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I media hanno ampiamente riferito di un affare che ha coinvolto la consigliera nazionale Christa Markwalder, lobbisti di Berna e il Kazakistan. La parlamentare ha aderito alla richiesta di una ditta di lobbismo e presentato un atto parlamentare come a desiderio di una fazione politica del Kazakistan. Addirittura i mandanti kazaki, non soddisfatti del testo sottoposto dalla Markwalder per approvazione, lo avrebbero completamente riformulato senza che la parlamentare avesse alcunché da obiettare.
Nei nostri giorni i politici non godono di ottima reputazione. Si sospetta che dicano quello che non pensano e facciano quello che non dicono. Lealtà e coerenza non sono tra gli attributi loro riconosciuti. Non sapevamo però che ci fosse anche una classe di politici totalmente ingenua. Perché la signora Markwalder, che siede in Consiglio nazionale (che dovrebbe presiedere nel 2016) da dodici anni, che ha fatto parte di importanti commissioni ed è molto profilata e nota tra l’altro per il suo impegno a favore dell’adesione della Svizzera all’UE, è all’ingenuità che si è appellata per giustificare la presentazione di un’interpellanza non solo suggerita ma addirittura redatta dal mandante. Nessuna persona dotata di un minimo di giudizio critico comprerebbe un’auto usata da un lobbista per usare la nota immagine relativa alla fiducia.
I lobbisti fanno il loro mestiere, rappresentano le istanze dei loro mandanti. Si dice esistessero già ai tempi del Senato della Roma antica. La politica è un continuo scontro di legittimi interessi e, riservato che ciò avvenga in modo trasparente, è naturale che tali interessi cerchino di farsi valere e di convincere. A ben guardare vi sono tre categorie di lobbisti: quelli che lo fanno per professione, i rappresentanti di interessi quali sindacalisti e segretari di associazioni che vengono eletti in Parlamento e infine parlamentari che una volta eletti assumono incarichi di rappresentanza di qualche specifico gruppo. La stessa signora Markwalder dal 2008 è stata assunta da una grossa società d’assicurazione svizzera per occuparsi di «affari governamentali». Espressione elegante per indicare un’attività lobbistica in esclusiva e con stipendio fisso.
Non stracciamoci le vesti, nel naturale dibattito e scontri d’interesse, sempre più articolati e numerosi nel mondo di oggi, hanno la loro funzione anche i lobbisti. Non sono loro i pericolosi, semmai lo sono quei parlamentari che senza un minimo di discernimento sarebbero pronti a credere a tutto quanto questi moderni imbonitori dicono. Poi, come per ogni professione ed attività, ci sono lobbisti corretti e scorretti, capaci e professionali o meno. Ciò che rende perplessi non è la presenza più o meno invadente di lobbisti, che ogni parlamentare deve ovviamente saper gestire: deve preoccupare invece che un parlamentare ceda uno dei suoi esclusivi diritti a un terzo kazako o meno.
Con l’elezione un parlamentare acquista tra l’altro cinque diritti che non può trasferire: quello di interpellare il Governo, di fare un’interrogazione, di presentare una mozione, una iniziativa parlamentare o un postulato. Se tali diritti dovessero venir messi all’asta per il miglior offerente o per qualsiasi ragione dovremmo seriamente preoccuparci. Questo è l’aspetto più grave della poco simpatica vicenda. Siamo ovviamente ben lontani dallo scandalo di quei parlamentari europei che contro pagamento di decine di migliaia di euro offrivano di presentare proposte di legge secondo le istruzioni del mandante. Va precisato inoltre che nel caso in discussione non vi è il minimo sospetto che l’interessata abbia avuto vantaggi economici.
La signora Markwalder invoca a suo discarico il tradimento dell’amica lobbista e la sua ingenuità. Per l’ingenuità le credo. Una parlamentare che da vent’anni ritiene che la miglior soluzione per la Svizzera sia quella di aderire all’Unione europea non può essere altro che ingenua.
Tito Tettamanti
Pubblicato nel CdT e riproposto con il consenso dell’Autore