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<h2>SubmittedText<h2><p>Stando a quanto riportano i media, la presidente della Confederazione Evelyne Widmer-Schlumpf avrebbe promesso al FMI un ulteriore contributo di 10 miliardi di franchi svizzeri e sottoscritto una dichiarazione d'intenti in tal senso.</p><p>A questo riguardo invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Si tratta di una promessa o piuttosto di un lapsus o di uno sbaglio?</p><p>2. Quanto è vincolante una simile dichiarazione d'intenti?</p><p>3. Per quale motivo la presidente della Confederazione rinuncia prima della firma a informare almeno sommariamente o a consultare le competenti commissioni parlamentari?</p><p>4. In passato i contributi concessi dalla Svizzera al FMI sono stati giustificati adducendo che servivano a garantire il seggio del nostro Paese in seno a questa istituzione. Come spiega il Consiglio federale che al momento stesso in cui vengono promessi 10 miliardi di franchi svizzeri si decida che in avvenire la Svizzera dovrà spartire il proprio seggio con la Polonia, ricevendo dunque a ben più caro prezzo molto meno di prima?</p><p>5. Il Consiglio federale come si spiega che la Germania, che conta 82 milioni di abitanti e beneficia di una quota di 14 565,5 milioni sui diritti speciali di prelievo (DSP), fornisca un contributo procapite ben inferiore a quello della Svizzera, che con 7,9 milioni di abitanti ha diritto soltanto a 3458,5 DSP? I Paesi che dalla Svizzera pretendono continuamente a gran voce solidarietà in altri ambiti, ad esempio in ambito fiscale o di traffico aereo, non dovrebbero dar prova di maggior solidarietà in questo preciso contesto? Il Consiglio federale è disposto e in grado di pretendere solidarietà in seno al FMI?</p><p>6. Il Consiglio federale ammette che questo genere di iniziative da parte di uno dei suoi membri, adottate senza consultare il Parlamento, non aumentano di certo la fiducia nella competenza del nostro governo nazionale in materia di politica estera?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. In seno al comitato dei ministri del Fondo monetario internazionale (FMI) - il Comitato monetario e finanziario internazionale (IMFC) - il 20 aprile 2012 la Svizzera ha previsto un contributo straordinario di durata determinata pari a 10 miliardi di dollari americani per l'aumento dei mezzi del FMI, con esplicita riserva di approvazione delle Camere federali. Tale impegno, approvato dal Consiglio federale il 18 aprile 2012, era stato precedentemente coordinato con altri importanti Paesi creditori. L'aumento concertato dei mezzi dovrebbe stabilizzare durevolmente l'economia mondiale e la situazione dei mercati finanziari alla luce della difficile situazione nella zona euro e dei rischi ad essa connessi. I membri del FMI hanno previsto contributi per un totale di 456 miliardi di dollari. La Svizzera aveva subordinato il proprio impegno a una serie di condizioni, il cui adempimento ha potuto essere garantito. I mezzi supplementari non confluiranno quindi in un fondo speciale per i Paesi della zona euro bensì nelle risorse ordinarie del FMI. In caso di attivazione, saranno stanziati nel quadro del cosiddetto "General Resources Account" (GRA), il conto generale del FMI utilizzato per la regolare concessione agli Stati membri di crediti remunerati dal FMI secondo i tassi d'interesse di mercato. Inoltre, le risorse del FMI dovranno soltanto completare i mezzi del dispositivo dei Paesi della zona euro volto a combattere la crisi all'interno dei programmi del FMI a favore di questi Paesi. I fondi supplementari del FMI dovranno rappresentare in primo luogo una sicurezza per i Paesi al di fuori dell'Europa. Il FMI ricorrerà a questi fondi supplementari soltanto se le proprie risorse ordinarie e le risorse dei nuovi accordi di credito (NAC) non saranno sufficienti. Infine, l'azione concertata sarà sostenuta da membri influenti della comunità internazionale e si fonderà su una ripartizione adeguata degli oneri.