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<h2>SubmittedText<h2><p>L'informazione secondo cui la pirateria somala è la conseguenza della pesca illegale praticata da navi europee e asiatiche (Greenpeace), il fatto che l'esercito svizzero non ha alcuna tradizione coloniale e la convinzione che i problemi si possono risolvere soltanto andando alla radice mi spingono a porre al Consiglio federale le seguenti domande:</p><p>1. Com'è stata formulata esattamente la richiesta relativa a un impiego dell'esercito nella flotta svizzera di navi d'alto mare? Chi sono gli armatori svizzeri che l'hanno posta?</p><p>2. Quali sono le possibili varianti d'impiego esaminate?</p><p>3. Cosa pensa il DDPS delle dichiarazioni fatte dal capitano Stefan Sip nella trasmissione della televisione della Svizzera tedesca "10 vor 10" del 16 dicembre 2008 secondo cui rifiuterebbe l'impiego di militari sulla propria nave essendo il pericolo di un'escalation troppo elevato?</p><p>4. La Svizzera subisce delle pressioni, da parte dell'UE per esempio, a favore di un impiego militare?</p><p>5. Che cosa pensa il Consiglio federale dell'articolo pubblicato il 27 novembre 2008 dal rinomato settimanale "Die Zeit" intitolato "Wer ist hier der Pirat?" (Chi sono i veri pirati?) che esordiva con le frasi seguenti: "Seit Jahrzehnten plündern Europäer und Asiaten somalische Gewässer. Den Fischern blieb nichts mehr, sie wurden Seeräuber. " (Da decenni Europei e Asiatici saccheggiano le acque somale. Ai pescatori non è rimasto altro che diventare pirati.)?</p><p>6. Secondo Greenpeace i pescherecci utilizzati per la pesca a strascico lungo le coste somale ne depauperano le acque comportandosi come "bracconieri del mare". Qual è la posizione del Consiglio federale in proposito?</p><p>7. Non sarebbe più intelligente se la Svizzera si concentrasse sulla soluzione o sul modo di attenuare le cause del problema e, quindi, sulla promozione della pace civile - uno dei suoi punti forti - invece che sull'impiego della forza militare, ambito in cui il nostro Paese, per sua fortuna, ha poca esperienza?</p><p>8. Che cosa intraprende la Svizzera contro il depauperamento dei mari causato da una pesca eccessiva, in particolare nelle acque somale?</p><p>9. Che cosa fa per impedire che le coste dei Paesi poveri diventino una discarica di sostanze tossiche dei Paesi ricchi?</p><p>10. Perché le cerchie e i gruppi di pressione a favore di un intervento militare (immediato o futuro) non hanno mai pensato di intervenire contro i pescherecci illegali e quanti scaricano sostanze tossiche nel mare?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1. Nella sua lettera del 20 novembre 2008 il presidente dell'associazione degli armatori svizzeri si è rivolto alla responsabile del DFAE chiedendo, a nome dell'associazione, quali misure di protezione avesse in programma il governo svizzero per garantire la sicurezza della flotta commerciale svizzera. Il presidente alludeva alla situazione critica nel Golfo di Aden e alla necessità di agire con una certa urgenza menzionando concretamente le misure di protezione adottate da altri Paesi. Allo stesso tempo chiedeva se esistevano già contatti politici con gli organizzatori del dispositivo di protezione dell'Unione europea.</p><p>2./3. I militari impiegati hanno il compito di proteggere le navi del programma alimentare mondiale (PAM). Mediante questa partecipazione militare la Svizzera ottiene per le navi battenti la sua bandiera lo stesso livello di priorità nei convogli di protezione che le navi dell'UE. I militari svizzeri sono a disposizione, come distaccamento di protezione imbarcato, anche per un impiego sulle navi svizzere se queste ultime sono giudicate vulnerabili e se le esigenze operative lo permettono, purché il comandante dell'operazione decida in tal senso e fatto salvo il consenso dell'armatore interessato. Con questo contributo militare significativo all'operazione militare dell'UE alla Svizzera competono gli stessi diritti e obblighi degli Stati membri partecipanti all'operazione per quanto riguarda la gestione corrente della stessa. L'impiego prenderà avvio non appena le Camere federali avranno approvato il messaggio del Consiglio federale concernente la partecipazione della Svizzera a Atalanta e i necessari accordi saranno stati conclusi.