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BERNA - Migliora, seppur di poco, la valutazione climatica della Svizzera, che nell'apposita classifica globale stilata ogni anno scala due posizioni, issandosi al 14esimo rango. Il risultato è frutto di una legislazione giudicata progressista ma ancora poco ambiziosa.
Nell'ambito del "Climate Change Performance Index" (CCPI), la Confederazione ha ottenuto risultati migliori nelle categorie "emissioni di gas serra" e "consumo di energia". D'altro canto, si trova nella media per quanto riguarda "energie rinnovabili" e "politica climatica".
Gli esperti ritengono che il trend intrapreso dalla Svizzera a ogni voce sia quello giusto. Tuttavia, il livello attuale di emissioni e gli obiettivi entro il 2030 non combaciano con l'accordo di Parigi, che punta a limitare il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi. Tra le critiche mosse, vi è il fatto che la prevista legge sul CO2 non consideri misure per il settore agricolo.
Secondo la sezione elvetica di Greenpeace, il 14esimo posto è tutt'altro che lodevole. «Non si può essere soddisfatti di una classifica che vede la Svizzera dietro non solo alla Gran Bretagna e ai Paesi nordici, ma anche a nazioni come Marocco, India e Cile», si lamenta l'ong in un comunicato odierno.
Per quel che concerne l'Unione europea, gli autori del rapporto illustrano una situazione dal sapore agrodolce. Se da una parte i Paesi scandinavi e il Portogallo si distinguono in positivo, dall'altro sono numerosi gli Stati membri a far brutta figura, ad esempio Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia e Cipro.
Globalmente, l'Ue è sedicesima e si migliora di sei posti, ma ciò è da far risalire quasi unicamente a una politica climatica molto più efficace. La pubblicazione del rapporto giunge a pochi giorni da un vertice europeo, in calendario giovedì e venerdì, in cui si discuteranno i nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni per il 2030 e sui quali per ora non sembra esserci unanimità.