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BERNA - Sarebbe auspicabile che i consiglieri federali si coordinassero tra loro per questo genere di annunci: così ha reagito Filippo Lombardi, capogruppo PPD in parlamento, all'intervista "scoop" di Johann Schneider-Ammann sul suo ritiro entro la fine della legislatura.
A suo avviso, tale coordinamento darebbe maggiore flessibilità all'Assemblea federale nel prevedere la successione, in particolare per quanto riguarda una candidatura femminile.
«Fintanto che la partenza non è ufficialmente annunciata, è molto difficile per i partiti riflettere a una successione», ha dichiarato oggi all'ats il consigliere agli Stati ticinese. Quanto all'eventuale ritiro simultaneo dal governo di Doris Leuthard (PPD) e Schneider-Ammann, Lombardi rileva che spetta a loro decidere. «I consiglieri federali potrebbero comunicare meglio», ritiene in ogni caso, perché «è molto difficile per i loro partiti rispettivi coordinarsi» per prevedere una data di partenza.
Per quanto riguarda i profili dei consiglieri federali che succederanno ai due che hanno preannunciato le dimissioni entro la fine della legislatura, Lombardi dice: «Quel che si sa, è che saranno molto probabilmente svizzerotedeschi e che uno dei due doverebbe essere una donna».
Per il capogruppo PPD i candidati, oltre che competenti e a conoscenza dei dossier, dovranno essere dotati di una forte personalità che consenta loro di imporsi alla loro amministrazione ("e non il contrario"), saper lavorare collegialmente e disporre di una forte esperienza. Dovranno inoltre avere uno sguardo nuovo e dinamico. La quadratura del cerchio, ammette il consigliere agli Stati.
Anche Levrat è d'accordo - Il Partito socialista afferma di non essere sorpreso dell'annunciato ritiro di Johann Schneider-Ammann dal Consiglio federale entro la fine della legislatura. Per il presidente del PS Christian Levrat la vera domanda riguarda la data della partenza, che a suo avviso dovrebbe essere coordinata con quella, pure preannunciata, di Doris Leuthard.
Per il consigliere agli Stati friburghese l'annuncio del ministro dell'economia è una "non notizia" e la questione è piuttosto di sapere se lascerà il governo ancora quest'anno.
Interpellato dall'ats sulla necessità di una partenza coordinata con Doris Leuthard, Levrat risponde: non è "obbligatorio", ma sarebbe "sano" per il collegio governativo. E rileva che non tocca ai partiti dire ai consiglieri federali quando andarsene.
Per il presidente socialista, una partenza coordinata nel corso della legislatura presenta "almeno tanti vantaggi" quanto un ritiro più tardivo. Essa consentirebbe in ogni caso di ridinamizzare il governo, aggiunge.
Levrat non si pronuncia sul profilo ideale del successore di Schneider-Ammann a ministro dell'economia. "Si vedrà a suo tempo", si è limitato a rispondere.
Aeschi (Udc) critica l'annuncio senza una data - Tocca a Johann Schneider-Ammann e a Doris Leuthard decidere se ritirarsi insieme dal governo, afferma il capogruppo parlamentare dell'UDC Thomas Aeschi. Egli critica tuttavia il modo di fare dei due consiglieri federali, ossia l'annuncio delle dimissioni senza l'indicazione di una data.
«È diventata una brutta abitudine», ha detto all'ats il consigliere nazionale di Zugo, interpellato sull'annuncio del ministro dell'economia avvenuto oggi via "NZZ": essa «porta ad avere consiglieri federali lame duck (anatra zoppa, non più in grado di esercitare con forza piena il suo potere, ndr), per i quali si può ormai soltanto speculare su quando se ne andranno».
Quando uno se ne vuole andare prima per motivi personali, deve seguire un annuncio chiaro, ritiene Aeschi, notando tuttavia che fondamentalmente il periodo di carica di un membro del Consiglio federale dura fino alla fine della legislatura.
Per l'UDC la cosa più importante è che i nuovi membri del governo siano qualificati sui dossier, e che conoscano e rappresentino bene il Paese, ha aggiunto il capogruppo, interpellato sul profilo di chi succederà ai due consiglieri in procinto di ritirarsi. Aeschi stesso era stato in corsa per il governo a fine 2015, ma il parlamento gli aveva preferito Guy Parmelin.
L'Unione democratica di centro si atterrà alle nomine dei candidati decise dai partiti, ha assicurato il consigliere nazionale, aggiungendo che l'UDC chiederà a PLR e PPD di presentare almeno due nomi. «Vogliamo una scelta», ha affermato.