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L’opera di Zoopolis1, dei filosofi canadesi Sue Donaldson e Will Kymlicka, segna un punto di svolta per la ricerca in etica animale. L’obiettivo di questo libro? Un’articolazione chiara e dettagliata dei fondamenti necessari per costruire una società multi-specie: una Zoopolis. Questo proposito, ben lontano dall’essere scioccante come potrebbe sembrare a prima vista, non solo è valido, ma apre anche delle prospettive di organizzazione politica attuali e necessarie. Allora cos'è una Zoopolis? E perché ne abbiamo bisogno?
Cos’è una Zoopolis?
Una polis è una comunità di persone organizzate politicamente nella quale le persone stesse hanno la possibilità di governarsi. Dunque, la società multi-specie proposta da Donaldson e Kymlicka suggerisce che le persone in questione non siano esclusivamente delle persone umane: una Zoopolis è una comunità politica nella quale alcuni dei suoi cittadini sono degli animali.
Lo statuto di cittadino permette di identificare quali interessi contano nelle riflessioni sul funzionamento di una comunità politica (per esempio gli interessi dei cittadini canadesi contano nella riflessione politica candese, mentre gli interessi dei cittadini svizzeri hanno un peso per l’organizzazione della società svizzera). Lo statuto di cittadino concede al suo detentore dei diritti legali e uno statuto politico (per esempio il diritto di voto). L’organizzazione umana in comunità politiche è centrale per proteggere i membri di tale comunità e per favorire la loro vita e il loro sviluppo. Gli scettici all’idea di una Zoopolis lo sono generalmente a causa della concezione popolare di una cittadinanza che è accompagnata da una partecipazione politica attiva (votare, dibattiti pubblici, eccetera). Pertanto, come Donaldson e Kymlicka precisano, questa visione della cittadinanza è parziale: omette la nazionalità (il diritto di risiedere nel territorio) e la sovranità popolare - fare parte del gruppo di individui nel cui interesse lo stato governa2. I bambini, per esempio, non partecipano attivamente al dibattito politico, ma sono comunque cittadini e i loro interessi contano per delle questioni sociali centrali come la sanità e l’educazione.
Cosa implica includere gli animali all’interno di una comunità politica?
Gli animali sono onnipresenti nelle realtà umane: alimentazione, animali domestici e di lavoro, intrattenimento, cavie per la sperimentazione, eccetera. Nonostante questa onnipresenza, non sono riconosciuti sul piano morale: essi vengono trattati come degli oggetti3.
Per capire il bisogno di definire le basi di una Zoopolis, bisogna considerare che un buon numero di filosofi interroga seriamente la sorte degli animali nelle nostre società umane. La teoria del diritto degli animali difende l’idea che tutti gli animali dotati di sensibilità - animali capaci di fare esperienza soggettiva del dolore e del piacere- dovrebbero essere riconosciuti moralmente ed essere titolati di certi diritti fondamentali inviolabili: dei diritti che proteggono i loro interessi più fondamentali4. Riconoscere che gli animali hanno degli interessi che sono alla base di alcuni diritti implica che l’istituzione della proprietà animale così come che l’utilizzo degli animali come mezzi per dei fini umani dovrebbero essere aboliti. Difendere l’abolizione delle pratiche che sfruttano gli animali ha il vantaggio di ristabilire una certa coerenza tra il modo nel quale percepiamo gli animali e la maniera nella quale li trattiamo5. Pertanto, come sottolineano Donaldson e Kymlicka, difendere una tale abolizione richiede anche di formulare un proposito positivo che presenta la possibilità di stabilire, tra animali e umani, delle relazioni che non siano fondate sullo sfruttamento: l’abolizione dello sfruttamento non dovrà significare l’abolizione di relazioni e responsabilità, al contrario.
Donaldson e Kymlicka accettano che gli animali debbano avere dei diritti fondamentali, ma fanno anche un passo in più e suggeriscono che essi dovrebbero avere dei diritti relazionali in virtù delle molteplici complesse relazioni che li associano agli esseri umani. I due autori si appoggiano quindi sulle categorie classiche di cittadinanza (cioè cittadino, residente, sovrano, straniero) per proporre un quadro attraverso il quale pensare tali relazioni: “certi animali devono essere considerati nella definizione di bene comune; degli altri devono essere considerati […] come dei residenti, i cui interessi devono imporre dei limiti nel modo nel quale cerchiamo di utilizzare quel bene comune; degli altri ancora devono essere considerati come dei residenti delle stesse comunità politiche, la cui sovranità e territorio devono venir rispettati”6.
