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WASHINGTON / BERNA - Gli Stati Uniti non bollano al momento nessun Paese - nemmeno la Svizzera - come manipolatore dei cambi. Continuano però a guardare con occhio critico gli interventi della Banca nazionale svizzera (BNS) sui mercati valutari.
È quanto emerge dal rapporto semestrale sul tema pubblicato oggi dal Tesoro americano.
La Confederazione soddisfa infatti due dei tre criteri che costituiscono agli occhi di Washington indizi di manipolazione. Rimarrà quindi nell'elenco dei paesi sotto osservazione, che comprende 12 nazioni.
«Sebbene la Svizzera non soddisfi più tutti e tre i criteri, il Tesoro continuerà a condurre un'analisi approfondita della Svizzera, e proseguirà anche il proprio impegno bilaterale con le autorità elvetiche per discutere le opzioni politiche per affrontare le cause sottostanti i suoi squilibri».
Oltre alla Svizzera, nella "Monitoring List" ci sono: Cina, Giappone, Corea, Germania, Irlanda, Italia, India, Malesia, Singapore, Thailandia, e Messico.
Riguardo alla Cina, le autorità sostengono che sia un'anomalia il fatto che non pubblichi i suoi interventi sui tassi di cambio e che sia poco attiva sul fronte della trasparenza.