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Aspettando la "nuova" Cuba
Fra 6 giorni a Cuba ci saranno le elezioni generali. C'è tanta voglia di cambiamento su un'isola dove un medico arriva a guadagnare 45 franchi in un mese.
Tra un mese Raúl Castro lascerà la presidenza. Viaggio nell'isola caraibica tra le speranze e le illusioni dei giovani che attendono il futuro. Il desiderio di cambiare vita, che si scontra con la disillusione che tutto resterà come prima.
Si avvicina un momento storico
Foto di Manuel Larrañaga
Keystone
Raúl Castro
Sul Malecón de l'Avana i capelli al vento dei turisti americani sulle Chevrolet fanno a cazzotti con i pescatori cubani che devono portare a casa qualcosa da mangiare. E' la cartolina perfetta delle tante contraddizioni di un Paese che si avvicina ad un momento storico, che potrebbe portare alla fine del "castrismo". Il 19 aprile l'86enne Raúl Castro, fratello minore del "Lider Maximo", passerà la mano dopo dieci anni di prudente riformismo. L'11 marzo ci saranno le elezioni generali, "una genuina demostración de democracia" recitano i cartelloni che tappezzano la capitale, che porterà alla scelta del nuovo presidente della Repubblica. I cubani voteranno la nuova Assemblea Nazionale del Potere Popolare. La legge elettorale prevede che fino al 50% dei 612 deputati siano scelti tra i delegati municipali e provinciali (eletti in precedenza) e i candidati proposti dalle organizzazioni sociali come l'Unione degli studenti. Le elezioni si svolgono solitamente a febbraio, ma sono state rinviate a causa degli straordinari danni causati dall'uragano Irma a settembre.
Keystone
Miguel Díaz-Canel
Alejandro Castro Espin
L'Assemblea Nazionale, il 19 aprile, eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica di Cuba. Tutti gli indizi portano a Miguel Díaz-Canel, 57enne ingegnere, già Ministro dell'Università, da anni fedele vice presidente di Raúl, da molti considerato il volto "lindo" della nuova Cuba. L'alternativa meno accreditata si chiama Alejandro Castro Espin, 52enne colonnello dell'esercito, figlio dell'attuale leader. Una soluzione che allungherebbe la dinastia prospettando per Cuba un futuro in stile nordcoreano. Proprio per questo Alejandro non diventerà presidente, per non dare l’impressione di una successione monarchica all’interno della famiglia. Di sicuro "El tuerto", cioè "Il guercio", che ha perso la vista da un occhio a causa di un incidente in Angola, sarà una figura molto ingombrante (dietro le quinte) per il nuovo Presidente dell'Isola.
I giovani sognano il futuro
Foto di Manuel Larrañaga
Foto di Manuel Larrañaga
"Non cambierà niente di niente, perché qui è così.." mi confida con rassegnazione una studentessa di Medicina dell'Università de l'Avana. Nella Isla grande, le rinunce e le restrizioni imposte dagli ideali mai morti del socialismo, si scontrano con la voglia dei giovani cubani di aprirsi alla tecnologia, a tablet e smartphone di nuova generazione. In un bar de l'Avana conosco Toni, 22 anni, mi spiega che ha studiato tanto per diventaremùsico (musicista). Mentre parla con me chatta con una ragazza giapponese, conosciuta quando lei era in vacanza sull'isola. Il suo sorriso vale più di mille parole, il sogno è andare via, Spagna e Italia le mete preferite ma andrebbe bene anche il Sol Levante. "Questo telefono non è mio, me lo presta mia madre quando esco la sera. In questo momento non posso permettermelo come tante altre cose. Entrare in discoteca costa cinque dollari, una maglietta firmata 15, io guadagno 400 pesos (poco più di 20 franchi) al mese". A Cuba esiste una doppia moneta (unico caso al mondo). La moneta per i turisti è il peso convertibile, chiamato CUC, per ogni euro cambiato si ottiene circa 1.30 CUC. La moneta locale usata solo dai cubani è il peso cubano, vale veramente poco e con questa vengono pagati i salari. Un CUC è l'equivalente di 26 pesos cubani. Non è certo questa l'unica differenziazione, al Coppelia, la gelateria più famosa de l'Avana, ci sono due code ben distinte, una per i locali che pagano in moneda nacional e una per gli stranieri che pagano in CUC.
Foto di Manuel Larrañaga
A Santiago de Cuba, capitale dell'Oriente cubano, le gigantografie dei miti senza tempo della Revolución stridono un po' con le folle di ragazzi che si riversano tutte le sere nelle tante discoteche della città, mischiandosi fra i turisti. E' da Santiago che un giovane Fidel fece partire la rivolta contro il regime di Fulgencio Battista. Ed è qui che si trova la tomba del "Lider Maximo" nel cimitero di Santa Ifigenia.
