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Dal primo rapporto globale dell’UNICEF sull’istruzione prescolastica emerge che la maggior parte dei governi del mondo non investe abbastanza nella formazione della prima infanzia. Nel confronto europeo, la Svizzera figura tra i fanalini di coda.
Più di 175 milioni di bambini, circa la metà di tutti quelli in età prescolastica, non frequentano una scuola dell’infanzia e sono così vittima di grandi disuguaglianze: è la conclusione a cui è giunto il rapporto dell’UNICEF pubblicato oggi. Il quadro si presenta a tinte fosche soprattutto nei paesi a reddito debole, dove solo un bambino su cinque è iscritto a un asilo. «La scuola dell’infanzia getta le basi per la formazione dei nostri figli», spiega Henrietta Fore, Direttrice generale dell’UNICEF. «Eppure, a troppi bambini questa possibilità è preclusa, con il conseguente maggiore rischio che debbano ripetere una classe o persino abbandonare la scuola, e rimanere così nell'ombra dei loro compagni più fortunati.»
La povertà è il maggiore freno all’istruzione prescolastica
Il primo rapporto globale dell’UNICEF sull’istruzione prescolastica rivela che i bambini che seguono almeno un anno di asilo hanno maggiori probabilità di sviluppare le capacità necessarie per riuscire a scuola. Nei paesi con un numero maggiore di bambini che frequentano programmi prescolastici, un numero significativamente più alto di ragazzini porta a termine il ciclo elementare e acquisisce competenze minime di lettura e calcolo. Secondo il rapporto, molto dipende dal reddito dell’economia domestica, dal grado di istruzione della madre e dalla posizione geografica. L’ostacolo più grande è la povertà. Qui di seguito esponiamo alcune importanti conclusioni a cui giunge il rapporto.
- Povertà: in 64 paesi, la probabilità che i bambini più poveri partecipino all’istruzione prescolastica è sette volte inferiore a quella dei figli di famiglie benestanti. In alcuni Stati, il divario tra ricchi e poveri è decisamente più profondo: nella Macedonia del Nord, i bambini delle economie domestiche più abbienti frequentano un asilo con una probabilità cinquanta volte maggiore di quelli provenienti dalle famiglie più povere.
- Regioni di conflitto: oltre due terzi dei bambini in età prescolastica di 33 paesi in conflitto o colpiti da catastrofi non frequentano alcun programma prescolastico, eppure sarebbero proprio loro a trarne il vantaggio maggiore, perché l’asilo aiuta a superare i traumi offrendo giornate strutturate e uno spazio sicuro in cui imparare e giocare.
- Livello di istruzione della generazione precedente: in tutti i paesi che hanno fornito dati, i figli di madri che hanno conseguito almeno la licenza media partecipano in misura cinque volte maggiore a un programma prescolastico dei figli di madri che hanno terminato solo le elementari o non sono mai andate a scuola.
Fondi pubblici destinati alla scuola dell’infanzia: Svizzera fanalino di coda
Nel 2017, a livello mondiale i paesi hanno in media destinato il 6,6 per cento dei fondi per l’istruzione ai programmi prescolastici, ma va tenuto presente che quasi il 40 per cento dei paesi che hanno fornito dati rilevanti per lo studio mette a disposizione di questo settore meno del 2 per cento del bilancio per l’istruzione. Nell’Africa occidentale e centrale, nell’istruzione prescolastica viene investito il 2,5 per cento e il 70 per cento dei bambini perde quest’opportunità. La Svizzera vi dedica il 5-7,9 per cento del budget dedicato all’istruzione, il che la relega alle spalle di paesi come il Belgio, la Danimarca, la Germania, la Francia, l’Italia, l’Austria, il Portogallo, la Svezia e la Spagna, che vi investono quote che vanno dall’8 a oltre il 10 per cento.
I governi devono aumentare la priorità dell’istruzione prescolastica
La mancanza dei necessari investimenti nell’istruzione prescolastica a livello mondiale si ripercuote sulla qualità dell’offerta, ad esempio sotto forma di grave carenza di insegnanti adeguati. Nei paesi a basso reddito e in quelli della fascia bassa del reddito medio vive oltre il 60 per cento dei bambini in età prescolastica ma solo il 32 per cento degli insegnanti di scuola dell’infanzia. Nei paesi a basso reddito, al momento si contano effettivamente solo 422 000 maestri d’asilo. Considerando l’aumento della popolazione e un ideale rapporto allievi-insegnante di 20 a 1, nel 2030 il mondo avrà bisogno di 9,3 milioni di nuovi maestri d’asilo per raggiungere il relativo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile.
«Se i governi di oggi vogliono che la loro forza lavoro sia concorrenziale nell’economia di domani, devono incominciare dall’istruzione prescolastica», afferma Henrietta Fore. «Se vogliamo dare ai nostri figli la migliore opportunità per riuscire in un’economia globalizzata, i detentori dei poteri decisionali devono assegnare la priorità all’istruzione prescolastica e mettere a disposizione le risorse necessarie.»
L’UNICEF invita i governi a rendere globalmente parte integrante dell’istruzione di ogni bambino, in particolare dei minori più vulnerabili del mondo, almeno un anno di scuola dell’infanzia di qualità. Per riuscirci, l’UNICEF sollecita gli esecutivi a dedicare almeno il 10 per cento dei loro fondi nazionali per l’istruzione al miglioramento dell’istruzione prescolastica e a investire nella formazione di insegnanti e in standard di qualità affinché le società possano svilupparsi e diventare economie pacifiche e benestanti.