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Francesca Antonioli
Lettere dedicatorie di Francesco Osanna ai Gonzaga
Tra il 1570 e il 1608 fu attivo nella fiorente signoria di Mantova il libraio ed editore Francesco Osanna, fondatore della «più grande casa editrice mantovana».1 L'attività della stamperia Osanna fu febbrile; si calcola che tra il 1577 e il 1600 abbia fatto stampare centocinquanta opere circa, senza contare statuti, ordini, gride, allegazioni e tariffe, divenute all'ordine del giorno con la nomina nel 1588 a stampatore ducale.2
Considerando le edizioni uscite dai tipi Osanna, si nota come buona parte delle opere riporti una dedica ad un membro della famiglia Gonzaga, all'epoca dominatrice della città, con i duchi Guglielmo prima e Vincenzo poi. Tra le dedicatorie troviamo anche lettere dello stesso editore che non rinuncia a porre in evidenza le proprie doti encomiastiche nei confronti dei Signori i quali lo preferirono al Ruffinelli come tipografo ufficiale del ducato.3 Il dato statistico è considerevole: il 25% delle opere edite dall'Osanna riporta una lettera dedicatoria indirizzata ad un Gonzaga e, valutando il fatto che buona parte delle pubblicazioni non presenta una dedica, si può affermare che i duchi della città erano tra i dedicatari prediletti delle edizioni mantovane.4 Da un'analisi più approfondita è emerso che dieci tra queste dedicatorie non erano firmate dall'autore, come nella maggior parte dei casi, ma dallo stesso editore il quale offriva ai Signori mantovani il frutto del suo accurato lavoro oppure donava ad importanti personaggi di corte opere che, per volontà dell'autore, non riportavano un dedicatario.5 Quali possano essere i motivi che soggiacciano a tale gesto non è cosa difficile a dirsi: encomio e doverosa devozione nei confronti dei duchi della città e del nobile casato, ma sicuramente ancor più interessante risulta la riflessione sui contenuti e la forma dei testi dell'editore dai quali si possono trarre chiare indicazioni relative alla vita e alla storia culturale dell'editoria del XVI secolo. È bene sottolineare che non ci troviamo di fronte alla dedica di opere marginali nella storia letteraria italiana o locale, ma di testi considerevoli per tipologia e impatto quali la Gerusalemme liberata6 e il Rinaldo7 di Torquato Tasso, tra i più importanti poemi epico-cavallereschi della letteratura, o le Rime8 di Lelio Capilupi, noto poeta mantovano di stampo petrarchesco, amico del Tasso, del quale Osanna curerà la prima edizione di quella che può essere considerata una vera e propria raccolta poetica. Meno conosciuti, ma di ragguardevole interesse per la ricostruzione storica dell'epoca sono i Ricordi9 di Sabba Castiglione e i Commentari di Moscovia10 e l'oratio funebris per l'Arciduchessa d'Austria11 dell'insigne teologo Antonio Possevino. Alla mancanza in tali opere di una dedica pose rimedio l'editore, come pure fece nel caso del Viaggio Spirituale12 di Cornelio Bellanda, frate conventuale la cui opera uscì dalle stampe del celebre veneziano Aldo Manuzio e i Discorsi sopra le composizioni e i medicamenti che si usano di dar per bocca13 di Filippo Costa, speziale e medico mantovano nonché collezionista e fondatore di un museo noto anche ben oltre i confini ducali.