</p><p>4. Con una lettera datata 2 dicembre 2008 l'Alto rappresentante dell'UE per la politica estera e di sicurezza, Javier Solana, ha chiesto alla Svizzera se voleva partecipare all'operazione Navfor Atalanta. A questo scopo la Svizzera è stata invitata alla "Force Generation Conference" del 16 dicembre 2008. A questa conferenza la delegazione svizzera ha annunciato, fatta salva l'approvazione delle autorità competenti, una possibile partecipazione della Svizzera a Atalanta. In occasione di un successivo incontro e anche nel corso della riunione tra la responsabile del DFAE e Javier Solana, avvenuta a Bruxelles il 18 febbraio 2009, i bisogni dell'operazione e le possibilità della Svizzera di prendervi parte sono stati concretizzati. Una partecipazione della Svizzera all'operazione è indubbiamente sia nell'interesse della Svizzera sia in quello dell'UE. La Svizzera non è mai stata sottoposta a pressioni da parte dell'UE.</p><p>5./8. Contingenti di pesca concordati e altre misure volte a proteggere le risorse marine viventi sono fortemente pregiudicati dalla pesca illegale. La pesca IUU (illegale, non dichiarata e non regolamentata) è diventata malauguratamente un flagello mondiale, non circoscritto alle acque somale. Spetta in primo luogo allo Stato costiero lottare contro simili attività nella sua zona economica esclusiva (200 miglia marine). La fragilità dell'organizzazione statale e la carenza infrastrutturale fanno tuttavia sì che la Somalia non riesca ad arginare la pesca IUU. Siccome però anche altri Paesi in sviluppo sono confrontati con lo stesso problema, urge trovare una soluzione internazionale. L'imminente adesione alla Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare offrirà alla Svizzera una piattaforma per impegnarsi a favore di uno sfruttamento sostenibile delle risorse ittiche nel mondo. La comunità internazionale, del resto, è concorde nell'affermare che la lotta alla pirateria deve essere accompagnata da misure in favore della popolazione somala. In tal senso per una partecipazione della Svizzera all'operazione Navfor Atalanta risultano essere molto importanti considerazioni di natura umanitaria: oltre alla protezione delle proprie navi si tratta soprattutto di proteggere dagli attacchi dei pirati le imbarcazioni del PAM in viaggio per rifornire di aiuti alimentari la popolazione somala bisognosa. La complessità dei conflitti moderni richiede una sempre maggiore convergenza politico-militare nel settore della sicurezza e della stabilità. Una collaborazione interdipartimentale stretta e mirata aumenta il contributo svizzero a favore della stabilità e dell'umanità. Oltre ai progetti di sviluppo della DSC a Somaliland/Puntland a nordest della Somalia, il DDPS con l'invio di militari contribuisce dal settembre 2007 allo sminamento umanitario.</p><p>9./10. La Svizzera è da sempre dell'opinione che occorra disciplinare mediante disposizioni internazionali vincolanti la gestione responsabile dei rifiuti pericolosi. Dal 1992 è parte alla Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti oltre frontiera di rifiuti pericolosi e sulla loro eliminazione. La convenzione permette di proteggere in particolare i Paesi in sviluppo dalle importazioni indesiderate di rifiuti. La Svizzera non autorizza esportazioni di rifiuti pericolosi nei Paesi in sviluppo e nel 2002 ha ratificato una modifica della convenzione che vieta l'esportazione di rifiuti pericolosi dai Paesi dell'OCSE in tutti gli altri Paesi. Da anni la Svizzera s'impegna attivamente perché le disposizioni della Convenzione di Basilea siano applicate in modo efficace.</p>  Risposta del Consiglio federale.