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L’esplosione di una bomba durante una cerimonia di consegna dei diplomi di medicina a Mogadiscio, gli attacchi continui ad alcuni ospedali in Siria, l’aggressione al personale medico che somministra il vaccino anti-poliomielite in Pakistan, postazioni sanitarie saccheggiate nella Repubblica centrafricana…
Gli attacchi contro il personale sanitario e le installazioni mediche sono ormai all’ordine del giorno nelle situazioni di conflitto armato e hanno conseguenze spesso tragiche per gli operatori sanitari, che rimangono feriti o uccisi mentre tentano di salvare vite umane. Inoltre, questi attacchi hanno a lungo termine ripercussioni incalcolabili sulla salute di migliaia di persone in intere regioni e sulla loro possibilità di accedere ai servizi medici di base.
Esattamente 150 anni è stata firmata la Prima Convenzione di Ginevra, che si prefiggeva di garantire protezione al personale sanitario, agli ospedali e alle ambulanze nelle situazioni di conflitto. Nell’estate del 1864, su iniziativa di Henry Dunant e del Comitato internazionale della Croce Rossa, fondato un anno prima, il Consiglio federale svizzero invitava undici Governi europei a un congresso internazionale conclusosi il 22 agosto 1864 con l’adozione della «Convenzione di Ginevra per migliorare la sorte dei feriti e dei malati delle forze armate in campagna».
Questa prima Convenzione di Ginevra rappresenta il fondamento del diritto internazionale umanitario e, con la creazione del CICR un anno prima, l’atto di nascita della tradizione umanitaria svizzera. Essa sancisce l’obbligo di risparmiare e proteggere i soldati feriti e malati, senza distinzione di nazionalità, e instaura un emblema distintivo a protezione del personale medico che si ispira alla bandiera svizzera, invertendone i colori (croce rossa su fondo bianco).
Oggi, 8 maggio, commemoriamo la Giornata mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Questa data coincide con il giorno della nascita di Henry Dunant, il fondatore della Croce Rossa. Per promuovere questo progetto, Henry Dunant aveva proposto di istituire società nazionali in tutti i Paesi. A distanza di 150 anni, il Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa riunisce 189 società nazionali che, come la Croce Rossa svizzera, si impegnano per prestare soccorso e assistenza alle persone più vulnerabili in tutto il mondo, operando secondo sette principi guida: umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontariato, unità e universalità.
Le società nazionali sono in prima linea nel soccorrere le vittime dei conflitti e spesso sono anche tra le prime vittime degli attacchi ai danni delle missioni mediche, come è accaduto in Siria, dove dall’inizio degli scontri più di 30 tra collaboratori e volontari della Mezzaluna Rossa siriana hanno perso la vita in interventi umanitari. Nonostante la garanzia di protezione sancita già 150 anni fa, la neutralità e la possibilità stessa di prestare soccorso medico sono sempre più spesso messe in discussione.
Questa evoluzione preoccupante rappresenta una delle sfide più impegnative che devono affrontare oggi il Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, le relative società nazionali, la Federazione internazionale e, beninteso, il CICR.È chiamata in causa la responsabilità degli Stati, giacché sono loro i primi a dover far rispettare le regole di protezione del personale medico e a dover garantire il perseguimento e la condanna degli aggressori.
Per sollecitare il rispetto e l’effettiva applicazione sul campo di queste regole del diritto internazionale umanitario e per rafforzare la lotta contro l’impunità, la Svizzera ha di recente lanciato, in collaborazione con il CICR, un’iniziativa diplomatica il cui obiettivo è definire, a livello di Stati, mezzi concreti per migliorare l’effettiva osservanza del diritto umanitario e intensificare il dialogo internazionale sulla questione. L’iniziativa trae origine dalla strategia della Confederazione per la protezione dei civili nei conflitti armati, che si prefigge di migliorare l’accesso degli operatori umanitari alle vittime dei conflitti.
In tale contesto sono importanti sia una discussione comune tra gli Stati sull’argomento sia una presa di coscienza in seno alla comunità internazionale. Questo è anche l’obiettivo della campagna «Halte à la violence contre les soins de santé» (stop alla violenza contro gli operatori sanitari) lanciata dal Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, che si prefigge di sensibilizzare gli attori statali e i portatori d’armi sugli obblighi che devono rispettare.
La Confederazione e la Croce Rossa svizzera hanno siglato da tempo un partenariato per sensibilizzare gli attori svizzeri sugli obblighi derivanti dal diritto umanitario.
In questo 8 maggio, Giornata mondiale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, ci uniamo per commemorare la memoria di tutti gli operatori sanitari vittime di conflitti armati e per sollecitare una presa di coscienza e un effettivo miglioramento del rispetto del diritto internazionale umanitario sul campo. Non è soltanto «una questione di vita o di morte», come ci ricorda la campagna internazionale per la protezione delle missioni mediche, ma è anche una questione di dignità dell’umanità.
Didier Burkhalter
Presidente della Confederazione Svizzera
Annemarie Huber-Hotz
Presidente della Croce Rossa svizzera