi industrializzati a livelli bassissimi.
L'eventualità di un nuovo conflitto aperto con l'Iraq ha poi destato preoccupazione di molti oratori. La già scarsa fiducia nei consumi e le apprensioni verso il prezzo del petrolio potrebbero causare una vera e propria spirale recessiva, con conseguenze catastrofiche a livello internazionale.
"Conferenza poco spettacolare"
Anche il ministro delle finanze elvetico, Kaspar Villiger, ha preso la parola sabato a Washington. Villiger ha salutato i progressi nella riduzione dell'indebitamento dei paesi più poveri.
Ma il ministro ha richiamato i paesi industriali alle loro responsabilità verso i più deboli. In verità tutti sono concordi nell'affermare che l'azzeramento del debito pubblico di 26 stati è un successo importante, ma non potrà risolvere i problemi interni come i conflitti o la corruzione.
Per questo forse il ministro elvetico, durante una conferenza stampa, ha definito i risultati della duegiorni «poco spettacolari».
L'agricoltura troppo protetta
Dal canto suo, il consigliere federale Pascal Couchepin, anch'egli presente a Washington, ha insistito sulla responsabilità dei paesi ricchi nella riduzione della povertà.
Il capo del Dipartimento federale dell'economia ha puntato il dito contro le contraddizioni delle politiche riguardanti sviluppo e commercio: gli aiuti all'agricoltura dei paesi industrializzati bloccano l'importazione dei prodotti provenienti da quelli del terzo mondo.
Couchepin ha difeso la sua posizione, malgrado la Svizzera rimanga uno dei paesi che sostiene in maniera più massiccia i propri contadini per garantire loro il reddito e offrire un posto sul mercato per la produzione agricola.
Ma anche i paesi in via di sviluppo hanno le loro responsabilità, ha sottolineato Couchepin: essi devono porre al centro delle loro politiche la lotta alla povertà.
Proteste
Malgrado i discorsi poco precisi e la mancanza di una risoluzione finale di presa, l'incontro ha dato occasione di protesta alle organizzazioni no global.
Circa 600 dimostranti sono stati arrestati. Avevano partecipato ad una contromanifestazione nella capitale statunitense per riaffermare con forza la loro opposizione ai piani del governo americano contro l'Iraq.
swissinfo e agenzie