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In Siria 3,5 milioni di persone vivono "in aree sotto assedio o impossibili da raggiungere con assistenza umanitaria". È quanto afferma oggi l'Onu, chiedendo a "tutte le parti" di permettere l'accesso umanitario e porre fine agli "indiscriminati bombardamenti e lanci di granate sui civili". Nell'appello si traccia uno sguardo catastrofico del Paese, dove "9,3 milioni di persone sono colpite dal conflitto", il 60% dei centri sanitari sono distrutti e un terzo degli impianti per il trattamento della acque sono fuori uso.
"L'accesso umanitario a chi ha bisogno viene troppo spesso negato da entrambe le parti", si afferma nel documento, firmato dal sottosegretario generale per gli Affari umanitari, Valerie Amos, e dai responsabili delle agenzie impegnate nell'assistenza: Unhcr, Unicef, Programma alimentare mondiale e Organizzazione mondiale della sanità.
Solo nella città di Aleppo e nella sua provincia, a causa dell'intensificazione degli scontri nelle ultime settimane, oltre un milione di persone necessita di cibo e altra assistenza umanitaria. Secondo le Nazioni Unite, nella città che un tempo fu il maggiore centro economico della Siria rimangono oggi non più di 40 medici - rispetto ai 2.000 del passato - a fronte di una popolazione di 2,5 milioni di abitanti.
"I civili innocenti della Siria - si afferma ancora nell'appello - sembrano sopravvivere solo grazie al proprio coraggio".
SDA-ATS