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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide i timori del Gruppo cristiano-democratico circa il pericolo di attentati terroristici contro l'aviazione civile internazionale, come hanno dimostrato i fatti dell'11 settembre 2001 a New York e a Washington.</p><p>All'inizio degli anni Settanta, quando il fenomeno ha cominciato ad aggravarsi, i Paesi colpiti hanno sviluppato un sistema di misure antiterrorismo. La Svizzera, più volte bersaglio di questi attentati, si è impegnata subito per l'introduzione di misure di sicurezza più efficaci. </p><p>Prescrizioni nazionali</p><p>In virtù dell'articolo 122d dell'ordinanza sulla navigazione aerea (ONA), le norme vincolanti sulla sicurezza dell'ICAO sono direttamente applicabili in Svizzera. I singoli compiti legati all'applicazione di queste misure sono disciplinati nell'ordinanza sulle misure di sicurezza nell'aviazione (OMSA).In base a tutte queste disposizioni, l'Ufficio federale dell'aviazione civile (UFAC) ha elaborato un Programma nazionale di sicurezza nell'aviazione, che comprende un ampio pacchetto di misure. Nell'adempimento di questi compiti, l'UFAC è assistito dal Comitato nazionale di sicurezza nell'aviazione civile, composto da rappresentanti dell'UFAC, dell'Ufficio federale di polizia (UFP), dai competenti organi di polizia cantonali, dagli esercenti degli aeroporti interessati e dalle imprese svizzere di trasporto aereo. </p><p>Il Programma nazionale di sicurezza nell'aviazione fissa un elevato standard di sicurezza per la Svizzera, adeguato all'attuale potenziale di pericolo. L'attuazione concreta delle misure di sicurezza previste dal Programma contribuirà in modo sostanziale a garantire la sicurezza dell'aviazione civile svizzera. Uno dei compiti permanenti dell'UFP è quello di esaminare i potenziali di pericolo per il nostro Paese sia a livello generale che, in particolare, nell'ambito dell'aviazione civile. In base a queste analisi, le misure di sicurezza vengono costantemente adeguate alla nuova situazione di pericolo.</p><p>Il Comitato nazionale di sicurezza nell'aviazione coordina le attività dei diversi organi incaricati dell'elaborazione e dell'attuazione del Programma nazionale di sicurezza nell'aviazione. Il Comitato garantisce inoltre lo scambio di informazioni, in particolare quelle riguardanti le decisioni delle competenti organizzazioni internazionali. Poiché le singole misure di sicurezza dipendono molto dalle diverse situazioni di pericolo, vengono effettuati regolarmente la verifica e eventualmente l'adattamento del programma di sicurezza, d'intesa con l'UFP.</p><p>Ruolo degli addetti alla sicurezza</p><p>Già negli anni Settanta, l'aviazione civile svizzera è stata oggetto di attentati terroristici. Di conseguenza, il nostro Paese è stato uno dei primi Stati ad impiegare addetti alla sicurezza armati a bordo di aerei, i cosiddetti "tigers". La decisione era basata sul fatto che gli atti terroristici sono rivolti contro lo Stato a cui appartiene la compagnia aerea colpita, piuttosto che contro la compagnia stessa. Il compiti di questi addetti è quindi evitare che lo Stato sia oggetto di ricatti. In virtù dell'articolo 122c ONA, la Confederazione sostiene i costi per l'impiego di questi addetti. L'applicazione della misura è prevista fino al 2009, dopodiché bisognerà esaminare nuovamente le possibilità di sovvenzionamento da parte della Confederazione. Il Consiglio federale ritiene che l'impiego degli addetti alla sicurezza sia un mezzo efficace e adeguato per proteggere l'aviazione civile svizzera da possibili attentati terroristici e non ha intenzione di limitare i provvedimenti attuali. Un loro eventuale potenziamento potrebbe essere deciso in base ad una nuova analisi del potenziale di pericolo. Una volta concluso il progetto di verifica del sistema relativo alla sicurezza interna della Svizzera nella primavera del 2003, e sulla base dei risultati che ne scaturiranno, si procederà, se necessario, ad una nuova analisi globale.