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La stampa svizzera sottolinea le doti di combattente di Ruth Dreifuss, che ha sempre cercato di difendere lo Stato sociale da ogni attacco.
La consigliera federale dimissionaria ha dovuto però spesso piegarsi alla collegialità di governo e al volere della maggioranza.
"Con Ruth Dreifuss, qualcosa di 'granitico' lascia la politica federale". Un'immagine, quella utilizzata da Le Temps, che riassume le opinioni, o i sentimenti, di molti commentatori dopo le dimissioni della consigliera federale. La solidità di Ruth Dreifuss conteneva sia i suoi meriti che i suoi limiti.
Secondo il quotidiano romando, Ruth Dreifuss "si è battuta, ha perso in molte occasioni, ma ha retto". Ha evidenziato una statura politica poco comune, che non ha mancato di impressionare anche i suoi avversari.
Per Le Temps, la ministra dimissionaria ha dimostrato però anche una certa rigidità, assumendo col passare del tempo "un atteggiamento difensivo, se non rassegnato". Alla fine, non ha tentato di andare più in fretta di quanto lo permettano le vie tortuose del compromesso elvetico.
La difesa dello Stato sociale
Intitolando il suo commento "Il lascito di una lottatrice", anche il Tages Anzeiger mette in rilievo la forza e la resistenza di Ruth Dreifuss. "Per 10 anni ha difeso lo Stato sociale contro la maggioranza borghese", respingendo quasi tutti gli attacchi.
Secondo il quotidiano zurighese, molti avversari politici hanno rimpianto di non aver eletto 10 anni fa Christiane Brunner in Consiglio federale, al posto di Ruth Dreifuss. Un'affermazione che va interpretata come un grande complimento.
In merito alla successione di Ruth Dreifus al Dipartimento dell'interno, il Tages Anzeiger sostiene che eventuali candidati - come Pascal Couchepin o Joseph Deiss - devono riflettere a lungo, prima di accettare tale incarico. "Un ministro della sicurezza sociale ha tutto da perdere e poco da guadagnare".
Un capro espiatorio
La stessa Neue Zürcher Zeitung, generalmente piuttosto critica nei confronti della consigliera federale, ammette che non vi sono soluzioni semplici ai problemi rimasti irrisolti in ambito di assicurazioni sociali. Ruth Dreifuss è stata spesso costretta a "fungere da capro espiatorio per tutto quanto non ha funzionato nella politica sociale e in quella della sanità".
Per la NZZ, la seconda donna entrata nel governo svizzero ha messo in rilievo una grande competenza. La sua "sete di sapere" e la sua "mania del dettaglio" hanno però ritardato molte riforme necessarie. Ruth Dreifuss verrà quindi ricordata come qualcuno che "ha frenato piuttosto che rivoluzionato l'AVS o la Lamal".
Il giornale zurighese sottolinea anche il contrasto tra la scarsa popolarità della ministra - che negli ultimi anni ha ricevuto continuamente pessimi voti nei sondaggi popolari - e la sua facilità di contatto con la gente. La consigliera federale utilizzava quasi sempre i trasporti pubblici per recarsi al lavoro.
I limiti della collegialità di governo
Anche 24 Heures si sofferma sulla grande "accessibilità umana" della donna politica. Ruth Dreifuss è riuscita a "rimanere intellettualmente onesta e politicamente integra in una situazione senza via d'uscita". D'altro canto, non è stata abbastanza "brutale" per ottenere quello che voleva.
Secondo il quotidiano losannese, la consigliera federale lascia dietro di sé un bilancio non trascurabile, che non può venir stilato soltanto in base al marasma dell'assicurazione contro le malattie. Un bilancio che, però, dimostra anche quanto sia pericoloso per la sinistra partecipare "al gioco della collegialità di governo".
Non a caso, il Corriere del Ticino intitola "La soffertà collegialità" il suo commento sulle dimissioni della ministra dell'interno. "Ruth Dreifuss non si è trovata molto a suo agio quale membro di un gremio che cerca di mediare tra i diversi punti di vista, fino a definire una linea comune, da difendere verso l'esterno".
È anche per questo motivo che il suo bilancio politico risulta controverso, sottolinea il giornale ticinese. "Ruth Dreifuss si è sempre mostrata coerente con le sue convinzioni politiche, cercando di salvare il salvabile". Essendo però minoritaria in un governo a maggioranza borghese, spesso "ha dovuto però cedere, attirandosi non poche critiche".
Armando Mombelli, swissinfo