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L’estensione del certificato Covid è del tutto inaccettabile
L’UDC chiede risolutamente al Consiglio federale di non estendere l’obbligo del certificato Covid. E’ del tutto inaccettabile che il Consiglio federale preferisca vessare il popolo svizzero invece di controllare le frontiere e affrontare finalmente il problema dell’immigrazione e dei contagi d’importazione. E’ inoltre inaccettabile che i settori economici a basso salario come quelli della gastronomia, degli alberghi, della cultura e del tempo libero debbano vestire nuovamente il ruolo di capro espiatorio.
Aumentano i segnali che indicano che la maggioranza di centrosinistra in seno al Consiglio federale deciderà domani di estendere l’obbligo del certificato Covid. L’UDC respinge fermamente questa possibilità, soprattutto perché:
- ciò equivarrebbe a un obbligo di vaccinazione indiretto;
- il numero dei contagi è stabile;
- non è stato dimostrato che i contagi avvengano laddove ora dovrebbero essere introdotte misure: la gastronomia, l’industria alberghiera e il settore culturale e ricreativo hanno da tempo concetti di protezione funzionanti;
- ancora una volta la gastronomia, già pesantemente colpita dalle passate restrizioni, pagherebbe il prezzo più alto. Il risultato sarebbe ancora una volta miliardi di costi per gli aiuti finanziari e un ulteriore estensione del lavoro ridotto;
- misure e controlli alle frontiere sarebbero sufficienti per gestire la pandemia in Svizzera;
- i letti in terapia intensiva sono stati ridotti dall’anno scorso. Mentre all’inizio della pandemia c’erano ancora circa 1500 posti letti in terapia intensiva certificati disponibili, incluso quindi il personale sanitario specializzato necessario, attualmente ce ne sono solo 850. È inoltre del tutto incomprensibile che il Canton San Gallo stia chiudendo quattro ospedali durante una pandemia;
- le attuali cifre d’occupazione negli ospedali sono ai minimi storici dall’inizio della pandemia.
Il Consiglio federale preferisce vessare la propria popolazione piuttosto che affrontare fatti scomodi
Le conseguenze negative di un’immigrazione eccessiva sono attualmente evidenti nelle unità di terapia intensiva degli ospedali svizzeri. Il fatto che la maggior parte dei pazienti affetti da Covid abbia un background migratorio è chiaramente dovuto anche alle omissioni del Consiglio federale e dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Già l’anno scorso, i rientri dalle vacanze – principalmente dai paesi balcanici – sono stati in gran parte responsabili della seconda ondata.
Ma invece di controllare finalmente le frontiere e affrontare il problema migratorio, il Consiglio federale e l’UFSP sono rimasti in silenzio per ragioni ideologiche e si sono quindi deliberatamente presi il rischio di sovraccaricare il sistema sanitario. Ovviamente, si preferisce vessare la propria popolazione – se necessario fino a un altro lockdown – piuttosto che affrontare fatti scomodi. E’ anche incomprensibile che la sinistra e i sindacati non si rivolgano direttamente alla comunità del Kosovo, altrimenti ampiamente corteggiata da loro.
Il Consiglio federale deve finalmente presentare una strategia chiara per gestire i rientri infetti dalle vacanze
Dal punto di vista dell’UDC, il requisito di certificato Covid è accettabile solo ai confini nazionali. L’UDC esige dal Consiglio federale, soprattutto per quanto riguarda le vacanze autunnali, una strategia chiara per trattare i rientri dalle vacanze, in particolare negli aeroporti e negli autobus. E’ incomprensibile che i test alla frontiera non siano fattibili. Come i principali grandi eventi hanno dimostrato, è possibile effettuare decine di migliaia di test PCR in pochi minuti.
L’UDC ribadisce inoltre la sua richiesta di un aumento delle unità di terapia intensiva e del personale specializzato necessario e propone che il Governo federale si occupi di tale finanziamento. Ciò sarebbe molto più economico rispetto a ulteriori misure come l’estensione dell’obbligo di certificato o un nuovo lockdown.