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BERNA - Un buono del valore di 200 franchi a ogni svizzero. Per "festeggiare" la fine della pandemia, quando arriverà. L'idea è stata lanciata ieri da Andreas Kunz, caporedattore della SonntagsZeitung, in un articolo d'opinione: un'iniezione di liquidità a sostegno della ristorazione e dell'industria culturale, che tanto hanno patito negli scorsi mesi.
I buoni - per un totale di circa 1,2 miliardi di franchi - andrebbero spesi nella vita sociale: ristoranti, cinema, teatri. Per dare una "spintarella" ai consumatori che, scrive Kunz, sono ancora intorpiditi e impauriti dopo mesi di clausura domestica.
Il fatto che molte persone abbiano paura di tornare alla vita sociale è confermato da Andreas Faller, consulente in ambito di politica sanitaria. «È essenziale trovare il modo di far uscire queste persone dallo choc e riportarle a una vita normale». Per prima cosa, la comunità scientifica dovrebbe «togliere alla gente la paura del virus» attraverso campagne di comunicazione.
Nella popolazione, la comunicazione dello scenario peggiore negli ultimi due anni avrebbe «provocato un grande impatto psicologico e sociale». L'idea di un "voucher per la normalità" è abbastanza interessante ma «deve essere discussa al momento opportuno» avverte Faller. «In questa fase, rischierebbe di essere rifiutata da molte persone».
Non bisogna correre, concorda la sociologa Katja Rost, dell'università di Zurigo. «Le persone che si sono chiuse in casa hanno sviluppato nuove routine e abitudini. Prima di abbandonarle, hanno bisogno di più certezze». Secondo Rost tuttavia gli incentivi non dovrebbero venire dal Consiglio federale, ma dagli stessi operatori culturali o dai ristoranti. «I frequentatori abituali del teatro, ad esempio, potrebbero ricevere degli sconti per il prossimo spettacolo. Lo stesso vale per i ristoranti, le terme, i centri fitness».
L'organizzazione mantello Suisseculture è a favore di un sostegno federale, invece. Per il direttore Alex Meszmer «le campagne di voucher hanno certamente senso» ma «non possono sostituire le misure di sostegno garantite attualmente dalla Confederazione e dai Cantoni». La situazione degli operatori culturali «non è migliorata rispetto allo scorso autunno, al contrario» sottolinea l'associazione.
Anche per la consigliera nazionale dei Verdi Katharina Prelicz-Huber i voucher non sarebbero la soluzione a tutto. «Sarebbe più che altro un'operazione di facciata». Occorre invece un sostegno mirato là dove è necessario, ossia alle aziende più in difficoltà. «Un voucher non porterà la normalità, ci vorrà del tempo» dice Huber. Anche la consigliera nazionale del Centro Elisabeth Schneider-Schneiter pensa: «Un voucher creerà solo nuove ingiustizie mettendo altri settori in svantaggio».
Il consigliere nazionale del PLR Marcel Dobler definisce l'idea dei buoni addirittura assurda. «Non appena le misure di Corona saranno dichiarate superate e non ci sarà più l'obbligo del certificato, la gente tornerà ad affollare ristoranti e istituzioni culturali». Inoltre, un voucher non sarebbe un rimedio per l'insicurezza delle persone. «Si possono certamente fare cose più utili con i soldi» conclude.