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Entro la fine dell'anno anno, l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) deciderà se continuare o meno a sostenere finanziariamente i programmi di rimpatrio per rifugiati in direzione di Sri Lanka, Etiopia, Irak, Somalia. L'interesse per un ritorno a casa è infatti tuttavia modesto.Questo contenuto è stato pubblicato il 23 agosto 2001 - 17:51
Dei 4500 somali che vivono in Svizzera, ha indicato giovedì l'UFR in una nota, solo 17 hanno mostrato interesse per un ritorno in patria. "Sebbene i candidati scarseggino non siamo delusi dalla bassa rispondenza alla nostra azione", ha affermato Erik Kaser, responsabile per l'aiuto al rimpatrio presso l'UFR.
Tuttavia, considerato lo scarso interesse, l'UFR deciderà la settimana prossima se continuare o no con l'aiuto al rimpatrio in direzione dello Sri Lanka. Per Somalia, Etiopia e Eritrea Berna deciderà invece entro la fine dell'anno se insistere o meno in quest'azione.
L'Organizzazione svizzera d'aiuto ai rifugiati (OSAR) non è contraria a questo tipo d'iniziative a patto che la situazione sul posto sia accettabile dal punto di vista della sicurezza, ha affermato Jürg Schertenleib dell'OSAR. Se queste condizioni non sono date, ha aggiunto, «non sarà certo offrendo denaro che si riuscirà a vincere la diffidenza dei potenziali candidati al rimpatrio». Ciò spiega a suo parere lo scarso interesse per l'iniziativa lanciata dal governo.
In Somalia è in corso un conflitto e scarseggiano i generi alimentari, ha aggiunto Schertenleib. Un rimpatrio per i curdi nel nord dell'Irak è reso più difficile dall'ostruzionismo della Turchia. Ciò vale anche per Lo Sri Lanka dove la guerra civile in corso non invoglia di certo a un ritorno.
swissinfo e agenzie
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