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In Svizzera non esiste un corrispettivo dell'articolo 18 - obbligo di riassumere lavoratori licenziati senza giusta causa - che ha valso all'Italia il primo sciopero generale da 20 anni.
La lacuna viene denunciata dall'Unione sindacale svizzera (USS).
In Italia l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, in vigore dal 1970, obbliga le imprese con oltre 15 dipendenti a riassumere gli impiegati licenziati quando un tribunale del lavoro giudica «senza giusta causa» il loro licenziamento. Il governo Berlusconi intende abolire tale obbligo e apportare altre modifiche alle quali i sindacati sono contrari.
Niente riassunzione, solo sei mesi di salario
In Svizzera invece un'azienda non può venir obbligata a riassumere un dipendente, neppure se un tribunale ha sentenziato che il licenziamento è stato abusivo. Il datore di lavoro può venir al massimo condannato a versare sei mesi di salario, ha ricordato Romolo Molo, esperto di diritto del lavoro presso l'USS. Ma la Svizzera, secondo Molo, è un caso unico in Europa. Neppure un sindacalista licenziato dall'impresa a causa della sua attività può pretendere di venir riassunto.
La situazione elvetica si spiega con un mercato del lavoro molto liberale, secondo Daniel Hefti, vicedirettore dell'Unione padronale svizzera (UPS), per il quale "una protezione troppo rigida contro i licenziamenti porterebbe ad una precarietà dell'occupazione e ad un aumento dei senza lavoro."
Per l'USS, che dice di condividere pienamente lo sciopero dei sindacati italiani, la legislazione svizzera è nettamente in ritardo in materia di licenziamenti. Nel suo congresso del prossimo autunno l'Unione sindacale cercherà di mettere questo tema al centro delle discussioni.
swissinfo e agenzie