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Uno studio traccia le tempistiche per il contenimento del coronavirus
L'esempio di New York: senza misure restrittive lo Stato avrebbe raggiunto i 585'000 casi prima della fine di marzo.
NEW YORK - La Cina ha iniziato timidamente a riaccendere i motori. L’Italia inizia a intravedere più di un bagliore dal fondo del tunnel, mentre Spagna e Stati Uniti sono nel pieno della ripida, e drammatica, scalata. Ogni paese sta vivendo una fase diversa della pandemia innescata dal nuovo coronavirus. C’è però una domanda che ha fatto (e continua a fare) da comune denominatore in questa lunga maratona globale: quando torneremo ad assaporare una parvenza di normalità?
Le misure restrittive imposte dai vari governi hanno e stanno avendo un impatto fondamentale nel rallentare la diffusione del Covid-19, ma è inevitabile iniziare a chiedersi per quanto tempo sarà necessario vivere “in quarantena” per non vanificare gli sforzi fatti fino a oggi. Secondo uno studio - "How Long Should Social Distancing Last?", pubblicato questa settimana da SSRN - effettuato su 36 paesi in tutti e 50 gli Stati federati degli USA, il concetto “state a casa” deve essere mantenuto per un periodo di almeno 44 giorni per dare i suoi frutti.
Tre fasi di contenimento - I risultati ottenuti dai ricercatori si basano su due indicatori, ossia il tasso di crescita quotidiano dei casi e il tempo impiegato dal totale dei contagi per raddoppiare. Attraverso questi parametri è possibile identificare tre fasi di riferimento: moderazione, controllo e contenimento. La prima corrisponde ad un tasso di crescita fino al 10% e un tempo di raddoppio di 7 giorni, l'ultima ad un tasso inferiore allo 0,1% e un tempo di oltre 700 giorni.
Le singole situazioni possono variare in modo significativo da uno stato all'altro, ma i primi risultati ottenuti dai ricercatori generalizzano un tempo medio di 3 settimane per completare la prima fase, di circa 4 settimane per la seconda e di oltre 6 settimane per quanto concerne il contenimento dell'epidemia. Rimuovere in anticipo le restrizioni, come si evince dall'esperienza di alcuni stati dell'est asiatico, può rivelarsi controproducente. È il caso di Singapore, che in seguito ad un allentamento ha visto il numero di casi tornare a crescere alla fine dello scorso mese.
Il caso di New York
Un esempio dell'evoluzione è dato dalle cifre registrate nello stato di New York. Come indicato nello studio, il 18 marzo scorso venivano segnalati 1'008 nuovi casi in più rispetto al totale di 1'347 del giorno precedente. Un aumento che corrisponde a un tasso di crescita del 73% con un "doubling time" di 1,25 giorni.
Senza le misure di contenimento decise dal governatore Andrew Cuomo, il numero degli infetti secondo le stime dei ricercatori sarebbe salito a circa 22'000 nel giro di cinque giorni, arrivando a toccare i 585'000 casi entro il 29 di marzo.