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Pechino
Al via il processo alla giornalista australiana Cheng Lei
È iniziato oggi a Pechino il processo, rigorosamente a porte chiuse, contro la giornalista australiana Cheng Lei con l'accusa di diffusione illegale all'estero di segreti di Stato, dopo più di 19 mesi di detenzione.
Cheng, una popolare conduttrice del canale in lingua inglese Cgtn del network statale Cctv, è stata sottoposta ad arresto ad agosto 2020, formalmente confermato un anno con i relativi addebiti, fino alla comparsa odierna davanti alla corte del Tribunale intermedio del popolo n. 2, ben cordonato dalla polizia.
All'ambasciatore australiano Graham Fletcher è stato impedito l'ingresso in aula. «Questo è del tutto preoccupante, insoddisfacente e deplorevole. Non possiamo avere fiducia nella validità di un processo condotto in segreto», ha commentato il diplomatico che, prima di andare via, ha aggiunto di essere preoccupato perché l'Australia non aveva informazioni sulle accuse, non riuscendo a capire anche il motivo della detenzione.
«Ha potuto scegliere la sua rappresentanza legale e, per quanto ne sappiamo, sono avvocati molto competenti», ha aggiunto. Un funzionario del tribunale ha riferito a Fletcher che non poteva essere ammesso perché il caso riguarda «segreti di Stato», quindi il processo non poteva essere pubblico.
Sabato la ministra degli Esteri australiana Marise Payne ha sollecitato la parte cinese a consentire ai funzionari australiani di partecipare all'udienza di Cheng in linea con un accordo consolare tra le due nazioni.
Nata nell'Hunan, ma trasferitasi con i genitori in Australia da bambina, Cheng è poi tornata in Cina dove ha costruito dal 2003 la sua carriera televisiva prima con la Cnbc e poi con la Cgtn dal 2012. Il processo cade in una fase di massima tensione tra Canberra e Pechino dopo la richiesta australiana del 2020 di una indagine internazionale sull'origine della pandemia del Covid-19.
Cheng, che rischierebbe una condanna fino a 10 anni di carcere, ha due figli di 10 e 12 anni che vivono a Melbourne.
SDA