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Bosnia: elezioni, un voto sperando nelle riforme
SARAJEVO - I bosniaci si sono recati oggi alle urne per rinnovare tutte le istituzioni centrali e regionali, con la speranza che le nuove dirigenze possano riavviare il processo delle riforme per riportare il Paese sulla via dell'integrazione euro-atlantica, e realizzare finalmente le promesse di sviluppo economico in uno dei paesi più poveri del Vecchio continente.
Si è votato per la presidenza tripartita (un musulmano, un serbo e un croato), per i deputati al parlamento centrale e a quelli delle due entità in cui è divisa la Bosnia del dopoguerra - la Federazione Bh (a maggioranza croato-musulmana) e la Republika Srpska (Rs, a maggioranza serba) - per il presidente e due vicepresidenti della Rs e per i consigli dei dieci cantoni della Federazione Bh.
A causa dello stallo delle riforme richieste dalla comunità internazionale e previste dall'Accordo di stabilizzazione ed associazione all'Ue, firmato nel 2008, il paese balcanico, secondo l'analista Haris Abaspahic, è oggi più lontano dall'Europa rispetto a quattro anni fa. Ma i cinque partiti nazionalisti al governo fino ad oggi, Sda, SBiH, Snsd, Hdz e Hdz1990, sperano di confermare le proprie posizioni nonostante abbiano, secondo l'analisi di una Ong, mantenuto solo 18 delle 367 promesse fatte all'elettorato alla vigilia delle scorse consultazioni.
È probabile, secondo gli osservatori, che non ci saranno cambiamenti per quanto riguarda la presidenza tripartita. Si prevede che verrà rieletto, Haris Silajdzic, musulmano, che dovrebbe affermarsi sul candidato dell'Sda (Partito dell'azione democratica) Bakir Izetbegovic, figlio del defunto primo presidente della Bosnia indipendente, Alija, e anche se il suo Partito per la Bosnia Erzegovina (SBiH) potrebbe avere un calo di consensi.
Viene data per scontata anche la rielezione del serbo Nebojsa Radmanovic, esponente dell'Snsd (Unione dei socialdemocratici indipendenti) del premier della Rs Milorad Dodik; ed è attesa anche la riconferma del membro croato della presidenza, Zeljko Komsic, esponente del Partito socialdemocratico (Sdp), la maggiore formazione politica multietnica, nonostante le polemiche dei partiti nazionalisti dei croati di Bosnia, secondo cui non rappresenta i croati e la sua elezione è legale ma non legittima perché avrà vinto con i voti non dei croati, ma degli elettori musulmani dell'Sdp.