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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera ha tutto l'interesse che in Albania siano ripristinati rapidamente l'ordine, la legalità costituzionale e la democrazia e che sia assicurato l'approvvigionamento della popolazione. Questo Paese balcanico è importante nell'ambito del secondo credito quadro per il rafforzamento della cooperazione con l'Europa orientale, grazie al quale sono finanziate misure nel settore della cooperazione tecnica, per la quale è competente la Direzione dello sviluppo e della cooperazione del DFAE, e finanziaria, per la quale è competente l'Ufficio federale dell'economia esterna del DFEP.</p><p>- 2 -</p><p></p><p>Il Consiglio federale ha esaminato attentamente la questione di una partecipazione svizzera all'operazione "Alba" condotta dall'Italia. Una partecipazione con personale armato era già da escludere in partenza, tenuto conto della decisione popolare del 1994 sul disegno di legge concernente i caschi blu. Per vari motivi, segnatamente per la forte minaccia da parte di gruppi armati, una partecipazione all'operazione "Alba" con personale non armato è apparsa non responsabile.</p><p></p><p>Vero è che, secondo informazioni provenienti dall'Italia, sarebbe stato comunque possibile partecipare all'operazione anche senza personale armato, per esempio con una unità sanitaria. Tuttavia, nel nostro sistema di milizia, il reclutamento di una tale unità, che ovviamente si deve basare sul principio del volontariato, richiederebbe alcuni mesi. Le elezioni in Albania sono state indette per il 29 giugno 1997 e l'operazione "Alba" dovrebbe concludersi già nel corso dell'estate di quest'anno. Una unità sanitaria svizzera sarebbe quindi pronta per l'impiego soltanto nel momento in cui gli altri contingenti dell'operazione "Alba" dovrebbero già essere ritirati. Gli elementi rapidamente impiegabili di cui dispone il DFAE con la Divisione Aiuto umanitario e il Corpo svizzero d'aiuto in caso di catastrofe non sono idonei per impieghi come l'operazione "Alba".</p><p></p><p>Il Consiglio federale si è chiesto se la Svizzera potrebbe contribuire con personale proprio, al di fuori dell'operazione "Alba", al miglioramento della situazione in Albania, per esempio appoggiando la missione dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) in Albania. L'OSCE impiega attualmente circa 100 esperti per la preparazione delle elezioni in Albania. Inoltre si aggiungeranno 400 osservatori elettorali per un breve periodo. La Svizzera ha già messo a disposizione dell'OSCE tre esperti per un lungo periodo, i quali sono all'opera dalla fine di maggio. Fatta salva una situazione di sicurezza sufficiente, la Svizzera si era dichiarata disposta a inviare 20 osservatori elettorali per un breve periodo. Poiché per questo compito si sono interessate moltissime persone (più di 600), a richiesta dell'ODIHR la Svizzera ha rinunciato all'invio di detti osservatori. Le esigenze logistiche di questa missione non sono paragonabili a quelle della missione che l'OSCE svolge in Bosnia-Erzegovina con l'appoggio di un'unità svizzera di berretti gialli. Un appoggio alla missione OSCE in Albania non è d'altronde mai stato oggetto di una richiesta.</p><p></p><p>Altre esigenze, espresse dall'Italia nei confronti della Svizzera, riguardano l'impiego di esperti che assicurino il libero accesso di tutte le forze politiche ai media, nonché di esperti per l'istruzione della polizia albanese. A elezioni concluse il DFAE effettuerà un'analisi globale della situazione in Albania ed esaminerà l'opportunità di un supporto in questo ambito. Queste necessità, nonché i progetti di cooperazione tecnica e finanziaria attualmente sospesi, saranno esaminati dopo le elezioni. Per quanto concerne l'istruzione del personale di polizia, allo stato attuale essa trova ostacolo nella sovranità dei Cantoni in materia di polizia, che consente alla Confederazione di reclutare, per una simile missione, soltanto singoli operatori.</p>  Risposta del Consiglio federale.