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MENDRISIO - Martin Barre aveva solo venticinque anni quando i Jethro Tull si trovarono in studio a Londra per creare quel pezzo che di lì a poco sarebbe entrato di diritto nella storia del rock.
Alzi la mano chi non ha sgranato gli occhi con sorpresa la prima volta che ha sentito quel leggendario riff, uno di quei riff tanto semplici quanto geniali. Tant'è vero che in quegli stessi mesi i Led Zeppelin stavano registrando al piano di sotto "Led Zeppelin IV". Durante una pausa, Jimmy Page, attratto da quel riff di chitarra, salì al piano superiore: cercò in tutti i modi di attirare l’attenzione di Martin, gesticolando la sua ammirazione per quel sound. Ma Barre era troppo concentrato, non voleva distrarsi, e lo ignorò...
Al minuto 01:03, poi, la canzone cambia completamente atmosfera e ritmica, andando ad abbracciare il progressive rock, che in quegli anni - era il 1971 - stava vivendo il momento più roseo. In questo prolungato inciso, Martin Barre guida il pezzo con uno stanco strumming alla chitarra acustica, accompagnando Ian Anderson che, con voce effettata, continua a descriverci "Aqualung", uno uomo macilento e malaticcio, che vaga solitario nel parco in cerca della sua prossima vittima da potersi divorare con gli occhi: è questo l'unico passatempo che conosce.
In chiusura del pezzo il micidiale riff che, dopo un passaggio in solitario, viene affiancato prima dall'organo e poi dal basso. Dopodiché, tutto quanto viene ricamato da pregevoli filler sulle pelli che ci accompagnano verso il gran finale.
Considerato uno dei venticinque migliori assoli di chitarra della storia del rock, quello di "Aqualung" porta, di conseguenza, Martin Barre nell’olimpo dei migliori chitarristi di tutti i tempi.
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