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Per molti aspetti, tra cui il segreto bancario, la Svizzera di oggi conserva ancora una forte impronta calvinista. Secondo Xavier Comtesse di Avenir Suisse, il riformatore ginevrino di cui nel 2009 ricorre il 500esimo anniversario della nascita ha impresso un impulso significativo all'emancipazione del popolo.Questo contenuto è stato pubblicato il 02 maggio 2009 - 18:44
Il prossimo mese di luglio, la Svizzera festeggerà il 500° anniversario della nascita di Giovanni Calvino. Teologo e innovatore religioso, il riformatore ginevrino ha lasciato in eredità alla Svizzera e al mondo un modo di vedere le cose che ancora oggi pervade il pensiero occidentale moderno.
Dal nuovo modo di avvicinarsi a Dio alla moralità del profitto, passando per le attività bancarie, la sfera privata o ancora la concezione moderna delle istituzioni e della democrazia: lo spirito di Calvino è onnipresente.
swissinfo: Su cosa poggia il protestantesimo di Calvino?
Xavier Comtesse: Sulla Bibbia scritta nella lingua del popolo, sulla separazione tra Stato e religione e sull'accordo in virtù del quale la base, ossia i fedeli che finanziano la comunità, è libera di scegliere i propri sacerdoti.
Con il passare del tempo, questa organizzazione calvinista delle istituzioni si è radicata nella mentalità svizzera anche in ambiti non religiosi. Le istituzioni dello Stato rimangono rigorosamente separate da qualsiasi struttura religiosa e la partecipazione della base alle decisioni politiche si estende dal livello comunale a quello nazionale.
Tutto ciò conduce a un'emancipazione o, per dirla in termini più moderni, a un "empowerment" del popolo.
swissinfo: Come apparirebbe oggi la Svizzera se Calvino non fosse esistito?
X.C.: Credo che senza l'emancipazione del popolo avviata da Calvino in Svizzera non ci sarebbe alcuna democrazia diretta: il nostro Paese sarebbe una repubblica esattamente come i nostri vicini. A questo proposito, non va tuttavia dimenticato il ruolo altrettanto importante avuto da Zwingli nella Svizzera tedesca.
Questa tendenza a riprodurre l'organizzazione comunale anche ai più alti livelli dello Stato è una peculiarità di noi svizzeri.
swissinfo: In quale misura Ginevra era più importante di Zurigo?
X.C.: All'epoca di Calvino, la Romandia non esisteva ancora. Ginevra era la città, il fulcro di riferimento per l'intera Svizzera. Tutt'attorno, solo Basilea rivestiva un ruolo marginale, mentre Zurigo, Berna e Losanna erano centri ininfluenti.
D'altronde questo è anche il motivo per cui a livello internazionale Calvino è considerato una figura di maggiore spicco rispetto a Zwingli. Ancora all'indomani della caduta di Napoleone, Zurigo era inferiore a Ginevra sia per numero di abitanti che per importanza economica.
swissinfo: Quale influsso ebbe Calvino sulla Riforma e sull'immagine della Svizzera nel mondo?
X.C.: Personalmente, conosco soprattutto la situazione nel continente americano dove il calvinismo ha trovato terreno particolarmente fertile. Oggi oltreoceano vivono circa 15 milioni di calvinisti noti anche come presbiteriani nei Paesi anglosassoni.
Il calvinismo, peraltro, vanta comunità anche in Scozia e Corea del Sud. In tutto il mondo, si stima che il numero di presbiteriani si aggiri attorno ai 50 milioni.
In Svizzera, al contrario, i protestanti calvinisti sono poco numerosi.
swissinfo: Quali effetti produsse il calvinismo sull'economia e il settore bancario?
X.C.: Indignato dal commercio delle indulgenze papali volto a rimpinguare le casse di Roma, Calvino fu tra i primi capi della Chiesa a reagire permettendo la concessione di crediti dietro pagamento di un interesse ma vincolata al rispetto di elevati requisiti morali.
Di tassi da usurai nemmeno a parlarne, per cui i crediti risultavano a buon mercato. Analogamente alla religione e alla politica, anche in ambito bancario l'idea di fondo era proteggere il cittadino facendo leva su elevati requisiti morali. E qui il pensiero corre inevitabilmente al presente.
