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Con una spaventosa faccia tosta, i rappresentanti della Conferenza dei governi cantonali (CdC) hanno snocciolato oggi le falsità inerenti all’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”. In compenso, si può approvare il presidente della CdC quando dice che la Svizzera è confrontata oggi con una decisione altrettanto importante di quella sullo SEE nel 1992. Come allora, le autorità e i politici moltiplicano le minacce e gli scenari apocalittici per incutere timore alle cittadine e ai cittadini. E come allora, bisogna sperare che il popolo non si lasci impressionare e dica SÌ all’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, proseguendo così sulla via indipendente della Svizzera che ci assicurerà anche in futuro prosperità e un ambiente intatto.
I consiglieri di Stato presenti alla conferenza stampa non hanno avuto remore a ripetere ancora una volta la lunga lista di affermazioni false e infondate:
- l’affermazione secondo la quale il crescente consumo di superfici abitabili è la principale causa della penuria di alloggi può facilmente essere contraddetta con le cifre presentate oggi dal consigliere di Stato Broulis. Se, come afferma, 2,5 persone condividono un alloggio, l’immigrazione netta del solo 2014, ossia circa 85’000 persone, creerà una domanda di oltre 38’000 alloggi. Oppure i consiglieri di Stato hanno l’impressione che tutti questi immigranti vadano a dormire sotto ai ponti?
- ancora una volta si è affermato che la libera circolazione delle persone aumenta la crescita economica. Ciò che non si è detto, è che la crescita del PIL pro capite è quasi nulla dall’entrata in vigore della completa libera circolazione delle persone con i vecchi membri dell’UE nel 2007. Le cittadine e i cittadini non beneficiano quindi individualmente di questa crescita. Per contro, subiscono il rincaro degli affitti e un’accresciuta pressione sui salari.
- totalmente falsa anche la dichiarazione secondo la quale l’iniziativa provocherebbe la rescissione degli accordi bilaterali. L’iniziativa non esige né un congelamento dell’immigrazione, né la rescissione degli accordi bilaterali con l’UE. Essa dà invece al Consiglio federale il mandato di riaprire i negoziati con l’UE sulla libera circolazione delle persone, affinché la Svizzera ritrovi i mezzi per controllare e gestire autonomamente l’immigrazione. Né la Svizzera né l’UE rescinderanno gli accordi bilaterali.
- le dichiarazioni fatte dai rappresentanti concernenti gli oneri burocratici sono totalmente contraddittorie. Mentre affermano di temere una burocrazia supplementare (e non quantificabile!) in caso di accettazione dell’iniziativa, il direttore dell’economia pubblica del canton Berna s’è vantato che a seguito della libera circolazione delle persone e delle misure d’accompagnamento, l’anno scorso ha fatto controllare 424 datori di lavoro svizzeri, 1’023 lavoratori distaccati sottoposti a permesso e 1’151 indipendenti, effettuando quindi 537 controlli in più di quanto convenuto con il SECO. Questi controlli sarebbero allora stati effettuati senza funzionari e senza burocrazia? Per rapporto a questo enorme apparato di controllo, l’attribuzione di qualche contingente costituirebbe una burocrazia praticamente insignificante sia per le imprese sia per i cantoni.
Va da sé che i governi cantonali hanno passato sotto silenzio le conseguenze dell’immigrazione esagerata sullo Stato sociale, mentre che sono innanzitutto i cantoni, e dunque i loro contribuenti, a dover pagare la fattura di una politica d’immigrazione rovinosa.
Solo un SÌ all’iniziativa popolare “contro l’immigrazione di massa” assicura un avvenire in prosperità e in pace.
UDC Svizzera