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Un muro lungo il Sahara: Donald Trump ha suggerito al governo spagnolo di affrontare l'emergenza migranti in Europa emulando una delle sue più famose promesse elettorali, il muro col Messico, rimasto per ora solo sulla carta. Lo ha rivelato il ministro degli esteri spagnolo, Joseph Borrell, già presidente del parlamento europeo, durante un evento a Madrid.
Il consiglio shock del presidente americano, fatto probabilmente quando Borrell ha accompagnato il re Filippo e la regina Letizia nella visita di fine giugno alla Casa Bianca, non è stato esente da gaffe. Il presidente Usa ha infatti liquidato lo scetticismo dei diplomatici spagnoli, che richiamavano la sua attenzione sulla eccessiva lunghezza del deserto nordafricano, affermando che "il confine del Sahara non può essere più lungo del nostro col Messico". Invece lo è: 3000 miglia (4800) contro 2000 miglia (3200 km).
Non solo. Madrid non ha sovranità sul Sahara e quindi dovrebbe costruire il muro in territorio straniero. La Spagna possiede solo due piccole enclavi sulla costa nordafricana, Ceuta e Melilla, separate dal Marocco da controverse recinzioni metalliche. Enclavi che naturalmente diventano centri di attrazione per i migranti africani che cercano una vita migliore in Europa o scappano da persecuzioni e conflitti.
Uno dei Paesi privilegiati per sbarcare nel vecchio continente è proprio la Spagna, da gennaio il Paese europeo che ha ricevuto il maggior numero di immigrati, superando Italia e Grecia come principale destinazione di quelli che attraversano il Mediterraneo: circa 35 mila arrivi, tre volte il totale dello stesso periodo dello scorso anno. Un aumento legato anche alla politica di maggiore apertura del governo socialista di Pedro Sanchez. Borrell naturalmente non concorda sull'idea del muro e ritiene che il numero di migranti accolti quest'anno da un Paese di oltre 40 milioni di persone non rappresenti una "migrazione di massa".
Trump invece vuole restare fedele alla promessa di muro col Messico ma ancora una volta si è visto negare i fondi dall'ultima legge di spesa concordata al Congresso, dove i repubblicani non vogliono aprire pericolose battaglie con i democratici alla vigilia delle incerte elezioni di Midterm.