Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01137.jsonl.gz/523

La 94ª edizione degli Academy Awards è stata una delle più imbarazzanti degli ultimi anni, ed era prevedibile visto il periodo di vacche magre che sta passando non solo l’industria di Hollywood, ma quella mondiale, dopo due anni di pandemia e questo al di là delle tante polemiche.
Il visibile scontro in diretta tra Will Smith e Chris Rock, con quest’ultimo caduto in una delle peggiori gaffe degli ultimi tempi quando per scherzare con Jada Pinkett Smith le dice che non vedeva l’ora di vederla in un sequel di ‘G.I. Jane’, con chiaro riferimento alla sua pettinatura corta ignorando però che l’attrice, moglie di Will Smith, ha anche una parziale caduta dei capelli a causa dell’alopecia. Succede così che il marito, Will Smith, si è alzato dal suo posto vicino al palco e avvicinatosi a Rock lo ha colpito in faccia. Dopo essersi seduto di nuovo, gli ha gridato due volte: "Rock tieni il nome di mia moglie fuori dalla tua fottuta bocca!". Cinema ai premi del cinema, con poi Smith che vince l’Oscar come miglior attore per la sua interpretazione in ‘King Richard’ – il film di Reinaldo Marcus Green sulla vita di Richard Williams, padre delle tenniste Venus e Serena Williams – e incentra il suo discorso sul bisogno di proteggere coloro che lo circondano, scusandosi poi con l’Academy. Ma non con Rock.
A incidere sull’evento anche la guerra in Ucraina e l’invito dell’Academy al presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy a partecipare virtualmente via satellite o in forma pre-registrata, in modo da rendere la cerimonia politicamente più seria delle precedenti. Il 26 marzo, il giorno prima della cerimonia, comunque, Sean Penn, in un’intervista alla Cnn, aveva promesso boicottare la cerimonia se l’Academy avesse confermato di non aver invitato Zelenskyy. Penn aveva inoltre aggiunto: "Non c’è niente di più grande che gli Academy Awards potrebbero fare che dargli l’opportunità di parlare con tutti noi… A proposito, questo è un uomo che capisce i film e ha avuto la sua carriera molto lunga e di successo. Se l’Academy ha deciso di non farlo, se i presentatori hanno scelto di non seguire la leadership in Ucraina che sta prendendo proiettili e bombe per noi, insieme ai bambini ucraini che stanno cercando di proteggere, allora penso che ognuna delle persone che ha preso quella decisione rappresenti il momento più vergognoso di tutta la storia di Hollywood". Durante la cerimonia si è tenuto un momento di silenzio in segno di rispetto per il popolo ucraino.
Poi ci sono stati i soliti problemi con gli inviti: Rachel Zegler, che ha interpretato María in ‘West Side Story’, ha annunciato su Instagram di non essere stata invitata a partecipare alla cerimonia, suscitando polemiche sui social media, anche perché il mancato invito a Zegler si è accompagnato a quello recapitato a vari personaggi al di fuori dell’industria cinematografica come lo skateboarder professionista Tony Hawk, la surfista Kelly Slater e lo snowboarder Shaun White.Il problema è stato risolto il giorno successivo quando l’Academy l’ha invitata a fare la presentatrice.
Ha poi fatto molto discutere la decisione dell’Academy di programmare alcune premiazioni al di fuori dell’evento televisivo: più di 70 professionisti del cinema – tra cui James Cameron, Jane Campion, Guillermo del Toro, Denis Villeneuve e John Williams – hanno pubblicamente esortato l’Academy a invertire il controverso piano che secondo loro avrebbe relegato alcuni candidati allo "status di cittadini di seconda classe". Parliamo di cinque Oscar "under-the-line" (tecnici) e dei tre premi per i cortometraggi che, posizionati nell’ora precedente la diretta televisiva, comporterebbero "un danno irreparabile" alla reputazione degli Oscar "umiliando quelle professioni che, nelle loro espressioni più straordinarie, rendono l’arte del cinema degna di essere celebrata". Jessica Chastain, candidata (e poi vincitrice) quale migliore attrice aveva annunciato la sua decisione di saltare il tappeto rosso e altri incontri con la stampa per poter essere in teatro al momento della consegna del’Oscar al miglior trucco e acconciatura per supportare il team che ha lavorato con lei in ‘The Eyes of Tammy Faye’, poi vincitore.
E infine i premi che non hanno determinato un vero grande trionfatore. ‘Coda’ (acronimo di Children of Deaf Adults, figlio udente di genitori sordi) ha vinto tre premi durante la cerimonia, incluso quello per il miglior film. ‘Dune’ ha vinto ben sei premi, mentre ‘The Eyes of Tammy Faye’ ne ha conquistati due. Corposo l’elenco dei film che hanno concluso la serata con un solo Oscar: ‘The Power of the Dog’, ‘King Richard’, ‘West Side Story’, ‘Drive My Car’, ‘Encanto’, ‘Belfast’, ‘No Time to Die’, ‘Cruella’, ‘The Long Goodbye’, ‘The Queen of Basketball’, ‘Summer of Soul’ e ‘The Windshield Wiper’.
L’Oscar per il miglior film, come detto, è andato a ‘Coda’ di Sian Heder, remake del film francese ‘La famiglia Belier’ (2014) di Eric Lartigau. Presentato al Sundance 2021 nella sezione dramma, era risultato vincitore del Gran Premio della Giuria, Premio del Pubblico, Premio Speciale per il cast e Premio per la miglior regia, qui oltre all’Oscar per il miglior film – andato ai produttori Philippe Rousselet, Fabrice Gianfermi e Patrick Wachsberger – ha avuto quello per miglior attore non protagonista a Troy Kotsur, primo attore sordo premiato agli Oscar; il terzo premio è per la miglior sceneggiatura non originale, andato allo stesso regista Sian Heder. Questo premio pone un problema importante che già il film francese da cui deriva lo aveva in parte posto: un film sull’handicap su che corde emozionali gioca prima di essere giudicato come film? La domanda me la sono posta mentre su Raiuno stavano trasmettendo un programma con ospite una bravissima giovane attrice down italiana: involontariamente tutte le persone intorno la guardavano come fosse un animaletto dello zoo altro da loro. Ricordo con commozione il film ‘Le pays des sourds’ (1992) capolavoro di Nicolas Philiber, un film di rispetto, mai superficiale come può essere un remake industriale, come quest’Oscar.
Il film che vinto più statuette è stato ‘Dune’ di Denis Villeneuve: miglior fotografia a Greig Fraser, miglior montaggio a Joe Walker, miglior musica originale a Hans Zimmer e poi ancora miglior sonoro a Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill e Ron Bartlett, miglior scenografia a Patrice Vermette e Zsuzsanna Sipos, e migliori effetti speciali a Paul Lambert, Tristan Myles, Brian Connor e Gerd Nefzer. Tutti meritatissimi, ma forse il premio più meritato di questi Oscar 2022 è quello di cui si è dovuto accontentare Ryusuke Hamaguchi per il suo ‘Drive My Car’, già premiato a Cannes 2021, e qui onorato come Best International Feature Film. Un solo Oscar anche per Jane Campion, premiata per la regia per il suo ‘The Power of the Dog’.
In generale una grande frammentazione di premi per un periodo pieno di dubbi.