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Le garanzie (i noti 109 miliardi) rimangono tali. «Impegni necessari per impedire una crisi finanziaria»
BERNA - Il doppio ”no” arrivato dal Parlamento sullo stanziamento di crediti d’impegno urgenti per le garanzie a favore della Banca nazionale svizzera (BNS) e di UBS «non ha alcun effetto giuridico sugli impegni che la Confederazione ha previamente assunto nei confronti di terzi (ovvero BNS e UBS)».
Lo ha confermato nella sua seduta odierna il Consiglio federale, dichiarando però che «prende atto del voto» e che «terrà conto nel miglior modo possibile della posizione espressa dal Parlamento in questa occasione».
D'altra parte, ha ribadito il Governo, «senza tali impegni l’acquisizione di Credit Suisse da parte di UBS e quindi la stabilizzazione del sistema finanziario non sarebbero state possibili. Date le circostanze straordinarie e l’estrema urgenza, gli impegni e le garanzie contratti il giorno stesso nei confronti della BNS e di UBS erano necessari per impedire una crisi finanziaria e conseguenti gravi danni all’economia svizzera».
D'altra parte, secondo l'Esecutivo, se questo no dovesse comportare l'obbligo di recedere del tutto dagli impegni assunti, «la capacità di agire del Consiglio federale in situazioni di crisi risulterebbe pesantemente limitata; ciò contraddirebbe la volontà del Parlamento, espressa con la revisione puntuale della pertinente procedura varata nel 2010».
Infine, «il governo valuterà se la situazione giuridica attuale permette di coinvolgere adeguatamente il Parlamento nell'ambito di decisioni urgenti in ambito finanziario o se sono possibili adeguamenti che non limitino la capacità di agire dello Stato in situazioni di crisi».