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Cant. della Conf. dal 1814, dal 1848 denominato ufficialmente Repubblica e Cant. di N.; ted. Neuenburg. Signoria e contea dal XII sec., principato dal XVII sec. al 1848, dalla fine del XIII sec. il Paese di N. fu legato da trattati di comborghesia a numerosi cant. e città sviz., e in particolare a Friburgo (1290), Berna (1308), Soletta (1369) e Lucerna (1501). In seguito all'estinzione della dinastia locale dei de N. (1395), la contea passò a fam. originarie della Germania meridionale (de Fribourg, von Hochberg) e all'inizio del XVI sec. a casati franc. (d'Orléans-Longueville). Alla morte di Marie de Nemours (1707) il principato fu acquisito dai re di Prussia (casa di Hohenzollern) che lo detennero fino alla rivoluzione del 1848, ad eccezione del periodo napoleonico durante il quale fu attribuito al maresciallo Louis-Alexandre Berthier, nominato principe di N. (1806-14). La lingua ufficiale è il franc. Il capoluogo è N.
Dalla fine del XVI sec., dopo l'acquisizione da parte dei conti di N. della signoria vassalla di Colombier (1564) e l'annessione di quella di Valangin (1592), il territorio neocastellano non ha conosciuto variazioni significative. Le frontiere esterne hanno subito solo alcune modifiche nel XIX sec.: l'incorporazione del villaggio di Le Cerneux-Péquignot nel 1814 (trattato di Parigi), la completa acquisizione del franc-alleu ("allodio") di Lignières nel 1815 (trattato di Vienna) e la cessione del castello di Thielle al cant. Berna nel 1894 in seguito alla correzione delle acque del Giura.
Il territorio cant. (36 com. nel 2017) è costituito da tre regioni relativamente distinte: il litorale compreso tra la sponda settentrionale del lago di Neuchâtel e i primi contrafforti del Giura (con La Béroche), le valli mediane (Val-de-Travers e Val-de-Ruz) e le Montagnes neuchâteloises, altopiano a ca. 1000 m di altitudine al confine con la Francia.
|Superficie (2004/05)||803,1 km²|
|Foresta / Superficie boscata||308,8 km²||38,4%|
|Superficie agricola utile||334,5 km²||41,7%|
|Surperficie con insediamenti||67,0 km²||8,3%|
|Superficie improduttiva||92,8 km²||11,6%|
|Anno||1850||1880a||1900||1950||1970||2000|
|Abitanti||70 753||102 744||126 279||128 152||169 173||167 949|
|Percentuale rispetto alla popolazione totale svizzera||3,0%||3,6%||3,8%||2,7%||2,7%||2,3%|
|Lingua|
|francese||77 525||104 551||108 408||123 573||143 191|
|tedesco||24 489||17 629||15 149||15 630||6 849|
|italiano||1 346||3 664||3 939||21 607||5 407|
|romancio||15||34||97||114||95|
|altre||357||401||559||8 249||12 407|
|Religione, confessione|
|protestanti||64 952||91 076||107 291||100 158||97 843||63 974|
|cattolicib||5 570||11 651||17 731||24 829||64 919||51 257|
|cattolico-cristiani||768||673||559|
|altri||231||1 005||1 257||2 397||5 738||52 159|
|di cui della comunità ebraica||231||689||1 020||506||417||266|
|di cui delle comunità islamiche||219||5 056|
|di cui senza confessionec||3 346||36 582|
|Nazionalità|
|svizzeri||65 773||93 791||113 090||121 357||132 478||129 377|
|stranieri||4 980||8 953||13 189||6 795||36 695||38 572|
|Anno||1905||1939||1965||1995||2005|
|Occupati nel cantone||settore primario||12 503||13 221||4 509||3 537d||3 269|
|settore secondario||33 828||25 951||47 541||29 863||29 154|
|settore terziario||12 061||12 805||25 662||49 758||51 301|
|Anno||1965||1975||1985||1995||2005|
|Percentuale rispetto al reddito nazionale svizzero||2,8%||2,4%||2,0%||1,8%||2,1%|
La varietà paesaggistica che caratterizza il cant. N. ha avuto un'influenza di particolare rilievo sulla storia del suo popolamento. Tra i 426,5 m di quota - l'altitudine minima delle sponde emerse alla fine del Pleistocene - e i 1400 m si susseguono vari biotopi, più o meno accoglienti o inospitali a dipendenza delle glaciazioni, dell'estensione delle foreste e dell'accessibilità del litorale abitabile. Il cant. N. si distingue per la presenza di tutte le culture conosciute nella Svizzera occidentale. Dal Musteriano all'epoca galloromana vi sono rappresentate tutte le diverse fasi, ad eccezione di alcuni periodi del Paleolitico completamente assenti per motivi climatici.
Autrice/Autore: Michel Egloff / gbp
Animata da personalità quali Frédéric DuBois de Montperreux, Friedrich Schwab, Edouard Desor e Paul Vouga, l'archeologia neocastellana conobbe uno sviluppo precoce. Ai primi scavi occasionali e casuali (la villa galloromana di Colombier fu portata alla luce già nel 1840) seguì dal 1855 lo studio delle palafitte, cui Paul Vouga conferì nel 1919-20 a Auvernier il dovuto rigore scientifico. Nel 1857 fu rinvenuto il celebre sito celtico di La Tène, che diede il suo nome alla seconda età del Ferro. Il primo congresso intern. di Preistoria si svolse a N. nel 1866.
Prospezioni sistematiche, terrestri e subacquee, ebbero inizio nel 1964 lungo il tracciato dell'autostrada A5. Questa fase fu caratterizzata non solo dalla vastità dell'area esplorata, ma anche dall'utilizzazione della fotografia aerea, delle scienze naturali e della datazione dendrocronologica, particolarmente preziosa per la ricostruzione delle tipologie abitative e dei villaggi "lacustri". È stato così possibile datare la più antica località rinvenuta nel cant., Hauterive-Champréveyres, risalente al 3810 a.C.
Autrice/Autore: Michel Egloff / gbp
Le prime testimonianze di una presenza umana nel cant. N. sono state localizzate nella grotta di Cotencher (com. Rochefort) che sovrasta le gole dell'Areuse, sulla via che porta dall'Altopiano sviz. alle pianure della Saona. A 660 m di altitudine è stato scoperto un riparo sotto roccia orientato a meridione e risalente al 40'000 a.C. ca. Dopo gli scavi del 1916 quest'ultimo assurse a notorietà europea grazie alla ricchezza della sua fauna. Fra le 62 specie ritrovatevi figurano l'orso, il leone, la pantera delle caverne, il rinoceronte lanoso, la renna, il cavallo e 16 varietà di uccelli. L'industria litica neocastellana è affine a quella del Musteriano della Francia meridionale. Un osso mascellare superiore scoperto nel 1964 è uno dei due reperti neandertaliani noti in Svizzera. A monte di Cotencher, a 1120 m di quota, anche la grotta di Les Plaints (Couvet) ha restituito resti ossei e attrezzi in pietra scheggiata attribuibili al Musteriano.
Dopo un lungo periodo di glaciazione, verso il 13'000 a.C. uomini di Cro-Magnon, dediti alla caccia soprattutto di cavalli, ma anche di renne, marmotte, lepri variabili e pernici bianche, soggiornarono sulle sponde del lago di Neuchâtel, il cui livello era di 3 m inferiore rispetto a quello odierno. Nel cant. non furono rinvenute testimonianze del Paleolitico superiore fino alla scoperta, nel 1983, di un accampamento magdaleniano a Hauterive-Champréveyres. In questo sito, come in quello di N.-Monruz, situato 1 km a sud-ovest, gruppi di cacciatori risiedevano stagionalmente in quella che allora era una steppa di salici e betulle nani. Gli scavi condotti in occasione dei lavori autostradali hanno consentito di tracciare il piano dei focolari, dei cumuli di ossa, delle aree con presenza di ocra e dei laboratori di lavorazione della selce locale o importata. Fra gli utensili ritrovati predominano bulini, raschiatoi, lame a dorso e punteruoli. Si sono potuti ricostruire numerosi nuclei. Fra i ciondoli, realizzati per lo più con conchiglie fossili o denti, figurano anche tre statuine femminili in lignite, grandi poco meno di 2 cm, che costituiscono le prime raffigurazioni umane attestate in Svizzera.
Al Magdaleniano seguì l'Aziliano (Epipaleolitico, ca. 10'300 a.C.). Tronchi di pino sono stati rinvenuti nel sito di Champréveyres, accanto a rari reperti di un accampamento di cacciatori. Anche a Monruz è stato portato alla luce un accampamento, mentre nella grotta del Bichon (com. La Chaux-de-Fonds), situata sopra il Doubs, si sono scoperte tracce di una presenza umana, ossa di orsi delle caverne e punte di frecce in selce.
Nel 1926 nella località di Le Col-des-Roches (com. Le Locle) sono state individuate per la prima volta in Svizzera testimonianze del Mesolitico. Microliti di forma geometrica, punteruoli in osso, canini di cervo perforati attestano la presenza, nella sua fase tardiva, della cultura che precedette l'avvento dell'economia di produzione. A Les Brenets, ma anche a Villers-le-Lac (F), le sponde del Doubs furono frequentate da questi stessi cacciatori, pescatori e raccoglitori.
Autrice/Autore: Michel Egloff / gbp
I primi agricoltori e allevatori del cant. N. erano originari del bacino mediterraneo, contrariamente a quelli del cant. Sciaffusa, che giunsero in Svizzera risalendo il corso del Danubio. I siti di Bevaix-Treytel-A Sugiez e Saint-Aubin-Derrière la Croix, ai piedi del castello di Vaumarcus, hanno restituito alcuni focolari risalenti secondo la datazione al radiocarbonio, al V millennio a.C., così come della ceramica fine e semifine bruna-rossastra, ornata con anse e mammelle, analoga a quella segnalata nel riparo di Le Col-des-Roches. Questa prima forma neolitica identificata nel territorio neocastellano viene denominata Cortaillod antico. Macine, pestelli e chicchi di grano carbonizzati attestano la macinazione di cereali (in questo caso di frumento nudo), mentre le asce in pietra verde levigata venivano utilizzate per la lavorazione del legno. È stata pure rinvenuta un'ascia levigata perforata, sicuramente di importazione. I siti cui appartengono questi focolari sono caratterizzati dalla presenza di menhir, monumenti che si ritrovano anche sulle coste atlantiche dell'Europa. Le datazioni effettuate nelle stazioni di Bevaix e di Saint-Aubin attestano che la regione di La Béroche fu uno dei luoghi della Svizzera occidentale in cui erano presenti i megaliti. A Saint-Aubin un allineamento di quattro menhir precedette un secondo complesso di cinque pietre eretto dalla fine del III millennio. Situato al confine fra i cant. Vaud e N., tra il lago e il Giura, questo sito era probabilmente una zona di incontri e cerimonie per diverse comunità agricole. Il dolmen di Colombier-Plant de Rives, una sepoltura collettiva megalitica chiamata anche "passaggio coperto di Auvernier", fu scoperto nel 1876.
La vasta grotta di La Baume du Four (com. Boudry), bivacco di caccia nelle gole dell'Areuse, è riconducibile al Cortaillod classico (3900-3750 a.C.). I primi villaggi identificabili risalgono al 3900 a.C. ca. Le culture di Cortaillod, Horgen, Lüscherz e Auvernier cordé si susseguirono fin verso il 2400 a.C., quando lasciarono spazio alla cultura del bicchiere campaniforme, corrispondente all'età del Rame o Eneolitico. Il Neolitico lacustre - espressione che fa riferimento alla prossimità del lago e non all'esistenza di piattaforme sull'acqua - durò quindi ca. 1500 anni. Questo periodo fu caratterizzato dalla disponibilità continua di risorse alimentari (caccia, pesca, raccolta, allevamento, agricoltura), dalle tecniche di costruzione (case rettangolari in legno), dall'utilizzo di piroghe quali mezzi di trasporto e dai metodi di lavorazione della pietra, dei palchi di cervo, dell'osso e dell'argilla. Le sponde del lago offrono il terreno ideale per approfondire le conoscenze riguardanti questo lungo periodo. La loro costante umidità ha infatti permesso di conservare in modo ottimale i reperti in materiale organico deperibile (attrezzi in legno, ruote di carri, oggetti in vimini, tessuti, frutta, semi). Le variazioni del livello del lago si riscontrano negli strati di gesso che separano le diverse fasi di insediamento. Le forme e la decorazione degli oggetti utilitari forniscono preziose indicazioni tipologiche e sono talvolta databili con un'approssimazione di pochi anni grazie alla dendrocronologia.
I rilevamenti stratigrafici e il numero sempre maggiore di ricognizioni archeologiche forniscono una visione sempre più dettagliata degli stili di vita e dell'ambiente dell'epoca. In tal modo è stato possibile stabilire che nel III millennio la selce bruna e bionda di ottima qualità del Grand-Pressigny (valle della Loira) - utilizzata per la realizzazione delle migliaia di pugnali, lame, raschiatoi e punte di frecce rinvenuti - era oggetto di scambi transgiurassiani; non sono però note le merci fornite quale contropartita. L'abbondanza delle stazioni litorali (Vaumarcus, Saint-Aubin, Bevaix, Colombier, Auvernier, N., Hauterive, Saint-Blaise, Marin-Epagnier, Thielle-Wavre, Le Landeron) contrasta con la scarsità di siti della cultura del bicchiere campaniforme: sono state identificate solo alcune abitazioni a Cortaillod-Sur les Rochettes su un'altura che domina l'Areuse e due sepolture a Cortaillod-Courbes Rayes e Saint-Blaise-Chemin du Diable. Abbandonate fra il 2500 e il 1900 a.C., le palafitte non hanno in sostanza restituito nessuna testimonianza di quell'epoca.
Autrice/Autore: Michel Egloff / gbp
Completamente sprovvisto di minerale di rame, il Giura dipendeva dall'importazione di questo metallo che, legato con lo stagno, pure importato, permise lo sviluppo della metallurgia del bronzo. La transizione dal III al II millennio coincise con la progressiva diffusione di questa nuova tecnica, dapprima nelle Alpi e poi sull'Altopiano. Le prime datazioni dendrocronologiche sono tuttavia disponibili soltanto dal 1700 a.C. (Bevaix, Auvernier). Asce, piccoli pugnali triangolari con ribattini, collari massicci, giare e vasi di ceramica del tipo Morges-Les Roseaux sono testimonianze, piuttosto rare, di questa fase di occupazione sulle rive del lago di N.
Fatta eccezione per qualche reperto isolato, sul litorale non vi sono tracce della media età del Bronzo (1500-1200 a.C.). Nella foresta dell'Eter sopra Cressier, nella località detta La Baraque, è stata però rinvenuta una sepoltura con un corredo particolarmente ricco (anello decorato in oro, ascia, pugnale, lunga spilla) in un tumulo di 12 m di diametro. Un'altra tomba sotto tumulo è stata ritrovata a Les Favargettes (Coffrane). Il retroterra degli insediamenti palafitticoli era costituito da zone pascolive, la cui occupazione è attestata dai resti di ceramica del Bronzo medio scoperti a La Baume du Four e da un'ascia rinvenuta a Le Creux du Van. La riconquista dei litorali raggiunse la massima intensità fra il 1050 e l'850 a.C., durante l'epoca che Edouard Desor definì la "bella età del Bronzo". Il cant. N. fornisce un contributo essenziale alla conoscenza di quei sec. privi di testimonianze scritte. A tale scopo si è rivelata particolarmente utile l'osservazione aerea, nel periodo invernale, di interi villaggi sommersi dall'acqua poi sottoposti a esplorazione subacquea. I siti di Cortaillod-Est e Bevaix-Sud sono esempi di una proto-urbanizzazione che aveva richiesto una preliminare progettazione dello spazio edificato. La dendrocronologia ha permesso di accertare una gestione pianificata della foresta, il cui sfruttamento si affiancava all'agricoltura. Il rigore geometrico delle file parallele di case, le dimensioni "standardizzate" delle abitazioni (8-15,5 m di lunghezza per 5,5-6,5 m di larghezza) e l'onnipresenza dei pali in legno che costituivano l'ossatura delle costruzioni dotate di pavimenti sopraelevati caratterizzano gli insediamenti presenti in ogni baia del lago. Migliaia di oggetti permettono di ricostruire la vita quotidiana (stampi in molassa o in argilla per la produzione di asce, spille, falci, coltelli, rasoi, anelli e braccialetti, ceramiche non tornite, talvolta con ornamenti in stagno, manici di legno per asce e falci, orecchini in oro o ambra oppure ornati di perle di vetro e oggetti in vimini). La fine di tale cultura, forse riconducibile a un peggioramento climatico causato da un innalzamento del livello dei laghi, rimane un enigma.
Autrice/Autore: Michel Egloff / gbp
Come rivelano le tracce scoperte nei boschi odierni a un'altitudine superiore ai 200-400 m, uno o due sec. più tardi ebbe inizio un nuovo periodo d'insediamento: quello della prima età del Ferro, noto anche come cultura di Hallstatt, attestata soprattutto dalle sepolture sotto tumuli rinvenute a La Béroche, ma anche sopra N., nella regione dell'Entre-deux-Lacs e nel Val-de-Ruz. Le tombe a inumazione o a incinerazione custodivano il classico corredo funerario della Svizzera occidentale: ceramica, bracciali in lamina con ornamenti geometrici, orecchini, braccialetti. Il tumulo di Les Favargettes, riutilizzato in quell'epoca, ha restituito fra l'altro un paiolo e una tazza in bronzo.
Denominata cultura di La Tène, la seconda età del Ferro iniziò a metà del V sec. a.C. Risalgono al La Tène antico una tomba a Le Landeron e alcune fibule, compresa quella ritrovata a Rochefort-Champ-du-Moulin; realizzata in bronzo e corallo, è decorata con teste di uccelli contrapposte e con maschere umane.
