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Polonia e Svizzera sono buone amiche e lo sono da molto tempo. Ma l'allontanamento della Polonia dalla democrazia non corrisponde ai valori svizzeri. L'UE critica Varsavia. La Svizzera non si pronuncia. È un gesto di amicizia, ignoranza o puro interesse personale?Questo contenuto è stato pubblicato il 22 aprile 2020 - 14:00
In Svizzera, per parecchio tempo questa scena si è ripetuta in molte famiglie: un bambino piccolo guarda la madre mentre impacchetta medicinali, spaghetti e cioccolata in una grande scatola. Negli anni '80, molti svizzeri inviavano regolarmente pacchi di cibo alle famiglie in Polonia, per alleviare un po' la crisi di approvvigionamento di cui soffriva la popolazione in quel Paese.
Si tratta di un simbolo, che rappresenta però solo uno dei tanti esempi della straordinaria amicizia che esiste da tempo tra la Polonia e la Svizzera.
"L'amicizia tra i due Paesi è davvero eccezionale", dice Jens Herlth, professore di studi slavi all'università di Friburgo ed esperto di cultura e storia polacche. "La Svizzera gode di grande simpatia in Polonia. Sento solo cose positive".
La musica è la stessa sul fronte politico ed economico. "Le ottime relazioni tra la Svizzera e la Polonia vantano una lunga tradizione", scrive il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) sul suo sito Internet.
Eppure in Polonia vi sono segnali di autocrazia. E questo potrebbe offuscare l'idillio. Dovrebbe. Ma lo farà?
Dal 2015 il partito di governo di destra nazionalista "Diritto e Giustizia" (PiS) di Jaroslaw Kaczyński ha esteso la sua influenza sul sistema giudiziario e sui media statali.
L'Europa parla di un attacco alla democrazia. E cosa dice la Svizzera? Finora, sorprendentemente poco. E questo nonostante nei proclami della sua politica estera vi siano la difesa dei diritti umani e la "promozione della democrazia". Almeno così dice la Costituzione federale, all'articolo 54, Affari esteri, capoverso 2: "La Confederazione (...) contribuisce a far rispettare i diritti umani e a promuovere la democrazia (...)".
Sembra che la Svizzera stia celebrando imperterrita la sua armoniosa amicizia, anche se la sua amica Polonia sta vivendo una vera e propria crisi democratica.
"Anche se sono personalmente preoccupato per la situazione politica in Polonia, non credo che avrà un impatto negativo sulle relazioni con la Svizzera", dice Jens Herlth. Nel 2019 la Polonia e la Svizzera hanno festeggiato i cento anni di relazioni diplomatiche. "Mi ricordo le celebrazioni come molto armoniose", osserva Herlth, aggiungendo di essersi quasi un po' irritato per il fatto che la problematica riforma giudiziaria non fosse stata tematizzata.
Come in Ungheria, anche in Polonia la crisi del coronavirus sta rafforzando le tendenze autoritarie: Il parlamento ha recentemente approvato un pacchetto di aiuti in relazione al coronavirus, vincolato però ad una modifica della legge elettorale per le presidenziali. "È scandaloso", commenta Herlth. "La crisi del coronavirus è stata usata per ridurre le possibilità dei candidati rivali alle elezioni presidenziali".
L'UE ha intrapreso un'azione disciplinare contro la Polonia, sia per la riforma giudiziaria che per il rifiuto della Polonia di accogliere i rifugiati. La Corte di giustizia europea ha recentemente stabilito che la Polonia ha violato il diritto comunitario rifiutando di accogliere i richiedenti asilo. Nel 2017 la Commissione UE ha inoltre avviato una procedura di infrazione contro la Polonia ai sensi dell'articolo 7 dei trattati UE. "L'UE reagisce in modo molto più sensibile della Svizzera, ma questo dipende anche dal fatto che la Polonia è membro dell'UE", rileva Herlth. "L'UE deve vigilare sul rispetto delle sue norme in materia di Stato di diritto. La Svizzera, invece, non ha simili responsabilità".
Interpellato da swissinfo.ch, il DFAE ha dichiarato: "La Svizzera e la Polonia condividono molti valori, ma hanno anche valori diversi in singoli ambiti. La Svizzera segue la situazione e, se necessario, affronterà determinati punti".
Possibilità di pressioni della Svizzera
Fino al 2017 la Svizzera ha sostenuto progetti in Polonia tramite il contributo all'allargamento. Anche parte del miliardo di coesione, attualmente bloccato, sarà probabilmente destinata alla Polonia in un futuro ancora ignoto. Nell'ambito di questi contributi, la Svizzera avrebbe avuto la possibilità di esercitare determinate pressioni legali. In primo luogo, decide autonomamente la ripartizione del denaro. E la Polonia, in virtù del suo peso demografico, è il Paese che ha finora ricevuto il più grosso contributo svizzero.
