Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01202.jsonl.gz/909

LA VALLETTA - La nave Sea Watch 3, con a bordo 32 migranti soccorsi il 22 dicembre, è stata autorizzata a entrare nelle acque territoriali a Malta. Lo riferisce il Times of Malta. L'autorizzazione, secondo il quotidiano, è stata concessa dopo che l'equipe medica sulla nave ha riferito che le condizioni di salute delle persone a bordo si stanno deteriorando.
Secondo quanto riferisce il Malta Today, la Sea-Watch 3 sarebbe già entrata nelle acque maltesi, così come la Professor Albrecht Penck, imbarcazione di un'altra ong tedesca, la Sea-Eye, che trasporta a sua volta 17 migranti. Alle navi, precisa il quotidiano, è stato concesso il permesso di cercare riparo nelle acque maltesi ma non di attraccare.
Dopo il dodicesimo giorno in mare, arrivano spiragli di luce per i 32 migranti a bordo della nave, ma finora non c'è alcuna autorizzazione allo sbarco.
L'"Odissea" prosegue - "Odissea" - così come l'aveva chiamata la stessa ong - di questo inizio 2019 nel Mediterraneo prosegue: negli ultimi giorni le condizioni dei naufraghi a bordo - complice anche il drastico abbassamento delle temperature - sono peggiorate. E poco distante, sempre in zona La Valletta, c'è anche l'imbarcazione della SeaEye, che ha a bordo altre 17 persone soccorse ed è in mare da cinque giorni.
Entrambe le ong tedesche avevano lanciato numerosi appelli caduti nel vuoto, seguiti anche dalle stesse richieste di Unhcr, Save The Children e altre organizzazioni. E con il passare delle ore, la situazione è ulteriormente precipitata. «A causa della lunga permanenza a bordo con cattive condizioni meteo - spiegano gli attivisti -, molti degli ospiti soffrono di forte mal di mare. Per una persona malnutrita e indebolita, la conseguente disidratazione può mettere a repentaglio la sua condizione».
Oggi, dopo che l'equipe medica sulla SeaWatch ha riferito delle precarie condizioni di salute delle persone a bordo, Malta ha autorizzato la nave ad entrare in acque territoriali, così come la 'Professor Albrecht Penck', l'imbarcazione della Sea-Eye. Alle navi è stato concesso il permesso di cercare riparo nelle acque maltesi ma non di attraccare.
Il rebus sullo sbarco dei migranti al momento è tutt'altro che risolto. «I vari Stati dell'Ue - hanno spiegato gli attivisti - rimpallano le proprie responsabilità, finora non abbiamo ricevuto alcun porto dover poter attraccare. Secondo noi la soluzione più auspicabile sarebbe lo sbarco a Malta, in attesa poi di una ricollocazione dei migranti in Europa».
È proprio contro l'indifferenza dell'Ue che molte organizzazioni umanitarie si sono scagliate: «È ingiustificabile una tale chiusura da parte dei singoli governi europei che si ostinano a non voler portare in salvo poche persone in condizioni di pericolo e grave vulnerabilità», ha detto padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli.
Per l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni «è urgente che gli Stati europei dimostrino senso di responsabilità e di solidarietà».
Medici Senza Frontiere ha fatto appello «alle autorità europee ed italiane affinché si trovi al più presto un porto sicuro per questi naufraghi».