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Gli oppositori all'armonizzazione degli assegni famigliari, in votazione il 26 novembre, considerano il progetto "inutile, dannoso e pericoloso".
Il comitato "No ad una falsa politica famigliare", che raggruppa una sessantina di parlamentari "borghesi", ha presentato la propria posizione mercoledì a Berna.
L'armonizzazione a livello nazionale degli assegni famigliari danneggerà l'economia, condurrà ad un aumento dei prezzi e ad una pressione accresciuta sui salari. È la convinzione espressa mercoledì a Berna da un comitato "borghese" di parlamentari - 60 tra democentristi (UDC), liberali radicali (PLR) e democratici svizzeri - che considera "aberrante" nonché "ingannevole" la legge posta in votazione il 26 novembre prossimo.
Il testo della normativa prevede un minimo di 200 franchi per i figli fino a 16 anni, e 250 franchi per i giovani in formazione fino a 25 anni.
Status quo
Stando al comitato - che si esprime il giorno dopo la presa di posizione dei partiti favorevoli alla nuova legge - l'armonizzazione significa in realtà per la maggioranza dei cantoni un innalzamento dei contributi, sia da parte delle collettività pubbliche che da parte delle imprese. Il sistema attuale degli assegni famigliari - in vigore da decenni - si è dimostrato efficace.
Non vi è quindi alcuna necessità di modificarlo ha affermato la senatrice liberale radicale Françoise Saudan, che ha voluto sottolineare il suo sostegno alla situazione attuale. Essa riflette infatti meglio le specificità cantonali ed è il frutto di negoziati tra partner sociali, ha aggiunto.
Oltre a ciò, ha affermato il deputato Pierre Triponez (sempre del PLR) un'armonizzazione equivale de facto ad introdurre una nuova assicurazione sociale, con nuovi costi amministrativi per la Confederazione.
Maggiori costi per le imprese
Per Triponez, presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), l'armonizzazione degli assegni famigliari a livello nazionale significherà maggiori costi per imprese e collettività pubbliche: attualmente in Svizzera l'assegno famigliare medio si aggira sui 188 franchi, sotto quindi la soglia stabilita dalla legge.
Tali costi sono assunti soprattutto dalle imprese, ma anche dalle autorità che prima o poi li riverseranno sui cittadini.
A livello nazionale, nella Confederazione si spendono 4,1 miliardi di franchi per gli assegni famigliari. Si tratta di una somma che ci pone al di sopra delle media europea, ha specificato Triponez. No quindi ad "assegni di lusso".
Adrian Amstutz, (dell'UDC, destra populista) ha denunciato il sistema a pioggia della legge che prevede assegni uguali per tutti - anche per chi non lavora - indipendentemente dal reddito. Un elemento sottolineato anche dalla Saudan, la quale si è detta scioccata all'idea che il figlio di un banchiere privato ginevrino possa godere di assegni di formazione.
Se la legge verrà approvata, ha precisato Amstutz, essa causerà costi supplementari per 600 milioni di franchi all'anno. Una somma forse non importante se paragonata alla massa salariale globale, "ma che causerà problemi alle piccole e medie imprese che non navigano nell'oro".
I 600 milioni di costi annullano de facto i 700 milioni di sgravi fiscali decisi con la nuova legge sulle imprese. A suo dire vi è il rischio che di fronte a nuovi costi, le PMI rinunceranno ad aumentare i salari. Un rischio dunque per le famiglie, specie quelle meno abbienti.
swissinfo e agenzie
Fatti e cifre
Attualmente gli assegni familiari mensili variano dai 160 franchi nel canton Berna ai 444 franchi in Vallese.
La nuova legge propone un versamento minimo di 200 franchi mensili per i figli fino ai 16 anni e di 250 franchi per i giovani in formazione fino ai 25 anni.
Si tratta di montanti minimi. I cantoni mantengono quindi la possibilità di versare importi superiori, come d'altronde già attualmente alcuni di loro fanno.
Due fronti
Tra i partiti maggiori che fanno parte del comitato per il no alla nuova legge sugli assegni famigliari vi è l'UDC (Unione democratica di centro). Sabato il Partito Liberale Radicale (PLR) dovrebbe entrare ufficialmente nel campo degli oppositori.
Contraria al progetto l'organizzazione degli albergatori, Hotelleriesuisse. Favorevole alla nuova legge invece l'Unione degli agricoltori.
Socialisti, Democristiani e Verdi chiedono di votare sì: l'armonizzazione andrebbe a vantaggio della società e i costi sarebbero sopportabili per l'economia.