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WAGENHAUSEN - Il delitto di Vanessa avvenuto ad inizio 2016 scioccò Wagenhausen, villaggio turgoviese di poco più di 1.600 anime tra il Canton Zurigo e il Canton Sciaffusa. La 25enne fu trovata priva di vita il 2 gennaio nell’appartamento dell’amico di famiglia ed ex fidanzato Kurt R. La giovane vi si era recata per trascorrere la veglia di Capodanno.
Lui (39 anni) e il padre della ragazza (49 anni), che avevano passato la serata con lei, erano in seguito stati arrestati perché sospettati dell’uccisione di Vanessa. Al “Blick”, il proprietario dell’appartamento ha parlato per la prima volta pubblicamente da quando sono successi i fatti. Il tutto dopo aver trascorso anche 30 giorni in carcere e dopo essere stato recentemente assolto perché al momento dei fatti non si trovava nell’appartamento.
Si conoscevano da soli due anni - «È stato un periodo davvero difficile per me», dice oggi Kurt R., il quale aveva conosciuto la ragazza attraverso il padre, di cui era stato anche collega di lavoro. Anche perché la giovane e il padre si erano conosciuti solo due anni prima (la madre non le aveva mai rivelato l’identità del padre). «Nonostante si conoscessero da poco, i due stavano bene insieme e si divertivano».
In seguito Kurt si innamorò di Vanessa. «Ci siamo messi insieme nell’aprile del 2015 - dice con tutta franchezza - ma mancava l’alchimia. Dopo tre mesi ci siamo lasciati, ma siamo restati buoni amici».
Interrogato sui fatti accaduti quella sera, Kurt R. si ricorda di aver lasciato Vanessa e suo padre soli nell’appartamento. «Non ero a casa quando è morta. Ma ho improvvisamente ricevuto degli sms bizzarri da suo padre». Il 39enne non desidera dire di più sul contenuto di questi messaggi, ma spiega come sia immediatamente rientrato a casa per capire cosa fosse successo. «Non potevo credere a ciò che vedevo. Vanessa era per terra, pallida e le sue labbra erano blu. Suo padre era di fianco a lei e cercava di rianimarla, invano».
Fino a 10 anni di prigione - Kurt R. si ricorda di aver immediatamente allertato i soccorsi. «In seguito mi hanno subito messo in detenzione preventiva. È stato un orrore». A suo dire, il padre avrebbe raccontato alla polizia di aver voluto fare un massaggio thailandese alla figlia, più precisamente un massaggio alla pancia con i piedi. «Non mi hanno detto in che modo è morta». Ma questo importa poco all’uomo: «Non voglio sapere se ha fatto apposta o no. Non voglio più avere nulla a che fare con lui».
L’accusato, che dovrà probabilmente ancora comparire davanti alla giustizia turgoviese entro la fine dell’anno, rischia fino a 10 anni di prigione, scrive ancora il “Blick”.