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Un autografo almeno, del pittore, sarebbe stato lecito presumere di poter rintracciare: quello del testamento che fu trovato fra le carte del pittore e presentato dalla famiglia al notaio per la pubblicazione.
Nell'ottocentonovantasei, a trentanove anni, il Franzoni dettava le ultime sue volontà «dichiarando di non nutrire odio contro nessuno e pregando i miei fratelli di rispettare le mie opinioni religiose. Intendo dire che voglio funerali civili modestissimi. Augurando a tutti la pace che non ho mai potuto conseguire, mi firmo Filippo Franzoni di Giuseppe, pittore». Il testamento olografo, rinchiuso in una busta recante la scritta «stracciato per errore», fu pubblicato il primo aprile del novecentoundici dal notaio Giuseppe Franzoni; recava il numero di rogito duecentosessantadue. Fu visto e trascritto da un tardo ammiratore del pittore una trentina d'anni fa. Poi scomparve. (GILARDONI, p. 13)