All'ingresso del St. Pauli, piccolo ma affollato locale del centro il buttafuori è gigantesco e inflessibile, una ragazza resta fuori perchè mancano sei giorni alla maggiore età. L'aria condizionata è altissima, cubani e stranieri si mescolano sulle note del Reggaeton. Si avvicina Solanch, ha 21 anni e studia Lingue straniere all'Università. Mi parla di qualche problema con lo studio ma il suo sguardo si incupisce quando mi racconta che per la terza volta gli è stato negato il visto per andare a Miami, così vicina ma sogno proibito per molti giovani. Secondo dati ufficiali i cubani giunti senza visto negli Usa sono stati 24mila nel 2014, 43mila nel 2015, ben 55mila nel 2016. Un esodo evidente con un aumento di oltre il doppio in due anni. "Per me è molto difficile anche andare a l'Avana - spiega Solanch - estoy ahorrando (sto risparmiando) ma è quasi impossibile per me pagare l'aereo o il Viazul, (pullman che collega praticamente tutte le città dell'isola)". Racconta che condivide il letto con la nonna, nei suoi occhi leggo l'impazienza di essere economicamente indipendente, trovare un lavoro all'estero e aiutare la sua famiglia. Proprio le rimesse da Usa e Europa sono una delle stampelle che tiene in piedi l'economia cubana.
Un'isola che affascina i turisti
A sorreggere l'isola caraibica è anche e soprattutto il turismo. I dati parlano chiaro: nel 2017 Cuba ha accolto 4,7 milioni di turisti, in crescita rispetto al 2016 quando erano stati 4,2 milioni. Come ha spiegato il ministro del turismo cubano Manuel Marrero per il 2018 si punta a sfondare il tetto dei cinque milioni. La notizia è stata rilanciata con enfasi da Prensa Latina, l'agenzia di stampa ufficiale del Paese. In questa impennata del turismo, significativo è il boom dei visitatori americani. Nonostante Trump, nel 2017 sono stati 619.777, quasi il triplo rispetto al 2016. I cittadini Usa ancora non possono visitare l'isola come "turisti", ma possono farlo se il loro viaggio rientra in una delle 12 categorie consentite, ad esempio per scambi culturali, svolta storica resa possibile da Obama. Con l'avvento di Trump alla Casa Bianca i rapporti diplomatci con gli Stati Uniti sono tornati tesi. Ha fatto notizia la polemica legata ai presunti "attacchi acustici" subiti dal personale dell'ambasciata Usa all'Avana. Strani malesseri e disturbi hanno colpito un'ottantina di funzionari paventando l'ipotesi di una misteriosa arma sonora. Molto più plausibilmente una sorta di isteria collettiva dovuta a un clima non certo disteso tra i due Paesi.
Il "cuentapropismo"
Foto di Manuel Larrañaga
Se un ingegnere guadagna circa 35 franchi al mese, un medico non supera i 45, è facile capire il boom del "cuentapropismo", cioè dei cubani che decidono di mettersi in proprio. Nel 2017 il Ministero del Lavoro cubano ha contabilizzato 556mila lavoratori autonomi. Un cuentapropista su tre è un giovane.
Sono proprio i ragazzi i più insofferenti a razionamenti e wi-fi centellinato. Davanti all'Habana Libre, l'ex Hotel Hilton requisito dai rivoluzionari, simbolo della sconfitta americana, i tassisti sono in agguato per intercettare turisti provenienti da ogni parte del mondo.
Dani alla guida di una Moscovich -Dani ha 19 anni, è appena uscito dall'Università (a Cuba totalmente gratuita) guida la vecchia Moscovich blu del padre. Con dieci CUC ti porta davanti alla Bodeguita del Medio, tappa obbligatoria a l'Avana. "La gasolina es muy cara en Cuba", con due corse si porta a casa lo stipendio mensile di un lavoratore statale. Grazie alle liberalizzazioni attuate nel 2010 da Raúl Castro spuntano come funghi i paladar, ristoranti a gestione familiare, chi ha una macchina diventa tassista, chi ha una stanza in più la affitta ai turisti.
Foto di Manuel Larrañaga
Marisol che gestisce una casa particular - Marisol ha in gestione una casa particular ( i nostri Bed&Breakfast)nel Vedado, uno dei quartieri storici de l'Avana, a pochi passi da Plaza de la Revolucion. Mi colpisce subito la sua energia e l'aspetto giovanile. Appena arrivo mi mostra con orgoglio il suo Maggiolino cabrio del '79, parcheggiato davanti alla sua elegante villetta. In due settimane è la seconda volta che vedo una donna guidare, Cuba non è sicuramente un esempio di emancipazione femminile. Marisol spazia con disinvoltura dallo spagnolo all'inglese, mentre mi "spiega" Cuba arrivano un turista neozelandese e uno olandese. Si lamenta perché molti prenotano su Internet e non si presentano. "Questo perché qui si paga in loco, a Cuba non è possibile un pagamento elettronico per colpa del bloqueo (l'embargo imposto dagli Usa)". L'elogio al sistema cubano è convinto e acritico, per me è difficile inserirmi per controbbattere. "Non è vero che è difficile per un cubano uscire dal Paese, io in estate visiterò l'Italia grazie all'invito di mia sorella che vive a Roma. Il 90% dei problemi del Paese deriva dal bloqueo, la condizione di isolamento economico in cui siamo costretti da più di 50 anni".
A Cuba lo sharing è necessità, i cubani sono maestri nell'arte di arrangiarsi. Non c'è bisogno di piattaforme web, basta il passaparola, se non c'è posto si consiglia la casa di un parente o di un amico. Tutto diventa collettivo, anche i taxi. Ci si ferma, si contratta il prezzo e si carica qualcuno fino a quando c'è uno spazio libero in macchina. E pazienza se il viaggio diventa interminabile. Tanto a Cuba il tempo scorre lento, sarà anche questo colpa del bloqueo.
Gerardo Muollo
Foto di Manuel Larrañaga