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TOKYO - Mancano 8 settimane alle Olimpiadi di Tokyo e la situazione Covid in Giappone è tutt'altro che risolta o in fase di recessione.
Al momento sono diverse le Prefetture ancora in stato di emergenza e la campagna vaccinale è ancora alle fasi iniziali con solo il 5% della popolazione vaccinato, riporta la CNN.
Vista la situazione delicata - e l'opinione pubblica schierata per un annullamento, stando ai sondaggi la percentuale di contrari ai Giochi è attorno all'80% - il dibattito è molto accesso.
Fra le recenti voci critiche, o comunque allarmistiche, c'è anche quella di Naoto Ueyama, direttore dell'Associazione dei medici giapponesi che teme l'incontro di così tante varianti del virus.
«A Tokyo finiranno per concentrarsi tutte quelle varianti mutate del Covid che esistono in diverse parti del mondo», spiega Ueyama, «non possiamo escludere che il loro incontro possa portare alla nascita di una nuova variante del virus. Se davvero venisse alla luce a una “variante olimpica“, sarebbe una tragedia che verrà ricordata per gli anni a venire».
Ma una cosa del genere è davvero possibile? Non è proprio di questa idea Kenji Shibuya, del King's College di Londra che è impegnato in prima persona per la campagna di vaccinazione giapponese.
Secondo lui è più probabile che si sviluppi una "variante giapponese" piuttosto che una "olimpica": «Il virus muta quando resta a lungo in una popolazione immunocompromesso o solo parzialmente immunizzata», conferma Shibuya, «in questo senso l'attuale situazione giapponese è molto più pericolosa di quella che potrebbe verificarsi nel villaggio olimpico», dove la stragrande maggioranza dei presenti sarà comunque vaccinato.
In ogni caso sia le autorità giapponesi, che hanno investito 15 miliardi di dollari per l'evento, sia il Comitato olimpico internazionale non hanno dubbi sull'inizio dei giochi, che resta previsto per il 23 luglio.