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Il rifiuto di due ragazzi di religione musulmana di stringere la mano a un'insegnante nella scuola di livello superiore I di Therwil, nel cantone di Basilea Campagna, ha fatto scorrere fiumi di inchiostro. Il mondo della scuola, ma non solo, si chiede se è giusto dispensare gli allievi da una radicata abitudine scolastica.
L'interesse mediatico è enorme quando per motivi religiosi si mettono a rischio le consuetudini e le tradizioni in Svizzera. In passato è successo con il crocifisso, il velo o le lezioni di nuovo. Oggi con la stretta di mano.
Dopo che per mesi due scolari musulmani si erano rifiutati di dare la mano a un'insegnante, la direzione della scuola li ha dispensati da questa abitudine, conosciuta e radicata soprattutto nella quotidianità scolastica della Svizzera tedesca.
La questione non si è fermata però nel cantone di Basilea Campagna. Anche la Consigliera federale Simonetta Sommaruga si è espressa al riguardo, ricordando che «non è accettabile che un bambino si rifiuti di dare la mano alla sua insegnante. Dare la mano fa parte della nostra cultura».
Dello stesso avviso è anche Beat Zemp, presidente di LCH, associazione ombrello degli insegnanti della Svizzera: «Gli allievi musulmani devono imparare che è considerato irriverente chi non porge la mano per stringere quella dell'altro, anche se è una donna».
LCH ha pubblicato nel 2008 un documento dal titolo «Die öffentliche Schule und die Religionen». Il testo risponde ad alcuni interrogativi nella quotidianità scolastica riguardo alle particolari esigenze religiose degli allievi.