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Save the children descrive la difficile situazione che vivono i bambini, attraverso i loro racconti
Dai dati raccolti dal rapporto appare chiaro che l'infanzia di molti ragazzi è messa a rischio da matrimoni, lavoro minorile e denutrizione
KABUL - È passato un anno da quando l'Afghanistan è stato conquistato e rinominato"emirato afghano". Un anno, dagli inizi delle tensioni che hanno cambiato la vita soprattutto agli individui più vulnerabili, i bambini. Da un rapporto pubblicato oggi da Save the children, risulta che «la situazione è particolarmente preoccupante per le ragazze dato che hanno più del doppio di probabilità di non frequentare la scuola e quasi il doppio delle probabilità di andare a letto affamate rispetto ai ragazzi.»
L'associazione ha parlato con 1'690 bambini nei paesi di Balkh, Faryab, Sar-e-Pul, Jawzjan, Kabul, Nangahar e Kandahar attraverso tre diversi progetti. Il quadro che emerge dal rapporto di Save the children non lascia presagire molta speranza per le future donne dell'Afghanistan. È emerso che a una ragazza su venti è stato chiesto di sposarsi e una su quattro ha mostrato segni giornalieri di depressione.
La situazione vista dagli occhi dei bambini
Parisad ha quindici anni e vive nel nord dell'Aghanistan. «Alcuni giorni mio padre non riesce a portare a casa da mangiare. I miei fratelli si svegliano durante la notte perché hanno fame. Io spesso non mangio e conservo il cibo per i miei fratelli e le mie sorelle. Quando i miei fratelli e sorelle chiedono cibo, mi arrabbio e piango molto. Vado a casa del mio vicino e chiedo del cibo. A volte mi aiutano dandomi da mangiare ma altre volte, anche loro non hanno nulla».
«Mi piacerebbe andare a scuola. Quando vedo altre ragazze andare a scuola, vorrei tanto poterci andare anch’io. Ogni mese cambiamo casa ed è difficile per noi riuscire a frequentare. Non abbiamo neanche il materiale che ci serve per scrivere o i soldi per comprare i libri di testo. Non posso sopportarlo. Non posso farci niente», racconta Parisad. «Quando abbiamo lasciato la nostra vecchia casa per venire in questa, ero profondamente turbata. Continuavo a chiedermi perché ce ne andiamo di nuovo, perché stiamo affrontando ancora una volta questi problemi? Ero profondamente arrabbiata e ho pianto», conclude.
Un bambino su quattro ha ammesso che la propria famiglia gli ha chiesto di contribuire attivamente al sostegno finanziario. Nagina è una ragazza di tredici anni che prima dell'arrivo dei Talebani andava a scuola e sognava di diventare una dottoressa. «Prima avevamo una bella vita», racconta l’adolescente. «Andavo a scuola, ed ero felice. La scuola è una bellissima cosa e tutte le ragazze dovrebbero andarci. Ma ora la situazione è peggiorata. Mio zio lavorava e guadagnava soldi ma ora ci ha lasciate. Adesso è mia sorella maggiore a prendersi cura di noi. »
La sorella maggiore di Nagina, Yasmin (35 anni), ha iniziato a pulire le case della gente per sostenere la famiglia, ma con l’aumento del costo degli alimenti, è diventato difficile fornire cibo sufficiente ai suoi fratelli. Ha dovuto scegliere se comprare da mangiare o mandare Nagina e suo fratello a scuola. Yasmin ha preso la difficile decisione di ritirarli entrambi da scuola. Nagina ha iniziato a pulire le case con sua sorella ed è devastata dal fatto che non può più proseguire gli studi.
«Non abbiamo libri, e non potevo permettermi di comprare quaderni, penne o matite. Non posso permettermelo perché non ho una madre o un padre. Di cosa dovrei occuparmi prima? Fornire loro quaderni, penne o dargli da mangiare? Se non sono in grado di fornire loro del cibo, come posso soddisfare le loro altre esigenze?» Spiega Yasmin.
Le conseguenze del regime talebano sull'economia
La transizione di potere avvenuta in Afghanistan ha intaccato l'economia dello Stato in tre modi diversi.
In primis, le sanzioni globali e nazionali contro i talebani complicano gli sforzi di risposta umanitaria in atto, ed è inoltre richiesto un «carveouts» per poter proseguire con le attività umanitarie. Alcuni attori, tra cui molti del settore bancario internazionale, hanno interrotto trasferimenti finanziari, diretti in Afghanistan. Questo ha ostacolato la capacità di ottenere denaro sia internamente che esternamente al paese, aumentando ulteriormente la "tensione finanziaria". Tutto questo ha portato a un accrescimento dei costi delle attività umanitarie, in particolare sono aumentate le commissioni relative alle transazioni associate al trasferimento informale di valori noto come hawala.
Secondariamente, il congelamento di circa nove miliardi di dollari delle riserve della banca centrale afghana, tra cui sette miliardi solo negli Stati Uniti, hanno contribuito a ridurre drasticamente la liquidità a disposizione del Paese. Le banche hanno posto limiti all’importo di soldi che possono essere ritirati dalla popolazione. Le famiglie non sono quindi state in grado di accedere ai loro conti per pagare beni e servizi di prima necessità, e le associazioni umanitarie e le organizzazioni, in particolare quelle locali e nazionali, stanno lottando per pagare gli stipendi e mantenere in funzione le attività.
Infine, la comunità internazionale – che un tempo ha contribuito a pagare fino all’80% delle spese del governo afghano– ha interrotto o rallentato gli aiuti finanziari. Questo è legato alla posizione politica degli Stati e a specifici quadri giuridici e politici relativi al riconoscimento o meno "dell'emirato afghano". Ciò ha inciso su settori chiave dell’economia quali: sanità e istruzione. In particolare, per quanto riguarda il settore pubblico, che ha ulteriormente ridotto l’importo di denaro nell’economia afghana.
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