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"Il popolo della foresta canta così il dolore:
Intorno a noi c'è il buio,
ma se il buio c'è,
e il buio è parte della foresta,
allora il buio deve essere buono."
di Sheldon B. Kopp, Se incontri il Buddha per strada, uccidilo, Astrolabio-Ubaldini.
"Così cantano i pigmei quando un uomo muore. Le loro canzoni non chiedono mai che accada questo piuttosto che quest'altro; sono fatte per riportare armonia in una realtà che è stata scossa da un avvenimento doloroso. Invece noi, esseri umani altamente civilizzati, vorremmo sempre cambiare le cose; non appena insorge la difficoltà, non appena compare la sofferenza, ci armiamo di tutto punto e partiamo per combattere l'una e l'altra, quando invece dovremmo fermarci per comprenderle. Il grande trucco è tutto qui: fermarsi, guardare, comprendere... e riconoscere che tutto è buono così com'è.
Quando scoppia un temporale e tu guardi i lampi e l'acqua che scroscia e ascolti i tuoni, non emetti giudizi, non pensi: "questo lampo è buono, quest'altro è cattivo"; e neppure pensi sia buono o cattivo il temporale. È un fatto naturale, semplicemente è, e tu lo accetti così com'è; ed è per questo che ti affascina, che ti tiene con il naso incollato alla finestra, perché ogni stato dell'Essere, quando sospendi il giudizio, ti appare in tutta la sua sacralità. Se lo fai con un temporale, perché non potresti farlo in ogni istante della tua esistenza, scorgendo dentro ogni situazione la manifestazione della Vita, il puro stato dell'Essere? Basta solo guardare; guardare il buio e scoprire che nel buio c'è la foresta e nella foresta ci sei tu, e tu sei il buio e la foresta, e la foresta e il buio sono te. Allora ogni buio diventa la tua casa e tu ti senti ovunque protetto e sicuro."