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L'ombra dei Paradise Papers si staglia anche sulla Svizzera: dal gigante minerario Glencore alla presidente del consiglio d’amministrazione delle FFS Monika Ribar. Dalla nuova inchiesta giornalistica internazionale - che ha esaminato milioni di documenti sottratti alla società di servizi legali offshore Appleby con sede alle Bermuda - sarebbero emersi 2'363 riferimenti a persone o società nella Confederazione.
Non vi sarebbe nulla di illegale, ma si parla di rischi di corruzione e affari discutibili in Africa, come quelli che vedono protagonista l’imprenditore svizzero-angolano Jean Claude Bastos de Morais fondatore del Quantum Global Group. La sua società di investimenti con sede a Zugo era stata scelta dall’Angola per gestire il suo fondo da 5 miliardi di dollari. Incarico per il quale (stando alle ricerche del consorzio di 400 giornalisti, tra i quali quelli del Tages-Anzeiger) avrebbe percepito un onorario tra i 60 e i 70 milioni di franchi. Una cifra delicata per due ragioni: primo perché il fondo angolano finanziato grazie al petrolio era stato creato con lo scopo di migliorare le condizioni di vita della popolazione in uno dei paesi più poveri del continente. Secondo perché il 50enne è considerato molto vicino ad alcuni uomini di potere in Angola.
L'intricato giro di affari chiama in causa anche l'attuale presidente delle Ferrovie federali Monika Ribar. Nel 2015 era entrata a far parte del consiglio di amministrazione di una società con sede alle Isole Vergini Britanniche. Faceva anche essa capo a Jean Claude Bastos e doveva finanziare la costruzione di un porto in Angola. Monika Ribar è uscita dalla società prima di assumere la presidenza delle FFS ma il quotidiano zurighese le rimprovera una certa leggerezza nell'accettare la carica ben remunerata in una società offshore per un progetto discutibile. Accuse da lei già rispedite al mittente.
Nella galassia di Bastos spuntano altri nomi noti, come quelli dell'ex consigliera federale Ruth Metzler e dell'ex capo della Direzione dello sviluppo e della cooperazione svizzera Walter Fust.
Tra le diverse multinazionali clienti di Appleby spunta anche il nome di Glencore: 30'000 documenti riguarderebbero il gigante del settore minerario con sede nel canton Zugo. Dimostrerebbero che la società ha collaborato strettamente con un amico del presidente del Congo, con l’obiettivo di ottenere una drastica riduzione del prezzo delle licenze per lo sfruttamento del sottosuolo. Un intermediario in odore di corruzione e che avrebbe così contribuito a sottrarre milioni allo stato congolese. Accuse anche queste respinte da Glencore.
Diem/RG/ATS
- RG 07'00 del 07.11.17 Servizio di Roberto Porta
- RG 18.30 del 06.11.17 - L'intervista di Gianluca Olgiati ad Oliver Zihlmann, il giornalista che per mesi ha guidato il team investigativo del Tages-Anzeiger