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Con l'elezione al governo svizzero del liberale radicale Didier Burkhalter, l'Assemblea federale ha deciso di puntare sulla stabilità e preservare la concordanza, ritiene la stampa elvetica.Questo contenuto è stato pubblicato il 17 settembre 2009 - 08:56
«Molto rumore per nulla», scrive il romando 24 Heures, sottolineando che le trepidazioni che hanno agitato mondo politico e media nelle settimane precedenti l'elezione al governo, si sono risolte con un «ritorno alla casella di partenza»: «Non c'è stato alcuno scombussolamento politico o strategico».
Con la scelta di Didier Burkhalter, indica la Basler Zeitung, il Parlamento «si è orientato in favore della concordanza».
L'elezione del radicale romando a scapito del popolare democratico friburghese, ma tedescofono, Urs Schwaller, si legge sul Corriere del Ticino, «esprime la volontà di una chiara maggioranza dell'Assemblea federale di stringere i bulloni della concordanza (e di un parziale equilibrio linguistico) in questa fase di transizione per gli equilibri fra i partiti e di gravi incertezze sul fronte internazionale».
Anche per la Neue Zürcher Zeitung, quello di mercoledì è stato «il voto della ragione». L'Assemblea federale «non ha voluto prendere rischi in un momento in cui la Svizzera ha già abbastanza problemi», le fa eco il Tages Anzeiger, rammentando la crisi con la Libia, le vertenze fiscali sul segreto bancario e le difficoltà interne sul fronte delle assicurazioni sociali.
Giochi strategici
Gran parte dei quotidiani sottolinea come l'elezione di Burkhlater sia stata dettata da strategie di partito, più che dalle qualità personali del 49enne di Neuchâtel.
Il neo ministro, osserva il Tages Anzieger, ha ricevuto sostegno anche dai socialisti, solitamente più vicini ai popolari democratici.
«Il Partito socialista - concorda la Berner Zeitung - non voleva crearsi nemici tra i liberali radicali, il cui sostegno sarà necessario in occasione dell'elezione del successore di Moritz Leuenberger [che potrebbe lasciare il governo nel 2011, ndr]»
Del medesimo avviso La Regione Ticino, per la quale alla base del voto vi è stata la volontà di una parte di socialisti di non inimicarsi eccessivamente i radicali, «onde evitare di ritrovarsi nel loro mirino alla prossima partenza di un socialista e finire per cedere il posto ai Verdi».
L'uomo delle riforme
In merito alle caratteristiche del nuovo membro del governo federale, Le Matin si limita ad affermare che il Parlamento ha eletto un candidato che «non disturba nessuno».
Malgrado non sia un asso della politica, riconoscono L'Express e L'Impartial, Burkhalter potrebbe sorprendere con le sue «idee provocatrici».
Per i due giornali di Neuchâtel, il nuovo consigliere federale è «l'uomo delle riforme». Mercoledì mattina, riporta L'Express, Burkhlater ha già iniziato a discutere della creazione di un nuovo dipartimento per la formazione, un'innovazione «molto attesa» e «necessaria».
Burkhalter assumerà verosimilmente le redini del Dipartimento dell'Interno (diretto dal dimissionario Pascal Couchepin), il ministero «più complesso» del paese, ritiene il Tages Anzieger, citando gli scottanti dossier dei costi della salute, dell'assicurazione invalidità e dell'assicurazione vecchiaia.
«Ce la farà?», s'interroga il quotidiano svizzero tedesco, ricordando che la forza di Burkhalter risiede più che altro nella politica di sicurezza.
In debito con il Ticino
Menzionando i 34 voti raccolti dal ticinese Dick Marty al primo turno, 24 Heures osserva che per un attimo si è coltivata la speranza che alla testa del paese si fosse ritrovata una «persona di rara competenza», di «spirito indipendente» e la cui voce è «rispettata a livello internazionale».
Il risultato ottenuto dal senatore Marty, sostiene la Neue Zürcher Zeitung, dimostra che la Svizzera italiana - assente dal Consiglio federale dal 1999 - è «da prendere sul serio». «La Svizzera è in debito morale con il Ticino», scrive provocatoriamente la NZZ, rammentando che la bilancia delle lingue nazionali in governo è parte integrante della concordanza.
«Sarà sicuramente sempre più difficile fingere di non sentire e di non sapere che un'importante componente culturale e linguistica del paese manca da ormai dieci anni dalla stanza dei bottoni», scrive La Regione.
Per il Corriere del Ticino, il cantone a sud delle Alpi avrebbe dovuto svegliarsi prima e agire differentemente. «Una candidatura in Consiglio federale che vuole avere qualche chance di successo si prepara. E soprattutto si sostiene in modo compatto».
«È gran tempo che il Ticino litigioso lo capisca», conclude il CdT. «Sennò serve a poco indignarsi perché Berna non ci capisce e ci ignora».
Luigi Jorio, swissinfo.ch
Il nuovo ministro
Didier Burkhalter nasce a Neuchâtel il 17 aprile 1960.
Laureato in economia, è sposato e padre di due figli.
Nell'esercito svizzero ha il grado di ufficiale specializzato.
Membro del Partito liberale radicale (PLR), dal 1988 al 1990 siede nel consiglio comunale (legislativo) di Hauterive, nel cantone di Neuchâtel.
Dal 1990 al 2001 è membro del parlamento cantonale neocastellano.
Dal 1991 al 2005 è municipale di Neuchâtel.
Dal 2003 al 2005 è deputato della Camera del popolo.
Nel 2005 è eletto alla Camera dei Cantoni ed è nominato vicepresidente del Gruppo liberale radicale alle Camere federali.
Il 16 settembre 2009 è eletto al governo federale.
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