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(1° rapporto trimestriale 2015)
Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5 CEDU); legalità della detenzione.
La causa riguarda la presa in carico del ricorrente, criminale affetto da turbe psichiche e internato in una clinica psichiatrica, che si era opposto al trattamento ed era stato pertanto incarcerato. Successivamente, il ricorrente si era dichiarato disponibile a seguire un trattamento, ma aveva rifiutato di presentarsi al colloquio propostogli da una clinica psichiatrica. Per questa ragione era stato curato in prigione. Appellandosi all'articolo 5 paragrafo 1 CEDU (diritto alla libertà e alla sicurezza), il ricorrente ha deplorato in particolare di essere stato detenuto in un penitenziario anziché in una casa di cura.
La Corte ha rilevato che la privazione della libertà era stata disposta nei modi previsti dalla legge. Ha constatato di non aver mai rilevato l'esistenza di un problema strutturale in Svizzera riguardo alla presa in carico di criminali affetti da turbe psichiche e ha aggiunto che le autorità hanno preso contatto con diversi istituti disposti ad accogliere il ricorrente a partire dal momento in cui si è dichiarato disponibile a seguire un trattamento. I contatti sono stati interrotti in seguito al rifiuto del ricorrente di presentarsi al colloquio proposto da una clinica. Durante la detenzione, il ricorrente ha beneficiato di regolari consulti medici e di un trattamento con neurolettici, che ha prodotto una stabilizzazione del suo stato di salute e condotto di conseguenza alla sua scarcerazione. Non violazione dell'articolo 5 paragrafo 1 CEDU (unanimità).