Document ID: /fineweb-2-swissfilter-quality_10-filterrobots/filtered/01141.jsonl.gz/993

Mentre i suoi oppositori lo accusano di aver realizzato un colpo di stato, il presidente Kais Saied tira dritto con il sostegno del popolo tunisino, che dopo le decisioni di sospendere il Parlamento e cacciare il primo ministro Hichem Mechichi ha premiato il leader con l'87% di approvazione in un sondaggio di Emrhod Consulting, commissionato dai media Business News e Attessia. I dati rafforzano ancora di più l'azione di Saied, che dopo aver silurato una ventina di alti funzionari governativi e il procuratore generale militare Taoufik Ayouni, oggi ha licenziato anche il direttore della televisione pubblica nazionale Mohamed Lassaad Dahech, con l'accusa di aver tentato di limitare l'accesso alla sede televisiva a un attivista dei diritti umani e a una rappresentante del sindacato dei giornalisti.
A quattro giorni dall'inizio della crisi politica, resta incerto il futuro del Paese, dove continua a mancare un nuovo premier. Su Tunisi tiene gli occhi puntati l'Italia, che teme in particolare conseguenze sui flussi migratori. "La situazione in Tunisia è fonte di forte preoccupazione", ha ribadito il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, che in un colloquio telefonico con l'omologo tunisino ha sottolineato la necessità di rispettare la costituzione e "consentire al Parlamento legittimamente eletto di svolgere le proprie funzioni". "Ho anche rinnovato l'appello alla moderazione, affinché venga presa ogni iniziativa per evitare scontri e violenze", ha detto il titolare della Farnesina.
La presidenza tunisina ha riferito che a sostituire il direttore della tv pubblica licenziato sarà un giornalista che in precedenza aveva ricoperto già questo incarico ad interim, Awatef Dali. Il licenziamento è stato deciso dopo che Amira Mohamed, vicepresidente del Sindacato giornalisti tunisini, ha denunciato di essere stata bloccata all'ingresso della tv Wataniya da un agente di sicurezza che attendeva il permesso della direzione per consentirle di entrare. "Il direttore di Wataniya mi ha detto di aver ricevuto istruzioni da un ufficiale militare di non consentire l'entrata agli ospiti nel quartier generale della televisione", ha aggiunto l'attivista per i diritti umani Bassem Trifi, ma il ministero della Difesa e la presidenza hanno negato.
Poche ore dopo è stato quindi licenziato il direttore della tv nazionale, che si aggiunge alla lista di figure e funzionari che hanno perso il loro incarico dall'inizio della crisi politica. Oltre ai dati sul consenso per Saied, il sondaggio Emrhod Consulting ha evidenziato come il 46% dei tunisini non abbia particolari preoccupazioni per il futuro del Paese, mentre il 42% si dichiara preoccupato. E del futuro ha parlato oggi il presidente, che tira dritto con le sue politiche nonostante la crisi, annunciando che non ci sarà il carcere ma finanziamenti in progetti di sviluppo per i 460 imprenditori accusati di corruzione e peculato commessi durante il periodo di Ben Ali. Un progetto di riconciliazione nazionale con il quale gli uomini d'affari "avranno l'opportunità di beneficiare di un'amnistia a condizione che accettino di restituire i soldi saccheggiati al popolo tunisino", ha detto Saied parlando al presidente della Confindustria tunisina (Utica), Samir Majoul. Corruzione a parte, la partita del presidente si giocherà ora sulla sua capacità di mantenere il consenso popolare, che per il momento lo salva dalle accuse di golpe nonostante la crescente attesa sulla nomina di un nuovo premier.