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La Commissione della scienza, dell'educazione e della cultura del nazionale ha respinto tre iniziative parlamentari in tal senso.
BERNA - Per il Parlamento non è ancora il momento di cambiare la legge sulla parità salariale. Oggi la commissione della scienza, dell'educazione e della cultura del Nazionale (CSC-N) ha respinto tre iniziative parlamentari presentate da donne di sinistra che chiedono un quadro giuridico più severo per raggiungere questo obbiettivo.
La legge sulla parità dei sessi, entrata in vigore nel luglio 2020, richiede alle aziende con più di 100 dipendenti di effettuare un'analisi dei salari. Non prevede però alcun controllo o sanzione se un'impresa non interviene per correggere una disparità salariale.
In una delle iniziative, Katharina Prelicz-Huber (Verdi/ZH), chiede che l'analisi dei salari venga imposta a tutte le aziende con più di un dipendente, che una commissione tripartita sia responsabile dei controlli e che vengano adottate sanzioni efficaci contro chi non si adegua.
Le altre iniziative, di Valérie Piller Carrard (PS/FR) e Barbara Gysi (PS/SG), sono di tenore analogo. La prima chiede sanzioni in caso di discriminazioni, mentre la seconda sottolinea che le donne guadagnano ancora in media il 19% in meno degli uomini e chiede di modificare le basi legali per rendere obbligatoria la parità salariale fra donne e uomini.
La Commissione propone al plenum di respingerle tutte e tre e in una nota odierna spiega che il Consiglio nazionale ha accolto recentemente una mozione che prevede l'introduzione di sanzioni in caso di mancato rispetto del principio dell'uguaglianza.
In secondo luogo, il Consiglio federale prevede di presentare al Parlamento nel 2025 un bilancio intermedio sulla revisione della legge. La maggioranza della Commissione ritiene quindi prematuro considerare già adesso, prima dello svolgimento del dibattito generale, ulteriori misure di più ampia portata, si legge in una nota dei servizi parlamentari.