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Intervista con: Dr. Ansgar Felbecker, presidente di Swiss Memory Clinics
Come valuta Swiss Memory Clinics l’approvazione da parte della FDA?
Come molti altri esperti siamo rimasti sorpresi. Innanzitutto per il fatto che l’approvazione sia stata rilasciata dopo i pareri negativi espressi da molti professionisti del campo, anche dalla FDA stessa. E poi soprattutto perché questa approvazione all’inizio riguardava tutte le persone affette da demenza senza eccezione, misura che dal punto di vista scientifico non era giustificata. Nel frattempo la decisione è stata corretta.
Quali sono i problemi legati all’approvazione?
Riassumendo, vi sono due punti critici: gli studi di fase 3 ancora incompiuti e i risultati contraddittori degli studi stessi. A questo proposito bisogna sapere che a livello mondiale sono stati condotti due grandi studi di fase 3. A causa di un’analisi intermedia negativa, essi sono però stati interrotti prematuramente. I dati delle valutazioni che sono state eseguite in seguito e che hanno portato all’approvazione sono certamente buoni, ma uno studio incompiuto non è ben accolto nella comunità scientifica mondiale e lascia spazio ai dubbi. Il secondo aspetto problematico riguarda i risultati diversi che si sono conseguiti. Solo uno dei due studi, praticamente identici, ha ottenuto un buon risultato nel ritardare la demenza. Un’analisi di sottogruppo ha comunque evidenziato un ulteriore aspetto positivo: i pazienti che hanno ricevuto un’alta dose del farmaco hanno reagito un po’ meglio anche nello studio che ha dato risultati negativi. Forse è stato ciò a spingere la FDA a dare la propria approvazione.
Il nuovo farmaco rimuove con successo i depositi di amiloide nel cervello. Eliminando questo fattore determinante della malattia le facoltà mentali non dovrebbero venire preservate?
È proprio ciò che sperava la comunità scientifica. Ora ci si chiede perché non ci sia stato alcun beneficio clinico convincente in nessuno dei due studi. La risposta va senza dubbio ricercata nella complessità della malattia. Le cause della demenza sono molteplici e non legate soltantoalle proteine amiloidi. Ci si può immaginare il tutto come una serie di tasselli del domino. Quando si fa cadere un tassello, anche gli altri cadono uno dopo l’altro. Non basta rimettere in piedi un tassello solo. Per bloccare davvero il corso di questa malattia bisogna inserire un blocco in un punto dove i tasselli sono ancora in piedi. Può essere che questi depositi di amiloide svolgano un ruolo in un momento piuttosto iniziale della malattia e che a loro volta avviino altri processi. Se interveniamo troppo tardi non riusciamo a impedire la caduta dei tasselli successivi. Questa è una possibile spiegazione del perché il farmaco non dia risultati soddisfacenti nello studio, nonostante elimini i depositi di amiloide nel cervello.
In Svizzera quante persone soddisfano le condizioni per il trattamento con il nuovo farmaco?
Si può solo fare una stima, poiché tutto dipende da quante persone si sottopongono a un check up medico. In Svizzera si tratterebbe di circa 30’000 diagnosi di demenza all’anno. Il che corrisponde a circa due terzi dei pazienti affetti da Alzheimer. Se però a poter essere trattati saranno solo pazienti senza malattie preesistenti che si trovano a uno stadio molto precoce della malattia, questo numero si ridurrà di molto. Alla fine saranno le condizioni di approvazione che entreranno in vigore in Svizzera, sempre che il farmaco venga approvato, a determinare il numero di pazienti trattati.
Per dar vita ai trattamenti sarà di sicuro necessario disporre di diagnosi precoci. In Svizzera siamo pronti?
Credo di sì. Nel nostro paese abbiamo un’eccellente rete di cliniche della memoria. La nostra associazione Swiss Memory Clinic comprende ben 46 membri, una rete esemplare se paragonata al resto del mondo. Abbiamo le risorse per analizzare un maggior numero di pazienti. La sfida sarà quella di riuscire a convincere le persone a farsi visitare e soprattutto a farlo in caso di sintomi leggeri, quando ancora non hanno problemi nella vita di tutti i giorni. Per raggiungere questo obiettivo ci vuole una buona collaborazione con i medici di famiglia, i familiari e i malati.
Per il trattamento con il nuovo farmaco sono necessari estesi (e per molti anche spaventosi) esami preliminari. I costi verranno coperti dalle casse malati?
Se vi sono i giusti presupposti, sia l’esame del liquido nervoso che l’esame PET sono coperti dall’assicurazione di base. In questo frangente in Svizzera godiamo di un’infrastruttura più sviluppata che altrove. Non c’è inoltre bisogno di avere paura degli esami: si tratta di analisi di routine poco dolorose.
Quali sono le controindicazioni del farmaco, quanto gravi sono e come andrebbero affrontate?
Questa è una domanda importante a cui al momento posso rispondere solo con riserva, perché non abbiamo ancora molta esperienza. A volte si presentano controindicazioni solo durante l’utilizzo, dopo che tante migliaia di pazienti sono stati trattati. Ad oggi, sappiamo dagli studi che si sono riscontrate anomalie nella risonanza magnetica del cervello di circa il 30% dei pazienti. Esse non creano per forza sintomi, ma a un neurologo come me causano comunque qualche preoccupazione. È possibile che si verifichino gonfiori nel cervello e in alcuni casi emorragie. Sono di lieve entità e alla maggior parte dei pazienti non causano problemi, ma vanno esaminate con attenzione. Se questa terapia venisse approvata in Svizzera, andrebbe gestita da specialisti.
Quale decisione preferirebbe che venisse presa?
Lavoro ogni giorno con persone affette da demenza. Quando si arriva a parlare di farmaci, ci si trova sempre in una situazione frustrante. Naturalmente sarebbe bello poter offrire qualcosa di nuovo ai pazienti che acconsentono di sottoporsi a un trattamento complesso. Il mio desiderio è che Swissmedic arrivi alla conclusione che i dati sono abbastanza convincenti per un’autorizzazione limitata. Mi affido al 100% a Swissmedic e se la decisione è negativa, la riterrò assolutamente accettabile.
C’è ancora qualcosa di importante da aggiungere?
In tutta questa discussione riguardante la sostanza attiva Aducanumab ci si dimentica spesso delle possibilità attualmente esistenti. Oggigiorno possiamo già offrire molto alle persone affette da demenza, anche senza potenti farmaci. Una terapia non è fatta solo di medicinali, ma anche di tante altre misure. La fisioterapia, l’ergoterapia, la terapia del linguaggio e altre terapie non farmacologiche aiutano a mantenere in buona forma, il più a lungo possibile, le prestazioni cognitive. Vale dunque la pena fare chiarezza e ricorrere a una consultazione in caso di sintomi.