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L'aumentato delle esigenze minime per la concessione dei crediti ipotecari previsto dall'Associazione svizzera dei banchieri è sufficiente ad attenuare la domanda. È quanto ritiene il Consiglio federale, che ha rinunciato oggi a introdurre ulteriori misure in questo senso. Se gli squilibri si dovessero accentuare, l'esecutivo si pronuncerà sull'introduzione nuove disposizioni alla fine dell'anno.
Malgrado il lieve rallentamento, l'incremento dei crediti ipotecari e dei prezzi degli immobili rimane più marcato rispetto all'aumento dei redditi, rileva il governo in una nota. Una eventuale "caduta dei prezzi immobiliari" può provocare recessioni di lunga durata e perdite ingenti per le banche, aggiunge l'esecutivo, che si dice preoccupato dagli "sviluppi verso squilibri sempre più accentuati".
Secondo il governo, le nuove direttive di autoregolazione decise lo scorso 23 giugno dall'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) - riconosciute oggi dalla FINMA come esigenze minime - dovrebbero raffreddare la richiesta. Esse prevedono che il debito ipotecario sia ammortizzato entro al massimo 15 (e non più 20 anni) ai 2/3 del limite di aggravio dell'immobile e che l'ammortamento avvenga a intervalli periodici, ovvero in maniera lineare.
Il Consiglio federale rinuncia pertanto all'introduzione di nuove disposizioni e parallelamente incarica il Dipartimento federale delle finanze (DFF) di continuare sorvegliare la situazione sui mercati immobiliare e ipotecario.