Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/231510

<h2>SubmittedText<h2><p>Nel mese di dicembre del 2020 la Confederazione ha pubblicato un rapporto sulla piazza fiscale svizzera redatto dal gruppo di esperti istituito dal Dipartimento federale delle finanze DFF e composto da rappresentanti di Confederazione, Cantoni, mondo economico e scientifico. Nel rapporto sono stati formulati dei principi guida da applicare nella politica fiscale.</p><p>Tra le raccomandazioni ivi esposte una propone di tassare prevalentemente il reddito e il consumo, un'altra di eliminare le imposte sulle transazioni e così facendo favorire la diversificazione dei rischi, sostenere il finanziamento con capitale proprio e rafforzare le condizioni della piazza svizzera. Un'altra propone di ridurre l'imposta sul capitale e l'imposta sul patrimonio, indicando che la riduzione delle imposte che erodono la sostanza rafforza la capacità di resistenza delle imprese, incentiva gli investimenti e aumenta l'attrattiva della Svizzera per le imprese ad alto livello di capitalizzazione.</p><p>In questo contesto sorgono le seguenti domande:</p><p>1. Corrisponde al vero che tradizionalmente e durante il periodo del boom economico svizzero del dopoguerra (fino all'inizio degli anni Novanta) il capitale è stato fortemente tassato mentre il lavoro e il consumo hanno subito una pressione fiscale inferiore? Corrisponde al vero che l'imposta sul capitale, le tasse di bollo, le imposte sugli utili da sostanza immobiliare e l'imposta preventiva figurano tra le imposte svizzere più datate? È vero che avevamo un'imposizione sul reddito e un'IVA (ex imposta sulla cifra d'affari; ICA) tra le più basse? È quindi corretto che l'elevata imposizione di capitale e la bassa imposizione di lavoro e consumo erano parte integrante del modello di successo elvetico?</p><p>2. Non è forse vero che il 60 per cento della performance economica (PIL) deriva dal consumo delle economie domestiche e che quindi tassare unicamente il reddito e il consumo, come proposto, sarebbe estremamente dannoso per l'economia nazionale?</p><p>3. Le risposte all'interpellanza 15.3420 mostrano che dopo il crollo del blocco orientale all'inizio degli anni Novanta la politica fiscale ha effettuato una svolta di 180 gradi: il capitale è stato gradualmente sgravato di almeno 10 miliardi all'anno, mentre il lavoro e il consumo sono stati gravati di miliardi. In tal senso, la politica fiscale richiesta dai principi guida è tutt'altro che nuova. A quanto ammonta lo sgravio annuo del capitale a livello federale (ad es. riduzione delle tasse di bollo, soppressione dell'imposta sul capitale) e a livello cantonale (ad es. dimezzamento dell'imposta sul capitale, soppressione dell'imposta zurighese sul trapasso di proprietà) negli ultimi 25 anni?</p><p>4. Se tutte le imposte sul capitale che non sono già state soppresse o ridotte venissero eliminate, quanto occorrerebbe aumentare l'IVA? </p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Dai dati storici disponibili non è possibile pronunciarsi in maniera esaustiva sull'onere fiscale in Svizzera nel confronto internazionale. Secondo i dati dell'OCSE, nel 1965 le quote dei diversi tipi di imposta in Svizzera e nella media dei Paesi OCSE rispetto al PIL erano le seguenti: imposte riscosse sul consumo 5,6 per cento (media OCSE: 9,4 %), imposte riscosse sulla sostanza 1,6 per cento (media OCSE: 1,9 %), imposte riscosse sull'utile delle persone giuridiche 1,3 per cento (media OCSE: 2,1 %), imposte riscosse sul reddito delle persone fisiche 5,5 per cento (media OCSE: 6,8 %).