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Per il ministro degli esteri Ignazio Cassis "non è una catastrofe" se la Svizzera il mese prossimo non firmerà il Patto dell'ONU sulla migrazione. È invece importante che ci sia un'ampia discussione politica interna.
Lo afferma in un intervista pubblicata oggi dai giornali del gruppo Tamedia, nella quale sottolinea che senza una vasta discussione a livello nazionale "ci saranno decine di interventi dal parlamento, con la richiesta di un nuovo ufficio, dieci posti supplementari e una legge; tutto ciò benché è stato detto che non c'è necessità di agire". Non è quindi grave se la Svizzera aderirà in un secondo tempo al Patto globale sulla migrazione delle Nazioni Unite, che non è vincolante giuridicamente.
Il testo del "Global Compact on Safe, Regular and Orderly Migration" (GCM), elaborato dal settembre del 2016, fissa i principi per la gestione dei profughi e dei migranti: lotta contro la tratta di esseri umani, sicurezza delle frontiere, rispetto dei diritti umani, rimpatrio e reinserimento. Sostenuto da tutti i paesi membri tranne Stati Uniti e Ungheria, è stato accolto in luglio all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Dovrebbe essere firmato ufficialmente in una conferenza il 10 e 11 dicembre in Marocco.
Ieri la Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale ha raccomandato al Consiglio federale, con 15 voti contro 9, di non approvare il testo in questione senza averlo prima sottoposto all'attenzione del Parlamento. Benché il Patto sia una dichiarazione d'intenti non giuridicamente vincolante, secondo la commissione la Svizzera non dovrebbe impegnarsi a livello internazionale per obiettivi che potrebbero essere in conflitto con il diritto svizzero.
Il 10 ottobre scorso, il Consiglio federale aveva dichiarato di voler approvare il Patto dell'ONU poiché risponde agli interessi della Svizzera. Il governo svizzero informerà il Parlamento in modo più preciso sulla portata del GCM prima della sessione invernale, che si terrà dal 26 novembre al 14 dicembre.
Il Patto è controverso. Alla fine di ottobre l'Austria, quarto paese dopo Stati Uniti, Ungheria e Australia, si è ritirata dal memorandum d'intesa. Il Consiglio federale ha dichiarato che il contenuto corrisponde agli interessi della Svizzera, che sta già attuando le raccomandazioni e che quindi non è necessario intervenire in politica interna.
Di tutt'altro parere invece l'Unione Democratica di Centro (UDC), per la quale il Patto è incompatibile con una gestione indipendente dell'immigrazione e con l'autodeterminazione della Svizzera. È inoltre solo una questione di tempo e il testo del GCM, ora non giuridicamente vincolante, farà parte del diritto internazionale.
Nell'intervista odierna Cassis ha inoltre frenato le aspettative riguardo a un accordo quadro con l'UE. "Siamo alla fine dei negoziati. Ma questo non significa che l'accordo quadro con l'UE sia sicuro", nota. Il margine di manovra nei negoziati è esaurito. Ad esempio, le misure di accompagnamento e le direttive sui cittadini dell'Unione non sono negoziabili e si dovrebbero prendere decisioni politiche.
"A seconda di come il Consiglio federale valuta la qualità del risultato, questo sarà accettato o respinto. Entrambi i casi hanno un prezzo. Io rimango convinto che un buon accordo è più importante di uno veloce", afferma il responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Dal gennaio prossimo l'UE sarà in periodo elettorale, poi sarà veramente "finito". Più a lungo durerà, più improbabile sarà un accordo.
A circa un anno dal suo insediamento al DFAE, Cassis prende anche posizione sulle dure critiche nei suoi confronti espresse dalla sinistra. Il Partito Socialista (PS) probabilmente non ha ancora digerito la sua scelta, dice Cassis: il partito non è abituato che un consigliere federale venga eletto contro la sua volontà.
Il presidente socialista Christian Levrat, ad esempio, aveva descritto pubblicamente il ministro degli esteri come un "apprendista". Cassis si rammarica: gli attacchi personali sono fuori luogo. Egli sostiene di aver cercato di costruire ponti. Si è incontrato con tutti i partiti, anche con i socialisti. Ciò malgrado, il PS non ha accettato che egli abbia una sua concezione del mondo che porta anche in Consiglio federale.