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<h2>SubmittedText<h2><p>Alla luce delle terribili conseguenze causate nella storia dalle persecuzioni di gruppi etnici, religiosi, politici e sociali, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Quanti Paesi hanno adottato leggi anti-LGBTI e perseguono le persone LGBTI? Quali forme di discriminazione e criminalizzazione sono contemplate dalle diverse legislazioni? Quante sono e come contravvengono ai diritti dell'uomo, ai diritti fondamentali e alle norme internazionali?</p><p>2. Qual è la posizione del Consiglio federale? La Svizzera ha già protestato ufficialmente contro le leggi anti-LGBTI presso i governi interessati? Gli ambasciatori svizzeri protestano?</p><p>3. Il Consiglio federale, alla luce della minaccia generale e individuale, è disposto a concedere senza formalità un permesso di soggiorno provvisorio o lo statuto di rifugiato a persone LGBTI provenienti da Stati che hanno adottato leggi contrarie ai diritti dell'uomo a causa delle quali sono soggetti a persecuzioni sociali e giudiziarie?</p><p>4. Quali misure e sanzioni possono essere applicate contro questi Stati e i membri dei governi di questi Stati? Esistono dei divieti di esportazione, ecc., come in precedenza per le esportazioni di armi?</p><p>5. Movimenti politici e religiosi estremisti o fondamentalisti propagandano odio e violenza contro le persone LGBTI in tutto il mondo: la Nigeria e l'Uganda sono gli esempi più lampanti in Africa, ma non dimentichiamo le sette evangeliche negli Stati Uniti. Che cosa sa il Consiglio federale al riguardo? Questi movimenti sono proibiti in Svizzera? Possiedono beni patrimoniali in Svizzera che si potrebbero eventualmente congelare o confiscare?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo cita 77 Stati nei quali le persone LGBTI sono perseguite in via giudiziaria. In essi vengono criminalizzati in particolare la libertà di riunione e associazione, la libertà di espressione nonché il diritto alla sfera privata per le persone LGBTI e per tutte le persone che si battono per il rispetto dei loro diritti. Le persone LGBTI rischiano l'arresto, la tortura o addirittura la condanna a morte a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere. La discriminazione in ragione dell'orientamento sessuale costituisce in generale una violazione delle garanzie in materia di diritti dell'uomo sancite nelle pertinenti convenzioni universali e regionali, segnatamente nell'articolo 2 capoverso 2 e articolo 26 del Patto dell'ONU II e nell'articolo 8 CEDU.</p><p>2. Il Consiglio federale condanna senza mezzi termini qualsiasi forma di discriminazione e stigmatizzazione delle persone LGBTI. La Svizzera, che non perde occasione per esprimere la sua apprensione sia nel quadro delle relazioni bilaterali con i Paesi interessati sia a livello multilaterale (p. es. in seno all'ONU, all'OSCE e al Consiglio d'Europa), si è espressa anche dinanzi al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite su questioni riguardanti le persone LGBTI, per esempio in riferimento all'Uganda (giugno 2012), alla Russia e al Camerun (settembre 2013). In alcuni casi la Svizzera si spinge fino a promuovere iniziative politiche in questo senso.</p><p>3. Conformemente alla legge sull'asilo, la protezione delle persone perseguitate a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere è disciplinata con la nozione di "determinato gruppo sociale". Infatti, secondo la prassi sviluppata dall'Ufficio federale della migrazione ormai da parecchi anni, le persone che invocano motivi di asilo in questo contesto sono considerate appartenenti a un "determinato gruppo sociale" e possono quindi essere riconosciute come rifugiati. Ciò non significa tuttavia che ogni richiedente omosessuale ottenga automaticamente l'asilo. Egli deve rendere credibile di essere stato perseguitato nel suo Paese di provenienza proprio per questo motivo o di temere a ragion veduta di correre un simile rischio. In sede di esame della domanda di asilo si tiene conto non solo delle circostanze individuali, ma anche della situazione nel Paese di provenienza. Se dall'esame del singolo caso emerge che non sussistono timori fondati di persecuzione né ostacoli all'esecuzione dell'allontanamento, la domanda di asilo è respinta e viene disposta l'esecuzione dell'allontanamento dalla Svizzera.</p><p>4. Il Consiglio federale è a conoscenza del fatto che alcuni Stati vagliano l'opportunità di applicare sanzioni contro Paesi che hanno adottato leggi discriminatorie nei confronti delle persone LGBTI. Di regola la Svizzera segue la via del dialogo anche con gli Stati che hanno opinioni politiche divergenti, poiché ritiene che questa via sia in molti casi più fruttuosa dello scontro frontale o di misure unilaterali (p. es sanzioni).</p><p>5. Il Consiglio federale è consapevole del fatto che nel mondo esistono organizzazioni che incarnano atteggiamenti omofobi e accolgono con favore l'inasprimento di alcune legislazioni nazionali, ma non è a conoscenza di movimenti politici o religiosi attivi in Svizzera che inneggino esplicitamente alla violenza nei confronti delle persone LGBTI. Al momento non si pone dunque la questione di vietare simili organizzazioni. Conformemente all'articolo 23 della Costituzione federale (RS 101), la libertà d'associazione è garantita. Ai termini dell'articolo 275ter del Codice penale (RS 311.0), le associazioni illecite possono essere vietate o, conformemente all'articolo 78 del Codice civile (RS 210), sciolte per sentenza del giudice. Ai sensi dell'articolo 9 della legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (RS 120), possono essere vietate anche le organizzazioni che propugnano, appoggiano o favoriscono in altro modo operazioni di estremismo violento e che costituiscano una minaccia concreta per la sicurezza interna o esterna della Svizzera. Per quanto riguarda eventuali valori patrimoniali depositati in Svizzera, a essi si applicano le disposizioni generali della legge sul riciclaggio di denaro o della legge sugli embarghi (in caso di sanzioni internazionali).</p>  Risposta del Consiglio federale.