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Mostra a cura di Antonio Mariotti
Le testimonianze delle persone che ricordano di essere state fotografate da Roberto Donetta (1865-1932) concordano su un punto: il fotografo non esitava a dare indicazioni perentorie, spesso in tono burbero, sulla posizione da tenere all’interno dell’inquadratura, che osservava da sotto il panno nero che copriva il suo voluminoso apparecchio di legno fissato su un cavalletto. Un atteggiamento che spesso impauriva i bambini e li spingeva al pianto dirotto, ciò che rendeva Donetta ancora più nervoso.
Senza voler drammatizzare un quadro i cui tratti sono probabilmente deformati dallo scorrere dei decenni, questi ricordi ci confermano che il fotografo bleniese metteva in scena con estrema cura ogni suo scatto che comprendeva una presenza umana. Un’attitudine registica che lo conduceva a dar vita a composizioni mai del tutto casuali, anche in situazioni che un altro fotografo (soprattutto se costretto ad agire come lui nelle condizioni di «ambulante») avrebbe risolto in maniera più semplice e, quindi, più superficiale.
Questa piccola mostra intende evidenziare gli aspetti più teatrali del modo di fotografare di Donetta: dalle vere e proprie «scenette» che orchestrava con la complicità dei familiari, dei compaesani o degli avventori di qualche osteria, alla cura maniacale che metteva nella disposizione delle persone nei ritratti di gruppo o in quelli singoli. La porzione di spazio che riusciva ad immortalare era per lui molto simile a un palcoscenico. Il Teatro della Fotografia, appunto.