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La questione legata alle vaccinazioni e alle libertà di scelta è indubbiamente delicata. E ciò che succede nella società civile si ripercuote inevitabilmente anche nel mondo sportivo. Dopo la diatriba tra Kyrie Irving e la NBA, ora è Novak Djokovic a finire sotto i riflettori per le sue posizioni "no vax". Il serbo rischia infatti di non poter andare a difendere il proprio titolo agli Australian Open, dove con ogni probabilità verrà richiesta una doppia vaccinazione o, in alternativa, almeno due settimane di quarantena.
"Non so ancora se giocherò a Melbourne - ha detto dal canto suo il numero uno al mondo - I media speculano e questo mi ha infastidito molto. Non voglio partecipare a questa guerra, non solo dello sport, per distinguere tra vaccinati e non vaccinati. E non ho intenzione di dire se lo sono o meno. È una questione privata e secondo la nostra legge se qualcuno te lo chiede lo puoi perfino denunciare". Ma l'assenza del campione in carica sembra non interessare granché a Daniel Andrews, governatore dello Stato di Victoria, di cui Melbourne è capitale: "Il virus non si preoccupa della tua classifica o di quanti Grand Slam hai vinto - ha affermato - Non so se verranno concessi visti ai giocatori non vaccinati. Ma se dovesse accadere, probabilmente dovrebbero rimanere in quarantena almeno per quindici giorni, a differenza dei giocatori vaccinati".