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Finisce così una crisi politica durata oltre un anno
TEL AVIV - Il pallino torna in mano a Benjamin Netanyahu. Questa sera, bruciando i tempi, il presidente Reuven Rivlin gli ha assegnato l'incarico di formare il nuovo governo israeliano. E il nuovo esecutivo non potrà che essere che quello di emergenza nazionale in coabitazione con l'ex rivale Benny Gantz: 18 mesi premier l'uno, 18 mesi l'altro.
Dopo oltre un anno finisce così - a meno d'improbabili clamorosi sviluppi - una crisi politica che ha visto ben tre elezioni, senza precedenti nella storia del paese.
A mettere il sigillo finale sulla prolungata impasse e dare l'input a Rivlin ci hanno pensato oggi 72 deputati su 120 della Knesset che, in una lettera al presidente, hanno indicato Netanyahu come il deputato prescelto per formare l'esecutivo, il quinto da lui presieduto anche se questa volta in condominio forzato con Gantz. Una maggioranza ben più vasta di quei 61 seggi necessari alla bisogna e che premia l'incontrastata padronanza di Netanyahu dei meccanismi politici del paese.
Tuttavia il vero semaforo verde all'ardita ingegneria istituzionale ideata per il governo nato sotto la spinta della lotta al coronavirus lo ha dato ieri la Corte suprema, fino allora ostacolo fortemente temuto. Sono stati ben 11 giudici su 15, presieduti da Esther Hayut, a non accogliere, in diretta streaming, la sostanza delle istanze con cui varie organizzazioni di opposizione e il partito centrista di Yair Lapid (un tempo alleato di Gantz) avevano cercato di far cadere l'intesa.
La Corte - tranne alcuni rilievi subito accolti dal Likud, il partito di Netanyahu, e da Gantz - non ha avuto da obiettare né sulla nuova forma di un governo bicefalo, purché venisse approvato dalla Knesset, né sul fatto che un deputato incriminato di corruzione, frode e abuso di potere, come Netanyahu, diventasse premier.
Dopo la decisione, la maggioranza del parlamento - il cui incarico di cercare un nuovo premier scadeva questa sera a mezzanotte (le 23.00 in Svizzera) - ha prontamente votato a favore dell'intesa e, in breve successione, indicato l'attuale primo ministro a interim.
Rivlin, fatte le verifiche previste dalla legge che potevano durare anche due giorni, non ha atteso oltre e ha affidato al premier più longevo della storia d'Israele l'agognato incarico formale.
Il quadro generale del governo - che potrebbe giurare mercoledì prossimo - è già largamente segnato. I ministri - se le anticipazioni si confermeranno - saranno, nel corso triennale dell'esecutivo, da 32 a 36: mentre Netanyahu sarà capo per i primi 18 mesi, Gantz andrà agli esteri o alla difesa ma con la qualifica di "premier alternato" in attesa di guidare a sua volta.
Ammesso e non concesso che il processo a Netanyahu fissato il 24 maggio non riservi ulteriori colpi di scena o che - come hanno maliziosamente osservato alcuni analisti - il capo del Likud faccia veramente il passo indietro quando sarà il turno di Gantz.
Se lo farà - hanno sostenuto gli stessi analisti altrettanto maliziosamente - potrebbe essere per puntare alla presidenza di Israele che Rivlin lascerà nel luglio del 2021.