Con questa relativa scarsità di ritrovamenti contrasta la ricchezza del sito di La Tène, i cui reperti risalgono per lo più al periodo medio. Grazie agli scavi sempre più sistematici realizzati fra il 1857 e il 2003 sono stati rinvenuti quasi 3000 oggetti, spesso in perfetto stato (recipienti in ceramica o in legno, 166 spade e guaine, 269 punte d'armi in asta, tre scudi completi, 382 fibule, 193 componenti di cinture, 25 rasoi, 50 coltelli, più di 200 attrezzi vari, ornamenti in lamina di bronzo, due gioghi, quattro ruote, quattro monete d'oro e lingotti di ferro e innumerevoli ossa equine e umane). Luogo sacro ubicato presso acque tranquille, La Tène fu teatro di sacrifici e offerte votive, compiuti sulle sponde del lago o dall'alto del cosiddetto Pont Vouga (metà del III sec. a.C.), che valicava la Thielle. L'altro ponte lateniano, chiamato Pont Desor, risale al 660-655 a.C., epoca alla quale può essere attribuito anche il sito in altura portato alla luce presso le cave di Cornaux-Le Roc.
Nella regione dell'Entre-deux-Lacs si delineò progressivamente un paesaggio lateniano che comprendeva i due recinti quadrangolari di Marin-Les Bourguignonnes e di Marin-Chevalereux (a 1 km da La Tène), l'oppidum di Mont-Vully, che con i suoi 70 ettari dominava la regione dei tre laghi ai piedi del Giura, e il ponte celtico crollato di Cornaux-Les Sauges con i suoi abbondanti reperti (scheletri umani, armi, utensili), situato ca. 3 km a valle di La Tène.
Autrice/Autore: Michel Egloff / gbp
Le vestigia galloromane del cant. N. non hanno suscitato lo stesso interesse di quelle preistoriche. Portate alla luce da scavi di vecchia data, hanno restituito tracce di insediamenti risalenti al periodo tra il I e il IV sec. Ad eccezione delle monete (tesoro di Dombresson), sono stati rinvenuti pochi reperti.
Lungo il litorale, la distribuzione dei siti (Fresens, Montalchez, Gorgier, Bevaix, Colombier, N.-Serrières, N.-Crêt, Saint-Blaise, Wavre, Cornaux, Cressier, Le Landeron) e dei toponimi configura una densa fascia d'insediamento compresa fra una linea ideale a 550 m di quota, le sponde settentrionali dei laghi di N. e di Bienne e la pianura paludosa della Thielle. La regione era attraversata dalla Vy d'Etra, strada galloromana che collegava Eburodunum (Yverdon-les-Bains) e Vindonissa (Windisch), seguendo il cosiddetto "Balcon du Jura" a 500 m di altitudine. Il suo tracciato principale, che a Saint-Blaise deviava verso nord, raggiungeva presumibilmente l'altopiano di Diesse all'altezza della villa di Lignières. La densità dei reperti rinvenuti nella regione dell'Entre-deux-Lacs e la presenza dei ponti sulla Thielle indicano l'esistenza di una diramazione in direzione dell'Altopiano e di Avenches. I trasporti lacustri, controllati da una corporazione di battellieri, erano effettuati su chiatte dal fondo piatto, di cui un esemplare in quercia (182 a.C.) è stato ritrovato al largo di Bevaix. Quest'ultimo serviva probabilmente al trasporto del calcare delle cave di Concise, Bevaix e Hauterive. La villa di Colombier (I-IV sec.), una delle più grandi della Svizzera, chiaramente collegata al lago di N., faceva forse parte di una rete di insediamenti appositamente predisposti per il traffico fluviale e lacustre.
Mentre le alte valli del Giura neocastellano non risultano essere state abitate, la toponomastica e le vestigia di diversi siti (fra cui Engollon, Boudevilliers, Chézard-Saint-Martin e Villiers) attestano un'importante presenza romana nelle valli mediane (Val-de-Ruz e Val-de-Travers). Tracce di centuriazione (Bevaix), un fossato (Noiraigue), resti di sentieri (Bevaix, Saint-Blaise), un tratto di acquedotto (Bevaix), alcune tombe, il mausoleo di Wavre (com. La Tène) e un santuario dedicato a Marte e a Naria Nousantia (Cressier) completano il quadro del paesaggio neocastellano antico.
Autrice/Autore: Michel Egloff / gbp
Dopo la fine dell'Impero romano d'Occidente, la regione di N. passò sotto la dominazione franca, merovingia e carolingia, entrando a far parte dell'Impero dei Franchi (534) e poi del secondo regno di Borgogna (888). Prima del X-XI sec. la documentazione disponibile è esclusivamente di carattere archeologico e toponomastico. Sono state individuate delle suddivisioni territoriali carolinge, alcune delle quali tramandate (Val-de-Travers, Val-de-Ruz), altre, come quella di Nugerol, scomparse. La regione era disomogenea e l'Areuse segnava il confine fra le contee carolinge di Vaud e Bargen.
Lo scarso materiale rinvenuto in occasione di scavi spesso datati e poco documentati dimostra comunque che le regioni abitate in epoca galloromana lo rimasero per tutto il primo millennio. La toponomastica conferma che la sponda settentrionale del lago è stata occupata ininterrottamente dall'antichità: molte località possiedono un nome che termina in -y o in -ier, derivante dalla desinenza lat. -acum. Allo stesso modo, alcuni luoghi il cui nome è composto da un nome gentilizio germ. cui è stato aggiunto il suffisso -ens, derivante da -ingos, sono attestati lungo il litorale e ai piedi del Giura. Nelle valli giurassiane la terminazione -acum si ritrova soltanto nel Val-de-Travers, con Fleurier e Suvagnier (Buttes), e nel Val-de-Ruz, dove Savagnier e Cernier hanno la stessa origine e il nome di diverse località sviluppatesi in una fase di espansione di poco successiva deriva dai termini villa o curtis. Sempre nel Val-de-Ruz, due villaggi recavano nell'alto ME il nome della loro chiesa, come Dombresson e Dommartin (oggi com. Chézard-Saint-Martin). La loro origine particolarmente antica, come indica l'uso di domnus, anteriore all'abituale sanctus, venne confermata nel 1996-97 dalla scoperta, sotto la navata della chiesa medievale di Dombresson (edificata attorno all'edificio primitivo), di 24 sepolture contenenti oggetti ornamentali della fine del VII sec. Ad eccezione delle scoperte di Bevaix e Le Landeron-Les Carougets, le forme di occupazione rimangono quasi sconosciute, benché gli scavi archeologici nel castello di Colombier, che poggia parzialmente sui muri della villa galloromana, attestino una certa continuità di insediamento.
Della ventina di chiese nel territorio neocastellano cit. nell'elenco delle parrocchie della diocesi di Losanna (cartulario del 1228), solo cinque sono sicuramente anteriori all'epoca preromanica: la chiesa di S. Giovanni a Serrières, oggetto di scavi nel 1945 e nel 1997, sostituì un edificio del VII sec. che era addossato a muri galloromani e conteneva alcune tombe a lastre di pietra identiche a quelle della vicina necropoli di N.-Serrières-Les Battieux. La chiesa di Chézard-Saint-Martin è documentata dal 998, mentre a Engollon sono state rinvenute nel 2004-05 le vestigia di una chiesa primitiva dell'VIII sec. e a Môtiers, nel Val-de-Travers, quelle di un edificio di culto del VI-VII sec. Alla stessa categoria appartengono verosimilmente le chiese di Saint-Blaise e Cressier; quest'ultima sembra aver sostituito un tempio galloromano. Questi siti indicano che il litorale e il suo retroterra pedemontano, il Val-de-Ruz e il Val-de-Travers, vennero cristianizzati al più tardi nel VII sec. Al gruppo dei conventi giurassiani già esistenti o fondati nel VII sec. occorre aggiungere quello di Môtiers, anche se viene probabilmente cit. dalle fonti per la prima volta solo nel 1093. Il villaggio dispone ancora attualmente di due chiese: quella conventuale di S. Pietro, edificata alla fine del VI o nel VII sec., notevolmente ampliata nell'VIII-IX sec. e infine sconsacrata dopo la Riforma, e quella parrocchiale di Nostra Signora, costruita in epoca carolingia, ampliata e trasformata nell'XI sec. Una cappella collegava i due edifici.
Non si hanno che poche notizie sull'estensione della ventina di necropoli individuate sul litorale e nella regione dell'Entre-deux-Lacs. Lo scarso materiale rinvenuto documenta le abitudini vestimentarie della pop. galloromana, maggioritaria, e risale quasi esclusivamente al VII sec. Ad eccezione di alcuni oggetti a Cortaillod, Gorgier e Saint-Aubin, mancano invece reperti del VI sec. Rispetto ai territori confinanti a est, dove si sono rinvenute numerose testimonianze del VI sec., la regione neocastellana ha sviluppato soltanto più tardi l'abitudine di seppellire i morti con un corredo, malgrado la relativa agiatezza testimoniata dalla qualità dei ritrovamenti sepolcrali e dalla buona condizione fisica attestata dagli antropologi nel caso di Dombresson.
Due caratteristici esemplari di fibbie di cintura in ferro damaschinate o placcate in argento e ottone, di uso corrente nella Burgundia del VII sec., sono stati rinvenuti nelle tombe di Corcelles-Cormondrèche, mentre nella necropoli di Bel-Air (vicino ad Areuse, com. Boudry) nove tombe portate alla luce nel 1903 hanno restituito un abbondante corredo personale (orecchini in bronzo, fermaglio con doppio gancio munito di catena, fibula discoidale, ornamento di cintura con placche simmetriche). In altri due cimiteri sono stati ritrovati reperti di qualità eccezionale: in quello di La Rondenire, vicino a Cortaillod, in particolare una fibbia a placca forgiata costituita da un unico pezzo e un frammento di lamina di bronzo ornata da due grifoni accovacciati. A Le Landeron è stata invece rinvenuta una fibula discoidale in oro ornata di pietre incastonate e filigrana, degli orecchini e una piastra, oggi dispersi.
A Les Battieux (N.-Serrières) ca. 150 tombe vennero distrutte nel XIX sec., ma nel 1982 fu comunque possibile portare alla luce 38 sepolture contenenti alcune placche trapezoidali rivestite d'argento, un largo ornamento damaschinato di cintura, un coltello e un coltellaccio che richiamano la tipologia regionale del VII sec. Nella località di Le Châtelard a Bevaix, nei possedimenti del convento di S. Pietro, fondato nel 998, un cimitero con tombe allineate del VII sec. venne distrutto verso il 1840. A 200 m di distanza, uno scavo di salvataggio eseguito nel 1996 ha portato alla luce, accanto a una necropoli galloromana, fori per pali, fossi e fossati legati a un abitato. La natura del materiale rinvenuto e la datazione al radiocarbonio attestano un'occupazione continua dell'area fra il V e il VII sec. Nel X sec. i re di Borgogna detenevano numerose proprietà attorno al lago, tra cui Auvernier e Saint-Blaise, e possedevano probabilmente la tenuta di Colombier e la cittadina fortificata (castrum) di N. Quest'ultima non dovrebbe essere molto più antica della sua prima attestazione nelle fonti nel 1011. I re di Borgogna vi edificarono alcune fortificazioni e un'aula, all'origine del castello che sostituì Colombier come centro di potere. Tale spostamento dalla pianura a una collina di facile fortificazione era tipico dell'epoca. La città di N. si sviluppò solo più tardi e diede il suo nome al lago dal XIII sec.
Autrice/Autore: Jacques Bujard, Jean-Daniel Morerod / gbp
Attorno all'anno Mille, periodo a cui risalgono i primi documenti scritti tramandati, sono attestati due grandi possedimenti nella regione: il primo era costituito da beni regi situati nella città di N. (novum castellum), a Saint-Blaise e Auvernier, donati nel 1011 dal re di Borgogna Rodolfo III alla fidanzata Ermengarda; il secondo era quello dei Sigiboldides, fam. di importanti servitori dei re di Borgogna. I loro beni si trovavano in particolare a Bevaix, Brot, Corcelles, Chézard e Coffrane. Dal fatto che i signori di Colombier furono tra gli eredi dei Sigiboldides è possibile dedurre che questi ultimi avessero ricevuto la tenuta di Colombier dal re di Borgogna, che la possedeva ancora nel 937. Nel 1033 la regione neocastellana venne annessa al Sacro Romano Impero con tutto il regno di Borgogna. I de N., di cui non sono note con certezza le origini e il patrimonio iniziale, si affermarono soprattutto nei domini regi e meno in quelli dei Sigiboldides, dato che la loro influenza fu particolarmente forte tra N. e il lago di Bienne, mentre il litorale a ovest della città sfuggì a lungo al loro controllo. Ad ogni modo, secondo la tradizione fam. dei de N. del 1200 ca. il casato discendeva dai conti von Fenis, fam. attestata verso il 1100 (l'esistenza di una contea omonima non è però comprovata). Erano membri di quest'ultimo casato Burkhard ( 1107), vescovo di Basilea, e suo fratello Kuno, vescovo di Losanna ( ca. 1103). Alcuni diritti dei loro vescovadi furono probabilmente acquisiti dai von Fenis, che inoltre beneficiarono forse di donazioni imperiali, in particolare di Enrico IV, nel Val-de-Travers. Le prime informazioni sicure risalgono agli anni 1140-50, epoca in cui due fratelli, Manegold e Rodolphe I de N. ( ca. 1149), governavano congiuntamente la città. Questa comunione dimostra che la fam. ne era in possesso almeno dalla generazione precedente. Rodolphe I era pure signore di Arconciel grazie al suo matrimonio con una de Glâne. Il figlio Ulrich II ( 1191/92) ereditò l'intero patrimonio noto. Durante il suo dominio, estese la propria influenza nelle valli giurassiane, in particolare imponendosi quale avogadro del priorato di Môtiers, e nella regione dei tre laghi ai piedi del Giura, e spec. a Erlach. Conservò Arconciel e altri possedimenti dei de Glâne, ad esempio nei dintorni di Yverdon.
Rodolphe II e Ulrich III, eredi di Ulrich II, salvaguardarono l'unità della signoria e rafforzarono il ruolo di N. come capoluogo. Lo sviluppo della contea scompaginò le antiche strutture regionali. I domini dei de N. non coincidevano in effetti con il territorio neocastellano attuale, che prese forma con lo scioglimento della comunione ereditaria verso il 1218 e la sua divisione fra Ulrich III e il nipote Berthold. Secondo una cronaca del XIII sec. le proprietà furono allora ripartite in base a criteri linguistici. In seguito alla divisione, i d'Aarberg, ramo dei de N.-Nidau, si impossessarono della signoria di Valangin, attestata la prima volta nel 1242 e probabilmente detenuta nel XII sec. da una fam. indipendente.
Con la divisione dei beni fam. Berthold entrò in possesso dei territori di lingua franc., dove controllava in particolare N. e la regione dell'Entre-deux-Lacs. L'area di influenza del casato si estese verso ovest nel 1288, quando i conti de N. cessarono di essere vassalli diretti dell'Impero per divenire feudatari dei de Chalon, ottenendo così il Val-de-Travers e il villaggio di Boudevilliers, che costituiva un'enclave nella signoria di Valangin. Un omaggio di Rodolphe IV de N. a Jean de Chalon nel 1311 dimostra che il territorio comprendeva allora i beni dipendenti dai castelli di Rochefort e Boudry. A questi possedimenti omogenei, sui quali esercitavano la totalità dei diritti signorili e di giustizia, nel XV sec. i conti de N. aggiunsero temporaneamente i castelli di Gorgier e Vaumarcus, come pure, per diversi anni, alcuni diritti e signorie nel Paese di Vaud e poi soprattutto, grazie ad alleanze matrimoniali, nella Franca Contea. Alla fine del ME avevano tuttavia abbandonato o perso i loro possedimenti nel Vully, nel Paese di Vaud e nella Franca Contea.
La contea di N. in senso stretto, che aveva ereditato i confini giur. dell'enigmatica "baronia" menz. nell'omaggio del 1311, consolidò la propria unità territoriale e amministrativa nel XVI sec., in particolare con l'acquisizione della signoria vassalla di Colombier nel 1564. Al termine di un lungo processo, l'integrazione della signoria di Valangin nella contea nel 1592 pose i d'Orléans-Longueville a capo di uno Stato i cui confini corrispondevano in gran parte a quelli dell'attuale cant. Solo tardivamente il principato poté però affermare il proprio controllo su La Béroche, terra sottoposta al diritto consuetudinario di Estavayer, dove i signori de Gorgier e de Vaumarcus conservarono i diritti feudali fino al 1831.
Autrice/Autore: Jean-Daniel Morerod, Rémy Scheurer / gbp
Antica residenza dei re di Borgogna, il castello, in cui i de N. si insediarono definitivamente verso la metà del XII sec., venne ampliato e completato con fortificazioni e una chiesa collegiata, favorendo lo sviluppo di una cittadina. Rodolphe I e il figlio Ulrich II, i primi esponenti della dinastia attestati nelle fonti, furono i fondatori di una signoria che ebbe N. come centro.
Il casato si identificava con il castello e la collegiata al punto da farli raffigurare sui propri sigilli e sullo stemma di fam. Assunto negli ultimi anni del XII sec. e riconosciuto dal papa e dall'imperatore all'epoca di Ulrich II, il titolo comitale coronò le ambizioni dei de N. La fine del potere dei von Zähringen, estintisi nel 1218, indusse i de N. a ridefinire i loro rapporti con l'Impero, tanto più che le loro terre e i loro diritti derivavano verosimilmente da donazioni imperiali, oltre che da antichi diritti di sfruttamento dei boschi e di insediamento di coloni armati. Quest'ultimo privilegio fu probabilmente all'origine dello stanziamento nel Val-de-Ruz e nel Val-de-Travers di coloni (homines regales) che dipendevano direttamente dal conte.
Dalla fine del XII sec. N. consolidò sempre più il proprio ruolo di centro regionale di potere, che si avvaleva dell'aiuto dei monaci premonstratensi dell'abbazia di Fontaine-André e dei canonici della collegiata, fra cui Guillaume, futuro patrono di N. Il conte o signore de N. avocò a sé i diritti di giustizia sulla contrada e l'avogadria sui conventi, fra cui quello di Môtiers. I cittadini di N., cit. come tali dal 1185 e beneficiari dal 1214 di una carta di franchigia modellata sulle consuetudini di Besançon, assunsero un ruolo crescente nell'amministrazione della giustizia, in particolare durante i placiti e, dal 1400 ca., nelle udienze durante le quali venivano esaminati in appello gli affari di tutta la contea. Centro di un potere dinastico in piena ascesa nel XII sec. e all'inizio di quello successivo, N. e la regione circostante patirono per tutto il XIII sec. le conseguenze della spartizione avvenuta attorno al 1218 e delle rivalità tra cugini o con i vescovi di Basilea; nel 1249 la città venne persino presa d'assedio e distrutta dal vescovo. Il titolo comitale fu perso da Berthold a beneficio di Ulrich III e del ramo dei de N.-Nidau. Indeboliti e tornati semplici signori, i de N. persero l'immediatezza imperiale nel 1288 e vennero posti sotto la sovranità dei de Chalon da Rodolfo I d'Asburgo. Protrattosi fino al 1458, questo rapporto di sottomissione venne meno quando Louis de Chalon non riconobbe i von Hochberg quali eredi dei de Fribourg, ma ebbe ancora un influsso sulla successione del 1707. In occasione delle trattative del 1288, N. e i possedimenti del suo signore figuravano come un unico feudo imperiale.