Tra i dedicatari troviamo rappresentata tutta la nobile famiglia, da Vincenzo Gonzaga e consorte, ai più lontani Scipione e Ferrante Gonzaga, dal vescovo Marc'Antonio al piccolo priore di Barletta, Ferdinando. Non sempre la dedica dell'editore coincide con la volontà dell'autore. Ne è un esempio la dedicatoria della Gerusalemme liberata del Tasso. L'autore, come è risaputo, offre il suo capolavoro a Donno Alfonso d'Este duca di Ferrara, ma l'editore, giudicata l'importanza e l'onore dell'esemplare dato alle stampe, ritiene opportuno ricercare un altro dedicatario, eroico tanto quanto il protagonista dell'opera: don Ferrante Gonzaga. La vita di questo storico personaggio richiederebbe un capitolo tutto suo per le numerose imprese che lo hanno visto protagonista. Non abbiamo testimonianze relative ai rapporti tra Ferrante e Osanna, ma sicuramente quest'ultimo conosceva per fama le gesta dell'intrepido paladino di Carlo V. Il confronto tra Goffredo di Buglione e Ferrante ispira lo stampatore mantovano suggerendogli il giusto referente per l'opera, poiché «si come Platon diceva, il poema d'Omero esser la norma del ben vivere, il poema eroico del signor Torquato esser la regola dell'eroicamente operare"».14
L'edizione mantovana godeva tuttavia di un'ulteriore nota di merito che l'orgoglioso stampatore non perde occasione di evidenziare e che l'ha resa per secoli tra le più attendibili del poema poiché «uscita dalle (mie) stampe e ricorretta secondo l'ultimo originale per man di chi ha spiato ad uno ad uno tutti i pensieri dell'autore, come sa tutto il mondo e come non negherebbe alcuno».15 Ragguardevole è l'indicazione fornita dall'editore, che ci testimonia l'importante lavoro di revisione che soggiace all'opera tassiana. L'anonimo curatore è con molta probabilità proprio quello Scipione Gonzaga consigliere e correttore stilistico del Tasso e motivo di vanto per la città lombarda e la sua stamperia.16 A lui l'Osanna dedicherà due anni più tardi la nuova edizione dei Discorsi di Filippo Costa sopra le composizioni e i medicamenti che si consumano di dar per bocca come «picciol segno di gratitudine [e] [...] per iscontar in qualche maniera il molto debito [...] e per li molti e singolari benefici da quella ricevuti in diversi modi».17
Ferrante Gonzaga doveva essere particolarmente gradito all'Osanna che l'anno successivo darà alle stampe le Rime del signor Lelio Capilupi, poeta di origine mantovana, ma attivo presso la corte pontificia. Delicata e sottile è la metafora che apre la dedica dell'edizione quasi come se l'editore volesse entrare in punta di piedi nelle grazie del principe di Molfetta e Guastalla, ma che ci testimonia l'abilità stilistica ed encomiastica di cui era capace l'umile servitore gonzaghesco:
Non isdegna il mare, benché ampi fiumi con più d'una bocca gli rendan tributo, di accogliere ancora un picciol fiumicello, che con una sola foce gli si riversi in grembo, e non dovrà parimente Vostra Eccellenza sdegnare, benché molti poemi e libri di grandissimo rilievo siano stati consacrati al suo nome, di gradire questo volumetto delle Rime del signor Lelio Capilupo, e de' suoi fratelli, le quali nuovamente dalla mia stamperia se n'escon in luce: tanto più che 'l detto signor Lelio, fedelissimo servitore, fu dell'avolo di Vostra Eccellenza e a lui alquanti de' suoi componimenti ha scritto; onde per ragion di successione ereditaria viene il presente libretto ad essere a lei dovuto. Per non dire che è diletto, ch'ella sente della lezione de' buon poeti, fra quali ella sa essere annoverato il signor Lelio, e 'l desiderio che m'arde di scoprirle l'osservanza mia verso di lei, m'han costretto di non procacciare altro appoggio a queste Rime, che quello di vostra eccellenza alla quale con ogni umiltà bacio la valorosa mano.18
La Gerusalemme liberata non è l'unico capolavoro dell'autore sorrentino a riportare una dedicatoria dell'editore. Due anni prima Osanna aveva dato alle stampe il Rinaldo, opera che mostra «la vivacità del giudizio e intelletto [dell'autore] sin da giovanili anni».19 Tra i dedicatari non poteva mancare il «Serenissimo Signor Vincenzo Gonzaga Principe di Mantova e di Monferrato»,20 poiché, per citarne l'autore:
Mi sarebbe paruto mancar in gran parte del naturale debito mio se, come suddito e servo di Vostra Altezza, non avessi procurato in qualche maniera di mostrarle alcun segno della fedeltà e devozion mia. E per questo ad imitazione dei Parti, che non usano salutare i Principi loro senza qualche dono, avendo a dar in luce per le mie stampe il presente poema ho voluto presentarlo a Vostra Altezza; qual ancor che, come primo parto dell'autore, potrà parer di gran lunga inferiore alla grandezza sua.21
