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"L'elezione in Consiglio federale ha rappresentato per me uno scarico di responsabilità che gravava sulle mie spalle quale rappresentante della terza Svizzera". È quanto ha dichiarato davanti ai media Ignazio Cassis, nel corso della sua prima conferenza stampa quale consigliere federale, visibilmente meno teso rispetto a quando si trovava in aula durante le votazioni.
Se non fossi stato eletto, "avrei senz'altro potuto assorbire la delusione a livello personale, ma sarebbe stato più difficile digerire il fallimento istituzionale", ha aggiunto Cassis, precisando di essere entrato in aula stamattina "speranzoso sì, ma senza alcuna certezza". Come sapete, ha spiegato il consigliere federale eletto, la notte dei lunghi coltelli può ancora cambiare le carte in tavola, spingendo gli indecisi a scegliere un nome che incomincia con la "M" piuttosto che con la "C".
Interpellato sull'eventualità di assumere la guida del Dipartimento federale degli affari esteri, e sulle prime decisioni che avrebbe preso, Ignazio Cassis ha messo le mani avanti. "Sarei felice di prendere qualsiasi dipartimento", ha risposto, ribadendo una posizione più volte espressa nella numerose interviste rilasciate ai media nelle settimane e mesi precedenti l'elezione. Il portavoce del governo André Simonazzi, seduto accanto a Cassis come un angelo custode, ha confermato che la ripartizione dei dipartimenti avrà luogo durante la prossima seduta del Consiglio federale prevista dopodomani.
Cassis si è detto curioso e aperto a tutte le sfide. In ogni caso, a prescindere dal dipartimento che gli verrà affidato, ha chiesto ai giornalisti di dargli almeno i canonici 100 giorni di tempo per capire che cosa c'è dietro e "poi potrò rispondere alle vostre domande su questioni specifiche".
In merito all'"endorsement" ottenuto dall'UDC, Cassis è stato chiaro. "Non l'ho voluto io", ha spiegato, e in ogni caso tutti devono capire che questi giochetti finiscono quando si entra in Consiglio federale.
Il Malcantonese ha ribadito di volere portare in governo i valori liberali, ossia del partito per il quale è stato eletto, ma anche di voler agire con senso di collegialità, lasciando aperta la sua porta a tutti, specie a coloro che rappresentano formazioni escluse dall'esecutivo. È importante, secondo Cassis che ha rielaborato alcuni principi enunciati durante il discorso di accettazione, avere rispetto per chi la pensa diversamente, avendo anche la capacità di cambiare le proprie idee. Se vogliamo andare avanti, ha spiegato, non abbiamo bisogno degli estremismi.
Interpellato sulle specificità di un esponente italofono in Consiglio federale e su quanto potrebbe portare al collegio governativo, Cassis ha un po' polemizzato coi giornalisti, specie svizzero tedeschi, sostenendo di non avere una risposta precisa, di non doversi giustificare, e che simili domande non verrebbero fatte a un Ueli Maurer. "È un mio diritto nel mio Paese essere rappresentato in Governo", ha puntualizzato. Di sicuro, ha poi aggiunto, "porto la mia cultura, la mia lingua, il fatto di essere originario di un cantone di frontiera e anche il know-how di come trattare con l'Italia, non un Paese qualsiasi, ma uno dei nostri partner commerciali più importanti".
"Che cosa direste se una delegazione svizzera si recasse a Berlino per negoziare in inglese?", ha poi chiesto, rivolgendosi ai giornalisti tedescofoni, un Cassis un po' piccato, ma tutto sommato soddisfatto e felice per come sono andate oggi le cose.
(Ats)