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L'impasse sull'aumento del tetto del debito statunitense non si sblocca.
E il quadro si complica, con lo speaker della Camera, John Boehner, che non riesce a controllare il partito e fa naufragare l'atteso voto sul piano di riduzione del deficit e del debito dei repubblicani, mettendo ancora più a rischio gli Stati Uniti a quattro giorni dalla scadenza del 2 agosto, quando gli Usa potrebbero fare default.
Il mancato voto preoccupa la Casa Bianca, che si augurava di archiviare la misura di Boehner dopo il passaggio alla camera e il blocco in Senato, per far decollare un compromesso, al quale starebbero lavorando il leader dei repubblicani in Senato Mitch McConnell e il leader dei democratici in Senato, Harry Reid, e che prevedrebbe un aumento del tetto del debito in due fasi, come chiesto dai repubblicani, ma dipendente dal Congresso con una maggioranza di due terzi e non da tagli alla spesa.
Al termine di una giornata all'insegna dell'ottimismo, dopo il primo slittamento del voto mercoledì, Boehner si è ritrovato con il voto convocato alle 18.00 ma senza i voti necessari per passare il piano. Le difficoltà interne al partito sono emerse quando, poco prima delle 18.00, è arrivata la comunicazione dello slittamento del voto, anche se l'ufficio di Boehner ha rassicurato su un voto in serata. le ore sono passate, anche mangiando pizza, e alle 22.30, Kevin McCarthy ha annunciato: la camera non voterà questa sera. L'annuncio a sorpresa indebolisce Boehner e agita la casa Bianca, che teme di perdere l'interlocutore che solo pochi giorni fa era vicino a un accordo con il presidente Barack Obama su un ampio accordo di riduzione del deficit e del debito.
La tensione sale con l'avvicinarsi della scadenza determinata dal Tesoro, che lavora a un piano d'emergenza per evitare il default. I dettagli potrebbero essere diffusi nelle prossime ore ma secondo indiscrezioni, il Tesoro se un accordo non sarà raggiunto entro il 2 agosto deciderà le priorità nei pagamenti, con i creditori che avranno la precedenza.