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Pentagono, 284 servizi igienici - Parte 2
Era il settembre 1941 quando l’ingegnere Clarence Renshaw iniziò i lavori al Pentagono, ma non poteva immaginare che le leggi di segregazione dello stato della Virginia avrebbero dovuto essere applicate all’intera pianificazione.
La discriminazione aveva creato una nuova e assurda preoccupazione per Renshaw: doveva costruire un Pentagono segregato.
Sotto supervisione del colonnello Leslie Groves, era stato deciso che la pianificazione doveva includere misure per diverse “classi di persone” imposte dalla legge della Virginia. Con questo si intendevano bagni e zona refettorio separati per bianchi e neri. Disposizioni da applicare anche alla nuova struttura governativa.
La questione non era però così semplice come si credeva. Da un lato la legge della Virginia diceva che le strutture pubbliche per “bianchi” e “di colore” dovessero essere distinte, dall’altro però il Presidente Franklin Roosevelt aveva firmato nel giugno 1941 l’ordine esecutivo n. 8802 che proibiva la discriminazione razziale nell'industria militare. Si tratta della prima legge federale che promuoveva le pari opportunità lavorative degli afro-statunitensi.
Il Presidente Roosevelt visitò l'edificio il 2 maggio 1942: fu felice dei progressi ma sbalordito dal numero di bagni, sproporzionato (precisamente il doppio) per un edificio di quelle dimensioni. Dopo la visita del Presidente i segni previsti "colored" e "white" non furono mai affissi alle porte dei bagni, muovendo i primi passi verso il decreto di incostituzionalità della segregazione e aprendo la strada alla sua definitiva abolizione avvenuta nel 1964 con l'approvazione del Civil Rights Act.
Immagine:
Fontana a Halifax County Courthouse (North Carolina) nell'Aprile 1938. (John Vachon for U.S. Farm Security Administration)