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Boris Johnson ha vinto la sua scommessa: i conservatori britannici hanno conquistato la maggioranza assoluta di deputati in Parlamento, superando quota 326 seggi su 650 quando ne restano ancora da assegnare, e secondo le previsioni potrebbero superare soglia 360 a fine spoglio. Netta sconfitta per i laburisti, con circa 200 deputati secondo le previsioni, in calo di una sessantina di seggi. Jeremy Corbyn, dopo il risultato deludente, ha annunciato che lascerà la guida del partito prima delle prossime elezioni.
Il successo dei conservatori viene visto come una vittoria personale di Johnson, che ha convinto gli elettori con il suo slogan “Get Brexit done”, chiaro, coinciso e ripetuto a oltranza, ed è stato aiutato dall’inconcludenza del suo avversario diretto, Jeremy Corbyn. Il manifesto del leader dei laburisti è stato percepito come troppo estremo e il partito ha avuto una posizione poco chiara sulla Brexit.
L'ex sindaco di Londra ha dichiarato: "È la più grande vittoria dagli anni 80, quando molti di voi non erano neanche nati". Parlando ai sostenitori a Londra ha poi aggiunto che il suo obiettivo cardine sarà quello di unire la nazione, ringraziando anche coloro che hanno votato i conservatori "per la prima volta". Boris Johnson ha poi concluso che "realizzare la Brexit è una decisione inconfutabile, indiscutibile" del popolo britannico.
Grazie a questa vittoria Johnson avrà un mandato molto più forte e quattro anni e mezzo per lasciare la sua impronta sulla politica britannica. La sua priorità, secondo tutte le attese, sarà quella di portare a termine la Brexit, come promesso, ma il premier potrà portare avanti senza problemi la sua visione politica anche in altri campi.
Intanto Jo Swinson, la 39enne neo-leader dei liberaldemocratici, il partito più radicalmente anti-Brexit del lotto, non solo non è riuscita a far avanzare la sua formazione politica, ma è stata bocciata anche a livello personale nel collegio di Dumbartonshire East. Swinson ha subito annunciato le sue dimissioni dalla guida del partito.
Verso la Brexit
La data del divorzio tra Regno Unito e Unione Europea è fissata per il 31 gennaio dell’anno prossimo e grazie alla sua vittoria Johnson potrà tornare in Parlamento per far ratificare l’accordo raggiunto in ottobre. Il Regno Unito entrerà quindi in una fase di transizione verso l’uscita, durante la quale sarà necessario raggiungere un secondo accordo sulla relazione futura con il resto dell’UE. Una transizione che il premier ha promesso terminerà entro la fine del 2020.