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Dopo la frenata dovuta alla pandemia, molti settori economici sono in ripresa in Svizzera, ma faticano a trovare manodopera qualificata. Secondo la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), che ha presentato oggi (giovedì) il suo 18esimo rapporto sulla libera circolazione delle persone, questa penuria può però essere attenuata grazie ai lavoratori stranieri.
L'utilizzo di personale proveniente dall'estero ha permesso a partire dall'anno scorso non solo di lottare contro la mancanza di personale, ma anche di sostenere lo sviluppo economico, sostiene la SECO.
L’esempio dell’informatica
A titolo esemplificativo viene citato il settore informatico, spinto dalla sempre più diffusa digitalizzazione: la forza lavoro interna per questo campo è praticamente tutta utilizzata, con una disoccupazione che nel 2021 era all'1,6%.
Per la ricerca di nuovi collaboratori è stato quindi necessario rivolgersi all'estero, forza lavoro senza la quale sarebbe stato impossibile continuare a crescere. Attualmente, sempre per l'informatica, ci sono addirittura indizi sul fatto che anche il personale nel quadro della libera circolazione comincia a scarseggiare. Alcune aziende sono quindi già obbligate a rivolgersi ad altri mercati, come Stati Uniti, Regno Unito o India.
Per la SECO le difficoltà di reclutamento sono però anche un'indicazione del buon andamento dell'economia svizzera, su cui il rapporto conclude che si è ripresa bene dalla crisi, e lo testimonia anche il tasso di disoccupazione tornato ai livelli pre-pandemici.