Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01093.jsonl.gz/532

Un inno alla pace. Le due ore della cerimonia d'apertura dei Giochi olimpici di Pyeongchang sono stati un messaggio pacifista, simbolizzato da una gigantesca colomba e dalle note di “Imagine” di John Lennon. D'altro canto, gli organizzatori lo avevano promesso: i Giochi 2018 sarebbero stati ricordati come quelli della pace, in un Paese tecnicamente ancora in guerra con la Corea del Nord, visto che quello siglato nel 1953 non fu un trattato di pace, bensì un armistizio. E il primo gesto concreto di pace è giunto proprio con la simbolica stretta di mano tra Kim Yo Jong, sorella del dittatore nord-coreano Kim Jong Un, e il presidente sud-coreano Moon Jae-in. Un evento fino a qualche settimana fa ancora inimmaginabile.
La pace è stata il filo conduttore della cerimonia, ancora prima dell'inizio ufficiale, quando una serie di onde che salivano verso il centro dello stadio hanno formato un pentagono, all'interno del quale si è materializzata una campana che rappresentava quella del tempio di Sangwon, soprannominata la campana della pace. L'immagine è stata colpita da un fascio di luce per dare avvio alla cerimonia vera e propria.
Costruita attorno all'idea della ricerca della pace nel corso dei secoli, la coreografia ha messo in scena cinque ragazzi, in rappresentanza dei cinque cerchi olimpici, ai quali è stato attribuito uno dei nomi dei creatori dell'universo: aqua (Ara), fuoco (Haenarae), legno (Puri), terra (Nuri) e acciaio (Bichae). Come in ogni cerimonia d'apertura olimpica, la curiosità più grande era legata al nome dell'illustre personaggio incaricato di accendere il braciere. La suspence si è sciolta quando in cima a una lunghissima scala si è materializzata Kim Yuna, campionessa olimpica di pattinaggio artistico a Vancouver 2010 e argento quattro anni più tardi a Sochi. Ma l'immagine che rimarrà impressa è quella delle due hockeiste, la nord-coreana Jong Su Hyon, e la sud-coreana Park Jong-ah, che hanno percorso assieme l'ultimo tratto della staffetta per consegnare il fuoco sacro nelle mani di Kim Yuna. Un ulteriore simbolo della connotazione pacifica della cerimonia d'apertura.
Tra i momenti classici di ogni inaugurazione olimpica non può mancare la sfilata degli atleti. La Svizzera è entrata nello stadio condotta dal protabandiera Dario Cologna. La delegazione elvetica è stata la 37ª a sfilare, dietro alla Svezia e prima della Spagna. Hanno fatto la loro entrata nello stadio circa 180 elvetici, vale a dire 120 atleti e una cinquantina di delegati. A salutarli, la presenza del presidente della Conferazione Alain Berset. La sfilata degli atleti è durata circa un'ora, con portabandiera di prestigio come il biathelta Martin Fourcade per la Francia o la sciatrice Anna Veith per l'Austria. Gli atleti russi sono entrati al seguito della bandiera olimpica vista la squalifica inflitta dal Cio alla Russia per doping istituzionalizzato. Prima dell'entrata delle delegazioni della Corea del Sud e della Corea del Nord, unite sotto un'unica bandiera, l'applauso più grande se lo era assicurato Pita Taufatofua, portabandiera dell'isola di Tonga, il quale, nonostante il freddo (-10° percepiti all'interno dello stadio), ha sfilato come a Rio, con il tradizionale gonnellino tongano e a torso nudo.