Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01211.jsonl.gz/507

ROMA - Basta un'esposizione anche breve alle polveri ultrasottili e all'ozono per aumentare il rischio di morte, soprattutto nelle donne, nelle persone a basso reddito e negli anziani. Lo afferma uno studio condotto negli Stati Uniti dall'università di Harvard pubblicato dalla rivista Jama, secondo cui la relazione vale per ogni scostamento dalla media.
Per lo studio sono stati utilizzati dati e modelli matematici per stimare l'esposizione alle pm 2,5, le polveri ultrasottili, e all'ozono estivo in quasi tutto il territorio statunitense tra il 2000 e il 2012, un periodo in cui nelle aree considerate sono morte 22 milioni di persone.
Le donne, le persone non bianche, i poveri e gli anziani hanno mostrato la maggiore associazione tra il tasso di mortalità e l'inquinamento.
Per le persone a basso reddito il rischio è risultato nei giorni con più smog della media fino tre volte maggiore, mentre per le altre categorie l'aumento arriva al 25%.
L'effetto, spiega la ricercatrice italiana Francesca Dominici, autrice principale dello studio, cresce all'aumentare dei livelli di smog, e basta un aumento di 10 microgrammi per metro cubo e 10 parti per miliardo di ozono per avere effetti statisticamente significativi.
"Abbiamo trovato che il tasso di mortalità aumenta quasi linearmente - spiega -. Qualsiasi livello di inquinamento dell'aria, non importa quanto basso, è pericoloso per la salute".
Questo è solo l'ultimo di una serie di studi recenti che hanno messo in relazione l'esposizione allo smog con diversi aspetti della salute, dalla peggiore qualità degli spermatozoi all'azzeramento degli effetti benefici dell'attività fisica.