Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/110171

<h2>SubmittedText<h2><p>Alla fine di novembre, la Posta ha annunciato ai clienti commerciali l'introduzione di un "sistema tariffario" per gli invii di ritorno posta B a partire dal 1° aprile 2011. In futuro, saranno tassati tutti i ritorni posta B. Si tratta di una tassa riscossa per una prestazione che finora rientrava nel servizio universale. Considerato che la posta B è parte integrante del servizio universale, il Consiglio federale deve approvare la modifica in questione. Il nuovo regime interesserà gli invii di posta B commerciali quali la corrispondenza, le riviste, la pubblicità indirizzata ecc. In futuro, a dipendenza della prestazione, saranno riscossi fino a 81 centesimi per l'invio di ritorno di una lettera non recapitabile. </p><p>Attualmente, l'invio di una lettera posta B spedita in massa costa circa 53 centesimi. Se la lettera non può essere recapitata, si aggiungono ulteriori 60 centesimi. Il ritorno sarà pertanto più caro dell'invio, prenderà fino a sette giorni di tempo e genererà un introito più che doppio. Per la prestazione "smaltimento semplice" di una lettera come "carta da macero", in futuro la Posta intende riscuotere una tassa di 10 centesimi. Inoltre, visto che la nuova regolamentazione non sarà applicata agli invii di posta A, alla fine la posta B diventerà più cara della posta A. Nel corso di questa sessione, il Parlamento ha dibattuto sulle tasse applicate ai periodici nell'ambito della legislazione postale. Introducendo nuove tasse per gli invii apparentemente non recapitabili, più elevate rispetto ai prezzi d'invio, aumenteranno del 5-10 per cento i costi di spedizione sostenuti dalle editorie.</p><p>Anche il Consiglio federale è dell'avviso che:</p><p>- con tale manovra la Posta tenti di scorporare i costi dal servizio universale e contemporaneamente di sopprimere una prestazione del servizio pubblico?</p><p>- il sistema tariffario per gli invii di ritorno costituisca un incentivo ambiguo, visto che per la Posta risulta più vantaggioso non recapitare le lettere e considerato che è l'azienda stessa a definire quali invii sono recapitabili e quali no?</p><p>- le tariffe per gli invii di ritorno prese in considerazione siano troppo elevate e non giustificabili in termini di costi?</p><p>- la prassi applicata dalla Posta, ad esempio di non recapitare le lettere che contegono un piccolo errore nell'indirizzo (ad es. Bucherweg 5 anziché Bucherweg 5B), sia improntata a smantellare le prestazioni del servizio pubblico?</p><p>- è tipico di una prassi monopolistica ridimensionare il servizio pubblico senza mettersi d'accordo con i diretti interessati?</p><p>- la Posta abbia annunciato questo cambiamento importante all'ultimo momento, al termine della fase di definizione dei preventivi all'interno delle imprese?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Posta è obbligata, per legge, a offrire un servizio postale universale in modo capillare su tutto il territorio svizzero, di buona qualità e a prezzi adeguati. Gli adeguamenti delle tariffe postali nel settore protetto dal monopolio devono essere autorizzati dal DATEC. A metà febbraio 2011, il DATEC ha annunciato che la Posta rinuncia alla prevista introduzione di una tassa sugli invii di ritorno commerciali di posta B. Nel quadro dei lavori preliminari dell'Autorità di regolazione postale in vista della decisione sul nuovo sistema tariffario, in una raccomandazione formale il sorvegliante dei prezzi si era espresso contro l'introduzione di un'affrancatura per gli invii di ritorno. Viste le circostanze, non è necessaria alcuna decisione da parte del DATEC.</p>  Risposta del Consiglio federale.