N. conobbe una netta ripresa dalla fine del XIII sec. con Rodolphe IV (Rollin) e poi con Louis de N. Le rivalità fam. si risolsero a loro favore dopo l'emblematica vittoria di Coffrane, riportata nel 1296 sui d'Aarberg-Valangin (alla battaglia seguì nel 1301 la distruzione di La Bonneville), che permise a Rodolphe IV di riottenere il titolo comitale. Questo prestigio riconquistato trovò riscontro nel privilegio imperiale di battere moneta (scarsamente utilizzato), nella creazione di una rete di trattati di comborghesia che legò i conti alle potenze regionali quali Friburgo (1290), soprattutto Berna (1308) nonché Soletta (1369) e nella partecipazione alle campagne militari nelle Fiandre, in Lombardia e in Francia durante la guerra dei Cent'anni. A Rodolphe IV si deve anche la fondazione di Le Landeron (1328/29), al confine della contea con il principato vescovile di Basilea. Un imponente monumento funerario fatto erigere da Louis nella collegiata e completato dai suoi successori sottolineava l'importanza della dinastia. Rodolphe IV e Louis istituirono un'amministrazione stabile che produceva una documentazione omogenea, fra cui in particolare atti contabili sul modello savoiardo e inventari di beni fondiari. Da N. il conte controllava la rete di castellanie e di Mairies con l'ausilio dell'esattore generale, del balivo e del maggiordomo, assistiti da notai comitali che redigevano i loro atti in franc. Questa rete costituì la base dell'apparato statale della regione di N. fino al 1848, anche se i signori di Valangin, restii a dichiararsi vassalli, disposero fino alla conclusione del XVI sec. di un'amministrazione autonoma.
Il personale amministrativo (soprattutto laici) guadagnò importanza con le assenze dei conti, poi dei principi, che, dapprima sporadiche sotto i de N., divennero frequenti nel caso dei de Fribourg (fine del 1395-1458) e dei von Hochberg (1458-1503) - titolari di importanti cariche in Borgogna e in Francia - e poi quasi costanti in quello dei d'Orléans-Longueville (1504-1707). Nel XIV e XV sec. la contea si configurava sostanzialmente come un unico vasto possedimento i cui redditi provenivano soprattutto dalla proprietà fondiaria. Né la cittadinanza, a parziale eccezione di quella di N., né le poche fam. feudali né i monasteri erano in grado di controbilanciare il potere dei conti; nonostante le numerose assenze di questi ultimi, il castello non costituiva allora solo un centro di potere amministrativo, ma anche una corte in alcuni periodi piuttosto sontuosa.
Autrice/Autore: Jean-Daniel Morerod, Rémy Scheurer / gbp
Dopo la morte di Philipp von Hochberg (1503), sua figlia Johanna ereditò la contea di N. e sposò l'anno successivo Luigi d'Orléans (1516), principe di sangue reale e discendente di Jean d'Orléans, il celebre Dunois, compagno d'armi di Giovanna d'Arco. Una presenza franc. così ingombrante indusse i cant. sviz. a occupare preventivamente la contea durante le guerre d'Italia e a farne un baliaggio comune (1512-29). Grazie soprattutto a Francesco I, la contessa recuperò la sovranità su queste terre, ma non riuscì a impedire ai suoi sudditi di passare alla Riforma. La sua cattiva gestione finanziaria la obbligò inoltre a concedere in appalto ai cittadini di N. l'esazione della maggior parte dei tributi della contea, che considerò persino di vendere a Friburgo. Solo alla fine del XVI sec., grazie al buon governo di Maria di Borbone, reggente della contea, venne meno il rischio per i d'Orléans-Longueville di vedere N. divenire una città-Stato come altri centri sviz. Tuttavia l'antagonismo fra autorità urbane e comitali permase per sec. Assenti dalla contea, i d'Orléans-Longueville designarono in loro rappresentanza un governatore (1529), cui affiancarono un consiglio che dal 1580 assunse il nome di Consiglio di Stato. Oltre a essere un organo consultivo, svolgeva anche mansioni amministrative e giudiziarie ed era particolarmente attivo nella prevenzione dei conflitti e nella composizione delle vertenze, soprattutto quelle riguardanti le comunità. Questa alta istituzione d'ancien régime sopravvisse alla rivoluzione del 1848.
Il conte - che assunse nel 1571 il titolo di "conte sovrano di N. in Svizzera" (Léonor d'Orléans), dal 1618 quello di "principe e signore sovrano delle contee di N. e Valangin per grazia di Dio" (Henri II) - sceglieva abitualmente il governatore fra gli esponenti delle fam. del patriziato cittadino di Friburgo o Soletta, quindi di confessione catt. Talvolta si faceva rappresentare temporaneamente da un signore franc., insignito del titolo di ambasciatore, che aveva autorità sul governatore in carica. Il Consiglio di Stato era composto da un numero variabile ma ristretto di magistrati (da due a 14). Si trattava quasi sempre di laici, soprattutto ufficiali di giustizia e delle finanze, nominati a vita e scelti fra le fam. del patriziato cittadino di N., più raramente di Boudry o Le Landeron. Dal XVI sec. il principe riconobbe loro lo statuto di nobili. Numerosi Consiglieri di Stato e ufficiali civili e militari si recavano personalmente presso il principe in Francia, che era coadiuvato da un Consiglio privato incaricato degli affari del principato. In tal modo N. subiva l'influenza franc. Il Consiglio di Stato capeggiava l'amministrazione tradizionale e fu all'origine di una gestione centralizzata, retta dalla metà del XVII sec. da un cancelliere. Era il Consiglio di Stato a proporre al principe i nominativi degli ufficiali di finanza e di giustizia delle varie circoscrizioni (castellanie e mairies) del principato ed era il Consiglio di Stato che li controllava. Oltre a ricoprire talvolta responsabilità ministeriali, come quella di esattore generale delle finanze, i Consiglieri di Stato esercitavano molto spesso pure la carica di castellano, maire o esattore regionale.
Se la Carolina influenzò il diritto del principato dal 1532, il suo utilizzo non venne mai ufficializzato. Nel XVI e XVII sec. le consuetudini amministrative del regno di Francia segnarono fortemente quelle di N. e la loro terminologia istituzionale. Di fronte a Luigi XIV i d'Orléans-Longueville si mostrarono però molto gelosi della loro sovranità e riuscirono a evitare che il parlamento di Parigi diventasse il tribunale d'appello delle cause giudicate a N. Nel 1648 Henri II tentò persino di far accettare N. come cant. in seno alla Conf. Per agevolare la riscossione dei tributi, i d'Orléans-Longueville riunirono le diverse entrate territoriali e crearono la carica permanente di esattore generale. Rimasti essenzialmente quelli caratteristici di un grande possedimento, i tributi della contea continuarono a essere riscossi in natura. Il settore viticolo permetteva l'esportazione - su corsi d'acqua - del vino, acquistato per lo più da mercanti solettesi, che lo pagavano in scudi d'oro del sole; in tal modo una parte dell'oro versato dal re agli Svizzeri tornava in Francia, a beneficio dei d'Orléans-Longueville. La coniazione di monete a N. da parte dei d'Orléans-Longueville (reintrodotta da Maria di Borbone nel 1589) rappresentava una rivendicazione di sovranità piuttosto che un'attestazione dell'importanza economica del principato, a dispetto delle ambizioni di Henri II, ideatore del progetto di una città nuova (Henripolis) che avrebbe dovuto prosperare grazie alla creazione di una via navigabile fra Rotterdam e Marsiglia (progetto del canale di Entreroches).
Il dominio dei d'Orléans-Longueville, sebbene messo in ombra nella memoria storica collettiva dal ricordo degli anni di appartenenza al re di Prussia, fu il periodo di costituzione dell'unità territoriale, di affermazione di un'autorità politica forte e di introduzione di riforme amministrative, come la creazione della mairie di La Chaux-de-Fonds (1656), che nelle Montagnes neuchâteloises portò a un'organizzazione territoriale i cui confini correvano paralleli e non più perpendicolari alle creste del Giura. Tale epoca fu pure caratterizzata dalla soppressione dell'imposta della taglia (1634) ancora presente, sia pure limitatamente ad alcune zone (soprattutto nel Val-de-Travers), e dal conferimento del titolo nobiliare a diversi esponenti del patriziato cittadino di N., attivi come ufficiali, e ai loro discendenti. In quel periodo si delineò infine una netta distinzione fra autorità civili e religiose, conforme a un principato che costituiva in Europa una delle rare eccezioni al principio cuius regio, eius religio.
Il principato di N. ebbe con la Conf. stretti legami grazie ai trattati di comborghesia conclusi dal sovrano, ma anche dai com. di N., Le Landeron e Valangin, con numerose città sviz., fra cui in particolare Friburgo, Berna, Soletta e Lucerna. Le autorità neocastellane rivendicavano tale appartenenza, spec. in ambito religioso ed economico. Alleato dei cant. sviz., N. non disponeva però di un seggio alla Dieta fed. Il diritto elvetico si estese a N. soprattutto in seguito all'occupazione del 1512-29. Mentre fallì il suo tentativo di far riconoscere il principato come cant., nel 1657 Henri II riuscì a concludere con Luigi XIV un trattato di alleanza che includeva N. nei futuri rinnovamenti delle alleanze franco-sviz. e in cui egli veniva designato come "principe sovrano di N. e Valangin in Svizzera".
Nel XVI sec. e all'inizio del XVII sec. la contea si trovò spesso sotto l'autorità di donne - fra cui si distinse Maria di Borbone -, che esercitavano la reggenza durante la minore età dell'erede legittimo. Henri II, l'esponente di maggiore rilievo della dinastia, lasciò due eredi maschi nel 1663: il primogenito Jean-Louis-Charles abdicò a favore del cadetto Charles-Paris nel 1668, ma questi morì nel 1672. Iniziò allora un periodo agitato dalle lotte fra i pretendenti alla successione, dapprima tra Marie de Nemours, figlia di primo letto di Henri II, e Anne Geneviève di Borbone, madre e tutrice di Jean-Louis-Charles, minorato mentale, poi, dopo la morte di quest'ultimo (1694), fra Marie de Nemours e il principe Francesco Luigi di Borbone-Conti. La successione di N. era dunque aperta molto prima della morte di Marie (15.6.1707), l'ultima esponente della dinastia alla guida del principato.
Autrice/Autore: Jean-Daniel Morerod, Rémy Scheurer / gbp
La morte di Marie de Nemours provocò un profondo sconvolgimento nel principato e la sua successione divenne un affare europeo. Il tribunale sovrano dei Tre Stati, che nel 1694 aveva posto Marie alla testa del principato, aveva il compito di indicarne il successore. Durante l'estate del 1707 19 presunti eredi perorarono la loro causa davanti ai 12 giudici neocastellani che costituivano il tribunale. Nove pretendenti, che giustificavano la loro legittimità invocando diritti testamentari o ereditari nella successione dei d'Orléans-Longueville o in quella del casato de Chalon, vennero infine ammessi al processo. Ancora turbati dalla revoca dell'editto di Nantes (1685), i giudici neocastellani manifestarono la loro opposizione a ogni influenza franc. e il 3.11.1707 designarono come principe di N. Federico I, re di Prussia. In Francia questa sentenza suscitò vive reazioni e, all'inizio del 1708, Luigi XIV considerò la possibilità di invadere il principato con le sue guarnigioni della Franca Contea. I cant. sviz. legati a N. da trattati di comborghesia si mobilitarono, ma la congiuntura politica europea fece cadere il progetto di occupazione. Nel 1713, con la pace di Utrecht, le grandi potenze sancirono il passaggio di N. nelle mani degli Hohenzollern. In seguito a ciò, soltanto Soletta, uno dei tre cant. alleati di N., accettò di rinnovare il trattato di comborghesia nel 1756, successivamente non furono più concluse o rinnovate alleanze fra N. e un cant. sviz.
Autrice/Autore: Jean-Pierre Jelmini / gbp
Per consolidare il suo potere, il re di Prussia riconobbe alle istituzioni locali diversi diritti acquisiti, facendoli registrare nei cosiddetti Articles généraux diretti alle Quatre-Bourgeoisies (N., Boudry, Le Landeron e Valangin) e negli Articles particuliers per i cittadini di N. e Valangin. Anch'egli rif., il re rassicurò gli ab. sul piano religioso e concesse loro l'importante prerogativa di essere amministrati unicamente da autoctoni. Soltanto il governatore era straniero, ma da allora sarebbe stato di confessione rif. Iniziò così un lungo periodo di pace, favorevole allo sviluppo del commercio e delle industrie locali. Ad eccezione dell'interregno di Napoleone I dal 1806 al 1814, sei monarchi prussiani regnarono sul principato fino al 1848, in un regime di unione personale: Federico I (1707-13), Federico Guglielmo I (1713-40), Federico II (1740-86), Federico Guglielmo II (1786-97), Federico Guglielmo III (1797-1806, poi 1814-40) e Federico Guglielmo IV (1840-48). Nel complesso si può affermare che i nuovi sovrani, impegnati nel consolidamento del regno di Prussia creato nel 1701, dimostrarono un interesse politico limitato nei confronti del loro lontano principato. Da N. ricavarono soprattutto profitti materiali, lasciando il privilegio della condotta degli affari all'aristocrazia locale, che consolidò così il proprio controllo sulla regione e i suoi ab. Questo disinteresse dei principi, combinato con la presenza di governatori stranieri poco legati al Paese (come George Keith), favorì notoriamente la tendenza "elvetista" di alcune élite neocastellane.
Nonostante fosse soltanto un principe di transizione, Federico I si dimostrò attento al benessere dei suoi sudditi, mentre il suo successore si sforzò più che altro, attraverso una politica conciliante, di evitare che i problemi interni del principato interferissero con il rafforzamento della potenza prussiana. Il regime illuminato di Federico II non sembra aver trovato applicazione a N., nei cui confronti il monarca si dimostrò pignolo, litigioso e avido di profitti. Tentò di incrementare le entrate fiscali introducendo nel 1748 un sistema di appalto per la riscossione delle imposte e provocando in tal modo una sommossa popolare culminata nel 1768 con il brutale assassinio dell'avvocato generale Claude Gaudot (affare Gaudot). Sostenne però le iniziative degli imprenditori, garantendo loro i privilegi previsti negli Articles généraux.
Federico Guglielmo II, il cui regno fu dominato dalle coalizioni e dalle guerre contro la Francia rivoluzionaria, prestò scarsa attenzione a N. Contrariamente al confinante principato vescovile di Basilea, N. non subì l'invasione delle truppe franc., poiché le autorità rivoluzionarie volevano evitare di confrontarsi con il re di Prussia. La Rivoluzione trovò una certa eco nel principato, soprattutto nelle Montagnes neuchâteloises. Dal 1791 suscitò simpatie; nei due anni successivi vennero innalzati alberi della libertà e scoppiarono tumulti. La calma tornò grazie alla fermezza del governo che riuscì a dividere il movimento rivoluzionario. Si trattò comunque della prima occasione in cui vennero posti in discussione i fondamenti dell'ancien régime. Il 1798 non segnò una cesura nella storia di N., che non entrò a far parte della Repubblica elvetica né venne annesso a un Dip. franc., costituendo quindi un'eccezione nel panorama politico sviz. dell'epoca.
Autrice/Autore: Jean-Pierre Jelmini / gbp
Dopo la vittoria di Austerlitz (1805) Napoleone I cedette il ducato di Hannover alla Prussia in cambio di vari possedimenti sparsi degli Hohenzollern, tra cui il principato di N. Egli ne attribuì la sovranità a uno dei suoi ufficiali più capaci, il maresciallo Berthier, ministro della guerra e capo di Stato maggiore generale. Nel marzo del 1806 Nicolas-Charles Oudinot, maresciallo dell'Impero, occupò il principato, mentre Berthier assunse il titolo di principe di N. e duca di Valangin.
Come i monarchi che lo avevano preceduto, Berthier, che non mise mai piede a N., amministrò il suo possedimento tramite il Consiglio di Stato e un governatore molto apprezzato, François Victor Jean de Lesperut. Sia pure a distanza, Berthier dettò i capisaldi delle riforme "napoleoniche" che desiderava introdurre, quali il miglioramento delle vie di comunicazione, la revisione delle strutture giudiziarie e la modernizzazione dell'agricoltura tramite l'abolizione degli antichi diritti e tributi feudali. Riorganizzò inoltre il servizio postale e la polizia senza tuttavia riuscire a uniformare la legislazione. Autorizzò pure la celebrazione pubblica della messa nella collegiata di N.
Coloro che attendevano da Berthier un'autentica modernizzazione dello Stato rimasero delusi, mentre i detentori di fatto del potere dovettero sottomettersi alla sua autorità e non apprezzarono affatto tale cambiamento. Vero regime di transizione fra due epoche, il governo Berthier non durò abbastanza a lungo per influenzare in modo determinante la storia di N. Vennero comunque compiuti alcuni passi in direzione di uno Stato più dinamico e più attento al benessere dei suoi ab.
Autrice/Autore: Jean-Pierre Jelmini / gbp
Con la cessione del principato a Napoleone I nel 1806, Federico Guglielmo III si era inimicato una parte dei suoi sudditi. Quando rientrò in possesso di N. nel 1815, il Paese non era più quello di prima. I fautori di un avvicinamento alla Svizzera, fra cui il procuratore generale Georges de Rougemont, erano divenuti sempre più attivi e il 12.9.1814 avevano ottenuto il riconoscimento di N. quale ventunesimo cant. da parte della Dieta fed.