</p><p>Gli addetti alla sicurezza sono funzionari di polizia o membri delle guardie di confine, che hanno seguito una formazione complementare per la loro missione particolare a bordo di un aereo. I loro compiti, formazione e impiego sono disciplinati nell'OMSA. Il lavoro dei "tigers" viene completato dai "foxes", che operano su destinazioni particolarmente delicate dal punto di vista della sicurezza e hanno il compito di verificare le misure di sicurezza presso gli aeroporti e le rappresentanze delle imprese di trasporto aereo svizzere. Laddove il loro impiego non è possibile, i "foxes" vengono sostituiti dal personale di ditte esterne. Attualmente, anche i membri delle guardie delle fortificazioni vengono impiegati per la sicurezza sugli aerei e negli aeroporti, andando così a completare gli organi di polizia e le guardie di confine incaricate di questi compiti.</p><p>Sviluppi internazionali</p><p>La Svizzera è membro della Commissione europea per l'aviazione civile (CEAC), che conta attualmente 38 Stati membri e il cui obiettivo è tra l'altro collaborare strettamente con l'ICAO per garantire la sicurezza dell'aviazione europea.</p><p>A questo scopo, l'ECAC ha elaborato un programma europeo di vigilanza sull'attuazione delle misure di sicurezza presso gli aeroporti. La Svizzera ha partecipato attivamente al programma: una rappresentante dell'UFAC ha infatti diretto il gruppo di lavoro incaricato. Grazie a questi lavori, l'anno scorso è stato possibile avviare su base volontaria l'"ECAC Aviation Security Audit Programm", mediante il quale un team di ispettori europei verifica le misure di sicurezza presso gli aeroporti. La Svizzera partecipa al programma nella misura in cui invia propri rappresentanti nel team di ispettori e ordina lo svolgimento di ispezioni su propri aeroporti. Ciò permette di garantire che siano effettivamente applicate dagli Stati membri le prescrizioni contenute nel documento 30 dell'ECAC, che è il documento di base per le questioni relative alla sicurezza. Il documento 30 è stato elaborato lo scorso anno ed adattato alle esigenze attuali in materia. Già ora la Svizzera applica in larga misura le nuove prescrizioni in esso contenute. A livello comunitario, si sta lavorando all'elaborazione di un'ordinanza sulla sicurezza dell'aviazione, che riprende in buona parte il documento 30. </p><p>In considerazione della grande importanza che riveste la collaborazione internazionale nell'ambito della sicurezza dell'aviazione civile, la Svizzera si impegna anche in seno all'ICAO, che conta attualmente 187 Stati membri. Il nostro Paese ha partecipato attivamente a numerosi progetti di quest'organizzazione, in particolare alla revisione dell'allegato sulla sicurezza della Convenzione di Chicago. A seguito degli attentati terroristici dell'11 settembre, il 19/20 febbraio 2002 l'ICAO ha tenuto un vertice ministeriale dedicato alle misure di sicurezza nell'aviazione. Nel corso del vertice, si è deciso di introdurre un programma di vigilanza obbligatorio a livello mondiale. Il programma prevede audits sia presso gli aeroporti che presso le autorità nazionali. La sua elaborazione concreta spetta all'Aviation Security Panel, il gruppo di esperti dell'ICAO. Poiché quest'organo è attualmente presieduto dalla Svizzera, è poco probabile che i risultati dei lavori siano incompatibili con gli interessi del nostro Paese. </p><p>Tenuto conto dell'ampia armonizzazione delle misure di sicurezza, sarebbe effettivamente logico evitare che i passeggeri in transito debbano essere nuovamente controllati ad ogni scalo. Ciò non solo agevolerebbe i passeggeri, ma permetterebbe agli aeroporti di concentrare i loro controlli sull'essenziale, cioè solo su quei passeggeri che si sono appena messi in viaggio nel loro aeroporto. In passato, la Svizzera ha preso diverse iniziative in questo senso, che tuttavia sono state bloccate dagli avvenimenti dell'11 settembre. Il Consiglio federale incaricherà l'UFAC di intavolare negoziati con i Paesi aventi gli stessi obiettivi, affinché sia creata una zona di sicurezza possibilmente vasta e uniforme, all'interno della quale i passeggeri in transito e i loro bagagli non devono più subire altri controlli.</p><p>Si conclude che gli obiettivi della mozione possono essere raggiunti senza l'emanazione di un ulteriore atto legislativo.</p>  Il Consiglio federale propone di trasformare la mozione in postulato.