Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/185859

<h2>SubmittedText<h2><p>Invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Come valuta l'attuale diffusione a livello europeo della peste suina africana (PSA)? Vi è un rischio imminente per la Svizzera?</p><p>2. Le misure attualmente applicate sono sufficienti per impedire che la PSA raggiunga la Svizzera?</p><p>3. La Confederazione potrebbe intensificare le attività di sensibilizzazione dei turisti cacciatori e degli importatori di carne?</p><p>4. Di quali strumenti dispone la Svizzera per impedire l'importazione di carne contaminata da virus?</p><p>5. Quali piani sono stati predisposti per l'eventualità di un caso confermato di importazione/comparsa del virus in Svizzera?</p><p>Fino a fine agosto si sono verificati casi di PSA in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Moldova, Polonia, Romania, Russia, Ucraina e Ungheria. A metà settembre il Belgio ha notificato due casi. L'USAV stesso scrive: "... un'eventuale comparsa della PSA in Svizzera avrebbe conseguenze devastanti per la salute degli animali e il commercio" (Bollettino Radar dell'agosto 2018). Secondo l'USAV, il pericolo principale "è legato all'importazione e all'eliminazione o alla somministrazione di prodotti contaminati da virus a suini domestici o cinghiali." Per questo, la Confederazione ha già predisposto diverse misure di sensibilizzazione. Dalla comparsa del virus in Belgio c'è però da chiedersi se siano sufficienti.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La peste suina africana (PSA) ha fatto la sua comparsa sul continente europeo (Georgia) nel 2007. Si è in seguito propagata gradualmente verso Nord per entrare nella parte orientale dell'Unione europea (Polonia e Stati Baltici) all'inizio del 2014. Da allora, ha continuato a diffondersi, veicolata dagli spostamenti dei cinghiali e dalle attività umane (trasporto di prodotti a base di carne, quali il prosciutto e il salame, dalle zone contaminate mediante il traffico passeggeri, il trasporto su strada ecc.). Vi è quindi un reale rischio che la PSA raggiunga anche la Svizzera.</p><p>Nessuna misura può impedire al 100 per cento l'arrivo di questo virus nel nostro Paese. Questo vale in particolare per il rischio comportato dagli animali infetti nelle popolazioni di cinghiali. Il rispetto del divieto di utilizzare gli avanzi dei pasti per nutrire i suini e l'osservanza delle norme di biosicurezza di base (cambio degli stivali e degli indumenti prima di entrare nel porcile) garantiscono tuttavia una protezione efficace degli effettivi di suini. Installazioni per evitare il contatto tra suini e cinghiali sono misure preventive supplementari consigliate che diventerebbero obbligatorie nelle zone in cui fosse riscontrata la presenza di PSA nei cinghiali.</p><p>Dopo l'arrivo della PSA nell'Unione europea all'inizio del 2014, l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV) ha emanato l'ordinanza che istituisce provvedimenti contro la propagazione della peste suina africana nel traffico con Stati membri dell'Unione europea, Islanda e Norvegia (RS 916.443.107), il cui scopo è prevenire la propagazione del virus, limitando in particolare l'importazione di cinghiali vivi provenienti dall'intero territorio dell'UE e di maiali, carne di maiale e di cinghiale e prodotti animali provenienti dalle zone in cui sono stati registrati casi di PSA. L'ordinanza è continuamente adattata in funzione della propagazione del virus. Dall'entrata in vigore, il 1° gennaio 2009, dell'allegato 11 dell'Accordo agricolo bilaterale, i prodotti importati da passeggeri che viaggiano tra la Svizzera e l'UE non sono più soggetti a controlli (ad eccezione dei limiti quantitativi).</p><p>Le importazioni commerciali di carne e di prodotti a base di carne da Paesi terzi sono soggette a controlli veterinari negli aeroporti di Zurigo e Ginevra. Per il traffico passeggeri queste importazioni sono generalmente vietate.</p><p>Alcuni anni fa è stato avviato un lavoro di sensibilizzazione degli attori interessati che viene vieppiù intensificato. Nel marzo del 2018 sono stati invitati tutti (produttori, trasformatori, cacciatori, ambientalisti, agricoltori) a una conferenza. Alla fine di ottobre del 2018 ha avuto luogo una tavola rotonda con gli stessi attori e all'inizio di dicembre 2018 è prevista una conferenza con i veterinari cantonali. È stata inoltre promossa una campagna pubblicitaria nelle aree di ristoro autostradali e sono stati realizzati volantini in più lingue destinati principalmente ai lavoratori agricoli provenienti dai Paesi colpiti.</p><p>Le misure da adottare per i suini e per i cinghiali in caso di comparsa di PSA in Svizzera sono definite nell'ordinanza sulle epizoozie (RS 916.401). Se in un allevamento dovessero esserci casi di PSA, tutti i suini verrebbero abbattuti ed eliminati. Verrebbero inoltre istituite una zona di protezione (3 km) e una zona di sorveglianza (10 km). Se la PSA fosse diagnosticata in cinghiali in libertà, verrebbe definito un perimetro entro il quale verrebbe effettuata una ricerca attiva dei cadaveri e sarebbero vietate tutte le attività che potrebbero perturbare i cinghiali. Le misure sarebbero adottate in collaborazione con l'Ufficio federale dell'ambiente, l'Ufficio federale dell'agricoltura, i veterinari cantonali e le autorità cantonali preposte alla caccia e all'agricoltura e terrebbero conto delle esperienze acquisite nei Paesi dell'Unione europea colpiti dal virus. A tal fine l'USAV si avvarrebbe della stretta collaborazione istaurata con i servizi veterinari dei Paesi dell'Unione europea.</p>  Risposta del Consiglio federale.