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<h2>SubmittedText<h2><p>Negli ultimi tempi i consiglieri federali svizzeri hanno intensificato le loro visite, talvolta in modo precipitoso, a vari politici nonché a istituzioni e organi europei, nella maggior parte dei casi senza che la popolazione svizzera venisse informata, né in precedenza né successivamente, in merito al contenuto di tali incontri. Più passa il tempo e più i piani del Consiglio federale in materia di politica europea mancano di trasparenza e la relativa comunicazione risulta confusa e priva di contenuto. Pertanto, chiediamo con urgenza al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Il Consiglio federale ritiene troppo delicato informare il popolo e il Parlamento in modo trasparente riguardo ai retroscena delle sue visite a Bruxelles?</p><p>2. Su iniziativa di chi sono stati convocati gli incontri? Di che cosa si è discusso? Quali risultati sono stati raggiunti?</p><p>3. Il Consiglio federale ha accelerato l'ulteriore ravvicinamento istituzionale della Svizzera all'Unione europea nell'ambito di questi incontri? Tale ravvicinamento è richiesto dall'UE?</p><p>4. In che misura è possibile conciliare l'"approccio globale coordinato" adottato dal Consiglio federale con l'immagine che la Svizzera ha di se stessa? In quali settori l'UE esige eventuali concessioni da parte della Svizzera?</p><p>5. Il Consiglio federale come pensa di migliorare in futuro l'informazione della popolazione e del Parlamento sulle sue intenzioni e sulla sua strategia in materia di politica europea?</p><p>6. Quali sono gli obiettivi del Consiglio federale in materia di politica europea? Secondo il Consiglio federale come dovrà essere impostata in concreto la politica nei confronti dell'UE nei prossimi vent'anni?</p><p>7. Si continua a discutere di eventuali accordi bilaterali III? In quali settori si sta negoziando attivamente in tal senso?</p><p>8. Qual è lo stato di avanzamento dei negoziati relativi all'accordo di libero scambio in ambito agricolo?</p><p>9. In che misura l'"approccio globale coordinato" adottato dal Consiglio federale ed eventuali accordi bilaterali III si sovrappongono tra loro?</p><p>10. Nell'ambito degli incontri summenzionati il Consiglio federale ha mai richiamato l'attenzione sulla situazione insostenibile per la Svizzera creatasi in seguito alla libera circolazione delle persone? In caso affermativo, qual è stata la risposta dell'UE? In caso negativo, perché il Consiglio federale ha tralasciato tale argomento?</p><p>11. L'UE o singoli Paesi dell'UE hanno già presentato domande informali o ufficiali all'attenzione del Consiglio federale o di singoli membri di quest'ultimo affinché la Svizzera partecipi all'"ombrello di salvataggio" dell'euro?</p><p>12. In caso affermativo: come ha reagito il Consiglio federale? In caso negativo: come risponderebbe a tali domande?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale tiene a informare in modo sollecito e trasparente riguardo alla propria politica europea. I capi del DFAE e del DFE hanno pertanto presentato, nell'ambito di una conferenza stampa tenutasi il giorno stesso, gli orientamenti del Consiglio federale in materia di politica europea, adottati il 10 febbraio 2012. Il Consiglio federale sta cercando di accordarsi con l'UE circa una comune dichiarazione d'intenti che definisca, nel quadro di una tabella di marcia, i prossimi passi per proseguire i negoziati bilaterali. In tale contesto intende dedurre dai risultati dei negoziati riguardanti il dossier sull'energia soluzioni per le questioni istituzionali, le quali potrebbero assumere carattere di precedente per altri dossier. D'altro canto, il Consiglio federale ha proposto alla Conferenza dei governi cantonali di istituire un dialogo regolare sulle questioni europee, che comprenda anche un miglioramento dell'informazione dei cantoni e una loro partecipazione alla politica europea.