Le autorità neocastellane attendevano dal congresso di Vienna la ratifica dell'adesione del principato alla Conf. come cant. e un ampliamento del suo territorio con l'aggregazione della signoria di Erguel, dell'ex baliaggio di Grandson e del territorio situato a sud del Doubs fra il castello di Joux e Les Brenets. Queste rivendicazioni territoriali non furono accolte, ma N. ricevette infine il com. di Le Cerneux-Péquignot e il franc-alleu ("allodio") di Lignières. Sul piano politico, N. fu al centro di un compromesso infelice. Con la restaurazione degli Hohenzollern alla guida del principato e il contemporaneo riconoscimento del suo statuto di cant. sovrano - un doppio statuto che faceva di N. un caso unico in Svizzera - le grandi potenze avevano creato una situazione ambigua che ne influenzò sensibilmente le vicende successive.
Senza grande entusiasmo, il re istituì le Audiences générales, un forma embrionale di parlamento, di cui nominava la maggioranza dei membri. La rivoluzione del luglio del 1830 in Francia fu seguita da alcuni disordini nel principato. Nel 1831 Federico Guglielmo III sostituì le Audiences générales con un Corps législatif, eletto con il sistema censitario, applicando una prima forma di separazione dei poteri. Ciononostante l'insoddisfazione dei democratici non diminuì e sfociò, nel 1831, in una sommossa capeggiata da Alphonse Bourquin. L'insurrezione, che costrinse le autorità a ricorrere alla mediazione conf., venne domata e i fomentatori dei disordini severamente puniti. Questi "martiri della libertà" gettarono però le premesse per una rivoluzione decisiva. L'abolizione di alcuni privilegi e la visita di Federico Guglielmo IV nel 1842 alimentarono l'illusione che il regime godesse di una certa popolarità. Legami sempre più forti univano infatti una parte dell'élite locale alla classe politica sviz. Le milizie neocastellane erano sottoposte ai regolamenti militari conf. e N. teneva a disposizione della Conf. un contingente d'élite e uno di riserva, per un totale di quasi 2000 uomini. Le esercitazioni e le ispezioni fed., le scuole per ufficiali, ma anche le feste fed. di soc. a carattere marcatamente patriottico contribuirono alla maturazione del progetto repubblicano. Dal canto loro, dal 1832 le autorità del principato divennero sempre più diffidenti nei confronti della Svizzera, dove i radicali si erano imposti in diversi cant. Nel 1832 N. si unì ai cant. conservatori nella Lega di Sarnen e chiese invano al re di dissolvere il legame con la Conf. Il disagio raggiunse il suo culmine con il Sonderbund: N. si screditò completamente agli occhi dei futuri vincitori proclamando, unico cant. rif. con Basilea Città, la propria neutralità. Poco a poco la struttura ormai anacronistica del principato iniziò a sgretolarsi. Fatta eccezione per le fam. legate per interesse politico o materiale a un sistema ereditato dall'epoca feudale, i Neocastellani - in particolare nelle Montagnes neuchâteloises e nel Val-de-Travers - aspiravano sempre più numerosi alla costituzione di un autentico cant. sviz.
Autrice/Autore: Jean-Pierre Jelmini / gbp
Lo studio della demografia neocastellana comporta considerevoli difficoltà documentarie fino alla metà del XVIII sec., quando l'amministrazione prussiana introdusse censimenti annuali (1750/52). Benché poco precisi, questi ultimi forniscono indicazioni di massima che integrano i dati offerti dalla registrazione progressiva di battesimi, matrimoni e sepolture dal XVI sec. - quindi relativamente tardiva - da parte ecclesiastica.
Il popolamento della fascia rivierasca risale al periodo galloromano o burgundo. L'evoluzione dei dissodamenti mette in luce un'incontestabile crescita demografica nel XII e nel XIII sec. e all'inizio del XIV sec., lungo il litorale e nelle valli mediane. In seguito anche le alture, a lungo praticamente disabitate, vennero progressivamente popolate: dal Val-de-Ruz e dal Val-de-Travers furono stabilmente occupate le regioni di La Chaux-de-Fonds/Le Locle e di Les Verrières e la valle di La Brévine. La colonizzazione dei territori d'altura avvenne anche dalla valle di Morteau e dalla Franca Contea. L'epidemia di peste della metà del XIV sec. interruppe questa vitalità, con effetti catastrofici: si stima che la pop. diminuì di ca. un terzo.
I rari rilevamenti della fine del ME, approssimativi e lacunosi, datano solo del XV sec. (visite pastorali del 1416-17 e del 1453); se ne può estrapolare una pop. di ca. 6500 ab. nel 1416-17. Sulla base di questi dati il XV sec. corrispose probabilmente, quantomeno nella regione delle Montagnes neuchâteloises, a un periodo di ripresa economica e demografica e di colonizzazione che conferì alla signoria di Valangin un'importanza all'origine nel sec. successivo dell'interesse dei conti de N. per questi territori.
Autrice/Autore: Philippe Henry / cor
Questo dinamismo si protrasse nel XVI e all'inizio del XVII sec. secondo dimensioni e ritmi noti in modo molto impreciso: se lo sviluppo dell'infrastruttura amministrativa (nuove circoscrizioni giudiziarie, parrocchie, scuole) ed economica (fiere e mercati) ne costituisce un indizio sicuro, poco si sa delle dimensioni e dei ritmi della crescita. Si trattò dell'ultima fase del popolamento delle alture; nell'arco di un sec. il numero di ab. di Le Locle, La Chaux-de-Fonds e Les Verrières triplicò. Alla metà del XVII sec. si può supporre una pop. tra i 25'000 e i 27'000 ab. (14'000-15'000 nella contea di N., di cui 2000-3000 nel capoluogo; 11'000-12'000 nella signoria di Valangin, che ne contava solo 3600 nel 1531). Si giunse dunque per effetto della colonizzazione a una nuova distribuzione della pop. tra le parti più e meno elevate del Paese.
Considerato nel suo insieme, il XVII sec. corrispose a una fase prossima alla stagnazione. La pop. soffrì localmente le ricadute della guerra dei Trent'anni, particolarmente pesanti nelle regioni di frontiera (principato vescovile di Basilea). Cattivi raccolti ed epidemie provocarono nuovi picchi di mortalità. La frequenza delle epidemie di peste, già significativamente attestate nel XVI sec. (anni 1550-60 e 1580-90), si confermò negli anni 1620-30 e soprattutto 1630-40. La prima stima del XVIII sec. permette di ipotizzare nel 1712 una cifra, molto approssimativa, di 28'000-29'000 ab. (secondo altre valutazioni 25'000-28'000 all'inizio del sec.), non lontana dalle stime relative alla metà del XVII sec.
Questo stallo si protrasse fin verso il 1750. Prima dello sviluppo industriale si può parlare di sovrappopolazione di un Paese ancora ampiamente dominato dall'agricoltura, dall'allevamento e dalla viticoltura, che costituiva quindi un territorio chiuso soggetto a emigrazione piuttosto che a immigrazione. La seconda ondata di rifugiati per fede, soprattutto negli anni successivi alla revoca dell'editto di Nantes (1685), provocò ad esempio il passaggio di migliaia di ugonotti in transito verso i Paesi ted., ma il numero di coloro che si stabilirono definitivamente nella regione fu ridotto.
Autrice/Autore: Philippe Henry / cor
La situazione mutò radicalmente dagli anni 1750-60, caratterizzati da un nuovo contesto climatico, alimentare, igienico e medico, ma soprattutto dal decollo economico neocastellano. La pop. passò da 32'300 a 48'700 ab. dal 1752 al 1806 e si mantenne in seguito stabile (51'300 ab. nel 1815), collocando N. fra le regioni più dinamiche dal profilo demografico fra i cant. sviz. industrializzati. La crescita fu particolarmente marcata nelle aree di immigrazione per motivi di lavoro, fattore principale di questa espansione. La percentuale degli "stranieri" (Svizzeri e stranieri nell'accezione moderna del termine) passò dal 10% ca. del 1750 al 27% del 1806; le zone maggiormente interessate furono quelle dell'industria orologiera e delle indiane. Nel 1806 si registrava il 34% di "stranieri" nella giurisdizione civile di La Chaux-de-Fonds (centro orologiero), attorno al 47% a Boudry e il 37% a Cortaillod (centro della fabbricazione di indiane). La stessa città di N. contava una maggioranza di ab. non neocastellani (51%).
L'evoluzione naturale di questa pop. in movimento resta poco conosciuta. Alcune analisi circoscritte, riferite in particolare a Cortaillod, mettono in luce un aumento della natalità, riconducibile a una concezione più moderna e libera del matrimonio (ne è testimonianza il moltiplicarsi del numero dei concepimenti prematrimoniali). Tuttavia, per l'insieme del Paese la crescita naturale - fattore secondario per la spiegazione dell'aumento degli effettivi - sembra essere legata a una regressione della mortalità piuttosto che a un incremento della natalità (a Fleurier la mortalità passò dal 30‰ ca. nel 1750-70 al 18‰ agli inizi del XIX sec.). Per quanto epidemie letali continuassero a diffondersi, in particolare tra i bambini (vaiolo), non comportarono in quest'epoca tassi di mortalità molto elevati come ad esempio alla fine del XVII sec., in ogni caso non più di quanto fecero i cattivi raccolti.
Prolungando l'espansione avviata negli anni 1750-60, la crescita degli inizi del XIX sec. permise di raggiungere i 70'753 ab. nel 1850 (secondo il primo censimento fed., 68'250 nel 1846). L'andamento non fu lineare: l'aumento fu sensibile, dopo un periodo di forte rallentamento al termine delle guerre napoleoniche (si passò da 51'300 ab. nel 1815 a soli 53'600 nel 1827), solo dagli anni 1830-40 (54'800 ab. nel 1832, 59'500 nel 1837) e soprattutto nel decennio 1840-50. Accanto ai fattori generali che spiegano la crescita demografica europea lungo il XIX sec., ebbero un ruolo determinante le strutture e la congiuntura economiche. L'immigrazione si sviluppò, spec. tra il 1825 e il 1848, in parallelo a una nascente e ancora modesta corrente di emigrazione verso gli altri cant. sviz. o verso mete più lontane (in particolare l'America del nord). Nel 1846 la percentuale dei non Neocastellani (principalmente sviz.) raggiunse il 36%; la loro crescita fu parallela allo sviluppo dell'orologeria (10'000 lavoratori in questo settore nel 1846, cioè più del doppio degli effettivi del 1827), divenuta il settore chiave della modernizzazione economica del Paese in seguito al crollo dell'industria delle indiane dalla Restaurazione. Le città della regione e le zone circostanti, toccate da questo processo, si ingrandirono: se nel 1850 la città di N. contava solo 7700 ab., ve ne erano 12'600 a La Chaux-de-Fonds, e addirittura 7500 a Le Locle (all'epoca in Svizzera solo otto città superavano i 10'000 ab.). L'inizio del XIX sec. vide dunque l'accelerazione della modernizzazione demografica (crescita, apertura), tradottasi anche in un'urbanizzazione che spostò il centro di gravità demografico ed economico nella regione delle Montagnes neuchâteloises. Questa evoluzione condusse poi a mutazioni sociali dalle pesanti conseguenze politiche.
Autrice/Autore: Philippe Henry / cor
Le principali vie di comunicazione che attraversavano la Svizzera non conducevano al Paese di N., che era pertanto isolato dai centri economici. Solo il lago permetteva di esportare prodotti, come la pietra proveniente dalle cave di Hauterive, verso alcune città dell'Altopiano, mentre il commercio regionale con la Franca Contea (in particolare sale di Salins) prendeva la via del Val-de-Travers, detta strada di Francia.
La peste del 1349 sembrò porre fine temporaneamente all'espansione dell'agricoltura di sussistenza. Il terreno era poco produttivo e le sue scarse rese dipendevano fortemente dalle variazioni climatiche. Il Paese soffrì spesso la penuria di cereali. Le regioni dedite all'allevamento necessitavano di vaste superfici per la cura di greggi esigue. Le decime e i censi fondiari, molto diversificati a seconda delle regioni e delle condizioni delle persone, gravavano pesantemente sui piccoli proprietari. Il signore locale, le cui rendite dipendevano in larga misura dall'agricoltura, faceva coltivare anche i propri vigneti, concedendo un terzo del raccolto ai viticoltori. Durante tutto il ME i vigneti accrebbero la loro estensione e divennero un'importante risorsa per le zone rivierasche. Nella parte più elevata del Paese i dissodamenti permisero di ridurre la superficie boschiva in favore dell'allevamento e della coltivazione dell'avena.
Le attività artigianali rimasero marginali e solo l'estrazione e la lavorazione del ferro, soprattutto nel Val-de-Travers (dal 1396) e in particolare a Saint-Sulpice, furono redditizie, benché legate alla realizzazione di attrezzi agricoli. In declino dal XVI sec., tale produzione cessò del tutto nel XVIII sec. La forte presenza dal XV sec. di mulini lungo i corsi d'acqua, in particolare a Serrières dove venne impiantata una cartiera, testimonia tuttavia l'esistenza di attività economiche più importanti di un semplice artigianato di interesse locale.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / cor
Le attività agricole tradizionali furono economicamente predominanti fino alla metà del XVIII sec. Verso il 1848 un terzo degli attivi era ancora impiegato in questo settore, ma la produzione era ormai insufficiente a soddisfare una domanda in crescita per il costante aumento della pop. I prezzi dei prodotti agricoli erano suscettibili di importanti fluttuazioni legate alle cattive condizioni climatiche o alle crisi politiche; ciononostante, la lenta introduzione nel corso del XVIII sec. di metodi di coltivazione ispirati alla dottrina fisiocratica assicurò migliori rendimenti (diminuzione del maggese, divieto del libero pascolo). La Soc. di emulazione patriottica, fondata nel 1791, pubblicò numerose monografie sulle riforme agricole e assecondò la produzione saggistica di precursori quali Jean-Charles-Albert de Büren, Frédéric-Auguste de Montmollin e David-Guillaume Huguenin. Malgrado alcuni evidenti progressi nelle tecniche agricole, il Paese dovette fare ampio ricorso all'importazione di derrate alimentari, in primo luogo dalla Francia e dalla Germania meridionale. L'economia forestale era ugualmente incapace di soddisfare i bisogni del Paese e i boschi erano spesso sovrasfruttati per alimentare i forni da calce o le carbonaie. Le manifatture di indiane, l'attività edilizia e i laboratori di orologeria consumavano anch'essi grandi quantitativi di legna. Nel XVIII sec. le aziende agricole tendenzialmente si ampliarono per svolgere nuove attività, legate in particolare all'artigianato orologiero o alla realizzazione di merletti.
La viticoltura rimase l'attività privilegiata nelle zone rivierasche. All'inizio del XIX sec. i vigneti si estendevano su oltre 1200 ettari, vale a dire ca. il doppio della superficie occupata nel 2006. L'espansione della vigna a scapito dei terreni seminati a grano, attestata dal ME, allarmava le autorità, preoccupate di assicurare gli approvvigionamenti cerealicoli del Paese. La maggior parte dei vigneti apparteneva a piccoli coltivatori, ma alcuni cittadini di N. costituirono vaste tenute viticole di diverse centinaia di ettari. I vigneti producevano principalmente vino bianco (chasselas), spesso di assai mediocre qualità. Il prezzo del vino fu a lungo all'origine di dissidi tra le pop. che coltivavano la vite e quelle della regione delle Montagnes neuchâteloises, che preferivano importare il vino dalla Francia. Fu necessario attendere la prima metà del XIX sec. perché una parte del raccolto venisse trasformata in vino spumante, più facilmente esportabile in Prussia. La prima casa di produzione, la Bouvier Frères (oggi Caves Chatenay-Bouvier SA), venne aperta nel 1811; la casa Mauler, a Môtiers, risale al 1829.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / cor
Nonostante alcuni gravi periodi di crisi, gli anni tra il 1750 e il 1848 furono decisivi per il decollo delle produzioni manifatturiere destinate all'esportazione: la merletteria, le indiane e l'orologeria. Progressivamente quest'ultimo ramo soppiantò le attività legate al settore tessile e rafforzò il carattere monoindustriale del principato. L'industrializzazione neocastellana si basava in primo luogo su un'organizzazione del lavoro di tipo artigianale; nell'orologeria, ad esempio, le prime vere fabbriche fecero la loro comparsa solo nella seconda metà del XIX sec. Il lavoro a domicilio (Verlagssystem) era dominante, ad eccezione di alcuni rari casi nell'industria delle indiane e nella fabbricazione di abbozzi per orologi. La Fabrique-Neuve de Cortaillod (1752-1854) e la fabbrica di abbozzi di Fontainemelon (1793, oggi ETA SA) erano gli unici stabilimenti che impiegavano una manodopera numerosa. Prima dell'apertura di queste fabbriche, N. conosceva solo una limitata produzione di materie prime (miniere di ferro e di Asfalto nel Val-de-Travers), accanto a uno sfruttamento intensivo dei mulini ad acqua. La transizione da queste attività tradizionali alle prime industrie venne favorita dalle competenze acquisite nelle fucine e nelle officine degli artigiani metallurgici. Tra i fattori propulsivi dello sviluppo industriale non vanno dimenticati il nuovo approccio culturale ispirato alla Riforma e la seconda ondata di rifugiati ugonotti che introdusse a N. nuove pratiche. Inoltre, le autorità del principato, favorevoli ai principi del liberalismo economico, promossero il libero esercizio di mestieri altrove sottoposti a protezione e sostanzialmente non tassarono le persone giur.
La piazza commerciale di N. divenne da allora fortemente attrattiva per gli investitori stranieri; la sua appartenenza alla corona di Prussia accentuò ulteriormente questo interesse. Pur senza praticare una politica interventista, il Consiglio di Stato mostrò di sostenere uno sviluppo industriale e commerciale all'origine di un notevole miglioramento delle condizioni economiche della pop. Alcuni Neocastellani si distinsero sul piano intern. nel commercio e nelle attività bancarie, come i de Pourtalès (in particolare con Jacques-Louis), David de Pury a Lisbona o Jean-Frédéric Perregaux e Denis de Rougemont a Parigi.
La merletteria, diffusasi dal XVII sec., fornì lavoro a una manodopera femminile sparsa nelle aziende agricole delle Montagnes neuchâteloises e attiva per conto di imprenditori che procuravano alle operaie la materia prima e smerciavano i prodotti finiti sui mercati europei. Il suo declino, iniziato dagli anni 1820-30, derivò dalla mancata meccanizzazione ma soprattutto dall'incapacità di rivaleggiare con l'orologeria. L'industria delle indiane, che pure in precedenza aveva assicurato il prestigio intern. di N., condivise questo destino. Importata dal centro manifatturiero di Ginevra nella prima metà del XVIII sec., la produzione di indiane si diffuse nelle zone rivierasche grazie a negozianti ugonotti come Jean-Jacques Deluze. Numerose fabbriche sorte nella regione di Areuse producevano per soc. commerciali con sede a N.; questi traffici intern. permisero la costituzione di ricchezze considerevoli da cui trasse beneficio la città di N.
