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La 36enne Tara Andrews insegna Digital Humanities all'Università di Berna – e studia manoscritti.
Ho una sveglia molto affidabile. Si chiama Sophie, è mia figlia e ha quattro anni. Ogni giorno si sveglia puntualmente alle sette meno un quarto. Mio marito ci prepara un tè. Di mercoledì, quando lavoro a Berna, è lui che l'accompagna all'asilo Montessori, prima di andare a lavorare negli uffici di Google. Poiché viviamo a Zurigo nel quartiere di Wollishofen, devo uscire di casa alle 7:30 per prendere l‘Intercity per Berna.
Viaggio in prima classe perché così posso sbrigare le e-mail in treno e finire di preparare la mia lezione. Sono professoressa-assistente per Digital Humanities, cioè scienze umane digitali, presso l'Università di Berna. È un campo così nuovo che ognuno lo interpreta in modo diverso. Spesso le scienze umane digitali si occupano dell'analisi statistica dei testi. Le loro radici risalgono all'anno 1940 approssimativamente e al frate gesuita Roberto Busa, che volle stilare una concordanza per gli scritti di Tommaso di Aquino. La concordanza è un repertorio di tutte le parole che ricorrono in un'opera, più il loro contesto. Busa riuscì a convincere il capo di IBM di appoggiarlo in questa impresa. Questo primo progetto di Digital Humanities durò 30 anni.
Busa riuscì a convincere il capo di IBM di appoggiarlo in questa impresa. Questo primo progetto di Digital Humanities durò 30 anni.
All'Università di Berna questa disciplina esiste da due anni. Io sono praticamente l'unica a lavorarci. In altre parole, sono io a decidere il contenuto dell'insegnamento. Ho quindi una grande libertà, ma talvolta sono anche molto sola. Tengo quattro corsi all'anno. Uno è di teoria, gli altri tre si concentrano su capacità tecniche: programmare con Pyton e usare vari strumenti e metodi. Per esempio come allestire una piantina o un grafico a partire da un set di dati. Nella teoria studiamo come la tecnica modifica gli interrogativi o quali pericoli comporta la semplificazione dei quesiti della ricerca in seguito all'impiego dei computer. Alla fine del corso gli studenti devono presentare un lavoro su cosa sono le scienze umane digitali.
Lavoro a Unitobler. Le mie lezioni iniziano alle dieci e un quarto. Sono frequentate da moltissimi studenti che non hanno mai programmato prima e che hanno anche una certa paura. Io cerco di togliergliela.
Per alcune parti dell'insegnamento uso SWITCHengines, da un lato perché questo servizio è protetto e dall'altro perché gli strumenti necessari sono facili da reimpostare quando necessario.
La lezione dura 90 minuti. Dopo viene l'ora di pranzo. Mangio qualcosa di veloce e ogni tanto vado a correre.
Ho scritto una tesi di dottorato su una cronaca armena ai tempi dei crociati. Oxford ha l'università più autorevole in questo settore.
Il mio curriculum è fuori dal comune. Originariamente vengo dagli USA. Ho studiato scienze informatiche a Boston. Durante uno scambio in Grecia sono venuta in contatto con la storia bizantina. Allora ho cercato un modo per poter conciliare la storia con l'informatica. Prima ho terminato il mio Bachelor in scienze informatiche e ho lavorato come ingegnere di software, poi nel 2003 ho ottenuto un Master in storia bizantina. Ho scritto una tesi di dottorato su una cronaca armena ai tempi dei crociati. Oxford ha l'università più autorevole in questo settore.
Lì ho curato un'edizione digitale commentata su una parte della cronaca. Uno dei miei progetti attuali è la continuazione di questo lavoro. Lo scopo è di scoprire "l'albero genealogico" dei manoscritti di questa cronaca, cioè chi ha copiato da chi, quale manoscritto si avvicina di più all'originale. Noi ci basiamo sugli errori di ortografia più frequenti, sulle varianti e le concordanze. Ho sviluppato uno strumento che consente di analizzare e visualizzare i nessi tra i manoscritti. I tool è disponibile su stemmaweb.net. Per i calcoli uso SWITCHengines, perché i paragoni richiedono molta capacità informatica. Questo servizio di SWITCH l'ho scoperto per caso: ne ho sentito parlare da una collaboratrice di SWITCH, Ann Harding. La conosco perché i nostri mariti lavorano insieme.
Intorno alle 17:30 sono di nuovo a casa. Sophie va a dormire più o meno alle sette e mezza. Verso le otto cucino qualcosa per me e mio marito. Mangiamo, chiacchieriamo e beviamo un bicchiere di vino. Certe volte passiamo la serata davanti al computer, altre volte facciamo costruzioni con Lego. Di solito cerco di andare a letto alle undici.