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Biografia
Regina Conti, * 21.10.1888 Lugano, † 9.9.1960 Sorengo. Le donne attive nell’ambiente artistico ticinese nella prima metà del Novecento sono pochissime: tra loro Regina Conti, figlia di Eli e di Anna Beretta Piccoli, spicca per la singolarità del suo iter pittorico. Cresciuta in una famiglia benestante, dopo aver seguito i corsi del pittore locale Andrea Demicheli (1904-07),nel 1908, vincendo non poche resistenze, parte per Monaco di Baviera, dove si iscrive alla Damen-Akademie des Künstlerinnen-Vereins diretta dal secessionista Heinrich Knirr. Nel 1909 a malincuore deve lasciare lo stimolante ambiente bavarese per recarsi nella più domestica Milano, alla Scuola di disegno e pittura esclusiva a signorine diretta dal pittore Arturo Ferrari; l’anno successivo si iscrive all’Accademia di Brera dove è allieva di Emilio Gola ed Ernesto Bazzaro e si diploma nel 1913. Rientrata a Lugano, avvia un’attività espositiva regolare, culminata con una mostra personale a Villa Ciani nel 1918. Nel 1921 si trasferisce a Fiesole (Toscana) per seguire i corsi dello scultore Domenico Trentacoste; l’amicizia con Marino Marini risale a questo periodo. Soggiorna quindi per un breve periodo in Vallese (a Evolène) dove fa la conoscenza dei pittori Edmond Bille, Henry van Muyden e Herbert Theurillat. Nel 1927 visita per la prima volta Parigi, scoprendo la grande scuola francese. A Parigi tornerà annualmente per lavorare, frequentando anche l’Académie di André Lhote ed esponendo in qualche occasione (Salon des Tuileries, 1933, 1935). Da allora la vita di Regina Conti diviene un inquieto pellegrinaggio: ai soggiorni parigini alterna brevi periodi di lavoro nel Ticino, nuovi viaggi in Vallese (1930-1940),in Provenza, sulla Riviera ligure, in Grecia (1932) e in Egitto (1937),spostando a poco a poco, specialmente dopo la guerra, il centro della sua attività verso Zurigo dove frequenta, tra gli altri, Hedy Hahnloser. Nel 1939 alcuni suoi dipinti vengono riprodotti nella serie annuale di cartoline della Pro Juventute. La maggior parte delle sue esposizioni si è svolta fuori dal Ticino: personali al Lyceum di Firenze nel 1922, al Kunstmuseum di San Gallo nel 1931 e nel 1945, al Museo Rath di Ginevra nel 1927 e nel 1949; a Zurigo presso la Galleria Aktuaryus nel 1932, a Küssnacht presso la Galleria Maria Benedetti nel 1953 e presso la Galleria Wolfsberg nel 1954. Partecipa spesso alle manifestazioni della Gesellschaft Schweizerischer Malerinnen Bildhauerinnen und Kunstgewerblerinnen, di cui è membro attivo. Nel 1989 il Museo civico di belle arti di Lugano le dedica una retrospettiva.
L’evoluzione dell’arte di Regina Conti è segnata dalle sue molteplici esperienze e frequentazioni: la scuola di Knirr le lascia un’impostazione sicura e raffinata nel disegno; tra il 1910 e il 1920 la sua maniera diviene più tradizionale: nei dipinti – La lampada che si spegne (1924, Lugano, Museo civico di belle arti) – o nella produzione di acquarelli, tipica di questo periodo, si avverte l’influenza del tardo naturalismo lombardo. Durante il soggiorno fiorentino queste due componenti trovano un primo ampio sviluppo, esplicandosi in opere iconograficamente ispirate alla realtà contadina ticinese (Il ramatore, 1924-26; Canto di montanine) e in alcuni notevoli ritratti.
L’influsso della scuola francese, in particolare di Cézanne e Renoir, è particolarmente vivo a partire dagli anni ’30: più che la struttura compositiva determina la preferenza per una gamma cromatica progressivamente più chiara, più trasparente e luminosa. I soggetti preferiti rimangono composizioni con contadine, vendemmie, paesaggi ticinesi o parigini – da ricordare la serie intitolata Banlieue de Paris, i paesaggi e le marine provenzali.
Con la sua maniera franca e diretta, il suo naturalismo discorsivo nutrito dalla cultura figurativa francese, Regina Conti non è stata sempre capita nel Ticino; è tuttavia tra i pochi pittori che pur mantenendo una matrice tradizionale hanno saputo lavorare e guardare oltre il ristretto ambito locale.
Opere: Lugano, Museo d’arte della Svizzera italiana MASILugano
Giulio Foletti, 1998, aggiornato nel 2016
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