Il giovane principe avrebbe potuto trarne «diletto e giovamento: diletto nel ricrear l'animo sovente oppresso da vaghi pensieri, giovamento da vivi esempi e azioni eroiche adombrate molte volte da favole e figure poetiche».22
Di tutt'altro genere, ma per il medesimo dedicatario è la lettera premessa all'edizione dei Commentari di Moscovia di Antonio Possevino, precettore del già menzionato Scipione Gonzaga. Anche in questo caso l'opera è indirizzata dall'autore ad un altro referente, Papa Gregorio XIII, per il quale Possevino lavorava, ma l'editore sceglie un membro della corte mantovana da omaggiare con il proprio lavoro sperando di far gesto gradito poiché «l'opera contiene cose pertinenti ai tempi [suoi] [...] e mostra i modi di difendere il cristianesimo, il quale appunto nel settentrione e nell'oriente, de' quali l'autore ragiona, è agitato».23
L'abilità retorica e l'arte di compiacere i propri Signori spinsero l'Osanna, due anni più tardi a colmare l'assenza di un giusto tributo a Eleonora de' Medici Gonzaga, seconda moglie di Vincenzo, poco ricordata tra le dedicatorie mantovane. L'oratio funebris composta dallo stesso Antonio Possevino, recitata pubblicamente in occasione dei funerali solenni di Eleonora d'Austria e data alle stampe presso l'editore mantovano in quanto «la brevità del tempo e l'ampiezza della materia non permisero che allora si udissero [i particolari]»,24 sembrava il giusto modo di onorare la ducale consorte.
Essendo l'unica donna che compare tra i dedicatari, Osanna sente di dover giustificare la sua scelta in apertura di dedica:
Per essere l'Altezza Vostra, per nome, per vincolo doppio di parentela, per dignità, per la prudenza e per le altre virtù concedutele da Dio Signor nostro, un'altra Eleonora, qual'era la Serenissima Signora sua zia e suocera di felicissima memoria, io offro all'Altezza vostra questa non tanto funebre orazione, quanto storia recitata ultimamente nelle pubbliche esequie di lei a consolazione universale di questa patria.25
Allo stesso anno risale la dedica a Ferdinando Gonzaga de I Ricordi di Sabba Castiglione. L'editio princeps uscì a Bologna dalla stamperia di Bartolomeo Bonardo da Parma nel 1546, tre anni più tardi dallo stesso editore venne pubblicata una nuova edizione con notevoli cambiamenti; quella dell'Osanna del 1594 fu una delle venticinque che seguirono nei sessantasette anni successivi, ma a detta dello stampatore tra le più corrette:
Quindi è, che dovendo io ristamparli, così ricercato e istantissimamente sollecitato da vari nobili spiriti e amici miei, quali senza più studiosi di così utile e onorato volume, non potevano patire di vederlo nel lezzo di tanti errori nel quale lo avevano le passate edizioni involto, mi son risoluto, sebben con molta mia fatica e spesa, a lor compiacere, e in mio stesso tempo all'opra medesima e al mondo giovare procurando che venga in luce corretto e ampliato in ogni parte, e d'una assai copiosa tavola illustrato.26
Anche in questo caso dedica d'opera e dedica di edizione non coincidono, infatti Castiglione indirizza il suo lavoro a tutte le persone che hanno il naturale desiderio di sapere, ma l'Osanna va alla ricerca di un personaggio gonzaghesco degno di menzione. All'epoca Ferdinado Gonzaga, figlio di Vincenzo ed Eleonora, era solo il priore di Barletta, ma di lì a poco sarebbe diventato cardinale e duca della città lombarda. Come spesso accade, lo «stampator ducale» ritrova nel paragone la giusta motivazione che lo spinge ad andare contro le volontà espresse dall'autore:
È ben vero che quando io posi mano a simil opera, mi parve di dover fare un grande acquisto alla bontà sua, se io la dedicava a Vostra Eccellenza, la quale, ancorché in tenera età, porta non di meno scolpita nelle vesti, quell'esterior segno sacro de' cristiani, quale pur anco portavano e l'autore dell'opera e il nipote di lui, al quale fu da principio inviata.27
Simile è il caso della dedicatoria del Viaggio spirituale di Cornelio Bellanda a Marc'Antonio Gonzaga vescovo di Casale. L'argomento trattato e la vita dell'autore ispirano la dedica «di questo libro altrettanto degno di lei quant'ella è degna di lui»,28 ma l'epistola suscita una riflessione che va oltre il mero contenuto. Sappiamo che all'altezza del XVI secolo il termine "dedicare" era spesso sostituito con "donare" o "inviare" e nella lettera in questione l'Osanna conferma questa tendenza, gettando un'ombra sul significato del proprio gesto. Può darsi che lo scopo dello stampatore ducale fosse solo quello di donare ai Signori di Mantova esemplari usciti dalla propria tipografia, senza pretendere di dedicare nel vero senso della parola l'opera appena impressa.
