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Il Tribunale federale ha respinto il ricorso di un uomo condannato per aver brandito una motosega in un bar di Sciaffusa. Era stato condannato a 15 mesi, e dovrà inoltre seguire misure terapeutiche stazionarie.
Nell'agosto 2017, il ricorrente era stato espulso da un bar. Era tornato allo stabilimento armato di una motosega a batteria e l'aveva brandita, con il motore acceso, in direzione di diverse persone.
In una sentenza emessa mercoledì, il Tribunale conferma la sentenza pronunciata dal tribunale cantonale di Sciaffusa. Luomo riteneva di meritare solamente una condanna sospesa. Inoltre contestava le misure terapeutiche stazionarie.
I giudici di Mon Repos hanno respinto la denuncia di violazione del diritto di partecipare al procedimento. Il ricorrente si era lamentato di non aver assistito alle udienze dei testimoni e dei denuncianti perché il suo primo avvocato d'ufficio (ne aveva cambiati diversi) non lo aveva informato.
Il Tribunale federale rileva che l'avvocato ha partecipato a tutte le udienze senza chiedere la partecipazione del suo cliente. Allo stesso modo, gli altri difensori non hanno rivendicato una violazione del diritto al confronto. In tali circostanze, sollevare questo argomento in appello viola il principio di buona fede.
Per il tribunale penale, il crimine di minacce - e non di tentativo - è chiaramente realizzato. L'uso di una motosega in funzione era una seria minaccia, spaventando i presenti. Tanto più da quando, poche settimane prima, a Sciaffusa era avvenuta un'aggressione con una motosega contro una cassa malati.