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Lanciata iniziativa per introdurre nella legge sulle epidemie un obbligo di indennizzare adeguatamente le aziende colpite dalle misure decise dalle autorità
Gli indennizzi concessi al settore della gastronomia, fortemente svantaggiato dalle misure sanitarie in questo periodo di pandemia, sono del tutto inadeguati. Affinché una tale situazione non si ripeta, il settore lancia un'iniziativa popolare volta ad ottenere risarcimenti sufficienti in caso di una futura crisi epidemica.
"La legge sulle epidemie è inadeguata e deve essere completata in vista di future pandemie", ha affermato davanti ai media il consigliere nazionale Alois Gmür (Centro/SZ), presidente del gruppo interparlamentare che rappresenta il settore.
Nella sua forma attuale, la legge fornisce la base per misure volte a proteggere la salute della popolazione, ma non c'è alcun diritto ad un risarcimento per le strutture e i dipendenti colpiti. Di conseguenza, sono compensati in modo insufficiente e troppo lentamente. Il settore alberghiero e della ristorazione è stato particolarmente colpito dalla crisi ed è stato relegato allo status di vittima collaterale. Questo non deve accadere di nuovo", ha aggiunto Gmür, eletto in parlamento nel 2011.
"La politica non era preparata ad affrontare una situazione di emergenza a così lungo termine", ha sottolineato il deputato svittese, presidente tra l'altro dell'associazione svizzera dei distributori di bevande (SwissDrink).
Il dibattito che ha avuto luogo in marzo in merito alla Legge Covid-19 e ai casi di rigore, "con proposte che andavano da una perdita di fatturato del 20% fino al 40% è stato un bazar". Insomma, una discussione che ha denotato poca serietà e improvvisazione, ha spiegato.
Per Casimir Platzer, presidente di GastroSuisse, "sembra ovvio e moralmente giustificabile che le industrie che hanno fatto enormi sacrifici in questa crisi debbano essere adeguatamente compensate". Il denaro è stato promesso nel contesto dei casi di rigore inclusi nella Legge Covid-19. Il Consiglio federale ha ventilato aiuti per 10 miliardi di franchi. "Tuttavia, solo una parte di questo denaro ha già raggiunto i destinatari. Gli indennizzi vengono versati troppo lentamente e variano molto da cantone a cantone", ha affermato.
"La Confederazione e i cantoni hanno fallito e hanno creato dei mostri burocratici", ha aggiunto Platzer. Altri Paesi hanno fatto meglio, ha sottolineato, deplorando che la Svizzera non abbia seguito l'esempio di Austria e Germania, che hanno deciso di abbassare l'IVA per il settore.
Per Platzer l'obiettivo dell'iniziativa è chiaro: "Non dobbiamo rifare gli stessi errori". "In caso di una nuova pandemia, ci deve essere una compensazione adeguata se gli stabilimenti vengono chiusi su ordine delle autorità". Il diritto alla riduzione dell'orario di lavoro e alle Indennità per perdita di guadagno andrebbero fissate per legge. L'iniziativa mira a stabilire le future regole del gioco. "Abbiamo bisogno di chiarezza", ha insistito Platzer.
"Se le persone colpite vengono indennizzate adeguatamente, ciò rafforza anche il Consiglio federale nella lotta contro la pandemia e porta a una maggiore accettazione delle misure", ha dichiarato dal canto suo Massimo Suter, vicepresidente di GastroSuisse e presidente di GastroTicino. Un obbligo di compensazione costringe anche lo Stato ad essere meglio preparato per una futura pandemia.
Quanto al sostegno di cui potrebbe beneficiare l'iniziativa, Gmür ha annunciato che SwissDrink non si tirerà indietro. Il consigliere nazionale si è detto pure convinto del sostegno del settore della gastronomia e di altri rami penalizzati dall'attuale pandemia. Il testo dell'iniziativa dovrebbe essere pronto entro novembre.