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Evitare di dover licenziare personale in caso di improvvisi cali di attività. È a questo che serve in primo luogo l'introduzione in un'azienda del lavoro a orario ridotto. Con questo strumento, una parte dei salari dei dipendenti viene pagata dall'assicurazione contro la disoccupazione.
Lo scopo principale del lavoro ridotto è quindi quello di mantenere i posti di lavoro. In altre parole, questo strumento permette alle aziende di diminuire i costi, senza licenziamenti. Il datore di lavoro risparmia così i costi legati alla fluttuazione del personale, come quelli di introduzione o la perdita di know-how aziendale.
Il lavoro ridotto può essere però concesso solo a determinate condizioni. Innanzitutto le perdite devono essere dovute a circostanze indipendenti dalla volontà del datore di lavoro (come l'emergenza coronavirus) o a provvedimenti ordinati dalle autorità (come una quarantena). Le perdite di lavoro devono poi raggiungere almeno il 10% del totale delle ore fornite dal personale. Inoltre, i dipendenti devono accettare questo provvedimento. Se non lo fanno, l'azienda deve continuare a pagarli secondo il contratto di lavoro. A ciò va poi aggiunto che gli impiegati a tempo determinato e i tirocinanti non hanno diritto al lavoro ridotto. Infine, il datore di lavoro deve presentare una richiesta presso la competente autorità cantonale (in Ticino si tratta della Sezione del lavoro), di norma almeno 10 giorni prima dell'introduzione del lavoro ridotto. Tale termine può essere diminuito a tre giorni in circostanze improvvise e imprevedibili.
Se la domanda viene accolta, la cassa disoccupazione verserà all'impresa l’80% della perdita di guadagno computabile per le ore di lavoro perse. Anche i dipendenti riceveranno solo l'80% del salario per le ore di lavoro non svolte a causa del calo di attività. Questo strumento può essere impiegato per una durata massima di 12 mesi. Settimana scorsa il consigliere federale Guy Parmelin aveva ventilato l'idea di estendere le indennità per il lavoro ridotto a 18 mesi.
In uno studio pubblicato due anni fa su mandato della Segreteria di Stato dell'economia (Seco), il Centro di ricerche congiunturali del Politecnico federale di Zurigo (Kof) aveva mostrato che il lavoro ridotto funziona: tra il 2009 e il 2014 le aziende che non l'hanno introdotto hanno registrato licenziamenti da due fino a tre volte in più rispetto alle imprese che hanno fatto uso di questo strumento. Dopo tre anni, le aziende che hanno fatto uso del lavoro ridotto avevano il 10% in più di personale rispetto alle altre.
Oggi la Seco ha annunciato che da inizio marzo in Svizzera sono state accettate le richieste di lavoro ridotto da parte di 75 aziende, per un totale di 2'516 dipendenti.
L'emergenza coronavirus si fa particolarmente sentire nel settore degli eventi, che "è confrontato con la repentina cancellazione del 100% delle commesse dei mesi di marzo e aprile". Il gruppo di lavoro Aziende nel segmento degli eventi, congressi e spettacoli (Asecs) pochi giorni fa ha quindi inviato una lettera al Consiglio di Stato, nella quale chiede, tra l'altro, di estendere il diritto all'indennità per il lavoro ridotto "anche per persone con un contratto a tempo indeterminato e gli apprendisti". L'Asecs ha inoltre chiesto al governo ticinese di essere esonerata da diverse tasse e come quella di circolazione o quella sui rifiuti, di essere esonerata dal pagamento delle imposte sul capitale, di sospendere in modo temporaneo la riscossione dell'Iva e di farsi carico di diversi costi.