Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/204629

<h2>SubmittedText<h2><p>Come noto, le maggioranze politiche in Parlamento ed il Consiglio federale hanno rifiutato di applicare la preferenza indigena votata dal popolo il 9 febbraio 2014, snaturandola nella cosiddetta preferenza indigena light (obbligo di annuncio dei posti di lavoro vacanti agli URC per alcuni settori professionali), entrata in vigore il primo luglio 2018.</p><p>Il 1° novembre 2019 la SECO ha divulgato il primo rapporto di monitoraggio sull'applicazione della preferenza indigena (?) light. Come di consueto i toni sono entusiastici, mirati a far credere che la preferenza indigena (?) light - di fatto una non preferenza indigena - funzioni. Viene perfino indicato che l'8,3 per cento delle persone annunciate agli URC avrebbe trovato un impiego.</p><p>Chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Come si concilia l'asserita efficacia della preferenza indigena light con il fatto che, anche dopo la sua entrata in vigore, in Ticino il numero dei frontalieri ha continuato a crescere, così come pure quello dei ticinesi in assistenza, disoccupati e sottoccupati, ed è ormai vicinissimo a quota 70mila, con un'impennata in particolare nel settore terziario dove i frontalieri soppiantano i residenti, ciò che è in totale contraddizione con qualsiasi tipo di "preferenza indigena"?</p><p>2. Quante delle persone che sarebbero state assunte a seguito dell'obbligo di annuncio sono svizzere? Quante sono straniere? Di quale nazionalità? Quanti sono i frontalieri?</p><p>3. Quante delle persone annunciate agli URC nell'ambito della preferenza indigena light non sarebbero state assunte senza di essa?</p><p>4. Nella verosimile eventualità che l'UE decida nel prossimo futuro che la redita di disoccupazione ai frontalieri va versata dallo Stato dove il frontaliere lavorava e non da quello di residenza - imposizione cui come di consueto la Svizzera si affretterà ad adeguarsi contro i propri interessi - la conseguenza sarebbe l'iscrizione in massa agli URC di tutti i frontalieri che hanno perso il lavoro, ciò che oggi avviene solo saltuariamente: in queste condizioni, in che modo l'obbligo di annuncio dei posti vacanti agli URC potrebbe ancora essere considerato una preferenza "indigena"? E' forse intenzione del Consiglio federale considerare i frontalieri come indigeni?</p><p>5. In base a quali valutazioni la presunta percentuale dell'8,3 per cento di persone assunte a seguito dell'annuncio agli URC in base alla cosiddetta preferenza indigena (?) light viene presentata come un successo?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il 16 dicembre 2016 il Parlamento ha approvato la legge esecutiva concernente l'articolo 121a della Costituzione federale sancendo così nella legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI, RS 142.20) l'obbligo di annunciare i posti di lavoro vacanti (art. 21a LStrI). Si tratta di una delle misure intese a sfruttare maggiormente il potenziale della forza lavoro indigena. Adottando diverse modifiche di ordinanza - tra cui quella sul collocamento e il personale a prestito (RS 823.111) - l'8 dicembre 2017 il Consiglio federale ha attuato le disposizioni di legge.</p><p>La mozione 16.4151 del Gruppo PPD incarica il Consiglio federale di monitorare gli effetti concreti dell'attuazione dell'articolo 121a della Costituzione federale sull'immigrazione e, in caso di inefficacia, di sottoporre al Parlamento ulteriori misure in materia di mercato del lavoro o misure correttive. In collaborazione con il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) e le autorità cantonali, il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) ha stabilito in un piano di attuazione che questo mandato sarebbe stato suddiviso in due parti, ossia un monitoraggio dell'esecuzione e una valutazione degli effetti. Il monitoraggio dell'esecuzione si prefigge di verificare annualmente che l'obbligo di annuncio venga attuato conformemente alla legge e in maniera efficiente. La valutazione degli effetti è invece volta ad analizzare scientificamente l'impatto dell'obbligo di annunciare i posti vacanti sul mercato del lavoro e sull'immigrazione legata all'occupazione.</p><p>Ad 1 e 3: Il rapporto di monitoraggio pubblicato il 1° novembre 2019 non parla dei possibili effetti dell'obbligo di annuncio sul mercato del lavoro. Questi ultimi verranno esaminati nella valutazione degli effetti. I risultati saranno disponibili al più presto nell'autunno 2020.</p><p>Ad 2: Secondo il diritto vigente, i cittadini dell'UE/AELS domiciliati in Svizzera o che soggiornano in Svizzera per cercarvi un lavoro nonché i frontalieri che hanno esercitato la loro ultima occupazione in Svizzera possono iscriversi come persone in cerca d'impiego agli uffici regionali di collocamento (URC) nel nostro Paese e approfittare dei vantaggi dell'obbligo di annuncio. </p><p>Nel 2019, le persone in cerca d'impiego registrate all'URC in Svizzera erano circa 182 000 al mese; il 47 per cento era di nazionalità straniera. Di queste, 232 (in media) erano titolari di un permesso per frontalieri. Non esiste, tuttavia, una statistica generale sulle persone in cerca d'impiego assunte in virtù dell'obbligo di annuncio.</p><p>Ad 4: I lavoratori frontalieri sono considerati parte integrante del potenziale di manodopera indigeno se hanno esercitato l'ultima occupazione in Svizzera e se sono iscritti all'URC in Svizzera come persone in cerca d'impiego.</p><p>Il regolamento europeo relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale è attualmente in fase di revisione. Finché l'iter legislativo interno all'UE non è ancora concluso non è possibile pronunciarsi in merito. Tuttavia, anche quando l'UE adotterà un testo definitivo, questo non verrà recepito automaticamente nel diritto svizzero. L'eventuale recepimento avverrà conformemente all'iter previsto dall'Accordo sulla libera circolazione delle persone, in base a cui per l'approvazione di un accordo internazionale occorre rispettare le procedure interne.</p><p>Ad 5: Nel primo rapporto di monitoraggio, la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) conclude che l'obbligo di annuncio è stato complessivamente introdotto con successo. L'attuazione di questo obbligo e le nuove procedure tra i datori di lavoro e il servizio pubblico di collocamento (SPC) si svolgono in maniera efficace e conforme alla legge. L'obbligo di annuncio ha intensificato e migliorato la collaborazione tra i datori di lavoro e il SPC. Il forte incremento dei posti vacanti annunciati, la rapida trasmissione di dossier adeguati e l'accesso riservato per cinque giorni alle informazioni riguardanti i posti annunciati (vantaggio informativo) sembrano aver migliorato le possibilità di trovare un lavoro per le persone in cerca d'impiego iscritte. Questi punti devono tuttavia ancora essere esaminati nel quadro della valutazione degli effetti dell'obbligo di annuncio.</p>  Risposta del Consiglio federale.