</p><p>1./2. Il Consiglio federale attribuisce grande importanza a un'informazione adeguata della popolazione, dei cantoni e del Parlamento sulle questioni politiche importanti. Questo principio vale in particolare per la politica europea. Nel 2011 si sono svolte diverse visite di consiglieri federali a Bruxelles (p. es. 8 febbraio 2011 e 11 ottobre 2011: visita a Bruxelles dell'allora presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey; 24 febbraio 2011, 12 maggio 2011, 22 settembre 2011 e 13 dicembre 2011: partecipazione della consigliera federale Simonetta Sommaruga, capo del DFGP, a diversi incontri del comitato misto Schengen del Consiglio dei ministri della giustizia e dell'interno dell'UE a Bruxelles e a Lussemburgo; 17 maggio 2011: il consigliere federale Johann Schneider-Ammann, capo del DFE, firma a Bruxelles l'accordo tra la Svizzera e l'UE per il riconoscimento reciproco delle denominazioni d'origine controllata e delle indicazioni geografiche protette dei prodotti agricoli e alimentari). Ad ogni occasione si è provveduto a informare in merito a queste visite a mezzo di conferenze e comunicati stampa. Ai membri delle Commissioni della politica estera (CPE) sono inoltre pervenute schede informative specifiche. Tutti gli incontri rappresentano contatti ordinari tra membri del Consiglio federale e alti funzionari dell'Unione europea nell'ambito della tutela degli interessi di politica estera.</p><p>3. In occasione dell'incontro dell'8 febbraio 2011 tra l'ex presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey e il presidente della Commissione europea Barroso, si è discusso in particolare delle cosiddette questioni istituzionali. Nel quadro delle conclusioni del Consiglio europeo del 14 dicembre 2010 sui rapporti tra l'UE e i Paesi membri dell'AELS sono state invocate nuove soluzioni per l'aggiornamento e lo sviluppo degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'UE. Le questioni istituzionali evocate riguardano l'adeguamento degli accordi agli sviluppi del pertinente diritto europeo, la sorveglianza della corretta applicazione degli accordi e la composizione delle controversie tra le parti. Da allora sono in corso consultazioni informali su questi ambiti tematici.</p><p>4. Il Consiglio federale è persuaso che l'approccio globale coordinato consenta di tener conto nel migliore dei modi degli interessi fondamentali della Svizzera. Tale approccio è inteso a garantire in modo duraturo la via degli accordi bilaterali nel rispetto della nostra sovranità. Un rapporto di carattere paritario e il buon funzionamento degli accordi attuali e futuri fanno gli interessi sia della Svizzera sia dell'UE e rappresentano sostanzialmente un buon punto di partenza per i negoziati. Perseguendo la via degli accordi bilaterali, il Consiglio federale intende assicurare all'economia svizzera un migliore accesso al mercato interno dell'UE. Da parte sua, l'UE desidera trovare soluzioni per le questioni fiscali e istituzionali a suo giudizio problematiche. Riguardo a quest'ultimo punto, anche la Svizzera ha interesse all'aggiornamento dei futuri accordi bilaterali e a tenere debitamente conto, pur senza automatismi, degli sviluppi del pertinente diritto europeo.</p><p>5. Il Consiglio federale informa regolarmente l'opinione pubblica, con comunicati e conferenze per la stampa, in merito alla politica europea praticata dalla Svizzera e ai propri contatti con l'UE (cfr. www.europa.admin.ch/aktuell/00429/index.html?lang=it). Il Parlamento viene informato e consultato anche con altri mezzi, ad esempio mediante schede informative destinate ai membri delle due Commissioni della politica estera e in riferimento ai mandati per l'avvio di nuovi negoziati. Inoltre, il Consiglio federale pubblica regolarmente una propria valutazione degli strumenti della politica europea, come ultimamente nel proprio rapporto sulla valutazione della politica europea svizzera ("Politica europea: valutazione, priorità, provvedimenti urgenti e passi futuri verso l'integrazione") in risposta al postulato Markwalder 09.3560 del 10 giugno 2009. Il Consiglio federale ha inoltre proposto ai cantoni di istituire un dialogo regolare con la Confederazione sulla politica europea.