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Un crescente numero di visitatori del Museo Nazionale al Castello di Prangins oltrepassa il castello stesso, una volta sul luogo, dirigendosi immediatamente all'orto della cucina dove, a rari e bellissimi vegetali, viene evitata la sorte... dell'oblio.Questo contenuto è stato pubblicato il 28 settembre 2001 - 21:08
Appassionati orticoltori e pollici verdi hanno di che lustrarsi gli occhi a Prangins: due domeniche al mese il museo organizza visite guidate del giardino, descritto dai curatori come una "serra vivente di frutta e verdura del 18mo secolo".
"Per noi, l'orto della cucina fa parte del cammino della storia", dice François de Capitani, curatore del museo.
All'interno, il museo narra la storia della vita quotidiana svizzera durante il 18mo e il 19mo secolo. All'esterno, fa splendida, ricca e colorata mostra di se stessa l'eredità "vegetale"di quegli anni remoti: carote bianche, i carciofi di Plainpalais; zucche di tutte le forme, sfumature di colore e di tutte le varietà conosciute, alcune della quali proprie solo della regione del lago lemano.
C'è la pera tricolore "Swiss Breeches"; la mela "Calville Winter White Apple", una mela bianca invernale descritta nel 1558; e il famoso cardo ginevrino "Geneva Cardoon" che, negli ultimi anni, ha vissuto una sorta di "seconda giovinezza". Tutte queste varietà erano coltivate in Svizzera nel 18mo e nel 19mo secolo.
Alcune di queste specie ortofrutticole - come i cardi e i carciofi - furono introdotte nella regione di Ginevra da gruppetti di minoranze religiose perseguitati. Altre sono il risultato degli allora crescenti scambi commerciali col resto d'Europa.
Le piante e i vegetali che crescono nell'area verde di Prangins raccontano come sono cambiate le abitudini alimentari degli svizzeri. Le patate, importante ingrediente di molte pietanze svizzere, sono comparse sulla scena nel 18mo secolo, mentre i pomodori non si sono visti fino al 19mo.
La struttura dell'orto-giardino rispecchia fedelmente le ricche indicazioni lasciate dalla letteratura del 18mo secolo. "Praticamente tutto è uguale alle descrizioni che ci sono giunte da quel secolo", dice a swissinfo François de Capitani.
Per i prodotti del castello di Prangins si cerca di ridurre al minimo l'uso di fertilizzanti e pesticidi artificiali. Naturalmente, i giardini del 18mo secolo erano "organici" prima che il termine venisse coniato, ma sorprende un po' come la popolarità del castello di Prangins sia coincisa con la nascita dell'interesse per i prodotti organici.
La maggior parte dei prodotti della terra che oggi arriva nei supermarkets è cresciuta, condizionata dalla mano dell'uomo, in modo da resistere alle malattie che potrebbero pregiudicare i raccolti. L'uniformità in qualità e gusto è il prezzo da pagare. Nel 1928 in Svizzera c'erano infatti 100 diverse varietà di patate - incluse la blu e la nera - e non si contavano meno di 230 specie di mele.
"Mantenere in produzione le vecchie specie significa mantenere in vita la storia regionale", dice de Capitani. Ma non è solo la nostalgia l'impulso che spinge gli orticoltori a preservare i legami col passato.
"E' molto importante avere un pool genetico che vada oltre le specie che oggi vengono 'usate' quotidianamente", spiega il curatore. Ci sono voluti molti sforzi per riscoprire alcune tra le varietà più rare; in questa direzione il museo ha una collaborazione fruttuosa col centro federale di agronomia a Changins, che ha una vastissima banca genetica.
Chi è il visitatore-tipo che si fa guidare attraverso i "verdi"segreti del castello di Prangins? Si divide tra le persone più anziane che ricordano i sapori della gioventù e i giovani che nutrono grande interesse per il giardinaggio organico e per i prodotti tradizionali.
Ma...in definitiva, questi frutti e questa verdura che ci giungono dai secoli scorsi, sono davvero più buoni? "Alcuni rivestono, potrei dire, solo una curiosità di tipo teorico. Ma altri sono davvero molto gustosi, e un loro sviluppo futuro potrebbe rivelarsi...interessante", risponde de Capitani.
swissinfo
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