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Le prime testimonianze del culto di S. Verena a Z. (oggi Bad Z.) nella tarda antichità e nell'alto ME sono costituite da una tomba sulla strada di accesso all'insediamento romano di Tenedo, una cappella funeraria (memoria), una prima chiesa del V sec., una comunità di chierici preposta alla cura della tomba e all'accoglienza dei pellegrini e da un monastero. Nell'881 l'imperatore Carlo III donò alla moglie Richardis, a titolo di usufrutto, il piccolo convento che, dopo la loro morte, passò all'abbazia di Reichenau (prima del o verso il 900). Quando quest'ultima, caduta in povertà, nel 1265 vendette Z. e i diritti di bassa giustizia al vescovo di Costanza, la trasformazione del convento in capitolo era già avvenuta.
Il vescovo Rodolfo d'Asburgo-Laufenburg riorganizzò il capitolo nel 1279. A Z. dovevano risiedere cinque sacerdoti, due diaconi e due suddiaconi, dotati di prebende che garantivano le stesse entrate; solo il decimo canonico, il prevosto (inizialmente di regola appartenente al capitolo cattedrale di Costanza) non era sottoposto all'obbligo di residenza e aveva diritto a due prebende. Quest'ultimo era responsabile della gestione degli affari temporali del capitolo, il decano di quelli spirituali. Il diritto di nominare i dignitari era esercitato dal vescovo. Alcuni canonici appartenevano all'alta nobiltà; membri del ceto ministeriale detennero benefici spec. nel XIV sec. La maggioranza era però costituita da esponenti di fam. cittadine della diocesi di Costanza. Dopo il devastante incendio del 1294, il convento risentì per oltre mezzo sec. delle sue conseguenze economiche.
Sul piano ecclesiastico al capitolo di S. Verena facevano capo la parrocchia di Z. con Unterendingen, Oberendingen, Tegerfelden e le chiese filiali di Rekingen e Mellikon, la parrocchia di Klingnau con le rispettive chiese filiali (Grossdöttingen, Koblenz e Würenlingen) e la chiesa di Baldingen. Nel tardo ME le proprietà, le terre censuarie e i diritti di decima del capitolo erano ripartiti su un territorio che a ovest si estendeva fino all'Aar, a sud includeva la valle della Surb e a est era delimitato dalla linea Schneisingen-Kaiserstuhl. Deteneva inoltre diritti in villaggi situati lungo la riva settentrionale del Reno tra Waldshut e Rheinheim, nelle valli della Wutach e della Steina e nello Schlüchttal. Servi della gleba detti Verener, donati da nobili al capitolo risp. a S. Verena, sono attestati dal 1010; erano presenti sull'intero territorio di venerazione della santa e particolarmente numerosi nella Germania meridionale, dalla Foresta Nera fino ca. a Donaueschingen.
Già il primo edificio consacrato a S. Verena nel cimitero romano sporgeva sulla strada esistente risp. determinava una leggera curva in direzione nord est, il che indica che forse il culto esisteva sin dalla tarda antichità. Il pellegrinaggio, documentato dal IX o X sec., nel corso del ME assunse un'importanza sempre maggiore. Nel tardo ME le fiere di Z. si svilupparono in relazione a questo culto.
Dopo la conquista dell'Argovia (1415), Z. si trovava sotto il dominio dei Conf. In seguito a una donazione di papa Giulio II, dal 1512 questi ultimi esercitavano il diritto di occupare i posti vacanti alternandosi mensilmente con il vescovo, che nominava prevalentemente nobili della Germania meridionale mentre i Conf. in maggioranza patrizi della Svizzera centrale. L'attuazione della Riforma con episodi di iconoclastia nel 1529 svuotò la collegiata e la chiesa parrocchiale; nel 1531-32 i canonici si rifugiarono per un breve periodo a Waldshut nell'Austria anteriore. Nel capitolo le riforme del Concilio di Trento riuscirono a imporsi solo lentamente; ancora nella prima metà del XVII sec. alcuni canonici vivevano in concubinato. Ciò provocò interventi non solo da parte del nunzio e del vescovo, ma anche della Dieta fed. Durante la guerra dei Trent'anni il capitolo dovette versare pesanti tributi e nelle due guerre di Villmergen (1655 e 1712) fu saccheggiato.
Dopo l'istituzione della Repubblica elvetica (1798) Z. soffrì per l'abolizione della decima, la confisca del tesoro e il riscatto dei feudi capitolari nonché per la temporanea revoca della sua autonomia amministrativa. I diritti di collazione dal 1800 erano detenuti dal governo elvetico e dal 1804 dal cant. Argovia. Nel 1813 il vescovo e il cant. stipularono un concordato, che trasformò il capitolo in un ist. per ecclesiastici in pensione. Sottoposto all'amministrazione cant. nel 1846, il 17.5.1876 il Gran Consiglio argoviese decretò infine la soppressione del capitolo; l'ex collegiata divenne la chiesa parrocchiale della comunità catt. (1882).
La storia architettonica della collegiata di S. Verena è ben documentata. La chiesa ad aula unica del V sec., con transetto e abside, durante una prima trasformazione fu dotata di un coro trapezoidale con annesso laterale. Probabilmente nella seconda metà dell'VIII sec. la costruzione fu sostituita da una chiesa ad aula unica notevolmente più grande con abside semicircolare, considerata la prima chiesa della comunità. In una prima fase fu ampliata con un nartece sul lato occidentale e un coro (attualmente quadrato) su quello orientale; in una seconda fase il nartece fu demolito, la navata allungata sul lato occidentale (occupando lo spazio ricavato) e aggiunto un nuovo portico. Il crollo di questo edificio determinò la costruzione, attorno al Mille, della basilica protoromanica, la cui navata si è conservata. Il coro, ricostruito in seguito all'incendio del 1294 (consacrato nel 1347), riprese lo schema di torre memoriale a tre piani (cripta a sala con la tomba della santa, altare principale, campanile con guglia). Il ciclo pittorico sulla vita di S. Verena che domina la navata centrale, realizzato da Kasper Letter di Zugo, risale al XVII sec. Il rimaneggiamento in stile barocco per opera di Giovanni Gaspare Bagnato (1732-34) estese la zona degli altari laterali tramite l'ampliamento delle cappelle a nord e a sud, elevò il coro al livello dell'altare principale, sostituì il jubé gotico con un'inferriata e creò la tribuna dell'organo. Lavori di restauro furono eseguiti nel 1900 e 1975-76.
Bibliografia
– HS, II/2, 597-627; III/1, 352 sg.
– M. Schaub, Das mittelalterliche Chorherrenstift St. Verena in Zurzach und sein Personal, mem. lic. Zurigo, 2002
– H. R. Sennhauser et al. (a cura di), Geschichte des Fleckens Zurzach, 2004
Autrice/Autore: Guido Faccani, Philipp von Cranach / cmu