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Il sindacato dei servizi pubblici (VPOD-SSP) si oppone alla vaccinazione obbligatoria del personale di cura: non perché sia contrario ai vaccini, ma perché gli operatori sanitari vengono "sistematicamente" individuati come gruppo sul quale far pesare gran parte degli sforzi e dei rischi per la sanità senza che ottenga più risorse.
La vaccinazione fa parte dell'insieme delle misure di sicurezza e di protezione, ma da sola non è sufficiente e non deve diventare una misura coercitiva riservata al personale sanitario, scrive il VPOD-SSP in un comunicato odierno.
Secondo il sindacato si tratta più che altro di una scusante per evitare che ci siano assenze dovute a malattia. Ma - aggiunge - pazienti e ospiti dei vari istituti saranno ben trattati e protetti solo se sono date le risorse necessarie, se i livelli di personale sono sufficienti, se c'è abbastanza tempo per disinfettare le mani, cambiare gli abiti e pianificare le cure in modo sicuro.
Far credere alla popolazione che questo stesso personale sia imprudente, che sia più refrattario alla vaccinazione rispetto al resto della popolazione e che metta in pericolo i pazienti è irrispettoso e fuorviante, scrive il VPOD-SSP.
Il sindacato ricorda il forte impegno degli operatori sanitari dall'inizio della pandemia. Durante la prima ondata, il Consiglio federale ha autorizzato il personale ospedaliero a lavorare più delle 50 ore legali. Maschere e dispositivi di protezione sono stati razionati, ma i dipendenti sono stati "obbligati ad andare al lavoro e ad esporsi ad un virus sconosciuto". Non potevano uscire di casa, per evitare la contaminazione, ma dovevano andare a lavorare con l'infezione. Nella seconda ondata, anche il personale positivo ha dovuto lavorare quando necessario. E anche le quarantene obbligatorie non sono state applicate in tutti i casi. Le autorità hanno ripetutamente sottolineato che questo era stato deciso nell'interesse della popolazione.
Ci sono stati applausi e riconoscimenti da parte della popolazione, ma rare e minime ricompense da parte dalle autorità. E - sottolinea il comunicato - nemmeno risposte alle richieste avanzate da anni dal personale della sanità, rese ancora più urgenti dalla pandemia: ossia maggiori impegni per rispondere alla carenza di effettivi al fine di prendersi cura in buone condizioni dei pazienti, nonché aumenti salariali.
Critiche contro un certo scetticismo del personale curante verso le vaccinazioni sono state espresse nei giorni i scorsi da alcuni politici; e specialisti hanno auspicato che quasi tutto il personale sanitario si faccia vaccinare.
Lo stesso ministro della sanità Alain Berset ai primi del mese si era detto preoccupato perché una parte notevole del personale delle case per anziani o anche dei servizi di cura domicilio tipo Spitex non vuole essere vaccinato. Ciò mette in pericolo le persone anziane, e non dovrebbe essere permesso, aveva affermato il consigliere federale in un'intervista pubblicata dal quotidiano Neue Zürcher Zeitung.
Una settimana fa il responsabile del Dipartimento ginevrino della sicurezza, del lavoro e della salute Mauro Poggia aveva scritto su twitter che "chi deve occuparsi di pazienti potenzialmente vulnerabili e rifiuta di essere vaccinato contro il Covid-19 è un errore di casting", ossia una scelta sbagliata nell'assegnazione dl ruolo da svolgere. Secondo Poggia, solo circa il 45% dei dipendenti dell'ospedale universitario di Ginevra si è fatto somministrare i preparati di Pfizer o Moderna, mentre la disponibilità della popolazione a farsi vaccinare ha raggiunto il 63%.
Anche il farmacista cantonale ticinese Giovan Maria Zanini in interviste ai media ticinesi (LaRegione n.d.r.) aveva affermato di credere "che la persona che lavora in cure intense e non vuole vaccinarsi non sia adeguata per quella mansione". Alcuni speculano sul fatto che si raggiunga l'immunità di gregge grazie agli altri che si mettono a disposizione. Ma poi - aveva sottolineato - se sia un ragionamento rispettoso della collettività è un'altra questione.