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Pigioni commerciali da ridurre del 60% nei mesi di chiusura
ATS
19.5.2020 - 17:32
Ristoratori e gestori di altre attività che hanno dovuto sospendere il lavoro a causa del coronavirus dovrebbero pagare solo il 40% della pigione per tutto il periodo in cui è stata ordinata la chiusura da parte delle autorità.
Per chi ha dovuto solo ridurre l'attività, questa soluzione si applicherebbe per due mesi al massimo. Eventuali accordi già conclusi tra le parti devono rimanere validi.
Lo chiede una mozione adottata dalla Commissione dell'economia e dei tributi degli Stati (CET-S) per 8 voti a 4, analoga a un atto simile accolto dalla commissione omologa del Nazionale.
La mozione, indica una nota odierna dei servizi parlamentari, si applica ai locatori il cui affitto non supera 20 mila franchi mensili e per oggetto. Per le pigioni comprese tra 15 e 20 mila franchi, le parti – affittuario e proprietario – possono decidere di non applicare il presente disciplinamento (clausola opt-out).
Un fondo per casi di rigore destinato ai locatori
Nel contempo il Consiglio federale è incaricato di costituire un fondo per casi di rigore destinato ai locatori dotato di un importo di 20 milioni.
Secondo la CET-S, benché questa soluzione non sia perfetta, è tuttavia essenziale che sia trovata una soluzione in tempi brevi. Per questo motivo la CET-S ha rinunciato alle sue proposte originarie e scelto di adeguarsi alla mozione della consorella del Nazionale.
Qualora gli atti parlamentari in questione venissero accolti dai rispettivi rami del parlamento in giugno, il Consiglio federale potrebbe mettersi subito al lavoro già quest'estate.
Una minoranza della CET-S respinge la mozione poiché contraria a ogni ingerenza nei contratti di diritto privato da parte dello Stato.
UDC contraria a un intervento della Confederazione
Le due mozioni dovrebbero consentire di trovare uno sbocco a un problema impellente che non è stato possibile risolvere durante la sessione straordinaria di inizio maggio dedicata alla crisi del Covid-19.
Nel corso dei dibattiti in parlamento, l'UDC in particolare si è opposta a un intervento della Confederazione, così come anche il consigliere federale Guy Parmelin. Quest'ultimo ha sostenuto di preferire soluzioni amichevoli tra le parti e rinviato alla possibilità per i gestori di far capo a crediti agevolati per superare il momento difficile.
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