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18.12.2019
Il Consiglio degli Stati ha adottato oggi un controprogetto alibi. La lobby delle multinazionali ha quindi prevalso. Multinazionali come Glencore e Syngenta non saranno ritenute responsabili per i danni causati, ma dovranno soltanto pubblicare una volta all'anno un bell’opuscolo patinato.
In seguito alla decisione odierna del Consiglio degli Stati, è molto probabile che la Svizzera l’anno prossimo voterà sull’Iniziativa per multinazionali responsabili. Il controprogetto alibi, redatto ad hoc in tempi rapidi dalla Consigliera federale Keller-Sutter ha ottenuto una maggioranza al Consiglio degli Stati. Naturalmente, questa proposta non comporterà il ritiro dell’Iniziativa, dato che non contiene alcuna normativa vincolante atta ad impedire le violazioni dei diritti umani da parte delle multinazionali.
Con la decisione odierna, la maggioranza del Consiglio degli Stati adotta un ruolo protettivo nei confronti delle grandi multinazionali senza scrupoli come Syngenta e Glencore, e vuole che anche in futuro queste società non siano ritenute responsabili per le violazioni dei diritti umani commesse. Il controprogetto alibi adottato non apporta alcun miglioramento, ma ha lo scopo di far credere agli elettori che l’Iniziativa per multinazionali responsabili non sia più necessaria.
Dick Marty, copresidente del Comitato d’Iniziativa, è convinto che la popolazione non cadrà in questa trappola: «Ritengo che questo controprogetto alibi non disorienterà gli elettori, perché tutti sappiamo che sono proprio le grandi multinazionali senza scrupoli a pubblicare con piacere opuscoli patinati sul loro operato. Società come Glencore inizieranno a svolgere le loro attività correttamente solo quando le violazioni dei diritti umani avranno delle conseguenze di cui dovranno rispondere».
Al voto l’anno prossimo
La votazione si svolgerà probabilmente nell’autunno/inverno 2020. Dick Marty guarda con fiducia alla campagna per il voto: «Il grande sostegno – da parte anche degli ambienti economici – mi rende ottimista. Sono molto fiducioso, in quanto la nostra Iniziativa ha una pretesa ovvia: quando le multinazionali avvelenano l’acqua potabile oppure distruggono intere regioni, devono assumersi le loro responsabilità».
Un ampio sostegno
L’iniziativa gode già oggi di un ampio sostegno:
120 organizzazioni attive per i diritti umani, per l’ambiente, per la cooperazione allo sviluppo ed organizzazioni per la protezione dei consumatori
Comitato “Economie pour des entreprises responsables” con oltre 160 imprenditori/imprenditrici
Oltre 120 esponenti politici di PBD, PPD, PVL, PLR e UDC appartenenti al «Comitato borghese per delle multinazionali responsabili»
La Conferenza dei Vescovi svizzeri, la Federazione delle Chiese protestanti della Svizzera, l’Alleanza evangelica e numerose altre organizzazioni ecclesiastiche
300 Comitati locali con migliaia di volontari
Cronologia dei dibattiti in Parlamento
Dopo oltre due anni di dibattiti, 20 riunioni delle Commissioni e a dispetto di due chiare approvazioni da parte del Consiglio nazionale, il Consiglio degli Stati oggi avrebbe avuto l’opportunità di adottare un compromesso ampiamente condiviso. Anche se questo compromesso comportava tagli sostanziali all’Iniziativa per multinazionali responsabili, avrebbe comunque portato all’adozione di una regolamentazione minima rispetto alle violazioni più gravi dei diritti umani da parte delle multinazionali.
La Conferenza dei Direttori Cantonali dell’Economia Pubblica, e ampi settori dell’economia (ad es. Coop, Migros, Manor o una parte considerevole dell’economia della Svizzera occidentale) avevano sostenuto il controprogetto. E i promotori e le promotrici avevano annunciato il ritiro dell’Iniziativa nel caso di un’adozione definitiva.
Ora tocca al Consiglio nazionale decidere se vuole mantenere fede al proprio controprogetto. Con la decisione odierna del Consiglio degli Stati, tuttavia, è molto probabile che si andrà a votare.
Cosa chiede l’Iniziativa
L’Iniziativa vuole obbligare le multinazionali con sede in Svizzera a non violare i diritti umani e a non distruggere l’ambiente. Per garantire che tutte le multinazionali rispettino la nuova legge, in futuro le violazioni dovranno comportare delle conseguenze. Le multinazionali dovranno pertanto assumersi la responsabilità delle violazioni dei diritti umani compiute dalle loro filiali.