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Due neologismi inseriti nel dizionario Treccani che sopravviveranno alla vita politica del presidente statunitense. Le elezioni del 3 novembre hanno evidenziato la forza comunicativa e politica di Donald Trump, sconfitto dal democratico Joe Biden grazie ad un numero di voti senza precedenti nella storia americana. Ma anche Trump ha superato di alcuni milioni il numero di preferenze ottenute quattro anni fa ottenendo 72 milioni di preferenze, un record per un candidato del partito repubblicano, che esce rafforzato al congresso e aumentato rafforzato la presenza all’interno della Corte Suprema. Trump ha saputo allargare la base repubblicana e ha polarizzato verso di sé il mondo conservatore americano.
Certo, sarà ricordato per avere etichettato come “fake news” ogni affermazione che non gli era gradita, ha utilizzato i social media spesso in modo inopportuno e fazioso, ha usato la clava diplomatica lasciando perplessi tutti i protagonisti delle istituzioni internazionali, si è permesso anche di mettere in dubbio la correttezza dello spoglio elettorale, esasperando il dileggio delle istituzioni democratiche, ma questo è il trumpismo, l’ideologia politica e lo stile di vita di Donald Trump. È, questo modello, replicabile altrove? E se si con quali conseguenze? Quali infine le differenze tra Trumpismo e Populismo?