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Il valore intrinseco di una moneta è il valore del bene che compone fisicamente la moneta. Nel caso delle banconote, ad esempio, esso è irrisorio. Questo vale, paradossalmente, anche laddove delle monete assumano un interesse numismatico (il cui valore cresca in base al mercato).
Il valore nominale della moneta è il valore indicato sulla moneta stessa.
La svalutazione di una moneta è la perdita di acquisto della moneta stessa rispetto ad altri beni o servizi.
Oltre al valore intrinseco e a quello nominale, interessante è discernere tra valore soggettivo e valore oggettivo.
Il valore soggettivo è il valore che ogni singolo individuo è disposto ad attribuire ad un bene. Esso è dunque arbitrario e temporaneo (una necessità impellente può valorizzare un bene esponenzialmente rispetto alla normalità).
Definire il valore oggettivo invece non è altrettanto semplice, e sebbene si possa parlare di una pur temporanea e non arbitraria oggettività dei prezzi (laddove il prezzo di un bene non sia fissato da un potere centrale), non sembra possibile poter parlare di valore oggettivo.
Il valore è dunque esclusivamente soggettivo: laddove non stabilito coercitivamente dall’autorità, il prezzo di mercato è generato (in maniera complessa) dalle valorizzazioni (o meglio, valutazioni) soggettive.
Nelle crittovalute, argomento caro al pensiero libertario, il prezzo (sul quale l’autorità non ha ingerenza) dei cryptoasset viene generalmente determinato dalle valorizzazioni soggettive dal mercato (con qualche eccezione, come Tether ad esempio il cui prezzo è legato all’USD). Mentre nelle altre criptovalute generalmente viene stabilito un prezzo arbitrario di pre-vendita (nel caso di Ethereum, 1ETH=0,000524BTC) prima che sia il mercato (leggasi: la soggettività delle valorizzazioni che determinano l’oggettività del prezzo) a determinarne il valore, nel caso di bitcoin fu New Liberty Standard a calcolare la prima valutazione, nell’ottobre 2009, basandosi sul costo dell’energia necessaria a minare, ovvero l’operazione di validazione di un blocco di transizioni da parte dei pari (1USD=1.309,13BTC).
“During 2009 my exchange rate was calculated by dividing $1.00 by the average amount of electricity required to run a computer with high CPU for a year, 1331.5 kWh, multiplied by the average residential cost of electricity in the United States for the previous year, $0.1136, divided by 12 months divided by the number of bitcoins generated by my computer over the past 30 days.”
L’emissione
Utilizzando la medesima logica di mostrare i problemi, adoperata per esprimere considerazioni circa la storia della moneta, sull’aspetto relativo all’emissione della stessa, si dirà che le soluzioni tendono tutte ad essere fiduciarie.
Detto altrimenti, che la zecca sia di proprietà del potere centrale o autorizzata da esso (relativamente alle monete metalliche), oppure che anche in assenza di potere centrale siano le banche ad emettere la propria moneta bancaria (relativamente alla moneta cartacea), in ogni caso all’individuo è richiesto il riporre fiducia in (almeno) uno o più elementi del sistema.
Rimanendo nell’ambito dell’emissione in senso stretto, il potere centrale “tradisce” la fiducia per ogni aumento arbitrario della massa monetaria (inflazione), poiché esso tende a produrre un aumento dei prezzi degli altri beni (svalutazione), ergo perdita del potere d’acquisto della moneta. Intuitivamente (e semplicisticamente), anche per la moneta legale vale la legge della moneta merce: minore è la scarsità, minore è il valore. Ergo, argomento caro al pensiero libertario, inflazionare la moneta è mettere indirettamente le mani in tasca ai cittadini (privandoli di parte del loro potere d’acquisto).
La criptovaluta, con riferimento a bitcoin, (prima criptovaluta per cronologia, valutazione e capitalizzazione di mercato, numero di utilizzatori e recensioni del codice sorgente) risolve il problema dell’emissione sia in relazione al potere centrale che alla scarsità del bene.
Da un lato, l’emissione avviene in maniera decentralizzata da elementi stessi del sistema (i cosiddetti miner) in virtù di un lavoro di validazione delle transazioni (ergo messa in sicurezza della rete); dall’altro lato, la mole di moneta nel sistema è stabilita a priori e nota sia nella qualità che nella quantità totale di emissione: con buona approssimazione si afferma che dal momento della genesi (genesis block) una quantità di 50BTC ogni 10 minuti circa è stata immessa nel sistema per i primi quattro anni, destinata a ridursi della metà (halving) ogni quattro anni, fino a tendere asintoticamente al numero di totale di 21.000.000 di BTC presenti nel sistema approssimativamente nell’anno 2140.