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LOSANNA - Il Tribunale federale (TF) ha annullato la condanna nei confronti di un giornalista che non aveva rispettato un'ingiunzione della giustizia neocastellana in un articolo sul duplice omicidio di Les Verrières (NE). La vicenda è stata rinviata all'istanza precedente, che dovrà pronunciarsi sull'assoluzione del cronista giudiziario.
Il 7 aprile del 2020, il Tribunale cantonale neocastellano aveva inflitto a un redattore di "20 Minutes" una multa di 2'500 franchi per disobbedienza a decisioni dell'autorità, rimproverandogli di non aver rispettato un'ingiunzione della presidente del Tribunale criminale del Littoral e della Val-de-Travers.
Durante il processo, svoltosi parzialmente a porte chiuse, sul duplice assassinio di Les Verrières (l'autore, nell'agosto 2017, aveva ucciso la sua ex compagna e il nuovo partner di quest'ultima ed era per questo stato condannato a 20 anni di carcere ndr.), la giudice aveva chiesto alla stampa di non menzionare la presenza di una terza persona. Il giornalista aveva tuttavia presentato questo elemento in un articolo, poi pubblicato online, prima dell'ingiunzione. L'aveva poi ripetuto nel suo resoconto della vicenda.
Nella sua sentenza, il Tribunale federale ha accolto il ricorso del cronista giudiziario e ordinato il suo proscioglimento. Dal momento che l'informazione litigiosa era stata resa nota prima della richiesta del magistrato, non era più possibile impedire tale informazione al pubblico, sottolineano i giudici losannesi.
Secondo il TF, la condanna del giornalista con la quale si voleva «punire la volontà di non aver rispettato l'ingiunzione del tribunale», non consentiva più di raggiungere lo scopo prefissatosi dalla corte.
«Si tratta di una conferma del fatto che una limitazione della libertà di stampa può intervenire soltanto se una ponderazione approfondita degli interessi si riveli indispensabile» ha dichiarato sul sito di "20 Minutes" l'avvocato Kevin Guillet, che difende il gruppo editoriale Tx Group.
Limiti alla libertà di stampa - Tuttavia, i giudici losannesi non hanno seguito le argomentazioni del giornalista fondate sulla libertà di stampa. Su questo punto, hanno confermato l'apprezzamento della giustizia cantonale: l'ingiunzione della presidente del tribunale era dovuta a motivi di protezione della sfera privata e dell'integrità psichica della persona interessata. L'obiettivo era di evitare di esporre quest'ultima a una «curiosità morbosa».
Stando al TF, sebbene la divulgazione del fatto potesse assumere una certa importanza, essa non costituiva un elemento essenziale nella qualifica di assassinio e nella sanzione a 20 anni di reclusione pronunciati in prima istanza.
L'interesse a non ostacolare la libertà di stampa e a pubblicare tale informazione non era trascurabile, ma neppure essenziale, sottolineano i giudici losannesi, i quali aggiungono che non si trattava di una «circostanza scabrosa decisiva per la condanna dell'imputato».
In conclusione, la corte rileva che la sua decisione non significa che nella fattispecie non possa essere pronunciata una condanna per violazione dell'ingiunzione di un'autorità e che il ricorrente non abbia leso, con i suoi articoli e le sue rivelazioni successive, la personalità di un individuo che doveva essere protetto.
Sul suo sito, "20 Minutes" deplora il fatto che il TF si sia rifiutato di esprimersi sulla prassi giudiziaria neocastellana evocata dal Tribunale cantonale, che consiste nell'ammettere i cronisti ai dibattimenti a porte chiuse, con la richiesta di non divulgare talune informazioni. «La questione è stata sollevata nell'ambito del ricorso, ma il TF non ha voluto approfondire questo aspetto, ritenendo poco probabile che tale modo di agire possa essere assimilato a una censura», viene precisato.
Il caso è quindi rinviato alla giustizia neocastellana, che dovrà pronunciarsi sull'assoluzione del giornalista e determinare se quest'ultimo abbia agito in maniera pregiudizievole sul piano civile.