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Sono quasi 230mila le persone che vivono in alloggi temporanei, a quattro anni dal sisma/tsunami abbattutosi l'11 marzo 2011 sul Tohoku, il nordest del Giappone, che provocò la crisi nucleare ancora irrisolta di Fukushima e un totale di quasi 16.000 tra vittime accertate e dispersi.
Gli ultimi aggiornamenti dell'Agenzia per la ricostruzione evidenziano una situazione critica: rispetto a 12 mesi fa, il numero di sfollati è sceso di circa 35.000 unità, mentre delle oltre 53.000 unità abitative temporanee costruite dopo il disastro solo l'uno per cento è stato demolito da gennaio di quest'anno.
Nel confronto col sisma di Kobe del 1995 che registrò oltre 6.000 morti, la maggior parte dei complessi abitativi era stata ultimata 4 anni dopo e una unità temporanea su tre demolita.
Il premier Shinzo Abe ha annunciato un piano quinquennale a breve per accelerare la rinascita del Tohoku. "Dopo il periodo di ricostruzione intensiva di cinque anni a marzo del 2016, il governo elaborerà entro l'estate un altro schema per i prossimi cinque anni", ha detto Abe, a poche ore dal quarto anniversario della triplice catastrofe. Ci sarà la visione aggiornata sul futuro della prefettura di Fukushima che continua a fare i conti con le conseguenze della peggiore crisi nucleare dopo Cernobyl, a causa dell'incidente all'impianto di Fukushima Daiichi.
Appena pochi giorni fa, il ministro dell'Ambiente ha siglato un accordo per l'acquisto di terreni su cui costruire "depositi temporanei di stoccaggio" dei materiali radioattivi accumulati coi lavori di decontaminazione: un primo e piccolo lotto sui 16 km quadrati pianificati già lo scorso anno, partendo dalle città di Okuma e Futaba, a ridosso della centrale disastrata.
Una mossa che appare una condanna definitiva alle flebili ipotesi di recupero della fascia dei 20 km che circonda Daiichi e che ricade nei comuni di Namie, Futaba, Okuma e Tomioka. Non sorprende allora che da un rapporto di fine 2014 dell'Università di Fukushima sia emerso come gli ex residenti abbiano espresso in maggioranza il desiderio di non voler tornare più nelle loro case, con un aumento vicino al 30% sui dati di fine 2011.
Il tema del nucleare è destinato a segnare anche il quarto anniversario: il premio Nobel per la Letteratura, Kenzaburo Oe, ha esortato Abe a seguire l'esempio della Germania e a lasciare progressivamente l'energia atomica, "convinta dei suoi rischi" dopo l'esperienza di Fukushima. Lunedì, nella conferenza stampa congiunta con la cancelliera Angela Merkel, Abe ha ribadito che il Giappone ha ancora bisogno del nucleare come fonte di energia stabile assicurando che gli standard di sicurezza sono di alto livello grazie alle lezioni apprese dal disastro.
Oe, incontrando la stampa estera, ha detto di aver visto un netto contrasto tra i leader. "I politici giapponesi non stanno cercando di cambiare la situazione ma solo di tenere lo status quo anche dopo questo incidente e anche se tutti sappiamo che l'ennesima crisi spazzerebbe via il futuro del Giappone".
Il lavoro finale della sua vita è la lotta per un mondo senza atomo: "non dobbiamo lasciare - ha concluso l'ottantenne Nobel - il problema alle generazione più giovani".
SDA-ATS