Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/180696

<h2>SubmittedText<h2><p>Il DFAE e il DDPS sono particolarmente esposti ai cyber-attacchi. Secondo il ministro della difesa Parmelin, il DDPS subisce cyber-attacchi praticamente ogni giorno. A prescindere dagli autori, che possono essere persone private o Stati, questi attacchi rappresentano un pericolo per la sovranità e la sicurezza del nostro Paese. Poiché è quasi impossibile neutralizzare queste nuove minacce in maniera autonoma, è necessario rafforzare la cooperazione internazionale. L'obiettivo della presente interpellanza è un'elencazione delle cyber-minacce sopracitate e di possibili soluzioni e misure di prevenzione. Ma anche quello di consentire di individuare le opportunità offerte alla politica estera svizzera dagli sviluppi nel settore cyber. Come Stato depositario della Convenzione di Ginevra, che vanta una tradizione umanitaria e una vasta esperienza nel settore cyber, la Svizzera sembra predestinata a promuovere a livello globale l'adeguamento del diritto internazionale e in particolare del diritto internazionale umanitario alle nuove realtà.</p><p>Alla luce di questa situazione e in considerazione delle rilevanti ripercussioni della digitalizzazione sulle relazioni internazionali, in particolare sulla politica estera e di sicurezza, e delle nuove minacce che ne derivano, invito il Consiglio federale a rispondere alle domande seguenti:</p><p>1. Come valuta il Consiglio federale le minacce nel cyberspazio rispetto alle minacce convenzionali?</p><p>2. Cosa intende fare per affrontare adeguatamente le nuove minacce nel cyberspazio (ad es. per proteggere le autorità federali, i sistemi di telecomunicazione della Confederazione e le infrastrutture critiche della Svizzera)?</p><p>3. In che misura la Svizzera collabora nel settore cyber con altri Paesi, in particolare con i Paesi limitrofi? Quali effetti avrebbe una stretta cyber cooperazione internazionale sull'insieme della cyber-sicurezza della Confederazione e quali sono gli ambiti in cui si potrebbe rafforzare significativamente la collaborazione internazionale?</p><p>4. Perché il Consiglio federale ha finora rinunciato a inviare un addetto di polizia svizzero all'Interpol Global Complex for Innovation di Singapore, il centro di competenza internazionale specializzato in cyber-minacce? (Alla luce del budget della difesa che è di circa 5 miliardi di franchi, una giustificazione basata su questioni budgetarie non è plausibile dato che si tratta dell'invio di un solo esperto.)</p><p>5. In che misura la Svizzera può beneficiare degli insegnamenti e dell'esperienza di altri Stati che hanno un grande know-how nell'ambito della cyber-difesa e della cyber-sicurezza?</p><p>6. In che misura il Consiglio federale ritiene che gli sviluppi nel settore cyber e la loro influenza sulle relazioni internazionali, in particolare sulla moderna conduzione della guerra, costituiscano per la Svizzera un'opportunità per prendere l'iniziativa a livello multilaterale e promuovere una modernizzazione del diritto internazionale e soprattutto un adeguamento del diritto internazionale umanitario alle nuove realtà?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale risponde alle domande come segue:</p><p>1. Secondo il Consiglio federale l'abuso dello cyberspazio ai fini dello spionaggio, del sabotaggio e della criminalità costituisce, insieme al terrorismo, una delle maggiori minacce in ambito di politica della sicurezza. Non è tuttavia opportuno comparare le cyberminacce con quelle convenzionali. Infatti, pur comportando nuovi problemi per la sicurezza, acuiscono soprattutto le minacce esistenti (spionaggio, sabotaggio, criminalità, attacchi armati). Il Consiglio federale descrive nel dettaglio le sfide causate dalle cyberminacce nel suo Rapporto del 24 agosto 2016 sulla politica di sicurezza della Svizzera.</p><p>2. Nel 2012 il Consiglio federale ha approvato la "Strategia nazionale per la protezione della Svizzera contro i cyber-rischi (SNPC)", in cui mostra come affrontare le cyberminacce. Nella strategia successiva, in merito alla quale dovrebbe decidere nella primavera del 2018, verrà tenuto conto degli sviluppi delle minacce e verranno effettuati gli adeguamenti necessari.</p><p>3. La collaborazione internazionale è un mezzo essenziale per ridurre le cyberminacce, ragione per cui la Svizzera collabora intensamente con partner internazionali. È attiva ad esempio nel "United Nations Group of Governmental Experts on Developments in the Field of Information and Telecommunications in the Context of International Security (UN GGE)" e nel processo dell'OSCE inteso a sviluppare una normativa nello cyberspazio. La Svizzera è inoltre rappresentata in numerose organizzazioni internazionali e intrattiene un fitto scambio bilaterale con altri Stati (in particolare con i Paesi vicini) su temi legati allo cyberspazio. Secondo il Consiglio federale, il potenziale maggiore per approfondire la collaborazione internazionale risiede nell'espansione di questi organi, processi e consultazioni ben consolidati.</p><p>4. L'Interpol Global Complex for Innovation (IGCI) si caratterizza per la stretta collaborazione tra società rinomate di sicurezza informatica, un'infrastruttura moderna e per la sua ricerca nel campo delle attività della polizia. La Svizzera ne beneficia perché due esperti della Polizia giudiziaria federale la rappresentano nel "Interpol Global Cybercrime Expert Group" dell'IGCI. Dal punto di vista attuale l'invio di un addetto di polizia svizzero non è prioritario. Lo stazionamento di un addetto presso Europol (EC3) è molto più vantaggioso per affrontare i compiti operativi della polizia.</p><p>5. Lo scambio di informazioni e di esperienze sullo cyberspazio con gli altri Stati è importante e utile. Le minacce e la questione come possano e debbano essere affrontate con successo sono spesso simili. Da questo scambio è possibile ottenere informazioni sui propri dispositivi di protezione, ma occorre operare delle distinzioni. Un Paese decentrato come la Svizzera, che si basa sulla sussidiarietà e sulla libertà economica, è sottoposto ad altre condizioni rispetto a Stati con strutture più centralizzate.</p><p>6. Secondo la Svizzera, il diritto internazionale è interamente applicabile anche nello cyberspazio. Vi rientrano in particolare lo Statuto delle Nazioni Unite e il diritto internazionale umanitario. La Svizzera si impegna per il rispetto nello cyberspazio del diritto internazionale, per il chiarimento della modalità d'applicazione di tale diritto nello cyberspazio e dell'eventuale necessità di completare il quadro normativo vigente. La Svizzera ha espresso le sue riserve, come numerosi altri Paesi, sulla creazione di un nuovo strumento di diritto internazionale. Essa teme soprattutto che alcuni Paesi intendano utilizzare il nuovo strumento inteso a regolare lo cyberspazio per indebolire le regole di diritto internazionale esistenti, per favorire un maggior controllo dei contenuti in Internet e per ottenere un indebolimento dell'approccio multistakeholder nella regolamentazione di Internet.</p>  Risposta del Consiglio federale.