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Nella prima parte abbiamo visto come l’analisi comportamentale ABC utilizzata nelle sessioni di coaching può aiutare a comprendere e spiegare alcune situazioni e alcune reazioni che tipicamente si possono presentare all’interno delle organizzazioni.
Ricordiamo che nell’analisi comportamentale, “A” significa antecedente, ovvero l’evento, l’attività o la circostanza (esterna o emotiva interna) che precede il comportamento. “B” si riferisce alla risposta, al comportamento osservato (behaviour) e “C” si riferisce alle conseguenze, ovvero all’evento che segue la risposta (sull’ambiente o sulla sensazione emotiva interna).
Il principio base dell’analisi comportamentale è che se un evento (l’Antecedente A) è seguito da un comportamento (B) la cui conseguenza immediata (C) è positiva o meno negativa delle alternative o della situazione di partenza, allora la catena comportamentale viene rinforzata.
Nel post precedente abbiamo visto come l’analisi ABC permetta di comprendere come alcuni comportamenti (la “chiusura” di Giovanni, lo “scaricare l’ansia” di Ilaria, il “conformismo” di Giulia) siano comportamenti che costituiscono, nel breve periodo, un rinforzo al pattern “ABC” e possono quindi facilmente divenire una sorta di “abitudine”.
In particolare, negli esempi che abbiamo riportato, i comportamenti si auto-rinforzano grazie al processo di Evitamento.
Il concetto base del processo di evitamento è molto semplice: qualsiasi comportamento che consenta di evitare un’emozione spiacevole nel breve termine viene rinforzato. Cosi, il comportamento di “chiusura” di Giovanni evita la paura del cambiamento e il senso di inadeguatezza, il comportamento aggressivo di Ilaria evita l’ansia scaricandola sui collaboratori mentre il comportamento conformista e compiacente di Giulia le consente di evitare la paura della disapprovazione degli altri.
E’ importante comprendere come l’Evitamento agisce nel breve periodo ed è incurante degli effetti prodotti nel medio-lungo periodo. In altre parole, gli effetti nel medio-lungo periodo non rientrano nel pattern di rinforzo.
Benché l’agire questi comportamenti da parte di Giovanni, Ilaria e Giulia comporta una riduzione del disagio emotivo a breve termine ma a medio-lungo temine tale comportamento porta una situazione disfunzionale.
Ad esempio, non sorprenderebbe se il comportamento di chiusura di Giovanni comportasse nel medio-lungo termine la sensazione di essere sempre più isolato dal cambiamento. Ciò lo renderebbe più nervoso, irritabile con la percezione che l’organizzazione sia contro di lui.
Analogamente il comportamento di Ilaria potrebbe nel tempo comportare conflitti interpersonali. Ilaria potrebbe minare la stima e la motivazione dei suoi collaboratori. Non è raro che questa situazione si possa trascinare fuori dall’ambiente di lavoro e Ilaria potrebbe accorgersi di rinunciare a fare le cose che normalmente le davano piacere, come il suo sport o il suo hobby preferito, o l’uscire con gli amici.
L’atteggiamento conformista di Giulia potrebbe invece portarla a sentirsi considerata una persona senza idee, non propositiva, inutile. Non solo: Giulia sarebbe verosimilmente considerata co-responsabile degli errori commessi, anche se ella continuerebbe a ripetersi di non averne colpa. Ciò potrebbe generare rabbia e risentimento e spingerla a chiudersi ancora di più.
Dopo aver esplicitato il pattern ABC, la strategia di evitamento, i suoi effetti benefici a breve termine e i risultati negativi a medio-lungo termine, è compito del Coach ACT-Positive aiutare il Coachee a modificare il suo comportamento disfunzionale. Nel fare ciò il Coach è consapevole che la rinuncia all’evitamento da parte del Coachee significa andare contro la legge del rinforzo negativo.
Si rende quindi necessario agire sulle leve della Flessibilità Psicologica e della Resilienza rafforzando due processi chiave: il processo di Defusion e il processo di Acceptance che, nel coaching ACT-Positive, coincidono con il processo di Problem Solving e Tenacia (http://www.huract.ch/coaching/)
Attraverso l’applicazione delle tecniche diffusamente insegnate nei nostri training, si aprono nuovi scenari possibili per Giovanni, Ilaria e Giulia.
Il Coach ACT-Positive aiuta Giovanni ad aprire in modo indifeso al timore del cambiamento, accettando che la paura che il nuovo possa mettere in crisi il suo status-quo o farlo sentire inadeguato. Giovanni impara ad accettare la fatica dell’apprendimento e approccia l’innovazione, cercando di comprenderla e agirla in modo critico.
Il Coach ACT-Positive aiuta Ilaria ad accettare il timore di sbagliare, assegnando le priorità che ella ritiene più idonee alle scadenze motivandole ai suoi collaboratori. Ilaria apprende ad accettare il fastidio delle pressioni cercando con pazienza il dialogo ed il confronto con la gerarchia. Ilaria accetta la responsabilità di agire quello che ritiene essere l’interesse dell’organizzazione nel caso in cui il dialogo venga negato. Ilaria certamente non lesina nell’impegno ma si riprende, con l’aiuto del Coach, gli spazi che le danno piacere e la ristorano (hobby, sport, famiglia, amici, etc.).
Il Coach ACT-Positive aiuta Giulia ad accettare la paura della disapprovazione e del rifiuto, esprimendo n modo assertivo le sue critiche e le sue proposte. Giulia apprende ad agire positivamente di fronte alla percezione di scherno e derisione accettando la rabbia, mantenendo un comportamento assertivo e non aggressivo. Giulia mette a sua volta in discussione le sue critiche ma non si atteggia più passivamente: ella carca di trovare l’interlocutore giusto e il contesto migliore affinché le sue proposte vengano considerate senza pregiudizi.
l modello di intervento Coaching ACT-Positive è basato sui modelli teorici della Positive Psychology (sviluppata principalmente da M. Seligman presso la University of Pennsylvania) e dell’ACT – Acceptance and Commitment Training (fondato principalmente da S. Hayes presso la Association for Contextual Behavioral Science).
La ricerca scientifica ha dimostrato che esiste un costrutto denominato flessibilità psicologica positiva. Tale costrutto è causalmente correlato alla resilienza e all’azione manageriale positiva intesa, tra l’altro, come capacità di leadership, carisma, delega, gestione dello stress, comunicazione efficace, assertività, etc.
Migliorare la flessibilità psicologica positiva significa, sinteticamente, ottimizzare la capacità di gestire in modo adeguato e consapevole i pensieri, le emozioni e i comportamenti organizzativi mantenendo l’attenzione sul presente e orientando efficacemente l’azione verso obiettivi e i valori importanti.
Questo modello, che si colloca nelle scienze cognitive-comportamentali di terza generazione, è evidence-based ovvero sostenuto dalla ricerca scientifica internazionale.
Roberto Bonanomi
Senior Coach e Trainer HURACT
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