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Lo spettro del Primo maggio
01.05.2012
di Emilio Gentile
Moriva in Germania nel 779 dell’era cristiana, una religiosa di origine inglese, badessa in un monastero che ella aveva fondato con un suo fratello. La badessa si chiamava Walpurga. Fu proclamata santa come santi erano suo padre Riccardo e i due suoi fratelli. Il 1 maggio dell’ 870 le spoglie di Santa Walpurga furono traslate nell’abbazia di Eichstätt, che da lei prese il nome. Il giorno della traslazione coincideva con una festa pagana popolare nell’Europa settentrionale e centrale, che si celebrava la notte del 1 maggio, per salutare la primavera e propiziare un abbondante raccolto. Associata per coincidenza cronologica alla santa, la festa fu chiamata “notte di Valpurga’, e come tale è tuttora celebrata con canti, danze e grandi falò. Secondo la leggenda, nella notte di Valpurga, spettri, diavoli e streghe si scatenano per terrorizzare gli umani, finché non sorge l’alba e allora spariscono. Nella tradizione cristiana, la notte di Valpurga assume il carattere di un rito per scacciare il male.
Il 1 maggio 1886 iniziò a Chicago un grande sciopero di lavoratori che reclamavano la giornata lavorativa di otto ore, ma fu represso dalla polizia che fece numerose vittime. Dal 1890, le organizzazioni operaie elessero il 1 maggio a giorno della festa del lavoro. Per anni i governi vietarono la festa, provocando scontri sanguinosi e vittime fra i lavoratori. Per i padroni, la notte di Valpurga evocava lo spettro del comunismo; per i lavoratori, gli spettri erano l’asservimento e lo sfruttamento.
Dal 1890, anche in Svizzera si cominciò a celebrare il Primo maggio con astensioni dal lavoro, manifestazioni pubbliche e cortei. Il 1 maggio 1891, il radicale ginevrino Georges Favon ammoniva: “La festa del lavoro mostra l’esistenza di una grande forza sociale, che lotta per una causa giusta, con la quale bisogna fare i conti. Se si è saggi e leali, questa forza può essere disciplinata; altrimenti finirà per stritolare chi userà contro di essa la violenza e la repressione.” In Svizzera, proseguiva Favon, la democrazia, già consolidata, doveva riconoscere i diritti dei lavoratori: solo così, concludeva, “noi continueremo a vivere in pace al riparo dalle tempeste rivoluzionarie che tuonano all’orizzonte in altri paesi.”
Oggi in tutto il mondo si festeggia la Festa del lavoro, ma sono molti milioni - 24 milioni solo in Europa - le donne e gli uomini che non possono festeggiare perché sono senza lavoro, perché l’hanno perso o non l’hanno mai avuto. Nella notte di Valpurga del 2012, lo spettro è la disoccupazione. E terrorizza soprattutto i giovani.
Con l’augurio che arrivi presto l’alba della piena occupazione, vi saluta Emilio Gentile.
01.05.2012