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La decisione della Banca nazionale svizzera (BNS) di abbandonare la soglia minima di cambio euro-franco divide i partiti politici. A sinistra domina la costernazione e c'è chi non esita a parlare di "giornata nera per l'economia elvetica". A destra l'atteggiamento è più rilassato. Nelle file dell'UDC non si nasconde la soddisfazione, mentre in quelle di PPD e PLR le reazioni sono più sfumate.
Questa decisione comporta "un grave rischio per decine di migliaia di posti di lavoro", twitta Christian Levrat, presidente del Partito socialista svizzero. Anche per la consigliera nazionale socialista Susanne Leutenegger Oberholzer (BL) la decisione è "pericolosissima". A suo avviso la BNS gioca a "o la va o la spacca" mettendo in grave difficoltà l'industria di esportazione, il cui maggior mercato è l'eurozona e che faceva affidamento sul corso minimo. "Evidentemente la Banca nazionale ha ceduto alla pressione da destra", ha dichiarato all'ats la deputata, che teme ora per i posti di lavoro.
Anche il suo collega dei Verdi Louis Schelbert (LU) parla di una decisione pericolosa, in particolare per l'export e il turismo, che "vivono dell'euro". Si tratta ora di fare tutto il possibile per evitare la messa in pericolo dei posti di lavoro, aggiunge.
Più rilassati i parlamentari della destra, soprattutto nelle file dell'UDC. Per il consigliere nazionale Thomas Aeschi (UDC/TG) "doveva essere a tutti chiaro sul mercato che il corso minimo non si poteva mantenere in eterno". A suo avviso del ritorno alla normalità beneficeranno l'economia interna e i risparmiatori. "Non si può guadagnare a lungo termine con una valuta debole", rincara su Twitter il collega Christoph Mörgeli (UDC/ZH). Per un altro deputato UDC, Lukas Reimann (SG), la decisione della BNS è "eccellente, anche se arriva tardi". A suo avviso, "l'economia svizzera è in una forma sufficientemente buona per sopportare lo choc".
Positivo anche il giudizio dell'ex consigliere federale UDC Christoph Blocher. Certo - ha detto all'ats - con l'abolizione della soglia minima euro/franco "aumenterà la disoccupazione e le aziende non sufficientemente preparate potrebbero addirittura scomparire". A suo avviso è in ogni caso chiaro che aspettando ulteriormente sarebbe stato ancora più difficile abbandonare il corso minimo. Per le aziende comincia un periodo difficile: ma quelle che hanno "fatto i loro compiti" negli ultimi anni se la caveranno senza danni duraturi. A guadagnare dalla decisione odierna - è convinto Blocher - saranno i semplici risparmiatori, i consumatori e gli importatori.
Il PPD svizzero in una nota si dice "scettico" anche se - aggiunge - la BNS è libera di prendere le sue decisioni che finora si sono rivelate buone per la Svizzera. Il consigliere agli Stati PPD lucernese Konrad Graber esorta a trattenersi da commenti troppo affrettati: "Dobbiamo aspettare alcuni giorni per giudicare gli effetti che la decisione produrrà". Certo - rileva - il settore dell'esportazione non farà salti di gioia a vedere il franco salire rispetto all'euro, ma altri settori si mostreranno sollevati. Graber è impaziente di vedere quel che farà prossimamente la Banca centrale europea. Una banca nazionale coma la BNS - nota - non può prendere una simile decisione senza consultare le sue omologhe.
Il consigliere di Stato di Zugo Peter Hegglin, presidente della Conferenza dei direttori cantonali delle finanze, anch'egli esponente del PPD, invita a sua volta a reazioni moderate. Non intende tuttavia rinunciare alla ripartizione tra Confederazione e cantoni del miliardo promesso dopo l'annuncio, la settimana scorsa, di un utile di 38 miliardi per la BNS nel 2014.
In un comunicato, il PLR rileva che "il sostegno all'esportazione era giustificato". "Ma l'annuncio della soppressione di questa misura rimane uno choc considerevole per i mercati". Il PLR esige dunque "un rafforzamento della piazza economica elvetica grazie a un programma di riforme", fra cui quella sulla fiscalità delle imprese.
Per il consigliere nazionale PLR Andrea Caroni (AR) "è una buona notizia che la BNS sia giunta alla conclusione che può sopprimere la soglia minima", che quando era stata introdotta nel 2011 era giudicata uno strumento appropriato in un momento in cui il franco era troppo forte rispetto all'euro.
Anche i Verdi liberali sostengono la decisione della BNS, definita "ragionevole" e "coraggiosa" dal consigliere nazionale Thomas Maier (ZH). Egli dice di capire "l'effetto sorpresa, necessario per evitare il più possibile le speculazioni".
Sulla stessa linea è il PBD. "A mio parere è una decisione corretta e pianificata", ha detto ai microfoni della RTS il consigliere nazionale Martin Landolt (GL): "Era chiaro che non si poteva difendere il corso minimo per secoli".
SDA-ATS