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È il giorno di Oppenheimer
Annullate gli impegni previsti per questa sera. Perché nelle sale cinematografiche (sì, lo sappiamo che andrebbe visto in IMAX 70 mm) di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio (alle 21.00 anche al Parco di Villa Argentina nell'ambito del cinema Open Air) è tempo dell'anteprima di Oppenheimer. Il grande ritorno di Christopher Nolan. 180 minuti di Cillian Murphy. Noi, come voi, in questa lunga attesa abbiamo evitato gli spoiler. Qua e là, però, abbiamo letto che «Oppenheimer non è banalmente il film sulla genesi dell'atomica, neppure un biopic, ma un film che azzera la concezione di genere perché li comprende un po' tutti». E allora ci limitiamo qui a una breve panoramica sulla figura di Robert Oppenheimer, il «padre della bomba atomica». Una sorta di aperitivo, per noi e per voi, a quello che ci aspetta.
Il film è tratto dal libro vincitore nel 2006 del premio Pulitzer American Prometheus: The Triumph and Tragedy of J. Robert Oppenheimer di Kai Bird e di Martin J. Sherwin, e segue la vita del fisico Julius Robert Oppenheimer, direttore del laboratorio di Los Alamos durante il Progetto Manhattan che ha portato alla creazione della prima bomba atomica.
Chi era Julius Robert Oppenheimer
Nato a New York il 22 aprile 1904 da padre ebreo tedesco (Julius Seligmann Oppenheimer) emigrato negli Stati Uniti nel 1888, poi ricco imprenditore tessile, e da Ella Friedman, un'americana di origini tedesche esperta di arte, Julius Robert Oppeneimer ha frequentato la New York Society for Ethical Culture. Nel 1922 è entrato ad Harvard, inizialmente alla facoltà di Chimica, per poi passare a Fisica dopo il primo anno. Il suo grande mentore fu il premio Nobel Percy Willliams Bridgman. Laureato con lode tre anni dopo, ha studiato Fisica teorica a Cambridge e Gottinga (Germania) e ha conseguito il dottorato a 23 anni. Studioso vorace, contribuì ai progressi nel mondo della fisica quantistica. Tra i suoi contributi, l'effetto tunnel quantistico, la scoperta del positrone, gli studi sugli sciami atmosferici di raggi cosmici e il collasso gravitazionale delle stelle, come pure gli studi con acceleratori di particelle.
Ma Oppenheimer è ricordato soprattutto per il Progetto Manhattan e la costruzione della prima bomba atomica. Dopo che gli Stati Uniti si unirono agli Alleati nel 1941, gli fu infatti chiesto di partecipare al segretissimo progetto. Come innescare e sostenere la reazione a catena di neutroni necessaria per creare un’esplosione nucleare? Nel 1942 l’esercito USA lo chiamò a dirigere il laboratorio segreto dove sarebbe stata testata la bomba.
Il Progetto Manhattan
Nel 1942, nel pieno della II Guerra mondiale, il governo americano diede il via al Progetto Manhattan per creare in breve tempo laboratori in grado di produrre un'arma atomica per paura che i nazisti, impegnati da anni in un programma nucleare, ne costruissero una loro. Sotto la bandiera a stelle e strisce (con il sostegno di Canada e Regno Unito) si formò una comunità di fisici di altissimo livello, animati da un sincero rancore verso il nazismo e da una fiduciosa speranza nel potere della scienza. Ma soprattutto credevano nell'importanza di dotare l’America di questa arma micidiale da usare come deterrente nei confronti dei nazisti. Il Progetto Manhattan fu incaricato anche di condurre attività di intelligence sul programma nucleare militare tedesco. Il progetto fu ufficialmente istituito il 13 agosto 1942 e la supervisione scientifica fu affidata a Robert Oppenheimer (motivo per cui gli venne convenzionalmente attribuito l'appellativo di «inventore della bomba atomica»).
Era impossibile riunire tutti i laboratori in un unico sito e per questo ne furono scelti tre: Oak Ridge (Tennessee), Los Alamos (Nuovo Messico) e Hanford (Washington). Le città furono costruite silenziosamente dal Corpo degli ingegneri degli Stati Uniti dopo che tutti i residenti vennero cacciati. I centri erano tenuti così segreti da non risultare nemmeno sulle mappe. A tutti fu proibito di pronunciare il nome della città in cui risiedevano. Isolati da barriere naturali e recinzioni di sicurezza, ogni sobborgo rispondeva a precisi requisiti: si trovava in zone poco popolate, lontano dalle coste, ma era facilmente raggiungibile da ricercatori e tecnici.
I primi dubbi e il Giappone
Con l'avanzare della guerra, mentre i lavori per la produzione dell'atomica procedevano, gli Alleati trovarono documenti che rivelavano che il progetto nucleare tedesco era in realtà ancora a uno stadio embrionale: non erano stati prodotti né una reazione a catena, né il plutonio, né la separazione degli isotopi dell’uranio. Tra gli scienziati americani che invece erano a un passo dal realizzare la bomba all'uranio e quella al plutonio, emersero i primi dubbi. Lo stesso Leó Szilard, uno degli uomini di punta del progetto, nel 1945 stilò una petizione firmata da 68 dipendenti del reparto di Metallurgia del Progetto Manhattan e la presentò al presidente Truman (Rapporto Franck): dichiarava che lanciare le prime bombe atomiche sul Giappone sarebbe stato del tutto ingiustificato. La petizione cadde nel nulla.
La mattina del 16 luglio 1945, nel cuore del deserto della Jornada del Muerto, in New Mexico, un fungo atomico squarciò il cielo e infranse il silenzio: gli scienziati del Progetto Manhattan avevano appena testato la potenza di Gadget, la prima bomba atomica della storia. Meno di un mese dopo, il 6 agosto 1945, gli Stati Uniti lanciarono la bomba atomica su Hiroshima, in Giappone, e tre giorni dopo una al plutonio su Nagasaki. Solo allora il presidente rese pubblica la notizia dei siti nucleari.
«Sono diventato il distruttore di mondi»
Il resto della vicenda è nei libri di storia. La morte di decine di migliaia di persone e le conseguenze derivanti dalle radiazioni hanno sollevato, al di là dell'impatto sulle sorti del conflitto, numerose questioni etiche e morali, che ancora oggi non sono risolte. Un senso di sgomento colpì molti degli scienziati che avevano lavorato a questo risultato. «I fisici hanno conosciuto il peccato», fu lo sconsolato commento di Oppenheimer dopo l'esplosione a Hiroshima. «Sono diventato Morte, il distruttore di mondi», aveva già dichiarato durante il lancio di Gadget.
Ecco perché del film di Nolan viene detto che «sa regalare un viaggio emotivo unico» ed è (già) stato definito come «il più completo ed esaustivo racconto cinematografico sul concetto di ambiguità morale».
Bene, buona visione.