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Dopo la sconfitta patita alle urne, ma soprattutto negli ultimi giorni della sua permanenza alla Casa Bianca, dopo l'irruzione a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, l'equilibrio del presidente Donald Trump sarebbe stato tanto precario che l'allora e attuale capo dello stato maggiore congiunto, generale Mark Milley, si sentì in dovere di contattare segretamente Pechino per evitare la guerra rassicurandola sulla stabilità del Paese. Ma non solo: avrebbe anche deciso di cambiare i protocolli per l'uso delle armi atomiche.
La rivelazione è contenuta nel nuovo libro del giornalista del Washignton Post Bob Woodward, celebre per aver realizzato con Carl Bernstein l'inchiesta sul Watergate che negli anni Settanta portò alle dimissioni dell'allora presidente Richard Nixon. Con il collega Robert Costa ora ha invece scritto Peril (uscirà il 21 settembre) sull'ultimo periodo in carica di Donald Trump basato su circa 200 interviste con i protagonisti di quei giorni e testimoni diretti.
Nel libro svelano che il militare più alto in grado del Paese avrebbe avuto fatto almeno due telefonate segrete al proprio omologo cinese. Chiamate che il generale Mark Milley si sarebbe sentito in dovere di fare per assicurare che gli Stati Uniti non avrebbero attaccato la Repubblica popolare e che, in caso contrario, Pechino sarebbe stata avvertita in anticipo attraverso canali riservati.
Dal libro emerge anche che il generale avrebbe convocato i vertici delle forze armate senza consultare il presidente, per rivedere le procedure d'impiego delle armi nucleari e impedire che Donald Trump potesse utilizzarle senza l'approvazione dei capi delle forze armate.
La ricostruzione di quegli eventi ha sollevato più di un interrogativo a Washington. Mark Milley dovrà presentarsi in audizione al Congresso il prossimo 28 settembre. I repubblicani parlano già di colpo di Stato e hanno invitato Joe Biden a rimuoverlo. Ma l'attuale presidente è stato chiaro e ha già detto di riporre piena fiducia nel capo di stato maggiore congiunto.