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Helvetas festeggia il 50esimo anniversario. La buona reputazione della Svizzera nel mondo deve molto all'opera delle organizzazioni private per lo sviluppo.
L'associazione non intende comunque adagiarsi sugli allori: il fossato tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud del mondo non è mai stato così profondo.
Helvetas, l'organizzazione svizzera per la cooperazione internazionale, ha raccolto lo scorso anno un montante record di donazioni, pari a 12 milioni di franchi. Con circa 43'000 soci e quasi altrettanti donatori, Helvetas non è solo la più antica, ma anche la maggiore organizzazione non governativa (ONG) elvetica d'aiuto allo sviluppo.
Le donazioni ricevute sono più necessarie che mai: «Un miliardo di persone vivono in condizioni di estrema povertà, con meno di un dollaro al giorno», afferma Werner Külling, segretario generale dell'associazione dal 1973. Sabato, in occasione dell'assemblea per il giubileo, è previsto il passaggio di consegne con Melchior Lengsfeld.
Competenze di alto livello
«La forza di Helvetas sta nell'importante bagaglio di esperienza, che è costituito dalle conoscenze e dalla capacità dei collaboratori», spiega il presidente del comitato centrale Peter Arbenz.
Arbenz sottolinea inoltre la significativa presenza nella popolazione: «Questa è la motivazione e la legittimazione per continuare il nostro lavoro all'estero».
Peter Arbenz ha portato con sé a Helvetas molta esperienza nel campo dello sviluppo e della società civile. Egli è stato infatti delegato del Consiglio federale per i rifiugiati e, a partire dal 1993, direttore dell'Ufficio federale dei rifugiati.
In seguito, è stato ispettore generale della Forza di Protezione delle Nazioni Unite nell'ex Jugoslavia. Infine, nel 1995, Arbenz ha ricoperto la carica di consigliere personale del ministro Flavio Cotti, allora presidente dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, per la missione in Bosnia-Erzegovina.
Un ponte non solo simbolico...
Quando gli si chiede di raccontare uno dei successi di Helvetas, Arbenz menziona il Nepal.
«Nell'ambito del programma di costruzione di ponti, durante gli ultimi 50 anni ne sono stati edificati a centinaia, che collegano i villaggi e accorciano i tragitti», spiega, aggiungendo che ciò crea anche contatti economici e permette di accedere a mercati, istituti di formazione e ospedali.
Il rovescio della medaglia
Nonostante l'esempio citato e anni di aiuto internazionale, le condizioni politiche ed economiche del Nepal sono più catastrofiche che mai: il re ha privato il Governo e il Parlamento di ogni potere e da inizio anno dirige il paese in maniera arbitraria.
Secondo Melchior Lengsfeld, nuovo segretario generale di Helvetas, questa situazione non è comunque un motivo per ritirarsi dal paese: «Dal momento che il regime ha mostrato scarsa considerazione per i criteri di trasparenza, prendiamo in considerazione unicamente collaborazioni con partner civili».
Rafforzare la società civile
Dal canto suo, la Divisione per lo sviluppo e la cooperazione (DSC) sta invece valutando un possibile ritiro dal Nepal; Lengsfeld ritiene quest'orientamento controproducente: «Proprio nell'ambito dei diritti dell'uomo, si dovrebbe fare di più».
Per questo motivo, Helvetas intende focalizzare i propri progetti sul rafforzamento dei diritti umani, la parità giuridica per le donne, una maniera corretta di governare (Good Governance), lo sviluppo di una società civile, la pacificazione e la prevenzione dei conflitti.
Non saranno trascurati i «tradizionali» settori di aiuto, come l'agricoltura sostenibile, l'infrastruttura per i trasporti, l'approvvigionamento in acqua potabile, l'istruzione e il miglioramento dell'accesso all'informazione.
Separazione dei compiti
Nell'ambito della non sempre facile cooperazione tra la Confederazione e le ONG nella politica di aiuto allo sviluppo, Peter Arbenz è favorevole ad una chiara ripartizione delle competenze. A suo parere, la messa in atto di una politica di sviluppo coerente, la cooperazione multi- e bilaterale a livello di Esecutivi nonché la necessaria coordinazione rientrano nei compiti dello Stato.
Per contro, i progetti e i programmi sul terreno dovrebbero essere una priorità delle ONG, più efficaci. «Purtroppo, la tendenza sembra andare proprio nella direzione opposta. Con il risultato che sempre più aiuti finiscono nelle tasche di regimi non democratici. A quel punto, non è più possibile controllare l'utilizzo dei fondi», commenta Arbenz.
A causa della necessità di risparmiare, anche l'aumento allo 0,4% della percentuale del prodotto interno lordo destinata all'aiuto allo sviluppo è in forse. Una percentuale che resterebbe comunque lontana dallo 0,7%, che l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha inserito negli obbiettivi del millenio per riuscire a dimezzare la povertà entro il 2015.
swissinfo, Renat Künzi
(traduzione, Andrea Clementi)
In breve
Helvetas è stata fondata nel 1955 come opera d'aiuto per le zone extraeuropee.
Si tratta della più antica e importante organizzazione privata svizzera attiva nel campo dello sviluppo.
Negli ultimi 50 anni, Helvetas ha finanziato progetti per circa un miliardo di franchi.
Il budget di Helvetas (55 milioni di franchi) è finanziato per il 21% dalle donazioni e per il 65% dalla Confederazione.
L'ONG conta circa 600 collaboratori locali e 51 svizzeri attivi all'estero, mentre in Svizzera lavorano 56 persone.
Fatti e cifre
Oggi,circa 1 miliardo di persone vive in condizioni di estrema povertà, con meno di un dollaro al giorno.
Nel 1960, le persone più ricche del mondo guadagnavano 30 volte di più rispetto a quelle più povere, oggi 80 volte di più.
800 milioni di persone soffrono di alimentazione insufficiente.
Più di 150 milioni di bambini minori di 5 anni sono sottopeso.
Oltre un miliardo di persone non ha accesso all'acqua potabile.
100 milioni di bambini – più della metà bambine– non possono frequentare una scuola.