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Nel 1803 Napoleone Bonaparte smantellò la Repubblica elvetica, caduta nel caos e nella guerra civile, e la trasformò in una Confederazione di 19 cantoni. Il regime unitario e centralizzato introdotto secondo il modello francese nel 1798 si dimostrò fallimentare e Napoleone si diceva perciò convinto che per la Svizzera il legame federativo era l’unico possibile. Con l’Atto di Mediazione del 19 febbraio 1803 l’imperatore elevò a rango di Cantoni sovrani anche territori che erano stati sudditi, come gli otto baliaggi italiani che unì nel Cantone Ticino, un aggregato di regioni povere e di popoli che presentava una assai scarsa coesione.
Nel 1803 il Ticino era abitato da 88’793 persone, di cui 3’344 a Lugano, 1’261 a Bellinzona e 1’167 a Locarno. Ma Stabio ne contava 1’130, Airolo 1’476 e Quinto quasi 1’600. A queste persone però mancava uno spirito cantonale, un’anima ticinese. Fatto il Cantone, bisognava dunque fare ancora i ticinesi, i quali manifestavano barriere mentali quasi invalicabili. Il 20 maggio si riunì a Bellinzona il primo Gran Consiglio di 110 deputati che elesse un Governo di nove membri. Ma le divisioni regionali trovavano l’espressione più evidente nei duri scontri per la scelta del capoluogo, soprattutto fra Bellinzona, voluta da Napoleone, e Lugano.
Già nel 1803 il Gran Consiglio, influenzato dai deputati sottocenerini, emise un voto di trasferimento del capoluogo cantonale da Bellinzona a Lugano, borgata disposta ad assumersi tutte le spese. Illustra questo fatto, che per certi versi ricorda desideri vigenti ancor oggi in alcuni cittadini, la risposta del 6 luglio 1803 del Municipio di Lugano a Bellinzona, che cerca nel contempo di accaparrarsi le simpatie di Bonaparte:
“Lugano, li 6 luglio 1803
A Napoleone Bonaparte primo console della Repubblica francese, Presidente dell’Italiana e Mediatore dell’Elvetica, La municipalità di Lugano, nel Cantone Ticino – Primo Console, Presidente e Mediatore! L’angustia di Bellinzona, nissun pubblico locale, pochissimi alberghi, il veleno delle paludi, fra cui giace, e la carezza de’ viveri resero infinitamente molesta e pericolosa l’Assemblea del Grande e Piccolo consiglio in quella Comune. Il loro voto del giorno 20 spirato giugno prova la verità dell’esposto, e il vantaggio dell’offerta, che gli presentammo, del grandioso nostro pubblico Palazzo e di gratuiti alloggi. La Municipalità di Bellinzona, e il Distrettual Commissario Molo si sono acerbamente scagliati contro la nostra proposizione, e contro il voto del Grande e Piccolo Consiglio. Noi ci siam difesi. Perdonateci se ardiam presentarvi l’apologetica nostra risposta, e di supplicarvi a gittar uno sguardo benefico su di un affare quasi impercettibile tra la folla dei grandissimi, nei quali è immensa la vostra grand’anima, ma importante pel Canton Ticino. Primo console, Presidente, e Mediatore ! Voi avete generosamente impiegati tutti i mezzi per conoscer gli interessi, e la volontà degli svizzeri; la Svizzera felicità fu il vostro grande disegno. Come è possibile, che non abbiate la stessa bontà per questo Cantone, che troppo soffrirebbe, se i suoi rappresentati dovessero esaurire le loro sostanze, ed esporre i loro giorni in un Capo-luogo angusto, povero mal sano! Abbiam l’onore di testificarvi, Primo Console, Presidente e Mediatore, gli attestati della più grande riconoscenza, e del più profondo rispetto,
Per la Municipalità di Lugano
Capra Sindaco Presidente, Oliva e Bonvicini aggiunti, Riva Segretario. “
Nel 1814 si cercherà di sciogliere il nodo decretando il turno seennale del capoluogo fra Bellinzona, Lugano e Locarno. Per settant’anni la questione della capitale continuò a suscitare dispute furibonde fra bellinzonesi e luganesi: nel 1870 i sottocenerini erano ancora convinti che fosse giunto il tempo di fere due cantoni separati e furono le truppe federali a salvare l’unità cantonale. E 215 anni dopo, scherzosamente, c’è ancora chi parla del semi-canone di Lugano-Città e di quello di Lugano-campagna: decisamente difficile cambiarle queste nostre terre. © Fm / 15 dicembre 2018