Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/96393

<h2>SubmittedText<h2><text><p>Il Consiglio federale è invitato a completare la sua decisione del 1993 in modo che la revisione di un atto normativo diventi occasione per riformulare tutta la legge usando un linguaggio non sessista e non discriminatorio.</p></text><h2>FederalCouncilResponseText<h2><text><p>Nel 1993 il Consiglio federale ha deciso che l'Amministrazione federale elabora i disegni di nuovi atti normativi in lingua tedesca secondo i principi della parità linguistica tra i sessi, dando così seguito a una decisione adottata dalle Camere federali nel 1992. </p><p>A partire da quella data, il Consiglio federale e la Commissione di redazione del Parlamento attuano concordemente e in base alle corrispondenti istruzioni della Cancelleria federale la parità linguistica tra donna e uomo e formulano le nuove leggi e ordinanze, come pure le revisioni totali in un linguaggio non sessista. Finora si è rinunciato a riformulare i vecchi atti normativi in occasione di una revisione parziale, ad eccezione di intere parti di atti normativi voluminosi come il CC per i quali non si prevedono revisioni totali a breve termine. </p><p>I motivi di questa rinuncia sono in seguenti: se un testo deve essere neutrale rispetto al genere, formulato nel modo più semplice possibile ed elegante, la soluzione non può essere quella di sostituire meccanicamente le designazioni nel genere maschile (il richiedente) con forme doppie (la richiedente o il richiedente) o con espressioni non sessiste (la persona richiedente). Un simile modo di procedere potrebbe sfociare in formulazioni pesanti che renderebbero assurda la richiesta di utilizzare un linguaggio non sessista. Occorre piuttosto sfruttare le possibilità linguistiche e trovare le soluzioni migliori per ogni caso ("soluzione creativa"). Le conseguenze di questa procedura sono due: da un lato potrebbero rivelarsi necessarie formulazioni per le quali occorra esaminare se il significato della nuova formulazione coincide con quella precedente, obbligando il legislatore a prendere una decisione. D'altro lato, visto l'obbligo della concordanza delle versioni nelle diverse lingue ufficiali potrebbero essere necessarie formulazioni che comporterebbero obbligatoriamente una modifica anche nelle altre due lingue. Ne consegue che spesso riscrivere in una forma neutra rispetto al genere gli atti normativi, già emanati e messi in vigore, potrebbe richiedere un notevole onere e non si tratterebbe di una revisione puramente formale (quale p. es. l'adeguamento alla nuova ortografia tedesca). Il Parlamento ha quindi recentemente respinto una proposta in tal senso in occasione delle deliberazioni sulla legge federale sull'istituzione di basi legali per il sostegno finanziario ai cittadini svizzeri all'estero (08.035) in base a una controproposta della Commissione di redazione del Parlamento (Boll. Uff. 2009 S 100; Boll. Uff. 2009 N 420). </p><p>Ciononostante il Consiglio federale non intende ignorare completamente la richiesta dell'autrice della mozione di cui ne condivide l'orientamento. Nel caso di esaustive revisioni parziali di vecchi atti normativi concernenti ambiti centrali della vita delle persone fisiche per i quali non è prevista una revisione totale a breve termine, è quindi disposto a esaminare la possibilità di una riformulazione non sessista ed eventualmente ad attuarla nella misura del possibile. Se si tratta di una legge, il risultato di tale esame deve essere presentato nel messaggio. Insieme alle modifiche materiali si dovranno eventualmente sottoporre al Parlamento anche le necessarie modifiche relative alla formulazione non sessista. La nuova edizione delle "Leitfadens zum geschlechtergerechten Formulieren im Deutschen", che sarà pubblicata nell'autunno 2009, tiene conto di questo punto. </p><p>Se contrariamente alla proposta del Consiglio federale la mozione è accolta nella Camera prioritaria, il Consiglio federale proporrà alla seconda Camera di trasformarla in un mandato di esame.</p></text>