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Le condizioni economiche in Svizzera sono invidiabili e il paese figura regolarmente ai primi posti delle classifiche internazionali sulla competitività. Quanto di questo successo è dovuto al sistema politico?
Il successo economico della Svizzera è facilmente quantificabile, ma difficile da spiegare. Come è possibile che un paese con un mercato domestico così piccolo, dove i redditi medi sono tra i più elevati al mondo, riesca a presentare cifre relative al Pil così stabili, a sfiorare la piena occupazione e - ancor più sorprendete - a essere tra le nazioni più competitive?
Trovare un’unica spiegazione a tale successo è impossibile. Ma ciò non impedisce di esplorarne le ragioni. È successo di recente durante una conferenzaLink esterno tenutasi a Montreux, nel canton Vaud, dove si è discusso del legame tra federalismo ed economia: il sistema politico decentralizzato e su vari livelli - Confederazione, cantoni e comuni - può incidere sulle prestazioni economiche?
La risposta è stata semplice: sì. «Se la Svizzera può contare su un’economia competitiva è soprattutto grazie al federalismo», ha sottolineato Tiber Adler del think tank Avenir Suisse.
Nessuno lo ha contraddetto. Ma perché, e come, il federalismo favorisce concretamente la competitività a livello economico? Una cosa è certa: il motivo non risiede nella lentezza con cui opera un sistema federalista, che può a volte frenare invece di incentivare, lo spirito imprenditoriale. La Svizzera è un “elefante”, non un “ghepardo”, ha fatto notare un partecipante.
Efficienza e ripartizione
L’elefante è però efficiente. Christoph Schaltegger, professore dell’Università di Lucerna e coautore di un libroLink esterno sul tema pubblicato di recente, afferma che l’efficienza è il primo dei tre modi in cui il federalismo favorisce le attività economiche. Il fatto che un governo locale possa intervenire «vicino a dove si svolge l’azione» rende il sistema globale più dinamico e responsabile, ciò che stimola la competitività.
In secondo luogo, il sistema federalista contribuisce a «migliorare la distribuzione dei redditi e agisce come un meccanismo assicurativo». Ad esempio, la mobilità sul mercato del lavoro consente un flusso di competenze dalle regioni del paese poco performanti a quelle più dinamiche. E poi c’è la perequazione finanziariaLink esterno, un sistema in cui il denaro viene trasferito dai cantoni più ricchi a quelli con minori risorse. Tale meccanismo basato sulla solidarietà economica e politica all’interno del paese fa sì che il collasso economico in una regione possa essere mitigato dai trasferimenti e dai fondi nazionali.
Secondo Schaltegger, circa il 20% di ogni “shock” che colpisce una regione è assorbito dall’insieme del sistema federalista svizzero. Ciò permette all’economia di prendere maggiori rischi e di mantenere un elevato livello di diversificazione (basti pensare all’orologeria a Neuchâtel, all’industria farmaceutica a Basilea o alla finanza a Zurigo).
Laboratori di innovazione
Il fattore di successo più importante del federalismo è però ancor più tangibile. I cantoni svizzeri sono come dei piccoli “laboratori di innovazione”, spesso in competizione tra loro, che sviluppano soluzioni proprie, le quali (quando hanno successo) sono presentate come modelli da seguire in tutto il paese, spiega Schaltegger.
«I cantoni possono imparare l’uno dall’altro», sottolinea. Il sistema educativo ne è un esempio: sebbene ogni cantone sia in gran parte responsabile della propria politica scolastica, tutti sono alla continua ricerca di ciò che funziona meglio. Sebbene sia difficilmente quantificabile, aggiunge il professore, questo «effetto laboratorio» è cruciale per il successo globale.
Lo stesso vale per ambiti più tradizionali quali la fiscalità e la competizione interna. Grazie alla rivalità tra cantoni per quanto concerne le imposte sul reddito delle società o gli investimenti esteri diretti, c’è un costante riesame del rapporto tra aliquota fiscale e servizi pubblici. In Svizzera, l’imposizione fiscale per le imprese varia fortemente da un cantone all’altro, dal 12,3% di Lucerna al 24,2% di Ginevra, anche se poi, nei fatti, numerose grandi aziende concludono speciali accordi con le autorità.
«Nessuno sa esattamente quale sia il giusto equilibrio tra imposte e servizi pubblici», osserva Schaltegger. Ma la competizione interna consente a tutti di trarne beneficio. Il costante «rimettersi in discussione», per usare l’espressione di un altro partecipante alla conferenza, è un fattore importante per stimolare e far crescere l’economia.
Perfezionismo elvetico non perfetto
Ma l’interrogativo rimane: il federalismo contribuisce attivamente a migliorare la competitività oppure si tratta solo di un contesto passivo che semplicemente non la riduce? «Il sistema resisterà in caso di una reale crisi?», si è interrogato a Montreux Pierre Maudet, membro del governo del canton Ginevra.
Nessuno ha voluto prendere rischi rispondendo direttamente alla domanda. La maggior parte dei partecipanti ha comunque riconosciuto che il federalismo non è un sistema immacolato e privo di problemi. Sebbene la stabilità politica che comporta sia la benvenuta, il suo ritmo lento e i molteplici livelli burocratici possono frenare le attività economiche.
«A volte le aziende si lamentano del perfezionismo svizzero», ha fatto notare Urs Hofmann, esponente dell’esecutivo cantonale di Argovia. Quando una norma è adottata a livello federale, essa viene meticolosamente analizzata da cantoni e comuni. Ciò può creare dei grattacapi, non solo al momento di lanciare un’attività, ma anche quando si tratta di effettuare pagamenti e pratiche amministrative (il governo sta comunque tentando di rimediare alla situazione con il lancio di EasyGov.swissLink esterno, uno sportello online per le imprese).
Inoltre, i guadagni di efficienza delle amministrazioni locali possono essere frenati dalla sovrapposizione delle competenze. Quando non è chiaro chi è il responsabile di un determinato settore politico, le imprese o i cittadini possono essere costretti a ripetere varie procedure a vari livelli, ciò che comporta un dispendio di tempo e denaro.
Christoph Schaltegger ritiene che queste imperfezioni - forse un segno di una maggiore «tendenza verso la centralizzazione in Svizzera» - debbano essere affrontate. Quando si tratta di federalismo, di stabilità politica e di competitività economica, dice, «delle buone regole contano più di buoni giocatori».
Traduzione dall'inglese di Luigi Jorio