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<h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>La Svizzera sostiene gli sforzi profusi dalle Nazioni Unite e dall'Unione africana volti a raggiungere una soluzione al conflitto che imperversa nella regione del Darfur nel Sudan occidentale. Il nostro Paese ha a più riprese manifestato l'inquietudine dovuta a tale crisi ai responsabili del governo di Kartum - in particolare in occasione della visita di lavoro della consigliera federale Calmy-Rey nel Darfur e a Kartum svoltasi nel giugno scorso e in occasione dell'incontro del 2 gennaio 2005 tra il consigliere federale Couchepin e il presidente del Sudan - e ha ricordato a questi ultimi che spetta a loro garantire la sicurezza delle popolazioni civili e il rispetto del diritto internazionale. La consigliera federale Calmy-Rey solleva regolarmente tale questione durante i colloqui con i suoi omologhi. Il Consiglio federale è convinto che sia opportuno mantenere la pressione internazionale sul governo sudanese e ritiene che l'impegno della Svizzera sia in linea con lo sforzo della comunità internazionale.</p><p>Attualmente il Consiglio di sicurezza segue da vicino la situazione nel Darfur. Esso ha incaricato il segretario generale di riferirgli ogni mese in merito all'attuazione delle risoluzioni e delle difficoltà incontrate. Il Consiglio di sicurezza, ossia l'unico organo delle Nazioni Unite avente il potere d'imporre sanzioni, ha disposto nel mese di luglio un embargo sulle armi contro le milizie janjawid e ha minacciato di pronunciare altre sanzioni se il governo sudanese non si conforma agli obblighi previsti nelle risoluzioni. La risoluzione 1574 del 19 novembre 2004 prevedeva un termine (31 dicembre 2004) per la conclusione di un accordo globale di pace tra il governo sudanese e il Movimento di liberazione dei popoli del Sudan (SPLM). Tale termine è stato rispettato con la firma, il 31 dicembre 2004, dei due ultimi protocolli degli accordi di pace e poi con la firma solenne dell'accordo globale di pace tra il Nord e il Sud il 9 gennaio 2005. Occorrerà adesso vedere in quale misura il Consiglio di sicurezza è disposto ad accrescere la pressione sulle parti in conflitto nel Darfur.</p><p>Nella risoluzione 1564 del 18 settembre 2004 il Consiglio di sicurezza ha incaricato il segretario generale di formare una commissione internazionale d'inchiesta e di assegnarle il compito di indagare su informazioni relative a violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti dell'uomo perpetrate dalle parti in conflitto e per determinare se vi sono stati genocidi nonché per identificare gli autori di tali violazioni e assicurarli alla giustizia. Il 7 ottobre 2004 il segretario generale dell'ONU ha nominato i cinque membri della commissione, la quale ha tre mesi di tempo per svolgere il suo compito e per redigere un rapporto. Tale documento dovrebbe essere pronto entro la fine di gennaio; esso fornirà una base importante per la valutazione giuridica della situazione nel Darfur.</p><p>Il Consiglio federale si rallegra del fatto che l'Unione africana, la quale presiede ad Abuja (Nigeria) i negoziati per la composizione del conflitto, si sforzi di trovare una soluzione e che abbia già inviato la sua prima missione di protezione e di sorveglianza del cessate il fuoco nel Darfur. L'impegno dell'Unione africana completa gli sforzi delle Nazioni Unite.</p><p>Dallo scoppio del conflitto nel marzo 2003 la Svizzera ha fornito circa 12 milioni di franchi per l'aiuto alle vittime della crisi umanitaria del Darfur. La Divisione Aiuto umanitario della DSC sostiene due organizzazioni multilaterali nel Ciad, ossia l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e il programma alimentare mondiale (PAM), per l'allestimento di campi e l'approvvigionamento dei rifugiati. Essa assiste anche le popolazioni sfollate nel Darfur tramite la sua rete di partner (CICR, PAM, Medair, Médecins sans frontières Svizzera e Terre des hommes Losanna). La DSC continuerà anche quest'anno a fornire aiuto umanitario alle vittime.</p>  Risposta del Consiglio federale.