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La Banca nazionale svizzera ha chiuso il primo semestre dell'anno con una perdita di 95,2 miliardi di franchi, un record per l'istituto dalla sua fondazione nel 1907. Un risultato negativo era atteso, dopo che già il primo trimestre si era chiuso in rosso di 32,8 miliardi, ma il dato supera le previsioni degli analisti.
È da attribuire interamente, precisa l'istituto, alle posizioni in valuta estera, sulle quali ha perso 97,4 miliardi, mentre il corso dell'oro ne ha fruttati 2,4 (grazie al prezzo salito da 53'548 a 55'836 franchi al chilo) e le posizioni in franchi svizzeri 35,1 milioni.
In sostanza, per indebolire il franco la BNS ha comprato negli scorsi mesi azioni e obbligazioni in valuta estera, che ora hanno perso di valore per il calo dei listini. Tutti gli investimenti in euro, poi, hanno risentito dell'evoluzione dei cambi.
Nel suo comunicato, la banca ricorda che l'andamento dei suoi conti dipende fortemente dalle tendenze sui mercati dei capitali, dell'oro e delle divise e che quindi è soggetto a grandi fluttuazioni. Il 2021 si era chiuso con un utile di 26 miliardi, con i primi due trimestri positivi e gli ultimi due negativi.
Secondo uno studio pubblicato due settimane da UBS, l'ammontare della perdita, se confermato a fine anno, metterebbe in pericolo il versamento dei contributi a Confederazione e cantoni.
- Notiziario 08.00 del 29.07.2022 BNS