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Un infortunio professionale su tre con danni permanenti o il decesso della vittima è dovuto a una caduta dall'alto. Una nuova analisi della Suva sull'andamento infortunistico rivela che si sottovalutano le conseguenze di una caduta da un'altezza di cinque metri. Il dato preoccupante è che circa il 50 per cento degli infortuni mortali per caduta dall'alto avviene da un'altezza pari o inferiore a cinque metri. La vittima non è in grado di intervenire sulla caduta e sul conseguente impatto a terra. Per questo motivo è fondamentale prevenire alla fonte questo tipo di infortunio.
Ogni anno la Suva registra 9000 infortuni sul lavoro per caduta dall'alto. In 280 casi la vittima riporta danni permanenti, mentre in 22 casi la caduta è addirittura fatale.
Un dato è certo: in quasi tutti i casi non si rispetta una «regola vitale». Se si rispettassero queste regole in modo coerente, non ci sarebbe alcuna caduta. Le simulazioni di caduta svolte dall'Arbeitsgruppe für Unfallmechanik AGU hanno dimostrato che per proteggersi dalle conseguenze di una caduta dall’alto c'è un solo modo: rispettare le regole vitali. Questo gruppo di lavoro è stato incaricato dalla Suva di analizzare le conseguenze di un infortunio per caduta dall'alto da diverse altezze (tre, cinque oppure otto metri). In ogni caso è altamente probabile impattare al suolo prima con la testa. In questo caso il rischio principale è un trauma cranio-cerebrale, spesso invalidante o fatale. Anche se si cade sulla schiena, la vittima può riportare lesioni gravissime e finire paralizzata. «Una caduta dall'alto dura un battito di ciglia. Da un'altezza di tre metri basta meno di un secondo per finire al suolo. In questo lasso di tempo la vittima non ha la benché minima possibilità di fare qualcosa per evitare l'impatto» dichiara Markus Muser, ricercatore nel campo degli infortuni presso AGU.
Già anni fa la Suva, in collaborazione con i settori professionali interessati, aveva elaborato una serie di misure per evitare le cadute dall'alto sul lavoro. Queste misure sono diventate le nostre «regole vitali» e il messaggio STOP. «Le ‹regole vitali› e la legittimazione a sospendere i lavori in caso di pericolo nelle aziende sono concetti noti» afferma André Meier, responsabile della Divisione sicurezza sul lavoro alla Suva. Ciò nonostante, non si assiste a un calo degli infortuni per caduta dall'alto. I lavoratori devono essere consapevoli del fatto che se non sospendono i lavori stanno letteralmente giocando con la loro vita. Dal canto loro, i datori di lavoro devono istruirli a rispettare le regole e a far sì che queste siano applicate. «L'unico modo per tutelarsi dalle cadute è rispettare sempre le ‹regole vitali›. Tutto il resto è una roulette russa» dichiara Meier.
La routine può facilmente portare a un infortunio per caduta dall'alto. Basta non rispettare una sola volta una «regola vitale» e anche un gesto semplice ripetuto mille volte può finire in tragedia. Werner Witschi ha vissuto sulla sua pelle tutto questo. Non ha rispettato le «regole vitali» e nel 2013 ha subito un grave infortunio in seguito allo sfondamento di un tetto. Oggi è costretto sulla sedia a rotelle. Ha lottato per tornare a vivere e ora si impegna per sensibilizzare coloro che lavorano in quota e per metterli in guardia nei confronti delle cadute dall'alto. Come ambasciatore della Suva Witschi racconta in una serie di video la sua gioia di vivere e spiega quanto è importante rispettare le «regole vitali» per non correre inutili pericoli.
Operante dal 1918, oggi la Suva occupa 4200 collaboratori nella sede principale di Lucerna, nelle 18 agenzie sul territorio nazionale e nelle due cliniche di riabilitazione a Bellikon e Sion. Azienda autonoma di diritto pubblico con un volume premi di 4,1 miliardi di franchi, la Suva assicura 128 000 imprese, ossia 2,0 milioni di lavoratori, contro le ripercussioni degli infortuni e delle malattie professionali. Le persone disoccupate sono automaticamente assicurate alla Suva. Dal 2005 gestisce anche l'assicurazione militare su mandato del Consiglio federale. Le prestazioni comprendono assicurazione, prevenzione e riabilitazione. La Suva si autofinanzia, non beneficia di fondi pubblici e ridistribuisce gli utili agli assicurati sotto forma di riduzione dei premi. Nel Consiglio della Suva sono rappresentate le parti sociali – datori di lavoro e lavoratori – e la Confederazione.