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La Sulzer resiste all'attacco della InCentive di René Braginsky
Il finanziere zurighese René Braginsky non ce l'ha fatta a prendere il timone della Sulzer, che resta nelle mani di Leonardo Vannotti. L'offerta pubblica d'acquisto lanciata dalla sua InCentive sulla Sulzer per il momento rimane, ma l'esito sembra ora incerto. L'assemblea generale degli azionisti del gruppo industriale di Winterthur ha anche deciso lo scorporo della controllata Sulzer Medica.
Oltre quattro ore d'assemblea e un massiccio fuoco di sbarramento sono stati necessari al nuovo uomo forte della Sulzer, il ticinese Leonardo Vannotti, per fermare la scalata ostile che Braginsky aveva lanciato a sorpresa il 19 febbraio scorso. Una scalata tanto più ostile e sorprendente perché sorta proprio dall'interno,ad opera di uno dei maggiori azionisti del gruppo: di recente il finanziere aveva infatti acquisito il 15 per cento della Sulzer.
René Braginsky è direttore della società finanziaria Incentive, di cui è presidente l'ex-governatore della Bundesbank tedesca Karl Otto Pöhl. In passato Braginsky s'era opposto con successo al disegno del presidente del gruppo Sulzer, Ueli Roost, di fondere la Sulzer Medica, "gallina dalle uova d'oro", con la casa madre. Con la sua offerta pubblica d'acquisto, Braginsky ha provocato la caduta di Roost e reso molto probabile uno smembramento dell'intero gruppo industriale.
Il suo disegno è quello di dividere la Sulzer in due tronconi: uno, costituito dall'impresa Sulzer Medica, da rendere indipendente; l'altro, comprendente le attività industriali, da gestire con una fusione nella Incentive. In concreto,ogni azionista dovrebbe ricevere in cambio di un'azione del gruppo Sulzer due azioni di Sulzer Medica, più 410 franchi in contanti o lo 0,9 per cento di un'azione della finanziaria Incentive. In tal modo, poiché il 74 per cento delle azioni di Sulzer medica sono di proprietà del gruppo Sulzer, Braginsky condurrebbe in porto l'operazione senza un impegno troppo alto di capitali.
Scopo dell'operazione? "Vogliamo salvare della Sulzer cioò che resta da salvare",ha detto il finanziere. Lui ed i suoi sostenitori hanno parlato di una "strategia industriale", ma in pratica sembra vogliano svendere quasi tutte le attività industriali per tenersi la Sulzer Immobilien, che possiede un considerevole patrimonio di terreni ed edifici a Winterthur e a Zurigo. Un disegno, questo,che non poteva certo incontrare i favori di chiunque - consiglio d'amministrazione, sindacati, autorità locali, piccoli azionisti - fosse legato alla sopravvivenza del gruppo Sulzer per diverse ragioni, tra le quali la difesa dei posti di lavoro e l'attaccamento a un nome e a un'impresa che hanno fatto l'orgoglio dell'industria elvetica.
E così infatti non è stato. Il tentativo di sostituire l'attuale consiglio d'amministrazione con una squadra che avrebbe attuato i disegni di Braginsky è stato respinto dagli azionisti a grande maggioranza. Contro il suo attacco alla Sulzer sono scesi in campo il sindaco di Winterthur, l'ex-consigliere federale Rudolf Friedrich e due sindacalisti. Il finanziere ha accusato il colpo: l'offerta d'acquisto rimane ancora in piedi, ma al termine dell'assemblea Braginsky ha detto che si riserva di decidere se ritirarla, oppure se dare battaglia rafforzandola con proposte ancor più attraenti. Dato che in assemblea i voti da lui raccolti sono stati 405 mila contro quasi 913 mila, il proseguimento della sua iniziativa appare problematico.
In compenso, l'assemblea ha approvato la separazione della Sulzer Medica dalla casa madre, mediante una leggera diminuzione di capitale di quest'ultima. Con questa operazione - approvata anche da Braginsky - è stata definitivamente sconfitta la strategia di Ueli Roost, che, al contrario, avrebbe voluto fondere la Sulzer Medica con la casa madre. Il capo delle attività industriali del gruppo, Fred Kindle, ha invece confermato la vendita, in corso o in prospettiva, di Sulzer Infra, Sulzer Textil, Sulzer Turbo e Sulzer Burckhardt. Quanto alle altre attività del gruppo, l'intenzione sarebbe quella di tenerle e rafforzarle.
Silvano De Pietro
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