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Riflessioni sulle migliori mosse e l’utilità delle statistiche.
Ogni giocatore di scacchi sa quanto è faticosa la ricerca della migliore mossa. Nonostante le più accurate riflessioni spesso sfugge un dettaglio e la Figura giocata o la casella d’arrivo non è quella giusta.
Qualche anno fa un certo signor Mc Donald decise di risolvere il problema dal profilo statistico. Da buon analista selezionò tutte le partite delle varie sfide per l’assegnazione del titolo di campione del mondo di scacchi da Morphy (?!) ad Anand. Controllò in particolare la presenza di tutte le mosse possibili (da Ta1 a Th8, da Aa1 ad Ah8, da Ca1 a Ch8,…) e la percentuale di vittorie ottenuta dal colore che ha eseguito tale mossa. In questo modo Mc Donald trovò quella che definì la migliore mossa del gioco degli scacchi: vale a dire Rb5!. Pare infatti che soprattutto Morphy, Capablanca, Spassky e Fischer non abbiano mai perso una partita in cui riuscirono a muovere il proprio Re sulla casa b5.
Provate in una delle vostre prossime partite a dirigere il Re verso la casella b5. Forse funziona.
Attualmente esistono programmi che, partendo da qualsiasi posizione e utilizzando delle enormi banche dati, sono in grado di indicarvi quali mosse sono già state giocate, con quale frequenza e con quale percentuale di vittoria. A tale proposito ricordo in particolare il campionato svizzero giovanile U14 del 2001 vinto da Aurelio Colmenares. In quell’occasione mi ha impressionato il padre di Donjan (il più forte avversario di Aurelio) che usava analizzare le partite con il portatile adoperando proprio un programma statistico. I suoi commenti erano del tipo: “La mossa che hai fatto è sola al settimo rango. Dovevi giocare questa che è nettamente favorita dai giocatori” oppure “Qui dovevi giocare questa mossa che ha la percentuale di successo più elevata”. A dodici anni di distanza Aurelio è diventato nel frattempo Maestro Fide, mentre purtroppo Donjan non è riuscito, forse anche per altri motivi o interessi, a migliorare sostanzialmente il proprio livello di gioco.
Il 9 settembre 1958, alla vigilia dell’ultimo turno del torneo-interzonale a Portorose il quindicenne Bobby Fischer si rinchiuse nella propria camera dell’albergo “Palace” e si fece servire i pasti in stanza. Nemmeno il giovane maestro William Lombardy che gli era stato messo a disposizione dalla federazione americana poté disturbarlo. Fischer quel giorno doveva prepararsi minuziosamente per una partita estremamente importante. Infatti, solo i primi sei giocatori del torneo potevano accedere al successivo torneo dei candidati che avrebbe designato lo sfidante del campione del mondo e lui era momentaneamente sesto. Ciò significava che doveva assolutamente ottenere un risultato positivo per non essere superato dagli inseguitori. A rendere ancora più difficile la situazione era il fatto che Fischer doveva giocare con i neri contro il fortissimo Svetozar Gligoric che con Michail Tal comandava la classifica.
Il giorno dopo Fischer scelse di giocare una variante della Siciliana Naidorf utilizzata solo dieci volte ad altissimo livello con una percentuale a dir poco catastrofica per il Nero (8 sconfitte, 2 pareggi, nessuna vittoria). Molti dei presenti giornalisti e giocatori rimasero stupefatti e increduli. Giocare con i neri contro Gligoric una variante d’apertura che Spassky, Geller e Keres avevano già confutato in modo chiaro solo due anni prima, era una scelta suicida.
Il 10 settembre 1958 Bobby Fischer pareggiò, si qualificò per il torneo dei candidati e ottenne il titolo di Grande Maestro!
Già nel 19° secolo Edmond e Jules de Goncourt affermarono: “La statistica è la prima delle scienze inesatte.” Lo studio del gioco degli scacchi rimane impegnativo ma creativo e non può essere semplificato da ragionamenti statistici.
Nelle schede 24, 25, e 26-2013 trovate posizioni tratte dal Mitropa Cup, dal campionato islandese e dal 35 Nezhmetdinov Cup Kazan.