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Nelle elezioni di midterm Usa i democratici conquistano la maggioranza alla Camera dei rappresentanti , ma i repubblicani consolidano ulteriormente le posizioni al Senato.
Riesce a metà il tentativo dei democratici Usa di rovesciare la maggioranza repubblicana a Washinghton. L'importante appuntamento elettorale delle elezioni di midterm negli Stati Uniti ha visto i dem conquistare la maggioranza alla Camera dei rappresentanti, ma i repubblicani rafforzano le loro posizioni al Senato.
Erano molte le aspettative dei democratici sulla tornata elettorale di metà mandato, sostenute anche dal fatto che la raccolta di fondi dem per la campagna elettorale per il Congresso ha battuto tutti i record. Cittadini facoltosi e aziende hanno sostenuto lo sforzo dei democratici, che avevano a disposizione in questa tornata più mezzi finanziari dei repubblicani.
Centrato l'obiettivo di ottenere la maggioranza alla Camera i democratici perdono la sfida al Senato, dove addirittura perdono importanti posizioni. Si sono infatti risolte a favore dei repubblicani le sfide, ritenute particolarmente aperte, in Minnesota e in Missouri e i democratici perdono anche il seggio della Florida occupato da Bill Nelson, che non viene rieletto. Manca l'obiettivo in Texas anche il democratico Beto O'Rourke, che tuttavia perde con uno scarto di solo il 3%, in uno Stato da 40 anni a maggioranza repubblicana, contro l'ex candidato alle primarie repubblicane, battuto poi da Trump, Ted Cruz.
Fra i democratici si registra un importante avanzata di giovani donne: ad esempio in Michigan viene eletta alla Camera Rashida Tlaib, musulmana di origini palestinesi, a New York viene eletta la socialista Alexandria Ocasio-Cortez, mentre in Kansas Sharice Davids è la prima donna di origine nativa americana ad essere eletta in Congresso.
Ai fini degli equilibri politici i repubblicani e il presidente Donald Trump portano a casa un consolidamento al Senato. Fra le due Camere è infatti il Senato ad essere determinante, avendo (come in quasi tutti i sistemi bicamerali), l'ultima parola sulle leggi, oltre che sull'impeachment del presidente (ipotesi questa che se mai fosse stata percoribile, ora lo è ancor meno) e sulla nomina dei membri dei comitee (come l'antitrust), della Federal Reserve e della Corte Suprema. Ora Trump su questo fronte può avere carta bianca per nominare in questi importanti organi esponenti di destra a lui più vicini.