Document ID: /curiavista/filtered/00000.jsonl.gz/124206

<h2>SubmittedText<h2><p>Il Consiglio federale è incaricato di vagliare soluzioni affinché gli importi messi a disposizione per i pensionamenti anticipati siano trasferiti in un istituto separato dall'impresa cosicché non finiscano in un'eventuale massa fallimentare.</p><h2>FederalCouncilResponseText<h2><p>Esiste già la possibilità che un datore di lavoro trasferisca in un istituto giuridicamente indipendente i fondi necessari per finanziare i prepensionamenti. Se il regolamento dell'istituto di previdenza del datore di lavoro prevede tale possibilità (riscossione anticipata e riscatto della riduzione dovuta alla riscossione anticipata), i partner sociali possono convenire nel piano sociale che i fondi necessari vengano trasferiti nell'istituto di previdenza prima che scatti il prepensionamento. In tal modo i fondi riservati allo scopo sono tutelati nel caso di successive difficoltà finanziarie del datore di lavoro. Sono molto importanti in proposito anche le fondazioni padronali (cfr. art. 89bis CC).</p><p>Per rendere una tale soluzione generalmente vincolante, occorrerebbe rivedere a fondo la legge. Infatti, gli istituti di previdenza andrebbero obbligati a prevedere tale possibilità nei loro regolamenti - il che costituirebbe una forte ingerenza nella loro libertà di definire i regolamenti e nella gestione paritetica di tali istituti. Inoltre le disposizioni legali in materia di previdenza professionale ne uscirebbero ancora più compatte e complicate, senza contare l'aumento dei costi amministrativi per gli istituti di previdenza. Anche i datori di lavoro andrebbero obbligati per legge a seguire tale procedura. Inoltre, proprio nelle situazioni che richiedono un piano sociale, le risorse dei datori di lavoro sono spesso limitate e i costi del finanziamento anticipato vanno coperti in un colpo solo. Ecco perché una soluzione del genere potrebbe rendere i datori di lavoro più restii a versare questo tipo di prestazioni o indurli a iscrivere nel piano sociale meno fondi per prestazioni destinate ad altri lavori (ad es. per indennità di buona uscita). La soluzione proposta cagionerebbe quindi anche effetti controproducenti.</p><p>Ad ogni buon conto, il problema illustrato è stato fortemente smussato con la revisione della LEF nel 2010: il diritto vigente prevede ora che i crediti dei lavoratori derivanti dal rapporto di lavoro, sorti o divenuti esigibili nei sei mesi precedenti la dichiarazione di fallimento o successivamente, sono privilegiati nella prima classe (art. 219 cpv. 4 prima classe lett. ater LEF). A differenza del diritto antecedente, che privilegiava soltanto i crediti sorti o divenuti esigibili nei sei mesi precedenti la dichiarazione di fallimento, sono quindi privilegiati anche i crediti derivanti dal rapporto di lavoro dopo l'insorgere dell'insolvenza. Mentre per i crediti salariali sussiste attualmente una nuova soglia massima di 126 000 franchi, i crediti derivanti da piani sociali sono illimitatamente privilegiati. Le pretese degli interessati nelle situazioni citate sono quindi sufficientemente tutelate, in ogni caso fintanto che nella massa fallimentare sono disponibili fondi sufficienti a coprire i crediti di prima classe.</p>  Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.