Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01029.jsonl.gz/1177

Riassunto. Il mondo è una gigantesca Biblioteca di Babele. Occorre una guida per orientarsi e decidere quali libri conservare, quali leggere e quali, invece, bruciare.
La ricerca di questa guida è stata, finora, infruttuosa: Socrate e Cartesio non sono stati di aiuto. Mentre ci si apprestava a cercare la soluzione tra le pagine di altri importanti filosofi, un curioso individuo si è introdotto nella discussione: Paul Karl Feyerabend.
In molti testi, Feyerabend è definito un filosofo. Qui si preferisce chiamarlo persona o, appunto, individuo. Il motivo è presto detto:
Io non sono un filosofo, non lo sono mai stato e non ho nessun desiderio di essere oppresso da quel genere di condizione. (…) Può darsi che abbia avuto qualcosa che assomigliava ad una posizione filosofica da studente e all’inizio della mia carriera. (…) Quello cui miravo non era una posizione o una dottrina che potesse diventare la pietra d’angolo di qualche disciplina accademica, bensì un modo di pensare e vivere indipendente dalla disciplina.
Al termine di una passeggiata non filosofica tra i boschi, in Dialoghi sulla conoscenza (trad. it. di R. Corvi); Roma-Bari, Laterza, 1991.
Il più famoso scritto di Feyerabend è Contro il Metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza, scritto nel 1975.
Due anni prima scrisse, in preparazione ad una conferenza, Tesi sull’anarchismo (disponibile in italiano in Sull’orlo della scienza. Pro e contro il metodo (a cura di M. Motterlini); Milano, Raffaello Cortina, 1995).
La posizione (se così si può definire) di Feyerabend è l’anarchismo epistemologico, profondamente differente sia dallo scetticismo che dall’anarchismo politico e religioso. Lo scettico considera ogni punto di vista ugualmente buono o cattivo oppure, il che è alla fine lo stesso, si astiene da formulare giudizi di valore. L’anarchico politico vuole distruggere, o comunque eludere, disinnescare, un certo stile di vita.
L’anarchico epistemologico non si astiene dal giudicare, ma non è neppure necessariamente avverso o favorevole a nulla: può ritrovarsi a difendere le posizioni più trite ed oltraggiose, sarà il più rumoroso difensore dello status quo, ma sarà anche oppositore dello status quo.
Non c’è punto di vista, per quanto assurdo o immorale, che egli si rifiuti di prendere in considerazione, o di tradurre in pratica., né c’è metodo che egli ritenga indispensabile. L’unica cosa a cui si oppone decisamente, e assolutamente, sono i criteri universali, le leggi universali, le idee universali come Verità, Giustizia, Onestà, Ragione e i comportamenti che esse generano, anche se egli non nega che spesso sia una buona politica agire come se tali leggi (criteri e idee) esistessero e come se vi si credesse.
L’unica regola è che non vi sono regole, o almeno non vi sono regole che vadano bene sempre e per tutti. Le scelte, anche quelle scientifiche, sono questione non di ragionamenti e di argomentazioni, ma di gusti.
Un bel problema: Feyerabend sequestra i fiammiferi e, al loro posto, ci porge un estintore, nel caso si sia già iniziato a giocare con il fuoco. Non ci obbliga a leggere tutto, ma ci priva dell’illusione di trovare la Regola: non esiste nessuna Guida Universale, ma tante, piccole guide locali, particolare e personali.