Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01237.jsonl.gz/63

La CSEC-N si è occupata di tre iniziative parlamentari e un’iniziativa cantonale sul tema della parità salariale fra donne e uomini. Dopo un intenso dibattito, la maggioranza della Commissione ha deciso di respingere le iniziative. Con 13 voti contro 12 ha invece deciso di elaborare una propria iniziativa che obbliga i datori di lavoro a trasmettere alla Confederazione il risultato dell’analisi della parità salariale. Disponendo dei risultati delle analisi, sarà eventualmente possibile adeguare la legge (20.400 n).
L’iniziativa del Cantone di Vaud chiede di attribuire ai Cantoni ulteriori competenze per realizzare la parità fra donna e uomo sul posto di lavoro e in particolare la parità salariale (18.323, respinta con 15 voti contro 9). Le tre iniziative parlamentari chiedono un inasprimento dello strumento dell’analisi della parità salariale: da un lato, le imprese che impiegano 50 o più lavoratori (e non a partire da 100 dipendenti) devono essere tenute a effettuare un’analisi della parità salariale (19.453, respinta con 14 voti contro 10 e 1 astensione); dall’altro, dev’essere allestita una lista nera delle imprese che non rispettano la parità salariale fra uomini e donne (19.452, respinta con 15 voti contro 10); infine, sono introdotte sanzioni in caso di ripetuta discriminazione salariale in base al sesso (19.444, respinta con 15 voti contro 8).
La Commissione ha esaminato le tre iniziative parlamentari alla luce della modifica della legge federale sulla parità dei sessi adottata alla fine del 2018. Il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati avevano deciso di introdurre l’obbligo per le imprese con almeno 100 lavoratori di svolgere un’analisi della parità salariale (17.047 s Legge federale sulla parità dei sessi. Modifica). La legge entrerà in vigore il 1° luglio 2020, mentre le prime analisi interne saranno svolte entro la fine di giugno 2021. Per le imprese che non rispettano il principio della parità di retribuzione, la legge non prevede né un elenco accessibile al pubblico né sanzioni. Le iniziative ritengono sia necessario intervenire su questi punti. Tuttavia la maggioranza della Commissione non vuole abbassare il limite delle dimensioni dell’impresa, né introdurre una lista nera o sanzioni, e al riguardo ha avanzato varie argomentazioni: rinvia in primo luogo alla certezza del diritto che verrebbe compromessa se le iniziative venissero attuate. In linea di principio si dovrebbe evitare di modificare le disposizioni di una legge prima della sua entrata in vigore. Inoltre la maggioranza della Commissione è scettica nei riguardi dello strumento delle sanzioni e di una lista nera, anche perché al proposito la maggior parte dei pareri pervenuti durante la consultazione erano negativi. Per quanto riguarda l’iniziativa cantonale, in conformità alle decisioni del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati sull’iniziativa cantonale
18.313 s Iv. Ct. GE. Dare ai Cantoni gli strumenti per attuare la paritàuomo-donna, la maggioranza della Commissione ha sostenuto che ai Cantoni è lasciato il compito di sfruttare il margine d’azione già esistente e di attivarsi nei loro settori di competenza.
Diverse minoranze hanno proposto di dare seguito alle iniziative. Esse condividono l’opinione che lo strumento dell’analisi della parità salariale non sia abbastanza incisivo.
La CSEC-N cerca un’alternativa per l’introduzione di un obbligo di dichiarazione per le carni kosher e halal
La CSEC-N ha preso atto dei risultati scaturiti dalla consultazione che ha condotto sul suo stesso progetto preliminare concernente l’attuazione dell’iniziativa parlamentare
15.499. ll progetto è finalizzato a introdurre un obbligo di dichiarazione per le carni kosher e halal che vengono importate nel quadro dei contingenti doganali parziali previsti per la comunità ebraica e quella musulmana. In considerazione dei numerosi pareri negativi e critici formulati dai Cantoni e dalle organizzazioni nazionali interessate, la Commissione ha esaminato attentamente le proposte alternative in essi formulate per l’attuazione dell’iniziativa (il rapporto dei risultati e i pareri possono essere consultati sul
sito della Commissione e sul
portale del Governo svizzero).
L’aspetto di maggiore criticità emerso dalla consultazione è dato dal fatto che, così come proposto, l’obbligo di dichiarazione non permetterebbe di fornire ai consumatori le informazioni desiderate. Il fatto che manchi l’indicazione «halal» o «kosher» farebbe pensare che il prodotto non contenga effettivamente carne kosher o carne halal, ma ciò non corrisponde sempre alla realtà. La modifica di legge proposta dalla Commissione prevede infatti che la carne di animali che non sono stati storditi prima della macellazione e le carni kosher e halal non dichiarate possano continuare a essere importate attraverso i canali convenzionali (paralleli). Inoltre, per quanto riguarda la macellazione rituale del pollame, anche in Svizzera è ammesso che l’animale possa essere ucciso senza prima essere stordito, e non si dovrebbe quindi dichiararlo tale.
In considerazione dei risultati scaturiti dalla procedura di consultazione, la Commissione ha osservato che una delle richieste principali formulate nell’iniziativa è già stata disciplinata mediante l’adeguamento, chiesto dalla Commissione, delle disposizioni d’esecuzione dell’ordinanza sul bestiame da macello. Il fatto che dal 1° aprile 2019 le carni halal e kosher possono essere importate soltanto con le ossa ha permesso di eliminare la concorrenza tra le importazioni che hanno luogo mediante i citati contingenti doganali parziali e quelle effettuate mediante canali convenzionali (cfr. a tale proposito il
rapporto esplicativo della Commissione sul progetto in consultazione).
