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<h2>SubmittedText<h2><p>Nella provincia russa di Kaluga, contadini svizzeri hanno realizzato un rimarchevole progetto che dopo duro lavoro si regge su basi autonome. La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) a Berna ha sostenuto il progetto poco dopo il crollo dell'Unione sovietica in associazione con la Fondazione svizzera a Kaluga, dotandolo di 1 milione di franchi. Alla testa della Fondazione, cui lo Stato russo aveva conferito un ulteriore milione, c'era il russo Nikolai Ernakov, encomiabile nell'esecuzione dei compiti affidatigli. La Fondazione concedeva mutui a basso costo consentendo ai contadini svizzeri, e a quelli russi, di avviare le rispettive aziende.</p><p>Dopo un decennio di attività Ermakov è passato a quiescenza, sostituito prontamente da un funzionario carrierista che ha lasciato deperire il tutto. Anziché concedere mutui vantaggiosi ai contadini ha permesso il fiorire di un sistema di favoritismi e mala gestione che tradisce lo spirito originario del progetto. Jakob Bänninger, uno dei pionieri ed oggi portavoce dei contadini svizzeri a Kaluga, affiancato da Nikolai Ermakov, interpellano senza sosta la DSC affinché ripristini la situazione. Sinora senza risultato alcuno.</p><p>Il destino della Fondazione si lega anche al mancato riorientamento dell'aiuto svizzero alla cooperazione con l'Est, inizialmente diretta soltanto ai Paesi più poveri e ritenuti inadatti all'integrazione nell'UE e quindi esclusi da qualsiasi sostengo da parte di Bruxelles. In seguito, il Consiglio federale ha voluto avvicinarsi maggiormente all'UE lasciandosi convincere a devolvere miliardi di franchi a titolo di credito di coesione ai nuovi membri provenienti dall'Est. La maggior parte dei progetti della DSC al di fuori della zona d'influenza dell'UE sono stati liquidati. La Fondazione svizzera a Kaluga è una delle vittime del mancato riassetto, colpevole di aver lasciato affondare progetti promettenti nel limbo della burocrazia russa.</p><p>Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. È informato sul destino della Fondazione svizzera di Kaluga? In caso affermativo, perché non ha intrapreso nulla?</p><p>2. È disposto a intervenire senza indugio presso il governo russo al fine di riportare la Fondazione al suo scopo originario?</p><p>3. Concorda sul fatto che la riorganizzazione citata dell'aiuto alla cooperazione all'Est debba essere corretta? Sono stati avviati passi in tale direzione?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. La Svizzera ha seguito e continua a seguire gli sviluppi relativi alla Fondazione Kaluga. Attraverso la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), il governo svizzero ha sostenuto la Fondazione Kaluga dal 1994 al 2007, e cioè per tredici anni. A partire dal 2007, la Fondazione è stata trasformata in un'entità giuridica indipendente russa, nell'ambito di un processo accompagnato dalla DSC. In seguito, i contatti con i contadini svizzeri in loco sono stati mantenuti dall'ambasciata svizzera a Mosca.</p><p>La cooperazione svizzera allo sviluppo sostiene gli sforzi fatti dai Paesi stessi e dalle loro popolazioni per superare i problemi di povertà e sviluppo. Il suo scopo è di rafforzare le istituzioni locali e di renderle autonome e non dipendenti da un'istituzione straniera. In quest'ottica, nel 2002, otto anni dopo la creazione della Fondazione Kaluga, la DSC ha deciso di ritirarsi, ritenendo che la Fondazione avesse raggiunto un grado di maturità sufficiente per operare senza un tutore svizzero. Per garantire la stabilità e l'efficacia della Fondazione dopo il suo ritiro, la DSC ha messo a punto con la Fondazione un piano di uscita, che consentiva da un lato di professionalizzare la concessione di crediti alle piccole e medie imprese, compito principale della Fondazione, e dall'altro di migliorare la governance all'interno dell'istituzione. La DSC ha sostenuto tale processo per cinque anni, coinvolgendo tutti gli attori interessati.</p><p>I nuovi statuti che istituiscono la Fondazione come un'entità giuridica indipendente russa sono stati approvati da tutte le parti interessate nell'aprile 2007. La presidenza e il consiglio di fondazione sono passati in mani russe. Nel 2009, i nuovi statuti sono stati registrati dall'autorità russa competente a Kaluga; anche quest'ultima tappa è stata facilitata dalla DSC mediante un mandato a un avvocato svizzero.