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Il nuovo ministro della Giustizia giapponese, Hideo Hiraoka, ha escluso in termini netti, come raramente accaduto in passato, l'ipotesi di voler ricorrere alla pena di morte, almeno per il momento. "Prenderò in considerazione sia gli sviluppi della comunità internazionale per la sua abolizione della pena di morte, sia la percezione interna sia o meno necessaria. Non sarà in grado di prendere una decisione fino a quando le mie valutazioni andranno avanti", ha spiegato Hiraoka, nel corso della conferenza stampa tenuta dopo il varo del nuovo governo.
"È una punizione molto severa, per cui è naturale per me prendere una posizione prudente", ha aggiunto nel resoconto dei media nipponici, precisando di voler tenere in considerazione il consiglio consultivo istituito dall'ex ministro Keiko Chiba.
Quest'ultima è stato il primo Guardasigilli del partito Democratico a firmare il decreto d'esecuzione con l'impiccagione di due detenuti il 28 luglio del 2010. I suoi successori (Minoru Yanagida, Yoshito Sengoku e Satsuki Eda) si sono astenuti da ogni via libera, malgrado nel braccio della morte ci siano un centinaio di detenuti in attesa di essere giustiziati. Giappone e Usa sono gli unici paesi del G7 a prevedere ancora la pena capitale nei rispettivi ordinamenti.
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