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Il quarto anniversario dell'indipendenza dalla Serbia è stato celebrato oggi in Kosovo in un'atmosfera di festa, ma senza euforia e eccessivo entusiasmo. La lotta contro corruzione, criminalità e povertà non ha dato infatti finora i risultati sperati, mentre l'incapacità di Pristina a imporre la sua autorità anche sul nord a maggioranza di popolazione serba ha trovato conferma nel referendum dei giorni scorsi, nel quale quasi il 100% di coloro che hanno votato hanno detto no agli organi di potere albanesi.
Il presidente, la signora Atifete Jahjaga, e il premier, Hashim Thaci, parlando oggi a una cerimonia ufficiale nel centro di Pristina - addobbato con bandiere kosovare, albanesi e americane e di altri paesi 'amici' - hanno sottolineato il grande potenziale di sviluppo del Kosovo, intenzionato a proseguire verso il progresso e la piena integrazione nelle strutture euroatlantiche. Un paese, hanno detto, orientato al dialogo e alla convivenza pacifica che intende rispettare le libertà civili e i diritti delle minoranze. L'indipendenza tuttavia non si tocca, ha affermato il presidente, secondo cui il Kosovo è ormai "una realtà internazionale irreversibile" e un "paese indivisibile".
Dalla proclamazione dell'indipendenza, il 17 febbraio 2008, il Kosovo è stato riconosciuto da 88 paesi (ultimo oggi l'Uganda), compresi gli Usa e 22 dei 27 membri della Ue. Dei paesi dell'Unione non lo hanno riconosciuto Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Cipro (paesi che hanno tutti in qualche modo problemi etnici e di separatismo). E fermi nel rifiutare l'indipendenza sono la Serbia e la Russia, suo principale alleato.