Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01131.jsonl.gz/300

Era il 13 dicembre quando Boris Johnson e Ursula von der Leyen avevano annunciato che le trattative iniziate in marzo sarebbero proseguite per evitare il "no deal". Oggi, vigilia di Natale, dopo ore di febbrili negoziati sulle ultime divergenze sulla pesca, l'accordo sulle future relazioni commerciali fra Regno Unito e Unione Europea è cosa fatta.
"È un buon accordo, giusto e equilibrato", ha detto von der Leyen,"è stato un percorso irto di ostacoli" ma "c'era così tanto in gioco che valeva la pena battersi fino alla fine". "Siamo sollevati", ha affermato dal canto suo in conferenza stampa il capo negoziatore Michel Barnier. "Si inaugura una nuova generazione di accordi di libero scambio", ha aggiunto, promettendo sostegno ai pescatori europei la cui situazione peggiora rispetto a quella attuale.
Il testo - di quasi 2'000 pagine - passa all'esame del Parlamento europeo, il cui presidente David Sassoli ha promesso di analizzarlo prima di dare il proprio consenso nel nuovo anno.
L'accordo di libero scambio definito oggi con l'UE sul dopo Brexit rispetta "tutte le promesse fatte al popolo britannico" dal Governo di Boris Johnson sul recupero della sovranità da parte del Regno Unito. Lo sottolinea in una dichiarazione Downing Street, assicurando che il testo rispecchia la volontà popolare "espressa nel referendum" del 2016.
Si è così evitato lo spettro di una mancata intesa che avrebbe portato i rapporti - dopo la scadenza della fase transitoria il 31 dicembre - a essere regolati secondo le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio, con conseguenti tariffe doganali e contingenti.
Risolto il nodo della pesca
Nonostante il suo relativo peso economico, il settore della pesca è stato ritenuto di notevole importanza politica e sociale per diversi Stati membri, tra cui Francia, Paesi Bassi, Danimarca e Irlanda. Dall’altra parte gli inglesi vogliono riprendersi il controllo delle loro acque e ne avevano fatto il simbolo della riconquistata sovranità dopo il divorzio.
I negoziati si sono concentrati su come suddividere i circa 650 milioni di euro di prodotti pescati ogni anno dall'UE nelle acque britanniche e su quanto sarà lungo il periodo di adeguamento per i pescatori europei. Questi ultimi hanno proposto di rinunciare al 25% dell’importo per un periodo di sei anni, secondo una fonte europea.
Nella loro ultima offerta, gli inglesi avrebbero accettato questa percentuale - secondo una fonte vicina alle trattative -, dopo un periodo di transizione di cinque anni e mezzo, seguito da una rinegoziazione annuale delle regole di accesso reciproco alle zone di pesca.
L'accordo tra la Commissione europea e il Regno Unito dovrà ancora essere ratificato dagli Stati membri, un processo che dovrebbe richiedere diversi giorni. Il Parlamento britannico, si è appreso in serata, si riunirà già il 30 dicembre.
- NOT 17.00 del 24.12.2020 Brexit: accordo trovato, le prime voci
Applicazione provvisoria al 1° gennaio
L'accordo di libero scambio con il Regno Unito copre non solo il commercio di beni e servizi, ma anche un'ampia gamma di altri settori di interesse europeo quali investimenti, concorrenza, aiuti di Stato, trasparenza fiscale, trasporto aereo e stradale, energia e sostenibilità, pesca, protezione dei dati, e coordinamento della sicurezza sociale.
In teoria, c'è ancora tempo a sufficienza per un'eventuale entrata in vigore provvisoria del trattato dal 1° gennaio, quando il Regno Unito, che ha formalmente lasciato l'UE il 31 gennaio scorso, avrà definitivamente abbandonato il mercato unico. Il testo, lungo quasi 2’000 pagine, sarebbe poi ratificato a posteriori dal Parlamento europeo.
Senza l'accordo, gli scambi commerciali tra l'UE e Londra sarebbero stati disciplinati esclusivamente dalle regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), sinonimo di dazi doganali, quote e formalità amministrative che avrebbero potuto portare a ingorghi e ritardi nelle consegne.
Da parte sua la Commissione UE ha spiegato che si prevedono zero tariffe e zero quote su tutte le merci che rispettano le regole di origine appropriate. Entrambe le parti si sono impegnate a garantire una solida parità di condizioni mantenendo elevati livelli di protezione in settori come la protezione ambientale, la lotta ai cambiamenti climatici e il prezzo del carbonio, i diritti sociali e del lavoro, la trasparenza fiscale e gli aiuti di Stato, con un meccanismo vincolante per la risoluzione delle controversie e la possibilità per entrambe le parti di adottare misure correttive.
Ci sono voluti due anni e mezzo per negoziare il trattato di ritiro che suggella la partenza britannica, concluso alla fine del 2019, un testo che fornisce certezza giuridica agli espatriati da entrambe le parti della Manica e garanzie per il mantenimento della pace sull'isola irlandese.
Con questo accordo, l'UE offre al suo ex Stato membro un accesso senza precedenti, senza dazi e senza quote, al suo enorme mercato di 450 milioni di consumatori.