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Il Consiglio federale respinge l’iniziativa popolare per un’imposta nazionale sulle successioni. La ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf, a colloquio con il gruppo di redazione della Cancelleria federale, spiega il motivo per cui dice «No» all’iniziativa.
Signora consigliera federale, chi eredita percepisce denaro senza aver contribuito di persona. L’imposta sulle successioni è pertanto una delle imposte più eque. Ciononostante Lei respinge un’imposta nazionale sulle successioni: perché?
Forse un’imposta nazionale sulle successioni sarebbe più giusta rispetto ad altre imposte. Ma la questione è: se è più giusta, quale altra imposta sostituisce? Quella sul reddito o quella sulla sostanza, riscosse attualmente dai Cantoni? Inoltre esiste già un’imposta sulle successioni e sulle donazioni a livello cantonale, sebbene non più per i coniugi e nella maggior parte dei Cantoni nemmeno per i discendenti diretti. Ma esiste. La riscossione dell’imposta sulle successioni è tradizionalmente di competenza cantonale e i Cantoni la riscuotono. Parenti non stretti e terzi vi sono già sottoposti. Penso che, formulata così, l’imposta sia giusta.
Come consigliera federale, perché è così importante per Lei che siano i Cantoni a mantenere la competenza per questa imposta? Non preferirebbe che la Confederazione avesse maggior voce in capitolo?
Il nostro sistema federalistico funziona bene. L’indebitamento statale in Svizzera è relativamente esiguo anche perché i Cantoni hanno competenze finanziarie proprie. Senza autonomia finanziaria non avremmo più un vero federalismo. L’iniziativa avrebbe conseguenze diverse per i singoli Cantoni, ciononostante questi si pronunciano all’unanimità contro l’imposta nazionale sulle successioni e difendono giustamente la propria autonomia.
La maggior parte delle persone eredita meno di due milioni di franchi dai genitori. Non sarebbe pertanto interessata da questa nuova imposta sulle successioni. Perché dovrebbe ugualmente respingerla?
Proprio questo limite di due milioni genera le domande seguenti: è giusto? Cosa succede alle imprese o alle aziende agricole? Come si può disciplinare la successione ereditaria se si devono pagare così tante imposte e allo stesso tempo rimborsare altri ereditieri, magari dovendo anche prendere decisioni sugli investimenti? Penso che sarebbe un grande ostacolo per le successioni aziendali, anche nel caso delle aziende agricole. Inoltre l’imposta sulle successioni comporterebbe lo stesso importo sia per discendenti diretti sia per terzi. Pertanto è lecito domandarsi se sia giustificato gravare allo stesso modo discendenti diretti e terzi che magari non appartengono nemmeno alla famiglia. I discendenti e i coniugi hanno del resto obblighi di sostentamento e obblighi famigliari. A questo riguardo penso che sorgerebbero domande sull’equità.
Chi pensa tuttavia a se stesso accoglierà la nuova imposta sulle successioni se non ha dei genitori ricchi.
I cittadini dovrebbero riflettere su chi è coinvolto, ad esempio la fattoria ai margini del paese o la panetteria all’angolo. In questi casi sarebbe più difficile per i figli ereditare l’azienda. Evitare tali situazioni è nell’interesse di noi tutti.
I promotori dell’iniziativa hanno provveduto proprio a questo. Il limite di due milioni e la possibilità di fare eccezioni impediscono che colpisca proprio la panetteria all’angolo.
Se vi sono tante eccezioni, le entrate saranno di gran lunga più modeste di quelle previste. Senza le eccezioni la nuova imposta frutterà circa tre miliardi di franchi: i Cantoni riceverebbero più o meno un miliardo, una somma che sostituirebbe appena le entrate dalle attuali imposte sulle successioni cantonali. In altre parole: troppe eccezioni causano perdite per i Cantoni.
A parte questo, tali eccezioni sarebbero sensate e potrebbero avere buone possibilità in Parlamento?
Ne sono convinta. Le eccezioni dovrebbero essere generose e anche i promotori dell’iniziativa lo riconoscono. Tuttavia ciò condurrebbe a due problemi: primo, dove poniamo una netta separazione? Secondo, alla fine molto pochi dovrebbero pagare tante imposte sulle successioni.
È proprio quello che vogliono i promotori dell’iniziativa. L’imposta sulle successioni ha anche lo scopo di contrastare la concentrazione di patrimoni tra sempre meno persone. Non ritiene problematico che i patrimoni siano ripartiti sempre più in modo ineguale?
Secondo me è meglio quando il patrimonio è ripartito in modo più ampio. L’imposta sulle successioni non è tuttavia lo strumento giusto per raggiungere questo scopo.
Tutti approfitteremmo della nuova imposta sulle successioni, dato che gran parte dei gettiti sono destinati all’AVS. Per quale motivo vuole privare la previdenza per la vecchiaia di tale sostegno?
Mi chiedo: quanto beneficerebbe l’AVS? Il problema dell’AVS verrebbe così risolto? Io posso dire semplicemente che il problema dell’AVS non verrebbe risolto, neanche partendo dal presupposto che circa due miliardi del gettito sarebbero destinati all’AVS. Ma questa cifra non è certa. I promotori dell’iniziativa, come detto prima giustamente, ritengono che nel nuovo sistema si debbano sgravare le imprese e le aziende agricole al fine di permettere successioni ereditarie. In altre parole: l’utile teorico calcolato di tre miliardi si ridurrebbe in modo rapido e marcato. Secondo la procedura legislativa, alla fine all’AVS rimarrebbe forse ancora un miliardo. Ovviamente è meglio di niente. Ma rispetto alla cifra annua di cui abbiamo bisogno per l’AVS – 40 miliardi – si può sicuramente dire che in questo modo non abbiamo risolto nessun problema, pur avendone creati di nuovi.
Lei critica anche l’effetto retroattivo della regolamentazione, ossia che le donazioni sono tassate dall’inizio del 2012. Tuttavia, senza questa clausola, importi miliardari verrebbero trasferiti mediante donazioni ancor prima della votazione.
Certo, dal punto di vista dei promotori dell’iniziativa è importante evitare questa conseguenza. Quanto la clausola sia necessaria lo indica tra l’altro il gran numero di donazioni fatte dal lancio dell’iniziativa. Ma al momento dell’esecuzione, comporterebbe un lavoro enorme. Non saprei né chi potrebbe approntare i calcoli né come. Tale retroattività sarebbe sproporzionata.
Sproporzionata? Secondo Lei, l’iniziativa avrebbe dovuto essere dichiarata nulla?
No. Si tratta di una disposizione costituzionale e non di una legge, pertanto un effetto retroattivo di questa ampiezza è ammesso.
Intervista: Michael Brunner e René Lenzin
Ultima modifica 20.05.2015