Tenendo conto di queste circostanze, la maggioranza della Commissione propone quindi un’alternativa all’attuazione dell’iniziativa concernente la dichiarazione proposta. Con 10 voti contro 10 e 3 astensioni e il voto determinante del presidente, ha deciso di presentare una mozione (20.3005 n) che incarica il Consiglio federale di adeguare il diritto in materia di derrate alimentari in modo che l’indicazione del metodo di macellazione sia obbligatoria, sia per la produzione indigena sia per la carne importata. A suo parere, ciò migliorerà la libertà di scelta dei consumatori e la dichiarazione sarà fatta indipendentemente da questioni religiose. Una minoranza della Commissione respinge la mozione poiché considera troppo oneroso sotto il profilo amministrativo l’obbligo di una dichiarazione generale nel senso dell’indicazione del metodo di macellazione.
La Commissione propone pertanto, con 13 voti contro 10, di stralciare dal ruolo l'iniziativa Buttet.
19.065 Legge sui PF. Modifica
La Commissione ha avviato i lavori sulla modifica della legge federale sui politecnici federali (Legge sui PF). La revisione proposta dal Consiglio federale attua i principi guida del governo d’impresa e le raccomandazioni del Controllo federale delle finanze (CDF). Essa istituisce inoltre le basi legali necessarie per vari ambiti d’attività del settore dei PF quali la vendita di energia autoprodotta o comprata in eccesso, la costituzione di servizi di sicurezza, la videosorveglianza e l’età di pensionamento per i professori.
Il tema del governo d’impresa ha potuto essere approfondito grazie a un’audizione con il Controllo federale delle finanze,
Beth Krasna (presidente ad interim del Consiglio dei PF),
Astrid Epiney (rettrice dell’Università di Friburgo e membro del Comitato di swissuniversities),
Barbara Wenger Gmür (presidente della Commissione di ricorso interna dei PF),
Res Nyffenegger (servizio di ombudsman del Consiglio dei PF) e Andreas Ladner (professore all’Istituto superiore di studi in amministrazione pubblica - IDHEAP).
La Commissione è giunta alla conclusione di aver bisogno di ulteriori chiarimenti e pertanto in occasione della prossima seduta terrà audizioni con le istituzioni interessate, università e istituti di ricerca.
Sostegno finanziario alla Fondazione Gosteli
La Commissione riconosce l’importante contributo fornito dalla Fondazione Gosteli per documentare la storia delle donne svizzere e vuole che la Fondazione sia conservata come luogo della memoria di importanza nazionale. Mediante una mozione intende pertanto garantire il mantenimento e lo sviluppo dell’Archivio Gosteli sulla storia del movimento femminile in Svizzera sulla base dell’articolo 15 della legge federale sulla promozione della ricerca e dell’innovazione (LPRI), integrando queste misure nel messaggio concernente il promovimento dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione (ERI) 2021–2024 (20.3006 n). Una corrispondente domanda ai sensi dell’articolo 15 LPRI è già stata presentata dalla Fondazione Gosteli ed è pendente presso la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (SEFRI). Con il patrimonio attualmente disponibile il finanziamento della Fondazione è garantito solo fino al 2021.
Con la propria mozione la Commissione reagisce al
rapporto del Consiglio federale concernente la garanzia del mantenimento dell’Archivio Gosteli, di cui ha preso atto nella sua seduta. Una minoranza della Commissione respinge la mozione per motivi formali, poiché, pur riconoscendo l’importanza dell’Archivio Gosteli, non ritiene opportuno un sostegno finanziario da parte della Confederazione.
La CSEC-N è contraria a un fondo per promuovere la digitalizzazione nell’ambito culturale
Nella seduta del 24 gennaio 2010 la CSEC-N ha respinto la mozione
19.3649 della consigliera agli Stati Savary con 16 voti contro 9. La mozione incarica il Consiglio federale di sottoporre al Parlamento le basi legali necessarie alla creazione di un fondo destinato a progetti di digitalizzazione. Il fondo andrebbe finanziato con i 380 milioni di franchi incassati dall’asta per l’attribuzione delle frequenze 5G che si è svolta all’inizio del 2019. Una parte di queste risorse dovrebbe essere destinata a promuovere l’innovazione digitale e progetti nel settore della produzione audiovisiva.
La maggioranza della Commissione sottolinea che il finanziamento di tale fondo non sarebbe garantito a lungo termine e inoltre ritiene che tale finanziamento non sia opportuno. Il finanziamento specifico di progetti nel settore audiovisivo sarà stabilito nell’ambito dell’esame del messaggio sulla cultura 2021–2024. Una minoranza della Commissione è favorevole alla richiesta della mozione, in quanto le sfide della digitalizzazione, in particolare nel settore culturale, richiedono nuove soluzioni e risorse finanziarie.
Presieduta dal consigliere nazionale Mathias Reynard (PS, VS), la Commissione si è riunita a Berna il 23 e il 24 gennaio 2020. A parte della seduta era presente il consigliere federale Alain Berset, capo del DFI.