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<h2>SubmittedText<h2><p>Nel rapporto pubblicato a fine 2013 sulla situazione economica della Svizzera (OECD Economic Surveys: Switzerland 2013) l'OCSE constata che le donne svizzere rappresentano il 45 per cento della forza lavoro e la metà dei diplomati di livello terziario. Se consideriamo solo questi dati la Svizzera risulta essere al passo con i Paesi scandinavi, ma se osserviamo il volume di lavoro svolto dalle donne rispetto agli uomini la ritroviamo al penultimo posto della classifica OCSE. In Svizzera sono moltissime le donne con una buona formazione e che lavorano, ma molte (il 59 per cento) solo a tempo parziale e a basse percentuali. Altro sintomo di come in Svizzera il capitale umano non sia ben sfruttato: se la quota di lavoratrici con una buona formazione riesce a tenere il passo con quella maschile, il numero di donne che ricoprono ruoli dirigenziali è nettamente più basso. L'OCSE conclude che in Svizzera la partecipazione delle donne al mercato del lavoro è un elemento chiave per aumentare la produzione.</p><p>Anche alla luce della votazione del 9 febbraio e dell'approvazione dell'iniziativa dell'UDC "contro l'immigrazione di massa" il tema della mancanza di forza lavoro è di nuovo al centro dei dibattiti. Il rapporto OCSE illustra gli ostacoli che impediscono una migliore integrazione delle donne nel mercato del lavoro ed esplicita delle raccomandazioni a questo proposito.</p><p>Sulla base di quanto sopra esposto chiedo al Consiglio federale:</p><p>1. Come giudica le raccomandazioni fatte dall'OCSE nell'"Economic Surveys: Switzerland 2013" che riguardano la "partecipazione delle donne al mercato del lavoro", in particolare tenuto conto delle frequenti lamentele riguardanti la mancanza di forza lavoro, problema che potrebbe inasprirsi in seguito all'approvazione dell'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa"?</p><p>2. Come verranno applicate le raccomandazioni dell'OCSE nella politica e nell'amministrazione?</p><p>3. È evidente che le misure adottate finora sono poco efficaci: quali altre misure il Consiglio federale è disposto a prendere per aumentare da un lato il tasso di occupazione femminile e dall'altro quello delle donne con ruoli dirigenziali?</p><p>4. Una cosa è certa: ogni donna che oggi non lavora o lavora a tempo parziale potrebbe un giorno lavorare (di più). Quale sarebbe il volume di lavoro svolto espresso in equivalenti a tempo pieno?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3. Il Consiglio federale condivide l'analisi dell'OCSE. Le raccomandazioni sono state già in gran parte inserite in pacchetti di misure esistenti. Allo stesso tempo nel 2011 il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) ha lanciato un'iniziativa sul personale qualificato con l'obiettivo di contrastare la carenza di personale qualificato entro il 2020 facendo maggiormente ricorso alla manodopera svizzera. Nel rapporto sulle misure relativo all'iniziativa sul personale qualificato del 21 maggio 2013 la Confederazione e i cantoni hanno individuato quattro campi d'azione, tra i quali figura la conciliabilità tra vita familiare e professionale. In relazione all'applicazione dell'articolo 121a della Costituzione, il Consiglio federale verificherà se le misure previste debbano essere messe in atto in modo più rapido, più severo e più esteso e se in alcuni settori siano necessari ulteriori sforzi e misure.</p><p>Per aumentare ulteriormente l'occupazione femminile è necessario apportare dei miglioramenti nei due seguenti ambiti: il primo riguarda la disponibilità di strutture e i costi per la custodia dei bambini che, come sottolinea giustamente l'OCSE, ha un peso importante. In base alla ripartizione delle competenze tali questioni spettano ai cantoni e ai comuni. La Confederazione promuove la creazione di nuovi posti con un programma di incentivazione fino a gennaio 2015. In adempimento del postulato Tornare 13.3135, "Politica familiare", il Consiglio federale presenterà un rapporto in cui illustrerà come potrebbe essere sviluppata la politica familiare svizzera (e tra le altre cose anche la custodia dei bambini complementare alla famiglia) nel quadro dell'attuale ripartizione delle competenze. Il secondo ambito di primaria importanza - e per il quale è necessario un intervento delle imprese - prevede il miglioramento dell'offerta di condizioni di lavoro conciliabili con la famiglia e la parità di salario tra uomo e donna. La Confederazione sostiene questi due obiettivi attraverso l'informazione, la sensibilizzazione e la diffusione delle buone pratiche e dà il buon esempio in quanto datore di lavoro. </p><p>Per aumentare il numero di donne con ruoli dirigenziali lo scorso anno il Consiglio federale ha deciso una quota femminile del 30 per cento per gli organi di direzione superiori delle aziende e degli istituti vicini alla Confederazione. Accoglie inoltre con favore l'eventuale aumento della quota (presenza) femminile nei consigli di amministrazione e nella direzione delle imprese quotate in borsa. In risposta alla mozione del gruppo verdeliberale 13.4285 il Consiglio federale ha infatti dichiarato di voler esaminare la questione nell'ambito della revisione del diritto della società anonima e che avanzerà proposte di soluzione. Pertanto al momento non intende ancora definire le misure con cui innalzare le quote rosa nei consigli di amministrazione e nella direzione delle imprese quotate in borsa.</p><p>4. Sommando ai circa 1,069 milioni di donne che nel 2013 lavoravano a tempo parziale le circa 439 000 senza occupazione (entrambi i gruppi compresi tra i 25 e i 64 anni) otteniamo un totale di 1,508 milioni. Se tutte queste donne lavorassero un giorno (in più) a settimana il loro lavoro equivarrebbe a 301 600 posti espressi in equivalenti a tempo pieno (1,508 milioni moltiplicato per un grado di occupazione del 20 per cento).</p>  Risposta del Consiglio federale.