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Referendum in vista contro la liberalizzazione degli orari di lavoro nei negozi ubicati in stazioni di servizio lungo le strade molto trafficate. Il Consiglio nazionale ha infatti definitivamente approvato oggi questo progetto, accettando la soluzione più restrittiva degli Stati.
Secondo il diritto in vigore, le stazioni di servizio non possono impiegare il loro personale per la vendita di determinati articoli tra le 01.00 e le 05.00, come pure di domenica. Durante questi periodi, il personale deve chiudere l'accesso a una parte della superficie di vendita, sebbene sia presente per incassare la spesa per il carburante e nel bar.
Risultato: si può acquistare una pizza calda, ma non una congelata, ha rilevato Ruedi Noser (PLR/ZH) a nome della commissione. Per i borghesi occorre sopprimere questo cavillo amministrativo per rispondere alle necessità dei consumatori, senza per questo assumere più personale.
Elaborata sulla base di un'iniziativa parlamentare di Christian Lüscher (PLR/GE), la liberalizzazione consentirà di offrire in ogni memento prodotti e servizi che rispondono soprattutto alle necessità dei viaggiatori.
I fautori di questa apertura hanno tuttavia fatto una concessione, accettando di limitare la portata del progetto alle stazioni che si trovano nelle aree autostradali e "lungo assi di circolazione importanti, molto frequentati dai viaggiatori" sull'arco di tutte le 24 ore.
Questa precisazione, proposta dal Consiglio federale e accolta dagli Stati, permetterà di escludere i negozi che si trovano sulle vie d'accesso alle grandi città e che sarebbero privilegiati rispetto agli altri spacci situati nelle vicinanze. Il progetto iniziale citava la nozione più vaga di "ai bordi dei grandi assi stradali".
La sinistra ha tentato inutilmente di limitare la liberalizzazione alle sole aree autostradali. È infatti in questi punti che il traffico notturno è più importante, ha sostenuto Louis Schelbert (Verdi/LU). Tuttavia, questa proposta è stata respinta con 112 voti contro 62.
Lo schieramento rosso-verde è però salito sulle barricate per ricordare che si prendono di mira impiegati che devono sovente lavorare su chiamata e raramente beneficiano della tredicesima mensilità o di un salario minimo, ha sottolineato Ada Marra (PS/VD). Senza citare le ripercussioni legate alle forniture, alla sicurezza e al traffico. "Tutto ciò - ha esclamato - solo per aumentare le vendite di alcool di notte!".
I sindacati - ha ammonito Schelbert - non saranno i soli a scendere in campo per il referendum. Saranno sostenuti dalle Chiese. La sinistra è tanto più motivata a battersi in quanto ha vinto numerose votazioni cantonali e che il parlamento sta già guardando ad altri progetti di liberalizzazione più generale degli orari di lavoro negli empori.
Due mozioni hanno già superato lo scoglio degli Stati. La prima, di Filippo Lombardi (PPD/TI), mira a consentire ai negozi di aprire i battenti in tutta la Svizzera almeno dalle 06.00 alle 20.00, dal lunedì al venerdì, e dalle 06.00 alle 19.00 il sabato. I cantoni sarebbero liberi di adottare disposizioni più liberali.
Questo testo è approdato all'ufficio della Commissione dell'economia e dei tributi del Nazionale che, prima di pronunciarsi, vuole ancora tastare il terreno. In particolare, vuole ascoltare i cantoni che, ove fosse il caso, perderebbero una parte importante della loro autonomia in questo settore.
Nel frattempo, il Consiglio degli Stati ha adottato un'altra mozione, sempre di un deputato ticinese. Fabio Abate (PLR) desidera infatti allentare le condizioni che limitano il lavoro domenicale nelle regioni turistiche. Nel caso precipuo, il mirino è puntato sui centri commerciali in Ticino (leggasi Fox Town di Mendrisio).