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Grande traguardo raggiunto per il matrimonio civile per tutti
Forse già tra un anno le prime coppie dello stesso sesso potranno convolare a «giuste» nozze. Gli ostacoli parlamentari sono stati superati. Daniel Stolz ci spiega quindi cosa succederà adesso.
Il 9 dicembre il Consiglio nazionale ha approvato il matrimonio civile per tutti con 119 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astensioni. La decisione ha fatto seguito alla versione del Consiglio degli Stati, quindi la votazione finale delle due camere avvenuta il 18 dicembre non poteva che avere un risultato, ovvero il superamento dell’ultimo ostacolo parlamentare al matrimonio civile per tutti!
Daniel Stolz, membro del Consiglio direttivo e che rappresenta Network nel comitato di voto, ci spiega a che punto siamo e quali saranno i prossimi passaggi.
Daniel, le cose sono andate piuttosto veloci. Più veloci di quanto ti aspettassi?
Quando la Commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale si è allineata alla versione del Consiglio degli Stati, ho capito che finalmente stavamo facendo dei passi in avanti. Se così non fosse stato, il rischio era quello di non riuscire a portare a termine la procedura di appianamento delle divergenze. E questo avrebbe rappresentato un pericolo concreto per noi. La nostra maggioranza nel Consiglio degli Stati avrebbe tenuto?
Prima di questa era stata presa già un’altra decisione molto importante: anche il Consiglio degli Stati aveva ritenuto che non fosse necessaria una modifica costituzionale per il «matrimonio civile per tutti». Se fosse stata presa un’altra decisione il «matrimonio civile per tutti» sarebbe stato rinviato di tre o anche quattro anni! La nostra attività di lobbying in questo caso è stata fondamentale.
La versione del matrimonio civile per tutti che è stata approvata non permette di equiparare del tutto il matrimonio tra persone dello stesso sesso a quello tra persone eterosessuali. Quali sono esattamente le differenze?
Se una coppia eterosessuale ha un figlio, automaticamente viene presunta la paternità del marito. Se una coppia lesbica ha un figlio, entrambe le donne sono riconosciute come madri naturali solo se la donazione di sperma proviene da un istituto per la donazione svizzero, il quale, a differenza di quanto avviene negli istituti stranieri, al raggiungimento del 18 anno di età del figlio, è tenuto a comunicare a quest’ultimo chi ha donato lo sperma. Se la donazione di sperma proviene dall’estero o è di natura privata, la donna che non ha portato a termine la gravidanza non è considerata la madre naturale. In questo modo le coppie lesbiche sono maggiormente incentivate a «ricevere» le donazioni di sperma da un istituto svizzero, se possono permetterselo finanziariamente. L’obiettivo del Consiglio degli Stati è fare in modo che il maggior numero possibile di bambini a partire dall’età di 18 anni abbia la possibilità di sapere chi è stato il donatore di sperma.
In passato hai detto che il referendum contro il matrimonio civile per tutti sarebbe stato sicuramente indetto. Da chi e perché?
L’UDF e il suo neoeletto presidente hanno già annunciato di volerlo indire. L’UDF è un partito orientato alla chiesa libera. Uno dei fondamenti su cui si basa la sua politica è il matrimonio inteso come unione tra uomo e donna. Non è ancora chiaro se anche altre organizzazioni lo invocheranno, ma in ogni caso credo che il referendum verrà chiesto e si svolgerà.
Cosa significa esattamente?
Significa che ora tutti noi possiamo dare un’accelerata ai preparativi, in modo da farci trovare pronti. Il comitato che si dedica a questo progetto aveva già pronte alcune attività preparatorie. Dal momento, però, che all’interno del Consiglio degli Stati i rapporti di maggioranza non erano chiari, non volevamo rischiare di spendere troppo prematuramente. Ora però è stata data una risposta a questa domanda. Vogliamo che la nostra sia una campagna di grande successo. Ovviamente il nostro obiettivo principale è vincere le votazioni, ma la campagna mira anche a garantire che le coppie gay e lesbiche con figli siano considerate del tutto normali. Come effettivamente è. Questa normalità, infatti, può anche aiutare i giovani gay a fare coming out, per esempio.
E cosa significa tutto questo per il comitato di voto a livello organizzativo e finanziario?
Un tour de force (ride). No, è davvero così. Una campagna elettorale su scala nazionale non può essere combattuta soltanto con un impegno volontario. Io e il Consiglio direttivo ovviamente continuiamo a lavorare senza ricevere alcun compenso, ma la campagna deve essere gestita da professionisti, quindi abbiamo bisogno di denaro. Fin dall’inizio abbiamo dato molta importanza alla raccolta fondi. Ora naturalmente vogliamo sfruttare lo slancio dato dal sì delle Camere federali sia a livello politico che in termini di raccolta fondi. Invito quindi tutti ad aiutaci con le donazioni! Una campagna in tutta la Svizzera per sostenere i temi per noi più importanti non è mai stata gratuita! Ringraziamo tutti di cuore fin da adesso per ogni franco donato!
E ora proviamo a guardare nella sfera di cristallo: quando sarà finalmente permesso alla prima coppia dello stesso sesso di convolare a «giuste» nozze?
Mi hai portato una sfera di cristallo? Perché io non ce l’ho. Scherzi a parte, dipende da quando si terrà esattamente il referendum. Forse potremmo farcela per il 1° gennaio 2022. Sarebbe bello.
Testo: Michel Bossart
Traduzione: Angelo Caltagirone