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John Morton, giornalista e analista, interviene su American Journalism Review sostenendo la tesi secondo la quale la crisi dei giornali è imputabile a un peccato originale: essere stati disposti a rendere fruibili gratuitamente i contenuti su web. La risposta dei giornali per contrastare la diminuzione degli investimenti pubblicitari avvenuta nel corso del biennio della più profonda recessione mai conosciuta negli Stati Uniti – dice Morton – è stata un taglio unilaterale dei costi che ha portato i giornali in uno stato di debolezza generale e in una condizione ancora più precaria nel tentativo di contenere gli effetti devastanti provocati dalla crescente affermazione di Internet.
Le ragioni che hanno portato a un così massiccio taglio dei costi avevano un obiettivo: preservare gli alti margini di profitto che l’industria aveva conosciuto in passato. Non ci si rendeva conto – continua Morton – che le mutate condizioni di mercato obbligavano i gruppi editoriali a sostenere le proprie attività con profitti di gran lunga inferiori a quelli conosciuti nel periodo pre-crisi. E in questi interventi di ristrutturazione i giornali hanno sacrificato uno degli attributi che hanno da sempre protetto l’industria dalla concorrenza di altri media: la qualità del giornalismo. Nessun altro mezzo di informazione è in grado di dare un uguale livello di servizio di quello proposto dai giornali. Questa prerogativa, secondo Morton, si è indebolita: per fronteggiare la crisi e sostenere il cambiamento introdotto da Internet i giornali hanno perso in qualità.
L’industria editoriale ha dato in pasto i propri contenuti a Internet e la formula che doveva sostenere lo sforzo di un modello ibrido carta-online si è rivelata fallimentare. Sì, è vero, i siti web sono riusciti ad attrarre un gran numero di lettori, ma l’investimento pubblicitario non è stato proporzionale all’aumento dei lettori. Dopo più di dieci anni il fatturato online di giornali generato dalla componente online è di circa il 10%.
La tesi di Morton appare tuttavia troppo semplicistica. Sarebbe bastato introdurre la regola del sistema a pagamento per consentire ai giornali di preservare competenze, qualità e al tempo stesso mantenere margini di profitto coerenti con una sostenibilità complessiva? Esiste una contraddizione di fondo in un’affermazione di questo tipo: la qualità del giornalismo su internet è infatti strettamente dipendente dalla capacità di sfruttare le potenzialità della rete come sistema aperto. In un sistema chiuso il giornalismo perde di fatto l’opportunità di rinnovarsi.
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