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Abbiamo parlato di suicidio assistito e di morte imposta, da Noa Pothoven in Olanda e di Vincent Lambert in Francia, e ora riappare un caso, forse già noto, in cui la protagonista non è la vittima ma la dottoressa che avrebbe assistito quest’ultima al suicidio assistito.
Muttenz (BL), tribunale penale. La dottoressa Erika Preisig è stata assolta dall’accusa di omicidio intenzionale. La donna di mansioe offre un servizio di assistenza al suicidio nel Cantone di Basilea Campagna.
Aveva accompagnato, nel giugno del 2016, una paziente di 67 anni al suicidio. La vittima viveva in una casa per anziani nel cantone renano, e si era vista rifiutata, tre anni prima, dall’associzione Exit, l’aiuto a togliersi la vita, poichè giudicata incapace di intendere e di volere. La donna si era allora rivolta a Eternal Spirit, nella quale lavorava la Preisig, che l’aveva aiutata a suicidarsi.
“Temevo” aveva poi dichiarato l’imputata “che la donna si togliesse la vita in un modo più cruento.” Ma gravi accuse le erano state rivolte: secondo la perizia psichiatrica post mortem la 67enne non sarebbe stata capace di intendere o di discernere, soffriva di uno stato depressivo recidivo e di disturbi somatici, ma di malattie psichiche, “non mortali”.
La Preisig ha subito, oltre a una multa di 20mila franchi, una condanna a quindici mesi di prigione con la condizionale, per violazione della legge sugli agenti terapeutici. Il pubblico ministero aveva richiesto una condanna a 5 anni di carcere. La dottoressa Preisig si è sempre detta convinta di aver “agito nel giusto”.