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La Conferenza dei donatori per la Palestina, tenutasi lunedì a Parigi, ha permesso di raccogliere promesse di aiuto per 7,4 miliardi di dollari in tre anni.
La Svizzera, rappresentata dalla presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey, si è impegnata ad aumentare a 72 milioni di dollari (83 milioni di franchi) il suo contributo.
Dalla Comunità internazionale sono arrivati ai palestinesi più soldi di quelli che erano stati chiesti: 7,4 miliardi di dollari di aiuti finanziari, molti di più dei 5,6 miliardi che il presidente Abu Mazen aveva sollecitato per evitare la "catastrofe totale" nei territori e per finanziare un piano di sviluppo destinato a dotare un futuro Stato palestinese di istituzioni solide e di un'economia vitale.
Il primo ministro palestinese Salam Fayad ha salutato un "voto di fiducia" dei donatori internazionali nei confronti del suo governo e dell'Autorità palestinese, confrontata con il movimento Hamas che nel giugno scorso ha preso il controllo della striscia di Gaza.
"Il vero vincitore è lo Stato palestinese", ha detto il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner, chiudendo la Conferenza di Parigi. Un'iniziativa - ha sottolineato - che si pone "in continuità" con quella di Annapolis: "È stata una conferenza dei donatori, ma era anche molto politica".
"La Svizzera può essere più generosa"
La Commissione europea, principale donatore, ha annunciato 650 milioni di dollari, gli Stati Uniti 555, l'Arabia Saudita 500, la Gran Bretagna 490, la Francia, la Germania e la Svezia 300 milioni di dollari ciascuno. L'Italia ha annunciato 115 milioni di dollari che vanno ad aggiungersi 155 già stanziati in precedenza.
La Svizzera si è dal canto suo impegnata a versare 72 milioni di dollari (83 milioni di franchi). La Confederazione aumenta così di circa il 40% il suo sostegno ai Territori palestinesi. Finora versava loro circa 20 milioni di franchi all'anno.
Il denaro elvetico dovrebbe essere utilizzato per lo sviluppo e le riforme delle autorità e per l'aiuto umanitario, ha indicato il portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri, Lars Knuchel.
La commissaria dell'Unione europea alle relazioni esterne, Benita Ferrero-Waldner, si è rallegrata per il contributo svizzero. Ha però aggiunto di sperare che in futuro la Confederazione, quale nazione agiata, si mostri più generosa. Le dichiarazioni sono state riportate dal telegiornale della televisione svizzero tedesca SF.
Revocare il blocco israeliano
La presidente della Confederazione si è detta soddisfatta dei risultati della conferenza.
Stando a quanto precisato da Knuchel, la responsabile della diplomazia elvetica ha avuto anche un colloquio con il presidente palestinese Abu Mazen. I due hanno parlato del processo di pace in Medio Oriente. In questo ambito, Calmy-Rey ha insistito con il suo interlocutore sulla necessità di proteggere i civili.
Presente a Parigi, Mario Carera, capo dell'ufficio della cooperazione svizzera nei territori palestinesi, ha dal canto suo insistito sulla necessità di porre fine al blocco israeliano sui territori palestinesi affinché la situazione migliori: "Nella sola Cisgiordania, si contano 550 blocchi militari", ha affermato in un'intervista alla radio svizzero romanda. La striscia di Gaza, dove vivono 1,5 milioni di persone, vive una situazione di "blocco totale" dal mese di giugno.
swissinfo e agenzie
In breve
La comunità internazionale ha promesso in totale 7,4 miliardi di dollari di aiuti finanziari ai palestinesi in tre anni. Il presidente palestinese Abu Mazen ne aveva chiesti 5,6 miliardi.
Si tratta del contributo più elevato da dieci anni a questa parte. Esso dovrà servire ad evitare il collasso dei territori e a finanziare un piano di sviluppo destinato a dotare un futuro Stato palestinese di istituzioni solide e di un'economia vitale.
A Parigi, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha definito questo aiuto un'"occasione storica": per la prima volta in sette anni sono ricominciati i negoziati di pace fra palestinesi e israeliani.
Il processo di pace ha avuto inizio alla conferenza tenutasi recentemente ad Annapolis, negli Stati Uniti.
Entro la fine del prossimo anno è prevista la creazione di uno Stato palestinese.