</p><p>Malgrado l'indipendenza della fondazione, attraverso l'ambasciata svizzera a Mosca (dato che la DSC ha terminato i suoi progetti in Russia alla fine del 2010), la Confederazione mantiene contatti, senza alcun impegno contrattuale o finanziario, con i contadini svizzeri presenti a Kaluga.</p><p>2. Dal 2007, la Fondazione è retta da nuovi statuti quale entità giuridica russa. Di conseguenza, la Svizzera deve rispettare l'indipendenza della Fondazione e non intende intervenire presso le autorità russe. Non si è tuttavia tirata indietro quando è stato richiesto il suo aiuto. Nel 2010, l'ambasciata è stata contattata dai contadini svizzeri per cercare di risolvere una controversia tra l'impresa "Schweizer Milch GmbH" e la Fondazione Kaluga concernente l'interpretazione dei rispettivi diritti. Su richiesta dell'ambasciata, la DSC ha elaborato un parere giuridico sull'accordo che disciplina i rapporti tra le due parti. Tale parere è stato trasmesso alle parti in conflitto nel luglio 2010, accompagnato da un invito a proseguire il dialogo. Le parti non hanno tuttavia reagito ai documenti trasmessi dall'ambasciata e non si sono più rivolte a essa.</p><p>Nel maggio 2011, il primo collaboratore dell'ambasciata si è recato nell'azienda agricola gestita dai contadini di "Schweizer Milch GmbH" per informarsi su eventuali problemi, ma non ha ricevuto alcuna segnalazione. L'ambasciata svizzera a Mosca continuerà a seguire gli eventuali sviluppi e resta a disposizione per le relazioni esistenti tra la Fondazione e cittadini svizzeri.</p><p>3. L'orientamento della cooperazione internazionale della Svizzera in Europa dell'Est e in Asia centrale si fonda sulla legge federale del 24 marzo 2006 sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est e proseguirà su tale base. Dopo l'esame dei relativi messaggi, il Parlamento ha approvato due crediti quadro, che definiscono gli scopi e le priorità geografiche e tematiche: il credito quadro del dicembre 2006 concernente il contributo della Svizzera destinato a ridurre le disparità economiche e sociali nell'Unione europea allargata e quello del dicembre 2006, prorogato e aumentato nel febbraio 2011, concernente la continuazione della cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est e della CSI. Il messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013-2016, trasmesso dal Consiglio federale alle Camere federali nel febbraio 2012, definirà un nuovo credito quadro per la cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est e della CSI.</p><p>Gli scopi della cooperazione svizzera con i Paesi dell'Europa dell'Est sono di sostenere i processi di transizione sociale, politica ed economica avviati negli ex Paesi socialisti dell'Europa dell'Est e dell'ex Unione sovietica. Questo aiuto all'Est si concentra su priorità regionali: nei Balcani occidentali (Albania, Bosnia e Erzegovina, Macedonia, Serbia e Kosovo) nonché nei Paesi dell'ex Unione sovietica (Ucraina, Moldavia, Armenia, Georgia, Azerbaigian, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan). In questi Paesi prioritari, la DSC dispone di uffici di cooperazione per assicurare l'attuazione e il follow-up dei progetti di sviluppo bilaterali finanziati direttamente dalla Svizzera. La DSC non ha più nessun rappresentante nella Federazione russa dalla fine del 2010.</p><p>Alcuni Paesi non prioritari per la cooperazione bilaterale svizzera, come ad esempio la Federazione russa o il Kazakistan, possono beneficiare di un aiuto svizzero indiretto nell'ambito di programmi regionali destinati a più Paesi o di contributi a organizzazioni internazionali o regionali. La definizione di priorità geografiche e tematiche è stata richiesta dal Parlamento allo scopo di rafforzare la visibilità della Svizzera nonché l'efficacia e l'efficienza del suo aiuto. I Paesi prioritari sono definiti nel messaggio concernente il credito quadro attuale, che scadrà nel dicembre 2012, e nel messaggio concernente la cooperazione internazionale 2013-2016.</p>  Risposta del Consiglio federale.