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Bruno Bagnoud è il deus ex machina della storica Air Glaciers, la compagnia d’aviazione vallesana che ebbe tra i suoi fondatori anche il celebre pilota dei ghiacciai Hermann Geiger.
Figlio di un docente vallesano e di un'infermiera argoviese è nato a Crans s/Sierre il 23 febbraio 1935 ed è cresciuto nella nota località vallesana di Crans.
Dopo aver trascorso la sua prima infanzia in Vallese, nel 1945, al termine del secondo conflitto mondiale, si trasferì a Berna insieme alla sua famiglia.
Terminate le scuole dell’obbligo frequentò il ginnasio e nel 1954 ottenne la maturità classica. Grande sportivo si dedicò attivamente allo sport, diventando tra l’altro campione svizzero di corsa d’orientamento.
La passione per le attività sportive lo portò ad iscriversi a quella che all’epoca si chiamava Ecole féderale de gymnastique et de sport di Macolin, oggi Scuola universitaria federale dello sport di Macolin.
Nel 1961 divenne maestro di sport nonché monitore di sci. Fu nel maggio di quello stesso anno che conseguì la licenza di pilota privato d’aeroplano dopo aver seguito un corso di pilotaggio all’aeroporto di Losanna-Blécherette.
Trascorse poi un soggiorno di sei mesi in Inghilterra per apprendere la lingua inglese, quindi rientrò in Svizzera.
Tra il 1961 ed il 1964 lavorò come ufficiale istruttore nel corpo dei granatieri, ottenendo nel 1963 l'attestato quale guida di montagna.
E' proprio svolgendo questo mestiere che ebbe la possibilità di conoscere da vicino il mondo dell'aviazione di montagna ed i suoi principali protagonisti. Alcuni di loro segnarono in modo indelebile il suo destino, come per esempio i celebri piloti Hermann Geiger e Fernand Martignoni.
Un avvenimento molto importante destinato a cambiargli la vita (e che il qualche modo segnò la nascita della Air Glaciers) accadde proprio nel 1963 durante il corso per guide di montagna.
Un aspirante infatti cadde sull’Aiguilles Dorées ad oltre 3'000 metri rompendosi una gamba. Alcuni compagni, tra i quali appunto Bagnoud, trasportarono lentamente lo sfortunato verso valle mentre altri andarono a cercare aiuto. Dopo circa due ore Hermann Geiger, ai comandi del Bell 47J Ranger, sorvolò il gruppo, ma a causa delle limitate prestazioni dell’elicottero non poté posarsi. Il ferito, molto sofferente, dovette quindi essere trasportato in un altro punto sul Plat d’Orny dove finalmente ad attenderlo c’era Geiger che lo prese a bordo e lo trasportò all’ospedale.
Bagnoud rimase molto sorpreso quando Geiger gli spiegò che a causa delle limitate prestazioni del suo elicottero non aveva potuto atterrare più in alto.
Questo incidente spinse il giovane Bagnoud ad investire le sue energie nella creazione di una nuova società di trasporti e salvataggi aerei dotata di mezzi più moderni ed efficienti come l’Alouette III di cui aveva già sentito parlare. Il compito non fu per niente facile ma come vedremo, grazie alla sua grande determinazione, incredibilmente vi riuscì.
Nel corso del 1964 Bagnoud dedicò molto tempo all’aviazione ottenendo il 16 agosto 1964 l’abilitazione ad effettuare atterraggi in montagna.
In autunno iniziò la formazione su elicottero ai comandi dell’Agusta-Bell 47J3B-1 HB-XCA istruito da Geiger. Il 27 novembre 1964 l’UFAC gli rilasciò la licenza di pilota privato d’elicottero nr. 58. Il 7 maggio 1965 ottenne la licenza ristretta di pilota professionale d’aeroplano nr. 721.
Nasce la Air Glaciers
Il 1° agosto 1965 è senza dubbio una data importantissima ed indelebile nella memoria di Bagnoud. Quel giorno venne infatti ufficialmente fondata a Sion la Air Glaciers, la celebre compagnia d’aviazione che ancor oggi presiede.
Oltre a svolgere un'intensa attività amministrativa il neo direttore continuò naturalmente a volare ed il 16 novembre 1965 ottenne la licenza di pilota professionale d’elicottero nr. 60.
Sotto la sua guida la Air Glaciers si espanse, tanto da diventare la più grande compagnia svizzera di elitrasporto.
Nella vita professionale come in quella privata ai momenti di grande gioia per i brillanti risultati conseguiti si contrapposero purtroppo anche momenti tragici dovuti alla perdita di persone care vittime di incidenti di volo.
Tra i lutti che hanno toccato molto da vicino lui e la compagnia vallesana contiamo nomi celebri come il già citato Hermann Geiger e Fernand Martignoni.
In testa a tutti c’è purtroppo il figlio 24enne Francois Xavier Bagnoud (nato dall’unione di Bagnoud con Albina du Boisrouvray, giornalista, produttrice cinematografica e infine fondatrice e presidente della Fondazione ONG François Xavier Bagnoud), deceduto in un incidente d’elicottero in Mali durante la Parigi-Dakar del 1986.
Ciò che distingue Bruno Bagnoud è la sua grande forza d’animo nei momenti più brutti, ha detto qualcuno parlando di lui. La tenacia è senz'altro una delle sue molte qualità.
Nonostante abbia passato da un pezzo l’età di pensionamento è ancora molto impegnato, e ogni giorno, domenica compresa, si reca nel suo ufficio.
Nel febbraio del 2010 in occasione del suo settantacinquesimo compleanno ha effettuato il suo ultimo volo in qualità di pilota d’elicottero.
Scherzando mi ha detto che da allora può volare unicamente con un monitore di volo al suo fianco. Lui di ore ai comandi di aeroplani ed elicotteri ne ha comunque passate davvero molte.
Complessivamente ha infatti accumulato 5’281 ore di volo su aeroplani, ed 8'169 ai comandi dei seguenti elicotteri: Bell 47, Alouette III, SA 315B Lama, Alouette II, Agusta A109.
Per il suo contributo allo sviluppo dell’aviazione civile in Svizzera e l’attività di salvataggio ha ricevuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti sia in Svizzera che all’estero.
Nel 2007 gli è stato consegnato il prestigioso "Aerosuisse aviation award" per la sua attività di pioniere, imprenditore e promotore dell’aviazione civile.
Nel 1999 è apparso il libro "Parole d’honneur" pubblicato da Editions à la Carte. Nel libro Bagnoud si racconta, e di lui parlano anche varie persone a lui vicine intervistate dall’autrice Josyane Chevalley che ne traccia la poliedrica personalità. Come abbiamo visto Bruno Bagnoud ha vissuto, e vive tutt'ora, una vita molto frenetica.
Per tutto ciò che ha fatto non possiamo che esclamare… chapeau monsieur Bagnoud!
HAB 02/2015