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Grecia: Krugman, voto non basta, uscirà comunque da euro
"Ora potranno portare avanti politiche che non funzionano. Evviva!". È questo il parere a caldo del premio Nobel dell' economia, Paul Krugman, sul New York Times. Il partito conservatore Nea Dimokratia ha vinto le elezioni in Grecia - sostiene Krugman - ma Atene uscirà ugualmente dall'euro perchè si continuerà ad attuare politiche fallimentari.
"Se le attuali politiche falliranno completamente, il che sembra scontato, e la Grecia uscirà dall'euro in ogni caso, come è altamente probabile, l'intera politica centrista della Grecia sarà screditata; sarebbe stato meglio poter screditare i radicali", scrive il premio Nobel.
Krugman prevede, anche se indirettamente, difficoltà nella formazione di un nuovo governo greco. "Come me anche Business Insider ritiene sia possibile che il Pasok, che ha sofferto terribilmente dell'identificazione con una serie di politiche fallimentari, possa non far parte della coalizione a meno che questa non comprenda anche Syriza. E questo solleva una domanda: perchè Syriza dovrebbe farlo? La debacle va avanti".
Krugman non è l'unico ad avere dubbi sulle difficoltà che incontrerà il partito vincente a formare una coalizione in grado di governare e rispettare gli impegni in un contesto di forte recessione.
Sul voto greco - scrive il Wall Street Journal - ha pesato "più la paura che la rabbia". E ora il leader di Nea Dimokratia, Antonis Samaras, dovrà dimostrare di essere più bravo del suo vecchio compagno di scuola dell'Amherst College, George Papandreou.
Eletto nel 2009 Papandreou è il premier greco che ha negoziato il primo salvataggio, che ne ha fatto poi crollare i consensi interni. All'opposizione allora c'era Samaras, contrario al salvataggio e ai suoi termini. E proprio sulla scia di quel salvataggio e di quei duri termini che si è impegnato a rispettare Samaras è stato eletto.