Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01058.jsonl.gz/1069

A Neuchâtel si apre venerdì la settimana dell'Europa. Al centro della manifestazione c'è la figura dello scrittore e filosofo Denis de Rougemont. A tre settimane dalle elezioni europee, gli europeisti svizzeri restano discreti in attesa delle elezioni federali di quest'autunno.
Nel centro di Neuchâtel sventolano stendardi europei. Non è una svista. Siamo entro i confini della Svizzera indipendente e neutrale. Fino a nuovo avviso, le ambigue relazioni tra Berna e Bruxelles non sono state ancora risolte nell'ambito dell'accordo quadro. E l'adesione della Svizzera all'Unione europea (UE) non è più attuale da tempo.
A tre settimane dalle elezioni continentaliLink esterno (23-26 maggio), gli svizzeri osservano ancora da lontano, nel ruolo di spettatori privilegiati, un'Europa che si interroga, scalpita, dubita e perde pezzi (Brexit). Questo fine settimana a Neuchâtel si fa l'occhiolino a coloro che in Svizzera, nonostante tutto, continuano a sognare, pensare e respirare in un'ottica europea. Anche se sono sempre meno presenti nell'arena pubblica.
Nel 1943, quando l'esercito russo fermò i nazisti a Stalingrado e il combattente della resistenza francese Jean Moulin fu arrestato nei pressi di Lione, lo scrittore neocastellano Denis de Rougemont (1906-1985), che insegnava all'Università francese in esilio a New York, evocava un destino universale per il Vecchio Continente: "Perché l'Europa è la memoria del mondo, perché ha tenuto in vita tanti passati, e conservare la presenza di tanti morti (…). Ha il controllo del futuro", scrisse mentre soggiornava oltreoceano.
La sua premonizione ha fatto dello scrittore nato a Couvet, in Val-de-Travers, uno dei più venerati pensatori del futuro concetto europeo. Questo pensiero riemerge ora a quasi 35 anni dalla morte dell'autore, grazie a una mostra all'Università di Neuchâtel che ripercorre lo straordinario percorso professionale di questo intellettuale ampiamente citato dai suoi pari.
"Un'altra Europa"
Mostrando il suo attaccamento a questo ideale vacillante, Neuchâtel non è ingenua. La settimanaLink esterno che le autorità locali dedicano al continente europeo è un invito esplicito a pensare a "Un'altra Europa". E allo stesso tempo, a ritrovare una maggiore solidarietà. Tre settimane prima delle elezioni europee, è possibile che l'appello sia ancora colto dai due milioni di persone in Svizzera in possesso di un passaporto europeo. Di cui 1,7 milioni sono in età di voto.
La città di Neuchâtel si impegna finanziariamente per circa 30'000 franchi per l'organizzazione di questa Settimana dell'Europa, in collaborazione con la Maison de l'Europe transjurassienneLink esterno (Casa d'Europa transgiurassiana, MET), ultimo indirizzo in Svizzera di un'iniziativa risalente alla fine degli anni Quaranta, quando l'Europa a pezzi stava riparando i danni della guerra.
Proprio in quel momento, un movimento di cittadini ha dato vita alle Case d'Europa - semplici caselle postali o edifici ufficiali - per facilitare la riconciliazione fra i popoli martoriati da sei anni di combattimenti. Nel corso del tempo, queste associazioni sono diventate strumenti per decifrare i meccanismi dell'UE e ricordare le procedure elettorali.
Sensibilizzazione a Neuchâtel
Il neocastellano Jacques-André Tschoumy, fondatore dell'ultima Casa d'Europa ancora attiva in Svizzera - dopo i tentativi falliti di Ginevra e Zurigo - ricorda di aver attraccato la sua città a questa nave ammiraglia dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989.
La sua Maison de l'Europe, che dovrebbe servire da collegamento tra le istituzioni europee e i cittadini, l'anno prossimo festeggerà trent'anni di un'esistenza iniziata sulle macerie del comunismo.
Imperturbabile, la Maison continua la sua missione, con una cinquantina di membri. "Un'organizzazione la cui influenza contribuisce ad assicurare una forte presenza europea a Neuchâtel, città e cantone". L'iniziativa rinvia a un'idea una volta abbozzata e poi abbandonata: l'Europa delle regioni. "Era inoltre previsto che il Centro europeo di cultura, con sede a Ginevra, avesse un ufficio a Neuchâtel. Ma il progetto alla fine è fallito", ricorda Tschoumy.
La città di Neuchâtel è già impegnata in diversi programmi europei (parlamento dei giovani, settimana della democrazia locale) gestiti dal Consiglio d'Europa a Strasburgo, che tra pochi giorni celebrerà il suo 70° anniversario. Dal canto suo, la MET intrattiene relazioni regolari (scambi di informazioni sul programma Erasmus, ad esempio) con l'omologa istituzione di Besançon, nella vicina Francia, le cui attività si estendono fino alla Borgogna.
Neuchâtel e Besançon sono già gemellate da quasi 45 anni. "Con la nostra settimana dell'Europa, Neuchâtel gioca la carta della sua apertura al mondo", afferma Thomas Facchinetti, il direttore comunale responsabile per la cultura e l'integrazione. "La città ha svolto un ruolo pionieristico nel concedere il diritto di voto agli stranieri già a metà del XIX secolo", sottolinea.
Maggiore isolamento
Ma cosa rimane dell'ideale europeo visto dalla Svizzera 27 anni dopo la "domenica nera" di Jean-Pascal Delamuraz, il giorno in cui la Svizzera ha detto no allo Spazio economico europeo il 6 dicembre 1992? "Di fronte all'ascesa di regimi autoritari (negli Stati Uniti, in Russia, Turchia e Brasile), gli svizzeri stanno attualmente riscoprendo il valore dell'integrazione europea", sostiene François Cherix, co-presidente del Nuovo movimento europeo SvizzeraLink esterno (Numes), piuttosto assente dal dibattito per diversi mesi.
Secondo lui, l'adesione all'UE, un argomento passato di moda, richiederebbe solo di essere risvegliato. "Sarebbe sufficiente che gli svizzeri scoprissero che lo spazio tra paesi terzi e Stati membri dell'UE si è ridotto. La Svizzera potrebbe dover scegliere tra un isolamento sempre maggiore - soprattutto se il progetto di accordo quadro viene abbandonato - e l'eventuale adesione. In questo caso, il dibattito riprenderà vigore", avverte.
In ogni caso, il Numes si sta preparando per le elezioni federali di questo autunno. "Ci metteremo tutta la nostra energia, perché la maggior parte degli attori politici ha eliminato questo tema dai loro discorsi semplicemente per opportunismo", conclude François Cherix.
Progetto multinazionale
Al Forum per la politica estera foraus di Ginevra, il tema è affrontato con maggiori sfumature: "La questione non è se vogliamo unirci oggi, ma se vogliamo partecipare in modo costruttivo a un progetto multinazionale", ad esempio per combattere il riscaldamento globale o comprendere meglio i flussi migratori, spiega Darius Farman, responsabile del dossier Europa.
"Questo è il punto centrale del dibattito sull'accordo quadro: creare una piattaforma di cooperazione con Bruxelles da cui sviluppare insieme delle soluzioni". Già il 19 maggio, in occasione del voto sulla riforma della legge sulle armi, l'attaccamento del popolo svizzero allo spazio di Schengen sarà messo alla prova.
Traduzione dal francese: Andrea Tognina