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La Svizzera, che deciderà il 26 novembre sul contributo all'allargamento dell'UE, è ancora poco presente dal profilo economico nell'Europa orientale.
Eppure, con l'allargamento dell'Unione europea verso Est, nel 2004, si è aperto anche per le aziende svizzere un mercato di 75 milioni di persone in piena espansione, come dimostra il caso del'Ungheria.
Grazie agli accordi bilaterali conclusi da Berna e Bruxelles, anche le aziende elvetiche possono ormai accedere liberamente ai mercati dei 10 nuovi Stati dell'Unione europea.
Finora l'economia svizzera ha però approfittato solo in parte delle potenzialità offerte dall'allargamento dell'UE. Il volume degli scambi tra la Svizzera e i 10 nuovi membri corrisponde al 3% del commercio estero elvetico. L'Austria, favorita da ragioni storiche e geografiche, ha già raggiunto una quota di oltre l'11%.
Pur avendo ancora grandi ritardi da colmare, i mercati dell'Est sono in forte espansione. Tra il 1995 e il 2005, il Prodotto interno lordo (PIL) degli otto Stati orientali dell'UE è cresciuto mediamente del 4% all'anno - un tasso ben superiore a quello dell'Europa occidentale.
Economia liberalizzata
Il caso dell'Ungheria può essere considerato esemplare dello sviluppo economico subentrato in questi paesi dopo la fine del comunismo. Le vecchie imprese statali sono state rapidamente liquidate o riciclate e oggi quasi il 90% del PIL deriva dal settore privato.
"Oggi disponiamo di una piazza economica molto competitiva, come lo dimostrano anche gli investimenti delle società straniere. 40 delle 50 maggiori imprese mondiali sono presenti in Ungheria", rileva Péter Spanyik, vice direttore dell'Agenzia ungherese degli investimenti e del commercio.
L'Ungheria, che aveva già alle spalle una grande tradizione industriale, è riuscita ad attirare negli ultimi anni diversi colossi internazionali, tra cui Suzuki, Audi, Opel, Nokia, Bösch, Benetton o Novartis.
Accanto agli stabilimenti di produzione o distribuzione delle multinazionali si sono sviluppati anche numerosi fornitori di componenti industriali, centri di ricerca e servizi di informatica, contabilità o consulenza telefonica.
Base logistica ideale
"Grazie a costi di produzione piuttosto bassi e ad una fiscalità interessante, i nuovi membri dell'UE offrono sicuramente ottime chance per incrementare la produttività e la redditività della Vecchia Europa", sottolinea Péter Spanyik.
L'integrazione nell'UE ha ulteriormente rafforzato l'interesse delle piazze economiche degli ex-paesi comunisti. Il progressivo adeguamento delle basi legali al diritto europeo sta riducendo molte incognite giuridiche e commerciali per le aziende straniere.
"Finora, una società occidentale doveva creare filiali in ogni paese dell'Europa orientale, in cui intendeva operare. Oggi basta aprire una filiale in un solo paese per accedere anche ai mercati degli altri nuovi membri dell'UE", rileva István Béres, presidente della Camera di commercio svizzera in Ungheria.
A suo avviso, il mercato ungherese offre diverse altre possibilità alle imprese svizzere: "Grazie alla sua posizione geografica e ad una rete autostradale ben sviluppata, l'Ungheria costituisce una base logistica ideale per permettere alle multinazionali di raggiungere anche i paesi dell'Europa orientale che non fanno (ancora) parte dell'UE".
"Per le piccole e medie imprese vi è invece soprattutto la possibilità di trasferire in Ungheria quei settori di attività che non sono più redditizi in Svizzera. In tal modo possono migliorare la loro redditività e la loro competitività sulla piazza elvetica".
Opzione valida
Un'opzione quest'ultima già sperimentata da alcune delle 300 ditte svizzere attive in Ungheria. Tra queste la società di programmi informatici AdNovum, che fornisce applicazioni di sicurezza a grandi banche e amministrazioni pubbliche in Svizzera. L'azienda zurighese ha aperto nel 2004 una filiale a Budapest che occupa attualmente 25 persone.
"Abbiamo trasferito a Budapest quei processi informatici che potremmo definire più meccanici o manuali. La scelta era di rinunciare completamente a queste attività o proseguirle in un paese con costi di produzione più bassi", spiega Ruedi Wipf, direttore della filiale ungherese.
"Per una piccola o media impresa, l'Ungheria offre diversi vantaggi rispetto a paesi come l'India e la Cina, dove i costi di produzione sono ancora più bassi, ma l'apertura di una filiale richiede molto più tempo, maggiori investimenti e nervi saldi. La nostra filiale di Budapest ha potuto essere operativa nel giro di un mese".
Nonostante un onere fiscale in crescita e alcuni problemi legati ai servizi postali e doganali, Wipf si dichiara soddisfatto della scelta fatta.
"Tra i vantaggi di un paese come l'Ungheria vi sono il buon livello di formazione della manodopera, le affinità culturali, la vicinanza geografica con collegamenti aerei di un'ora, infrastrutture e poteri pubblici sui quali si può fare generalmente affidamento".
swissinfo, Armando Mombelli, Budapest
Fatti e cifre
Con l'adesione di 10 nuovi membri il 1° maggio 2004, il mercato interno dell'Unione europea è salito di altri 75 milioni di consumatori, a 475 milioni di persone.
Grazie agli accordi bilaterali conclusi con l'UE anche la Svizzera può approfittare di questo nuovo mercato.
L'allargamento dell'UE dovrebbe contribuire in misura dello 0,2-0,5% alla crescita annuale dell'economia svizzera.
Gli 8 nuovi membri est-europei dell'UE assorbono già attualmente il 3% delle esportazioni elvetiche.
Nel 2005, la bilancia commerciale della Svizzera con questi paesi ha registrato un'eccedenza di oltre 1,3 miliardi di franchi.
Il contributo all'allargamento dell'UE
Tramite il Fondo strutturale e il Fondo di coesione, dal 2007 l'UE versa 33 miliardi di franchi all'anno per ridurre le disparità sociali e sostenere lo sviluppo economico dei suoi 10 nuovi membri.
Su richiesta dell'Unione europea, il governo svizzero ha accettato nel 2004 di accordare 1 miliardo di franchi quale contributo all'allargamento dell'UE.
Nel marzo scorso il parlamento svizzero ha approvato la nuova legge federale sulla cooperazione con l'Europa orientale, che fornisce anche la base legale per l'attribuzione del contributo ai nuovi membri dell'UE.
Combattuta da un referendum, la nuova legge sulla cooperazione con l'Europa orientale verrà sottoposta il prossimo 26 novembre a votazione federale.
Dal 1990, la Confederazione ha già concesso 3,45 miliardi di franchi per sostenere la transizione verso la democrazia e l'economia di mercato degli ex-paesi comunisti dell'Europa orientale.