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La 72esima edizione del Festival di Berlino è stata inaugurata stasera (giovedì) in forma ridotta (il concorso dura una sola settimana), ma comunque in presenza dopo l'edizione virtuale dell'anno scorso. La pandemia ha lasciato il segno anche su Potsdamer Platz, cuore della manifestazione, dove diverse attività hanno chiuso i battenti per sempre.
Alle proiezioni sono ammesse solo persone vaccinate, a giornalisti e addetti ai lavori è richiesto giornalmente un test negativo.
"Si possono fare attività, con restrizioni e chiedendo un comportamento responsabile a pubblico e partecipanti, ma non perdendo quello che per me è il centro di un festival, che non è solo far vedere dei film ma un momento di condivisione", dice il direttore artistico, per la terza volta Carlo Chatrian, che aveva rivestito la stessa carica dal 2012 al 2018 al Locarno Festival.
E la pandemia si è forse fatta sentire anche sui temi scelti dai cineasti. A tornare più volte, sottolinea Chatrian, è quello della famiglia.
Il film d'apertura quest'anno era "Peter Von Kant", omaggio al capolavoro di Rainer Werner Fassbinder, dove Peter era Petra, a firma di François Ozon.
Il presidente della giuria è il regista indostatunitense M. Night Shyamalan.
Fra i 18 film in concorso due sono svizzeri (La Ligne" di Ursula Meier - una coproduzione RTS - e "Drii Winter" di Michael Koch, coprodotto da SRF) e spicca un gran numero di produzioni o coproduzioni francesi. A parte la corsa all'Orso d'oro, la Svizzera è rappresentata anche da altre 9 pellicole in sezioni differenti. Fra queste "Calcinculo" di Chiara Bellosi, coproduzione RSI.