Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01038.jsonl.gz/886

L’ordinanza svizzera sulla protezione contro i pericoli naturali (OPIR) stabilisce i principi per la collaborazione tra tutte le parti interessate. Si basa sulle ordinanze esistenti in altri Paesi ma si spinge oltre: non regolamenta solo gli impianti stazionari ma anche gli impianti di trasporto e di trasporto in condotta.
Nelle settimane successive all'incendio, quest'ultimo fu al centro dell'agenda politica non solo in Svizzera ma anche nei Paesi confinanti a nord coinvolti nell'incidente. Il Consigliere federale Alphons Egli incontrò i ministri dell'ambiente dei Paesi attraversati dal Reno per trovare accordi, discutere misure di prevenzione e chiarire la questione delle responsabilità. A numerose istituzioni, tra cui anche la Commissione internazionale per la protezione del Reno (CIPR), fondata nel 1950, venne affidata l'analisi degli avvenimenti e l'indagine delle conseguenze.
Prevenire gli incidenti grazie a misure efficaci
Inoltre, la Svizzera reclamò a gran voce una legislazione su cui basarsi per imporre misure di prevenzione per evitare incidenti con sostanze pericolose. Già il 2 dicembre 1986, il Consiglio federale si presentò davanti all'Assemblea federale plenaria per spiegare la necessità di un'ordinanza sulla protezione contro gli incidenti rilevanti. Esistevano già numerosi modelli: la Germania disponeva di una simile ordinanza dal 1980 e il Consiglio della Comunità europea aveva emanato in giugno 1982 la direttiva Seveso «sui rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali». Tali direttive erano la conseguenza dell'esplosione di una fabbrica di prodotti chimici vicino alla città di Seveso nel 1976 che liberò una nube di diossina, altamente tossica e di altri incidenti passati, come quello di Flixborough nel 1974, che sottolinearono in modo drastico l'inadeguatezza delle misure di prevenzione e delle procedure in caso di crisi applicate dall'industria chimica. La Svizzera, a seguito del disastro di Seveso, integrò nella legge sulla protezione dell'ambiente un capitolo relativo alla protezione dalle catastrofi; la formulazione molto generalizzata non bastò tuttavia a far approvare valide misure per la diminuzione dei rischi. «Non esistevano direttive né servizi cantonali che potessero introdurre misure di prevenzione appropriate», spiega Martin Merkofer, capo della sezione Prevenzione degli incidenti rilevanti e mitigazione dei sismi dell'UFAM.
La regolamentazione in Svizzera si spinge oltre includendo anche le vie di comunicazione e gli impianti di trasporto in condotta
I lavori vennero svolti a un ritmo che ben si adattava all'urgenza della richiesta e la legge sulla protezione dell'ambiente e la legge sulla protezione delle acque vennero integrate il 1° aprile 1991 con l'ordinanza sulla protezione contro gli incidenti rilevanti (OPIR). La Svizzera non solo colmò il divario con i Paesi vicini in materia di prevenzione degli incidenti rilevanti ma andò addirittura oltre. A differenza delle direttive Seveso, l'ordinanza sulla protezione degli incidenti rilevanti adottata in Svizzera stabilisce soglie inferiori per le quantità di prodotti chimici e definisce nelle proprie direttive anche le vie di trasporto lungo cui devono viaggiare le sostanze pericolose, i gasdotti ad alta pressione, gli oleodotti e i microorganismi particolarmente pericolosi. Contrariamente a quanto accade in Germania e in Austria, l'OPIR svizzera non si limita quindi a regolamentare le fabbriche chimiche vincolate al territorio ma disciplina inoltre il trasporto delle sostanze pericolose.
Prevenire è meglio che curare
Negli allegati dell'OPIR vengono elencate le caratteristiche di pericolo (tossicità, pericolo di incendio o esplosione e pericoli per l'ambiente) e le rispettive soglie di quantità per le sostanze e i preparati elencati che stabiliscono se un'impresa deve o meno sottostare all‘OPIR. «In caso di sostanze comparativamente innocue, i quantitativi soglia sono più elevati mentre in caso di sostanze tossiche, che già in quantità ridotte possono provocare danni ingenti, le soglie sono adeguatamente ridotte», spiega Martin Merkofer, «Grazie alla lista dei quantitativi soglia, ogni proprietario di impresa può quindi, stabilire se è sottoposto all‘OPIR».
Controlli mediante rapporti di sintesi e analisi dei rischi
Le autorità verificano se gli obblighi di prevenzione vengono rispettati e i controlli sono organizzati su due livelli. Prima di tutto va presentato un rapporto di sintesi che esponga tipo, posizione esatta e dintorni dell'impresa e dettagli sul tipo e quantità di sostanze pericolose impiegate. Se non possono essere esclusi gravi danni alla popolazione e all'ambiente, dovrà essere fornita in seguito anche un'analisi dei rischi che stimi i possibili danni ad ambiente e popolazione, calcoli la possibilità che essi si verifichino e mostri le misure di sicurezza attuate per contrastarli. Le autorità valutano in seguito se il rischio è sopportabile o se sono necessarie ulteriori misure di sicurezza per la riduzione dei rischi come ad esempio bacini aggiuntivi per le acque di spegnimento.
