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La costiera di monti, che descrive un semicerchio tra la Regoria e i Gradiccioli del Tamaro, sembra un grandioso schienale, a cui s'appoggiano i territori d'una decina di comuni malcantonesi.
I conflitti e le cause giudiziarie circa i termini delle singole proprietà comunali si trascinarono parecchi secoli.
Sul Monte Lema, l'ampia e ricca pastura di Pian Pulpito, era pomo di discordia tra i Comuni di Astano, di Novaggio, di Curio e di Bedigliora.
Un lontano calend'aprile, per definire una buona volta e per sempre la questione dei confini, salirono a Pian Pulpito i rappresentanti dei Comuni sopraddetti, i vecchi pastori del Lema e una Commissione di arbitri.
Ogni parte espose le proprie ragioni, alcune suffragate da documenti. I pastori furono consultati intorno ai pretesi diritti dei due Comuni dal territorio più esteso, Astano e Novaggio, rispettivamente proprietari dei vicini alpetti di Monte e di Cimapianca.
Gli arbitri, prima d'imporre il loro giudizio, suggerirono più d'una soluzione, sforzandosi di ottenere un accordo bonale. Invano! Ciascuna parte manteneva ostinata il suo punto di vista.
Gli animi erano accesi e l'assemblea già tumultuava, allorché comparve nel mezzo di essa, tornata d'un subito silenziosa, un fanciullo in veste da capraio e d'una bellezza quale non videro mai i nostri monti. I lunghi e inanellati capelli biondi formavano una graziosa aureola al suo volto, bianco e rosa come una mela. Gli occhi parevano due fiori celesti, con incastonata una gemma scintillante di luce. L'abito era di velluto turchino e le zoccolette avevano le guigge adorne di ricami floreali.
Con voce dolce e carezzevole, il biondo pastorello così parlò:
"O buona gente, vogliate ascoltarmi! Giuro d'indicarvi i giusti termini de' vostri quattro Comuni: Pian Pulpito è proprietà di Novaggio, ma vi ha diritto di pascolo anche Astano, il cui termine è a Forcora. I territori di Curio e di Bedigliora non oltrepassano i prati di Monte. La corte di Rösch è zona comune della Castellanza!".
E istantaneamente disparve.
Tra quella gente stupìta, s'intrecciarono queste frasi:
"Che stella di ragazzo!" "Ma dond' è venuto?" "E dov' è andato?" "Misteriosa apparizione!" "Era tutto candore e poesia!" "Assomigliava nel volto a Gesù fanciullo nella disputa tra i dottori, affrescato dal Pinturicchio, in una chiesa di Spello, nell'Umbria".
A tutti sbollì la collera. Ciascuno depose ogni risentimento e si sentì l'animo disposto alla conciliazione.
"Ebbene?" interloquì un arbitro. "Stiamo a quanto ha dianzi detto il fanciullo, che il nostro Donato ritiene Gesù?".
Un "Sì" unanime fu la risposta.
L'accordo venne vergato e firmato da tutti.
A sera, su Pian Pulpito arse un immenso falò e le campane dei villaggi squillarono giubilanti a salutare la pace del Lema.
V. Chiesa, L'anima del villaggio, Gaggini, Lugano 1934