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Se la Svizzera decidesse di applicare il criterio auspicato dalla maggioranza della Cps-N, violerebbe il principio della parità di trattamento
Il Consiglio federale è contrario alla mozione della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (Cps-N) secondo cui il Governo dovrebbe essere autorizzato a revocare la dichiarazione di non riesportazione firmata dai Paesi che hanno acquistato materiale svizzero.
Il testo depositato il 24 gennaio prevede la modifica dell’articolo 18 della Legge federale sul materiale bellico (Lmb). La revoca della dichiarazione di non riesportazione varrebbe nei casi in cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dichiarasse in una risoluzione una violazione del divieto dell’uso della forza ai sensi del diritto internazionale.
La dichiarazione potrebbe essere revocata anche nel caso in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite riscontrasse, con una maggioranza di due terzi, una violazione del divieto internazionale sull’uso della forza. Il Consiglio federale potrebbe mantenere il divieto di riesportazione se l’abrogazione dovesse pregiudicare un interesse prioritario della politica estera svizzera.
Il Consiglio federale ha preso posizione oggi. In merito al primo aspetto – una risoluzione del Consiglio di sicurezza – il Governo fa notare che una deroga esiste già oggi in forma analoga. Se il Consiglio di sicurezza "ordina o autorizza misure militari, tali misure sono vincolanti ai sensi del diritto internazionale e il diritto della neutralità non si applica", scrive l’esecutivo.
Se vi fosse una simile risoluzione, il Consiglio federale potrebbe autorizzare già oggi la riesportazione di materiale bellico a singole parti in conflitto, conformemente alla Legge federale sul materiale bellico. Per quanto riguarda il conflitto in Ucraina in ogni caso non è stata adottata una risoluzione del genere, osserva il Governo.
Riguardo all’altro aspetto della mozione, per il Consiglio federale il problema è che le decisioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite non sono vincolanti ai sensi del diritto internazionale, e questo indipendentemente dal quorum con il quale sono state approvate.
"Queste decisioni non modificano in alcun modo l’applicazione del diritto della neutralità" ai sensi della quinta Convenzione dell’Aia del 1907. Se la Svizzera decidesse unilateralmente di applicare il criterio auspicato dalla maggioranza della Cps-N, violerebbe il principio della parità di trattamento nei confronti dei belligeranti e quindi i suoi obblighi in base al diritto della neutralità.
Sul tema della riesportazione di armi il parlamento ha prodotto una serie di atti parlamentari, ma per ora non si intravede una convergenza tra le forze politiche.
Ultima in ordine di tempo è una proposta in qualche modo di compromesso della stessa Cps-N presentata l’altro ieri. Una strettissima maggioranza di commissari (13 contro 12), ribadendo l’auspicio di permettere la riesportazione di armi verso l’Ucraina, ha presentato un’iniziativa parlamentare.
Quest’ultima mantiene l’obbligo di non riesportazione. Eccezionalmente il Consiglio federale potrebbe in singoli casi specifici limitare tale clausola a cinque anni.
La clausola temporale potrebbe poi essere limitata solo se "il Paese di destinazione non viola in maniera grave i diritti umani, non vi è alcun rischio che il materiale bellico venga impiegato contro la popolazione civile e il Paese di destinazione non è coinvolto in un conflitto armato interno o internazionale".
Come in un’iniziativa parlamentare immaginata dall’omologa commissione del Consiglio degli Stati (Cps-S), la riesportazione di materiale bellico sarebbe possibile se il Paese di destinazione si avvale del diritto di autodifesa in virtù del diritto internazionale pubblico. In tal caso, la violazione del divieto dell’uso della forza deve essere stata denunciata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite oppure da una maggioranza dei due terzi dell’Assemblea generale.
La Svizzera ha infatti "il dovere di partecipare agli sforzi intrapresi in caso di violazione manifesta del diritto internazionale", reputa la maggioranza della Cps-N. Per la minoranza, invece, "questa modifica pone problemi in quanto una decisione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite non ha legittimità legale". Lo stesso argomento usato dal governo per bocciare la mozione inoltrata il 24 gennaio.