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Un congedo non pagato. È quanto si devono aspettare i dipendenti dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) se dovessero «essere sottoposti a una quarantena perché sono stati in un Paese definito ad alto rischio di contagio da coronavirus», dice a ‘laRegione’ Mariano Masserini, responsabile del servizio di comunicazione dell’Eoc, sottolineando l’importanza della «responsabilità individuale».
A inizio luglio il Consiglio federale ha emanato un'ordinanza che impone alle persone che rientrano in Svizzera da “uno Stato o una regione con rischio elevato di contagio” di seguire una quarantena di dieci giorni presso il proprio domicilio. La Confederazione ha quindi stilato una lista di Paesi a rischio che viene aggiornata a dipendenza dell’evoluzione della pandemia (è stata rivista l'ultima volta mercoledì scorso).
Ma cosa succede a una persona che si è recata volontariamente, ad esempio per le vacanze, in uno di questi Paesi una volta tornata in Svizzera? Il rapporto esplicativo all’ordinanza federale Covid-19 inerente al traffico internazionale viaggiatori è chiaro: “Il datore di lavoro non può vietare al lavoratore di viaggiare in uno Stato o una regione con rischio elevato di contagio. Tuttavia, non è neanche tenuto a versargli il salario durante la quarantena al suo rientro, se il lavoro non può essere svolto in quarantena”. Questo vale in linea generale, ma vi sono anche eccezioni: se un lavoratore è stato distaccato in uno di questi Paesi dal datore di lavoro, se vi si è recato per “motivi imperativi” come la visita a un parente morente o se lo Stato in questione al momento del viaggio non era ancora stato definito a rischio, allora il datore di lavoro dovrebbe continuare a versare lo stipendio al dipendente. Insomma, "occorre verificare nel singolo caso se sussiste un obbligo del datore di lavoro di continuare a versare il salario nell'ambito del contratto di lavoro". Sempre nello stesso rapporto viene anche precisato che “le persone che viaggiano in Stati o regioni con rischio elevato di contagio e per questo motivo devono essere messe in quarantena non hanno alcun diritto a un’indennità di perdita di guadagno”. Queste persone sono infatti “consapevoli del rischio di contagio e della quarantena che comporta il viaggio”.
«A inizio luglio abbiamo emanato un’informazione ai nostri collaboratori sulla disposizione della Confederazione che consiglia di rinunciare ai viaggi all’estero quando non sono strettamente necessari», afferma Masserini. Si tratta dunque di un appello alla «responsabilità individuale». Appello che si aggiunge a quello delle autorità a passare le vacanze in Svizzera e alle iniziative prese in Ticino per favorire la permanenza nel Cantone. Per Masserini ciò dovrebbe essere sufficiente per far capire alle persone che bisogna continuare a comportarsi in modo responsabile. E se ciò non bastasse, eventuali quarantene per chi rientra da un Paese definito a rischio, «saranno conteggiate come congedo non pagato», sottolinea il responsabile del servizio di comunicazione dell’Eoc. «Chiaramente i collaboratori restano liberi di scegliere dove vogliono andare in vacanza e finora non abbiamo ricevuto segnalazioni riguardanti problemi legati alla mancanza di personale».
Un problema che potrebbe potenzialmente presentarsi anche nelle case anziani. In quest’ambito se un dipendente torna dalle vacanze dopo essere stato in un Paese ad alto rischio contagio, vengono seguite «le direttive dell’Ufficio federale della sanità», afferma da noi contattato Luca Leuenberger, segretario generale dell’Associazione dei direttori delle case per anziani della Svizzera italiana. Concretamente si tratta delle direttive relative all'ordinanza Covid-19 inerente al traffico internazionale viaggiatori esposte in precedenza. «Non abbiamo emanato ulteriori raccomandazioni particolari», precisa Leuneberger, aggiungendo che «in ogni caso cerchiamo di sensibilizzare il personale a non recarsi nelle zone a rischio».