Solo l'orologeria, sviluppatasi nella regione delle Montagnes neuchâteloises dal XVII sec. e come la merletteria organizzata secondo il Verlagssystem, riuscì a sopravvivere alle numerose crisi che la colpirono. L'estrema specializzazione del lavoro permetteva all'imprenditore di ottenere a prezzo contenuto i pezzi necessari alla fabbricazione di un orologio o di un pendolo. Benché numerosi agricoltori abbiano beneficiato di questa utile fonte di guadagno, il loro ruolo è stato spesso enfatizzato, considerato che molto rapidamente officine aperte in città quali Le Locle o La Chaux-de-Fonds costituirono il fulcro di un'industria estremamente esigente dal profilo tecnico. Fu proprio attorno a celebri orologiai come Pierre ed Henri-Louis Jaquet-Droz, Ferdinand Berthoud, Jacques-Frédéric Houriet o Abraham-Louis Breguet che nacque una vera e propria industria che caratterizzò durevolmente il panorama economico del cant. Dal XVIII sec. la produzione orologiera neocastellana fu esportata in tutto il mondo, garantendo la prosperità delle città delle Montagnes neuchâteloises e contribuendo alla diffusione delle nuove idee.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / cor
Nel ME il territorio neocastellano dipendeva dalla diocesi di Losanna (decanati di N. e di Soletta) e, per due parrocchie, da quella di Besançon (Les Verrières e Les Brenets, ultima parrocchia creata prima della Riforma). Delle 19 parrocchie esistenti alla vigilia della Riforma, 15 erano attestate prima del XIII sec. Al convento di Bevaix, il cui atto di fondazione nel 998 costituisce il primo documento significativo per la storia della Chiesa locale, si aggiunsero due altri priorati benedettini, Môtiers (cit. nel 1107, ma fondato nel VI-VII sec.) e Corcelles (fondato nel 1092 e dipendente da Cluny) e l'abbazia premonstratense di Fontaine-André (1143). Un capitolo di canonici è menz. a N. nel 1185; l'avvio della costruzione della chiesa collegiata risale a poco tempo prima. A Valangin la chiesa collegiata e il capitolo sono documentati dal 1505.
La debolezza del potere comitale dopo l'occupazione di N. da parte dei cant. sviz. (1512-29), la latitanza e la negligenza di Johanna von Hochberg, l'emancipazione dei cittadini di N. e il trattato di comborghesia che legava questi ultimi a Berna favorirono la conversione alla Riforma. La predicazione di Guillaume Farel, emissario di Berna presente in maniera non continuativa dal 1529 a N. e nella signoria di Valangin, suscitò un movimento che, dopo il saccheggio della collegiata nel corso di una sommossa popolare il 23.10.1530, sfociò il 4 novembre nel voto con cui una stretta maggioranza di cittadini di N. si pronunciò per l'abolizione della messa (cosiddetto plus).
La Riforma si diffuse rapidamente nelle zone rivierasche, più lentamente nel Val-de-Travers e nella signoria di Valangin. Il signore di quest'ultima, René de Challant - rappresentato dalla nonna, Guillemette de Vergy, ferocemente contraria alle nuove idee - cedette solo nel 1536, preoccupato per i suoi possessi nel Paese di Vaud, minacciati dalla conquista bernese. Le parrocchie di Cressier e di Le Landeron (che comprendeva Lignières), nella parte orientale del territorio, furono le sole a rimanere catt., grazie al trattato di comborghesia tra Le Landeron e Soletta e all'influenza della potente fam. Vallier. N. divenne centro di propaganda per i Paesi francofoni; dai torchi di Pierre de Vingle uscirono diversi libelli, tra cui Le livre des marchans (1533) e i "Manifesti del 1534" contro la messa di Antoine Marcourt, e soprattutto la Bibbia di Pierre Olivétan, la prima Bibbia rif. in franc.
Nel 1538 il Consiglio della città pubblicò un elenco di articoli con cui vegliava sulla moralità pubblica (Articles servans à la réformation des vices); i pastori a loro volta tentarono di imporre ordinanze che attribuivano loro il ruolo principale nel controllo della disciplina (1541), recuperate e adattate a proprio vantaggio l'anno seguente (1542) dalle magistrature cittadine. Oltre alla giustizia matrimoniale, concistori a maggioranza laica e dotati delle prerogative di una corte di giustizia vennero istituiti a N. e a Môtiers, e in seguito nei feudi di Gorgier e di Travers. René de Challant creò un proprio concistoro a Valangin nel 1539. In occasione del sinodo del 1562, i pastori ottennero dal conte de N. la creazione di concistori dotati del diritto di ammonimento nelle parrocchie; su pressione dei cittadini, anche il concistoro di N. dispose in seguito del solo diritto di ammonimento. Nel XVII sec. si rafforzò il potere della classe dei pastori (creata alla fine degli anni 1530-40), sotto l'influsso di Jean-Frédéric Ostervald, teologo di fama intern., chiamato anche il "secondo riformatore di N.".
Senza ridurre le ambiguità che caratterizzavano i rapporti tra Chiesa e Stato, il regime prussiano garantì alla classe dei pastori il mantenimento di tutte le sue prerogative negli Articles généraux del 1707. Dopo la morte di Ostervald, che aveva tentato di aprire la Chiesa neocastellana a una teol. e a una pastorale al passo con i tempi, la classe dei pastori si allontanò progressivamente dagli altri organismi dello Stato e dai fedeli. Ritenendosi la guardiana della tradizione, preoccupata di non concedere nulla sul piano della disciplina, la classe si mobilitò per mantenere la penitenza pubblica, una battaglia persa nel 1755 per intervento del re. La sua intransigenza nei confronti del pastore Ferdinand-Olivier Petitpierre, costretto all'esilio per contrasti sulla questione della non eternità delle pene dell'inferno (1760), e di Jean-Jacques Rousseau, scomunicato dalla classe che pure contribuì a cacciarlo da Môtiers (1765), turbò l'opinione pubblica anche oltre i confini del Paese. L'impostazione difesa dalla classe dei pastori fu resa però sempre più fragile dall'influenza del razionalismo dei Lumi, dallo spirito di relativa tolleranza che costrinse la classe ad accettare il libero esercizio del culto catt. durante la Restaurazione e dall'attività dei movimenti metodisti anglosassoni. All'interno della classe stessa alcuni pastori (spesso formatisi all'estero) subirono il fascino delle correnti del Risveglio e furono colpiti da misure disciplinari, salvo poi fare brillanti carriere nei periodi di maggiore apertura: ciò fu il caso ad esempio di Abram-François Pettavel, divenuto professore alla prima Acc., o James DuPasquier, ultimo decano della classe. La rivoluzione del 1848 soppresse di fatto la classe dei pastori e le istituzioni disciplinari della Chiesa neocastellana.
Malgrado l'influenza della Chiesa sulla società, dissensi si ebbero dall'epoca della Riforma. Gli anabattisti furono cacciati dal territorio neocastellano alla metà del XVI sec. Nel 1707 anabattisti bernesi perseguitati si stabilirono nelle Montagnes neuchâteloises e nel Val-de-Ruz. Profittando della relativa tolleranza religiosa accordata dal re di Prussia, i Fratelli moravi fondarono un internato per ragazze a Montmirail (com. La Tène) nella seconda metà del XVIII sec.
Il regime Berthier diede avvio alla possibile reintroduzione del culto catt., dapprima nella città di N. e poi anche nel resto del Paese. Nel 1806 la messa venne celebrata nella chiesa collegiata di N. per la prima volta dopo la Riforma. Nel 1811 fu allestita una cappella per le suore di Besançon chiamate a occuparsi del primo ospedale moderno, fondato da Jacques-Louis de Pourtalès. Durante la Restaurazione il re di Prussia proclamò il libero esercizio delle religioni rif. e catt. "indipendentemente dal domicilio". Nel 1828 la cappella della Maladière, che sostituì quella dell'ospedale, fu il primo luogo di culto catt. costruito dopo la Riforma e divenne più tardi chiesa parrocchiale.
Autrice/Autore: Michèle Robert / cor
Alcuni rari documenti suggeriscono l'esistenza di scuole elementari a N. alla fine del ME; la scolarizzazione del Paese si sviluppò tuttavia solo dalla Riforma, sotto il controllo della Chiesa e nel quadro delle comunità cittadine e rurali. Concentrata in un primo tempo nelle zone rivierasche e nelle valli, guadagnò la regione delle Montagnes neuchâteloises solo nel XVII sec. Dal XVI sec. la città di N. fu dotata di una scuola secondaria che preparava agli studi superiori. Le prime forme di insegnamento acc. si ebbero dal XVIII sec.; nel 1731 la città di N. istituì una cattedra di filosofia e di matematica, il cui primo titolare fu Louis Bourguet. Nel 1737 alla cattedra di filosofia si aggiunse quella di letteratura, anche se l'insegnamento di questa materia rimase irregolare. Per completare la propria formazione gli studenti neocastellani facevano capo ad Acc. e Univ. sviz. (Losanna, Ginevra, Basilea e Zurigo); solo una minoranza si recava all'estero.
Fino al termine del XVII sec. la religione influenzò profondamente i comportamenti sociali e culturali. L'orizzonte intellettuale dei Neocastellani si limitava nella maggior parte dei casi alla lettura di libri d'uso quotidiano e di devozione. Le preoccupazioni utilitaristiche li distoglievano dalla cultura scientifica e artistica, che peraltro si scontrava ancora con il conservatorismo delle autorità civili e religiose. La società neocastellana cominciò ad aprirsi all'inizio del XVIII sec. con lo sviluppo del commercio e degli scambi e con la comparsa dei primi mezzi di informazione, che favorirono la circolazione delle idee. La lettura dei giornali si diffuse progressivamente in tutto il Paese grazie alla formazione di piccole ass. di interessati, che dividevano tra di loro il costo dell'abbonamento. Lanciato a N. nel 1732, il periodico Mercure suisse contribuì a ridestare gli spiriti e a trasmettere il gusto per le lettere e le scienze, oltre a stimolare l'attività di alcuni eruditi (Laurent Garcin, Jean-Antoine d'Ivernois) della cerchia di Louis Bourguet, i cui lavori aprirono la strada allo studio della geologia, della paleontologia e della botanica. Jean-Jacques Rousseau, che visse ritirato a Môtiers dal 1762 al 1765, contribuì alla popolarità di quest'ultima disciplina con le sue descrizioni di erbe medicinali.
La vita intellettuale e artistica si animò ulteriormente dagli anni 1750-60. Conquistate dalle idee e dalle tendenze intellettuali franc., le élite scoprirono la raffinatezza dei modi e le discipline artistiche coltivate per piacere e destinate al solo intrattenimento, fra cui in particolare la musica e il teatro di società. Nel 1754 il capoluogo si dotò di un'Acc. di musica, mentre un'altra fu attiva a La Chaux-de-Fonds negli anni 1770-80; nel 1769 N. fece costruire una sala di musica dove si tenevano anche balli e rappresentazioni teatrali. La decorazione interna delle abitazioni stimolò la creazione artistica, che si focalizzò soprattutto sulla miniatura e sul ritratto fam., il cui rappresentante migliore fu Jean-Pierre Preudhomme. La stampa calcografica si sviluppò grazie a Henri Courvoisier-Voisin e ad Alexandre, Abraham e Abram-Louis Girardet, figli di Samuel, libraio di Le Locle. L'esilio restava tuttavia il destino dei talenti più significativi; il pittore Léopold Robert fece così tutta la sua carriera in Italia.
Il principato venne molto presto a contatto con le idee dell'Illuminismo, diffuse in piccole cerchie costituitesi attorno a personalità vicine agli ambienti anticlericali e dei liberi pensatori, quali Pierre-Alexandre DuPeyrou, Jean-Jacques Rousseau e Isabelle de Charrière. Dagli anni 1770-80 le stamperie neocastellane - fra cui Samuel Fauche e la Société typographique de Neuchâtel - ebbero un ruolo essenziale nella diffusione dei Lumi, specializzandosi nella ristampa e nel commercio della letteratura enciclopedica e filosofica.
Il senso civico e lo spirito filantropico maturato alla fine della stagione illuministica ispirarono la creazione di soc. di utilità pubblica che si dedicarono alla diffusione di un sapere autorevole ed efficace (Soc. di emulazione patriottica, Société du jeudi). La creazione a N. della prima biblioteca pubblica del Paese si inserì in questa corrente. Fondata nel 1788, mise testi di studio a disposizione di studenti e ricercatori; dal 1838 ebbe sede accanto alle aule del Collège latin, inaugurato nel 1835. Concepita anche per conservare le proprietà della città, la costruzione - vero e proprio palazzo della cultura - ospitava anche il Gabinetto di storia naturale, le collezioni etnografiche (primo nucleo del Museo etnografico) e una pinacoteca. Create in periodi successivi, le biblioteche di Le Locle (1830) e di La Chaux-de-Fonds (1838), pure collocate in sedi scolastiche, vennero destinate essenzialmente all'istruzione della gioventù.
La vita artistica, musicale e teatrale si arricchì negli anni 1830-40. Soc. di musica furono create a N. (1832) e a La Chaux-de-Fonds (1833); in quest'ultima città venne aperto nel 1837 un teatro all'italiana per organizzare concerti, balli e spettacoli. Le arti vennero incoraggiate a N. dalla creazione nel 1842 della Soc. degli amici dell'arte, presieduta da Maximilien de Meuron. Tra il 1832 e il 1838 N. fu teatro di un'attività scientifica senza precedenti. La fondazione di una Soc. di scienze naturali (1832) e di una prima Acc. (1838) stimolarono l'insegnamento e la ricerca. Louis Agassiz acquisì fama intern. nell'ambito delle scienze naturali con i suoi lavori sulla teoria delle glaciazioni e le ricerche sui pesci fossili, riprodotti in litografie dall'atelier di Hercule Nicolet. Edouard Desor (naturalista), Arnold Guyot (geografo), Frédéric DuBois de Montperreux (archeologo), Léo Lesquereux (briologo) e Georges-Auguste Matile (giurista) furono ulteriori protagonisti di questo movimento scientifico, che si interruppe nel 1848 con la chiusura dell'Acc. Molti di questi studiosi proseguirono la loro carriera negli Stati Uniti.
Autrice/Autore: Michel Schlup / cor
Fra le numerose rivoluzioni scoppiate in Europa nel 1848, quella di N. fu la sola a rivelarsi longeva. Malgrado la sua precarietà, la giovane Repubblica del 1848 si dotò rapidamente di istituzioni stabili e durature. Pur agendo in condizioni di emergenza, i repubblicani (Républicains) non infierirono sugli avversari. Al termine del moto rivoluzionario il principe sciolse i sudditi dal loro giuramento senza tuttavia rinunciare ai propri diritti sul principato. I monarchici (Royalistes) non opposero pertanto una resistenza troppo marcata al regime appena instaurato. Le nuove istituzioni, peraltro protette dalla Conf., avviarono il consolidamento della rivoluzione e delle sue aspirazioni in condizioni di relativa tranquillità. Si trattava infatti di una vera svolta che, senza spargimenti di sangue, sconvolse l'ordine stabilito e pose definitivamente fine all'ancien régime. Tutti i repubblicani condividevano lo stesso ideale democratico, la medesima volontà di modernizzare il Paese, anche se alcuni non approvavano determinati metodi giudicati troppo sbrigativi. Fu la caduta della Monarchia di luglio in Francia a incoraggiare il movimento rivoluzionario neocastellano. Il 26 febbraio la notizia del sollevamento parigino giunse nelle Montagnes neuchâteloises. Il 29 i repubblicani presero il potere a Le Locle, mentre la rivoluzione si impose lo stesso giorno a La Chaux-de-Fonds e nel Val-de-Travers. L'1 marzo le milizie repubblicane, comandate da Fritz Courvoisier e Ami Girard, raggiunsero N. e si impadronirono del castello.
Un governo provvisorio di dieci membri fu costituito per approntare le prime misure e convocare un'Assemblea costituente. Fu presieduto da Alexis-Marie Piaget, vero padre delle istituzioni repubblicane. Il Paese era controllato da comitati amministrativi istituiti in ogni com. per organizzare le elezioni. Redatta in breve tempo, la Costituzione del 1848 fu approvata a debole maggioranza (5813 voti favorevoli contro 4395 contrari). Solo le persone originarie del Paese di N. furono ammesse al voto; i monarchici si astennero. Gli elettori accettarono nel contempo di rinnovare il mandato dell'Assemblea costituente che divenne in tal modo il primo Gran Consiglio neocastellano, affiancato da un Consiglio di Stato di sette membri.
I monarchici non rinunciarono comunque all'idea di restaurare l'ancien régime e il 3.9.1856 lanciarono un'insurrezione armata. I repubblicani ripresero rapidamente il controllo della situazione, sostenuti dalle truppe inviate dal Consiglio fed. L'affare di Neuchâtel assunse allora rilievo europeo. Federico Guglielmo IV minacciò di invadere la Svizzera, che da parte sua mobilitò delle truppe. La mediazione delle potenze europee sfociò nel trattato di Parigi (2.5.1857), con cui il re rinunciava alle sue pretese su N. in cambio di un'amnistia in favore degli insorti.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / frm
Garantita dalla Dieta fed., la Costituzione del 1848 affermava che il cant. N. era una repubblica democratica e uno degli Stati della Conf. sviz. Il cant. era diviso in sei distr. amministrativi e giudiziari (N., Boudry, Val-de-Travers, Val-de-Ruz, Le Locle e La Chaux-de-Fonds), amministrati da prefetti. La Carta precisava inoltre che il popolo era sovrano e che tutti i cittadini erano uguali davanti alla legge. La Costituzione garantiva tutte le libertà fondamentali, fra cui quelle di stampa e di associazione. Stabiliva inoltre il principio della divisione dei poteri e proibiva la creazione di tribunali speciali. La libertà di domicilio e quella di commercio e di industria erano pure garantite. In cambio di questi diritti i cittadini dovevano pagare imposte proporzionali alla sostanza e al reddito. Gli antichi tributi furono aboliti e riscattati, ma il Code des lods del 1842 rimase in vigore (sostituito nel 1991).
