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Nessuno sa quanti bambini in Svizzera siano dati in affido a una famiglia che non è la loro. Le differenze regionali nella struttura organizzativa e negli standard per l’affidamento mostrano le difficoltà con cui si confrontano gli sforzi di riforma del sistema.
«Abbiamo bambini che hanno conosciuto ogni genere di sofferenza. Hanno patito incuria, fame, abusi fisici e sessuali. Ciò di cui hanno bisogno è sicurezza; invece sono inseriti in un sistema intrinsecamente incoerente».
Sono le parole di Urs Kaltenrieder, ex bambino in affido e cofondatore di IntegrationLink esterno, una rete di sostegno attiva nella regione bernese dell’Emmental. Molti dei bambini di cui l’organizzazione si occupa sono passati in precedenza attraverso numerosi affidamenti.
Com’è possibile che la Svizzera, uno dei paesi più sviluppati al mondo, non sia riuscita a creare per i suoi bambini più vulnerabili un sistema di sostegno e di cura efficace?
Sono passati quasi dieci anni da quando un rapporto commissionato dal governo federale aveva suggerito riforme per migliorare il sistema di affidamento dei minori (affiliazione) in Svizzera, ma alcune delle raccomandazioni centrali sono tuttora disattese.
Dati mancanti
Il rapporto del 2005, intitolato «La situazione dell’affiliazione in Svizzera», aveva constatato l’assenza di dati di base necessari per gestire in modo efficace il sistema e chiedeva maggiori investimenti nella ricerca. Oggi gli esperti continuano a fare affidamento su stime basate sul censimento del 2002, che parlano di 15'000 casi di affidamento.
«I dati di base devono essere rilevati regolarmente (numero di minorenni collocati in una famiglia, numero di minorenni collocati in istituti, svolgimento dei collocamenti)», scriveva l’autrice del rapporto, Kathrin Barbara Zatti.
Zatti diceva anche che un sistema di monitoraggio centralizzato doveva essere realizzato «il più presto possibile» per raccogliere e analizzare le informazioni essenziali. Nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto.
Nel frattempo è invece stata introdotta una nuova legislazione per la protezione dei bambini e degli adulti. Il governo ha inoltre regolamentato la supervisione dell’affidamento e delle strutture di accoglienza per i bambini. La nuova legislazione, in vigore dal 2013, comprende l’obbligo per i cantoni di istituire un’autorità multidisciplinare regionale per la protezione dell’infanzia.
Il processo è in corso e dovrebbe mettere fine alla pratica dell’affiliazione organizzata a livello comunale e gestita da personale non professionista.
Supervisione
Il rapporto del 2005 metteva in risalto anche la presenza di «aree problematiche e totalmente deregolamentate» e la «mancanza di supervisione sulle organizzazioni che offrono posti di affidamento» e invitava a un intervento legislativo.
L’autrice del rapporto non è più attiva nell’ambito dell’affiliazione e non è perciò nelle condizioni di commentare l’evoluzione del settore. Andrea Keller di Integras, un’associazione professionale attiva in particolare nell’educazione di minori in affidamento, non è soddisfatta dei progressi compiuti dopo il 2005. IntegrasLink esterno, che tra i suoi membri conta istituzioni attive nell’affiliazione, offre un marchio di qualità alle organizzazioni che offrono posti di affidamento.
«Con la nuova legge sull’affiliazione, le organizzazioni per l’affidamento familiare devono registrarsi presso le autorità cantonali. Il problema è che però continua a non esserci un obbligo di permesso. Il cantone deve riconoscere queste organizzazioni e in qualche modo monitorarle, ma nella legge non c’è nulla che riguardi la qualità», nota Keller.
Finora solo cinque cantoni hanno preso l’iniziativa di chiedere a queste organizzazioni di corrispondere a determinati criteri per ottenere il permesso di svolgere la loro attività.
«La pressione da parte delle autorità cresce molto lentamente. La consapevolezza è alta soprattutto a Berna, Zurigo, Soletta, Zugo e nei Grigioni. Altrove è molto più lenta di quanto speravamo», aggiunge Andrea Keller.
Colmare le differenze
Le organizzazioni per l’affiliazione sono nate negli anni novanta in risposta a una carenza di posti di affidamento. In Svizzera sono attive una sessantina di organizzazioni di questo genere, impiegate dai comuni o dai cantoni. La tariffa è di circa 250 franchi al giorni per bambino. Una parte del denaro è versato alla famiglia affidataria, il resto serve a finanziare le attività di sostegno, la formazione e talvolta terapie speciali.
