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Domenica 2 maggio, paracadutata in uno splashdown notturno nel Golfo del Messico al largo di Panama City in Florida, la navicella della compagnia spaziale SpaceX ha riportato in sicurezza sulla terra con un volo “espresso” durato sei ore e mezza, gli astronauti statunitensi della NASA Michael Hopkins, Victor Glover, prima persona di colore che ha partecipato ad una lunga missione spaziale, Shannon Walker e l’astronauta giapponese della JAXA Soichi Noguchi.
Sono tornati con la stessa capsula spaziale con la quale sono stati lanciati a novembre dal Kennedy Space Center verso la Stazione Spaziale Internazionale.
Per la compagnia di Elon Musk, è stato il secondo volo commerciale di successo che l’avvicina al suo obiettivo principale di effettuare viaggi interstellari più veloci e convenienti. Adesso è concreta la speranza che l’azienda abbia effettivamente aperto la strada ad una esplorazione spaziale più accessibile. Quando SpaceX è stata fondata nel 2001, i viaggi spaziali dovevano affrontare il problema del costo per l’uso dei razzi. I lanci all’epoca costavano tra i 200 e 300 milioni di dollari.
È stata la prima missione nella storia di un veicolo spaziale commerciale supportato e certificato dalla NASA, e la prima delle sei missioni con equipaggio che la NASA e SpaceX hanno programmato come parte del Commercial Crew Program, per collaborare con l’industria aerospaziale statunitense per restituire i lanci nello spazio con astronauti su razzi e veicoli spaziali americani dal suolo americano.
L’equipaggio ha stabilito un record per la permanenza più lunga con 167 giorni nello spazio. Il record precedente era stato stabilito dall’equipaggio della stazione Skylab lanciata nel 1973 con 84 giorni di esplorazione spaziale.
Sarebbero dovuti tornare mercoledì scorso, ma i forti venti hanno costretto a rinunciare ad un paio di tentativi di atterraggio durante il giorno. Approfittando della calma del clima, è stato deciso il rientro nell’oscurità della notte, avvenuto con successo. Un fatto che non accadeva dal 1968 con la missione Apollo.
Le telecamere a infrarossi hanno seguito la navicella mentre, rientrando nell’atmosfera, dispiegava i suoi quattro principali paracaduti prima di schiantarsi in acqua. Sembrava di vedere una stella luminosa che attraversava il cielo. La Guardia costiera ha imposto una zona di esclusione di 20 chilometri per impedire ai diportisti di avvicinarsi. Una volta a bordo della nave, gli astronauti hanno raggiunto la terra ferma a bordo di un elicottero per poi proseguire in aereo diretti a Houston. Domani risponderanno alle domande sulla loro missione in una conferenza stampa che andrà in onda sul canale televisivo della NASA.
La capsula recuperata, verrà ristrutturata a Cape Canaveral per la prossima missione spaziale prevista a settembre.
Intanto la compagnia spaziale Blue Origin, fondata da Jeff Bezos, insieme all’azienda privata statunitense Dynetics, che si occupa di ingegneria spaziale, ha protestato contro la NASA per aver scelto soltanto la compagnia di Musk per trasportare entro il 2024 astronauti statunitensi sul suolo lunare, con un contratto assegnato il mese scorso per circa 3 miliardi di dollari. Il contenzioso ha costretto la NASA a sospendere i suoi piani fino a quando il GAO (l’Ufficio del governo USA per il controllo del risparmio dei soldi dei contribuenti) non emetterà la sua sentenza prevista entro il 4 agosto prossimo.
Persino la Via Lattea sembra essere troppo piccola per impedire che gli ego dei miliardari tecnologici si scontrino per la conquista dello spazio.