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Dopo la biodiversità, l’ONU ha proclamato il 2011 l’Anno internazionale delle foreste, che in Svizzera coprono più del 30% del territorio. Intervista a Olivier Schneider, ingegnere forestale e specialista di politica e di conservazione forestale presso l'Ufficio federale dell'ambiente.
In Svizzera, le foreste sono in buona salute, soprattutto in montagna. Al contrario di altri paesi, le foreste elvetiche sono protette e viene loro riconosciuto l'importante ruolo nella prevenzione dei disastri naturali. Inoltre rientrano tra i capisaldi elvetici: esiste addirittura un articolo nel codice civile che ne decreta il libero accesso per tutti i cittadini.
swissinfo.ch: 2011, Anno internazionale della foresta, cosa intraprenderanno le autorità svizzere?
O.S.: È una buona occasione per sensibilizzare la popolazione svizzera ai problemi di ampiezza mondiale. Poiché la pratica di gestione e di protezione forestale nella Confederazione è un fatto acquisito da diversi secoli, gli svizzeri spesso pensano che sia lo stesso altrove. Invece, a livello mondiale, ma anche tra i nostri vicini europei, le cose vanno diversamente.
Per questo, nell'ambito delle convenzioni internazionali, la Svizzera si impegna nel processo internazionale di conservazione e gestione sostenibile delle foreste.
swissinfo.ch: In cosa si distingue la percezione svizzera rispetto agli altri paesi?
O.S.: Il divieto di dissodare le superfici boschive per ottenere campi coltivabili è, per esempio, uno degli elementi base della nostra politica di protezione e di gestione delle foreste. Un principio che viene applicato da più di un secolo e che ha permesso di migliorare la situazione delle foreste svizzere. Infatti, a metà del XIX secolo, le foreste erano sfruttate eccessivamente e si trovavano in un cattivo stato [questo ha provocato anche inondazioni importanti]. Oggi, le superfici boschive elvetiche sono praticamente raddoppiate e la qualità è notevolmente migliorata.
Il libero accesso ai boschi, ancorato nel codice civile dall'inizio del XX secolo, è un'altra realtà delle abitudini svizzere. Il codice civile permette così ad ogni cittadino di accedere liberamente a tutte le foreste, indipendentemente dal proprietario. In Francia, per esempio, i proprietari di boschi possono restringere o addirittura negare l'accesso.
swissinfo.ch: La foresta esisteva prima dell'essere umano e gli sopravvivrà. Perché lo stato deve occuparsene?
O.S.: Gli esseri umani hanno bisogno dei boschi, ma i boschi non hanno bisogno degli esseri umani. L'intervento statale può essere spiegato se si considerano i servizi forniti dalla foresta alla società. Lo stato è il garante della protezione forestale e definisce le condizioni quadro che permettono di sfruttare i boschi in modo sostenibile.
Lo stato, nel nostro caso i cantoni, ha per esempio il dovere legale di garantire che le foreste continuino a svolgere il loro ruolo protettore dai disastri naturali. Soprattutto in montagna, dove gli alberi prevengono le frane, la caduta di massi, le valanghe, le piene. Se i boschi vengono abbandonati alla loro sorte, a causa dell'evoluzione naturale dell'ecosistema, alcune foreste troppo vecchie potrebbero perdere temporaneamente le loro capacità protettive. In questi casi lo stato può intervenire.
Inoltre, molte prestazioni come la produzione di legno da costruzione e, sempre più, di legno come fornitore energetico – una nuova tendenza in linea con le questioni legate ai cambiamenti climatici – sono in mano ai privati. Lo stato svolge un ruolo di sostengo e consultivo per i proprietari forestali.
swissinfo.ch: Le superfici boschive svizzere aumentano in montagna ma non in pianura. Di fronte all'espansione delle zone urbane, la situazione dei migliori terreni agricoli è ancora peggiore. Come valuta l'evoluzione?
O.S.: I diversi interessi presenti devono essere arbitrati in un ottica di pianificazione e sviluppo del territorio. Obiettivamente, la diminuzione delle superfici agricole di alto valore, quattro mila ettari all'anno, è dovuta allo sviluppo delle zone urbane.
