Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01033.jsonl.gz/1270

da Luigi Bosia
BERNA - In vista della revisione totale della legge sull’alcool il direttore della Regia degli alcool Alexandre Schmidt scrive dell’atteggiamento nei confronti del «demone dell’alcool» e pubblica un racconto di Jeremias Gotthelf del 1838 sul miserevole destino di cinque ragazze e testimonia delle serie conseguenze del consumo smodato di distillati.
La diffusione di una semplice tecnologia di distillazione fa del distillato una bevanda popolare e molto più a buon mercato del vino, poiché essa può essere prodotta anche laddove non cresce l’uva.
Nel caso in cui salgano i prezzi dei beni di prima necessità, è a disposizione un’enorme quantità d’alcool. (Ancora oggi la produzione di distillato di scarsa qualità non costa che qualche dozzina di centesimi al litro.)
Nella sua storia il distillato è apprezzato per l’immediatezza del suo effetto e ben presto si diffonde un atteggiamento di tolleranza nei confronti dell’ubriachezza. È dunque comprensibile che alle bevande distillate siano attribuiti tutti i possibili benefici e i più svariati epiteti, come acquavite, da aqua vitae: acqua della vita.
Tuttavia, la paura del «demone dell’alcool» cresce velocemente. In molte fattorie ci sono distillerie che forniscono alcool in quantità ben superiori al fabbisogno. La gente non deve dunque rincorrere il distillato, ma è il distillato stesso a rincorrere la gente ovunque, al lavoro, nelle case, nel tempo libero. A causa di esso le masse rischiano di sprofondare nella miseria. La piaga assume sembianze nuove. Bisogna però attendere mezzo secolo perché il popolo conferisca allo Stato l’incarico di lottare contro l’alcolismo. La politica interviene in modo drastico ma efficace.
Nel 1926 il Consiglio federale si esprime in modo chiaro: intere località che prima del 1886 sembrano soccombere alla piaga dell’alcool, alla trascuratezza e alla degenerazione rifioriscono vieppiù grazie all’effetto del sistema di monopolio dell’alcool e, dopo molti anni, riescono a stabilire nuovamente un ordine fisico, morale ed economico. Da 120 anni la Confederazione è dunque impegnata a civilizzare il comportamento relativo al consumo di alcool. Il popolo si pronuncia a tale proposito in occasione di 14 votazioni.
La Regìa federale degli alcool (RFA) è incaricata dell’esecuzione della legislazione sull’alcool e diventa il centro di competenze per tutte le questioni inerenti all’alcool. Per un lungo periodo ci si concentra sulla riduzione dell’offerta, lottando innanzitutto contro il distillato di patate. Nel momento in cui il passaggio alla distillazione di frutta e vino diventa palese e la miseria torna a dilagare, tutte le bevande distillate sono assoggettate alla legge sull’alcool. I tratti fondamentali di questa politica sono tuttora valevoli: un’imposta elevata (attualmente gli alcopop sono i beni di consumo più tassati in assoluto), controlli rigorosi, un regime di autorizzazioni restrittivo e una quota dell’imposizione delle bevande distillate sancita addirittura dalla Costituzione federale, da destinare alla prevenzione e alla terapia (la cosiddetta decima dell’alcole). Dopo la seconda guerra mondiale, gli sforzi intesi alla prevenzione vengono estesi. Lo scopo principe consiste nell’utilizzo analcolico della frutta. Gli agricoltori che rinunciano alla distillazione ricevono dei premi per l’abbattimento dei loro alberi da frutta. Lo Stato riacquista un gran numero di alambicchi come pure una parte di distillato di frutta a granelli prodotto in Svizzera. Negli anni Ottanta seguono le restrizioni commerciali e pubblicitarie, come il divieto di prezzi che allettano la clientela, la prescrizione inerente alla separazione delle superfici di vendita, il divieto di degustazioni gratuite, confronti di prezzo e vendita a fanciulli e adolescenti. Da allora la regolamentazione è allentata solo in singoli casi. Il divieto del cosiddetto Morgenschnaps (grappa mattutina) e la fissazione dei prezzi da parte dello Stato (Bundesfusel), il riscatto di alambicchi e la ripresa del distillato appartengono ormai al passato. Sono invece più recenti l’abrogazione della clausola del bisogno nella ristorazione e la rinuncia alla forma svizzera di proibizione dell’alcool (assenzio). Grazie al SEE e agli