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LA STORIA DELLA CREAZIONE E I SUOI ERRORI
Costola di Adamo
Vogliamo chiarire fin dall’inizio una cosa: Eva non è stata creata dalla costola di Adamo! È vero che le Bibbie lo rappresentano in tedesco, ma la parola ebraica su cui si basa questa traduzione è ambigua e in realtà significa più un «fianco» o «lato» che una «costola». Quando Eva apparve nel giardino dell’Eden, Adamo ed Eva stavano quindi fianco a fianco – quasi con gli stessi diritti. Questo dovrebbe privare di fondamento alcuni pregiudizi molto diffusi, giusto?
Il cornuto Mosè
Michelangelo si attenne davvero scrupolosamente al testo latino quando scolpì nella pietra la sua imponente statua di Mosè. Sfortunatamente le due corna sulla sua testa sono dovute a un errore di traduzione. In effetti, la figura di Mosè nell’arte è stata rappresentata così per secoli. Nella versione ebraica della Bibbia, tuttavia, si legge che «la pelle del viso di Mosè risplendeva» mentre scendeva dal monte Sinai. Il verbo ebraico che significa «radiare» è stato qui confuso con la parola per le corna. Questo confondeva già San Girolamo, il quale, quando traduceva la Bibbia dall’ebraico al latino, dovette dotare il Profeta di un paio di corna poco belle e abbastanza inappropriate.
TU NON SAI NULLA, JON SNOW
Un contratto non valido
Nel gennaio 2018, il calciatore ecuadoriano Bryan Cabezas, che all’epoca era sotto contratto con una società italiana, doveva essere preso in prestito per il resto della stagione da un club argentino. Tutte le parti erano d’accordo su questo trasferimento temporaneo, ma poi un grave errore nella traduzione del contratto in inglese ha fatto saltare l’operazione. Per risparmiare tempo e denaro, i responsabili non hanno incaricato un’agenzia di traduzione professionale. Hanno preferito fare una traduzione automatica del contratto. Così l’atleta è stato ribattezzato «Bryan Heads» («cabezas» significa anche «teste» e per questo in inglese è diventato «Heads»). Il contratto non era quindi valido e il prestito è stato annullato. Un’azione davvero senza testa!
ERRORI VISTOSI
Incatenatela!
Nel 2013 il marchio spagnolo Mango avrebbe dovuto prestare più attenzione alle proprie etichette. Al momento del lancio sul mercato europeo, un accessorio chiamato «Esclava» della sua collezione di gioielli ha scaldato gli animi: il braccialetto era diventato improvvisamente in francese una «catena per schiavi». Immaginate lo scandalo nei Paesi francofoni! La maison ha dovuto scusarsi pubblicamente e ha dato la colpa a un errore di traduzione: in spagnolo, «esclava» significa sia schiava sia «braccialetto». Ops!
Rebus cinese
Per pubblicizzare a livello internazionale l’edizione speciale della sua collezione di calzature «Air Force One», l’azienda Nike ha fatto ricamare due caratteri cinesi sul retro delle sue scarpe da basket. Uno di questi significava «benessere», l’altro «felicità». Fin qui, tutto bene. Peccato che in Cina le vendite di queste calzature siano crollate. Perché? Perché i due caratteri, se abbinati, hanno un significato completamente diverso e meno accattivante: significano «ingrassare». Stavate accarezzando forse l’idea di farvi fare un tatuaggio con questi caratteri così poetici ed esotici? Fossi in voi, ci penserei due volte...
WALKING ON BROKEN GLASS
La scarpetta di Cenerentola
In tutta sincerità: una scarpa di vetro non sembra una calzatura piuttosto scomoda? Nel suo racconto «Cendrillon ou La petite pantoufle de verre», Perrault nel 1697 parla effettivamente di vetro. Si tratta tuttavia di una trascrizione delle versioni precedenti e tramandate oralmente della famosa fiaba, che era già molto popolare all’epoca. Di fatto, la famosa «scarpetta di vetro» è da ricondurre a un errore di ortografia o di comprensione: la parola francese «vair» viene pronunciata esattamente come «verre» (vetro), ma indica il pelo di una specie di scoiattolo. Dovendo scegliere, preferiremmo tutti una calzatura di «vair»!
LA RISPOSTA È: LOST IN TRANSLATION
Gli errori di traduzione possono sempre capitare, ma spesso hanno conseguenze gravi. A volte possono essere divertenti, altre volte cambiano il corso della storia. Basti pensare al leggendario «Mokusatsu» di Hiroshima o al famoso «Nuts!» pronunciato dal generale Anthony McAuliffe durante la Seconda Guerra mondiale. I traduttori professionisti hanno una grande responsabilità. L’importanza di una corretta interpretazione non va mai sottovalutata.