</p><p>Confrontato alla media dei Paesi OCSE, l'onere fiscale in Svizzera era dunque piuttosto basso nel complesso. La differenza maggiore riguarda l'onere delle imposte riscosse sul consumo. Fino al 2018, l'onere risultante da tali imposte rispetto al PIL è cresciuto sia in Svizzera che nella media OCSE (ad eccezione della media OCSE delle imposte riscosse sulla sostanza, la cui quota rispetto al PIL è rimasta pressoché invariata). In merito alle cifre menzionate occorre tenere conto del fatto che in alcuni Paesi si applicano ritenute alla fonte e i contributi alle assicurazioni sociali vengono in parte trattate in modo differenziato.</p><p>In base a questi dati non è possibile valutare l'evoluzione del rapporto tra l'onere fiscale riguardante il lavoro e quello gravante il capitale. L'imposta sul reddito delle persone fisiche comprende tutti i tipi di reddito, quindi sia quello da capitale che quello generato dal lavoro. Dai dati fiscali a disposizione della Confederazione non si può desumere una ripartizione tra queste due tipologie.</p><p>Fino alla Prima Guerra Mondiale la Confederazione ha conseguito ricavi quasi esclusivamente con i dazi. Le tasse di bollo sono state introdotte nel 1917, dopo che nel 1915 era stata decisa un'imposta provvisoria di guerra sul reddito da attività lucrativa e sulla sostanza. L'imposta preventiva è stata introdotta nel 1943, ovvero tre anni dopo l'imposta per la difesa nazionale (precorritrice dell'imposta federale diretta) e due anni dopo l'imposta sulla cifra d'affari (precorritrice dell'imposta sul valore aggiunto).</p><p>Non è chiaro fino a che punto quest'evoluzione dei diversi tipi d'imposta sia stata "parte integrante del modello di successo elvetico".</p><p>2. Secondo la statistica sulla contabilità nazionale, nel 2020 il consumo è ammontato al 62,8 per cento del PIL svizzero (444 di 706 mia. fr.). Espressa in tale forma, la cifra non permette di trarre conclusioni riguardo alla dannosità di determinate imposte per l'economia nazionale. L'affermazione formulata nella domanda si basa, tra l'altro, su stime riguardanti potenziali reazioni comportamentali provocate da variazioni fiscali.</p><p>3. Secondo la statistica finanziaria dell'Amministrazione federale delle finanze, nel 2019 i ricavi della Confederazione, dei Cantoni e Comuni derivanti dalle imposte sul capitale sono ammontati a circa 49,3 miliardi di franchi. Questo importo comprende le tasse di bollo, l'imposta preventiva, le imposte sull'utile e sul capitale delle persone giuridiche, l'imposta sulla sostanza delle persone fisiche, le imposte fondiarie, le imposte sugli utili patrimoniali, le imposte sulle transazioni patrimoniali e le imposte sulle successioni e donazioni. L'importo rappresentava il 32,6 per cento del gettito fiscale complessivo. Nel 1990 i ricavi totali dalle imposte sul capitale sono ammontati a circa 20 miliardi di franchi, ovvero al 30,5 per cento del gettito fiscale complessivo.</p><p>Il gettito fiscale è legato all'evoluzione delle basi fiscali così come alle aliquote d'imposta. Nel periodo considerato quasi tutte le aliquote delle imposte sul capitale sono rimaste invariate o sono tendenzialmente diminuite.</p><p>Come menzionato al numero 1, i dati relativi all'imposta sul reddito non permettono di distinguere la tassazione dei redditi da capitale da quella riguardante i redditi del lavoro. Inoltre, è incerta in particolare l'incidenza fiscale dell'imposta sull'utile. Si può partire dal presupposto che questa incidenza è perlomeno in parte influenzata dal fattore lavoro.</p><p>4. Nel 2019 il contributo dell'IVA al provento federale è ammontato a 22,5 miliardi di franchi. Se le entrate dai diversi tipi d'imposizione sul capitale, pari a 49,3 miliardi di franchi, dovessero anch'esse essere sostituite da ricavi derivanti dall'IVA, le aliquote di tale imposta dovrebbero essere moltiplicate per 3,2. Questa stima non considera eventuali cambiamenti che potrebbero presentarsi nel comportamento dei contribuenti.</p>  Risposta del Consiglio federale.