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Il primo ministro inglese Boris Johnson si è scusato mercoledì con la Camera dei Comuni per aver permesso al suo staff di riunirsi nel suo giardino di Downing Street per un drink party nel maggio 2020, nel bel mezzo di un lockdown nazionale, in un momento in cui al resto della popolazione inglese veniva detto che non era possibile socializzare in gruppo.
Ora il problema della leadership del Partito conservatore si è trasformato in qualcosa di molto serio. Una qualcosa che era improbabile fino ad una settimana fa: pensare che Boris Johnson potesse essere estromesso in tempi brevi. Specialmente quando i conservatori non erano molto indietro nei sondaggi.
Boris Johnson è stato costretto a scusarsi quando non poteva più negare l’evidenza dei fatti dopo le schiaccianti prove emerse, tra cui una fotografia e un’email ottenuta dalla rete televisiva inglese ITV News, la quale dimostra che oltre 100 dipendenti erano stati invitati a un drink party e che dovevano “portarsi da bere per trarre il massimo dal bel tempo”.
Una crisi costituzionale oltre che politica. Il primo aspetto è quello della menzogna in Parlamento quando ha sostenuto che si trattava di una riunione di lavoro. È infatti una violazione del codice ministeriale sostenere che le regole sono state seguite quando invece non lo sono state affatto.
Il secondo aspetto riguarda le indagini della polizia. Dopo aver affermato che la festa era un evento di lavoro, se si dovesse scoprire che le regole in realtà sono state infrante, significherebbe che il primo ministro e gli altri partecipanti stavano commettendo un reato penale.
In entrambi i casi si tratta di comportamenti da dimissioni, e le scuse offerte da Johnson sono state delle scuse molto deboli. Un errore che il primo ministro avrebbe dovuto capire all’epoca e non a posteriori.
Alcuni parlamentari conservatori sono in rivolta, ed hanno cominciato ad esercitare pressioni affinché Johnson si dimetta. Il leader dei conservatori scozzesi, Douglas Ross, lo ha esortato a farlo. “È il primo ministro. È il suo governo che ha messo in atto queste regole e deve essere ritenuto responsabile delle sue azioni”, ha affermato Ross, definendo la posizione del primo ministro “insostenibile”.
Stessa richiesta arriva dai parlamentari conservatori William Wragg, Caroline Nokes, Jackson Carlaw, e dall’ex leader del Partito conservatore scozzese, Ruth Davidson, che sostiene le affermazioni di Douglas Ross. Una scelta difficile quella delle dimissioni, ma vista comunque come giusta.
Le ricadute politiche non mancheranno. Questa mattina i quotidiani inglesi di destra hanno esaminato lo stato del loro partito e del suo leader devastati dopo quello che è successo al numero 10 di Downing Street. Molti editori lo hanno sostenuto come un campione durante il periodo della Brexit, ma adesso si sono resi conto che c’è un limite e che i loro lettori non possono essere ingenui al punto da pensare che una festa con alcolici, patatine e involtini di carne sia stato un evento di lavoro.
Milioni di persone hanno fatto sacrifici quando sono stati tenuti lontani da amici e parenti anche quando stavano morendo. Lettori di destra, e non, che ricordano quelle privazioni emotive, ritengono l’evento del drink party del tutto ingiustificato. Agli inglesi non basta avere qualcuno che faccia scelte politiche giuste, come gran parte dei conservatori ritengono che Johnson abbia fatto, ma si aspettano anche un leader onesto. Il contraccolpo pubblico è palese poi nei vari recenti sondaggi d’opinione. Come quello pubblicato sul quotidiano britannico online The Independent, dove i due terzi dei partecipanti ritengono che il primo ministro debba dimettersi. I parlamentari conservatori si sono resi conto che Johnson non è più un vincitore delle elezioni e temono per la sicurezza dei loro seggi. Se vogliono riprendersi dovranno fare i conti con questo fatto