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A 267 anni dalla nascista di Frédéric-César de la Harpe ci pare doveroso ritornare brevemente alla sua figura. Anche perché il Canton Ticino, senza il suo intervento durante la Conferenza di Vienna del 1815, probabilmente non sarebbe nato.
Frédéric-César de la Harpe nasce nel 1754 in circostanze semplici ma nobili. Dopo la formazione di base a Rolle, il quattordicenne frequentò il seminario al Castello di Haldenstein per due anni. Già dalla giovane età riceve un’insegnamento umanista, che lo accompagnerà durante le sua battaglie. Dopo un successivo soggiorno di studio di due anni a Ginevra, l’ormai diciottenne studiare giurisprudenza a Tubinga. Qui entra in contatto con Henri Monod, anch’egli originario del Canton Vaud.
Dopo aver completato il dottorato nel 1774, Laharpe fece ritorno a casa. Si stabilì a Losanna e fu accettato nel Concilio dei Duecento. Grazie alla sua padronanza del tedesco, fu avvocato presso la Welsche Appellationskammer di Berna. La Harpe fu molto sensibile alla situazione di abuso da parte Bernese sul Vaud e sui suoi abitanti. L’invito della zarina nel 1782, di accompagnare una parte della corte in un “Grand Tour” come mentore, fu probabilmente un sollievo dalla situazione che de la Harpe viveva a Berna. Il viaggio lo portà via Roma, Napoli e la Sicilia fino a Malta. Su richiesta della zarina accompagnò i suoi allievi – il futuro zar Alexander I e Constantino – via Vienna e Varsavia fino a San Pietroburgo, dove arrivò nella primavera del 1783.
Laharpe rimase affascinato di San Pietroburgo. La città aveva già preso una distinta forma, soprattutto grazie all’intervento del ingegnere e architetto ticinese Domenico Trezzini. De la Harpe dedicò il primo anno principalmente all’apprendimento della lingua russa. Dal 1784 in poi, fu chiamato direttamente dalla Zarina per educare i suoi due nipoti Alessandro, i futuri zar e suo fratello Costantino, più giovane di un anno e mezzo.
Il suo lavoro d’insegnamento si limitava inizialmente al solo francese. Nel corso del tempo, de la Harpe fu in grado di attuare il suo proprio concetto educativo umanista. L’accento fu quindi posto sulla storia e sulla geografia, dando grande importanza all’insegnamento della filosofia e delle scienze politiche. Fu de la Harpe che riuscì a portare le idee di Jean-Jacques Rousseau (Contrat social) e John Locke (Upon civil government) nella casa dello zar. Nel 1790 egli sposò la sedicenne Dorothea Boethlingk, figlia di un ricco mercante di Pietroburgo.
Durante il suo soggiorno in Russia, de la Harpe non perse mai i contatti con l’Europa occidentale. Rimase fortemente legato alla regione di Vaud attraverso la sua corrispondenza con Henri Monnod. Seguì con interesse gli sviluppi in Francia dopo la rivoluzione del 1789 e cercò con successo di tenere la Zarina lontana da attacchi ostili contro la Francia.
Attraverso una serie di lettere anonime del London Chronicle, de la Harpe iniziò ad influenzare gli sviluppi politici in Svizzera. Nel 1790 pubblicò diverse lettere sotto il nome di Philantropus e Helvetus, in cui descriveva fittiziamente che a Berna erano avvenuti dei disordini. Una sorta di fantapolitica elvetica, scrittta per destabilizzare il controllo bernese. Venne scoperto dalla autorità bernesi le quale intervennero preso le autorità bernesi. De la Harpe protetto da Alexander riusci a rimanere in Russia fino al maggio del 1795. Non riusci a ritornare nel Canton Vaud, e visse un periodo a Genthod, nella campagna ginevrina.
Frédéric-César de la Harpe nel 1796 si trasferì a Parigi, dove diede alla direzione francese il motivo di intervenire in Svizzera, facendo riferimento al trattato di Losanna del 1564, garantito dalla Francia, che garantiva al Canton Vaud le libertà esistenziali. Fu per questo motivo che nei circoli conservatori fu chiamato “il seppellittore della vecchia Confederazione”. Laharpe era anche il leader indiscusso del partito rivoluzionario radicale svizzero, i cosiddetti patrioti.
Quando, secondo il piano concordato da lui e da Peter Ochs con il Consiglio di amministrazione, la Confederazione svizzera fu trasformata dai francesi nella Repubblica elvetica nel 1798, non fu eletto al primo Consiglio di amministrazione elvetico, con grande disappunto a causa della resistenza repubblicana. Solo grazie alle pressioni dell’inviato francese, il 29 giugno 1798 divenne membro del consiglio di amministrazione insieme a Ochs e usò la sua preponderanza dittatoriale nel consiglio di amministrazione per imporre regole di forza, attraverso le quali sperava di salvare la repubblica unificata, che era minacciata da tutte le parti. Sulla scia del colpo di Stato di Napoleone Bonaparte del 9 novembre 1799 contro il consiglio di amministrazione parigino, Laharpe cercò di ottenere poteri dittatoriali anche nella Repubblica Elvetica con un colpo di Stato, ma questo fallì dopo poco tempo. Dopo il colpo di stato del 7 gennaio 1800 che rovesciò il Consiglio d’amministrazione, dovette lasciare di nuovo il paese e fuggire a Parigi.
Dopo che Laharpe aveva fatto un viaggio in Russia dal 1801 al 1802 su invito dello Zar Alessandro I, visse in una casa di campagna vicino a Parigi, ricevette la dignità di generale dell’Ordine di Sant’Andrea nel 1814 dopo l’invasione degli alleati dello Zar Alessandro e li convinse a non permettere il ripristino dei vecchi rapporti tra i sudditi del Ticino, Vaud e dell’Argovia, come previsto da Berna.
È grazie alla sua influenza sullo zar che la Svizzera non venne divisa o incorporata come monarchia nella Confederazione tedesca. Dopo aver prestato servizio come inviato di Vaud e Ticino e come avvocato non ufficiale della Svizzera al Congresso di Vienna, si trasferì a Losanna nel 1816 e vi morì con grande onore nel 1838.