Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01066.jsonl.gz/987

Falciani condannato a cinque anni di carcere
Hervé Falciani è stato condannato oggi in contumacia a cinque anni di reclusione, per avere sottratto e divulgato dati di clienti della filiale di Ginevra della HSBC, dove lavorava. Il Tribunale penale federale (TPF) ha riconosciuto l'ex informatico colpevole di spionaggio economico. Lo ha invece prosciolto dagli altri capi d'accusa.
La Corte penale di Bellinzona ha sottolineato la gravità delle infrazioni commesse da Hervé Falciani. Ha giudicato che l’ex informatico della HSBC ha messo in pericolo la piazza finanziaria elvetica. Ha inoltre messo a repentaglio l’indipendenza della Svizzera, contattando dei servizi statali esteri, più particolarmente dei servizi fiscali in Francia, Gran Bretagna e Germania, per proporre loro i dati in suo possesso.
Altri sviluppi
Hervé Falciani: criminale o moderno Robin Hood?
Il TPF lo ha invece assolto dalle accuse di di acquisizione illecita di dati, violazione del segreto commerciale e violazione del segreto bancario.
La sentenza non è definitiva. Le parti possono ancora ricorrere al Tribunale federale di Losanna (Corte suprema).
Il procuratore federale e l’avvocato della HSBC avevano chiesto sei anni di reclusione, mentre la difesa aveva domandato una pena massima di due anni, con possibilità di sospensione condizionale.
L’ex informatico all’origine di SwissLeaks ha rifiutato di presentarsi davanti ai giudici di Bellinzona, sostenendo di non avere alcuna fiducia nella giustizia elvetica. Cittadino francese, Hervé Falciani non può essere estradato in Svizzera dal suo Paese, dove è domiciliato. La sua difesa durante il processo è stata assicurata dall’avvocato d’ufficio, Marc Henzelin.
Soddisfazione della HSBC
In una presa di posizione diramata dopo la lettura della sentenza, la banca HSBC si è “felicitata per la decisione del Tribunale penale federale”. L’istituto ha sempre sostenuto che il suo ex dipendente ha sottratto informazioni confidenziali relative a clienti in maniera sistematica e con il solo scopo di rivenderle e arricchirsi. “Le testimonianze in tribunale hanno dimostrato che le intenzioni di Falciani non erano quelle di una persona che vuole lanciare un allarme”, scrive la HSBC.
Non un “whistleblower”
Durante il processo, il procuratore federale Carlo Bulletti ha detto che sarebbe stato offensivo nei confronti dei “whistleblower” dire che Hervé Falciani sia uno di questi individui che denunciano pubblicamente o riferiscono alle autorità attività fraudolente all’interno di un’azienda. Tutta la costruzione del nobile cavaliere senza secondi fini è solo un intreccio di menzogne, ha affermato il rappresentante del Ministero pubblico della Confederazione nel corso della sua requisitoria.
“Non sappiamo se Falciani si è fatto pagare per trasmettere i dati della filiale ginevrina di HSBC in suo possesso, ma questo non è importante” per formulare una condanna, aveva precisato il procuratore. Per Bulletti, si è di fronte ad un caso grave di spionaggio economico, considerati sia la durata dell’attività criminale sia il valore dei segreti traditi, che ha costretto la Svizzera ad affrontare una crisi diplomatica.
Danni “collaterali” incalcolabili
Dal canto suo, il legale della HSBC, Laurent Moreillon, aveva denunciato i danni collaterali “inestimabili” commessi dall’accusato. L’ex informatico della HSBC si è appropriato dell’equivalente di 2’600’000 pagine, o ancora, più di 5300 raccoglitori federali di dati non elaborati, informazioni inutili ma anche sensibili, ha precisato.
I danni collaterali sono inestimabili per i clienti, la banca, l’immagine della piazza finanziaria svizzera e ginevrina. La divulgazione di dati da parte dell’accusato ha interessato una gran maggioranza di clienti onesti, secondo l’avvocato della HSBC. Moreillon ha inoltre ricordato come Falciani continui a proporre i suoi servizi a Stati esteri.
“Turbato” da una marea di dati disponibili
Il difensore di Falciani ha invece sostenuto che il suo cliente “ha avuto accesso facilmente a un’enorme quantità di dati” ed è stata proprio questa facilità ad averlo “turbato”. “Tutto porta a dire che esistevano numerose falle”, ha aggiunto l’avvocato ginevrino, che si è riferito in particolare a un rapporto severo dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (FINMA) nei confronti della filiale ginevrina. “Il servizio di sicurezza della HSBC era ridicolo”, ha rilevato.
Marc Henzelin ha ammesso che l’episodio in cui Falciani avrebbe chiesto da 100’000 a 150’000 dollari a una banca libanese in cambio di dati “non è molto glorioso”. Ma “niente indica che i dati che voleva vendere a Beirut fossero quelli della HSBC Svizzera”, ha affermato.
Il difensore d’ufficio dell’accusato si è inoltre riferito a recenti verdetti del TPF, ricordando per esempio una condanna a quindici mesi di reclusione con la condizionale pronunciata nel dicembre 2013 per un tentativo di spionaggio economico contro un ex dipendente della banca Hyposwiss.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative