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“Voglio condurre in porto la Brexit e farlo nei tempi previsti”, entro il 29 marzo. Parola di Theresa May, dopo i colloqui avuti giovedì a Bruxelles con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e quello del Consiglio europeo Donald Tusk. Colloqui definiti da May “vigorosi, ma costruttivi”.
Decisamente più fredda la posizione europea: se infatti una concessione c’è stata, ovvero la disponibilità a continuare a discutere con la premier britannica “per capire se è possibile trovare un modo di evitare un’uscita senza accordo”, la richiesta da Oltremanica di modificare il testo di divorzio è stata categoricamente esclusa dai 27 paesi membri.
Dopo le discussioni Juncker e Tusk non hanno proferito parola con la stampa e ci ha pensato la stessa Commissione europea a far sapere che i vertici europei non modificheranno l’accordo.
I negoziatori di entrambi i fronti hanno ricevuto mandato per cercare una “via possibile per ottenere il maggior consenso possibile nel Parlamento britannico, rispettando al contempo la posizione europea”.
La premier britannica si è invece detta certa del desiderio degli interlocutori di arrivare a un divorzio "con un accordo" e ha insistito sulla necessità di cambiamenti "legalmente vincolanti" al backstop sul confine irlandese, pur riconoscendo che si tratta di un obiettivo e che nuovi colloqui al riguardo devono ancora partire.
Entro la fine di febbraio è previsto un nuovo incontro tra le parti.