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L'ex presidente della Banca nazionale svizzera (BNS) Philipp Hildebrand ritiene che le autorità svizzere abbiano adottato misure adeguate per aiutare l'economia a superare la prima fase della crisi legata alla pandemia di coronavirus.
Il vicepresidente e membro del comitato esecutivo di Blackrock, il più grande gestore patrimoniale al mondo, in un intervista con l'agenzia Awp si dice fiducioso sulla qualità dei crediti elargiti in Svizzera alle aziende.
Hildebrand non ritiene che ci sarà un forte contraccolpo legato a una seconda ondata del Covid-19, anche se tutto dipende dall'evoluzione dei contagi. "Attraverseremo tempi difficili fino a quando non troveremo un vaccino, con periodi di interruzione in alcuni settori e regioni. Ma la situazione sarà completamente diversa da quella di febbraio, quando tutti erano stati colti di sorpresa", afferma.
La sfida principale sarà quella dell'adattabilità dell'economia: "un'azienda colpita dalla situazione in parte delle attività dovrà dimostrare flessibilità. È anche importante che i cittadini mantengono una disciplina sanitaria e diano prova di responsabilità".
Riguardo a eventuali perdite per le banche svizzere in particolare nel segmento dei clienti commerciali, Hildebrand si dice cauto ma ottimista: "lo scenario su cui si sono basate tutte le decisioni prese dalle autorità a partire dal mese di marzo è stato quello di un periodo di tempo difficile, ma molto limitato. Durante questo periodo è stato necessario salvaguardare alcuni attori economici affinché potessero sopravvivere fino alla ripresa".
La strategia basata sulla politica monetaria, sui crediti d'emergenza e sul lavoro a orario ridotto era necessaria e ha - secondo l'ex presidente della BNS - funzionato. L'economia si è ripresa. "Ci stiamo avvicinando ai livelli del PIL pre-crisi. Non vedo perché dovremmo assistere a un'enorme ondata di fallimenti che potrebbe mettere a repentaglio la solidità dei bilanci delle banche".
Secondo Hildebrand, la risposta delle banche centrali è stata storica, analogamente a quella del 2008: "possiamo parlare di rivoluzione". Nel giro di sei settimane questa primavera, la Federal Reserve statunitense ha annunciato misure che rappresentano il doppio del volume delle misure anticrisi messe in atto tra il 2008 e il 2013.
Tuttavia, per Hildebrand, queste misure comportano tre rischi principali: bassi tassi d'interesse, una linea sempre più confusa tra le politiche monetarie e fiscali e una crescente disuguaglianza tra i detentori di attività finanziarie e coloro che guadagnano il loro reddito da lavoro dipendente.