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Ogni nove minuti nel mondo una persona muore a causa della rabbia: lo ha annunciato l'Organizzazione mondiale della sanità in occasione della giornata mondiale dedicata a questa malattia che si tiene il 28 settembre. Un comunicato che si ripete anch'esso ogni anno: la statistica dei morti non è infatti migliorata, nel mondo, nonostante si tratti di una malattia prevenibile vaccinando le persone e soprattutto i cani domestici, responsabili del contagio nella stragrande maggioranza dei casi. Anche il lavaggio approfondito della ferita con acqua e sapone immediatamente dopo il morso può salvare delle vite. Una volta che i sintomi appaiono, la rabbia uccide praticamente nel 100% dei casi.
Rimedi tutto sommato semplici, e infatti secondo l'Oms è possibile di debellare la rabbia entro il 2030. Il motivo per cui i dati non sono migliorati negli ultimi anni è semplice: la rabbia è adesso una malattie tropicale negletta. Per quanto presente in tutti i continenti, ad eccezione dell'Antartide, oltre il 95% dei decessi avviene in Asia e Africa: la rabbia colpisce soprattutto le popolazioni povere e vulnerabili che vivono in zone rurali remote e le cure esistenti non sono facilmente disponibili o accessibili a chi ne ha realmente bisogno, per questioni logistiche ed economiche. Il costo medio della profilassi post-esposizione alla rabbia si aggira infatti sui 100 dollari: insostenibile, per famiglie il cui reddito medio giornaliero può essere di soli 1-2 dollari a persona.