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L'accordo sulla fiscalità dei frontalieri siglato con la Svizzera il 23 dicembre a Roma non era la priorità nell'agenda politica italiana quando la prima preoccupazione era la pandemia e lo è ancora meno ora che è subentrata la crisi politica: i tempi per la ratifica (e l'entrata in vigore nel 2023) dovrebbero quindi allungarsi, secondo Alessandro Alfieri, senatore varesino del PD: "Non parlerei di battuta d'arresto ma di rallentamento dovuto alla risoluzione della crisi. Si tratta di pazientare", afferma.
Da parte ticinese per ora si sta a guardare: "L'Italia ci ha abituati a queste situazioni in cui si fa un passo in avanti ma poi cade il Governo e bisogna orientare tutto, fu più o meno la stessa cosa nel 2015, quando si arrivò alla prima bozza poi rimasta ferma fino alla scorsa estate", afferma Norman Gobbi.
Alfieri non ha un ruolo esecutivo e non può dare "garanzie al 100%", ma stavolta vede le prospettive perché il dossier possa andare avanti: "Avevamo posto due condizioni, non un euro di tasse in più per gli attuali frontalieri e non un euro in meno per i Comuni di frontiera. Queste sono state affrontate e risolte positivamente", spiega.
Se le sue previsioni dovessero rivelarsi errate e la ratifica essere posticipata sine die, Bellinzona non esclude di prendere provvedimenti - si ricorda come già in passato siano stati bloccati i pagamenti - ma dovrà discutere anche con l'autorità federale che, secondo Gobbi, "ha commesso un grave errore" impegnandosi nel nuovo accordo a non disdire quello attualmente in vigore, risalente al 1974.