Ben più significative risultano essere le considerazioni che si possono trarre dall'analisi delle dedicatorie in questione. Per prima cosa dalle lettere si evince che attorno alla tipografia ruotava un entourage qualificato e tutte le persone di buon livello culturale che circolavano sotto i portici di Piazza delle Erbe29 frequentavano l'Osanna, costituendo un primitivo salotto culturale in cui tutti avevano la possibilità di esprimere la propria opinione riguardo alle opere che andavano in stampa. È lo stesso editore nella dedicatoria dei Ricordi di Sabba Castiglione a dichiarare che, dovendo ristamparli, fu «istantissimamente sollecitato da vari nobili spiriti e amici [suoi]» che lo istruivano sulle opere da mandare in stampa e sulla necessità di ricorreggerle. Anche il Tasso doveva essere tra i frequentatori assidui della tipografia tra l'estate del 1586 e l'ottobre dell'anno seguente. Privato dei suoi libri, dopo la reclusione nell'ospedale di Sant'Anna, Tasso chiederà allo stesso Osanna di farsi carico del ripristino della sua biblioteca su promessa di pagamento e probabilmente proprio in questo modo nacque quel rapporto di profonda stima e rispetto che porterà il Magnaguti a definire l'Osanna «il tipografo del Tasso».30
Sembra tuttavia che l'Osanna non avesse bisogno di alcuna indicazione su ciò che era degno di stampa e su ciò che risultava di scarso valore. Attraverso le lettere si delinea il profilo di una persona colta, che non si limita a possedere e vendere libri, ma legge e conosce con minuzia tutto ciò che produce. A riguardo si può far riferimento ancora una volta alle dediche delle opere tassiane. Entusiasmato dall'importanza del capolavoro del Tasso, l'Osanna redige una lettera degna dell'opera, e non esita a mettersi in mostra come persona colta, in grado non solo di comprendere e analizzare l'opera dello scrittore sorrentino, ma azzardando anche paragoni tra il destinatario e il protagonista dell'Iliade, affermando che «dovendosi agli alti uomini l'alte cose a Vostra Eccellenza fuor d'ogni dubbio doveasi il presente poema come eroico dono ad eroico Principe; e a tal eroe, che a guisa d'Achille, il qual fra gli orrori dell'armi soleva talvolta trattar il plettro per sottrarre alquanto l'animo dal peso delle più gravi cure»31 somigliava in tutto e per tutto a Ferrante Gonzaga. L'editore discuteva e si interessava anche di filosofia: nella stessa lettera compare un riferimento a Platone, filosofo riscoperto agli albori dell'età moderna, anche se nel caso specifico la citazione non è da riferirsi ad un'opera precisa dell'antico filosofo, ma probabilmente ad un comune "sentito dire".
