Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01250.jsonl.gz/1458

Una tredicesima rendita AVS per tutti i pensionati – a prescindere dai loro effettivi bisogni – comporterebbe costi annui supplementari per cinque miliardi di franchi. Il conto sarebbe pagato dai lavoratori e dai loro datori di lavoro sotto forma di maggiori trattenute sui salari e dai consumatori sotto forma di un aumento dell’IVA. Soprattutto le giovani famiglie e le famiglie monoparentali soffrirebbero di questo considerevole onere finanziario aggiuntivo. Per rispondere alla necessità di intervenire sulle rendite basse, il Consiglio nazionale ha già approvato un aumento mirato. Un’ampia alleanza tra UDC, PLR, il Centro e i Verdi liberali sta combattendo questa iniziativa antisociale e costosa dei sindacati. Affinché il patto intergenerazionale sia garantito anche in futuro.
Nel suo intervento, la Consigliera agli Stati Brigitte Häberli-Koller (Il Centro) ha osservato che l’AVS si trova in una situazione finanziaria difficile nonostante le numerose riforme e i finanziamenti aggiuntivi e che sono già necessarie ulteriori riforme per garantire le rendite. Il Parlamento ha incaricato il Consiglio federale di presentare una proposta entro il 2026, per finanziare e stabilizzare ulteriormente l’AVS. Una tredicesima rendita AVS, che aumenterebbe le pensioni di tutti i beneficiari secondo il principio dell’innaffiatoio, annullerebbe gli sforzi compiuti finora. Con una spesa annua aggiuntiva di 5 miliardi di franchi, l’AVS sarebbe deficitaria già dal primo anno di introduzione della 13esima mensilità AVS. I lavoratori e i consumatori dovrebbero inevitabilmente finanziare la tredicesima rendita AVS attraverso un aumento dei contributi salariali e dell’IVA. «Soprattutto le giovani famiglie e le famiglie monoparentali soffrirebbero di questo notevole onere finanziario aggiuntivo. Le trattenute salariali più elevate sono un colpo diretto al portafoglio del ceto medio e portano direttamente a una riduzione del reddito disponibile», conclude Häberli-Koller.
La consigliera nazionale Melanie Metter (Verdi liberali) sottolinea che un aumento delle pensioni basato sul principio dell’innaffiatoio non risponde alla necessità di intervenire sulla previdenza per la vecchiaia e grava sul patto intergenerazionale. L’iniziativa prevede il maggiore aumento proprio per le rendite più elevate. I ricchi e i milionari beneficerebbero così della maggior parte dei contributi supplementari dei lavoratori. Gravando il mercato del lavoro con questo onere senza alcun effetto mirato, l’iniziativa per una tredicesima mensilità AVS non tiene conto della giustizia intergenerazionale. Al contrario, il Consiglio nazionale ha già presentato nella sessione invernale una soluzione pragmatica, mirata e soprattutto conforme al sistema per quanto riguarda la necessità di intervenire sulle rendite basse, e anche il Consiglio degli Stati ha trasmesso la stessa mozione alla commissione. «La soluzione proposta è un semplice adeguamento della formula per il calcolo della rendita. Aumenterebbe le rendite basse del doppio rispetto a quanto avrebbe previsto dall’iniziativa per la tredicesima AVS. Ma, poiché la soluzione è mirata, costa solo un quinto dell’onere finanziario che comporterebbe la tredicesima AVS». riassume Mettler.
Il Consigliere nazionale Olivier Feller (PLR) sottolinea che il finanziamento dell’AVS è garantito solo fino al 2030 e che una tredicesima rendita aggraverebbe ulteriormente il deficit previsto. Osserva che un aumento dei contributi salariali, dell’IVA o delle imposte penalizzerebbe sia il ceto medio che i contribuenti. Nei prossimi dieci anni, 500’000 persone raggiungeranno l’età della pensione e saranno necessarie nuove risorse per garantire le loro rendite. «Oggi, viene fatto credere di dare di più, ma domani la popolazione attiva, i contribuenti o i consumatori, o tutti e tre insieme, saranno chiamati alla cassa», avverte Feller. Oggi, le riserve dell’AVS corrispondono a un solo anno di spesa, e queste riserve ci occorrono per finanziare il deficit previsto a partire dal 2030.
Il consigliere nazionale Thomas Aeschi (UDC) avverte: «La 13esima rendita per tutti ridistribuisce generosamente le imposte e i contributi salariali della popolazione che lavora in Svizzera, anche all’estero». Attualmente vengono versati all’estero quasi 7 miliardi di franchi. Con una tredicesima AVS, ogni anno si riverserebbero all’estero altri 500 milioni. A beneficiarne sarebbero soprattutto i cittadini stranieri e gli svizzeri all’estero. Questi ultimi stanno già beneficiando del franco forte e del minor costo della vita. Un pensionato in Macedonia ha un potere d’acquisto quattro volte superiore a quello che avrebbe in Svizzera. In Turchia, la differenza è addirittura di 5 volte.
A questo va aggiunto che i pensionati residenti all’estero non parteciperebbero al finanziamento dei costi supplementari, né attraverso l’aumento dell’IVA né attraverso le trattenute sui salari. Ciò comporterebbe un ulteriore onere per la popolazione che lavora in Svizzera e per le imprese elvetiche.
In caso di accettazione dell’iniziativa, la Confederazione dovrebbe versare all’AVS un ulteriore miliardo di franchi all’anno. Ciò richiederebbe entrate aggiuntive, che i contribuenti dovrebbero a loro volta sostenere, oppure il denaro dovrebbe essere risparmiato altrove, ad esempio nella formazione, nella ricerca o nell’agricoltura. Inoltre, le finanze federali sono già in uno stato precario. Il debito ammonta a 120 miliardi di franchi, e questo è un altro motivo per cui, secondo Aeschi, un’ulteriore espansione dello Stato sociale è irresponsabile. Tanto più che le famiglie di pensionati dispongono in media di un patrimonio sei volte superiore a quello della popolazione attiva.
Perciò, il prossimo 3 marzo NO alla 13esima rendita AVS!