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Il prodotto interno lordo (Pil) svizzero quest'anno crescerà del 2,9%, secondo l'edizione autunnale delle proiezioni stagionali compilate dal Centro di ricerca congiunturale (KOF) del Politecnico federale di Zurigo e pubblicate oggi.
L'istituto prevede tuttavia un rallentamento della crescita dall'anno prossimo, all'1,7% (contro l'1,9% indicato nella precedente previsione di giugno), prima di una nuova accelerazione al 2,1% nel 2020. Il passaggio a vuoto atteso per il 2019 sarà dovuto alla diminuzione prevista degli introiti delle federazioni sportive internazionali con sede in Svizzera, secondo gli esperti zurighesi.
A giugno, nell'edizione estiva delle sue previsioni congiunturali, il KOF preconizzava ancora una progressione del 2,1% per il 2018. Il suo accresciuto ottimismo - spiega - è dovuto alla buona tenuta dell'economia mondiale, come pure a una domanda interna sostenuta.
L'utilizzo delle capacità nell'industria ha raggiunto un livello ineguagliato dal 2011 e il segmento dei servizi mostra a sua volta una produzione estesa.
Venendo ai singoli settori di attività, il KOF si mostra particolarmente fiducioso per la costruzione meccanica, l'industria metallurgica e anche il turismo, che avevano sofferto nel 2015 a causa dell'apprezzamento improvviso del franco, purché i tassi di cambio rimangano stabili. Il commercio al minuto ha recuperato quote di mercato e dovrebbe continuare su questa via.
Per contro, regna scetticismo per quanto concerne i servizi finanziari, come pure per l'edilizia, il cui potenziale sembra aver raggiunto il limite massimo dopo una crescita interrotta nell'ultimo decennio.
Gli autori dell'analisi notano che lo sviluppo congiunturale ha, e continuerà ad avere, un impatto positivo sull'impiego. Il numero di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno dovrebbe crescere di quasi il 2% nell'anno in corso.
Il tasso di disoccupati iscritti negli Uffici regionali di collocamento (URC) si avvia verso il 2,7% a fine dicembre per in seguito avvicinarsi al 2,5% nei due prossimi anni (o rispettivamente al 4,7% e al 4,4% secondo i criteri fissati dall'Organizzazione internazionale del lavoro ILO).
Sul fronte dei cambi, gli esperti zurighesi anticipano una stabilizzazione dell'euro attorno agli 1,13 franchi e non escludono un aumento dei tassi d'interesse entro la fine del 2020. Dubitando seriamente di una tale mossa da parte della Banca centrale europea (BCE) prima dell'autunno 2019, il KOF giudica altamente improbabile che la Banca nazionale svizzera (BNS) prenda una iniziativa in questo senso prima di tale data.
Al capitolo rischi per l'economia elvetica figurano sempre le incertezze generate dall'adozione e dalle minacce di barriere doganali internazionali, come pure dalla minaccia di una Brexit disordinata, suscettibile di rinvigorire il carattere di valore rifugio del franco.