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I dati personali raccolti e venduti a terzi da praticamente tutte le app possono essere usati come "arma". Lo affermano diversi esperti al Washington Post, dopo il caso del vescovo statunitense Jeffrey Burrill costretto a dimettersi dopo che un giornale ha scoperto, sulla base dei dati teoricamente anonimi di una app, la sua frequentazione di alcuni bar gay.
"È la prima volta, che io sappia, che un'entità giornalistica traccia una persona e usa le informazioni raccolte come arma", afferma Bennett Cyphers, della Electronic Frontier Foundation, attiva sui diritti digitali . "Questo è il tipo di minaccia che abbiamo descritto per anni".
In teoria i dati più sensibili, come il nome, vengono cancellati, ma basta incrociarne altri quattro noti (come età, sesso, codice di avviamento postale,...), per identificare il 95% degli utenti. "I consumatori non hanno molti strumenti per difendersi", afferma Serge Egelman dell'International Computer Science Institute. "Una volta che i dati lasciano il dispositivo non si sa cosa succederà".