Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/21769

<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p></p><p></p><p>ad 1</p><p></p><p>Il Consiglio federale approva caldamente i lavori scientifici sulla politica svizzera di integrazione, anche nei casi, come quello in questione, in cui non ne condivide le conclusioni. Ritiene che essi servano in ogni modo a stimolare il dibattito pubblico attorno a una questione fondamentale per l'avvenire del nostro Paese.</p><p></p><p>ad 2</p><p></p><p>Lo studio del BAK parte dal presupposto che per il nostro Paese mantenere il franco svizzero e condurre una politica monetaria autonoma siano due scelte paganti in ogni caso. Da ciò deduce che l'adesione all'UE non rappresenti in alcun caso l'opzione economica migliore. Comunque, anche il BAK ammette che, se lasciato cadere questo presupposto, l'adesione all'UE e l'adesione allo SEE siano due soluzioni di pari valore, per lo meno dal punto di vista economico.</p><p></p><p>I risultati cui il BAK giunge proiettando nel futuro il mantenimento di una politica monetaria autonoma sono discutibili. Il BAK ritiene che il forte abbassamento del tasso di crescita registrato dall'economia svizzera durante gli anni Novanta sia dovuto solo in minima parte, ovvero nella misura del 10 per cento al massimo, alla politica monetaria e all'elevato corso del franco. Secondo invece quanto affermato da studi svolti da altri istituti, quali l'OCSE o l'Ufficio di studi congiunturali del PFZ, l'alto corso del franco tra il 1992 e il 1995 ha avuto gravi conseguenze, tra cui appunto un calo del tasso di crescita compreso tra il 21/2% e il 4%, con effetti identici sull'occupazione. Durante gli anni Novanta le esportazioni svizzere si sono sviluppate in misura minore rispetto a quelle europee: tra il 1990 e il 1997 il volume delle esportazioni di tutta l'UE come pure dei Paesi europei con monete forti è per lo meno raddoppiato e, nel caso dell'Austria, è persino triplicato (+56%) rispetto al livello reale delle esportazioni svizzere (+19%). Pertanto la conclusione cui giunge il BAK nel suo studio, ovvero che l'adesione all'UE non sia in ogni caso la migliore opzione dal punto di vista macroeconomico, può essere senz'altro messa in discussione.</p><p></p><p>Per quanto riguarda l'accesso al mercato, il BAK ritiene a torto che anche un'adesione allo SEE garantirebbe alla Svizzera un accesso totale al mercato interno europeo. Senza dubbio, rispetto alla situazione attuale, l'adesione allo Spazio economico contribuirebbe a facilitare l'accesso al mercato interno europeo. Esso garantisce infatti una migliore circolazione delle merci. Tuttavia esigenze quali la certificazione dell'origine, il mantenimento di barriere, formalità e controlli doganali generano costi e perdite di tempo non trascurabili se paragonati all'accesso totale al libero scambio in seno al mercato unico. Anche il rapporto Cecchini della Commissione UE concernente le conseguenze economiche del mercato interno europeo sottolinea il notevole passo avanti compiuto con la soppressione delle frontiere doganali e delle relative formalità.</p><p></p><p>Infine, il metodo scelto dal BAK, ovvero trarre conclusioni e formulare raccomandazioni per il 2015 (anno in cui viene fissata una possibile adesione all'UE) sulla base di dati riguardanti gli anni Novanta, appare poco adatto e non sembra tenere conto di possibili cambiamenti radicali. Nel 2015 la Svizzera si troverà isolata nel bel mezzo del mercato unico, che si estenderà probabilmente all'Europa orientale e altrettanto probabilmente funzionerà molto meglio di adesso. Sarebbe anche l'unico Stato confrontato a problemi di cambio, al contrario dei suoi clienti e concorrenti che beneficeranno dell'Unione monetaria. Altri dubbi sorgono in relazione al fatto che la posizione particolare della Svizzera per quanto concerne l'accesso al mercato e la situazione monetaria tra il periodo analizzato 1990/97 e il termine del 2015. La Svizzera dovrà in effetti porsi il problema dell'adesione all'UE solo nel 2015.</p><p></p><p>ad 3</p><p></p><p>L'introduzione alla fine dell'anno dell'euro quale moneta unica, da parte soprattutto degli Stati limitrofi, rappresenta una seria sfida per le imprese svizzere. Contrariamente agli operatori svizzeri, infatti, i concorrenti dell'Europa occidentale non dovranno più subire i rischi del cambio. Per gli esportatori del nostro Paese sarà pertanto difficile fatturare le esportazioni in franchi svizzeri. In questo modo si ritroveranno con guadagni sulle esportazioni in euro, ma con costi in franchi svizzeri, e saranno tentati di scaricare il rischio sul cambio ai loro fornitori. Questo rischio sarà meno elevato nella misura in cui l'euro, grazie alle sue componenti istituzionali, riuscirà ad essere una moneta stabile. Tuttavia è impossibile escludere una certa volatilità del franco svizzero quale moneta esterna. In questo caso la Banca nazionale svizzera sarà particolarmente sollecitata nella conduzione della sua politica monetaria.</p><p></p><p>ad 4</p><p></p><p>Il 22 aprile 1998 il Consiglio federale ha incaricato il DFAE e il DFE di presentargli entro la fine dell'anno un rapporto sull'integrazione, che preveda anche un'analisi economica. Benché proprio questo aspetto vada ancora approfondito, il Consiglio federale resta convinto della sua politica di integrazione, così come appare nel suo controprogetto indiretto (decreto federale semplice) all'iniziativa popolare "Sì all'Europa!".</p><p></p><p>ad 5</p><p></p><p>Il Consiglio federale ha dichiarato più volte che l'adesione all'UE è l'obiettivo della sua politica di integrazione, e che non vede alcun motivo per cambiare posizione. Questo obiettivo, d'altronde, non è motivato da ragioni economiche ma dalla volontà politica di assicurare alla Svizzera la partecipazione alla costruzione europea su un piano di parità. Del resto lo studio BAK non tiene conto di questo aspetto essenziale per la difesa degli interessi svizzeri e per l'influenza del Paese.</p><p></p><p>ad 6</p><p></p><p>Il Consiglio federale condivide la valutazione dell'autore dell'interpellanza, secondo cui l'adesione all'UE va ben oltre la mera problematica economica. D'altronde il rapporto sull'integrazione 1999 informerà anche sulle ripercussioni politiche, economiche e finanziarie dell'adesione della Svizzera all'UE.</p>  Risposta del Consiglio federale.