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“In Svizzera, oggi, assistiamo purtroppo all'idea che è ancora utile, nell'interesse del bambino, ricorrere alla cosiddetta ‘sberla educativa ’ (...). Le statistiche e l'evidenza scientifica mettono chiaramente in risalto l'errata fondatezza di tali pratiche”, si legge nelle premesse della mozione presentata da Sara Imelli e Fiorenzo Dadò, a nome del gruppo Ppd+Gg che hanno poi aggiunto i dati di alcuni studi.
Nel 2015 il Consiglio federale aveva dichiarato che “il diritto dei genitori di ricorrere a punizioni corporali è ormai incompatibile con il bene del minore“, parere che non è però presente in nessun articolo di legge.
Per questo motivo, tramite la mozione, viene chiesto al Consiglio di Stato di “inoltrare a Berna la richiesta da parte del cantone Ticino di adesione l'appello di Berna, promosso dal Cide (Comitato internazionale per la dignità del bambino) nel maggio 2018”. Inoltre viene domandato di ”creare un gruppo di lavoro interpartitico che possa aiutare il nostro Cantone ad abolire le punizioni corporali su ogni bambino e a collaborare con una rete fitta di enti e associazioni”. Come ultimo punto è richiesto di “compiere azioni concrete sul territorio per sensibilizzare, promuovere ed informare la popolazione per prevenire le punizioni corporali ed ogni forma di educazione violenza contro i bambini, in linea con i valori e i concetti promossi con vari eventi e conferenze”.