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<h2>SubmittedText<h2><p>Le convenzioni per evitare le doppie imposizioni (CDI) con i Paesi in sviluppo non devono servire unicamente a evitare la doppia imposizione di imprese, bensì devono provvedere affinché i Paesi in sviluppo possano, da un lato, beneficiare dell'insediamento di imprese estere e, dall'altro, incassare le imposte che spettano loro. Invito pertanto il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande:</p><p>1. Sulla base dell'esistente evidenza scientifica, come giudica il governo la probabilità che CDI con Paesi in sviluppo possano generare un aumento degli investimenti esteri in questi Paesi?</p><p>2. Al riguardo, quali sono le esperienze fatte con le esistenti CDI concluse dalla Svizzera con i Paesi in sviluppo?</p><p>3. Quale ruolo ha rivestito l'entità delle singole aliquote d'imposta alla fonte?</p><p>4. Il Consiglio federale come valuta in generale il pericolo che aliquote d'imposta alla fonte basse definite nelle CDI inducano a effettuare eccessivi pagamenti di interessi e di canoni quale strumento di transfer pricing abusivi?</p><p>5. Dal 7 al 9 dicembre 2011 l'International Tax Dialog - un'iniziativa comune di FMI, OCSE, Banca mondiale e altri - ha tenuto la quarta conferenza globale su fiscalità e disparità. L'ospite è stato il ministero delle finanze indiano. In quell'occasione il Ministro delle finanze indiano Pranab Mukherjee ha quantificato il deflusso di mezzi illegali da Paesi in sviluppo e Paesi emergenti da 725 fino a 810 miliardi di dollari. Il Consiglio federale è in grado di confermare queste cifre? Le CDI contribuiscono ad arrestare questo deflusso di capitali? Quali altre misure adotta il Consiglio federale?</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>1.-3. In generale le ripercussioni di accordi bilaterali d'integrazione, ovvero accordi commerciali, accordi sugli investimenti e convenzioni per evitare le doppie imposizioni, hanno costituito l'oggetto di uno studio dei PF commissionato dalla SECO (Peter Egger/Georg Wamser, "Exportpotenziale im Dienstleistungssektor, Selektion in und Effekte von endogenen ökonomischen Integrationsabkommen"). Secondo questo studio, simili accordi accrescono a lungo termine il commercio bilaterale a percentuali da due a tre cifre ("Grosser Nutzen von Abkommen", "Neue Zürcher Zeitung" del 6 aprile 2011). Per contro, le aliquote d'imposta alla fonte che non vengono ridotte o lo vengono solo in misura marginale da una CDI, riducono gli incentivi a investire.</p><p>In linea di principio le CDI migliorano considerevolmente le condizioni quadro degli scambi economici, dato che in tal modo il reddito e il patrimonio degli operatori economici attivi a livello internazionale vengono tassati una sola volta. Inoltre, le CDI aumentano la certezza del diritto e creano gli incentivi necessari per investimenti bilaterali. Tuttavia, la problematica della doppia imposizione costituisce solo uno dei numerosi elementi che aprono la via al commercio e agli investimenti in un Paese.</p><p>4. La norma di ripartizione sugli interessi delle CDI concluse dalla Svizzera recita quanto segue:</p><p>Se, in conseguenza di particolari relazioni esistenti fra debitore e beneficiario effettivo o tra ciascuno di essi e terze persone, l'ammontare degli interessi, tenuto conto del credito per il quale sono pagati, eccede quello che sarebbe stato convenuto tra debitore e beneficiario effettivo in assenza di simili relazioni, le disposizioni del presente articolo si applicano soltanto a quest'ultimo ammontare.</p><p>Una disposizione analoga figura nella norma di ripartizione sui canoni.</p><p>Queste disposizioni garantiscono che i pagamenti di interessi e i canoni sono considerati tali soltanto se sono conformi al mercato.</p><p>5. Il Consiglio federale non dispone di stime su possibili flussi finanziari internazionali (leciti o illeciti). Per contro, esistono stime realizzate all'estero (da governi, organizzazioni internazionali e organizzazioni della società civile). L'OCSE stima i flussi finanziari illeciti (illicit flows) provenienti annualmente da Paesi in via di sviluppo a circa 850 miliardi di dollari americani, di cui circa il 60 per cento è dovuto all'evasione fiscale. Questa cifra è di gran lunga superiore a quella dell'aiuto pubblico allo sviluppo, pari a 129 miliardi di dollari nel 2010. A stime analoghe è giunta anche una commissione (Commission on Capital Flight from Developing Countries; Tax Havens and Development, 2010) istituita dal governo norvegese, che per il 2006 ha quantificato il volume di flussi di capitale illegale a 640 a 980 miliardi di dollari.</p><p>Nel complesso le CDI contribuiscono a migliorare l'accertamento di transazioni illecite e diminuirne l'attrattiva. Ciononostante esse sono soltanto una delle misure volte a impedire le ripercussioni negative della fuga di capitali e dei flussi finanziari illeciti. Per rafforzare le capacità dei Paesi in sviluppo in materia di politica e amministrazione fiscale occorrono altre misure che il Consiglio federale ha in parte già adottato.</p><p>Il sostegno delle amministrazioni delle contribuzioni dei Paesi in sviluppo è uno dei pilastri strategici del settore di prestazioni "Cooperazione e sviluppo economici" della SECO. La Svizzera è uno dei principali Paesi donatori delle iniziative multidonatori lanciate dalla Banca mondiale, dal FMI e dall'OCSE. I Paesi in sviluppo che intendono migliorare l'efficienza e la trasparenza delle loro amministrazioni possono sollecitare aiuti da questi programmi. La SECO finanzia diversi programmi di sostegno tecnico nei Paesi quali Ghana, Mozambico, Burkina Faso, Vietnam, Perù, Colombia, Serbia, Kosovo, Bosnia e Macedonia.</p>  Risposta del Consiglio federale.