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Con un colpo d’occhio
- In caso di mancata trasposizione di una Direttiva UE rilevante per Schengen, normalmente la Svizzera resta nello spazio di Schengen
- Per continuare a far parte di Schengen la Svizzera è esplicitamente esonerata dall’obbligo di recepire restrizioni incisive della legge sulle armi
- L’affermazione che oggi valga il contrario di quanto il Consiglio federale ha negoziato con l’UE nel 2004 è assurda.
- Gli Stati dell’UE hanno interesse a continuare l’Accordo di Schengen almeno quanto la Svizzera.
- Il recepimento da parte della Svizzera della Direttiva UE sulle armi palesemente inutile non procura alcun vantaggio agli Stati dell’UE
1. Se la Svizzera non recepisce una Direttiva UE, nel caso normale resta nello spazio di Schengen.
Il 1° ottobre 2004 il Consiglio federale che aveva negoziato l’Accordo di Schengen ha informato il Parlamento con le parole seguenti sulle conseguenze di un rifiuto di riprendere uno sviluppo dell’acquis di Schengen e Dublino: «Se la Svizzera non riprendesse un atto o una misura (dell’acquis di Schengen e Dublino), le due parti si impegnano a cercare una soluzione pragmatica. Nel caso estremo, il rifiuto di una nuova normativa comporterebbe la disdetta dell’Accordo.»Fonte Ciò significa: in base alle condizioni che a quel tempo il Consiglio federale ha negoziato, nel caso normale l’Accordo di Schengen non viene disdetto se la Svizzera non recepisce una Direttiva UE rilevante per Schengen. Non si può assolutamente parlare di una clausola ghigliottina né di una «cessazione automatica» dell’Accordo!
2. Per il mancato recepimento di restrizioni incisive della legge sulle armi è prevista esplicitamente la continuazione dell’Accordo
Il Consiglio federale che ha negoziato l’Accordo di Schengen prima della votazione per l’adesione del 5 giugno 2005 ha informato i cittadini con le parole seguenti: «Un comitato referendario teme restrizioni incisive nel nostro diritto sulle armi. Questo timore è ingiustificato [...] Come oggi, chi intenderà acquistare un’arma non dovrà fornire alcuna prova della necessità.»Fonte Ovviamente il Consiglio federale non avrebbe dato una tale garanzia, se non avesse saputo che si poteva respingere senza pericolo il recepimento di tali inasprimenti. Ciò significa: le condizioni a suo tempo negoziate dal Consiglio federale attestano esplicitamente che il mancato recepimento della nuova Direttiva UE sulle armi non comporta la cessazione dell’Accordo. Chi sostiene una tesi diversa, interpreta in un modo nuovo il risultato delle trattative di allora – e questo a svantaggio della Svizzera!
3. Non c’è motivo di presumere che oggi non valga più ciò che si è negoziato nel 2004
L’affermazione, secondo cui ciò che valeva nel 2004/5 adesso non sarebbe più rilevante, perché i tempi sono cambiati, è assurda. Innanzi tutto i contratti si concludono proprio per far sì che le condizioni in essi concordate non cambino con il passare del tempo. E in secondo luogo finora i fautori del SÌ non hanno dato la benché minima spiegazione del perché oggi dovrebbe essere tutto completamente diverso rispetto a un paio di anni fa. Ciò significa: non esiste alcun motivo ragionevole per ritenere che le condizioni negoziate a suo tempo oggi non siano più valide!
Dalle disposizioni dell’Accordo di Schengen non si può dedurre alcun rischio di un’esclusione della Svizzera nel caso di un NO il 19 maggio. Chi sostiene qualcosa di diverso, diffonde informazioni fuorvianti!
4. La cessazione dell’Accordo di Schengen comporterebbe per gli Stati UE esattamente gli stessi svantaggi che per la Svizzera
L’UE non ha accettato la Svizzera nello spazio di Schengen per spirito di carità, bensì per i suoi solidi interessi. I fautori del SÌ non cessano di menzionare le conseguenze negative per la Svizzera, che avrebbe una cessazione dell’Accordo di Schengen (che comunque non dovremmo temere in seguito a un NO il 19 maggio!). Ma indipendentemente dalle code alle frontiere, dall’accesso ai dati del SIS per le investigazioni e dalla cooperazione nel campo dell’asilo: nel caso di una cessazione dell’Accordo gli Stati dell’UE si vedrebbero confrontati esattamente con gli stessi svantaggi della Svizzera. Ciò significa: gli Stati dell’UE hanno interesse a continuare l’Accordo almeno quanto la Svizzera.
5. Agli Stati dell’UE non serve a niente costringere la Svizzera a recepire la Direttiva sulle armi.
Il fatto che la Direttiva UE sulle armi sia assolutamente inutile per combattere il terrorismo e la criminalità viene ammesso perfino da molti dei suoi fautori. Il divieto della detenzione di armi da parte di privati in Svizzera non comporterebbe assolutamente alcun vantaggio per gli Stati dell’UE. Ciò significa: una ponderazione dei pro e dei contro porterà inesorabilmente questi Stati a decidere che continuare l’Accordo (approfittando ulteriormente dei vantaggi dell’Accordo senza l’introduzione di un’inutile modifica di legge) è preferibile alla sua cessazione (con centinaia di migliaia di frontalieri tedeschi, francesi, italiani e austriaci in coda alle frontiere, i preziosi dati svizzeri del SIS che non sono più disponibili, ecc.)
In altre parole, diversamente dall’impressione che i fautori del SÌ cercano di suscitare, gli Stati dell’UE non tengono la Svizzera nello spazio di Schengen per puro altruismo, bensì per i loro solidi interessi. La tesi, secondo cui gli Stati dell’UE agirebbero contro i propri interessi per costringere la Svizzera a una modifica di legge, dalla quale non possono aspettarsi alcun vantaggio, è priva di qualsiasi fondamento razionale. Chi vuole proibire ai privati di detenere armi, dovrebbe lanciare un’iniziativa popolare in tal senso. È sleale far credere ai cittadini che debbano lasciarsi disarmare per restare nello spazio di Schengen!