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Le cure dedicate al riassetto delle vie maestre nel corso dei primi 30 anni dell’800 costarono ca tredici milioni di lire (il franco svizzero allora non esisteva, ndr), irrobustirono e resero scorrevole l’asse principale del Canton Ticino, ma trascurarono i percorsi trasversali e gli itinerari delle regioni periferiche. Il retroterra locarnese presentava forse le condizioni viarie più disagevoli, in particolare le Centovalli i cui Comuni nel 1837 chiesero alle autorità cantonali di essere sottratte al loro selvatico isolamento giacché si potevano percorrere solo utilizzando una tortuosa e pericolosa mulattiera. Anche perché già nel 1825 nella vicina Valle Vigezzo si iniziò la costruzione della strada per Domodossola.
Le autorità ticinesi sembravano ben disposte poiché immaginavano una fioritura di commerci forestali e un vantaggioso collegamento con la nuova strada del Sempione. La costruzione della carrozzabile iniziò nel 1889 e fu collegata alla rete viaria italiana della Valle Vigezzo solo nel 1907. Ma la situazione non era meglio nelle altre valli del locarnese: l’accesso alla Valle Maggia obbligava il viandante ad attraversare spesso a piedi il fiume allora molto impetuoso, e quello alla Verzasca imponeva faticose arrampicate per scalinate e la mulattiera costeggiava profondi precipizi. La strada arrivò a Sonogno solo nel 1873. La sorte viaria fra Locarno e Ascona fu pure assai avversa: il ponte sulla Maggia costruito nel 1816 fu più volte distrutto dalla furia delle acque finché nel 1839 fu definitivamente abbandonato. Mentre la litoranea fino a Intra fu messa in opera solo verso il 1860.
I ponti erano dunque l’elemento più vulnerabile nel sistema delle comunicazioni del Ticino di allora: di fronte alle aggressioni ricorrenti della natura le strade nuove rivelavano la loro fragilità e richiedevano fatiche e notevoli spese. Le carrozzabili erano da poco realtà che già la ferrovia contendeva loro l’interesse della gente e dei politici. L’idea di una via di comunicazione che collegasse attraverso le Centovalli e la Valle Vigezzo le città di Locarno e di Domodossola e le linee del San Gottardo e del Sempione fu portata avanti dall’allora sindaco di Locarno Francesco Balli.
In carica dal 1885 al 1914 Balli fu la persona grazie alla quale Locarno uscì definitivamente dall’isolamento imposto dalla distruzione del Ponte della Torretta nel 1515. Grazie a lui infatti Locarno ebbe le linee ferroviarie per la Valle Maggia e le Centovalli, il tram, l’elettricità, il Teatro, un assetto urbanistico innovatore nel Quartiere Nuovo, nuove strade, nuovi palazzi, nuovi alberghi, nuovi commerci e sognò di poter collegare la stazione FFS di Muralto a quella di Fondotoce. La Ferrovia internazionale Domodossola-Locarno, a scartamento ridotto, fu realizzata tra il 1912 e il 1923 e costituì, insieme al traforo del Sempione, il collegamento più rapido tra il Ticino, il Vallese e la regione del Lago Lemano. Ma la costruzione, alla quale lavorarono oltre 2500 operai, non fu facile e fu spesso rallentata e ostacolata, non solo per il fallimento nel 1913 della Banca Franco-Americana di Parigi che avrebbe dovuto assicurare i primi finanziamenti e per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, ma anche a causa delle difficoltà incontrate nella costruzione di arditi ponti quali quello metallico ad arco di Intragna alto 77 metri e lungo 132.
Ma la forza di volontà seppe superare e vincere difficoltà d’ordine tecnico-finanziario e problemi di sicurezza che sembravano insuperabili. Aspre e selvagge, le Centovalli e la Valle Vigezzo entrarono così a far parte dei più bei circuiti ferroviari d’Europa e già negli anni ’20 la linea suscitò l’interesse dei turisti inglesi in vacanza in Vallese. E già c’era chi sognava di collegare la linea fino a Coira attraverso il San Bernardino! Ancora oggi il treno, sferragliando, sembra un gigantesco acrobata azzurro e bianco che supera orridi spettacolari, attraversa praterie idilliche e spesso scorre a pochi centimetri dalle stalle e dalle tipiche costruzioni di pietra della valle. Grazie a lui arrivano ogni anno sulle rive del Verbano frotte di turisti dalla Svizzera tedesca, cinofili dalla Romandia per il Festival del Film di Locarno, studenti nelle università romande e numerosi frontalieri che contribuiscono allo sviluppo economico del Locarnese. Locarno e la sua regione sono da oltre cento anni una delle mete turistiche più ambite dai cittadini del Nord Europa, che qui trovano il primo mitico sud, una vegetazione e un clima subtropicali, una natura ancora incontaminata e una qualità di vita invidiabile. © Fm / 16 dicembre 2018
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