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Gli sforzi degli Stati per lottare contro i suicidi restano insufficienti. "Nonostante alcuni progressi, nel mondo c'è ancora una morte per suicidio ogni 40 secondi ed ognuno di questi decessi è una tragedia per famiglia, amici e colleghi", ha affermato martedì a Ginevra il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, alla vigilia della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio.
Il fatto che circa 800'000 persone si tolgano la vita ogni anno può essere evitato e le strategie sono ora conosciute. Ma un lustro dopo la pubblicazione del primo Rapporto mondiale sul suicidio, solo 38 paesi hanno adottato strategie di prevenzione. Un numero ritenuto ancora troppo basso per poter combattere un fenomeno che resta la seconda causa di decesso tra i giovani dai 15 ai 29 anni, afferma l'OMS.
Il tasso di suicidio globale è di 10,5 per 100’000 abitanti, ma con importanti differenze da paese a paese. Mentre il 79% dei suicidi si verifica nelle Nazioni a basso e medio reddito, è in quelle più ricche che mediamente si registrano i tassi maggiormente elevati, come in Svizzera dove nel 2018 (stando ai dati OMS) si sono registrati 17,2 suicidi ogni 100'000 abitanti. Uno dei più alti in Europa occidentale, nonostante l'adozione nel 2016 di un Piano d'azione federale specifico.
I metodi più comuni sono l'impiccagione, l'avvelenamento da pesticidi e l'uso di armi da fuoco. Tra gli interventi che si sono dimostrati efficaci nel ridurre i decessi auto-inflitti la sensibilizzazione dei media per un trattamento responsabile del fenomeno, la messa in atto di programmi rivolti ai giovani, la rapida identificazione, il sostegno delle persone a rischio, ma soprattutto la limitazione dell'accesso ai mezzi di suicidio. Nello Sri Lanka, paese meglio studiato in merito, una serie di limitazioni all'accesso ai pesticidi ha condotto a un calo del 70% dei suicidi. Tra il 1995 e il 2015 si sono così salvate circa 93’000 vite.