atti legislativi seguenti inizia una nuova epoca. Il mercato nazionale che fino a quel momento è ben protetto è completamente esposto alla concorrenza. Dal 1999 le bevande spiritose nazionali ed estere sono assoggettate alla stessa aliquota d’imposta. In tal modo, la protezione tariffaria è del tutto soppressa. Molti produttori nazionali non sanno adattarsi alle nuove condizioni. Nell’arco di un decennio, la quota di mercato della produzione svizzera precipita passando dal 50 al 15 %. Dal 2000, il numero dei produttori professionali estremamente importanti per la sopravvivenza del settore è calato vertiginosamente. L’orientamento del settore verso mercati di nicchia (distillati nobili) è promettente. Il salto verso i mercati esteri riesce solo in pochi casi. L’importazione di bevande spiritose, invece, aumenta repentinamente. Evidentemente queste bevande soddisfano meglio le aspettative dei consumatori e talvolta sono offerte a un prezzo molto più basso di quello dei prodotti nazionali. La legge sull’alcool del 1932 non va di pari passo con tutti i cambiamenti che intervengono rapidamente in questo contesto. Essa va dunque assolutamente rivista. La triade liberale che ha così tanto successo nel nostro paese, ossia la libertà imprenditoriale, la responsabilità personale e il rigore delle sanzioni, non trova riscontro nella politica dell’alcool. Al settore è accordata poca autonomia. Gli sforzi dedicati alla prevenzione rappresentano una particolare sfida. In contropartita della limitazione della libertà personale la nostra società ha il diritto di esigere che i problemi legati al consumo di alcool diminuiscano. Contrariamente al passato, oggi l’alcool è soprattutto un bene voluttuario e non una sostanza che genera dipendenza. Il consumo pro capite di bevande spiritose diminuisce di due terzi nel penultimo secolo. I costi che l’abuso di alcool genera per l’economia sono tuttora troppo elevati. Lo scopo non è l’astinenza generalizzata dall’alcool, ma piuttosto tenere lontani dal consumo di alcool fanciulli e adolescenti. Il bere finalizzato all’ebbrezza è disgustoso. Non ci sarà comunque mai un rimedio miracoloso che garantisca un consumo moderato; ogni generazione deve fare la propria parte. E qui entra in gioco la prevenzione. Non si può più tornare all’epoca in cui si promuoveva l’utilizzo analcolico di frutta e patate. Resta incontestato il fatto che la politica dell’alcool debba passare da una semplice riduzione dell’offerta a un approccio più globale.
L’industria dell’alcool ne è consapevole e intraprende sforzi apprezzabili. Gli attori della prevenzione dell’alcool sono aumentati di numero, basti pensare che solo a livello di Confederazione si contano dieci uffici, ripartiti su cinque dipartimenti.
Va però chiarita la suddivisione delle competenze.
La revisione totale della legge sull’alcool permetterà di fornire una risposta a questioni fondamentali che riguardano anche altri ambiti. Tra birra, vino e bevande spiritose lo Stato opera una distinzione assai più netta di quanto non faccia il consumatore. Nel mirino della prevenzione strutturale, che inizia dai produttori e dai punti di vendita, è quindi soprattutto il settore delle bevande spiritose. D’altro canto, le tradizionali pastoie dello Stato compromettono la competitività di tale settore provocando la perdita di posti di lavoro. Cosa succederà al monopolio d’importazione che la Confederazione detiene per l’etanolo e che è presente solo in pochi paesi?
La sua abolizione aprirebbe le porte al libero mercato e alla privatizzazione di Alcosuisse. In qualità di importatore unico questi rifornisce attualmente 2000 clienti in Svizzera, ciò costituisce tuttora un compito statale in virtù del diritto vigente. Un terzo circa della produzione nazionale di frutta è destinata alla distillazione. Per ogni azienda che chiude, la perdita di alberi da frutta ha un impatto negativo sull’ecologia.
La campagna in fiore dell’epoca di Gotthelf è ormai scomparsa. La RFA ha così pubblicato, in un’edizione speciale, un suo racconto di Jeremias Gotthelf. Lo scopo è ricordare gli albori della politica dell’alcool e nel contempo dare l’avvio alla revisione totale della legge sull’alcool e alla riorganizzazione della Regìa federale degli alcool. Alexandre Schmidt Direttore della Regìa federale degli alcool