</p><p>2. La dichiarazione d'intenti sottoscritta durante il vertice primaverile del FMI non implica alcun vincolo. Come già accennato, il contributo promesso della Svizzera sottostà ad esplicita riserva di approvazione delle Camere federali. La legge sull'aiuto monetario del 19 marzo 2004 (LAMO; RS 941.13) costituisce la base per la partecipazione della Svizzera a una simile azione d'aiuto multilaterale volta a garantire la stabilità del sistema monetario internazionale (art. 2 LAMO). Il 4 luglio 2012 il Consiglio federale ha licenziato il messaggio concernente la concessione di un credito quadro di 15 miliardi di franchi per la continuazione dell'aiuto monetario internazionale. Con l'approvazione del progetto da parte delle Camere federali verrebbero create le condizioni per permettere alla Confederazione di garantire una linea di credito della Banca nazionale svizzera (BNS) a favore del FMI pari a un massimo di 10 miliardi di dollari, conformemente all'articolo 6 capoverso 3 LAMO.</p><p>3. Le discussioni internazionali in merito a un'azione concertata della comunità internazionale hanno richiesto molto tempo, nel corso del quale la Svizzera ha posto le proprie condizioni insieme ad altri Paesi, soprattutto al di fuori dell'Europa. Il bollettino d'informazione del DFF del 21 febbraio 2012 concernente il FMI, inviato regolarmente ai membri di entrambe le Commissioni della politica estera (CPE), informava, ad esempio, proprio su questo punto. In occasione dei dibattiti concernenti l'approvazione della riforma delle quote e della governance del FMI del 16 marzo 2012 presso la CPE del Consiglio degli Stati il capo del DFF ha inoltre rinviato alle discussioni in corso.</p><p>4. È importante distinguere tra misure urgenti con cui superare l'attuale crisi finanziaria e monetaria e la riforma delle quote e della governance del FMI in corso da diversi anni. Il Memorandum of Understanding con la Polonia, firmato nel mese di aprile del 2012 durante il vertice primaverile del FMI, è un elemento centrale della riforma delle quote e della governance, adottata nel dicembre 2010 dal Consiglio dei governatori del FMI. La Svizzera fornisce un contributo adeguato alla riorganizzazione del consiglio esecutivo del FMI, cercando di migliorare la rappresentanza dei Paesi in sviluppo e di quelli emergenti nel rispetto della crescente importanza che rivestono per l'economia mondiale. In futuro, la Svizzera dividerà con la Polonia il proprio seggio nel Consiglio esecutivo del FMI, l'organo decisionale operativo del FMI, ma manterrà la direzione sovraordinata del gruppo di voto sia all'interno del FMI che nella Banca mondiale. Il nostro Paese continuerà quindi a rappresentare il gruppo negli organi ministeriali competenti, dove vengono poste le basi politiche e strategiche. Per quanto riguarda la Banca mondiale, la struttura direttiva rimane invariata.</p><p>5. Con il contributo previsto, la Svizzera assume una parte dell'aumento dei mezzi, che corrisponde all'incirca alla sua quota destinata ai mezzi generali utilizzabili del FMI. Occorre considerare che la Svizzera è particolarmente interessata a garantire in tempi brevi e in modo duraturo la stabilità del sistema monetario e finanziario internazionale. Da un lato, grazie alla sua notevole apertura economica e all'importanza della piazza finanziaria e della sua valuta, il nostro Paese è toccato dagli sviluppi del sistema monetario e finanziario internazionale. Dall'altro, con ogni probabilità, in caso di inasprimento della crisi sarebbero colpiti anche quei Paesi con cui la Svizzera è strettamente legata dal punto di vista finanziario ed economico. Infine, è necessario considerare il fatto che i Paesi della zona euro assumono, con circa 200 miliardi di dollari, il 44 per cento del totale dell'aumento straordinario delle risorse del FMI. Oltre a tale contributo, questi Paesi hanno creato un dispositivo contro le crisi che permette di concedere crediti per 700 miliardi di euro.</p><p>6. Come già annunciato, il Parlamento sarà coinvolto nella concessione del credito quadro conformemente alle disposizioni della LAMO. Non è chiaro in che modo una procedura conforme alla legge possa danneggiare la fiducia nella competenza del nostro governo nazionale in materia di politica estera.</p>  Risposta del Consiglio federale.