Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/260510

<h2>SubmittedText<h2><div><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">Nell’ambito delle prestazioni complementari (PC) si distingue tra persone che vivono a casa e persone che vivono in istituto. Questa netta divisione è limitante per i beneficiari di PC che vivono in parte in istituto e in parte a casa e li penalizza finanziariamente. A causa del sistema, nel caso di queste situazioni abitative miste il calcolo delle PC mostra i propri limiti. Innanzitutto viene drasticamente ridotta la libertà di scelta degli interessati e dei loro familiari; inoltre, per i giorni a casa mancano i contributi PC necessari all’assistenza e alle cure, come dimostrano alcuni casi concreti.</span><span style="font-family:Arial"> </span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">Nei casi in cui i figli vivono di propria iniziativa alcuni giorni presso i genitori, il rigido sistema «aut aut» delle PC (a casa / in istituto) riduce fortemente la libertà di scelta e può addirittura creare situazioni di emergenza esistenziale (a causa dei costi non coperti) per i familiari. Visto quanto precede, chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:</span></p><ol type="1" style="margin:0pt; padding-left:0pt"><li style="margin-left:33.5pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; padding-left:2.5pt; font-family:Arial; font-size:11pt"><span>Condivide il punto di vista che i familiari che assumono regolarmente, per più giorni a settimana, la responsabilità per persone che altrimenti vivrebbero in istituto forniscono un importante contributo alla società e aiutano a sgravare le finanze pubbliche nonché ad attenuare la carenza di personale qualificato?</span></li><li style="margin-left:33.5pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; padding-left:2.5pt; font-family:Arial; font-size:11pt"><span>È anch’esso del parere che occorra accrescere la flessibilità della scelta tra vita a casa e in istituto?</span></li><li style="margin-left:33.5pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; padding-left:2.5pt; font-family:Arial; font-size:11pt"><span>Quali opzioni o incentivi ritiene appropriati per permettere una maggiore flessibilità nella scelta tra vita a casa e in istituto e per garantire un’offerta di assistenza che sia al contempo economica e adeguata alla carenza di personale qualificato?</span></li><li style="margin-left:33.5pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; padding-left:2.5pt; font-family:Arial; font-size:11pt"><span>Concorda che un sistema di PC al passo con i tempi dovrebbe contemplare un terzo sistema, ibrido, di calcolo che tenga conto delle forme abitative miste e offra dunque maggiore libertà di scelta?</span><span> </span></li><li style="margin-left:33.5pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; padding-left:2.5pt; font-family:Arial; font-size:11pt"><span>Come giudica un finanziamento pro rata temporis tramite le PC delle forme di alloggio con assistenza per la parte della settimana regolarmente passata a casa per le persone che trascorrono l’altra parte della settimana in istituto?</span></li></ol></div><h2>FederalCouncilResponseText<h2><div><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">1. Il Consiglio federale è consapevole del fatto che i familiari forniscono un importante contributo nella cura delle persone con problemi di salute e riconosce l’esigenza di queste persone di organizzare autonomamente la propria vita. Le Direttive sulle prestazioni complementari all’AVS e all’AI (DPC) contemplano regole che permettono di tenere conto delle situazioni di una persona che vive in parte in istituto e in parte a casa. Per ogni giorno non trascorso in istituto e non fatturato, la persona interessata può computare come spesa 1/20 dell’importo minimo mensile della rendita completa di vecchiaia (N.</span><span style="font-family:Arial">&#xa0;</span><span style="font-family:Arial">3640.01 e 3640.02 DPC). Con questa regolamentazione viene però tenuto conto delle spese per il mantenimento al di fuori di un istituto ma non, come chiesto dall’autore dell’interpellanza, di quelle per l’assistenza e le cure. </span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial; -aw-import:ignore">&#xa0;</span></p><p style="margin-top:0pt; margin-bottom:0pt; line-height:150%; widows:0; orphans:0; font-size:11pt"><span style="font-family:Arial">2.-5. Nel caso delle prestazioni complementari, le spese di assistenza e di cura sono rimborsate nel quadro delle spese di malattia e d’invalidità. Si tratta tuttavia soltanto di un quadro stabilito dalla Confederazione. La competenza per l’attuazione e il finanziamento di questo ramo assicurativo spetta ai Cantoni. L’introduzione nel diritto federale di un terzo sistema, ibrido, di calcolo composto da elementi per chi vive in istituto e per chi vive a casa e da un finanziamento pro rata temporis costituirebbe una profonda ingerenza nell’ambito di competenza dei Cantoni, che dovrebbero assumersi interamente le relative spese supplementari. Un regolamento federale del genere sarebbe dunque in contraddizione con il principio dell’equivalenza fiscale. Nel quadro della politica in favore delle persone disabili, i Cantoni stanno tuttavia sondando e valutando queste forme miste. </span></p></div>