La foresta non ne ha colpa e la protezione di cui usufruisce non viene messa in causa. Diminuire questo livello di protezione sarebbe in ogni caso una pessima idea proprio in un momento in cui i boschi sono messi sotto pressione dalle zone urbane. Per agire, bisogna piuttosto aumentare la protezione delle zone agricole.
In montagna, invece, la foresta ha la meglio sulle zone agricole. Attualmente, a livello parlamentare si discute di una soluzione che preveda di riaprire le superfici che l'agricoltura ha perso a causa dell'imboschimento. Questo potrebbe, per esempio, essere fatto attenuando i criteri di sostituzione delle foreste dissodate.
Mi sembra una via ragionevole che non rimette in causa il principio della protezione delle foreste, che è stata verificata e permette di evitare che in pianura la foresta si ritrovi nella stessa situazione delle zone agricole. Questo tipo di misura, invece, non servirà a niente se non è prevista una politica agricola attiva volta a mantenere le superfici agricole.
swissinfo.ch: Come specialista, quale è la sua maggiore preoccupazione relativa alle foreste svizzere?
O.S.: L'evoluzione del clima, sia dal profilo della temperatura, sia per quanto riguarda gli eventi meteorologici maggiori che possono mettere la foresta a dura prova.
A causa del riscaldamento climatico, infatti, alcune specie attualmente ben adattate al contesto in cui vivono non lo saranno più in futuro. Questa evoluzione renderà più fragili gli ecosistemi forestali.
La riflessione attuale è quindi volta ad aumentare la capacità di resilienza della foresta – segnatamente mediante un arricchimento delle specie – per ottenere dei boschi con varietà vegetali più resistenti al cambiamento climatico [per esempio, le latifoglie – capaci di sopportare temperature più elevate e dotate di un potere energetico superiore rispetto alle conifere – risultano favorite].
swissinfo.ch: La foresta svizzera presenta elementi di continuità con quella europea oppure ha caratteristiche particolari?
O.S.: Entrambe le cose, ma un aspetto specifico del bosco svizzero è quello di presentare la maggior quantità di legno per unità di superficie a livello europeo e probabilmente mondiale.
Ciò che è il risultato delle condizioni naturali ma anche dalla volontà di preservare il capitale forestale. Da oltre un secolo, i proprietari di boschi non hanno infatti il diritto di sfruttare più quanto produce il capitale in questione. In linguaggio bancario, si può dire che viene utilizzato unicamente l'interesse del capitale.
Foresta rossocrociata
Nel 2006 la superficie forestale svizzera era pari a 1,28 milioni di ettari.
Dato che il bosco si sta espandendo su superfici alpestri abbandonate, soprattutto nelle Alpi e nel versante sudalpino, dal 1995 al 2006 l'estensione è aumentata complessivamente di 59'500 ettari.
In Svizzera l'1% della superficie forestale appartiene alla Confederazione, il 4% ai cantoni, il 29% ai patriziati e alle corporazioni, il 31% ai comuni e la maggior parte (35%) a privati cittadini.
Nella Confederazione vi sono 120 tipi di bosco diversi, nei quali vivono oltre 20'000 specie di piante, funghi, animali e numerosi microrganismi, ovvero la metà delle specie indigene.
Il 2,5% della superficie forestale è classificata come riserva e non può quindi essere sfruttata (l'obiettivo delle autorità è raggiungere il 10% entro il 2030).
Il 40% dell’acqua potabile svizzera proviene dai boschi; inoltre, le foreste hanno un ruolo importante nella lotta contro l'effetto serra, assorbendo il CO2.
La legge federale sulle foreste proibisce il disboscamento, eccezion fatta per le deroghe che implicano la compensazione del taglio con l'obbligo di piantare nuovi alberi.
Attualmente – nell'ambito del progetto di revisione della legge – è allo studio la possibilità di rendere meno severe tale regolamentazione.
Oltre la metà della foresta svizzera – che assicura il 4% della produzione energetica nazionale – è certificata in base ai marchi di qualità FSC (Forest Stewardship Council) o PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification Schemes).Fine della finestrella
(traduzione e adattamento: Michela Montalbetti), swissinfo.ch