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Graziato il 19 dicembre dal presidente russo Vladimir Putin dopo dieci anni passati in prigione, l’ex Ceo della compagnia petrolifera Ioukos Mikhaïl Khodorkovski ha tenuto una conferenza stampa domenica a Berlino, le prime dichiarazioni pubbliche dalla sua liberazione.
L’ex oligarca e oppositore del Cremlino ha dichiarato che resterà lontano da affari e politica e che si consacrerà alla difesa dei prigionieri politici in Russia.
Di fronte ai media, Khodorkovski ha ricordato che la sua liberazione non deve essere l’albero che nasconde la foresta : “Vi sono altri prigionieri politici in Russia. Non devo diventare il simbolo della fine della prigionia politica. Dobbiamo continuare gli sforzi […] Spero che gli occidentali si ricorderanno che non sono l’ultimo prigioniero politico in Russia.”
Khodorkovski, che ha ottenuto un visto di un anno per la Germania, ha rifiutato di parlare in dettaglio dei suoi progetti futuri : “Non so se resterò a Berlino, non ho ancora avuto il tempo di parlarne con i miei cari.”
Ha però confermato che non farà ritorno né in politica né negli affari. Inoltre ha escluso che finanzierà l’opposizione russa, come era stato il caso nel 2003.
Ai giornalisti ha detto che i suoi avvocati gli avevano parlato di un’eventuale liberazione già in novembre. Gli era stato detto che questa liberazione avrebbe fatto seguito a una sua domanda di grazia, mentre non era richiesta un’ammissione di colpevolezza.
“Non ho avuto problemi a chiedere la grazia presidenziale – ha precisato – perchè era chiaro che il mio destino e quello dei miei colleghi era tra le mani di Putin. Lui avrebbe deciso ogni cosa. Chiedere clemenza era una formalità, ma riconoscere la mia colpevolezza, per un crimine che non avevo commesso – era escluso.”
Mikhaïl Khodorkovski era stato interpellato nel 2003 e condannato a due riprese, nel 2005 e nel 2010. Insieme ai colleghi che lavorano con lui nella società Ioukos (e che si trovano ancora in carcere) era stato accusato di frode fiscale, di truffa, furto di petrolio e riciclaggio di denaro.
I suoi sostenitori, così come diversi osservatori occidentali, avevano giudicato queste condanne come la parte emersa di una lotta di potere ai vertici dello Stato russo.