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WASHINGTON - Le proteste che da otto giorno proseguono in quasi tutte le principali città Usa potrebbero scatenare una seconda ondata d'infezioni da coronavirus.
A lanciare l'allarme è il dottor Jerome Adams, che ricopre l'incarico di chirurgo generale degli Stati Uniti. «Sono preoccupato delle ripercussioni sulla salute pubblica sia del razzismo, individuale e istituzionale, sia delle persone che protestano in un modo che è pericoloso per se stessi e per le proprie comunità» si legge su Politico.
Adams afferma che, «in base alle modalità di diffusione del virus, c'è ogni motivo per credere che vedremo nuovi focolai e una nuova ondata di casi». La pandemia non occupa più le prime pagine dei media ma è lungi dall'essere sotto controllo negli Usa: ieri sono stati registrati più di 20mila nuovi positivi e i morti sono stati oltre 1000.
Secondo i dati raccolti dalla Johns Hopkins University, gli Stati Uniti restano di gran lunga la nazione con il maggior numero di casi (oltre 1,83 milioni) e decessi (più di 106mila) al mondo.
Le proteste che da otto giorno proseguono in quasi tutte le principali città Usa potrebbero scatenare una seconda ondata d'infezioni da coronavirus.