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Biografia
Fernando Bordoni, * 15.7.1937 Mendrisio. Dopo le scuole dell’obbligo e la magistrale assolve una formazione artistica all’Accademia di Brera a Milano (1957-1961). Nel 1963 torna in Svizzera e apre uno studio a Lugano. A Locarno frequenta l’atelier di Remo Rossi dove conosce Jean Arp e la sua cerchia di amici. Durante una serie di viaggi in Europa nella seconda metà degli anni ’60 si accosta alla pop art, abbandonata nel 1970 a favore di una ricerca pittorica votata esclusivamente all’astrazione geometrica.
Tra i riconoscimenti ottenuti si ricordano in particolare il triplice conseguimento dalla Borsa federale per la ricerca pittorica (1964, 1965, 1966) e il Premio nazionale di disegno bianco e nero città di Cantù (1967). Esposizioni personali dal 1960, soprattutto in Ticino; retrospettiva nel 1989 (Pinacoteca comunale Casa Rusca, Locarno). Dal 1965 partecipa a rassegne collettive per lo più nazionali. Dal 1972 interventi in spazi pubblici in Ticino (lavori su parete in tecnica mista, mosaici). È attivo inoltre come membro della Commissione cantonale delle belle arti (1976-1996) e della Commissione cantonale dei monumenti storici ed artistici (1980-81) e della Commissione mostre e musei della Città di Lugano. Dal 1970 al 1997 svolge attività didattica al Liceo cantonale di Lugano. Nel 2015 dona un fondo di oltre cento opere su carta al Museo Villa dei Cedri a Bellinzona, che nel 2018-19 gli dedica una retrospettiva.
Il linguaggio pittorico di Bordoni, imperniato sull’articolazione formale e cromatica di segni geometrici, prende avvio da una sperimentazione operata con impronte di pneumatici inchiostrati su carta (1970). Due sono i principi essenziali indagati a partire da quel primo momento: l’organizzazione del segno geometrico autoreferenziale, per lo più lineare, all’interno di una struttura ripetitiva e la dinamizzazione dell’impianto geometrico attraverso il colore prevalentemente sfumato. Inizialmente i segni-colore stridenti e di svariate dimensioni, configurati in geometrie piane ad angolo retto, sono irregolarmente giustapposti. Attorno alla metà degli anni ’70 si consolida la volontà di conseguire un’accesa dinamica cromatica e formale a partire da una struttura di base rigorosa e ordinata. La superficie pittorica viene ripartita in un uniforme reticolo quadrato, esplorato anzitutto nei valori insiti al suo ordinamento additivo e all’espressività del singolo modulo (il quadrato suddiviso diagonalmente, con sfumature cromatiche differenziate). In seguito l’attenzione si sposta su variegate composizioni lineari sovrapposte alla griglia di base, fortemente schiarita.
Nella seconda metà degli anni ’80 Bordoni realizza un gruppo di opere a sé stante improntate a un forte decorativismo, costituite dall’aggregazione sul muro di piccole tele a motivo geometrico (acrilici) in una sorta di puzzle.
Nei primi anni ’90 l’artista sperimenta dei tratteggi policromi, delineanti aree geometricamente definite sul fondo monocromo della tela o del foglio, ottenendo sottili vibrazioni tonali. Tali partizioni compositive lasciano posto però, più recentemente, a un significativo rinnovamento degli stilemi già consolidati nel decennio precedente. Su un reticolo di fondo quasi invisibile un segno lineare, evocatore di caratteri grafici antichi, si avvicenda in alfabetiche sequenze: il linguaggio geometrico si avvicina sempre più a una scrittura arcaica, acquistando maggiore originalità.
Attento alle lezioni concretiste e talora prossimo a una ricerca di tipo cinetico e programmata, Bordoni ha mirato sin dagli esordi a un’esplorazione più ludica della sistematicità dell’impianto razionalmente predisposto, servendosi di un cromatismo e di un segno assunti in una chiave tendenzialmente lirica.
Opere: Bellinzona, Museo Villa dei Cedri; Cadenazzo, Scuola media; Chiasso, Credit Suisse; Ginevra, Musée d’art et d’histoire; Isone, Piazza d’armi, caserma; Massagno, Scuola d’infanzia; Massagno, Scuola elementare; Savosa, Liceo di Lugano 2; Sorengo, Opera ticinese per l’assistenza alla fanciullezza (OTAF).
Maddalena Disch, 1998, aggiornato nel 2018
... l’artista, che riesce a far emergere la sua libertà creativa che si dispiega in una molteplicità di segni intensi e vibranti presi a prestito da linguaggi diversi e nell’energia dei colori e della tonalità che propone. Ne scaturisce un’arte che fa della freschezza narrativa una delle sue caratteristiche vincenti. L’artista esprime le potenzialità della geometria e dell’astrazione. E un linguaggio fatto di segni geometrici, iscritti in un’invisibile trama che richiama, per mezzo della ripetuta scomposizione del cerchio, del quadrato e del triangolo, le ali di un uccello, il tetto di una casa, le pieghe dei fili d’erba, il sorriso di un volto, o la forma del sole.
Alessia Brughera
Links sull'artista:
Andato in onda il 28 gennaio 1969, questo servizio di Chris Wittwer e Gualtiero Walter Schönenberger fu realizzato per il programma televisivo «Misure» prodotto da Sergio Genni.
In Via Nassa 54, a Lugano, si riunivano con regolarità alcuni artisti ticinesi per lavorare e discutere le proprie idee: Sergio Piccaluga, artista pittore; Karel Ryman, chitarrista cecoslovacco; Giancarlo Tamagni, artista pittore; Pier Giorgio Ceresa, artista scultore; Fernando Bordoni, artista pittore; Maria Pospisilova, artista pittrice cecoslovacca e Jimmy Ortelli, artista scenografo.