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Il relatore del Consiglio d'Europa, Dick Marty, il cui rapporto sul traffico di organi in Kosovo e Albania alla fine degli anni novanta è stato approvato ieri a Strasburgo dall'Assemblea parlamentare dell'organismo paneuropeo, ha criticato il Tribunale penale internazionale dell'Aja per i crimini nella ex Jugoslavia (Tpi) che ha distrutto a suo dire alcuni documenti relativi a tali traffici illegali di organi.
In una intervista all'ultimo numero del settimanale serbo Nin, Marty afferma di non voler accusare il Tpi di complotto, ma di ritenere che tale Tribunale abbia commesso un errore nel distruggere alcuni documenti di prova relativi alle indagini condotte nel 2004 nel villaggio albanese di Ripa, presso Burel. Per Marty si tratta di una procedura del tutto anormale per qualsiasi tribunale al mondo.
"Quando si raccolgono documenti e si pensa di non avere a disposizione prove sufficienti o di non disporre dell'autorità per continuare nelle indagini, la documentazione non si distrugge mai, ma si conserva dal momento che prima o poi possono emergere nuove prove in grado di dare nuovo significato a quelle vecchie", ha detto Marty. "Non sto accusando il Tpi di cospirazione, ma ritengo che abbia commesso un errore", ha affermato il senatore svizzero nell'intervista a Nin.
Riferendosi quindi al suo rapporto sul traffico di organi adottato ieri a Strasburgo, Dick Marty ha osservato come non si tratti di un lavoro investigativo come quello di un giudice o di un procuratore. Si tratta piuttosto di un "lavoro politico da parte di una istituzione (il Consiglio d'Europa, ndr) che difende i diritti umani. Pertanto il rapporto non è un'accusa ma piuttosto la raccolta di elementi sulla base dei quali gli organi competenti devono avviare una inchiesta".
Alla domanda sul perché nel suo rapporto non si fanno i nomi delle fonti, Marty ha risposto affermando che i testimoni (in Kosovo e in Albania) rischiano la loro vita e non hanno alcuna garanzia di protezione.
SDA-ATS