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Un discorso elettorale di Aung San Suu Kyi, che critica l'attuale sistema di potere ed è già stato diffuso online su YouTube leggermente tagliato dalla censura, dovrebbe essere trasmesso questa sera dalla tv di Stato birmana, che in vista del voto suppletivo del primo aprile concede ai vari candidati 15 minuti di tribuna elettorale per esporre le loro idee.
Nel discorso, la leader dell'opposizione appare leggermente tesa davanti alla telecamera, con la bandiera simbolo della sua "Lega nazionale per la democrazia" sullo sfondo. Suu Kyi, 66 anni, si concentra sui temi della democrazia e del rispetto della legge, insistendo sul bisogno di riforme in tal senso nel Paese, tra cui la libertà di espressione e l'imparzialità della magistratura.
Il premio Nobel per la Pace riconosce il ruolo dell'esercito nella difesa del Paese, ma critica l'eccessivo peso dei militari (a cui la Costituzione riserva il 25 per cento dei seggi in Parlamento), sostenendo che dovrebbero restar fuori dalla politica. Proprio il passaggio in cui Suu Kyi è particolarmente severa con le azioni dell'ex giunta militare è stato censurato dalla Commissione elettorale, il che spiega probabilmente perché il video dura poco meno di 14 minuti.
A poco più di due settimane dal voto, che vede Suu Kyi candidata in un collegio elettorale rurale a sud-ovest di Rangoon, "la Signora" è pienamente impegnata in un tour di comizi che hanno richiamato ovunque decine di migliaia di sostenitori, evidenziando il sostegno di cui gode a livello nazionale dopo aver passato 15 degli ultimi 22 anni in detenzione.
Oltre a Suu Kyi, l'Nld correrà in tutto con 47 candidati. Anche in caso di un forte successo alle urne, il partito del premio Nobel riuscirebbe comunque solo a scalfire il dominio dell'Usdp (il partito del regime) e del blocco dei militari nel Parlamento da oltre 660 seggi.
Stati Uniti e Unione Europea, che hanno espresso la loro approvazione di fronte alle riforme distensive introdotte nell'ultimo anno dal presidente Thein Sein, attendono di capire se il voto si svolgerà in modo regolare prima di decidere se rinnovare o allentare le sanzioni economiche che applicano contro il Paese dagli anni Novanta.
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