Nella dedica del Rinaldo invece emerge un riferimento che fa riflettere sulle aspirazioni dello stampatore, che parla della possibilità da parte di qualcuno di trarre spunto dalle vicende della famiglia Gonzaga per scrivere un poema epico come encomio per i nobili mantovani. Osanna sostiene di non voler volare in alto come Icaro col rischio di precipitare, ma si limita alla sua attività di tipografo e umile servitore della casa ducale; altri avrebbero potuto farsi carico del redigere un tale lavoro, non certo un piccolo stampatore che nulla conosceva dell'arte poetica. Oltre a dimostrare la sua conoscenza del mito greco, Osanna lancia un'idea per nulla bizzarra all'uditorio di poeti che lo circondavano, nella speranza che qualcuno riuscisse ad imitare l'opera del Tasso, onorando in questo modo la signoria mantovana.
Il tipografo certo non osò di volare troppo in alto, ma, abile scrittore, avrebbe potuto eguagliarsi ai poeti che pubblicava. A questo riguardo mi piace ricordare la bella metafora che Osanna realizza per dimostrarsi umile offerente nei confronti di Ferrante Gonzaga. Segno di una buona sensibilità poetica, priva di formalismi, la lettera che apre l'opera dei fratelli Capilupi, precedentemente citata per esteso, è degna dei componimenti presentati nel piccolo libretto. Indice di una particolare attenzione alla costruzione sintattica è invece la lettera che introduce l'oratio funebris di Antonio Possevino per la defunta arciduchessa d'Austria e duchessa di Mantova, in cui Osanna mostra un'accurata architettura del periodo.
Dal punto di vista formale le dedicatoria dell'Osanna si inseriscono a pieno titolo nella tradizione del XVI secolo. Le formule di apertura utilizzate sono quasi sempre le stesse ed esplicitano il grado del dedicatario e il rapporto di sudditanza che intercorre tra lo stampatore e il Gonzaga in questione. La stessa cosa si può dire delle formule di chiusura anche se rivelano un aspetto particolare del carattere dello stampatore: Osanna chiude spesso le sue lettere con una preghiera. Lo fa in quasi tutti i testi che ho preso in considerazione indipendentemente dal fatto che l'opera sia di argomento religioso o meno. Affezionato alla famiglia ducale, timorato di Dio, coinvolto dal clima religioso che, grazie all'intervento della "santa" moglie di Guglielmo Gonzaga, si era diffuso nella città di Mantova, Osanna esprime il suo «vivo desiderio di quella felicità la quale tutti da Dio le preghiamo perpetua con tutta codesta Serenissima Casa»32 o ancora l'aspirazione «da Nostro Signore [di] somma felicità e contento»33 o l'altruista preghiera a Dio di «ogni desiderata felicità».34 Oltre alle richieste di benevolenza per la casa ducale e i membri di essa, la preghiera del dedicatore si spinge fino alla supplica che «Nostro Signore la conduca a quel grado d'altezza che richieggono i suoi meriti»35, cosa che va ben oltre l'augurio di una felicità eterna, per entrare in polemica con chi non riconosce al dedicatario il pregio del nome che porta. Il corpo centrale della lettera generalmente espone in breve i contenuti dell'opera e i motivi che hanno spinto l'editore alla scelta del dedicatario. La selezione non doveva essere cosa facile, ma sicuramente usuale. Nella dedicatoria della Gerusalemme liberata Osanna sostiene di aver ripensato più volte a chi dovesse essere indirizzata l'opera in questione, a dimostrazione del fatto che, di fronte ad una nuova pubblicazione, l'editore si poneva il problema della dedica, soprattutto quando l'autore non aveva già provveduto ad onorare con eloquenti parole un membro della casa ducale, e si impegnava nella ricerca di un personaggio che potesse legarsi per similitudine al contenuto dell'opera stessa.
Dalle lettere emergono anche gli eventuali problemi editoriali, gli errori delle precedenti edizioni e il vanto per la correttezza e il prestigio della presente, come si è potuto apprezzare nelle dedicatorie già citate.
Il lavoro sulle lettere dello stampatore mantovano permette di conoscere aspetti meno evidenti dell'editoria, della pubblicazione di un'opera, dei personaggi che ruotano attorno ad un autore, delle necessità formali che soggiacevano alla stampa di un manoscritto e offre la possibilità di ampliare la visione riguardo capolavori della letteratura cinquecentesca. Ecco dunque che "i margini del libro" possono contribuire a segnare un capitolo ragguardevole sulla tradizione filologica di un testo: in poche righe ogni dedicatoria, al di là dei formalismi e dei riti, ci insegna a riconoscere la personalità e l'intelletto di un editore tanto attento nei confronti dei suoi protettori, da porre dedica ad opere che non gli appartenevano, ma che in questo modo faceva proprie.
