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Il trattamento con la molecola osimertinib ha ridotto di più della metà il rischio di morte nel carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio precoce che presenta la mutazione Egfr: la terapia, effettuata dopo l'intervento chirurgico, ha consentito un miglioramento rilevante della sopravvivenza con l'88% dei pazienti vivo a cinque anni rispetto al gruppo che aveva ricevuto un trattamento con placebo.
Rischio di morte ridotto del 51%
È il risultato dello studio di Fase III Adaura, su 682 pazienti arruolati in oltre 20 Paesi, presentato in sessione plenaria al congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (Asco) e pubblicato contemporaneamente sul The New England Journal of Medicine. La terapia ha ridotto il rischio di morte del 51% rispetto a placebo ed i pazienti trattati con placebo che hanno sviluppato malattia metastatica hanno avuto l'opportunità di ricevere la cura come trattamento successivo. Circa il 10-15% dei pazienti con questo tipo di tumore negli Stati Uniti e in Europa presenta la mutazione Egfr.
Dati senza precedenti
"Negli stadi precoci di malattia l'intento del trattamento è curativo", spiega Filippo de Marinis, direttore della divisione di Oncologia toracica dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano e autore principale dello studio per l'Italia. "La tradizionale chemioterapia non riesce a impattare in maniera significativa sulla diminuzione del rischio di recidiva di malattia locale o a distanza in percentuali superiori al 5%. Questi nuovi risultati dimostrano che quasi il 90% dei pazienti è vivo a 5 anni, con una riduzione del rischio di morte del 51%. La rilevanza di tali dati è senza precedenti, soprattutto se consideriamo che nella malattia operabile la sopravvivenza a 5 anni diminuisce dal 73% nello stadio IB fino al 41% nel IIIA".