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Un medico o infermiere su cinque "ha la sensazione che alcune operazioni non sarebbero state necessarie dal punto di vista medico", questo è quanto emerge dall'analisi di un sondaggio svolto da "Dr-ouwerkerk - just medical" su incarico di comparis.ch. Negli ultimi dieci anni sono aumentate sopratutto le operazioni "con cui è possibile guadagnare molto denaro", afferma il servizio di confronto internet sulla base di alcuni dati dell'Ufficio federale di statistica.
Ai ricercatori, che hanno interrogato 350 medici e infermieri di sala operatoria, il 18% dei medici (quasi un quinto) e il 24% degli infermieri (quasi un quarto) ha ammesso che nel proprio ospedale vengono svolte operazioni superflue.
Tra il 2003 e il 2012 si è registrato un particolare aumento delle protesi al ginocchio che passate da 8'676 a 16'966 risultano quasi raddoppiate. Si tratta di una crescita del 96%. Un incremento dell'80%, da 2'429 a 4'380, è stato rilevato invece per le operazioni di fusione vertebrale e del 31%, da 16'650 a 21'887 per le protesi all'anca.
In uno studio internazionale dello scorso anno l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) aveva evidenziato che in Svizzera si opera di più che "nella maggior parte degli altri paesi industrializzati" e che spesso ciò non è indotto "dalle effettive necessità dei pazienti".
Anche le associazioni dei medici hanno più volte criticato questo incremento. "Si rendono i pazienti più malati di quello che sono realmente pur di generare prestazioni" ha ad esempio affermato Ralph Alexander Schmid all'epoca presidente della Società svizzera di chirurgia (SSC), citato dal comunicato di comparis.ch.
"L'inflazione di operazioni ricade sugli assicurati che pagano i premi, in quanto sono loro a dover finanziare gli interventi medici non necessari attraverso premi più alti dell'assicurazione malattia obbligatoria" afferma Felix Schneuwly, esperto in materia di assicurazione malattia presso comparis.ch.
L'esperto consiglia di "richiedere una seconda opinione medica prima di accettare un'operazione", un servizio riconosciuto e coperto dalle casse malati. "I medici che forniscono una seconda opinione non dovrebbero conoscere l'identità di chi ha fatto la prima diagnosi", precisa.
SDA-ATS