F. A.
Note
1 Tra i primi studiosi del tipografo mantovano troviamo A. Magnaguti, Gli Osanna tipografi mantovani dei secoli XVI e XVII, in «Atti e Memorie dell’Accademia Virgiliana di Mantova», XIX-XX, 1926-1927, p. 65.
2 Il primo documento che ci testimonia l’esistenza di una libreria Osanna risale al 1570, anno in cui Giolito, tipografo attivo a Venezia col quale Osanna era in stretto rapporto d’affari, chiedeva il pagamento di una discreta somma di denaro. Nonostante le ripetute sollecitazioni il pagamento dell’Osanna tardava ad arrivare, così il Giolito intentò causa contro il tipografo mantovano per ottenere il pagamento dei suoi debiti. Nel 1577 iniziò l’attività della stamperia con la pubblicazione delle Nozze di Mercurio e Filologia di Marziano Cappella, nella versione italiana del Bonacciuoli.
3 Il decreto di proclamazione dell’Osanna a stampator ducale è conservato presso l’Archivio di Stato di Mantova e viene riportato integralmente dal Magnaguti nell’articolo già citato: Gli Osanna tipografi mantovani. Il titolo non dovette apportare all’Osanna quei benefici da lui tanto sperati. La situazione economica della stamperia agli inizi del Seicento non doveva essere particolarmente florida anche perché le spese dell’editore non avevano limiti: affittava o acquistava rarità letterarie e investiva molto sui caratteri tipografici che venivano continuamente aggiornati.
4 Passando in rassegna le opere pubblicate dall’Osanna e segnalate in EDIT 16, ho potuto visionare 150 esemplari. Di questi 40 riportano una lettera dedicatoria indirizzata ad un membro della famiglia Gonzaga, mentre 78 di esse non riportano alcuna dedica.
5 In realtà solo otto riportano una lettera dedicatoria dell’editore a nobili Gonzaga, due di esse sono indirizzate a membri della corte. In particolare: G. B. Guarini, Lettere raccolte da Agostino Micheli, Mantova, Osanna, 15952, dedicata a Carlo Galvagni, consigliere del duca di Mantova; M. Girolamo, Opere morali, Mantova, Osanna, 1590, indirizzata a Fabio Gonzaga, cameriere maggiore del duca di Mantova.
6 T. Tasso, Gierusalemme liberata poema heroico [...] Ridotto alla sua vera lettione secondo il proprio originale dello stesso autore, et di nuovo ristampata, con gli argomenti a ciascun canto del Signor Horatio Ariosti, et allegorie del poema. Con la aggiunta di molte stanze, che dall’autore sono state rifiutate, et mutate a suoi luoghi, Mantova, F. Osanna, 1584.
7 T. Tasso, Il Rinaldo [...] novamente ricorretto et ristampato, ivi, 1583.
8 C. Capilupi, Rime [...] nuovamente poste in luce, ivi, 1585.
9 S. Castiglione, Ricordi, overo ammaestramenti, ivi, 1594.
10 A. Possevino, Commentarii di Moscovia, et della pace seguita fra lei, e ’l regno di Polonia. Colla restitutione della Livonia [...] Aggiunteui, oltre la corretione, varie cose, et Lettere di più eminenti principi, et dell’auttore, pertinenti alla religione, et alla notizia di Gottia, di Svetia, della Livonia, & di Transilvania, ivi, 1596.
11 A. Possevino, Vita et morte della Serenissima Eleonora Arciduchessa d’Austria e Duchessa di Mantova, recitata da Antonio Possevino della Compagnia di Giesù nelle esequie di lei e presenti i Serenissimi Signori di Mantova, ivi, 1594.
12 C. Bellanda, Viaggio Spirituale, Nel quale, facendosi passaggio da questa vita mortale, si ascende alla celeste. Diviso in dieci varii soggetti, et ragionamenti spirituali, ivi, 1579.