La sovranità popolare era esercitata attraverso i tre poteri. Il Gran Consiglio, assemblea legislativa, era eletto ogni quattro anni. Il Consiglio di Stato, nominato dal legislativo, dirigeva l'amministrazione, promulgava le leggi e provvedeva alla loro applicazione, deteneva il monopolio della forza pubblica e curava le relazioni con la Conf. Elemento forte della Repubblica, fu all'origine della maggior parte delle iniziative di riforma. L'organizzazione giudiziaria si sviluppò solo progressivamente. Furono nominati giudici di pace, tribunali di prima istanza e una corte d'appello. Nel 1899 fu istituito un tribunale dei probiviri.
La Costituzione limitò fortemente l'autonomia dei com. e abolì tutti i privilegi e le franchigie dell'antico diritto consuetudinario. Le principali vittime della rivoluzione furono i com. di tipo patriziale (bourgeoisies e communes) come pure le istituzioni ecclesiastiche. La classe dei pastori fu soppressa nel 1849, lo stato civile reso laico; i culti vennero posti sotto l'autorità del governo e i beni della Chiesa incorporati nel demanio dello Stato, che retribuiva i pastori.
Nei dieci anni che seguirono la rivoluzione fu promulgato un numero considerevole di leggi che miravano a modernizzare lo Stato (sistema fiscale; Banca cant., 1854; Codice civile, 1853-55; Codice penale,1854; ferrovie). Tali riforme non furono attuate senza tensioni o difficoltà. Alcuni rimproverarono alla Repubblica di non essere sufficientemente attenta agli aspetti sociali, malgrado alcune leggi progressiste sulla disoccupazione o le ipoteche.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / frm
La Costituzione del 1848 costituì una base legislativa, i cui principi fondamentali non furono rimessi in discussione, pur conoscendo periodicamente revisioni parziali e in due occasioni una revisione totale. Adottata dopo due rifiuti dovuti alle disposizioni volte a limitare l'autonomia com., la Costituzione del 21.11.1858 mirava essenzialmente a riformare il Gran Consiglio, introdurre la scuola elementare obbligatoria e gratuita e modificare l'organizzazione religiosa. I diritti dei cittadini furono in seguito estesi tramite il referendum finanziario obbligatorio e il diritto di iniziativa costituzionale avanzata da un minimo di 3000 aventi diritto di voto. Tra il 1858 e il 2000 furono introdotte 34 modifiche, relative per lo più ai diritti popolari. Nel 1873, ad esempio, i cittadini sviz. di almeno 20 anni di età domiciliati nel cant. ottennero il diritto di voto tre mesi (e non più due anni) dopo il deposito dei loro documenti. Nel 1879 fu riconosciuto il diritto di referendum popolare (con il sostegno di un minimo di 3000 cittadini attivi). L'iniziativa popolare legislativa fu introdotta nel 1882. Dal 1906 il Consiglio di Stato è eletto dal popolo. Nel 1959 N. fu il secondo cant., dopo Vaud, a introdurre il suffragio femminile sul piano cant. Nel 1978 l'età minima per l'esercizio dei diritti civici fu abbassata a 18 anni.
La Costituzione cant. è stata sottoposta a revisione totale da ultimo nel 2000 al fine di conformare il testo alle altre Costituzioni cant. e a quella fed. del 1999. Si è pure trattato di rendere la legge fondamentale della Repubblica più attuale e chiara. Redatta dal Gran Consiglio, il 24.9.2000 la nuova Costituzione è stata accolta ad ampia maggioranza dagli elettori (30'513 voti favorevoli, 9327 contrari). L'obiettivo era di riaffermare e rinnovare alcuni grandi principi repubblicani, enumerati in un preambolo. Il primo articolo ricorda inoltre che N. è una Repubblica democratica, laica, sociale e garante del rispetto dei diritti fondamentali. Il testo precisa i compiti dello Stato e dei com. Introduce inoltre una dimensione sociale ignorata in precedenza, riconoscendo la libertà di scegliere una forma di vita comune diversa dal matrimonio; su questo articolo si è basata in seguito la legge, promulgata nel 2004, sull'unione domestica registrata per le coppie eterosessuali e omosessuali. La Costituzione del 2000 si proponeva pure di avvicinare i cittadini alle istituzioni pubbliche, semplificando le procedure di naturalizzazione, da allora di competenza del solo Consiglio di Stato, introducendo la mozione popolare (forma più circoscritta di iniziativa popolare che gli ab. possono rivolgere al Gran Consiglio) e autorizzando la consultazione dei documenti ufficiali. Ha infine accordato il diritto di voto sul piano cant. agli stranieri che beneficiano di un permesso di soggiorno e domicilio nel cant. da almeno cinque anni.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / frm
I repubblicani del 1848 si riunirono in seno a un'Ass. patriottica, rinominata nel 1858 Ass. radicale neocastellana. Nella seconda metà del XIX sec. la vita politica cant. fu dominata dai radicali, che in un primo tempo non costituirono un vero partito. Malgrado alcune differenze, i repubblicani erano accomunati dalla loro fedeltà alla Svizzera e al principio della laicità dello Stato così come dal desiderio di modernizzare il Paese dotandolo di infrastrutture e di un quadro legislativo favorevoli all'industria. Ciò che divenne in seguito il partito radicale rappresentava in primo luogo le classi medie, i fabbricanti dell'orologeria, gli insegnanti e i funzionari. I radicali avevano ambizioni egemoniche e accolsero solo tardivamente la rappresentanza proporzionale, il diritto di iniziativa popolare e l'elezione popolare del Consiglio di Stato; accettarono di condividere il potere con i conservatori (ex monarchici e repubblicani moderati) solo quando la sinistra ottenne crescenti consensi nelle elezioni del Gran Consiglio e in quelle fed. La fine del XIX sec. fu un periodo delicato per i radicali che avevano monopolizzato tutte le istituzioni. Fondata nel 1873 dai conservatori, l'Ass. democratica liberale si mostrò più favorevole all'autonomia dei com. e più federalista sul piano nazionale. Il partito dei cosiddetti verdi (il rosso era invece il colore dei radicali) si oppose inoltre all'imposizione fiscale diretta. Fu particolarmente radicato nella regione a più bassa quota del cant. e, contrariamente ai radicali, fu composto principalmente da cittadini neocastellani di lunga data. Edouard Droz fu nel 1898 il primo liberale a entrare in Consiglio di Stato. Il socialismo si diffuse principalmente nelle città industriali delle Montagnes neuchâteloises. Nel 1865 una sezione dell'Ass. intern. dei lavoratori (AIL) fu fondata a La Chaux-de-Fonds su iniziativa del medico Pierre Coullery. La Fédération jurassienne, istituita nel 1871 da alcuni membri neocastellani e giurassiani dell'AIL e animata da James Guillaume, non prese parte alle lotte elettorali nel cant. I cambiamenti economici e sociali della fine degli anni 1870-80 portarono alla costituzione dei sindacati e favorirono lo sviluppo del partito e della stampa socialisti. Coullery creò alcune sezioni della Soc. del Grütli che nel 1896 diedero vita al partito socialista democratico.
La stampa politica era allora molto attiva. Le National suisse (fondato nel 1856) era l'organo dei radicali, La Suisse libérale (1881) quello dei liberali, mentre La Sentinelle (1890) diffondeva le idee socialiste. Altri giornali, più effimeri, contribuirono alla vivacità del dibattito politico dell'epoca.
Negli anni 1870-80 il partito radicale fu favorito dalle facilitazioni elettorali accordate ai Conf. residenti nel cant., in cui la Costituzione fed. del 1874 fu accettata ad ampia maggioranza. Il partito liberale si oppose però con successo alla politica condotta dai radicali, in particolare su questioni fiscali, mentre all'inizio del XX sec. i socialisti vinsero alcune elezioni decisive nei centri urbani e sul piano fed. Alla vigilia della prima guerra mondiale la deputazione neocastellana era composta da due radicali, due socialisti e un liberale.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / frm
La prima guerra mondiale favorì il consolidamento delle forze agli estremi del panorama politico. A N. i socialisti manifestarono le loro convinzioni pacifiste; la loro posizione fu però nettamente minoritaria. Nel 1914 Charles Naine e Ernest Paul Graber si astennero nella votazione che concesse i pieni poteri al Consiglio fed. Ai socialisti internazionalisti si opposero i compagni di partito che sostenevano il principio della difesa nazionale e si schieravano a favore dell'Intesa. Nel 1917 Graber fu arrestato a causa di un articolo apparso sul periodico La Sentinelle e liberato a seguito di una manifestazione popolare che portò all'occupazione di La Chaux-de-Fonds da parte dell'esercito fino alla resa di Graber. Anche lo sciopero generale del 1918 fu all'origine di aspri scontri in questa città, in cui i sindacati erano fortemente radicati. Questi conflitti lasciarono profonde tracce nella memoria collettiva. Su invito del Consiglio fed. furono istituite delle guardie civiche armate, cui fu affidato il mantenimento dell'ordine. A Le Locle le sezioni dei partiti radicale e liberale si unirono dando vita alla lega Ordine e Libertà, da cui trasse origine il Partito progressista nazionale (PPN), fondato nel 1919. Quest'ultimo ottenne uno, poi due seggi in Consiglio di Stato prima di fondersi con il partito liberale nel 1981.
La prima guerra mondiale spinse la destra a unirsi, ma divise il movimento operaio; i comunisti guidati da Jules Humbert-Droz restarono in netta minoranza. Nonostante la forte presenza in Gran Consiglio (34 seggi nel 1916), il PS entrò a far parte del Consiglio di Stato solo nel 1941. La crisi degli anni 1930-40 favorì le forze di centro a scapito degli estremi del panorama politico, fra cui l'Ordine nazionale neocastellano fondato nel 1934. Gli incidenti furono però numerosi e la morte di Eugène Bourquin, un agitatore politico di estrema destra, servì da pretesto per proibire nel 1937 il partito comunista, che si ricostituì nel 1944 con il nome di partito operaio e popolare (POP). La seconda guerra mondiale smorzò le passioni politiche. Nelle elezioni cant. del 1945 il POP ottenne in Gran Consiglio 14 seggi su 103. Il Ralliement neuchâtelois, nuova formazione che si voleva indipendente, ne conquistò due. Nel 1947 il suo unico rappresentante in governo, eletto nel 1941, si ritirò e la composizione del Consiglio di Stato (due radicali, un liberale, un membro del PPN, un socialista) rimase invariata per un ventennio. Dopo il periodo agitato degli anni 1930-40, N. conobbe una notevole stabilità e perseguì una politica marcatamente orientata al consenso. Le principali forze politiche continuarono a dominare la scena politica, malgrado la comparsa di alcuni nuovi movimenti minori che rimasero marginali (Nuova sinistra socialista, 1958-63).
Dagli anni 1960-70 guadagnarono consensi le forze di sinistra e i loro alleati di estrema sinistra ed ecologisti. Nel 1965 i socialisti ottennero il secondo seggio in Consiglio di Stato. Nel 2005 la sinistra ha raggiunto per la prima volta la maggioranza in Gran Consiglio (con un margine di un seggio) e in Consiglio di Stato (tre seggi su cinque), composto pertanto da due socialisti, un verde e due liberali. Nel 2009 questa maggioranza si è rafforzata guadagnando ancora due seggi nel legislativo, ma non si è riconfermata nell'esecutivo (due socialisti, tre liberali radicali). Dagli anni 1970-80 la sinistra ha inoltre migliorato i risultati ottenuti nelle elezioni fed. (tre seggi su cinque nel Consiglio nazionale nel 1999 e nel 2003; due seggi nel Consiglio degli Stati nel 2003 e nel 2007, ma in seguito a un ritiro solo uno nel 2008). L'affermarsi dell'Unione democratica di centro è un altro fenomeno caratteristico degli anni successivi al 2000 (sezione fondata nel 2001, 17 seggi ottenuti in Gran Consiglio nel 2005). Nel 2013 ha conquistato un seggio nel Consiglio di Stato, perdendolo però già l'anno successivo in seguito alle dimissioni del suo esponente per motivi di salute. Dal 2003 l'UDC ha un deputato nel Consiglio nazionale. Nel 2004 il partito popolare democratico si è diffuso nel cant., il solo in cui non era ancora rappresentato, ma è riuscito a entrare in Gran Consiglio solo nel 2013 (un seggio, due nel 2017). Nel 2008 i liberali e i radicali neocastellani sono stati i primi in Svizzera a unirsi in un'unica formazione, il partito liberale radicale neocastellano.
|1919||1922||1931||1943||1959||1967||1971||1979||1987||1991||1995||1999||2003||2007||2011||2015|
|Consiglio degli Stati|
|PRD||1||2||2||1||1||1||1||1||1||1||1||1||1||1|
|PS||1||1||1||2||1||1||1|
|PLa||1||1||1||1||1||1||1||1|
|Consiglio nazionale|
|PRD||2||2||2||2||2||1||2||1||1||1||2||1||1||1||2||1|
|PLa||2||2||1||1||1||1||1||2||2||2||1||1||1|
|PPNb||1|
|PS||3||2||3||2||2||2||2||2||2||2||2||2||2||1||1||1|
|POP||1||1|
|Verdi||1||1||1||1|
|UDC||1||1||1||1|
|Totale||7||7||6||5||5||5||5||5||5||5||5||5||5||5||5||4|
|1981||1985||1989||1993||1997||2001||2005||2009||2013||2017|
|PRD||1||1||1||1||1||1||3||1||2|
|PLa||2||2||2||2||2||2||1|
|PS||2||2||2||2||2||2||2||2||2||3|
|Verdi||1|
|UDC||1|
|Senza partito||1|
|Totale||5||5||5||5||5||5||5||5||5||5|
|1919||1928||1937||1945||1957||1965||1977||1981||1989||1997||2001||2005||2009||2013||2017|
|PRD||39||28||32||28||33||30||30||29||25||24||25||15||41||35||43|
|PLa||24||21||19||19||22||22||27||33||34||38||35||25|
|PPNb||10||16||8||9||13||11||7|
|PS||36||39||33||31||44||42||41||46||45||41||39||41||36||33||32|
|POP||14||5||10||6||4||4||6||7||6||8||8||6|
|Verdi||7||5||7||10||14||12||17|
|Solidarités||1||2||1||2||1||2|
|UDC||17||14||20||9|
|PPD||1||2|
|Altri||6||2||4||3||5||4|
|Totale||109||104||98||103||117||115||115||115||115||115||115||115||115||115||115|
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / frm
Secondo Alexis-Marie Piaget legiferare in un contesto rivoluzionario imponeva un lavoro collegiale. Per le stesse cerchie conservatrici il Consiglio di Stato non ebbe mai altrettanto potere, nemmeno durante l'ancien régime. Diviso in origine in sette Dip., ripartiva liberamente i compiti al suo interno. Si riuniva a porte chiuse e non era tenuto alcun verbale delle sue riunioni. Solo i decreti erano emanati per iscritto, senza che restasse traccia della discussione che ne aveva preceduto la promulgazione. Il Consiglio di Stato nominava e revocava inoltre i funzionari dell'amministrazione. Una legge del 1850, di cui Aimé Humbert fu l'estensore, stabilì le regole del funzionamento del Consiglio di Stato e i limiti delle sue competenze, precisando in dettaglio la sua organizzazione; tali disposizioni furono riviste nel corso degli anni in funzione dell'evoluzione della vita politica. All'inizio del decennio 1880-90 il numero dei Consiglieri di Stato fu fissato a cinque, mentre quello dei Dip. fu ridotto per coerenza a cinque solo nel 1993 (attualmente Dip. di giustizia, sicurezza e finanze; della sanità e degli affari sociali; dell'educazione, della cultura e dello sport; della gestione del territorio e dell'economia). Nel 1898 un cancelliere fu affiancato al Consiglio di Stato. Nel 1905 una petizione chiese l'elezione popolare del Consiglio di Stato, accolta nel 1906. Dato che l'esecutivo continuò a essere nominato con il sistema maggioritario, liberali e radicali rimasero in maggioranza fino al 1989. Un mutamento importante si produsse nelle elezioni del 1941 con la nomina di un socialista (Camille Brandt) e di un rappresentante del Ralliement neuchâtelois (Léo-Pierre DuPasquier). Dal 1965 due socialisti siedono in Consiglio di Stato, mentre la prima donna, Monika Dusong, pure membro del PS, vi è stata eletta nel 1997.
La collegialità fu spesso violata durante le crisi politiche, come in occasione dell'affare delle ferrovie. Nel 1853 i radicali si divisero tra sostenitori della linea della compagnia Franco-Suisse, che doveva collegare N. alla Francia attraverso il Val-de-Travers, e favorevoli alla Ferrovia del Jura-Industriel, che univa le Montagnes neuchâteloises e il capoluogo. Questa spaccatura provocò le dimissioni di due, poi di tre Consiglieri di Stato, che tentarono in tal modo di eliminare politicamente i due colleghi ostili a ogni partecipazione finanziaria dello Stato al progetto della Ferrovia del Jura-Industriel. In assenza di un accordo all'interno del governo, il Gran Consiglio rinnovò l'intero esecutivo dando ragione ai dimissionari.
Il Gran Consiglio rimproverò spesso al Consiglio di Stato di abusare dei propri poteri e di eccedere nella spesa pubblica. Tali critiche vennero inizialmente dall'opposizione liberale, poi dal PS che rifiutò più volte di votare i bilanci dello Stato. Dal 1980 la legge sulle finanze dello Stato, che mira a porre un freno all'indebitamento, regolamenta in maniera dettagliata i conti pubblici.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / frm
I prefetti alla testa dei sei distr., istituiti nel 1848, rappresentavano il Consiglio di Stato e disponevano di ampi poteri. Oltre alla sorveglianza dell'applicazione delle leggi e del buon funzionamento delle istituzioni, era loro affidato anche l'incarico di promulgare e applicare le leggi, di sorvegliare l'istruzione pubblica e lo stato civile, di vegliare sulla pubblica sicurezza attraverso la gendarmeria, di controllare la riscossione delle imposte e di redigere rapporti sulle posizioni dell'opinione pubblica nelle regioni poste sotto il loro controllo. I prefetti erano probabilmente i funzionari più vicini al potere. D'altra parte molti di loro divennero Consiglieri di Stato. Al servizio della Repubblica, furono incaricati di modernizzare i com. politici e patriziali ancora legati all'ancien régime e alle antiche consuetudini. Il loro ruolo divenne obsoleto mano a mano che le nuove leggi e l'ordinamento repubblicano trovarono applicazione. Le prefetture fuono progressivamente abolite nel XX sec. L'ultima, quella delle Montagnes neuchâteloises costituita attraverso l'unione delle prefetture di Le Locle e La Chaux-de-Fonds, fu soppressa nel 1991.
