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La Commissione nazionale d'etica per la medicina (Cne) ha dubbi sul procedimento sperimentale di trapianto dell'utero. Il nuovo metodo ha permesso per la prima volta nel 2014 in Svezia di far nascere un bambino ed è attualmente in fase di studio in Svizzera. Finora in tutto il mondo è stata svolta una quarantina di questi interventi e, mediante tale sistema, sono venuti alla luce una decina di bimbi.
"In Svizzera, il pubblico è stato informato dalla stampa dell'esistenza del trapianto d'utero, in particolare in relazione a un progetto dell'Ospedale universitario di Zurigo", si legge in una presa di posizione odierna della Cne. Il procedimento non è ancora clinicamente assodato e si trova in fase di studio in diversi Paesi, viene precisato.
Poiché il sistema è nuovo, le conoscenze scientifiche sono limitate, afferma la Cne. Molti aspetti devono ancora essere esaminati, in particolare le conseguenze a medio e lungo termine per la salute delle persone interessate (donatrice e ricevente dell'utero nonché bambini nati attraverso questo metodo).
Le conseguenze fisiche e psichiche non devono essere sottovalutate, afferma la Cne. Nello specifico, non è chiaro se e quali rischi possono sorgere a medio e lungo termine per la salute del bimbo. "Fino a quando la Svizzera non passa alla fase clinica, i progetti di ricerca in questo campo devono essere pianificati e attuati con la massima accuratezza", spiega nella presa di posizione Valérie Junod, membro del Cne nonché professoressa in diritto all'Università di Ginevra.
La commissione fa inoltre notare anche riserve etiche sul piano sociale. Da una parte, rispetto a progetti di ricerca in altri campi, quello sul trapianto dell'utero produce un potenziale beneficio relativamente esiguo per la società. D'altro canto, qualora un giorno dovesse rivelarsi sicuro ed efficace, questo procedimento sarà disponibile probabilmente solo per le coppie facoltose. Infine, nel caso in cui progetti di ricerca dovessero essere (co-)finanziati con denaro pubblico, ci si potrebbe chiedere se si tratta di un utilizzo appropriato delle risorse limitate di cui dispone il sistema sanitario.
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