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Oggi si fa un gran parlare del concetto di qualità. Tutto, più o meno, può essere passato al setaccio ed essere giudicato, in modo abbastanza diretto, come qualitativamente ineccepibile, buono, sufficiente, scarso e altro ancora.
Proviamo ora a riflettere sulla qualità dei nostri pensieri e su come trattiamo questo tema quando abbiamo a che fare con i bambini e con i giovani. Qual è la qualità dei pensieri che formuliamo al loro proposito? Su cosa andiamo a portare la nostra attenzione? Quali sono gli elementi che ritornano sempre (o quasi) quando riflettiamo su di loro e, magari, sul loro modo di agire (il caos che generano o l'intelligenza che sprigionano; oppure l'insicurezza in cui vivono o la felicità che portano con la loro presenza, e altro…)?
E, ancora, quando siamo in relazione con loro, direttamente, a tu per tu, qual è la qualità del pensiero che con loro condividiamo? Perché se di qualità dei (propri e altrui) pensieri si può parlare, bisogna riflettere - quando si ha a che fare anche con i bambini e i giovani – su ciò che sto insegnando loro, anche solo con la mia presenza intellettuale. Pensare è bene; pensare bene è meglio.
Proviamo allora a prendere un po' di distanza e a guardarci dall'alto per vedere – appunto – qual è la qualità dei nostri pensieri quando attraverso di essi ci riferiamo ai bambini e ai giovani o, magari, quando con loro facciamo cose concrete, come le esperienze comuni. Scopriremo quanto di bello possiamo dare loro e, soprattutto, quanto sia importante entrare in relazione con loro, anche sul piano del pensiero condiviso.