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l’rms Titanic entrò in collisione con un iceberg alle 23:40 del 14 aprile 1912. Alle 2:40 del 15 aprile sparì sotto l’acqua. In soli cinque minuti raggiunse quattro km di profondità, dove giace tutt’ora.
La notte tra il 14 e il 15 aprile di 109 anni fa, la Nave dei Sogni del Secolo Ventesimo, all’epoca agli albori, spariva per sempre nelle gelide acque al largo del Canada.
Il Titanic giace ora a quattro chilometri di profondità, tra acque opache, visitabili (a prezzi molto alti), a bordo di un sommergibile.
Per la nave che portava il nome della generazione precedente agli Dei, i Titani, per la nave che, forse, aveva osato, con cotanta bellezza e grandezza, sfidare, con tracotanza, i limiti umani, toccò la sorte riservata proprio a coloro che osarono peccare di ubris: l’oblio.
Il suo primo viaggio, quello inaugurale, fu anche l’ultimo. Il Titanic partì da Southampton, diretto a New York, toccando Cherbourg e Queenstown, ma non giunse mai alle coste americane: proprio qui, infatti, entrò in collisione con un iceberg alle 23:40 (ora della nave) di domenica 14 aprile 1912.
In breve, a causa dell’impatto con l’iceberg, si aprirono alcune falle sotto la linea di galleggiamento, e i primi cinque compartimenti stagni del transatlantico si allagarono. Solo due ore e 40 minuti più tardi, l’intero transatlantico si inabissò.
Era la notte del 15 aprile, alle ore 2.20. Spezzatasi in due tronconi, la nave che era parsa inaugurare il nuovo secolo spariva per sempre nelle acque nere dell’Atlantico.
Nel naufragio persero la vita dai 1490 ai 1635 dei 2.223 passeggeri imbarcati (compresi i 900 uomini dell’equipaggio). Solo in 705 riuscirono a scampare al sinistro, anche se alcuni di loro morirono subito dopo essere stati portati a bordo del Carpathia, per le complicazioni da ipotermia. Dei caduti in acqua soltanto sei furono salvati.
Iniziava così il nuovo secolo, con la nave simbolo del progresso perduta per sempre tra il nero degli abissi, tetro presagio delle due terribili guerre destinate a macchiarlo di sangue.
Pochi mesi dopo il sinistro, grazie ai rilievi batimetrici fu calcolato che il relitto giaceva a una profondità oceanica di 3800 m nella zona della sommersione, troppo grande per la tecnologia dell’epoca, quindi fu impossibile recuperarlo. Solo il primo settembre del 1985, una spedizione congiunta franco-americana condotta da Jean-Louis Michel e Robert Ballard della Woods Hole Oceanographic Institution, localizzò il relitto. Ad oggi il relitto giace a circa 1600 km di distanza da New York e a circa 650 km da Capo Race a Terranova; a circa 486 miglia dall’isola di Terranova, a una profondità di 3787 m, su un fondale fangoso, sulla piana abissale ai piedi della scarpata continentale nordamericana.
Il Titanic colò a picco con una rapidità impressionante: il relitto raggiunse gli abissi solo cinque minuti dopo la scomparsa dalla superficie e non due ore dopo come era stato erroneamente calcolato prima. La prua si interrò per ben 18 metri, la poppa, invece, si devastò nell’impatto.
Tra gli anni ottanta e novanta furono recuperati migliaia di oggetti di valore (dai manufatti agli indumenti delle vittime), esposte in musei, come il violino appartenuto a Wallace Hartley, ritrovato nel 2013 e venduto il 18 ottobre dello stesso anno alla cifra impressionante di 900.000 sterline.
Il relitto nella sua complessità, invece, non fu mai recuperato, perché la profondità e il peso hanno reso l’impresa impossibile.
Poi, nel 1997, James Cameron portò in scena un dramma contemporaneo, l’immortale, splendido, struggente, romantico e catastrofico, omonimo pluripremiato agli oscar film Titanic, che interseca la tragica storia d’amore di Jack (Di Caprio) e Rose (K. Winslet) alla drammatica sorte del transatlantico.
La nave dei sogni era naufragata, e da essa sorgevano i sogni del nuovo secolo, anzi, millennio.