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Il vescovo di Sion Jean-Marie Lovey ritiene di essere stato "frainteso" quando ha dichiarato martedì al giornale vallesano "Le Nouvelliste" che l'omosessualità, da lui definita una "debolezza della natura", "può essere guarita dalla preghiera".
In due interviste oggi, il prelato afferma di essere aperto al dialogo e assicura di non aver voluto ferire nessuno. Si tratta di un "errore di comunicazione", ha precisato.
"Dietro al termine debolezza non vi è alcun giudizio di valore da parte mia", sottolinea il vescovo nelle interviste pubblicate oggi da "Le Nouvelliste" e "Le Matin". In merito alla nozione di guarigione, impiegata nel medesimo contesto, il sacerdote si rammarica che "essa sia stata interpretata nel senso medico".
Jean-Marie Lovey si dichiara peraltro dispiaciuto di aver potuto "arrecare sofferenza alle persone omosessuali". "Ogni persona ha la sua dignità, il suo rispetto e il suo valore, poco importa il suo orientamento sessuale", sottolinea.
Le dichiarazioni di Monsignor Lovey pubblicate martedì da "Le Nouvelliste" hanno provocato forti reazioni, in particolare in seno all'Organizzazione svizzera delle lesbiche (OSL), che si è detta "profondamente scioccata e disgustata".
Appena rientrato da un soggiorno in Francia, il vescovo ha ritenuto opportuno di fornire spiegazioni: la mia intenzione - precisa - era di "dar prova di accoglienza e di benevolenza, sottolineando la dignità di ogni persona".
Interrogato dalla stampa sulla sua eventuale partecipazione alla Gay Pride che si svolgerà il 13 giugno nel capoluogo vallesano, Lovey ha dichiarato che non vi prenderà parte, ma che non rifiuterà di dialogare con gli organizzatori.
Diversi media l'avevano interrogato in proposito dopo l'annuncio della sua nomina nel luglio 2014. Il vescovo aveva allora espresso scetticismo in merito all'utilità dell'avvenimento per la difesa degli omosessuali.
SDA-ATS