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FRIBURGO - I delegati del Partito borghese democratico (PBD), riuniti oggi in assemblea a Friburgo, hanno insistito sulla necessità della via bilaterale tra Berna e Bruxelles per il futuro della Svizzera. Senza un accordo quadro istituzionale questa opzione è destinata a erodersi, avverte il PBD in un comunicato diramato al termine dei lavori. L'assemblea si è occupata anche di temi prossimamente in votazione dicendo "sì" al progetto RFFA (fiscalità delle imprese e AVS) e alla revisione della legislazione sulle armi nel rispetto del nuovo diritto europeo e "no" all'Iniziativa contro la dispersione degli insediamenti.
Dopo una presentazione del progetto da parte del segretario di Stato e responsabile dei negoziati con l'Ue Roberto Balzaretti, il presidente del PBD e consigliere nazionale Martin Landolt (GL) ha osservato che "il prezzo di un accordo quadro è ormai noto e che spetta ora al Consiglio federale e ai partiti al potere sottoporre la questione al voto popolare", indica nella nota il partito, sottolineando che "la via bilaterale è l'unico progetto sostenibile per garantire relazioni stabili tra la Svizzera e l'Unione europea". Il governo ha posto in consultazione in dicembre il risultato dei negoziati sull'accordo.
Nel suo discorso, diffuso via Twitter, Landolt ha anche invitato i sostenitori del PBD a serrare i ranghi attorno ai valori del partito in vista delle elezioni federali del prossimo autunno.
Nella prima assemblea del 2019, i delegati si sono poi occupati di future consultazioni popolari. Hanno "chiaramente" raccomandato di respingere l'iniziativa dei Giovani Verdi "Fermare la dispersione degli insediamenti - per uno sviluppo insediativo sostenibile (Iniziativa contro la dispersione degli insediamenti)" su cui popolo e Cantoni sono chiamati ad esprimersi il prossimo 10 febbraio. Per il partito, il paesaggio deve essere preservato, ma ciò deve avvenire innanzitutto attuando la rivista Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT).
La Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell'AVS (RFFA), nata dalle ceneri dei due progetti Riforma III dell'imposizione delle imprese e Previdenza per la vecchiaia 2020, ha dato luogo a "vivaci dibattiti". Per i delegati, il legame tra il progetto fiscale e il finanziamento dell'AVS è istituzionalmente e democraticamente problematico. Tuttavia, la maggioranza ha raccomandato di accettare la RFFA, su cui si voterà probabilmente in maggio, tenendo conto dell'importanza della riforma fiscale per la piazza economica svizzera. Diversi comitati avrebbero - secondo loro stesse dichiarazioni della fine dello scorso anno - raccolto più delle 50'000 firme necessarie per il referendum.
La base del partito ha inoltre sostenuto a larga maggioranza la revisione della legislazione svizzera sulle armi che riprende la relativa Direttiva dell'Unione europea. Per i delegati la messa in discussione dell'accordo di Schengen, di cui la Svizzera è tenuta a recepire gli sviluppi, sarebbe "molto problematica". Sebbene il termine per la raccolta delle 50'000 firme necessarie alla riuscita del referendum contro l'inasprimento della legislazione sulle armi non sia ancora scaduto, il presidente del comitato promotore - il consigliere nazionale Werner Salzmann (UDC/BE) - ha dichiarato la scorsa settimana ai media che sono già state raccolte più sottoscrizioni del necessario. Per il PBD, gli inconvenienti per i tiratori sono di poco conto.