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LOSANNA - Una "accompagnatrice" di un'associazione di aiuto al suicidio non sarà perseguita per aver assistito una donna nel darsi la morte: il Tribunale federale (TF) ha respinto il ricorso del marito, come già aveva fatto la giustizia turgoviese.
La moglie dell'uomo aveva inghiottito il farmaco mortale, una dose di pentobarbital sodico, nell'ottobre 2017 in presenza dell'accompagnatrice e di altri tre testimoni. Il marito, dal quale viveva separata, aveva successivamente presentato denuncia penale contro ignoti. Nel giugno 2018, il Ministero pubblico del canton Turgovia aveva però messo fine, con un decreto di abbandono, al procedimento aperto nel dicembre precedente contro l'accompagnatrice. Il Tribunale cantonale aveva in seguito confermato la decisione.
Nel suo ricorso al Tribunale federale, il marito contestava la capacità di discernimento della moglie al momento dell'atto fatale. A suo avviso i giudici turgoviesi hanno fatto prevalere a torto i pareri di due psichiatri sull'avviso espresso dal medico curante: questi aveva a sua volta espresso dubbi sulla capacità di discernimento della donna, che tuttavia non vedeva da cinque mesi, mente gli altri due dottori l'avevano vista rispettivamente due e cinque settimane prima della morte.
Sempre a torto, secondo il marito, i giudici avrebbero inoltre scartato nel loro giudizio la possibile influenza esercitata da una nipote, che sarebbe stata interessata all'eredità.
Le sue argomentazioni non hanno convinto i supremi giudici di Losanna. Nella sentenza pubblica oggi il Tribunale federale ritiene che la giustizia turgoviese non abbia sentenziato in modo arbitrario, avendo ritenuto i fatti sufficientemente chiari per giustificare l'archiviazione del caso.