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BERNA - L'iniziativa popolare "Per prezzi equi" va respinta perché si spinge troppo lontano. Ritenendo comunque giustificata la richiesta principale dei promotori, il governo ha proposto un controprogetto indiretto, che sottopone da oggi al 22 novembre in consultazione alle cerchie interessate.
L'esecutivo non è contrario all'idea di una modifica della legge sui cartelli (LCart), ma a suo parere l'iniziativa - il cui titolo completo è "Stop all'isola dei prezzi elevati - per prezzi equi" - propone misure non adeguate e che nel loro complesso comprometterebbero la piazza economica elvetica.
Il testo, che beneficia di un ampio sostegno, mira a impedire la maggiorazione dei prezzi in Svizzera per i prodotti fabbricati all'estero. Il comitato d'iniziativa comprende alcuni parlamentari, tra cui il ticinese Fabio Regazzi (PPD), i principali partiti (UDC, PLR, PPD, PS e Verdi) ed è sostenuto da numerose associazioni come Gastrosuisse, Swissmechanic e Hotelleriesuisse.
Molti prodotti importati costano nettamente di più in Svizzera rispetto all'estero. Secondo gli iniziativisti, i fornitori stranieri mantengono il prezzo a un livello artificialmente maggiorato. Il testo chiede dunque alla Confederazione di modificare la legge sui cartelli (LCart) per permettere alle aziende svizzere di acquistare all'estero senza passare da importatori e fornitori.
Il governo sottolinea in un comunicato che il controprogetto indiretto posto oggi in consultazione contrasta la discriminazione dei prezzi a livello transfrontaliero condotta da imprese nazionali ed estere al fine di evitare distorsioni della concorrenza. Questo approccio, secondo il Consiglio federale, è compatibile con gli impegni internazionali della Svizzera e non ha ripercussioni negative per l'economia del Paese.
L'esecutivo, che valuta sproporzionata l'iniziativa ma giusto l'obiettivo, propone quindi una modifica della LCart che, a determinate condizioni, obblighi le imprese svizzere ed estere con una posizione dominante sul mercato a rifornire le aziende nella Confederazione anche attraverso canali di fornitura all'estero.
«Ciò incoraggerebbe le possibilità di importazione parallela e aumenterebbe di conseguenza la concorrenza», rileva il governo. Il controprogetto indiretto soddisferebbe quindi anche un'esigenza ampiamente diffusa tra la popolazione.
In Svizzera, le spese di consumo sarebbero infatti del 43% più care rispetto a 15 Paesi dell'Unione europea. Inoltre, stando a un indice comparativo, i costi di investimento delle imprese sarebbero del 29% più elevati.