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Secondo la Commissione gestione del Nazionale il governo avrebbe potuto sfruttare meglio il proprio margine di manovra
Nella procedura seguita per la valutazione del nuovo caccia da combattimento, il Consiglio federale ha ristretto inutilmente il proprio margine di manovra, senza tenere conto degli aspetti politici ed economici di questo dossier.
È la conclusione a cui è giunta la Commissione della gestione del Consiglio nazionale (Cdg-N), in cui si critica anche il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps) per aver comunicato in ritardo al collegio governativo la scelta del modello vincente, ossia il caccia statunitense F-35A.
La valutazione tecnica dell’Ufficio federale dell’armamento (armasuisse) sui vari aviogetti in lizza è stata eseguita nel rispetto delle regole, stando a una nota odierna della commissione, anche se sarebbe stato meglio includere nella procedura le esperienze condotte da altri paesi con questo aereo.
Tuttavia, attenendosi rigidamente alle proprie linee guida legali e politiche, il Consiglio federale ha limitato il proprio margine di manovra, specie per un affare così importante: insomma, poiché la legge sugli appalti pubblici dà al governo un ampio margine di manovra nel prendere le proprie decisioni, quest’ultimo avrebbe potuto anche considerare gli aspetti di politica estera. Al momento di pronunciarsi sul modello, l’esecutivo ha capito che non poteva considerare gli aspetti politici a causa delle condizioni quadro che egli stesso si è dato all’inizio della procedura.
Oltre alla valutazione tecnica dei concorrenti, basata sugli aspetti militari, il governo avrebbe dovuto anche darsi un margine di manovra tale da poter includere aspetti politico-economico per decidere quale offerta fosse migliore nell’interesse della Svizzera. Stando alla commissione, dal momento che tutti i modelli rispondevano alle attese tecniche e promettevano affari di compensazione succosi, l’esecutivo ha perso un’occasione.
A tale riguardo, scrive la commissione, una critica particolare va fatta al Ddps in qualità di dipartimento responsabile: gli accertamenti della Cdg-N hanno mostrato che per molto tempo nel Ddps stesso non era probabilmente chiaro di quale margine di manovra disponesse il Consiglio federale e che il Ddps nel merito ha fornito al Consiglio federale informazioni contraddittorie.
Inoltre, per la CdG-N la successiva gestione dei risultati della valutazione tecnica da parte del Ddps è risultata "inappropriata". Sebbene fosse a conoscenza di tali risultati da metà marzo 2021, la responsabile del Ddps - ossia la consigliera federale Viola Amherd dell’Alleanza del Centro - ha informato i colleghi di governo Ignazio Cassis e Karin Keller-Sutter soltanto a metà maggio 2021 e a metà giugno i rimanenti "ministri". La decisione sul modello è poi stata comunicata pubblicamente il 30 giugno 2021.
L’informazione tardiva e la mancanza di chiarezza quanto al margine di manovra hanno indotto vari dipartimenti a negoziare con i paesi produttori, fino a poco prima della decisione del 30 giugno 2021, soluzioni in altri dossier connessi all’acquisto degli aerei da combattimento. Ciò ha provocato dissapori a livello politico fra gli Stati.
La scelta del jet americano, per esempio, ha avuto ripercussioni spiacevoli sulle relazioni tra la Svizzera e la Francia. Nel settembre 2021 è stato annullato un incontro, che si sarebbe dovuto tenere in novembre, tra l’allora presidente della Confederazione Guy Parmelin e il presidente francese Emmanuel Macron.
La notizia era stata riportata da Le Matin Dimanche e dalla SonntagsZeitung. Un portavoce del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (Defr), diretto dallo stesso Parmelin, aveva tuttavia smentito che ci fosse un nesso tra questa cancellazione e la vicenda del jet (la Francia ha infatti partecipato alla gara d’appalto offrendo un proprio modello, ossia il Rafale). Parigi e Berna avevano smentito la cancellazione poiché, a loro avviso, non era ancora stata definita una data precisa.
I due giornali domenicali avevano però lasciato intendere che sarebbe stata la Francia a decidere di far saltare l’incontro. L’acquisto da parte della Svizzera degli aerei statunitensi invece dei francesi Rafale non avrebbe fatto piacere a Macron. Secondo fonti diplomatiche citate dai due media, Parigi rimproverava al Ddps di aver continuato a negoziare quando la decisione di acquistare aerei americani era già stata presa.
Diversi media ed esponenti politici in Svizzera hanno criticato la scelta di optare per il caccia americano invece che per quello francese. La Svizzera avrebbe potuto fare un gesto nei confronti di un vicino il quale, a suo volta, avrebbe potuto sostenere la Confederazione nei suoi rapporti con Bruxelles, degradatisi dopo il "no" elvetico (maggio 2021) all’accordo quadro istituzionale e la conseguente retrocessione della Svizzera a stato terzo per quanto attiene alla partecipazione al programma di ricerca Horizon Europe.