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Sotto inchiesta in relazione ai suoi incontri segreti con il presidente della Federazione internazionale di calcio (FIFA) Gianni Infantino, il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber getta la spugna. Il magistrato nega però fermamente di aver mentito e continua a polemizzare.Questo contenuto è stato pubblicato il 24 luglio 2020 - 14:15
L'annuncio delle dimissioni del procuratore generale intervengono nel giorno in cui il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha reso noto di aver accolto solo parzialmente un suo ricorso. L'alta corte conferma che le violazioni dei doveri d’ufficio commesse da Lauber sono gravi.
"La mancata fiducia nei miei confronti in qualità di procuratore generale danneggia il Ministero pubblico della Confederazione (MPC)", scrive Lauber in una presa di posizione personaleLink esterno pubblicata stamane dai suoi servizi, in cui annuncia le dimissioni "nell'interesse delle istituzioni". L'alto magistrato precisa che "le modalità [delle dimissioni] verranno discusse con la Commissione giudiziaria competente".
Michael Lauber era confrontato con una procedura di revoca e rischiava di essere sollevato dalle funzioni, in relazione ai suoi incontri segreti con Gianni Infantino.
Al termine di un'indagine disciplinare, l'Autorità di vigilanza del MPC (AV-MPC) aveva concluso il 2 marzo che Lauber ha commesso violazioni molto gravi prima e durante il procedimento. Avrebbe tra l'altro rilasciato dichiarazioni contrarie alla verità, violato i doveri d'ufficio e ostacolato l'indagine disciplinare. Lo aveva sanzionato tagliando il suo stipendio dell'8% per un anno.
Nell'articolo seguente trovate i dettagli della vicenda:
Il TAF conferma violazioni
Lauber ha sempre contestato le accuse sulla forma e sul merito, criticando inoltre l'AV-MPC per aver commesso numerosi errori procedurali, per essere andata oltre le proprie competenze e per aver dato prova di parzialità. Aveva presentato ricorso al TAF.
In una sentenza pubblicata oggiLink esterno, quest'ultimo ammette solo in parte il reclamo di Lauber. I giudici del TAF sottolineano che "le violazioni dei doveri d’ufficio confermate e la loro gravità giustificano comunque la decisione adottata dall’AV-MPC di sanzionare Lauber con la riduzione dello stipendio, ovvero con la sanzione disciplinare più grave tra quelle contemplate dalla legge".
Tuttavia, riguardo all’entità della riduzione inflitta, l'alta corte puntualizza che "occorre tener conto dei rimproveri rivelatisi infondati". Di conseguenza ritiene "corretta una riduzione salariale di media entità". Il TAF pronuncia quindi per una sanzione più mite nei confronti di Lauber: il suo stipendio dev'essere tagliato del 5% per un anno, invece che dell'8%, come aveva deciso l'AV-MPC.
Altri sviluppi?
La sentenza del TAF può essere impugnata e portata al Tribunale federale, ossia alla Corte suprema svizzera.
Nella presa di posizione odierna, Lauber afferma di rispettare la sentenza. "Tuttavia continuo a respingere fermamente l'accusa di menzogna", aggiunge, senza fornire altri dettagli circa la volontà o meno di ricorrere al Tribunale federale. Le sue dimissioni sembrerebbero indicare che, dopo essersi battuto costantemente, ora non intenda più proseguire la battaglia giuridica.