Al fine di limitare l'autonomia di bourgeoisies e communes che traevano origine dall'ancien régime, una legge del 1850 istituì un sistema parallelo di com. politici (o degli ab., basati sul principio di domicilio). Essa conferì inoltre il diritto di voto sul piano locale ai cittadini che non erano originari del cant. (temporaneamente abolito nel 1861). In seguito all'insurrezione monarchica del 1856, al com. patriziale di N. fu imposta la creazione di un com. politico. Nel 1858 fu ingiunto il conferimento della cittadinanza com. ai figli illegittimi e ai loro discendenti. Nel 1872 il Gran Consiglio limitò le prerogative dei com. patriziali ai compiti di assistenza e all'amministrazione dei loro beni. Il sistema dei com. politici divenne obbligatorio nel 1874. Non potendo più far fronte ai propri obblighi, i com. patriziali persero la loro ragione d'essere. La loro incorporazione nei com. politici, accolta dal popolo nel 1877, fu ratificata dalla legge sui com. del 1888. Da allora esiste un solo ente chiamato com., i cui organi sono il municipio (conseil communal, esecutivo) e il consiglio com. (conseil général, legislativo). Durante le crisi economiche del XX sec. le relazioni tra Stato e com. furono caratterizzate da tensioni legate alla ripartizione degli oneri dell'assicurazione contro la disoccupazione. I com. mal sopportarono le limitazioni della loro autonomia, mentre il Consiglio di Stato si oppose fino alla fine del XX sec. all'elezione popolare dei municipi (fino ad allora designati dai legislativi), considerandoli semplici organi amministrativi.
All'inizio del XXI sec. lo Stato incoraggiava le forme di cooperazione intercom. e le fusioni com. volte a costituire entità regionali. Nel 2009 il numero dei com. era già stato così ridotto di nove unità con la creazione dei com. di Val-de-Travers e La Tène. Promossa dal Consiglio di Stato ed elaborata dall'inizio del XXI sec., la Rete urbana neocastellana è un progetto di agglomerazione sostenuto dalla Conf. al fine di assicurare uno sviluppo coerente ed equilibrato del cant. attraverso la cooperazione tra regioni e località e il miglioramento del sistema dei trasporti. In questo contesto si inserisce in particolare la creazione della Rete delle tre città da parte dei com. di La Chaux-de-Fonds, Le Locle e N. (contratto di agglomerato firmato nel 2008).
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / frm
All'indomani della rivoluzione Alexis-Marie Piaget propose di redigere un Codice civile e un Codice penale ispirati al diritto franc. Numerose leggi che toccavano delicati problemi di diritto civile furono presto elaborate (tra l'altro sul sistema ipotecario e la laicizzazione dello stato civile). Il Codice civile fu accolto in diverse tappe tra il 1853 e il 1855, senza che le prime disposizioni fossero rimesse in discussione. Sintesi tra l'antico diritto neocastellano e il Codice napoleonico, rimase in vigore fino all'introduzione del Codice civile sviz. (1912). Nel 1848 il Consiglio di Stato riformò in fretta la giustizia penale, riorganizzando i tribunali. Ai giudici di pace (soppressi nel 1924) furono affidate le contravvenzioni di polizia e ai tribunali distr. i reati minori, mentre un tribunale cant. composto di 14 magistrati era incaricato dei casi più gravi. Le pene corporali e la Carolina, in vigore dal XVI sec., furono abolite. Nel 1854 la pena di morte fu soppressa per decreto e il Codice penale, anch'esso elaborato da Piaget, fu introdotto nel 1855. Nel 1870 un penitenziario cant. fu aperto sulla collina di Le Mail a N. Louis Guillaume, celebre esperto di igiene, si impegnò a favore di questa istituzione, di cui fu il primo direttore. Il Consigliere di Stato Auguste Cornaz armonizzò il complesso della legislazione neocastellana con le disposizioni giur. della Costituzione fed. del 1874. Accanto al nuovo Codice penale (1891), di cui Cornaz fu il principale estensore, altri testi entrarono in vigore in seguito, come il Codice rurale (1899) o la legge forestale (1917).
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / frm
Dall'istituzione della Repubblica la questione dell'equilibrio delle finanze preoccupò l'intera classe politica. Nel 1848 fu necessario instaurare un nuovo sistema fiscale per porre fine al regime discriminatorio dell'ancien régime. La Costituzione proclamò l'uguaglianza dei cittadini e precisò che ciascuno doveva contribuire alle spese dello Stato in base alla propria sostanza e al proprio reddito. Prevedeva inoltre una base legale per il riscatto dei tributi feudali. Nel 1848 si decise di tassare tutti gli ab. e non soltanto i cittadini, così come gli stranieri proprietari di beni nel cant. e le corporazioni a scopo di lucro. Allora la situazione risultava in effetti particolarmente difficile: fu necessario saldare il debito dell'ancien régime e pagare le spese militari e amministrative occasionate dalla rivoluzione ricorrendo a un'imposta straordinaria. Quest'ultima fu seguita nel 1849 dalla promulgazione di una legge che stabiliva l'introduzione dell'imposta diretta sulla sostanza e sul reddito, basata su un sistema proporzionale, i cui tassi erano fissati ogni anno in funzione delle esigenze dello Stato e delle spese previste dal bilancio preventivo. Il nuovo Stato necessitava di risorse aggiuntive, in particolare per la costruzione e la manutenzione delle strade, la cui competenza era stata tolta ai com. da una legge da poco promulgata.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet / frm
Dal 1800 al 1910 il tasso di crescita demografica del cant. N. fu superiore alla media sviz. Dal 1850 al 1888 raggiunse l'11,2% nel cant. e il 5,2% nella Conf. Dal 1888 al 1910 i rispettivi tassi furono pari all'11,5% e al 9,5%. Dopo un massimo di 135'900 ab. nel 1917, l'evoluzione demografica neocastellana si assestò su livelli inferiori alla crescita sviz. Dal 1910 al 1941 il numero di ab. scese dell'11,4% a causa delle crisi del periodo fra le due guerre mondiali, mentre quello della Conf. salì del 13,7%. Nel secondo dopoguerra la prosperità economica rese possibile una nuova fase di crescita secondo un ritmo analogo a quello del complesso del Paese. Dal 1960 l'aumento della pop. fu causato dall'arrivo di stranieri. Un primo picco demografico fu raggiunto nel 1973 con 169'498 ab. La crisi del settore orologiero negli anni 1970-80 provocò una nuova diminuzione della pop. Nel 1985 la tendenza si è invertita e il cant. ha raggiunto nel 2000 i 167'949 ab. (2,3% della pop. sviz.). Nel 2008 il cant. ha superato per la prima volta la soglia di 170'000 ab.
Il ruolo delle città, dove dal 1900 risiede più del 55% della pop., è di primaria importanza per l'evoluzione demografica contemporanea del cant. Nel XIX sec. La Chaux-de-Fonds ebbe un ruolo propulsore nella tendenza demografica grazie all'orologeria, le cui crisi del XX sec. provocarono fasi di decrescita e dagli anni 1960-70 un relativo sopravanzamento del litorale rispetto alle Montagnes neuchâteloises. All'inizio del XXI sec. La Chaux-de-Fonds continuava a essere la terza città della Svizzera romanda (37'016 ab. nel 2000), mentre il capoluogo era solo quinto in ordine di grandezza (32'914). Nel XIX sec. lo sviluppo urbano fu caratterizzato dall'importanza crescente di La Chaux-de-Fonds che si affermò come la "metropoli dell'orologeria". Questo fenomeno traspare dalle costruzioni immobiliari, dalle realizzazioni architettoniche, dallo sviluppo industriale e dall'animazione socioculturale promossi da numerose ass. religiose, sportive, teatrali e musicali così come da altre strutture che contribuirono a consolidare un'identità urbana o un patriottismo locale. Le Locle stentò a imitare la città vicina e conobbe uno sviluppo meno marcato. I tratti comuni delle due città delle Montagnes neuchâteloises (orologeria e progressismo politico con i radicali e poi con i socialisti) si combinarono con rivalità economiche e culturali. Nel 2009 La Chaux-de-Fonds e Le Locle sono state iscritte nel patrimonio mondiale dell'UNESCO per il loro urbanismo legato allo sviluppo dell'industria orologiera.
Mentre un polo industriale e urbanizzato si sviluppava nella parte più elevata del cant., il litorale rimase orientato verso la viticoltura e l'amministrazione cant., benché alcune industrie abbiano ottenuto successi di rilievo, come nel caso dell'impresa Câbles Cortaillod. Per alcuni decenni si mantenne la tendenza a insediare le industrie nelle regioni a bassa quota del cant. in un ambiente non urbanizzato. La crisi degli anni 1970-80 provocò un mutamento della situazione del cant.: i distr. di Le Locle e del Val-de-Travers registrarono un'erosione demografica di lunga durata, e anche quello di La Chaux-de-Fonds conobbe una diminuzione della pop. La crescita dei distr. del Val-de-Ruz, di Boudry e N., protrattasi per vari decenni, conobbe un'accelerazione alla fine del sec.
Lo sviluppo dell'agglomerazione attorno al capoluogo influenzò tutto il litorale. L'esodo rurale che contribuì alla diminuzione della pop. del Val-de-Travers fu compensato altrove (ad esempio nel Val-de-Ruz), dalla moltiplicazione delle case fam. I mutamenti della struttura insediativa, con una distanza crescente tra il luogo di domicilio e quello di lavoro, furono legati all'evoluzione dei trasporti, stimolati dalla politica volontaristica delle autorità politiche. Nel XIX sec. numerose linee ferroviarie furono costruite nel cant. (linea delle pendici del Giura nel 1859, Jura-Industriel e Franco-Suisse nel 1860, diversi tracciati regionali), causando conflitti politici e difficoltà finanziarie. Gli ultimi decenni del XX sec. furono caratterizzati dalla costruzione dell'A5 lungo il litorale e dal traforo di tunnel stradali, fra cui in particolare quello di La Clusette (1975, ex com. Noiraigue e Brot-Dessous) che fece uscire dall'isolamento il Val-de-Travers e quello della Vue-des-Alpes (1994) per le Montagnes neuchâteloises. L'attraversamento della regione di La Béroche fu ultimato nel 2002 e l'ultimo tratto dell'A5 sul territorio neocastellano (salvo la galleria di Serrières) fu aperto nel 2005, completando il collegamento con la rete sviz. Nonostante gli investimenti neocastellani e franc. per migliorare le strade della parte del Giura a cavallo tra Francia e cant. N. e in assenza di nuovi collegamenti ferroviari nel XX sec., all'inizio del sec. successivo le Montagnes neuchâteloises si trovavano in condizione di relativo isolamento.
Il miglioramento della mobilità comportò anche movimenti migratori (interni ed esterni). Le crisi periodiche dell'orologeria e l'importanza delle relazioni economiche con l'esterno furono all'origine di flussi in uscita. L'arrivo di Conf. e stranieri, in un primo tempo dalle regioni limitrofe (ca. 8000 lavoratori frontalieri nel 2008), poi da Paesi sempre più lontani, fu però più consistente. Nel XIX sec. la percentuale di stranieri nel cant. N. sopravanzò la media sviz. Dal 1900 il tasso nazionale è superiore a quello cant., anche se N. resta fra i cant. con una forte quota di stranieri. N. si è peraltro distinto per la tradizionale forte volontà politica e sociale di integrare i nuovi arrivati (Conf. e stranieri). Nel 2000 nel cant. erano rappresentate 138 nazionalità, fra cui le più importanti erano Italia, Portogallo, Francia, Spagna, Serbia e Montenegro. L'85% degli stranieri era di origine europea. L'arrivo di persone provenienti da territori più lontani ha modificato la composizione religiosa del cant.
Le crisi della fine del XX sec. causarono un relativo impoverimento del cant., che trasse beneficio dalla seconda guerra mondiale e dai tre decenni successivi, e si ripercossero sull'evoluzione demografica. Nel 1965 il reddito cant. medio per ab. si elevava al 101,4% della media sviz., ma dal 1970 (crisi orologiera) scese al di sotto del valore nazionale fino a raggiungere il 77% nel 1995, situandosi così al ventitreesimo rango nella graduatoria cant. Nel 2000 era risalito al quindicesimo posto. Alla fine del XX sec. la crescita del settore terziario e il rafforzamento di fenomeni quale l'afflusso di manodopera frontaliera modificarono la struttura del cant.
|Anno||Abitanti||Percentuale di stranieri||Percentuale di protestanti||Percentuale di cattolici||Percentuale di persone di età superiore ai 59 anni||Periodo||Crescita complessivaa||Saldo naturale relativoa||Saldo migratorioa|
|1850||70 753||7,0%||91,8%||7,9%||1850-1860||19,9‰||8,9‰||11,0‰|
|1860||87 369||9,9%||88,2%||10,6%||6,6%||1860-1870||8,9‰||10,6‰||-1,7‰|
|1870||95 425||8,9%||86,7%||11,7%||6,9%||1870-1880||6,4‰||8,8‰||-2,4‰|
|1880||102 744||8,7%||87,8%||11,2%||7,8%||1880-1888||6,4‰||10,5‰||-4,1‰|
|1888||108 153||9,1%||87,3%||11,5%||7,0%||1888-1900||13,0‰||10,9‰||2,1‰|
|1900||126 279||10,4%||85,0%||14,0%||7,6%||1900-1910||5,2‰||9,3‰||-4,1‰|
|1910||133 061||10,9%||84,2%||13,9%||8,2%||1910-1920||-1,3‰||3,3‰||-4,6‰|
|1920||131 349||8,2%||83,7%||14,2%||9,7%||1920-1930||-5,5‰||1,7‰||-7,2‰|
|1930||124 324||6,5%||83,5%||13,8%||12,3%||1930-1941||-4,8‰||-1,6‰||-3,2‰|
|1941||117 900||4,0%||83,6%||14,6%||15,4%||1941-1950||9,3‰||3,0‰||6,3‰|
|1950||128 152||5,3%||78,2%||19,4%||16,3%||1950-1960||14,3‰||3,2‰||11,1‰|
|1960||147 633||11,3%||68,6%||28,7%||16,8%||1960-1970||13,7‰||5,7‰||8,0‰|
|1970||169 173||21,7%||57,9%||38,4%||17,4%||1970-1980||-6,6‰||1,9‰||-8,5‰|
|1980||158 368||17,6%||54,1%||36,2%||19,8%||1980-1990||3,5‰||0,2‰||3,3‰|
|1990||163 985||22,4%||45,5%||36,4%||21,1%||1990-2000||3,3‰||2,0‰||1,3‰|
|2000||167 949||23,0%||38,1%||30,5%||21,5%|
Autrice/Autore: Marc Perrenoud / frm
L'orologeria ha un ruolo di primaria importanza nel tessuto industriale del cant. Si possono distinguere cinque fasi. Dal 1848 al 1876 la produzione si concentrò in strutture spesso artigianali e in città come La Chaux-de-Fonds. La fabbrica orologiera di Fontainemelon con più di 100 dipendenti costituiva un'eccezione. Prodotti in numerosi laboratori, gli orologi erano venduti grazie a reti commerciali estese su tutti i continenti. Lo shock fu quindi particolarmente duro nel 1876, quando l'Esposizione universale di Filadelfia svelò i nuovi metodi (meccanizzazione, componenti intercambiabili, grandi fabbriche) della concorrenza americana, all'origine di una profonda crisi. Dal 1876 al 1914 l'orologeria si dotò gradualmente di manifatture e fabbriche moderne, come Zenith e Tissot a Le Locle, di ass. e scuole professionali, di strumenti legali che favorissero l'industrializzazione, anche se i laboratori e il lavoro a domicilio conservarono la loro importanza. Superata la concorrenza americana, nel 1914 l'orologeria neocastellana, così come l'industria delle macchine e la metallurgia, trovarono nuovi sbocchi nella produzione di materiale bellico, che contribuì al loro sviluppo, ma aggravò le disuguaglianze e le difficoltà economiche e sociali. Dal 1914 al 1945 si aprì una terza fase caratterizzata da guerre e crisi di ampiezza mai vista. Ne risultarono diminuzioni durevoli degli effettivi e dei fatturati, concentrazioni industriali, sforzi di modernizzazione e riconversioni. Nel 1926 le banche della regione orologiera favorirono la fondazione a N. della holding Ebauches, poi nel 1931 della Allgemeine Schweizerische Uhrenindustrie AG (ASUAG). La riorganizzazione del settore orologiero richiese l'intervento dello Stato (Conf. e cant.) che regolamentò l'apertura e lo sviluppo delle industrie.
La quarta fase (1945-75) beneficiò della prosperità generale, malgrado i timori di crisi altrettanto traumatiche di quelle del periodo tra le due guerre mondiali. L'ampliamento delle imprese, che tesero a moltiplicare i macchinari e e a trascurare l'innovazione tecnica, stimolò l'arrivo di personale straniero, originario dell'Italia, poi della Spagna, del Portogallo e di altri Paesi. Gli affari prosperarono in questo periodo che combinò crescita industriale e stagnazione tecnologica. Stimolata da personalità come Sydney de Coulon, che fondarono nel 1962 il Centre électronique horloger SA, la ricerca tecnica permise di sviluppare nuovi prodotti, ma il passaggio alla produzione rimase limitato e tardivo. La Ebauches Electroniques Marin a Marin-Epagnier (oggi com. La Tène), filiale della ASUAG, fu fondata nel 1971. Dalla fine degli anni 1960-70 i concorrenti stranieri, in particolare giapponesi, rafforzarono però la loro presenza sul mercato mondiale grazie alla commercializzazione di nuovi prodotti (elettronici e al quarzo). La capacità concorrenziale dell'orologeria neocastellana si indebolì.
