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Elon Musk è da pochi giorni il nuovo CEO di Twitter. Tra le prime azioni intraprese da Musk c’è il licenziamento di massa ai danni di quelli che ora sono ex dipendenti Twitter.
I quali non sono restati impassibili davanti alla decisione dell’imprenditore, avviando un’azione legale collettiva contro il nuovo CEO di Twitter.
Secondo diverse fonti, Musk ha avviato massicci licenziamenti su Twitter il 4 novembre, riducendo la forza lavoro dell’azienda di 7.500 persone.
Si ipotizzava, infatti, che il nuovo CEO di Twitter avrebbe tagliato fino al 50% del personale dell’azienda, circa 3.500 persone, solo pochi giorni dopo l’acquisizione di Twitter per 44 miliardi di dollari, avvenuta il 27 ottobre.
In risposta ai licenziamenti, i dipendenti di Twitter hanno intentato un’azione legale collettiva contro Musk presso il tribunale federale di San Francisco. La causa sostiene che Twitter sta violando le leggi federali e della California licenziando i dipendenti senza preavviso.
Cosa dice la legge a proposito dei licenziamenti di massa
L’azione intrapresa degli ex dipendenti di Twitter a seguito dei licenziamenti imposti da Musk fa riferimento ad una legge precisa. Nello specifico, si parla della legge federale sull’adeguamento e la riqualificazione dei lavoratori.
La quale, impedisce alle grandi aziende di aumentare i licenziamenti di massa senza almeno sessanta giorni di preavviso.
A parlare è stata l’avvocatessa per i diritti civili Lisa Bloom, la quale ha affermato che Musk ha completamente ignorato la legge, che si applica a tutti i datori di lavoro della California con più di 75 dipendenti:
“Questa legge WARN si applica a tutti i datori di lavoro della California con più di 75 dipendenti, che ovviamente include Twitter con le sue migliaia di dipendenti.Lo scopo della legge è dare ai dipendenti licenziati il tempo di capire come gestire questa interruzione. Ed Elon lo ignora completamente”.
Shannon Liss-Riordan, l’avvocato che ha intentato la class action il 3 novembre, ha affermato che tutti i dipendenti di Twitter dovrebbero essere consapevoli dei propri diritti.
Aggiungendo, inoltre, che i dipendenti non dovrebbero rinunciare ai loro diritti e che hanno una strada per perseguirli.
Prima di Twitter per Musk c’era la causa Tesla. Ecco cosa era successo
A giugno del 2022, Musk aveva tagliato circa il 10% della sua forza lavoro nella società di auto elettriche Tesla, sempre di sua proprietà. La stessa Liss-Riordan aveva citato in giudizio anche in questa occasione Musk.
Tutto era partito dai due lavoratori che avevano dichiarato di essere stati licenziati a giugno dalla gigafactory di Tesla a Sparks, in Nevada. Stando a quanto riportato nella causa, sono stati più di 500 i dipendenti licenziati dallo stabilimento del Nevada.
La causa intentata per i licenziamenti Tesla aveva infatti le stesse fondamenta dell’attuale causa per Twitter, il fatto che l’azienda non avesse rispettato le leggi federali sui licenziamenti di massa, che richiedono un periodo di notifica di 60 giorni ai sensi del Worker Adjustment and Retraining Notification Act.
Musk, intervenuto sulla questione al Qatar Economic Forum organizzato da Bloomberg, ha definito la causa “banale”. Queste le sue parole:
“La causa non ha alcun fondamento. Sembra che tutto ciò che riguarda Tesla riceva molti clic, sia che sia banale o significativo. Metterei la causa a cui vi riferite nella categoria delle cose banali”.
Pare, inoltre, che Elon Musk, a inizio di giugno avesse già dichiarato di avere una pessima sensazione riguardo all’economia e che Tesla aveva la necessità di tagliare il personale di circa il 10%.
Ipotesi che sono state confermate dallo stesso Musk nel corso di un intervento al Qatar Economic Forum organizzato da Bloomberg. Musk aveva dichiarato che i tagli si sarebbero applicati solo ai lavoratori dipendenti, il che significa una riduzione del 3,5% dell’organico totale.
Tuttavia, aggiungeva, ci saranno anche altre assunzioni. Ad ogni modo, Tesla alla fine ha vinto il caso in un arbitrato a porte chiuse invece che in un tribunale aperto.
Stando a quanto sostiene Liss-Riordan, pare che Musk stia ripetendo lo stesso playbook di quello che ha fatto alla Tesla.
“L’uccellino è libero”, lo slogan diffuso all’acquisizione di Twitter da parte di Musk
Quando pochi giorni fa Musk ha comprato Twitter, nell’annunciare la notizia ha scritto “L’uccellino è libero”. Non solo entusiasmo, come in ogni affare di rilievo non sono tardate ad arrivare le polemiche per le affermazioni di Musk.
“In Europa l’uccellino volerà secondo le nostre regole dell’Ue”, ha replicano Breton, infatti, al tweet di Musk.
Tuttavia, tra i fan di Musk troviamo il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che commenta: “Buona notizia per la rete, per la Democrazia e la libertà. Adoro Elon Musk.”
Ancora, il Vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione russa, Dmitri Medvedev, ha augurato a Elon Musk successo nella lotta contro la dittatura ideologica su Twitter e ha suggerito a Starlink di smettere di lavorare in Ucraina.
L’ex Presidente russo ha twittato:
“Buona fortuna nel superamento dei pregiudizi politici e della dittatura ideologica su Twitter. E esci da questa faccenda di Starlink in Ucraina”.
A ricordare ancora una volta l’immenso aiuto in merito all’informazione che Musk fornisce con Starlink da quando è iniziata la guerra in Ucraina.
Anche l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha tardato a fare le sue congratulazioni a Musk. La simpatia tra i due era già nota da quando Trump era stato bandito da Twitter a causa dei tweet sull’attacco del 6 gennaio al Campidoglio.
Infatti, Musk aveva considerato un errore bandire l’ex Presidente. Ora è Trump che scrive in favore del nuovo CEO di Twitter sul suo social media Truth Social:
“Sono molto felice che Twitter sia ora in buone mani e non sarà più gestito da folli e maniaci della sinistra radicale che odiano veramente il nostro Paese. Twitter deve, ora, lavorare sodo per sbarazzarsi di tutti i bot e gli account falsi che lo hanno danneggiato così gravemente. Sarà molto più piccolo, ma migliore. Amo la verità!”.