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BERNA - Il Consiglio federale ha deciso di proporre quale controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Favorire la donazione di organi e salvare vite umane" l'introduzione di un modello del "consenso presunto in senso lato" per aumentare sensibilmente il numero di donatori. Attraverso una modifica di legge, posta oggi in consultazione, il governo intende tutelare al contempo i diritti dei famigliari.
L'iniziativa, depositata nel marzo 2019 e munita di 112'633 firme valide, chiede che gli organi di una persona deceduta possano essere donati, a meno che quest'ultima non si fosse opposta al prelievo quando era ancora in vita. Il testo domanda in sostanza l'introduzione di un modello del consenso presunto "in senso stretto".
Il Governo è favorevole alla richiesta degli iniziativisti, ma - come ha sottolineato oggi il consigliere federale Alain Berset in una conferenza stampa a Berna - intende tutelare maggiormente i diritti dei famigliari, che dovranno continuare ad avere la possibilità di farsi latori della volontà del defunto, ovvero sostiene un modello del consenso presunto "in senso lato".
La modifica della legge sui trapianti, inviata in consultazione fino al 13 dicembre, costituisce quindi un controprogetto indiretto all'iniziativa popolare. Nel contempo il Governo propone di respingere il testo dell'iniziativa.
Mancano organi per salvare vite - Sia l'iniziativa che il controprogetto partono da una constatazione: in Svizzera mancano organi per salvare vite umane, ha sottolineato il ministro della sanità. Alla fine dell'anno scorso, le persone in lista d'attesa di un trapianto erano 1412. In media, occorre attendere più di un anno prima di trovare un organo donato che sia adeguato. L'anno scorso 68 persone in lista d'attesa sono decedute.
Se è vero, ha aggiunto Alain Berset, che dal 2013, grazie al piano d'azione "Più organi per i trapianti" della Confederazione, è stato possibile aumentare il numero di donazioni, è altrettanto vero che questo numero in un confronto europeo è ancora basso. La Svizzera conta 14,2 donatori per milione di abitanti all'anno (media 2012-2016), una cifra notevolmente più bassa rispetto a Francia, Austria e Italia, Paesi dove vige il modello del "consenso presunto".
Cambiando sistema, più donatori - Il Consiglio federale è quindi convinto che, cambiando il sistema, il potenziale di donatori possa essere sfruttato meglio anche in Svizzera. Tuttavia, non intende introdurre il modello sostenuto dall'iniziativa, che non prevede il coinvolgimento dei famigliari, ma vede semmai con favore un sistema in cui i parenti possano avere la possibilità di rifiutare una donazione di organi se ciò corrisponde alla volontà del defunto.
Il nuovo disciplinamento, il cosiddetto "modello del consenso presunto in senso lato", si applicherà alle persone a partire dai 16 anni residenti in Svizzera. Attualmente la donazione di organi è possibile soltanto se una persona deceduta vi ha consentito quando era ancora in vita. Altrimenti la decisione spetta ai parenti. Confrontato con questa difficile situazione, il 60% di loro rifiuta la donazione, mentre sondaggi indicano che una netta maggioranza della popolazione è favorevole al dono d'organi.
«Non si tratta di una rivoluzione» nel settore dei trapianti, ha dichiarato il consigliere federale Berset. Anche con il nuovo modello le condizioni per una donazione resteranno le stesse di quelle vigenti: potranno essere espiantati soltanto gli organi di persone in stato di morte celebrale all'ospedale in seguito a una lesione cerebrale o a un arresto cardiocircolatorio. In caso di decesso extraospedaliero la donazione continuerà a non essere possibile.