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In meno di 24 ore la Cina è riuscita a mettersi contro le grandi capitali del Pacifico asiatico, annunciando – sabato – che aveva instaurato una vasta zona di difesa aerea nel Mare della Cina orientale, al di sopra di territori appartenenti ad altri paesi, in particolare Giappone e Corea del Sud.
Il nuovo perimetro cinese copre le isole Senkaku, controllate dal governo giapponese ma rivendicate da Pechino e una parte della zona di difesa aerea sud coreana vicino all’isola di Jeju.
In questo grande spazio aereo, definito in maniera unilaterale, l’esercito cinese si accorda il diritto di controllare e regolamentare il passaggio degli aerei, ufficialmente per “proteggersi da potenziali minacce aeree.”
I velivoli che vorranno attraversare questa zona dovranno fornire il loro piano di volo e mantenere una comunicazione radio con le autorità cinesi.
Il governo di Pechino ha precisato che le forze armate cinesi adotteranno misure difensive d’urgenza in risposta ai velivoli che non coopereranno o che rifiuteranno di seguire le istruzioni. Da sabato scorso la zona è pattugliata da aerei da guerra cinesi.
Visibilmente sorpreso da questa mossa, il governo giapponese ha denunciato un’iniziativa molto pericolosa per l’equilibrio della regione. L’ambasciatore cinese in Giappone è stato convocato per oggi.
Il governo sud coreano ha ugualmente deplorato l’iniziativa cinese e ha annunciato discussioni con le autorità di Pechino.
Una ferma condanna è giunta dagli Stati Uniti, che congiuntamente al Giappone si dicono sempre più preoccupati dalle mire espansionistiche della Cina e di questo disprezzo del fragile status quo territoriale nella regione.
La Cina si era presentata come una vittima di fronte alle “provocazioni” giapponesi nel settembre 2012, quando Tokyo aveva nazionalizzato le isole Senkaku e da allora non esita a provocare le destabilizzazione dell’equilibrio in diversi spazi marittimi asiatici e a mettere in scena la sua potenza militare.