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La Commissione nazionale d'etica per la medicina (CNE) ha dubbi sul procedimento sperimentale di trapianto dell'utero. Il nuovo metodo ha permesso per la prima volta nel 2014 in Svezia di far nascere un bambino.
Da allora, mediante questo sistema, sono venuti alla luce una decina di bimbi in tutto il mondo.
Il procedimento non è ancora clinicamente assodato e si trova in fase di studio, indica la CNE in un comunicato odierno. Relativi progetti sono in corso in diversi Paesi, fra cui la Svizzera.
Poiché il sistema è nuovo, le conoscenze scientifiche sono limitate. Molti aspetti devono ancora essere esaminati, in particolare le conseguenze a medio e lungo termine per la salute delle persone interessate (donatrice e ricevente dell'utero nonché bambini nati attraverso questo metodo).
Le conseguenze fisiche e psichiche non devono essere sottovalutate, afferma la CNE. Nello specifico, non è chiaro se e quali rischi possono sorgere a medio e lungo termine per la salute del bimbo. Secondo la CNE, i progetti di ricerca in questo campo devono dunque essere pianificati e attuati con la massima accuratezza.
Uso esiguo, accesso limitato
La commissione fa inoltre notare anche riserve etiche sul piano sociale. Da una parte, rispetto a progetti di ricerca in altri campi, quello sul trapianto dell'utero produce un potenziale beneficio relativamente esiguo per la società. D'altro canto, qualora un giorno dovesse rivelarsi sicuro ed efficace, questo procedimento sarà disponibile probabilmente solo per le coppie facoltose. Infine, nel caso in cui progetti di ricerca dovessero essere (co-)finanziati con denaro pubblico, ci si potrebbe chiedere se si tratta di un utilizzo appropriato delle risorse limitate di cui dispone il sistema sanitario.
SDA-ATS