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In una scena del film "Blonde", l'attrice hollywoodiana parla con un feto completamente formato
LOS ANGELES - Sta facendo discutere "Blonde" rilasciata da Netflix lo scorso 28 ottobre. Il film, ispirato all'omonimo romanzo, ritrae la vita turbolenta e difficile dell'attrice hollywoodiana Marilyn Monroe. E, stando a diversi critici cinematografici, «contribuisce alla propaganda contro l'aborto».
Marilyn Monroe avrebbe avuto, nel corso della sua vita, almeno due aborti. Nel film, ne vengono raccontati tre. Due di questi finiscono con un'interruzione di gravidanza: una scelta non desiderata dall'attrice, ma voluta dai produttori di Hollywood perché la donna non interrompesse la sua carriera. Il terzo, invece, è spontaneo.
Le critiche sono state mosse in particolare contro una scena in cui Marilyn Monroe parla con il feto che porta in grembo. Questo, nonostante la gravidanza sia ancora a un primo stadio, viene mostrato completamente formato e dice all'attrice: «Non mi farai male, vero? Non fare ciò che hai fatto l'ultima volta». Come spiegato anche dal regista Andrew Dominik, diverse scene, tra cui questa, sono espressione di una certa libertà artistica.
L'Hollywood reporter ha raccolto la critica espressa in particolare da Caren Spruch, direttrice nazionale per le arti e l'intrattenimento della Planned Parenthood Federation of America: «Il cinema e la Tv modellano la comprensione di molte persone della salute sessuale e riproduttiva, è fondamentale che queste rappresentazioni ritraggano accuratamente le decisioni e le esperienze reali delle donne». «È un peccato che i creatori di "Blonde" abbiano scelto di contribuire alla propaganda contro l'aborto e hanno invece stigmatizzato le decisioni sanitarie delle persone».
A queste parole, Domink ha risposto via un'intervista concessa a The Wrap. Considerando gli eventi occorsi nell'ultimo anno, come il ribaltamento della sentenza "Roe vs Wade", «le persone sono ovviamente preoccupate per la perdita della loro libertà. Ma, voglio dire, a nessuno sarebbe fregato un cazzo se avessi fatto il film nel 2008, e probabilmente tra quattro anni a nessuno importerà. E il film non sarà cambiato. È proprio quello che sta succedendo».