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Svizzera Oltre 100 depuratori a caccia di tracce di Covid nelle acque reflue
Annunciati tempo fa, i controlli capillari sulle acque reflue nei depuratori alla caccia del Covid sono realtà: oltre centro depuratori partecipano alla sorveglianza del virus, indica una nota odierna dell'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).
Stando al comunicato, il monitoraggio delle acque reflue rappresenta un mezzo efficace per osservare la carica virale e le varianti in circolazione nella popolazione. Tale sorveglianza consente di raccogliere dati ad affidabili su larga scala. Con la diminuzione dell'attività di depistaggio, si tratta di un metodo particolarmente pertinente.
Fino a febbraio, il controllo sulle acque di scarico era eseguito in sei depuratori. Da allora, la rete di sorveglianza si è estesa e ora ingloba oltre cento stazioni che forniscono campioni per le analisi da due a sei volte alla settimana. I depuratori coprono il 70% della popolazione e i principali centri turistici. In questo modo è possibile, secondo l'UFSP, rintracciare rapidamente l'eventuale comparsa di nuove varianti.
I dati raccolti saranno pubblicati a partire da giugno. La sorveglianza dovrebbe proseguire fino al termine dell'anno in corso. Una proroga anche per il 2023 è allo studio.
Il monitoraggio delle acque di scarico viene eseguito dalla primavera 2020 dall'Istituto federale per l'approvvigionamento, la depurazione e la protezione delle acque (EAWAG) e dal Politecnico federale di Losanna in collaborazione con quello di Zurigo. Il finanziamento è assicurato dall'UFSP.
Gli altri pilastri destinati al controllo della situazione epidemiologica sono la dichiarazione obbligatoria (numero di casi, test, tasso di positività), il sistema di dichiarazione Sentinella, la campionatura in seno a diversi gruppi della popolazione e la sorveglianza delle varianti del virus mediante il sequenziamento.
cp, ats