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Quello che tutti buonisti dovrebbero capire
Dei buonisti ho già parlato qualche volta, anche in tempi recenti. In parte sono quelli su cui già Gesù Cristo ebbe parole di fuoco quasi duemila anni fa [“Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi con vesti di pecora, mentre internamente sono lupi rapaci”] (Mt. 7,15). Altri che li seguono non sono buonisti malvagi, ma semplicemente sciocchi, creduloni.
I buonisti dell’una e dell’altra specie dovrebbero capire che il vero giudizio arriva quando si vedono i frutti delle buone come delle cattive azioni o premesse [“Dai loro frutti li riconoscerete”] (Mt. 7.16). E allora che cosa si deve concludere?
Perlomeno che sono sospetti per non dire falsi tutti quei discorsi di accusa che i buonisti amano lanciare tutte le volte che gli altri non si mostrano buoni come loro. Verrebbe da chiedere: “Ma voi, quali premesse avete costruito affinché le cose che deplorate non si mettessero male?”. In ogni campo dell’umana attività si possono esaminare a un certo punto le cause. Vedere per esempio se in politica non si siano trasgredite le regole ovvie dell’intelligenza. Così per l’economia, per la pubblica educazione, in breve per tutto ciò che fa parte del vivere civile. Magari col rompere le orecchie della gente invocando a gran voce dei diritti invece di riconoscere i doveri.
E se questa deriva l’avessero promossa i “buonisti n. 1” tollerati se non appoggiati dai “buonisti n. 2”?
Franco Cavallero