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Nell'Anno internazionale della montagna, l'aiuto svizzero allo sviluppo mette l'accento su Nepal e Asia centrale e pianifica un impegno importante nel Maghreb.
Pochi sanno che il 2002 è l'Anno internazionale della montagna. Ed è ancora meno conosciuto il fatto che la Svizzera è il Paese che svolge un ruolo fondamentale in questo ambito, sin da quando, al Vertice della Terra di Rio del 1992, è stato messo un accento particolare sullo sviluppo sostenibile delle montagne.
La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), un ramo fondamentale del Dipartimento federale degli affari esteri, ha allestito un programma speciale per le montagne della Terra. In occasione della conferenza stampa annuale della DSC, il suo direttore Walter Fust ha presentato due esempi di attività concrete realizzate in aree montane.
Nepal: per uno sfruttamento sostenibile della montagna
Negli scorsi decenni lo sviluppo incontrollato stava distruggendo le risorse naturali del Nepal, e in particolare alcune fonti di sostentamento nell'Himalaya. Sin dagli anni settanta la DSC ha cercato di migliorare la situazione con diversi azioni concrete. Ad esempio, la DSC ha aiutato ad attuare uno sfruttamento sostenibile dei boschi, ha appoggiato la costruzione di strade e impianti idrici e ha consentito l'introduzione di prodotti agricoli produttivi (patate, mais, grano e verdure).
Grazie alla sua lunga attività nel Nepal, la DSC ha anche potuto sostenere attivamente la creazione di una nuova legge sulle foreste nel paese asiatico; questa legge è stata poi decisiva per aumentare le superfici boschive. "Nel Nepal è stato possibile confutare la tesi secondo cui la pressione demografica porta inesorabilmente alla distruzione delle risorse naturali: è possibile addirittura costatare una tendenza inversa", affermano i responsabili della DSC.
Il conflitto sulle risorse idriche nell'Asia centrale
In Asia centrale, invece, il contesto è di tutt'un altro genere. In questa regione la montagna è stata spesso simbolo di guerra permettendo, da un lato, un rifugio per le popolazioni perseguitate ma offrendo anche la protezione ai gruppi criminali e ai "signori della guerra". Una delle maggiori linee di conflitto in quella regione corre tra Stati a monte e Stati a vale dei due grandi fiumi: Amudarja e Syrdarja.
La posta in gioco è di grande importanza: l'accesso alle riserve idriche. In tale contesto gli Stati a monte dei due corsi d'acqua - il Tagikistan e il Kirghizistan, i più poveri della regione - chiedono agli Stati più ricchi situati a valle un indennizzo per l'acqua. Ma tali sforzi si sono rivelati inutili. Con lo scopo di trovare una soluzione a questo conflitto, la DSC appoggia la costruzione di un centro idrologico regionale e realizza dei programmi che promuovono le capacità locali di giungere a un compromesso.
Afghanistan, rafforzare il ruolo delle donne
Ma vi sono molte altre sfide che la DSC dovrà affrontare nel 2002. Appena rientrato dalla Conferenza dei donatori per la ricostruzione in Afghanistan, il direttore Fust ha dichiarato che la DSC parteciperà alla ricostruzione del Paese.
"Metteremo l'accento sul rafforzamento del ruolo delle donne nella società afghana", afferma Fust. Tale aiuto ammonterà a 20 milioni di franchi. Altri 1,2 milioni saranno invece destinati al Congo orientale, come aiuto d'emergenza in favore delle vittime della recente eruzione vulcanica.
L'inizio di un impegno nel Maghreb
Nel suo nuovo concetto di politica estera nell'area mediterranea, il Consiglio federale ha deciso che la DSC dovrà impegnarsi anche nella regione del Maghreb. "Stiamo per iniziare la pianificazione di un programma regionale di cooperazione con il Maghreb, e in particolare con il Marocco e l'Algeria.
Ma dobbiamo ancora decidere quale settore va privilegiato: lo stato di diritto, lo sviluppo economico, la protezione delle risorse naturali, l'energia oppure l'agricoltura", osserva Walter Fust. "Ad ogni modo, il nostro approccio comincerà dalla base, sarà quindi "bottom-up" piuttosto che "top-down", afferma il direttore della DSC.
Nenad Stojanovic