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In spiaggia: retrospettive e futuro
Venticinque anni fa, al Lido di Lucerna nacque il beach volley svizzero: una storia di successi. Con Anouk Vergé-Dépré e Joana Heidrich il futuro si annuncia roseo. — ANDREAS W. SCHMID
Q uando racconta degli inizi del beach volley svizzero, Werner Augsburger sorride compiaciuto. Il direttore di Swiss Volley si trova al Beachcenter di Berna e osserva lo scambio di palla tra Joana Heidrich (25) e Anouk Vergé-Dépré (25. «Nel 1992 volevamo organizzare il primo campionato svizzero. Ma Swiss Volley considerava la nuova disciplina una fisima di un paio di spostati». Augsburger e il suo “socio” Christian Wandeler non si persero d'animo e minacciarono di costituire un sindacato del beach volley, se gli fossero stati messi i bastoni tra le ruote. «Avevamo già creato il logo del nuovo sindacato». L'iniziativa sortì il suo effetto; Augsburger e Wandeler ottennero luce verde per organizzare il campionato. «Ma, gli azionisti del lido di Lucerna non volevano perdere i loro posti abituali, destinati ai teli da bagno per fare posto ai campi da gioco», replica Augsburger. Il primo campionato nazionale inaugurò una storia di successo. Martin e Paul Laciga furono i pionieri. Ai Giochi olimpici di Atene del 2004, Patrick Heuscher e Stefan Kobel vinsero la prima medaglia di bronzo. Quell'anno tre squadre svizzere raggiunsero contemporaneamente la top ten mondiale. «Da subito, risultò chiaro che sarebbe stato impossibile andare avanti così», racconta Philippe Saxer – il direttore del beach volley di Swiss Volley.
A febbraio scorso a Fort Lauderdale in Florida, Joana Heidrich (a terra) e Anouk Vergé-Dépré (in primo piano) hanno vinto due volte.
Verso la fine del decennio scorso l'associazione si ritrovò con le spalle al muro: gli atleti svizzeri rischiavano di perdere il treno. Anche perché il beach volley assumeva sempre più la struttura di uno sport professionistico. Mentre gli atleti svizzeri viaggiavano per lo più da soli e a proprie spese, le squadre di altre nazioni avevano un seguito di accompagnatori. Così anche Swiss Volley investì molto sugli assistenti. A Berna seguì l'inaugurazione del Beachcenter, il gotha del Centro nazionale di beach volley.
Per Saxer «una pietra miliare della nostra storia». Dopo i Giochi olimpici di Londra del 2012 tra gli atleti maschi ci fu un ricambio generazionale. Ma per i successori non fu facile, l'ipoteca dei successi ottenuti pesava molto. «Il vertice del nostro movimento – spiega Saxer – non è sufficientemente sviluppato per assorbire una transizione. Non siamo il Brasile». Così a Rio 2016, per la prima volta dopo 16 anni, la Svizzera si ritrova senza squadre di beach volley nel torneo olimpico maschile. In compenso le atlete Isabelle Forrer e Anouk Vergé-Dépré hanno raggiunto gli ottavi di finale; Nadine Zumkehr e Joana Heidrich addirittura i quarti. Ci è mancato poco perché Zumkehr e Heidrich potessero contendersi una medaglia. Contro il Brasile, alla fine del set decisivo, prima di darsi per vinto, il duo svizzero ha giocato tre match ball con il parziale di 13:15.
Atlete motivate
Sia tra gli uomini, sia tra le donne esistono squadre molto promettenti: Heidrich/Vergé-Dépré sono però il nuovo fiore all'occhiello del nostro beach volley. A febbraio scorso, il loro primo torneo nella Major Series, svoltosi a Fort Lauderdale (Florida), si è concluso con due vittorie e due sconfitte: un buon inizio.
Loro stesse dicono: «Ora è necessario avere pazienza». Prima di tutto occorre consolidare gli automatismi. Philippe Saxer e Werner Augsburger sono della stessa opinione. «Il beach volley è uno sport dove l'esperienza conta tantissimo», afferma Saxer. «Con le nostre squadre facciamo una pianificazione a lungo termine». Nel 2020, ai Giochi olimpici di Tokyo saranno di nuovo rappresentate due squadre. «Se poi le squadre saranno tre, sarei l'uomo più felice del mondo», conclude Augsburger, che 25 anni fa, al Lido di Lucerna, spianò la strada al beach volley nazionale.
Joana per raggiungere i suoi obiettivi lavora duramente.
La più grande differenza rispetto a te?
Mangio volentieri i dolci, Joana per niente. Il cioccolato non le interessa (ride). Siamo un duo di temperamento. Isabelle Forrer, la m ia compagna precedente, sul campo portava molta calma.
Tra di voi avete delle discussioni?
Sì, come in ogni squadra. Tuttavia, ciò che conta è dire le cose con franchezza, evitare rancori e non prenderla sul personale. Deve esserci fiducia reciproca.
Durante le pause ascolti la musica?
Sì. La buona musica mi dà la carica e regala al beach volley una nota particolare, che manca agli altri sport.
Perché preferisci il beach volley alla pallavolo tradizionale?
Il beach volley è gioia di vivere, amo la sabbia e il caldo. Inoltre, posso influire sul risultato. Siamo in due e non possiamo essere sostituite.
Che cosa penalizza maggiormente il beach volley?
Per molti il beach volley è uno sport da spiaggia. Non sarebbe male se i media ne parlassero un po' di più.
La cosa più pazza che ti è capitata?
In Cina, alla fine di un torneo con una collega ho visitato un'isola popolata di scimmie. Ci siamo perse e abbiamo mangiato della frutta che si poteva acquistare sull'isola. In seguito abbiamo scoperto che quest'ultima era foraggio per le scimmie. Non lo dimenticherò mai.
ce di più della tua nuova compagna di gioco?
Anouk è ambiziosa e determinata. Giocare con una persona motivata è importante. Ridiamo di molte cose.
Fai un lavoro da sogno?
Sì, è il lavoro dei miei sogni. Ci sono cose di cui farei a meno. Come in tante professioni, la vita privata ne risente. Io, poi, non amo l'aereo. Ma ne vale la pena.
Sei alta 1 90 cm. Ti collocano tra le più basse dell'ambiente.
Ah sì? Quando faccio un giro per strada, penso: Ops, quanto sono alta.
Ti capita di sentire i commenti dei normodotati?
Succede spesso che a qualcuno scappi detto: Accidenti, quanto è alta questa. Come se non lo sapessi già da me! (Ride). La mia statura non è un problema. Al contrario, sono contenta di poterla sfruttare per la mia professione.
A scuola, invece, com'è stato?
Per niente facile, tanto che quando ho cominciato a fare beach volley, mi sono sentita finalmente a mio agio.
La sabbia ti ha mai dato fastidio?
Specialmente nel letto. Ci si può lavare quanto si vuole, ma c'è quel granello di sabbia che si intrufola tra le lenzuola.
Ti capita di sognare i tre match ball persi nei quarti di finale dei Giochi olimpici?
Per fortuna no. Ma fa male quando mi ricordano quella partita: in tutti i match ball non dovevamo ricevere, inoltre ci rimeneva la battuta. Ma non abbiamo nulla da rimproverarci. E non capita spesso nel nostro sport. È stata la sconfitta peggiore, ma anche un'esperienza fantastica. Torna al menu «Scuola e infanzia» Vai alla sezione «Famiglia» Torna all'Homepage