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I Pentagon Papers che nel 1971 svelarono i retroscena della guerra del Vietnam e il ruolo cruciale dell'editrice del Washington Post Kay Graham e del direttore Ben Bradlee nel renderli pubblici, tornano a far discutere gli Stati Uniti. A 43 anni dalla fine del conflitto terminato il 30 aprile 1975, i documenti sono infatti al centro del 31esimo film di Steven Spielberg.
In Europa la pellicola con Tom Hanks e Meryl Streep uscirà il 1. febbraio dopo le ultime anteprime. Negli USA è stata letta come una denuncia degli attuali pericoli della libertà di stampa. Ma pure come un attacco a Donald Trump, quale successore degli inquilini della Casa Bianca sia repubblicani che democratici (Truman, Eisenhower, Kennedy e Johnson) pesantemente coinvolti nella vicenda per aver insabbiato i documenti dai quali emergeva che ai vertici dello Stato da tempo si era ben coscienti che l'America non avrebbe vinto il conflitto.
Un intreccio tra politica e ruolo dei media che nel 1974 portò alle dimissioni di Richard Nixon a seguito dello scandalo Watergate e delle intercettazioni ordinate per bloccare la diffusione dello studio segreto del Dipartimento della difesa che contribuì a far cambiare idea agli statunitensi sulla guerra che stavano conducendo in Asia.
Diem/TG