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I diplomatici svizzeri a Tripoli si sono sentiti assai soli durante la crisi con la Libia per il caso Hannibal Gheddafi. Stando a cablogrammi ora pubblicati da Wikileaks, hanno chiesto invano ad altre ambasciate un aiuto umanitario per i due ostaggi elvetici trattenuti nel paese nordafricano.
I rappresentanti elvetici hanno temuto a più riprese di essere dichiarati dal regime “personae non grate”. A fine dicembre 2008, l’allora primo segretario d’ambasciata François Schmidt affermava di “svegliarsi ogni notte senza sapere se ci permetteranno di lasciare il paese o no”.
Un anno più tardi, il primo dicembre 2009, l’incaricato d’affari elvetico Stefano Lazzarotto chiese all’ambasciata americana e a quelle di “diversi” paesi dell’Unione europea di fornire un aiuto umanitario ai due ostaggi svizzeri nel caso temuto di una sua espulsione. Lazzarotto le invitava “a fornire loro cibo e a vegliare alla loro salute e al loro benessere”, stando a una nota redatta dalla sua omologa statunitense Joan Polashnik il primo dicembre 2009. Invano: un’assistenza diretta a cittadini svizzeri “potrebbe essere altamente pregiudizievole ai nostri interessi”, commentava la Polashnik, chiedendo nel contempo al dipartimento di stato americano di prendere una decisione.