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BERNA - Lo scorso anno l'Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI) è intervenuto 78 volte in difesa del marchio Swiss made (nel 2017: 86). Le aziende coinvolte, che avevano importato articoli indebitamente muniti di croce svizzera, si sono mostrate collaborative e hanno adottato le misure necessarie, si legge in una nota odierna.
Finora, l'IPI non ha quindi dovuto ricorrere a provvedimenti più severi come il trattenimento della merce in dogana o l'avvio di azioni civili o penali. L'Istituto preferisce puntare su soluzioni costruttive e pragmatiche: a un produttore che utilizzava illecitamente lo stemma svizzero sui suoi imballaggi è per esempio stato concesso di vendere le rimanenze di magazzino a condizione che modificasse immediatamente gli imballaggi.
Le misure destinate a contrastare questi abusi non sono applicabili all'estero, ricorda l'IPI. In determinati Paesi la Svizzera tiene quindi d'occhio i registri nazionali dei marchi. Nei casi in cui accerta che una domanda di registrazione contiene illecitamente la croce Svizzera e/o la designazione "Svizzera", presenta un ricorso o ne informa le associazioni di categoria. Queste ultime possono opporsi alla registrazione del marchio in questione.
In India, per esempio, nel 2018 l'IPI è intervenuto in 85 casi di domande di registrazione contenenti un rinvio illecito alla Svizzera. La lotta è particolarmente efficace dove la legislazione nazionale prevede regole specifiche, per esempio in Cina. L'Ufficio dei marchi cinese respinge sistematicamente le domande di registrazione che includono illecitamente la croce svizzera o l'elemento "Swiss".
A seguito dell'adeguamento della prassi cinese in materia di registrazione dei marchi, nel 2018, l'IPI è dovuto intervenire in Cina solo 34 volte (anno precedente: 69).