«In generale queste organizzazioni hanno contribuito a migliorare la qualità dell’affidamento», osserva Stefan Blülle, dell’Ufficio per la protezione dell’infanzia di Basilea. «Ma la qualità varia. Secondo le stime abbiamo attualmente 2000 posti di affidamento in Svizzera e il problema è che ci sono approcci molto diversi alla supervisione, alla suddivisione dei compiti e ai principi di regolamentazione».
Una parte del problema è dato dall’alto grado di mobilità del personale nei servizi sociali. «C’è una grande perdita di conoscenza a causa al frequente cambiamento del personale che si occupa di protezione dell’infanzia. Sono sotto pressione, devono gestire un gran numero di casi e per questo delegano parte del lavoro alle organizzazioni per l’affidamento familiare», nota dal canto suo Andrea Keller.
Blülle cita esempi di organizzazioni che forniscono un sostegno eccellente alle famiglie affidatarie, ma poiché la trasparenza finanziaria non è imposta dappertutto dalle autorità, non può escludere che alcuni operatori guardino soprattutto ai profitti.
In anni recenti nella stampa svizzera sono stati sollevati dei dubbi sulle credenziali e sui metodi operativi di numerose organizzazioni per l’affidamento familiare.
Barbara Heuberger di Pflegekinder Aktion SchweizLink esterno, un’organizzazione ombrello di professionisti che offre sostegno a famiglia affidatarie, non conferma però che le organizzazioni agiscano in modo discutibile.
«Le organizzazioni per l’affidamento in famiglia sono come le case di accoglienza per bambini piccoli e dovrebbero essere ben controllate», dice.
Buoni esempi
Il cantone dei Grigioni è all’avanguardia nella regolamentazione del settore. La legge cantonale sull’affiliazione risale al 2007 ed è stata elaborata sotto la guida di Andrea Ferroni, capo dell’Ufficio del servizio sociale cantonale dei Grigioni.
«Siamo stati il primo cantone a regolamentare le organizzazioni per l’affidamento familiare. Ci siamo resi conto che le strutture a cui affidare bambini che non possono vivere con i loro genitori si sono molto diversificate e che la legge doveva essere aggiornata», osserva Ferroni.
«La questione se un’organizzazione faccia bene il suo lavoro si presenta in tutti i settori dell’assistenza. Quando si dà in affidamento un bambino non basta avere un letto libero e un buon cuore. Bisogna stabilire norme di qualità».
L’asticella per i bambini in affidamento, che hanno attraversato molte difficoltà a casa, è molto alta.
«Un bambino su tre ha cambiato almeno una volta collocamento», spiega Blülle. «Da ricerche sui legami affettivi sappiamo che i bebè e i bambini piccoli subiscono conseguenze negative dalla rottura delle relazioni con le persone che si occupano di loro. Gli effetti su bambini più grandi e adolescenti sono poco studiati».
«Ci sono bambini che hanno vissuto esperienze davvero difficili. Dobbiamo dare sostegno alle famiglie affidatarie, non ci si può aspettare che sappiano gestire intuitivamente problemi seri».
Sostegno
Gli esempi positivi mostrano che dare il sostegno giusto serve. Blülle cita per esempio la fondazione Integration. «Le famiglie che fanno riferimento a Integration possono chiamare 24 ore su 24 se ne hanno bisogno, sono incoraggiate a segnalare i problemi, a riconoscere per tempo le situazioni difficili e a risolvere i conflitti», dice Blülle.
Su oltre 100 bambini dati in affidamento da Integration in 15 anni, solo in quattro casi le relazioni con la famiglia affidatarie sono state interrotte.
Il fatto che la Svizzera, con la sua struttura fortemente federalista, abbia un mosaico di servizi che si occupano di bambini in affidamento non sorprende. La sanità, la scuola e l’assistenza sociale rientrano nelle competenze dei cantoni e ognuno ha sviluppato modelli diversi.
Ferroni ritiene tuttavia che l’implementazione nei cantoni del nuovo diritto sulla protezione dei minori e degli adulti dell’ordinanza federale sull’affiliazione permetterà di portare gli standard a un buon livello in tutto il paese nei prossimi cinque anni.
«Questi strumenti legislativi erano necessari e penso che i cantoni li prenderanno sul serio e li applicheranno il più in fretta possibile, per il bene dei bambini e per migliorare le loro possibilità di sviluppo».
(Traduzione dall'inglese: Andrea Tognina), swissinfo.ch