</p><p>6. La politica della Svizzera in materia europea persegue la tutela dei nostri interessi nei confronti dell'UE. Per il nostro Paese si tratta, in concreto, anzitutto di salvaguardare la propria libertà di decisione (tutela dell'indipendenza della Svizzera), secondariamente di assicurarci un migliore accesso al mercato interno dell'UE (tutela del benessere), e in terzo luogo di contribuire a difendere e promuovere la tutela dei diritti dell'uomo, la democrazia, la certezza del diritto e la salvaguardia delle basi naturali della vita. Il Consiglio federale è del parere che la via degli accordi bilaterali rappresenti la migliore tra le possibili soluzioni per garantire i nostri interessi. </p><p>7.-9. Considerati gli stretti rapporti che intercorrono tra la Svizzera e l'UE, è nell'interesse di entrambe le parti approfondire e consolidare la collaborazione per mezzo di ulteriori accordi. Attualmente sono in corso negoziati sui seguenti ambiti: elettricità/energia, agricoltura, sicurezza alimentare, sicurezza dei prodotti e sanità pubblica, commercio dei diritti di emissione di gas a effetto serra (ETS), navigazione satellitare (Galileo e EGNOS), cooperazione delle autorità garanti della concorrenza, diritti di cabotaggio nel trasporto aereo; adesione all'agenzia europea IT e partecipazione all'Ufficio europeo di sostegno per l'asilo (EASO). </p><p>I negoziati riguardanti l'agricoltura, la sicurezza alimentare, la sicurezza dei prodotti e la sanità pubblica sono per ora in ampia misura bloccati a causa di questioni istituzionali in sospeso. Entrambe le parti hanno tuttavia confermato di essere interessate a questi negoziati. L'approccio globale coordinato consiste in un approccio integrale per la conduzione dei negoziati, analogo a quello seguito a suo tempo per gli accordi bilaterali I e II. Tale approccio consiste sostanzialmente nel condurre i negoziati con l'UE in modo parallelo per tutti i dossier in sospeso, per ottenere in definitiva un risultato equilibrato. </p><p>10. L'accordo di libero scambio è stato piu volte approvato dal popolo. In sostanza ha avuto ripercussioni positive sul nostro Paese e sulla nostra economia. Tuttavia, il gran numero di lavoratori che dall'UE si trasferiscono nel nostro Paese, attirati dalle condizioni tuttora allettanti offerte dal nostro mercato del lavoro, contribuisce a inasprire determinati problemi, ad esempio per quanto riguarda il rispetto delle condizioni di lavoro o il traffico e l'alloggio. Il Consiglio federale è consapevole di queste difficoltà e ha adottato opportuni provvedimenti, in particolare con l'adozione e il rafforzamento di misure collaterali per la libera circolazione delle persone.</p><p>I problemi sono regolarmente e apertamente discussi con l'UE, soprattutto nel contesto del comitato misto istituito dall'accordo di libero scambio, in seno al quale le due parti si impegnano nella ricerca di soluzioni per la corretta attuazione dell'accordo. Nel quadro del comitato misto è stato varie volte possibile intendersi su soluzioni condivise, ad esempio al riguardo della responsabilità del committente in Francia o sulla questione del permesso di soggiorno elettronico in Germania. </p><p>11./12. Attualmente la Svizzera non deve rispondere a domande dell'UE o di singoli Paesi dell'eurozona riguardo a eventuali contributi per il completamento del Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF). La Svizzera, non essendo membro dell'eurozona, conduce una politica monetaria indipendente. Tuttavia, fornisce un sostegno indiretto attraverso la sua partecipazione al Fondo monetario internazionale (FMI), poiché il FMI partecipa ai vari pacchetti di aiuti a favore degli Stati indebitati.</p>  Risposta del Consiglio federale.