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Zagabria sostiene di averne diritto così come Bruxelles ha potuto fare sul Kosovo
ZAGABRIA - La Croazia ha posto due condizioni alla Serbia perché possa proseguire il suo cammino verso l'adesione all'Unione europea: di rinunciare all'ingerenza della propria giustizia a processare i crimini di guerra commessi sull'intero territorio della ex Jugoslavia e di regolare i diritti della minoranza croata in Serbia con un accordo bilaterale. Lo ha affermato il ministro degli Esteri croato, Miro Kovac.
"Senza questi due punti, che devono essere realizzati prima dell'adesione, la Serbia non potrà continuare i negoziati", ha spiegato Kovac. Già due settimane fa la Croazia aveva posto il proprio veto all'apertura dei negoziati con l'Ue sul capitolo che regola i diritti umani e la giustizia.
Kovac ha ricordato che la Germania e il Regno unito avevano condizionato l'apertura dei negoziati con Belgrado con l'avvio della normalizzazione dei rapporti con il Kosovo. "Per questa ragione la Serbia ha dovuto attendere due anni prima di iniziare i negoziati e a Belgrado nessuno ha protestato", ha aggiunto. La Croazia, similmente, non intende rinunciare alle sue due condizioni che, secondo Kovac, si basano sugli stessi presupposti di quelli legati ai rapporti con il Kosovo: "Riconciliazione e buoni rapporti di vicinato".
La legge che Zagabria vuole vedere abolita permette alla Serbia di giudicare i crimini di guerra commessi da tutte le parti nel conflitto degli anni Novanta, anche in Bosnia e in Croazia, dunque di estendere la propria giurisdizione fuori dal territorio dello Stato serbo. La legge ha permesso che molti sospetti di etnia serba fossero giudicati da Belgrado, come aveva richiesto la comunità internazionale. Nel contempo ha però aperto la possibilità che anche cittadini croati, ex soldati e ufficiali, potessero essere processati in Serbia se arrestati. Finora è stato celebrato solo un processo simile, che in Croazia ha suscitato molte proteste.
La minoranza croata in Vojvodina conta circa 50mila persone, contro 80 mila prima della dissoluzione della Jugoslavia. Il suo status è regolato dalle leggi interne serbe e Zagabria ora insiste su di un accordo di portata internazionale.
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