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In una conferenza stampa, Balbi ha spiegato che il "rumore" sarebbe stato rilevato una settimana fa, il 15 novembre, intorno alle 11 del mattino (le 15 in Svizzera), circa 30 miglia a nord dal punto dal quale il San Juan si era messo in contatto per ultima volta con il comando della Marina, quattro ore prima.
"La nostra Marina aveva chiesto la collaborazione degli Stati Uniti, che a loro volta hanno chiesto informazioni a diversi organismi che rilevano eventi idro-acustici in tutto il mondo. Dopo aver riunito questa informazione ed effettuato un'analisi esaustiva e centralizzata negli Usa, che ha richiesto il suo tempo, oggi abbiamo ricevuto questo indizio", ha spiegato il portavoce militare.
Interrogato sulla possibilità che il rumore fosse un'esplosione, Balbi ha precisato che "non abbiamo informazioni al riguardo e non formuliamo nessuna congettura". In base a questo nuovo indizio, ha aggiunto, si sta procedendo a un nuovo monitoraggio dell'area dalla quale proverrebbe il rumore, seguendo lo stesso modello di "triplo controllo" usato in precedenza.
Questo suppone l'uso di sonar attivi e passivi, in dotazione alle unità navali argentine; immagini termiche, rilevate da aerei americani e monitoraggio di possibili anomalie magnetiche, a carico di un aereo antisommergibili brasiliano, che sorvola le zone interessate a bassa quota.