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BERNA - Le misure decretate dalla autorità federali per salvare vite umane e prevenire il collasso del sistema sanitario hanno effetto solo se vengono applicate anche sui luoghi di lavoro. Troppe aziende invece, secondo Unia, non rispettano le norme e continuano a far lavorare i dipendenti come se niente fosse.
Per il sindacato questo «è inaccettabile e incoerente». Se le imprese non sono in grado di operare in conformità con i requisiti di protezione della salute, devono chiudere, ribadisce l'organizzazione.
Unia è sommersa da richieste da parte di lavoratori disperati e indignati per il mancato rispetto delle norme di protezione, precisa un comunicato. Nella maggior parte delle imprese edili, commerciali e industriali, così come in diversi settori dei servizi, le condizioni di lavoro sono praticamente rimaste invariate. Alcune associazioni padronali addirittura approfittano della crisi per minare i diritti dei lavoratori e fanno pressione per estendere l'orario di lavoro e di apertura.
I controlli sono praticamente inesistenti. La maggior parte degli ispettorati del lavoro e degli organi di controllo hanno infatti cessato la loro attività. Questa situazione sta mettendo in difficoltà centinaia di migliaia di dipendenti che non possono permettersi di rimanere a casa perché potrebbero perdere il salario o il lavoro.
Non ha senso predicare «l'allontanamento sociale» e relegare i bambini a casa se migliaia di persone sono costrette a lavorare fianco a fianco. E non ha senso decidere misure di protezione la cui applicazione dipende interamente dalla buona volontà dei quadri, sostiene Unia.
Il sindacato ribadisce quindi che il Consiglio federale deve garantire che le autorità interrompano i lavori nei settori economici non essenziali fino a quando non applicheranno le misure sanitarie.