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Elizabeth Holmes, ex star della Silicon Valley quando era a capo della start up biotech Theranos, è stata giudicata colpevole di quattro capi di accusa su 11 al termine di un processo che l’ha vista imputata di frode ai danni degli investitori e dei pazienti.
La decisione della giuria, otto uomini e quattro donne, è arrivata dopo oltre 50 ore di camera di Consiglio. Ora Holmes rischia fino a 20 anni di carcere.
Nell’arringa finale il procuratore John Bostic non aveva avuto dubbi nel descrivere Holmes – 37 anni, manager a cui piaceva emulare Steve Jobs – come spietata, assetata di successo, e accecata dalla volontà di non far fallire la start up fondata nel 2003 dopo aver abbandonato l’università di Stanford a soli 19 anni. Theranos prometteva di rivoluzionare l’industria dei laboratori per analisi mediche e Holmes riuscì allora a convincere decine di investitori a scommettere sulla sua creatura.
Il suo sogno si è infranto contro una serie di articoli del Wall Street Journal che hanno destato l’attenzione delle autorità e spianato la strada all’apertura di un’inchiesta che ha portato alle accuse di frode.
La manager, che secondo i suoi legali è responsabile solo di errori innocenti causati dall’inesperienza e dalla giovane età, avrebbe raccolto in maniera fraudolenta denaro: ben 945 milioni di dollari da investitori di alto profilo tra cui personalità del calibro di Rupert Murdoch e membri delle famiglie dell’ex ministro dell’educazione Betsy DeVos e dei fondatori di Walmart.