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Con ben 42 Porsche presenti e 70 partecipanti ci siamo ritrovati ad Avegno la domenica mattina presto, in una splendida giornata di sole. Dopo avere bevuto un caffé in compagnia ci siamo avviati lungo le Terre di Pedemonte per poi imboccare la strada delle Centovalli, sconfinando nella vicina Italia attraversando la valle Vigezzo fino a Domodossola e proseguendo verso Gravellona Toce e Baveno per costeggiare il Verbano fino a Stresa e poi raggiungere Massino Visconti e la frazione di San Salvatore dove abbiamo pranzato presso la Trattoria San Salvatore, dalla cui terrazza abbiamo potuto godere il magnifico panorama del Verbano e della pianura padana.
Dopo il pranzo in compagnia dove abbiamo potuto gustare le specialità locali, abbiamo avuto la possibilità di visitare la locale abbazia dedicata a Santa Maria.
La prima notizia storica relativa a Massino risale all'anno 865, con la richiesta del conte e dignitario di corte, Ermenulfo, di ottenere, tramite la mediazione dell'imperatrice Angelberga moglie di Ludovico II, una conferma imperiale del "monastero di Massino". Nel suo testamento dell'877, Angelberga legò Massino al monastero di San Sisto in Piacenza, con il vincolo di mantenere dieci monaci o canonici nella chiesa dell'abbazia, dedicata a Santa Maria e "costruita fuori porta": forse di una cinta muraria, se non proprio del primo castello.
Pervenuta poi la piccola abbazia, "fertile di olio e di vino", al vescovo di Vercelli e arcicancelliere Liutvardo, fu da questi ceduta, nell'883, al monastero svizzero di San Gallo contro il versamento di un censo annuo pari a 6 fiaschi di olio oppure a 60 soldi d'argento, e riservato l'usufrutto.
Nel 1134 l'abate di San Gallo concesse l'investitura dei diritti temporali in Massino e nelle sue pertinenze a Guido Visconti, riservando a sé i diritti e le prerogative spirituali. In progresso di tempo, i Visconti, divenuti signori di Milano, si sottrassero agli obblighi verso il monastero svizzero e, attraverso le varie vicende dei numerosi rami familiari, conservarono le prerogative feudali fin verso la fine del XVIII secolo.
Dopo la visita ci siamo salutati e liberamente abbiamo scelto l'itinerario per il rientro.
Diverse le vettura Classic presenti, con due splendide Porsche 356, alcune 930 Turbo, un paio di 944, molte 964 e qualche 993 e 996. Benvenute erano anche le moderne con le quali abbiamo potuto confrontare l'evoluzione di design e tecnologia sulla distanza di decenni.
Ringraziamo tutti i partecipanti per la simpatia e la cordialità, un arrivederci a presto.
Comitato Porsche Club Ticino