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Il sedicente principe in carcere alla Farera non sarebbe il nipote del “re dei re”, Hailé Selassié, ma il figlio di un giardiniere italiano del palazzo imperiale etiope. Lo confermerebbe un documento che la procuratrice pubblica Chiara Borelli, titolare dell’inchiesta, ha acquisito oltre confine.
Si tratta di un atto sottoscritto anni fa, con cui il signor Bissiri riconosce appunto di essere il padre del 65enne. Lui, però, non demorde. Anche di fronte al certificato, già contestatogli dagli inquirenti, ha ribadito la propria versione: Bissiri è il cognome della madre, che dovette utilizzare quando la famiglia, scoppiata la rivoluzione, fu costretta a fuggire dall’Etiopia.
La seconda novità emersa lunedì riguarda le carte che il 65enne mostrò ai tre investitori ticinesi per convincerli a finanziare l’asserita trattativa con lo Stato germanico, grazie alla quale, presto o tardi, avrebbe incassato – assicurava – dei vecchi bond tedeschi del valore di miliardi.
Tra gli altri citò pure l’allora presidente della Bundesbank, Axel Weber, producendo dei documenti firmati da lui. Ma Weber, interpellato per iscritto nei giorni scorsi, è caduto dalle nuvole. Del presunto successore al trono nemmeno conosceva l’esistenza.