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La stampa svizzera ha ovviamente dato ampio spazio alle dimissioni di Adalbert Durrer dalla presidenza del Partito popolare democratico, uno dei quattro partiti di governo. Con toni per nulla lusinghieri, e anzi piuttosto impietosi, verso il politico obwaldese.Questo contenuto è stato pubblicato il 16 marzo 2001 - 11:31
Il quotidiano bernese DER BUND raffigura il presidente che parte come una marionetta ai cui fili è appeso un pacchetto di azioni UBS. Accanto un investitore preoccupato laconico esclama: scendono!
Per il romando 24HEURES la partenza di Durrer è quanto di meglio si poteva augurare il PDC, mentre LE TEMPS scrive che Durrer è stato un presidente tanto infelice quanto disastroso. Il suo profilo psicologico non si addirebbe alla presidenza di un partito, ancor meno alla presidenza del PPD.
Secondo la BERNER ZEITUNG, il presidente uscente ha passato il suo tempo a destreggiarsi fra l'ala cristiano-sociale e quella conservatrice, pur essendo in realtà piu' vicino a quest'ultima. Adalbert Durrer avrebbe comunque rappresentato come meglio poteva il suo partito: difficilmente collocabile sul piano politico.
Ma , osserva il il TAGES ANZEIGER, chi vuole andare oltre il sistema della concordanza in governo e poi fa di tutto per mantenerla, brucia gli ultimi spiccioli di credibilit.
Se il presidente PPD a un certo punto si è sentito solo al punto di chiedere asilo ad un amico politico presso a una grande banca, se la deve prendere con sé stesso. Così la stampa romanda, che rincarando la dose definisce Durrer privo di carisma, di spessore, di capacità di sintesi, del senso della comunicazione, insomma un errore da non ripetere.
Il presidente del PPD esce distrutto dall'analisi giornalistica. Se ha reso la vita difficile al partito, come scrive un quotidiano bernese, è anche vero il contrario, osservano alcune firme e la NEUE ZURCHER ZEITUNG in particolare ricorda come a livello federale il partito si stacchi puntualmente dal centro per andare a costituire maggioranze di volta in volta diverse con altri partiti.
Sui temi economici con i radicali, in campo sociale con la sinistra e quando ci sono di mezzo valori etici d'interesse anche con l'UDC. Una scelta senz'altro difendibile perché vincente. Agli occhi degli elettori risulta però un partito senza profilo che finisce sempre per irritare l'ala perdente.
E allora il TAGES ANZEIGER avverte: il giorno in cui radicali e democratici di centro non avranno più bisogno del PDC per costituire maggioranze vincenti, allora il partito potrebbe anche essere superfluo. Scenario già ipotizzato da qualche politologo, e seppure con chiari intenti provocatori, anche all'interno del partito stesso.
swissinfo
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