In secondo luogo, la Legge federale sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est prevede che il Consiglio federale possa adottare misure e adeguamenti in caso di violazione dei principi della democrazia e del rispetto dei diritti umani. Secondo il messaggio governativo al parlamento, l'interruzione della cooperazione può essere presa in considerazione come ultima ratio.
Finora la Svizzera non si è avvalsa di questa possibilità, né nei confronti della Polonia né di nessun altro Paese. "L'esperienza dimostra che le condizionalità negative non sono uno strumento efficace nel dialogo intergovernativo", afferma il portavoce del DFAE Pierre-Alain Eltschinger. Inoltre, il fatto che un progetto interessi principalmente la popolazione, e non il governo, è un argomento contro la sua interruzione, aggiunge il portavoce.
La Svizzera resterà riservata anche in futuro
Herlth non crede che in futuro la Svizzera eserciterà pressioni attraverso i contributi di coesione. "La Svizzera agisce con cautela ed è restia a giudicare pratiche di politica interna".
Segnali analoghi provengono dal DFAE: "Nella cooperazione nell'ambito del secondo contributo, la Svizzera parte dal presupposto che i Paesi partner prendano parte alla comunità di valori europea", ha dichiarato Eltschinger. "Se questi principi fondamentali non saranno rispettati, la Svizzera utilizzerà i suoi strumenti di politica estera a seconda della situazione e del contesto".
In altre parole: la Svizzera cercherà il dialogo invece di chiudere il rubinetto del denaro.
Interessi economici della Svizzera
La Svizzera esita a causa di interessi economici? Per le imprese svizzere, il mercato polacco – così come gli ordini nell'ambito di progetti per la transizione della Polonia finanziati dalla Svizzera – è piuttosto redditizio.
"Gli interessi economici non sono in primo piano nel secondo contributo", rileva Pierre-Alain Eltschinger. Per il portavoce del DFAE, esso rappresenta piuttosto la manifestazione della solidarietà della Svizzera nei confronti delle sfide del continente europeo e serve a rafforzare le relazioni con la Polonia (e con gli altri Paesi partner).
Tuttavia, Eltschinger ammette: "Queste buone relazioni bilaterali rispecchiano ovviamente anche l'interesse economico della Svizzera".
Secondo il DFAE è quindi chiaro anche che "la Svizzera ha interesse al proseguimento delle buone relazioni [con la Polonia]".
Dunque, da una parte la Svizzera con i suoi valori, ancorati nella Costituzione, è per la democrazia nel mondo. Dall'altra parte c'è la buona vecchia amica che sta deviando nell'autocrazia.
Occorre ammonirla? Chiederle conto? O semplicemente lasciarglielo fare e comportarsi come se niente fosse? Nessuno lo sa. E nemmeno la Svizzera lo sa.
Relazioni bilaterali Svizzera - Polonia
- 1992 la Polonia e la Svizzera fanno parte dello stesso gruppo di voto del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale. Secondo il DFAE, questa cooperazione funziona molto bene.
- Nell'ambito dell'assistenza tecnica fino al 1999 e dell'assistenza finanziaria fino alla fine del 2001, la Svizzera ha sostenuto la transizione della Polonia con 264 milioni di franchi. Inoltre, nel 1992 i debiti della Polonia sono stati dimezzati (678 milioni di franchi).
- La Polonia è stata uno dei Paesi beneficiari del contributo all'allargamento. Con un budget di 489 milioni di franchi, si è trattato del più grande programma bilaterale per il quale la Svizzera si sia mai impegnata. La Polonia è anche un Paese beneficiario del secondo contributo svizzero.
- Secondo la Banca nazionale svizzera, alla fine del 2018 il volume degli investimenti diretti svizzeri in Polonia ammontava a 6,8 miliardi di franchi. La Polonia è quindi il secondo maggior beneficiario di fondi svizzeri nell'Europa centrale e orientale, dopo la Russia.
- Tra i più importanti investitori svizzeri in Polonia figurano: Compagnie Financière Michelin, Krono-Holding, Nestlé, ABB, Kraft Jacobs Suchard, Hiestand, Glencore e Novartis.
- Per delle aziende svizzere, la Polonia è molto interessante come luogo di esternalizzazione e delocalizzazione e sempre più come luogo di ricerca.
- Pure delle banche svizzere hanno una forte presenza in Polonia e intendono ampliare ulteriormente i loro centri di servizi.
- Anche industrie svizzere investono in Polonia. Novartis (Sandoz), ad esempio, ha raddoppiato la capacità di produzione di compresse a Strykow. Degna di nota è anche la recente espansione del laboratorio di Roche Diagnostics a Varsavia. Il produttore di vetro Euroglas ha aperto il suo secondo stabilimento a Ujazd. La Sulzer AG ha costruito un nuovo stabilimento con oltre cento dipendenti vicino a Breslavia.
Fonti: DFAE e Seco
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