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WASHINGTON D.C. - Sei mesi dopo è ancora un'America spaccata in due. «Non ci sono più Stati blu o rossi» aveva detto al Paese un neo-eletto Joe Biden, pronto a vestire i panni del "medico" per «guarire» la profonda frattura di quattro lunghi anni di rumoroso trumpismo. La massiccia campagna vaccinale contro il Covid-19 era sicuramente uno dei tasselli di questo complesso processo di calcificazione. Ma dopo sei mesi e quasi 395 milioni di dosi somministrate, il vaccino è invece diventato la cartina al tornasole di un Paese in cui coesistono due anime che non sembrano intenzionate ad abbracciarsi.
Questa convivenza da separati in casa si nota chiaramente se si osserva la cartina vaccinale dei Centers of Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, che nelle sue sfumature azzurrine appare quasi del tutto sovrapponibile a quella a tinte rosse e blu che certificava il risultato delle urne. Il vaccino è quindi anche una questione di credo politico? Il dato di fatto è che gli Stati che si erano colorati di rosso "dopo" il 3 novembre appaiono oggi più chiari nei rilevamenti effettuati dal CDC, mentre quelli in cui a spuntarla è stato l'attuale presidente americano stanno registrando un tasso di vaccinazioni nettamente più elevato.
Un vaccino "poco" repubblicano
Gli Stati più "scuri" sono inclusi nell'arco di terra che costeggia il Pacifico - dallo Stato di Washington giù fino al Nuovo Messico (incluso il Colorado) -, nel Midwest e nello "spuntone" bagnato dall'Atlantico a nord-est degli States, dove lo scorso novembre Joe Biden fece incetta di grandi elettori. In un recente sondaggio della Kaiser Family Foundation (KFF), la quota di votanti repubblicani che ha risposto con un secco «assolutamente no» in merito alla loro intenzione di vaccinarsi è del 23%. Per tracciare un parallelo, i democratici che hanno dato la stessa risposta sono solo al 2%. Quelli che intendono «aspettare e vedere» sono rispettivamente al 12% e al 7%, mentre alla voce «già vaccinati» ci sono un 52% di "rossi" e un 86% di "blu".
Questa divisione sta impattando inevitabilmente anche sull'andamento generale della campagna vaccinale statunitense, che dopo mesi ad altissimi ritmi ha subito un calo di giri nel motore a partire dalla fine di maggio. Con oltre 163 milioni di persone vaccinate, gli Stati Uniti hanno già immunizzato - sempre stando ai dati registrati dal CDC - il 57.5% della popolazione sopra i 12 anni (e il 49.1% di quella complessiva). Potenzialmente quindi il margine per continuare a ritmi sostenuti con le somministrazioni ci sarebbe, ma la spaccatura sta contribuendo - ovviamente non da sola - a mettere qualche bastone fra le ruote ai programmi della Casa Bianca. «È tempo che l'America guarisca», aveva detto Biden a novembre. Ma anche che non si ammali di nuovo, si potrebbe aggiungere.