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Il Consiglio nazionale, seguendo gli Stati, ha oggi adottato con 135 voti contro 36 e due astenuti una revisione dell'assicurazione invalidità (AI). La stessa prevede che i costi dei trattamenti ospedalieri per adulti di competenza dell'AI (essenzialmente per malattie congenite) dovranno essere assunti nella misura dell'80% dall'AI e del 20% dai cantoni di residenza del paziente.
La modifica di fatto costituisce un ritorno alla situazione che era in vigore tra il 1987 e il 2008, quando i cantoni avevano unilateralmente denunciato la ripartizione dei costi, hanno spiegato a nome della commissione preparatoria Guy Parmelin (UDC/VD) e Ruth Humbel (PPD/AG). Allora i cantoni avevano deciso una riduzione del loro contributo al 10% dal 2012 e di rinunciarvi completamente dal 2013.
Il 20% dei costi rappresentano circa 60 milioni di franchi all'anno - ossia un miliardo entro il 2025 - che dovrebbero essere assunti dall'AI, ha detto il consigliere federale Alain Berset. Ma visto che l'AI non può finanziarli, bisognerebbe procedere a nuovi tagli nelle prestazioni, ha ammonito il capo del Dipartimento federale dell'interno (DFI).
Una minoranza si è opposta invano al cambiamento. Stando a Ignazio Cassis (PLR/TI) i cantoni hanno messo fine al sistema soprattutto a causa dell'entrata in vigore della riveduta perequazione intercantonale. Berset ha respinto questo argomento facendo notare che l'AI non era stata oggetto delle discussioni nell'ambito del nuovo assetto della perequazione.
Cassis ha anche fatto valere che il solo finanziamento dei costi dei trattamenti ospedalieri per adulti da parte dell'AI sarebbe coerente con la Legge federale sull'assicurazione malattie (LAMal), che si orienta verso un finanziamento monistico. Inoltre, i cantoni vanno sgravati da costi, anche se modesti, ha argomentato il ticinese.
Neppure una seconda minoranza, difesa da Yvonne Gilli (Verdi/SG), che chiedeva il rinvio del dossier al Consiglio federale, ha avuto successo. La Gilli chiedeva che la ripartizione 80%-20% fosse mantenuta per un periodo transitorio durante il quale il governo avrebbe dovuto lanciare una consultazione per sentire in particolare il parere dei cantoni. La proposta di rinvio è stata bocciata con 107 voti contro 70 e due astenuti.