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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale ha deciso la linea da seguire in materia di politica energetica nella seduta speciale del 21 e nella riunione del 28 ottobre, dandone poi notizia il 22 e il 28 ottobre mediante comunicati e conferenze stampa, alle quali erano presenti rispettivamente i consiglieri federali Leuenberger e Villiger. In tali occasioni non si è mai parlato di un abbandono dell'energia nucleare.</p><p></p><p>Il Consiglio federale risponde come segue alle singole domande.</p><p></p><p>1. Il Collegio desidera che sia fatta chiarezza sul periodo ancora rimanente di operatività delle centrali nucleari. Ha incaricato il capo del DATEC e del DFEP di trovare un accordo sulle scadenze con gli operatori delle centrali, con i Cantoni ove esse hanno sede e con le organizzazioni ambientaliste; nel contempo andranno discusse le soluzioni per lo smaltimento delle scorie radioattive. Qualora non si dovesse giungere ad un accordo, sarà il Consiglio federale a decidere. L'eventuale costruzione di nuove centrali nucleari, non esclusa dal Consiglio federale, dovrà essere sottoposta a referendum facoltativo, conformemente alle conclusioni del dialogo sulla politica energetica svolto nell'ambito della revisione della legislazione in materia.</p><p></p><p>2. Non ci sono piani né progetti per la costruzione di nuove centrali nucleari in Svizzera. La sostituzione delle centrali esistenti va quindi pianificata e predisposta a lunga scadenza, perché possa essere effettuata in maniera razionale sul piano sia economico che ecologico. Nell'ipotesi, evocata nell'interpellanza, di un abbandono definitivo del nucleare, occorre in primo luogo sottolineare che il fabbisogno di elettricità non coperto dalla produzione indigena attualmente non può essere quantificato con esattezza; negli anni a venire esso tuttavia non corrisponderà necessariamente agli attuali 40% della produzione. I seguenti fattori permetteranno di ridurre il ricorso ad agenti fossili: l'evoluzione del consumo, le tecniche ad alto rendimento energetico, le energie rinnovabili (inclusa quella idraulica), il programma che succederà ad Energia 2000 e una tassa sull'energia che promuova l'impiego razionale di energia e il ricorso alle energie rinnovabili. Secondariamente, l'apertura dei mercati nazionali dell'elettricità lascia prevedere che il consumo nazionale sarà sempre parzialmente coperto dall'importazione di corrente elettrica. Saranno in parte le condizioni di mercato a determinare in quale misura.</p><p></p><p>3. Secondo le opzioni energetiche finora prospettate, le energie rinnovabili potranno contribuire in misura del 4% circa a coprire il fabbisogno di elettricità della Svizzera da qui al 2020. Le conclusioni raggiunte nel dialogo sulla politica energetica prevedono che a lungo termine (2030) si potrà raggiungere una quota del 10%.</p><p></p><p>4. Il Consiglio federale ritiene che gli obiettivi di riduzione del CO2 non vengano messi in forse da una disattivazione delle centrali nucleari esistenti. Oltre alla possibilità di costruire nuove centrali, la maggiore efficienza e i progressi tecnologici nella produzione di energia contribuiranno a sostituire la parte del consumo energetico coperta oggi dalle centrali nucleari.</p><p></p><p>5. Nella sua presa di posizione relativa alla proposta della Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia (CAPE) del Consiglio degli Stati, il Consiglio federale ha precisato che la riforma fiscale ecologica non dovrebbe aggravare l'onere fiscale. Il progetto della CAPE prevede tuttavia che durante un periodo transitorio i proventi della tassa sull'energia debbano essere parzialmente utilizzati per incentivare la razionalizzazione dei consumi e le energie rinnovabili. La nuova tassazione costituisce una controproposta all'iniziativa energia e ambiente. L'attuale regime finanziario giunge a termine nel 2006. Il nuovo tipo di tassazione dell'energia sarà basato su incentivi ecologici e avrà carattere bivalente, ossia da una parte avrà un effetto incitativo dovuto alle nuove relazioni di prezzo tra i diversi vettori energetici, dall'altra il suo gettito permetterà di agire in modo determinante sulla diminuzione degli oneri salariali o quantomeno su una stabilizzazione dei contributi dei datori di lavoro e dei lavoratori. L'introduzione della tassa non modificherebbe il gettito dello Stato e perseguirebbe due scopi: da una parte l'abbassamento del costo del lavoro, che rafforzerebbe la competitività della piazza industriale svizzera, dall'altra gli incentivi ecologici e le misure incitative atte a promuovere una tutela dell'ambiente con effetto duraturo. I processi industriali basati in larga misura sull'impiego di energie non rinnovabili verrebbero soggetti ad una regolamentazione speciale. Inoltre il sistema di tassazione e il rilascio di sussidi verrebbero esaminati in base agli effetti prodotti sul piano ecologico. Un gettito fiscale di 2-3 miliardi di franchi all'anno corrisponderebbe al 10%-15% dei costi di consumo finale di energia relativi a tutti i vettori energetici. La determinazione dei tassi dipenderà non da ultimo dalla situazione all'estero (ad esempio, l'abitudine di fare il pieno al di là del confine).</p><p></p><p>6. La riforma fiscale ecologica dovrà assolutamente garantire anche in futuro la competitività internazionale delle nostre imprese e non andare a scapito dell'occupazione in Svizzera. ll Consiglio federale fa presente che vari Paesi europei (tra cui la Scandinavia, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e la Germania) hanno introdotto o stanno studiando diverse forme di tassazione degli agenti energetici. Il livello di imposizione attuale in Svizzera è relativamente basso e costituisce così un vantaggio concorrenziale. Tale vantaggio non deve essere messo in forse dall'introduzione della riforma fiscale.</p>  Risposta del Consiglio federale.