Document ID: /curiavista/filtered/00000_business.jsonl.gz/157480

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di adottare le misure necessarie affinché le persone condannate penalmente in Svizzera non possano evitare l'esecuzione della pena installandosi in un altro Stato membro del Consiglio d'Europa.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Il Consiglio federale condivide l'opinione dell'autore della mozione secondo cui le persone penalmente condannate in Svizzera non devono potersi sottrarre all'esecuzione della loro pena. In Europa, la Svizzera come pure gli Stati membri di Schengen e del Consiglio d'Europa dispongono di vari strumenti che impediscono a una persona condannata in via definitiva di sottrarsi alla sanzione.</p><p>La Convenzione europea d'estradizione si applica se una persona condannata a scontare una pena privativa della libertà in Svizzera si trova all'estero. Questo strumento prevede che gli Stati parte si consegnino reciprocamente le persone ricercate ai fini del perseguimento penale o dell'esecuzione di una pena. Tale convenzione contiene inoltre una clausola secondo cui lo Stato che non estrada i suoi cittadini deve sottoporre - su domanda dello Stato richiedente - il caso alle sue autorità competenti affinché possano essere esercitati perseguimenti giudiziari; si tratta del principio "aut dedere, aut judicare", che consacra l'obbligo di perseguire penalmente gli autori di reati che non vengono estradati. Questo principio è sancito in numerosi strumenti internazionali. Nel caso evocato dall'autore della mozione le autorità francesi hanno negato l'esecuzione della pena, tuttavia l'Ufficio federale di giustizia può ancora, su richiesta delle autorità vodesi, inviare alla Francia una domanda di delega del perseguimento penale.</p><p>La domanda svizzera di delega dell'esecuzione della pena si fondava in particolare su due strumenti, il protocollo addizionale alla Convenzione sul trasferimento dei condannati e la Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen, strumenti che si applicano alle persone definitivamente condannate che si sottraggono all'esecuzione o al proseguimento dell'esecuzione della sanzione rifugiandosi nel Paese d'origine. Nella fattispecie le condizioni richieste da questi strumenti non erano tuttavia adempiute. Infatti, da un lato la sentenza di condanna di Laurent Ségalat è passata in giudicato soltanto dopo la partenza dell'interessato dal territorio svizzero alla Francia e, dall'altro, l'interessato non stava eseguendo una pena privativa della libertà. L'interpretazione di questi strumenti è praticamente identica negli Stati parte.</p><p>Con la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale, il diritto svizzero prevede già le procedure necessarie per la delega del perseguimento penale come pure per l'esecuzione di una pena. Il desiderio dell'autore della mozione di evitare situazioni di impunità è pertanto già realizzato in Svizzera. Lo stesso vale per quanto riguarda il diritto interno della maggior parte degli Stati del Consiglio d'Europa.</p><p>Un disciplinamento internazionale che preveda meccanismi di cooperazione ancora più estesi non è necessario, visto che il diritto attuale è sufficiente. Inoltre, la prassi ha mostrato che la delega dell'esecuzione della pena è utilizzata di rado, contrariamente alla delega del perseguimento penale.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.