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La conferenza ONU sui cambiamenti climatici che doveva concludersi venerdì è entrata nei tempi supplementari. Il vertice probabilmente si protrarrà per alcuni altri giorni per permettere la prosecuzione dei negoziati evitando un fallimento completo. Si sta discutendo attorno a una sintesi allestita dalla presidenza polacca alla luce delle discussioni avvenute negli ultimi dieci giorni, ma alcuni punti essenziali vanno ancora affinati. Si ipotizza che le discussioni continueranno almeno fino a sabato, ma non si esclude possano proseguire anche domenica. E ciò dopo che negli ultimi giorni coloro che erano impegnati nelle trattative hanno fatto le ore piccole.
I punti da risolvere sarebbero ancora numerosi, anche se i dettagli che sono emersi sono scarsi. I paesi in via di sviluppo chiedono ai paesi ricchi di mantenere le loro promesse ed i loro aiuti finanziari. Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e Kuwait - da parte loro - mettono pesantemente in discussione l’imponente lavoro del gruppo di esperti del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), chiamato a fungere da riferimento scientifico sui cambiamenti climatici.
Le divisioni sono numerose e profonde tanto che il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, temendo una chiusura senza accordi, è tornato a esortare a trovare dei compromessi. "Sprecare l’opportunità di Katowice comprometterebbe le nostre ultime possibilità di fermare la corsa del cambiamento climatico. Questo non sarebbe solo immorale, sarebbe un suicidio", ha detto affermato.
Inoltre manca una vera leadership, come dimostrato dai nomi che compaiono sulla lista dei leader politici giunti a Katowice. I grandi non hanno affrontato la trasferta per partecipare alla COP24 che doveva definire concretamente come raggiungere gli obiettivi definiti a Parigi nel 2015 quando la maggior parte delle 195 delegazioni presenti erano guidate da capi di Stato o di Governo. Dalla Conferenza in corso in Polonia dovrebbero uscire le linee guida per aggiornare entro il 2020 gli impegni nazionali fissati in Francia e si dovrebbero stabilire gli aiuti ai Paesi più poveri e vulnerabili al cambiamento climatico.