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La Segretaria di Stato dell'economia (SECO) vuole avere la certezza che il materiale bellico esportato dalla Svizzera in Qatar non vada poi a finire in altri paesi coinvolti in conflitti. Sono state quindi sospese le esportazioni di puntatori laser e nel frattempo pianificata una visita di controllo nell'emirato.
Simon Plüss, responsabile della SECO per i controlli sulle esportazioni, ha confermato all'ats una notizia diffusa oggi dalla radio DRS. Secondo precedenti notizia di stampa ai ribelli libici che combattono contro il regime di Gheddafi sarebbe giunto del materiale bellico proprio attraverso il Qatar. Plüss non ha però voluto aggiungere nulla sulla data della visita di controllo né sulla composizione della delegazione.
Nel frattempo la SECO ha congelato le domande pendenti di esportazione di materiale militare verso il Qatar, "in modo informale e in consultazione con gli esportatori interessati". Si tratta di materiale per armi di piccolo calibro, per un valore totale di 740 mila franchi per il quale lo scorso gennaio è stato dato il via libera all'esportazione. Lo scorso aprile però materiale per circa 650 mila franchi è stato inviato in Qatar.
La scorsa settimane la trasmissione "Rundschau" della televisione svizzero tedesca aveva rivelato che i ribelli libici utilizzano munizioni prodotte dall'azienda Ruag Ammotec di Thun (BE) per battersi contro il regime del colonnello Gheddafi. Tali munizioni sarebbero giunte dal Qatar.
Se così fosse, l'emirato avrebbe violato il suo impegno a non esportare ulteriormente il materiale ricevuto dalla Svizzera. Si tratterebbe della seconda violazione registrata in dieci anni stando alla SECO, che non ritiene opportuno per il momento mutare prassi. In marzo il Qatar era stato il primo paese a riconoscere il Consiglio nazionale di transizione, l'organo degli insorti, quale "rappresentante del popolo libico" e si era anche impegnato a fornire armi ai ribelli.