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In occasione del 50o anniversario della rivolta popolare, diverse migliaia di persone hanno manifestato martedì davanti all'ambasciata cinese a Berna per il rispetto dei diritti umani in Tibet.Questo contenuto è stato pubblicato il 10 marzo 2009 - 17:35
Soltanto una decina di dimostranti sono riusciti a raggiungere la rappresentanza diplomatica, che si trova in un quartiere dall'accesso piuttosto scomodo, mentre gli altri sono rimasti nelle vie adiacenti. Preghiere di monaci buddisti e slogan inneggianti il Dalai Lama hanno fatto da colonna sonora alla manifestazione, svoltasi in modo pacifico.
Da Dharamsala, in India, è giunta anche la voce del capo spirituale del buddismo tibetano, costretto all'esilio proprio nel 1959 in seguito alla rivolta anticinese. In mezzo secolo, Pechino «ha ucciso centinaia di migliaia di tibetani» e ha inflitto torture tali da far provare agli abitanti della provincia «l'inferno in terra», ha ricordato il Dalai Lama, ribadendo la sua richiesta per una «legittima e significativa autonomia» della regione.
Immediata la risposta del ministero degli esteri cinese che ha accusato il Dalai Lama di diffondere «menzogne e confondere il bianco col nero». Pechino ha inoltre chiesto al Congresso statunitense di non votare una risoluzione del deputato democratico Rush Holt che sollecita «il riconoscimento della disperazione del popolo tibetano» e invita ad «uno sforzo multilaterale per trovare una soluzione duratura e pacifica alla questione del Tibet».
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