Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01047.jsonl.gz/395

Le autorità della Penisola cercano informazioni su persone i cui nomi non sono noti e che avevano uno o più conti non dichiarati mentre erano residenti in Italia per il periodo compreso tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016
I clienti della Banca della Svizzera Italiana (BSI), rilevata da EFG nel 2016, sono finiti nel mirino delle autorità fiscali italiane. Roma ha presentato una domanda di assistenza amministrativa il 23 novembre 2018, accolta nel frattempo dall’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC).
Le persone interessate, si legge oggi nel Foglio federale (FF), possono ancora presentare ricorso contro la decisione definitiva al Tribunale amministrativo federale entro 30 giorni dalla pubblicazione nel FF.
I fatti risalgono al periodo compreso tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016, ossia prima dell’entrata in vigore dello scambio automatico di informazioni con l’UE. Le autorità della Penisola cercano in particolare informazioni su persone i cui nomi non sono noti e che avevano uno o più conti non dichiarati presso la BSI mentre erano residenti in Italia.
Le persone in questione, inoltre, non hanno fornito alla banca la prova della loro conformità fiscale riguardante il conto/i nonostante siano state sollecitate dall’istituto.
La procedura di assistenza amministrativa nei confronti di clienti di BSI/EFG non è un caso isolato. Le autorità fiscali di Roma hanno avviato la stessa procedura per i clienti di UBS con passaporto italiano. Questa richiesta è pervenuta all’AFC circa due settimane dopo quella di BSI e il procedimento è ancora in corso.
BSI è scomparsa dal mercato dopo anni turbolenti. La risoluzione del contenzioso fiscale con gli USA è costata all’istituto ticinese oltre 200 milioni di franchi. BSI è stata in seguito rilevata da EFG e sciolta a causa del suo coinvolgimento nello scandalo di corruzione che ha coinvolto il fondo sovrano malese 1MDB.