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Il 2019 è stato un buon anno per il settore bancario elvetico: il risultato consolidato degli istituti presenti nel paese ha raggiunto 66 miliardi di franchi, in progressione dell'1,1% rispetto all'anno prima.
A fornire i dati è l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB), che in margine alla conferenza stampa annuale odierna sottolinea peraltro come le società in questione abbiano anche dovuto versare 1,9 miliardi di franchi di interessi negativi alla Banca nazionale. L'onere di questo balzello è rimasto a un livello comparabile a quello dell'esercizio precedente.
Nell'anno in rassegna gli attivi in gestione sono saliti del 14% a 7900 miliardi di franchi, una cifra pari a due volte il prodotto interno lordo tedesco. La Svizzera rimane inoltre di gran lunga la prima piazza mondiale nell'amministrazione patrimoniale in ambito transfrontaliero, con 2300 miliardi a fine dicembre e una quota di mercato del 25%. Al secondo posto si trova Hong Kong con 1800 miliardi. Gli istituti della Confederazione gestiscono peraltro rispettivamente due e tre volte più denaro che Singapore e Stati Uniti, terzo e quarto attore in questa classifica.
ASB sottolinea anche come il settore sia un affidabile fornitore di finanziamenti in Svizzera: nel 2019 il volume dei crediti a privati e aziende è aumentato del 3,3% in rapporto al 2018, con una crescita in tutti i segmenti. Nel 2020 la tendenza si è ulteriormente accentuata con il programma di crediti alle piccole e medie imprese nell'ambito della lotta alle conseguenze del coronavirus.