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Il caso del prestito da 50'000 franchi concesso nel 2016 da Flavio Bomio, quando era in carcere per scontare una condanna per abusi sessuali su minori, al marito di una funzionaria dell'amministrazione cantonale è sfociato in tre decreti d'accusa. La donna è accusata di accettazione di vantaggi, il marito di istigazione e l'ex allenatore per averli concessi. Il procuratore generale Andrea Pagani propone una pena pecuniaria di 90 aliquote, sospesa per due anni per i coniugi e per 4 anni per l'allora detenuto.
Il vantaggioso prestito prevedeva un tasso di interesse molto basso e una clausola secondo cui, in caso di decesso di uno dei contraenti, il mutuo si sarebbe estinto.
La funzionaria si occupava in prima persona di Bomio, redigendo anche i preavvisi sulle domande di congedo dal carcere. Secondo gli accertamenti non è però mai venuta meno ai suoi doveri d'ufficio. La donna era stata sospesa e il rapporto di lavoro è poi stato interrotto alla fine del 2019, decisione contro la quale la funzionaria aveva fatto ricorso al Tribunale amministrativo cantonale, opposizione nel frattempo ritirata.
I tre hanno deciso di non opporsi al decreto di accusa.