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Annunciata nel dicembre 2013, l'unità destinata ad accogliere le persone in stato avanzato di alcolemia aprirà i battenti al Centro ospedaliero universitario vodese (CHUV) il 2 aprile.
I futuri pazienti potrebbero essere chiamati a pagare di tasca propria parte delle spese, indica in un comunicato odierno il nosocomio vodese.
L'unità sarà dotata di quattro letti, destinati alle persone in preda a "sbornie acute", che necessitano di essere sorvegliate, ma la cui presenza non si giustifica al pronto soccorso. Quest'ultimo accoglie ogni settimana circa trenta persone in preda ad un'ubriacatura estrema, una cifra che rappresenta il 5% delle ammissioni, precisa la nota.
Le spese legate alle cure mediche o alla sorveglianza da parte del personale infermieristico saranno coperte dall'assicurazione malattia. Il paziente che dovesse rimanere ricoverato oltre la fase di rischio sanitario dovrà invece pagare di tasca propria un forfait di 50 franchi per l'alloggio e, se è il caso, la franchigia dell'assicurazione ed eventuali spese di ambulanza.
Secondo il CHUV, questa partecipazione è volta a "responsabilizzare" i pazienti. Un bilancio dell'esperienza pilota sarà stilato fra nove mesi dal Consiglio di Stato.
Il primo dispositivo anti-sbornia è stato creato dalla città di Zurigo nel 2010, ma in questo caso le persone ubriache o sotto l'effetto di droghe sono collocate in una cella di polizia e poste sotto sorveglianza medica. Le persone che vi trascorrono una notte sono tenute a pagare fino a 600 franchi. A Ginevra, la creazione di celle per lo smaltimento delle sbornie è all'esame.
SDA-ATS