Attori diversi, compiti diversi
Da parte loro, i Cantoni compilano, sul loro territorio di competenza, un catasto dei rischi comprendente tutte le imprese che sottostanno all'OPIR. Sulla base di tali catasti l'UFAM stila il catasto dei rischi della Confederazione (ERKAS) ossia una panoramica di tutte le imprese che lavorano con grandi quantità di sostanze pericolose o con microrganismi particolarmente pericolosi. «L‘ERKAS è utilizzato come elemento di supervisione da parte della Confederazione», spiega Martin Merkofer. «Ci aiuta a stabilire quali zone sono più a rischio, come esse si sviluppano e dove sono le zone a rischio in cui va eseguita l'ordinanza sulla protezione contro i rischi rilevanti.»
L'importanza dello scambio di conoscenze e della collaborazione
I proprietari di imprese e impianti che sottostanno all'OPIR sono inoltre chiamati alla partecipazione attiva. Naturalmente possono contare sul sostegno da parte di Confederazione e Cantoni: «Quando ad esempio vengono aggiunte nuove sostanze agli elenchi dell‘OPIR, le autorità esecutive vengono incontro alle imprese mettendo a disposizione le direttive corrispondenti», spiega Martin Merkofer. Lo scambio di conoscenze e la collaborazione rappresentano la base della prevenzione degli incidenti rilevanti: grazie ad esse i Cantoni svizzeri hanno elaborato congiuntamente due linee guida (Ritenzione delle acque di spegnimento e Stoccaggio di sostanze pericolose), per lo stoccaggio delle sostanze pericolose e per le riserve di acque di spegnimento.
Stoccare correttamente le sostanze aumenta la sicurezza
Molte delle misure di prevenzione promosse dall'OPIR hanno lo scopo di evitare che si presentino situazioni pericolose. Stabilisce quindi che le sostanze siano stoccate «tenendo conto delle loro proprietà» e che deve essere compilata una lista che descriva quantità e luogo di stoccaggio. Lo stoccaggio nel medesimo luogo di sostanze con infiammabilità differente o che possono provocare una reazione non è quindi permesso. In caso di emergenza, le informazioni relative alle sostanze immagazzinate devono inoltre essere messe immediatamente a disposizione del corpo pompieri o dei servizi di difesa chimica. È inoltre importante separare gli spazi di stoccaggio e di produzione e, in generale, ridurre il più possibile le scorte. Quando possibile, le sostanze pericolose vanno sostituite con sostanze innocue o conservate in quantità minore. Ai sensi dell'OPIR, anche la quantità di una sostanza influisce sulla sua pericolosità.
Costruire in modo intelligente
Anche le misure di sicurezza relative agli edifici, come settori tagliafuoco che possano resistere a sufficienza contro un incendio, sono incluse nell‘OPIR.. «Un magazzino come quello di Schweizerhalle, inizialmente concepito per i macchinari e in cui non è mai stato installato un impianto antincendio, al giorno d'oggi non verrebbe mai utilizzato per stoccare sostanze chimiche. Le direttive per lo stoccaggio e la riserva di acque di spegnimento sono cambiate drasticamente da allora» assicura Martin Merkofer.
Le misure di sicurezza previste dall'ordinanza sulla protezione contro gli incidenti rilevanti hanno quindi permesso di ridurre i rischi per le persone e l'ambiente ad un livello accettabile.
L'industria chimica si impegna a favore della sicurezza
I gravi incidenti occorsi nel volgere di meno di 50 anni hanno acuito la consapevolezza del settore chimico sulla necessità di misure di prevenzione e sicurezza.
Anche l'industria chimica imparò la lezione dall'incendio. I costi considerevoli provocati dai danni non potevano nemmeno lontanamente essere comparati con le spese per una prevenzione efficace. Anche la reputazione del settore messa a dura prova contribuì a spingere le imprese chimiche a impegnarsi per rafforzare la sicurezza degli impianti. Già nel 1984 dopo l'incidente chimico di Bhopal (India), alcune imprese canadesi avevano lanciato l'iniziativa «Responsible Care» a cui le associazioni del settore chimico tedesco e svizzero aderirono nel 1991. Le imprese svizzere intenzionate a diventare membri di ScienceIndustries, l'associazione delle aziende del settore chimico, farmaceutico e delle biotecnologie, sono tenute a sottoscrivere i principi di Responsible Care (Grundsätze) che corrispondono in sostanza con le misure di sicurezza promosse dall'OPIR.
L'industria chimica ha un ruolo molto importante nell'attuazione delle misure di sicurezza. Le proposte del settore sono indispensabili quando si tratta di sviluppare ulteriormente l'OPIR.
Ultima modifica 28.10.2016