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Un giudice potrà vietare più facilmente la pubblicazione di un articolo. Dopo il Consiglio degli Stati, anche la Camera bassa ha approvato una revisione in tal senso del Codice di procedura civile.
Attualmente una persona che si ritiene danneggiata da un articolo di stampa o da un servizio radiotelevisivo può chiedere a un giudice di intervenire adottando una misura provvisoria, che di fatto sospende la pubblicazione.
Affinché ciò avvenga devono essere soddisfatti tre criteri: la misura non deve apparire sproporzionata e il danno deve essere ingiustificato e particolarmente grave.
Dopo la Camera dei Cantoni, anche il Consiglio nazionale ha accettato martedì (con 99 voti a favore, 81 contro e 7 astensioni) una revisione del Codice di procedura civile che rende più facile il ricorso a una misura provvisoria da parte dei giudici e di chi si sente leso da un articolo.
Le due Camere del Parlamento svizzero hanno infatti attenuato l'ultimo criterio, togliendo l'avverbio "particolarmente".
Giornalisti imbavagliati?
"L'emendamento è un attacco deplorevole alla libertà di stampa", ha deplorato il deputato ecologista Raphaël Mahaim. "È un modo per mettere a tacere i media", gli ha fatto eco il socialista Christian Dandrès (PS/GE). Per la sua collega di partito Marti Min Li si tratta di "un pessimo segnale" da parte del legislatore, che mostra così la sua volontà di "attenuare gli ostacoli per limitare la pubblicazione degli articoli".
Recentemente nel suo rapporto annuale l'organizzazione Reporter senza frontiere aveva emesso qualche critica alla Svizzera proprio su queste misure provvisorie, che stanno complicando il lavoro di molti giornalisti e giornaliste di inchiesta, come testimonia in questo servizio Marie Maurisse, specialista di criminalità economica.
"La democrazia sopravvivrà e anche i media"
"La libertà dei media non è in alcun modo ostacolata", ha replicato il deputato dell'alleanza del Centro Vincent Maître. In Svizzera, la lesione della personalità è illegale, tranne che per i media, ha in sostanza spiegato. La revisione mira semplicemente a garantire che i giornalisti si attengano strettamente ai loro standard professionali.
"Attualmente, c'è uno squilibrio tra i diritti di un individuo e la libertà dei media", ha da parte sua sottolineato la liberale radicale Patricia von Falkenstein. L'esponente dell'Unione democratica di centro (destra sovranista) ha invece insistito sul fatto che non c'è nulla di male nel porre l'accento sulla protezione dei diritti personali piuttosto che sui diritti dei media. "La democrazia sopravvivrà e anche i media", ha concluso.
La reazione di Reporter senza frontiere: