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La vittoria di Bush non entusiasma la Svizzera
La rielezione di George W. Bush non suscita commenti positivi da parte dei partiti politici svizzeri e lascia piuttosto indifferenti gli ambienti economici.
Dal presidente americano si attende ora in particolare una maggiore disponibilità al dialogo e alla cooperazione con l'ONU.
La vittoria del repubblicano George W. Bush sul democratico John F. Kerry non suscita commenti entusiastici da parte dei principali partiti svizzeri.
Il Partito liberale radicale si attende una certa continuità nella politica economica estera dell'amministrazione americana, si limita a dichiarare Christian Weber, portavoce dello schieramento politico di centro-destra.
Per quanto riguarda la politica di sicurezza, Weber si augura invece che il riconfermato presidente americano rinunci ad un atteggiamento unilaterale, accettando di cooperare maggiormente con le Nazioni unite.
Il presidente dell'Unione democratica di centro Ueli Maurer rimane invece fedele alla tradizione del suo partito: rifiuta ogni commento su elezioni estere.
Sentimenti di delusione
Jean-Philippe Jeannerat, portavoce del Partito socialista, non nasconde invece la sua delusione per il fatto che la maggioranza degli americani ha scelto nuovamente Bush.
"Aspettavamo piuttosto un nuovo presidente, nella speranza che qualcosa potesse cambiare negli Stati uniti", aggiunge Jeannerat, secondo il quale in Europa si è forse sottovalutata l'insicurezza generata nella popolazione americana dagli attentati dell'11 settembre 2001.
Per il portavoce dei socialisti, il primo mandato di Bush è stato problematico per il resto del mondo: gli Stati uniti si sono comportati come una potenza egemonica, ignorando le risoluzioni dell'ONU sulla crisi irachena e respingendo il trattato di Kyoto sull'ambiente.
Poco interesse per la Svizzera
Delusione emerge anche da parte dei rappresentanti del Partito popolare democratico.
Doris Leuthard, presidente della forza minore di governo, teme che gli Stati uniti continuino a mettere l'accento sulle spese militari, un settore che non favorisce né la popolazione, né la stabilità economica del paese.
La rielezione del candidato repubblicano non dovrebbe invece avere conseguenze sui rapporti tra Svizzera e Stati uniti. "Bush non si è interessato molto alla Svizzera", ritiene la presidente dei popolari democratici.
Più duro, il portavoce del partito Reto Nause, secondo il quale Bush ha privilegiato continuamente l'impiego del potere, piuttosto che far ricorso al diritto.
A suo giudizio, l'elezione costituisce un'occasione mancata, dal momento che, con il presidente texano, gli Stati uniti non riusciranno a ritrovare la via del dialogo.
Economia indifferente
Per gli ambienti economici, tra Bush e Kerry non vi è praticamente differenza.
L'elezione di Kerry non avrebbe cambiato nulla, sostiene Rudolf Walser, capo-economista dell'associazione padronale economiesuisse.
Dopo le promesse formulate nel corso della campagna, Bush dovrà ora affrontare i problemi reali, a cominciare dalla questione dell'enorme disavanzo pubblico e del pesante deficit della bilancia commerciale.
"Il presidente americano dovrà tagliare le spese e fissare delle priorità", ritiene Walser, secondo il quale non è da escludere ora un'ulteriore svalutazione del dollaro.
Per James Nason, protavoce dell'Associazione svizzera dei banchieri, è importante che l'amministrazione americana assicuri condizioni economiche favorevoli, ad esempio con una fiscalità moderata e una maggiore apertura dei mercati.
Democratici rassegnati
Rassegnazione invece tra i democratici americani in Svizzera. John Kerry non è riuscito ad offrire alternative credibili a Bush, ammette Daniel Warner, membro dei "Democrats Abroad".
A suo avviso, i democratici hanno ottime idee, ma non sono invece molto bene organizzati.
Per Robert Gebhardt, rappresentante dei repubblicani in Svizzera, le ragioni della sconfitta di Kerry vanno attribuite al fatto che lo sfidante democratico ha condotto una campagna anti-Bush, senza proporre nuove idee.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Oltre 120 milioni di cittadini americani si sono recati alle urne (un primato negli ultimi 40 anni).
La partecipazione al voto è stata del 60% (54% quattro anni fa).
In Svizzera sono registrati 15'000 cittadini americani.
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