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I Verdi affilano le armi per difendere le loro esigenze in vista di abbandonare il nucleare al più presto. Nell'attesa della proposta definitiva del Consiglio federale, il partito ha presentato oggi la propria strategia energetica, che si basa su due scenari.
In autunno, i Verdi inoltreranno l'iniziativa popolare "Usciamo dal nucleare!". Chiede che la durata di sfruttamento delle centrali non superi i 45 anni al massimo. Secondo questo testo, l'ultimo dei cinque reattori in funzione in Svizzera - quello di Leibstadt (AG) - dovrà essere disattivato entro il 2029.
La psicosi innestata dallo Tsunami che ha investito nel marzo del 2011 i reattori giapponesi di Fukushima comincia ad attenuarsi e i fautori dell'atomo hanno ripreso l'offensiva, sostengono preoccupati gli ecologisti. Orbene, a loro modo di vedere la chiusura delle centrali elvetiche esige misure determinate in favore dell'efficienza energetica e dello sviluppo delle energie rinnovabili.
Il primo scenario dei Verdi, intitolato "sobrietà", presuppone che sarà possibile motivare la popolazione nel prevedere modelli di vita meno orientati sul consumo eccessivo e sullo sperpero di energia. Postula pure un'importante crescita dell'elettricità rinnovabile.
Secondo i Verdi, i quasi 20'000 progetti d'impianti di produzione di "corrente verde" in giacenza vanno sostenuti e realizzati al più presto. La retribuzione a prezzo di costo della corrente immessa nella rete dovrebbe essere rimossa e i sostegni finanziari aumentati.
Pessimistico circa la possibilità di cambiare i comportamenti della gente, il secondo scenario dei Verdi punta sulla "tecnologia". In sostanza, l'attuazione coerente delle tecnologie di efficienza energetica dovrebbe dimezzare il consumo.
Dovranno essere intensificati anche i programmi di risanamento degli edifici. Un sistema bonus/malus dovrebbe incitare le imprese di produzione di energia a investire nell'efficienza. Non ci sarà un incitamento vero e proprio all'efficienza senza una riforma ecologia, sostengono ancora i Verdi.
SDA-ATS