13 F. Costa, Discorsi [...] sopra le compositioni degli antidoti, et medicamenti, che più si costumano di dar per bocca, ivi, 1586.
14 Tasso, Gerusalemme liberata cit., dedicatoria dell’editore.
15 Ibid.
16 Carla Molinari nel saggio che accompagna il catalogo della mostra Torquato Tasso nelle edizioni Osanna, con una selezione delle pubblicazioni possedute dalla biblioteca comunale di Mantova, mostra bibliografica (7 dicembre 1995-20 gennaio 1996), Mantova, Chiribella, 1995, sostiene che il curatore potrebbe anche essere un membro della corte di Ferrante Gonzaga. Se l’ipotesi fosse confermabile, la scelta del dedicatario sarebbe giustificabile non tanto dalle qualità che Ferrante e Goffredo dimostrano di avere in comune quanto dalla necessità di «dare a Cesare ciò che è di Cesare» cioè un’edizione degna di rispetto curata da un membro della corte milanese.
17 Costa, I discorsi cit., dedicatoria dell’editore.
18 Capilupi, Rime cit., dedicatoria dell’editore.
19L’Osanna non manca di riferire nei propri componimenti un giudizio critico sull’opera data alle stampe come nel caso riportato: Tasso, Rinaldo cit., dedicatoria dell’editore.
20 Ibid.
21 Ibid.
22 Ibid.
23 Uomo di fede, l’Osanna darà alle stampe un buon numero di opere di argomento religioso. Informato e preoccupato per le sorti della Chiesa Cattolica del suo tempo non mancherà di sottolinearlo al signore di Mantova. Possevino, Commentari cit., dedicatoria dell’editore.
24 Possevino, Vita et morte cit., dedicatoria dell’editore.
25 Ibid.
26 Castiglione, Ricordi cit., dedicatoria dell’editore.
27 Ibid.
28 Bellanda, Viaggio spirituale cit., dedicatoria dell’editore.
29 Magnaguti ha condotto una minuziosa ricerca nel tentativo di individuare l’ubicazione della libreria Osanna arrivando a collocarla proprio nella centralissima Piazza delle Erbe di Mantova. Quella non doveva essere l’unica proprietà della famiglia. È probabile che gli Osanna avessero diverse proprietà e che di frequente mutassero di abitazione, o che avessero la libreria in un luogo, la tipografia in un altro e l’abitazione in un altro luogo ancora. A. Magnaguti, Il tipografo del Tasso, Messer Francesco Osanna, in «Atti e Memorie dell’Accademia Virgiliana di Mantova», XXV, 1939, p. 157.
30 Sono le stesse lettere del Tasso a parlarci del legame tra tipografo e scrittore: cfr. T. Tasso, Lettere, disposte per ordine di tempo ed illustrate da C. Guasti, Firenze, Le Monnier, 1852-1855, 5 voll. «Mi convien far qualche spesa; né vorrei mancar de la mia parola a messer Francesco Osanna, dal quale ho compro alcuni libri»: TASSO, Lettere, vol. iii, 1853, n. 615. Tra il 1581 e il 1582 dai tipi Osanna uscirono sei edizioni tassiane. La ricerca è stata condotta da Pasquale di Viesti nel 1995, in occasione della mostra bibliografica presso la Biblioteca Teresiana di Mantova. Si tratta delle Rime, dell’Aminta (oggi irreperibili) di due ristampe del Rinaldo innamorato, della Lettera del signor Torquato Tasso, nella quale paragona l’Italia alla Francia, e della Scielta delle Rime. Per la descrizione si veda il catalogo della mostra Torquato Tasso nelle edizioni mantovane.
31 Tasso, Gerusalemme liberata cit., dedicatoria dell’editore.
32 Possevino, Vita et morte cit., dedicatoria dell’editore.
33 Costa, Discorsi cit., dedicatoria dell’editore.
34 Bellanda, Viaggio spirituale cit., dedicatoria dell’editore.
35 Tasso, Gerusalemme liberata cit., dedicatoria dell’editore.