Un altro valore che il protestantesimo riteneva degno di protezione era la sfera privata. Ora, combinando quest'ultima con l'autorizzazione a svolgere attività bancarie, si ottiene il segreto bancario.
swissinfo: Storicamente, il segreto bancario doveva proteggere il cittadino dalle ingerenze dello Stato...
X.C.: Proprio così. E questo spiega anche perché attorno a questo concetto sono sorti molti malintesi. In realtà "segreto bancario" è un termine improprio; sarebbe infatti più corretto parlare di "protezione della sfera privata da parte della banca".
Questo tipo di protezione legale non esiste solo in Svizzera. In Francia, ad esempio, una moglie non è autorizzata a ricevere informazioni sui conti bancari del marito in quanto, secondo la legge, appartengono alla sfera privata di quest'ultimo.
Noi svizzeri ci siamo semplicemente spinti un passo più in là, premunendoci anche da un'eventuale arbitrarietà dello Stato. Questo modo di pensare trae origine dal protestantesimo che, all'epoca di Calvino, mirava a proteggere la gente dai soprusi della potente Chiesa cattolica.
swissinfo: Alla luce delle tragedie che hanno sconvolto la piazza bancaria e finanziaria, cosa rimane oggi di questa etica calvinista?
X.C.: Oggi stiamo vivendo una crisi della morale. Ecco perché, prossimamente, dovremo sempre più spesso confrontarci con il concetto di "responsabilità sociale" (social responsability).
Insomma, ci stiamo avviando verso una sorta di calvinismo laico basato su nuovi presupposti, ancora morali, ma non più religiosi. Prendiamo ad esempio il settore della qualità: l'introduzione di nuovi standard ISO mira a colmare le lacune riguardanti le responsabilità.
Come molte altre istituzioni di rilievo internazionale, anche l'ISO ha sede a Ginevra e fa per così dire parte dell'eredità di Calvino.
Un'altra istituzione "ginevrina" è Internet. Creata dai ricercatori del CERN, la rete delle reti rispecchia i dettami calvinisti nella misura in cui consente alla base, ossia alla popolazione o all'utente, di accedere direttamente alle informazioni.
Prima del suo avvento, tale accesso richiedeva l'intervento di potenti intermediari. Oggi, Internet sta riformando persino l'accesso ai mercati, esattamente come fece la Riforma di Calvino che mise i fedeli in contatto diretto con Dio.
swissinfo, intervista a cura di Alexander Künzle
(traduzione e adattamento di Sandra Verzasconi Catalano)
XAVIER COMTESSE
Xavier Comtesse dirige l'antennna ginevrina della fondazione Think Tank Avenir Suisse vicina agli ambienti economici.
Nato a Neuchâtel da una famiglia protestante, studia al Collegio Calvino di Ginevra e da allora vive nella città sul Rodano.
Profondo conoscitore di Calvino, ha saputo illustrare il suo operato in qualità di riformatore del XVI secolo e il suo influsso sul pensiero e sulle istituzioni contemporanee.
LA SINDROME DEI "BALIVI STRANIERI"
Secondo Comtesse, il riflesso tipicamente svizzero che ancora oggi si cela dietro l'appello popolare o persino populista a difendersi dai "balivi stranieri" è un retaggio del protestantesimo calvinista.
Nel XVI secolo, Calvino dovette escogitare un modo per proteggere i cittadini e i fedeli dal commercio delle indulgenze architettato dalla potente Chiesa di Roma per rimpinguare le proprie casse.
Fu così che prese forma un'immagine del nemico destinata a oltrepassare i confini religiosi.
Nella Svizzera orientale, ad esempio, arroganti "balivi stranieri" battevano cassa per finanziare l'impero cattolico degli Asburgo.
Oggi, a incarnare il ruolo del nemico non solo più le potenze straniere del passato bensì Bruxelles e l'UE.
L'appello a difendere il Paese dai "balivi stranieri" profondamente radicato nella concezione di Stato degli svizzeri è anch'esso permeato dallo spirito di Calvino.
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