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LONDRA - Julian Assange non ha potuto partecipare oggi neppure in videoconferenza, a causa della sua salute precaria, ad una breve udienza tecnica di fronte al tribunale britannico chiamato a decidere sulla controversa richiesta di estradizione avanzata dagli Usa.
Lo ha reso noto uno dei suoi avvocati, Edward Fitzgerald, spiegando alla Westminster Court che il 48enne attivista e giornalista australiano cofondatore di WikiLeaks «sta poco bene» e che i medici gli hanno sconsigliato di usare aree e attrezzature comuni del carcere di massima sicurezza di Belmarsh, dove è rinchiuso, anche a causa dei rischi di contagio da coronavirus.
Non è la prima volta che si parla delle cattive condizioni di salute del creatore di Wikileaks, lo scorso novembre un team di dottori britannici aveva firmato una lettera collettiva che ne chiedeva la liberazione per il suo pessimo stato, influenzato anche dalle condizioni estreme di detenzione: «Il signor Assange necessita di urgenti visite mediche che ne determinino le sue condizioni fisiche e mentali», riporta il documento, «se questo non potrà essere possibile in tempi brevi, temiamo che il signor Assange possa perdere la vita in prigione. È una situazione davvero urgente», riportava l'appello.
Le udienze chiave del caso sono in agenda dal 7 settembre. Assange è nel mirino di Washington da anni, fin da quando WikiLeaks diffuse un'imponente quantità di imbarazzanti documenti americani riservati - inclusi dossier del Pentagono sottratti dall'ex militare Chelsea Manning - riguardanti fra l'altro crimini di guerra denunciati in Iraq e Afghanistan.