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La traduzione di una canzone, così come di una poesia, implica un approccio molto diverso rispetto a una traduzione narrativa. Una traduzione narrativa si basa sulla riproduzione fedele del significato, mentre un testo strutturato in versi deve tener conto anche del significante, ovvero di tutti gli aspetti fonico-timbrici, prosodici, rimici e metrici. Ben presto si realizza come sia arduo riprodurre i suoni e le parole in una lingua diversa da quella di partenza. L’intraducibilità del testo mette di fronte a una scelta: optare per una traduzione infedele ma bella oppure per una traduzione brutta ma fedele?
Innanzitutto, dati i presupposti, è bene tener presente che in questi casi al termine di «traduzione» è meglio preferire quello di «rivisitazione». Cercando quindi di preservare la scansione metrica originaria – che permette di distinguere immediatamente il brano – occorre produrre una nuova versione cantabile e il più possibile aderente alle intenzioni e al senso del modello originale. Questo implica anche un nuovo arrangiamento strumentale e, di conseguenza, non tanto il lavoro di un traduttore, bensì di un cantautore o paroliere, dall’orecchio molto più affine a questo tipo di transfer.
È quindi molto probabile che la nuova versione, la cover, ripresenti il ritmo, la melodia e l’intensità dell’originale, ma che i termini scelti raccontino una storia diversa, non necessariamente somigliante a quella della lingua di partenza. Ne è una conseguenza anche la scelta del titolo, per il quale spesso si preferisce una soluzione idiomatica e concisa sul tema effettivamente trattato dal brano. Più il tema assomiglia a quello dell’originale e maggiori saranno le probabilità che il titolo possa essere tradotto 1 : 1.
Se per esempio La partita di pallone (1962) di Rita Pavone può essere tradotta letteralmente in francese con La partie de football (1963) nella versione di Dalida – proprio perché il contenuto non ha subito variazioni e perché la lingua francese lo permette – la storica Wind of change degli Scorpions (1989) diventa semplicemente Ridi nella versione cantata da Fiorello nel 1995: in questo caso, nella rielaborazione il brano politicamente impegnato è stato trasformato in una canzone d’amore.
A seguire ecco alcuni titoli di famose cover in cui l’italiano funge da lingua di partenza o di arrivo (cliccare sull’immagine per ingrandirla).
Tabella adattata da musicaememoria.com
Laura Bernasconi