Conseguentemente, se il loro modello prende sul serio il fatto che gli animali facciano parte della comunità umane che debbano beneficiare allo stesso modo del riconoscimento degli altri membri, non tutti gli animali sarebbero cittadini della comunità politica. Se gli animali domestici (gatti, cani, mucche, eccetera), che dipendono dagli umani e ne condividono la quotidianità, fossero concittadini, lo statuto di residenti sarebbe dunque più appropriato per gli animali limitrofi che cercano sporadicamente il contatto umano (volpi, corvi, eccetera) e condividono il loro territorio con noi, ma non ci sono dipendenti. Ancora, la differenza tra gli animali che sono stati addomesticati e gli animali selvaggi che appartengono a le rispettive comunità sovrane devono venire considerati seriamente. Questi ultimi evitano il contatto umano e mantengono la loro indipendenza e la loro sovranità dovrà venire riconosciuta.
Perché una Zoopolis?
Ci sono buone ragioni a sostegno dell’avvenire di una comunità politica multi-specie. Al di la di un trattamento più giusto per gli animali, una Zoopolis presenta dei vantaggi ecologici e nel quadro sanitario globale. Infatti, come sottolinea Donaldson, le ristrutturazioni sociali che risulterebbero da una Zoopolis, promettono progressi importanti nella riparazione ecologica7. Pensiamo solamente alle nuove forme di agricoltura sostenibile che risulterebbero dall’abolizione dell’allevamento intensivo degli animali o all’importante riduzione nell’utilizzo di veicoli motorizzati necessari per lo sviluppo degli spazi dove gli animali possono circolare senza pericoli. A proposito, riconoscere i nostri doveri e responsabilità verso le comunità di animali selvatici, che sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti ecologici e alla degradazione dei loro habitat, limiterebbe o abolirebbe diverse pratiche umane responsabili per la crisi ecologica attuale.
Infine, il modello Zoopolis propone una riorganizzazione sociale pertinente per le questioni di sanità globale, dato che presenta dei miglioramenti particolarmente efficaci per frenare la catena di zoonosi - le malattie trasmesse tra animali e umani. A livello globale di fronte alla pandemia di COVID-19, la necessità di prevenire la trasmissione di zoonosi è evidente. Il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (PNUE) ricorda che la trasmissioni di tali malattie aumenta quando gli esseri umani intensificano la propria agricoltura per la produzione di proteine animali e aumentano lo sfruttamento della fauna selvatica8. La PNUE propone delle misure di prevenzione globale che hanno come imperativo il colpire le cause strutturali soggiacenti alla propagazione di zoonosi. Queste misure sottolineano la necessità di cambiare i comportamenti umani e incoraggiano una ristrutturazione politica a lungo termine che favorisce la resilienza della comunità globale rispetto ad altre possibili future epidemie. Ciononostante, nessuna delle loro raccomandazioni chiave9 considera che gli animali possano fare parte della comunità politica. Considerando che le pratiche di sfruttamento animale rappresentano una pietra miliare nella trasmissione di zoonosi, sembra prudente di mettere in questione il fatto stesso di sfruttare gli animali nel contesto delle strategie di prevenzione proposte. Dunque, il modello di Zoopolis propone dei progressi dettagliati per avanzare in questa direzione e una prospettiva politica globale e sostenibile che non può venire ignorata.
1 Édition originale : Donaldson, S. Kymlicka, W. (2011) Zoopolis. Oxford University Press, Oxford
2 Pour une discussion détaillée de ces points, voir (Donaldson, S. Kymlicka, W. Zoopolis, Alma, éditeur, 2016), le chapitre 2.
3 Voir : Francione, G. Introduction aux droits des animaux, Éditions L’Age d’Homme, 2015.
4 Giroux, V. Contre l’exploitation animale, Éditions L’Age d’Homme, 2017.
5 Comme nous le rappelle Gary Francione (Francione 2015, introduction), l’opinion générale veut que nous prenions les intérêts des animaux au sérieux. Par exemple, la vaste majorité des gens pensent que les animaux devraient être protégés contre des actes de cruauté. Pourtant, ces tendances sont directement contredites par le traitement réel des animaux au sein de nombreuses pratiques humaines (élevage, expérimentation, sports, etc.) qui entraînent leur lot de morts et de souffrances.
6 Donaldson, S. Kymlicka, W. Zoopolis, Alma, éditeur, 2016. (p.84)
7 Donaldson, S. “Animals and Citizenship”, Minding Nature, Spring 2020, Volume 13. Number 2
8 United Nations Environment Programme and International Livestock Research Institute (2020). Preventing the Next Pandemic: Zoonotic diseases and how to break the chain of transmission. Nairobi, Kenya. (pp. 15-19)
9 United Nations Environment Programme and International Livestock Research Institute (2020). Preventing the Next Pandemic: Zoonotic diseases and how to break the chain of transmission. Nairobi, Kenya. Voir la section 5 pour les recommandations.