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Il 28 settembre 1997 il popolo svizzero era già stato chiamato ad esprimersi su un referendum riguardante la LADI.
Contro ogni pronostico, l'azione, promossa da un piccolo gruppo di difesa dei disoccupati di La Chaux-de-Fonds, si era imposta di misura.
Il governo, per esigenze di risparmio, aveva da poco introdotto alcuni decreti federali. Uno di loro concerneva la LADI ed imponeva, tra l'altro, la riduzione dall'1 al 3% delle rendite di disoccupazione. Dei sacrifici che le autorità, alle prese con serie difficoltà di bilancio, valutavano sopportabili.
L'associazione della difesa dei disoccupati, gruppo attivo nella città neocastellana, riteneva però si trattasse di "uno smantellamento inaccettabile dello Stato sociale". Fu quindi referendum.
Soltanto in un secondo tempo, i referendisti ottennero l'appoggio dei pesi massimi della sinistra, il partito socialista e i maggiori sindacati.
Raccolta delle firme e votazione si svolsero in un periodo nel quale la disoccupazione sfiorava il 5% a livello nazionale. In alcune regioni, come la Romandia o il Ticino, il tasso dei senza lavoro era ben maggiore.
La votazione
Domenica 28 settembre la grande sorpresa. Nessuno se lo aspettava, ma il referendum s'impose con il 50.8% di sì. A livello nazionale, la differenza tra fautori ed oppositori al decreto fu soltanto di circa 30'000 voti a favore di questi ultimi.
Le differenze regionali furono invece notevoli. I cantoni poco colpiti dalla disoccupazione (i due Appenzello, San Gallo, Glarona su tutti) si schierarono a più del 60% con il governo.
Tutti i cantoni romandi, più il Ticino, Basilea Città e Soletta votarono invece a maggioranza per il referendum. Nel Giura, addirittura, la percentuale di sì raggiunse l'80%!
Marzio Pescia, swissinfo