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"La politica internazionale non può essere basata su ultimatum, non ne accettiamo da nessuno": Nicolas Maduro lo ha ribadito in un'intervista in onda su una rete spagnola domenica, a poche ore dalla scadenza, a mezzanotte, del termine per indire nuove elezioni presidenziali in Venezuela fissatogli da Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna, Portogallo e Olanda. Le loro capitali, e l'Austria ha fatto sapere che Vienna farà lo stesso, riconosceranno dunque Juan Guaidò come legittimo capo dello Stato ad interim, un passo già compiuto fra gli altri da Stati Uniti, Canada e diversi paesi latinoamericani.
Maduro, 56 anni, forte del sostegno di Russia, Cina, Turchia e Cuba ha solo confermato la disponibilità a convocare delle legislative anticipate rispetto alla scadenza naturale del 2020.
Il gruppo di contatto internazionale istituito dall'UE per favorire consultazioni "libere, trasparenti e indipendenti" ha intanto fissato la sua prima riunione, che si terrà il 7 febbraio a Montevideo, in Uruguay.
Donald Trump, dal canto suo, ha dichiarato alla CBS che l'invio di soldati statunitensi in Venezuela "è un'opzione", rifiutando però di precisare a quali condizioni questa ipotesi potrebbe concretizzarsi.