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Sarà uno dei dieci membri non permanenti dell’organo. Quasi un plebiscito la votazione: 187 voti sui 190 validi
Con 187 su 190 voti validi, la Svizzera è stata eletta oggi nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. La sua elezione per il biennio 2023-2024 nell’organo esecutivo delle Nazioni Unite era scontata. Per i due seggi vacanti del gruppo regionale dell’Europa occidentale erano infatti candidate solo la Confederazione e Malta.
Per occupare un seggio, uno Stato necessita almeno i due terzi dei suffragi dei Paesi votanti tra i 193 membri dell’Assemblea generale.
La Svizzera sarà, per la prima volta, uno dei dieci membri non permanenti dell’organo, in cui siedono complessivamente 15 Paesi. Gli altri cinque, permanenti, sono i vincitori della Seconda Guerra mondiale, ossia Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti.
Il compito principale del Consiglio di sicurezza è il mantenimento della pace in conformità con i principi e le finalità delle Nazioni Unite. È anche l’entità che vota le sanzioni che possono essere applicate in modo vincolante contro uno Stato membro dell’Onu, in caso di violazione del diritto internazionale.
Malta ha ottenuto 185 voti. Con 187 voti, la Confederazione eguaglia il record per un Paese dell’Europa occidentale. Gli altri nuovi membri del più importante organo del sistema ‘onusiano’ sono Mozambico, Equatore e Giappone. La Svizzera, il cui mandato inizia ufficialmente il prossimo primo gennaio, presiederà il Consiglio in maggio 2023 e, probabilmente, nel settembre 2024.
Con questa elezione, Berna sarà al centro delle sfide della comunità internazionale nei prossimi mesi. All’inizio di luglio, ospiterà a Lugano la conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina, alla quale potrebbe partecipare il presidente ucraino Volodymy Zelensky e alla quale sono invitati decine di Stati.
Si attende inoltre una risposta dalla Russia all’offerta elvetica di rappresentare gli interessi ucraini nel Paese e viceversa. Kiev ha accettato questa offerta.
"La Svizzera sta vivendo un capitolo importante della sua storia in termini di politica estera", ha dichiarato in serata il presidente della Confederazione Ignazio Cassis. Tra le sfide che attendono Berna vi è quella di una limitazione del diritto di voto in seno al Consiglio concesso ai cinque membri permanenti. Il ticinese ha detto che la Svizzera è pronta a lavorare con loro per cercare di convincerli.
Nelle ultime settimane, i leader di diversi Paesi avevano espresso a Keystone-Ats il loro entusiasmo per l’arrivo di Berna, menzionando spesso il suo ruolo di mediatore, che è diventato ancora più ricercato in seno al Consiglio nel bel mezzo delle tensioni sull’Ucraina.
La neutralità ha suscitato molte domande. La Svizzera sostiene da tempo che non è incompatibile con un impegno attivo nel Consiglio di sicurezza. Più recentemente, ha adottato questo approccio anche per l’attuazione delle sanzioni.
Martedì l’ambasciatore francese all’Onu a New York, Nicolas de Rivière, ha suggerito che Berna dovrebbe evitare di "avere una visione troppo letterale della neutralità" nel Consiglio. Cassis ha replicato che la Svizzera applica il diritto della neutralità "alla lettera", ma che la politica di neutralità consente una maggiore flessibilità.
Paradossalmente, secondo alcuni osservatori internazionali, la lotta per questo seggio è stata più accesa sul fronte interno che con altri Stati. Per anni, l’UDC e il suo leader Christoph Blocher hanno condotto una campagna contro la partecipazione al Consiglio di sicurezza, auspicando addirittura che la questione fosse risolta dal popolo.
Il partito ha cercato fino all’ultimo di opporsi, ottenendo sessioni straordinarie in entrambe le camere del parlamento. Nonostante diverse mozioni, non è riuscito a convincere che le possibilità di buoni uffici della Svizzera sarebbero state erose in caso di associazione con l’organismo delle Nazioni Unite.
Anche le organizzazioni non governative (ong) non sono del tutto favorevoli. La coalizione Alliance Sud ha sottolineato il ruolo della piazza finanziaria svizzera e delle grandi imprese multinazionali. Queste "violano i diritti umani nei Paesi economicamente svantaggiati e danneggiano considerevolmente il loro sviluppo sostenibile", ha indicato in un comunicato.
Il Consiglio federale ha recentemente annunciato che si concentrerà sulla pace e sul clima durante il suo mandato. La Svizzera vuole contribuire a una pace sostenibile, proteggere la popolazione civile, lavorare per la sicurezza climatica e rafforzare l’efficacia dell’organismo.
Berna vuole ancora sfruttare il ruolo della Ginevra internazionale e lo status di Stato ospite. Il suo spazio di manovra non deve essere sopravvalutato, ma sarà in grado di dare il tono ai diversi lavori durante la sua o le sue presidenze. In un momento di tensione a causa della guerra in Ucraina, diversi Paesi si aspettano che la Svizzera faccia uno sforzo per cercare di sbloccare il Consiglio di sicurezza.