Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01231.jsonl.gz/322

ZURIGO - Julius Bär ha registrato una nuova vittoria davanti alla giustizia nel suo braccio di ferro con le autorità tedesche nella causa legata alla scomparsa di somme milionarie dell'ex Germania orientale (DDR). Il tribunale superiore di Zurigo ha respinto una denuncia contro la banca inoltrata nel 2014 dall'Istituto federale tedesco per i compiti speciali legati alla riunificazione (Bundesanstalt für vereinigungsbedingte Sonderaufgaben, BvS).
Il tribunale zurighese di seconda istanza ha deciso in favore della banca in una sentenza del 18 aprile, che non è ancora passata in giudicato, precisa Julius Bär.
Da oltre vent'anni la Germania è alla ricerca di milioni spariti dopo la caduta del Muro di Berlino. A quanto sembra una società della DDR attiva nel commercio estero spostò grossi importi su conti di banche straniere perché non finissero nelle casse della Germania riunificata.
Si tratta di circa 97 milioni di franchi più gli interessi maturati dal 2004 per un totale di oltre 200 milioni di franchi. Il BvS rivuole i fondi in questione. Il problema sta nel fatto che da tempo il denaro è stato rimosso da tali conti e le tracce sono state cancellate. L'autorità vuole quindi rendere responsabili le banche che non hanno impedito i prelevamenti.
La disputa tra il BvS e Julius Bär riguarda l'ex banca Cantrade, che tra il 1989 e il 1992 non avrebbe bloccato numerosi ritiri di questo genere. Julius Bär aveva rilevato la Cantrade nel 2005 da UBS e quindi secondo l'autorità tedesca ha l'obbligo di restituire i milioni scomparsi. Ma Julius Bär si oppone con vigore, sostenendo che ai tempi in cui sono avvenuti i fatti l'istituto apparteneva a UBS. In base al contratto d'acquisto i rischi legali inerenti a Cantrade sono a carico della maggiore banca svizzera.