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Aiutare chi è nel bisogno non è un reato, anche se le persone in questione si trovano illegalmente in Svizzera: lo sostiene la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS), che vede anzi nell'assistenza al prossimo uno dei compiti fondamentali delle Chiese.
Ancora recentemente sono state punite persone che hanno fornito protezione e sostegno a persone in difficoltà, si rammarica la CVS in un comunicato odierno. Nello specifico il suo cosiddetto "presidio" (formato dal presidente Felix Gmür, dal vicepresidente e da un altro membro, tutti vescovi) dice di osservare "con inquietudine" la crescente messa in atto di misure legali contro persone che ne aiutano altre nel bisogno.
La prassi dell'asilo, inasprita negli ultimi anni, spinge un numero crescente di richiedenti asilo e rifugiati verso il soccorso d'urgenza, si legge nella nota diffusa dal Settore marketing e comunicazione della CVS. In tale stato d'emergenza, le Chiese costituiscono un appiglio importante. Anche le parrocchie e i singoli cercano di sostenere le persone in questione nel limite delle loro possibilità. "In tale atteggiamento non contano le considerazioni sul permesso legale di soggiorno", sostiene la CVS. L'agire della Chiesa è rivolta alla concreta situazione di bisogno in cui versano queste persone e non sulla legalità della loro posizione.
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