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Ci sono articoli dei trattati europei "incompatibili con la Costituzione nazionale": la decisione della Corte costituzionale polacca che era attesa da settimane è caduta oggi, giovedì, e rischia di avere un forte impatto negativo sulle relazioni già da tempo tese fra Varsavia e Bruxelles. L'UE alla Polonia contesta - ricordiamo - la riforma della giustizia, che sotto la spinta del partito conservatore al potere dal 2015 ha di fatto messo la magistratura sotto il controllo dell'Esecutivo.
Le norme contenute nella Carta, quindi, passano davanti a quelle comunitarie e nel leggere quanto stabilito dalla massima istanza del Paese la sua presidente Julia Przylebska si è spinta fino ad affermare che le istituzioni europee agiscono "al di fuori del campo delle loro competenze".
Una prima reazione da parte dell'Unione Europea non si è fatta attendere: la Commissione è "preoccupata" e non esiterà a ricorrere "a tutti gli strumenti" disponibili per garantire il primato del diritto europeo e delle decisioni della giustizia europea su quanto stabilito all'interno di confini dei singoli Stati membri, ha dichiarato il commissario Didier Reynders.
Quali possano essere questi strumenti lo aveva già anticipato il suo collega Paolo Gentiloni il mese scorso: Bruxelles potrebbe non versare i finanziamenti previsti per la Polonia per quest'anno e ancora bloccati: si tratta di 23 miliardi di euro di sovvenzioni e di 34 di prestiti a buon mercato. "Un ricatto", aveva detto allora Varsavia.
Potrebbe finire con l'essere rimessa in discussione, però, anche l'appartenenza stessa della Polonia all'UE, alla quale ha aderito nel 2004 con grandi benefici per il suo sviluppo economico. Leader del partito maggioritario "Diritto e Giustizia", Jaroslaw Kaczinsky aveva escluso un mese fa l'ipotesi di una "Polexit", ma il vicepresidente del Parlamento Ryszard Terlecki si è di recente spinto fino a chiedere "soluzioni drastiche" come quella adottata dai britannici "di fronte alla dittatura della burocrazia di Bruxelles".
Un'ipotesi, questa, temuta dai dimostranti che davanti al Tribunale, udita la decisione, hanno gridato "Traditori!". La maggioranza della popolazione - l'80% secondo i sondaggi - è favorevole alla permanenza nei Ventisette.