La quinta fase (1975-2000) fu segnata da una profonda crisi: il numero di persone attive nell'orologeria e nella gioielleria passò da 18'876 nel 1965 a 17'209 nel 1974 e 7741 nel 1984. Alcune imprese affermate cessarono la produzione, mentre si imposero delle ristrutturazioni. Tendenzialmente il baricentro della produzione orologiera si spostò verso Bienne e dintorni, anche se l'industria di Marin mantenne la propria importanza. Nel 1983 la fusione tra i due gruppi ASUAG e SSIH, che avevano dominato l'orologeria neocastellana per mezzo sec., permise di creare la Société suisse de microélectronique et d'horlogerie SA, divenuta Swatch Group nel 1998, che sviluppò nuovi prodotti (in particolare gli orologi Swatch), pure di alta gamma (in parte rilevando marchi di prestigio). Anche lo sviluppo di altre imprese, molto spesso con capitali stranieri, contribuì al rilancio del settore. A La Chaux-de-Fonds dal 1900, la Camera sviz. dell'orologeria si unì nel 1982 con la Federazione orologiera sviz. dando vita alla Federazione dell'industria orologiera sviz. (con sede a Bienne).
Nel 1984 fu creato a N. il Centro sviz. di elettronica e microtecnica allo scopo di riunire gli ist. di ricerca. La sua istituzione si inseriva in una tendenza a lungo termine dell'economia neocastellana: la microtecnica, a lungo al servizio dell'orologeria, fu alla base di una diversificazione industriale che favorì produzioni non orologiere. Queste ultime si svilupparono e contarono imprese importanti, quali le cartiere di Serrières, la Dubied a Couvet (macchine per maglieria, 1867-1987), la Dixi a Le Locle (macchine, dal 1904), la Martini a Saint-Blaise (automobili, 1903-34) e la fabbrica di telegrafi e apparecchi elettrici a N. (fondata nel 1860 da Matthias Hipp, più tardi Favag SA). La Câbles Cortaillod (dal 1879) divenne un cartello industriale attivo in un gruppo intern. di importanza mondiale. Suchard a N. (1826-1990) e Klaus a Le Locle (1856-1992) sono i pilastri del settore alimentare che nel 1985 occupava 1761 personne. A N. dal 1942 con 150 impiegati (saliti a 1134 nel 2001), le Fabriques de tabac réunies (dal 1963 Philip Morris) hanno, come industria intern., un ruolo di rilievo, in particolare per il gettito fiscale neocastellano. L'azienda si stabilì sul litorale attratta dalle autorità politiche, in particolare da Gérard Bauer, allora municipale di N. Con l'ufficio per la ricerca di nuove industrie attivo in particolare nelle Montagnes neuchâteloises dagli anni 1930-40, la politica di diversificazione è divenuta in effetti uno dei compiti dello Stato; promotore dell'orologeria, quest'ultimo divenne progressivamente consapevole della necessità di lottare contro le crisi favorendo la diversificazione del tessuto economico (vantaggi fiscali, formazione professionale, infrastrutture, trasporti). Le autorità si sforzarono anche di mantenere un equilibrio tra le diverse parti del cant. Nel 1978 fu promulgata una legge sulla promozione dell'economia cant. Le misure di sostegno permisero di creare centinaia di posti di lavoro. Dal 2002 con il cant. Vaud, e poi anche con il Vallese e il Giura, N. fa inoltre parte dello Sviluppo economico della Svizzera occidentale (Development Economic Western Switzerland, DEWS, dal 2010 Greater Geneva Berne Area).
Benché N. sia rimasto un cant. con un tasso di industrializzazione superiore a quello della media sviz., con il 34,8% dei posti di lavoro nel settore secondario su un totale di 83'724 (2005), la fine del XX sec. è stata caratterizzata dalla crescita del terziario (61,3% degli impieghi nel 2005), che ha superato il secondario negli anni 1980-90.
Dal 1848 le autorità repubblicane promossero una vera e propria politica sanitaria. Numerosi ospedali e case di cura furono fondati nelle diverse regioni del cant. nel XIX e XX sec., talvolta su iniziativa privata, come nel caso degli ist. di Préfargier (com. La Tène, creato nel 1849 come fondazione privata) e Perreux (com. Boudry, 1894), attivi nel settore psichiatrico e ancora esistenti. Dal 1921 al 1961 il cant. dispose inoltre di un sanatorio a Leysin. Alla fine del XX sec. è stato avviato un ampio processo di riorganizzazione del sistema ospedaliero. Nel 2006 sette stabilimenti di cura del cant. furono riuniti in una nuova struttura, l'ente ospedaliero neocastellano.
La storia contemporanea del cant. è scandita dalle attività industriali, in particolare dall'orologeria, le cui crisi e fasi di prosperità hanno avuto effetti considerevoli sul piano demografico, finanziario, sociale e culturale. L'attrazione spesso spasmodica per le tecniche più raffinate, le mentalità plasmate dal patriottismo locale, i legami regionali e il corporativismo orologiero, l'importanza fondamentale delle relazioni con il mondo esterno sono caratteristiche strutturali del cant. N., che ha conosciuto crisi più gravi di altri cant., ma che ha potuto conservare un tessuto economico sano, benché importanti aziende quali Dubied o Suchard siano scomparse e si avverta una relativa marginalizzazione.
|Anno||Settore primario||Settore secondario||Settore terziariob||Totale|
|1860||9 000||21,0%||23 116||53,9%||10 752||25,1%||42 868|
|1870c||9 155||22,5%||23 725||58,3%||7 800||19,2%||40 680|
|1880c||8 946||19,8%||27 755||61,4%||8 505||18,8%||45 206|
|1888||7 577||16,7%||24 777||54,5%||13 100||28,8%||45 454|
|1900||7 633||12,8%||35 284||59,3%||16 572||27,9%||59 489|
|1910||7 300||11,9%||34 419||56,3%||19 480||31,8%||61 199|
|1920||7 182||11,1%||37 593||58,1%||19 884||30,8%||64 659|
|1930||6 675||11,1%||34 042||56,5%||19 550||32,4%||60 267|
|1941||7 080||12,3%||31 107||54,1%||19 360||33,6%||57 547|
|1950||5 737||9,2%||35 888||57,8%||20 480||33,0%||62 105|
|1960||4 559||6,4%||43 792||61,0%||23 398||32,6%||71 749|
|1970||3 973||4,6%||51 131||59,7%||30 565||35,7%||85 669|
|1980||3 456||4,5%||37 797||49,2%||35 500||46,3%||76 753|
|1990||2 652||3,2%||31 285||37,9%||48 624||58,9%||82561|
|2000d||2 714||3,3%||24 524||29,7%||55 363||67,0%||82 601|
Autrice/Autore: Marc Perrenoud / frm
Dopo la rivoluzione del 1848 la Costituzione garantì la libertà di culto e di coscienza. La legge ecclesiastica approvata dal Gran Consiglio il 29.11.1848 pose fine al potere della classe dei pastori e trasformò la Chiesa rif. in Chiesa di Stato (o nazionale). L'autorità della Chiesa era esercitata da un sinodo che comprendeva alcuni laici e i pastori erano salariati dallo Stato che aveva confiscato i beni ecclesiastici. La Chiesa, che in precedenza aveva dominato la vita sociale, fu quindi tra le principali vittime del cambiamento di regime. Lo Stato assunse pienamente il potere temporale e affidò quello spirituale al sinodo che controllava la disciplina ecclesiastica e la formazione dei pastori in seno all'Acc. I concistori dotati del diritto di ammonimento furono sostituiti da consigli parrocchiali. La Chiesa rif. non sopravvisse a lungo a questo processo di secolarizzazione; si divise in seguito alla promulgazione della legge ecclesiastica del 1873, di cui Numa Droz, allora Consigliere di Stato, era il principale estensore. Il sinodo perse il potere di nominare i pastori, la cui libertà di coscienza era garantita. Anche la formazione dei sacerdoti non era più di competenza del sinodo, ma fu attribuita alla nuova Acc. Accolta dal Gran Consiglio, questa legge provocò la scissione della Chiesa: da un lato si costituì una Chiesa indipendente, con una propria facoltà di teol., dall'altro lo Stato creò una Chiesa detta nazionale, integrata nell'Acc. Liberali e ortodossi tesero nel corso degli anni a riavvicinarsi, fondando nel 1943 la Chiesa rif. evangelica del cant. Neuchâtel. La completa separazione tra Chiesa nazionale e Stato, sancita sul piano costituzionale nel 1941 riconoscendo l'indipendenza della prima, aveva favorito tale riavvicinamento. Insieme a Ginevra, N. è il solo cant. a conoscere questa separazione. L'imposta ecclesiastica è volontaria nel cant., ciò che rende talvolta difficile il finanziamento delle Chiese. Un concordato sulle relazioni tra Stato e Chiese rif., catt. e catt.-cristiana, riconosciute enti di interesse pubblico, è stato concluso nel 2001.
Grazie alle libertà accordate dalla Costituzione, alcune comunità evangeliche fecero la loro comparsa ed ebbero un ruolo importante nella vita sociale e spirituale del cant. L'Esercito della Salvezza si diffuse a N. dal 1883, non senza dare origine a gravi conflitti politici. Il Kulturkampf favorì la creazione di una Chiesa catt.-cristiana a La Chaux-de-Fonds (1875). In seguito alla fusione delle Chiese rif., le due Chiese catt. furono riconosciute dal concordato concluso con lo Stato nel 1943. Nella seconda metà del XIX sec. furono create sei parrocchie catt. nel cant., dipendenti dalla diocesi di Losanna, Friburgo e Ginevra e riunite nella Federazione catt.-romana neocastellana, di cui fa parte il vicario vescovile. La Comunità di lavoro delle Chiese cristiane del cant. fu istituita nel 1988, testimoniando un'intensa collaborazione ecumenica.
Fondata a La Chaux-de-Fonds nel 1833, un'importante comunità isr. si sviluppò nella seconda metà del XIX sec., senza ottenere però un riconoscimento giur. Malgrado l'antisemitismo diffuso, la pop. ebrea partecipò attivamente allo sviluppo dell'industria orologiera e all'animazione socioculturale della città, come dimostra la costruzione di una grande sinagoga nel 1896.
Per effetto dell'evoluzione demografica e sociale, la fine del XX sec. è stata caratterizzata sia da una diversificazione religiosa sia da un crescente allentamento dei legami religiosi: nel 2000 quasi il 22% della pop. ha dichiarato di non appartenere ad alcuna confessione (contro il 2% del 1970). Benché il loro numero sia in declino, nel 2000 i rif. (38%) e i catt.-romani (30%) erano sempre in maggioranza. La quota di mus. e ortodossi è cresciuta in modo netto.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet, Marc Perrenoud / frm
Nel XIX sec. l'istruzione fu favorita dal radicalismo e dal socialismo, come pure dall'importanza economica e sociale dell'orologeria. La Costituzione del 1848 rese obbligatoria la scuola elementare e accrebbe le competenze dello Stato in campo educativo. Dal 1850 al 1908 cinque leggi furono votate per organizzare la scuola elementare. Nel 1853 la legge sulle scuole industriali diede avvio all'ordinamento dell'insegnamento secondario e superiore che si perfezionò nel corso dei decenni seguenti, stimolando la costruzione di numerosi edifici scolastici nei villaggi e nelle città nel periodo a cavallo tra XIX e XX sec. La scuola secondaria superiore cant. fu aperta a N. nel 1873 (dal 1997 liceo Denis de Rougemont, a cui fu incorporata la scuola secondaria superiore di Fleurier), mentre quella di La Chaux-de-Fonds, istituita nel 1900, divenne cant. nel 1962 (dal 1997 liceo Blaise Cendrars). Sotto la direzione di Léopold Dubois la scuola di commercio di N. fu creata nel 1883 (dal 1997 liceo Jean Piaget), seguita da quella di La Chaux-de-Fonds nel 1890 (dal 1997 liceo Blaise Cendrars). Aperta nel 1866, la seconda Acc., che fino al 1872 comprese alcune sezioni di scuola secondaria superiore, fu trasformata in univ. nel 1909 (Università di Neuchâtel). Questi ist. contribuirono alla formazione culturale della pop. e all'influenza di N. che si è affermata come città di studio, in cui si soggiornava in particolare per apprendere il franc., ciò che favorì lo sviluppo di pensionati per studenti.
In ambito professionale, gli sforzi delle autorità politiche e delle ass. professionali si moltiplicarono e contribuirono alla creazione nel 1885 della scuola agraria di Cernier. In campo orologiero le lacune formative sul luogo di lavoro si palesarono con l'inevitabile modernizzazione tecnica. Scuole di orologeria furono fondate a Fleurier nel 1851, a La Chaux-de-Fonds nel 1865, a Le Locle nel 1868 e a N. nel 1871. Inizialmente basso, il numero degli studenti aumentò, mentre le materie di studio si moltiplicarono e crebbe il grado di approfondimento. La meccanica fu integrata nella formazione dagli anni 1880-90 e ottenne in seguito rilevanza sempre maggiore. Nel periodo tra le due guerre mondiali il taylorismo e la razionalizzazione furono inseriti nei programmi. Nel 1932, a causa della crisi, le scuole tecniche superiori di Le Locle (istituita nel 1903) e La Chaux-de-Fonds (1893) si unirono per dare origine alla scuola tecnica superiore neocastellana e contribuire a superare la cause strutturali della disoccupazione massiccia. Nei decenni seguenti le scuole professionali furono ampliate per rispondere alle nuove domande. Negli anni 1990-2000 furono attuate fusioni e venne decisa l'istituzione di nuove strutture, in particolare nel quadro della scuola univ. professionale della Svizzera occidentale (HES-SO), al fine di mantenere l'alto livello di qualificazione professionale che caratterizza la regione.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet, Marc Perrenoud / frm
Garantita dalla Costituzione del 1848, la libertà di stampa portò nella seconda metà del XIX sec. alla creazione di un numero considerevole di periodici. Tra il 1848 e il 1914 furono fondati nelle Montagnes neuchâteloises quasi una trentina di giornali, fra cui Le National suisse, La Sentinelle e L' Impartial (fusione con L' Express nel 1999). Questi organi favorirono la diffusione delle idee politiche e in generale della cultura, dando continuità all'esercizio della lettura, tradizione molto radicata nel cant. All'inizio del XXI sec. il ruolo della stampa scritta si era notevolmente ridotto, mentre si erano sviluppati altri media, come la radio cant. (Radiotelevisione neocastellana, RTN, nel 1984) o la televisione locale (Canal Alpha nel 1987). Un tempo prestigiosa, l'editoria neocastellana rifiorì all'inizio del XX sec. e alcune case editrici come Delachaux & Niestlé, La Baconnière (Hermann Hauser, 1927), Ides et Calendes (Fred Uhler, 1941) o le Editions Gilles Attinger (1979) promossero la pubblicazione di autori neocastellani, sia in ambito letterario sia nelle scienze e nelle arti. Tuttavia il percorso di Blaise Cendrars illustra in maniera esemplare le difficoltà incontrate da scrittori e pensatori neocastellani per affermarsi nel proprio cant. Gli autori "neocastellani" più celebri erano spesso originari di fuori cant., come Friedrich Dürrenmatt o Agota Kristof.
Ai vecchi spazi sempre attivi (come l'antico teatro municipale di N. o il teatro di La Chaux-de-Fonds) si sono affiancate nuove strutture. Il Théâtre populaire romand, sprovvisto per anni di una sede permanente, si stabilì nel 1968 a La Chaux-de-Fonds (Beau-Site), mentre il Théâtre du Passage, nuova sala della città di N., è stato inaugurato nel 2000. Altri palcoscenici, più piccoli e spesso decentrati, accolgono numerose compagnie di teatro amatoriale. Nel cant. si svolgono inoltre diversi festival di rilievo (marionette, arte di strada, musica, cinema). Nel 2002 la città di N. ha ospitato uno dei siti (arteplage) dell'Expo.02.
Nel XIX sec. la musica conobbe un notevole sviluppo sotto l'impulso di Louis Kurz, tra l'altro fondatore a N. della Soc. di musica (1858) e della Soc. corale (1873), mentre a La Chaux-de-Fonds la vita musicale fu dominata dall'orchestra Odéon, successivamente diretta anche da Georges Pantillon e Charles Faller. In quest'ultima città l'Ass. Musica costruì nel 1955 una prestigiosa sala, dove vennero registrati alcuni dei musicisti di maggiore rilievo. Il Conservatorio di N. fu aperto nel 1917. A La Chaux-de-Fonds fu istituito nel 1924 un collegio musicale, mentre Charles Faller fu all'origine della creazione del Conservatorio locale (1931). I due Conservatori furono rilevati dal cant. nel 1982; dal 2008 il corso di studi professionale costituisce un'antenna della scuola univ. professionale di musica di Ginevra.
Il cant. conta diversi musei, fra cui il Laténium (archeologia) a Hauterive (il solo a beneficiare di uno statuto cant.), il Museo intern. dell'orologeria a La Chaux-de-Fonds, il Museo dell'orologeria situato nel castello di Les Monts a Le Locle, il Museo di etnografia a N., i Musei di storia naturale a N. e La Chaux-de-Fonds, il Museo d'arte e di storia a N. e i Musei di belle arti a La Chaux-de-Fonds e Le Locle. Questi ultimi tre presentano opere di esponenti delle grandi correnti artistiche del XIX e XX sec. (fra gli altri Maximilien de Meuron, Léopold Robert e Gustave Jeanneret). L'inizio del XX sec. fu segnato dalla forte personalità di Charles L'Eplattenier, direttore della scuola d'arte di La Chaux-de-Fonds e maestro di Le Corbusier. L'Eplattenier introdusse in questa città una concezione dell'arte ispirata al Liberty (orientamento poi definito style sapin). Anche l'importanza dell'incisione, insegnata alla scuola d'arte per le decorazioni degli orologi da tasca, non fu trascurabile, considerato che questa tecnica influenzò numerosi artisti. Pure formatisi alla scuola d'arte, lo scultore Léon Perrin e, più tardi, Paulo Röthlisberger e André Ramseyer furono rinomati artisti neocastellani.
La vita sociale e associativa del cant. era animata da numerosi club e diverse soc., fenomeni comuni alle soc. in via di industrializzazione, in cui le persone manifestano il bisogno di riunirsi in gruppi (fanfare, corali, soc. locali e ass. filantropiche, ecc.). I circoli che fino alla fine del XX sec. favorirono l'animazione della vita notturna costituirono una forma associativa più specificamente neocastellana. In origine di carattere politico, queste istituzioni non erano solo caffé o ristoranti aperti nelle ore notturne, ma anche luoghi di incontro, club dotati di una propria biblioteca in cui gli avventori si recavano per leggere i giornali. Ogni partito e quasi ogni villaggio aveva il proprio circolo, centro di una sociabilità molto vivace.
Autrice/Autore: Jean-Marc Barrelet, Marc Perrenoud / frm
Autrice/Autore: Lionel Bartolini / frm