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La letteratura di montagna nasce con l’Illuminismo e il Romanticismo che considerano le Alpi un laboratorio di ricerca e il luogo del sublime. Al seguito di Horace-Bénédict de Saussure, che nel 1787 con la scalata del Monte Bianco inaugura la gara per la conquista delle cime d’Europa, sono soprattutto gli inglesi e i tedeschi a percorrere le regioni alpine e le montagne dell’Europa centrale, compiendo innumerevoli scalate ed escursioni. Grandi alpinisti come William Auguste Brevoort Coolidge, John Ball, Alfred Frederik Mummery e Edward Whymper conquistano vette su vette e soprattutto scrivono libri in cui descrivono le proprie imprese. Ma la sfida sempre aperta tra l’uomo e la natura, la contemplazione del mondo e della sua straordinarietà da una cima che si pensava irraggiungibile hanno offerto sempre un terreno fertile per la letteratura. Pensiamo alla “Montagna incantata” di Mann, o secoli prima, all’ascensione al Monte Ventoso di Petrarca. Ne parliamo con lo scrittore Giuseppe Mendicino, conosciuto principalmente per i suoi lavori sullo scrittore Mario Rigoni Stern, autore del recente volume “Portfolio Alpino: orizzonti di vita, letteratura, arte e libertà” pubblicato da Priuli e Verlucca.